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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Pubblicato su Scientific Reports Gruppo Nature uno studio dell’Unità di Microbiologia e Virologia di Parma

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

parma universitàHa la firma dell’Università di Parma uno studio che descrive l’identificazione di virus respiratori mediante spettrometria di massa, pubblicato lo scorso 27 ottobre su Scientific Reports, una prestigiosa rivista del gruppo Nature.In questo studio, realizzato dalla prof.ssa Adriana Calderaro con i proff. Maria Cristina Arcangeletti, Maria Cristina Medici, Flora De Conto e Carlo Chezzi e con i dott. Isabella Rodighiero, Mirko Buttrini, Sara Montecchini, Rosita Vasile Simone dell’Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, per la prima volta è stato sviluppato un metodo semplice e rapido per l’identificazione dei virus dell’apparato respiratorio che sfrutta la spettrometria di massa (MS) mediante la tecnologia “Matrix-assisted laser desorption/ionization-time of flight (MALDI-TOF)”.Questo metodo supera le difficoltà dell’identificazione tradizionale di virus dopo coltura, abbrevia i tempi di diagnosi e ne riduce sensibilmente i costi: ciò consente un eventuale tempestivo trattamento terapeutico e/o terapie di supporto a vantaggio del paziente. Infatti, fino a qualche tempo fa la diagnosi virologica era considerata un esercizio accademico, ma oggi anche grazie a queste tecnologie è possibile una diagnosi rapida e accurata come accade per le infezioni da batteri, parassiti e funghi.Allo stato attuale, la spettrometria di massa ha un’applicazione limitata in virologia clinica. Lo scopo principale di questo studio è stato lo sviluppo di un nuovo metodo basato sulla spettrometria di massa MALDI-TOF da utilizzare come modello per l’identificazione di virus respiratori coltivabili. In questo studio è stato sviluppato un metodo di spettrometria di massa MALDI-TOF in grado di rilevare specifici profili proteici di colture cellulari infettate con i principali agenti virali che causano infezioni del tratto respiratorio come i virus dell’influenza A e B, i virus parainfluenzali, gli adenovirus, il virus respiratorio sinciziale, gli echovirus, metapneumovirus e citomegalovirus.La spettrometria di massa viene quotidianamente utilizzata dai ricercatori dell’Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, che ne hanno già sviluppato diverse applicazioni importanti ed innovative per la diagnosi rapida di infezione da batteri, da parassiti e da funghi e, in ambito virologico, impiegata anche per l’identificazione e tipizzazione dei virus della poliomielite.Mediante questa tecnologia si costruisce una vera e propria impronta proteica (insieme di tutte le proteine = spettro) di un determinato agente di infezione in base al rapporto massa/carica delle sue proteine. Le proteine caricate positivamente e trasformate in ioni, sono fatte “volare”, dopo accelerazione in un campo elettrico, in un tubo di “volo” di lunghezza fissa. Lo strumento misura il tempo di “volo” delle proteine che risulta direttamente proporzionale al rapporto massa/carica di ogni singola proteina. Le nuove conoscenze emerse in questo studio potrebbero essere utilizzate come punto di partenza per ulteriori sviluppi e applicazioni MALDI-TOF MS in virologia clinica e/o di base, in quanto le differenze osservate confrontando gli spettri proteici ottenuti dai diversi virus suggeriscono la possibilità di applicare questo metodo per l’individuazione di altri virus responsabili di infezioni in altri siti corporei.

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Finanziata la Virologia di Parma per lo studio del ruolo di virus nella sclerosi sistemica

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2016

Parma ateneoParma. La Virologia dell’Università di Parma è stata finanziata per lo studio del ruolo di virus nella sclerosi sistemica. Il finanziamento rientra tra i Progetti di Ricerca di rilevante Interesse Nazionale (PRIN).Il prestigioso risultato è stato ottenuto dal gruppo di ricerca composto dalle proff.sse Maria Cristina Arcangeletti, Adriana Calderaro, Flora De Conto e Maria Cristina Medici, affiancato dalle dottorande dott.sse Rosita Vasile Simone, Clara Maccari e Alessandra Fazzi. Il gruppo di ricerca è afferente alla Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma e svolge anche attività diagnostica presso l’Unità Operativa di Virologia (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma) diretta dalla prof.ssa Adriana Calderaro.
Il finanziamento ricevuto è di 522.351 euro, di cui 122.400 euro attribuiti al gruppo di ricerca della Virologia di Parma; per quel che riguarda il macrosettore LS (Scienze della Vita), questo progetto è il secondo tra i sei progetti PRIN finanziati a Parma per lo stesso macrosettore ed è tra i nove progetti con più alto finanziamento sui 109 finanziati a livello nazionale.Il progetto, dal titolo “Impatto dell’infezione da virus a DNA sullo sviluppo di patologie autoimmuni: focus sulla sclerosi sistemica”, è coordinato da un gruppo di ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia che, come il gruppo di Parma, svolge attività assistenziale, in particolare presso l’Unità Operativa di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena; al progetto partecipano anche le Università di Firenze e di Ferrara con una unità ciascuna.Questo progetto è stato considerato eccellente da tutti i Revisori per originalità, ma anche perché soddisfa i criteri di fattibilità grazie alle elevate competenze dei gruppi di ricerca partecipanti, che favoriscono la collaborazione interdisciplinare. In particolare, il gruppo di ricerca di Parma, implicato anche in attività diagnostica, potrà avvalersi dell’uso di sofisticate tecnologie presenti presso l’Unità Operativa di Virologia, sfruttando l’esperienza pluriennale raggiunta dai partecipanti allo studio nella diagnosi di laboratorio delle malattie da infezione virale.Lo studio è focalizzato sulla sclerosi sistemica (SSc), una malattia cronica autoimmune caratterizzata da fibrosi tissutale con coinvolgimento della cute e di organi vitali, quali polmone e cuore, con quadri non di rado molto gravi e anche mortali. L’eziopatogenesi della malattia resta sconosciuta, ma verosimilmente è multifattoriale. Come per altre condizioni autoimmuni, si ipotizza il ruolo di fattori scatenanti infettivi su un background genetico predisponente. Costituiscono ipotetici fattori scatenanti della SSc alcuni virus, accomunati dalle seguenti caratteristiche: capacità di persistere a lungo nell’individuo infettato e capacità di infettare le tipologie cellulari coinvolte nella patogenesi della SSc (linfociti, cellule endoteliali e fibroblasti). Tra gli agenti virali che rispondono a tali caratteristiche sono da annoverare parvovirus B19, citomegalovirus umano (HCMV) ed herpesvirus umano 6 che, appunto, verranno studiati in questo progetto.
Il gruppo di ricerca afferente all’Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma e all’Unità Operativa di Virologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, che vanta esperienza pluriennale per le ricerche e per la diagnosi di laboratorio delle infezioni da virus, tra cui quelle da HCMV, studierà il ruolo eventuale svolto da tale agente nella eziopatogenesi della SSc. In particolare, l’azione di interferenza sul ciclo cellulare virus-indotta, sulle cui dinamiche il gruppo di ricerca annovera diversi studi pubblicati, potrebbe rappresentare un fattore di spicco nell’induzione dell’apoptosi di cellule endoteliali e/o nella iper-proliferazione di fibroblasti, eventi che caratterizzano la SSc.
Altro aspetto di rilievo è rappresentato dalla ricerca e individuazione, nei soggetti con SSc, di ceppi di HCMV caratterizzati da specifiche associazioni genotipiche di fattori di virulenza che possano essere considerati marcatori di SSc. Tale risultato potrà fornire le basi molecolari per l’utilizzo sistematico dell’analisi di tali genotipi virali come indici predittivi per definire i possibili esiti di infezione da HCMV in questa categoria di pazienti e per mettere a punto protocolli profilattici e terapeutici mirati.Inoltre, di particolare interesse potrebbe essere l’utilizzo di questi specifici fattori di virulenza di HCMV quali molecole candidate per l’allestimento di vaccini terapeutici. Valutare gli aspetti eziologici di una malattia complessa come la sclerosi sistemica, soffermandosi sulle infezioni da virus a DNA, rappresenta un’importante sfida che potrebbe portare a rilevanti acquisizioni su tale malattia, sia dal punto di vista eziopatogenetico che terapeutico, offrendo importanti prospettive per migliorare la qualità di vita di questi pazienti. Tutti i Revisori del progetto concordano sul fatto che esso possa avere un’enorme impatto sullo sviluppo di nuovi trattamenti per la sclerosi sistemica.

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Primo isolamento a Padova di Zika virus dalla saliva

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

zikaIl gruppo di virologi dell’Unità Operativa di Microbiologia e Virologia dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova diretto dal Professor Palù sta monitorando, nei viaggiatori di rientro dalle regioni tropicali del globo, l’andamento epidemico di Zika virus sin da quando l’infezione si è propagata in Polinesia Francese (2013) e in Brasile, Centro-Sud America (2015). Una decina di casi di infezione da Zika virus sono stati diagnosticati e segnalati finora con incidenza in viaggiatori veneti provenienti da aree endemiche. Un evento scientifico di grande interesse, oggetto di pubblicazione in questi giorni sulla Rivista Eurosurveillance, è rappresentato dal fatto che i virologi padovani sono riusciti, per la prima volta in letteratura, ad isolare Zika virus in coltura dalla saliva. Il campione proveniva da un paziente che presentava i sintomi tipici di febbre, mialgia, artralgia, congiuntivite e eritema cutaneo maculare, dopo un viaggio nella Repubblica Domenicana. Il soggetto, che è stato monitorato con tecniche di diagnostica molecolare per oltre un mese per la presenza del genoma virale nei fluidi organici, aveva concentrazioni di RNA di Zika virus molto più elevate nella saliva (3 milioni di copie/ml) che nelle urine (1 milione di copie/ml) e nel sangue (30 copie/ml) ed una persistenza più lunga nel tempo del virus nella saliva (oltre 30 giorni).
L’isolamento in colture cellulari del virus, la classica prova per rivelare la presenza dell’agente eziologico dell’infezione e la sua contagiosità, e’ avvenuta nei primi giorni successivi all’esordio dei sintomi, quando il paziente non aveva sviluppato ancora anticorpi contro il virus. Il lavoro del gruppo del Professor Palù ha importanti implicazioni per comprendere la biologia del virus e la sua trasmissibilità. Zika virus infatti è stato in precedenza isolato da urine, latte e liquido seminale umani e la sua infettività correlata, conseguentemente, anche a trasmissione per allattamento e rapporti sessuali. E’ presto per dire se l’infezione da Zika virus possa trasmettersi, oltre che per la via classicamente accertata del morso della zanzara Aedesaegypti, anche per contagio interumano via saliva o dispersione salivare peraerosol. Serviranno, allo scopo, osservazioni cliniche più estese tra contatti (attualmente in corso) e sperimentazioni su modelli animali.

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Le nuove frontiere della genomica

Posted by fidest press agency su sabato, 29 maggio 2010

Roma. Presso il laboratorio di Virologia, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, si utilizza una tecnologia di ultima generazione per il sequenziamento del DNA, per la sua elevata sensibilità, consente di individuare la presenza di varianti virali resistenti ai farmaci usati per il trattamento dell’HIV e dei virus epatici, anche se presenti come varianti minoritarie (poco frequenti), e quindi non visibili con le classiche tecniche di sequenziamento.  L’avvento della terapia anti-retrovirale altamente efficace (HAART) degli anni ’90 ha portato ad una drastica riduzione della morbilità e della mortalità causata dal virus dell’HIV; da allora sono stati identificati nuovi farmaci, che colpiscono fasi diverse della replicazione virale. I frequenti fallimenti terapeutici richiedono, però, di rivedere di continuo le scelte terapeutiche, sulla base di informazioni aggiuntive, come il tropismo virale e la presenza di varianti resistenti ai trattamenti, che possono indicare se una classe di farmaci sarà efficace o meno. “Queste analisi molecolari possono individuare resistenze che, se analizzate con altre metodologie, rimarrebbero nascoste, e permettono di escludere per il trattamento alcuni tipi di farmaci non efficaci, riducendo di conseguenza gli effetti collaterali, con benefici sia per i pazienti sia per la spesa sanitaria” – precisa Capobianchi. “Inoltre questa tecnologia, in un unico esperimento, permette di ottenere una quantità enorme di risultati, che con le tecnologie tradizionali si otterrebbero solo con molti mesi di lavoro”.  Disponibile dalla fine del 2007, la piattaforma per il sequenziamento massivo (GS-FLX Roche) dell’INMI “Lazzaro Spallanzani”, che ha permesso la caratterizzazione dei genomi virali ad alta variabilità, potrà trovare applicazione, in un futuro ormai alle porte, nell’identificazione e nello studio di nuovi virus. L’Istituto Spallanzani, centro di riferimento nazionale per la sorveglianza e la ricerca di infezioni emergenti, utilizza un approccio innovativo, quello della metagenomica, ossia l’analisi del genoma dei nuovi patogeni direttamente nel campione clinico, evitando la fase di coltivazione in laboratorio. La vicinanza dell’uomo a “serbatoi” animali, sia nella fauna selvatica che di allevamento, da cui nuovi virus possono effettuare il salto di specie ed arrivare all’uomo, e i crescenti flussi migratori da zone dove sono ancora diffuse malattie ritenute completamente debellate in Europa, hanno fatto comparire nuovi patogeni e ripresentare vecchie malattie. Infatti si parla con crescente preoccupazione di infezioni emergenti e riemergenti: la SARS, le pandemie influenzali e la tubercolosi ne sono un esempio. “Ad oggi l’approccio metagenomico ha consentito lo studio del virus pandemico influenzale H1N1 direttamente nei tamponi nasofaringei dei pazienti infetti, con la caratterizzazione in alcuni casi di quasi l’intero genoma virale, ma abbiamo intenzione di ampliare lo spettro di applicazione a nuovi campi” – afferma Capobianchi.  In analogia a quanto è accaduto per le tecnologie molecolari classiche, quelle di ultima generazione continueranno ad essere sviluppate e rese sempre più accessibili nel prossimo futuro, entrando a far parte dell’armamentario diagnostico delle malattie infettive.

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Genomica e malattie infettive

Posted by fidest press agency su sabato, 22 maggio 2010

Roma 28 maggio, ore 10.00 Centro Multimediale – INMI “L. Spallanzani” Via Portuense, 292. La genomica, la branca della biologia molecolare che si occupa dello studio del DNA, apre nuove prospettive per lo studio dei virus. Grazie ad una piattaforma di sequenziamento completo di nuova generazione, l’INMI “L. Spallanzani” è oggi in grado di rilevare la presenza di varianti virali minoritarie di resistenza ai farmaci usati per il trattamento dell’HIV e dei virus epatitici. Tale tecnologia potrà essere anche applicata alla scoperta di nuovi virus emergenti (come per esempio la SARS, l’influenza pandemica H1N1, etc.) direttamente nel campione clinico. Obiettivo della Tavola Rotonda organizzata dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” è mettere in luce potenzialità e criticità delle tecnologie di sequenziamento del DNA di ultima generazione, presentandone le prime applicazioni nel campo della virologia molecolare.

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