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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘virtù’

Etica delle virtù e Psicologia: Verso una nuova scienza delle virtù?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Roma. Dal 18 al 20 ottobre 2018, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190), si terrà il convegno internazionale del Centro di Ricerca Interuniversitario ARETAI – Center on Virtues sul tema “Etica delle virtù e Psicologia. Verso una nuova scienza delle virtù?” (“Virtues Ethics and Psychology. Towards a new science of virtues?”)Lo scopo principale dell’incontro è un’analisi del legame tra le virtù e la ricerca psicologica corrente. Si parlerà delle connessioni tra l’etica delle virtù e le diverse branche della psicologia in prospettiva metodologica, concettuale e applicativa, con particolare attenzione alle implicazioni educative.Interverranno studiosi interessati al tema delle virtù da un punto di vista psicologico, filosofico e interdisciplinare in genere.Il Comitato scientifico del convegno è composto da Claudia Navarini (Università Europea di Roma), Angelo Campodonico (Università di Genoa), Kristjan Kristjánsson (Jubilee Center, Birmingham, Regno Unito), Natasza Szutta (Università di Gdansk, Polonia), Marco Innamorati (Università Europea di Roma) e Anna Contardi (Università Europea di Roma).

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Teatro: L’Uomo, La Bestia e la Virtù

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

locandina uomo bestia virtuRoma Teatro L’aura vicolo di Pietra Papa, 64 dal 7 al 17 dicembre L’Uomo, La Bestia e la Virtù Di Luigi Pirandello Regia Matteo Fasanella Con: Matteo Fasanella, Marco Lupi, Licia Amendona, Eleonora Setzu, Antonio Coppola, Giulia Bornacin, Gloria Luci Ghinellato, Tiziano Iadecola, Francesco Caponera
Scene: Maurizio Marchini Costumi: Arianna Di Dio Aiuto Regia: Caterina Taccone Ass alla regia. Andrea Ganzerla. In una città di mare, non importa quale, si intreccia la vicenda del Professor Paolino.
L’Uomo, in costante e disperata polemica nei confronti dell’ipocrisia generale del mondo che lo circonda, caduto nelle mani di una donna troppo pudica e timorata di Dio, si troverà costretto a indossare la maschera che tanto odia e critica.
Intorno a questo piccolo e incoerente figuro, gravitano tante maschere e pochi volti,in pieno stile Pirandelliano,: La Virtù, Sig.ra Perella, donna dalle poche e confuse sfaccettature, amante di Paolino e sposa del Capitano Perella, La Bestia, inquietante capitano del Segesta sempre in mare e mai felice di rientrare a casa. Nonò, figlio undicenne dei coniugi Perella, è una trottola impazzita nelle mani di una madre troppo incapace di badare persino a se stessa.Il Dottore, il Farmacista, i due Scolari, le due Governanti e il Marinaio, sono altre maschere ipocrite e dannate che si alternano nello svilupparsi della vicenda.
Scritta nel 1919, L’Uomo, La Bestia e la Virtù rappresenta ancora oggi una delle più attuali commedie del Maestro siciliano, che fa di quest’opera la sua critica all’ipocrisia dei rapporti tra gli esseri umani. Di qualsiasi estrazione sociale, orientamento religioso e/o sessuale, colore della pelle. In un clima esilarante e frenetico, questo testo rappresenta forse la più feroce cinica e tenace satira contro l’umanità e i suoi, troppo spesso, astratti valori. (dal giovedì al sabato alle ore 21.00 domenica alle ore 18.00 Biglietti: Intero 13.00 + 2.00 tessera associativa, Ridotto 10.00 + 2.00 tessera associativa) (foto: locandina)

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Vizi e virtù di un capo e di un popolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

tribunale-milanoQuante volte ci siamo imbattuti in una notizia che ci indica i vizi più delle virtù di un leader? A questo punto mi chiedo, prima di trattare la questione sotto un profilo etico, se possiamo pretendere un premier virtuoso mentre tutto intorno vi è una società che si considera libera solo perché è lasciata al suo arbitrio che spesso non riesce a distinguere la ragione dal torto, il bene dal male? Ne consegue che dopo decenni di istigazione al fai come ti pare anche la morale, quella della nostra tradizione per intenderci, sembra oramai tramontata.
In effetti la piega assunta dalla pubblica moralità italiana è stata una vera e propria degenerazione dei costumi in soli pochi anni. Oggi è normale che una coppia conviva senza sposarsi e avere figli. Oggi è normale che si evade e se ne tragga vanto. Oggi è normale sbeffeggiare le leggi, la giustizia e i suoi tutori in specie se si hanno i soldi per attendere sentenze a distanza di anni e raggiungere la prescrizione. E’ normale entrare nell’icona dei privilegi, e la politica è una di essi, per sentirsi al di sopra delle leggi. Oggi anche nelle piccole cose si ha sentore di “immunità”: auto lasciate in seconda fila, parcheggiate sotto i cartelli di divieto, si sfreccia sulle autostrade a 200 all’ora, si telefona mentre si guida, ecc. Sembra che i cittadini siano lasciati senza controllo. Ma proprio per questo motivo dovremmo non giustificare, ma severamente censurare, chi ricoprendo cariche pubbliche e continua a dare esempi poco edificanti peggiorando quell’andazzo che sta determinando, anno dopo anno, pesanti ricadute non tanto sulla moralità quanto sulla tenuta della democrazia, sul rispetto delle istituzioni, sulla necessità di porre mano a riforme come quella della giustizia non nel senso di favorire qualcuno ma nell’interesse generale del paese. Oggi non abbiamo il 45% degli elettori che disertano le urne per dissenso ideologico ma perché nauseati dal comportamento dei loro rappresentanti. Mi riferisco allo spettacolo di parlamentari che cambiano casacca con disinvoltura, che litigano per un incarico affidato ad altri o ancora di sprechi, di abusi e quanto altro da parte di chi è preposto alla gestione del denaro pubblico e al suo buon uso. A Napoli dicono, e non credo solo a Napoli: “il pesce puzza da la capa” e allora troviamo il coraggio e la fermezza d’invertire questa tendenza perversa incominciando proprio da “la capa” perché dobbiamo lasciare un messaggio e un segnale proprio da chi ci guida. (Riccardo Alfonso)

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Immigrati e chi fa rispettare le leggi. Ma l’obbedienza è solo una virtù?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2015

ungheriaLe immagini che giungono dall’Ungheria sono epocali: reti di metallo e filo spinato per impedire che alcuni esseri umani possano trovare rifugio dalla malvagita’, dall’arroganza, dalla sete di potere, dal fanatismo, dall’incapacità di altrettanti esseri umani. Niente di nuovo. La storia e’ piena di vicende del genere. Solo che, a differenza dei secoli passati, oggi ci sono i media, c’è la Rete, c’e’ l’informazione in tempo reale e a 360 gradi. Prima si veniva a sapere quel che accadeva solo dopo mesi e anni, coi particolari narrati in qualche libro di qualche tenace e attento osservatore. Oggi è tutto immediato. Meglio cosi’? Credo di si’, anche perche’ mi stava stretto il passato e non so cosa potra’ essere in futuro… E quel che piu’ colpisce, a parte alcune isolate e “tagliate” voci che trovano poco spazio sui media, e’ quella sorta di compattezza che le istituzioni ungheresi sembrano presentare nell’assecondare le scelte del governo in carica. Istituzioni in cui includo anche i cosiddetti servitori delle stesse: autorita’ intermedie, amministrative, fino ai poliziotti.
Fin da bambino (sono nato nel 1953), quando piano piano mi sono reso conto cosa aveva significato il nazismo, avendo avuto la fortuna di aver sviluppato un alto senso civico, quello che piu’ mi lasciava “di stucco” era come mai tanti uomini e donne avessero potuto partecipare al tentativo di affermazione di quella ideologia. E restavo attonito quando ascoltavo e mi capitava di frequentare i cosiddetti fascisti locali che, al di la’ delle macchiette che avrebbero rimpianto qualunque cosa fosse appartenuto alla loro gioventu’, non facevano tagli netti con il pensiero e la pratica dei nazisti. Leggevo libri di storia, vedevo film, ascoltavo le storie vive di chi aveva partecipato alla seconda guerra mondiale (tra cui anche mio padre) e anche alcune mitizzazioni della cosiddetta guerra partigiana su cui -forse per fortuna e intuizione- ci facevo gia’ allora la tara. La mia centralita’ era l’essere umano, con un approccio che, andando avanti col tempo, era sempre meno confessionale. Come poteva un essere umano, figlio di un padre e di una madre, nipote di nonni, marito di donne che adoravano e con cui si riproducevano, amanti della musica e del vivere cordiale, obbedire ad ordini cosi’ raccapriccianti? Certo -mi rispondevo- chi fa il soldato o il servitore dello Stato ha come prioritario scopo l’obbedire, non importa a cosa: obbedire. E quante volte l’ho sentito da parte dei soldati di questo o quell’altro esercito (non necessariamente in armi). Non era un qualche pensatore dell’antica Roma che aveva esplicitato una frase che ancora oggi (pur -per fortuna- in modo diverso) viene ancora usata: dura lex, sed lex? Ma questo non mi convinceva mai, perche’ lo associavo all’altro detto latino medievale “mors tua vita mea”, che mi evocava (e mi evoca) barbarie e incivilta’. Da qui quanto evocato nel titolo di queste righe -l’obbedienza e’ solo una virtu’?-, grazie all’applicazione del quale, da parte di uomini e donne anche coraggiosi, in Italia e non solo abbiamo raggiunto livelli di civilta’ umana e giuridica in tempi che per velocita’ la storia ci aveva insegnato essere impensabili. E di muri, a partire da quello della Cina e d quello di Berlino, ne sono caduti, anche se altri, oltre a quello ungherese, ne sono stati costruiti.
Torniamo all’Ungheria. Dover parlare di nazismo et similia non e’ opportuno, e sarebbe fuorviante. Mentre mi sembra opportuno ricordare quei principi civici e umani che ispirano noi bipedi silenti; principi che, nella mia fattispecie, mi si sono formati come ho descritto sopra e, di conseguenza, non posso non evocarli per capire il presente e pormi alcune domande. Che sono:
Ma un poliziotto ungherese, come si sente quando pattuglia le reti e i reticolati con dall’altra parte persone che chiedono aiuto? Possibile che esiste solo il senso del dovere, lo stipendio a fine mese che probabilmente servira’ anche a dar da vivere a dei pargoli? Certo, se erano rarissimi i tedeschi che a meta’ del secolo scorso avevano avuto qualcosa da ridire sul nazismo, perche’ stupirsi? Sembra non siamo serviti quasi cento anni trascorsi, con l’umano che e’ andato sulla Luna, con quasi ovunque tutti gli esseri umani che hanno uguali diritti e doveri, anche se si continua a morire di fame ed e’ sopraggiunto l’avvelenamento da incuria, distruzione e avvelenamento ambientale. Ma i poliziotti ungheresi sono li’, a qualche centinaio di chilometri nelle nostre case, il loro governo fa parte integrante dell’Unione Europea, sulla loro pelle hanno vissuto tragedie note a tutti…. eppure, indefessi, vivono la loro obbedienza come una virtu’. Forse hanno dei mal di stomaco bincredibili quando fanno le loro pattuglie di fronte ai disperati che fuggono da guerra, fame e disperazione, ma probabilmente faranno buon uso di efficaci antidolorifici (premi sugli stipendi?). Sono fatto male io? Mi manca il senso dello Stato? Sono una persona “tutto diritti” e “niente doveri”? Non lo so. Comunque provo molto, ma proprio molto disagio che, piu’ si va avanti, si trasforma in arrabbiatura per meglio esserci, per invitare a disobbedire. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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I promessi sposi negli Usa

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

Washington, Martedì 21 giugno, ore 18.30 – Auditorium, Ambasciata d’Italia a Washington 3000 Whitehaven, NW
Chicago, Illinois Venerdì 24 giugno, ore 18.00 – Chicago Cultural Center – Claudia Cassidy Theater 77 East Randolph Street
Miami Beach, Florida Lunedì 27 giugno, ore 19.00 – The Colony Theater 1040 Lincoln Road
San Francisco, California Giovedì 30 giugno, ore 19.00 – Fort Mason Center – Cowell Theater Buchanan Street and Marina Boulevard
Los Angeles, California Martedì 5 luglio, ore 18.30 – Sala Rossellini, Istituto Italiano di Cultura 1023 Hilgard Avenue
Spettacolo in italiano con sovratitoli in inglese Durata: 70 minuti circa Ingresso libero. Spettacolo teatrale tratto dall’omonimo romanzo regista e interprete Massimiliano Finazzer Flory voce narrante David Gibbons coreografie di Gilda Gelati prima ballerina del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano musiche di Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Vincenzo Bellini, Niccolò Paganini eseguite da Elsa Martignoni violinista dell’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano
Nell’ambito dei 150 anni dell’Unità d’Italia questo progetto teatrale vuole creare un incontro fra Alessandro Manzoni, lo scrittore dell’Italia unita più famoso al mondo, e i maggiori compositori della modernità al fine di mettere in scena il nostro mondo, con le sue virtù, i vizi e le contraddizioni, capaci, pur sempre, di emozionare.
In scena i capitoli VI, VIII, XII, XXI, XXXIV e XXXVIII. Per offrire una duplice sfida. Anzitutto quella di far “sfilare” personaggi come Don Rodrigo, Fra Cristoforo, Lucia, l’Innominato, Renzo e il popolo come figure shakespeariane, quasi ognuna dovesse duellare prima di tutto con se stessa. La seconda sfida intende, invece, mettere in luce in che modo la lingua di Manzoni, anche senza l’intervento della Provvidenza, continui a essere, oggi più che mai, polifonica, polemica e poetica, incredibilmente contemporanea, teatrale.

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L’insana virtù del “divide et impera”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2011

Io sono convinto che le ragioni del centro sinistra sono valide e persino condivisibili da molti più elettori di quanto in pratica incassa elettoralmente. Il problema, evidentemente, è un altro: le alleanze e la governabilità. Il Pd non ha la forza di governare da solo e questo mi sembra chiaro. Con gli alleati che dispone appare un’armata Brancaleone. Non dimentichiamo che Prodi non è stato sconfitto da Berlusconi ma dalla sua stessa maggioranza. Sempre litigiosa, sempre con tanti distinguo e via di questo passo. Non solo. Ha cercato l’uomo nuovo in Veltroni e subito dopo lo ha bruciato. Poteva essere Francesco Rutelli e gli è sfuggito di mano. Amato non era amato. Gli altri apparivano dei “maggiorenti” con scarso seguito popolare (D’Alema, Fassino Rosa Bindi ecc.)  e sono stati accantonati. E’ apparso all’orizzonte un outsider, Franceschini ed è stato sacrificato per Bersani. Ora questi è persino insediato da Vendola e da Matteo Renzi “il rottamatore” Sul’altro versante c’è solo Berlusconi e persino Fini non riesce a scalzarlo. Direi che il popolo di centro sinistra ha provato di tutto per credere alle buone ragioni e ai progetti del centro sinistra ma il centro sinistra ha saputo fare meglio di Berlusconi sconfiggendosi. Anni fa parlando di queste cose con un giornalista russo mi lasciò di sasso asserendo che Berlusconi altri non era che il comunista, che lui esorcizzava, come paravento per ottenere consensi a destra e al centro e mi citava l’amicizia con la classe dirigente russa con Putin in testa e il fatto che aveva trovato proprio nella sinistra i suoi maggiori alleati. E concluse il suo ragionamento facendomi notare che la sinistra non sarebbe mai andata al potere in Italia e anche se vi fosse riuscita sarebbe stata fortemente condizionata dai suoi alleati dato che da sola non ne avrebbe avuto la forza elettorale necessaria. Allora archiviai il ragionamento come di uno che aveva bevuto qualche bicchierino di troppo. Ora però qualche sospetto mi sorge e le ragioni sono sotto i nostri occhi. Per concludere ritengo che la vera svolta il Pd la potrà ottenere riuscendo a battere Berlusconi non tanto presentando un programma quanto un leader che tutto il centro sinistra riconosca suo e s’impegni solennemente a sostenerlo con la sua maggioranza e il suo governo. Un uomo solo contro un altro uomo solo. E come Berlusconi non ha rivali al suo interno così deve dimostrarlo il suo oppositore. In altri termini le maggioranze dentro il partito e di una coalizione devono governare e le minoranze saper stare al gioco almeno per tutta una legislatura. Non deve essere permesso ridiscutere la leadership in corso d’opera. E’ questo ciò che attende non solo la maggioranza di chi vota ma anche la grossa fetta di chi sino ad oggi si è astenuto. E Berlusconi l’ha capito come lo ha capito Bossi, ma sembrano essere i soli a capirlo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Vizi e virtù di un capo e di un popolo

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2011

Una lettrice mi segnala il testo di una lettera che è stata pubblicata sul Corriere della sera di qualche giorno fa. In essa si scrive: “Non condivido lo stile di vita di Silvio Berlusconi, ma trovo ipocrita che a stracciarsi le vesti siano coloro che dal ’68 in poi si sono battuti per la rivoluzione permissiva…Non si può pretendere un premier virtuoso contemporaneamente e volere una società libera di fare tutto ciò che vuole. Dopo decenni di istigazione alla vita  libera dalla morale, l’immoralità”. Capito? Praticamente oggi l’Italia è messa alla berlina da tutto il mondo poiché  dal ’68 in poi c’è stata un’istigazione alla vita libera dalla morale (quale?).  Avete voluto una società libera di  fare tutto ciò che vuole? E adesso, ipocriti, non vi stracciate le vesti, ché  il Cavaliere è il prodotto della vostra rivoluzione permissiva”.In effetti la piega assunta dalla pubblica moralità italiana è stata una vera e propria degenerazione dei costumi in soli pochi anni. Oggi è normale che una coppia conviva senza sposarsi e avere figli. Oggi è normale che si evade e se ne tragga vanto. Oggi è normale sbeffeggiare le leggi e la giustizia in specie se si hanno i soldi per attendere sentenze a distanza di anni. E’ normale entrare nell’icona dei privilegi e la politica è uno di essi per sentirsi al di sopra delle leggi. Oggi anche nelle piccole cose si ha sentore di “immunità”: auto lasciate in seconda fila, parcheggiate sotto i cartelli di divieto, sfrecciare sulle autostrade a 200 all’ora, ecc. Sembra che i cittadini siano lasciati senza controllo. Ma proprio per questo motivo non si giustifica ma severamente si giudica chi ricoprendo cariche pubbliche continua a dare esempi poco edificanti peggiorando quell’andazzo che sta provocando, anno dopo anno, pesanti ricadute non tanto sulla moralità quanto sulla tenuta della democrazia, sul rispetto delle istituzioni, sulla necessità di porre mano a riforme come quella della giustizia non nel senso di favorire qualcuno ma nell’interesse generale del paese. Oggi abbiamo non il 40% degli elettori che disertano le urne per dissenso politico ma perché nauseati dal comportamento dei loro rappresentanti. Mi riferisco allo spettacolo di parlamentari che cambiano casacca con disinvoltura, che litigano per un incarico mancato come ne ha dato spettacolo la nuova formazione di Fini nel recente congresso fondativo del Fli o ancora di sprechi, di abusi e quanto altro da parte di chi è preposto alla gestione del denaro pubblico e al suo buon uso. Deve finire questa stagione. A Napoli dicono, e non credo solo a Napoli: “il pesce puzza da la capa” e allora troviamo il coraggio e la fermezza d’invertire questa tendenza perversa incominciando proprio da “la capa”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I difetti e le virtù di un uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Gli scritti di Rosario li accolgo sempre con interesse perché hanno il merito di esprimersi con franchezza. Vanno dritto al cuore del problema senza fronzoli e imbellettature di vario genere. I suoi scritti sono, a volte, impietosi. Sono a volte aggressivi. Ci rendono, tuttavia, consapevoli di una realtà nella quale siamo immersi dove c’è chi non è l’incensiere di turno ma ha il grandissimo merito di saper mettere il dito nella piaga ed esternare ciò che altri sanno e non osano, ciò che preferiscono ignorare per quieto vivere, ciò che può renderli invisi al signore di turno. Ciò che Terenzio faceva dire ai suoi guitti nelle commedie dell’antica Roma: Veritas odium parit ed è tanto più reale ai giorni nostri. E quando mi scrive: “Invio i miei commenti agli indirizzi della mia rubrica, che oggi si compone di oltre 800 indirizzi, tra i quali agenzie di stampa, forum, siti di informazione, parlamentari etc. tant’è che pochi minuti dopo averli inviati si ritrovano in rete. Si è sparsa la voce che basta scrivermi, anche con un semplice saluto, per entrare in automatico nella rubrica; è questa la ragione per la quale è in costante aumento. Ovviamente ci sono anche i dissidenti infiltrati, che criticano (e spesso inviano virus), ma senza scendere nell’argomento trattato, preferendo generiche accuse non motivate da un contraddittorio completato da argomenti”. Io sono lieto di far parte della sua mailing list.
“E’ accaduto anche in questi giorni,  – scrive Rosario – con generiche accuse di antiberlusconismo di principio, pur con il mio sforzo di cercare sempre di motivare i miei commenti. Si è fatto anche appello alla umana pietas per lanciare un invito/sfida a parlare, almeno per una volta, in maniera “umana”, capace di comprendere i difetti, accettando e verificando anche i pregi. Non mi sento di calarmi nella piaggeria che costituisce il leit motif di tanti personaggi che ruotano intorno al cavaliere, sempre pronti a correre alla tavola imbandita, arrivando, anche, a parlare con la bocca piena. I nomi di questi personaggi sono noti, anche perchè nulla fanno per passare inosservati, anzi partecipano alla perenne gara di chi meglio vanta le performances del cavaliere. C’è  da prendere atto che l’immagine stessa del cavaliere andrebbe ridimensionata e limitata a ciò che è, senza prendere per buono ciò che appare e ciò che i laudatores vorrebbero far apparire. Su questa linea cercare di trovare argomenti difensivi diventa arduo. Il Cavaliere non è un uomo libero, a dispetto della Casa delle Libertà.  Come tutti gli uomini avvolti e avvinghiati nella spirale del potere, non è libero, ma è un ostaggio di quanti lo circondano, è ostaggio del ruolo che ricopre, senza riconoscerne i doveri e i limiti, è ostaggio delle sue pulsioni che il delirio di onnipotenza derivante dal suo immenso potere ha aggravato rispetto al ruspante gallismo naif  con il quale conquistò la seconda moglie  (e poi tutte le altre).. Sex addiction? May be. Lo sostiene non troppo velatamente Veronica, invitandolo a curarsi, Ma l’aspetto più grave è il suo essere ostaggio della coorte che lo circonda, che gli filtra la realtà (“Fini avrà un seguito di 3 o 4 persone… insignificante” così affermarono La Russa e Gasparri, rivendicando per se stessi la leadership dell’ex An),  gli dice  cosa fare,  cosa dire e dove si trova, lo tiene letteralmente in piedi adulandolo, assecondandolo, plaudendo e ridendo alle melense barzellette, organizzando la claque che si presenta ad ogni uscita pubblica, sventolando sempre le medesime bandiere e recitando i medesimi slogan….  Le foto di tale folla plaudente, nelle varie città d’Italia ci mostrano sempre le medesime persone, con le fanciulle iscritte nella lista delle aspiranti comparse di Cinecittà, sempre in prima fila, per distrarre l’occhio consumato alle analisi. Per costoro Berlusconi non è più il leader; è diventato ed esibito come  il “corpus domini” che viene dato in pasto alle folle affinché faccia girare la macchina del potere. E chi non si adegua più…. quella è la porta, come Mentana, Fini e i finiani e poi ancora… Chi vivrà vedrà.!!!! La moglie fece  l’errore di pregare coloro che gli sono vicini  di invitarlo a curarsi. Non lo hanno fatto e non lo faranno.   Hanno bisogno di lui così com’è.  Hanno bisogno del simulacro liftato per l’adorazione degli adepti, reso immortale, da tenere in cima alla piramide del loro potere: non molleranno l’osso; lo spolperanno fino in fondo.  Chi lo ama davvero (se ce né qualcuno), ormai può solo abbandonarlo”. (Rosario Amico Roxas)

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Le spezie e le loro virtù

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2010

Cremona Palazzo Trecchi dal 16 al 18 Aprile 2010, prima edizione di “Pausa Speziata: in sintonia con le spezie e le loro virtù”, un evento interamente dedicato al magico mondo delle spezie, il primo nel suo genere fino ad oggi organizzato in Italia. Il ricco carnet di appuntamenti prevede: percorsi di scoperta multisensoriale e visivi, una mostra fotografica, una rassegna gastronomica a tema, le impedibili Officine Gastronomiche delle Spezie, guidate dal giornalista “gastronomade” Vittorio Castellani aka Chef Kumalé e molto altro ancora… Oggi sono reperibili sui mercati e nei numerosi ethno shops delle grandi città una gamma di spezie esotiche ancora in buona parte sconosciute al grande pubblico, ma oggetto di sicuro interesse, anche nel mondo dell’alta cucina. Si tratta di piccoli gioielli della natura come il cardamomo verde o nero, il pepe di Sichuan, le fave Tonka, il djarr per non parlare poi delle centinaia di miscele: massalé, colombo, dukha, tabel… ingredienti utilizzati da millenni in alcune tradizioni, specie nel subcontinente indiano, dove vengono apprezzate non solo per le loro proprietà gusto-olfattive, coloranti e/o conservanti, ma anche e soprattutto per le virtù preventive e curative, per i loro “principi attivi”, sperimentati con successo anche in Italia, dalla Scuola medica salernitana, la prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo (XI secolo). (spices)

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La femminil virtù

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2009

A cura di Elena Grande  Collana Gli Aquiloni di AlbusEdizioni  Con questo secondo aquilone abbiamo preso spunto dalla penna di un grande umanista: Leon Battista Alberti. Vissuto nel 1400, lasciò il segno nella cultura Italiana attraverso il primo Certame di poesia e il suo trattato di quattro Libri della famiglia, importante sia per l’utilizzo del volgare, di cui fu sempre sostenitore perché più immediato e accessibile a tutti, sia per la tematica, sempre attuale, dell’importanza della famiglia nella società. Attraverso un dialogo tra quattro componenti della famiglia Alberti (quindi personaggi realmente esistiti e a cui l’autore ne aggiunse un quinto, Battista, un personaggio immaginario che impersona l’Alberti da giovane), si scontrano due visioni contrapposte: da una parte la nuova mentalità, dall’altra il passato, la tradizione. L’Alberti vuole riportare l’esperienza della sua famiglia come dimostrazione che puntare sulle virtù sia l’unico modo per riuscire a vivere bene e impostare buone relazioni sociali. In particolar modo, nel brano scelto, si fa riferimento alle virtù della donna e alla loro importanza sia all’interno della famiglia che dell’intera società, in cui ricopre un ruolo sempre più in primo piano. Del resto, i temi più cari alla letteratura, quelli che stimolano la lirica in forma di poesia, di musica o di prosa, sono stati, sono e saranno sempre gli stessi, anche dopo secoli di storia…  La voce femminile si fa sentire forte, sottolineando il peso delle responsabilità  che la donna ha sempre più nella società, la propria forza, la determinazione… e se qualche volta si considera ancora sesso debole, è solo per alcune imposizioni e pregiudizi dell’ambiente che la circonda, sia che vengano dal marito, che dalla famiglia o dalla società tutta. La femminil virtù, Pagg. 140; € 12,00;  Codice ISBN: 978 88 96099 19 3
La collana Gli Aquiloni è ideata e curata da Elena Grande, Responsabile Editing e Supervisione e collaboratrice dell’Ufficio Stampa per Albus Edizioni, per la quale ha già curato la raccolta di racconti giovani Scooter …con le ali ai piedi, contenente un proprio racconto e quelli di altri 20 autori di tutta Italia, con prefazione di Federico Moccia. Il primo Aquilone, dal titolo S’io fossi fuoco… ispirato a Cecco Angiolieri, è stato pubblicato nel mese di gennaio 2009.

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Le idee-forza della violenza terroristica

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Esiste una cultura della violenza su basi surrettiziamente ideologiche. Essa si nutre sovente di taluni supporti fideistici di natura laica e religiosa. In questo caso la sua radice ha un background che affonda nella notte dei tempi, in quella delle ribellione di Satana, e, via via, al patto tra Dio ed il popolo eletto, le guerre sante (Islam e il cristianesimo di Guerra), ai Giacobini e la realizzazione del Regno della Virtù, fino alla Chiesa marxista e il ritorno dell’utopia del Giudizio universale e ancora, all’utopia del popolo-eletto tedesco (il sangue e la terra del nazionalsocialismo). In ciascuno di questi schemi ritroviamo, invariabilmente, le varie idee-forza comuni ed eterni. Una volta fissata la “struttura” ideologica del terrorismo il suo manifestarsi si nutre di altri aspetti esteriori quali quelli di una guida, di un messia, di un Partito, di un capo e si esprime  con martiri ed eroi che capeggiano le varie azioni cruente e ne esaltano l’dealismo della lotta armata, ma soprattutto violenta e distruttrice anche a prezzo della propria vita. Chi combatte per questa idea “universale e totalizzante” non è un traditore della patria, intesa come stato-nazione, ma si pone al di sopra di essa ed intende identificarsi nella parte più autentica del messaggio. Come dire: là dov’è la mia idea, quella è la mia patria. Si rovescia, in tal modo, il concetto di Patria quale fucina di ideali e di valori consolidati e tramandati da generazione in generazione. Tutto ciò deve farci meglio intendere il ruolo transnazionale che attraversa il terrorismo e la sua intolleranza ad essere confinato entro ambiti nazionali definiti. Ecco perché può essere stato l’Afganistan un “santuario” ma non una patria del terrorismo, come non lo è l’Irak o la Somalia, o l’Indonesia o qualsivoglia paese del mondo. A questo punto il terrorismo sembra aver raggiunto una maturità diversa dal passato divenendo internazionalista, interclassista e interreligioso per assumere una sua distinta identità e pur fondata su valori condivisibili di lotta contro: la fame nel mondo, i neo colonialismi ed imperialismi, la ricerca di facili arricchimenti. Ma sia chiaro. La risposta terroristica diventa a questo punto un rimedio peggiore del male che si vuole curare.

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Seminario internazionale su “La virtù dei forti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2009

Torino Lingotto 22 maggio ore 9 Aula Magna della Facoltà di Ingegneria dell’Autoveicolo, Seminario internazionale su “La virtù dei forti”  per il recupero e la valorizzazione del Forte di Fenestrelle. Il Forte di Fenestrelle, la più grande fortezza alpina d’Europa, è un complesso fortificato imponente di oltre un milione di metri quadrati, situato in Val Chisone a confine con Val Germanasca, che sono state per molti anni linee di frontiera. Unico in Europa a essere completamente attraversato da una scala coperta di 4000 gradini, congiunge i forti San Carlo, Tre Denti e Delle Valli, includendo al suo interno le polveriere, le ridotte e le cannoniere. Il Forte, dopo anni di incuria, è stato riaperto al pubblico all’inizio degli anni novanta e dal 2002 l’Associazione Progetto San Carlo Onlus ha ottenuto dal Demanio la concessione del Forte e ha realizzato, in collaborazione con la Provincia di Torino, le opere per la messa in sicurezza dei luoghi e il recupero di tutta la struttura. Il Forte, ideato nel XVII secolo per dividere l’Italia dalla Francia e difendere il Piemonte sabaudo dall’ingombrante vicino transalpino, oggi potrebbe assolvere ad una funzione in un certo senso opposta: unire il Nord-Ovest e il Nord-Est d’Italia nella valorizzazione architettonica e turistica delle fortezze militari. Partecipano al seminario “La virtù dei Forti” i rappresentanti e gli esperti di progetti nazionali (Trento, Udine, Lombardia, Valle d’Aosta, Veneto) e internazionali (Germania, Francia, Ungheria, Olanda) e i rappresentanti istituzionali, gli esperti e i vincitori del concorso internazionale di idee “Il Drago e la Montagna”.

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