Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘virus’

“Non siamo ancora in pace con il virus, ma in armistizio”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Risponde cosi’ Pier Luigi Bartoletti, segretario provinciale della Fimmg Roma e vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma e provincia, interpellato dall’agenzia Dire sul nuovo focolaio dei contagi a Fiumicino. “Non faccio parte degli ottimisti che dicono ‘e’ tutto finito’ – prosegue Bartoletti – ma sono tra chi pensa che siamo riusciti a gestire bene l’epidemia. In questo momento stiamo isolando, soprattutto nell’area della Asl Roma 3, dei piccoli focolai che non preoccupanti perche’ sono stati subito tracciati, trattati e isolati. Ma cosa sarebbe accaduto se non lo avessimo fatto? Nel mondo abbiamo assistito purtroppo a molti esempi negativi: penso ad Israele che, dopo una chiusura come la nostra, adesso sta vivendo momenti non felici, ma anche alla Svezia, che ha scelto una strada morbida con il lockdown e ora ha un numero di casi ancora gravissimo, per non parlare degli Stati Uniti, del Brasile e dell’America Latina”. Insomma, secondo Bartoletti “non bisogna abbassare la guardia e noi non l’abbiamo fatto – sottolinea – Nelle ultime due settimane come Uscar (Unita’ speciale di continuita’ assistenziale regionale) abbiamo lavorato esattamente come lavoravamo fino a due mesi fa, non c’e’ stato un calo delle attivita’. Questo perche’ da parte della Regione Lazio c’e’ ancora il massimo dell’attenzione”.Intanto l’Organizzazione mondiale della Sanita’ ha detto cheil ‘peggio deve ancora arrivare’ e che la ‘pandemia e’ ancora lontana dalla fine’. Come commenta? “Speriamo che l’Oms si sbagli- risponde Bartoletti- ma noi siamo ancora a livelli di allerta massima, perche’ questo e’ un virus che, se si lascia libero di diffondersi, ha dimostrato di avere una capacita’ diffusiva molto elevata e di andare addirittura al raddoppio dei casi di settimana in settimana. Quindi non dobbiamo assolutamente consentire che circolino persone infette, in grado di infettarne altre. È normale che piu’ si va avanti con la stagione estiva e piu’ c’e’ voglia di liberta’, ma c’e’ anche piu’ il rischio che i casi possano aumentare. Le persone allora non devono sottovalutare il rischio, che esiste. Noi adesso siamo concentrati sul presente, che e’ il tracciare, e sul futuro, che e’ il vaccinare. L’altra grande partita, infatti, e’ quella di iniziare le vaccinazioni antinfluenzali il prima possibile – conclude il vicepresidente Omceo Roma – e su tante persone”.

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Covid-19, virus killer o meno aggressivo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

“Questo è ancora un virus killer. Ci sono migliaia di persone che ogni giorno muoiono. Non credo sia il caso di dire che è diventato meno patogeno, siamo noi che ora lo combattiamo meglio”. Così Mike Ryan, il capo del programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), risponde indirettamente alle osservazioni di alcuni medici italiani, in primis Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano, secondo i quali il virus è clinicamente cambiato.
“Non è interesse di un virus – ha ricordato il rappresentante dell’Oms – uccidere tutti coloro che infetta, lo abbiamo visto con i bambini, ma la contagiosità e la severità non sono cambiate. Abbiamo imparato però a ridurre la trasmissione e stiamo anche studiando se l’intensità dell’esposizione al virus, come nel caso degli operatori sanitari, possa avere un ruolo nella severità della malattia”.Nessuno ha mai detto che il virus è sicuramente mutato, né che non esiste più, ma il fatto che i pazienti che vengono ricoverati oggi siano “diversi” e meno gravi rispetto a quelli di un mese fa è una “evidenza clinica”. E’ la linea dei medici italiani rispetto alla posizione dell’Oms. “La mia è una osservazione puramente clinica, assistita dallo studio virologico del professor Massimo Clementi, e la derivo dall’osservazione nel mio ospedale che ha avuto sino a 1.200 ricoverati all’apice della crisi, 150 dei quali in terapia intensiva”, dice il professor Alberto Zangrillo. “Dal 21 aprile non abbiamo più ricoverato pazienti in condizioni gravi -scandisce – Ora noi abbiamo a che fare con una malattia completamente diversa. E questo dato arriva dal confronto con i responsabili di tutti gli ospedali dell’area metropolitana milanese e anche dagli ospedali delle aree più colpite, come il Papa Giovanni XXIII di Bergamo e quelli di Crema, Cremona e Lodi”. “Non abbiamo mai detto che il virus è mutato – ribadisce Zangrillo – Abbiamo detto che è cambiata l’interazione fra il soggetto ospite e il virus. E questo può derivare o da una caratteristica differente del virus, che non abbiamo dimostrato, o da caratteristiche diverse a livello recettoriale dell’ospite”. Zangrillo tiene a sottolineare che le sue considerazioni non equivalgono a un ‘liberi tutti’. “Al contrario, significa che se continueremo a tenere i comportamenti virtuosi che abbiamo tenuto finora, probabilmente fra un mese avremo risultati anche migliori”.
Massimo Clementi è direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele, ed è curatore di uno studio che, spiega, verrà pubblicato dalla rivista scientifica “Clinical Chemistry and Laboratory Medicine” entro la prossima settimana. Lo studio del San Raffaele, condotto su un campione omogeneo di cento pazienti dei primi quindici giorni di marzo confrontato con un analogo campione di altri cento pazienti negli ultimi quindici giorni di maggio, evidenzia che la carica virale negli ammalati di fine maggio è notevolmente ridotta.”Test genetici li facciamo di routine. Cerchiamo verifiche su sequenze virali – dice il professor Clementi – E non abbiamo notato mutazioni rilevanti: il virus non sembra sia mutato da un punto di vista genetico”.
“Il nostro studio è partito quindi dall’evidenza clinica che la malattia ha cambiato profilo – continua – E’ una cosa abbastanza abituale in un nuovo virus. Capita spesso che, dopo una fase di grande aggressività, ci sia una forma di coadattamento, fra virus e ospite”. Il professor Clementi per il suo studio ha quindi applicato una tecnica quantitativa che aveva utilizzato nei primi anni 90 per l’Hiv “un virus diverso che più replica e più fa danno”, che consente di misurare l’Rna del virus. “Con una metodologia un po’ forzata, perché in questo caso abbiamo usato campioni ottenuti da tamponi rispetto al prelievo di sangue utilizzato per l’Hiv – precisa Clementi – Abbiamo diviso i pazienti per fasce omogenee, e quel che è emerso è che i pazienti di maggio avevano una carica virale straordinariamente più bassa di quelli di marzo, anche considerando soggetti con età superiore ai 65 anni”.”Capire da cosa questo sia determinato – sottolinea – non lo so. Ma mi pare un dato significativo”. “Ora vorremmo fare uno studio più ampio in più centri – conclude – Siamo in contatto con il professor Guido Silvestri, virologo ad Atlanta (Usa), per fare uno studio comparativo fra 1.000 suoi soggetti e 1.000 soggetti nostri”. Sulla stessa lunghezza d’onda dei due colleghi è Matteo Bassetti, docente di Malattie Infettive all’Università di Genova e direttore della Clinica Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale genovese San Martino. “Fondamentalmente nelle ultime tre-quattro settimane i nostri pazienti sono molto cambiati – dice – In parole povere se prima il virus si presentava come una tigre assassina ora si presenta come un gatto selvatico addomesticabile. (fonte doctor33)

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“Il rischio legato al debito sovrano dopo il virus”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

A cura di Andres Sanchez Balcazar, Head of Global Bonds e Sabrina Khanniche, Senior Economist di Pictet Asset Management La crisi sanitaria globale scatenata dalla pandemia di Coronavirus ha saldamente puntato i riflettori sul modo in cui i Paesi saranno in grado di gestire il fardello del salvataggio delle economie da un tracollo senza precedenti. La domanda che gli investitori nel reddito fisso si pongono è quali Paesi sopravvivranno meglio alla tempesta e se seguirà una crisi del debito sovrano. I deficit dei governi spuntano da tutte le parti, trainati da due forze. Innanzitutto, sono stati istituiti imponenti programmi fiscali per sostenere le famiglie e le aziende in un momento in cui molti hanno visto i propri redditi e ricavi precipitare per via del lockdown globale. In secondo luogo, il gettito fiscale dei governi è stato duramente colpito dalla scarsità dell’attività economica, sia interna sia internazionale.Finora i governi hanno annunciato programmi di stimoli fiscali in risposta alla crisi del Coronavirus per importi pari al 4,1% del PIL globale potenziale, quasi metà dei quali proverrà dai soli Stati Uniti. Nell’eurozona, i programmi di stimolo rappresentano il 3% del PIL, mentre in Giappone equivalgono al 10%. Questa spesa necessita di ingenti volumi di emissione di debito governativo. Le banche centrali dei Paesi meglio posizionati, come gli Stati Uniti, che beneficiano dello status di valuta di riserva, possono assorbire gran parte, se non tutto, il nuovo debito attraverso i loro programmi di acquisto di attivi. Il bilancio della Fed statunitense è stato aumentato da 4.000 a 6.500 miliardi di dollari solo negli ultimi due mesi, e prevediamo che raggiungerà quota 8.000 entro fine anno. Nel Regno Unito, la Bank of England sta portando avanti un programma di acquisto di attivi ancora più aggressivo, acquistando obbligazioni direttamente dal Tesoro sotto forma di monetizzazione del debito – una politica che per lungo tempo è stata fuori discussione. Ma se il lockdown dei Paesi dovesse durare più di due trimestri, si dovranno adottare nuove misure fiscali, con conseguenti problemi di solvibilità per alcuni Paesi già fortemente indebitati. Riteniamo che il debito statunitense crescerà dal 108% del PIL a una cifra compresa tra il 133% e il 145% in seguito al programma di stimoli pari a circa il 7% del PIL, in base alla forza di ripresa dell’economia. Nel caso peggiore, potrebbe raggiungere il 165% del PIL entro la fine del 2022. Nel complesso, maggiori livelli di debito potrebbero far suonare alcuni campanelli d’allarme – vale la pena di ricordare che durante la crisi del debito sovrano dell’eurozona, la Grecia ha rischiato di essere espulsa dall’eurozona dato che il suo debito superava il 150% del PIL.
I punteggi di rischio sovrano di Pictet Asset Management indicano quali Paesi sono stati più vulnerabili alle pericolose dinamiche di debito causate dalla crisi del Coronavirus. Il criterio di valutazione è basato su come ogni Paese sta in relazione agli altri e al suo trend storico secondo tre dimensioni: quanto è conveniente il suo debito esistente, quanto è in grado di finanziarlo e a quale livello il debito scenderà, naturalmente se la sua economia riprenderà a crescere.
La nostra analisi indica che la Grecia aveva di gran lunga la condizione peggiore a livello di sostenibilità del debito a fine 2019, seguita da Italia, Giappone, Belgio e Regno Unito. All’altra estremità dello spettro, Svizzera, Paesi Bassi e Irlanda occupavano le posizioni più invidiabili. La mappatura delle condizioni del debito a breve termine dei Paesi rispetto ai loro punteggi strutturali conferma che Grecia, Italia e Giappone evidenziano le peggiori dinamiche di debito, sebbene anche la Francia desti una certa preoccupazione. Per contro, altri Paesi del Nord Europa e della Scandinavia sono in una buona posizione.
La BCE, tuttavia, deve affrontare una difficile operazione di riequilibrio nel decidere come comportarsi nei prossimi mesi, e dovrà mostrarsi abile nell’applicare la “teoria dei giochi”. Desidera evitare un’altra crisi del debito sovrano, ma desidera anche eliminare del tutto la pressione sugli esponenti politici dell’eurozona affinché si raggiunga un accordo di qualche tipo sulla mutualizzazione del debito. Se la Banca Centrale fosse troppo accomodante e comprimesse troppo gli spread delle obbligazioni di Stato dei Paesi europei del sud, indebolirebbe la necessità da parte dei governi dell’eurozona di mettersi d’accordo su come procedere. Una preoccupazione ancora più immediata è che alcune economie dei mercati emergenti siano già rimaste senza spazio di manovra in termini monetari. L’inflazione non sarebbe un problema per un certo periodo nelle economie sviluppate, in quanto una domanda depressa e deboli prezzi del petrolio trascinano verso il basso i prezzi al consumo in generale, a prescindere dall’intervento aggressivo della Banca Centrale. In alcune economie emergenti, tuttavia, le politiche delle banche centrali stanno già funzionando per trascinare al ribasso le rispettive valute in quello che potrebbe trasformarsi in un altro ciclo di svalutazione/inflazione. Un dato che preoccupa è che alcune grandi economie in via di sviluppo – come Turchia, Brasile, Sudafrica – stanno andando in questa direzione. La pandemia globale è destinata a esacerbare le tensioni che già esistono nell’economia globale e a creare nuovi problemi. Il modo in cui i governi sono entrati nella crisi sarà fondamentale per capire come ne usciranno.

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Primo studio nazionale su infezione e immunità del virus

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

48 laboratori italiani, afferenti ad alcuni fra i più importanti centri di ricerca e cura del Paese, hanno deciso di unire le risorse per lo studio collaborativo “Progetto Sierologia COVID-19”, con l’obiettivo di valutare se la presenza di anticorpi anti Sars-Cov2 protegge dalla reinfezione e per quanto tempo. Si tratta di un’informazione fondamentale per la ripresa delle attività lavorativo-sociali e la convivenza con il virus che ci aspetta nei prossimi mesi.Il progetto si basa sul test sierologico sviluppato da Istituto Europeo di Oncologia e Università di Pavia e messo a disposizione di tutti i laboratori di ricerca italiani. Un test che non richiede investimenti aggiuntivi in macchinari e materiali rispetto alle dotazioni normalmente presenti nei laboratori di ricerca. Il test ha una sensibilità e specificità elevatissima e costi enormemente inferiori rispetto ai test commerciali.
È proprio partendo dalle proteine glicosilate del virus SARS-CoV-2 che Federica Facciotti, immunologa dello IEO, insieme a Marina Mapelli e Sebastiano Pasqualato specialisti in biochimica del Dipartimento di Oncologia Sperimentale IEO, hanno messo a punto il test che valuta in maniera quantitativa il titolo degli anticorpi circolanti nel sangue. “Gli anticorpi che identifichiamo sono quelli che potenzialmente neutralizzeranno il virus, prevenendo seconde infezioni e quindi garantendo immunità nel breve termine” spiega Facciotti. “Diversamente dai test commerciali, il nostro esame può rilevare diversi tipi di anticorpi che caratterizzano l’intero spettro della risposta immunitaria all’infezione virale, con una alta sensibilità, cioè anche quando gli anticorpi sono presenti a livelli relativamente bassi, come ci si può aspettare da chi ha contratto la malattia in forma lieve, e con un alta specificità, ovvero escludendo anticorpi diretti contro altri virus della stessa famiglia di SARS-CoV-2, che causano le comuni sindromi da raffreddamento.”
L’adesione dei 48 laboratori al Progetto Sierologia Covid 19 fa seguito all’appello lanciato a governo e regioni da un gruppo di 290 scienziati il 26 marzo scorso affinché venissero aumentati i tamponi virali e introdotti i test sierologici.

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Il calore uccide i virus?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

In questi mesi si è più volte discusso se il caldo estivo potesse influenzare in senso positivo la riduzione del contagio da Coronavirus. Più opinioni sono state espresse da vari infettivologi e nella maggior parte dei casi la risposta è stata negativa. Le risposte sono state le più varie e spesso hanno incrementato ulteriori dubbi ed incertezze.
Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza su un argomento in cui sicuramente certezze non si possono avere.Quando si parla di caldo estivo e Coronavirus si fa un po’ di confusione.Il caldo, inteso come calore, uccide i virus in generale ad una temperatura intorno ai 90 gradi centigradi. E’ quindi evidente che il caldo estivo non può uccidere il Coronavirus o influenzare il suo ciclo vitale.
Si è anche ipotizzato che il caldo estivo possa influenzare positivamente il contagio perché ci sarebbe un maggior distanziamento sociale. Questa ipotesi è veramente singolare, se si pensa che l’estate è il momento in cui c’è più aggregazione, anche se in ambienti esterni. Ciò andrebbe in contraddizione con tutto quello che abbiamo raccomandato e fatto fino ad adesso: distanziamento anche nei luoghi esterni.
Si è ipotizzato che le goccioline di saliva, meglio conosciute ormai come droplets, con il caldo perderebbero la loro componente acquosa e si “essicherebbero” prima di poter contagiare un individuo, Questa è un’altra ipotesi inverosimile se si pensa a quale velocità viaggiano le goccioline di uno starnuto.Si è inoltre evidenziato che, siccome durante l’estate ci sono meno infezioni del tratto bronco-polmonare, questo potrebbe diminuire il contagio. Ma il Coronavirus non “bada” alle infezioni broncopolmonari ed infetta chiunque. Allora il caldo non fa niente? No! Bisogna intendere il caldo come irradiazione solare.
Non è il caldo che influenza il ciclo vitale del virus, ma sono i raggi ultravioletti del sole che destabilizzano il virus.
Tutti i virus ed in particolare i coronavirus sono sensibili ai raggi UVB del sole. Durante la stagione estiva, in particolare da giugno ad agosto il sole, alla nostra latitudine, splende ed irradia per molte ore la nostra superficie terrestre, distribuendo raggi UVB molto potenti. Questi possono destabilizzare la struttura del coronavirus ed influenzare il suo ciclo vitale, rendendolo meno contagioso e virulento.Ci dobbiamo aspettare quindi, in questi mesi estivi, un calo notevole dei contagi e soprattutto una malattia diversa, meno aggressiva e con meno complicazioni. Sarà inoltre inverosimile, durante il periodo estivo , una seconda ondata di contagio.
La speranza è che il coronavirus , come è successo per la SARS, dopo l’estate perda il suo potere di contagiosità e di aggressività; se ciò non dovesse accadere e se dovessero permanere focolai quiescenti in Italia od attivi, soprattutto nell’emisfero australe, allora una seconda ondata è verosimile che avvenga da ottobre in poi, quando l’irradiazione solare diminuisce e con essa l’azione dei raggi UVB. Occorre quindi mantenere la massima allerta , anche in questo periodo estivo, ed essere prudenti nello smantellare presidi ed ospedali COVID. In questo momento è un’operazione improvvida che va evitata.

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“La globalizzazione dopo il virus”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

A cura di Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management. La pandemia di Coronavirus ha gettato un’ombra scura sul commercio mondiale. Nel breve termine, il lockdown attuato in tutto il mondo ha causato un collasso senza precedenti del commercio transfrontaliero, una risposta razionale, guidata da considerazioni di pubblica sicurezza. Ma si teme che questi effetti negativi possano persistere a lungo una volta passata la crisi. Questa, tuttavia, non dovrebbe essere una conclusione scontata. Ci sono buoni motivi per credere che, sebbene la rete di relazioni economiche internazionali sia destinata a cambiare, forse in modo significativo, il commercio non sarà danneggiato a livelli catastrofici. Piuttosto, alcuni dei flussi di merci fisiche saranno sostituiti da servizi digitali. Contemporaneamente, anche le filiere sono destinate ad ampliarsi e a diventare più regionali. Il timore principale è che l’inversione della globalizzazione iniziata con la crisi finanziaria globale del 2008 (GFC) possa essere esacerbata dalla pandemia di Coronavirus. La Brexit, le guerre commerciali volute dal Presidente statunitense Donald Trump, le tensioni in Europa dovute ai migranti, la sfida alle élite posta dal crescente populismo, gli assalti alle istituzioni multilaterali come l’Organizzazione Mondiale del Commercio sono tutti esempi costantemente citati come segnali di un cambiamento contrario al commercio e all’apertura delle frontiere.
La globalizzazione ha raggiunto il picco con la crisi finanziaria globale. Nel 2008, il commercio globale delle merci rappresentava il 25,3% del PIL globale. Entro il 2019, quel valore è sceso al 21,7%. Di certo, un aumento del protezionismo è stato una concausa: in quel decennio, sono state imposte misure restrittive al commercio su 1.500 miliardi di dollari di importazioni, ovvero il 7,5% del commercio mondiale nel 2018. Ma ci sono stati anche altri due fattori che hanno poco a che fare con i movimenti anti-globalizzazione. Innanzitutto, la debole crescita degli investimenti all’indomani della crisi finanziaria globale ha contenuto la domanda di importazioni connesse agli investimenti, la componente della domanda interna più legata al commercio. In secondo luogo, dato che le economie emergenti, trainate dalla Cina, sono maturate, rappresentano sempre meno una tappa intermedia lungo il percorso delle filiere globali. Ad esempio, nel 2004 le importazioni cinesi di prodotti destinati alla ri-esportazione valevano il 29% delle esportazioni totali. Entro il 2019, questo valore è sceso al 13,2%. La Cina potrebbe essere l’obiettivo di nuove restrizioni – ovunque politici populisti hanno sostenuto che andrebbe “punita” in quanto responsabile del contagio. Nel frattempo, le filiere globali sono state fortemente impattate dal lockdown, in quanto in questo periodo le fabbriche sono rimaste chiuse. Le aziende potrebbero rispondere adottando misure volte a ridurre la loro vulnerabilità.
Sebbene vi siano rischi per la globalizzazione nel mondo post Coronavirus, è probabile che il commercio internazionale assuma nuove forme, piuttosto che essere compromesso. Potrebbero esserci meno scambi di merci fisiche e minor mobilità delle persone. Ma la globalizzazione digitale indubbiamente assumerà una maggiore rilevanza. Il lockdown globale ha mostrato alle aziende e ai governi quanto si può fare tramite internet – sia in termini di efficacia dello smart working sia di funzionalità dei servizi online. Le videoconferenze possono essere molto più efficaci e convenienti in termini di tempo rispetto alle riunioni di persona. L’e-learning può essere efficace, spalancando la possibilità di impartire un’istruzione di qualità a un numero molto maggiore di studenti. Sebbene le aziende possano essere disposte a realizzare localmente parte della produzione, il principio del vantaggio comparativo rimarrà ancora. Sarà sempre più economicamente conveniente procurarsi alcune merci e materiali da Paesi terzi. Invece, le aziende potrebbero diventare meno dipendenti da singoli fornitori, rendendo le loro filiere più resilienti diversificando le reti di fornitori e incrementando qualche forma di ridondanza. Ciò potrebbe aumentare in certa misura i costi di produzione, ma le società potrebbero considerare questo aspetto come un’assicurazione contro l’interruzione delle filiere. Accorciare le filiere potrebbe rendere il commercio più regionale – come è successo in Asia negli ultimi tre decenni, anche dopo la crisi finanziaria globale. Il commercio intra-asiatico rappresentava il 28% delle esportazioni totali asiatiche, passato al 42% nel 2008 e al 46% nel 2018. Qualora ciò dovesse comportare un aumento dei costi della manodopera, le società possono compensare tale maggior costo con una maggiore automazione.
Le relazioni commerciali comportano sempre dei rischi. Tuttavia, non bisogna sottovalutare che i benefici di economie interconnesse a livello globale sono di molto superiori ai costi. Negli scorsi decenni, grazie all’aumento del commercio mondiale, sospinto dalla caduta di molte barriere come i dazi doganali, centinaia di milioni di persone sono uscite dalla povertà – non solo in Asia, ma in tutto il mondo. Non dobbiamo permettere che la pandemia rovini tutto quanto è stato finora raggiunto.

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COVID-19: il virus ferma anche i lavori stradali

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

La diffusione del COVID-19 nel nostro Paese e il successivo lockdown hanno interrotto la ripresa dei lavori stradali, registrata nel corso del 2019 e nei primi due mesi del 2020, dopo oltre un decennio di crisi che ha compromesso la sicurezza del nostro patrimonio stradale. Nonostante queste attività siano state escluse dal blocco, i lavori si sono fermati, soprattutto a causa delle lentezze burocratiche e di un rapporto con le pubbliche amministrazioni reso ancor più farraginoso dall’emergenza che ha spinto molti uffici a rinviare l’approvazione e la firma di progetti cantierabili. Oggi occorre sbloccare i troppi cantieri stradali fermi, sfruttando al meglio questo periodo di basso costo delle materie prime e di scarsa circolazione dei veicoli sulle strade.L’appello alle istituzioni nazionali e locali emerge dalla nuova analisi trimestrale effettuata dall’Associazione SITEB – Strade Italiane E Bitumi.

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I testicoli possono diventare un obiettivo del virus?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Se si con quali effetti e conseguenze? Gli uomini dovrebbero preoccuparsi? “Sino ad oggi sono state fatte alcune ipotesi interessanti. Lo studio più recente sull’argomento viene dell’Albert Einstein College di New York ed è stato pubblicato Med RXIV anche se non è ancora stato sottoposto a peer-review (il processo di revisione prioritaria da parte di un comitato di esperti della stessa disciplina che discute ed approva i risultati delle ricerche scientifiche), che si è diffuso rapidamente nella comunità scientifica (1)” spiega il Professor Sansalone “Le cellule che esprimono numerosi recettori ACE-2 sulla loro superficie e sarebbero teoricamente più suscettibili alle infezioni”. Pochi giorni fa un articolo su Natureaveva sottolineato che l’ACE-2 è altamento espresso in prostata, cellule del testicolo e cellule di Leydig che producono ormoni tra cui testosterone. Il fatto che il Covid-19 può annidarsi nei testicoli è stato ipotizzato possa rendere conto anche della maggiore suscettibilità e mortalità maschile. Inoltre i maschi eliminano il virus dall’organismo più lentamente rispetto alle donne,forse a causa di questo serbatoio aggiuntivo nell’organismo colpito. Lo studio, eseguito da un gruppo americano e uno indiano ha valutato 60 pazienti sintomatici: 40 maschi e 20 femmine constatando che i primi avevano due giorni di sintomi in più prima di avere tamponi negativi rispetto alle donne.
“Ma soprattutto” prosegue Sansalone “è stata segnalata una perdita di funzione dei testicoli nei pazienti con danni alle cellule che producono testosterone in caso di infezione. Purtroppo al momento non è noto se gli eventuali danno siano permanenti o reversibili. Per questo nei soggetti giovani e adulti che hanno contratto il Covid-19 è raccomandato un controllo andrologico specialmente se hanno in programma di diventare padri”. Il 20 aprile un commento a cura di scienziati cinesi apparso su Nature Reviews Urology (2)ha sottolineato con forza la necessità di monitorare anche il tratto uro-genitalenei soggetti positivi al Covid. Nonostante la maggior parte dei pazienti sviluppi complicanze a livello polmonare, le crescenti evidenze indicano un coinvolgimento dell’apparato riproduttivo maschile, anche a causa della sua maggiore suscettibilità alle infezioni. “Una preoccupazione, quella per la fertilità, che negli USA ha portato ad un aumento di almeno il 20% delle richieste di conservazione del seme” racconta l’andrologo“Servizio fornito a domicilio da società specializzate che inviano kit da rispedire in banche doveil prezioso campione sarà congelato per essere utilizzato in caso di bisogno. Una procedura analoga a quella a cui si sottopongono pazienti giovani adulti con patologie oncologiche prima di sottoporsi a chemio e radioterapia”. Le aziende americane riferiscono di richieste aumentate fino a 10 volte, il che riflette le paureche stanno emergendo su potenziali effetti del virus sulla fertilità. Va detto però che la sopravvivenza degli spermatozoi dopo lo scongelamento è direttamente proporzionale alla qualità del campione conservato: i campioni di pazienti con pochi spermatozoi (oligospermici) hanno un tasso di sopravvivenza inferiore rispetto a quelli normali. Ma quelli ottenuti dall’eiaculazione risentono meno dei danni rispetto a quelli prelevati medicalmente.

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Covivid-19: Il virus colpisce anche la mente

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

By Dott. Paolo Cozzaglio Primario Area Psichiatrica DCA Olallo Valdes Centro Sant’Ambrogio FBF. L’infezione da SARS-Cov2 (Covid-19) è diventata rapidamente una pandemia e quindi un grave problema di salute e di ordine pubblico. In questo contesto tutta l’attenzione dei protocolli di cura, delle autorità e dei media è andato verso l’emergenza sanitaria e, in ambito medico, verso la terapia intensiva, la rianimazione, la medicina d’urgenza. La non chiarezza del quadro clinico e della viremia e i ritardi nelle misure di isolamento hanno (in una prima fase, almeno sino ad oggi) distolto l’attenzione dall’effettiva prevenzione del contagio, con le catastrofiche conseguenze che possiamo ora vedere sulle fasce più deboli della popolazione e sulle realtà comunitarie che le assistostono: sicuramente le RSA (residenze sanitarie assistenziali, ex “case di riposo”), ma anche le comunità per disabili e le comunità psichiatriche.I pazienti psichiatrici da questo punto di vista hanno avuto un comportamento esemplare. Se si eccettuano pochi casi singoli che comprensibilmente hanno mal tollerato inizialmente le restrizioni, la maggior parte dei pazienti è stata estremamente collaborativa, comprensiva e di sostegno al lavoro di medici, infermieri e personale con gratitudine visibile, spesso anche dichiarata. Ora ci si chiede: ” Quali sono i disturbi più diffusi che questa situazione può acuire? Quali consigli possiamo dare ai cittadini in quarantena? Per il dott. Cozzaglio: “Tutti noi siamo più o meno consapevoli che si deve convivere on l’incertezza e con un senso di tensione che aumenta. Ansia, panico, preoccupazioni somatiche, stati depressivi aumentano in questo periodo. Oltre alle cure mediche è importante il sostegno psicologico e molti professionisti si sono adattati (per fortuna) garantendo la prosecuzione delle terapie psichiatriche e psicoterapiche online (Skype, Whatsapp, Zoom e altri programmi di videochat la fanno da padrone in questo periodo). Gli operatori sanitari, in particolare medici e infermieri sono sottoposti a situazioni di intenso stress e non devono sottovalutare l’impatto emotivo a lungo termine di queste sollecitazioni. Confrontarsi tra loro o con qualcuno per poter parlare delle proprie emozioni e preoccupazioni è molto utile. Per le persone in quarantena il consiglio è di mantenere la calma e di tenere aggiornato sul proprio stato di salute il proprio medico di medicina generale, segnalando ogni comparsa o cambiamento dei sintomi. Gli ambienti devono essere puliti di frequente e arieggiati. Mantenere frequenti contatti con parenti e conoscenti è molto utile anche dal punto di vista psicologico, così come impegnare il proprio tempo anche in qualche attività “nobile” come la lettura. Magari è l’occasione per dedicarsi a interessi che normalmente non possono essere svolti”. Ora si aggiungono i timori derivanti dal contatto sociale per chi si avvicini a meno di pochi metri di distanza. Dobbiamo considerarlo un potenziale nemico e per quanto tempo quest’impressione resterà radicata nel tempo?
All’interrogativo risponde il dottor Cozzaglio: “Stiamo vedendo tutto sotto l’aspetto negativo e spaventoso di questa pandemia da Covid-19. Spesso la situazione è paragonata a una “guerra” da vincere contro un nemico potenzialmente mortale e insidioso. Forse però non viviamo solo questo. Ora un cambiamento radicale è questione veramente di vita o di morte. Ci accorgiamo che dove non si vuole cambiare e continuiamo ostinatamente a mantenere le vecchie abitudini, il virus si diffonde sempre più. Vedo allora un’occasione di ripensamento e di radicale cambiamento. Il peggio sarebbe tornare alla “situazione come prima”. Starà a tutti noi , sia a livello individuale sia a livello collettivo, cogliere questa sfida.”

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Virus e Batteri sono la stessa cosa?

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Virus Vs Batteri, questo è il titolo della prossima puntata del format live streaming targato Frascati Scienza, che andrà in onda mercoledì 29 aprile alle 17, come di consueto sui canali Facebook e YouTube di Frascati Scienza. È possibile interagire con i protagonisti inviando domande attraverso la sezione “Commenti” delle due piattaforme. Successivamente è prevista una replica su IGTV di Instagram. Saranno proprio loro, un virus e un batterio, a rispondere a questa e a tutte le domande che i partecipanti all’”intervista doppia” di Scienza Contagiosa vorranno fare ai nostri protagonisti.
È più grande un Virus o un granello di sabbia? È più lungo un flagello batterico o un nostro capello? Chi è più “intelligente”? Chi sopravvive di più nei climi caldi? E al polo Nord ci vivono? A moderare l’intervista sarà Antonella Minutolo, del laboratorio di patologia ed immunologia Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.Nelle parti del virus e del batterio saranno invece Valentina Roglia del laboratorio di patologia ed immunologia Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Marialaura Fanelli del Laboratorio di Microbioloiga clinica, Facoltà di Medicina, dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Tutte e tre sono soci fondatori di Bioscienza Responsabile, associazione partner di Frascati Scienza, che si occupa di divulgare temi di Sanità Pubblica al vasto pubblico.

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Medici di famiglia “a mani nude” contro il virus

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

«Con ruoli e sfumature diverse, Stato, Regioni, Ats hanno delle responsabilità nell’aver lasciato sguarnito il territorio durante l’epidemia, non proteggendo i medici. È vero che ogni nazione sperava di arrivare ultima nel contagio, ma in Italia c’era un piano pandemico dal 2006 e in Lombardia c’era un piano regionale per le pandemie dal 2009. C’era tutto il tempo di procurare i kit protettivi, previsti da quei piani. E i medici di famiglia sono il primo avamposto a contatto con il virus». Paola Ferrari, avvocato, referente del sindacato Fimmg sul tema Covid-19, fa il punto sulle conseguenze legali che potrebbe implicare l’aver lasciato i medici “a mani nude” contro il Covid 19.
Posto che anche i familiari dei pazienti morti, caso per caso, potranno chiedere che siano vagliate forme responsabilità in casi di gravi omissioni. Con emendamenti al decreto legge Cura Italia, in questi giorni le forze politiche da una parte stanno chiedendo lo scudo legale per il personale sanitario per tutta la durata dell’emergenza; dall’altra parte, altri emendamenti ora ritirati, hanno chiesto fino a ieri l’immunità per le strutture. «Lo scudo legale è tema delicato, che dal punto di vista delle catene decisionali riguarda non solo strutture ma più persone. Ci sono diversi livelli di responsabilità che il testo unico contro gli infortuni 81/08 pone in capo al datore di lavoro. In Lombardia – spiega Ferrari – ha pesato la mancata predisposizione di misure di sicurezza minime per proteggere gli operatori, in particolare i medici di medicina generale. Che sono liberi professionisti convenzionati e non dipendenti del Servizio sanitario, ma hanno un rapporto di lavoro coordinato e continuativo con l’Agenzia di tutela sanitaria, e in quanto presìdi del Ssn vanno protetti. Non lo sono stati. E ciò benché fossero il primo baluardo contro un’epidemia, e il piano pandemico nazionale imponesse di minimizzare il rischio di trasmissione. Necessitavano adeguati volumi di kit protettivi aggiornati, e c’era tutto il tempo di procurarli. Del resto, in vista dell’arrivo dell’influenza, l’Ats procura vaccini e mezzi di produzione per le vaccinazioni. In tv avevamo tutti visto i sanitari cinesi vestiti da “ghostbusters”, militarizzati. Chi ha inviato i medici a organizzare una prima difesa della popolazione a mani nude, ha pesanti responsabilità. Anche politiche. La riforma della sanità lombarda del 2015 non ha messo al centro l’assistenza territoriale ma ha creato tra Asst e Ats più catene di comando autonome sulla falsariga della gestione ospedaliera». Accanto alla mancata dotazione di Dpi, c’è un altro elemento che ha peggiorato la situazione epidemica, stavolta da far risalire alla catena di comando nazionale. «Nel triage per scoprire il contagio è stato inserito il criterio della provenienza dalla Cina. La Lombardia ha 3 aeroporti internazionali, densità di 400 abitanti al km quadrato e di 17 mila a Milano, e per giunta da dicembre c’era un boom di polmoniti. Tanto bastava per far scattare quantomeno l’acquisto dei dispositivi, previsti dal Testo Unico 81/08 nella procedura di valutazione del rischio biologico nonché dalle misure di sicurezza pubblicate da Inail. È vero, l’Oms ha indicato le mascherine chirurgiche per le procedure a rischio, in tutto il mondo c’è stata sottovalutazione sul momento, ma noi le linee guida le avevamo e dovevamo rispettarle».
Intanto la Ragioneria dello Stato ha negato l’equiparazione dei medici convenzionati agli ospedalieri per l’accesso ai dispositivi di protezione. «Voglio pensare che la Ragioneria non si occupi di affrontare pandemie. In guerra non hai problemi contabili, hai un nemico e devi essere equipaggiato. Stato, Regioni ed Asl non possono pensare che essendo il medico di famiglia un libero professionista potesse andare lui a comprarsi i Dpi, a sue spese e aspettando la spedizione. La convenzione prevede già il rimborso dei mezzi di produzione -dice Ferrari- dal personale di studio all’informatica.
Di più: si sarebbero dovuti prevedere kit anche per i collaboratori del medico, e un organismo di controllo per verificare se tutti gli operatori sanitari fossero dotati a sufficienza. I medici di famiglia sono presìdi del Ssn, è una qualificazione contenuta nella legge. Un presidio che costituisce il primo avamposto contro la pandemia. Ed il primo che intercetta il nemico va “armato”», senza se e senza ma». da Mauro Miserendino (fonte Doctor33)

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Virus, batteri: nemici invisibili

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Ho scritto un articolo tempo fa sulla catena alimentare riferendomi a degli organismi che dipendono l’uno dall’altro per il nutrimento e ho avanzato l’ipotesi che al vertice della catena alimentare non vi fosse l’essere umano bensì il virus con le sue variegate sfaccettature e potenzialità. In un certo senso fa specie pensare che dobbiamo assegnare questo primato ad un microorganismo estremamente piccolo e visibile solo al microscopio elettronico. In un certo senso ciò potrebbe avere una sua logica pensando che tutti gli esseri viventi partono dal piccolo, crescono, e si stabilizzano sia pure in dimensioni diverse e alla fine del percorso ritornano “invisibili”. Se poi andiamo ad analizzare la loro composizione genetica rileviamo come il materiale è composto da DNA o RNA racchiuso in un involucro di proteine (capside) e a volte da una membrana di grassi e proteine detti, rispettivamente, fosfolipidi e pericapside. Eppure, il loro essere piccoli non li affranca dalla pericolosità che sviluppano all’interno di un corpo umano causando la distruzione dei tessuti dell’organismo e in alcuni casi con il trasformarsi in cellule tumorali. E sanno anche dove procurare danni seri una volta che infettano le persone andando a finire nell’apparato respiratorio o in quello digerente o urogenitale o peggio ancora, se sono sistemici, diffondendosi in tutto l’organismo. Possono raggiungerlo in tanti modi: per via aerea, alimentare, attraverso rapporti sessuali e vettori (soprattutto insetti). Non manca ovviamente la risposta difensiva partendo dagli anticorpi prodotti dal tessuto linfatico (linfociti B) per cercare di neutralizzare l’effetto nocivo della sostanza estranea. Ma l’azione difensiva messa in atto dall’organismo umano non sempre è puntuale e immediata. Deve, innanzitutto, riconoscere la presenza del virus e ciò non sempre accade concedendogli in questo modo di rinforzarsi e di espandersi rendendo arduo il compito degli anticorpi in fase d’intervento. A questo punto gli anticorpi hanno bisogno di un sostegno esterno possibile con farmaci efficaci o essere prevenuti in virtù di una vaccinazione specifica. Ora se diamo per scontato che al vertice della catena alimentare vi è il virus dobbiamo di conseguenza renderci conto che questa nostro invisibile, ma tenace e sempre più aggressivo, nemico lo avremo costantemente presente, generazione dopo generazione e mutante per ingannarci. Dobbiamo, quindi, tenere incessantemente alto il livello di difesa con un sistema sanitario adeguato agli attacchi imprevisti e una ricerca virologica capace di affrontare questo micidiale e insidioso nemico con strumenti sempre più evoluti. Questo è quanto e se si afferma che la presente lezione offertaci dal Covid-19 deve insegnarci qualcosa dobbiamo fare in modo di non dimenticarlo una volta vinta la battaglia. Perché non è una battaglia ma è una guerra destinata a durare a lungo. (Riccardo Alfonso)

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Flash – Dollaro indicatore di risk on/off durante picco (US) crisi virus, come accadde nel 2008

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. “La correlazione EurUsd vs SP500 è piuttosto erratica e diventa più marcatamente inversa di fronte a un calo forte dei mercati azionari. In questo caso, nelle ultime settimane di febbraio, il forte calo del SPX dal record storico del 23 febbraio si è tradotto in un apprezzamento dell’euro. Questo è accaduto in buona parte a causa di chiusure di posizioni di carry trade finanziate in eur che nel tempo è diventata la principale valuta di funding dei carry trade grazie a tassi in profondo negativo. Dall’1 marzo emerge un andamento molto correlato. In altri termini le fasi di risk on sono accompagnate da dollaro debole e viceversa. Questo perché, entrando nel vivo della crisi, aumenta anche la sete di dollari nel mondo a causa dell’emergente crisi di liquidità con diverse aziende nel mondo a caccia di dollari finanziate spesso attingendo a linee di credito bancarie. A questo proposito basti citare le corpose linee di credito che, ad esempio, diverse aziende del comparto auto stanno attivando (ultima Daimler) e/o già tirando (Ford e GM). La necessità di dollari è forte anche dal lato emergente, visto che una quota marcata del funding delle aziende (oltre che dei governi) è in dollari. Per questa ragione la Fed ha attivato due linee per cercare di far affluire dollari in tutto il mondo e dissetare così gli assetati nel più breve tempo possibile.
In estrema sintesi, da queste considerazioni emerge come nei prossimi giorni, a mano a mano che si entrerà nel pieno della crisi virus (Usa, Giappone e India), il dollaro potrebbe continuare a essere un semplice indicatore molto importante per sondare l’umore dei mercati e le possibili tensioni latenti.Pertanto, nella fase centrale della crisi virus Usa, un contesto di dollaro in apprezzamento mediamente (nel senso di non tutti i giorni in modo lineare, molto dipende anche dall’entità e dalla velocità dell’apprezzamento anche a livello intraday) diventa indicativo di un contesto di risk off.

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Un volume dal titolo “I Virus. Salute, epidemie, prevenzione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

(I Virus. Quaderni della Fondazione Umberto Veronesi segnalato dal Salvatore Curiale Science communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.S.S.) Sono passati sette anni dalla prima edizione di questo volume, e l’argomento virus non è mai stato così attuale. La pandemia di COVID-19 è solo l’ultima e più importante di una serie di emergenze che hanno punteggiato la storia di questi anni: dalle epidemie di Ebola (Africa Occidentale nel 2014, Congo nel 2018-19) a quella di Zika in Sudamerica nel 2016, senza dimenticare la massiccia diffusione del virus Dengue in tutta la fascia equatoriale, più i tanti focolai locali che spesso non fanno notizia, specialmente in Africa ma non solo. Un paio di esempi di casa nostra: l’epidemia di Chikungunya sulla costa laziale nel 2017 e la presenza ormai endemica del West Nile Virus in ampie aree d’Italia.Si è detto e scritto molto sul motivo per il quale, in un mondo in cui la tecnologia, la ricerca e le scienze mediche hanno fatto progressi enormi, raddoppiando di fatto l’aspettativa di vita media degli uomini nell’ultimo secolo, continuino a ripresentarsi epidemie che richiamano sensazioni di ansia e di angoscia che pensavamo ormai affidate alla letteratura, da Tucidide a Lucrezio, da Boccaccio a Manzoni, da Camus a Mann. Varie ipotesi sono state formulate, tutte interessanti e che sicuramente contengono elementi di verità: la globalizzazione che ha reso facili gli spostamenti delle persone (e dei patogeni) da un continente all’altro, la tendenza della popolazione a concentrarsi in grandi agglomerati urbani, o ancora i cambiamenti climatici, che favoriscono il radicamento di specie animali e vegetali alloctone, con i relativi agenti patogeni per i quali le specie autoctone non hanno immunità. E non dimentichiamo la guerra, la vera grande nemica della salute mondiale, al tempo stesso causa ed effetto delle emergenze sanitarie. ACLED, organizzazione non-profit che mappa le aree di crisi in tutto il mondo, ha censito nell’anno 2019 quasi 120.000 eventi di violenza, dalle rivolte urbane agli attentati terroristici, dagli attacchi missilistici ai veri e propri conflitti bellici, che hanno causato circa 150.000 morti in tutto il mondo. Recenti ricerche realizzate durante l’ultima epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo hanno dimostrato che sia la rapidità nell’isolamento dei casi di contagio che l’efficacia della vaccinazione variano notevolmente in relazione alla presenza o meno di eventi di conflitto.Le maggiori criticità sono rappresentate oggi dal presentarsi di nuovi patogeni sconosciuti come il SARS-CoV2, ma anche dalla riemersione di patogeni che pensavamo di aver eradicato. Un caso esemplare è quello del vaiolo delle scimmie, malattia causata da un virus (monkeypox) simile a quello del vaiolo, e la cui diffusione interumana sembra sia facilitata dal fatto che, a seguito dell’eradicazione del vaiolo all’inizio degli anni Ottanta, le persone nate a partire dalla seconda metà degli anni Settanta non sono più state vaccinate e sono quindi prive di difese immunitarie. Naturalmente ci sono anche le notizie positive che vengono soprattutto dal mondo della ricerca. Anzitutto fa piacere constatare come il livello di collaborazione tra gli scienziati di tutto il mondo abbia raggiunto oggi livelli mai toccati in passato: a pochi giorni dall’emergere dell’epidemia di coronavirus in Cina, il virus era già stato isolato, sequenziato e messo a disposizione della comunità scientifica internazionale, e la corsa verso le cure e il vaccino è molto più simile ad una staffetta che ad una gara individuale. Grazie allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie oggi abbiamo molti più strumenti a nostra disposizione, e malattie virali che solo pochi anni fa – pensiamo all’AIDS – erano sinonimi di morte e di stigma sociale, oggi sono, se non ancora eradicate, certamente controllabili. La tecnologia degli anticorpi monoclonali ci dà molte più armi per combattere i virus e i danni che essi provocano, e i tempi di sviluppo, test e produzione dei vaccini si sono enormemente accorciati rispetto ad un passato neanche troppo lontano. Si cominciano a intravedere le prime applicazioni della network medicine anche nel campo delle malattie infettive: è un approccio totalmente nuovo, che ribalta il tradizionale assunto in base al quale i pazienti con sintomi simili hanno la stessa malattia e devono ricevere la stessa cura. Grazie infatti alla possibilità di analizzare in breve tempo ed a costi sostenibili enormi moli di dati a livello molecolare, sarà presto possibile individuare profili altamente individualizzati dei singoli pazienti, e disporre così di cure sempre più mirate, e nello stesso tempo costruire “mappe di malattia” nelle quali verranno ricostruite le interazioni e gli scambi a livello molecolare tra l’ospite, il patogeno e – perché no – l’ambiente nel quale entrambi operano: non più entità separate ma, appunto, nodi di una rete.Rimangono validi ancora oggi, ancora più di ieri, alcuni aspetti assolutamente cruciali non soltanto all’interno del mondo scientifico, ma per tutta l’opinione pubblica: il problema delle malattie infettive è globale e interessa l’intero pianeta, e può avere enormi implicazioni sia per i singoli che per le comunità e le nazioni, dal punto di vista sanitario, sociale, economico; i comportamenti individuali e collettivi possono incidere in maniera importante sulla comparsa e diffusione delle malattie infettive; occorre investire in sistemi di salute pubblica efficienti: l’identificazione precoce, la pronta attuazione di idonee misure di isolamento, una diagnostica adeguata, sono essenziali sia per la gestione di casi che per la sorveglianza ed il controllo delle malattie infettive; i vaccini, laddove disponibili, rappresentano lo strumento più efficace ed efficiente per prevenire le malattie;
l’investimento in ricerca, soprattutto nei momenti di “pace”, quando non vi sono emergenze, è la migliore polizza assicurativa di cui disponiamo per fronteggiare il rischio dell’emersione di nuove epidemie su larga scala.
“Una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia invece del sole”: mai come oggi è attuale la battuta con la quale, nel film Jurassik Park, il matematico Ian Malcolm spiega alla botanica Ellie Sattler la teoria del caos e l’impossibilità per l’uomo, con tutta la sua scienza presuntuosa, di controllare la natura ed il corso degli eventi. È l’eterno mito di Icaro che volle volare verso il sole con ali di cera.
E, tornando alla pandemia di COVID-19, viene quasi da sorridere a pensare che i sistemi sanitari e la tenuta sociale ed economica di intere nazioni siano stati messi in crisi da un organismo così piccolo che bisogna metterne in fila diecimila per arrivare ad un millimetro: ma questo è, esattamente, ciò che è successo. I virus esistono da miliardi di anni, esistono da prima dell’arrivo degli uomini sulla terra ed esisteranno dopo che la specie umana si sarà estinta. “One health”, non è più possibile separare la salute degli uomini da quella degli animali e dell’ambiente: l’esperienza di questi anni, con l’emergere di continue zoonosi, ci ricorda che siamo ospiti e non padroni di questo pianeta, e ci impone di cercare il giusto equilibrio tra le esigenze della specie umana e delle altre specie animali e vegetali che viaggiano insieme a noi in questa arca di Noè chiamata Terra. (by Giuseppe Ippolito Direttore Scientifico Istituto Nazionale Malattie Infettive (INMI) Lazzaro Spallanzani, Roma)

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“Non possiamo permettere che questo Virus metta in pericolo le fondamenta dell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Chiudere i confini non serve, quello che serve è solidarietà e soprattutto un approccio condiviso da tutti i paesi.”Queste le parole che Federica Vinci, Co-Presidente di Volt Italia, primo partito paneuropeo, lancia dalle sue pagine social.“Questo virus non sta mettendo a dura prova solo il nostro sistema sanitario nazionale ma la tenuta dell’Europa stessa” dice Federica Vinci “ma nello stesso tempo ci dà anche una grande opportunità: lavorare davvero tutti insieme per sconfiggere un nemico invisibile che non conosce confini”.Per Volt, che ha la parola Europa nel suo DNA, adottare misure coordinate significa da subito. Avviare test su larga scala come raccomandato dall’OMS; Rendere disponibili forniture mediche essenziali tra i paesi dell’Unione; Sensibilizzare in merito alla misura più efficace del distanziamento sociale e alla responsabilità individuale Seguire scrupolosamente le linee guida dell’OMS sul trattamento delle persone che sono venute in contatto con COVID-19; Garantire la piena trasparenza nel caso in cui vengano prese decisioni che limitano temporaneamente le libertà civili; Poter finalmente disporre di aiuti finanziari europei per l’emergenza sanitaria sono il primo passo per verso quelle azioni condivise ed auspicate da Volt per sconfiggere non solo questa pandemia ma anche per garantire la salute e la prosperità dell’Europa al di fuori dei periodi di crisi. L’Unione è la nostra forza e l’Europa è la nostra casa. E’ ora di difenderla, insieme, da europei.

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Organizzazione cantieri e contenimento virus

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

ASSISTAL, l’Associazione nazionale Costruttori di Impianti, Servizi di Efficienza Energetica ESCo e Facility Management, aderente a Confindustria, ha indirizzato questa mattina una lettera al Governo per richiedere la sospensione dei cantieri poiché le misure, seppur condivisibili al fine di contenere la diffusione del virus Covid-19, risultano, allo stato attuale, di difficile applicazione nell’ambito dei cantieri. “Le nostre imprese – ha affermato Angelo Carlini Presidente ASSISTAL- sono impegnate quotidianamente sui cantieri e stanno rilevando una serie di criticità che difficilmente consentono la prosecuzione delle attività: dalla difficoltà di rispettare la distanza di un metro alla criticità di reperire i dispositivi di protezione individuale. Si aggiungono poi, le difficoltà legate ai lavoratori impegnati nelle trasferte, relativi alla logistica, agli spostamenti da regione a regione nonché a situazioni di assenza di alcune figure essenziali nello svolgimento dell’attività di cantiere, quali il RUP o il Direttore di cantiere. Pertanto, allo stato attuale, non è possibile garantire la sicurezza dei lavoratori e la tutela della loro salute.” Il provvedimento dovrebbe altresì includere quelle misure che permettano alle imprese di gestire la sospensione, sia per quanto attiene la forza lavoro con un’estensione della cassa integrazione, sia per gli aspetti finanziari e di liquidità, con una sospensione di tutti gli adempimenti e di tutte le altre scadenze previste, nonché il pagamento immediato alle imprese dei corrispettivi fino alla data di sospensione dei cantiere, per garantire alle medesime l’opportuna liquidità; inoltre è necessario prevedere un accesso al credito nei confronti delle banche con forme fortemente agevolate. Si sottolinea, che il provvedimento non dovrà riguardare le imprese impegnate nei servizi pubblici essenziali e tutte quelle che sono in grado di garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza nei cantieri.”La sospensione dei cantieri e la richiesta di misure specifiche per fronteggiarli – ha concluso Angelo Carlini – non sono certo frutto della volontà delle imprese; al contrario le medesime, nelle circostanze oggettive createsi, sono costrette a tale iniziativa. Ne deriva che ASSISTAL è pronta a collaborare con il Governo – anche tramite la costituzione di un Tavolo permanente di confronto – per condividere misure alternative che consentano la prosecuzione dei cantieri nel rispetto dei diritti delle Stazioni Committenti, delle imprese e dei lavoratori. Nel confronto inoltre, richiediamo al Governo di assumere ogni più opportuna iniziativa con estrema urgenza, onde consentire alle imprese operanti nel settore ospedaliero, il reperimento delle dotazioni di sicurezza (DPI), quali ad esempio le mascherine, che risulta ad oggi particolarmente difficoltoso e incerto.”

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Il virus che uccide di preferenza gli anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

La cronaca di questi giorni ha evidenziato che il virus che ci infetta porta alla morte per lo più le persone che hanno un’età veneranda. La spiegazione alcuni ce la danno per il fatto che sono persone già affette da gravi patologie. È senza dubbio una spiegazione valida ma, a mio avviso, dovremmo aggiungervi un’altra di natura più generale. A ottanta anni, infatti, la gettata cardiaca diminuisce di circa il 40%, la velocità di conduzione dei nervi e il metabolismo basale cala del 20%, la perfusione renale del 50% e la capacità respiratoria del 60%. La sopravvivenza dell’individuo, nonostante ciò, non è pregiudicata, se non marginalmente. Può essere, semmai, rilevante la perdita di funzione di grado diverso, per i diversi organi, che varia da individuo a individuo. Ciò significa che il comportamento e l’ambiente possono influenzare il decadimento dell’uomo e alla fine s’invecchia come si è vissuti. Ma, come abbiamo potuto constatare basta un virus, particolarmente aggressivo, a far crollare l’intera impalcatura, già di per sé tremolante.
Si ha quasi l’impressione che ci troviamo al cospetto di un “virus opportunista” che ragiona e fa le sue scelte aggressive cercando di colpire le difese più vulnerabili avendo come unico fine di trovare l’ambiente adatto per riprodursi. Una volta ottenuto lo scopo abbandona la preda al suo destino: mors tua vita mea.
Va altresì aggiunta una ulteriore riflessione sull’argomento. L’essere umano è generalmente considerato al vertice della catena alimentare e ciò vuol dire che “mangia gli altri ma non è mangiato”. Ora dobbiamo pensare diversamente. Dovremmo mettere al vertice della catena alimentare proprio i virus e la loro capacità di mutazione che permette loro di riproporre l’aggressività in forme diverse per disorientare e aggredire l’essere umano, di preferenza, ma non escluderei tutta la restante filiera alimentare. Questo significa che in futuro dovremmo considerare un modo sempre più efficace per difenderci dal nostro “nemico naturale” e saper riconoscere nella ricerca scientifica e nell’organizzazione sanitaria una priorità assoluta a livello globale. Il pericolo è anche questo. È nel “divide et impera”. (Riccardo Alfonso)

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Conflitti: Save the Children, il virus dell’indifferenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

Il virus dell’indifferenza diffuso tra i leader mondiali sta distruggendo intere generazioni di bambini costretti a vivere in guerra, in conflitti che diventano sempre più intensi e pericolosi per loro. Dal 2010 le gravi violazioni che hanno colpito i bambini sono aumentate del 170%, con maggiori probabilità per i bambini di essere uccisi o mutilati, reclutati, rapiti, abusati sessualmente, di vedere le loro scuole attaccate o di essere lasciati senza aiuti. Intere generazioni che rischiano di perdersi: 415 milioni di bambini in tutto il mondo – uno su cinque – vivono in aree colpite da conflitti, tra questi 149 milioni sono in zone di guerra ad alta intensità di violenze.Il maggior numero di bambini che vive in zone di conflitto è in Africa (170 milioni), mentre in Medio Oriente si registra la densità più alta (un bambino su tre). Afghanistan, Iraq, Mali, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (DRC), Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen restano i dieci paesi in cui si sono verificate il maggior numero di violazioni gravi sui bambini. La Siria risulta particolarmente pericolosa: il 99% dei bambini vive in zone esposte al conflitto con un altissimo numero di gravi violazioni. Il conflitto sta inoltre peggiorando per i bambini che vivono in Afghanistan, Somalia e Nigeria, che rispettivamente hanno il maggior numero di uccisioni e mutilazioni, violenze sessuali, reclutamento e uso di bambini da parte di forze armate o gruppi armati.Questa la denuncia contenuta nel terzo report di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, dal titolo “Stop the war on Children – Gender matters”. Il rapporto, lanciato nell’ambito della campagna “Stop alla guerra sui bambini”, in vista della Conferenza di Monaco, dove i leader mondiali si riuniranno per discutere questioni di sicurezza internazionale, sottolinea come le sei gravi violazioni contro i bambini in conflitto abbiano un impatto diverso su ragazzi e ragazze. Un’attenzione particolare viene rivolta alle conseguenze dei conflitti sulle ragazze da parte di Save the Children, che nel corso di quest’anno si concentrerà molto sul tema delle discriminazioni di genere e dell’empowerment delle bambine e delle adolescenti.
Almeno 12.125 bambini sono stati uccisi o feriti dalla violenza legata ai conflitti nel solo 2018, un aumento del 13% rispetto al totale riportato l’anno precedente, con l’Afghanistan che risulta il paese più pericoloso. Anche il numero di attacchi segnalati a scuole e ospedali è salito a 1.892, con un aumento del 32% rispetto all’anno precedente. Tra il 2005 e la fine del 2018, risultano 20.000 casi verificati di violenza sessuale contro i minori. Si ritiene che questo numero sia solo la punta dell’iceberg in quanto la violenza sessuale è enormemente sottostimata a causa delle barriere sociali e dello stigma ad esso associato nonostante venga spesso utilizzata come tattica di guerra.Il rapporto di Save the Children mostra come le gravi violazioni impattino in maniera molto differente tra ragazzi e ragazze: ad esempio i ragazzi hanno più probabilità di essere esposti a uccisioni e mutilazioni, rapimenti e reclutamento, mentre le ragazze corrono un rischio molto più elevato di violenza sessuale e di altro genere, incluso il matrimonio precoce e forzato.

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Codici: stiamo assistendo crocieristi bloccati a Civitavecchia

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

La conferma dei primi due casi in Italia di Coronavirus inevitabilmente fa crescere la paura per il contagio. Una preoccupazione che ieri si è diffusa tra i passeggeri della nave da crociera bloccata per ore a Civitavecchia per due casi sospetti, risultati poi negativi. È da lì, dalla Costa Smeralda all’ancora nel porto laziale, che sono arrivate le richieste di assistenza all’associazione Codici da parte di alcuni passeggeri.“Di fronte all’emergenza internazionale dichiarata dall’Oms – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – i disagi patiti dai crocieristi possono sembrare poca cosa. Riteniamo, però, che anche queste situazioni meritino attenzione. Immaginiamo la preoccupazione e lo stress di chi per ore è rimasto bloccato su quella nave a Civitavecchia, in attesa di notizie positive. Anche loro hanno il diritto di essere tutelati – sottolinea l’avvocato Giacomelli – e per questo ci auguriamo comprensione e collaborazione da parte di Costa”.“Siamo stati contattati da alcuni passeggeri della Costa Smeralda – dichiara Stefano Gallotta, Responsabile del Settore Turismo e Trasporti di Codici – la sosta forzata nel porto di Civitavecchia ha creato disagi, oltre a provocare forti preoccupazioni. La tappa di La Spezia è stata cancellata, la nave è diretta a Savona per riprendere il suo programma di crociere. C’è, però, chi vuole interrompere la vacanza, chi ha perso voli e coincidenze a causa del lungo stop a Civitavecchia. È chiaro che questa non è più la crociera che i consumatori avevano sognato ed acquistato. Il Codice del Turismo è chiaro – spiega l’avvocato Gallotta – nei cosiddetti casi di vacanza rovinata ai viaggiatori spetta il rimborso. Ci auguriamo che i diritti dei viaggiatori vengano riconosciuti e ci aspettiamo disponibilità e comprensione da parte di Costa e di tutte le altre compagnie, nel caso dovessero verificarsi altre situazioni analoghe. Per una volta, considerando il contesto generale, evitiamo spiacevoli contrapposizioni”.L’associazione Codici ha attivato il numero WhatsApp 338.4804415, a cui è possibile scrivere per chiedere informazioni e ricevere assistenza.

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“Il nuovo virus non deve essere sottovalutato”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

“Almeno finché non saranno del tutto note le modalità in cui muta e tutte le caratteristiche che ne favoriscono la diffusione. Ma l’attuale allarmismo rischia di essere eccessivo. Ad oggi il nuovo coronavirus si è rivelato mortale solo nel meno del 3% dei casi confermati, senza considerare le migliaia di persone a cui non è stato rilevato per assenza di sintomi. Basti pensare che solo in Italia, come confermano i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno circa 8.000 persone muoiono per le complicanze dell’influenza, centinaia di migliaia in tutto il mondo”.È quanto ha dichiarato Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma, a proposito della diffusione del nuovo coronavirus (2019-nCoV) che ad oggi in Cina ha provocato la morte di 132 persone su circa 6.000 casi confermati di individui che si sono ammalati a causa del virus.“Nel nostro Paese – conclude – la situazione è sotto controllo grazie all’eccellente filtro aeroportuale che anche per la SARS permise l’identificazione precoce dei casi sospetti. Tuttavia, il nuovo coronavirus non deve essere sottovalutato fino a quando non se ne comprendono tutti i meccanismi patogenetici e la risposta immunitaria che determina”.

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