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Posts Tagged ‘vitamina d’

Colecalciferolo, calcitriolo e calcifediolo: quale forma di vitamina D scegliere

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2022

La vitamina D è utile per un’ampia fascia di popolazione, in diversi ambiti, come la necessità di associarla alle terapie contro l’osteoporosi, per ridurre il rischio di frattura. “Il punto di partenza è misurare i livelli di vitamina D, in particolare in paesi con un’alta prevalenza di ipovitaminosi D, come l’Italia. Molecole come colecalciferolo, calcitriolo e calcifediolo sono tutte forme di vitamina D che hanno caratteristiche diverse. Calcifediolo e calcitriolo, per esempio, sono molecole utili in popolazioni ristrette, come i pazienti con insufficienza epatica o renale, mentre la vitamina D per la popolazione generale è il colecalciferolo, la molecola sintetizzata dalla cute esposta ai raggi solari. Il problema è legato alla fisiologia. Nella maggior parte dei casi manca il colecalciferolo perché non viene prodotto dalla pelle. Il rischio di usare forme più attive della vitamina D, soprattutto calcitriolo, quando non è necessario, è quello di sovraccaricare l’organismo”, ha spiegato Giustina.All’incontro sarà dato spazio anche a vitamina D e Covid. Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato un’elevata prevalenza di bassa vitamina D tra i pazienti che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2. La ricerca, dunque, sta indagando se l’ipovitaminosi sia un effetto del Covid o una precondizione che rende le persone più suscettibili all’infezione. “La vitamina D potrebbe avere un ruolo soprattutto nella prevenzione del Covid, come rilevano recenti metanalisi per altre infezioni respiratorie, mentre il suo impiego in ambito terapeutico, in associazione ad antinfiammatori e antivirali, è in fase di studio e i dati preliminari non sono univoci”, ha sottolineato l’esperto. Entro fine anno, infine, sono attese le linee guida sull’uso della vitamina D in soggetti obesi o diabetici che si sottopongono a chirurgia bariatrica, un altro tema di cui discuteranno gli esperti riuniti a Firenze. “Questo argomento è importante sia perché a oggi non ci sono indicazioni in merito, sia perché gli interventi di questo tipo sono andati progressivamente aumentando di numero negli ultimi anni”, ha concluso Giustina.By Sabina Mastrangelo (fonte Farmacista33)

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Vitamina D, nuove prospettive di utilizzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2022

Ribadire il ruolo e l’efficacia della vitamina D come ormone, sensibilizzando sul perché prescriverla, quando prescriverla e in che modo. Questo il focus della VI Consensus Conference Internazionale sulla Vitamina D, in corso a Firenze. L’incontro – che affronterà anche il tema del legame tra vitamina D e Covid e dell’uso di questo composto nei pazienti con obesità grave che si sottopongono a chirurgia bariatrica – è coordinato da Andrea Giustina, ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e John Bilezikian, della Columbia University di New York.

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Vitamina D, assunzione in gravidanza riduce rischio di eczema nei bambini

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2022

L’eczema atopico è una condizione infiammatoria cronica che può avere un grande impatto sui malati, sulle loro famiglie e sull’assistenza sanitaria. Si stima che un bambino su sei di età compresa tra uno e cinque anni soffra di eczema atopico e negli ultimi decenni si è verificato un aumento globale.La vitamina D potrebbe rappresentare un trattamento efficace nel migliorare i sintomi della psoriasi e della dermatite atopica, riducendo le lesioni cutanee. La vitamina D, infatti, regola molti processi fisiologici nella pelle, come la proliferazione cellulare, le funzioni immunitarie, e il mantenimento della barriera cutanea. A confermare il legame, le evidenze scientifiche hanno dimostrato che una carenza di vitamina D è associata a un maggior rischio di insorgenza di eczema e psoriasi. Il primo studio randomizzato vitamina D in gravidanza e rischio di eczema nella prole Le prove che collegano la supplementazione materna prenatale di vitamina D con il rischio della prole di eczema atopico sono incoerenti, con la maggior parte dei dati provenienti da studi osservazionali. I ricercatori del Southampton Biomedical Research Center hanno così condotto per la prima volta uno studio in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo per esaminare la relazione. Più di 700 donne in gravidanza hanno preso parte alla ricerca, di cui 352 hanno assunto gli integratori da 14 settimane fino al parto e 351 hanno assunto un placebo. Il dottor El-Heis, autore dello studio, ha affermato: “I nostri risultati hanno mostrato che i bambini di madri che hanno assunto 1000 UI di colecalciferolo avevano una minore possibilità di avere eczema atopico a 12 mesi, il che supporta le raccomandazioni per gli integratori di vitamina D nella routine durante la gravidanza. Tali effetti erano più pronunciati nei bambini allattati al seno per più di un mese. Non abbiamo riscontrato alcun effetto a 24 e 48 mesi suggerendo che altre influenze postnatali potrebbero diventare più importanti oltre l’infanzia o che anche i bambini stessi potrebbero aver bisogno di essere integrati durante il periodo postnatale per un effetto duraturo”.Lo studio MAVIDOS ha anche recentemente riportato che l’assunzione del supplemento di vitamina D durante la gravidanza ha portato a benefici duraturi per la densità ossea del bambino fino a quattro anni. By Dott. Paolo Levantino Farmacista clinico e giornalista scientifico Fonte

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Vitamina D e Covid-19: correlazione con la gravità della malattia. Un punto sui nuovi dati

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

La carenza di vitamina D è uno dei principali problemi a livello globale. Si tratta di una molecola i cui livelli sono per lo più assicurati dalla conversione nella pelle della molecola 7-deidrocolesterolo a provitamina D3, e poi a vitamina D3, ad opera dei raggi UVB. L’esposizione al sole è quindi la fonte principale endogena, mentre alcuni alimenti, che ne contengono buone quantità (pesce, olio di pesce, tuorlo d’uovo), sono considerati una fonte esogena che concorre comunque all’apporto globale. Adeguati livelli plasmatici dell’ormone sembrano avere effetti benefici nei confronti delle infezioni delle vie respiratorie, in maniera particolare del tratto superiore.È stata recentemente pubblicata una revisione completa e una meta-analisi che ha valutato le attuali evidenze su Covid-19 e vitamina D, in termini di gravità della malattia e mortalità. Le indagini che fino ad oggi hanno valutato l’effetto di una integrazione mirata su gli esiti della malattia sono inconcludenti, dicono gli autori: mentre alcuni studi osservazionali su pazienti ospedalizzati hanno dimostrato una riduzione della gravità ed anche della mortalità in pazienti che assumevano colecalciferolo o calcifediolo (prodotto nel fegato per idrossilazione del colecalciferolo), un altro studio ha descritto addirittura una tendenza contraria e cioè un aumento della mortalità nei pazienti che prendevano calcifediolo.L’associazione tra Covid-19 e vitamina D potrebbe dipendere dalla capacità di aumentare i meccanismi di difesa innati contro gli agenti patogeni da pare della vitamina e dalla capacità di inibizione della risposta infiammatoria. Coinvolto nella genesi dell’infezione, per esempio, l’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2) è il principale recettore della cellula ospite per SARS-CoV2; si trova sulle membrane cellulari delle cellule polmonari, dei reni, del cuore, della muscolatura liscia nasale, vascolare e delle cellule endoteliali. L’ingresso virale richiede sia una rapida replicazione virale che una down-regulation dell’enzima, riduzione di solito associata a danno cardiopolmonare, renale nonché ad ARDS (acuta sindrome da distress respiratorio), tutti eventi che si verificano in casi gravi di Covid-19. La metanalisi è stata condotta su 38 studi ritenuti eligibili (fra osservazionali e di intervento), che nel complesso hanno coinvolto più di 200000 pazienti. Le conclusioni a cui sono giunti gli autori non sono definitive perché i dati ad oggi disponibili non sono sufficienti a stabile un sicuro nesso da causalità, dicono nei commenti. Nel complesso, tuttavia, è emerso che l’integrazione di vitamina D può ridurre il rischio sia di sviluppare una malattia grave, in termini di ricovero in terapia intensiva o di necessità di ventilazione, sia di mortalità, rispetto ai pazienti che non hanno una supplementazione. Non si può dire comunque che una carenza aumenti i rischi, anche perché ci sono altri fattori che possono influire sulla mortalità o sulla severità della malattia, fra cui il tipo di trattamento adottato e la disponibilità di cure negli ospedali. Saranno quindi necessari studi randomizzati controllati, concludono gli autori, per chiarire definitivamente il ruolo della vitamina D nel complesso quadro clinico sviluppato da Covid-19. By Francesca De Vecchi Tecnologa alimentare Fonte: Farmacista33)

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Carenza di vitamina D in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2021

Il consumo di preparati a base di vitamina D in Italia cresce di anno in anno, sull’onda della consapevolezza che le carenze nel nostro Paese sono molto comuni, tanto che si stima che il 60-80% della popolazione ne sia interessato. Sono molti però i dubbi che circondano questa sostanza, presente sul mercato anche come integratore. A chiarirli è il Prof. Giancarlo Isaia, presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, intervistato nella nuova puntata di MetaTalk, il format divulgativo di Metagenics Academy in cui gli specialisti approfondiscono i temi legati al mondo della micronutrizione. sottolinea il prof. Isaia –. Un soggetto che si espone poco al sole produce in media 400 unità giornaliere di vitamina D, una quantità insufficiente, soprattutto negli anziani. Ecco perché, per raggiungere le 2.000 unità che in linea di massima dovrebbe assumere un adulto, e che possono arrivare fino a 4.000 per gli anziani fragili, è consigliabile ricorrere a una supplementazione». Un problema molto dibattuto è se sia meglio ricorrere a una somministrazione giornaliera della dose raccomandata, oppure un dosaggio più elevato saltuariamente. Gli ultimi studi in materia, secondo il Prof. Isaia, sono chiari: «I dati confermano che è preferibile una somministrazione ravvicinata, perché dosi elevate sono correlate a un aumento del rischio di fratture nei soggetti anziani e un accumulo può inibire la successiva idrossidazione del colicalciferolo. L’ideale è quindi assumerne piccole dosi ogni giorno». Altro tema controverso è l’associazione della la vitamina D con una supplementazione di vitamina K. «Non sempre è necessario – risponde l’esperto a MetaTalk – anche perché la vitamina K si trova in molti alimenti e quindi è raro soffrire di ipovitaminosi». Metagenics propone la vitamina D sia in forma di compresse masticabili al gusto lime, dolcificate con stevia, sia in forma di gocce dal gusto neutro a base di olio MCT (medium chain triglycerides) ben digeribile e tollerabile, adatto anche ai neonati.

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Vitamina D per ossa più sane

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

Le cadute sono spesso la causa di fratture ossee negli uomini e nelle donne a partire dai 60 anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), 37,3 milioni di cadute ogni anno sono abbastanza gravi da richiedere attenzione ed intervento medico. Sono molteplici i fattori che possono aumentare le probabilità di caduta: tra questi, l’osteoporosi, che in Italia coinvolge il 23% delle donne oltre i 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni[3] e un basso apporto alimentare di vitamina D, come riportato nella sezione “Mind the gap” del sito IADSA. Anche Integratori Italia, associazione italiana aderente a Confindustria, da sempre impegnata a contribuire alla crescita della conoscenza, del corretto utilizzo e della qualità dell’integratore alimentare, fa il punto sull’importanza della supplementazione della vitamina D per ridurre il rischio di fratture da caduta.Uno studio statunitense pubblicato da Frost & Sullivan che ha valutato il periodo 2013 al 2020 ha evidenziato che sarebbe stato possibile ottenere un importante risparmio economico dall’uso di alcune sostanze nutritive presenti negli integratori, in una popolazione over 55 affetta da patologie croniche con gravi impatti sociali e a rischio di complicanze. Tra i vari integratori considerati, quelli con calcio e vitamina D potrebbero far risparmiare circa 4 miliardi di euro per anno in Europa in termini di costi sanitari evitabili, riducendo il rischio di fratture del femore e del bacino e di fratture in generale.Sempre l’OMS, in un rapporto sulla prevenzione delle cadute tra gli anziani, afferma che: “Prove in aumento sostengono [che] l’assunzione di calcio e vitamina D migliora la massa ossea tra le persone con bassa densità ossea, riduce il rischio di osteoporosi e di caduta. Le persone anziane con un basso apporto di calcio e vitamina D possono essere a rischio di cadute, e quindi di fratture che ne derivano”.Anche la Commissione europea ha riconosciuto la Vitamina D come alleato della salute delle ossa: “La vitamina D aiuta a ridurre il rischio di caduta associato all’instabilità posturale e alla debolezza muscolare. La caduta è un fattore di rischio di fratture ossee negli uomini e nelle donne a partire dai 60 anni.” Questa vitamina, infatti aiuta a migliorare la funzione muscolare, la forza e l’equilibrio. L’indicazione può essere utilizzata solo per gli integratori alimentari che forniscono almeno 15μg di vitamina D per dose giornaliera. Il consumatore dovrebbe quindi essere informato che l’effetto benefico si ottiene con un’assunzione giornaliera di 20μg di vitamina D.

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Bassi livelli di vitamina D e Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

È ormai noto che i livelli di 25-OH-vitamina D (25OHD) sono correlati con modalità differenti all’infezione da SARS-CoV2 e le evidenze disponibili suggeriscono che il deficit di vitamina D potrebbe essere associato a un aumentato rischio di infezione da COVID-19 attraverso vari meccanismi d’azione (Balla M, et al. J Community Hosp Intern Med Perspect 2020). «Sulla base di questi presupposti, potrebbe essere raccomandato ottimizzare i livelli di 25OHD per migliorare la risposta all’infezione da SARS-CoV2» afferma Giacomo Accardo, Endocrinologia e Malattie Metaboliche, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate, Università ‘Luigi Vanvitelli’, Napoli.Ad oggi però, precisa Accardo, «in letteratura i dati disponibili sono pochi, sia in merito al trattamento finalizzato alla prevenzione, che relativamente a protocolli di supplementazione in pazienti sintomatici ospedalizzati». Livelli ottimali di 25OHD sembrano essere associati con manifestazioni meno gravi dell’infezione da SARS-CoV2 come di altre patologie respiratorie (D’Avolio A, et al. Nutrients 2020). «In uno studio condotto su 235 pazienti di età media di 58.7 anni (Maghbooli Z, et al. PLoS One 2020) è stata rilevata un’associazione significativa tra livelli ottimali di 25OHD e ridotta gravità delle manifestazioni cliniche, ridotti livelli di proteina C reattiva (PCR) e aumento della risposta linfocitaria» riporta Accardo. «In questo studio, infatti, tra i pazienti > 40 anni solo il 9.7% di quelli con 25OHD ≥ 30 ng/mL moriva per l’infezione rispetto al 20% dei pazienti che invece avevano livelli 50 ng/mL), osservando negativizzazione al tampone (62.5% nei trattati vs 20.8% nei non trattati) e riduzione dei livelli di fibrinogeno» aggiunge Accardo. «Altri studi ancora in corso stanno valutando la distinzione tra supplementazione di colecalciferolo ad alte dosi (2 flaconi da 200000 UI da ingerire contemporaneamente il giorno del ricovero) rispetto a quella standard (50000 UI il giorno del ricovero) in pazienti con almeno un fattore prognostico negativo (età ≥ 75 anni, SpO2 ≤ 94%, PaO2/FiO2 ≤ 300 mm Hg)». Le conclusioni che si possono trarre – secondo Accardo -sono essenzialmente tre: 1) nei pazienti con infezione da SARS-CoV2 è importante valutare i livelli di vitamina D, al fine di ottimizzarne i valori per provare a prevenire le manifestazioni più gravi della malattia; 2) non esiste un protocollo univoco di trattamento dell’ipovitaminosi D in pazienti con infezione da SARS- CoV2; 3) non è ancora chiara l’utilità in questi pazienti di un trattamento con vitamina D ad alte dosi rispetto a un trattamento con dosi standard. (fonte Doctor33)

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Rapporti fra vitamina D e COVID-19

Posted by fidest press agency su sabato, 22 Maggio 2021

Per divulgare le nuove conoscenze sulla vitamina D, che in realtà non è una vitamina, ma è molto simile ad un ormone, l’Accademia di Medicina di Torino, che in passato ha affrontato i rapporti fra vitamina D e COVID-19 diffondendo un articolato documento sottoscritto da 156 medici italiani (https://www.accademiadimedicina.unito.it/attivita/altro/317-vitamina-d-nella-prevenzione-e-nel-trattamento-del-covid-19-nuove-evidenze.html), organizza un corso nazionale di aggiornamento intitolato “La vitamina D: l’ormone della salute” che si svolgerà interamente per via telematica il 21, 22, 28 e 30 giugno, sempre dalle 17:30 alle 19; verranno illustrati, con la partecipazione, in qualità di docenti, dei maggiori esperti italiani sull’argomento, gli aspetti biologici, epidemiologici e clinici dell’ipovitaminosi D e come utilizzare la vitamina D per combattere le numerose malattie croniche dell’anziano. Per partecipare al corso, la cui adesione è gratuita fino ad esaurimento dei posti disponibili e che erogherà 12 crediti formativi., occorre iscriversi al sito del provider http://www.symposium.it/eventi Il corso rappresenta la 31ª edizione di un evento formativo di livello nazionale sulle malattie metaboliche dell’osso che da anni viene organizzato dal prof. Giancarlo Isaia, docente di Geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino ed è il primo evento di una nuova iniziativa dell’Accademia di Medicina di Torino che intende organizzare eventi formativi di livello nazionale, sempre in modalità webinar e sempre con erogazioni di crediti ECM.

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Vitamina D nella cura del Covid-19: fantasia o realtà?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

È di pochi giorni fa la notizia che l’uso fai da te degli integratori alimentari sia significativamente aumentato in questo periodo (vitamina C, vitamina D) grazie alla facile reperibilità sul commercio di tali sostanze. In particolare la vitamina D3 oltre ad intervenire nel metabolismo del calcio, sembra avere proprietà importanti nel modulare la risposta immunitaria alle infezioni. Viene da chiedersi quindi se possa avere un ruolo preventivo o terapeutico anche nella cura del covid-19, che tanto impegno e consumo di risorse sta chiedendo al nostro paese. Un modo per capirlo consiste, oltre che nella propria esperienza clinica, nel mettere insieme i dati esistenti nella letteratura scientifica mondiale attraverso un’analisi aggregata dei lavori pubblicati fino ad oggi.Da questa analisi, la maggiore ad oggi pubblicata e condotta dalla UO di Oncologia dell’ASST Bergamo ovest, Presidio Ospedaliero di Treviglio-Caravaggio (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960076021000765?via%3Dihub ), in collaborazione con i colleghi dell’UO di Medicina Generale – reparto che sta combattendo questa battaglia in prima linea sul campo – sono emersi dati interessanti. L’analisi ha avuto come termine i lavori pubblicati sui principali motori di ricerca scientifici (es. Pubmed) il 31.1.2021. A tale data 43 lavori sono stati raccolti ed analizzati. Il dato più rilevante è stato che i soggetti con valori insufficienti di vitamina D avevano un rischio più elevato (di 1,26 volte) di contrarre l’infezione e, soprattutto, la malattia si presentava in forma più severa (intesa come rischio di intubazione o, comunque, di accesso in terapia intensiva: 2,6 volte più alto!). Allo stesso modo i pazienti con valori inadeguati di vitamina D presentavano una più alta mortalità complessiva. Cosa suggeriscono i dati di questa ricerca? In primo luogo è necessario mantenere un’adeguata concentrazione di vitamina D3, in particolare nei soggetti anziani, che alle nostre latitudini sono i più soggetti ad ipovitaminosi (necessarie le canoniche 800-1000 UI al giorno o 25000-50000 alla settimana a seconda dei valori ematici più o meno adeguati). In questo senso il ruolo dei colleghi della medicina di base è fondamentale per il monitoraggio e la prescrizione di tale integrazione. La vitamina D3 è economica, di facile assunzione (esistono varie formulazioni in gocce, fiale, compresse) e mutuabile, qualora i valori siano inadeguati. Non ha particolari effetti collaterali tranne che in caso di abuso. In secondo luogo, nei pazienti affetti da COVID 19 è importante identificare la carenza di vitamina D per poi poterla correggere nell’organismo, riducendo quindi il rischio di una evoluzione sfavorevole della malattia. Infine, alla luce delle evidenze della letteratura attuale, comprendente anche la nostra meta-analisi, sarebbe auspicabile poter includere tale esame nei protocolli clinico-terapeutici ministeriali e locali. In attesa di ulteriori ampi studi di conferma, possiamo concludere che l’integrazione con vitamina D3 può rappresentare, insieme alle misure preventive già in atto (isolamento, mascherine ecc) e soprattutto ai vaccini, un’ulteriore ausilio a disposizione dei clinici in questa battaglia. Hanno partecipato allo studio i Dirigenti medici: Andrea Luciani (Dir. Oncologia), Fausto Petrelli (Medico Oncologia), Paolo Colombelli (Medicina Generale), Giuseppina Dognini (Medicina)

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Pandemia e vitamina D

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

“In riferimento alla revisione del protocollo per la presa in carico dei Pazienti COVID a domicilio, messo a punto dalla Regione Piemonte (link), l’Accademia di Medicina di Torino esprime il suo compiacimento per l’introduzione della Vitamina D come supporto terapeutico, in aderenza ai numerosi dati della letteratura prodotti da Ricercatori di tutto il mondo che, pur in assenza di una definitiva e incontrovertibile evidenza scientifica, suggeriscono l’utilità di somministrarla, sempre sotto controllo medico, nella prevenzione e nel trattamento della malattia da COVID-19”. Con queste parole il prof Giancarlo Isaia, Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, ha commentato il provvedimento della Regione Piemonte, auspicando anche che altre Regioni assumano al più presto un’analoga posizione. L’Accademia di Medicina di Torino da tempo sostiene l’utilizzo della Vitamina D, sia in prevenzione che in terapia dell’infezione da COVID-19, e ne ha suggerito le modalità di somministrazione in un documento propositivo (link) che è stato condiviso e sottoscritto da 156 Medici e Ricercatori italiani.

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Covid-19, in valutazione un possibile ruolo protettivo della vitamina D

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

La mortalità da Covid-19 è più elevata in alcuni Paesi rispetto ad altri. Molti fattori potrebbero influire su questo dato, quali l’età media della popolazione, lo stato socio-economico, la salute generale, l’accesso alle cure mediche e/o la loro qualità. «La diffusione della malattia ha avuto poi un andamento apparentemente irregolare. Infatti, la più bassa percentuale di casi e tassi ridotti di mortalità sono stati riscontrati in Paesi dove la fortificazione dei cibi con vitamina D è effettuata di routine, a causa della ridotta esposizione alle radiazioni ultraviolette B, quali la Norvegia. Invece sono state particolarmente colpite Italia e Spagna, dove il deficit di vitamina D è largamente diffuso» (Mitchell F. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). In tutti i paesi con più di 150 casi è documentata una correlazione tra mortalità da Covid-19 e latitudine (in riferimento alla capitale di ogni paese coinvolto, dati provenienti da https://www.worldometers.info/coronavirus) (Rhodes JM, et al. Aliment Pharmacol Ther 2020). «Ad ulteriore conferma del potenziale ruolo della vitamina D» aggiungono Ceccoli e Francucci «è da ricordare il dato dell’Ufficio per le Statistiche nazionali del Regno Unito, che ha evidenziato una mortalità da Covid-19 più di quattro volte maggiore nella popolazione nera inglese e gallese, con livelli di vitamina D tendenzialmente ridotti a causa della pelle scura, rispetto a quella bianca» (Mitchell F. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). Tanti sono gli studi di associazione pubblicati per valutare la relazione tra deficit di vitamina D e pandemia da Covid-19, ma, ad oggi, abbiamo un solo studio prospettico che ha valutato i livelli effettivi di vitamina D in pazienti ospedalizzati durante il periodo della pandemia (Baktash V, et al. Postgrad Med J 2020).A ulteriore dimostrazione del ruolo di questo enzima, proseguono Ceccoli e Francucci, è interessante notare che il Covid-19 colpisce principalmente persone anziane e uomini (che presentano una più bassa espressione di ACE-2) e meno donne e bambini (in cui l’espressione di ACE-2 è generalmente più alta). «Per effetto dei meccanismi sopra-descritti, livelli ottimali di vitamina D potrebbero ridurre la risposta infiammatoria all’infezione da Sars-Cov 2, riducendo la severità della polmonite» sottolineano. «Questo effetto della vitamina D sulla flogosi è stato evidenziato in diversi studi. Ricerche pre-cliniche su topi hanno evidenziato che la somministrazione di calcitriolo è efficace nel ridurre il danno acuto polmonare indotto dai lipo-polisaccaridi, probabilmente modulando il RAS, e che il deficit cronico di vitamina D distrugge le strutture polmonari, ostacola lo sviluppo polmonare e promuove la fibrosi polmonare» (Isaia G, Medico E. Aging Clin Exp Res 2020). Una metanalisi del 2017 (Martineau AR, et al. BMJ 2017), effettuata su 25 studi di intervento randomizzati per un totale di 10.933 pazienti, ha mostrato che la supplementazione con vitamina D riduce di 2/3 l’incidenza di infezioni respiratorie acute in pazienti con livelli di 25-OH-vitamina D < 10 ng/mL (< 25 nmol/L). Concludendo, affermano Ceccoli e Francucci, sicuramente sono necessari ulteriori studi per esplorare meglio la possibile associazione tra ipovitaminosi D e morbilità e mortalità da Covid-19 e per valutare se la somministrazione di vitamina D possa evitare o rendere meno gravi le manifestazioni della malattia. Ma, dato che la realizzazione di studi randomizzati e controllati necessita di tanto tempo, è ragionevole in questo periodo di emergenza sanitaria, soprattutto in paesi quali l’Italia in cui il deficit di vitamina D è molto diffuso, promuovere campagne di sensibilizzazione per garantire un’adeguata esposizione solare e aumentare il consumo di cibi addizionati con vitamina D o l’integrazione farmacologica per ottimizzare i livelli di 25-OH-vitamina D, così come recentemente consigliato dalla British Dietetic Association e dal Governo Scozzese» (Isaia G, Medico E. Aging ClinExp Res 2020). (fonte: Doctor33)

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Carenza di Vitamina D e COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Il 23 novembre 2020 alle ore 16 il Prof. Giancarlo Isaia, Docente di Geriatria all’Università e Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, introdotto dal Prof. Massimo Mori, Presidente dell’Accademia delle Scienze, terrà una conferenza sul tema “Carenza di Vitamina D e COVID-19”.L’argomento è di particolare attualità e già in occasione della prima ondata della pandemia, il Prof. Isaia, insieme al Prof. Enzo Medico, sulla base di consistenti dati scientifici, aveva ipotizzato la presenza di un ruolo della carenza di Vitamina D nell’influenzare le manifestazioni cliniche del COVID-19, soprattutto negli anziani. Successivamente, questo problema è stato studiato da molti gruppi di ricerca e molti risultati sono stati pubblicati su importanti riviste scientifiche internazionali, ottenendo importanti conferme, ma, poiché non ne è stato dimostrato un chiaro rapporto di causa/effetto, è ancora oggi oggetto di un acceso dibattito in tutto il mondo.Nel corso del suo intervento, il Prof. Isaia riassumerà, con un approccio adatto al grande pubblico, quanto emerso dalla ricerca in questi mesi, con l’intento di chiarire i termini del problema e di contribuire in tal modo alla prevenzione della devastante malattia che sta compromettendo i sistemi sanitari e gli equilibri economici in tutto il mondo.

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Per prevenire il deficit di vitamina D

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Controllare il livello della vitamina D (25-OH) nel sangue e, in caso di carenza, provvedere alla prescrizione medica per una corretta integrazione, soprattutto nel periodo invernale, o, comunque, se non si ha un’esposizione al sole costante.
Fare una passeggiata tutti i giorni al sole affinché la vitamina D si attivi. Esporsi alla luce solare, non filtrata da vetri, con la maggior superficie del corpo possibile, per un periodo variabile in base al proprio fototipo, circa 10-15 minuti al giorno in estate e 20-30 minuti in inverno, tra le 11 e le 15 quando i raggi UV sono più attivi.
Consumare due porzioni di latticini al giorno, come latte o yogurt, anche parzialmente scremati, a colazione o a merenda e aggiungere un cucchiaio di formaggio grattugiato sui primi piatti o sulla verdura cotta. Chi non tollera il lattosio, può utilizzare latte delattosato e Grana Padano DOP perché privo di lattosio.
Due volte alla settimana consumare il formaggio stagionato, per esempio, due porzioni (50g) di Grana Padano DOP o fresco, in sostituzione del secondo piatto o 2 uova.
Mangiare ogni settimana 3 porzioni di pesce, variando le qualità, i pesci più grassi come salmone, sgombro, alici, tonno, trota, anguilla, etc., sono più ricchi di vitamina D.
Consumare due o tre uova a settimana, sode o cotte in padella antiaderente (anche strapazzate o in frittata) una volta a settimana un primo di pasta all’uovo.
Per migliorarne l’assorbimento, essendo una vitamina liposolubile, è bene condire le pietanze con un cucchiaio di olio extravergine d’oliva a crudo. Si può utilizzare con moderazione il burro crudo che apporta buone quantità di vitamina D.
Limitare il consumo di caffeina che potrebbe ridurre l’assorbimento di vitamina D.
Mantenere un BMI compreso tra 18,5 e 24,9, per evitare che la vitamina D venga sequestrata dalla massa grassa dell’organismo.

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Vitamina D e Covid-19

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

In relazione ai benefici effetti della Vitamina D nel contrastare gli effetti della pandemia COVID-19 recentemente sono stati pubblicati alcuni studi che confermano l’ipotesi diffusa nel marzo scorso da Giancarlo Isaia e da Enzo Medico, dell’Accademia di Medicina e dell’Università di Torino. In particolare, uno studio randomizzato in aperto condotto all’Ospedale Universitario di Cordoba (Spagna) e di prossima pubblicazione, ma già disponibile on line, sulla rivista “The Journal of Steroid Biochemistry and Molecular Biology” (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960076020302764), ha dimostrato che la somministrazione di elevate dosi di calcifediolo (il metabolita idrossilato della Vitamina D) è in grado di ridurre significativamente il numero di pazienti affetti da Coronavirus che hanno successivamente manifestato importanti complicanze, tali da richiedere il loro ricovero in rianimazione: 76 pazienti, tutti sottoposti a trattamento con idrossiclorochina secondo il protocollo standard, sono stati suddivisi in due gruppi e 50 di essi sono stati trattati con calcifediolo, mentre nei restanti 26 pazienti tale farmaco non è stato somministrato: i risultati hanno dimostrato una differenza molto significativa fra i due gruppi, segnatamente in ordine alla comparsa di complicanze importanti della malattia, in quanto fra pazienti trattati con calcifediolo, solo il 2% ha dovuto poi essere ricoverato in terapia intensiva, a fronte del 50% dei pazienti che non avevano ricevuto il trattamento. Lo studio, che richiede ulteriori conferme su un più elevato numero di pazienti, mostra che la Vitamina D è in grado di ridurre la comparsa delle maggiori complicanze della malattia e pertanto suggerisce l’opportunità della sua somministrazione in tutti i pazienti con COVID-19.

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Vitamina D: Un bene prezioso per la salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

La stagione estiva è il momento ideale dell’anno per fare “scorta” di vitamina D, il potente alleato naturale per il benessere fisico di grandi e piccini. Tutti, indipendentemente dall’età, possono infatti essere a “rischio” di insufficienza vitaminica che grazie a qualche semplice e pratica strategia può essere integrata. Ma perché è così preziosa e quali effetti positivi regala a bambini, adulti e persone anziane? MioDottore – piattaforma specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo DocPlanner – ha coinvolto una delle sue specialista, la dottoressa Rossella Tozzi, endocrinologa che aderisce al progetto di video consulenza online attivato dalla piattaforma, per approfondire la tematica, suggerire come aiutare l’attivazione della vitamina protagonista dell’estate e indicare le 5 regole d’oro per assimilarla con facilità.La dottoressa Tozzi commenta: “Recenti evidenze hanno dimostrato che buoni livelli di vitamina D nei bambini si associano a un migliore stato nutrizionale e miglior risposta immunitaria, mentre negli adulti concorrono a determinare la salute del tessuto muscolare e dello stato metabolico, prevenendo anche l’insorgenza di infezioni respiratorie acute”.Le 5 regole d’oro per facilitare l’assimilazione di vitamina D
1. Esposizione diretta alla luce solare, in maniera frequente e sicura, utilizzando gli appositi filtri solari.
2. Effettuare costante attività fisica, prediligendo attività all’aperto.
3. Assicurare fonti alimentari contenenti vitamina D: seguire una dieta normo variata che preveda formaggi, uova, carne di pollo, anatra o tacchino, cereali e verdure verdi.
4. Facilitare l’azione della vitamina D con l’introduzione di cibi ricchi di calcio, soprattutto per i bambini, garantendo sufficienti quantità di latte, burro, yogurt e formaggi.
5. Cercare di effettuare escursioni e passeggiate in luoghi lontani da smog e inquinamento, che possono interferire con la corretta assimilazione di vitamina D.

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Covid-19: Possibile ruolo preventivo della Vitamina D

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

L’ipotesi formulata a fine marzo da Giancarlo Isaia e da Enzo Medico dell’Accademia di Medicina e dell’Università di Torino, relativamente al possibile ruolo preventivo della Vitamina D nei confronti dell’infezione da Covid-19, ha riscosso un’ampia risonanza in tutto il mondo ed è stata ripresa in un editoriale degli stessi autori dal titolo “Associations between hypovitaminosis D and COVID-19: a narrative review” (Link) che sta per essere pubblicato sul numero di agosto della rivista internazionale “Aging in Clinical and Experimental Research”. Considerando ulteriori e più recenti evidenze scientifiche, il lavoro sottolinea che, pur non essendo ancora stato dimostrato un rapporto di causa/effetto fra l’ipovitaminosi D e l’infezione da Coronavirus e che sono necessari ulteriori studi per esplorare a fondo questo fenomeno, è molto probabile che la compensazione di questa carenza, molto diffusa in tutto il mondo e soprattutto in Italia, possa contribuire a mitigare le negative conseguenze della malattia: di conseguenza, gli Autori richiamano l’attenzione sulla necessità di promuovere pubbliche campagne di promozione atte ad incentivare il consumo di cibi ricchi in vitamina D o ad esporsi adeguatamente al sole. La prossima pubblicazione dell’Editoriale rappresenta un importante ed autorevole accreditamento dell’ipotesi formulata dai due Docenti torinesi, che in un primo tempo era stata definita “Fake news” dall’Istituto Superiore di Sanità, che poi, sulla base di ulteriori evidenze scientifiche, ha opportunamente rivisto tale posizione.

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Coronavirus: La carenza di vitamina D è un fattore di rischio?

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

La presentazione clinica ed epidemiologica della pandemia da Coronavirus è certamente molto anomala e, alla ricerca di possibili concause o di specifici fattori di rischio, il Prof. Giancarlo Isaia, Docente di Geriatria e Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, e il Prof. Enzo Medico, Professore Ordinario di Istologia all’Università di Torino, anche a seguito delle recentissime raccomandazioni della British Dietetic Association, hanno approfondito il ruolo che potrebbe svolgere la carenza di Vitamina D, che in Italia interessa una vasta fetta della popolazione, soprattutto anziana. Sono così emersi alcuni dati che, sintetizzati in un documento, già sottoposto ai Soci dell’Accademia di Medicina di Torino, sono stati giudicati molto interessanti. In esso gli Autori suggeriscono ai medici, in associazione alle ben note misure di prevenzione di ordine generale, di assicurare adeguati livelli di Vitamina D nella popolazione, ma soprattutto nei soggetti già contagiati, nei loro congiunti, nel personale sanitario, negli anziani fragili, negli ospiti delle residenze assistenziali, nelle persone in regime di clausura e in tutti coloro che per vari motivi non si espongono adeguatamente alla luce solare. Inoltre, potrebbe anche essere considerata la somministrazione della forma attiva della Vitamina D, il Calcitriolo, per via endovenosa nei pazienti affetti da COVID- 19 e con funzionalità respiratoria particolarmente compromessa. Queste indicazioni derivano da numerose evidenze scientifiche che hanno mostrato:
a) Un ruolo attivo della Vitamina D sulla modulazione del sistema immune
b) La frequente associazione dell’Ipovitaminosi D con numerose patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita nelle persone anziane, tanto più in caso di infezione da COVID-19.
c) Un effetto della Vitamina D nella riduzione del rischio di infezioni respiratorie di origine virale, incluse quelle da coronavirus.
d) La capacità della vitamina D di contrastare il danno polmonare da iperinfiammazione.
Inoltre, i primi dati preliminari raccolti in questi giorni a Torino indicano che i Pazienti ricoverati per COVID-19 presentano una elevatissima prevalenza di Ipovitaminosi D. Il compenso di questa diffusa carenza vitaminica può essere raggiunto innanzitutto esponendosi alla luce solare per quanto possibile, anche su balconi e terrazzi, alimentandosi con cibi ricchi di vitamina D e, sotto controllo medico, assumendo specifici preparati farmaceutici.

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Il consumo di farmaci a base di vitamina D in Italia cresce di anno in anno

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Nel 2017 la spesa pubblica per questi farmaci ha raggiunto i 260 milioni di euro e 12,6 italiani su mille li hanno assunti (il doppio rispetto al 2013) secondo l’AIFA, che proprio lo scorso ottobre, con la nota 96, ha posto nuovi limiti alla prescrivibilità di questi farmaci a carico del SSN. Così, questi medicinali sono rimborsabili solo previo un test a carico del cittadino che accerti la carenza di vitamina D, e solo ad alcune categorie di pazienti (persone con osteoporosi e osteopatie, donne in gravidanza o allattamento, persone che soffrono di carenze iatrogene o hanno malattie che causano il malassorbimento della vitamina). Ma i preparati a base di vitamina D sono presenti sul mercato anche come integratori, quindi acquistabili senza bisogno di ricetta medica: «Si tratta di importanti alleati nella prevenzione, perché le carenze di vitamina D sono molto comuni in tutta l’Italia, non soltanto al Nord. Infatti il 60-80% della popolazione italiana ne è interessato» spiega Maurizio Salamone, direttore scientifico di Metagenics Italia, produttore e distributore di integratori alimentari ad alto impatto che nel 2019 ha visto aumentare le vendite dei propri integratori a base di vitamina D del 40%.La vitamina D infatti dà un contributo fondamentale alla salute di ossa e denti, alle funzioni del sistema immunitario, alla funzione muscolare, al mantenimento dei livelli di calcio nel sangue e al normale assorbimento del calcio e del fosforo. È una sostanza che viene prodotta dal corpo grazie soprattutto all’esposizione alla luce solare, mentre la dieta ci fornisce solo 20% dell’apporto giornaliero.
L’indicazione più importante, sottolineata proprio dall’AIFA nelle avvertenze alla nota 96, recita: “l’approccio più fisiologico della supplementazione con vitamina D è quello giornaliero col quale sono stati realizzati i principali studi che ne documentano l’efficacia”. «Dato che la vitamina D ha la caratteristica di accumularsi nel tessuto adiposo è consigliabile assumere la dose giornaliera raccomandata quotidianamente, piuttosto che un dosaggio più elevato saltuariamente» spiega Salamone. La precisione nella quantità è quindi fondamentale, ed è per questo che Metagenics ha sviluppato una gamma di prodotti calibrate su esigenze diverse: 400 U.I. per i bambini, 1000 U.I. per adolescenti e adulti, 2000 U.I. per gli anziani e le donne in gravidanza, fino alle 4000 U.I. per chi presenta carenze gravi. «La cosa migliore – sottolinea Salamone – è sempre consultare il proprio specialista di fiducia per definire la posologia corretta, in modo da massimizzare i benefici».Inoltre sono da preferire prodotti facili da assumere e gradevoli al gusto: Metagenics pone grande importanza non soltanto alle formulazioni ma anche alla facilità di assunzione. Nel caso specifico della Vitamina D sono disponibili sia le compresse masticabili al gusto lime, dolcificate con stevia, sia le gocce dal gusto neutro a base di olio MCT (medium chain triglycerides) ben digeribile e tollerabile, adatto anche ai neonati. Con una scelta mirata e una spesa molto contenuta, quindi, la prevenzione di una delle più diffuse carenze micronutrizionali è davvero alla portata di tutti, eliminando in questo modo il problema della ridotta mutuabilità della vitamina D generata dalla recente nota 96. http://www.metagenics.it

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Vitamina D, ecco come scegliere l’integratore giusto

Posted by fidest press agency su martedì, 28 gennaio 2020

Il consumo di farmaci a base di vitamina D in Italia cresce di anno in anno: nel 2017 la spesa pubblica per questi farmaci ha raggiunto i 260 milioni di euro e 12,6 italiani su mille li hanno assunti (il doppio rispetto al 2013) secondo l’AIFA, che proprio lo scorso ottobre, con la nota 96, ha posto nuovi limiti alla prescrivibilità di questi farmaci a carico del SSN. Così, questi medicinali sono rimborsabili solo previo un test a carico del cittadino che accerti la carenza di vitamina D, e solo ad alcune categorie di pazienti (persone con osteoporosi e osteopatie, donne in gravidanza o allattamento, persone che soffrono di carenze iatrogene o hanno malattie che causano il malassorbimento della vitamina). Ma i preparati a base di vitamina D sono presenti sul mercato anche come integratori, quindi acquistabili senza bisogno di ricetta medica: «Si tratta di importanti alleati nella prevenzione, perché le carenze di vitamina D sono molto comuni in tutta l’Italia, non soltanto al Nord. Infatti il 60-80% della popolazione italiana ne è interessato» spiega Maurizio Salamone, direttore scientifico di Metagenics Italia, produttore e distributore di integratori alimentari ad alto impatto che nel 2019 ha visto aumentare le vendite dei propri integratori a base di vitamina D del 40%.
La vitamina D infatti dà un contributo fondamentale alla salute di ossa e denti, alle funzioni del sistema immunitario, alla funzione muscolare, al mantenimento dei livelli di calcio nel sangue e al normale assorbimento del calcio e del fosforo. È una sostanza che viene prodotta dal corpo grazie soprattutto all’esposizione alla luce solare, mentre la dieta ci fornisce solo 20% dell’apporto giornaliero.«Occorre però fare un po’ di chiarezza – prosegue Maurizio Salamone – perché i cambiamenti sulla mutuabilità della vitamina D hanno generato un po’ di difficoltà nel mondo degli operatori sanitari che sono costretti in molti casi di prescrivere la vitamina D a carico del cittadino».L’indicazione più importante, sottolineata proprio dall’AIFA nelle avvertenze alla nota 96, recita: “l’approccio più fisiologico della supplementazione con vitamina D è quello giornaliero col quale sono stati realizzati i principali studi che ne documentano l’efficacia”. «Dato che la vitamina D ha la caratteristica di accumularsi nel tessuto adiposo è consigliabile assumere la dose giornaliera raccomandata quotidianamente, piuttosto che un dosaggio più elevato saltuariamente» spiega Salamone. La precisione nella quantità è quindi fondamentale, ed è per questo che Metagenics ha sviluppato una gamma di prodotti calibrate su esigenze diverse: 400 U.I. per i bambini, 1000 U.I. per adolescenti e adulti, 2000 U.I. per gli anziani e le donne in gravidanza, fino alle 4000 U.I. per chi presenta carenze gravi. «La cosa migliore – sottolinea Salamone – è sempre consultare il proprio specialista di fiducia per definire la posologia corretta, in modo da massimizzare i benefici».Inoltre sono da preferire prodotti facili da assumere e gradevoli al gusto: Metagenics pone grande importanza non soltanto alle formulazioni ma anche alla facilità di assunzione. Nel caso specifico della Vitamina D sono disponibili sia lecompresse masticabili al gusto lime, dolcificate con stevia, sia le gocce dal gusto neutro a base di olio MCT (medium chain triglycerides) ben digeribile e tollerabile, adatto anche ai neonati.Con una scelta mirata e una spesa molto contenuta, quindi, la prevenzione di una delle più diffuse carenze micronutrizionali è davvero alla portata di tutti, eliminando in questo modo il problema della ridotta mutuabilità della vitamina D generata dalla recente nota 96.

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Più del 50% degli italiani, con meno di 16 anni, soffre di carenza di vitamina D

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

In particolare i più esposti ai rischi per la salute, derivati da questa insufficienza, risultano gli adolescenti. Sotto accusa è soprattutto la scarsa esposizione al sole da cui dipende oltre il 90% dell’assorbimento della vitamina. Lo stile di vita troppo “indoor”, che inizia solitamente in questo periodo dell’anno, influenza in modo significativo lo stato vitaminico. Infatti il 36% dei teenager passa almeno due ore al giorno a giocare a videogames o la PC e il 48% invece guarda troppa televisione. E’ questo l’allarme lanciato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) in occasione della penultima giornata del suo XIII Congresso Nazionale Scientifico. “Assumere una dose adeguata di Vitamina D è fondamentale per lo sviluppo corretto della massa ossea e di quella muscolare – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. Inoltre è fondamentale perché aiuta a rafforzare il sistema immunitario e contribuisce così a difendere l’organismo dalle infezioni. Come pediatri di famiglia siamo preoccupati dal grande numero di giovanissimi italiani che soffrono di ipovitaminosi D. Il fabbisogno giornaliero di vitamina D3 viene assicurato da una corretta e adeguata esposizione solare e quindi consigliamo vivamente a tutti i giovani di passare parte del loro tempo libero all’aperto, magari praticando un po’ di sport o attività fisica”. “La dieta gioca un ruolo trascurabile nella carenza di vitamina D – aggiunge il dott. Mattia Doria, Segretario alle Attività Scientifiche della FIMP -. Il latte e più in generale gli alimenti, anche se fortificati con vitamine, non rappresentano una modalità ottimale per la prevenzione dell’ipovitaminosi nel bambino e nell’adolescente. Può essere quindi necessario ricorre a integratori alimentari che possono svolgere un ruolo particolarmente utile in età pediatrica. Sono prodotti assolutamente sicuri ed efficaci che devono però essere assunti solo su indicazione e consiglio del pediatra di famiglia anche in termini di posologia corretta”. Al congresso di Paestum un’intera sessione è dedicata anche alle vitamine del complesso B. “Hanno un ruolo importantissimo per compensare le carenze da diete di esclusione collegate ad allergie o intolleranze alimentari – aggiunge il dott. Biasci -. Questi problemi di salute sono in forte crescita e adesso interessano più dell’8% dei bambini italiani. Risulta così fondamentale anche per questo gruppo di vitamine un eventuale utilizzo di adeguati integratori in caso di deficit che sono più frequenti nei bambini che fanno uso di diete di esclusione o sbilanciate”. “In particolare – ricorda il dott. Doria – occorre avere particolare cura delle famiglie che scelgono per se e i propri figli uno stile alimentare a base vegetale, soprattutto se totalmente privo di proteine di origine animale. In questi casi l’utilizzo dell’integrazione con vitamine del complesso B, e della vitamina B12 è obbligatorio”.

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