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Parco Arte Vivente presenta La Natura e la Preda

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2022

Torino 19 marzo – 29 maggio 2022 OPENING: 18 marzo 2022, ore 18.00 via Giordano Bruno 31 il PAV Parco Arte Vivente presenta la mostra collettiva La Natura e la Preda, che affronta il tema della memoria coloniale attraverso i lavori di Irene Coppola, Edoardo Manzoni, Daniele Marzorati e Alessandra Messali. Lontano dall’essere una condizione innata, indifferente alle circostanze, l’essere preda è un posizionamento che viene conferito in rapporto ad altri soggetti, l’oggetto della strategia mirata del predatore. Possiamo dire che qualcosa diventa preda – e quindi cacciabile – per effetto di un processo di distinzione, gerarchizzazione o esclusione da ordini condivisi.Per tracciare una teoria della preda è necessario pensare sia alle politiche della rappresentazione, sia ai modi in cui il potere costruisce le identità sociali attraverso la repressione. Rispetto ad altre strategie di conflitto, la caccia non è una lotta tra pari, ma prevede un disequilibrio originario dato dalla supremazia materiale del cacciatore. Confrontarsi oggi con la memoria coloniale, italiana e non solo, non significa avere a che fare soltanto con un passato dimenticato e rimosso: le forme di oppressione che pensavamo di aver lasciato ai tempi dello schiavismo o della piantagione, riemergono nelle riconfigurazioni neo-arcaiche spinte dalla potenza delle politiche economiche neoliberiste.Le scene di caccia, le trappole e i richiami per uccelli di Edoardo Manzoni riflettono sull’estetizzazione della violenza delle immagini prodotte in Africa durante il periodo coloniale. La rappresentazione della “bestia” domata e uccisa, esasperate al fine di rendere la battuta di caccia un’impresa eroica, è funzionale alla caccia grossa come strumento esotizzante, metafora dell’assoggettamento delle popolazioni. Il progetto di Daniele Marzorati, a sua volta, ripercorre alcune delle tracce fisiche del rimosso coloniale nel territorio italiano, una ricerca fotografica che attiva connessioni tra il potere normativo della storia ufficiale e oggetti apparentemente neutrali, guardando al legame tra fascismo, colonialismo e razzismo avvalendosi dei concetti di “razza” e “razzializzazione”, così come espressi da Mellino, ossia la gerarchizzazione attraverso l’ideologia della “razza”, che invisibilmente permane nella struttura sociale italiana. EMILIO SALGARI AND THE TIGER – A Story Written in Far Away Italy, Set in Guwahati 1870, di Alessandra Messali, è il risultato di una ricerca condotta dall’artista tra il 2013 e il 2016 nello stato indiano dell’Assam nell’ambito del Guwahati Research Program (Microclima). Com’è noto, il popolare scrittore Emilio Salgari non viaggiò mai al di fuori dall’Italia, pur avendo scritto più di 200 storie d’avventura ambientate in paesi “esotici”; tra questi, la città di Guwahati, territorio controllato dai colonialisti britannici. Il progetto è un esperimento nel quale le differenze tra testo e contesto riscontrare nei libri di Salgari vengono utilizzate come strumento per riflettere sulle logiche di rappresentazione culturale e in particolare su cosa significhi essere rappresentati. Irene Coppola, infine, presenta Habitat 08°N, realizzato lavorando a stretto contatto con la comunità indigena di Guna Yala (Panama), in collaborazione con l’architetto Vito Priolo: a partire dalla cultura materiale locale, viene costruito un codice di memoria in grado di raccontare la storia del territorio, datare insediamenti, mappare migrazioni e spostamenti.Nell’ambito della rassegna di Workshop con gli artisti, sabato 14 maggio Alessandra Messali condurrà il workshop pubblico dal titolo Tigre contro tigre nella giungla delle rappresentazioni.La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino. http://www.parcoartevivente.it

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Pubblicazione del libro, “P.P.Pasolini: L’ossimoro vivente”

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2021

Di Donato Di Poce, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2021. Dopo le recenti pubblicazioni critiche dell’autore su Artaud e Giordano Bruno (Un Poeta al rogo: Giordano Bruno, il poeta-philosophus dei poetici furori, Eretica Edizioni, Buccino (SA), 2021. ISBN 978-88-334-239-6; ARTAUD: Il Poeta e il suo doppio, I Quaderni del Bardo Edizioni, Sannicola(LC), 2019), l’autore ci regala questo aureo, passionale e competente libro di critica letteraria su Pasolini. Un libro scritto “dopo 40 anni di studi, 3 di stesura e 3 mesi di editing (ci dice l’autore), ho cercato di comunicare al lettore le emozioni, le intuizioni e le visioni che Pasolini mi ha regalato e sono certo che regalerà anche a voi”, che ci rivela uno spessore critico ed eretico del nostro poeta di tutto rispetto.Donato Di Poce, ama definirsi un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici. ( Nato a Sora – FR – nel 1958, residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Poesismi, Fotografo, Studioso del Rinascimento. Artista poliedrico, innovativo ed ironico, dotato di grande umanità, e CreAttività. Ha al suo attivo 34 libri pubblicati(tradotti anche in Inglese, Arabo, Rumeno, Esperanto e Spagnolo) , 20 ebook e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Dal 1998 è teorico, promotore e collezionista di Taccuini d’Artista. Ha realizzato ©L’Archivio Internazionale di TACCUINI D’ARTISTA e Poetry Box di Donato Di Poce, progetto espositivo itinerante. Hanno scritto su di lui: Roberto Roversi, Gianni D’Elia, Tomaso Kemeny, Adriano Petta, Angelo Gaccione, Gino Ruozzi, Anna Antolisei, Nicola Vacca, Alessandro Vergari, Raffaele Polo, Silvia Castellani, Giuseppe Scaglione, Gabriella Cinti, Francesco Aprile, Hiram Barrios.

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Le meraviglie del mondo vivente dalla lettura del DNA

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

L’aspetto è anche più esteso di quanto non si possa immaginare. Il sequenziamento del DNA industriale dei batteri produttori di metano e d’archeobatteri, realizzatori d’idrogeno, potrebbe portarci al raggiungimento d’importanti risorse per l’industria. Per gli animali pluricellulari si tratta di capire il delicato meccanismo che permette le interazioni del genoma con il complesso sistema della cellula. Si parte dallo zigote (una cellula indifferenziata e totipotente) e si procede alla formazione di migliaia di cellule organizzate in tessuti diversi tra di loro: sistema nervoso, apparato riproduttivo, intestinale ecc.
Questo processo, sia pure in forme e modalità diverse, è presente sia negli organismi, così detti inferiori, sia superiori. Pensiamo, ad esempio, al caenorhabditis elegans, un verme lungo appena un millimetro e che ha avuto il primato d’essere sequenziato per primo. Si compone di sole 959 cellule e il suo ciclo vitale si compie in appena tre settimane. Ci avviciniamo, quindi, a una conoscenza molto “intima” della nostra struttura genetica e che origina la vita. Si tratta di quel meccanismo che, moltiplicando le sue dotazioni primarie, ci porta alla formazione di un essere vivente e sino alla composizione del genere umano.
Ma la vita è già nella cellula, è già nel suo DNA, nei suoi geni. Essa proviene da dove? È palpabile? È possibile identificarla e renderla visibile in qualche modo sia pure attraverso un occhio elettronico?
Questo è il punto che ci separa dalla piena conoscenza. Questa è la sfida che ci resta e non è cosa da poco.
Eccoci, quindi, giunti nel cuore del problema. Dobbiamo partire dall’idea di aver messo insieme due entità diverse. Una d’ordine fisico e l’altra no. L’ordine fisico ci permette di attivare la sequenza di onde radio che trasportano il mio messaggio, ma questo, a sua volta, resta vincolato da un altro ordine che possiamo chiamare “logico”. La risposta è data dallo stesso grado evolutivo che ci permette di crescere culturalmente e con tutte le sue derivate d’ordine scientifico e tecnologico. Potremmo identificarci con quell’astronauta che è partito dalla terra, è penetrato nell’atmosfera, nella ionosfera, nella stratosfera, per poi emergere nell’esosfera, in altre parole nello spazio infinito, e ritrovarci a sgranare gli occhi al cospetto delle nuove meraviglie che ci circondano, ma ciò non significa che abbiamo fatto un passo in più nella conoscenza del meccanismo che ha prodotto tutto ciò che di nuovo stiamo osservando. La terza scala, quella delineata dall’informatica, dalla cibernetica, dalla logica ci ha portati per successivi passaggi in un orizzonte che non è più fisico ma metafisico. Così come per l’astronauta l’orizzonte non è più terrestre, non è più aereo ma è fotonico: l’orizzonte stesso della luce. Fin qui l’epistemologia duale, fedele alla corretta coniugazione dei due termini. Quei due termini che già comparvero nella metafisica antica yiè, morphè, materia e forma. Quei due termini che oggi si riaffacciano sotto diversa configurazione, pur tuttavia sempre nell’ordine di due principi distinti e congiunti: l’uno attivo e l’altro passivo, l’uno formante e l’altro formato. Così a tutti i livelli: materia e energia, lunghezza d’onda e frequenza; medium e messaggio; corpo e anima; spazio e iperspazio; fisica e metafisica. A questo punto il tentativo di discendere, ridurre l’anima al corpo, il pensiero al cervello, lo spirito alla materia è un po’ come ridurci al sempliciotto della strada che chiede agli astronauti: “Che aria tira lassù? Lassù ci piove? Ci avete l’ombrello? (Riccardo Alfonso)

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JOËL DE ROSNAY, La sinfonia del vivente

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

A quanto sembra, il concetto che il nostro DNA rappresenti un codice fisso e immutabile viene ora considerato scientificamente antiquato. Quello che siamo arrivati a comprendere è che il nostro codice genetico è in realtà molto dinamico.
È questa la scienza dell’epigenetica, che rivela non solo un nuovo modo di concettualizzare il comportamento dei nostri geni ma, cosa più importante, fornisce anche una nuova prospettiva sulla comprensione delle dilaganti problematiche di salute che caratterizzano il moderno mondo occidentale. La ricerca epigenetica svela che le nostre scelte relative al modo di vivere (il cibo che mangiamo, gli integratori che prendiamo, l’esercizio fisico che facciamo e perfino il contenuto emotivo delle nostre esperienze quotidiane) sono elementi coinvolti nell’orchestrazione delle reazioni chimiche che attivano o disattivano parti del nostro genoma, che codificheranno esiti pericolosi per la salute spianando la strada a una patologia, o creeranno un ambiente interno favorevole alla longevità e alla resistenza alle malattie.
Siamo dunque conduttori di una sinfonia, co-autori della nostra vita, della nostra salute, del nostro equilibrio. La presente opera si propone perciò di spiegare come mettere in pratica le regole della «bionomia», che altro non è che l’economia del corpo, in tutti gli ambiti della vita per prevenire meglio le malattie, per «invecchiare giovani» e in buona salute piuttosto che limitarsi a vivere invecchiando.
L’innovazione di questo libro, tuttavia, sta nel fatto che l’autore amplia il concetto di epigenetica, basato sull’interdipendenza tra l’individuo e l’ambiente, sulla società nel suo complesso.Traduzione dal francese di Alberto Folin Euro 17,00 240 pagine
Joël de Rosnay, dottore in Scienze, è consulente del Presidente dell’Universience e Presidente esecutivo del Biotics International. Ex ricercatore e professore al Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel campo della biologia e dell’informatica, è stato direttore delle applicazioni di ricerca presso l’Institut Pasteur. Nel 1990 è vincitore del Premio di informazione scientifica dell’Accademia delle scienze e della personalità del Digital Economy. È autore di molti bestseller tra i quali Je cherche à comprendre, Surfer la vie (Les Liens qui Libèrent), Le Macroscope (Seuil) e 2020: les scénarios du futur (Fayard).(Neri Pozza editore)

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Joël de Rosnay: La sinfonia del vivente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

A quanto sembra, il concetto che il nostro DNA rappresenti un codice fisso e immutabile viene ora considerato scientificamente antiquato. Quello che siamo arrivati a comprendere è che il nostro codice genetico è in realtà molto dinamico.
È questa la scienza dell’epigenetica, che rivela non solo un nuovo modo di concettualizzare il comportamento dei nostri geni ma, cosa più importante, fornisce anche una nuova prospettiva sulla comprensione delle dilaganti problematiche di salute che caratterizzano il moderno mondo occidentale. La ricerca epigenetica svela che le nostre scelte relative al modo di vivere (il cibo che mangiamo, gli integratori che prendiamo, l’esercizio fisico che facciamo e perfino il contenuto emotivo delle nostre esperienze quotidiane) sono elementi coinvolti nell’orchestrazione delle reazioni chimiche che attivano o disattivano parti del nostro genoma, che codificheranno esiti pericolosi per la salute spianando la strada a una patologia, o creeranno un ambiente interno favorevole alla longevità e alla resistenza alle malattie.Siamo dunque conduttori di una sinfonia, co-autori della nostra vita, della nostra salute, del nostro equilibrio. La presente opera si propone perciò di spiegare come mettere in pratica le regole della «bionomia», che altro non è che l’economia del corpo, in tutti gli ambiti della vita per prevenire meglio le malattie, per «invecchiare giovani» e in buona salute piuttosto che limitarsi a vivere invecchiando.L’innovazione di questo libro, tuttavia, sta nel fatto che l’autore amplia il concetto di epigenetica, basato sull’interdipendenza tra l’individuo e l’ambiente, sulla società nel suo complesso.Traduzione dal francese di Alberto FolinEuro 17,00 240 pagine
Joël de Rosnay, dottore in Scienze, è consulente del Presidente dell’Universience e Presidente esecutivo del Biotics International. Ex ricercatore e professore al Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel campo della biologia e dell’informatica, è stato direttore delle applicazioni di ricerca presso l’Institut Pasteur. Nel 1990 è vincitore del Premio di informazione scientifica dell’Accademia delle scienze e della personalità del Digital Economy. È autore di molti bestseller tra i quali Je cherche à comprendre, Surfer la vie (Les Liens qui Libèrent), Le Macroscope (Seuil) e 2020: les scénarios du futur (Fayard).

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Prima catena di trapianto di rene da vivente

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Padova. Per la prima volta, presso il Centro Trapianti di Rene di Padova diretto dal Prof. Rigotti, dell’Azienda Ospedale Università di Padova, è stata realizzata con esito positivo, la prima catena di trapianto di rene da vivente tra coppie donatore-ricevente incompatibili innescata da un donatore deceduto. Questa esperienza è unica non solo a livello italiano ma anche a livello internazionale.L’opzione del trapianto di rene da donatore vivente sta diventando anche in Italia sempre più scelto dai pazienti con insufficienza renale cronica che necessitano di un trapianto di rene. Questo grazie agli ottimi risultati del trapianto ed alla sicurezza della procedura per il donatore. Tuttavia, in numerosi casi, l’opzione della donazione diretta tra persone affettivamente legate non è praticabile a causa di una incompatibilità immunologica.
Durante gli ultimi anni diverse strategie sono state messe in atto per consentire il trapianto in questi casi difficili, tra cui il trapianto in modalità cross-over (in cui avviene uno “scambio” di donatori viventi tra pazienti incompatibili con il loro donatore) e più recentemente le catene di trapianti innescate da donatori samaritani. Dal 2015 ad oggi, in Italia, si sono verificate 5 donazioni samaritane che hanno consentito di avviare altrettante catene di trapianti.
Si tratta di un numero esiguo: da questa osservazione nasce il programma “DECK (DECeased-Kidney) – Utilizzo di reni da donatore deceduto per implementare i trapianti di rene da donatore vivente tra coppie incompatibili”, che unisce la risorsa della donazione da deceduto per innescare catene di trapianti da donatore vivente.
La complessa fase di studio per realizzazione del programma, coordinata dalla Dr.ssa Lucrezia Furian della UOC Chirurgia dei Trapianti di Rene e Pancreas, ha richiesto una attenta valutazione retrospettiva dei dati relativi a donatori-riceventi incompatibili, una scrupolosa analisi degli aspetti legati all’efficacia, alle problematiche etiche e a quelle logistiche e lo sviluppo di algoritmi per l’ottimizzazione delle catene di trapianti. Tale studio è stato condotto nell’ambito di un progetto di ricerca interdisciplinare finanziato dall’Università degli Studi di Padova che ha coinvolto, oltre all’equipe del centro trapianti, ricercatori del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali e del Dipartimento di Matematica dell’Università patavina, sotto la direzione del Prof. Antonio Nicolò, responsabile scientifico del progetto di ricerca.
Il progetto ha coinvolto l’équipe chirurgica, anestesiologica ed infermieristica della UOC Chirurgia dei Trapianti di Rene e Pancreas dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, in collaborazione con il laboratorio del centro interregionale di immunogenetica NIT di Milano e il laboratorio regionale di immunogenetica dell’Ospedale di Camposampiero. Il Centro Nazionale Trapianti, responsabile del programma nazionale di trapianto di rene da vivente in modalità incrociata tra coppie incompatibili, ed il Coordinamento Regionale Trapianti del Veneto hanno seguito e supportato tutte le fasi di progettazione e realizzazione.La donatrice è stata dimessa dopo soli tre giorni dall’intervento, effettuato con tecnica mininvasiva laparoscopica, ed è in ottime condizioni, così come i due riceventi, che hanno già una funzionalità renale del tutto normale.

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Presepe vivente di Custonaci

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2016

museo-vivente-custonacimuseo-vivente-custonaci1Custonaci (Trapani) Trentacinque edizioni, quattrocentomila visitatori nel corso degli anni, 160 interpreti – tra artigiani-artisti provenienti dall’intera Sicilia, maestranze contadine, figuranti locali e numerose comparse – citazioni nell’Herald tribune e nel National Geographic. Se nella vita sono i numeri a fare la differenza, quelli del Presepe vivente di Custonaci rappresentano un vero e proprio patrimonio da conservare negli annali. La manifestazione, quest’anno alla sua trentacinquesima edizione, andrà in scena nell’area della grotta preistorica di Scurati il 25 e 26 dicembre 2016 e dal 5 all’8 gennaio 2017, con inizio alle ore 16. Un evento dove non vuole rappresentare solo la nascita di Gesù, ma anche il più grande evento di valorizzazione dei mestieri e delle tradizioni popolari siciliane. Al centro di tutto, oltre alla Sacra Famiglia, c’è il centro di Borgo Scurati, una realtà di case rurali disseminate come in un presepe, a ridosso di un contesto di grotte naturali che si aprono su alte pareti rocciose. Tra queste primeggia la Grotta Mangiapane, emozionante e scenografico spazio risalente al Paleolitico superiore. Si potranno così scoprire quei mestieri che resistono da oltre duemila anni, entrando in una atmosfera che annulla il senso del tempo e dello spazio. I visitatori scopriranno così: u scarparu, u tilaru, u furnu, l’arbitrio per la pasta, a taverna u pignataro. Veri artigiani, che non interpretano una parte, ma il loro vero mestiere in un luogo di rara bellezza. In più ogni angolo di Borgo Scurati si popolerà di asini, capre, oche, mucche, cavalli, anatre, galline, pavoni, pecore ed agnellini.
museo-vivente-custonaci2Il Presepe di Custonaci si pone come una sorta di operazione “museografica”, nel senso dei sapere e della sua comunicazione, la cui validità è certamente apprezzabile. Una operazione di questo genere comporta, infatti, la conoscenza dei proprio territorio e delle attività produttive a esso connesse e il recupero di tutta una serie di competenze organiche a un tessuto economico e sociale ormai da decenni in via di rapida trasformazione. In altri termini, anche se per un lasso di tempo circoscritto – ma bisognerebbe analizzare eventuali effetti a distanza – il Presepe vivente di Custonaci, per il modo in cui è stato pensato e organizzato, conferisce identità a una intera comunità, sia sul versante della cultura materiale sia su quello della cultura intellettuale, con il recupero dei patrimonio di conoscenze e di abilità manuali connesso ai singoli mestieri. Mestieri che si fanno e che si rappresentano nel loro farsi, e che costituiscono una occasione rara per la conoscenza. Gli oggetti e le tecniche a essi connesse “parlano” per mano di coloro che li sanno adoperare. La messa in scena dell’evento prevede, oltre l’illuminazione artificiale, l’uso delle fiaccole, le padelle romane e le lanterne a petrolio
I ticket di ingresso si possono comprare sul posto e costano 5 euro per i bambini dai 4 ai 10 anni, 10 euro per gli adulti, gratis per i bambini da zero a 3 anni. I biglietti si possono anche acquistare con uno sconto di 50 centesimi sul sito Internet http://www.presepecustonaci.it. La biglietteria (aperta dalle 16 alle 20, tranne il 25 dicembre, quando chiuderà alle 19) si trova nel centro storico di Custonaci, nell’area “Città Mediterranea del Natale (Beit Lehem)”, dove dal 18 dicembre 2016 all’8 Gennaio 2017 aprirà il villaggio di Natale, con concerti, mostre, itinerari culturali e gastronomia. Il costo del biglietto comprende il servizio navetta dal centro storico alla grotta e viceversa, la visita del presepe vivente con degustazione prodotti tipici e inoltre la possibilità di visitare il Santuario Maria SS. di Custonaci e il Museo Arte e Fede. Al momento dell’acquisto del biglietto è necessario specificare l’orario di ingresso (16, 17, 18, 19, 20). Per ogni ora di ingresso sono disponibili fino a 500 biglietti. (museo vivente custonaci)

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II edizione Presepe Vivente Città di Pomezia

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

presepePomezia Il Gruppo Storico “Lavinium” dell’Associazione Tyrrhenum, in collaborazione con il Comitato di Quartiere “Nuova Lavinium”, l’Associazione Coloni Fondatori di Pomezia e Cinque Poderi – Castagnetta presenta la II edizione del Presepe Vivente “Città di Pomezia”. Il giorno di Santo Stefano, lunedì 26 Dicembre, i Giardini Petrucci a Piazza Indipendenza diventeranno il teatro di un viaggio alla scoperta della vita quotidiana nel nostro territorio nel periodo della nascita di Gesù. La rievocazione storica, con la presentazione degli antichi mestieri, avrà il suo culmine nella processione dei pastori e delle figure tradizionali del presepe verso la capanna della Natività. Dalle ore 16.00 alle ore 20.00 sarà possibile immergersi in un’atmosfera fuori dal tempo, caratterizzata da spiritualità, rispetto delle tradizioni e amore per la cultura. (foto: presepe)

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Torna dopo tre anni la Via Crucis Vivente di Frassinoro

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Italiano: Frassinoro, provincia di Modena. Si ...

Italiano: Frassinoro, provincia di Modena. Si vede uno dei luoghi principali del paese, piazza Miani e il Municipio (con l'orologio). English: Frassinoro, province of Modena. It is a view of one of the main places of the town, Miani square and the Town Hall (Municipio) with its clock. (Photo credit: Wikipedia)

Frassinoro (Modena) La notte del Venerdì Santo – il 6 aprile – si svolgerà, infatti, la sacra rappresentazione che gli abitanti del paese appenninico allestiscono dal Medioevo ogni tre anni. La manifestazione, unica in Emilia-Romagna e tra le più conosciute in Italia, per l’edizione 2012 ha ottenuto anche il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.La “Processione del Cristo Morto” – come veniva chiamata a inizio ‘900 la rievocazione – parte e arriva all’Abbazia benedettina di Frassinoro. La Passione è rappresentata, a differenza di iniziative analoghe, attraverso quadri statici: sono i pellegrini e i visitatori a sfilare in processione, lungo il tracciato, illuminato dalle fiaccole ammirando i quadri viventi allestiti dagli abitanti del paese.Giovani e non più giovani – in tutto oltre 300 figuranti – continuano a impegnarsi insieme per collaborare e conservare questa tradizione unica e inimitabile che, con le sue quattordici stazioni, si conferma la più rilevante processione storico-religiosa dell’Emilia-Romagna. Il percorso è arricchito dalla lettura di brani del Vangelo e accompagnato da musica sacra. Per favorire la partecipazione all’evento anche da parte di chi abita più lontano o per permettere di tuffarsi qualche ora in più nei paesaggi incontaminati dell’Appennino, il Consorzio Valli del Cimone lancia un’offerta che permette di soggiornare in hotel a Piandelagotti (in mezza pensione) e di usufruire del servizio navetta dai parcheggi di Frassinoro al centro per 45 euro a persona.

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Presepe Vivente Missionario

Posted by fidest press agency su martedì, 28 dicembre 2010

Roma Via Antono Berlese 55  (18,700 km Laurentina) Grande evento di solidarietà a Roma, per un Natale che dall’Italia getta ponti fino al Brasile. Per i bambini delle favelas di Belo Horizonte: un popolo che grida ma non viene spesso ascoltato. La Comunità Missionaria di Villaregia dà vita alla quarta edizione del Presepe Vivente Missionario.  Un lungo salto indietro nel tempo, oltre 2000  anni fa, per assistere a un evento che unisce arte, cultura, spiritualità e solidarietà. Sotto un cielo stellato, in mezzo alle colline della campagna romana, attorno a un grande fuoco al centro del piazzale, sorgeranno le capanne in legno che riproducono la vita a Betlemme nell’anno zero.   Oltre 150 le comparse e i personaggi che, con costumi storici, ambientazioni originali e arti e mestieri di 2.000 anni fa, ricostruiranno la Betlemme dei tempi di Gesù. Ci sono i soldati romani, il censimento, i cammelli, i re magi, la sacra famiglia. Tutto in carne ed ossa. Come anche Maria, Giuseppe e il bambin Gesù.   Unico nel suo genere, si tratta del primo presepe di questo tipo nel panorama nazionale. Vivente perché, attraverso la riproduzione degli antichi mestieri e dei personaggi, vuole far ‘rivivere’ la nascita di Gesù. Missionario perché, soprattutto in questo momento di feste natalizie, la Comunità non vuole dimenticare i fratelli più lontani e più poveri.   Quest’anno i riflettori sono puntati sul Brasile, al progetto del Centro di accoglienza per i bambini delle favelas di Belo Horizonte, creato e gestito dai missionari di Villaregia. Il 6 gennaio è attesa la presenza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che visiterà il presepe e premierà le prime tre classi vincitrici del Concorso “Sogna il tuo presepe”.
Novità di questa edizione è la Mostra monografica sui Magi, con oltre 250 modelli esposti tra statue, icone, costumi, quadri provenienti da varie collezioni e scuole iconografiche dei 5 continenti. Giungono da ogni angolo della terra per… vedere la stella. Sono di diverso materiale e vengono da ogni dove. In porcellana, in stoffa, con materiale riciclato e in argilla. I più antichi arrivano direttamente da Colonia, città dove i Re Magi sono sepolti. Ci sono poi quelli che indossano costumi tipici dell’Arabia Saudita, dell’India e della Terra Santa. La rappresentazione più “ecologica” è quella dei Magi in femore di cammello che provengono dal Cairo. E i più originali sono quelli realizzati con la cera d’api.
La Mostra interattiva “Catene” farà invece entrare il visitatore nel cuore della situazione dei bambini di strada del Brasile. Sarà un percorso attraverso immagini e schede numeriche; ma soprattutto sarà un percorso ‘spirituale’ che farà entrare nel mondo di milioni di indifesi. In Brasile, infatti, sei milioni di bambini vivono nella assoluta povertà (10% della popolazione). La fame e la denutrizione colpiscono 1,3 milioni di bambini. L’indice d’analfabetismo sfiora il 20% della popolazione. A Belo-Horizonte, dove opera la Comunità Missionaria di Villaregia, sono oltre 300.000 i minori in situazione di carenza.
L’ingresso al Presepe Vivente Missionario è gratuito, ma l’intero ricavato di offerte e donazioni sarà destinato al progetto del Centro di accoglienza per i bambini delle favelas di Belo Horizonte, creato nel 1987 dalla Comunità Missionaria di Villaregia.

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