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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

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Un nuovo modo di vivere nei centri urbani

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2022

FREE NOW, la piattaforma di multi-mobilità leader in Europa e promotrice di un nuovo modo di vivere i centri urbani, più libero e meno stressante, ha condotto un sondaggio tra i propri utenti per indagare quali sono le aspettative, i desideri e le paure degli europei rispetto alla stagione dei fiori, che si prospetta ricca di nuove possibilità di socializzazione, eventi e attività da svolgere in città.Dal sondaggio emerge che il desiderio di socialità è un sentimento molto forte e condiviso in tutta Europa. Più del 37% degli intervistati ha infatti affermato di voler cambiare le proprie abitudini di socializzazione e di interagire maggiormente con gli altri. Il dato più alto è stato registrato proprio in Italia, che ha superato la media internazionale con il 45% degli italiani che dichiara di aver intenzione di socializzare di più rispetto al passato. In Italia la solitudine degli ultimi due anni sembra infatti aver avuto un impatto psicologico maggiore rispetto agli altri Paesi, superando di gran lunga i numeri di paesi come Germania (31%), UK (37%), Francia (32%) e Polonia (40%). Non stupisce dunque che il 78% degli italiani interpellati abbia dichiarato che sente di dover recuperare il tempo perso durante la pandemia.La pandemia ha influenzato moltissimo anche le scelte di mobilità e l’evoluzione della Mobility as a Service. Ora i parametri più importanti da tenere in considerazione per gli Italiani quando ci si sposta sono, rispettivamente, la comodità (con un punteggio di 4,92 su 7), la sostenibilità del mezzo (4,69 su 7), l’igiene (4,36 su 7), il comfort (3,84 su 7), il costo (3,43 su 7) e, infine, la velocità (4,08 su 7).I dati italiani sono sicuramente incoraggianti e mostrano la voglia di tornare a vivere la città in piena libertà, spostandosi da una parte all’altra senza preoccupazioni o limitazioni. In Italia, FREE NOW ha visto un aumento di oltre 11,000% delle corse di multi-mobilità dopo solo un anno dal lancio. Questa incredibile crescita è dovuta al grande aumento dei veicoli e all’integrazione con i principali operatori sul mercato, tra cui Voi Technology, SHARE NOW, Dott, Cooltra e TIER. Torino, in particolare, è la città che ha registrato la maggiore crescita da quando il servizio è stato reso disponibile (48 volte in 8 mesi), seguita da Roma e Milano. Gli scooter sono stati il mezzo di trasporto più popolare tra gli italiani, con una crescita di utilizzo di 54 volte del volume negli ultimi dodici mesi, soprattutto per Torino, dove le corse sono cresciute 41 volte.

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Vivere più a lungo si può

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2022

Lo dice anche la scienza. Ma la longevità da sola non basta, occorre prendersi cura del proprio corpo, a partire dalla pelle, il nostro organo più esteso. Per farlo, non si può badare solo all’estetica, bisogna intervenire anche sulla sua struttura. L’invecchiamento cutaneo è dato dall’azione combinata di aggressioni ambientali ed alterazioni endogene. Due diversi fenomeni ne costituiscono la causa: uno intrinseco, il cronoaging, dato dalla somma delle caratteristiche genetiche ed ereditarie, del tempo e della diversa qualità dello stile di vita dell’individuo, tipico delle aree normalmente protette dall’esposizione solare, ed uno estrinseco, il photoaging che coinvolge le aree esposte agli ultravioletti e all’inquinamento ambientale, come viso e collo, ed è generalmente proporzionale al tempo di esposizione ed all’intensità di tali elementi. Le conseguenze del cronoaging sono l’assottigliamento cutaneo per atrofia di tutte le sue strutture e la ridotta idratazione cutanea, mentre nel photoaging si assiste all’elastosi dermica, cioè alla trasformazione delle fibre elastiche in tessuto fibrotico e quindi anelastico. La somma dei due fattori espone la pelle, i compartimenti adiposi e i muscoli a subire progressivamente gli effetti della forza gravitazionale. Il risultato? I lineamenti si allungano e si spostano progressivamente verso il basso. A fronte di una morte cellulare programmata mediamente costante, il tempo, la genetica e gli stili di vita interferiscono sulle facoltà rigenerative della pelle, riducendole progressivamente. Fisiologicamente si assiste ad una progressiva minore attività del microcircolo sanguigno, che riduce quindi l’apporto nutrizionale e di ossigeno, mentre la ridotta funzionalità del microcircolo linfatico impedisce un completo recupero delle tossine di scarto del metabolismo cellulare. Si stima che il nostro corpo sia costituito mediamente da 11 a 12.000 miliardi di cellule al momento della massima espansione e che ne perda circa 200 milioni al giorno. Nel periodo dello sviluppo e della crescita le cellule di nuova formazione superano quotidianamente quelle perse, nell’effimero momento della massima espansione del nostro corpo (massima crescita e vigoria) si equivalgono, ma da tale momento in poi non riescono a compensare la perdita cellulare. Questo porta inevitabilmente ad uno svuotamento di derma ed ipoderma che, soprattutto nella donna, si manifesta evidente già in età compresa tra i 40 ed i 50 anni. Come intervenire?Fino ad oggi la medicina estetica si è basata sulla compensazione di deficit che la nostra pelle manifesta con il passare degli anni, proponendo tecniche più o meno invasive e con effetti collaterali minimi, in genere accettabili. Appare però evidente che l’obiettivo della Medicina Estetica, in quanto medicina, non deve essere semplicemente quello di attenuare una ruga o di ridurre localmente lo svuotamento cutaneo o il deficit di idratazione, quanto piuttosto di interrompere, seppur temporaneamente, o rallentare significativamente il ciclo degenerativo tipico dell’invecchiamento cutaneo, offrendo un risultato evidente e rilevante nel rispetto sia della fisiologia della pelle che dell’armonia del volto.Biodermogenesi® è il metodo non invasivo che agisce nel pieno rispetto della fisiologia cutanea, dimostrando, anche attraverso studi universitari, che non è necessario determinare un danno per ottenere un risultato estetico significativo. Si basa su forme di energia note da tempo in medicina dello sport, evolute affinché possano interagire con la nostra pelle, adattandosi, alla specifica risposta biologica. Ciò porta a riattivare l’attività del pompaggio di sodio e di potassio attraverso le membrane cellulari, favorendo una maggiore attività rigenerativa. «La sinergia tra vacuum e campi elettromagnetici consente di migliorare l’armonia e l’estetica del volto e del collo, agendo efficacemente sia nella prevenzione che nel trattamento degli inestetismi dell’aging cutaneo», spiega la Dottoressa Elisabetta Fulgione, Specialista in Dermatologia e Venereologia Clinica Dermatologica Università degli Studi della Campania ” Luigi Vanvitelli”, tra gli autori del più recente studio sull’anti invecchiamento.

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Per un nuovo modo di lavorare e di vivere a Venezia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2022

Si chiama Venywhere ed è il nuovo progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione di Venezia e l’Università Ca’ Foscari per offrire alla città e alla popolazione emergente dei workers from anywhere un innovativo strumento di contatto e interazione. La piattaforma faciliterà l’attrazione e l’inserimento di una nuova comunità attiva di persone che potranno arricchire la città di nuove energie e attivare un’offerta di nuovi servizi e opportunità economiche per la comunità locale.Venywhere partirà operativamente nei primi giorni di marzo con Cisco, leader mondiale nelle tecnologie abilitanti le modalità di lavoro innovativo. 16 dipendenti provenienti da vari Paesi europei saranno chiamati a misurarsi, per primi, con questa nuova esperienza. Il team di Cisco sperimenterà non solo le funzionalità della piattaforma Venywhere e l’impatto che l’intera iniziativa avrà sulla città di Venezia, ma anche le tecnologie abilitanti il futuro del lavoro e le nuove forme di collaborazione tra persone di team distribuiti. Le piattaforme di collaborazione innovative come Cisco WebexTM creano modelli che vanno oltre le attuali esperienze di lavoro remoto, ridefinendo nuovi standard più inclusivi e coinvolgenti.Il progetto parte dal presupposto che la città lagunare potrebbe essere il luogo ideale per un nuovo equilibrio tra lavoro e vita personale, e per la sperimentazione di un rinnovamento urbano innescato dalla presenza di una nuova popolazione di “cittadini temporanei” che potrebbero diventare col tempo nuovi residenti. A questo fine sta consolidando una rete che comprende istituzioni di ricerca, associazioni, fondazioni, musei e strutture private che sostengono il progetto contribuendo a creare offerta di spazi di lavoro e di servizi, a cui singoli o gruppi di lavoratori potranno accedere attraverso un sistema di prenotazione flessibile. Online in versione sperimentale da poche settimane, la piattaforma https://www.venywhere.it/ ha già destato moltissimo interesse, con 15000 visite e oltre 1200 iscrizioni di workers potenzialmente interessati a trasferirsi a Venezia per sperimentare una nuova modalità di lavoro e per vivere la città in forma attiva e coinvolgente.Tre sono le aree chiave su cui il progetto si focalizza. Offrire ai workers from anywhere supporto nell’individuazione di soluzioni residenziali e di spazi lavorativi adeguati. Sviluppare una offerta di servizi, che permetta di partecipare alla vita quotidiana della città mediante attività quali lo sport, l’arte, l’artigianato, l’enogastronomia, la conoscenza della lingua, le visite in città e in laguna, generando al contempo un potenziale significativo indotto economico locale alternativo al turismo, e contribuendo a favorire lo spostamento di una parte significativa dell’offerta residenziale dal breve termine, legato al turismo, verso una offerta a medio-lungo termine. Infine, promuovere l’innovazione sociale, coinvolgendo i workers from anywhere in forme di cittadinanza attiva al servizio della comunità. Promosso e sostenuto dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari, Venywhere è sviluppato da un team di giovani laureati residenti a Venezia coordinati da Massimo Warglien, docente a Ca’ Foscari e ideatore e fondatore dell’iniziativa.

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“Un modo perfetto per “vivere” il capolavoro di Dante Alighieri”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2021

Prosegue con successo, presso le Scuderie del Quirinale di Roma, sino al 9 gennaio 2022, la mostra Inferno, curata da Jean Clair e Laura Bossi e voluta da Mario De Simoni, Presidente e Ad di Ales – Scuderie del Quirinale e Matteo Lafranconi, Direttore Scuderie del Quirinale. Inferno racconta la presenza nell’iconografia e nel pensiero del concetto di inferno e dannazione dal Medioevo ai nostri giorni. Accompagnati dalla parola dantesca, i visitatori attraverseranno i luoghi terrifici e le visioni laceranti dell’Inferno così come sono stati rappresentati dagli artisti di tutte le epoche: dalle schematiche scene medievali alle sublimi invenzioni rinascimentali e barocche, dalle tormentate visioni romantiche fino alle spietate interpretazioni psicoanalitiche del Novecento. LE OPERE IN MOSTRA – Il percorso espositivo, realizzato da Francesca Ercole, Architetto Responsabile Ufficio Tecnico e Progettazione delle Scuderie del Quirinale, si dipanerà attraverso più di duecento opere d’arte concesse in prestito da oltre ottanta tra grandi musei, raccolte pubbliche e prestigiose collezioni private provenienti, oltre che dall’Italia e dal Vaticano, da Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Bulgaria. Tra i capolavori, opere di Beato Angelico, Botticelli, Bosch, Bruegel, Goya, Manet, Delacroix, Rodin, Cezanne, von Stuck, Balla, Dix, Taslitzky, Richter, Kiefer. INFERNO, UNA MOSTRA PER “VIVERE” IL CAPOLAVORO DI DANTE – A curare l’illuminazione delle opere in mostra è Francesco Murano, oggi tra i più richiesti progettisti italiani d’illuminazione al servizio dell’arte e autore delle luci delle più importanti esposizioni in Italia. “Visitare la mostra è un modo perfetto, direi quasi unico, per “vivere” il capolavoro di Dante Alighieri – dichiara Murano – Nonostante la mia cultura laica e non confessionale, stare per giorni e giorni tra diavoli e demoni ha inciso sul mio atteggiamento nei confronti dell’occulto. Non posso nascondere che ho avuto qualche turbamento notturno, specie nei confronti di alcune opere che presentavano il peccato sotto spoglie femminili. Uno di questi dipinti è senz’altro “Myrrha” di Loewe-Marchand, dove la protagonista incestuosa è ritratta con una modernità e una tecnica fenomenale, quasi iperrealistica. Un’opera che non conoscevo e che mi ha rapito: è davvero incredibile sia stata dipinta nel 1892”. COME ILLUMINARE I DEMONI DI “INFERNO” – Dal punto di vista luministico, una mostra complessa e di carattere enciclopedico come “Inferno” presenta notevoli problemi: per l’importanza dei molti capolavori d’arte, per la presenza contemporanea di lavori appartenenti ad epoche diverse e, soprattutto, per le dimensioni delle opere esposte, che spaziano da dipinti ad olio come “Dante e Virgilio nel nono cerchio dell’Inferno” di Gustave Doré (più di tre metri per quattro) a piccoli disegni a matita su carta come quelli di Paul Richer, da pergamene preziose come la rappresentazione dell’Inferno di Botticelli alle migliaia di microsculture di cadaveri composti a piramide dai fratelli Chapman.

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“Dove vivi e dove vorresti vivere”: il sondaggio di Immobiliare.it

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2021

Nella scelta del luogo in cui vivere concorrono diversi fattori e molto spesso bisogna scendere a compromessi fra le proprie possibilità economiche e i bisogni personali e familiari. Eppure, secondo l’ultimo sondaggio di Immobiliare.it, il portale immobiliare leader in Italia, nel nostro Paese la metà degli abitanti è soddisfatto del luogo in cui vive. A guardare bene però le risposte del panel di 3.000 persone, si nota come un quinto di chi abita nei grandi centri metropolitani andrebbe volentieri a vivere subito in un piccolo paesino ma non il contrario: dai piccoli centri, infatti, soltanto il 12% farebbe a cambio con chi vive in città. Grandi centri urbani (oltre 250.000 abitanti): abitanti soddisfatti ma per un terzo di loro bisognerebbe intervenire subito sul costo delle case ancor prima che sull’inquinamento In una scala da 1 a 5 che misura il livello di gradimento del luogo in cui si vive, nelle grandi città il 52% ha votato fra 4 e 5. La cosa più apprezzata in questo caso sono le pressoché infinite opportunità di scelta di servizi essenziali (per il 39% dei rispondenti), l’offerta culturale (28%) e quella di ristoranti e locali di svago (13%). A piacere meno c’è invece al primo posto il traffico (per il 34% degli intervistati), seguito dallo smog (29%). Ma alla domanda su cosa cambierebbero gli abitanti delle grandi città se potessero, il problema dell’inquinamento diventa secondario rispetto al ben più sentito desiderio del calmieramento dei prezzi degli immobili, prioritario per un terzo dei rispondenti. Il 51% di chi vive in città di medie dimensioni (50.000 – 250.000 abitanti) è felice della sua scelta Se più di un abitante su due di una città di medie dimensioni dichiara che, potendo scegliere senza condizionamenti, vivrebbe comunque in un contesto simile, uno su tre risponde invece che preferirebbe vivere più a contatto con la natura scegliendo quindi un centro più piccolo. Rispetto alla metropoli, la fonte di soddisfazione principale è l’equilibrio tra la disponibilità di servizi e la vivibilità della città (31%). Il traffico è il principale motivo di non gradimento dei centri medi, ma anche in questo caso quando si chiede cosa si cambierebbe, avendone la possibilità, la risposta vira su un altro settore: il 30% dei partecipanti al sondaggio ha infatti dichiarato che amplierebbe la disponibilità di luoghi ricreativi, culturali e sociali. Al secondo posto degli interventi più desiderati si trova il miglioramento della qualità dell’aria (29%) e al terzo l’ampliamento della rete dei trasporti pubblici per contenere il traffico (22,4%). Dalle città più piccole (10.000 – 50.000 abitanti) il 39% si trasferirebbe in un paesino. Nonostante il 47% di chi vive in una città che conta fino a 50.000 abitanti è soddisfatto della sua scelta e non la cambierebbe, c’è un 39% che invece vorrebbe trasferirsi in un centro ancora più piccolo. Soltanto il 14% invece sogna la metropoli. I motivi di maggiore insoddisfazione in questo caso sono legati alla limitata presenza di luoghi ricreativi, culturali e sociali – per il 23% dei cittadini – e all’altrettanto limitata disponibilità di trasporti e servizi (22%). Tra le cose più apprezzate invece spiccano l’assenza di traffico e di inquinamento acustico (30%) e l’ampia disponibilità di spazi verdi (28%). Nei comuni con meno di 10.000 abitanti la soddisfazione è legata al contatto con la natura anche se ai più pesa l’uso obbligatorio dell’auto per raggiungere qualsiasi destinazione. Chi ha scelto la vita tranquilla dei paesini più piccoli è mediamente soddisfatto: infatti il 43%, pur avendone la possibilità, non si sposterebbe altrove. A giustificare questo alto livello di gradimento è principalmente il contatto ravvicinato con la natura, indicato dal 27% dei rispondenti di questa categoria. Un quarto di loro, poi, dichiara di apprezzare di più l’assenza di traffico. Ma, analizzando le risposte, anche in assenza di lunghe code, l’auto resta una nota dolente: il 29% di chi abita in un paesino, infatti, lamenta la necessità di doverla utilizzare per raggiungere qualsiasi destinazione.

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Michel de Montaigne: Filosofia come arte di vivere

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2021

Pagine:258 Prezzo eBook:€ 7.99 Data pubblicazione:21-10-2021. A cura di Federico Ferraguto. «Come vivere?». L’esigenza di capire chi siamo e chi possiamo essere, tanto rispetto a noi stessi quanto in rapporto al contesto pubblico e privato in cui viviamo, è al centro dei saggi pubblicati in Filosofia come arte di vivere. Montaigne ci fa capire che la costruzione di sé non può essere teorica. Non sono gli insegnamenti o i ragionamenti a motivare le nostre azioni, ma è l’esperienza che forma il nostro spirito allo stile di vita che abbiamo scelto. Filosofare, perciò, non significa solo pensare in termini astratti, ma disporsi all’esperienza, o disporre l’esperienza, secondo un ordine che riteniamo efficace. In un certo senso si potrebbe però dire anche che la filosofia generi l’esperienza. Non nel senso idealistico, ma in quello trascendentale, secondo cui siamo noi a creare gli schemi o le strutture attraverso cui elaboriamo ciò che incontriamo nella concretezza del nostro vivere. Il filosofare come arte di vivere non ha nulla a che vedere con una sublimazione della vita nella filosofia, o con una qualche forma di estetismo. La filosofia appare piuttosto come il risultato di uno sforzo riflessivo che ci spinge a formare razionalmente la nostra esistenza a partire da ciò che definisce l’essere umano in quanto tale, che tanto nella filosofia quanto nell’arte emerge in maniera peculiare: l’apertura a possibilità sempre nuove e la capacità di appropriarsene. La filosofia ci prepara e ci esorta a questo sforzo stimolandoci ad aprire, attraverso la riflessione, uno spazio libero, e magari anche ozioso, in cui è possibile porre domande che non avrebbero senso in una «società della stanchezza», caratterizzata dal multitasking, dall’eccesso di stimoli e di informazioni, in cui il tempo è sempre poco e la questione sul senso della nostra vita può essere trascurata e forse nemmeno formulata. Filosofia come arte di vivere rappresenta il sesto volume della nuova traduzione, divisa su base tematica, dei Saggi di Montaigne, dopo Coltiva l’imperfezione, La fame di Venere, Sopravvivi all’amore, Scopri il mondo e Costruisci te stesso. Attraverso il suo brillante stile saggistico e vicino al lettore, così come grazie agli esempi forniti dai ricchi e preziosi riferimenti alla storia e alla cultura classiche e moderne, Montaigne ci spinge nuovamente a mettere in discussione noi stessi e i diversi aspetti del nostro esistere, in un’esplorazione continua delle possibilità che lo caratterizzano.

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“Vivere come dipingere: i segreti dell’Ars Combinatoria” di Silvia Vannozzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

Vivere come dipingere è il libro che unisce saggistica e narrativa di Silvia Vannozzi, edito da Terre Sommerse; è una filosofia, una proposta, un modo di vivere, dove non esistono né assolutismi né fallimenti irreversibili. Siamo noi gli attori delle nostre scelte e dei nostri percorsi di vita e siamo noi gli artefici degli eventi che generiamo, anche qualora dovessimo essere inerti a causa delle avverse e a volte spigolose proposte che la vita ci offre, possiamo sempre fermarci, riflettere, comprendere a fondo e decidere il momento più opportuno per agire o compiere scelte. Spesso situazioni complesse possono essere, con i tempi e la consapevolezza giusta, da noi scomposte e ridotte in realtà più semplici e trasparenti ai nostri occhi. Attraverso questo gioco di composizioni e scomposizioni costruiamo il tessuto connettivo che collega passato presente e futuro, all’interno di uno spazio predefinito che è la vita stessa, così come la tela bianca di un quadro delimita i numerosi e molteplici processi di combinazioni tra colori e forme che continuamente si possono generare. Tra tutte le combinazioni possibili, ne troveremo una più adatta a noi, in relazione al momento storico di riferimento e alla nostra volontà e consapevolezza. L’equilibrio raggiunto durerà per sempre? Sarà quello giusto? L’unico modo per scoprirlo è vivere, sperimentare, provare e tentare di trasformare negatività in positività, difficoltà in conquiste e fallimenti in successi. Il tempo e l’attesa faranno il loro gioco e saranno insieme all’esperienza, alla ragione, all’istinto e alla creatività, gli elementi necessari per proseguire la nostra strada in evoluzione e in continua costruzione. Silvia Vannozzi ha 36 anni ed è nata a Roma. Ha vissuto la sua infanzia e adolescenza nel quartiere di Trastevere, per poi andare a vivere a Monteverde.

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La Classifica del Sole24Ore sulle province dove si vive meglio

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

Tra contagi, decessi, crisi economiche, lockdown e quarantene come si misura la qualità della vita? La 31esima indagine del Sole 24 Ore sul benessere nei territori, presentata sul Sole Ore di lunedì 14 dicembre, parte proprio da questo interrogativo.L’obiettivo dell’edizione 2020 – che analizza 90 indicatori, per la maggior parte (circa 60) aggiornati al 2020 in base agli ultimi dati disponibili – è raccontare in presa diretta il differente impatto della pandemia da coronavirus sui territori. L’impostazione della ricerca conferma le sei aree tematiche di analisi che fotografano la complessità della vita nelle province italiane: 1. Ricchezza e consumi; 2. Demografia e salute; 3. Affari e lavoro; 4. Ambiente e servizi; 5. Giustizia e sicurezza; 6. Cultura e tempo libero. Con una scelta di campo importante: all’interno di queste aree sono stati inseriti 25 indicatori che documentano le principali conseguenze del Covid-19 su salute, attività economiche e vita sociale. Tra questi nuovi parametri, ad esempio, ci sono i casi Covid in rapporto alla popolazione, l’unico indice il cui punteggio è stato pesato maggiormente nella determinazione della classifica finale proprio per testimoniare l’eccezionalità di questi mesi sulla vita quotidiana di tutti gli italiani.La classifica generale premia Bologna, al primo posto, che guadagna ben 13 posizioni e traina un po’ tutte le province dell’Emilia Romagna. Ben cinque su nove si incontrano tra le prime venti: oltre al capoluogo, Parma (8ª), Forlì Cesena (14ª), Modena (15ª) e Reggio Emilia (17ª). In particolare, Bologna è prima in livello di Ricchezza e Consumi, quarta in Affari e Lavoro, seconda in Ambiente e Servizi, terza in Cultura e Tempo Libero. Di contro non brilla per Sicurezza e gestione della giustizia (106ª): è nella parte bassa della graduatoria nazionale per denunce di furti, estorsioni, frodi, violenze sessuali, comune denominatore di molte città universitarie con un’alta presenza di fuorisede. Sul podio ci sono Bolzano (2ª) e Trento (3ª), habitué della top 5 della Qualità della vita, che hanno saputo tenere le posizioni anche nell’anno della pandemia, benché siano ora attese alla prova di un inverno difficile per l’economia della montagna. A parte queste due province, dall’indagine risulta come soprattutto il Nord della Penisola esca penalizzato dagli effetti su larga scala del virus: qui, infatti, si registra la diffusione più elevata del Sars-Cov-2 in rapporto alla popolazione residente. Le province lombarde hanno segno negativo, in peggioramento rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Sondrio e Mantova. Colpita anche Milano – vincitrice sia nel 2018 sia nel 2019 – che perde 11 posizioni, dove pesa il crollo del Pil pro capite in base alle stime 2020, ma anche il nuovo indicatore sullo spazio abitativo medio a disposizione (con una media di 51 mq per famiglia). La crisi penalizza le aree metropolitane più turistiche, come Venezia (33ª, in calo di 24 posizioni), Roma (32ª, -14), Firenze (27ª, -12) oppure Napoli (92ª, -11). E della mancanza di turisti risentono anche le località di mare: peggiorano le province di Puglia e Sardegna (fatta eccezione per Cagliari e Foggia), Rimini (36ª, perde 19 posizioni rispetto allo scorso anno), Salerno, Siracusa e Ragusa. In controtendenza solo la Liguria, tutta in miglioramento, dove addirittura Genova (19ª) celebra con una buona performance la riapertura del viadotto sul Polcevera dopo il crollo del ponte Morandi recuperando 26 posizioni. A registrare “scatti di crescita”, piazzandosi nella top ten, sono anche altre province di medie dimensioni come Verona (4ª, +3 posizioni), Udine (6ª, +10 che ottiene la sua migliore performance in Giustizia e sicurezza) e Cagliari (9ª, +11, regina della categoria Demografia e salute). Dall’analisi dei 25 parametri emerge la profondità della crisi economica e sociale, per ora tenuta a bada da ammortizzatori, contributi e ristori statali. Il Reddito di cittadinanza, per esempio, aumenta nelle grandi metropoli e al Sud: a Milano, dove gli assegni sono poco meno di 13 ogni 1.000 abitanti, tra dicembre 2019 e agosto 2020 ne sono stati emessi il 40,3% in più. A Napoli e Palermo si tocca quota 49 e 51,5 contributi ogni 1,000 abitanti, in salita del 36% e del 33,2 per cento. Tra gennaio e settembre 2020, invece, le ore medie di cassa integrazione autorizzate sul territorio nazionale per ciascuna impresa sono salite del 5.975,21 per cento, con la situazione aspra in tutte le province d’Italia.

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Convegno: Vivere Senza Stomaco (Si Puo’!)

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

Lunedì 30 novembre, dalle ore 09.00 alle ore 13.00, in diretta streaming sulle pagine YouTube e Facebook dell’Associazione Vivere senza stomaco (si Puo’!). I relatori sono: Il professor Luigi Grassi, Ordinario di Psichiatria dell’Università di Ferrara e i professori Rosangela Caruso e Maria Giulia Nanni, Associati di Psichiatria dell’Università di Ferrara, saranno introdotti da Claudia Santangelo, Presidente dell’Associazione Vivere Senza Stomaco (Si Puo’!) e Davide Festi, Professore Alma Mater dell’Università di Bologna. Le conclusioni sono affidate al professor Rodolfo Passalacqua, Direttore del reparto di medicina e oncologia dell’Ospedale di Cremona. È prevista una sessione aperta di domande e risposte, nella quale gli utenti potranno rivolgere quesiti e osservazioni agli esperti coinvolti. Le diagnosi di tumore hanno un effetto devastante sulla vita del paziente, sia dal punto di vista fisico sia psicologico, che condiziona profondamente le relazioni dell’individuo all’interno e all’esterno del proprio nucleo familiare. Per chi soffre, appare prioritario imparare strategie adeguate di convivenza con la malattia e per chi è vicino al malato è fondamentale conoscere gli strumenti emotivi più efficaci per un supporto consapevole.Nonostante l’influenza positiva dimostrata di interventi psicologici mirati nel trattamento della malattia, oggi solo un terzo dei pazienti è indirizzato allo psiconcologo, la figura in ambito psicologico e psichiatrico con una formazione specifica nel settore dell’oncologia. Altro aspetto delicato nel percorso di malattia è la relazione comunicativa tra oncologo e paziente. Le ricerche suggeriscono che la maggior parte dei pazienti preferisce ricevere informazioni precise e dettagliate sulla propria patologia e sulle possibili cure. Uno studio pubblicato sulla rivista Cancer nel 2015 in merito a consapevolezza di malattia e soddisfazione per l’informazione ricevuta in pazienti con patologie oncologiche in Italia, ha mostrato che l’84% del campione analizzato sia risultato consapevole della propria diagnosi e abbia nominato la malattia in maniera scientificamente appropriata. Nonostante un orientamento condotto a riconoscere sempre più il ruolo attivo dell’individuo nel processo decisionale terapeutico, molti pazienti non sono ancora soddisfatti della modalità con cui ricevono le notizie sul proprio stato di salute. Questo ribadisce l’importanza di una formazione di un’equipe medica multidisciplinare e pronta ad affrontare le diverse criticità che emergono nel percorso terapeutico. L’ASSOCIAZIONE. Vivere senza stomaco (si Puo’!), è nata nel 2014 e oggi conta un Forum di oltre 3.000 persone.

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Scuole Senza Zaino: nuovi modi di vivere la scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

L’innovazione didattica interessa non solo gli strumenti tecnologici ma anche la costruzione degli spazi, la pianificazione delle lezioni, la gestione efficace delle dinamiche relazionali di classe.Nell’ambito della sua continua ricerca di innovazione e anche in seguito al massiccio ricorso alla DAD che si è reso necessario in periodo di emergenza Covid, Senza Zaino si interroga oggi sulla possibilità di utilizzare in modo più sistematico e costante piattaforme online e strumentazione digitale di vario tipo per la gestione della didattica e per lo scambio di pratiche.In questa occasione, si realizza l’incontro con l’esperienza dell’azienda MR Digital che ha lavorato alla configurazione della piattaforma – BricksLab – ricca di contenuti editoriali di qualità (video, approfondimenti, test…) che i docenti e gli studenti possono ricercare e utilizzare autonomamente in totale sicurezza.Anche per gli insegnanti è possibile lavorare sulla piattaforma, creando units multimediali di apprendimento per gli studenti e scambiandole con i colleghi in un ambiente digitale condiviso, che permette lo sviluppo della comunità di pratiche e l’arricchimento professionale reciproco.Una prima fase della partnership con MR Digital sarà realizzata nell’ambito de “L’ora di Lezione Non Basta”, un progetto selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini e finanziato con il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Grazie ad un lavoro sinergico di organizzazione dei contenuti e di progettazione degli strumenti, i 15 istituti partner del Progetto potranno usufruire in maniera sperimentale di una versione personalizzata della piattaforma BricksLab.

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La catena alimentare che ci fa vivere e morire

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

Oggi possiamo dire che moltissimi lavori sono stati eseguiti, soprattutto in biologia molecolare, allo scopo di conoscere i meccanismi messi in atto per limitare tale capacità totale degli acidi nucleici per operare le sintesi proteiche. Alla fine, c’è da ritenere che quel seme “primigenio”, che taluni pensano possa pervenire dagli spazi intergalattici, sia stato riprodotto in loco rendendogli sufficiente autonomia per cui non si è reso più necessario attingere altrove gli elementi base. Da qui dovrebbe derivare anche l’idea della catena alimentare attraverso la quale vi possa essere l’acquisizione di quelle sostanze che altrimenti non potrebbero essere acquisite e che permettono la stessa sopravvivenza degli individui. Un ambiente, quindi, inteso nella forma più ampia per esercitare un’azione sugli acidi nucleici nel senso di permettere loro di sintetizzare proteine soltanto a immagine e somiglianza di quelle contenute nel citoplasma delle cellule che li ospitano al fine di promuoverne e di mantenerne il differenziamento. Così finiamo con la stessa passione, curiosità e interesse a guardare il microcosmo e il macrocosmo poiché la scintilla della vita può avere un’origine extraterrestre, ma è anche vero che è approdata da noi e ci permettiamo ora di manipolarla a nostro piacimento. Se poi consideriamo il fatto, che sono stati trovati dei geni che hanno perso gran parte della loro struttura, ciò non impedisce loro di fabbricare proteine perfettamente normali e funzionali, significa che ci permette d’aprire un capitolo nuovo nella storia dell’umanità. Le loro implicazioni potrebbero persino avvalorare quanto di fantastico e di straordinario è esistito nella storia degli essi viventi e dei poteri che possono aver perso in questa caduta “qualitativa”, che pur non accertato scientificamente, potrebbero essersi sfibrati nelle più intime strutture cellulari. Un processo che potrebbe avere la sua importanza durante lo sviluppo. Il suo citoplasma potrebbe influire sugli acidi nucleici, limitandone le capacità totali di produrre tutte le proteine dell’individuo, onde permettere il necessario differenziamento cellulare e di agire nel citoplasma di tali protozoi e nel generare un processo di alterazione del Dna che lo renda incapace di curarne l’esatta riproduzione. Usando una parafrasi si potrebbe immaginare di essere presenti a un concerto (fabbrica di proteine) nel momento in cui il direttore dell’orchestra (Dna del nucleo) perda la sua capacità di far tradurre in suoni armonici quanto è stabilito nel pentagramma. Sarà l’intera orchestra (citoplasma) che farà fronte alla situazione avocando a sé la realizzazione della “struttura” armonica indicata nella partitura. In questo senso sono andate le ricerche fatte da Landstainer, Pauling e altri che aprirono orizzonti nuovi sulle influenze che si verificano da parte delle molecole di un antigene artificialmente modificate, sulla formazione dei relativi anticorpi per determinarne direttamente la necessaria struttura atta a farli funzionare su di esse. Sta di fatto che la prestigiosa rivista scientifica americana “Nature” conferisce a quest’ipotesi un notevole risalto e l’astronomo Frank Drake ha inaugurato la prima effettiva ricerca, in proposito, utilizzando il radiotelescopio di Green Bank in West Virginia, verso Tau Ceti e Epsilon Eridani, due stelle vicine, e di tipo solare. Altri hanno seguito l’ipotesi fantascientifica di Crick puntando la ricerca sull’infinitamente piccolo. Per costoro tutto finisce con l’apparire come un fantastico ed un po’ alienante gioco di scatole cinesi: Il DNA, di cui disponiamo, è costituito da milioni di basi in grado di sintetizzare milioni di proteine. A questo punto più si va a ritroso con le tecniche d’ingegneria genetica e maggiormente crescono le difficoltà e s’ingarbugliano i segnali. Dobbiamo forse convenire che è proprio questa la storia della nostra vita e della nostra morte? (Riccardo Alfonso)

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Where are you going to live?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

Dove andrai a vivere? Ho l’impressione che non sono pochi coloro che stanno ponendosi, o lo hanno già fatto o temo che lo faranno, la domanda sul proprio futuro e quello che è sintomatico incominciano a porsela da giovanissimi ma non ne sono immuni, al tempo stesso, i più anziani. Inizialmente ho pensato che si trattasse solo di una moda e come tale destinata a durare una stagione per poi rientrare nei ranghi della normalità. Ora non lo penso più e ritengo che si tratti di un problema più serio e duraturo nel tempo. Ne consegue l’interrogativo: perché? E sia chiaro non mi riferisco allo stimolo migratorio legato all’indigenza ma a quanti si sentono indotti ad evadere perché non riescono più a riconoscersi nell’ambiente in cui sono nati. Sono a volte le piccole cose che vanno in uggia e fanno montare sempre più il senso del diverso che non riesce a maturare dove predomina il conservatorismo mentre intorno si annuncia il risveglio di nuove sfide culturali e pratiche di vita e che i residenti non riescono a cogliere nella loro interezza. E non è solo, ovviamente, una questione anagrafica. La differenza e il conformismo sono trasversali. E non è nemmeno una mera diversità di opinioni. È qualcosa di più. È questa la spinta che porta ad evadere, ad esplorare mondi nuovi, a fare nuove conoscenze a saggiare un rapporto diverso tra coetanei e non solo. Forse il nomadismo è nato proprio da questo impulso atavico, da questa voglia di confrontarsi, di misurarsi, d’esplorare, di conoscere. È una sfida contro il tempo, le avversità della natura, le diffidenze degli autoctoni, le difficoltà di adattamento ma anche la consapevolezza di saper accettare la provocazione e di saperla gestire al meglio. A ben riflettere penso che sia l’unico modo per sentirsi realizzato e ad avere una visione della vita più appagante e motivata. (Riccardo Alfonso)

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Vivere l’autunno a Rio Pusteria

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Rio Pusteria (BZ) dal 17 ottobre al 7 novembre un programma autunnale per vivere l’area vacanze sci & malghe Rio Pusteria lasciandosi ispirare dal paesaggio e dalle tradizioni. L’autunno è la stagione perfetta per vivere la montagna dell’Alto Adige: le giornate di ottobre e novembre, ancora soleggiate e caratterizzate da temperature miti, regalano colori e panorami unici da ammirare tra lunghe camminate e gustose pause in malga. L’area vacanze sci & malghe Rio Pusteria, territorio compreso tra la Valle Isarco e la Val Pusteria in Alto Adige, dal 17 ottobre al 7 novembre propone Emozioni in Malga, un programma di escursioni e attività che invitano a riscoprire le tradizioni del territorio, tra meleti, punti panoramici e malghe tipiche che custodiscono un ricco patrimonio culturale e culinario locale. Inoltre, la partecipazione è gratuita per gli ospiti delle strutture aderenti nelle località del comprensorio.Conoscere da vicino questa terra, la sua gente e le sue usanze per rendere la vacanza nell’area vacanze Rio Pusteria ancora più intensa ed interessante: questo l’obiettivo di Emozioni in Malga, il progetto che permette di scegliere tra oltre 10 attività, in programma dal lunedì al sabato, dedicate a chi ama le escursioni outdoor, la cucina, i sapori tipici altoatesini e i paesaggi incontaminati di queste valli. “Cuciniamo lo strudel di mele” dà la possibilità di preparare il tipico dolce altoatesino insieme a una coltivatrice e alla Reginetta della Mela alla taverna Walderhof a Naz; “Vivere l’Alpe” propone un’escursione guidata all’alpe di Velturno e la preparazione di un “Muas”, specialità contadina a base di sciroppo di sambuco. Con l’Escursione delle mele, si intraprende una passeggiata attraverso l’area frutticola in compagnia di un coltivatore locale, seguita da una degustazione a base di mele; “Cucina contadina alla croce di punta” combina un’escursione alla degustazione di prodotti tipici prodotti provenienti dai masi del territorio. “Le capre e i loro doni” suggerisce una visita al maso.Per tutta la durata di Emozioni in Malga, le baite e malghe contadine dell’area vacanze sci & malghe Rio Pusteria che aderiscono all’iniziativa, propongono inoltre un particolare menu di specialità autunnali a base di prodotti tipici. Raggiungibili con semplici e panoramici sentieri escursionistici, offrono un’occasione in più per completare l’esperienza di scoperta del territorio, lasciandosi conquistare dai sapori delle tradizioni culinarie locali: tra le più particolari ricette da provare ci sono la zuppa di fieno e i canederli al cirmolo. Le attività proposte da Emozioni in Malga sono gratuite per gli ospiti delle strutture aderenti presenti nel territorio dell’area vacanze Rio Pusteria; per tutti gli altri è richiesto un compenso di € 8 per ogni singolo evento.

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I due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Non ho accettato, in altri termini, che si potesse esaltare il diritto alla vita e una volta acquisito l’essere umano fosse stato abbandonato a se stesso. È rimasto povero e condizionato dalla povertà della sua famiglia, dall’ambiente in cui vive, da una cultura tutta improntata sull’idea che occorre accettare la propria condizione sociale e rassegnarsi a subirla, nell’arco di tutta la propria esistenza, lunga o breve che fosse.
Abbiamo imparato a fare della carità ma non a essere solidali con chi vive in ristrettezze.
Abbiamo imparato a essere sprezzanti e a sentirci superiori anche se chi è solo un tantino socialmente a noi inferiore.
Abbiamo imparato a osteggiare chi ha una professione di fede dissimile dalla propria, ha il colore della pelle diversa e provengono da luoghi, dove la povertà è estrema. Così facendo abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti dei messaggi sbagliati e inculcati in essi il privilegio di casta.
Pensavo che con l’avanzamento della conoscenza, con la mobilità delle persone e la possibilità di conoscerle e poterle apprezzare per quelle che sono, si potesse ottenere un cambiamento radicale nei nostri atteggiamenti. Mi sbaglio. Il razzismo, l’antisemitismo, l’odio di casta se una società, cosiddetta evoluta, riesce ad ammantarli di venature ipocrite che evitano gesti plateali e persino violenti, vi sono, invece, paesi, dove si manifestano senza pudori e le stesse autorità fanno ben poco per spegnere quest’incendio. Ho provato personalmente cosa ha significato tutto ciò. Mi è accaduto da emigrante, in Australia, dove spesso fui esposto a giudizi sommari per il solo fatto che ero un italiano. È un condizionamento che risale a un’educazione sbagliata e si avvalgono di stantii luoghi comuni: il rumeno violento, l’africano pericoloso e via di questo passo. Pochi, però, ci spiegano che questa violenza è fisiologica come lo è per l’autoctono. Come dire? Chi non ha peccato lanci per primo la pietra. (Riccardo Alfonso)

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La catena alimentare che ci fa vivere e morire

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

Oggi possiamo dire che moltissimi lavori sono stati eseguiti, soprattutto in biologia molecolare, allo scopo di conoscere i meccanismi messi in atto per limitare tale capacità totale degli acidi nucleici per operare le sintesi proteiche. Alla fine, c’è da ritenere che quel seme “primigenio”, che taluni pensano possa pervenire dagli spazi intergalattici, sia stato riprodotto in loco rendendogli sufficiente autonomia per cui non si è reso più necessario attingere altrove gli elementi base. Da qui dovrebbe derivare anche l’idea della catena alimentare attraverso la quale vi possa essere l’acquisizione di quelle sostanze che altrimenti non potrebbero essere acquisite e che permettono la stessa sopravvivenza degli individui. Un ambiente, quindi, inteso nella forma più ampia per esercitare un’azione sugli acidi nucleici nel senso di permettere loro di sintetizzare proteine soltanto a immagine e somiglianza di quelle contenute nel citoplasma delle cellule che li ospitano al fine di promuoverne e di mantenerne il differenziamento. Così finiamo con la stessa passione, curiosità e interesse a guardare il microcosmo e il macrocosmo poiché la scintilla della vita può avere un’origine extraterrestre, ma è anche vero che è approdata da noi e ci permettiamo ora di manipolarla a nostro piacimento. Se poi consideriamo il fatto, che sono stati trovati dei geni che hanno perso gran parte della loro struttura, ciò non impedisce loro di fabbricare proteine perfettamente normali e funzionali, significa che ci permette d’aprire un capitolo nuovo nella storia dell’umanità. Le loro implicazioni potrebbero persino avvalorare quanto di fantastico e di straordinario è esistito nella storia degli essi viventi e dei poteri che possono aver perso in questa caduta “qualitativa”, che pur non accertato scientificamente, potrebbero essersi sfibrati nelle più intime strutture cellulari. Un processo che potrebbe avere la sua importanza durante lo sviluppo. Il suo citoplasma potrebbe influire sugli acidi nucleici, limitandone le capacità totali di produrre tutte le proteine dell’individuo, onde permettere il necessario differenziamento cellulare e di agire nel citoplasma di tali protozoi e nel generare un processo di alterazione del Dna che lo renda incapace di curarne l’esatta riproduzione. Usando una parafrasi si potrebbe immaginare di essere presenti a un concerto (fabbrica di proteine) nel momento in cui il direttore dell’orchestra (Dna del nucleo) perda la sua capacità di far tradurre in suoni armonici quanto è stabilito nel pentagramma. Sarà l’intera orchestra (citoplasma) che farà fronte alla situazione avocando a sé la realizzazione della “struttura” armonica indicata nella partitura. In questo senso sono andate le ricerche fatte da Landstainer, Pauling e altri che aprirono orizzonti nuovi sulle influenze che si verificano da parte delle molecole di un antigene artificialmente modificate, sulla formazione dei relativi anticorpi per determinarne direttamente la necessaria struttura atta a farli funzionare su di esse. Sta di fatto che la prestigiosa rivista scientifica americana “Nature” conferisce a quest’ipotesi un notevole risalto e l’astronomo Frank Drake ha inaugurato la prima effettiva ricerca, in proposito, utilizzando il radiotelescopio di Green Bank in West Virginia, verso Tau Ceti e Epsilon Eridani, due stelle vicine, e di tipo solare. Altri hanno seguito l’ipotesi fantascientifica di Crick puntando la ricerca sull’infinitamente piccolo. Per costoro tutto finisce con l’apparire come un fantastico ed un po’ alienante gioco di scatole cinesi: Il DNA, di cui disponiamo, è costituito da milioni di basi in grado di sintetizzare milioni di proteine. A questo punto più si va a ritroso con le tecniche d’ingegneria genetica e maggiormente crescono le difficoltà e s’ingarbugliano i segnali. Dobbiamo forse convenire che è proprio questa la storia della nostra vita e della nostra morte? (Riccardo Alfonso)

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Where are you going to live?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Dove andrai a vivere? Ho l’impressione che non sono pochi coloro che stanno ponendosi, o lo hanno già fatto o suppongo lo faranno, la domanda sul proprio futuro e quello che è sintomatico incominciano a configurarla da giovanissimi ma non ne sono immuni, al tempo stesso, i più anziani. Inizialmente ho pensato che si trattasse solo di una moda e come tale destinata a durare una stagione per poi rientrare nei ranghi della normalità. Ora non lo penso più e ritengo che si tratti di un problema più serio e duraturo nel tempo. Ne consegue l’interrogativo: perché? E sia chiaro non mi riferisco allo stimolo migratorio legato all’indigenza ma a quanti si sentono indotti ad evadere perché non riescono più a riconoscersi nell’ambiente in cui sono nati. Sono a volte le piccole cose che vanno in uggia e fanno montare sempre più il senso del diverso che non riesce a maturare dove predomina il conservatorismo mentre intorno si annuncia il risveglio di nuove sfide culturali e pratiche di vita e che i residenti non riescono a cogliere nella loro interezza. E non è solo, ovviamente, una questione anagrafica. La differenza e il conformismo sono trasversali. E non è nemmeno una mera diversità di opinioni. E’ qualcosa di più. E’ questa la spinta che porta ad evadere, ad esplorare mondi nuovi, a fare nuove conoscenze a saggiare un rapporto diverso tra coetanei e non solo. Forse il nomadismo è nato proprio da questa spinta ideale, da questa voglia di confrontarsi, di misurarsi, d’esplorare, di conoscere. E’ una sfida contro il tempo, le avversità della natura, le diffidenze degli autoctoni, le difficoltà di adattamento ma anche la consapevolezza di saper accettare la provocazione e di saperla gestire al meglio. A ben riflettere penso che sia l’unico modo per sentirsi realizzato e ad avere una visione della vita più appagante e motivata. (Riccardo Alfonso)

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Vivere in salute con l’avanzare dell’età

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

Roma 23 ottobre 2019, ore 11.00 Ministero della Salute, Auditorium Cosimo Piccinno, Lungotevere Ripa 1. La popolazione europea sta invecchiando: secondo proiezioni Eurostat nei prossimi 20 anni la percentuale di ultrasessantacinquenni aumenterà del 9% e con essi anche la prevalenza delle malattie associate alla terza età, quali le malattie delle valvole cardiache, con conseguenze gravose sulla società in termini di costi sociali e sanitari.L’Italia è il Paese europeo che invecchia più velocemente: grazie all’accresciuta aspettativa di vita, nel 2040 ci saranno più di 20 milioni di ultrasessantacinquenni, e di questi 2,5 milioni saranno affetti da malattie cardiache strutturali.In questo scenario, la cura delle malattie delle valvole cardiache, che già oggi colpiscono più di 10 milioni di europei, può aiutare le persone over 65 ad essere non solo in salute ma anche attive con conseguenti benefici sul sistema di assistenza sociale.Il Manifesto Europeo ‘Living longer, living better’ lanciato lo scorso novembre a Bruxelles prende spunto da questi elementi per sensibilizzare gli Stati Membri sulla necessità di politiche condivise mirate a garantire agli anziani una vita il più possibile sana e attiva.La presentazione del Manifesto costituirà un importante momento di confronto tra Istituzioni e mondo scientifico sulle possibili azioni da porre in essere per far fronte alla sempre maggiore diffusione di queste malattie e proteggere la sostenibilità del nostro sistema sanitario.Intervengono:
Pierpaolo Sileri, Viceministro della Salute
Stefano Collina, Vice Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica
Raffaele Antonelli Incalzi, Presidente SIGG – Società di Italiana di Gerontologia e Geriatria
Andrea Ungar, Membro Consiglio Direttivo SICGe – Società Italiana di Cardiologia Geriatrica
Raffaele Migliorini, Responsabile Coordinamento Medico Legale INPS
Eleonora Selvi, Portavoce Senior Italia FederAnziani
Brando Benifei, Membro del Parlamento Europeo
Giovanni Esposito, Membro del Consiglio Direttivo GISE – Società Italiana di Cardiologia Interventistica
Francesco Musumeci, Vice Presidente Fondazione Cuore Domani SICCH-Research ONLUS
Modera: Giancarlo Loquenzi, Giornalista, Rai Radio 1

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“Vivere in verticale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

I nuovi skyline stanno cambiando il volto delle città più importanti. In tutto il mondo, dal 2010 al 2018, sono aumentati del +141% gli edifici oltre i 200 mt. Secondo l’analisi di Abitare Co., società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare, in Italia, considerando le 20 torri più alte esclusivamente residenziali (13 sono a Milano), l’altezza media è salita a 90 mt, mentre i piani a 24. Numeri importanti ma ben lontani dai 209 mt di altezza media (54 piani) registrati dai primi 20 grattacieli in Europa e dai 332 mt (81 piani) nel resto del mondo. In Italia Le Torri del Bosco Verticale a Milano sono in assoluto le più costose (da €12.300 a €16.500 a mq.), ma c’è chi ha speso ben €86 milioni (€112 mila a mq.) per diventare proprietario di un attico di 767 mq all’interno del 432 Park Avenue a New York.
La Torre Solaria a Milano, terminata nel 2013 nell’ambito del progetto Porta Nuova, con i suoi 143 mt e 37 piani è la più alta nel Bel Paese. Seguono la Torre EuroSky a Roma, che si “ferma” a 120 mt (31 piani), il Grattacielo di Cesenatico a 188 mt (35 piani), e la Torre 1 del Bosco Verticale a 116 mt (27 piani).Le altezze salgono decisamente se ci si sposta fuori Europa, e in particolare a New York e a Dubai. Tra i grattacieli residenziali al primo posto in assoluto troviamo il 432 Park Avenue, nel cuore di Manhattan (426 mt e 85 piani), seguito da Princess Tower (414 mt e 101 piani) e 23 Marina (392 mt e 88 piani), entrambe a Dubai. Nella classifica dei primi 20 grattacieli non rientrano quelli europei.Ma quanto costa vivere in Italia in uno dei 20 grattacieli più alti? I prezzi variano sensibilmente in base al numero del piano: tra il 1° e il 20°, ad esempio, bisogna prevedere in media circa il 25% in più. Le Torri del Bosco Verticale a Milano sono in assoluto le più costose (da €12.300 a €16.500 a mq.), ma i prezzi restano alti anche in altri grattacieli milanesi, come Torre Solaria (da €9.200 a €16.200 a mq.) e Torre Monforte (da €9.500 a €11.500 a mq.). Per chi non vuole rinunciare ai “piani alti” esistono comunque delle alternative, come la più economica Torre Cantore di Genova (da €1.100 a €1.900 a mq.) o una delle quattro Torri Baggio a Milano (da €2.200 a €2.800 a mq.).
In Europa, la torre residenziale più alta è la Skyland Residential Tower ad Istanbul (284 mt), dove tuttavia i prezzi di vendita sono fra i più bassi di tutto il continente: oggi si vendono gli appartamenti a partire da €2.200 al mq. sino ad un massimo di €3.400 euro. A Mosca il grattacielo più alto della capitale, il Capital City Moscow Tower, (274 metri), ha prezzi che variano fra €8.000 e €10.000 al mq.Fra i primi 20 grattacieli europei, uno solo si trova a Londra ed è il St. George Wharf Tower, conosciuta anche come la Torre di Vauxhall o semplicemente The Tower. Alto 180 metri, con i suoi 50 piani è il più alto edificio residenziale nel Regno Unito. Acquistare un appartamento al 40° piano costa oltre €23.000 al mq.

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Pianeta Terra: vivere oltre le nostre possibilità

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

A cura del team di gestione del fondo Pictet-Global Environmental Opportunities (GEO) di Pictet Asset Management. In meno di sette mesi, gli esseri umani hanno consumato tutte le risorse del Pianeta Terra per il 2019. Il nostro modello quantifica l’impatto ambientale delle attività umane e delle principali aziende mondiali.Il 29 luglio è una data che tutti dovremmo segnare nel diario del 2019. Perché è il Giorno del sovrasfruttamento delle risorse della Terra, il giorno in cui gli esseri umani hanno consumato le risorse naturali del pianeta disponibili per un anno, come legname, pesce, acqua e minerali. Per il resto dell’anno, attingeremo alle risorse delle future generazioni e nel far questo produrremo rifiuti come emissioni di biossido di carbonio.
Il dato preoccupante è che il Giorno di sovrasfruttamento, calcolato dalla società non-profit Global Footprint Network (GFN), cade sempre con maggior anticipo a partire dagli anni ’70 quando, per la prima volta nella storia, la domanda di risorse da parte dell’umanità è aumentata oltre quanto la natura è in grado di sopportare. La ricerca di Pictet Asset Management dipinge un quadro analogamente preoccupante. Mostra che l’attività umana e i rifiuti che produce stanno generando cambiamenti potenzialmente irreversibili per l’ecosistema del pianeta. La nostra analisi, basata su di uno strumento di misurazione della bio-capacità chiamato Quadro dei Confini Planetari (PB), quantifica il consumo di risorse e le emissioni di scarico di oltre 100 settori che compongono l’economia globale. Sviluppato dallo Stockholm Resilience Centre, il modello valuta lo stato dell’ecosistema rispetto a nove parametri ambientali – che comprendono l’utilizzo idrico, del suolo e la riduzione dello strato di ozono, tra gli altri – per definire lo “spazio operativo sicuro” all’interno del quale dovrebbero svolgersi le attività umane.Attualmente, già cinque di questi confini sono stati superati. Consideriamo ad esempio il flusso biochimico di azoto e fosforo, ad esempio. L’azoto e il fosforo sono macronutrienti utilizzati in modo estensivo come fertilizzanti. Gli allevamenti intensivi, l’attività industriale e la crescita della popolazione hanno aumentato il quantitativo dei macronutrienti nei fiumi e negli oceani a livelli pericolosi, scatenando lo sviluppo eccessivo delle alghe. Questo è un problema, in quanto le alghe riducono l’ossigeno presente nell’acqua, causando la morte delle piante acquatiche e dei pesci secondo un processo noto come eutrofizzazione. Gli scienziati ritengono che le aree marine rimaste senza ossigeno, o “zone morte”, siano quadruplicate dagli anni ’50, minacciando gli ecosistemi marini in tutto il mondo.La nostra analisi a livello settoriale indica che i rifiuti biochimici vengono rilasciati ad un ritmo superiore del 40% a quanto l’ambiente può gestire. Tuttavia, la situazione non è poi così drammatica. Ci sono segnali che indicano che gli sforzi per arrestare i danni ambientali – che siano provvedimenti politici o nuove tecnologie innovative per affrontare il degrado ecologico – stanno iniziando a dare i loro frutti.
Secondo GFN, dagli anni ’70 al 2014, il Giorno del sovrasfruttamento delle risorse è caduto con anticipo di tre giorni in media. Da allora, tuttavia, il ritmo è rallentato a meno di un giorno l’anno. Il nostro modello offre anche motivi per essere ottimisti. Mostra che alcuni dei settori legati alle attività forestali e altri settori ambientali stanno riuscendo a ridurre il quantitativo dei rifiuti biochimici che producono, aiutati da tecnologie innovative in ambiti quali il controllo dell’inquinamento.Queste società svolgono un ruolo importante nel contribuire a ripagare il nostro “debito” ambientale e vivere entro le nostre possibilità.

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Vivere l’infanzia: un diritto negato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Vivere l’infanzia che meritano oggi è un diritto negato per 690 milioni di minori, quasi 1 su 3 al mondo. Bambine e bambini che muoiono troppo presto a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, che non hanno cibo adeguato per vincere la malnutrizione, che non possono studiare e andare a scuola, che sono costretti a lavorare o a sposarsi precocemente. Un quadro che si fa ancor più cupo nei paesi sferzati dai conflitti, dove in un solo anno 53.000 bambini hanno perso la vita in seguito alle violenze.
La Repubblica Centrafricana è il Paese al mondo dove le condizioni di vita per i bambini sono le peggiori; a seguire Niger e Ciad, con 10 Stati africani, di cui 6 colpiti da conflitti, ad occupare gli ultimi dieci posti della classifica dei Paesi dove l’infanzia incontra le condizioni migliori (1), stilata per il terzo anno consecutivo da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Sul versante opposto, il primato dei Paesi più a misura di bambino spetta a Singapore, seguito da Svezia e Finlandia, con l’Italia all’ottavo posto in graduatoria, in linea con lo scorso anno, peggio solo di Irlanda, Germania, Slovenia e Norvegia, oltre che dei tre sul podio, sebbene nel nostro Paese oggi si contino 1,2 milioni di minori in povertà assoluta. “Rispetto al passato, le condizioni di vita dei bambini, in tutto il pianeta, stanno facendo registrare miglioramenti enormi: si tratta di una notizia importantissima, che dimostra chiaramente che quando si intraprendono i passi giusti e si mettono in campo le azioni necessarie si possono ottenere risultati straordinari per assicurare un futuro a milioni di minori, anche nei Paesi più poveri e nei contesti più complicati. Tuttavia, il lavoro è tutt’altro che compiuto perché sono ancora troppi i bambini che continuano a essere privati dell’infanzia che meritano e che soffrono terribilmente a causa di guerre, povertà, cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale che i leader mondiali, che nel 2015 si sono impegnati a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, facciano ancora di più e mettano in campo ogni sforzo possibile perché nessun bambino al mondo venga più lasciato indietro”, ha affermato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.
Rispetto a 20 anni fa, emerge dal nuovo rapporto di Save the Children, si registrano 4,4 milioni di morti infantili all’anno in meno; il numero di bambini colpiti dalla malnutrizione è sceso di 49 milioni; si contano 115 milioni di bambini in meno tagliati fuori dall’educazione e 94 milioni in meno coinvolti in varie forme di lavoro minorile.
La cattiva notizia: sempre più bambini soffrono a causa dei conflitti.

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