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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Vivere l’infanzia: un diritto negato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Vivere l’infanzia che meritano oggi è un diritto negato per 690 milioni di minori, quasi 1 su 3 al mondo. Bambine e bambini che muoiono troppo presto a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, che non hanno cibo adeguato per vincere la malnutrizione, che non possono studiare e andare a scuola, che sono costretti a lavorare o a sposarsi precocemente. Un quadro che si fa ancor più cupo nei paesi sferzati dai conflitti, dove in un solo anno 53.000 bambini hanno perso la vita in seguito alle violenze.
La Repubblica Centrafricana è il Paese al mondo dove le condizioni di vita per i bambini sono le peggiori; a seguire Niger e Ciad, con 10 Stati africani, di cui 6 colpiti da conflitti, ad occupare gli ultimi dieci posti della classifica dei Paesi dove l’infanzia incontra le condizioni migliori (1), stilata per il terzo anno consecutivo da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Sul versante opposto, il primato dei Paesi più a misura di bambino spetta a Singapore, seguito da Svezia e Finlandia, con l’Italia all’ottavo posto in graduatoria, in linea con lo scorso anno, peggio solo di Irlanda, Germania, Slovenia e Norvegia, oltre che dei tre sul podio, sebbene nel nostro Paese oggi si contino 1,2 milioni di minori in povertà assoluta. “Rispetto al passato, le condizioni di vita dei bambini, in tutto il pianeta, stanno facendo registrare miglioramenti enormi: si tratta di una notizia importantissima, che dimostra chiaramente che quando si intraprendono i passi giusti e si mettono in campo le azioni necessarie si possono ottenere risultati straordinari per assicurare un futuro a milioni di minori, anche nei Paesi più poveri e nei contesti più complicati. Tuttavia, il lavoro è tutt’altro che compiuto perché sono ancora troppi i bambini che continuano a essere privati dell’infanzia che meritano e che soffrono terribilmente a causa di guerre, povertà, cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale che i leader mondiali, che nel 2015 si sono impegnati a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, facciano ancora di più e mettano in campo ogni sforzo possibile perché nessun bambino al mondo venga più lasciato indietro”, ha affermato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.
Rispetto a 20 anni fa, emerge dal nuovo rapporto di Save the Children, si registrano 4,4 milioni di morti infantili all’anno in meno; il numero di bambini colpiti dalla malnutrizione è sceso di 49 milioni; si contano 115 milioni di bambini in meno tagliati fuori dall’educazione e 94 milioni in meno coinvolti in varie forme di lavoro minorile.
La cattiva notizia: sempre più bambini soffrono a causa dei conflitti.

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Smart Working, una rivoluzione. Lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio

Posted by fidest press agency su martedì, 28 maggio 2019

Il modo migliore per conoscere più da vicino lo smart working è imparare dagli altri, osservare chi ha già adottato con successo questa filosofia e ne ha implementato i vantaggi ed i benefici. Se n’è parlato ieri al settimo appuntamento di “Conosciamoci Meglio”, dal titolo “Smart Working, una rivoluzione. Lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio”, insieme a numerosi ospiti ed esperti del settore: Giuseppina Corvino, Responsabile Unità Mercato del Lavoro del Comune di Milano, Alessandra Mazzei, Director at Centre for Employee Relations & Communication dell’Università IULM, Katia Foglia, Head of HR Operations – Bayer Italia e Giuseppe Sabella, Direttore Think Industry 4.0.
“La Settimana del Lavoro Agile è l’occasione, per il comune di Milano di promuovere la cultura che sottende questa nuova ed innovativa forma di lavoro che conquista sempre più spazi ed è una formula win – win-win, per le persone per il aziende e per l’ambiente. – esordisce Giuseppina Corvino, Responsabile Unità Mercato del Lavoro del Comune di Milano. Lo smart working consente alle persone di equilibrare i tempi di vita e di lavoro individuali, agisce nella direzione di una più equa divisione dei compiti genitoriali, aumenta la produttività nelle aziende e salvaguarda l’ambiente. I risultati ottenuti in questi anni confermano che la strada intrapresa è quella giusta e ci auguriamo di poter incrementare e perfezionare ulteriormente quanto finora fatto.”
L’appuntamento di ieri è stato l’occasione per offrire un quadro aggiornato di come cambia il lavoro in una società in continua evoluzione e di come lo smart working rappresenta un’incredibile opportunità anche per i lavoratori o per chi vuole approcciarsi a questo mondo in modo smart e attuale. Ad oggi sono sempre più numerose le aziende e le istituzioni che adottano il Lavoro Agile e, più in generale, politiche di flessibilità oraria e di welfare, favorendo sempre di più la conciliazione vita lavoro per donne e uomini che lavorano in realtà professionali sempre più articolate e in contesti urbani ad alta complessità. Come dimostra l’esperienza di Bayer:
“Oggi lo smart working è utilizzato da oltre 620 dipendenti con una media di 3 gg al mese – dichiara Katia Foglia, Head of HR Operations – Bayer Italia. Da una Survey interna risulta che per la quasi totalità aumenta l’engagement (99%), oltre il 70% dichiara che l’organizzazione e la pianificazione del lavoro sono migliorate e che c’è un notevole beneficio nell’equilibrio tra vita personale e lavorativa. Significativi anche i risultati relativi al risparmio di tempo e ai kpi in termini di impatto ambientale”
L’introduzione dello smart working è stata frutto di un percorso costruito lentamente affinché l’impatto per l’organizzazione fosse positivo. A questo proposito è intervenuta Alessandra Mazzei, Director at Centre for Employee Relations & Communication dell’Università IULM:
Ma lo smart working è davvero una rivoluzione? Lo spiega, per concludere, Giuseppe Sabella, Direttore Think Industry 4.0: “Lo smart working può davvero esserlo perché – come ci dice l’esperienza di Bayer Italia – lavorare fuori dall’ufficio aiuta a vivere meglio. E una delle grandi sfide del nostro tempo è il welfare inteso soprattutto come work-life balance. È vero che registriamo anche casi di applicazione non felice dello smart working; del resto, ciò richiede un nuovo modo di concepire il rapporto con il lavoro e con l’impresa e un nuovo modello di governance i cui assi fondamentali sono fiducia, responsabilità e autonomia. È tutto ciò che chiamiamo “centralità della persona” ma rendere centrale la persona nel lavoro è, appunto, un grande lavoro. Ad ogni modo, questo è il futuro. E indietro non si torna”. Il ciclo di incontri “Conosciamoci meglio” sono realizzati da Bayer, con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione).

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Un Robot come amico. Come la tecnologia ci aiuta a vivere meglio

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

Milano 24 gennaio 2019 ore 18:00 presso Bayer Centro Comunicazione – Viale Certosa, 130. “Conosciamoci Meglio”, il ciclo d’incontri pubblici che si svolgono presso il Centro Comunicazione Bayer di Viale Certosa 130, annuncia il terzo appuntamento che vede ospite il Professor Roberto Cingolani, Direttore Scientifico dell’IIT ISTITUTO ITALIANO di TECNOLOGIA di Genova. L’incontro, moderato dalla giornalista UNAMSI Francesca Cerati, offrirà l’eccezionale opportunità di scoprire quanto la robotica umanoide sia già una realtà consolidata e come innovazione nel campo abbia evidenti risvolti positivi nella vita di ciascuno di noi offrendo soluzioni concrete a problemi legati alle attività quotidiane come il lavoro, la vita domestica, il supporto alla terza età e, infine, le applicazioni di robotica chirurgica e riabilitativa. L’appuntamento è fissato per giovedì 24 gennaio ore 18:00 presso il Centro Comunicazione Bayer di Viale Certosa 130. Ingresso gratuito previo registrazione su Eventbrite – Un robot come amico. Come la tecnologia ci aiuta a vivere meglio.

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Si vive sempre più come nomadi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 gennaio 2019

Una proiezione di SpeedDate.it prevede che, nel momento in cui i giovani di oggi raggiungeranno l’età di 48 anni, uno su 4 sarà stato single per tutta la vita.La stessa tendenza si ha ormai a livello globale e rispecchia la situazione di una società in radicale e profonda trasformazione, una società dove le persone che si sposano per farlo impiegano più tempo che mai e dove il numero dei nuclei monopersonali sta superando quello delle famiglie in quasi tutti i Paesi del mondo. A fotografare questa situazione è SpeedDate.it, il portale che offre ai single il modo più veloce e divertente per incontrare gente nuova e molti nuovi potenziali partner.«Un record che presto sarà raggiunto anche negli Stati Uniti, dove il numero di persone che vivono senza coniuge o partner è salito al 42% lo scorso anno, rispetto al 39% di un decennio fa» commenta Giuseppe Gambardella, ideatore di SpeedDate.it e di SpeedVacanze.it, il tour operator che ha inventato l’esclusiva formula dei viaggi e delle crociere per single e di gruppo.La tendenza -secondo quanto osserva SpeedDate.it- è fortissima anche in Italia, dove a vivere da soli sono oltre 7 milioni di persone, 2 milioni dei quali hanno tra i 15 ed i 45 anni, 1,7 milioni tra i 45 ed i 64 anni e 3,3 milioni sono di età pari o superiore ai 65 anni.Ma, diversamente agli altri Paesi del mondo, in Italia a vivere sempre più come una sorta di monadi sono soprattutto le donne: il dato complessivo è del 15,5% a fronte dell’11,6% degli uomini. E solo nella fascia di età compresa tra i 15 ed i 45 anni a vivere da soli sono più gli uomini rispetto alle donne.Negli ultimi 10 anni, osserva inoltre SpeedDate.it, la fascia di età di chi va a vivere da solo con il maggiore incremento (+66%) è quella più giovane. Una percentuale di crescita importante, soprattutto se si considera che il dato è mitigato dal fatto che nel nostro Paese, a causa della crisi economica, un numero crescente di single opta per condividere l’appartamento con altri.«Quindi, alla fine, gli italiani non sono affatto bamboccioni come sostengono alcuni amanti degli stereotipi e delle generalizzazioni» puntualizza Roberto Sberna, direttore generale di SpeedDate.it.Il dato forse più allarmante del bilancio 2019 sul mondo dei single tracciato da SpeedDate.it è però la tendenza a rimanere soli. Gli ultimi dati Istat fotografano la situazione di un Paese in cui negli ultimi 20 anni le unioni di lunga durata sono diminuite quasi di un quarto ed in cui perfino la quota di divorzi nei matrimoni di “lunga durata” è cresciuta, passando dall’11,3% del 1998 al 23,5% registrata a fine del 2017.E una proiezione di SpeedDate.it su dati Istat prevede addirittura che, nel momento in cui i giovani di oggi raggiungeranno l’età di 48 anni, uno su 4 di essi sarà stato single per tutta la vita.Più specificamente per i matrimoni, nella fascia di età compresa tra i 45 ed i 54 anni già oggi un uomo su 4 non si è mai sposato ed una donna su 5 è nubile. «Per quanto riguarda i divorzi, poi, il nostro Paese si colloca agli ultimi posti nel ranking mondiale delle unioni matrimoniali» osservano gli analisti di SpeedDate.it. In sintesi, in Italia ci si sposa di meno e i matrimoni durano meno rispetto agli altri Paesi del mondo.

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Convegno “Una casa da vivere”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Roma 18 ottobre presso il Centro Carlo Azeglio Ciampi per l’educazione monetaria e finanziaria (via Nazionale, 190), dalle 9.00 alle 13.30 si terrà il convegno “Una casa da vivere – Offerte innovative per nuovi modi di abitare” organizzato da Sidief e Banca d’Italia.

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I due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Vi è un tema di cui sono stato, in concreto da sempre, molto sensibile e che per ovvie ragioni ha toccato più campi della conoscenza. Ha ruotato intorno a due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere.
Non ho accettato, in altri termini, che si potesse esaltare il diritto alla vita e una volta acquisito l’essere umano fosse stato abbandonato a se stesso. E’ rimasto povero e condizionato dalla povertà della sua famiglia, dall’ambiente in cui vive, da una cultura tutta improntata sull’idea che occorre accettare la propria condizione sociale e rassegnarsi a subirla, nell’arco di tutta la propria esistenza, lunga o breve che fosse.
Abbiamo imparato a fare della carità ma non a essere solidali con chi vive in ristrettezze.
Abbiamo imparato a essere sprezzanti e a sentirci superiori anche se chi è solo un tantino socialmente a noi inferiore.
Abbiamo imparato a osteggiare chi ha una professione di fede dissimile dalla propria, ha il colore della pelle diversa e provengono da luoghi, dove la povertà è estrema. Così facendo abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti dei messaggi sbagliati e inculcati in essi il privilegio di casta.
Pensavo che con l’avanzamento della conoscenza, con la mobilità delle persone e la possibilità di conoscerle e poterle apprezzare per quelle che sono, si potesse ottenere un cambiamento radicale nei nostri atteggiamenti. Mi sbaglio. Il razzismo, l’antisemitismo, l’odio di casta se una società, cosiddetta evoluta, riesce ad ammantarli di venature ipocrite che evitano gesti plateali e persino violenti, vi sono, invece, paesi, dove si manifestano senza pudori e le stesse autorità fanno ben poco per spegnere quest’incendio. Ho provato personalmente cosa ha significato tutto ciò. Mi è accaduto da emigrante, in Australia, dove spesso fui esposto a giudizi sommari per il solo fatto che ero un italiano. Lo stesso accadde anche nel mio paese quando, per ragioni di lavoro, mi trovai in una cittadina del nord. Io sono d’origine molisana. Mi fu difficile trovare una camera in affitto. Non riuscii a condurre una vita normale appena la mia parlata segnava, come per un marchio indelebile, la mia origine. Oggi mi sento ancor più solidale con l’immigrato extra-comunitario perché ho provato sulla mia pelle cosa significa vivere in casa propria da apartheid. So bene che è un fatto culturale. E’ un condizionamento che risale a un’educazione sbagliata e si avvalgono di stantii luoghi comuni: il rumeno violento, l’africano pericoloso e via di questo passo. Pochi, però, ci spiegano che questa violenza è fisiologica come lo è per l’autoctono. Come dire? Chi non ha peccato lanci per primo la pietra. (Riccardo Alfonso)

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Storie ferragostane: La droga ci aiuta a vivere?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Ci riferiamo non solo a tutte le famiglie dei psicofarmaci ma anche alle droghe pesanti dalla morfina all’eroina. Essi, per giunta, a differenza della produzione “naturale”, hanno una ricaduta sull’organismo umano molto distruttiva e procurano, altresì, dipendenza.
E’, se vogliamo vederla in questo modo, il classico esempio del come l’organismo, da una parte, tende a difendersi con le proprie armi e, dall’altra, poco gradisce le interferenze esterne, anche se apparentemente appaiano più efficaci e tempestive come è avvenuto nel caso del cortisone, usato come antidolorifico ed antiallergico.
Da qui partono i grandi entusiasmi e le tragiche depressioni a loro volta obliate dal potere delle droghe. La sofferenza umana non è solo il frutto dell’inclemenza del tempo, dalla violenza degli elementi che esso scatena, dai cataclismi naturali, dall’insidia degli altri esseri viventi non umani, ma è prodotta pure dai propri simili.
Così è sgranata, pallina dopo pallina, la collana del rosario con qualche opportuno interludio tra il momento del pater noster e quello del De profundis.
Dentro e intorno a questo rosario i giorni si susseguono inesorabili, lo sguardo diventa stanco e i capelli s’incanutiscono. La pelle raggrinzisce e noi ci guardiamo sorpresi, davanti allo specchio della vita, mentre essa, inesorabile, si dissolve sotto i nostri sguardi stupiti e impauriti. Perché, mi chiedo a questo punto, è stato imposto a me e ai miei simili il ruolo della nullità? Ho vissuto nel più oscuro anonimato se faccio eccezione dell’agente delle tasse, l’unico che ti riconosce e perseguita dalla nascita a oltre la morte, poiché se la prende persino con gli eredi. Ho sempre fatto a pugni con i soldi: più ne avevo bisogno e più mi mancavano. (Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” terza parte)

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Si può vivere senza interessi?

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Il vecchio non ha più interessi come quello di far carriera, di mettere a frutto talune conoscenze, di sfruttare l’ingenuità degli altri per trarne vantaggi, di prostituirsi per una nota di lode. Il vecchio può solo ricordare e capire e amare ciò che ha già amato distrattamente o ha disprezzato ingiustamente.
Egli, in questo modo, esce dal calcolo di chi si cimenta nella vita e la vive minuto per minuto, per sublimarla, per ispessirla di valori, per esaltarla, per arricchirla di cose che ha tralasciato ora per distrazione e ora per calcolo e ora, ancora, per ignoranza e per stupidità.
Ogni età ha il suo prezzo e va speso per la moneta che si dispone. Può suonare falsa ma è difficile che il giovane la riconosca per tale, al vecchio non sfugge il suo tintinnio stonato.
Se il giovane avesse coscienza di quanta fragilità e delicatezza si nutrono le povere ossa dell’anziano raccolte in un gesto estremo per tenerle unite sottraendole alla sofferenza o almeno attenuandone gli effetti con qualche piccolo accorgimento, presterebbe, di certo, un’attenzione maggiore a quel vetusto uomo che gli siede accanto o che ha lasciato distrattamente in una casa di riposo o a svernare solitario ed errante tra le quattro mura di una casa vuota e silenziosa.
Sovente non vi è dialogo tra chi si muove leggero, affrancato dal peso degli anni, e chi li avverte, nella loro interezza o più greve, di quanto è in realtà. Ciò accade poiché negli uni vi è un futuro, negli altri il futuro non ha più senso.
Cambiano i valori. Negli uni il tempo diventa relativo; negli altri l’assoluto predomina. Negli uni è tempo per affrontare nuovi cimenti, per gli altri è quello di meditare su di essi e su quelli della loro giovinezza.
E’ un discorso che potrebbe essere colto in tutta la sua bellezza e validità se solo le generazioni che s’incontrano, e spesso si scontrano o non si comprendono o diffidano o sono insofferenti, sapessero trovare il loro punto d’incontro che è anche fatto di sottigliezze come quella tra la me-moria e il ricordo, tra l’esuberanza e la pacatezza, tra la saggezza e l’ignoranza. Sono considerazioni di profonda verità che mai come oggi dovrebbero essere ripetute, oggi che non il selvaggio cantore agita le anime nostre verso le terre dell’ignoto splendore, verso i confini del Divino e dell’infinito.
Oggi l’essere umano è visto come chi è stretto dalla mediocrità dell’esistenza quotidiana. Non sa staccarsi dall’ambiente in cui si è plasmato, in cui vive. Non sa imporre una concezione propria del valore della vita, ma vi ambisce al talento immiserito e puramente meccanico che si rispecchia negli altri. Non sa scrutare con occhi antiveggenti, ma vede attraverso le ombre subdole della comunità.
Non dice il verbo della profezia, virtù delle anime sensibili, ma ripete le parole volgari e le trasciniamo miserevolmente dalla piazza, al caffè, al teatro, sugli spalti degli stadi, nelle discoteche.
Tito Livio ci ricorda che “questa è l’indole della moltitudine.” “O servilmente si sottomette o ferocemente signoreggia.” “Essa non sa né misuratamente spregiare, né possedere la libertà che è nel mezzo.” (Riccardo Alfonso)

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I due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere

Posted by fidest press agency su martedì, 27 febbraio 2018

Vi è un tema di cui sono stato, in concreto da sempre, molto sensibile e che per ovvie ragioni ha toccato più campi della conoscenza. Ha ruotato intorno a due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere.
Non ho accettato, in altri termini, che si potesse esaltare il diritto alla vita e una volta acquisito abbandonare a se stesso l’essere umano. Mi riferisco a chi è rimasto povero e condizionato dalla povertà della sua famiglia, dall’ambiente in cui vive, da una cultura tutta improntata sull’idea che occorre accettare la propria condizione sociale e rassegnarsi a subirla, nell’arco di tutta la propria esistenza, lunga o breve che fosse.
Abbiamo imparato a fare della carità ma non a essere solidali con chi vive in ristrettezze.
Abbiamo imparato a essere sprezzanti e a sentirci superiori anche se chi è solo un tantino socialmente a noi inferiore.
Abbiamo imparato a osteggiare chi ha una professione di fede dissimile dalla propria, ha il colore della pelle diversa e provengono da luoghi, dove la povertà è estrema. Così facendo abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti dei messaggi sbagliati e inculcati in essi il privilegio di casta.
Pensavo che con l’avanzamento della conoscenza, con la mobilità delle persone e la possibilità di conoscerle e poterle apprezzare per quelle che sono, si potesse ottenere un cambiamento radicale nei nostri atteggiamenti. Mi sbaglio. Il razzismo, l’antisemitismo, l’odio di casta se una società, cosiddetta evoluta, riesce ad ammantarli di venature ipocrite che evitano gesti plateali e persino violenti, vi sono, invece, paesi, dove si manifestano senza pudori e le stesse autorità fanno ben poco per spegnere quest’incendio. Ho provato personalmente cosa ha significato tutto ciò. Mi è accaduto da emigrante, in Australia, dove spesso fui esposto a giudizi sommari per il solo fatto che ero un italiano. Lo stesso accadde anche nel mio paese quando, per ragioni di lavoro, mi trovai in una cittadina del nord. Io sono d’origine molisana. Mi fu difficile trovare una camera in affitto. Non riuscii a condurre una vita normale appena la mia parlata segnava, come per un marchio indelebile, la mia origine. Oggi mi sento ancor più solidale con l’immigrato extra-comunitario perché ho provato sulla mia pelle cosa significa vivere in casa propria da apartheid. So bene che è un fatto culturale. E’ un condizionamento che risale a un’educazione sbagliata e si avvalgono di stantii luoghi comuni: il rumeno violento, l’africano pericoloso e via di questo passo. Pochi, però, ci spiegano che questa violenza è fisiologica come lo è per l’autoctono. Come dire? Chi non ha peccato lanci per primo la pietra. (Riccardo Alfonso)

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I due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

povertàNon ho accettato, in altri termini, che si potesse esaltare il diritto alla vita e una volta acquisito l’essere umano fosse stato abbandonato a se stesso. E’ rimasto povero e condizionato dalla povertà della sua famiglia, dall’ambiente in cui vive, da una cultura tutta improntata sull’idea che occorre accettare la propria condizione sociale e rassegnarsi a subirla, nell’arco di tutta la propria esistenza, lunga o breve che fosse.
Abbiamo imparato a fare della carità ma non a essere solidali con chi vive in ristrettezze.
Abbiamo imparato a essere sprezzanti e a sentirci superiori anche se chi è solo un tantino socialmente a noi inferiore.
Abbiamo imparato a osteggiare chi ha una professione di fede dissimile dalla propria, ha il colore della pelle diversa e provengono da luoghi, dove la povertà è estrema. Così facendo abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti dei messaggi sbagliati e inculcati in essi il privilegio di casta.
Pensavo che con l’avanzamento della conoscenza, con la mobilità delle persone e la possibilità di conoscerle e poterle apprezzare per quelle che sono, si potesse ottenere un cambiamento radicale nei nostri atteggiamenti. Mi sbaglio. Il razzismo, l’antisemitismo, l’odio di casta se una società, cosiddetta evoluta, riesce ad ammantarli di venature ipocrite che evitano gesti plateali e persino violenti, vi sono, invece, paesi, dove si manifestano senza pudori e le stesse autorità fanno ben poco per spegnere quest’incendio. Ho provato personalmente cosa ha significato tutto ciò. Mi è accaduto da emigrante, in Australia, dove spesso fui esposto a giudizi sommari per il solo fatto che ero un italiano. Lo stesso accadde anche nel mio paese quando, per ragioni di lavoro, mi trovai in una cittadina del nord. Io sono d’origine molisana. Mi fu difficile trovare una camera in affitto. Non riuscii a condurre una vita normale appena la mia parlata segnava, come per un marchio indelebile, la mia origine. Oggi mi sento ancor più solidale con l’immigrato extra-comunitario perché ho provato sulla mia pelle cosa significa vivere anche in casa propria da apartheid. So bene che è un fatto culturale. E’ un condizionamento che risale a un’educazione sbagliata e si avvalgono di stantii luoghi comuni: il rumeno violento, l’africano pericoloso e via di questo passo. Pochi, però, ci spiegano che questa violenza è fisiologica come lo è per l’autoctono. Come dire? Chi non ha peccato lanci per primo la pietra. (Riccardo Alfonso)

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Convivere con il Parkinson in estate

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

parkinsonIl caldo estivo rappresenta causa di disagio per la maggior parte delle persone ma, ancora di più, per quelle che devono convivere con una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale quale è il Parkinson. “Oggi il Parkinson colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, circa l’1% di quella sopra i 65 anni – dichiara il Prof. Pietro Cortelli, Professore Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e NeuroMotorie (DIBINEM) Alma Mater Studiorum, Università di Bologna – IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna Ospedale Bellaria. Nel nostro Paese i malati sono circa 300.000, per lo più uomini (1,5 volte in più rispetto alle donne) e con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. Come Società Italiana di Neurologia (SIN) e Accademia LIMPE DisMov riteniamo sia molto importante dare il nostro contributo attraverso una serie di consigli utili per aiutare i pazienti ad affrontare al meglio questi mesi estivi”. Le persone affette da Parkinson hanno difficoltà ad iniziare i movimenti e questi stessi risultano generalmente molto lenti: per accrescere la capacità fisica e il grado di allenamento si consiglia dunque di praticare ogni mattina una serie di esercizi di riscaldamento e allungamento per una ventina di minuti. In questo modo la riattivazione della mattina può avvenire con una maggiore celerità e facilità.
“Mantenere alcune abitudini giornaliere – dichiara il Dottor Nicola Modugno, responsabile del Centro Parkinson dell’Istituto neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli (Isernia) – può essere utile per aiutare il cervello a preservare la gestione di alcuni automatismi. Ad esempio, rispettare la cadenza dei pasti giornalieri: non è importante mantenere un orario fisso, ma curare la regolarità. Altrettanto importante è avere uno spazio della giornata dedicato all’attività fisica all’aria aperta: è utile ricordare che la fascia mattutina dalle 7.00 alle 11.00 e quella pomeridiana dalle 18.00 alla sera sono i momenti della giornata in cui è preferibile praticare delle attività fisiche e motorie”.
Attenzione ovviamente alle cadute che sono più frequenti nelle fasi avanzate della malattia; in genere aumentano dopo il decimo anno e nei mesi caldi, a volte a causa della stanchezza e della paura di cadere che spesso genera strategie motorie difensive che aumentano il rischio di caduta. Con l’aumento delle fasi di “off”, che spesso si verifica nei mesi estivi, aumenta il rischio cadute.
Seguire un programma di riabilitazione motoria aiuta non solo a ridurre questo rischio, ma insegna anche come cadere, in modo da farsi meno male.
Se il rischio di caduta è elevato può anche essere consigliato l’utilizzo di un deambulatore, nei momenti della giornata in cui si verificano i blocchi motori. Per i pazienti che utilizzano dei bastoni o mezzi di ausilio, si raccomanda di sostituirli con i bastoncini da trekking o nordic walking. Si ricorda anche che camminare con i bastoncini da nordic walking accresce la capacità fisica ed il grado di allenamento rispetto alla passeggiata senza mezzi di ausilio di circa il 20%.
La stitichezza o stipsi è una conseguenza della lentezza dei movimenti e quindi della malattia in sé, ma anche di alcuni farmaci che possono essere prescritti per la cura del Parkinson. E’ un disagio che aumenta in estate a causa della tendenza alla disidratazione o della scarsa idratazione e per la vita sedentaria. Alcuni semplici consigli: dedicatevi a un’attività fisica regolare, consumate liquidi in maniera adeguata (1,5 litri d’acqua al giorno, 8-10 bicchieri al giorno) e scegliete un’alimentazione ricca di frutta e verdura e di fibre in generale.
Con il caldo aumenta la sensazione di stanchezza per più di un fattore, tra cui i farmaci, la malattia stessa (gli sforzi per gestire i sintomi ma anche le variazioni chimiche nel cervello), il sonno disturbato, la depressione e la ipotensione che di estate si accentua. Si consiglia quindi di dedicare tutto il tempo necessario a svolgere le varie attività, imparando a riconoscere e sfruttare i momenti in cui i farmaci sono più efficaci e ci si sente meno stanchi. E’ importante assicurarsi che la dieta sia bilanciata come apporto energetico, evitare la stitichezza che causa stanchezza ed effettuare un regolare esercizio fisico in modo da mantenere i muscoli tonici.
La dieta non deve essere restrittiva, ma bilanciata e variata nella scelta degli alimenti, e anche nei modi di cottura. La prima, importantissima regola della corretta alimentazione è quella della varietà dei cibi e delle ricette per la preparazione dei pasti. La composizione ideale della dieta bilanciata dovrebbe essere la seguente: la maggior parte dell’energia (55-58%) dovrebbe provenire dai carboidrati (cereali e loro derivati, patate), una quota del 25-30% dai grassi e il 12-15 % dalle proteine.
Nell’arco della giornata si consiglia di bere almeno 2-3 litri d’acqua. Questa quantità va aumentata in caso di sudorazione abbondante; si può bere l’acqua sia a pasto che fuori pasto. Una buona occasione per imparare a bere molto è di assumere un bicchiere d’acqua ogni volta che si assumono i farmaci, oltre che durante i pasti. E’ consentito consumare non più di 1-2 bicchieri al giorno di vino, privilegiando il bianco fresco d’estate, mentre i superalcolici andrebbero ridotti o eliminati. Sì a caffè e thé.
Fortemente raccomandata è una passeggiata serale prima di andare a letto. Diverse esperienze riportate dai pazienti suggeriscono, infatti, che arrivare la sera con un senso di stanchezza fisica dovuto alle diverse attività praticate durante il giorno accresce il senso di benessere riducendo la diversa sensazione di stanchezza dovuta all’astenia e all’ipotensione.
Questi suggerimenti vanno ovviamente ridimensionati per i pazienti con maggiori gradi di disabilità e con una ridotta autonomia motoria. Dove possibile, si consiglia di praticare l’attività fisica con delle passeggiate di lunghezza relativa alle possibilità, con presenza di frequenti pause ristoratrici. Per i pazienti impossibilitati a passeggiare è comunque consigliato portarli sempre all’aria aperta ed in mezzo ad altre persone per diversi tratti della giornata, avendo sempre cura di farli bere spesso.

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Imparare a vivere con il dolore cronico

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

doloreNel 2003 la Società Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) ha stimato che circa il 20% della popolazione mondiale soffra di qualche forma di dolore cronico, includendo il dolore oncologico, quello post-chirurgico o post-traumatico e quello muscolo-scheletrico. In questo ultimo gruppo, la fibromialgia o sindrome fibromialgica riveste un ruolo importante, rappresentando una delle cause più frequenti di dolore cronico diffuso di tipo muscolo-scheletrico. Oltre al dolore, nella fibromialgia sono spesso presenti altri sintomi sia fisici sia di natura psicologica come astenia, disturbi del sonno, ansia, depressione, difficoltà di concentrazione e attenzione, parestesie, disturbi gastro-intestinali, rigidità soprattutto al risveglio e altri ancora a carico di diversi organi e apparati. Insieme al dolore diffuso, questi sintomi concorrono al peggioramento della qualità di vita dei pazienti.Il Italia è stato stimato che la fibromialgia colpisca circa 1,5 milioni di persone e in modo particolare le donne (rapporto maschi: femmine risulta di 1:9). Non è ancora chiaro il motivo di questa differenza di genere, ma è stato ipotizzato che dipenda da una diversa interazione nei due sessi tra fattori genetici, biologici, psicologici e socio-culturali. La prevalenza della fibromialgia aumenta con l’età, raggiungendo il picco nella fascia d’età tra i 40 e i 70 anni.
La fibromialgia spesso confonde poiché alcuni dei suoi sintomi possono essere riscontrati in altre condizioni cliniche. La diagnosi viene posta dal reumatologo secondo i criteri dell’American College of Rheumatology (ACR); essi includono la presenza di dolore cronico diffuso (che interessa cioè tutto il corpo) e dolorabilità alla pressione di almeno 11 punti specifici del corpo, definiti Tender Points, su 18. Al di là dell’esame obiettivo dei tender points, la diagnosi dipende principalmente dai sintomi che il paziente riferisce, come il dolore, l’astenia, il sonno non ristoratore, deficit cognitivi e così via. L’eziologia della fibromialgia risulta ad oggi sconosciuta, ma ciò che si può affermare con relativa certezza è la sua natura multi-fattoriale, nel senso che diversi fattori di natura biologica, psicologica e sociale interagiscono tra loro influenzandone insorgenza e decorso. Questo inquadramento permette di concettualizzare la fibromialgia come il risultato dell’interazione tra le esperienze di vita avverse, la capacità di gestione dello stress e i meccanismi di processazione e modulazione del dolore a livello del sistema nervoso centrale. In altre parole, la suscettibilità alla FM sembrerebbe dovuta a un’ iperattivazione del sistema dello stress geneticamente determinata, la quale, interagendo con esperienze precoci negative e fattori ambientali causa di distress, esiterebbe in alti livelli di stress fisico e psicosociale e nell’insorgenza della malattia.
La terapia farmacologica può dare risultati soddisfacenti, sebbene solo una percentuale limitata di pazienti risponda in modo efficace al trattamento. Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia di approcci psicologici di tipo cognitivo-comportamentale nel trattamento della fibromialgia, in modo particolare quelli basati sulla meditazione mindfulness, definita come la capacità di prestare attenzione in modo intenzionale e non giudicante al momento presente (Kabat-Zinn, 1990).
Attraverso la meditazione è possibile acquisire la capacità di relazionarsi al dolore e agli altri sintomi in maniera più adattiva e flessibile, in modo da ridurre l’impatto che essi hanno nella vita dei pazienti migliorandone in questo modo la qualità di vita.
Ciro Conversano e Laura Marchi, nel volume “Vivere con la fibromialgia. Strategie psicologiche per affrontare il dolore cronico”, appena pubblicato da Eclipsi edizioni, offrono le informazioni scientifiche più aggiornate riguardo alle caratteristiche, alle cause e alle possibilità di cura della fibromialgia, e accompagnano il lettore passo per passo, attraverso esercizi e file audio per le meditazioni, in un percorso di auto-aiuto psicologico che lo aiuteranno ad affrontare più efficacemente il dolore, con conseguenti miglioramenti della propria qualità di vita.

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Abbadia San Salvatore si prepara a vivere un Natale “oltre la neve”

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2015

abbadiaabbadia1Sul Monte Amiata si prepara un Natale “oltre la neve”. Dal 4 dicembre al 6 gennaio Abbadia San Salvatore, “Città delle Fiaccole”, sarà il centro di una serie di eventi che offriranno la possibilità di scoprire una montagna diversa, fatta per sciare ma anche per dedicarsi ad itinerari culturali attraverso i quali scoprire arte, antiche tradizioni, sapori e saperi di altri tempi.
Qui infatti inizia proprio con i primi giorni di dicembre la costruzione delle Fiaccole, le tradizionali cataste di legna a forma piramidale che si levano al cielo in attesa della mezzanotte del 24 dicembre quando poi verranno incendiate. Un rito antichissimo che coinvolge l’intera popolazione e che si tramanda di generazione in generazione. Ma quest’anno, ad Abbadia San Salvatore non saranno solo le Fiaccole a rendere unico e indimenticabile il periodo natalizio. Ogni weekend, musiche, mercatini, laboratori e mostre di presepi animeranno la città.
Si inizia il 4 dicembre, con la commemorazione di Santa Barbara, protettrice dei minatori: un evento particolarmente caro alla comunità di Abbadia perché legato al suo passato minerario. Quest’anno, oltre ai tradizionali festeggiamenti sarà inaugurato lo spettacolare Museo Multimediale che andrà ad arricchire e completare il Museo Minerario, che vanta un allestimento assolutamente esclusivo che sfrutta parte della celebre miniera di cinabro del Monte Amiata.
Nel lungo ponte tra il 5 e l’8 dicembre, nel cuore di Abbadia San Salvatore prenderà vita la cerimonia di accensione delle luminarie, che accompagna l’inizio della costruzione delle tradizionali Fiaccole. Tante le attrazioni, per famiglie e bambini: dai laboratori per i più piccoli, la Casa di Babbo Natale, la carrozza dei cavalli, la giostra tradizionale, fino al chiosco dedicato allo street-food. E poi ancora animazioni musicali, giochi e tanto altro. Tutti i giorni e in particolare nei fine settimana le mostre di presepi, gli eventi e le animazioni si susseguiranno senza sosta. Già dal 5 dicembre prenderanno il via i mercatini di Natale, un vero e proprio trionfo di profumi e sapori fatto di prodotti enogastronomici locali e tradizionali, ma anche artigianato tipico, decorazioni natalizie e hobbistica.
abbadia2Spettacoli e musiche continueranno ad animare il paese fino all’attesissima sera del 24 dicembre: la notte delle Fiaccole di Natale, un evento unico al mondo.La lunga nottata inizia alle ore 18, con la “Cerimonia di accensione” e la benedizione del fuoco che segna l’inizio della festa; la banda suona canti natalizi e la Fiaccola davanti al Municipio è la prima ad essere accesa.
Questo è il segnale convenuto: da qui i capi fiaccola con le loro torce vanno a dare fuoco alle altre decine di fiaccole disseminate nel centro storico e in tutto il paese Quindi tra canti e musiche popolari, in una tradizione che si trasmette da migliaia di anni e concilia laicità e spiritualità, le Fiaccole iniziano a bruciare illuminando la notte e rendendo il Natale ad Abbadia San Salvatore un momento magico e indimenticabile. L’intero paese si ritrova nelle strade a rinnovare conoscenze e amicizie, mentre le cataste di legna bruciano fino all’alba e piccoli chioschi, organizzati accanto ai fuochi, offrono dolci tipici e vin brulé.
Ma le feste di Abbadia San Salvatore continuano ben oltre il Natale: il 31 dicembre si festeggerà l’arrivo del 2016 con il “Capodanno in Piazza” e il 1 gennaio avrà luogo il consueto “Concerto di Capodanno” nella suggestiva Abbazia del San Salvatore. Il programma si arricchisce poi con le animazioni del Museo Minerario, le ciaspolate, il trekking nel bosco e le visite guidate nel meraviglioso centro storico del paese e tantissime altre attività fino al 6 gennaio. Durante tutto il periodo sarà inoltre possibile gustare piatti della tradizione natalizia locale, grazie all’iniziativa “Natale a Tavola” nella maggior parte dei ristoranti del paese. (foto abbadia)

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Che cos’è la Sapienza? Lo studio come arte di vivere

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 febbraio 2015

cappela universitariaRoma martedì 3 febbraio 2015, dalle ore 13.00 auditorium della Cappella universitaria piazzale Aldo Moro 5, incontro di presentazione del ciclo di seminari organizzato dalla cappellania dell’università, in collaborazione con alcuni docenti della Sapienza. Sono previsti appuntamenti mensili indirizzati a docenti rappresentativi di diverse facoltà. Il percorso proposto si sviluppa in più date (3 marzo, 14 aprile, 5 maggio e 9 giugno) e ha come punto di approdo il convegno “Cos’è la Sapienza? Lo studio come arte di vivere”, previsto per il 2016. Il Comitato organizzativo dell’iniziativa è composto dai docenti Fulco Lanchester, Giovanni Bachelet e Maria Carmela Benvenuto e da padre G. Parnofiello SJ. (p. Jean-Paul Hernández SJ)

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La tensione del vivere

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2013

“Giunti al traguardo dei 100 Comunicati stampa di Scienza & Vita non possiamo che riconfermare con passione i nostri tanti sì verso le grandi questioni legate alla vita e ai suoi valori, nel continuo, franco confronto con i dati della scienza e con le sue applicazioni biomediche” dichiarano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita.
“L’impegno dei tanti ricercatori contro le malattie che interrompono drammaticamente la giusta tensione al vivere, le tecniche di procreazione con i loro complessi risvolti valoriali, le ricerche scientifiche e gli interrogativi posti dalle indagini genetiche, ed ancora le difficoltà delle persone disabili, il rischio della solitudine degli anziani, l’urto della fragilità di chi giunge al morire, queste e altre ancora le attenzioni che continuano a premere sul pensiero e l’azione di Scienza & Vita. Mossi dalle premure della fede e dalle istanze della ragione vogliamo proseguire un cammino difficile ed entusiasmante, convinti come siamo che il bene comune di una nazione passa anche attraverso la fatica del pensare, l’urgenza dell’interrogare, la necessità del dialogare in modo critico e costruttivo con la cultura pluralista che ci avvolge”.

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Programma elettorale

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2012

Un tema che mi è caro e non cesso mai di richiamarlo è quello dei due diritti: alla vita e a vivere. Abbiamo fatto di tutto per tenere in piedi il diritto alla natività come un bene supremo e irrinunciabile, e questo mi sta bene. Abbiamo fatto, invece, poco o nulla per l’altro parimenti importante diritto: a vivere.
Sono diritti che abbiamo, sistematicamente, preclusa la loro continuità come se il primo fosse importante e il secondo ininfluente.
Questa è una deformazione intellettuale di cui sono complici gli stessi filoni culturali delle epo-che passate e che pedissequamente abbiamo ripor-tato ai nostri tempi senza un serio giudizio critico più per convenienza che per convincimento.
Quando i partiti politici italiani hanno prean-nunciato i loro programmi mi sono fatto avanti chie-dendo loro d’incentrare il loro progetto sul diritto a vivere che significa per tutti indistintamente:
assicurare l’assistenza sanitaria gratuita;
assicurare un tetto sotto cui ripararsi;
un lavoro;
una pensione dignitosa;
un’istruzione adeguata;
l’accesso alle fonti nutrizionali
A chi mi obiettava che ci mancano le risorse ho risposto che avremmo potuto attingere dai 200 e passa miliardi di euro di evasioni fiscali, dai mancati contributi previdenziali e assistenziali derivanti dal lavoro in nero, dai 70 miliardi di sprechi, dagli esor-bitanti costi delle rappresentanze istituzionali e vi ho aggiunto, considerato che è l’Europa a volerci ren-dere virtuosi, che si facciano pure carico delle spese della difesa e degli esteri e facciano i passi adeguati per darci leggi comuni sulla sicurezza, sulla giustizia e sul fisco. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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“Zampe& Ruote Live!”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2012

Français : L'auteur Géronimo Stilton déguisé s...

Français : L'auteur Géronimo Stilton déguisé sous les traits de son personnage, au salon du livre de Paris (Photo credit: Wikipedia)

Milano Mercoledì 28 marzo, alle 11.00, presso l’Auditorium di Milano – Largo Gustav Mahler – si terrà “Zampe&Ruote Live!”, lo spettacolo dedicato all’educazione stradale con protagonista… Stilton, Geronimo Stilton!
Lo show si inserisce nel più ampio progetto finalizzato all’educazione stradale per gli alunni della prima, seconda e terza classe della scuola primaria, ideato dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia insieme a Edizioni Piemme. L’iniziativa è volta a trasferire la consapevolezza dell’importanza delle regole della strada per vivere in sicurezza nell’ambiente, offrendo ai bambini strumenti e categorie concettuali utili a sostenere l’autonomia e la responsabilità personale e collettiva. Il rispetto delle regole, di sé e degli altri, la capacità di agire in sicurezza per strada ma anche quando si è a casa da soli – sono aspetti basilari di un apprendimento che sia anche orientato all’educazione alla cittadinanza, prezioso in questa fascia di età. Il progetto “Zampe&Ruote” è iniziato con l’anno scolastico 2011/2012, attraverso la progettazione e la proposta di un libretto valoriale intitolato “Caccia al tesoro… con sorpresa!”, in cui Geronimo Stilton e i suoi amici sono condotti a risolvere enigmi e indovinelli attraverso la città di Topazia, focalizzandosi su cinque temi importanti – corrispondenti alle cinque tappe previste – che comprendono regole da rispettare e soluzioni da escogitare per, alla fine, poter conquistare il tesoro! Come Geronimo, anche i bambini devono saper rispettare e applicare alcune regole… Per imparare tutto questo divertendosi, al libretto valoriale fanno seguito 15 schede didattiche (cinque per ciascuna classe – prima, seconda e terza) realizzate con l’ausilio di alcune maestre e pedagogiste, finalizzate all’acquisizione delle “cinque regole d’oro” promosse nel libretto. Una guida per gli insegnanti le accompagna, prevedendo l’aggancio del percorso allo sviluppo di diversi ambiti disciplinari curricolari. Infine, per tutti c’è un gioco interattivo sul sito http://www.geronimostilton.com/zampeeruote, che dà modo a tutti i bambini di imparare le regole basilari del vivere comune e della sicurezza stradale.
Lo show teatrale che Vi presentiamo è momento conclusivo, ma anche testimonianza in itinere del progetto, che ha
già visto coinvolti decine di migliaia di alunni delle scuole lombarde. I bambini sono i veri protagonisti, con
Geronimo Stilton, dei momenti, dei dialoghi, delle canzoni che lasceranno nel cuore e nella fantasia di ciascuno la consapevolezza dei valori che il progetto desidera trasmettere.
Lo show si svolge in una location straordinaria come l’Auditorium di Milano: ciò segna non solo l’importanza
ma anche i significati complessivi del progetto, ribadendo l’importanza della musica come forma espressiva che lega gli esseri umani, al di là delle differenze e dei divari culturali. Un messaggio che, oggi, diviene sempre più prezioso. Per questo Geronimo Stilton arriverà all’Auditorium accompagnato dalla sua band… che non si stancherà di suonare e cantare, con i piccoli ospiti, i brani di maggior successo di Stilton… Geronimo Stilton!

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Vivere per pagare le tasse

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

E’ davvero un triste momento. Più passano i giorni e maggiormente cresce la consapevolezza di una dipendenza sempre più intollerabile. Di certo pagare le tasse è una ratio legata al nostro essere insieme e alla necessità di procurarci servizi che tutti noi utilizziamo e che quindi dobbiamo contribuirvi con le nostre risorse, ciascuno secondo i mezzi che dispone. Ma non è questo il punto. La rabbia che coviamo in corpo è allorché ci rendiamo consapevoli che vi sono coloro che ciurlano nel manico e danno meno di quel che potrebbero per avere più di quello che è dovuto. E se ciò accade è perché la nostra società è imperfetta e la sua imperfezione suscita in noi malessere, disaffezione e voglia di rivalsa: tu non paghi? E allora cerco di farlo anch’io. E la ragione che si adduce è tanta che le stesse regole sono avvertite dai trasgressori in senso opposto al loro effettivo significato. E’ quanto mi è capitato ad un incrocio dove chi mi ha investito doveva rispettare la destra. E’ sceso dalla macchina e con rabbia mi ha aggredito in quanto a suo dire ero colpevole di disattenzione: la precedenza era sua. E lo diceva con tanta convinzione che mi son sentito ad un certo punto colpevole di… aver ragione. E’ così che le corporazioni e le lobby cercano di vendere le loro non-ragioni perché hanno per interlocutore un governo del paese solitamente forte con i deboli e debole con i forti. Qui vi è la spiegazione della rabbia di chi paga le tasse e continua ad essere tartassato e chi non le paga e continua a godere di tale franchigia. E se è lo Stato e, soprattutto, il parlamento con le sue leggi e l’esecutivo a fargli il verso, il risentimento delle vittime designate si fa sempre di più evidente.
E’ quanto oggi accade con il governo, cosiddetto di tecnici, che per fare cassa non hanno trovato di meglio che colpire secondo “tradizione” andando ad incidere pesantemente su chi ha già dato privilegiando di conseguenza coloro che poco o nulla hanno dato.
Si dice in attesa delle riforme. Ma quali riforme? Sono decenni che si parla di riforma fiscale, del welfare, dell’assistenza sanitaria, della scuola, della giustizia. Sono stati centinaia i convegni, i dibattiti,le conferenze che hanno rivoltato come un calzino i vari aspetti del nuovo corso che si intendeva percorrere e ci ritroviamo ancora a parlare senza dar seguito ai fatti.
Persino l’ex ministro Tremonti ci aveva assicurati d’avere in tasca, un anno fa, la riforma fiscale, ma si vede che aveva le tasche bucate perché lo ha annunciato in pompa magna ma subito dopo è subentrato un silenzio tombale.
E allora se le cose si dicono ma non si fanno e si sceglie la via più comoda per imporre solo tasse a chi già le paga il governo Monti, tecnico o no, non è diverso dagli altri e come tale si merita tutta la nostra sfiducia. E non lo affermiamo tanto per dire. Nei nostri successivi articoli vi proponiamo una serie di nostri interventi che indicano come le soluzioni ci sono ma si preferisce comportarsi come le famose tre scimmiette: non sentire, non parlare, non vedere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Speciale cultura “conoscere e vivere”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2011

Lunedì 18 luglio 2011 alle ore 21,30 su TGS sarà trasmesso lo “Speciale Cultura” dal titolo Conoscere e vivere ideato e condotto dalla giornalista Melinda Zacco. Lo “Speciale” tratterà i seguenti argomenti di cultura:
Si parlerà di Villa Bonocore-Maletto considerata una tra le più alte espressioni dell’età barocca in Sicilia, situata nella splendida Piana dei Colli – tra i siti preferiti dall’aristocrazia settecentesca palermitana.
Si intervisteranno: Rita Cedrini, docente antropologia culturale; Gabriele Arezzo di Trifiletti, proprietario del museo “Tre secoli di Storia”; Renato Barraja, proprietario di villa Bonocore; Valeria Michelucci, agronomo. Proprio in Corso Vittorio Emanuele, all’interno della Caserma Bonsignore, sede del Comando Carabinieri Sicilia in Palermo, sorge un gioiello dell’arte Arabo-Normanna dedicata a Santa Maria Maddalena. Un monumento Nazionale scampato alla demolizione.
padre Salvatore Grimaldi, cappellano della chiesa; Pasquale Hamel, storico; Patrizia Cannatella, architetto; ten. col. Antonello Bucciol, Stao Maggiore Legione Sicilia.

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Prendo casa e vado a vivere a New York

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2011

Vivere a New York è un sogno ricorrente per tante persone, e la domanda più frequente tra tutte quelle che arrivano ogni giorno in redazione è praticamente sempre la stessa: “Come faccio ad andare a vivere a New York?”. Sfortuntamente la risposta a questa domanda non può essere una sola valida per tutti, perchè presuppone delle sfumature differenti a seconda della persona e del motivo che la spinge a desiderare di andare a vivere ad oltre 6.000 km da casa. Non è assolutamente facile ma allo stesso tempo neanche impossibile. Ci vuole un certo investimento economico, tanta passione, voglia di fare e soprattutto partire con l’idea che non sarà tutto rose e fiori. Ma dopottutto è un sogno e i sogni, in quanto tali, non sono semplici da realizzare. E a New York, fortunatamente, se ne realizzano ogni giorno, perchè il grande sogno americano è ancora vivo in molti di noi. New York è una delle mete più desiderate dagli stranieri a livello mondiale. Questa città ha un fascino particolare che coinvolge tutte quelle persone che vengono qui la prima volta in vacanza e che qui decidono di voler tornare a vivere, magari riuscendo a comprare un bell’appartamento nell’Upper East Side o nel Village. Questo è infatti un altro sogno che generalmente coinvolge le persone che, venendo spesso a New York, non possono negare, almeno una volta, di averci fatto un pensierino. Certo un pensierino costoso, dato che Manhattan è una tra le città più care al mondo quando si parla di immobili, ma allo stesso tempo anche quella potenzialmente più remunerativa. Neanche la crisi che ha colpito la maggior parte delle città in tutto il mondo qui si è avvertita più di tanto. Certamente anche qui l’andamento del mercato immobiliare ha subito una leggera flessione per quanto riguarda il valore degli immobili e il volume delle vendite, ma è anche vero che questo è sicuramente un ottimo motivo per chi fosse interessato ad investire nel mercato immobiliare, visti i risultati positivi registrati anche in un momento di crisi globale. Nessun mercato al mondo è così scrupolosamente controllato. Tutte le operazioni di vendita vengono registrate e pubblicate insieme ai dati delle planimetrie, delle ipoteche e dei prezzi di vendita reali pagati dall’acquirente. Questa trasparenza rende la città un luogo estramente interessante per gli investitori che possono puntare su rendimenti stabili e sull’apprezzamento del valore degli immobili nel tempo. Ovviamente comprare casa a New York non è una cosa facile. Oltre ad aver bisogno di una modesta somma di denaro da investire bisogna conoscere e capire come funziona l’incontro tra domanda e offerta. Sapere a chi rivolgersi in caso di acquisto di un immobile è estramemente importante soprattutto per chi magari non parla inglese e pensa che la differenza linguistica possa essere un limite nel riuscire a chiudere un buon affare. Fortunatamente nel settore immobiliare di New York ci sono diverse realtà italiane che da anni lavorano per assistere gli investitori, selezionando per loro le migliori offerte presenti sul mercato e guidandoli attraverso le complesse negoziazioni e procedure di acquisto. Per questo motivo per chi fosse realmente interessato ad acquistare un immobile a New York o che comunque fosse interessato a conoscere le possibilità che questo mercato è in grado di offrire, il NYC-Site.com ha realizzato la sezione REAL ESTATE raggiungibile all’indirizzo http://www.nyc-site.com/re dove verranno pubblicate notizie ed informazioni relative alla situazione del mercato immobiliare a New York con articoli e curiosità e attraverso la quale si avrà la possibilità di entrare in contattato con gli addetti ai lavori in grado di rispondere a quesiti per sciogliere ogni dubbio in proposito. Sembrerà incredibile, ma investire a New York non è mai stato così facile!

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