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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘vladimir putin’

El presidente de Rusia, Vladímir Putin, aboga por usar monedas regionales en vez del dólar de EE.UU.

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

El sistema financiero mundial ha experimentado cambios considerables, por lo que se debe redefinir el rol del dólar, ha indicado este viernes el mandatario en la sesión plenaria del Foro Económico Internacional de San Petersburgo (SPIEF). “Es evidente que estos cambios profundos exigen adaptar a las organizaciones internacionales, redefinir el rol del dólar, que, tras haber sido una moneda de reserva, se ha transformado en un instrumento de presión de su país emisor sobre el resto del mundo”, ha destacado. su moneda de esta forma, ha asegurado el jefe de Estado ruso, las autoridades financieras y políticas norteamericanas están haciendo caer la confianza en el dólar, por lo que están cometiendo un “gran error” que está socavando los intereses de los propios estadounidenses. A continuación, el mandatario ha reprendido a EE.UU. por hablar, a la vez que da lecciones sobre libertad e igualdad, en el lenguaje de las guerras comerciales y las sanciones, y por proponerse eliminar competidores mediante métodos no comerciales. En las negociaciones con China celebradas en Moscú (capital rusa), tras reunirse el miércoles Putin con su homólogo Xi Jinping, los dos gigantes económicos acordaron desarrollar el uso de sus monedas nacionales en el comercio bilateral, en un contexto de tensiones comerciales con Washington.
Al igual que Moscú, también Pekín ha asegurado que mantendrá el yuan a un nivel “racional” frente al dólar en la guerra comercial con Washington iniciada por el presidente estadounidense, Donald Trump. La medida adoptada por ambas partes debe servir de protección ante la política de sanciones de EE.UU. Aparte de Rusia y China, también países como Turquía e Irán —blanco igualmente de restricciones impuestas por EE.UU.— han decidido sustituir el dólar por sus monedas nacionales en las transacciones exteriores, tendencia que podría hacer que la moneda estadounidense pierda su estatus de divisa de reserva mundial.

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Meloni: complimenti a Putin

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

Riprendiamo quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Complimenti a Vladimir Putin per la sua quarta elezione a presidente della Federazione russa. La volontà del popolo in queste elezioni russe appare inequivocabile”. Crediamo che analoga espressione di simpatia e di condivisione possa venire non solo dal Centro-destra ma anche dalle altre parti politiche. Vladimir Putin si può considerare, a buon diritto, uno dei più qualificati leader del nostro tempo. E’ il più genuino interprete dei sentimenti e della voglia di riscatto del popolo russo e di tutta la federazione ansiosa di ritrovare il suo primato e il suo prestigio sulla scena mondiale. Ci associamo ai complimenti di Giorgia Meloni per il suo successo elettorale che lo riconferma presidente della Federazione russa.

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Putin abbuona 20 miliardi all’Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

putinLa questione del debito pubblico globale è sempre più scottante. Ovunque la si guardi essa suscita preoccupazione e paura. In generale nei media il debito pubblico è sinonimo di fallimento o di rischio. Non è una valutazione sbagliata poiché nel mondo esso è aumentato da 30 trilioni di dollari del 2007 ai 65 trilioni attuali. È più che raddoppiato in dieci anni. In rapporto al Pil negli Usa il debito pubblico in dieci è passato dal 62,5 al 106%, nell’Eurozona dal 65 al 90%, in Italia dal 100 al 132,5%.
Sono dati che parlano da soli. Ma è sorprendente il silenzio che accompagna le decisioni importanti in merito alla sua riduzione o alla sua cancellazione. È il caso della Russia di Vladimir Putin che ha deciso di cancellare parte del debito contratto dagli stati africani. Come riportato nella pagina web del Cremlino, durante l’incontro pubblico dello scorso 27 settembre con Alpha Conde, presidente della Guinea Conakry e dell’Unione Africana, Putin ha detto che «la Russia sostiene attivamente gli sforzi della comunità internazionale per promuovere lo sviluppo degli Stati africani. Nell’ambito delle iniziative per aiutare i paesi poveri molto indebitati, è stato deciso di cancellare oltre 20 miliardi di debiti ai paesi africani».
Si tratta di una cifra rilevante, cui la Russia ha deciso di rinunciare a beneficio di quei paesi africani, che con grandi sforzi e non poche difficoltà, stanno lavorando per superare il sottosviluppo e l’indigenza di grandi masse popolari. Già nel periodo 1998-2004, quando la Chiesa iniziò la grande campagna del Giubileo sollecitando una moratoria sul debito dei paesi poveri, la Russia cancellò ben 16,5 miliardi di dollari del debito africano.
Putin ha aggiunto che dal 2016 Mosca sostiene i programmi alimentari mondiali e che 5 milioni di dollari di questi aiuti sono destinati per l’Africa. Tra questi vi è anche un interessante progetto dell’agenzia Unido per lo sviluppo dell’agricoltura e della pesca in Etiopia. In verità tutti i paesi Brics sono molto impegnati nello sviluppo economico e sociale e nella modernizzazione delle infrastrutture dell’intero continente africano. I loro summit hanno sempre dedicato molte energie e iniziative mirate all’Africa, nella consapevolezza che non si può prescindere dalla soluzione degli attuali squilibri.
All’ultimo incontro di settembre a Xiamen, in Cina, hanno posto grande enfasi sull’importanza di allargare l’alleanza Brics verso i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo, rafforzando specialmente la cooperazione con l’Africa. In questo contesto, è molto importante la decisione di creare un Centro Regionale Africano all’interno della New Development Bank, la loro banca di sviluppo, e di lanciare un Piano di Azione per l’Innovazione e la Cooperazione soprattutto per l’Africa.
I tanti pseudo esperti occidentali, purtroppo, sembra si stiano agitando per dimostrare che le decisioni della Russia e in generale dei Brics non sono altro che interessate operazioni per penetrare nel continente nero. Potrebbe anche esserci del vero. Ma i paesi europei e l’Unione europea dovrebbero spiegare perché stanno perdendo il loro naturale ruolo di amicizia e di cooperazione cui erano chiamati. Forse perché non hanno mai corretto l’arroganza propria del neocolonialismo? O forse perché mantengono un approccio prevalentemente improntato al massimo profitto e al liberismo più sfrenato? Noi pensiamo che l’approccio sia sbagliato.
Al riguardo si ricordi che, per esempio, a più di 50 anni dalla dichiarazione di indipendenza dei Paesi francofoni dalla Francia, la loro moneta è ancora stampata a Parigi ed è totalmente controllata dalla Banque de France! Del resto non è un caso che anche la Chiesa, con l’enciclica Populorum Progressio di papa Paolo VI, abbia a suo tempo indicato la giusta strada per la riduzione del debito e per lo sviluppo dei popoli, denunciando, tra l’altro, «l’imperialismo internazionale del denaro». Si può costatare che la Chiesa è sempre stata molto attenta a queste problematiche economiche e sociali. I documenti del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace «Al servizio della Comunità umana: un approccio etico al debito internazionale» (1986) e «Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’Autorità pubblica a competenza universale» (2011) sono chiari ed eloquenti.
Anche l’Italia e le nostre imprese, purtroppo, pur avendo un’attitudine più cooperativa, e godendo di una certa simpatia in molte parti dell’Africa, non riescono ad esprimere una politica economica e culturale innovativa e più orientata allo sviluppo vero. Questo è il «secolo africano» che riteniamo debba essere affrontato con impegno maggiore e diverso nei 54 paesi che fanno parte dell’Africa.(di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Emmanuel Macron confronts Vladimir Putin

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

macron putinFOR a republican country, the welcome could scarcely have been more royal. Exactly 300 years after a young Louis XV hosted Peter the Great at the Chateau de Versailles, on a trip to admire French imperial splendour, France’s new president, Emmanuel Macron, chose the same setting for talks with his Russian counterpart, Vladimir Putin. The gold leaf on the palace shimmered in the spring sunlight. Plume-helmeted guardsmen lined the red carpet as Mr Putin stepped from his limousine. But if the symbolism on May 29th was friendly, the meeting itself hinted at an inner steeliness to the 39-year-old French president and diplomatic novice.After two hours of talks, Mr Macron described the encounter as “extremely frank and direct”, which is as close as diplomatic jargon gets to admitting that things were tense. With Mr Putin standing by his side, in the centre of the chateau’s long gallery of paintings depicting glorious French battles, Mr Macron warned that his “red line” in Syria would be the use of chemical weapons. France would show “no weakness” in the face of any such attacks, and would not hesitate to retaliate.The French president added that he had raised the question of gay rights in Chechnya with Mr Putin, and would be “constantly vigilant” about the matter. He said that he and the Russian president had agreed to fresh talks, along with Germany and Ukraine, over the implementation of the Minsk agreements on Ukraine. But the most revealing moment was when Mr Macron was asked by a Russian journalist why he had banned reporters from Sputnik and RT, two Russian news agencies, from his campaign headquarters. The answer, he snapped, was that they had behaved like “agents of influence and propaganda” and had spread “serious falsehoods” about him and his campaign. Mr Putin, next to him, was expressionless.
The meeting in Versailles was intended to reset Franco-Russian relations. Last year Mr Putin called off a trip to Paris, ostensibly to open a new Russian cultural centre, after François Hollande, Mr Macron’s predecessor, downgraded the visit following the Russian bombing of the Syrian city of Aleppo. Mr Hollande had previously cancelled the sale of two French-built warships after the Russian annexation of Crimea. Mr Macron stressed this week that voicing differences was an important way of taking things forward. His aides said that he wanted a “demanding dialogue”. “It’s important that Russia does not act in isolation; that’s when it becomes dangerous,” said one. They are particularly concerned to make sure Russia continues to receive international feedback while Germany is focused on domestic politics during its election campaign.Mr Macron is a novice at global diplomacy, and nobody has been sure what to expect from him. The contours of his approach are now beginning to emerge, after a few days of high-level summitry last week at the NATO mini-summit in Brussels and the G7 get-together in Sicily. One point is the French president’s attention to symbols and gestures. After engaging America’s president, Donald Trump, in a lengthy, muscular handshake, Mr Macron described his firm grip as “not accidental”. It was important, he said afterwards, to earn respect from those such as the leaders of America, Russia or Turkey whose diplomatic relations were based on a balance of power.The broader point is that Mr Macron wants to preserve and exploit France’s geostrategic independence, while restoring its global voice in a reinforced Europe. To almost any question for France, Germany will be the first answer. Mr Macron chose Berlin for his first foreign trip, and singled out Angela Merkel on arrival at the G7 meeting. He hopes to make his country once more a respected partner for Germany by carrying out economic reforms. But he also sees a global role for France, continental Europe’s only serious military power. His diplomatic inexperience could be less a disadvantage than an opportunity for a fresh start. As he showed this week with Mr Putin, Mr Macron is not just about charm. Now he needs to prove he can put a broader mix of skills to good use. (by The Economist)

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“Il crollo dell’Urss poteva essere evitato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2016

copertina-siglo-xxiputinmagesLo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin incontrando ieri al Cremlino i leader dei partiti presenti nella nuova Duma (dove il partito del presidente si è aggiudicato tre seggi su quattro).
“Sapete come la penso sul crollo dell’Unione Sovietica. Non era assolutamente necessario. Si potevano condurre delle riforme, comprese quelle di natura democratica, ma senza il suo crollo”, ha detto Putin, citato dall’agenzia Interfax. Putin ha però accusato il Pcus (Partito comunista dell’Unione sovietica) di aver governato male il paese promuovendo “idee di nazionalismo ed altre ideologie distruttive che sono devastanti per qualsiasi Stato.”
Da questo lancio di agenzia dell’agenzia Ansa da Mosca del 24 settembre scorso, il giornalista Agostino Spataro aggiunge una nota: “Fa piacere leggere punti di vista così autorevoli, a conferma di un dubbio che nutro da tempo. Ne abbiamo scritto nel nostro recente libro messicano dove è indicata anche l’occasione da taluni ritenuta attendibile, in cui i capi delle due superpotenze Usa e Urss (Reagan e Gorbaciov) avrebbero “concordato” il crollo dell’Urss e dei regimi statalisti dell’Est europeo e l’importo del corrispettivo “non corrisposto”.
(Dall’introduzione – testo italiano per traduzione del libro di cui si riporta l’immagine della copertina) “Appare necessaria un’analisi più puntuale, più precisa dei sanguinosi conflitti aperti in varie parti del pianeta; vere e proprie guerre locali che provocano morte e distruzioni, specie laddove più si concentrano le principali riserve minerarie, di energie fossili (petrolio e gas), di acqua e di beni alimentari. Con questo libro abbiamo cercato di analizzare, in particolare, la situazione di due aree urss-salvarefondamentali del Pianeta, ricche di materie prime e di contrasti sociali, dove tali processi sono in corso d’opera: l’America Latina e la regione Mena (acronimo di “Middle East North Africa” comprendente il Medio Oriente e il Mediterraneo) nelle loro relazioni con le nuove superpotenze dell’economia e della finanza. C’è chi sostiene che tale conflittualità sia propedeutica al “nuovo ordine internazionale” e pertanto necessaria per garantire la transizione dal vecchio ordine al nuovo. Eppure, dal crollo dell’Urss e del sistema dei Paesi a economia socialista (Comecon) è passato un quarto di secolo e la “transizione” può dirsi compiuta, almeno sul terreno politico ed economico. Tuttavia, il “nuovo ordine” non è arrivato o, peggio, si presenta come un nuovo, pericoloso disordine internazionale. Ideologicamente, il neo-liberismo ha vinto ed è dilagato anche nei territori ex socialisti. A cominciare dalla Cina che si ostina a proclamarsi socialista seppure la sua economia sia perfettamente inserita nel sistema globale di produzione capitalista. Sul campo non restano più forze antagoniste organizzate, potenze rivali capaci di contrastare il disegno del vincitore. A seguito di una guerra così lunga e snervante (anche se “fredda”), finita senza spargimento di sangue e con la resa incondizionata del “campo socialista”, (per la prima volta nella storia un “impero” si arrende al nemico senza colpo ferire!), era lecito attendersi che “scoppiasse” la pace, che seguisse un periodo di grande fervore costruttivo, di crescita compatibile con l’integrità degli eco-sistemi e ri-equilibratrice degli storici divari fra Nord e Sud, di benessere condiviso, ecc. Invece, sta accadendo, esattamente, il contrario. Dopo la “vittoria” del campo neoliberista, probabilmente truccata, sono scoppiate le guerre regionali, religiose, tribali che insieme fanno una guerra più grande, micidiale, una “ guerra infinita” che per Papa Francesco è la “terza guerra mondiale” non dichiarata. Venti di guerra soffiano in ogni direzione e alimentano conflitti che sembrano divenuti insanabili, specie in alcune regioni del mondo meno sviluppato (Medio Oriente, Africa, ecc), disegnano scenari terrificanti che generano e alimentano paure e smarrimenti nei popoli. La globalizzazione neoliberista procede decisa e spietata, senza tener conto delle gravissime conseguenze sociali e ambientali, degli squilibri politici e territoriali prodotti”.
A tutto questo aggiungiamo un’altra testimonianza da me raccolta sul finire del XX secolo da un giornalista ucraino incontrato per caso presso la Sala stampa estera di Roma e rivisto di nuovo più volte in seguito. Da lui ho appreso di una riunione segreta tenutasi al Cremlino dove i massimi esponenti del gotha sovietico convennero sulla necessità di provocare una crisi profonda del sistema politico dell’Urss per rimescolare le carte e attendere i tempi migliori per una revanche. All’epoca si riteneva senza futuro il braccio di ferro instaurato tra i due blocchi. Una eventuale guerra sarebbe stata nucleare e i vincitori avrebbero finito con il governare un pianeta invivibile. Ora sembra si stia avvicinando il tempo della “riscossa” e le armi messe in campo non sono solo provenienti dagli arsenali convenzionali o batteriologici o chimici. (Riccardo Alfonso centro studi politici della Fidest)

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To the partecipants organizers and guests of the 20th St. Petersburg international economy forum

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2016

putinDear colleagues, It is my pleasure to  welcome the participants and guests of  the  St. Petersburg International Economic Forum, which this year is marking its 20th anniversary. Year after year, the Forum’s reputation and influence continue to grow. The meetings, roundtables, and panel discussions held at the event focus on the most pressing and topical issues of the day. For the politicians, business executives, and public figures from Russia and around the world, the event offers a platform for sharing best practices and proposing groundbreaking solutions to a wide range of issues facing the economy, finance, trade, and investment. The theme of this year’s Forum is “Capitalizing on the New Global Economic Reality”, the  relevance of  which is clearly evident. The  global economy is increasingly impacted by political and social factors. The challenges facing the global community demand concerted action aimed at achieving sustainable and balanced growth. It is vital that we work together in our search for the additional drivers of development. We must more fully make use of  the  industrial, scientific, technological, and innovative potential of  our nations, and also the potential of international integration structures. We must react more swiftly to the shifting demands of the market and to the looming transformation of the global technological landscape. Forum guests and participants can expect a far-reaching and comprehensive program, which includes the Business 20 Forum, BRICS Business Forum, and SCO Business Forum, as well as the meetings between the official delegations from Russia, Kazakhstan, Italy, and other countries. Among the  other events scheduled are a  special Valdai Club session, the Russian Small and Medium-Sized Enterprises Forum, and a conference focused exclusively on the Arctic, thereby marking another first for the Forum. Conversely, the traditional Global Energy Award and the Development Award ceremonies will also be held during the Forum, along with the business summit for heads of the world’s largest energy producers.
I firmly believe that the recommendations and agreements drawn up during the Forum will help drive economic recovery in Russia and around the world, promote international cooperation based on egalitarian principles across a wide range of spheres, and give rise to mutually beneficial long-term projects. Allow me to wish you a productive and successful event (Vladimir Putin)

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San Pietroburgo: Gruppo Cdp, Socar, Exiar e Gazprombank accordo per impianto petrolchimico in Azerbaijan

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

putinmatteo renziÈ stato firmato oggi, durante il St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF), alla presenza del Premier italiano Mattero Renzi e del Presidente della Federazione russa Vladimir Putin, un Memorandum of Understanding tra il Gruppo Cassa depositi e prestiti (attraverso la controllata SACE), Socar, la compagnia petrolifera di stato della Repubblica dell’Azerbaijan, Exiar, l’agenzia russa di credito all’esportazione, e il Gruppo Gazprombank.
L’accordo è stato firmato da Fabio Gallia, amministratore delegato del Gruppo Cassa depositi e prestiti (Cdp), Rovnag Abdullayev, presidente di SOCAR, Alexey Tyupanov, presidente e amministratore delegato di Exiar e Andrey Akimov, presidente di Gazprombank.
Con questo accordo le società esprimono il mutuo interesse a finanziare il Progetto GPC, che prevede la costruzione di un impianto petrolchimico a Garadagh, nei pressi di Baku, in Azerbaijan, destinato a rifornire l’Europa, la Turchia e la Cina.
L’intervento del Gruppo Cdp attraverso la controllata SACE va a sostegno delle commesse che potrebbero essere assegnate a Maire Tecnimont, che ha agito in qualità di promotore dell’iniziativa ed è ben posizionata per la fase EPC (Engineering, Procurement and Construction) del progetto.
Il progetto comprende la realizzazione di un impianto di trattamento del gas con una capacità di circa 10 BCM (miliardi di metri cubi) di gas naturale all’anno, di un impianto di polietilene, con una capacità di circa 570.000 tonnellate all’anno, di una unità di propilene con una capacità di circa 120.000 tonnellate all’anno, oltre alle relative infrastrutture.

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Russia must be considered a trade partner which should not be contained, says Prince Michael of Liechtenstein

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 giugno 2014

Putin Views Russian Arms On Display At ExpoRussian President Vladimir Putin could be thanked for the wake-up call he has given Europe, the US and Nato, says Prince Michael of Liechtenstein, founder and chairman of intelligence consultancy Geopolitical Information Service.
Russia’s intervention in Ukraine has underlined that close collaboration between Nato, the United States and Europe is crucial to defence of the West ‘However, this applies only if present Western efforts are sustained, as we hope. But what will happen to Ukraine?’ asks Prince Michael. Ukraine has a new, democratically-elected president who promises to fight corruption and carry out necessary reforms which had been neglected during the corrupt regime of President Viktor Yanukovych which, although democratically elected, had lost all legitimacy through its corruption. ‘Accession and free trade with the EU are the logical response to the promises Ukraine received from the West while fighting inclusion into President Putin’s Eurasian Union. But Ukraine’s economy will also need to continue good trading relations with Russia,’ he says. ‘In solving its economic problems Ukraine would need at least the four freedoms of exchange of people, goods, services and capital and a common market with the EU. This could also open privileged trading opportunities with Russia, as Russia also needs to trade with the EU.’ Russia must not be considered an adversary of the West, but as a trade partner which should not be contained. ‘Ukraine’s economy will not improve in a sustainable way, and expectations will be disappointed leading to increased destabilisation, unless the EU offers the four freedoms to Ukraine in due course and drops the visa obligation in the short term. A result of maintaining the borders between the EU and Ukraine to people, goods and services could be that it forces Ukraine to move closer to Russia,’ says Prince Michael. ‘This could provide Mr Putin with the opportunity to say, ‘Thank you EU.’’

 

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World Bank Supports Improved Access to Health Services in Tajikistan

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2013

WASHINGTON, The World Bank Board of Executive Directors today approved a US$19.8 million grant for the Tajikistan Health Services Improvement Project, which aims to improve maternal and child health outcomes by increasing the coverage and quality of basic primary health care services in rural health facilities of Tajikistan.The new Project is being financed through a US$15 million grant from the International Development Association (IDA) and US$4.8 million from the multi-donor Health Results Innovation Trust Fund (HRITF). The Government of Tajikistan contributed an additional US$3.20 million to the project.
The Project seeks to improve primary health care services in the districts of the Khatlon and Sughd regions through: 1) piloting the use of performance-based incentives to primary health care facilities; 2) training primary health care doctors and nurses; 3) physical rehabilitation and renovation of selected primary health care facility infrastructure and provision of basic medical equipment; and 4) building capacity at the central, regional, and district levels to manage and implement the performance-based financing scheme.The proposed project will be implemented in eight districts of Tajikistan, covering 1.86 million people, representing around 25 percent of the country’s population.“Residents of Tajikistan regularly raise concerns about access to and quality of primary health care. Working with the Government and concerned citizens, the project aims to address these concerns using a tested, innovative approach to improve performance of primary healthcare providers,” said Marsha Olive, World Bank Country Manager for Tajikistan. “By making primary health care facilities, including those in remote areas, more effective in providing services to the population, we strive to make families healthier and better off in the future.”Since 2000 the World Bank has been supporting the Government of Tajikistan in strengthening the country’s health sector through programs that supported the introduction and implementation of health reforms, including per capita financing for primary healthcare, strengthening capacity of medical workers, and rehabilitation of infrastructure. Given the problem of childhood malnutrition in Tajikistan, the World Bank also supports the provision of micronutrient supplements and nutrition education to women and children through a grant from the Japan Social Development Fund.As the World Bank commemorates its 20 years of partnership with Tajikistan this year, the human development sector continues to play an important role in the Bank’s overall portfolio. As a result, over 4,000 healthcare system workers received training, and 20 percent of country’s Primary Health Care network has been completely renovated.As of June 2013, the active portfolio of the World Bank in Tajikistan currently consists of 14 projects with a net commitment of US$232.6 million. The largest share of the portfolio is in agriculture and rural development (40 percent), followed by water and sanitation (15 percent), human development (14 percent), energy (13 percent), the public sector (12 percent), and the private sector (6 percent).

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Il paso doble della politica italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 Mag 2012

(parte seconda) precedente: “Così va il mondo”. Mentre l’Unione Sovietica stava vivendo il suo momento più critico passando dal leader sovietico Michail Gorbačëv, con la sua glasnost e la perestroika, ovvero le sue riforme che avrebbero dovuto segnare il cambiamento, ad un fallito colpo di stato nel 1991 e alla sua dichiarata indipendenza come Federazione Nazionale Russa il 13 novembre dello stesso anno, insieme alle altre ex repubbliche sovietiche dopo che il Soviet Supremo aveva decretato lo scioglimento dell’Urss, l’Italia rimase sola con i suoi problemi e con i partiti in dissoluzione. Mancava una guida certa e i comunisti italiani si resero conto che la loro scalata al potere, da decenni sognata, li avrebbe costretti a convivere con un Paese ai limiti della ingovernabilità se non si permetteva la ricostruzione di una classe politica capace di assicurare al sistema l’alternativa al potere. Così fu aperto il cantiere della politica e misurato sul campo, con il voto elettorale, la possibile capacità di tenuta del sistema bipolare. Si arrivò in questo modo ad una governabilità “assistita” nella quale il sogno Moro-Berlinguer di un compromesso storico riaffiorò e si infranse, questa volta, per la litigiosità delle sinistre estreme ancora fortemente ideologizzate su una posizione che per altri era già antistorica e arcaica. Così finì con il prevalere una guida diversa e si ebbe l’era berlusconiana sia pure con qualche ritorno di fiamma (governi Prodi).
Ma il destino dell’Italia s’incrociò, ad un certo punto, con quello della federazione Russa. Accadde alcuni anni dopo il collasso dell’Unione Sovietica nel 1992 e i suoi tentativi di mantenere l’influenza globale nonostante le sue difficoltà economiche e la svolta nell’operare le necessarie riforme per adeguare il paese al superamento della propria antiquata struttura industriale. Questo processo di transizione da un’economia di tipo comunista ad una capitalista non fu indolore anche sotto l’aspetto della sua leadership politica ed istituzionale. In questo contesto non dobbiamo dimenticare che la Russia restava e resta un paese molto sviluppato nei settori chimico,petrolchimico, militare e meccanico, aeromobile e spaziale e se il suo gap nel settore alimentare si fece sentire, costringendola ad importare grandi quantità alimentari, resta, comunque, tra i maggiori produttori al mondo di cereali e tra i mercati ittici più abbondanti.
Da qui partì la rimonta della Russia e la liberalizzazione e stabilizzazione della sua economia secondo un modello occidentale ma con in stile russo e con essa il nuovo processo politico e di leadership del Paese con una nuova costituzione e una “presidenza” forte. Ma la fase che fu in grado di avviare il processo di stabilizzazione della Russia avvenne dopo la crisi finanziaria del 1998. Si susseguirono i primi ministri Evgenij Maksimovič Primakov Sergej Stepašin e per finire si arrivò a Vladimir Putin. Questi era uomo dell’apparato, già direttore dei servizi segreti (Fsb ex Kgb) sconosciuto ai più ma capace di ricucire l’unità del paese, nel tenere a bada gli stati più recalcitranti della Federazione russa e nel tessere una solida trama di amicizie e alleanze che se in apparenza innocue, come quella con Silvio Berlusconi, si rivelarono ai più attenti osservatori come un progetto capace di riallacciarsi alla visione che era stata abbozzata in quel lontano 1989 in un appartato ufficio di una torre del Cremlino.
Putin seppe accrescere notevolmente il suo prestigio internazionale e la sua economia riportando la Russia al rango di potenza globale. E’ stato il primo passo per far acquistare credibilità al ruolo di un paese guida per una nuova svolta negli equilibri internazionali del potere stabilendo nuove alleanze e nel tentare di sfaldare quelle esistenti per incrinare sempre di più il predominio capitalistico degli U.S.A. e dei suoi alleati, ovunque essi si trovassero.
E l’Unione Europea non era certo gradita alla Russia di Putin e ancor più osteggiata oggi in presenza di una Germania che tende ad assumere la guida economica e politica della comunità sotto il tallone di una moneta unica che, elargita con il contagocce, non fa altro che deprimere le stesse economie degli altri paesi a vantaggio della propria.
Ed ecco far capolino il nuovo ordine mondiale dove l’Italia dovrà assumere il doble paso dell’alleato che rompe e si apre verso i nuovi scenari geopolitici. (segue) (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it il precedente articolo è visibile su: https://www.google.com/bookmarks/lookup)

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Fermi tutti: arriva Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 Mag 2012

SOCHI. Talks with Italian Prime Minister Silvi...

SOCHI. Talks with Italian Prime Minister Silvio Berlusconi. Русский: СОЧИ. Встреча с Председателем Совета министров Италии Сильвио Берлускони. (Photo credit: Wikipedia)

Il nostro Silvio, il superman delle donne di vita italiane, mentre faceva ritorno in aereo dopo l’abbraccio con Putin e i festeggiamenti per l’incoronazione del suo “idolo” si sarà detto tra sé e sé: “ma che cavolo mi combina Alfano? Va a dire la verità agli italiani sul voto delle amministrative. Giammai. Queste sconfitte non si riconoscono. Vanno esorcizzate. Semmai si deve dichiarare: “sono soddisfatto, il risultato è al di sopra delle aspettative.” E subito fa sapere ai suoi colonnelli e ai media, ovviamente, che convoca il “direttorio” per dare ai suoi allievi una chiara lezione di cultura mediatica. Significa dare un solo messaggio che fa bene alle masse, rincuora i propri sostenitori e rilancia la politica delle promesse e delle assicurazioni che da 20 anni hanno retto tanto bene e che nessuno, sino ad ora, tra i suoi elettori gli ha mai chiesto il conto. Allora è tutto chiaro? Le amministrative per il Pdl sono sotto controllo. Il partito ritiene di aver toccato il fondo ma ora è pronto a risalire la china. E’ una lezione soprattutto per Fini e Casini con il loro “ridicolo” terzo polo. E’ sempre lui l’inossidabile “berlusca” a rimettere alla fine le carte in regola e a voler mandare il partito che ha fondato di nuovo in pista, magari con un maquillage più giovanile. D’altra parte, ci fa osservare un suo collaboratore, il Pdl alias Forza Italia ha già saputo, in passato, recuperare il gap elettorale, vedesi elezioni del 2006, e a sfiorare la vittoria salvo poi a consolidarla nel 2008. E soggiunge, con l’aria di chi la sa lunga: “Il nostro Silvio è come l’Idra, gli tagliano una testa e ne spuntano altre due e d’altra parte non è vista nessun Ercole che possa essergli alla pari per contrastarlo”. Ora siamo avvisati. Alfano si adegui se non vuole essere licenziato con infamia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Innovative Technologies in Cryogenics Emerge as Key Topic of the Year

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 Mag 2012

Universitetskaya Embankment, building of the R...

Universitetskaya Embankment, building of the Russian Academy of Science (Photo credit: Wikipedia)

Moscow Research in the field of cryogenics has received high acclaim from the international scientific community. This is shown by the fact that renowned experts and innovators in this area were presented with one of the world’s most respected awards in energy science, The Global Energy Prize. The 2012 laureates are two outstanding Russian scientists – Russian Academy of Sciences (RAS) academician Valery Kostyuk and Russian Academy of Sciences academician Boris Katorgin – and an eminent British professor, Rodney J. Allam.
The names of the laureates of the 10th edition of the Global Energy Prize were announced last week at the official awards ceremony held in Moscow on 20 April. The prize winners and the results of their scientific research will set the tone for future landscape of the industry and the most pressing industrial issues.
“Research in the cryogenic area is underscored by the demand for very specific needs of a range of applications like aerospace, automotive, food and beverage, storage, transportation etc. This is particularly true for the energy sector whereby an innovative approach is being developed to store renewable energy leveraging cryogenic platform whose liquid air energy storage could be up to 70% efficient and cost effective too. Another area of development has been leveraging cryogenic CO2 capture using cold energy from Liquified Natural Gas (LNG),” states Director Ankit Shukla, Frost & Sullivan Technical Insights Group. The International Award Committee gave an upbeat assessment of RAS academician Boris Katorgin. He was awarded a prize for his cycle of research and development on high efficiency liquid rocket engines which run on cryogenic fuel and oxidant, cryostatic systems and high-conductivity devices. “I can say that Russian rocket engines definitely enjoy demand on the global market. We sell a high-tech ready-made product which is assembled in Russia and has high added value”, Mr. Katorgin said.
In keeping with the award tradition, the winners are apprised directly over the telephone during a press conference. Professor Rodney J. Allam was pleasantly surprised by the news: “I have devoted my entire career to work on cryogenic systems. Over the last 10-20 years I have been engaged in developing new and efficient energy systems. Right now I’m working on an extremely interesting project which calls for the use of liquefied oxygen to obtain energy. This is a joint project with my US colleagues”.
Chairman of the Board, Federal Grid Company of Unified Energy System (FGC UES), Oleg Budargin emphasized that the work of prize-winning laureates holds great practical significance this year. Thus, for example, the cryogenic fuel engines worked out by Academician Boris Katorgin have been successfully applied for peaceful space development purposes in the American Atlas rocket.
The official Global Energy award ceremony will take place in June as part of the St. Petersburg International Economic Forum. In 2012, the prize fund amounts to Rub 33 million. The committee reviewed 639 nomination applications from 49 different countries. Laureates will receive their awards from the hands of Russian President Vladimir Putin.
The Global Energy Prize awards over US$1m each year, and thus far has been granted to 24 scientists from around the globe, including past Laureates from the US, Great Britain, Canada, France, Germany, Iceland, Russia, Ukraine and Japan. The President of the Russian Federation participates in each year’s award ceremony held at the conclusion of a week-long celebration of the awardees’ work, Laureates’ Week. Other world leaders who have supported the prize include the former US President George W. Bush, former British Prime Ministers Tony Blair and Gordon Brown, former French President Jacques Chirac and current Canadian Prime Minister, Steven Harper.
The Prize rewards innovation and solutions in global energy research and its concurrent environmental challenges. The degree to which a development contributes to the benefit of humanity is a key driver in deciding the recipient of the Prize. http://www.globalenergyprize.org/en/

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Siria: Perduca (Radicali) Berlusconi e Frattini convincano Putin a desistere

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2012

Dichiarazione del Senatore Marco Perduca, co-vicepresidente del senato del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito: “Leggo una nota dell’onorevole Frattini in cui afferma che ‘Bisogna convincere chi impedisce un dialogo costruttivo e continua a mostrarsi tuttora reticente di fronte alla dura repressione del regime a cambiare rotta’, concordo al 100 per cento, solo che nessuno meglio di lui e Berlusconi potrebbe essere adatto all’opera di convinzione di chi impedisce non solo il dialogo costruttivo ma anche un passo avanti delle Nazioni unite per sanzionare i comportamenti del solito ex amico Assad, al PdL esiste una linea dedicata alle telefonata a Mosca, la si usi ‘senza se e senza ma?, proprio come scrive Frattini nella sua nota”.

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“Why Is Putin Winning?” Asks Russia Expert

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2012

Vladimir Putin

Image via Wikipedia

Paris (PRNewswire)Oscar Aubert, political scientist and expert on West Europe, Russia and CIS, has stated that Putin remains the most popular politician in Russia despite large-scale protests in Moscow.”The European, and, in particular, the French press often describe the situation in Russia as “Russians protest against Putin’s policy,” “Russians are outraged by the election frauds,” etc. But let’s ask ourselves how many protesters, dissatisfied, or, as people now call them, “angry” Russians there are. A fair answer to this question will make many people look at the situation in Russia from a completely different angle.”As a starting point we take the results of opinion poll, obtained by sociological research organization Levada Center. Unlike two other companies that also specialize in national polling, Levada Center is a private company that doesn’t receive governmental funding; by the way, it regularly receives orders to make sociological studies for the Russian opposition. The survey cited below was conducted on January 20-23, 2012 – the “surprise effect” of the December protests had already passed by that time, the government and the opposition were systematically preparing their supporters for mass actions on February 4.”Let’s start with a question which will allow us to determine “the degree of opposition-intensity” of the Russian society towards Prime Minister Vladimir Putin, who is going to retake the presidential chair on March 4: “Do you support the slogans “Russia without Putin” and “Putin should leave”? 6% of respondents gave the answer “definitely support”, another 15% – “rather support”. As a result 21% of Russians can be attributed to Vladimir Putin’s opponents of various degrees of radicalism. On the other hand, the responses “rather don’t support” and “don’t support” were given by 29% and 32% respectively. It means that 61% of Russians can be attributed to Vladimir Putin’s supporters of various degrees of loyalty. 17% found difficulty in replying.”On a more specific question “Do you generally approve or disapprove of Vladimir Putin’s activity as the Russian Prime Minister?”, 64% of Russians gave the answer “approve”, and only 34% answered “don’t approve”.”It is obvious that in this case to speak of “a confrontation between the authorities and the people” today in Russia is at least not correct. But the expected victory of Vladimir Putin in the first round is a direct consequence of this sociology.”Violations of law and/or fraud in the parliamentary elections in the Western and the French media were widely recognized, though of the opposition had a lot of problems with finding convincing evidence. But the Russian media convince us that “Russians protest against unfair elections.” Yes, those who gather at the opposition rallies, protest against election frauds. But what about the rest? Again we turn to Levada Center’s study which aked the Russians: “do you think that the elections in the State Duma of the Russian Federation, December 4, 2011 were fair?””The answer “fair” was given by 8% of Russians, the answer “rather fair” – by 35%. On the other “pole” are 23% that believe that the elections were “rather unfair”, 14% gave the answer “unfair”. 19% of respondents found difficulty in replying. Thus, the majority, though a relative one (43%), to one degree or another, believe that the parliamentary elections were fair.”To sum up, it is necessary to mention once again – actively protesters, “angry” or even ones simply dissatisfied with Prime Minister Vladimir Putin’s policy, Russians are a minority. They are, of course, can’t be ignored, their voice should be heard by the authorities. But exactly to the extent that is respective to their share in the Russian society. After all, the democracy that we so willingly want to teach the Russians, first of all, is the will of the majority. And not the diktat of the minority, even if we, the West, like this protesting minority more than the majority of Russians that vote for Putin.”Oscar Aubert is a sociologist, political scientist, an expert for West Europe, Russia and CIS

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Il pensiero liberale per bocca di Putin

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2010

“L’idea di far tenere a Vladimir Putin lezioni di pensiero liberale, susciterebbe un moto di incredula tenerezza per la confessata ignoranza abissale, se Silvio Berlusconi non fosse il più importante uomo di stato italiano. Siccome lo è, la sua idea di far tenere a Putin lezioni di pensiero liberale suscita solo un rigetto  sdegnato per l’evidente tentativo di raggirare gli italiani spacciando come liberale il vissuto di un dirigente del KGB russo, prima comunista e da anni rigido autocrate”. “Ancora una volta, il Presidente del Consiglio continua a non capire che il pensiero liberale non può essere un optional con cui farsi bello”. (fonte federazione liberali)

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