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Lancio dell’edizione 2021 del vocabolario Zingarelli

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

In occasione del lancio dell’edizione 2021 del vocabolario Zingarelli, la casa editrice Zanichelli sceglie di raccontare la bellezza della lingua italiana attraverso la storia e l’origine delle parole: le etimologie. #ciboperlamente è un delivery gratuito di curiosità lessicali che Zanichelli offrirà, da settembre a novembre 2020, distribuendo un milione di cartoline in sette città italiane (Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma e Cagliari). Zanichelli ha deciso di guardare alle radici del lessico, selezionando 400 parole dalle etimologie particolarmente significative; nell’edizione del nuovo vocabolario, queste etimologie sono accompagnate da un alberello, simbolo grafico che le contraddistingue. Esaminare l’etimologia di una parola significa collocarla nel tempo e nello spazio, nel suo sviluppo, nei suoi rapporti. Quando se ne conosce l’etimologia, si comprende meglio la natura di una parola e la si usa nel modo più adeguato. L’aggettivo attonito, rispetto ai possibili sinonimi ‘stupito’, meravigliato’, ‘sbigottito’ ecc., ha etimologicamente il significato di ‘stordito dal tuono’ (dal lat. attŏnitu(m), da tonāre ‘tuonare’): l’immagine che se ne ricava è diretta, rende bene l’idea.Lo stesso si può dire di denigrare che, rispetto ai sinonimi ‘diffamare’, ‘screditare’, ‘calunniare’ ecc., acquista una connotazione particolare se si pensa al significato etimologico latino di ‘oscurare (una fama, una reputazione)’ in quanto ‘tingere di nero (nigrare) completamente (de-)’. Nella lingua italiana le etimologie sono prevalentemente di origine latina e greca. Ma non mancano quelle da altre lingue. Per esempio yoga, voce sanscrita, che nell’induismo significa propriamente ‘unione (tra l’individuo e l’Essere Supremo)’, dalla voce verbale yunákti ‘congiunge’, corrispondente al latino iŭngere ‘porre al giogo’. Oppure slogan ‘breve frase usata nella propaganda o in pubblicità’, voce inglese proveniente dallo scozzese sluagh-ghairm ‘grido (ghairm) di guerra (sluagh) di una tribù o di un clan’. Oppure tulipano, dal francese tulipan, a sua volta dal turco tülbent ‘turbante’, per la forma del fiore.Le etimologie costituiscono anche una autentica risorsa nell’àmbito della didattica, consentendo ai docenti di muoversi nella rete orizzontale (sincronica) o verticale (diacronica) delle parole, e nella pratica interdisciplinare. In ultima analisi, dato che usiamo il linguaggio per decodificare la realtà, una miglior comprensione del passato (linguistico) permette di avere una presa più ferma sul nostro presente e futuro.

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Il vocabolario di “guerra” degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

In una disposizione del Ministero della Cultura Popolare del 25 maggio del 1940 si impartirono precise istruzioni sulla terminologia da usarsi nei riguardi dei nostri alleati vietando l’uso del termine “tedesco” per usare quello di “germanico”. Storicamente per noi italiani il termine “tedesco” aveva preso una connotazione tutt’altro che positiva, dai “tedeschi lurchi” di Dante alla “tedesca rabbia” di Petrarca e così via attraverso i secoli. Anche i titoli dei giornali si adeguarono: La battaglia di Francia fu dominata dalla “valanga d’acciaio tedesca” e prendono il sopravvento “l’offensiva germanica”, “il maglio germanico”, “la massa dei germanici vittoriosi”, ecc. Alla fine ci si accorse che fare indigestione di “germanesimo” stona alquanto quindi s’impose una rettifica e si dispose: d’ora in poi la parola “germanici” va usata nella proporzione del 70% rispetto al 30% di quella di “tedeschi”. Si scelse di chiamare la città russa Pietroburgo, in luogo di Pietrogrado, giacché la prima sapeva più di tedesco: “burg”. Ciò non impedì ai cronisti, durante le sfortunate vicende della campagna di Russia, di riportare la città al suo precedente nome di Leningrado e di Stalingrado. I velivoli divennero, riesumando una parola antica di D’Annunzio, “L’ala tricolore”. Poi si esaltarono gli “stuka” riduzione della parola tedesca (Stu(rzka(mpfflugzeuge)” ovvero “aeroplano da combattimento in picchiata”, i “Panzer” da “Panzer(wagen)”. Questa parola, per la cronaca, entrò nel lessico tedesco nel ‘500: si tratta della “panciera”, cioè la targa corazzata che protegge la pancia del guerriero. Poi in italiano la parola si …. smilitarizzò! Il “blitz” (blitzkrieg) divenne sinonimo di “guerra lampo” e i governi che si rifugiavano a Londra essendo i loro paesi invasi dai tedeschi furono irrisi come “governi-fantasma”.
Si fece poi uso e abuso d’espressioni quali: entusiasmo travolgente, mobilitazione totalitaria, vittoria folgorante, schieramento possente, avanzata irresistibile, folla oceanica, insopprimibile anelito, decisioni storiche, storico discorso, evento di portata storica ecc.
Resta abbastanza sintomatica la circostanza che dal 1943 nei bollettini di guerra scompaia la parola “nemici” per sostituirla con quella di “avversari”. (Riccardo Alfonso)

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Il vocabolario di “guerra” degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

In una disposizione del Ministero della Cultura Popolare del 25 maggio del 1940 si impartirono precise istruzioni sulla terminologia da usarsi nei riguardi dei nostri alleati vietando l’uso del termine “tedesco” per usare quello di “germanico”. Storicamente per noi italiani il termine “tedesco” aveva preso una connotazione tutt’altro che positiva, dai “tedeschi lurchi” di Dante alla “tedesca rabbia” di Petrarca e così via attraverso i secoli. Anche i titoli dei giornali si adeguarono: La battaglia di Francia fu dominata dalla “valanga d’acciaio tedesca” e prendono il sopravvento “l’offensiva germanica”, “il maglio germanico”, “la massa dei germanici vittoriosi”, ecc. Alla fine ci si accorse che fare indigestione di “germanesimo” stona alquanto quindi s’impose una rettifica e si dispose: d’ora in poi la parola “germanici” va usata nella proporzione del 70% rispetto al 30% di quella di “tedeschi”. Si scelse di chiamare la città russa Pietroburgo, in luogo di Pietrogrado, giacché la prima sapeva più di tedesco: “burg”. Ciò non impedì ai cronisti, durante le sfortunate vicende della campagna di Russia, di riportare la città al suo precedente nome di Leningrado e di Stalingrado. I velivoli divennero, riesumando una parola antica di D’Annunzio, “L’ala tricolore”. Poi si esaltarono gli “stuka” riduzione della parola tedesca (Stu(rzka(mpfflugzeuge)” ovvero “aeroplano da combattimento in picchiata”, i “Panzer” da “Panzer(wagen)”. Questa parola, per la cronaca, entrò nel lessico tedesco nel ‘500: si tratta della “panciera”, cioè la targa corazzata che protegge la pancia del guerriero. Poi in italiano la parola si …. smilitarizzò! Il “blitz” (blitzkrieg) divenne sinonimo di “guerra lampo” e i governi che si rifugiavano a Londra essendo i loro paesi invasi dai tedeschi furono irrisi come “governi-fantasma”.
Si fece poi uso e abuso d’espressioni quali: entusiasmo travolgente, mobilitazione totalitaria, vittoria folgorante, schieramento possente, avanzata irresistibile, folla oceanica, insopprimibile anelito, decisioni storiche, storico discorso, evento di portata storica ecc.
Resta abbastanza sintomatica la circostanza che dal 1943 nei bollettini di guerra scompaia la parola “nemici” per sostituirla con quella di “avversari”. (Riccardo Alfonso)

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Quando Berlusconi decise di “scendere” in politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Mai verbo fu usato con tanta adesione a ciò che voleva significare. Precisa il vocabolario della lingua italiana… scendere: “andare da un punto più alto ad un punto più basso”. E così è stato. In quell’infausto 1992  (anno preparatorio della discesa) ad oggi è stato un continuo andare verso il basso, fino ai nostri giorni, giunti tanto in basso che più in basso non si può, anche se ministri come Bondi, Carfagna, Brambilla, Santanchè, Alfano, Maroni, Bossi, La Russa, Brunetta, coordinati dal deputato/avviocato-difensore Ghedini, scavano alacremente e  sempre posa per allontanare il fondo già raggiunto e spostare il punto finale sempre più in basso. Sempre con il conforto del vocabolario della lingua italiana, leggo… Politica: scienza della vita sociale in quanto è organizzata in uno Stato;  arte di governare uno Stato; insieme dei fini cui tende uno Stato e dei mezzi impiegati per raggiungerli. Abbiamo visto niente di tutto ciò con la “discesa”  di  Berlusconi in politica?  Certo che no! Ma non gli si può rimproverare nulla, perché allora  fu assai sincero, collocando la politica in basso, verso cui scendere. I significati deontologici della politica sono quelli verso i quali si “sale” per nobili scopi, per essere partecipi e artefici della scalata dello Stato verso una condizione migliore per tutti i cittadini e non per salvaguardare interessi che diventano legittimi solo perché il potere conquistato permette di spostare a proprio piacimento e interesse i paletti che le leggi pongono a difesa e tutela di tutti i cittadini.
E’ chiaro che ci sono ministri che si levano in difesa del loro sovrano; ma si tratta di una autodifesa del proprio orticello, perché caduto il capo, non  troverebbero nessun altro disponibile a concedere loro i privilegi e vantaggio di cui godono, così tentano l’operazione “salvataggio impossibile”, ma non dell’attuale presidente del consiglio, bensì dell’uomo che ne ha assunto la carica  con lo stravolgimento di tutte le regole democratiche. (Rosario Amico Roxas)

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