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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘vocazioni’

Veglia di Preghiera per le Vocazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2011

Roma 18 febbraio dalle ore 21 alle 22,30 nella Parrocchia Santi Antonio e Annibale Maria: organizzata dal Movimento dell’Amore Familiare d’intesa con il Servizio per le Vocazioni del Vicariato, si svolgerà.   presieduto dal Vescovo Ausiliare del Settore Est S. E. Giuseppe Marciante. Si terrà l’incontro di preghiera giunto alla sua quinta edizione, presenterà delle testimonianze riguardanti le vocazioni sacerdotali e religiose

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Vocazioni liberali a senso alternato

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2010

Il Ministro Carfagna si accalora nel criticare la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato non rispettoso di diversi articoli della Costituzione l’obbligo di carcerazione preventiva in caso di indagine per violenza sessuale. Il vertice odierno del Popolo della Libertà dovrebbe semplicemente interrogarsi sul come si concilino le asserite vocazioni liberali del governo con la volontà di un Ministro di obbligare  alla carcerazione preventiva solo perché sospettati di violenza sessuale, obbligo che di fatto configura l’eliminazione del principio della prova di colpevolezza. Un po’ di coerenza non guasterebbe. (la Federazione dei Liberali)

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Vocazioni neo-centriste nel Pd

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2009

Editoriale Fidest Mi rifaccio alla recente dichiarazione di Enrico Letta in risposta ad alcune dichiarazioni di Francesco Rutelli sul centrismo che incombe sulla testa del maggior partito di opposizione. Letta afferma che «La mozione Bersani, se vincerà, farà in modo che né la tentazione socialdemocratica né quella neocentrista, entrambe passatiste, deformino il profilo del PD. Dobbiamo valorizzare proprio la parola “democratico”, perché è la risposta alla crisi del centrosinistra in Europa». Mi sembra un argomentare di chi vuole arrampicarsi sui vetri e disquisire con un linguaggio evoluto per uscire dalla realtà in cui si dibatte il paese. Qui non si tratta di collocarci in un certo modo per affermare che si ha una vocazione politica in luogo di un’altra. Occorre entrare nella realtà vissuta e che l’elettorato italiano ha bisogno di un’alternativa politica e di governo ma non per sentirsi di centro o di destra o di sinistra ma per avere quel partito che sappia fare delle scelte chiare e ancor più di esserne conseguente. Qui vi sono milioni di italiani che sono diventati più poveri di prima, qui vi è un precariato e una mobilità lavorativa che crea disagio e insicurezza in specie tra i giovani e i lavoratori anziani, over cinquantenni, qui vi è un buon 20% della popolazione costituita da anziani che in gran parte è scartata dal mondo del lavoro ma che si sente pronta a dare il suo contributo nei servizi e nel volontariato e senza per questo “rubare il lavoro” ai più giovani. Qui vi è una giustizia che non funziona se per chiudere un procedimento in via definitiva ci impiega dieci anni o anche di più. Qui vi è una scuola che sempre preposta solo a produrre disoccupazioni e insofferenze. Qui abbiamo bisogno non di schieramenti da manuale stradale: a destra, a sinistra, al centro ma di sapere che vi è una maggioranza di italiani che lavora e vuole essere governata con saggezza e con uomini che non hanno grilli nella testa, che non cercano il potere solo per poter meglio gestire i propri affari, per i sollazzi personali e i grandi interessi dei soliti poteri occulti. E Bersani, diciamocelo francamente, è solo un uomo di apparato e non un leader carismatico per i mutamenti necessari nel nostro vivere quotidiano e per meglio guardare il nostro futuro. Non lo è nemmeno Franceschini anche se personalmente lo preferisco come male minore. Manca un autentico tribuno del popolo dopo che ci siamo costruiti tanti tribuni del patriziato economico e finanziario. Nel frattempo non prendiamoci in giro più del dovuto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il male oscuro delle Università italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

Ci riferiamo, nello specifico, alla scarsa presenza di studenti italiani che frequentano corsi di laurea all’estero. Non si può dire la stessa cosa per i loro coetanei che, dall’estero, vengono in Italia per seguire i corsi universitari del nostro Paese. Questa differenza può apparire irrilevante, ma non lo è. Dimostra, in pratica, che esiste l’incapacità della scuola di ogni ordine e grado, a partire, ovviamente, dalle elementari, di preparare i giovani alle reali sfide europee che sono di natura linguistica come prima essenziale tappa per aprirsi ad una conoscenza più ampia e consapevole delle varie opportunità che si possono dischiudere all’estero e non solo nel campo del lavoro. L’inglese, ad esempio, è adottato ufficialmente in tantissimi simposi internazionali e gli studi e gli interventi e le memorie, sono richiesti, per essere meglio seguiti ed apprezzati, in questa lingua. E’ una esigenza che si avverte non solo nei concorsi internazionali, ma anche nel campo delle professioni. Un medico italiano che non sa parlare inglese è condannato ad essere confinato in provincia e lo stesso si può dire per un giornalista, per un ricercatore e per molte altre professioni. Nell’era della globalizzazione questa esigenza diventa sempre più prioritaria ed associata, naturalmente all’informatica. Occorrerebbe che ogni corso di laurea disponesse di un laboratorio linguistico e che si rendesse obbligatoria la frequenza per incrementare lo studio delle lingue quale componente essenziale della formazione universitaria. Un altro stimolo potrebbe venire da un sostanzioso contributo statale, e della stessa comunità europea, per favorire la frequenza dei giovani nei corsi estivi di lingue all’estero. Ne potrebbero trarre, altresì, un punteggio da tenere in debita considerazioni per la valutazione di merito finale. Se vogliamo considerare la circostanza anche sotto un altro aspetto dobbiamo dire che essa non lascia indifferenti coloro che nelle istituzioni auspicano una maggiore presenza italiana negli organismi internazionali ed istituzionali dove già da tempo si lamenta una carenza di “vocazioni”.

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