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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

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La voce del nuovo partito comunista

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Tempo fa l’arrivo di una e-mail che mi annunciava l’esistenza di un “nuovo” partito comunista in Italia mi aveva offerto l’occasione per cercare di fare chiarezza soprattutto dentro di me e per capire i comportamenti razionali e irrazionali che avvertivo tra le persone che frequentavo, il cicaleccio di occasionali conversazioni e gli umori che registravo tramite i vari contatti che mi pervenivano dalla rete. Ora riprendo questo discorso perché alcuni temi che mi furono prospettati li ritengo ancora d’attualità. Sono stato sempre convinto che il fallimento del “vecchio” partito comunista non sia stato tanto sulle ideologie quanto sugli uomini che le hanno sposate ma che le hanno tradite con i loro comportamenti non conformi. Oggi intravedo la necessità che anche il capitalismo ceda il passo a una nuova forma di gestione della società su valori che, per altro, sulla carta appaiono ampiamente condivisi: equità sociale, ridistribuzione delle risorse, lotta agli abusi e alla corruzione. In questo ruolo sia il socialismo reale sia il capitalismo hanno fallito per ingordigia. La ciclicità, per altro, delle crisi economiche e finanziarie denota l’ingovernabilità di un sistema poiché non rispetta più le regole del vivere civile. Va anche detto con chiarezza che prima di ingabbiarci in un modello di governance che finisca con il metterci gli uni contro gli altri in conflitti che possono diventare anche cruenti dovremmo capire quale genere di società vogliamo. E non credo che vi siano dubbi quando affermiamo che il diritto alla vita non prescinde da quello del diritto a vivere. Cosa significa? Che noi dobbiamo garantire ai nuovi venuti il diritto all’assistenza sanitaria, all’istruzione, ad avere un tetto sotto cui ripararsi, al lavoro, all’accesso ai beni primari (vitto in primis). Sono cose che non si possono e non si devono negoziare poiché il loro valore è assoluto e indeclinabile, a prescindere dalle condizioni economiche dei soggetti che accolgono i nuovi venuti.
Se questo significa essere comunisti, nuovi o vecchi che siano, io sono comunista.
Se la Chiesa di Roma o di altre professioni religiose considera il bene vita come base per il bene vivere, io sono un fedele praticante e osservante.
Se i governi che potrei definire laici perseguono questi fini nell’amministrare i loro popoli io mi sento di appoggiarli incondizionatamente. Se tutti costoro, o parte di essi, predicano bene e razzolano male allora io mi sento di combatterli in forza della regione che è in me e della falsità e dell’ipocrisia da essi mostrata all’atto pratico. Ora resta da capire cosa si deve fare per dare alla società mondiale quel giusto taglio da noi auspicato e per combattere quelle forze che pur minoritarie cercano in vario modo di vanificare le giuste e corrette forme di vita.
È di certo un problema educativo. Sappiamo bene che se ci caliamo nella realtà italiana abbiamo una parte, diciamo l’80% della popolazione che è rappresentata da pensionati, lavoratori monoreddito con salari medio bassi, precari, cassa integrati, disoccupati, mentre dall’altra parte vi sono tutti gli altri. Logica vorrebbe che a governare il paese vi fosse la maggioranza che abbiamo indicato mentre sappiamo che è tutto il contrario: è il 20% della popolazione che condiziona la vita politica e istituzionale del popolo italiano con gli effetti perversi che ci ritroviamo.
E allora l’invito è che questa grande maggioranza si riappropri dei suoi diritti, si riconosca nel rispetto dei propri simili, si faccia promotore di un modello di società sempre più aperto e solidale con l’area del disagio e che intraveda nell’essere umano non un bene economico ma un bene sociale e in tale veste sostenerlo senza esitazione alcuna. È questa la prima grande rivoluzione che deve maturare dentro di noi, aprirsi alla comprensione altrui, diventare legge universale.
Per quanto posso andare contro corrente, secondo il pensiero che va per la maggiore, ritengo che il proletariato individuato dal marxismo e i mali che hanno denunciato e la stessa nascita del leninismo come costola di un’idea marxista, sono diventati rivoluzionari non per volontà propria ma per necessità. Una società ingessata, molto legata a logiche consumistiche, al profitto, alla competitività come prevaricazione degli interessi deboli e dove il più forte non è il più intelligente, il più colto, il più saggio ma il più ricco, il predatore, non si può scardinare senza uno scossone violento. Sono aneliti di libertà legati al mancato riconoscimento di uno spazio vitale per chi non ha nulla da perdere perché povero, disoccupato, precario con un avvenire incerto, pensionato, cassaintegrato e famiglie che stentano a rincorrere i modesti stipendi al costo della vita e a subire l’esosità dello stato con le sue gabelle. È anche un movimento che denota i suoi punti deboli quando è chiamato a governare. Diventa necessariamente una dittatura e questo costituisce la negazione dei suoi principi, della sua vocazione storica. Ha anche la presunzione che un sistema politico non può essere debellato, se lo considera contro gli interessi del popolo che pure lo ha legittimato con il voto, con la stessa arma, ma solo con una rivolta cruenta. Qui non parliamo di paesi che hanno una dittatura, ma del nostro occidente colto, preparato, disposto ad accettare un confronto aperto, ma che non di meno subisce il fascino dell’imbonitore di turno ed è sedotto dall’idea che si possa entrare nella cerchia dei benestanti con un po’ di fortuna e la raccomandazione giusta. Uscire dall’anonimato, dalla povertà, è il sogno di tutti e ognuno per perseguirlo cerca di costruirsi la sua nicchia anche se la miseria batte alla sua porta, anche se ha dei limiti obiettivi non per proprio demerito, ma per chi ti ospita come accade agli immigrati, ma anche per chi vive in una regione, dello stesso stato, e pensa di spostarsi. È un sogno che richiede tempo e pazienza. È un sogno che fa scalpitare i giovani e rende cinici e amareggiati gli anziani. Da qui l’insofferenza degli abitanti dei quartieri poveri delle città britanniche, francesi, spagnole e greche di questi ultimi mesi. Da qui il disperato grido di dolore dei martiri che nel mondo arabo hanno invocato la libertà e sono stati definiti “briganti” da schiacciare come vermi. Da qui l’appello alla consapevolezza di uomini di cultura che vedono trasformato l’essere umano in qualcosa di disumano sviluppando i più bassi istinti, avvelenato dalle logiche consumistiche e dalla necessità che per soddisfare le sue ambizioni è necessario arricchirsi in fretta. Una società di questo genere è una società drogata, rinunciataria, avvelenata da ideologie aberranti. Non è questo, certo, un modello di vita ma solo di sopravvivenza. Non di speranze ma di rinuncia alla speranza. Non di crescita ma di depressione. È anche il più innaturale modo di concepire la vita se vogliamo crescere e maturare secondo valori che esaltano il ruolo dell’essere umano nel suo viaggio terrestre. (Riccardo Alfonso)

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Torna per il secondo anno in Umbria la manifestazione “La voce della terra”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2020

Nei borghi di Scheggino, Sant’Anatolia di Narco e la città di Spoleto. Si comincia il primo agosto alle ore 21:30, in piazza Carlo Urbani a Scheggino, con il concerto di Accordi Disaccordi, una formazione “hot Italian swing” che trae ispirazione dal celebre chitarrista Django Reinhardt riproponendo in chiave moderna i classici del jazz manouche degli anni Trenta; l’ingresso è gratuito.Il giorno successivo, 2 agosto, doppio appuntamento con la visita guidata al Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco e il concerto dei Rebel Bit a Scheggino. Nel primo incontro, alle ore 17:00, si potrà conoscere meglio il progetto tessile, tra tecnica e tecnologia che ruota intorno alla canapa sul territorio, davvero unico nel suo genere; per esigenze legate alle misure anti Covid-19, è necessario presentarsi al botteghino del museo 15 minuti prima dell’inizio della visita (biglietto di ingresso 2 Euro). La stessa sera, in piazza Carlo Urbani a Scheggino alle ore 19:30 e ad ingresso gratuito, si esibirà invece il gruppo di musicisti “ribelli” il cui quadro sonoro combina vocalità tradizionale e sperimentazione elettronica e il cui stile è frutto di molteplici contaminazioni che spaziano dalla musica classica al pop.
Ci sarà da aspettare il 4 settembre, invece, per vedere esibirsi nel centro storico di Spoleto la Fantomatik Orchestra, una marching band nata sullo stile delle street band americane che mescola funky, soul e rhythm’n’blues, ad influenze etno, pop e dance.Gran finale il 2 ottobre al Teatro Nuovo “Gian Carlo Menotti” con i Neri per Caso nel nuovo progetto “We Love The Beatles” in cui le voci di Ciro, Gonzalo e Domenico Caravano, Mario Crescenzo, Massimo De Divitiis e Daniele Blaquier rendono omaggio in chiave “a cappella” al repertorio dei quattro ragazzi di Liverpool (biglietti numerati a 20 Euro presto disponibili sul circuito Vivaticket).

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Sassoli: Siamo la voce dei cittadini

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Estratti dell’intervento del Presidente Sassoli durante l’apertura della sessione plenaria del Parlamento europeo. Intervenendo all’apertura della sessione plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles, la seconda che si tiene utilizzando la modalità remota a causa dell’epidemia di COVID-19, il Presidente del Parlamento, David Sassoli, ha ringraziato i lavoratori che svolgono un ruolo chiave per il continuo funzionamento dell’Europa. Sassoli ha detto:“In questo momento, i nostri operatori sanitari sono in prima linea nella lotta contro questo virus. Meritano tutto il nostro sostegno, ammirazione e gratitudine per il lavoro che stanno svolgendo e per la generosità che li contraddistingue operando in situazioni spesso drammatiche. L’ho detto e lo ripeto, l’umanità dei nostri cittadini sono la nostra più’ grande ricchezza.Piccoli gesti di solidarietà concreta, come ha voluto fare il nostro Parlamento aprendo le sue cucine per preparare fino a 1000 pasti al giorno per i senza fissa dimora e i volontari. Nei nostri locali di Bruxelles saranno anche ospitate 100 donne vulnerabili. Ma anche a Strasburgo e in Lussemburgo abbiamo dato la disponibilità alle autorità di utilizzare i locali del Parlamento per attività legate all’emergenza. Sono le città che ci ospitano, a cui dobbiamo riconoscenza, e con voi voglio salutare i cittadini”.
Intervenendo sull’ordine del giorno il Presidente ha aggiunto:“È particolarmente importante mantenere vive le nostre democrazie e ascoltare i nostri cittadini durante questo periodo. Il nostro impegno è volto a dare indicazioni sulle migliori misure da intraprendere e indicare i fondi necessari per mettere a disposizione degli Stati membri il massimo di risorse possibili. Dobbiamo essere ambiziosi perché’ i cittadini europei aspettano risposte rapide.Siamo la voce dei cittadini fieri in questo momento di contribuire con disciplina ad essere utili per costruire un futuro migliore”.

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Non c’è peggior sordo…

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 dicembre 2019

…Di chi non vuol sentire. Mi sembra la classica commedia di Goldoni: “un sordo, due sordi, tutti sordi. Alla fine si scopre che tutti ci sentivano bene. Ciò sta accadendo in questi giorni in Italia nella convulsa ricerca di una quadratura del cerchio ma che di convulso ha solo il non voler sentire la voce degli altri. Ci stracciamo le vesti nel declamare la crisi del sistema Italia, e a ragione, ma ci guardiamo bene a ricercare la soluzione sebbene sia a portata di mano poiché ciò significherebbe perdere il controllo nella stanza dei bottoni. E allora di quale interesse nazionale parliamo? Non è certo dell’economia del paese, dell’industria, del lavoro, della giustizia, del fisco, della salute e della scuola. Discettiamo, semmai, sul modo come mercanteggiare una presidenza del consiglio e della repubblica, un posto di ministro e di sottogoverno. Questa è, per costoro, la priorità del paese mentre altri tremano alla sola idea che qualcuno possa votare la sua ineleggibilità che lo costringerebbe a presentarsi “nudo” davanti alla giustizia. Una giustizia che è stata presa a sberleffi per 25 anni e costretta a fare da cassa di risonanza ad un uomo che in tutti i modi ha cercato di sfuggire ad un giudizio ma a servirsene per presentarsi da vittima al suo elettorato. Un’Italia che per colpa di questi sordi per vocazione fa perdere il senso della misura a tutti gli altri. Usque tandem… (Riccardo Alfonso)

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Libro: La voce delle donne

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Roma Giovedì 6 giugno 2019 – ore 17.30 Casa Internazionale delle Donne – via della Lungara, 19. Intervengono Francesca Brezzi, Ordinaria senior di Filosofia Morale – Università degli Studi Roma Tre; Emma Fattorini, Docente di Storia Contemporanea – Università degli Studi di Roma “La Sapienza”; Marinella Perroni, Fondatrice e prima Presidente del Coordinamento Teologhe Italiane; Adriana Valerio, Docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese – Università degli Studi “Federico II” di Napoli.Modera Andrea Velardi, Giornalista.Saluti introduttivi Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.È presente l’Autrice, Sabina Caligiani. Diciassette donne, studiose di valore, portatrici di storie ed esperienze significative. La giornalista Sabina Caligiani ha parlato con loro, in un registro a metà fra il dialogo e l’intervista giornalistica. Ne è nata una narrazione che è anche un singolare approccio ai temi più importanti dell’antropologia cristiana, affrontati con una grande varietà di strumenti e discipline, dalla teologia alla filosofia, dalla sociologia all’arte, dalle neuroscienze alla comunicazione.Ciò che ne risulta è una sorta di originale work in progress, di mobile mosaico live, che offre al lettore un inedito accesso ai complessi problemi legati alla costruzione di una nuova teologia al femminile.
Questi i nomi delle intervistate: Angela Ales Bello – Elena Bosetti – Francesca Brezzi – Cecilia Costa – Yvonne Dohna Schlobitten – Marcella Farina – Cristina Mandosi – Mary Melone – Cettina Militello – Serena Noceti – Laura C. Paladino – Maria Letizia Panzetti – Marinella Perroni – Caterina Ruggiu – Beatrice Salvioni – Cristina Simonelli – Adriana Valerio.
Donne, religiose e laiche, che attraverso un’opera appassionata e originale di riflessione e di ricerca, sono impegnate, in Italia, sui temi del femminile, nella Chiesa di papa Francesco. Sono in prima fila nelle sfide del cambiamento poste dai nuovi orizzonti della modernità. Ne nasce un «viaggio» che, attraverso l’ascolto e la testimonianza diretta di alcune fra le più significative protagoniste del dibattito attuale, indica, al di là delle differenze, una feconda prospettiva comune, capace di ricondurre la differenza e l’alterità dei sessi a una riconciliata unità, al reciproco riconoscersi, a quello stare insieme che solo favorisce l’autonomia. Sono voci, pur cosi individualmente caratterizzate, che si fanno in qualche modo, da un capitolo all’altro, eco e richiamo, e dibattono insieme stabilendo terreni comuni e suggerendo approcci di nuove strade. Una fecondità che nasce dallo scambio nella ricerca.
Sabina Caligiani, giornalista, è laureata in giurisprudenza e specializzata in Comunicazioni Sociali con particolare attinenza alla missione della Chiesa. Collabora con quotidiani locali e nazionali, riviste d’arte e cultura. Con Paoline, ha pubblicato Giovanni Paolo II. Il papa che parlava alla gente (2010) e Dove un giorno regnava la foresta. In Africa sulle orme di Chiara Lubich (2014).

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Presentazione libro: La voce delle donne

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Roma Martedì 14 maggio 2019 – ore 17.30 Aula Magna Ateneo Pontificio Regina Apostolorum – Via degli Aldobrandeschi, 190 Intervengono Marta Rodriguez, Direttrice Istituto di Studi Superiori sulla Donna – UPRA, Angela Ales Bello, Professore Emerito di Storia della Filosofia Contemporanea – Pontificia Università Lateranense, Laura C. Paladino, Biblista, Docente PUG – UPRA, Andrea Monda, Direttore de L’Osservatore Romano, Lucio Biagioni, Giornalista e Autore. È presente l’Autrice Sabina Caligiani, Giornalista. Modera Romano Cappelletto, Ufficio Stampa Paoline.
Diciassette donne, studiose di valore, portatrici di storie ed esperienze significative. La giornalista Sabina Caligiani ha parlato con loro, in un registro a metà fra il dialogo e l’intervista giornalistica. Ne è nata una narrazione che è anche un singolare approccio ai temi più importanti dell’antropologia cristiana, affrontati con una grande varietà di strumenti e discipline, dalla teologia alla filosofia, dalla sociologia all’arte, dalle neuroscienze alla comunicazione.Ciò che ne risulta è una sorta di originale work in progress, di mobile mosaico live, che offre al lettore un inedito accesso ai complessi problemi legati alla costruzione di una nuova teologia al femminile.Questi i nomi delle intervistate: Angela Ales Bello – Elena Bosetti – Francesca Brezzi – Cecilia Costa – Yvonne Dohna Schlobitten – Marcella Farina – Cristina Mandosi – Mary Melone – Cettina Militello – Serena Noceti – Laura C. Paladino – Maria Letizia Panzetti – Marinella Perroni – Caterina Ruggiu – Beatrice Salvioni – Cristina Simonelli – Adriana Valerio.Donne, religiose e laiche, che attraverso un’opera appassionata e originale di riflessione e di ricerca, sono impegnate, in Italia, sui temi del femminile, nella Chiesa di papa Francesco. Sono in prima fila nelle sfide del cambiamento poste dai nuovi orizzonti della modernità. Ne nasce un «viaggio» che, attraverso l’ascolto e la testimonianza diretta di alcune fra le più significative protagoniste del dibattito attuale, indica, al di là delle differenze, una feconda prospettiva comune, capace di ricondurre la differenza e l’alterità dei sessi a una riconciliata unità, al reciproco riconoscersi, a quello stare insieme che solo favorisce l’autonomia. Sono voci, pur cosi individualmente caratterizzate, che si fanno in qualche modo, da un capitolo all’altro, eco e richiamo, e dibattono insieme stabilendo terreni comuni e suggerendo approcci di nuove strade. Una fecondità che nasce dallo scambio nella ricerca.Note sull’Autrice – Sabina Caligiani, giornalista, è laureata in giurisprudenza e specializzata in Comunicazioni Sociali con particolare attinenza alla missione della Chiesa.

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La voce degli ergastolani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

“Il nostro pensiero va a chi, benché condannato ad un silenzioso oblio, ogni giorno vive con un’idea di libertà…ed a chi, chiudendo gli occhi, evade dalle proprie condanne” D.
Abbiamo pensato che la galera è un luogo statico, fermo, bloccato. Le idee che mettono in movimento i cicli vitali dell’esistenza e della trasformazione vengono annullate per mancanza di dinamicità. È vero, galera vuole dire chiuso, ristretto, legato, bloccato. A noi non interessa sapere perché un uomo è in galera, ci interessa il perché della galera, della sua esistenza come strumento d’isolamento degli uomini dagli altri uomini, come strumento di spersonalizzazione, di perdita di identità. Ecco il perché di questo spazio che chiameremo “La voce degli ergastolani”: un ambiente che dovrebbe, come una lima, segare le sbarre delle loro celle.Daremo soprattutto spazio e voce alle persone condannate alla pena perpetua per farvi sapere come vivono e cosa pensano e per dare un senso alla loro vita poiché riteniamo che una vita senza senso non meriti di essere vissuta. La società civile spesso ignora gli ergastolani…forse anche perché i media non offrono notizie reali delle loro condizioni. Da qui l’idea di realizzare un sito che consenta di portare all’esterno i pensieri, le emozioni, le capacità degli ergastolani e dei detenuti ma soprattutto che possa dare voce a chi una voce non ce l’ha.Vogliamo dare fiato a chi “vive” il carcere per aiutare quelle persone a trasformare il buio delle loro celle in luoghi di speranza e luce.Come dicevamo daremo spazio soprattutto ai detenuti condannati all’ergastolo, al “fine pena mai”, o, se preferite, al “fine pena 9999”, come è scritto sui loro certificati di detenzione (quindi usciranno tra 7981 anni…!?).Perché riteniamo illegittimo l’ergastolo? Perché l’art. 27 comma terzo della Cost. dichiara “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” e ci chiediamo: che senso ha la rieducazione di un detenuto che non uscirà mai!?Perché non dargli una speranza? Ecco! Noi vogliamo dargli, più modestamente, un po’ di voce. (Daniel Monni e Carmelo Musumeci)

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Lucina Lanzara: “Una voce che diventa il canto delle sirene”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Palermo Giovedì 24 maggio, tra gli eventi organizzati nell’ambito della BIAS, alle ore 21.00 all’ex Chiesa di San Mattia dei Crociferi in Via Torremuzza 28, si terrà la performance live Isòla, Porta dell’Anima di e con Lucina Lanzara. “Una voce che diventa il canto delle sirene” è questo il tema della iniziativa che vede protagonisti oltre alla cantante Lucina Lanzara anche Giovanni Mattaliano al clarinetto, Massimo Patti al contrabbasso, Rosellina Guzzo all’Arpa Celtica. Mentre le immagini sono curate da Giorgia Görner Enrile, Salvo Gravano, Stefania Rallo, Francesco Dragotto, Anna Vicentini. Lucina Lanzara, cantautrice e produttrice siciliana, sperimentatrice vocale prodotta dalla RAI e dalla Sonzogno. Per l’ingresso allo spettacolo è prevista una donazione minima per il progetto PortAbility che prevede la costruzione di un Presidio ospedaliero odontoiatrico e otorinolaringoiatrico per Comunità Beduina della Penisola del Sinai. All’interno del progetto, sono tanti gli artisti e professionisti che lavorano a scopo umanitario. Prima tra tutti il presidente della BIAS, Chiara Modica Donà dalle Rose. Rosa Mundi, con la collaborazione della Performer e attrice Sarita Marchesi, ha elaborato ed eseguito un complesso progetto artistico, che ha coinvolto amici, professionisti, artisti, ed ha consentito all’Arte, linguaggio universale che non conosce barriere geopolitiche e socio-culturali, di essere strumento privilegiato di comunicazione, promozione e salvaguardia della comunità beduina del Sud della Penisola del Sinai.
La comunità dei beduini è una comunità antichissima, ricca di cultura e con una grande dignità da conoscere, tutelare e “traghettare”, con urgenza, verso migliori condizioni di vita igienico-sanitarie.
In occasione del Workshop organizzato da Rosa Mundi in più tappe e in Egitto, con la collaborazione di volontari, amici e artisti, nel cuore del villaggio di Nuweiba, l’artista ha coinvolto anche medici siciliani e italiani, nonché industriali del settore odontoiatrico, per formare e aggiornare in Italia i medici locali e per creare un moderno ed equipaggiato presidio ospedaliero per la cura e la prevenzione dei denti, prima di tutto dei bambini, dai 4 ai 12 anni. Le prime indagini, condotta con materiale sterilizzato, nella forma dei set odontoiatrici monouso, dal Dott. Giuseppe Ferrantelli, hanno evidenziato una condizione sanitaria dei bambini molto compromessa. Il Workshop si è svolto attraverso un’opera di riciclo di materiali naturali reperiti in mare e tra le dune del deserto, persino per strada, attraverso i pigmenti estratti da piante e pietre locali. Da ciò i bambini beduini hanno creato sculture, disegni, acquerelli, offrendo la propria e personale interpretazione del concetto di porta, tema della BIAS 2018. Inoltre, con l’aiuto di Sarita Marchesi, Vittorio Buset, Loretta Grigoletto, Lorena Rancati, Anna Peria, Giuseppe Ferrantelli, sono stati coinvolti sia i ragazzi che le mamme e le sorelle più grandi della comunità locale, nella realizzazione di un ricamo su cinque grandi zanzariere, nella città di Dahab, su disegno di Rosa Mundi, raffigurante le principali costellazioni di riferimento, sin dall’antichità, per le popolazioni nomadi beduine.
La Biennale, rappresenta un momento di alto valore culturale per la città di Palermo e della Sicilia tutta.

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La voce degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Quante volte in questi giorni di campagna elettorale ma anche in tempi meno “passionali” taluni intendono interpretare il pensiero degli italiani per sentirsene portatori di un certo messaggio di parte. Lo è forte il richiamo sulla parola “nobile” dell’antifascismo e su quella che altri identificano con il “fascismo”. Non andiamo di certo a scandagliare le ragioni che portarono alla nascita di queste due realtà che oramai fanno parte della storia d’Italia e che non dovrebbero essere riesumate per riconoscersi oggi come un motivo di dissenso politico e sociale. Il male oscuro degli italiani è probabilmente un altro. Ce lo ricorda Giacomo Leopardi nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” che dopo essere stato scritto nel 1824 fu edito solo nel 1906 e che Augusto Placanica in un ricchissimo saggio introduttivo, nell’opera riedita da Marsilio editore, ci presenta un Leopardi non solo cantore dell’infinito ma anche come “un audace alfiere del moderno e di un moralista di prima grandezza al di là dei parzialismi e delle incomprensioni dei contemporanei dal Giordani al Tommaseo al Gioberti.” “L’Italia – egli dice – non ha, a differenza di altre nazioni europee, “società stretta” ovvero borghesia colta e responsabile. Questo fa sì che le classi superiori d’Italia e con loro il “popolaccio” siano le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni.” E’ un’analisi spietata e non fu facile da digerire in specie da quegli uomini di parte progressista del nostro Risorgimento. Ma il messaggio Leopardiano va anche oltre. Egli si dichiara per la modernità ma con “la chiarissima consapevolezza dei suoi limiti e rischi, nel progetto audacissimo di contribuire alla costruzione di una società moderna.” Non è un modo per ripiegarsi su quel filone di pensiero espresso dai grandi esponenti del pessimismo, dell’irrazionalismo da Schopenhauer e Nietzsche e poi in tempi più recenti da Heidegger, ma nel saper vedere il mondo con pragmatismo.
Forse oggi il messaggio Leopardiano più in tono con la nostra realtà è quello espresso nel “Dialogo di Tristano e di un amico” dove scrive: “Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in un paese di zoppi?” Lascio al lettore una riflessione nel merito e un confronto con la nostra quotidianità. (Riccardo Alfonso)

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ÉDITH PIAF L’usignolo non canta più

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

ÉDITH PIAFRoma Via Giulia, 20 Off/Off Theatre Dal 28 Novembre al 10 Dicembre 2017 (Costo Biglietti: intero 25 €; ridotto 18 € Over 65 e Under 26; 10 € gruppi – Dal martedì al sabato h. 21,00 – Domenica h. 17,00) Marioletta Bideri per Bis Tremila s.r.l. presenta: ÉDITH PIAF L’usignolo non canta più di Melania Giglio con Melania Giglio e Martino Duane regia Daniele Salvo impianto scenico Fabiana Di Marco, costumi Giovanni Ciacci
La sua voce è il simbolo di un’epoca e ha il sapore di quella Francia ferma nel tempo, dove gli chansonnier vivevano ben oltre la loro vita terrena. Così, con le sue eterne canzoni e con una storia pregna di luci e molteplici ombre, Édith Piaf rivivrà in Via Giulia, all’Off/Off Theatre, dal 28 Novembre al 10 Dicembre con lo spettacolo ÉDITH PIAF, L’Usignolo non canta più, nell’inedito testo di Melania Giglio, interprete insieme a Martino Duane, per la regia di Daniele Salvo, le scene di Fabiana Di Marco e i costumi di Giovanni Ciacci, prodotto da Marioletta Bideri per Bis Tremila s.r.l.
Siamo nel 1960 nell’appartamento di Édith, un’anticamera della fine, in una casa che ha l’aspetto consumato dalla vita e dalle difficili vicende che hanno coinvolto la cantante. Una serie di eventi negativi hanno segnato col dolore il corpo di questa piccola donna: lutti, incidenti, amori, liti, solitudine, ÉDITH PIAF1alcol, gioie, successi e canzoni. Tutto si è abbattuto sull’usignolo come un uragano, rendendola sempre più provata fisicamente ed emotivamente.
L’usignolo non canta più. L’artrite l’ha resa gobba, l’alcol e i medicinali l’hanno resa gonfia e senza capelli. I lutti hanno ferito la sua voglia di vivere. Ma improvvisamente qualcuno bussa alla sua porta e arriva a profanare questo “buio”: è Bruno Coquatrix, l’impresario del celebre Olympia, che la prega di risollevare le sorti dello storico teatro parigino. Pian piano Édith si rianima, si tinge i radi capelli di rosso arancio, tira fuori le sue piccole e nere vesti di scena e l’amore per la vita e per la musica riprende il sopravvento, in una di quelle esibizioni che passerà alla storia.
Lo spettacolo ripercorre attraverso un testo inedito e mai rappresentato, i giorni che precedettero la storica esibizione di Édith Piaf sul palco dell’Olympia, dalla fine del 1960 sino alla primavera del 1961. Questo racconto, arricchito da canzoni eseguite rigorosamente dal vivo, tra le altre L’accordéoniste, La Vie En Rose, Milord, vuole essere un omaggio ad una delle voci più belle e strazianti della canzone moderna. (foto: ÉDITH PIAF)

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Ergastolo: la voce dei detenuti, delle famiglie e di chi vive il carcere

Posted by fidest press agency su domenica, 14 maggio 2017

detenutoLe notizie degli ultimi suicidi in carcere mi indignano. Eppure nessuno ne parla, nessuno affronta il problema delle molte “Guantanamo” che ci sono in Italia e di tutti questi morti che restano, per lo più, anonimi e, quindi, dimenticati. Non starebbe a me dire certe cose: io non ho la moralità e l’intelligenza dei nostri governanti, politici ed intellettuali. Io sono un avanzo di galera, un delinquente e per giunta pure ergastolano, anche se in regime di semilibertà.
Tutti sanno che in Italia il carcere, nella migliore delle ipotesi, è una fabbrica di stupidità umana mentre, nella peggiore, è una fabbrica di morti.
È come se chi va all’ospedale morisse invece di guarire. Il carcere, così com’è, produce negatività, si nutre di male per produrre altro male e nuovi detenuti.
Sì, è vero, il carcere, per qualsiasi classe politica e per qualsiasi governo, porta consensi e voti elettorali, ma sono consensi e voti che grondano sangue e morte.
Questa non è più giustizia, è solo vendetta culturale e sociale di uno Stato ingiusto che guadagna sulla sofferenza sia delle vittime sia degli autori dei reati. (foto: detenuto)

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L’eco D’Italia fa sentire di nuovo la sua voce

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

italiaQuattro anni passati, ha significato molto tempo e nel frattempo si sono avvicendati autorità, presidenti, primi ministri, senatori e deputati. Amici che sono andati e ci hanno lasciato un grande vuoto, altri che ci hanno rallegrato con la loro presenza all’interno delle istituzioni e nella società civile. Sono stati anni in cui tanti accadimenti si sono succeduti sia di natura locale sia nazionale e internazionale. Abbiamo avuto le elezioni parlamentari e amministrative, la formazione di nuovi governi e vi hanno fatto da corollario migliaia di promesse in ciascuno dei diversi scenari. Quattro anni trascorsi, ma la nostra comunità non è la stessa di sempre. E’ mancata quella voce di gioia, con umorismo, con la musica, ma non senza fermezza di ascoltare, di commentare, di sentirsi affratellati da una voce amica. Ora, finalmente, L’eco d’Italia ritorna alla radio. Incominciamo domenica 5 marzo. Ascoltateci su … AM 1250 Kindred Nazionale dalle 9 alle 12 Hs. in diretta via internet o con il vostro cellulare per … estirpe1250.com.ar (Adriano Cario editore Sponsorizzato da Eugenio Sangregorio)

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Eurobarometro PE: i cittadini europei chiedono che la loro voce conti di più

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2016

europa comunitaria2Per sei italiani su dieci ciò che unisce i cittadini europei resta più importante di ciò che li divide, ma solo un italiano su cinque pensa di poter far sentire la propria voce in Europa, uno su quattro in Italia.Queste alcune delle conclusioni che emergono dall’ultimo Eurobarometro del Parlamento europeo, che rivela come il 68% degli italiani pensa che le cose stiano andando nella direzione sbagliata nel proprio paese e il 56% in Europa.A livello di Ue, il 71% degli intervistati è convinto che le cose che uniscono i cittadini europei siano più importanti di quelle che li dividono (in Italia siamo al 60%, dieci punti in meno rispetto al 2015), e il 53% che essere membri dell’Ue sia una cosa positiva per il proprio paese (a esserne convinto in Italia un cittadino su tre). L’Eurobarometro 2016 del parlamento europeo (il cosiddetto “parlametro”), è stato condotto nei ventotto Stati membri fra il 24 ottobre e il 3 novembre 2016 con interviste faccia a faccia a un campione di 27768 persone dai quindici anni in sù e ha dato risultati molto diversi paese per paese.In generale, a livello di Ue, quello che emerge è che gli indicatori riguardanti il sostegno dei cittadini al progetto europeo restano pressoché invariati dal 2009 a oggi.Come nel 2015, anche nel 2016 sei europei su dieci restano convinti che far parte dell’Ue abbia portato benefici al proprio paese, mentre è il 38% degli intervistati italiani a pensarla in questo modo (L’Italia è ultima in questa particolare classifica, capeggiata dal 80% di cittadini polacchi, estoni, lituani e irlandesi convinti di aver avuto benefici dall’essere membri dell’Ue).Fra gli elementi chiave per definire l’identità europea, il 50% degli intervistati cita la democrazia e la libertà, mentre solo il 33% indica l’Euro (nel 2015 era il 39%). Per quasi la metà degli intervistati a livello Ue (il 46%) avere un sistema di welfare armonizzato per tutti gli Stati membri contribuirebbe a rafforzare il sentimento di cittadinanza europea.
Il 37% degli intervistati pensa che la propria voce conti in Europa, dato analogo al 2015, mentre il 53% ritiene di essere ascoltato in merito alle decisioni nel proprio paese (nel 2015 era il 63%). In Italia solo il 20% dei cittadini pensa che la propria opinione conti per quel che riguarda le decisioni a livello europeo e il 25% è convinto di essere ascoltato a livello italiano.I cittadini europei hanno una visione non positiva del futuro, con la maggioranza degli intervistati che pensa che le cose stiano andando nella direzione sbagliata sia in Europa (54%, +13% rispetto al 2015) che nel proprio paese (58%, +14% rispetto al 2015).Per il 30% degli italiani, il Parlamento europeo ha un’immagine totalmente positiva (il dato europeo è del 25%, con il 44% dei cittadini Ue secondo cui il Parlamento ha un’immagine neutrale). E crescono gli italiani che pensano che il parlamento europeo dovrebbe avere un ruolo più importante (il 44%, quattro punti in più rispetto al 2015 e due punti in meno rispetto alla media europea del 46%).
Oltre un italiano su due (il 52%) dice di aver avuto recentemente notizie riguardanti il Parlamento europeo dai media (nel 2015 erano però due italiani su tre). In Europa a rispondere positivamente è il 60% degli intervistati, col dato significativo della Francia al 35%. Quando viene chiesto agli intervistati se si sentono informati riguardo le attività del Parlamento europeo, solo il 31% degli italiani e il 32% degli europei dichiarano di sentirsi ben informati, mentre il 67% degli italiani e il 66% degli europei di non esserlo. Dati significativi emergono da Francia, Spagna e Regno Unito, con il 79% di francesi e spagnoli che si sentono non informati, mentre solo il 51% dei britannici dichiara di sentirsi non informato.

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Vita da cani. Capiscono parole e tono della voce: gli manca la parola?

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2016

animali_domestici“Pappaaaa!!!”. La parola e’ magica: si interrompe qualsiasi attivita’, anche quella preferita del mio amico carlino, cioe’ dormire. Mi punta in piedi sulle quattrozampe, posizione plastica, occhi sgranati fuori dalle orbite, testolina leggermente piegata sulla destra, alternata alla sinistra. Linguetta leggermente fuori, insomma espressione di facile lettura, Perry e’ pronto allo scatto per la ciotola.
I cani hanno la capacita’ di distinguere i vocaboli e l’intonazione della voce umana. Ma, e questa e’ la vera novita’ scientifica, lo fanno attraverso regioni del cervello simili a quelle che usano gli uomini. Lo dimostra un nuovo studio che appare su ‘Science’, a firma di scienziati della Semmelweis University di Budapest (Ungheria).
“Si va al bar?” Espressione miracolosa e Leon si presenta alla porta e guarda guinzaglio, bandana e attrezzatura varia utile per andare in quel luogo di delizie chiamato “bar”. Al “bar”, infatti, se ti presenti a quattrozampe e con la coda, fai la faccia da morto di fame, occhio languido e goccia che cola dalla bocca, c’e’ la certezza che dall’alto cadano una marea di prelibatezze.
Attila Andics, etologo della Eötvös Loránd University di Budapest, ha misurato l’attivita’ neurale di 13 cani addestrati per rimanere immobili in una risonanza magnetica funzionale (fMRI), mentre ascoltavano una serie di frasi pronunciate dal loro addestratore. I cani hanno udito complimenti pronunciati in tono di lode; complimenti pronunciati in tono neutrale; e parole senza significato emesse sia in tono di lode, sia neutro. L’emisfero sinistro si e’ attivato in modo preferenziale per distinguere le parole con un significato da quelle senza senso, proprio come avviene nell’uomo, e in modo indipendente dall’intonazione; quello destro e’ apparso invece attivo nel discriminare le parole pronunciate in tono di lode da quelle neutre (un meccanismo che vale per tutti i suoni umani o canini, e non solo per le parole di senso compiuto).
“Chi e’ stato?” se davanti ad un qualche danno dico questa frase con tono arrabbiato, la risposta e’ nel loro comportamento: sguardo basso o girato da un’altra parte, coda tra le gambe. C’e’ mi si struscia addosso per farmi giocare e distrarre e chi quando possibile scappa via dal luogo del misfatto! Ma dalla faccia, il colpevole si trova sempre. Indizio o prova certa che sia!
Ancora sicuri che gli manchi la parola? (Donatella Poretti, curatrice della rubrica Aduc “Vita da cani”)

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Janine Von Thungen: Mama

Posted by fidest press agency su domenica, 5 ottobre 2014

mamaRoma Venerdì 10 ottobre 2014 h. 17-20,30MAC Maja Arte Contemporanea via di Monserrato 30, Durata:10 ottobre – 15 novembre 2014 A cura di Daina Maja Titonel Orari mostra Martedì – Venerdì h. 15-20 | Sabato h. 11-13/15-19.30 Chiuso lunedì e festivi Altri orari su appuntamento Apertura straordinaria DOMENICA 19 OTTOBRE 2014, h. 11-13/15-19.30. Quindici le opere in mostra tra disegni e sculture realizzate in diversi materiali e tecniche (legno, alluminio, cera, ottone, etc.) e una installazione sonora. Suono e voce ricorrono nella produzione artistica della von Thüngen; in alcune sue installazioni sono parte integrante dell’opera, mentre in questi ultimi lavori hanno un ruolo centrale. La voce, al pari dell’impronta digitale o dell’iride dell’occhio, caratterizza in modo unico l’individuo. L’emissione di un suono o di una parola ha inoltre la valenza di una performance: è qui e adesso, è un momento irripetibile. In un rapporto di reciprocità il suono come scultura penetra lo spazio e lo occupa seppure per un tempo finito mentre la scultura, divenuta traccia persistente del suono, ne conserva concretamente la suggestione. E’ da queste riflessioni che nascono gli ultimi lavori della von Thüngen, con un elemento aggiuntivo definito. La sua ricerca non ruota attorno ad un suono qualunque: la scultura prende corpo, è generata, partorita dalla pronuncia della parola MADRE (“mutter”, “mama”, “mother”, “mamma”, “mom”, “maman”, …). MAMA come impronta emotiva comune della prima esperienza di relazione tra il sé e l’altro. MAMA come la madre di tutte le relazioni. (mama)

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Un corso per trasformare la voce in testi scritti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2013

Dragon NaturallySpeaking

Dragon NaturallySpeaking (Photo credit: Wikipedia)

Milano. L’Università di Macerata ha organizzato il primo Master AMAC (Accessibility to Media, Arts and Culture), il cui programma di studio include un modulo di respeaking, una efficace tecnica adottata per trascrivere simultaneamente il discorso orale di convegni, workshop, conferenze, riunioni, ecc. e per produrre sottotitoli in tempo reale.L’attività del respeaker consiste nell’ascoltare il testo di partenza e nel dettarlo simultaneamente a Dragon NaturallySpeaking – insieme alla punteggiatura necessaria – in modo da ottenerne un testo scritto.
Nel caso della sottotitolazione, il testo elaborato dal software viene visualizzato in un formato “sottotitoli” che vengono proiettati insieme all’immagine originale nel caso di eventi come seminari, o mostrati «in pancia» sullo schermo nel caso di trasmissioni televisive.
L’attività di respeaking è necessaria in quanto il parlato libero delle persone non ha le caratteristiche necessarie ad una trascrizione automatica di qualità, in quanto caratterizzato da interruzioni, ripetizioni, rumori di fondo. Inoltre, la costruzione sintattica del parlato orale non corrisponde spesso a quella della forma scritta, e naturalmente nessun oratore pronuncia la punteggiatura.Tre docenti hanno gestito il modulo respeaking per i corsisti – i quali hanno scelto di utilizzare Dragon in italiano o in inglese – ed hanno impostato un percorso didattico in funzione dei diversi scenari possibili e con difficoltà crescente: discorsi e conferenze (un solo parlante, velocità di parola moderata), programmi TV con narrazioni (un solo parlante ma con la necessità di seguire il montaggio), telecronaca di eventi sportivi (più di un parlante), telegiornali (un solo parlante, velocità elevata), previsioni del tempo (un parlante, velocità elevatissima) e infine programmi di intrattenimento e talk show (due o più parlanti, velocità elevatissima).Per ogni video sono stati proposti vari esercizi, oltre al respeaking vero e proprio, tra cui l’inserimento di testi scritti sulle stesse tematiche del video, la visione del brano e la creazione di liste di parole da aggiungere al vocabolario di Dragon, la creazione di macro utili, la correzione di eventuali errori di riconoscimento o di dettatura, e così via. In questo modo gli studenti hanno appreso come migliorare il loro rendimento e come sfruttare al meglio le caratteristiche del software.
In particolare la possibilità di “addestrare” Dragon, di modificarne e ampliarne il dizionario in base all’evento da sottotitolare e di pianificare a priori determinate strategie scegliendo apposite macro o dizionari specifici, sono valide risorse che il respeaker sa come sfruttare al meglio al fine di produrre verbalizzazioni e sottotitoli di eccellente qualità.

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La voce e il silenzio della donna nella Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2012

Reggio Emilia 16 febbraio, ore 17.00 Biblioteca Provinciale Cappuccini “Bartolomeo Barbieri”, Piazza Vallisneri 1, Reggio Emilia.Il ciclo d’incontri ha l’obiettivo di approfondire la presenza della donna nella Chiesa. Già dalla prima serie di incontri è stata approfondita la presenza della donna nella Sacra Scrittura, nel Vangelo e nei primi secoli della Chiesa; è prevista una ricerca di gruppo sui temi sviluppati.
Davide Dazzi: introduzione
Angela Zini: Una riflessione a più voci
Mons. Daniele Gianotti: La religione di mia madre. Le donne e la trasmissione della fede (Dal libro di Jean Delumeau) (jean)

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Seacily Jazz Festival, Cristina Donà

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Palermo 28 giugno, alle 21,30, ai Giardini sopra le mura dello Spasimo, Cristina Donà, una tra le voci più originali e sofisticate nell’odierno panorama vocale nazionale. Cantante e autrice rock, Cristina Donà sin da bambina ha avuto una grande passione per la musica. Il suo esordio avviene nel 1991, aprendo un concerto degli Afterhours con un repertorio di cover per chitarra e voce. Negli anni successivi inizia a suonare in diversi locali e nelle rassegne estive lombarde e comincia a farsi notare per le sue performance cariche di pathos, mistero e sensualità e soprattutto per la sua voce indimenticabile. Nel 1995 Cristina Donà inizia a scrivere di getto alcune canzoni per la realizzazione di un album, Tregua, che esce nel ’97 e riscuote sin da subito notevole successo. Segue una lunga serie di concerti in cui fa da supporter anche per artisti prestigiosi quali Ben Harper e David Byrne. Trascorre un lungo periodo di creatività, durante il quale Cristina Donà lavora su canzoni nuove: un nuovo approccio la conduce verso il suo secondo album, Nido (1999), che vede la partecipazione di ospiti d’eccezione: Morgan dei Bluvertigo, il cantautore Marco Parente e soprattutto Robert Wyatt, che, dopo aver ascoltato i suoi precedenti lavori, decide di dare il suo contributo personale alla canzone Goccia, arricchendola di sfumature sonore insolite. In questi anni Cristina Donà collabora con alcuni gruppi italiani, quali La Crus, Afterhours e Massimo Volume, e con il cantautore newyorkese Eric Wood, insieme al quale duetta in alcuni brani del suo album Illustrated night. Dopo un incontro con Davey Ray Moor, Cristina Donà decide di lavorare con lui al terzo album, provando una produzione diversa e dal taglio internazionale. Nel corso del 2002, tra Italia e Inghilterra, viene realizzato Dove sei tu. Dopo un periodo di pausa dovuto alla maternità, scrive le canzoni del nuovo album, Torno a casa a piedi (2011), che molto devono anche alla mano da orchestratore di Saverio Lanza. Un prodotto di qualità eccellente, lontano dai ritmi rock, ma con un equilibrio a dir poco perfetto. Il costo del biglietto d’ingresso è di 22 euro. (cristina donà)

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“I diritti alzano la voce”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

Roma 23 giugno in piazza Montecitorio, dalle ore 11.00 Il Forum nazionale del Terzo Settore e la campagna I diritti alzano la voce organizzano una Giornata di mobilitazione, a difesa dei diritti sociali e per la riforma del welfare. E lanciano per questo un appello alla mobilitazione: “Basta tagli, ora diritti! Sussidiarietà, non scaricabarile!”. L’evento nazionale si terrà a Roma, in piazza Montecitorio, dove verrà organizzato un presidio a partire dalle ore 11.00. Ma eventi analoghi si terranno in altre parti d’Italia. Le decisioni assunte anche recentemente dal Governo, a cominciare dai tagli pesantissimi ai fondi nazionali per le politiche sociali, stanno aggravando ulteriormente una situazione già molto difficile. I diritti fondamentali non sono più garantiti in molte parti del paese, servizi rilevanti vengono tagliati a causa delle sofferenze di bilancio subite da Regioni ed Enti locali. Il dibattito pubblico, la politica e i media non sembrano avvertire con la necessaria urgenza e forza una questione che riguarda la vita di buona parte degli italiani. Le organizzazioni sociali sono strozzate dai ritardi nei pagamenti dovuti dalla Pubblica amministrazione, che le costringono a indebitarsi ulteriormente e, in diversi casi, a chiudere i servizi. Dinanzi a questa situazione non si può restare passivi, né limitarsi ad appelli e comunicati stampa. Dobbiamo mobilitarci!

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La voce di Radio Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2010

11 ottobre, Costantino Vitagliano diventa voce di Radio Italia Network. Il lunedì ed il mercoledì dalle 18 alle 20 nel corso della trasmissione Breakout parlerà delle notizie del giorno, di news, curiosità, cronaca, costume e società. Al suo fianco Pamela Mauro che dedicherà spazio alle interviste con i vip. http://www.radioitalianetwork.fm

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