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Posts Tagged ‘volatilità’

Le elezioni politiche portano tradizionalmente una crescente incertezza sui mercati: come affrontare la volatilità?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2022

A cura di Gimme5, soluzione digitale che permette di accantonare piccole somme attraverso smartphone e investirle in fondi comuni. Le elezioni politiche italiane sono al centro del dibattito pubblico da mesi: domenica 25 settembre i cittadini saranno chiamati ad eleggere chi dovrà condurre l’Italia attraverso un periodo storico particolarmente complesso, proseguendo il lavoro dell’uscente governo Draghi. I mercati si domandano quale forza politica andrà al governo, quali saranno le azioni che intraprenderanno i nuovi ministri e come questi affronteranno concretamente le difficili scelte economiche. Le elezioni politiche portano tradizionalmente una crescente incertezza sui mercati, come dimostra lo studio “Stock Market Volatility And Presidential Election Uncertainty: Evidence From Political Futures Markets” di David R. Bowes, della Southeastern Louisiana University, USA. La ricerca illustra come, in corrispondenza di ogni elezione presidenziale Usa tra il 1992 e il 2012, la volatilità sui mercati finanziari abbia subito una brusca accelerata (guardando la performance dell’indice S&P500). Questo perché, se i candidati hanno posizioni contrastanti per quanto riguarda la fiscalità, le azioni mirate alla creazione di posti di lavoro, gli stipendi e le riforme chiave, gli operatori finanziari si trovano di fronte a ipotetici scenari divergenti, quindi l’incertezza sul futuro economico rende più difficile adattare i prezzi di Borsa alle previsioni. Maggiore è l’incertezza sul possibile governo vincente, maggiore sarà la volatilità determinata dalle elezioni. Quando si assiste a una caduta dei mercati, è fondamentale rimanere fedeli al proprio obiettivo di investimento, senza farsi prendere dal panico e tenendo presente il fatto che uscire dal mercato in un momento di ribasso rappresenta un modo sicuro per congelare la perdita e perdere la maggior parte dei possibili guadagni. Investire con costanza ogni mese è una tecnica che presenta numerosi vantaggi, soprattutto nelle fasi di discesa del mercato: nessuno può prevedere con certezza quale sarà il movimento dei mercati nel breve periodo, pertanto frazionare l’investimento consente di limitare il rischio di investire troppo quando i prezzi possono ancora scendere. Ad esempio, gli investitori che avevano un piano di accumulo attivo alla vigilia dello scoppio della pandemia, hanno continuato ad acquistare anche in un momento in cui l’emotività glielo avrebbe impedito, aumentando le prospettive di guadagno quando i prezzi sono tornati a salire. quando i mercati scendono i titoli diventano più economici e, acquistandoli in questo momento, si ottiene un potenziale di risalita maggiore. Il rischio può essere ripagato dalla successiva ripresa di valore degli indici, basti pensare che l’S&P 500, ha perso in media il 14,2% almeno una volta l’anno tra il 1980 e il 2015, ma, nonostante ciò, ha chiuso in positivo 27 anni su 36 (il 75% delle volte). La diversificazione è una regola fondamentale, sempre valida: per non investire tutto il capitale in un singolo strumento finanziario, una soluzione semplice è rappresentata dai fondi comuni, che contengono centinaia di titoli, tra azioni e obbligazioni e consentono un’utile ripartizione del rischio. (abstract)

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Applicare lo stock picking in un contesto di forte volatilità

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2022

A cura di Giacomo Tilotta, Head of European Equity di AcomeA SGR. Le problematiche relative alla catena di approvvigionamento, recrudescenze del virus, inflazione, rialzo dei tassi di interesse, crisi di Governo e soprattutto l’invasione russa dell’Ucraina sono stati fattori che hanno esercitato un forte impatto negativo sull’andamento dell’intero mercato azionario europeo.Considerando l’inflazione nell’area euro, se ne registra un deciso aumento e pressioni inflazionistiche hanno effetti negativi trasversali poiché viene inficiata la capacità di mantenere sia una buona marginalità sia una buona redditività da parte di tutte le aziende.Il perdurare del conflitto russo-ucraino porta con sé ripercussioni sulle forniture europee di gas e difficoltà in tal senso implicano un ulteriore aggravio dei costi energetici finanche ad osservare la possibilità che diverse Nazioni europee (come la Germania ad esempio) possano intraprendere una politica di razionamenti. La tematica relativa alle difficoltà della catena di approvvigionamento con un suo conseguente riassetto interesserà tutte le imprese anche per i prossimi mesi e risulta probabile continuare ad osservare una ulteriore erosione dei margini.Importante inoltre sarà verificare le mosse che la BCE attuerà al fine di contenere le pressioni inflattive ed iniziare ad avere contezza di cosa sia e di come possa essere utilizzato il nuovo strumento “TPI” (Transmission Protection Instrument).In un siffatto contesto, risulta strategico investire in aziende che possano, nel medio-lungo termine, offrire un rendimento decorrelato da quello del mercato. Si tratta di società in fase di profonda ristrutturazione, il cui corso azionario è stato fortemente penalizzato ma che posseggono del valore fondamentale inespresso. Chiamiamo queste aziende “Special Situations”.Si cita ad esempio Philips, azienda olandese leader a livello mondiale in due settori: imaging diagnostico cardiovascolare e macchinari di supporto per l’apnea notturna (Respironics).A seguito della Pandemia, i macchinari Respironics sono stati utilizzati anche per curare i disturbi derivanti dal Covid. A giugno 2021 si sono registrati i primi effetti avversi quali rash cutanei, asma allergica e/o bronchiti a seguito di una reazione chimica tra i prodotti utilizzati per la pulizia del macchinario ed il particolato della schiuma fonoassorbente dello stesso. Come conseguenza, l’azienda aveva immediatamente deciso di interrompere la produzione di tali macchinari e di iniziare un’azione di richiamo su scala globale.Le fasi del recall si dividono in riparazione o sostituzione. L’ammontare dei macchinari oggetto di richiamo è pari a 5,5 milioni di unità e Philips prevede di riuscire a consegnare i kit di riparazione o di effettuarne la sostituzione per il 90% delle macchine entro la fine del 2022. Dall’inizio della questione, la FDA ha iniziato ad indagare l’eventuale cancerogenicità del particolato ed i primi risultati di tali test saranno disponibili dal secondo semestre 2022. Il rischio concreto è quello di una class action qualora dovesse essere dimostrata la correlazione tra il particolato e lo sviluppo di tumori. Il titolo risulta molto penalizzato a causa della situazione di grande difficoltà aziendale poiché non solo è stata chiusa un’intera business unit ma si stanno sostenendo importanti costi extra, rischio di un’azione legale, pressioni inflattive, Zero Covid Policy in Cina e strozzature della supply chain che fanno emergere dubbi sulla capacità di approvvigionamento sia per garantire la tempistica promessa dal management per la risoluzione della questione Respironics sia la consegna di componenti necessari alla produzione di macchinari delle varie linee di business.

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Gestire la volatilità con lo stock picking

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

A cura di Antonio Amendola, gestore del fondo AcomeA PMItalia ESG di AcomeA SGR. La volatilità dei mercati non sembra rappresentare un ostacolo per quanti sono interessati a investire in fondi azionari, come dimostra l’ultima Mappa mensile di Assogestioni relativa a maggio 2022 (Fig.1). In questo particolare momento di mercato stiamo osservando una riallocazione degli investimenti dal reddito fisso all’equity, complici anche il recente rialzo dei tassi e le prospettive di un’inflazione duratura, che fanno venire meno l’appeal delle asset class obbligazionarie. Tuttavia, siamo ancora lontani da una reale inversione di tendenza dei listini e lo scenario attuale di incertezza macroeconomica e geopolitica ci potrebbe accompagnare almeno fino a fine anno. Occorre tenere a mente come la volatilità, se ben gestita, non sia un male assoluto ma una variabile fondamentale che favorisce la gestione attiva e moltiplica le possibilità di creare alpha nei portafogli gestiti attivamente. Oltre al fisiologico travaso obbligazionario-azionario, un’altra grande rotazione sta interessando internamente la componente equity dei portafogli: quella dai titoli growth ai titoli value. I primi hanno registrato una crescita ininterrotta dal 2008, ma lo scenario attuale, con le banche centrali meno impegnate in stimoli monetari, determina una rifocalizzazione delle strategie sulle azioni value.Alcune società sul mercato italiano quotano a multipli dimezzati rispetto a un anno; un esempio può essere Leonardo (+55% da inizio anno), che nonostante il forte repricing dovuto alla guerra quota ancora a multipli interessanti. L’attuale momento di mercato rende ancora più evidente il valore dello stock picking e della selezione delle singole storie aziendali, piuttosto che di un intero settore. Per i professionisti dello stock picking è bene avere chiaro un “identikit” di azienda che sia in grado di superare periodi di incertezza e volatilità e tornare a crescere. Le caratteristiche da tenere presenti sono, a nostro avviso: livelli bassi (o nulli) di indebitamento; marginalità sostenibile e vantaggi competitivi chiari (come ad esempio brevetti industriali); pieno controllo delle catene di fornitura, che devono essere corte; un prodotto riconosciuto con un pricing power che consenta di scaricare sul cliente finale gli effetti inflattivi sulle materie prime.Le opportunità su Borsa Italiana oggi non mancano, sia sul listino principale MTA che sull’Euronext Growth Milan, dove si continuano a vedere multipli interessanti. Lo stock picking non può prescindere, a nostro avviso, da un engagement attivo con le società in portafoglio, con le quali occorre tenere un contatto costante. Questo stretto rapporto ci consente di notare come imprenditori e manager delle PMI italiane non siano troppo spaventati dallo scenario attuale, a differenza di quanto accade per le Large cap del FTSE Mib, giustamente più preoccupate, in quanto per loro è più complicato ribaltare l’aumento dei prezzi sul costo del prodotto finale, molto spesso una vera e propria commodity. Le PMI sono più agili e flessibili, per loro è più semplice gestire le filiere produttive e hanno prodotti con una maggior riconoscibilità sul mercato. In generale, poi, gli ordinativi delle piccole e medie imprese sono a livelli record, quindi sono preparate ad affrontare ulteriori mesi di incertezza dal punto di vista internazionale. beatrice.cagnoni@bc-communication.it, giulia.franzoni@bc-communication.it, acomea@bc-communication.it,

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Capital Group: Quando la volatilità è in aumento, la monotonia attrae

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

A cura di Diana Wagner, Gestore di portafoglio azionario di Capital Group. Le aziende tecnologiche e digitali in rapida crescita hanno suscitato un grande entusiasmo da parte degli investitori negli ultimi dieci anni, oltre a generare una quota di rendimenti di mercato sovradimensionata. Dall’inizio del 2022, tuttavia, molti di questi settori preferiti del mercato sono stati messi a dura prova. Tra il rallentamento della crescita economica, l’impennata dell’inflazione e il timore dell’aumento dei tassi di interesse, gli investitori potrebbero esaminare più attentamente le valutazioni elevate di molte piattaforme digitali e titoli software.Per gli investimenti è uno dei contesti più complessi da diversi anni. Ecco alcune tematiche di investimento che gli investitori più cauti potrebbero voler considerare. I cambiamenti a lungo termine verso un futuro digitale, l’implementazione dei veicoli elettrici e la transizione verso l’energia pulita continueranno probabilmente a creare opportunità per gli innovatori in queste aree. Tuttavia, queste tendenze stanno anche creando difficoltà per le vecchie industrie come l’estrazione mineraria e il trasporto ferroviario. Il nichel, ad esempio, è un componente chiave delle batterie dei veicoli elettrici. Lo stesso vale per il rame, necessario per gli aggiornamenti della rete elettrica. E mentre il settore software sta diventando un attore sempre più essenziale nella produzione di automobili moderne, l’acciaio rimane un componente necessario. In effetti, negli ultimi mesi i prezzi di determinate materie prime sono saliti alle stelle, una tendenza amplificata dalla guerra tra Russia e Ucraina, i principali produttori di nichel, rame e grano. Le persone hanno sottovalutato quanto rame sia necessario per sostituire e modernizzare la rete elettrica man mano che la domanda aumenta. Aziende come la società metallurgica e mineraria canadese First Quantum Minerals, che si concentra sul rame, e la brasiliana Vale, produttore di minerale di ferro, potrebbero trarne vantaggio. L’aumento della domanda di materie prime ed energia potrebbe anche far aumentare la domanda per le ferrovie del Nord America, che costituiscono la via più conveniente per trasportare materiali pesanti. Anche le ferrovie hanno un potenziale potere di determinazione dei prezzi, importante nell’attuale contesto inflazionistico. In genere, i prezzi si basano sul costo delle merci sottostanti che trasportano, quindi i ricavi aumentano con i prezzi delle materie prime. Anche l’aumento dei costi del carburante si dimostra vantaggioso, poiché la differenza tra il costo del trasporto su strada e quello ferroviario è al suo massimo da anni. Una ferrovia come la Canadian Pacific, che possiede l’unica rete tri-costiera Canada-USA-Messico, potrebbe ottenere una buona performance in una varietà di circostanze economiche. Le ferrovie statunitensi hanno margine per aumentare i prezzi in un contesto di boom delle materie prime. La spinta globale alla riduzione delle emissioni di carbonio e al miglioramento dell’efficienza energetica è spesso associata a veicoli elettrici o servizi che sfruttano l’energia solare ed eolica. A prima vista, le aziende industriali tradizionali che fabbricano macchinari, prodotti chimici e altri materiali da costruzione potrebbero essere considerate parte del problema e non la soluzione. Ma le società HVAC come Carrier e Daikin stanno sviluppando sistemi di condizionamento e riscaldamento che potrebbero contribuire a ridurre le emissioni globali di gas serra. Le normative europee e di altri paesi che richiedono la sostituzione dei sistemi più vecchi con prodotti più efficienti dal punto di vista energetico potrebbero spingere entrambe le aziende a cogliere opportunità a lungo termine. Una maggiore regolamentazione delle emissioni di carbonio e una spesa infrastrutturale nelle principali economie potrebbero anche fornire fondi per il produttore svizzero di prodotti chimici speciali Sika. L’azienda produce additivi per cemento in grado di ridurre le emissioni di carbonio e aumentare la resistenza. Può sembrare un’attività noiosa, ma il suo potenziale di crescita è piuttosto convincente con la stretta degli standard globali sulle emissioni.Quando le condizioni economiche diventano difficili, i consumatori possono naturalmente diventare più attenti alla spesa. Molti acquirenti iniziano a fare spese presso commercianti di prodotti scontati, noti come “treasure hunt retailer”. Questi negozi offrono abbigliamento, articoli per la cura personale e prodotti per la casa a prezzi relativamente bassi, oltre ad alcuni prodotti di qualità superiore a prezzi convenienti. In un contesto economico in rallentamento, molte persone passeranno ai ‘dollar store’ (i negozi ‘tutto a un dollaro). Tali attività hanno resistito bene nelle recessioni passate. Ciò che potrebbe essere meno intuitivo è che i treasure hunt retailer ben gestiti spesso hanno un potenziale di determinazione dei prezzi quando l’inflazione è in aumento. Ad esempio, Dollar Tree, che offre un’ampia varietà di articoli a 1 dollaro, ha recentemente lanciato la strategia “breaking the buck” (lett. “rompere il dollaro”). L’azienda inizialmente offriva una categoria di beni a $ 5, seguita da una categoria a $ 1,25. Questo stesso approccio ha aiutato altri treasure hunt retailer a generare una forte crescita delle vendite same-store e di espansione dei margini per diversi anni. Nel contesto attuale, cerchiamo aziende in grado di migliorare le loro attività e far sì che la loro crescita avvenga indipendentemente da ciò che fa l’economia. Dollar Tree potrebbe rappresentare una di queste storie di auto-sufficienza.Le principali aziende di piattaforme digitali, software cloud e tecnologie per veicoli autonomi continuano a ridefinire il nostro modo di lavorare, vivere e fare acquisti. Tuttavia, molte di queste aziende potrebbero aver agito prematuramente. Con l’aumento dell’inflazione e un potenziale di guadagno ancora distante alcuni anni per alcune di queste aziende, le valutazioni possono essere estese. Le principali aziende tecnologiche sembrano sempre promettenti nel lungo termine. Ma in questo contesto, stiamo spostando la nostra attenzione verso le aziende che effettivamente agiscono e tendono a restare attive in tutti i tipi di mercato.

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La volatilità dei mercati può essere affrontata con titoli di qualità

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Maggio 2022

A cura del Team di Ricerca di Intermonte. Si prevede che la recente volatilità e l’incertezza dei mercati continueranno, almeno nel breve termine, e probabilmente limiteranno gli afflussi nei prossimi mesi. Per quanto riguarda le nostre previsioni di afflussi per il 2022, abbiamo già evidenziato come fossero basate su ipotesi troppo aggressive. Alla luce dell’attuale scenario e dei dati ufficiali di Assogestioni relativi al 1° trimestre ‘22, stiamo assumendo un atteggiamento più prudente: la nostra nuova stima di afflussi per il 2022 di 838 milioni di euro implica comunque che i prossimi tre trimestri vedranno afflussi complessivi di quasi 680 milioni di euro. Nel lungo termine, le nostre ipotesi si basano sull’aspettativa che l’interesse per questo prodotto rimanga piuttosto alto grazie al beneficio fiscale e, dal punto di vista dei distributori, al fatto di poter contare su un impegno a lungo termine da parte dell’investitore.Le principali ipotesi alla base delle nostre attuali stime sono le seguenti:Per il 2022, ipotizziamo una raccolta lorda di nuovi sottoscrittori di PIR pari a 600 milioni di euro, in calo rispetto a 1,8 miliardi di euro; Per quanti sottoscrivono Pir in modo continuativo, prevediamo che la raccolta complessiva nel secondo anno sarà pari a una parte della somma accantonata nel primo anno (dal 35% al 40% nel nostro modello); nei restanti anni (cioè dal terzo al quinto anno) ci aspettiamo afflussi stabili, pari in media al 60% degli investimenti effettuati nel secondo anno; Infine, calcoliamo l’ammontare del capitale che sarà ritirato dagli investitori che decideranno di uscire dal fondo prima del prima del termine dei cinque anni (per qualsiasi motivo) a ~4% delle attività in gestione nel 2022 e oltre. (abstract)

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“Comgest: la volatilità spinge gli investitori a un cambiamento significativo”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2022

A cura di Laure Négiar, Gestore del fondo Comgest Growth World di Comgest. Gennaio è stato un mese caratterizzato da volatilità. I mercati, e in particolare i titoli growth, hanno evidenziato debolezza a causa delle preoccupazioni riguardanti l’inflazione e i rendimenti obbligazionari. La rotazione ha determinato la sovraperformance di settori in cui siamo sottopesati a causa di una carenza di società di qualità (finanziari ed energia), nonché una rotazione all’interno di settori come l’industria e i materiali lontano dalla fascia di qualità dello spettro. Tra i titoli che hanno messo a segno le performance migliori nel corso del mese segnaliamo la compagnia di assicurazione AIA, la fonderia di semiconduttori TSMC e la società tecnologica cinese Tencent. Dai risultati del quarto trimestre di TSMC emerge un utile netto in crescita del 16% su base annua, mentre le previsioni positive hanno dimostrato la capacità della società di rialzare i prezzi. Tencent ha sovraperformato, riflettendo la scarsa fiducia provocata dalle modifiche normative dell’anno scorso. Da una riunione con il gruppo è emersa la crescente attività di riacquisto di azioni proprie e la conferma della solidità dell’attività di videogiochi. La compagnia di assicurazione AIA ha registrato buoni risultati nel corso della rotazione del mercato, dato che ha beneficiato del rialzo dei tassi di interesse. La volatilità registrata a gennaio ha portato a un cambiamento significativo dei rapporti rischio-rendimento e tra le società di alta qualità coerenti con questo nuovo paradigma segnaliamo Align Technology, il produttore di allineatori trasparenti, Recruit Holdings, la società giapponese proprietaria del motore di ricerca di lavoro indeed.com, il leader nel design di calzature Nike e il fornitore di servizi di pagamento Adyen.

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“Comgest: la volatilità spinge gli investitori a un cambiamento significativo”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2022

A cura di Laure Négiar, Gestore del fondo Comgest Growth World di Comgest. Gennaio è stato un mese caratterizzato da volatilità. I mercati, e in particolare i titoli growth, hanno evidenziato debolezza a causa delle preoccupazioni riguardanti l’inflazione e i rendimenti obbligazionari. La rotazione ha determinato la sovraperformance di settori in cui siamo sottopesati a causa di una carenza di società di qualità (finanziari ed energia), nonché una rotazione all’interno di settori come l’industria e i materiali lontano dalla fascia di qualità dello spettro. Tra i titoli che hanno messo a segno le performance migliori nel corso del mese segnaliamo la compagnia di assicurazione AIA, la fonderia di semiconduttori TSMC e la società tecnologica cinese Tencent. Dai risultati del quarto trimestre di TSMC emerge un utile netto in crescita del 16% su base annua, mentre le previsioni positive hanno dimostrato la capacità della società di rialzare i prezzi. Tencent ha sovraperformato, riflettendo la scarsa fiducia provocata dalle modifiche normative dell’anno scorso. Da una riunione con il gruppo è emersa la crescente attività di riacquisto di azioni proprie e la conferma della solidità dell’attività di videogiochi. La compagnia di assicurazione AIA ha registrato buoni risultati nel corso della rotazione del mercato, dato che ha beneficiato del rialzo dei tassi di interesse.La volatilità registrata a gennaio ha portato a un cambiamento significativo dei rapporti rischio-rendimento e tra le società di alta qualità coerenti con questo nuovo paradigma segnaliamo Align Technology, il produttore di allineatori trasparenti, Recruit Holdings, la società giapponese proprietaria del motore di ricerca di lavoro indeed.com, il leader nel design di calzature Nike e il fornitore di servizi di pagamento Adyen.

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Pimco: opportunità diversificate in un contesto di volatilità per l’Asia nel 2022

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2022

A cura di Carol Liao, China Economist di PIMCO. Le nostre prospettive per il 2022 prevedono una crescita superiore al trend (anche se in rallentamento) e un’inflazione moderata che inducono ancora un restringimento graduale delle politiche monetarie dei mercati sviluppati. Tuttavia, il nostro caso base affronta tre rischi chiave: un’inflazione persistentemente elevata, un inasprimento delle condizioni finanziarie più brusco del previsto e le varianti COVID. Proprio le varianti stanno già turbando la Cina, con nuove ondate di Delta e Omicron che si susseguono in un contesto macroeconomico che ora è peggiore del primo trimestre dell’anno scorso: le restrizioni energetiche e il mercato immobiliare stanno pesando sulla crescita, mentre le esportazioni dovrebbero moderarsi nei prossimi trimestri a causa della forte riduzione e dell’ammorbidimento della domanda estera di beni manifatturieri. Nel nostro scenario di base, ci aspettiamo che la crescita del PIL cinese si riduca a circa il 5% su base annua nel 2022 dall’8,1% del 2021. Per contro, il dinamico mercato emergente dell’India sta vedendo una fiorente ripresa della crescita, che probabilmente richiederà un continuo supporto politico. Tuttavia, il vecchio modello di sviluppo del mercato immobiliare (caratterizzato da costruttori con un alto livello di indebitamento e da un rapido aumento dei prezzi) è ora considerato insostenibile e in conflitto con l’agenda a lungo termine del governo. Inoltre, si prevede che la domanda di alloggi diminuisca nel lungo periodo a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’India si è ripresa rapidamente dalla devastante seconda ondata pandemica a metà del 2021, ma nel quarto trimestre del 2021 l’attività economica ha mostrato i primi segni di rallentamento, anche prima dello scoppio di Omicron. Ci aspettiamo che il PIL dell’India si espanda di circa il 9% nel 2022 (aprile 2021 – marzo 2022), per poi moderarsi a circa il 7% nel 2023. L’inflazione principale dell’India è salita brevemente al di sopra dell’intervallo obiettivo della banca centrale (2%-6%) durante il secondo trimestre del 2021 a causa di interruzioni nella supply chain, ma le misure del governo hanno contribuito a portare verso il basso e in modo graduale l’inflazione dei prezzi dei beni alimentari. Tuttavia, l’inflazione di base rimane elevata, destando preoccupazioni per il de-ancoraggio delle aspettative di inflazione. Prevediamo che l’inflazione si modererà nel 2023 a un livello basso del 5%, ma con rischi al rialzo. Nel complesso, riteniamo che l’India offra interessanti opportunità di diversificazione, data la volatilità relativamente bassa delle sue attività di rischio rispetto ad altri mercati emergenti ad alto rendimento. Prevediamo che i principali mercati asiatici sperimenteranno dinamiche diverse nel 2022. Insieme alla rapida evoluzione dell’economia globale, gli aggiustamenti del mercato saranno probabilmente rapidi e gli investitori dovranno probabilmente affrontare una maggiore volatilità. Saremo alla ricerca di opportunità di valore relativo nei mercati macro e di opportunità di acquisto nel credito asiatico, dove le valutazioni sembrano essere più convincenti rispetto agli spread in altre parti del mondo. Crediamo che una rigorosa gestione del rischio e un’attenta selezione dei titoli saranno cruciali per gli investitori della regione. Sullo sfondo di un ambiente macroeconomico più incerto e volatile, continuiamo a credere che la gestione attiva sia particolarmente importante durante questo ciclo in rapida evoluzione, dove le trasformazioni sono probabili e cogliere le opportunità che ne derivano può essere fondamentale per produrre alfa. (abstract Commento PIMCO)

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Capital Group: nel 2022 si prospettano rendimenti modesti e volatilità contenuta

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

By Martyn Hole, Equity Investment Director di Capital Group. Le cifre del PIL per l’Europa pubblicate di recente sono un’indicazione della crescita relativamente forte prevista nel corso dei prossimi 12-18 mesi nelle principali economie europee. Abbiamo visto una forte crescita in Europa negli ultimi due trimestri con l’apertura delle economie. Mentre ci addentriamo nel 2022, l’Europa dovrebbe registrare un impressionante tasso di crescita del PIL del 4-5% – in particolare in Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito. Spinta dalla domanda repressa, dal miglioramento del sentiment dei consumatori e dal boom dell’attività industriale, la maggior parte delle principali economie europee sta crescendo. A questo si aggiunge il continuo sostegno politico, non solo da parte delle banche centrali con una politica monetaria molto accomodante, ma anche da parte dei governi con un continuo sostegno fiscale. Nonostante le prospettive ottimistiche generali, ci troviamo in un ambiente economico altamente incerto e le tre principali incertezze della pandemia, dell’inflazione e dell’accresciuta incertezza politica potrebbero causare maggiore volatilità nei mercati azionari europei nel 2022.Tuttavia, i premi per il rischio azionario negli ultimi anni sono rimasti molto più alti nei principali mercati europei che negli Stati Uniti. In particolare, i premi per il rischio azionario sono rimasti elevati nei mercati più orientati al valore come la Germania e il Regno Unito. I notevoli premi al rischio delle azioni europee dovrebbero fornire un certo isolamento da qualsiasi minaccia globale. Con il previsto aumento dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense, questo potrebbe spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury USA e questo potrebbe anche portare la BCE e la Banca d’Inghilterra ad attuare anticipatamente una politica monetaria meno accomodante, spingendo al rialzo i rendimenti delle obbligazioni europee e comprimendo il premio al rischio azionario. Ma è concepibile che, in un tale ambiente, le azioni e i mercati europei più orientati al valore possano generare rendimenti relativamente più robusti.Le società statunitensi hanno guidato la ripresa degli utili che riflette il forte rimbalzo economico, ma stiamo iniziando a vedere le stime degli utili in forte aumento nell’UE e nel Regno Unito, guidate dalle società finanziarie, energetiche e dei materiali. Con la ripresa degli utili, i mercati azionari europei – soprattutto il Regno Unito – hanno il potenziale per superare significativamente gli altri mercati regionali.

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Volatilità: come affrontarla al meglio?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 gennaio 2022

A cura di Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory Moneyfarm. I mesi di marzo e aprile 2020 resteranno a lungo impressi nella memoria collettiva. Lo scoppio della pandemia ha colto il mondo intero alla sprovvista: da quando il Covid è diventato un’emergenza globale nessuno sa come possa evolversi la crisi e quali possano essere esattamente le conseguenze di questa situazione dal punto di vista sanitario, economico e sociale.Nel complesso, nel mese di marzo 2020, i mercati azionari hanno perso oltre il 30%, le volatilità implicite delle azioni (indice Vix) hanno raggiunto livelli record superiori addirittura ai livelli raggiunti nel 2008 e gli spread delle obbligazioni societarie a più alto rischio si sono notevolmente ampliati, a causa di una revisione al rialzo delle probabilità di default derivanti dalla sospensione dell’attività economica. Data la mancanza di domanda, la crisi ha colpito anche il prezzo del petrolio il cui future ha toccato il valore di -37 dollari al barile, un livello ritenuto impensabile in precedenza. Insomma, le settimane turbolente tra marzo e aprile 2020 rappresentano un momento storico per i mercati finanziari e la volatilità a cui abbiamo assistito rimarrà con ogni probabilità tra le più alte mai registrate. Quello che è successo nei mesi successivi è storia nota, l’economia globale ha dimostrato di essere più resiliente delle aspettative. Le politiche monetarie e fiscali messe in campo da banche centrali e governi hanno permesso al sistema finanziario di rimettersi in moto e i mercati hanno intrapreso una graduale risalita che si è poi tramutata nell’importante espansione cui abbiamo assistito fino ad oggi.Quando l’incertezza cresce sui mercati, di norma l’investitore adotta uno di questi tre comportamenti: resta investito, rimanendo fedele al proprio piano di investimento e magari continuando ad investire nuova liquidità anche attraverso versamenti ricorrenti (per esempio attraverso un PAC, Piano di Accumulo di Capitale), oppure prova a “battere il mercato”, cercando di vendere per anticipare la presunta fase negativa e poi rientrare nel momento che ritiene più favorevole, oppure ancora esce definitivamente dal mercato, cercando di capitalizzare su eventuali profitti maturati in passato. Quest’ultima scelta, al netto dei rari casi in cui il capitale investito si renda necessario per spese improvvise, è condizionata da fortissime pressioni psicologiche, specialmente quando la volatilità è più estrema. A nessuno piace vedere il valore dei propri investimenti diminuire o andare in negativo e la tentazione di disinvestire o di entrare e uscire dal mercato è molto forte, come abbiamo notato durante la fase incerta di marzo/aprile 2020. Negli investimenti naturalmente non si possono prendere come riferimento gli scenari passati per prevedere con esattezza il futuro. Questi dati servono semplicemente a rendersi conto che nelle fasi di volatilità sui mercati, anche quelle più estreme e difficilmente replicabili come quelle dello scorso anno, agire sulla scia delle emozioni o provare a “battere il mercato” può rivelarsi una scelta molto rischiosa. Una strategia d’investimento lungimirante, che neutralizza la volatilità nel tempo, e il supporto di una consulenza professionale che aiuta a gestire la pressione emotiva rappresentano l’antidoto migliore anche alle situazioni più complesse e imprevedibili. (abstract http://www.moneyfarm.com)

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Volatilità dei mercati finanziari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

A cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. In questi ultimi giorni abbiamo vissuto una improvvisa reazione emotiva dei mercati finanziari dovuta a due avvenimenti dirompenti. Il primo è stato la scoperta in Sudafrica della nuova variante Omicron. Le notizie inizialmente sono sembrate particolarmente allarmanti, sia in termini di diffusione, sia per quanto riguarda la copertura vaccinale. Oltretutto l’Europa stava vivendo una situazione particolarmente delicata, per le evidenti difficoltà nel gestire la quarta ondata pandemica. Tutto ciò ha determinato un‘intensa correzione dei mercati azionari, sono stati colpiti specialmente i settori più sensibili ai lockdown, come ad esempio “viaggi e tempo libero” che in Europa hanno cancellato le performance positive prodotte da inizio anno. Le commodity legate al ciclo economico, come ad esempio il petrolio, hanno subito pesanti discese, superiori al 10%. Perfino il dollaro, sul potenziale cambio di scenario, ha ritracciato rispetto alle principali valute. Gli operatori pensavano che prezzare tre rialzi dei tassi nel corso del 2022 fosse diventato eccessivo. I titoli governativi sono tornati ad essere una forma di protezione dalle tensioni generalizzate. Le informazioni successive sono risultate più rassicuranti, i sintomi evidenziati sembrano infatti essere lievi e le prime indicazioni che arrivano dalla ricerca israeliana mostrano che coloro che hanno un richiamo vaccinale dovrebbero essere protetti da questa variante. I mercati hanno fatto appena in tempo a riprendere il fiato quando è arrivato il secondo evento, ovvero le parole di Jerome Powell durante l’audizione davanti alla Commissione bancaria del Senato.Il presidente della Fed, appena confermato per un altro mandato quadriennale, ha dichiarato che è giunto il momento di smettere di usare la parola “transitoria” quando si parla di crescita dei prezzi. Ha però ribadito che la FED è pronta ad usare gli strumenti necessari per assicurare che l’inflazione più alta non si radichi. In pratica è probabile un’accelerazione del tapering, terminando gli acquisti di asset prima del previsto. Un cambio di tono che può portare ad una modifica nella politica monetaria. Se la ripresa del lavoro proseguisse nei prossimi mesi, Powell sarà effettivamente pronto a introdurre tassi d’interesse più elevati. L’azionario ha reagito negativamente, riprendendo a correggere, mentre i titoli governativi sono risultati più contrastati, senza prendere una direzione netta. Se prevarrà lo scenario di una crescita economica in carreggiata, come stanno segnalando i dati macro specialmente di Cina e Stati Uniti, con le strozzature produttive in progressiva risoluzione, il mercato azionario dovrebbe ritrovare un suo equilibrio e riprendere nella sua tendenza positiva di fondo. I tassi americani dovrebbero salire sulla parte breve della curva ma stabilizzarsi sulla parte lunga una volta incorporata la nuova politica monetaria. Questo a condizione che gli effetti delle nuove varianti del coronavirus non creino nuove limitazioni ai processi produttivi.

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Mercati asiatici, tra alta volatilità e potenziale di crescita

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2021

A cura di Chantana Ward, Gestore del fondo Comgest Growth Asia di Comgest. L’indice MSCI AC Asia è sceso del 4,6% in dollari (-2,4% in euro) nel corso del terzo trimestre, a causa dell’alta volatilità, soprattutto in Cina. In Giappone sono venuti a mancare due fattori che avevano probabilmente scoraggiato gli investitori stranieri: il basso tasso di vaccinazioni e l’impopolare amministrazione Suga. Sebbene per metà di quest’anno il Giappone sia stato snobbato dagli investitori, a esclusione delle scommesse a breve termine sulla curva dei rendimenti mondiali o sui prezzi delle materie prime, ora i meriti specifici delle singole aziende vengono nuovamente premiati.A metà del trimestre l’attenzione è stata catalizzata dalla Cina, dove il governo ha esercitato una forte pressione riformista su molte parti del mercato, tra cui i doposcuola privati, la normativa sui giochi online e la protezione online dei dati dei consumatori e il comportamento monopolistico delle “big tech”. Molti di questi settori erano stati segnalati come aree di interesse, ma la portata di alcune delle riforme ha colto il mercato di sorpresa, nonostante le misure siano relativamente allineate con le discussioni che si stanno svolgendo in tutto il mondo sulla protezione dei consumatori dal potere delle società tecnologiche incentrate sui dati. La riforma non si è fermata lì: da qualche anno il governo sta lavorando per ridurre il debito sul mercato. Quest’anno l’attenzione si è concentrata sulle società immobiliari eccessivamente indebitate, in particolare sullo sviluppatore immobiliare Evergrande, finito sulle prime pagine di tutti i giornali quando ha cercato di ristrutturare e rinegoziare il suo debito. La soluzione attualmente più probabile è uno scorporo ordinato delle attività, con il salvataggio di alcuni creditori scelti. Infine, alla chiusura del terzo trimestre si sono sentiti gli impatti delle riforme energetiche e ambientali in corso. Alcune province cinesi hanno ampiamente ignorato gli obiettivi governativi di riduzione energetica, ma non Pechino. Il brusco richiamo degli obiettivi energetici provinciali ha portato a blackout a rotazione, mentre i governi locali si affannavano ad adempiere agli obblighi. È chiaro che la portata del cambiamento avrà un certo impatto sulla crescita economica, ma, in generale, ci sorprenderebbe che il governo (nel centenario del Partito comunista cinese) permettesse alla riforma autoimposta di portare l’economia alla recessione.Le società cinesi di Internet e di gestione di piattaforme sono state nettamente penalizzate dalla normativa. Nei casi di Tencent e NetEase, crediamo fortemente che i vantaggi competitivi di queste imprese rimangano solidi mentre i movimenti di prezzo sono stati sproporzionati. Le opportunità per il Giappone risiedono nelle sue aziende leader a livello mondiale, che catturano la crescita asiatica, la normalizzazione dell’economia mondiale, così come i cambiamenti del Giappone stesso. Non appena gli investitori smettono di guardare al mercato giapponese come a un riflesso dell’economia o della politica del Giappone, queste opportunità in grandi aziende specifiche si manifestano. Per gran parte di quest’anno, il basso tasso di vaccinazione del Giappone e l’impopolarità del governo hanno scoraggiato dall’intraprendere quella caccia al tesoro soprattutto gli investitori stranieri, e i titoli che sono aumentati l’anno scorso sono stati venduti in modo sproporzionato quest’anno. Le cose sono cambiate recentemente, quando il tasso di vaccinati del Giappone ha recuperato nettamente terreno raggiungendo quello delle economie sviluppate, e la leadership del paese sembra destinata a un cambiamento emozionante. L’investimento azionario attivo in Giappone è diventato di nuovo, nel corso del terzo trimestre, uno dei veicoli azionari con il più alto rendimento a livello mondiale, come negli ultimi sette anni circa. L’investitore giapponese, che ritorna progressivamente a investire in patria, con una nuova attenzione alla governance, all’impegno e alla disciplina del capitale, sta sostenendo il passaggio verso una gestione attiva del portafoglio.La Cina continua ad avere un impatto importante sulle prospettive della regione. L’aspetto frustrante riguardo alla Cina è che le normative cambiano con poco preavviso. Ne veniamo a conoscenza tramite la stampa, ma l’iter normativo non è così lungo come nei paesi democratici. Questo è il lato oscuro della capacità del governo cinese per realizzare rapidamente il cambiamento in una grande economia, il che chiaramente rende le cose difficili per gli investitori internazionali. Detto questo, un gran numero di queste normative sono razionali: la riduzione energetica in un mondo che si riscalda è necessaria, la protezione dall’uso dei dati da parte delle big tech è ragionevole. Il grosso dei titoli interessanti in Cina è costituito da società di crescita altamente prevedibili, costanti e stabili.(abstract)

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Volatilità, Cina e inflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Dopo una prima metà dell’anno caratterizzata da performance generalmente positive, i mercati hanno frenato la propria rincorsa nel terzo trimestre. Le azioni dei mercati sviluppati sono cresciute solo marginalmente, mentre le obbligazioni globali sono rimaste sostanzialmente invariate. L’azionario dei mercati emergenti ha invece avuto un andamento più movimentato. Le turbolenze in Cina, innescate dalla crisi di alcune aziende immobiliari in un contesto di crescita in rallentamento, hanno pesato sul mercato azionario che nel trimestre è sceso di circa il 7%. Negli ultimi mesi tutte le nostre discussioni sono state dominate da tre questioni principali. La prima è stata la ripresa dell’economia globale. Abbiamo visto i dati macro deteriorarsi un po’, il che significa che la ripresa non è forse così forte come delineavano alcuni degli scenari più ottimistici. Il secondo centro di attenzione, ancora una volta, è stato l’inflazione. Abbiamo generalmente ritenuto, insieme a molti altri, che l’inflazione si sarebbe prima o poi regolarizzata gradualmente verso la soglia del 2%, l’obiettivo della maggior parte delle banche centrali. Nel complesso, sembra che i banchieri centrali stiano iniziando a delineare la strada della normalizzazione – forse un po’ prima di quanto avremmo potuto pensare. Ma, in un mondo in cui le catene di approvvigionamento rimangono sotto pressione, continuiamo a pensare che la rimozione dello stimolo sarà un processo graduale e attento. Infine, abbiamo rivolto molta della nostra attenzione alla Cina. Nell’ultimo anno abbiamo assistito a numerose azioni da parte del governo di Pechino che hanno preso di mira le grandi aziende, le piattaforme Internet e le società immobiliari. La crisi di Evergrande, una grande società immobiliare, merita molta attenzione.Gli ultimi mesi hanno visto i politici cinesi condurre una guerra a tutto campo contro i giganti tecnologici (e campioni della crescita) del paese, in nome dell’uguaglianza economica e sociale e di una crescita più sostenibile. In qualità di investitori globali, siamo stati in grado di osservare l’evolversi delle ostilità da una comoda distanza. Lo stesso non si può dire per quanto riguarda la crisi Evergrande: la possibilità che la più grande società immobiliare cinese potesse andare in default è stata sufficiente a preoccupare per qualche giorno la maggior parte degli investitori globali.Mentre la Cina è alle prese con la debacle di Evergrande – insieme agli investitori esposti all’High Yield cinese – il resto del mondo finanziario ha rivolto la sua attenzione alla logistica e alle frizioni sul mercato del lavoro. I problemi relativi alle scorte hanno impedito alle aziende di capitalizzare l’aumento della domanda e di conseguenza la ripresa del giro d’affari ha subito un rallentamento.Nonostante tutto, il terzo trimestre è stato ancora caratterizzato da una crescita economica positiva. Anche tutti i problemi che riguardano la catena di approvvigionamento, la mancanza di forza di lavoro, i rincari energetici sono in ultima analisi riconducibili a una crescita repentina della domanda. Questo crea un contesto positivo di fondo che ci permette di guardare ai prossimi mesi con cauto ottimismo. Lo slancio economico si è indebolito a causa dei problemi che abbiamo discusso, ma la crescita è ancora lontana dal diventare negativa. Il sostegno politico e la ripresa economica hanno sostenuto i mercati azionari. Gli investitori in euro sono inoltre stati aiutati dal dollaro USA, che si sta rivelando un rifugio sicuro per i mercati finanziari; mentre la performance delle azioni è peggiorata nella seconda metà di settembre, il biglietto verde si è apprezzato rispetto ai suoi principali omologhi globali. Quando valutiamo il ciclo delle notizie, è importante per noi vedere attraverso il rumore di fondo e isolare i fatti che determinano realmente uno sviluppo per i nostri investitori. L’ultimo fattore di rischio da considerare è la possibilità che l’inflazione si dimostri meno transitoria di quanto si pensasse inizialmente e di quanto abbiamo predicato negli scorso mesi, sulla scia delle banche centrali. La nostra opinione è che ha contare sia effettivamente ciò che pensano le banche centrali sull’argomento. Fed, Bank of England e Bce continuano a sottolineare come il fenomeno sia legato alla congiuntura, anche se cominciano a includere nella loro narrativa la possibilità che l’aumento dei prezzi abbia conseguenze più strutturali. A nostro avviso ciò non cambia di molto le prospettive di politica monetaria di breve termine ma potrebbe in qualche modo influenzare nel medio termine la velocità e la tempistica dello smantellamento dei sostegni all’economia, una prospettiva che dobbiamo monitorare.Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una forte crescita dell’economia globale che si è tramutata in rendimenti molto positivi. Il 2021 ha rispettato le premesse e crediamo che questa fase positiva continuerà nei prossimi mesi, anche se forse in misura minore. Con questo presupposto, abbiamo modificato le nostre scelte tattiche, guardando ai prossimi mesi con fiducia, ma aggiustando i portafogli per fronteggiare meglio alcune tendenze di cui abbiamo parlato precedentemente. (abstract)

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Volatilità e mercati asiatici: il settore tecnologico

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2021

A cura di Chantana Ward, Gestore del fondo Comgest Growth Asia di Comgest. Recentemente, i mercati asiatici hanno attraversato un periodo di volatilità. Dopo che l’autorità di vigilanza cinese ha emanato una serie di norme per regolamentare il settore dell’istruzione, si è verificato un sell-off. Di fatto, le imprese operanti in questo ambito hanno dovuto registrarsi come organizzazioni senza scopo di lucro. La notizia ha mandato a picco società come TAL Education e New Oriental Education, con cali del 50-70% in una sola seduta di borsa.La volatilità si è diffusa al settore tecnologico in generale poiché queste nuove norme rientrano in una più ampia serie di modifiche normative. Tutti hanno parlato del rischio legato alle Olimpiadi, ma andrebbe anche considerata l’opportunità per il Giappone di essere protagonista del primo evento mondiale della riapertura, gestito egregiamente nonostante le circostanze avverse. Nel frattempo, il Giappone sta vaccinando più di un milione di persone al giorno e il suo tasso di crescita del PIL dovrebbe allinearsi a quello delle altre principali economie a partire da questo trimestre.Riteniamo che le storie di crescita endogena, quelle dei leader globali e dei beneficiari dei cambiamenti sociali, debbano riflettersi nei rispettivi prezzi azionari; e continuiamo a trovare molte di queste storie. Riportiamo di seguito alcuni esempi. Nonostante i continui lockdown da Covid-19, Fast Retailing ha riportato una crescita dell’utile operativo del 72% (per i nove mesi fino a maggio), trainata in particolare da Cina e paesi limitrofi.La forza del marchio e l’apertura di nuovi negozi stanno imponendo la propria presenza presso il consumatore asiatico emergente. Nidec ha continuato a crescere rispetto all’anno precedente registrando una crescita dell’utile operativo del 60%, grazie in particolare al solido andamento delle applicazioni per beni di consumo e il settore automobilistico. L’azienda ha annunciato il nome del suo primo cliente nell’ambito dei motori per veicoli elettrici in Giappone, Sagawa Express. Samsung Electronics ha pubblicato i risultati del secondo trimestre 2021, che hanno evidenziato aumenti del fatturato e dell’utile operativo rispettivamente del 19% e del 53% su base annua.

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“Aggiornamento multi-asset mensile: arginare la volatilità in un contesto di premi al rischio elevati”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

A cura di Maya Bhandari, Gestore Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments. I costi complessivi legati al Covid-19 per la sanità pubblica e l’economia sono al momento impossibili da quantificare. Nella scelta del loro approccio sanitario, le autorità hanno dovuto soppesare i costi umani legati alla saturazione delle unità di terapia intensiva e quelli generati dall’aumento della disoccupazione, dal crollo degli investimenti e dalla distruzione della domanda dovuti alle misure di distanziamento sociale. Com’è comprensibile, i governi hanno scelto di mettere la salute dei cittadini davanti agli interessi economici.Tuttavia, governi e banche centrali hanno anche cercato di utilizzare i propri bilanci per attuare misure di allentamento senza precedenti, volte a preservare la struttura delle rispettive economie nel breve termine. Tra questi provvedimenti figurano prestiti agevolati alle imprese, incentivi alle PMI e alle famiglie, la creazione di massicci veicoli a sostegno del credito per grandi datori di lavoro e l’assicurazione di un sostegno salariale ai lavoratori.La prima è che le valutazioni sono molto più basse. Gli spread del credito societario sembrano ricompensare gli investitori per i tassi di insolvenza nettamente superiori a qualunque massimo registrato in questo secolo: i differenziali delle obbligazioni investment grade sono ad esempio triplicati a oltre 300 pb quest’anno. Nel frattempo, i listini azionari presentano quotazioni pari o prossime ai rispettivi valori contabili, il che suggerisce un incremento asimmetrico dei rendimenti in futuro.Sappiamo anche che le autorità politiche hanno reagito in tempi sorprendentemente rapidi con provvedimenti di enorme portata. Anche se le politiche monetarie e fiscali non permettono di curare il Covid-19, queste misure possono gestire e in ultima analisi risolvere le distorsioni osservate nei mercati del reddito fisso, garantendo il buon funzionamento del sistema finanziario. Questi interventi possono inoltre gestire il rischio di un incremento vertiginoso della disoccupazione, che con ogni probabilità non farebbe altro che aggravare e prolungare la crisi.La terza cosa che sappiamo è che lo shock per l’attività economica sarà molto forte nel breve periodo, in quanto diversi settori hanno di fatto interrotto la propria attività. Molti degli indicatori che seguiamo non rispecchiano ancora l’improvviso arresto dell’attività economica, ma ciò che più conta è come il mondo reagirà nel 2021-2022.Continuiamo a considerare la pandemia di Covid-19 come uno shock grave ma temporaneo e siamo dell’avviso che, pur non essendo in grado di preservare perfettamente il funzionamento dell’economia globale, le autorità si sono dimostrate determinate ad evitare che questa crisi della sanità pubblica sfoci in una crisi finanziaria più profonda.
Sia le azioni che le obbligazioni societarie offrono premi al rischio considerevoli. Tuttavia, anche la volatilità assoluta dei mercati delle obbligazioni societarie appare elevata, al punto tale da aver causato un netto incremento delle correlazioni con le azioni. Pertanto, pur restando esposti al reddito fisso e alle azioni, a marzo abbiamo anche aumentato progressivamente la quota di liquidità, fino a raggiungere un livello senza precedenti del 10,5%. Oltre che ad arginare la volatilità del fondo, questa modifica ci fornisce anche “munizioni” liquide che cercheremo di impiegare non appena scorgeremo segnali che il peggio è passato.Stiamo inoltre sfruttando la nostra strategia basata su opzioni call coperte, che rappresenta un’importante fonte di reddito e ci permette di controllare la volatilità del portafoglio. A seguito dei forti aumenti della volatilità implicita e realizzata, le opzioni call di marzo sono state vendute out-of-the-money di circa il 10% (a fronte dell’1,5% in condizioni di mercato “normali”), ma hanno comunque permesso di catturare da tre a quattro volte i premi medi, tenendo conto degli obiettivi di reddito, crescita del capitale e di controllo della volatilità del fondo.

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“Fixed Income – Contenere la volatilità degli investimenti nelle obbligazioni dei mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

A cura di Ketan Gada, Senior Investment Manager, Gareth Payne, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Il contesto per gli investimenti nei mercati emergenti è chiaro. Con economie sviluppate frenate da una scarsa crescita demografica e bassi tassi di crescita della produttività, gli investitori in cerca di un forte potenziale economico volgono sempre più lo sguardo verso i mercati emergenti [si veda la Fig. 1]. Il fatto che gli attivi dei mercati emergenti tendano a essere relativamente decorrelati rispetto ai mercati sviluppati è un ulteriore fattore di interesse1. Il problema è che molti investitori alla fine preferiscono non procedere con l’investimento. Il motivo è legato al fatto che gli attivi dei mercati emergenti, malgrado siano molto interessanti, sono troppo spesso minacciati dalla volatilità – le loro valute e obbligazioni, infatti, possono registrare forti episodi di turbolenza.
I mercati delle obbligazioni sovrane e delle valute dei mercati emergenti sono una fonte di rendimento potenziale particolarmente ricca. Nella classe di attivi non solo c’è una notevole dispersione, ma le obbligazioni dei mercati emergenti tendono anche a essere poco analizzate, soprattutto al di fuori dei mercati delle obbligazioni di Stato più grandi. Questo le differenzia dalle obbligazioni dei mercati sviluppati, che ormai si muovono spesso all’unisono.
Molti grandi investitori istituzionali considerano omogeneo l’universo dei mercati emergenti, e vi investono utilizzando fondi indicizzati.Ma può rivelarsi controproducente. Coloro che seguono i benchmark ponderati per la capitalizzazione rischiano di ritrovarsi sovraesposti ad attivi di qualità inferiore, in quanto i governi in difficoltà sono anche quelli che si indebitano di più.
Un’altra ragione per la quale gli investitori non colgono tutti i benefici del debito dei Paesi emergenti è che alcuni di loro diffidano di questo mercato per via delle brusche e improvvise oscillazioni dei prezzi che lo caratterizzano. Molti di loro, di conseguenza, riducono l’esposizione alla classe di attivi. Complessivamente, questi fattori creano un contesto in cui gli investitori flessibili con forti competenze di analisi possono generare alpha. Un modo per mitigare il rischio di perdite e continuare a consentire agli investitori di beneficiare del potenziale dei mercati emergenti consiste nel ricercare rendimenti assoluti.
Il tutto significa che aggiungere un portafoglio total return a un’esposizione al debito dei mercati emergenti può migliorare i rendimenti rettificati per il rischio dell’investimento complessivo. Se ben fatto, il risultato può essere un portafoglio i cui rendimenti sono decorrelati non solo dalle principali classi di attivi, ma anche dagli indici di rifermento dei mercati emergenti. Tale portafoglio dovrebbe anche offrire una certa protezione dalla perdita di capitale, offrendo al contempo un costante rendimento positivo con più alpha rispetto a quanto normalmente generato da attivi scambiati con maggiore intensità. Tutto ciò significa che l’inclusione di una strategia di absolute return in un portafoglio obbligazionario tradizionale ha il potenziale di migliorare i rendimenti rettificati per la volatilità.

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Volatilità mercati azionari: Non solo rischi politici all’orizzonte

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

borsaA cura di Toby Nangle e Maya Bhandari, gestori Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments.In occasione del decimo anniversario della crisi finanziaria globale, ci siamo trovati a riflettere sulla volatilità persistentemente contenuta dei mercati finanziari. Benché questo contesto ideale caratterizzato da un miglioramento della crescita senza pressioni sui prezzi sia giunto alquanto inaspettato, analisti e investitori sembrano tenerne sempre più conto nelle loro previsioni. La situazione può sembrare favorevole, ma le valutazioni elevate di numerose asset class (per non parlare dei premi a termine negativi delle obbligazioni) celano in realtà l’accumularsi di rischi potenziali. Gli sviluppi geopolitici, i cambiamenti ai vertici delle banche centrali, le fibrillazioni sul tapering, il dollaro e i mercati emergenti sono alcuni dei rischi che vediamo addensarsi all’orizzonte.
Le tensioni politiche restano elevate negli Stati Uniti ma sono andate accentuandosi anche in Giappone, dove i sondaggi indicano una perdita di consenso del premier Shinzō Abe tra l’elettorato nipponico. Il Giappone è uno dei mercati che prediligiamo per le allocazioni azionarie dei nostri fondi gestiti, ragion per cui la possibilità di un’uscita di scena dell’attuale primo ministro ci ha messo in allarme. Tuttavia, l’ondata di panico sembra ormai alle nostre spalle, almeno per il momento. Il miglioramento dei dati sull’espansione economica e l’atteggiamento meno ostile del pubblico dopo i recenti scandali sembrano infatti aver allontanato lo spettro di una crisi politica per Abe. Inoltre, il recente rimpasto di governo lascia ben sperare: affidando a due suoi potenziali oppositori cariche importanti all’interno del Partito liberal-democratico, Abe dovrebbe essersi liberato di due possibili minacce. In base al nostro scenario di riferimento Abe riuscirà a superare indenne questa crisi e la stabilità politica si protrarrà almeno fino al 2021.Un cambio alla guida delle banche centrali potrebbe mettere in discussione le politiche monetarie accomodanti che negli ultimi anni hanno sostenuto gli asset rischiosi, minacciando il contesto di tassi “più bassi più a lungo”. In Europa, il mandato di Mario Draghi scadrà nell’ottobre 2019, ma il prossimo anno il presidente della BCE potrebbe decidere di candidarsi alla guida dell’Italia; negli Stati Uniti, invece, l’incarico di Janet Yellen terminerà nel gennaio 2018 (benché la sua posizione dipenda, in certa misura, dal Presidente Trump). In Giappone, il mandato di Haruhiko Kuroda finirà ad aprile e il prossimo governatore della Bank of Japan potrebbe essere un tradizionalista pronto a normalizzare quanto prima la politica monetaria. Siamo consapevoli che un’accelerazione del processo di normalizzazione da parte delle banche centrali potrebbe avere serie ripercussioni sugli asset rischiosi globali.
In Europa non sono da escludere fibrillazioni sul tapering nel caso in cui la Banca centrale europea dovesse diventare meno accomodante, soprattutto dal momento che l’istituto di Francoforte è l’acquirente marginale di bund: Draghi ha parlato di un rafforzamento e di un ampliamento della ripresa nell’area euro e ha annunciato un ulteriore ridimensionamento del programma di QE con l’inizio del 2018. Idem per la Fed, dove i premi a termine dei tassi USA sono tornati in territorio negativo. A fronte del significativo rallentamento dei riacquisti azionari, le azioni potrebbero esibire vulnerabilità, anche se scontano un premio al rischio più alto rispetto, per esempio, alle obbligazioni societarie. Il dollaro ha perso slancio negli ultimi tempi, il che ha sostenuto i tassi dei mercati emergenti in particolare e delle attività rischiose più in generale. Se il trend del biglietto verde dovesse invertire la rotta, le conseguenze sugli altri mercati potrebbero essere significative.Abbiamo analizzato anche lo stato di salute dei mercati emergenti (Asia esclusa), dove deteniamo un’allocazione neutrale, e abbiamo osservato che i paesi duramente penalizzati dalle fibrillazioni sul tapering del 2013, quali Brasile, Messico, Russia e Sudafrica, hanno intrapreso riforme importanti, tradottesi in una crescita di migliore qualità. La Russia resta strettamente connessa al prezzo del barile di petrolio, che a USD 50 sembra tuttavia gestibile sia per l’economia che per le società petrolifere del paese. Il Sudafrica è probabilmente l’anello più debole nell’universo dei paesi emergenti Asia esclusa: la crescita è fiacca e il rischio politico in aumento, mentre i bassi tassi d’interesse reali limitano lo spazio di manovra per misure di stimolo. In Messico, la debolezza legata alle elezioni statunitensi ci ha offerto l’opportunità per rafforzare le posizioni in società robuste, in un contesto all’insegna di solide prospettive di consumo che potrebbero beneficiare di un allentamento monetario via via che l’inflazione rallenta. La fiducia delle imprese messicane è positiva, nonostante l’evoluzione della politica commerciale statunitense e le tempistiche di ulteriori rialzi dei tassi negli USA.Alla luce di tutti gli elementi sopra considerati, non abbiamo apportato alcuna modifica alla nostra asset allocation complessiva questo mese. Ciò nonostante, il nostro team azionario globale ha rivisto al ribasso il giudizio su tre settori: quello su industria e finanza è passato da favorevole a neutrale, mentre quello sul comparto tecnologico è stato abbassato da molto favorevole a favorevole. Rimaniamo ottimisti sulla tecnologia, ma considerate le valutazioni attuali abbiamo ritenuto prudente ridimensionare la nostra esposizione al settore.

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La volatilità caratterizzerà i viaggi d’affari nel settore Energy, Resources & Marine

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

porta nuova milanoMilano. Il 2017 sarà un anno caratterizzato da estrema volatilità per i viaggi delle aziende dei settori energy, resources & marine, a causa della combinazione di più fattori: l’aumento minimo dei prezzi del petrolio, il rallentamento della crescita sia nelle economie mature sia che in quelle emergenti e l’aumento delle risorse energetiche alternative e rinnovabili. Lo indica il nuovo studio Energy, Resources and Marine Forecast 2017 realizzato da CWT Energy, Resources & Marine, la divisione specializzata nel settore energetico di Carlson Wagonlit Travel. La previsione annuale offre dati completi utili ai responsabili viaggi aziendali per pianificare il budget di spesa per il prossimo anno.«Ci sono turbolenze economiche che avranno un impatto significativo sui viaggi delle aziende del settore energy, respources & marine – sottolinea Raphael Pasdeloup, senior vice president, global program solutions di CWT Energy, Resources & Marine -. Ci si attende una crescita, ma, come mostra lo studio, ci sarà anche una certa volatilità. I travel manager devono capire come queste variabili impatteranno sulla loro gestione del travel, affinché sia sempre efficiente e in linea con gli obiettivi aziendali».
Negli Stati Uniti, i prezzi dei biglietti aerei rimarranno pressoché stabili, anche se per effetto del consolidamento delle compagnie aeree statunitensi si potrà assistere a un aumento su specifiche rotte come Houston (+3,5%). Nelle altre aree del Continente americano l’andamento è atteso in media stabile, ma con una spiccata variabilità legata alle politiche commerciali aggressive dei vettori regionali o all’inflazione (a Rio de Janeiro -8%, Buenos Aires -5,6%, Calgary +2,3%).Sebbene ci si attenda che i pernottamenti alberghieri restino stabili o siano addirittura in calo a livello globale, nel Continente americano si potrebbe assistere ad aumenti contenuti nelle tariffe hotel a causa del consolidamento del settore.
In Cina, le tariffe aeree sono previste in rialzo nel 2017 (Hong Kong +3%, Shanghai +1,2%). Nella restante parte dell’Asia Pacifico i prezzi sono attesi stabili (Kuala Lumpur +0,2%, Jakarta +0,1%, Perth +0,6%) anche per effetto della pressione verso il basso esercitata dai vettori low cost.
In Europa, Medio Oriente e Africa, i prezzi dei voli dovrebbero rimanere stabili o diminuire leggermente (Aberdeen +1%, Antwerp -3,5%), a eccezione di alcuni mercati chiave come Sakhalinsk (Russia + 6,2%), Bassora (Iraq, +5,9%), Dubai +5,4% e Città del Capo +5,1%.Per le destinazioni EMEA fortemente legate al petrolio e al gas, le tariffe alberghiere nel 2017 saranno influenzate dalla crisi in corso nel settore o da un eventuale rimbalzo. Ci si attende una diminuzione, in particolare, a Dar-el-Salam (Tanzania, -4,6%), Dubai (-4,4%) e Lagos (Nigeria, -4,4%); in rialzo invece le tariffe a Città del Capo (+7,1%), Riad (+4,9%) e Copenaghen (+3,3%). «I travel manager hanno diverse possibilità per migliorare le loro strategie di acquisto nel 2017 – commenta Raphael Pasdeloup -. Una revisione trimestrale della loro spesa aerea potrà aiutarli a negoziare tariffe migliori con i vettori. Inoltre i travel manager potrebbero approfittare al massimo della diminuzione o stabilità delle tariffe alberghiere per negoziare nuovi accordi di lungo termine».

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Brexit e mercati: ed ora? Investec Asset Management

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

borsaAlla luce di questo risultato sorprendente riteniamo che si registrerà una notevole volatilità nel breve periodo. In particolare pensiamo che a preoccupare particolarmente i mercati saranno i seguenti aspetti:Volatilità valutaria: La sterlina è crollata rapidamente dai livelli che stavano scontando la possibilità di una vittoria del “Remain”. Fattori fondamentali del Regno Unito, quali il deficit di conto capitale corrente crescente e un mercato immobiliare in difficoltà, stanno diventando sempre meno elementi di supporto.Turbolenze sul mercato azionario UK: i titoli azionari UK sono scesi in maniera repentina sul mercato dei futures ed un clima di incertezza continua andrà ad influire negativamente su multipli e valutazioni. Sarà fondamentale selezionare con attenzione tra i titoli che hanno una maggiore probabilità di essere colpiti da un’ampia gamma di fattori ciclici interni, che per natura non sono di lunga durata, e società, come ad esempio i titoli bancari, che potrebbero essere colpite in maniera più strutturale. Difficilmente il mercato è in grado di fare questa netta distinzione in una prima fase e quindi, per i gestori in grado di adottare un approccio di selezione dei titoli molto scrupoloso, in grado di esaminarli uno ad uno, questo potrebbe rappresentare un notevole vantaggio nel lungo periodo. Molte società UK quotate potrebbero in realtà beneficiare di una sterlina debole o grazie ad un incremento della competitività o dalla conversione degli utili provenienti dall’estero.Calo del mercato immobiliare UK: gli asset immobiliari UK quotati, che erano già stati negativamente influenzati dalle preoccupazioni di “Brexit” a partire dall’ultimo trimestre del 2015, è probabile che vedano una inversione di tendenza dei propri recenti guadagni. Una ulteriore debolezza è possibile alla luce del re-rating dovuto a tassi di interesse strutturalmente più bassi nel lungo periodo.Stabilità macroeconomica e Fed accomodante: riteniamo che gli investitori a livello globale siano posizionati in linea di massima in maniera cauta alla luce delle preoccupazioni su la crescita. L’esito del refendum, oltre a creare un problema in particolare per gli asset UK, getta delle ombre su la recente stabilità macroeconomica e sull’atteggiamento più accomodante sui tassi da parte della Fed. Gli asset difensivi, come i bond governativi, potrebbe registrare un rally momentaneo mentre gli asset più rischiosi saranno probabilmente impattati in maniera negativa nel breve periodo. D’ora in avanti entrambi saranno influenzati dai fondamentali globali e dalle scelte degli investitori.
I mercati tendono ad aggiustarsi rapidamente e talvolta a reagire meglio del previsto. Gli investitori generalmente preferiscono non muoversi nell’immediato sulla scia del referendum. Nel lungo periodo i fondamentali economici e aziendali guideranno i rendimenti.
Gli elettori hanno votato per l’uscita del Regno Unito dall’UE nel referendum di ieri. Seguiremo la reazione iniziale dei mercati dei capitali con interesse. Riteniamo comunque che i movimenti valutari siano probabilmente più significativi, come abbiamo già osservato nella reazione immediata al risultato del referendum.
Aspettiamo che il reale impatto sugli accordi commerciali si dispieghi. Per quanto riguarda gli attuali accordi commerciali, ci sono segnali che indicano che si potrebbero attendere almeno due anni prima che nuovi accordi diventino effettivi. Riteniamo che a subire il maggiore impatto dei cambiamenti nelle tariffe commerciali probabilmente saranno l’agricoltura e la manifattura, poiché i servizi non conoscono un export specifico dell’industria. Sia il settore agricolo sia manifatturiero sono di dimensioni ridotte nella prospettiva del prodotto interno lordo UK (rispettivamente corrispondono allo 0.7% e all’11% del PIL). Riteniamo comunque che le incertezze determineranno un rinvio delle decisioni di investimento e acquisto di consumatori e società.Il grado di pragmatismo nel complesso detterà gli sviluppi nel breve periodo. Gli abitanti del Regno Unito hanno dato il loro messaggio e osserveremo il ritmo al quale la nuova agenda si svilupperà. Sarebbe sorprendente registrare ostacoli alla ripresa economica che l’Europa sta attraversando. Con una politica monetaria accomodante, esistono sia il rischio di rialzo che ribasso nel mercato dei titoli. Con i rendimenti dei mercati azionari di molto superiori a quelli dei mercati obbligazionari, riteniamo che vi siano settori che possono far crescere i dividendi anche in ambiente più difficile. (by Luca Maranesi)

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Volatilità monetaria

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2015

monete(A cura di Claudio Barberis, responsabile asset allocation di MoneyFarm SIM) Poco più di un mese fa Mario Draghi ha dichiarato che la volatilità sui titoli obbligazionari è comprensibile e che vi si deve fare l’abitudine, dopo anni di tassi bassi.La dichiarazione di Draghi era legata a un momento di forti oscillazioni dei prezzi dei titoli di stato tedeschi, ma per diverse ragioni è simbolica di una transizione che i mercati stanno vivendo.Dal 2009 in poi, con la parentesi della crisi europea del 2011, si è assistito a una lunga fase di moderazione della volatilità sui mercati, accompagnata da dati macroeconomici nei paesi sviluppati con inflazione vicina allo zero, crescita di poco positiva e un generale contesto di relativa tranquillità supportata anche dalle politiche di quantitative easing delle banche centrali.Tra gli investitori e gli analisti vi è chi ha teorizzato l’inizio di una nuova era di tassi bassi, crescita potenziale bassa, evoluzioni demografiche molto contenute… al punto che alcuni parlano di questi tempi come del completamento di un percorso di “Great moderation” che ha le sue radici negli anni ’80, quando negli Stati Uniti venne iniziata e poi vinta la lotta all’inflazione.La bassa volatilità è andata di pari passo con valutazioni storicamente alte per i titoli di stato, spread bassi sui corporates e azioni di tutto il mondo sviluppato in media care. Partendo dai minimi del 2009, i mercati hanno offerto agli investitori performances positive con basso rischio, il meglio che si potesse chiedere per i propri risparmi.Qualcuno però evidenzia il rischio legato a condizioni troppo “tranquille” sui mercati. È sufficiente guardare un grafico dello Standard and Poors 500 (azioni americane) nei trent’anni passati per vedere come gli ultimi trimestri sono a dir poco particolari: da quasi un anno l’indice si trova sui massimi storici e si muove in un range molto stretto intorno a questi livelli. Si tratta di una situazione non facile per chi deve investire, combattuto tra l’idea che i mercati possano essere un po’ cari ma che l’abbondante liquidità, l’assenza di alternative e di notizie negative possano far sì che nulla si muova ancora per diverso tempo.
Simile discorso si può fare anche sui titoli di stato americani o tedeschi.Recentemente qualcosa sta cambiando. Vi sono asset class “periferiche” come le materie prime, le valute, le azioni dei paesi emergenti e alcuni segmenti del mercato high yield statunitense che mostrano volatilità elevata e prezzi in calo. Le cause sono molte, legate a vicende specifiche o a fattori globali, come l’atteso rialzo dei tassi d’interesse da parte della Fed in autunno.
Il comportamento di materie prime e paesi emergenti in queste settimane è per qualcuno un campanello d’allarme, per altri una boccata d’ossigeno.È un campanello d’allarme per chi vi legge la fine di un tema d’investimento profittevole negli ultimi quindici anni, oggi che nei paesi sviluppati la crescita non è ancora tale da compensare la mancata spinta dei paesi emergenti. Anche dal punto di vista dei flussi di portafoglio, la fine di un tema così duraturo può portare a deflussi di capitale dalle valute di questi paesi e da tutte le asset class legate a questo, con conseguenti crisi e tensioni su mercati ed economie.
Ma la recente volatilità può avere anche implicazioni positive. La Cina svalutando la sua moneta sta muovendosi verso meccanismi più “di mercato”, permettendo che la valuta debole compensi un export in difficoltà, come sarebbe normale in un sistema monetario internazionale a cambi flessibili. Lo yuan viene svalutato per ottenere un risultato non diverso dal deprezzamento visto su tante altre valute emergenti a cambio flessibile in queste settimane.Il calo dei prezzi delle materie prime può essere il sintomo di una minor crescita potenziale globale, ma allo stesso tempo dimostra che sui mercati c’è ancora spazio per una normale dinamica di domanda e offerta che contribuisca alla formazione dei prezzi, nonostante quantitative easing e supporti di ogni tipo post 2008.Se solo alcuni mesi fa l’investitore globale si trovava in difficoltà per via di asset class tutte sui massimi e con una mancanza cronica di possibilità di diversificazione, l’atteso lento smantellamento di politiche monetarie espansive in Occidente (a partire dagli Stati Uniti già quest’anno) sta ridando la parola ai mercati per quanto riguarda il processo di scoperta e formazione dei prezzi.Investitori anche famosi sono arrivati a sostenere che i tassi bassi non sono la soluzione dei problemi dell’economia globale e che in alcuni casi siano essi stessi il cuore del problema. È un’affermazione forte, su cui si discuterà per decenni. Si può comunque dire che l’atteso rialzo dei tassi Fed in autunno e l’attuale volatilità sui mercati potrebbero essere una boccata d’ossigeno per molti. La stessa Fed e la Bce, pur in fasi diverse del ciclo di politica monetaria, potrebbero vedere con sollievo la fine di un ruolo da protagoniste che si sono trovate a dover ricoprire.

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