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Spagna: “Maggiore visione politica ma non sufficiente per governare”

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2016

madrid“Quattro leader, un partito vincitore delle elezioni e una sostanziale impossibilità di esercitare questo diritto, perché il Partito popolare ha vinto, ma non tanto quanto sarebbe stato necessario per esercitare il diritto-dovere di governare la Spagna. Ha vinto un partito moderato anche nel livello delle vittoria: il 33% e quindi per Mariano Rajoy diventa di fatto impossibile governare il Paese, perché non ha una maggioranza sufficiente. E’ successo in Spagna, ma Renzi oggi ci ha rassicurato che una situazione così non potrà crearsi in Italia, perché la nuova legge elettorale, con il premio di maggioranza al partito vincitore fa di lui il vincitore assoluto delle elezioni. Chissà però cosa è più democratico”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Sia pure con uno scarto minimo rispetto agli altri – prosegue Binetti – chi vincerà le elezioni avrà i numeri per governare in parlamento. Nessuna dialettica tra le due Camere, dal momento che una è stata soppressa, nessun problema con gli avversari: i numeri ci saranno sempre. Almeno sulla carta; niente di simile allo stallo spagnolo, ma ciò nonostante non sembra che la formula scelta per l’Italicum soddisfi pienamente il Paese. A tal punto che molti credono che il voto di ottobre verterà anche sulla legge elettorale e sono determinati a dire no, perché la legge non tiene sufficientemente conto della composizione politica del Paese e la rappresentazione parlamentare appare artificiosa. La gente vorrebbe votare anche sull’Italicum, e si sente defraudata di un diritto quando capisce che no, non voterà la legge elettorale, ma solo la nuova composizione del Senato. La Spagna dovrà misurarsi con la difficoltà delle coalizioni, con i loro diritti e i loro doveri. Ma il PP da solo non ce la fa: dovrà imparare a mediare, a cercare un punto d’equilibrio, con gli avversari di sempre, per garantire una linea di governo e in questo modo esercitare la sua responsabilità nell’arte del Buon governo. Molte ombre si stanno addensando sul fronte del referendum di ottobre e il premier invece di demonizzare i sostenitori del no, farebbe bene a spiegarsi e a far capire con la giusta moderazione le ragioni degli uni e degli altri. Un popolo amareggiato, deluso. irritato dalle promesse non mantenute; schiacciato da una crisi economica perdurante, può compiere gesti che sembrano irrazionali, come Brexit in Inghilterra ma anche come il M5S in Italia. Va aiutato a capire con i fatti, prima ancora che con le parole quali vantaggi potrebbe trarre dalla nuova riforma. In fondo – conclude Binetti – la Spagna ha rinunciato ad esprimere una parte del suo malumore, sottraendo linfa a Podemos e stringendosi accanto ai due partiti maggiori: PP e PSOE. Non è stato abbastanza, ma certamente è stato più di quanto si aspettassero molti analisti e più di quanto non sia accaduto in Inghilterra”.

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I meccanismi parlamentari italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2011

Italian Chamber of Deputies

Image via Wikipedia

Il rapporto che abbiamo avuto modo di leggere ci offre la possibilità di comprendere meglio la situazione oggi esistente nei due rami del parlamento nella formazione delle leggi, l’esame delle commissioni competenti e il voto in aula. E’ stato fatto “attraverso l’analisi di tutte le votazioni elettroniche d’aula, si concentra sulle votazioni con maggioranza salvata, ovvero quelle in cui la maggioranza di Governo è riuscita a far approvare le sue proposte grazie ai voti e alle assenze dei parlamentari di opposizione. In questi casi quindi, se tutti i parlamentari di opposizione fossero stati presenti e avessero votato contro la maggioranza, quest’ultima sarebbe stata battuta nella votazione”. Significa, quindi, che “Il non-voto dell’opposizione è talmente ricorrente da assumere un carattere sistemico rispetto l’attività parlamentare. Infatti, finora in questa legislatura su un totale di 14.494 votazioni le situazioni di maggioranza salvata sono state 5.098, ovvero il 35%.
Esiste, quindi, una responsabilità oggettiva di “Tutti i deputati e i senatori dell’opposizione allorchè hanno contribuito almeno una volta a “salvare la maggioranza”, non partecipando al voto”. E si soggiunge: “Se li mettiamo in classifica, risaltano nelle prime posizioni i nomi dei segretari di partito: alla Camera, Bersani è primo (2.306 salvataggi), Di Pietro è terzo (2.019 salvataggi) e Cesa è quattordicesimo (1.437 salvataggi) mentre al Senato, Bonino è prima (1.331 salvataggi)”.
Ne consegue che “Molti provvedimenti sono stati approvati anche grazie alle assenze dell’opposizione nelle votazioni finali. Quei voti cioè che rappresentano un passaggio decisivo nell’iter di approvazione di una legge perché consentono al provvedimento di passare all’altro ramo del Parlamento o di diventare legge. Fra i più significativi: Salvataggio Alitalia, Contrasto immigrazione clandestina, Rifiuti in Campania, Riforma Brunetta della Pubblica amministrazione, Terremoto in Abruzzo e Scudo fiscale”.
Questi dati sono stati analizzati e tratti dai siti di Camera e Senato e, come da prassi per openpolis, sono disponibili online aggiornati quotidianamente, nel sito http://www.openparlamento.it, dove possono essere consultati nelle nuove pagine, “Maggioranza salvata” e “Maggioranza battuta”, all’interno della sezione dedicata alle “Votazioni”. Per conoscere il comportamento di voto di ogni parlamentare, si può andare nelle pagine loro dedicate nello stesso openparlamento.it, e, nella sezione “i suoi voti”, si possono trovare tutti i dettagli”. Uno strumento di accertamento e di riflessione importante per avere un quadro esaustivo della situazione italiana e degli interessi che la percorrono lungo i canali che sono preposti per consentire al legislatore di operare.

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Editoriale fidest: fiducia al Governo Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

Editoriale Fidest. Com’era largamente previsto, dopo che i finiani avevano dichiarato di votare a favore della fiducia, questa sera  è passata con 342 si contro i 275 no. Tre sono stati gli astenuti. I votanti sono stati 620. I due assenti alle votazioni, il sottosegretario Roberto Menia (area Fini) e Giancarlo Pittelli del Pdl, hanno dichiarato che in ogni caso avrebbero votato per il si mentre Rocco Buttiglione, anch’egli assente, si è espresso per il no. Le agenzie stampa, subito dopo i risultati, hanno battuto il primo commento a caldo di Bossi: “I numeri sono limitati, la strada è stretta. Vedremo” (il calcolo di Bossi può essere presto fatto: la maggioranza alla Camera è di 316 voti. Se togliamo i 35 finiani alla maggioranza che oggi ha incassato 342 voti ne rimangono 307, quindi i finiani sono determinanti) Ciò la dice lunga sulle intenzioni, per altro mai nascoste, dei leghisti che avrebbero preferito andare a votare. In questo caso si fronteggiano due correnti di pensiero. Per alcuni politici il voto anticipato avrebbe permesso a Berlusconi di mettere alle corde Fini (oggi alla camera il suo gruppo è costituito da 35 deputati) e di ridimensionarne l’attuale rappresentanza, ma vi sarebbe stato anche un altro risvolto con una perdita di voti del Pdl e un rafforzamento dei leghisti. E quest’ultimo aspetto preoccupa non solo i finiani ma gli stessi amici di Berlusconi. In effetti molti sono convinti che si sta preparando la successione a Berlusconi, ma ci vuole ancora del tempo per realizzarla. E’, per alcuni politologi, un momento “magico”. Fini con la sua sortita di un paio di mesi fa ha smosso le acque stagnanti e ha cercato di portare allo scoperto gli scontenti di tutte le aree politiche a partire dai grossi partiti: Pdl e Pd e anche Idv e Lega. Già oggi il Pdl deve fare i conti con tre “alleati”: Lombardo, Fini e Bossi. Sull’altro versante vi è il PD che sta subendo una convivenza coatta tra popolari, riformisti e neo comunisti, per non parlare delle aree minori dai Radicali fino agli amici di sinistra di rifondazione comunista. Da qui è evidente che morta l’ideologia, con i suoi saldi ancoraggi fideistici, si possono rimescolare con altre pozioni gli attuali schieramenti e fondarli con valori d’altra natura e più legati alle attese e alle esigenze della società civile. In altri termini se questa manovra “avvolgente” sortisce i suoi effetti i partiti che potrebbero risultare sconfitti e relegati ad una opposizione senza sbocchi sono i leghisti, l’Idv e le ale estreme di destra e di sinistra. Intanto già si preannuncia la nascita di un nuovo partito per la prossima settimana: è Futuro e Libertà e il suo primo e solido alleato sarà certamente l’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli, seguito, probabilmente da Mantezemolo e con una attenzione particolare di Casini e dello stesso Veltroni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Sette motivi e sette consigli per votare alle prossime elezioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

I consigli di Aduc: “Le elezioni sono sempre un fatto importante nella nostra vita. Siamo liberi di parteciparvi o meno, ma con la consapevolezza che se non decidiamo, sono altri che lo faranno per noi e, a meno che non optiamo per una vita da clandestini, dobbiamo adeguarci alle indicazioni di chi ha partecipato prima e di chi ha vinto dopo. Quelle del prossimo 6-7 giugno sono di duplice valenza, amministrativa ed europea. Avremmo voluto che ci si potesse esprimere anche sui referendum elettorali perche’ avremmo risparmiato diverse centinaia di milioni di euro da devolvere anche ai terremotati d’Abruzzo, ma il Governo ha deciso che la ragion politica (l’auspicio che il referendum fallisca per mancanza del quorum dei partecipanti 50%+1 degli aventi diritto) e’ superiore anche alla vita delle persone: incassiamo e facciamone tesoro. Le elezioni amministrative sono abbastanza sentite; i candidati in lizza parlano di problemi specifici del loro territorio e propongono le varie soluzioni di continuita’ o di alternativa. La campagna sulle elezioni europee e’ praticamente inesistente. Dovrebbe essere al centro del dibattito politico non amministrativo, ma sembra piu’ che altro un sondaggio sul gradimento (politico, etico, economico, sociale e personale) dell’attuale maggioranza del Governo nazionale: ci sono piccole eccezioni, guardatele con maggiore interesse. Cerchiamo di capire se esiste un metodo per farsi meno male e ridurre il danno, anche in questo contesto in cui il “conoscere per deliberare” sembra appartenere solo ai libri di storia e a Paesi diversi dal nostro. Ecco alcune valutazioni che speriamo siano prese in considerazione da chi voglia marcare il proprio voto e non affidarlo ad altri:
1 – ricordatevi che siete essenzialmente consumatori di prodotti e utenti di servizi: usate il naso per puntare chi ha argomenti in materia; 2 – non fidatevi delle promesse; 3 – guardate a cosa e come hanno fatto coloro che amministravano o facevano opposizione prima: gli uomini e le donne nuovi sono talmente rari che non siamo riusciti a vederne uno; 4 – diffidate di tutti coloro che imbrattano le strade e i cartelloni con manifesti affissi dove non dovrebbero essere: se non rispettano queste piccole regole della gara, perche’ dovrebbero essere i nostri rappresentanti li’ dove le regole sono fondamentali? 5 – non seguite le ideologie: sono morte anche in chi le evoca per convincervi; 6 – diffidate di chi, per convincervi, fa leva su sentimenti e sensazioni che sono altro rispetto al voto che dovete esprimere: * per amministrare una citta’ con servizi efficienti, fruibili, economici, umani non bisogna, per esempio, essere a favore o contro la pena di morte, oppure amici o nemici del neo-presidente Usa; * per votare a Strasburgo sulle direttive in materia di liberalizzazioni, o sul diritto di asilo o sui costi delle telecomunicazioni, o sulle regole agricolo-alimentari non bisogna necessariamente appartenere ad uno o ad un altro schieramento. Dopo le note posizioni del presidente della Camera Gianfranco Fini su varie questioni che sembravano patrimonio di schieramenti diversi dal suo, il voto ad personam, considerando anche i punti esposti sopra, e’ quello che conta; 7 – diffidate di chi vi si presenta solo perche’ amico di qualcuno importante, vuol dire che ha poco da offrire di se stesso”.

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La Bcc di Basiliano premia gli studenti più bravi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2009

premiatiVenti studenti modello si sono aggiudicati i premi al merito scolastico 2009 della Bcc di Basiliano, le borse di studio riservate a soci o figli di soci diplomati e neo-laureati con curriculum da primi della classe. La consegna ufficiale dei riconoscimenti si è svolta, come da consuetudine, nel corso dell’assemblea annuale della banca, durante la quale il presidente della Bcc, Luca Occhialini, e il direttore Italo Della Picca hanno premiato i giovani per gli ottimi risultati conseguiti nell’anno scolastico/accademico 2007/2008. Davide Bressanutti, Francesca Fabris, Rachele Rognoni, Pierre Boschetti, Chiara Brunisso, Marianna Centis, Maximilian Castellani e Matteo Spreafico si sono aggiudicati la borsa di studio per il gruppo diplomati, mentre Laura Zoratti, Serena Parusso, Tommaso Chiarandini, Isabella Linzi, Anna Donato e Marco Gambin hanno ottenuto il riconoscimento per le migliori votazioni di laurea di primo livello. I “dottori” Ester Pevere, Chiara Micelli, Andrea Micelli, Sara Spreafico, Elena Mattiussi e Tito Ellero sono stati premiati, infine, per il conseguimento della laurea quinquennale. Le borse di studio sono state messe a disposizione per premiare i risultati raggiunti dai ragazzi nel percorso di studi, per incoraggiarli a centrare nuovi obiettivi e per dare concretezza alle loro passioni. «I giovani sono il futuro, anche quello della nostra banca», afferma il presidente Occhialini. «Coinvolgerli il più possibile, attraverso eventi e proposte create su misura – conclude –, è una priorità imprescindibile per la Bcc di Basiliano che si propone come punto di riferimento per le nuove generazioni. Il premio al merito scolastico e tutte le altre iniziative, come quelle organizzate in ambito sportivo, sono un importante segnale di sostegno allo sviluppo del nostro territorio». (foto premiati)

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