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“Mettere i voti a scuola”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

Parma Giovedì 15 novembre alle 15.30, nell’Aula F del Polo didattico di via Del Prato, è in programma un incontro con Guido Benvenuto, docente della Sapienza – Università di Roma e autore di “Mettere i voti a scuola”. Il volume, edito da Carocci, affronta i problemi della misurazione e della valutazione scolastica con rigore scientifico e linguaggio diretto ed essenziale.L’incontro con l’autore, introdotto da Paolo Calidoni, docente di Didattica e pedagogia speciale all’Università di Parma e promosso dall’Unità di Educazione del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC, offrirà l’occasione per l’approfondimento e la discussione di tecniche e significati educativi della valutazione nell’istruzione secondaria.La valutazione scolastica è un’attività complessa, e i processi decisionali che si adottano nel mettere voti, attribuire punteggi o formulare giudizi sono spesso viziati da un’eccessiva variabilità e soggettività, che ha un’inevitabile ricaduta sul percorso scolastico degli studenti. È sempre più necessario, quindi, elaborare valide e affidabili forme di accertamento degli apprendimenti. L’incontro, che arricchisce il percorso universitario PF24, è aperto a insegnanti e dirigenti scolastici. È valido come aggiornamento per gli insegnanti che si iscriveranno attraverso la piattaforma S.O.F.I.A. (www.istruzione.it/pdgf; ID Iniziativa Formativa 22754 ID Edizione 32996) e potranno quindi ricevere l’attestato di partecipazione.

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Consip: al Senato salvata con i voti di Forza Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

renzi-berlusconi«Approvata in Senato la mozione Pd sul delicato caso Consip, che investe il ministro Lotti e il padre di Matteo Renzi. Sono basita nel vedere Forza Italia, per l’ennesima volta, adoperarsi per salvare Renzi e i suoi governi, ormai in aperto contrasto con la volontà degli italiani dimostrata con il voto del referendum del 4 dicembre. Possibile che in Italia sia rimasta solo FI a volere Renzi al Governo? Questo è incomprensibile, soprattutto se pensiamo che alle amministrative e ai ballottaggi in programma questo fine settimana il centrodestra unito dimostra di essere competitivo e vincente quando presenta progetti seri, chiari e alternativi alla sinistra». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. (n.r. non possiamo pensare che la Meloni non si sia resa conto già da tempo della linea politica assunta da Berlusconi che è chiaramente pro-renzi e che in nome dell’unità della destra, reale per le amministrative, non lo sarà altrettanto per le politiche perchè sembra esserci già l’accordo renzi-berlusconi per un governo di larghe intese. Alla fine sia Salvini sia la Meloni si allinearanno per non far saltare il banchetto delle amministrative considerato che è il prezzo che Renzi conta di pagare per avere dalla sua la destra nel suo prossimo esecutivo.)

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Fratelli d’Italia raddoppia i voti

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2016

giorgia meloni“Grazie alla straordinaria performance di Giorgia Meloni a Roma, Fratelli d’Italia raggiunge da solo, su tutto il territorio nazionale, il 6,27% dei consensi nelle realtà in cui si è votato. Un dato a cui va sommato il risultato delle liste civiche di nostra diretta espressione e che portano il partito al 7,94%”. E’ quanto afferma il coordinatore dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, commentando i risultati delle elezioni amministrative. “Si tratta di un risultato eccezionale, in netta crescita rispetto al 4% ottenuto alle europee del 2014 – sottolinea Donzelli – adesso dobbiamo saper unire il consenso raccolto dalla leader di Fratelli d’Italia al lavoro sul territorio che nella tornata di ieri ha prodotto ottimi risultati in vari capoluoghi, da Grosseto a Latina, passando per Novara e Pordenone. Solo così – conclude Donzelli – il centrodestra del rinnovamento può crescere e consolidarsi, riuscendo ad aggregare tutte le forze realmente alternative alla sinistra per far ripartire l’Italia”.

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La povertà non porta voti ma le lobby si

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2016

montecitorio

Mentre il governo non fa che organizzare cene e incontri con le diverse tipologie di lobby che gli sono a seguito – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso –, ci sono oltre sette milioni di italiani che non possono contare nemmeno su quegli elementi minimi per svolgere una vita dignitosa. E tutto questo perché non hanno accesso al cibo, un tetto sulla testa e del denaro sufficiente per rispondere alle spese di prima necessità.
Degli agricoltori cacciati via dalla Pac, dei pensionati, degli insegnanti e dei tanti ragazzi senza un lavoro che hanno una cultura decisamente superiore all’80% dei politici che sono in Parlamento – continua Tiso – non si può assolutamente parlare, né con i media né con le istituzioni. Noi della Confeuro abbiamo sperato che il presidente del Consiglio potesse rappresentare qualcosa di diverso rispetto al passato, ma purtroppo non è altro che una riproposizione più giovane di modelli obsoleti e anti-democratici; ed è anche per queste ragioni che, coerentemente con la nostra storia di partecipazione e di mobilitazione, ci batteremo fino in fondo per fare in modo che al referendum costituzionale del prossimo Ottobre prevalgano i No.

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Movimento 5 Stelle: forza politica parlamentare matura o movimento paralizzato nell’opposizione di sistema?

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Mag 2016

voto 5 stelleNel corso di questa legislatura non esistono casi di disegni di legge approvati grazie ad un concorso decisivo del Movimento 5 Stelle. Se nel 56% dei casi il M5S ha espresso posizioni contrarie sui disegni di legge esaminati nelle Aule parlamentari, come inevitabile per un partito di opposizione, quasi un quarto dei suoi voti è stato invece favorevole. Ma questi ultimi si sono semplicemente aggiunti a quelli della maggioranza. In questo senso, i voti del M5S in questi tre anni sono rimasti congelati senza eccezione. E con essi anche il consenso di oltre un quarto degli elettori alle elezioni politiche del 2013. Tuttavia, ciò che risulta dai dati non può definirsi un atteggiamento ostruzionistico. Infatti, il disegno di legge sulla verifica antimafia presentato dal M5S è stato approvato e altri concreti risultati sono stati riportati sui DDL relativi agli orari di apertura degli esercizi commerciali, alla class action, al reato di whistleblowing e alle auto blu. Anche dal punto di vista degli emendamenti, il Movimento primeggia nei confronti delle altre forze di opposizione, privilegiando contenuti “tecnici” in tema ambientale e digitale: in Aula alla Camera è riuscito ad apportare modifiche al 27% dei testi esaminati, e in Commissione addirittura al 37% di essi.
Sono questi alcuni dei risultati della ricerca “Dentro o fuori dal Palazzo?” realizzata da FBLab, il Centro Studi di FB & Associati, che ha voluto analizzare quale sia effettivamente il comportamento parlamentare del Movimento 5 Stelle, per capire cosa fa questa forza politica, come vota, se e quando unisce i propri consensi e le proprie iniziative politiche con i partiti di governo da una parte e con gli altri partiti di opposizione dall’altra. Le analisi si basano interamente su dati pubblici in quanto atti parlamentari e si riferiscono al periodo da marzo 2013 a marzo 2016.
cinque stelle“Il quadro che emerge dalla ricerca di FBLab è quello di un Movimento 5 Stelle diviso tra la voglia di contare e quella di attestarsi su una opposizione di sistema”, afferma Fabio Bistoncini, Fondatore e Amministratore Delegato di FB & Associati. “Infatti, da una parte, abbiamo un Movimento sempre più parlamentare, ovvero capace di utilizzare a dovere lo strumento politico della rappresentanza: di conferire alle proprie posizioni un valore coerente e spendibile a livello mediatico; di mediare nel merito, tanto da farsi approvare in Aula provvedimenti a propria firma e decine di emendamenti su tematiche di suo specifico interesse; di usare i temi giusti nelle sedi istituzionali giuste. Un movimento pragmatico, che decide nel merito, opponendosi in modo radicale al Governo ma senza disdegnare il dialogo sui singoli temi, quando il livello dello scontro politico, e mediatico, scende. Ma dall’altra, rimane fortissima la sensazione di un Movimento paralizzato nella sua opposizione di sistema, che punta tutto sulla coerenza e inossidabilità delle proprie posizioni politiche generali. Tali posizioni sono espresse in maniera corale dal gruppo che parla come mero portavoce del suo popolo. Con una voce sola, che non ammette il dissenso e la libertà di coscienza. Ma posizioni così incrollabili hanno un limite che non possono valicare. Non possono in nessun modo consentire all’opinione pubblica di percepire il Movimento come una parte del sistema. La priorità assoluta resta una: mai mischiarsi, nemmeno a costo di contraddirsi, di deludere pezzi del proprio elettorato, di mortificare i propri attivisti e i propri gruppi parlamentari. Mai diventare come gli altri perché l’unica speranza che il M5S ha di vincere in futuro è nella sua capacità di restare un soggetto trasversale, in grado di primeggiare in un ballottaggio a due”.
luigi di maioIl Movimento 5 Stelle, secondo tutti i sondaggi, si posiziona oggi come il secondo partito italiano con una percentuale delle intenzioni di voto che oscilla tra il 25 e il 30%. Amministra 15 comuni. Ha 126 parlamentari, 98 consiglieri regionali, e 17 europarlamentari. Eppure, a distanza di tre anni dal suo exploit alle elezioni politiche del 2013, resta ancora un oggetto misterioso. E uno degli aspetti meno noti del Movimento è il comportamento dei suoi eletti in Parlamento.
I gruppi parlamentari del M5S possono quindi vantarsi di aver ottenuto concreti risultati sugli orari di apertura degli esercizi commerciali, sulla class action, sul reato di whistleblowing e sulle auto blu, “scongelando” effettivamente i propri voti. Ancora però, nessuno di questi testi è divenuto legge. Tutti gli obiettivi centrati si sono verificati nella fase direttoriale: è verosimile ipotizzare che i parlamentari che compongono il Direttorio (Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia) si facciano rappresentanti delle istanze dei gruppi nei confronti di Grillo e, sino a poche settimane fa, di Casaleggio.
Si nota una notevole capacità del Movimento 5 Stelle di diversificare i propri successi, soprattutto alla Camera, dove primeggia nei confronti delle altre forze di opposizione, giungendo in alcuni casi a sfidare il PD. In Aula alla Camera il M5S è riuscito ad apportare modifiche al 27% dei testi esaminati, e in Commissione addirittura al 37% di essi. Decisamente inferiori i risultati al Senato: 13% in Aula e 19% in Commissione.
FBLab è il Centro Studi di FB & Associati, creato per comprendere e raccontare le dinamiche che influenzano le agende politiche, nonché il funzionamento del complesso processo decisionale, per approfondire i temi all’ordine del giorno, prevedere gli sviluppi della politica e analizzare il contesto politico-istituzionale e fare cultura dell’attività di lobbying. Maggiori informazioni: http://www.fbassociati.it/fblab (foto: voto 5 stelle)

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Politica: quel fatale giorno

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2011

English: Silvio Berlusconi Deutsch: Silvio Ber...

Image via Wikipedia

Ci sono delle date che la politica non ci permette di dimenticare. Una di esse è il 14 dicembre del 2010. Allora lo strappo dei finiani sembrava pervenuto ad un risultato storico sancendo la fine del governo Berlusconi. Se ciò fosse accaduto con molta probabilità nel giro di tre, quattro mesi saremmo andati nuovamente alle urne. L’atteso evento non si verificò per una manciata di “voti mercenari”. Fu un bene? Fu un male? Difficile a dirlo in quel momento di là delle passioni partigiane dei rispettivi schieramenti e dei fan esterni. A distanza di un anno la riflessione diventa più matura e ci rendiamo conto che la vittoria di Berlusconi è stata come quella del cartaginese Pirro nella guerra contro gli antichi romani. Se sull’onda di una sconfitta si fosse andati, invece, alle urne con molta probabilità avremmo avuto un altro parlamento e governo fotocopia, sia pure numericamente ridimensionato e, quindi, costretto a fare i conti con il Terzo polo. Ora la vittoria di allora pesa come un macigno e ci rende consapevoli che è stata inutile in quanto ha aggravato una precarietà che si reggeva su una manciata di voti e che, di certo, non ha risolto la leadership, tutt’altro. Così se mentre Berlusconi in quel dicembre del 2010 poteva dire che usciva sconfitto da un tradimento ora si ritrova estromesso per “incapacità” nella gestione della crisi. E la sua immagine è sempre più compromessa. Il danno che ha provocato al paese è gravissimo. Fin dalla sua vittoria del 2008 si sapeva che l’Italia doveva mettere mano con urgenza alle riforme strutturali, provvedere al rilancio dell’economia, al contenimento del debito pubblico. Ed invece si disse che si procedeva ottimamente e che le voci di crisi erano delle panzane create ad arte dalle opposizioni per mancanza di altri validi argomenti. Così abbiamo perso anni preziosi e siamo giunti nel peggiore dei modi alla resa dei conti. E lo abbiamo fatto indebolendo, per giunta, il ruolo delle istituzioni, dei partiti e della politica. Abbiamo dovuto subire i richiami del professor Monti che, pur dando a vedere di rispettare il ruolo dei partiti, di fatto li ha bacchettati affermando, senza mezzi termini, di essere incapaci a governare. E il rimbrotto va più verso il Pdl che non agli altri essendo il partito di maggioranza in parlamento. Un’altra osservazione tagliente, dello stesso Monti, e venuta qualche giorno dopo allorché ha rimproverato ai partiti un loro ipocrita atteggiamento di critica nei pubblici dibattiti al suo operato e di piena condivisione in privato. Questi sono i guasti più evidenti lasciati dalla vittoria di Pirro-Berlusconi e il prezzo da noi pagato è molto salato sebbene sia difficile quantificarlo con esattezza. E se gli italiani non fossero… gnoccoloni i sondaggi elettorali ci avrebbero dato da subito un segnale ben diverso da quello rilevato. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Come si costruisce il consenso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2011

(cominciamo bene #2)

Image by l3m4ns via Flickr

Non sono di certo i risultati elettorali che oggi dimostrano chi vince o chi perde. Lo sono, a monte, le tattiche per confondere, vanificare, disinformare l’elettorato che fanno la differenza. Nel caso italiano due sono gli aspetti più eclatanti. Il primo nel demonizzare la politica associandola al mal governo, agli intrallazzi, agli scandali e quel che ne segue per spingere gli elettori all’astensinismo. In questo modo si possono meglio controllare i voti e concentrarsi su coloro che si sanno fedeli. L’altro è nel frazionare le forze opposte. Un esempio tipico lo abbiamo avuto nel 2006 allorchè il partito pensionati lasciò l’area del centro destra per passare all’altra sponda. Subito si attivarono le contromisure costituendo un partito antagonista e in questo modo i voti si dispersero vanificandoli. Oggi la tecnica è ancora più raffinata costituendo partiti filo meridionali, di protesta ecc. e con il solo intento di dimostrare all’elettorato che se si scende dallAventino e si ha in uggia i partiti tradizionali vi possono essere quelli alternativi. Ma non si dice loro che sono solo dei masticatori di voti per poi sputarli nella pattumiera. Infatti con il premio di maggioranza basta un solo partito per incassare un risultato record a scapito del perdente, sia pure di poco. E il laboratorio molisano di queste ore lo ha dimostrato ampiamente. Hanno funzionato sia l’astensionismo, sia le liste di disturbo ma capaci di attrarre un elettorato scontento ma speranzoso di poter dare, comunque, un contributo ad una causa che hanno creduto di riscatto e di cambiamento. Più in generale la tecnica è quella di far affiorare il dissenso non dall’altra parte della barricata ma al proprio interno facendo apparire personaggi che protestano, che dissentono e che in questo modo riescono ad individuare per poi neutralizzarli. Lo stiamo verificando in maniera “scientifica” con le esternazioni di Bossi che dal martedì alla domenica tuona contro il governo e il lunedì sera si riallinea con lo stesso oppure lascia intendere che vi sia un’opposizione maroniana all’interno della Lega e così riesce ad individuare e poi ad isolare i dissensi. Il risultato che gran parte del popolo leghista resta ancorato al proprio partito convinto che se le cose non funzionano vi è, comunque, un dissenso che potrebbe raddrizzare le sorti del movimento e resta ben lungi dal pensare che è uno “scontento pilotato”. Se noi non impariamo a fare dei distinguo e a seguire meglio la politica è difficile che con il solo esercizio del voto o, peggio ancora, astenendosi si possa ottenere ciò che dal voto intendiamo esprimere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Referendum italiani nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

“Bella risposta ieri al question time. Invece di dare una soluzione al problema il Governo rimanda la decisione di validare o meno il terzo quesito per gli italiani all’estero, riconoscendo tale discrezionalità alla Commissione elettorale competente a Roma”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato Fli. “Ma di fatto, al di là della burocrazia e dei giochi di parole il nostro caro Governo si vuole riservare fino all’ultimo la possibilità o meno di giocare anche su quel bacino di voti – spiega – se servono li riterrà validi, se invece non servono saranno annullati. Questa è una conferma di democrazia ad intermittenza del nostro caro Governo”. “Ancora una volta gli italiani nel Mondo sono usati a mo’ di ruota di scorta dal Governo – spiega – ancora una volta i cittadini all’estero vengono messi in mezzo solo se fa comodo. Tutto questo è vergognoso”.

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L’ex pm conquista i voti dei napoletani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

De Magistris riporta al voto il 18,6% degli elettori che al primo turno era rimasto a casa. Trattiene il 61,8% dei voti di Morcone e il 25,3% di quelli di Pasquino. Lettieri, invece, riporta al voto solo il 60,3% dei suoi elettori e perde il 34% verso l’astensione Per il 60% dei napoletani De Magistris rappresenta il cambiamento e per il 59% è un sindaco migliore di Lettieri. È qui, in queste due semplici cifre registrate poco prima del voto, una delle spiegazioni del risultato al ballottaggio. L’ex pm ha saputo cogliere e rispondere all’esigenza di cambiamento della città. Ha saputo incarnare il senso di pulizia e di nuovo modo di stare in politica, di cui Napoli avvertiva il bisogno. La conferma di questa capacità si riscontra, anche, osservando i dati dell’avversario: al ballottaggio è rimasto a casa il 34% di quanti, al primo turno, avevano scelto Lettieri. Altro elemento indicativo è il comportamento di chi non aveva votato al primo turno. Il 25,2% ha deciso di votare al ballottaggio: il 18,6%, di questi, ha scelto De Magistris, mentre il 6,6% ha optato per Lettieri. L’analisi dei flussi di voto tra il primo e il secondo turno e quelli tra le regionali del 2010 e oggi, chiariscono ulteriormente quanto è accaduto nel capoluogo partenopeo. Il primo dato evidente è la tenuta di De Magistris rispetto al proprio elettorato: l’86% di quanti lo aveva votato al primo turno, lo ha fatto anche al ballottaggio. L’ex pm, inoltre, ha avuto pochi voti in uscita: lo 0,8% verso Lettieri e il 13,2% verso l’astensione. Il quadro del candidato di centrodestra non appare altrettanto solido. Lettieri ha avuto la riconferma dal 60,3% degli elettori del primo turno, mentre ha dovuto registrare un’emorragia di preferenze verso l’astensione (34,1%) e anche una piccola quota di fuga verso De Magistris (5,6%). Il dato finale, tuttavia, non è stato determinato solo dal comportamento del proprio elettorato di riferimento, ma è stato generato dai flussi di voto che sono transitati dagli altri candidati in corso al primo turno. L’ex pm è riuscito a fare il pieno nell’area degli elettori di Morcone (61,8%). Da questa vasta area, infatti, solo il 2,6% ha traslocato su Lettieri, mentre il 35,6% ha preferito astenersi. Gli elettori di Pasquino, a maggioranza, hanno preferito astenersi (64,7%). Tra quanti hanno deciso di votare al ballottaggio, il 10% ha scelto il candidato di centrodestra, mentre il 25,3% ha preferito l’ex pm. Per avere il quadro complessivo della situazione politica napoletana, è utile analizzare anche i flussi di voto e i mutamenti avvenuti nel corso dell’ultimo anno, rispetto alle elezioni regionali del 2010. Il candidato del Pdl, Stefano Caldoro, a Napoli aveva preso il 49,31% dei voti, mentre De Luca il 46,5%. Rispetto all’anno scorso la geografia elettorale è mutata in modo decisivo. Al ballottaggio hanno votato per Lettieri il 72% di quanti, nel 2010, avevano votato per il Pdl, mentre il 18% ha optato per De Magistris e il 10% si è astenuto. L’ex pm, per parte sua, ha riconquistato l’89% di quanti nel 2010 avevano votato per il Pd, mentre solo il 4% è transitato sul candidato di centrodestra e il 7% si è astenuto. Significativo, in questo quadro di mutamenti, analizzare il comportamento di voto degli elettori dell’Udc e dell’Udeur di Mastella. La maggioranza degli elettori del “Campanile” ha scelto l’astensione (65%), mentre il restante 35% si è equamente diviso tra i due contendenti. Gli elettori di Casini, invece, si sono schierati nettamente. Il 65% dei napoletani che, nel 2010, aveva votato per lo scudocrociato 2 centrista, ha dato il proprio voto a De Magistris, mentre solo l’11% ha optato per Lettieri e il 24% si è astenuto. La geografia elettorale napoletana, con le comunali e nonostante i venti anni di governo di centrosinistra, ha segnato una sorta di ricompattamento. Nonostante il basso, bassissimo livello di fiducia nella Jervolino, l’elettorato napoletano sembra essere rimasto, a maggioranza, di centrosinistra. Il quadro elettorale della disfida del 2011, infatti, porta alla luce alcune considerazioni finali:
a. Lettieri non è riuscito a convincere la base elettorale pidiellina, non l’ha saputa compattare e riportare al voto. Non è riuscito, inoltre, a instaurare un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica moderata locale e non ha saputo fiaccare la base elettorale del centrosinistra. Anzi, con l’onnipresenza berlusconiana ha rischiato di riattivare il senso di identità dell’elettorato di centrosinistra locale, offrendo materiale per il suo ricompattamento
b. De Magistris ha, invece, giocato fino in fondo la sua chance da outsider, riuscendo a incarnare quel bisogno di nuovo, di fuori dai giochi e dagli schemi, che ha mobilitato l’elettorato di centrosinistra al primo turno (anche se in modo separato e diviso) e ha ridestato la voglia di vittoria di questo elettorato al secondo turno, riportando al voto anche una parte di quanti, al primo turno, si erano disinteressati della competizione elettorale.
c. Il ballottaggio, infine, si è sviluppato, fino in fondo, come uno scontro di personalità. Un duello in cui la capacità evocativa e mobilitativa dell’ex pm è risultata ampiamente più motivante dell’avversario. Quest’ultimo, infatti, proprio nel rush finale, non ha saputo catalizzare quanto già acquisito al primo turno e, probabilmente, non gli è giovato (o forse, addirittura lo ha danneggiato) l’arrivo di Berlusconi in chiusura di campagna.
I flussi di voto sono stati calcolati sulla base dei dati relativi a 1.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nell’aprile 2011 e 2.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nel periodo tra il primo e il secondo turno delle elezioni comunali

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