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A Custonaci si è affrontato il tema del voto di scambio nel sistema politico-mafioso

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Custonaci (Trapani) Al convegno dal titolo «Il voto di scambio nel sistema politico-mafioso – La lezione di Paolo Borsellino» vi hanno presenziato Fabrizio Fonte (Presidente Centro Studi Dino Grammatico), Giuseppe Bica (Sindaco di Custonaci), Claudio Sanfilippo (Questore di Trapani) e Darco Pellos (Prefetto di Trapani). Sono intervenuti Antonina Pipitone (Avvocato), Maurizio Agnello (Procuratore Aggiunto Tribunale di Trapani) e Leonardo Agueci (già Procuratore Aggiunto Tribunale di Palermo). Ha moderato l’incontro Elvira Terranova (Giornalista). Il dibattito si è sviluppato, in particolare, sulla recente riforma del 416-Ter che sta per approdare alla «Camera dei Deputati» e sull’attuale modalità di richiesta del sostegno elettorale del “politico” al mafioso rispetto, invece, al passato in cui era l’esponente di «cosa nostra» a cercare il “politico”, per poi in ogni caso far pesare gli interessi della criminalità organizzata all’interno della Pubblica Amministrazione.
«La ricorrenza dei trent’anni dal celebre intervento di Borsellino a Bassano del Grappa – afferma Fabrizio Fonte Presidente del «Centro Studi Dino Grammatico» – ci riporta a ragionare ai nostri giorni sul tema, purtroppo attuale, del voto di scambio nel sistema politico-mafioso. Oggi che è ancora più complicato individuare, per certi aspetti, le ingerenze tra la politica e la mafia. La lezione morale di Paolo Borsellino oggi deve diventare la pietra angolare di una nuova questione morale. In grado di far superare l’ambiguità di taluni politici. O si sta, infatti, dalla parte dello Stato o si sta con cosa nostra. Nel 2019 le zone grigie vanno definitivamente cancellate».«Un buon politico che vive e conosce il territorio – prosegue Giuseppe Bica Sindaco di Custonaci – sa chi non deve frequentare, non solo perché il politico deve essere ineccepibile nei comportamenti e nelle frequenze, ma anche per non consentire alla mafia di potersi accreditare e quindi isolarla dalle pubbliche relazioni. Tutti sappiamo chi nella nostra città è “ntisu” e io so chi non devo avvicinare, altri magari fanno il contrario: frequentandoli e carpendone il consenso».

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