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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘voto’

Voto di scambio, bene approvazione alla Camera. Lombardia ha pagato caro prezzo

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

“Siamo molto soddisfatti per l’approvazione alla Camera dei Deputati della legge che rafforza la normativa sul reato di voto di scambio politico-mafioso.Non possiamo dimenticare che anche la nostra regione ha pagato un caro prezzo in un recente passato quando Zambetti fu accusato di ‘aver consapevolmente attinto voti dal bacino della criminalità organizzata stringendo un patto con i referenti delle cosche lombarde’, come si legge nelle carte del processo.Non possiamo più tollerare che le mafie condizionino il voto infiltrando la politica, è un pericolo per la democrazia contro cui le Istituzioni oggi hanno dato una risposta chiara e netta”, è il commento della Consigliere regionale del M5S Lombardia Monica Forte in merito all’approvazione della nuova legge sul voto di scambio politico mafioso avvenuta poco fa alla Camera.

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Antonio Tajani presenta: Stavolta voto Eu

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Roma Il primo febbraio alle 17:00 all’Auditorium Parco della Musica di Roma presentazione della campagna istituzionale del Parlamento europeo per le elezioni del 26 maggio 2019
Ad accompagnare il Presidente, i volontari della campagna, il campione olimpico e mondiale di nuoto Massimiliano Rosolino, Chiara Tabani, argento olimpico alle Olimpiadi di Rio 2016 con il Setterosa e la capo di Gabinetto dell’Agenzia Spaziale Europea Elena Grifoni Winters. Il tenore Andrea Bocelli ha inviato un messaggio, che verrà letto durante l’evento, in cui sottolinea l’importanza dell’Europa Unita e l’importanza di supportare il suo progetto attraverso il voto.
Democrazia è partecipazione: tra il 23 ed il 26 maggio circa 400 milioni di cittadini europei sono chiamati ad eleggere i loro 705 rappresentanti a Strasburgo. Per l’Italia saranno eletti 76 eurodeputati. In vista di questo appuntamento, il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, presenta la campagna StavoltaVoto.eu con l’obiettivo di informare i cittadini e promuovere la partecipazione al voto.Alla vigilia dell’evento il Presidente Tajani ha dichiarato: “Il Parlamento europeo è l’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini e svolge un ruolo fondamentale nel tutelare i loro interessi. Un’Europa democratica ha bisogno della partecipazione degli elettori, che devono poter esercitare il loro diritto di voto sulla base d’informazioni complete e corrette. Questo è l’obiettivo della campagna StavoltaVoto del Parlamento europeo”.
Ad aprire e chiudere l’evento, moderato dalla giornalista del TG1 Laura Chimenti, il Coro Vivona dell’omonimo liceo di Roma.Con StavoltaVoto.eu, il Parlamento europeo ha deciso di puntare sui giovani chiedendo loro di trasformarsi in attivisti del voto. L’obiettivo di ognuno di questi volontari è quello di reclutare più persone possibile che si impegnino a recarsi alle urne a maggio in questo suffragio chiave per il futuro della UE. Alcuni di questi volontari saranno presenti il primo febbraio per raccontare la propria esperienza di attivisti per l’Europa.

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Scuola: Disegno di legge 763 (Granato ed altri), prossimamente in aula dopo il voto in Commissione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

In VII Commissione del Senato, presentati 25 emendamenti alla proposta di “Modifiche alla legge 13 luglio 2015, n.107, in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti”. La metà vede come primi firmatari i senatori Loredana De Petris (Liberi e Uguali) e Roberto Berardi (Forza Italia) come segnalati da Anief: si va dalla stabilizzazione dei precari alla riapertura delle GaE, dalla mobilità straordinaria al limite dell’utilizzo dei potenziatori quali tappabuchi. “Ancora una volta Anief – dichiara Marcello Pacifico, suo presidente nazionale – si è fatta interprete delle istanze del mondo della scuola e ha proposto soluzioni per risolvere alcuni problemi che sono vere e proprie piaghe del sistema: il reclutamento e la mobilità del personale. Questi temi sono stati accolti da alcuni senatori e affrontati in specifiche proposte emendative come richiesto dalla nostra associazione, unica ad essere ascoltata nonostante non sia stata inspiegabilmente audita dalla VII Commissione, a differenza di altre sigle o associazioni che hanno depositato le loro memorie. Con gli emendamenti 1.23 BERARDI, GIRO e 1.0.3 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA s’intende stabilizzare a partire dall’a.s. 2019/2020 tutto il personale precario con 36 mesi di servizio, con le debite coperture finanziarie, come peraltro richiesto dallo stesso Presidente Pittoni della VII Commissione nella sua proposta di legge (AS 335), cui riteniamo – coerenza vuole – darà il suo voto favorevole. La norma sarebbe tanto più opportuna dopo la cancellazione del concorso riservato al personale precario con 36 mesi di servizio, l’abolizione del limite alle supplenze e la fine del fondo per i risarcimenti, tutti elementi che potrebbero trasformare la denuncia Anief 4231/2014 in procedura d’infrazione da parte della Commissione europea”.
“Gli emendamenti 1.0.2 (testo 2) DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA e 1.22 BERARDI, GIRO ripercorrono – continua il sindacalista autonomo – un testo già approvato, anche se per errore, in sede di conversione del decreto legge n. 91 (Milleproroghe) che vuole riaprire le graduatorie ad esaurimento a tutto il personale abilitato, incluso i diplomati magistrale e gli Itp. La norma risolverebbe il problema del prossimo licenziamento di 50 mila insegnanti a giugno, farebbe coincidere la domanda con l’offerta e coprirebbe le attuali altre 50 mila cattedre andate scoperte durante le ultime convocazioni. L’attuale maggioranza vorrà finalmente dare una risposta favorevole alle migliaia di precari abilitati?”
L’emendamento 1.19 BERARDI, CANGINI, MOLES, GIRO prende atto della fine degli ambiti territoriali e della necessità di ripercorrere la strada di una mobilità straordinaria su tutti i posti in organico per rispondere alle istanze dei docenti esiliati e immobilizzati. Un limite all’utilizzo del personale in organico di potenziamento per le supplenze è inserito negli emendamenti analoghi 1.18 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA e 1.17 BERARDI, GIRO, mentre le proposte 1.15 BERARDI, CANGINI, MOLES, GIRO e 1.14 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA chiariscono come la futura mobilità, come già disciplinata nell’ipotesi di contratto sottoscritta a fine dicembre, operi tra comuni, province e regioni. Della determinazione dei criteri relativi all’assegnazioni su più comuni del personale con completamento orario su più cattedre si occupano, infine, gli emendamenti 1.10

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Perché l’Italia continua a votare contro Israele alle Nazioni Unite?

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

By Ugo Volli. Dopo le “otto risoluzioni otto” contro Israele di quindici giorni fa, l’Assemblea Generale dell’Onu ne ha approvate altre sei sabato scorso. E come l’altra volta, l’Italia ha approvato la maggior parte delle risoluzioni. Si è astenuta questa volta da una mozione che richiede la restituzione alla Siria delle alture del Golan, da cui fino al ‘67 Assad bombardava regolarmente le città e i kibbutz italiani intorno al Lago di Tiberiade, ma ha approvato quella che condanna il controllo israeliano di Gerusalemme, dicendo due enormi falsità, cioè che non vi sarebbe rapporto fra popolo ebraico e la capitale di Davide, Salomone e di tutto l’ebraismo fino a oggi, e che nella città non ci sarebbe libertà religiosa, quando è vero esattamente il contrario, cioè che per la prima volta da sempre l’appartenenza di Gerusalemme a Israele permette a chiunque di pregarvi tranquillamente come vuole. Si è astenuta su una risoluzione minore, che assegna un budget per le attività antisraeliane che l’Onu organizza, ma ne ha approvata un’altra che stabilisce l’organismo che promuove queste attività. Ha approvato la più politica, che invocando una “soluzione pacifica” del conflitto, lo incolpa solo a Israele e si è infine astenuta sull’istituzione di un “comitato per gli inalienabili diritti del popolo palestinese, fra cui naturalmente è inclusa la distruzione di Israele. A questi voti bisogna aggiungere un piccolo (ma non tanto piccolo) scandalo: Il sito del governo italiano ha dichiarato che l’altro giorno il presidente del consiglio Conte ha ricevuto “il presidente della Palestina” come se fosse uno stato. Ora l’Italia non riconosce lo “stato di Palestina” ma l’ “Autorità palestinese” che non è uno stato: chi ha cambiato le carte in tavola?
Dal modo come l’Italia ha votato si scopre uno strano fenomeno e cioè che ha votato come quasi tutta l’Unione Europea (salvo Malta, quasi sempre contro Israele e l’Ungheria, quasi sempre favorevole. E che l’Unione Europea si è allineata alla Russia, che notoriamente è il protettore dell’arcinemico di Israele, l’Iran. Questo allineamento dell’Europa alla Russia (contro gli Usa, l’Australia, il Canada, in un paio di occasioni anche la Gran Bretagna) dà certamente da pensare, soprattutto a quelli che si illudono che l’UE sia la custode dello spirito occidentale contro il “sovranismo” di Trump.Ma io sono soprattutto preoccupato dell’Italia. Perché il nostro paese, il cui vice-premier Salvini ha sempre proclamato il suo appoggio a Israele e che alla faccia degli ebrei “progressisti” che hanno tanto peso nelle organizzazioni comunitarie e sui media, sarà gradito ospite dello stato ebraico fra una decina di giorni e ha spesso proclamato di essere “amico e fratello di Israele”, manifestando altrettanto spesso la propria amicizia agli ebrei italiani – perché dunque il governo in cui Salvini è parte essenziale, si allinea all’odio dell’Unione Europea per Israele?
Ci sono diverse risposte, che vanno tutte considerate. La prima è che l’apparato stesso del Ministero degli Esteri italiano, salvo qualche lodevole eccezione, è allineato al vecchio filoarabismo dell’Italia dei Moro, Craxi, d’Alema. Lasciato a se stesso, ha il riflesso condizionato di votare contro Israele, come nel caso dell’Unesco, che fece scandalo durante il governo Renzi e dallo stesso Renzi fu sconfessato. La seconda causa è che il ministro degli esteri Moavero appartiene pienamente a questo ambiente, non è stato scelto dalla coalizione ma imposto da Mattarella e cerca di fare una politica di appoggio all’Unione Europea e dunque all’odio antisraeliano di Mogherini. I voti all’Onu non vengono discussi in consiglio dei ministri e rientrano nella autonomia del ministro.
La terza ragione è la più pericolosa. Il ministero attuale mette assieme due partiti molto lontani fra loro in molte cose fra cui la politica estera. La Lega è amica di Israele e realista in politica estera. I 5 stelle sono in buona parte di estrema sinistra e dunque nemici di Israele e dell’America: Fico è favorevole all’immigrazione islamica come Boldrini; è d’accordo con Grillo nell’appoggio all’Iran. Queste posizioni filoiraniane sono ancora quelle del movimento. Nel frattempo: Di Battista appoggia le colonne degli immigrati clandestini che vogliono sfondare il confine americano e in generale è nemico degli yankees; Manlio Di Stefano, che i 5 stelle sono riusciti a piazzare anche come sottosegretario agli esteri con responsabilità sul Medio Oriente, è a sua volta nemico dichiarato di Israele “ha un problema con gli ebrei” : a sentire il Foglio i 5 stelle sono il partito più antisraeliano nel panorama politico italiano.

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Direttiva copyright: FIEG, Riffeser “Apprezzamento per il voto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Strasburgo. “Esprimo il mio apprezzamento per l’esito del voto di Strasburgo sulla Direttiva copyright e ringrazio gli europarlamentari per il senso di responsabilità dimostrato. È un passaggio importante, che consente a questa legge di proseguire il suo iter di approvazione verso una più efficace difesa del diritto d’autore nello spazio digitale contemporaneo.”
Così il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, commenta l’approvazione da parte del Parlamento europeo della proposta della Commissione europea di riforma del diritto d’autore che introduce il principio di remunerazione degli editori e dei giornalisti per la distribuzione in Internet degli articoli di giornale. “È l’affermazione di un principio a tutela dei valori democratici europei di una stampa libera e indipendente e a garanzia della centralità del suo ruolo nella società contemporanea.” Da Strasburgo, il Presidente dell’ENPA, Carlo Perrone, evidenzia come la riforma oggi approvata dal Parlamento europeo “preserverà l’indipendenza dei giornali per le generazioni future. Non riguarda, quindi, solo la modernizzazione del diritto d’autore ma la sua funzione fondamentale nelle nostre democrazie.” “Proteggere i prodotti editoriali significa rafforzare il valore delle imprese – prosegue Riffeser – “Tutelare le genialità di ciascuno, potenziare la capacità di innovare, sperimentare nuove forme di comunicazione. Oggi il Parlamento europeo ha dato un segnale chiaro di riconoscimento della informazione professionale come presidio di informazione affidabile e verificata, unico argine ai rischi di una deriva della diffusione delle fake news.”
“Continueremo a collaborare con le istituzioni europee nella delicata fase dei negoziati – conclude Riffeser Monti – con l’obiettivo di realizzare in tempi rapidi una riforma equilibrata e aderente al mutato contesto tecnologico e digitale. Una riforma che, ne siamo certi, incoraggerà forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti.”

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2° Anniversario dal voto sulla Brexit: un bilancio di Investec AM

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Commento a cura di John Stopford, Head of Multi-Asset Income di Investec Asset ManagementDue anni dopo il voto sulla Brexit e a meno di un anno dall’uscita del Regno Unito dall’UE, è importante riflettere su come questo processo stia influenzando l’economia inglese e i mercati.
L’incertezza sulla Brexit ha represso gli investimenti e ha contribuito a portare a una crescita davvero contenuta della produttività. Ciò ha indotto la Bank of England ha rivedere al ribasso il potenziale di crescita e iniziare ad aumentare i tassi. Il motivo è più legato a una mancanza di capacità di riserva che al tema della solidità economica, perciò dubitiamo che i tassi di interesse possano aumentare rapidamente o in modo molto ampio e di conseguenza riteniamo che i titoli di Stato inglesi a lunga scadenza abbiano valutazioni abbastanza ragionevoli nonostante una posizione fiscale meno incoraggiante. Per il momento riteniamo che vi siano migliori opportunità altrove, come in Australia, che paga un rendimento reale discreto.L’azionario del Regno Unito resta in balia della sorte e dipende molto su base relativa dalle oscillazioni della sterlina, vista l’ampia esposizione non UK al FTSE 100.
La sterlina è molto prezzata per una soft Brexit, che sembra probabile se consideriamo i numeri del Parlamento, ma resta un rischio di coda di un brusco crollo se non si raggiungerà un accordo prima che il Regno Unito lasci l’Unione Europea.Commento a cura di Garland Hansmann, Portfolio Manager di Investec Asset Management
La Brexit è stata ovviamente al centro del flusso di notizie riguardanti il Regno Unito e, in qualche misura, l’Europa. La questione centrale è la portata dell’impatto che la Brexit ha avuto finora sul mercato del credito del Regno Unito. La risposta non è ancora del tutto chiara, visto che è difficile isolarne gli effetti.Ad esempio, se prendiamo in considerazione il settore retail del Regno Unito, molte tipologie di obbligazioni hanno performato male. Pensiamo a bond di società come Iceland, Shop Direct, Matalan, Debenhams e New Look, che hanno visto performance negative.Sembra chiaro che il retail sia un settore in difficoltà. Si potrebbe pensare che si tratti di una sequenza di cattive performance individuali, combinata con la dura concorrenza dei rivenditori online. Potrebbe essere vero, ma l’essere in un ambiente in cui il potere di spesa dei consumatori è significativamente diminuito in conseguenza dell’indebolimento della sterlina di certo non aiuta.L’economia del Regno Unito sta sottoperformando le economie degli altri Paesi “omologhi” nel mondo e, in generale, sta scontando le conseguenze economiche della decisione di uscire dall’UE, che certamente pesano sulle compagnie.Va anche detto che la Brexit ha avuto probabilmente un effetto in qualche modo negativo sulle obbligazioni corporate del Regno Unito e sul mercato del credito. In ogni caso, identificare l’entità dell’effetto Brexit è difficile, specialmente se si confrontano i rendimenti del mercato statunitense high yield con quelli del Regno Unito.Entrambi hanno avuto rendimenti annualizzati pari a circa il 7,5% p.a. dal giorno prima del voto sulla Brexit.Per i nostri portafogli continuiamo a preferire emittenti al di fuori del Regno Unito che abbiano un’esposizione contenuta alle conseguenze della Brexit.

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Un voto al Governo sui programmi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

“Fratelli d’Italia è dalla parte degli italiani, sempre. Se dal governo Conte arriveranno provvedimenti che condividiamo, come il taglio delle tasse, il blocco all’immigrazione irregolare, la difesa della sicurezza dei cittadini, la tutela delle nostre imprese, dei nostri prodotti, del lavoro italiano, voteremo quei provvedimenti. Se arriveranno cose che non condividiamo come il blocco dei lavori per la costruzione di nuove infrastrutture, l’assistenzialismo spinto perché la sfida per gli italiani è creare lavoro e non dare a tutti una mancetta, non voteremo quei provvedimenti perché non li condividiamo”. È quanto dichiara il presidente di fratelli d’Italia Giorgia Meloni interpellata dai giornalisti sul governo Conte che oggi e domani chiederà la fiducia alle camere.

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Ciaburro: “Mattarella rispetti il voto degli italiani”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

“Il 4 marzo nonostante gli italiani abbiano premiato la coalizione di centrodestra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha voluto dare un incarico esplorativo a Matteo Salvini, preferendogli alternative strane e contorte. Sempre il Capo dello Stato ha poi dapprima fatto cadere la formazione del governo M5S-Lega impuntandosi su di un nome importante quale quello di Paolo Savona – reo di non essere gradito alle cancellerie europee – e ha successivamente incaricato Carlo Cottarelli, che numeri alla mano, non otterrà mai la fiducia del parlamento ma che allungherà i tempi del ritorno al voto degli italiani. Tutto questo avviene mentre lo spread continua inesorabilmente a salire. E bene ha fatto dunque la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ad evidenziare come il Capo dello Stato non stia rispettando le istituzioni e il voto degli italiani, scendendo nell’agone politico e andando ben oltre le sue prerogative”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia, Monica Ciaburro.

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Mettete una bandiera tricolore alla vostra finestra: IlMioVotoConta

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

Scrive Luigi Di Maio: “quella di ieri è stata la notte più buia della democrazia italiana. Il presidente della Repubblica Mattarella ha deciso di scavalcare le sue prerogative costituzionali e di non far andare al governo una forza politica, il MoVimento 5 Stelle, che ha preso 11 milioni di voti. Un governo che avrebbe avuto la maggioranza assoluta del Parlamento grazie al contratto siglato con la Lega. Al governo ha deciso di mettere dei tecnici che non hanno mai preso un voto, guidati da Cottarelli, con la sicurezza che non avranno nessuna maggioranza parlamentare. Quindi avremo un governo non solo non votato dal popolo, ma neppure dal Parlamento. Un vergognoso unicum nella storia della Repubblica.Sto facendo questo video per due ragioni. La prima, in qualità di capo politico del MoVimento 5 Stelle, è chiamare tutti i nostri iscritti, tutti i nostri attivisti, tutti i nostri elettori alla mobilitazione prendendo parte ad alcune iniziative che prenderanno vita a partire da oggi. La seconda è smontare tutte le bufale, le falsità, le menzogne che i media hanno iniziato a far circolare a partire da ieri sera.La situazione come vi dicevo è molto grave, gravissima. Ieri si sancito il concetto che in Italia puoi fare il Ministro anche se sei un condannato, un indagato per mafia, per corruzione, uno che va a prostitute, ma guai se hai osato criticare l’Europa. Il voto degli italiani è stato totalmente svuotato del suo valore. E questo non è accettabile. Gli italiani il 4 marzo hanno deciso di cambiare, hanno chiesto un governo politico che facesse delle serie iniziative per cambiare la loro vita e invece Mattarella ha deciso di affidare le sorti del nostro Paese a un tecnico alla Monti. Lo ha fatto addirittura tirando in ballo il risparmio degli italiani. Proprio lui che non ha battuto ciglio mentre il PD distruggeva le banche e migliaia di risparmiatori e ora si preoccupa? E poi avete visto cosa è successo oggi? Lo spread è aumentato vorticosamente e ora è a oltre 230! Perchè quella dei mercati è una bufala, i mercati al massimo sono preoccupati dall’incertezza e dall’instabilità. Se fosse nato un governo politico, con le idee chiare come ce le avevamo noi, oggi non ci sarebbe stato alcun problema.E invece si è andati alla rottura solo per impedire che mettessimo mano alle pensioni d’oro, che togliessimo potere alle lobby che infestano il governo, che eliminassimo gli odiosi privilegi. Tutto il resto sono chiacchiere. So che siete incazzati. Mi avete mandato migliaia di messaggi. Non possiamo rimanere a guardare. Non possiamo neppure lasciarci anestetizzare dai media. Dobbiamo reagire subito e con fermezza. Abbiamo bisogno di simboli per farci sentire, ma soprattutto per farci vedere. Io oggi appenderò una bandiera italiana fuori dalla mia finestra, affinchè tutti la possano vedere, e vi chiedo di fare altrettanto. Prendetela, compratela se non l’avete in casa, e appendetela. Tiriamo fuori il nostro orgoglio di essere cittadini italiani e rivendichiamo il diritto a decidere sul nostro futuro e sul nostro governo. Perchè le elezioni devono continuare ad avere un senso e quello che decidiamo nelle urne deve permettere di dare al Paese la direzione che vogliamo. Oltre ad appendere la bandiera vi chiedo anche di dire forte sui social, su Facebook, su Twitter, su instagram, dove volete, che #IlMioVotoConta. Metteteci una vostra foto, una foto della Costituzione, una foto del tricolore, ma per favore non mollate. Non rassegnatevi all’arroganza delle istituzioni che hanno deciso di scacciare il popolo dalle stanze dei bottoni per chiudersi lì dentro.Fatevi sentire. E’ importante che lo facciamo, tutti insieme a partire da ora. Organizzeremo anche delle manifestazioni nelle principali città d’Italia, delle passeggiate, dei gesti simbolici, tutto quanto è possibile pacificamente fare per affermare il nostro diritto a determinare il nostro futuro. Il 2 giugno, il giorno della festa della Repubblica, invito tutti, tutti, tutti a venire a Roma dove faremo un grande evento, su questo stiamo già lavorando e entro domani vi daremo maggiori dettagli. Ma tutti dobbiamo esserci, con la nostra bandiera italiana per dire che noi valiamo, che è il nostro voto quello che conta.E’ importante farci sentire e farci vedere perchè già iniziano a circolare tonnellate di bugie. La prima ve l’ho detta già ed è quella sui risparmi e sullo spread. La seconda è quella sull’uscita dall’euro. L’ho detto in tutta la campagna elettorale, lo abbiamo messo nero su bianco nel contratto, l’ho ripetuto in questi 80 giorni e lo ribadisco oggi: non vogliamo uscire dall’euro. Non lo abbiamo mai detto. Paola Savona non ci avrebbe portato fuori dall’euro, avrebbe sicuramente fatto valere gli interessi dell’Italia nelle sedi europee, come fanno tutti gli altri Paesi. Ora vogliono fare allarmismo, vogliono terrorizzare con questa teoria folle. Ma non è vero. Ci sono centinaia di mie dichiarazioni in campagna elettorale. E’ solo una bugia inventata dai consiglieri di Mattarella per inquinare le acque dell’informazione, più che il Presidente andrebbero messi in stato di accusa i suoi consiglieri. Non credeteci. Sono balle. Un’altra bufala è quella per cui Mattarella ha tutto il diritto di scegliersi il ministro dell’Economia. Ma quando mai? Ma dove sta scritto? Quando dei ministri sono stati rifiutati c’erano dei motivi oggettivi. Gratteri era un magistrato in funzione, Previti era l’avvocato di Berlusconi (non si può trattare la cosa pubblica come un affare privato), Maroni non andò alla Giustizia perchè aveva dei problemi giudiziari. Ma Savona che ha fatto? Ha scritto un libro? Esistono reati di opinione in Italia? Ma poi non lo dico io. Lo dicono i manuali di diritto. Che oggi divulgheremo con tutte le nostre forze. Lo dicono quei manuali da cui gli studenti studiano Diritto Costituzionale. Lo dico ai tanti docenti universitari. O li riscrivete quei manuali o abbiate il coraggio di dire che il Presidente è andato oltre la sue prerogative. Quali valori ha inteso garantire il Capo dello Stato decidendo di non far nascere questo Governo? Nessuno. La verità è che non ci volevano al governo.Poi ora si inizia a parlare di impeachment e dicono che non si può fare, che è assurdo, eccetera. La messa in stato d’accusa si può fare e serve la maggioranza assoluta del Parlamento per mandare a processo il Presidente Mattarella davanti alla Corte Costituzionale. Se la Lega non fa passi indietro quindi non stiamo parlando di una possibilità, ma di una certezza pressochè assoluta. Non facciamo questa cosa a cuor leggero, sono stato un profondo estimatore del Presidente Mattarella, ma la sua scelta oltre che gravissima è incomprensibile. Per questa ragione con la messa in stato d’accusa, obbligheremo il parlamento a discutere di quello che è successo, ma soprattutto, faremo in modo che dopo le prossime elezioni non ci sia lo stesso Presidente che impedisce nuovamente la nascita del Governo del Cambiamento. Dopo quanto accaduto l’Italia ha bisogno di un Presidente della Repubblica che scelga i cittadini e non le agezie di rating, le banche o gli interessi tedeschi.Vi ho detto tutto quello che volevo dirvi. Adesso è il momento della mobilitazione. Mettete il tricolore alla vostra finestra e inondate i social di messaggi di orgoglio italiano usando l’hashtag #IlMioVotoConta. Noi al governo ci andremo. Questa è una promessa.”

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Verso il nuovo voto alle politiche

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2018

I media anticipando le decisioni che prenderà il Presidente della Repubblica danno già per scontato che le prossime elezioni avverranno nella prima decade di luglio di quest’anno. Ne consegue che sarà molto difficile, se non impossibile, mettere mano alla nuova legge elettorale o a fare delle piccole modifiche come potrebbero essere il voto di maggioranza o l’abolizione delle coalizioni. Forse come non mai la partita che si gioca diventa decisiva. Da una parte militano le forze della “conservazione”, dello status quo, e dall’altra del “rinnovamento”. Sulla carta appare ovvio che la stragrande maggioranza degli italiani dovrebbe optare per quest’ultima indicazione ma su loro pesa quell’antica logica che vuole che chi imbocca la strada vecchia in luogo di quella nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Su questo terreno, probabilmente, si giocherà tutta la partita: hic sunt leones. E non credo che questo discorso generi perplessità più tra gli anziani e meno tra i giovani. Penso, invece, che sia trasversale per tutte le generazioni. Il mio dubbio proviene da quanto mi scrivono e nei conversari tra la gente e su costoro, fatalmente, soffia l’alito dei sobillatori. Eppure dovrebbe bastarci una riflessione che senza portarci molto indietro nel tempo potrebbe farci vedere le cose in modo diverso. Ricordiamo quando scese in campo Berlusconi? Chi lo conosceva? Eppure fu votato. Chi era Matteo Renzi per gli uomini e le donne del PD? Eppure il suo partito alle europee ha raggiunto il 40% dei consensi. Chi oggi pensa di continuare a giocare la carta di questi due signori? Una minoranza, probabilmente. Logica vorrebbe che se proprio vogliamo voltare pagina e sperare d’essere più fortunati nella scelta dei leader dobbiamo imboccare la strada nuova perché il paese ne ha bisogno, perché i tempi sono mutati, perché ci troviamo con la consapevolezza che il mondo si sta dividendo in due distinte parti: del chi ha e del chi è ed è necessario riequilibrare le sorti per una decisa ridistribuzione delle risorse. (Riccardo Alfonso)

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Molisani a Roma: voto prevalente a Toma

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

ROMA – Tra i molisani che, pur vivendo a Roma, mantengono la residenza nel Molise, i voti sono confluiti più su Donato Toma che su Andrea Greco. E’ quanto emerge da una ricerca compiuta dall’associazione “Forche Caudine” sia su un campione di iscritti sia comparando i paesi d’origine del maggior numero di domiciliati a Roma con i risultati elettorali.“Pur con numeri non decisivi, i molisani di Roma con diritto di voto, originari soprattutto dell’entroterra e dei paesi della provincia di Isernia, hanno premiato il centrodestra – confermano dall’associazione. “Castel San Vincenzo, Bagnoli del Trigno, Acquaviva d’Isernia, Filignano, Carovilli, Cerro al Volturno e Trivento sono comuni con rilevanti presenze nella Capitale e dove Toma ha ottenuto più del 60% dei voti – rilevano ancora da Forche Caudine.“Tra gli altri paesi d’emigrazione romana che hanno premiato il centrodestra ci sono Sant’Elena Sannita (Toma al 58%), Pietrabbondante (al 57%), Poggio Sannita (al 54%), Macchiagodena (53,5%) e Frosolone (al 49,5%). Vittoria meno netta del centrodestra a Salcito (45,5%) e Duronia (42,4%). A San Pietro Avellana, nonostante la vittoria di Veneziale, Toma ha incassato il 42% lasciando a Greco appena il 9%.Il candidato dei Cinquestelle, oltre ad Agnone (66,3%), tra i paesi d’emigrazione romana s’è imposto soprattutto a Capracotta (41,6%).Insomma, anche la comunità molisana di Roma conferma la tendenza tradizionalmente conservatrice. (fonte: Forche Caudine)

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Martedì 17 aprile 2 milioni di italiani votano per elezioni di cui nessuno parla

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Da martedì 17 a giovedì 19 aprile tornano alle urne più di due milioni di italiani per elezioni di cui nessuno parla. Si tratta dei dipendenti pubblici – in realtà molti più di due milioni, esattamente 3.156.970, ma forze armate, dell’ordine e dirigenti non partecipano al voto – chiamati a rinnovare le loro RSU, le Rappresentanze sindacali unitarie, in un momento molto delicato per l’Italia e soprattutto per il pubblico impiego.Dopo otto anni di blocco contrattuale, a febbraio sono stati infatti rinnovati tutti i contratti collettivi della Pubblica Amministrazione, con una marcia a tappe forzate imposta dal governo uscente alla ricerca di consensi elettorali e accettata da Cgil-Cisl-Uil-Ugl schierati a difesa della propria riserva di caccia.I contratti si sono subito rivelati quel che i sindacati non firmatari, Unione Sindacale di Base in testa, avevano denunciato: una grande mistificazione, a partire dall’elargizione di poche decine di euro sotto forma di “elemento perequativo” che dal 1° gennaio 2019 – data di scadenza dell’accordo appena sottoscritto – scompariranno dalle buste paga.Un trucco in chiave elettorale che però non ha avuto alcun effetto sui risultati delle politiche di marzo. Anzi, ha contribuito severamente a punire il PD che aveva studiato e imposto il marchingegno varato a tappe forzate all’Aran tra gli applausi dei sindacati concertativi.Questi ultimi da martedì affronteranno dunque un test severo, nonostante abbiano cercato di blindare le proprie rendite di posizione con lacci e lacciuoli stretti intorno alle norme che regolano la rappresentatività sindacale.
L’Unione Sindacale di Base sarà largamente presente nei seggi, si tratti di scuole o ospedali, di ministeri o regioni, di enti previdenziali o di ricerca, di vigili del fuoco o autorità indipendenti affinché anche tra i dipendenti pubblici parta una nuova stagione sindacale in difesa dei diritti, per il miglioramento del trattamento economico e per una pubblica amministrazione schierata dalla parte dei cittadini.

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Il voto alle regionali: una riflessione di carattere generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Si vota il 22 aprile prossimo. Sono interessati il Friuli, il Molise e la Valle d’Aosta. Sono tre regioni che hanno un basso numero di abitanti ma il loro voto è significativo in quanto sono le prime dopo le politiche del 4 marzo. Si vuole verificare la tenuta del centro destra e delle sue componenti, la capacità dei pentastellati di mantenere le proprie posizioni in ambito regionale e se la crisi del Pd continua ad erodere consensi. Ogni partito, in questo caso, cerca di non “compromettersi” troppo a livello nazionale con il proporre alleanze o intese che possono diventare poco chiare agli elettori e pregiudicare la stessa formazione di un governo. Proprio per questo motivo si pensa di posticipare un’eventuale affidamento dell’incarico, per la formazione dell’esecutivo, dopo il 22 aprile prossimo. Però, poi, a giugno si vota ancora alle amministrative e la storia non finisce qui se vi aggiungiamo, il prossimo anno, le elezioni europee. Se poi, a prescindere da tutti questi “tatticismi”, vogliamo valutare una linea di tendenza, che sta mostrando chiari segni di una presa di coscienza collettiva, dobbiamo riconoscere, in tale contesto, un calo non solo fisiologico dei partiti tradizionali. Una propensione, per altro, verificabile anche all’estero. In altri termini ciò che ha rappresentato per tutto il XX secolo una forte identità ideologica dei partiti da quello comunista alla destra, dal centrismo di taglio democristiano e agli stessi movimenti estremisti, sembra aver esaurito o di molto ridotta la sua carica “passionale”. Al loro posto si stanno affermando nuove identità che in un certo senso tendono a dividersi in due parti ben distinte che potremmo chiamare il partito dell’essere e quello dell’avere. O per meglio dire di chi dispone delle risorse per vivere agiatamente e chi ha poche disponibilità e vivacchia. I primi sono una minoranza e i secondi una maggioranza. Questi ultimi hanno, purtroppo, il difetto di non essersi del tutto resi conto che in democrazia valgono i numeri che la stessa minoranza non ha. Ma nonostante questa défaillance chi ha sa di poter contare sul “dio denaro” e degli effetti distorsivi che provoca nei semplici di cuore e negli ingenui di turno. Ora, a nostro avviso, sta andando a maturazione una nuova e più genuina consapevolezza e in questa “terra di mezzo” sono inevitabili molti scontri: da quello generazionale all’invadenza dei media, dalla disinformazione all’esasperazione sociale e identitaria. Non vorremmo che alla fine subentri la stanchezza e si ritorna al vecchio metodo di fare politica o si scateni una rivolta popolare. (Riccardo Alfonso)

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La lezione che viene dal voto degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Durante questa campagna elettorale di cose strane se ne sono vedute tante. Eppure abbiamo avuto un segnale inequivocabile da parte, per lo meno, da chi ha individuato nel messaggio di Di Maio e dalla sua squadra l’indicazione di un cambiamento reale. Da essi, purtroppo, si sono scollati gli “gnoccoloni” che hanno bevuto le promesse dei soliti imbonitori di turno. L’Italia vuole continuare a crescere ma per farlo deve incominciare dalla politica e dalle iniziative che è intenzionata ad assumere per invertire la tendenza al decadimento: la ripresa dell’attività economica e imprenditoriale. Se si lavora e si produce si creano nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per crescere e prosperare. Ma non si può fare se noi non ci scrolliamo di dosso la corruzione che si mangia ben 70 miliardi di euro l’anno, l’evasione fiscale che ne erode altri 150 miliardi e se non poniamo un freno alle spese folli di taluni bilanci ministeriali. E poi dove abbiamo visto una giustizia dai tempi biblici? I rimedi ci sono tutti per invertire la tendenza ma manca solo la volontà politica. Quella, per intenderci, che sino ad oggi ha avallato le spinte corporative, le logiche clientelari, i comitati d’affari o i conflitti d’interesse giudiziari di ben note e individuabili persone. (A.R.)

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Errare umanum est…

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

…perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta ha sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente.
Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi novanta anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita?
Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba).
Se abbiamo saputo coagulare un consenso molto elevato nei confronti dell’attuale governo con le sue improvvide iniziative che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese.
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono elettoralmente non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo. Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non riusciamo a vedere il baratro in cui ci caccia inesorabilmente l’attuale governo che ha in pochi giorni umiliato i pensionati, i lavoratori con retribuzioni medio-basse, ma si guarda bene di colpire le grandi rendite e concede salvacondotti miliardari (ben cinquanta miliardi di euro) alle banche. Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene dal scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare. Ma allora in che razza di paese ci troviamo? (Riccardo Alfonso)

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Il dopo voto e i larghi “inciuci”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

logo fidest ookDobbiamo riconoscere che solo Berlusconi è capace di raccogliere le varie frange del centro destra e asservirle ai suoi interessi. Oggi a quella larga fascia di elettori che guardano al centro e strizzano l’occhiolino a destra ha offerto la solita pietanza che da oltre 20 anni è pronta ad elargire con una messa in scena unitaria e solida delle forze che ha raccolto. Se anche Fratelli d’Italia e la Lega serviranno solo come “portatori d’acqua” per poi disfarsene a urne chiuse, poco importa. Il suo scopo è raggiunto. Forza Italia uscirà dal pantano del 15-16% dei consensi per poter dire che la sua coalizione conta percentualmente il doppio se non di più. E in nome della governabilità a tutti i costi potrà tessere le sue trame per quella che potremmo definire “i larghi inciuci” e riabilitare, in qualche modo, il PD di Renzi che gli offre sul piatto d’argento un partito depurato dalle scorie della sinistra ma che potrà servirgli per dire all’Europa che l’operazione vale quanto è accaduto in Germania con la Merkel. Questa è, per Berlusconi, la carta vincente per il suo poker d’assi mentre i programmi sono irrilevanti. Non ne ha mai tenuto conto se non per rabbonire i più ricalcitranti e far sperare a occhi aperti i soliti gnoccoloni. Ora mi chiedo: E’ questa la politica che preferiamo e ancora l’Italia che vogliamo? Se si andiamo a votare Forza Italia e mettiamo la testa sotto la sabbia. Se no l’alternativa c’è e se proprio non ci crediamo del tutto basta pensare che potremmo mandare in pensione, con una X ben piazzata su un certo simbolo, tutta una classe politica che sa di vecchio e di stantio e non mi riferisco di certo alla loro età anagrafica ma a quella biologica. Ma ho i miei dubbi. Il potere è saldamente nelle mani di chi ha e non di chi è e questi ultimi, per giunta, non hanno, evidentemente, la consapevolezza della loro forza nei numeri abituati a sentirsi servus servorum Dei. Viva l’Italia, nel regno degli inciuci. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Consolo: Votare Bonino equivale votare Berlusconi

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

“Il Collegio senatoriale di Roma Centro saprà necessariamente trovare soluzioni di equilibrio e al contempo di rinnovamento, oltre la Babele e gli slogan elettorali.Sarebbe paradossale che proprio un collegio di questo tipo si orienti su scelte estreme optando, nell’uninominale, per un rappresentante della sovranità nazionalistica e totalmente antieuropea di Fratelli d’Italia (con un familismo integralista e restauratore), oppure affidandosi alla genericità – ingenua solo in apparenza – di Più Europa che esporrebbe il nostro Paese al rischio di sudditanza, alle logiche del dominio industriale e finanziario del nord Europa e condurrebbe all’abbandono delle ricchezze italiane, innanzitutto culturali.L’idea della globalizzazione ultra-liberistica espone fortemente il nostro Paese al pericolo di perdere una saggia regolazione e moderazione dei flussi migratori.
L’incondizionato sostegno della Bonino all’Europa, a qualunque Europa con piena soggezione al fiscal compact e a Dublino, è davvero rischioso perché finisce per imporre all’Italia gravi e insostenibili rinunce, prima di tutto alla sicurezza ed alla sanità.
Dobbiamo invece ambire – ancor di più in un Collegio dall’elettorato molto composito e vario, ma sempre esperto ed esigente – a creare un sistema di Migliore e Diversa Europa, in grado di distinguersi dai due estremismi, avanzando una proposta personale, articolata e moderata, ma anche all’avanguardia. Bisogna avere il coraggio delle proprie scelte e resistere alle lusinghe delle larghe intese, ma evidentemente i nostri competitor non la pensano esattamente allo stesso modo. Con la franchezza che si impone in questo confronto, vedo infatti il voto alla Bonino una scelta che finisce per favorire Berlusconi, data la proclamata disponibilità alle larghe intese e di fatto al ritorno nel centro destra (cosa neppure nuova del resto).
Escludo che questo, al pari delle amnistie generali, della strenua difesa dei tagli agli investimenti e lo spostamento delle pensioni sempre più avanti, assomigli anche minimamente a ciò che auspica il Paese e, soprattutto, a ciò che auspicano gli elettori del Collegio uninominale di Roma1”.Lo dichiara in una nota Claudio Consolo, candidato al Senato nel Collegio uninominale 1 del Lazio.

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Istruzioni per il voto e il renzusconismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

Leggo sempre con interesse e un pizzico d’invidia quanto scrive su “Il fatto” Marco Travaglio. Interesse perché mi ritrovo a condividere, nella quasi totalità, gli argomenti trattati e d’invidia perché avrei voluto, almeno in parte, avere la penna “pungente”, la sottile ironia e la lucidità nel presentare la situazione politica italiana e la vena di farlo quotidianamente.
Io che faccio parte, oramai, di una generazione ad “estinzione naturale” posso dire che per quanto bimbetto ho vissuto “lucidamente” gli anni dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri e ad ereditare il seme della saggezza dei padri non per una scelta acritica ma semmai, per convivervi e rispettarle. Talvolta, lo riconosco, la baldanza giovanile non mi ha consentito la coerenza che dentro di me si stava maturando, ma alla fine è prevalsa la ragione e la stima per il prossimo. In famiglia, per quanto fosse piccola e modesta, ho imparato a dissentire dalle idee di mio padre senza mancargli di rispetto e a condividere la sua dirittura morale, la sua coerenza nei rapporti con parenti, amici e conoscenti e a chiudersi in un silenzio tombale quando le passioni trasbordavano nell’irriverenza e nell’intolleranza per le visioni altrui. Oggi non è più possibile comportarsi in questo modo perché è venuto meno l’antica regola di coesistenza civile, umana e religiosa. Un tempo tutte le istituzioni erano sacre e intangibili anche se il primo colpo di maglio lo inferse il fascismo. Da allora, purtroppo, vi fu un cre-scendo inarrestabile.
Oggi i politici sono diventati, sia pure con le debite eccezioni, dei bugiardi incalliti e del tutto inaffidabili con le promesse e le dichiarazioni che fanno. Penso a Renzi che va a dire all’allora presidente del consiglio Enrico Letta “stai tranquillo” e gli soffia la poltrona sotto il sedere o durante la campagna sul referendum nel dichiarare che avrebbe lasciato la politica se non avesse vinto. Come credergli oggi? E lo stesso dicasi di Berlusconi. Ora non si può più convivere con le idee altrui perché si rischia di convivere con le menzogne altrui. E ciò è intollerabile sia per chi è sul viale del tramonto sia per chi seduto in panchina e aspetta il sorgere dell’alba. Andiamo quindi “sereni al voto” ma non come hanno detto e fatto e vorrebbero Renzi e Berlusconi. La nostra dignità non ci permette deroghe al ribasso. (Riccardo Alfonso)

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Appello ai giovani: “Non lasciate che gli altri decidano per voi”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

demigrazione-giovani-italiani-esteroi Carmelo Lentino: Care ragazze, cari ragazzi, nei giorni scorsi, a Otto e Mezzo, su La7, ho visto l’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto e sono rimasto, ancora una volta, colpito da quel 47% di under 25 che non sarebbe intenzionato a recarsi alle urne in occasione delle prossime elezioni politiche. Questo dato merita una riflessione anche se penso di poter comprendere le ragioni che portano ad un “sentimento” di disaffezione. Oramai già qualche anno fa, in seguito ad alcuni studi che abbiamo fatto condurre da istituti di ricerca, ho capito che i giovani partecipano dove gli viene data reale opportunità di farlo, ma in particolare dove comprendono che la loro partecipazione porta ad un risultato concreto. Da questo deriva anche l’importante coinvolgimento dei giovani all’interno delle associazioni. Le nuove generazioni cercano il riconoscimento del merito, non scorciatoie. Cercano opportunità. Di battaglie, in questi anni, ne sono state fatte tante in questa direzione, con risultati alterni ma un dato certo. I giovani hanno cercato, sempre, di affermare la loro presenza il loro impegno, le loro idee, le loro proposte. Non sempre sono stati ascoltati.
In alcuni casi hanno potuto partecipare a percorsi di cittadinanza attiva, in altri casi sono stati i protagonisti di percorsi di dialogo strutturato. Ma questo, lo so, non basta. C’è molto altro da fare.Un bell’esempio di cittadinanza attiva è quello del Forum Nazionale dei Giovani, ed è anche per questa esperienza – per quello che in tanti anni, con tantissime associazioni e migliaia di giovani, siamo riusciti a fare – che mi piace, ancora una volta, mettere in relazione la partecipazione con l’associazionismo.Ho sempre creduto nell’importanza dell’associazionismo, soprattutto di quello giovanile. Ci ho investito (come hanno fatto tanti altri ragazzi e ragazze) gran parte delle mie energie e del mio tempo libero, perché associazionismo e terzo settore sono importanti, molto importanti.Il mondo si cambia anche e soprattutto dal basso, non solo dall’interno delle Istituzioni. Ma il livello istituzionale è essenziale in una democrazia. Vi dico questo, perché non si possono scindere le due cose.L’associazionismo è importantissimo, fondamentale per il nostro Paese, e spesso le associazioni sono composte prevalentemente da giovani. Una generazione che, in larga parte, è delusa dalla politica e difficilmente tende a farsi coinvolgere. Ma dovete essere voi ad invertire questa tendenza, ad occuparvi direttamente di politica nell’accezione più alta e importante del termine.Non fatevi sconfortare. Non andare a votare è la cosa più sbagliata che possiate fare.
A voi rivolgo un forte appello: partecipate, perché siete voi a dover determinare il vostro futuro, non lasciate che gli altri decidano per voi.È vero che negli ultimi decenni hanno fortemente condizionato, in senso negativo, il vostro (nostro) futuro ma siamo accora in tempo a cambiare le cose. E l’approccio fondamentale è quello di non delegare ad altri la scelta, cosa che fareste decidendo di non esercitare il vostro diritto-dovere di voto.Il 4 marzo, anche voi, provate a smentire l’affermazione che l’Italia “non è un Paese per giovani”. (n.r. andare a votare è un diritto-dovere di tutti. Ciò premesso dobbiamo rilevare le ambiguità dei politici italiani anche in questa tornata elettorale che non concorrono a fare chiarezza ma semmai a confermare il sospetto che la partita si stia giocando per fare “fessi” gli italiani. E in questo i giovani non ci stanno anche se la loro reazione è di rifiuto e non di partecipazione attiva. Occorre una “rivoluzione” culturale che sappia coinvolgere in prima persona proprio i politici. Non dimentichiamo che spesso si raccoglie ciò che si semina)

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Votare per la chiarezza e la trasparenza è ancora possibile?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Gira e rigira, si finisce sempre lì. Anche in queste elezioni, come per tutte quelle che si sono succedute dal 1994 in poi, il dilemma riguarda il grado di contrapposizione delle diverse forze in campo. È più opportuno che la lotta politica e il contrasto delle identità sia massimo, esaltato fino allo scontro (per quanto verbale), oppure è preferibile che sia manifesti una certa condivisione d’intenti, che si lasci la porta aperta a possibili collaborazioni, se non addirittura che le si auspichi anche in campagna elettorale? Per rispondere dobbiamo fare un passo indietro.
Per molti anni i cultori del bipolarismo ci hanno ammorbato con l’esaltazione della prima delle due ipotesi, salvo dover poi prendere atto – tardi e non tutti – che la contrapposizione “militare” (aggettivo) che ha caratterizzato la Seconda Repubblica ha prodotto inutili lacerazioni ma soprattutto ha generato alleanze, chiuse nel corpetto stretto dei due poli, del tutto spurie se non innaturali, pensate solo con l’obiettivo di battere l’avversario (in quel caso “nemico”) ma prive di quei denominatori comuni indispensabili per poter poi, una volta vinte le elezioni, governare. Certo, quel sistema ci ha regalato l’ebbrezza dell’alternanza che la Prima Repubblica – peraltro per precise ragioni storiche e geopolitiche – ci aveva negato. Ma, come noi ci siamo sforzati di ripetere senza sosta e, almeno inizialmente, in scarsissima compagnia, oltre ad essere una sensazione drogata, perché quella era un’alternanza “obbligata” – nel senso che centro-destra e centro-sinistra non casualmente hanno sempre perso l’elezione successiva a quella vinta, proprio perché incapaci di governare – si trattava di un regime politico che ha portato il Paese alla crisi più grave della sua storia repubblicana. Fallito quel sistema con l’emergere di una terza forza, i 5stelle, e per di più di “rottura”, e con la caduta traumatica del governo Berlusconi nel 2011, si è andati – purtroppo alla cieca – alla ricerca di un nuovo equilibrio, del tutto impropriamente chiamato Terza Repubblica, ancor più di quanto fosse improprio chiamare Seconda quella nata nel 1994. Il risultato di questa ricerca è stato fin qui improduttivo, per non dire disastroso. Infatti, questa stagione, che noi abbiamo chiamato “Seconda Repubblica bis”, ha generato nei sei anni della sua durata, una sequela di fallimenti o sciagure. Nell’ordine: la nascita e subitanea morte di una forza terza (Scelta Civica di Mario Monti); la rottamazione, causa giusta ma evocata male e praticata peggio; l’incontro tra forze diverse, sciupato dall’opacità del “patto del Nazareno” e dalla sua prematura scomparsa; la riforma costituzionale, altro giusto obiettivo rovinato con un referendum sbagliato nel metodo e nel merito; il suicidio del Pd renziano; la nuova legge elettorale, capace di riuscire nel difficile intento di sommare gli aspetti negativi del sistema proporzionale e di quello maggioritario, cancellando quelli positivi. Traiettoria che si conclude, ora, con un’assurda campagna elettorale che, inevitabilmente, porterà ad una fase di stallo carica di pesanti incognite.Ma proprio perché è diffusa la consapevolezza che il combinato disposto tra il discredito, ulteriormente cresciuto, di cui godono le forze politiche presso i cittadini e le cervellotiche contraddizioni delle norme di voto, non designerà il 5 marzo alcun vincitore, che è tornata prepotentemente sulla scena la domanda da cui siamo partiti: esaltare le differenze o cercare le convergenze? Noi, come si potrà immaginare, siamo per il secondo corno del dilemma – non per vocazione consociativa, anzi, ma per fredda analisi della realtà e delle necessità che da essa si ricavano – ma siamo costretti a constatare che tutti i politici battono la prima strada e che quasi tutti gli osservatori la prediligono. Tutti in nome della sacra avversione all’inciucio. I partiti dicono: ora dobbiamo prendere i voti distinguendoci, guai a evocare strani incroci. Gli analisti, con l’aria di voler fare i puristi, commentano: guai a produrre unioni eterogenee che scoppierebbero subito dopo le elezioni, meglio un maschio confronto-scontro tra diversi. Il risultato è che da un lato le alleanze disparate ci sono ugualmente – il centro-destra mette insieme un Berlusconi neo-merkeliano con i sovranisti anti euro di Salvini e della Meloni, impossibile connubio destinato o svanire il giorno dopo del voto o a costringere una delle due parti a tradire se stessa – e dall’altro, il più probabile esito elettorale, la mancanza di un vincitore e la conseguente paralisi che ne può derivare, resta privo di una qualunque risposta politica. Ma lasciare esclusivamente al dopo voto il compito di affrontare la questione se fare alleanze diverse da quelle elettorali, e quali, oltre ad essere segno di irresponsabilità e motivo di scarsa trasparenza verso gli elettori (proprio quella che si evoca quando si proclamano i no agli inciuci), è anche il miglior modo per renderle improbabili o, ammesso che si facciano, assai fragili.Ha dunque ragione da vendere l’inascoltato Sabino Cassese quando afferma che occorre saper ritrovare – perché la politica italiana possedeva questa qualità ma l’ha smarrita da oltre un quarto di secolo – il “talento per i patti di governo”, senza avere paura della negoziazione e del compromesso, senza cadere nella trappola, concettuale e semantica, della riduzione a inciucio deteriore e sconcio di qualunque forma di accordo. Il prossimo governo sarà, o non sarà, quel che le forze parlamentari elette sapranno costruire, incontrandosi, negoziando e “compromettendosi”. Da ciò ne discende che è stupida, oltre che costituzionalmente scorretta, la pratica dell’indicazione dei cosiddetti candidati premier che tutti fanno o vorrebbero fare (chi non lo indica è perché non ce l’ha). E questo non solo perché la scelta spetta al Presidente della Repubblica ed è scorretto far credere agli elettori che invece tocchi a loro (sono comunque sempre meno quelli che ci cascano, come dimostra l’aumento esponenziale del numero di astenuti consapevoli), ma perché è di ostacolo allo svolgimento positivo del dopo voto.In questi giorni in molti stanno cercando quella che potremmo chiamare la “condizione indispensabile” di voto: concedo il mio consenso solo a quelle forze che si impegnano senza se e senza ma per questa o quella questione. Per esempio, taluni stanno dicendo: votiamo solo chi è a favore dell’Europa. Poi si può discutere quale Europa e con quali mezzi la si raggiunge, ma si deve esprimere senza incertezza alcuna la preferenza all’integrazione continentale. Ecco, a noi viene la voglia dire: diamo il voto solo a chi smette di esaltare il proprio isolamento, di partito o di coalizione che sia, e dice fin d’ora che è disponibile senza riserve a dare un governo al Paese, accettando la filosofia dei “patti” come regola del gioco necessaria, rinunciando esplicitamente a demonizzarla come inciucio, e di conseguenza cercando fin dalla campagna elettorale, pur senza rinunciare a spiegare agli elettori le proprie specificità, i terreni di possibile convergenza e sottolineando le affinità che pure esistono. È una tentazione forte, quella che abbiamo. Sapendo però che rischia di farci scoprire che non c’è nessuno, ma proprio nessuno, che afferri questa bandiera e s’impegni a onorarla. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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