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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘voto’

Dal Referendum una chiara richiesta di ammodernamento, a cominciare proprio dalla riforma del voto all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

di Fucsia Nissoli Fitzgerald. Il Sì ha vinto con il 69,64 per cento delle preferenze, mentre i voti per il No sono stati poco meno del 30 per cento. L’affluenza alle urne è stata del 53,84 per cento. Gli elettori hanno confermato la legge costituzionale “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019. In particolare, nella Circoscrizione Estera hanno votato per il Referendum Costituzionale 1.057.211 cittadini a fronte di 4.537.308 aventi diritto al voto, con una affluenza del 23,30%. Un dato che è molto più basso di quello che si è registrato dentro i confini nazionali ma che è comunque significativo per la Circoscrizione estero. Gli italiani all’estero hanno votato in maggioranza per il “Sì” (78,24%), con 744.557 voti, mentre il fronte del “No” ha ricevuto 207.089 voti, pari al 21,76 %.Inoltre, nella Ripartizione III – Nord e Centro America – si è registrato il dato più alto a favore del taglio con il fronte del “Sì” attestato a quota l’81,07% (62.644 voti), con una punta dell’85,50% in Canada, contro il 18,93% del “No” (14.632 voti). La legge costituzionale prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. La riforma costituzionale entrerà in vigore ma prima di diventare effettiva bisognerà aspettare 60 giorni, quelli previsti per ridisegnare i collegi elettorali.Sull’attuale Parlamento, in ogni caso, non ci saranno conseguenze: il taglio del numero dei parlamentari verrà applicato a partire dalla prossima legislatura.Finora, altri tentativi di riforme costituzionali erano stati bocciati dagli elettori: la riforma di Berlusconi nel 2006; la riforma di Renzi nel 2016. Gli italiani avevano mostrato di non voler mettere in discussione le decisioni dei padri costituenti. In questo caso, al di là delle implicazioni politiche è sembrato prevalere il desiderio di far arrivare ai politici un messaggio di richiesta di semplicità, di essenzialità.Si palesa un risultato che i partiti non devono giocarsi nella gara del consenso di parte perché rischierebbero di allontanarsi dallo spirito nuovo di riformismo costituzionale che vivono gli italiani. Un dato elettorale chiaro, ed ancor più chiaro all’estero, che ci evidenzia la richiesta netta di cambiamento che i cittadini fanno alla politica, una richiesta di snellimento della burocrazia italiana e di snellimento delle procedure per fare le leggi, quindi una politica più snella nel rispondere alle esigenze della popolazione e che sia al passo con i tempi.Quindi bisogna partire da questo dato per pensare delle riforme che siano rispondenti alle indicazioni dei cittadini. Ci si poteva aspettare un’era di grandi riforme, ma ora siamo incamminati sulla strada delle piccole riforme che devono essere di volta in volta completate. Pertanto la barca delle riforme non può fare altre che proseguire a piccole tappe, una specie di processo che ci ricorda quello della costruzione europea cosiddetta a piccoli passi, secondo il metodo funzionalista di Jean Monnet.Allora, bisognerà procedere alla revisione dei Regolamenti parlamentari, la cui procedura di approvazione è relativamente semplice perché ciascun ramo del Parlamento vota solo la sua revisione dei regolamenti.Mentre in Commissione Affari Costituzionali della Camera sta già a buon punto per licenziare un testo legislativo che garantisce il voto ai diciottenni al Senato.Poi bisognerà prevedere il superamento della base regionale e la riduzione dei delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica. Piccoli passi che la politica dovrà fare con decisione per garantire una democrazia funzionale, quella stessa che vogliamo anche all’estero il che significa accelerare i tempi per una riforma della Circoscrizione estera e del voto all’estero.Sarà necessario ridefinire le Ripartizioni affinché il minor numero di parlamentari possa essere distribuito in maniera adeguata sul territorio.Credo che una delle prime cose che dovrà fare la istituenda Commissione bicamerale per gli italiani all’estero sarà proprio la riforma del voto all’estero. Una riforma che dovrà tener conto della diminuzione del numero dei parlamentari e trovare il modo di permetterci di lavorare in maniera efficace! L’esame del testo legislativo che istituisce la Bicamerale per gli italiani all’estero passerà al Senato, dopo l’imminente approvazione della Camera dei Deputati e spero che i senatori lavorino celermente, anche in conformità alle indicazioni che viene dal dato referendario, e si possa avviare il lavoro per le riforme di cui ha bisogno la Circoscrizione Estera! In questo senso il “Sì” referendario non è un punto di approdo ma uno stimolo a riformare, passo dopo passo, e ammodernare il nostro sistema istituzionale; il che all’estero significa, in primis, avere la capacità ed il buon senso di introdurre quelle innovazioni che rendono più snelle e sicure le procedure elettorali.”

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I pentastellati e il voto alle amministrative

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

“Ho letto l’intervista che Luigi Di Maio ha rilasciato oggi al Fatto Quotidiano. Un pensiero che condivido e che esprime la volontà della nostra base. Luigi porta avanti una posizione su cui gli iscritti sono già espressi.Il nostro MoVimento in pochi anni è arrivato al Governo del Paese, dopo aver avuto il coraggio di avviare un dialogo, sui programmi, con le altre forze politiche. Tutti i risultati che abbiamo raggiunto sono stati possibili grazie a questo coraggio, e senza il dialogo non avremmo il Paese che stiamo costruendo. Ora dobbiamo avere il coraggio di dialogare anche a livello territoriale, con quelle forze politiche che con noi vogliono portare avanti una visione di Paese, replicando un modello che sta funzionando. Per questo serve un tavolo nazionale, per metterci nelle condizioni di essere pronti per le elezioni amministrative del 2021, pronti a far nascere una nuova generazione di amministratori del MoVimento.Abbiamo sfide troppo importanti davanti a noi e un’Italia da far ripartire a tutti i livelli”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Referendum: Garantire sicurezza dipendenti consolati e diritto al voto

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

“Da tempo ho sottolineato che ci sarebbero stati problemi per l’esercizio del voto all’estero in una situazione come quella attuale caratterizzata dalla pandemia con conseguenze per la sicurezza degli impiegati dei consolati che riceveranno i plichi elettorali con le schede votate. Sappiamo che ben 20 consolati sono stati chiusi a causa del covid e mi chiedo come si potrà garantire l’esercizio del voto ai nostri connazionali di quelle circoscrizioni consolari? Ed anche come garantire la sicurezza ai dipendenti dei consolati che avranno a che fare con le schede elettorali che potrebbero anche essere contaminate? Domande le cui risposte non sono rinviabili e chiedo, pertanto, al Ministero degli Affari Esteri quali misure urgenti intenda adottare per la salvaguardia di tutti. Lo ha dichiarato già da alcuni giorni fa l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Referendum. Urso (FdI): Sì al referendum e poi al voto

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

“Noi siamo stati sempre l’unica forza politica coerente nel sostenere il taglio dei parlamentari anche se siano pienamente consapevoli che siano ben altre le riforme costituzionali necessarie, a cominciare dal presidenzialismo e dalla differenziazione dei ruoli delle due Camere. Se i cittadini condivideranno il taglio dei parlamenti, come noi auspichiamo, sarà assolutamente necessario andare subito a elezioni politiche, perché l’attuale Parlamento sarebbe del tutto delegittimato dalla volontà del corpo elettorale e non potrebbe nè esprimere un governo nè tantomeno eleggere il nuovo Presidente della Repubblica”: è quanto ha detto a SkyTg24 il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, secondo cui, peraltro, “se il M5S vuole ridurre davvero il costo della politica perché aspettare altri due anni e mezzo? Basta andare al voto dopo l’approvazione della riforma e il costo della politica su riduce da subito. Mi aspetto che conseguentemente sia proprio il M5S per primo a chiedere di andare subito alle urne così da eleggere un Parlamento con un terzo dei parlamentari in meno e pienamente legittimato a fare le cose necessarie per il Paese”.

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Trump e il voto per posta: OK solo per lui?

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

L’elezione speciale del 25esimo distretto congressuale della California del maggio scorso è stata condotta quasi esclusivamente con la modalità del voto per posta. Il vincitore, Mike Garcia, repubblicano, ha sconfitto la sua avversaria democratica Christy Smith. A causa della pandemia, il Governatore della California Gavin Newsome aveva deciso di facilitare l’elezione mediante il voto per corrispondenza per evitare i contagi del Covid-19. 425mila plichi elettorali sono stati inviati agli elettori del distretto e il 34 percento sono stati spediti con le scelte degli elettori. Nessun broglio. Nessun problema e il candidato repubblicano ha prevalso.Subito dopo il presidente Donald Trump si è congratulato con Garcia in uno dei suoi frequentissimi tweet, ignorando però la modalità del voto per corrispondenza. Come si sa, il 45esimo presidente ha tuonato negli ultimi mesi contro il voto per corrispondenza perché secondo lui è soggetto a brogli. Trump ha persino minacciato di bloccare fondi federali a Stati che usano il voto per corrispondenza e il Partito Repubblicano ha denunciato lo Stato del Nevada e la California per avere deciso di ampliare il voto per corrispondenza. Trump ha spiegato, senza però dare prove, che la modalità del voto per corrispondenza apre la porta a chiunque di stampare schede elettorali e inviarle creando il caos.
In realtà, il voto per corrispondenza, già usato quasi esclusivamente dagli Stati del Colorado, Oregon, Washington e Utah per parecchi anni, non ha causato nessun problema. Questi Stati e quegli altri che lo permettono hanno stabilito procedure per evitare brogli. Si usa un plico elettorale che include due buste, una esteriore e un’altra interiore. La prima include un codice a barre e la firma dell’elettore mentre la seconda include la scheda elettorale con il voto segreto. I funzionari del governo che le ricevono controllano la busta esteriore per assicurarsi che si tratti di un plico valido. Esaminano il codice a barre e la firma che deve combaciare a quella già depositata anticipatamente nelle iscrizioni. Se la prima parte è valida la busta interiore con il voto segreto è passata agli altri addetti che usano il contenuto per il conteggio dei voti, mantenendo però l’anonimato dell’elettore.Trump non parla mai delle procedure specifiche per le sue preoccupazioni. Le domande ci sono ma tutti gli studi fatti al riguardo del voto per corrispondenza ci indicano che i brogli sono quasi inesistenti. In casi dove le procedure non vengono rispettate le schede sono scartate e se necessario si intraprendono indagini che potrebbero condurre a multe salate e persino il carcere per coloro che cercassero di abusare il sistema. Nei cinque Stati che usano quasi esclusivamente il voto per corrispondenza ci sono stati solo 112 casi di potenziale frode su 11 milioni di voti ricevuti.Trump ha paura che il voto per corrispondenza aumenterebbe la partecipazione nelle elezioni e lui e il suo partito ne farebbero le spese. Infatti, si sbagliano. Un recente studio del New York Times ci dice che un voto totale per corrispondenza nell’elezione del 2016 avrebbe portato allo stesso risultato, ossia la vittoria di Trump. In effetti, nessuno dei due maggiori partiti americani riceve benefici dal voto per posta eccetto per l’aumento di partecipazione del 3 percento. Un piccolo passo avanti per la democrazia.Il Partito Repubblicano è stato storicamente sfavorevole al voto per posta ma solo in teoria. Difatti, hanno sempre incoraggiato i loro sostenitori a farne uso. Ecco cosa succede per esempio in non pochi Stati dove risiedono elettori anziani i quali spesso votano per corrispondenza e tendono a votare contro il Partito Democratico. Nonostante le sue arcinote riserve anche Trump sarà stato informato che la sua campagna contro il voto per corrispondenza lo potrebbe danneggiare, specialmente in Florida. Nel Sunshine State una buona percentuale degli elettori sono anziani, votano per lui, e lo fanno per corrispondenza. La trovata di Trump: il voto per posta in Florida va bene perché lo Stato ha “un grande governatore”. Si tratta di Ron DeSantis, uno dei più fedeli sostenitori delle politiche del 45esimo presidente. Il voto per posta va bene anche per lui e il vicepresidente Mike Pence come pure per molti altri VIP della Casa Bianca.La campagna contro il voto per corrispondenza di Trump è una preparazione ad una probabile sconfitta alle elezioni del 3 novembre. Trump sta spianando il terreno per tentare di invalidare l’esito dell’elezione, creando un caos che a lui farebbe comodo. Per spianare ancora di più il terreno Trump continua ad attaccare il servizio postale americano. Il nuovo direttore delle Poste, Louis DeJoy, che ha contribuito finanziariamente alla campagna di Trump in modo notevole, sta cercando di rallentare il servizio postale, eliminando gli straordinari degli impiegati postali anche se la posta arriverà più tardi del normale. Si tratta di una strategia poco promettente. Gli americani considerano il servizio postale affidabile come ci viene dimostrato anche dal fatto che i passaporti, le patenti, medicine e persino cibo di questi giorni vengono distribuiti in tutte le parti del Paese. Un po’ nascosta è anche la strategia dei repubblicani di delegittimare il servizio postale con l’idea che è troppo costoso e quindi la solita soluzione di privatizzarlo è sempre all’orizzonte. Il problema per Trump è la pandemia che lui non è riuscito ad affrontare in modo efficace la quale continua a causare paura alla stragrande maggioranza degli americani. Il voto per corrispondenza è la misura giusta per condurre l’elezione. Nelle primarie del mese di marzo il 75 percento degli elettori in California ha ricevuto schede elettorali per votare con la posta. Questa modalità di voto è programmata per le elezioni presidenziali del 3 novembre non solo da Stati liberal come la California ma anche altri guidati da governatori repubblicani. Secondo uno studio del New York Times il 76 percento degli americani o forse anche più potrebbe votare per corrispondenza fra una ottantina di giorni anche se in alcuni Stati che permettono il voto anticipato è anche possibile votare prima del 3 novembre. Non si dovrebbe rischiare il contagio per esercitare il diritto del voto.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Il Movimento 5 stelle alle prese con il voto degli italiani alle regionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Potremmo pensare al Movimento 5 stelle in occasione delle regionali di quest’anno ad una sua ennesima défaillance dopo le politiche di due anni fa che lo ha portato ad essere il più votato. È una lotta impari tanto che molti commentatori politici danno il Movimento sconfitto in partenza o, nella migliore delle ipotesi, vincente ai punti ma perdente nei confronti delle coalizioni. E questo dovrebbe essere il “canto del cigno” per una forza politica nata e tenacemente sostenuta da una sua ferma volontà riformista, la sola capace d’imprimere una svolta radicale al sistema paese.
Forse non tutti si rendono conto o se ne hanno la consapevolezza ne temono le eventuali ricadute pensando ai propri interessi di bottega, che potremmo concretamente compiere una svolta epocale nella storia del nostro paese e dell’intera Europa. Basterebbe riflettere su ciò che ci offrono gli avversari del Movimento. Per venti anni, sia pure con fasi alterne siamo stati governati da un centro destra apparentemente unito ma sostanzialmente diviso da interessi contrapposti che già in passato hanno bloccato ogni azione “virtuosa” del loro esecutivo e parlamentare. Se passiamo al Pd, o meglio di ciò che resta dopo il passaggio del rullo compressore renziano secondo la logica di “molti nemici, molto onore” se vuole sopravvivere deve giocoforza allearsi con il centrodestra sperando che possa averne bisogno per raggiungere la maggioranza assoluta. Ci troviamo, quindi, al cospetto di coalizioni che sono fatte per vincere ma non per governare. E allora chi resta senza compromessi e inciuci? Guardiamoci intorno e facciamocene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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Istruzioni per il voto e il renzusconismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Leggo sempre con interesse e un pizzico d’invidia quanto scrive su “Il fatto” Marco Travaglio. Interesse perché mi ritrovo a condividere, nella quasi totalità, gli argomenti trattati e d’invidia perché avrei voluto, almeno in parte, avere la penna “pungente”, la sottile ironia e la lucidità nel presentare la situazione politica italiana e la vena di farlo quotidianamente.
Io che faccio parte, oramai, di una generazione ad “estinzione naturale” posso dire che per quanto bimbetto ho vissuto “lucidamente” gli anni dalla Seconda guerra mondiale ai giorni nostri e ad ereditare il seme della saggezza dei padri non per una scelta acritica ma semmai, per convivervi e rispettarle. Talvolta, lo riconosco, la baldanza giovanile non mi ha consentito la coerenza che dentro di me si stava maturando, ma alla fine è prevalsa la ragione e la stima per il prossimo. In famiglia, per quanto fosse piccola e modesta, ho imparato a dissentire dalle idee di mio padre senza mancargli di rispetto e a condividere la sua dirittura morale, la sua coerenza nei rapporti con parenti, amici e conoscenti e a chiudersi in un silenzio tombale quando le passioni trasbordavano nell’irriverenza e nell’intolleranza per le visioni altrui. Oggi non è più possibile comportarsi in questo modo perché è venuto meno l’antica regola di coesistenza civile, umana e religiosa. Un tempo tutte le istituzioni erano sacre e intangibili anche se il primo colpo di maglio lo inferse il fascismo. Da allora, purtroppo, vi fu un crescendo inarrestabile.
Oggi i politici sono diventati, sia pure con le debite eccezioni, dei bugiardi incalliti e del tutto inaffidabili con le promesse e le dichiarazioni che fanno. Penso a Renzi che va a dire all’allora presidente del consiglio Enrico Letta “stai tranquillo” e gli soffia la poltrona sotto il sedere o durante la campagna sul referendum nel dichiarare che avrebbe lasciato la politica se non avesse vinto. Come credergli oggi? E lo stesso dicasi di Berlusconi. Ora non si può più convivere con le idee altrui perché si rischia di convivere con le menzogne altrui. E ciò è intollerabile sia per chi è sul viale del tramonto sia per chi seduto in panchina e aspetta il sorgere dell’alba. Andiamo quindi “sereni al voto” ma non come vorrebbero e hanno detto e fatto Renzi e Berlusconi. La nostra dignità non ci permette deroghe al ribasso. (Riccardo Alfonso)

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Questa settimana: Le intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

Le intenzioni di voto di questa settimana, fotografano una sostanziale stabilità dei rapporti tra area di Governo ed opposizione di centro destra. Non si conferma il rimbalzo positivo della Lega registrato nel precedente sondaggio. Il partito di Salvini si ferma al 25,0%, cedendo lo 0,3, esattamente compensato dai lievi consolidamenti di Fratelli d’Italia (14,4%) e Forza Italia (7,6%).
Redistribuzione dei consensi anche nella compagine di Governo, con il PD (21,4%) che recupera lo 0,5, Italia Viva (1,9%) lo 0,4, mentre flettono il M5S e la Sinistra.
Un’eventuale Lista guidata da Giuseppe Conte, in questo momento, raccoglierebbe il 12% dei consensi, provenienti prevalentemente dal M5S e dal centro sinistra, ma con una buona capacità di attrarre voti anche dal centro destra e dall’area dell’astensione.Questo potenziale si accompagna ad una piccola, ma ormai confermata da circa un mese, erosione del gradimento del Governo (55%), che sconta il relativo aumento delle critiche sulla gestione della pandemia: il 61% giudica positivo l’operato del Governo nell’emergenza, ma tale quota un mese fa raggiungeva il 71%.L’introduzione dell’applicazione per il tracciamento dei contagi divide gli italiani: il 52% dichiara di non avere alcuna intenzione di scaricarla. Alle soglie dell’estate, gli effetti sul turismo della pandemia sono tangibili: solo un terzo degli italiani, al momento, manifesta l’intenzione di andare in vacanza, mentre la metà ha già la certezza di non partire e il 17% non sa ancora cosa farà. (fonte istituto Ixe)

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Intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Dopo mesi di calo, per la prima volta si registra un recupero rilevante (0,7%) della Lega, che sale al 25,3%, distaccando il PD, che scende al 20,9%, evidenziando un calo di due punti nell’ultimo mese.
Nell’area di Governo continua a salire, invece, il Movimento 5 Stelle, che raggiunge il 17,5%, con una differenza di 2 punti e mezzo rispetto a due mesi fa. Nel campo del centro destra, flessione (-0,4%) per Fratelli d’Italia e piccolo assestamento positivo (+0,2%) per Forza Italia. Nel suo complesso, quindi, l’opposizione ha un saldo positivo di mezzo punto rispetto alla scorsa settimana.I gradimenti dei politici vedono ancora in testa Conte con il 59% e per il resto confermano gli orientamenti di voto: scende la fiducia in Giorgia Meloni (33%), sale quella in Salvini (30%), scende Zingaretti (25%) e cresce Berlusconi (22%).
Si conferma anche un gradimento di portata nazionale per il Presidente del Veneto Zaia, che sale al 51% riducendo le distanze dal premier,La fiducia del Governo, cresciuta sensibilmente in questi mesi di emergenza, si mantiene su livelli elevati, ma si segnala una flessione nell’ultima settimana (57%). A questo dato si associa una diffusa delusione per le misure economiche adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza: poco più di un terzo (36%) degli italiani le ritiene efficaci, mentre a inizio aprile tale quota raggiungeva il 52%.Oltre la metà degli italiani ha già approfittato delle riaperture della scorsa settimana. Sono andati dal parrucchiere/barbiere (27%) e hanno ricominciato a prendere il caffè al bar (26%). Una quota non trascurabile ha già fatto acquisti di abbigliamento/scarpe (16%), mentre ristoranti e aperitivi sono stati finora meno praticati.
Nonostante questa cautela, stando a quanto dichiarato, nella ripresa delle ‘vecchie’ abitudini, il 51% degli intervistati mostra preoccupazione rispetto ad un abbassamento della guardia da parte degli italiani, che starebbero adottando comportamenti meno prudenti. (fonte: Istituto Ixé)

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Intenzioni di voto: Lega stabile e PD in calo. Crescono ancora M5S e FdI

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Frena, per questa settimana, il calo della Lega, che resta stabile al 24,6%, mentre perde quasi mezzo punto il PD, riportando a 3 punti la distanza dal partito di Salvini.Continua invece a salire il Movimento 5 Stelle (17,2%), consolidando una tendenza che rileviamo ormai da 2 mesi e ritrovando così il livello delle Europee di un anno fa.Sale ancora Fratelli d’Italia (14,7%), la forza che sta mostrando la maggiore capacità espansiva e che in questi mesi ha compensato la flessione della Lega.Poche variazioni nel gradimenti dei politici. Conte stabile al 59%, così come i leader di centro destra, Meloni (34%) e Salvini (29%). Perde un punto Zingaretti (27%), appaiandosi così a Di Maio. Scendono anche Berlusconi (21%) e Renzi (10%).Sul Decreto rilancio, gli italiani si dividono. Lo giudica positivo il 52% del campione, segnalando quote di delusione o scetticismo anche tra quanti apprezzano l’operato complessivo del Governo rispetto all’emergenza Covid (il 66% degli italiani, pur segnando una significativa flessione nell’ultima settimana). Le riaperture delle attività economiche di questa settimana sono bene accolte da tre cittadini su quattro (78%), ma si registra la diffusa convinzione che gli italiani tenderanno ad abbassare la guardia: il 53% ritiene, infatti, che in questa fase ci saranno comportamenti meno prudenti.

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Scuola: Il Cspi boccia il voto in decimi alla primaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Secondo il sindacalista autonomo, la richiesta del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione di valutare gli alunni della primaria con un giudizio riportato nel documento di valutazione e non con la votazione espressa in decimi “va presa in seria considerazione:il voto in decimi, in questo momento sociale e individuale davvero particolare, va evitato: rappresenta una classificazione troppo rigida e razionale rispetto al contesto. Ancora di più perché a determinare la valutazione dell’alunno saranno una lunga serie di fattori, formativi e non sommativi, molto più riconducibili ad un giudizio che un freddo voto numerico”. Ha una fondatezza il parere negativo del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione sulla votazione in decimi dei bambini delle classi primarie prevista dal ministero dell’Istruzione anche al termine dell’attuale lungo periodo di didattica a distanza: lo sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando il giudizio critico del CSPI, secondo cui la situazione emergenziale ha particolarmente penalizzato l’apprendimento degli alunni più piccoli, per i quali l’interazione in presenza con i docenti costituisce un elemento determinante nei processi di apprendimento, in misura maggiore rispetto agli altri gradi di scuola. “I bambini – taglia corto il leader del giovane sindacato nazionale – sono i più penalizzati in questa situazione, perché nell’adozione delle misure restrittive non sono stati inclusi i loro bisogni. Il fatto che non ci sia per loro un’emergenza clinica, perché in alta percentuale il virus li risparmia, non significa che non ci sia nei loro confronti un’emergenza educativa”.

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Le intenzioni di voto degli italiani di questa settimana

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Le intenzioni di voto di questa settimana fotografano una situazione molto dinamica, con un’accentuazione di alcune tendenze ormai consolidate e altre variazioni meno attese. Accelera la flessione della Lega, che scende al 24,9%, ad appena 2 punti dal PD, ormai stabile da qualche settimana al 22,9%. Nell’area di centro destra, sale di quasi due punti Fratelli d’Italia (13,8%), mentre la linea più moderata pare penalizzare Forza Italia, che dopo varie settimane di crescita, perde lo 0,7 e si riporta al 7,2%. Si rafforza, invece, il Movimento 5 Stelle, toccando il 16,8%. Calo generale, infine, per le liste minori del centro sinistra.Il quadro della fiducia nei politici, conferma il primato di Conte, che però questa settimana cede un punto, scendendo al 59%, molto distante dai leader dei principali partiti: Giorgia Meloni guida il gruppo degli inseguitori col 35% di gradimento, seguita da Salvini col 31%. Un altro esponente della Lega, però, presenta in questo momento un livello di gradimento molto maggiore di quello del suo segretario e si colloca a meno di 10 punti dal Presidente del Consiglio: il Governatore del Veneto, Luca Zaia, forte di una gestione dell’emergenza giudicata esemplare nella propria regione, riscuote la fiducia del 50% degli italiani.Rispetto alla gestione dell’emergenza, con l’ingresso nella fase 2, risale il giudizio sull’operato del Governo, ritenuto in qualche misura positivo dalla netta maggioranza degli italiani (18% molto positivo – 51% abbastanza positivo).In questa fase, dato anche il perdurante declino della curva dei contagi, metà della popolazione è più preoccupata per le ripercussioni dell’emergenza Covid sull’economia, che per i suoi effetti sulla salute.Sul fronte sanitario, comunque, gli italiani non abbassano la guardia e guardano con una certa apprensione l’allentamento delle restrizioni, seppure contenuto: se il 51% ritiene che ci sarà una gestione responsabile da parte della popolazione, il 39% invece teme che ci sarà una ripresa dei contagi e conseguentemente si dovrà tornare al lockdown.

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Intenzioni di voto: In calo sia la Lega che Fratelli d’Italia. Stabili PD e M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2020

Prosegue anche questa settimana la flessione della Lega, che dopo oltre quasi un semestre di erosioni, vede ridotto di quasi 9 punti il bottino delle Europee, portandosi al 25,6%. Restando nell’area di centro destra, mostra un calo anche Fratelli d’Italia (12%), mentre continua la lenta ripresa di Forza Italia (7,9%), salita di 2 punti in due mesi.
Nell’area di Governo, sono stabili i due principali partiti, ma questa settimana guadagna un punto Italia Viva, salendo al 2,9%. Con tali variazioni, allo stato attuale ritroviamo sostanzialmente alla pari la coalizione di Governo e l’opposizione di centro destra.
I livelli di fiducia ai politici confermano la distanza tra il Presidente del Consiglio Conte, stabile al 60%, ed i leader dei vari partiti.
L’andamento della curva dei contagi, attualmente in fase declinante, sta rincuorando gli italiani, tra cui prevale (54%) l’idea di aver superato il picco dell’emergenza e di aver lasciato alle spalle la fase peggiore.
Si invoca quindi una ripartenza, che dovrebbe riguardare sia l’economia che la libertà di movimento, ma, dovendo scegliere, la priorità è certamente la riapertura delle attività produttive.La preoccupazione, in calo sul versante sanitario, si sposta ora decisamente su quello economico, rispetto al quale il Governo, con le misure finora varate, ha convinto solo il 41% degli italiani. Questa prevalente insoddisfazione per le misure economiche si riflette anche, pur in misura attenuata, sul giudizio complessivo sulla gestione dell’emergenza Covid da parte del Governo: sempre prevalentemente positivo (60%), ma in flessione costante nell’ultimo mese (a fine marzo i giudizi positivi raggiungevano il 74%).

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Politica: Gli orientamento di voto

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Gli orientamenti di voto questa settimana vedono confermata la costante erosione della Lega (25,9%), ben distante dal risultato delle Europee e ora a soli 3 punti dal PD, che sale al 22,9%. Guadagna qualche decimo di punto anche il Movimento 5 Stelle, salendo al 16,4%.
Nel complesso l’area di Governo ha recuperato un punto rispetto al nostro ultimo sondaggio di due settimane fa, non tanto per effetto di una crescita del gradimento dei singoli leader di partito, quanto per il traino del Presidente del Consiglio Conte, la cui fiducia ha raggiunto il 60%, segnando un balzo di 20 punti dall’inizio dell’emergenza.
Proprio sulla gestione dell’emergenza il Governo ha guadagnato consenso: la fiducia nell’esecutivo è passata, infatti, dal 35% di febbraio all’attuale 56%. Ad oltre 6 settimane dall’introduzione delle restrizioni per fronteggiare il Coronavirus, i due terzi degli italiani invocano la riapertura, dichiarandosi in larga maggioranza pronti anche a correre qualche rischio pur di riavviare le attività economiche (rispetto agli spostamenti di persone, invece si evidenzia un’atteggiamento decisamente più cauto). Sull’economia, infatti, si stanno sempre più concentrando le preoccupazioni degli italiani, in questi giorni di attenuazione della curva dei contagi. Se l’operato governativo sul fronte economico dell’emergenza non riesce a convincere la maggioranza dei cittadini (era il 52% due settimane fa, ora è sceso al 46%), si registra tuttavia un amplissimo credito rispetto alla capacità del Governo di portare a casa un sostegno economico dall’Europa. (fonte: Istituto Ixé)

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“Soddisfazione per voto attivisti M5S”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

“Esprimo soddisfazione per l’esito della votazione degli attivisti del Movimento Cinque Stelle, che dà il via libera a un dialogo con il Partito Democratico, con i progressisti e con tutti coloro che saranno disponibili per costruire insieme un progetto alternativo e una candidatura a Presidente in grado di mettere a nudo l’inadeguatezza di Toti”. A dichiararlo è Brando Benifei, Europarlamentare ligure e Capodelegazione del PD al Parlamento Europeo, che prosegue: “È fondamentale, soprattutto in questa fase di grande criticità, che tutte le forze politiche e sociali alternative al malgoverno delle destre affariste e inconcludenti uniscano le forze. La Liguria merita di più della vuota propaganda priva di strategie a cui abbiamo assistito in questi anni: serve un governo regionale credibile, attento al territorio, capace di sostenere imprese, cittadini e famiglie con meno passerelle e più fatti. I disastri di questa Giunta sono sotto gli occhi di tutti, a partire dalla sanità al collasso e dall’incapacità di utilizzare efficacemente i fondi europei. Serve una stagione nuova e sono fiducioso che possiamo aprirla insieme, coinvolgendo tutti i liguri in un progetto per il futuro”.

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I risultati del voto in Israele

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

By Ugo Volli. Non sono definitivi ma abbastanza chiari al momento in cui scrivo, suggeriscono un paio di riflessioni al di là della cronaca politica immediata.La prima è questa: nell’immenso spazio geopolitico fra la Tunisia e l’India (escluse), fra il Mediterraneo e il Sudafrica e l’Oceano Indiano, Israele è il quasi il solo posto dove da oltre settant’anni si svolgono elezioni multipartitiche regolari e incontestate, spesso con risultati che nessuno aveva previsto, come questa volta. Sarà noioso dover andare alle urne tre volte in un anno, perché non esce una maggioranza chiara; ma ogni persona onesta ammetterà che non c’è confronto con gli scontri militari in Siria, Libia, Yemen, le monarchie assolute del golfo, le dittature con elezioni di rappresentanza come in Egitto e Iran, o quella buffa situazione dell’Autorità Palestinese in cui vi è un presidente eletto per quattro anni che è entrato nel quindicesimo anno di presidenza e nessuno si sogna di schiodarlo dalla sua carica se non degli altri aspiranti autocrati ancora più crudeli e meno democratici di lui. Bisogna ricordare questo fatto, che non è affatto un dettaglio, anche a coloro che non solo distinguono fra antisionismo e antisemitismo (mentre la prima di queste aberrazioni è sempre espressione della seconda), ma anche fra stato di Israele, governo israeliano e le sue politiche, come tendo a fare personaggi come Sanders, che si dicono “Pro-Israele” ma nemici del suo “governo reazionario e razzista”. E’ vero che per costoro vale la battuta, credo di Golda Meir a proposito di Haaretz: “l’ultimo governo di Israele che ha appoggiato era quello britannico del Mandato”. Ma comunque bisogna sapere che il governo israeliano e le sue politiche sono scelte fra un’ampia offerta politica, dagli elettori di Israele, cioè da una buona metà del popolo ebraico (più naturalmente i cittadini non ebrei) e dal popolo democraticamente consultato.La seconda considerazione riguarda la composizione di questo elettorato. Quasi il 13% dei voti sono andati alla “lista unita” che non si caratterizza tanto per la sua prevalente etnicità araba, ma per la radicale opposizione al progetto sionista. Come se in Italia ci fosse una lista borbonica che si oppone non etnicamente al Nord, ma al progetto fondamentale di uno stato unitario italiano. Bisogna anche notare che i suoi elettori non sono tutti gli arabi (ce n’è che votano per altri partiti, sparsi per tutto l’arco politico) né tutti arabi (gli estremisti di sinistra più radicali la votano contro il progetto sionista anche se sono ebrei). Il 14% sono charedim, gli elettori strettamente religiosi dei due partiti sefardita e askenazita. La destra, inclusi i religiosi sionisti ha il 5% dei voti, il Likud ha il 29 %. Insomma il blocco di governo arriva circa al 47% (che in seggi sono di più per un lieve effetto maggioritario del calcolo elettorale). Se si escludono gli antisionisti, c’è anche una netta maggioranza di elettori. Dall’altra parte i bianco-azzurri di Ganz arrivano al 26 e la sinistra supera il 5. Il totale fa il 32% degli elettori nel blocco di Gantz. Infine un po’ meno del 6% dei voti va a Israel Beitenu di Lieberman, che ideologicamente sarebbe di destra (e in tutte queste elezioni se avesse rispettato questa impostazione avrebbe fatto largamente superare la maggioranza al blocco di governo), ma si è associato a Gantz per odio a Netanyahu e ai charedim.

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Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo sul voto in Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

“Mi congratulo con Boris Johnson per il successo nel voto di ieri. Adesso ci aspettiamo che il nuovo parlamento di Westminster approvi in fretta l’accordo con la UE per una Brexit ordinata entro il 31 gennaio del 2020. Dopo l’approvazione del Parlamento britannico dell’accordo con la UE sarà il Parlamento Europeo ad esprimere il suo voto a gennaio”.”Saremo vigili -continua il Presidente dell’Europarlamento- sull’attuazione degli accordi, in particolare per quanto riguarda i diritti dei cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito e di quelli del Regno Unito che si trovano in altri Stati membri. Il Parlamento Europeo auspica -conclude David Sassoli- relazioni future molto strette tra Unione europea e Regno Unito e continuerà ad agire in modo responsabile durante la nuova fase negoziale, nel rispetto dei valori fondanti e dei principi della nostra Unione e in ferma difesa degli interessi dei cittadini e degli Stati europei”.

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La Gran Bretagna sceglie la Brexit

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

Londra. Boris Johnson ha vinto la scommessa. Gli elettori gli hanno dato un’ampia fiducia. In base agli ultimi exit ha ottenuto 368 seggi su 650 alla Camera dei Comuni mentre il suo diretto avversario laburista Jeremy Corbyn non è andato oltre i 191 e segnando un declino peggiore del previsto per i Labour. Ora, ha dichiarato Boris Johnson, usciremo formalmente dall’Ue il 31 gennaio 2020. E la sterlina vola. La proclamazione degli eletti avverrà tra breve e con essi il numero esatto dei componenti dei vari schieramenti. In Italia la prima a congratularsi, per la vittoria dei conservatori britannici, è stata Giorgia Meloni, presidente dei Fratelli d’Italia, scrivendo su Twitter: «Congratulazioni a Boris Johnson per la grande vittoria. Ancora una volta la coerenza paga, ora la volontà del popolo britannico sarà finalmente rispettata. A noi il compito di difendere gli interessi italiani in un nuovo rapporto di cooperazione con il Regno Unito».

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Il Parlamento voterà la nuova Commissione europea

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Bruxelles. La votazione in Plenaria si terrà il 27 novembre a mezzogiorno, dopo la presentazione da parte di Ursula von der Leyen del Collegio dei Commissari e del loro programma.Il Presidente del PE David Sassoli ha dichiarato: “Negli ultimi due mesi, il Parlamento europeo ha svolto il suo ruolo democratico, fornendo un controllo reale dei commissari proposti. Le audizioni sono state dettagliate e talvolta difficili, ma offrono ai membri un modo unico e trasparente per verificare se i commissari designati siano pronti per il lavoro che li attende. Oggi abbiamo completato la valutazione finale e siamo pronti a votare sull’intero Collegio dei Commissari la prossima settimana.”Ha poi aggiunto: “Nei prossimi cinque anni l’Europa ha molti temi da affrontare, dalla ricerca di soluzioni a lungo termine in materia di migrazione e asilo fino alla leadership mondiale nella lotta contro i cambiamenti climatici. Abbiamo bisogno di una Commissione europea pronta ad agire sulle questioni che interessano i cittadini europei. In quanto legame diretto con i cittadini UE, il Parlamento continuerà a chiedere conto alla Commissione e a garantire che mantenga le sue promesse”.A seguito di uno scambio di opinioni con i tre vicepresidenti esecutivi della Commissione Frans Timmermans, Margrethe Vestager e Valdis Dombrovskis, la Conferenza dei Presidenti (CoP) del Parlamento ha proceduto alla valutazione finale delle audizioni di tutti i commissari designati.Dopo aver analizzato le lettere di valutazione delle commissioni parlamentari competenti e la raccomandazione della Conferenza dei Presidenti di commissione, la CoP ha dato il suo via libera e dichiarato ufficialmente chiuse le audizioni.

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Politica: Siamo ad una resa dei conti con il voto degli italiani?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

By Enrico Cisnetto. Una politica debole non può che essere perennemente ossessionata dalla questione del consenso. Comunicazione politica rivolta solo a vellicare gli elettori, sondaggi perpetui elevati a oracoli ed elezioni di tutti i tipi dal cui esito far dipendere sempre le sorti dell’intero paese, sono gli strumenti con cui si pratica questa sorta di bondage, nel quale sono i politici a immobilizzare se stessi. Per questo un voto amministrativo regionale in un territorio come l’Umbria che conta 885 mila abitanti e 703 mila aventi di diritto al voto – quart’ultimo posto tra le regioni italiane, prima solo di Basilicata, Molise e Valle D’Aosta – e dove hanno messo la scheda nell’urna 454mila cittadini, diventa la linea di confine tra uno scenario politico ed un altro.Stiamo in Umbria e facciamo due ragionamenti non omologati. Si è detto che Salvini ha vinto quelle elezioni, vendicandosi del tradimento di Conte e Di Maio, e che quel risultato non potrà che aprire le porte alle elezioni politiche anticipate, essendo la dimostrazione dello iato esistente tra l’alleanza parlamentare formata da Pd, 5stelle, sinistra e Italia Viva e l’orientamento della maggioranza degli italiani. Peccato che la Lega abbia preso 17 mila voti in meno di quanti ne aveva ottenuto sempre in Umbria alle elezioni europee solo 5 mesi fa. Una perdita inferiore, per esempio, a quella subita dal Pd. Sia chiaro, Salvini ha certamente ottenuto un risultato superlativo, ma il fatto che sia riuscito a trattenere – secondo i calcoli di Swg sui flussi – solo il 70% dei voti presi a maggio, all’apice del suo successo, non descrive un quadro di crisi di governo automatica così come è stato raccontato. Senza contare, poi, che il voto di nemmeno mezzo milione di cittadini non può essere considerato come paradigmatico dell’orientamento dell’intero paese. Semmai la vera vincitrice di questo turno elettorale è Giorgia Meloni, il cui partito è l’unico a crescere sia in assoluto che in percentuale. Mentre i veri perdenti sono i 5stelle, che letteralmente tracollano al 7,5% dopo aver perso 35mila voti rispetto alle europee e 110mila rispetto alle politiche del 2018.
Tutto questo, a nostro giudizio, significa quattro cose. La prima è che il movimento grillino è destinato ad implodere, ora in parlamento con una o più scissioni, e domani nelle urne nazionali. Le avvisaglie ci sono già tutte. E non dipendono tanto dalla sequenza di débâcles elettorali che hanno subito i 5stelle dopo l’exploit delle politiche 2018, nonostante significhino la perdita di oltre il 75% dei consensi in meno di due anni, quanto dal venir meno della ragion d’essere stessa del movimento guidato da Di Maio dal momento in cui è diventato un partito di governo. Non si può, senza dazio, passare da soggetto movimentista nato e prosperato sulla base di un rifiuto tanto assoluto quanto colorito (il “vaffa”) del potere a soggetto che si fa carico delle fatiche del governo del paese e delle amministrazioni territoriali, e che per di più per farlo deve contaminarsi alleandosi con gli altri partiti, con ciò perdendo di volta in volta la tanto sbandierata equidistanza tra destra e sinistra. O quantomeno, diventa impossibile se ti manca il sostegno di una solida cultura politica e di una classe dirigente selezionata sulla base delle esperienze e delle competenze. La conseguenza o è il progressivo approssimarsi all’irrilevanza, prima politica e poi elettorale, o più probabilmente la frantumazione in più soggetti, che nasceranno con l’intenzione di restare autonomi ma che con tutta probabilità saranno destinati a confluire in formazioni già esistenti. La cosa più logica è che le pulsioni destrorse e sinistrorse che convivevano nel movimento, agevolate in questo dall’unificante “uno vale uno” quale antidoto alle tentacolari spire del potere, riconquistino la loro primordiale natura e un pezzo dei 5stelle (Di Maio) vada con Salvini e Meloni, e un altro (Grillo, Fico) vada con il Pd o gli altri soggetti più piccoli della sinistra. Mentre la componente meno connotata e più ondivaga dei pentastellati potrebbe fare da esercito a Conte, se tenterà, come è sempre più probabile, di “mettersi in proprio” (ma per favore lasciamo stare le evocazioni democristiane, che la Dc, pur con tutti i suoi difetti, era una cosa seria…).
La seconda valutazione che occorre fare è che la ragione per cui Pd e 5stelle si sono messi insieme, cioè evitare il voto anticipato e arginare Salvini, non regge. I nostri lettori si ricorderanno – qualcuno ci rimproverò anche per questo – che salutammo con favore la nascita del Conte2, non perchè confidassimo minimamente nelle capacità del nuovo governo e tantomeno della nuova maggioranza, quanto perchè lo giudicammo un male minore rispetto a quello rappresentato dalle altre ipotesi di soluzione della crisi aperta da Salvini in agosto che erano sul tavolo. Rimaniamo convinti che quella valutazione fosse corretta, ma certo il combinato disposto della deprimente qualità della manovra di bilancio appena varata e delle altre (pochissime) scelte di programma del nuovo esecutivo, con il tasso di conflittualità che alberga nella maggioranza – e non solo per mano di Renzi, va detto – ci induce nella tentazione di ritirare, per quanto contasse meno di nulla, quel “via libera”. Certo, la riduzione del livello di (inutile) litigiosità con l’Europa e la scomparsa dalla scena politica delle suggestioni sovraniste dei 14 mesi gialloverdi, rimangono vantaggi di non poco conto per l’Italia. Ma lo spettacolo che la politica continua ad offrire è talmente imbarazzante che diventa davvero difficile non farsi prendere dal desiderio di reagire. Ora, poi, il risultato umbro sembra indurre – per fortuna – sia il Pd sia i 5stelle a ripensare l’idea di rendere permanente e trasferibile nelle amministrazioni decentrate l’intesa tra loro. Ma certo questo rinculo accentua la difficoltà di trovare una ragion d’essere del governo in carica che non sia solo ed esclusivamente l’anti-salvinismo, che peraltro come si è visto funziona poco o niente.Di conseguenza – e qui siamo alla terza valutazione – è da mettere in conto che il Conte2 subirà ulteriori e sempre più forti fibrillazioni. Tuttavia, come abbiamo già scritto la settimana scorsa, siamo portati a credere che resisterà fino a primavera, essendo prioritario per tutte le sue componenti il sedersi al “tavolo nomine”, cioè quello che tra marzo e aprile sceglierà decine di manager da mettere a capo delle maggiori società del nostro capitalismo. Mentre andare oltre sarà difficile, per non dire impossibile, perchè il traguardo successivo, quello della scelta del successore di Mattarella, è troppo lontano per consentire a Conte di resistere fino a febbraio 2022.
Questo significa – quarta e ultima valutazione – che è logico attendersi elezioni anticipate tra maggio e giugno prossimi. Anche perchè una tale eventualità consentirebbe a tutti – senza assumersene la responsabilità politica – di evitare l’entrata in vigore della norma che riduce il numero dei parlamentari. Nessuno lo dirà mai, ma non c’è forza politica, 5stelle compresi che tra l’altro hanno già lucrato (portando a casa poco e niente) il vantaggio di essersi intestata la sua approvazione, che non manterrebbe volentieri le attuali composizioni di Camera e Senato. Inoltre, il Pd avrà interesse a non concedere altro tempo a Renzi di organizzarsi, e i 5stelle alla fine vedranno nelle elezioni l’occasione per regolare i conti interni e avviarsi a quelle scissioni di cui abbiamo parlato.Dalle elezioni anticipate è ragionevole attendersi, a oggi, una vittoria del cosiddetto centro-destra – “cosiddetto” perchè è una destra con una spruzzata di centro sempre più residuale, destinato ad essere tale fintanto che è rappresentato solo dall’ormai tramontato Berlusconi – salvo poi avere, una coalizione siffatta, grandi difficoltà a governare. Come, d’altronde, tutti i governi degli ultimi anni. Perchè? Semplice: non conoscono la società che devono guidare. Vedete, l’Italia è un paese povero (lo certifica l’altissimo debito pubblico) abitato da gente mediamente benestante (lo certifica il rapporto senza eguali al mondo, circa otto volte, tra il patrimonio privato degli italiani e il pil). Ma i politici credono il contrario. E così spendono soldi che non ci sono facendo ulteriore debito, dopo aver ottenuto il consenso raccontando ai cittadini che, essendo poveri, li faranno ricchi con la spesa pubblica e chiudendo gli occhi, nonostante le roboanti dichiarazioni di segno opposto, sull’evasione fiscale e sull’economia sommersa. Per questo consigliamo a tutti i politici di sforzarsi di leggere (e di capire) l’ultimo libro di Luca Ricolfi, “La società signorile di massa”, edito da La Nave di Teseo. Potrebbero improvvisamente scoprire che siamo un paese, unico al mondo, a crescita zero ma con risparmio e ricchezza aumentano più del reddito, e dove coloro che non lavorano sono più numerosi di coloro che lo fanno. E forse potrebbero anche arrivare alla conclusione che le politiche vanno proponendo e praticando da anni fanno acqua da tutte le parti. E magari potrebbero riformattare partiti e alleanze politiche su basi diverse da quelle fallimentari fin qui seguite. Magari. (By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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