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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘voto’

Italiani all’estero e voto elettronico

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2021

Fratelli d’Italia ha presentato questa mattina al Senato il disegno di legge per l’istituzione del voto elettronico per gli italiani all’estero. Si tratta di una normativa di tre articoli che prevede questa modalità di voto solo ed esclusivamente per i 6 milioni di cittadini italiani residenti all’estero. Il capogruppo al Senato di FdI, Luca Ciriani, ha sottolineato che “si tratta di una tema che non può più essere rinviato, anche in considerazione dell’assenza nella politica italiana degli ultimi anni nei confronti delle problematiche che vivono i nostri connazionali fuori dei confini della madrepatria.Secondo il senatore Patrizio la Pietra, estensore del ddl, “questo provvedimento non è un atto isolato ma è frutto di un lavoro portato avanti da Fratelli d’Italia di attenzione alle nostre comunità che vivono all’estero fatta di interrogazioni ed emendamenti, l’ultimo dei quali ha consentito ai medici venezuelani di poter venire ad esercitare in Italia durante la pandemia. Si tratta dell’introduzione del voto elettronico che riguarda esclusivamente i nostri connazionali all’estero e che vuole dare una risposta definitiva ai problemi del voto per corrispondenza che non si è dimostrato adeguato”.Per il responsabile nazionale del Dipartimento di FdI per gli italiani all’estero, Roberto Menia, “la battaglia per la concessione del voto per gli italiani all’estero compie vent’anni ed è stata il coronamento dell’impegno portato allora avanti da Mirko Tremaglia. A distanza da quel periodo, la legge riteniamo debba essere sottoposta ad una revisione a cominciare dalla modalità di voto. Quello per corrispondenza ha dimostrato tutta la sua fallacità soprattutto per i costi e per i brogli evidenti che si sono verificati che hanno portato nel nostro Parlamento personaggi non all’altezza di ricoprire il ruolo di rappresentanza loro delegato. La riduzione del numero dei parlamentari con l’ultima modifica costituzionale ha portato alla riduzione del numero dei parlamentari eletti all’estero da 12 deputati e 6 senatori a 8 deputati e 4 senatori. Con i sistemi di controllo che la modalità elettronica oggi consente sarà finalmente possibile far espletare un voto regolare ma soprattutto ampiamente partecipato, viste le defezioni al voto che il sistema cartaceo per corrispondenza ha provocato”. Per il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa “Il sistema di voto attuale per gli italiani all’estero è ampiamente superato e la tecnologia consentirà finalmente di poter dare un’adeguata rappresentanza ai nostri connazionali che vivono lontano dall’Italia”.

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Governo: Laura Castelli su voto Rousseau

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

Dichiarazione di Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze: “Sono contenta che questa scelta sia passata per Rousseau, sono contenta che la maggioranza, come me, consideri importante metterci la faccia e continuare a difendere e rilanciare le tante cose fatte in questi anni. Dimostrando serietà e responsabilità istituzionale, abbiamo fatto, con consapevolezza, una scelta chiara: quella di un’Italia forte, all’interno di un’Europa ancora più forte. Abbiamo scelto di incidere, non di voltarci dall’altra parte. Grazie a tutti gli iscritti che, con il loro voto, hanno contribuito a riaffermare la centralità del MoVimento. Anche grazie al voto di ciascuno di noi è più vicina la ripartenza del Governo, fermo da oltre un mese per una crisi ingiustificata. Viva il MoVimento 5 Stelle. Viva l’Italia!”

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Scuola: Elezioni CSPI, si vota il 13 aprile

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

La scuola si prepara a una nuova tornata elettorale: quella per il rinnovo dei componenti eletti del Cspi essendo ormai scaduto il mandato quinquennale. L’ordinanza ministeriale prevede che l’elettorato attivo e passivo per le singole rappresentanze nel Consiglio spetta esclusivamente ai componenti delle rispettive categorie partecipanti a tale organismo. Può esercitare il diritto di elettorato, ricorda la stampa specializzata, anche il personale di ruolo e non di ruolo nominato successivamente alla data di indizione delle elezioni purché prima del termine di presentazione delle liste (elettorato passivo) o entro il giorno antecedente le votazioni (elettorato attivo). Il Consiglio superiore della pubblica istruzione è l’organo di garanzia dell’unitarietà del sistema nazionale dell’istruzione in Italia: nasce come supporto tecnico-scientifico per l’esercizio delle funzioni di governo nelle materie di “istruzione universitaria, ordinamenti scolastici, programmi scolastici, organizzazione generale dell’istruzione scolastica e stato giuridico del personale” (articolo 1, comma 3, lettera q, della legge 59 del 15 marzo 1997).

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Governo, Serracchiani: “Crisi da evitare, ma se salta tutto resta solo il voto”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

“Se salta tutto, se non riusciamo a rilanciare l’azione del governo, l’alternativa è il voto. Come Pd non vediamo maggioranze diverse da quella attuale, ad esempio una maggioranza che si regga raccogliendo parlamentari tra Camera e Senato per sostituire Italia Viva, né d’altra parte potremmo aprire la strada alla destra sovranista. In ogni caso non possiamo rischiare ora una crisi al buio”, così la parlamentare Pd e Presidente della Commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani in una intervista a La Stampa.Per la deputata Dem si stanno registrando passi in avanti nel dialogo, ma serve un aumento del senso di responsabilità perché “il rischio di scivolare verso il voto è alto e non ce lo possiamo permettere proprio mentre parte il piano dei vaccini e dobbiamo essere credibili in Europa per realizzare il Recovery Plan».“Il Pd – annota Serracchiani – ha chiesto un patto di legislatura. Ha sempre domandato collegialità per dare indirizzi programmatici: maggiori fondi per il sociale, in particolare per servizi ai disabili e per l’integrazione socio-sanitaria, cioè investimenti sulla sanità territoriale; più fondi sul lavoro, investendo sulle politiche attive per arrivare preparati a marzo quando scadrà il divieto di licenziamento. Abbiamo chiesto di rafforzare gli investimenti sulle politiche industriali, individuando in particolare le filiere di maggiore innovazione su cui il Paese vuole puntare nel futuro. E poi fondi sulla parità di genere. Vogliamo un grande piano di investimenti per l’occupazione femminile e per quella giovanile”.“Tutti temi che faranno parte della nuova proposta di Recovery Fund del Governo – conclude la Presidente della Commissione Lavoro – . Ma non ragioniamo con gli aut aut, perché creando tensioni non si fa bene al governo e tanto meno al Paese. Dobbiamo ricordarci tutti le parole del Presidente della Repubblica che ci ha richiamati alla necessità di essere costruttori”

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Trump: I vani tentativi di ribaltare il voto

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2020

By Domenico Maceri, PhD I vani tentativi di Trump di ribaltare l’elezione del 2020: delegittimare Biden e spianare la strada a una rivincita nel 2024? “Non si tratta solo di onorare i voti dei 74 milioni di americani che hanno votato per me ma di assicurarsi che gli americani abbiano fiducia in questa elezione e in quelle del futuro”. Così il presidente americano uscente Donald Trump in un video nel quale continua ad asserire falsamente che ha vinto l’elezione del 2020.Nel suo video Trump non riconosce il basilare principio democratico secondo cui Joe Biden ha prevalso. Tutti i 50 Stati hanno già certificato gli esiti elettorali dando Biden come vincitore. Il candidato democratico ha ricevuto 81 milioni di voti, 7 milioni più di Trump (51% Vs. 46%). Per quanto riguarda l’Electoral College, Biden ha conquistato 306 voti, 36 più del minimo di 270 per la vittoria. Questa è la democrazia ma il presidente uscente la definisce in tal modo solo quando vince lui, incapace di accettare sconfitta, creando instabilità nei principi democratici.Trump aveva già dato segnali della sua incapacità di accettare esiti elettorali negativi. Va ricordato che nell’elezione del 2016 aveva dichiarato di accettare il risultato solo in caso di una sua vittoria. Gli andò bene e la sua avversaria Hillary Clinton il giorno dopo l’elezione riconobbe la sua sconfitta. Trump non è cambiato dunque. O vince lui o la democrazia non funziona. Le sue parole e azioni nelle settimane recenti dopo l’elezione continuano a confermare che lui vive nel suo mondo irreale di vittoria che continua a ripetere ai suoi sostenitori. La democrazia però richiede l’accettazione di una realtà condivisa che Trump ovviamente non possiede.I suoi metodi per rovesciare l’esito elettorale non hanno però avuto efficacia. I suoi tentativi legali di squalificare i voti negli Stati in bilico che gli hanno negato un secondo mandato come in Pennsylvania, Arizona, Georgia, Nevada e Michigan si sono rivelati inutili. Denuncia dopo denuncia Trump è stato sconfitto. L’ultimissimo risultato negativo è stato un rifiuto della Corte Suprema di ribaltare o ritardare l’esito del voto in Pennsylvania. Una semplice comunicazione della Corte Alta emessa solo dopo 34 minuti senza nessuna spiegazione ha sconfitto Trump il quale si sarà sentito tradito dai tre membri della Corte che lui ha nominato. Le altre denunce capitanate da Rudy Giuliani, il suo avvocato personale, adesso positivo al Covid-19, non hanno avuto successo nemmeno. Con ogni probabilità Trump si aspettava questi risultati ed è per questo che il suo rappresentante legale è stato proprio Giuliani, ottimo per fare rumore nella televisione a cavo, ma letteralmente incapace di serie questioni legali. Una lunga lista di avvocati americani ha persino richiesto che la licenza di avvocato di Giuliani venga sospesa per tutte le menzogne che l’ex sindaco di New York sta dicendo per promuovere la realtà alternativa del suo capo.A dare man forte a Giuliani si presenta il procuratore generale del Texas Ken Paxton che ha esposto una denuncia alla Corte Suprema asserendo che gli Stati della Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin hanno danneggiato i texani poiché hanno modificato le loro leggi sull’elezione a causa della pandemia. Una denuncia che ha sbalordito gli analisti legali poiché le leggi elettorali appartengono ai singoli Stati e non al governo federale. Paxton è tipicamente “trumpiano” nelle sue trovate ma anche nei suoi comportamenti poco etici. Attualmente è indagato per frode fiscale ed è anche accusato da alcuni suoi collaboratori di abusi di potere e corruzione. Non sorprenderebbe dunque se Paxton stesse cercando di ingraziarsi Trump sperando in una grazia presidenziale. Non ha funzionato. Anche questa volta la Corte Suprema ha tempestivamente bocciato la richiesta.Trump ha tentato anche di ribaltare l’esito dell’elezione facendo pressione sui leader del suo partito al livello Statale. I grandi elettori che alla fine eleggeranno il presidente formalmente il 14 dicembre vengono nominati dalle leadership statali riflettendo il risultato dell’elezione. In casi di brogli elettorali il governatore e le legislature statali avrebbero il diritto legale di nominare gli elettori secondo il loro giudizio. In Nevada, Pennsylvania e Georgia e Michigan, quattro Stati vinti da Biden alle urne, Trump ha direttamente chiesto che gli esiti elettorali vengano sorvolati. I governatori di questi Stati lo hanno ignorato, aderendo ai principi elettorali. In questo senso si sono comportati non da membri del Partito Repubblicano, come voleva Trump, ma da funzionari governativi, mettendo in pratica le leggi dei loro Stati. Lo hanno fatto perché la costituzione dei loro Stati lo richiede. Andrebbero ammirati specialmente in comparazione ai comportamenti dei legislatori al livello federale che hanno rivelato complicità nelle furbizie del presidente uscente. Con l’eccezione di Mitt Romney, senatore dell’Utah, la stragrande maggioranza dei membri repubblicani della Camera Alta, ha mantenuto il silenzio sull’esito elettorale. Biden ha indicato che parecchi di loro si sono congratulati con la sua vittoria ma solo in privato per paura di adirare l’attuale inquilino alla Casa Bianca. Un sondaggio del Washington Post ha scoperto che solo 27 dei parlamentari repubblicani hanno ammesso che Biden ha vinto l’elezione. Gli altri non hanno voluto esprimersi.I leader repubblicani silenziosi riflettono l’assoluta padronanza di Trump del Grand Old Party. Trump ha perso nel 2020 e nonostante il suo rifiuto di accettare questa realtà ha già suggerito la sua intenzione di ricandidarsi nel 2024. Le sue ultimissime battaglie legali e politiche per ribaltare l’esito elettorale attuale sarebbero in questa luce un tentativo di delegittimare la vittoria di Biden. Allo stesso tempo mirano a mantenere uniti i suoi seguaci. Sta funzionando. I loro contributi finanziari continuano ad arricchire le casse del suo tesoro. Anche se non si dovesse ricandidare nel 2024 Trump rimarrebbe una voce importante nel Partito Repubblicano. Biden è riuscito a togliergli la presidenza. Togliergli la leadership del GOP rimane impossibile.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Il peso del voto latino: Trump migliora, ma Biden vince

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

By Domenico Maceri, PhD. Da anni si parla del voto latino come un gigante addormentato poiché nonostante i numeri crescenti di ispanici la loro partecipazione alle urne rimaneva sempre sotto le aspettative. Juan Gonzalez, condirettore di Democracy Now, ha centrato però il bersaglio rilevando che nell’elezione del 2020 il gigante si è finalmente svegliato. I media, però, continua giustamente Gonzalez, hanno sottolineato di più il fatto che Trump ha vinto lo Stato della Florida a causa del voto latino e i successi del presidente uscente con gli ispanici nella zona del Texas confinante col Messico. I fatti ci dicono però che al di là del voto latino che ha preferito Joe Biden invece di Trump a livello nazionale il loro flusso alle urne è aumentato del 64% in confronto all’elezione del 2016. Il voto degli afro-americani è aumentato anche del 20%, quello degli asiatici-americani del 16% e quello degli elettori bianchi di un po’ più del 5%. In termini di dati precisi, dei 32 milioni di latinos eleggibili, 26 milioni hanno esercitato il loro diritto al voto.Al livello nazionale, come si aspettava, i latinos hanno preferito il candidato democratico (Biden 66%, Trump 32%). L’attuale inquilino della Casa Bianca ha migliorato con i latinos dal 2016 quando ricevette il 28%, cifra simile a quella di Mitt Romney nel 2008, ma notevolmente inferiore a quella ricevuta da George W. Bush (44%) nel 2004. Il voto latino non è però monolitico. Questo gruppo è una costruzione degli analisti per cercare di capire come votano gli elettori le cui radici affondano nella lingua e cultura ispanica. Si tratta di un gruppo variegato per quando riguarda la razza, Paesi di origine, e persino religione, dato che la tradizionale maggioranza cattolica ha perso terreno e gli evangelici hanno aumentato i loro numeri.Esaminando dunque i “successi” di Trump con il voto latino si nota che in Florida, dove il presidente uscente ha vinto, una buona fetta di questo elettorato affonda le radici a Cuba e consiste di ideologia di destra anti-Castro. Questo era da aspettarsi. Inoltre, la crescente immigrazione in Florida di ispanici provenienti da Paesi sudamericani tende a destra perché anche loro sfuggono a regimi autoritari di sinistra. Il successo di Trump con gli elettori ispanici al confine col Messico diventa chiaro in confronto all’elezione del 2016. Nella contea di Hidalgo, per esempio, il candidato Trump nel 2016 ricevette il 27% del voto latino ma nel 2020 è aumentato al 40%. Questo successo va spiegato con l’ideologia sociale conservatrice dei residenti ma anche con il beneficio arrecato all’economia dalla dura politica sull’immigrazione. La costruzione del muro, anche se lungi da essere completa e ovviamente non pagata dal Messico come aveva promesso Trump in campagna elettorale, ha creato posti di lavoro generati dagli sforzi del governo per bloccare l’ingresso di immigrati non autorizzati. Ma ciò che più ha contribuito al “sorriso” di questi elettori ispanici a Trump è stata la costante campagna mediatica, specialmente in Florida, condotta principalmente mediante annunci televisivi. Biden, da parte sua, si è svegliato tardi in Florida e ha speso una cifra inferiore a quella del suo avversario per ingraziarsi con gli elettori latinos del Sunshine State. La forza di Biden con gli elettori ispanici si è vista invece in zone dove la provenienza e le radici affondano nel Messico. Da non dimenticare che Trump iniziò la sua campagna elettorale accusando il Messico di mandare “stupratori e criminali” in America. L’accusa si rifaceva a tutti gli immigrati ma i più colpiti sono stati specificamente quelli provenienti dal Paese confinante al Sud degli Stati Uniti. Gli elettori di origine messicana, specialmente quelli residenti nelle grandi metropoli americane e negli Stati liberal, hanno preferito Biden. In California il presidente eletto ha ricevuto il 77% del voto latino e nello Stato di New York la cifra è vicina (72%). Cifre simili oltre il 70% per Biden si sono viste nelle metropoli come Philadelphia, Milwaukee, ed altre.Il supporto dei latinos si è rivelato critico per Biden in parecchi Stati ma specialmente in Arizona dove il candidato democratico è riuscito a ribaltare l’esito del 2016. In parte ciò si deve al fatto che i latinos in questo Stato sono di origine messicana, motivati anche dalle aspre leggi sull’immigrazione. Inoltre la condotta razzista dello sceriffo Joe Arpaio di alcuni anni fa ha galvanizzato i latinos a votare contro Trump, visto anche lui come fautore di un’ideologia anti-immigratoria ma anche anti-messicana.Il voto latino, importante nell’elezione del 2020, lo diventerà ancor di più nel futuro. Al momento i 60 milioni di latinos rappresentano il 18,3 percento della popolazione statunitense, cifra che secondo alcune proiezioni, diventerà 119 milioni nel 2060, ossia il 28% del totale. In dieci Stati americani gli ispanici includono un milione di residenti. Nonostante alcuni “successi” geografici di Trump con il voto latino la maggioranza degli ispanici rimangono nel campo democratico. Sarebbe però uno sbaglio dare per scontata la fedeltà dei latinos al partito di Biden. In futuro ci sarà molto da fare per continuare a ridurre l’erosione di questi elettori verso il Partito Repubblicano. Il fatto che il “gigante addormentato” si sia svegliato in questa elezione ci farebbe credere che ambedue partiti dovranno sudare sette camicie per il loro consenso. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Joe Biden ha vinto: che cosa ci aspettiamo?

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Dopo qualche giorno d’incertezza, Joe Biden ha conquistato la presidenza degli Stati Uniti, mentre sembra che il Senato rimanga (per ora) a maggioranza Repubblicana. Proviamo a capire quali sono le principali implicazioni per la politica economica negli Stati Uniti e per le economie dei paesi emergenti. Teniamo a mente che, prima delle elezioni, lo scenario che i mercati si attendevano era il “blue sweep” cioè una vittoria dei Democratici sia alla Casa Bianca sia al Senato. Questo avrebbe garantito un governo coeso, un approccio multilaterale, un forte stimolo fiscale. Lo stimolo avrebbe a sua volta favorito una curva dei tassi US più ripida, e l’aumento dei twin deficits avrebbe portato a un indebolimento del dollaro.In merito al suddetto stimolo fiscale, ricordiamo che i Repubblicani parlavano di un pacchetto di 500 mld di dollari, mentre i Democratici chiedevano oltre 2 trilioni (ca. il 10% del PIL). Per ora il Senato rimane in mano ai Repubblicani, anche se va detto che questa situazione potrebbe cambiare in seguito alle due elezioni suppletive in Georgia del 5 gennaio. Per adesso, un Congresso diviso (Camera ai Democratici, Senato ai Repubblicani) rende difficile che si arrivi alle cifre più alte. Ciò detto, se l’economia USA dovesse rallentare nel quarto trimestre, in seguito a un aumento dei contagi, lo stimolo sarebbe più probabile. In generale, quello che possiamo dire è che la politica fiscale sarà probabilmente meno proattiva, e più reattiva, quindi magari dovremo attendere un peggioramento dei dati nel quarto trimestre prima di vedere un accordo su un ulteriore stimolo fiscale.Sulla politica monetaria, la Fed continuerà la sua azione particolarmente espansiva, specialmente nel caso in cui lo stimolo fiscale fosse modesto. E ovviamente se la politica fiscale non dovesse fornire stimolo adeguato, la Fed aumenterebbe il QE, usando il playbook di marzo/aprile se necessario. Pertanto, nello scenario attuale, appare difficile che i tassi dei Treasuries salgano molto, visto che lo stimolo fiscale sarà inferiore alle attese e comunque la Fed continuerà a tenere i tassi sotto controllo. L’evento più importante tra oggi e la fine dell’anno è sicuramente l’annuncio dell’efficacia e la approvazione di eventuali vaccini anti-Covid.Quale sarà l‘impatto sui paesi emergenti in particolare? Per i paesi emergenti il discorso è abbastanza complesso. Il mercato in generale guardava con favore allo scenario del “blue sweep”, grazie alla combinazione di forte stimolo fiscale, e un dollaro debole. Tuttavia, anche uno scenario in cui Biden è alla Casa Bianca, ma i Democratici non controllano (per ora) il Senato appare favorevole agli emergenti, per almeno tre ragioni. In primo luogo, la politica commerciale dovrebbe essere assai meno imprevedibile sotto un esecutivo a guida Biden. Questo non vuol dire che Biden sarà morbido con la Cina, ma sicuramente il fattore sorpresa a cui Trump ci aveva abituato sarà minore. Per paesi che fanno del commercio mondiale la loro ragione di vita (pensiamo alla Cina e al suo indotto ad esempio), questo è importante. Va anche detto che per alcuni paesi, dove la situazione geopolitica è più complessa (Russia, Turchia), la vittoria di Biden potrebbe creare delle tensioni aggiuntive visto che sia Putin sia Erdogan avevano una relazione particolare con Trump. Ma ritengo che sia un rischio contenuto almeno nei prossimi mesi. In secondo luogo, il fatto che i tassi US rimangano con ogni probabilità bassi sia a causa di uno stimolo fiscale più contenuto sia (soprattutto) di una Fed che continua a fare molto QE è chiaramente favorevole agli emergenti. È infatti plausibile attendersi che questa liquidità nel tempo raggiungerà sempre più paesi, tra cui anche gli EM frontiers. In terzo luogo, con ogni probabilità un’amministrazione Biden sarà più aperta all’emissione di diritti speciali di prelievo (SDRs) da parte del Fondo Monetario. Ricordiamo che il Tesoro americano si era opposto a un’emissione straordinaria nel mese di aprile. Un’emissione di diritti costituirebbe una fonte potenziale di liquidità in valuta forte per alcuni paesi emergenti le cui riserve destano preoccupazione. Ovviamente sarebbe ideale che questa emissione fosse accompagnata da un meccanismo in cui i paesi sviluppati prestano le SDRs (i diritti appunto) ai paesi emergenti a condizioni vantaggiose.

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Nissoli (FI): Ma la sicurezza del voto all’estero interessa ancora a qualcuno?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

“Ieri, sono intervenuta nell’Aula di Montecitorio per sottolineare l’urgenza della messa in sicurezza del voto all’estero anche alla luce di episodi avvenuti su cui ho chiesto di fare chiarezza. Di seguito il testo del mio intervento:“Signor presidente, 2 anni e mezzo fa ho presentato un’interrogazione relativa ad una lista che è riuscita a presentare il proprio simbolo, nella circoscrizione estero delle politiche del 2018, presentando una documentazione fasulla. In considerazione del fatto che dovrebbe essere una priorità condivisa quella di assicurare adeguate procedure per l’esercizio del voto democratico e garantire, quindi, la giusta rappresentanza della volontà popolare, mi chiedo e le domando, quale cittadina ancor prima che parlamentare e con un certo disagio, come sia possibile che il ministero dell’interno non abbia ancora dato una risposta su un fatto di tale rilevanza e gravità ! Questi signori si sono burlati della democrazia. Siamo già a metà legislatura e tutto tace in quella che appare una totale indifferenza ! Se non garantiamo una debita trasparenza nell’esercizio primario della democrazia, ovvero il voto, come possiamo affrontare seriamente la riforma del voto all’estero ? Provi ad immaginare se quella lista avesse vinto: oggi ci ritroveremmo in Parlamento persone elette non solo illegittimamente, ma che hanno anche “sbeffeggiato” la democrazia. Un grande paese come l’Italia ed i suoi cittadini, elettori, non se lo meritano ! Credo sia un dovere del Governo fare chiarezza, soprattutto per rispetto a quegli onesti italiani all’estero, i più, che amano profondamente la madrepatria e non possono accettare che accadano fatti come questi. Credo sia giunta l’ora di dare loro risposte che denoterebbero una giusta e dovuta attenzione. Ci sono ancora troppe notizie di brogli, e irregolarità durante le elezioni all’estero in più luoghi, tra cui il Canada. Signor Presidente, il VOTO è la nostra partecipazione democratica alla vita del paese, il suo caposaldo. Difendiamolo, altrimenti sarebbe poi anacronistico lamentare una mancata partecipazione dei cittadini a questo fondamentale esercizio democratico”. Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Agricoltura: Decisivo il voto sulla riforma della Pac

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

Bruxelles. L’accaparramento delle terre rientra in uno schema di sfruttamento delle risorse naturali che nega i principi su cui si dovrebbe fondare la nuova agricoltura – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo il rapporto presentato nei giorni scorsi in Senato dalla Focsiv, il land grabbing colpisce oggi 80 milioni di ettari, spesso sottratti alle popolazioni locali per essere sottoposti a sfruttamento intensivo. L’acquisizione di nuove terre segue inoltre procedure che si rivelano di frequente contrarie alle leggi e violano i diritti delle comunità locali.Il land grabbing non è più limitato ai Paesi in via di sviluppo, ma interessa anche l’Europa e l’Italia, perpetuando un sistema produttivo insostenibile in aperto contrasto con le nuove strategie ‘Farm to fork’ e Biodiversità della Commissione europea. A questo proposito, decisivo sarà il voto del Parlamento europeo sulla riforma della Pac, in programma a partire dal 21 ottobre. In base al suo esito, capiremo se l’Europa fa sul serio o se intende limitarsi agli annunci. Le notizie che giungono da Bruxelles non sono rassicuranti. Se, come denuncia la coalizione ‘Cambiamo Agricoltura’, le maggiori forze politiche europee si sono già accordate per cedere alle forti pressioni esercitate dalle lobby della grande agroindustria, sarà molto difficile riuscire a riformare la nostra agricoltura per proteggere i consumatori e l’ambiente. Gli obiettivi della Commissione verrebbero così sconfessati dal Parlamento. Insieme alle altre organizzazioni che condividono la necessità di una svolta, seguiremo attentamente il voto europeo con l’auspicio che le attuali previsioni siano smentite dai fatti.

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Il voto europeo segna la condanna a morte dell’agricoltura europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Ieri sera i ministri dell’agricoltura, riuniti in Lussemburgo per decidere sulla PAC, hanno raggiunto un accordo in cui almeno il 20 per cento della dotazione nazionale degli aiuti diretti dovrà essere dedicata a incentivi per pratiche agronomicheverdi. In attesa di conoscere i dettagli però, e consci che il 20 per cento non è assolutamente sufficiente ad affrontare la crisi in corso, ancora una volta non si è guardato in faccia alla gravità del problema e agito con la necessaria fermezza per un cambio di rotta urgente del sistema agroalimentare europeo. I negoziati a tre, ovvero il trilogo, tra Commissione europea, Parlamento europeo e governi nazionali dovrebbero iniziare presto, sotto la presidenza tedesca del Consiglio europeo, per concludersi all’inizio del 2021. Il voto di ieri sera della plenaria del Parlamento europeo ha segnato la condanna a morte dell’agricoltura europea. Gli eurodeputati non sono riusciti a riformare la PAC (Politica agricola comune) – che plasmerà l’agricoltura Ue per i prossimi sette anni – per consentirle di affrontare la crisi climatica ed ecologica in corso.Il Parlamento Ue ha adottato un accordo preconfezionato tra i gruppi PPE, S&D e Renew, respingendo le proposte della Commissione ambiente del Parlamento Ue di tagliare i sussidi per il sistema degli allevamenti intensivi o di aumentare sostanzialmente i finanziamenti per le misure ambientali.“I deputati hanno firmato una condanna a morte per ambiente, clima e aziende agricole di piccole dimensioni, che continueranno a scomparire a un ritmo allarmante. Per oltre 60 anni, la politica agricola europea è stata cieca rispetto all’impatto dell’agricoltura sull’ambiente e il Parlamento europeo sta continuando volontariamente nella stessa direzione mentre gli scienziati avvertono che l’agricoltura deve cambiare rotta per affrontare la crisi climatica. Questo voto potrebbe rivelarsi una condanna a morte anche per gli obiettivi del Green Deal europeo” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia.C’era così tanta insoddisfazione tra i deputati al Parlamento europeo per l’accordo presentato dai tre gruppi politici che 166 di loro, molti in opposizione alla leadership del proprio partito, hanno votato per annullare l’intera proposta della PAC e chiedere alla Commissione di tornare al tavolo di programmazione. Anche il Commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha affermato che l’accordo raggiunto dal Parlamento è incompatibile con il Green Deal europeo.

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Parlamento italiano: Il voto elettronico è incostituzionale

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

“L’introduzione del voto elettronico porterebbe a seri rischi sicurezza sul web e mancanza di tracciabilità del processo decisionale ed è, inoltre, in conflitto con la Costituzione. Ricordo a Ceccanti, che dovrebbe ben saperlo, che il comma 3 dell’articolo 64 della Costituzione esplicita il requisito della presenza intesa come “fisica” nel momento culmine delle “deliberazioni”. Internet non esisteva, è vero, ma i mezzi dell’epoca della scrittura della Carta, come quelli postali o la delega, avrebbero permesso il voto da remoto. Nemmeno nei peggiori periodi storici più difficili, come durante la Prima Guerra Mondiale, i parlamentari hanno evitato il voto in “presenza”. Il voto da remoto necessiterebbe di una modifica costituzionale, a differenza della modifica regolamentare proposta da Ceccanti. Sottolineiamo che il voto in aula è solo il termine di un percorso più ampio: come parlamentari presentiamo delle proposte, le depositiamo, vengono valutate, sintetizziamo interessi legittimi. Il voto da remoto potrebbe portare rischi della tracciabilità della formazione dei processi decisionali e del voto. Al netto, infine, di dubbi sostanziali sulla possibilità di implementare, in tempi brevi, un sistema informatico che possa garantire trasparenza e sicurezza del processo di votazione.” Così il deputato responsabile Innovazione di FDI, Federico Mollicone.

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Dal Referendum una chiara richiesta di ammodernamento, a cominciare proprio dalla riforma del voto all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

di Fucsia Nissoli Fitzgerald. Il Sì ha vinto con il 69,64 per cento delle preferenze, mentre i voti per il No sono stati poco meno del 30 per cento. L’affluenza alle urne è stata del 53,84 per cento. Gli elettori hanno confermato la legge costituzionale “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019. In particolare, nella Circoscrizione Estera hanno votato per il Referendum Costituzionale 1.057.211 cittadini a fronte di 4.537.308 aventi diritto al voto, con una affluenza del 23,30%. Un dato che è molto più basso di quello che si è registrato dentro i confini nazionali ma che è comunque significativo per la Circoscrizione estero. Gli italiani all’estero hanno votato in maggioranza per il “Sì” (78,24%), con 744.557 voti, mentre il fronte del “No” ha ricevuto 207.089 voti, pari al 21,76 %.Inoltre, nella Ripartizione III – Nord e Centro America – si è registrato il dato più alto a favore del taglio con il fronte del “Sì” attestato a quota l’81,07% (62.644 voti), con una punta dell’85,50% in Canada, contro il 18,93% del “No” (14.632 voti). La legge costituzionale prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. La riforma costituzionale entrerà in vigore ma prima di diventare effettiva bisognerà aspettare 60 giorni, quelli previsti per ridisegnare i collegi elettorali.Sull’attuale Parlamento, in ogni caso, non ci saranno conseguenze: il taglio del numero dei parlamentari verrà applicato a partire dalla prossima legislatura.Finora, altri tentativi di riforme costituzionali erano stati bocciati dagli elettori: la riforma di Berlusconi nel 2006; la riforma di Renzi nel 2016. Gli italiani avevano mostrato di non voler mettere in discussione le decisioni dei padri costituenti. In questo caso, al di là delle implicazioni politiche è sembrato prevalere il desiderio di far arrivare ai politici un messaggio di richiesta di semplicità, di essenzialità.Si palesa un risultato che i partiti non devono giocarsi nella gara del consenso di parte perché rischierebbero di allontanarsi dallo spirito nuovo di riformismo costituzionale che vivono gli italiani. Un dato elettorale chiaro, ed ancor più chiaro all’estero, che ci evidenzia la richiesta netta di cambiamento che i cittadini fanno alla politica, una richiesta di snellimento della burocrazia italiana e di snellimento delle procedure per fare le leggi, quindi una politica più snella nel rispondere alle esigenze della popolazione e che sia al passo con i tempi.Quindi bisogna partire da questo dato per pensare delle riforme che siano rispondenti alle indicazioni dei cittadini. Ci si poteva aspettare un’era di grandi riforme, ma ora siamo incamminati sulla strada delle piccole riforme che devono essere di volta in volta completate. Pertanto la barca delle riforme non può fare altre che proseguire a piccole tappe, una specie di processo che ci ricorda quello della costruzione europea cosiddetta a piccoli passi, secondo il metodo funzionalista di Jean Monnet.Allora, bisognerà procedere alla revisione dei Regolamenti parlamentari, la cui procedura di approvazione è relativamente semplice perché ciascun ramo del Parlamento vota solo la sua revisione dei regolamenti.Mentre in Commissione Affari Costituzionali della Camera sta già a buon punto per licenziare un testo legislativo che garantisce il voto ai diciottenni al Senato.Poi bisognerà prevedere il superamento della base regionale e la riduzione dei delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica. Piccoli passi che la politica dovrà fare con decisione per garantire una democrazia funzionale, quella stessa che vogliamo anche all’estero il che significa accelerare i tempi per una riforma della Circoscrizione estera e del voto all’estero.Sarà necessario ridefinire le Ripartizioni affinché il minor numero di parlamentari possa essere distribuito in maniera adeguata sul territorio.Credo che una delle prime cose che dovrà fare la istituenda Commissione bicamerale per gli italiani all’estero sarà proprio la riforma del voto all’estero. Una riforma che dovrà tener conto della diminuzione del numero dei parlamentari e trovare il modo di permetterci di lavorare in maniera efficace! L’esame del testo legislativo che istituisce la Bicamerale per gli italiani all’estero passerà al Senato, dopo l’imminente approvazione della Camera dei Deputati e spero che i senatori lavorino celermente, anche in conformità alle indicazioni che viene dal dato referendario, e si possa avviare il lavoro per le riforme di cui ha bisogno la Circoscrizione Estera! In questo senso il “Sì” referendario non è un punto di approdo ma uno stimolo a riformare, passo dopo passo, e ammodernare il nostro sistema istituzionale; il che all’estero significa, in primis, avere la capacità ed il buon senso di introdurre quelle innovazioni che rendono più snelle e sicure le procedure elettorali.”

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I pentastellati e il voto alle amministrative

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

“Ho letto l’intervista che Luigi Di Maio ha rilasciato oggi al Fatto Quotidiano. Un pensiero che condivido e che esprime la volontà della nostra base. Luigi porta avanti una posizione su cui gli iscritti sono già espressi.Il nostro MoVimento in pochi anni è arrivato al Governo del Paese, dopo aver avuto il coraggio di avviare un dialogo, sui programmi, con le altre forze politiche. Tutti i risultati che abbiamo raggiunto sono stati possibili grazie a questo coraggio, e senza il dialogo non avremmo il Paese che stiamo costruendo. Ora dobbiamo avere il coraggio di dialogare anche a livello territoriale, con quelle forze politiche che con noi vogliono portare avanti una visione di Paese, replicando un modello che sta funzionando. Per questo serve un tavolo nazionale, per metterci nelle condizioni di essere pronti per le elezioni amministrative del 2021, pronti a far nascere una nuova generazione di amministratori del MoVimento.Abbiamo sfide troppo importanti davanti a noi e un’Italia da far ripartire a tutti i livelli”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Referendum: Garantire sicurezza dipendenti consolati e diritto al voto

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

“Da tempo ho sottolineato che ci sarebbero stati problemi per l’esercizio del voto all’estero in una situazione come quella attuale caratterizzata dalla pandemia con conseguenze per la sicurezza degli impiegati dei consolati che riceveranno i plichi elettorali con le schede votate. Sappiamo che ben 20 consolati sono stati chiusi a causa del covid e mi chiedo come si potrà garantire l’esercizio del voto ai nostri connazionali di quelle circoscrizioni consolari? Ed anche come garantire la sicurezza ai dipendenti dei consolati che avranno a che fare con le schede elettorali che potrebbero anche essere contaminate? Domande le cui risposte non sono rinviabili e chiedo, pertanto, al Ministero degli Affari Esteri quali misure urgenti intenda adottare per la salvaguardia di tutti. Lo ha dichiarato già da alcuni giorni fa l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Referendum. Urso (FdI): Sì al referendum e poi al voto

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

“Noi siamo stati sempre l’unica forza politica coerente nel sostenere il taglio dei parlamentari anche se siano pienamente consapevoli che siano ben altre le riforme costituzionali necessarie, a cominciare dal presidenzialismo e dalla differenziazione dei ruoli delle due Camere. Se i cittadini condivideranno il taglio dei parlamenti, come noi auspichiamo, sarà assolutamente necessario andare subito a elezioni politiche, perché l’attuale Parlamento sarebbe del tutto delegittimato dalla volontà del corpo elettorale e non potrebbe nè esprimere un governo nè tantomeno eleggere il nuovo Presidente della Repubblica”: è quanto ha detto a SkyTg24 il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, secondo cui, peraltro, “se il M5S vuole ridurre davvero il costo della politica perché aspettare altri due anni e mezzo? Basta andare al voto dopo l’approvazione della riforma e il costo della politica su riduce da subito. Mi aspetto che conseguentemente sia proprio il M5S per primo a chiedere di andare subito alle urne così da eleggere un Parlamento con un terzo dei parlamentari in meno e pienamente legittimato a fare le cose necessarie per il Paese”.

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Trump e il voto per posta: OK solo per lui?

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

L’elezione speciale del 25esimo distretto congressuale della California del maggio scorso è stata condotta quasi esclusivamente con la modalità del voto per posta. Il vincitore, Mike Garcia, repubblicano, ha sconfitto la sua avversaria democratica Christy Smith. A causa della pandemia, il Governatore della California Gavin Newsome aveva deciso di facilitare l’elezione mediante il voto per corrispondenza per evitare i contagi del Covid-19. 425mila plichi elettorali sono stati inviati agli elettori del distretto e il 34 percento sono stati spediti con le scelte degli elettori. Nessun broglio. Nessun problema e il candidato repubblicano ha prevalso.Subito dopo il presidente Donald Trump si è congratulato con Garcia in uno dei suoi frequentissimi tweet, ignorando però la modalità del voto per corrispondenza. Come si sa, il 45esimo presidente ha tuonato negli ultimi mesi contro il voto per corrispondenza perché secondo lui è soggetto a brogli. Trump ha persino minacciato di bloccare fondi federali a Stati che usano il voto per corrispondenza e il Partito Repubblicano ha denunciato lo Stato del Nevada e la California per avere deciso di ampliare il voto per corrispondenza. Trump ha spiegato, senza però dare prove, che la modalità del voto per corrispondenza apre la porta a chiunque di stampare schede elettorali e inviarle creando il caos.
In realtà, il voto per corrispondenza, già usato quasi esclusivamente dagli Stati del Colorado, Oregon, Washington e Utah per parecchi anni, non ha causato nessun problema. Questi Stati e quegli altri che lo permettono hanno stabilito procedure per evitare brogli. Si usa un plico elettorale che include due buste, una esteriore e un’altra interiore. La prima include un codice a barre e la firma dell’elettore mentre la seconda include la scheda elettorale con il voto segreto. I funzionari del governo che le ricevono controllano la busta esteriore per assicurarsi che si tratti di un plico valido. Esaminano il codice a barre e la firma che deve combaciare a quella già depositata anticipatamente nelle iscrizioni. Se la prima parte è valida la busta interiore con il voto segreto è passata agli altri addetti che usano il contenuto per il conteggio dei voti, mantenendo però l’anonimato dell’elettore.Trump non parla mai delle procedure specifiche per le sue preoccupazioni. Le domande ci sono ma tutti gli studi fatti al riguardo del voto per corrispondenza ci indicano che i brogli sono quasi inesistenti. In casi dove le procedure non vengono rispettate le schede sono scartate e se necessario si intraprendono indagini che potrebbero condurre a multe salate e persino il carcere per coloro che cercassero di abusare il sistema. Nei cinque Stati che usano quasi esclusivamente il voto per corrispondenza ci sono stati solo 112 casi di potenziale frode su 11 milioni di voti ricevuti.Trump ha paura che il voto per corrispondenza aumenterebbe la partecipazione nelle elezioni e lui e il suo partito ne farebbero le spese. Infatti, si sbagliano. Un recente studio del New York Times ci dice che un voto totale per corrispondenza nell’elezione del 2016 avrebbe portato allo stesso risultato, ossia la vittoria di Trump. In effetti, nessuno dei due maggiori partiti americani riceve benefici dal voto per posta eccetto per l’aumento di partecipazione del 3 percento. Un piccolo passo avanti per la democrazia.Il Partito Repubblicano è stato storicamente sfavorevole al voto per posta ma solo in teoria. Difatti, hanno sempre incoraggiato i loro sostenitori a farne uso. Ecco cosa succede per esempio in non pochi Stati dove risiedono elettori anziani i quali spesso votano per corrispondenza e tendono a votare contro il Partito Democratico. Nonostante le sue arcinote riserve anche Trump sarà stato informato che la sua campagna contro il voto per corrispondenza lo potrebbe danneggiare, specialmente in Florida. Nel Sunshine State una buona percentuale degli elettori sono anziani, votano per lui, e lo fanno per corrispondenza. La trovata di Trump: il voto per posta in Florida va bene perché lo Stato ha “un grande governatore”. Si tratta di Ron DeSantis, uno dei più fedeli sostenitori delle politiche del 45esimo presidente. Il voto per posta va bene anche per lui e il vicepresidente Mike Pence come pure per molti altri VIP della Casa Bianca.La campagna contro il voto per corrispondenza di Trump è una preparazione ad una probabile sconfitta alle elezioni del 3 novembre. Trump sta spianando il terreno per tentare di invalidare l’esito dell’elezione, creando un caos che a lui farebbe comodo. Per spianare ancora di più il terreno Trump continua ad attaccare il servizio postale americano. Il nuovo direttore delle Poste, Louis DeJoy, che ha contribuito finanziariamente alla campagna di Trump in modo notevole, sta cercando di rallentare il servizio postale, eliminando gli straordinari degli impiegati postali anche se la posta arriverà più tardi del normale. Si tratta di una strategia poco promettente. Gli americani considerano il servizio postale affidabile come ci viene dimostrato anche dal fatto che i passaporti, le patenti, medicine e persino cibo di questi giorni vengono distribuiti in tutte le parti del Paese. Un po’ nascosta è anche la strategia dei repubblicani di delegittimare il servizio postale con l’idea che è troppo costoso e quindi la solita soluzione di privatizzarlo è sempre all’orizzonte. Il problema per Trump è la pandemia che lui non è riuscito ad affrontare in modo efficace la quale continua a causare paura alla stragrande maggioranza degli americani. Il voto per corrispondenza è la misura giusta per condurre l’elezione. Nelle primarie del mese di marzo il 75 percento degli elettori in California ha ricevuto schede elettorali per votare con la posta. Questa modalità di voto è programmata per le elezioni presidenziali del 3 novembre non solo da Stati liberal come la California ma anche altri guidati da governatori repubblicani. Secondo uno studio del New York Times il 76 percento degli americani o forse anche più potrebbe votare per corrispondenza fra una ottantina di giorni anche se in alcuni Stati che permettono il voto anticipato è anche possibile votare prima del 3 novembre. Non si dovrebbe rischiare il contagio per esercitare il diritto del voto.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Il Movimento 5 stelle alle prese con il voto degli italiani alle regionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Potremmo pensare al Movimento 5 stelle in occasione delle regionali di quest’anno ad una sua ennesima défaillance dopo le politiche di due anni fa che lo ha portato ad essere il più votato. È una lotta impari tanto che molti commentatori politici danno il Movimento sconfitto in partenza o, nella migliore delle ipotesi, vincente ai punti ma perdente nei confronti delle coalizioni. E questo dovrebbe essere il “canto del cigno” per una forza politica nata e tenacemente sostenuta da una sua ferma volontà riformista, la sola capace d’imprimere una svolta radicale al sistema paese.
Forse non tutti si rendono conto o se ne hanno la consapevolezza ne temono le eventuali ricadute pensando ai propri interessi di bottega, che potremmo concretamente compiere una svolta epocale nella storia del nostro paese e dell’intera Europa. Basterebbe riflettere su ciò che ci offrono gli avversari del Movimento. Per venti anni, sia pure con fasi alterne siamo stati governati da un centro destra apparentemente unito ma sostanzialmente diviso da interessi contrapposti che già in passato hanno bloccato ogni azione “virtuosa” del loro esecutivo e parlamentare. Se passiamo al Pd, o meglio di ciò che resta dopo il passaggio del rullo compressore renziano secondo la logica di “molti nemici, molto onore” se vuole sopravvivere deve giocoforza allearsi con il centrodestra sperando che possa averne bisogno per raggiungere la maggioranza assoluta. Ci troviamo, quindi, al cospetto di coalizioni che sono fatte per vincere ma non per governare. E allora chi resta senza compromessi e inciuci? Guardiamoci intorno e facciamocene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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Istruzioni per il voto e il renzusconismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Leggo sempre con interesse e un pizzico d’invidia quanto scrive su “Il fatto” Marco Travaglio. Interesse perché mi ritrovo a condividere, nella quasi totalità, gli argomenti trattati e d’invidia perché avrei voluto, almeno in parte, avere la penna “pungente”, la sottile ironia e la lucidità nel presentare la situazione politica italiana e la vena di farlo quotidianamente.
Io che faccio parte, oramai, di una generazione ad “estinzione naturale” posso dire che per quanto bimbetto ho vissuto “lucidamente” gli anni dalla Seconda guerra mondiale ai giorni nostri e ad ereditare il seme della saggezza dei padri non per una scelta acritica ma semmai, per convivervi e rispettarle. Talvolta, lo riconosco, la baldanza giovanile non mi ha consentito la coerenza che dentro di me si stava maturando, ma alla fine è prevalsa la ragione e la stima per il prossimo. In famiglia, per quanto fosse piccola e modesta, ho imparato a dissentire dalle idee di mio padre senza mancargli di rispetto e a condividere la sua dirittura morale, la sua coerenza nei rapporti con parenti, amici e conoscenti e a chiudersi in un silenzio tombale quando le passioni trasbordavano nell’irriverenza e nell’intolleranza per le visioni altrui. Oggi non è più possibile comportarsi in questo modo perché è venuto meno l’antica regola di coesistenza civile, umana e religiosa. Un tempo tutte le istituzioni erano sacre e intangibili anche se il primo colpo di maglio lo inferse il fascismo. Da allora, purtroppo, vi fu un crescendo inarrestabile.
Oggi i politici sono diventati, sia pure con le debite eccezioni, dei bugiardi incalliti e del tutto inaffidabili con le promesse e le dichiarazioni che fanno. Penso a Renzi che va a dire all’allora presidente del consiglio Enrico Letta “stai tranquillo” e gli soffia la poltrona sotto il sedere o durante la campagna sul referendum nel dichiarare che avrebbe lasciato la politica se non avesse vinto. Come credergli oggi? E lo stesso dicasi di Berlusconi. Ora non si può più convivere con le idee altrui perché si rischia di convivere con le menzogne altrui. E ciò è intollerabile sia per chi è sul viale del tramonto sia per chi seduto in panchina e aspetta il sorgere dell’alba. Andiamo quindi “sereni al voto” ma non come vorrebbero e hanno detto e fatto Renzi e Berlusconi. La nostra dignità non ci permette deroghe al ribasso. (Riccardo Alfonso)

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Questa settimana: Le intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

Le intenzioni di voto di questa settimana, fotografano una sostanziale stabilità dei rapporti tra area di Governo ed opposizione di centro destra. Non si conferma il rimbalzo positivo della Lega registrato nel precedente sondaggio. Il partito di Salvini si ferma al 25,0%, cedendo lo 0,3, esattamente compensato dai lievi consolidamenti di Fratelli d’Italia (14,4%) e Forza Italia (7,6%).
Redistribuzione dei consensi anche nella compagine di Governo, con il PD (21,4%) che recupera lo 0,5, Italia Viva (1,9%) lo 0,4, mentre flettono il M5S e la Sinistra.
Un’eventuale Lista guidata da Giuseppe Conte, in questo momento, raccoglierebbe il 12% dei consensi, provenienti prevalentemente dal M5S e dal centro sinistra, ma con una buona capacità di attrarre voti anche dal centro destra e dall’area dell’astensione.Questo potenziale si accompagna ad una piccola, ma ormai confermata da circa un mese, erosione del gradimento del Governo (55%), che sconta il relativo aumento delle critiche sulla gestione della pandemia: il 61% giudica positivo l’operato del Governo nell’emergenza, ma tale quota un mese fa raggiungeva il 71%.L’introduzione dell’applicazione per il tracciamento dei contagi divide gli italiani: il 52% dichiara di non avere alcuna intenzione di scaricarla. Alle soglie dell’estate, gli effetti sul turismo della pandemia sono tangibili: solo un terzo degli italiani, al momento, manifesta l’intenzione di andare in vacanza, mentre la metà ha già la certezza di non partire e il 17% non sa ancora cosa farà. (fonte istituto Ixe)

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Intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Dopo mesi di calo, per la prima volta si registra un recupero rilevante (0,7%) della Lega, che sale al 25,3%, distaccando il PD, che scende al 20,9%, evidenziando un calo di due punti nell’ultimo mese.
Nell’area di Governo continua a salire, invece, il Movimento 5 Stelle, che raggiunge il 17,5%, con una differenza di 2 punti e mezzo rispetto a due mesi fa. Nel campo del centro destra, flessione (-0,4%) per Fratelli d’Italia e piccolo assestamento positivo (+0,2%) per Forza Italia. Nel suo complesso, quindi, l’opposizione ha un saldo positivo di mezzo punto rispetto alla scorsa settimana.I gradimenti dei politici vedono ancora in testa Conte con il 59% e per il resto confermano gli orientamenti di voto: scende la fiducia in Giorgia Meloni (33%), sale quella in Salvini (30%), scende Zingaretti (25%) e cresce Berlusconi (22%).
Si conferma anche un gradimento di portata nazionale per il Presidente del Veneto Zaia, che sale al 51% riducendo le distanze dal premier,La fiducia del Governo, cresciuta sensibilmente in questi mesi di emergenza, si mantiene su livelli elevati, ma si segnala una flessione nell’ultima settimana (57%). A questo dato si associa una diffusa delusione per le misure economiche adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza: poco più di un terzo (36%) degli italiani le ritiene efficaci, mentre a inizio aprile tale quota raggiungeva il 52%.Oltre la metà degli italiani ha già approfittato delle riaperture della scorsa settimana. Sono andati dal parrucchiere/barbiere (27%) e hanno ricominciato a prendere il caffè al bar (26%). Una quota non trascurabile ha già fatto acquisti di abbigliamento/scarpe (16%), mentre ristoranti e aperitivi sono stati finora meno praticati.
Nonostante questa cautela, stando a quanto dichiarato, nella ripresa delle ‘vecchie’ abitudini, il 51% degli intervistati mostra preoccupazione rispetto ad un abbassamento della guardia da parte degli italiani, che starebbero adottando comportamenti meno prudenti. (fonte: Istituto Ixé)

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