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Politica: Siamo ad una resa dei conti con il voto degli italiani?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

By Enrico Cisnetto. Una politica debole non può che essere perennemente ossessionata dalla questione del consenso. Comunicazione politica rivolta solo a vellicare gli elettori, sondaggi perpetui elevati a oracoli ed elezioni di tutti i tipi dal cui esito far dipendere sempre le sorti dell’intero paese, sono gli strumenti con cui si pratica questa sorta di bondage, nel quale sono i politici a immobilizzare se stessi. Per questo un voto amministrativo regionale in un territorio come l’Umbria che conta 885 mila abitanti e 703 mila aventi di diritto al voto – quart’ultimo posto tra le regioni italiane, prima solo di Basilicata, Molise e Valle D’Aosta – e dove hanno messo la scheda nell’urna 454mila cittadini, diventa la linea di confine tra uno scenario politico ed un altro.Stiamo in Umbria e facciamo due ragionamenti non omologati. Si è detto che Salvini ha vinto quelle elezioni, vendicandosi del tradimento di Conte e Di Maio, e che quel risultato non potrà che aprire le porte alle elezioni politiche anticipate, essendo la dimostrazione dello iato esistente tra l’alleanza parlamentare formata da Pd, 5stelle, sinistra e Italia Viva e l’orientamento della maggioranza degli italiani. Peccato che la Lega abbia preso 17 mila voti in meno di quanti ne aveva ottenuto sempre in Umbria alle elezioni europee solo 5 mesi fa. Una perdita inferiore, per esempio, a quella subita dal Pd. Sia chiaro, Salvini ha certamente ottenuto un risultato superlativo, ma il fatto che sia riuscito a trattenere – secondo i calcoli di Swg sui flussi – solo il 70% dei voti presi a maggio, all’apice del suo successo, non descrive un quadro di crisi di governo automatica così come è stato raccontato. Senza contare, poi, che il voto di nemmeno mezzo milione di cittadini non può essere considerato come paradigmatico dell’orientamento dell’intero paese. Semmai la vera vincitrice di questo turno elettorale è Giorgia Meloni, il cui partito è l’unico a crescere sia in assoluto che in percentuale. Mentre i veri perdenti sono i 5stelle, che letteralmente tracollano al 7,5% dopo aver perso 35mila voti rispetto alle europee e 110mila rispetto alle politiche del 2018.
Tutto questo, a nostro giudizio, significa quattro cose. La prima è che il movimento grillino è destinato ad implodere, ora in parlamento con una o più scissioni, e domani nelle urne nazionali. Le avvisaglie ci sono già tutte. E non dipendono tanto dalla sequenza di débâcles elettorali che hanno subito i 5stelle dopo l’exploit delle politiche 2018, nonostante significhino la perdita di oltre il 75% dei consensi in meno di due anni, quanto dal venir meno della ragion d’essere stessa del movimento guidato da Di Maio dal momento in cui è diventato un partito di governo. Non si può, senza dazio, passare da soggetto movimentista nato e prosperato sulla base di un rifiuto tanto assoluto quanto colorito (il “vaffa”) del potere a soggetto che si fa carico delle fatiche del governo del paese e delle amministrazioni territoriali, e che per di più per farlo deve contaminarsi alleandosi con gli altri partiti, con ciò perdendo di volta in volta la tanto sbandierata equidistanza tra destra e sinistra. O quantomeno, diventa impossibile se ti manca il sostegno di una solida cultura politica e di una classe dirigente selezionata sulla base delle esperienze e delle competenze. La conseguenza o è il progressivo approssimarsi all’irrilevanza, prima politica e poi elettorale, o più probabilmente la frantumazione in più soggetti, che nasceranno con l’intenzione di restare autonomi ma che con tutta probabilità saranno destinati a confluire in formazioni già esistenti. La cosa più logica è che le pulsioni destrorse e sinistrorse che convivevano nel movimento, agevolate in questo dall’unificante “uno vale uno” quale antidoto alle tentacolari spire del potere, riconquistino la loro primordiale natura e un pezzo dei 5stelle (Di Maio) vada con Salvini e Meloni, e un altro (Grillo, Fico) vada con il Pd o gli altri soggetti più piccoli della sinistra. Mentre la componente meno connotata e più ondivaga dei pentastellati potrebbe fare da esercito a Conte, se tenterà, come è sempre più probabile, di “mettersi in proprio” (ma per favore lasciamo stare le evocazioni democristiane, che la Dc, pur con tutti i suoi difetti, era una cosa seria…).
La seconda valutazione che occorre fare è che la ragione per cui Pd e 5stelle si sono messi insieme, cioè evitare il voto anticipato e arginare Salvini, non regge. I nostri lettori si ricorderanno – qualcuno ci rimproverò anche per questo – che salutammo con favore la nascita del Conte2, non perchè confidassimo minimamente nelle capacità del nuovo governo e tantomeno della nuova maggioranza, quanto perchè lo giudicammo un male minore rispetto a quello rappresentato dalle altre ipotesi di soluzione della crisi aperta da Salvini in agosto che erano sul tavolo. Rimaniamo convinti che quella valutazione fosse corretta, ma certo il combinato disposto della deprimente qualità della manovra di bilancio appena varata e delle altre (pochissime) scelte di programma del nuovo esecutivo, con il tasso di conflittualità che alberga nella maggioranza – e non solo per mano di Renzi, va detto – ci induce nella tentazione di ritirare, per quanto contasse meno di nulla, quel “via libera”. Certo, la riduzione del livello di (inutile) litigiosità con l’Europa e la scomparsa dalla scena politica delle suggestioni sovraniste dei 14 mesi gialloverdi, rimangono vantaggi di non poco conto per l’Italia. Ma lo spettacolo che la politica continua ad offrire è talmente imbarazzante che diventa davvero difficile non farsi prendere dal desiderio di reagire. Ora, poi, il risultato umbro sembra indurre – per fortuna – sia il Pd sia i 5stelle a ripensare l’idea di rendere permanente e trasferibile nelle amministrazioni decentrate l’intesa tra loro. Ma certo questo rinculo accentua la difficoltà di trovare una ragion d’essere del governo in carica che non sia solo ed esclusivamente l’anti-salvinismo, che peraltro come si è visto funziona poco o niente.Di conseguenza – e qui siamo alla terza valutazione – è da mettere in conto che il Conte2 subirà ulteriori e sempre più forti fibrillazioni. Tuttavia, come abbiamo già scritto la settimana scorsa, siamo portati a credere che resisterà fino a primavera, essendo prioritario per tutte le sue componenti il sedersi al “tavolo nomine”, cioè quello che tra marzo e aprile sceglierà decine di manager da mettere a capo delle maggiori società del nostro capitalismo. Mentre andare oltre sarà difficile, per non dire impossibile, perchè il traguardo successivo, quello della scelta del successore di Mattarella, è troppo lontano per consentire a Conte di resistere fino a febbraio 2022.
Questo significa – quarta e ultima valutazione – che è logico attendersi elezioni anticipate tra maggio e giugno prossimi. Anche perchè una tale eventualità consentirebbe a tutti – senza assumersene la responsabilità politica – di evitare l’entrata in vigore della norma che riduce il numero dei parlamentari. Nessuno lo dirà mai, ma non c’è forza politica, 5stelle compresi che tra l’altro hanno già lucrato (portando a casa poco e niente) il vantaggio di essersi intestata la sua approvazione, che non manterrebbe volentieri le attuali composizioni di Camera e Senato. Inoltre, il Pd avrà interesse a non concedere altro tempo a Renzi di organizzarsi, e i 5stelle alla fine vedranno nelle elezioni l’occasione per regolare i conti interni e avviarsi a quelle scissioni di cui abbiamo parlato.Dalle elezioni anticipate è ragionevole attendersi, a oggi, una vittoria del cosiddetto centro-destra – “cosiddetto” perchè è una destra con una spruzzata di centro sempre più residuale, destinato ad essere tale fintanto che è rappresentato solo dall’ormai tramontato Berlusconi – salvo poi avere, una coalizione siffatta, grandi difficoltà a governare. Come, d’altronde, tutti i governi degli ultimi anni. Perchè? Semplice: non conoscono la società che devono guidare. Vedete, l’Italia è un paese povero (lo certifica l’altissimo debito pubblico) abitato da gente mediamente benestante (lo certifica il rapporto senza eguali al mondo, circa otto volte, tra il patrimonio privato degli italiani e il pil). Ma i politici credono il contrario. E così spendono soldi che non ci sono facendo ulteriore debito, dopo aver ottenuto il consenso raccontando ai cittadini che, essendo poveri, li faranno ricchi con la spesa pubblica e chiudendo gli occhi, nonostante le roboanti dichiarazioni di segno opposto, sull’evasione fiscale e sull’economia sommersa. Per questo consigliamo a tutti i politici di sforzarsi di leggere (e di capire) l’ultimo libro di Luca Ricolfi, “La società signorile di massa”, edito da La Nave di Teseo. Potrebbero improvvisamente scoprire che siamo un paese, unico al mondo, a crescita zero ma con risparmio e ricchezza aumentano più del reddito, e dove coloro che non lavorano sono più numerosi di coloro che lo fanno. E forse potrebbero anche arrivare alla conclusione che le politiche vanno proponendo e praticando da anni fanno acqua da tutte le parti. E magari potrebbero riformattare partiti e alleanze politiche su basi diverse da quelle fallimentari fin qui seguite. Magari. (By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Oggi su Rousseau la votazione sul nuovo Governo

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

Alle ore 18 di oggi martedì 3 settembre, si è chiusa la votazione su Rousseau per decidere se il MoVimento 5 Stelle debba far partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte.Di seguito gli esiti delle votazioni certificati dal Notaio che ha assistito alle procedure di voto e ne ha garantito la regolarità:
SI – 63.146 voti (79,3%)
NO – 16.488 voti (20,7%)
Nel corso di questa votazione si è segnato un nuovo record nella storia di Rousseau (il precedente di maggio 2019 era di 56.127 votanti). Dalle 9 alle 18 hanno infatti espresso la propria preferenza 79.634 iscritti, su una base di aventi diritto che, alla mezzanotte del 2 settembre 2019, ha raggiunto il numero di 117.194 iscritti. È un record mondiale di partecipazione ad una votazione politica online IN UN SOLO GIORNO.Il picco si è raggiunto nelle prime due ore di votazione nel corso delle quali hanno votato oltre 30.000 cittadini: un traffico addirittura 10-12 volte superiore rispetto a quello del primo turno di votazioni per la scelta dei candidati del MoVimento 5 Stelle alle elezioni europee.L’elevato afflusso di utenti sul sistema, in queste prime fasi, ha generato una “coda” di richieste che ha causato piccoli rallentamenti nell’ordine dei 10 secondi (nello specifico tra le ore 10:41 e le ore 12:00). È stato, tuttavia, in ogni momento garantito il regolare svolgimento delle votazioni.Nel corso dell’intera procedura di voto non è stato rilevato nessun attacco informatico diretto alla piattaforma Rousseau. Sono stati invece rilevati tentativi di attacchi nella giornata di venerdì 30 agosto 2019 che, tuttavia, il sistema ha respinto immediatamente confermando solidità e sicurezza della piattaforma.
In considerazione dell’elevato afflusso di votanti, grazie alla nuova Area Voto attiva da 5 mesi, è stato possibile scalare in tempo reale l’infrastruttura sottostante (numero di nodi, scaling dei servizi di backend, capacità computazionale del DB) andando a soddisfare tutte le richieste e garantendo tutti i requisiti in termini di sicurezza e velocità. Ancora una volta il MoVimento 5 Stelle si è confermata l’unica forza politica che dà la possibilità, attraverso la piattaforma Rousseau, a tutti i propri iscritti di partecipare a scelte fondamentali e contribuire alla scrittura della storia del nostro Paese. (fonte il Blog delle Stelle)

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La sicurezza nella sua visione globale: il voto pentastellato

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

E’ un aspetto della vita umana che ci ha attraversato sin dai primordi dell’umanità e forse ancora prima se pensiamo alla logica della catena alimentare che impone il criterio di uccidere per vivere. A questa visione di base l’evoluzione scientifica ci ha portato altri rischi come il nucleare sia per fini di pace (energia nucleare) sia per scopi bellici (bombe atomiche). Vi aggiungiamo, subito dopo, l’alterazione dell’ecosistema e le sue ricadute in termini di disquilibri termici e ambientali e la cosiddetta “bomba demografica” che ha ampliato a dismisura la presenza dell’essere umano sulla terra. Segue inquietante l’ingegneria genetica con sperimentazioni ardite sul genoma per comprendere la funzione dei geni appartenenti al genere umano, in se lodevole per lo sviluppo di medicinali e trattamenti medici, se non vi fosse in parallelo il tentativo di alterarli per condizionare artatamente il loro impiego per fini di conquista e di dominio della natura umana. A complicare ulteriormente le cose vi è il tema della democrazia rappresentativa in luogo di quella diretta. In pratica noi deleghiamo il potere politico a dei rappresentanti che se occupino a tempo pieno per studiare adeguatamente i problemi e trarne le possibili soluzioni nell’interesse generale degli amministrati. Sarebbe, sia chiaro, un’ottima cosa se una parte dei nostri fiduciari non ciurlassero nel manico più per interesse personale che per competenza. A questo punto entra in gioco una variabile legata alle logiche dell’informazione espressione di lobby ideologiche di natura economica e finanziaria che mistificano i fatti dominati come sono dall’esigenza di “fare audience” per fini commerciali e affaristici, nonché da rapporti personali e rendite di posizione varie. In questo modo depriviamo l’esperto della sua credibilità personale e certezza morale avendolo inteso come una persona che non vuole ingannare il suo interlocutore. E ciò ci rende ancor più insicuri e diffidenti nei confronti del nostro prossimo. A prescindere. E ora se ci caliamo nella realtà dei nostri giorni con un governo in formazione, con una nuova etichettatura, aleggia nell’aria, inevitabile, un sospetto di credibilità, una sicurezza resa a mezzo servizio con la diffidenza rendendo più emblematica la possibilità di giudizio dei cittadini. E con questo clima il popolo dei pentastellati si accinge a votare sulla piattaforma Rousseau il consenso o meno a una nuova formula di governo e a chi lo rappresenterà alla sua guida. Si tratta di un’idea che ruota attorno alla sua credibilità personale e alla sua certezza morale. Ne saranno convinti gli elettori? (Riccardo Alfonso)

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Pentastellati: Il progetto di governo sarà votato sulla piattaforma Rousseau

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Si sono concluse le consultazioni avviate dal Presidente della Repubblica, che ha dato a Giuseppe Conte l’incarico di formare un nuovo Governo. Nel suo discorso, Luigi Di Maio, ha ribadito quali devono essere le priorità per il nostro Paese. Il MoVimento 5 Stelle non si sottrarrà agli impegni presi con gli italiani. “Siamo sempre stati un MoVimento post-ideologico, non esistono soluzioni di destra o di sinistra, bensì semplicemente soluzioni. Sono i programmi, i temi, le scelte, i veri protagonisti della politica.Abbiamo degli obiettivi da realizzare e il nostro programma è sempre lo stesso, quello votato da 11 milioni di italiani. Vogliamo portare a termine il lavoro iniziato il 4 marzo 2018! Prima che la proposta di progetto di Governo, condivisa tra le forze politiche che intendono entrare in maggioranza, venga sottoposta al Presidente della Repubblica, la stessa sarà votata online su Rousseau.”

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Europa e il voto a Ursula von der Leyen

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Di Vincenzo Olita. La ratifica del Parlamento europeo della nomina alla presidenza del Consiglio europeo di Ursula von der Leyen ha prodotto un’ondata di dichiarazioni, prese di posizioni, solenni affermazioni, utili ad indugiare su un’ipotetica nostra centralità in Europa, con un’ottusa concezione italocentrica che, a parte il decennio successivo al secondo conflitto mondiale, non ha mai abbandonato il nostro retorico provincialismo.
Tutto è stato letto ed interpretato in chiave di equilibri e di interessi di politica interna. Ha vinto l’europeismo ha sentenziato il PD, in funzione anti Salvini, i voti dei 5Stelle si sono rivelati decisivi hanno affermato i grillini, in funzione della ricerca di una loro inesistente centralità, ha un’esperienza politica rilevante, non si lascia scappare Berlusconi, in funzione di un ci sono ancora, un voto gravissimo ha sancito la Lega, in funzione antiallineamento tra grillini e PD. Al di là dei rispettivi interessi e di una concezione domestica dell’Europa, proviamo ad estrapolare il reale significato dei 383 voti ottenuti dalla von der Leyen, dei 374 contrari e, quindi, dello scarto di nove voti. I 182 voti del Partito Popolare sommati ai 154 dei Socialisti, ai 108 dei Liberali, ai 24 dei polacchi di Diritto e Giustizia e ai 15 dei 5Stelle ammontano a 483 voti disponibili per la presidente. Quindi 100 parlamentari, pur dovendo, hanno scelto di non votarla ed è facile concludere che sono individuabili tra i popolari e i socialisti, rendendo così decisivi più i 24 voti della destra polacca che i 15 dei 5Stelle.
La rilevante capacità politica individuata dai centristi italiani è tutta da verificare, anche alla luce del modesto spessore riconosciuto alla presidente nella stessa Germania; in tutti i casi, considerata la rilevanza della presidenza uscente, non sarà difficile superare almeno il confronto. La Lega e tutti gli altri, del resto, oltre a preoccuparsi dello stato comatoso della coalizione governativa, farebbero bene a delineare una chiara strategia di politica estera prossimamente utile al Paese.
Una vittoria dell’europeismo? Non credo, l’elezione della von der Leyen ha sancito la frattura del socialismo europeo, infatti, se italiani e spagnoli esultano, i socialisti tedeschi votano contro, allo stesso modo se una parte dei popolari rimpiange il tedesco Manfred Weber alla presidenza gli altri ringraziano i voti del blocco di Visegrad, ma ancor più la destra polacca di Diritto e Giustizia appartenente al gruppo euroscettico dei Conservatori e Riformisti.Non male, una maggioranza a geometria variabile per la nona legislatura del Parlamento che, inevitabilmente, si ripercuoterà sulle prospettive strategiche della Ue.Una parte di socialisti e popolari, frange di destra, gli interessi del nazionalismo francese tutelati dai liberali, gli apolitici 5Stelle e la prossima Brexit costituiscono un indecifrabile mix sul percorso della futura Europa, al cospetto le minacce salviniane sono solo un confuso contorno di un quadro più che preoccupante. (fonte: società libera)

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Una riflessione sulla crisi di governo in Italia e il voto degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Tutti i Presidenti della Repubblica hanno sempre avuto chiaro che il ricorso alle urne prima della conclusione della legislatura quinquennale rappresenta un rischio per la democrazia. Se infatti dalle elezioni dovessero riprodursi rapporti di forza di poco differenti da quelli precedenti, ed ogni maggioranza fosse ancora traballante, che cosa dovrebbe fare un Presidente? ad indire una elezione dopo l’altra, esporrebbe il sistema democratico al gravissimo rischio dell’avvitamento. Ebbene, nel caso attualmente in corso la situazione appare del tutto lontana da un simile rischio. E’ vero che abbiamo votato appena 15 mesi fa, ma oggi sta accadendo quello che nella storia della Repubblica non se era mai verificato. Da eventuali nuove elezioni non ci aspetteremmo solo qualche aggiustamento, qualche percento in più o in meno per questo o quel partito. Quello che si prospetta è un vero e proprio terremoto politico: un gigantesco ribaltamento di forza quale mai si è verificato nella storia della Repubblica italiana. Quello che era il primo partito italiano, i 5 Stelle, col 33% dei parlamentari, tracrollerebbe al terzo posto, col 17%, letteralmente dimezzando i propri eletti. Tutt’al contrario, quello che era il terzo partito italiano, la Lega, che aveva il 17% dei parlamentari, diventerebbe il primo partito, andando a più che raddoppiare i propri consensi, con punte che sfiorano il 40%.
Attenzione, pur di fronte ad un terremoto elettorale di queste dimensioni, del tutto nuovo ed inusitato, il Presidente della Repubblica ha comunque il dovere di cautelarsi di fronte alla possibilità che il sisma abbia breve durata, per cui dovrebbe indire ulteriori elezioni per aggiornare il parlamento alle volatilità delle simpatie politiche degli italiani. E’ vero, questa possibilità è reale, ma è un rischio di tipo diverso dal precedente. Pur comprendendo il Presidente della Repubblica nel caso in cui individuasse comunque una maggioranza nel Parlamento, restiamo però convinti che il primario dovere del Massimo Responsabile della Repubblica sia quella di assicurare una politica ed un connesso parlamento che rappresenti il sentire politico della maggioranza del paese. In assenza di rischi di avvitamenti, il Presidente non dovrebbe temere di nominare un governo tecnico per la gestione delle nuove elezioni.
L’accusa mossa dal Vicepresidente del Consiglio Di Maio all’altro Vicepresidente Salvini di aver tradito, di essere stato sleale, risulta del tutto insensibile ed irriguardosa verso il sistema democratico. Il giovane Di Maio non si è ancora reso conto del terremoto politico che sta vivendo l’Italia. In quale altro Paese, quale altro politico, di fronte ad una esplosione di consensi e ad un ribaltamento dei rapporti di forza politici tanto clamorosi non avrebbe chiesto, legittimamente e costituzionalmente, di andare alle urne, di aggiornare il Parlamento al nuovo sentire politico degli italiani?
Ho sin dall’inizio provato simpatia per il prof. Conte, che assicurava una professionalità dirittuale che certo i due vicepresidenti non potevano vantare. Ho seguito ed apprezzato il suo lavoro silenzioso e risolutivo, per cui sono rimasto molto male quando ho ascoltato i suoi due interventi finali in cui ha abbandonato ogni diplomazia, persino ogni savoir fair politico e si è scagliato contro il vicepresidente Salvini con ogni argomento possibile, persino con strafalcioni costituzionali. E arrivato a dichiarare “ho io il coraggio che non ha Salvini…”. Evidentemente come il Di Maio anche il Conte non si è accorto di quello che è successo nel Paese. Detto quanto sopra riguardo alla logicità costituzionale e politica dell’operato di Salvini, accusare un capopartito di aver agito per “interesse personale”, di “interesse di parte” significa aver una idea di partito francamente preoccupante, come se un partito non fosse lo strumento per concorrere alla determinazione della politica nazionale che la Costituzione proclama. Trattare un partito come una proprietà personale, e come un corpo estraneo agli interessi nazionali è sconcertante. Se così si esprime un esperto di diritto, che ne capiscono gli altri parlamentari? Sconcertante, veramente sconcertante … Senza dire che se c’è una parte che si è mossa per difendere discutibili interessi di partito, questo è il 5 Stelle, dato che si è furiosamente preoccupato di difendere un Parlamento ormai obsoleto nei suoi fondamentali rapporti di forza. Perché il trasparente e corretto presidente del Consiglio si preoccupa in modo tanto furioso di mantenere un Parlamento che non rappresenta più il Paese? È questo il livello della sua sensibilità democratica? Che gli dispiaccia l’interruzione, capiamo, ma che distorca, come ha fatto, il corso delle cose fa preoccupare. Ormai anche i più ostinati benpensanti dovrebbero aver capito il gioco. Glielo ha persino spiattellato la ideologizzata capitana tedesca della Sea Watch dichiarando dopo la sua scarcerazione: “ho concluso la mia missione..abbattere il muro” italiano. Conclusione? Sì, ci interessa salvare naufraghi, ma poi li strumentalizziamo per fare politica… La nuova vicenda della Open Arms ripete in tutto e per tutto la strumentalizzazione di poveri disgraziati fatta dalla Sea Watch. Salvano naufraghi e poi li “scagliano” contro l’Italia. E’ vero? Ecco la prova: se le due navi avessero portato subito i salvati in porti sicuri ed aperti, non avrebbero ridotto allo stremo i naufraghi, esigendo poi ipocritamente il loro sbarco in Italia… Quando la Spagna ha dichiarato disponibilità ad inviare una nave militare per trasbordare i salvati dalla Open Arms e portarli in Spagna, è spuntato il pubblico ministero di Agrigento, che ha fatto sbarcare tutti in Italia, col risultato che l’equipaggio ha intonato “bella ciao”. Il mondo cambia ad una velocità supersonica, i comunismi hanno dichiarato bancarotta, ma è rimasto solo il nordcoreano, i fascismi sono lontano di un secolo, e noi pensiamo di risolvere i problemi cantando “bella ciao”? (By Fausto Carratù Associazione “Popolo Sovrano”)

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Governo. Ciriani (FdI): esperienza giallo-verde finita, subito voto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

“Questo dibattito conferma che l’esperienza del governo giallo-verde è finita. E’ stato scoperchiato il vaso ed è diventato evidente a tutti gli insulti, il livore tra i contraenti del contratto di governo e le reciproche recriminazioni ma soprattutto quello che pensavano gli uni degli altri. Non abbiamo, quindi, alcuna nostalgia di questo governo che, anzi, è durato 14 mesi di troppo, lasciando l’economia ferma al palo a dispetto delle tante promesse e dei tanti annunci. Quindi Fratelli d’Italia chiede che si vada subito al voto. Altro che Conte bis, sarebbe una bis sciagura”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, a margine delle comunicazioni del presidente del Consiglio dei ministri.

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Al voto, al voto: Salvini ha messo il piede sull’acceleratore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Questa crisi, per mesi evocata prima sottovoce e poi “urlata” e ora posta come la più urgente delle soluzioni, non mi convince. Dovremmo dire, chiosando una battuta di un politico di altri tempi: a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. E il pensiero in questo caso va al mattatore di turno che vuole sfruttare il vento che tira dalla sua parte per raccogliere il massimo dei consensi elettorali ma non intende dirlo apertamente e allora si rifugia sulla necessità di stringere i tempi per evitare che il nuovo governo, che già sa guidato dall’interessato, gli permetterà di evitare l’aumento dell’Iva e di fare nel contempo una finanziaria con un abbassamento delle tasse per tutti. Sa anche che se la sua accelerazione non sortisce l’effetto desiderato potrà addebitare la responsabilità ai suoi avversari di ieri e ai nuovi di oggi (leggasi pentastellati). Sembra un calcolo studiato a tavolino già qualche anno fa quando Salvini ha portato dalla sua il movimento con il capo politico Di Maio più per ridimensionarlo, e c’è riuscito molto bene, che per fare le riforme che da tempo il paese richiede anche se qualcuna importante è passata, sia pure sotto traccia. Ora la nuova mossa di Renzi torna a vantaggio di Salvini come lo è stata in passato con il netto rifiuto ad una coalizione PD – movimento cinque stelle.
Da tutto ciò emerge una riflessione di più ampio respiro che dovrebbe farci riflettere. Tanto per cominciare perché non ci accorgiamo, noi elettori, che vi sono politici che non pensano ai valori, che pur dicono di professare, ma solo agli interessi di parte e soprattutto personali? Si stanno divertendo a nostre spese come se a muovere i pezzi degli scacchi non fossero uomini e donne e dentro questo “carniere” vi sono giovani e anziani e gente che lavora e cerca un lavoro, che fa i salti mortali per arrivare a fine mese e si vede intorno persone solo interessate a fare promesse che sanno di non mantenere e a gabellare anche quelli che in buona fede credono ancora in qualcosa.
Eppure la politica è importante. E’ nevralgica in democrazia. E’ insostituibile e chi cerca di svilirla dovrebbe finire alla gogna e non permettergli di continuare ad essere il pifferaio di turno. Occorre svegliarsi o è ancora la stagione dei letarghi? Staremo a vedere. (Riccardo Alfonso)

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Che succede se Salvini dopo il voto non ha i numeri per governare da solo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

“Per come la vedo io, le alleanze si fanno prima delle elezioni, non dopo. Non ripetiamo gli errori che hanno generato questo governo. Io dico che chiarirò le alleanze prima delle elezioni, è un segno di rispetto nei confronti dei cittadini. Anche perché dopo il voto può accadere di tutto, e rischiamo di tornare al punto di partenza. Anche per questo considero la possibilità di una corsa in solitaria una opzione prevalentemente giornalistica. Forza Italia? Bisogna parlarne. Le posizioni non sono ancora chiare. Avevamo chiesto delucidazioni: non sono arrivate. Anzi mi pare che Silvio Berlusconi, lanciando l’Altra Italia, si stia dedicando a prendere le distanze dalla destra, più che dalla sinistra».Lo dice in un’intervista al quotidiano “La Verità” il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.«Un governo di ‘garanzia, elettorale o per le riforme’? Sarebbe scandaloso, uno schiaffo per la democrazia. Bisognerà vigilare. Qualcuno potrebbe utilizzare il periodo estivo per prendere tempo e inventarsi giochi di palazzo. Non si capisce perché dovremmo formare un governo che resti in carica solo qualche mese: servirebbe solo ad assicurare la poltrona a chi teme di non essere rieletto o magari consentirebbe a certi poteri che non nulla hanno a che fare con la sovranità popolare di dettare legge. Si può votare in tempi rapidi e dalle urne uscirebbe una maggioranza chiara a sostegno di un governo solido. Con forze politiche che vantano grandi convergenze programmatiche. Sono convinta che questo nuovo governo sarebbe pronto a durare cinque anni. In questa campagna elettorale insisteremo soprattutto sull’economia. Spiegheremo la nostra ricetta economica di stampo trumpiano: choc fiscale, investimenti pubblici, difesa delle aziende tricolore. Mi piacerebbe tornare a parlare di miracolo italiano».«Ad Atreju, che torna a Roma dal 20 al 22 settembre, daremo voce a quell’Italia che guarda verso il cielo e pensa ancora in grande e non crede di essere all’ultima spiaggia. Insomma, rispolveriamo un po’ di orgoglio nazionale», conclude Meloni.

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Crisi governo: Si torna al voto

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

“Come sempre sostenuto da Fratelli d’Italia non è possibile dare all’Italia il Governo di cui ha bisogno insieme al M5S di Di Maio, Fico e Toninelli. Bene la Lega che ne ha preso atto. Ora si torni al voto per dare agli italiani il governo sovranista che alle ultime elezioni europee hanno dimostrato di volere. Un Governo che abbia come priorità la difesa dei confini e dell’economia italiani, la riduzione delle tasse e il sostegno a chi crea posti di lavoro”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Governo, Meloni a il Messaggero: L’unica scelta possibile è voto subito

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

«Non credo che Salvini abbia paura del voto ma del non voto. Siccome la certezza di andare alle urne non c’è e la decisione non dipende da lui, teme che ci possano essere delle alternative. Comprendo la sua prudenza ma penso che occorra andare subito a votare. In caso di elezioni, avremo una maggioranza eletta dagli italiani, compatta e schiacciante. Gli scenari alternativi al voto sono tutti preoccupanti e sono tre: il primo è che resti questo governo che non può dare risposte ai problemi. Il secondo è un governo Pd-m5s e il terzo addirittura un governo tecnico sostenuto da una sorta di patto del nazareno allargato ai grillini. La versione italiana dell’alleanza che ha votato la Van Der Leyen. Quello schema è quanto di più lontano possa esserci dalla volontà popolare degli italiani». Lo ha detto in una intervista al Messaggero il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
le elezioni subito «Farebbero chiarezza. Bisogna votare, fare una legge di bilancio targata Lega e FdI, che dia risposte ai problemi economici del Paese, tagliando le tasse e dicendo basta alla fregature modello reddito di cittadinanza. Noi e la Lega da soli abbiamo già una maggioranza importante. E con Forza Italia restano molte cose da chiarire. Il Patto del Nazareno europeo conferma tutte le nostre preoccupazioni su quel partito che ha sostanzialmente sostenuto uno del Pd alla guida dell’Europarlamento», ha spiegato Meloni.

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Europa: una settimana dopo il voto, 30 anni dalla fine del comunismo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Roma lunedì 3 giugno, ore 18.30, alla John Cabot University di Roma, via della Lungara 233, Trastevere 1989-2019: l’Europa a una settimana dalla chiusura delle urne elettorali e a 30 anni dalla fine dei regimi comunisti. Su questo tema, e sui molteplici, relativi, aspetti, sarà incentrata la tavola rotonda – fra i maggiori atenei americani della Ue, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici.
Interverranno, in particolare, tre docenti internazionali: Angela Brintlinger, direttore del Centro di studi slavi ed est-europei presso la Ohio State University, che nel 1988-89 si trovava nell’Urss di Gorbaciov come borsista; Petr Mucha, partecipante alla “Rivoluzione di velluto” ed ex collaboratore di Václav Havel (ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo della Repubblica Ceca); Caterina Preda, del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bucarest, studiosa dei totalitarismi.
«Il 3 e 4 giugno 1989 avvennero due eventi molto diversi: le elezioni, quasi del tutto libere, in Polonia, e la strage di piazza Tienanmen a Pechino. Da questo punto di partenza discuteremo di come sia cambiato il continente europeo in tre decenni, e su quali siano le principali sfide da affrontare», ha dichiarato il direttore dell’Istituto Guarini della JCU, Federigo Argentieri, anch’egli testimone degli eventi. Infatti, il 16 giugno 1989 era presente al funerale di Imre Nagy a Budapest, cui parteciparono anche Craxi e Occhetto, all’epoca segretari rispettivamente del Psi e del Pci.

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Elezioni europee: Il Pd in Sicilia fanalino di coda rispetto al resto del Paese

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 Mag 2019

«Purtroppo ancora una volta la Sicilia di conferma in controtendenza rispetto all’importante risalita del Pd e il conseguente crollo dei Cinquestelle. Tutto questo nonostante le candidature di prestigio messe in campo. Ora si risolva subito la questione siciliana» A dirlo è Antonio Ferrante del Partito Democratico, commentando i dati delle elezioni Europee in Sicilia.
«La scarsissima affluenza – continua Ferrante – unita al risultato dei Cinquestelle e della Lega danno il senso dell’Aventino da parte dei nostri sostenitori, che per mesi hanno vissuto l’assenza del Pd in Sicilia. Dobbiamo essere grati ai nostri candidati perché grazie a loro abbiamo evitato una figura ancora peggiore».«Da militante del Pd e da siciliano – conclude Ferrante – voglio anche ringraziare i tanti amici e compagni che, in ogni Comune, hanno portato nelle case degli elettori la nostra lista, nonostante l’abbandono totale che hanno subito in tutto questo tempo. A loro dico: da oggi ripartiamo insieme per riprenderci il Pd e la Sicilia e dal Pd nazionale aspetto la risoluzione della questione siciliana una volta per tutte».

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Oggi si vota per gli Stati Uniti d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 Mag 2019

Tutto iniziò a Roma, in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori. Era il 25 marzo 1957 e 6 Paesi, Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo, firmarono il Trattato che istituì la Comunità Economica Europea.
L’insieme dei Trattati, in seguito sottoscritti, portò alla nascita dell’Unione europea, che oggi comprende 28 Paesi.L’Unione europea garantisce la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali all’interno del suo territorio attraverso un mercato europeo comune e la cittadinanza dell’Unione europea, promuove la pace, i valori e il benessere dei suoi popoli, lotta contro l’esclusione sociale e la discriminazione, favorisce il progresso scientifico e tecnologico e mira alla stabilità politica, alla crescita economica e alla coesione sociale e territoriale tra gli Stati membri.
L’inno ufficiale dell’Unione europea, è costituito da un brano del movimento finale della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, chiamato Inno alla Gioia.
Così l’Europa, uscita da una devastante guerra, ha garantito 74 anni di pace e, pur rappresentando solo il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% delle sue risorse nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Domenica si vota per il rinnovo del Parlamento, diverse scuole chiuse lunedì per lo spoglio

Posted by fidest press agency su sabato, 25 Mag 2019

Marcello Pacifico (Anief – Udir): Facciamo un appello al voto perché per tutto il personale della scuola che si riconosca nel documento sottoscritto al CNEL, per l’occasione, sia un momento importante per le scelte comunitarie anche per il settore dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per la costruzione di uno spazio comunitario equo, giusto, solidale aperto al rispetto della libertà di parola, d’espressione e alla sicurezza dei popoli. La pace e la giustizia sono state delle conquiste che non possiamo perdere e che abbiamo il dovere di coltivare per i nostri figli.

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Elezioni Europee Dichiarazione del Decano CELI Heiner Bludau

Posted by fidest press agency su domenica, 19 Mag 2019

Tra il 23 e il 26 maggio, oltre 400 milioni di cittadini di 27 paesi europei saranno chiamati a votare per il nono Parlamento europeo. In considerazione del crescente euroscetticismo, dello spostamento a destra degli equilibri politici e del ritorno agli ideali nazionalistici in molte società europee, la Comunità delle Chiese protestanti in Europa, CPCE, ha invitato i suoi membri a votare. Il Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, CELI, Heiner Bludau, condivide questo richiamo ed esprime la sua grande preoccupazione per la situazione in Italia e in Europa.“L’Europa è caratterizzata da una profonda crisi di identità. Occorrono decisioni importanti che possono essere prese solo su scala sovranazionale: rifugiati, migrazioni, cambiamenti climatici, uno sviluppo sostenibile dell’economia, aumento delle disuguaglianze sociali ed economiche… sono fenomeni che colpiscono in particolare l’Italia, ma non sono solo problemi dell’Italia, bensì di tutta l’Europa. Sono problemi che devono essere affrontati insieme per poter trovare delle soluzioni comuni. Quella europea è una dimensione importante”. Secondo il decano Heiner Bludau, i paesi europei devono parlare con una sola voce se vogliono mantenere il loro peso politico. “I nazionalismi sono miopi, non offrono prospettive, non portano soluzioni per il futuro.” Negli ultimi 70 anni l’Europa è stata garante delle diversità e della pace e tale deve restare, anche se non è sempre facile prendere delle decisioni di comune accordo.Il decano è preoccupato per il crescente euro-scetticismo e per la prevista bassa affluenza alle urne. Secondo dei sondaggi effettuati in 14 Stati membri dell’UE, che rappresentano l’80% dei parlamentari europei, si stima che meno del 50% degli elettori si recherà alle urne. Non solo considerando le diverse problematiche ormai di portata globale, ma anche a causa del crescente populismo, dice Bludau, le elezioni europee del maggio 2019 sono importanti come forse mai è accaduto prima. “La democrazia è in pericolo e andare a votare è un importante sostegno alle garanzie democratiche”, sottolinea il decano della CELI.
La chiesa e i suoi membri devono assumersi le proprie responsabilità, assolvere il loro compito nella società. Nella dichiarazione finale della quarta seduta del XXII Sinodo di fine aprile, la Chiesa evangelica luterana in Italia si è impegnata in un’azione per la sostenibilità, l’ecologia e la giustizia sociale, ispirata dalla fede. Nello stesso tempo ha fatto una chiara confessione di colpa: “Confessiamo di aver peccato contro la buona intenzione di Dio di creare”, si legge nel primo punto della dichiarazione in cui la CELI definisce il suo impegno futuro. Il Decano Heiner Bludau: “La partecipazione alle elezioni corrisponde esattamente a questo impegno!”

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Voto di scambio, bene approvazione alla Camera. Lombardia ha pagato caro prezzo

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

“Siamo molto soddisfatti per l’approvazione alla Camera dei Deputati della legge che rafforza la normativa sul reato di voto di scambio politico-mafioso.Non possiamo dimenticare che anche la nostra regione ha pagato un caro prezzo in un recente passato quando Zambetti fu accusato di ‘aver consapevolmente attinto voti dal bacino della criminalità organizzata stringendo un patto con i referenti delle cosche lombarde’, come si legge nelle carte del processo.Non possiamo più tollerare che le mafie condizionino il voto infiltrando la politica, è un pericolo per la democrazia contro cui le Istituzioni oggi hanno dato una risposta chiara e netta”, è il commento della Consigliere regionale del M5S Lombardia Monica Forte in merito all’approvazione della nuova legge sul voto di scambio politico mafioso avvenuta poco fa alla Camera.

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Antonio Tajani presenta: Stavolta voto Eu

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Roma Il primo febbraio alle 17:00 all’Auditorium Parco della Musica di Roma presentazione della campagna istituzionale del Parlamento europeo per le elezioni del 26 maggio 2019
Ad accompagnare il Presidente, i volontari della campagna, il campione olimpico e mondiale di nuoto Massimiliano Rosolino, Chiara Tabani, argento olimpico alle Olimpiadi di Rio 2016 con il Setterosa e la capo di Gabinetto dell’Agenzia Spaziale Europea Elena Grifoni Winters. Il tenore Andrea Bocelli ha inviato un messaggio, che verrà letto durante l’evento, in cui sottolinea l’importanza dell’Europa Unita e l’importanza di supportare il suo progetto attraverso il voto.
Democrazia è partecipazione: tra il 23 ed il 26 maggio circa 400 milioni di cittadini europei sono chiamati ad eleggere i loro 705 rappresentanti a Strasburgo. Per l’Italia saranno eletti 76 eurodeputati. In vista di questo appuntamento, il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, presenta la campagna StavoltaVoto.eu con l’obiettivo di informare i cittadini e promuovere la partecipazione al voto.Alla vigilia dell’evento il Presidente Tajani ha dichiarato: “Il Parlamento europeo è l’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini e svolge un ruolo fondamentale nel tutelare i loro interessi. Un’Europa democratica ha bisogno della partecipazione degli elettori, che devono poter esercitare il loro diritto di voto sulla base d’informazioni complete e corrette. Questo è l’obiettivo della campagna StavoltaVoto del Parlamento europeo”.
Ad aprire e chiudere l’evento, moderato dalla giornalista del TG1 Laura Chimenti, il Coro Vivona dell’omonimo liceo di Roma.Con StavoltaVoto.eu, il Parlamento europeo ha deciso di puntare sui giovani chiedendo loro di trasformarsi in attivisti del voto. L’obiettivo di ognuno di questi volontari è quello di reclutare più persone possibile che si impegnino a recarsi alle urne a maggio in questo suffragio chiave per il futuro della UE. Alcuni di questi volontari saranno presenti il primo febbraio per raccontare la propria esperienza di attivisti per l’Europa.

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Scuola: Disegno di legge 763 (Granato ed altri), prossimamente in aula dopo il voto in Commissione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

In VII Commissione del Senato, presentati 25 emendamenti alla proposta di “Modifiche alla legge 13 luglio 2015, n.107, in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti”. La metà vede come primi firmatari i senatori Loredana De Petris (Liberi e Uguali) e Roberto Berardi (Forza Italia) come segnalati da Anief: si va dalla stabilizzazione dei precari alla riapertura delle GaE, dalla mobilità straordinaria al limite dell’utilizzo dei potenziatori quali tappabuchi. “Ancora una volta Anief – dichiara Marcello Pacifico, suo presidente nazionale – si è fatta interprete delle istanze del mondo della scuola e ha proposto soluzioni per risolvere alcuni problemi che sono vere e proprie piaghe del sistema: il reclutamento e la mobilità del personale. Questi temi sono stati accolti da alcuni senatori e affrontati in specifiche proposte emendative come richiesto dalla nostra associazione, unica ad essere ascoltata nonostante non sia stata inspiegabilmente audita dalla VII Commissione, a differenza di altre sigle o associazioni che hanno depositato le loro memorie. Con gli emendamenti 1.23 BERARDI, GIRO e 1.0.3 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA s’intende stabilizzare a partire dall’a.s. 2019/2020 tutto il personale precario con 36 mesi di servizio, con le debite coperture finanziarie, come peraltro richiesto dallo stesso Presidente Pittoni della VII Commissione nella sua proposta di legge (AS 335), cui riteniamo – coerenza vuole – darà il suo voto favorevole. La norma sarebbe tanto più opportuna dopo la cancellazione del concorso riservato al personale precario con 36 mesi di servizio, l’abolizione del limite alle supplenze e la fine del fondo per i risarcimenti, tutti elementi che potrebbero trasformare la denuncia Anief 4231/2014 in procedura d’infrazione da parte della Commissione europea”.
“Gli emendamenti 1.0.2 (testo 2) DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA e 1.22 BERARDI, GIRO ripercorrono – continua il sindacalista autonomo – un testo già approvato, anche se per errore, in sede di conversione del decreto legge n. 91 (Milleproroghe) che vuole riaprire le graduatorie ad esaurimento a tutto il personale abilitato, incluso i diplomati magistrale e gli Itp. La norma risolverebbe il problema del prossimo licenziamento di 50 mila insegnanti a giugno, farebbe coincidere la domanda con l’offerta e coprirebbe le attuali altre 50 mila cattedre andate scoperte durante le ultime convocazioni. L’attuale maggioranza vorrà finalmente dare una risposta favorevole alle migliaia di precari abilitati?”
L’emendamento 1.19 BERARDI, CANGINI, MOLES, GIRO prende atto della fine degli ambiti territoriali e della necessità di ripercorrere la strada di una mobilità straordinaria su tutti i posti in organico per rispondere alle istanze dei docenti esiliati e immobilizzati. Un limite all’utilizzo del personale in organico di potenziamento per le supplenze è inserito negli emendamenti analoghi 1.18 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA e 1.17 BERARDI, GIRO, mentre le proposte 1.15 BERARDI, CANGINI, MOLES, GIRO e 1.14 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA chiariscono come la futura mobilità, come già disciplinata nell’ipotesi di contratto sottoscritta a fine dicembre, operi tra comuni, province e regioni. Della determinazione dei criteri relativi all’assegnazioni su più comuni del personale con completamento orario su più cattedre si occupano, infine, gli emendamenti 1.10

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Perché l’Italia continua a votare contro Israele alle Nazioni Unite?

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

By Ugo Volli. Dopo le “otto risoluzioni otto” contro Israele di quindici giorni fa, l’Assemblea Generale dell’Onu ne ha approvate altre sei sabato scorso. E come l’altra volta, l’Italia ha approvato la maggior parte delle risoluzioni. Si è astenuta questa volta da una mozione che richiede la restituzione alla Siria delle alture del Golan, da cui fino al ‘67 Assad bombardava regolarmente le città e i kibbutz italiani intorno al Lago di Tiberiade, ma ha approvato quella che condanna il controllo israeliano di Gerusalemme, dicendo due enormi falsità, cioè che non vi sarebbe rapporto fra popolo ebraico e la capitale di Davide, Salomone e di tutto l’ebraismo fino a oggi, e che nella città non ci sarebbe libertà religiosa, quando è vero esattamente il contrario, cioè che per la prima volta da sempre l’appartenenza di Gerusalemme a Israele permette a chiunque di pregarvi tranquillamente come vuole. Si è astenuta su una risoluzione minore, che assegna un budget per le attività antisraeliane che l’Onu organizza, ma ne ha approvata un’altra che stabilisce l’organismo che promuove queste attività. Ha approvato la più politica, che invocando una “soluzione pacifica” del conflitto, lo incolpa solo a Israele e si è infine astenuta sull’istituzione di un “comitato per gli inalienabili diritti del popolo palestinese, fra cui naturalmente è inclusa la distruzione di Israele. A questi voti bisogna aggiungere un piccolo (ma non tanto piccolo) scandalo: Il sito del governo italiano ha dichiarato che l’altro giorno il presidente del consiglio Conte ha ricevuto “il presidente della Palestina” come se fosse uno stato. Ora l’Italia non riconosce lo “stato di Palestina” ma l’ “Autorità palestinese” che non è uno stato: chi ha cambiato le carte in tavola?
Dal modo come l’Italia ha votato si scopre uno strano fenomeno e cioè che ha votato come quasi tutta l’Unione Europea (salvo Malta, quasi sempre contro Israele e l’Ungheria, quasi sempre favorevole. E che l’Unione Europea si è allineata alla Russia, che notoriamente è il protettore dell’arcinemico di Israele, l’Iran. Questo allineamento dell’Europa alla Russia (contro gli Usa, l’Australia, il Canada, in un paio di occasioni anche la Gran Bretagna) dà certamente da pensare, soprattutto a quelli che si illudono che l’UE sia la custode dello spirito occidentale contro il “sovranismo” di Trump.Ma io sono soprattutto preoccupato dell’Italia. Perché il nostro paese, il cui vice-premier Salvini ha sempre proclamato il suo appoggio a Israele e che alla faccia degli ebrei “progressisti” che hanno tanto peso nelle organizzazioni comunitarie e sui media, sarà gradito ospite dello stato ebraico fra una decina di giorni e ha spesso proclamato di essere “amico e fratello di Israele”, manifestando altrettanto spesso la propria amicizia agli ebrei italiani – perché dunque il governo in cui Salvini è parte essenziale, si allinea all’odio dell’Unione Europea per Israele?
Ci sono diverse risposte, che vanno tutte considerate. La prima è che l’apparato stesso del Ministero degli Esteri italiano, salvo qualche lodevole eccezione, è allineato al vecchio filoarabismo dell’Italia dei Moro, Craxi, d’Alema. Lasciato a se stesso, ha il riflesso condizionato di votare contro Israele, come nel caso dell’Unesco, che fece scandalo durante il governo Renzi e dallo stesso Renzi fu sconfessato. La seconda causa è che il ministro degli esteri Moavero appartiene pienamente a questo ambiente, non è stato scelto dalla coalizione ma imposto da Mattarella e cerca di fare una politica di appoggio all’Unione Europea e dunque all’odio antisraeliano di Mogherini. I voti all’Onu non vengono discussi in consiglio dei ministri e rientrano nella autonomia del ministro.
La terza ragione è la più pericolosa. Il ministero attuale mette assieme due partiti molto lontani fra loro in molte cose fra cui la politica estera. La Lega è amica di Israele e realista in politica estera. I 5 stelle sono in buona parte di estrema sinistra e dunque nemici di Israele e dell’America: Fico è favorevole all’immigrazione islamica come Boldrini; è d’accordo con Grillo nell’appoggio all’Iran. Queste posizioni filoiraniane sono ancora quelle del movimento. Nel frattempo: Di Battista appoggia le colonne degli immigrati clandestini che vogliono sfondare il confine americano e in generale è nemico degli yankees; Manlio Di Stefano, che i 5 stelle sono riusciti a piazzare anche come sottosegretario agli esteri con responsabilità sul Medio Oriente, è a sua volta nemico dichiarato di Israele “ha un problema con gli ebrei” : a sentire il Foglio i 5 stelle sono il partito più antisraeliano nel panorama politico italiano.

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