Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘voto’

Europa: una settimana dopo il voto, 30 anni dalla fine del comunismo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Roma lunedì 3 giugno, ore 18.30, alla John Cabot University di Roma, via della Lungara 233, Trastevere 1989-2019: l’Europa a una settimana dalla chiusura delle urne elettorali e a 30 anni dalla fine dei regimi comunisti. Su questo tema, e sui molteplici, relativi, aspetti, sarà incentrata la tavola rotonda – fra i maggiori atenei americani della Ue, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici.
Interverranno, in particolare, tre docenti internazionali: Angela Brintlinger, direttore del Centro di studi slavi ed est-europei presso la Ohio State University, che nel 1988-89 si trovava nell’Urss di Gorbaciov come borsista; Petr Mucha, partecipante alla “Rivoluzione di velluto” ed ex collaboratore di Václav Havel (ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo della Repubblica Ceca); Caterina Preda, del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bucarest, studiosa dei totalitarismi.
«Il 3 e 4 giugno 1989 avvennero due eventi molto diversi: le elezioni, quasi del tutto libere, in Polonia, e la strage di piazza Tienanmen a Pechino. Da questo punto di partenza discuteremo di come sia cambiato il continente europeo in tre decenni, e su quali siano le principali sfide da affrontare», ha dichiarato il direttore dell’Istituto Guarini della JCU, Federigo Argentieri, anch’egli testimone degli eventi. Infatti, il 16 giugno 1989 era presente al funerale di Imre Nagy a Budapest, cui parteciparono anche Craxi e Occhetto, all’epoca segretari rispettivamente del Psi e del Pci.

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Elezioni europee: Il Pd in Sicilia fanalino di coda rispetto al resto del Paese

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

«Purtroppo ancora una volta la Sicilia di conferma in controtendenza rispetto all’importante risalita del Pd e il conseguente crollo dei Cinquestelle. Tutto questo nonostante le candidature di prestigio messe in campo. Ora si risolva subito la questione siciliana» A dirlo è Antonio Ferrante del Partito Democratico, commentando i dati delle elezioni Europee in Sicilia.
«La scarsissima affluenza – continua Ferrante – unita al risultato dei Cinquestelle e della Lega danno il senso dell’Aventino da parte dei nostri sostenitori, che per mesi hanno vissuto l’assenza del Pd in Sicilia. Dobbiamo essere grati ai nostri candidati perché grazie a loro abbiamo evitato una figura ancora peggiore».«Da militante del Pd e da siciliano – conclude Ferrante – voglio anche ringraziare i tanti amici e compagni che, in ogni Comune, hanno portato nelle case degli elettori la nostra lista, nonostante l’abbandono totale che hanno subito in tutto questo tempo. A loro dico: da oggi ripartiamo insieme per riprenderci il Pd e la Sicilia e dal Pd nazionale aspetto la risoluzione della questione siciliana una volta per tutte».

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Oggi si vota per gli Stati Uniti d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Tutto iniziò a Roma, in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori. Era il 25 marzo 1957 e 6 Paesi, Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo, firmarono il Trattato che istituì la Comunità Economica Europea.
L’insieme dei Trattati, in seguito sottoscritti, portò alla nascita dell’Unione europea, che oggi comprende 28 Paesi.L’Unione europea garantisce la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali all’interno del suo territorio attraverso un mercato europeo comune e la cittadinanza dell’Unione europea, promuove la pace, i valori e il benessere dei suoi popoli, lotta contro l’esclusione sociale e la discriminazione, favorisce il progresso scientifico e tecnologico e mira alla stabilità politica, alla crescita economica e alla coesione sociale e territoriale tra gli Stati membri.
L’inno ufficiale dell’Unione europea, è costituito da un brano del movimento finale della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, chiamato Inno alla Gioia.
Così l’Europa, uscita da una devastante guerra, ha garantito 74 anni di pace e, pur rappresentando solo il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% delle sue risorse nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Domenica si vota per il rinnovo del Parlamento, diverse scuole chiuse lunedì per lo spoglio

Posted by fidest press agency su sabato, 25 maggio 2019

Marcello Pacifico (Anief – Udir): Facciamo un appello al voto perché per tutto il personale della scuola che si riconosca nel documento sottoscritto al CNEL, per l’occasione, sia un momento importante per le scelte comunitarie anche per il settore dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per la costruzione di uno spazio comunitario equo, giusto, solidale aperto al rispetto della libertà di parola, d’espressione e alla sicurezza dei popoli. La pace e la giustizia sono state delle conquiste che non possiamo perdere e che abbiamo il dovere di coltivare per i nostri figli.

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Elezioni Europee Dichiarazione del Decano CELI Heiner Bludau

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

Tra il 23 e il 26 maggio, oltre 400 milioni di cittadini di 27 paesi europei saranno chiamati a votare per il nono Parlamento europeo. In considerazione del crescente euroscetticismo, dello spostamento a destra degli equilibri politici e del ritorno agli ideali nazionalistici in molte società europee, la Comunità delle Chiese protestanti in Europa, CPCE, ha invitato i suoi membri a votare. Il Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, CELI, Heiner Bludau, condivide questo richiamo ed esprime la sua grande preoccupazione per la situazione in Italia e in Europa.“L’Europa è caratterizzata da una profonda crisi di identità. Occorrono decisioni importanti che possono essere prese solo su scala sovranazionale: rifugiati, migrazioni, cambiamenti climatici, uno sviluppo sostenibile dell’economia, aumento delle disuguaglianze sociali ed economiche… sono fenomeni che colpiscono in particolare l’Italia, ma non sono solo problemi dell’Italia, bensì di tutta l’Europa. Sono problemi che devono essere affrontati insieme per poter trovare delle soluzioni comuni. Quella europea è una dimensione importante”. Secondo il decano Heiner Bludau, i paesi europei devono parlare con una sola voce se vogliono mantenere il loro peso politico. “I nazionalismi sono miopi, non offrono prospettive, non portano soluzioni per il futuro.” Negli ultimi 70 anni l’Europa è stata garante delle diversità e della pace e tale deve restare, anche se non è sempre facile prendere delle decisioni di comune accordo.Il decano è preoccupato per il crescente euro-scetticismo e per la prevista bassa affluenza alle urne. Secondo dei sondaggi effettuati in 14 Stati membri dell’UE, che rappresentano l’80% dei parlamentari europei, si stima che meno del 50% degli elettori si recherà alle urne. Non solo considerando le diverse problematiche ormai di portata globale, ma anche a causa del crescente populismo, dice Bludau, le elezioni europee del maggio 2019 sono importanti come forse mai è accaduto prima. “La democrazia è in pericolo e andare a votare è un importante sostegno alle garanzie democratiche”, sottolinea il decano della CELI.
La chiesa e i suoi membri devono assumersi le proprie responsabilità, assolvere il loro compito nella società. Nella dichiarazione finale della quarta seduta del XXII Sinodo di fine aprile, la Chiesa evangelica luterana in Italia si è impegnata in un’azione per la sostenibilità, l’ecologia e la giustizia sociale, ispirata dalla fede. Nello stesso tempo ha fatto una chiara confessione di colpa: “Confessiamo di aver peccato contro la buona intenzione di Dio di creare”, si legge nel primo punto della dichiarazione in cui la CELI definisce il suo impegno futuro. Il Decano Heiner Bludau: “La partecipazione alle elezioni corrisponde esattamente a questo impegno!”

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Voto di scambio, bene approvazione alla Camera. Lombardia ha pagato caro prezzo

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

“Siamo molto soddisfatti per l’approvazione alla Camera dei Deputati della legge che rafforza la normativa sul reato di voto di scambio politico-mafioso.Non possiamo dimenticare che anche la nostra regione ha pagato un caro prezzo in un recente passato quando Zambetti fu accusato di ‘aver consapevolmente attinto voti dal bacino della criminalità organizzata stringendo un patto con i referenti delle cosche lombarde’, come si legge nelle carte del processo.Non possiamo più tollerare che le mafie condizionino il voto infiltrando la politica, è un pericolo per la democrazia contro cui le Istituzioni oggi hanno dato una risposta chiara e netta”, è il commento della Consigliere regionale del M5S Lombardia Monica Forte in merito all’approvazione della nuova legge sul voto di scambio politico mafioso avvenuta poco fa alla Camera.

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Antonio Tajani presenta: Stavolta voto Eu

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Roma Il primo febbraio alle 17:00 all’Auditorium Parco della Musica di Roma presentazione della campagna istituzionale del Parlamento europeo per le elezioni del 26 maggio 2019
Ad accompagnare il Presidente, i volontari della campagna, il campione olimpico e mondiale di nuoto Massimiliano Rosolino, Chiara Tabani, argento olimpico alle Olimpiadi di Rio 2016 con il Setterosa e la capo di Gabinetto dell’Agenzia Spaziale Europea Elena Grifoni Winters. Il tenore Andrea Bocelli ha inviato un messaggio, che verrà letto durante l’evento, in cui sottolinea l’importanza dell’Europa Unita e l’importanza di supportare il suo progetto attraverso il voto.
Democrazia è partecipazione: tra il 23 ed il 26 maggio circa 400 milioni di cittadini europei sono chiamati ad eleggere i loro 705 rappresentanti a Strasburgo. Per l’Italia saranno eletti 76 eurodeputati. In vista di questo appuntamento, il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, presenta la campagna StavoltaVoto.eu con l’obiettivo di informare i cittadini e promuovere la partecipazione al voto.Alla vigilia dell’evento il Presidente Tajani ha dichiarato: “Il Parlamento europeo è l’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini e svolge un ruolo fondamentale nel tutelare i loro interessi. Un’Europa democratica ha bisogno della partecipazione degli elettori, che devono poter esercitare il loro diritto di voto sulla base d’informazioni complete e corrette. Questo è l’obiettivo della campagna StavoltaVoto del Parlamento europeo”.
Ad aprire e chiudere l’evento, moderato dalla giornalista del TG1 Laura Chimenti, il Coro Vivona dell’omonimo liceo di Roma.Con StavoltaVoto.eu, il Parlamento europeo ha deciso di puntare sui giovani chiedendo loro di trasformarsi in attivisti del voto. L’obiettivo di ognuno di questi volontari è quello di reclutare più persone possibile che si impegnino a recarsi alle urne a maggio in questo suffragio chiave per il futuro della UE. Alcuni di questi volontari saranno presenti il primo febbraio per raccontare la propria esperienza di attivisti per l’Europa.

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Scuola: Disegno di legge 763 (Granato ed altri), prossimamente in aula dopo il voto in Commissione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

In VII Commissione del Senato, presentati 25 emendamenti alla proposta di “Modifiche alla legge 13 luglio 2015, n.107, in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti”. La metà vede come primi firmatari i senatori Loredana De Petris (Liberi e Uguali) e Roberto Berardi (Forza Italia) come segnalati da Anief: si va dalla stabilizzazione dei precari alla riapertura delle GaE, dalla mobilità straordinaria al limite dell’utilizzo dei potenziatori quali tappabuchi. “Ancora una volta Anief – dichiara Marcello Pacifico, suo presidente nazionale – si è fatta interprete delle istanze del mondo della scuola e ha proposto soluzioni per risolvere alcuni problemi che sono vere e proprie piaghe del sistema: il reclutamento e la mobilità del personale. Questi temi sono stati accolti da alcuni senatori e affrontati in specifiche proposte emendative come richiesto dalla nostra associazione, unica ad essere ascoltata nonostante non sia stata inspiegabilmente audita dalla VII Commissione, a differenza di altre sigle o associazioni che hanno depositato le loro memorie. Con gli emendamenti 1.23 BERARDI, GIRO e 1.0.3 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA s’intende stabilizzare a partire dall’a.s. 2019/2020 tutto il personale precario con 36 mesi di servizio, con le debite coperture finanziarie, come peraltro richiesto dallo stesso Presidente Pittoni della VII Commissione nella sua proposta di legge (AS 335), cui riteniamo – coerenza vuole – darà il suo voto favorevole. La norma sarebbe tanto più opportuna dopo la cancellazione del concorso riservato al personale precario con 36 mesi di servizio, l’abolizione del limite alle supplenze e la fine del fondo per i risarcimenti, tutti elementi che potrebbero trasformare la denuncia Anief 4231/2014 in procedura d’infrazione da parte della Commissione europea”.
“Gli emendamenti 1.0.2 (testo 2) DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA e 1.22 BERARDI, GIRO ripercorrono – continua il sindacalista autonomo – un testo già approvato, anche se per errore, in sede di conversione del decreto legge n. 91 (Milleproroghe) che vuole riaprire le graduatorie ad esaurimento a tutto il personale abilitato, incluso i diplomati magistrale e gli Itp. La norma risolverebbe il problema del prossimo licenziamento di 50 mila insegnanti a giugno, farebbe coincidere la domanda con l’offerta e coprirebbe le attuali altre 50 mila cattedre andate scoperte durante le ultime convocazioni. L’attuale maggioranza vorrà finalmente dare una risposta favorevole alle migliaia di precari abilitati?”
L’emendamento 1.19 BERARDI, CANGINI, MOLES, GIRO prende atto della fine degli ambiti territoriali e della necessità di ripercorrere la strada di una mobilità straordinaria su tutti i posti in organico per rispondere alle istanze dei docenti esiliati e immobilizzati. Un limite all’utilizzo del personale in organico di potenziamento per le supplenze è inserito negli emendamenti analoghi 1.18 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA e 1.17 BERARDI, GIRO, mentre le proposte 1.15 BERARDI, CANGINI, MOLES, GIRO e 1.14 DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA chiariscono come la futura mobilità, come già disciplinata nell’ipotesi di contratto sottoscritta a fine dicembre, operi tra comuni, province e regioni. Della determinazione dei criteri relativi all’assegnazioni su più comuni del personale con completamento orario su più cattedre si occupano, infine, gli emendamenti 1.10

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Perché l’Italia continua a votare contro Israele alle Nazioni Unite?

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

By Ugo Volli. Dopo le “otto risoluzioni otto” contro Israele di quindici giorni fa, l’Assemblea Generale dell’Onu ne ha approvate altre sei sabato scorso. E come l’altra volta, l’Italia ha approvato la maggior parte delle risoluzioni. Si è astenuta questa volta da una mozione che richiede la restituzione alla Siria delle alture del Golan, da cui fino al ‘67 Assad bombardava regolarmente le città e i kibbutz italiani intorno al Lago di Tiberiade, ma ha approvato quella che condanna il controllo israeliano di Gerusalemme, dicendo due enormi falsità, cioè che non vi sarebbe rapporto fra popolo ebraico e la capitale di Davide, Salomone e di tutto l’ebraismo fino a oggi, e che nella città non ci sarebbe libertà religiosa, quando è vero esattamente il contrario, cioè che per la prima volta da sempre l’appartenenza di Gerusalemme a Israele permette a chiunque di pregarvi tranquillamente come vuole. Si è astenuta su una risoluzione minore, che assegna un budget per le attività antisraeliane che l’Onu organizza, ma ne ha approvata un’altra che stabilisce l’organismo che promuove queste attività. Ha approvato la più politica, che invocando una “soluzione pacifica” del conflitto, lo incolpa solo a Israele e si è infine astenuta sull’istituzione di un “comitato per gli inalienabili diritti del popolo palestinese, fra cui naturalmente è inclusa la distruzione di Israele. A questi voti bisogna aggiungere un piccolo (ma non tanto piccolo) scandalo: Il sito del governo italiano ha dichiarato che l’altro giorno il presidente del consiglio Conte ha ricevuto “il presidente della Palestina” come se fosse uno stato. Ora l’Italia non riconosce lo “stato di Palestina” ma l’ “Autorità palestinese” che non è uno stato: chi ha cambiato le carte in tavola?
Dal modo come l’Italia ha votato si scopre uno strano fenomeno e cioè che ha votato come quasi tutta l’Unione Europea (salvo Malta, quasi sempre contro Israele e l’Ungheria, quasi sempre favorevole. E che l’Unione Europea si è allineata alla Russia, che notoriamente è il protettore dell’arcinemico di Israele, l’Iran. Questo allineamento dell’Europa alla Russia (contro gli Usa, l’Australia, il Canada, in un paio di occasioni anche la Gran Bretagna) dà certamente da pensare, soprattutto a quelli che si illudono che l’UE sia la custode dello spirito occidentale contro il “sovranismo” di Trump.Ma io sono soprattutto preoccupato dell’Italia. Perché il nostro paese, il cui vice-premier Salvini ha sempre proclamato il suo appoggio a Israele e che alla faccia degli ebrei “progressisti” che hanno tanto peso nelle organizzazioni comunitarie e sui media, sarà gradito ospite dello stato ebraico fra una decina di giorni e ha spesso proclamato di essere “amico e fratello di Israele”, manifestando altrettanto spesso la propria amicizia agli ebrei italiani – perché dunque il governo in cui Salvini è parte essenziale, si allinea all’odio dell’Unione Europea per Israele?
Ci sono diverse risposte, che vanno tutte considerate. La prima è che l’apparato stesso del Ministero degli Esteri italiano, salvo qualche lodevole eccezione, è allineato al vecchio filoarabismo dell’Italia dei Moro, Craxi, d’Alema. Lasciato a se stesso, ha il riflesso condizionato di votare contro Israele, come nel caso dell’Unesco, che fece scandalo durante il governo Renzi e dallo stesso Renzi fu sconfessato. La seconda causa è che il ministro degli esteri Moavero appartiene pienamente a questo ambiente, non è stato scelto dalla coalizione ma imposto da Mattarella e cerca di fare una politica di appoggio all’Unione Europea e dunque all’odio antisraeliano di Mogherini. I voti all’Onu non vengono discussi in consiglio dei ministri e rientrano nella autonomia del ministro.
La terza ragione è la più pericolosa. Il ministero attuale mette assieme due partiti molto lontani fra loro in molte cose fra cui la politica estera. La Lega è amica di Israele e realista in politica estera. I 5 stelle sono in buona parte di estrema sinistra e dunque nemici di Israele e dell’America: Fico è favorevole all’immigrazione islamica come Boldrini; è d’accordo con Grillo nell’appoggio all’Iran. Queste posizioni filoiraniane sono ancora quelle del movimento. Nel frattempo: Di Battista appoggia le colonne degli immigrati clandestini che vogliono sfondare il confine americano e in generale è nemico degli yankees; Manlio Di Stefano, che i 5 stelle sono riusciti a piazzare anche come sottosegretario agli esteri con responsabilità sul Medio Oriente, è a sua volta nemico dichiarato di Israele “ha un problema con gli ebrei” : a sentire il Foglio i 5 stelle sono il partito più antisraeliano nel panorama politico italiano.

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Direttiva copyright: FIEG, Riffeser “Apprezzamento per il voto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Strasburgo. “Esprimo il mio apprezzamento per l’esito del voto di Strasburgo sulla Direttiva copyright e ringrazio gli europarlamentari per il senso di responsabilità dimostrato. È un passaggio importante, che consente a questa legge di proseguire il suo iter di approvazione verso una più efficace difesa del diritto d’autore nello spazio digitale contemporaneo.”
Così il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, commenta l’approvazione da parte del Parlamento europeo della proposta della Commissione europea di riforma del diritto d’autore che introduce il principio di remunerazione degli editori e dei giornalisti per la distribuzione in Internet degli articoli di giornale. “È l’affermazione di un principio a tutela dei valori democratici europei di una stampa libera e indipendente e a garanzia della centralità del suo ruolo nella società contemporanea.” Da Strasburgo, il Presidente dell’ENPA, Carlo Perrone, evidenzia come la riforma oggi approvata dal Parlamento europeo “preserverà l’indipendenza dei giornali per le generazioni future. Non riguarda, quindi, solo la modernizzazione del diritto d’autore ma la sua funzione fondamentale nelle nostre democrazie.” “Proteggere i prodotti editoriali significa rafforzare il valore delle imprese – prosegue Riffeser – “Tutelare le genialità di ciascuno, potenziare la capacità di innovare, sperimentare nuove forme di comunicazione. Oggi il Parlamento europeo ha dato un segnale chiaro di riconoscimento della informazione professionale come presidio di informazione affidabile e verificata, unico argine ai rischi di una deriva della diffusione delle fake news.”
“Continueremo a collaborare con le istituzioni europee nella delicata fase dei negoziati – conclude Riffeser Monti – con l’obiettivo di realizzare in tempi rapidi una riforma equilibrata e aderente al mutato contesto tecnologico e digitale. Una riforma che, ne siamo certi, incoraggerà forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti.”

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2° Anniversario dal voto sulla Brexit: un bilancio di Investec AM

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Commento a cura di John Stopford, Head of Multi-Asset Income di Investec Asset ManagementDue anni dopo il voto sulla Brexit e a meno di un anno dall’uscita del Regno Unito dall’UE, è importante riflettere su come questo processo stia influenzando l’economia inglese e i mercati.
L’incertezza sulla Brexit ha represso gli investimenti e ha contribuito a portare a una crescita davvero contenuta della produttività. Ciò ha indotto la Bank of England ha rivedere al ribasso il potenziale di crescita e iniziare ad aumentare i tassi. Il motivo è più legato a una mancanza di capacità di riserva che al tema della solidità economica, perciò dubitiamo che i tassi di interesse possano aumentare rapidamente o in modo molto ampio e di conseguenza riteniamo che i titoli di Stato inglesi a lunga scadenza abbiano valutazioni abbastanza ragionevoli nonostante una posizione fiscale meno incoraggiante. Per il momento riteniamo che vi siano migliori opportunità altrove, come in Australia, che paga un rendimento reale discreto.L’azionario del Regno Unito resta in balia della sorte e dipende molto su base relativa dalle oscillazioni della sterlina, vista l’ampia esposizione non UK al FTSE 100.
La sterlina è molto prezzata per una soft Brexit, che sembra probabile se consideriamo i numeri del Parlamento, ma resta un rischio di coda di un brusco crollo se non si raggiungerà un accordo prima che il Regno Unito lasci l’Unione Europea.Commento a cura di Garland Hansmann, Portfolio Manager di Investec Asset Management
La Brexit è stata ovviamente al centro del flusso di notizie riguardanti il Regno Unito e, in qualche misura, l’Europa. La questione centrale è la portata dell’impatto che la Brexit ha avuto finora sul mercato del credito del Regno Unito. La risposta non è ancora del tutto chiara, visto che è difficile isolarne gli effetti.Ad esempio, se prendiamo in considerazione il settore retail del Regno Unito, molte tipologie di obbligazioni hanno performato male. Pensiamo a bond di società come Iceland, Shop Direct, Matalan, Debenhams e New Look, che hanno visto performance negative.Sembra chiaro che il retail sia un settore in difficoltà. Si potrebbe pensare che si tratti di una sequenza di cattive performance individuali, combinata con la dura concorrenza dei rivenditori online. Potrebbe essere vero, ma l’essere in un ambiente in cui il potere di spesa dei consumatori è significativamente diminuito in conseguenza dell’indebolimento della sterlina di certo non aiuta.L’economia del Regno Unito sta sottoperformando le economie degli altri Paesi “omologhi” nel mondo e, in generale, sta scontando le conseguenze economiche della decisione di uscire dall’UE, che certamente pesano sulle compagnie.Va anche detto che la Brexit ha avuto probabilmente un effetto in qualche modo negativo sulle obbligazioni corporate del Regno Unito e sul mercato del credito. In ogni caso, identificare l’entità dell’effetto Brexit è difficile, specialmente se si confrontano i rendimenti del mercato statunitense high yield con quelli del Regno Unito.Entrambi hanno avuto rendimenti annualizzati pari a circa il 7,5% p.a. dal giorno prima del voto sulla Brexit.Per i nostri portafogli continuiamo a preferire emittenti al di fuori del Regno Unito che abbiano un’esposizione contenuta alle conseguenze della Brexit.

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Un voto al Governo sui programmi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

“Fratelli d’Italia è dalla parte degli italiani, sempre. Se dal governo Conte arriveranno provvedimenti che condividiamo, come il taglio delle tasse, il blocco all’immigrazione irregolare, la difesa della sicurezza dei cittadini, la tutela delle nostre imprese, dei nostri prodotti, del lavoro italiano, voteremo quei provvedimenti. Se arriveranno cose che non condividiamo come il blocco dei lavori per la costruzione di nuove infrastrutture, l’assistenzialismo spinto perché la sfida per gli italiani è creare lavoro e non dare a tutti una mancetta, non voteremo quei provvedimenti perché non li condividiamo”. È quanto dichiara il presidente di fratelli d’Italia Giorgia Meloni interpellata dai giornalisti sul governo Conte che oggi e domani chiederà la fiducia alle camere.

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Ciaburro: “Mattarella rispetti il voto degli italiani”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

“Il 4 marzo nonostante gli italiani abbiano premiato la coalizione di centrodestra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha voluto dare un incarico esplorativo a Matteo Salvini, preferendogli alternative strane e contorte. Sempre il Capo dello Stato ha poi dapprima fatto cadere la formazione del governo M5S-Lega impuntandosi su di un nome importante quale quello di Paolo Savona – reo di non essere gradito alle cancellerie europee – e ha successivamente incaricato Carlo Cottarelli, che numeri alla mano, non otterrà mai la fiducia del parlamento ma che allungherà i tempi del ritorno al voto degli italiani. Tutto questo avviene mentre lo spread continua inesorabilmente a salire. E bene ha fatto dunque la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ad evidenziare come il Capo dello Stato non stia rispettando le istituzioni e il voto degli italiani, scendendo nell’agone politico e andando ben oltre le sue prerogative”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia, Monica Ciaburro.

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Mettete una bandiera tricolore alla vostra finestra: IlMioVotoConta

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

Scrive Luigi Di Maio: “quella di ieri è stata la notte più buia della democrazia italiana. Il presidente della Repubblica Mattarella ha deciso di scavalcare le sue prerogative costituzionali e di non far andare al governo una forza politica, il MoVimento 5 Stelle, che ha preso 11 milioni di voti. Un governo che avrebbe avuto la maggioranza assoluta del Parlamento grazie al contratto siglato con la Lega. Al governo ha deciso di mettere dei tecnici che non hanno mai preso un voto, guidati da Cottarelli, con la sicurezza che non avranno nessuna maggioranza parlamentare. Quindi avremo un governo non solo non votato dal popolo, ma neppure dal Parlamento. Un vergognoso unicum nella storia della Repubblica.Sto facendo questo video per due ragioni. La prima, in qualità di capo politico del MoVimento 5 Stelle, è chiamare tutti i nostri iscritti, tutti i nostri attivisti, tutti i nostri elettori alla mobilitazione prendendo parte ad alcune iniziative che prenderanno vita a partire da oggi. La seconda è smontare tutte le bufale, le falsità, le menzogne che i media hanno iniziato a far circolare a partire da ieri sera.La situazione come vi dicevo è molto grave, gravissima. Ieri si sancito il concetto che in Italia puoi fare il Ministro anche se sei un condannato, un indagato per mafia, per corruzione, uno che va a prostitute, ma guai se hai osato criticare l’Europa. Il voto degli italiani è stato totalmente svuotato del suo valore. E questo non è accettabile. Gli italiani il 4 marzo hanno deciso di cambiare, hanno chiesto un governo politico che facesse delle serie iniziative per cambiare la loro vita e invece Mattarella ha deciso di affidare le sorti del nostro Paese a un tecnico alla Monti. Lo ha fatto addirittura tirando in ballo il risparmio degli italiani. Proprio lui che non ha battuto ciglio mentre il PD distruggeva le banche e migliaia di risparmiatori e ora si preoccupa? E poi avete visto cosa è successo oggi? Lo spread è aumentato vorticosamente e ora è a oltre 230! Perchè quella dei mercati è una bufala, i mercati al massimo sono preoccupati dall’incertezza e dall’instabilità. Se fosse nato un governo politico, con le idee chiare come ce le avevamo noi, oggi non ci sarebbe stato alcun problema.E invece si è andati alla rottura solo per impedire che mettessimo mano alle pensioni d’oro, che togliessimo potere alle lobby che infestano il governo, che eliminassimo gli odiosi privilegi. Tutto il resto sono chiacchiere. So che siete incazzati. Mi avete mandato migliaia di messaggi. Non possiamo rimanere a guardare. Non possiamo neppure lasciarci anestetizzare dai media. Dobbiamo reagire subito e con fermezza. Abbiamo bisogno di simboli per farci sentire, ma soprattutto per farci vedere. Io oggi appenderò una bandiera italiana fuori dalla mia finestra, affinchè tutti la possano vedere, e vi chiedo di fare altrettanto. Prendetela, compratela se non l’avete in casa, e appendetela. Tiriamo fuori il nostro orgoglio di essere cittadini italiani e rivendichiamo il diritto a decidere sul nostro futuro e sul nostro governo. Perchè le elezioni devono continuare ad avere un senso e quello che decidiamo nelle urne deve permettere di dare al Paese la direzione che vogliamo. Oltre ad appendere la bandiera vi chiedo anche di dire forte sui social, su Facebook, su Twitter, su instagram, dove volete, che #IlMioVotoConta. Metteteci una vostra foto, una foto della Costituzione, una foto del tricolore, ma per favore non mollate. Non rassegnatevi all’arroganza delle istituzioni che hanno deciso di scacciare il popolo dalle stanze dei bottoni per chiudersi lì dentro.Fatevi sentire. E’ importante che lo facciamo, tutti insieme a partire da ora. Organizzeremo anche delle manifestazioni nelle principali città d’Italia, delle passeggiate, dei gesti simbolici, tutto quanto è possibile pacificamente fare per affermare il nostro diritto a determinare il nostro futuro. Il 2 giugno, il giorno della festa della Repubblica, invito tutti, tutti, tutti a venire a Roma dove faremo un grande evento, su questo stiamo già lavorando e entro domani vi daremo maggiori dettagli. Ma tutti dobbiamo esserci, con la nostra bandiera italiana per dire che noi valiamo, che è il nostro voto quello che conta.E’ importante farci sentire e farci vedere perchè già iniziano a circolare tonnellate di bugie. La prima ve l’ho detta già ed è quella sui risparmi e sullo spread. La seconda è quella sull’uscita dall’euro. L’ho detto in tutta la campagna elettorale, lo abbiamo messo nero su bianco nel contratto, l’ho ripetuto in questi 80 giorni e lo ribadisco oggi: non vogliamo uscire dall’euro. Non lo abbiamo mai detto. Paola Savona non ci avrebbe portato fuori dall’euro, avrebbe sicuramente fatto valere gli interessi dell’Italia nelle sedi europee, come fanno tutti gli altri Paesi. Ora vogliono fare allarmismo, vogliono terrorizzare con questa teoria folle. Ma non è vero. Ci sono centinaia di mie dichiarazioni in campagna elettorale. E’ solo una bugia inventata dai consiglieri di Mattarella per inquinare le acque dell’informazione, più che il Presidente andrebbero messi in stato di accusa i suoi consiglieri. Non credeteci. Sono balle. Un’altra bufala è quella per cui Mattarella ha tutto il diritto di scegliersi il ministro dell’Economia. Ma quando mai? Ma dove sta scritto? Quando dei ministri sono stati rifiutati c’erano dei motivi oggettivi. Gratteri era un magistrato in funzione, Previti era l’avvocato di Berlusconi (non si può trattare la cosa pubblica come un affare privato), Maroni non andò alla Giustizia perchè aveva dei problemi giudiziari. Ma Savona che ha fatto? Ha scritto un libro? Esistono reati di opinione in Italia? Ma poi non lo dico io. Lo dicono i manuali di diritto. Che oggi divulgheremo con tutte le nostre forze. Lo dicono quei manuali da cui gli studenti studiano Diritto Costituzionale. Lo dico ai tanti docenti universitari. O li riscrivete quei manuali o abbiate il coraggio di dire che il Presidente è andato oltre la sue prerogative. Quali valori ha inteso garantire il Capo dello Stato decidendo di non far nascere questo Governo? Nessuno. La verità è che non ci volevano al governo.Poi ora si inizia a parlare di impeachment e dicono che non si può fare, che è assurdo, eccetera. La messa in stato d’accusa si può fare e serve la maggioranza assoluta del Parlamento per mandare a processo il Presidente Mattarella davanti alla Corte Costituzionale. Se la Lega non fa passi indietro quindi non stiamo parlando di una possibilità, ma di una certezza pressochè assoluta. Non facciamo questa cosa a cuor leggero, sono stato un profondo estimatore del Presidente Mattarella, ma la sua scelta oltre che gravissima è incomprensibile. Per questa ragione con la messa in stato d’accusa, obbligheremo il parlamento a discutere di quello che è successo, ma soprattutto, faremo in modo che dopo le prossime elezioni non ci sia lo stesso Presidente che impedisce nuovamente la nascita del Governo del Cambiamento. Dopo quanto accaduto l’Italia ha bisogno di un Presidente della Repubblica che scelga i cittadini e non le agezie di rating, le banche o gli interessi tedeschi.Vi ho detto tutto quello che volevo dirvi. Adesso è il momento della mobilitazione. Mettete il tricolore alla vostra finestra e inondate i social di messaggi di orgoglio italiano usando l’hashtag #IlMioVotoConta. Noi al governo ci andremo. Questa è una promessa.”

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Verso il nuovo voto alle politiche

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2018

I media anticipando le decisioni che prenderà il Presidente della Repubblica danno già per scontato che le prossime elezioni avverranno nella prima decade di luglio di quest’anno. Ne consegue che sarà molto difficile, se non impossibile, mettere mano alla nuova legge elettorale o a fare delle piccole modifiche come potrebbero essere il voto di maggioranza o l’abolizione delle coalizioni. Forse come non mai la partita che si gioca diventa decisiva. Da una parte militano le forze della “conservazione”, dello status quo, e dall’altra del “rinnovamento”. Sulla carta appare ovvio che la stragrande maggioranza degli italiani dovrebbe optare per quest’ultima indicazione ma su loro pesa quell’antica logica che vuole che chi imbocca la strada vecchia in luogo di quella nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Su questo terreno, probabilmente, si giocherà tutta la partita: hic sunt leones. E non credo che questo discorso generi perplessità più tra gli anziani e meno tra i giovani. Penso, invece, che sia trasversale per tutte le generazioni. Il mio dubbio proviene da quanto mi scrivono e nei conversari tra la gente e su costoro, fatalmente, soffia l’alito dei sobillatori. Eppure dovrebbe bastarci una riflessione che senza portarci molto indietro nel tempo potrebbe farci vedere le cose in modo diverso. Ricordiamo quando scese in campo Berlusconi? Chi lo conosceva? Eppure fu votato. Chi era Matteo Renzi per gli uomini e le donne del PD? Eppure il suo partito alle europee ha raggiunto il 40% dei consensi. Chi oggi pensa di continuare a giocare la carta di questi due signori? Una minoranza, probabilmente. Logica vorrebbe che se proprio vogliamo voltare pagina e sperare d’essere più fortunati nella scelta dei leader dobbiamo imboccare la strada nuova perché il paese ne ha bisogno, perché i tempi sono mutati, perché ci troviamo con la consapevolezza che il mondo si sta dividendo in due distinte parti: del chi ha e del chi è ed è necessario riequilibrare le sorti per una decisa ridistribuzione delle risorse. (Riccardo Alfonso)

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Molisani a Roma: voto prevalente a Toma

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

ROMA – Tra i molisani che, pur vivendo a Roma, mantengono la residenza nel Molise, i voti sono confluiti più su Donato Toma che su Andrea Greco. E’ quanto emerge da una ricerca compiuta dall’associazione “Forche Caudine” sia su un campione di iscritti sia comparando i paesi d’origine del maggior numero di domiciliati a Roma con i risultati elettorali.“Pur con numeri non decisivi, i molisani di Roma con diritto di voto, originari soprattutto dell’entroterra e dei paesi della provincia di Isernia, hanno premiato il centrodestra – confermano dall’associazione. “Castel San Vincenzo, Bagnoli del Trigno, Acquaviva d’Isernia, Filignano, Carovilli, Cerro al Volturno e Trivento sono comuni con rilevanti presenze nella Capitale e dove Toma ha ottenuto più del 60% dei voti – rilevano ancora da Forche Caudine.“Tra gli altri paesi d’emigrazione romana che hanno premiato il centrodestra ci sono Sant’Elena Sannita (Toma al 58%), Pietrabbondante (al 57%), Poggio Sannita (al 54%), Macchiagodena (53,5%) e Frosolone (al 49,5%). Vittoria meno netta del centrodestra a Salcito (45,5%) e Duronia (42,4%). A San Pietro Avellana, nonostante la vittoria di Veneziale, Toma ha incassato il 42% lasciando a Greco appena il 9%.Il candidato dei Cinquestelle, oltre ad Agnone (66,3%), tra i paesi d’emigrazione romana s’è imposto soprattutto a Capracotta (41,6%).Insomma, anche la comunità molisana di Roma conferma la tendenza tradizionalmente conservatrice. (fonte: Forche Caudine)

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Martedì 17 aprile 2 milioni di italiani votano per elezioni di cui nessuno parla

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Da martedì 17 a giovedì 19 aprile tornano alle urne più di due milioni di italiani per elezioni di cui nessuno parla. Si tratta dei dipendenti pubblici – in realtà molti più di due milioni, esattamente 3.156.970, ma forze armate, dell’ordine e dirigenti non partecipano al voto – chiamati a rinnovare le loro RSU, le Rappresentanze sindacali unitarie, in un momento molto delicato per l’Italia e soprattutto per il pubblico impiego.Dopo otto anni di blocco contrattuale, a febbraio sono stati infatti rinnovati tutti i contratti collettivi della Pubblica Amministrazione, con una marcia a tappe forzate imposta dal governo uscente alla ricerca di consensi elettorali e accettata da Cgil-Cisl-Uil-Ugl schierati a difesa della propria riserva di caccia.I contratti si sono subito rivelati quel che i sindacati non firmatari, Unione Sindacale di Base in testa, avevano denunciato: una grande mistificazione, a partire dall’elargizione di poche decine di euro sotto forma di “elemento perequativo” che dal 1° gennaio 2019 – data di scadenza dell’accordo appena sottoscritto – scompariranno dalle buste paga.Un trucco in chiave elettorale che però non ha avuto alcun effetto sui risultati delle politiche di marzo. Anzi, ha contribuito severamente a punire il PD che aveva studiato e imposto il marchingegno varato a tappe forzate all’Aran tra gli applausi dei sindacati concertativi.Questi ultimi da martedì affronteranno dunque un test severo, nonostante abbiano cercato di blindare le proprie rendite di posizione con lacci e lacciuoli stretti intorno alle norme che regolano la rappresentatività sindacale.
L’Unione Sindacale di Base sarà largamente presente nei seggi, si tratti di scuole o ospedali, di ministeri o regioni, di enti previdenziali o di ricerca, di vigili del fuoco o autorità indipendenti affinché anche tra i dipendenti pubblici parta una nuova stagione sindacale in difesa dei diritti, per il miglioramento del trattamento economico e per una pubblica amministrazione schierata dalla parte dei cittadini.

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Il voto alle regionali: una riflessione di carattere generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Si vota il 22 aprile prossimo. Sono interessati il Friuli, il Molise e la Valle d’Aosta. Sono tre regioni che hanno un basso numero di abitanti ma il loro voto è significativo in quanto sono le prime dopo le politiche del 4 marzo. Si vuole verificare la tenuta del centro destra e delle sue componenti, la capacità dei pentastellati di mantenere le proprie posizioni in ambito regionale e se la crisi del Pd continua ad erodere consensi. Ogni partito, in questo caso, cerca di non “compromettersi” troppo a livello nazionale con il proporre alleanze o intese che possono diventare poco chiare agli elettori e pregiudicare la stessa formazione di un governo. Proprio per questo motivo si pensa di posticipare un’eventuale affidamento dell’incarico, per la formazione dell’esecutivo, dopo il 22 aprile prossimo. Però, poi, a giugno si vota ancora alle amministrative e la storia non finisce qui se vi aggiungiamo, il prossimo anno, le elezioni europee. Se poi, a prescindere da tutti questi “tatticismi”, vogliamo valutare una linea di tendenza, che sta mostrando chiari segni di una presa di coscienza collettiva, dobbiamo riconoscere, in tale contesto, un calo non solo fisiologico dei partiti tradizionali. Una propensione, per altro, verificabile anche all’estero. In altri termini ciò che ha rappresentato per tutto il XX secolo una forte identità ideologica dei partiti da quello comunista alla destra, dal centrismo di taglio democristiano e agli stessi movimenti estremisti, sembra aver esaurito o di molto ridotta la sua carica “passionale”. Al loro posto si stanno affermando nuove identità che in un certo senso tendono a dividersi in due parti ben distinte che potremmo chiamare il partito dell’essere e quello dell’avere. O per meglio dire di chi dispone delle risorse per vivere agiatamente e chi ha poche disponibilità e vivacchia. I primi sono una minoranza e i secondi una maggioranza. Questi ultimi hanno, purtroppo, il difetto di non essersi del tutto resi conto che in democrazia valgono i numeri che la stessa minoranza non ha. Ma nonostante questa défaillance chi ha sa di poter contare sul “dio denaro” e degli effetti distorsivi che provoca nei semplici di cuore e negli ingenui di turno. Ora, a nostro avviso, sta andando a maturazione una nuova e più genuina consapevolezza e in questa “terra di mezzo” sono inevitabili molti scontri: da quello generazionale all’invadenza dei media, dalla disinformazione all’esasperazione sociale e identitaria. Non vorremmo che alla fine subentri la stanchezza e si ritorna al vecchio metodo di fare politica o si scateni una rivolta popolare. (Riccardo Alfonso)

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La lezione che viene dal voto degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Durante questa campagna elettorale di cose strane se ne sono vedute tante. Eppure abbiamo avuto un segnale inequivocabile da parte, per lo meno, da chi ha individuato nel messaggio di Di Maio e dalla sua squadra l’indicazione di un cambiamento reale. Da essi, purtroppo, si sono scollati gli “gnoccoloni” che hanno bevuto le promesse dei soliti imbonitori di turno. L’Italia vuole continuare a crescere ma per farlo deve incominciare dalla politica e dalle iniziative che è intenzionata ad assumere per invertire la tendenza al decadimento: la ripresa dell’attività economica e imprenditoriale. Se si lavora e si produce si creano nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per crescere e prosperare. Ma non si può fare se noi non ci scrolliamo di dosso la corruzione che si mangia ben 70 miliardi di euro l’anno, l’evasione fiscale che ne erode altri 150 miliardi e se non poniamo un freno alle spese folli di taluni bilanci ministeriali. E poi dove abbiamo visto una giustizia dai tempi biblici? I rimedi ci sono tutti per invertire la tendenza ma manca solo la volontà politica. Quella, per intenderci, che sino ad oggi ha avallato le spinte corporative, le logiche clientelari, i comitati d’affari o i conflitti d’interesse giudiziari di ben note e individuabili persone. (A.R.)

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Errare umanum est…

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

…perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta ha sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente.
Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi novanta anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita?
Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba).
Se abbiamo saputo coagulare un consenso molto elevato nei confronti dell’attuale governo con le sue improvvide iniziative che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese.
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono elettoralmente non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo. Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non riusciamo a vedere il baratro in cui ci caccia inesorabilmente l’attuale governo che ha in pochi giorni umiliato i pensionati, i lavoratori con retribuzioni medio-basse, ma si guarda bene di colpire le grandi rendite e concede salvacondotti miliardari (ben cinquanta miliardi di euro) alle banche. Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene dal scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare. Ma allora in che razza di paese ci troviamo? (Riccardo Alfonso)

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