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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘voto’

Questa settimana: Le intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

Le intenzioni di voto di questa settimana, fotografano una sostanziale stabilità dei rapporti tra area di Governo ed opposizione di centro destra. Non si conferma il rimbalzo positivo della Lega registrato nel precedente sondaggio. Il partito di Salvini si ferma al 25,0%, cedendo lo 0,3, esattamente compensato dai lievi consolidamenti di Fratelli d’Italia (14,4%) e Forza Italia (7,6%).
Redistribuzione dei consensi anche nella compagine di Governo, con il PD (21,4%) che recupera lo 0,5, Italia Viva (1,9%) lo 0,4, mentre flettono il M5S e la Sinistra.
Un’eventuale Lista guidata da Giuseppe Conte, in questo momento, raccoglierebbe il 12% dei consensi, provenienti prevalentemente dal M5S e dal centro sinistra, ma con una buona capacità di attrarre voti anche dal centro destra e dall’area dell’astensione.Questo potenziale si accompagna ad una piccola, ma ormai confermata da circa un mese, erosione del gradimento del Governo (55%), che sconta il relativo aumento delle critiche sulla gestione della pandemia: il 61% giudica positivo l’operato del Governo nell’emergenza, ma tale quota un mese fa raggiungeva il 71%.L’introduzione dell’applicazione per il tracciamento dei contagi divide gli italiani: il 52% dichiara di non avere alcuna intenzione di scaricarla. Alle soglie dell’estate, gli effetti sul turismo della pandemia sono tangibili: solo un terzo degli italiani, al momento, manifesta l’intenzione di andare in vacanza, mentre la metà ha già la certezza di non partire e il 17% non sa ancora cosa farà. (fonte istituto Ixe)

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Intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Dopo mesi di calo, per la prima volta si registra un recupero rilevante (0,7%) della Lega, che sale al 25,3%, distaccando il PD, che scende al 20,9%, evidenziando un calo di due punti nell’ultimo mese.
Nell’area di Governo continua a salire, invece, il Movimento 5 Stelle, che raggiunge il 17,5%, con una differenza di 2 punti e mezzo rispetto a due mesi fa. Nel campo del centro destra, flessione (-0,4%) per Fratelli d’Italia e piccolo assestamento positivo (+0,2%) per Forza Italia. Nel suo complesso, quindi, l’opposizione ha un saldo positivo di mezzo punto rispetto alla scorsa settimana.I gradimenti dei politici vedono ancora in testa Conte con il 59% e per il resto confermano gli orientamenti di voto: scende la fiducia in Giorgia Meloni (33%), sale quella in Salvini (30%), scende Zingaretti (25%) e cresce Berlusconi (22%).
Si conferma anche un gradimento di portata nazionale per il Presidente del Veneto Zaia, che sale al 51% riducendo le distanze dal premier,La fiducia del Governo, cresciuta sensibilmente in questi mesi di emergenza, si mantiene su livelli elevati, ma si segnala una flessione nell’ultima settimana (57%). A questo dato si associa una diffusa delusione per le misure economiche adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza: poco più di un terzo (36%) degli italiani le ritiene efficaci, mentre a inizio aprile tale quota raggiungeva il 52%.Oltre la metà degli italiani ha già approfittato delle riaperture della scorsa settimana. Sono andati dal parrucchiere/barbiere (27%) e hanno ricominciato a prendere il caffè al bar (26%). Una quota non trascurabile ha già fatto acquisti di abbigliamento/scarpe (16%), mentre ristoranti e aperitivi sono stati finora meno praticati.
Nonostante questa cautela, stando a quanto dichiarato, nella ripresa delle ‘vecchie’ abitudini, il 51% degli intervistati mostra preoccupazione rispetto ad un abbassamento della guardia da parte degli italiani, che starebbero adottando comportamenti meno prudenti. (fonte: Istituto Ixé)

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Intenzioni di voto: Lega stabile e PD in calo. Crescono ancora M5S e FdI

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Frena, per questa settimana, il calo della Lega, che resta stabile al 24,6%, mentre perde quasi mezzo punto il PD, riportando a 3 punti la distanza dal partito di Salvini.Continua invece a salire il Movimento 5 Stelle (17,2%), consolidando una tendenza che rileviamo ormai da 2 mesi e ritrovando così il livello delle Europee di un anno fa.Sale ancora Fratelli d’Italia (14,7%), la forza che sta mostrando la maggiore capacità espansiva e che in questi mesi ha compensato la flessione della Lega.Poche variazioni nel gradimenti dei politici. Conte stabile al 59%, così come i leader di centro destra, Meloni (34%) e Salvini (29%). Perde un punto Zingaretti (27%), appaiandosi così a Di Maio. Scendono anche Berlusconi (21%) e Renzi (10%).Sul Decreto rilancio, gli italiani si dividono. Lo giudica positivo il 52% del campione, segnalando quote di delusione o scetticismo anche tra quanti apprezzano l’operato complessivo del Governo rispetto all’emergenza Covid (il 66% degli italiani, pur segnando una significativa flessione nell’ultima settimana). Le riaperture delle attività economiche di questa settimana sono bene accolte da tre cittadini su quattro (78%), ma si registra la diffusa convinzione che gli italiani tenderanno ad abbassare la guardia: il 53% ritiene, infatti, che in questa fase ci saranno comportamenti meno prudenti.

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Scuola: Il Cspi boccia il voto in decimi alla primaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Secondo il sindacalista autonomo, la richiesta del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione di valutare gli alunni della primaria con un giudizio riportato nel documento di valutazione e non con la votazione espressa in decimi “va presa in seria considerazione:il voto in decimi, in questo momento sociale e individuale davvero particolare, va evitato: rappresenta una classificazione troppo rigida e razionale rispetto al contesto. Ancora di più perché a determinare la valutazione dell’alunno saranno una lunga serie di fattori, formativi e non sommativi, molto più riconducibili ad un giudizio che un freddo voto numerico”. Ha una fondatezza il parere negativo del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione sulla votazione in decimi dei bambini delle classi primarie prevista dal ministero dell’Istruzione anche al termine dell’attuale lungo periodo di didattica a distanza: lo sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando il giudizio critico del CSPI, secondo cui la situazione emergenziale ha particolarmente penalizzato l’apprendimento degli alunni più piccoli, per i quali l’interazione in presenza con i docenti costituisce un elemento determinante nei processi di apprendimento, in misura maggiore rispetto agli altri gradi di scuola. “I bambini – taglia corto il leader del giovane sindacato nazionale – sono i più penalizzati in questa situazione, perché nell’adozione delle misure restrittive non sono stati inclusi i loro bisogni. Il fatto che non ci sia per loro un’emergenza clinica, perché in alta percentuale il virus li risparmia, non significa che non ci sia nei loro confronti un’emergenza educativa”.

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Le intenzioni di voto degli italiani di questa settimana

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Le intenzioni di voto di questa settimana fotografano una situazione molto dinamica, con un’accentuazione di alcune tendenze ormai consolidate e altre variazioni meno attese. Accelera la flessione della Lega, che scende al 24,9%, ad appena 2 punti dal PD, ormai stabile da qualche settimana al 22,9%. Nell’area di centro destra, sale di quasi due punti Fratelli d’Italia (13,8%), mentre la linea più moderata pare penalizzare Forza Italia, che dopo varie settimane di crescita, perde lo 0,7 e si riporta al 7,2%. Si rafforza, invece, il Movimento 5 Stelle, toccando il 16,8%. Calo generale, infine, per le liste minori del centro sinistra.Il quadro della fiducia nei politici, conferma il primato di Conte, che però questa settimana cede un punto, scendendo al 59%, molto distante dai leader dei principali partiti: Giorgia Meloni guida il gruppo degli inseguitori col 35% di gradimento, seguita da Salvini col 31%. Un altro esponente della Lega, però, presenta in questo momento un livello di gradimento molto maggiore di quello del suo segretario e si colloca a meno di 10 punti dal Presidente del Consiglio: il Governatore del Veneto, Luca Zaia, forte di una gestione dell’emergenza giudicata esemplare nella propria regione, riscuote la fiducia del 50% degli italiani.Rispetto alla gestione dell’emergenza, con l’ingresso nella fase 2, risale il giudizio sull’operato del Governo, ritenuto in qualche misura positivo dalla netta maggioranza degli italiani (18% molto positivo – 51% abbastanza positivo).In questa fase, dato anche il perdurante declino della curva dei contagi, metà della popolazione è più preoccupata per le ripercussioni dell’emergenza Covid sull’economia, che per i suoi effetti sulla salute.Sul fronte sanitario, comunque, gli italiani non abbassano la guardia e guardano con una certa apprensione l’allentamento delle restrizioni, seppure contenuto: se il 51% ritiene che ci sarà una gestione responsabile da parte della popolazione, il 39% invece teme che ci sarà una ripresa dei contagi e conseguentemente si dovrà tornare al lockdown.

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Intenzioni di voto: In calo sia la Lega che Fratelli d’Italia. Stabili PD e M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2020

Prosegue anche questa settimana la flessione della Lega, che dopo oltre quasi un semestre di erosioni, vede ridotto di quasi 9 punti il bottino delle Europee, portandosi al 25,6%. Restando nell’area di centro destra, mostra un calo anche Fratelli d’Italia (12%), mentre continua la lenta ripresa di Forza Italia (7,9%), salita di 2 punti in due mesi.
Nell’area di Governo, sono stabili i due principali partiti, ma questa settimana guadagna un punto Italia Viva, salendo al 2,9%. Con tali variazioni, allo stato attuale ritroviamo sostanzialmente alla pari la coalizione di Governo e l’opposizione di centro destra.
I livelli di fiducia ai politici confermano la distanza tra il Presidente del Consiglio Conte, stabile al 60%, ed i leader dei vari partiti.
L’andamento della curva dei contagi, attualmente in fase declinante, sta rincuorando gli italiani, tra cui prevale (54%) l’idea di aver superato il picco dell’emergenza e di aver lasciato alle spalle la fase peggiore.
Si invoca quindi una ripartenza, che dovrebbe riguardare sia l’economia che la libertà di movimento, ma, dovendo scegliere, la priorità è certamente la riapertura delle attività produttive.La preoccupazione, in calo sul versante sanitario, si sposta ora decisamente su quello economico, rispetto al quale il Governo, con le misure finora varate, ha convinto solo il 41% degli italiani. Questa prevalente insoddisfazione per le misure economiche si riflette anche, pur in misura attenuata, sul giudizio complessivo sulla gestione dell’emergenza Covid da parte del Governo: sempre prevalentemente positivo (60%), ma in flessione costante nell’ultimo mese (a fine marzo i giudizi positivi raggiungevano il 74%).

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Politica: Gli orientamento di voto

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Gli orientamenti di voto questa settimana vedono confermata la costante erosione della Lega (25,9%), ben distante dal risultato delle Europee e ora a soli 3 punti dal PD, che sale al 22,9%. Guadagna qualche decimo di punto anche il Movimento 5 Stelle, salendo al 16,4%.
Nel complesso l’area di Governo ha recuperato un punto rispetto al nostro ultimo sondaggio di due settimane fa, non tanto per effetto di una crescita del gradimento dei singoli leader di partito, quanto per il traino del Presidente del Consiglio Conte, la cui fiducia ha raggiunto il 60%, segnando un balzo di 20 punti dall’inizio dell’emergenza.
Proprio sulla gestione dell’emergenza il Governo ha guadagnato consenso: la fiducia nell’esecutivo è passata, infatti, dal 35% di febbraio all’attuale 56%. Ad oltre 6 settimane dall’introduzione delle restrizioni per fronteggiare il Coronavirus, i due terzi degli italiani invocano la riapertura, dichiarandosi in larga maggioranza pronti anche a correre qualche rischio pur di riavviare le attività economiche (rispetto agli spostamenti di persone, invece si evidenzia un’atteggiamento decisamente più cauto). Sull’economia, infatti, si stanno sempre più concentrando le preoccupazioni degli italiani, in questi giorni di attenuazione della curva dei contagi. Se l’operato governativo sul fronte economico dell’emergenza non riesce a convincere la maggioranza dei cittadini (era il 52% due settimane fa, ora è sceso al 46%), si registra tuttavia un amplissimo credito rispetto alla capacità del Governo di portare a casa un sostegno economico dall’Europa. (fonte: Istituto Ixé)

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“Soddisfazione per voto attivisti M5S”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

“Esprimo soddisfazione per l’esito della votazione degli attivisti del Movimento Cinque Stelle, che dà il via libera a un dialogo con il Partito Democratico, con i progressisti e con tutti coloro che saranno disponibili per costruire insieme un progetto alternativo e una candidatura a Presidente in grado di mettere a nudo l’inadeguatezza di Toti”. A dichiararlo è Brando Benifei, Europarlamentare ligure e Capodelegazione del PD al Parlamento Europeo, che prosegue: “È fondamentale, soprattutto in questa fase di grande criticità, che tutte le forze politiche e sociali alternative al malgoverno delle destre affariste e inconcludenti uniscano le forze. La Liguria merita di più della vuota propaganda priva di strategie a cui abbiamo assistito in questi anni: serve un governo regionale credibile, attento al territorio, capace di sostenere imprese, cittadini e famiglie con meno passerelle e più fatti. I disastri di questa Giunta sono sotto gli occhi di tutti, a partire dalla sanità al collasso e dall’incapacità di utilizzare efficacemente i fondi europei. Serve una stagione nuova e sono fiducioso che possiamo aprirla insieme, coinvolgendo tutti i liguri in un progetto per il futuro”.

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I risultati del voto in Israele

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

By Ugo Volli. Non sono definitivi ma abbastanza chiari al momento in cui scrivo, suggeriscono un paio di riflessioni al di là della cronaca politica immediata.La prima è questa: nell’immenso spazio geopolitico fra la Tunisia e l’India (escluse), fra il Mediterraneo e il Sudafrica e l’Oceano Indiano, Israele è il quasi il solo posto dove da oltre settant’anni si svolgono elezioni multipartitiche regolari e incontestate, spesso con risultati che nessuno aveva previsto, come questa volta. Sarà noioso dover andare alle urne tre volte in un anno, perché non esce una maggioranza chiara; ma ogni persona onesta ammetterà che non c’è confronto con gli scontri militari in Siria, Libia, Yemen, le monarchie assolute del golfo, le dittature con elezioni di rappresentanza come in Egitto e Iran, o quella buffa situazione dell’Autorità Palestinese in cui vi è un presidente eletto per quattro anni che è entrato nel quindicesimo anno di presidenza e nessuno si sogna di schiodarlo dalla sua carica se non degli altri aspiranti autocrati ancora più crudeli e meno democratici di lui. Bisogna ricordare questo fatto, che non è affatto un dettaglio, anche a coloro che non solo distinguono fra antisionismo e antisemitismo (mentre la prima di queste aberrazioni è sempre espressione della seconda), ma anche fra stato di Israele, governo israeliano e le sue politiche, come tendo a fare personaggi come Sanders, che si dicono “Pro-Israele” ma nemici del suo “governo reazionario e razzista”. E’ vero che per costoro vale la battuta, credo di Golda Meir a proposito di Haaretz: “l’ultimo governo di Israele che ha appoggiato era quello britannico del Mandato”. Ma comunque bisogna sapere che il governo israeliano e le sue politiche sono scelte fra un’ampia offerta politica, dagli elettori di Israele, cioè da una buona metà del popolo ebraico (più naturalmente i cittadini non ebrei) e dal popolo democraticamente consultato.La seconda considerazione riguarda la composizione di questo elettorato. Quasi il 13% dei voti sono andati alla “lista unita” che non si caratterizza tanto per la sua prevalente etnicità araba, ma per la radicale opposizione al progetto sionista. Come se in Italia ci fosse una lista borbonica che si oppone non etnicamente al Nord, ma al progetto fondamentale di uno stato unitario italiano. Bisogna anche notare che i suoi elettori non sono tutti gli arabi (ce n’è che votano per altri partiti, sparsi per tutto l’arco politico) né tutti arabi (gli estremisti di sinistra più radicali la votano contro il progetto sionista anche se sono ebrei). Il 14% sono charedim, gli elettori strettamente religiosi dei due partiti sefardita e askenazita. La destra, inclusi i religiosi sionisti ha il 5% dei voti, il Likud ha il 29 %. Insomma il blocco di governo arriva circa al 47% (che in seggi sono di più per un lieve effetto maggioritario del calcolo elettorale). Se si escludono gli antisionisti, c’è anche una netta maggioranza di elettori. Dall’altra parte i bianco-azzurri di Ganz arrivano al 26 e la sinistra supera il 5. Il totale fa il 32% degli elettori nel blocco di Gantz. Infine un po’ meno del 6% dei voti va a Israel Beitenu di Lieberman, che ideologicamente sarebbe di destra (e in tutte queste elezioni se avesse rispettato questa impostazione avrebbe fatto largamente superare la maggioranza al blocco di governo), ma si è associato a Gantz per odio a Netanyahu e ai charedim.

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Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo sul voto in Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

“Mi congratulo con Boris Johnson per il successo nel voto di ieri. Adesso ci aspettiamo che il nuovo parlamento di Westminster approvi in fretta l’accordo con la UE per una Brexit ordinata entro il 31 gennaio del 2020. Dopo l’approvazione del Parlamento britannico dell’accordo con la UE sarà il Parlamento Europeo ad esprimere il suo voto a gennaio”.”Saremo vigili -continua il Presidente dell’Europarlamento- sull’attuazione degli accordi, in particolare per quanto riguarda i diritti dei cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito e di quelli del Regno Unito che si trovano in altri Stati membri. Il Parlamento Europeo auspica -conclude David Sassoli- relazioni future molto strette tra Unione europea e Regno Unito e continuerà ad agire in modo responsabile durante la nuova fase negoziale, nel rispetto dei valori fondanti e dei principi della nostra Unione e in ferma difesa degli interessi dei cittadini e degli Stati europei”.

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La Gran Bretagna sceglie la Brexit

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

Londra. Boris Johnson ha vinto la scommessa. Gli elettori gli hanno dato un’ampia fiducia. In base agli ultimi exit ha ottenuto 368 seggi su 650 alla Camera dei Comuni mentre il suo diretto avversario laburista Jeremy Corbyn non è andato oltre i 191 e segnando un declino peggiore del previsto per i Labour. Ora, ha dichiarato Boris Johnson, usciremo formalmente dall’Ue il 31 gennaio 2020. E la sterlina vola. La proclamazione degli eletti avverrà tra breve e con essi il numero esatto dei componenti dei vari schieramenti. In Italia la prima a congratularsi, per la vittoria dei conservatori britannici, è stata Giorgia Meloni, presidente dei Fratelli d’Italia, scrivendo su Twitter: «Congratulazioni a Boris Johnson per la grande vittoria. Ancora una volta la coerenza paga, ora la volontà del popolo britannico sarà finalmente rispettata. A noi il compito di difendere gli interessi italiani in un nuovo rapporto di cooperazione con il Regno Unito».

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Il Parlamento voterà la nuova Commissione europea

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Bruxelles. La votazione in Plenaria si terrà il 27 novembre a mezzogiorno, dopo la presentazione da parte di Ursula von der Leyen del Collegio dei Commissari e del loro programma.Il Presidente del PE David Sassoli ha dichiarato: “Negli ultimi due mesi, il Parlamento europeo ha svolto il suo ruolo democratico, fornendo un controllo reale dei commissari proposti. Le audizioni sono state dettagliate e talvolta difficili, ma offrono ai membri un modo unico e trasparente per verificare se i commissari designati siano pronti per il lavoro che li attende. Oggi abbiamo completato la valutazione finale e siamo pronti a votare sull’intero Collegio dei Commissari la prossima settimana.”Ha poi aggiunto: “Nei prossimi cinque anni l’Europa ha molti temi da affrontare, dalla ricerca di soluzioni a lungo termine in materia di migrazione e asilo fino alla leadership mondiale nella lotta contro i cambiamenti climatici. Abbiamo bisogno di una Commissione europea pronta ad agire sulle questioni che interessano i cittadini europei. In quanto legame diretto con i cittadini UE, il Parlamento continuerà a chiedere conto alla Commissione e a garantire che mantenga le sue promesse”.A seguito di uno scambio di opinioni con i tre vicepresidenti esecutivi della Commissione Frans Timmermans, Margrethe Vestager e Valdis Dombrovskis, la Conferenza dei Presidenti (CoP) del Parlamento ha proceduto alla valutazione finale delle audizioni di tutti i commissari designati.Dopo aver analizzato le lettere di valutazione delle commissioni parlamentari competenti e la raccomandazione della Conferenza dei Presidenti di commissione, la CoP ha dato il suo via libera e dichiarato ufficialmente chiuse le audizioni.

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Politica: Siamo ad una resa dei conti con il voto degli italiani?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

By Enrico Cisnetto. Una politica debole non può che essere perennemente ossessionata dalla questione del consenso. Comunicazione politica rivolta solo a vellicare gli elettori, sondaggi perpetui elevati a oracoli ed elezioni di tutti i tipi dal cui esito far dipendere sempre le sorti dell’intero paese, sono gli strumenti con cui si pratica questa sorta di bondage, nel quale sono i politici a immobilizzare se stessi. Per questo un voto amministrativo regionale in un territorio come l’Umbria che conta 885 mila abitanti e 703 mila aventi di diritto al voto – quart’ultimo posto tra le regioni italiane, prima solo di Basilicata, Molise e Valle D’Aosta – e dove hanno messo la scheda nell’urna 454mila cittadini, diventa la linea di confine tra uno scenario politico ed un altro.Stiamo in Umbria e facciamo due ragionamenti non omologati. Si è detto che Salvini ha vinto quelle elezioni, vendicandosi del tradimento di Conte e Di Maio, e che quel risultato non potrà che aprire le porte alle elezioni politiche anticipate, essendo la dimostrazione dello iato esistente tra l’alleanza parlamentare formata da Pd, 5stelle, sinistra e Italia Viva e l’orientamento della maggioranza degli italiani. Peccato che la Lega abbia preso 17 mila voti in meno di quanti ne aveva ottenuto sempre in Umbria alle elezioni europee solo 5 mesi fa. Una perdita inferiore, per esempio, a quella subita dal Pd. Sia chiaro, Salvini ha certamente ottenuto un risultato superlativo, ma il fatto che sia riuscito a trattenere – secondo i calcoli di Swg sui flussi – solo il 70% dei voti presi a maggio, all’apice del suo successo, non descrive un quadro di crisi di governo automatica così come è stato raccontato. Senza contare, poi, che il voto di nemmeno mezzo milione di cittadini non può essere considerato come paradigmatico dell’orientamento dell’intero paese. Semmai la vera vincitrice di questo turno elettorale è Giorgia Meloni, il cui partito è l’unico a crescere sia in assoluto che in percentuale. Mentre i veri perdenti sono i 5stelle, che letteralmente tracollano al 7,5% dopo aver perso 35mila voti rispetto alle europee e 110mila rispetto alle politiche del 2018.
Tutto questo, a nostro giudizio, significa quattro cose. La prima è che il movimento grillino è destinato ad implodere, ora in parlamento con una o più scissioni, e domani nelle urne nazionali. Le avvisaglie ci sono già tutte. E non dipendono tanto dalla sequenza di débâcles elettorali che hanno subito i 5stelle dopo l’exploit delle politiche 2018, nonostante significhino la perdita di oltre il 75% dei consensi in meno di due anni, quanto dal venir meno della ragion d’essere stessa del movimento guidato da Di Maio dal momento in cui è diventato un partito di governo. Non si può, senza dazio, passare da soggetto movimentista nato e prosperato sulla base di un rifiuto tanto assoluto quanto colorito (il “vaffa”) del potere a soggetto che si fa carico delle fatiche del governo del paese e delle amministrazioni territoriali, e che per di più per farlo deve contaminarsi alleandosi con gli altri partiti, con ciò perdendo di volta in volta la tanto sbandierata equidistanza tra destra e sinistra. O quantomeno, diventa impossibile se ti manca il sostegno di una solida cultura politica e di una classe dirigente selezionata sulla base delle esperienze e delle competenze. La conseguenza o è il progressivo approssimarsi all’irrilevanza, prima politica e poi elettorale, o più probabilmente la frantumazione in più soggetti, che nasceranno con l’intenzione di restare autonomi ma che con tutta probabilità saranno destinati a confluire in formazioni già esistenti. La cosa più logica è che le pulsioni destrorse e sinistrorse che convivevano nel movimento, agevolate in questo dall’unificante “uno vale uno” quale antidoto alle tentacolari spire del potere, riconquistino la loro primordiale natura e un pezzo dei 5stelle (Di Maio) vada con Salvini e Meloni, e un altro (Grillo, Fico) vada con il Pd o gli altri soggetti più piccoli della sinistra. Mentre la componente meno connotata e più ondivaga dei pentastellati potrebbe fare da esercito a Conte, se tenterà, come è sempre più probabile, di “mettersi in proprio” (ma per favore lasciamo stare le evocazioni democristiane, che la Dc, pur con tutti i suoi difetti, era una cosa seria…).
La seconda valutazione che occorre fare è che la ragione per cui Pd e 5stelle si sono messi insieme, cioè evitare il voto anticipato e arginare Salvini, non regge. I nostri lettori si ricorderanno – qualcuno ci rimproverò anche per questo – che salutammo con favore la nascita del Conte2, non perchè confidassimo minimamente nelle capacità del nuovo governo e tantomeno della nuova maggioranza, quanto perchè lo giudicammo un male minore rispetto a quello rappresentato dalle altre ipotesi di soluzione della crisi aperta da Salvini in agosto che erano sul tavolo. Rimaniamo convinti che quella valutazione fosse corretta, ma certo il combinato disposto della deprimente qualità della manovra di bilancio appena varata e delle altre (pochissime) scelte di programma del nuovo esecutivo, con il tasso di conflittualità che alberga nella maggioranza – e non solo per mano di Renzi, va detto – ci induce nella tentazione di ritirare, per quanto contasse meno di nulla, quel “via libera”. Certo, la riduzione del livello di (inutile) litigiosità con l’Europa e la scomparsa dalla scena politica delle suggestioni sovraniste dei 14 mesi gialloverdi, rimangono vantaggi di non poco conto per l’Italia. Ma lo spettacolo che la politica continua ad offrire è talmente imbarazzante che diventa davvero difficile non farsi prendere dal desiderio di reagire. Ora, poi, il risultato umbro sembra indurre – per fortuna – sia il Pd sia i 5stelle a ripensare l’idea di rendere permanente e trasferibile nelle amministrazioni decentrate l’intesa tra loro. Ma certo questo rinculo accentua la difficoltà di trovare una ragion d’essere del governo in carica che non sia solo ed esclusivamente l’anti-salvinismo, che peraltro come si è visto funziona poco o niente.Di conseguenza – e qui siamo alla terza valutazione – è da mettere in conto che il Conte2 subirà ulteriori e sempre più forti fibrillazioni. Tuttavia, come abbiamo già scritto la settimana scorsa, siamo portati a credere che resisterà fino a primavera, essendo prioritario per tutte le sue componenti il sedersi al “tavolo nomine”, cioè quello che tra marzo e aprile sceglierà decine di manager da mettere a capo delle maggiori società del nostro capitalismo. Mentre andare oltre sarà difficile, per non dire impossibile, perchè il traguardo successivo, quello della scelta del successore di Mattarella, è troppo lontano per consentire a Conte di resistere fino a febbraio 2022.
Questo significa – quarta e ultima valutazione – che è logico attendersi elezioni anticipate tra maggio e giugno prossimi. Anche perchè una tale eventualità consentirebbe a tutti – senza assumersene la responsabilità politica – di evitare l’entrata in vigore della norma che riduce il numero dei parlamentari. Nessuno lo dirà mai, ma non c’è forza politica, 5stelle compresi che tra l’altro hanno già lucrato (portando a casa poco e niente) il vantaggio di essersi intestata la sua approvazione, che non manterrebbe volentieri le attuali composizioni di Camera e Senato. Inoltre, il Pd avrà interesse a non concedere altro tempo a Renzi di organizzarsi, e i 5stelle alla fine vedranno nelle elezioni l’occasione per regolare i conti interni e avviarsi a quelle scissioni di cui abbiamo parlato.Dalle elezioni anticipate è ragionevole attendersi, a oggi, una vittoria del cosiddetto centro-destra – “cosiddetto” perchè è una destra con una spruzzata di centro sempre più residuale, destinato ad essere tale fintanto che è rappresentato solo dall’ormai tramontato Berlusconi – salvo poi avere, una coalizione siffatta, grandi difficoltà a governare. Come, d’altronde, tutti i governi degli ultimi anni. Perchè? Semplice: non conoscono la società che devono guidare. Vedete, l’Italia è un paese povero (lo certifica l’altissimo debito pubblico) abitato da gente mediamente benestante (lo certifica il rapporto senza eguali al mondo, circa otto volte, tra il patrimonio privato degli italiani e il pil). Ma i politici credono il contrario. E così spendono soldi che non ci sono facendo ulteriore debito, dopo aver ottenuto il consenso raccontando ai cittadini che, essendo poveri, li faranno ricchi con la spesa pubblica e chiudendo gli occhi, nonostante le roboanti dichiarazioni di segno opposto, sull’evasione fiscale e sull’economia sommersa. Per questo consigliamo a tutti i politici di sforzarsi di leggere (e di capire) l’ultimo libro di Luca Ricolfi, “La società signorile di massa”, edito da La Nave di Teseo. Potrebbero improvvisamente scoprire che siamo un paese, unico al mondo, a crescita zero ma con risparmio e ricchezza aumentano più del reddito, e dove coloro che non lavorano sono più numerosi di coloro che lo fanno. E forse potrebbero anche arrivare alla conclusione che le politiche vanno proponendo e praticando da anni fanno acqua da tutte le parti. E magari potrebbero riformattare partiti e alleanze politiche su basi diverse da quelle fallimentari fin qui seguite. Magari. (By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Oggi su Rousseau la votazione sul nuovo Governo

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

Alle ore 18 di oggi martedì 3 settembre, si è chiusa la votazione su Rousseau per decidere se il MoVimento 5 Stelle debba far partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte.Di seguito gli esiti delle votazioni certificati dal Notaio che ha assistito alle procedure di voto e ne ha garantito la regolarità:
SI – 63.146 voti (79,3%)
NO – 16.488 voti (20,7%)
Nel corso di questa votazione si è segnato un nuovo record nella storia di Rousseau (il precedente di maggio 2019 era di 56.127 votanti). Dalle 9 alle 18 hanno infatti espresso la propria preferenza 79.634 iscritti, su una base di aventi diritto che, alla mezzanotte del 2 settembre 2019, ha raggiunto il numero di 117.194 iscritti. È un record mondiale di partecipazione ad una votazione politica online IN UN SOLO GIORNO.Il picco si è raggiunto nelle prime due ore di votazione nel corso delle quali hanno votato oltre 30.000 cittadini: un traffico addirittura 10-12 volte superiore rispetto a quello del primo turno di votazioni per la scelta dei candidati del MoVimento 5 Stelle alle elezioni europee.L’elevato afflusso di utenti sul sistema, in queste prime fasi, ha generato una “coda” di richieste che ha causato piccoli rallentamenti nell’ordine dei 10 secondi (nello specifico tra le ore 10:41 e le ore 12:00). È stato, tuttavia, in ogni momento garantito il regolare svolgimento delle votazioni.Nel corso dell’intera procedura di voto non è stato rilevato nessun attacco informatico diretto alla piattaforma Rousseau. Sono stati invece rilevati tentativi di attacchi nella giornata di venerdì 30 agosto 2019 che, tuttavia, il sistema ha respinto immediatamente confermando solidità e sicurezza della piattaforma.
In considerazione dell’elevato afflusso di votanti, grazie alla nuova Area Voto attiva da 5 mesi, è stato possibile scalare in tempo reale l’infrastruttura sottostante (numero di nodi, scaling dei servizi di backend, capacità computazionale del DB) andando a soddisfare tutte le richieste e garantendo tutti i requisiti in termini di sicurezza e velocità. Ancora una volta il MoVimento 5 Stelle si è confermata l’unica forza politica che dà la possibilità, attraverso la piattaforma Rousseau, a tutti i propri iscritti di partecipare a scelte fondamentali e contribuire alla scrittura della storia del nostro Paese. (fonte il Blog delle Stelle)

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La sicurezza nella sua visione globale: il voto pentastellato

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

E’ un aspetto della vita umana che ci ha attraversato sin dai primordi dell’umanità e forse ancora prima se pensiamo alla logica della catena alimentare che impone il criterio di uccidere per vivere. A questa visione di base l’evoluzione scientifica ci ha portato altri rischi come il nucleare sia per fini di pace (energia nucleare) sia per scopi bellici (bombe atomiche). Vi aggiungiamo, subito dopo, l’alterazione dell’ecosistema e le sue ricadute in termini di disquilibri termici e ambientali e la cosiddetta “bomba demografica” che ha ampliato a dismisura la presenza dell’essere umano sulla terra. Segue inquietante l’ingegneria genetica con sperimentazioni ardite sul genoma per comprendere la funzione dei geni appartenenti al genere umano, in se lodevole per lo sviluppo di medicinali e trattamenti medici, se non vi fosse in parallelo il tentativo di alterarli per condizionare artatamente il loro impiego per fini di conquista e di dominio della natura umana. A complicare ulteriormente le cose vi è il tema della democrazia rappresentativa in luogo di quella diretta. In pratica noi deleghiamo il potere politico a dei rappresentanti che se occupino a tempo pieno per studiare adeguatamente i problemi e trarne le possibili soluzioni nell’interesse generale degli amministrati. Sarebbe, sia chiaro, un’ottima cosa se una parte dei nostri fiduciari non ciurlassero nel manico più per interesse personale che per competenza. A questo punto entra in gioco una variabile legata alle logiche dell’informazione espressione di lobby ideologiche di natura economica e finanziaria che mistificano i fatti dominati come sono dall’esigenza di “fare audience” per fini commerciali e affaristici, nonché da rapporti personali e rendite di posizione varie. In questo modo depriviamo l’esperto della sua credibilità personale e certezza morale avendolo inteso come una persona che non vuole ingannare il suo interlocutore. E ciò ci rende ancor più insicuri e diffidenti nei confronti del nostro prossimo. A prescindere. E ora se ci caliamo nella realtà dei nostri giorni con un governo in formazione, con una nuova etichettatura, aleggia nell’aria, inevitabile, un sospetto di credibilità, una sicurezza resa a mezzo servizio con la diffidenza rendendo più emblematica la possibilità di giudizio dei cittadini. E con questo clima il popolo dei pentastellati si accinge a votare sulla piattaforma Rousseau il consenso o meno a una nuova formula di governo e a chi lo rappresenterà alla sua guida. Si tratta di un’idea che ruota attorno alla sua credibilità personale e alla sua certezza morale. Ne saranno convinti gli elettori? (Riccardo Alfonso)

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Pentastellati: Il progetto di governo sarà votato sulla piattaforma Rousseau

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Si sono concluse le consultazioni avviate dal Presidente della Repubblica, che ha dato a Giuseppe Conte l’incarico di formare un nuovo Governo. Nel suo discorso, Luigi Di Maio, ha ribadito quali devono essere le priorità per il nostro Paese. Il MoVimento 5 Stelle non si sottrarrà agli impegni presi con gli italiani. “Siamo sempre stati un MoVimento post-ideologico, non esistono soluzioni di destra o di sinistra, bensì semplicemente soluzioni. Sono i programmi, i temi, le scelte, i veri protagonisti della politica.Abbiamo degli obiettivi da realizzare e il nostro programma è sempre lo stesso, quello votato da 11 milioni di italiani. Vogliamo portare a termine il lavoro iniziato il 4 marzo 2018! Prima che la proposta di progetto di Governo, condivisa tra le forze politiche che intendono entrare in maggioranza, venga sottoposta al Presidente della Repubblica, la stessa sarà votata online su Rousseau.”

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Europa e il voto a Ursula von der Leyen

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Di Vincenzo Olita. La ratifica del Parlamento europeo della nomina alla presidenza del Consiglio europeo di Ursula von der Leyen ha prodotto un’ondata di dichiarazioni, prese di posizioni, solenni affermazioni, utili ad indugiare su un’ipotetica nostra centralità in Europa, con un’ottusa concezione italocentrica che, a parte il decennio successivo al secondo conflitto mondiale, non ha mai abbandonato il nostro retorico provincialismo.
Tutto è stato letto ed interpretato in chiave di equilibri e di interessi di politica interna. Ha vinto l’europeismo ha sentenziato il PD, in funzione anti Salvini, i voti dei 5Stelle si sono rivelati decisivi hanno affermato i grillini, in funzione della ricerca di una loro inesistente centralità, ha un’esperienza politica rilevante, non si lascia scappare Berlusconi, in funzione di un ci sono ancora, un voto gravissimo ha sancito la Lega, in funzione antiallineamento tra grillini e PD. Al di là dei rispettivi interessi e di una concezione domestica dell’Europa, proviamo ad estrapolare il reale significato dei 383 voti ottenuti dalla von der Leyen, dei 374 contrari e, quindi, dello scarto di nove voti. I 182 voti del Partito Popolare sommati ai 154 dei Socialisti, ai 108 dei Liberali, ai 24 dei polacchi di Diritto e Giustizia e ai 15 dei 5Stelle ammontano a 483 voti disponibili per la presidente. Quindi 100 parlamentari, pur dovendo, hanno scelto di non votarla ed è facile concludere che sono individuabili tra i popolari e i socialisti, rendendo così decisivi più i 24 voti della destra polacca che i 15 dei 5Stelle.
La rilevante capacità politica individuata dai centristi italiani è tutta da verificare, anche alla luce del modesto spessore riconosciuto alla presidente nella stessa Germania; in tutti i casi, considerata la rilevanza della presidenza uscente, non sarà difficile superare almeno il confronto. La Lega e tutti gli altri, del resto, oltre a preoccuparsi dello stato comatoso della coalizione governativa, farebbero bene a delineare una chiara strategia di politica estera prossimamente utile al Paese.
Una vittoria dell’europeismo? Non credo, l’elezione della von der Leyen ha sancito la frattura del socialismo europeo, infatti, se italiani e spagnoli esultano, i socialisti tedeschi votano contro, allo stesso modo se una parte dei popolari rimpiange il tedesco Manfred Weber alla presidenza gli altri ringraziano i voti del blocco di Visegrad, ma ancor più la destra polacca di Diritto e Giustizia appartenente al gruppo euroscettico dei Conservatori e Riformisti.Non male, una maggioranza a geometria variabile per la nona legislatura del Parlamento che, inevitabilmente, si ripercuoterà sulle prospettive strategiche della Ue.Una parte di socialisti e popolari, frange di destra, gli interessi del nazionalismo francese tutelati dai liberali, gli apolitici 5Stelle e la prossima Brexit costituiscono un indecifrabile mix sul percorso della futura Europa, al cospetto le minacce salviniane sono solo un confuso contorno di un quadro più che preoccupante. (fonte: società libera)

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Una riflessione sulla crisi di governo in Italia e il voto degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Tutti i Presidenti della Repubblica hanno sempre avuto chiaro che il ricorso alle urne prima della conclusione della legislatura quinquennale rappresenta un rischio per la democrazia. Se infatti dalle elezioni dovessero riprodursi rapporti di forza di poco differenti da quelli precedenti, ed ogni maggioranza fosse ancora traballante, che cosa dovrebbe fare un Presidente? ad indire una elezione dopo l’altra, esporrebbe il sistema democratico al gravissimo rischio dell’avvitamento. Ebbene, nel caso attualmente in corso la situazione appare del tutto lontana da un simile rischio. E’ vero che abbiamo votato appena 15 mesi fa, ma oggi sta accadendo quello che nella storia della Repubblica non se era mai verificato. Da eventuali nuove elezioni non ci aspetteremmo solo qualche aggiustamento, qualche percento in più o in meno per questo o quel partito. Quello che si prospetta è un vero e proprio terremoto politico: un gigantesco ribaltamento di forza quale mai si è verificato nella storia della Repubblica italiana. Quello che era il primo partito italiano, i 5 Stelle, col 33% dei parlamentari, tracrollerebbe al terzo posto, col 17%, letteralmente dimezzando i propri eletti. Tutt’al contrario, quello che era il terzo partito italiano, la Lega, che aveva il 17% dei parlamentari, diventerebbe il primo partito, andando a più che raddoppiare i propri consensi, con punte che sfiorano il 40%.
Attenzione, pur di fronte ad un terremoto elettorale di queste dimensioni, del tutto nuovo ed inusitato, il Presidente della Repubblica ha comunque il dovere di cautelarsi di fronte alla possibilità che il sisma abbia breve durata, per cui dovrebbe indire ulteriori elezioni per aggiornare il parlamento alle volatilità delle simpatie politiche degli italiani. E’ vero, questa possibilità è reale, ma è un rischio di tipo diverso dal precedente. Pur comprendendo il Presidente della Repubblica nel caso in cui individuasse comunque una maggioranza nel Parlamento, restiamo però convinti che il primario dovere del Massimo Responsabile della Repubblica sia quella di assicurare una politica ed un connesso parlamento che rappresenti il sentire politico della maggioranza del paese. In assenza di rischi di avvitamenti, il Presidente non dovrebbe temere di nominare un governo tecnico per la gestione delle nuove elezioni.
L’accusa mossa dal Vicepresidente del Consiglio Di Maio all’altro Vicepresidente Salvini di aver tradito, di essere stato sleale, risulta del tutto insensibile ed irriguardosa verso il sistema democratico. Il giovane Di Maio non si è ancora reso conto del terremoto politico che sta vivendo l’Italia. In quale altro Paese, quale altro politico, di fronte ad una esplosione di consensi e ad un ribaltamento dei rapporti di forza politici tanto clamorosi non avrebbe chiesto, legittimamente e costituzionalmente, di andare alle urne, di aggiornare il Parlamento al nuovo sentire politico degli italiani?
Ho sin dall’inizio provato simpatia per il prof. Conte, che assicurava una professionalità dirittuale che certo i due vicepresidenti non potevano vantare. Ho seguito ed apprezzato il suo lavoro silenzioso e risolutivo, per cui sono rimasto molto male quando ho ascoltato i suoi due interventi finali in cui ha abbandonato ogni diplomazia, persino ogni savoir fair politico e si è scagliato contro il vicepresidente Salvini con ogni argomento possibile, persino con strafalcioni costituzionali. E arrivato a dichiarare “ho io il coraggio che non ha Salvini…”. Evidentemente come il Di Maio anche il Conte non si è accorto di quello che è successo nel Paese. Detto quanto sopra riguardo alla logicità costituzionale e politica dell’operato di Salvini, accusare un capopartito di aver agito per “interesse personale”, di “interesse di parte” significa aver una idea di partito francamente preoccupante, come se un partito non fosse lo strumento per concorrere alla determinazione della politica nazionale che la Costituzione proclama. Trattare un partito come una proprietà personale, e come un corpo estraneo agli interessi nazionali è sconcertante. Se così si esprime un esperto di diritto, che ne capiscono gli altri parlamentari? Sconcertante, veramente sconcertante … Senza dire che se c’è una parte che si è mossa per difendere discutibili interessi di partito, questo è il 5 Stelle, dato che si è furiosamente preoccupato di difendere un Parlamento ormai obsoleto nei suoi fondamentali rapporti di forza. Perché il trasparente e corretto presidente del Consiglio si preoccupa in modo tanto furioso di mantenere un Parlamento che non rappresenta più il Paese? È questo il livello della sua sensibilità democratica? Che gli dispiaccia l’interruzione, capiamo, ma che distorca, come ha fatto, il corso delle cose fa preoccupare. Ormai anche i più ostinati benpensanti dovrebbero aver capito il gioco. Glielo ha persino spiattellato la ideologizzata capitana tedesca della Sea Watch dichiarando dopo la sua scarcerazione: “ho concluso la mia missione..abbattere il muro” italiano. Conclusione? Sì, ci interessa salvare naufraghi, ma poi li strumentalizziamo per fare politica… La nuova vicenda della Open Arms ripete in tutto e per tutto la strumentalizzazione di poveri disgraziati fatta dalla Sea Watch. Salvano naufraghi e poi li “scagliano” contro l’Italia. E’ vero? Ecco la prova: se le due navi avessero portato subito i salvati in porti sicuri ed aperti, non avrebbero ridotto allo stremo i naufraghi, esigendo poi ipocritamente il loro sbarco in Italia… Quando la Spagna ha dichiarato disponibilità ad inviare una nave militare per trasbordare i salvati dalla Open Arms e portarli in Spagna, è spuntato il pubblico ministero di Agrigento, che ha fatto sbarcare tutti in Italia, col risultato che l’equipaggio ha intonato “bella ciao”. Il mondo cambia ad una velocità supersonica, i comunismi hanno dichiarato bancarotta, ma è rimasto solo il nordcoreano, i fascismi sono lontano di un secolo, e noi pensiamo di risolvere i problemi cantando “bella ciao”? (By Fausto Carratù Associazione “Popolo Sovrano”)

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Governo. Ciriani (FdI): esperienza giallo-verde finita, subito voto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

“Questo dibattito conferma che l’esperienza del governo giallo-verde è finita. E’ stato scoperchiato il vaso ed è diventato evidente a tutti gli insulti, il livore tra i contraenti del contratto di governo e le reciproche recriminazioni ma soprattutto quello che pensavano gli uni degli altri. Non abbiamo, quindi, alcuna nostalgia di questo governo che, anzi, è durato 14 mesi di troppo, lasciando l’economia ferma al palo a dispetto delle tante promesse e dei tanti annunci. Quindi Fratelli d’Italia chiede che si vada subito al voto. Altro che Conte bis, sarebbe una bis sciagura”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, a margine delle comunicazioni del presidente del Consiglio dei ministri.

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Al voto, al voto: Salvini ha messo il piede sull’acceleratore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Questa crisi, per mesi evocata prima sottovoce e poi “urlata” e ora posta come la più urgente delle soluzioni, non mi convince. Dovremmo dire, chiosando una battuta di un politico di altri tempi: a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. E il pensiero in questo caso va al mattatore di turno che vuole sfruttare il vento che tira dalla sua parte per raccogliere il massimo dei consensi elettorali ma non intende dirlo apertamente e allora si rifugia sulla necessità di stringere i tempi per evitare che il nuovo governo, che già sa guidato dall’interessato, gli permetterà di evitare l’aumento dell’Iva e di fare nel contempo una finanziaria con un abbassamento delle tasse per tutti. Sa anche che se la sua accelerazione non sortisce l’effetto desiderato potrà addebitare la responsabilità ai suoi avversari di ieri e ai nuovi di oggi (leggasi pentastellati). Sembra un calcolo studiato a tavolino già qualche anno fa quando Salvini ha portato dalla sua il movimento con il capo politico Di Maio più per ridimensionarlo, e c’è riuscito molto bene, che per fare le riforme che da tempo il paese richiede anche se qualcuna importante è passata, sia pure sotto traccia. Ora la nuova mossa di Renzi torna a vantaggio di Salvini come lo è stata in passato con il netto rifiuto ad una coalizione PD – movimento cinque stelle.
Da tutto ciò emerge una riflessione di più ampio respiro che dovrebbe farci riflettere. Tanto per cominciare perché non ci accorgiamo, noi elettori, che vi sono politici che non pensano ai valori, che pur dicono di professare, ma solo agli interessi di parte e soprattutto personali? Si stanno divertendo a nostre spese come se a muovere i pezzi degli scacchi non fossero uomini e donne e dentro questo “carniere” vi sono giovani e anziani e gente che lavora e cerca un lavoro, che fa i salti mortali per arrivare a fine mese e si vede intorno persone solo interessate a fare promesse che sanno di non mantenere e a gabellare anche quelli che in buona fede credono ancora in qualcosa.
Eppure la politica è importante. E’ nevralgica in democrazia. E’ insostituibile e chi cerca di svilirla dovrebbe finire alla gogna e non permettergli di continuare ad essere il pifferaio di turno. Occorre svegliarsi o è ancora la stagione dei letarghi? Staremo a vedere. (Riccardo Alfonso)

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