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Monitorare le eruzioni vulcaniche ‘ascoltando’ i loro anelli di fumo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2021

Un nuovo studio condotto da un team di vulcanologi e fisici specializzati nella fluidodinamica, dal titolo “Volcanic Vortex Rings: Axial Dynamics, Acoustic Features, and their Link to Vent Diameter and Supersonic Jet Flow”, ha permesso di combinare video ad alta velocità con registrazioni audio incentrati sui primi secondi delle eruzioni dello Stromboli per ‘ascoltare’ i vortex rings vulcanici.Lo studio, unico nel suo approccio audiovisivo e il primo che ha isolato il suono degli anelli, è stato pubblicato sulla rivista ‘AGU Geophysical Research Letters’, che pubblica studi ad alto impatto e di breve formato con implicazioni immediate che abbracciano tutte le Scienze della Terra e dello Spazio.“C’è un suono caratteristico prodotto dal vortice vulcanico, che è un suono basso e costante. La bellezza dei vortex rings è che sono stabili, ciò significa che emettono un suono costante che si propaga nel tempo”, spiega Jacopo Taddeucci, vulcanologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e primo autore dello studio.Con queste nuove conoscenze su come la “melodia” di un vulcano è collegata alla sua eruzione, i vulcanologi possono espandere le nostre conoscenze su diversi processi e suoni vulcanici per migliorare il monitoraggio nei casi in cui non siano utilizzabili tecniche visive o di altro tipo.Per individuare il suono dei vortici vulcanici, Taddeucci e i suoi collaboratori hanno installato telecamere ad alta velocità e microfoni professionali a diverse centinaia di metri dalle bocche eruttive dello Stromboli. Hanno, inoltre, utilizzato un drone per filmare il vulcano mentre era in corso l’emissione di getti eruttivi, vale a dire colonne di gas caldi, cenere e fumo, che sul vulcano eoliano raggiungono i 100-300 metri di altezza. Ciò ha consentito al team di ricercatori di misurare parametri come la dimensione della bocca eruttiva.Sebbene gli scienziati non potessero vedere a occhio nudo gli anelli che stavano cercando di catturare, questi sono apparsi analizzando i video ad alta velocità. Dopo aver misurato le dimensioni e la velocità degli anelli e sincronizzato con precisione il video con l’audio, i ricercatori sono riusciti a isolare il rombo basso e costante proveniente dai vortici.Poiché i suoni dei vortici erano distintivi e costanti, il team ha potuto correlare la loro frequenza con altre loro caratteristiche. In particolare, è stato evidenziato un chiaro legame tra il movimento del vortice, il suo suono e le dimensioni della bocca eruttiva. Altri cambiamenti nella “melodia” di un vulcano, incluso il suo getto eruttivo, possono essere correlati alla struttura interna della bocca.

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Online i modelli virtuali di vulcani, faglie attive e fondali marini

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Dalla Grecia all’Islanda, dall’Italia alle Maldive. Tutto in un touch. Studenti, ricercatori o semplici curiosi potranno ritrovarsi, con un clic, sulle pendici di vulcani attivi, sui fondali oceanici, lungo faglie attive o all’interno di caldere vulcaniche. Ambienti reali fotografati con i droni e fruibili attraverso la realtà virtuale direttamente da casa.Lo staff del Laboratorio di Realtà Virtuale per le Scienze della Terra – GeoVires (https://geovires.unimib.it/) del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente della Terra dell’Università di Milano-Bicocca ha infatti deciso di mettere a disposizione quaranta siti geologici virtuali, denominati “Virtual Outcrops”, per rendere esplorabili in prima persona siti geologici di varie parti del mondo. Sarà così possibile effettuare delle vere e proprie escursioni geologiche attraverso la realtà virtuale o i video a 360°, utilizzando degli appositi visori collegati a smartphone o PC. Chi non ha i visori, può comunque esplorare i siti in tre dimensioni.Ogni Virtual Outcrop è arricchito da un’apposita spiegazione, in inglese, e dall’indicazione delle pubblicazioni scientifiche di riferimento, così da guidare gli utenti attraverso la fruizione e la comprensione del sito geologico. Tanti gli aspetti scientifici che potranno essere “studiati”: dalla tettonica attiva ai vulcani, dai fondali marini del Mar Mediterraneo alle barriere coralline dell’Oceano Indiano fino ai fossili in laboratorio. La condivisione dei Virtual Outcrop continuerà anche dopo la pandemia, con lo scopo di mettere la scienza a disposizione di tutti. Sarà quindi sempre possibile esplorare siti che, in molti casi, sarebbero difficilmente raggiungibili a causa della loro localizzazione in regioni remote del pianeta.A livello italiano, stanno collaborando con GeoVires Lab il consorzio interuniversitario CRUST, l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese e l’Osservatorio Etneo – INGV di Catania; a livello internazionale l’Università di Atene e l’European Geosciences Union.
≪Il Laboratorio di Cartografia e Droni dell’Osservatorio Etneo dell’INGV – spiega Emanuela De Beni, ricercatrice dell’INGV che ha partecipato al progetto insieme al collega Massimo Cantarero – ha messo a disposizione dei colleghi dello staff del Laboratorio di Realtà Virtuale per le Scienze della Terra dell’Università di Milano-Bicocca una serie di modelli “virtual outcrop” realizzati tramite tecniche fotogrammetriche SfM (Structure from Motion) per la loro diffusione in realtà virtuale. I droni mostrano ormai da anni delle grandi potenzialità quali strumenti indispensabili per il monitoraggio ambientale, la ricerca scientifica e la divulgazione. Siamo quindi fieri di condividere con altri colleghi i prodotti realizzati, con l’obiettivo comune di incrementare la possibilità di visitare siti unici e geologicamente molto interessanti come quelli che caratterizzano il territorio siciliano>>.GeoVires Lab nasce dall’esperienza maturata in due precedenti progetti, Argo3D (http://argo3d.unimib.it/) e 3DTeLC, coordinati da Alessandro Tibaldi, docente di Geologia strutturale. In quell’occasione è stato sviluppato un software mirato a consentire agli studenti di Milano-Bicocca di utilizzare la realtà virtuale immersiva per futuri studi geologici, con navigazione su modelli ad altissima risoluzione in grado di garantire una didattica innovativa e coinvolgente.

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Stromboli, uno studio dell’INGV svela i meccanismi alla base delle eruzioni esplosive

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

Dietro alle violente eruzioni esplosive del vulcano Stromboli ci sarebbe l’interazione tra magmi di diverse temperature: è quanto afferma uno studio condotto in collaborazione con l’INGV appena pubblicato sulla rivista Lithos. Il lavoro rappresenta un nuovo passo in avanti nella conoscenza del funzionamento dei vulcani. Studiare i minerali magmatici eruttati dal vulcano di Stromboli, come il pirosseno, per comprendere come si muove il magma dalla profondità della crosta terrestre e quali processi avvengono durante la sua risalita. Questo è l’obiettivo del lavoro Mush cannibalism and disruption recorded by clinopyroxene phenocrysts at Stromboli volcano: new insights from recent 2003-2017 activity appena pubblicato sulla rivista Lithos e condotto dai ricercatori del Laboratorio per le Alte Pressioni e Alte Temperature di Geofisica e Vulcanologia Sperimentali (HPHT) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, l’Università del Queensland (Australia) e con il Natural History Museum di Londra.“Il pirosseno” spiega Piergiorgio Scarlato, vulcanologo e responsabile del Laboratorio HPHT dell’INGV, “è un minerale magmatico che ha la peculiarità di registrare i processi che avvengono all’interno della crosta e al disotto degli edifici vulcanici, permettendo così di ricostruire cosa avviene quando magmi con diversa composizione chimica interagiscono fra loro e con quali scale temporali questi processi avvengono”. Lo studio ha riguardato, in particolare, i prodotti delle eruzioni dello Stromboli nel periodo che va dal 2003 al 2017 e ha importanti ripercussioni sulla comprensione dei meccanismi che hanno prodotto le esplosioni dell’estate del 2019. “Le analisi sui minerali”, prosegue Scarlato, “evidenziano che il magmatismo di Stromboli è alimentato da un magma molto caldo che si trova a profondità massime di dieci chilometri. Questo magma risale all’interno della crosta per poi entrare in contatto con un magma più freddo che si trova a meno di tre chilometri di profondità. L’interazione tra questi due magmi è una delle principali cause che produce le violente eruzioni esplosive dello Stromboli. Inoltre”, aggiunge il ricercatore, “i pirosseni rinvenuti nei prodotti dell’esplosione avvenuta il 5 aprile 2003 mostrano che questo processo di interazione è stato molto più veloce rispetto alle eruzioni successive che sono avvenute fino al 2017; questo significa che la geometria e la forma della camera magmatica che si trova sotto il vulcano hanno iniziato a cambiare nel tempo, in accordo con il fatto che i pirosseni hanno registrato un processo di interazione tra i due magmi molto meno evidente”. I ricercatori hanno inoltre scoperto che le eruzioni del periodo che va dal 2003 al 2017 sono collegate ad un sistema magmatico superficiale molto più caldo di quello del passato. “Questa ulteriore scoperta”, spiega il vulcanologo, “probabilmente è in relazione con le esplosioni avvenute la scorsa estate a Stromboli. Per questo motivo il nostro team sta ora studiando i prodotti vulcanici eruttati nell’ultimo anno.

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A Catania i 14 VideoClip sui vulcani doppiati da Leo Gullotta

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

Con una proiezione in esclusiva a Catania, giovedì 10 ottobre 2019 a Palazzo Platamone saranno presentati i 14 videoclip realizzati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) per raccontare i vulcani e il loro impatto sul territorio.
I video sono stati girati nell’ambito del progetto internazionale VolFILM, finanziato dalla Banca Mondiale e patrocinato dall’Associazione Internazionale di Vulcanologia e Chimica dell’Interno della Terra (IAVCEI). La versione in italiano del progetto, che si aggiunge alle altre lingue tra cui l’inglese, il francese, lo spagnolo e l’indonesiano, è stata curata dall’INGV con la collaborazione di una voce narrante d’eccezione, il Maestro Leo Gullotta, attore e doppiatore catanese che ha entusiasticamente aderito al progetto a titolo gratuito.Alla presenza del Sindaco di Catania Salvo Pogliese, dell’Assessore alla Cultura Barbara Mirabella, e del Dirigente Generale della Protezione Civile Siciliana Calogero Foti, il Direttore dell’Osservatorio Etneo dell’INGV (OE-INGV) Stefano Branca, rappresenterà l’importanza dell’iniziativa nella terra catanese.Gli interventi scientifici del Direttore del Dipartimento Vulcani dell’INGV Augusto Neri e dei vulcanologi dell’Istituto Daniele Andronico e Micol Todesco saranno moderati da Silvia Mattoni, giornalista del CNR, e si alterneranno alla visione dei video esperienziali.“L’INGV ha tra le sue missioni quella della divulgazione dei rischi e delle risorse naturali” spiega Carlo Doglioni, Presidente dell’Istituto. “I vulcani sono l’espressione del respiro della Terra, sono elementi vivi della natura e rialimentano l’atmosfera, ma sono anche fonte di grande pericolo: conoscerli è il primo passo per difenderci. La produzione di video di grande impatto visivo è diretta a rappresentare con la forza delle immagini i vari aspetti dell’attività dei vulcani, affinché la loro bellezza diventi non solo ammirazione della forza della natura, ma stimolo a costruire una società resiliente di cittadini consapevoli”.
“L’Italia è una delle nazioni maggiormente esposte al rischio vulcanico” sottolinea Augusto Neri, curatore del progetto per l’INGV insieme ai colleghi Daniele Andronico e Micol Todesco. “I vulcani italiani, in particolare quelli campani, Vesuvio e Campi Flegrei, costituiscono un potenziale pericolo per milioni di persone e quelli siciliani, Etna e Stromboli, sono tra i più attivi al mondo. L’obiettivo del progetto è quello di favorire, a livello globale, una migliore comprensione dei fenomeni vulcanici da parte delle popolazioni esposte, in modo da accrescere la conoscenza del rischio vulcanico, soprattutto nelle aree dove tale rischio è più alto o dove manca una memoria storica degli effetti delle eruzioni”.I videoclip in versione italiana saranno presentati nei prossimi mesi anche in altre città italiana e sono disponibili sui canali di comunicazione dell’INGV, sul canale YouTube “INGVvulcani” https://bit.ly/2pIlxnl e sulle pagine VolFilm di Vimeo.com

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SuperQuark

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

Roma 8 giugno Ore 12.00 Sala A viale Mazzini, 14   Conferenza stampa per la ripresa di SuperQuark  e la presentazione della puntata speciale  Dopo l’Islanda: cosa bolle sotto terra? Un programma di Piero Angela Collaborazione di Alberto Angela, Cristiano Barbarossa,  Barbara Gallavotti, Lorenzo Pinna Regia di Gabriele Cipollitti  Quest’anno SuperQuark, il magazine televisivo di scienza, natura e tecnologia, inaugura la stagione con una puntata speciale interamente dedicata ai vulcani  In onda su Raiuno, giovedì 10 giugno ore 21.10

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