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Nel pubblico impiego i vuoti di organico non si risolvono col precariato di massa

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

Lo abbiamo detto per anni nell’indifferenza quasi generale: la pubblica amministrazione italiana è pesantemente sottorganico e il settore delle Funzioni Centrali (Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti pubblici non economici) è quello che sta decisamente peggio. Adesso pare che se ne stiano accorgendo in tanti: politici, studiosi, giornalisti ed esperti di ogni sorta.Come mai si sono svegliati? Perché i dati sugli organici delle pubbliche amministrazioni diffusi dalla Ragioneria Generale dello Stato sono estremamente preoccupanti e perché col Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) i Ministeri sono chiamati a svolgere un’imponente mole di lavoro. Ma il personale manca e continuerà a mancare sempre di più.Per comprendere lo svuotamento prossimo venturo delle amministrazioni pubbliche basta ragionare sul dato anagrafico. Circa il 70% dei dipendenti delle Funzioni Centrali ha più di 50 anni e circa il 30% ne ha più di 60. Per capire la vera entità del disastro bisogna guardare a quello che succederà da qui ai prossimi 3-5 anni. Saranno gli anni del PNRR e gli anni in cui quasi metà dei dipendenti attualmente in servizio nei Ministeri andrà in pensione. Senza scivoli e senza quota 100. Solo per raggiungimento dei requisiti Fornero.Panico nel governo e nelle redazioni dei giornali: bisogna correre ai ripari, sennò finisce che perdiamo i soldi dell’Europa. E in questi giorni abbiamo assistito a una specie di gara a chi la sparava più grossa sul numero dei pubblici dipendenti da assumere nel prossimo triennio/quinquennio: 300mila, 500mila, oltre 740mila. Questo gioco al rilancio ci sembra eviti la domanda chiave: quali scelte stiamo facendo oggi per il futuro del lavoro pubblico? A leggere il PNRR e i primi provvedimenti governativi per il potenziamento della Pubblica Amministrazione non c’è da essere ottimisti. Il turn over non porterà a una sostituzione di lavoro di pari qualità anche perché la maggior parte delle nuove figure professionali avrà un contratto di lavoro a tempo determinato.Lo svuotamento della Pubblica Amministrazione, di fronte al quale oggi molti si stracciano le vesti, è frutto di una precisa strategia di pianificazione politico-economica portata avanti per oltre due decenni da governi di tutti i colori.Eppure qualcuno si illude che la soluzione al deserto di risorse umane e di professionalità sia quella di riempire le strutture pubbliche di migliaia di dipendenti a termine da collocare negli snodi essenziali per la riuscita del PNRR. Professionisti usa e getta per rilanciare il Paese, ma potenzialmente succubi di mille condizionamenti a causa della loro posizione di debolezza nei meccanismi della macchina amministrativa.Non ci piace il precariato. Non ci piace in generale, ma nella Pubblica Amministrazione lo consideriamo addirittura aberrante, contrario agli interessi di buon andamento ed efficienza dell’azione amministrativa. Questo è il grande tema di politica sindacale da mettere al centro del dibattito.E bisogna anche cominciare a parlare del pericolo enorme che la precarizzazione del lavoro comporta per il sindacato in termini di messa in discussione del proprio ruolo. Un ruolo che non deriva da concessioni politiche, ma da una rappresentatività reale, misurata e certificata. Al contrario, la precarietà delle condizioni di lavoro favorisce la dispersione e la frammentazione delle rappresentanze: fenomeno ben noto nel lavoro privato e che va di pari passo con la frammentazione degli interessi e delle rivendicazioni dei lavoratori assunti con tipologie diverse, spesso in reciproca competizione. Il gioco è sottile, ma duro. Dev’essere chiaro a tutti che noi non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare gli spazi di rappresentatività conquistati negli anni a prezzo di dure lotte. Se questo è l’obiettivo occulto dei sostenitori della precarizzazione massiccia nel settore pubblico, è bene che sappiano sin da subito che hanno sbagliato i loro calcoli. Sandro Colombi, Segretario generale UILPA

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Cuori vuoti di Juli Zeh

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

Collana Le strade Fazi Editore In libreria dal 14 gennaio Cuori vuoti è ambientato nel 2025, in un futuro distopico pericolosamente vicino alla realtà del nostro presente, in una Germania sconvolta da una crisi finanziaria globale, da migrazioni di massa e dal trionfo di un movimento ultrapopulista. Juli Zeh conferma il suo talento nello sviluppare grandi temi di attualità in una narrazione dal ritmo serrato ma al tempo stesso colma di approfondimento psicologico.

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Murale Vuoti di Memoria

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Roma 20 settembre 2018 ore 10.30/13.30 | Metro A Porta Furba verrà inaugurato, alla presenza dell’Assessore alla Mobilità di Roma Capitale Linda Meleo, il Murale Vuoti di Memoria.
Il Progetto artistico, voluto e patrocinato dal Municipio VII di Roma, è realizzato negli ambienti della stazione della Metro A Porta Furba – Quadraro, grazie al contributo dell’artista Ugo Spagnuolo e a cura dell’Associazione Porto d’Arte e Takeawaygallery, ed è la prima iniziativa di Arte Urbana creata con l’ausilio dei cittadini e degli abitanti del posto. La finalità dell’operazione, che ha visto l’allestimento di un murale di oltre 400 mq, era quella di riqualificare uno spazio comune inteso come non luogo, semplice passaggio, grazie a un’opera pubblica e relazionale. Diciotto personaggi significativi del quartiere sono stati immortalati in dimensioni monumentali nella quotidianità di un gesto altamente simbolico: la chiusura di alcune bottiglie che nell’opera diventano conserve-documenti da riempire attraverso la propria storia. Il dipinto è inoltre concepito per essere completato, nel tempo, da chi sul Quadraro insiste e vi è legato, persone che l’artista ha incontrato da febbraio 2018 effettuando laboratori in collaborazione con il Liceo Artistico G.C. Argan di Roma ed il Liceo Artistico A. Frammartino di Monterotondo e nelle sedi più varie. Centinaia di sagome di bottiglie sono colmate quindi dai loro ricordi, trasformando così una stazione della metropolitana in un palcoscenico rivelatore di memoria, privata o collettiva, storica o intima, ove recuperare immagini, reminiscenze, identità. Il murale è finanziato grazie alla liberalità di privati e aziende che si sono attivati nel tempo. Alle sponsorizzazioni di alcune importanti realtà economiche locali, prima fra tutte l’Harley Rock Crew seguita da De Quintili Panificio & Pasticceria, Elettrica Morlacco e Carlo Carra, si è unito, per quanto concerne i colori utilizzati, Sigma Coatings, attività che da anni supporta attivamente la riqualificazione dei luoghi del quartiere.

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Figli: risarcimenti e vuoti emotivi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2013

English: The Palace of Justice in Rome, Italy,...

English: The Palace of Justice in Rome, Italy, seat of the Supreme Court of Cassation. View from the opposite side of Umberto I bridge Français : Le Palais de Justice en Rome, Italie, siège de la Court de Cassation, vue de Pont Umberto I Deutsch: Die Justizpalast in Rom, die Oberster Kassationsgerichtshofs Palast Italiano: Il Palazzo di Giustizia, anche noto come Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, a Roma, visto dalla mezzeria di ponte Umberto I (Photo credit: Wikipedia)

Ancora una sentenza che mette di fronte alle proprie responsabilità quei padri che non hanno voluto riconoscere i propri figli.
È la prima sezione civile della Cassazione con la sentenza 26205 pubblicata il 21 novembre che statuisce il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da illecito endofamiliare per quei figli non riconosciuti dal padre ritenuto responsabile per la sola consapevolezza del concepimento e non la certezza assoluta della paternità. La conseguenza è che il vuoto emotivo, relazionale e sociale causato dall’assenza paterna nella vita dei figli può essere liquidato economicamente. A darne notizia, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da anni impegnata anche nella tutela dei diritti dei figli e della famiglia.
Nel caso di specie i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso di un uomo condannato dalla Corte d’Appello di Trieste, a corrispondere ai figli un risarcimento di ben 150mila euro caduno a titolo di danno non patrimoniale da illecito endofamiliare a seguito del riconoscimento giudiziale della paternità naturale.
Nella causa l’uomo aveva sostenuto di non essere stato a conoscenza del suo status prima del giudizio, e che peraltro l’azione intrapresa era tardiva ed il danno non patrimoniale non era dovuto in assenza di prova certa della sofferenza dei ricorrenti. Ed in più, il danno doveva essere escluso, almeno per il secondo figlio, perché al momento del concepimento la madre frequentava anche un altro uomo.
Ma i giudici del Palazzaccio hanno ben ritenuto di dover respingere tutte le doglianze formulate da questi rimarcando la circostanza che l’obbligo dei genitori di mantenere i figli sorge dalla nascita e discende dal mero fatto della generazione. Tale preciso obbligo direttamente desumibile dal sistema di protezione della filiazione stabilito nell’articolo 30 della Costituzione non viene meno quando il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, per il periodo anteriore alla dichiarazione giudiziale di paternità o maternità, essendo sorto sin dalla nascita nei confronti di entrambi i genitori. «Si determina, pertanto, un automatismo tra procreazione e responsabilità genitoriale che costituisce il fondamento della responsabilità aquiliana da illecito endofamiliare, nell’ipotesi in cui alla procreazione non segua il riconoscimento e l’assolvimento degli obblighi conseguenti alla condizione di genitore».
Peraltro – rilevano gli ermellini – che nella fattispecie “il ricorrente ha avuto la piena possibilità di essere del tutto consapevole della probabilità della propria paternità, ma ne ha ignorato tutti i segnali, lasciando i minori privi della figura paterna e delle cure necessarie”. Ed inoltre, sarebbe stato suo preciso onere ricorrere a un’indagine tecnica al fine di verificare l’effettiva paternità. In merito alla determinazione del risarcimento, i giudici di Piazza Cavour hanno concluso che il danno subito a causa della privazione della figura paterna è consistito per i figli nelle ripercussioni personali e sociali derivanti dalla consapevolezza di non essere mai stati desiderati ed accolti come figli. La mancanza del padre, in sostanza, ha segnato un tracciato di disagio e sofferenza nello sviluppo psico-fisico dei minori e ha creato una situazione di privazione affettiva e di ruolo sociale di natura stabile e definitiva, non suscettibile di mutamenti quanto meno fino al raggiungimento della maggiore età. Il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, con applicazione del criterio equitativo puro, ha concluso la Suprema corte, sorge quindi «dal vuoto emotivo, relazionale e sociale dettato dall’assenza paterna fin dalla nascita nella vita dei resistenti».

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Alberto Battaglioli: Materico-Spirituale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2010

Milano fino al 26/7/2010 Sant’Agnese 12/8, Studio D’Ars si inserisce nella rassegna Arte e Spirito, che ha preso avvio con la personale dell’artista americano Robin Van Arsdol The Prophecies, l’omaggio a Zeno Giglietti con le Elevazioni, l’installazione Magnificat di Daniele Italia e Marco Canova e la mostra fotografica Reflect di Pasquale Zeno. Alberto Battaglioli, artista pieno di fantasia e sensibilità, si muove con disinvoltura tra segni policromi e monocromi, forme e linee, vuoti e pieni in equilibrio reciproco. È alla costante ricerca di energie positive, delle quali vuole permeare le sue opere: energie che solo l’arte sa assorbire e successivamente trasmettere. Valter Fabbri
Alberto Battaglioli vive e lavora come pittore e designer orafo nella provincia di Pistoia, dove si e’ diplomato Maestro d’Arte nel 1991. Nella sua carriera artistica ha partecipato a performance collettive e personali, ha conseguito premi di critica e da alcuni anni si occupa di didattica del disegno. (alberto Battaglioli)

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