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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘welfare’

Partnership per la diffusione del Welfare Aziendale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

E’ un servizio rivolto a Piccole, Medie e Grandi Imprese italiane impegnate in percorsi strutturati di Compensation & Benefit.Grazie ad Easy Welfare, ManpowerGroup allarga la suite di prodotti HR erogabili alle proprie aziende clienti. La piattaforma tech fornita dal provider è in grado di unire ben oltre 11.000 fornitori nazionali e locali: oltre ai classici servizi di rimborso effettuabili direttamente online, Easy Welfare mette a disposizione la più ampia gamma di flexible benefit (viaggi, hotel, card benzina, shopping, ticket cinema, ingressi termali & CO).Secondo i dati dell’Osservatorio Welfare di Easy Welfare il credito welfare medio disponibile nel corso del 2018 per il campione di beneficiari analizzato risulta pari a circa 780€ pro-capite, ovvero circa il +21% in più rispetto alle somme riferite al 2017.

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Exprivia si è aggiudicata il Welfare Awards 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Exprivia, azienda internazionale specializzata in Information and Communication Technology (a capo del gruppo Exprivia|Italtel), si è aggiudicata il Welfare Awards 2019, promosso da Easy Welfare, per il miglior piano Wellfeel, avendo fatto del welfare uno strumento di utilizzo a tutto tondo: flessibilità degli orari, conciliazione vita-lavoro, smart working. La selezione per l’edizione 2019 delle 20 sezioni del premio ha coinvolto oltre 700 aziende.Nei giorni scorsi Exprivia ha comunicato che, raggiunti gli obiettivi fissati per il 2018 nell’accordo per il contratto integrativo di secondo livello, i dipendenti potranno scegliere la modalità preferita per accedere al premio di risultato tra erogazione in denaro, servizi welfare e stock grant.

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Generazioni a confronto: i nonni di oggi sono più moderni e tecnologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

I nonni sono da sempre la colonna portante di molte famiglie, fonte di un welfare spesso irrinunciabile. Badano ai nipoti quando i genitori sono al lavoro, mandano avanti la casa, sbrigano faccende e commissioni, ma non “solo”: anche in estate, per più di un italiano su due (58%), di fronte ai tanti impegni di lavoro e alle incombenze della vita quotidiana, la soluzione migliore è affidare proprio a loro i figli, perché possano trascorrere un periodo di vacanza con persone fidate senza dovervi rinunciare per via degli impegni dei genitori.È il dato che emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare.
Da sempre colonna portante di molte famiglie e fonte di un welfare spesso irrinunciabile, i nonni di oggi, rispetto al passato, sono anche, e sempre più, attivi e moderni: godono di buone condizioni di salute (41%), hanno maggiore dimestichezza con la tecnologia (40%) e un buon livello di istruzione (30%).Inoltre, vivono la terza età come una seconda giovinezza: sono più propensi a concedersi svaghi e piccoli piaceri (39%), come cene, viaggi e uscite culturali, e non rinunciano all’attenzione a loro stessi e al loro benessere (14%).Ma in che cosa consiste, soprattutto, il sostegno che i nonni danno alla famiglia? In primo luogo, nella cura dei nipoti (49%), badando a loro quando i genitori sono impegnati al lavoro.Per più di un italiano su tre (38%), inoltre, i nonni sono anche un’importante, e molte volte indispensabile, fonte di sostegno economico che integra il reddito familiare e mette a disposizione risorse necessarie alla vita di tutti i giorni.Un’altra sfera che li vede impegnati è quella della gestione della casa e del disbrigo di mansioni e commissioni che non potrebbero essere portate avanti in altro modo (13%).
Ma che cosa rende, in generale, tanto importante il ruolo dei nonni per figli e nipoti? L’aspetto che incide più di tutti, secondo gli italiani, è la difficoltà per molte famiglie di conciliare i tempi di lavoro con la cura dei figli e la gestione della casa (45%). A seguire, l’assenza o la carenza di servizi e strutture (31%) come centri ricreativi e asili nido che possano prendere in carico i figli durante la giornata.
Un altro aspetto segnalato dagli italiani è la progressiva inversione del trend del benessere: per quasi un connazionale su tre (28%), infatti, le nuove generazioni di genitori si trovano in una condizione economica e sociale molto più difficile di quelle che le hanno precedute. Vi sono poi la povertà delle famiglie (27%) e la difficoltà di raggiungere una stabilità lavorativa (24%).Ci sono però alcuni venti contrari che metteranno sempre più a dura prova il ruolo che i nonni oggi svolgono. In primis l’innalzamento dell’età pensionabile (36%), che riduce la disponibilità di tempo ed energie da dedicare alla famiglia, seguito dalle minori risorse economiche a disposizione (28%). A incidere saranno anche fattori come la presenza di nonni single o con nuovi partner (16%) e la lontananza da figli e nipoti (15%), magari trasferitisi altrove per motivi di lavoro.“La nostra ricerca ha evidenziato due aspetti di rilievo: da una parte, il ruolo assolutamente centrale dei nonni per la famiglia, nei diversi ambiti della quotidianità; dall’altra l’evoluzione della loro figura, differente sotto molti punti di vista dalle generazioni passate, e la percezione della terza età come una fase da vivere con pienezza” – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo.

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La democrazia si può perdere

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Prima ancora di chiedersi “che fare” bisogna cercare di capire che cosa è successo il 26 maggio e anche le ragioni di un così repentino cambiamento della geografia elettorale.
La democrazia non perdona, gli errori, gli sgarri li fa pagare ad usura. Essa ha un effetto moltiplicatore, e come moltiplica straordinariamente i fattori positivi immessi nel corpo sociale (le fortune del Welfare State ne sono state nel secolo scorso un esempio) così moltiplica il negativo della cattiva politica e del maldestro pensiero.
Questa è anche la ragione dei cambiamenti improvvisi del quadro politico, che lasciano di stucco i commentatori abituali, avvezzi all’eterna ripetizione dell’identico. I regimi sono molto più piatti e prevedibili delle società aperte, le gestioni autoritarie longeve, gli Imperi possono durare dei secoli; ma la democrazia no, le democrazie sono il regno della sorpresa, della novità, dell’inedito che irrompe inatteso e poi magari presto scompare. Perciò la democrazia ha bisogno di gente molto più sveglia, che capisca più in fretta, ha bisogno di cittadini, non di sudditi. La democrazia oggi c’è, domani può non esserci più; non è un dato di natura, è un’opera e una decisione nostra.
Nelle elezioni europee, l’effetto moltiplicatore più devastante la democrazia l’ha esercitato sul Movimento 5 stelle. Esso ha pagato l’aver fornito la manovalanza per l’erezione del trono di Salvini e l’aver offerto lo sgabello ai suoi piedi, e averlo fatto quasi senza calcolo, il che è ancora più grave che farlo per un calcolo sbagliato. Sventatezza politicamente imperdonabile; ma essa aveva una causa che la rendeva inevitabile: il disprezzo per la politica, il discredito della politica come arte, come cultura, come professione, con la conseguenza di un’incapacità dei giovani capi del Movimento di capire la politica, di riconoscerla, proprio nel momento in cui dovevano farla.
Non è politica stabilire di fare politica a termine per non contaminarsi; i “due mandati” il Movimento stesso li ha fatti, ed ora è lui che rischia il licenziamento. Non è politica colpevolizzare stipendi e pensioni dei politici, come se non ci fosse altro, e quello non fosse un lavoro, né è politica liquidare quell’evento maggiore dei partiti italiani che è stato il trapasso dal PD di Renzi a quello postrenziano con la falsa notizia che per prima cosa il nuovo PD volesse aumentare le indennità parlamentari. Non è politica chiudere occhi orecchi e cuore a tutto il resto, purché passi il reddito di cittadinanza. Non è politica non cambiare politica dopo la scudisciata del voto.
L’effetto moltiplicatore ha funzionato anche nel creare il successo di Salvini. L’intero sistema politico italiano non aveva capito il segnale delle elezioni del 4 marzo dell’anno scorso: massimo era lo scoramento e l’insofferenza per una situazione economica e sociale divenuta insostenibile: non solo i poveri restavano poveri, non solo i disoccupati languivano, ma i ricchi si impoverivano e gli occupati, pur lavorando, scendevano nella miseria. L’elettorato ha espresso la maggiore protesta allora possibile votando per i 5 stelle. contro i partiti tradizionali dei Minniti e dei Gentiloni; questi hanno reagito aspettando di vederne, compiaciuti, il fracasso; ed ora l’elettorato ha votato in modo ancora più radicale e disperato, ha votato per la Lega Nord, perfino nel Sud, che è tutto dire. Ma anche Salvini pagherà l’effetto moltiplicatore della democrazia; ha promesso il miracolo di cambiare l’Italia e l’Europa, invocando santi e Madonne e baciando rosari prima e dopo il voto, ma il miracolo non lo potrà fare, e avendo molto promesso poco gli sarà perdonato. Così ha mostrato solo quanto è ancora infantile la cultura religiosa in Italia, tra i devoti che si fanno la croce per propiziarsi voti, goal e prodigi e il cardinale Muller che ciò giudica “cristiano”.
Il partito democratico, raso al suolo da Renzi, ha riguadagnato la linea di galleggiamento; ma metà del suo successo è dovuto al candidato tenuto più nascosto, a quel Pietro Bartòlo, il medico di Lampedusa, che vuole andare a Strasburgo per raccontare all’Europa la vera storia dei 350.000 naufraghi che negli anni ha curato nell’isola, e di quelli di cui ha dovuto fare “l’ispezione cadaverica”; in molti casi si trattava di bambini; “anche questi sono bambini”, ha gridato durante la campagna elettorale, non lo sono solamente i “bimbi” con cui si gloria in TV di passare la domenica il ministro degli Interni. E se si proietta sul piano nazionale il risultato di Bartòlo, presente in due soli collegi (in Sicilia ha preso la metà di tutti i voti del PD), e si tiene conto di mezza Italia che non è andata a votare né per gli uni né per gli altri, si vede che il vero vincitore è lui, è l’Italia della compassione, non quella dello scarto.
E ora, se si può, si torni alla politica, cioè ai problemi veri su cui non si è votato, perché taciuti in una campagna elettorale dedita a tutt’altro; sono i veri nodi della situazione presente: il clima, gli eventi estremi della natura oltraggiata, il commercio selvaggio, il denaro sul trono, le armi messe sopra a tutto, l’epidemia della povertà, l’esclusione, il diritto di migrare, i profughi in fuga da guerre, da fame e dal degrado ambientale, le donne negate, il diritto perduto, le Costituzioni stracciate, il furto di futuro, l’uomo artificiale, “potenziato” e programmato dalla tecnica per togliergli di dosso l’immagine di Dio. Sono i temi che abbiamo affrontato nella recente assemblea di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri, di cui ora pubblichiamo sul sito quando ha detto Francesco Carchedi sulle nuove schiavitù nel mondo e il contributo degli studenti della Sapienza di Roma che hanno invocato una globalizzazione dei diritti e delle persone e non solo del denaro e dei commerci. Pubblichiamo anche una relazione sul tema “La solidarietà è un reato?” che Raniero La Valle ha tenuto il 29 aprile a un convegno sul volontariato riferendosi anche alle recenti conclusioni dell’assemblea di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it)

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Michel Chossudovsky: “Con la Nato dal Welfare al Warfare”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

By Manlio Dinucci. Al Convegno internazionale «I 70 anni della Nato: quale bilancio storico? Uscire dal sistema di guerra, ora», svoltosi a Firenze, ha partecipato quale principale relatore il Prof. Michel Chossudovsky, direttore di Global Research, il centro di ricerca sulla globalizzazione (Canada), copromotore del Convegno insieme al Comitato No Guerra No Nato e ad altre associazioni italiane. A Michel Chossudovsky – uno dei massimi esperti internazionali di economia e geopolitica, collaboratore dell’Enciclopedia Britannica, autore di 11 libri pubblicati in oltre 20 lingue – abbiamo rivolto alcune domande sui temi discussi al Convegno.
Anzitutto qual è stato il risultato del Convegno di Firenze?
Il Convegno internazionale di Firenze è stato un evento di massimo successo, con la partecipazione di diversi qualificati relatori provenienti da Nordamerica, Europa e Russia. È stata presentata la storia della Nato. Sono stati identificati e attentamente documentati i crimini contro l’umanità. Al termine del Convegno, con circa 600 partecipanti da tutta Italia e da diversi paesi europei, è stata presentata la Dichiarazione di Firenze.
Nella sua relazione introduttiva al Convegno, lei ha affermato che la Nato non è un’alleanza. Ci può spiegare perché?
Sotto la sembianza di un’alleanza militare multinazionale, il Pentagono domina il meccanismo decisionale della Nato. Gli Usa controllano le strutture di comando della Nato, che sono incorporate in quelle statunitensi. Il Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR) è sempre un generale statunitense nominato da Washington. Il Segretario Generale della Nato, attualmente Jens Stoltenberg, è essenzialmente un burocrate addetto alle relazioni pubbliche. Non ha alcun ruolo decisionale.
Un altro tema da lei sollevato è quello delle basi militari Usa in Italia e in altri paesi europei. Che ruolo hanno?
Il tacito obiettivo della Nato – tema rilevante del nostro dibattito a Firenze – è stato quello di attuare, sotto diversa denominazione, “l’occupazione militare” de facto dell’Europa Occidentale. Gli Stati uniti non solo continuano a “occupare” i “paesi dell’Asse” della Seconda guerra mondiale (Italia, Germania), ma hanno usato l’emblema della Nato per installare basi militari Usa in tutta l‘Europa Occidentale, e successivamente nell’Europa Orientale sulla scia della guerra fredda e nei Balcani sulla scia della guerra Nato contro a Jugoslavia.
Che cosa è cambiato riguardo a un possibile uso di armi nucleari?
Subito dopo la guerra fredda è stata formulata una nuova dottrina nucleare, focalizzata sull’uso preventivo di armi nucleari, cioè sul first strike nucleare quale mezzo di autodifesa. Nel quadro degli interventi Usa/Nato, presentati quali azioni per il mantenimento della pace, è stata creata una nuova generazione di armi nucleari di “bassa potenza” e “più utilizzabili”, descritte come “innocue per i civili”. I responsabili politici statunitensi le considerano “bombe per la pacificazione”. Gli accordi della guerra fredda, che stabilivano alcune salvaguardie, sono stati cancellati. Il concetto di “Mutua Distruzione Assicurata”, relativo all’uso delle armi nucleari, è stato sostituito dalla dottrina della guerra nucleare preventiva.
Quale relazione esiste tra corsa agli armamenti e crisi economica?
Guerra e globalizzazione vanno di pari passo. La militarizzazione sostiene l’imposizione della ristrutturazione macro-economica nei paesi bersaglio. Impone la spesa militare per sostenere l’economia di guerra a detrimento dell’economia civile. Porta alla destabilizzazione economica e alla perdita di potere delle istituzioni nazionali.Un esempio: ultimamente il presidente Trump ha proposto grossi tagli alla Sanità, all’Istruzione e all’infrastruttura sociale, “mentre richiede un grosso aumento per il budget del Pentagono”. All’inizio della sua amministrazione, il presidente Trump ha confermato l’aumento della spesa per il programma nucleare militare, varato dal presidente Obama, da 1.000 a 1.200 miliardi di dollari. sostenendo che ciò serve a mantenere il mondo più sicuro.
In tutta l’Unione europea l’aumento della spesa militare, abbinato a misure di austerità, sta portando alla fine di quello che veniva definito “Welfare State”. La Nato è impegnata ad aumentare la spesa militare, sostenendo, per bocca del segretario generale Jens Stoltenberg, che questa è la cosa giusta da fare per “mantenere la sicurezza della nostra popolazione”.
Gli interventi militari sono abbinati a concomitanti atti di sabotaggio economico e manipolazione finanziaria. Obiettivo finale è la conquista delle risorse sia umane che materiali e, allo stesso tempo, delle istituzioni politiche. Gli atti di guerra sostengono un processo di completa conquista economica. Il progetto egemonico degli Stati uniti è di trasformare i paesi sovrani in territori aperti alla loro penetrazione. Uno degli strumenti è l’imposizione di pesanti vincoli ai paesi indebitati. Ad impoverire vasti settori della popolazione mondiale concorre l’imposizione di letali riforme macro-economiche.
Qual è e quale dovrebbe essere il ruolo dei media nell’informare l’opinione pubblica su tali temi?
I media non si sono presi il disturbo di coprire il Convegno di Firenze. I crimini di guerra della Nato non vengono così menzionati. Senza la disinformazione attuata dai media, l’agenda militare Usa/Nato crollerebbe come un castello di carte. I pericoli incombenti di guerra, condotta con i più moderni armamenti compresi quelli nucleari, non sono notizie da prima pagina. La guerra è rappresentata quale azione di pacificazione. I criminali di guerra sono dipinti come pacificatori. La guerra diviene pace. La realtà è capovolta. Quando la menzogna diviene verità, non si può tornare indietro. Veritas odium parit.

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Casse di previdenza, welfare professionale da incentivare

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Proficuo incontro quello che si è svolto a Roma, presso la sede del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, tra il neo presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, il senatore Sergio Puglia, il presidente dell’Enpacl – Ente nazionale di previdenza e assistenza dei Consulenti del Lavoro – Alessandro Visparelli e la presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, Marina Calderone. Al centro del confronto i temi legati al sistema previdenziale delle Casse privatizzate dei professionisti e, più in generale, al sistema pensionistico italiano e le future linee di azione su cui sarà articolato il programma della Commissione parlamentare, che si riunirà per la prima volta nei prossimi giorni. Il senatore ha annunciato ai Consulenti del Lavoro la necessità di favorire il rapporto tra pensionati e nuovi iscritti alle Casse di previdenza, incentivando l’accesso alle professioni ordinistiche dei più giovani – anche tramite il supporto di tutte le Casse -; incentivare misure di welfare professionale e rendere più efficienti i processi organizzativi degli Enti di previdenza privati per fornire servizi di qualità e adeguati a rispondere alle esigenze degli iscritti. La Commissione si arricchirà molto dal confronto con le Casse per comprenderne peculiarità ed esigenze, esportando le buone pratiche presso gli enti previdenziali più in difficoltà. Il presidente Puglia ha, inoltre, apprezzato le attività di formazione realizzate dall’Enpacl e dal Consiglio nazionale dell’Ordine in favore dei loro iscritti: dai corsi sulla pianificazione previdenziale alla sicurezza sul lavoro, fino alle misure di welfare già in atto come la copertura dell’assistenza sanitaria integrativa per i praticanti Consulenti del Lavoro e la polizza sanitaria gratuita per tutti gli iscritti.

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I Millennials vogliono posto fisso, welfare e meritocrazia, ma, soprattutto, farsi una famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

I Millenials prediligono il lavoro intellettuale a quello manuale, vorrebbero fare un’esperienza professionale all’estero e considerano più coollavorare in una start up, piuttosto che in una grande azienda. Non solo: sono convinti che il vero punto di forza, in azienda, siano le competenze e la formazione e danno più valore alle possibilità di crescita e carriera che alla retribuzione. Interessante notare come continuino a sognare il posto fisso e desiderino lavorare in realtà che abbiano una politica di welfare aziendale in grado di aiutarli a formare una famiglia. E’ questa la fotografia delle aspettative lavorative dei Millenials che emerge dalla recente indagine 2018 dell’Osservatorio Generazione Z, Millennials, lavoro e welfare aziendalepromossa da Edenrede Orientasu un campione di oltre 5mila ragazzi. Si tratta della generazione digitale caratterizzata da elevati livelli di scolarizzazione, con significative competenze digitali, disponibilità alla mobilità, spiccato senso di autonomia e un’idea del lavoro informale, meritocratica e poco gerarchizzata.
Secondo i dati emersi, la maggioranza degli intervistati: l’88,92% del campione, ha indicato una spiccata preferenza per il lavoro da dipendente; solo l’11,08% ha indicato il lavoro autonomo, inoltre l’83% del campione ritiene la formazione scolastica e universitaria determinante per il proprio futuro nel mondo del lavoro. Alla domanda: “Preferisci un lavoro intellettuale o manuale?” il 66,50% ha espresso preferenza per quello intellettuale, mentre il restante 33,50% per quello manuale. Il 77,01% è disponibile a fare un’esperienza di lavoro all’estero e per il 69% la dimensione aziendale è indifferente, rispetto alle proprie preferenze lavorative, ma oltre il 74% sarebbe felice di poter lavorare in una start up. Alla domanda, Per l’azienda sono più importanti, secondo te, le tue competenze professionali o quelle umane (come un carattere aperto e brillante) e caratteriali? il 57,63% ha indicato le competenze professionali e solo il restante 42,37% quelle umane, le cosiddette soft skills.
Per una maggioranza schiacciante del campione, ossia l’81,50%, l’azienda ideale è quella che valorizza le potenzialità dei dipendenti, facendoli crescere in un contesto meritocratico. Il valore del merito è in assoluto al primo posto. Segue, in coerenza con il primo dato, il valore delle prospettive di carriera, per il 75,05%. Solo in seguito la “buona retribuzione” indicata dal 58,01% del campione. Subito dopo vengono gli aspetti legati ai benefit, welfare e organizzazione del lavoro. Per il 32,39% degli intervistati l’azienda ideale è quella che prevede una serie di benefit, oltre la retribuzione monetaria, come: computer, cellulare, buoni spesa, corsi di formazione, convenzioni con negozi e palestre, assicurazione sanitaria, viaggi, e così via. Con la stessa percentuale, il 32,16%, figurano coloro che hanno indicato una preferenza per l’azienda che offre la possibilità di gestire in autonomia l’orario e il luogo di lavoro. Per contro hanno scarsa rilevanza gli ambienti di lavoro (al contrario di quello che si poteva pensare) che: permettono un libero accesso ai socialdurante l’orario di lavoro, indicato dall’1,01%, che sono informali e con spazi di svago (1%) e che siano poco gerarchizzate, indicate dal 9,94% del campione.

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Decreto sicurezza, in Piemonte 22 milioni di euro di costi maggiori per il welfare comunale

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

Torino. La Regione ha lanciato il suo grido d’allarme ai parlamentari piemontesi che questa mattina si sono trovati in piazza Castello per l’incontro convocato dall’assessora all’Immigrazione, Monica Cerutti, in accordo con il presidente Sergio Chiamparino. Si temono le possibili conseguenze del Decreto sicurezza approvato dal governo, ora in discussione in Commissione parlamentare. Hanno raccolto l’appello la vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, il deputato Andrea Giorgis, che hanno partecipato alla riunione insieme al presidente dell’Anci Piemonte, Alberto Avetta, e alla vicepresidente Elide Tisi. Ai parlamentari che non erano presenti sarà invece inviata una nota con i dati raccolti in Piemonte sull’impatto del Dl, in modo da chiedere il loro aiuto e modificarne il testo.“Abbiamo voluto questo incontro – afferma il presidente Chiamparino – perché abbiamo raccolto le preoccupazioni dei circa 60 comuni del nostro territorio, oggi coinvolti in progetti di accoglienza diffusa, i cosiddetti Sprar. E riteniamo importante chiedere il contributo di tutti per modificare un atto che potrebbe avere effetti assai negativi”. “Davanti allo smantellamento dell’attuale sistema di accoglienza, – afferma Cerutti – il rischio è che si possano perdere circa 350 posti di lavoro. Il Decreto ridimensionerà i progetti Sprar, gestiti dai Comuni, che oggi accolgono circa 1400 migranti, a favore dei Cas, i centri gestiti dalle prefetture che già oggi accolgono la maggioranza dei richiedenti asilo e rifugiati (10.400 persone circa)”.Il decreto rischia di costituire poi un aggravio per le casse comunali. L’Anci stima che a livello nazionale i costi potrebbero aggirarsi intorno ai 280 milioni di euro, di cui 22milioni solo in Piemonte. Soldi che le amministrazioni locali dovranno spendere per quei soggetti vulnerabili (malati psichici o con altre patologie) o famiglie con minori a carico, per offrire loro servizi sociali e sanitari.Il terzo grande problema è quello legato alla sicurezza. Il decreto mira a ridurre il rilascio di permessi di carattere umanitario. Questi d’ora in poi saranno concessi solo in rare eccezioni. Ciò vuol dire che un importante numero di richiedenti asilo presto diventerà irregolare. L’assessorato regionale all’Immigrazione ha stimato che solo in Piemonte saranno circa 5mila i nuovi invisibili. Questo potrebbe determinare un utilizzo di queste persone nel lavoro nero o peggio potrebbero essere reclutati dalle organizzazioni criminali con un aumento del rischio per la sicurezza dei cittadini”.“Numerose le relazioni inviateci dalle amministrazioni comunali. – afferma Cerutti – Ad esempio a Torre Pellice oggi vengono utilizzati 35 alloggi per ospitare i migranti e col decreto sicurezza questi saranno lasciati vuoti. In diversi piccoli Comuni rischiano di chiudere alcune scuole che non hanno abbastanza alunni e che restano aperte per via della presenza di piccoli migranti”.

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“Welfare che non c’è”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

È necessario un cambio di mentalità, è necessaria la promozione di una nuova cultura del risultato per incidere in profondità sul sistema Paese. Non è più valida l’equazione tra produttività e durata della presenza in ufficio, ogni forma di taylorismo è ormai anacronistica. Sono alcune delle riflessioni emerse all’unanimità dall’incontro “Il Welfare che non c’è” svoltosi questa mattina nell’ambito di Nobìlita, il festival dedicato alla cultura del lavoro organizzato dalla community FiordiRisorse, in programma fino a questa sera all’Opificio Golinelli di Bologna. Gli ospiti sul palco – Alessandra Stasi, Group Talent&People Development di Barilla, Giordano Curti, Direttore Generale Cir Food, Michele Riccardi, HR Manager di EdenRed Italia e Andrea Montuschi, Presidente di Great Place to Work – si sono confrontati sui temi del welfare, tentando di definire cosa significhi oggi. Le best practice in essere all’interno delle singole realtà aziendali – dalla cura dell’alimentazione alla disponibilità di piattaforme che consentono alle persone di disporre dei propri budget individuali secondo formule di flexible benefits fino allo smart working – disegnano uno scenario di costante tentativo di armonizzazione tra i bisogni delle aziende e quelli dei lavoratori. Un tentativo che risulta essere conveniente, sia per quanto comporta in termini di defiscalizzazione sia in quelli di soddisfazione del dipendente e, conseguentemente, di maggior produttività. “
Uno scenario che apre uno spiraglio di positività in una realtà del mondo del lavoro che molto spesso è raccontata solo al negativo, tra incongruità retributive e costanti ricatti al lavoratore. “Quel che manca è un cambio di mentalità – dice Alessandra Stasi di Barilla. – Misure di welfare come lo smartworking comportano investimenti ridotti da parte delle aziende ma si traducono in miglior qualità della vita del lavoratore, e, di conseguenza, dell’azienda stessa. È un passaggio culturale nel quale occorre accompagnare i lavoratori, instillando una cultura degli obiettivi, così come nei manager, troppo ancorati alla necessità del controllo sull’operato dei propri dipendenti”. E se il modello olivettiano non è più percorribile in un panorama così profondamente mutato dal punto di vista storico, sociale, economico, tecnologico, occorre trovare altri strumenti, “destrutturare più che organizzare” secondo le parole di Michele Riccardi, che con EdenRed disegna soluzioni di welfare per le aziende. “E’ impossibile pensare a misure che possano essere identiche per 300 persone: le esigenze variano di individuo in individuo, e di anno in anno: ecco perché quello cui puntiamo è la creazione di un bouquet di offerte in cui le persone possano trovare sempre quello di cui hanno bisogno. Dello stesso avviso Andrea Montuschi, Presidente di Great Place to Work, azienda che misura proprio la soddisfazione delle persone in azienda per comprendere quali misure di welfare si possano adattare ai bisogni dei singoli. Anche lo smart working va in questa direzione, a patto che non lo si sovrapponga con il telelavoro, il lavoro a distanza, ma gli si riconosca la natura di modalità organizzativa intelligente, che consente di organizzare i propri tempi e di riconoscere di volta in volta le modalità operative più performanti: un giorno fuori dall’ufficio, l’altro in riunione con lo staff. E il settore pubblico, sollecita un intervento dalla platea, a che punto è? Nonostante normative specifiche impongano agli enti pubblici di implementare il lavoro a distanza, siamo ben lontani dall’applicazione effettiva: una sinergia privato-pubblico potrebbe essere la strada per costruire assieme nuovi scenari, in cui si faccia strada un modello culturale squisitamente anglosassone – ciò che è tradito dall’abbondanza di anglicismi utilizzati per definire queste modalità – per attivare da un lato responsabilità di comportamenti nei dipendenti, dall’altro la fiducia dei capi nei confronti dei collaboratori. (fonte: Ufficio Stampa Fior di Risorse a cura di Mec&Partners)

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Elezioni 2018. Welfare: Italia come la Svezia?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Da non crederci. Eppure, se prendiamo i dati, e le considerazioni, de “Il bilancio del sistema previdenziale italiano”, riferito al 2016, dobbiamo prendere atto che spendiamo, per il cosiddetto welfare (pensioni, sanità e assistenza), il 54% dell’intera spesa pubblica. Infatti, su 830 miliardi di spesa pubblica totale, ben 454 sono attribuite al welfare. Se, poi, rapportiamo i 454 miliardi alle sole entrate (788,5 miliardi), la percentuale arriva al 57%, più alta di quella svedese! Ovviamente, è tutta da valutare quantità e qualità del welfare, ma i numeri sono quelli. Di sola assistenza (pensioni e assegni sociali, invalidità, accompagnamento, pensioni di guerra, maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo, ecc.) spendiamo 100 miliardi, esenti da imposte, diversamente dalle pensioni vere e proprie che sono tassate. Da rilevare che gli assistiti non hanno pagato un euro di contributi, quindi sono a carico della fiscalità generale, cioè dei contribuenti. Il numero degli assistiti è di 8,2 milioni, la metà di tutti i pensionati (pensioni e assistenza) che sono 16 milioni. Questa è la situazione attuale.Il problema, dal punto di vista dei costi, non sono le pensioni ma l’assistenza, e le proposte che leggiamo gravano proprio sulla voce assistenza, definitiva o temporanea che sia. Da ricordare che abbiamo un debito pubblico di circa 2.330 miliardi. Dove prelevare i soldi?
Chi propone, a parziale soluzione, il taglio alle pensioni d’oro o ai vitalizi, probabilmente non ha fatto bene i conti: ricalcolare con il contributivo le une e gli altri costerebbe di più, perché alle pensioni d’oro è già stato applicato un coefficiente di decurtazione elevato e, per l’ammontare dei vitalizi, sono stati versati solo contributi personali, senza oneri per le casse pubbliche, che, invece, con il contributivo, dovrebbero intervenire per le quote di propria spettanza. Si sa, in campagna elettorale, si fanno promesse che si scontreranno con la realtà dei numeri. Molti raccontano favole con le quali accompagnano l’elettore a dormire. Il mattino del 5 marzo ci sarà la sveglia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Welfare in Italia: Analisi e proposte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

inpsPrevidenza, assistenza e sanità sono le voci di spesa per il cosiddetto welfare. Vediamone alcuni aspetti.
1) Previdenza: le pensioni, prevalentemente retributive, rappresentano la parte più consistente della spesa, con ben 218 miliardi di euro.
2) Assistenza: interventi assistenziali (pensioni sociali, invalidità, accompagnamento, ecc.) per una spesa di 69 miliardi, più le prestazioni temporanee (assegni familiari e trattamenti di famiglia, integrazioni salariali, disoccupazione) per 28 miliardi, le prestazioni Inail per 10 miliardi e il welfare degli enti locali per altrettanti 10 miliardi.
3) Salute: la spesa sanitaria è di 112 miliardi di euro.
Il totale della spesa per il welfare è, quindi, di 447 miliardi di euro, che rappresenta il 54% dell’intera spesa pubblica. Ovviamente, tutto può essere razionalizzato, ma non si può dire che si spenda poco per il welfare.
Rimangono alcune aree di disagio sociale ed economico (povertà), per risolvere il quale la maggioranza dei Paesi europei ha istituito il cosiddetto reddito minimo, che non e’ il reddito di cittadinanza, come già specificato.
Vediamo le iniziative in corso.
Il Governo ha varato, per il 2017, il reddito d’inclusione, inserito nel Piano nazionale per la lotta alla povertà. Lo stanziamento è di 1,6 miliardi di euro e dovrebbe sostenere 400 mila famiglie. L’Istat stima che le famiglie in povertà assoluta siano 1,6 milioni, delle quali un terzo sono straniere. Lo stanziamento governativo risulta, pertanto, insufficiente.
Il M5S ha proposto l’istituzione del reddito minimo con una spesa annuale di 20 miliardi. Vediamone un aspetto. La spesa maggiore, per 5 miliardi di euro, riguarda la voce: Divieto cumulo pensionistico. Non cumulabilità redditi autonomi e dipendenti. Tagli Organi Costituzionali. Taglio dividendi Banca d’Italia. Dividendi Inps – Partecipazioni Banca d’Italia. Le prime tre voci devono essere verificate a consuntivo, quindi non vi è certezza dei risultati. Il divieto di cumulo pensionistico riguarda i redditi autonomi e dipendenti. L’osservazione che viene spontanea è semplice: se un cittadino ha versato contributi per due pensioni, perché se ne vuole togliere una? Di fatto si sottrae una pensione che è pagata con i versamenti effettuati. I dividenti di Banca d’Italia e dell’Inps confluiscono nelle casse pubbliche, tagliandoli si crea un ammanco, con aumento del debito pubblico, cioè nostro, che, al 2016, ammontava a 2.217 miliardi di euro. Per i tagli agli Organi Costituzionali si può far riferimento, per esempio, alle indennità dei parlamentari, la cui diminuzione comporterebbe, però, una minore entrata fiscale, il che significa che la somma risparmiata sarebbe irrilevante rispetto agli obiettivi prefissati.
Insomma, non manca la fantasia, manca la concretezza.
equitalia1Equitalia ha certificato che ci sono complessivamente 812 miliardi di euro da riscuotere (!!!), cioè già messi a ruolo, ma che si potranno recuperare solo 52 miliardi (!!!). Comunque, con 52 miliardi si potrebbe intervenire sulla povertà e, anche, investire in opere pubbliche.
Inoltre, nel 2014, l’ammontare dell’evasione fiscale e contributiva è stato di 112 miliardi di euro. Ce ne sarebbe a iosa per nuovi interventi pubblici.I problemi si potrebbero affrontare facendo pagare le tasse a chi le deve pagare. Si chiama equità, quella responsabile. Troppo difficile? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Campidoglio, al via bando da 700mila euro per il volontariato

Posted by fidest press agency su sabato, 20 maggio 2017

laura baldassarreRoma Realizzare nella capitale con le organizzazioni di volontariato progetti di pubblica utilità per l’accoglienza a persone con bisogni speciali. È l’obiettivo dell’avviso pubblico avviato dal Dipartimento Politiche Sociali che mette a disposizione 700mila euro.
“In questi mesi attraverso l’ascolto, siamo entrati in contatto con tanti cittadini e associazioni pronti ad offrire il loro contributo per prendersi cura della città di Roma e di chi ci abita: con questo bando vogliamo offrire alle tantissime organizzazioni di volontariato un’opportunità concreta per mettersi in gioco e contribuire concretamente alla creazione di una comunità più solidale – commenta l’Assessora alla Persona Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Laura Baldassarre – Si tratta di fondi regionali non ancora utilizzati e destinati a Roma Capitale per il Giubileo Straordinario della Misericordia. Volontariato su base municipale per rafforzare i legami tra le generazioni, favorire il lavoro dei tutori volontari, promuovere azioni di volontariato solidale e per i senza dimora. Con questa iniziativa vogliamo rafforzare la comunità solidale e dare impulso al volontariato di tutti”. Sarà possibile proporre iniziative, della durata massima di un anno, in quattro aree di intervento:
– Volontariato Municipale. Promozione e sostegno di attività intergenerazionali rivolte ai minorenni agli anziani allo scopo di sviluppare politiche di sostegno nel contesto familiare, relazionale e territoriale, rafforzando i servizi di prossimità e socialità anche a supporto delle marginalità italiane e straniere.
– Tutori volontari. Attività volte alla promozione, al supporto all’operatività e alla costruzione di reti per la figura del Tutore Volontario, anche con riferimento ai minori stranieri non accompagnati e mediante la collaborazione con le realtà istituzionali competenti (Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza e Autorità Giudiziaria) e con l’Amministrazione Capitolina.
– Volontariato solidale. Integrazione multietnica e promozione della cittadinanza attiva a sostegno di cittadini italiani e stranieri attraverso prestazioni rese in qualità di volontari a favore della comunità e della cura del territorio cittadino, con particolare ma non esclusivo riferimento ai richiedenti asilo ospiti dei Centri Sprar.
– Volontariato per i senza dimora. Aiuto e sostegno alle procedure volte a garantire alle persone senza dimora o non iscrivibili all’indirizzo di precaria abitazione presenti abitualmente nel territorio di Roma Capitale l’esercizio del diritto alla residenza anagrafica presso l’indirizzo di Via Modesta Valenti, mediante attività di ascolto, indirizzamento, mediazione culturale, eventuale domiciliazione postale, anche in raccordo con gli uffici municipali.Ogni organizzazione potrà inviare, singolarmente o costituendo una rete, un solo progetto entro le ore 12 del 22 giugno. Le risorse disponibili saranno equamente ripartite fra i quattro ambiti di intervento, salvo esaurimento dei progetti ritenuti idonei in ciascun ambito.I progetti dell’ambito ‘Volontariato per i senza dimora’ avranno dimensione municipale e saranno finanziati nei limiti di uno per ogni Municipio, con graduatoria a livello municipale. Le organizzazioni potranno proporre il progetto per diversi Municipi (fino a 4, in ordine di preferenza), ma soltanto un progetto potrà essere finanziato per ciascuna Organizzazione o per ogni rete.

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A genuine European Union to ensure welfare, security and democracy

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

European UnionRoma Venerdì 24 Marzo 2017, ore 14:30 Dipartimento di Scienze Politiche, Aula Magna Via G. Chiabrera, 199. Convention: “A genuine European Union to ensure welfare, security and democracy” Following a Manifesto of more than 300 European intellectuals and academics, the Convention aims to frankly and openly discuss the perspectives to concretely and urgently relaunch the European integration process, trying also to share a common strategy with institutional actors, in view of binding commitments that should be taken during the celebrations of the 60th Anniversary of the Rome Treaties, on March 25.
https://scienzepolitiche.uniroma3.it/fmasini

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“La Scala” lancia un piano di welfare aziendale

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2016

marco-pesentiLa Scala Studio Legale, in occasione del suo 25esimo anno di attività, avvia un piano di welfare aziendale con l’obiettivo di migliorare la conciliazione tra lavoro e vita privata dei componenti dello Studio. Ad averne accesso sono sia lo staff che gli avvocati, per un totale di 190 persone. Il piano, che va ad aggiungersi ai bonus di risultato senza sostituirli, è stato strutturato con il supporto della società specializzata in welfare aziendale Eudaimon e prevede 3 tipologie di benefici: il Bonus welfare, il Bonus scuola e il Bonus bebè.
Il Bonus welfare, esteso a tutti i componenti dello Studio, è flessibile e spendibile in iniziative legate alla salute, al tempo libero e alla famiglia. Comprende la possibilità di prenotare esami e visite presso strutture convenzionate, adoperare servizi di baby sitting, accedere a palestre o centri wellness o optare per attività legate all’intrattenimento. Come, tra le altre, l’acquisto di libri e riviste, elettronica e corsi. Il Bonus scuola è rivolto ai componenti dello Studio con figli in età scolare, dai 6 ai 19 anni. E’ spendibile per le rette scolastiche, i corsi di formazione, le vacanze studio all’estero e il rimborso dei libri scolastici.
Il Bonus bebè è un bonus una tantum erogato al momento della nascita, valido per ogni bambino nato dal 1° gennaio 2014 a oggi.
Lo Studio investe così fino a 3.600 euro per l’istruzione e la cura di ciascun figlio dei componenti dello Studio che utilizzano i bonus bebè e scuola.“Siamo tra i primi studi legali in Italia – se non addirittura il primo – ad aver avviato un’iniziativa di questo tipo” ha dichiarato Marco Pesenti, Senior Partner e cofondatore di La Scala Studio Legale: “In un video dedicato ai 25 anni dello Studio, la parola più utilizzata per descriverci è stata famiglia e il piano di welfare rientra in questa mentalità. Per noi si tratta di un’iniziativa solidaristica che sviluppa ulteriormente alcune prassi già consolidate in questi anni che comprendono, ad esempio, trattamenti di tutela del professionista in termini di mantenimento del posto di lavoro e dello stipendio in casi come l’infortunio o la malattia.”
Il budget stanziato per il programma di welfare è pari a circa 50.000 euro, che corrisponde allo 0,3% del fatturato annuo dello Studio (€ 17.400.000 nel 2015).“Il piano ha per ora una durata biennale. E’ nostra intenzione renderlo permanente, arricchirne le componenti e migliorarne, grazie ai suggerimenti e alle valutazioni di collaboratori e dipendenti, i servizi“ ha concluso Pesenti. La Scala Studio Legale fondato nel 1991, La Scala offre ai propri clienti, da venticinque anni, una gamma completa e integrata di servizi legali. Tra i primi studi legali nel contenzioso bancario e fallimentare, è oggi leader riconosciuto nei servizi di recupero crediti giudiziale. E’ inoltre attivo nei servizi professionali dedicati alle imprese, nonché nel diritto civile e di famiglia.
Dopo la sede principale di Milano, nel corso degli anni sono state aperte le altre sedi di Roma, Torino, Bologna, Vicenza, Padova, Firenze, Ancona.
Oggi lo Studio comprende circa 120 professionisti e uno staff di oltre 80 persone, e assiste stabilmente tutti i principali gruppi bancari italiani, numerose imprese industriali e commerciali, importanti istituzioni finanziarie.
Dal 2000 pubblica IUSLETTER che, nata come rivista bimestrale, nel 2012 è diventata un vero e proprio portale web di informazione giuridica, quotidianamente aggiornato. (foto: Marco Pesenti)

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