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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°178

Posts Tagged ‘welfare’

“Welfare che non c’è”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

È necessario un cambio di mentalità, è necessaria la promozione di una nuova cultura del risultato per incidere in profondità sul sistema Paese. Non è più valida l’equazione tra produttività e durata della presenza in ufficio, ogni forma di taylorismo è ormai anacronistica. Sono alcune delle riflessioni emerse all’unanimità dall’incontro “Il Welfare che non c’è” svoltosi questa mattina nell’ambito di Nobìlita, il festival dedicato alla cultura del lavoro organizzato dalla community FiordiRisorse, in programma fino a questa sera all’Opificio Golinelli di Bologna. Gli ospiti sul palco – Alessandra Stasi, Group Talent&People Development di Barilla, Giordano Curti, Direttore Generale Cir Food, Michele Riccardi, HR Manager di EdenRed Italia e Andrea Montuschi, Presidente di Great Place to Work – si sono confrontati sui temi del welfare, tentando di definire cosa significhi oggi. Le best practice in essere all’interno delle singole realtà aziendali – dalla cura dell’alimentazione alla disponibilità di piattaforme che consentono alle persone di disporre dei propri budget individuali secondo formule di flexible benefits fino allo smart working – disegnano uno scenario di costante tentativo di armonizzazione tra i bisogni delle aziende e quelli dei lavoratori. Un tentativo che risulta essere conveniente, sia per quanto comporta in termini di defiscalizzazione sia in quelli di soddisfazione del dipendente e, conseguentemente, di maggior produttività. “
Uno scenario che apre uno spiraglio di positività in una realtà del mondo del lavoro che molto spesso è raccontata solo al negativo, tra incongruità retributive e costanti ricatti al lavoratore. “Quel che manca è un cambio di mentalità – dice Alessandra Stasi di Barilla. – Misure di welfare come lo smartworking comportano investimenti ridotti da parte delle aziende ma si traducono in miglior qualità della vita del lavoratore, e, di conseguenza, dell’azienda stessa. È un passaggio culturale nel quale occorre accompagnare i lavoratori, instillando una cultura degli obiettivi, così come nei manager, troppo ancorati alla necessità del controllo sull’operato dei propri dipendenti”. E se il modello olivettiano non è più percorribile in un panorama così profondamente mutato dal punto di vista storico, sociale, economico, tecnologico, occorre trovare altri strumenti, “destrutturare più che organizzare” secondo le parole di Michele Riccardi, che con EdenRed disegna soluzioni di welfare per le aziende. “E’ impossibile pensare a misure che possano essere identiche per 300 persone: le esigenze variano di individuo in individuo, e di anno in anno: ecco perché quello cui puntiamo è la creazione di un bouquet di offerte in cui le persone possano trovare sempre quello di cui hanno bisogno. Dello stesso avviso Andrea Montuschi, Presidente di Great Place to Work, azienda che misura proprio la soddisfazione delle persone in azienda per comprendere quali misure di welfare si possano adattare ai bisogni dei singoli. Anche lo smart working va in questa direzione, a patto che non lo si sovrapponga con il telelavoro, il lavoro a distanza, ma gli si riconosca la natura di modalità organizzativa intelligente, che consente di organizzare i propri tempi e di riconoscere di volta in volta le modalità operative più performanti: un giorno fuori dall’ufficio, l’altro in riunione con lo staff. E il settore pubblico, sollecita un intervento dalla platea, a che punto è? Nonostante normative specifiche impongano agli enti pubblici di implementare il lavoro a distanza, siamo ben lontani dall’applicazione effettiva: una sinergia privato-pubblico potrebbe essere la strada per costruire assieme nuovi scenari, in cui si faccia strada un modello culturale squisitamente anglosassone – ciò che è tradito dall’abbondanza di anglicismi utilizzati per definire queste modalità – per attivare da un lato responsabilità di comportamenti nei dipendenti, dall’altro la fiducia dei capi nei confronti dei collaboratori. (fonte: Ufficio Stampa Fior di Risorse a cura di Mec&Partners)

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Elezioni 2018. Welfare: Italia come la Svezia?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Da non crederci. Eppure, se prendiamo i dati, e le considerazioni, de “Il bilancio del sistema previdenziale italiano”, riferito al 2016, dobbiamo prendere atto che spendiamo, per il cosiddetto welfare (pensioni, sanità e assistenza), il 54% dell’intera spesa pubblica. Infatti, su 830 miliardi di spesa pubblica totale, ben 454 sono attribuite al welfare. Se, poi, rapportiamo i 454 miliardi alle sole entrate (788,5 miliardi), la percentuale arriva al 57%, più alta di quella svedese! Ovviamente, è tutta da valutare quantità e qualità del welfare, ma i numeri sono quelli. Di sola assistenza (pensioni e assegni sociali, invalidità, accompagnamento, pensioni di guerra, maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo, ecc.) spendiamo 100 miliardi, esenti da imposte, diversamente dalle pensioni vere e proprie che sono tassate. Da rilevare che gli assistiti non hanno pagato un euro di contributi, quindi sono a carico della fiscalità generale, cioè dei contribuenti. Il numero degli assistiti è di 8,2 milioni, la metà di tutti i pensionati (pensioni e assistenza) che sono 16 milioni. Questa è la situazione attuale.Il problema, dal punto di vista dei costi, non sono le pensioni ma l’assistenza, e le proposte che leggiamo gravano proprio sulla voce assistenza, definitiva o temporanea che sia. Da ricordare che abbiamo un debito pubblico di circa 2.330 miliardi. Dove prelevare i soldi?
Chi propone, a parziale soluzione, il taglio alle pensioni d’oro o ai vitalizi, probabilmente non ha fatto bene i conti: ricalcolare con il contributivo le une e gli altri costerebbe di più, perché alle pensioni d’oro è già stato applicato un coefficiente di decurtazione elevato e, per l’ammontare dei vitalizi, sono stati versati solo contributi personali, senza oneri per le casse pubbliche, che, invece, con il contributivo, dovrebbero intervenire per le quote di propria spettanza. Si sa, in campagna elettorale, si fanno promesse che si scontreranno con la realtà dei numeri. Molti raccontano favole con le quali accompagnano l’elettore a dormire. Il mattino del 5 marzo ci sarà la sveglia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Welfare in Italia: Analisi e proposte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

inpsPrevidenza, assistenza e sanità sono le voci di spesa per il cosiddetto welfare. Vediamone alcuni aspetti.
1) Previdenza: le pensioni, prevalentemente retributive, rappresentano la parte più consistente della spesa, con ben 218 miliardi di euro.
2) Assistenza: interventi assistenziali (pensioni sociali, invalidità, accompagnamento, ecc.) per una spesa di 69 miliardi, più le prestazioni temporanee (assegni familiari e trattamenti di famiglia, integrazioni salariali, disoccupazione) per 28 miliardi, le prestazioni Inail per 10 miliardi e il welfare degli enti locali per altrettanti 10 miliardi.
3) Salute: la spesa sanitaria è di 112 miliardi di euro.
Il totale della spesa per il welfare è, quindi, di 447 miliardi di euro, che rappresenta il 54% dell’intera spesa pubblica. Ovviamente, tutto può essere razionalizzato, ma non si può dire che si spenda poco per il welfare.
Rimangono alcune aree di disagio sociale ed economico (povertà), per risolvere il quale la maggioranza dei Paesi europei ha istituito il cosiddetto reddito minimo, che non e’ il reddito di cittadinanza, come già specificato.
Vediamo le iniziative in corso.
Il Governo ha varato, per il 2017, il reddito d’inclusione, inserito nel Piano nazionale per la lotta alla povertà. Lo stanziamento è di 1,6 miliardi di euro e dovrebbe sostenere 400 mila famiglie. L’Istat stima che le famiglie in povertà assoluta siano 1,6 milioni, delle quali un terzo sono straniere. Lo stanziamento governativo risulta, pertanto, insufficiente.
Il M5S ha proposto l’istituzione del reddito minimo con una spesa annuale di 20 miliardi. Vediamone un aspetto. La spesa maggiore, per 5 miliardi di euro, riguarda la voce: Divieto cumulo pensionistico. Non cumulabilità redditi autonomi e dipendenti. Tagli Organi Costituzionali. Taglio dividendi Banca d’Italia. Dividendi Inps – Partecipazioni Banca d’Italia. Le prime tre voci devono essere verificate a consuntivo, quindi non vi è certezza dei risultati. Il divieto di cumulo pensionistico riguarda i redditi autonomi e dipendenti. L’osservazione che viene spontanea è semplice: se un cittadino ha versato contributi per due pensioni, perché se ne vuole togliere una? Di fatto si sottrae una pensione che è pagata con i versamenti effettuati. I dividenti di Banca d’Italia e dell’Inps confluiscono nelle casse pubbliche, tagliandoli si crea un ammanco, con aumento del debito pubblico, cioè nostro, che, al 2016, ammontava a 2.217 miliardi di euro. Per i tagli agli Organi Costituzionali si può far riferimento, per esempio, alle indennità dei parlamentari, la cui diminuzione comporterebbe, però, una minore entrata fiscale, il che significa che la somma risparmiata sarebbe irrilevante rispetto agli obiettivi prefissati.
Insomma, non manca la fantasia, manca la concretezza.
equitalia1Equitalia ha certificato che ci sono complessivamente 812 miliardi di euro da riscuotere (!!!), cioè già messi a ruolo, ma che si potranno recuperare solo 52 miliardi (!!!). Comunque, con 52 miliardi si potrebbe intervenire sulla povertà e, anche, investire in opere pubbliche.
Inoltre, nel 2014, l’ammontare dell’evasione fiscale e contributiva è stato di 112 miliardi di euro. Ce ne sarebbe a iosa per nuovi interventi pubblici.I problemi si potrebbero affrontare facendo pagare le tasse a chi le deve pagare. Si chiama equità, quella responsabile. Troppo difficile? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Campidoglio, al via bando da 700mila euro per il volontariato

Posted by fidest press agency su sabato, 20 maggio 2017

laura baldassarreRoma Realizzare nella capitale con le organizzazioni di volontariato progetti di pubblica utilità per l’accoglienza a persone con bisogni speciali. È l’obiettivo dell’avviso pubblico avviato dal Dipartimento Politiche Sociali che mette a disposizione 700mila euro.
“In questi mesi attraverso l’ascolto, siamo entrati in contatto con tanti cittadini e associazioni pronti ad offrire il loro contributo per prendersi cura della città di Roma e di chi ci abita: con questo bando vogliamo offrire alle tantissime organizzazioni di volontariato un’opportunità concreta per mettersi in gioco e contribuire concretamente alla creazione di una comunità più solidale – commenta l’Assessora alla Persona Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Laura Baldassarre – Si tratta di fondi regionali non ancora utilizzati e destinati a Roma Capitale per il Giubileo Straordinario della Misericordia. Volontariato su base municipale per rafforzare i legami tra le generazioni, favorire il lavoro dei tutori volontari, promuovere azioni di volontariato solidale e per i senza dimora. Con questa iniziativa vogliamo rafforzare la comunità solidale e dare impulso al volontariato di tutti”. Sarà possibile proporre iniziative, della durata massima di un anno, in quattro aree di intervento:
– Volontariato Municipale. Promozione e sostegno di attività intergenerazionali rivolte ai minorenni agli anziani allo scopo di sviluppare politiche di sostegno nel contesto familiare, relazionale e territoriale, rafforzando i servizi di prossimità e socialità anche a supporto delle marginalità italiane e straniere.
– Tutori volontari. Attività volte alla promozione, al supporto all’operatività e alla costruzione di reti per la figura del Tutore Volontario, anche con riferimento ai minori stranieri non accompagnati e mediante la collaborazione con le realtà istituzionali competenti (Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza e Autorità Giudiziaria) e con l’Amministrazione Capitolina.
– Volontariato solidale. Integrazione multietnica e promozione della cittadinanza attiva a sostegno di cittadini italiani e stranieri attraverso prestazioni rese in qualità di volontari a favore della comunità e della cura del territorio cittadino, con particolare ma non esclusivo riferimento ai richiedenti asilo ospiti dei Centri Sprar.
– Volontariato per i senza dimora. Aiuto e sostegno alle procedure volte a garantire alle persone senza dimora o non iscrivibili all’indirizzo di precaria abitazione presenti abitualmente nel territorio di Roma Capitale l’esercizio del diritto alla residenza anagrafica presso l’indirizzo di Via Modesta Valenti, mediante attività di ascolto, indirizzamento, mediazione culturale, eventuale domiciliazione postale, anche in raccordo con gli uffici municipali.Ogni organizzazione potrà inviare, singolarmente o costituendo una rete, un solo progetto entro le ore 12 del 22 giugno. Le risorse disponibili saranno equamente ripartite fra i quattro ambiti di intervento, salvo esaurimento dei progetti ritenuti idonei in ciascun ambito.I progetti dell’ambito ‘Volontariato per i senza dimora’ avranno dimensione municipale e saranno finanziati nei limiti di uno per ogni Municipio, con graduatoria a livello municipale. Le organizzazioni potranno proporre il progetto per diversi Municipi (fino a 4, in ordine di preferenza), ma soltanto un progetto potrà essere finanziato per ciascuna Organizzazione o per ogni rete.

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A genuine European Union to ensure welfare, security and democracy

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

European UnionRoma Venerdì 24 Marzo 2017, ore 14:30 Dipartimento di Scienze Politiche, Aula Magna Via G. Chiabrera, 199. Convention: “A genuine European Union to ensure welfare, security and democracy” Following a Manifesto of more than 300 European intellectuals and academics, the Convention aims to frankly and openly discuss the perspectives to concretely and urgently relaunch the European integration process, trying also to share a common strategy with institutional actors, in view of binding commitments that should be taken during the celebrations of the 60th Anniversary of the Rome Treaties, on March 25.
https://scienzepolitiche.uniroma3.it/fmasini

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“La Scala” lancia un piano di welfare aziendale

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2016

marco-pesentiLa Scala Studio Legale, in occasione del suo 25esimo anno di attività, avvia un piano di welfare aziendale con l’obiettivo di migliorare la conciliazione tra lavoro e vita privata dei componenti dello Studio. Ad averne accesso sono sia lo staff che gli avvocati, per un totale di 190 persone. Il piano, che va ad aggiungersi ai bonus di risultato senza sostituirli, è stato strutturato con il supporto della società specializzata in welfare aziendale Eudaimon e prevede 3 tipologie di benefici: il Bonus welfare, il Bonus scuola e il Bonus bebè.
Il Bonus welfare, esteso a tutti i componenti dello Studio, è flessibile e spendibile in iniziative legate alla salute, al tempo libero e alla famiglia. Comprende la possibilità di prenotare esami e visite presso strutture convenzionate, adoperare servizi di baby sitting, accedere a palestre o centri wellness o optare per attività legate all’intrattenimento. Come, tra le altre, l’acquisto di libri e riviste, elettronica e corsi. Il Bonus scuola è rivolto ai componenti dello Studio con figli in età scolare, dai 6 ai 19 anni. E’ spendibile per le rette scolastiche, i corsi di formazione, le vacanze studio all’estero e il rimborso dei libri scolastici.
Il Bonus bebè è un bonus una tantum erogato al momento della nascita, valido per ogni bambino nato dal 1° gennaio 2014 a oggi.
Lo Studio investe così fino a 3.600 euro per l’istruzione e la cura di ciascun figlio dei componenti dello Studio che utilizzano i bonus bebè e scuola.“Siamo tra i primi studi legali in Italia – se non addirittura il primo – ad aver avviato un’iniziativa di questo tipo” ha dichiarato Marco Pesenti, Senior Partner e cofondatore di La Scala Studio Legale: “In un video dedicato ai 25 anni dello Studio, la parola più utilizzata per descriverci è stata famiglia e il piano di welfare rientra in questa mentalità. Per noi si tratta di un’iniziativa solidaristica che sviluppa ulteriormente alcune prassi già consolidate in questi anni che comprendono, ad esempio, trattamenti di tutela del professionista in termini di mantenimento del posto di lavoro e dello stipendio in casi come l’infortunio o la malattia.”
Il budget stanziato per il programma di welfare è pari a circa 50.000 euro, che corrisponde allo 0,3% del fatturato annuo dello Studio (€ 17.400.000 nel 2015).“Il piano ha per ora una durata biennale. E’ nostra intenzione renderlo permanente, arricchirne le componenti e migliorarne, grazie ai suggerimenti e alle valutazioni di collaboratori e dipendenti, i servizi“ ha concluso Pesenti. La Scala Studio Legale fondato nel 1991, La Scala offre ai propri clienti, da venticinque anni, una gamma completa e integrata di servizi legali. Tra i primi studi legali nel contenzioso bancario e fallimentare, è oggi leader riconosciuto nei servizi di recupero crediti giudiziale. E’ inoltre attivo nei servizi professionali dedicati alle imprese, nonché nel diritto civile e di famiglia.
Dopo la sede principale di Milano, nel corso degli anni sono state aperte le altre sedi di Roma, Torino, Bologna, Vicenza, Padova, Firenze, Ancona.
Oggi lo Studio comprende circa 120 professionisti e uno staff di oltre 80 persone, e assiste stabilmente tutti i principali gruppi bancari italiani, numerose imprese industriali e commerciali, importanti istituzioni finanziarie.
Dal 2000 pubblica IUSLETTER che, nata come rivista bimestrale, nel 2012 è diventata un vero e proprio portale web di informazione giuridica, quotidianamente aggiornato. (foto: Marco Pesenti)

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