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Willis Towers Watson – COVID-19: M&A del Nord America al minimo storico degli ultimi dieci anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

Sulla base dell’andamento dei titoli azionari, gli ultimi risultati del Quarterly Deal Performance Monitor (QDPM) di Willis Towers Watson, gestito in collaborazione con Cass Business School, mostrano che il Nord America ha registrato il più forte calo delle performance di M&A con uno stacco netto. Gli acquirenti hanno sottoperformato il loro indice regionale di -7,2% – con solo 137 operazioni concluse nel primo semestre del 2020 (rispetto alle 188 del primo semestre del 2019). Si tratta del numero più basso di operazioni nordamericane in un periodo di sei mesi dall’inizio dello studio, nel 2009. Gli acquirenti europei hanno invece registrato una performance di +10,2% rispetto al loro indice regionale sulla base di un effettivo aumento delle operazioni concluse (80 operazioni contro 68 operazioni nel primo semestre 2019). Questa è anche la prima volta in due anni che l’Europa registra tre trimestri consecutivi di performance positiva. Nel frattempo, gli acquirenti britannici hanno registrato una performance di +16,9% sopra l’indice con 15 operazioni nel primo semestre di quest’anno. Anche gli intermediari dell’Asia-Pacifico nel primo semestre del 2020 hanno registrato un andamento migliore rispetto all’indice regionale, seppur con una performance positiva più modesta di +3,1% e basata su un leggero calo dei volumi (82 operazioni rispetto alle 95 concluse nel primo semestre del 2019). Da notare che la performance positiva dell’area negli ultimi tre mesi è migliorata sostanzialmente del +8,0% sulla base di 41 operazioni chiuse – la prima performance trimestrale positiva significativa dell’area dalla fine del 2016.
Andrea Scaffidi, Head of Retirement di Willis Towers Watson, ha commentato: “Sulla scia dell’epidemia di COVID-19, l’attività globale di M&A è crollata raggiungendo il suo livello più basso degli ultimi dieci anni, con la maggior parte di questo declino guidato dal Nord America. L’incertezza economica causata dalla pandemia sembra aver avuto un impatto negativo maggiore sulla capacità delle aziende statunitensi di avviare e completare con successo le negoziazioni di M&A”. Le operazioni richiedono più tempo – Il tempo medio di chiusura di un’operazione nei primi sei mesi del 2020 è aumentato dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2019 (da 144 giorni a 156). Secondo Willis Towers Watson, questa tendenza è destinata a durare, con le operazioni di M&A che continuano ad essere ritardate o annullate mentre le aziende cercano di aspettare di superare il peggio della crisi. Mega offerte ancora in gioco – Sei mega offerte (del valore di oltre 10 miliardi di dollari) chiuse nel primo semestre del 2020 rispetto alle cinque del primo semestre del 2019.
I migliori dell’industria – Gli acquirenti dei settori Energia e generazione elettrica (+8,2%), Sanità (+3,4%) e Materiali (+9,8%) hanno tutti superato i rispettivi indici nel 1° semestre 2020.
I più colpiti dell’industria – Gli acquirenti nel settore dell’Alta tecnologia (-15.4%) sono stati colpiti più duramente durante l’epidemia COVID-19. Le operazioni nazionali e internazionali – Le operazioni transfrontaliere e interregionali hanno entrambe sovraperformato i loro indici nel primo semestre del 2020 rispettivamente di +0,3% e di +6,2%, mentre le operazioni nazionali hanno lottato con una performance inferiore di -2,6%.

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Willis Towers Watson: gli asset ESG frenano il calo della crescita dei maggiori gestori patrimoniali a livello mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Secondo l’ultima ricerca Global 500 del Thinking Ahead Institute di Willis Towers Watson, gli asset gestiti con approccio ESG (Environmental, Social, and Governance) sono aumentati del 23,3% nel 2018 nei portafogli dei 500 maggiori gestori patrimoniali del mondo, a differenza degli asset under management (AUM), che sono diminuiti del 3% rispetto all’anno precedente. Le attività gestite secondo i principi ESG sono aumentate del 17,8% nel corso dell’anno corrente.La ricerca è stata condotta in collaborazione con Pensions & Investments, uno dei principali quotidiani internazionali di investimento.
La sostenibilità e l’importanza della cultura nella gestione concreta delle società di investimento sono state le principali aree d’interesse nel 2018. Il report evidenzia che congiungere la cultura alla strategia, ai valori, alla vision e alla mission, è diventata una sfida e un’opportunità fondamentale di leadership. Un obiettivo di fondo più forte, al di là del perseguimento della sola crescita e del profitto, viene visto come un fattore di differenziazione in un settore sovraffollato che si trova ad affrontare un ambiente difficile. L’interesse dei clienti per gli investimenti sostenibili, inclusi gli azionisti con diritto di voto, è aumentato nell’83% delle aziende intervistate.
La ricerca ha inoltre rilevato che circa 242 nomi che erano presenti nell’elenco dei primi 500 gestori patrimoniali al mondo del 2008 non sono presenti nell’elenco del 2018. Mentre l’ultimo decennio è stato un ambiente piuttosto favorevole per i gestori patrimoniali, con mercati in crescita e forti margini di profitto, la maggior parte degli osservatori si aspetta una più grande pressione nei prossimi anni a causa della crescente attività normativa, della compressione delle commissioni e dell’elevato costo della tecnologia. L’81% dei gestori di fondi ha dichiarato di aver aumentato le risorse destinate alla tecnologia e ai big data, mentre il 57% dei manager intervistati ha dichiarato di aver registrato un aumento del livello di controllo normativo.BlackRock rimane il più grande asset manager nella classifica, posizione che ricopre dal 2009. Nel frattempo, Vanguard e State Street completano la top 3 per il quinto anno consecutivo.

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Willis Towers Watson: Smart working, l’Italia resta indietro

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

willis towers watsonSecondo una recente indagine Willis Towers Watson, l’Italia rispetto agli altri paesi rimane ancora indietro nelle applicazioni di strategie di lavoro agile. Il 54% delle aziende italiane di medie e grandi dimensioni intervistate – 100 quelle analizzate per un totale di 100mila dipendenti – ritiene di applicare strategie di smart working; tuttavia, se si vanno ad analizzare le iniziative concretamente messe in campo, quelle realmente strutturate e pienamente compatibili con la normativa in vigore sono appena il 14%.
Eppure proprio l’aumento di produttività, insieme ad una maggiore capacità di attirare e fidelizzare talenti e alla possibilità di ridurre i costi fissi (legati alla necessità di spazi lavorativi più ridotti), sono gli elementi sottolineati dalle aziende coinvolte nell’indagine che hanno già adottato strategie di lavoro agile.Andrea Scaffidi, Senior consultant di Willis Towers Watson afferma: “Il nostro paese è notevolmente indietro rispetto agli altri dell’Europa Occidentale. Gli ostacoli a questo tipo si attività sono principalmente due: la mancanza di una normativa adeguata, se si esclude la componente del telelavoro, e la resistenza culturale di molte organizzazioni aziendali”.Il 53% delle imprese intervistate prevede di implementare politiche di smart working tra la fine del 2016 e il 2020. Le principali iniziative individuate sono: flessibilità di orario lavorativo (22%), flessibilità di sede di lavoro (24%) e flessibilità di orario e sede di lavoro (49%). Le criticità maggiormente riscontrate da chi ha adottato queste politiche sono legate alla gestione dell’attività lavorativa, al timore legato alle coperture assicurative e alle difficoltà di monitorare in maniera efficace il lavoro svolto. Le aziende che non hanno adottato politiche di questo tipo dichiarano di non averlo fatto per criticità legate alla gestione lavorativa (necessità di relazionarsi de visu), per incompatibilità dell’attività lavorativa della maggioranza delle risorse e difficoltà di monitoraggiodei risultati. In ogni caso, il 30% prevede di adottare qualche forma di lavoro agile entro fine anno. Poi c’è un altro 23% di intervistati che prevede di adottare la misura entro il 2020, con il restante 14% dei direttori del personale che si dichiara non interessato a questa opzione.L’indagine, inoltre, mostra che spesso l’iniziativa è dedicata solo ad una parte dei dipendenti.I criteri utilizzati per identificarli sono: il ruolo organizzativo (31%), funzione/divisione di appartenenza (23%), inquadramento (17%) e anzianità aziendale (6%).“Consentire un migliore equilibrio tra esigenze di vita familiare e lavorativa è la strada maestra per accrescere la qualità del lavoro, in una società come quella odierna basata sui servizi, dove sono le competenze professionali a fare la differenza”, conclude Andrea Scaffidi. (foto: willis towers watson)

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Gli investimenti sostenibili sono la chiave di svolta per gli asset manager

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2016

brand financeSecondo l’indagine Global Investment Matters di Willis Towers Watson, la dimestichezza con strategie sostenibili sarà per gli asset manager un requisito fondamentale per gestire mandati di investimento. Gli investitori, infatti, vogliono avere un’idea sempre più chiara dei rischi con cui hanno a che fare i gestori dei loro patrimoni, sia a livello di portafoglio che a quello di strategia generale.Alessandra Pasquoni, Responsabile investimenti di Willis Towers Watson:“Molti dei beneficiari finali, come ad esempio i membri dei fondi pensione, enti di beneficenza e fondazioni, essendo fortemente coinvolti sul tema, sono molto attenti alla sostenibilità”. Nell’indagine viene evidenziato come il concetto di sostenibilità non sia ben definito e come questo rappresenti un ostacolo sia per l’adozione di strategie di ESG articolate da parte degli investitori sia per la loro implementazione da parte degli asset manager. Viene però indicato come qualsiasi approccio non possa prescindere da una considerazione iniziale
degli impatti finanziari dei rischi e delle opportunità ESG e implichi che i gestori tengano conto dei rischi ESG nella fase di selezione e costruzione di un portafoglio. Può anche indicare un’inclinazione del portafoglio verso le aziende che rispettano i criteri ESG in maniera significativa, nella convinzione che questi fattori non siano ripagati dalle valutazioni correnti. Inoltre, può comportare mirati investimenti tematici, per esempio, nel settore immobiliare sostenibile sulla base del fatto che i mercati non stanno riconoscendo pienamente l’opportunità offerta dal passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio.Alessandra Pasquoni: “Qualunque sia l’approccio che si decida di adottare, deve essere sostenuto da un’ efficace gestione degli asset. Attraverso politiche di voto efficaci e impegno, gli asset manager possono influenzare le aziende per aumentare il loro ruolo e gestire le loro attività in modo più sostenibile”.Nell’indagine, Willis Towers Watson esplora anche l’aspetto più controverso per gli investitori: accettare che una maggiore attenzione alla sostenibilità e al lungo periodo comporti la rinuncia a guadagni immediati per ottenere migliori risultati futuri.
Alessandra Pasquoni: “La questione per cui la sostenibilità possa significare sacrificare i rendimenti è dibattuta. Sebbene i primi studi abbiano indicato che l’inclusione di fattori ESG crei una leggera sottoperformance, vi sono significative evidenze che suggeriscono come la loro adozione possa aiutare la composizione del portafoglio o migliorare i rendimenti di portafogli non ESG: la situazione non è così netta e spesso suggerisce che ‘G’ o la governance è il fattore chiave che spiega risultati superiori. Altri studi suggeriscono che l’impegno dell’azienda può portare a rendimenti adeguati al rischio superiore, il che suggerisce nuovamente che una buona governance sia un fattore chiave. ” Secondo Willis Towers Watson, i proprietari degli asset cercheranno di collaborare con le altre entità coinvolte per garantire che si esprimano al fine di ottenere un cambiamento positivo.La divisione Investimenti di Willis Towers Watson è focalizzata nel creare valore per gli investitori istituzionali attraverso le proprie competenze nella valutazione del rischio, nelle strategie di asset allocation, gestione fiduciaria e selezione di gestori finanziari. Willis Towers Watson vanta oltre 850 associati in tutto il mondo, 2,2 mila miliardi di dollari in assets under advisory e oltre 75 miliardi di dollari in assets under management.

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