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Violenza xenofoba in Sudafrica

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2015

kwazulu_natal_map4In Sudafrica, Nelle ultime tre settimane, gli attacchi xenofobi hanno provocato la morte di sei persone e la fuga di oltre 5.000 cittadini stranieri, tra cui rifugiati e richiedenti asilo, nella provincia orientale di KwaZulu-Natal. Gli attacchi sono iniziati a fine marzo, apparentemente in seguito a una controversia di lavoro, che ha coinvolto lavoratori sudafricani e stranieri. Questi episodi vanno ad aggiungersi agli esodi di gennaio, provocati da incidenti simili avvenuti a Soweto, vicino a Johannesburg, nella provincia di Gauteng. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime forte preoccupazione ed accoglie con favore la risposta del governo, che sta tentando di contenere la situazione e fornire assistenza a coloro che hanno dovuto abbandonare le proprie case.Un team dell’UNHCR è stato inviato a Durban per valutare la situazione e le modalità di supporto al governo e ai partner della società civile. I cittadini stranieri sfollati sono raggruppati in quattro rifugi provvisti di tende per sfollati allestiti dal locale Centro di gestione delle catastrofi. Il numero di persone bisognose di accoglienza sembra essere in aumento. Il primo gruppo è stato trasferito in un centro sportivo a Chatsworth, che attualmente ospita circa 1.400 persone, per lo più uomini soli, con poche famiglie. Gli uomini sono stati separati da donne e bambini. Quasi 300 persone hanno trovato accoglienza ad Isipingo mentre altre 450 si trovano a Greenwood Park. Ieri, 1.500 sfollati sono stati trasferiti in un altro sito a Phoenix, nuovo e più grande. Le condizioni dei rifugi comunitari sono sufficienti a soddisfare solo i bisogni di base e c’è ancora molto da fare per garantire servizi igienico-sanitari e strutture sanitarie adeguate. Inoltre, un certo numero di persone ha cercato rifugio in moschee, chiese ed altri edifici.L’UNHCR è stato contattato dai rifugiati che temono di essere oggetto di altri attacchi. Le persone sono anche molto preoccupate di non essere in grado di guadagnarsi da vivere e di perdere i loro mezzi di sussistenza. L’Agenzia sottolinea che le persone colpite da questi attacchi xenofobi sono rifugiati e richiedenti asilo che sono stati costretti a lasciare il proprio paese a causa di guerre e persecuzioni. Si trovano in Sudafrica perché hanno bisogno di protezione.Il governo del Sudafrica ha manifestato la propria contrarietà a questi attacchi, si è impegnato a fare tutto il possibile per proteggere i cittadini stranieri presenti nel paese e ha ribadito il suo impegno nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo, in linea con il diritto e i protocolli internazionali.Attualmente il Sudafrica ospita circa 65.000 rifugiati e 295.000 richiedenti asilo.

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Elezioni amministrative

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Maggio 2011

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani “Pur tenendo presente il carattere antidemocratico anche di queste elezioni, i risultati assumono un indubbio valore di fatto. In assenza di una vera alternativa a questo regime, gli italiani vanno dalla parte che si pensa meno colpevole del degrado del Paese, perché ufficialmente, e televisivamente, meno berlusconiana. Ad essere sconfitti, insieme a Berlusconi, sono oggi il vuoto di riforme liberali dell’attuale Governo commissariato da Tremonti e la propaganda xenofoba della Lega di Bossi e Maroni. A vincere sono le persone – come Pisapia, De Magistris e Zedda – che, con il sistema a doppio turno delle comunali, tornano al centro della politica. Ha ragione Bersani nel chiedere una nuova legge elettorale, ma che sia la riforma fondata sul collegio uninominale maggioritario e non la controriforma proporzionalistica che ci porterebbe dritti a Weimar”.

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Lo straniero in patria

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

Editoriale fidest. A partire dalla fine degli anni ’50 e per un buon decennio ci fu un vasto movimento migratorio in Italia che spinse molti meridionali a cercare fortuna al Nord del Paese e, per lo più, in Piemonte, Lombardia e Veneto. Avevo già cercato lavoro in Australia ma la lontananza non la sopportai a lungo e provai anch’io, una volta rientrato, la strada del Nord Italia. La mia prima trappa fu Novara e la seconda Vercelli. A Novara feci amicizia, tra gli altri, con un mio paesano arruolato nella polizia. Eravamo molto giovani e desiderosi di fare amicizie e di divertirci, dopo gli impegni di lavoro. Provenivo da un’esperienza all’estero dove non ebbi vita facile avendo su di me il marchio dell’emigrante e dell’italiano, subendo l’onda xenofoba degli autoctoni e credevo che non sarebbe mai accaduto al mio paese. Invece mi sbagliavo. Feci amicizia con delle ragazze del posto e presentai loro anche il mio amico poliziotto. Fu un errore. Non vollero più saperne d’incontrarci. Al lavoro avvertivo nei colleghi del luogo un certo distacco e la tendenza ad isolarmi. Parlavano solo tra loro e lo facevano in dialetto come per frapporvi una “barriera linguistica”. Lo stesso mi accadde a Vercelli, dopo la mia nomina a consigliere d’amministrazione del locale ospedale. Nelle riunioni avvertivo una certa aria di sufficienza e spesso si mettevano a parlare in dialetto nel tentativo di mettermi in difficoltà o per cercare di escludermi dai loro conversari. Notavo anche la loro contrarietà nell’avere a che fare con le massime cariche pubbliche locali (prefetto, questore, magistrati, ecc.) quasi tutti di origine meridionale. Per reazione divenni il paladino degli immigrati e fondai un’Associazione immigrati per far sentire forte la propria voce e per pretendere parità di trattamento come si deve per un italiano tra italiani. Da anni, oramai, non vivo più da quelle parti e credevo che la situazione fosse radicalmente mutata. Mi sbagliavo. La lega di Bossi mi ha fatto ritornare alla memoria quel passato in specie quando ho letto che in qualche comune si vogliono escludere i presidi di scuole medie, se sono di origine meridionale. Ritengo sia una strada pericolosa e capace, percorrendola, di rinfocolare le antiche ostilità per il forestiero. E’ un fuoco che va spento e non rinforzato con la benzina come fa Bossi con i suoi proclami. Lo sbocco potrebbe essere uno solo: il ritorno dell’Italia dei comuni e delle regioni e allo sfaldamento dell’unità nazionale. Quella del leghismo è una forma di aberrazione culturale e antistorica forse più borghese che proletaria, ma capace di fare adepti in specie se si convincono che starebbero meglio tra loro come se il mondo fuori dalle loro case fosse qualcosa che non li riguardasse. A questo punto mi verrebbe voglia, se dipendesse da me, di spingere le cose sino alle estreme conseguenze: volete la Padania stato indipendente? Bene eccola. Avremo anche noi la repubblica del Centro Sud. Se divisi è la scelta finale tanto vale farlo ora senza pensare alle trovate da solleone come quella del piano Marshall o della Cassa del mezzogiorno. Ma sono certo che la ragione trionferà e la consapevolezza che agli italiani e agli stessi immigrati extracomunitari non serve guardarsi in cagnesco ma nel sentirsi meglio rinfrancati nell’essere sempre più figli di una patria comune che ci porta ad essere italiani, europei e cittadini del mondo. E non è retorica bensì pragmatismo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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