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Un sistema monetario parallelo in yuan?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

A ogni azione di solito corrisponde una reazione che, a volte, sorprende chi ha iniziato il contenzioso. E’ il caso della politica dei dazi e delle sanzioni di Trump: stanno determinando le condizioni per la nascita di un sistema monetario parallelo basato sullo yuan cinese utilizzabile sia per gli scambi commerciali sia come riserva monetaria. Soprattutto in Asia.Anche le sanzioni americane nei confronti di chi importa petrolio dall’Iran, di fatto, spigono in tale direzione. La Cina è il principale importatore di energia dall’Iran e continuerà a farlo. Il problema, di conseguenza, sorgerà al momento del pagamento in dollari.Ogni anno la Cina importa dal resto del mondo petrolio per 250 miliardi di dollari e altri 150 miliardi di merci, quali l‘acciaio, il rame, il carbone e la soia. Tutte queste commodity finora sono valutate e commerciate in campo internazionale in dollari.
Perciò anche la Cina li deve pagare con la valuta americana. Ciò dà alle autorità Usa un ampio margine di “manovra” su cosa la Cina compra e da chi. In verità, negli anni passati gli Usa non hanno mai nascosto l’intenzione e la capacità di usare questa leva per condizionare certi sviluppi in un’ottica geopolitica e geoeconomica. Ad esempio, hanno imposto delle forti sanzioni pecuniarie contro alcune banche non americane, come la Standard Chartered inglese e la BNP Parisbas francese, per aver fatto in passato delle operazioni finanziarie in dollari con le controparti iraniane, anche se le suddette banche non avevano violato alcuna regola dei Paesi in cui gli accordi erano stati stipulati. Lo stesso potrebbe oggi succedere per quelle banche, cinesi oppure no, che dovessero giocare un ruolo nei pagamenti in dollari per saldare contratti d’importazione del petrolio iraniano. Pensare di costringere gli importatori di petrolio iraniano, tra cui la Cina, il Giappone, l’India e la Corea del Sud, a cambiare il Paese di rifornimento, ad esempio approvvigionandosi dall’Arabia Saudita, alleata di Washington, potrebbe rivelarsi un grave errore di calcolo. Di fronte a questa situazione sta emergendo una serie di nuovi strumenti valutari internazionali alternativi al dollaro. Da un po’ di tempo Pechino lavora in questa direzione e si prevede per lo yuan un ruolo centrale. Prima di tutto, per incoraggiare l’utilizzo della sua valuta nazionale nei commerci, il governo cinese sta agevolando l’accesso ai finanziamenti in yuan attraverso organismi offshore con base a Hong Kong. In secondo luogo, per convincere chi esporta petrolio in Cina ad accettare pagamenti in yuan, Pechino intende dimostrare che i Paesi produttori potrebbero utilizzare gli yuan non solo per l’acquisto di beni cinesi.
Pechino, perciò, programma di offrire prodotti finanziari con un valore sicuro e stabile, facilmente monetizzabili, che potrebbero in futuro diventare, addirittura, un’alternativa ai bond del Tesoro americano. La Cina sta offrendo contratti future sul petrolio e sull’oro che, tra l’altro, permetterebbero agli interessati di creare una garanzia sul prezzo del petrolio ma anche di poterli convertire in oro.Il processo sembra lento ma è irreversibile. La Cina ha già convinto il Qatar ad accettare lo yuan per il pagamento di parte delle sue esportazioni di petrolio. Inoltre, come conseguenza dell’importante accordo pluriennale di acquisto di petrolio e gas russo per 400 miliardi di dollari da parte della Cina, lo scorso anno Mosca ha cambiato l’equivalente di 50 miliardi di dollari delle sue riserve monetarie in yuan. Pechino ha già siglato accordi di swap monetari con più di 30 Paesi, tra cui il Giappone e la Russia, che permettono di utilizzare per i commerci lo yuan, bypassando il dollaro. Si ricordi, ad esempio, che molti progetti di cooperazione tra Brasile e Cina sono già finanziati e regolati in yuan.
Proprio alla vigilia del G20 Russia e Cina hanno sottoscritto un accordo per l’utilizzo di strumenti finanziari in rubli e in yuan fino a coprire nei prossimi anni il 50% di tutti i loro commerci bilaterali. E’ da notare che allo stesso tempo i due paesi stanno espandendo enormemente le loro riserve in oro.La stessa realizzazione della “Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta, e il ruolo di finanziamento dell’ Asian Infrastucture Investment Bank (AIIB), serviranno per l’internazionalizzazione dello yuan. Molti progetti infrastrutturali con i paesi asiatici coinvolti sono già stipulati nella valuta cinese.Al riguardo è molto interessante la lettura dell’ultimo bollettino della Banca Mondiale sull’economia dei paesi dell’Africa sub-sahariana, dove la presenza e la cooperazione della Cina è visibilmente molto elevata. La composizione per valuta dell’intero ammontare del debito pubblico e privato di quella regione sarebbe così suddivisa: soltanto il 5,7% in euro, il 62,4% in dollari e il 25% in altre monete. E in quest’ultima categoria lo yuan occupa la parte preponderante. I suddetti processi di portata globale avranno inevitabilmente effetti anche sull’Europa, che è chiamata a giocare un ruolo attivo e non subalterno ad altri interessi. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Flash: fin dove potrebbe spingersi lo yuan

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

dazi usa.pngA cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. Riproduciamo il testo in sintesi:
· E’ probabile che Trump alzi i toni mano a mano che si avvicina la scadenza del 31 agosto, fissata per l’implementazione di dazi su ulteriori 200MLd$ di beni
· Di conseguenza è possibile che nel mese di agosto lo yuan venga portato progressivamente in prossimità della soglia di 7, se Trump solleverà la minaccia di dazi su tutto l’export cinese
· Tale soglia è quella che di fatto renderebbe nullo per la Cina l’imposizione di dazi sul suo inter-export vs gli USA
· Per controllare il deprezzamento la Cina sta probabilmente procedendo allo smobilizzo di parte delle riserve auree, generando nel breve pressioni al ribasso sullo yuan
· Pertanto ipotesi di acquisto di oro potrebbero collocarsi non prima del raggiungimento della soglia di 7 dello yuan vs usd.
dazi usa1Dopo la tregua sulla guerra commerciale con l’Unione Europea, il focus si sposta sulla più complessa guerra con la Cina, in vista del mese di agosto.Trump ha già implementato dazi su 34Mld$ di beni ed a breve partirà una seconda tranche di 16Mld$, in entrambi i casi con aliquota al 25%. Trump ha poi minacciato di estendere i dazi su ulteriori 200Mld$ di beni con aliquota al 10%, fino a spingersi ad innalzare ulteriormente la minaccia fino a ricomprendere di fatto tutto l’export cinese di beni vs gli USA che ammonta a circa 500Mld$. I venti di guerra tra Usa e Cina sono iniziati a fine aprile/inizio maggio, quando lo yuan era intorno a 6,30 vs usd. Da allora la svalutazione è stata di circa l’8%.Proviamo a calcolare l’impatto dei dazi implementati da Trump e quello potenziale derivante dai nuovi dazi minacciati, partendo da un dato certo e cioè i circa 500Mld$ di beni cinesi esportati negli Usa su cui applicare l’impatto della svalutazione dello yuan.Consideriamo due scenari: dazi totali USA su 250Mld$ o su 500Mld$.I calcoli riprendono in buona parte una recente indicazione di Olivier Blanchard via twitter. Come si può considerare, la svalutazione attualmente avvenuta copre abbondantemente anche l’ipotesi di dazi fino a 250Mld$ complessivi.Il fatto che i cinesi stiano portando il cambio su livelli ulteriormente svalutati, serve come deterrente verso l’ipotesi di estensione dei dazi addirittura su tutto dazi usa2.pngl’export cinese vs gli Usa.In ogni caso, ipotizzando un riacutizzarsi della dialettica Usa Cina fino all’ipotesi di dazi su tutto l’export cinese (500Mld$), la svalutazione dello yuan potrebbe essere spinta fino alla soglia di 7, ossia praticamente in linea con i livelli minimi raggiunti dallo yuan post svalutazione del 2015.
Intermonte SIM S.p.A., Investment bank indipendente fondata nel 1995, è una delle maggiori società di ricerca e di intermediazione mobiliari presenti in Italia, costantemente ai vertici delle classifiche Assosim, ed il punto di riferimento per gli investitori istituzionali italiani ed internazionali sul mercato azionario italiano. L’attività di intermediazione si rivolge ad investitori istituzionali italiani ed esteri e mantiene rapporti continuativi con oltre 450 investitori globalmente anche attraverso la sede di New York, dedicata ad investitori statunitensi.(grafico: dazi usa)

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China Vows to Reform Yuan

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2010

West Palm Beach,FL (http://www.myprgenie.com) Chinese President Hu Jintao opened the U.S.- China Strategic and Economic Dialogue by saying that he would strive to reform the yuan. The majority of President Hu’s speech was the usual script on the yuan, but a mention of controlling the exchange rate is new territory coming out of Beijing.  The U.S. responded positively, continuing its recent efforts to keep the dispute over the currency from poisoning the broader relationship between the two countries. “We welcome the fact that China’s leaders have recognized that reform of the exchange rate is an important part of their broader reform agenda,” U.S. Treasury Secretary Timothy Geithner said after Mr. Hu’s speech, as he opened the economic component of the dialogue. But, of course, Chinese officials downplayed their President’s comments, saying that no one discussed the exchange rate in any of the opening sessions. China has essentially tacked the yuan to the dollar because of global financial conditions. Chinese officials have said they will reconsider their currency policy when economic conditions permit. Analysts believe that won’t be until the third quarter of this year.

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