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Il valore della diversificazione

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2016

Borsa Merci Telematica ItalianaA cura di Yuchen Xia, Portfolio Manager in MoneyFarm. Se, da un lato, tecnologia e trasporti stanno accorciando le distanze facendo sembrare il mondo più piccolo che in passato, dall’altro, il facile accesso ai mercati finanziari internazionali sta ampliando gli orizzonti degli investitori, per i quali si aprono nuovi scenari e relative opportunità. L’armonizzazione dei mercati finanziari internazionali e la comparsa di prodotti e soluzioni innovative, permettono agli investitori di investire in Paesi e asset class diversi, attraverso strategie di investimento molteplici.Ma come bilanciare all’interno di un portafoglio gli asset del proprio Paese con quelli di altre aree geografiche? Meglio esporsi maggiormente al mercato domestico o andare alla ricerca di opportunità anche oltreconfine?Trovare il perfetto equilibrio non è affatto semplice, in particolare quando, per paura o scarsa conoscenza, si è naturalmente portati a investire solo sul mercato domestico (fenomeno comportamentale noto sotto il nome di “home country bias”) ma non si può prescindere da una buona diversificazione, senza la quale nel lungo termine si incorre in rischi eccessivi e in rendimenti minimi.
La finanza comportamentale ha dimostrato come l’home country bias, ossia la tendenza degli investitori ad investire essenzialmente in quel che già conoscono o che è loro familiare, ha origine da diversi fattori, perlopiù legati al contesto e alle esperienze pregresse. Ad esempio, un investitore europeo potrebbe essere condizionato dal susseguirsi di notizie negative sulla scarsa trasparenza dei bilanci, sulle politiche di gestione delle imprese, gli interventi governativi poco efficaci e altre criticità tipiche dei mercati emergenti.”Senza considerare poi che molti fondi investitori istituzionali come i fondi pensione sono più propensi a investire in asset domestici, specialmente nel caso di fondi obbligazionari, visto che è il contesto economico domestico (inflazione, crescita economica, etc..) a contribuire in modo maggiore al futuro dei contribuenti del fondo”Tuttavia, le evidenze empiriche dimostrano come investire solo sul mercato domestico comporti una maggiore esposizione al rischio e rendimenti inferiori nel lungo termine. Si perdono tutti i benefici derivanti da una diversificazione globale del portafoglio e si va incontro ai rischi derivanti dall’alto livello di correlazione tra diverse asset class di uno stesso mercato.
Con un portafoglio diversificato si riesce ad attenuare la volatilità, ridurre la correlazione tra asset e contenere quindi il livello complessivo di rischiosità dell’investimento. Una buona diversificazione permette di mitigare gli effetti di eventi geopolitici o di legati ai tassi di cambio che possono avere un impatto significativo sugli investimenti.Inoltre oggigiorno, grazie alla crescita del mercato degli Etf (exchange traded funds), gli investitori possono avere accesso a mercati e ad asset class fino a poco tempo fa tropo costosi, e costruire un portafoglio ben diversificato ad un costo decisamente inferiore rispetto a quello cui si andrebbe incontro in genere con un fondo comune.Mantenersi entro i confini del mercato domestico, significherebbe invece, esporsi troppo a cicli economici più o meno favorevoli e a potenziali errori di valutazione dannosi. Basti pensare che oggi mentre i mercati azionari e obbligazionari raggiungono massimi storici, quelli dei paesi emergenti presentano prezzi molto più attrattivi rispetto alla controparte dei paesi sviluppati. Le valutazioni da fare sono quindi complesse e rischiose e, per questo, ampliare gli orizzonti dei propri investimenti può aiutare ad ottenere risultati migliori nel lungo termine.Certo la diversificazione non esclude i normali rischi correlati a qualsiasi tipo di investimento ma in un mondo sempre più interconnesso, si rivela una dei fattori più importanti per un investimento efficiente.

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“Gli interventi delle Banche Centrali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2016

Banca europea per gli investimentiA cura di Yuchen Xia, Portfolio Manager in MoneyFarm. Dopo circa 10 anni durate i quali le banche centrali hanno operato per rimediare alla crisi finanziari che ha colpito l’economia globale, la fede degli investitori nell’efficace dei loro interventi ha iniziato a svanire negli ultimi anni. Il QE, i bassi tassi d’interesse, la strategia di comunicazione pubblica etc non sono stati risolutivi e gli investitori temono che banche centrali abbiano giocato tutte le carte in loro possesso per aiutare la crescita globale e generare inflazione. Inoltre, la lenta crescita economica, la mancata spinta inflazionista e i fattori di rischio esterni hanno portato i policymakers a rimanere sulla difensiva, come dimostrato in particolare nei primi mesi del 2016. Nell’ultimo periodo, come sintetizzato nella tabella sottostante, abbiamo assistito a diverse operazioni da parte delle banche centrali. Prime fra tutte, la Banca Centrale Europea (BCE) e la Bank of Japan (BoJ) si sono mostrate le più determinate nella lotta contro la deflazione e la stagnazione economica.
Il pacchetto di misure previste dalla BCE include un ulteriore taglio dei tassi d’interesse, una estensione del QE non solo nell’ammontare di titoli comprati ma anche nella tipologia di titoli comprati (oltre a titoli governativi, ora anche alcuni titoli obbligazionari societari potranno essere comprati) e di conseguenza un incoraggiamento verso la maggiore circolazione di denaro, spingendo le banche all’erogazione di nuovi prestiti.
Anche negli Stati Uniti, dove la situazione economica appare più solida, non mancano le preoccupazioni per una crescita globale lenta, come dimostrato della FED e della sua decisione di tenere invariati i tassi di interesse.
Emergono quindi temi comuni alle banche centrali globali accomunate dalla risoluzione delle medesime problematiche.
L’intervento delle banche centrali, nonostante sia la dimostrazione di un sostegno necessario ad un’economia che fatica a crescere, ha rinvigorito la fiducia degli investitori e influenzato i mercati. La volatilità sui mercati azionari e di credito negli ultimi anni è stata molto correlata con il tono usato dalle banche centrali. Un esempio recente è l’intervento a marzo della BCE, che annunciando l’espansione del suo piano di acquisto ha avuto un impatto enorme sul mercato delle obbligazioni societarie.
È importante sottolineare come anche la cosiddetta forward guidance (la strategia di comunicazione pubblica) sia a tutti gli effetti uno strumento di politica monetaria, tramite la quale una banca centrale regole le attese degli operatori economici. L’annuncio della BCE di nuove politiche hanno fatto, come è normale aspettarsi, indebolire l’Euro, che poi si è rafforzato in seguito alle parole di Draghi sul fatto che ulteriori tagli non saranno necessari. Le aspettative di tassi non in diminuzione hanno pesato più delle effettive politiche dispiegate.Si era osservata una reazione simile alle scelte della Boj di implementare tassi di interesse negativi, che contrariamente alle attese ha portato a un rafforzamento dello Yen.
Una chiara evidenza dei limiti delle politiche monetarie in atto che tuttavia, stanno sostenendo i mercati e la loro ripresa, dopo un inizio anno difficile.
Alcuni economisti non mancano di rimarcare il fatto che in fondo l’intervento della Bce è solo un palliativo, un modo per temporeggiare in mancanza di riforme strutturali efficaci. La ripresa economica non potrà che passare per i governi e il loro operato, meglio ancora se prima che l’effetto “palliativo” possa svanire.

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