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Myanmar: Prigionieri politici

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2011

1986 Faroe postage stamp celebrating AI's 25th...

Image via Wikipedia

Amnesty International ha giudicato il rilascio di almeno 120 prigionieri politici avvenuto il 12 ottobre in Myanmar a seguito di un’amnistia un primo, minimo passo in avanti e ha sollecitato il rilascio immediato e incondizionato di tutti i restanti prigionieri di coscienza, che costituiscono dopo il provvedimento odierno la maggior parte delle persone ancora in stato di detenzione.Tra i prigionieri rilasciati figurano Zaw Htet Ko Ko, esponente del Gruppo studentesco Generazione 88, in carcere dall’ottobre 2007 e l’attore, comico e autore di commedie Zarganar, imprigionato nel giugno 2008 per aver portato i soccorsi alle popolazioni colpite dal ciclone Nargis.Dal 12 al 21 luglio scorso, nell’ambito della 41ma edizione del Giffoni Film Festival, il caso di Zarganar stato proposto alla vastissima platea dei giurati che popolano la manifestazione internazionale di Giffoni Valle Piana. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi, hanno partecipato con grande entusiasmo all’azione in suo favore attraverso una fotopetizione che li ritraeva con un ciak per chiederne la liberazione immediata. Anche Valentina Lodovini, Matteo Branciamore e Maurizio Casagrande, testimonial di Amnesty International durante il Festival, hanno sostenuto a gran voce il rilascio del celebre comico birmano. Non invece noto se sia tornato in libert Htay Kywe, un prigioniero di coscienza detenuto dall’ottobre 2007, torturato, e che sta scontando una condanna a 64 anni in una cella di 2,5 metri per 3, in una prigione che dista oltre 1000 chilometri dalla sua casa di Yangon. Dalla seconda met del 2007, circa 2000 dissidenti sono stati imprigionati, nella met dei casi per aver preso parte alle proteste pacifiche della “rivoluzione zafferano”, sulla base di leggi che definiscono in termini del tutto vaghi i reati contro la sicurezza e l’ordine pubblico. Tra coloro ancora in carcere figura U Gambira, uno dei leader delle proteste. Le condizioni di prigionia in Myanmar sono pessime: cibo, acqua e cure mediche sono insufficienti; molti prigionieri politici si trovano a distanze improbe dai loro familiari; la maggior parte dei detenuti ha subito torture.Amnesty International ha ammonito le autorit di Myanmar a non accanirsi contro i prigionieri rilasciati oggi, che probabilmente una volta tornati in libertà riprenderanno le loro attività politiche.
Racconti e reportage di viaggio
Dalla Repubblica Democratica del Congo al Sudafrica, dalla Grecia al Malawi, dalla Boliva all’India, dal Bangladesh al Burundi, Esmahan Aykol, Alicia Gímenez Bartlett, Eliane Brum, Tishani Doshi, Catherine Dunne, Paolo Giordano, James Levine, Wilfried N’Sondé, Mario Vargas Llosa testimoniano attraverso racconti e reportage di viaggio la realtà di alcune aree in cui opera Medici Senza Frontiere.“Speriamo che attraverso questo libro, realizzato in occasione del 40° anno di vita di MSF, storie imprigionate dalle emergenze umanitarie, dalla povertà, dall’ingiustizia, dalla mancanza di accesso alle cure, possano uscire da quel cono d’ombra in cui troppo spesso vengono rinchiuse dalla nostra indifferenza – spiega Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia – Un ringraziamento particolare va agli scrittori e a Feltrinelli Editore che hanno reso possibile la realizzazione di questo importante progetto a tre anni da “Mondi al limite”, nel quale erano stati coinvolti nove importanti scrittori italiani”.Volti di uomini, donne e bambini che vengono descritti in tutta la loro forza e determinazione dalla penna di nove scrittori internazionali che hanno avuto la possibilità di inoltrarsi, insieme a Medici Senza Frontiere, all’interno di crisi umanitarie spesso dimenticate o inaccessibili. Storie, spesso romanzate e non sempre a lieto fine, ma che per la prima volta rendono loro la propria dignità.“Aderire al progetto di MSF non mi ha solo permesso di arricchire le mie fonti di ispirazione ma anche di visitare una parte del mio paese che non conoscevo, il Nagaland, nel nord est dell’India”, racconta Tishani Doshi, scrittrice, poetessa e giornalista indiana. “Ciò che mi ha più colpito è stata la totale iniquità rispetto al sud del paese: mentre lì infatti si è sviluppato un vero e proprio turismo sanitario e gente da tutto il mondo vi si reca perché sa di trovare cure di altissimo livello, il nord est sembra come sospeso nel tempo. Vi sono zone senza acqua e corrente elettrica, dove non è possibile neanche conservare i vaccini.

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