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Zika: è lotta contro il tempo per il vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

zibra-natalzibra-natal1Presentati i risultati di ZiBra, studio condotto da due anni in cinque Stati del Nord-Est del Brasile. Marta Giovannetti, ricercatrice che porta avanti il progetto: “Non abbiamo ancora abbastanza informazioni per correlare sintomi, effetti e genotipo virale”. Prosegue lo studio dei casi. Sperando che, nel frattempo, il virus non mutiÈ diventato ‘famoso’ poco meno di 70 anni dopo la sua scoperta, avvenuta in Africa nel 1947. Eppure, il genotipo che per primo ha fatto registrare casi significativi del virus Zika non è quello africano, ma asiatico. Zika ha scatenato, nei mesi scorsi, vere e proprie sindromi di panico per quanti dovevano recarsi nel sub-continente brasiliano, dopo l’esplosione di alcuni casi di particolare gravità, tra cui quelli che lo associavano alla microcefalia dei feti di alcune donne incinta infettate. “Un virus che comunque non è mortale”, come specificato oggi dalla dottoressa Marta Giovannetti, ricercatrice presso il laboratorio di Hematologia e Biologia Computational dell’Instituto Gonçalo Moniz a Salvador, nello Stato di Bahia, in Brasile.
Giovannetti ha parlato nell’ambito di un seminario dal titolo ZiBra, analisi in tempo reale sul virus Zika in Brasile, organizzato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma, dove ha presentato, insieme con il Prof. Massimo Ciccozzi dell’ISS e la dottoressa Silvia Angeletti dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, i risultati di due anni di studi sul campo.
“Con il progetto ZiBra – ha detto Giovannetti – abbiamo cercato e stiamo cercando di fare screening della popolazione potenzialmente infetta di cinque Stati del Nord-Est del Paese, quelli più poveri: Rio Grande do Norte, Paraiba, Algoas, Bahia e Pernambuco. Che sono, in generale, anche gli Stati in cui si è registrata la maggior parte dei casi dell’epidemia dell’anno scorso”.
Il primo anno è servito alla dottoressa e agli altri ricercatori coinvolti per standardizzare le procedure dei laboratori ‘di referenza nazionale’ dell’area, quella meno sviluppata dal punto di vista tecnologico, dove hanno trovato poche attrezzature di base e nessuna conoscenza del genotipo virale. Quindi, sono passati a dare una mano ai colleghi brasiliani con le diagnosi rapide e differenziali. “Al momento, nei cinque Stati in cui abbiamo lavorato sono stati notificati circa 10mila casi di possibile contagio Zika, ma quelli di persone realmente affette dal virus sono molti di meno”, spiega Giovannetti, che aggiunge: “Dopo l’epidemia sono arrivati tanti fondi per la ricerca. Ma, almeno all’inizio, non c’erano strutture adatte, personale qualificato, strumenti sensibili per riconoscere il virus. Non avevano protocolli standardizzati per un virus che era loro sconosciuto. Anche perché presenta sintomi simili a quelli di infezioni causate da altri virus correlati, come Dengue, Chikungunya e Febbre Gialla”.
Inizialmente si pensava che il virus fosse giunto in Brasile con il massiccio afflusso di persone volate nel Paese in occasione della Coppa del Mondo di calcio del 2014. “Ma poi, i nostri studi hanno dimostrato che verosimilmente Zika è arrivato lì già con la Confederations Cup del 2013”, chiarisce Giovannetti. Fino a pochi mesi prima, quando si sono registrati i primi episodi gravi in Polinesia francese, lo Zika-virus non era mai stato considerato dalla comunità scientifica internazionale come un problema di salute pubblica per l’uomo. “Ma in quell’anno – spiega ancora la ricercatrice – alcune persone infettate ebbero problemi seri, tra cui la sindrome neurologica di Guillain-Barrè, che causa gravi alterazioni a livello motorio e neurologico, fino ad arrivare alla paralisi”.
Per questo, Marta ha deciso di trasferirsi in Brasile, accedendo ai dati epidemiologici dei cinque Stati. “In due anni abbiamo valutato campioni di plasma e siero di oltre il 20 per cento dei casi segnalati nel Nord-Est: 1.500-1.600 in tutto, di cui circa 300 risultati positivi per Zika-virus: più o meno il 12 per cento della popolazione con sintomi”. “Ma di questi – specifica Giovannetti – meno del 2 per cento è andata poi incontro a conseguenze particolarmente gravi: qualche decina di persone in tutto. Il resto della popolazione è guarita senza strascichi”. Tra l’altro, la letteratura indica che l’80 per cento delle persone infettate risultano del tutto asintomatiche, cioè guariscono senza neppure avere segnali della malattia, che sono di solito febbre, mialgia, esantema e dolori articolari.
Lo Zika si trasmette solo attraverso la puntura di un “vettore competente”: un mosquito (o zanzara) femmina. “La sopravvivenza del virus è direttamente correlata a quella dei mosquitos”, spiega Giovannetti. “Anche per questo in Europa, dove il clima non è tropicale, la popolazione può stare abbastanza tranquilla: l’ambiente non è favorevole allo sviluppo dei mosquitos come in Brasile”, rimarca la ricercatrice.Perciò, secondo la ricercatrice “il danno mediatico generato per il Brasile dall’allarme-Zika è stato ben più grande rispetto alla realtà del rischio. Vivo in Brasile da due anni e, pur essendo stata punta da migliaia di mosquitos, non ho avuto nessun tipo di patologia o alterazione”.Oltre allo screening, i ricercatori sono riusciti a identificare 65 cloni identici del genoma del virus in altrettanti pazienti e stanno completando i test su altre 50-60 sequenze di DNA. “Prima, nelle banche dati erano presenti appena 5 genomi. Aumentare il numero di ‘carte d’identità’ uguali del virus riscontrate sulla popolazione e poterle legare a specifici sintomi consentirà, quando avremo raggiunto i 500-600 casi, di avere quella ‘massa critica’ di dati che servirà alla comunità scientifica internazionale per legare con certezza determinati sintomi al virus. Attualmente, ad esempio, nonostante la risonanza mediatica che si è avuta, non esiste una base scientifica certa che leghi l’infezione agli episodi di microcefalia registrati nei feti delle donne incinta. Stiamo lottando contro un fantasma”, spiega Giovannetti. Il virus, infatti, fa registrare spesso casi sporadici e sfugge, quindi, all’identificazione che porterebbe alla creazione di contromisure farmacologiche. I ricercatori di ZiBra hanno lasciato ai vari laboratori ‘di referenza nazionale’ dei cinque Stati in cui hanno condotto i test il loro know-how, numerosi reagenti e i protocolli ottimizzati, “gli stessi validati dall’Organizzazione Mondiale della zibra-natal2zibra-natal3Sanità”, specifica Giovannetti. Ora, in attesa della nuova ondata di epidemia, prevista per il prossimo marzo – quando tornerà la stagione delle piogge – per la ricercatrice e il team in cui opera è una lotta contro il tempo: “Per poter parlare di vaccini mancano troppi tasselli. Sono necessarie altre conferme e la riproduzione delle stesse condizioni d’infezione causate nell’uomo dal virus sia in vitro che in vivo. Ma, poiché i sintomi sono tanto variabili, non è stato ancora possibile arrivare a questa fase”. Una buona notizia, comunque, c’è: “Abbiamo vinto ulteriori finanziamenti per un nuovo progetto, ZiBra2 – fa sapere la ricercatrice –. Questo ci consentirà di ripetere quanto fatto finora nei cinque Stati sull’intero territorio del Brasile, estendendoci anche alle regioni Nord, Sud e Sud-Est. Così, potremo avere un’immagine complessiva di ciò che sta accadendo, sul fronte del virus, in tutto il Paese”. E il futuro della prevenzione? “Se – chiarisce Giovannetti – la seconda ondata dell’epidemia sarà portata dal medesimo genotipo virale, allora ci sono buone possibilità di approfondire in modo decisivo la sua conoscenza, oltre ad avere un’epidemia più lieve rispetto a quella del 2015, perché un buon numero di persone è già immunizzato”. “Se il virus rimane come quello dell’anno scorso – auspica la ricercatrice intervenuta all’UCBM – potremo comprendere i suoi meccanismi patogenetici, per cercare di disegnare linee guida e strategie di prevenzione che oggi non esistono. Ma se il virus muta talmente tanto da generare varianti nuove, dovremo ricominciare tutto daccapo”. (foto: Zibra Natal)

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Focus sul virus ZIKA in Brasile

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

Roma Trigoria 20 dicembre, alle ore 11.00, presso l’Aula di Direzione Sanitaria al primo piano del Policlinico Universitario università campuss bio-medico di Roma (Via Alvaro del Portillo, 200 – Roma) si svolgerà un incontro per fare il punto sugli ultimi sviluppi della ricerca internazionale sul virus Zika, che fa ancora paura in Brasile e in parte dell’America Latina. Il titolo è “ZIBRA: analisi in tempo reale sullo ZIKA virus in Brasile”. Ospite dell’evento sarà la ricercatrice Marta Giovannetti, che lavora alla Fondazione ‘Osvaldo Cruz’ di Bahia e sta portando avanti un programma itinerante sulla circolazione del ZIKA virus. Parlerà, in particolare, dell’esperienza che sta conducendo a contatto con migliaia di donne in età fertile e mamme di bambini affetti dal virus in Brasile. L’argomento è molto attuale e d’interesse, specialmente per le donne in età da gravidanza, poiché come si sa, l’infezione contratta durante la gestazione è molto pericolosa per il feto.Promotori dell’incontro e presenti all’appuntamento sono la Prof.ssa Silvia Angeletti (Responsabile UOC del Laboratorio Analisi presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico) e il Prof. Massimo Ciccozzi (ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità).

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Persistent detection of Zika Virus RNA

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2016

zikaThe detection the semen is for six months after symptom onset in a traveller returning from Haiti to Italy, from January to July 2016. A study into the persistence of Zika Virus RNA in body fluids shows for the first time that a men still produces semen samples that test positive for Zika Virus six months after onset of symptoms. The report, published today in Eurosurveillance, by Emanuele Nicastri and his collaborators, provides the first results of a long-term study carried out by the National Institute for Infectious Diseases “Lazzaro Spallanzani” (INMI) in Rome-Italy.
In January 2016, a previously healthy man in his early 30s reported to INMI a history of five-day self-limiting febrile syndrome associated with asthenia and a skin rash during his staying in Haiti. Zika Virus (ZIKV) infection was diagnosed in Haiti and the patient returned to Italy 14 days after symptom onset.
Serum, urine, saliva and semen samples have been prospectively collected. In order to detect the presence of the Zika Virus in these fluids, the researchers of the INMI Laboratory of Virology used serological molecular biology techniques.
Testing of convalescent sera taken 91 and 134 days after symptom onset turned out to be ZIKV real-time RT-PCR negative. On day 91, the test was positive for urine, saliva and semen samples. On day 134, only a semen sample was positive. On day 188, a semen sample was still positive. The patient was not affected by any chronic disease or immunological impairment.
Previous reports have shown that ZIKV RNA has been detected in sperm up to day 62 after symptom onset. The results of this study confirm that virus could replicate specifically in the male genital tract and may persist in semen, with implications for potential male-to-female sexual transmission and emphasize the need to recommend that affected patients should abstain from all types of sex, or use condoms, for at least six months.
“INMI is committed to study pathogenesis, virology and epidemiology of Zika Virus and to take care of the affected people. Part of this effort includes understanding on how long patients remain positive for the virus after their recovery,” said Giuseppe Ippolito, Scientific Director of INMI. “Patients are to be commended for contributing to the study which helps us to understand how long the virus may persist in semen.”
Throughout the course of the ZIKV infection, the patient always had protected sexual intercourses with his spouse, using condoms. His spouse did not report ZIKV-related symptoms, and her ZIKV serology was still negative”. Considering the 80% incidence rate of asymptomatic ZIKV infection the prolonged genital shedding reported here may have implications for the screening of measures aimed to detect ZIKV RNA in semen cryopreservation collected in sperm banks.
“We are delighted to see such positive results produced by the INMI” said Marta Branca Special Commissioner of the Institute

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Il virus Zika permane nello sperma fino a 6 mesi dopo l’insorgenza dei sintomi

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2016

zikaLo studio sulla persistenza del virus Zika nei fluidi corporei ha mostrato per la prima volta che un uomo continua ad essere positivo allo sperma test per Zika virus anche sei mesi dopo l’insorgenza dei sintomi. I campioni di siero, urine, saliva e sperma sono stati raccolti in modo prospettico al fine di rilevare la presenza del Zika un virus in tali liquidi: il test a 91 giorni è stato positivo per l’urina, saliva e campioni di sperma. A 134 giorni risultava positivo solo un campione di sperma e lo stesso a 188 giorni. Studi precedenti avevano dimostrato che il virus Zika era stato rilevato nello sperma fino 62 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.
I risultati di questo studio confermano che il virus può persistere nel liquido seminale con implicazioni per la potenziale trasmissione sessuale. Sottolinea inoltre la necessità di raccomandare ai pazienti affetti di astenersi da attività sessuali o di usare il preservativo per almeno sei mesi. Considerando poi che l’80% dei casi da virus Zika sono asintomatici, saranno necessari altri studi per approfondire la persistenza in uomini asintomatici e i rischi potenziali per la trasmissione sessuale, oltre alla definizione di misure di screening accurati per l’analisi dello sperma crioconservato nelle banche biologiche.
In Italia sono state ad oggi 61 le diagnosi di infezione da Zika contro i 1111 in Europa (dati ECDC) e in tutti casi si tratta di viaggiatori tornati da paesi ad alto tasso di trasmissione del virus attraverso la zanzara Aedes.”L’INMI Spallanzani è impegnato a studiare patogenesi, virologia ed epidemiologia del virus Zika, oltre che alla cura delle persone colpite. Ci sforziamo di comprendere per quanto tempo i pazienti rimangono positivi al virus dopo il loro recupero e quali potrebbero essere le conseguenti implicazioni sulla salute pubblica”, evidenzia Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto. “E’ molto lodevole il contributo che i pazienti garantiscono ai nostri studi aiutandoci ad approfondire per quanto tempo il virus può persistere nel liquido seminale.””Sono molto soddisfatta di tali risultati positivi ottenuti dall’Istituto e dal contributo che costantemente offriamo alla comunità scientifica”, ha commentato Marta Branca Commissario straordinario dell’Istituto.
Ricordiamo infine che l’Istituto Spallanzani grazie al protocollo firmato nel maggio scorso con il CONI, si occupa anche della prevenzione e del controllo di eventuali patologie infettive e tropicali che potrebbero riguardare la delegazione italiana impegnata nei giochi olimpici di Rio2016, città brasiliana tra le più colpite dal virus. E’ stato infatti fornito un vademecum agli atleti, è attivo un servizio di teleconsulto h24, e infine si potranno richiedere al rientro controlli ambulatoriali di approfondimento.

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Primo isolamento a Padova di Zika virus dalla saliva

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

zikaIl gruppo di virologi dell’Unità Operativa di Microbiologia e Virologia dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova diretto dal Professor Palù sta monitorando, nei viaggiatori di rientro dalle regioni tropicali del globo, l’andamento epidemico di Zika virus sin da quando l’infezione si è propagata in Polinesia Francese (2013) e in Brasile, Centro-Sud America (2015). Una decina di casi di infezione da Zika virus sono stati diagnosticati e segnalati finora con incidenza in viaggiatori veneti provenienti da aree endemiche. Un evento scientifico di grande interesse, oggetto di pubblicazione in questi giorni sulla Rivista Eurosurveillance, è rappresentato dal fatto che i virologi padovani sono riusciti, per la prima volta in letteratura, ad isolare Zika virus in coltura dalla saliva. Il campione proveniva da un paziente che presentava i sintomi tipici di febbre, mialgia, artralgia, congiuntivite e eritema cutaneo maculare, dopo un viaggio nella Repubblica Domenicana. Il soggetto, che è stato monitorato con tecniche di diagnostica molecolare per oltre un mese per la presenza del genoma virale nei fluidi organici, aveva concentrazioni di RNA di Zika virus molto più elevate nella saliva (3 milioni di copie/ml) che nelle urine (1 milione di copie/ml) e nel sangue (30 copie/ml) ed una persistenza più lunga nel tempo del virus nella saliva (oltre 30 giorni).
L’isolamento in colture cellulari del virus, la classica prova per rivelare la presenza dell’agente eziologico dell’infezione e la sua contagiosità, e’ avvenuta nei primi giorni successivi all’esordio dei sintomi, quando il paziente non aveva sviluppato ancora anticorpi contro il virus. Il lavoro del gruppo del Professor Palù ha importanti implicazioni per comprendere la biologia del virus e la sua trasmissibilità. Zika virus infatti è stato in precedenza isolato da urine, latte e liquido seminale umani e la sua infettività correlata, conseguentemente, anche a trasmissione per allattamento e rapporti sessuali. E’ presto per dire se l’infezione da Zika virus possa trasmettersi, oltre che per la via classicamente accertata del morso della zanzara Aedesaegypti, anche per contagio interumano via saliva o dispersione salivare peraerosol. Serviranno, allo scopo, osservazioni cliniche più estese tra contatti (attualmente in corso) e sperimentazioni su modelli animali.

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GVN Zika task force

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2016

Ospedale Spallanzani, RomaRoma Ospedale Spallanzani. Il Global Virus Network- GVN, in rappresentanza di 35 centri di eccellenza distribuiti in 26 nazioni, composta da esperti virologi di fama internazionale, al fine di dare risposte adeguate ai problemi legati ai nuovi virus, ha annunciato la formazione del GVN Zika task force, presieduta da Scott Weaver, co-presidente per il GVN Chikungunya Task force e direttore della University of Institute del Texas Medical Branch per le infezioni umane e immunità.Il GVN Zika Task force è destinato a crescere per affrontare l’urgente necessità di mettere in rete e condividere informazioni e ricerca a livello internazionale. L’annuncio è stato dato ieri da Robert Gallo, co-fondatore del GVN e presidente del Leadership Comitato Scientifico del GVN e José Esparza, presidente della GVN.
Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto per le malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, già membro attivo del Global Virus Network, è stato chiamato a fare parte della Zika Task Force come rappresentante esperto italiano: “Siamo contenti – dichiara Ippolito – di mettere al servizio le nostre conoscenze nella risposta internazionale alla pandemia. Il nostro Istituto ha avviato un progetto di collaborazione con i colleghi della Slovenia e del Brasile per studiare la patogenesi dell’infezione da virus Zika: non vediamo l’ora di condividere le nostre scoperte con gli altri membri della GVN Task Force “. Marta Branca, Commissario straordinario dell’INMI Spallanzani ha così commentato: “ Sono onorata che il nostro Istituto ancora una volta si attesti una risorsa a livello mondiale per le malattie infettive. Auguro a tutto il gruppo buon lavoro”.

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Infezione da virus Zika nei neonati: ecco le linee guida americane

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2016

mosquito closeup

mosquito closeup

Vista la rapida diffusione a partire dall’America latina dell’infezione da virus Zika – che in gravidanza appare associata a un aumento di rischio di microcefalia del nascituro – i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e l’American Academy of Pediatrics hanno pubblicato le linee-guida preliminari per la valutazione e la gestione dei neonati con possibile infezione congenita. Il virus è trasmesso dalla puntura della zanzara Aedes (che rappresenta il vettore anche di dengue e chikungunya), e in genere causa una sintomatologia blanda di tipo influenzale, con febbre, rash, dolori articolari e congiuntivite della durata di alcuni giorni. Solo raramente causa il ricovero ospedaliero. Nel maggio del 2015 la Pan American Health Organization (Paho) ha confermato il primo caso di infezione da virus Zika in Brasile, che da allora si è diffusa nel subcontinente americano dando luogo a segnalazioni di casi di sindrome di Guillain-Barre e di donne gravide che hanno messo alla luce neonati con problemi di vario genere. È seguita la pubblicazione di una messa in guardia per i viaggiatori diretti in zone con trasmissione locale di Zika virus da parte delle autorità sanitarie internazionali, tra cui anche i Centers for Disease Control europei.Le raccomandazioni per i sanitari pubblicate sul bollettino Morbidity and Mortality Weekly Report riguardano i neonati con microcefalia o calcificazioni intracraniche (osservate in fase prenatale o alla nascita) ma anche tutti i nati da madri risultate positive al test per l’infezione da Zika, o in cui i test virologici hanno fornito risultati non chiarificanti. In questi casi i Cdc raccomandano di cercare nel siero l’Rna virale, l’immunoglobulina M (IgM) del virus Zika e del virus della dengue, con i rispettivi anticorpi. Il prelievo va fatto sul cordone ombelicale o direttamente sul neonato, se possibile entro due giorni dalla nascita. Anche il fluido cerebrospinale eventualmente ottenuto per altre analisi dovrebbe essere testato per Rna, IgM e anticorpi. Le linee-guida spiegano nel dettaglio esami clinici e di laboratorio raccomandati nelle diverse circostanze, e raccomandano di notificare a livello centrale ogni caso di possibile infezione congenita: «Non è disponibile alcun trattamento antivirale specifico per l’infezione da virus Zika, né alcun vaccino» spiega la nota dei Cdc. «La terapia dell’infezione congenita da virus Zika è di supporto e dovrebbe farsi carico dei problemi specifici, medici o legati allo sviluppo neurologico, di ciascun neonato specifico; le indagini per capire quali servizi siano i più efficaci per questi bambini nel corso della crescita sono tuttora in corso». (fonte Doctor33) (foto: virus zika)

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Global response to Zika must provide contraceptives to all says IPPF

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2016

zikaAs a case of sexually transmitted Zika infection was reported in the US yesterday, the International Planned Parenthood Federation’s (IPPF) Director General, Tewodros Melesse urged that more must be done to ensure contraceptive access is at the forefront of the response. In a statement by IPPF’s Director General, Tewodros Melesse said in response to reports of Zika in Ireland and US today. “The World Health Organization (WHO) on Monday declared Zika a Public Health Emergency of International Concern. Further guidelines are needed for a comprehensive effort to tackle the epidemic. We need more guidance from WHO to ensure that the rights of women are at the forefront of the Zika response. Updates are essential now that sexual transmission, is emerging as a potential mode of infection that puts people at risk.” It is clear that further surveillance and research is necessary to confirm if this is a possible mode of transmission. If proved that the Zika virus can be sexually transmitted, it will be important to ensure the integration of Sexually Transmitted Infections (STI) prevention strategies as part of control efforts. The Centres for Disease Control (CDC) reported that it is likely that the infection in the US was transmitted through sexual contact. IPPF will continue to monitor the situation. With this potential for sexual transmission, it is advised to ensure access to condoms and to promote use along with other forms of contraceptive methods. Male and female condoms are effective for preventing unintended pregnancies as well as the transmission of HIV and other sexually transmitted infections (STIs).In response to the calls for women to delay pregnancy in some of the affected countries, Mr Melesse said” It is essential to recognize that women have the right to make decisions about their reproduction, including if and when they have children, but this is not always possible in areas of poverty and where sexual and gender based violence rates are high.”
“Delaying pregnancy will not be an option for some, so every response must be tailored to the individual. The Zika response must include a sensitive approach to pregnant women who are concerned and need testing, while access to contraception should be available to all. Governments must ensure that their medical services have the supplies for those whose want it. We recommend that strengthening family planning programs and access to safe abortion services for those women who need it and where it is permitted by law should be included in the strategies for responding to the Zika outbreak.” IPPF is a network of sexual and reproductive health and rights organisations in 170 countries that are equipped to monitor and respond to any member of the public who wants information, services, contraception and access to abortion and are available to serve at the first point of response.

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Fight Zika virus with better access to contraception and safe abortion as well as anti-mosquito measures, says IPPF

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2016

zikaThe Zika virus must be fought with better access to contraception and safe abortion as well as anti-mosquito measures, Tewodros Melesse, Director General of the International Planned Parenthood Federation has said today.In a statement of solidarity with the World Health Organisation, he told WHO Director General Dr Margaret Chan that the IPPF – the largest sexual and reproductive health service network in the world – supported her call for an emergency meeting in Geneva on Monday 1 Feb and was already taking action.
“We recognise the urgency and have initiated our response” he said.“The IPPF Western Hemisphere – our region covering South America, the Caribbean and North America – has shared WHO guidelines on Zika with all its Member Associations, partners and staff.”Tewodros Melesse said the IPPF would call on its Member Associations to help lead the global response to the Zika outbreak.“The IPPF is ready to act swiftly, building on our global experience and expertise in sexual and reproductive health.”He stressed Zika’s impact on women, in particular poor and vulnerable women.“In the affected areas approximately half of pregnancies are unplanned. Poor women and women in rural areas are more susceptible to infection and less likely to have access to sexuality education and contraception,” said Tewodros Melesse.
In Latin America and the Caribbean, an estimated 23 million women have an unmet need for contraception and account for 75% of unintended pregnancies in the region. Latin America is also home to some of the most restrictive abortion laws in the world.
Tewodros Melesse urged that the fight against Zika must include access to contraception and safe abortion.
He said: “We recommend that strengthening family planning programs and access to safe abortion services for those women who need it and where it is permitted by law should be included in the strategies for responding to the Zika outbreak.”

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