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La situazione di insicurezza in Burkina Faso costringe migliaia di rifugiati maliani alla fuga

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime nuovamente apprensione per la crescente insicurezza in Burkina Faso, che, ogni giorno, costringe migliaia di persone alla fuga.Per effetto delle violenze scoppiate in tutta la regione del Sahel, a partire da gennaio 2019 il Burkina Faso ha registrato la fuga di oltre 838.000 persone – una cifra che, giorno dopo giorno, non fa che aumentare.La diffusione del COVID-19 ha introdotto un nuovo fattore di insicurezza nella già instabile situazione.Inoltre, gli attacchi dei militanti hanno colpito circa 25.000 rifugiati maliani, che vivevano presso campi in aree remote a ridosso del confine tra Burkina Faso e Mali. La maggior parte di questi ora ha preso la decisione di fare ritorno a casa, nonostante le condizioni di insicurezza vigenti anche in quelle aree, ritenendo che tale scelta rappresenti il minore tra i due mali. In seguito ad attacchi e ultimatum imposti da parte di gruppi armati, che hanno costretto i rifugiati a fuggire per mettersi in salvo, il campo di Goudoubo, che di recente era arrivato ad accogliere 9.000 persone, di fatto ora risulta essere svuotato.In seguito alla chiusura delle scuole, dell’ambulatorio e del posto di guardia del campo, circa la metà degli ospiti, direttasi verso le regioni di Gao, Mopti e Timbuctu in Mali, ha riferito come insicurezza e aggressioni armate abbiano costituito le ragioni che li hanno costretti a fuggire senza avere altra opzione se non quella di fare ritorno.La restante metà si è trasferita in altre località all’interno del Burkina Faso. Circa 2.500 rifugiati hanno raggiunto i numerosi sfollati burkinabé presenti nella città di Dori, in cui la popolazione vive in condizioni disperate e necessita con urgenza di alloggi, acqua e servizi sanitari. Attacchi sferrati nell’area circostante il campo hanno costretto alla fuga anche una parte di abitanti del villaggio di Goudoubo.La situazione di insicurezza ha ora travolto tutte le 13 regioni del Burkina Faso. La settimana scorsa, nel corso di una serie di attacchi, almeno 32 persone sono state uccise e moltissime altre sono rimaste ferite.Le violenze, inoltre, a novembre 2019 hanno costretto l’UNHCR a ricollocare il proprio personale fuori dal campo profughi di Mentao, vicino a Djibo. Da allora, l’accesso a oltre 6.000 rifugiati è potuto avvenire solo sporadicamente e le loro condizioni di vita sono andate peggiorando. Molti rifugiati accolti nel campo, inoltre, hanno riferito l’intenzione di fare ritorno in Mali una volta allentate le restrizioni dovute alla diffusione del COVID-19.Tuttavia, l’instabilità della situazione in Mali non permette a molti di fare ritorno alle proprie terre di origine. Le condizioni di insicurezza permangono e, nell’ambito della risposta al COVID-19, le autorità hanno imposto il coprifuoco, misura che ha alimentato le preoccupazioni in relazione alla sicurezza e alla salute tra le categorie vulnerabili. L’UNHCR lavora sul campo con le autorità e con i partner, assicurando che i rifugiati di ritorno ricevano alloggio, beni di prima necessità e assistenza in denaro per soddisfare le esigenze iniziali. L’UNHCR, inoltre, sta fornendo alle autorità i dispositivi sanitari e igienici necessari nell’ambito della risposta alla pandemia da COVID-19.

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Oltre 700.000 persone in fuga dal Burkina Faso a causa della violenza nel Sahel

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i partner si stanno misurando con numerosi ostacoli nel tentativo di avere accesso e poter rispondere alle esigenze di sfollati interni e rifugiati in tutta la regione del Sahel, in seguito all’aumento del numero e della frequenza degli attacchi ai danni della popolazione civile.In Burkina Faso, gli attacchi più recenti condotti da militanti nei confronti di civili e autorità locali dal 1 gennaio hanno costretto una media giornaliera di oltre 4.000 persone a fuggire per cercare di mettersi in salvo. Ad oggi, sono state 765.000 le persone costrette alla fuga – delle quali oltre 700.000 negli ultimi 12 mesi. Si tratta di un numero 16 volte maggiore rispetto a quello registrato a gennaio 2019. Si stima che 150.000 persone siano fuggite solo nelle ultime tre settimane.Le persone in fuga dalle violenze riferiscono di attacchi ai villaggi condotti da gruppi di militanti, omicidi, stupri, saccheggi. Terrorizzati da tali aggressioni, gli abitanti hanno abbandonato tutti i propri averi per cercare rifugio altrove.
Oltre 4.400 rifugiati dal Niger sono arrivati in Mali in fuga dalla recente scia di attacchi nelle regioni di Tillaberi e Tahoua, tra i quali uno condotto a inizio gennaio nel villaggio di Chinagodar. I rifugiati hanno trovato riparo nei comuni maliani di Andéramboukane e Ménaka. Sono andati a unirsi ad altri 7.700 maliani sfollati nella stessa area. Altre persone continuano a varcare il confine tra Niger e Mali.In Niger, oltre 11.000 persone sono fuggite da aree di frontiera non sicure e hanno trovato riparo in diversi villaggi più a sud, nei quali al momento è garantita assistenza. Le regioni di Tillaberi e Tahoua attualmente accolgono 58.000 rifugiati provenienti dal Mali e 82.000 sfollati interni.Più a nord, in Mali, in seguito all’ultimo attacco perpetrato contro il villaggio di Ogossagou il 14 febbraio, nel corso del quale sono stati uccisi 30 abitanti, la popolazione vive nel terrore e desidera solo fuggire per trovare rifugio altrove. Una missione di monitoraggio condotta da partner dell’UNHCR ne ha valutato le esigenze più urgenti. Prima di quest’attacco, gli abitanti dei villaggi vicini avevano a loro volta trovato rifugio a Ogossagou, nonostante il villaggio fosse stato attaccato a marzo dell’anno precedente e 160 persone fossero state massacrate.In fuga da Niono e dalla regione maliana centrale di Segou, altri 1.000 rifugiati maliani negli ultimi dieci giorni hanno fatto ingresso in Mauritania, un aumento notevole rispetto alla media settimanale di cinquanta rifugiati che solitamente arrivano dal Mali settentrionale. In tutta la regione, sopravvissuti agli attacchi, sfollati interni e rifugiati hanno bisogno di sicurezza, riparo, cibo e acqua potabile. Sono inoltre necessari con urgenza indumenti e altri beni di prima necessità, tra cui kit igienici per donne e ragazze. Tra le priorità vi è inoltre la necessità di garantire accesso a servizi igienico-sanitari e medici, tra cui quelli di sostegno psicosociale a beneficio di quanti si sono sottratti o hanno assistito ad atrocità. La risposta, inoltre, è volta a soddisfare le esigenze delle comunità di accoglienza, dato che spesso nelle crisi sono chiamate a intervenire per prime, nonostante vivano esse stesse in condizioni di povertà.Allarmata dal drastico aumento di movimenti forzati in corso nel Sahel, l’UNHCR rinnova l’appello affinché sia garantita la protezione delle popolazioni civili e di quanti fuggono dalle violenze. È necessario garantire accesso in condizioni sicure alle agenzie umanitarie affinché possano assicurare assistenza. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha già intensificato le misure di risposta alla crisi garantendo protezione e forniture d’emergenza alle persone costrette alla fuga e alle comunità che le accolgono, assicurando in particolare l’accesso ad alloggi, istruzione e servizi volti a contrastare la violenza sessuale e di genere.

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