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Posts Tagged ‘situazione’

Situazione dei licei e degli istituti tecnici di Roma e della sua provincia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Dati, analisi e approfondimenti che fanno emergere un quadro sconvolgente sull’attuale situazione dei licei e degli istituti tecnici di Roma e della sua provincia. Il documento tecnico-politico mette in evidenza i noti problemi relativi al bilancio e dell’assestamento istituzionale dovuto alla Riforma Del Rio (Legge 56/2014), oltre alla gestione provvisoria dell’Ente e al mancato completamento del processo di riordino da parte della Regione Lazio con l’obiettivo di garantire la piena funzionalità degli immobili ma soprattutto al fine di assicurare le giuste condizioni di sicurezza e di salvaguardia dell’incolumità degli studenti e del personale docente e non docente. Presenteranno lo studio i consiglieri metropolitani Carlo Passacantilli e Antonio Proietti il prossimo 25 settembre alle ore 11 a Palazzo Valentini Via IV Novembre 119a presso la Sala delle Bandiere Alla conferenza stampa di presentazione parteciperanno il coordinatore della Lega Regione Lazio On. Francesco Zicchieri, Fabrizio Santori, direttivo del coordinamento regionale Lega, e Federico Iadicicco, dirigente Lega già consigliere provinciale.

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“Sulla situazione nel Corno d’Africa la risposta del governo è stata deludente”

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

“In realtà nulla è stato fatto in questi mesi per supportare il processo di pace e riaffermare il ruolo dell’Italia in una Regione di prioritario interesse strategico per il nostro Paese, sia dal punto di vista economico, sia per fronteggiare l’immigrazione clandestina e il terrorismo islamico” è quanto dichiarato in aula dal senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, in replica alla risposta data dall’Esecutivo sull’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia. “Rischiamo di perdere una grande opportunità e di lasciare il campo ad altri Paesi nostri concorrenti. L’Italia non può essere assente. Noi chiediamo una politica attiva fatta di atti concreti: il piano Africa, di cui parla Salvini, parta proprio dal Corno d’Africa; l’agenzia della cooperazione metta in campo un progetto di ampio respiro; Il governo deliberi nel CIPE di contemplare il Corno D’Africa tra i Paesi in cui può agire il fondo speciale istituito presso Invitalia a sostegno dei paesi a rischio, in cui Sace (Cassa depositi e prestiti) ha difficoltà ad operare. Fondo in origine ideato per Iran ed ancora non attivo, ma che oggi può essere usato a sostegno delle imprese italiane che agiscano in quell’area africana. L’Italia si muova subito in sede europea perché la UE realizzi anche con il Corno d’Africa un Economic Partnership Agreement, come già in atto con il resto del Continente. Insomma fatti ed azioni, non solo parole”conclude il senatore FdI

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Situazione dell’economia italiana ed aspettative

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Al sondaggio, svolto da CFA Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi soci tra il 20 ed il 31 luglio 2018, hanno partecipato 45 intervistati. Il 70% circa degli operatori finanziari ritengono sostanzialmente stabile, rispetto al mese passato, la situazione attuale dell’economia Italiana mentre in termini di aspettative sui prossimi sei mesi, aumenta la percentuale di coloro che si attendono una sostanziale stabilità, pari al 63% circa del totale, mentre il 17% stima condizioni in miglioramento ed un 20% si attende un peggioramento, un valore in calo del 17% circa rispetto alla precedente rilevazione.Questa discesa del numero di intervistati con attese negative comporta un ulteriore rientro nel dato del “CFA Italy Radiocor Sentiment Index” per il mese di agosto 2018 che, dopo aver toccato minimi assoluti a giugno (-32,7) ed essere risalito già nel mese di luglio (-15,8), è tornato in prossimità dello zero, registrando un valore pari a -2,9.I partecipanti vedono un miglioramento delle condizioni economiche nell’Area Euro, mentre prevedono una sostanziale stabilità dell’economia USA.
L’inflazione è vista in rialzo in tutte le regioni mentre le aspettative di incremento dei tassi di interesse riguardano soprattutto gli USA. Su queste variabili si nota una divergenza tra le attese sui rendimenti italiani, a breve e a lungo termine, e su quelli di Area Euro, dove i primi sono previsti in aumento in misura maggiore rispetto ai benchmark continentali, tendenzialmente ampliando, quindi, lo spread dei tassi rispetto ai paesi «core».Sui mercati azionari, sono previsti rialzi dagli attuali livelli, in particolare per il benchmark europeo.
Sulle valute permane l’attesa per un relativo apprezzamento del dollaro USA contro l’Euro. Infine il petrolio dovrebbe tornare a salire dagli attuali livelli, dopo i ribassi delle ultime settimane.

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La situazione del Sud Italia continua a peggiorare

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Ad evidenziarlo sono i dati del Rapporto Svimez 2018. La relazione dell’istituto di ricerca, infatti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – mette in risalto la grave situazione di 600 mila famiglie meridionali senza lavoro (raddoppiate negli ultimi 8 anni) e la fuga negli ultimi 16 anni di circa la metà dei giovani tra i 15 e i 34 anni.
La questione meridionale – prosegue Tiso – va affrontata con delle politiche che abbiano una progettualità, e che lavorino, non con la logica dei rimedi tampone, ma con delle prospettive. Come Confeuro siamo assolutamente certi del ruolo propulsivo che il comparto agroalimentare potrebbe svolgere all’interno di questo contesto; ed è anche per queste ragioni che abbiamo richiesto più volte interventi tempestivi e risolutivi su vicende territoriali come quelle legate alla Xylella fastidiosa.Il Sud Italia – continua Tiso – rappresenta un vero e proprio patrimonio agricolo per il Bel Paese, e come tale va tutelato e rilanciato attraverso provvedimenti specifici che superino la retorica per muoversi sull’asse della concretezza. A tal proposito bisogna lavorare assiduamente per favorire l’unione tra i produttori agricoli (O.P.) e per intervenire, anche attraverso la nuova Pac, sull’assegnazione dei terreni agricoli agli under 40. Non va dimenticato, infatti – conclude Tiso – che il futuro del mondo agricolo è nelle mani delle prossime generazioni. (n.r. A nostro avviso il tris vincente è la combinata Agricoltura, artigianato, turismo)

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La situazione dei conti italiani vista dal ministro dell’economia

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

“Anche oggi, la grande stampa finanziaria internazionale si è occupata in maniera molto interessata del caso italiano e della retorica con la quale il governo Lega – Movimento Cinque Stelle ha conquistato l’elettorato italiano, portandolo ad essere, in poco tempo, il più euroscettico dell’intera Unione Europea, secondo gli ultimi dati forniti dall’Eurobarometer Survey. Un editoriale di Wolfgang Munchau pubblicato dal Financial Times ha ben descritto il rischio di come il continuo raccontare favole agli elettori rischia di portare all’esplosione dell’eurozona.La retorica populista della nuova maggioranza è stata tutta improntata, all’inizio, all’antieuropeismo, con proposte radicali come l’uscita dell’Italia dall’euro e dalla Unione Europea. Queste proposte, una volta circolate tra gli investitori istituzionali, hanno provocato il crollo della Borsa di Milano e l’impennata dello spread, con il rendimento sui BTP decennali che ha sfondato la soglia del 3.0%. I grandi hedge funds americani, come riportano gli ultimi dati della Consob, hanno tutti al ribasso sul nostro paese, sulla base della credenza che le ricette economiche di Lega e Cinque Stelle possano rendere insostenibili le finanze pubbliche italiane.A rassicurare gli investitori, è intervenuto fortunatamente il neo ministro dell’economia Giovanni Tria, il quale ha dichiarato alla stampa che “non è in discussione alcun proposito di uscire dall’euro” e che “i nuovi conti saranno coerenti col fine di ridurre il rapporto debito/Pil”. Il ministro Tria quindi, ha voluto da subito dire la sua sulle materie di sua competenza, riguardanti il futuro dell’Italia nella moneta unica e il percorso di risanamento dei conti pubblici, con la lotta all’enorme montagna di debito pubblico lasciata in eredità dagli ultimi governi di centrosinistra come principale obiettivo. L’intervista del ministro è seria ed opportuna, ed ha avuto come principale obiettivo quello di voler rassicurare i mercati finanziari in un momento in cui essi stavano formulando delle aspettative molto forti sulla volontà dell’Italia di non rispettare le regole di bilancio comunitarie e di non voler ridurre il debito pubblico, preparandosi a punire il nostro paese per queste scelte.L’uscita tempestiva del ministro Tria ha avuto effetti benefici sui mercati finanziari. Lo ha subito voluto ricordare l’agenzia Bloomberg, scrivendo di come la Borsa italiana abbia subito spiccato il volo dopo l’impegno del ministro a restare nell’euro, e di come la valuta comune sia tornata ad apprezzarsi nei confronti del dollaro. I mercati azionari italiani stanno registrando il maggior guadagno dallo scorso febbraio “dopo che Tria ha detto al Corriere della Sera che non c’è alcuna discussione su nessuna proposta di lasciare la valuta comune e che il governo bloccherà qualsiasi condizione di mercato che spingesse in direzione dell’uscita”, ha riportato la principale agenzia finanziaria americana.Come riconosciuto da molti analisti, tuttavia, i commenti di Tria rischiano solo di provocare effetti benefici di breve periodo, se alle parole del ministro non corrisponderà un comportamento coerente da parte di Lega e Movimento Cinque Stelle, che hanno proposto un programma economico quantificato in oltre 100 miliardi di euro e che si pone in evidente contraddizione con le rassicurazioni di Tria di voler rispettare il percorso di risanamento dei conti pubblici, che prevede l’azzeramento del deficit strutturale nel 2020. La volontà, più volte dichiarata, da parte di Matteo Salvini e Luigi di Maio di voler avvicinarsi, o addirittura sfondare, la soglia del 3.0% del rapporto deficit/Pil e, quindi, ricorrere ad ulteriore indebitamento per finanziare il loro programma di spesa pubblica, non è compatibile con quanto concordato in sede europea e, ancora più importante, con il giudizio positivo dei mercati finanziari, che hanno già fatto capire quale posizione intendono sostenere, ovvero quella del ministro Tria.E’ quindi fondamentale capire se il Presidente del Consiglio Conte, Matteo Salvini e Luigi di Maio intendano confermare le loro politiche populiste di spesa, di allontanamento dall’Unione Europea e di sfida aperta agli investitori istituzionali, oppure abbandonare la loro retorica e le loro promesse inattuabili e stare dalla parte dell’Italia, sostenendo le posizioni del ministro Tria, già apprezzate dai mercati finanziari”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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“La stampa finanziaria internazionale è sempre più preoccupata dall’evolversi della situazione politica italiana”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Lo è specialmente dopo aver capito che la possibilità di avere un governo a guida “populista” Lega – Movimento Cinque Stelle si sta facendo via via più concreta. Ieri è stato il Financial Times, con un editoriale di Wolfgang Munchau, a spiegare perché l’Europa si dovrebbe seriamente preoccupare per la minaccia rappresentata dai due partiti guidati da Matteo Salvini e Luigi di Maio.
“I contorni di una coalizione di governo in Italia tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega stanno emergendo. Fino a non molto tempo fa, entrambe le parti erano profondamente euroscettiche se non antieuropee. La lega è la più estrema delle due. Dovremmo essere preoccupati?”, si chiede Munchau. La risposta è molto netta: “sì, ma non per le ragioni che si possono credere. I nuovi leader italiani hanno studiato attentamente lo scontro tra la Grecia e il resto dell’eurozona tre anni fa. Non inizieranno il loro mandato infrangendo le regole fiscali dell’UE. Non minacceranno di lasciare l’euro. Ma dovremmo pensare a questo come a un ritiro tattico. Nessuno dei problemi per l’Italia nella zona euro è stato risolto. Non ci saranno né grandi riforme strutturali né riforme sostanziali nella governance dell’eurozona.”
“I due partiti hanno condotto una campagna di cambiamenti radicali alle politiche economiche e sociali italiane e all’immigrazione. La lega vuole una tassa sul reddito fisso. Five Star ha fatto una campagna su un reddito base universale. Entrambe le parti vogliono annullare le riforme pensionistiche del 2011. La Lega vuole uno studio di fattibilità per un “mini-BOT”, uno strumento di debito garantito sulle entrate fiscali future che dovrebbe essere accettabile come mezzo di pagamento – in altre parole, una valuta parallela . Pensala come un modo per uscire dalla zona euro senza uscire dalla zona euro. Queste promesse, se attuate in toto, non sono coerenti con lo spirito o le regole dell’UE.”Anche la piattaforma Bloomberg.com, la più seguita dagli investitori di tutto il mondo, apre per il terzo giorno consecutivo con il rischio “populismo” in Italia, scrivendo che “alla fine, l’Italia ha ceduto alle forze del populismo”.L’Italia, quindi, padre fondatore dell’Europa, è ormai vista dalla stampa estera come lo Stato più anti-europeo tra tutti i paesi membri dell’Unione, la principale fonte di preoccupazione per il futuro del Vecchio Continente. Non è certamente un buon biglietto da visita per i grandi investitori internazionali i quali, ne siamo certi, cominceranno presto a scommettere nuovamente al ribasso sul nostro Paese”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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E’ tempo di cambiare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2018

di Pasquale Di Lena Oinos – vivere divino (numero speciale per il prossimo Vinitally) In Anteprima
La situazione che vive il globo e, col globo, il nostro Paese, tutti noi, uomini e donne; le piante; gli animali; la natura; il territorio di tanti piccoli e grandi territori, è davvero allarmante, visto che non c’è niente che dà segnali di miglioramento, ma solo peggioramento.
L’aumento di quattro volte, nel corso di mezzo secolo, dell’estrazione di materie prime dall’ambiente, 88,6 miliardi di tonnellate di fronte ai 22 miliardi di tonnellate del 1970, con ben 19 milioni di morti premature l’anno. Se non si rispettano gli impegni presi a Parigi dalla quasi totalità dei governi di tutti i paesi del mondo, ci sarà un aumento crescente delle temperature, con i relativi processi di desertificazione, con l’Italia che vedrà 1/5 della sua superficie agricola colpita. Sempre l’Italia paga il prezzo più alto con la perdita del 33% della superficie agricola totale per colpa dell’erosione del suolo, che riguarda anche l’Europa per 12 milioni di ettari, pari al 7,2% del totale dei terreni agricoli. Per non parlare dell’Amazzonia, degli Oceani sempre più acidi; dell’accesso all’acqua, in particolare di quella potabile; della salute; del bisogno di cibo e, nel contempo, del suo spreco. Una serie di prove concrete di pericoli per la Terra e la biodiversità, per la fertilità dei terreni, per i volumi e la qualità delle produzioni agricole, proprio quando continua l’aumento della popolazione e c’è sempre più bisogno di cibo.
L’uomo deve fare tutto quanto è possibile per cambiare la situazione, capire le abitudini sbagliate e credere che si è ancora in tempo a interrompere, modificare un cammino che sta portando tutti verso il baratro.
Sapere che c’è bisogno di una cultura nuova in grado di seguire e interpretare i mutamenti in atto, di uscire dallo stato di isolamento di ognuno per tornare a vivere con gli altri la realtà e, insieme, partecipare, sognare, amare. Bisogno di strumenti, anche nuovi, capaci di rilanciare e sostenere questa partecipazione alle scelte.
Sono i dati, i processi in atto, gli allarmi degli scienziati a far pensare che siamo prossimi al punto di non ritorno se non si rispettano i patti sottoscritti a Parigi sui cambiamenti climatici, e che, non so quando, questo mondo finirà se non si mettono in atto politiche, scelte che danno davvero il segno di un’inversione di tendenza che lascia intravedere, lungo il percorso nuovo tracciato, diversi traguardi e tutti importanti.
Scelte prioritarie per credere e far credere che è possibile invertire la rotta, cambiare direzione e evitare il baratro, e, insieme, lavorare per realizzare il sogno di uno sviluppo diverso, sinonimo di salute e di un altro tipo di benessere, quello che porta a sentire di nuovo e più vicino il profumo della felicità.
Il mondo, in particolar modo l’Italia, ha bisogno dei suoi territori e di sostenibilità, di pace, terreni fertili, di cibo sano e paesaggi belli. Ha bisogno di pane, nel suo significato di essenzialità; olio di oliva, quale armonia di sapori, continuità; vino, quale convivialità, piacere. Il mondo ha bisogno di consumare questi ed altri beni che ogni territorio dà, ma, anche, di produrli in modo diverso.
Se è vero questo, ci sono le opportunità offerte dallo sviluppo di bio distretti, un processo all’insegna della sostenibilità di interi territori, più o meno estesi, che vede tutti gli attori, pubblici e privati, protagonisti delle scelte e delle strategie che servono a spendere e valorizzare le risorse proprie e non a nasconderle o abbandonarle, distruggerle.
Non più politiche settoriali, spesso competitive fra loro, bisognose di compromessi, ma una politica per ogni singolo territorio, quale solo e unico contenitore di valori e di risorse, origine della qualità ed espressione della biodiversità. Il modo migliore per capire tutte le sinergie possibili, umane e naturali, che necessitano per avviare e far crescere uno sviluppo diverso, a misura dell’uomo e della natura, non contro.
Un modo per rendere più chiara e più fattibile la programmazione, e, con la messa a punto di progetti adeguati, cogliere gli obiettivi prefissati, quali la valorizzazione dei beni del territorio, non solo il cibo espresso dall’agricoltura, ma, anche, l’arte e la cultura; la storia e le tradizioni, l’insieme dei valori che esprimono la nostra identità.
Bio distretti per affrontare meglio il cambiamento climatico, sapendo che le colture bio hanno, di fronte anche a situazioni di siccità gravi, la possibilità di produrre di più e meglio grazie alla maggiore capacità del suolo di trattenere l’acqua. Un territorio, quello bio, che ha la possibilità di ridare vita alla vita che l’agricoltura convenzionale e, in modo particolare, quella industrializzata, ha ridotto a poca cosa con l’uso esagerato ed esasperato della chimica.
E, sempre nel segno della discontinuità, la possibilità di una ricollocazione dei mercati, necessaria per ritessere il rapporto produttore- consumatore e renderlo dialogo, fiducia, amicizia, consapevolezza della preziosità del territorio con la sua storia e la sua cultura; le sue tradizioni, quelle legate all’alimentazione, in particolare; la sua agricoltura, fatta di rotazioni e avvicendamenti, esperienza e saperi, e, anche e soprattutto, fonte di paesaggi e di bellezza , oltre che di bontà.
Il glocale, con la sua capacità di aprire al dialogo e di sviluppare sinergie importanti, ha tutto per combattere e vincere contro il globale, il grande mercato nelle mani delle multinazionali che vogliono piena liberalizzazione e privatizzazione, a scapito delle sovranità nazionali e delle identità dei popoli. Il glocale quale grande ricchezza da distribuire tra chi lo vive, lo anima, lo coltiva, lo cura, ne sente i profumi, lo gusta e lo mette a disposizione di quanti hanno bisogno o voglia di bontà e di bellezza, di diversità.

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Relazioni della Commissione sull’occupazione e sulla situazione sociale nell’UE

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

europaSecondo l’ultima analisi trimestrale dell’occupazione e degli sviluppi sociali in Europa, l’UE conferma il suo solido percorso verso una maggiore occupazione e crescita.L’occupazione nell’UE continua a crescere a un ritmo costante in quasi tutti gli Stati membri. Rispetto allo stesso periodo del 2016, nel secondo trimestre del 2017 l’occupazione è aumentata dell’1,5 % nell’UE e dell’1,6 % nella zona euro. Rispetto all’anno scorso, nell’UE e nella zona euro si registrano rispettivamente 3,5 e 2,4 milioni di lavoratori in più. Ciò significa che nell’UE 235,4 milioni di persone hanno attualmente un impiego. Si tratta del livello più alto mai registrato. In rapporto al terzo trimestre del 2014 ciò corrisponde a 8 milioni di lavoratori in più nell’UE e a 5,6 milioni di lavoratori in più nella zona euro. La crescita dell’occupazione nell’UE negli ultimi quattro anni è stata particolarmente positiva per i più giovani. Sebbene il tasso di disoccupazione giovanile nell’UE sia ancora troppo elevato, esso è diminuito in maniera costante e più rapidamente di quello di disoccupazione complessiva. Attualmente si attesta al 16,9 %, un livello inferiore a quello del 2008.
Marianne Thyssen, Commissaria per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha commentato: “I risultati odierni sono incoraggianti. Il numero di lavoratori in Europa non è mai stato così alto e la disoccupazione ha raggiunto il livello più basso degli ultimi nove anni. Rispetto all’anno scorso vi sono inoltre 2,2 milioni di lavoratori in più con contratti a tempo indeterminato. Dobbiamo continuare su questa strada e migliorare le condizioni economiche e sociali per tutti. Grazie al pilastro europeo dei diritti sociali disponiamo della nostra tabella di marcia verso mercati del lavoro equi e funzionanti, adatti al 21° secolo. Auspichiamo che esso venga proclamato congiuntamente dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione al vertice sociale di Göteborg il 17 novembre 2017.” L’analisi trimestrale evidenzia anche che l’economia dell’UE continua la sua espansione in tutti gli Stati membri con una crescita, nello scorso anno, del 2,4 % nell’UE e del 2,3 % nella zona euro. Ciò si è tradotto anche in un miglioramento della situazione finanziaria delle famiglie dell’UE, che godono di un maggiore reddito da lavoro, mentre l’aumento delle prestazioni sociali si è arrestato. Quasi tutti gli Stati membri hanno continuato a registrare un aumento del reddito familiare tra il primo trimestre del 2016 e il primo trimestre del 2017.

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Il Presidente del Parlamento europeo sulla situazione in Venezuela

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

venezuelaBruxelles. Il Parlamento europeo condanna fermamente la brutale oppressione esercitata dalle forze di sicurezza venezuelane e dai gruppi armati irregolari contro le proteste pacifiche in Venezuela. Circa 30 persone sono morte e molte altre sono state ferite e arrestate mentre protestavano contro il governo del presidente Nicolás Maduro.In una risoluzione adottata oggi, gli eurodeputati hanno invitato le autorità venezuelane a risolvere urgentemente la questione degli aiuti umanitari nel Paese, carente di alimenti e medicine.Il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha commentato:”Da molti anni stiamo assistendo alla violenza, all’oppressione e alla fame in Venezuela che il governo locale ha imposto alla popolazione inerme. Vediamo giovani studenti uccisi per le strade mentre protestano, persone disperate in cerca di cibo, bambini che muoiono negli ospedali a causa della mancanza di medicine e gli oppositori politici che non possono candidarsi alle elezioni o che vengono mandati in prigione. Vediamo un popolo in ginocchio a causa di un regime che non rispetta la democrazia, lo stato di diritto e, allo stesso tempo, isola il paese dalle organizzazioni internazionali.Condanno con forza le continue violazioni dell’ordine democratico in Venezuela. La democrazia e il principio della separazione dei poteri devono essere salvaguardati. Sostengo l’Assemblea Nazionale nei suoi sforzi per rimanere indipendente e mantenere i suoi poteri legislativi. Un calendario elettorale che preveda elezioni libere e trasparenti è l’unica soluzione per porre fine all’attuale situazione politica. Per questo, tutti i prigionieri politici devono essere liberati immediatamente e gli oppositori devono poter partecipare a elezioni libere e imparziali.Siamo solidali con il popolo venezuelano e invitiamo tutte le organizzazioni internazionali a partecipare nel porre fine a questa crisi umanitaria e politica.”

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La situazione del traffico a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 aprile 2017

Roma “La situazione del traffico a Roma è sempre più difficile, tra scioperi dei trasporti, lavori stradali, manifestazioni di diversa natura, tutti fattori che rendono la città invivibile per i cittadini romani costretti giornalmente a far fronte alla quotidianità tra mille difficoltà. Se poi ci si mette anche una viabilità studiata in maniera sterile a tavolino senza tener conto sul campo delle vere esigenze di determinate zone, il gioco è fatto. Basti pensare all’urgente questione di viale Castrense a San Giovanni, zona estremamente trafficata, che purtroppo si trova imbrigliata in una viabilità che invece di far defluire il traffico lo crea. Abbiamo a tale riguardo presentato un’interrogazione su richiesta di tanti automobilisti e di alcuni cittadini residenti, che sono diventati ostaggio di un’insensata nuova viabilità della zona, in quanto la notevole circolazione veicolare proveniente dalla Tangenziale Est viene fatta confluire sia sulla metà di via La Spezia sia sulla prima parte di viale Castrense per poi, in quest’ultimo caso, essere nuovamente dirottata su via La Spezia passando su una piccolissima strada, via San Severo, che rimane così ostruita tutto il giorno. Questo fattore porta ai residenti diverse problematiche, a cominciare dall’aumento dell’inquinamento acustico e ambientale, perché gli automobilisti rimangono bloccati nel traffico a lungo, a cui va aggiunto il fattore che a seguito dei lavori sono stati soppressi centinaia di parcheggi su via La Spezia, aspetto che crea ulteriori problemi ai cittadini. Chiediamo all’Amministrazione Raggi delle azioni concrete e urgenti per porre fine o quanto meno attenuare questa situazione, a tutela dei cittadini costretti a vivere ogni giorno sulla propria pelle questi fastidi”. Lo dichiara Francesco Figliomeni, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia.

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Situazione dei richiedenti asilo in Ungheria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 aprile 2017

Onu palaceNew York. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha richiesto una sospensione temporanea di tutti i trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Ungheria, provenienti da altri Stati europei ai sensi del Regolamento di Dublino. Il Regolamento di Dublino è lo strumento utilizzato dall’Unione Europea per la determinazione dello Stato europeo competente nella valutazione della domanda di asilo.
“La situazione dei richiedenti asilo in Ungheria era già motivo di grande preoccupazione per l’UNHCR ed ora, con l’entrata in vigore della nuova legge che prevede la detenzione obbligatoria dei richiedenti asilo, è solo peggiorata,” ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Dato il peggioramento della situazione dei richiedenti asilo in Ungheria, chiedo agli Stati di sospendere qualsiasi trasferimento di richiedenti asilo verso il Paese, fino a quando pratiche e politiche delle autorità ungheresi non saranno in linea con il diritto europeo e internazionale”. L’Alto Commissario ha affermato che è stato “incoraggiato” dalla decisione presa dalla Commissione Europea di collaborare con le autorità ungheresi, al fine di portare la nuova legislazione ungherese e la prassi in linea con il diritto comunitario, notando però che “sono necessarie misure urgenti al fine di migliorare l’accesso all’asilo in Ungheria”.
L’UNHCR ha ripetutamente espresso preoccupazione alle autorità e all’Unione Europea per la situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo che arrivano in Ungheria, sottolineando che barriere fisiche e politiche restrittive hanno portato ad un sostanziale diniego dell’accesso al territorio e all’asilo. Le “misure di emergenza” adottate dall’Ungheria secondo la legge appena emendata estendono la detenzione obbligatoria ai richiedenti asilo e portano all’espulsione dal Paese di coloro che entrano irregolarmente, in violazione degli obblighi del Paese secondo il diritto internazionale.Da quando la legge è entrata in vigore il 28 marzo, i nuovi richiedenti asilo, compresi bambini, sono detenuti al confine in container circondati da alte recinzioni di filo spinato, e resteranno là per tutta la durata della procedura di asilo. Dal 7 aprile, 110 persone si trovavano in questa situazione, tra cui quattro bambini non accompagnati e alcuni bambini con le loro famiglie. “Pur riconoscendo i recenti sforzi da parte delle autorità nell’affrontare la violenza della polizia, rimaniamo molto preoccupati ricevendo notizie sconvolgenti riguardanti gravi episodi di maltrattamenti e violenza contro quanti attraversano il confine ungherese, perpetrati anche da agenti dello Stato”. Ha affermato Grandi, aggiungendo: “Queste pratiche inaccettabili devono cessare ed esorto le autorità ungheresi affinché continuino ad indagare qualsiasi denuncia di abuso e violenza”.L’UNHCR ha già presentato all’Unione Europea e agli Stati Membri una serie di proposte volte a migliorare la distribuzione delle richieste di asilo tra gli Stati Membri. L’Alto Commissario ha anche richiesto all’Unione Europea l’adozione di un sistema di asilo semplificato che permetterebbe di identificare, registrare e gestire gli arrivi in maniera più rapida ed efficiente. “Questa è la chiave per garantire accesso alla protezione a quanti ne hanno bisogno, restaurando allo stesso tempo un clima di fiducia generale.”L’Alto Commissario ha concluso affermando: “E’ importante che vengano ulteriormente migliorati sia il sistema di asilo, che le condizioni di accoglienza di molti Paesi Membri e di quelli che vogliono entrare nell’Unione Europea. Ciò contribuirà a ridurre gli arrivi irregolari e il crescente ricorso ai trafficanti. Aiuterà, inoltre, a ridurre la pressione in corso sul confine meridionale dell’Ungheria. Investire nell’integrazione di richiedenti asilo e rifugiati è parte fondamentale dell’equazione.”

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Camerlenghi: “Drammatica situazione ghiacciai italiani”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

ghiacciai“Persa una superficie pari al Lago di Como. C’è un posto dove si toccano con mano i cambiamenti climatici: il ghiacciaio del Morterascht, sul massiccio del Bernina. La realtà lungo un percorso corredato da sequenza di cartelli che indicano il livello del ghiacciaio anno per anno. Scopriremo che il ghiacciaio arretra mediamente di 200 metri ogni decennio”.
“In poco più di 50 anni abbiamo perso il 30 per cento dei ghiacciai italiani. E’ andata via una superficie pari a quella del Lago di Como. Nel Parco dello Stelvio ad esempio il ghiacciaio dei Forni è ormai piccolo, piccolo. Stessa sorte per il Lys, nel massiccio del Monte Rosa, in Valle d’Aosta che è oggi diviso addirittura in quattro pezzi. Sorti drammatiche per gli altri ghiacciai quali il Lex Blanche, ancora in Valle d’Aosta , la Ventina in Lombardia, il Careser ed il Mandrone – Adamello in Trentino , per la Vedretta Alta ed il Vallelunga in Alto Adige. C’è un posto però dove possiamo toccare con mano il cambiamento climatico e l’arretramento dei ghiacciai”. Lo ha affermato Filippo Camerlenghi, Vice Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche “Questo posto è appena, appena ai confini con la Svizzera – ha proseguito Camerlenghi – nei pressi di Saint Moritz. Si tratta di un ghiacciaio che si ghiacciai1trova sul versante Nord del Massiccio del Bernina: il Morterascht dove davvero possiamo vedere il cambiamento climatico in atto. L’arretramento del ghiacciaio appare chiaro. E’ possibile percorrere un sentiero lungo il quale sono posti dei cartelli che indicano anno ed esattamente il livello in cui era il ghiacciaio in quel periodo. Ad ogni cartello corrisponde un decennio ed alla fine del percorso è possibile avere la percezione chiara della fusione del ghiacciaio dal 1845 ad oggi. Ebbene il ghiacciaio arretra di ben 200 metri ogni decennio , si va verso la scomparsa. L’unico periodo in cui l’arretramento si è ridotto è stato nel decennio 1980 – 1990 , particolarmente freddo. In quel decennio e solo in quel decennio abbiamo registrato un rallentamento dell’arretramento del ghiacciaio. Ecco che con le Guide Ambientali Escursionistiche non si arriva sul ghiacciaio, ma percorrendo tale sentiero si ha la visione completa di quella che è la realtà odierna. E’ in questo posto che si tocca con mano la realtà e si vede con chiarezza lo stato di salute attuale dei ghiacciai”. (foto: ghiacciai)

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Situazione rom nelle periferie romane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2017

Fabio_Rampelli_daticameraUna delegazione di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale di Roma guidata dal capogruppo alla Camera dei deputati Fabio Rampelli ha oggi effettuato un sopralluogo nel campo nomadi di via Salone nel VI Municipio.“Abbiamo trovato – ha detto Rampelli – una situazione terribile, rifiuti ovunque, fetore insopportabile dalla fogna ostruita, degrado ambientale e sociale, bambini ovunque che invece sarebbero dovuti stare a scuola, continue perdite di acqua, tracce di fuochi ovunque. Non riusciamo a capire che fine facciano i 25 milioni di euro all’anno che il Comune di Roma stanzia per la scolarizzazione né le centinaia di milioni per la manutenzione di queste cloache. Né riusciamo a rassegnarci all’idea che la Capitale d’Italia debba continuare ad avere campi nomadi le cui condizioni igienico-sanitarie-sociali sono incompatibili con il diritto alla legalità e alla pulizia dei cittadini italiani. A tutto ciò si aggiungono le piaghe dell’illegalità manifestata anche dai circa quaranta arresti domiciliari e obblighi di firma presenti nel campo di Salone e dai continui fumi tossici prodotti per estrarre rame da cavi regolarmente rubati da insediamenti pubblici.Il gravissimo fenomeno della mendicità infantile e il proliferare del rovistaggio nei cassonetti sono solo le più recenti ‘anomalie’ di questa tragedia”. “Tra la ‘marzianità’ dell’ex sindaco Marino e il dilettantismo della sindaca Raggi, – ha concluso Rampelli – Roma si trova in una situazione di totale abbandono. Su questa situazione che lede il principio base della convivenza chiederò alla commissione d’inchiesta sullo stato delle periferie di audire urgentemente il ministro dell’Interno Minniti”.

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Drammatica situazione dei bambini di Aleppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

aleppo“Nella parte orientale di Aleppo, la situazione è terribile. Molte scuole e ospedali sono stati colpiti, sappiamo che sono rimasti solo 30 medici e che oltre 100 bambini sono stati uccisi. Ci hanno detto che a causa della mancanza di servizi e strutture sanitarie i medici non possono curare tutti e molti bambini in condizioni disperate vengono lasciati morire.In un giorno solo, quando sono stata lì, almeno 25 persone, di cui 5 bambini, sono state uccise. C’è una costante paura della morte. Penso che questa sia la peggior crisi umanitaria di sempre, è passato troppo tempo da quando è iniziata e i danni al paese sono enormi.Ogni sfollamento significa devastazione, perdita, morte. Le persone si sentono sempre meno sicure e sono spaventate. Sono stata in Siria 6 o 7 volte e generalmente le persone erano molto resilienti. Ma questa è la prima volta che ho visto le persone avere dei crolli nervosi, scoppiare in lacrime. La situazione è particolarmente pesante per le madri perché si sentono profondamente in colpa nel non riuscire a proteggere i propri figli. Ho visitato gli ospedali e il tasso di tentato suicidio o di suicidio è alto – oltre 10 casi nelle ultime due settimane.C’è tantissimo dolore, tantissima sofferenza. Queste persone vivono con una paura costante, si domandano: quando toccherà a me?In un ospedale ho incontrato una bambina che era stata pugnalata dalla madre. La madre mi ha detto che uccidere sua figlia e mandarla in paradiso era meglio che lasciarla vivere in quell’inferno. Sono andata al reparto pediatria, nell’area delle incubatrici, e un dottore mi ha dato una bambina di soli due mesi in braccio. Aveva una ferita alla pancia causata da sua madre che l’aveva pugnalata dopo la nascita. La sua famiglia è sfollata 5 volte in 3 anni, questa donna ha perso da poco i fratelli e il marito a causa della guerra e non ce la fa ad affrontare tutto questo.Tenendo in braccio quella bambina ho visto il potere della resilienza, il potere della vita. Questo dimostra il potere della vita nonostante la sua crudeltà. C’è sempre una speranza, questa bellissima bambina si sta riprendendo e sopravviverà. Il dottore ha fatto un miracolo.La violenza deve finire, le Nazioni Unite, noi siamo pronti, stiamo aspettando”.

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Segnali d’allarme dell’UNHCR per la situazione a Yei, in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2016

sud sudanL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime crescente preoccupazione per la sicurezza e il benessere di circa 100mila persone intrappolate a Yei, una città situata nello Stato Centrale di Equatoria, circa 150 chilometri a sud ovest di Juba.
Secondo la chiesa cittadina, più di 30mila persone provenienti dalle aree circostanti sono state costrette a trovare rifugio a Yei, a seguito di attacchi mortali sui civili e del saccheggio di proprietà private, avvenuti tra l’11 e il 13 settembre. A partire da metà luglio, queste persone sono andate ad aggiungersi alle altre migliaia di sfollati della vicina Contea di Lainya, e ad altri 60mila residenti rimasti a Yei, senza mezzi per andarsene e nelle stesse condizioni di bisogno in cui si trovano le persone sfollate a causa del conflitto.Fino a questo momento, Yei era stata per lo più risparmiata dalla violenza e dagli attacchi che affliggono il Paese da dicembre del 2013. La presenza dell’UNHCR in loco è stata limitata alle attività di protezione e assistenza ai rifugiati provenienti dalla vicina Repubblica Democratica del Congo (RDC), che vivono nella città di Yei e nel vicino insediamento di Lasu.Le condizioni di sicurezza a Yei sono peggiorate rapidamente dopo che un nuovo conflitto è scoppiato a Juba all’inizio di luglio, con una escalation all’inizio di questo mese, che ha costretto migliaia di civili ad abbandonare le proprie case. È la prima volta che la popolazione di Yei – prevalentemente agricoltori che vivono di commercio e di sussistenza agricola – è diventata bersaglio diretto delle violenze di fronte al sospetto di appartenere a gruppi di opposizione. Queste persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria.Nella giornata di martedì 27 settembre, una missione inter-agenzia a Yei, guidata dall’UNHCR, ha rilevato che decine di migliaia di sfollati sono rifugiati in case abbandonate, un piccolo numero all’interno di strutture ecclesiastiche, tutti stanno soffrendo una grave carenza di cibo e medicine.
Uomini e donne terrorizzati hanno raccontato di orribili violenze contro i civili prima e durante la loro fuga, tra cui casi di assalti, omicidi mirati, mutilazioni, saccheggi e incendi di proprietà. Diversi civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi. Secondo quanto riportato, molti uomini giovani, di età compresa tra i 17 e i 30 anni, sono stati arrestati perché’ sospettati di supportare l’opposizione.
Gli sfollati hanno bisogno di cibo, utensili domestici, medicinali ed è necessario che i bambini vadano a scuola. I prezzi del cibo sono saliti alle stelle e i prodotti di prima necessità stanno rapidamente scomparendo dal mercato. Molti sfollati hanno riferito che le loro scorte di cibo sono state saccheggiate. I due ospedali locali funzionano a capacità ridotta. La mancanza di cibo ad alto contenuto energetico per i bambini malnutriti e le madri in fase di allattamento sta diventando critica.Le informazioni raccolte costantemente indicano che i casi di violenza sessuale e di genere sono in aumento, così come i casi di minori non accompagnati e separati. La popolazione non è in grado di lasciare la città a causa della limitata libertà di movimento e della mancanza di risorse. Poiché i contadini non riescono a raggiungere i loro campi, i raccolti marciscono e c’è un elevato rischio di non riuscire a effettuare la prossima stagione di semina. Ciò significa che l’anno prossimo le persone potrebbero non avere alcun raccolto.A Juba, i partner umanitari dell’UNHCR si stanno mobilitando per rispondere alla situazione di Yei, provvedendo, tra l’altro, alla fornitura di beni alimentari e non alimentari, e di farmaci. Non è ancora certo quando si potrà accedere all’area. Il deterioramento delle condizioni di sicurezza in Sud Sudan ha costretto più di 200mila persone a fuggire dal paese a partire dall’8 luglio del 2016, portando il numero di rifugiati sudsudanesi presenti nei paesi vicini a oltre 1 milione. In Sud Sudan, ci sono più di 1,61 milioni di sfollati interni e altri 261mila rifugiati provenienti dal Sudan, dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Etiopia e dalla Repubblica Centrafricana.

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Il governo si muove per le banche? Tardi e male…

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2016

salva bancheGli addetti ai lavori sanno benissimo, da anni, che uno dei principali problemi per il sistema economico italiano è il sistema bancario e specificatamente il problema delle sofferenze bancarie. Per sofferenze bancarie s’intendono i prestiti concessi dalle banche che hanno difficoltà ad essere ripagati. Il 4 maggio dell’anno scorso, il Presidente del Consiglio annuncio che “Nelle prossime settimane troveranno corso e concretizzazione i passaggi sulle sofferenze bancarie e sugli strumenti tesi a rendere il sistema bancario italiano nella stessa situazione degli altri paesi europei”.Il problema delle sofferenze bancarie è un problema importantissimo, il quale, se fosse affrontato alla radice, darebbe senza alcun dubbio uno slancio importantissimo alla nostra economia. Lo abbiamo già definito: “il singolo provvedimento più utile che possa essere fatto per far ripartire l’Italia”
Purtroppo e’ stato affrontato tardi e male, come spesso accade con i problemi incancreniti.Il principale ostacolo ad una soluzione definitiva del problema appare essere, ancora una volta, l’opposizione dell’Europa che non vuole “aiuti di Stato”.
Dopo diversi mesi di trattativa con la burocrazia europea, l’unico provvedimento che l’Italia è stata in grado di partorire è un vero e proprio “papocchio”, ovvero le GACS, Garanzie sulle Cartolarizzazione delle Sofferenze. Queste norme sono state presentate dalla stampa come “la bad bank all’italiana”, ma i fatti hanno poi dimostrato che, in pratica, non servono neppure minimamente a scalfire il problema. Ciò che serve è qualcosa di simile a quello che hanno fatto in Spagna, cioè una vera bad bank che ripulisca il sistema bancario dai crediti in sofferenza. In Spagna questo è stato fatto addirittura con i soldi dell’Europa e quindi anche con soldi dell’Italia. Comprendiamo che è molto più facile a dirsi che a farsi. Comprendiamo che si tratta di una cosa estremamente complessa, ma comprendiamo al tempo stesso che è veramente di fondamentale importanza, ed aver fatto passare un anno per poi partorire un provvedimento che si è rivelato di fatto inutile, è una cosa grave.
Se il problema è l’Europa, per una volta, bisognerebbe avere il coraggio di dire: “Signori, ci assumiamo la responsabilità di fare un provvedimento che riteniamo utile non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa – perché un’Italia economicamente più forte è un vantaggio per tutta l’Europa – , sebbene voi lo considerate in contrasto con i vincoli europei sugli aiuti di Stato. Non chiediamo soldi a nessuno, ma non possiamo permettere che le banche Italiane versino in queste acque.”
Sicuramente l’Italia ha moltissime colpe, perché in passato, quando provvedimenti del genere erano ritenuti possibili (ed addirittura aiutati dall’Europa) noi non abbiamo fatto niente ed anzi ci siamo beati con la favoletta che le nostre banche erano solide. Al netto delle nostre responsabilità, però, non è tollerabile che l’Europa ci impedisca di porre un rimedio radicale al nostro principale freno economico per la ragione che questo, oggi, configurerebbe un aiuto di Stato.
Se il Governo troverà, nei prossimi giorni, un modo per salvare capra e cavoli (magari con il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti) bene, ma visto che già ha fatto un papocchio con i GAGS, non vorremmo assistere, per non andare contro l’Europa, ad una riedizione dello stesso film. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del risparmio)

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Il numero di rifugiati burundesi ha raggiunto quota 250mila, mentre il finanziamento rimane pari al 3 per cento

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2016

burundi_mapLa situazione in Burundi continua ad essere molto tesa e il numero di persone costrette a fuggire e cercare rifugio nei paesi vicini ha oltrepassato quota 250mila. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) teme che questa cifra possa anche essere superata.Il numero medio di nuovi arrivi settimanali è stato superiore alle mille unità in Tanzania, 500in Uganda, 230 in Rwanda e 200 nella Repubblica Democratica del Congo. Il numero di ritorni spontanei è stato molto esiguo.Per evitare un’ulteriore deterioramento della situazione è importante mantenere il sangue freddo e sollecitare una continua attenzione internazionale. Il diritto di lasciare il paese e chiedere asilo deve essere rispettato.Nonostante i recenti sforzi di alto livello per coinvolgere il governo, l’UNHCR non ha riscontrato significativi miglioramenti delle condizioni di sicurezza e dei diritti umani sul campo. Anche il deterioramento della situazione economica costituisce un motivo di preoccupazione e potrebbe innescare ulteriori spostamenti.Gli ultimi dati a disposizione dell’UNHCR indicano che 250.473 persone sono state registrate come rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo (21.186); Rwanda (73.926); Tanzania (131.834); Uganda (22.330); e Zambia (1.197) dall’inizio di aprile dello scorso anno, quando il presidente Pierre Nkurunziza ha annunciato l’intenzione di correre per un terzo mandato, che ha poi vinto.Anche se di recente c’è stata un leggera tregua rispetto agli episodi di violenza, i rifugiati che arrivano nei paesi di accoglienza continuano a denunciare le violazioni dei diritti umani in Burundi e le difficoltà che incontrano nel lasciare il paese. L’UNHCR ha anche ricevuto un numero crescente di segnalazioni da parte dei rifugiati rispetto a casi di detenzione e di violenza sessuale e di genere durante il transito.Circa 1.700 rifugiati burundesi sono arrivati ​​nella Repubblica Democratica del Congo dall’inizio dell’anno. Molti vivono nelle aree rurali povere, dove le condizioni sono dure, e circa due terzi (14.772) sono nel campo di Lusenda, che sta raggiungendo la sua capacità massima di 18mila persone.Il sovraffollamento è un problema in tutti i paesi ospitanti, tra cui la Tanzania, che ha accolto più burundesi rispetto a qualsiasi altro paese. Il campo di Nyarugusu ospita circa 143mila persone, di cui quasi 80mila arrivate ​​dallo scorso aprile. Il decongestionamento del campo rappresenta una priorità e i nuovi arrivi sono indirizzati a Ndutu, mentre altri già presenti a Nyarugusu vengono inviati al campo di Mutendeli, recentemente riaperto. È previsto l’allestimento di un altro campo a Karago, ma la capacità di quel campo e di quello di Mutendeli è limitata a causa delle riserve idriche insufficienti.In Rwanda, circa 48mila rifugiati burundesi vivono nel campo di Mahama, il più grande campo del Rwanda, e più di 26mila a Kigali e in altre città. Con il protrarsi delle condizioni di insicurezza in Burundi, i rifugiati stanno finendo i loro risparmi, il che incrementerà il loro bisogno di assistenza. Il governo, dal canto suo, ha chiarito che non ha in programma di trasferire i rifugiati burundesi e manterrà le sue porte aperte.
In Uganda, circa due terzi dei burundesi arrivati durante l’anno scorso sono ospitati nell’insediamento per rifugiati di Nakivale (14.876), nella regione del Sud-Ovest, il 21 per cento nella capitale Kampala, e i rimanenti negli insediamenti di Kyaka II, Oruchinga e Kisoro. Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani donne e bambini, con un numero sproporzionatamente basso di giovani uomini. Si sta lavorando per estendere le aree di insediamento a Nakivale e nelle altre località. L’accesso all’acqua continua a rappresentare un problema e l’UNHCR sta trasportando riserve idriche a bordo in camion a Nakivake, ma si tratta di una soluzione costosa e insostenibile.
Come per gli altri paesi d’asilo, il finanziamento costituisce un grave problema che sta colpendo l’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, ai mezzi di sussistenza, di consulenza e molto altro, anche se l’Uganda permette alle persone di lavorare e viaggiare.L’UNHCR ha richiesto 175,1 milioni di dollari per la risposta umanitaria in Burundi nel 2016 e ha finora ricevuto 4,7 milioni di dollari, pari a circa il 3 per cento. L’Agenzia ringrazia i donatori per la generosità dimostrata fino ad oggi, ma fa appello affinché arrivino con urgenza ulteriori finanziamenti.

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Accesso al credito delle imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2015

Continua ad essere difficile l’accesso al credito per le imprese italiane, e a soffrire di più sono le piccole. Lo rende noto un report realizzato da ImpresaLavoro per la Confimprenditori, che ha analizzato l’andamento dei prestiti suddividendo il dato delle piccole imprese da quello delle aziende di medio-grandi dimensioni. Ne emerge un quadro molto chiaro, che segnala come l’ammontare complessivo dei prestiti alle imprese non finanziarie, nonostante i diversi interventi della Banca Centrale Europea, continui a calare.
Mediamente, nelle 20 regioni, il credito al sistema produttivo scende dell’1,3% su base annua (marzo 2015 su marzo 2014) ma questo dato è generato da un calo dell’1,2% per le imprese medio-grandi e da una stretta creditizia quasi doppia (-2,2%) per le piccole imprese. Dal punto di vista geografico la situazione è particolarmente preoccupante al Nord dove i “piccoli” subiscono un rallentamento nell’erogazione del credito che va dal 2,2% del Trentino Alto Adige al 5,5% della Valle d’Aosta, interessando anche regioni con alta concentrazione di imprese come Veneto (-3,1%), Lombardia (-3,1%) e Piemonte (-2,9%). Il rallentamento è meno marcato al Centro dove spicca il -4% delle Marche e un segnale lievemente positivo dall’Umbria (+0,2%). Situazione simile a quella del Sud dove tra i molti segni meno (Puglia: -2,2%, Calabria -2,3%) va in leggera controtendenza il Molise (+0,3%).
I DEBITI PA. Dall’analisi, realizzata sui dati contenuti nei bollettini statistici delle economie regionali di Bankitalia, emerge che il credito rappresenti un fattore importante per le piccole imprese non solo per stimolare nuovi investimenti, ma molto spesso anche e soprattutto per far fronte al ritardo con cui si vedono pagati i lavori eseguiti.
Questo fenomeno è stato ampiamente dibattuto con riferimento ai debiti della Pubblica Amministrazione: ad oggi deve ancora essere pagato al sistema delle imprese italiane un importo che, al netto degli anticipi pro soluto, varia tra i 67 e i 71,6 miliardi di euro. Ne consegue per il sistema delle imprese un costo tra i 6,1 e i 6,4 miliardi di euro: questa stima è stata effettuata prendendo come riferimento l’ammontare complessivo dei debiti della nostra Pa, l’andamento della spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi (così come certificato da Eurostat) e il costo medio del capitale che le imprese hanno dovuto sostenere per far fronte al relativo fabbisogno finanziario generato dai mancati pagamenti. Elaborando i dati trimestrali di Bankitalia, stimiamo pertanto che questo costo sia stato nel 2014 pari all’8,97% su base annua (in leggero calo rispetto al 9,10% nel 2013).
impreseA questa grave situazione se ne aggiunge anche un’altra che potenzialmente sarebbe ancora più grave: se lo Stato italiano dovesse infatti adeguarsi alla direttiva europea sui pagamenti della Pa e riconoscesse ai creditori gli interessi di mora così come stabiliti a livello comunitario, le casse dello Stato sarebbero gravate da un esborso di ulteriori 2-4 miliardi di euro.
Il fenomeno dei ritardi di pagamento della nostra Pa assume dimensioni che non hanno pari rispetto ai nostri partner europei. Per pagare i suoi fornitori lo Stato italiano impiega 41 giorni in più della Spagna, 50 giorni in più del Portogallo, 82 giorni in più della Francia, 115 giorni in più della Germania e 120 giorni in più del Regno Unito.
Questi dati assumono ancor più rilevanza se ricordiamo – come attesta il report “European Payment 201 di Intrum Justitia – che il 38% delle nostre imprese si dichiara disposta a effettuare più assunzioni a fronte di un miglioramento significativo dei tempi di pagamento.
I PAGAMENTI TRA PRIVATI. Non va meglio se consideriamo i pagamenti tra privati. Analizzando i dati forniti da CRIBIS, lo studio di ImpresaLavoro per la Confimprenditori è stato in grado di ricostruire l’andamento regionale dei pagamenti tra imprese. “In termini generali la questione potrebbe risolversi così: più piccola è l’impresa e più puntuali sono i pagamenti – si legge nel documento – Sembra paradossale ma è così chi ha più difficolta di accesso al credito, dinamiche dimensionali e quantitative più ristrette è anche chi paga quanto dovuto con più rapidità”. In particolare circa un terzo delle micro e piccole imprese pagano le proprie fatture regolarmente (34,5% e 31,5%) mentre questa percentuale scende tra le medie (24,9%) e si dimezza tra le grandi, dove solo il 14,8% paga puntualmente.

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Situazione nella Repubblica Centrafricana

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2015

repubblica-centrafricanaCombattere la povertà e sanare le profonde ferite nel cuore della popolazione. Sono queste le due principali sfide che la Chiesa in Centrafrica affronta oggi, come racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Cyr-Nestor Yapaupa, vescovo di Alindao.Il presule, a Roma per partecipare al Sinodo sulla famiglia, ha visitato ieri la sede italiana della fondazione pontificia e descritto le gravi difficoltà vissute dalla sua diocesi negli ultimi due anni. «È nel nostro territorio che la Seleka ha iniziato la sua ribellione. Il 2013 è stato un anno terribile per noi». Nei primi mesi la coalizione ribelle ha preso di mira le strutture della Chiesa, saccheggiando sistematicamente presbiteri, centri sanitari, strutture della Caritas. Tutti i veicoli appartenenti alla diocesi sono stati rubati, inclusa l’unità mobile che forniva assistenza medica agli abitanti dei villaggi. «La comunità cristiana ha sofferto moltissimo, perché molti parroci sono stati costretti a lasciare le loro parrocchie: i ribelli li avevano derubati di tutto e non avevano più niente di che vivere». La diocesi è riuscita comunque a mettersi in piedi, anche grazie al sostegno di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha donato 40mila euro per le riparazioni di emergenza. «Così abbiamo potuto almeno rifare le porte delle canoniche. Anche la comunità di fedeli si è molto adoperata per i suoi sacerdoti, privandosi di quel poco che aveva per acquistare dei materassi per le canoniche».Nel 2014 la situazione è lievemente migliorata e l’arrivo delle forze internazionali ha fatto spinto molti ribelli a lasciare la capitale Bangui. Ma nella diocesi di Alindao la Seleka è rimasta fino ad oggi. «Per il momento la loro presenza è circoscritta ad alcune aree, ma ora vari gruppi ribelli si sono uniti e sostengono di voler marciare nuovamente verso la capitale. Possiedono molte armi e dunque sono ancora estremamente pericolosi».Il permanere degli uomini della Seleka, scoraggia molti dei cristiani che avevano abbandonato la diocesi nel 2013 a far ritorno nelle loro case. «Per oltre 273mila abitanti abbiamo soltanto tre medici – spiega monsignor Yapaupa – e anche gli insegnanti hanno paura di tornare». Pur tra gravi difficoltà, la Chiesa continua a sostenere la popolazione. Le sette scuole cattoliche di Alindao sono le uniche ad essere rimaste aperte in questi quasi tre anni di crisi ed ora l’impegno del vescovo è rivolto a ripristinare l’unità mobile per fornire assistenza medica nei villaggi. «In futuro vogliamo anche dar vita ad un centro d’ascolto. Accanto alla povertà, curare le gravi ferite che i drammatici avvenimenti hanno inferto alla popolazione, rappresenta una delle nostre principali sfide. In molti hanno perso i propri cari e ci vorrà molto tempo per rimarginare queste ferite».Intanto la Chiesa locale e il popolo centrafricano attendono con ansia la visita di Papa Francesco. «Il Pontefice cercherà di portarci la pace e di unire il paese. Ed è essenziale in tal senso la sua decisione di visitare la comunità musulmana e quella protestante, che saranno poi entrambe invitate alle nostre celebrazioni».

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Violenze nel Ciad

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

ciadL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) condanna le violenze esplose nel Ciad occidentale ed esprime cordoglio per la perdita di vite umane provocate durante il fine settimana dagli attacchi suicidi sferrati nella città di Baga Sola. Esprimiamo particolare preoccupazione per l’attacco al campo per sfollati interni ciadiani di Kousseri nella città di Baga Sola, che ha provocato almeno 22 morti. L’attacco ha avuto luogo in una zona dove l’UNHCR e altre agenzie umanitarie stanno cercando di garantire protezione e assistenza alle decine di migliaia di persone sfollate dalle loro case a causa del conflitto con Boko Haram. Dai rapporti delle autorità locali e delle Nazioni Unite emerge che si è trattato di attentatori suicidi, tra cui tre donne e due bambini, che avrebbero attaccato il mercato e il campo per sfollati di Kousseri alla periferia di Baga Sola nella giornata di sabato pomeriggio. L’ultimo bilancio relativo ai due siti colpiti dagli attacchi fa riferimento a 47 morti e decine di feriti. I casi più gravi sono stati trasportati in elicottero a N’Djamena.L’UNHCR collabora con altre agenzie nel campo profughi di Dar Es Salam, a 10 chilometri da Baga Sola. Tutto il personale dell’Agenzia dispiegato nella zona e gli oltre 7mila rifugiati provenienti da Nigeria e Niger presenti nel campo sono salvi. Tuttavia sono stati sospesi i viaggi verso queste zone e all’interno della regione del Lago Ciad. Anche i voli delle Nazioni Unite che permettono l’evacuazione delle persone o che portano rifornimenti di emergenza sono attualmente sospesi.Nelle ultime settimane l’UNHCR ha intensificato l’assistenza per alleviare la difficile situazione dei 60mila sfollati interni nella zona del lago, distribuendo beni non alimentari a più di 32.800 persone. Inoltre, l’UNHCR ha anche sostenuto il governo trasportando prodotti alimentari per gli sfollati dalla capitale alla zona del Lago, tra cui riso, olio e zucchero. Anche altre organizzazioni, tra cui MSF, WFP, UNICEF e il Movimento della Croce Rossa, stanno cercando di dare risposta ai bisogni umanitari degli sfollati.Molte di queste persone hanno lasciato le loro case all’inizio dell’anno, quando anche la zona del Lago Ciad è diventata effettivamente una zona di guerra.Gli sfollati versano in condizioni di vita disperate. La maggior parte di essi non hanno sufficiente accesso a cibo, riparo e cure mediche. I loro alloggi di fortuna, alcuni realizzati con semplici zanzariere, offrono poca protezione contro gli insetti o gli elementi naturali durante l’attuale stagione delle piogge.L’attacco a Baga Sola ha dimostrato quanto siano vulnerabili e isolati gli sfollati interni che si trovano nella zona del Lago. In questo contesto, accogliamo con favore la decisione del governo di migliorare le condizioni di sicurezza. L’UNHCR continua ad impegnarsi nell’offrire supporto agli sfollati interni in Ciad occidentale ed esorta la comunità internazionale a sostenere il Ciad nell’affrontare questo momento critico.L’attacco a Baga Sola, il primo che ha avuto luogo in città, è avvenuto un giorno prima che alcune donne kamikaze uccidessero nove persone a Kangaleri, nel nord del Camerun.Il Ciad ospita circa 438mila rifugiati, tra cui 350mila sudanesi, 90mila cittadini della Repubblica Centrafricana e circa 13mila nigeriani.

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