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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Posts Tagged ‘sviluppo’

Fattori di competitività e sviluppo nella ricerca e nell’innovazione tecnologica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

tecnologie fotonicheSono concetti che hanno costituito, si può dire da sempre, il “piatto forte” degli economisti e degli analisti di mercato. E’ un modo senza dubbio essenziale per comprendere la posizione relativa ad un Paese, rispetto ai propri concorrenti, in una data regione economica, come ad esempio l’Europa, ed anche per un confronto con le altre parti del mondo. Due di questi modelli sono la competitività e l’attrattività. Il primo si riferisce, in particolare, all’evoluzione di un dato sistema-Paese e, il secondo, alla capacità di questo stesso Paese di attirare risorse per lo sviluppo o migliorare quelle esistenti. Non solo. Con una innovazione tecnologica fatta non solo di macchine, ma di elementi che possono gestirla al meglio, possiamo dire che due sono i motori che portano avanti il processo di crescita di un Paese: il capitale umano e quello finanziario. Il primo è un termine specialistico da qualche anno entrato nell’uso corrente e sta a significare il fatto che non basta avere delle braccia per muovere una leva ma è necessario un costante miglioramento delle conoscenze e delle capacità dei singoli coinvolti direttamente o indirettamente nei processi produttivi. L’altro motore, parimenti essenziale, è la dotazione di risorse finanziarie adeguate all’impegno che si intende intraprendere. Nel mezzo vi sono tutte le altre possibili variabili: le infrastrutture, l’efficienza della macchina burocratica pubblica, la capacità di ridurre al minimo lo spreco delle risorse e via di questo passo. C’è chi in proposito rileva la necessità di avere una maggiore cultura della valutazione per garantire che le risorse a disposizione siano utilizzate nel modo migliore possibile. E in questo tratto noi indichiamo una più stretta performance e attribuzione delle risorse in specie se esse sono pubbliche. Solo se tutti questi elementi sono virtuosi noi possiamo affermare che si stia facendo “sistema”. Ma la crescita economica di un Paese non sta solo nella sua capacità di rendere al meglio le risorse disponibili in termini umani e finanziari, ma anche di saper guardare con fermezza al proprio futuro che si chiama, nello specifico, ricerca. E la ricerca ha come fine la produzione di nuova conoscenza, ed essa ha un valore solo se è finalizzata alla maggiore capacità di capire e quindi di fare. Ma vi è anche un altro concetto che non sembra sia stato digerito dal sistema economico attuale con la dovuta attenzione e si chiama globalizzazione ed il che vuol dire, per noi, un modo di trasferire il sistema-paese al sistema continente e nel ricercare nella competitività un equilibrio nelle rispettive specializzazioni volgendole alla complementarietà e non alla contrapposizione. (Riccardo Alfonso)

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La questione meridionale

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

mezzogiorno italiaLa prima domanda che mi pongo è: da quando tempo ne parliamo? E ancora: Se è stata materia di tanti studi, di numerose e dotte concioni, frutto di corpose pubblicazioni, di polemiche e di riflessioni critiche che non hanno solo attraversato le piazze ma sono entrate nei Palazzi, nelle aule parlamentari e nei dibattiti privati, perché siamo ancora a parlarne? E se continuiamo a discuterne chi ci dice che tra dieci o venti o anche più anni altri dopo di noi riprenderanno questi stessi discorsi per la speranza di un rinnovamento che rimane tale e mai si acqueta? La Sicilia, in questo contesto, e il “sicilianismo” di tale impostazione, assume un aspetto cruciale in quanto da quest’isola è partita la scintilla, è nata la grande speranza di un rinnovamento, la convinzione che la diversità degli stadi di sviluppo, delle due Italie, all’atto dell’unificazione politica avrebbe attenuato la disparità e sconfitte le cause del divario sia istituzionale e politico sia economico e sociale. Non è stato così, ovviamente, ma il tempo dell’attesa ha raggiunto, oramai, un punto critico, ai limiti della rottura e non è possibile indugiare oltre. I siciliani sono rimasti troppo a lungo in attesa. Per quanto possa essere difficile stabilire l’inizio di questo disagio esistenziale di certo risale alla metà del XVIII secolo quando si inserì nelle regioni meridionali la dinastia dei Borboni e il Villari ci ricorda che “cominciarono a porsi alla coscienza politica e civile i temi del rinnovamento del Mezzogiorno. Allora cominciò a svilupparsi, dalla crisi e dalla disgregazione del regime feudale, quel complesso di rapporti che costituirono la base e la premessa del contributo meridionale al compimento della rivoluzione nazionale e insieme il fondamento storico della questione meridionale.” Iniziarono i tempi del risveglio. Ricordo, tra i tanti, il genovesiano Domenico Caracciolo. Egli tentò d’inserire nella vita siciliana i germi della libertà partendo da uno studio sistematico dei più perfezionati sistemi economici in vigore nell’Europa continentale. Egli ebbe il merito, a detta di Falzone, di “far conoscere al di fuori del breve cerchio degli uomini di cultura problemi economici e sociali siciliani in maniera viva e penetrante, nonostante le difficoltà delle condizioni culturali.” Non fu, ovviamente, un caso isolato. Ricordo, ad esempio, negli anni successivi le indagini del Genovesi, del Filangieri del Galiani fino alle grandi e sistematiche inchieste del Galanti. Fu, pertanto, costante oggetto di studio la condizione ambientale e geografica di quelle regioni che si innestava nella ricerca delle cause del suo immobilismo agrario (latifondo) e delle conseguenti condizioni di vita. A questo riguardo vale per tutti il giudizio dato dal Saraceno sull’agricoltura meridionale all’atto dell’unificazione del Regno: “… Espressione principale e notoria delle province meridionali era la posizione dell’agricoltura, che si presentava pressoché come la sola fonte di reddito; (…) quest’agricoltura era notevolmente più arretrata in confronto a quella della maggior parte degli stati italiani.” Tale notevole ristagno si registrò anche nelle attività economiche sia se connesse con la proprietà terriera sia con la produzione industriale e che tendeva, alla fine, con l’essere assimilata alle iniziative più tipicamente e limitatamente artigianali. “Un discorso a parte – rileva il Carrà – meriterebbe l’analisi della consistenza finanziaria e dell’aggravio fiscale del Regno. La questione interessò a diverso livello alcuni fra i più grandi meridionalisti, dal Franchetti al Jacini, che si occuparono prevalentemente della inefficacia delle provvidenze finanziarie in pro dell’agricoltura e ancora al Fortunato e al Pantaleoni che posero l’accento sul carico tributario considerato del tutto sproporzionato alle entrate delle varie parti d’Italia. Per il lucano Nitti l’unità era stata fatta a scapito delle regioni meridionali e tanto che prima dell’unità il regno di Napoli era quello che dal punto di vista finanziario si trovava in condizioni migliori degli altri. Questa poco lungimirante azione fiscale del nuovo Regno, insieme all’acquisto dei beni già demaniali e ecclesiastici avevano praticamente esaurito le risorse economiche del Meridione proprio in un momento in cui per l’abolizione delle tariffe doganali e per l’esigenza di un’economia agraria concorrenziale, sarebbe stata necessaria per tali ragioni una larga erogazione di capitali di facile concessione e di sostenibile costo. “La verità – lo sottolinea un statista e uomo di governo della levatura di un Nitti – è che l’Italia meridionale ha dato dal 1860 assai più di ogni parte d’Italia in rapporto alla sua ricchezza, che paga quanto non potrebbe pagare (…) che lo Stato ha speso per essa, per ogni cosa, assai meno.” Devo, quindi convenire, sul fatto, provato e ben documentato, che l’Unità d’Italia sia costata ai meridionali, e ai siciliani in particolare, più di quanto non si è verificato per le altre regioni italiane, compreso, ovviamente, il Piemonte e che, anzi, è stata la regione che ne ha tratto maggiori benefici. Questo sacrificio economico è stato ancora più grave proprio perché il Meridione aveva un bisogno crescente di solidarietà e di contributi per crescere e prosperare. Si maturò, invece, un cinico calcolo teso a lasciare il degrado, a scoraggiare lo sviluppo, a umiliare lo spirito delle menti forti per una crescita culturale diffusa delle regioni che dall’unità d’Italia avrebbero potuto cogliere la magica occasione di riprendere il loro cammino sul solco delle antiche e nobili tradizioni. Ma allo scorno si aggiunse la beffa con il passaggio dal Regno alla Repubblica. Si fecero, indubbiamente, dei passi avanti ma molto pochi in specie se li compariamo a quelli compiuti dalle regioni del Nord e del Centro Italia. Sarebbe bastato negli anni della ricostruzione post-bellica degli anni ’50 potenziare la rete intermodale dei trasporti per via terra, marittima e aerea. Sarebbe bastato potenziare l’agricoltura per rendere i suoi prodotti sempre più competitivi sui mercati nazionali e internazionali. Sarebbe bastato sviluppare il turismo e ad associarlo all’agriturismo e all’artigianato locale. Sarebbe bastato potenziare settori quali l’industria agro alimentare, casearia, vinicola e olearia. Sarebbero bastati più fatti e meno parole. Tutto questo privare il Meridione del suo progresso civile, economico e sociale oggi diventa ancora più amaro al cospetto di governi che si sono proclamati a più riprese sostenitori del meridionalismo, delle sue legittime aspettative e che hanno portato al governo delle massime cariche dello Stato, come a volerli indicare alla stregua di garanti, per poi servirsene da copertura per lasciare che i problemi rimanessero insoluti e con il tempo finissero con l’aggravarsi. Ma vi è anche un’altra aspetto da rilevare e che forse sfugge a una parte, almeno, dei siciliani. E’ che se la Sicilia in particolare e più in generale il Meridione è cresciuto è un merito di coloro che vi abitano con i loro sacrifici e il sudore delle loro fatiche e che lo stato ha solo fatto da spettatore se non peggio con l’esosità delle varie gabelle fiscali. A Napoli direbbero: “cornuti e mazziati”. Ora siamo qui per celebrare un altro rituale, l’ennesimo. Quella della protesta. Ma vorremmo che non restasse solo un rituale e che attraverso questo messaggio si risvegliassero le coscienze, Non vogliamo essere una minoranza. Non vogliamo essere catalogati come quelli che gridano al vento. Non vogliamo essere definiti dei nostalgici o peggio. Noi vorremmo che ai siciliani e ai meridionali restasse la consapevolezza di aver dato tanto e che è ora che lo stato riconoscesse i nostri crediti e facesse ammenda dei suoi errori. E che questo messaggio sia forte e chiaro e perché a partire dai politici di estrazione meridionale si capisse senza equivoci che “cà nisciuno è fesso” e la nostra pazienza non va scambiata con la stupidità e l’ingenuità ma con la saggezza di un popolo antico e che sa rispettare la nobiltà e la dignità che ne derivano. E la strada, a questo punto, si traduce, a mio avviso, solo in un messaggio da trasmettere soprattutto ai giovani, dalle scuole alla società civile perché vi sono siciliani e meridionali in genere che ci conducono a piccole e grandi cose ma è importante che nelle piccole come nelle grandi cose si sappia trarre un grande insegnamento con la forza della ragione, con la costanza della fede, con l’animo affrancato dalle debolezze umane. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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Lo sviluppo dei Monti di pietà in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

monti di pietàPer quanto c’è dato di sapere fu Paolo III ad inaugurare a Perugia nel 1462 il primo monte di pietà al tempo denominato Montes. Seguirono ad Orvieto nel 1464, a Viterbo nel 1471, a Sulmona nel 1489, a Padova nel 1491, a Pavia nel 1493, nel 1495 a Firenze, nel 1497 a Milano e nel 1506 a Bologna. Dopo quest’ultima data non si contano più i numerosi Montes che si costituirono in tantissime città italiane. Alla diffusione di tali stabilimenti ci pensarono i francescani che accettando il suggerimento di Bernardino da Feltre espresso durante il concilio generale dell’ordine dei Minori del 1493 approvarono in tale assise l’iniziativa come l’unico rimedio contro l’usura, a patto, s’intende, che il tasso di interesse fosse veramente quasi simbolico, come in effetti lo fu, specie nelle sedi aperte dai Minoriti. Basterà dire per comprendere appieno il peso sociale ed economico dell’impresa che, alla fine del ‘400 in Italia i Montes furono circa 80 e che con il loro numero essi costituirono la migliore risposta alla necessità della loro esistenza e del loro sviluppo. Ma non mancarono severi ed alquanto ingenerosi critici in specie tra i Domenicani che considerarono tale iniziativa una nuova, subdola e pericolosa forma di usura. Ma la circostanza stessa che venissero di fatto ammessi, si giunse al riconoscimento di buona parte delle strutture bancarie. I Montes, in pratica, giustificarono e legittimarono la possibilità di raccogliere denaro liquido, quello occorrente per la costituzione e la regolare gestione del Monte stesso, dietro la corresponsione di un modico interesse. Nacque dunque con i Montes, è il caso di rilevarlo, un nuovo momento della storia economica e sociale, un momento in cui si cominciò concretamente a venire incontro alle necessità dei più poveri e alle opportunità di inaugurare una politica creditizia a quasi completo favore degli indigenti. Se rapportiamo il tutto all’attualità, ci accorgiamo che proprio il declino dei Monti di Pietà e la logica del profitto, fine a se stesso, degli istituti di credito ha portato ad un “riesplodere” del fenomeno dell’usura. Ora pensando anche alla triste situazione di alcuni Paesi del Sud del mondo ci chiediamo se non valga la pena di far voltare pagina, alla triste storia economica e sociale di quelle popolazioni, con un supporto simile a quello dei Montes. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi economici e finanziari della Fidest da “Lezioni di economia”)

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Ferrovia Ionica: “Una opportunità per la Crescita Economica e lo Sviluppo del Corridoio Orientale calabrese”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

Audizione del prof Gabriele BarilettiConferenza relatore prof Gabriele BarilettiUn caso lampante di quanto scellerata sia la politica dei trasporti ferroviari in Italia, affidata al monopolio del Gruppo FS SpA nelle sue articolazioni societarie, è dato dalla attuale gestione della ferrovia ionica e delle sue derivate.
A piè di lista il Ministero si limita a trasferire i cospicui fondi perché la rete rimanga – in qualche modo- in attività. In qualche modo…..come? Intanto attraverso l’attuazione “manu militari” del dogma cosiddetto della “rete snella”, che in molti casi diventa una rete ferroviaria “anoressica”. Un paio di esempi: su una linea a doppio binario percorsa da treni di differenti categorie, quindi con differenti velocità commerciali, la eliminazione dalle stazioni dei binari di precedenza obbliga tutti i treni a viaggiare alla velocità del più lento, ovvero a limitare notevolmente la capacità di trasporto della linea stessa; peggio, su una linea a singolo binario la eliminazione dei binari di incrocio porta a limitare di molto le già limitate capacità della linea ed anche la velocità commerciale dei treni, rendendo la tratta sempre meno allettante ai viaggiatori! I vantaggi? Minore manutenzione degli impianti ….. magari associata ad un costante livello di trasferimento di risorse da parte pubblica che si traduce in un extragettito per il gestore. Questi provvedimenti sulla ionica vanno alla grande!
La tratta fra Metaponto e Sibari, per poi proseguire in direzione di Cosenza e Paola, è elettrificata; la tratta costiera a sud di Sibari, per Crotone e Catanzaro, fin quasi a Reggio Calabria è ancora a trazione diesel. I treni a lunga percorrenza provenienti dal nord abbandonavano però la trazione linea ferroviariaelettrica fin da Taranto! E qui viene in soccorso – si fa per dire – l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF), un classico ente burocratico nazionale nel quale vige il concetto di deresponsabilizzazione e iper-tutela dei suoi componenti: “col NO ti spicci col SI ti impicci”.
Una cosa – se vogliamo – sensata. Peccato che Trenitalia disponga che il sistema sia implementato su tutte le locomotive elettriche dei treni a lunga distanza, ma non sulle locomotive diesel relative agli stessi treni. Anzi, 7 locomotive diesel tra le più potenti, le D445, come questa:vengono attrezzate per la lateralizzazione, ma poi il progetto non prosegue e nessuna locomotiva diesel (seppur predisposta) è omologata per questo nuovo sistema di sicurezza. Effetto?
I treni a lunga distanza tra Milano e la costa ionica della Calabria, avendo disposto Trenitalia che il cambio di trazione anziché a Sibari avvenga a Taranto, semplicemente in mancanza di “lateralizzazione” (che i locomotori diesel lo siano o meno poco importa) vengono semplicemente soppressi. E neppure a Sibari, magari in trazione elettrica, li si fa più arrivare.
Se si prende un orario ferroviario in vigore, come l’orario della circolazione treni viaggiatori presso la stazione di Sibari, diciamo a fine settembre 2017, si scopre che su 86 collegamenti giornalieri totali (alcuni solo feriali altri solo festivi, ecc.) ben 47 sono autobus, soltanto 4 percorrono l’intera ionica tra Reggio Calabria e Taranto (ma non oltre) classificati IC (si fa per dire) gli altri treni o locali o diretti a Cosenza.
automotrice.pnglocomotore.pngChe fare? In seguito a un ragionamento svolto con il dr. Maurizio Compagnone, si concorda di suggerire al Ministero, che solitamente contribuisce all’esercizio dei treni a lunga percorrenza che – in quanto affidati al gruppo FS non riescono per i loro costi a “stare sul mercato” (ad autofinanziarsi), che questo dovrebbe ri-contribuire questi treni, tra Milano e la Calabria ionica…. Non tanto per il gusto di farli girare, quanto piuttosto per partecipare anche in queste neglette lande del Sud allo sviluppo del sistema Paese. A cosa altro serve infatti un sistema ferroviario se non a promuovere l’economia dei territori? Sarebbe anche opportuno che ci si rivolgesse al mercato libero senza troppi lacci e lacciuoli, sia verso quello interno che verso quello estero. Non è certo impossibile trovare degli operatori disposti a svolgere quei servizi che il monopolista non intende svolgere…. A patto che il monopolista – per non perdere questa sua attribuzione – come ha già ampiamente dimostrato di saper fare, non si “metta di traverso” (il riferimento è alla Torino – Milano sulla cui direttrice FS ha reso impossibile un timido accenno di concorrenza, ovvero sulla Bolzano – Verona che la stessa ha reso la vita impossibile a una azienda straniera).
Non sarebbe male invece che, regione Calabria consenziente, da questa linea costiera su un territorio benedetto da Dio ma abbandonato da alcuni uomini, si manifestassero segni di inversione di tendenza del trasporto ferroviario in Italia, che non è né deve essere soltanto lo scintillio delle Frecce in un deserto di abominazione! (Prof Gabriele Bariletti UTP Utenti Trasporto Pubblico – in abstract – fonte: Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana” Maurizio Compagnone) (foto: linea ferroviaria, locomotore, automotrice, Audizione del prof Gabriele Bariletti, Conferenza relatore prof Gabriele Bariletti)

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Il nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

europa comunitaria2Bruxelles. L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno firmato oggi un piano strategico che definisce a grandi linee il futuro della politica europea di sviluppo. Il “nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo” rappresenta una nuova visione collettiva e un nuovo piano d’azione per eliminare la povertà e realizzare uno sviluppo sostenibile.
logo EClogo EPlogo Maltese. La strategia, elaborata congiuntamente sotto forma di dichiarazione comune, è stata sottoscritta oggi, nel quadro delle Giornate europee dello sviluppo – due giornate che ogni anno vengono dedicate a questo tema – dal Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, dal primo ministro maltese Joseph Muscat, a nome del Consiglio e degli Stati membri, dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e dall’alta rappresentante/vicepresidente Federica Mogherini.
Il nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo costituisce un quadro comune generale di riferimento per la cooperazione europea allo sviluppo e per la prima volta si applica in tutti i suoi elementi a tutte le istituzioni dell’Unione europea e a tutti gli Stati membri, che si sono impegnati a cooperare più strettamente.
Il nuovo Consenso ribadisce con forza che l’eliminazione della povertà rimane l’obiettivo principale della politica europea di sviluppo, integrando le dimensioni economica, sociale e ambientale dello sviluppo sostenibile. Così facendo, esso allinea l’azione europea a favore dello sviluppo all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che costituisce una dimensione trasversale della strategia globale dell’UE. I leader europei hanno ribadito il loro impegno in tre settori: essi riconoscono le forti interconnessioni tra i diversi elementi di tale azione, che comprendono lo sviluppo, la pace e la sicurezza, gli aiuti umanitari, la migrazione, l’ambiente e il clima, nonché dimensioni trasversali quali le nuove generazioni, la parità di genere, la mobilità e la migrazione, le fonti di energia sostenibili e i cambiamenti climatici, gli investimenti e gli scambi, la buona governance, la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani, un impegno innovativo con i paesi in via di sviluppo più avanzati e la mobilitazione e l’utilizzo delle risorse nazionali;
il nuovo Consenso prevede inoltre un approccio globale ai mezzi di attuazione, che combina gli aiuti allo sviluppo di tipo tradizionale con altre risorse, politiche solide e un approccio rafforzato alla coerenza tra le strategie, ricordando che la cooperazione allo sviluppo dell’UE deve essere sempre considerata nel contesto dell’impegno dei paesi partner. Il consenso costituisce la base a partire dalla quale l’UE e i suoi Stati membri possono esplorare forme innovative di finanziamento dello sviluppo, stimolare e incentivare gli investimenti del settore privato e mobilitare ulteriori risorse interne da destinare allo sviluppo;
l’UE e i suoi Stati membri daranno vita a partenariati più mirati, che coinvolgono una più ampia gamma di portatori di interessi, tra cui la società civile, e di paesi partner, in qualsiasi fase di sviluppo essi si trovino. Essi dovranno inoltre migliorare la fase dell’attuazione sul campo, collaborando meglio e tenendo conto dei rispettivi vantaggi comparativi.

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Festival dello Sviluppo Sostenibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

mattarella1Roma 7 giugno 2017, ore 9:00 – Camera dei Deputati, Aula dei Gruppi, via di Campo Marzio, 78. Si chiuderà alla presenza del Presidente della Repubblica e delle massime cariche dello Stato, il primo Festival dello Sviluppo Sostenibile: 17 giorni di sensibilizzazione e diffusione della cultura della sostenibilità, che ha visto oltre 200 eventi organizzati in tutta Italia dagli oltre 160 aderenti all’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), dalla Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile e da molte altre organizzazioni. L’ASviS presenterà alle Istituzioni i risultati delle riflessioni maturate durante il periodo del Festival (22 maggio-7 giugno) in un incontro dal titolo “Italia 2030: un Paese in via di Sviluppo sostenibile”, che si terrà presso la Camera dei Deputati (Aula dei Gruppi Parlamentari), alle ore 9.00. Oltre al Capo dello Stato Sergio Mattarella, interverranno il Presidente del Senato Pietro Grasso, il Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni Silveri e la Vice Presidente della Commissione Europea Federica Mogherini.Durante l’incontro verranno inoltre premiate le classi vincitrici del concorso MIUR-ASviS “Facciamo 17 Goals. Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”, che ha coinvolto oltre 200 scuole di ogni ordine e grado, e i vincitori di “Youth in Action for Sustainable Development Goals”, concorso organizzato dalle Fondazioni Accenture, Eni Enrico Mattei e Giangiacomo Feltrinelli, rivolto agli under 30 chiamati a presentare idee progettuali innovative capaci di favorire il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile in Italia.
Data la presenza del Capo dello Stato, l’ingresso in Aula sarà consentito entro e non oltre le ore 9,30 e fino a capienza raggiunta.

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Energia eolica: dalla fine dell’incentivo alle nuove sfide del prossimo futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

eolicoFare agire in maniera sinergica le due componenti principali del Sistema Italia: famiglie ed imprese, creando i presupposti per generare risparmio e sviluppo. Gli studi di settore lo confermano: nel prossimo futuro il benessere albergherà in quelle comunità che non solo riusciranno a soddisfare il proprio fabbisogno energetico, ma che saranno in grado di andare oltre, contribuendo anche ad alimentare le singole reti nazionali. Un obiettivo di lungo termine, ma che inevitabilmente si riflette già oggi sulla quotidianità. È in costante aumento, infatti, il numero degli utenti che, desiderosi di informazioni, cercano di comprendere il funzionamento di quelli che attualmente sono i nuovi apparati di produzione energetica alternativa che, se da un lato consentono di ridurre o annullare del tutto le bollette emesse dal singolo gestore, dall’altro amplificano le capacità reddituali, alimentando i fondi da dirottare su consumi e investimenti. E dalla declinazione di questo scenario è facile capire quale sia l’apporto della pubblica amministrazione in questo percorso virtuoso dove sostenibilità ambientale e capacità industriali completano il quadro. È quanto mai importante, perciò, trovare partner affidabili che guardano al domani con lungimiranza e con quella giusta dose di sensibilità in grado di cambiare le cose.La tecnologia, fortunatamente, supporta al meglio questo processo e a ben vedere anche dal passato gli insegnamenti non mancano. L’eolico, ad esempio, esiste dalla notte dei tempi: lo ricordano i mulini a vento di “donchisciottiana” memoria, ma lo rimarca anche il paesaggio rupestre della modernità con le “pale” di nuova concezione che restituiscono al vento l’impetuosità del suo essere. L’Anev (Associazione nazionale energia del vento) ha presentato uno studio secondo il quale nei prossimi 13 anni, ovvero fino al 2030, l’Italia potrà raggiungere un volume di 17,15 GW eolici: un “tesoretto” di energia pulita che potrà ridurre la dipendenza dalle importazioni, rilanciando l’economia. L’energia, dunque, assume il ruolo di elemento portante di un mondo sempre più “green”, capace di offrire al futuro l’applicazione massima possibile di eolico1sviluppo sostenibile. Ergo Wind, l’azienda pesarese leader nella produzione di sistemi energetici a basso impatto ambientale che investe da sempre nella ricerca e nello sviluppo delle turbine mini eoliche da 20 a 60kW, crede fortemente in questa analisi, tanto che per il prossimo 13 maggio, a partire dalle ore 9.30 presso il centro congressi dell’Hotel Cerere di Paestum (Sa), ha programmato non un semplice convegno informativo e formativo, ma un vero e proprio incontro a più voci per consentire all’apparato produttivo nazionale, nella sua interezza, di interagire sul tema delle rinnovabili e di compiere, finalmente, quel salto di qualità più volte auspicato. Non a caso l’iniziativa proviene da un management molto attento non solo ai risultati, ma anche alle modalità che consentono agli stessi di essere raggiunti. Le scelte strategiche operate fino a questo momento collocano gli aerogeneratori del gruppo marchigiano tra i prodotti con il miglior rapporto qualità-prezzo sul mercato. Nell’ottica aziendale questo meeting giunge in una fase cruciale: si è alla vigilia della conclusione degli incentivi statali nel settore, ma nuove sfide sono pronte ad essere colte. E per farlo bisogna avere il coraggio di intraprendere nuove strade. E questo nuovo viaggio inizia proprio da Paestum. http://www.ergowind.it. (foto: eolico)

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Celebrazione della Giornata Internazionale ONU dello Sport per lo Sviluppo e per la Pace

Posted by fidest press agency su martedì, 4 aprile 2017

SIOIRoma Giovedì 6 aprile alle 10.30 si svolgerà nella prestigiosa sede della SIOI a Palazzetto Venezia, la Celebrazione della Giornata Internazionale delle Nazioni Unite dello Sport per lo Sviluppo e per la Pace.
Le Nazioni Unite attribuiscono allo sport un ruolo estremamente importante. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito, con risoluzione 67/296, la Giornata internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace che viene celebrata ogni anno e in tutto il mondo il 6 aprile, in memoria della data di inizio dei primi Giochi Olimpici del 1896, svoltesi ad Atene. Scopo della celebrazione è contribuire ad accrescere la consapevolezza del ruolo svolto dallo sport nel perseguimento di trasformazioni sociali positive come la promozione di istruzione, salute, sviluppo e pace. Nel riconoscere come lo sport sia un facilitatore importante dello sviluppo sostenibile, le Nazioni Unite e i suoi Stati Membri hanno dato allo sport pieno riconoscimento nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Nella Dichiarazione dell’Agenda, al paragrafo 37, si riconosce: ”il crescente contributo dello sport alla realizzazione dello sviluppo e della pace nella sua promozione della tolleranza e del rispetto e il contributo che apporta al rafforzamento delle capacità delle donne e dei giovani, degli individui e delle comunità, nonché alla salute, l’istruzione e gli obiettivi di inclusione sociale”.
L’evento, organizzato in collaborazione con l’UNICRI, l’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia, con la partecipazione del CSIT World Sports Games, del Comitato Italiano Paralimpico e del Comitato Italiano Sport contro la Droga e le Dipendenze, ha ricevuto il Patrocinio del Dipartimento per le Pari Opportunità, del Ministro per lo Sport, On. Luca Lotti e del CONI e vedrà la presenza di rappresentanti istituzionali e del mondo dello Sport. Interverranno: Franco Frattini, Presidente della SIOI e Presidente del Collegio di Garanzia dello Sport; Cindy J. Smith, Direttrice dell’UNICRI; Giovanni Malagò; Presidente del CONI; Luca Lotti, Ministro dello Sport; Cosimo Maria Ferri (t.b.c). Sottosegretario di Stato alla Giustizia; Giovanna Boda, Capo Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Bruno Molea, Presidente Mondiale del CSIT World Sports Games; Luca Pancalli; Presidente Comitato Italiano Paralimpico; Daniele Masala, Presidente del Comitato Italiano Sport contro la Droga e le Dipendenze. Moderatore dell’incontro sarà Riccardo Cucchi.

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Partire dal territorio molisano per un piano di sviluppo regionale non più rinviabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

cutugno nanniIl direttivo degli ex consiglieri regionali – allargato alla partecipazione di tanti associati e di alcuni consiglieri in carica – convocato dal suo presidente Gaspero Di Lisa, continua, dopo le tante iniziative (in particolare le due pubbliche promosse tempo addietro a Campobasso), nella sua azione di sprone nei confronti della Regione, affinché il Molise si doti di una pianificazione, coerente e sostenibile per tutti i settori produttivi, suscettivi di sviluppo e capaci di dare risposte alla crescente e insoddisfatta domanda di lavoro. Erano presenti, per il Consiglio, il suo Presidente Vincenzo Cotugno e per il Governo regionale, l’Assessore Pier Paolo Nagni.Un piano di sviluppo capace di stimolare idee, progetti; mettere in campo strategie e strumenti atti a indicare e costruire il Molise dei prossimi vent’anni.
Una necessità, soprattutto in questa fase di grave crisi, quando diventa più facile “buttare, con l’acqua sporca, anche il bambino”. La salvaguardia dell’Autonomia regionale, bene prezioso che deve alimentare sempre più l’orgoglio di ogni molisano, figlio di una terra generosa, e, trovare risposta politica nella qualità (non potendo per le sue dimensioni concorrere sul piano quantitativo) di beni e di valori unici, davvero preziosi e, soprattutto vincenti, sul mercato globale. Valori e risorse di un territorio unico, la sola miniera d’oro che il Molise ha.Si tratta di approfittare di questo tesoro, per renderlo base della costruzione del PIANO di SVILUPPO REGIONALE, indifferibile, a detta di chi ha avuto la possibilità – nel lontano e recente passato – di governare questa nostra Regione, per rendere il Molise esempio positivo di un Paese, che, oggi più che mai, ha forte bisogno del primato della politica, di unità e della più ampia partecipazione.Un piano di sviluppo per proiettare nel futuro il “Piccolo Grande Molise” e dare ai giovani la possibilità di restare e vivere da protagonisti il proprio territorio. (Pasquale Di Lena) (foto: cutugno-nagni)

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Mostra ‘8 marzo 2017, donne e lavoro’

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

Roma Fino al 31 Marzo 2017 Sala della Biblioteca di Scienze della Formazione Via Milazzo 11 a. Esposizione di libri con bibliografia. Quest’anno il tema per la gGiornata Internazionale delle Donne è il lavoro “Women in the Changing World of Work: Planet 50-50 by 2030”. L’auspicio è che il globale cambiamento nel mondo lavorativo con le rivoluzioni tecnologiche e digitali e le conseguenti opportunità scaturite, porti con sé un maggiore sviluppo e rafforzamento delle condizioni e della qualità della vita lavorativa delle Donne.

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La plasticità del cervello inizia dalla nascita

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

cervelloUno studio pubblicato a gennaio su Science mette in relazione diretta nell’essere umano lo sviluppo della capacità di riconoscere i volti con lo sviluppo anatomico di una regione specializzata della corteccia cerebrale, individuabile nella faccia inferiore del lobo temporale. L’analisi, realizzata mediante avanzatissime tecniche di risonanza magnetica, ha permesso di verificare come una abilità sempre maggiore nel riconoscimento dei volti, a partire dall’infanzia fin quasi ai 30 anni, si associa ad un aumento delle dimensioni di questa regione del cervello. “Questo studio – afferma il Prof. Stefano Cappa, specialista della Società Italiana di Neurologia – è la prova che la plasticità del cervello continua per molti anni dopo la nascita e, addirittura dopo l’adolescenza. Finora, invece, l’orientamento della comunità scientifica concordava sul fatto che la plasticità cerebrale fosse particolarmente marcata solo nei primi anni di vita dell’uomo”. Il fatto che l’aumento delle dimensioni del cervello sia specifico della parte che interessa il riconoscimento dei volti, e non riguarda una regione vicina, specializzata per il riconoscimento dei luoghi, conferma il ruolo centrale che la capacità di riconoscere gli altri ha per la nostra specie che, infatti, risulta eccellere in questa abilità.

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Bandi PSR Programma di sviluppo rurale

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

parma universitàParma martedì 7 febbraio 2017, alle ore 10, nel Plesso didattico Q02 del Campus Universitario dell’Ateneo, la prima presentazione ufficiale dei bandi PSR Programma di sviluppo rurale misura 16.1.01 di recente pubblicati dalla Regione Emilia-RomagnaDopo i primi 12,6 milioni stanziati nel 2016, la Regione mette sul piatto una seconda tranche da 5,4 milioni di euro per il finanziamento di quattro nuovi bandi rivolti a sperimentare innovazioni per affrontare alcune problematiche agro-ambientali del comparto agricolo mediante la costituzione di Gruppi operativi per l’innovazione. I GOI sono forme di partenariato tra aziende agricole, enti di ricerca – pubblici o privati – e altre tipologie di impresa con il compito di individuare soluzioni tecniche e organizzative applicabili ai singoli casi concreti, cioè con una ricaduta immediata a vantaggio delle aziende agricole coinvolte nei progetti.Si va dal finanziamento di progetti per il recupero e la salvaguardia della biodiversità, alla valorizzazione degli scarti e dei sottoprodotti agricoli a scopi energetici, agronomici e alimentari in una logica di “economia circolare”; dallo studio di sistemi tecnologici avanzati per la riduzione delle emissioni in atmosfera dei gas serra prodotti dagli allevamenti, agli interventi in campo agricolo e forestale per favorire la conservazione e il sequestro di carbonio. Il tutto grazie ai contributi del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020, che in certi casi arrivano a coprire fino al 100% dei costi. Durante l’incontro verrà presentata RINAGRI, la rete per l’innovazione in agricoltura promossa dall’Ateneo di Parma che coinvolge importanti realtà di formazione e di ricerca in campo agricolo della provincia, pensata per facilitare dal basso le progettualità che confluiranno nei GOI.Le caratteristiche dei progetti che possono essere finanziati, così come i requisiti per poter presentare le domande di contributo, saranno presentati in dettaglio nel corso dell’evento organizzato dall’Università di Parma. Programma dei lavori
Ore 10.00 Apertura dei lavori: prof. Furio Brighenti, Pro Rettore per l’Area Ricerca, Internazionalizzazione, Biblioteche e Musei
Ore 10.15 Dott. Mario Montanari (Regione Emilia Romagna): Presentazione del Bando Sottomisura 16.1.01 focus area 4A, 5C, 5D e 5E
Ore 10.45 Prof. Filippo Arfini: presentazione del Consorzio RINAGRI – Rete Innovazione Agricoltura
Ore 11.15 Prof. Agostino Gambarotta: le competenze dell’Ateneo di Parma nelle focus area del bando
Ore 11.45 Le richieste del mondo agricolo in tema alle focus area del bando (interventi aperti delle Associazioni di categoria e del mondo produttivo)
Ore 12.15 Prof. Furio Brighenti: Discussione e proposte.

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Conferenza internazionale sullo sviluppo del turismo digitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2017

TURISMORoma Giovedì 26 Gennaio 2017, ore 14:00 / 27 Gennaio 2017 Scuola di Lettere e Filosofia Lingue Via Ostiense, 234 conferenza internazionale sullo sviluppo del turismo digitale promossa da IFITT, arriva per la prima volta in Italia, a Roma, dal 24 al 27 Gennaio 2017. Grazie alla collaborazione tra Symposia Srl, professional congress organizer, e l’Università Roma Tre, per quattro giorni studiosi di tutto il mondo s’incontreranno per discutere e confrontarsi sulle nuove tecnologie digitali applicate al mondo del turismo, indagarne i trend e nuovi scenari e analizzare come la tecnologia può ancora modificare e migliorare uno dei settori economici che nel Belpaese produce circa il 10% del PIL. Molti saranno i nomi di spicco dal panorama internazionale del turismo: Jan Krasnobedski, (Director of Lodging Revenue Optimization di Expedia), Andrea D’Amico (Regional Director di Booking.com), Andrea Guanci (Direttore Marketing di MSC Crociere Italia) ed Edoardo Piccolotto (Responsabile Makteting di Halldis) sono solo alcuni dei Keynote e degli Industry Speakers che interverranno alla Conferenza. A fare da sfondo alla prestigiosa Conferenza dedicata al mondo del turismo digitale e delle innovative tecnologie che vi gravitano intorno sarà la Città Eterna, da sempre meta privilegiata per la congressistica internazionale. Completamente dedicato ai giovani talenti sarà l’eTourism and Digital Playground (26 gennaio 2017), punto d’incontro tra studenti e industry leaders e spazio di confronto e apprendimento per lo sviluppo di startup innovative nell’ambito del turismo digitale. L’eTourism and Digital Playground sarà un pomeriggio “tutto italiano” dedicato alla presentazione di best practices e soluzioni rivoluzionarie per il mercato del turismo, alle principali piattaforme di crowdfunding e al mondo delle startup e degli incubatori d’impresa. Ospiti dell’evento saranno i rappresentanti delle maggiori piattaforme di turismo digitale che hanno cambiato il modo di offrire e vivere l’esperienza del viaggio, tra cui InReception, startup vincitrice dell’ultima edizione del contest BTO2016. L’ultimo giorno della Conferenza ospiterà infine l’Italian Day (27 gennaio 2017): evento dedicato, in questa edizione, allo stato dell’arte della tecnologia digitale nell’ambito del turismo culturale.

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La società di sviluppo internazionale Areas rafforza la propria posizione nella stazione ferroviaria Sants di Barcellona

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 dicembre 2016

Parigi torre-eiffel1PARIGI /PRNewswire/ Areas, il marchio di ristorazione globale della ristorazione da viaggio del Gruppo Elior, è diventato uno dei maggiori operatori nella stazione ferroviaria di Sants, quartiere a sud di Barcellona, con l’apertura del nuovo e prestigioso punto vendita a marchio COMO. Il consolidamento di Areas come principale operatore in questa stazione deriva anche dall’apertura di un punto Lavazza Espression la scorsa estate e dall’ aggiudicazione, nello scorso aprile, dell’appalto per i nuovi punti vendita di alimenti e bevande nella stazione di Sants, una delle maggiori stazioni in termini di volumi di passeggeri della Spagna. Questa concessione, valida fino a gennaio del 2022, comprende due innovativi format nel campo degli alimenti e delle bevande per i viaggiatori, in una superficie di oltre 1.500 m.Progettato appositamente per i viaggiatori, COMO è il terzo punto vendita di alimenti e bevande sviluppato da Areas, aperto dopo l’inaugurazione nelle piazze di transito di Selva e La Jonquera. COMO è un nuovo format di ristorazione/caffetteria con un design moderno e dagli interni curati. Areas ha aperto il principale punto vendita del marchio COMO a Sants che si sviluppa su una superficie interna di oltre di 1.230 m[2] e 78 m[2] di terrazza, per offrire ai viaggiatori comfort estremo, massima velocità negli spostamenti e una vasta offerta di prodotti e piatti a base di ingredienti della dieta mediterranea. Dai viaggiatori di brevi distanze, ai pendolari e ai clienti aziendali dell’AVE, il punto vendita offre quattro opzioni di servizio differenziate: caffetteria, self-service, grill e Grab&Go.

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Ripartire da Napoli… sviluppo, legalità e coesione sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2016

manzoNapoli lunedì 7 novembre alle ore 16.30 nella sala del Vasari nel complesso monumentale di Sant’Anna dei Lombardi (in piazza Monteoliveto 4) convegno Ripartire da Napoli… sviluppo, legalità e coesione sociale con Manzo, Cardinale Sepe, sindaco de Magistris, sottosegretario Ferri. “Napoli è a un bivio: ci sono le condizioni per diventare protagonisti di una grande stagione di crescita economica e sociale ma se non saremo capaci di unire le energie per rendere concreta la grande effervescenza che si vive in città rischiamo che tutto svanisca. Il nostro obiettivo è quello di realizzare impresa in collaborazione con le esigenze di risanamento morale della città per far sì che la ricchezza aiuti a vivere meglio tutti i cittadini napoletani. Per fare questo abbiamo bisogno degli imprenditori migliori, delle istituzioni locali e del governo nazionale, delle esperienze e delle competenze e del mondo della solidarietà. Insieme si stanno facendo importanti passi in avanti e noi come sistema del credito cooperativo siamo in prima fila”, dichiara il presidente della Banca di credito cooperativo di Napoli Amedeo Manzo.Il dibattito si aprirà con gli interventi del sindaco Luigi de Magistris, del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe e del sottosegretario alla giustizia Cosimo Maria Ferri. Un saluto del presidente del tribunale di Napoli Ettore Ferrara e del rettore Lucio d’Alessandro faranno proseguire la giornata che vuole essere anche l’anteprima del festival della dottrina sociale di cui è protagonista e promotore Don Adriano Vincenzi presidente della fondazione Toniolo e delegato CEI per Confcooperative. Molti interventi degli imprenditori con il presidente di Confindustria Costanzo Jannotti Pecci, il presidente di Italferr Riccardo Monti, il presidente di Adler Paolo Scudieri e della vicepresidente di Coelmo Stefania Brancaccio; e ancora le testimonianze di Pino Porzio, Ct del Canada e dell’Acquachiara pallanuoto, dello scrittore Maurizio de Giovanni. Interverranno anche il direttore di Rai Vaticano Massimo Milone, Adele Caldarelli direttore del dipartimento di economia della Federico II, Antonio Areniello presidente del collegio notarile, Amedeo Giurazza amministratore delegato di Vertis, Armando Brunini amministratore delegato della Gesac e Mario Mustilli docentr di finanza aziendale alla seconda Università di Napoli. Modera il giornalista del Corriere della Sera Marco Demarco. (foto: manzo)

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L’economia partecipata come chiave per lo sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

RomaRoma. Al green Forum organizzato da Primaprint e Kyoto Club, e in programma Roma presso il Ministero dell’Ambiente il 25 ottobre, si parlerà di sharing economy. Durante l’evento verranno consegnati i Premi Italian Resilience Award. La sharing economy, l’economia condivisa che crea nuove forme di sviluppo sociale ed economico, è in continua crescita in Italia. Tanto che anno dopo anno le piattaforme, trainate dalle innovazioni tecnologiche (app, smartphone, geo-rilevamenti ecc), sono sempre più numerose: 118 nel 2015 con un valore che si avvicina all’1% del PIL. Proprio il ruolo preminente di questo nuovo modello economico che mette al centro la condivisione per attuare lo sviluppo sostenibile sarà il tema centrale dell’edizione 2016 di Ecoincentriamoci, il green Forum organizzato dall’azienda green Primaprint e dal Kyoto Club che si svolgerà il 25 ottobre prossimo a Roma nella sede del Ministero dell’Ambiente con la partecipazione del Ministro Gian Luca Galletti.La giornata dedicata alla sostenibilità sarà anche l’occasione per consegnare il premio Italian Resilience Award, riconoscimento d’eccellenza rivolto a quei comuni e aziende italiane che hanno intrapreso la strada dello sviluppo sostenibile e stanno attuando politiche vicine al concetto di resilienza, politiche cioè che interpretano i cambiamenti e innescano percorsi di transizione ed adattamento attraverso processi di condivisione.“Con il premio – ha dichiarato Simonetta Badini, ideatrice di Ecoincentriamoci e coordinatrice del Gruppo di lavoro “Comunicazione e Partecipazione ambientale” di Kyoto Club – vogliamo far emergere quelle realtà territoriali ed industriali che hanno capito come l’approccio collaborativo favorisca il percorso verso modelli di sviluppo sostenibile”.

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Atradius:Sviluppo ulteriore della presenza sul mercato asiatico con la Corea del Sud e in Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

amsterdamAMSTERDAM, /PRNewswire/ Atradius, tra le società leader nel mondo nel settore dell’assicurazione dei crediti, cauzioni e recupero crediti, amplia la portata geografica su due continenti, rafforzando la propria presenza in Corea del Sud ed in Sud Africa. Ciò tramite un proprio ufficio ed una partecipazione strategica.
Atradius ha recentemente ottenuto da parte delle competenti autorità coreane la licenza ad operare in Corea del Sud attraverso la propria controllata coreana Atradius Trade Insurance Brokerage. Quest’ultima fornirà coperture assicurative credito a livello locale, con il sostegno della Seoul Guarantee Insurance Company (SGIC). Tale operazione incrementa la presenza di Atradius sul mercato asiatico, per un totale di 14 Paesi in cui Atradius opera tramite società asiatiche controllate e uffici satellite.
L’economia della Corea del Sud presenta delle solide prospettive di crescita e sviluppo, in un mercato che offre delle significative opportunità di crescita commerciale per i nostri esportatori. “L’interscambio commerciale tra la Corea del Sud è l’Italia è cresciuto costantemente negli ultimi anni, a segnalare un concreto dinamismo dei rapporti commerciali tra i due Paesi. E’ per noi motivo di grande soddisfazione poter incrementare la presenza di Atradius su uno dei mercati più avanzati a livello mondiale” afferma Massimo Mancini, Country Manager di Atradius per l’Italia.
Mutual & Federal, la più antica società di assicurazione sud africana operante nei rami non vita, ha accettato l’offerta di Atradius di acquisire una quota di partecipazione strategica del 25% nella Credit Guarantee Insurance Corporation of Africa Limited (CGIC).”CGIC, quale assicuratore del credito leader in Africa, opera da molti anni in partnership con Atradius. Questo per fornire coperture assicurative ai nostri clienti globali che sono attivi nel continente africano” prosegue Mancini. “Grazie a questa acquisizione, CGIC e Atradius potranno essere sempre più concretamente al fianco delle aziende italiane rivolte non soltanto al mercato sudafricano, significativa destinazione per l’export del nostro Paese, ma anche a mercati interessanti in termini di crescita commerciale all’interno di detto continente”.La transazione proposta è soggetta ad approvazione interna ed a quella delle autorità competenti, unitamente alle risultanze di uno specifico procedimento di due diligence, inteso a finalizzare l’accordo entro la fine di quest’anno.
Atradius fornisce assicurazione del credito commerciale, cauzioni e servizi di recupero crediti a livello mondiale, con una presenza strategica in 50 Paesi. Atradius ha accesso a informazioni commerciali su 200 milioni di imprese nel mondo. I prodotti offerti aiutano a proteggere le imprese nel mondo dai rischi di mancato pagamento da parte dei clienti, derivanti dalla vendita di beni e servizi a credito. Atradius è parte del Grupo Catalana Occidente (GCO.MC), azienda leader in Spagna tra le società di assicurazione e tra gli assicuratori del credito a livello mondiale.http://www.atradius.com oppure per l’Italia http://www.atradius.it

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Viasat Group affida la Ricerca & Sviluppo a Marco Annoni

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2016

VMarco_Annoni.pngiasat Group, tra i top player mondiali nella progettazione e produzione di sistemi elettronici automotive con applicazione di tecnologie telematiche satellitari ed erogazione dei relativi servizi, ha nominato il torinese Marco Annoni nuovo Amministratore Delegato della controllata Vem Solutions.
Dal 2008 la società ha concentrato tutte le competenze ed expertise del Gruppo nel campo della progettazione hardware e software di dispositivi satellitari e dello sviluppo di strumenti e applicazioni software per le Centrali Operative o per progetti speciali realizzati per conto dei propri Clienti.
Laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Torino, classe 1959, sposato e con due figli, Marco Annoni ha maturato una lunga esperienza manageriale nel mondo delle TLC con Telecom Italia, prima in CSELT e poi in TILAB, occupandosi di strategie di sviluppo nell’ambito dei sistemi e servizi satellitari, del mobile e dei nuovi servizi di telecomunicazione per il settore Trasporto. Dal 2004 in Telecom Italia ha gestito il programma di innovazione e ricerca che si occupa di “ITS, Connected Vehicle e Logistica”.Attivo a livello internazionale, è autore di numerose pubblicazioni ed ha rappresentato Telecom Italia nelle principali organizzazioni che si occupano di ITS – Intelligent Transport Systems, eCall e City Logistics (e.g. ERTICO ITS Europe, TTS Italia, EeIP – European eCall Implementation Platform, GSMA Automotive SiG). In ambito standardizzazione ITS è attualmente vice-chairman di ETSI ITS, membro del ITS Coordination Group della EC e coordinatore del Comitato Tecnico della TSP–A, l’associazione nazionale dei Telematic Service Providers.“Da sempre il Gruppo Viasat – spiega Marco Annoni, nuovo Amministratore Delegato di Vem Solutions – ha puntato sull’innovazione tecnologica per vincere la sfida competitiva sul mercato della telematica satellitare. Sono onorato dell’opportunità di raccogliere e sviluppare l’eredità di quest’azienda e di mettere la mia esperienza a disposizione per guidarla verso una nuova fase di espansione e di crescita, grazie anche alle maggiori capability di progetto frutto delle competenze tecnologiche oggi presenti in Italia, Spagna, UK, Portogallo, Romania, Polonia e Belgio”.“L’inserimento di Marco Annoni – è il commento di Domenico Petrone, Presidente di Viasat Group – è molto importante per dare un ulteriore impulso a un settore strategico, come quello della Progettazione e Sviluppo, che vede l’azienda investire già oggi oltre 2 milioni l’anno in innovazione. Questo ci ha portato ad essere un raro esempio di Gruppo tecnologico capace di Progettare, Produrre e Commercializzare Prodotti e Servizi sui mercati di riferimento: Telematica Insurance, Car Maker After Market, Fleet Management, Sicurezza Automotive e Domotica, con la produzione di massa di nuovi Sistemi e Soluzioni con applicazioni di Tecnologie Telematiche Satellitari”.Il Gruppo Viasat investe in innovazione da oltre 40 anni, influenzando fortemente la nascita e lo sviluppo della Telematica Satellitare. Nel futuro si intravedono nuove sfide e opportunità straordinarie, grazie anche alla propria visione di sviluppo in ambito BigData. In sinergia con le proprie consociate, Viasat vuole continuare ad esserci per vincere la sfida globale, ancor più protagonista di questa nuova Rivoluzione Tecnologica. (foto: marco annoni)

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Il fallimento dell’ONU

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2016

onu assembleaIl caso Aleppo e ancor più la guerra civile che da cinque anni infiamma la Siria per non parlare di altri focolai di guerra regionali in diverse parti del mondo ci rende consapevoli che a livello internazionale c’è qualcosa che non funziona e che le Nazioni Unite mostrano tutta la loro incapacità nel dirimere tali situazioni o per lo meno contenerle nel rispetto dei tanti civili che subiscono sulla loro pelle il dramma innescato da altri. Di questo ce ne parla Rosario Amico Roxas cercando una spiegazione e offrendoci un motivo di riflessione.
Egli parte da una presentazione di carattere generale spiegandoci che “L’ONU, sorta sullo sfacelo della Società delle Nazioni, travolta dalla seconda guerra mondiale, è dotata di una Carta Costitutiva sovranazionale, significa che ha un potere superiore a quello delle singole Costituzioni dei Paesi membri. I punti centrali che dovrebbero qualificare l’attività dell’ONU sono i seguenti:
· mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;
· garanzia della eguaglianza e della indipendenza di tutti i popoli;
· sviluppo della cooperazione tra gli Stati nel campo economico, sociale e culturale;
· tutela dei diritti dell’uomo e delle sue libertà fondamentali;
· impegno a risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale;
· impegno ad astenersi da ogni atto di aggressione e dall’uso della forza armata contro l’indipendenza di altri Stati.
Onu palaceNon uno di questi obiettivi è stato raggiunto dall’atto costitutivo approvato e sottoscritto il 26.VI.1945 a San Francisco dalle prime 49 nazioni aderenti.”
E tutto questo perché accade? Per avere un’idea meno nebulosa occorre fare un passo indietro per capire la ragione che impedisce all’atto costitutivo dell’Onu di perseguire le sue finalità. Esse “si scontrano con l’impianto bellico dell’industria americana e con la pretesa di gestire il monopolio energetico del pianeta, elementi che fanno della guerra il solo mezzo per imporsi, anche contro le risoluzioni dell’ONU. Con l’ammissione all’ONU ogni Stato diventa ipso facto aderente allo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia; ma, come chiaramente emerge dall’articolo pubblicato sul New York Times del settembre del 2002 a firma del Presidente Bush viene disconosciuta l’autorità della Corte Penale Internazionale, che non può essere estesa agli USA e, conclude, “che noi non riconosciamo”.
Così ci ritroviamo che dal “1945, non c’è stata guerra, guerriglia, colpo di Stato, rivolta di Palazzo nel mondo che non trovasse negli USA, la nazione ispiratrice e fornitrice di armi.”
E se ripassiamo la lezione siriana di questi ultimi anni la domanda più spontanea che ci viene in mente è perché tante armi circolano in quel martoriato paese? Diciamo che per sparare occorrono le munizioni e ci deve pur essere qualcuno che le rifornisce e le distribuisce senza farsi molti scrupoli e godendo di potenti protezioni.
D’altra parte se l’Onu non è capace di raffreddare i “bollenti spiriti” dei vari potentati internazionali, per lo meno con una denuncia pubblica indicandoci i mandanti, a cosa serve se non a diventare una semplice tribuna per gli show propagandistici ed elettorali del leader di turno che come al solito predica bene e razzola malissimo e con licenza di uccidere. (Prima parte) (Rosario Amico Roxas)

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Rif Line apre il nuovo ufficio in Pakistan e sviluppa ulteriormente la sua presenza internazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2016

flaminio rizziUno dei leader italiani nel trasporto merci ed uno dei player più in crescita in Europa apre una nuova sede in Pakistan dopo Bangladesh, Cina e Giappone. Rif Line ha deciso di investire in questo mercato dalle grandi prospettive di sviluppo con l’apertura di un ufficio a Karachi, antica capitale del Paese e cuore economico e finanziario del Pakistan.“Come le precedenti aperture in Bangladesh, Cina e Giappone, l’inaugurazione del nuovo ufficio di Karachi risponde al crescente bisogno delle aziende italiane che quotidianamente lavorano in questo Paese. L’obiettivo della nostra azienda è quello di diventare per queste aziende un vero e proprio partner di riferimento. Continuano così il nostro piano di sviluppo all’estero che ci conferma come uno dei player più dinamici del settore trasporto merci import/export.” così Flaminio Rizzi, Business Development manager di Rif Line.Sesto paese più popoloso al mondo, oggi il Pakistan presenta rappresenta una delle economie con maggiori tassi di crescita di tutto il continente Asiatico. Con un’economia che si è dimostrata inaspettatamente forte durante una serie d’eventi potenzialmente distruttivi come la crisi finanziaria asiatica, la recessione globale, la carestia, l’azione militare in Afghanistan dopo l’11 settembre, e le tensioni con l’India.Ultimamente il settore manifatturiero pakistano ha avuto tassi di crescita in doppia cifra, con la manifattura su larga scala cresciuta negli ultimi anni ad un tasso del 18%. L’Italia è considerata un partner privilegiato per quanto riguarda le relazioni economiche e commerciali. Siamo il terzo partner commerciale nell’UE, dopo Regno Unito e Germania ed il decimo in assoluto. Secondo i dati dell’Ufficio statistico pakistano, l’Italia è attualmente al nono posto come Paese importatore di prodotti pakistani. (foto: flaminio rizzi)

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