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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Posts Tagged ‘sviluppo’

Aerospazio essenziale per lo sviluppo industriale

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

“Il fiasco della missione Avio, lancio del razzo Vega che avrebbe dovuto portare in orbita due satelliti e poi finito fuori rotta dopo pochi minuti dal decollo, rischia di rappresentare un fendente alla politica spaziale italiana. A seguito dell’incidente, il titolo di Avio è crollato in borsa perdendo più del 16%. Il tutto mentre si gioca una delicatissima partita all’Esa, in predicato di nominare un nuovo direttore generale. L’Italia da favorita a ricoprire quel ruolo – peraltro come contribuenti dell’Agenzia abbiamo raddoppiato gli stanziamenti arrivando a 2 miliardi di euro – rischia di essere subalterna a causa di una candidatura debole espressa dal Governo. Questo avvantaggerebbe, a nostro discapito, Francia e Germania che puntano invece a potenziare il settore dei vettori. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fraccaro, che ha la delega alle politiche spaziali, batta un colpo. L’Italia sia protagonista nel campo aerospaziale, comparto strategico non solo in un’ottica di sviluppo industriale ma anche per l’innovazione scientifica e tecnologica”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Mettere i giovani al centro della politica di sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Roma – “È un periodo molto difficile, un periodo che va affrontato tutti assieme. Senza mettere in competizione salute ed economia, perché il benessere di una persona e la qualità della vita di ciascuno di noi è il frutto dell’equilibrio che si crea tra i diversi diritti. Come quello all’istruzione per le nostre ragazze e i nostri ragazzi.Dobbiamo garantire a tutti i concittadini una vita il più possibile normale, convivendo con il virus, finché non sarà pronto il vaccino. In questi mesi è stato fatto un lavoro enorme per garantire la riapertura delle scuole in sicurezza e, ad oggi, i dati di monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità ci dicono che i focolai nelle scuole, nella settimana dal 12 al 18 ottobre, sono il 3,5% di tutti i nuovi focolai che si registrano nel Paese. Con un calo dello 0,3% rispetto alla settimana precedente. Oggi, mentre con tutti gli strumenti possibili affrontiamo il contenimento della pandemia, stiamo lavorando per mettere in campo un progetto di ripartenza per l’Italia che guardi al di là dell’emergenza. Che metta i nostri giovani al cento di una politica di sviluppo, un progetto di crescita sostenibile che vede, necessariamente, il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali e delle parti sociali. Ai giovani vogliamo garantire un futuro dignitoso.Lavoriamo per costruire un sistema che abbia la capacità di offrire opportunità a chi oggi ne ha meno, che contrasti marginalità e isolamenti, ricorrendo a politiche, anche sociali, che riportino equilibrio tra le varie aree del Paese e tra l’Italia e gli altri Paesi europei. E gli investimenti in istruzione, università e ricerca rappresentano uno dei tasselli fondamentali di questo progetto, come sono fondamentali quelli in infrastrutture e digitalizzazione del Paese.Per questo dobbiamo fare di tutto per continuare a tenere aperte le nostre scuole, anche in un momento difficile, garantendo l’applicazione dei protocolli su cui, con il Ministro Lucia Azzolina in primis, abbiamo lavorato duramente. Tutti insieme possiamo farcela, coraggio!”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Recovery Fund: Campidoglio, presentato Piano di Sviluppo resiliente

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Roma. Roma Capitale ha inviato al Governo il “Piano di Sviluppo resiliente, sostenibile e inclusivo”, delineando una strategia di sviluppo urbano finalizzata a garantire una ripresa sociale ed economica dopo l’emergenza Covid-19.Il Piano è stato presentato dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Presenti anche il vice ministro dell’economia e delle finanze, Laura Castelli, e l’assessore al Bilancio e al Coordinamento strategico delle Partecipate di Roma Capitale, Gianni Lemmetti. Dopo un’attività di ricognizione, elaborazione e analisi che ha coinvolto tutti gli assessorati e le strutture capitoline, oltre alle società partecipate, è stato predisposto un elenco di opere pubbliche e un set di fabbisogni di investimento per un valore complessivo di circa 25 miliardi di euro, da finanziare principalmente con le risorse del Recovery Fund.Il complesso di interventi si articola in ambiti fondamentali per la crescita e la ripresa della città: inclusione sociale e rigenerazione urbana, mobilità sostenibile e integrata, infrastrutture sicure ed efficienti, transizione ecologica, digitalizzazione e innovazione. Inclusione sociale e rigenerazione urbana: Uno dei punti qualificanti del piano prevede un ampio programma di edilizia popolare: 2 miliardi di euro per l’acquisto di immobili disponibili sul mercato e diffusi in tutta la città, equivalenti a circa 10 mila alloggi. Mobilità sostenibile e integrata: Obiettivo del Piano è dotare Roma di una rete di trasporto pubblico potenzialmente in grado di coprire tutta la città, per colmare lo storico gap con le altre grandi Capitali europee e ridurre le emissioni inquinanti, in linea con il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile). Si prevedono la realizzazione di 49 km di nuove linee metro, 45 km di linee tranviarie e di 2 ulteriori funivie urbane, per un investimento complessivo sulla mobilità di circa 12 miliardi di euro. Infrastrutture sicure ed efficienti: Ammonta a 1,5 miliardi di euro l’insieme degli interventi di rifacimento delle strade, dei ponti e delle gallerie della città: un programma straordinario per rendere le infrastrutture sempre più sicure e garantire la mobilità e accessibilità dei cittadini. Transizione ecologica,Per garantire il raggiungimento dei target di sostenibilità ambientale e rendere la città sempre più “green” vengono proposti diversi progetti: 3 miliardi di euro per la riqualificazione energetica delle scuole, 1,5 miliardi di euro per l’efficientamento energetico delle case popolari e degli edifici pubblici, 500 milioni di euro di euro per implementare e rinnovare l’illuminazione pubblica, 300 milioni di euro per la gestione e la raccolta dei rifiuti: impianti TMB, impianto multimateriale, impianto carta e cartone, mezzi per la raccolta, cassonetti e contenitori intelligenti. Digitalizzazione e innovazione. Un’attenzione particolare è stata rivolta a progetti di digitalizzazione e innovazione tecnologica, per un totale di 550 milioni di euro: realizzazione di strade e strumenti di mobilità smart, piazze smart attrezzate con dispositivi e servizi digitali (app, download di video, giornali, libri) in grado di supportare l’interazione degli abitanti di quel quartiere, facilitare l’animazione di attività sociali nella piazza e sostenere lo sviluppo di competenze digitali degli utenti.

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Il contributo del CREA al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

Qual è il ruolo delle infrastrutture rurali per la sostenibilità ambientale, economica e sociale dell’agricoltura e delle comunità rurali? Quali sono gli strumenti disponibili nei programmi di sviluppo rurale per un’agricoltura competitiva e sostenibile ed una comunità inclusiva? In che modo le politiche europee, in particolare la PAC, stanno realmente contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile? Di questo e molto altro ancora si parlerà domani martedì 6 ottobre a partire dalle ore 10,30 in occasione dell’evento virtuale “Infrastrutture e sviluppo sostenibile: la politica agricola e di sviluppo rurale di fronte alle sfide dell’agenda 2030”, organizzato dal CREA Politiche e bioeconomia nell’ambito dell’Accordo di cooperazione per il Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN 2014-2020) e della Rete Rurale Nazionale (RRN). Nel dettaglio gli interventi dei ricercatori del CREA saranno orientati a evidenziare da un lato la transizione dell’agricoltura, già in corso, verso un modello di crescita in grado di coniugare la competitività con la sostenibilità e con la fornitura di beni pubblici, approfondendo il ruolo dell’irrigazione e delle infrastrutture irrigue all’interno delle politiche agricole, climatiche ed ambientali europee. Dall’altro l’importanza degli investimenti infrastrutturali finalizzati alla tenuta economica e sociale dei territori rurali (strade, servizi alla popolazione, recupero manufatti) e cofinanziati all’interno dei PSR (Programmi di sviluppo rurale).

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Anche la Città metropolitana di Torino avvia la sua Agenda per lo sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

In Italia tutte le 14 Città metropolitane sono impegnate nella realizzazione delle loro Agende per lo sviluppo sostenibile con il sostegno del Ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare. Dopo la Carta di Bologna per l’Ambiente, sottoscritta dai Sindaci metropolitani nel giugno 2017, si tratta di un ulteriore impegno per la territorializzazione degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’intero Paese. Anche Città metropolitana di Torino è pronta a far partire la propria Agenda territoriale per lo sviluppo sostenibile e il percorso verrà illustrato domani, giovedi 1 ottobre, durante l’evento online a cura di AsviS l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile che riunisce oltre 270 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile con l’obiettivo di far crescere nella società italiana la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile. L’evento (che si svolgerà dalle 10 alle 18) si potrà seguire su Festivalsvilupposostenibile.ite sulla pagina Facebook dell’ASviS) con interventi e tavole rotonde di amministratori metropolitani da tutta Italia: nel pomeriggio le Città metropolitane di Bari, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Roma Capitale, Reggio Calabria, Torino eVenezia, illustrerannoi progetti delle rispettive Agende per favorire localmente la creazione di una cultura della sostenibilità a tutti i livelli, grazie anche all’orientamento dei modelli di produzione e di consumo. “La nostra agenda metropolitana per lo sviluppo sostenibile – sottolinea la consigliera di Città metropolitana di Torino delegata all’Ambiente Barbara Azzarà – nasce nel contesto della Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, lo strumento operativo utilizzato dalla Regione Piemonte per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030: le Città metropolitane rappresentano quel livello intermedio che, per dimensioni ed estensione, possono ben sperimentare un coinvolgimento che tenga conto dei bisogni dei cittadini e renda concreta la ricaduta a livello locale di quanto previsto dagli ambiziosi obiettivi”.

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Promuovere lo sviluppo dell’agricoltura nel Mezzogiorno

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Significa sostenere in primis le piccole e medie imprese che non possono contare sulle risorse della grande agroindustria – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Il premier Conte ha dichiarato oggi di voler realizzare un piano di resilienza che sia motore di vero sviluppo, in particolare al Sud, per ridurre il divario tecnologico e aiutare le aree interne che stanno pagando il prezzo più alto della crisi. Un tale programma può avere successo se si fonda su una corretta valutazione delle vere priorità del nostro tessuto produttivo.A differenza delle multinazionali dell’agribusiness, i piccoli e medi coltivatori hanno bisogno di un sostegno pubblico mirato per poter competere sui mercati e dotarsi dei beni capitali e della tecnologia necessaria per stare al passo con i tempi – spiega Tiso. Investimenti di questo genere consentono un grande ritorno non solo in termini di produttività, ma anche di cura del territorio e di protezione dell’ambiente. Si tratta di benefici non facili da quantificare, ma che vanno oltre il profitto delle singole aziende per estendersi all’intera collettività. L’agenda del Governo sta prendendo forma, definendo obiettivi che appaiono per lo più condivisili. Quello che ancora manca è un dibattito aperto e serrato sui mezzi e sugli strumenti che saranno messi in campo per raggiungerli. Occorre passare dalle dichiarazioni di principio alla strategia concreta per capire se stiamo andando nella giusta direzione.

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Festival dello Sviluppo Sostenibile Parma 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Parma. Dal 28 settembre al 2 ottobre nell’Aula Magna dell’Università di Parma si terrà il Festival dello Sviluppo Sostenibile. Il Festival è organizzato a livello nazionale da ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile) dal 22 settembre all’ 8 ottobre, con l’obiettivo di far conoscere i 17 Goal dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile. A Parma l’edizione locale, che si inserisce all’interno degli eventi di Parma capitale italiana della cultura 2020+21, è organizzata da Università di Parma, WWF Parma, Gist, Arpae, Fruttorti, ed è realizzata con il patrocinio del Comune di Parma. Lunedì 28 alle 16 l’apertura, con il Rettore dell’Università Paolo Andrei, il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti e (in diretta streaming) il Portavoce ASviS Enrico Giovannini.Dopo l’inaugurazione, alle 17, è in programma il primo evento, “Diritto transgenerazionale al tempo del Covid”, cui parteciperanno Antonio D’Aloia, docente di Diritto costituzionale al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Parma e consigliere giuridico per gli affari legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Lorenzo Fioramonti, economista, già Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Magnani, economista, docente di Monetary & Financial Economics e di International Economics in LUISS e Senior Research Fellow alla Harvard Kennedy School. Martedì 29 settembre dalle 17.30 alle 19 “Città e territori per la sostenibilità”, con Marco Bosi, Vice Sindaco di Parma, Walter Vitali di Urban@it – ASviS, Marco Mari, Vice Presidente del Green Building Council, Flavia Marzano di Open Government & Smart Cities. Mercoledì 30 settembre dalle 15 alle 16.30 “Agenda 2030, cultura e governance per un benessere sociale all’insegna della sostenibilità”, con Filomena Maggino, Presidente della cabina di regia Benessere Italia, Francesca Velani, Coordinatrice di Parma 2020+21 per il Comune di Parma, Carola Carazzone, Segretaria di Assifero, Katia Furlotti, Presidente del Gruppo Ateneo sostenibile dell’Università di Parma, Federico Olivieri di ASviS, Michele Fasano di Focus Olivetti. Sempre il 30 settembre, dalle 17.30 alle 19, “L’economia circolare al bivio: eco-modernismo o tecnologia conviviale?”, cui parteciperanno Stefania Barca, docente di Ecologia Politica, Centro de Estudos Sociais, Universidade de Coimbra, Maura Benegiamo, assegnista di ricerca al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Trieste, Giacomo D’Alisa, ricercatore postdoc, Centro de Estudos Sociais, Universidade de Coimbra, Andrea Genovese, docente di Logistics and Supply Chain Management alla University of Sheffield, Mario Pansera, docente al Departamentet d’Empresa, Universitat Autonoma de Barcelona, Luigi Pellizzoni, docente di Sociologia dell’Ambiente al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa. Moderano Marco Deriu, Presidente del corso di laurea magistrale in Giornalismo, Cultura Editoriale e Comunicazione Multimediale dell’Università di Parma, ed Emanuele Leonardi, docente al Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC dell’Università di Parma. Giovedì 1° ottobre dalle 17.30 alle 19 “L’importanza del verde urbano nella mitigazione e adattamento al cambiamento climatico”, con la partecipazione di Stefano Caserini, docente del corso in “Mitigazione del cambiamenti climatici” del Politecnico di Milano, Daniele Pezzali, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Parma, Tiziana Benassi, Assessora all’Ambiente del Comune di Parma, Antonio Mortali,Direttore del consorzio Kilometroverde Parma. Venerdì 2 ottobre è in programma l’ultimo evento, dalle 11 alle 12.30: “Imprenditorialità sociale e impact investing. Casi concreti con focus sulle pari opportunità”, con Nicoletta Paci, Assessora alle Pari opportunità del Comune di Parma, Michele D’Alena, Responsabile dell’Ufficio Immaginazione Civica della Fondazione per l’Innovazione Urbana, Federico Disegni, Direttore Generale di Homes4All, Paola Caporossi, fondatrice di Fondazione Etica, Stefano Rossi, Country Manager Italia di Lita.co.Per maggiori dettagli sugli eventi visitare il sito http://www.festivalsvilupposostenibileparma.wordpress.com e le pagine Facebook e Instagram del Festival di Parma

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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Promuovere lo sviluppo del processo decisionale aziendale

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Deve essere basato sull’utilizzo di dati, metriche ed elementi concreti per orientare le scelte aziendali in linea con obiettivi, scopi e iniziative: con queste finalità Angelini Pharma, azienda farmaceutica impegnata a trovare soluzioni di salute con un’attenzione prevalente alle aree del sistema nervoso centrale (CNS), incluso il dolore, e le malattie rare, ha scelto Trueblue, società veronese specializzata in soluzioni tecnologiche per il mercato healthcare per il continuo miglioramento del business.
Più nel dettaglio, Angelini Pharma sceglie come partner Trueblue per l’ottimizzazione del processo di gestione di KPI e analytics che guidi la scelta delle decisioni strategiche.Il progetto prevede l’implementazione dei servizi di Business Intelligence destinati a tutte le 15 sedi del gruppo in Italia e all’estero. Al fine di accelerare l’adozione dei nuovi servizi e di massimizzarne l’efficacia, Angelini Pharma ha previsto di fornire la Sales Force della nuova ed innovativa soluzione di Artificial intelligence “M.A.R.C.”, il Virtual Pharma Expert di Trueblue.Insieme a Trueblue, Angelini Pharma potrà implementare nuovi strumenti per conseguire diversi obiettivi strategici fra i quali la possibilità di: predisporre ed usufruire di una libreria di Analisi, KPI e processi analitici omogenei fra tutte le filiali; fornire un assistente virtuale basato sull’Artificial Intelligence in grado di migliorare le performance e l’efficacia delle varie interazioni; dotare l’Azienda di una dashboard finanziaria di profit & loss.Tutto questo sarà reso possibile tramite un sistema analitico multicanale costituito da un’infrastruttura di CDP basata su Customer Insights di Microsoft Dynamics. Scalabile, integrata e flessibile per tutte le sedi aziendali l’infrastruttura permetterà di misurare i KPI più importanti per guidare il business, includendo: i dati del CRM, i dati delle vendite dirette e infine i dati di Coaching e Multichannel, al fine di avere a disposizione analisi commerciali di benchmark ed ottenere i giusti insight grazie anche all’utilizzo di M.A.R.C., il Virtual Coach di Trueblue basato su un modello di Artificial Intelligence.
Angelini Pharma ricerca, sviluppa e commercializza a livello mondiale sia principi attivi che farmaci branded. È impegnata a individuare soluzioni di salute con un’attenzione prevalente alle aree del sistema nervoso centrale (CNS), incluso il dolore, e le malattie rare. Angelini Pharma è inoltre azienda leader nell’area della Consumer Healthcare.

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Progetto online di orientamento al lavoro e sviluppo delle soft skills per i laureandi dell’Università di Messina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

ManpowerGroup – multinazionale leader mondiale nelle innovative workforce solutions – in collaborazione con l’Università di Messina ha accompagnato oltre 800 studenti dell’ultimo anno in un percorso online di orientamento al lavoro e sviluppo delle proprie soft skill attraverso la piattaforma gratuita di e-learning “Power You DigiTal”.“Power You DigiTal” è un progetto che ha permesso agli studenti dell’Università di Messina di prepararsi all’ingresso nel mondo del lavoro e di sviluppare al meglio quelle competenze trasversali (o soft skills) riconosciute e richieste dal mercato del lavoro.Grazie alla piattaforma di ManpowerGroup e della Fondazione Human Age Institute gli studenti dell’Università di Messina che hanno partecipato ai corsi di “Power You DigiTal”, hanno ottenuto i crediti formativi universitari (CFU) per poter conseguire la Laurea nelle sessioni in programma nelle prossime settimane.Nel percorso formativo di orientamento, della durata di 30 ore, gli studenti hanno analizzato i propri punti di forza al fine di gestire al meglio la propria immagine professionale, attraverso la valorizzazione di sé e delle proprie capacità, un efficace utilizzo dei social e la consapevolezza del percorso di carriera desiderato.

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COVID-19: il Parlamento deve consentire uno sviluppo più rapido dei vaccini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Bruxelles. Con una procedura d’urgenza, il Parlamento europeo ha adottato un nuovo regolamento che consentirà di sviluppare più rapidamente i vaccini e i trattamenti anti COVID-19.Il Regolamento è stato adottato con 505 voti favorevoli, 67 contrari e 109 astensioni.Sviluppare e distribuire un vaccino efficace e sicuro contro il virus rappresenta la soluzione permanente e più verosimile per fermare la pandemia. A tal fine, la Commissione ha proposto una strategia UE per i vaccini COVID-19 che prevede una deroga temporanea ad alcune regole per le sperimentazioni cliniche. Tale deroga è temporalmente collegata alla pandemia COVID-19.La fase di test clinici per i vaccini COVID-19 richiederebbe molto tempo prima dell’autorizzazione, in quanto dovrebbero essere effettuati in diversi Paesi UE per garantire che le popolazioni a cui sono destinati siano rappresentate e per generare dati solidi e conclusivi.Inoltre, alcuni vaccini e trattamenti anti COVID-19 già in fase di sviluppo possono essere definiti organismi geneticamente modificati (OGM) e sono quindi coperti dalle direttive UE sugli OGM. Poiché i requisiti nazionali per valutare i rischi ambientali delle sperimentazioni cliniche sui medicinali che contengono o sono costituiti da OGM variano considerevolmente da uno Stato membro all’altro, è necessaria una deroga a queste regole per evitare ritardi significativi nello sviluppo di vaccini e trattamenti salvavita.
La Commissione ha proposto un Regolamento per derogare temporaneamente – solo per il periodo di emergenza sanitaria pubblica COVID-19 – ad alcune disposizioni della Direttiva OGM per le sperimentazioni cliniche sui vaccini anti COVID-19 e sui trattamenti che contengono o sono costituiti da OGM. La deroga si applica solo alle operazioni necessarie per condurre la fase di sperimentazione clinica e per un uso compassionevole o di emergenza nel contesto del COVID-19.La deroga faciliterà lo sviluppo, l’autorizzazione e, di conseguenza, la disponibilità di vaccini e trattamenti anti COVID-19. Nel corso del dibattito della scorsa settimana in commissione parlamentare per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare, i deputati hanno convenuto sulla necessità di adattare le norme, ma hanno sottolineato che gli standard di qualità, sicurezza ed efficacia dei vaccini devono essere mantenuti.

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Investire nello sviluppo e nell’innovazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Nelle settimane di lockdown è emersa in tutta la sua evidenza la necessità di adeguare le infrastrutture tecnologiche alle esigenze dei cittadini, che hanno diritto di poter accedere alla Rete in tutte le aree del Paese. Nei mesi scorsi gli utenti hanno utilizzato diverse tipologie di strumenti tecnologici per accedere a servizi e attività online, soprattutto per coloro i quali hanno dovuto confrontarsi con lo smartworking e con l’istruzione a distanza. Il forzato trasferimento “in remoto” di alcune attività ha evidenziato il digital divide esistente in Italia: un’importante percentuale della popolazione si vede, di fatto, negato il cosiddetto “diritto all’accesso” ad internet.Abbiamo più volte chiamato gli operatori e le istituzioni a stanziare gli investimenti necessari in direzione di una estensione ed un potenziamento delle infrastrutture per renderle pienamente e diffusamente fruibili. Ora anche l’Antitrust ha rilevato la medesima problematica in una segnalazione trasmessa a Parlamento, Governo, AGCom e Anci e ha giustamente evidenziato il ruolo delle infrastrutture di telecomunicazioni nello sviluppo e nella crescita dell’intero sistema.
Accogliamo quindi positivamente l‘intervento dell’AGCM e chiediamo che le istituzioni pubbliche rispondano con azioni rapide ed efficaci alla richiesta dell’Autorità di rimuovere gli ostacoli all’installazione di infrastrutture di tlc e di promuovere l’utilizzo di servizi di comunicazione elettronica. Il diritto all’accesso, non ci stanchiamo di ribadirlo, deve essere garantito a tutti.

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Pandemia e sviluppo economico

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

La pandemia da Coronavirus ha messo a nudo la fragilità del nostro modello di sviluppo economico rendendo evidenti due facce della stessa medaglia: da un lato, l’evidenza che nessun settore è abbastanza solido per resistere a un cambiamento radicale senza un processo di continua innovazione. Dall’altro, la necessità di ripensare all’attuale modello economico in una logica di maggiore attenzione alla sostenibilità e al rispetto ambientale. Il modello di sviluppo a cui siamo abituati, ovvero quello lineare – fondato sull’estrazione di materie prime, sulla produzione ed il consumo di massa e sullo smaltimento degli scarti una volta raggiunta la fine della vita del prodotto – ha mostrato molte crepe specialmente negli ultimi mesi. Un caso eclatante è quello del fashion, comparto strategico per il nostro Paese: dopo aver fatto per anni offshoring verso l’Asia, la pandemia ha bloccato intere filiere con la semplice chiusura delle frontiere. Solo chi ha saputo riadattare il proprio modello di sviluppo ha mostrato la resilienza sufficiente a fronteggiare la crisi, gli altri sono andati in apnea. In questo senso un ottimo esempio è quello della filiera alimentare, che si è salvata grazie a un sistema decentralizzato, al ricorso a modelli di economia di prossimità e al canale digitale dell’e-commerce.
Ora più che mai, è indispensabile ripensare il ciclo economico in termini di economia circolare: un sistema pensato per potersi rigenerare, fondato sulla valorizzazione degli scarti, l’estensione del ciclo di vita dei prodotti, la condivisione delle risorse, l’impiego di materie prime da riciclo e di energia da fonti rinnovabili. Ma un cambiamento di rotta di questa portata, una trasformazione così radicale, non può gravare sulle spalle delle singole imprese. Servono, da un lato, sostegno a livello economico e finanziario, e dall’altro, la capacità di portare il paradigma dell’open innovation anche nella circular economy: vale a dire, fare in modo che le imprese che hanno bisogno di rinnovarsi per andare verso la circular economy possano entrare in contatto con delle realtà in grado di fornire loro gli strumenti per farlo.

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Per uscire davvero dalle emergenze, occorre un nuovo modello di sviluppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

Indichiamo qui di seguito solo alcuni dei punti, sui quali individuiamo l’emergenza dell’azione:
GIUSTA TRANSIZIONE. Ancora il nostro Paese non si è dotato di piani e misure per la giusta transizione, né a livello nazionale, né a livello regionale e locale. Sarà necessario convogliare risorse per la riconversione industriale di queste aree, prevedendo investimenti ingenti nelle fonti rinnovabili, nell’accumulo di energia, negli impianti per la chiusura del ciclo dei materiali, perché la transizione energetica porterà, in meno di 5 anni, alla chiusura di centrali a carbone e olio combustibile (vedi PNIEC) obbligando molte imprese a ripensare le proprie produzioni, con conseguenze pesanti sul lavoro e sulle comunità.
PRODUZIONE DI ENERGIA ED EFFICIENZA ENERGETICA. Accelerare gli investimenti per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, puntando sui nuovi modelli energetici (comunità rinnovabili ed autoconsumo collettivo) e confermando il phase out del carbone al 2025, è un’azione necessaria per ridurre le emissioni climalteranti. È ugualmente urgente promuovere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, anche prorogando i recenti provvedimenti sulle detrazioni fiscali al 110% e rendendo strutturale la cessione del credito alle banche, al fine di ottimizzare la riduzione dei consumi e delle emissioni e di rimettere in moto alcuni settori produttivi, portando un beneficio economico ai cittadini, anche delle fasce più povere, che potranno effettuare gli interventi senza, o con un ridotto, esborso di denaro.
SUSSIDI AMBIENTALMENTE DANNOSI. Devono essere gradualmente eliminati e/o rimodulati entro il 2025: in Italia, come documenta il terzo catalogo del Ministero dell’Ambiente – su una stima totale di 19,7 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi nel 2018 – 17,7 miliardi sono sussidi alle fonti fossili. Per tale fine sarà necessario che questa operazione venga fatta accompagnando i settori produttivi con misure di attenuazione di impatto sociale e di riallocazione delle risorse recuperate che, tendenzialmente, dovranno essere ripartite attraverso un mix di misure che, da una parte aiutino le fasce meno abbienti della popolazione, evitando così di mettere a rischio migliaia di posti di lavoro, dall’altra sostengano interventi ed attività virtuose, investimenti pubblici in ricerca, sviluppo e infrastrutture per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. L’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi deve essere accompagnata da una riforma fiscale di tipo ambientale che orienti le produzioni e i consumi verso la riconversione ecologica e la sostenibilità e da una forte riduzione delle spese militari da convogliare nella riconversione ecologica.
FILIERA AGRO-ALIMENTARE. L’emergenza ha reso evidente a tutti il ruolo primario dell’agricoltura, troppo spesso, a torto, considerata la cenerentola del mercato delle commodites. Servono strumenti per dare dignità al settore, con politiche di giusti prezzi per i produttori e politiche di sostegno per la riduzione dell’impatto sulle emissioni e sui suoli, nonché per la garanzia di qualità per i consumatori.
MOBILITÀ. Oggi sono necessari e urgenti interventi radicali per la mobilità: rafforzamento del trasporto pubblico locale con nuove flotte elettriche o idrogeno verde; innovazioni per la mobilità privata, sempre elettrica; mezzi condivisi; sviluppo della micro-mobilità nelle città; sviluppo di tecnologie sostenibili, ecc. In questa direzione è necessario dare sostegno alle Amministrazioni impegnate nel ridisegnare gli spazi della mobilità a favore di mezzi sostenibili come TPL, biciclette, micro-mobilità e mezzi elettrici in sharing. In questo periodo, la “scoperta” dello smart working ha consentito di ridurre notevolmente gli spostamenti, ma ha anche evidenziato limiti, quali la mancanza di socialità e il “diritto alla disconnessione” (per evitare un tempo di lavoro senza limiti). Lo smart working non può quindi considerarsi la chiave per la riduzione della mobilità, anche se può senz’altro aiutare, se applicato correttamente. Per il settore dell’auto, il Governo deve aprire il confronto con i sindacati, per un piano di rilancio che garantisca innovazione ecologica e occupazione.
ECONOMIA CIRCOLARE (E CICLO DEI RIFIUTI). Non ci sono dubbi sulla necessità di favorire un modello di sviluppo basato sull’economia circolare, attraverso la diffusione della raccolta differenziata, la tariffazione puntuale, la costruzione di impianti di nuovi impianti di riciclo e per la riparazione dei prodotti, sia per i rifiuti urbani che per quelli speciali, per ridurre l’uso di risorse ed energia, riducendo a pochi punti percentuali, rispetto al totale, il conferimento alle discariche e agli inceneritori.
DIGITAL DIVIDE. Il distanziamento sociale ha reso ancora più evidente la necessità di dotarsi di un piano organico ed adeguato per la connettività tale da garantire, su tutto il territorio nazionale incluse le aree rurali e montane, pari accessibilità alla rete per tutti i cittadini.
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E INTERNAZIONALIZZAZIONE. Il contrasto al cambiamento climatico è un’azione collettiva globale a cui l’Italia deve contribuire.
SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA. Centrale dovrà essere il ruolo di Scuola, Università e Ricerca per una Giusta Transizione. L’istruzione è innanzitutto relazione e non può essere sostituita dalla digitalizzazione.La scienza non ha dubbi ormai sulle ricadute delle attività umane sui cambiamenti climatici e sull’urgenza di un cambio di paradigma per un nuovo modello di sviluppo eco-sostenibile. Per tutto ciò è imprescindibile una revisione a tutto tondo del ruolo pubblico, che sia in grado di tornare a governare processi tanto ambiziosi per cui occorrono risorse adeguate.www. coalizioneclima.it (fonte: uff stampa Il Refuso)

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Per un nuovo modello di sviluppo agricolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Il miglior cammino per l’Europa del futuro è quello che conduce a una sovranità alimentare in grado di valorizzare il commercio interno al Vecchio continente – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Nel medio e lungo termine è necessario che tutti gli Stati membri lavorino in questa direzione, che deve essere prioritaria anche rispetto al necessario sostegno alle esportazioni. In occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente, dedicata al declino della biodiversità, è bene inoltre ricordare che Il concetto di sovranità alimentare nasce proprio col fine di rimettere al centro la piccola e media agricoltura sostenibile che rispetta il pianeta, privilegia la qualità e minimizza gli sprechi. Se questo obiettivo era già parte della mission dell’Unione europea, lo è a maggior ragione adesso che la crisi sanitaria si è inevitabilmente trasformata in una crisi economica – continua Tiso. La fornitura di cibo e bevande è diventata ormai un fattore chiave per la ripresa e l’Europa non può dipendere dalle importazioni per garantirla. Le implicazioni di una vera sovranità alimentare sono molteplici. Tra queste ci sono il diritto a un cibo sano e alle risorse per produrlo – mantenendo se stessi e la società – e il diritto di decidere quale sistema alimentare adottare e su quali basi fondarlo. In questo periodo l’Unione europea è chiamata a compiere scelte decisive. Rispetto della biodiversità e sviluppo agricolo saranno obiettivi raggiungibili se in queste settimane raccoglieranno il consenso degli Stati membri per diventare principi guida della nuova politica agricola europea.

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Diabete: Ypsomed e Dexcom avviano una partnership per lo sviluppo di un sistema ad ansa chiusa

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

Burgdorf/San Diego. Ypsomed (SWX:YPSN) e DexCom Inc. (NASDAQ:DXCM), leader mondiale di sistemi di monitoraggio in continuo della glicemia (CGM), annunciano la loro partnership per sviluppare un sistema ibrido ad ansa chiusa. Questa collaborazione è uno step fondamentale per il successivo sviluppo di una terapia del diabete individualizzata. Come primo passo, i dati del CGM Dexcom saranno integrati nella mylife™ App di Ypsomed.La partnership tra Ypsomed e Dexcom significa la completa integrazione dei valori del glucosio dal sensore G6 di Dexcom alla soluzione per la gestione della terapia di Ypsomed. Come risultato, gli utilizzatori del CGM Dexcom e del microinfusore di insulina mylife™ Ypsopump® avranno tutti i dati rilevanti della terapia nella mylife™ App sul proprio smartphone. Ogni cinque minuti, il sensore CGM invierà i valori correnti del glucosio alla mylife™ App, dove valori e grafici di tendenza saranno visualizzati. In aggiunta, la mylife™ App avviserà gli utenti quando i valori di glucosio sono troppo alti o troppo bassi.Impostazioni e configurazione del sensore saranno disponibili direttamente nella mylife™ App. Gli utilizzatori saranno in grado di inviare i propri dati del CGM e della pompa di insulina via wireless dalla mylife™ App al mylifeTM Cloud e di condividerli con il proprio medico o caregiver. L’integrazione tra i prodotti sarà disponibile in Europa tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, grazie a un conveniente e gratuito aggiornamento della mylife™ App, senza la necessità di sostituire il microinfusore in uso.“Questa partnership segna un passo importante nel miglioramento della terapia del diabete e rafforzerà la nostra proposta di prodotto. Siamo impressionati dalla qualità e dedizione di Dexcom e siamo felici di collaborare con il leader di mercato dei CGM per mettere a disposizione delle persone con diabete una soluzione migliore”, commenta Simon Michel, CEO Ypsomed, in merito alla collaborazione.“Siamo entusiasti di questa collaborazione con Ypsomed per la loro robusta presenza in Europa, per l’esperienza significativa in questa industry e per il loro microinfusore che unisce un prezzo competitivo a caratteristiche e funzionalità eccezionali”, afferma Rick Doubleday, EVP e Chief Commercial Officer di Dexcom. “Non vediamo l’ora di lavorare con Ypsomed sull’attuale sistema G6 e sull’algoritmo TypeZero, come anche sul nostro CGM di prossima generazione Dexcom G7“.L’integrazione dei dati del CGM Dexcom è un significativo passo avanti nel programma mylife™ Loop™ di Ypsomed. L’obbiettivo del programma è un sistema di terapia del diabete modulare e quindi personalizzabile con un microinfusore di insulina completamente controllabile via smartphone, con l’opzione futura di aggiungere un ibrido ad ansa chiusa supportato dall’algoritmo Dexcom TypeZero. L’approccio smartphone permetterà l’aggiornamento delle funzionalità senza necessità di cambiare l’hardware della pompa.

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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La necessità di una banca nazionale di sviluppo e rilancio economico

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Il coronavirus, con la sua diffusione planetaria e i suoi effetti devastanti, condiziona tutti i Paesi, a partire dall’Italia. La sfida del rilancio economico sarà epocale, per tutti. E’ evidente che anche il futuro dell’Unione europea passa inevitabilmente attraverso il finanziamento di un programma unitario di investimenti e di sostegni all’occupazione imperniato sull’efficienza e sulla solidarietà.
Ovviamente è opportuno che vi siano anche risorse finanziarie nazionali e degli interventi più mirati alle necessità di stabilità sociale e di ripresa economica.La decisione del governo tedesco di mettere in campo 550 miliardi di euro di investimenti nei settori dell’economia reale, attraverso la mediazione della Kreditanstalt fuer Wiederaufbau (KfW) potrebbe essere un esempio virtuoso da seguire. Al di là dei sentimenti pro o anti teutonici, concentriamoci, invece, sul contenuto politico e operativo della scelta fatta dai tedeschi. Si tratta di investimenti veri destinati all’economia, senza inutili mediazioni del sistema bancario privato.
La KfW è una banca di sviluppo pubblica, controllata dal governo federale per l’80% e dai Laender (l’equivalente delle nostre regioni ma con un potere rafforzato) per il 20%. Fu creata nell’immediato dopo guerra per emettere credito e sostenere progetti per la ricostruzione. Era un “tassello” del Piano Marshall dedicato alla Germania. Ottenne presto la possibilità di trasformare gli interessi dovuti agli Stati Uniti in aumenti di capitale proprio, e di ampliare così la sua capacità d’investimento.
Nei decenni passati è stata uno dei principali motori dello sviluppo industriale, infrastrutturale, tecnologico e sociale della Germania fino a diventare un colosso economico. Oggi ha un capitale (equity) di 30 miliardi di euro e investimenti pari a 610 miliardi. La KfW affianca sempre anche le grandi corporation tedesche, come la Siemens, la Daimler o la Mercedes, nella stipulazione di importanti contratti di cooperazione internazionale, siano essi in Cina, in Russia, negli Usa o in altre parti del mondo.Raccoglie capitali sui mercati finanziari con l’emissione di obbligazioni, che dal 1998 per legge sono garantite dallo Stato tedesco. Li trasforma poi in crediti per investimenti in vari settori produttivi, infrastrutture, edilizia sociale, innovazione, nuove tecnologie e in sostegno forte alle imprese. Lo fa attraverso una rete di enti che ha creato e che controlla, come il fondo per le PMI, quelli per l’export, per lo sviluppo regionale e locale, per le nuove fonti di energia, per l’ambiente, per la cooperazione internazionale, ecc. Nel 2008 ha creato anche la IPEX Bank che sostiene le imprese tedesche ed europee in progetti internazionali e nelle loro operazioni di export. Oggi ha un volume di business superiore agli 80 miliardi di euro.
La KfW, inoltre, è esentata dai requisiti di capitale e dalle regole dell’Unione bancaria, così come lo sono le banche tedesche di sviluppo regionale, le Landesbank. In verità, anche il nostro Medio Credito Centrale (MCC) nel 1953 fu creato su questo modello ma con molti meno poteri e meno autonomia. Oggi, com’è noto, realizza e integra le politiche pubbliche a sostegno del sistema produttivo, in particolare delle Pmi. Una mission molto importante che, purtroppo, è rimasta confinata entro dimensioni troppo limitate. Anche la nostra Cassa Depositi e Prestiti (CDP) è molto simile alla struttura della KfW. A confronto, però, è anch’essa molto più limitata nelle sue attività. Entrambe sono attive in parecchie operazioni congiunte, per esempio, nel Long Term Investors Club (LTIC). Quest’ultimo, si ricordi, dopo la Grande Crisi del 2008 è stato creato proprio con il compito di promuovere investimenti produttivi e infrastrutturali di lungo periodo in alternativa alla disastrosa finanza “mordi e fuggi”.
Per statuto la nostra CDP, che gestisce ingenti capitali generati dalla raccolta di risparmio popolare (oltre 342 miliardi di euro) attraverso le obbligazioni emesse dalle Poste Italiane, è “ingessata” su operazioni specifiche relative agli investimenti locali. Da qualche anno ha creato anche un fondo di sostegno agli investimenti nelle Pmi e ha dovuto cambiare lo statuto per avere la possibilità di operare anche nell’internazionalizzazione dei mercati a sostegno delle imprese italiane che esportano e operano all’estero. Prima non era consentito. L’emergenza economica provocata dal coronavirus, con la sospensione del Patto di stabilità europeo, potrebbe diventare l’opportunità, la classica “window of opportunity”, per ripensare e rimodellare certi enti italiani. Senza inventare cose nuove si potrebbe “copiare” ciò che la Germania ha fatto e dare alla nostra CDP gli stessi poteri e le stesse prerogative della KfW. Certo non si risolverebbero i gravi problemi storici dell’Italia, quali un debito pubblico troppo elevato, un’evasione fiscale sproporzionata, una corruzione intollerabile, una burocrazia inefficiente e tasse elevate su produzione e lavoro. Questi sono problemi e sfide ineludibili per lo Stato italiano. Ma, almeno, avremmo un ente, una sorta di banca nazionale per lo sviluppo, certamente più controllata e più efficiente. Si tenga presente, inoltre, che i 550 miliardi di euro di investimenti annunciati dal governo tedesco non vanno a incrementare il debito pubblico nazionale. Saranno gestiti dalla KfW che, in quanto ente indipendente, non entra nel computo del bilancio nazionale. Lo stesso avverrebbe con l’utilizzo della CDP “rafforzata”.
Qualsiasi aumento della spesa pubblica da parte del nostro governo, sia per l’emergenza sia per altre esigenze, andrà, invece, ad aumentare direttamente il nostro debito pubblico. Non si tratterebbe di una furbizia ma di un semplice ritorno all’idea della “banca nazionale per lo sviluppo”. Guardando oltre l’attuale emergenza, il presidente Mattarella giustamente ha detto che “per rinascere ci è richiesta la stessa unità del dopoguerra”. E noi, più modestamente, riteniamo siano necessari anche istituzioni, tempi e programmi economici simili. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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NTT Ltd. diventa un ‘Business Avenger’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

NTT Ltd., uno dei principali fornitori globali di servizi tecnologici, ha annunciato che diventerà un ‘Business Avenger’ per consolidare il proprio impegno nel raggiungere gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Global Goals) delle 17 Nazioni Unite entro il 2030. Insieme ad altri 16 giganti mondiali – tra cui Coca Cola, Avanti, Google, Diageo, Microsoft e Nike – con lo scopo comune di contribuire al successo dei Global Goals, NTT Ltd. è stata eletta per rappresentare l’obiettivo ‘Sustainable Cities and Communities’.I Global Goals, presentati nel 2015, costituiscono una call to action universale per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e garantire che tutte le persone vivano in pace e prosperità entro il 2030. Oggi, nella cosiddetta ‘Decade of Delivery’, NTT Ltd. partecipa in prima persona a questo progetto insieme alle principali aziende globali, ai politici, ai cittadini e ai membri della società con l’intento di contribuire in modo decisivo a facilitare questo cambiamento, impegnandosi nell’accelerare i progressi prima del ‘Global Day of Action’ del prossimo Settembre 2020, dove i leader globali riporteranno gli step intrapresi per promuovere sostenibilità, prosperità, uguaglianza e opportunità per tutti.Il Global Chief Executive Officer di NTT Ltd., Jason Goodall, ha commentato, “Lo sviluppo sostenibile è un elemento centrale della nostra proposizione per abilitare un futuro connesso. Il 2020 è l’anno degli interventi urgenti per i quali le aziende sono chiamate a prendere decisioni critiche. Oggi più che mai, il mondo ha bisogno di soluzioni coraggiose. Dalla pandemia COVID-19 alla crisi climatica al benessere del pianeta, crediamo che la tecnologia sia la chiave per risolvere alcuni dei maggiori problemi del mondo. E’ per questo che siamo così orgogliosi di essere un ‘Business Avenger,’ per dare vita a città e comunità sostenibili.”Jon Hales, Business and Climate Director per Project Everyone, ha aggiunto, “I Global Goals non possono essere raggiunti senza la collaborazione delle aziende – attraverso il loro core business, l’impegno finanziario, la rete di persone e l’influenza di alto livello, aziende come NTT Ltd. svolgeranno un ruolo decisivo per guidare azioni concrete e accelerare i nostri progressi. Inoltre, crediamo che questi obiettivi siano intrinsicamente legati al successo e alla prosperità futuri del business e delle organizzazioni di tutto il mondo. Un mondo più sano, pacifico e più prospero è di grande importanza per tutti noi, in particolare in questo momento di avversità. Ogni azienda e ogni persona possono essere parte attiva nella realizzazione di questo futuro e ci complimentiamo con le 17 aziende che hanno dimostrato il loro impegno per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi.”

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Master in Sviluppo Sostenibile: Geopolitica delle risorse e Studi Artici

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

In modalità web live, con la possibilità di interazione fra docenti e partecipanti. Il primo Master italiano, ideato dalla SIOI, che analizza l’importanza che la Regione artica riveste nella protezione dell’ambiente, nella lotta al cambiamento climatico, nella sicurezza internazionale, nell’uso sostenibile delle risorse ed evidenzia che gli eventi che riguardano l’Artico hanno ripercussioni sul nostro ambiente e sulla nostra vita quotidiana e che la protezione dell’Artico e il riscaldamento globale devono essere affrontati con risposte a livello globale.Il Percorso formativo è articolato in cinque moduli didattici: economico, giuridico, politico, scientifico, sociale e culturale con l’obiettivo di formare esperti specializzati nell’utilizzo responsabile del territorio, nella geopolitica dell’energia e nella blue economy che possano operare a sostegno di Istituzioni nazionali ed internazionali, del settore pubblico ed imprenditoriale, ed in generale di tutte le realtà legate al settore energetico ed al management ambientale, con particolare attenzione agli ecosistemi fragili come quello Artico. http://www.sioi.org/

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