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Posts Tagged ‘sviluppo’

Le azioni di Cooperazione allo Sviluppo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Roma Lunedì 18 Giugno presso Palazzo Simonetti Odescalchi in Via Vittoria Colonna, 11 (Piazza Cavour).La Cooperazione, economica e solidale, verso i Paesi in via di Sviluppo è ormai una delle priorità dell’Unione Europea, a cui l’Italia sta partecipando con sempre maggiore impegno.
Il Breakfast intende presentare, alle Aziende ed alle Ong, gli obiettivi e le strategie dell’Italia nel settore della Cooperazione allo Sviluppo e le possibili sinergie con gli Organismi Multilaterali.Sarà presente il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.

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Rimesse – un motore di sviluppo che deve ancora ingranare bene la marcia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

Kuala Lumpur. i relatori illustri che a Kuala Lumpur, hanno tenuto i discorsi di apertura alla prima sessione del Foro mondiale su rimesse, investimenti e sviluppo hanno trasmesso un messaggio comune: il settore pubblico e quello privato devono collaborare maggiormente per riuscire a sfruttare l’immenso potenziale di sviluppo rappresentato dalle rimesse nella regione dell’Asia e del Pacifico.
L’evento ha attratto oltre 400 partecipanti da ogni parte del mondo, è stato inaugurato dai discorsi introduttivi di Jessica Chew Cheng Lian, vice governatore della Banca centrale della Malesia; Charlotte Salford, vicepresidente associato del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo; e Ceyla Pazarbasioglu, direttore presso il Gruppo della Banca Mondiale. Insieme, i partecipanti valuteranno soluzioni volte ad aumentare l’efficienza dei mercati e dei servizi delle rimesse, migliorare l’inclusione finanziaria e promuovere investimenti finanziati tramite le rimesse.
Le rimesse – il denaro che i lavoratori migranti spediscono a casa alle loro famiglie – inviate in paesi a basso e medio reddito nella regione dell’Asia e del Pacifico nel 2017 ammontavano a 256 miliardi di dollari. Tale somma è 10 volte superiore al valore netto degli aiuti ufficiali allo sviluppo forniti alla regione.Circa il 70 per cento delle rimesse viene speso per necessità essenziali, quali cibo, alloggio e cure mediche, mentre il restante 30 per cento – che nella regione ammonta a oltre 77 miliardi di dollari – è usato per costruire un futuro più sicuro e autonomo, attraverso una migliore istruzione, risparmi, acquisizione di beni patrimoniali e investimenti in attività generatrici di reddito.“Dato il consenso universalmente diffuso sul potenziale delle rimesse come promotori di sviluppo, è davvero tempo di spingersi oltre le mere raccomandazioni e mettere in campo iniziative su larga scala. Iniziative che devono diventare parte integrante della nostra stategia per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030”, ha dichiarato Charlotte Salford, vicepresidente associato dell’IFAD.I costi elevati per spedire denaro a casa, l’accesso limitato a servizi finanziari di base e mercati che operano ancora sulla base di trasferimenti di denaro contante piuttosto che utilizzare strumenti digitali limitano il flusso delle rimesse e le somme di cui i destinatari possono disporre effettivamente, nonché lo sviluppo e l’impatto economico a livello della comunità nel suo insieme. Le tecnologie della telefonia mobile e il denaro digitale avrebbero il potenziale per trasformare i mercati e ridurre i costi e i tempi per la spedizione di rimesse, ma il loro sviluppo è ancora ostacolato dalla mancanza di armonizzazione tra i quadri normativi dei vari paesi.Il costo medio per spedire rimesse a casa nella regione dell’Asia e del Pacifico è del 6,86 per cento, leggermente al di sotto della media mondiale del 7,13 per cento, ma ancora lontano dall’obiettivo del 3 per cento stabilito dalla comunità internazionale nel decimo Obiettivo di sviluppo sostenibile: ridurre le disuguaglianze.Inoltre, i benefici per le famiglie destinatarie delle rimesse potrebbero essere molto maggiori, se queste avessero accesso a servizi finanziari mirati che le aiutassero a risparmiare e/o investire i loro fondi e ad avere accesso al credito. Almeno due terzi delle famiglie che ricevono rimesse nell’Asia e nel Pacifico vivono ancora al di fuori dei circuiti finanziari formali.I risultati del Foro contribuiranno agli sforzi attualmente in corso, a livello nazionale, regionale e mondiale per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché ai negoziati per approvare, verso la fine del 2018, un Accordo globale delle Nazioni Unite per migrazioni sicure, ordinate e regolari.Questo Foro apre la strada all’iniziativa di organizzare periodicamente Fori nella regione, che mettano a frutto le sinergie e valutino i risultati ottenuti.

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Developer conference internazionale sullo sviluppo dei video games

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Roma 4-6 maggio – Cinecittà Studios Via Tuscolana, 1055 dalle ore 9:30 alle ore 18:30 – 4 lectio magistralis, 13 talk e 5 workshop sui temi più interessanti nel campo della creazione videoludica, fra i quali machine learning, AI, VR, algoritmi, networking, game design, level design, lavoro di squadra, grafica 3D, programmazione. I Cinecittà Studios, all’interno del Rome VideoGameLab, ospiteranno l’evento interamente dedicato alla creazione dei videogiochi.
Così AIV – Accademia Italiana Videogiochi, ha chiamato a raccolta oltre 25 tra i più prestigiosi nomi del settore provenienti da 3 continenti e 11 paesi, oltre 35 tra i migliori titoli del momento, con l’obiettivo di promuovere creatività e conoscenza nell’anno europeo del Patrimonio Culturale.I maggiori esponenti della gaming industry – provenienti da 15 studi di sviluppo fra i quali Blizzard, Ubisoft ed Electronic Arts – metteranno la loro esperienza al servizio di sviluppatori emergenti, rendendosi disponibili per delle portfolio review.
Tra gli ospiti Andrea Pessino (Ready At Dawn), Réka Sugar (Electronic Arts), Craig Morrison (Blizzard), Tom Isaksen (Ubisoft), Ayi Sanchez (MachineGames), Arno Schmitz (Guerrilla Games). E dal panorama italiano Maurizio Gabrieli (Conservatorio di Santa Cecilia), Fabio Polimeni (Play2Speak), Diego Ricchiuti (Techland, Affinity Project), Tommaso Bonanni (Caracal Games), Daniele Angelozzi (ZBrush Evangelist) insieme a molti altri professionisti dal mondo della grafica 3D e della programmazione.

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Le Smart Cities globali genereranno un mercato di oltre 2 trilioni di dollari entro il 2025

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Gli esperti di Frost & Sullivan prevedono che entro il 2050 oltre l’80% della popolazione dei paesi sviluppati vivrà in città. Nei paesi in via di sviluppo questa cifra dovrebbe superare il 60%. La creazione di città intelligenti consente una transizione graduale verso l’urbanizzazione e i progressi tecnologici aiuteranno le amministrazioni ad ottimizzare le risorse per fornire il massimo valore alla popolazione, inteso sia come valore finanziario che come risparmio in termini di tempo o miglioramento della qualità della vita.
“L’Intelligenza Artificiale è stata l’area dell’innovazione tecnologica più finanziata negli ultimi due anni, con grandi investimenti provenienti da società, ma anche aziende indipendenti, di venture capital” spiega Jillian Walker, Principal Consultant del gruppo Visionary Innovation di Frost & Sullivan.Le città intelligenti creeranno enormi opportunità di business con un valore di mercato superiore a 2 trilioni di dollari entro il 2025.
IA, assistenza sanitaria personalizzata, robotica, sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS), generazione distribuita di energia e altre cinque tecnologie saranno i capisaldi tecnologici delle città intelligenti del futuro.
La regione Asia-Pacifico registrerà la crescita più rapida nel settore dell’energia intelligente entro il 2025. In Asia oltre il 50% delle città intelligenti si troverà in Cina. I relativi progetti genereranno 320 miliardi di dollari per l’economia cinese entro il 2025.
Il Nordamerica sta riguadagnando terreno velocemente, con molte città di secondo livello, come Denver e Portland, impegnate nel costruire il loro portafoglio di città intelligenti.
Il mercato nordamericano globale degli edifici intelligenti, che include il valore totale di sensori, sistemi, hardware, control e software intelligenti venduti, raggiungerà i 5.74 miliardi di dollari nel 2020.
L’Europa registrerà complessivamente il maggior numero di investimenti in progetti per le città intelligenti, considerato l’impegno mostrato dalla Commissione Europea per promuovere queste iniziative.Il mercato europeo dell’e-hailing, centrale per le città che sviluppano soluzioni di mobilità intelligente, attualmente genera ricavi pari a 50 miliardi di dollari e dovrebbe raggiungere i 120 miliardi entro il 2025.
In America Latina, le città che stanno sviluppando attivamente iniziative per la nascita di città intelligenti sono: Mexico City, Guadalajara, Bogotá, Santiago, Buenos Aires e Rio de Janeiro. In Brasile, i progetti per le città intelligenti genereranno entro il 2021 quasi il 20% dei ricavi dell’IoT complessivi che ammontano a 3.2 miliardi di dollari.“Attualmente la maggior parte dei modelli di città intelligente fornisce soluzioni in silos e non sono interconnessi. Il futuro si muove verso soluzioni integrate che collegano tutte le verticali in un’unica piattaforma. L’IoT sta già preparando la strada per la realizzazione di soluzioni di questo tipo” aggiunge Vijay Narayanan, Senior Research Analyst del settore Visionary Innovation di Frost & Sullivan.

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Il voto dell’Europarlamento sul piano di sviluppo Difesa

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

“Sono felice che, dopo lunghe trattative, questa settimana al Parlamento Europeo sia prevalsa nelle votazioni finali una linea che ho fortemente sostenuto e che è vitale per gli interessi italiani e liguri nell’industria della difesa. Contrariamente a quanto proposto inizialmente dalla Commissione Europea, abbiamo stabilito che il nuovo piano di sviluppo dell’industria e della ricerca europea nel campo della Difesa, anche per uso civile (pensiamo alle tecnologie GPS e allo sviluppo di internet), preveda un minimo di tre realtà produttive di tre paesi diversi – e non solamente due – per poter accedere ai fondi che saranno già 500 milioni di euro soltanto fino al 2020. Tali fondi aumenteranno ancora negli anni successivi. Abbiamo sventato il rischio di una predominanza duale di Francia e Germania, che avrebbe creato enormi problemi a partecipare a questo nuovo progetto in condizioni di parità da parte di altri Paesi, inclusa l’Italia” dichiara l’eurodeputato ligure Brando Benifei “Dopo molti confronti per capire meglio gli interessi italiani ed europei in gioco, ho presentato io stesso l’emendamento in Commissione Difesa che ha permesso il ribaltamento dell’impostazione preferita da Francia e Germania. Ciò è avvenuto dopo non semplici negoziazioni, unendo le forze con altri colleghi anche di gruppi politici differenti per mettere a nudo il rischio di un progetto ad uso e comsumo di due soli Paesi. È la vittoria di un’impostazione davvero “europea” del nuovo piano che sarebbe altrimenti stato squilibrato nelle opportunità in campo produttivo e industriale, in contraddizione con l’ottimo lavoro in ambito operativo svolto in particolare dal Ministro Pinotti per lo sviluppo della cooperazione rafforzata sulla difesa comune europea. In Liguria questo significa nuove opportunitá per lo sviluppo industriale e della ricerca, per le quali sono già in contatto con diverse industrie del settore. Sono prevedibili anche importanti ricadute occupazionali, per la ripresa di realtà come l’Arsenale spezzino e per l’indotto. Ricordo un convegno promosso dalla UILM alla Spezia lo scorso maggio che già faceva riferimento a questa nuova possibilità per la crescita del territorio. Nella imminente iniziativa Seafuture, così come in momenti ad hoc che ho intenzione di organizzare in Liguria, potremo a questo punto esaminare a fondo tutte le nuove possibilità per creare lavoro e innovazione.”

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I farmaci del 2018: ecco le quattro aree terapeutiche di massimo sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 gennaio 2018

Interno farmacia

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Nel 2018 diabete, malattie autoimmuni e oncologiche continueranno a essere grandi aree di interesse da gestire per i dirigenti sanitari, secondo un’analisi pubblicata su “Managed healthcare executive”. Con una varietà di nuovi farmaci ad alto costo, la broncopneumopatia cronico ostruttiva (Bpco) si unirà a formare il gruppo delle prime quattro categorie terapeutiche su cui prestare la massima attenzione. La tendenza prevista per specialità biotecnologie è del 17,7% nel 2018, in calo rispetto al 18,7% del 2017 secondo Segal Consulting. Nonostante il trend sia inferiore, le specialità farmaceutiche hanno comunque consumato un terzo del costo totale dei farmaci nel 2016, con una crescita attesa del 50% entro il 2020. Ecco alcuni degli ultimi sviluppi nelle prime quattro aree terapeutiche per il 2018.
Riguardo al diabete è prevista una futura approvazione (in tutto l’articolo si fa riferimento all’Fda) di Lusduna Nexvue, insulina glargine di Merck, così come della glargine di Mylan, denominata Basalog: in entrambi i casi tutto è subordinato alla risoluzione di controversie brevettuali rispetto a Lantus di Sanofi, già approvata. Quest’ultima azienda ha già ricevuto l’approvazione per Admelog (insulina lispro) che sarà probabilmente disponibile l’anno prossimo. Folta anche la scheda degli agonisti Glp-1. Semaglutide (Ozempic) di Novo Nordisk, con monosomministrazione settimanale, ha appena ricevuto l’approvazione e si affianca nel portafoglio del produttore a liraglutide (Victoza), unum/die. Da ricordare Byetta (exenatide) di AstraZeneca e Trulicity (dulaglutide) di Eli Lilly. È previsto che Pfizer e Merck riceveranno il nulla osta a breve per un nuovo inibitore Sglt-2, ertugliflozin. Poi sono previste le approvazioni per combinazioni atte a ottimizzare sinergicamente l’efficacia: ertugliflozin con metformna o sitagliptin (Januvia) e di Vicotza con insuline basali long-acting come Lantus o Levemir, al fine diridurre l’iperglicemia post-prandiale e l’aumento di peso. Ciò potrebbe aumentare i costi, ma al contempo vi sarebbe un migliore controllo glicemico e una più efficace prevenzione dell’infarto.
L’oncologia è una categoria terapeutica fertile, con 15 farmaci approvati nel 2017. Molte terapie breakthrough per il cancro – in primis le immunoterapie come gli inibitori del Pd-1 e la strategia CAR T – sono in continuo arrivo sul mercato. Aumenteranno le approvazioni per farmaci assunti per os (il 40% di quelli in pipeline). Inoltre, facendosi largo la medicina personalizzata in questo settore, molti farmaci saranno corredati da test farmacogenetici per identificare i candidati appropriati al la terapia. Va aggiunto che se finora l’immunoterapia si è focalizzata esclusivamente sul cancro, è certo che vi sanno estensioni di indicazione con questo approccio per patologie non oncologiche. A novembre l’Fda ha introdotto una policy globale per lo sviluppo e la supervisione di prodotti di medicina rigenerativa che potrebbe contribuire a stimolare lo sviluppo di trattamenti che coinvolge le cellule e tessuti umani, compresa la terapia genica, per ora molto costose. Nell’agosto 2017, la Fda ha approvato la prima terapia genica, Kymriah (tisagenlecleucel), una terapia CAR T di Novartis per il trattamento di alcuni pazienti pediatrici e giovani adulti con una forma di leucemia linfoblastica acuta che hanno recidivato almeno due volte o non rispondono più ai trattamenti standard, ma anche se uno studio multicentrico indica un tasso di remissione complessivo dell’83% entro tre mesi di trattamento, il prezzo è per ora molto elevato. Una seconda terapia CAR T, Yescarta (axicabtagene ciloleucel) da Kite/Gilead, ha seguito le orme di Kymriah, con l’approvazione nel mese di ottobre 2017. È indicato per pazienti adulti con forme recidivate o refrattarie di linfoma non-Hodgkin con un’unica infusione. Un terzo farmaco CAR T che potrebbe essere approvato nella seconda metà del 2018 come trattamento di seconda linea per una forma di linfoma non-Hodgkin. Ci si aspetta che Kymriah acquisisca questa estensione nella seconda metà del 2018. Cemiplimab di Sanofi e Regeneron , una terapia breakthrough nello sviluppo per il trattamento di adulti con carcinoma cutaneo a cellule squamose localmente avanzato, non resecabile o metastatico (CSCC), dovrebbe essere il prossimo inibitore PD-1 inibitore a essere approvato nel seconda metà del 2018.
Passando alle patologie autoimmuni, Tremfya (guselkumab) di Janssen è un biologico di una nuova classe di farmaci che inibisce l’interleuchina-23 (IL-23), approvato nel luglio 2017 per gli adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. Tremfya potrebbe essere approvato per un’estensione di indicazione nell’artrite psoriasica. Altri inibitori di IL-23 nella pipeline includono il tildrakizumab di Sun Pharmaceuticals, che dovrebbe essere disponibile entro il marzo 2018, e il risankizumab di AbbVie e Boehringer Ingelheim, che potrebbe essere approvato nel 2019. Baricitinib è il nuovo inibitore della chinasi Janus (Jak) di Incyte/Eli Lilly. Il trial controllato RAa-Beam ha dimostrato che baricitinib, che richiede solo una dose giornaliera, è superiore a Humira nel migliorare segni e sintomi nei pazienti con artrite reumatoide (Ar). Anche AbbVie ha un inibitore della JAK, upadacitinib, che può essere approvato per Ar nel 2019.Infine, circa la Bpco, è prevista l’imminente approvazione di Sun-101 di Sunovion (soluzione nebulizzata di glicopirrolato), è un antagonista muscarinico a lunga durata d’azione (Lama), che consente una rapida somministrazione del prodotto. AstraZeneca/Pearl stanno inoltre progettando un nuovo prodotto per la Bpco, un Lama inalato due volte al giorno. Si ipotizza che il maggiore impatto sul mercato nel 2018 potrebbe venire dall’introduzione del primo generico di Advair Discus, un corticosteroide a lunga durata d’azione, beta-agonista inalatorio. Il prodotto Sandoz è attualmente in fase di revisione Fda insieme ai generici di Advair di Mylan e Hikma/ Vectura, attesi dalla metà del 2018 in poi. AstraZeneca inoltre è in attesa di approvazione di Daxas (roflumilast), che contrasta l’effetto di un enzima che contribuisce all’infiammazione. Nel novembre 2017, la società ha anche ricevuto l’approvazione per Fasenra (benralizumab), contro l’asma grave eosinofilo. (fonte farmacista33)

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Sviluppo pre-clinico di un vaccino anti-papillomavirus umano (HPV) di nuova generazione

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

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Parma. Due studi che completano lo sviluppo pre-clinico di un vaccino anti-papillomavirus umano (HPV) di nuova generazione (denominato PfTrx-L2-8x-OVX313), a cui hanno partecipato ricercatori dell’Università di Parma, sono stati pubblicati alla fine di dicembre su Scientific Reports e Journal of Virology. Il fine ultimo di questi studi è quello di potenziare e incrementare la vaccinazione contro HPV, rendendola accessibile anche ai paesi in via di sviluppo, dove si registra oltre l’80% dei tumori da HPV (tumori della cervice, ma anche orofaringei). Rispetto ai vaccini attualmente in uso, le caratteristiche distintive del vaccino PfTrx-L2-8x-OVX313 sono un’elevata stabilità termica, uno spettro d’azione assai più ampio nei confronti degli oltre 100 tipi di HPV responsabili di diverse patologie umane e un costo di produzione estremamente ridotto.Questo ulteriore sviluppo è consistito nella creazione e nella validazione funzionale di una variante potenziata, a singola molecola, di un vaccino ricombinante in grado di neutralizzare tutti gli HPV oncogenici (un totale di circa 14 diversi sierotipi) e almeno 12 tipi virali che causano patologie cutanee benigne, ma clinicamente rilevanti, soprattutto in pazienti immunosoppressi.Tra gli autori di entrambi gli studi vi sono ricercatori del gruppo dell’Università di Parma guidato da Simone Ottonello (Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale; Biopharmanet-Tec), che per primo ha sviluppato la tecnologia TDMI (Thioredoxin Displayed Multipeptide Immunogens) alla base del vaccino. Il lavoro è frutto di una collaborazione con il laboratorio di Tumorvirus-specific Vaccination Stategies del German Cancer Research Center (DKFZ, Heidelberg) e con l’International Agency for Research on Cancer (IARC, World Health Organization, Lione). Il gruppo di ricerca di Parma, grazie ad un finanziamento dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), si è occupato della progettazione e della riformulazione del vaccino sotto forma di nanoparticelle termostabili, contenenti frammenti peptidici di una particolare proteina di rivestimento del virus derivati da 8 diversi tipi virali fusi in una singola molecola. L’attività del gruppo di Heidelberg si è invece concentrata sulla caratterizzazione funzionale dell’attività protettiva del vaccino, dimostrandone l’efficacia nei confronti di 26 tipi virali diversi, in due diversi modelli animali. Il vaccino PfTrx-L2-8x-OVX313 è stato oggetto di due domande di brevetto congiunte, depositate nel 2017. Sulla base dei risultati ottenuti, e grazie a due importanti finanziamenti ricevuti dal programma VIP (Validation of the Innovation Potential of scientific research) del Ministero dell’Istruzione e Ricerca tedesco e dall’Helmholtz Validation Fund, è iniziata la produzione del vaccino in una forma adatta per la somministrazione in uomo, in vista di uno studio clinico di fase I. Quest’ultimo è già stato progettato e verrà condotto presso il Moffitt Cancer Center in Florida, uno dei centri di riferimento mondiali per la validazione clinica dei vaccini anti-HPV.
Un’altra interessante prospettiva di sviluppo, già avviata in collaborazione con il gruppo di Tecnologie Farmaceutiche dell’Ateneo guidato da Ruggero Bettini (Biopharmanet-Tec; Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco) nell’ambito del progetto regionale POR-FESR, riguarda lo sfruttamento della stabilità termica di PfTrx-L2-8x-OVX313 per la preparazione di una polvere vaccinale respirabile. La somministrazione per via polmonare, ovvero senza l’uso di siringhe e di personale (para)medico specializzato come per i vaccini attualmente in uso, permetterebbe infatti di ovviare ad un’altra grossa limitazione che ostacola la diffusione su larga scala, soprattutto nei paesi in via di sviluppo (ma non solo), della vaccinazione anti-HPV.

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Sviluppo delle imprese turistiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 dicembre 2017

turismo costieroIl turismo rappresenta un importante settore economico che va sostenuto ed ammodernato. Occorrono pertanto interventi mirati per garantire una crescita sostenibile delle attività connesse al turismo. Con questo intento il deputato di Forza Italia Nino Minardo ha presentato un progetto di legge per sostenere le imprese turistiche, in particolare quelle concentrate nel Sud Italia ed in particolare in Sicilia. “La potestà normativa in materia di turismo è delle Regioni – sottolinea Minardo – ma lo Stato può intervenire stanziando risorse economiche, com’è nelle intenzioni della mia proposta di legge per ammodernare e favorire la crescita anche dimensionale delle imprese turistiche, nonché per migliorare la loro capacità di innovare e offrire così servizi migliori ai clienti. Solo attraverso interventi mirati si possono creare quelle condizioni per poter sviluppare un’ efficiente ed efficace azione di sviluppo delle imprese turistiche nel nostro Paese. In tale prospettiva – conclude il deputato azzurro – il progetto legislativo introduce una serie di interventi per valorizzare il ruolo delle imprese turistiche e sviluppare un’ importante azione di sostegno delle stesse per operare sul mercato nel miglior modo possibile ed implementare l’occupazione”.

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Le opportunità di lavoro nella cooperazione: “Si può partire senza andarsene”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

perugia cooperazionePerugia, “La cooperazione è una delle armi che abbiamo per contare nel mondo, insieme alla politica culturale, alla politica diplomatica e alle imprese. La cooperazione, in senso generale, è una grande opportunità di lavoro per i giovani umbri, gli universitari e non solo, perché c’è tanta richiesta di eccellenza italiana nel mondo e quindi dobbiamo avere uno sguardo più aggiornato su cosa rappresenta la cooperazione internazionale. È importante il ruolo dell’Università perché è uno dei luoghi dove gli stessi stranieri vengono a studiare per formarsi. Il lavoro dell’Università, in congiunzione con il sistema universitario, per esempio africano o latino-americano, è essenziale. Il modello italiano è un buon modello che viene richiesto nel mondo di cui si ha stima”. Lo ha affermato Mario Giro, vice ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in occasione del seminario di orientamento “Lavorare nella cooperazione internazionale”, tenutosi nella Sala Goldoni di Palazzo Gallenga dell’Università per Stranieri di Perugia. Insieme al Viceministro Giro erano presenti il professor Emidio Diodato, docente di Relazioni Internazionali e Geopolitica, e il rettore, professor Giovanni Paciullo che ha definito l’iniziativa “Un’opportunità perché consente soprattutto d’individuare i possibili sbocchi occupazionali dei percorsi di formazione che si preparano in questa università. La Stranieri – ha aggiunto il rettore – è un’università internazionale che ha percorsi di formazione a misura dell’internalizzazione che si preoccupa di fare strada ai giovani che escono da questo ateneo. Già delle opportunità sono venute avanti e sono state colte. Oggi offriamo, con l’autorevolezza del viceministro Giro, un quadro molto articolato di opportunità”. Il Viceministro Mario Giro ha presentato tutte le opportunità di lavoro che la Cooperazione internazionale offre ai giovani e ha spiegato le modalità di partecipazione per accedere alle borse di studio offerte dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo (www.aics.gov.it) che verranno assegnate dal perugia cooperazione12018. “Ci sono moltissime possibilità – ha spiegato Giro – tra ONG, che stanno assumendo, ma anche nelle istituzioni. Si può partire senza andarsene, perché non è vero che in Italia non c’è occupazione”. Diverse dunque le possibilità offerte dai campi di lavori agli agenti temporanei impiegati nell’Unione Europea con contratti di sei anni e una retribuzione fino a 5.800 euro. Varie le proposte dal coordinatore e project manager nelle Organizzazioni internazionali all’addetto alla promozione culturale (www.aics.gov.it).A questa giornata dedicata alla Cooperazione, una specie di “Job Fair”, di fiera del lavoro, non sono mancate le testimonianze dirette di ex studentesse e studenti della Stranieri che hanno presentato agli studenti il loro lavoro nella cooperazione: Matteo Landi, “UNIDO”, agenzia specializzata delle Nazioni Unite per l’incremento delle attività industriali dei paesi membri; Michele Mommi FELCOS Umbria, un fondo di Enti Locali per la cooperazione decentrata e lo sviluppo umano sostenibile; Domenico Lizzi, Tamat Ong. A queste si aggiunge l’esperienza di uno stage in Etiopia raccontato da Veronica Fani, studentessa iscritta al corso di Laurea magistrale in “Relazioni internazionali.
Il seminario di orientamento è parte integrante del percorso di preparazione del primo Forum nazionale della Cooperazione che si terrà a Roma nel 2018. Idee, spunti, riflessioni e iniziative di particolare interesse verranno valorizzati e portati al Forum per rilanciare la Cooperazione Internazionale. (foto: perugia cooperazione)

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I popoli indigeni e il Diritto internazionale. Problemi e sviluppi di un decennio

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 dicembre 2017

Roma Lunedì 4 Dicembre 2017, ore 9:30 Dipartimento di Giurisprudenza, Sala del Consiglio Via Ostiense 159-161. I popoli indigeni e il Diritto internazionale. Problemi e sviluppi di un decennio A dieci anni dalla Dichiarazione del 2007 sui diritti dei popoli indigeni, il convegno ha lo scopo di evidenziare i progressi realizzati grazie al contributo della giurisprudenza internazionale e al ruolo delle organizzazioni internazionali specialmente coinvolte nelle attività di lotta alla povertà delle comunità rurali e alla discriminazione.Indigenous peoples and international law. Problems and developments of a decade The Conference intends to celebrate ten years since the 2007 Declaration on the rights of indigenous peoples was adopted. It is intended to make the point on the progress of the international case law and on the role of the international organizations specially active in eradicating rural poverty and discrimination.

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Puglia: Un nuovo modello di sviluppo economico basato sulla cultura

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

BariE’ questo l’obiettivo della Regione Puglia che ha presentato il Piano Strategico della Cultura nell’ambito della seconda edizione della Manifestazione “All Routes Lead to Rome”, evento ufficiale dell’Anno Mondiale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo, proclamato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO).
Con un investimento di 400 milioni di euro per dieci anni (2017-2016) la Puglia ha deciso di puntare sulla cultura. Un Piano di duecento pagine che intende sviluppare un prodotto culturale capace di generare lavoro e che auspica il pieno coinvolgimento del tessuto produttivo e delle comunità.
Durante il Workshop “Verso l’economia della felicità – PIIIL Cultura in Puglia” tenutosi nel Salone delle Conferenze di Palazzo Massimo, gremito di gente, la Puglia è emersa come la prima Regione in Italia ad aver redatto un Piano strategico decennale della cultura.“La valorizzare dell’identità della Puglia – ha sottolineato Loredana Capone, Assessore Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, nell’intervento in video – è fondamentale anche per dare una prospettiva di lavoro ai nostri giovani”.
«La Puglia ha dimostrato che si può investire una cifra altissima solo sulla cultura. – ha spiegato Aldo Patruno, direttore Dipartimento Turismo, Economia della Cultura della Regione Puglia – La sfida che ci poniamo è molto difficile, ma ci muoviamo tutti verso uno sviluppo culturale di qualità, un sistema che viaggia verso un’unica direzione e mira alla valorizzazione del patrimonio culturale».
Strumento di pianificazione e sviluppo nel lungo periodo, il “PIIIL Cultura” si ispira alle 5 M del territorio: Mediterraneo, Mondo, Madre, Mezzogiorno e Mare, con l’intenzione di internazionalizzare le sue bellezze e di costruire la sua specificità a partire da alcune tematiche su cui la Regione è particolarmente sensibile. Si mira infatti al Prodotto, che deve essere di qualità, al Lavoro, perché senza buona occupazione non c’è Economia della Cultura; alla valorizzazione dell’Identità, alla Cultura d’Impresa, in grado di realizzare innovazione di prodotto e di processo.
«Per il Teatro Pubblico Pugliese è una grande soddisfazione, – ha inoltre commentato Carmelo Grassi, Presidente Teatro Pubblico Pugliese – il Piano non è un semplice documento di programmazione, ma è una scelta condivisa sul futuro».
«La Puglia è una di quelle poche regioni – ha affermato Claudio Bocci direttore di Federculture,- che ha ben compreso l’importanza della cultura come elemento costitutivo dello sviluppo di un territorio. La cultura è un’area del welfare, è cibo dell’anima e se viene inserita in un piano di sviluppo integrato e partecipato può dare vita a grandi opportunità». Un sistema che si muove quindi in un’unica direzione verso la nascita di un’imprenditorialità culturale.«Il Piano rappresenta uno strumento concreto di sviluppo economico, – ha affermato Paolo Ponzio, coordinatore Piano Strategico regionale della Cultura – in Puglia stanno nascendo imprese che vivono di economia culturale, che incoraggia il turismo regionale e permette la destagionalizzazione del turismo, visto come strumento di trasmissione della cultura».
Nel pomeriggio vari relatori si sono soffermati sui dettagli programmatici del Piano e sono stati illustrati alcuni Bandi regionali e analizzate le azioni prioritarie work in progress.

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Sicurezza: un bisogno avvertito e crescente

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

sicurezza alimentareSecondo un rapporto della Svimez di qualche anno fa “non vi è dubbio che la presenza della criminalità organizzata scoraggi gli investimenti, quindi l’occupazione, riduca la dimensione del bilancio fiscale attraverso la riduzione della base imponibile, abbassa l’effetto moltiplicativo degli incrementi di spesa, sottraendo debito e risparmio dal circuito legale.” E’ una circostanza che si aggiunge all’intrecciarsi di realtà sommerse, al limite della legalità, per fattori di insicurezza, per gli sfruttamenti insani dell’ambiente, per quelle circostanze, diciamo epocali, che si delineano nella grande confusione e disordine dei processi migratori. Sono tutte condizioni oggettive di una realtà composita con la quale deve di continuo avere a che fare e che si sommano alle problematiche che l’intera area dispiega associandola ai problemi dello sviluppo. Il nostro compito non può farsi chiaro se rimaniamo nel chiuso delle nostre paure, dei possibili conflitti etnici, di un assillo della sicurezza, che ci porta fuori da ogni umana riflessione sui fattori di una politica diversa, la cui fonte ispiratrice dovrebbe essere ancora una volta culturale, di un neoumanesimo realistico, senza sogni, tutto rivolto a fare vivere i principi etici della convivenza, nel rispetto pieno dei diritti umani e delle culture altre, tutto ciò, visto come una occasione storica che tocca a noi, vivere con coraggio e intelligenza politica, non come una penalizzazione. (Riccardo Alfonso)

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Fattori di competitività e sviluppo nella ricerca e nell’innovazione tecnologica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

tecnologie fotonicheSono concetti che hanno costituito, si può dire da sempre, il “piatto forte” degli economisti e degli analisti di mercato. E’ un modo senza dubbio essenziale per comprendere la posizione relativa ad un Paese, rispetto ai propri concorrenti, in una data regione economica, come ad esempio l’Europa, ed anche per un confronto con le altre parti del mondo. Due di questi modelli sono la competitività e l’attrattività. Il primo si riferisce, in particolare, all’evoluzione di un dato sistema-Paese e, il secondo, alla capacità di questo stesso Paese di attirare risorse per lo sviluppo o migliorare quelle esistenti. Non solo. Con una innovazione tecnologica fatta non solo di macchine, ma di elementi che possono gestirla al meglio, possiamo dire che due sono i motori che portano avanti il processo di crescita di un Paese: il capitale umano e quello finanziario. Il primo è un termine specialistico da qualche anno entrato nell’uso corrente e sta a significare il fatto che non basta avere delle braccia per muovere una leva ma è necessario un costante miglioramento delle conoscenze e delle capacità dei singoli coinvolti direttamente o indirettamente nei processi produttivi. L’altro motore, parimenti essenziale, è la dotazione di risorse finanziarie adeguate all’impegno che si intende intraprendere. Nel mezzo vi sono tutte le altre possibili variabili: le infrastrutture, l’efficienza della macchina burocratica pubblica, la capacità di ridurre al minimo lo spreco delle risorse e via di questo passo. C’è chi in proposito rileva la necessità di avere una maggiore cultura della valutazione per garantire che le risorse a disposizione siano utilizzate nel modo migliore possibile. E in questo tratto noi indichiamo una più stretta performance e attribuzione delle risorse in specie se esse sono pubbliche. Solo se tutti questi elementi sono virtuosi noi possiamo affermare che si stia facendo “sistema”. Ma la crescita economica di un Paese non sta solo nella sua capacità di rendere al meglio le risorse disponibili in termini umani e finanziari, ma anche di saper guardare con fermezza al proprio futuro che si chiama, nello specifico, ricerca. E la ricerca ha come fine la produzione di nuova conoscenza, ed essa ha un valore solo se è finalizzata alla maggiore capacità di capire e quindi di fare. Ma vi è anche un altro concetto che non sembra sia stato digerito dal sistema economico attuale con la dovuta attenzione e si chiama globalizzazione ed il che vuol dire, per noi, un modo di trasferire il sistema-paese al sistema continente e nel ricercare nella competitività un equilibrio nelle rispettive specializzazioni volgendole alla complementarietà e non alla contrapposizione. (Riccardo Alfonso)

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La questione meridionale

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

mezzogiorno italiaLa prima domanda che mi pongo è: da quando tempo ne parliamo? E ancora: Se è stata materia di tanti studi, di numerose e dotte concioni, frutto di corpose pubblicazioni, di polemiche e di riflessioni critiche che non hanno solo attraversato le piazze ma sono entrate nei Palazzi, nelle aule parlamentari e nei dibattiti privati, perché siamo ancora a parlarne? E se continuiamo a discuterne chi ci dice che tra dieci o venti o anche più anni altri dopo di noi riprenderanno questi stessi discorsi per la speranza di un rinnovamento che rimane tale e mai si acqueta? La Sicilia, in questo contesto, e il “sicilianismo” di tale impostazione, assume un aspetto cruciale in quanto da quest’isola è partita la scintilla, è nata la grande speranza di un rinnovamento, la convinzione che la diversità degli stadi di sviluppo, delle due Italie, all’atto dell’unificazione politica avrebbe attenuato la disparità e sconfitte le cause del divario sia istituzionale e politico sia economico e sociale. Non è stato così, ovviamente, ma il tempo dell’attesa ha raggiunto, oramai, un punto critico, ai limiti della rottura e non è possibile indugiare oltre. I siciliani sono rimasti troppo a lungo in attesa. Per quanto possa essere difficile stabilire l’inizio di questo disagio esistenziale di certo risale alla metà del XVIII secolo quando si inserì nelle regioni meridionali la dinastia dei Borboni e il Villari ci ricorda che “cominciarono a porsi alla coscienza politica e civile i temi del rinnovamento del Mezzogiorno. Allora cominciò a svilupparsi, dalla crisi e dalla disgregazione del regime feudale, quel complesso di rapporti che costituirono la base e la premessa del contributo meridionale al compimento della rivoluzione nazionale e insieme il fondamento storico della questione meridionale.” Iniziarono i tempi del risveglio. Ricordo, tra i tanti, il genovesiano Domenico Caracciolo. Egli tentò d’inserire nella vita siciliana i germi della libertà partendo da uno studio sistematico dei più perfezionati sistemi economici in vigore nell’Europa continentale. Egli ebbe il merito, a detta di Falzone, di “far conoscere al di fuori del breve cerchio degli uomini di cultura problemi economici e sociali siciliani in maniera viva e penetrante, nonostante le difficoltà delle condizioni culturali.” Non fu, ovviamente, un caso isolato. Ricordo, ad esempio, negli anni successivi le indagini del Genovesi, del Filangieri del Galiani fino alle grandi e sistematiche inchieste del Galanti. Fu, pertanto, costante oggetto di studio la condizione ambientale e geografica di quelle regioni che si innestava nella ricerca delle cause del suo immobilismo agrario (latifondo) e delle conseguenti condizioni di vita. A questo riguardo vale per tutti il giudizio dato dal Saraceno sull’agricoltura meridionale all’atto dell’unificazione del Regno: “… Espressione principale e notoria delle province meridionali era la posizione dell’agricoltura, che si presentava pressoché come la sola fonte di reddito; (…) quest’agricoltura era notevolmente più arretrata in confronto a quella della maggior parte degli stati italiani.” Tale notevole ristagno si registrò anche nelle attività economiche sia se connesse con la proprietà terriera sia con la produzione industriale e che tendeva, alla fine, con l’essere assimilata alle iniziative più tipicamente e limitatamente artigianali. “Un discorso a parte – rileva il Carrà – meriterebbe l’analisi della consistenza finanziaria e dell’aggravio fiscale del Regno. La questione interessò a diverso livello alcuni fra i più grandi meridionalisti, dal Franchetti al Jacini, che si occuparono prevalentemente della inefficacia delle provvidenze finanziarie in pro dell’agricoltura e ancora al Fortunato e al Pantaleoni che posero l’accento sul carico tributario considerato del tutto sproporzionato alle entrate delle varie parti d’Italia. Per il lucano Nitti l’unità era stata fatta a scapito delle regioni meridionali e tanto che prima dell’unità il regno di Napoli era quello che dal punto di vista finanziario si trovava in condizioni migliori degli altri. Questa poco lungimirante azione fiscale del nuovo Regno, insieme all’acquisto dei beni già demaniali e ecclesiastici avevano praticamente esaurito le risorse economiche del Meridione proprio in un momento in cui per l’abolizione delle tariffe doganali e per l’esigenza di un’economia agraria concorrenziale, sarebbe stata necessaria per tali ragioni una larga erogazione di capitali di facile concessione e di sostenibile costo. “La verità – lo sottolinea un statista e uomo di governo della levatura di un Nitti – è che l’Italia meridionale ha dato dal 1860 assai più di ogni parte d’Italia in rapporto alla sua ricchezza, che paga quanto non potrebbe pagare (…) che lo Stato ha speso per essa, per ogni cosa, assai meno.” Devo, quindi convenire, sul fatto, provato e ben documentato, che l’Unità d’Italia sia costata ai meridionali, e ai siciliani in particolare, più di quanto non si è verificato per le altre regioni italiane, compreso, ovviamente, il Piemonte e che, anzi, è stata la regione che ne ha tratto maggiori benefici. Questo sacrificio economico è stato ancora più grave proprio perché il Meridione aveva un bisogno crescente di solidarietà e di contributi per crescere e prosperare. Si maturò, invece, un cinico calcolo teso a lasciare il degrado, a scoraggiare lo sviluppo, a umiliare lo spirito delle menti forti per una crescita culturale diffusa delle regioni che dall’unità d’Italia avrebbero potuto cogliere la magica occasione di riprendere il loro cammino sul solco delle antiche e nobili tradizioni. Ma allo scorno si aggiunse la beffa con il passaggio dal Regno alla Repubblica. Si fecero, indubbiamente, dei passi avanti ma molto pochi in specie se li compariamo a quelli compiuti dalle regioni del Nord e del Centro Italia. Sarebbe bastato negli anni della ricostruzione post-bellica degli anni ’50 potenziare la rete intermodale dei trasporti per via terra, marittima e aerea. Sarebbe bastato potenziare l’agricoltura per rendere i suoi prodotti sempre più competitivi sui mercati nazionali e internazionali. Sarebbe bastato sviluppare il turismo e ad associarlo all’agriturismo e all’artigianato locale. Sarebbe bastato potenziare settori quali l’industria agro alimentare, casearia, vinicola e olearia. Sarebbero bastati più fatti e meno parole. Tutto questo privare il Meridione del suo progresso civile, economico e sociale oggi diventa ancora più amaro al cospetto di governi che si sono proclamati a più riprese sostenitori del meridionalismo, delle sue legittime aspettative e che hanno portato al governo delle massime cariche dello Stato, come a volerli indicare alla stregua di garanti, per poi servirsene da copertura per lasciare che i problemi rimanessero insoluti e con il tempo finissero con l’aggravarsi. Ma vi è anche un’altra aspetto da rilevare e che forse sfugge a una parte, almeno, dei siciliani. E’ che se la Sicilia in particolare e più in generale il Meridione è cresciuto è un merito di coloro che vi abitano con i loro sacrifici e il sudore delle loro fatiche e che lo stato ha solo fatto da spettatore se non peggio con l’esosità delle varie gabelle fiscali. A Napoli direbbero: “cornuti e mazziati”. Ora siamo qui per celebrare un altro rituale, l’ennesimo. Quella della protesta. Ma vorremmo che non restasse solo un rituale e che attraverso questo messaggio si risvegliassero le coscienze, Non vogliamo essere una minoranza. Non vogliamo essere catalogati come quelli che gridano al vento. Non vogliamo essere definiti dei nostalgici o peggio. Noi vorremmo che ai siciliani e ai meridionali restasse la consapevolezza di aver dato tanto e che è ora che lo stato riconoscesse i nostri crediti e facesse ammenda dei suoi errori. E che questo messaggio sia forte e chiaro e perché a partire dai politici di estrazione meridionale si capisse senza equivoci che “cà nisciuno è fesso” e la nostra pazienza non va scambiata con la stupidità e l’ingenuità ma con la saggezza di un popolo antico e che sa rispettare la nobiltà e la dignità che ne derivano. E la strada, a questo punto, si traduce, a mio avviso, solo in un messaggio da trasmettere soprattutto ai giovani, dalle scuole alla società civile perché vi sono siciliani e meridionali in genere che ci conducono a piccole e grandi cose ma è importante che nelle piccole come nelle grandi cose si sappia trarre un grande insegnamento con la forza della ragione, con la costanza della fede, con l’animo affrancato dalle debolezze umane. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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Lo sviluppo dei Monti di pietà in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

monti di pietàPer quanto c’è dato di sapere fu Paolo III ad inaugurare a Perugia nel 1462 il primo monte di pietà al tempo denominato Montes. Seguirono ad Orvieto nel 1464, a Viterbo nel 1471, a Sulmona nel 1489, a Padova nel 1491, a Pavia nel 1493, nel 1495 a Firenze, nel 1497 a Milano e nel 1506 a Bologna. Dopo quest’ultima data non si contano più i numerosi Montes che si costituirono in tantissime città italiane. Alla diffusione di tali stabilimenti ci pensarono i francescani che accettando il suggerimento di Bernardino da Feltre espresso durante il concilio generale dell’ordine dei Minori del 1493 approvarono in tale assise l’iniziativa come l’unico rimedio contro l’usura, a patto, s’intende, che il tasso di interesse fosse veramente quasi simbolico, come in effetti lo fu, specie nelle sedi aperte dai Minoriti. Basterà dire per comprendere appieno il peso sociale ed economico dell’impresa che, alla fine del ‘400 in Italia i Montes furono circa 80 e che con il loro numero essi costituirono la migliore risposta alla necessità della loro esistenza e del loro sviluppo. Ma non mancarono severi ed alquanto ingenerosi critici in specie tra i Domenicani che considerarono tale iniziativa una nuova, subdola e pericolosa forma di usura. Ma la circostanza stessa che venissero di fatto ammessi, si giunse al riconoscimento di buona parte delle strutture bancarie. I Montes, in pratica, giustificarono e legittimarono la possibilità di raccogliere denaro liquido, quello occorrente per la costituzione e la regolare gestione del Monte stesso, dietro la corresponsione di un modico interesse. Nacque dunque con i Montes, è il caso di rilevarlo, un nuovo momento della storia economica e sociale, un momento in cui si cominciò concretamente a venire incontro alle necessità dei più poveri e alle opportunità di inaugurare una politica creditizia a quasi completo favore degli indigenti. Se rapportiamo il tutto all’attualità, ci accorgiamo che proprio il declino dei Monti di Pietà e la logica del profitto, fine a se stesso, degli istituti di credito ha portato ad un “riesplodere” del fenomeno dell’usura. Ora pensando anche alla triste situazione di alcuni Paesi del Sud del mondo ci chiediamo se non valga la pena di far voltare pagina, alla triste storia economica e sociale di quelle popolazioni, con un supporto simile a quello dei Montes. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi economici e finanziari della Fidest da “Lezioni di economia”)

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Ferrovia Ionica: “Una opportunità per la Crescita Economica e lo Sviluppo del Corridoio Orientale calabrese”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

Audizione del prof Gabriele BarilettiConferenza relatore prof Gabriele BarilettiUn caso lampante di quanto scellerata sia la politica dei trasporti ferroviari in Italia, affidata al monopolio del Gruppo FS SpA nelle sue articolazioni societarie, è dato dalla attuale gestione della ferrovia ionica e delle sue derivate.
A piè di lista il Ministero si limita a trasferire i cospicui fondi perché la rete rimanga – in qualche modo- in attività. In qualche modo…..come? Intanto attraverso l’attuazione “manu militari” del dogma cosiddetto della “rete snella”, che in molti casi diventa una rete ferroviaria “anoressica”. Un paio di esempi: su una linea a doppio binario percorsa da treni di differenti categorie, quindi con differenti velocità commerciali, la eliminazione dalle stazioni dei binari di precedenza obbliga tutti i treni a viaggiare alla velocità del più lento, ovvero a limitare notevolmente la capacità di trasporto della linea stessa; peggio, su una linea a singolo binario la eliminazione dei binari di incrocio porta a limitare di molto le già limitate capacità della linea ed anche la velocità commerciale dei treni, rendendo la tratta sempre meno allettante ai viaggiatori! I vantaggi? Minore manutenzione degli impianti ….. magari associata ad un costante livello di trasferimento di risorse da parte pubblica che si traduce in un extragettito per il gestore. Questi provvedimenti sulla ionica vanno alla grande!
La tratta fra Metaponto e Sibari, per poi proseguire in direzione di Cosenza e Paola, è elettrificata; la tratta costiera a sud di Sibari, per Crotone e Catanzaro, fin quasi a Reggio Calabria è ancora a trazione diesel. I treni a lunga percorrenza provenienti dal nord abbandonavano però la trazione linea ferroviariaelettrica fin da Taranto! E qui viene in soccorso – si fa per dire – l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF), un classico ente burocratico nazionale nel quale vige il concetto di deresponsabilizzazione e iper-tutela dei suoi componenti: “col NO ti spicci col SI ti impicci”.
Una cosa – se vogliamo – sensata. Peccato che Trenitalia disponga che il sistema sia implementato su tutte le locomotive elettriche dei treni a lunga distanza, ma non sulle locomotive diesel relative agli stessi treni. Anzi, 7 locomotive diesel tra le più potenti, le D445, come questa:vengono attrezzate per la lateralizzazione, ma poi il progetto non prosegue e nessuna locomotiva diesel (seppur predisposta) è omologata per questo nuovo sistema di sicurezza. Effetto?
I treni a lunga distanza tra Milano e la costa ionica della Calabria, avendo disposto Trenitalia che il cambio di trazione anziché a Sibari avvenga a Taranto, semplicemente in mancanza di “lateralizzazione” (che i locomotori diesel lo siano o meno poco importa) vengono semplicemente soppressi. E neppure a Sibari, magari in trazione elettrica, li si fa più arrivare.
Se si prende un orario ferroviario in vigore, come l’orario della circolazione treni viaggiatori presso la stazione di Sibari, diciamo a fine settembre 2017, si scopre che su 86 collegamenti giornalieri totali (alcuni solo feriali altri solo festivi, ecc.) ben 47 sono autobus, soltanto 4 percorrono l’intera ionica tra Reggio Calabria e Taranto (ma non oltre) classificati IC (si fa per dire) gli altri treni o locali o diretti a Cosenza.
automotrice.pnglocomotore.pngChe fare? In seguito a un ragionamento svolto con il dr. Maurizio Compagnone, si concorda di suggerire al Ministero, che solitamente contribuisce all’esercizio dei treni a lunga percorrenza che – in quanto affidati al gruppo FS non riescono per i loro costi a “stare sul mercato” (ad autofinanziarsi), che questo dovrebbe ri-contribuire questi treni, tra Milano e la Calabria ionica…. Non tanto per il gusto di farli girare, quanto piuttosto per partecipare anche in queste neglette lande del Sud allo sviluppo del sistema Paese. A cosa altro serve infatti un sistema ferroviario se non a promuovere l’economia dei territori? Sarebbe anche opportuno che ci si rivolgesse al mercato libero senza troppi lacci e lacciuoli, sia verso quello interno che verso quello estero. Non è certo impossibile trovare degli operatori disposti a svolgere quei servizi che il monopolista non intende svolgere…. A patto che il monopolista – per non perdere questa sua attribuzione – come ha già ampiamente dimostrato di saper fare, non si “metta di traverso” (il riferimento è alla Torino – Milano sulla cui direttrice FS ha reso impossibile un timido accenno di concorrenza, ovvero sulla Bolzano – Verona che la stessa ha reso la vita impossibile a una azienda straniera).
Non sarebbe male invece che, regione Calabria consenziente, da questa linea costiera su un territorio benedetto da Dio ma abbandonato da alcuni uomini, si manifestassero segni di inversione di tendenza del trasporto ferroviario in Italia, che non è né deve essere soltanto lo scintillio delle Frecce in un deserto di abominazione! (Prof Gabriele Bariletti UTP Utenti Trasporto Pubblico – in abstract – fonte: Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana” Maurizio Compagnone) (foto: linea ferroviaria, locomotore, automotrice, Audizione del prof Gabriele Bariletti, Conferenza relatore prof Gabriele Bariletti)

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Il nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

europa comunitaria2Bruxelles. L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno firmato oggi un piano strategico che definisce a grandi linee il futuro della politica europea di sviluppo. Il “nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo” rappresenta una nuova visione collettiva e un nuovo piano d’azione per eliminare la povertà e realizzare uno sviluppo sostenibile.
logo EClogo EPlogo Maltese. La strategia, elaborata congiuntamente sotto forma di dichiarazione comune, è stata sottoscritta oggi, nel quadro delle Giornate europee dello sviluppo – due giornate che ogni anno vengono dedicate a questo tema – dal Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, dal primo ministro maltese Joseph Muscat, a nome del Consiglio e degli Stati membri, dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e dall’alta rappresentante/vicepresidente Federica Mogherini.
Il nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo costituisce un quadro comune generale di riferimento per la cooperazione europea allo sviluppo e per la prima volta si applica in tutti i suoi elementi a tutte le istituzioni dell’Unione europea e a tutti gli Stati membri, che si sono impegnati a cooperare più strettamente.
Il nuovo Consenso ribadisce con forza che l’eliminazione della povertà rimane l’obiettivo principale della politica europea di sviluppo, integrando le dimensioni economica, sociale e ambientale dello sviluppo sostenibile. Così facendo, esso allinea l’azione europea a favore dello sviluppo all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che costituisce una dimensione trasversale della strategia globale dell’UE. I leader europei hanno ribadito il loro impegno in tre settori: essi riconoscono le forti interconnessioni tra i diversi elementi di tale azione, che comprendono lo sviluppo, la pace e la sicurezza, gli aiuti umanitari, la migrazione, l’ambiente e il clima, nonché dimensioni trasversali quali le nuove generazioni, la parità di genere, la mobilità e la migrazione, le fonti di energia sostenibili e i cambiamenti climatici, gli investimenti e gli scambi, la buona governance, la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani, un impegno innovativo con i paesi in via di sviluppo più avanzati e la mobilitazione e l’utilizzo delle risorse nazionali;
il nuovo Consenso prevede inoltre un approccio globale ai mezzi di attuazione, che combina gli aiuti allo sviluppo di tipo tradizionale con altre risorse, politiche solide e un approccio rafforzato alla coerenza tra le strategie, ricordando che la cooperazione allo sviluppo dell’UE deve essere sempre considerata nel contesto dell’impegno dei paesi partner. Il consenso costituisce la base a partire dalla quale l’UE e i suoi Stati membri possono esplorare forme innovative di finanziamento dello sviluppo, stimolare e incentivare gli investimenti del settore privato e mobilitare ulteriori risorse interne da destinare allo sviluppo;
l’UE e i suoi Stati membri daranno vita a partenariati più mirati, che coinvolgono una più ampia gamma di portatori di interessi, tra cui la società civile, e di paesi partner, in qualsiasi fase di sviluppo essi si trovino. Essi dovranno inoltre migliorare la fase dell’attuazione sul campo, collaborando meglio e tenendo conto dei rispettivi vantaggi comparativi.

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Festival dello Sviluppo Sostenibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

mattarella1Roma 7 giugno 2017, ore 9:00 – Camera dei Deputati, Aula dei Gruppi, via di Campo Marzio, 78. Si chiuderà alla presenza del Presidente della Repubblica e delle massime cariche dello Stato, il primo Festival dello Sviluppo Sostenibile: 17 giorni di sensibilizzazione e diffusione della cultura della sostenibilità, che ha visto oltre 200 eventi organizzati in tutta Italia dagli oltre 160 aderenti all’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), dalla Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile e da molte altre organizzazioni. L’ASviS presenterà alle Istituzioni i risultati delle riflessioni maturate durante il periodo del Festival (22 maggio-7 giugno) in un incontro dal titolo “Italia 2030: un Paese in via di Sviluppo sostenibile”, che si terrà presso la Camera dei Deputati (Aula dei Gruppi Parlamentari), alle ore 9.00. Oltre al Capo dello Stato Sergio Mattarella, interverranno il Presidente del Senato Pietro Grasso, il Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni Silveri e la Vice Presidente della Commissione Europea Federica Mogherini.Durante l’incontro verranno inoltre premiate le classi vincitrici del concorso MIUR-ASviS “Facciamo 17 Goals. Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”, che ha coinvolto oltre 200 scuole di ogni ordine e grado, e i vincitori di “Youth in Action for Sustainable Development Goals”, concorso organizzato dalle Fondazioni Accenture, Eni Enrico Mattei e Giangiacomo Feltrinelli, rivolto agli under 30 chiamati a presentare idee progettuali innovative capaci di favorire il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile in Italia.
Data la presenza del Capo dello Stato, l’ingresso in Aula sarà consentito entro e non oltre le ore 9,30 e fino a capienza raggiunta.

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Energia eolica: dalla fine dell’incentivo alle nuove sfide del prossimo futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

eolicoFare agire in maniera sinergica le due componenti principali del Sistema Italia: famiglie ed imprese, creando i presupposti per generare risparmio e sviluppo. Gli studi di settore lo confermano: nel prossimo futuro il benessere albergherà in quelle comunità che non solo riusciranno a soddisfare il proprio fabbisogno energetico, ma che saranno in grado di andare oltre, contribuendo anche ad alimentare le singole reti nazionali. Un obiettivo di lungo termine, ma che inevitabilmente si riflette già oggi sulla quotidianità. È in costante aumento, infatti, il numero degli utenti che, desiderosi di informazioni, cercano di comprendere il funzionamento di quelli che attualmente sono i nuovi apparati di produzione energetica alternativa che, se da un lato consentono di ridurre o annullare del tutto le bollette emesse dal singolo gestore, dall’altro amplificano le capacità reddituali, alimentando i fondi da dirottare su consumi e investimenti. E dalla declinazione di questo scenario è facile capire quale sia l’apporto della pubblica amministrazione in questo percorso virtuoso dove sostenibilità ambientale e capacità industriali completano il quadro. È quanto mai importante, perciò, trovare partner affidabili che guardano al domani con lungimiranza e con quella giusta dose di sensibilità in grado di cambiare le cose.La tecnologia, fortunatamente, supporta al meglio questo processo e a ben vedere anche dal passato gli insegnamenti non mancano. L’eolico, ad esempio, esiste dalla notte dei tempi: lo ricordano i mulini a vento di “donchisciottiana” memoria, ma lo rimarca anche il paesaggio rupestre della modernità con le “pale” di nuova concezione che restituiscono al vento l’impetuosità del suo essere. L’Anev (Associazione nazionale energia del vento) ha presentato uno studio secondo il quale nei prossimi 13 anni, ovvero fino al 2030, l’Italia potrà raggiungere un volume di 17,15 GW eolici: un “tesoretto” di energia pulita che potrà ridurre la dipendenza dalle importazioni, rilanciando l’economia. L’energia, dunque, assume il ruolo di elemento portante di un mondo sempre più “green”, capace di offrire al futuro l’applicazione massima possibile di eolico1sviluppo sostenibile. Ergo Wind, l’azienda pesarese leader nella produzione di sistemi energetici a basso impatto ambientale che investe da sempre nella ricerca e nello sviluppo delle turbine mini eoliche da 20 a 60kW, crede fortemente in questa analisi, tanto che per il prossimo 13 maggio, a partire dalle ore 9.30 presso il centro congressi dell’Hotel Cerere di Paestum (Sa), ha programmato non un semplice convegno informativo e formativo, ma un vero e proprio incontro a più voci per consentire all’apparato produttivo nazionale, nella sua interezza, di interagire sul tema delle rinnovabili e di compiere, finalmente, quel salto di qualità più volte auspicato. Non a caso l’iniziativa proviene da un management molto attento non solo ai risultati, ma anche alle modalità che consentono agli stessi di essere raggiunti. Le scelte strategiche operate fino a questo momento collocano gli aerogeneratori del gruppo marchigiano tra i prodotti con il miglior rapporto qualità-prezzo sul mercato. Nell’ottica aziendale questo meeting giunge in una fase cruciale: si è alla vigilia della conclusione degli incentivi statali nel settore, ma nuove sfide sono pronte ad essere colte. E per farlo bisogna avere il coraggio di intraprendere nuove strade. E questo nuovo viaggio inizia proprio da Paestum. http://www.ergowind.it. (foto: eolico)

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Celebrazione della Giornata Internazionale ONU dello Sport per lo Sviluppo e per la Pace

Posted by fidest press agency su martedì, 4 aprile 2017

SIOIRoma Giovedì 6 aprile alle 10.30 si svolgerà nella prestigiosa sede della SIOI a Palazzetto Venezia, la Celebrazione della Giornata Internazionale delle Nazioni Unite dello Sport per lo Sviluppo e per la Pace.
Le Nazioni Unite attribuiscono allo sport un ruolo estremamente importante. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito, con risoluzione 67/296, la Giornata internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace che viene celebrata ogni anno e in tutto il mondo il 6 aprile, in memoria della data di inizio dei primi Giochi Olimpici del 1896, svoltesi ad Atene. Scopo della celebrazione è contribuire ad accrescere la consapevolezza del ruolo svolto dallo sport nel perseguimento di trasformazioni sociali positive come la promozione di istruzione, salute, sviluppo e pace. Nel riconoscere come lo sport sia un facilitatore importante dello sviluppo sostenibile, le Nazioni Unite e i suoi Stati Membri hanno dato allo sport pieno riconoscimento nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Nella Dichiarazione dell’Agenda, al paragrafo 37, si riconosce: ”il crescente contributo dello sport alla realizzazione dello sviluppo e della pace nella sua promozione della tolleranza e del rispetto e il contributo che apporta al rafforzamento delle capacità delle donne e dei giovani, degli individui e delle comunità, nonché alla salute, l’istruzione e gli obiettivi di inclusione sociale”.
L’evento, organizzato in collaborazione con l’UNICRI, l’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia, con la partecipazione del CSIT World Sports Games, del Comitato Italiano Paralimpico e del Comitato Italiano Sport contro la Droga e le Dipendenze, ha ricevuto il Patrocinio del Dipartimento per le Pari Opportunità, del Ministro per lo Sport, On. Luca Lotti e del CONI e vedrà la presenza di rappresentanti istituzionali e del mondo dello Sport. Interverranno: Franco Frattini, Presidente della SIOI e Presidente del Collegio di Garanzia dello Sport; Cindy J. Smith, Direttrice dell’UNICRI; Giovanni Malagò; Presidente del CONI; Luca Lotti, Ministro dello Sport; Cosimo Maria Ferri (t.b.c). Sottosegretario di Stato alla Giustizia; Giovanna Boda, Capo Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Bruno Molea, Presidente Mondiale del CSIT World Sports Games; Luca Pancalli; Presidente Comitato Italiano Paralimpico; Daniele Masala, Presidente del Comitato Italiano Sport contro la Droga e le Dipendenze. Moderatore dell’incontro sarà Riccardo Cucchi.

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