Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘anziani’

Difesa dei minori e degli anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Dichiarazioni della Presidente Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni, Avv. Maria Giovanna Ruo:”I diritti fondamentali non sono in quarantena, ma il tutto deve essere interpretato con equilibrio e buonsenso. La relazione con entrambi i genitori è un diritto fondamentale dei figli minorenni: in questo momento sono soprattutto i genitori stessi che debbono garantirlo cooperando. Ad es. se debbo andare a fare la spesa, invece che portarmi i bambini a fare la fila, è meglio che vadano con il papà. E che casomai insieme evitiamo troppi spostamenti accorpando giorni e pernotti. Questo il senso del nostro decalogo diretto ai genitori, cui è richiesta una rinnovata disponibilità nei confronti dei figli”

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Rete solidale per famiglie, anziani e disabili

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

“La rete solidale territoriale riesce a dare risposte alle famiglie, anziani e disabili che si trovano in difficoltà. Il Governo può fare di tutto, ma senza il supporto dei Comuni sarebbe difficile arrivare a soddisfare i bisogni di tutte queste persone.Il Governo ha stanziato risorse ingenti per famiglie e imprese con il decreto di marzo e stiamo mettendo a punto altre risorse per il mese di aprile. Il supporto del volontariato è importante, per bisogni delle persone anziane e disabili, come fare la spesa o l’acquisto dei farmaci e il supporto psicologico in questi momenti difficili per tutti. Dobbiamo restituire tranquillità alle persone e poi intervenire per garantire un reddito alle persone che non ce lo hanno e alle imprese che devono poter ripartire appena questa emergenza sarà finita.A Torino questo modello di rete solidale sta funzionando, grazie anche all’impegno della Sindaca Appendino e tuo. E’ un buon modello che spero venga attuato in tutti i Comuni d’Italia”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in occasione di una diretta Facebook con l’Assessore alla Protezione civile del Comune di Torino, Alberto Unia.

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Anziani a rischio: Occorre maggiore protezione

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Nell’emergenza per il coronavirus, che viviamo ormai da oltre un mese, chiediamo attenzione da parte delle istituzioni nei confronti delle persone più a rischio in assoluto di contagiarsi: gli anziani in istituto. Le più recenti e tragiche cronache di Rsa e case di riposo messe in isolamento per l’alto numero di positivi al test, rivela il fatto che in molti casi non si è messo in sicurezza il personale che li assisteva, ugualmente vittima di questa grave mancanza. Si poteva e si doveva infatti assicurare che i lavoratori di queste strutture fossero protetti per garantire la loro salute come quella delle persone ospitate.Se non si è attivata questa rete di protezione è per una cultura troppa diffusa, quella che nega pari dignità alla vita delle persone più fragili con conseguenze potrebbero essere catastrofiche, come numero di vittime, per il tipo di strutture “chiuse”, in cui gli anziani sono ospitati.Per tutti questi motivi la Comunità di Sant’Egidio chiede al governo e alle regioni di disporre con urgenza una task force di medici e operatori sanitari che controlli la situazione all’interno di istituti come Rsa, case di riposo e altre strutture di ospitalità, prima che sia troppo tardi per chi vi risiede e chi vi lavora.Si sollecita anche, con uguale urgenza, l’invio di mascherine, disinfettanti, ventilatori, bombole di ossigeno e altri dispositivi medici e di protezione – di cui spesso le stesse strutture sono carenti – nonché la sanificazione degli ambienti a rischio.
Ne va della coscienza civile di un Paese che non può assistere impotente all’ecatombe di una generazione che ha dato tanto in lavoro, cultura e benessere a chi è più giovane.

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Difesa dei minori e degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

“I diritti fondamentali non sono in quarantena, ma il tutto deve essere interpretato con equilibrio e buonsenso. La relazione con entrambi i genitori è un diritto fondamentale dei figli minorenni: in questo momento sono soprattutto i genitori stessi che debbono garantirlo cooperando. Ad es. se debbo andare a fare la spesa, invece che portarmi i bambini a fare la fila, è meglio che vadano con il papà. E che casomai insieme evitiamo troppi spostamenti accorpando giorni e pernotti. Questo il senso del nostro decalogo diretto ai genitori, cui è richiesta una rinnovata disponibilità nei confronti dei figli” “I diritti fondamentali non sono in quarantena, e tutto deve essere interpretato con equilibrio e buonsenso. Gli anziani in struttura soffrono di solitudine; le famiglie sono angosciate dalla mancanza di notizie; gli operatori sono decimati e privi di volontari che li aiutino. Allora si cerchi di evitare estremizzazioni e di cooperare. Gli anziani anche se non hanno strumenti multimediali possono guardare i loro familiari e interloquire attraverso smart phone aiutati per pochi minuti dagli operatori. Basta anche poco, ma ciò aiuta a tranquillizzare gli uni e gli altri, e tutela il loro fondamentale diritto alla relazione” Ai seguenti link le schede che sono state ideate per migliorare la divulgazione, ma la stessa Presidente Ruo è a disposizione per inviare qualche contributo o rilasciare un’intervista al telefono.

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Fermare la strage degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

“Non è più tempo di esortazioni, inviti, appelli alla buona volontà delle persone. Le 43mila denunce fioccate in una sola settimana di controlli realizzati dalle forze dell’ordine in seguito ai provvedimenti per il contenimento della diffusione del Coronavirus dimostrano che gli italiani non hanno capito la gravità della situazione, o peggio, lo hanno capito ma sembrano non curarsene, e continuano ad andare in giro senza motivazione valida in un momento di gravissima emergenza”. Lo dichiara Roberto Messina, Presidente di Senior Italia FederAnziani. “Evidentemente non bastano i quotidiani bollettini di guerra, non basta ricordare che siamo a quota 3.000 morti, per far comprendere che non si tratta di una banale influenza come molti sembrano credere, ma di un’emergenza terribile, che sta decimando la nostra popolazione anziana. Non vogliamo più ascoltare sfoghi delle autorità contro il menefreghismo dei cittadini, chiediamo invece che si intensifichino i controlli verso chi esce di casa senza una ragione valida, visto che lo spettro dell’articolo 650 del codice penale che prevede l’arresto fino a tre mesi e l’ammenda fino a duecentosei euro sembra non spaventare abbastanza. Scenda in campo l’esercito per controllare e presidiare tutti i possibili punti di incontro e fare in modo che le regole siano effettivamente rispettate da tutti” “Ricordiamo che un lavoro appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet sottolinea che quando abbiamo un’infezione come questa, per la quale ogni singolo caso ne infetta altri due-due e mezzo, se non mettiamo in quarantena almeno il 70% dei contatti non abbiamo nessuna possibilità di liberarcene entro tre mesi. Ulteriori allungamenti del periodo di pandemia finiranno per sterminare un’intera generazione, quella dei nonni, degli over 65, che già oggi pagano un tributo terribile al Coronavirus, ma anche per mettere in ginocchio il nostro Servizio Sanitario Nazionale e l’intera economia del nostro Paese. Occorre far capire questo ai giovani e agli under65 che uscendo senza ragione e continuando a perseguire la loro condotta egoista mettono a repentaglio la vita dei loro genitori e nonni ma anche il loro stesso futuro, lavorativo. Infine ricordiamo che questi comportamenti irresponsabili hanno contribuito a generare una situazione che ha visto infettarsi l’8% del personale sanitario (una percentuale doppia rispetto a quella registrata fra i sanitari in Cina), ovvero medici, infermieri e operatori sanitari che da eroi stanno rischiando la vita ogni giorno per farsi carico della salute della popolazione”.

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“Non abbandoniamo i cronici e gli anziani”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

“La chiusura tout court dei poliambulatori pubblici, con limitazione d’accesso per le sole prestazioni urgenti, da effettuarsi entro 72 ore e quelle che devono essere effettuate entro 10 giorni, non tiene conto dei 24 milioni di pazienti cronici che gravano sul territorio e che necessitano di assistenza. E così la decisione assunta da molte regioni di chiudere le strutture, di fatto, rischia di abbandonare i cronici e i fragili per tutto il periodo dell’emergenza che nessuno sa quanto può durare”. A lanciare l’allarme è Antonio Magi, segretario generale del SUMAI Assoprof, il sindacato maggiormente rappresentativo degli specialisti ambulatoriali.
Quello che Magi suggerisce, ferma restando la limitazione degli accessi nei poliambulatori per evitare il contagio, è “una nuova regolamentazione d’accesso nelle strutture territoriali, e a domicilio dei pazienti, dove opera la specialistica ambulatoriale senza la chiusura”. In sostanza agli assessori alla salute e a tutti i Direttori generali e sanitari di Asl il SUMAI Assoprof e Senior Italia FederAnziani chiedono un cambio di procedura suggerendo che siano gli specialisti, consultando le agende delle prenotazioni, a chiamare i pazienti ascoltando le loro necessità. Per i casi urgenti ambulatorio aperto, viceversa tutti i casi differibili sono rinviati.
“Sarà lo specialista – spiega Magi – a chiamare ogni singolo paziente, che ha fissato un appuntamento, e offrire la consulenza. I poliambulatori resteranno aperti con l’accesso riservato ai soli casi urgenti e non differibili. Allo stesso momento gli specialisti garantiranno, mediante contatti telefonici o di telemedicina, la consulenza ai medici di medicina generale al fine di poter consentire le continuità di assistenza ai cittadini, essendo proprio i medici di famiglia a chiederci spesso dove inviare i propri pazienti, durante questa emergenza, nel caso avessero bisogno di una visita specialistica o di un esame diagnostico.”.
“I nostri anziani sanno dell’impegno dei medici, degli infermieri, degli specialisti e di tutti i professionisti sanitari in questa durissima fase di lotta contro la diffusione del contagio – dichiara il Presidente di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina – Ma mentre combattiamo per salvare i malati di COVID 19 non possiamo dimenticare l’assistenza ai portatori di cardiopatie, ictus, tumori, diabete, malattie respiratorie, epatopatie, malattie neurologiche e neurodegenerative come la SLA o la sclerosi multipla, disturbi muscolo-scheletrici, difetti di vista e udito e alcune malattie genetiche. Questi pazienti, in questa fase di emergenza, possono essere assistiti anche telefonicamente e se necessario, dopo triage telefonico, avendo garanzie di accesso in sicurezza nei poliambulatori o essere visitati in casa, se non autosufficienti, ovviamente da specialisti con i sistemi di protezione individuale per tutelare il medico dall’infezione e di conseguenza anche gli altri cittadini non contagiati”. (Eleonora Selvi Responsabile Comunicazione Senior Italia FederAnziani)

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Coronavirus: accesso privilegiato per anziani e portatori di handicap

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

Invitiamo i supermercati e le farmacie a stabilire un accesso privilegiato ai soggetti più vulnerabili all’infezione da coronavirus, in particolare gli anziani e i portatori di handicap: Saltare la coda, code specifiche con priorità di accesso, fasce orarie.
Già queste persone rischiano la salute e la vita molto più di tutti gli altri quando sono costrette ad uscire per fare la spesa e andare in farmacia, ma è anche disumano lasciare che persone molto anziane con difficoltà motorie o portatori di handicap rimangano in piedi per ore prima di poter comprare ciò che gli serve.Appello simile lo abbiamo già fatto nei giorni scorsi per la spesa a domicilio, i cui servizi sono letteralmente intasati e inservibili. Appello in doppia direzione: ai singoli consumatori pigri perché non lo usino intasandolo, ai supermercati perché si attrezzino anche con l’assunzione temporanea di nuove personale.Altrettanto appello, lo rivolgiamo a tutti gli esercizi commerciali a cui è consentito offrire il loro servizio, anche se le code insostenibili per i più deboli le abbiamo viste essenzialmente nei supermercati. Ma le vite si salvano e si aiutano anche per la fatalità di pochi secondi. (Fonte: Comunicato Aduc)

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Il virus che uccide di preferenza gli anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

La cronaca di questi giorni ha evidenziato che il virus che ci infetta porta alla morte per lo più le persone che hanno un’età veneranda. La spiegazione alcuni ce la danno per il fatto che sono persone già affette da gravi patologie. È senza dubbio una spiegazione valida ma, a mio avviso, dovremmo aggiungervi un’altra di natura più generale. A ottanta anni, infatti, la gettata cardiaca diminuisce di circa il 40%, la velocità di conduzione dei nervi e il metabolismo basale cala del 20%, la perfusione renale del 50% e la capacità respiratoria del 60%. La sopravvivenza dell’individuo, nonostante ciò, non è pregiudicata, se non marginalmente. Può essere, semmai, rilevante la perdita di funzione di grado diverso, per i diversi organi, che varia da individuo a individuo. Ciò significa che il comportamento e l’ambiente possono influenzare il decadimento dell’uomo e alla fine s’invecchia come si è vissuti. Ma, come abbiamo potuto constatare basta un virus, particolarmente aggressivo, a far crollare l’intera impalcatura, già di per sé tremolante.
Si ha quasi l’impressione che ci troviamo al cospetto di un “virus opportunista” che ragiona e fa le sue scelte aggressive cercando di colpire le difese più vulnerabili avendo come unico fine di trovare l’ambiente adatto per riprodursi. Una volta ottenuto lo scopo abbandona la preda al suo destino: mors tua vita mea.
Va altresì aggiunta una ulteriore riflessione sull’argomento. L’essere umano è generalmente considerato al vertice della catena alimentare e ciò vuol dire che “mangia gli altri ma non è mangiato”. Ora dobbiamo pensare diversamente. Dovremmo mettere al vertice della catena alimentare proprio i virus e la loro capacità di mutazione che permette loro di riproporre l’aggressività in forme diverse per disorientare e aggredire l’essere umano, di preferenza, ma non escluderei tutta la restante filiera alimentare. Questo significa che in futuro dovremmo considerare un modo sempre più efficace per difenderci dal nostro “nemico naturale” e saper riconoscere nella ricerca scientifica e nell’organizzazione sanitaria una priorità assoluta a livello globale. Il pericolo è anche questo. È nel “divide et impera”. (Riccardo Alfonso)

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Società San Vincenzo De Paoli: solidarietà nella quotidianità

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

“Siamo qui a parlare con i giovani proprio perché, stimolare la loro sensibilità nelle politiche sociali, è una delle nostre priorità. Ci piacerebbe suscitare una vera e propria rivoluzione culturale incitando i giovani a sviluppare una nuova attenzione al prossimo”. Con queste parole Antonio Gianfico, Presidente nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli, ha aperto un incontro che si è tenuto recentemente con i giovani dell’Università Europea di Roma, organizzato nell’ambito delle attività di Formazione Integrale dello stesso ateneo.”L’Università è il luogo dove si forma la persona. Un posto in cui il presente, rappresentato dai docenti e da noi che interveniamo, ed il futuro, fatto di molti giovani volenterosi, si incontrano. Ed è proprio questa azione educativa che riteniamo fondamentale, perché, se tante cose oggi non si fanno, è perché non rientrano nella sfera delle nostre abitudini. Per sensibilizzare le nuove generazioni dobbiamo far entrare il valore della solidarietà nella quotidianità”. Dopo Antonio Gianfico è intervenuto Padre Gonzalo Monzón LC, Direttore dell’Ufficio Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma, che ha illustrato ai giovani gli obiettivi dell’iniziativa.“Questo incontro fa parte di una serie di conferenze che hanno l’obiettivo di mostrare l’impegno del mondo del volontariato per il bene della società”, ha spiegato Padre Monzón. “Il buon esempio è la cosa più importante. Attraverso le testimonianze concrete di chi si impegna nel sociale, possiamo dare un contributo importante alla formazione degli studenti. L’Università Europea di Roma, infatti, crede in un progetto educativo che punta a sviluppare tutte le sfaccettature della persona, le sue facoltà, le sue abilità e competenze, in modo armonico e completo.Ci interessano, nello stesso modo, la formazione intellettuale e quella umana. Cerchiamo di favorire l’inserimento dei giovani nella società, offrendo strumenti che possano aiutarli a scoprire il senso più profondo della vita”.Nel corso della conferenza è stato presentato il Premio Carlo Castelli per la solidarietà, concorso letterario riservato ai reclusi delle carceri italiane, organizzato dalla Società di San Vincenzo De Paoli in collaborazione con il Ministero della Giustizia ed il patrocinio di Camera e Senato. “Il Premio Carlo Castelli nasce nel 2008 per dare voce alle persone detenute attraverso la scrittura, pratica antica in cui il foglio diventa quasi uno specchio di sé”, ha spiegato Claudio Messina, Delegato del Settore Carcere nella Società di San Vincenzo De Paoli. “Nell’era attuale nessuno scrive più una lettera servendosi di carta e penna e i messaggi digitati al computer, o quelli istantanei affidati ai social, denotano la perdita di interiorizzazione e di discernimento. Sono spesso parole in libertà dettate da stereotipi di comportamento assai discutibili.I detenuti invece scrivono di sé, raccontano storie in cui proiettano tutte le ansie del vivere una condizione innaturale e quelle legate a un futuro oscuro, temuto non meno della carcerazione. Dopo l’edizione dello scorso anno, che aveva per tema “Riconoscere l’umanità in sé e negli altri per una nuova convivenza”, la XIII edizione del Premio chiede ora di raccontare “Il mondo di fuori visto da dentro”, ovvero di farci capire quali distorsioni della realtà possono filtrare dalla finestra stretta di una cella.Se è complicato per noi, uomini liberi, avere un’immagine realistica di un mondo globalizzato in cui le regole si spostano continuamente, è facile immaginare di fronte a quale disperazione possa trovarsi una persona rinchiusa per molti anni, completamente alienata e quasi sempre rifiutata nel momento in cui riacquista la libertà fisica.Se dunque il Premio svolge un’azione pedagogica per chi sta “dentro”, aiuta anche noi di “fuori” a prendere coscienza di una realtà che ci riguarda tutti”.Alla conferenza è intervenuto anche Giuliano Crepaldi, Presidente del Consiglio Centrale di Roma della Società di San Vincenzo De Paoli, che ha illustrato agli studenti le attività sociali nella capitale.“La Società di San Vincenzo del Consiglio Centrale di Roma – ha detto Crepaldi – attualmente è impegnata in una serie di attività volte ad intercettare le diverse istanze e ad offrire risposte concrete alle richieste di aiuto, ad esempio: sostegno alle famiglie ed agli anziani, distribuzione di pacchi contenenti generi alimentari per i bisognosi, mensa fissa ed itinerante, per i senza dimora ed indigenti, raccolta e distribuzione generi di prima necessità ( abiti e coperte ).È, inoltre, fortemente e concretamente impegnata a cogliere le nuove esigenze di chi versa in difficoltà ed a raccogliere le nuove sfide che caratterizzano i nostri tempi, per fornire una risposta in termini di prossimità ed assistenza verso chiunque vive una condizione di bisogno o di emarginazione. I nostri servizi, in concreto, sono: mensa itinerante a Stazione Termini, tre giorni alla settimana, 140 pasti ogni sera; mensa itinerante in via della Conciliazione, 150 pasti il venerdì di ogni settimana; mensa fissa, 120 pasti per 6 giorni alla settimana; distribuzione pacchi viveri per persone e famiglie in difficoltà, 320 pacchi al mese; assistenza e visite domiciliari.C’è anche un magazzino con generi alimentari, a sostegno di persone indigenti quali: famiglie, genitori separati, disoccupati e anziani. Attualmente questa attività aiuta 250 nuclei familiari”.

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Sostegno disabili gravi e anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Il 30 marzo prossimo scadranno i termini per le richieste della misura B1, i genitori di ragazzi con disabilità sono molto preoccupati di non riuscire a presentare la domanda in tempo.Per accedere alla misura B1, è richiesta un autocertificazione della frequenza scolastica, purtroppo alcune ats chiedono un certificato scolastico, impossibile da ottenere a scuole chiuse.
Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “Chiedo all’Assessorato una proroga dei termini per la presentazione delle domande.Per accedere al sostegno è necessaria un autocertificazione della frequenza scolastica ma purtroppo la delibera è poco chiara e le ATS richiedono un certificato rilasciato dalle scuole. Le famiglie, a scuole chiuse, non hanno modo di ottenere risposte nel breve periodo. L’emergenza impone a queste famiglie un sacrificio extra. Chiedo che l’Assessorato e l’Assessore Bolognini vadano loro incontro, prorogando i termini e facendo una nota di chiarimento alle ATS, in modo che tutti coloro che ne hanno bisogno possano accedere alle misure di sostegno. Emergenza o no, nessuno deve rimanere indietro”.

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Coronavirus con medici “contagiati” e assistenza anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2020

“Accogliamo con preoccupazione la segnalazione, diffusa dall’Ordine dei Medici, di due dottoresse di medicina generale della zona rossa in Lombardia secondo cui i pazienti positivi al coronavirus e i malati oncologici e cronici non hanno la possibilità di essere visitati poiché gli stessi medici di famiglia sono in isolamento” dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Un appello, questo lanciato dalle due dottoresse della zona rossa, a cui si aggiungono i numeri preoccupanti riferiti dal Segretario Nazionale della Fimmg Silvestro Scotti: 17 medici di famiglia in quarantena, dato che si traduce in ben 30.000 pazienti al momento senza medico”
“Ci mettiamo nei panni degli anziani e dei malati confinati a casa, che hanno difficoltà a farsi assistere in un contesto che vede in campo anche buona parte del personale delle farmacie. Auspichiamo un immediato rafforzamento dei presidi medici nell’area interessata che consenta di farsi carico adeguatamente dei pazienti gravi, specie di quelli oncologici, anche dei non positivi”

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Coronavirus: “Non abbandoniamo gli anziani”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

“In questi giorni ci sentiamo ripetere che i decessi per Coronavirus riguardano soprattutto gli anziani e i portatori di patologie croniche, che il virus ha soltanto aggravato. Si tratta di una visione corretta dal punto di vista scientifico ma facciamo attenzione a non far passare il messaggio che questo sia quasi inevitabile e che in quanto soggetti fragili sia prevedibile e ‘normale’ che gli anziani cadano vittime del virus”. Questo l’appello lanciato dal Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina.“Occorre invece semmai intensificare la comunicazione nei confronti di questa popolazione particolarmente a rischio, sottolineando l’importanza di rispettare le regole della prevenzione, e di comunicare tempestivamente eventuali sintomi. Ci rivolgiamo anche alle famiglie delle persone anziane raccomandando loro di aiutarli a rispettare le semplici regole di igiene, come lavarsi le mani, evitare il contatto con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute, evitare di toccarsi occhi naso e bocca con le mani e tener conto delle altre regole diffuse dal Ministero della Salute.
“A coloro che hanno parenti anziani lontani chiediamo di intensificare perlomeno i contatti telefonici per accertarsi delle loro condizioni di salute. E ai figli e ai nipoti diciamo: assicuratevi che i vostri anziani abbiano adeguate provviste di cibo e farmaci in casa se si trovano in zone critiche interessate dalla diffusione del virus, per cui sia consigliabile per loro non uscire. Più in generale se andate a trovare i nonni accertatevi di non essere influenzati, e lavatevi le mani prima di abbracciarli. In ogni caso, anche a distanza, non fate mai mancare loro il vostro appoggio materiale e psicologico in questo momento”.

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Anziani: bollette energetiche (62%) e telefonia (56%) i settori in cui chiedono più aiuto

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

“Bollette di luce, acqua e gas (62% delle risposte) e telefonia (56%) sono i settori di consumo nei quali gli anziani si sentono più bisognosi di tutela. A seguire i prodotti difettosi (29 risposte su 100) senza dimenticare l’alimentazione (19% delle risposte), i trasporti e il credito al consumo (entrambi indicati da 15 consumatori su 100)”. E’ quanto emerso dalla survey “Anziani e inclusione” realizzata dall’UNC nell’ambito del progetto “Quello che le persone non dicono, un’inclusione possibile” finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali ai sensi dell’art. 72 del CTS annualità 2017 e realizzato dall’Unione Nazionale Consumatori in partenariato con U.Di.Con. SCARICA I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY “Il dato -spiega Massimiliano Dona, presidente dell’UNC- non ci sorprende affatto: basti pensare che sono centinaia le segnalazioni che il nostro sportello energia gestisce ogni mese e che riguardano proprio venditori porta a porta o telefonici che, sfruttando la debolezza soprattutto delle persone anziane, propongono contratti di luce e gas con modalità a dir poco fraudolente. E seppur l’indagine non abbia valore statistico ma intenda semplicemente fotografare il sentiment degli utenti -prosegue Dona- la grande partecipazione con oltre 900 risposte, evidenzia come gli anziani manifestino un disagio ed una richiesta di aiuto per sentirsi davvero inclusi”.Proseguendo nell’analisi dei risultati, emerge che è durante il rapporto con l’azienda in caso di problemi che gli anziani si sentono maggiormente bisognosi di tutela (57% delle risposte), mentre il 46% individua nel cambio operatore di un prodotto/servizio il momento in cui necessita di un supporto e ancora 40 anziani su 100 trovano invece difficoltà proprio nella scelta autonoma di un prodotto/servizio. Chiude la classifica la finalizzazione di un contratto con il 33% delle preferenze.Alla domanda “In quali forme vorresti il nostro aiuto?” l’e-mail la fa da padrone, scelta da ben 62 anziani su 100 e seguita dal telefono (44% delle preferenze). E se il 23% individua nelle indicazioni “guida” degli esperti UNC su come scrivere in autonomia all’azienda uno strumento valido per far valere i propri diritti, il coinvolgimento diretto degli esperti UNC “che contattano l’azienda per te” conquista il podio, con il 61% delle preferenze.“Quest’ultimo dato -afferma Dona- evidenzia quanto gli anziani si sentano soli e indifesi rispetto ai colossi del marketing, in un’asimmetria che vede troppo spesso il più debole soccombere al più forte. Ed è proprio per fornire un sostegno concreto, dando innanzitutto gli strumenti per autodifendersi, che la nostra associazione è costantemente impegnata in progetti come questo. Perché non ci stancheremo mai di ripeterlo -conclude Dona- la consapevolezza è la prima grande risorsa della quale disponiamo perché Davide possa davvero vincere contro Golia’”. (n.r. Apprezziamo l’iniziativa dell’associazione consumatori su un percorso particolarmente accidentato anche perchè talvolta gli addetti ai lavori una volta contattati mostrano poca sensibilità o incapacità di risolvere i problemi prospettati per una politica dei concessionari arrogante e che non lascia margini di manovra. Ognuno di noi, e i meno giovani sembrano diventate le “vittime ideali”, non può dire di essere rimasto immune da tali trattamenti. In proposito vorrei suggerire una specie di task-force per far emergere non solo i casi più eclatanti ma dare ad essi la massima diffusione mediatica e di cercare, con questa iniziativa, di coinvolgere il mondo della politica che spesso in queste cose predica bene e razzola male)

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Formare gli operatori, aiutare gli anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Roma 15 gennaio 2020, dalle 9.00 alle 17 incontro formativo organizzato dalla Fondazione Alberto Sordi in Largo dello Scautismo, al Roma Scout Center. Formatori, psicologi, medici, direttori sanitari e di strutture dedicate, esperti della fragilità e docenti universitari si confronteranno sulle principali tematiche della cura, a partire dalle indicazioni contenute nella “Carta Alleanza per le Persone Anziane”. Questo documento, presentato dalla Fondazione Alberto Sordi, mira a sviluppare reti di collaborazione e partnership tra attori pubblici, privati e di terzo settore, per promuovere una cultura della condizione anziana, nel rispetto delle fragilità emergenti, per migliorare la vita della persona e del nucleo familiare che ha vicino.
“Un modo socialmente innovativo – ha affermato il direttore della Fondazione Avv. Ciro Intino – per condividere esperienze, individuare soluzioni e modelli di cura, utili e qualificati, sostenibili economicamente, per l’autonomia degli anziani, oggi sempre più costretti dalla vita quotidiana a ricercare il proprio spazio in un contesto sociale e di vita caratterizzato da fretta e solitudine”.
La Fondazione Alberto Sordi propone progetti culturali e formativi, come nelle intenzioni del suo fondatore, di forte impatto sociale per favorire il protagonismo delle persone anziane anche di quelle più fragili e malate. E c’è tutto un mondo di operatori che lavora per questo, una ricchezza di figure professionali, la disponibilità di volontari qualificati che rappresentano uno spaccato prezioso e non sempre conosciuto e valorizzato appieno, della nostra società civile.
La giornata di incontri sarà occasione per confrontare esperienze sociali fortemente innovative anche sul piano delle nuove tecnologie applicabili, in un’ottica di collaborazione Pubblico-Privato, nel coinvolgimento di tutti gli attori presenti sui territori del mondo delle famiglie e delle imprese.

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Dipendenti pubblici sempre più anziani: record nella scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 gennaio 2020

In Italia i lavoratori statali sono sempre più avanti con l’età. A partire da quelli che operano nei nostri istituti scolastici: ben il 58% dei docenti italiani, tra elementari e superiori, ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 34%. Gli ultimi dati internazionali confermano questo andamento: il nostro e l’unico Paese europeo dove in tutti cicli scolastici l’età media degli insegnanti supera il mezzo secolo. Marcello Pacifico (Anief): “Siamo di fronte sempre più a una vera emergenza da affrontare: occorre innanzitutto sganciare la scuola dalle altre professioni, prevedendo anticipi pensionistici importanti; bisogna poi il rivedere il sistema di reclutamento evitando d’ora in poi di far invecchiare insegnanti nello stato di precarietà; come è necessario stabilizzare da subito tutti coloro che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio, come indicato dalla direttiva 70/99 dell’Ue” Il dipendente pubblico Italiano si sta sempre più invecchiando. E non è un caso generalizzato che riguarda tutti i Paesi avanzati.
Da un dossier pubblicato da Linkiesta, Risulta che “mediamente l’età dei dipendenti pubblici è molto maggiore di quella di chi lavora altrove”. Nell’ambito europeo, “un chiarissimo esempio viene dal segmento della scuola, quello più popoloso nell’ambito pubblico: siamo il Paese con gli insegnanti più vecchi in assoluto, sia alle elementari che alle superiori. L’unico in cui, per entrambi i casi, oltre metà dei docenti ha più di 50 anni”.Dallo studio transnazionale risulta che vi sono Paesi del vecchio Continente, come la Francia, dove gli over 50 sono appena il 30 per cento dei docenti delle superiori e appena sopra al 20 per cento alla primaria. Sempre nel territorio transalpino, è tutto dire che quasi il 45 per cento dei maestri della scuola primaria a meno di 35 anni. È altrettanto emblematico che mentre in Italia i docenti delle elementari che hanno fino a 29 anni si contano sulla punta delle dita, mentre sempre in Francia raggiungono il 12 per cento del corpo insegnante.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, torna a ricordare che “negli altri Paesi, ad iniziare dalla Francia, i docenti vengono mandati in pensione attorno ai 60 anni di età o con meno di 30 anni di contributi e senza particolari decurtazioni sull’assegno di quiescenza. In Italia invece quella dell’insegnante, pur risultando tra le professioni più stressanti e gravose, ad alto rischio burnout, come ravvisato di ecente anche dall’OMS, figura nell’Ape Social solo per educatori dei nidi e maestri della scuola dell’infanzia. Senza dimenticare il fatto che i nostri docenti arrivano quasi sempre alla stabilizzazione già stremati. Perché devono svolgere in altissima percentuale una gavetta lunga, fatta di concorsi-lumaca e di precariato senza fine”.Proprio per la scuola, Anief ha di recente presentato un emendamento alla Legge di Bilancio 2020, sulla base dei risultati degli ‘studi sullo stress da lavoro correlato e burnout’, in Italia condotti dal dott. Vittorio Lodolo D’Oria, chiedendo di allargare a tutto il personale docente, che in Italia è il più vecchio al mondo, l’attuale finestra di pensione anticipata.

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Gli infermieri sono pronti ad assistere gli anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

“A casa loro e accanto a loro. È uno dei nostri primi target sul territorio e l’infermiere di famiglia che sta nascendo in tutte le regioni con il nuovo Patto per la salute e le proposte di legge di maggioranza presenti in Parlamento ne è la prova e la soluzione ai loro bisogni di salute”.Barbara Mangiacavalli, presidente ella Federazione nazionale degli oltre 450mila infermieri – la Federazione più grande d’Italia – ordini delle professioni infermieristiche, interviene così a Rimini alla cerimonia di apertura del congresso nazionale Senior Italia FederAnziani, la federazione delle associazioni della terza età fondata nel 2006 con lo scopo di tutelare i diritti e migliorare la qualità della vita delle persone Senior. Senior Italia FederAnziani riunisce numerose associazioni per un totale di 3.700 Centri Sociali per Anziani (CSA) su tutto il territorio nazionale ed oltre 3,8 milioni di persone aderenti.“L’anziano sano – spiega Mangiacavalli – deve cercare quanto più possibile di mantenere il benessere, ma spesso è soggetto a patologie croniche e, speriamo il meno possibile, a non autosufficienza che ne limitano la qualità della vita. C’è bisogno di assistenza quindi. Nel 2028, tra la popolazione della classe di età 45-74 anni, gli ipertesi saranno 7 milioni, quelli affetti da artrosi/artrite 6 milioni, i malati di osteoporosi 2,6 milioni, i malati di diabete circa 2 milioni e i malati di cuore più di 1 milione. Inoltre, tra gli italiani ultra 75enni 4 milioni saranno affetti da ipertensione o artrosi/artrite, 2,5 milioni da osteoporosi, 1,5 milioni da diabete e 1,3 milioni da patologie cardiache”.Secondo gli ultimi dati Eurostat l’Italia è già al primo posto nel 2018 in Europa per percentuale di over 65: 35,2% (circa 21 milioni), contro una media Ue del 30,5 per cento. La buona notizia è che nel 2050 l’Italia non è più prima e a batterla è il Portogallo con il 65,8% di ultrasessantacinquenni, ma la cattiva notizia è che il nostro paese è al secondo posto con ben il 64,7 per cento. E le cose peggiorano dopo altri 50 anni, nel 2100, quando la Croazia è al top col 71,7%, l’Italia raggiunge il 66,7%: oltre due terzi della popolazione è over 65.E ancora. In un anno sono stati trattati secondo le rilevazioni del ministero della Salute poco meno di un milione di casi di assistenza domiciliare integrata – nell’80% dei casi da infermieri -, di cui nell’82,3% dei casi si è trattato di anziani. Ma gli over 65 nel nostro paese superano ormai i 13,6 milioni e la maggior parte ha bisogni di salute.
Secondo gli ultimi dati Istat Gli indici ISTAT solo l’1,2% di anziani (over 65) in Italia ha usufruito dell’assistenza domiciliare integrata nel 2015: -0,6% rispetto a dieci anni prima, nel 2005, quando erano l’1,9 per cento. A livello provinciale poi la percentuale maggiore di anziani assistiti in ADI nel 2015 è stata a Bolzano (4,9%), seguita da Aosta (4,7%), Belluno (3,8%) e quindi una provincia del Sud, Ogliastra in Sardegna con 3,6 per cento. Quella minore a Pisa (0,1%) e a Perugia e Pistoia (entrambi 0,2%). E comunque sono sotto l’1% 53 Province e la media nazionale si ferma all’1,2 per cento. Per,3%) mentre l’aumento più consistente è ad Aosta (+2.3%).L’infermiere geriatrico oggi, quindi, è il risultato di un processo clinico – assistenziale e sociale importante e in questo senso deve essere sviluppata e codificata la specializzazione, così come dovrebbe esserlo per chiunque operi in sanità accanto al malato, a questo nuovo malato che invecchia sempre di più.
“Anche per questo – conclude – la priorità per il futuro è per quasi l’80% degli italiani l’istituzione della figura dell’infermiere sul territorio, analoga a quella del medico di medicina generale: l’infermiere di famiglia. Una figura molto apprezzata da tutti e su cui sono presenti due recenti proposte di legge in Parlamento, che rende ottimale l’assistenza in un settore chiave per ridurre l’utilizzo improprio dell’ospedale. Questi professionisti, oltre a dare assistenza ai pazienti, possono facilitare il percorso tra le strutture ospedaliere, le strutture territoriali e, sul territorio, tra i medici di famiglia e gli altri attori dell’assistenza e coordinare le attività assistenziali a livello territoriale e domiciliare. Tra gli obiettivi c’è la riduzione delle ospedalizzazioni evitabili e il ricorso improprio al pronto soccorso a favore dei pazienti. Anziani in testa ovviamente”.

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Partecipazione attiva di Giovani ed Anziani alla vita politica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Continua con successo l’iniziativa del coordinatore dei “Pensionati d’Europa”. Migliaia di visualizzazioni accompagnano le riflessioni di Fortunato Sommella settimanalmente su Facebook, su You tube e gli altri social. “Il nostro obbiettivo è quello di sollecitare la partecipazione attiva di Giovani ed Anziani alla vita politica. Le gravissime e dannose vicende che vedono protagoniste le Istituzioni che reggono le sorti della nostra Società ci chiedono di essere partecipi della costruzione di un futuro diverso per i nostri Giovani che dovranno diventare, a nostro avviso, i Pensionati di domani. Abbiamo l’obbligo, noi Anziani e Pensionati, di rimettere in gioco le nostre energie, le nostre certezze, la nostra esperienza, per contribuire a riportare l’Italia, le nostre Regioni e la vita di tutte le altre Istituzioni sui binari costruttivi necessari, perchè appaiono evidenti le odierne difficoltà. Temiamo un pericoloso diragliamento. Le nostre #direttedelvenerdì destano attenzione inaspettata. I nuovi mezzi di comunicazione che abbiamo deciso di utilizzare cominciano a dare frutti soddisfacenti in termini di consenso. A breve, partendo da Napoli e dalla Campania, daremo conto del risultato del nostro impegno. Venerdì 8 novembre ci fermiamo nella sede dei #”Pensionatideuropa” a Napoli, Via Iannelli 392, per fare il punto sulle prime 8 settimane che ci hanno visto impegnati in vari punti dell’Area Metropolitana di Napoli e della stessa città di Napoli e spiegheremo ai presenti ed alla stampa, che vorrà intervenire, i programmi delle prossime settimane d’impegno. Gli argomenti della diretta di venerdì 8 novembre sono diversi e molto impegnativi, come esposto nel riquadro”.

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Ipertensione, dalle nuove linee guida indicazioni per i pazienti anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Il trattamento dell’ipertensione nel paziente con età molto avanzata (oltre gli ottant’anni) è una problematica discussa e molto attuale e le recenti linee guida delle Società Europee dell’Ipertensione e di Cardiologia configurano un cambiamento di rotta, che per alcuni può risultare sorprendente.
«Le raccomandazioni per la popolazione anziana – spiega Andrea Ungar, professore di Medicina interna e Geriatria presso l’Università di Firenze e membro del Consiglio Direttivo SICGe (Società italiana di cardiologia geriatrica) – sono piuttosto precise e diverse da quelle della popolazione generale. In particolare, nei pazienti ultraottantenni rimane il valore soglia di trattamento per valori di PAS a partire da 160 mmHg. Ma un concetto assolutamente fondamentale in questi pazienti è la differenza tra “età biologica” ed “età anagrafica”. Esistono infatti pazienti anziani e molto anziani in buone condizioni di salute e senza disabilità (pazienti fit), che possono essere trattati come i pazienti più giovani. Nei pazienti di età compresa tra 65 e 80 anni si può iniziare un trattamento anti-ipertensivo anche per valori soglia di 140 mmHg di pressione sistolica ma solo se sono fit e in grado di tollerare bene il trattamento senza effetti collaterali o indesiderati di rilievo. Inoltre, le linee guida richiedono espressamente di non scendere sotto i 120 mmHg di pressione sistolica e sotto i 70 mmHg di pressione diastolica».
Un eccessivo calo di pressione può infatti determinare cadute con fratture e ipoperfusione cerebrale, con peggioramento di un decadimento cognitivo, anche latente. Negli anziani, deve essere sempre ricercata anche l’ipotensione ortostatica, che in questi pazienti è molto frequente. «Si tratta di un brusco calo pressorio che si ha tipicamente quando si passa dalla posizione sdraiata allo stare in piedi – precisa Ungar – ed è importante che il medico misuri la pressione all’anziano in entrambe le posizioni, per capire se ha un rischio elevato di episodi di ipotensione. In questo caso, la terapia va accuratamente rivista e deve essere necessariamente più “morbida”: i valori soglia e gli obiettivi di trattamento si alzano mentre la scelta dei farmaci da usare è fortemente condizionata perché alcune classi di anti-ipertensivi sono deleterie in questi pazienti. Una revisione delle cure per la pressione, infine, è indicata in tutti gli anziani in questo periodo, all’arrivo dell’estate, perché la pressione tende a scendere con le alte temperature».
La fragilità viene oggi ben caratterizzata da alcune prove di performance fisica e, tra queste, Ungar ricorda la velocità del cammino e il test SPPB (Short physical performance battery), che prevede il mantenimento della stazione eretta, la velocità del cammino e la capacità di alzarsi e sedersi da una sedia senza aiuto delle braccia. «Questi test apparentemente banali – dice il professore – hanno un valore prognostico di grande importanza nell’anziano, al di là delle malattie. Considerando infine che un trattamento anti-ipertensivo eccessivo non è indicato nei pazienti con decadimento cognitivo, una semplice batteria di test per le capacità mentali (quali Clock test e Mini Mental State Examination) è fondamentale, soprattutto nel paziente ultraottantenne». (Fonte copyright doctor33)

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Gli anziani si sentono in salute, ma i dati rivelano una situazione diversa

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

È la fotografia scattata alla popolazione over 65 da Passi d’Argento (PdA), il sistema di sorveglianza sulla popolazione con 65 anni e più condotto da Asl e Regioni e coordinato dall’Istituto superiore di sanità. Se l’87% della popolazione nazionale degli ultrasessantacinquenni si percepisce in buona salute, i dati analizzati dicono il contrario, in particolare nei parametri relativi a immunizzazione, alimentazione, attività fisica e uso dei farmaci.“Anche se si registrano lievi miglioramenti nella lotta alla sedentarietà, – sostiene Michele Conversano, presidente di HappyAgeing Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo – rimangono abitudini alimentari sostanzialmente scorrette e un’immunizzazione non sufficiente. Inoltre, si conferma la grande disuguaglianza tra le regioni nelle politiche sanitarie messe in atto a favore degli anziani.” Infatti, su base nazionale il 60% di anziani si ritiene parzialmente o completamente attivo contro il 38% di coloro che si definiscono totalmente sedentari. “Sul versante opposto, – prosegue Conversano – rimane insufficiente la percentuale di copertura vaccinale antinfluenzale per gli ultra65enni su base nazionale: solo il 55%. Se poi si va a vedere la copertura vaccinale negli ultra65enni con almeno 1 patologia cronica il dato sale al 61,7% ma scende al 44.9% in assenza di patologie”.La corposa indagine – online su Passi D’Argento – aggiorna il quadro sullo stato di salute e di vita degli over 65enni, fascia in costante crescita e che ormai si avvicina al 25% della popolazione complessiva. L’Italia è infatti ai primi posti in Europa per la crescita dell’indice di vecchiaia: il rapporto tra gli anziani (65 anni e più) e i giovani (meno di 15 anni) raggiunge quota 168,9 e registra così un nuovo record nazionale. I dati riportati da Passi d’Argento elaborano circa 40.000 interviste – telefoniche e in presenza, fatte da operatori sanitari specializzati con anziani campionati in tre anni.
Sul fronte dell’alimentazione, in Italia, nel triennio 2016-2018, fra le persone con 65 anni o più il consumo medio giornaliero di frutta e verdura non raggiunge la quantità indicata dalle linee guida per una corretta nutrizione: su 10 persone, 4 non consumano più di 2 porzioni al giorno di frutta o verdura, una quota analoga ne consuma 3-4 porzioni, solo 1 persona su 10 arriva a consumare almeno 5 porzioni al giorno (five a day), come raccomandato. E ciò a fronte di una percentuale piuttosto contenuta – il 12,7 % su base nazionale – di ultrasessantacinquenni con problemi accertati di masticazione e di circa il 43% di popolazione anziana sovrappeso.Se attenzione nutrizionale, immunizzazione, attività fisica, controllo di fumo e alcool sono tutti parametri che favoriscono un invecchiamento in salute per una sana prevenzione verso le patologie dell’età matura, come sostiene da alcuni anni HappyAgeing, di contro va registrata una tendenza ancora forte alla “medicalizzazione” della popolazione anziana. L’89,2% degli ultra65enni italiani dichiara di aver assunto farmaci nella settimana precedente l’intervista. Un dato che in parte – commenta Michele Conversano – viene confortato dall’attenzione data dal medico alla corretta assunzione e controllo di farmaci da parte degli anziani.L’analisi dei dati dell’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità fa emergere una enorme disparità regionale dello stato di salute degli anziani e stili di vita ancora lontani dalla soglia stabilita per il raggiungimento di un invecchiamento attivo. Per questo, HappyAgeing sostiene la necessità di sensibilizzare la popolazione con campagne di comunicazione sul territorio e di coordinare con maggiore forza le politiche sanitarie delle regioni a favore degli anziani per assicurare livelli minimi di prevenzione e invecchiamento in salute per l’intera popolazione anziana.HappyAgeing – Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, presieduta da Michele Conversano, nasce nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. L’iniziativa nasce per rispondere alle indicazioni della Commissione europea che, con partnership per l’innovazione sul tema “invecchiare rimanendo attivi e in buona salute”, ha inteso stimolare il mondo scientifico, della società civile e delle istituzioni a rivolgere una maggiore attenzione sui temi del progressivo invecchiamento della popolazione europea e delle dinamiche socioeconomiche e culturali ad esso connesse. Fanno parte dell’Alleanza HappyAgeing fanno parte: SItI, SIGG, SIMFER, SIGOT, FNP CISL, SPI CGIL, UIL Pensionati, FAP ACLI e Federsanità ANCI. Dal 2015 HappyAgeing è stata cooptata dall’International Federation on Ageing, osservatore permanente presso le Nazioni Unite.

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Anziani e i rischi del caldo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

L’estate è cominciata, e con essa i disagi causati dalle alte temperature in tutte le città italiane. “Le ondate di calore non sono una novità, perché si possono prevedere, ma mancano le reti a protezione dei più vulnerabili”, ha detto Marco Impagliazzo durante la conferenza stampa dedicata alla condizione degli anziani a Roma e in Italia. Ricordando che secondo l’Istat, al 1° gennaio 2019, nel nostro paese ci sono circa 13 milioni di anziani, e di questi 4 milioni vivono da soli, il presidente della Comunità di Sant’Egidio ha osservato: “Siamo uno dei paesi più longevi al mondo e per far fronte all’invecchiamento della popolazione, c’è bisogno di unire le forze del welfare pubblico e privato. Sant’Egidio sta lavorando al contrasto dell’isolamento degli anziani, cercando di creare quelle reti che mancano o che si sono assottigliate, nella famiglia e nella società”.Di fronte ai dati sulla condizione degli anziani, in particolare ai 2,5 milioni di non autosufficienti, occorre rendersi conto che l’Italia non ha un numero adeguato di persone in grado di assistere gli anziani a casa o negli istituti”, ha detto Impagliazzo, che ha sottolineato l’esigenza di investire sulla formazione di figure professionali nel campo della cura della persona. “Quando questo paese non fa una politica di visti per motivi di lavoro, per formare le persone che assistano i nostri anziani, mi chiedo se il nostro paese non stia veramente dimenticando i cittadini”, ha osservato il presidente di Sant’Egidio. “Questo è un problema molto serio che la Comunità vuole porre all’attenzione del governo italiano e dei paesi dell’Unione Europea: non immaginare la presenza di persone straniere professioniste, per la cura delle persone è secondo noi una politica miope”, ha affermato.Da 16 anni, anche grazie al sostegno di Enel Cuore Onlus, è attivo il programma “Viva gli Anziani!”, una rete di monitoraggio ed interventi rivolti agli anziani over80 in diverse città italiane: Roma, Napoli, Catania, Genova, Novara, Brindisi, Sassari, Amatrice e Civitavecchia. A Roma il programma è attivo nei quartieri di Esquilino, Monti, Testaccio e Trastevere, con reti di prossimità che coinvolgono medici, operatori sociali, negozianti, vicini di casa, volontari, di cui numerosi in età avanzata. In complesso il Programma raggiunge più di 14.000 anziani ultraottantenni, di cui circa 6.500 a Roma, grazie al sostegno di 40.000 attivisti, di cui 25.000 a Roma. “La forza del Programma è la replicabilità e i costi assai contenuti, solo 81 euro a persona all’anno”, ha detto Impagliazzo, che ha elencato i risultati positivi: contenimento della mortalità, anche nei mesi più caldi, riduzione dell’ospedalizzazione e dei ricoveri in istituto e casa di riposo, con conseguente risparmio per i servizi pubblici di assistenza. “Mentre le politiche pubbliche non riescono a raggiungere i più isolati, il programma si rivolge proprio a loro e aumenta la loro possibilità di sopravvivenza con una buona qualità di vita. Se la società si individualizza, la risposta è vivere insieme”, ha concluso il presidente di Sant’Egidio.

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