Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n°122

Posts Tagged ‘anziani’

Famiglie senza risorse per l’assistenza anziani e invalidi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Secondo i dati Istat quasi il 60% degli anziani con gravi difficoltà ha bisogno di assistenza, di questi, il 28% ha un aiuto in casa mentre più del 40% vive con la badante. L’Inps eroga 17.886.623 pensioni all’anno ma il 70,8% ha un importo inferiore a 1.000,00 Euro che non consente di far fronte ai costi dell’assistente familiare. “Una badante part-time, che assiste l’anziano autosufficiente per 25 ore alla settimana (livello BS), costa 824,33 Euro al mese alla famiglia – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – mentre un’assistenza full-time con lavoratore convivente (54 ore livello CS) ha un costo di 1354,93 Euro. La spesa mensile può arrivare fino a 1.817,96 Euro se la famiglia ha bisogno di una badante convivente formata (livello DS).Incrociando i costi con le pensioni previdenziali erogate dall’Inps – prosegue Gasparrini – è evidente che la famiglia non ha le risorse per far fronte ai costi dell’assistenza e spesso rinuncia a visite, medicine o ore di assistenza preziose”. Dai risultati della Ricerca DOMINA (realizzata in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa) risulta che meno del 10% dei pensionati può permettersi la badante e i nuovi dati diffusi dall’Inps confermano questa situazione allarmante. “Per evitare l’indebitamento familiare è necessario intervenire con soluzioni concrete avviando politiche di defiscalizzazione strutturali”.

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Il ruolo degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Dal Consiglio Nazionale di Senior Italia FederAnziani, che si è tenuto a Chianciano Terme, si alza letteralmente un’ovazione alla proposta d’amore del Santo Padre, quella di assegnare un premio Nobel agli anziani. La Federazione della terza età ringrazia ancora una volta Papa Francesco per il suo tenace impegno a fianco degli anziani, nel sottolinearne sempre alle orecchie di questa società il ruolo insostituibile, il tesoro inestimabile che conservano in quanto custodi della memoria, il contributo impagabile in termini morali che offrono ogni giorno alla comunità, soprattutto attraverso il dialogo con le nuove generazioni. Come già nelle numerose occasioni in cui Senior Italia FederAnziani ha avuto la possibilità d’incontrarlo, e come in tante altre occasioni in cui il Santo Padre ha ribadito l’importanza del loro ruolo nella società, oggi Papa Francesco, con questo straordinario messaggio, ha ancora una volta dimostrato di essere il grande sostenitore degli anziani – in un mondo che troppo spesso, a suo discapito, li trascura -, ergendosi contro la cultura dello scarto e contro la rimozione della memoria.

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L’assistenza agli anziani: metodi e strumenti razionali

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

Rimini nelle giornate di venerdì 9 e sabato 10 marzo Palacongressi di Rimini, al fianco di studiosi quali Murna Downs, docente di Studi sulla Demenza presso il Centro di Studi Applicati sulla Demenza dell’Università di Bradford; l’antropologo e scrittore Marco Aime; Rabih Chattat, professore associato presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna; Fabio Folgheraiter, professore di Metodologia del lavoro sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e co-fondatore del Centro Studi Erickson; il sociologo Pierpaolo Donati. E’ prevista anche la testimonianza personale di Kathy Ryan sull’Alzheimer precoce diagnosticatole a soli 52 anni. Nonostante la portata sempre crescente del problema, il dibattito tende tuttora a concentrarsi principalmente sugli aspetti medici, economici e manageriali della questione. Come rispettare l’umanità e i diritti profondi degli anziani coinvolgendo le famiglie nel prendersene cura? Come evitare che si sentano solamente l’oggetto di pratiche assistenziali? E allo stesso tempo, come favorire il benessere degli operatori? Sono solo alcune delle domande attorno alle quali si svilupperanno gli interventi della due giorni, nel tentativo di avanzare delle proposte per un’innovazione delle pratiche assistenziali che ponga in primo piano aspetti quali la relazione e il coinvolgimento attivo dell’assistito. Già da alcuni anni approcci innovativi per la cura di persone affette da problematiche neurocognitive sono andate consolidandosi in diversi Paesi, Italia inclusa, metodi che si prefiggono, in modo complementare alla terapia farmacologica, di curare la persona portando la sua storia personale a divenire la “pietra miliare” su cui costruire il progetto di cura, ma che possono essere parimenti utili anche a chi si prende cura di queste persone.
Saranno dunque i cosiddetti approcci non farmacologici a essere affrontati nel convegno, davanti a oltre 450 partecipanti, da esperti di fama internazionale, sviluppati attorno al tema del valore umano della persona, a sua volta declinato in quattro punti principali che vanno dall’accettazione della persona, al suo coinvolgimento nelle decisioni che la riguardano, passando per l’adattamento degli spazi nel rispetto di tempi ed esigenze specifiche e, ancora, per la valorizzazione di quella che è stata la storia personale dell’assistito.Cinque, in questo senso, le metodologie affrontate: l’approccio capacitante, che mira a sovvertire la tendenza in base alla quale, quando ci relazioniamo con una persona affetta da demenza, la nostra attenzione si focalizza principalmente sui suoi deficit e sulle sue difficoltà; il Metodo Gentlecare che riconosce la valenza curativa dell’ambiente stabilendo che il benessere della persona è raggiungibile mediante la costruzione attorno alla persona di “protesi” che consentano il mantenimento della maggior autonomia possibile del malato; il Metodo Montessori, che propone l’applicazione di una metodologia che favorisce l’autoeducazione e l’estensione naturale dell’autonomia; il concetto di bientratance, che punta a promuovere il benessere della persona-utente all’interno di queste istituzioni attraverso la ricerca continua della personalizzazione del percorso d’aiuto e della prestazione, e, infine, il metodo Validation tecnica di comunicazione che consiste nell’utilizzare tecniche verbali e non verbali che vanno a supportare le frequenti difficoltà relazionali che si verificano nella quotidianità di familiari e operatori, con l’obiettivo ultimo di permettere all’anziano di esprimere se stesso, indipendentemente dal contenuto cognitivo.

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Scuola: Il nuovo contratto danneggia giovani e anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

L’accordo sottoscritto all’Aran da CGIL, CISL e UIL ufficializza l’abolizione del primo gradone stipendiale (relativo alla fascia di anzianità 3-8 anni) riassorbito nella fascia unica 0-8 anni. Si tratta di una sorta di consacrazione di quanto era stato deciso con il Contratto integrativo di lavoro del 4 agosto 2011, per ottenere delle risorse interne al fine di trovare la copertura di un piano triennale di immissioni in ruolo ormai ampiamente esaurito. Così tutti coloro che non hanno servizio pregresso alla stipula del contratto a tempo indeterminato devono oggi attendere qualcosa come otto anni per vedere muovere il loro stipendio in avanti. Così, invece di ripristinare l’incremento stipendiale in corrispondenza del compimento del terzo anno di anzianità, si è andati a cancellarlo anche nel nuovo contratto che scadrà a fine 2018. Ma non vanno meglio gli over 60. Se si tiene conto dell’avanzamento della soglia di pensionamento, spostata a 67 anni (oppure per quello di anzianità a 43 anni di contributi), viene da chiedersi come mai non sia stato previsto alcun nuovo scaglione: in pratica, l’ultimo gradone (a 35 anni di carriera) viene a configurarsi senza un limite‎ temporale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’abolizione del primo gradone stipendiale, introdotta per favorire l’invarianza finanziaria per le immissioni in ruolo poi normata dalla legge 128/2013, danneggia non poco chi aveva già diversi anni di precariato e viola la normativa comunitaria: per questo, va disapplicata. Lo hanno detto diversi giudici sui ricorsi promossi dal nostro sindacato. Per chi ha tanti anni di servizio alle spalle, ci si aspettava una nuova fascia, la 36-43 anni, attraverso la quale si sarebbe recepito nel contratto collettivo nazionale il sensibile allungamento dell’età pensionabile. Invece, inspiegabilmente, nell’ipotesi di contratto accordato dalla parte pubblica con i sindacati Confederali, si condannano gli over 60 a percepire lo stesso stipendio fino all’ultimo anno prima di andare in pensione. Sempre che non muoiano prima, permetteteci la battuta, visto che ormai ogni tre anni si eleva l’età pensionabile: tra l’altro per vedersi assegnare un rateo pensione destinato ad assottigliarsi nei prossimi anni del 30-40% rispetto all’ultimo stipendio, per poi ridursi progressivamente sino ad assicurare ai millennials meno della metà di quanto percepito a fine carriera.Anief ricorda che il ricorso per il recupero del “gradone” stipendiale degli immessi in ruolo dal 2011 è destinato a docenti e Ata che hanno stipulato il contratto a tempo indeterminato dall’a.s. 2011/12 (anche con decorrenza giuridica 2010/11), al fine di ottenere il risarcimento del danno e il recupero delle somme perdute a causa della fusione dei primi due gradoni stipendiali. il ricorso, inoltre, comprende la richiesta di valutazione per intero, ai fini giuridici ed economici, di tutti gli anni di precariato per la ricostruzione di carriera.Il personale immesso in ruolo con nomina giuridica ed economica non successiva all’a.s. 2010/11 può, invece, aderire al ricorso ricostruzione di carriera sia nella scuola statale sia in quella paritaria.

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La vecchiaia e il modo come rendersi utile

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

Ci sono interi quartieri romani dove è più facile notare gli anziani in luogo dei giovani in specie in alcune ore del giorno. Questo significa che il “prendere aria” non è solo un aspetto della vita, per una certa età, che favorisce il dettato medico di fare lunghe camminate, ma è anche l’aspetto più evidente dell’invecchiamento della popolazione che per gli over sessantacinque significa aver raggiunto se non superato il 20% della popolazione. E ci si può invecchiare in due modi: stando abbastanza bene in salute o da malati, handicappati e non autonomi. Manca, per quanto c’è dato di sapere, una precisa statistica sui due aspetti della condizione umana degli anziani ma guardandoci in giro ci sembra più evidente che chi sta migliore rappresenta la maggioranza, Per costoro “fare qualcosa” dopo una vita spesa al lavoro, è fondamentale. C’è chi dedica il suo tempo alla famiglia, alle prese con i nipoti, lo sfaccendare in casa e a fare la spesa. C’è chi si trova un hobby e ancora chi non riesce ad attaccare i classici scarpini al chiodo e s’ingegna per trovare un lavoro, sia pure come volontario.
Questo popolo di “emarginati” dalla vita attiva e relegati alla sedentarietà forse più intellettuale che materiale non merita l’isolamento ma si deve pensare a loro come a una forza che può essere impiegata in qualche modo. I centri studi della Fidest, circa venticinque anni fa, furono già allora consapevoli di quest’aspetto tanto che si cercò di approfondirlo con gli stessi interessati. L’idea che ci parve più singolare, ma che allora non trovò riscontro pratico, fu quella di “riciclare” i borghi abbandonati che pullulano in Italia per via dell’esodo dei giovani verso le grandi città o i centri industriali e commerciali, con il trasferimento “su base volontaria” degli anziani ristrutturando, ove necessario, le vecchie abitazioni ma con l’aggiunta di attività di supporto per gli immigrati (corsi di lingue, arte, mestieri, ecc.) e che a loro volta avrebbero potuto ricambiare tali prestazioni con piccoli lavori domestici e di badanza.” L’idea parve così interessante a taluni che si pensò ad una sua ulteriore applicazione attraverso un progetto denominato “le cittadelle del sapere” con la costruzione di centri abitati polifunzionali sparsi lungo le coste dell’Africa settentrionale che si affacciano sul Mediterraneo con la stessa formula del “docente” anziano e del “discente” autoctono e con lo scambio di servizi di supporto logistico. Riteniamo, data la crisi in atto, che queste proposte possono essere rilanciate e, se del caso, approfondite e migliorate poiché non solo offrono un’opportunità a chi ha tirato i remi in barca più per volontà di altri che la propria, ma potrebbe essere stimolo ad attività commerciali e imprenditoriali di un certo spessore. Meditate, voi tecnici, meditate ma anche i politici lo dovrebbero fare. (Riccardo Alfonso)

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Anziani: aiutiamo i giovani a scegliere il loro futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

Chi sono gli anziani se non quelli che da giovani e anche da giovanissimi hanno vissuto gli anni post-bellici alla ricerca di un lavoro e nelle piazze a sostenere le lotte di quanti vivevano bistrattati dalla società e umiliati nei loro diritti? Cosa si chiedeva allora che non si ripete oggi? Eppure in tutti noi resta l’amarezza di aver avuto da 25 anni a questa parte governi che hanno fatto di tutto per smantellare ciò che di buono è stato costruito, per aggravare le manchevolezze e per vanificare anni di lotta impiegati alla ricerca di un modello di società dove la convivenza politica non fosse pagata al prezzo di gravi rinunce. Ora siamo arrivati ad una svolta radicale dove da una parte vi è chi intende infliggere un colpo mortale ai diritti dei lavoratori, per altro già ridotti al lumicino, e dall’altra chi lotta per invertire la tendenza. E’ diventata l’impari battaglia tra chi ha perso la voce soffocata dai media, tra chi viene tratto in inganno dai soliti imbonitori di turno e chi sta riducendo le istituzioni ad una merce taroccata e chi da tutto questo ne trae beneficio per ottenere facili arricchimenti a spese dei più deboli. Gli anziani sanno, per il loro vissuto, dove andrà a finire quest’andazzo ed è loro dovere evitare che ciò accada. Non possono permettere che il futuro dei giovani sia così gravemente com-promesso e gravido d’incognite. Bisogna restituire alla società i suoi valori, ridare dignità al lavoro, al rispetto delle istituzioni, al criterio di un’equa ridistribuzione delle risorse. Gli altri dicono che afferma-re tutto ciò è populismo trasformandolo in una brutta parola, gli anziani sanno che è invece la strada maestra per guardare avanti e per dare concretezza alla speranza. Ciò significa in primo luogo non rinunciare alla lotta e partecipare al voto significa far diventare la democrazia una rivoluzione se la scelta dell’elettore è ben indirizzata. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Canone Rai: va restituito ai 75enni che hanno versato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

Il Premier Paolo Gentiloni ha annunciato ora che è appena stato firmato da parte del ministro dell’Economia e del ministro dello Sviluppo economico il decreto per l’aumento della fascia di reddito di esenzione del canone RAI per gli over 75.”Ottimo, era ora! Lo stiamo chiedendo, infatti, da quasi due anni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dobbiamo ancora vedere il decreto, ma diciamo subito che deve contenere la restituzione del canone per quei 75enni che dal 2016 ad oggi avevano una soglia di reddito superiore a 6.713,98 euro ma inferiore a 8000 euro e che, quindi, sono stati costretti a pagare per colpa della mancanza di questo decreto attuativo” conclude Dona.L’associazione ricorda, infatti, che la Legge di stabilità 2016, prevedeva, al comma 160, che le eventuali maggiori entrate per gli anni dal 2016 al 2018, fossero destinate all’ampliamento sino ad 8.000 euro della soglia reddituale di esenzione per chi ha un’età pari o superiore a 75 anni.Quindi chi ha pagato il canone in questi 3 anni, 2016, 2017 e 2018, pur avendo un reddito complessivo familiare non superiore a 8.000 euro, ha diritto ora alla restituzione del canone versato.

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Anziani: aiutiamo i giovani a scegliere il loro futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 11 febbraio 2018

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Ecg preventivo in adulti anziani asintomatici, l’opportunità della procedura è in dubbio

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 gennaio 2018

Stethoscope on the ECG. medical symbolic close-up photoSecondo quanto afferma la US Preventive Services Task Force (USPSTF) in una nuova bozza di raccomandazione, non è possibile schierarsi a favore o contro per quanto riguarda lo screening con elettrocardiogramma (ECG) per fibrillazione atriale in adulti asintomatici di almeno 65 anni. I ricercatori non hanno trovato prove sufficienti a determinare la superiorità della procedura rispetto alla cura abituale, e date le incertezze, non è possibile valutarne il beneficio netto in questa popolazione. Una bozza di raccomandazione separata inoltre precisa che non vi sono prove sufficienti a supportare la decisione del 2012 dell’USPSTF di non raccomandare lo screening ECG per le malattie cardiovascolari in adulti asintomatici a basso rischio. Il gruppo di lavoro insomma ritiene che le prove attuali siano inadeguate per determinare se le informazioni fornite dall’ECG a riposo o da sforzo, in aggiunta a quelle ottenute utilizzando i tradizionali fattori di rischio cardiovascolare, possano essere utilizzate per guidare le decisioni di trattamento o ridurre gli eventi cardiovascolari. Le uniche prove che la task force valuta adeguate sono in realtà quelle che sottolineano i danni “lievi o moderati” che possono derivare dallo screening con ECG a riposo o sotto sforzo, come procedure invasive non necessarie e sovra-trattamento.L’USPSTF conclude quindi con moderata certezza che i potenziali danni di questa procedura nella prevenzione di eventi cardiovascolari negli adulti asintomatici a basso rischio sono uguali o superiori ai potenziali benefici. Per gli adulti a rischio intermedio o alto, la task force afferma che le prove sono comunque insufficienti per valutare l’equilibrio di benefici e rischi dello screening di routine. Per quanto riguarda invece persone impegnate in determinati ruoli, come i piloti o gli operatori di macchine pesanti, dove l’inabilità o la morte improvvisa possono causare un pericolo per la sicurezza di altri individui, considerazioni diverse dal beneficio per la salute del paziente possono influenzare la decisione di utilizzare uno screening con ECG per prevenire eventi cardiovascolari, secondo il documento. Alcune Società scientifiche hanno espresso opinioni differenti sull’argomento, e il documento in bozza si conclude con l’enumerazione di studi tuttora in corso che potranno aiutare a colmare le lacune nelle prove. (fonte: Doctor33) (foto: Ecg preventivo)

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Quando gli anziani possono diventare una risorsa

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

anziani-come-risorsaIl Comune di Cori – Assessorato alle Politiche Sociali – ha pubblicato un bando per la selezione di anziani autosufficienti da inserire in progetti di valorizzazione della cittadinanza attiva. I destinatari dell’avviso sono gli anziani residenti sul territorio comunale che hanno compiuto 65 anni, inoccupati o pensionati, in buono stato di salute certificato dal medico di famiglia; e gli anziani di 60 anni con una fragilità emotiva e di indigenza sociale. Gli interessati possono presentare la relativa domanda al Protocollo generale dell’Ente entro le ore 13:00 del 1° Dicembre. Il modulo per la partecipazione può essere ritirato presso i Servizi Sociali del Comune di Cori e la Delegazione comunale di Giulianello negli orari d’ufficio. Dovrà essere allegata la seguente documentazione: copia del documento di identità in corso di validità, ISEE, certificato del medico di famiglia.Si vuole così offrire agli anziani autosufficienti o con fragilità l’opportunità di svolgere lavori socialmente utili, quali: funzioni di segreteria e supporto all’attività amministrativa del settore Servizi Sociali e Culturali; piccole pulizie nei locali comunali di Giulianello, al centro anziani di Giulianello, nella biblioteca di Giulianello, al centro sociale di Cori, nella mensa sociale del Comune di Cori; assistenza all’attraversamento pedonale scolastico nei pressi degli istituti locali.L’iniziativa è ulteriormente dettagliata come segue. L’inserimento civico prevede un rimborso spese di 250,00 € mensili, per un corrispettivo di 3 ore di disponibilità giornaliere, da garantire per 5 giorni a settimana e fino al raggiungimento di un monte complessivo di 60 ore al mese. Dopo le iscrizioni verrà stilata una graduatoria, con precedenza data ai soggetti con minor reddito. In base alle richieste si potrà prevedere una rotazione.(n.r. Perchè il comune di Roma, nello specifico, non fa la stessa cosa? E’ stata da anni anche la nostra proposta e l’avevamo segnalata a ben 15 comuni italiani indipendentemente dal loro numero di residenti. Nessuno si è degnato di risponderci. Qui non si tratta di sottrarre lavoro ai giovani poiché sono prestazioni di supporto tant’è che nello specifico avevamo indicati gli anziani anche come “osservatori e segnalatori” ambientali)

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Anziani e costo badanti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

federanziani“La situazione dei pensionati over 75 d’Italia è diventata insostenibile – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, sindacato Famiglie Datori di Lavoro Domestico – secondo gli ultimi dati Istat 1 milione e 200 mila anziani ultrasettantacinquenni ha gravi difficoltà in almeno un’attività di cura della persona come mangiare, vestirsi o lavarsi e i più colpiti sono gli anziani con i redditi più bassi. Considerato che il costo annuo di una badante per persona non autosufficiente oscilla tra i 14.000 e i 21.000 Euro (assistente CS e DS del CCNL lavoro domestico), i nuovi dati Istat, uniti alla stima della Ricerca DOMINA secondo cui il 70% dei pensionati ha un reddito inferiore ai 14.600, delineano un chiaro stato di emergenza nel settore dell’assistenza. Solo l’8% dei pensionati potrebbe permettersi la badante e sono proprio quelli con i redditi più bassi ad essere maggiormente colpiti da malattie croniche gravi (46% a fronte del 39% delle classi più abbienti) e da gravi riduzioni di autonomia nelle attività di vita quotidiana (1,2% a fronte dell’8% delle classi più abbienti). “Per consentire ai nostri anziani di condurre una vecchiaia serena e di ricevere l’assistenza che meritano – prosegue Gasparrini – è necessario attuare immediatamente un piano di defiscalizzazione e decontribuzione che consenta alle famiglie di sostenere i costi delle badanti”.

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Anziani: alternativa possibile

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

federanzianiIn alcuni miei libri ho parlato a lungo della questione degli anziani sotto i due più importanti aspetti: la previdenza e l’assistenza. Ho, innanzitutto, posto l’accento sull’evoluzione dell’età che ha fatto registrare un importante cambiamento nella sua condizione. Non molti anni fa, infatti, si entrava nell’età adulta più tardi di oggi così come si consideravano “vecchi” i sessantenni. Si vuole quindi valutare più ampliato lo spettro della vita attiva-lavorativa dai 16 ai 60 di allora ai 15 – 77 di oggi. In pratica siamo passati dai 44 anni agli attuali 62. Ma non finisce qui. Tutto l’arco della nostra esistenza si avvale di due fondamentali variabili dettate una dai passaggi formativi-professionali (scuola, master, specializzazioni, ecc.) e l’altra dallo stato di salute che potrebbe permettere ad esempio ad un ottantenne, e anche oltre, d’avere una “mente attiva” ma in un corpo fragile. Questo allungamento della speranza di vita congiunto ad una migliore qualità dell’esistenza si scontra inevitabilmente con altri due aspetti, cioè quello dell’evoluzione tecnologica e scientifica che, tra l’altro, riduce l’impiego di manodopera nelle imprese e l’aumento esponenziale della popolazione mondiale che oggi ha superato i 7 miliardi di persone. E dentro tali componenti ruota l’inevitabile disparità di natalità tra i paesi cosiddetti avanzati e quelli del terzo mondo notoriamente più poveri, o per meglio dire composti da una maggiore e più diffusa povertà. Ciò provoca un flusso migratorio in cerca di regioni più ospitali. Siffatto insieme di cose ci rende consapevoli della necessità di ricercare un modello di società diverso che nel prendere atto dei mutamenti esistenti e della loro evoluzione, in prospettiva, si faccia carico di trovare una risposta adeguata che contemperi sia il contingente sia la possibilità di mettere mano ai necessari correttivi futuri. Ecco perché se ci limitiamo al caso italiano, con una fascia di una popolazione considerata anziana e che va dai sessanta anni in poi e che si può quantificare in oltre 15 milioni di persone ovvero un quarto della popolazione totale, dobbiamo farci carico di iniziative adeguate ed anche prevederne di originali. Consideriamone alcune estratte da un progetto dei Centri studi della Fidest di qualche anno fa:
– trasformare la previdenza in assicurazione e stabilire contributi che permettessero ogni dieci anni di ottenere una rendita pari al 20% della media dei corrispettivi retributivi percepiti;
– eliminare i limiti di età sia per l’accesso al lavoro sia per lasciarlo pur stabilendo opportuni vincoli soprattutto per evitare il lavoro minorile sostitutivo della scuola;
– consentire la mobilità lavorativa per fasce di età considerando che si possono fare dei lavori ad una certa età ma non in altre. L’esempio tipico è dato dal giocatore di calcio professionista che, intorno a 35 anni, appende gli scarpini al chiodo, ma non per questo si considera un pensionato. Si cerca, semplicemente un altro lavoro;
– in caso di disoccupazione, diciamo di un cinquantenne, e le difficoltà a trovare un altro impiego, le rendite assicurative nel frattempo accumulate (pensiamo a tre cicli da 10 anni e quindi il 60% della sua media retributiva complessiva) possono evitargli un più cocente disagio economico.
– agli “anziani” verrebbe riservata un’altra opportunità che è quella di vivere in una “comunità mista” chiamata dagli ideatori “cittadella del sapere” dove l’esperienza e la conoscenza degli uni si combina con talune prestazioni assistenziali degli altri. E queste condizioni rese operabili nei paesi del terzo mondo permetterebbero, tra l’altro agli autoctoni di acquisire maggiori conoscenze e conseguenti possibilità lavorative in loco o altrove.
Per quanto riguarda l’assistenza il principio guida deve essere quello della “universalità” ma nella prevenzione: meglio prevenire che curare un male avanzato. E per farlo tutta la filiera assistenziale va rivista. Il risultato ci offre un migliore sistema assistenziale e sensibili economie di gestione. (Riccardo Alfonso)

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Essere giovani e diventare vecchi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

anzianiLa questione giovanile è un tema generazionale che si ripete di continua senza soluzione di continuità. Ero un giovane, anni fa, e mi furono dette, praticamente, le stesse cose e che i miei coetanei ripetono pappagallescamente ai giovani di oggi. Mi chiedo se è mai possibile concepire una politica per i giovani e con i giovani che non si traduca in una farsa. Ma vado ancora più in là. Mi domando se davvero possa esistere questa politica generazionale come l’altra suggestione che si chiama di genere. La verità è che la nostra società è infarcita di falsi, di ipocrisie, di prese in giro. Credo che la faccenda, a questo punto, dovrebbe essere impostata in modo diverso. Prendiamo, ad esempio, la staffetta. Ognuno è incaricato di correre per una frazione dell’intero percorso ingegnandosi di passare il testimone, che attende al punto d’incontro, per proseguire la corsa sino al traguardo finale. Ha forse importanza se tra i concorrenti vi è uno più giovane e, un altro, meno giovane? L’importante è che si più veloci per battere la squadra avversaria. Nella società civile si sta verificando la stessa cosa ad eccezione, forse, della politica. E’ una questione di garretti e di intelligenza. E’ di sapere con pragmatismo cosa vogliamo e cosa possiamo fare per dare alla società l’impronta del nostro tempo. Ogni epoca si presenta con prospettive di cambiamento interessanti ma oggi il processo si sta accelerando e ciò ci impone d’imprimere una maggiore velocità ai mutamenti che vorremmo introdurre, ma dovremmo avere anche la determinazione di porre mano ai cambiamenti senza guardare in faccia agli interessi di parte, alle logiche corporative. Ci siamo mai chiesti la vera ragione perché le riforme che contano non decollano pur discutendone da decenni? Da allora ad oggi sono passate almeno due generazioni di giovani ma sono servite a qualcosa? Probabilmente non avevano né lo sprint del velocista né la resistenza del maratoneta. In altri termini occorre non farsi sedurre dalla logica dei rinvii e pretendere che si faccia subito ciò che si promette. E questo è un aspetto, e chiedo scusa della mia intrusione da “vecchietto” che preme sia ai giovani sia a meno giovani. (Riccardo Alfonso)

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FederAnziani: Italia sotto scacco della longevità

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

istat“I dati diffusi oggi dall’Istat confermano l’allarme che stiamo lanciando ormai da tempo”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “La longevità di massa è uno tsunami inarrestabile e quello che ci preoccupa di più è che i decisori non ci sembrano consapevoli dell’urgenza con cui è necessario intervenire. Due numeri sintetizzano questo allarme: l’impetuoso invecchiamento della popolazione porta gli over 65 a raggiungere la soglia del 22%, ovvero la quota più alta in Europa; dall’altra parte cresce il numero di italiani che, a causa di problemi economici, rinuncia alle cure: tra il 2008 e il 2015 la quota passa dal 4 a 6,5% della popolazione. A conferma della spirale pericolosa segnalata da questi dati, inoltre, l’Istat ribadisce che tra i gruppi più svantaggiati in assoluto ci sono le anziane sole. Non solo gli italiani non possono più permettersi di pagarsi una visita specialistica, ma assistiamo anche ad una drastica diminuzione dei posti letto, con un aumento progressivo della distanza tra cittadini e ospedale, che diviene a sua volta causa di rinuncia alle cure in tanta parte del territorio”.“A ciò si aggiunga che, come già noto a tutti, da qui al 2023 andranno in pensione 16.000 medici di medicina generale e un assistito su tre rimarrà senza medico”, aggiunge Messina, “Una situazione grave alla quale ci auguriamo possa davvero porre rimedio il Tavolo per le scuole di specializzazione in medicina generale di recente istituzione. Non diverso è lo scenario rispetto agli infermieri, dal momento che al 2016 risultavano mancarne circa 47 mila per garantire la sicurezza ed efficienza dei servizi agli anziani”.
“Noi pazienti”, prosegue Messina, “dobbiamo inoltre registrare la mancata presa in carico di diverse patologie, come la BPCO (Broncopneumopatia Cronico-Ostruttiva); l’osteoporosi, con la mancata erogazione dei farmaci biologici che potrebbero contrastare efficacemente il rischio di frattura; la fibrillazione atriale rispetto alla quale i pazienti di fatto hanno difficoltà ad accedere ai Nuovi anticoagulanti orali o addirittura ne ignorano l’esistenza, quando il loro utilizzo potrebbe prevenire tanta parte di quei 200.00 ictus che si verificano ogni anno; infine cure inadeguate nell’oncologia per gli anziani e liste d’attesa fuori controllo demotivano così tanto i pazienti che alla fine è meglio non curarsi più”.“A fronte di tale scenario”, conclude Messina, “il nostro sistema salute appare impreparato a rispondere, in modo omogeneo sul territorio, al bisogno di salute dei cittadini pazienti, soprattutto dei più fragili come gli anziani. Perché ciò avvenga urge che nei decisori ci sia un salto di qualità in termini di consapevolezza dei numeri e dello scenario che già oggi, e in modo ancora più drammatico in futuro, si sta delineando. Una consapevolezza che ci sembra oggi tutt’altro che acquisita, con le evidenti conseguenze sui più deboli che il Rapporto Istat descrive oggi in modo impietoso”.

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Invecchiamento attivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 maggio 2017

Porto AnconaAncona. Conferenza nazionale giovedì 11 maggio ad Ancona “L’Indice di invecchiamento attivo in Italia: utilizzo e implicazioni politiche” (Regione Marche, Palazzo Li Madou), organizzata dall’Inrca – Istituto Nazionale di Riposo e Cura Per Anziani, in collaborazione con la Commissione europea e la Commissione Economica europea delle Nazioni Unite (Unece). Comprendere le dinamiche necessarie per realizzare politiche per l’invecchiamento attivo in Italia, partendo dagli strumenti oggi disponibili (come l’Indice di Invecchiamento attivo elaborato a livello europeo), è l’obiettivo della promozione di politiche in favore dell’invecchiamento attivo è uno dei principali strumenti messi in campo in Europa per affrontare la sfida rappresentata dal crescente aumento dell’età media, per contribuire a raggiungere benefici in termini di salute e benessere a tutti i livelli. Sia per gli anziani, grazie ad attività di prevenzione e di promozione di stili di vita sani in grado di prevenire malattie e disabilità che, di conseguenza, per la società nel suo complesso.La crescente attenzione verso il tema rende cruciale avviare un confronto politico in tale direzione. Dopo i saluti istituzionali di Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona, Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche, Gianni Genga, direttore generale Inrca, Fabrizia Lattanzio, direttrice scientifica, e Maria Novella Luciani, direttore Ufficio Ricerca e innovazione in sanità, Ministero della Salute, la conferenza partirà da una descrizione del contesto europeo per poi focalizzarsi sulle politiche per l’invecchiamento attivo in Italia, anche grazie a testimonianze sui percorsi attivati per promuoverlo a livello regionale.L’importanza della conferenza è testimoniata da relatori di alto profilo, tra cui Asghar Zaidi, Prof. di Politiche internazionali Università di Southampton, Luciana Quattrociocchi, Dirigente Servizio struttura e dinamica sociale dell’Istat, Andrea Principi del Centro ricerche economico-sociali sull’invecchiamento dell’Inrca, Pietro Checcucci, ricercatore del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Renata Bagatin, Consigliere regionale Fvg, Serenella Tasselli, Responsabile inclusione sociale, contrasto alle povertà e anziani Regione Umbria, Massimo Magi, Presidente regionale Fimmg, Manuela Carloni, Presidente Regionale Auser, Andrea Marini, Segretario regionale Uilp, Bruno Bucciarelli, Presidente Confindustria Marche, oltre che il prof. Roberto Bernabei, presidente della rete Italia Longeva.

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Anemia negli anziani da non sottovalutare

Posted by fidest press agency su sabato, 6 maggio 2017

anzianiL’ematologia e il trattamento delle malattie del sangue sono probabilmente tra i settori della medicina che sono progrediti maggiormente, soprattutto grazie alla ricerca genetica, ai trapianti di cellule staminali e alla disponibilità di nuovi farmaci biologici. E questo vale anche per le persone anziane. Sono questi i temi principali del congresso “Hematologic diseases in the elderly”, svoltosi recentemente a Roma. L’incontro è stato organizzato dall’Istituto di Ematologia Seràgnoli dell’Università di Bologna, con il patrocinio di SIE-Società Italiana Ematologia, SIES-Società Italiana Ematologia Sperimentale, AIOM-Associazione Italiana Oncologia Medica, SIGG-Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Oggi il concetto di anziano non riguarda soltanto l’età anagrafica, ma anche quella fisiologica: bisogna valutare anche il rischio di patologie e di mortalità, la riserva funzionale, cioè la capacità dell’organismo a svolgere le normali attività, ma anche le condizioni economiche e sociali in cui l’anziano vive» spiega Lodovico Balducci, professore di Medicina all’Università South Florida di Tampa (Stati Uniti) e uno dei pionieri nella ricerca dell’oncologia geriatrica. «Alcune ricerche stanno sviluppando modelli matematici che permettano di calcolare l’età biologica di una persona sulla base di una serie di biomarcatori che siano di complemento agli aspetti clinici, che oggi sono comunque i parametri principali per valutare lo stato di salute di una persona».
Questo riguarda anche la cura delle persone anziane con un tumore ematologico, per le quali la ricerca e la medicina hanno fatto passi da gigante.
«Fino a dieci-quindici anni fa i pazienti anziani con disordini ematologici venivano trattati soltanto con terapie palliative, mentre ora abbiamo nuove idee, nuovi concetti e possiamo trattare e anche curare la maggior parte di questi pazienti, anche di 70-80 anni d’età» spiega Pierluigi Zinzani, ematologo di fama internazionale del Policlinico Sant’Orsola di Bologna-Università di Bologna. Un esempio è il linfoma non-Hodgkin, che è oggi il principale tumore ematologico per frequenza, tra tutti i tumori il sesto nel mondo occidentale e il quinto in Europa. Colpisce prevalentemente la popolazione adulta (60- 65 anni) e attualmente in Italia circa 130 mila persone convivono con un linfoma non-Hodgkin
«Negli ultimi vent’anni sono stati compiuti molti progressi contro questo tumore» prosegue Zinzani. «I progressi nella diagnostica permettono di definire il trattamento più appropriato per ciascuna tipologia di linfoma non-Hodgkin e di paziente. Per quanto riguarda la terapia, gli anticorpi monoclonali hanno cambiato radicalmente l’approccio terapeutico e la risposta alla terapia stessa, aumentando la sopravvivenza alla malattia. Inoltre, negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi farmaci biologici, con un meccanismo d’azione che permette di colpire direttamente i recettori delle cellule tumorali». I linfomi non-Hodgkin si possono dividere in due grandi categorie: i linfomi aggressivi e quelli indolenti. In entrambi i casi si sono ottenute percentuali significative di remissione della malattia: circa il 50-55% nei linfomi aggressivi e il 20-25% in quelli indolenti. «Tutto ciò era impensabile fino a vent’anni fa, mentre oggi abbiamo davanti un ampio margine di miglioramento grazie a veri e propri “farmaci intelligenti”, che riducono gli effetti collaterali e la tossicità» aggiunge Zinzani. «La maggiore possibilità di guarigione e la riduzione della tossicità costituiscono oggi un binomio assolutamente vincente». Altro tema centrale del congresso è stata la gestione dell’anemia nell’anziano. «Il declino dell’emoglobina nel sangue e un concomitante aumento dell’anemia non devono essere considerati come una normale conseguenza della vecchiaia, per cui la diagnosi di anemia in una persona anziana deve essere valutata con attenzione dal medico» avverte Harvey Cohen, della Duke University Medical Center a Durham, Stati Uniti. «L’anemia colpisce prevalentemente le donne giovani (12%) per poi diminuire nel sesso femminile dopo la menopausa e tornare a essere elevata tra le donne tra i 75 e gli 84 anni (10%) per poi raddoppiare dopo gli 84 anni (20%). Negli uomini invece la percentuale degli anemici è più bassa in età giovanile per poi aumentare dopo i 65 anni, arrivando al 15% tra i 75 e gli 84 anni e a un uomo su cinque dopo gli 85 anni (26%). Tra le cause che provocano un aumento dell’anemia negli anziani sono da segnalare la perdita di cellule staminali, che non vengono più rimpiazzate perché si riduce anche la loro proliferazione, e nei maschi anche la riduzione nella produzione di testosterone, un ormone steroideo prodotto principalmente nei testicoli. Uno stato di anemia negli anziani non deve essere trascurato o sottovalutato, perché può ridurre l’aspettativa di vita, aumentare il rischio di declino funzionale, di insufficienza cardiaca e di infarto, di perdita cognitiva e di demenza» conclude Cohen.

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Sanità: troppo esosa per gli over 65, spesa media 455 euro l’anno

Posted by fidest press agency su domenica, 30 aprile 2017

federanzianiLa salute costa cara agli anziani. In media, nell’ultimo anno, gli over 65 hanno speso in sanità 455 euro, una cifra non lontana dall’importo di una mensilità di pensione minima (500 euro circa). Troppo oneroso anche l’accesso al sistema sanitario nazionale: più di un anziano su tre (il 35%) ammette di aver rinunciato ad una visita diagnostica specialistica, proprio a causa del costo eccessivo del ticket sanitario, mentre l’11% si è potuto avvalere dell’esenzione. È quanto emerge dalla seconda indagine sul rapporto tra sanità e over 65, condotta da Fipac, in collaborazione con SWG, in occasione della Settimana della Buona Salute, che si concluderà domenica 30 aprile. L’edizione di quest’anno prevede oltre 100 appuntamenti in città e paesi italiani, dalla distribuzione di materiale informativo sull’alimentazione sicura e sull’attività fisica, manuali sui corretti stili di vita ed allestimento di punti prevenzione e visite gratuiti. L’obiettivo è riportare al centro dell’attenzione i temi della salute e del rapporto tra sistema sanitario e pazienti, soprattutto i più anziani che, schiacciati tra ticket che aumentano e pensioni che rimangono ferme, sono tra i più a rischio di ‘povertà sanitaria’, ovvero l’esaurimento delle risorse da dedicare alla salute. Rischio che emerge chiaramente dai dati dell’indagine: il 12% degli intervistati ha dichiarato di aver speso tra i mille ed i 2mila euro nell’ultimo anno, il 15% addirittura oltre duemila. Cifre incompatibili con il reddito di molti over 65: la pensione media, in Italia, è di 825 euro al mese e nel caso dei trattamenti minimi si abbassa ad appena 500 euro. Come è chiaro dal sondaggio, qualcuno rinuncia, per mancanza di risorse, addirittura alla diagnostica, in particolare a quella preventiva. Ma si taglia anche sulle cure, soprattutto in caso di problemi non completamente invalidanti come quelli odontoiatrici.
A parte i costi, però, gli anziani trovano difficoltà di accesso alla sanità pubblica anche in termini di attesa. Tanto che due persone su tre (il 66%) ha deciso di ricorrere, nonostante i costi superiori, a strutture private per realizzare in tempi brevi le visite o le analisi necessarie, a fronte del 28% che ha potuto evitarlo, mentre il restante 6% ha fatto ricorso ai pronto soccorso per aggirare le lunghissime attese.
La riduzione dei tempi d’attesa per la diagnostica e per le visite specialistiche è in cima anche alla classifica degli interventi più richiesti dagli over65, con il 38% delle indicazioni. Seguono l’assegnazione di risorse maggiori al servizio sanitario nazionale (17%) e la riduzione della complessità burocratica (12%), mentre uno su dieci vorrebbe uno sconto del ticket per i redditi più bassi. Giudizio positivo, invece, sul medico di famiglia, ritenuto dal 29% il servizio sanitario pubblico più efficiente, seguito dalle prestazioni ospedaliere (20%) ed il pronto soccorso (13%). In coda alla classifica, invece, le voci dell’assistenza post ospedaliera (3%) e domiciliare (2%).
“Dai risultati della nostra indagine – spiega il Presidente di Fipac Massimo Vivoli – emerge chiaramente un rischio concreto di povertà sanitaria per molti anziani, soprattutto in caso di malattie gravi o degenze croniche o quando è necessario muoversi in fretta. C’è bisogno di un intervento per una sanità maggiormente a misura d’anziano: innanzitutto con una riduzione del costo del ticket a carico dei redditi più bassi, ma anche potenziando l’assistenza domiciliare, per ora nota dolente della nostra sanità pubblica, ma miglior percorso per garantire, in futuro, la sostenibilità del sistema”.

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Pressione arteriosa negli anziani, meglio bassa ma non troppo

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 aprile 2017

ipertensione2L’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Ma quali sono le conseguenze dell’ipertensione in precise categorie di persone, come gli anziani e le donne? A questa domanda ha cercato di rispondere il simposio internazionale “Age and gender factors in hypertension”, svoltosi a Dubrovnik (Croazia) il 21 e 22 aprile 2017. Il simposio è stato organizzato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Zagabria, dalla Società Croata di Ipertensione e dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, ed è stato promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Tra i numerosi argomenti delle due giornate le linee guida della Società Europea di Cardiologia riguardanti l’ipertensione negli anziani, il trattamento dell’ipertensione nei bambini e negli adolescenti, l’ipertensione nelle donne in gravidanza e dopo la menopausa e le differenze di genere in presenza di ipertensione.
«Il rischio assoluto di eventi cardiovascolari è minore nelle donne rispetto agli uomini ma il rischio determinato dall’ipertensione è maggiore nelle donne e la pressione elevata causa più spesso ictus nelle donne» avverte Kostis Tsioufis, della Clinica Cardiologica all’Ospedale Hippocratio-Università di Atene. «L’ipertensione aumenta in entrambi i sessi, ma maggiormente nelle donne: si calcola che entro dieci anni sarà del 9% negli uomini e del 13% nelle donne. Nel 2000 le donne con ipertensione nel mondo erano 483 milioni, mentre si prevede che nel 2015 saranno 793 milioni. Eppure solo il 24 per cento degli studi riguardanti le patologie cardiovascolari riporta dati differenziati per genere. E nonostante le donne anziane siano la popolazione predominante con ipertensione sistolica isolata, in diversi studi, per esempio anche nel recente studio Sprint, soltanto il 28% delle persone coinvolte erano oltre i 75 anni d’età e il limite massimo d’età era di 80 anni».Un altro argomento affrontato durante il simposio è stata la prevenzione dell’ipertensione e degli eventi cardiovascolari associati. «Le patologie cardiovascolari possono essere contrastate grazie a una diagnosi precoce e al trattamento dei fattori di rischio, come l’ipertensione, l’obesità e il sovrappeso» spiega Guido Grassi, Dipartimento di Medicina e Chirurgia “San Gerardo dei Tintori”, Ospedale Universitario Milano-Bicocca. «Modificare il proprio stile di vita può essere il primo passo per ridurre la pressione, a cominciare dall’alimentazione, a partire da un minore consumo di sale». L’American Heart Association raccomanda ai soggetti a rischio, fra i quali rientrano, oltre a ipertesi, diabetici o nefropatici cronici, anche tutti gli ultracinquantenni, di non superare un apporto di 1,5 grammi al giorno di sale, cioè poco più di mezzo cucchiaino. «L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice di non superare i 5 grammi al giorno, mentre nei Paesi occidentali se ne consuma generalmente il doppio.» commenta Denis Clement, Ospedale Universitario di Ghent, Belgio. «È vero che la riduzione del sale non è una misura che ha successo al cento per cento, però aiuta in un largo gruppo di pazienti e può normalizzare la pressione, soprattutto in persone con ipertensione lieve. Si tratta di una misura a basso costo, che consente di risparmiare perché riduce il ricorso ai farmaci. Secondo diversi studi, tre grammi in meno di sale al giorno riducono i casi di malattie cardiovascolari, infarto e ictus. I benefici maggiori si osservano nelle donne, con una maggiore prevenzione di ictus, e negli anziani, con una riduzione delle malattie cardiovascolari».
Attenzione però a non esagerare con le restrizioni: «Ridurre il sale in chi ne consuma tanto, più di 12 grammi al giorno, riduce gli eventi cardiovascolari, ma andare sotto i 2-3 grammi al giorno, al contrario, aumenta il rischio di infarto e ictus» aggiunge Clement. E Grassi aggiunge che «non sempre ridurre la pressione va bene. Portare la pressione sistolica (la massima) sotto i 120 mmHg si associa nell’anziano a un rischio maggiore di ipotensione, che può provocare vertigini e la caduta del paziente aumentando il rischio di fratture».
Senza arrivare agli eccessi, comunque, ridurre i fattori di rischio di rivela vincente. «È necessario tenere sotto controllo il sovrappeso, l’obesità, la quantità di sale assunto, l’apnea ostruttiva notturna, i farmaci che possono aumentare la pressione» precisa Tsioufis. «Per le donne, attenzione ai contraccettivi orali, soprattutto nelle donne obese o di età più avanzata, e alla terapia ormonale sostitutiva in post-menopausa».

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Tutela dei diritti degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

federanzianiLatina. I Centri Anziani della provincia di Latina aderenti a Senior Italia Federcentri si sono riuniti per definire la programmazione delle attività e condividere le linee guida della Federazione. Al centro dell’incontro la tutela del diritto alla salute, i progetti per migliorare la qualità della vita della popolazione senior e l’obiettivo di sviluppare una solida e radicata rete associativa nel territorio di Latina. Tutto ciò attraverso il rafforzamento e la modernizzazione dei Centri Sociali Anziani affinché diventino punti di riferimento per tutta la cittadinanza. All’incontro sono intervenuti il Segretario Generale di Senior Italia Federcentri Raimondo Giuliani, il Presidente di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina e i Presidenti dei Centri Anziani del territorio di Latina, che hanno aderito con entusiasmo all’importante proposta di azione sociale promossa da Senior Italia Federcentri. La giornata di incontro ha consentito di condividere le opportunità e il fitto programma di attività che coinvolgeranno i Centri, per fornire risposte adeguate ai bisogni sociali, ricreativi e di salute della terza e quarta età.
Tra le attività previste, le grandi campagne di screening e monitoraggio della salute dei senior, i convegni di informazione sanitaria, il coinvolgimento in progetti nazionali di indagine sulla salute dell’anziano per avere un quadro sempre più preciso della qualità della vita nella terza e quarta età da poter condividere con le Istituzioni.

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I diversi danni dell’ipertensione in giovani, anziani e donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

Dubrovnik (Croazia) il 21 e 22 aprile 2017 Grand Villa Argentina Hotel, simposio internazionale “Age and genders factors in Hypertension”. L’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per dubrovnikle malattie cardiovascolari. Ma quali sono le conseguenze dell’ipertensione in precise categorie di persone, come i giovani, gli anziani e le donne? A questa domanda vuole rispondere il simposio internazionale “Age and genders factors in Hypertension”. Il simposio è organizzato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Zagabria, dalla Società Croata di Ipertensione e dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Tra i numerosi argomenti delle due giornate le linee guida della Società Europea di Cardiologia riguardanti l’ipertensione negli anziani, il trattamento dell’ipertensione nei bambini e negli adolescenti, l’ipertensione nelle donne in gravidanza e dopo la menopausa, la fibrillazione atriale a seconda dell’età e del genere, la funzione sessuale negli anziani e in presenza di rischi cardiovascolari.
Sede del Simposio è il Grand Villa Argentina Hotel di Dubrovnik. Il Simposio è stato accreditato dal board europeo per l’accreditamento in cardiologia (EBAC)e assegna 11 crediti europei.

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