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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘anziani’

Gli anziani si sentono in salute, ma i dati rivelano una situazione diversa

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

È la fotografia scattata alla popolazione over 65 da Passi d’Argento (PdA), il sistema di sorveglianza sulla popolazione con 65 anni e più condotto da Asl e Regioni e coordinato dall’Istituto superiore di sanità. Se l’87% della popolazione nazionale degli ultrasessantacinquenni si percepisce in buona salute, i dati analizzati dicono il contrario, in particolare nei parametri relativi a immunizzazione, alimentazione, attività fisica e uso dei farmaci.“Anche se si registrano lievi miglioramenti nella lotta alla sedentarietà, – sostiene Michele Conversano, presidente di HappyAgeing Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo – rimangono abitudini alimentari sostanzialmente scorrette e un’immunizzazione non sufficiente. Inoltre, si conferma la grande disuguaglianza tra le regioni nelle politiche sanitarie messe in atto a favore degli anziani.” Infatti, su base nazionale il 60% di anziani si ritiene parzialmente o completamente attivo contro il 38% di coloro che si definiscono totalmente sedentari. “Sul versante opposto, – prosegue Conversano – rimane insufficiente la percentuale di copertura vaccinale antinfluenzale per gli ultra65enni su base nazionale: solo il 55%. Se poi si va a vedere la copertura vaccinale negli ultra65enni con almeno 1 patologia cronica il dato sale al 61,7% ma scende al 44.9% in assenza di patologie”.La corposa indagine – online su Passi D’Argento – aggiorna il quadro sullo stato di salute e di vita degli over 65enni, fascia in costante crescita e che ormai si avvicina al 25% della popolazione complessiva. L’Italia è infatti ai primi posti in Europa per la crescita dell’indice di vecchiaia: il rapporto tra gli anziani (65 anni e più) e i giovani (meno di 15 anni) raggiunge quota 168,9 e registra così un nuovo record nazionale. I dati riportati da Passi d’Argento elaborano circa 40.000 interviste – telefoniche e in presenza, fatte da operatori sanitari specializzati con anziani campionati in tre anni.
Sul fronte dell’alimentazione, in Italia, nel triennio 2016-2018, fra le persone con 65 anni o più il consumo medio giornaliero di frutta e verdura non raggiunge la quantità indicata dalle linee guida per una corretta nutrizione: su 10 persone, 4 non consumano più di 2 porzioni al giorno di frutta o verdura, una quota analoga ne consuma 3-4 porzioni, solo 1 persona su 10 arriva a consumare almeno 5 porzioni al giorno (five a day), come raccomandato. E ciò a fronte di una percentuale piuttosto contenuta – il 12,7 % su base nazionale – di ultrasessantacinquenni con problemi accertati di masticazione e di circa il 43% di popolazione anziana sovrappeso.Se attenzione nutrizionale, immunizzazione, attività fisica, controllo di fumo e alcool sono tutti parametri che favoriscono un invecchiamento in salute per una sana prevenzione verso le patologie dell’età matura, come sostiene da alcuni anni HappyAgeing, di contro va registrata una tendenza ancora forte alla “medicalizzazione” della popolazione anziana. L’89,2% degli ultra65enni italiani dichiara di aver assunto farmaci nella settimana precedente l’intervista. Un dato che in parte – commenta Michele Conversano – viene confortato dall’attenzione data dal medico alla corretta assunzione e controllo di farmaci da parte degli anziani.L’analisi dei dati dell’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità fa emergere una enorme disparità regionale dello stato di salute degli anziani e stili di vita ancora lontani dalla soglia stabilita per il raggiungimento di un invecchiamento attivo. Per questo, HappyAgeing sostiene la necessità di sensibilizzare la popolazione con campagne di comunicazione sul territorio e di coordinare con maggiore forza le politiche sanitarie delle regioni a favore degli anziani per assicurare livelli minimi di prevenzione e invecchiamento in salute per l’intera popolazione anziana.HappyAgeing – Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, presieduta da Michele Conversano, nasce nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. L’iniziativa nasce per rispondere alle indicazioni della Commissione europea che, con partnership per l’innovazione sul tema “invecchiare rimanendo attivi e in buona salute”, ha inteso stimolare il mondo scientifico, della società civile e delle istituzioni a rivolgere una maggiore attenzione sui temi del progressivo invecchiamento della popolazione europea e delle dinamiche socioeconomiche e culturali ad esso connesse. Fanno parte dell’Alleanza HappyAgeing fanno parte: SItI, SIGG, SIMFER, SIGOT, FNP CISL, SPI CGIL, UIL Pensionati, FAP ACLI e Federsanità ANCI. Dal 2015 HappyAgeing è stata cooptata dall’International Federation on Ageing, osservatore permanente presso le Nazioni Unite.

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Anziani e i rischi del caldo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

L’estate è cominciata, e con essa i disagi causati dalle alte temperature in tutte le città italiane. “Le ondate di calore non sono una novità, perché si possono prevedere, ma mancano le reti a protezione dei più vulnerabili”, ha detto Marco Impagliazzo durante la conferenza stampa dedicata alla condizione degli anziani a Roma e in Italia. Ricordando che secondo l’Istat, al 1° gennaio 2019, nel nostro paese ci sono circa 13 milioni di anziani, e di questi 4 milioni vivono da soli, il presidente della Comunità di Sant’Egidio ha osservato: “Siamo uno dei paesi più longevi al mondo e per far fronte all’invecchiamento della popolazione, c’è bisogno di unire le forze del welfare pubblico e privato. Sant’Egidio sta lavorando al contrasto dell’isolamento degli anziani, cercando di creare quelle reti che mancano o che si sono assottigliate, nella famiglia e nella società”.Di fronte ai dati sulla condizione degli anziani, in particolare ai 2,5 milioni di non autosufficienti, occorre rendersi conto che l’Italia non ha un numero adeguato di persone in grado di assistere gli anziani a casa o negli istituti”, ha detto Impagliazzo, che ha sottolineato l’esigenza di investire sulla formazione di figure professionali nel campo della cura della persona. “Quando questo paese non fa una politica di visti per motivi di lavoro, per formare le persone che assistano i nostri anziani, mi chiedo se il nostro paese non stia veramente dimenticando i cittadini”, ha osservato il presidente di Sant’Egidio. “Questo è un problema molto serio che la Comunità vuole porre all’attenzione del governo italiano e dei paesi dell’Unione Europea: non immaginare la presenza di persone straniere professioniste, per la cura delle persone è secondo noi una politica miope”, ha affermato.Da 16 anni, anche grazie al sostegno di Enel Cuore Onlus, è attivo il programma “Viva gli Anziani!”, una rete di monitoraggio ed interventi rivolti agli anziani over80 in diverse città italiane: Roma, Napoli, Catania, Genova, Novara, Brindisi, Sassari, Amatrice e Civitavecchia. A Roma il programma è attivo nei quartieri di Esquilino, Monti, Testaccio e Trastevere, con reti di prossimità che coinvolgono medici, operatori sociali, negozianti, vicini di casa, volontari, di cui numerosi in età avanzata. In complesso il Programma raggiunge più di 14.000 anziani ultraottantenni, di cui circa 6.500 a Roma, grazie al sostegno di 40.000 attivisti, di cui 25.000 a Roma. “La forza del Programma è la replicabilità e i costi assai contenuti, solo 81 euro a persona all’anno”, ha detto Impagliazzo, che ha elencato i risultati positivi: contenimento della mortalità, anche nei mesi più caldi, riduzione dell’ospedalizzazione e dei ricoveri in istituto e casa di riposo, con conseguente risparmio per i servizi pubblici di assistenza. “Mentre le politiche pubbliche non riescono a raggiungere i più isolati, il programma si rivolge proprio a loro e aumenta la loro possibilità di sopravvivenza con una buona qualità di vita. Se la società si individualizza, la risposta è vivere insieme”, ha concluso il presidente di Sant’Egidio.

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Anziani cronici e rete di assistenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

La rete dell’assistenza a lungo termine agli anziani, per funzionare bene, deve disporre di servizi di assistenza domiciliare (ADI) e residenzialità assistita (RSA) adeguati e diffusi sul territorio. Essi rappresentano uno dei pilastri su cui si fondano sostegno e cure offerte agli anziani, eppure risultano ancora carenti rispetto ai 14 milioni di anziani residenti in Italia. Lo dicono i dati del Ministero della Salute che ha ricalcolato al ribasso il numero dei cittadini che nel 2018 hanno beneficiato di questi servizi: solo il 2% degli over-65 è stato accolto in RSA e solo 2,7 anziani su 100 hanno ricevuto cure a domicilio, con incredibili divari regionali: in Molise e in Sicilia più del 4% degli anziani può contare sull’ADI, mentre in Calabria e Valle d’Aosta si stenta ad arrivare all’1%. “L’ADI, che in Italia cresce troppo lentamente, più lentamente di quanto crescano i cittadini che ne avrebbero bisogno, è il vero cortocircuito di una buona continuità assistenziale. È evidente il ritardo dell’Italia in questo campo, anche rispetto agli altri Paesi europei: per ogni ora di assistenza a domicilio erogata nel nostro Paese, all’estero si arriva anche a 8-10 ore”, spiega Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva, la Rete Nazionale di Ricerca sull’invecchiamento e la longevità attiva.
Quasi 1 italiano su 4 ha più di 65 anni, con una rilevante fetta di popolazione – oltre 2 milioni di persone – che supera gli 85 anni: siamo un popolo longevo, ma in molti casi i nostri anziani sono soggetti fragili, affetti da multimorbilità, cioè la concomitanza di più patologie, con ridotta autosufficienza e costretti all’assunzione contemporanea di più farmaci. Chi si prende cura di questi pazienti, quando i problemi da gestire sono così tanti, e tutti insieme? Quando i reparti degli ospedali sono sovraffollati o c’è una piccola emergenza e correre al Pronto Soccorso sarebbe eccessivo? C’è una “terra di mezzo” in grado di rispondere a bisogni tanto complessi e diffusi, che si sostanzia in un concetto organizzativo: la continuità assistenziale. Continuità perché mette in comunicazione ospedale, comunità e domicilio, per prendersi cura dei pazienti anziani fragili, indicandogli un percorso e non lasciandoli mai da soli.È questo il tema al centro della prima Indagine sulla continuità assistenziale in Italia, curata per Italia Longeva da Davide Vetrano, geriatra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e ricercatore al Karolinska Institutet di Stoccolma, in collaborazione con la Direzione Generale della Programmazione sanitaria del Ministero della salute, e presentata nel corso della quarta edizione degli “Stati Generali dell’assistenza a lungo termine”, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care in corso a Roma al Ministero della Salute.
“L’Italia, si sa, viaggia a diverse velocità – conclude il prof. Bernabei –: ci sono esempi d’avanguardia, ma pure aree che stentano a decollare. Alcuni snodi della continuità assistenziale risultano ancora insufficienti, giacché la loro efficacia si dovrebbe fondare su una buona organizzazione. Da ciò trae ispirazione il nostro impegno: vogliamo far emergere le esperienze migliori, e mutuarle in zone del Paese sempre più vaste”.
andreina.depascali@italialongeva.it, a.delgiudice@vrelations.it,

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Le truffe ai danni degli anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

Santa Maria Capua Vetere Giovedì 4 Luglio 2019 Ore 8.30 conferenza stampa della Codacons contro le richieste di archiviazione facili. Il 4 luglio ci sarà, presso il tribunale di S. Maria Capua Vetere, la discussione sulla opposizione alla richiesta di archiviazione per una truffa perpetrata ai danni di un’anziana signora. I metodi usati sono decine e tutti sono giunti a compimento perché hanno sfruttato l’eccessiva buona fede degli anziani. E finalmente è stata emanata una nuova legge, che rischia di essere solo “fumo negli occhi” se la norma non sarà modificata rendendo più facile l’accertamento delle prove di reato. Lo afferma il Codacons, che da anni si batte contro il fenomeno dei raggiri perpetrati da veri e propri professionisti della truffa a danno degli anziani. Allo stato attuale il testo del disegno di legge rischia di non apportare un grande contributo alla lotta contro i truffatori. Il problema risiede infatti nella prova che deve essere fornita circa la truffa messa in atto, prova che spesso la magistratura per mancanza di tempo ed organico non si preoccupa di ricercare. Considerato che sempre più spesso tali raggiri avvengono via telefonica, il Codacons chiede oggi ai parlamenti di modificare la norma in oggetto, prevedendo l’esistenza di semplici indizi come prova di reato, con particolare riferimento all’intestazione delle utenze telefoniche utilizzate per mettere in atto le truffe. Solo prevedendo come reato il possesso di un numero telefonico usato per truffare sarà possibile arginare il fenomeno e salvare gli anziani dai raggiri. Oggi, quindi, miriamo a far sentire forte la nostra voce per la necessità che gli anziani vengano ulteriormente protetti e per questo ci siamo opposti alla richiesta di archiviazione e ci aspettiamo una decisione importante in difesa di questa categoria meno protetta e sempre più vessata. (Vice segretario nazionale Codacons Avv. Matteo Marchetti)

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Bevete tanto, idratatevi, soprattutto se siete anziani

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

E naturalmente cercate di restare in un ambiente fresco. Il dottor Gerardo Foglia, responsabile della unità Operativa di Pronto Soccorso e Accettazione e Area di Emergenza Cardiovascolare dell’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (Como), lancia un appello alla popolazione, perché, come ci dice, «in queste ore di solleone gli accessi al pronto soccorso sono in netto aumento». Il reparto tratta 36mila pazienti all’anno e nei periodi estivi si tratta spesso di anziani disidratati, per i quali non è necessario il ricovero, perché è sufficiente una terapia di idratazione per rimetterli in sesto. Ma la temperatura di queste ore non va presa alla leggera» ammonisce Foglia, parlando soprattutto degli anziani e particolarmente di coloro che vivono da soli: bisogna aumentare il controllo della temperatura degli ambienti, assicurarsi che la persona anziana consumi una quantità di liquidi opportuna (non meno di 2 litri di acqua al giorno a meno di indicazioni diverse del medico di famiglia), e fare in modo che beva acqua o spremute di frutta anche nel caso non li richieda esplicitamente; inoltre è necessario sospendere qualsiasi tipo di attività fisica nelle ore più calde della giornata (dalle 11 alle 18) e stare attenti alla comparsa di sintomi come confusione mentale e agitazione, che possono indicare sofferenza dovuta alle elevate temperature, spiega il responsabile del Pronto Soccorso erbese. Quando sopravviene una ’“ondata di calore” -con alte temperature per giorni, anche di notte – «la regolazione della temperatura cutanea attraverso la produzione di sudore può essere poco efficiente, oppure l’assunzione di acqua può essere inadeguata. Molti anziani non avvertono o avvertono poco il senso di sete e, anche quando sudano molto, non bevono abbastanza; di conseguenza, il loro organismo si disidrata e ciò spiega perché si debbano seguire gli accorgimenti che abbiamo segnalato, vestendo leggero, in cotone o lino, esponendosi il meno possibile al sole ed evitando bevande alcoliche (vino, birra, superalcolici), come pure le bevande ghiacciate, gassate e zuccherate. È opportuno preferire la frutta e la verdura e abolire cibi grassi e conditi e bere molta acqua» spiega Foglia, ricordando di non esporre i prodotti farmaceutici ai raggi solari o a fonti di calore. Alcune medicine vanno tenute in frigorifero (mai nel freezer), indicazione che si trova comunque specificata sulla confezione del farmaco.

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Individuata una nuova forma di demenza tra gli anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

E’ stata finora diagnosticata erroneamente come Malattia di Alzheimer, causata dall’accumulo di una proteina diversa dalla beta amiloide. La rivoluzionaria scoperta è emersa dallo studio pubblicato sulla rivista Brain e coordinato dall’Università del Kentucky. I ricercatori americani hanno dimostrato che nella popolazione over 80 anni esiste una particolare forma di demenza caratterizzata da prevalenti disturbi della memoria e dall’accumulo intra-neuronale di una proteina che si chiama TDP-43, che ha molte e complesse funzioni nella espressione genica e nella sintesi proteica.Fino ad oggi la TDP-43 veniva riconosciuta come quella proteina che si deposita all’interno delle cellule neuronali in alcune malattie degenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica e la demenza fronto-temporale, che si caratterizza per un esordio più giovanile e la presenza di disturbi del comportamento. La nuova forma di demenza, denominata dai ricercatori Late (Limbic-predominant Age-related TDP-43 Encephalopathy), colpisce il lobo limbico, la parte mediale del lobo temporale e la corteccia frontale.“Si tratta di uno studio di grande rilevanza – ha affermato il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN) – che avrà sicure ricadute su tutte le problematiche, diagnostiche, cliniche e terapeutiche delle demenze degenerative. Circa il 20% dei pazienti sopra gli 80 anni affetti da demenza sarebbero colpiti da questo tipo specifico di demenza. Si tratta ora di lavorare per sviluppare criteri diagnostici clinici e di laboratorio che ne permettano la diagnosi in vivo, come ad esempio la Risonanza Magnetica, la PET con marcatori specifici, ed eventualmente anche il dosaggio della proteina nel sangue e nel liquor, che tuttavia attualmente non è ancora a disposizione. La demenza risulta quindi composta da differenti malattie e non solo dalla malattia di Alzheimer, e una precisa diagnosi è un pre-requisito per potere sviluppare terapie mirate”. I ricercatori hanno analizzato i dati di ampie casistiche di autopsie di soggetti anziani, molti dei quali affetti da quadri di declino cognitivo ritenuti tipici della malattia di Alzheimer (con prevalente compromissione della memoria) dimostrando chiaramente l’accumulo della proteina TDP-43, e non della proteina beta amiloide, che è tipica del quadro patologico della malattia di Alzheimer. “Questo studio – ha commentato il Prof. Carlo Ferrrarese, Presidente dell’Associazione Autonoma Aderente alla SIN per le Demenze (SINdem) – apre un nuovo scenario per la ricerca e per interpretare anche gli insuccessi di alcuni studi sulle terapie anti-amiloide. In molti casi, soprattutto nei soggetti anziani, tale proteina è spesso associata all’accumulo della proteina amiloide, per cui rimuovere la sola amiloide può non risultare efficace. Purtroppo, non sono ancora disponibili test da utilizzare nei pazienti per dimostrare l’accumulo di TDP-43 nel cervello nelle prime fasi di malattia, come invece avviene per la proteina beta-amiloide, ma la ricerca in tale campo è molto attiva e potrà portare a nuove possibilità terapeutiche”.

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Assistenza domiciliare agli anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

In Italia l’assistenza domiciliare agli anziani continua ad essere sottodimensionata rispetto ai bisogni di una popolazione che invecchia, con un carico crescente di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Nel 2030, si stima saranno 8 milioni gli anziani con almeno una malattia cronica grave, di questi 5 milioni saranno disabili. Eppure, ad oggi, sono assistiti a domicilio solo 3 over-65 su 100, a fronte di 3 milioni di persone affette da multi-cronicità e disabilità severe che necessitano di cure continuative, che dovrebbero essere effettuate a domicilio, o almeno nel territorio, realizzando la ‘famosa’ Assistenza domiciliare integrata (ADI). Anche perché il nostro Servizio sanitario non è in grado – e ancor più non lo sarà – di curare tutte queste persone negli ospedali, già oggi in sofferenza, con i Pronto Soccorso presi d’assalto, per lo più proprio da anziani.
I dati emergono dall’incontro “La Babele dell’Assistenza Domiciliare in Italia: key player a confronto”, promosso da Italia Longeva, la Rete nazionale sull’invecchiamento e la longevità attiva, che ha riunito a Milano, presso la sede di Regione Lombardia, tutti gli attori coinvolti nella filiera dell’assistenza domiciliare. L’iniziativa ha preso il via dalle due indagini di approfondimento sull’ADI realizzate da Italia Longeva nel 2017 e nel 2018, che hanno coinvolto 35 ASL di 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.Gli anziani, pochi, curati tra le mura domestiche – riportano le indagini – ricevono, in media, 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, a fronte di Paesi europei che garantiscono le stesse ore in poco più di un mese. Inoltre, si osserva una forte disomogeneità dell’offerta lungo lo Stivale – che non segue in maniera chiara un gradiente Nord-Sud –, talvolta anche all’interno di una stessa regione. Prendendo in esame le sole Lombardia, Lazio, Toscana, Marche e Puglia si osserva, ad esempio, che due ATS lombarde (Brianza, Milano) e l’ASUR Marche riescono a garantire ai loro anziani oltre il 90% delle prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, a fronte di valori di altre ASL che superano di poco il 60%. Un’evidente disomogeneità riguarda il numero di accessi in un anno (si va da un minimo di 19 ad un massimo di 48 registrato nelle Marche) e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nell’ASL Roma 4, quasi il quadruplo della media nazionale. Per quanto riguarda, infine, il costo pro capite dei servizi, prendendo ad esempio la regione Lombardia, si va dai 543 euro dell’ATS Montagna agli 891 euro dell’ATS Brianza, dunque un delta significativo nell’ambito di una stessa regione. Tuttavia, la differenza non è sempre ascrivibile a inefficienze delle aziende sanitarie. Al contrario, l’esistenza di modelli organizzativi così eterogenei, che presuppongono differenti gradi di intensità assistenziale, è dovuta alla suddivisione dei servizi stessi tra il sistema delle cure domiciliari e gli altri attori che contribuiscono alla long-term care. Tali differenze non sono altro che il frutto dell’adattamento dei servizi alle esigenze dei singoli territori.

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Anziani: midollo osseo “nel mirino” dei ricercatori MultiMedica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

Oggi in Europa i 65enni sono il 16%, diventeranno il 22% entro il 2031, che corrisponde a circa 137 milioni di persone. Il progressivo invecchiamento della popolazione è un fenomeno demografico che preoccupa, a causa dell’aumento atteso di malattie legate alla terza età. Ma anche molti anziani “sani” sono spesso fuori forma, non autosufficienti e incapaci di far fronte ai cambiamenti della vita e allo stress, sperimentando la cosiddetta “sindrome della fragilità geriatrica”, un decadimento funzionale e cognitivo che contribuisce ad aumentare il rischio di malattia e di morte, e che finisce con l’assorbire un’ampia fetta di risorse del sistema sanitario nazionale. I meccanismi alla base di questa condizione, che affligge il 15% degli over 65 italiani, sono ancora avvolti da molta incertezza. L’ipotesi al vaglio di uno studio della Fondazione MultiMedica Onlus, con il supporto di Fondazione Cariplo, è che un midollo osseo “guasto”, in cui le cellule riparative non funzionano più come dovrebbero, sia la causa della fragilità e quindi di un invecchiamento in qualche modo accelerato.“La fragilità è caratterizzata da perdita di massa muscolare e ossea, con debolezza, ridotta mobilità, aumentato rischio di fratture, anemia, rallentamento nella guarigione delle ferite, predisposizione alle infezioni e declino cognitivo”, spiega il professor Paolo Madeddu di Fondazione MultiMedica. “Molti sintomi della fragilità possono essere attribuiti al midollo osseo, l’organo che costituisce la principale riserva di cellule staminali e che presiede al mantenimento della omeostasi dell’intero organismo. Finora, però, nessuno studio specifico ha dimostrato l’associazione tra la disfunzione del midollo osseo e la fragilità. L’obiettivo del nostro progetto è proprio quello di mettere in relazione le alterazioni quantitative e funzionali delle cellule riparative presenti nel midollo osseo e in circolo nel sangue con la fragilità, misurata attraverso un questionario standard riconosciuto a livello internazionale. Proponiamo poi di intervenire con l’esercizio fisico e la terapia nutrizionale, per invertire il circolo vizioso che porta all’inattività, alla mancata forma fisica e alla disabilità”.

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Campagna nazionale: “Malattie Reumatologiche? No grazie!”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Roma 18 febbraio, presso il Centro Sociale Anziani Sandro Pertini (Via degli Aceri, 57) di Roma si terrà un incontro informativo. L’obiettivo dell’iniziativa è far comprende a tutti gli italiani, non più giovanissimi, la severità di queste patologie. “Possono essere disturbi severi, dolorosi, potenzialmente invalidanti che risultano in forte crescita nel nostro Paese – afferma la dott.ssa Manuela Di Franco, Medicina Interna e Specialità Mediche, Dipartimento di Reumatologia, Sapienza Università di Roma, Delegato Regionale SIR per il Lazio -. In totale colpiscono oltre cinque milioni di italiani. Anche se non vanno considerate come patologie solo ed esclusivamente della terza età, gli anziani risultano particolarmente esposti. Infatti nel nostro Paese il 32% degli over 65 utilizza farmaci antinfiammatori ed antireumatici per la cura, tra gli altri disturbi, di artriti e artrosi. Il 25% invece assume regolarmente vitamina D per contrastare l’osteoporosi”. Per creare una nuova cultura della prevenzione, durante l’incontro verrà distribuito un opuscolo, insieme ad altro materiale informativo, con una grafica attenta e di facile lettura. Durante la lezione della SIR sarà ribadita l’importanza di seguire, anche durante la terza età, stili di vita sani. La campagna prevede 25 incontri su tutto il territorio nazionale e terminerà ad aprile.

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Statine negli anziani, il rischio cardiovascolare si abbassa in tutte le fasce di età

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

La terapia con statine riduce il rischio di malattie cardiovascolari nelle persone anziane, secondo uno studio pubblicato su Lancet. «La terapia con le statine ha dimostrato di prevenire le malattie cardiovascolari in una vasta gamma di persone, ma c’era incertezza sull’efficacia e sulla sicurezza tra le persone anziane» spiega Anthony Keech, della University of Sydney, co-autore dello studio, che poi aggiunge: «Il nostro studio ha revisionato tutte le prove disponibili in letteratura per aiutare a chiarire questo problema. Abbiamo riscontrato una significativa riduzione dei principali eventi vascolari in ciascuna delle sei fasce d’età considerate, compresi i pazienti di età superiore ai 75 anni all’inizio del trattamento».Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno seguito 14.483 persone per una media di 4,9 anni. Complessivamente, la terapia con statine ha prodotto una riduzione proporzionale del 21% nei principali eventi vascolari per 1,0 mmol/L di colesterolo LDL. È stata osservata una significativa riduzione dei principali eventi vascolari in tutte le fasce di età e, sebbene le riduzioni proporzionali nei principali eventi vascolari diminuissero leggermente con l’età, questa tendenza non è risultata statisticamente significativa. Il trattamento statinico ha inoltre prodotto una riduzione proporzionale del 24% negli eventi coronarici maggiori per 1,0 mmol/L di colesterolo LDL e con l’aumentare dell’età si è osservata anche in questo caso una tendenza verso minori riduzioni proporzionali del rischio. La riduzione del rischio di procedure di rivascolarizzazione coronarica con terapia statinica e degli eventi di ictus non ha mostrato differenze significative tra i gruppi di età. La riduzione proporzionale nei principali eventi vascolari è stata simile, indipendentemente dall’età, in caso di pazienti con malattia vascolare preesistente, mentre è apparsa più piccola nei più anziani rispetto agli individui più giovani che non presentavano malattia vascolare. La terapia con statine non ha avuto alcun effetto a nessuna età sulla mortalità non vascolare, la morte per cancro o l’incidenza del cancro. «Nuovi studi randomizzati dovranno concentrarsi sugli effetti delle statine nelle persone anziane apparentemente in buona salute» concludono gli autori.
Lancet. 2019. doi: 10.1016/S0140-6736(18)31942-1 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30712900 by doctor33)

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Anziani sì, malati no: parliamo di longevità

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

Milano 13 febbraio alle ore 18:00 presso l’Aula CAN dell’Ospedale San Giuseppe, in Via San Vittore 12 un incontro nell’ambito di un nuovo appuntamento con i Mercoledì della Salute dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. A svelare i “Segreti di lunga vita” e rispondere alle domande dei cittadini, che potranno accedere all’incontro gratuitamente, interverrà la dottoressa Gaia Spinetti, biologa presso la Fondazione MultiMedica Onlus, impegnata in un progetto di ricerca, finanziato da Fondazione Cariplo, che studia il midollo osseo come organo chiave nella sindrome dell’anziano fragile.La popolazione mondiale sta invecchiando. Entro il 2031 gli over 65 saranno circa 140 milioni, molti dei quali purtroppo affetti da patologie più o meno invalidanti. Quello tra anzianità e malattia, però, non è un connubio ineluttabile. Sono molti i comportamenti virtuosi che si possono adottare, per cercare di invecchiare in buona salute: la regolare attività fisica, dire no al fumo, limitare il consumo di alcolici, seguire una sana alimentazione. Di questo e altro parlerà la dottoressa Spinetti.L’evento si inserisce nell’edizione 2019 dei “Mercoledì della Salute” dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, nati per permettere ai cittadini di avere un dialogo diretto con esperti che, grazie a un linguaggio semplice e divulgativo, parlano di importanti patologie di interesse generale. Complici web, social media e blog, sempre più spesso, infatti, ci si affida alle fonti più disparate per cercare informazioni su argomenti relativi alla salute, perdendo di vista gli unici interlocutori con cui varrebbe davvero la pena avere un confronto: i medici. Per comunicare la propria partecipazione rivolgersi a: Farmacia dei Padri Fatebenefratelli, via San Vittore 12, Milano, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.15 alle ore 19.15 – Tel. 02 86454006.

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Ogni anno nel Lazio più di 21.320 anziani sono colpiti da tumore

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

L’incidenza di questa malattia aumenta in modo direttamente proporzionale all’età e, secondo i dati dei Registri Tumori Italiani, il 63,7% dei nuovi casi riguarda proprio gli anziani. Il rischio di sviluppare il cancro negli over 65 è circa 40 volte più alto che nelle persone di 20-44 anni. Per pianificare il più adeguato ed integrato percorso assistenziale di questi malati, domani all’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma (ore 9-13), è previsto un incontro (“La difficile sfida dell’assistenza multidisciplinare”) che vedrà coinvolti i responsabili di tutte le aree specialistiche che ruotano intorno al paziente oncologico, inclusi i clinici dell’Hospice Villa Speranza operativi sul territorio.
“Il trattamento dei tumori dell’anziano – spiega il Prof. Antonio Astone, Direttore della UOC di Oncologia dell’Ospedale San Pietro e organizzatore dell’incontro – apre una serie di problematiche poco affrontate in un individuo più giovane, in quanto si tratta di pazienti spesso già affetti da altre patologie croniche, in trattamento con farmaci potenzialmente contrastanti con le cure oncologiche e non sempre in grado di affrontare autonomamente il necessario percorso terapeutico. In aggiunta la letteratura scientifica è carente, in quanto gli anziani sono generalmente esclusi dai trial clinici. Viceversa, essi rappresentano la quota principale di pazienti afferenti ogni giorno nei nostri ospedali e ciò pone il clinico in una situazione di quotidiana difficoltà decisionale”.
L’evento, promosso da una Task Force oncologico-geriatrica coordinata dal prof. Silvio Monfardini insieme al prof Giuseppe Colloca (Geriatra del Policlinico Gemelli Università Cattolica di Roma), rientra nel tour “Road Map dell’Oncologia Geriatrica”, che ha già visto dieci incontri in tutta Italia.
“Devono essere tenuti nella giusta considerazione tutti gli elementi che caratterizzano la salute e la malattia della terza età – afferma il Prof. Silvio Monfardini, Direttore Programma Oncologia Geriatrica Fondazione Don Gnocchi di Milano -, compresi quelli sociali, la condizione e la volontà della famiglia, l’educazione del malato, i suoi sentimenti nei confronti della malattia e della cura”.

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Tumori: “Ogni giorno 500 nuove diagnosi negli anziani”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

Ogni giorno nel nostro Paese 1.000 persone si ammalano di tumore. La metà di questi pazienti ha superato i 70 anni. Si tratta molto spesso di anziani soli che arrivano alla diagnosi troppo tardi, anche per l’assenza di programmi di screening in questa fascia d’età, con la conseguenza che sopravvivono molto meno, talvolta solo pochi mesi, rispetto agli adulti di mezza età (55-69). Non solo. Gli anziani tendono a ignorare le regole della prevenzione: eccesso di peso, sedentarietà e fumo sono molto diffusi fra questi cittadini, aumentando così il rischio di sviluppare una neoplasia. Per questo, Fondazione AIOM e AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), in collaborazione con Senior Italia FederAnziani, lanciano il primo progetto nazionale per la prevenzione dei tumori negli anziani. Mercoledì 12 settembre il progetto sarà presentato al Pontefice, Papa Francesco, nel corso di un’udienza privata a cui seguirà un convegno nazionale in Vaticano alle 11.30 presso il Pontificio Collegio Teutonico(Aula Benedetto XVI, Via della Sagrestia 17, accesso da Piazza del Sant’Uffizio). Interverranno, fra gli altri, Mons. Renzo Pegoraro (Cancelliere Pontificia Accademia per la Vita), Stefania Gori (Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria), Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) e Roberto Messina (Presidente Senior Italia FederAnziani).

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Migliorare la qualità della vita degli anziani

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

Il comune di Roma presenta una nuova offerta di servizi residenziali che privilegino strutture di piccole dimensioni e che mettano al centro i bisogni peculiari di ogni persona. Con questo obiettivo la Giunta capitolina ha approvato una delibera che riorganizza il sistema delle residenzialità tramite un graduale superamento delle Case di Riposo tradizionali.“Il nostro piano di riorganizzazione amplia e diversifica l’offerta dei servizi e il numero di persone accolte. Per gli anziani i benefici riguarderanno le creazione di nuovi stimoli, un incremento della qualità della vita e maggiori opportunità di condivisione. E’ fondamentale contrastare fenomeni come solitudine e isolamento sociale tramite percorsi in grado di mantenere l’autonomia. Per questo puntiamo con decisione sull’idea di persona anziana quale soggetto attivo”, spiega l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassare.
Con il nuovo assetto organizzativo saranno mantenuti i 104 posti dell’attuale sistema, con la previsione di ampliare di altri 208 posti l’offerta di accoglienza residenziale per un totale di 302 posti. I luoghi tradizionali continueranno ad accogliere le persone per le quali le nuove soluzioni non risultino compatibili con i propri bisogni. Verranno quindi realizzate strutture di accoglienza a gestione familiare oppure in semiautonomia con diversi livelli di supporto assistenziale che possano ospitare fino a un massimo di 12 persone sulla base di due diverse tipologie:
– Cohousing: si tratta di convivenze di un numero non superiore a sette persone anziane in abitazioni civili, con presenza di spazi e attrezzature comuni che consentano comunque anche soluzioni abitative autonome.
– Comunità alloggio: è una struttura residenziale con ricettività tra i sette e i dodici ospiti che eroga servizi socio assistenziali, finalizzati al mantenimento e al recupero dei livelli di autonomia.
L’accesso alle nuove tipologie abitative sarà rivolto agli ospiti delle Case di Riposo capitoline, alle persone anziane in lista di attesa e alle persone anziane segnalate dai servizi municipali che, con apposita relazione, motivano il disagio e la necessità della soluzione alloggiativa temporanea.

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Diabete è allarme anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

È allarme ‘grandi anziani’ in Italia per la diffusione del diabete di tipo 2. Su circa 2,9 milioni di persone che nel nostro paese sono colpite da questa patologia, gli over settantacinque sono, infatti, oltre 1,2 milioni, ben più di un terzo del totale.
Si tratta dei pazienti più vulnerabili, spesso affetti da altre importanti malattie e maggiormente esposti al rischio di episodi ipoglicemici e complicazioni vascolari. Per queste ragioni, i trattamenti antidiabetici a loro destinati devono garantire, accanto all’efficacia, il più elevato profilo possibile di tollerabilità. Secondo i dati OCSE, l’Italia è oggi uno dei paesi al mondo con la più alta attesa media di vita, secondo solo al Giappone: quasi 85 anni per le donne e più di 79 per gli uomini. Solo negli ultimi cinque anni, questa media è cresciuta di quasi un anno e la tendenza all’innalzamento è inarrestabile da decenni. La percentuale di grandi anziani, cioè di ultrasettantacinquenni, nella popolazione dei pazienti affetti da diabete di tipo due è dunque destinata ancora a crescere. Nonostante ciò, fino ad ora non erano disponibili analisi specifiche sul rapporto efficacia/sicurezza dei farmaci antidiabetici riguardo i pazienti di queste classi di età. (Redazione Fidest)

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E’ allerta caldo nel nostro paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

In questi giorni i termometri di tutta la penisola stanno toccando punte allarmanti, le più alte previste per questa stagione, che mettono a rischio le condizioni di salute delle persone più fragili, come gli anziani. Di fronte a questa situazione l’appello di Senior Italia FederAnziani è: evitiamo che il picco del caldo estivo si trasformi in una sequenza di vittime evitabili, come è già purtroppo successo in passato; tutti, la società civile e le istituzioni, mettano in campo le buone pratiche e gli interventi necessari e tutelare i cittadini più esposti al rischio.Purtroppo già nei giorni scorsi si sono registrate le prime vittime; proprio ieri la stampa ha riportato la notizia di due anziani morti in due diverse località del Veneto, proprio per l’impatto del caldo. E questi primi casi gettano l’allarme sulla giornata di oggi, quando i bollini rossi (ovvero le città contrassegnate con il livello massimo di allerta da parte del Ministero della Salute) saliranno dalle 8 previste ieri a ben 18 in tutta la penisola. Ecco le città che oggi saranno più a rischio: Bolzano, Bologna, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo.“Rivolgiamo un appello accorato alle istituzioni locali perché rafforzino le iniziative e i presidi sul territorio a sostegno degli anziani soli durante la stagione estiva”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Allo stesso tempo ci rivolgiamo anche ai familiari e ai careviger affinché vigilino sui ‘loro’ anziani aiutandoli a evitare superficialità e disattenzione che possono essere fatali. Anche a questo scopo, Senior Italia FederAnziani ha diffuso un decalogo salva-vita con i consigli fondamentali da mettere in pratica per prevenire le peggiori conseguenze del grande caldo. Invitiamo tutti a seguire con il massimo scrupolo questi consigli, a non sottovalutare i rischi della stagione estiva e a non abbandonare gli anziani. Ricordiamoci sempre che sono la nostra memoria, il nostro patrimonio spirituale più grande: non lasciamoli soli, come loro non lasciano mai soli i loro figli e nipoti e sono sempre in campo per proteggere e sostenere la nostra comunità”.

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Gli scenari sociodemografici, sanitari ed economico-finanziari al 2030 e al 2050

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Roma, 11 – 12 luglio Auditorium Biagio D’Alba – Ministero della Salute Viale Giorgio Ribotta,5 al Ministero della Salute si parlerà di assistenza continuativa a lungo termine dei pazienti anziani e cronici, una delle principali problematiche dei sistemi sociosanitari moderni. Obiettivo della due giorni sarà l’approfondimento e il confronto sulle modalità efficaci di presa in carico, a partire dalla presentazione delle proiezioni ISTAT dei dati sociodemografici e sanitario-assistenziali al 2030-2050.
L’edizione 2018 di Long-Term Care sarà anche l’occasione per presentare i nuovi risultati dell’indagine di Italia Longeva sulla situazione dell’assistenza domiciliare in Italia, che completa la panoramica sullo stato dell’arte dell’ADI nelle diverse regioni avviata nel 2017 e mette a confronto l’Italia con l’Europa, per proporre modelli organizzativi del servizio che risultino innovativi, sostenibili, efficaci, replicabili. I lavori saranno aperti mercoledì 11 luglio alle ore 9.00 da:
Giorgio Alleva, Presidente ISTAT, Roberto Bernabei, Presidente Italia Longeva,
Tito Boeri, Presidente INPS, Giovanni Leonardi, Direttore generale della ricerca e dell’innovazione in sanità del Ministero della Salute, Andrea Urbani, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, Stefano Vella, PresidenteAIFA. Interverranno, tra gli altri: Luca Ceriscioli, Presidente Regione Marche, Luca Coletto, Assessore Sanità Regione Veneto, Alessio D’Amato, Assessore Sanità e Integrazione sociosanitaria Regione Lazio, Giulio Gallera, Assessore Welfare Regione Lombardia, Stefania Saccardi, Assessore Diritto alla salute, welfare e integrazione sociosanitaria Regione Toscana, Antonio Saitta, Assessore Sanità, Lea, Edilizia sanitaria Regione Piemonte – Presidente, Commissione Salute Conferenza Stato-Regioni.Tra i partecipanti ai lavori: Istituzioni, decisori ai vari livelli, professionisti e operatori sanitari, ASL e IRCCS.

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Cresce la povertà: anziani più colpiti

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 giugno 2018

In Italia ci sono 1 milione e 778 mila famiglie (6,9%) che non riescono a far fronte alla spesa mensile per l’acquisto di beni e servizi utili a condurre una vita accettabile. La situazione è più grave al Sud dove l’incidenza di povertà assoluta raggiunge il10,3% contro il 5,1% del Centro e il 5,4% registrato nel Nord Italia. “Tra i primi costi ad essere tagliati quando si è in difficoltà – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – c’è l’assistenza. A fare le spese di queste ristrettezze economiche sono soprattutto i nostri anziani” “Un’assistenza full-time con lavoratore convivente (54 ore livello CS) – continua la nota – ha un costo mensile di 1354,93 Euro. La spesa può arrivare fino a 1.817,96 Euro se la famiglia ha bisogno di una badante convivente formata (livello DS)”.Secondo i dati Istat è cresciuta anche la povertà relativa che coinvolge 3 milioni e 171 mila famiglie residenti (12,3%). “Questo significa – prosegue Gasparrini – che le famiglie che non possono permettersi di sostenere i costi di un assistente familiare o che devono sottrarre risorse fondamentali per il benessere della vita familiare, sono 4 milioni 949 mila”. “Per evitare l’indebitamento familiare, l’unico modo per garantire la dovuta assistenza ad anziani e persone con disabilità, è avviare politiche di defiscalizzazione e decontribuzione di lungo periodo. Le famiglie – conclude Gasparrini – hanno bisogno di soluzioni concrete e noi siamo pronti a collaborare con le forze politiche mettendo a disposizione la nostra esperienza in materia di lavoro domestico”.

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Sant’Egidio: un mondo meno violento con gli anziani è un mondo più umano per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Oggi ricorre la giornata mondiale dell’OMS contro gli abusi sugli anziani. A fronte di una continua crescita della popolazione anziana in tutto il mondo (809.743.000 su 7 miliardi di abitanti), dovuta all’allungamento della vita e ai progressi della medicina, le nostre società non sembrano capaci di vivere in modo positivo la presenza di tanti anziani, tanto che si è troppo diffusa una cultura che non accetta o non sa trattare la debolezza. È in questa mentalità che si radicano gli abusi di cui spesso si legge nelle cronache: truffe, mancanza di assistenza e cure adeguate, maltrattamenti, che arrivano fino all’eliminazione fisica, come avviene in Africa contro gli anziani accusati ingiustamente di stregoneria.
Impegnata in più di 70 paesi del mondo nella difesa dei diritti degli anziani, in particolare per quello all’assistenza, a partire da chi è più povero, la Comunità di Sant’Egidio lancia un appello per:
– sviluppare la rete delle relazioni sociali, oggi fortemente frammentate in società dove vivere da soli sta diventando un modello dominante;
– promuovere nuovi modelli di intervento, come il programma “Viva gli Anziani!”, che fa della lotta all’isolamento sociale e del sostegno alla fragilità il cuore della propria azione. L’iniziativa, attiva da anni in varie città italiane con un monitoraggio attivo della popolazione anziana, in particolare di chi vive da solo, ha determinato una rilevante riduzione dei ricoveri in istituto e in ospedale, con benefici evidenti sia sul miglioramento della qualità della vita che sulla riduzione dei costi dell’assistenza a carico della collettività;
– tutelare i diritti degli anziani, in particolare la libertà di come e dove vivere la propria vita. Infatti, in molti paesi del mondo, soprattutto in quelli più ricchi, l’istituzionalizzazione diventa spesso una scelta obbligata, per la carenza di servizi sul territorio e a domicilio. Inoltre, non di rado, si registrano abusi veri e propri in strutture deputate ad assicurare un’esistenza dignitosa a chi non è più in grado di condurre autonomamente la propria vita, diventando luoghi di umiliazione. Occorre trasformare gli istituti in strutture aperte il più possibile al mondo esterno, favorendo le visite senza eccessive limitazioni (ad esempio negli orari) e permettendo agli anziani ospiti di uscire a loro piacimento, nel rispetto della sicurezza personale.
– sviluppare forme di cohousing (anziani che scelgono di vivere insieme per combattere la solitudine e far fronte alle difficoltà economiche), una risposta umana e praticabile all’istituzionalizzazione.

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Conte su equità accesso a cure

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

L’equità nell’accesso alle cure è da sempre al vertice delle richieste che, a nome dei 3,8 milioni di over 65 aderenti alla nostra federazione, rivolgiamo alle Istituzioni che governano la Sanita’ del nostro paese”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “Per questo oggi ascoltiamo con vivo interesse le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in aula al Senato e il suo riferimento alla necessità di cambiare rotta, mettendo fine ai ripetuti tagli in sanità che in questi anni hanno messo a rischio la tutela della salute dei cittadini, in particolare dei più fragili, privilegiando spesso una logica ragionieristica rispetto alla necessaria equità nell’accesso alle cure”.“Ben venga dunque”, prosegue Messina, “l’impegno a superare l’attuale divisione tra cittadini di serie A e serie B, a puntare sulla prevenzione e sul rafforzamento della medicina di territorio per una efficace presa in carico dei pazienti cronici, che sono prevalentemente anziani. Ci auguriamo di assistere a maggiori investimenti in prevenzione, nella diagnosi precoce delle tante patologie sommerse e nell’accesso ai farmaci innovativi. Rispetto a questi obiettivi e a tutte le priorità che riguardano il mondo dei senior, la nostra organizzazione è pronta a offrire il suo contributo nell’ottica della tutela dei cittadini, dell’ottimizzazione della spesa pubblica e del dialogo intergenerazionale, in quanto valori imprescindibili per il perseguimento del bene comune della nostra collettività”.

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