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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Posts Tagged ‘governo’

Governo ottiene dalla Consulta il rinvio dell’udienza sulla legittimità del corso riservato voluto dalla Buona Scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Tra le motivazioni della richiesta la possibilità che alcuni ricorrenti possano superare l’attuale procedura e la volontà di modificare le regole dell’attuale concorso e d’intervenire per legge sull’argomento. Udir ricorda che ha presentato due emendamenti specifici per semplificare le future assunzioni e far partecipare al corso riservato gli attuali ricorrenti e i presidi incaricati per risolvere una volta per tutte la vertenza. Una ulteriore conferma della notizia ci perviene direttamente dal sindacato Udir: “Confermiamo che abbiamo appreso dall’ufficio contenzioso che l’udienza, del 20 novembre, c/o la Consulta, è stata rinviata su istanza del Consiglio dei Ministri, che si propone di risolvere la problematica del contenzioso, intervenendo con legge sull’argomento. Confermiamo, inoltre, che gli emendamenti citati nell’articolo, sono stati depositati da Udir, presso la V Commissione Bilancio della Camera a DDL 1334”. Ulteriori notizie saranno pubblicate nell’edizione del 20 novembre prossimo sul sito della Fidest.

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Il governo e la difesa del clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 novembre 2018

Greenpeace rivolge al governo italiano un urgente invito a fare chiarezza: l’organizzazione ambientalista chiede che venga espressa la posizione ufficiale dell’esecutivo in materia di cambiamenti climatici, e definito il livello di impegno del nostro Paese su questo fronte. Una chiarezza tanto più urgente visto che, tra meno di un mese, si aprirà in Polonia, a Katowice, la COP24, un’importante riunione della Conferenza ONU sul Clima.«Chi c’è al governo del Paese oggi? Abbiamo bisogno di saperlo, urgentemente», chiede Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. «Si tratta di una classe di governo che guarda al cambiamento climatico come un’assoluta priorità, su cui impegnare le energie del Paese, o di una compagine di scettici, o peggio di negazionisti, che persino dinanzi a tragedie come quelle di questi giorni non sa trovare una parola chiara per individuare le cause e definire impegni coerenti verso le soluzioni?».L’organizzazione ambientalista ricorda che la Lega di Matteo Salvini ha più volte negli anni espresso posizioni negazioniste in materia di cambiamenti climatici: votando una mozione in Parlamento, secondo cui il rapporto tra aumento delle temperature medie del Pianeta e concentrazione di gas serra non sarebbe ”affatto chiarito”; votando contro la ratifica dell’Accordo di Parigi all’Europarlamento (nel 2016); elogiando (per bocca dello stesso Salvini) il Trump che ritira gli Stati Uniti dallo stesso accordo sul clima; organizzando persino convegni per smentire ciò su cui oltre il 97 per cento della comunità scientifica internazionale concorda da anni.Greenpeace fa inoltre notare che molti temi all’ordine del giorno – sui cui negli anni passati il M5S, e in alcuni casi anche la Lega, avevano espresso posizioni nettissime (come Tap, trivelle, CETA) – sono chiaramente interconnessi e andrebbero affrontati prioritariamente nel quadro di una strategia di difesa del clima.«Questo non è un dibattito teorico o da salotto: parliamo di una minaccia che grava sulla vita delle persone, come sull’ambiente», continua Onufrio. «Salvini dica chiaramente e pubblicamente cosa pensa dei cambiamenti climatici e cosa pensa di fare sia per le misure di adattamento che per ridurre le emissioni, e lo faccia presto. Altrettanto faccia il Movimento 5 Stelle, che per anni a questo tema ha dedicato grande attenzione: le posizioni espresse in passato e le improvvide parole di queste ore del ministro dell’Interno non sono neppure causa di imbarazzo?», conclude.

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Risorse scarse per contratti Pa, Governo non mantiene promesse

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

“Dalla lettura della legge di Bilancio appare ormai chiaro che per il prossimo contratto le risorse sono insufficienti”. Così la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino, commenta le risorse stanziate per i contratti pubblici in manovra, osservando che: “I conti sono presto fatti: il passato contratto, relativo al triennio 16/18, sanciva un aumento del 3,48%, pari a 85 euro al mese; per il prossimo triennio 19/21 il governo per adesso ha stanziato meno dell’Ipca, che dovrebbe essere 1,4%. Morale della favola: alla fine ai dipendenti pubblici si prevede di dare 50 euro nel triennio”.“Davvero un ‘bel cambiamento’, meno del governo precedente – osserva Sorrentino -. Insieme per altro alle criticità sul Fondo sanitario nazionale e alla non previsione di risorse per il contratto della Sanità e delle Funzioni Locali. Ragion per cui, se questi sono i presupposti per la trattativa da avviare il prossimo anno, saremo sicuramente di fronte ad un percorso che ci porterà al confronto con le lavoratrici e lavoratori sulle piattaforme e alla mobilitazione perché i lavoratori pubblici hanno già pagato un prezzo alto con nove anni di blocco contrattuale. Inoltre, con queste cifre, di fatto si depotenzia la funzione del contratto nazionale a fronte di scarse risorse previste sulla contrattazione decentrata e al tetto posto al loro utilizzo. Abbiamo già chiesto al ministro Bongiorno di cancellare il tetto ai fondi sulla contrattazione decentrata, che tiene bloccata anche la leva del salario di produttività e la rivalutazione delle indennità”. Per queste ragioni, aggiunge la segretaria generale della Fp Cgil, “occorre subito liberare la contrattazione aziendale e bisogna prevedere più risorse per il prossimo triennio, anche per finanziare il nuovo sistema di classificazione. Facciamo una domanda al ministro della Pubblica amministrazione: quanto costerà far installare gli impianti per la rilevazione biometrica in tutte le pubbliche amministrazioni? Stanziamo quei soldi sulla contrattazione e vedremo come la qualità del lavoro aumenterà, anziché agitare sempre lo spettro dei furbetti. Questi ultimi vanno sì colpiti ma non a detrimento della maggioranza dei lavoratori che ogni giorno, come queste drammatiche ore dimostrano, compie regolarmente il proprio dovere”, conclude Sorrentino.

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Pensioni: Quota 100, il governo teme fughe di massa e prende tempo

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Le norme dell’anticipo pensionistico arriveranno per decreto, da attuare col nuovo anno: si punta alle pluri-finestre annuali. Ma secondo il sindacato Anief, le norme o sono giuste o illegittime. In ogni caso, per docenti, Ata e presidi non si possono realizzare uscite scaglionate, perché si esce obbligatoriamente ad ogni inizio di anno scolastico. Il leader del giovane sindacato, Marcello Pacifico, rifiuta a priori qualsiasi ipotesi di congelamento dell’assegno o della liquidazione differita, né di decurtazione della mensilità: tutte manovrine create ad arte per ridurre la spesa. La verità è che o si introduce subito e senza penalizzazioni l’uscita anticipata oppure ci si appellerà all’Europa, dove si continua ad andare in pensione in media a 63 anni e con il massimo dei contributi.

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Scuola: Governo del cambiamento?

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

Le promesse del governo del cambiamento sull’abbattimento immediato del precariato scolastico non trovano alcun riscontro nella legge di bilancio. Dopo la denuncia dell’Anief, ad ammetterlo è stato anche il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, intervenuto al Question Time alla Camera. Rispondendo ad una precisa domanda sugli organici dei docenti, in particolare sull’ampliamento di quelli della scuola dell’infanzia e primaria, il Ministro ha detto di avere “chiesto al presidente del Consiglio Conte e al ministro dell’Economia Tria che nella legge di bilancio vengano trovate le risorse per il rafforzamento dell’organico dei docenti, in particolare alla scuola dell’infanzia e alle primarie”. Perché solamente “attraverso un consistente ampliamento dell’organico che riguarderebbe, in particolare, le regioni meridionali dove è maggiore l’esigenza di potenziamento del tempo pieno – ha concluso Bussetti – potranno, infatti, crearsi le condizioni per dare soluzione agli effetti negativi prodotti dalla legge 107″. L’ammissione del Ministro non è sfuggita ai commenti della stampa specializzata. “Ci si aspettava che le risorse venissero stanziate nella legge di bilancio – scrive Orizzonte Scuola – ma di nuovi posti neppure l’ombra. A farne le spese, come al solito, il potenziamento del tempo pieno al sud, nonché le assunzioni in più per infanzia (si contava di recuperare 20.000 posti). Nel complesso, i posti che sono saltati, rispetto alle aspettative del Miur, sono 27.400”.Salvo interventi in Parlamento, quindi, sfuma il “pacchetto” di 27.400 assunzioni di insegnanti a Ata che il Ministro dell’Istruzione ha presentato in vista del prossimo anno scolastico. E allora viene da chiedersi: perché i politici di maggioranza e al governo, in testa lo stesso Ministro dell’Istruzione, continuano a perorare l’esigenza di incentivare sensibilmente il numero di cattedre nelle regioni dove i tassi di abbandono scolastico e disoccupazione sono altissimi e dove l’offerta culturale è vicina ai Pasi del terzo mondo? Perché si continua a penalizzare il primo ciclo, in particolare la scuola dell’infanzia, negando un potenziamento di organici degno di questo nome?Solo qualche settimana fa, avevamo ascoltato con serio interesse le parole dell’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della commissione Cultura alla Camera, che ha parlato della necessità di organizzare delle iniziative culturali nei territori più degradati, affermando che “è necessario trasformare le scuole in presìdi di aggregazione per attività culturali ed educative” e riguardo al tempo pieno ha preso un preso un preciso impegno, sostenendo che “in questi cinque anni, bisogna necessariamente ridurre quella distanza che separa il Settentrione dal Meridione. Laddove esiste questo divario vanno posti rimedi. Il contratto di Governo prevede il recupero dei gap che esistono fra una regione e l’altra”.Ora, però, le buone intenzioni si perdono nella concretezza delle disposizioni del governo. Del progetto di ampliamento del tempo pieno, attraverso l’innalzamento degli organici del personale, non c’è traccia all’interno del testo della manovra economica del 2019: “I 27.400 mila posti chiesti dal Ministro Bussetti – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – erano già una quota risibile, rispetto alle effettive necessità, visto che oggi vi sono 120 mila posti vacanti, di cui quasi le metà su sostegno. Avere negato anche quelli significa che al momento non c’è alcuna volontà di investire su potenziamento tempo pieno. Addirittura, se non si cambia marcia, la prossima estate potremmo ritrovarci con un numero record di supplenti annuali. Così il governo del cambiamento negherà se stesso. Inutile promettere mari e monti se poi nell’unico provvedimento utile, nella legge di stabilità, non si trovano coperture finanziarie”, conclude Pacifico.

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Il governo ha trovato i fondi per adeguare l’Indennità di vacanza contrattuale dei dipendenti pubblici

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 novembre 2018

Il testo della legge di Bilancio, che è stato trasmesso al Parlamento, prevede 136,5 euro di aumenti annui per 3,3 milioni di lavoratori statali con un reddito di 30 mila euro, a seguito della media dell’incremento degli stipendi dello 0.6%: circa dieci euro al mese, che corrispondono quasi al doppio dei livelli dell’Iva bloccata negli ultimi dieci anni. Nell’incremento sono coinvolti 100 mila dirigenti della P.A., oltre a magistrati, forze dell’ordine e professori universitari. Premesso che tale stanziamento è bene apprezzato e comporterà più serene relazioni sindacali, Anief ricorda tuttavia che ancora non sono stati previsti i fondi per gli aggiornamenti da settembre 2015, data dello sblocco del contratto. Ragione per cui permane la vertenza giudiziaria per il recupero dei crediti: il sindacato conferma quindi il ricorso per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale per il periodo 2015-2018, così da recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato nell’ultimo triennio.

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Il Tap si farà: via libera del governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Il Tap è un’opera infrastrutturale che farà diventare il Sud Italia uno snodo centrale per la distribuzione dell’energia in Europa. Da sempre FdI è stato favorevole alla sua realizzazione e il via libera del Governo è una buona notizia. Ci auguriamo però che si possa rivedere il punto d’approdo del gasdotto, spostandolo da Melendugno in Salento a Brindisi, dove c’è lo snodo della dorsale SNAM: sarebbe una soluzione migliore per coniugare la realizzazione di opere che diano lavoro e sviluppo alla nazione con la tutela dell’ambiente e delle bellezze paesaggistiche. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, oggi a Matera nella prima giornata degli Stati generali del Sud di Fratelli d’Italia che si svolgono in Basilicata.

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Manovra: Il governo dia un segnale all’agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

Nelle ipotesi di manovra del governo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso – non c’è alcun riferimento al settore agricolo e questo è onestamente difficile da comprendere considerando che costituisce l’asse portante del made in Italy e della celebre dieta mediterranea.Il primario nostrano – continua Tiso – ha indubbiamente bisogno di investimenti, di ricambio generale e di diversi processi di modernizzazione della filiera, ma ancor di più ha bisogno di protagonismo. L’agricoltura, infatti, non deve essere vista unicamente come un possibile sbocco economico per il Paese, ma va concepita come un vero e proprio riferimento culturale per creare nuove sinergie con l’ambiente e con le tante bellezze paesaggistiche e naturali di cui l’Italia dispone. Gli strumenti da poter utilizzare in tal senso sono tanti e si muovono tutti all’interno del nuovo e promettente modello dell’agroecologia, fondata proprio sull’idea della sostenibilità.Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che il governo colga l’opportunità di questa manovra per dare un chiaro segnale ai tanti agricoltori che in questi anni si sono sentiti abbandonati e messi da parte. Siamo tutti consapevoli che il paradigma economico attuale è inadeguato per rispondere alle esigenze delle persone e che presto arriverà il momento di cambiarlo. La risposta giusta a questa domanda esiste già, ed è quella agricola.

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Def: Il governo dimentica il settore agricolo

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

“Nel Def manca una strategia sulla politica agricola, soltanto annunci generali, anche condivisibili, ma privi di alcun supporto tecnico e finanziario. Non si parla in maniera chiara di come si vuole affrontare con l’Europa il problema del taglio delle risorse per l’agricoltura, e in particolare quelli previsti dalla PAC per l’Italia. E non c’è chiarezza in merito alla questione di Agea, che sta accumulando ritardi ormai insopportabili per gli agricoltori e soprattutto non giustificabili anche sotto il profilo delle procedure. E non va meglio per il settore della pesca rispetto al quale ci si limita a poche righe, ma sempre senza un piano strategico e con la sola volontà di gestire le ‘elemosina dell’Europa’ che, a fronte di regole che distruggono la nostra pesca, destina un pò di risorse. L’Italia è una Nazione con oltre 8mila km di coste, che aveva una flotta peschereccia tra le più importanti del Mediterraneo, e non può accettare supinamente di scomparire. E’ necessaria una strategia chiara per rilanciare il settore, che ha enormi potenzialità di crescita, ed il Def sarebbe potuta essere l’occasione per avviare una nuova fase. Un’occasione, purtroppo, persa”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, in occasione della discussione nell’Aula del Senato del Def.

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Governo alle prese con la manovra di Bilancio 2019

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

“Prima di tutto più innovazione, siamo indietro dal punto di vista dell’innovazione e degli investimenti. Guardando a quello che fa la Francia, dovremo arrivare a un piano da 3 miliardi di euro.” Il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, lo ha dichiarato qualche giorno fa alla tv cinese CGTN (con specifico riferimento agli investimenti dei VC nelle startup). L’accento forte messo sulla necessità di accelerare le nuove tecnologie ci fa ben sperare che ci sia un commitment anche a favore del FinTech nella discussione della prossima legge di Bilancio 2019, che entrerà nel vivo tra poche ore.
Entro oggi sarà pubblicata la nota di aggiornamento al DEF, mentre per il 15 ottobre l’UE attende i dettagli della manovra. Tra una manciata di giorni sapremo che peso darà il Governo del cambiamento all’unico – per noi – vero cambiamento possibile, quello che passa attraverso le tecnologie abilitanti e l’innovazione.Al momento, e dall’insediamento dell’esecutivo gialloverde, il dibattito pubblico è stato incentrato su temi diversi, dalle gestioni degli sbarchi allo spread, dalla turbolenza sui mercati al welfare, mentre l’innovazione è apparsa come la grande assente. Anche adesso che si è aperta la discussione sulla legge di bilancio, l’attenzione è catalizzata intorno al reddito di cittadinanza, la flat tax, la pace fiscale e la quota 100 in tema di pensioni. Eppure innovazione e FinTech sono presenti nel contratto di governo. Si riporta, nel documento, per 11 volte la parola “innovazione”, legandola di volta in volta a temi quali green economy, enti pubblici di ricerca, capitale umano, start-up, politica industriale. Al punto 5, intitolato “Banca per gli investimenti e il risparmio”, nel paragrafo “Tutela del risparmio”, si cita il Fintech nella conclusione: “occorre investire per sviluppare l’innovazione tecnologica nella fornitura di servizi e prodotti finanziari (blockchain e FinTech), anche al fine di garantire una maggiore trasparenza nelle transazioni finanziarie.” E nello stesso capitolo, il contratto prevede la necessità di una “Banca per gli investimenti, lo sviluppo dell’economia e delle imprese italiane”, che dovrebbe svolgere, tra l’altro, “attività di secondo livello per le piccole e medie imprese agendo in cofinanziamento con il sistema bancario.” Dunque esiste la consapevolezza della necessità di offrire alle PMI canali alternativi di finanziamento.
Ricordiamo che il M5S aveva introdotto nel suo programma un capitolo dedicato alle Telecomunicazioni scrivendo “che non solo non si debba avere un atteggiamento pregiudiziale verso l’irrompere delle nuove tecnologie in settori tradizionali come il mondo bancario e finanziario, ma anzi occorra favorire lo sviluppo di tali fenomeni nel momento in cui consentono di democratizzare il mondo del credito e favorire, sotto questo profilo, l’inclusione finanziaria. Favorire tali fenomeni non significa lasciare campo libero agli operatori. La via maestra da seguire passa dapprima da una conoscenza e da un’analisi approfondita del mondo finanziario che sta cambiando, per poi approntare una regolamentazione, anche minima, del Fintech a tutela […] primariamente degli interessi dei consumatori, come peraltro sottolineato dalla stessa Commissione UE. Occorre, a nostro avviso, partire anche in Italia con l’acquisizione di una maggiore consapevolezza sul fenomeno a tutti i livelli”.
Anche nel programma della Lega c’era un capitolo dedicato all’innovazione digitale: non si citava il FinTech ma la necessità di svincolare le imprese dalla dipendenza dal credito bancario, facendo “fluire più capitale privato al settore dell’imprenditoria giovanile mediante obblighi di legge che prevedano un investimento minimo (in uno spettro compreso tra il 3% e il 5%) in questo settore per i Piani Individuali di Risparmio (PIR) e per i fondi pensione italiani”. Nel 2018 la legge di bilancio aveva introdotto un’importante novità per il Fintech, ovvero la tassazione delle rendite al 26%, equiparandole alle altre forme di investimento (fondi, azioni, obbligazioni corporate). Si è trattato di un’importante pietra miliare per il mondo del P2P lending, prima ingiustamente sottoposto a tassazione ad aliquota marginale Irpef (dal 23% al 43% a seconda dello scaglione di reddito).
Per il 2019 auspichiamo – ponendoci obiettivi plausibili e non utopici – che in Finanziaria siano introdotte almeno altre due misure a beneficio del P2P lending (e dunque a beneficio dell’economia reale):
L’inclusione nei PIR. Parliamo dei panieri composti per almeno il 70% di investimenti in titoli quotati o non di aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia e per almeno il 30% in titoli fuori dal Ftse/Mib: su di essi il Governo ha stabilito che ci fosse esenzione fiscale totale a patto di detenere il paniere per 5 anni e su un importo di 30mila euro all’anno. La ratio è chiara: incentivare l’investimento in asset italiani e in particolare nelle PMI che costituiscono il 90% del nostro tessuto imprenditoriale.
La seconda richiesta riguarda l’estensione del fondo di garanzia anche alle piattaforme di peer to peer lending, gestite, per esempio, da Istituti di Pagamento (qual è BorsadelCredito.it). Il Fondo di Garanzia per le PMI è uno strumento istituito con la Legge n. 662/96 (art. 2, comma 100, lettera a) e operativo dal 2000.

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Crisi libica: Preoccupazioni di Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

“Un’informativa urgente del governo sulla rapida evoluzione della crisi in Libia”. A richiederla in una lettera inviata ai rispettivi presidenti di Senato e Camera i capigruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama e Montecitorio, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida. Per Fratelli d’Italia, infatti, “un’ulteriore destabilizzazione della Libia rischia di avere gravi ripercussioni rispetto all’intensificarsi del traffico di migranti clandestini trasportati in Italia”, ed è “opportuno che il governo solleciti il sostegno armato della Comunità internazionale al governo legittimo di Tripoli e ponga finalmente con forza l’esigenza della immediata istituzione di un blocco navale al largo delle coste libiche per fermare il flusso migratorio”. In particolare, sotto accusa il comportamento della Francia “spregiudicata nell’agire fuori i propri confini per perseguire il proprio esclusivo interesse nazionale”, e che esporrebbe l’Italia ad “una vera e propria aggressione da parte di uno Stato membro della Ue e alleato militare della Nato”. “Un comportamento inaccettabile – precisano Ciriani e Lollobrigida – che riteniamo debba essere quanto prima censurato nelle competenti sedi internazionali”.

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Cavalcare la protesta per arrivare al governo e poi esserne disarcionati

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Negli anni del secondo dopoguerra del XX secolo gli italiani hanno perso la magica occasione di ricostruire il Paese con un’idea nuova e diversa di sviluppo industriale, sociale e culturale. Hanno lasciato che il passato riverberasse in quel presente e hanno rincorso i diritti dei cittadini sull’onda della protesta del qualunquismo di Giannini e dei comunisti a seguire. Sono stati anche gli anni dei comitati d’affari che non hanno avuto scrupoli a corrompere, inquinare e dilapidare i beni pubblici pur d’ottenere grossi profitti. E intanto le diverse riforme auspicate si sono fermate. Parliamo di giustizia, d’istruzione, di welfare, di opere infrastrutturali intermodali (tra percorsi autostradali, marittimi, lagunari e aerei) e nell’ammodernamento della filiera distributiva per i prodotti agricoli e altri generi di prima necessità. E’ parsa una convenienza per chi fa politica e di chi si cimenta nelle attività imprenditoriali e nella ricerca di facili guadagni potendo avere uno stato gravido di leggi a fronte di una giustizia e di una burocrazia lenta e farraginosa. E soprattutto riducendo all’osso l’efficacia degli organismi di controllo e ove è indispensabile di affidarli agli stessi controllati. E con questo procedere i partiti tradizionali hanno finito con il lasciare nell’opinione pubblica la percezione della loro incapacità d’agire se non quella di esserne conniventi. Incominciarono così i primi malesseri individuali e collettivi e la voglia di dar vita a nuovi movimenti politici che sapessero cavalcare la protesta e diventare forza politica di rinnovamento. Così sono nati i pentastellati e la Lega. Ora sono al governo ma il loro vero nemico è il tempo se vogliono gestire al meglio il successo elettorale ottenuto. E’ che troppi nodi sono giunti al pettine e la gente li considera tanto odiosi che vorrebbe scioglierli subito e non si fa più governare dalla pazienza nell’attesa. Le anime della conservazione lo sanno e fanno di tutto per rallentare la marcia dei novatori convinti che i loro proseliti alla fine li abbandoneranno certi di essere stati ancora una volta traditi. Ciò sta accadendo in Italia con i partiti che hanno perso consenso e ora sperano di recuperarlo invertendo le loro posizioni e la stessa Europa, che si sta preparando alle prossime elezioni parlamentari, lo sta facendo nell’intento di frenare l’onda popolare impropriamente definita populista alias anarchica mentre considera salvifico solo l’interesse proprietario del chi ha e vuol restare non solo tale ma anche per aprire nuovi fronti di profitto. (Riccardo Alfonso)

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Scuola – Classi pollaio: nemmeno il nuovo governo le cancella

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

A denunciarlo è il presidente del Consiglio d’Istituto, della scuola umbra, il quale ha deciso di rivolgersi al Ministro Marco Bussetti addebitando l’incredibile “decisione dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria che, applicando la normativa in essere, non ha previsto lo sdoppiamento della prima classe del Liceo Scientifico nonostante i 39 ragazzi iscritti di cui uno diversamente abile con sostegno”. Eppure a pagina 41 del Contratto di governo M5S-Lega, c’era scritto: “In questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. ‘Buona Scuola’, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta, intervenendo sul fenomeno delle cd. ‘classi pollaio’”. Come si intenda superare tale linea di tendenza, ignobile per un paese che si qualifica tra i più avanzati al mondo, non è ancora però noto. Come fa pensare il fatto che tra le linee programmatiche presentate dieci giorni fa dallo stesso Ministro dell’Istruzione non vi sia traccia né indicazioni indirette che intendano fermare questo malcostume dell’alto numero di alunni concentrati nella stessa classe. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quanto si sta realizzando è purtroppo in piena sintonia con quello che è accaduto negli ultimi dieci anni, con i tagli imposti a partire dalla Legge Berlusconi-Gelmini 133/08. Sorprende, però, che a rendersi artefice di tale conferma sia lo stesso Movimento 5 Stelle, autore in passato di diverse battaglie e interpellanze parlamentari portate avanti proprio per trovare soluzione al problema delle classi pollaio. Il problema, come ha fatto più volte osservare il M5S, non è solo di organici da ridurre all’osso, quindi di risparmi, perché con meno classi servono meno docenti, Ata, scuole e dirigenti: a destare preoccupazione sono le conseguenze. Comporre una classe con così tanti alunni è di una gravità estrema. Perché in un colpo solo si vanno a minare il diritto allo studio (non è possibile fare lezione a 39 alunni nello stesso momento), il diritto alla sicurezza (in un’aula o laboratorio ci sono dei precisi vincoli legislativi che armonizzano i metri quadri a disposizione di ogni allievo con quelli dello spazio circostante), i limiti numerici normativi in presenza di alunni disabili (20 alunni per classe in caso di disabilità grave e 25 alunni se lieve). Per non parlare dei problemi di sovraccarico di lavoro che debbono affrontare i docenti impegnati nel seguire contemporaneamente così tanti alunni. Non possiamo tollerare che si riparti per un altro anno in queste condizioni. Quanto sta accadendo a Todi non è tollerabile, nemmeno fosse l’unico caso in Italia.

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Vaccini – Anief difende le scelte del Governo: le scuole si devono adeguare subito

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Il governo sta lavorando nella direzione giusta. Perché è un falso problema quello delle certificazioni e quello delle iscrizioni, considerando che l’eventuale obbligo-ricatto riguarderebbe appena un bambino su quattro della fascia d’età coinvolta. Quindi, la decisione presa dal Ministro della Salute, Giulia Grillo, di potersi iscrivere da subito anche senza la certificazione, operando in sede parlamentare per l’introduzione di un obbligo di tipo “flessibile”, è sicuramente lecita. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il legislatore sta intervenendo nel decreto Milleproroghe, con la trasformazione di un disegno di legge ad hoc che cambierà la normativa: prorogare di un anno l’obbligo è una decisione saggia. I dirigenti scolastici avranno anche le loro ragioni, per via di incombenze e carichi di lavoro impressionanti, ma non sono sceriffi: su questo punto, quindi, farebbero bene ad ascoltare le istruzioni del Miur. Perché sono diverse le prerogative e i diritti che su certi aspetti entrano in causa e vanno valutati, al fine di non ledere i diritti di nessuno. Le polemiche di questi giorni risultano pertanto sterili, se non inutili, perché mettono in discussione il ripensamento dei parlamentari su una norma irragionevole che un anno fa di questi tempi era stata imposta per decreto, senza il necessario confronto con le parti coinvolte, ad iniziare dalle famiglie degli alunni. Una volta approvata la nuova norma, non vi sarà alcun problema: nemmeno sulle classi ghetto, altro motivo infondato di polemica. La verità è che soltanto un bambino su quattro frequenta le nostre scuole nel pre-obbligo scolastico e non c’è bisogno di dividere i bambini tra vaccinati e non vaccinati. Il resto è diatriba politica che a noi non interessa: come sindacato ci dobbiamo preoccupare di chi opera nella scuola, da docente e da discente. Tutti, nessuno escluso.

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Dl dignità: da governo viltà sui precari scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

“Anche sul tema della scuola il governo ha dimostrato la sua volontà di non cambiamento. C’era l’occasione per chiudere con i guasti della ‘buona scuola’ ed invece il dl dignità, ma sarebbe meglio chiamarlo dl viltà, ha mantenuto in vita quel girone dantesco dei precari della scuola, che proprio il governo Renzi aveva contribuito a costruire. Come Fratelli d’Italia continueremo la nostra battaglia, riprendendo gli emendamenti che abbiamo già presentato alla Camera dei deputati, nella convinzione che sia giunto il momento di imporre un vero cambiamento alla scuola, smettendola con le campagne elettorali, con tanto di hashtag, che mortificano la dignità e la professionalità degli educatori”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, componente della Commissione istruzione pubblica, beni culturali.

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Energia: Governo nomina nuova Authority

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato l’avvio della procedura per la nomina dei componenti dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA).”Bene, era ora! Era vergognoso che un’autorità importante come quella che gestisce energia, acqua e rifiuti fosse ancora in regime di prorogatio, una situazione intollerabile che durava ormai dal lontano 11 febbraio, ossia da più di 5 mesi, più volte denunciata dal presidente uscente Bortoni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ora è fondamentale che il nuovo collegio si metta subito al lavoro sui temi più importanti, a cominciare dalle modalità di chiusura dei mercati di tutela per finire con la definizione dei soggetti vulnerabili ed il miglioramento dei bonus sociali” prosegue Dona.”Nell’augurare loro buon lavoro, auspichiamo che il nuovo Consiglio coinvolga i rappresentanti degli utenti e dei consumatori in queste scelte fondamentali per la vita di ognuno di noi!” conclude Dona.

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Ilva, USB: nessun passo avanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Si è concluso in tarda mattinata l’incontro promosso dal ministro Di Maio sulla cessione di Ilva ad Arcelormittal. L’azienda ha esposto il cosiddetto “addendum” ovvero le modifiche al piano ambientale apportate dietro richiesta esplicita del governo.Il piano è in sostanza quello precedente con qualche significativa accelerazione sui tempi di realizzazione delle opere. Un fatto positivo ma che non modifica nella sostanza gli impegni economici su questo terreno e non garantisce la produzione di acciaio compatibile con il diritto alla salute ed il rispetto dell’ambiente.Inoltre la stessa determinazione del governo a modificare il piano ambientale non è stata messa in campo sul terreno occupazionale per quanto a oggi è dato sapere. Ci attendiamo quindi un ruolo attivo del governo in questa vertenza. È ancora il governo il soggetto che può e deve indurre la multinazionale a modificare la sua posizione. O, parimenti, decidere una strada alternativa a quella della cessione del gruppo ai privati. (Francesco Rizzo USB Taranto Sergio Bellavita USB nazionale)

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Tutto quello che c’è da sapere sul Decreto Dignità

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

di Luigi Di Maio Oggi è un giorno molto importante per il Governo del cambiamento. Oggi arriva in aula il decreto dignità, il primo provvedimento economico di questo Governo. È un giorno importante anche per il Movimento 5 Stelle e per tutti quelli che ci hanno supportato in questi anni perché dentro il decreto dignità ci sono alcune delle nostre battaglie storiche: la lotta al precariato, la lotta all’azzardopatia, la lotta alle delocalizzazioni e la lotta alla burocrazia.Finalmente tutti questi argomenti possiamo affrontarli come Governo e come maggioranza e dare il via a una nuova stagione per gli italiani. Finalmente l’aula della Camera che negli scorsi anni è stato teatro di tanti voti vergogna che abbiamo sempre e puntualmente denunciato perché era utilizzata per fare gli interessi di chi era al Governo e non dei cittadini (ricordate ad esempio i 7 miliardi alle banche), torna a occuparsi dei bisogni concreti delle persone. Quello che arriverà oggi alla Camera è un Decreto Dignità 2.0, perché è stato migliorato grazie agli emendamenti dei parlamentari delle commissioni riunite finanze e lavoro che ringrazio per il loro prezioso lavoro. Dei contenuti di questo decreto che restituisce dignità alle persone abbiamo già parlato tante volte.Oggi vorrei solo sfatare alcuni falsi miti e vere e proprie bufale diffusi ad arte per screditare questo provvedimento. E allora rispondiamo a tutto a testa alta.
Numero uno: con il decreto dignità ci sarà’ un calo dei posti di lavoro. Assolutamente no! È falso. Le stime che sono girate nei giorni scorsi sono campate per aria. Per noi non hanno alcun fondamento. Come si fa a prevedere 8.000 posti di lavoro in meno nel 2027, come se in 10 anni le condizioni economiche non cambiassero. E infatti alla stessa conclusione è arrivato il ministro Tria e anche i tecnici della Camera. L’occupazione dipende dall’andamento dell’economia. Le norme creano o distruggono diritti, e quello che facciamo con il dl dignità è creare nuovi diritti, ma è il livello dei consumi che convince le imprese ad assumere o licenziare un lavoratore. Tante persone in queste anni sono state rinnovate decine di volte dalla stessa multinazionale o centro commerciale, da adesso se questi signori vogliono delle competenze che il lavoratore ha ormai acquisito dovrà dargli un contratto degno. Questo è sacrosanto. Invece negli ultimi anni si era sancito il principio che uno dovesse rimanere precario a vita e quindi sempre meno persone si possono permettere di acquistare, di farsi una famiglia, di comprare una casa, un’auto. Le stime pessimistiche servono solo a spaventare le imprese e i lavoratori, ma sono fantascienza. Il decreto vuole fare una cosa sola: favorire il lavoro stabile rispetto a quello a termine. Perché pensiamo che chi ha un lavoro stabile possa anche programmare degli acquisti, e quindi possa contribuire a rilanciare l’economia. Di chi vi fidate? Di noi o di quelli che vi hanno distrutto la vita con il Jobs Act? O di quei media che vi avevano nascosto la verità sull’airforce renzi? Perchè sono quelli che stanno attaccando questo decreto.
Numero due. gli imprenditori non potranno assumere perché’ i contratti sono più costosi. Anche questa è una bufala. In realtà il decreto dignità prevede l’estensione dello sgravio per i contratti a tempo indeterminato per i giovani fino ai 35 anni di età fino al 2020. Sgravi che potenzieremo ulteriormente con la prossima legge di bilancio. Il contratto a tempo indeterminato sta diventando sempre più conveniente per le imprese e tornerà di moda, vedrete.
Numero tre. Ci sarà’ caos nelle norme perché l’imprenditore ha già stipulato dei contratti a termine. Questo era un rischio e quindi abbiamo pensato anche a questo, naturalmente. Il decreto conterrà una norma secondo cui chi ha già assunto a tempo determinato prima dell’entrata in vigore del decreto si regola secondo le norme precedenti, fino al 31 ottobre 2018. Evitiamo così alle imprese ogni tipo di caos o disagio.
Numero quattro. Il decreto dignità e’ contro gli imprenditori. Questa è la balla più grande. No, nel modo più assoluto. Anzi: il decreto dignità è il primo passo di un patto tra lavoro e impresa di cui l’Italia ha bisogno come il pane. Noi non facciamo altro che intervenire per limitare gli abusi sui contratti precari e diamo alle imprese tutti gli strumenti, anche economici, per passare a contratti più stabili. Per le imprese, poi, ci sono le novità sulle delocalizzazioni e la semplificazione. In pratica, le imprese che investono e rimangono in Italia le stiamo tutelando dalla concorrenza sleale di chi prende i soldi pubblici per comprare i macchinari e poi li porta in paesi dove il costo del lavoro è più basso.
Se tu multinazionale, prendi i soldi pubblici dello Stato Italiano, magari con quei soldi compri dei macchinari, e poi sposti tutto all’estero, e lasci i lavoratori italiani disoccupati, questo non ci sta bene. Devi restituire quei soldi fino all’ultimo centesimo e pagare anche una sanzione pari a 4 volte i soldi che hai preso.
Io con gli imprenditori ci parlo ogni giorno. Ci parlavo prima da deputato e a maggior ragione adesso da ministro. E gli imprenditori delle PMI che sono il cuore dell’impresa italiana mi dicono che vogliono essere lasciati in pace dalla burocrazia. E infatti per ora abbiamo disattivato sia lo spesometro che il redditometro, due adempimenti vecchi e inutili che ogni imprenditore conosce bene, purtroppo. E poi non dimentichiamo una categoria massacrata negli anni come le partite iva: a loro abbiamo tolto lo split payment.
Quando abbiamo pensato a questo decreto, abbiamo pensato anche ai vantaggi per gli imprenditori. Se il singolo imprenditore assume lavoratori precari pensa di avvantaggiarsene, ma se lo fanno tutti gli imprenditori crollano i consumi e migliaia di imprese sono costrette a ridurre la produzione o chiudere i battenti. Quelle che per anni hanno venduto agli imprenditori come grandi soluzioni per le imprese, non hanno fatto altro che creare un mercato di persone con lavori instabili che non si può permettere di acquistare niente o quasi niente. Cioè hanno fatto il contrario di quello che vuole un imprenditore. La precarietà è una sciagura non solo per il lavoratore, ma anche per l’intera economia, perché non permette di spendere quanto si potrebbe se solo si avesse un contratto stabile. A creare disoccupazione e sottoccupazione non è certo il decreto dignità, ma la precarietà selvaggia che stiamo combattendo. Questo è tutto quello che dovete sapere sul decreto dignità. (fonte: blog delle stelle)

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Governo: Savona, Bce, Omt, Qe e tassi di cambio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

Siamo rimasti un po’ dubbiosi nel leggere le dichiarazioni del ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, che ha elogiato il presidente della Banca Centrale europea (Bce), Mario Draghi, “nel varare l’Omt, più noto come Qe (Quantitative easing) europeo, sfruttando gli interessi dei Paesi che ne avrebbero beneficiato per rientrare dai loro crediti.”
L’Omt, varato nel 2012, sta per operazioni definitive monetarie; queste operazioni servono a impedire che le tensioni sui mercati dei titoli di stato possano portare a forti aumenti dei tassi di interesse, che avrebbero effetti negativi su imprese e banche. Le Omt consistono nell’acquisto diretto, da parte della Bce, di titoli di stato, a breve termine, emessi da Paesi in difficoltà economica.Il Qe (quantitative easing), varato nel 2015, sta per alleggerimento quantitativo; consiste, nell’acquisto di titoli pubblici e altre obbligazioni; in questo modo la Bce fornisce denaro alle banche che, a loro volta, lo prestano a imprese e alle famiglie.
Ora, non ci risulta che l’Omt siano state utilizzate, il Qe si. Tra l’altro con il Qe, la Bce dà denaro alle banche, come detto, con l’Omt fornisce denaro ai governi. C’è una sostanziale differenza! Forse è stata una svista del ministro Savona, il quale, nella sua dichiarazione, propone che siano attribuiti maggiori poteri alla BCE “se si vuole che il mercato comune e l’euro sopravvivano sul piano del consenso politico che trae alimento nella crescita del benessere economico e sociale dei Paesi membri”. La proposta del ministro Savona prevede un aumento dei poteri della BCE sui tassi di cambio, che già possono essere esercitati, e la possibilità di intervenire sui debiti dei Paesi, garantendoli. Sulle finalità della proposta non possiamo che essere d’accordo, la vediamo un po’ difficile sulle garanzie dei debiti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Dalla Seconda alla Terza Repubblica: Come nasce il governo Lega-M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Come è nato il governo Lega-M5S e quali sono gli eventi che hanno portato al passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica? Dopo oltre due decenni di alternanza centrosinistra-centrodestra le elezioni politiche del 4 marzo di quest’anno hanno portato uno tsunami elettorale che ha cambiato – forse per sempre – la politica italiana: Paolo Becchi e Giuseppe Palma presentano con Paesi EdizioniDalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S (in uscita il 25 luglio), il primo saggio in assoluto sul tema, un libro che raccoglie gli articoli più significativi che gli autori hanno scritto in larga parte sul quotidiano Libero (diretto da Vittorio Feltri) dall’ottobre 2017 al luglio 2018. Non mancano pezzi scritti su altri giornali o blog indipendenti, seppur in minima parte, e riflessioni originali su quanto sta accadendo nella politica italiana in questi giorni. Impreziosito dall’introduzione del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni Matteo Salvini, e dalla copertina del bravissimo e noto vignettista Alfio Krancic, il libro è la prima cronaca sul campo che racconta, passo dopo passo, come è avvenuto il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica. Un viaggio pre-elettorale tra programmi e posizionamenti delle diverse forze politiche in campo, analisi della nuova Legge elettorale e contraddizioni emerse nei partiti e nelle coalizioni prima del voto. Dopo il 4 marzo Becchi e Palma hanno raccontato, sempre con piglio critico, gli accadimenti che hanno traghettato il Paese verso una nuova e inedita fase politica, evidenziandone gli aspetti che altri hanno – più o meno volutamente – nascosto o taciuto. Editore: Paesi Edizioni (copyright copertina) Prezzo: 12,00 € Pagine: 288 In uscita: 25 luglio 2018.

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