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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘governo’

Governo: Acciaierie di Taranto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

La società Arcelor-Mittal, che gestisce le acciaierie di Taranto, sta rispettando il piano ambientale, anzi lo sta anticipando. E’ la dichiarazione del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S). Il piano ambientale della Arcelor-Mittal, da completarsi entro il 2023, prevede investimenti per 1,15 miliardi di euro, secondo gli accordi contrattuali sottoscritti con il Governo. Nel periodo di transizione, fino al completamento del piano, la produzione dell’acciaio non potrà rispettare le norme ambientali vigenti ed è per questo motivo che, prima i commissari governativi e, poi, la Arcelor-Mittal, usufruiscono del cosiddetto “scudo penale”, che evita responsabilità attribuibili a coloro che stanno attuando il piano ambientale. Il ministro Costa afferma che lo scudo penale non serve perchè la Arcelor-Mittal è in regola con l’attuazione del piano ambientale. Qualcuno dovrebbe ricordare a Costa che gli impianti sono sotto sequestro giudiziario e che operare senza lo “scudo penale” significa essere trascinati in giudizio, con l’accusa di disastro ambientale e attentato alla salute pubblica, reati che prevedono condanne decennali. Quale commissario o gestore rischierebbe di finire in galera? Continua la bufala (a Roma si dice la fregnaccia) di esponenti politici e giornalisti, i quali sostengono che la Arcelor-Mittal aveva già deciso di andarsene per privilegiare investimenti in India. E’ la dietrologia che ha sempre un certo fascino per i creduloni di turno. Ricordiamo a costoro che la Arcelor-Mittal ha partecipato, e vinto, una gara europea per la gestione degli impianti, prevedendo investimenti per 4,2 miliardi con un contratto vincolante (dicasi vincolante) per 5 anni. Se Arcelor-Mittal avesse abbandonato senza motivo, sarebbe stata trascinata in tribunale e i 4,2 miliardi, previsti per gli investimenti, sarebbero stati solo una briciola di quanto avrebbe dovuto pagare di sanzioni per rescissione contrattuale.
La realtà, e non la dietrologia, è che il Governo, annullando lo “scudo penale”, ha modificato i presupposti contrattuali, determinando le condizioni per la rescissione del contratto con Arcelor-Mittal. Chi se ne è andato è il Governo, non la Arcelor-Mittal. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo. Di Maio: che disastro!

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

“Lo scudo penale dice che se inquini, se causi la morte di qualcuno o se c’è un incidente sul lavoro, non ne rispondi”. E’ una recente dichiarazione del ministro Luigi Di Maio, in merito alle acciaierie di Taranto e alle responsabilità penali dei commissari governativi Ilva e di Arcelor-Mittal.Se non fosse una dichiarazione priva di senso, potremmo ricordare il titolo di un film: Licenza di uccidere. Priva di senso, diciamo, perché l’attività dei commissari e di Arcelor-Mittal riguarda il piano ambientale e la messa in sicurezza degli impianti stessi, nulla a che vedere con la morte di qualcuno o di un incidente sul lavoro.Ricordiamo agli smemorati di turno che, quando Di Maio era vicepremier, riammise lo scudo penale.Ma il disastro della politica del Di Maio non si ferma qui: è andato in Cina a perorare le esportazioni italiane, ed è tornato con un sostanziale nulla di fatto, quando il presidente francese Emmanuel Macron, in visita nello stesso periodo, ha sottoscritto accordi commerciali per 15 miliardi di dollari, dopo che, nel marzo scorso, aveva venduto una commessa Airbus per 30 miliardi di euro.
Esportiamo in Cina valori per 7,6 miliardi ma ne importiamo per 19 miliardi, un rapporto di due volte e mezzo a favore della Cina. La chiusura delle acciaierie di Taranto, auspicata dal M5S, porterà in Italia maggiore acciaio cinese.Forse Di Maio si accontenterà delle esportazioni di arance siciliane in Cina, ma qualcuno dovrebbe informarlo che la Cina è tra i maggiori produttori di arance, in particolare della varietà Tarocco, quella siciliana. Infatti, la Cina è il terzo Paese produttore al mondo di arance, che soddisfano il consumo interno.Sempre in Cina, Di Maio si è dato dello statista, cioè di persona che ha una profonda esperienza, teorica e pratica, dell’arte di governare uno Stato. Il bello è che in molti ci credono. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Manovra governo nella giusta direzione

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

La manovra del Governo riserva una rinnovata attenzione al settore primario e si muove nella direzione giusta, anche se le risorse sono contenute per evidenti esigenze di bilancio – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. In un tale scenario, la giusta scelta delle voci su cui investire risulta ancora più determinante. Per rilanciare l’agricoltura occorre puntare con decisione su giovani, semplificazione amministrativa e sviluppo tecnologico.E’ indispensabile rendere protagonisti i più giovani, quelli che ora preferiscono cercare un impiego nel settore secondario o terziario piuttosto che investire tempo, energie e idee nell’agricoltura. Le nuove generazioni si possono includere con misure adeguate quali, per esempio, norme più flessibili in materia di fiscalità e successioni. Non va poi dimenticata la dimensione amministrativa nazionale e locale, dove devono essere garantiti i servizi indispensabili ma soprattutto occorre semplificate le procedure. Un ulteriore impulso può infine venire dallo sviluppo tecnologico, che deve includere le piccole e media imprese affinché siano messe nelle condizioni di competere sul mercato.

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Egofascismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

Il cardinale Ruini (ex presidente della CEI e vescovo vicario di Roma negli anni 1991-2008) suggerisce di dialogare con Salvini, che viene pensato come futuro: come futuro suo ma anche nostro (“ha notevoli prospettive davanti a sé”). Ciò vuol dire passare nei confronti di lui dalla resistenza al viatico, e togliere il tappo che fortunosamente il sistema politico italiano ha messo per impedire o almeno ritardare l’irruzione delle acque dei pieni poteri, traboccanti da urne precocemente convocate. Questo tappo, per quanto improvvisato e maldestro, è la cosa che dà ragione del governo in carica e lo trasforma in governo della ragione.
Passare dalla resistenza al viatico al leader leghista, significa togliere il tappo, privare di questa ragione il governo, farlo cadere. È ciò che dal primo giorno della sua concezione e della sua nascita stanno facendo molti poteri interni ed esterni al governo, che operano perfino tra le forze che lo hanno concepito e lo abitano. Tra questi poteri che giorno dopo giorno scalzano le fragili fondamenta su cui il governo si regge, c’è quasi l’intero sistema culturale e mediatico che agisce sotto dettatura del denaro. Tale è la TV commerciale, interamente determinata dal denaro, il quale si svela platealmente decidendo palinsesti, maratone e tempi concessi ai programmi nelle interruzioni tra una pubblicità e un’altra. I soggetti che fanno i programmi, diventano in tal modo essi stessi oggetti. Non è la televisione che fa la pubblicità, è la pubblicità che fa la televisione. Cioè è il mercato, e meno male che c’è il mercato perché, venuto meno il controllo umano, almeno il mercato per sue non tanto misteriose ragioni ha interesse che qualcosa di umano continui, che la convivenza regga, e che i cori razzisti, che minacciano di far interrompere lo spettacolo negli stadi, non ci siano.
Ora la TV gestita dal denaro sa benissimo che, assunto come fine il profitto, la sola produzione redditizia è lo spettacolo. E gli spettacoli costano: basta guardare ai Teatri dell’Opera, le cui recite a causa dei cori, delle orchestre, delle prime donne e delle messe in scena costano troppo, e che perciò chiudono. Ma la TV commerciale ha trovato le uova d’oro, ha trovato lo spettacolo che non costa nulla e anzi paga addirittura per essere rappresentato. Questo spettacolo è la politica, che da sola può coprire l’intero arco della programmazione, quando è mattina, quando è sera, quando è notte e poi di nuovo mattina. Ma lo spettacolo che fa audience (lo si sa fin dal Teatro greco) è la tragedia e la farsa. E la politica va benissimo come spettacolo, a patto che si presenti come tragedia e come farsa; e se in se stessa non è né tragedia né farsa, la TV ce la fa diventare, la deve restituire così, altrimenti dovrebbe trasmettere altre cose, molto più care. Ciò vuol dire che in quanto “medium”, strumento mediatico, la TV deve farsi mediatrice e autrice del falso, della fake news per eccellenza: perché la politica è tutt’altra cosa di ciò che viene mostrato, è l’impresa del vivere insieme, e vera politica non è solo la contesa per questo o quel problema determinato, ma quella per cui ne va delle condizioni di vita e del destino degli uomini e delle donne sulla terra.
È in questa più larga visione che il tappo non va tolto.
Ma perché c’è questa scelta, questa deriva a favore di Salvini? Salvini non ha solo un futuro, ha anche un passato. Il passato di Salvini sono la cultura e la politica dell’Occidente dopo l’89, da quando cioè si è fatta la globalizzazione, ma senza un’idea (un’ideologia!) che la fondasse, senza il pensiero di un’unità umana di cui essa fosse l’effetto; e questo passato, in Italia, è anche il passato della Chiesa di Ruini, dagli anni 80 fino a papa Francesco, nel lungo tempo dell’eclissi del Concilio. Caratteristica di quella Chiesa fu l’idea che nella società, man mano che scemava la fede, la Chiesa dovesse farsi portatrice di un “progetto culturale”, di una cultura in vesti secolari: non di una politica, perché quella, mandato al macero il “cattolicesimo democratico”, la si lasciava fare ai politici, alla destra che c’era, tallonata però perché si rendesse “permeabile” alle istanze cattoliche e così, come rivendica Ruini, portasse dei “frutti” per la Chiesa.
In tal modo la Chiesa si è incorporata alla cultura della modernità, i fedeli sono stati lasciati a quei pascoli. Ed è questo meticciato culturale (ateismo e rosari) che è giunto fino a noi. È la cultura di una Chiesa quale è stata, e che come tale è destinata a finire se papa Francesco non sarà continuato e si vorranno chiudere le porte alla Chiesa che sarà.
Ora la vecchia cultura, oggi endemica se non egemone, non è atta a salvare la Terra e a far sì che la storia continui. Giustamente Salvini rifiuta di essere chiamato “fascista” e denuncia chi lo fa, anche se il Pubblico Ministero di Milano dice che non è reato. Il fascismo è un fenomeno storico nato dallo scempio della prima guerra mondiale e dall’estro di Mussolini, e non è ripetibile in qualsiasi altra forma. Però è proprio dell’uomo dare il nome alle cose, e anche “rinominarle”, quando occorre, come ora ci fa fare il computer. Si può rinominare il fascismo, riconoscere il fascismo eterno dandogli il nome di “egofascismo”, un nome che riassume tutta una cultura e tutta una storia. L’egofascismo è mettersi al centro, prima e al posto di ogni altro e far questo con qualunque mezzo, al costo di qualsiasi violenza, al principio di ogni sacrificio. È la morale del Principe, la ragion di Stato, il nucleo duro della sovranità; è dire “prima gli Italiani” o “solo gli Italiani” e perciò chiudere i porti, destinare i migranti all’inferno, far passare la cultura “meglio morti che sbarcati”, singolare rovesciamento del grido “meglio morti che rossi”, e ripresa del più antico “me ne frego”: della morte e della perdizione dell’altro. È la cultura della dialettica, della contraddizione, che è poi la cultura del nemico, da Eraclito ad Hitler, fino alla cultura del maggioritario, fino alla minaccia: “con un voto in più si governa su tutti”.
Se davvero siamo ad un cambiamento d’epoca, è questa cultura che deve cambiare. C’è un’altra cultura, non dell’alternativa ma dello scambio (il cristianesimo, di cui si baciano i simboli, è il rovesciamento assoluto della dialettica, con la sua unione tra umano e divino, che addirittura ha definito “consustanziali”); è la cultura dell’ “I care” (mi preme), del “prima gli altri”, “prima i poveri, i deboli, gli scacciati”, è la cultura della casa di tutti e dell’unità umana, la cultura per la quale o ci si salva tutti insieme o non si salva nessuno.

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“Sul tema della Cyber Security il governo è intervenuto in maniera inadeguata e confusa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

“Ha dimostrando tutta la sua impreparazione su un tema fondamentale per lo sviluppo e soprattutto per la sicurezza nazionale dell’Italia, che coinvolge tre questioni chiave del momento storico odierno: lo sviluppo tecnologico, la competitività globale e la sicurezza nazionale”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso nel suo intervento in Aula durante la discussione del decreto sulla Cyber Security in Senato. “Oggi quella a cui assistiamo è la quarta rivoluzione industriale mondiale, quella digitale, che potrebbe comportare il crollo dell’occidente e la prevalenza dell’oriente. Il prezzo che l’Italia rischia di pagare è troppo alto per non avere da parte del governo una risposta convinta e decisa a tutela della sicurezza nazionale: il provvedimento in esame, comunque importante, non basta se non vi è anche la piena consapevolezza della sfida in corso e della necessità di intervenire senza titubanze e con tempestività” conclude il senatore Urso.
“Fratelli d’Italia si asterrà sul decreto legge sulla Cybersecurity perché, seppur convinti dell’importanza di questo tema, il provvedimento presentato dal governo è un atto debole, in cui l’Italia viene messa in una semplice condizione di difesa. Ed invece nell’era digitale in cui viviamo, dove il rischio dei furti di dati, di identità e di creazione di fake news possono rappresentare un rischio elevatissimo per la sicurezza della nostra Nazione e delle imprese, sarebbe stata necessaria una forte azione di tutela”.A dirlo la senatrice di Fratelli d’Italia, Giovanna Petrenga durante la dichiarazione di voto in Aula. “Abbiamo un sospetto, che l’unica urgenza nel portare in Aula una legge incompleta fosse di assegnare i 77 posti di lavoro al ministero per l’Innovazione Tecnologica, senza criteri e adeguata formazione, a coloro che, invece, dovrebbero difendere la nostra Nazione dai crimini cibernetici” conclude la senatrice.

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Governo. Acciaierie di Taranto: tra schizofrenia, citrullismi e drammi

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

Gli impianti sono sotto sequestro giudiziario e nel periodo di transizione, fino al raggiungimento degli obiettivi di risanamento ambientale, i dirigenti rischiavano di finire sotto indagine della magistratura. A garanzia, fu approvato il cosiddetto “scudo penale”, prima applicato ai commissari Ilva e, poi, ai dirigenti della società Arcelor-Mittal. Il provvedimento, quindi, non è stato fatto appositamente per la Arcelor-Mittal.Le fasi sono queste:
1. Il governo Pd approva lo “scudo penale”.
2. Il governo Conte 1, M5s-Lega, abolisce lo “scudo penale”.
3. Il governo Conte 1, M5s-Lega, ripristina lo “scudo penale”.
4. Il governo Conte 2, M5s-Pd, abolisce lo “scudo penale”.
Subito dopo l’abolizione dello “scudo penale”, da parte del governo Conte 1, la Arcelor-Mittal, comunica che, senza “scudo penale”, si vedrà costretta ad abbandonare la conduzione delle acciaierie, sicchè, il governo Conte 1 ripristina lo “scudo penale”. Poi arriva il governo Conte 2 e abolisce lo “scudo penale”. La Arcelor-Mittal conferma, quindi, il suo disimpegno.Arrivati a questo punto, con un po’ di difficoltà a capire la schizofrenia (politica, s’intende) possiamo passare alle dichiarazioni del presidente Conte 2, che così si esprime: “Saremo inflessibile nel rispetto degli impegni” e, a motivo di tale dichiarazione, rileva che lo “scudo penale” non c’è nel contratto. Vero è che Conte si è dichiarato “l’avvocato del popolo”, ma occorre rilevare che c’è una sostanziale differenza tra un provvedimento legislativo, che inserisce lo “scudo penale”, e un contratto tra due parti e, comunque, nel contratto c’è scritto che “l’accordo prevede la possibilità di recesso nel caso di un cambiamento di normative rilevanti”, che ci pare proprio il caso. Il tutto finirà in tribunale.Nel frattempo, interviene il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli che dichiara: “avevano già deciso di andarsene”. Già, ma se così è, le è stata data l’occasione, offerta su un piatto d’argento, con l’abolizione dello “scudo penale”.
Trattasi di citrullismo, sempre politico, s’intende.In finale, il Conte 2 auspica un nuovo contratto e un nuovo “scudo penale”. E chi ci crede più, dopo quello che è successo?Sullo sfondo di questa commedia, esplode il dramma di 15 mila posti di lavoro in pericolo e della desertificazione industriale del Sud Italia. Interessa? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo. Di Maio, la memoria, la conoscenza e Radio Radicale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

“La verità ti fa male”, è il titolo di una canzone di Caterina Caselli degli anni ’60.Il titolo della canzone potremmo attribuirlo al capo politico del M5s, Luigi Di Maio, perché dalle elezioni politiche a quelle europee, il M5s ha perso 6 milioni di voti, nell’Umbria è passato dal 27,5 per cento del 2018, al 14,6 per cento delle europee e al 7,4 per cento delle regionali di domenica scorsa; il NO all’Ilva, al Tap, al Tav e alla Gronda, opere sulle quali il M5s ha condotto la campagna elettorale per le politiche, raggiungendo quasi il 33% dei consensi, si è trasformato in un SI, nel tempo che si impiega a voltare una pagina. Insomma, una verità amara.In tale situazione, il Di Maio non trova di meglio che scagliarsi contro i fondi per la convenzione con Radio Radicale. Una porcata dice, lanciando una campagna sul blog che invita a scegliere tra i fondi a Radio Radicale o ai terremotati.Insomma, si utilizza una tragedia per nascondere le proprie incapacità politiche e il tradimento di quanto promesso agli elettori. In analogia, Di Maio dovrebbe invitare i cittadini a scegliere se destinare i 4 milioni complessivi, dovuti dagli eletti penta stellati a favore della piattaforma Rousseau o, invece, a donarli per la cura dei bambini oncologici. Che miseria!Evidentemente, il capo politico non è al corrente (non ci meraviglia) che il totale di spesa programmata, per le aree colpite da terremoto, si attesta a 40,58 miliardi, e che lo stanziamento per la convenzione con Radio Radicale ne rappresenta lo 0,00. Urge, invece, che il ministro Di Maio si metta al lavoro per far utilizzare, presto e bene, i fondi già disposizione per i terremotati, visto che molti comuni aspettano ancora interventi risolutivi dopo il terremoto e proprio Radio Radicale ha più volte segnalato i problemi del dissesto e del rischio sismico.Radio radicale svolge da 43 anni un servizio pubblico di interesse generale, come riconosciuto anche dall’Autorità per le Comunicazioni.Trasmette le sedute parlamentari e le attività di altre istituzioni, del Governo, del Consiglio superiore della magistratura, della Consulta e le attività dei partiti, compreso quello del M5s, dei sindacati e delle associazioni. Conserva la memoria storica informatizzata della vita politica italiana dell’ultimo quarantennio. E’ come una grande biblioteca, dove ogni cittadino può attingere liberamente perché ha il diritto alla conoscenza.Ecco, è la memoria che porta alla conoscenza che Di Maio vorrebbe cancellare. E’ il “vaffa” alla consapevolezza, alla comprensione, alla preparazione e alla competenza. Mala tempora currunt sed peiora parantur. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo. Bilancio 2020: niente di nuovo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”, è un romanzo storico, scritto nel 1929 da Erich Maria Remarque, che narra le vicende di un soldato tedesco durante la Prima guerra mondiale. Ne consigliamo la lettura.Parafrasando il titolo del romanzo, potremmo dire “niente di nuovo” per il bilancio 2020, predisposto dal governo M5s-Pd, vale a dire che si è in sostanziale continuità con quello precedente, M5s-Lega. D’altronde, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è lo stesso in entrambi i governi.In sintesi, metà del bilancio è a debito, l’altra metà sono tasse e recupero dell’evasione fiscale, se ci sarà.
Si poteva fare diversamente? Si, prendendo atto della realtà.La realtà è che due dei provvedimenti bandiera del precedente governo, Quota 100 e Reddito di cittadinanza, non hanno raggiunto il loro obiettivo. Quota 100 non ha prodotto nuova occupazione, come reclamizzato dalla Lega, che ne fu la proponente, così come il Reddito di cittadinanza, proposto dal M5s.Questo governo ha confermato entrambi le misure: Quota 100 e Reddito di cittadinanza.
Una manovra coraggiosa avrebbe fatto confluire i fondi, destinati a queste due misure inutili, alla riduzione del cuneo fiscale, stimolando la crescita.Invece, si confermano propaganda e ricerca del consenso elettorale, invece di promuovere lavoro e attività produttive.E il popolo, del quale ci si riempie la bocca? Può aspettare. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Umbria: Serracchiani, controsenso mettere in Governo in tensione

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

“E’ comprensibile se lo fa Salvini, ma è un controsenso che siano dei partiti di maggioranza a mettere in tensione il Governo. Forse non è chiaro che questa partita si gioca su due livelli e uno fondamentale è quello nazionale: possiamo risalire la china del consenso solo facendo un buon lavoro tutti assieme. Tirare la corda o fare i furbi non è consigliabile”. Lo afferma Debora Serracchiani, vicepresidente dell’Assemblea nazionale Pd, a proposito delle prese di posizione di esponenti della maggioranza all’indomani delle elezioni in Umbria.Per l’esponente dem “nonostante la sconfitta tutti devono ritrovare il sangue freddo: non siamo disposti a stare in un Governo cannoneggiato dai suoi stessi membri”. “L’altro livello su cui, come partito, dobbiamo rimetterci a correre – aggiunge Serracchiani – è quello dei territori, delle città, delle periferie. Non basta fare una manovra ideale se poi non andiamo davanti alle fabbriche in crisi o non stiamo con le mamme che hanno paura di mandare i figli nei giardini”.

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Il Governo sta ipotizzando un piano da 2 miliardi di euro per l’elettrico

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

Ma quante sono le autovetture alimentate a elettricità e ibride presenti in Italia? Poche; secondo l’analisi Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 erano appena poco più di 256.000, vale a dire lo 0,66% del totale parco auto circolante.Guardando alle singole regioni, La Lombardia, con una percentuale di autovetture elettriche/ibride pari all’1,20% del totale mezzi circolanti nella regione, risulta essere l’area più virtuosa d’Italia. Scorrendo la classifica, al secondo posto si posiziona il Trentino-Alto Adige (1,12%), mentre al terzo si trova l’Emilia-Romagna (1,03%). Le regioni meno virtuose, invece, sono la Campania (solo lo 0,13% delle auto è elettrica/ibrida), la Basilicata (0,14%) e la Calabria (0,16%).Nonostante un tasso di crescita a tre cifre (+130% dal 2015 al 2018), i mezzi elettrici e ibridi rappresentano ancora una nicchia; eppure già oggi gli incentivi non mancano, anche dal punto di vista dell’RC auto. Come evidenziato da Facile.it, seppur non vi siano obblighi normativi, alcune compagnie riconoscono sconti per chi vuole assicurare un veicolo “green”, che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale.

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Governo. La grande evasione la fanno i piccoli evasori. Informare Di Maio

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

“E’ la somma che fa il totale”. E’ una celebre frase dell’insuperabile Totò nel film “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi”. Ovviamente, il totale è il risultato della somma, intesa come operazione aritmetica, ma il concetto sembra di difficile comprensione ai nostri governanti, a proposito della evasione fiscale.Vediamo.
Scrive l’Istat che “Il valore aggiunto, generato dall’economia non osservata (cioè in nero), ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a poco meno di 211 miliardi di euro” l’anno.
Di questi 211 miliardi di economia in nero, 19 sono dovuti ad attività illegali. Rimangono 192 miliardi di economia in nero e, come scrive l’Istat, “il 41,7% del sommerso economico si concentra nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione”. Insomma, commercianti, ristoratori, albergatori e trasportatori, “producono”, si fa per dire, 80 miliardi di economia in nero. Il lavoro irregolare, cioè in nero, vale 79 miliardi dove, scrive l’Istat, “la domanda di prestazione lavorative non regolari da parte delle famiglie è rilevante”.Ovviamente, il tutto esentasse. Passiamo ai lavoratori autonomi, che fanno la loro parte, perché le imposte evase ammontano a 33 miliardi di euro sui 97 dovuti (commissione Giovannini). Nonostante l’apprezzamento di un suo collega di governo, ci riesce difficile credere che il ministro Di Maio studi i dossier, anche quelli sulla evasione fiscale. Nei giorni scorsi abbiamo sentito il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, invocare il carcere per i grandi evasori.Occorre ricordare che le piccole e medie imprese rappresentano il 99,9% delle imprese italiane, mentre le grandi imprese sono appena lo 0,1%. Facile, quindi, controllare le grandi imprese. Di Maio ci dovrebbe dire quali sono le grandi imprese che evadono e quanto evadono, altrimenti si fa propaganda elettorale, additando il nemico di turno: le multinazionali, le banche, ecc.
Storia già vista: in momenti di difficoltà si individua un nemico su cui far concentrare l’attenzione del popolo. Lo facevano anche nell’antico Egitto. Qualcuno dovrebbe informare Di Maio che la grande evasione la fanno i piccoli evasori. Eppure, capire che è la somma che fa il totale, non è difficile; lo diceva anche Totò ai giovani d’oggi. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo: Conti sull’acqua

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

Il piano italiano non rispetta il target di riduzione del debito per il 2020. E’ la nota dell’Unione europea al documento inviato dal Governo italiano.Una novità? No, perché già nelle settimane scorse, sia la Banca d’Italia sia la Corte dei Conti, avevano espresso dubbi sulle coperture indicate dal Governo, con riferimento alle misure di contrasto all’evasione fiscale, portate a copertura di quanto prefigurato con la manovra (7 miliardi). La risposta del Governo sono le manette ai grandi evasori ma la grande evasione la fanno i piccoli evasori e per andarli a scovare occorrerà tempo. Insomma, i soldi della lotta alla evasione non sono disponibili nella entità prevista per il prossimo anno e le manette sono l’ennesima bufala che viene raccontata dai manettari di turno. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Pa: Cgil Cisl Uil, bene impegno governo ma risorse insufficienti

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

“Registriamo l’impegno del governo ma le risorse investite non sono soddisfacenti. Gli stanziamenti in legge di Bilancio per il rinnovo del contratto non tengono conto del complesso di interventi necessari sul salario delle lavoratrici e dei lavoratori, così come sull’elemento perequativo e sull’indennità di vacanza contrattuale. Non solo, come previsto dai passati contratti, c’è bisogno di accelerare e investire risorse sul nuovo sistema di classificazione del personale. Per riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori il giusto valore della loro professione”. Così i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, in merito alle parole del ministro della Pa, Fabiana Dadone, su contratti pubblici e legge di Bilancio.”Sostenere di aver garantito un recupero di potere d’acquisto superiore all’indice Ipca, come ha fatto il ministro Dadone, – proseguono – non tiene conto dei prolungati anni di blocco della contrattazione e della strada ancora da fare per registrare un vero recupero dell’inflazione registrata. Apprezziamo la volontà politica espressa dal ministro nel praticare il confronto con i sindacati ma, allo stesso tempo, riteniamo insoddisfacenti le risorse messe a bilancio”.Intenzione di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, aggiungono, “è puntare all’innovazione, generando un vero cambiamento nella Pa che consenta una valorizzazione dei lavoratori e che offra sempre migliori servizi ai cittadini. Per fare questo servono interventi che guardino anche al varo di un piano straordinario di occupazione, alla proroga di tutte le graduatorie in essere e alla stabilizzazione dei precari, al liberare dagli stringenti vincoli la contrattazione decentrata. Rivendicazioni che saranno al centro di un Attivo unitario nazionale promosso da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa in programma a Roma il prossimo mercoledì 30 ottobre”, concludono.

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Governo. Alitalia: fino a quando? L’Alitalia perde 500 milioni l’anno

Posted by fidest press agency su domenica, 20 ottobre 2019

Di tasca nostra abbiamo già versato 900 milioni di euro di prestito per la sopravvivenza di Alitalia, soldi non restituiti; altri 350 milioni di prestito, sempre da prelevare dalle nostre tasche, sono previsti dall’attuale Governo per garantire la sopravvivenza di Alitalia a fine anno. Dal 2008, anno dell’ “Alitalia agli italiani”, al 2019, lo Stato (cioè noi) ha speso 9,5 miliardi di euro per l’Alitalia. La quota di traffico da e per il nostro Paese, rappresentato dall’Alitalia, è dell’8,5%; la quota di mercato europeo, rappresentata da Alitalia, è l’1,9%, il che significa che chi viene in Italia non lo fa perché c’è una compagnia aerea nazionale, cioè l’Alitalia, che garantisce il turismo verso il nostro Paese. Il turista viene in Italia indipendentemente dalla presenza di Alitalia.Tre giorni fa è scaduta la proroga, la sesta, per l’offerta vincolante di Ferrovie dello Stato per Alitalia, ma ne è stata chiesta una altra per fine anno.
L’ingresso previsto in Alitalia di Ferrovie dello Stato, significa che quest’ultima se ne accollerà i debiti, vale a dire che se li accollerà il contribuente, visto che Ferrovie è una società pubblica, cioè del contribuente stesso.Lo scorso anno, l’allora ministro allo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, prometteva la soluzione entro marzo; era una bufala in vista delle elezioni europee. A luglio dichiarava: “Tagliamo la mangiatoia e gli sprechi del 30%, partnership con Air France e Lufthansa. Così la rilanciamo, non abbiamo bisogno di mettere soldi degli italiani. Un’operazione di mercato, niente intervento dello Stato e soldi pubblici”. Altra bufala.Una settimana fa, l’attuale ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli (M5s) aveva smentito l’ipotesi di un prestito all’Alitalia, invece, il prestito c’è, ed è di 350 milioni, inserito nella bozza del provvedimento varato dal Governo. Altra bufala.Insomma, c’è continuità nel raccontare bufale. Il bello è che c’è ancora chi ci crede.Fino a quando dunque, costoro, abuseranno della nostra pazienza? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo: Serracchiani, Renzi sia più composto in maggioranza

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Mi auguro che i prossimi giorni ci offrano un Renzi più composto nel suo stare in maggioranza: non basta dire ‘voglio che duri’ e poi prendere a botte il proprio Governo per distinguersi. Matteo sa bene che questo equilibrio è delicato e che a sparare sul quartier generale si rischia grosso”. Lo afferma Debora Serracchiani, vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Pd, commentando le dichiarazioni dell’ex premier in merito alla durata del Governo Conte.
“Questo è un Governo che si è formato su un accordo politico – ricorda Serracchiani – fatto prima della scissione e che Renzi poi ha detto di condividere. Alle parole seguano i fatti concreti, perché – precisa – l’alternativa a questa maggioranza di salvezza nazionale sono le urne e poi l’ignoto”.

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Pa: Cgil Cisl Uil, strano governo che avvia dialogo sociale e poi decide da solo su contratti

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

“Strano quel Governo che da una parte riavvia il dialogo sociale e poi dall’altra decide unilateralmente sui contratti pubblici. Ci aspettiamo che arrivi a breve una convocazione da parte del Governo, come convenuto tra il presidente del Consiglio Conte e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Furlan e Barbagallo, in cui avviare il confronto sul rinnovo dei contratti pubblici e sulla riforma della Pubblica Amministrazione”. Ad affermarlo sono i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Uil Fpl, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Nicola Turco e Michelangelo Librandi, in merito alla nota di aggiornamento al Def.Dopo la pubblicazione della nota di aggiornamento al Def, affermano Fp Cgil, Cisl Fp, UilPa e Uil Fpl, “rileviamo che sui contratti non c’è nessuna risposta per le lavoratrici e i lavoratori pubblici, ma anzi c’è piena continuità con il precedente Governo. Si conferma, infatti, che per il rinnovo del contratto della Pubblica Amministrazione, secondo il Def, si prevedono aumenti dell’1,95% e che l’accordo verrà siglato nel 2020”. Secondo le categorie di Cgil, Cisl e Uil, “in primo luogo le risorse sono insufficienti, ci siamo mobilitati a giugno con una piattaforma chiara: risorse sul tabellare, ricordiamo che il contratto 16/18 prevedeva aumenti del 3,48%; stabilizzazione dell’elemento perequativo; finanziamento del nuovo sistema di classificazione e della riforma dell’ordinamento, ovvero carriere e inquadramenti”. In secondo luogo, proseguono, “non può dettare il Governo i tempi senza neanche aver avviato il confronto sull’atto di indirizzo, per questo chiediamo di avviare subito il percorso che ci porti a definire un accordo prima della legge di Bilancio. Infine, sulla riforma della Pa, leggiamo che il governo vuole portare avanti la delega Bongiorno che riteniamo contenga indirizzi sbagliati. Per noi, prima ancora di riforme ‘epocali’, contano le risposte immediate sul fronte dell’occupazione, della proroga dei requisiti di stabilizzazione per tutti i precari della Pa e delle graduatorie dei vincitori e idonei. Se non ci saranno convocazioni nelle prossime ore, nelle settimane che seguiranno decideremo il percorso di confronto con le lavoratrici e i lavoratori sulle mancate risposte del Governo”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp, UilPa e Uil Fpl.

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Leopolda: “Governo faccia luce su fondi da gruppo Toto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Interrogazione alla Camera: “Trasparenza su emendamento a manovra Gentiloni. 5 Stelle che dicono?” “Fare chiarezza sui rapporti della pubblica amministrazione con il gruppo Toto, alla luce dell’inchiesta della Procura di Firenze su fondi destinati alla Fondazione Open, cassaforte della Leopolda di Renzi, e al comitato per il ‘sì’ al referendum costituzionale del 2016”. A chiederla al governo in una interrogazione presentata alla Camera è il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli. “Le ipotesi degli inquirenti hanno anche un forte interesse politico – sottolinea Donzelli – come dimostrano le indagini su un emendamento alla manovra del maggio 2017, durante il governo guidato dall’attuale commissario europeo Paolo Gentiloni, con il quale si risolveva un contenzioso da 121 milioni tra il gruppo Toto e Anas. Vogliamo che venga fatta luce sui motivi che l’hanno ispirato”.”Ancora una volta – aggiunge Donzelli – esponenti del cosiddetto ‘giglio magico’ finiscono al centro di manovre su fondi di oscura provenienza, che vedono tirati in ballo l’avvocato Alberto Bianchi, di Renzi già avvocato personale e uomo di fiducia nominato nel Cda di Enel, e Patrizio Donnini, già comunicatore della stessa Leopolda, consulente del Ministro della Difesa Pinotti ed editore de ‘Il Reporter’, giornale fiorentino che lanciò l’ascesa di Renzi e che ha ricevuto cospicui finanziamenti dal Comune di Firenze. E i 5 Stelle, che ora sono al governo insieme al Pd e a Renzi – conclude Donzelli – non hanno niente da dire?”.

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Governo: Secondo i dati Istat a settembre la fiducia dei consumatori sale da 111,9 a 112,2

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

“Bene, effetto Governo Conte II. Come tradizione, con la nascita di un nuovo Esecutivo gli italiani confidano in un cambiamento e guardano con rinnovata speranza al futuro. E’ sempre successo. Il problema è mantenere questa fiducia e non tradirla. Inoltre, questa volta il rialzo è stato inferiore a quello dei precedenti Governi, appena 0,3 punti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il fatto che l’aumento della fiducia dipenda dal nuovo Governo è attestato dalla componente relativa alle attese sulla situazione economica dell’Italia che balza da -21,5 a -16,3, +5,2 punti” conclude Dona.
L’associazione di consumatori ricorda gli ultimi precedenti: nel giugno 2018, con il primo Governo Conte, salì da 113,8 a 116,3 (+2,5) punti, nel dicembre 2016, con il Governo Gentiloni, la fiducia salì da 107,7 a 110,6 (+2,9 punti percentuali), nel mese di marzo del 2014 (le rilevazioni sulla fiducia sono fatte nei primi 15 gg del mese, quindi pur avendo giurato in febbraio, il 22, l’effetto si ebbe a marzo), con il Governo Renzi, passò da 94,8 a 98,1 (+3,3 punti percentuali), nel mese di maggio 2013, con il Governo Letta, salì appena da 83,6 a 83,8, +0,2 punti, anche se poi, con scoppio ritardato, nel mese successivo ci fu un incremento record di 10 punti, nel mese di novembre 2011, con il Governo Monti, salì da 90,3 a 94,1 (+3,8),

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La formazione del nuovo governo in Israele si preannuncia complessa

Posted by fidest press agency su martedì, 1 ottobre 2019

Le elezioni israeliane si sono concluse da una settimana, con un risultato molto diverso da quello che era stato annunciato dai primi analisti. Non è vero che Netanyahu sia stato sconfitto, né che Gantz abbia vinto, almeno se si considerano i risultati nel loro senso politico, e non come una competizione sportiva. Likud e Bianco-azzurri sono sostanziale parità (32 a 33), i due blocchi politici anche (55 a 54), se si bada alle raccomandazioni fatte al Presidente Rivlin su chi debba formare il nuovo governo. E infatti Rivlin ha designato Netanyahu per il primo tentativo. Bisogna fare quattro osservazioni a proposito di questi blocchi. La prima è che ovviamente nessuno dei due gruppi raggiunge la maggioranza di 61 deputati né ha la possibilità di raccoglierla facilmente se i confini attuali fra le forze politiche reggono. La seconda è che fra coloro che raccomandano Gantz vi sono dieci deputati dei partiti arabi (senza i tre estremisti di Balad che si sono dissociati dalla posizione della lista unitaria araba). Questi dieci deputati sarebbero indispensabili alla maggioranza di Gantz anche se al suo blocco si unisse per esempio il movimento di Liberman, che si è astenuto dalla designazione del candidato primo ministro. Ma su temi fondamentali, come il rapporto con l’Autorità palestinese e Hamas essi dissentono dai partiti sionisti, per la semplice ragione che sono contrari allo Stato ebraico. Dunque in casi critici come un’operazione a Gaza farebbero mancare la maggioranza al governo. Il loro è un gioco tattico contro Netanyahu, non una possibilità reale di governo. E dunque Gantz resta molto lontano dalla maggioranza. La terza osservazione è che la crisi attuale non è dovuta a un mutamento dei rapporti di forza o dell’opinione dominante dell’elettorato fra destra e sinistra. Semplicemente un frammento di quel che era negli ultimi dieci anni il blocco di destra, quello di Liberman, ha deciso di giocare in proprio contro Netanyahu e contro i partiti religiosi, spacchettando i temi che insieme costituivano l’identità comune del centrodestra israeliano e giocando una politica tutta mirata ad accrescere il proprio potere negoziale. Non è Netanyahu che abbia perso, né questa né la scorsa votazione, è Liberman che per affermare la propria posizione impedisce la formazione di un governo. Blocca la sinistra, perché sui temi della sicurezza si dice incompatibile con i partiti arabi e blocca la destra, perché rifiuta di stare in un governo presieduto da Netanyahu (per ostilità personale) e comunque non vuol fare compromessi con i religiosi. La quarta è che la sola alternativa a questo schieramento per blocchi è un governo di unità nazionale, che però è bloccato dal fatto che i binco-azzurri si sono uniti sulla base del tentativo di eliminare politicamente Netanyahu, che resta solidamente il leader del Likud. Dunque o i bianchi-azzurro o una loro fazione rinuncia alla conventio ad escludendum di Netanyahu; o il Likud procede al parricidio del suo leader, o questo accordo non si può fare. Tutta questa situazione è dunque frutto della divisione dell’elettorato israeliano in “tribù” piuttosto piccole, spesso centrate su un leader e abbastanza litigiose: una divisione che il sistema elettorale proporzionale puro con una soglia bassa per l’ammissione alla rappresentanza non fa che esaltare.
E’ facile prevedere che in queste condizioni il tentativo di Netanyahu è destinato a fallire e probabilmente lo sarà anche quello successivo riservato a Gantz, se non altro per rappresaglia da parte del Likud. Potrà esserci forse un terzo tentativo estremo, in cui si accetti un’alternanza fra leader. Se anch’esso fallirà, si andrà di nuovo a elezioni. Sarà fastidioso e ci saranno lamentele, ma non si tratta di una situazione strana. I sistemi politici democratici in questo periodo risentono di una notevole instabilità e di un certo distacco fra rappresentanza ed elettorato, soprattutto perché vi è un distacco più generale fra ciò che i ceti intellettuali, i media e talvolta lo “stato profondo” (magistratura, servizi di sicurezza, organizzazioni economiche e internazionali) ritengono sia giusto e ciò che una frazione crescente della popolazione, spesso la maggioranza, sceglie. Si parla spesso di “populismo”, come se il problema fosse dalla parte delle forze politiche che raccolgono questo movimento collettivo, ma la questione riguarda innanzitutto gli elettori, che nutrono idee e desideri difformi da quelli dell’establishment, che di fronte a questa offensiva fa blocco e nega le elezioni, come in Italia e in Gran Bretagna, o si divide, si estremizza senza riesce a mettersi d’accordo come in Spagna (fra un paio di mesi di nuovo al voto per la quarta volta in un anno e mezzo), gli Stati Uniti o Israele.
Per quanto riguarda lo stato ebraico, l’economia sta bene, la sicurezza è presa in cura lucidamente dal governo uscente, oltre che dai servizi e dalle forze armate. Insomma lo stato non è paralizzato. E’ forse meglio rinviare la soluzione, chiedere all’elettorato di ripensare alle proprie divisioni e di dare un messaggio più chiaro sulla gerarchia delle scelte politiche, piuttosto che una soluzione pasticciata, che potrebbe portare alla paralisi vera o a un potere di veto da èparte di partiti antisistema come il blocco arabo.

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Nuovo governo al premier uscente Benjamin Netanyahu

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha affidato l’incarico di formare il nuovo governo al premier uscente Benjamin Netanyahu. Rivlin ha deciso di incaricare Netanyahu, 69 anni, dopo colloqui con gli altri leader di partito ed una volta emersa l’impossibilità di formare un governo di unità nazionale. Il Likud di Netanyahu è risultato il secondo partito alle elezioni del 17 settembre, con 32 seggi contro i 33 del rivale Blu e Bianco. Ma ha vinto a livello di coalizione: il premier uscente conta su 55 seggi – la maggioranza è di 61 – mentre il partito dell’ex capo di Stato maggiore בני גנץ – Benny Gantz, 60 anni, ne ha ricevuti 54. Netanyahu avrà adesso 28 giorni di tempo per formare un nuovo governo, con una possibile estensione di due settimane: se non riuscirà nel suo tentativo, il presidente potrà affidare l’incarico ad un’altra persona. “Accetto l’incarico, occorre un governo di unità nazionale e la riconciliazione che in questo momento è essenziale”, ha detto Netanyahu….>> (fonte: Newsletter Progetto Dreyfus)

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