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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘governo’

I rischi di una democrazia senza alternanza di governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 maggio 2019

di Giuseppe Bianchi (Nota Isril n. 19 – 2019) Come spiegare che Lega e 5 Stelle mantengono un elevato consenso almeno sulla base dei sondaggi, nonostante l’immobilismo di un Governo paralizzato dai reciproci veti tra i due partiti dell’attuale maggioranza? La spiegazione può essere data dal loro forte radicamento in due bacini elettorali di cui hanno assunto la rappresentanza politica. La Lega che si è fatta carico dei bisogni di sicurezza dei cittadini, sfidati dall’immigrazione clandestina e suggestionati da improbabili paure di invasione dello straniero; i 5 Stelle che si sono fatti portatori degli interessi di quanti, soprattutto nelle aree meno sviluppate del Paese, hanno vissuto la globalizzazione dei mercati in termini di discriminazione economica e sociale. Un’operazione politica di grande efficacia che ha definito un campo di gioco per la prossima competizione elettorale europea, su misura delle due forze di maggioranza, con l’obiettivo di precludere l’accesso alla partita da parte delle forze di opposizione.È quanto sta avvenendo a pochi giorni dall’appuntamento elettorale europeo che rischia di divenire ancora una volta un macro-sondaggio a favore delle politiche del Governo rafforzate dal sovrapporsi di promesse. Un Paese che va alle urne disinformato della posta in gioco e illuso che la Nuova Europa, a cui strumentalmente aderiscono anche gli antieuropeisti di ieri, segnerà il passaggio a una fase di facile spesa pubblica con cui l’attuale maggioranza pensa di consolidare la fedeltà elettorale del proprio elettorato.
Che l’insicurezza dei cittadini, coincidente con il disagio sociale delle classi sociali più povere, sia gestibile al di fuori di una politica che ponga questi bisogni insoddisfatti dei cittadini all’interno di una strategia economica di sviluppo. L’Italia ha le risorse per riprendere la strada di un benessere diffuso. L’elevato risparmio delle famiglie, la capacità delle imprese più dinamiche di esportare e fare profitti, la qualità professionale del lavoro difficilmente riproducibile nei paesi emergenti, una diffusa propensione imprenditoriale delle giovani generazioni.Ma si tratta di un mondo frenato nelle sue potenzialità di sviluppo da un’altra Italia fatta di una classe politica, quale quella attuale, priva di progettualità di futuro, alla ricerca del consenso di breve periodo e da una classe burocratica tendenzialmente servile ‘terreno di pascolo”per quanti si affidano più alla ricerca della protezione dello Stato che alla propria capacità di competere in un mercato aperto.La prima Italia è quella che vuole più Europa, la seconda è quella che la teme perché la pacchia finirebbe usando il linguaggio del nostro forbito Ministro dell’Interno. È questa seconda Italia, che dietro il velo di ignoranza di un populismo ottuso, occupa una posizione centrale nel dibattito europeo, facendo del disagio sociale la leva del proprio prevedibile successo.Il rischio è quello di un’Italia subalterna nella nuova Europa perché indebolita nella crescita ed esposta ai condizionamenti degli investitori nel nostro debito pubblico. C’è poca speranza che nei pochi giorni che ci separano dalla prova elettorale l’Italia ritrovi la sua dignità di paese fondatore dell’Europa.Importante è considerare provvisorio questo periodo di oscuramento. Perché il nostro Paese trae dalla sua storia, oltre che dai suoi interessi, la vocazione europeistica e perché la democrazia ha la capacità di rigenerarsi potendo contare sull’alternanza della maggioranza. Un’alternanza che va creata perché la regola fondamentale della democrazia è che senza alternanza il rischio è di cedere il campo a forme di governo autoritario.

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Blockchain Castelli: “Con investimenti in tecnologia si aumenta competitività”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

San Mauro Torinese – “Per troppo tempo lo Stato non è riuscito a mantenere il passo sui temi della digitalizzazione e l’Unione Europea non è stata capace di fare politiche comuni, questo ci ha portato alla perdita di risorse e competitività. Questo è un Governo che sta cercando di recuperare ciò che non è stato fatto, e presto avremo l’opportunità di incidere in modo determinante anche in Europa.
Investire in tecnologia serve ad aumentare la competitività e ridurre i costi. Con la blockchain ci troviamo di fronte ad una rivoluzione tecnologica che potrebbe cambiare, radicalmente, il nostro futuro. Per questo dobbiamo essere pronti.
Per aiutare il Made in Italy, come Governo abbiamo creato, assieme a Cassa Depositi e Prestiti, un fondo statale e previsto il riconoscimento dei registri che usano questa tecnologia. Iniziative che viaggiano in parallelo con il Fondo per l’innovazione annunciato qualche giorno fa dal Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.
Ancora una volta stiamo lavorando in sinergia con il mondo dell’impresa per far ripartire l’economia reale”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, a margine dell’iniziativa “BlockChain for Business – La rivoluzione tecnologica che cambierà il futuro delle aziende”, promossa da Italian Digital Revolution – AIDR.

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Autonomie: “No a intese unilaterali tra governo e regioni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 maggio 2019

Dichiara l’on.le Rampelli vicepresidente della Camera e deputato di Fdi: “Affinché il mio pensiero sulle autonomie sia completo e corretto intendo precisare che non sono contrario a un nuovo sistema di autonomie, ma favorevole a una distribuzione equanime di poteri, competenze e risorse tra i territori dell’Italia, che possibilmente consideri centrale Roma, unica capitale europea a non avere poteri speciali, a non ricevere i beni culturali che possiede da mettere a reddito (li ha lo Stato), a non avere le risorse sufficienti per pagare i servizi di 800 sedi internazionali, uno Stato estero, ma anche quelli necessari per far funzionare musei, siti archeologici e monumentali che fruttano introiti al Mibact ma risultano costi fissi per il Comune. Per questo occorre una legge ordinaria, come prevede l’articolo 116 della Costituzione, non si può modificare la nostra Carta in forza di intese unilaterali tra regioni e governo. Il tutto rammentando a chi si agita che Roma ha un importante residuo fiscale e paga la più alta Irpef e la seconda Tari d’Italia. M5S e Lega Nord devono governarla, hanno il dovere di farlo, non hanno invece alcun diritto di specularci sopra azzuffandosi per un pugno di voti in più. Oltretutto raccontando sul conto della Capitale sonore bugie e facendo finta di non sapere che sono i Comuni e le Province a dover avere più poteri e non le regioni”.

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Laura Castelli su Radio 24: Il governo dura e spiega il perchè

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 aprile 2019

“Il Governo dura perché c’è la volontà di risolvere i problemi e questo è quello che abbiamo nella testa alla mattina quando ci svegliamo e soprattutto c’è una grande trasparenza. Questo è un Governo che mette la discussione dei temi alla luce del sole e se ne parla.” Cosi Laura Castelli, viceministro Economia e finanze, a Focus economia di Sebastiano Barisoni su Radio 24. “Il Governo si fonda su un contratto e il contratto, come avete visto, è onorato in gran parte. Ma ce ne è ancora, un altro bel pezzo da fare. Questo è un governo che lavora tutti i giorni pancia a terra”
“Tutti i comuni nessuno escluso. A ogni dimensione di città corrisponde una cura diversa, quando sta in una situazione debitoria.” Lo afferma il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, a Focus Economia di Sebastiano Barisoni su Radio 24, tornando sul tema dei comuni e sul “Salva-Roma” che ha acuito le tensioni nella maggioranza gialloverde. “Tutte le città italiane oggi possono rinegoziare il mutuo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Se Salvini vuole fare una norma salva Alessandria, una norma salva Savona, Comuni della Lega, che lo dica. Ma noi non stiamo parlando di questo ma parliamo a tutti i Comuni, senza distinzione di colore politico.”
“L’operazione inserita nel Decreto Crescita ci mette nelle migliori condizioni, come Ministero dell’Economia e delle Finanze, per essere pronti a qualunque tipo di operazione”. Lo dice Laura Castelli, viceministro Economia a Focus Economia di Sebastiano Barisoni su Radio 24. “Che il tema Alitalia sia strategico per Alitalia e questo Paese e soprattutto per questo Governo, noi lo abbiamo sempre detto. Se vuoi fare una buona programmazione del trasporto aereo devi programmare bene tutto il trasporto collegato col turismo e con tutte le citta traino.”
Ma a proposito di Roma Capitale le risponde Giorgia Meloni: “Roma non chiede al governo di essere salvata: chiede di essere trattata da Capitale d’Italia, perché la Capitale è il biglietto da visita di qualunque nazione. Per questa ragione Fratelli d’Italia voterà qualunque provvedimento che vada nel senso di aiutare la Capitale d’Italia. E chiediamo al governo di trovare altro su cui litigare e di non farlo sulla pelle dei romani”.

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Scuola – Anief dice no all’accordo tra Governo e sindacati e conferma lo sciopero del 17 maggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 aprile 2019

L’intesa sottoscritta all’alba di questa mattina a Palazzo Chigi con i sindacati rappresentativi contiene parole vaghe e nessuna risposta concreta per risolvere i problemi del personale. Sul recupero del potere d’acquisto degli stipendi, per i quali servono 200 euro di aumenti, non si parla di modificare il DEF, nel quale invece sono previsti ulteriori tagli; sul reclutamento si ritorna ai concorsi riservati senza la stabilizzazione di docenti abilitati e precari attraverso le GaE; sul personale Ata non c’è nessuna novità, come per la ricerca e l’Afam; sulla regionalizzazione non vi è chiarezza sul passaggio del personale dallo Stato. Ecco perché permangono i motivi della protesta iniziata il 28 febbraio e l’8 marzo. Marcello Pacifico (Anief): Nel documento accordato non c’è alcun riferimento a rivedere il Documento di economia e finanza, eppure è un passaggio imprescindibile, se davvero si vogliono introdurre finanziamenti importanti nella legge di Stabilità di fine anno. Non stiamo parlando di cifre marginali, ma di almeno tre miliardi di euro: uno per riallineare gli stipendi di un milione e 200 mila dipendenti ai 10 punti di inflazione incassati negli ultimi anni, più altri due miliardi per gli aumenti veri e propri.Solo un accordo di massima, con molti rinvii e poche azioni concrete, finalizzati solo ad evitare la protesta di massa della scuola alla vigilia delle elezioni europee: l’Anief, ingiustamente escluso dall’incontro tra governo e sindacati svolto a Palazzo Chigi, però non ci casca e conferma lo stop delle attività previsto per il prossimo 17 maggio. È questa la risposta del giovane sindacato all’intesa sottoscritta questa mattina, che confligge con il Documento di economia e finanza, nel quale si parla di riduzione costante della spesa per l’Istruzione pubblica di ben 8 punti percentuali, addirittura fino al 2040, e di incrementi stipendiali legati alla sola indennità di vacanza contrattuale, peraltro nemmeno applicata in modo corretto e completo. Non è un caso che tutto questo sia stato denunciato anche dalla Commissione Cultura della Camera.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sottolinea come non sia prevista “alcuna riapertura delle GaE per tutto il personale docente abilitato all’insegnamento, con in ballo 100 mila precari di cui tantissimi storici, per i diplomati magistrali, pari ad oltre 50 mila estromessi incredibilmente dal Consiglio di Stato, per i precari con 36 mesi dietro frequenza di un corso abilitante speciale. Né c’è traccia del riavvio del vecchio doppio canale di reclutamento. Come non ci sono riferimenti sulla parità di trattamento tra personale di ruolo e precario”.
“Allo stesso modo – continua il sindacalista – sono ignorati i docenti immessi in ruolo con riserva o assunti lontanissimo da casa per colpa di un algoritmo impazzito mai sanato dal Miur. Sugli Ata, infine, ci sono impegni generici, senza entrare nel merito, pur in presenza di un quadro normativo che prevede passaggi professionali verticali ogni quattro anni come denunciamo da tempo e 20 mila posti come assistente e collaboratore scolastico previsti da due decenni solo sulla carta”.Anche l’accordo sull’autonomia differenziata non convince il leader dell’Anief: “Il testo attuale voluto dalla Lega sulla regionalizzazione dice esattamente il contrario di quello che è stato sottoscritto con i sindacati. Anche su questo serve chiarezza: a chi dobbiamo credere? Senza dimenticare che nell’accordo non si parla da chi dipenderà il personale docente e Ata assunto ma di un sistema nazionale di reclutamento e di un unico stato giuridico che potrebbero dire cose diverse”, conclude Pacifico.

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Difesa: Rojc (Pd), Salvini ciancia su leva obbligatoria. Intanto Governo taglia fondi a Forze Armate

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

“Questo Governo taglia fondi indispensabili alle nostre Forze Armate e intanto Salvini ciancia ancora di ritorno alla leva obbligatoria. I militari italiani devono essere rispettati per la loro specifica professionalità e messi in condizione di difendere il Paese: il Governo metta risorse per il turnover del personale”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc, componente dem della commissione Difesa a Palazzo Madama, replicando al al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che durante un comizio ha annunciato la reintroduzione del servizio di leva obbligatoria nel Corpo degli Alpini.
“Dal Friuli Venezia Giulia – aggiunge Rojc – dico a Salvini che conosciamo bene i meriti degli Alpini e grandissimo è il nostro attaccamento a questo corpo, ma proprio per questo gli chiedo di evitare uscite strumentali e solo elettorali. Il tempo della leva obbligatoria è finito perché le esigenze della difesa sono cambiate. Anche Salvini lo sa bene, per questo – conclude – le sue dichiarazioni sono moneta fasulla”.

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Governo: Salvini e la bufala dei porti chiusi

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini ha più volte dichiarato che i porti sono chiusi, riferendosi ai migranti. Se vogliamo essere precisi, la frase esatta è “I colleghi ministri possono dire quello che vogliono, ma finché faccio il ministro i porti in Italia rimangono chiusi”. Non è vero. I porti possono essere chiusi con un decreto del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, che oggi è Danilo Toninelli, il quale non ha emanato nessuna decreto in proposito.A conferma, citiamo l’art.83 del Codice della Navigazione, che recita:
“Il Ministro dei trasporti e della navigazione può limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il Ministro dell’Ambiente, per motivi di protezione dell’ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende.”Quindi, la competenza per la chiusura dei porti non è del ministro Salvini.
Le frasi di Salvini, tipo “i porti sono chiusi”, che sentiamo nei vari telegiornali o che leggiamo nei giornali, sono propaganda elettorale.Come mai, allora, si chiederà qualcuno, le navi Diciotti e Sea Watch sono state fermate al largo dei porti italiani?Informiamo i lettori che i migranti sono stati in seguito sbarcati, quindi non è vero che sono stati respinti.Inoltre, l’aver imposto alla nave Diciotti di rimanere a largo, ha comportato l’accusa, da parte della magistratura, di “plurime violazioni di normative nazionali e internazionali”, per la quale è stata chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini (negata dal Senato), e per la nave Sea Watch è in corso una indagine della magistratura nei confronti dei ministri Salvini, Di Maio, Toninelli e dello stesso premier Conte.In sintesi, se i porti sono aperti e si costringe chiunque, anche i migranti, a rimanere su una nave al largo per giorni, si incorre nell’accusa di violazione di norme nazionali e internazionali.Siamo in piena campagna elettorale e il ministro Salvini racconta bufale, per il popolo che vuol crederci. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo: Non ci sarà l’aumento dell’Iva, racconta Di Maio. Credibile? No.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

Non ci sarà alcun aumento dell’Iva, neanche nei prossimi anni, racconta il vicepremier e ministro, Luigi Di Maio.Credibile? No.Vediamo.
A parte le conversioni a U del vicepremier, che abbiamo registrato, ad esempio, dal NO all’euro e, quindi, NO alla Ue, posizioni sulle quali il M5S ha preso i voti, al SI all’euro e, quindi, SI alla Ue dopo che si sono seduti comodamente sulle poltrone governative, abbiamo voluto leggere cosa dice il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (Def), approvato pochi giorni fa dal governo.Ebbene, a pagina 5 del Def c’è scritto che si prevede un “aumento delle aliquote IVA a gennaio 2020 e a gennaio 2021, nonché un lieve rialzo delle accise sui carburanti a gennaio 2020.”
Parimenti nella legge di Bilancio 2019, approvato dal Governo, a pag.39, sono previsti gli aumenti dell’Iva.Riassumendo:
1. Di Maio racconta che non ci sarà l’aumento dell’Iva.
2. La legge di Bilancio 2019, approvata da Di Maio, prevede aumenti dell’Iva.
3. Il Def, approvato da Di Maio, prevede aumenti dell’Iva.Quindi, Di Maio racconta bufale.
E il popolo continua a crederci. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo. “Pensionatostaisereno”, che ti tolgo i soldi

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Scattano da questo mese i tagli alle pensioni. E’ l’effetto della decisione del governo lega stellato, approvato dalla relativa maggioranza parlamentare.Si tratta dei mancati adeguamenti all’indice Istat che riguardano 5 milioni di pensionati e porterà nelle casse dello Stato qualcosa come 3,6 miliardi di euro in 3 anni.
Non si tratta di pensioni d’oro ma di quelle superiori a 1.522 euro lordi mensili, che equivalgono a circa 1250 euro netti. Sopra questa cifra non ci sarà l’adeguamento all’Istat, cioè alla svalutazione, con relativa decurtazione delle pensioni. C’è un problema in più: i pensionati, oltre a non vedersi adeguata la pensione, dovranno restituire quanto percepito nei primi tre mesi di quest’anno durante i quali, invece, c’è stato l’adeguamento Istat. Nel nostro Paese ci sono circa 16 milioni di pensionati, dei quali circa 8 milioni non hanno versato contributi in relazione alla propria pensione, per cui sono a carico della fiscalità generale, cioè delle tasse pagate dalle imprese e dai cittadini, comprese quelle versate dai pensionati veri e propri, ai quali si sottrae l’adeguamento della propria pensione alla svalutazione, dopo aver pagato le tasse anche per gli 8 milioni di pensionati che non hanno versato contributi previdenziali né pagano tasse. “Pensionatostaiseremo”, dice questo governo, che ti toglie i soldi.

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Gli imprenditori italiani bocciano l’operato del Governo

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Nell’ultima sessione del Workshop “Lo scenario dell’economia e della finanza” è stata approfondito il tema dell’Agenda italiana, con particolare riferimento al Governo italiano e a quel che succederà dopo le elezioni Europee.Netto il giudizio dei 200 imprenditori presenti sull’operato del Governo italiano: l’80,2% lo valuta negativamente. Un cambio di rotta deciso se si considera che nel 2018 il sentiment degli imprenditori era positivo per il 66,3%.Per quanto riguarda gli effetti sul Governo italiano delle elezioni europee, il 37,9% del campione sondato ritiene il quadro politico sarà modificato e si renderà necessario un rimpasto, mentre il 35,9% pensa che tali cambiamenti porteranno a elezioni anticipate.

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Libia. Ciriani (FdI): FdI chiede formalmente che governo riferisca in Senato

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

“L’Italia rispetto a quanto sta accadendo in Libia non può limitarsi, come finora ha fatto, al semplice ruolo da spettatrice, ma deve cercare di assumere un atteggiamento attivo individuando soluzioni politiche a livello internazionale. Purtroppo l’approccio ondivago e confusionario del governo in politica estera ha impedito all’Italia di avere un ruolo autorevole in questa crisi, ed oggi ci troviamo a subire quanto sta accadendo in Libia e più in generale nello scacchiere mediterraneo. Perciò, abbiamo appena inviato alla presidente del Senato la richiesta ufficiale di un’informativa urgente del governo in Aula, affinchè riferisca su quanto sta accadendo in Libia e su come l’Esecutivo intende affrontare questa grave crisi”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Cosa sta facendo il governo su energia e clima?

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Greenpeace prende atto di quanto ha dichiarato oggi alla Camera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull’importanza della sfida posta dai cambiamenti climatici, ma fa presente al capo di governo che l’Italia non sta facendo abbastanza su questo tema. «A gennaio il governo Conte ha presentato una bozza di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, il cosiddetto PNIEC, non in linea con quanto indica la scienza per mantenere l’aumento di temperatura entro 1,5 gradi Celsius» dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «In questa proposta di PNIEC le energie rinnovabili, soprattutto quelle elettriche, vengono sottostimate mentre il gas viene messo al centro del modello energetico italiano per molti decenni a venire. Non è certo così che abbandoneremo i combustibili fossili, la principale causa dei cambiamenti climatici. Nel documento presentato dall’attuale esecutivo manca, inoltre, un piano per arrivare a emissioni nette zero entro il 2050, obiettivo indicato dalla scienza come fondamentale per rispettare gli Accordi di Parigi», conclude Iacoboni.Il Piano non è ancora in versione definitiva e a breve inizierà anche una fase di consultazioni pubbliche. Greenpeace, che presenterà le proprie osservazioni, richiede urgenti miglioramenti, altrimenti l’Italia non solo non farà la propria parte nella battaglia al riscaldamento globale, ma perderà anche il treno dello sviluppo economico citato dal Presidente Conte.

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Governo: Bail-In e il ministro Tria

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Davvero la Germania ha ricattato l’Italia sul Bail-In come ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria?Intanto, spieghiamo cosa è il Bail-In con parole semplici.
La normativa sul Bail-In, in vigore dal 1 gennaio 2016, prevede che in caso di dissesto finanziario di una banca non sarà più possibile “salvarla” con soldi pubblici, cioè nostri, o delle banche centrali, ma dovrà salvarsi da sé. O meglio, si salverà con i soldi degli azionisti, degli obbligazionisti e, se non bastassero, operando un prelievo forzoso sui conti dei correntisti, per importi eccedenti i 100.000 euro.In una informativa al Senato, il ministro Tria ha dichiarato che la Germania avrebbe ricattato l’Italia se non avesse accettato il Bail-In, perché si sarebbe diffusa la notizia che l’Italia aveva il sistema bancario prossimo al fallimento. Il ministro Tria, poi, ha chiarito che aveva voluto fare riferimento a una situazione oggettiva in cui un rifiuto isolato dell’Italia, di applicare la legislazione europea sul Bail-In, avrebbe potuto essere facilmente interpretato come un segnale della esistenza di seri rischi nel sistema bancario italiano. Insomma, Tria ha ritrattato.A parte il caso dei truffati, che devono essere risarciti, si pone il problema se ai cittadini che hanno investito e che hanno perso i loro soldi è dovuto comunque un rimborso. Noi riteniamo di no, perché quando si comprano azioni (per le obbligazioni la questione è più articolata) ci si assume il rischio: se va bene si guadagna, se va male si perde.Non si capisce perchè il guadagno si privatizza, per l’investitore e la perdita deve essere socializzata, a carico dello Stato, cioè di tutti noi.Un consiglio. Coloro che hanno azioni o obbligazioni bancarie dovrebbero recarsi presso la propria banca e chiedere informazioni sui rischi che si corrono con i titoli acquistati. Siamo certi che riceveranno assicurazioni e sorrisi ma la fiducia non esclude il controllo.

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Scuola: Docenti precari non abilitati, contentino del governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

“Per le tante decine di migliaia di docenti precari di terza fascia si sta facendo molto meno di quello che era stato promesso: a questi insegnanti non servono punti in più, ma corsi abilitanti e l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento con l’avvio contestuale del doppio canale di reclutamento. È un passaggio chiave ed imprescindibile se si vuole davvero vincere una volta per tutte la supplentite cronica nella scuola: pensare di cavarsela, come ha fatto il governo giallo-verde, con un emendamento che dà una supervalutazione del servizio in occasione del prossimo concorso, non serve a molto”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando l’avvenuta approvazione della modifica all’interno del Ddl 1018 relativo alla conversione in legge del decreto 28 gennaio 2019, n. 4 che apre a quota 100 e al reddito di cittadinanza. Le ragioni dell’esecutivo sono state oggi espresse dalla senatrice Bianca Laura Granato (M5S), secondo la quale si starebbe rispettando “il contratto di governo nel modo in cui abbiamo potuto, visto che nelle more della legge di bilancio sono stati vinti alcuni ricorsi che hanno reso impraticabile la via del concorso riservato. Mi riferisco al transitorio della secondaria, laddove risultano bloccate le rispettive graduatorie. Vogliamo far funzionare la scuola pubblica e valorizzare il precariato – ha continuato la senatrice -. Ecco perché oltre a destinare il 10% dei posti ai precari, nel concorso verrà valutato il servizio grazie ad un emendamento che abbiamo approvato in commissione finito nel decreto quota 100”. La senatrice pentastellata sostiene anche di non avere “alcun dubbio che docenti con servizio siano in grado di superare il concorso meglio di altri appena usciti dagli studi”, perché “l’esperienza è un valore aggiunto insostituibile. Ma a questi timori vanno date delle risposte e vanno individuati correttivi, se possibile, alle procedure concorsuali. Parlerò con il Ministro per trovare soluzioni”, ha concluso Granato. Anief invita la senatrice a percorrere una delle strade indicate da tempo dal giovane sindacato: aumentare la quota di accesso prevista dalla legge di stabilità per tutti i docenti precari di terza fascia d’istituto. Oppure avviare un corso abilitante e permettere la loro successiva collocazione nelle GaE. A meno che non si voglia pensare ad un loro reclutamento dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto. “Occorre percorrere una di queste strade – dice ancora il presidente Anief – ed anche in fretta, perché se non si sana una volta per tutte la loro posizione si rischia concretamente di andare incontro ad un blocco delle attività didattiche”. Per questi motivi, Anief ha chiesto anche di introdurre una apposita modifica al decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, il cosiddetto decreto Semplificazioni, attraverso un’audizione tenuta presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato, andando a rivedere il comma 2 dell’articolo 10 del decreto Semplificazioni, sostituendo all’articolo 1, comma 792 della legge di bilancio 2019, lettera o), punto 2, le parole “10 per cento” con “50 per cento”: nella richiesta si è chiesto, di fatto, la stabilizzazione del personale docente non abilitato con 36 mesi di servizio attraverso l’estensione della quota di posti riservata.
La decima Sezione Corte di Giustizia Europea solo pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito che gli stati membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Invece, in Italia si continua proprio a fare questo. Tra l’altro, la strada dell’indifferenza intrapresa dallo Stato italiano lo sta conducendo verso una sempre più probabile condanna: sono sempre più gli elementi utili a trasformare la denuncia Anief 4231/2014, pendente presso la Commissione europea sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine, in procedura d’infrazione.

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“Il Governo non ha bloccato nessun cantiere”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

“E’ sorprendente che gli attori economici bergamaschi, sempre ben informati, si lascino andare a un attacco politico a gamba tesa al Governo in carica buttando nel piatto un blocco delle grandi opere che non esiste.
Chiariamo alle associazioni e alle sigle sindacali una volta per tutte che il nostro Governo non ha fermato nessun cantiere in Italia. Le grandi opere stanno procedendo e i lotti sono stati finanziati. Il terzo valico e il tunnel del Brennero vanno avanti su input diretto dell’esecutivo mentre su altre infrastrutture ferme da anni, come la TAV, si stanno facendo le opportune riflessioni.
Se preferiscono quei Governi che fin qui hanno fatto solo promesse senza concretizzare nulla per Bergamo e per il Paese si accomodino. Noi continuiamo a lavorare nell’interesse dei cittadini.
Lo ribadisco: come abbiamo dimostrato in questi mesi siamo pronti a incontrare tutti gli attori economici nell’ottica di rilanciare il Paese e la crescita per il territorio bergamasco, lombardo e italiano. Ma con dati veri.
La CGIL parla di un fantomatico taglio di 3,5 miliardi di euro e di investimenti per 550 milioni: sono cifre che non esistono da nessuna parte.
Solo per il dare un’idea delle grandezze, da solo, il bando TPL a cui parteciperà la Tramvia per la Val Brembana vale, per il 2019, più di 2 miliardi e 100 milioni di euro. Grazie al lavoro del sottoscritto si è sbloccata la variante di Trescore che, nonostante i grandi annunci dello scorso Governo era ferma. Sono altri 70 milioni di euro per Bergamo.
Quanto allo scalo merci di Bergamo è fermo da anni a causa dei veti incrociati del PD che riesce solo a litigare con se stesso o con la Regione come nel caso dell’Autostrada Bergamo Treviglio. E poi, perché le associazioni non si chiedono che fine ha fatto il rondò dell’autostrada annunciato anni fa e ancora fermo al palo?”.Questa la dichiarazione del consigliere regionale del M5S Lombardia Dario Violi.

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Brexit. La Pietra (FdI): governo tuteli Made in Italy

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

“L’Italia deve arrivare preparata alla Brexit per tutelare le eccellenze e i prodotti dell’agricoltura della nostra Nazione e più in generale il nostro made in Italy. Questo tenendo conto della recente bocciatura da parte del Parlamento britannico della proposta di accordo sulla Brexit con l’Unione Europea, che rischia di determinare gravi conseguenze economiche nell’intera area UE, ed in particolare in Italia”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, componente della Commissione Agricoltura, presentando un’interrogazione al ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio.
“Il mercato britannico ha una forte incidenza sulla bilancia commerciale nazionale e sulla crescita del nostro Pil – spiega il senatore di FdI-. L’agroalimentare italiano vale il 6 per cento delle importazioni del Regno Unito e questo settore rappresenta il quarto mercato per il nostro export. In assoluto il Regno Unito ha un’incidenza dell’8 per cento sulle nostre vendite estere, con un valore pari a circa 3,3 miliardi di euro, con un aumento del 43 per cento nell’ultimo decennio riferito all’acquisto di prodotti Made in Italy”.”Per questo il governo non può assistere a quello che accade e deve attivarsi, affinchè la Brexit non penalizzi le nostre produzioni, ma piuttosto diventi un’opportunità di crescita” conclude il senatore La Pietra.

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Governo. Banche: Il caso Carige

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

“Se i migranti fossero banche li avreste già salvati”, tuonava Alessandro Di Battista; gli faceva eco Matteo Salvini con “Mai aiuteremo le banche con i soldi pubblici.”.Che dire?
Oggi la situazione è ribaltata: il Governo del popolo e del cambiamento salva la banca Carige e lascia i migranti in mare.Con quali soldi si intende salvare la Carige? Con quelli del decreto “salva banche” del governo Gentiloni, che stanziava 20 miliardi da usare in queste occasioni. Il decreto Gentiloni, che seguiva le procedure europee, fu aspramente combattuto dal M5S e dalla Lega che, oggi, invece, lo utilizzano per il salvataggio della Carige.Vediamola questa storia della banca Carige.La Banca Carige (acronimo di Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) ha sede a Genova. Ha origine a fine del 1400, con una storia secolare alle spalle come il Monte de’ Paschi di Siena (MPS). E’ presente soprattutto in Liguria.La crisi della banca è stata tale che è dovuta intervenire la Banca Centrale Europea commissariandola, cioè sollevando dall’incarico i dirigenti. E’ un caso di intervento della BCE unico in Italia.I commissari hanno annunciato che emetteranno obbligazioni, utilizzando la garanzia dello Stato ed è prevista una ricapitalizzazione, cioè un intervento diretto dello Stato, analogamente a quanto avvenuto con il MPS. Lo scopo è quello di garantire investitori e risparmiatori.Costo delle operazioni 4 miliardi di soldi pubblici, cioè nostri. Per inciso, la vicenda Carige, come quella del MPS, nulla ha a che vedere con il caso della banca Etruria.Insomma, questo Governo del cambiamento sta facendo le stesse cose dei governi precedenti.Con buona pace di coloro che ci hanno creduto. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo. Manovra economica per aumentare deficit e imposte

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

Sono due gli elementi fondamentali di questa manovra economica, approvata dal Senato e in discussione alla Camera dei deputati: il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni (spese correnti) e a fronte aumenteranno le imposte. Tempi bui ci attendono.Vediamo. Il governo legastellato è arrivato a ridosso degli ultimi giorni dell’anno per approvare il bilancio 2019. Colpa della Commissione europea, dichiara il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Non è così’, ovviamente, perché se l’accordo fosse stato fatto qualche mese fa sul 2% di deficit, come poi è avvenuto, il bilancio sarebbe già legge dello Stato; invece, i due vicepremier, Salvini e Di Maio, si sono attestati sul “me ne frego” e “non arretreremo di un millimetro”, per confermare il 2,4%, perché altrimenti non si sarebbero mantenute le promesse, dicevano. Ora dicono che le promesse saranno mantenute anche con il 2% di deficit.
Purtroppo, ci stiamo abituando alle bufale (a Roma si chiamano “fregnacce”) dei due vice premier legastellati. Il governo, per evitare di aumentare Iva e accise nel 2019, ha accresciuto il deficit pubblico, cioè nostro, di 12,5 miliardi ed ha rinviato l’aumento di IVA e accise al 2020, per un valore di 23 miliardi, e al 2021 per 28 miliardi. Un carico d’imposte per 51 miliardi! I consumatori ringrazieranno.Il presidente Conte dichiara, inoltre, che la manovra economica è espansiva. L’ottimismo della volontà è apprezzabile, ma c’è la ragione che valuta i numeri, non i “numeretti” dimaiani, e questi dicono che, con gli aumenti di imposte, l’ottimismo si trasforma in bufala.L’importante è che il popolo ci creda. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il tema casa è assente nella manovra del governo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Scrive il senatore Franco Mirabelli su su HuffingtonPost:”Il tema della casa resta il grande assente nella manovra economica del Governo giallo-verde. Nella Legge di Bilancio presentata alle Camere non c’è nulla sul tema, né idee innovative, né provvedimenti e tanto meno soldi e investimenti.Eppure se si vogliono affrontare davvero la povertà e le difficoltà di tante famiglie la questione casa è centrale.
Il costo dell’abitazione, infatti, incide in maniera rilevante sui bilanci familiari, quasi sempre ben oltre quel 20% stimato come la misura sostenibile per chi ha redditi medio-bassi per poter vivere dignitosamente.A ciò si aggiunge la mancanza di risposte per migliaia di persone che non trovano un’abitazione stabile. Ma questo Governo si occupa di casa come se fosse solo una questione di ordine pubblico. È giusto contrastare l’abusivismo e farlo con forza, ma se questo diventa l’unico aspetto su cui si interviene, senza mettere in campo politiche e soprattutto investimenti per affrontare l’emergenza abitativa – come ha tentato di fare il nostro Governo nella scorsa Legislatura – si rinuncia ad affrontare i problemi e i bisogni che creano disagio e, spesso, disperazione. Oppure, ed è una parte della discussione in corso sul reddito di cittadinanza, si parla di casa per considerare quella in proprietà come un elemento discriminante per accedere ai mitici 780 euro, come se una famiglia senza reddito ma con una casa in proprietà potesse rispondere meglio ai bisogni quotidiani”.

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Governo: Serve maggiore responsabilità e coerenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

In questi anni è mancata una vera e propria direzione e questo ha generato delle forme di schizofrenia politica che hanno creato gravi danni al Paese. Anche in questi giorni, con dichiarazioni che da una parte si richiamano alla linea dura con l’Europa e dall’altra cambiano la sostanza iniziale di provvedimenti come “quota 100” e il “reddito di cittadinanza”, non si sta facendo altro che alimentare un caos che spesso si traduce in un unico ma fondamentale dato: lo spread. Quest’ultimo indicatore non è, come spesso viene definito, un numero della sola finanza, ma un elemento che incide con forza sugli investimenti, e di conseguenza sul lavoro e sulla vita dei lavoratori. A complicare un quadro non proprio lineare c’è anche l’opposizione dell’esecutivo alla modernizzazione delle infrastrutture e quindi la consequenziale difficoltà a creare nuove opportunità di lavoro. L’Italia di oggi, invece, ha bisogno di prospettive ed occasioni e non di chiudersi dentro un fortino che al suo interno ha anche molto poco da difendere.
Come Soggetto Giuridico siamo assolutamente convinti dell’esigenza di investire sul lavoro e sui lavoratori piuttosto che, come invece sta avvenendo, giocare con le paure dei cittadini attraverso la ricerca di capri espiatori che facciano dimenticare tutte le responsabilità della politica.La situazione del Paese è onestamente difficile e dobbiamo prenderci tutti le nostre responsabilità, noi come organizzazione della rappresentanza sindacale che deve agire responsabilmente e il governo come colui che detiene un potere esecutivo che deve dimostrare di saper amministrate con lungimiranza, serietà e trasparenza.

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