Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘governo’

Crisi libica: Preoccupazioni di Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

“Un’informativa urgente del governo sulla rapida evoluzione della crisi in Libia”. A richiederla in una lettera inviata ai rispettivi presidenti di Senato e Camera i capigruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama e Montecitorio, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida. Per Fratelli d’Italia, infatti, “un’ulteriore destabilizzazione della Libia rischia di avere gravi ripercussioni rispetto all’intensificarsi del traffico di migranti clandestini trasportati in Italia”, ed è “opportuno che il governo solleciti il sostegno armato della Comunità internazionale al governo legittimo di Tripoli e ponga finalmente con forza l’esigenza della immediata istituzione di un blocco navale al largo delle coste libiche per fermare il flusso migratorio”. In particolare, sotto accusa il comportamento della Francia “spregiudicata nell’agire fuori i propri confini per perseguire il proprio esclusivo interesse nazionale”, e che esporrebbe l’Italia ad “una vera e propria aggressione da parte di uno Stato membro della Ue e alleato militare della Nato”. “Un comportamento inaccettabile – precisano Ciriani e Lollobrigida – che riteniamo debba essere quanto prima censurato nelle competenti sedi internazionali”.

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Cavalcare la protesta per arrivare al governo e poi esserne disarcionati

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Negli anni del secondo dopoguerra del XX secolo gli italiani hanno perso la magica occasione di ricostruire il Paese con un’idea nuova e diversa di sviluppo industriale, sociale e culturale. Hanno lasciato che il passato riverberasse in quel presente e hanno rincorso i diritti dei cittadini sull’onda della protesta del qualunquismo di Giannini e dei comunisti a seguire. Sono stati anche gli anni dei comitati d’affari che non hanno avuto scrupoli a corrompere, inquinare e dilapidare i beni pubblici pur d’ottenere grossi profitti. E intanto le diverse riforme auspicate si sono fermate. Parliamo di giustizia, d’istruzione, di welfare, di opere infrastrutturali intermodali (tra percorsi autostradali, marittimi, lagunari e aerei) e nell’ammodernamento della filiera distributiva per i prodotti agricoli e altri generi di prima necessità. E’ parsa una convenienza per chi fa politica e di chi si cimenta nelle attività imprenditoriali e nella ricerca di facili guadagni potendo avere uno stato gravido di leggi a fronte di una giustizia e di una burocrazia lenta e farraginosa. E soprattutto riducendo all’osso l’efficacia degli organismi di controllo e ove è indispensabile di affidarli agli stessi controllati. E con questo procedere i partiti tradizionali hanno finito con il lasciare nell’opinione pubblica la percezione della loro incapacità d’agire se non quella di esserne conniventi. Incominciarono così i primi malesseri individuali e collettivi e la voglia di dar vita a nuovi movimenti politici che sapessero cavalcare la protesta e diventare forza politica di rinnovamento. Così sono nati i pentastellati e la Lega. Ora sono al governo ma il loro vero nemico è il tempo se vogliono gestire al meglio il successo elettorale ottenuto. E’ che troppi nodi sono giunti al pettine e la gente li considera tanto odiosi che vorrebbe scioglierli subito e non si fa più governare dalla pazienza nell’attesa. Le anime della conservazione lo sanno e fanno di tutto per rallentare la marcia dei novatori convinti che i loro proseliti alla fine li abbandoneranno certi di essere stati ancora una volta traditi. Ciò sta accadendo in Italia con i partiti che hanno perso consenso e ora sperano di recuperarlo invertendo le loro posizioni e la stessa Europa, che si sta preparando alle prossime elezioni parlamentari, lo sta facendo nell’intento di frenare l’onda popolare impropriamente definita populista alias anarchica mentre considera salvifico solo l’interesse proprietario del chi ha e vuol restare non solo tale ma anche per aprire nuovi fronti di profitto. (Riccardo Alfonso)

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Scuola – Classi pollaio: nemmeno il nuovo governo le cancella

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

A denunciarlo è il presidente del Consiglio d’Istituto, della scuola umbra, il quale ha deciso di rivolgersi al Ministro Marco Bussetti addebitando l’incredibile “decisione dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria che, applicando la normativa in essere, non ha previsto lo sdoppiamento della prima classe del Liceo Scientifico nonostante i 39 ragazzi iscritti di cui uno diversamente abile con sostegno”. Eppure a pagina 41 del Contratto di governo M5S-Lega, c’era scritto: “In questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. ‘Buona Scuola’, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta, intervenendo sul fenomeno delle cd. ‘classi pollaio’”. Come si intenda superare tale linea di tendenza, ignobile per un paese che si qualifica tra i più avanzati al mondo, non è ancora però noto. Come fa pensare il fatto che tra le linee programmatiche presentate dieci giorni fa dallo stesso Ministro dell’Istruzione non vi sia traccia né indicazioni indirette che intendano fermare questo malcostume dell’alto numero di alunni concentrati nella stessa classe. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quanto si sta realizzando è purtroppo in piena sintonia con quello che è accaduto negli ultimi dieci anni, con i tagli imposti a partire dalla Legge Berlusconi-Gelmini 133/08. Sorprende, però, che a rendersi artefice di tale conferma sia lo stesso Movimento 5 Stelle, autore in passato di diverse battaglie e interpellanze parlamentari portate avanti proprio per trovare soluzione al problema delle classi pollaio. Il problema, come ha fatto più volte osservare il M5S, non è solo di organici da ridurre all’osso, quindi di risparmi, perché con meno classi servono meno docenti, Ata, scuole e dirigenti: a destare preoccupazione sono le conseguenze. Comporre una classe con così tanti alunni è di una gravità estrema. Perché in un colpo solo si vanno a minare il diritto allo studio (non è possibile fare lezione a 39 alunni nello stesso momento), il diritto alla sicurezza (in un’aula o laboratorio ci sono dei precisi vincoli legislativi che armonizzano i metri quadri a disposizione di ogni allievo con quelli dello spazio circostante), i limiti numerici normativi in presenza di alunni disabili (20 alunni per classe in caso di disabilità grave e 25 alunni se lieve). Per non parlare dei problemi di sovraccarico di lavoro che debbono affrontare i docenti impegnati nel seguire contemporaneamente così tanti alunni. Non possiamo tollerare che si riparti per un altro anno in queste condizioni. Quanto sta accadendo a Todi non è tollerabile, nemmeno fosse l’unico caso in Italia.

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Vaccini – Anief difende le scelte del Governo: le scuole si devono adeguare subito

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Il governo sta lavorando nella direzione giusta. Perché è un falso problema quello delle certificazioni e quello delle iscrizioni, considerando che l’eventuale obbligo-ricatto riguarderebbe appena un bambino su quattro della fascia d’età coinvolta. Quindi, la decisione presa dal Ministro della Salute, Giulia Grillo, di potersi iscrivere da subito anche senza la certificazione, operando in sede parlamentare per l’introduzione di un obbligo di tipo “flessibile”, è sicuramente lecita. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il legislatore sta intervenendo nel decreto Milleproroghe, con la trasformazione di un disegno di legge ad hoc che cambierà la normativa: prorogare di un anno l’obbligo è una decisione saggia. I dirigenti scolastici avranno anche le loro ragioni, per via di incombenze e carichi di lavoro impressionanti, ma non sono sceriffi: su questo punto, quindi, farebbero bene ad ascoltare le istruzioni del Miur. Perché sono diverse le prerogative e i diritti che su certi aspetti entrano in causa e vanno valutati, al fine di non ledere i diritti di nessuno. Le polemiche di questi giorni risultano pertanto sterili, se non inutili, perché mettono in discussione il ripensamento dei parlamentari su una norma irragionevole che un anno fa di questi tempi era stata imposta per decreto, senza il necessario confronto con le parti coinvolte, ad iniziare dalle famiglie degli alunni. Una volta approvata la nuova norma, non vi sarà alcun problema: nemmeno sulle classi ghetto, altro motivo infondato di polemica. La verità è che soltanto un bambino su quattro frequenta le nostre scuole nel pre-obbligo scolastico e non c’è bisogno di dividere i bambini tra vaccinati e non vaccinati. Il resto è diatriba politica che a noi non interessa: come sindacato ci dobbiamo preoccupare di chi opera nella scuola, da docente e da discente. Tutti, nessuno escluso.

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Dl dignità: da governo viltà sui precari scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

“Anche sul tema della scuola il governo ha dimostrato la sua volontà di non cambiamento. C’era l’occasione per chiudere con i guasti della ‘buona scuola’ ed invece il dl dignità, ma sarebbe meglio chiamarlo dl viltà, ha mantenuto in vita quel girone dantesco dei precari della scuola, che proprio il governo Renzi aveva contribuito a costruire. Come Fratelli d’Italia continueremo la nostra battaglia, riprendendo gli emendamenti che abbiamo già presentato alla Camera dei deputati, nella convinzione che sia giunto il momento di imporre un vero cambiamento alla scuola, smettendola con le campagne elettorali, con tanto di hashtag, che mortificano la dignità e la professionalità degli educatori”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, componente della Commissione istruzione pubblica, beni culturali.

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Energia: Governo nomina nuova Authority

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato l’avvio della procedura per la nomina dei componenti dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA).”Bene, era ora! Era vergognoso che un’autorità importante come quella che gestisce energia, acqua e rifiuti fosse ancora in regime di prorogatio, una situazione intollerabile che durava ormai dal lontano 11 febbraio, ossia da più di 5 mesi, più volte denunciata dal presidente uscente Bortoni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ora è fondamentale che il nuovo collegio si metta subito al lavoro sui temi più importanti, a cominciare dalle modalità di chiusura dei mercati di tutela per finire con la definizione dei soggetti vulnerabili ed il miglioramento dei bonus sociali” prosegue Dona.”Nell’augurare loro buon lavoro, auspichiamo che il nuovo Consiglio coinvolga i rappresentanti degli utenti e dei consumatori in queste scelte fondamentali per la vita di ognuno di noi!” conclude Dona.

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Ilva, USB: nessun passo avanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Si è concluso in tarda mattinata l’incontro promosso dal ministro Di Maio sulla cessione di Ilva ad Arcelormittal. L’azienda ha esposto il cosiddetto “addendum” ovvero le modifiche al piano ambientale apportate dietro richiesta esplicita del governo.Il piano è in sostanza quello precedente con qualche significativa accelerazione sui tempi di realizzazione delle opere. Un fatto positivo ma che non modifica nella sostanza gli impegni economici su questo terreno e non garantisce la produzione di acciaio compatibile con il diritto alla salute ed il rispetto dell’ambiente.Inoltre la stessa determinazione del governo a modificare il piano ambientale non è stata messa in campo sul terreno occupazionale per quanto a oggi è dato sapere. Ci attendiamo quindi un ruolo attivo del governo in questa vertenza. È ancora il governo il soggetto che può e deve indurre la multinazionale a modificare la sua posizione. O, parimenti, decidere una strada alternativa a quella della cessione del gruppo ai privati. (Francesco Rizzo USB Taranto Sergio Bellavita USB nazionale)

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Tutto quello che c’è da sapere sul Decreto Dignità

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

di Luigi Di Maio Oggi è un giorno molto importante per il Governo del cambiamento. Oggi arriva in aula il decreto dignità, il primo provvedimento economico di questo Governo. È un giorno importante anche per il Movimento 5 Stelle e per tutti quelli che ci hanno supportato in questi anni perché dentro il decreto dignità ci sono alcune delle nostre battaglie storiche: la lotta al precariato, la lotta all’azzardopatia, la lotta alle delocalizzazioni e la lotta alla burocrazia.Finalmente tutti questi argomenti possiamo affrontarli come Governo e come maggioranza e dare il via a una nuova stagione per gli italiani. Finalmente l’aula della Camera che negli scorsi anni è stato teatro di tanti voti vergogna che abbiamo sempre e puntualmente denunciato perché era utilizzata per fare gli interessi di chi era al Governo e non dei cittadini (ricordate ad esempio i 7 miliardi alle banche), torna a occuparsi dei bisogni concreti delle persone. Quello che arriverà oggi alla Camera è un Decreto Dignità 2.0, perché è stato migliorato grazie agli emendamenti dei parlamentari delle commissioni riunite finanze e lavoro che ringrazio per il loro prezioso lavoro. Dei contenuti di questo decreto che restituisce dignità alle persone abbiamo già parlato tante volte.Oggi vorrei solo sfatare alcuni falsi miti e vere e proprie bufale diffusi ad arte per screditare questo provvedimento. E allora rispondiamo a tutto a testa alta.
Numero uno: con il decreto dignità ci sarà’ un calo dei posti di lavoro. Assolutamente no! È falso. Le stime che sono girate nei giorni scorsi sono campate per aria. Per noi non hanno alcun fondamento. Come si fa a prevedere 8.000 posti di lavoro in meno nel 2027, come se in 10 anni le condizioni economiche non cambiassero. E infatti alla stessa conclusione è arrivato il ministro Tria e anche i tecnici della Camera. L’occupazione dipende dall’andamento dell’economia. Le norme creano o distruggono diritti, e quello che facciamo con il dl dignità è creare nuovi diritti, ma è il livello dei consumi che convince le imprese ad assumere o licenziare un lavoratore. Tante persone in queste anni sono state rinnovate decine di volte dalla stessa multinazionale o centro commerciale, da adesso se questi signori vogliono delle competenze che il lavoratore ha ormai acquisito dovrà dargli un contratto degno. Questo è sacrosanto. Invece negli ultimi anni si era sancito il principio che uno dovesse rimanere precario a vita e quindi sempre meno persone si possono permettere di acquistare, di farsi una famiglia, di comprare una casa, un’auto. Le stime pessimistiche servono solo a spaventare le imprese e i lavoratori, ma sono fantascienza. Il decreto vuole fare una cosa sola: favorire il lavoro stabile rispetto a quello a termine. Perché pensiamo che chi ha un lavoro stabile possa anche programmare degli acquisti, e quindi possa contribuire a rilanciare l’economia. Di chi vi fidate? Di noi o di quelli che vi hanno distrutto la vita con il Jobs Act? O di quei media che vi avevano nascosto la verità sull’airforce renzi? Perchè sono quelli che stanno attaccando questo decreto.
Numero due. gli imprenditori non potranno assumere perché’ i contratti sono più costosi. Anche questa è una bufala. In realtà il decreto dignità prevede l’estensione dello sgravio per i contratti a tempo indeterminato per i giovani fino ai 35 anni di età fino al 2020. Sgravi che potenzieremo ulteriormente con la prossima legge di bilancio. Il contratto a tempo indeterminato sta diventando sempre più conveniente per le imprese e tornerà di moda, vedrete.
Numero tre. Ci sarà’ caos nelle norme perché l’imprenditore ha già stipulato dei contratti a termine. Questo era un rischio e quindi abbiamo pensato anche a questo, naturalmente. Il decreto conterrà una norma secondo cui chi ha già assunto a tempo determinato prima dell’entrata in vigore del decreto si regola secondo le norme precedenti, fino al 31 ottobre 2018. Evitiamo così alle imprese ogni tipo di caos o disagio.
Numero quattro. Il decreto dignità e’ contro gli imprenditori. Questa è la balla più grande. No, nel modo più assoluto. Anzi: il decreto dignità è il primo passo di un patto tra lavoro e impresa di cui l’Italia ha bisogno come il pane. Noi non facciamo altro che intervenire per limitare gli abusi sui contratti precari e diamo alle imprese tutti gli strumenti, anche economici, per passare a contratti più stabili. Per le imprese, poi, ci sono le novità sulle delocalizzazioni e la semplificazione. In pratica, le imprese che investono e rimangono in Italia le stiamo tutelando dalla concorrenza sleale di chi prende i soldi pubblici per comprare i macchinari e poi li porta in paesi dove il costo del lavoro è più basso.
Se tu multinazionale, prendi i soldi pubblici dello Stato Italiano, magari con quei soldi compri dei macchinari, e poi sposti tutto all’estero, e lasci i lavoratori italiani disoccupati, questo non ci sta bene. Devi restituire quei soldi fino all’ultimo centesimo e pagare anche una sanzione pari a 4 volte i soldi che hai preso.
Io con gli imprenditori ci parlo ogni giorno. Ci parlavo prima da deputato e a maggior ragione adesso da ministro. E gli imprenditori delle PMI che sono il cuore dell’impresa italiana mi dicono che vogliono essere lasciati in pace dalla burocrazia. E infatti per ora abbiamo disattivato sia lo spesometro che il redditometro, due adempimenti vecchi e inutili che ogni imprenditore conosce bene, purtroppo. E poi non dimentichiamo una categoria massacrata negli anni come le partite iva: a loro abbiamo tolto lo split payment.
Quando abbiamo pensato a questo decreto, abbiamo pensato anche ai vantaggi per gli imprenditori. Se il singolo imprenditore assume lavoratori precari pensa di avvantaggiarsene, ma se lo fanno tutti gli imprenditori crollano i consumi e migliaia di imprese sono costrette a ridurre la produzione o chiudere i battenti. Quelle che per anni hanno venduto agli imprenditori come grandi soluzioni per le imprese, non hanno fatto altro che creare un mercato di persone con lavori instabili che non si può permettere di acquistare niente o quasi niente. Cioè hanno fatto il contrario di quello che vuole un imprenditore. La precarietà è una sciagura non solo per il lavoratore, ma anche per l’intera economia, perché non permette di spendere quanto si potrebbe se solo si avesse un contratto stabile. A creare disoccupazione e sottoccupazione non è certo il decreto dignità, ma la precarietà selvaggia che stiamo combattendo. Questo è tutto quello che dovete sapere sul decreto dignità. (fonte: blog delle stelle)

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Governo: Savona, Bce, Omt, Qe e tassi di cambio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

Siamo rimasti un po’ dubbiosi nel leggere le dichiarazioni del ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, che ha elogiato il presidente della Banca Centrale europea (Bce), Mario Draghi, “nel varare l’Omt, più noto come Qe (Quantitative easing) europeo, sfruttando gli interessi dei Paesi che ne avrebbero beneficiato per rientrare dai loro crediti.”
L’Omt, varato nel 2012, sta per operazioni definitive monetarie; queste operazioni servono a impedire che le tensioni sui mercati dei titoli di stato possano portare a forti aumenti dei tassi di interesse, che avrebbero effetti negativi su imprese e banche. Le Omt consistono nell’acquisto diretto, da parte della Bce, di titoli di stato, a breve termine, emessi da Paesi in difficoltà economica.Il Qe (quantitative easing), varato nel 2015, sta per alleggerimento quantitativo; consiste, nell’acquisto di titoli pubblici e altre obbligazioni; in questo modo la Bce fornisce denaro alle banche che, a loro volta, lo prestano a imprese e alle famiglie.
Ora, non ci risulta che l’Omt siano state utilizzate, il Qe si. Tra l’altro con il Qe, la Bce dà denaro alle banche, come detto, con l’Omt fornisce denaro ai governi. C’è una sostanziale differenza! Forse è stata una svista del ministro Savona, il quale, nella sua dichiarazione, propone che siano attribuiti maggiori poteri alla BCE “se si vuole che il mercato comune e l’euro sopravvivano sul piano del consenso politico che trae alimento nella crescita del benessere economico e sociale dei Paesi membri”. La proposta del ministro Savona prevede un aumento dei poteri della BCE sui tassi di cambio, che già possono essere esercitati, e la possibilità di intervenire sui debiti dei Paesi, garantendoli. Sulle finalità della proposta non possiamo che essere d’accordo, la vediamo un po’ difficile sulle garanzie dei debiti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Dalla Seconda alla Terza Repubblica: Come nasce il governo Lega-M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Come è nato il governo Lega-M5S e quali sono gli eventi che hanno portato al passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica? Dopo oltre due decenni di alternanza centrosinistra-centrodestra le elezioni politiche del 4 marzo di quest’anno hanno portato uno tsunami elettorale che ha cambiato – forse per sempre – la politica italiana: Paolo Becchi e Giuseppe Palma presentano con Paesi EdizioniDalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S (in uscita il 25 luglio), il primo saggio in assoluto sul tema, un libro che raccoglie gli articoli più significativi che gli autori hanno scritto in larga parte sul quotidiano Libero (diretto da Vittorio Feltri) dall’ottobre 2017 al luglio 2018. Non mancano pezzi scritti su altri giornali o blog indipendenti, seppur in minima parte, e riflessioni originali su quanto sta accadendo nella politica italiana in questi giorni. Impreziosito dall’introduzione del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni Matteo Salvini, e dalla copertina del bravissimo e noto vignettista Alfio Krancic, il libro è la prima cronaca sul campo che racconta, passo dopo passo, come è avvenuto il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica. Un viaggio pre-elettorale tra programmi e posizionamenti delle diverse forze politiche in campo, analisi della nuova Legge elettorale e contraddizioni emerse nei partiti e nelle coalizioni prima del voto. Dopo il 4 marzo Becchi e Palma hanno raccontato, sempre con piglio critico, gli accadimenti che hanno traghettato il Paese verso una nuova e inedita fase politica, evidenziandone gli aspetti che altri hanno – più o meno volutamente – nascosto o taciuto. Editore: Paesi Edizioni (copyright copertina) Prezzo: 12,00 € Pagine: 288 In uscita: 25 luglio 2018.

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“Con il ministro Moavero Milanesi continuità di basso profilo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 luglio 2018

“Le dichiarazioni programmatiche del neo ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi si muovono in un quadro di sostanziale continuità con i governi del Pd. Una continuità di basso profilo, perché il Ministro sostanzialmente glissa su qualunque tema scottante: Russia, rapporti con gli Usa del Presidente Donald Trump, Egitto, Difesa di Israele,Libia e Maghreb. Il ministro non fornisce una linea chiara sui temi tipici degli interessi nazionali: gruppo di Visegrad e area danubiano-carpatico, attenzione a Paesi emergenti del vicinato Europeo come Ucraina e Kazakistan ed infine la scarsa solidarietà dagli alleati Ue e Nato su crisi e pressioni migratorie”: è quanto dichiara il deputato di Fratelli di Italia, Edmondo Cirielli, componente della commissione Esteri della Camera dei Deputati, al termine dell’audizione del ministro degli Esteri Moavero Milanesi nella seduta congiunta (Camera e Senato) delle commissioni Esteri. “Il Ministro sembra più attento di non scontentare le componenti del Governo e contemporaneamente non allarmare gli alleati. Ne è uscito fuori una sorta di compitino da dirigente ministeriale. Aspettiamo vere valutazioni politiche e conoscere azioni concrete del Ministro per poter esprimere un più compiuto giudizio sulle presunte linee di cambiamento del nuovo Governo negli Affari Esteri”- conclude Cirielli

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Reddito Di Salute, la proposta di RBM Assicurazione Salute al Governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

“Governance pubblica e strumenti privati, questa la soluzione per la sostenibilità sociale e finanziaria dei principali sistemi sanitari europei – spiega Marco Vecchietti, CEO e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute – in quanto, sottoscrivere una Polizza Sanitaria o aderire ad un Fondo Integrativo è più conveniente che continuare a pagare di tasca propria le cure private – che sempre più spesso costringono gli italiani a ricorrere ai propri risparmi o a indebitarsi (lo scorso anno sono stati ben 11 milioni). Per cogliere al meglio questa opportunità, già utilizzata da oltre il 20% degli italiani, tuttavia è indispensabile che il Governo non abbandoni i cittadini e sostenga questo cambiamento culturale che peraltro garantirebbe di mettere concretamente un freno alle disuguaglianze crescenti e all’impoverimento delle famiglie (è di questi giorni l’allarme dell’ISTAT sugli oltre 5 milioni di poveri nel nostro Paese)”. “Ridurre le diseguaglianze sociali è uno dei punti cardine del contratto di Governo tra M5S e LEGA – prosegue Vecchietti -. In particolare l’ambizioso progetto del Reddito di Cittadinanza è una sfida fondamentale per il nuovo Esecutivo che inevitabilmente richiede di identificare un’adeguata compatibilità in termini di sostenibilità economica. In questo contesto, un’importante valore aggiunto potrebbe essere assicurato dall’inserimento di un sostegno specifico ai cittadini in merito ai costi sostenuti per le cure private. Sempre più spesso gli italiani sono costretti ad indebitarsi per pagare le cure private di cui hanno bisogno. Si potrebbe introdurre un “Reddito di Salute”, magari come componente strutturale del Reddito di Cittadinanza o assegnando un voucher, con il quale finanziare un’Assicurazione Sociale Integrativa per tutti coloro che ancora non dispongono di una Polizza Sanitaria o di un Fondo Integrativo. Pagare di tasca propria le cure private, infatti, non solo non è equo ma oltretutto non è mai conveniente per il cittadino. Basta fare alcuni semplici calcoli: il costo aggiuntivo sostenuto da ciascuno di noi per le cure private è, al netto dei benefici fiscali, in media di 530 Euro (655 Euro – 125 Euro di detrazione). L’accesso alle cure private mediante una Polizza Sanitaria o un Fondo Integrativo garantiscono al cittadino un risparmio medio di quasi 245 Euro (considerando il differenziale medio tra costo della Polizza/Fondo, rimborsato dalla Polizza/Fondo e deduzione IRPEF). Ma allora perché non consentire a tutti di risolvere il problema delle cure private utilizzando un sistema che dove applicato ha già dimostrato di funzionare bene? Con il Reddito di Salute si potrebbe garantire a tutti i cittadini non ancora assicurati un Secondo Pilastro Sanitario da affiancare al Servizio Sanitario Nazionale”.
Dalla teoria alla pratica il passo è breve per il numero uno di RBM Assicurazione Salute che spiega:” Lo Stato da tempo riconosce una meritorietà alla spesa privata dei cittadini in sanità. In quest’ottica una parte delle tasse pagate da tutti noi sono impiegate per riconoscere agevolazioni fiscali ai cittadini (circa 18 milioni di persone nel 2018) che dichiarano di aver effettuato cure private. Si tratta di un meccanismo costoso che genera oneri per la finanza pubblica di quasi 3,4 miliardi di Euro (Dati MEF 2016) e produce degli effetti decisamente negativi sia dal punto di vista redistributivo che sociale, amplificando anche il divario tra il Nord e il Mezzogiorno (solo il 20% delle detrazioni riguarda Sud e Isole). Infatti, le detrazioni per spese sanitarie sono più rare per chi dichiara redditi più bassi e molto diffuse tra chi ha redditi elevati, basti pensare che l’80% va a beneficio di cittadini con redditi superiori a 60.000 Euro (oltre il 50% per i cittadini con redditi superiori a 100.000 Euro). Peraltro le detrazioni sanitarie risultano, in ragione dell’incidenza percentuale sulla spesa sostenuta, particolarmente inefficaci anche sul fronte del contrasto all’elusione/evasione fiscale che in questo campo ha un’incidenza assolutamente significativa (le stime più accreditate oscillano tra 6 ed 8 miliardi di Euro di base imponibile sottratta ad imposizione). Se l’obiettivo è quello di sostenere il reddito dei cittadini di fronte all’incidenza delle cure private, queste risorse potrebbero essere impiegate con maggiore efficacia, garantendo il Reddito di Salute a chi ancora non beneficia di una Polizza Sanitaria o di un Fondo Integrativo”.“Bisogna poi considerare – prosegue Vecchietti – che una Sanità Integrativa per tutti consentirebbe di contenere anche i gap assistenziali sempre più evidenti tra le diverse Regioni sia in termini demografici (speranza di vita alla nascita, indice di sopravvivenza ed incidenza delle malattie croniche) che di outcome clinici. In quest’ottica, preso atto della frattura che attualmente separa il nostro Paese tra Nord e Mezzogiorno, si potrebbe lavorare anche ad una riprogrammazione dei fondi europei per il Sud recuperando una dotazione aggiuntiva per il Reddito di Salute compresa tra 7 e 10 miliardi di Euro da finalizzare ai cittadini più penalizzati dalle ridotte capacità assistenziali dei propri Sistemi Sanitari Regionali. Nello specifico si potrebbero armonizzare i contenuti dei Programmi Regionali FESR/FSE, PON nazionali per il Sud, Programmi Complementari POC, eventuale predisposizione di nuovi PON nazionali, obiettivi di servizio, premialità ed erogare dei voucher ai cittadini del Mezzogiorno per rendere disponibile una Forma di Sanità Integrativa anche in quei territori che, pur a fronte di un maggior bisogno di integrazione, attualmente beneficiano solo marginalmente di Polizze Sanitarie e Fondi Integrativi a causa della ridotta presenza di insediamenti aziendali nel proprio territorio”.

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Fratelli d’Italia chiede che il governo riferisca in aula sui risultati del Consiglio Europeo del 29 Giugno

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

E’ prescritto dalla legge e rappresenta, nell’attuale congiuntura internazionale sfavorevole per l’Italia, un atto politico cruciale. La nostra richiesta di audizione non è un’azione non portata avanti da interessi di parte, ma spinta dalla salvaguardia degli interessi nazionali – E’ quanto ha dichiarato il Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, membro della Commissione Affari Esteri, intervenendo in apertura di seduta nell’Aula del Senato, a cui si sono associati Gianni Pittella in rappresentanza del Partito Democratico e Lucio Malan a nome di Forza Italia – Chiediamo che il governo Conte dia una lettura univoca del senso dell’accordo e che ci diano spiegazioni su come sia possibile che, nonostante l’accordo, i paesi europei come la Germania stiano programmando il respingimento dei migranti nel paese di primo approdo, quindi l’Italia, evocando addirittura la chiusura delle frontiere interne dell’Unione Europea come nel caso dell’Austria.All’indomani del Consiglio Europeo tutti hanno gridato alla vittoria, dando una propria versione dei fatti spesso solo al fine di tranquillizzare l’opinione pubblica interna.
Sui temi economici il Consiglio Europeo ha preso decisioni pericolose per l’Italia mentre la risoluzione di maggioranza prometteva altro: quanto deciso sui limiti dei crediti deteriorati delle banche affosserà il sistema bancario italiano, mentre quanto deciso sul Fondo Monetario Europeo avrà un impatto negativo sul debito pubblico italiano.
Nel Contratto di Governo, così come nella risoluzione di maggioranza, si chiede una rimodulazione dei rapporti con la Russia individuata come “partner commerciale”. La richiesta della risoluzione parlava nello specifico di escludere le piccole e medie imprese italiane e il settore agroalimentare.
Questo impegno solenne è stato smentito dalla proroga automatica delle sanzioni che colpiranno quindi proprio le piccole e medie imprese e il settore dell’agroalimentare -ha concluso il Senatore Urso-Chiedo quindi al Governo Conte di riferire in aula su queste vicende, alla luce della crisi migratoria, entro i 15 giorni indicati dalla legge.”

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La congiuntura economica sta peggiorando

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

“Abbiamo visto oggi la società di rating Fitch che ha individuato per il nostro Paese, già dal 2018, un rallentamento del tasso di crescita di qualche decimale, rispetto a quello definito pochi mesi fa dal governo precedente sul Def, individuando un sentiero calante in termini di crescita del Pil Calante per il 2018, per il 2019 e per il 2020. Invece che avere tassi di crescita, come previsti dal governo, dell’1,4% per il 2020, siamo all’1,2% (addirittura alcuni previsori dicono allo 0,9%) per il 2019-2020. Questi sono numeri più bassi di quelli previsti dal governo solo pochi mesi fa, e la metà di quelli dell’Eurozona”. Così il deputato Renato Brunetta, in un’intervista a ‘Radio Radicale’, anticipando quello che dirà domani a Montecitorio al ministro Tria durante la discussione al Def.“Ma come sempre piove sul bagnato: si aggiunge a tutto questo un’altra negatività, vale a dire il peggioramento del deficit e quindi del debito, in ragione della bolla speculativa che si è manifestata nel nostro Paese nel mese di maggio, legata alle vicende della formazione del governo, che hanno fatto scattare la paura sui mercati e che hanno portato lo spread ben oltre i 200 punti base. Il che comporterà sempre di più ad un aumento della spesa per interessi sul debito. Insomma, ‘Bambole non c’è una lira’, non si sa neanche come trovare le risorse per sterilizzare l’aumento dell’Iva, previsto per l’anno prossimo”.

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Pensioni: quota 100, le coperture non bastano

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Quella che per lungo tempo è stata considerata dal M5S una quota imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, rischia di franare dinanzi alle esigenze dei conti pubblici: è un dato di fatto che, alla richiesta pubblica della Ragioneria generale dello Stato di qualche giorno fa, non ha mai fatto seguito una smentita da parte dei rappresentanti di governo. Nelle ultime ore, questi si sono limitati a confermare che quota 100 verrà senz’altro introdotta, assieme ai 41 anni di contributi per il ripristino di una pensione di anzianità più equilibrata dell’attuale. L’unica certezza è quella dei tempi brevi. Ma siccome i finanziamenti della doppia operazione sono insufficienti, ci ritroveremo con forti penalizzazioni, che snatureranno la loro portata, risultata decisiva per arrivare al governo. E qui sta l’inganno.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Fare un rilevante passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il nuovo assetto parlamentare e governativo, non sarebbe giustificato. E non basterebbe nemmeno dire che si applicherà la quota 100 ‘pura’, senza vincoli, appena si troveranno le risorse finanziarie. Queste, vanno rintracciate prima di subito: il tempo delle promesse è scaduto.
Quella che per lungo tempo è stata considerata dal M5S una quota imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, rischia di franare dinanzi alle esigenze dei conti pubblici: è un dato di fatto che, alla richiesta pubblica della Ragioneria generale dello Stato di qualche giorno fa, non ha mai fatto seguito una smentita da parte dei rappresentanti di governo. Nelle ultime ore, questi si sono limitati a confermare che quota 100 verrà senz’altro introdotta, assieme ai 41 anni di contributi per il ripristino di una pensione di anzianità più equilibrata dell’attuale. L’unica certezza è quella dei tempi brevi. Ma siccome i finanziamenti della doppia operazione sono insufficienti, ci ritroveremo con forti penalizzazioni, che snatureranno la loro portata, risultata decisiva per arrivare al governo. E qui sta l’inganno.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Fare un rilevante passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il nuovo assetto parlamentare e governativo, non sarebbe giustificato. E non basterebbe nemmeno dire che si applicherà la quota 100 ‘pura’, senza vincoli, appena si troveranno le risorse finanziarie. Queste, vanno rintracciate prima di subito: il tempo delle promesse è scaduto.

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Successo per la seconda campagna INN in collaborazione con il governo della Liberia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Dopo un totale di dodici mesi di pattugliamenti e dodici arresti, si conclude la seconda operazione congiunta tra Sea Shepherd Global e il Ministero Nazionale della Difesa della Liberia. Operazione Sola Stella 2, focalizzata sulla lotta alla pesca illegale, non regolamentata e non segnalata (INN) nella Repubblica di Liberia, Africa Occidentale, ha portato alla forte diminuzione dell’attività di pesca illegale nonché alla ripopolazione ittica di queste acque costiere precedentemente sovra sfruttate.Prima dell’avvio di Operazione Sola Stella ad inizio 2017, la comunità di pescatori artigianali di Harper, un villaggio liberiano al confine con la Costa d’Avorio, segnala incursioni quotidiane da parte di pescherecci industriali stranieri dediti alla pesca a strascico illegale. Dopo l’arresto di cinque pescherecci INN, incluso un peschereccio per la pesca a strascico di gamberetti battente bandiera della Nigeria ma di proprietà olandese e certificato per l’esportazione negli Stati Uniti di gamberetti “catturati in modo sostenibile”, le incursioni sono cessate. I pescatori artigianali di Harper e Robertsport, al confine tra Liberia e Sierra Leone, confermano che il pesce sta tornando a popolare aree che storicamente erano esaurite. “I pattugliamenti hanno raggiunto l’effetto deterrente desiderato. Sea Shepherd è incredibilmente fiera della sua storica collaborazione con il Ministero Nazionale della Difesa della Liberia, un esempio di quanto può essere raggiunto se governo e società civile lavorano assieme per combattere la pesca INN”, ha detto Peter Hammarstedt, Direttore delle Campagne per Sea Shepherd Global.Proseguendo sull’onda del successo della prima campagna condotta tra febbraio e maggio 2017, Operazione Sola Stella 2 è tornata per otto ulteriori mesi di pattugliamenti in mare da settembre 2017 fino al 25 maggio 2018. Durante questo periodo, le due navi di Sea Shepherd M/Y Bob Barker e M/Y Sam Simon si sono alternate, garantendo il più lungo periodo di pattugliamenti nell’area fino ad oggi.Durante i pattugliamenti, sette ulteriori arresti sono stati portati a termine dalla Guardia Costiera della Liberia con l’assistenza di Sea Shepherd. Tra le imbarcazioni arrestate sono inclusi due pescherecci INN inseriti sulla lista nera internazionale, il F/V Labiko 2 e il F/V Hai Lung.Quando la F/V Labiko 2 è stata abbordata e ispezionata in acque liberiane, lo scorso 15 novembre 2017, si è scoperto che la stessa imbarcazione, con il suo precedente nome F/V Maine, era stata inserita nelle liste nere INN da parte di tre diverse Organizzazioni Regionali per la gestione delle Riserve Ittiche (Regional Fisheries Management Organization, RFMO) per crimini internazionali legati alla pesca. Al momento dell’abbordaggio, i bracconieri erano intenti ad installare delle reti da posta illegali per alimentare l’attrezzatura segreta per la produzione di olio di fegato di squalo presente a bordo. I documenti requisiti provano che l’imbarcazione uccideva più di 66’000 squali di alto mare durante ciascuna delle sue spedizioni di pesca, con il risultato di portare alla morte di oltre 500’000 squali ogni anno. La F/V Labiko 2 è stata arrestata, salvando la vita di oltre 250’000 squali.

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Il governo non ha una politica industriale?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

“Nel nostro Paese, solo nel 2017, abbiamo avuto 162 vertenze industriali aperte, con più di 180 mila lavoratori interessati. Padri di famiglia e giovani costretti a sopravvivere nella precarietà e nell’incertezza verso il domani. Ho letto il vostro ‘contratto’ di governo per tentare di capire la vostra idea di politica industriale, ma con mia grande sorpresa non ho trovato traccia di una qualche proposta”.Lo ha detto Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia, intervenendo in Aula a Montecitorio nel corso della discussione generale sul dl cig, l provvedimento che punta a rifinanziare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori ex Alcoa.“Sarebbe opportuno che il ministro competente riferisca a riguardo, mettendo da parte il pressapochismo e la propaganda. Vorremmo sapere dal super ministro, super solo per il numero di poltrone che si è auto-assegnato, Di Maio cosa devono aspettarsi i lavoratori interessati dalle emergenze, cosa devono aspettarsi i lavoratori dell’Ilva. La linea è quella di Grillo o quella di Di Maio? Basta furbizie.Servono decisioni, serve responsabilità. Di Maio durante la campagna elettorale correva in giro per l’Italia nei luoghi del malessere e del disagio, oggi da ministro non è qui in Aula.Voteremo questo provvedimento, ma auspichiamo sia l’ultima proroga. Basta assistenzialismo, serve il lavoro vero, non il reddito di cittadinanza. Solo con il lavoro vero si salvaguarda la dignità dei lavoratori”. (n.r. Bisognerebbe incominciare con imporre un dazio a quelle imprese italiane che si trasferiscono all’estero e poi  fanno rientrare i prodotti lavorati  a prezzi competitivi.)

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Governo: “Il tempo della propaganda è finito, ora si fa sul serio

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Il premier Conte rimetta nel cassetto slogan e banalità e con in mano l’agenda politica internazionale riconsideri avventure solitarie e sterili rispetto all’interesse nazionale.
Due appuntamenti fondamentali: il G7 di Charlevoix e il Consiglio europeo di fine giugno. Questa volta trovare un compromesso non sarà semplice, come quello che ha portato alla nascita del governo giallo-verde, ma improntato su due scenari e una variabile: il monito della Nato, per bocca del segretario generale Jens Stoltenberg, che ha avvisato l’Italia: le ‘sanzioni – alla Russia – devono restare e sono importanti’; la ridiscussione al vertice europeo del 28-29 giugno di un set di sanzioni chiave, in scadenza il 31 luglio; tensione dei rapporti tra Washington e Ue su altri temi che verranno ampiamente trattati al G7: Iran sul nucleare, clima, dazi su acciaio e alluminio, sicurezza e pace nel mondo.Non è con l’antieuropeismo che il nostro Paese riscatterà un ruolo ai tavoli che contano, la nostra deve essere una politica estera europea e atlantica, con uno sguardo alla Russia, ma nel rispetto di un percorso condiviso dai nostri alleati. l’Italia si inserisca con prudenza e autorevolezza nei prossimi consessi internazionali, senza fughe in avanti o strappi populisti. Il rischio è l’isolamento, e questo davvero non possiamo permettercelo”. Lo afferma in una nota Matteo Perego, deputato di Forza Italia. (n.r. La nostra obiezione è duplice. Una di carattere generale intesa nel fatto che ciò che si dice in campagna elettorale, e se si vincono le elezioni, deve rispondere fedelmente all’impegno governativo (e Trump negli Usa lo sta dimostrando) e secondariamente non si può continuare con la sterile logica delle sanzioni che non solo vanno a colpire chi li riceve ma anche chi le commina. Pensiamo al danno economico delle aziende italiane che tradizionalmente esportano in Russia. Come uscirne? Dialogando, ovviamente, e non creando muro contro muro. La Russia di Putin non è il paese dei demoni come noi non siamo quello dei santi.)

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“Non intendiamo stravolgere la buona scuola”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Queste sono le parole che ha pronunciato il premier Conte nel suo discorso alla Camera. Parole che stridono con una campagna elettorale in cui l’abrogazione della cosiddetta “Buona scuola” era stato uno dei cavalli di battaglia dei partiti che oggi sono al governo. Anche noi crediamo che la “Buona scuola” non vada stravolta, ma totalmente abolita! Insieme a tutte le sue folli deleghe che entreranno in vigore a tutti gli effetti dal prossimo anno scolastico: riduzione orari ai professionali, revisione delle assegnazioni del sostegno agli studenti con disabilità, nuovo esame di stato con valutazione delle prove invalsi e dell’alternanza scuola lavoro, riforma del sistema scuola 0-6. Tutta la legge renziana che andava a curare la supplentite con la perversione dei posti di potenziamento che hanno determinato una mobilità impazzita sul territorio nazionale a causa di un algoritmo errato e che ha avuto come unico risultato la creazione di un pezzo di corpo docenti burocratizzato o, peggio, addetto al tappabuchismo. È questa la legge “Buona scuola” che il nuovo governo Lega-Movimento 5 stelle non vuole abolire? È questo un governo del cambiamento? Un governo che con qualche modifica non intende in alcun modo cambiare l’impianto politico della riforma voluta dal PD di Renzi e dall’Europa? Chiamata diretta e ambiti territoriali con aumento della discrezionalità dei dirigenti scolastici, alternanza scuola-lavoro e sottrazione di ore di didattica per allenare gli studenti minorenni al lavoro senza tutele, formazione-farsa eccedente l’orario di servizio e bonus premiale per diffondere nelle nostre scuole una mentalità aziendalista in cui il merito si gioca sull’asservimento e la rinuncia alla partecipazione democratica negli organi collegiali. La legge 107, cosiddetta “Buona scuola”, la stanno sperimentando da tre anni i lavoratori della scuola ed i loro studenti. Ed è per questo che con il voto delle ultime elezioni politiche hanno punito con grande chiarezza il partito democratico che di quella legge si era fatto promotore, ideatore e strenuo difensore. Le elezioni politiche reclamavano con quel voto di protesta un nuovo corso, un cambiamento radicale che non può essere mediato da piccoli ritocchi di facciata o da misere variazioni. Occorre una scelta coraggiosa, è necessario che il Parlamento eletto ascolti i lavoratori della scuola, gli studenti e le famiglie: non c’è altra via se non quella dell’abolizione della legge 107.Pensiamo che il “governo del cambiamento” debba davvero cambiare e proporre soluzioni anche per questioni fondamentali che richiedono interventi immediati:
– un piano di rientro dei docenti esiliati attraverso un cospicuo aumento degli organici e la diffusione del tempo pieno anche nelle regioni del sud Italia;
– l’immissione in ruolo dei diplomati magistrali, dei laureati in scienze della formazione primaria e di tutti i precari docenti e ATA con 36 mesi di servizio;
– eliminazione del FIT e ingresso diretto al ruolo degli abilitati.
Chiederemo immediatamente un incontro al nuovo ministro per capire se il “cambiamento” è reale o se ancora una volta ci toccherà prendere atto delle promesse elettorali e della propaganda di una politica che non vuole parlare di scuola per fare davvero della pubblica istruzione una delle colonne più importanti del nostro welfare.

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Con il Governo del Cambiamento più potere al popolo e alle comunità locali, parola di Rifkin

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Jeremy Rikfin, economista padre della ‘Terza Rivoluzione industriale’ intervenendo a margine del Brussels Economic Forum ha promosso il Governo del Cambiamento. Una ricostruzione della lunga riflessione di Rifkin è stata raccolta dall’agenzia Adnkronos. Il nuovo governo rappresenta una opportunità. Non quella di formare semplicemente un nuovo esecutivo, bensì quella di preparare un piano di lungo termine per trasformare l’economia delle comunità locali, dando più potere al popolo e facendo così dell’ Italia, che ha una creatività pro capite straordinaria, il “faro” della trasformazione dell’Ue, per entrare nella nuova fase del “sogno europeo”, in nome del principio di sussidiarietà, che è scritto nei trattati ma viene poco applicato.E’ il momento per tutta Italia di fare un grosso respiro, di fare un passo indietro e di chiedersi: chi siamo noi come popolo? Ho passato trent’anni in Italia, sono stato in ogni comunità locale: la creatività pro capite in Italia è semplicemente straordinaria, perché c’è un’enorme diversità culturale, che è una ricchezza. Oggi ogni regione d’Italia dovrebbe sfruttare il proprio patrimonio culturale, al di là dei confini, iniziando a mostrare l’Italia come il faro della prossima fase del “sogno europeo”. Ricordatevi che sono stati gli italiani, con Altiero Spinelli, a portare l’Europa nel “sogno europeo”. Ora è un nuovo inizio: non penso che nessuno dica di no all’Europa. Ma è tempo di riflettere, a livello italiano ed europeo, su come passare meglio alla prossima fase del sogno europeo. E di fare le trasformazioni necessarie per rendere l’Europa più collaborativa e più forte, più adatta agli interessi delle comunità locali d’Europa: questa è la chiave.Dal voto è emersa volontà della gente di contare di più. Quello attuale è un momento di opportunità per due partiti politici, il Movimento 5 Stelle e la Lega, che hanno passato molto tempo organizzando i rispettivi elettorati, per fare una grossa differenza. Non solamente per avere un altro governo in carica: questa è un’opportunità, non va sprecata. Bisogna creare una roadmap economica, muovendo verso la Terza Rivoluzione Industriale, portando l’Italia su una strada che può essere il faro per la prossima fase, per quello che vogliamo dappertutto, in Europa e nel mondo: più potere al popolo, più potere distribuito, in modo che le persone possano avere un maggior diritto di parola sul loro destino economico.C’è un principio, nel Trattato di Roma, il principio di sussidiarietà, che dice che il potere deve iniziare nelle comunità locali, dove le persone vivono la loro vita. Il potere deve essere laterale, non verticale. C’è una legittima constatazione che il mondo, per come è governato ora, si sta muovendo troppo verso le élite, e penso che sia una constatazione giustificata, in tutto il Mondo. E ora penso che in posti come l’Italia, ma anche in giro per il Mondo, le persone dicano ‘vogliamo avere più controllo sulla nostra economia e sulle nostre vite’. Questa è una cosa positiva. Non credo che nessuno in Italia dirà che vuole uscire dall’Europa. Ma credo che sia legittimo pensare che ora, dopo cinquant’anni di Ue, ci sono altri cinquant’anni davanti a noi e, quindi, sarebbe bene fare proposte in modo che ogni livello di governance sia più in sintonia con quello che succede tra i 500 milioni di persone che vivono nelle comunità locali.
Credo fermamente nel principio di sussidiarietà, che è la rivoluzione che non è ancora accaduta. Il principio di solidarietà è nei Trattati e sospetto che molte persone in Europa non sappiano neppure che esiste. Il potere, secondo i trattati, nasce nelle comunità locali e nelle Regioni. Tutto quello che dobbiamo fare è prendere sul serio questo principio e sviluppare un piano per la terza rivoluzione industriale in Italia e in Europa. Questo è il principio basilare della governance europea, in teoria ma non in pratica. Ora in Europa è un momento in cui gli elettori votano e quello che sento dire loro, al di là della retorica, è “dobbiamo avere un maggior diritto di parola sul nostro destino economico nelle comunità in cui viviamo”. Questo non preclude la globalizzazione, ma diventa glocalizzazione. Ogni comunità locale, grazie alle tecnologie, può impegnarsi con Regioni in tutto il Mondo e cercare nuove opportunità economiche: non è teoria, ma pratica, sta già succedendo.Quello di cui abbiamo bisogno ora è una visione di governo che sia commisurata alla piattaforma trasparente e digitale laterale che stiamo creando: e quella visione è il principio di sussidiarietà. Che non preclude l’esistenza degli Stati Nazione, né dell’UE, ma significa che tutto il potere decisionale deve partire dai luoghi in cui le persone vivono e lavorano. Bisogna creare una roadmap economica, muovendo verso la Terza Rivoluzione Industriale, portando l’Italia su una strada che può essere il faro per la prossima fase, per quello che vogliamo dappertutto, in Europa e nel mondo: più potere al popolo, più potere distribuito, in modo che le persone possano avere un maggior diritto di parola sul loro destino economico. (fonte: blog delle stelle)

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