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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Posts Tagged ‘governo’

Jyrki Katainen su governi Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 novembre 2017

Jyrki KatainenDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Apprendiamo con preoccupazione che il vicepresidente della Commissione Europea, Jyrki Katainen, ha dichiarato che Bruxelles è pronta ad inviare una lettera ufficiale al Tesoro italiano nella quale verranno richiesti chiarimenti dettagliati sulla bozza della Legge di Bilancio per il 2018, e dove verrà ricordato al Governo di Paolo Gentiloni e al suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che, purtroppo, la situazione economica italiana non è affatto migliorata.La lettera, come anticipato dallo stesso Katainen, arriverà a Roma la prossima settimana, ma il vicepresidente della Commissione ha dichiarato che ‘tutti possono vedere dai numeri che la situazione italiana non migliora’ e che ‘tutti gli italiani dovrebbero sapere qual è la vera situazione economica in Italia’, ovvero ‘una deviazione dagli obiettivi di medio termine per quanto riguarda il saldo strutturale’ Dichiarazioni pesantissime che rappresentano una sentenza senza appello sulla gestione dissennata che i governi Gentiloni e Renzi hanno fatto dei conti pubblici. Abbiamo avuto, purtroppo, la conferma che quanto il premier Gentiloni e il ministro Padoan hanno raccontato agli italiani negli ultimi mesi è soltanto un mucchio di bugie, un vero e proprio falso in bilancio realizzato nella speranza che la Commissione chiudesse per l’ennesima volta gli occhi e concedesse l’ennesimo sconto alla ennesima manovra finanziaria fatta in deficit, piena di mance elettorali per guadagnare consensi. Questa volta, invece, Bruxelles sembra aver proprio esaurito la pazienza con i nostri membri del Governo ed è pronta ad usare il pugno duro. Purtroppo, le decisioni sull’esecutivo verranno rinviate soltanto al prossimo maggio, in luogo del prossimo novembre, come previsto, per evitare di agitare i mercati finanziari prima delle prossime elezioni nazionali. Così, la lettera draconiana della Commissione se la dovrà subire il prossimo governo, per il quale voci insistenti provenienti dai palazzi europei parlano già di una manovra correttiva da 3,5 miliardi di euro da effettuare in primavera. L’ultimo atto del Governo Gentiloni si chiude, quindi, come peggio non si potrebbe. L’eredità di tale scempio la dovranno pagare come sempre gli italiani”.

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Italia ultimo posto per livello di crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

Il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm

“Il governo di Paolo Gentiloni e del suo ministro Pier Carlo Padoan si congedano dall’Europa lasciando l’Italia all’ultimo posto per livello di crescita. Secondo i dati appena pubblicati dalla Commissione Ue, infatti, il nostro paese si conferma il peggiore a livello europeo per tasso di crescita del Pil per tutto il periodo di previsioni preso in considerazione da Bruxelles. Una crescita che, fra l’altro, è già destinata a ridursi già dal prossimo anno, quando gli effetti delle politiche monetarie ultraespansive della BCE cesseranno. Purtroppo non è l’unica cattiva notizia che arriva da Bruxelles. Sempre secondo le previsioni d’autunno della Commissione, infatti, anche la finanza pubblica non migliorerà. Nonostante i proclami del Governo e le fantascientifiche previsioni inserite nei documenti di programmazione economica, la Commissione certifica, purtroppo, che il debito pubblico italiano scenderà ‘solo marginalmente’, nonostante la fase di espansione dell’economia. Tra le cause ricordate da Bruxelles c’è quella relativa al denaro pubblico che il Tesoro ha stanziato per salvare il disastrato sistema bancario italiano, conclamando il salasso finanziario che i contribuenti hanno dovuto sopportare per rimediare agli errori compiuti dai governi di centrosinistra nella penosa gestione della questione banche.Ancora peggiore è la situazione del deficit, dal momento che i funzionari della Commissione hanno previsto un peggioramento del saldo strutturale per quest’anno, che migliorerà solo ‘marginalmente’ nel 2018.L’Italia osserva quindi con tristezza i dati economici sull’andamento del resto dell’Europa, dove la crescita raggiunge i massimi da 10 anni e la disoccupazione i minimi dal 2009. Nel nostro paese, invece, il tasso di disoccupazione sarà ancora sopra il 10% nel 2019, mentre l’occupazione rallenterà dell’1% nel 2017 dopo ‘il phasing-out degli sgravi per le assunzioni’, a 0,9% nel 2018 e 0,5% nel 2019. Un modo molto elegante per dire quello che noi abbiamo sempre affermato, ovvero che gli sgravi contributivi sono soltanto dei palliativi fiscali che non contribuiscono a creare occupazione di lungo periodo.Ultimi per crescita, con un debito che non cala, un deficit che aumenta e una occupazione che si riduce. La Commissione Europea ha certificato così il disastro finale dell’operato del duo Gentiloni-Padoan. C’è solo una considerazione positiva da farsi, dopo aver letto questi dati: abbiamo almeno la certezza che questa è l’ultima Legge di Bilancio scritta dal ministro Padoan, che forse riuscirà a proseguire la sua carriera in Europa, mentre in Italia si lascia dietro soltanto disastri”.

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I trucchi contabili del governo Gentiloni

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

palazzo chigiDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Le prime audizioni in Senato sulla Legge di Bilancio stanno finalmente facendo emergere la verità sui trucchi contabili utilizzati dal governo Gentiloni e dal ministro dell’economia Padoan. Il primo di questi è relativo all’aumento dell’Iva, che Banca d’Italia ha confermato scatterà all’inizio del 2019, in quanto la cancellazione della relativa clausola di salvaguardia è stata prevista dal Governo solo per l’anno 2018. Altro che eliminazione definitiva, come il ministro Padoan va da tempo dicendo agli italiani! La cancellazione parziale, secondo la Banca d’Italia, produrrà effetti molto negativi, come l’incertezza sulle decisioni che cittadini e imprese dovranno prendere circa i loro consumi, e aumenterà pesantemente il rischio di tenuta dei saldi della finanza pubblica. L’irresponsabile governo Gentiloni lascerà, quindi, un pesante macigno finanziario all’esecutivo che nascerà dalle prossime elezioni, il quale sarà obbligato a trovare le risorse per il disinnesco completo delle suddette clausole.Il giudizio di Bankitalia è molto negativo anche sui rischi derivanti dalle coperture aleatorie relative alle misure di contrasto all’evasione fiscale. “La stima di tali effetti resta per forza di cose incerta. Basare una quota significativa delle coperture su tali introiti, come avviene per gli anni successivi al 2018, comporta un elemento di rischio”, ha dichiarato senza mezzi termini il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini. Noi abbiamo da sempre denunciato la troppa facilità con la quale il Governo ricorre a coperture aleatorie derivanti dalle misure di contrasto all’evasione. Ci chiediamo, a questo punto, perché la Ragioneria Generale dello Stato, che dovrebbe essere la prima a denunciare queste pratiche contrarie alle regole di contabilità pubblica, abbia bollinato la manovra senza prima chiedere chiarimenti dettagliati al Tesoro. Infine, Banca d’Italia ha invitato, per l’ennesima volta, il Governo a sfruttare la modesta ripresa economica che si sta registrando in Italia per ridurre significativamente il debito pubblico. Anche questa è stata da sempre una richiesta avanzata da Forza Italia, che ha proposto misure eccezionali per la riduzione del debito come le privatizzazioni e la vendita del patrimonio immobiliare della Pubblica Amministrazione. Da queste due operazioni, invece, il Governo Gentiloni non ha ricavato neanche un euro, nonostante avesse previsto miliardi di risparmi nell’ultimo Documento di economia e finanze”.

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I limiti alle intercettazioni proposti dal governo e il diritto di cronaca

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

GiornalistiLo affermano, Federazione nazionale della Stampa italiana e Ordine dei giornalisti nella seguente nota: “Le critiche sollevate da magistrati, avvocati, giuristi e associazioni dei giornalisti dovrebbero indurre il governo a rivedere la proposta sulle intercettazioni e il Parlamento a sollecitare radicali modifiche. Sulla cosiddetta “essenzialità” rischia di innescarsi un grave conflitto con pesanti ripercussioni sullo stesso diritto di cronaca e sul diritto dei cittadini ad essere informati su questioni essenziali come la conoscenza di vicende di mafia, corruzione e malaffare. Nel testo, non casualmente, manca per l’ennesima volta il riconoscimento del diritto di pubblicare ogni notizia che abbia il requisito del “pubblico interesse” e della “rilevanza sociale”, a prescindere dalla rilevanza penale, così come stabilito in diverse occasioni dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il governo finge di ignorare che non tutto ciò ha rilevanza per l’opinione pubblica deve avere necessariamente rilevanza penale. Per questo va salvaguardato il diritto dei giornalisti di pubblicare le notizie, anche se coperte da segreto o senza alcuna rilevanza penale, che possano contribuire a rendere l’opinione pubblica informata. Per questa ragione, oltre a sollecitare le opportune modifiche, Federazione nazionale della stampa italiana e Ordine dei giornalisti saranno al fianco dei colleghi che dovessero essere denunciati, o subire qualsiasi forma di censura, per aver deciso di rispettare gli obblighi deontologici ed il dovere di informare. La nostra critica al testo approvato dal governo è ulteriormente rafforzata dall’assenza di una qualsiasi iniziativa tesa a contrastare le cosiddette “querele bavaglio”, diventate il vero strumento di aggressione e minaccia contro i cronisti che tentato di “illuminare” i territori occupati da mafie e malaffare. Di fronte a questo quadro la Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti promuoveranno riunioni congiunte degli esecutivi, predisponendo un calendario di iniziative che coinvolgeranno tutte le strutture regionali e nazionali. Non è più possibile accettare che si trovino tempi e maggioranze in Parlamento quando si tratta di dare una “stretta” sulle intercettazioni e non si trovi mai la volontà politica per cancellare il carcere per i giornalisti e per dare una “stretta” a chi insidia il diritto di cronaca e l’articolo 21 della Costituzione”. (fonte: Franco Abruzzo)

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Catalogna: critiche alle misure del governo spagnolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

barcellonaBarcellona. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha duramente criticato la decisione del governo spagnolo di sospendere l’autonomia della Catalogna e di indire nuove elezioni nella regione. In questo modo il governo spagnolo lancia un segnale che non può che preoccupare i Catalani, i Baschi, i Galleghi, gli Andalusi e le altre nazionalità trasmettendo l’idea di non prendere sul serio i modelli di autonomia ma di volere, come ai tempi della dittatura di Franco, unicamente uno stato centrale forte. La tattica del primo ministro spagnolo Rajoy di puntare sulla pressione e la coercizione è estremamente pericolosa e non promette alcun successo mentre è probabile che i Catalani si sentiranno ora ancora più vittime delle misure coercitive delle istituzioni statali spagnole.Secondo l’APM, quanto più Madrid aumenterà la sua pressione politica ed economica sul movimento indipendentista catalano tanto meno probabile sarà un cambiamento degli equilibri politici in seguito alle nuove elezioni. Le misure politiche adottate dal governo spagnolo rafforzano l’idea che Rajoy approfitti di ogni occasione per rafforzare il potere e le competenze di Madrid. I Catalani però non hanno dimenticato che negli ultimi anni Rajoy ha sistematicamente bloccato ogni discussione su una possibile riforma dello statuto di autonomia della Catalogna e proprio per questo ha, in ultima analisi, contribuito a rafforzare il movimento indipendentista. Sia il primo ministro spagnolo Rajoy sia il presidente regionale catalano Carles Puigdemont lottano per il mantenimento del potere e per la propria sopravvivenza politica. La crisi della politica regionale sia spagnola sia dell’Unione Europea è dovuta unicamente al rifiuto del dialogo e alla mancata volontà di cercare una soluzione politica al conflitto. Con la sua unilaterale e semplicistica presa di posizione a favore del governo centrale spagnolo l’Europa ha perso enorme credibilità non solo tra i Catalani e si è giocata la possibilità di mediare in modo credibile e responsabile tra le parti in causa per evitare un’escalation del conflitto.

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Politica e lo psicodramma italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

camera deputatiCosa ci stia capitando come “popolo di elettori” è a dir poco sconcertante. Nel 2011 Berlusconi è stato costretto a dimettersi per evitare il tracollo dell’Italia. Così uno dei più potenti partiti del dopoguerra ha perso in tre anni circa la metà dei suoi parlamentari. E’ stato costretto ad appoggiare un governo cosiddetto di tecnici che ha fatto al suo posto il “lavoro sporco” nel rimettere in carreggiata il nostro dissesto economico e finanziario non senza farci pagare un rigore senza crescita. Nonostante ciò, come se nulla fosse, Berlusconi si è “rifatta la faccia” ed è sceso di nuovo in campagna elettorale autodifinendosi salvatore della patria. Ora da novello tribuno del popolo lancia i suoi anatemi nei confronti di chi cerca di isolarlo e invoca un governo di larghe intese. A questo punto c’è da chiedersi se viviamo in un paese normale oppure no. Noi continuiamo a votare e a seguire un uomo che ci ha portati a una crisi di sistema senza precedenti e ancora a ritrovarci, da parte di una significativa componente del Pd, a sostenerlo per un governo da gestire insieme. Abbiamo dimenticato tutto: le figuracce che ci ha fatto fare in capo internazionale, le sue vicende giudiziarie che hanno finito con il ridicolizzare la giustizia del nostro paese che per anni lo ha inseguito per giudicarlo e tutte le volte ora per una provvidenziale prescrizione o leggi ad personam come la depenalizzazione del falso in bilancio si ritrova a capo a dodici. (Riccardo Alfonso)

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Ocse: I limiti del governo Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

palazzo chigi“Il Rapporto sulle competenze presentato oggi dall’Ocse evidenzia tutti i limiti del governo Renzi-Gentiloni, fondato su un’ottima politica dell’annuncio ma assolutamente deficitario sul piano dell’attuazione delle riforme”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Il problema delle basse competenze su cui ci richiama l’Ocse, come fonte di bassa produttività, è infatti il risultato di una errata riforma della scuola, propagandata come ‘Buona Scuola’, ma che non si è posta minimamente il problema di come riorganizzare il sistema dell’istruzione in funzione di un maggiore raccordo con il mercato del lavoro.Ugualmente, il Jobs Act, che doveva riformare il sistema delle politiche attive, anche favorendo gli strumenti tra istruzione/formazione e lavoro, non ha ancora promosso nessuna nuova politica su questo fronte, creando solo un’ennesima agenzia, di cui non se ne vedeva il bisogno; complicando così la struttura amministrativa di governo del mercato del lavoro, come riconosce lo stesso Ocse; disturbando le Regioni che sono più efficaci in queste politiche, Lombardia e Veneto, guarda caso guidate dal centro destra e che hanno messo in pratica le politiche disegnate dalla Legge Biagi e dalla riforma Gelmini.Il Piano Industria 4.0 ha solo offerto un robusto incentivo alle imprese per rinnovare i suoi macchinari, ma non ha inciso sulle competenze dei relativi lavoratori: e solo oggi si accorge che occorre pensare alle competenze e spunta un nuovo incentivo sulla formazione, più facile che ristrutturare l’inefficiente sistema della formazione italiana. Di questo il Rapporto sulle competenze parla, altro che di successi del Governo Renzi-Gentiloni!”.

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Le promesse di Padoan e gli impegni non mantenuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 ottobre 2017

“Durante la sua audizione sulla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanze, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’economia Padoan si è lanciato in un autentico discorso autocelebrativo sui risultati raggiunti, a suo dire, dal Governo Gentiloni”. ministero-finanzeLo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Il ministro ha parlato di un milione di posti di lavoro creati in soli 4 anni e che questo risultato è destinato anche ad aumentare; ha parlato di un forte consolidamento della crescita economica, che guadagna robustezza giorno dopo giorno; ha detto che l’aumento dei tassi d’interesse previsto da parte della Banca Centrale Europea non produrrà alcun effetto sull’economia e sulla finanza pubblica italiana, e via di balla in balla.
Il ministro ha poi affermato, dopo che per giorni ha continuato a ripetere che “il sentiero dei conti pubblici è stretto”, che la prossima Legge di bilancio avrà un impatto significativo sulla crescita, grazie alle misure “selettive” intraprese dal Governo, come gli investimenti pubblici e privati e le misure di promozione sociale, soprattutto per i giovani. Ma attenzione, ha chiosato infine il Ministro, “non c’è spazio per i compiacimenti, c’è ancora molto da fare”.Ci chiediamo, in quale paese vive il ministro Padoan? Crede davvero alla rappresentazione del quadro economico che ha raccontato in Parlamento, che stride enormemente con le difficoltà che vivono gli italiani ogni giorno?Ricordiamo al ministro, che evidentemente ha perso il contatto con la realtà, che l’Italia è, secondo le ultime stime ufficiali, alle ultimissime posizioni in Europa quanto a crescita economica e tra le primissime posizioni per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, in particolare quella giovanile, nonché per la percentuale di poveri assoluti nella popolazione.Quanto agli effetti della manovra che il governo si appresta a varare, va ricordato al ministro Padoan che questa verrà fatta ancora una volta in deficit, ovvero facendo ricorso nuovamente al debito pubblico, che sotto il suo operato ha raggiunto lo straordinario record storico di 2.300 miliardi di euro. Stando alle sue promesse, questo avrebbe dovuto scendere già da diversi anni, mentre, invece, ha continuato inesorabilmente a crescere.Quindi, piuttosto che bearsi di un futuro glorioso che non ci sarà, pensi piuttosto, il ministro Padoan, a riflettere su quanto ha promesso, e non mantenuto, in passato: dalla totale assenza di privatizzazioni e dismissioni del patrimonio pubblico, alla mancata attuazione di qualsiasi piano di spending review, alle misure di contrasto all’evasione fiscale che si sono rivelate clamorosi flop e buchi di bilancio”.

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DEF: Le bufale dei governi Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 settembre 2017

Palazzo chigi1Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Il Servizio Studi della Camera e il Servizio del Bilancio del Senato hanno scovato, nel loro dossier sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanze 2017, tutte le bufale che il governo Gentiloni ha raccontato agli italiani sull’andamento dell’economia e della finanza pubblica italiana. Dall’attenta lettura del documento si evince, infatti, che nella redazione delle previsioni macroeconomiche e di bilancio il Tesoro ha dipinto un quadro non veritiero rispetto alle reali condizioni dell’economia e dei conti pubblici.Sottovalutazione dei rischi legati alla congiuntura economica internazionale e all’imminente stretta monetaria da parte della Banca Centrale Europea, errori di contabilizzazione delle entrate, mancata presentazione di informazioni utili per calcolare il gettito di particolari misure di contrasto all’evasione fiscale, come la voluntary disclosure, inspiegabili rettifiche fatte sugli investimenti, e molto altro ancora.Particolarmente duro il commento sulla spesa pensionistica che, stando al documento dei due servizi studi, non tiene assolutamente conto delle mutate dinamiche demografiche, “considerando il permanere di una significativa disoccupazione strutturale, il che induce ad escludere problemi legati ad una carenza dell’offerta di lavoro”.Anche sul delicato capitolo del debito pubblico, gli economisti di Camera e Senato chiedono chiarimenti al Tesoro in quanto non si riescono a spiegare l’origine della stima di un miglioramento dello 0,3% (5 miliardi di euro) del valore del fabbisogno dello Stato, dal momento che sono “modesti gli effetti ascrivibili alla maggiore crescita del PIL reale rispetto al DEF (+1,5%, in luogo dell’1,1%), atteso che la stessa è in parte neutralizzata dalla revisione al ribasso del deflatore del PIL (0,6% rispetto allo 0,8% di aprile)”. Altra bufala, quindi.
Gli stessi funzionari chiedono sarcasticamente al ministro Padoan a quanto ammontino i proventi da privatizzazioni fatte nel corso di quest’anno, dal momento che il loro valore effettivo è pari a zero.”Per motivi di chiarezza, giova evidenziare che le stime incidenti sull’ammontare in termini nominali del debito non rappresentano un ulteriore miglioramento rispetto alle previsioni del DEF di aprile, tanto che, in realtà, pur partendo da un livello assoluto più basso nel 2017 rispetto alle precedenti previsioni, il debito è previsto attestarsi, in valore assoluto, sui medesimi livelli stimati ad aprile (circa 2.302 miliardi di euro), annullando pertanto il dato migliorativo del 2017″, scrivono poi i due uffici. Altro che riduzione del debito!Sulla questione della valorizzazione degli immobili pubblici i funzionari del Parlamento citano un referto della Corte dei Conti che “rileva come nonostante lo sforzo compiuto per ridurre le locazioni passive sia stato rilevante, l’obiettivo imposto dalla legge di riduzione del 50%, calcolato in termini di costi complessivamente sostenuti per locazioni passive nel 2014, sia difficilmente raggiungibile”. A questo punto, gradiremmo avere dal ministro Padoan una risposta puntuale a tutte queste osservazioni, fatte da esperti di bilancio all’indirizzo del suo Ministero. Saremmo curiosi di vedere quali altre bufale è disposto a raccontare per difendere quelle che ha già raccontato in precedenza”.

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Le bufale del governo sulle pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

inpsDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Nel Documento di Economia e Finanze, a pagina 9, leggiamo che il Tesoro, in materia di spesa pensionistica futura scrive che ‘la popolazione italiana è invecchiata, le nascite e il tasso di fecondità sono in calo. Nuove proiezioni delle tendenze del sistema pensionistico, basate su un imminente aggiornamento degli scenari demografici ed economici a livello europeo, evidenziano rischi di salita della spesa pensionistica nei prossimi due decenni’.Il Governo smentisce, dunque, tutte le promesse fatte dai tempi del governo Monti in poi, che dipingevano la spesa pensionistica in declino e il sistema pensionistico in equilibrio, per effetto delle efficaci riforme dei Governi di centro-sinistra.Invece, purtroppo, come certificato anche dall’autorevole gruppo di lavoro europeo Epc-Wga, che si occupa di realizzare scenari macroeconomici sulle questioni pensionistiche, il futuro delle pensioni italiane non è affatto roseo e la situazione italiana è in ‘peggioramento’.La drammatica situazione così stigmatizzata fa capire quanto le promesse fatte dal Governo sulla posticipazione dell’aumento dell’età pensionabile prevista dalla Legge Fornero e le altre misure di prepensionamento previste per i lavoratori (APE, RITA, bonus per madri lavoratrici, e chi più ne ha più ne metta) fossero soltanto delle bufale create ad arte per illudere i lavoratori vicini all’età della pensione”.

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Gli italiani ala guida del governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

Palazzo chigi1Tra i tanti sondaggi inutili che quotidianamente ci inondano, ce n’è uno, realizzato dalla Ipsos, sui risultati del quale è invece opportuno soffermarsi. La domanda più interessante riguarda il tipo di leader che servirebbe in questo momento. La risposta divide a metà il campione interpellato: il 51% dice soprattutto “moderato”, il 46% “dirompente”. Vince dunque il desiderio di una guida del Paese che sia inclusiva, felpata, capace di mediare, che pratichi l’understatement tanto sulla scena politica come nella vita privata. Nello stesso tempo, però, è molto alta la richiesta di qualcuno che sia innovativo, portatore di nuove idee, capace di rompere vecchie incrostazioni e fare scelte controcorrente. Un profilo, quest’ultimo, che fa scopa con i risultati di un’altra domanda sempre del sondaggio di Nando Pagnoncelli – “dopo le elezioni chi vorresti come presidente del Consiglio?” – alla quale ben il 63% degli interpellati ha risposto “una figura nuova”, cui si somma il 39% che vorrebbe anche un partito del tutto nuovo (solo il 40% voterebbe le forze politiche già esistenti).Non vi sfuggirà che al primo profilo di leadership sia facilmente sovrapponibile la figura di Paolo Gentiloni, le cui caratteristiche anche genetiche “opposte” a quelle di Matteo Renzi sono da qualche tempo oggetto di una strana esaltazione mediatica. Nello stesso tempo occorre evitare di cadere nell’errore di considerare Renzi corrispondente al secondo profilo. O meglio, se si scrive “leader dirompente” ma si legge “leader dividente”, allora sì, Renzi è uno spaccatutto. Ma se invece s’intende un uomo capace di un riformismo impetuoso e trascinante, quasi rivoluzionario sul piano programmatico per la capacità di andare in profondità, allora non solo non stiamo parlando di Renzi ma – ahinoi – di nessun uomo politico oggi sulla scena.Tuttavia, la riflessione più importante da fare è un’altra. A nostro avviso nella testa della stragrande maggioranza degli italiani, a cominciare dalla nostra, non c’è alcuna contrapposizione tra i due profili, nel senso che oggi all’Italia serve un “moderato dirompente” o un “dirompente moderato” – dipende se si preferisce l’un titolo come sostantivo e l’altro come aggettivo, o viceversa – che finiscono per essere grosso modo la stessa cosa. Sempre di decisionismo temperato parliamo. Ora, calando questo discorso teorico nella realtà, e andando pragmaticamente per approssimazioni, se ne ricava che degli attuali protagonisti della vita politica chi più si avvicina a questo identikit, o se si vuole ne è meno lontano, è proprio Gentiloni. Anche considerando che – come andiamo ripetendo da tempo – l’unico sbocco accettabile al prevedibile (a oggi) esito del voto non potrà che essere un’alleanza tra moderati del centro-destra e riformisti del centro-sinistra. E per un’operazione di quel tipo non è certo pensabile che possa andar bene un uomo dividente. D’altra parte, non diciamo niente di nuovo: sono settimane, ormai, che viene indicato l’attuale presidente del Consiglio (ecco, per esempio, lui non si definisce né ama essere chiamato premier, al contrario del suo predecessore) come la figura ideale per cucire quella difficile alleanza di governo. Da questo punto di vista, ci uniamo al (crescente) coro. Ciò che però si omette di dire, e su cui noi invece vorremmo insistere, è che Gentiloni così come lo conosciamo non basta. Certo soddisfa quella metà abbondante di italiani che chiede “dateci un moderato”, ma non quell’altra quasi metà che invoca il “dirompente”. E siccome abbiamo detto che quelle due parti del Paese in realtà sono una sola, divisa solo per le diverse aggettivazioni, ecco che il moderato Gentiloni se vuole farcela e se intende rendere un servizio vero al Paese, deve diventare anche dirompente. Non è tanto sul lato temperamentale – Paolo il freddo che deve diventare più caldo – quanto sul terreno delle scelte politiche e programmatiche. Vediamo come.Sul piano politico sono due le scelte che Gentiloni dovrebbe fare: accentuare la sua autonomia da Renzi e predisporre le condizioni, a cominciare dalla legge elettorale, per l’incontro post elettorale con Silvio Berlusconi. Sappiamo che ha fatto e sta facendo passi significativi in entrambe le direzioni. E non ci sfugge che il suo primo pensiero debba essere rivolto al mantenimento in vita di questo governo – fragile sotto il profilo dei numeri parlamentari – la cui continuità è la più importante risposta alle pretese (mai sopite) di Renzi di andare al voto anticipato. Tuttavia, occorre che queste posizioni, fin qui tenute solo nelle segrete stanze, trovino un minimo di eco nel Paese. In particolare, occorre che Gentiloni lavori a creare le condizioni perché il Pd si predisponga al dialogo con il centro-destra moderato. Il rischio, infatti, è che tanto i nemici giurati di Renzi quanto i suoi oppositori poco o per niente dichiarati commettano l’errore di mettere sotto accusa il segretario – ci aspettiamo che la cosa accada dopo le elezioni siciliane del prossimo 5 novembre – anche e soprattutto perché notoriamente ben disposto verso Berlusconi e Forza Italia. Con ciò costringendo il Cavaliere, che pure ha spento l’iniziale ardore verso il segretario del Pd, a trovare solo in Renzi un interlocutore possibile. Sappiamo che Gentiloni, auspice Mattarella, il filo del dialogo lo sta tessendo, ma occorre che tutto questo si trasformi in una linea politica dentro i Democratici. Agli italiani va detto con trasparenza e coraggio che chi definisce un inciucio quella che invece sarebbe l’unica soluzione capace di tenere il populismo di Grillo e Salvini lontano da palazzo Chigi, finisce per assumersi responsabilità gravi.Quanto alla dimensione programmatica, ci sono due passaggi a breve in cui il moderato Gentiloni dovrebbe diventare un pochino dirompente. Il primo è quello della prossima manovra di bilancio. Se sarà di tipo redistributivo – e magari anche di stampo elettoralistico – come lo sono state quelle dei bonus degli ultimi anni, più che moderato il presidente del Consiglio apparirà conservatore, e per di più di cattive abitudini. Se, al contrario, la manovra sarà di sviluppo, e quindi incentrata sugli investimenti, ricavati da un intervento “dirompente” sulla spesa pubblica corrente e da una prima iniziativa ad hoc sul debito, allora Gentiloni apparirà davvero come l’uomo che ci vuole, nuovo anche se non lo è per storia. Se poi farà una seconda mossa, e cioè stroncare tutti i movimenti subacquei intorno alla Banca d’Italia, nominando subito, senza aspettare la scadenza di fine ottobre, il Governatore, allora avrà fatto centro pieno. Renzi ha aperto il fuoco, dichiarando che l’unico errore che ha commesso sulle banche è stato di non prendere a schiaffi Bankitalia e facendo dire dai suoi che il primo che dovrà essere ascoltato dalla neo commissione d’inchiesta (sic) sul sistema bancario dovrà essere Ignazio Visco. Inoltre è noto che stia facendo il “cacciatore di teste”, selezionando numerosi possibili (ai suoi occhi) candidati. Nel passato abbiamo già visto dove portano queste incursioni della politica sulla banca centrale. Non sta a noi dire se vada confermato Visco o individuato un altro nome, interno o esterno a via Nazionale. Ma quel che è certo è che la legge e la prassi sono chiare: spetta al governo di concerto con il Capo dello Stato, e sondando il Consiglio Superiore di Bankitalia, individuare il nome giusto. Insomma, questa è materia che spetta a Gentiloni e Mattarella trattare. Lo facciano senza indugio e non guardando in faccia nessuno.Chiediamo troppo ad un uomo che volgarmente viene chiamato “er moviola” per accusarlo di muoversi al rallentatore? Speriamo di no. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Bolkestein: Laffranco (FI), governo chieda in Ue revisione direttiva

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

Schengen“L’applicazione o no della tanto discussa direttiva Bolkestein a determinate categorie come gli ambulanti ed i balneari è fondamentalmente una questione di volontà politica. Forza Italia da tempo si batte per escludere queste due categorie da una direttiva europea che rischia seriamente di mettere a repentaglio il lavoro ed il sostentamento di moltissime famiglie. Nell’ultimo periodo stiamo assistendo a moltissime dichiarazioni d’intenti da parte dei governi di stati europei che chiedono chi di rivedere il trattato di Dublino chi quello di Schengen, l’Italia dovrebbe chiedere di rivedere la direttiva Bolkestein per adattarla ai mutati assetti economici rispetto al 2006, anno in cui fu varata. Il punto è: il governo italiano ha la volontà e l’autorevolezza per farlo? Forza Italia, attraverso una mozione, discussa oggi in aula alla Camera vuole impegnare l’esecutivo in questa direzione.” Lo afferma Pietro Laffranco, deputato di Forza Italia, nel corso di una conferenza stampa per presentare la mozione di cui è primo firmatario

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Il governo difende i maxi-cache della Rai

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

Rai: sede di roma“In Commissione Vigilanza Rai molte chiacchiere e pochi fatti. Il viceministro dell’Economia Morando ha tentato invano di dare una spiegazione all’assurda posizione presa dal governo stesso, con il parere dell’Avvocatura dello Stato, e dai vertici Rai in merito alla mancata applicazione del limite retributivo ai contratti di natura artistica.L’impalcatura su cui si poggia l’interpretazione del Mef che distingue il servizio pubblico universale dai servizi di valore aggiunto fa acqua da tutte le parti. Continuare a ribadire che i programmi si ‘pagano da soli’ è un obbrobrio dal punto di vista logico-economico poiché con le risorse pubblicitarie si deve garantire il funzionamento dell’intero servizio pubblico”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “È irragionevole difendere i maxi-cachet sulla base di una norma giuridica (articolo 3, comma 44 della legge finanziaria del 2007) risalente a dieci anni fa tacitamente abrogata da ulteriori provvedimenti intervenuti sulla stessa materia (legge n. 69 del 2009, decreto-legge n. 201 del 2011, decreto ministeriale n. 166 del 2013 e legge n. 198 del 2016) che non hanno previsto alcuna eccezione circa l’applicabilità del tetto ai compensi delle star.
In assenza di una norma giuridica valida si concludono contratti con cifre esorbitanti. Tutta la vicenda sulla mancata applicazione del limite retributivo ai contratti di natura artistica, a partire dall’incomprensibile delibera sul ‘Piano organico dei criteri e parametri per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica’, venuta alla luce solo dopo la sua prima applicazione con il contratto stellare di Fabio Fazio, assume dei caratteri sempre più ridicoli. E’ giunta l’ora che il Cda Rai si fermi di fronte a questa deriva che desta nell’opinione pubblica una reazione spaventosa in un momento di crisi per il nostro Paese. Continuare ad assistere a remunerazioni stellari, alle modalità con cui le stesse vengono elargite, alla fumoseria delle basi giuridiche sulle quali si poggiano è inaccettabile”.

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Lavoro: Governo nel caos

Posted by fidest press agency su sabato, 9 settembre 2017

infortuni-lavoro“Oggi apprendiamo dai giornali dell’ennesima giravolta del governo: Gentiloni sconfessa Renzi. Non più incentivi temporanei e riduzione del cuneo fiscale, ma decontribuzione solo per giovani e solo per tre anni. Un nuovo imbroglio del governo”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“A parte l’effetto spiazzamento sul mercato del lavoro, a parte un ulteriore scasso del regime previdenziale, a parte che non si interviene su altre fasce di età, sul mercato del lavoro la confusione regna sovrana.Non si capisce più chi sia il ministro del Lavoro, non si comprende cosa si voglia fare tra sanatorie e stabilizzazioni di massa per centri impiego, un confuso e fallimentare assegno di ricollocazione, 200 tavoli di crisi irrisolti, il ritorno del sommerso dopo l’abolizione dei voucher, la confusione del sistema duale di alternanza scuola-lavoro. Insomma, tra caos e imbrogli si crea solo sfiducia. E come si finanzia tutto ciò? Ancora con deficit e debito… e restiamo ultimi in Europa per crescita”.

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Conti pubblici: il governo alle strette

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

ministero-finanzeDichiarazione di Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Al Forum Ambrosetti di Cernobbio i membri del governo sono riusciti a fare anche peggio di Di Maio: da soli se la sono cantata e suonata. Il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ostentano ottimismo sul futuro dell’economia italiana e sfoggiano un linguaggio forbito che stride con la realtà con la quale famiglie e imprese si devono confrontare tutti i giorni. Ma l’idillio estivo finirà presto, con la Legge di Bilancio lacrime e sangue, da oltre 40 miliardi di euro, che il Governo dovrà presentare entro il prossimo ottobre alla Commissione Europea. Ma il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, e il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, sia pur dietro i sorrisi di circostanza, hanno già messo le mani avanti, ricordando a Gentiloni e Padoan che “il sentiero dei conti pubblici è stretto”.
Un modo velato per stoppare i tentativi del Partito Democratico di infarcire la prossima Legge di bilancio con una lista di mance elettorali e con denaro a pioggia: incentivi per il lavoro giovanile, anticipo pensionistico, misure di contrasto alla povertà, superammortamenti per le imprese. E chi più ne ha più ne metta. Ma, come sappiamo, i soldi per fare tutto questo (e altro) non ci sono. È quindi comprensibile la preoccupazione di Moscovici e Dijsselbloem per i conti pubblici italiani e per la credibilità ormai scarsa del duo Padoan-Gentiloni. Tutto questo mentre a Berlino, il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, forte del supporto del presidente francese, Emmanuel Macron, lavora senza sosta per presentare, dopo le elezioni tedesche, la riforma della governance di bilancio dell’Unione Europea. Piano al quale i membri del nostro governo non sono neanche stati invitati a partecipare, e che rischia di fare male al nostro Paese.”

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Governo e le sue politiche in deficit

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

ministero-finanze“L’ineffabile Padoan aveva promesso già negli anni scorsi la riduzione del debito pubblico che invece continua a crescere in modo incontrollato. L`errore è fare politiche in deficit e aver usato la flessibilità europea per investire 20 miliardi non in modo strutturale ma per gli 80 euro di Renzi e per altre forme assistenziali in chiave elettorale”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da ‘Tempi’. Il jobs act è un flop act “perché non genera lavoro in modo strutturale ma è legato a misure di defiscalizzazione a tempo per le imprese”. Il governo, ha continuato Brunetta, dovrebbe “ringraziare Mario Draghi. Solo grazie al Quantitative Easing della Bce i paesi europei sono cresciuti e l’Italia è rimasta fanalino di coda solo davanti al Belgio. L’iniezione di liquidità come veicolo di penetrazione ha permesso una svalutazione dell’euro che si era rafforzato troppo e una spinta all’export più tutta una serie di altri benefici. Il problema arriverà nei prossimi mesi quando questo strumento subirà una pausa e non ci sarà un sensibile deprezzamento dell’euro. E chi avrà fatto bene i compiti a casa non subirà contraccolpi. Noi – ha concluso – i compiti non li abbiamo fatti”.

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Governo guardi PMI agricole

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

agricoltura_4Nel nostro Paese ci sono diverse storture che permangono da tempo e che hanno contribuito in maniera endemica alla crisi attuale e al forte aumento delle diseguaglianze sociali. Tra queste colpisce molto la convinzione secondo la quale per ottenere lo sviluppo sia necessario svendere il Paese alle grandi imprese e alle multinazionali.
Questa “filosofia politica”, manifestatasi in diverse circostanze tra le quali Expo, l’applicazione della Pac e le politiche di investimento fatte dall’esecutivo, sta rallentando il percorso di ripresa e allontanando l’Italia dai modelli virtuosi che invece andrebbero seguiti.
Come Confeuro abbiamo più volte sottolineato la necessità di puntare sulle Pmi agricole per rilanciare il comparto e conseguentemente l’intero sistema paese, ma la verità è che si è fatto ancora troppo poco in questa direzione.
Il nostro auspicio, e siamo certi anche quello del mondo agricolo, è che la ripresa dopo le vacanze estive porti ad un sostanziale cambio di rotta capace di raccogliere le istanze e le esigenze degli agricoltori e dei cittadini, e non più dei lobbisti che cercano in ogni modo di plasmare gli interessi collettivi a quelli individuali.

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“Governo Renzi-Gentiloni si conferma ammazza imprese”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 agosto 2017

palazzo chigi“Nonostante i proclami e gli interventi straordinari, gli inglesismi e il depauperamento instancabile di risorse pubbliche, oggi l’Istat ha emesso una sentenza di condanna senza appello per il governo. Le roboanti esternazioni di Renzi prima e il finto pacatismo di Gentiloni poi, si sono mostrati in tutta la loro inefficacia penalizzando ancora, dati alla mano, il settore fondamentale delle imprese. La letale epidemia che stermina le iniziative imprenditoriali vede naturalmente come luogo di massima espansione privilegiata il Sud, abbandonato a se stesso fin dall’inizio. C’è davvero bisogno di una sterzata, riprendere in mano il pallino per investimenti mirati a rivitalizzare il settore e così ridare al tessuto connettivo del Paese le energie necessarie. Il centrodestra unito è chiamato ad alta voce ad assumersi tutte le responsabilità perché questo avvenga ponendo fine all’insopportabile spirito mercantile di chi oggi governa l’Italia.” (da Ufficio Stampa Gruppo Forza Italia -Il Popolo della Libertà)

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Errare umanum est…

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

pifferaio-magico.medium_300…perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta abbiamo sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente. Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi 90 anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita? Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba).
Se abbiamo saputo coagulare un consenso molto elevato nei confronti dell’attuale governo con le sue improvvide iniziative che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese.
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono elettoralmente non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo.
Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non riusciamo a vedere il baratro in cui ci caccia inesorabilmente l’attuale governo che ha in pochi giorni umiliato i pensionati, i lavoratori con retribuzioni medio-basse, ma si guarda bene di colpire le grandi rendite e concede salvacondotti miliardari (ben 50 miliardi di euro) a chi ha esportato illegalmente le sue ricchezze in Svizzera e che potrebbero essere recuperati attraverso accordi sul modello tedesco che permettano “l’emersione” del fisco evaso e del denaro riciclato.
Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene dal scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare. Ma allora in che razza di paese ci troviamo? (Riccardo Alfonso)

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Governo Gentiloni: Manca la sfida vera

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

palazzo chigi“E’ la sfida vera che chiede il Paese e di questo ha bisogno ed è su questo che Gentiloni deve dare una risposta. Il presidente batta un colpo su crescita e sviluppo, possibilmente non a colpi di fiducia: è questa la sua mission. Ed è su questo che si misurerà la vera sfida tra tecnici e politici”. Un concetto a mio avviso che ben si identifica con la realtà, ma non del tutto definito.
Tanto per cominciare va dato un segnale forte affinchè si ponga mano ad un’equa distribuzione delle risorse e a stabilire delle priorità. Non si può scivolare sui “capricci” dei politici che oppongono resistenza sulla patrimoniale, sulle spese per gli armamenti, sulle frequenze televisive, sulle riforme urgenti come quelle della giustizia, del fisco, della sanità. Da queste fonti è possibile generare lo sviluppo del Paese. Non solo.Il lettore non del tutto informato potrebbe obiettare che le riforme costano. Non è esatto. Appena andranno a regime si potranno avere consistenti risparmi di gestione e una migliore performance delle varie componenti che vi operano, in specie nel settore pubblico assistenziale dove la mancanza di controlli incisivi e continui genera costi aggiuntivi fuori misura a tutto scapito delle prestazioni sanitarie.
Tutte queste cose sono state dibattute a lungo in convegni, in tavole rotonde, in meeting congressuali e ora vi è sufficiente materia per passare dai progetti alle realizzazioni. Sappiamo, ad esempio, che il ruolo del medico di famiglia è sottostimato mentre potrebbe giocare una partita importante per passare dall’assistenza universale alla prevenzione universale. Altro snodo importante è la giustizia dove il vero male sta nella lungaggine dei processi. La proposta di alcuni addetti ai lavori è quella di introdurre una riforma che parta subito con nuove regole per ridurre, non certo con il sistema della prescrizione ma in quello della rapidità del giudizio, sia pure salvaguardando il diritto alla difesa. Una delle tante proposte ci sembra interessante citare è quella d’assegnare nelle questure delle grandi città un giudice turnista che possa coprire con la sua presenza le 24 ore della giornata per giudicare gli indiziati di reato, ascoltare i testimoni ed emettere un giudizio di primo grado in tempo reale. Un altro suggerimento tra l’altro posto all’attenzione del Presidente Gentiloni, è quello di costituire, a titolo non oneroso, presso la presidenza del consiglio, il dipartimento per il recupero delle aree dismesse e delle risorse sulla base di segnalazioni pervenute ai ministeri competenti e che costituiscono per lo Stato e le amministrazioni locali un mancato introito di svariati milioni di euro. Si tratta, come si può notare, di piccoli e grandi interventi, ma che hanno il merito di ridurre il disagio dei cittadini e di favorire la funzionalità delle strutture migliorando i servizi. La verità è che la politica di coloro che sono attaccati alla poltrona non si concilia con il successo del governo e il conseguente consenso popolare, come se non lo avesse già smarrito, e per l’altro versante Gentiloni teme troppo di scontentarli facendo un gioco al massacro dove a restare schiacciati tra l’incudine e il martello vi resta il solito italiano che paga le tasse per la felicità degli evasori. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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