Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Posts Tagged ‘governo’

Governo e agevolazioni terza età

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

‘Il Governo Meloni, dopo molte promesse e slogan fatte dai precedenti governi, ha deciso di intraprendere azioni concrete e a favore della terza età’. A dirlo è Stefano Pepe, CEO & Founder di Badacare, la realtà impegnata nel terzo settore che dal 2019 è in prima linea sul tema dell’assistenza domestica. ‘Il tema centrale esposto dal Primo Ministro Meloni – prosegue Pepe – punta a favorire l’inclusione degli anziani nella società in cui viviamo e a evitare solitudine, emarginazione e sofferenze di vario genere attraverso l’accesso all’assistenza domiciliare’. Badacare, prendendo un campione di oltre 20.000 famiglie, stima che circa il 30% delle famiglie al Nord e il 60% delle famiglie del Sud, se lasciate sole e senza ulteriori agevolazioni, correrebbero il rischio di rinunciare all’assistenza domiciliare dei loro famigliari non autosufficienti, con conseguenze tragiche a livello sociale ed economico. ‘Questa direzione intrapresa dal Governo – conclude la nota – avrebbe il potenziale di stimolare un effetto volano sull’economia italiana, perché si punterebbe a regolarizzare il settore dell’assistenza domiciliare che vede oggi oltre 780 mila lavoratori irregolari e, inoltre, permetterebbe ai familiari delle persone fragili di non rinunciare al proprio stile di vita fatto di affetti, lavoro e tempo libero’.

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Il governo Meloni accelera sulla vendita di ITA

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2023

L’ultimo DPCM deliberato dal Governo il 22 dicembre scorso e pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale rilancia la vendita/privatizzazione totale di ITA indicando un percorso di definizione dell’operazione attraverso criteri che sembrano andare decisamene verso Lufthansa, anche se in un possibile raggruppamento.Questo atto, peraltro atteso, non aggiunge e non toglie nulla al suicidio in atto del mercato nazionale, un’operazione autolesionistica in un Paese a forte trazione commerciale e turistica come l’Italia con il terzo mercato continentale, iniziata alla fine dello scorso millennio e portata avanti da tutti i governi via via succedutisi sotto la ferrea egida della UE. L’apoteosi è stata raggiunta questa estate di boom del trasporto aereo con meno del 7% del mercato presidiato da ITA e il resto nelle salde mani di low cost e vettori tutte con sede (e profitti) all’estero.La nazionalizzazione di Alitalia è stata una grande opportunità perduta per costruire un vero vettore nazionale, di dimensioni adeguate al mercato italiano, che drenasse una parte del traffico e dei profitti che al momento prendono ineluttabilmente la strada fuori dai nostri confini.Forse Lufthansa potrà portare stabilità e interrompere l’infinità stagione delle perdite nel vettore nazionale, ma non potrà andare oltre il rapporto ancillare con la casa madre e non potrà costruire quel progetto industriale di cui il Paese e i lavoratori e le lavoratrici hanno bisogno. Per questi motivi non possiamo essere d’accordo con la vendita di ITA, anche nell’eventualità – tutta da dimostrare – che venga rattoppata qualche falla. Dopo le nefaste esperienze di Etihad e Qatar e dei tappeti rossi stesi dal governo Renzi, chiediamo che, per una volta, a chi viene a fare shopping di asset industriali in Italia venga chiesto di assumersi anche gli oneri oltre che gli onori: un piano di sviluppo credibile e non sulla carta, peraltro come previsto dallo stesso PCDM insieme al presidio in tutta l’operazione da parte del MEF, ma anche quelli delle garanzie di recupero occupazionale di cui c’è un dannato bisogno dopo il massacro sociale operato al momento della nascita di ITA. Per questo, con preoccupazione vediamo l’assenza di qualsiasi riferimento agli aspetti sociali nel DPCM del 22 dicembre, e chiediamo un incontro al governo per fare chiarezza su questi aspetti, sui quali abbiamo registrato nei giorni scorsi rassicurazioni da parte di alcuni esponenti della maggioranza.La mattina del 10 gennaio saremo in piazza al Ministero del Lavoro insieme ai cassaintegrati a 0 ore di Alitalia e Cityliner e ai dipendenti, per chiedere al governo le prime risposte concrete a quelle problematiche su reddito e lavoro che al momento sono rimaste sospese. By USB Lavoro Privato – Trasporto Aereo

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Manovra: Rojc (Pd), no inno a ideologia Governo Meloni

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2023

“La destra ci ha messo di fronte a una manovra e a una fiducia inaccettabili, cui ho detto ‘no’ con chiarezza e decisione. Questa legge è un inno all’ideologia che guida il Governo Meloni, il suo percorso è culminato in un voto di fiducia che ancora una volta abroga le prerogative di un ramo del Parlamento. Al loro peggio hanno aggiunto gli aspetti deprecabili del passato. Pessimo inizio quando si costringe l’opposizione ad occupare la commissione Bilancio per poter almeno leggere il testo della legge di Bilancio”. Lo dichiara la capogruppo Pd nella commissione Politiche europee del Senato, Tatjana Rojc, dopo aver espresso voto contrario alla fiducia posta sulla legge di Bilancio.

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I 55 obiettivi raggiunti dal governo Meloni

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2022

Il raggiungimento dei 55 obiettivi del PNRR previsti per il secondo semestre 2022, in scadenza al 31 dicembre 2022, permette all’Esecutivo di fare richiesta alla commissione europea per i 19 miliardi della terza rata. Ciò rappresenta un grande risultato conquistato attraverso la collaborazione tra il nuovo Governo, ministri, regioni ed Enti locali”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Marco Scurria, ai microfoni di TGCom24. “Nonostante i gravi ritardi ereditati dal precedente esecutivo, continua il senatore di FdI, in soli due mesi siamo riusciti a portare a termine questo difficile compito. La scelta politica di unire le competenze sotto la guida di un unico ministero, si è dimostrata vincente. Complimenti al ministro, per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, Fitto per l’ottimo lavoro svolto”. “Proseguiamo dritti in questa direzione per raggiungere nuovi e importanti obiettivi da concretizzare nel minor tempo possibile, per una vera ripartenza dell’Italia” conclude il senatore Scurria.

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Il governo Meloni sa guardare al futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2022

“Il governo è in carica da appena due mesi e, a tempo di record, siamo riusciti a mettere a punto e approvare una legge di bilancio che ci proietta verso il futuro. Con il voto di oggi del Senato, diamo il via a una serie di misure per imprese e famiglie, per il lavoro, per i giovani, contro il caro energia e contro un sistema indiscriminato di nocivo assistenzialismo. Una manovra seria che anche l’Europa ha apprezzato, contrariamente a tante falsità che abbiamo dovuto ascoltare in queste settimane, e che inizia a disegnare l’Italia che vogliamo e per la quale la gente ci ha dato fiducia. Questo è solo l’inizio, ora ci attendono nuove sfide e ancora tanto, tanto lavoro”.

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Contro le ecomafie impegno del governo

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2022

“Da quanto emerge dal report Ecomafie 2022 realizzato da Legambiente con il sostegno di Novamont ed edito da Edizioni Ambiente, ci troviamo davanti a numeri inquietanti: nel 2021 ben 30.590 reati ambientali di cui il 44% registrato al Sud. Una media di 84 reati al giorno, con un incremento del +11,9% rispetto al 2020. Gli illeciti amministrativi contestati sono 59.268 con un giro d’affari che si aggira intorno a 9 miliardi di euro. Ferite permanenti nella nostra terra da parte della criminalità organizzata. L’impegno del Governo per contrastare le ecomafie sarà costante e concreto, per scongiurare ulteriori danni al territorio italiano tutto e ripristinare quel senso di legalità di cui l’Italia ha il necessario bisogno.” Lo afferma l’On. Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno

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Cosa attendersi da un Governo USA spaccato?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2022

Un Congresso degli Stati Uniti diviso nel 2023 limiterà probabilmente la politica fiscale, ma potrebbe essere positivo per i mercati azionari. A cura di Libby Cantrill, Managing Director, Public Policy di PIMCO.Vediamo quattro implicazioni principali: Un congelamento totale dell’agenda legislativa del Presidente Biden. Forse l’aspetto più importante per i mercati è che tutti gli aumenti delle tasse sono stati ritirati dal tavolo, sia per quanto riguarda le persone fisiche (ad esempio, aumenti della tassazione sulle plusvalenze) sia per quanto riguarda le imprese (ad esempio, una tassa sugli extra-profitti). Ciò suggerisce anche che il prossimo punto di inflessione per le tasse sarà il 2025, quando le riduzioni fiscali di Trump scadranno. Più vigilanza. I repubblicani alla Camera eserciteranno i propri poteri di controllo su questioni che vanno dalla politica energetica dell’amministrazione Biden al suo approccio nei confronti della Cina (che, in alcuni ambienti, è considerato non sufficientemente aggressivo) alla molteplicità di norme proposte dalla Securities and Exchange Commission. La vigilanza sarà probabilmente più simbolica che sostanziale – dopo tutto, in assenza di un controllo a prova di veto su entrambe le camere del Congresso, i repubblicani possono fare ben poco per modificare le politiche. Tuttavia, una maggiore vigilanza può generalmente rallentare gli ingranaggi normativi e rendere più complicato il lavoro della Casa Bianca. Sebbene anche la Federal Reserve sarà probabilmente oggetto di vigilanza – da ambo i partiti – dubitiamo che la Fed sarà influenzata da qualsiasi pressione politica finalizzata a cambiare il suo apparentemente unico obiettivo di combattere l’inflazione.Altre lotte fiscali. È qui che la sottile maggioranza dei repubblicani alla Camera potrebbe entrare in gioco ed essere potenzialmente una fonte di volatilità del mercato il prossimo anno. Meno sostegno fiscale. Sebbene continuiamo a ritenere che ci sarà un sostegno bipartisan per la prosecuzione degli aiuti all’Ucraina e per il bilancio della difesa, crediamo anche che in generale sarà fissata una soglia più alta prima di fornire un più ampio sostegno fiscale anticiclico, anche qualora l’economia dovesse rallentare. L’economia statunitense ha già subito una significativa contrazione fiscale nel 2022, in virtù della scadenza di molti programmi di aiuti statali legati al COVID; per l’anno prossimo possiamo aspettarci un’ulteriore contrazione, per la quale è improbabile che un Congresso diviso faccia qualcosa. In altre parole, così come una “Fed put” è stata scartata, anche una “fiscal put” è stata di fatto eliminata, almeno fino a quando non sarà al potere un nuovo Congresso nel 2025. Pur prevedendo una situazione di stallo nel prossimo Congresso, vediamo alcune aree di potenziale compromesso. Tra queste, la legislazione che potrebbe chiarire meglio l’attività di sorveglianza sulle criptovalute – un’esigenza ancora più urgente alla luce dei recenti problemi legati agli exchange di criptovalute – e l’approccio sulle autorizzazioni energetiche che potrebbe accelerare i progetti di energia tradizionale e rinnovabile. Anche se il passato non è certo indicativo del futuro, i mercati azionari tendono storicamente a fare bene negli anni in cui il governo è diviso. In effetti, negli anni precedenti in cui la composizione del potere a Washington era simile, ossia Camera repubblicana, Senato democratico e Casa Bianca democratica, il mercato azionario ha registrato un rendimento medio del 13,6% (secondo i dati dell’S&P 500), un rendimento medio superiore a quello di quasi tutte le altre composizioni al potere. Naturalmente, il 2023 potrebbe evolversi molto diversamente rispetto ai precedenti storici, data l’inflazione vischiosa, il rischio di recessione e la guerra in Ucraina.

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Manovra governo: Ecco le novità di interesse per i medici

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2022

La bozza di legge di bilancio del governo Meloni varata ieri suscita le critiche dei sindacati non solo sul tema del lavoro ma anche in sanità, dove i sindacati dei medici ospedalieri si dicono pronti a scioperare, come le opposizioni. Il servizio sanitario pubblico è oggetto di un incremento di 2 miliardi, che – se non i maggiori costi energetici – andando sul Fondo sanitario ripartito tra le regioni dovrebbero coprire incrementi di personale, contrattuali e recupero delle liste d’attesa. Le regioni hanno già fatto sapere che bastano per metà in un documento datato, su cui oggi ribadiscono le loro posizioni. Ma torniamo alle novità presenti nel disegno di legge per il servizio sanitario. Una farà piacere ai professionisti sanitari -medici inclusi- impiegati nei pronti soccorso: cresce da 90 milioni a 200 milioni il fondo straordinario per le indennità del personale. La cifra sarà però inserita nel Fondo sanitario e va comunque tratta dall’aumento di 2 miliardi di tale fondo, già previsto nella precedente Finanziaria. E in ogni caso sarà la contrattazione collettiva a definire alla lira l’incremento per queste figure. Si mantiene inoltre altissima l’attenzione su prevenzioni e coperture vaccinali, incrementando di 650 milioni il fondo del Ministero della Salute destinato all’acquisto dei vaccini anti Sars-CoV-2 e dei farmaci per la cura dei pazienti con Covid (ricordiamo l’impatto importante degli antivirali). Ma in tema di prevenzione arriva anche un finanziamento da 40 milioni -da ripartire tra le regioni- per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025 nell’ambito del “Piano di contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-25”, che sta per essere approvato dalla Conferenza Stato Regioni.Si accennava alle perplessità delle regioni (oltre a quelle del mondo politico), ma intanto arrivano anche critiche e richieste dai sindacati Per i medici ospedalieri, l’intersindacale che include Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Aaroi Emac, Fassid e Cgil-Cisl-Uil sottolinea come di fatto la promessa indennità di Pronto Soccorso sia rinviata al 2024 e non vi siano risorse sul Contratto 2019-21, che prevede incrementi pari a un terzo del tasso inflattivo attuale, né finanziamenti per il 2022-24.«Le premesse erano state migliori. Un Governo nuovo, politico in quanto nato dalla volontà elettorale, un medico ministro, un tecnico. Ma ad oggi di tecnico, e di nuovo, abbiamo visto ben poco. Se questa è la considerazione in cui vengono tenuti migliaia di professionisti che hanno evitato al Paese una caporetto sanitaria, i dirigenti medici, veterinari e sanitari del SSN, in mancanza di segnali immediati e concreti, porteranno nelle piazze la loro insoddisfazione e la loro rabbia». Per i medici di famiglia, la Fimmg chiede di poter almeno accedere al credito d’imposta per mitigare l’impatto delle bollette dei medici convenzionati con una modifica di legge che equipari lo studio del medico di famiglia – impossibilitato ad alzarsi le tariffe rispetto ai liberi professionisti – ad un’impresa. E il Sindacato Medici Italiani Smi chiede che gli aumenti ventilati per i medici e gli infermieri dell’emergenza urgenza siano estesi a tutto il mondo medico ed in particolare alla medicina generale. «Vorremmo sapere i finanziamenti destinati al rinnovo dei contratti in scadenza», chiede la segretaria Pina Onotri. «I medici di medicina generale hanno il loro contratto scaduto e in arretrato di un anno e retribuzioni tra e più basse d’Europa al pari dei colleghi ospedalieri. Auspichiamo che il Parlamento corregga con misure ad hoc la legge di bilancio». (Fonte Doctor33)

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Il sentimento economico migliora. Fiducia nel governo?

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2022

La fiducia dei consumatori è indice del sentimento di questi ultimi verso l’economia. Se poi, come nelle stime Istat di oggi, va in parallelo con la crescita della fiducia delle imprese, è segnale di disponibilità e attenzione verso le proposte di organizzazione ed attuazione, essenzialmente, dell’Esecutivo. Che – appena nato – pur nel vento delle polemiche essendo la sua premier di una parte politica da tempo assente alla guida del Paese (estrema destra), si sta impegnando per venire incontro alle difficoltà del momento (covid, guerra ed energia) nonché alle prospettive del futuro. Questo significa che – fatto raro – il paese reale è in questo momento in sintonia con quello legale. Quello legale, quindi, non solo è in sintonia con la propria maggioranza parlamentare, ma spinge tutti i consumatori (inclusi quelli che non hanno partecipato al voto) ad avere maggiore fiducia nelle sue proposte. In termini istituzionali è quindi fiducia nel governo? Aspettiamo le conferme nei dati dei prossimi mesi. In termini economici crediamo che si tratti dell’assestamento ai provvedimenti dei governi precedenti (alcuni confermati anche dal governo attuale), che hanno portato ad un equilibrio e “abitudine” all’andamento di un mercato i cui prezzi sono dovunque e comunque in crescita. Dopo le paure iniziali c’è quindi un periodo di calma e di ottimismo, anche perché le iniziali ristrettezze dovute alla crisi economica (nazionale, europea e mondiale) sono state attenuate. Vedremo se e quanto regge. Ché poi l’economia dovrà fare i conti con la politica, il sociale e i diritti individuali. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Manovra governo: aumenti progressivi sulle pensioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2022

La scelta di applicare una rivalutazione speciale del 120% alle pensioni minime, è da considerarsi giusta in quanto non solo incrementa maggiormente gli assegni pensionistici rispetto all’inflazione, ma in prospettiva, se confermata, potrebbe servire ad accorciare la forbice a favore dei redditi più bassi. A dirlo è Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, commentando l’annuncio in conferenza stampa da parte della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e in attesa di consultare il testo bollinato della legge di Bilancio.Per Anp-Cia, dunque, si tratta di un passo importante e di apertura, anche alle ripetute sollecitazioni della stessa Associazione per interventi migliorativi sulle pensioni basse. La proposta del Governo è, quindi, condivisibile e, sicuramente, da integrare ulteriormente. Servono, infatti, sottolinea Anp-Cia, azioni ancora più importanti e incisive.Per effetto della rivalutazione, le pensioni minime potrebbero arrivare a 571 euro. Dunque -chiosa Anp-Cia- mancherebbe ancora l’intervento strutturale da noi sempre richiesto. Siamo sempre lontani, è evidente, dai 780 euro della pensione di cittadinanza, ritenute dall’Associazione di Cia il minimo per fare fronte alla crisi, particolarmente acuita dal caro energia e dall’aumento dei costi dei beni di prima necessità come gli alimentari.A tal riguardo, è apprezzabile secondo Anp-Cia, la conferma degli interventi a contenimento dei rincari sulle bollette di luce e gas. Adesso bisogna superare il metodo dei bonus, prevedendo interventi strutturali sia sulle pensioni che sull’inflazione, mettendo al riparo milioni di persone, in particolare anziani, che già vivono una condizione di forte disagio sociale.Resta, infatti, alta la preoccupazione di Anp-Cia per l’incertezza sulle misure in Manovra che riguardano la sfera sanitaria e sociale. Nel primo caso, non si percepiscono impegni adeguati rispetto alle criticità che emergono dopo l’epidemia Covid che ha messo sotto stress tutto il sistema, accumulando pesanti ritardi su visite specialistiche e interventi chirurgici, oltre che sulle azioni della prevenzione. Per quanto riguarda, poi, le politiche sociosanitarie, Anp-Cia ricorda che dovrebbero essere una componente essenziale dell’azione di Governo perché sono alla base della giustizia, della coesione sociale nonché del sistema dei diritti. Anp-Cia seguirà, dunque, con grande attenzione l’iter parlamentare di una Manovra che vale 35 miliardi, pronta al confronto per arrivare entro la fine dell’anno a una legge di Bilancio che sia davvero più giusta e inclusiva.

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Cibo italiano. Sano a prescindere secondo il governo

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2022

Settima edizione della rassegna cucina italiana nel mondo, il Governo si è presentato nella propria unicità alimentare che prevede, a prescindere, che il cibo italiano sia sano. L’occasione è stata la denigrazione dell’etichetta a semaforo su cui l’Ue dovrebbe decidere a breve per la sua uniformità sul territorio dell’Unione. Hanno parlato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani (“Colossale errore che è parte di un attacco alla cucina mediterranea”), il ministro delle Politiche Agricole, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida (“”Non pensiamo che possa essere un semaforino a fermare le potenzialità benefiche di un modello come quello che abbiamo conosciuto”), e il ministro della Salute, Orazio Schillaci (“Sistemi di etichettatura come Nutriscore rappresentano azioni di semplificazione caratterizzate da un’assenza della componente educativa verso sane abitudini alimentari”, “potenzialmente ingannevole per il consumatore e ingiustificatamente penalizzante per gli alimenti tradizionali di alta qualità”). Tutti per promuove il sistema attuale in vigore, NutrInform Battery (elenco ingredienti in etichetta), ritenuto migliore del Nutriscore (etichetta con dei colori che indicano il livello di salubrità del prodotto rispetto ad equilibri sanitari standard) .Le posizioni autorevoli espresse dai nostri governanti, crediamo che pecchino di informazione oggettiva, valutando il tutto con molto peso all’interesse della produzione nazionale che, anche come esplicitamente detto iin questo seminario, viene considerata sana a prescindere. Qualcuno ci ha anche inserito una sorta di volontà complottista dell’Unione e altri paesi che già usano la Nutriscore contro l’Italia… ma questo lo lasciamo al “colore” e alla foga del dibattito politico. A noi interessa la salute e l’informazione, e nessuno ci ha ancora convinto che sia meglio leggere un etichetta con l’elenco degli ingredienti (Nutriform Battery) rispetto ad una indicazione sulla salubrità rispetto ad equilibri e parametri standard della salute umana (Nutriscore). Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Governo dell’immigrazione: Memorandum intesa Italia-Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2022

Dalla seconda metà degli anni ’70, con la prima indagine del Censis e il primo convegno sindacale a Milano, la realtà dell’immigrazione è stata materia di approfondimento in Italia trovando l’interesse del Governo e del Parlamento che l’hanno via via normata. E però soprattutto negli ultimi cinque anni che tale realtà è divenuta materia di scontro politico e strumentalizzazione di parte, tale da offuscare la vera priorità: quella di impiegare tutte le energie per giungere a governare politicamente la migrazione, superando la visione emergenziale e i relativi provvedimenti parziali, in una comune visione europea. È ormai noto a tutti che l’immigrazione è un fatto strutturale che deve essere governato, con misure nazionali ed europee e accordi internazionali, non limitandosi al solo contrasto. Il governo dell’immigrazione richiede infatti ampia e lungimirante visione politica, unitarietà e coerenza, sintonia con gli altri paesi europei, collaborazione multilaterale, accordi con i principali paesi di provenienza dei migranti, partenariati di sviluppo e investimenti con i paesi del continente africano separato da noi solo da un braccio di mare. Questo documento, indirizzato in particolare alle autorità di governo e al Parlamento e a quanti sono aperti al confronto su un tema così complesso, si compone di due parti: PER UNA MIGRAZIONE ORDINATA, REGOLARE E SICURA e MEMORANDUM DI INTESA ITALIA-LIBIA. È sembrato utile tenerle legate perché l’Italia è particolarmente toccata dagli arrivi dal Mediterraneo centrale, in particolare dalla Libia. Inserendosi nel dibattito attuale, l’appunto parte dalle contraddizioni che frenano la definizione di una vera ed efficace politica migratoria per indicare alcune proposte attuabili che facciano fare un salto di qualità, sia alla stessa visione politica e che alla normativa, per riuscire a governare l’immigrazione in modo ordinato, regolare e sicuro. Anche perché la materia, se gestita male, rischia di incrementare tensioni sociali e politiche.L’approccio emergenziale e securitario ha indebolito molto la capacità italiana di governo dell’immigrazione in modo coerente e in sintonia con la gran parte dei paesi europei. Inoltre, la stessa normativa del 2002 ha dimostrato nei venti anni di non essere adeguata al governo di questa complessa realtà, all’interesse dell’Italia e al suo ruolo di paese fondatore dell’Unione europea e di credibile stimolo nello sviluppo dei rapporti con l’Africa. Sul Memorandum di intesa Italia-Libia l’appunto presenta valide motivazioni a favore dell’urgenza della sua modifica può infatti ancora essere concordata con uno scambio di note ai sensi dell’articolo 7 delle stesso Memorandum) per renderlo coerente con gli obiettivi che si pone di controllo e contenimento degli arrivi irregolari nella tutela e protezione delle persone secondo le convenzioni e i trattati relativi al rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone che entrambe, Italia e Libia, hanno ratificato. Così com’è attuto dal 2017, rappresenta un grave vulnus da riparare quanto prima e nemmeno contribuisce al contenimento dell’immigrazione irregolare. Le proposte contenute nel documento indicano i primi passi da percorrere subito. La nota si sofferma anche sul nesso tra migrazione e sviluppo e sulle opportunità da cogliere e sviluppare nel rapporto dell’Italia e dell’Europa con il continente africano. È certamente un bene che stia crescendo la consapevolezza della necessità di definire insieme, UE e Stati membri, la qualità e l’ampiezza di tale rapporto, anche con piani di cooperazione speciali: per ragioni di vicinanza, di solidarietà, di relazioni politiche ed economiche, di demografia, di sicurezza che, nell’insieme, renderanno i due continenti sempre più interconnessi. Nino Sergi, Presidente emerito di INTERSOS e Policy Advisor della rete Ong LINK 2007.

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Crisi diplomatica con Parigi, nervi tesi con Bruxelles, zero rapporti con Berlino, polemiche inutili con Francoforte

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2022

Il Risultato è: isolamento internazionale dell’Italia. E non solo in Europa, visto che chi contava su una sconfitta di Biden a fronte di un trionfo di Trump è rimasto deluso. Quali siano le responsabilità e di chi – non ci sono solo quelle di Roma, e a Roma non solo quelle di Meloni – sta di fatto che esordio peggiore in politica estera un governo come questo, in cerca di accreditamento e bisognoso di supporto (basti pensare alla manovra di bilancio, all’attuazione del Pnrr, al rinnovo del Patto di Stabilità, alla nuova politica monetaria) non poteva avere. A conferma che l’uso della propaganda in salsa nazional-populista su questioni sensibili che mettono in gioco la qualità e la tenuta dei rapporti internazionali è un boomerang che puntualmente ti ritorna in fronte. Specie se la usi a danno dell’unico leader europeo, Macron, che aveva concesso un’apertura di credito al governo di destra italiano nella speranza di evitare che si saldasse con la destra francese che lo insidia a casa sua. Mi riferisco alla questione dei migranti, sulla quale mi sarei aspettato una maggiore prudenza non fosse altro perché la plateale (e pericolosa per la tenuta del governo) concorrenza politica ed elettorale tra Meloni e Salvini aveva indotto la presidente del Consiglio, prima che assumesse questa veste, a far propri dei distinguo, anche attraverso il silenzio, che facevano pensare (e sperare) in ben altro. Anche perché, non avendo Meloni ceduto alla tentazione di maramaldeggiare in campagna elettorale, non si capisce la ratio di farlo ora che è alla guida del Paese. Tanto più che se pure la durezza sugli sbarchi qualche consenso popolare genera, di certo non va a lei e al suo partito, ma a Salvini.Purtroppo, sono anni che l’Italia affronta il tema solo in modo emergenziale. La sinistra pensa l’immigrazione come soccorso, la destra come respingimento in nome della salvaguardia degli interessi nazionali. Da entrambi i lati, il confronto (ma sarebbe meglio dire scontro, per di più dai toni apocalittici) avviene solo sul fatto se sia giusto o meno far entrare “chi ha bisogno”. Si vedrà, per esempio, che nel 2021 (cifre elaborate da Eurostat), chi ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo è la Germania (190.545) e che l’Italia è al quarto posto con 53.610, preceduta da Francia (120.685) e Spagna (65.295) e seguita dall’Austria (39.900). Ultima è l’Ungheria di Orban con appena 40 domande. Altri numeri per capire. Se gli immigrati sono oggi l’8,8% della popolazione, rappresentano però il 10% di quella lavorativa (nonostante che con la crisi pandemica abbiano perso il lavoro in numero maggiore rispetto agli italiani). Tra le imprese, quelle “straniere” raggiungono poi il 10,6% del totale. Segno che chi arriva da noi per stato di necessità ha una maggiore propensione all’occupazione e persino all’imprenditorialità. Insomma, più che un pericolo gli immigrati sono una risorsa, per l’economia, la finanza pubblica e il sistema di welfare. L’importante è governare i flussi con regole ferree, rifuggendo gli isterismi, e approntare una gestione delle risorse umane in entrata con strumenti idonei e in costante collegamento con il mercato del lavoro e le imprese. Inoltre, vanno realizzati, e non solo evocati, gli accordi bilaterali con i paesi di provenienza. Cara presidente Meloni, Lei si è presentata agli italiani come l’emblema della discontinuità. E ha visto crescere il suo bacino di consensi anche dopo le elezioni, perché un numero crescente di cittadini che non l’ha votata ha cominciato a sperare che facesse sul serio, tanta è la consapevolezza che la discontinuità ci vuole, eccome se ci vuole. Ma drammatizzare l’arrivo dei migranti, o meglio (peggio) di una piccola parte di essi, usandolo come arma di distrazione di massa non è disruption, è puro conformismo. La vera discontinuità sta invece nel prendere atto che se nel mondo nel solo 2021 ci sono stati 289 milioni di migranti, non è con annunci di barricate che si argina e controlla una marea planetaria di queste proporzioni. Occorre dimostrare di essere capaci di governare il fenomeno applicando il principio della reciproca convenienza: siccome tu hai bisogno di lavorare e noi abbiamo bisogno di lavoratori, facciamo un patto, lo rispettiamo entrambi e diventiamo concittadini. La sinistra, con il suo buonismo a parole e inconcludenza nei fatti, non è stata capace di farlo. Ora tocca a Lei. (abstract by Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Governo Meloni conferma impegni, priorità è tutelare famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2022

“In campagna elettorale avevamo chiaramente indicato che la priorità era intervenire con misure che consentissero alle famiglie e alle imprese di contrastare gli effetti prodotti dal caro energia. Un approccio pragmatico e realista che trova attuazione nei primi provvedimenti varati dal governo in queste settimane. In particolare, il decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri stanzia i primi 9 dei 30 miliardi per fronteggiare gli effetti del caro bollette che si stanno ripercuotendo sui bilanci delle famiglie e delle imprese. Si tratta di una prima misura, che si completerà con la manovra che il governo sta preparando anche grazie all’interlocuzione con i sindacati e le imprese. L’ennesima conferma del buon governo messo in campo da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, con cui puntiamo a ripagare la fiducia che gli elettori ci hanno dato con il voto del 25 settembre”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan.

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Unc: Governo, prese in giro le famiglie su bollette

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2022

Per la presidente del Consiglio, in conferenza stampa, il decreto approvato ieri è destinato a “dare un’immediata risposta alle famiglie e alle imprese per fronteggiare l’aumento del costo delle bollette”. “Purtroppo non è così. Le famiglie sono state dimenticate. Tutti i soldi contro il caro bollette sono destinati alle imprese. Una presa in giro delle famiglie che, dopo l’annuncio di settimana scorsa di voler stanziare subito oltre 9 miliardi su questo quarto trimestre 2022 contro il caro energia di imprese e famiglie, si attendevano una riduzione delle bollette della luce e del gas che stanno pagando ora, non nel 2023. Nulla, invece, è stato previsto, salvo l’ampliamento dei fringe benefit, che però è solo una facoltà delle imprese concedere ai lavoratori e poi la conferma del provvedimento di Draghi sui carburanti sino a fine anno. Insomma, niente di nuovo all’orizzonte, ma solo la mera ripetizione di quanto già fatto dal vecchio Governo e limitatamente a benzina e gasolio” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori

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PENSIONI: Il Governo sta lavorando per introdurre “Quota 41”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2022

Il Governo sembra intenzionato davvero a coinvolgere nell’azione legislativa sindacati e parti sociali: mercoledì prossimo è infatti previsto un primo confronto a palazzo Chigi con i rappresentanti dei lavoratori. Del resto, come ha sempre ricordato Anief, i tempi sono davvero molto ristretti e la legge di bilancio incombe. I finanziamenti per coprire il debito delle famiglie sul caro bollette saranno quelli più rilevanti, almeno per i tre quarti, ma vi sono anche altre manovre da attuare: tra queste c’è ‘Quota 41’, pari agli anni di versamenti di contributi, che sembrerebbe la risposta per evitare l’adozione in toto della Legge Monti-Fornero. “Può essere un punto di riferimento ma è ancora presto per poter dire in che modo e con quali condizionalità”, ha detto la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, al termine dell’incontro con le parti sociali, al quale hanno partecipato anche Cisal e Anief. “L’altro tassello sarebbe la proroga di Opzione donna. Dunque non è detto che ci possa essere in Legge di Bilancio una proroga di quota 102 con cui bypassare la legge Fornero ma il governo starebbe pensando dunque ad altre soluzioni e ‘Quota 41’ sarebbe una di queste”, spiega oggi la stampa specializzata.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “l’ipotesi di introdurre nel 2023 la ‘Quota 41’ per Anief può essere anche una prima soluzione per arginare la Legge Fornero, ma a patto che non si applichino penalizzazioni sull’assegno e si preveda finalmente quel riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria che anche il presidente Inps Pasquale Tridico ha invocato in più di un’occasione. C’è poi da introdurre il riconoscimento della fragilità anche per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, così come avviene oggi con i maestri di infanzia e primaria che già hanno accesso all’Ape sociale. Lo abbiamo ricordato a chi di dovere anche questa settimana, durante l’incontro tenuto con Marina Elvira Calderone, nuova ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante il quale – conclude Pacifico – si sono affrontare le priorità del programma di azione per la legislatura appena avviata”.

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Governo: la luna di miele è finita

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2022

Non si nega a nessun governo, in democrazia, anche se il meno desiderato, il meno amato, figurarsi se l’idillio doveva essere negato a una donna, tanto più a una donna che per la prima volta diventava la “signora Presidente del Consiglio”. Nella sua presentazione alle Camere era piaciuta, per quel suo piglio tra popolaresco e familiare, gli occhi rivolti in su come a sfidare l’emiciclo, ma anche come prova di voler prendere sul serio e rispettare quel consesso, cioè la democrazia: un bell’atteggiamento, non come quello di Renzi, che quando andò a presentarsi al Senato, gli disse che quello era l’ultimo discorso di investitura che avrebbe ascoltato, perché lui l’avrebbe sciolto. Ma poi sono venuti i primi provvedimenti: non leggi ma decreti legge, non decisioni, ma messaggi, non premesse all’azione, ma elenco di omissioni: no alla condanna del fascismo, no all’all’obbligo vaccinale per i medici, no al tetto antievasione per l’uso del contante, no alla revoca del regalo sanguinoso di armi a Zelensky, il grande officiante dell’immolazione del suo popolo. E, di male in peggio, le briglie sciolte a Salvini, il blocco dei porti, i naufraghi meglio morti che salvati, le adunate annunziate e i raduni puniti, nuovi reati previsti ed espropri pecuniari inflitti come multe per instaurare un controllo di polizia sulle manifestazioni del pensiero e l’esercizio dei diritti dei cittadini. Dunque cambia il punto di vista sull’esordio del governo Meloni. All’inizio si trattava di guardare al passato, di vedere come si sarebbe affrancato dalle origini fasciste, come si sarebbe legittimato liberandosi dei cadaveri nell’armadio. Ma ora si tratta di guardare al futuro, di pensare a quali danni può produrre a lungo termine, a come potrà corrompere il pensiero comune, alterare la cultura del Paese. Un disegno allarmante del mondo che verrà, se il modello del governo Meloni dovesse affermarsi come programmatico e normativo per tutti, è venuto da un’analisi che il vecchio giornale della borghesia lombarda ha fatto della novità arrecata da questa nuova destra al potere. Dal combinato disposto di un articolo di Maurizio Ferrera e Danilo Taino sul “Corriere della Sera” risulta la “visione” che dal governo di Giorgia Meloni dovrebbe espandersi a rappresentare il nuovo “conservatorismo che serve” all’Europa e al mondo. Un “europeismo conservatore” che richiami i valori della tradizione e una visione spirituale della vita, attento a conservare nel tempo le norme e i legami che fondano l’identità collettiva, contro le “rotture” promosse da ideologie rivali: quindi l’enfasi sulla famiglia, la nazione, su una morale diffidente del nuovo e del diverso; “un effetto di sistema” nel privilegiare l’asse destra-sinistra rispetto alle altre contrapposizioni (verosimilmente a cominciare da quelle di classe); abbandono del sovranismo pur se una visione conservatrice dell’integrazione europea sarebbe più attenta verso politiche di difesa e di controllo dell’immigrazione che verso la cultura o il welfare. Sul piano internazionale un “Occidente globale” che, al di là di Europa e Stati Uniti comprenda Giappone, Corea del Sud, Australia, Taiwan e si contrapponga alla Russia (“un fascismo vecchio ridicolmente camuffato da elezioni vinte sempre da Putin”) e alla Cina (“Stato di diritto inesistente, dirigismo economico del Partito”): se queste due autocrazie dovessero affermarsi “il mondo che conosciamo ne sarebbe sconvolto”, dice il giornale; una realtà dunque che “le democrazie a libero mercato non possono spazzare sotto il tappeto”. Invece, magari per fare affari, come la Germania, hanno voglia di non vedere i rischi posti da questi due “gemelli del totalitarismo” (dovrebbero piuttosto distruggerli?). Un mondo da brivido. Perciò il governo Meloni dovrebbe essere fatto cadere e questo modello essere scongiurato il più presto possibile. Fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

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Governo: Anp-Cia, pensioni e sanità assenti da dichiarazioni programmatiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2022

“L’aumento delle pensioni minime, il rafforzamento del sistema sanitario e dei servizi sul territorio, la lotta all’inflazione e contro l’aumento dei prezzi che sta creando grosse sofferenze agli anziani con assegni pensionistici bassi, non hanno trovato spazio adeguato nelle dichiarazioni programmatiche della Presidente del Consiglio in Parlamento. Eppure, in campagna elettorale, abbiamo ascoltato numerose promesse, come quella di portare tutte le pensioni minime a mille euro”. Così, il presidente nazionale di Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, Alessandro Del Carlo, nel suo primo commento al discorso alla Camera della neopremier Giorgia Meloni. Si tratta, ricorda l’Associazione, di 2,5 milioni di persone che, con l’aumento delle bollette e dei prezzi per acquistare beni essenziali come il cibo, rischiano di affrontare un inverno terribile. “Potrebbero non riuscire a garantirsi la spesa alimentare e il riscaldamento necessario. L’impoverimento della popolazione ha già visto aumentare fenomeni inquietanti -ha aggiunto Del Carlo- come malnutrizione e rinuncia alle cure sanitarie”. Poi da parte di Del Carlo, la precisazione: “I problemi della povertà, dell’assistenza sanitaria dei servizi sociali, fanno parte del sistema dei diritti, soprattutto quando questo riguarda gli anziani, ovvero, la parte della popolazione più fragile”. Infine, l’appello: “Anp-Cia intende agire con forza e determinazione per la tutela di questi diritti -ha concluso il presidente nazionale- e si confronterà con il nuovo Governo senza alcun pregiudizio, ma nemmeno concedendo sconti. Certe risposte vanno date subito, cioè nel momento in cui il disagio sociale arriva a minare la vita e la dignità delle persone”.

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Governo italiano e le prime mosse della neo-Presidente Meloni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2022

By Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager, BlueBay Asset Management. “La Presidente Meloni deve combattere su più fronti. L’inverno si avvicina e l’Europa sta entrando nell’occhio del ciclone della crisi energetica. La Germania si è comportata finora in modo egoistico e il sostegno europeo dipenderà da un piano di bilancio piuttosto rigido da parte degli italiani. Sul fronte interno, i partner più deboli della coalizione stanno cercando di mostrare i denti. Con, da un lato, Berlusconi che vaneggia del suo primo amore, Putin, e dell’altra, la Lega di Salvini che spinge per ulteriori tagli alle tasse per dimostrare la propria esistenza. Finora se l’è cavata piuttosto bene. Si è impegnata verso l’Europa e la Nato. Se i suoi piani fiscali venissero accompagnati da un’agenda economica interna che, da un lato, protegge le aziende italiane, ma dall’altro portasse a qualche problema con la legge europea sulla concorrenza e, a lungo termine, riducesse la competitività e la produttività, queste sarebbero comunque viste come conseguenze minori nell’attuale quadro macro. I mercati e la Commissione europea sarebbero piuttosto felici di trovare un terreno comune basato sulla disciplina fiscale, pur consentendo un certo comportamento protezionistico che potrebbe essere adatto al contesto straordinario in cui ci troviamo. Per ora continuiamo a concedere alla sua agenda il beneficio del dubbio.”

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Meloni guida il primo governo della destra nella storia repubblicana

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2022

By Enrico Cisnetto. Nel momento in cui il primo governo di destra della storia repubblicana è nella pienezza dei suoi poteri avendo ottenuto la fiducia del Parlamento, momento che per un beffardo destino coincide con i cento anni da quella marcia su Roma che portò Benito Mussolini ad aprire la lunga e dolorosa pagina fascista della nostra storia, si chiede a Giorgia Meloni di fare i conti con il passato. A me basterebbe che il presidente del Consiglio – cui già si chiede, chi con speranza (anche da parte di coloro che non l’hanno votata) chi con arroganza intellettuale, di vestire i panni del “salvatore della patria si bella e perduta” caricandosi il Belpaese sulle spalle – facesse i conti con la sua cultura politica, domandosi se il suo bagaglio è all’altezza delle tremende sfide che abbiamo di fronte. E se il suo mondo è in grado di dar vita ad un moderno partito conservatore, di stampo liberale ed europeo, che al momento non è. E il fare questo esercizio, è premessa per poter rispondere con cognizione di causa alle tante richieste che a Meloni vengono rivolte di dare dimostrazione di aver abbandonato i panni nazional-populisti di un tempo. Cosa che ha già fatto in politica estera – non fino in fondo, ma in questo è aiutata dai i suoi due compagni di strada, Bibì Vladimir Salvini e Bibò Berlusconzulli, che per differenza le consentono di fare bella figura – e che dovrà dimostrare di saper fare in economia e su molte altre questioni della vita pubblica. Nessuno si è ancora posto il problema di voler produrre una vera discontinuità con quella che, per colpa della maledetta semplificazione mediatica, abbiamo impropriamente chiamato Seconda Repubblica. Con la stortura che l’ha originata – la forzatura giudiziaria chiamata Mani Pulite (un nome che, rileggendo la storia personale dei magistrati che l’hanno incarnata, fa ridere e piangere allo stesso tempo) – e con le storture, anche istituzionali oltre che politiche e culturali, che ha prodotto. Se è vero, come è vero, che dal 1992 in poi si è aperta e mai chiusa una fase di transizione verso una non definita, se non per slogan, nuova Repubblica, allora Giorgia Meloni ha davanti a sé due alternative: il cambiamento whatever it takes o quello finto, posticcio. Nel primo caso potrà anche sbagliare (e ricevere le critiche anche da chi, come me, non ha pregiudizi), ma sicuramente entrerà nei libri di storia per un motivo ben più rilevante che essere la prima donna a sedere sullo scranno di palazzo Chigi; nel secondo caso, resterà inchiodata alla cronaca e il suo tempo finirà presto come quello di tutti i suoi predecessori e avversari, il cui consenso si è velocemente consumato per colpa di promesse irrealizzate (e irrealizzabili) e di una popolarità effimera, creata mediaticamente nonostante la loro assoluta inconsistenza e le molte contraddizioni (anche e soprattutto nei comportamenti privati).Naturalmente essere a favore del riassetto istituzionale del Paese (pardon, della Nazione) non significa per forza essere tifosi del presidenzialismo – del quale peraltro esistono varie forme, da quella piena americana a quella “semi” francese fino all’elezione diretta del presidente del Consiglio che propone Renzi – e io infatti non lo sono (qui Cassese, che parla di “presidenzialismo utile alla stabilità”, non mi convince). La vera questione sta nel fatto che in questi trent’anni la Costituzione è stata scassata dalla disarticolazione del rapporto tra potere politico e potere giudiziario; dall’intossicazione prodotta da leggi elettorali pessime – e che comunque avrebbero richiesto, nel passaggio dal proporzionale al maggioritario (imbastardito dal premio di maggioranza), altre riforme istituzionali – abbinate all’affermarsi dei partiti personali e del leaderismo che trasferisce il consenso dalle idee alle persone; dalla disgraziata riforma del titolo V che ha prodotto un federalismo straccione; dai perniciosi tentativi, per fortuna sventati dai cittadini nei referendum confermativi, di riformare la Carta a colpi di maggioranza anziché in un contesto condiviso, brandendo le riforme come arma nucleare nella guerra del bipolarismo militarizzato. Nel chiedere la fiducia a Camera e Senato, l’onorevole Meloni ha delineato un orizzonte decennale in cui collocarsi. Non saranno solo la risposta alla crisi energetica con le sue maxi bollette, la lotta all’inflazione e la postura assunta nell’ambito della guerra scatenata da Mosca – che pure sono questioni dirimenti – a dirci se si tratta di un’ambizione fondata o di un’illusione. Sarà anche la capacità di capire qual è la vera dimensione del cambiamento radicale che senza dubbio occorre dare all’Italia. Se Meloni ci riuscirà, nell’impresa, non lo so. Posso solo sperarlo. Ciò che temo che glielo possa impedire, più di ogni altra cosa, è quello che potremmo chiamare “il rigurgito”. Pensare che la storica emarginazione politica di cui si sente vittima sia stata figlia di “poteri forti” che ora, battuti dal risultato elettorale a lei favorevole, la vogliano “circuire”. A farglielo credere il suo mondo antico, che di isolamento ha campato, intellettualmente e materialmente. Ci hanno già provato, sgangheratamente, Marcello Veneziani, secondo cui “obiettivo del Palazzo è una Meloni Ogm che somiglia Draghi”, e in modo più sofisticato Franco Cardini, per il quale la squadra di governo messa insieme dal neo primo ministro è pensata per piacere all’establishment, pervasa da “ansia di legittimazione”. Era già successo a Gianni Alemanno una volta arrivato a fare il mestiere più difficile d’Italia, che è amministrare Roma. Vedremo se Giorgia Meloni saprà fare tesoro di quella esperienza. (abstract) By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it

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