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Gli italiani ala guida del governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

Palazzo chigi1Tra i tanti sondaggi inutili che quotidianamente ci inondano, ce n’è uno, realizzato dalla Ipsos, sui risultati del quale è invece opportuno soffermarsi. La domanda più interessante riguarda il tipo di leader che servirebbe in questo momento. La risposta divide a metà il campione interpellato: il 51% dice soprattutto “moderato”, il 46% “dirompente”. Vince dunque il desiderio di una guida del Paese che sia inclusiva, felpata, capace di mediare, che pratichi l’understatement tanto sulla scena politica come nella vita privata. Nello stesso tempo, però, è molto alta la richiesta di qualcuno che sia innovativo, portatore di nuove idee, capace di rompere vecchie incrostazioni e fare scelte controcorrente. Un profilo, quest’ultimo, che fa scopa con i risultati di un’altra domanda sempre del sondaggio di Nando Pagnoncelli – “dopo le elezioni chi vorresti come presidente del Consiglio?” – alla quale ben il 63% degli interpellati ha risposto “una figura nuova”, cui si somma il 39% che vorrebbe anche un partito del tutto nuovo (solo il 40% voterebbe le forze politiche già esistenti).Non vi sfuggirà che al primo profilo di leadership sia facilmente sovrapponibile la figura di Paolo Gentiloni, le cui caratteristiche anche genetiche “opposte” a quelle di Matteo Renzi sono da qualche tempo oggetto di una strana esaltazione mediatica. Nello stesso tempo occorre evitare di cadere nell’errore di considerare Renzi corrispondente al secondo profilo. O meglio, se si scrive “leader dirompente” ma si legge “leader dividente”, allora sì, Renzi è uno spaccatutto. Ma se invece s’intende un uomo capace di un riformismo impetuoso e trascinante, quasi rivoluzionario sul piano programmatico per la capacità di andare in profondità, allora non solo non stiamo parlando di Renzi ma – ahinoi – di nessun uomo politico oggi sulla scena.Tuttavia, la riflessione più importante da fare è un’altra. A nostro avviso nella testa della stragrande maggioranza degli italiani, a cominciare dalla nostra, non c’è alcuna contrapposizione tra i due profili, nel senso che oggi all’Italia serve un “moderato dirompente” o un “dirompente moderato” – dipende se si preferisce l’un titolo come sostantivo e l’altro come aggettivo, o viceversa – che finiscono per essere grosso modo la stessa cosa. Sempre di decisionismo temperato parliamo. Ora, calando questo discorso teorico nella realtà, e andando pragmaticamente per approssimazioni, se ne ricava che degli attuali protagonisti della vita politica chi più si avvicina a questo identikit, o se si vuole ne è meno lontano, è proprio Gentiloni. Anche considerando che – come andiamo ripetendo da tempo – l’unico sbocco accettabile al prevedibile (a oggi) esito del voto non potrà che essere un’alleanza tra moderati del centro-destra e riformisti del centro-sinistra. E per un’operazione di quel tipo non è certo pensabile che possa andar bene un uomo dividente. D’altra parte, non diciamo niente di nuovo: sono settimane, ormai, che viene indicato l’attuale presidente del Consiglio (ecco, per esempio, lui non si definisce né ama essere chiamato premier, al contrario del suo predecessore) come la figura ideale per cucire quella difficile alleanza di governo. Da questo punto di vista, ci uniamo al (crescente) coro. Ciò che però si omette di dire, e su cui noi invece vorremmo insistere, è che Gentiloni così come lo conosciamo non basta. Certo soddisfa quella metà abbondante di italiani che chiede “dateci un moderato”, ma non quell’altra quasi metà che invoca il “dirompente”. E siccome abbiamo detto che quelle due parti del Paese in realtà sono una sola, divisa solo per le diverse aggettivazioni, ecco che il moderato Gentiloni se vuole farcela e se intende rendere un servizio vero al Paese, deve diventare anche dirompente. Non è tanto sul lato temperamentale – Paolo il freddo che deve diventare più caldo – quanto sul terreno delle scelte politiche e programmatiche. Vediamo come.Sul piano politico sono due le scelte che Gentiloni dovrebbe fare: accentuare la sua autonomia da Renzi e predisporre le condizioni, a cominciare dalla legge elettorale, per l’incontro post elettorale con Silvio Berlusconi. Sappiamo che ha fatto e sta facendo passi significativi in entrambe le direzioni. E non ci sfugge che il suo primo pensiero debba essere rivolto al mantenimento in vita di questo governo – fragile sotto il profilo dei numeri parlamentari – la cui continuità è la più importante risposta alle pretese (mai sopite) di Renzi di andare al voto anticipato. Tuttavia, occorre che queste posizioni, fin qui tenute solo nelle segrete stanze, trovino un minimo di eco nel Paese. In particolare, occorre che Gentiloni lavori a creare le condizioni perché il Pd si predisponga al dialogo con il centro-destra moderato. Il rischio, infatti, è che tanto i nemici giurati di Renzi quanto i suoi oppositori poco o per niente dichiarati commettano l’errore di mettere sotto accusa il segretario – ci aspettiamo che la cosa accada dopo le elezioni siciliane del prossimo 5 novembre – anche e soprattutto perché notoriamente ben disposto verso Berlusconi e Forza Italia. Con ciò costringendo il Cavaliere, che pure ha spento l’iniziale ardore verso il segretario del Pd, a trovare solo in Renzi un interlocutore possibile. Sappiamo che Gentiloni, auspice Mattarella, il filo del dialogo lo sta tessendo, ma occorre che tutto questo si trasformi in una linea politica dentro i Democratici. Agli italiani va detto con trasparenza e coraggio che chi definisce un inciucio quella che invece sarebbe l’unica soluzione capace di tenere il populismo di Grillo e Salvini lontano da palazzo Chigi, finisce per assumersi responsabilità gravi.Quanto alla dimensione programmatica, ci sono due passaggi a breve in cui il moderato Gentiloni dovrebbe diventare un pochino dirompente. Il primo è quello della prossima manovra di bilancio. Se sarà di tipo redistributivo – e magari anche di stampo elettoralistico – come lo sono state quelle dei bonus degli ultimi anni, più che moderato il presidente del Consiglio apparirà conservatore, e per di più di cattive abitudini. Se, al contrario, la manovra sarà di sviluppo, e quindi incentrata sugli investimenti, ricavati da un intervento “dirompente” sulla spesa pubblica corrente e da una prima iniziativa ad hoc sul debito, allora Gentiloni apparirà davvero come l’uomo che ci vuole, nuovo anche se non lo è per storia. Se poi farà una seconda mossa, e cioè stroncare tutti i movimenti subacquei intorno alla Banca d’Italia, nominando subito, senza aspettare la scadenza di fine ottobre, il Governatore, allora avrà fatto centro pieno. Renzi ha aperto il fuoco, dichiarando che l’unico errore che ha commesso sulle banche è stato di non prendere a schiaffi Bankitalia e facendo dire dai suoi che il primo che dovrà essere ascoltato dalla neo commissione d’inchiesta (sic) sul sistema bancario dovrà essere Ignazio Visco. Inoltre è noto che stia facendo il “cacciatore di teste”, selezionando numerosi possibili (ai suoi occhi) candidati. Nel passato abbiamo già visto dove portano queste incursioni della politica sulla banca centrale. Non sta a noi dire se vada confermato Visco o individuato un altro nome, interno o esterno a via Nazionale. Ma quel che è certo è che la legge e la prassi sono chiare: spetta al governo di concerto con il Capo dello Stato, e sondando il Consiglio Superiore di Bankitalia, individuare il nome giusto. Insomma, questa è materia che spetta a Gentiloni e Mattarella trattare. Lo facciano senza indugio e non guardando in faccia nessuno.Chiediamo troppo ad un uomo che volgarmente viene chiamato “er moviola” per accusarlo di muoversi al rallentatore? Speriamo di no. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Bolkestein: Laffranco (FI), governo chieda in Ue revisione direttiva

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

Schengen“L’applicazione o no della tanto discussa direttiva Bolkestein a determinate categorie come gli ambulanti ed i balneari è fondamentalmente una questione di volontà politica. Forza Italia da tempo si batte per escludere queste due categorie da una direttiva europea che rischia seriamente di mettere a repentaglio il lavoro ed il sostentamento di moltissime famiglie. Nell’ultimo periodo stiamo assistendo a moltissime dichiarazioni d’intenti da parte dei governi di stati europei che chiedono chi di rivedere il trattato di Dublino chi quello di Schengen, l’Italia dovrebbe chiedere di rivedere la direttiva Bolkestein per adattarla ai mutati assetti economici rispetto al 2006, anno in cui fu varata. Il punto è: il governo italiano ha la volontà e l’autorevolezza per farlo? Forza Italia, attraverso una mozione, discussa oggi in aula alla Camera vuole impegnare l’esecutivo in questa direzione.” Lo afferma Pietro Laffranco, deputato di Forza Italia, nel corso di una conferenza stampa per presentare la mozione di cui è primo firmatario

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Il governo difende i maxi-cache della Rai

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

Rai: sede di roma“In Commissione Vigilanza Rai molte chiacchiere e pochi fatti. Il viceministro dell’Economia Morando ha tentato invano di dare una spiegazione all’assurda posizione presa dal governo stesso, con il parere dell’Avvocatura dello Stato, e dai vertici Rai in merito alla mancata applicazione del limite retributivo ai contratti di natura artistica.L’impalcatura su cui si poggia l’interpretazione del Mef che distingue il servizio pubblico universale dai servizi di valore aggiunto fa acqua da tutte le parti. Continuare a ribadire che i programmi si ‘pagano da soli’ è un obbrobrio dal punto di vista logico-economico poiché con le risorse pubblicitarie si deve garantire il funzionamento dell’intero servizio pubblico”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “È irragionevole difendere i maxi-cachet sulla base di una norma giuridica (articolo 3, comma 44 della legge finanziaria del 2007) risalente a dieci anni fa tacitamente abrogata da ulteriori provvedimenti intervenuti sulla stessa materia (legge n. 69 del 2009, decreto-legge n. 201 del 2011, decreto ministeriale n. 166 del 2013 e legge n. 198 del 2016) che non hanno previsto alcuna eccezione circa l’applicabilità del tetto ai compensi delle star.
In assenza di una norma giuridica valida si concludono contratti con cifre esorbitanti. Tutta la vicenda sulla mancata applicazione del limite retributivo ai contratti di natura artistica, a partire dall’incomprensibile delibera sul ‘Piano organico dei criteri e parametri per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica’, venuta alla luce solo dopo la sua prima applicazione con il contratto stellare di Fabio Fazio, assume dei caratteri sempre più ridicoli. E’ giunta l’ora che il Cda Rai si fermi di fronte a questa deriva che desta nell’opinione pubblica una reazione spaventosa in un momento di crisi per il nostro Paese. Continuare ad assistere a remunerazioni stellari, alle modalità con cui le stesse vengono elargite, alla fumoseria delle basi giuridiche sulle quali si poggiano è inaccettabile”.

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Lavoro: Governo nel caos

Posted by fidest press agency su sabato, 9 settembre 2017

infortuni-lavoro“Oggi apprendiamo dai giornali dell’ennesima giravolta del governo: Gentiloni sconfessa Renzi. Non più incentivi temporanei e riduzione del cuneo fiscale, ma decontribuzione solo per giovani e solo per tre anni. Un nuovo imbroglio del governo”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“A parte l’effetto spiazzamento sul mercato del lavoro, a parte un ulteriore scasso del regime previdenziale, a parte che non si interviene su altre fasce di età, sul mercato del lavoro la confusione regna sovrana.Non si capisce più chi sia il ministro del Lavoro, non si comprende cosa si voglia fare tra sanatorie e stabilizzazioni di massa per centri impiego, un confuso e fallimentare assegno di ricollocazione, 200 tavoli di crisi irrisolti, il ritorno del sommerso dopo l’abolizione dei voucher, la confusione del sistema duale di alternanza scuola-lavoro. Insomma, tra caos e imbrogli si crea solo sfiducia. E come si finanzia tutto ciò? Ancora con deficit e debito… e restiamo ultimi in Europa per crescita”.

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Conti pubblici: il governo alle strette

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

ministero-finanzeDichiarazione di Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Al Forum Ambrosetti di Cernobbio i membri del governo sono riusciti a fare anche peggio di Di Maio: da soli se la sono cantata e suonata. Il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ostentano ottimismo sul futuro dell’economia italiana e sfoggiano un linguaggio forbito che stride con la realtà con la quale famiglie e imprese si devono confrontare tutti i giorni. Ma l’idillio estivo finirà presto, con la Legge di Bilancio lacrime e sangue, da oltre 40 miliardi di euro, che il Governo dovrà presentare entro il prossimo ottobre alla Commissione Europea. Ma il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, e il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, sia pur dietro i sorrisi di circostanza, hanno già messo le mani avanti, ricordando a Gentiloni e Padoan che “il sentiero dei conti pubblici è stretto”.
Un modo velato per stoppare i tentativi del Partito Democratico di infarcire la prossima Legge di bilancio con una lista di mance elettorali e con denaro a pioggia: incentivi per il lavoro giovanile, anticipo pensionistico, misure di contrasto alla povertà, superammortamenti per le imprese. E chi più ne ha più ne metta. Ma, come sappiamo, i soldi per fare tutto questo (e altro) non ci sono. È quindi comprensibile la preoccupazione di Moscovici e Dijsselbloem per i conti pubblici italiani e per la credibilità ormai scarsa del duo Padoan-Gentiloni. Tutto questo mentre a Berlino, il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, forte del supporto del presidente francese, Emmanuel Macron, lavora senza sosta per presentare, dopo le elezioni tedesche, la riforma della governance di bilancio dell’Unione Europea. Piano al quale i membri del nostro governo non sono neanche stati invitati a partecipare, e che rischia di fare male al nostro Paese.”

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Governo e le sue politiche in deficit

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

ministero-finanze“L’ineffabile Padoan aveva promesso già negli anni scorsi la riduzione del debito pubblico che invece continua a crescere in modo incontrollato. L`errore è fare politiche in deficit e aver usato la flessibilità europea per investire 20 miliardi non in modo strutturale ma per gli 80 euro di Renzi e per altre forme assistenziali in chiave elettorale”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da ‘Tempi’. Il jobs act è un flop act “perché non genera lavoro in modo strutturale ma è legato a misure di defiscalizzazione a tempo per le imprese”. Il governo, ha continuato Brunetta, dovrebbe “ringraziare Mario Draghi. Solo grazie al Quantitative Easing della Bce i paesi europei sono cresciuti e l’Italia è rimasta fanalino di coda solo davanti al Belgio. L’iniezione di liquidità come veicolo di penetrazione ha permesso una svalutazione dell’euro che si era rafforzato troppo e una spinta all’export più tutta una serie di altri benefici. Il problema arriverà nei prossimi mesi quando questo strumento subirà una pausa e non ci sarà un sensibile deprezzamento dell’euro. E chi avrà fatto bene i compiti a casa non subirà contraccolpi. Noi – ha concluso – i compiti non li abbiamo fatti”.

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Governo guardi PMI agricole

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

agricoltura_4Nel nostro Paese ci sono diverse storture che permangono da tempo e che hanno contribuito in maniera endemica alla crisi attuale e al forte aumento delle diseguaglianze sociali. Tra queste colpisce molto la convinzione secondo la quale per ottenere lo sviluppo sia necessario svendere il Paese alle grandi imprese e alle multinazionali.
Questa “filosofia politica”, manifestatasi in diverse circostanze tra le quali Expo, l’applicazione della Pac e le politiche di investimento fatte dall’esecutivo, sta rallentando il percorso di ripresa e allontanando l’Italia dai modelli virtuosi che invece andrebbero seguiti.
Come Confeuro abbiamo più volte sottolineato la necessità di puntare sulle Pmi agricole per rilanciare il comparto e conseguentemente l’intero sistema paese, ma la verità è che si è fatto ancora troppo poco in questa direzione.
Il nostro auspicio, e siamo certi anche quello del mondo agricolo, è che la ripresa dopo le vacanze estive porti ad un sostanziale cambio di rotta capace di raccogliere le istanze e le esigenze degli agricoltori e dei cittadini, e non più dei lobbisti che cercano in ogni modo di plasmare gli interessi collettivi a quelli individuali.

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“Governo Renzi-Gentiloni si conferma ammazza imprese”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 agosto 2017

palazzo chigi“Nonostante i proclami e gli interventi straordinari, gli inglesismi e il depauperamento instancabile di risorse pubbliche, oggi l’Istat ha emesso una sentenza di condanna senza appello per il governo. Le roboanti esternazioni di Renzi prima e il finto pacatismo di Gentiloni poi, si sono mostrati in tutta la loro inefficacia penalizzando ancora, dati alla mano, il settore fondamentale delle imprese. La letale epidemia che stermina le iniziative imprenditoriali vede naturalmente come luogo di massima espansione privilegiata il Sud, abbandonato a se stesso fin dall’inizio. C’è davvero bisogno di una sterzata, riprendere in mano il pallino per investimenti mirati a rivitalizzare il settore e così ridare al tessuto connettivo del Paese le energie necessarie. Il centrodestra unito è chiamato ad alta voce ad assumersi tutte le responsabilità perché questo avvenga ponendo fine all’insopportabile spirito mercantile di chi oggi governa l’Italia.” (da Ufficio Stampa Gruppo Forza Italia -Il Popolo della Libertà)

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Errare umanum est…

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

pifferaio-magico.medium_300…perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta abbiamo sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente. Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi 90 anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita? Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba).
Se abbiamo saputo coagulare un consenso molto elevato nei confronti dell’attuale governo con le sue improvvide iniziative che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese.
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono elettoralmente non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo.
Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non riusciamo a vedere il baratro in cui ci caccia inesorabilmente l’attuale governo che ha in pochi giorni umiliato i pensionati, i lavoratori con retribuzioni medio-basse, ma si guarda bene di colpire le grandi rendite e concede salvacondotti miliardari (ben 50 miliardi di euro) a chi ha esportato illegalmente le sue ricchezze in Svizzera e che potrebbero essere recuperati attraverso accordi sul modello tedesco che permettano “l’emersione” del fisco evaso e del denaro riciclato.
Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene dal scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare. Ma allora in che razza di paese ci troviamo? (Riccardo Alfonso)

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Governo Gentiloni: Manca la sfida vera

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

palazzo chigi“E’ la sfida vera che chiede il Paese e di questo ha bisogno ed è su questo che Gentiloni deve dare una risposta. Il presidente batta un colpo su crescita e sviluppo, possibilmente non a colpi di fiducia: è questa la sua mission. Ed è su questo che si misurerà la vera sfida tra tecnici e politici”. Un concetto a mio avviso che ben si identifica con la realtà, ma non del tutto definito.
Tanto per cominciare va dato un segnale forte affinchè si ponga mano ad un’equa distribuzione delle risorse e a stabilire delle priorità. Non si può scivolare sui “capricci” dei politici che oppongono resistenza sulla patrimoniale, sulle spese per gli armamenti, sulle frequenze televisive, sulle riforme urgenti come quelle della giustizia, del fisco, della sanità. Da queste fonti è possibile generare lo sviluppo del Paese. Non solo.Il lettore non del tutto informato potrebbe obiettare che le riforme costano. Non è esatto. Appena andranno a regime si potranno avere consistenti risparmi di gestione e una migliore performance delle varie componenti che vi operano, in specie nel settore pubblico assistenziale dove la mancanza di controlli incisivi e continui genera costi aggiuntivi fuori misura a tutto scapito delle prestazioni sanitarie.
Tutte queste cose sono state dibattute a lungo in convegni, in tavole rotonde, in meeting congressuali e ora vi è sufficiente materia per passare dai progetti alle realizzazioni. Sappiamo, ad esempio, che il ruolo del medico di famiglia è sottostimato mentre potrebbe giocare una partita importante per passare dall’assistenza universale alla prevenzione universale. Altro snodo importante è la giustizia dove il vero male sta nella lungaggine dei processi. La proposta di alcuni addetti ai lavori è quella di introdurre una riforma che parta subito con nuove regole per ridurre, non certo con il sistema della prescrizione ma in quello della rapidità del giudizio, sia pure salvaguardando il diritto alla difesa. Una delle tante proposte ci sembra interessante citare è quella d’assegnare nelle questure delle grandi città un giudice turnista che possa coprire con la sua presenza le 24 ore della giornata per giudicare gli indiziati di reato, ascoltare i testimoni ed emettere un giudizio di primo grado in tempo reale. Un altro suggerimento tra l’altro posto all’attenzione del Presidente Gentiloni, è quello di costituire, a titolo non oneroso, presso la presidenza del consiglio, il dipartimento per il recupero delle aree dismesse e delle risorse sulla base di segnalazioni pervenute ai ministeri competenti e che costituiscono per lo Stato e le amministrazioni locali un mancato introito di svariati milioni di euro. Si tratta, come si può notare, di piccoli e grandi interventi, ma che hanno il merito di ridurre il disagio dei cittadini e di favorire la funzionalità delle strutture migliorando i servizi. La verità è che la politica di coloro che sono attaccati alla poltrona non si concilia con il successo del governo e il conseguente consenso popolare, come se non lo avesse già smarrito, e per l’altro versante Gentiloni teme troppo di scontentarli facendo un gioco al massacro dove a restare schiacciati tra l’incudine e il martello vi resta il solito italiano che paga le tasse per la felicità degli evasori. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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Legge Bilancio 2018 e risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 6 agosto 2017

pier-carlo-padoanDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il ministro Padoan ha ammesso che le risorse per la prossima Legge di Bilancio 2018 saranno ‘molto limitate’. Siamo lieti di leggere che il ministro sembra finalmente riconoscere lo stato di calamità nel quale versa il bilancio dello Stato, dopo che per anni è andato avanti ad illudere gli italiani facendo credere che i soldi per finanziare la lista delle promesse scritte nel Documento di Finanza Pubblica cadessero come la manna dal cielo.Noi correggiamo il ministro Padoan dicendo che le risorse a disposizione non sono ‘molto limitate’ ma non ci sono proprio. Per eliminare le clausole di salvaguardia sull’aumento delle aliquote IVA, mantenere tutte le promesse sul taglio del cuneo fiscale, il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, riempire i buchi di bilancio creatisi nel 2017 per via del fallimento delle misure di contrasto all’evasione fiscale, voluntary disclosure in primis, e delle mancate privatizzazioni (5 miliardi di euro solo nel 2017), nonché sostenere le spese militari per le quali siamo già impegnati, occorrerebbe infatti una manovra da 35-40 miliardi di euro. Soldi di cui il Tesoro non dispone nella maniera più assoluta.Così, il nostro ministro Padoan chiederà di nuovo al Commissario Moscovici l’ennesimo sconto sul deficit che questa volta però difficilmente gli verrà concesso. Prima di tutto perché l’Italia ha già beneficiato nel recente passato della flessibilità concessa dai trattati europei per terremoti e calamità varie, nonché per la grave crisi economica nella quale era piombata. Ora, i presupposti per giustificare lo sconto non ci sono più e quindi, per concederne un altro, la Commissione dovrebbe inventarsi qualche ‘circostanza eccezionale’ difficilmente individuabile.Secondariamente, uno sconto sul deficit renderebbe inattuabile il piano di rientro dal debito pubblico, che continuerebbe ad aumentare. Una eventualità che la Commissione Europea non può accettare, perché perderebbe la sua reputazione politica.
Terzo, bisogna considerare che le trattative sulla legge di bilancio avverranno negli stessi giorni del bilaterale tra il primo ministro Gentiloni e il presidente francese Macron sul delicato caso Fincantieri – Stx. Come potrà il nostro governo pretendere uno sconto dal francese Moscovici quando allo stesso tempo dovrà fare giustamente la faccia feroce con la Francia per portare a casa i cantieri di Saint-Nazaire?”.

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Privatizzazioni promesse dal governo: che fine hanno fatto?

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

pil il fattoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Siamo stupefatti di venire a sapere che il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in una sua intervista al ‘Sole 24 Ore’, ha dichiarato che il processo di privatizzazioni, da lui stesso sempre sostenuto, ‘si è interrotto nell’ultima legge di bilancio e ora valuteremo se ci sono le condizioni per riprenderlo’.
Non ci dovrebbe essere nulla da valutare, solo vendere asset pubblici. Eravamo rimasti che il nostro ministro avrebbe mantenuto fede a quanto scritto nel Documento di Economia e Finanza dello scorso aprile, allorché aveva messo nero su bianco che dalle privatizzazioni sarebbero entrate, nel quadriennio 2017-2020, risorse pari allo 0,3% del Pil (circa 5 miliardi di euro) ogni anno, per complessivi 20 miliardi, come impegno, preso ufficialmente davanti alla Commissione Europea, per ridurre la montagna da 2.300 miliardi di euro di debito pubblico che sta affossando l’Italia. Si era parlato di collocare sul mercato le partecipazioni del Tesoro in Poste Italiane, Trenitalia. E ora, il ministro Padoan ha la spudoratezza di dirci che ‘gli importi sono sempre inferiori a quanto si dice’.Si rende conto, il ministro Padoan, che se entro i prossimi 5 mesi non incasserà i 5 miliardi promessi avrà creato un buco nel bilancio dello Stato che mette a repentaglio il programma di riduzione del debito concordato con Bruxelles, con la quasi certa apertura della procedura di infrazione che esporrebbe l’Italia ad una nuova crisi dello spread?”. (fonte grafico: Il Fatto quotidiano)

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Il debito pubblico cresce e il governo la giudica un’oculata gestione

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

SEDE DEL SOLE 24 ORE“Nella sua lunghissima intervista su ‘Il Sole 24 Ore’, il ministro Padoan parla di una ‘gestione molto oculata del debito pubblico’. Questa affermazione è stupefacente”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Ci chiediamo: è a conoscenza, il ministro Padoan, della recente istruttoria avviata dalla Corte dei Conti sulla gestione dei derivati sul debito italiano, che si è conclusa con il riconoscimento di un danno erariale monstre quantificato in 3,9 miliardi di euro, contestato alla direttrice della direzione Debito Pubblico del Dipartimento del Tesoro, Maria Cannata, la funzionaria che gestisce ormai da decenni tutte le emissioni dei titoli di stato italiani; a Vincenzo La Via, attuale Direttore Generale del Tesoro e predecessore di Maria Cannata; e agli ex ministri Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco, tutti quanti citati in giudizio assieme alla banca d’affari Morgan Stanley, che continua incredibilmente a far parte dell’elenco degli ‘specialisti’ che insieme con il Tesoro gestiscono il debito pubblico italiano? E’ questo il modo che il ministro ritiene ‘oculato’ di gestire i soldi degli italiani? Non c’è poi da stupirsi se il nostro debito continua a crescere al ritmo di quasi 50 miliardi di euro l’anno e a battere ogni record storico mese dopo mese”.

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Droghe, il Governo e i misteriosi silenzi intorno un mercato da 14 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

droga cannabis-vicino“La relazione annuale al Parlamento sulle droghe compilata dal Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio è stata pubblicata sul sito il 1 agosto nel totale disinteresse e silenzio della politica” dichiarano Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, l’associazione che si batte per le libertà civili e Marco Perduca, coordinatore di Legalizziamo.it.
Centoquarantatre pagine in cui, tra le altre cose, si calcola che il mercato degli stupefacenti in Italia sia quantificabile in 14 miliardi di euro, praticamente il valore di una ‘manovrina’. La spesa per sostanze è ripartita tra Cocaina, 43%, Cannabis, 28,2%, Eroina, 16,2% e altre sostanze sintetiche 12.7%. Da quanto emerge, i prezzi della merce si abbassano e la purezza aumenta. “Di fronte a questo potenziale economico, è indispensabile aprire un dibattito pubblico, politico e istituzionale ma il Governo invia la relazione al Parlamento quando questo chiude per la pausa estiva e lo fa senza neanche una conferenza stampa per presentarlo né, tanto meno, annuncia risposte alla diffida che con Antigone, Forum Droghe, la LILA e la Società della Ragione abbiamo inviato il 31 luglio al Presidente Gentiloni per chiedere la convocazione della Triennale (ma assente dal 2009) Conferenza Nazionale sulle Droghe dove il contenuto della Relazione dovrebbe esser discusso istituzionalmente”.“Possibile che i Presidenti Grasso e Boldrini non abbiano nulla da dire rispetto a questa mancanza di rispetto del Parlamento e delle sue prerogative di ‘cane da guardia’ dell’operato del Governo?” concludono Gallo e Perduca.
La relazione al parlamento presenta anche dati circa l’entrata nel circuito penale e i numeri dei consumatori problematici: 32.992 sono le persone segnalate all’Autorità Giudiziaria, in aumento rispetto agli anni precedenti. Quasi due terzi dei denunciati sono maschi tra i 20 e i 39 anni. La maggior parte delle denunce è associata ai derivati della cannabis, seguono quelle per cocaina ed eroina (entrambe in aumento), mentre quelle per droghe sintetiche (1,2%) sono in diminuzione. Sono invece 9.959 i soggetti condannati per reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti e/o associazione finalizzata al traffico di queste (artt.73 e/o 74 DPR 309/90).
Il 34,1% della popolazione carceraria è costituita dai detenuti per reati droga-correlati (artt.73 e/o 74 DPR 309/90) in controtendenza rispetto al 2014. Sono diminuiti anche i nuovi ingressi per art.73 DPR 309/90, il 50% dei quali rappresentato da stranieri; sul totale dei detenuti per reati droga correlati, tale percentuale scende al 39%.I minori in carico ai Servizi Sociali della Giustizia Minorile per reati droga correlati sono stati il 18,1% dei 21.848 soggetti in carico; 63 hanno usufruito delle misure alternative. Rispetto ai 1.141 ingressi in Istituti Penali, quelli per reati droga correlati sono il 13,7%; i minori collocati in Comunità sono stati 87.

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“E’ un attivismo solo apparente quello del Governo nei confronti del Sud”

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

gazzetta mezzogiorno“In realtà, invece, rivela, già nella scelta dello strumento della decretazione d’urgenza, la mancanza di un progetto organico, di una efficace politica di coesione territoriale”. Così Rocco Palese, deputato di Forza Italia, sulle colonne della gazzetta del Mezzogiorno. “Sembra quasi – ha aggiunto – che il Governo nei confronti delle famiglie e delle imprese del Mezzogiorno si comporti come quei genitori che non danno abbastanza attenzioni ai figli e per placare i propri sensi di colpa gli fanno regali e gli danno soldi piuttosto che affetto. Con l’aggravante che in questo caso i soldi sono sempre gli stessi e non vanno neanche tutti al Sud”. “La vera beffa – ha sottolineato Palese – è che questi strumenti legislativi, spacciati per disposizioni urgenti per favorire la crescita economica del Mezzogiorno, diventano veri e propri decreti omnibus, finendo per essere usati dal Governo per nascondere, dietro lo scudo del titolo, di tutto e di più. Se è vero come rivela l’Istat che il 50% per popolazione nelle regioni del Sud è a rischio povertà, il Governo non può più continuare ad essere così lontano dalla realtà e a non comprendere che non serve la sovraincentivazione, non servono molte più risorse di quelle che da decenni arrivano a pioggia al Sud e si perdono in mille rivoli fatti anche di illegalità e corruzione. Servono – ha concluso meccanismi di semplificazione, una cabina di regia che faccia da supporto tecnico e renda efficace ed efficiente la spesa dei fondi e che non può essere certo affidata alle Prefetture come previsto da questo decreto, se non altro perché negli ultimi anni sono state depotenziate di uomini e mezzi”.

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DL Sud: governo pensa solo alle elezioni

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

mezzogiornoDichiarazione dell’onorevole Vincenza Labriola, deputata di Forza Italia:“Il decreto Mezzogiorno, sul quale il governo ha posto l’ennesima fiducia strozzando il dibattito parlamentare, è un testo viziato, come sempre più spesso capita in questi mesi, dai prossimi appuntamenti elettorali.Peccato, il partito di maggioranza ha perso l’occasione di pensare e programmare una visione e un rilancio del Mezzogiorno d’Italia, fondamentale per la ripresa economica di tutto il Paese.Il testo prevede una serie di norme e di interventi disparati tra loro, che mostrano la mancanza di visione del governo su un’area strategica per il Paese, disposizioni quanto mai utili per la ripresa economica.Un mosaico di interventi reso ancor più un contenitore confuso dalle modifiche apportate al Senato, che fanno ancor più sfumate il senso dell’insieme. I tempi stringenti non permetteranno di modificare il testo alla Camera, e di questo siamo rammaricati.
Il Sud vessato viene usato nuovamente dal Governo Gentiloni/Renzi a fini elettorali mortificando investimenti che se pensati e stanziati in maniera mirata possano far crescere Pil e fiducia.Forza Italia questo si prefigge di fare per il Mezzogiorno, frenare definitivamente le differenze tra nord e sud, investire in asset strategici e scommettere sulla ripresa. Dobbiamo credere che un Sud diverso è possibile, si può e si ha il dovere di farlo ma in maniera seria e strategica”.

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Governo: la maggioranza non c’è più

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 luglio 2017

Palazzo chigi1“Ormai i numeri parlano chiaro: la maggioranza in Consiglio Regionale non c’è più. Lo si è visto plasticamente venerdì sera in Aula, con il centrosinistra incapace di far passare la sua legge elettorale”. Lo dichiara Sandra Savino, parlamentare e coordinatrice regionale di Forza Italia FVG. “E non vengano ora – prosegue la Savino – i vari assessori e la stessa Presidente Serracchiani a farci la morale a proposito di una collaborazione che loro nei confronti nell’opposizione non hanno mai avuto, dimostrando anzi arroganza e prepotenza, come nel caso dei sindaci rimasti fuori dalle Unioni portati in tribunale. Con quale faccia tosta pretendono che diventiamo la loro stampella?” “La nostra posizione – aggiunge l’esponente forzista – sulle questioni riguardanti le regole del gioco sono chiare e sono emerse in fase di discussione degli emendamenti. Se poi mancano i numeri per l’approvazione finale del testo, non vengano a lamentarsi con noi. Pretendere un nostro soccorso è offensivo nei confronti dei nostri consiglieri e dei nostri elettori”. “Se fino a qualche mese fa la maggioranza sembrava addormentata, oggi è letteralmente in preda alle convulsioni, con scatti d’ira, patetici psicodrammi e fughe senza logica alla ricerca inutile di una via d’uscita dai vicoli ciechi in cui di volta in volta di infila”, conclude Sandra Savino.

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Migranti: Fontana (FI), Renzi disco rotto per coprire errori del suo governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

migranti“Sono assolutamente inaccettabili le reiterate affermazioni del segretario del PD Matteo Renzi che, come un disco rotto, continua a straparlare per nascondere le gravissime responsabilità sue e del suo governo sulla questione migranti. Il regolamento di Dublino, al quale scarica le colpe, fu sottoscritto nel 2003 quando sbarcava in un anno l’equivalente degli sbarchi che oggi avvengono in soli due giorni. Mentre gli accordi capestro sui ricollocamenti negoziati dal suo Governo nel 2015 e che consentono il trasferimento in Europa esclusivamente di Siriani ed Eritrei, interessano una percentuale quasi impercettibile rispetto all’enorme esigenza che ha l’Italia di ricollocare i migranti presenti oggi in Italia, pari all’1,64%. Accettare le condizioni dell’operazione Triton del 2015 e firmare gli accordi sui ricollocamenti è stato un vero e proprio tradimento degli interessi nazionali e questo tradimento è stato sottoscritto da Renzi, Gentiloni, Alfano e Minniti, ovvero da chi ancora governa l’Italia o ha la maggioranza politica che tiene in piedi l’Esecutivo di questo Paese. In questa situazione, solo pensare vagamente di attribuire responsabilità al Governo Berlusconi, evidenzia la disperazione dell’ex premier Renzi a fronte di scelte politiche sbagliate di cui tutti oggi gli italiani pagano le conseguenze.” Ad affermarlo, il deputato di Forza Italia Gregorio Fontana, componente della Commissione d’inchiesta sui migranti, in replica alle affermazioni di Renzi sull’accordo di Dublino.

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Immigrati: governo mette Calabria in ginocchio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

reggio-calabria«La scorsa settimana, dopo aver appreso la notizia che il governo intende portare a tre gli hotspot per immigrati presenti in Calabria (Reggio, Corigliano e Crotone) Fratelli d’Italia ha immediatamente presentato attraverso il suo consigliere Fausto Orsomarso una richiesta di Consiglio Regionale straordinario e urgente. Gli sbarchi incontrollati, frutto delle scellerate politiche delle porte aperte a tutti volute dai Governi PD e che hanno trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa, stanno mettendo in ginocchio la Calabria, che insieme alla Sicilia rappresenta il nostro confine più esposto all’arrivo di questi clandestini. Sono lieta di apprendere che oggi anche altre forze politiche abbiamo preso atto del problema e vogliano portando avanti una battaglia che noi combattono da cinque anni. Basta sbarchi: subito blocco navale a largo delle coste della Libia, apertura in Africa dei centri per le richieste di asilo e da lì equa distribuzione dei profughi nei 27 Stati dell’Ue. In attesa del Consiglio regionale chiesto da FdI la mia solidarietà va a tutto il popolo calabrese». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Banche-governo: la confusione regna sovrana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

Palazzo chigi1“La confusione del governo e della maggioranza sul decreto per il salvataggio delle banche venete regna sovrana. Doveva essere un provvedimento chiave per il sistema bancario ed economico del nostro Paese, invece siamo di fronte all’ennesimo pasticcio che, come è accaduto spesso in questi anni, creerà più danni che guadagni. Monte dei Paschi di Siena docet”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.
“Dopo il tira e molla della scorsa settimana – nel quale maggioranza e governo hanno mostrato tutta la loro superficialità e spregio delle regole della democrazia parlamentare, non consentendo di fatto alle opposizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro – domani il testo tornerà in Commissione Finanze per rimediare a dei problemi tecnici.Insomma, siamo ancora in mezzo al guado, nonostante si tratti di una questione seria, delicata, che investe diverse migliaia di famiglie e imprese. Padoan assente e inerte, il Mef complice di un disastro annunciato. E questa sera si attende, in merito al dl, una valutazione definitiva da parte dell’Ecofin. Nonostante tutto, il nostro atteggiamento non muterà, saremo seri, responsabili, ma allo stesso tempo inflessibili e mai conniventi con un esecutivo nel caos”, conclude Brunetta.

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