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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

Posts Tagged ‘governo’

“Con il ministro Moavero Milanesi continuità di basso profilo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 luglio 2018

“Le dichiarazioni programmatiche del neo ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi si muovono in un quadro di sostanziale continuità con i governi del Pd. Una continuità di basso profilo, perché il Ministro sostanzialmente glissa su qualunque tema scottante: Russia, rapporti con gli Usa del Presidente Donald Trump, Egitto, Difesa di Israele,Libia e Maghreb. Il ministro non fornisce una linea chiara sui temi tipici degli interessi nazionali: gruppo di Visegrad e area danubiano-carpatico, attenzione a Paesi emergenti del vicinato Europeo come Ucraina e Kazakistan ed infine la scarsa solidarietà dagli alleati Ue e Nato su crisi e pressioni migratorie”: è quanto dichiara il deputato di Fratelli di Italia, Edmondo Cirielli, componente della commissione Esteri della Camera dei Deputati, al termine dell’audizione del ministro degli Esteri Moavero Milanesi nella seduta congiunta (Camera e Senato) delle commissioni Esteri. “Il Ministro sembra più attento di non scontentare le componenti del Governo e contemporaneamente non allarmare gli alleati. Ne è uscito fuori una sorta di compitino da dirigente ministeriale. Aspettiamo vere valutazioni politiche e conoscere azioni concrete del Ministro per poter esprimere un più compiuto giudizio sulle presunte linee di cambiamento del nuovo Governo negli Affari Esteri”- conclude Cirielli

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Reddito Di Salute, la proposta di RBM Assicurazione Salute al Governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

“Governance pubblica e strumenti privati, questa la soluzione per la sostenibilità sociale e finanziaria dei principali sistemi sanitari europei – spiega Marco Vecchietti, CEO e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute – in quanto, sottoscrivere una Polizza Sanitaria o aderire ad un Fondo Integrativo è più conveniente che continuare a pagare di tasca propria le cure private – che sempre più spesso costringono gli italiani a ricorrere ai propri risparmi o a indebitarsi (lo scorso anno sono stati ben 11 milioni). Per cogliere al meglio questa opportunità, già utilizzata da oltre il 20% degli italiani, tuttavia è indispensabile che il Governo non abbandoni i cittadini e sostenga questo cambiamento culturale che peraltro garantirebbe di mettere concretamente un freno alle disuguaglianze crescenti e all’impoverimento delle famiglie (è di questi giorni l’allarme dell’ISTAT sugli oltre 5 milioni di poveri nel nostro Paese)”. “Ridurre le diseguaglianze sociali è uno dei punti cardine del contratto di Governo tra M5S e LEGA – prosegue Vecchietti -. In particolare l’ambizioso progetto del Reddito di Cittadinanza è una sfida fondamentale per il nuovo Esecutivo che inevitabilmente richiede di identificare un’adeguata compatibilità in termini di sostenibilità economica. In questo contesto, un’importante valore aggiunto potrebbe essere assicurato dall’inserimento di un sostegno specifico ai cittadini in merito ai costi sostenuti per le cure private. Sempre più spesso gli italiani sono costretti ad indebitarsi per pagare le cure private di cui hanno bisogno. Si potrebbe introdurre un “Reddito di Salute”, magari come componente strutturale del Reddito di Cittadinanza o assegnando un voucher, con il quale finanziare un’Assicurazione Sociale Integrativa per tutti coloro che ancora non dispongono di una Polizza Sanitaria o di un Fondo Integrativo. Pagare di tasca propria le cure private, infatti, non solo non è equo ma oltretutto non è mai conveniente per il cittadino. Basta fare alcuni semplici calcoli: il costo aggiuntivo sostenuto da ciascuno di noi per le cure private è, al netto dei benefici fiscali, in media di 530 Euro (655 Euro – 125 Euro di detrazione). L’accesso alle cure private mediante una Polizza Sanitaria o un Fondo Integrativo garantiscono al cittadino un risparmio medio di quasi 245 Euro (considerando il differenziale medio tra costo della Polizza/Fondo, rimborsato dalla Polizza/Fondo e deduzione IRPEF). Ma allora perché non consentire a tutti di risolvere il problema delle cure private utilizzando un sistema che dove applicato ha già dimostrato di funzionare bene? Con il Reddito di Salute si potrebbe garantire a tutti i cittadini non ancora assicurati un Secondo Pilastro Sanitario da affiancare al Servizio Sanitario Nazionale”.
Dalla teoria alla pratica il passo è breve per il numero uno di RBM Assicurazione Salute che spiega:” Lo Stato da tempo riconosce una meritorietà alla spesa privata dei cittadini in sanità. In quest’ottica una parte delle tasse pagate da tutti noi sono impiegate per riconoscere agevolazioni fiscali ai cittadini (circa 18 milioni di persone nel 2018) che dichiarano di aver effettuato cure private. Si tratta di un meccanismo costoso che genera oneri per la finanza pubblica di quasi 3,4 miliardi di Euro (Dati MEF 2016) e produce degli effetti decisamente negativi sia dal punto di vista redistributivo che sociale, amplificando anche il divario tra il Nord e il Mezzogiorno (solo il 20% delle detrazioni riguarda Sud e Isole). Infatti, le detrazioni per spese sanitarie sono più rare per chi dichiara redditi più bassi e molto diffuse tra chi ha redditi elevati, basti pensare che l’80% va a beneficio di cittadini con redditi superiori a 60.000 Euro (oltre il 50% per i cittadini con redditi superiori a 100.000 Euro). Peraltro le detrazioni sanitarie risultano, in ragione dell’incidenza percentuale sulla spesa sostenuta, particolarmente inefficaci anche sul fronte del contrasto all’elusione/evasione fiscale che in questo campo ha un’incidenza assolutamente significativa (le stime più accreditate oscillano tra 6 ed 8 miliardi di Euro di base imponibile sottratta ad imposizione). Se l’obiettivo è quello di sostenere il reddito dei cittadini di fronte all’incidenza delle cure private, queste risorse potrebbero essere impiegate con maggiore efficacia, garantendo il Reddito di Salute a chi ancora non beneficia di una Polizza Sanitaria o di un Fondo Integrativo”.“Bisogna poi considerare – prosegue Vecchietti – che una Sanità Integrativa per tutti consentirebbe di contenere anche i gap assistenziali sempre più evidenti tra le diverse Regioni sia in termini demografici (speranza di vita alla nascita, indice di sopravvivenza ed incidenza delle malattie croniche) che di outcome clinici. In quest’ottica, preso atto della frattura che attualmente separa il nostro Paese tra Nord e Mezzogiorno, si potrebbe lavorare anche ad una riprogrammazione dei fondi europei per il Sud recuperando una dotazione aggiuntiva per il Reddito di Salute compresa tra 7 e 10 miliardi di Euro da finalizzare ai cittadini più penalizzati dalle ridotte capacità assistenziali dei propri Sistemi Sanitari Regionali. Nello specifico si potrebbero armonizzare i contenuti dei Programmi Regionali FESR/FSE, PON nazionali per il Sud, Programmi Complementari POC, eventuale predisposizione di nuovi PON nazionali, obiettivi di servizio, premialità ed erogare dei voucher ai cittadini del Mezzogiorno per rendere disponibile una Forma di Sanità Integrativa anche in quei territori che, pur a fronte di un maggior bisogno di integrazione, attualmente beneficiano solo marginalmente di Polizze Sanitarie e Fondi Integrativi a causa della ridotta presenza di insediamenti aziendali nel proprio territorio”.

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Fratelli d’Italia chiede che il governo riferisca in aula sui risultati del Consiglio Europeo del 29 Giugno

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

E’ prescritto dalla legge e rappresenta, nell’attuale congiuntura internazionale sfavorevole per l’Italia, un atto politico cruciale. La nostra richiesta di audizione non è un’azione non portata avanti da interessi di parte, ma spinta dalla salvaguardia degli interessi nazionali – E’ quanto ha dichiarato il Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, membro della Commissione Affari Esteri, intervenendo in apertura di seduta nell’Aula del Senato, a cui si sono associati Gianni Pittella in rappresentanza del Partito Democratico e Lucio Malan a nome di Forza Italia – Chiediamo che il governo Conte dia una lettura univoca del senso dell’accordo e che ci diano spiegazioni su come sia possibile che, nonostante l’accordo, i paesi europei come la Germania stiano programmando il respingimento dei migranti nel paese di primo approdo, quindi l’Italia, evocando addirittura la chiusura delle frontiere interne dell’Unione Europea come nel caso dell’Austria.All’indomani del Consiglio Europeo tutti hanno gridato alla vittoria, dando una propria versione dei fatti spesso solo al fine di tranquillizzare l’opinione pubblica interna.
Sui temi economici il Consiglio Europeo ha preso decisioni pericolose per l’Italia mentre la risoluzione di maggioranza prometteva altro: quanto deciso sui limiti dei crediti deteriorati delle banche affosserà il sistema bancario italiano, mentre quanto deciso sul Fondo Monetario Europeo avrà un impatto negativo sul debito pubblico italiano.
Nel Contratto di Governo, così come nella risoluzione di maggioranza, si chiede una rimodulazione dei rapporti con la Russia individuata come “partner commerciale”. La richiesta della risoluzione parlava nello specifico di escludere le piccole e medie imprese italiane e il settore agroalimentare.
Questo impegno solenne è stato smentito dalla proroga automatica delle sanzioni che colpiranno quindi proprio le piccole e medie imprese e il settore dell’agroalimentare -ha concluso il Senatore Urso-Chiedo quindi al Governo Conte di riferire in aula su queste vicende, alla luce della crisi migratoria, entro i 15 giorni indicati dalla legge.”

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La congiuntura economica sta peggiorando

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

“Abbiamo visto oggi la società di rating Fitch che ha individuato per il nostro Paese, già dal 2018, un rallentamento del tasso di crescita di qualche decimale, rispetto a quello definito pochi mesi fa dal governo precedente sul Def, individuando un sentiero calante in termini di crescita del Pil Calante per il 2018, per il 2019 e per il 2020. Invece che avere tassi di crescita, come previsti dal governo, dell’1,4% per il 2020, siamo all’1,2% (addirittura alcuni previsori dicono allo 0,9%) per il 2019-2020. Questi sono numeri più bassi di quelli previsti dal governo solo pochi mesi fa, e la metà di quelli dell’Eurozona”. Così il deputato Renato Brunetta, in un’intervista a ‘Radio Radicale’, anticipando quello che dirà domani a Montecitorio al ministro Tria durante la discussione al Def.“Ma come sempre piove sul bagnato: si aggiunge a tutto questo un’altra negatività, vale a dire il peggioramento del deficit e quindi del debito, in ragione della bolla speculativa che si è manifestata nel nostro Paese nel mese di maggio, legata alle vicende della formazione del governo, che hanno fatto scattare la paura sui mercati e che hanno portato lo spread ben oltre i 200 punti base. Il che comporterà sempre di più ad un aumento della spesa per interessi sul debito. Insomma, ‘Bambole non c’è una lira’, non si sa neanche come trovare le risorse per sterilizzare l’aumento dell’Iva, previsto per l’anno prossimo”.

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Pensioni: quota 100, le coperture non bastano

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Quella che per lungo tempo è stata considerata dal M5S una quota imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, rischia di franare dinanzi alle esigenze dei conti pubblici: è un dato di fatto che, alla richiesta pubblica della Ragioneria generale dello Stato di qualche giorno fa, non ha mai fatto seguito una smentita da parte dei rappresentanti di governo. Nelle ultime ore, questi si sono limitati a confermare che quota 100 verrà senz’altro introdotta, assieme ai 41 anni di contributi per il ripristino di una pensione di anzianità più equilibrata dell’attuale. L’unica certezza è quella dei tempi brevi. Ma siccome i finanziamenti della doppia operazione sono insufficienti, ci ritroveremo con forti penalizzazioni, che snatureranno la loro portata, risultata decisiva per arrivare al governo. E qui sta l’inganno.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Fare un rilevante passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il nuovo assetto parlamentare e governativo, non sarebbe giustificato. E non basterebbe nemmeno dire che si applicherà la quota 100 ‘pura’, senza vincoli, appena si troveranno le risorse finanziarie. Queste, vanno rintracciate prima di subito: il tempo delle promesse è scaduto.
Quella che per lungo tempo è stata considerata dal M5S una quota imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, rischia di franare dinanzi alle esigenze dei conti pubblici: è un dato di fatto che, alla richiesta pubblica della Ragioneria generale dello Stato di qualche giorno fa, non ha mai fatto seguito una smentita da parte dei rappresentanti di governo. Nelle ultime ore, questi si sono limitati a confermare che quota 100 verrà senz’altro introdotta, assieme ai 41 anni di contributi per il ripristino di una pensione di anzianità più equilibrata dell’attuale. L’unica certezza è quella dei tempi brevi. Ma siccome i finanziamenti della doppia operazione sono insufficienti, ci ritroveremo con forti penalizzazioni, che snatureranno la loro portata, risultata decisiva per arrivare al governo. E qui sta l’inganno.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Fare un rilevante passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il nuovo assetto parlamentare e governativo, non sarebbe giustificato. E non basterebbe nemmeno dire che si applicherà la quota 100 ‘pura’, senza vincoli, appena si troveranno le risorse finanziarie. Queste, vanno rintracciate prima di subito: il tempo delle promesse è scaduto.

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Successo per la seconda campagna INN in collaborazione con il governo della Liberia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Dopo un totale di dodici mesi di pattugliamenti e dodici arresti, si conclude la seconda operazione congiunta tra Sea Shepherd Global e il Ministero Nazionale della Difesa della Liberia. Operazione Sola Stella 2, focalizzata sulla lotta alla pesca illegale, non regolamentata e non segnalata (INN) nella Repubblica di Liberia, Africa Occidentale, ha portato alla forte diminuzione dell’attività di pesca illegale nonché alla ripopolazione ittica di queste acque costiere precedentemente sovra sfruttate.Prima dell’avvio di Operazione Sola Stella ad inizio 2017, la comunità di pescatori artigianali di Harper, un villaggio liberiano al confine con la Costa d’Avorio, segnala incursioni quotidiane da parte di pescherecci industriali stranieri dediti alla pesca a strascico illegale. Dopo l’arresto di cinque pescherecci INN, incluso un peschereccio per la pesca a strascico di gamberetti battente bandiera della Nigeria ma di proprietà olandese e certificato per l’esportazione negli Stati Uniti di gamberetti “catturati in modo sostenibile”, le incursioni sono cessate. I pescatori artigianali di Harper e Robertsport, al confine tra Liberia e Sierra Leone, confermano che il pesce sta tornando a popolare aree che storicamente erano esaurite. “I pattugliamenti hanno raggiunto l’effetto deterrente desiderato. Sea Shepherd è incredibilmente fiera della sua storica collaborazione con il Ministero Nazionale della Difesa della Liberia, un esempio di quanto può essere raggiunto se governo e società civile lavorano assieme per combattere la pesca INN”, ha detto Peter Hammarstedt, Direttore delle Campagne per Sea Shepherd Global.Proseguendo sull’onda del successo della prima campagna condotta tra febbraio e maggio 2017, Operazione Sola Stella 2 è tornata per otto ulteriori mesi di pattugliamenti in mare da settembre 2017 fino al 25 maggio 2018. Durante questo periodo, le due navi di Sea Shepherd M/Y Bob Barker e M/Y Sam Simon si sono alternate, garantendo il più lungo periodo di pattugliamenti nell’area fino ad oggi.Durante i pattugliamenti, sette ulteriori arresti sono stati portati a termine dalla Guardia Costiera della Liberia con l’assistenza di Sea Shepherd. Tra le imbarcazioni arrestate sono inclusi due pescherecci INN inseriti sulla lista nera internazionale, il F/V Labiko 2 e il F/V Hai Lung.Quando la F/V Labiko 2 è stata abbordata e ispezionata in acque liberiane, lo scorso 15 novembre 2017, si è scoperto che la stessa imbarcazione, con il suo precedente nome F/V Maine, era stata inserita nelle liste nere INN da parte di tre diverse Organizzazioni Regionali per la gestione delle Riserve Ittiche (Regional Fisheries Management Organization, RFMO) per crimini internazionali legati alla pesca. Al momento dell’abbordaggio, i bracconieri erano intenti ad installare delle reti da posta illegali per alimentare l’attrezzatura segreta per la produzione di olio di fegato di squalo presente a bordo. I documenti requisiti provano che l’imbarcazione uccideva più di 66’000 squali di alto mare durante ciascuna delle sue spedizioni di pesca, con il risultato di portare alla morte di oltre 500’000 squali ogni anno. La F/V Labiko 2 è stata arrestata, salvando la vita di oltre 250’000 squali.

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Il governo non ha una politica industriale?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

“Nel nostro Paese, solo nel 2017, abbiamo avuto 162 vertenze industriali aperte, con più di 180 mila lavoratori interessati. Padri di famiglia e giovani costretti a sopravvivere nella precarietà e nell’incertezza verso il domani. Ho letto il vostro ‘contratto’ di governo per tentare di capire la vostra idea di politica industriale, ma con mia grande sorpresa non ho trovato traccia di una qualche proposta”.Lo ha detto Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia, intervenendo in Aula a Montecitorio nel corso della discussione generale sul dl cig, l provvedimento che punta a rifinanziare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori ex Alcoa.“Sarebbe opportuno che il ministro competente riferisca a riguardo, mettendo da parte il pressapochismo e la propaganda. Vorremmo sapere dal super ministro, super solo per il numero di poltrone che si è auto-assegnato, Di Maio cosa devono aspettarsi i lavoratori interessati dalle emergenze, cosa devono aspettarsi i lavoratori dell’Ilva. La linea è quella di Grillo o quella di Di Maio? Basta furbizie.Servono decisioni, serve responsabilità. Di Maio durante la campagna elettorale correva in giro per l’Italia nei luoghi del malessere e del disagio, oggi da ministro non è qui in Aula.Voteremo questo provvedimento, ma auspichiamo sia l’ultima proroga. Basta assistenzialismo, serve il lavoro vero, non il reddito di cittadinanza. Solo con il lavoro vero si salvaguarda la dignità dei lavoratori”. (n.r. Bisognerebbe incominciare con imporre un dazio a quelle imprese italiane che si trasferiscono all’estero e poi  fanno rientrare i prodotti lavorati  a prezzi competitivi.)

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Governo: “Il tempo della propaganda è finito, ora si fa sul serio

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Il premier Conte rimetta nel cassetto slogan e banalità e con in mano l’agenda politica internazionale riconsideri avventure solitarie e sterili rispetto all’interesse nazionale.
Due appuntamenti fondamentali: il G7 di Charlevoix e il Consiglio europeo di fine giugno. Questa volta trovare un compromesso non sarà semplice, come quello che ha portato alla nascita del governo giallo-verde, ma improntato su due scenari e una variabile: il monito della Nato, per bocca del segretario generale Jens Stoltenberg, che ha avvisato l’Italia: le ‘sanzioni – alla Russia – devono restare e sono importanti’; la ridiscussione al vertice europeo del 28-29 giugno di un set di sanzioni chiave, in scadenza il 31 luglio; tensione dei rapporti tra Washington e Ue su altri temi che verranno ampiamente trattati al G7: Iran sul nucleare, clima, dazi su acciaio e alluminio, sicurezza e pace nel mondo.Non è con l’antieuropeismo che il nostro Paese riscatterà un ruolo ai tavoli che contano, la nostra deve essere una politica estera europea e atlantica, con uno sguardo alla Russia, ma nel rispetto di un percorso condiviso dai nostri alleati. l’Italia si inserisca con prudenza e autorevolezza nei prossimi consessi internazionali, senza fughe in avanti o strappi populisti. Il rischio è l’isolamento, e questo davvero non possiamo permettercelo”. Lo afferma in una nota Matteo Perego, deputato di Forza Italia. (n.r. La nostra obiezione è duplice. Una di carattere generale intesa nel fatto che ciò che si dice in campagna elettorale, e se si vincono le elezioni, deve rispondere fedelmente all’impegno governativo (e Trump negli Usa lo sta dimostrando) e secondariamente non si può continuare con la sterile logica delle sanzioni che non solo vanno a colpire chi li riceve ma anche chi le commina. Pensiamo al danno economico delle aziende italiane che tradizionalmente esportano in Russia. Come uscirne? Dialogando, ovviamente, e non creando muro contro muro. La Russia di Putin non è il paese dei demoni come noi non siamo quello dei santi.)

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“Non intendiamo stravolgere la buona scuola”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Queste sono le parole che ha pronunciato il premier Conte nel suo discorso alla Camera. Parole che stridono con una campagna elettorale in cui l’abrogazione della cosiddetta “Buona scuola” era stato uno dei cavalli di battaglia dei partiti che oggi sono al governo. Anche noi crediamo che la “Buona scuola” non vada stravolta, ma totalmente abolita! Insieme a tutte le sue folli deleghe che entreranno in vigore a tutti gli effetti dal prossimo anno scolastico: riduzione orari ai professionali, revisione delle assegnazioni del sostegno agli studenti con disabilità, nuovo esame di stato con valutazione delle prove invalsi e dell’alternanza scuola lavoro, riforma del sistema scuola 0-6. Tutta la legge renziana che andava a curare la supplentite con la perversione dei posti di potenziamento che hanno determinato una mobilità impazzita sul territorio nazionale a causa di un algoritmo errato e che ha avuto come unico risultato la creazione di un pezzo di corpo docenti burocratizzato o, peggio, addetto al tappabuchismo. È questa la legge “Buona scuola” che il nuovo governo Lega-Movimento 5 stelle non vuole abolire? È questo un governo del cambiamento? Un governo che con qualche modifica non intende in alcun modo cambiare l’impianto politico della riforma voluta dal PD di Renzi e dall’Europa? Chiamata diretta e ambiti territoriali con aumento della discrezionalità dei dirigenti scolastici, alternanza scuola-lavoro e sottrazione di ore di didattica per allenare gli studenti minorenni al lavoro senza tutele, formazione-farsa eccedente l’orario di servizio e bonus premiale per diffondere nelle nostre scuole una mentalità aziendalista in cui il merito si gioca sull’asservimento e la rinuncia alla partecipazione democratica negli organi collegiali. La legge 107, cosiddetta “Buona scuola”, la stanno sperimentando da tre anni i lavoratori della scuola ed i loro studenti. Ed è per questo che con il voto delle ultime elezioni politiche hanno punito con grande chiarezza il partito democratico che di quella legge si era fatto promotore, ideatore e strenuo difensore. Le elezioni politiche reclamavano con quel voto di protesta un nuovo corso, un cambiamento radicale che non può essere mediato da piccoli ritocchi di facciata o da misere variazioni. Occorre una scelta coraggiosa, è necessario che il Parlamento eletto ascolti i lavoratori della scuola, gli studenti e le famiglie: non c’è altra via se non quella dell’abolizione della legge 107.Pensiamo che il “governo del cambiamento” debba davvero cambiare e proporre soluzioni anche per questioni fondamentali che richiedono interventi immediati:
– un piano di rientro dei docenti esiliati attraverso un cospicuo aumento degli organici e la diffusione del tempo pieno anche nelle regioni del sud Italia;
– l’immissione in ruolo dei diplomati magistrali, dei laureati in scienze della formazione primaria e di tutti i precari docenti e ATA con 36 mesi di servizio;
– eliminazione del FIT e ingresso diretto al ruolo degli abilitati.
Chiederemo immediatamente un incontro al nuovo ministro per capire se il “cambiamento” è reale o se ancora una volta ci toccherà prendere atto delle promesse elettorali e della propaganda di una politica che non vuole parlare di scuola per fare davvero della pubblica istruzione una delle colonne più importanti del nostro welfare.

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Con il Governo del Cambiamento più potere al popolo e alle comunità locali, parola di Rifkin

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Jeremy Rikfin, economista padre della ‘Terza Rivoluzione industriale’ intervenendo a margine del Brussels Economic Forum ha promosso il Governo del Cambiamento. Una ricostruzione della lunga riflessione di Rifkin è stata raccolta dall’agenzia Adnkronos. Il nuovo governo rappresenta una opportunità. Non quella di formare semplicemente un nuovo esecutivo, bensì quella di preparare un piano di lungo termine per trasformare l’economia delle comunità locali, dando più potere al popolo e facendo così dell’ Italia, che ha una creatività pro capite straordinaria, il “faro” della trasformazione dell’Ue, per entrare nella nuova fase del “sogno europeo”, in nome del principio di sussidiarietà, che è scritto nei trattati ma viene poco applicato.E’ il momento per tutta Italia di fare un grosso respiro, di fare un passo indietro e di chiedersi: chi siamo noi come popolo? Ho passato trent’anni in Italia, sono stato in ogni comunità locale: la creatività pro capite in Italia è semplicemente straordinaria, perché c’è un’enorme diversità culturale, che è una ricchezza. Oggi ogni regione d’Italia dovrebbe sfruttare il proprio patrimonio culturale, al di là dei confini, iniziando a mostrare l’Italia come il faro della prossima fase del “sogno europeo”. Ricordatevi che sono stati gli italiani, con Altiero Spinelli, a portare l’Europa nel “sogno europeo”. Ora è un nuovo inizio: non penso che nessuno dica di no all’Europa. Ma è tempo di riflettere, a livello italiano ed europeo, su come passare meglio alla prossima fase del sogno europeo. E di fare le trasformazioni necessarie per rendere l’Europa più collaborativa e più forte, più adatta agli interessi delle comunità locali d’Europa: questa è la chiave.Dal voto è emersa volontà della gente di contare di più. Quello attuale è un momento di opportunità per due partiti politici, il Movimento 5 Stelle e la Lega, che hanno passato molto tempo organizzando i rispettivi elettorati, per fare una grossa differenza. Non solamente per avere un altro governo in carica: questa è un’opportunità, non va sprecata. Bisogna creare una roadmap economica, muovendo verso la Terza Rivoluzione Industriale, portando l’Italia su una strada che può essere il faro per la prossima fase, per quello che vogliamo dappertutto, in Europa e nel mondo: più potere al popolo, più potere distribuito, in modo che le persone possano avere un maggior diritto di parola sul loro destino economico.C’è un principio, nel Trattato di Roma, il principio di sussidiarietà, che dice che il potere deve iniziare nelle comunità locali, dove le persone vivono la loro vita. Il potere deve essere laterale, non verticale. C’è una legittima constatazione che il mondo, per come è governato ora, si sta muovendo troppo verso le élite, e penso che sia una constatazione giustificata, in tutto il Mondo. E ora penso che in posti come l’Italia, ma anche in giro per il Mondo, le persone dicano ‘vogliamo avere più controllo sulla nostra economia e sulle nostre vite’. Questa è una cosa positiva. Non credo che nessuno in Italia dirà che vuole uscire dall’Europa. Ma credo che sia legittimo pensare che ora, dopo cinquant’anni di Ue, ci sono altri cinquant’anni davanti a noi e, quindi, sarebbe bene fare proposte in modo che ogni livello di governance sia più in sintonia con quello che succede tra i 500 milioni di persone che vivono nelle comunità locali.
Credo fermamente nel principio di sussidiarietà, che è la rivoluzione che non è ancora accaduta. Il principio di solidarietà è nei Trattati e sospetto che molte persone in Europa non sappiano neppure che esiste. Il potere, secondo i trattati, nasce nelle comunità locali e nelle Regioni. Tutto quello che dobbiamo fare è prendere sul serio questo principio e sviluppare un piano per la terza rivoluzione industriale in Italia e in Europa. Questo è il principio basilare della governance europea, in teoria ma non in pratica. Ora in Europa è un momento in cui gli elettori votano e quello che sento dire loro, al di là della retorica, è “dobbiamo avere un maggior diritto di parola sul nostro destino economico nelle comunità in cui viviamo”. Questo non preclude la globalizzazione, ma diventa glocalizzazione. Ogni comunità locale, grazie alle tecnologie, può impegnarsi con Regioni in tutto il Mondo e cercare nuove opportunità economiche: non è teoria, ma pratica, sta già succedendo.Quello di cui abbiamo bisogno ora è una visione di governo che sia commisurata alla piattaforma trasparente e digitale laterale che stiamo creando: e quella visione è il principio di sussidiarietà. Che non preclude l’esistenza degli Stati Nazione, né dell’UE, ma significa che tutto il potere decisionale deve partire dai luoghi in cui le persone vivono e lavorano. Bisogna creare una roadmap economica, muovendo verso la Terza Rivoluzione Industriale, portando l’Italia su una strada che può essere il faro per la prossima fase, per quello che vogliamo dappertutto, in Europa e nel mondo: più potere al popolo, più potere distribuito, in modo che le persone possano avere un maggior diritto di parola sul loro destino economico. (fonte: blog delle stelle)

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Istruzione: Dal premier Conte nessun accenno di Scuola al Senato nel programma di Governo: solo una dimenticanza?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Eppure l’istruzione pubblica era stata sempre presente nei programmi della campagna elettorale di M5S e Lega. Come rimane una delle parti determinanti del Contratto di Governo sottoscritto solo pochi giorni fa dai due movimenti politici che tengono la nuova maggioranza politica. Il più lungo discorso programmatico della storia della Repubblica, nell’Aula di Palazzo Madama, viene incentrato su un “Governo pragmatico, del fare” con un’azione tutta basata su “ascolto, esecuzione e controllo”: “Flat tax, Migranti, lotta alla mafia, lotta alla corruzione, Reddito di cittadinanza, salario minimo orario sono stati alcuni degli argomenti affrontati. Nessun accenno invece alle problematiche della scuola o alla cultura in generale”.Anief ricorda al Governo che sono diversi gli ambiti su cui agire: procedere con la cancellazione del precariato, riaprendo le GaE con un decreto d’urgenza, per superare la discussa sentenza del Consiglio di Stato che ha messo alla porta oltre 60mila maestre e maestri con diploma magistrale, ma anche per assumere tutti i precari abilitati sui 100mila posti vacanti. Inoltre, bisogna anche agire sul contratto di categoria andando a rivedere la mobilità e gli scatti automatici, da aprire anche ai precari, come sostengono ormai da tempo i giudici. Allo stesso modo, va rivista la riforma del Governo Renzi. Inoltre, va modificata, senza cambiare le carte in tavola, l’assurda Legge Fornero, introducendo la possibilità di andare in pensione a quota 100, sempre a patto che quelle della scuola vengano considerate professioni usuranti. Infine, servono svariati miliardi di euro per avere stipendi per docenti e Ata adeguati all’Ocse.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ciò significa che l’Italia sarà commissariata dall’Europa per l’incapacità di gestire il precariato e la spesa pubblica aumenterà per colpa della politica, se non si cercherà di risolvere i problemi più urgenti. Inoltre, senza un programma politico centrato sullo sviluppo e sull’investimento di investimenti sul settore dell’istruzione, quello che si sta per avviare non si potrebbe definire il governo del cambiamento. A questo punto, ci aspettiamo che alla Camera dei Deputati, ma soprattutto in occasione del primo Consiglio dei Ministri, il presidente del Consiglio incaricato ci sorprenda con riferimenti espliciti alla Scuola e alle tante problematiche da risolvere. È un passaggio che gli italiani ritengono imprescindibile, attraverso il quale si gioca parte della credibilità del nuovo esecutivo M5S-Lega. (Al Senato il governo ha ottenuto la fiducia con 171 voti favorevoli, 117 contrari e 25 astenuti. Si è chiusa così la giornata della fiducia di ieri di Palazzo Madama al governo del premier Giuseppe Conte.)

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Un voto al Governo sui programmi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

“Fratelli d’Italia è dalla parte degli italiani, sempre. Se dal governo Conte arriveranno provvedimenti che condividiamo, come il taglio delle tasse, il blocco all’immigrazione irregolare, la difesa della sicurezza dei cittadini, la tutela delle nostre imprese, dei nostri prodotti, del lavoro italiano, voteremo quei provvedimenti. Se arriveranno cose che non condividiamo come il blocco dei lavori per la costruzione di nuove infrastrutture, l’assistenzialismo spinto perché la sfida per gli italiani è creare lavoro e non dare a tutti una mancetta, non voteremo quei provvedimenti perché non li condividiamo”. È quanto dichiara il presidente di fratelli d’Italia Giorgia Meloni interpellata dai giornalisti sul governo Conte che oggi e domani chiederà la fiducia alle camere.

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Obiettivi e politiche ambientali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

«Era lecito attendersi qualche passaggio più incisivo in tema di obiettivi e politiche ambientali dal discorso programmatico tenuto al Senato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. A lui e al nuovo Governo va ovviamente concessa un’ampia apertura di credito e bisognerà attendere i primi provvedimenti normativi per esprimere opportuni giudizi di merito. Ma a quello che si presenta costantemente come l’Esecutivo del cambiamento è giusto chiedere posizioni più nette, parole che non lascino dubbi sul fatto che la tutela dell’ambiente trovi finalmente il posto centrale che le spetta».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Veniamo da una legislatura durante la quale non si è riusciti a portare a casa una legge per il contrasto al consumo del suolo, si sono lasciati soli gli amministratori locali sul fronte dell’abusivismo e delle demolizioni, si è chiesto ai cittadini di non recarsi a votare per i referendum che riguardavano il futuro e la salute di tutti. Il contratto di Governo sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle non lascia intravedere un vero cambio di passo, infarcito com’è di dichiarazioni assai vaghe e sostanzialmente prive di un supporto concreto sotto il profilo operativo e delle risorse. Forse sono troppe le differenze di approccio a certi temi da parte delle due forze di maggioranza, ma è anche possibile che il presidente Conte riesca a operare una sintesi che finirà per sorprendere tutti in positivo. A patto, ovviamente, che dimostri più coraggio rispetto ai suoi predecessori».

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Politiche agricole: Buon lavoro al neo ministro

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

Nell’auspicio che possa contribuire al riscatto dell’agricoltura italiana e alla crescita del comparto agroalimentare nazionale – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – rivolgiamo al nuovo ministro per le Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, i nostri più sinceri auguri di buon lavoro.A tal proposito – continua Tiso – non possiamo esimerci dall’evidenziare positivamente le sue prime parole sulla centralità del Sud nel processo di rinascita del Bel Paese e su quanto questo possa divenire il volano per l’economia italiana in Europa. Naturalmente le riforme da fare per raggiungere questo obiettivo sono numerose e vanno da un migliore accesso al credito alla salvaguardia delle produzioni locali; dalla tutela delle tante Pmi del settore al corretto utilizzo dei fondi locali, nazionali ed europei, ma le premesse fatte dal ministro sul potenziale del Meridione lasciano comunque sperare nell’attuazione di politiche in forte discontinuità con quel passato in cui si parlava del Sud solo in maniera estremamente retorica. Come Confeuro – conclude Tiso –, nel ribadire ancora una volta i nostri auguri per un buon lavoro, vogliamo ribadire la nostra totale disponibilità a collaborare con il nuovo ministro Centinaio e con tutte le forse istituzionali interessate al benessere del mondo agricolo.

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Governo. Marini (Acoi), pronti a dare contributo per risolvere gravi problemi Ssn

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

“È un bene per il Paese che dopo mesi di tensione sia finalmente nato il nuovo governo. Nel salutare la nascita del nuovo esecutivo, auguriamo anche buon lavoro al nuovo ministro della Salute Giulia Grillo. Una donna giovane fa ben sperare sulla possibilità di avere un riferimento istituzionale con cui confrontarsi sui grandi problemi strutturali che riguardano gli ospedali, i chirurghi e soprattutto i pazienti. Come società scientifica siamo disponibili a collaborare nell’interesse generale sui grandi temi: formazione e accesso al lavoro per i giovani chirurghi, diritto di accesso alle cure standard in tutte le regioni d’Italia, rilancio della sanità pubblica, innovazione e sostenibilità tecnologica nella chirurgia, attuazione della legge sulla responsabilità medico-legale del personale sanitario, specie in materia di rapporti con le assicurazioni e linee guida”. Lo afferma Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione Chirurgi Ospedalieri Italiani (Acoi).

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Governo: Forza Italia esprime molte perplessità sul programma

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

“Di certo la maggioranza di governo non rispecchia la coalizione di centrodestra uscita vincente il 4 marzo. Gli elettori avevano premiato il centrodestra unito”.Così Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistata da ‘Il Giornale’. Forza Italia.”Non voterà la fiducia e – continua l’esponente azzurra – sarà schierata all’opposizione per rispetto degli italiani che ci hanno votato. Incalzeremo gli amici della Lega affinché i contenuti di centrodestra siano prioritari e non marginali. L`impressione è che questo governo sia a forte trazione grillina. Noi saremo le sentinelle del programma e del patto con gli elettori. Sarà – ha aggiunto – un’opposizione rigorosa, non pregiudiziale, ma senza sconti”. “Ci batteremo per legittima difesa, pace fiscale, difesa delle pensioni, detassazione dei contratti dei nuovi assunti, fiscalità ridotta sulla casa e per una seria politica industriale che punti su crescita, sviluppo e impresa”, ha concluso.

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Abbiamo un nuovo governo: Conte presidente del consiglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Sono 18 ministri, di cui 5 donne. Presidente del Consiglio: Giuseppe Conte; – Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Giancarlo Giorgetti – Ministro dell’Economia: Giovanni Tria – Ministro degli Esteri: Enzo Moavero Milanesi – Ministro degli Interni: Matteo Salvini (vicepremier) – Ministro dello Sviluppo Economico e Lavoro: Luigi Di Maio (vicepremier) – Ministro ai Rapporti con il Parlamento: Riccardo Fraccaro – Ministro degli Affari Europei: Paolo Savona – Ministro della Difesa: Elisabetta Trenta – Ministro della Giustizia: Alfonso Bonafede – Ministro della Pubblica Amministrazione: Giulia Bongiorno – Ministro della Salute: Giulia Grillo – Ministro degli Affari Regionali: Erika Stefani – Ministro del Sud: Barbara Lezzi – Ministro dell’Ambiente: Sergio Costa – Ministro ai Disabili e alla Famiglia: Lorenzo Fontana – Ministro dell’Agricoltura e del Turismo: Gian Marco Centinaio – Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture: Danilo Toninelli – Ministro dell’Istruzione: Marco Bussetti – Ministro dei Beni Culturali: Alberto Bonisoli.

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Il governo Conte non voluto dai poteri occulti?

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

Un libro per capire di cosa stiamo parlando. Esce in libreria «Poteri occulti», il nuovo libro di Stefania Limiti, un utile vademecum per districarsi nella fitta ragnatela che avvolge la Repubblica. «Non si capisce nulla del nostro sistema di potere se non si è disposti ad ammettere che, al di sotto del governo visibile, c’è un governo che agisce nella penombra… e ancora più in fondo un governo che agisce nella più assoluta oscurità e che potrebbe essere chiamato “criptogoverno”». Non è una frase di un militante del M5S ma di Norberto Bobbio riportata nel nuovo libro di Stefania Limiti dal titolo “Poteri occulti”, appena edito da Rubbettino.
Stefania Limiti, nota al grande pubblico per le sue numerose apparizioni televisive sull’affaire Moro, in questo libro traccia una sorta di vademecum per comprendere a fondo i retroscena della nostra storia recente. Se è vero infatti che talvolta i complottismi generano visioni distorte e deliranti della realtà è altrettanto vero che, come dimostra la Limiti nel libro, sarebbe da ingenui pensare che dietro alcuni misteri che avvolgono la nostra repubblica vi siano solo continue e ripetute casualità.«Il tema dei poteri occulti – dice la Limiti – è essenziale per comprendere il nostro Paese. Troppo spesso schivato, riposto nell’angolo tra i misteri non comprensibili, spinto nel buco nero di una matassa ingarbugliata e impossibile da sciogliere, o, peggio, tra le favole di cui ridere, è, invece, il cuore della nostra costituzione materiale. È necessario però che la tematica dei poteri occulti non venga esiliata nell’inutile sfera del complottismo e che, al contrario, abbia la sua parte nella comprensione delle faccende italiane. È indispensabile quindi riempire gli spazi vuoti della nostra memoria collettiva, dando ai poteri occulti la parte che “meritano”. La loro storia, infatti, appartiene non ad una vicenda criminale complessa ma è un segmento criminale della storia d’Italia. È inoltre, un argomento attuale perché il prepotente dilagare di organismi non elettivi e non soggetti a forme di controllo democratico ripropone in modo drammatico e urgente il tema dei poteri invisibili e del danno irreparabile agli ingranaggi democratici».
Stefania Limiti è nata Roma ed è laureata in Scienze politiche. Giornalista professionista, ha collaborato con Gente, l’Espresso, Left, La Rinascita della Sinistra, Aprile, Il Fatto. Si è dedicata alla ricostruzione delle pagine ancora oscure della recente storia italiana, svolgendo inchieste giornalistiche attraverso l’analisi delle sentenze giudiziarie e interviste ai protagonisti. Questo suo lavoro è confluito in quattro libri pubblicati da Chiarelettere: L’Anello della Repubblica (2009), Doppio livello (2013), Complici, con Sandro Provvisionato sul caso Moro (2015), La strategia dell’inganno (2017). È stata processata e assolta nel gennaio 2018 per non aver rivelato alla Procura di Caltanissetta una fonte citata nella sua ricostruzione della strage di Capaci. Ha inoltre realizzato un’inchiesta sul dossier voluto dai Kennedy sull’assassinio di JFK, dal titolo Il Complotto (Nutrimenti, 2012), e segue da anni la questione palestinese sulla quale ha scritto I fantasmi di Sharon (Sinnos, 2002) sulla strage nei campi profughi di Sabra e Shatila e le responsabilità libanesi e israeliane e Rapito a Roma (L’Unità, 2006) sul sequestro compiuto in Italia da parte del Mossad del tecnico nucleare Mordecai Vanunu.

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“Governo e mercati finanziari? Vi diciamo nomi e cognomi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

Scrivono in un loro libro Giorgio Galli e Mario Caligiuri: “Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci”, sul potere delle multinazionali, non pensavamo che le tesi esposte potessero ricevere una conferma a solo pochi mesi di distanza, e proprio da vicende italiane.
Si è detto che gli eventi successivi alle elezioni del 4 marzo, sino alla decisione del Presidente Mattarella di varare un esecutivo diverso da quello espresso dalla maggioranza parlamentare, sia dipeso dalle preoccupazioni per il comportamento dei mercati finanziari.
Mercati è un concetto astratto. Quelle che decidono sono persone fisiche ai vertici delle multinazionali, i cui nomi e cognomi sono registrati nel nostro libro.
Non solo si è paventata l’interruzione di un completo scambio di informazioni tra l’intelligence tedesca e quella italiana, ma gli organi di informazione tedeschi e anglosassoni, dalla Frankfurter Algemeine Zeitung al CNBC, si sono pesantemente espresse sulle circostanze relative al governo che stava per nascere”.
Non a caso il Presidente della Repubblica per motivare il suo dissenso, ha espresso più volte la preoccupazione per i risparmi, che com’è noto sono posseduti dalle banche. Uno dei protagonisti della vicenda post elettorale ha così sintetizzato la situazione: “Allora ditelo che è inutile che andiamo a votare, tanto i governi li decidono le agenzie di rating”, che sono succursali delle multinazionali. In realtà votare è utile e le difficoltà del sistema politico italiano sono di antica data. Ma il ruolo di chi comanda il mondo è un ruolo determinante»Questo il parere del politologo Giorgio Galli e dello studioso di intelligence Mario Caligiuri autori del volume “Come si comanda il mondo” (Rubbettino) intorno alle vicende che hanno riguardato il complesso travaglio che (forse) porterà alla luce il prossimo governo. Una lettura fondamentale per dare nome e cognome a chi davvero tiene in mano le sorti del pianeta.
Di fronte al disordine mondiale scaturito dalla caduta del muro di Berlino e dagli attentati dell’11 settembre 2001, ci si chiede con sempre maggiore insistenza chi comandi il mondo. Nonostante i contributi sempre più numerosi, manca finora una visione d’insieme che unisca gli indispensabili presupposti teorici con gli inevitabili effetti pratici, in modo da individuare relazioni e intrecci, che il più delle volte sono davanti agli occhi di tutti. Con un approccio scientifico, gli autori si interrogano su questo tema, riunendo fili dispersi per creare un originale quadro di insieme. Emerge che le persone che influenzano le sorti del pianeta non sono le classi politiche che appaiono sugli schermi televisivi e contro cui si indirizza la protesta, ma i manager delle multinazionali che operano nel mercato globale. Il potere non è impersonale oppure determinato dalle selezioni di un algoritmo ma il nostro destino è deciso da nomi e volti ben individuabili. Il loro controllo è il problema decisivo della democrazia nel XXI secolo.

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In arrivo un’altra spending review, l’eredità del Governo PD metterà in ginocchio la scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Il primo inquilino di viale Trastevere, in procinto di essere nominato assieme al primo Governo della XVIII legislatura, dovrà riuscire a mettere in pratica il programma sulla scuola contenuto nel Contratto di governo M5S-Lega dovendo fare a meno di 160 milioni di euro nei prossimi tre anni: è l’eredità pesante lasciata dal Governo uscente. Conti alla mano, dai documenti interministeriali emerge che ci sono tagli importanti sia nella scuola, sia nei fondi destinati alla formazione. Nei primi due anni le scuole dovranno fare a meno di 36 milioni di euro (sia per il 2018 che per il 2019) e scendere di altri 35 milioni di euro alla fine del triennio. Lo stesso dicasi per i tagli ai fondi destinati all’offerta formativa che saranno di 18 milioni per quest’anno, di 19 milioni per il prossimo e di poco più di 17 milioni per il 2020.Marcello Pacifico (presidente Anief): Si va a tagliare al cuore della scuola, sulle spese vive di prima necessità. È come se agli ospedali si andassero a tagliare i materiali per le operazioni chirurgiche e per la gestione dei pazienti. È un andare inaccettabile. Spetterà al nuovo ministro informare immediatamente il Governo della presenza di questo ulteriore “fardello”, in modo che l’esecutivo possa emanare un decreto soppressivo, trovando le risorse utili a coprire le economie previste della maggioranza uscente. Al nuovo Governo chiediamo di introdurre una politica opposta: la scuola ha bisogno estremo di risorse, considerando che gli investimenti rispetto al Pil sono fortemente sottodimensionati rispetto a tutti i Paesi moderni. Occorre contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico, ridurre il numero di alunni per classe, trasformare i 100mila posti in organico di fatto in organico di diritto, la metà dei quali su sostegno, stabilizzandovi tutti i precari storici, i diplomati magistrale e coloro che, in possesso di abilitazione, hanno svolto tre anni di supplenze. Il tempo della spending review è finito, altrimenti la scuola finirà nel baratro.

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