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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°105

Posts Tagged ‘governo’

Cosa sta facendo il governo su energia e clima?

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Greenpeace prende atto di quanto ha dichiarato oggi alla Camera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull’importanza della sfida posta dai cambiamenti climatici, ma fa presente al capo di governo che l’Italia non sta facendo abbastanza su questo tema. «A gennaio il governo Conte ha presentato una bozza di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, il cosiddetto PNIEC, non in linea con quanto indica la scienza per mantenere l’aumento di temperatura entro 1,5 gradi Celsius» dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «In questa proposta di PNIEC le energie rinnovabili, soprattutto quelle elettriche, vengono sottostimate mentre il gas viene messo al centro del modello energetico italiano per molti decenni a venire. Non è certo così che abbandoneremo i combustibili fossili, la principale causa dei cambiamenti climatici. Nel documento presentato dall’attuale esecutivo manca, inoltre, un piano per arrivare a emissioni nette zero entro il 2050, obiettivo indicato dalla scienza come fondamentale per rispettare gli Accordi di Parigi», conclude Iacoboni.Il Piano non è ancora in versione definitiva e a breve inizierà anche una fase di consultazioni pubbliche. Greenpeace, che presenterà le proprie osservazioni, richiede urgenti miglioramenti, altrimenti l’Italia non solo non farà la propria parte nella battaglia al riscaldamento globale, ma perderà anche il treno dello sviluppo economico citato dal Presidente Conte.

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Governo: Bail-In e il ministro Tria

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Davvero la Germania ha ricattato l’Italia sul Bail-In come ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria?Intanto, spieghiamo cosa è il Bail-In con parole semplici.
La normativa sul Bail-In, in vigore dal 1 gennaio 2016, prevede che in caso di dissesto finanziario di una banca non sarà più possibile “salvarla” con soldi pubblici, cioè nostri, o delle banche centrali, ma dovrà salvarsi da sé. O meglio, si salverà con i soldi degli azionisti, degli obbligazionisti e, se non bastassero, operando un prelievo forzoso sui conti dei correntisti, per importi eccedenti i 100.000 euro.In una informativa al Senato, il ministro Tria ha dichiarato che la Germania avrebbe ricattato l’Italia se non avesse accettato il Bail-In, perché si sarebbe diffusa la notizia che l’Italia aveva il sistema bancario prossimo al fallimento. Il ministro Tria, poi, ha chiarito che aveva voluto fare riferimento a una situazione oggettiva in cui un rifiuto isolato dell’Italia, di applicare la legislazione europea sul Bail-In, avrebbe potuto essere facilmente interpretato come un segnale della esistenza di seri rischi nel sistema bancario italiano. Insomma, Tria ha ritrattato.A parte il caso dei truffati, che devono essere risarciti, si pone il problema se ai cittadini che hanno investito e che hanno perso i loro soldi è dovuto comunque un rimborso. Noi riteniamo di no, perché quando si comprano azioni (per le obbligazioni la questione è più articolata) ci si assume il rischio: se va bene si guadagna, se va male si perde.Non si capisce perchè il guadagno si privatizza, per l’investitore e la perdita deve essere socializzata, a carico dello Stato, cioè di tutti noi.Un consiglio. Coloro che hanno azioni o obbligazioni bancarie dovrebbero recarsi presso la propria banca e chiedere informazioni sui rischi che si corrono con i titoli acquistati. Siamo certi che riceveranno assicurazioni e sorrisi ma la fiducia non esclude il controllo.

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Scuola: Docenti precari non abilitati, contentino del governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

“Per le tante decine di migliaia di docenti precari di terza fascia si sta facendo molto meno di quello che era stato promesso: a questi insegnanti non servono punti in più, ma corsi abilitanti e l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento con l’avvio contestuale del doppio canale di reclutamento. È un passaggio chiave ed imprescindibile se si vuole davvero vincere una volta per tutte la supplentite cronica nella scuola: pensare di cavarsela, come ha fatto il governo giallo-verde, con un emendamento che dà una supervalutazione del servizio in occasione del prossimo concorso, non serve a molto”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando l’avvenuta approvazione della modifica all’interno del Ddl 1018 relativo alla conversione in legge del decreto 28 gennaio 2019, n. 4 che apre a quota 100 e al reddito di cittadinanza. Le ragioni dell’esecutivo sono state oggi espresse dalla senatrice Bianca Laura Granato (M5S), secondo la quale si starebbe rispettando “il contratto di governo nel modo in cui abbiamo potuto, visto che nelle more della legge di bilancio sono stati vinti alcuni ricorsi che hanno reso impraticabile la via del concorso riservato. Mi riferisco al transitorio della secondaria, laddove risultano bloccate le rispettive graduatorie. Vogliamo far funzionare la scuola pubblica e valorizzare il precariato – ha continuato la senatrice -. Ecco perché oltre a destinare il 10% dei posti ai precari, nel concorso verrà valutato il servizio grazie ad un emendamento che abbiamo approvato in commissione finito nel decreto quota 100”. La senatrice pentastellata sostiene anche di non avere “alcun dubbio che docenti con servizio siano in grado di superare il concorso meglio di altri appena usciti dagli studi”, perché “l’esperienza è un valore aggiunto insostituibile. Ma a questi timori vanno date delle risposte e vanno individuati correttivi, se possibile, alle procedure concorsuali. Parlerò con il Ministro per trovare soluzioni”, ha concluso Granato. Anief invita la senatrice a percorrere una delle strade indicate da tempo dal giovane sindacato: aumentare la quota di accesso prevista dalla legge di stabilità per tutti i docenti precari di terza fascia d’istituto. Oppure avviare un corso abilitante e permettere la loro successiva collocazione nelle GaE. A meno che non si voglia pensare ad un loro reclutamento dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto. “Occorre percorrere una di queste strade – dice ancora il presidente Anief – ed anche in fretta, perché se non si sana una volta per tutte la loro posizione si rischia concretamente di andare incontro ad un blocco delle attività didattiche”. Per questi motivi, Anief ha chiesto anche di introdurre una apposita modifica al decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, il cosiddetto decreto Semplificazioni, attraverso un’audizione tenuta presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato, andando a rivedere il comma 2 dell’articolo 10 del decreto Semplificazioni, sostituendo all’articolo 1, comma 792 della legge di bilancio 2019, lettera o), punto 2, le parole “10 per cento” con “50 per cento”: nella richiesta si è chiesto, di fatto, la stabilizzazione del personale docente non abilitato con 36 mesi di servizio attraverso l’estensione della quota di posti riservata.
La decima Sezione Corte di Giustizia Europea solo pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito che gli stati membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Invece, in Italia si continua proprio a fare questo. Tra l’altro, la strada dell’indifferenza intrapresa dallo Stato italiano lo sta conducendo verso una sempre più probabile condanna: sono sempre più gli elementi utili a trasformare la denuncia Anief 4231/2014, pendente presso la Commissione europea sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine, in procedura d’infrazione.

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“Il Governo non ha bloccato nessun cantiere”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

“E’ sorprendente che gli attori economici bergamaschi, sempre ben informati, si lascino andare a un attacco politico a gamba tesa al Governo in carica buttando nel piatto un blocco delle grandi opere che non esiste.
Chiariamo alle associazioni e alle sigle sindacali una volta per tutte che il nostro Governo non ha fermato nessun cantiere in Italia. Le grandi opere stanno procedendo e i lotti sono stati finanziati. Il terzo valico e il tunnel del Brennero vanno avanti su input diretto dell’esecutivo mentre su altre infrastrutture ferme da anni, come la TAV, si stanno facendo le opportune riflessioni.
Se preferiscono quei Governi che fin qui hanno fatto solo promesse senza concretizzare nulla per Bergamo e per il Paese si accomodino. Noi continuiamo a lavorare nell’interesse dei cittadini.
Lo ribadisco: come abbiamo dimostrato in questi mesi siamo pronti a incontrare tutti gli attori economici nell’ottica di rilanciare il Paese e la crescita per il territorio bergamasco, lombardo e italiano. Ma con dati veri.
La CGIL parla di un fantomatico taglio di 3,5 miliardi di euro e di investimenti per 550 milioni: sono cifre che non esistono da nessuna parte.
Solo per il dare un’idea delle grandezze, da solo, il bando TPL a cui parteciperà la Tramvia per la Val Brembana vale, per il 2019, più di 2 miliardi e 100 milioni di euro. Grazie al lavoro del sottoscritto si è sbloccata la variante di Trescore che, nonostante i grandi annunci dello scorso Governo era ferma. Sono altri 70 milioni di euro per Bergamo.
Quanto allo scalo merci di Bergamo è fermo da anni a causa dei veti incrociati del PD che riesce solo a litigare con se stesso o con la Regione come nel caso dell’Autostrada Bergamo Treviglio. E poi, perché le associazioni non si chiedono che fine ha fatto il rondò dell’autostrada annunciato anni fa e ancora fermo al palo?”.Questa la dichiarazione del consigliere regionale del M5S Lombardia Dario Violi.

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Brexit. La Pietra (FdI): governo tuteli Made in Italy

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

“L’Italia deve arrivare preparata alla Brexit per tutelare le eccellenze e i prodotti dell’agricoltura della nostra Nazione e più in generale il nostro made in Italy. Questo tenendo conto della recente bocciatura da parte del Parlamento britannico della proposta di accordo sulla Brexit con l’Unione Europea, che rischia di determinare gravi conseguenze economiche nell’intera area UE, ed in particolare in Italia”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, componente della Commissione Agricoltura, presentando un’interrogazione al ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio.
“Il mercato britannico ha una forte incidenza sulla bilancia commerciale nazionale e sulla crescita del nostro Pil – spiega il senatore di FdI-. L’agroalimentare italiano vale il 6 per cento delle importazioni del Regno Unito e questo settore rappresenta il quarto mercato per il nostro export. In assoluto il Regno Unito ha un’incidenza dell’8 per cento sulle nostre vendite estere, con un valore pari a circa 3,3 miliardi di euro, con un aumento del 43 per cento nell’ultimo decennio riferito all’acquisto di prodotti Made in Italy”.”Per questo il governo non può assistere a quello che accade e deve attivarsi, affinchè la Brexit non penalizzi le nostre produzioni, ma piuttosto diventi un’opportunità di crescita” conclude il senatore La Pietra.

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Governo. Banche: Il caso Carige

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

“Se i migranti fossero banche li avreste già salvati”, tuonava Alessandro Di Battista; gli faceva eco Matteo Salvini con “Mai aiuteremo le banche con i soldi pubblici.”.Che dire?
Oggi la situazione è ribaltata: il Governo del popolo e del cambiamento salva la banca Carige e lascia i migranti in mare.Con quali soldi si intende salvare la Carige? Con quelli del decreto “salva banche” del governo Gentiloni, che stanziava 20 miliardi da usare in queste occasioni. Il decreto Gentiloni, che seguiva le procedure europee, fu aspramente combattuto dal M5S e dalla Lega che, oggi, invece, lo utilizzano per il salvataggio della Carige.Vediamola questa storia della banca Carige.La Banca Carige (acronimo di Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) ha sede a Genova. Ha origine a fine del 1400, con una storia secolare alle spalle come il Monte de’ Paschi di Siena (MPS). E’ presente soprattutto in Liguria.La crisi della banca è stata tale che è dovuta intervenire la Banca Centrale Europea commissariandola, cioè sollevando dall’incarico i dirigenti. E’ un caso di intervento della BCE unico in Italia.I commissari hanno annunciato che emetteranno obbligazioni, utilizzando la garanzia dello Stato ed è prevista una ricapitalizzazione, cioè un intervento diretto dello Stato, analogamente a quanto avvenuto con il MPS. Lo scopo è quello di garantire investitori e risparmiatori.Costo delle operazioni 4 miliardi di soldi pubblici, cioè nostri. Per inciso, la vicenda Carige, come quella del MPS, nulla ha a che vedere con il caso della banca Etruria.Insomma, questo Governo del cambiamento sta facendo le stesse cose dei governi precedenti.Con buona pace di coloro che ci hanno creduto. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Governo. Manovra economica per aumentare deficit e imposte

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

Sono due gli elementi fondamentali di questa manovra economica, approvata dal Senato e in discussione alla Camera dei deputati: il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni (spese correnti) e a fronte aumenteranno le imposte. Tempi bui ci attendono.Vediamo. Il governo legastellato è arrivato a ridosso degli ultimi giorni dell’anno per approvare il bilancio 2019. Colpa della Commissione europea, dichiara il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Non è così’, ovviamente, perché se l’accordo fosse stato fatto qualche mese fa sul 2% di deficit, come poi è avvenuto, il bilancio sarebbe già legge dello Stato; invece, i due vicepremier, Salvini e Di Maio, si sono attestati sul “me ne frego” e “non arretreremo di un millimetro”, per confermare il 2,4%, perché altrimenti non si sarebbero mantenute le promesse, dicevano. Ora dicono che le promesse saranno mantenute anche con il 2% di deficit.
Purtroppo, ci stiamo abituando alle bufale (a Roma si chiamano “fregnacce”) dei due vice premier legastellati. Il governo, per evitare di aumentare Iva e accise nel 2019, ha accresciuto il deficit pubblico, cioè nostro, di 12,5 miliardi ed ha rinviato l’aumento di IVA e accise al 2020, per un valore di 23 miliardi, e al 2021 per 28 miliardi. Un carico d’imposte per 51 miliardi! I consumatori ringrazieranno.Il presidente Conte dichiara, inoltre, che la manovra economica è espansiva. L’ottimismo della volontà è apprezzabile, ma c’è la ragione che valuta i numeri, non i “numeretti” dimaiani, e questi dicono che, con gli aumenti di imposte, l’ottimismo si trasforma in bufala.L’importante è che il popolo ci creda. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il tema casa è assente nella manovra del governo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Scrive il senatore Franco Mirabelli su su HuffingtonPost:”Il tema della casa resta il grande assente nella manovra economica del Governo giallo-verde. Nella Legge di Bilancio presentata alle Camere non c’è nulla sul tema, né idee innovative, né provvedimenti e tanto meno soldi e investimenti.Eppure se si vogliono affrontare davvero la povertà e le difficoltà di tante famiglie la questione casa è centrale.
Il costo dell’abitazione, infatti, incide in maniera rilevante sui bilanci familiari, quasi sempre ben oltre quel 20% stimato come la misura sostenibile per chi ha redditi medio-bassi per poter vivere dignitosamente.A ciò si aggiunge la mancanza di risposte per migliaia di persone che non trovano un’abitazione stabile. Ma questo Governo si occupa di casa come se fosse solo una questione di ordine pubblico. È giusto contrastare l’abusivismo e farlo con forza, ma se questo diventa l’unico aspetto su cui si interviene, senza mettere in campo politiche e soprattutto investimenti per affrontare l’emergenza abitativa – come ha tentato di fare il nostro Governo nella scorsa Legislatura – si rinuncia ad affrontare i problemi e i bisogni che creano disagio e, spesso, disperazione. Oppure, ed è una parte della discussione in corso sul reddito di cittadinanza, si parla di casa per considerare quella in proprietà come un elemento discriminante per accedere ai mitici 780 euro, come se una famiglia senza reddito ma con una casa in proprietà potesse rispondere meglio ai bisogni quotidiani”.

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Governo: Serve maggiore responsabilità e coerenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

In questi anni è mancata una vera e propria direzione e questo ha generato delle forme di schizofrenia politica che hanno creato gravi danni al Paese. Anche in questi giorni, con dichiarazioni che da una parte si richiamano alla linea dura con l’Europa e dall’altra cambiano la sostanza iniziale di provvedimenti come “quota 100” e il “reddito di cittadinanza”, non si sta facendo altro che alimentare un caos che spesso si traduce in un unico ma fondamentale dato: lo spread. Quest’ultimo indicatore non è, come spesso viene definito, un numero della sola finanza, ma un elemento che incide con forza sugli investimenti, e di conseguenza sul lavoro e sulla vita dei lavoratori. A complicare un quadro non proprio lineare c’è anche l’opposizione dell’esecutivo alla modernizzazione delle infrastrutture e quindi la consequenziale difficoltà a creare nuove opportunità di lavoro. L’Italia di oggi, invece, ha bisogno di prospettive ed occasioni e non di chiudersi dentro un fortino che al suo interno ha anche molto poco da difendere.
Come Soggetto Giuridico siamo assolutamente convinti dell’esigenza di investire sul lavoro e sui lavoratori piuttosto che, come invece sta avvenendo, giocare con le paure dei cittadini attraverso la ricerca di capri espiatori che facciano dimenticare tutte le responsabilità della politica.La situazione del Paese è onestamente difficile e dobbiamo prenderci tutti le nostre responsabilità, noi come organizzazione della rappresentanza sindacale che deve agire responsabilmente e il governo come colui che detiene un potere esecutivo che deve dimostrare di saper amministrate con lungimiranza, serietà e trasparenza.

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Manovra. Urso (FdI): Caporetto del governo in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

“Questa è la Caporetto del governo Conte, è necessario un cambio immediato di governo per evitare la disfatta. Serve una nuova linea del Piave, che questa maggioranza succube sul piano economico di Cinque Stelle non può certo predisporre”: è quanto ha rilevato ai microfoni di SkyTg24 il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, responsabile Impresa e Attività produttive di Fratelli d’Italia, denunciando “la resa senza condizioni del governo ai diktat della Commissione e soprattutto ai piani di riforma che l’asse Parigi-Berlino ha imposto che pregiudicano il futuro dell’Italia. Il governo Conte non ha subito solo una pesante sconfitta, arretrando su tutta la linea della manovra economica, costretto di fatto a rinunciare a reddito di cittadinanza e riforma Fornero, che si ridurranno a misure tampone di sapore meramente elettorale, per tentare di salvare almeno la parvenza delle sue misure simbolo; nelle conclusioni del Consiglio Europeo ha ceduto su tutti i fronti, con un ignobile baratto che condanna l’Italia ad un ruolo marginale in Europa. Il governo Conte ha infatti accettato che il Fondo Salva Stati diventi anche una rete di sicurezza per le banche dei paesi del Nord Europa, ha subito una riforma che rende meno appetibili i titoli pubblici italiani, ha accettato che il nuovo bilancio della zona euro finanzi solo i Paesi che sono in regola con i vincoli europei (e quindi non l’Italia), ha rinunciato alla richiesta di garanzia europea sui depositi, già prevista dall’Unione Bancaria, ha addirittura rinunciato alla ricollocazione dei rifugiati nella UE. Una resa su tutta la linea, una disfatta di cui si parla poco ma che peserà moltissimo sul futuro dell’Italia, ipotecando i nostri prioritari interessi nazionali”

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“Saltano rattoppi ‘piano Marshall’, così come fondi da governo”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

“In attesa dei fondi del governo, prima annunciati, poi tagliati e ora in forse, le buche a Roma aumentano a dismisura, così come i pericoli per automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. A seguito delle piogge di questi giorni i rattoppi stradali eseguiti nei mesi scorsi sono saltati ed hanno aggravato la già penosa situazione delle strade della Capitale. Il manto stradale di Roma è di nuovo disseminato di pericolose buche, un incubo e un salasso economico per i romani. Le segnalazioni dei cittadini, restano grida mute. Dall’amministrazione nessuna risposta, così come accade da due anni e mezzo. I romani rischiano l’osso del collo e il Campidoglio che avrebbe il dovere di tutelare l’incolumità fisica dei romani, non interviene. Dopo mesi di chiacchiere sul ‘piano buche’ o ‘piano Marshall’ ci risiamo, le strade della nostra città sono simili a quelle di un paesaggio lunare. Fondi non spesi, bandi e gare bloccate o a rilento, mentre gli utenti della strada sono costretti a pericolosissime gimcane a causa delle strade accidentate”. Così in una nota la consigliera del PD capitolino Ilaria Piccolo.

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Una manovra di bilancio del governo in stato confusionale

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

“Quel che sta accadendo alla Camera non ha precedenti nella storia repubblicana: Commissione e Aula stanno emendando, discutendo ed approvando la Manovra senza avere contezza di quali saranno i saldi definitivi con il Presidente del Consiglio che candidamente dichiara di non poterli anticipare perché oggetto di trattativa e con il Presidente della camera che accetta supinamente piuttosto che denunciare l’esproprio delle prerogative dei deputati. Si continuano a votare micro-emendamenti, mance elettorali e misure da pochissimi milioni di euro, né potrebbe essere diversamente in assenza dei saldi che sono il ‘pace maker’ della manovra. Si continua quindi a costruire e votare un provvedimento su basi provvisorie e non veritiere, né si sa quanto arriveranno i saldi definitivi. Ciò significa che anche il Senato potrebbe essere costretto a lavorare alla stessa maniera e che, comunque, quando la manovra con i saldi definitivi tornerà alla Camera, in terza lettura, non potrà subire alcuna modifica.Un vilipendio delle prerogative dei Deputati che, peraltro, costituisce un precedente sconvolgente dal punto di vista della finanza pubblica perché si procede alla cieca sostanzialmente senza avere certezza che ciò che viene approvato abbia copertura. I componenti della Commissione Bilancio della Camera e tutti i Deputati con in testa il Presidente, dovrebbero impedire questa forzatura costituzionale e questa ennesima presa in giro del Parlamento e dei cittadini da parte del Governo”. E’ quanto afferma Rocco Palese, già Deputato di Forza Italia.

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Farmacie: Lettera aperta al Governo sulla Legge di Bilancio

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 dicembre 2018

Riceviamo e rilanciamo: “Egregio Presidente Conte, Onorevoli Ministro Di Maio e Ministro Salvini. In rappresentanza delle società che investono e gestiscono libere farmacie sul territorio italiano, desideriamo esprimere con questa lettera un segnale di allarme.
Il subemendamento alla Legge di Bilancio per il 2019, depositato dall’Onorevole Giorgio Trizzino del Movimento 5 Stelle nella mattinata di lunedì 3 dicembre 2018 costituirebbe un passo indietro fondamentale rispetto all’evoluzione del settore delle libere farmacie creando al contempo una grave incertezza del quadro normativo tale da minare la capacità di stimolare e attrarre investimenti anche in altri settori.Il subemendamento va infatti in direzione opposta rispetto a un trend che, come già successo a livello globale, vede le farmacie evolversi ed arricchirsi (in termini di offerta, di servizi aggiuntivi, di fruibilità e di accesso digitalizzato) sotto la gestione di soggetti specializzati capaci di investire e valorizzare le professionalità che offre il settore al fine di garantire migliori servizi e facilità di accesso ai cittadini, e di raccogliere le nuove sfide proposte dalla stessa Amministrazione Pubblica (si pensi al Piano Nazionale della Cronicità) e rispondere a queste in senso fattuale e concreto.Realtà come le nostre, società italiane e multinazionali, hanno deciso di investire sul tessuto produttivo nazionale creando e mantenendo migliaia di posti di lavoro, ed hanno già messo in campo grandi impegni e forti investimenti, palesemente non tenuti in considerazione dal subemendamento suddetto.Sono oltre 300 le farmacie che rischiano di non essere più sostenute da una società a seguito di questo provvedimento, oltre 1.500 i posti di lavoro che sarebbero in grande rischio, e ammontante a circa 500 milioni di Euro il fatturato aggregato delle aziende del settore che andrebbe irrimediabilmente a contrarsi, con gravi effetti anche sulla contribuzione all’erario”.

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Istat Pil: stime Governo da rifare

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Secondo l’Istat, nel terzo trimestre del 2018 il Pil, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,7% nei confronti del terzo trimestre del 2017.”Di male in peggio! E’ evidente che la stima del Governo di avere una crescita nel 2018 pari all’1,2% è ormai un miraggio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Di conseguenza va rivista anche la stima di avere nel 2019 un Pil a +1,5%, visto che, quand’anche considerassimo valido l’impatto sul Pil dovuto alle misure contenute nella Legge di Bilancio, è chiaro che, partendo da un dato inferiore per il 2018, i conti non possono tornare” prosegue Dona.”A questo punto, quindi, vanno rivisti anche i rapporti tra deficit e Pil e tra debito e Pil che, alla luce dei dati di oggi, risultano sbagliati” conclude Dona.

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Global compact è la classica buccia di banana per il governo?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

“Le dichiarazioni di Fico sul Global Compact, per cui bisognerebbe ‘aderire assolutamente’ al Patto Onu, sembrano un ultimatum a Conte, a meno che non siano direttamente delle prove tecniche per un governo Fico, Pd-M5S.Il Presidente della Camera, dopo aver schiaffeggiato la vittoria italiana nel centesimo anniversario della Prima guerra mondiale, si è prima preso la licenza di fare il ministro degli esteri interrompendo le relazioni diplomatiche con l’Egitto per il caso Regeni senza concordarlo con gli Affari esteri né con la Presidenza del Consiglio e poi appunto di intimare a Conte la sottoscrizione del trattato Onu sull’immigrazione, il Global Compact.
Nessuno ha mai creduto che questo governo sarebbe andato ‘de plano’, ma nemmeno che sarebbero volati gli stracci nella coalizione dopo soli 6 mesi. In questo caos politico e diplomatico la Lega Nord è con le spalle al muro:se in Parlamento prevalesse il sì all’Onu la linea del Carroccio sull’immigrazione sarebbe completamente smentita e il governo dovrà rivedere le sue posizioni sulle navi Ong, i respingimenti, i rimpatri. Anche se il veto del M5S sull’abolizione della ‘protezione umanitaria’ nel Decreto sicurezza aveva già aperto una falla. E questo sta facendo innervosire molto Salvini, che ha tenuto in aula un atteggiamento di grande nervosismo e perfino di stizza nei confronti di Fdi, colpevole di aver posto il Global Compact in cima all’agenda politica nazionale, come era necessario fare per il bene della nazione”.
E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi. Gli fa eco il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani: “Chiederò alla presidente Casellati che prima della riunione a Marrakech il governo riferisca il Aula sul Global compact. Dopo le varie prese di posizione all’interno della maggioranza, che riflettono in maniera ancora più evidente le divergenze tra Lega e M5S, non è pensabile che l’Esecutivo non esprima una posizione ufficiale dinanzi al Parlamento. Anche ieri il ministro Moavero, nel corso del question time al Senato, ha accuratamente evitato il tema, continuando a scaricare sul Parlamento la decisione sulla firma del Global compact. Fratelli d’Italia, oltre a ribadire la sua netta opposizione ad un Accordo di stampo mondialista che favorirà l’invasione dell’immigrazione clandestina, pretende che il governo e la maggioranza si assumano le proprie responsabilità dinanzi alla Nazione”.

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Scuola: Stipendi, per il governo già è tanto che non sono diminuiti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 novembre 2018

Sul rinnovo del contratto della scuola, come per quello degli altri dipendenti pubblici, la verità comincia a venire a galla: dopo aver parlato di adeguamento ai compensi europei, di valorizzazione dei nostri insegnanti, i soldi messi da parte nella legge di bilancio AC n. 1334, per assicurare il rinnovo del contratto, sono così pochi – soltanto 14 euro -, lo 0,7%, in attesa di prendere il doppio alla firma del contratto. Il Ministro dell’Istruzione dice che sono un punto di partenza, anche se a leggere il testo della manovra non sembrerebbe visto che si stanziano somme triennali. E comunque sia, per Marco Bussetti il governo va ringraziato per avere evitato che i compensi di tanti docenti e Ata si riducessero dal prossimo gennaio, per via della perequazione non coperta. Di aumenti veri, però, non se ne parla. Ecco perché Anief ha chiesto di riallineare gli stipendi attraverso l’integrale recupero del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat negli ultimi dieci anni, superiore al 12%. Con la copertura della spesa, assicurata dalle risorse stanziate dal Fondo per il reddito di cittadinanza.

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Governo ottiene dalla Consulta il rinvio dell’udienza sulla legittimità del corso riservato voluto dalla Buona Scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Tra le motivazioni della richiesta la possibilità che alcuni ricorrenti possano superare l’attuale procedura e la volontà di modificare le regole dell’attuale concorso e d’intervenire per legge sull’argomento. Udir ricorda che ha presentato due emendamenti specifici per semplificare le future assunzioni e far partecipare al corso riservato gli attuali ricorrenti e i presidi incaricati per risolvere una volta per tutte la vertenza. Una ulteriore conferma della notizia ci perviene direttamente dal sindacato Udir: “Confermiamo che abbiamo appreso dall’ufficio contenzioso che l’udienza, del 20 novembre, c/o la Consulta, è stata rinviata su istanza del Consiglio dei Ministri, che si propone di risolvere la problematica del contenzioso, intervenendo con legge sull’argomento. Confermiamo, inoltre, che gli emendamenti citati nell’articolo, sono stati depositati da Udir, presso la V Commissione Bilancio della Camera a DDL 1334”. Ulteriori notizie saranno pubblicate nell’edizione del 20 novembre prossimo sul sito della Fidest.

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Il governo e la difesa del clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 novembre 2018

Greenpeace rivolge al governo italiano un urgente invito a fare chiarezza: l’organizzazione ambientalista chiede che venga espressa la posizione ufficiale dell’esecutivo in materia di cambiamenti climatici, e definito il livello di impegno del nostro Paese su questo fronte. Una chiarezza tanto più urgente visto che, tra meno di un mese, si aprirà in Polonia, a Katowice, la COP24, un’importante riunione della Conferenza ONU sul Clima.«Chi c’è al governo del Paese oggi? Abbiamo bisogno di saperlo, urgentemente», chiede Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. «Si tratta di una classe di governo che guarda al cambiamento climatico come un’assoluta priorità, su cui impegnare le energie del Paese, o di una compagine di scettici, o peggio di negazionisti, che persino dinanzi a tragedie come quelle di questi giorni non sa trovare una parola chiara per individuare le cause e definire impegni coerenti verso le soluzioni?».L’organizzazione ambientalista ricorda che la Lega di Matteo Salvini ha più volte negli anni espresso posizioni negazioniste in materia di cambiamenti climatici: votando una mozione in Parlamento, secondo cui il rapporto tra aumento delle temperature medie del Pianeta e concentrazione di gas serra non sarebbe ”affatto chiarito”; votando contro la ratifica dell’Accordo di Parigi all’Europarlamento (nel 2016); elogiando (per bocca dello stesso Salvini) il Trump che ritira gli Stati Uniti dallo stesso accordo sul clima; organizzando persino convegni per smentire ciò su cui oltre il 97 per cento della comunità scientifica internazionale concorda da anni.Greenpeace fa inoltre notare che molti temi all’ordine del giorno – sui cui negli anni passati il M5S, e in alcuni casi anche la Lega, avevano espresso posizioni nettissime (come Tap, trivelle, CETA) – sono chiaramente interconnessi e andrebbero affrontati prioritariamente nel quadro di una strategia di difesa del clima.«Questo non è un dibattito teorico o da salotto: parliamo di una minaccia che grava sulla vita delle persone, come sull’ambiente», continua Onufrio. «Salvini dica chiaramente e pubblicamente cosa pensa dei cambiamenti climatici e cosa pensa di fare sia per le misure di adattamento che per ridurre le emissioni, e lo faccia presto. Altrettanto faccia il Movimento 5 Stelle, che per anni a questo tema ha dedicato grande attenzione: le posizioni espresse in passato e le improvvide parole di queste ore del ministro dell’Interno non sono neppure causa di imbarazzo?», conclude.

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Risorse scarse per contratti Pa, Governo non mantiene promesse

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

“Dalla lettura della legge di Bilancio appare ormai chiaro che per il prossimo contratto le risorse sono insufficienti”. Così la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino, commenta le risorse stanziate per i contratti pubblici in manovra, osservando che: “I conti sono presto fatti: il passato contratto, relativo al triennio 16/18, sanciva un aumento del 3,48%, pari a 85 euro al mese; per il prossimo triennio 19/21 il governo per adesso ha stanziato meno dell’Ipca, che dovrebbe essere 1,4%. Morale della favola: alla fine ai dipendenti pubblici si prevede di dare 50 euro nel triennio”.“Davvero un ‘bel cambiamento’, meno del governo precedente – osserva Sorrentino -. Insieme per altro alle criticità sul Fondo sanitario nazionale e alla non previsione di risorse per il contratto della Sanità e delle Funzioni Locali. Ragion per cui, se questi sono i presupposti per la trattativa da avviare il prossimo anno, saremo sicuramente di fronte ad un percorso che ci porterà al confronto con le lavoratrici e lavoratori sulle piattaforme e alla mobilitazione perché i lavoratori pubblici hanno già pagato un prezzo alto con nove anni di blocco contrattuale. Inoltre, con queste cifre, di fatto si depotenzia la funzione del contratto nazionale a fronte di scarse risorse previste sulla contrattazione decentrata e al tetto posto al loro utilizzo. Abbiamo già chiesto al ministro Bongiorno di cancellare il tetto ai fondi sulla contrattazione decentrata, che tiene bloccata anche la leva del salario di produttività e la rivalutazione delle indennità”. Per queste ragioni, aggiunge la segretaria generale della Fp Cgil, “occorre subito liberare la contrattazione aziendale e bisogna prevedere più risorse per il prossimo triennio, anche per finanziare il nuovo sistema di classificazione. Facciamo una domanda al ministro della Pubblica amministrazione: quanto costerà far installare gli impianti per la rilevazione biometrica in tutte le pubbliche amministrazioni? Stanziamo quei soldi sulla contrattazione e vedremo come la qualità del lavoro aumenterà, anziché agitare sempre lo spettro dei furbetti. Questi ultimi vanno sì colpiti ma non a detrimento della maggioranza dei lavoratori che ogni giorno, come queste drammatiche ore dimostrano, compie regolarmente il proprio dovere”, conclude Sorrentino.

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Pensioni: Quota 100, il governo teme fughe di massa e prende tempo

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Le norme dell’anticipo pensionistico arriveranno per decreto, da attuare col nuovo anno: si punta alle pluri-finestre annuali. Ma secondo il sindacato Anief, le norme o sono giuste o illegittime. In ogni caso, per docenti, Ata e presidi non si possono realizzare uscite scaglionate, perché si esce obbligatoriamente ad ogni inizio di anno scolastico. Il leader del giovane sindacato, Marcello Pacifico, rifiuta a priori qualsiasi ipotesi di congelamento dell’assegno o della liquidazione differita, né di decurtazione della mensilità: tutte manovrine create ad arte per ridurre la spesa. La verità è che o si introduce subito e senza penalizzazioni l’uscita anticipata oppure ci si appellerà all’Europa, dove si continua ad andare in pensione in media a 63 anni e con il massimo dei contributi.

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