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Covid-19, molti farmaci già approvati potrebbero essere usati nel trattamento

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Un gruppo di ricercatori ha affermato su Nature Communications di aver identificato 90 farmaci con attività antivirale contro Sars-CoV-2, 13 dei quali hanno un forte potenziale per essere riproposti come farmaci orali per Covid-19. Inoltre, 19 dei farmaci che hanno impedito al coronavirus di replicarsi nelle cellule umane sembrano supportare l’attività di remdesivir. «Anche se ora disponiamo di vaccini contro il Covid-19, ci mancano ancora farmaci antivirali efficaci nel prevenire le infezioni da Covid-19 o nell’impedirne il peggioramento. I nostri risultati mostrano la possibilità di riutilizzare alcuni farmaci somministrabili per via orale esistenti contro Sars-CoV-2» spiega Peter Schultz, di Calibr, una divisione dello Scripps Research Institute, a La Jolla (Stati Uniti), co-autore del lavoro.I ricercatori hanno testato più di 12.000 farmaci, provenienti dalla libreria di riutilizzo dei medicinali ReFRAME, nata per affrontare aree di urgente bisogno medico insoddisfatto. La libreria contiene farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (Fda) e altri composti sperimentali che sono stati testati per la sicurezza nell’uomo. Gli esperti hanno trattato due diversi tipi di cellule umane infettate da Sars-CoV-2 coltivate in laboratorio con ciascuno dei 12.000 composti contenuti in ReFRAME e, dopo 24 o 48 ore, hanno misurato il livello di infezione virale nelle cellule per determinare se i farmaci fossero in grado di impedire la replicazione del virus. In alcuni casi, hanno applicato due farmaci insieme per vedere se i composti avessero la possibilità di funzionare meglio in combinazione contro il virus. Sulla base dei risultati degli screening di coltura cellulare, i farmaci con le migliori prestazioni sono poi stati testati in cellule di tessuti umani e in un modello animale per determinare quali avessero maggiori probabilità di funzionare nei pazienti umani. E tra tutti i farmaci esaminati, i ricercatori hanno identificato un totale di 90 composti che hanno impedito a Sars-CoV-2 di replicarsi in almeno una delle linee cellulari umane. Di questi, 13 hanno mostrato un più alto potenziale per essere riproposti come terapie contro Covid-19, in base alla loro potenza, all’attività indipendente sulla linea cellulare o a un probabile meccanismo d’azione, alle proprietà farmacocinetiche e ai profili di sicurezza umana.Quattro dei farmaci – alofantrina, nelfinavir, simeprevir e manidipina – sono già stati approvati dalla Fda, e altri nove sono in varie fasi del processo di sviluppo. Gli autori sottolineano che, quando hanno provato a combinare i vari medicinali, hanno osservato che 19 di essi avevano un effetto additivo quando somministrati con remdesivir, approvato dalla Fda per l’uso in pazienti con diagnosi di Covid-19. Due farmaci, un composto che è stato testato per prevenire la nausea e le infezioni chirurgiche (riboprina) e un derivato dell’acido folico (10-deazaamminopterina), addirittura sono andati oltre, e hanno mostrato un effetto sinergico con remdesivir, aumentandone la capacità di sopprimere il virus. (fonte: doctor33)

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Covid-19, via libera ufficiale al mix di vaccini ma gli esperti sono in disaccordo

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Via libera del ministero della Salute al mix di vaccini sotto i 60 anni per la seconda dose a chi ha ricevuto la prima di J&J o AstraZeneca. Si adegua anche la Campania. L’Emilia-Romagna non ha perso tempo e ha già cominciato le vaccinazioni eterologhe. Sulle seconde dosi miste «dobbiamo essere più che tranquilli», ha detto a Rainews24 il dg Aifa, Nicola Magrini. «Nelle decisioni assunte in questa fase di pandemia, meno pesante di qualche settimana fa, la scelta è stata fatta – ha spiegato – per evitare che in questa fase alle popolazioni giovani siano potenzialmente offerti vaccini che hanno un rischio molto remoto di un evento grave, e pertanto la sicurezza è stata privilegiata per garantire a tutti dei vaccini massimamente sicuri».Perplesso Luca Pani, ex direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, oggi docente alla University of Miami negli States e a Modena in Italia, che su colonne de ‘Il Foglio’ bolla come «pericolosa» la decisione dell’Aifa, oltre che «incomprensibile e irrazionale». «Studi su tutto questo non ce ne sono e la tendenza a usare quando conviene ricerche estemporanee, invece che sperimentazioni ufficiali con decine di migliaia di pazienti si rivelerà un pericoloso boomerang al primo effetto collaterale che sarà invece grave, gravissimo o potenzialmente fatale – avverte Pani – A quel punto l’associazione con il mix vaccinale sarebbe difficile se non impossibile da difendere e nessuno avrà il coraggio di assumersi le proprie responsabilità che sembra veramente essere l’unica preoccupazione che guida certe scelte altrimenti incomprensibili». «La cosa è così complicata e illegittima (perché í vaccini li approva Ema e non Aifa) che l’Agenzia nazionale è infatti costretta a usare un cavillo giuridico, invocando la legge 648 del 1996 perché, altrimenti, non sarebbe stato possibile attuare le sue decisioni – osserva -. Un semplicissimo ricorso urgente al Tar da parte di un cittadino che volesse esercitare il suo diritto di ricevere la seconda dose di un vaccino approvato, e per cui ha già espresso un consenso informato che resta valido, farebbe probabilmente saltare questa ennesima pezza. Mi sbaglierò, ma pare una reazione emotiva e scomposta in seguito alla tragica morte di Camilla Canepa – osserva – e alle preoccupazioni espresse dal generale Figliuolo che la campagna vaccinale potesse non ottenere i risultati sperati». Dal canto suo, il commissario Francesco Figliuolo fa sapere: «Stiamo riprogrammando con le Regioni, dando supporto nelle riprenotazioni e andando a bilanciare con riserve strategiche. Abbiamo bilanciato con 11 Regioni per mitigare i disagi ai cittadini», dice. Si lavora all’ipotesi di arrivi anticipati di dosi Pfizer e Moderna per rifornire i centri vaccinali. Alla base della vaccinazione eterologa, sostiene Magrini «ci sono studi clinici che sono stati fatti nel massimo rigore etico, ma non erano studi particolarmente problematici. Il dubbio era se si sarebbero riscontrati maggiori effetti indesiderati e di che entità, e sono per lo più effetti lievi o moderati. La sicurezza per quanto riguarda la somministrazione, dunque, è molto elevata». In merito alla decisione di non somministrare i vaccini a vettore virale sotto i 60 anni e del via libera al mix delle dosi, l’immunologo e membro del Cts, Sergio Abrignani, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ si dice soddisfatto dei suggerimenti del Cts. «Probabilmente eviteranno almeno una quindicina di trombosi da vaccino considerando che le dosi sarebbero andate a una decina di milioni di persone». «Il mix per i vaccini anti-Covid prima che in Italia è stato approvato in Germania, Canada, Francia, Svezia, Spagna, Norvegia e Finlandia. Le evidenze di sicurezza ed efficacia sono state riaffermate da studi che riportano i dati raccolti su diverse centinaia di persone. – ha aggiunto – Confermano quello che ci aspettavamo e cioè che il mix è più potente a parità di sicurezza».Chi è stato vaccinato con una prima dose di AstraZeneca e una seconda dose di un altro vaccino autorizzato dall’Ema dovrebbe ottenere comunque il Green pass, il certificato Ue digitale che sarà un diritto per gli europei dal primo luglio e che dovrebbe facilitare i viaggi nell’Ue per chi si è vaccinato, per chi è guarito dalla Covid-19 o per chi ha fatto un test Covid ed è risultato negativo. Lo spiega il portavoce della Commissione europea Christian Wigand, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. Il regolamento che istituisce il pass, dice Wigand, menziona solo le persone «pienamente vaccinate» e non scende così «nel dettaglio», ma l’ultima raccomandazione della Commissione, adottata dal Consiglio, che mira a facilitare la libertà di movimento, consiglia agli Stati di riconoscere ai fini del Green pass questo «mix» di vaccini alla stessa stregua delle altre modalità di vaccinazione, a patto naturalmente che si tratti di farmaci «autorizzati dall’Ema». (fonte doctor33)

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Covid-19, bonus sanificazioni, locazioni e contributi per imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Sono molti gli aiuti a imprese, lavoratori e partite Iva che sono stati predisposti con gli ultimi interventi normativi, tra cui il Decreto Sostegni e il Sostegni bis – quest’ultimo in fase di conversione in legge. Dai contributi a fondo perduto, che hanno ricevuto una nuova veste, al bonus sanificazione fino a quello per le locazioni, diversi riguardano direttamente le farmacie. Ma quali indicazioni e paletti prevedono? Come fare per poterli richiedere? A fare il punto Stefano De Carli, commercialista dello Studio Luce di Modena.Novità in merito al bonus sanificazioni: «L’articolo 32 del decreto Sostegni Bis ripropone un credito d’imposta, ma solo nella misura del 30%, delle spese sostenute nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, comprese le spese per la somministrazione di tamponi per Covid-19. Il credito d’imposta spetta fino a un massimo di 60mila euro per ciascun beneficiario, ma viene previsto nel limite complessivo nazionale di 200 milioni di euro per l’anno 2021. È probabile che, come già successo l’anno scorso, si ricorrerà al meccanismo del riparto – per lo stesso stanziamento di 200 milioni la percentuale riconosciuta nel 2020 è stata solo del 15%.C’è poi il capitolo dei contributi a fondo perduto: in questo caso, «è stato previsto il riconoscimento di 3 nuove tipologie: 1) un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti già beneficiari del contributo del cosiddetto Decreto Sostegni, pari a quanto riconosciuto in precedenza e senza la necessità di presentare un’ulteriore domanda; 2) un contributo a fondo perduto, “alternativo” al precedente, a favore dei titolari di partita Iva con ricavi/compensi 2019 non superiori a 10 milioni di euro, che hanno subito una riduzione del fatturato medio mensile di almeno il 30% nel periodo compreso tra il primo aprile 2020 e il 31 marzo 2021, rispetto al corrispondente periodo primo aprile 2019- 31 marzo 2020. Per tale contributo è necessaria la presentazione di una domanda. In linea di massima, potrebbe essere la tipologia di maggiore interesse per le farmacie, anche se le situazioni variano molto a seconda delle zone; 3) un contributo a favore dei soggetti “maggiormente” colpiti dall’emergenza Covid-19, con ricavi / compensi 2019 non superiori a 10 milioni di euro, che hanno subito un peggioramento del risultato dell’esercizio 2020 rispetto a quello 2019 non inferiore a una percentuale che sarà individuata dal Mef con un apposito Decreto. Per il riconoscimento del contributo in esame è richiesta, in particolare, la presentazione del modello REDDITI 2021 entro il 10.9.2021». Francesca Giani fonte farmacista33 (abstract)

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“L’impatto emotivo del COVID sulla popolazione e sui lavoratori”

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2021

Martedì 8 giugno alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una riunione scientifica in presenza ed in condizioni di massima sicurezza, pur continuandone la trasmissione via web, dal titolo “L’impatto emotivo del COVID sulla popolazione e sui lavoratori”. Introduce l’incontro Vincenzo Villari, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute mentale della Città della Salute e della Scienza di Torino nonché socio dell’Accademia di Medicina. I relatori saranno Claudio Mencacci, Direttore Emerito Neuroscienze e Salute mentale presso Ospedale Sacco di Milano ed Enrico Pira, Professore ordinario di Medicina del Lavoro presso l’Università di Torino. La pandemia di SARS-CoV2 sta determinando un forte aumento dello stress e della frequenza di sintomi ansiosi, depressivi e insonnia nella popolazione. Si possono schematizzare in tre tipi: quelli dovuti all’isolamento sociale e alla paura del contagio; quelli che si verificano in chi ha perso un congiunto a causa della malattia e infine quelli generati dalla grave crisi economica che molti stanno già affrontando. Gli effetti a lungo termine di quanto accaduto e sta avvenendo, nonostante il sollievo dato dal progredire della campagna di vaccinazione, non è ancora noto, ma chiare avvisaglie ci provengono da due ricerche su 6 Stati Europei che ha mostrato come il 58% dei cittadini abbia avuto sintomi psichici con una durata superiore ai 15 giorni e che 1 paziente su 3 nel post Covid presenti disturbi neuropsichiatrici entro 3 mesi dalla malattia.Si potrà seguire l’incontro accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Covid-19: il punto sull’impatto cardiovascolare a lungo termine

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2021

I casi lievi di Covid-19 che non richiedono ricovero ospedaliero non hanno effetti cardiovascolari duraturi su individui altrimenti sani. Così si conclude uno studio presentato al congresso annuale EuroCMR della European Association of Cardiovascular Imaging svoltosi dal 6 all’8 maggio scorso e pubblicato su JACC: Cardiovascular Imaging. Il trial, che ha confrontato 75 operatori sanitari che non sono risultati positivi al test Covid-19 con 74 coetanei positivi, non ha trovato prove di danno cardiaco all’imaging.«Dopo 6 mesi di follow-up le infezioni lievi non hanno lasciato lesioni cardiovascolari misurabili sulla struttura del ventricolo sinistro, sulla sua funzione, sulla rigidità aortica o sui biomarcatori sierici» scrivono gli autori, coordinati da George Joy del Barts Heart Centre di Londra. I ricercatori britannici hanno reclutato 149 partecipanti al progetto COVIDsortium, uno studio prospettico in corso su oltre 700 operatori sanitari di tre ospedali londinesi. I 74 individui sieropositivi presentavano sintomi lievi che includevano febbre, tosse secca, perdita dell’olfatto e perdita o distorsione del gusto. «Più della metà di chi è risultato positivo era asintomatico. A 6 mesi entrambi i gruppi sono stati sottoposti a fenotipizzazione cardiovascolare con risonanza magnetica cardiaca e test dei biomarcatori» spiega Joy, precisando che a quel tempo l’11% della coorte totale presentava alcuni sintomi: mal di gola (3%); affaticamento (3%); naso che cola (3%); mancanza di respiro (2%); e tosse produttiva, brividi, diarrea o perdita dell’olfatto o del gusto (1%), senza differenze tra individui sieropositivi e sieronegativi.E i risultati parlano chiaro: non è emersa alcuna differenza significativa tra i gruppi per nessuno degli endpoint primari: LVEF, volume telediastolico indicizzato, potenziamento del gadolinio tardivo, T1 e T2 settali. Né per gli endpoint secondari: indice di massa del ventricolo sinistro, indice di area atriale sinistra, accorciamento longitudinale globale, mappatura della frazione di volume extracellulare del setto e distensibilità aortica. «Lo studio si aggiunge a risultati precedenti che dipingono un quadro rassicurante, come per esempio una recente lettera di ricerca su Circulation: su 137 atleti universitari con infezioni lievi da Covid-19, nei test di imaging sono state rilevate solo cinque anomalie cardiache lievi» conclude Joy. (fonte doctor33)

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Certificato Covid digitale UE: accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 maggio 2021

Bruxelles. Il certificato sarà disponibile sia in formato digitale che cartaceo. Attesterà se una persona è stata vaccinata contro il coronavirus o ha un risultato recente di test negativo o è guarita dall’infezione. In pratica, si tratta di tre certificati distinti. Il quadro comune dell’UE permetterà agli Stati membri di emettere tali certificati che saranno poi accettati negli altri paesi dell’UE.Second l’accordo, il regolamento del Certificato Covid digitale UE resterà in vigore per 12 mesi. Il certificato non sarà una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio.Per sostenere la disponibilità di “test abbordabili e accessibili”, la Commissione europea si è impegnata a mobilitare “almeno 100 milioni di euro” nell’ambito dello Strumento di sostegno di emergenza per l’acquisto di test (tamponi) per l’infezione da SARS-CoV-2 allo scopo di rilasciare i certificati UE. Di tale finanziamento dovrebbero beneficiare in particolare le persone che quotidianamente o frequentemente attraversano le frontiere per andare al lavoro o a scuola, visitare parenti stretti, cercare cure mediche, o per prendersi cura dei propri cari, così come i lavoratori essenziali.I negoziatori hanno concordato che, se necessario, potrebbero essere mobilitati ulteriori finanziamenti oltre i 100 milioni, previa approvazione delle autorità di bilancio.I Paesi UE non devono imporre ulteriori restrizioni di viaggio, come la quarantena, l’autoisolamento o i tamponi, “a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica” in risposta alla pandemia di COVID, tenendo conto anche delle prove scientifiche disponibili, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)”. Tali misure dovrebbero essere notificate agli altri Stati membri e alla Commissione al più tardi 48 ore prima.I Paesi UE devono accettare i certificati di vaccinazione rilasciati in altri Stati membri per le persone che hanno ricevuto un vaccino autorizzato ndall’Agenzia europea dei medicinali (EMA) (attualmente Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Janssen). Spetterà ai Paesi UE decidere se accettare anche i certificati delle vaccinazioni effettuate con gli altri vaccini utilizzati in base alle procedure di autorizzazione di emergenza nazionali o con quelli elencati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’utilizzo di emergenza. I certificati saranno verificati per prevenire frodi e falsificazioni, così come l’autenticità dei sigilli elettronici inclusi nel documento. I dati personali ottenuti dai certificati non possono essere immagazzinati negli Paesi UE di destinazione e non ci sarà una banca dati centrale stabilita a livello UE. La lista delle entità che tratteranno e riceveranno i dati sarà pubblica, in modo che i cittadini possano esercitare i loro diritti di protezione dei dati in base al regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

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Rapporti fra vitamina D e COVID-19

Posted by fidest press agency su sabato, 22 maggio 2021

Per divulgare le nuove conoscenze sulla vitamina D, che in realtà non è una vitamina, ma è molto simile ad un ormone, l’Accademia di Medicina di Torino, che in passato ha affrontato i rapporti fra vitamina D e COVID-19 diffondendo un articolato documento sottoscritto da 156 medici italiani (https://www.accademiadimedicina.unito.it/attivita/altro/317-vitamina-d-nella-prevenzione-e-nel-trattamento-del-covid-19-nuove-evidenze.html), organizza un corso nazionale di aggiornamento intitolato “La vitamina D: l’ormone della salute” che si svolgerà interamente per via telematica il 21, 22, 28 e 30 giugno, sempre dalle 17:30 alle 19; verranno illustrati, con la partecipazione, in qualità di docenti, dei maggiori esperti italiani sull’argomento, gli aspetti biologici, epidemiologici e clinici dell’ipovitaminosi D e come utilizzare la vitamina D per combattere le numerose malattie croniche dell’anziano. Per partecipare al corso, la cui adesione è gratuita fino ad esaurimento dei posti disponibili e che erogherà 12 crediti formativi., occorre iscriversi al sito del provider http://www.symposium.it/eventi Il corso rappresenta la 31ª edizione di un evento formativo di livello nazionale sulle malattie metaboliche dell’osso che da anni viene organizzato dal prof. Giancarlo Isaia, docente di Geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino ed è il primo evento di una nuova iniziativa dell’Accademia di Medicina di Torino che intende organizzare eventi formativi di livello nazionale, sempre in modalità webinar e sempre con erogazioni di crediti ECM.

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Indice Covid-19: quando torneremo alla vita “normale”?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2021

a cura di Paul DiGiacomo, Responsabile della ricerca azionaria di Columbia Threadneedle Investments. In quanto locomotiva dell’economia mondiale, gli Stati Uniti sono da sempre nel mirino degli investitori. Il tentativo di tornare alla normalità dopo la pandemia accomuna tutti i paesi. Noi stiamo cercando di capire quando l’attività economica statunitense si rimetterà in carreggiata e per farlo monitoriamo una serie di indicatori della “normalità”, come le attività di intrattenimento e svago, gli acquisti nelle vie del centro e la riapertura delle scuole. Il risultato è un indice che misura l’avanzamento lungo il percorso che ci condurrà al mondo post-Covid.Gli Stati Uniti sono ormai entrati nel vivo della campagna vaccinale anticovid, e l’Indice del ritorno alla normalità intende misurare i dati relativi alle attività umane rispetto ai livelli precrisi. L’indice viene compilato dai nostri scienziati dei dati e analisti fondamentali e monitora le attività svolte negli Stati Uniti, tra cui i viaggi, il rientro al lavoro e a scuola, lo shopping nei negozi fisici e il consumo di pasti fuori casa. L’indice è concepito appositamente per misurare le componenti della vita quotidiana anziché gli indicatori economici come la crescita del PIL. Con il graduale ritorno alla normalità, il livello percentuale si avvicinerà sempre più a 100, e i nostri analisti aggiorneranno regolarmente l’indice. Dal nostro aggiornamento di aprile, l’Indice del ritorno alla normalità è salito ulteriormente, al 72%, alimentato dai guadagni conseguiti da viaggi, intrattenimento e ritorno all’insegnamento in presenza. Ora che i livelli di immunità sono in aumento, grazie all’effetto combinato di vaccinazioni e infezioni contratte in precedenza, ci aspettiamo un calo continuo dei casi attivi nelle prossime due settimane. Come scenario di riferimento, l’indice dovrebbe evidenziare progressi a maggio, in quanto una maggiore immunità e fattori stagionali contribuiscono ad accrescere i livelli di attività. In assenza di battute d’arresto significative, gli Stati Uniti potrebbero raggiungere la fascia di normalità entro agosto. Continuiamo a monitorare i dati sulle varianti negli Stati Uniti; se notiamo un picco significativo nel numero di casi, la dinamica che condurrà il paese verso la nostra fascia di normalità potrebbe rallentare. Non tutte le attività umane torneranno sui livelli pre-Covid. L’indice potrebbe centrare la “normalità” sotto quota 100 per via della continua evoluzione delle nostre abitudini, si pensi ad esempio al telelavoro e alla riduzione dei viaggi di lavoro. La definizione di “normalità futura” sta cambiando, e la soglia di normalità dell’indice rifletterà ciò che emerge dalle nostre analisi inferenziali dei dati e dalla nostra ricerca fondamentale. Un’accelerazione del ritmo di distribuzione e inoculazione dei vaccini potrebbe accorciare i tempi del ritorno alla normalità (scenario ottimistico). Gli sviluppi che possono invece frenare il ritorno alla normalità (scenario pessimistico) includono l’emergere di varianti resistenti agli attuali vaccini o un rallentamento del tasso di vaccinazione in alcune regioni (per la riluttanza delle persone a vaccinarsi o per mancanza di vaccini). L’Indice ci fornisce un quadro di lavoro all’interno del quale analizzare le società. È una mappa che ci dice quale potrebbe essere l’aspetto futuro della “normalità” dopo il Covid e quanto tempo ci vorrà per arrivarci. Queste informazioni ci consentono di mettere alla prova le ipotesi formulata dalle aziende e di correggere i nostri giudizi in caso di necessità.Per gli investitori, l’Indice del ritorno alla normalità di Columbia Threadneedle può svolgere la stessa funzione: è un input aggiuntivo da considerare quando formulano le proprie decisioni di asset allocation e di portafoglio. Capire a che punto siamo nel percorso verso il ritorno alla vita normale sarà un aspetto cruciale nel 2021. Questi dati possono aiutare gli investitori a prendere decisioni di asset allocation ponderate e a formulare aspettative corrette sull’attività di mercato.

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Covid-19, coprifuoco e riaperture

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 maggio 2021

Coprifuoco spostato alle 23 da subito ed eliminato del tutto a partire dal 21 giugno: è la proposta che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha portato sul tavolo della cabina di regia in corso. L’intenzione del presidente del Consiglio è di arrivare all’eliminazione completa con gradualità, spostando la chiusura alle 24 a partire dal 7 giugno. Dal 1 giugno i ristoranti e i bar potranno aprire a pranzo e a cena anche al chiuso. La scelta è puntare sulla gradualità delle misure, anche per capire quali sono le attività che più incidono sull’aumento dei contagi, avrebbe spiegato il premier Draghi, nel corso della cabina di regia sul Covid, presentando la sua proposta sulle riaperture.In merito ai matrimoni, potranno ripartire dal 15 giugno, ma con il green pass, e cioè certificazione di vaccinazione o tampone, per i partecipanti. Dal 1 giugno Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna saranno zona bianca. E, con questo trend di contagi, dal 7 giugno anche Abruzzo, Veneto e Liguria entreranno in zona bianca. Nelle regioni in zona bianca valgono solo le regole di comportamento (mascherina, distanziamenti), non è previsto alcun coprifuoco. Le attività in sale da ballo, discoteche e simili, all’aperto o al chiuso, restano sospese. Aprono, invece, dal 24 maggio le palestre, le piscine al chiuso dal 1 luglio. Secondo lo stesso cronoprogramma l’apertura dei parchi tematici è prevista il 15 giugno.Raggiunto l’accordo sul cambio dei parametri per la definizione delle zone a rischio e le fasce di colore: si terrà conto dell’Rt ospedaliero che conteggia i ricoveri nei reparti e nelle terapie intensive invece dei nuovi contagiati e si misurerà l’incidenza dei nuovi casi su 100 mila abitanti. Valgono i parametri relativi all’incidenza dei contagi, ma a questi si aggiungono nuovi parametri: si sta in area rossa con oltre il 40% dell’occupazione dei posti letto in area medica e oltre il 30% in terapia intensiva. E’ quanto ha detto in sintesi il ministro della Salute Roberto Speranza a Regioni ed Enti locali, secondo quanto si apprende da fonti che assistono all’incontro in videoconferenza. Si resta in giallo se l’occupazione delle terapie intensive è sotto il 20% e l’area medica sotto il 30%. Si sale da giallo ad arancione se in rianimazione si sale sopra il 20% e in area medica sopra il 30%, avrebbe ancora detto Speranza. Il ministro avrebbe specificato che in via transitoria varranno tutti e due i parametri, sia vecchi che nuovi, ma ha aggiunto «mi sento di dire che sia con i parametri vecchi che con i nuovi nessuna regione passa ora in arancione». (Fonte doctor33)

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Oracle e Oxford University, unite per riuscire a debellare le varianti di COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 maggio 2021

L’emergere di varianti più infettive del virus COVID-19 minaccia di rallentare la ripresa globale e, potenzialmente, di vanificare l’attuale immunità vaccinale. Per aiutare i governi e la comunità medica a identificare queste varianti e ad agire più velocemente, l’Università di Oxford e Oracle hanno creato un sistema di analisi globale degli agenti patogeni (Global Pathogen Analysis System, GPAS) che combina la piattaforma Scalable Pathogen Pipeline Platform (SP3) di Oxford con la potenza di Oracle Cloud Infrastructure (OCI). Questa iniziativa sfrutta il lavoro di un consorzio finanziato dal Wellcome Trust che include le agenzie di tutela della salute del Galles e dell’Inghilterra oltre all’Università di Cardiff.“Questo nuovo potente strumento consentirà agli scienziati e ai ricercatori di sanità pubblica, istituti di ricerca, agenzie di servizi sanitari e diagnostica di tutto il mondo di contribuire a una maggiore comprensione delle malattie infettive, a cominciare dal coronavirus”, ha affermato Derrick Crook, professore di microbiologia nel dipartimento di medicina Nuffield dell’Università di Oxford. “Il Sistema GPAS aiuterà a stabilire uno standard comune globale per assemblare le informazioni e analizzare questo nuovo virus, così come altre minacce microbiche per la salute pubblica. Questo aggiunge una nuova dimensione alla nostra capacità di elaborare i dati degli agenti patogeni. Siamo entusiasti di collaborare con Oracle per far progredire ulteriormente la nostra ricerca, grazie a questa piattaforma tecnologica all’avanguardia”.Utilizzata inizialmente per la tubercolosi, la piattaforma SP3 è stata riproposta per unificare, standardizzare, analizzare e mettere a confronto i dati di sequenziamento di SARS-CoV-2, ottenendo sequenze genomiche annotate e identificando le nuove varianti e quelle preoccupanti. La capacità di elaborazione di SP3 è stata migliorata grazie all’esteso lavoro di sviluppo da parte di Oracle, che ha garantito un elevato livello di prestazioni e sicurezza, oltre alla disponibilità del sistema SP3 in tutto il mondo 7×24 su Oracle Cloud. Il sistema SP3 fornirà ora risultati completi e standardizzati delle analisi su COVID-19 entro pochi minuti dall’invio, su scala internazionale. I risultati saranno condivisi con i paesi di tutto il mondo in un ambiente sicuro.

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Vitamina D nella cura del Covid-19: fantasia o realtà?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 maggio 2021

È di pochi giorni fa la notizia che l’uso fai da te degli integratori alimentari sia significativamente aumentato in questo periodo (vitamina C, vitamina D) grazie alla facile reperibilità sul commercio di tali sostanze. In particolare la vitamina D3 oltre ad intervenire nel metabolismo del calcio, sembra avere proprietà importanti nel modulare la risposta immunitaria alle infezioni. Viene da chiedersi quindi se possa avere un ruolo preventivo o terapeutico anche nella cura del covid-19, che tanto impegno e consumo di risorse sta chiedendo al nostro paese. Un modo per capirlo consiste, oltre che nella propria esperienza clinica, nel mettere insieme i dati esistenti nella letteratura scientifica mondiale attraverso un’analisi aggregata dei lavori pubblicati fino ad oggi.Da questa analisi, la maggiore ad oggi pubblicata e condotta dalla UO di Oncologia dell’ASST Bergamo ovest, Presidio Ospedaliero di Treviglio-Caravaggio (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960076021000765?via%3Dihub ), in collaborazione con i colleghi dell’UO di Medicina Generale – reparto che sta combattendo questa battaglia in prima linea sul campo – sono emersi dati interessanti. L’analisi ha avuto come termine i lavori pubblicati sui principali motori di ricerca scientifici (es. Pubmed) il 31.1.2021. A tale data 43 lavori sono stati raccolti ed analizzati. Il dato più rilevante è stato che i soggetti con valori insufficienti di vitamina D avevano un rischio più elevato (di 1,26 volte) di contrarre l’infezione e, soprattutto, la malattia si presentava in forma più severa (intesa come rischio di intubazione o, comunque, di accesso in terapia intensiva: 2,6 volte più alto!). Allo stesso modo i pazienti con valori inadeguati di vitamina D presentavano una più alta mortalità complessiva. Cosa suggeriscono i dati di questa ricerca? In primo luogo è necessario mantenere un’adeguata concentrazione di vitamina D3, in particolare nei soggetti anziani, che alle nostre latitudini sono i più soggetti ad ipovitaminosi (necessarie le canoniche 800-1000 UI al giorno o 25000-50000 alla settimana a seconda dei valori ematici più o meno adeguati). In questo senso il ruolo dei colleghi della medicina di base è fondamentale per il monitoraggio e la prescrizione di tale integrazione. La vitamina D3 è economica, di facile assunzione (esistono varie formulazioni in gocce, fiale, compresse) e mutuabile, qualora i valori siano inadeguati. Non ha particolari effetti collaterali tranne che in caso di abuso. In secondo luogo, nei pazienti affetti da COVID 19 è importante identificare la carenza di vitamina D per poi poterla correggere nell’organismo, riducendo quindi il rischio di una evoluzione sfavorevole della malattia. Infine, alla luce delle evidenze della letteratura attuale, comprendente anche la nostra meta-analisi, sarebbe auspicabile poter includere tale esame nei protocolli clinico-terapeutici ministeriali e locali. In attesa di ulteriori ampi studi di conferma, possiamo concludere che l’integrazione con vitamina D3 può rappresentare, insieme alle misure preventive già in atto (isolamento, mascherine ecc) e soprattutto ai vaccini, un’ulteriore ausilio a disposizione dei clinici in questa battaglia. Hanno partecipato allo studio i Dirigenti medici: Andrea Luciani (Dir. Oncologia), Fausto Petrelli (Medico Oncologia), Paolo Colombelli (Medicina Generale), Giuseppina Dognini (Medicina)

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Covid-19, l’Università di Yale e il Papa Giovanni XXIII di Bergamo dimostrano per la prima volta al mondo come il virus attacca il fegato

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Bergamo. I risultati di questa dimostrazione scientifica sono stati ora pubblicati sulla rivista Journal of Hepatology, una delle più prestigiose riviste al mondo di gastroepatologia. La collaborazione tra i ricercatori della prestigiosa Università di Yale, New Haven, Cunnecticut (USA) e l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha permesso, per la prima volta, di analizzare e soprattutto riprodurre il meccanismo patologico con cui il virus causa un danno del fegato nei malati di Covid-19. Questo studio conferma il ruolo-chiave della citochina IL-6 e della endoteliopatia cioè l’infiammazione delle pareti dell’endotelio che riveste i vasi sanguigni, responsabile del danno epatico associato a forme gravi e mortali di Covid-19. Il virus Sars-Cov-2 induce cioè le cellule dell’endotelio dei vasi sanguigni che irrorano il fegato a produrre una proteina chiamata interleuchina IL-6, che in situazioni normali agisce con funzione di regolazione dei processi immunitari. Quando la sua produzione è sregolata ed eccessiva può portare a stati infiammatori anomali. Nel caso del Covid-19, questa tempesta porta allo stato infiammatorio (endoteliopatia) e alla coagulazione del sangue all’interno dei vasi. Per arrivare a questi risultati sono stati valutati i campioni istologici di fegato relativi a 43 pazienti deceduti all’Ospedale di Bergamo nella primavera del 2020. Le autopsie con prelievo di materiale istologico erano state effettuate a Bergamo durante la prima ondata dal direttore del Dipartimento di Medicina di laboratorio Andrea Gianatti e dal collega anatomopatologo Aurelio Sonzogni. I dati biochimici ed umorali dei pazienti selezionati sono stati analizzati e valutati da Maria Grazia Alessio, Giulia Previtali e Michela Seghezzi della Medicina di Laboratorio – analisi chimico cliniche del Papa Giovanni XXIII. Si sono rivelate di importanza fondamentale le indagini radiologiche effettuate all’epoca del ricovero dall’Unità di Radiologia del Papa Giovanni. Il direttore Sandro Sironi, docente all’Università di Milano-Bicocca alla post Graduate School in Radiologia diagnostica, insieme ai radiologi Clarissa Valle e Pietro Bonaffini sono tra gli autori che hanno collaborato allo studio. Si tratta al momento del primo studio mai pubblicato su modello animale che coinvolge il più grande campione numerico di tessuti umani provenienti da pazienti deceduti per infezione da Covid-19. Uno dei più grandi studi clinici ad aver valutato il rapporto tra danno epatico e SARS-CoV-2 aveva rilevato che su 2.273 pazienti il 45% aveva un danno epatico lieve, il 21% moderato e il 6,4% grave. I pazienti con danno epatico acuto erano a maggior rischio di ricovero in terapia intensiva (69%), intubazione (65%), terapia renale sostitutiva (33%) e mortalità (42%). Il ruolo dell’infiammazione delle cellule endoteliali era già stato ipotizzato, ma nel caso del fegato non era mai stato dimostrato su tessuto. Precedenti studi sul Covid-19 si erano focalizzati finora soprattutto sulla coagulopatia, cioè sull’aumento delle complicanze trombotiche e microvascolari generate dalla risposta infiammatoria del sistema immunitario e derivante dalla ‘tempesta di citochine’ indotta dal virus Sars-CoV-2. Nessuno studio aveva analizzato direttamente il danno sui campioni di fegato correlandolo ai dati clinici. Ora lo studio degli scienziati italiani e statunitensi torna a porre l’accento sul ruolo dell’endoteliopatia come principale causa di danno epatico rispetto alla coagulopatia, proprio perché sarebbe la causa di quest’ultima. Questa conclusione suggerisce che l’identificazione precoce dell’endoteliopatia e le strategie terapeutiche per ridurne la accelerazione infiammatoria potrebbero migliorare il trattamento di malattia da Covid-19 grave. Lo studio conferma inoltre che l’IL-6 può essere più generalmente un potenziale bersaglio per la terapia mirata del Covid-19 anche perché il danno risulta essere ubiquitario, cioè diffuso nell’organismo, non limitato al solo polmone. E’ la strada già intrapresa da alcuni studi clinici, che si stanno concentrando sulla ricerca di farmaci efficaci come inibitori dell’IL-6.

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Covid-19, le raccomandazioni Esc per i pazienti cardiopatici

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2021

In una pagina del suo sito web, la European Society of Cardiology (ESC) raggruppa sotto forma di domande e risposte le raccomandazioni delle autorità internazionali e delle società mediche in merito al Covid-19. Innanzitutto, però viene inviato un messaggio: «Se dovessi avvertire uno dei seguenti sintomi, chiama immediatamente il servizio per le emergenze sanitarie. Lascia valutare ai soccorritori tuoi sintomi» è la frase a cui fa seguito l’elenco dei sintomi di ictus e infarto. Si inizia con una domanda relativa al rischio dei pazienti cardiopatici in generale, i quali potrebbero più facilmente sviluppare sintomi di infezione o avere un’infezione più grave. «Ancora non siamo in grado di dire con certezza se i soggetti con cardiopatie hanno un maggior rischio di sviluppare polmonite da Covid-19, ma è probabile considerando che essi sono a maggior rischio di sviluppare polmonite in corso di infezione da altri virus come quello dell’influenza» sottolinea l’ESC.Tra i gruppi particolarmente a rischio, oltre a immunocompromessi, anziani e persone fragili come le donne in gravidanza con malattie cardiovascolari, si identificano i pazienti con patologie cardiache (scompenso cardiaco, cardiopatia dilatativa, forme avanzate di displasia aritmogena del ventricolo destro, cardiopatie congenite cianogene) e quelli con forme ostruttive di cardiomiopatia ipertrofica. «Non ci sono evidenze che il virus infetti i dispositivi cardiaci impiantabili come pacemaker o defibrillatori cardioversore o che causi endocardite infettiva in pazienti con malattie valvolari cardiache» si fa notare. Le domande, e quindi le risposte, diventano poi più precise, riguardando per esempio la sindrome di Brugada, la fibrillazione atriale o pazienti cardiopatici con diabete o ipertensione, e si discute dell’aumento teorico di rischio di rottura delle placche aterosclerotiche nelle coronarie, del possibile peggioramento di aritmie pre-esistenti o innesco di una fibrillazione atriale in caso di gravi condizioni sistemiche, e altro ancora. L’ESC fornisce anche indicazioni sulle misure di protezione, che vanno seguite anche dalle persone che sono già state infettate, e si sottolinea che l’uso di integratori vitaminici non ne fa parte. Si raccomanda di assumere i farmaci come sono prescritti e si sottolinea l’importanza di portare con sé la lista di quelli che si sta assumendo in caso di ricovero. Viene poi affrontato l’argomento delle uscite da casa e si dispensano consigli riguardanti il benessere emotivo. In ogni caso, «le domande relative al vostro trattamento dovrebbero essere rivolte al vostro medico» precisa l’ESC. (fonte: Doctor33)

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Covid-19, l’aumento della digitalizzazione della medicina può creare pericoli imprevisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 maggio 2021

La pandemia causata dal Covid-19 e la tendenza mondiale verso la digitalizzazione della medicina stanno portando a un rapido cambiamento tecnologico. Secondo quanto riportato nel report di Willis Towers Watson, sul futuro della salute digitale, questo processo sta anche generando nuovi problemi emergenti di rischio e può portare i gestori del rischio sanitario a rivalutarne le responsabilità. Il rapporto delinea alcune delle principali esposizioni al rischio che devono essere considerate quando si rivedono le polizze assicurative nel settore della salute digitale. Emergono ad esempio esposizioni che richiedono una copertura per danni fisici e perdite economiche, per prodotti regolamentati e non regolamentati, per prodotti e servizi spesso forniti in collaborazione o secondo indicazioni di medici professionisti. Nel rapporto si esamina poi la crescita dell’assistenza sanitaria digitale in diverse aree geografiche e si invita il mercato assicurativo a considerare un approccio olistico alternativo rispetto all’assicurazione delle politiche sanitarie tradizionali. Kirsten Beasley, Head of Healthcare Broking, North America, Willis Towers Watson, ha dichiarato: “La pandemia ha portato la salute digitale sulla scena globale, poiché i fornitori di assistenza sanitaria in tutto il mondo cercano di sfruttare la tecnologia per aiutare a combattere la crisi. Questa rivoluzione sanitaria digitale modificherà profondamente e in modo permanente l’accessibilità e la disponibilità dell’assistenza sanitaria, è quindi imperativo che il mercato assicurativo consideri come fornire soluzioni integrate che affrontino più facilmente i pericoli emergenti nell’ambito della salute digitale. In Willis Towers Watson, puntiamo ad aiutare i nostri clienti del settore sanitario a identificare e mitigare un insieme univoco di rischi per aiutarli a continuare a crescere”. Il rapporto sul futuro della salute digitale fa parte di una serie di pubblicazioni sull’argomento e il documento completo può essere scaricato al seguente link: https://www.willistowerswatson.com/it-IT/Insights/2021/02/the-future-of-digital-health

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Istruzione: la Commissione istituisce un gruppo di esperti per intensificare gli investimenti nell’istruzione in tempi di COVID-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2021

Il gruppo di esperti sugli investimenti di qualità nell’istruzione e nella formazione, istituito dalla Commissaria Gabriel nel febbraio 2021, si è riunito oggi per la prima volta. I 15 esperti, selezionati tra quasi 200 candidati, individueranno politiche in grado di migliorare efficacemente i risultati dell’istruzione e della formazione, oltre all’inclusività e all’efficienza della spesa.Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, ha dichiarato: “La pandemia di COVID-19 ci ha dimostrato quanto siano critici gli insegnanti, le scuole e le università per la nostra società. Oggi abbiamo l’occasione di ripensare il settore dell’istruzione e della formazione dell’UE e di rimetterlo al centro delle nostre economie e società. Abbiamo pertanto bisogno di chiarezza e di dati solidi su come investire al meglio nell’istruzione. Sono fiduciosa che questo gruppo di esperti aiuterà la Commissione e gli Stati membri a costruire sistemi di istruzione e formazione più robusti, resilienti ed equi rispetto al passato.” Il gruppo si concentrerà sulla qualità di insegnanti e formatori, infrastrutture educative e istruzione digitale. La valutazione basata su dati concreti aiuterà la Commissione e gli Stati membri a trovare soluzioni innovative e intelligenti alle attuali sfide nel settore dell’istruzione. Tali lavori sono fondamentali per conseguire una ripresa sostenibile e completare la transizione a un’Europa verde e digitale. Il gruppo di esperti è stato istituito nella comunicazione sulla realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione entro il 2025 con lo scopo di mantenere l’attenzione sugli investimenti nazionali e regionali e migliorarne l’efficacia. Una relazione intermedia sarà presentata alla fine del 2021 e una relazione finale alla fine del 2022. Ulteriori informazioni sono disponibili online.

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Nuovo “certificato EU COVID-19”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 maggio 2021

I deputati hanno concordato che il nuovo “certificato EU COVID-19” – che dovrebbe sostituire la dicitura “certificato verde digitale” proposta dalla Commissione – dovrebbe avere una validità di 12 mesi e non di più.I deputati vogliono che il documento, che dovrebbe essere disponibile in formato digitale o cartaceo, attesti se una persona è stata vaccinata contro il coronavirus o, in alternativa, se ha effettuato un recente test con risultato negativo o se è guarita dall’infezione. Tuttavia, i certificati COVID-19 UE non serviranno come documento di viaggio, né diventeranno una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione.La proposta legislativa che riguarda i cittadini europei è stata approvata con 540 voti a 119 e 31 astensioni, mentre quella sui cittadini di paesi terzi è passata con 540 voti a 61 e 60 astensioni. La votazione ha avuto luogo mercoledì e i risultati sono stati annunciati giovedì mattina.Il PE afferma che i titolari di un certificato COVID-19 UE non dovrebbero essere soggetti a ulteriori restrizioni di viaggio, come la quarantena, l’autoisolamento o i test. Secondo i deputati, al fine di evitare discriminazioni contro coloro che non sono vaccinati o non posso permettersi economicamente il test, i paesi UE dovrebbero “garantire test universali, accessibili, tempestivi e gratuiti”. I deputati sottolineano che i vaccini COVID-19 devono essere prodotti su scala, a prezzi accessibili e distribuiti a livello globale. Esprimono anche preoccupazione per i gravi problemi causati dalle aziende che non rispettano i programmi di produzione e consegna.Il Parlamento vuole assicurare che il certificato UE sia armonizzato a qualsiasi iniziativa istituita dagli stati membri.I Paesi UE devono accettare i certificati rilasciati in altri stati membri per le persone vaccinate con un vaccino autorizzato in UE dall’Agenzia europea del farmaco (EMA) (attualmente Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Janssen). Spetterà agli stati membri decidere se accettare anche i certificati di vaccinazione rilasciati in altri stati membri per i vaccini elencati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per uso di emergenza.La posizione del PE prevede che i certificati siano soggetti a un controllo continuo per evitare frodi e falsificazioni, così come si debba verificata l’autenticità dei sigilli elettronici inclusi nel documento. I dati personali ottenuti dai certificati non dovrebbero essere conservati dagli stati membri di destinazione né si dovrebbe costituire una banca dati centrale a livello UE. La lista delle entità che tratteranno e riceveranno i dati dovrà essere resa pubblica in modo tutti possano esercitare i loro diritti di protezione dei dati secondo il regolamento UE sulla protezione dei dati.

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Pubblicati nel New England Journal of Medicine i dati di Fase 3 del vaccino a dose singola contro il COVID-19 di Johnson & Johnson

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

NEW BRUNSWICK, N.J. Johnson & Johnson (NYSE: JNJ) (l’Azienda) ha annunciato oggi la pubblicazione sul New England Journal of Medicine dei dati primari dello studio clinico di Fase 3 ENSEMBLE per il proprio vaccino a dose singola contro il COVID-19, sviluppato da Janssen, azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson. La pubblicazione dell’analisi primaria segue i dati di efficacia e sicurezza annunciati a gennaio, dimostrando che lo studio ha soddisfatto tutti gli endpoint principali primari e secondari, e ha rilevato che il vaccino a dose singola contro il COVID-19 di Johnson & Johnson ha prevenuto l’ospedalizzazione e la morte in tutti i partecipanti allo studio 28 giorni dopo la vaccinazione.Questi dati hanno dimostrato che, nonostante l’alta prevalenza di varianti emergenti di SARS-CoV-2 tra i casi di COVID-19 nello studio, compresa la variante sudafricana del ceppo B.1.351 e la variante del ceppo P2 individuata in Brasile, l’efficacia del vaccino è stata trasversale contro l’infezione sintomatica, e il vaccino ha mostrato protezione contro l’ospedalizzazione e la morte correlate a COVID-19 a 28 giorni dalla vaccinazione. I dati dello studio indicano l’inizio dell’efficacia 7 giorni dopo la vaccinazione, la prevenzione dell’ospedalizzazione e della morte La protezione è stata generalmente trasversale tra le etnie e i gruppi di età, compresi gli adulti sopra i 60 anni (N=14.672), e quelli con e senza comorbidità.L’efficacia è iniziata in modo evidente sette giorni dopo la vaccinazione per le forme gravi/critiche della malattia e 14 giorni dopo la vaccinazione per le forme da moderate a gravi/critiche. È importante notare che l’efficacia del vaccino ha continuato ad aumentare circa otto settimane dopo la vaccinazione, che è la durata media del follow-up richiesto dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti. I dati aggiuntivi raccolti dopo l’annuncio dei risultati2 non hanno evidenziato riscontro di un calo della protezione nel tempo, dopo aver seguito circa 3.000 partecipanti per 11 settimane e 1.000 partecipanti per 15 settimane.Le varianti osservate in un’analisi in corso nello studio ENSEMBLE includono la variante B.1.351 (20H/501Y.V2), che è stata identificata nel 95% dei casi di COVID-19 in Sudafrica, e la variante del ceppo P2, che è stata identificata nel 69% dei casi di COVID-19 in Brasile. In Sudafrica, l’efficacia del vaccino è stata mantenuta al 64% contro le forme da moderate a gravi/critiche della malattia e all’81,7% contro le forme gravi/critiche al giorno 28 dopo la vaccinazione. L’efficacia è stata mantenuta anche nei partecipanti in Brasile, con il 68,1% di efficacia contro le forme da moderate a gravi/critiche della malattia e l’87,6% contro le forme gravi/critiche. Font: https://www.janssen.com/emea/our-focus/infectious-diseases-vaccines/respiratory-infections/covid-19.

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Coinvolgimento delle ostetriche nella campagna vaccinale Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2021

«È con grande orgoglio e soddisfazione che la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO) comunica la sottoscrizione, in data 15 aprile 2021, del “Protocollo d’intesa tra il Governo, le Regioni e le Province autonome e la FNOPO”. Come da tempo richiesto dalla Federazione, il protocollo definisce la cornice nazionale e le modalità organizzative che vedranno coinvolte le ostetriche nella campagna di vaccinazione anti COVID-19. L’obiettivo del Ministero della Salute è potenziare la campagna vaccinale anche attraverso l’adesione attiva delle ostetriche-i, professionisti storicamente impegnati nella vaccinoprofilassi, e pervenire dunque alla indispensabile immunità di gregge della popolazione italiana nel più breve tempo possibile», affermano le componenti del Comitato centrale FNOPO.«Il protocollo prevede che siano le Regioni e Province autonome, anche attraverso la FNOPO, sulla base di specifiche modalità organizzative e di caratteristiche territoriali, nonché, alle modalità concrete di vaccinazione della popolazione individuata, a reclutare ostetriche-i che aderiranno su base volontaria, e non obbligatoria, per l’inserimento nell’attività di somministrazione dei vaccini. Le ostetriche forniranno una prestazione aggiuntiva, tutelate dal punto di vista assicurativo al di fuori dell’orario di servizio senza incorrere nelle incompatibilità previste dalla normativa vigente e previa frequenza al corso Fad Iss ID1 I74F20 “Campagna vaccinale Covid-19: la somministrazione in sicurezza del vaccino anti SARS-CoV-2/Covid-19”. Per l’accesso al corso Fad l’Iss fornirà direttamente alla FNOPO le credenziali di accesso al corso.Quello appena sottoscritto rappresenta il meritato riconoscimento da parte della Politica e delle istituzioni alla professione ostetrica che vede nella prevenzione una delle sue importanti attività e competenze», concludono i vertici FNOPO.

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Scuola: “Indicazioni per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo assenza per malattia Covid-19 correlata”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2021

In merito al reintegro progressivo degli operatori scolastici (docenti/ATA) dopo l’infezione da COVID-19, per coloro che hanno manifestato una polmonite o un’infezione respiratoria acuta grave, potendo presentare una ridotta capacità polmonare a seguito della malattia ed essendo stato necessario un ricovero ospedaliero, il medico competente, ove nominato, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione, effettua la visita medica preventiva alla ripresa del lavoro, prevista dall’art.41, c. 2 lett. e-ter del D.lgs. 81/08 e s.m.i. al fine di verificare l’idoneità alla mansione, anche per valutare profili specifici di rischiosità e relative protezioni aggiuntive, indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia. Gli operatori scolastici risultati positivi al COVID-19 che presentano sintomi di malattia diversi da quelli previsti al punto A) possono rientrare in servizio a scuola dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test), come precedentemente detto nella circolare del 12/10/2021. Inoltre i docenti/ATA, ai fini della riammissione nella comunità educativa scolastica, avranno l’obbligo di inviare, anche in modalità telematica, al dirigente scolastico, per il tramite del medico competente ove nominato, la certificazione di avvenuta negativizzazione, secondo le modalità previste dalla normativa vigente. Gli operatori scolastici risultati positivi al COVID-19 ma asintomatici per tutto il periodo possono rientrare a scuola dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test), come precedentemente detto nella circolare del 12/10/2021. Inoltre i docenti/ATA, ai fini della riammissione nella comunità educativa scolastica, avranno l’obbligo di inviare, anche in modalità telematica, al dirigente scolastico per il tramite del medico competente ove nominato, la certificazione di avvenuta negativizzazione, secondo le modalità previste dalla normativa vigente. Una delle principali novità della circolare del 12/04/21 rispetto a quella del 12/10/2020 è che qualora gli operatori scolastici fossero stati positivi e successivamente abbiamo acquisito test diagnostico da SAR.COV-2 di negativizzazione, nell’ipotesi abbiano contemporaneamente nel proprio nucleo familiare familiari e/o conviventi con casi ancora positivi, non dovranno essere considerati alla stregua di contatti stretti con obbligo di quarantena ma potranno essere riammessi a scuola con la modalità di cui ai punti A), B) e C).

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Covid-19, dopo la dimissione ospedaliera in aumento la prevalenza di danno d’organo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Non solo i polmoni, ma anche altri organi sono coinvolti nella malattia da Sars-CoV-2 e i tassi di prevalenza dei danni, raggruppati sotto il termine di disfunzione multiorgano, sembrano in aumento tra i dimessi dall’ospedale dopo un’infezione da questo Coronavirus rispetto alla popolazione generale. Ecco quanto emerge da uno studio pubblicato sul British Medical Journal, primo autore Daniel Ayoubkhani dell’Office for National Statistics, Government Buildings di Newport, Regno Unito. «Sappiamo che Covid-19 può causare gravi problemi respiratori, ma può colpire anche altri organi e sistemi all’interno del corpo, inclusi cuore, reni e fegato» spiegano gli autori, ricordando che i sintomi persistenti per più di 12 settimane dopo la malattia da Covid-19 fanno parte della cosiddetta sindrome post-Covid, nota anche come long-Covid, ma che il modello a lungo termine del danno d’organo post-infettivo non è ancora chiaro.Per approfondire l’argomento i ricercatori britannici dell’Ufficio per le statistiche nazionali in collaborazione con l’University College di Londra e l’Università di Leicester hanno confrontato i tassi di disfunzione multiorgano in 47.780 ricoverati in ospedale in Inghilterra con Covid-19 e dimessi vivi entro il 31 agosto 2020, confrontandoli con un gruppo di controllo formato da coetanei della popolazione generale. «In un follow-up medio di 140 giorni quasi un terzo dei dimessi dopo il Covid-19 acuto è stato di nuovo ricoverato, e più di 1 su 10 è deceduto dopo la dimissione» precisa Ayoubkhani, aggiungendo che i tassi di malattie respiratorie, cardiovascolari e diabete sono aumentati in modo significativo nei pazienti Covid-19, con 539, 66 e 29 nuove diagnosi per 1.000 anni-persona, rispettivamente maggiori di 27, 3 e 1,5 volte rispetto a quanto osservato nei controlli. E in un editoriale di commento Manoj Sivan dell’Università di Leeds e Leeds Teaching and Community NHS Trusts, scrive: «Il Covid lungo è un esempio urgente di come i fornitori di servizi sanitari devono gestire la multimorbilità, concentrandosi sui sintomi multisistemici riferiti dai pazienti e sulle loro esigenze riabilitative con programmi di gestione individualizzati. Oggi la necessità più urgente è imparare quale sia la miglior cura multidisciplinare, grazie ai dati sul mondo reale e alle esperienze dei pazienti, da sempre parte importante nella lotta alla disuguaglianza nell’accesso all’assistenza sanitaria». (fonte Doctor33)

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