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Covid-19, la terza dose non è appropriata per tutti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2021

Mentre l’Italia sta per dare il via alla terza dose di vaccino anti-Covid per i soggetti immunocompromessi, una revisione condotta da un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell’Agenzia del farmaco americana Fda, pubblicata su The Lancet, dimostra che non è sufficiente una terza dose di vaccino per la popolazione generale. «Presi nel loro insieme – afferma Ana-Maria Henao-Restrepo dell’Oms, autrice principale della revisione – gli studi attualmente disponibili non forniscono prove credibili di un sostanziale declino della protezione contro la malattia grave, che è l’obiettivo primario della vaccinazione» anti-Covid. «La fornitura limitata di questi vaccini – osserva la ricercatrice – salverà la maggior parte delle vite se verrà messa a disposizione di persone che più rischiano forme gravi di Covid-19 e non hanno ancora ricevuto alcun vaccino. Anche se alla fine la somministrazione di un ‘booster’ potrebbe produrre un certo beneficio, questo non supererà i vantaggi di fornire una protezione iniziale ai non vaccinati – avverte l’esperta -. Se ora i vaccini venissero distribuiti dove più servirebbero, potrebbero accelerare la fine della pandemia, inibendo l’ulteriore evoluzione delle varianti». Gli autori spiegano che, anche contro la variante Delta di Sars-CoV-2, l’efficacia dei vaccini Covid-19 è tale da rendere «non appropriate» dosi vaccinali di richiamo per tutti. I ricercatori hanno analizzato le evidenze prodotte da studi randomizzati controllati e da studi osservazionali pubblicati su riviste peer-reviewed e piattaforme pre-print. In media, la vaccinazione anti-Covid mostra un’efficacia del 95% contro la malattia grave causata sia dalla variante Delta sia dalla variante Alfa del coronavirus pandemico, nonché un’efficacia superiore all’80% nel proteggere contro qualsiasi infezione associata a queste varianti. Per tutti i tipi di vaccino e contro tutte le varianti considerate, l’efficacia dell’immunizzazione risulta maggiore contro la malattia grave rispetto a forme lievi. E sebbene rispetto alla protezione fornita contro la patologia grave i vaccini appaiano meno efficaci nell’evitare infezioni asintomatiche o trasmissione del contagio, «anche nelle popolazioni con un’elevata copertura vaccinale – precisano gli scienziati – la minoranza non vaccinata è ancora il principale fattore di trasmissione, oltre a essere essa stessa a maggior rischio di malattia grave». Anche se in futuro emergeranno nuove varianti di Sars-CoV-2 che potrebbero sfuggire agli attuali vaccini anti-Covid, secondo gli autori della revisione è molto probabile che lo facciano da ceppi già diventati ampiamente prevalenti. Pertanto, rimarcano ancora gli scienziati, «l’efficacia di vaccini booster sviluppati in modo specifico per contrastare possibili nuove varianti potrebbe essere maggiore e più duratura, rispetto a quella di richiami vaccinali fatti usando i prodotti attuali». Del resto, fanno notare i ricercatori, «una strategia simile viene adottata anche per i vaccini anti-influenza: ogni vaccino annuale si basa sui ceppi circolanti più recenti, aumentando la probabilità che l’iniezione rimanga efficace anche in caso di ulteriore evoluzione» dei virus.In Italia si partirà ad effettuare i richiami dal 20 settembre. Questa la decisione presa nel corso di una riunione alla quale hanno partecipato il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario per l’Emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo. Inizialmente, sarà dunque coinvolta una platea di circa tre milioni di pazienti immunocompromessi. Tra loro, pazienti trapiantati, oncologici e con patologie autoimmuni. Subito dopo, ha indicato Speranza nei giorni scorsi, si procederà con gli altri soggetti fragili, gli ospiti delle Rsa e gli ultraottantenni. Intanto, sono oltre 40 milioni (40.006.727) gli italiani vaccinati contro il nuovo coronavirus con entrambe le dosi in base ai dati pubblicati sul sito del governo, pari 74,07% della popolazione over 12. Per consentire l’inoculazione della terza dose, sottolinea la struttura di Figliuolo, verranno messe a disposizione ulteriori dosi di vaccino a mRna Pfizer e Moderna. Si parte quindi con i richiami, mentre resta sostanzialmente stabile ma con un trend in calo l’andamento epidemico nel nostro Paese: sono 2.800 i positivi nelle ultime 24 ore, secondo i dati giornalieri del ministero della Salute (ieri erano stati 4.664), mentre sono 36 le vittime in un giorno (ieri 34). Il tasso di positività è al 2,3%. (fonte doctor33)

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Alzheimer: L’impatto neurologico dell’infezione da Covid-19 sul cervello

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

può aumentare la probabilità che una persona sviluppi una forma di demenza, ma anche accelerare i sintomi e peggiorare le condizioni della malattia. È quanto afferma una recente ricerca presentata all’edizione 2021 dell’Alzheimer Association International Conference, che rileva una stretta correlazione tra Covid-19 e demenza.La Federazione Alzheimer Italia si fa portavoce in Italia dell’appello che il suo partner internazionale Alzheimer’s Disease International (ADI) lancia a governi e istituti di ricerca perché venga data priorità assoluta proprio al finanziamento della ricerca per indagare e approfondire il legame tra Covid-19 e demenza. Con settembre prende il via in tutto il mondo il X Mese Mondiale Alzheimer che quest’anno ha come focus l’invito ad approfondire la conoscenza della demenza, con la campagna #KnowDementia #KnowAlzheimers: alla luce anche delle nuove ricerche diventano infatti ancora più essenziali la diagnosi precoce e la corretta informazione su quali possono essere i segnali premonitori e i sintomi della malattia.Uno studio che gli esperti ritengono necessario per prepararsi ad affrontare la crescita esponenziale dei casi di demenza nel mondo: attualmente si parla di 55 milioni di persone, ma si stima che il numero sia destinato ad aumentare a 78 entro il 2030 fino a 139 milioni entro il 2050 (dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). Gli esperti mettono in guardia sul fatto che se nel breve periodo i tassi della demenza potranno registrare una diminuzione legata all’elevato numero di decessi che la pandemia ha causato tra le persone con demenza (le stime parlano di un range di morti tra il 25 e il 45% e di una mortalità di 2,6 volte maggiore per le persone con demenza rispetto ai coetanei) a lungo termine i casi sono destinati ad aumentare proprio a causa dell’impatto del Covid-19.Commenta Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia: “Quando è scoppiata l’emergenza sanitaria noi di Federazione Alzheimer Italia abbiamo lanciato l’allarme sulla necessità di tutelare i diritti dei cittadini più fragili, tra cui le persone con demenza: i recenti studi sull’impatto che il Covid-19 ha avuto e avrà sulla malattia ci confermano che è ancora necessario tenere alta l’attenzione. Auspichiamo che il Mese Mondiale sia l’occasione per puntare i riflettori sulla demenza e condividiamo l’appello di ADI affinché le Istituzioni investano risorse su questa ricerca ma anche sull’assistenza, perché le persone con demenza e le loro famiglie non possono essere lasciate sole. È solo unendo le forze che possono raggiungere risultati importanti”.La Federazione Alzheimer Italia aderisce dunque all’appello lanciato da Alzheimer’s Disease International perché venga finanziata con urgenza la ricerca per valutare l’impatto a lungo termine dell’infezione SARS-CoV-2 sulle persone con demenza. Il Comitato Consultivo Medico e Scientifico (MSAP) di ADI, composto da 75 esperti provenienti da tutto il mondo, ha già istituito un gruppo di lavoro per formulare azioni e consigli su come agire.A preoccupare medici e ricercatori sono in particolare i sintomi neurologici del cosiddetto “long Covid”, come la perdita del gusto e dell’olfatto, i problemi cognitivi come la “nebbia del cervello” e le difficoltà con la concentrazione, la memoria, il pensiero e il linguaggio. Il virus è infatti in grado di causare danni molto seri al cervello, quali coagulazioni, disfunzione immunitaria e iperattivazione, infiammazioni e infezioni virali dirette attraverso le vie olfattive. Le prime ricerche concordano nel ritenere questo danno cerebrale una conseguenza diretta non tanto dell’invasione del cervello da parte del virus, quanto dell’infiammazione che ne consegue. By Anna Tagliabue

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Covid-19: terza dose, obbligo vaccinale e green pass, le novità in vista

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Terza dose, obbligo vaccinale ed estensione del Green pass. Sono i nodi della strategia anti Covid-19 su cui è più acceso il dibattito politico di questi giorni e su cui ieri dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal ministro della Salute Roberto Speranza è stata indicata la strada che intende prendere il Governo. Con novità che, nelle intenzioni, potrebbero arrivare già da fine settembre.Un primo nodo riguarda l’introduzione dell’obbligo vaccinale, un tema su cui ieri in conferenza stampa si sono espressi chiaramente il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro della salute Roberto Speranza: «La direzione è quella» sono concordi. «L’obbligo nel nostro Paese è già disposto da norma primaria per quanto riguarda il personale sanitario. È già applicato ad un pezzo della nostra società ed è una possibilità che resta potenzialmente a disposizione delle istituzioni, del governo, del Parlamento». Da sfondo ci sono i dati del report settimanale della struttura commissariale sulla vaccinazione, diffusi oggi in bozza, secondo cui sono quasi 3 milioni e 700mila (3.694.858) le persone con più di 50 anni ancora totalmente scoperte dal vaccino. Nel dettaglio, “nella fascia di età 50-59 anni, i soggetti che non hanno ricevuto alcuna dose sono 1.846.352, pari al 19,13% della popolazione che comprende 9.651.5417 persone, mentre nella fascia 60 -69 anni sono 1.021.269, pari 13,52% delle 7.553.486 che la compongono. «La campagna vaccinale» tuttavia, per Draghi «procede spedita: verso la fine di settembre sarà vaccinata l’80% della popolazione», mentre positivo è il dato relativo ai «giovani tra i 16 e i 19 anni, dove circa il 70% ha ricevuto almeno una dose di vaccino e quasi la metà è pienamente vaccinata».Sull’indicazione dell’obbligo vaccinale, a ogni modo, si è sollevato il dibattito tra politici, esperti e giuristi e in particolare da questi ultimi viene rilevato che si tratterebbe di una possibilità ammessa dall’ordinamento del nostro paese. Ma nel merito c’è chi, come Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Roma Tor Vergata e consulente del generale Figliuolo per la campagna vaccinale, sottolinea la necessità di “agire per gradi. Si è iniziato per categorie e si va avanti secondo necessità, per esempio estendendo il Green pass alle forze dell’ordine e alle categorie a maggiore contatto col pubblico. E se non bastasse si metterà l’obbligo”, per arrivare a coprire “il 100% nelle categorie che dimostrano di essere più esposte. Ma tutto si deve basare sulle evidenze scientifiche, per non creare strappi e opposizioni”. Un altro nodo su cui da Draghi e Speranza ieri è stata segnata la strada è la terza dose: «c’è un confronto in corso proprio in queste ore» ha detto Speranza «che porterà alla scelta della terza dose. Si inizierà credo già alla fine di questo mese. E si partirà dalle persone che hanno una risposta immunitaria molto fragile. Questa indicazione, su cui il nostro Cts ha già espresso un’opinione, è arrivata anche dall’Ema, dall’Ecdc, dalle autorità europee. Il riferimento è all’uscita di ieri: secondo Ema ed Ecdc, “in una situazione in cui circa un adulto su tre nell’Ue non è ancora completamente vaccinato, la priorità dovrebbe essere quella di vaccinare tutti gli individui idonei che non hanno ancora completato il ciclo di vaccinazione raccomandato. In generale, “non è urgente la somministrazione di dosi di richiamo di vaccini contro il Covid a individui completamente vaccinati nella popolazione generale”. Resta quindi “importante distinguere tra dosi di richiamo per le persone con un sistema immunitario normale e dosi aggiuntive per quelle con un sistema immunitario indebolito. Alcuni studi riportano che una dose aggiuntiva di vaccino può migliorare la risposta immunitaria in individui immunocompromessi”. In tali casi dovrebbero essere “prese in considerazione dosi aggiuntive”. Sul punto interviene anche Giorgio Palù, presidente dell’Aifa e membro del Cts, in una intervista di oggi a Sky TG24: “Gli studi clinici dimostrano una scarsa risposta in soggetti immunodepressi e anziani, anche se queste sono decisioni di sanità pubblica. Prevenire è sempre meglio che curare e in questi casi è addirittura giustificato agire anche prima che le agenzie regolatorie si esprimano, perché lo fanno unicamente sui dati forniti dall’industria farmaceutica. L’Ema dovrebbe appena aver ricevuto i dati da Pfizer sulla terza dose e li sta ricevendo da Moderna. Si esprimerà non prima di un mese, un mese e mezzo. E anche in questo caso non diventa un problema di enti regolatori ma di sanità pubblica: se ne deve far carico in prima istanza il Ministero della Salute. Mentre per quanto riguarda i bambini è inutile parlare di vaccinare la fascia da 0-6 e 6-12: bisogna attendere gli studi in corso e poi si valuteranno rischi e benefici per questa fasce d’età».Tra i temi presi in considerazione non è mancato poi anche l’estensione del Green Pass: «l’orientamento» spiega Draghi «è verso il sì: verrà esteso e per decidere esattamente quali sono i vari passi, quali sono i settori che dovranno averlo prima, eventualmente faremo una cabina di regia, come peraltro è stato chiesto dal senatore Salvini. Ma la direzione è quella». Quello che occorrerà decidere, chiarisce è «”A chi”, non “se”, e quanto svelti». Francesca Giani fonte Farmacista33)

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Covid-19. Da Ministero nuove indicazioni su quarantena, isolamento e ciclo vaccinale

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2021

Alla luce della circolazione delle nuove varianti del Covid, in particolare la Delta, ma anche all’avanzamento della campagna vaccinale che in molti casi vede il ciclo vaccinale ancora non completato, il Ministero ha aggiornato le misure di quarantena, isolamento e riammissione in servizio o lavoro, in particolare per differenziarle in caso di contatti stretti a seconda che il soggetto abbia, o meno, completato il ciclo vaccinale e da quanti giorni. Vale la pensa fare un punto dei contenuti della Circolare del Ministero diffusa l’11 agosto 2021. Le condizioni che portano al termine della quarantena in caso di contatto con casi Covid dipendono dal livello di rischio del contatto, ma anche se il soggetto ha completato il ciclo vaccinale più o meno 14 giorni o non è vaccinato. Per quanto riguarda i soggetti vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni, i contatti “asintomatici ad alto rischio (contatti stretti)” possono “rientrare in comunità dopo un periodo di quarantena di almeno 7 giorni dall’ultima esposizione al caso, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare o antigenico con risultato negativo”. In assenza di test diagnostico, si può valutare la quarantena di 14 giorni. Se il contatto ad alto rischio è un operatore sanitario o che fornisce assistenza diretta ad un caso Covid-19 oppure si tratta di personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso Covid-19 “non si applica la misura della quarantena bensì la sorveglianza sanitaria attiva”. Se il contatto è “a basso rischio”, non devono fare la quarantena. Le cose cambiano leggermente se il soggetto non è vaccinato o non ha completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni, con una distinzione se il caso Covid è dato da variante Beta o non-Beta. Contatto con caso Covid variante non-Beta: Se il contatto è “asintomatici ad alto rischio (contatti stretti)” ed è avvenuto con un caso Covid diverso dalla “variante inglese” la quarantena prevista è di 10 giorni e può concludersi con un test molecolare o rapido negativo, mentre in assenza di test deve durare 14 giorni. Anche in questa casistica, per gli operatori sanitari indicati dalla circolare del Ministero vale la sorveglianza attiva. Per quanto riguarda, invece, i contatti “a basso rischio”, non è necessaria la quarantena. Contatto con caso Covid variante Beta: in questo caso i soggetti non vaccinati o senza ciclo completo da almeno 14 giorni, indipendentemente dal rischio del contatto, devono fare 10 giorni di quarantena che termina solo con un tampone antigenico o un test molecolare negativo. In questo caso per gli operatori sanitari è prevista oltre che la sorveglianza attiva in caso di contatto stretto, anche una sorveglianza passiva in caso di contatto a basso rischio. Il Ministero raccomanda “in ogni caso di prevedere l’esecuzione di un test diagnostico a fine quarantena per tutte le persone che vivono o entrano in contatto regolarmente con soggetti fragili e/o a rischio di complicanze”.La gestione dell’isolamento del soggetto dipende se il caso Covid è dovuto a una variante Voc diversa dalla Beta oppure dalla Beta. Caso Covid variante non-Beta: se il soggetto è asintomatico l’isolamento è di 10 giorni e si conclude con un test molecolare o antigenico negativo. Se ci sono sintomi, gli ultimi 3 dei 10 giorni di isolamento devono essere senza sintomi e comunque serve un test diagnostico negativo. Se si tratta di un caso positivo a lungo termine, l’isolamento è sospeso al termine di 21 giorni di cui almeno ultimi 7 giorni senza sintomi. Caso Covid variante Beta: sia sintomatici che asintomatici, restano vigenti le indicazioni previste per i casi con variante non-Beta, ma serve un test molecolare negativo per sospendere l’isolamento. La procedura e la certificazione per la riammissione in servizio del lavoratore dopo l’assenza per malattia Covid-19 sono le stesse in vigore da aprile 2021 (cfr. Farmacista33, 17 aprile 2021). Infine, la circolare dà un’ultima indicazione sull’uso dei test salivari recentemente introdotti, precisando che “qualora non sia possibile ottenere tamponi su campione oro/nasofaringei, che restano la metodica di campionamento di prima scelta, il test molecolare su campione salivare può rappresentare un’opzione alternativa per il rilevamento dell’infezione da SARS-CoV-2”. (Fonte: Farmacista33)

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Covid-19, la variante Delta raddoppia il rischio di ricovero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2021

La variante Delta di Sars-CoV-2 raddoppia il rischio di ricovero per Covid-19 rispetto alla variante Alfa. A confermarlo è un nuovo studio britannico, il più ampio finora condotto, che ha analizzato più di 40mila casi confermati dal sequenziamento in Inghilterra tra il 29 marzo e il 23 maggio 2021. La probabilità di aver bisogno di visite di emergenza o di ricovero ospedaliero era anche 1,5 volte maggiore per le persone infette dalla Delta rispetto a quelle colpite da Alfa. I risultati del lavoro suggeriscono che le epidemie sostenute da questa variante, ormai prevalente in Europa, “possono portare a un onere maggiore sui servizi sanitari” rispetto a quelle provocate dal mutante Alfa ormai scalzato dalla sua posizione dominante, “in particolare nelle persone non vaccinate e in altre popolazioni vulnerabili”, è l’allarme lanciato dagli autori dello studio. I ricercatori mettono in guardia soprattutto dall’aumento del rischio di ospedalizzazione tra le persone non vaccinate o parzialmente vaccinate, poiché questi costituivano la maggior parte dei casi esaminati nello studio. La variante Delta è stata segnalata per la prima volta in India nel dicembre 2020 e i primi studi avevano subito rilevato che è fino al 50% più trasmissibile rispetto alla variante Alfa, identificata per la prima volta nel Kent, Regno Unito. Ora questo lavoro conferma un rischio di ricovero all’incirca doppio per i contagiati da Delta rispetto a chi si è infettato con l’Alfa. Anche il rischio di andare in ospedale per cure di emergenza o di essere ricoverati entro 14 giorni dall’infezione è una volta e mezzo maggiore rispetto alla variante Alfa (1,45 volte).Questo nuovo studio si basa sui casi “confermati da sequenziamento dell’intero genoma, che è il modo più accurato per determinare la variante virale”. Le sue conclusioni sono in linea con risultati precedenti, arrivati per esempio da uno studio preliminare condotto in Scozia che già aveva segnalato un raddoppio del rischio di ospedalizzazione e supportava il sospetto che la Delta fosse associata a una malattia più grave. “La maggior parte dei casi inclusi nell’analisi erano non vaccinati – precisa Gavi Dabrera, del National Infection Service, Public Health England (Phe), uno degli autori principali dello studio -. Sappiamo già che la vaccinazione offre un’eccellente protezione contro Delta e poiché questa variante rappresenta oltre il 98% dei casi di Covid nel Regno Unito, è fondamentale che coloro che non hanno ricevuto due dosi di vaccino lo facciano il prima possibile. È comunque importante in caso di sintomi rimanere a casa e fare un tampone il prima possibile”. Durante il periodo di studio, ci sono stati in totale 34.656 casi della variante Alfa (80%) e 8.682 casi della Delta (20%). Ma la proporzione di casi Delta è andata crescendo fino ad arrivare a pesare per circa i due terzi dei nuovi casi nella settimana a partire dal 17 maggio 2021 (65%, 3.973/6.090), e segnando il sorpasso sull’Alfa in Inghilterra. Circa un paziente su 50 è stato ricoverato in ospedale entro 14 giorni dal primo test positivo (2,2% dei casi Alfa, 2,3% dei Delta). E, tenendo conto di tutti i fattori noti per influenzare la suscettibilità a Covid grave, hanno calcolato un rischio più che raddoppiato di ricovero con la variante Delta (2,26 volte più alto). In questo studio solo l’1,8% dei casi (con entrambe le varianti) aveva ricevuto entrambe le dosi di vaccino; il 74% non era vaccinato e il 24% aveva solo una dose. Gli autori fanno notare che non è quindi possibile trarre conclusioni statisticamente significative su come il rischio di ospedalizzazione differisca tra le persone vaccinate che successivamente sviluppano infezioni Alfa e Delta. I risultati di questo studio ci parlano quindi principalmente del rischio di ricovero ospedaliero per coloro che sono non vaccinati o parzialmente vaccinati. “La nostra analisi evidenzia che, in assenza di vaccinazione, qualsiasi epidemia Delta imporrà un onere maggiore all’assistenza sanitaria rispetto a un’epidemia di Alfa”, conclude Anne Presanis, statistico senior dell’università di Cambridge e uno degli autori principali dello studio, che è stato condotto da ricercatori della Public Health England e dell’Università di Cambridge e finanziato da UK Research and Innovation, Medical Research Council, Department of Health and Social Care del governo britannico e National Institute for Health Research. (fonte: DoctorNews33)

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Why covid-19 will disrupt travel for years to come

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2021

Covid-19 is set to disrupt travel for years to come. All around the world, a jumble of rules causes confusion, chokes tourism and leaves businesses struggling to work out who can do what and go where. The chaos is unlikely to subside soon, as new outbreaks emerge and governments struggle to co-ordinate policy. In a leader, we argue that most covid-19 travel restrictions should be scrapped—the rules are illiberal and often ineffective.In Bulgaria, after a summer lull, cases of covid-19 are rising again as the highly contagious Delta variant spreads. Hospitals are preparing for yet another onslaught. Only 15% of Bulgarians are fully vaccinated, the lowest rate in the European Union, where the overall share is 52%.A flood of vaccines has arrived in Tunisia, as foreigners vie for influence. Both Gulf states and western donors want to sway a beleaguered Arab democracy.In America, Texas offers a cautionary tale about the struggles that the country will face with children returning to classrooms amid a rising number of covid-19 cases and a more contagious variant. Already a standoff is escalating between public-school officials and Republican state politicians. A surge in covid-19 infections, along with stagnant vaccination rates, has prompted something else to spread across America: vaccine mandates. For months the country had seemed to be moving in the opposite direction. But fear of the Delta variant may do enough to raise vaccination rates without mandates.American biotechnology is booming. The pandemic has highlighted the promise of clever new drugs—and the firms developing them.Tech workers were already ditching the office before the pandemic—for programmers, it seems remote working is now becoming the norm. By Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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Covid-19. Indicazioni su dosi di vaccino ai guariti

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Nei soggetti guariti da Covid, indipendentemente dai sintomi avuti, è sufficiente una singola dose di vaccino, da somministrare “preferibilmente entro i 6 mesi” e comunque “non oltre 12 mesi dalla guarigione”. È quanto stabilisce la circolare del Ministero della Salute annunciata ieri dal sottosegretario Costa.La decisione di emanare la circolare, aveva spiegato Costa è stata presa «sulla base delle nuove evidenze scientifiche relative alla durata della immunità». Ma anche per risolvere una questione pratica: «Molti cittadini che hanno contratto Covid e che facevano una dose di vaccino, avevano poi difficoltà ad ottenere il green pass, e ciò perché in alcune regioni la dose era somministrata magari dopo i sei mesi previsti. Quindi, la piattaforma del sistema non faceva generare il green pass dal momento che l’algoritmo prevedeva la vaccinazione per i guariti entro i sei mesi». Quindi se si vaccinavano a sei mesi e 1 giorno, il sistema «non riconosceva l’unica dose come ciclo completo – come è previsto che sia per i soggetti che hanno già contratto Covid – ma classificava in automatico quella vaccinazione come incompleta e necessitante di una seconda dose ai fini del green pass. Questo – aveva concluso Costa – è un problema che riguarda già qualche migliaio di cittadini e che ora risolveremo».La Circolare stabilisce che “è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-Sars-CoV-2/Covid-19 nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione”. E precisa che “per i soggetti con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, in caso di pregressa infezione da Sars-CoV-2, resta valida la raccomandazione di proseguire con la schedula vaccinale completa prevista”. Il Ministero, ribadisce che “come da indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale”. (fonte doctor33)

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Covid-19, oltre un quarto dei pazienti ha ancora sintomi dopo sei mesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Secondo uno studio pubblicato su PLOS ONE, che ha interessato la popolazione generale adulta infettata da Covid-19 nel 2020, più di un quarto dei pazienti riferisce di non essersi completamente ripreso dopo un periodo di sei-otto mesi. «Le risposte iniziali della sanità pubblica a Sars-CoV-2 si sono concentrate sulla riduzione del carico acuto di Covid-19, ma un numero crescente di prove indica che l’infezione può anche comportare conseguenze sulla salute fisica e mentale a lungo termine» afferma Milo Puhan, dell’Università di Zurigo, in Svizzera, che ha guidato il gruppo di lavoro.«Queste conseguenze a lungo termine, attualmente denominate “sindrome post-Covid-19” o “long Covid”, sono fonte di crescente preoccupazione per i sistemi sanitari» prosegue l’esperto. I ricercatori hanno reclutato 431 individui che erano risultati positivi per Sars-CoV-2 tra febbraio e agosto 2020 all’interno del sistema di tracciamento dei contatti a Zurigo. Tutti i partecipanti hanno completato un questionario online sulla loro salute dopo un periodo medio di 7,2 mesi dalla diagnosi. I sintomi di Covid-19 erano presenti al momento della diagnosi nell’89% dei partecipanti e il 19% è stato inizialmente ricoverato in ospedale. Complessivamente, il 26% dei partecipanti ha riferito di non essersi completamente ripreso da sei a otto mesi dopo la diagnosi iniziale di Covid-19. Il 55% delle persone ha riportato sintomi di affaticamento, il 25% ha avuto un certo grado di mancanza di respiro e il 26% sintomi di depressione. Una percentuale maggiore di donne e pazienti inizialmente ricoverati ha riferito di non essersi ripresa rispetto ai maschi e ai soggetti non ricoverati, e il 40% di tutti i partecipanti ha riportato di aver effettuato almeno una visita di medico di base correlata a Covid-19 dopo la patologia acuta. Gli autori sostengono che i loro risultati sottolineano la necessità di una pianificazione tempestiva delle risorse e dei servizi offerti ai pazienti per l’assistenza post-Covid-19. «Il nostro studio di coorte ha rilevato che un numero consistente di pazienti ha ancora problemi di salute anche otto mesi dopo la diagnosi di Covid-19, e indica che è necessario offrire un’assistenza su misura per le esigenze delle persone che soffrono di sindrome post-Covid-19» concludono gli autori. (fonte medicinainterna33)

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Which covid-19 vaccine is best for international travel?

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2021

The Economist this week: Welcome to our weekly newsletter highlighting the best of our coverage of the pandemic and its effects.Perhaps the litmus test of the post-pandemic world will be how much international travel returns. But which covid-19 vaccine is the most widely accepted for international travel? A patchwork of complicated cross-border travel rules is causing confusion.England’s school year has staggered to a disappointing end. By the time schools began breaking up in mid-July, nearly a quarter of pupils were already absent, according to government figures.Meanwhile, the Delta covid-19 variant is ripping through Britain, with more than 40,000 cases reported a day (two-thirds of the peak in January). The decision by the prime minister, Boris Johnson, to end most mitigation measures in England will test the limits of its mass vaccination campaign.Kazakhstan is awash in fake vaccination passports. The country’s health-care system is one of its most corrupt sectors—a black market is thriving in fake exemption certificates and in forged covid-19 tests showing a negative result. Australia’s covid-19 strategy is being put under strain. Sydney, a city of 5m, is now recording just over 100 new infections a day. By Australia’s previously low rates, that is no joke. The Delta variant combined with a low vaccination rate is causing trouble.India’s economy is suffering from long covid. As a devastating wave of the virus recedes, the effects will linger for much longer.In the Business section, we report on how outbreaks of covid-19 have left South-East Asia with little policy room. A recent surge in cases has knocked economic activity in the region and the return to economic normality will be arduous.Does America face a similar slowdown in economic growth? We argue the Delta variant is by far the biggest of several risks to America’s economy.Our correspondents also discuss the Delta variant on “Money Talks”, our weekly podcast on business and finance. The variant has rattled financial markets but another threat also looms: the end of emergency stimulus. Can the economic recovery survive that? Meanwhile, our data journalists have been looking at what the right and wrong ways are to reduce vaccine hesitancy. It seems more people are willing to get jabbed amid speedy vaccination campaigns—or during surging covid-19 outbreaks.Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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Covid-19, quando e a chi misurare gli anticorpi post-vaccino. Ecco le indicazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2021

Sollecitare le autorità competenti a livello nazionale e regionale affinché sia possibile attivare nei centri di riferimento la valutazione degli anticorpi anti Sars-CoV-2, con metodi “validati”, per avere un quadro “della risposta immunitaria di soggetti e pazienti fragili (ad esempio immunocompromessi, in terapia con farmaci immunoregolatori come i trapiantati d’organo, anziani oltre 70 anni)”. A lanciare l’appello sono tre scienziati italiani: Mario Plebani, del Dipartimento di Medicina di laboratorio dell’Azienda-ospedale università di Padova; Giuseppe Banfi dell’Irccs Istituto ortopedico Galeazzi e dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Giuseppe Lippi, della Sezione di Biochimica clinica dell’università di Verona. Il tema è al centro dell’attenzione con l’avvento dei vaccini anti-Covid e le riflessioni successive sulla necessità o meno della terza dose: quando fare il test per la misurazione degli anticorpi e a chi? Che utilità e limiti può avere questo tipo di analisi? Ha senso o sono solo “soldi buttati”? Gli esperti, in un intervento a loro firma che entra nel cuore del dibattito, riflettono su questi punti. E sottolineano in primo luogo un aspetto, che riassumono con la formula “one size does not fit all”. “Lo studio della cinetica di risposta anticorpale e la sua eterogeneità correlata a variabili quali età, sesso, indice di massa corporea, patologie croniche e utilizzo di farmaci immunosoppressori, in epoca di medicina di precisione, permette” di dirlo. Per gli studiosi, “specialmente in alcune categorie di soggetti e pazienti, l’analisi anticorpale dovrebbe essere utilizzata per verificare la qualità della risposta immune e per guidare successive decisioni cliniche e terapeutiche, finanche l’utilizzo di dosi ulteriori di vaccino (‘boost’) in soggetti in cui si risconti una modesta/insufficiente risposta anticorpale alla dose consueta e raccomandata”, fanno notare. Lo studio della risposta immunitaria verso Sars-CoV-2, scrivono Plebani, Banfi e Lippi, “ha assunto importanza rilevante fin dall’inizio della pandemia da Covid-19, e risulta ancor più importante oggi nel contesto dello sviluppo di nuovi vaccini e nella valutazione dell’efficacia di quelli approvati e utilizzati. Benché la risposta adattativa al virus sia determinata dall’insieme di varie componenti, lo studio degli anticorpi specifici, soprattutto quelli neutralizzanti, è l’aspetto più studiato e valutato”. Gli esperti sottolineano dunque “l’importanza di valutare i rapporti fra anticorpi e anticorpi neutralizzanti, che rimangono il reale riferimento per valutare la risposta immunitaria umorale del soggetto all’infezione. Attualmente, a fronte dello sviluppo di oltre 270 candidati vaccini, 90 dei quali nella fase di trial clinico, la valenza della sierologia anti Sars-CoV-2 assume maggiore rilievo”, osservano. “L’analisi dei risultati dei trial di 7 vaccini attualmente in uso – proseguono – ha dimostrato come gli anticorpi anti-S rappresentino un correlato idoneo di protezione, e ancor più hanno documentato una stretta relazione fra titolo di anticorpi neutralizzanti ed efficacia vaccinale, quanto meno nel prevenire le forme più gravi di malattia”. Un altro aspetto, rimarcato dagli esperti, chiama in causa la medicina di precisione: “Una valutazione del titolo basale di anticorpi neutralizzanti anti Sars-CoV-2 consente di razionalizzare la somministrazione delle dosi successive di vaccino, ad esempio evitando la seconda dose, o riducendo il dosaggio, mantenendo inalterata l’efficacia nei pazienti che abbiano già sviluppato la cosiddetta ‘memoria immunologica’”. “Inoltre, lo studio degli anticorpi specifici e dell’eventuale capacità delle nuove varianti di evadere (almeno parzialmente) l’attività neutralizzante”, rappresenta un altro motivo a detta di Plebani, Banfi e Lippi “per suggerire una loro razionale utilizzazione, specialmente in categorie di pazienti fragili e con possibile compromissione della risposta immunitaria”. Infine: cosa dire dell’analisi degli altri elementi che caratterizzano la risposta al virus? “Se è vero che lo studio della memoria cellulare, delle cellule T, ed anche dell’immunità innata può integrare i dati della sierologia – concludono gli esperti – è altrettanto vero che queste metodologie sono molto meno standardizzate, meno disponibili per la maggior parte dei laboratori clinici e quindi di più difficile applicazione routinaria. Almeno per ora”. (fonte:doctor33)

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Covid-19: la priorità è far ripartire la scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Anche il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, Franco Locatelli, è convinto che “la priorità è far ripartire la scuola”. Intervistato dalla Repubblica, ha detto che a questo punto “l’importante è eliminare le disparità nelle percentuali di vaccinazione, alcune regioni sono avanti nelle coperture, altre hanno percentuali più basse e devono recuperare in fretta questo gap”. Il Cts, quindi, non può decidere sull’obbligo vaccinale per docenti e Ata. E siccome non lo può fare nemmeno il ministro dell’Istruzione, che nei giorni scorsi ha chiesto lumi allo stesso Comitato Tecnico Scientifico, è chiaro ora che la “palla” passa al Governo. Dal quale giungono segnali negativi sull’obbligo: in settimana il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenendo al question time alla Camera, ha ricordato che fino ad oggi “siamo all’85% di persone che operano nelle scuole che hanno ricevuto almeno la prima dose: è sbagliato far passare un messaggio che non riconosca che siamo di fronte a un dato robusto. Detto questo dobbiamo ancora lavorare perchè questo numero possa salire”. Il ministro della Salute, però, non ha fatto alcun cenno sull’obbligo di somministrazione del vaccino al personale scolastico né agli studenti. È bene sapere, commenta il sindacato autonomo Anief, che sulla questione della vaccinazione obbligatoria si sta agendo con troppa semplicità, dimenticando che si rischia anche di ledere il diritto alla privacy: più volte, anche di recente, il Garante delle privacy ha specificato che negli ambienti di lavoro “solo il medico competente, nella sua funzione di raccordo tra il sistema sanitario e il contesto lavorativo, può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti. Il datore di lavoro deve quindi limitarsi attuare, sul piano organizzativo, le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità”.Marcello Pacifico, leader dell’Anief, ricorda che “la stessa Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha detto ai Paesi membri dell’Unione europea che bisogna garantire che i cittadini siano informati sul fatto che la vaccinazione non è obbligatoria e che non è possibile politicamente, socialmente o in altro modo mettere sotto pressione i cittadini e i lavoratori per farsi vaccinare, se non desiderano farlo in solitudine. Stiamo parlando di diritti costituzionali, non di opinioni personali. Non permetteremo che vengano meno per fare spazio ad ideologie politiche molto discutibili”.“Per tornare in sicurezza, lo ripetiamo, occorre andare a rivedere il contratto degli istituti scolastici sottoscritto lo scorso autunno, le cui basi erano state individuate nell’agosto del 2020 attraverso un apposito protocollo d’intesa nazionale. In quell’accordo si parlava anche di lavoro agile, della ricerca delle risorse per rivedere i criteri del dimensionamento scolastico, oltre che di garantire la continuità didattica nel reclutamento, a partire dal sostegno. Sono questi i temi su cui concentrarci se vogliamo tornare a fare lezione in sicurezza dentro le scuole. Il resto – conclude Pacifico – sono chiacchiere estive che non ci interessano”.

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Pandemia da Covid-19: Abbiamo diritto a delle chiare risposte

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

Pier Luigi Ciolli ci invia in copia, che noi riproduciamo in abstrac, una lettera inviata Ai membri del Governo, a tutti i parlamentari, al Presidente della Repubblica sul tema delle “pandemie” che riteniamo particolarmente interessante. Per approfondimenti: https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php. “l’ISTAT non comunica ogni giorno (inserendo nel loro sito internet) quanti, ogni giorno, sono i nati e i morti nei 7.914 comuni italiani. Un dato essenziale per comprendere sia l’andamento della pandemia sia altri aspetti. È un segreto di Stato? Sono degli incapaci da licenziare? I Comuni non gli trasmettono quotidianamente questi semplici due dati e sono da commissariare? siamo stati e sia tutt’ora investiti da decine di migliaia di pagine di provvedimenti per contrastare la pandemia: atti da leggere e rispettare (dal 25 gennaio 2020 al 7 luglio 2021 abbiamo letto ben 2.489 provvedimenti) ma redatti in modo incomprensibile al cittadino con la scuola dell’obbligo, trasformandolo così in un suddito che deve solo obbedire, anche quando gli sono cancellati dei diritti costituzionali; dobbiamo ancora sentire alla televisione e leggere sui giornali che: la pandemia era una situazione imprevista … le altre nazioni come la nostra erano ovviamente impreparate quindi chi governa non poteva far altro … era indispensabile obbligare all’acquisto e uso delle mascherine chirurgiche … era necessario fare la spesa in file lunghissime e solo una persona per nucleo familiare …. serviva imporre i coprifuoco notturni e diurni e vietare di spostarci dentro i nostri veicoli … chi non si fa inoculare un allertatore del RNA (lo chiamano vaccino) danneggia gli altri … dobbiamo per legge farci inoculare un allertatore del RNA … dobbiamo e, ogni giorno, ancora un dobbiamo … E prosegue: “Le pandemie erano da decenni prevedibili e le nazioni dovevano predisporre i Piani di Emergenza, stoccando i relativi materiale e aggiornando gli elenchi delle persone che erano necessarie per metterli in atto. Al contrario, chi abbiamo pagato a rappresentarci e a preparare e aggiornare il Piano di Emergenza Pandemia non lo ha fatto e NON sono stati sbattuti subito in galera e confiscati i loro beni; il fatto che i governi di altre nazioni (con eccezione della Repubblica di Cina) e l’OMS non si sono subito attivati per contrastare la pandemia non giustifica che chi era preposto e pagato in Italia ci abbia fatto trovare inermi nel contrastare la pandemia. abbiamo inviato tempestivamente a Governo, parlamentari e Presidente della Repubblica lettere e relazioni, spiegando che la mascherine chirurgiche monouso (usa e getta dopo poche ore) non solo non bloccavano il virus ma costituivano un costo milionario sia per acquistarle (gli scandali si sono susseguiti) sia per smaltire le centinaia di migliaia di tonnellate, quando invece bastava invitare i cittadini a proteggere gli altri indossando sulla bocca e naso un tessuto (https://anteritalia.org/basta-mascherine-monouso-le-alternative-per-combattere-emergenza-ambientale/ ); abbiamo inviato tempestivamente a Governo, parlamentari e Presidente della Repubblica e alle società di grande distribuzione una soluzione (GUIDA & RITIRA) per evitare le lunghe file ai supermercati ma non hanno risposto e tantomeno attivato detto semplice sistema per contrastare la pandemia; ci hanno imposto il coprifuoco notturno/diurno e hanno vietato di spostarci dentro i nostri veicoli quando, invece, invece non è lo spostarsi dentro un proprio veicolo che aumenta la pandemia perché la pandemia si attiva con i contatti tra le persone. Pertanto, non servono blocchi alla circolazione dei veicoli ma è indispensabile spiegare e far rispettare i distanziamenti tra le persone nonché procedere alla sanificazione delle merci perché il virus rimane per giorni anche sui materiali e, soprattutto, procedere continuamente all’igiene personale; oltre 3 milioni di italiani, e il sottoscritto che dal 1947 ha ricevuto tutti i vaccini, è stato ed è sempre a favore delle vaccinazioni ma è e sarà contrario a farsi inoculare dei farmaci, anche se chiamati “vaccini” che allertano solo l’organismo e che hanno alla base contratti e dati secretati; una legge che obblighi a farsi inoculare un farmaco, anche se chiamato “vaccino” è in violazione di tutti i diritti a meno che alla base non abbia un database internazionale dove registrano tutti coloro che si sottopongono a dette inoculazioni, verificandoli ogni 15 giorni per 2 mesi (tamponi e in ultimo un sierologico) per accertare in modo oggettivo se hanno o meno contratto il virus e/o se lo hanno superato, se lo possono trasmettere ad altri. Un database di facile allestimento e gestione visto che siamo nel tempo dell’informatizzazione. Ovviamente a oggi non esiste perché le Big Pharma non lo vogliono perché i risultati potrebbero dimostrare che la riduzione dei contagi può dipendere dal naturale andamento di una pandemia, le persone non sono immuni e/o lo sono per pochi giorni, il numero degli effetti collaterali è inaccettabile, eccetera. By Pier Luigi Ciolli

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Covid-19, quanto ci vorrà per raggiungere l’immunità di gregge?

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

Bisognerà aspettare il 2023 perché tutto il mondo sia vaccinato contro il Covid. Al momento sono state somministrate 3,23 miliardi di dosi globalmente, di cui solo l’1% agli abitanti dei paesi poveri. All’attuale ritmo di vaccinazione si arriverà a 6 miliardi di dosi entro la fine dell’anno. Troppo poche secondo gli esperti: per vaccinare con due dosi circa il 70% della popolazione mondiale servono 11 miliardi di dosi, come indicano i dati pubblicati sui siti della rivista Nature e Our World in data (banca dati internazionale sulla vaccinazione Covid). Finora il 24,4% della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose di vaccino, ma la sfida ora è rendere disponibili i vaccini in tutto il mondo, non solo in quelli ricchi, che hanno ricevuto oltre l’80% delle dosi. Lo scorso mese i leader del G7 si sono impegnati a donare dosi extra ai paesi più poveri entro la fine del 2022, ma secondo la ricercatrice della Duke University, Andrea Taylor, è improbabile che con questi impegni arrivino più vaccini ai paesi poveri più velocemente, perché a frenarne l’arrivo saranno i vincoli di esportazione di Usa e Unione Europea e secondo le sue stime la popolazione mondiale sarà vaccinata interamente solo nel 2023. Anche il programma Covax, che si era impegnato a vaccinare 1/5 della popolazione di ciascun paese aderente, consegnando 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021, ha visto rallentare pesantemente la sua tabella di marcia. Ha comprato 2,4 miliardi di dosi, ma allo scorso 2 luglio ne aveva spedite solo 95 milioni. AstraZeneca, uno dei principali fornitori di Covax, non ha potuto contare sul miliardo di dosi che avrebbe dovuto produrre il Serum Institute indiano, per via dell’ondata di casi che ha colpito il paese asiatico a marzo, costringendo l’istituto a distribuirle all’interno e non esportarle. Nel frattempo i casi di Covid hanno ripreso ad aumentare in Africa, che ha ricevuto solo 18,2 milioni di dosi dei 66 milioni promessi da Covax.L’Unione Africana, con l’aiuto della Banca mondiale, si è assicurata 400 milioni di dosi del vaccino mono-dose Johnson & Johnson, e i singoli stati africani stanno negoziando con le aziende farmaceutiche altre dosi. Ma come rileva Taylor, “sono in fondo alla lista, perché non hanno lo stesso potere d’acquisto dei paesi ricchi”. Come afferma Soumya Swaminathan dell’Organizzazione mondiale della sanità” (Oms), “abbiamo bisogno che i paesi donino 250 milioni di dosi per settembre”. L’invito dell’Oms ai suoi stati membri è a sostenere lo sforzo di vaccinare almeno il 10% della popolazione di ogni paese per settembre, e almeno il 30% per dicembre. “Ma ciò accadrà solo se i paesi condividono immediatamente le loro dosi con Covax e le aziende danno la priorità agli ordini per Covax – conclude Swaminathan – Le dosi date ora possono avere molto più impatto che se date tra 6 mesi”. (fonte: Doctor33)

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IFAD and Guinea to help rural populations recover from the effects of the COVID-19 pandemic

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

The International Fund for Agricultural Development (IFAD) will provide the Republic of Guinea with a grant to improve the resilience of more than 2,123 poor farming households trying to cope with the COVID-19 pandemic, by ensuring rapid access to inputs, information, markets and cash.Despite its rich natural resources, Guinea is among the poorest countries in Africa. Low agricultural productivity, lack of wage employment, lack of access to financial services and poor rural infrastructure are all factors. Guinea has significant undeveloped agricultural potential. Soil and weather conditions are highly favourable to agriculture and just 25 per cent of potential arable land is being cultivated. Guinean agriculture consists mainly of family farming focusing on food crops, mainly cereals (rice and maize), tubers and palm oil. The agriculture sector accounts for 20 per cent of GDP. Growing demand for food is sustained by demographic growth (2.5 per cent in 2016) and urbanization (38 per cent of the population in 2016 versus 33 per cent in 2006).IFAD’s Rural Poor Stimulus Facility (RPSF) will allocate US$ 530,840 to Guinea to support activities of rural producers by supporting production and value chains and market access. The project will provide beneficiaries with agricultural inputs, basic agricultural equipment for food production and processing, technical assistance and training for increased productivity. The target beneficiaries will also receive production kits consisting of seeds (rice, maize and vegetables), fertilisers and plant protection products.

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Covid-19, l’importanza degli anticorpi monoclonali per chi ha ricevuto un trapianto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

Il trattamento con anticorpi monoclonali in pazienti trapiantati con Covid-19 da lieve a moderato è sicuro e aiuta a prevenire la malattia grave. A dirlo è uno studio condotto dalla Mayo Clinic. «La terapia con anticorpi monoclonali è veramente importante per la popolazione trapiantata poiché questa ha meno probabilità di sviluppare la propria immunità. Fornire ai pazienti questi anticorpi li aiuta a riprendersi dal Covid-19» ha dichiarato Raymund Razonable, ultimo firmatario dello studio pubblicato su Open Forum Infectious Diseases.L’uso di bamlanivimab e casirivimab-imdevimab per trattare il Covid-19 da lieve a moderato è stato autorizzato come uso di emergenza dalla Food and Drug Administration nell’autunno del 2020 per quei pazienti con un alto rischio di malattia grave. Molte istituzioni hanno però esitato a procedere nei pazienti trapiantati in quanto l’efficacia e la sicurezza della terapia in questi soggetti non era nota. Lo studio retrospettivo ha così incluso 73 pazienti con trapianto di organo solido che avevano ricevuto infusioni di anticorpi monoclonali (soprattutto bamlanivimab) per il trattamento di Covid-19 da lieve a moderato tra novembre 2020 e gennaio 2021. Entro 28 giorni dall’infusione, 11 pazienti si sono recati al pronto soccorso, inclusi 9 che sono stati ricoverati per un tempo mediano di 4 giorni. Tra i risultati emersi si è visto che nessun paziente ha avuto bisogno di ventilazione meccanica, è deceduto o ha avuto un rigetto. «Benché ci aspettavamo che la terapia con anticorpi monoclonali fosse vantaggiosa per i pazienti, siamo stati piacevolmente sorpresi dai risultati. Solo un paziente ha necessitato di cure in unità di terapia intensiva per un’indicazione non-Covid-19 e, soprattutto, non si sono verificati decessi» ha spiegato Razonable.Poiché da studi recenti è emerso che i vaccini per Covid-19 non sono particolarmente efficaci nei pazienti trapiantati, è fondamentale sapere come trattarli al meglio. E lo studio sottolinea l’importanza degli anticorpi monoclonali per coloro che hanno una malattia da lieve a moderata. «È importante che questi pazienti abbiano accesso precoce al trattamento con anticorpi monoclonali» ha commentato Razonable. «I nostri dati mostrano che gli esiti per i pazienti sono migliori se ricevono l’infusione più precocemente» ha concluso. (fonte Doctor33)

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Covid-19, molti farmaci già approvati potrebbero essere usati nel trattamento

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Un gruppo di ricercatori ha affermato su Nature Communications di aver identificato 90 farmaci con attività antivirale contro Sars-CoV-2, 13 dei quali hanno un forte potenziale per essere riproposti come farmaci orali per Covid-19. Inoltre, 19 dei farmaci che hanno impedito al coronavirus di replicarsi nelle cellule umane sembrano supportare l’attività di remdesivir. «Anche se ora disponiamo di vaccini contro il Covid-19, ci mancano ancora farmaci antivirali efficaci nel prevenire le infezioni da Covid-19 o nell’impedirne il peggioramento. I nostri risultati mostrano la possibilità di riutilizzare alcuni farmaci somministrabili per via orale esistenti contro Sars-CoV-2» spiega Peter Schultz, di Calibr, una divisione dello Scripps Research Institute, a La Jolla (Stati Uniti), co-autore del lavoro.I ricercatori hanno testato più di 12.000 farmaci, provenienti dalla libreria di riutilizzo dei medicinali ReFRAME, nata per affrontare aree di urgente bisogno medico insoddisfatto. La libreria contiene farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (Fda) e altri composti sperimentali che sono stati testati per la sicurezza nell’uomo. Gli esperti hanno trattato due diversi tipi di cellule umane infettate da Sars-CoV-2 coltivate in laboratorio con ciascuno dei 12.000 composti contenuti in ReFRAME e, dopo 24 o 48 ore, hanno misurato il livello di infezione virale nelle cellule per determinare se i farmaci fossero in grado di impedire la replicazione del virus. In alcuni casi, hanno applicato due farmaci insieme per vedere se i composti avessero la possibilità di funzionare meglio in combinazione contro il virus. Sulla base dei risultati degli screening di coltura cellulare, i farmaci con le migliori prestazioni sono poi stati testati in cellule di tessuti umani e in un modello animale per determinare quali avessero maggiori probabilità di funzionare nei pazienti umani. E tra tutti i farmaci esaminati, i ricercatori hanno identificato un totale di 90 composti che hanno impedito a Sars-CoV-2 di replicarsi in almeno una delle linee cellulari umane. Di questi, 13 hanno mostrato un più alto potenziale per essere riproposti come terapie contro Covid-19, in base alla loro potenza, all’attività indipendente sulla linea cellulare o a un probabile meccanismo d’azione, alle proprietà farmacocinetiche e ai profili di sicurezza umana.Quattro dei farmaci – alofantrina, nelfinavir, simeprevir e manidipina – sono già stati approvati dalla Fda, e altri nove sono in varie fasi del processo di sviluppo. Gli autori sottolineano che, quando hanno provato a combinare i vari medicinali, hanno osservato che 19 di essi avevano un effetto additivo quando somministrati con remdesivir, approvato dalla Fda per l’uso in pazienti con diagnosi di Covid-19. Due farmaci, un composto che è stato testato per prevenire la nausea e le infezioni chirurgiche (riboprina) e un derivato dell’acido folico (10-deazaamminopterina), addirittura sono andati oltre, e hanno mostrato un effetto sinergico con remdesivir, aumentandone la capacità di sopprimere il virus. (fonte: doctor33)

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Covid-19, via libera ufficiale al mix di vaccini ma gli esperti sono in disaccordo

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Via libera del ministero della Salute al mix di vaccini sotto i 60 anni per la seconda dose a chi ha ricevuto la prima di J&J o AstraZeneca. Si adegua anche la Campania. L’Emilia-Romagna non ha perso tempo e ha già cominciato le vaccinazioni eterologhe. Sulle seconde dosi miste «dobbiamo essere più che tranquilli», ha detto a Rainews24 il dg Aifa, Nicola Magrini. «Nelle decisioni assunte in questa fase di pandemia, meno pesante di qualche settimana fa, la scelta è stata fatta – ha spiegato – per evitare che in questa fase alle popolazioni giovani siano potenzialmente offerti vaccini che hanno un rischio molto remoto di un evento grave, e pertanto la sicurezza è stata privilegiata per garantire a tutti dei vaccini massimamente sicuri».Perplesso Luca Pani, ex direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, oggi docente alla University of Miami negli States e a Modena in Italia, che su colonne de ‘Il Foglio’ bolla come «pericolosa» la decisione dell’Aifa, oltre che «incomprensibile e irrazionale». «Studi su tutto questo non ce ne sono e la tendenza a usare quando conviene ricerche estemporanee, invece che sperimentazioni ufficiali con decine di migliaia di pazienti si rivelerà un pericoloso boomerang al primo effetto collaterale che sarà invece grave, gravissimo o potenzialmente fatale – avverte Pani – A quel punto l’associazione con il mix vaccinale sarebbe difficile se non impossibile da difendere e nessuno avrà il coraggio di assumersi le proprie responsabilità che sembra veramente essere l’unica preoccupazione che guida certe scelte altrimenti incomprensibili». «La cosa è così complicata e illegittima (perché í vaccini li approva Ema e non Aifa) che l’Agenzia nazionale è infatti costretta a usare un cavillo giuridico, invocando la legge 648 del 1996 perché, altrimenti, non sarebbe stato possibile attuare le sue decisioni – osserva -. Un semplicissimo ricorso urgente al Tar da parte di un cittadino che volesse esercitare il suo diritto di ricevere la seconda dose di un vaccino approvato, e per cui ha già espresso un consenso informato che resta valido, farebbe probabilmente saltare questa ennesima pezza. Mi sbaglierò, ma pare una reazione emotiva e scomposta in seguito alla tragica morte di Camilla Canepa – osserva – e alle preoccupazioni espresse dal generale Figliuolo che la campagna vaccinale potesse non ottenere i risultati sperati». Dal canto suo, il commissario Francesco Figliuolo fa sapere: «Stiamo riprogrammando con le Regioni, dando supporto nelle riprenotazioni e andando a bilanciare con riserve strategiche. Abbiamo bilanciato con 11 Regioni per mitigare i disagi ai cittadini», dice. Si lavora all’ipotesi di arrivi anticipati di dosi Pfizer e Moderna per rifornire i centri vaccinali. Alla base della vaccinazione eterologa, sostiene Magrini «ci sono studi clinici che sono stati fatti nel massimo rigore etico, ma non erano studi particolarmente problematici. Il dubbio era se si sarebbero riscontrati maggiori effetti indesiderati e di che entità, e sono per lo più effetti lievi o moderati. La sicurezza per quanto riguarda la somministrazione, dunque, è molto elevata». In merito alla decisione di non somministrare i vaccini a vettore virale sotto i 60 anni e del via libera al mix delle dosi, l’immunologo e membro del Cts, Sergio Abrignani, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ si dice soddisfatto dei suggerimenti del Cts. «Probabilmente eviteranno almeno una quindicina di trombosi da vaccino considerando che le dosi sarebbero andate a una decina di milioni di persone». «Il mix per i vaccini anti-Covid prima che in Italia è stato approvato in Germania, Canada, Francia, Svezia, Spagna, Norvegia e Finlandia. Le evidenze di sicurezza ed efficacia sono state riaffermate da studi che riportano i dati raccolti su diverse centinaia di persone. – ha aggiunto – Confermano quello che ci aspettavamo e cioè che il mix è più potente a parità di sicurezza».Chi è stato vaccinato con una prima dose di AstraZeneca e una seconda dose di un altro vaccino autorizzato dall’Ema dovrebbe ottenere comunque il Green pass, il certificato Ue digitale che sarà un diritto per gli europei dal primo luglio e che dovrebbe facilitare i viaggi nell’Ue per chi si è vaccinato, per chi è guarito dalla Covid-19 o per chi ha fatto un test Covid ed è risultato negativo. Lo spiega il portavoce della Commissione europea Christian Wigand, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. Il regolamento che istituisce il pass, dice Wigand, menziona solo le persone «pienamente vaccinate» e non scende così «nel dettaglio», ma l’ultima raccomandazione della Commissione, adottata dal Consiglio, che mira a facilitare la libertà di movimento, consiglia agli Stati di riconoscere ai fini del Green pass questo «mix» di vaccini alla stessa stregua delle altre modalità di vaccinazione, a patto naturalmente che si tratti di farmaci «autorizzati dall’Ema». (fonte doctor33)

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Covid-19, bonus sanificazioni, locazioni e contributi per imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Sono molti gli aiuti a imprese, lavoratori e partite Iva che sono stati predisposti con gli ultimi interventi normativi, tra cui il Decreto Sostegni e il Sostegni bis – quest’ultimo in fase di conversione in legge. Dai contributi a fondo perduto, che hanno ricevuto una nuova veste, al bonus sanificazione fino a quello per le locazioni, diversi riguardano direttamente le farmacie. Ma quali indicazioni e paletti prevedono? Come fare per poterli richiedere? A fare il punto Stefano De Carli, commercialista dello Studio Luce di Modena.Novità in merito al bonus sanificazioni: «L’articolo 32 del decreto Sostegni Bis ripropone un credito d’imposta, ma solo nella misura del 30%, delle spese sostenute nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, comprese le spese per la somministrazione di tamponi per Covid-19. Il credito d’imposta spetta fino a un massimo di 60mila euro per ciascun beneficiario, ma viene previsto nel limite complessivo nazionale di 200 milioni di euro per l’anno 2021. È probabile che, come già successo l’anno scorso, si ricorrerà al meccanismo del riparto – per lo stesso stanziamento di 200 milioni la percentuale riconosciuta nel 2020 è stata solo del 15%.C’è poi il capitolo dei contributi a fondo perduto: in questo caso, «è stato previsto il riconoscimento di 3 nuove tipologie: 1) un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti già beneficiari del contributo del cosiddetto Decreto Sostegni, pari a quanto riconosciuto in precedenza e senza la necessità di presentare un’ulteriore domanda; 2) un contributo a fondo perduto, “alternativo” al precedente, a favore dei titolari di partita Iva con ricavi/compensi 2019 non superiori a 10 milioni di euro, che hanno subito una riduzione del fatturato medio mensile di almeno il 30% nel periodo compreso tra il primo aprile 2020 e il 31 marzo 2021, rispetto al corrispondente periodo primo aprile 2019- 31 marzo 2020. Per tale contributo è necessaria la presentazione di una domanda. In linea di massima, potrebbe essere la tipologia di maggiore interesse per le farmacie, anche se le situazioni variano molto a seconda delle zone; 3) un contributo a favore dei soggetti “maggiormente” colpiti dall’emergenza Covid-19, con ricavi / compensi 2019 non superiori a 10 milioni di euro, che hanno subito un peggioramento del risultato dell’esercizio 2020 rispetto a quello 2019 non inferiore a una percentuale che sarà individuata dal Mef con un apposito Decreto. Per il riconoscimento del contributo in esame è richiesta, in particolare, la presentazione del modello REDDITI 2021 entro il 10.9.2021». Francesca Giani fonte farmacista33 (abstract)

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“L’impatto emotivo del COVID sulla popolazione e sui lavoratori”

Posted by fidest press agency su domenica, 30 Maggio 2021

Martedì 8 giugno alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una riunione scientifica in presenza ed in condizioni di massima sicurezza, pur continuandone la trasmissione via web, dal titolo “L’impatto emotivo del COVID sulla popolazione e sui lavoratori”. Introduce l’incontro Vincenzo Villari, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute mentale della Città della Salute e della Scienza di Torino nonché socio dell’Accademia di Medicina. I relatori saranno Claudio Mencacci, Direttore Emerito Neuroscienze e Salute mentale presso Ospedale Sacco di Milano ed Enrico Pira, Professore ordinario di Medicina del Lavoro presso l’Università di Torino. La pandemia di SARS-CoV2 sta determinando un forte aumento dello stress e della frequenza di sintomi ansiosi, depressivi e insonnia nella popolazione. Si possono schematizzare in tre tipi: quelli dovuti all’isolamento sociale e alla paura del contagio; quelli che si verificano in chi ha perso un congiunto a causa della malattia e infine quelli generati dalla grave crisi economica che molti stanno già affrontando. Gli effetti a lungo termine di quanto accaduto e sta avvenendo, nonostante il sollievo dato dal progredire della campagna di vaccinazione, non è ancora noto, ma chiare avvisaglie ci provengono da due ricerche su 6 Stati Europei che ha mostrato come il 58% dei cittadini abbia avuto sintomi psichici con una durata superiore ai 15 giorni e che 1 paziente su 3 nel post Covid presenti disturbi neuropsichiatrici entro 3 mesi dalla malattia.Si potrà seguire l’incontro accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Covid-19: il punto sull’impatto cardiovascolare a lungo termine

Posted by fidest press agency su martedì, 25 Maggio 2021

I casi lievi di Covid-19 che non richiedono ricovero ospedaliero non hanno effetti cardiovascolari duraturi su individui altrimenti sani. Così si conclude uno studio presentato al congresso annuale EuroCMR della European Association of Cardiovascular Imaging svoltosi dal 6 all’8 maggio scorso e pubblicato su JACC: Cardiovascular Imaging. Il trial, che ha confrontato 75 operatori sanitari che non sono risultati positivi al test Covid-19 con 74 coetanei positivi, non ha trovato prove di danno cardiaco all’imaging.«Dopo 6 mesi di follow-up le infezioni lievi non hanno lasciato lesioni cardiovascolari misurabili sulla struttura del ventricolo sinistro, sulla sua funzione, sulla rigidità aortica o sui biomarcatori sierici» scrivono gli autori, coordinati da George Joy del Barts Heart Centre di Londra. I ricercatori britannici hanno reclutato 149 partecipanti al progetto COVIDsortium, uno studio prospettico in corso su oltre 700 operatori sanitari di tre ospedali londinesi. I 74 individui sieropositivi presentavano sintomi lievi che includevano febbre, tosse secca, perdita dell’olfatto e perdita o distorsione del gusto. «Più della metà di chi è risultato positivo era asintomatico. A 6 mesi entrambi i gruppi sono stati sottoposti a fenotipizzazione cardiovascolare con risonanza magnetica cardiaca e test dei biomarcatori» spiega Joy, precisando che a quel tempo l’11% della coorte totale presentava alcuni sintomi: mal di gola (3%); affaticamento (3%); naso che cola (3%); mancanza di respiro (2%); e tosse produttiva, brividi, diarrea o perdita dell’olfatto o del gusto (1%), senza differenze tra individui sieropositivi e sieronegativi.E i risultati parlano chiaro: non è emersa alcuna differenza significativa tra i gruppi per nessuno degli endpoint primari: LVEF, volume telediastolico indicizzato, potenziamento del gadolinio tardivo, T1 e T2 settali. Né per gli endpoint secondari: indice di massa del ventricolo sinistro, indice di area atriale sinistra, accorciamento longitudinale globale, mappatura della frazione di volume extracellulare del setto e distensibilità aortica. «Lo studio si aggiunge a risultati precedenti che dipingono un quadro rassicurante, come per esempio una recente lettera di ricerca su Circulation: su 137 atleti universitari con infezioni lievi da Covid-19, nei test di imaging sono state rilevate solo cinque anomalie cardiache lievi» conclude Joy. (fonte doctor33)

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