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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘covid-19’

Vaccino sperimentale J&J contro il SARS-CoV-2

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Johnson & Johnson (NYSE: JNJ) ha annunciato che il suo nuovo candidato vaccino ha dimostrato di proteggere contro l’infezione da SARS-CoV-2, il virus che causa il COVID-19, in studi pre-clinici. I dati, pubblicati su Nature, rivelano che il vaccino sperimentale della Società, basato su vettori derivati da adenovirus di serotipo 26 (Ad26) ha indotto una forte risposta immunitaria come provato dagli “anticorpi neutralizzanti”, riuscendo a prevenire infezioni successive e proteggendo completamente o quasi completamente dal virus i polmoni di primati non umani (NHPs) nello studio pre-clinico.
Negli studi i ricercatori hanno prima immunizzato i primati non umani con una serie di prototipi di vaccino, per poi infettarli con il SARS-CoV-2. Gli scienziati hanno scoperto che, dei sette prototipi di vaccino testati nello studio, l’Ad26.COV2.S (indicato come Ad26-S.PP nell’articolo su Nature) induceva i livelli più elevati di anticorpi neutralizzanti contro il SARS-CoV-2. Il livello anticorpale era correlato al livello di protezione, a conferma di precedenti osservazioni, proponendosi come potenziale biomarcatore della protezione vaccinale. I sei soggetti cui era stata somministrata una singola immunizzazione con Ad26.COV2.S non avevano virus rilevabile nel tratto respiratorio inferiore dopo l’esposizione al SARS-CoV-2, e solo in uno dei sei il tampone nasale ha rilevato livelli molto bassi del virus in due momenti temporali.

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Covid-19, Osmed: boom di idrossiclorochina, eparine e antivirali anche in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Un aumento del 4600% dell’uso di clorochina e – in misura moderata – dell’uso di antivirali, cui ha contribuito anche la farmacia territoriale. È l’eredità che ci ha lasciato il Covid-19 nel trimestre marzo-aprile-maggio 2020 confrontato con il trimestre precedente. L’analisi che viene fuori dal’ “instant-report” Osmed dell’Aifa presentato ieri sui trend dei medicinali più ricercati per combattere l’infezione pandemica dice altre cose: da maggio l’utilizzo è diminuito, segno che calano contagi e malati gravi; in tutte le regioni l’aumento dell’uso dei medicinali anti-Covid si è legato in modo proporzionale all’aumento dell’incidenza del virus senza “strozzature” nell’accesso alle terapie; infine, non ci sono stati cali nell’uso di principi attivi per la cronicità, la distribuzione a pazienti no-Covid non è stata intaccata nemmeno nel periodo peggiore della pandemia.Nella sua presentazione Nicola Magrini, dg Aifa, distingue ulteriormente il trimestre del picco pandemico: a marzo (mese in cui si è registrato il 46% di tutte le vittime del trimestre) c’erano enormi aspettative sul tocilizumab, anti-reumatico di cui oggi studi randomizzati confermano effetti positivi solo su minimi segmenti di pazienti; subito dopo le speranze si sono appuntate sull’idrossiclorochina di cui a marzo l’Aifa ha concesso la prescrizione off label, ad aprile – visti i crescenti esiti negativi di studi esteri – ha ristretto l’uso e a fine maggio ha escluso la rimborsabilità. Si osservano sì divergenze prescrittive in giro per la Penisola – l’Emilia Romagna ha aumentato l’uso di antibiotici del 40% – «ma il dato importante sulle regioni – dice Magrini – è che farmaci antidiabetici, anticoagulanti, antiepilettici, non hanno perso colpi. Il sistema ha reagito ed è sostanzialmente stabile la dispensazione di farmaci per la cronicità».
Nelle relazioni di Aurora Di Filippo dell’Ufficio monitoraggio Aifa e Maria Paola Trotta dell’Health Technology Assessment dell’Agenzia, sono stati investigati i trend in tre comparti: acquisti da parte degli enti del Servizio sanitario nazionale distribuzione per conto esclusa; acquisti nelle farmacie territoriali più Dpc di farmaci di fascia A o territorio-ospedale; acquisti privati. Sono stati analizzati tutti i farmaci legati al Covid, eparine, antipiretici, Fans e benzodiazepine. Nella prima sezione (“ospedale”) i farmaci sono stati divisi in: specifici per Covid, per l’aggravamento (iniettivi ed ossigeno), e per le cronicità dei pazienti non Covid. Molteplici indicazioni Aifa si sono avute su idrossiclorochina, darunavir, lopinavir, ritonavir. In assenza di studi randomizzati, nel contesto iniziale in cui i pazienti aumentavano di seimila unità al giorno e anche i decessi crescevano chiedendo risposta rapida, l’idrossiclorochina, antimalarico prima poco diffuso, è cresciuta di 46 volte, e l’antibiotico azitromicina del 195%. Parimenti sono cresciuti antivirali e tocilizumab. C’è stato anche un picco di richieste di ossigeno nelle terapie intensive. Boom anche per altri farmaci, in genere iniettivi, di uso ospedaliero: acido ascorbico, anestetici, sedativi, curari. L’andamento delle richieste era lineare rispetto all’impatto dell’epidemia, nessun’area è stata trattata meglio o peggio. Nei farmaci per le cronicità, parimenti, non ci sono cali significativi per pazienti oncologici, neurologici, scoagulati, cardiologici; anche gli anti-Hiv non hanno registrato cedimenti, a differenza degli anti-Hcv, segno che qualche servizio ha temporaneamente allentato l’impegno per far fronte al virus.Nella farmacia territoriale c’è stato un boom di farmaci specifici per Covid là dove disponibili: un 35% per l’idrossiclorochina, aumento per gli antivirali, non disponibile l’azitromicina, incremento per le eparine a basso peso molecolare. Stabile il consumo degli anti-ipertensivi, lieve incremento per gli antipsicotici, stabili gli antidepressivi. Nel frattempo, Aifa aveva provveduto alla proroga dei piani terapeutici e a consentire la fornitura temporanea su territorio di alcuni farmaci; e un provvedimento della Protezione civile aveva dematerializzato le ricette migliorando l’accesso alla farmacia. Sugli acquisti privati, si è registrato un boom nelle farmacie con un incremento del 111% delle richieste per idrossiclorochina, mentre non c’è stato un aumento di spesa per antipiretici e anti-infiammatori e vitamine D e C. È aumentata (dal 3 al 18%) la richiesta di counseling per smettere di fumare ma sarebbe cresciuto nel lock-down il consumo di sigarette elettroniche. A oggi l’Aifa ha intanto autorizzato 40 sperimentazioni. Dalle riflessioni di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, emerge che gli studi randomizzati si prestano a dare indicazioni più stabili se svolti su larghi numeri ma soprattutto su bacini d’utenza ben suddivisi (per esempio, non considerando insieme paucisintomatici e ricoverati). Inoltre, bene sarebbe che gli Stati comunitari si parlassero sui trial autorizzati e da autorizzare, così da concentrare risorse senza ridondanze e maggiori spese. by Mauro Miserendino – fonte: Farmacista33)

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Le sfide del retail in epoca Covid

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

La situazione attuale ha però mutato le abitudini dei consumatori italiani, che nel corso degli ultimi mesi hanno scelto esperienze di pagamento contactless sempre più frequentemente, accelerando così un trend che si stava già definendo nel corso del 2019.Secondo i più recenti dati dell’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2019, i pagamenti con carta in Italia sono saliti a 270 miliardi di euro (+11%) e vengono utilizzati sempre di più per acquisti quotidiani. Tra questi, il pagamento contactless continua la sua crescita, arrivando a 63 miliardi di euro (nel 2018 il valore 40,5 miliardi di euro) con 1,5 miliardi di transazioni (+67% rispetto al 2018).ll contactless non è dunque solo una moda passeggera, ma una tendenza destinata ad affermarsi. Per questo, Adyen, la piattaforma di pagamento scelta da molte delle più importanti aziende a livello internazionale come Spotify, McDonald’s, Benetton e L’Oreal, per aiutare i merchant a rispondere rapidamente alle nuove esigenze di consumo, suggerisce quattro soluzioni di pagamento disponibili a tutti i retailer che vogliono offrire ai propri clienti esperienze di acquisto veloci e sicure.La modalità contactless consente agli shopper di effettuare pagamenti senza inserire o strisciare la propria carta, grazie all’impiego della tecnologia di comunicazione NFC nel POS: una piccola antenna e il chip della carta trasmettono i dati in modo sicuro tramite tokenizzazione.
Sebbene moltissimi punti di vendita abbiano riaperto nel rispetto delle misure di sicurezza, non tutti i consumatori sono pronti a ricominciare a fare acquisti in negozio. Per questo è fondamentale offrire delle opzioni per accettare pagamenti contactless anche fuori dello store fisico, per esempio tramite app. L’acquisto tramite app permette al consumatore, infatti, di ordinare e pagare in anticipo la consegna o il ritiro del prodotto senza scendere dall’auto e in tutta sicurezza, consentendo anche al merchant con budget ridotto di andare avanti con le consegne direttamente all’automobile del cliente invece che a casa, con un notevole risparmio di costi operativi.
L’online ha abituato i clienti a esperienze di acquisto sempre più fluide e rapide, per questo il restare in attesa in fila anche solo per pochi minuti è ormai un inconveniente mal tollerato. Un’ottima soluzione per ovviare a questo problema è dare al proprio personale la libertà di accettare pagamenti ovunque. Come? Attraverso i mobile POS, ovvero palmari mobili che accettano tutti i metodi di pagamento più comuni e si connettono alla rete in modo sicuro da ogni angolo dello store. Con le odierne misure sul distanziamento sociale, i terminali mPOS renderanno più facile portare i pagamenti direttamente dai clienti, tramite contactless, codici QR e non solo.Anche la soluzione Pay by Link risponde perfettamente alle esigenze di velocità e sicurezza richieste dal consumatore odierno. Non richiedere neppure di interagire con un POS all’interno del negozio, l’utente arriva direttamente al momento del check out tramite un link che lo indirizza ad una pagina di pagamento sicura.Intero 12 euro; ridotto (over 65, under 26, soci Coop Liguria, Cral Regione Liguria e possessori Green Card) 10 euro; bambini (under 13) 7 euro.

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Imprese del turismo_Faita, Federalberghi, Fiavet e Fipe: prolungamento ammortizzatori Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Faita (campeggi e villaggi turistici), Federalberghi (imprese turistico ricettive), Fiavet (agenzie di viaggio) e Fipe (pubblici esercizi) esprimono apprezzamento per le proposte emerse al tavolo di confronto che si è tenuto in videoconferenza questo pomeriggio con i Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali Catalfo e per i Beni e Attività Culturali e Turismo Franceschini per aver accolto gran parte delle proposte che le parti avevano condiviso in un avviso comune sottoscritto con Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-Uil il 14 luglio scorso: è quanto si legge in una nota congiunta delle quattro Associazioni che fanno parte di Confturismo e aderiscono a Confcommercio-Imprese per l’Italia.
Nel sottolineare le perduranti difficoltà del settore turismo con cali di fatturato e conseguenti riduzioni dell’occupazione – prosegue la nota – hanno condiviso la proposta di prolungamento degli ammortizzatori Covid 19 per ulteriori 18 settimane con la richiesta di poter fruire dello strumento in continuità con i precedenti periodi e con una maggiore flessibilità sui tempi del suo utilizzo.Faita, Federalberghi, Fiavet e Fipe hanno espresso inoltre parere favorevole anche sulle misure alternative di decontribuzione per chi richiama o ha già richiamato in servizio i propri lavoratori sospesi, con la precisazione che l’incentivo riguardi non solo le imprese che hanno completamente sospeso l’attività ma anche quelle che l’hanno ridotta parzialmente e che interessi anche i lavoratori a tempo determinato e stagionali.L’occasione dell’incontro – conclude la nota – è stata utile per precisare la necessità di modificare le previsioni del decreto “Rilancio” sulla proroga “forzosa” dei contratti a termine, riducendone gli oneri contributivi a carico delle imprese nonché per sollecitare il Governo a considerare, sia pure legata alla straordinarietà dell’emergenza, la reintroduzione dell’istituto dei voucher.

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Anche in emergenza Parlamento ultima istanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

“L’Europa non è guarita, l’Italia è stata il malato più grave, un rischio è ancora presente dentro e fuori i nostri confini, eppure oggi c’è un capo di partito che si strappa di dosso la mascherina e dice che il Covid non esiste. Alcuni agitano terrore sociale e godono per l’arrivo di migranti. Basterebbe questo per convincersi che lo stato di emergenza serve ancora”. Così la senatrice Tatjana Rojc (Pd) commenta il voto favorevole dell’aula di Palazzo Madama alla risoluzione di Maggioranza che proroga lo stato di emergenza.”Qui non si dà il via libera a leggi speciali né – aggiunge Rojc – a pieni poteri, perché il Parlamento resta ultima istanza. Amministratori di centrodestra dicono che il momento è sempre molto delicato, che dobbiamo agire con responsabilità e seguire i consigli degli esperti”.

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Nonostante il Covid, Moneyfarm continua a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Anche nel primo semestre del 2020 – di sicuro tra i più difficili degli ultimi 20 anni – Moneyfarm, società di gestione del risparmio con approccio digitale, continua a crescere con costanza. Non solo il periodo si chiude con una robusta crescita delle masse in gestione (+53% rispetto al 30.06.2019) – che si attestano a oltre 1,2 miliardi di euro – e dei clienti attivi – che raggiungono quota 50mila (+30% rispetto al 30.06.2019) – ma registra anche un importante incremento del +75% dei flussi positivi raccolti (330 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2019.Risultati in controtendenza rispetto all’industria tradizionale del risparmio e che arrivano in mesi caratterizzati da estrema volatilità sui mercati e da grande incertezza da parte degli investitori. Proprio in un periodo contraddistinto da deflussi dai principali prodotti di investimento (in particolar modo nei primi 3 mesi dell’anno) è interessante notare che i clienti di Moneyfarm hanno invece incrementato il patrimonio investito nei loro portafogli, segno di una grande fiducia nella gestione e di un approccio propositivo alla strategia d’investimento. In particolare, in questo primo semestre 2020 a livello globale i “top up” (ossia gli incrementi dell’ammontare investito dai clienti nei loro portafogli già attivi) sono aumentati dell’85% rispetto ai primi sei mesi del 2019.Se si considera il solo mercato italiano, i risultati ottenuti in questo primo semestre dell’anno sono ancora più di rilievo: +105% l’incremento della raccolta e +133% quello dei top up derivanti da clienti attuali. Durante i mesi di lockdown, in particolare, sono incrementate le visite al sito del +74% e i contatti telefonici con i consulenti del +60%. Numeri importanti che testimoniano come Moneyfarm, grazie alla qualità della gestione e del supporto continuativo offerto dal suo team di consulenza, unita alla natura digitale del suo servizio, abbia saputo dare quelle risposte di vicinanza, accessibilità, monitoraggio in tempo reale dei risultati e immediatezza che i clienti finali cercano e apprezzano sempre di più, soprattutto nei momenti di maggiore incertezza. Un altro dato conferma poi quanto sia maggiormente evoluto e quindi propenso a cogliere al meglio le opportunità di mercato il “cliente tipo Moneyfarm” rispetto alla media degli investitori italiani: nel secondo trimestre 2020, nel pieno della pandemia e dei più severi ribassi dei mercati, i clienti hanno in media ridotto la loro componente di pura liquidità detenuta nei conti Moneyfarm andandola a reinvestire gradualmente, anche attraverso il meccanismo del Piano di Accumulo del Capitale (PAC), in portafogli bilanciati, in totale controtendenza al principale trend riscontrato nel comportamento dei risparmiatori. La pandemia, infatti, ha fatto più paura della crisi finanziaria del 2008, tanto da spingere una buona fetta di italiani a incrementare ulteriormente i risparmi detenuti nei conti correnti. Secondo dati recenti della BCE, si stima che nel solo periodo marzo-aprile, all’apice del lockdown, la liquidità parcheggiata nei conti correnti sia cresciuta di 17 miliardi di euro (pari a due volte e mezzo rispetto agli stessi mesi del 2019) superando così la cifra già record dei 1.600 miliardi. Con una soluzione digitale, semplice e altamente efficiente, Moneyfarm ha dimostrato in questi anni che esiste un modo nuovo di offrire consulenza finanziaria. Diversi incumbent hanno mostrato interesse ad offrire il suo modello ai propri clienti e la società si sta così aprendo sempre di più anche al segmento B2B2C: dal 2018 Banca Sella offre ai suoi clienti Sella Evolution in partnership con Moneyfarm e, a fine 2019, Poste Italiane ha stipulato con Moneyfarm un importante accordo per l’offerta di servizi digitali di gestione del risparmio ai propri clienti. Di poche settimane fa poi la collaborazione con la piattaforma di open banking Fabrick per raggiungere il maggior numero possibile di risparmiatori dando a banche e intermediari la possibilità di offrire il servizio Moneyfarm ai loro clienti. http://www.moneyfarm.com

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Mobilità post COVID, cresce la propensione all’acquisto di auto ibride ed elettriche

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

7 italiani su 10, complice ancora il timore di contagi, indicano l’auto come il mezzo di trasporto preferito per i propri spostamenti. Il 12% si affida alle 2 ruote (equamente ripartito tra bici e scooter), il 2% a monopattini e car sharing. Aumenta la propensione per l’acquisto di auto elettriche ed ibride (il 60% le preferisce per ragioni di risparmio economico e minore inquinamento). WhatsAPP e test drive a domicilio, i nuovi strumenti del concessionario per avvicinare i clienti.
Sono questi i principali trend che emergono dalla nuova survey mensile “Come cambiano le abitudini ai tempi del COVID”, condotta a cavallo tra i mesi di giugno e luglio da Areté (azienda leader nella consulenza strategica fondata da Massimo Ghenzer) per fotografare i cambiamenti in atto nel mondo della mobilità.L’indice di fiducia degli italiani per l’auto resta ai massimi livelli dall’inizio della pandemia: il 69% la indica quale mezzo di trasporto preferito per i propri spostamenti abituali. Di questi il 20% la sceglie per evitare qualsiasi rischio di contagio. La restante quota di mobilità del 31% se la contendono, ad esclusione del 9% di persone che si muovono prevalentemente a piedi, i mezzi pubblici (indicati dal 7% del campione), bicicletta e scooter (entrambi al 6%), monopattini condivisi e car sharing (entrambi all’1%).Complice la crescente offerta sul mercato di modelli ibridi (a prezzi sempre più contenuti) e il dibattito sul tema incentivi di queste settimane, aumenta in modo significativo la propensione all’acquisto di vetture elettrificate (ibrido + elettrico): 6 automobilisti su 10 si dicono favorevoli all’acquisto di queste auto. Il 55% di questi potenziali clienti è mosso da ragioni economiche di convenienza collegate ai minori consumi e alla ridotta manutenzione, il 43% ritiene in questo modo di inquinare di meno. In deciso calo l’appeal del diesel, solo il 9% degli intervistati dice di voler procedere all’acquisto di una vettura a gasolio.
La ricerca fotografa, inoltre, due interessanti trend prodotti dalla pandemia. Da una parte, la voglia di ritorno alla normalità ben testimoniata dall’aumento delle persone che per avviare la trattativa per l’acquisto di un’auto preferiscono recarsi fisicamente in concessionaria, ben 8 su 10. Dall’altra, lo smart working di questi mesi ha coinvolto ampie fasce di popolazione, contribuendo a intensificare l’uso di social media e di piattaforme di audio e video conference: metà degli intervistati si dichiara favorevole a ricevere comunicazioni dal concessionario, anche in modalità audio e video, attraverso WhatsAPP. Le fasce orarie preferite per questo tipo di contatti sono il pomeriggio e la sera, dopo le ore 20. Il 50% del campione preferisce essere contattato nei giorni lavorativi, 4 su 10 sono pronti a dedicare il sabato all’acquisizione di informazioni sulla potenziale nuova auto. Si conferma l’apprezzamento per il test drive a domicilio (il 60% lo desidera), introdotto inizialmente per ragioni di sicurezza e ora richiesto da molti clienti. Si tratta di uno strumento che potrebbe rivelarsi strategico soprattutto per avvicinare anche gli scettici alla guida di vetture ibride ed elettriche.Tra le conferme si registra anche l’apprezzamento per il noleggio: il 10% degli italiani dichiara di voler rinunciare all’acquisto dell’auto per provare l’esperienza del noleggio a lungo termine, evitando così di investire somme consistenti e potendo contare su costi di mobilità fissi.
“La nostra nuova rilevazione mensile”, sottolinea Massimo Ghenzer – Presidente di Areté, “conferma la centralità dell’auto nel panorama della mobilità degli italiani. Un messaggio che le istituzioni sembrano ignorare, o ancora peggio, non comprendere. Gli incentivi stanziati di recente sono un primo positivo passo verso le esigenze delle famiglie italiane e della filiera automotive, ma, anche guardando a quanto hanno previsto altri Paesi europei, è ancora troppo poco. Con l’attuale copertura economica prevista dal Governo gli incentivi sono destinati ad esaurirsi in tempi stretti e riguarderanno solo poche decine di migliaia di automobili. Una goccia destinata a perdersi nel mare dei 38 milioni di veicoli del nostro vetusto paco auto”.

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COVID-19 diverting the attention of governments and leading to increased exploitation of the most vulnerable

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

The Catholic confederation, with 162-member organisations, and the Christian anti-trafficking network say the global pandemic has focused governments’ attention towards health, but at the same time not sufficient attention was paid on the collateral damage of the ongoing pandemic especially on migrants and informal workers, who are now more exposed to trafficking and exploitation. Caritas Internationalis and COATNET also call for urgent and targeted measures to support workers in informal sectors such as domestic work, agricultural and construction work, where most vulnerable workers (i.e. undocumented migrants) can be found.According to the International Labour Organization (ILO), there are more than 40 million people in our world today who are victims of human trafficking and exploitation. An already critical situation, which the current health crisis has aggravated, due to lack of housing and job insecurity resulting from government measures to prevent the spread of COVID-19.Lack of freedom of movement caused by lockdown and travel restrictions means that human trafficking victims in many countries have less chance of escaping and finding help when they are held in situations against their will. Among them, there are many victims of trafficking for sexual exploitation. Domestic workers face increased risks economically, and also physically and psychologically, as they are even more cut off from society during the pandemic. Gabriel Hatti, president of Caritas Middle East and North Africa regional office, also highlights the difficult situation experienced in Lebanon and other Middle East countries by “many Filipinos and other foreign workers, who are struggling to return home after losing their job because of the COVID-19 pandemic and the current economic crisis. They are now lining up in front of their embassies, without any social material or psychological protection and many of them do not even have a legal status.”
Restrictive measures on movement also mean that it is harder for associations and authorities to identify cases of trafficking and exploitation.Other risks cited include increased violence against children and children falling into online exploitation if home-schooled in families with little parental supervision. At one point during lockdown in India, for example, 92,000 cases of child abuse were reported to authorities over the course of just 11 days. Children from economically vulnerable families may be also forced on the streets to beg, facing high risk of exploitation.

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“Narrarsi ai tempi del Covid-19”: parte il nuovo progetto di medicina narrativa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

Il distanziamento sociale non è una condizione del tutto nuova per i malati di Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), spesso costretti a non uscire di casa per la fatica a respirare o a rallentare il passo quando camminano. Ma la pandemia ha portato con sé nuove paure, legate soprattutto al timore di contrarre una patologia grave che può affliggere anche i polmoni come il Covid-19, in una situazione di preesistente declino della capacità respiratoria dovuto alla malattia di base.Con l’obiettivo di comprendere i vissuti delle persone affette da BPCO ai tempi del Covid-19 e le ricadute della malattia a livello psico-fisico e relazionale, è partito il nuovo progetto di medicina narrativa “Narrarsi ai tempi del Covid-19”, realizzato da Fondazione ISTUD in collaborazione con Chiesi Italia, la filiale italiana del gruppo Chiesi, azienda impegnata nella ricerca scientifica, principalmente nell’area delle malattie respiratorie. Un invito a raccontare le esperienze personali legate a BPCO e Covid-19 dal punto di vista dei pazienti, ma anche di chi si prende cura di loro, familiari e professionisti sanitari (pneumologi e medici di medicina generale).Il progetto prevede di raccogliere online (www.medicinanarrativa.eu/narrarsi-covid-19) 150 narrazioni, analizzarle e documentare in un report conclusivo i principali dati qualitativi espressi dalla diretta voce dei protagonisti, anche al fine di capire quali azioni possono essere implementate per aiutarli al meglio in questa situazione di stravolgimento delle certezze quotidiane.Nella realizzazione della ricerca partecipano professionisti provenienti dalle società scientifiche impegnate nel campo della pneumologia (AIPO, SIP) e della medicina generale (SIMG, FIMMG). Il progetto è inoltre sostenuto dalle Associazioni dei pazienti affetti da malattie respiratorie croniche (Associazione Italiana Pazienti BPCO, FederAsma e Allergie ODV).
Il lancio dell’iniziativa si accompagna alla pubblicazione del Manuale “BPCO istruzioni per l’uso”, creato appositamente per le persone con BPCO e per i loro familiari, con l’intento di fornire un insieme di buone pratiche per la corretta gestione della BPCO (a partire da stili di vita e assunzione regolare della terapia), informazioni utili e scientificamente validate sul Covid-19 e suggerimenti per convivere con questa nuova “normalità” in maniera più sicura, tutelando la propria salute e quella dei propri cari. Il Manuale, di facile consultazione e arricchito di immagini ispirate alla quotidianità, affronta anche gli aspetti psicologici, spesso trascurati, che si accompagnano al vivere quotidiano con una malattia respiratoria cronica.Il Manuale potrà essere scaricato dal sito http://www.medicinanarrativa.eu/manuale-bpco-covid, dai siti delle Associazioni pazienti – http://www.pazientibpco.it e http://www.federasmaeallergie.org/sitoFA/ – e dai siti di tutte le Associazioni che desidereranno metterlo a disposizione. L’obiettivo è che il Manuale possa raggiungere tutte le persone con BPCO e i loro nuclei familiari.La pubblicazione è realizzata con il patrocinio delle Associazioni dei pazienti affetti da malattie respiratorie croniche, Associazione Italiana Pazienti BPCO e FederAsma e Allergie ODV.“Siamo entusiasti di aver collaborato a questo nuovo progetto di medicina narrativa rivolto ai pazienti affetti da BPCO, ma anche ai loro familiari e alla classe medica, parimenti coinvolti nell’esperienza della malattia durante la pandemia, che conferma il nostro impegno nell’area respiratoria – dichiara Raffaello Innocenti, Direttore Generale di Chiesi Italia. Un impegno che parte dalla ricerca, per offrire terapie più efficaci e modalità di somministrazione semplificate per favorire l’aderenza alla terapia, e si affianca all’ascolto costante dei bisogni dei pazienti, tra i quali la corretta informazione rappresenta un elemento di cruciale importanza per affrontare e gestire al meglio la BPCO nella quotidianità, anche ai tempi del Coronavirus”.“È impensabile continuare ad utilizzare i dati delle narrazioni raccolti prima del Covid-19, elemento turbativo che ha sconvolto e traumatizzato le vite dei cittadini, dei pazienti e dei professionisti sanitari” – spiega Maria Giulia Marini, Direttore dell’Innovazione Area Sanità e Salute ISTUD. A maggior ragione questo vale per le persone con BPCO che, prima dell’“Era Covid”, venivano incentivate ad una vita attiva fuori casa e a cui ora vien chiesto di proteggersi rimanendo a casa il più possibile e delegando ad altri le commissioni quotidiane. È importante invece arrivare ad un punto di equilibrio tra la protezione di sé all’aria aperta, dove peraltro c’è minor rischio infettivo, e lo stare dentro le mura domestiche. Ma saranno loro, i pazienti e i loro congiunti, che ci racconteranno come hanno vissuto il lockdown e la riapertura, ed i medici che ci diranno come hanno fronteggiato l’emergenza e riorganizzato i loro luoghi di cura. Da questa ricerca cerchiamo tutte le buone pratiche che possano mettere al sicuro le persone con BPCO rendendole comunque serene nella loro vita di tutti i giorni”.

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Covid-19: Mettere in in sicurezza i lavoratori del commercio

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Roma. Nei supermercati, nei negozi e nei centri commerciali saltate tutte le regole, mentre negli ultimi giorni l’aumento di casi di positività a Roma e provincia desta forte preoccupazione. L’abbassamento dell’età dei contagiati, misto a un evidente abbassamento del livello di attenzione, come richiamato più volte dall’Assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D’amato, rischiano di diventare una miscela esplosiva che può far esplodere la pandemia fuori controllo. E i lavoratori del commercio sarebbero tra i primi a farne le spese, visto il continuo contatto con il pubblico.«Ormai sembrano saltate tutte le regole, dal contingentamento agli ingressi al distanziamento sociale, fino al corretto uso delle mascherine – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – i lavoratori del commercio vivono in luoghi di lavoro che potenzialmente possono trasformarsi in veri e propri focolai. E mentre la Regione Lazio traccia con pervicacia il cittadino del Bangladesh salito sul bus Cotral positivo al Covid-19 rendendo noti tutti i suoi spostamenti, giustamente, non da nessuna indicazione sull’attività commerciale, impedendo di fatto a chi è stato in quel negozio a fare acquisti o semplicemente a “dare un’occhiata” di potersi sottoporre al test.» «Richiamiamo, ancora una volta, con forza l’assessore alla Salute D’Amato e la Sindaca Virginia Raggi prosegue il rappresentante sindacale – entrambi responsabili della salute dei cittadini di Roma e provincia, a vigilare, attraverso gli enti preposti, sul rispetto di quelle regole che sono a salvaguardia dei lavoratori e dei consumatori.»«Il lassismo di molti, che vedo tutti i giorni nei luoghi di lavoro del commercio, accompagnato dall’arroganza di clienti che si sentono al di sopra della legge e del buonsenso, non può avere la meglio sulla salute di chi lavora e sulle istituzioni. Che Raggi e D’amato intervengano celermente e con decisione» – conclude Iacovone ( fonte: Cobas Lavoro Privato)

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Sul territorio pochi farmaci per arginare il Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

I medici di famiglia denunciano: non abbiamo armi per curare a casa i pazienti Covid, ma in vista dell’autunno e della possibile ripresa dell’epidemia è indispensabile che possiamo prescrivere farmaci idonei. Le regioni ora vengono loro dietro. In particolare, sull’idrossiclorochina il coordinatore degli assessori alla salute Luigi Icardi ha chiesto al presidente dell’Agenzia del farmaco Domenico Mantoan di rivedere qualcosa, dopo la retromarcia degli ultimi mesi. I risultati ottenuti sui pazienti in Piemonte dimostrano una certa efficacia, la richiesta è di attivare la nota 648 per la prescrizione off label ed un registro di monitoraggio. Che l’esperienza dei medici di famiglia con il Plaquenil non sia del tutto da rivedere lo conferma Roberto Venesia responsabile area farmaco Fimmg, torinese, che chiede per i mmg più poteri prescrittivi e da “pubblico ufficiale” nel garantire un’efficace quarantena di pazienti positivi o sospetti.Partiamo dalle terapie, prima di impostarle è necessario individuare l’infezione da coronavirus. «Il sintomo “maggiore” indicativo è la febbre persistente sopra 37,5° accompagnata o meno da disgeusia; secondo il protocollo attivato in Piemonte, nel giovane senza fattori di rischio si usano tachipirina e medicinali periferici per il controllo della tosse. Ma nel paziente “borderline”, sopra i 50 anni, se i sintomi persistono dopo tre giorni occorre evitare un possibile peggioramento. Ad aprile, a Torino, abbiamo messo a punto con l’ospedale Amedeo di Savoia e con il gruppo dell’Università guidato dal professor Giovanni Di Perri un protocollo che prevede dopo 3 giorni di sintomi, uno maggiore (febbre) e due tre minori (dolori articolari, tosse) l’uso di eparine a basso peso molecolare, che come anti-trombotico noi medici di famiglia possiamo prescrivere in-label, e di idrossiclorochina, prescrivibile invece off-label, nonché eventuale utilizzo di antibiotici. Con l’idrossiclorochina, antimalarico -ammette Venesia- se somministrata per tempo avevamo osservato risultati positivi, ma dopo una serie di esiti dubbi su numeri ampi uno studio su Lancet lo ha ridimensionato e l’indicazione non è stata ripresa da Organizzazione mondiale della sanità e dall’Aifa. Va detto che lo studio, ritrattato da 3 autori, si riferiva per lo più a pazienti con malattia avanzata, in una fase in cui l’azione antivirale è meno efficace. Per capire meglio aspettiamo esiti di studi randomizzati. Un successivo gruppo di lavoro Fimmg nel disegnare un modello di gestione territoriale per tutta Italia ha “attenzionato” degli antivirali (lopinavir, darunavir) con letteratura promettente che però richiedono ricetta specialistica di infettivologo o pneumologo». In sintesi, al momento, il medico di famiglia al di là degli anticoagulanti non ha armi. «Nell’eventualità di una ripresa pandemica, come si è proceduto al distanziamento, all’acquisto di DPI, alla prova della febbre a distanza, per evitare un secondo lock-down si deve armare la medicina generale, remunerando ore in più di personale di studio per tenere gli studi aperti più a lungo, aiutandola ad investire in misure di sanificazione e sicurezza e soprattutto mettendola in condizione di prescrivere farmaci sulla base di protocolli validati a livello nazionale. In Fimmg – aggiunge Venesia – valutiamo di metterci a disposizione in vista della riapertura delle scuole per praticare i test sierologici al personale». Un lavoro che spetta a una medicina generale “ritrovata” più che alle Usca. «Le unità territoriali sono nate per gestire l’emergenza a casa del paziente sintomatico ma erroneamente qualche Asl sembra vederle come strumento per ridisegnare la continuità assistenziale (per inciso, i colleghi prendono 40 euro l’ora contro 25 del medico di guardia, il che può scoraggiare molti aspiranti mmg)».Oltre che per le scuole, ricorda il segretario Fimmg piemontese, i medici di famiglia sono disponibili a creare una rete di “sentinelle” del virus atte ad individuare e circoscrivere i focolai. «Questa rete c’è in Puglia e Piemonte, da noi c’è pure l’assistenza domiciliare codificata ai pazienti Covid nell’accordo integrativo firmato di recente. Ora sarebbe opportuno un passo ulteriore, “sovra-regionale”, una modifica di legge. Al medico di famiglia si dia il ruolo di pubblico ufficiale quando pone in isolamento i pazienti Covid ed i contatti stretti. Oggi per attestare che il contatto di un paziente Covid-19 non deve andare al lavoro pur se asintomatico c’è bisogno della comunicazione del Servizio di igiene e prevenzione dell’Asl che ha i suoi tempi; il mmg potrebbe accorciare i passaggi burocratici ma per legge non può dichiarare in malattia un assistito che malato non è; sarebbe bene poter disporre dei poteri del Sisp, e porre in isolamento l’assistito e che per le violazioni scattassero in tutta Italia le sanzioni penali». By Mauro Miserendino fonte: Doctor33)

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20 milioni di dollari per contenere gli effetti del COVID-19 nel Sahel

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

Banca africana di sviluppo, UNHCR e G5 Sahel si impegnano a sostenere gli sforzi volti ad attenuare l’impatto del coronavirus sui rifugiati e sulle comunità di accoglienza.La salute pubblica e il benessere di rifugiati e comunità di accoglienza nel Sahel sono al centro del più recente accordo tripartito tra Banca africana di sviluppo (AfDB), UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e Paesi del G5 Sahel siglato ieri a Ginevra, Abidjan e Nouakchott. L’accordo permette di implementare una risposta da 20 milioni di dollari di cruciale importanza per contenere gli effetti del COVID-19 nei cinque Paesi della regione del Sahel.Finanziato dal Fondo africano di sviluppo, il progetto consentirà ai governi di Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger – che costituiscono il quadro regionale di cooperazione e coordinamento del G5 Sahel – di rafforzarne le risposte nazionali volte a prevenire la diffusione del COVID-19 e a limitarne l’impatto socioeconomico in una regione in cui la pandemia sta provocando un’emergenza senza precedenti che si somma alle molteplici crisi esistenti. La risposta darà priorità alle attività nelle aree maggiormente colpite da conflitti e violenze, con elevata concentrazione di persone costrette alla fuga e presenza limitata di istituzioni governative.Nel Sahel sono presenti 3,1 milioni di rifugiati, sfollati interni, persone che hanno fatto ritorno e altre a rischio di apolidia. Ad oggi, nella regione si sono registrati 11.000 casi di COVID-19 e 468 decessi ad esso associati nei cinque Paesi. Se, da un lato, le misure emergenziali volte ad arrestare la diffusione della malattia stanno venendo gradualmente e prudentemente revocate viste le riuscite capacità di contenimento, dall’altro, resta essenziale rafforzare la risposta sanitaria a favore delle comunità più vulnerabili. Il progetto, inoltre, mira a rafforzare i sistemi alimentare e di nutrizione, in una regione in cui, secondo le stime delle Nazioni Unite, 5,5 milioni di persone sono a rischio di insicurezza alimentare.In campo sanitario, il progetto supporterà la realizzazione di campagne di sensibilizzazione relative agli effetti del COVID-19, rafforzerà le infrastrutture, la sorveglianza epidemiologica e le attività di gestione dei casi. Inoltre, permetterà l’approvvigionamento di forniture e attrezzature mediche essenziali per la prevenzione, il controllo e le cure dei pazienti affetti da COVID-19.Il progetto ricade nel quadro del meccanismo di risposta al COVID-19 della Banca africana di sviluppo che prevede l’erogazione di fino a 10 miliardi di dollari, principale canale previsto dall’istituzione per assistere i Paesi africani nell’attenuare gli impatti economico e sanitario derivanti dalla crisi. La partecipazione dell’UNHCR al progetto sarà in linea coi principi umanitari di neutralità, imparzialità e indipendenza.Partenariati di questo tipo sono incoraggiati dal Global Compact sui Rifugiati, costituendo essi un quadro per una condivisione di responsabilità più strutturata ed equa. Questo progetto congiunto costituisce un esempio di come il Global Compact possa essere applicato, e funge da modello per altri enti finanziari e dello sviluppo decisi a esplorare e impegnarsi nella risposta alle enormi esigenze generate dagli esodi forzati durante la pandemia.

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COVID-19: ecco perché la fertilità potrebbe diminuire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

Uno studio dell’Università Bocconi pubblicato su Science rileva, guardando alle evidenze storiche sociali, economiche e demografiche, che la fertilità diminuirà a causa dell’incertezza economica e dell’aumento degli oneri a carico delle famiglie per la cura dei bambini. Nel corso della storia, i picchi di mortalità dovuti a guerre e carestie sono stati seguiti da un aumento delle nascite, mentre l’influenza spagnola ha portato a un temporaneo calo della fertilità prima di riprendersi durante un “baby boom”. Contrariamente a questa tendenza storica, l’emergenza sanitaria Covid-19 causerà plausibilmente un calo della fertilità, senza i fattori che hanno portato a un baby boom in passato. Questo è quanto emerge dallo studio “La pandemia di Covid-19 e la fertilità umana” pubblicato dalla rivista Science, la rivista peer-reviewed dell’American Association for the Advancement of Science, a cura dei ricercatori della Bocconi Arnstein Aassve, Nicolò Cavalli, Letizia Mencarini, Samuel Plach e Massimo Livi Bacci dell’Università di Firenze.Gli autori sottolineano le differenze nello sviluppo delle popolazioni e il loro stadio di transizione demografica per trarre conclusioni accurate dalle ricerche esistenti.«Anche se è difficile fare previsioni precise, uno scenario probabile è che la fertilità nel breve periodo diminuirà almeno nei Paesi ad alto reddito», spiega Arnstein Aassve, professore di demografia presso il Centro di Ricerca sulle Dinamiche Sociali e le Politiche Pubbliche Carlo F. Dondena della Bocconi.Questo studio fa parte delle attività di ricerca del Centro Dondena all’interno del Covid Crisis Lab della Bocconi (www.covidcrisislab.unibocconi.eu).

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L’UNHCR sottolinea l’urgente necessità che gli Stati pongano fine alla detenzione illegittima di rifugiati e richiedenti asilo, durante la pandemia da COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi rivolge un appello agli Stati affinché rilascino con urgenza i rifugiati e i richiedenti asilo in stato di detenzione illegittima e arbitraria. È necessario che gli Stati si assicurino che i propri interventi siano in linea col diritto internazionale e che, nel corso della pandemia da coronavirus, i rifugiati vulnerabili non siano esposti a situazioni di rischio maggiore e non necessario.“I rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni non devono essere puniti o penalizzati per il semplice fatto di esercitare il loro diritto fondamentale di cercare asilo”, ha dichiarato Gillian Triggs, Assistente Alto Commissario UNHCR per la Protezione. “L’imposizione di misure volte a contrastare il COVID19 non ne giustifica la detenzione arbitraria all’arrivo, la quale non solo aggrava il dolore di persone che hanno già sofferto, ma mina anche gli sforzi volti a limitare la diffusione del virus”. Nell’ambito del ruolo ricoperto in seno al Comitato Esecutivo del Network ONU sulle Migrazioni, e in qualità di co-leader del Gruppo di lavoro sulle alternative alla detenzione (Working Group on Alternatives to Detention), l’UNHCR rilancia l’appello del Network agli Stati affinché riaffermino il proprio impegno ad adottare un approccio alla detenzione di rifugiati e migranti nuovi arrivati basato sui diritti umani e dare priorità a misure alternative che non privino delle libertà.L’UNHCR accoglie con favore gli sforzi positivi finora profusi da alcuni Stati che hanno rilasciato rifugiati e richiedenti asilo durante la pandemia. Tali sforzi dimostrano l’applicabilità di alternative comunitarie e forniscono una traccia per lo sviluppo di nuovi approcci a lungo termine basati sui diritti umani in materia di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo.

L’adeguatezza degli approcci varierà a seconda dei contesti, ma essi dovrebbero includere, tra gli altri, il deposito o la restituzione della documentazione; osservanza di obblighi ragionevoli e proporzionati; domicilio presso un luogo specifico; soggiorno presso centri di accoglienza aperti o semi-aperti o accordi di presa in carico in seno alla comunità.Tuttavia, alcuni Stati utilizzano la pandemia per giustificare il ricorso a misure sempre più regressive, tra cui la detenzione di numeri elevati di rifugiati e richiedenti asilo per periodi arbitrari o più lunghi di quanto previsto, o senza accesso a un processo imparziale.L’UNHCR esprime preoccupazione per i numerosi rifugiati e richiedenti asilo in stato di detenzione che spesso sono costretti a vivere in spazi segnati da condizioni di sovraffollamento e precarietà igienica nei quali è impossibile praticare misure di distanziamento sociale e fisico e che dispongono di accesso limitato o nullo a servizi adeguati di assistenza sanitaria e acqua potabile. In una fase in cui i motivi di ansia correlati alle condizioni di salute e benessere sono in aumento, in alcuni centri di detenzione le tensioni stanno per raggiungere un punto di non ritorno.Ai sensi del diritto internazionale e in linea con le indicazioni dell’UNHCR, il ricorso alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo a fini amministrativi deve costituire un’ultima spiaggia, in assenza di alternative praticabili, e per uno scopo legittimo, per esempio, per verificare l’identità di una persona, condurre un colloquio preliminare alla procedura di asilo, laddove vi siano motivi di preoccupazione significativi sul piano della sicurezza o laddove vi siano forti motivi di credere che probabilmente una persona si darà alla latitanza.Il ricorso alla detenzione deve basarsi su valutazioni individuali, essere soggetto a tutele procedurali, e avvenire conformemente a e con l’autorizzazione di normative e limiti chiaramente definiti. I periodi di massima detenzione dovrebbero essere definiti e i richiedenti asilo immediatamente rilasciati una volta che i motivi che ne giustificano la detenzione non sono più validi. In nessun caso i minori devono essere trattenuti in centri di detenzione per migranti. Si tratta di una misura che non può mai essere considerata nell’interesse superiore del minore, il quale deve rappresentare una considerazione di primaria importanza ai sensi della Convenzione sui diritti dell’infanzia.L’adozione di misure temporanee da parte degli Stati per gestire gli ingressi dei nuovi arrivati, quali l’imposizione di periodi di quarantena o di restrizioni agli spostamenti, a causa della pandemia da COVID19, è comprensibile. Tuttavia, le restrizioni imposte su tali basi dovrebbero durare solo per i periodi strettamente necessari ad assicurare lo stato di salute dell’individuo interessato.L’UNHCR si rivolge agli Stati affinché adottino le seguenti misure immediate volte a scongiurare l’insorgere di una catastrofica epidemia da COVID19 nei centri di detenzione:
Rilasciare immediatamente tutti i rifugiati e i richiedenti asilo detenuti in condizioni arbitrarie e illegittime, compresi coloro che si trovano in stato di detenzione pre-espulsione laddove le deportazioni siano state sospese.
Sviluppare e implementare alternative comunitarie alla detenzione, anche in relazione a quella di rifugiati e richiedenti asilo nuovi arrivati.Migliorare le condizioni nei luoghi di detenzione mentre si preparano misure alternative, e assicurare che l’UNHCR continui ad aver accesso a richiedenti asilo e rifugiati trattenuti al loro interno.

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Regole per i viaggi in USA in questo periodo di Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

“In seguito alle numerose richieste ricevute ho voluto interpellare direttamente l’ambasciata americana a Roma per avere risposte certe sulle norme di viaggio dall’Italia verso gli USA nell’attuale contesto emergenziale dovuto al Covid.
Nel rispondermi, Jess Bradshaw, Console degli Stati Uniti d’America a Roma, ha precisato che “a partire dall’11 Marzo 2020 il Proclama Presidenziale 9993 sospende l’ingresso negli Stati Uniti di tutti i cittadini stranieri fisicamente presenti all’interno dell’area Schengen, compresa l’Italia, durante i 14 giorni precedenti il loro ingresso o il tentativo di ingresso negli Stati Uniti. Il Proclama riguarda viaggi per turismo e cittadini stranieri in transito dall’area Schengen. Vi sono limitate eccezioni, relative a viaggi urgenti di natura umanitaria e medica, studenti, alcuni scambi culturali e viaggi per affari, come riportato sul nostro sito https://it.usembassy.gov/it/visti/. I viaggiatori che sono già in possesso di un visto valido o di un ESTA approvato sono tenuti a verificare che abbiano i requisiti per beneficiare di un’eccezione di interesse nazionale scrivendo all’ambasciata o al consolato di pertinenza della propria regione di residenza. Non sappiamo quando verrà revocato il proclama presidenziale e quando riprenderanno tutti i normali servizi di visto, ma incoraggiamo tutti i viaggiatori a continuare a monitorare il nostro sito web https://it.usembassy.gov/it/visti/ per aggiornamenti”. Spero che tali informazioni siano utili a tutti coloro che intendono recarsi negli Stati Uniti a breve termine auspicando un rapido ritorno alla normalità ed il ripristino delle normali procedure di visto”.Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Covid-19: Sudafrica emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

Il Covid-19 in Sudafrica si sta diffondendo ad un ritmo allarmante, con una media di 10.000 nuovi casi al giorno. Con 381.798 contagi e 5.368 decessi – circa la metà di quelli registrati nell’interno continente – il Sudafrica si conferma il Paese più colpito dell’Africa, nonché il quinto più colpito al mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che il numero di contagi in aumento in Sudafrica potrebbe essere un “precursore” della diffusione in altre parti del continente, “un avvertimento per ciò che accadrà”, come affermato dal capo delle emergenze dell’Oms, Michael Ryan. “Il picco della pandemia”, aggiunge, “è atteso nelle prossime settimane”. Per saperne di più, abbiamo intervistato Boniface Hlabano, responsabile Programmi di Amref Health Africa in Sudafrica, che ha risposto alle nostre domande da Pretoria, capitale del Sudafrica.
Il Covid-19 si è rapidamente diffuso nelle aree rurali, nei comuni urbani congestionati e negli insediamenti informali. Qui, purtroppo, i rischi e le conseguenze sono addirittura più preoccupanti. La povertà della maggior parte delle famiglie nelle comunità rurali spesso si traduce in una mancanza di materiale igienico sanitario, che comprende acqua pulita e sapone lavamani. In condizioni di normalità, l’igiene è carente, l’approvvigionamento di cibo difficile e il sistema sanitario debole. Oggi, la pandemia sta contribuendo a rendere ancora più complicata la vita quotidiana delle popolazioni rurali, nonché ad affaticare ed indebolire un sistema sanitario già svantaggiato. Inoltre, l’obbligo di restare a casa e il distanziamento sociale sono pratiche che difficilmente possono essere rispettate a pieno in condizioni simili.Il governo sudafricano si è rivolto ad organizzazioni come Amref Health Africa, per sostenere gli sforzi del Paese e far fronte alla pandemia. Amref ha accolto la richiesta e si sta impegnando, a livello comunitario e nazionale, a svolgere attività di sensibilizzazione, mobilitazione delle risorse, educazione e formazione, e sostegno psicosociale. Circa il 40% dei giovani in età scolastica frequenta la scuola, in questo momento drammatico. Tuttavia, Amref in Sudafrica ha avviato, da qualche settimana – grazie anche al contributo di Amref Francia – un progetto sulla salute sessuale e riproduttiva, che ci permette di lavorare a stretto contatto con gli studenti di venti scuole locali, che hanno recentemente ripreso a frequentare le lezioni. Amref ha recentemente realizzato una “clinica container”, allestita in uno dei centri sanitari della comunità di Johannesburg, da poter utilizzare per fornire servizi di salute materna, infantile e prenatale. La clinica sarà operativa a partire dall’inizio del mese di agosto, e sarà aperta a donne e bambini che necessitano di sostegno e/o cure relative alla salute materno-infantile. Questo progetto è nato dalla consapevolezza della stigmatizzazione presente in questo periodo, nei confronti di chi contrae il virus, e della conseguente paura di visitare le strutture sanitarie locali.
(By Fabio Bellumore in abstract)

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Trials of a vaccine and new drug raise hope of beating covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

IN EARLY JANUARY researchers at Oxford University started work on a vaccine for covid-19. At that time the illness was a tiny outbreak without a proper name. Six months on, with more than 600,000 people dead, the Oxford team is leading a race to develop a vaccine that could halt the pandemic. The vaccine has been raced into production around the world by AstraZeneca, a British-Swedish drug company, and billions of doses are planned. But two key questions remain: is it safe and does it work? The first glimmers of the answers have just arrived, with the publication in the Lancet on July 20th of a paper about a trial of the Oxford vaccine, which began in April and involved 1,000 volunteers.According to Adrian Hill, director of Oxford’s Jenner Institute and one of the authors of the paper, the new vaccine stimulated a strong immune response and appears to be well tolerated and safe. It generated both antibodies and “an excellent” T-cell response. Antibodies and T-cells are the two principal arms of the immune system. The former recognise, lock onto and disable pathogens. The latter recognise and kill infected body cells, to stop viruses reproducing inside them. Dr Hill says that the antibody levels seen in the trial are similar to those observed in natural infections and that the T-cell responses are “very high”. They are also, he says, “clearly better” than those from another vaccine being developed by Moderna, an American biotechnology firm. (font: The Economist)

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Costi di casa: le tariffe aumentate dopo l’emergenza Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Quali effetti ha avuto il Covid-19 sulle principali voci di spesa domestica e come sono cambiate le tariffe nei mesi pre e post lockdown? Per rispondere a questa domanda Facile.it ha passato in rassegna e confrontato i prezzi offerti dagli operatori a gennaio e a giugno 2020, scoprendo che alcune spese, come l’RC auto (-1%), il tasso dei mutui (-22,1%), la bolletta della luce (-3%) e del gas (-4,4%) sono diminuite, mentre altre come i tassi dei prestiti (+6,1%) e il costo della telefonia fissa (+4,6%) sono aumentate, altre ancora, ovvero la telefonia mobile e i costi dei conti correnti sono rimaste sostanzialmente invariate. In alcuni casi è opportuno approfittare del momento, in altri è bene tener fede a pochi semplici consigli per non finire vittima degli aumenti.

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“Mafia può capitalizzare alle regionali il suo welfare post Covid”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

“Le regionali in arrivo non sono un evento chiuso, che si svolge in un alveo incontaminato, per questo temiamo che la mafia capitalizzi alle urne il consenso ottenuto attraverso il welfare alternativo alle aziende e ai privati in crisi post Covid. Purtroppo lo sappiamo, e la relazione lo dice: quest’anno abbiamo avuto 51 enti locali sciolti per mafia, è il dato più alto dal 1991. Ci sono tantissimi comuni della Calabria e della Sicilia sciolti per la prima volta, altri addirittura più volte. Ciò significa che il problema è patologico. Abbiamo due aziende sanitarie, tutte e due in Calabria, quella di Catanzaro e quella di Reggio Calabria, commissariate per infiltrazione mafiosa e sappiamo bene quanti soldi gestisca la Sanità regionale. Non possiamo non considerare il problema dell’infiltrazione come un problema serio, lo è sempre stato, solo che in epoche passate c’è stata molta insensibilità”. Il generale Giuseppe Governale, direttore della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), commenta così il Rapporto Italia 2020 a 24 Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24.

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Alleanza mondiale per valutare i danni cardiaci da Covid 19

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Un’alleanza mondiale di cardiologi esperti di ecocardiografia scruterà nel cuore dei malati di Covid 19 per valutare gli eventuali danni causati dal coronavirus. Si tratta di uno dei più vasti screening di ecocardiografia che coinvolge centri cardiologici d’eccellenza dei 5 continenti. Il Cardiocenter di Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, è uno dei partner italiani dell’iniziativa promossa dall’ASE (American Society of Echocardiography): la World Alliance Societies of Echocardiography. «Sottoporremo a ecocardiografia (esame non invasivo che permette un’esplorazione approfondita della morfologia e funzione delle strutture cardiache) – spiega Antonella Moreo, responsabile del Laboratorio di Ecocardiografia nell’ambito di Cardiologia 4 all’Ospedale Niguarda di Milano – i pazienti ricoverati per Covid-19 per valutare, se e come il muscolo cardiaco sia stato interessato dall’infezione, inoltre, essendo lo studio internazionale, potremo anche valutare se nelle diverse etnie e regioni del mondo la malattia abbia avuto un comportamento differente». Lo studio coinvolgerà circa 2000 persone nel mondo, la partecipazione dei pazienti sarà assolutamente su base volontaria. Durerà tre mesi. Sarà indagata la funzionalità dei due ventricoli, il coinvolgimento del pericardio e la funzionalità delle valvole. Il cuore puo’ essere uno dei target del coronavirus. Sono infatti stati segnalati casi di miocarditi ed altre disfunzioni cardiache, talvolta letali, per cui è importante sapere se possa provocare alterazioni cardiache e compromettere la funzione contrattile del muscolo cardiaco. L’ecocardiografia sarà effettuata dai tre ai sei mesi dopo la diagnosi iniziale di infezione. Entro la fine dell’anno avremo i primi risultati di questa ricerca che avrà importanti risvolti clinici.

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