Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘covid-19’

Covid-19, variante Omicron: cosa ne sappiamo?

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

La nuova variante B.1.1.529 (Omicron) del virus SarsCoV2 desta preoccupazione, non essendo ancora noto il suo impatto in termini di contagiosità ed efficacia di terapie e vaccini. È stata identificata in Sudafrica una nuova variante B.1.1.529 (Omicron) del virus SarsCoV2 che desta preoccupazione, non essendo ancora noto il suo impatto in termini di contagiosità ed efficacia di terapie e vaccini.Il genoma è stato sequenziato presso il Laboratorio di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica delle Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano da un campione positivo di un soggetto proveniente dal Mozambico. Il paziente e i suoi contatti familiari sono in buone condizioni di salute.Le inchieste epidemiologiche sono state svolte da ATS Milano e dalla ASL di competenza della Regione Campania. Sono già stati programmati i sequenziamenti sui campioni dei contatti familiari del paziente risultati positivi e residenti nella regione Campania, i cui laboratori sono stati allertati e stanno già lavorando per ottenere in tempi brevi i risultati genomici. Al momento non sono stati identificati contatti positivi in Lombardia. (Fonte: Istituto Superiore di Sanità). La variante presenta nel genoma numerose mutazioni della proteina Spike che potrebbero teoricamente aumentarne la trasmissibilità e la capacità di eludere gli anticorpi.”Una parziale elusione della risposta immunitaria è probabile, ma è altrettanto probabile che i vaccini offriranno ancora alti livelli di protezione contro il ricovero e la morte”. È uno dei passaggi salienti della pagina di domande e risposte sulla nuova variante omicron approntata dal National Institute for Communicable Diseases (NICD) sudafricano, l’istituto pubblico di riferimento sulle malattie infettive.”Attualmente non sono stati riportati sintomi insoliti a seguito dell’infezione con la variante omicron e, come con altre varianti – afferma l’Istituto – alcuni individui sono asintomatici”. Il National Institute for Communicable Diseases sudafricano prova a mettere in ordine gli elementi finora noti sulla nuova variante. “Il 22 novembre 2021, abbiamo rilevato un gruppo di virus SARS-CoV-2 correlati in Sud Africa chiamato ceppo B.1.1.529. Tale ceppo B.1.1.529 è stato rilevato nel Gauteng con una frequenza relativamente elevata, con più del 70% di genomi sequenziati (71) da campioni raccolti tra il 14 e il 23 novembre 2021”. All’inizio della settimana le autorità sanitarie sudafricane e l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono state messe a conoscenza della presenza della nuova variante. Questo nuovo ceppo possiede un numero elevato di mutazioni, alcune osservate in altre varianti, altre nuove. “Al momento, Omicron è relativamente distinto dalle varianti Beta e Delta e ha un diverso percorso evolutivo”, si legge. Come queste mutazioni possano ripercuotersi sulle caratteristiche del virus non è ancora chiaro. L’istituto sudafricano al momento non si sbilancia: “Siamo cauti riguardo alle implicazioni, mentre raccogliamo più dati per comprendere questo lignaggio”, scrive. “Sulla base della nostra comprensione delle mutazioni in questo lignaggio, è probabile una fuga immunitaria parziale, ma è probabile che i vaccini offriranno ancora alti livelli di protezione contro il ricovero e la morte”. Per capire se e fino a che punto la nuova variante Omicron del virus SarsCoV2 è in grado di sfuggire agli anticorpi generati dai vaccini anti Covid, così come alle difese dovute all’attivazione delle cellule T del sistema immunitario sono necessarie almeno due settimane, ha reso noto la virologa, dell’Università del Witwatersrand a Johannesburg, le cui dichiarazioni sono riportate dalla rivista Nature sul suo sito. Al momento non è chiaro nemmeno se questa variante sia più trasmissibile della Delta. Le notizie finora disponibili riguardano alcuni casi di reinfezioni e di casi in individui vaccinati, ha detto ancora ricordando che i vaccini utilizzati in Sud Africa sono quelli di Johnson & Johnson, Pfizer-BioNtech or Oxford-AstraZeneca. Tuttavia “in questa fase – rileva – è troppo presto per dire qualcosa”.In Italia l’istituto Spallanzani ha costituito una task force “per analizzare i dati che afferiscono a livello internazionale e predisporre il sequenziamento dei ceppi a fini di sorveglianza virologica”. “Grazie all’intervento del ministero degli esteri, l’istituto si è messo in contatto con l’ambasciatore italiano in sud Africa, Paolo Cuculi, che sta facilitando i contatti con il Nicd sudafricano – prosegue lo Spallanzani – la task force avrà a breve una call internazionale direttamente con gli esperti del Nicd per discutere i dati e confrontarsi con le misure da adottare”. “Al momento non ci sono dati sufficienti che ci indichino innanzitutto la trasmissibilità e in secondo luogo se la variante eluda o meno i vaccini attualmente disponibili. È chiaro che allora sarebbe un problema: al momento è presto e non è presente in Italia, ma va attenzionata”, ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Fonte: Doctor33

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Chi vacilla nella decisione di vaccinarsi contro il Covid-19?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

L’indagine è parte di uno studio multinazionale in corso in 30 paesi europei promosso e coordinato dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per monitorare la conoscenza, la percezione del rischio, la fiducia e i comportamenti preventivi durante la pandemia di COVID-19. In Italia il progetto è stato denominato COMIT (COvid Monitoring in Italy) ed è coordinato da Giovanni de Girolamo dell’IRCSS Fatebenefratelli di Brescia, da Gemma Calamandrei dell’Istituto Superiore di Sanità e da Fabrizio Starace dell’AUSL di Modena, che si sono avvalsi della collaborazione di Lorella Lotto del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova. La recente pubblicazione riguarda i dati raccolti in un campione di 5.006 partecipanti arruolati tra gennaio e febbraio 2021 e si è concentrata sui fattori in grado di predire l’indecisione nei confronti della vaccinazione contro il COVID-19.“I risultati principali dello studio, che ha coinvolto oltre 5.000 Italiani, hanno messo in luce i fattori che predicono l’incertezza nei riguardi della vaccinazione.” Come illustra Gavaruzzi – “I risultati di una serie di modelli statistici (di cui si è occupato Paolo Girardi, ricercatore dell’Università di Padova) dimostrano che sia coloro che propendono per un atteggiamento opportunistico sia coloro che si dicono riluttanti a vaccinarsi nel caso dovessero risultare positivi al COVID-19 sono maggiormente propensi nei confronti della vaccinazione quando sono: più favorevoli in generale alle vaccinazioni, adottano le misure di salute pubblica raccomandate, hanno fiducia nelle fonti istituzionali che si occupano di problemi sanitari (Ministero della Salute, ISS, OMS), e hanno maggiori capacità di resilienza (hanno cioè maggiori capacità di fronteggiare eventi stressanti). Invece ‘vacillano’ maggiormente coloro che si avvalgono spesso o molto spesso di informazioni provenienti dai media e tendono a spiegare gli eventi attraverso teorie di tipo cospirazionista. Inoltre, le donne e le persone più giovani sono più riluttanti a vaccinarsi nel caso in cui dovessero risultare positivi al COVID-19, mentre chi ha un’elevata scolarizzazione tende ad essere meno propenso ad approfittare della vaccinazione altrui.Gli autori concludono che “questi risultati possono essere visti come pezzi di un puzzle complesso nel quale non si possono ignorare gli aspetti psicologici” e si augurano che “il monitoraggio dell’esitazione vaccinale e dei suoi determinanti psicologici possano entrare a fare parte della normale pianificazione sanitaria, al di là della pandemia, in modo da consentire interventi mirati e tempestivi nel caso di nuovi eventi epidemici.”

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid: Vaccino necessario ma non risolutivo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

“Il vaccino è necessario e sostenere che non serva è come dire che non serve l’acqua nel deserto. Dobbiamo ringraziare la scienza che ce lo ha messo a disposizione e mi associo all’appello rivolto a tutti quegli italiani che possono farlo, di vaccinarsi. Il punto però è un altro e bisogna essere chiari: il vaccino non è sufficiente, non funziona allo stesso modo su tutti e non copre al 100 per cento. E’ necessario partire da questo dato di fatto per poter prevedere giusti interventi a riguardo, continuando a garantire il distanziamento e continuando ad usare tutti i dispositivi di sicurezza. Io ad esempio sono d’accordo ad usare la ffp2 sui mezzi di trasporto e nei luoghi più affollati. Inoltre, il campo in cui si doveva fare molto di più è quello delle cure domiciliari e tempestive. Proprio ieri la dott.ssa Gismondo ha denunciato come sia difficile parlare di questo argomento, ricordando che l’Italia ha sprecato ben 6 milioni di dosi di anticorpi monoclonali, regalati alla Bulgaria, perché inutilizzati e prossimi alla scadenza”:Così il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, vicepresidente della Commissione Giustizia, intervenendo su Rainews 24.”Per quanto riguarda l’obbligo vaccinale che di fatto si sta applicando in Italia invece, noi di FdI crediamo che abbia un senso solo se prima lo Stato si prenderà chiaramente la responsabilità di riconoscere per legge il risarcimento per chi dovesse subire eventi avversi del vaccino, in quanto rappresenta l’unico modo per convincere gli indecisi e i timorosi” conclude il senatore Balboni.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Vaccini Covid a confronto su protezione da variante delta. Infezioni e decessi ecco le differenze

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2021

Un nuovo studio condotto su oltre 780.000 veterani degli Stati Uniti ha mostrato che, sebbene la vaccinazione contro Sars-CoV-2 rimanga protettiva anche con l’avvento della variante Delta, la protezione negli Stati Uniti è diminuita con la comparsa di questa variante. «Secondo quanto abbiamo osservato, i vaccini contro Covid-19 rimangono lo strumento più importante per prevenire l’infezione e la morte. Tuttavia, le vaccinazioni dovrebbero essere accompagnate da misure aggiuntive sia per le persone vaccinate che per quelle non vaccinate, tra cui l’uso delle mascherine, il lavaggio o la disinfezione frequente delle mani, e il distanziamento fisico» spiega Barbara Cohn, del Public Health Institute di Oakland, Stati Uniti, prima autrice dello studio pubblicato su Science. I vaccini mRNA di Pfizer-Biontech e Moderna e il vaccino vettore virale di Janssen sono stati efficaci nel prevenire malattie clinicamente significative causate da Sars-CoV-2 dal momento dell’inizio del loro utilizzo negli Stati Uniti fino alla fine del 2020. Tuttavia, entro luglio 2021, nel paese si è presentato un incremento di casi di Covid-19, che hanno continuato a emergere anche nei soggetti vaccinati. I dati nazionali sull’impatto dei vaccini sono limitati negli Stati Uniti, e per colmare tale lacuna, gli esperti hanno esaminato l’infezione da Sars-CoV-2 e i decessi in base allo stato di vaccinazione in oltre 780.000 veterani durante il periodo da febbraio 2021 a ottobre 2021, un periodo che comprendeva proprio l’emergere della variante Delta. Il tipo di vaccino somministrato differiva soprattutto in base all’età, infatti, i veterani più giovani avevano maggiori probabilità di aver ricevuto il vaccino di Janssen. L’analisi dei dati ha mostrato che, entro ottobre 2021, la protezione contro l’infezione offerta dai vaccini a mRNA è scesa da circa l’87% al 41%. Per il vaccino a vettore virale, invece, la protezione contro l’infezione è scesa a circa il 13%. La protezione contro il decesso è rimasta elevata per tutti i tipi di vaccino, anche se questo è stato vero in particolare per Pfizer-Biontech e Moderna, e rispetto ai veterani non vaccinati, quelli completamente vaccinati avevano un rischio molto più basso di decesso dopo l’infezione. La protezione contro il decesso, infatti, è scesa per Janssen dal 73,0% al 52,2%, per Moderna dall’81,5% al 75,5%, e per Pfizer-BioNTech dall’84,3% al 70,1%. Gli individui non vaccinati sono rimasti a più alto rischio di infezione, malattia grave e decesso. Secondo, gli autori, questi risultati supportano sforzi continui per aumentare le campagne di vaccinazione e di richiamo e per sostenere più livelli aggiuntivi di protezione contro le infezioni. «In particolare, sarà essenziale implementare interventi di sanità pubblica, come campagne di test strategiche per controllare eventuali recrudescenze, passaporti vaccinali, obbligatorietà dei vaccini in certi ambiti lavorativi, campagne vaccinali per raggiungere platee più diffidenti, e continui messaggi dai leader politici» concludono gli esperti. (fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Robeco: come il Covid-19 sta aggravando le disuguaglianze

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

A cura di Masja Zandbergen, Responsabile Sustainability Integration di Robeco. La pandemia ha evidenziato e aggravato le disuguaglianze esistenti in vari segmenti della società, così come tra settori e regioni. Mentre i dati ufficiali sulla disuguaglianza dei redditi sono pubblicati con un ritardo temporale, le rilevazioni riguardanti il mercato del lavoro suggeriscono che il Covid-19 ha avuto un impatto fortemente eterogeneo su diversi gruppi di lavoratori. I lavoratori meno qualificati, i giovani e le donne, sono stati colpiti molto più duramente dei lavoratori altamente istruiti. Questo impatto asimmetrico sull’occupazione, sui redditi e sulla ricchezza ci induce a ritenere che la disuguaglianza sia destinata ad aumentare ulteriormente.Tale sviluppo era già evidente da tempo prima del Covid-19 nella maggior parte delle economie avanzate e nei mercati emergenti più grandi. In effetti, nella maggioranza dei paesi dell’OCSE, il divario tra ricchi e poveri si attesta attualmente al livello più elevato degli ultimi 30 anni. Il 10% più ricco della popolazione guadagna 8,6 volte di più del 10% più povero, a fronte di un rapporto di 7:1 negli anni ’80. L’impatto negativo della pandemia invertirà anche – almeno temporaneamente – una tendenza positiva osservata negli ultimi tre decenni in molti mercati emergenti e paesi in via di sviluppo a basso reddito, dove la disuguaglianza dei redditi all’interno dei paesi era in costante diminuzione, seppur da livelli elevati.Alcuni dati indicano che le ripercussioni del Covid-19 hanno provocato nel 2020 un aumento diffuso della disuguaglianza della ricchezza sia a livello nazionale che internazionale. Inoltre, le disparità di ricchezza sono ancora più pronunciate delle disuguaglianze di reddito. Secondo il Global Wealth Report 2021 di Credit Suisse, la quota di ricchezza del primo 10% della popolazione è aumentata di 0,9 punti percentuali nell’ultimo anno, e quella del primo 1% della popolazione di 1,1 punti percentuali. Con una sola eccezione – la quota del primo 1% nel 2014 – l’aumento della disuguaglianza osservato nel 2020 è stato nettamente più marcato che in qualsiasi altro anno di questo secolo. Il numero di persone estremamente facoltose è aumentato del 24%, mentre il numero di milionari (in dollari) è salito di 5,2 milioni a 56,1 milioni, pari a circa l’1% degli adulti di tutto il mondo. Lo stesso rapporto stima che il primo 10% degli adulti possiede l’82% della ricchezza globale, e che solo il primo 1% ne possiede quasi la metà (45%).Un ulteriore ampliamento del divario di ricchezza nel 2020 potrebbe essere osservato anche su base regionale. Europa e Nord America hanno rappresentato la maggior parte della crescita della ricchezza durante lo scorso anno, mentre India e America Latina sono state tra le regioni penalizzate.L’impatto della disuguaglianza sulla crescita, sulla politica e sulla società è diventato oggetto di un dibattito sempre più animato negli ultimi anni. Certo, la disuguaglianza è parte integrante di un sistema economico basato sulle forze di mercato, ed è il risultato di differenze di impegno, preferenze, fortuna, opportunità o talento. Inoltre, un aumento della disuguaglianza può essere un catalizzatore della crescita, nella misura in cui fornisce un incentivo a investire nel proprio capitale umano, a promuovere il risparmio e gli investimenti, e ad assumere rischi. D’altro canto, si conviene sempre più diffusamente sul fatto che un’eccessiva disuguaglianza, se non mitigata, costituisce una minaccia per l’economia, per il nostro tessuto sociale e per la stabilità politica.Oltre a questo, la disuguaglianza economica incide negativamente anche sulla stabilità politica. Può condurre a disordini sociali, minare le istituzioni democratiche, alimentare il populismo e contribuire al protezionismo, tutti sviluppi osservati in molti paesi negli ultimi anni. Questa disuguaglianza estrema e crescente finirà per danneggiare anche i mercati finanziari e gli investimenti. Uno studio del PRI suggerisce un impatto potenzialmente negativo sulla performance degli investimenti a lungo termine, cambiamenti nella distribuzione di rischi e opportunità nell’ambito dell’universo d’investimento, e instabilità nel sistema finanziario.Nell’area dei titoli di Stato, ad esempio, si rileva a livello nazionale una correlazione tra maggiore disuguaglianza, minore stabilità politica e premi di rischio geografico più elevati. Alla luce di queste implicazioni potenzialmente sfavorevoli per la performance finanziaria dei loro asset, gli investitori farebbero bene a integrare le considerazioni sulla disuguaglianza dei redditi nel loro processo decisionale.Questa forma di disuguaglianza è sempre stata un importante fattore ESG nel nostro Country Sustainability Ranking, un modello proprietario che classifica i paesi in base alla sostenibilità. Questo modello integra le caratteristiche ESG che hanno maggiori probabilità di incidere sensibilmente sulla performance a lungo termine delle obbligazioni governative. Nelle nostre strategie azionarie dei mercati emergenti, questa classificazione è usata anche come elemento per determinare il premio al rischio geografico.Inoltre, la riduzione delle disuguaglianze è essenziale per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), con l’SDG 10 che mira a ridurre le disuguaglianze tra i paesi e al loro interno. Quindi, anche a questo proposito, l’investimento sostenibile dovrebbe cercare di promuovere sia la sostenibilità che la performance finanziaria, per allineare gli interessi degli investitori alle preferenze della società nel lungo periodo

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola, la copertura per l’organico Covid fino al termine delle lezioni riguarda soli 18 mila docenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

Il Governo Draghi decide in modo immotivato di ridurre di due terzi il personale utilizzato solo l’anno scorso, sempre durante la pandemia, nonostante il progressivo aumento dei contagi e delle classi in quarantena, 33 soltanto a Trieste. Il sindacato Anief presenta un emendamento nella Legge di Bilancio per ripristinare i contratti e prorogare quelli del personale amministrativo e dei collaboratori scolastici, altrimenti destinati a essere licenziati dal prossimo 1° gennaio, andando così a determinate grandi difficoltà alle scuole autonome. Marcello Pacifico, presidente Anief: “Il Governo dimostri di pensare alle scuole con i fatti e non solo a parole”.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Will covid-19 make this year’s flu season worse?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 novembre 2021

Welcome to our weekly newsletter highlighting the best of The Economist’s coverage of the pandemic and its effects. Will the covid-19 pandemic mean that this year’s flu season in the northern hemisphere will be worse than normal? Low numbers of influenza infections over the past year have left the population’s immunity to the disease at an all-time low. In addition, producing a vaccine has been tricky because drug companies have had much less data than normal to work with when choosing which viruses to immunise against.Some good news: an effective new drug to treat covid has emerged from Merck, a big pharma firm, and a Florida-based biotech called Ridgeback Biotherapeutics. Molnupiravir is an oral antiviral medicine and has just been approved by Britain’s national medicines regulatory agency—the first in the world to do so.On November 1st, the official global covid death toll passed 5m. But these official numbers are unreliable, not least because data from testing for the virus can be patchy. A more reliable method to count death tolls is to measure “excess deaths”—how many more people died during a year than one would expect in normal years. According to The Economist’s excess-death tracker, the actual number of people lost to the virus is probably closer to 17m. The World Health Organisation said this week that Europe is again the centre of the covid pandemic, and warned that the disease may kill another 500,000 Europeans by February. It blamed near-record caseloads on sketchy vaccine take-up. Though Portugal has jabbed nearly everyone eligible, in other countries the proportion of the population to have been vaccinated has settled at much lower levels. Meanwhile, disquiet is growing about “gain-of-function” (GOF) research, a form of genetic manipulation on micro-organisms. Some anxiety stems from the idea that such work was responsible for creating SARS-CoV-2, the virus that causes covid. This remains unproven. But there is unease that America’s National Institutes of Health (NIH) may have supported GOF work in China. The debate about such genetic tinkering will continue long after the interest in the origins of SARS-CoV-2 has subsided. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19, i geloni associati all’infezione sono causati dalle difese dell’organismo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

Secondo uno studio pubblicato sul British Journal of Dermatology, la patologia cutanea simile ai geloni stagionali associata all’infezione da Covid (CLL, nella sigla inglese per chilblain-like lesions) sarebbe causata da specifici meccanismi messi in atto dall’organismo per combattere il virus. «Durante la pandemia di COVID-19 è stata segnalata con una certa frequenza la presenza di lesioni simili ai geloni, potenzialmente correlata all’infezione da SARS-CoV-2, ma la sua fisiopatologia di base non è chiara» afferma Laure Frumholtz, dell’Hôpital Saint-Louis di Parigi, prima autrice dello studio.Frumholtz e colleghi hanno cercato di comprendere l’attivazione del sistema endoteliale e immunitario della pelle e del sangue nella CLL confrontando i dati di pazienti con questo problema con quelli di controlli sani e di persone con geloni stagionali, definiti come geloni sporadici indotti dal freddo. Lo studio ha coinvolto 50 pazienti con CLL. L’analisi dei dati ha mostrato che i modelli istologici erano simili e le firme trascrittomiche si sovrapponevano nei pazienti con CLL e in quelli con geloni stagionali, e che in entrambi si notava una polarizzazione dell’interferone di tipo I e una firma del gene citotossico-natural killer. La CLL era caratterizzata da una maggiore deposizione tissutale di IgA e da un’attivazione trascrittomica più significativa dei fattori del complemento e dell’angiogenesi rispetto ai geloni stagionali. Gli esperti hanno osservato nella CLL una risposta immunitaria sistemica associata agli anticorpi citoplasmatici antineutrofili IgA nel 73% dei pazienti, oltre a un’elevata firma ematica dell’interferone di tipo I rispetto ai controlli sani. Infine, utilizzando biomarcatori ematici correlati alla disfunzione e all’attivazione endoteliali e all’angiogenesi o alla mobilizzazione delle cellule progenitrici endoteliali, gli autori hanno confermato la disfunzione endoteliale nella CLL. «I nostri risultati supportano l’ipotesi che nella CLL si presenti un loop di attivazione con alterazione endoteliale e infiltrazione immunitaria di cellule citotossiche e di tipo I IFN-polarizzate che portano a manifestazioni cliniche» concludono gli esperti. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Covid-19, come cambia l’efficacia del vaccino nel tempo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

L’efficacia del vaccino Pfizer/Biontech contro le infezioni da Sars-CoV-2 è diminuita nell’arco di 6 mesi, passando dall’88% registrato un mese dopo le due dosi al 47% dopo 6 mesi. Tuttavia, l’efficacia dell’iniezione contro i ricoveri per tutte le varianti, inclusa Delta, è rimasta alta (al 90%) per almeno 6 mesi. È il dato che emerge da uno studio del consorzio Kaiser Permanente e di Pfizer, pubblicato su The Lancet. In un’analisi specifica, i ricercatori hanno scoperto che queste riduzioni di efficacia contro le infezioni nel tempo sono probabilmente dovute proprio al declino dell’effetto scudo, non alla variante Delta che sfugge alla protezione del vaccino. Questi risultati, concludono gli esperti, sottolineano “l’importanza di aumentare i tassi di vaccinazione in tutto il mondo e di monitorare l’efficacia del vaccino nel tempo per determinare quali popolazioni dovrebbero avere la priorità per i richiami”. I risultati comunicati dagli autori del lavoro sono coerenti con i report preliminari dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) e del ministero della Salute israeliano, che hanno riscontrato riduzioni nella protezione dal contagio dopo circa 6 mesi. “Il nostro studio conferma che i vaccini sono uno strumento fondamentale per controllare la pandemia e rimangono altamente efficaci nella prevenzione di malattie gravi e ospedalizzazione, anche da Delta e altre varianti di preoccupazione – afferma l’autrice principale, Sara Tartof, del Dipartimento di ricerca e valutazione della Kaiser Permanente della California meridionale -. La protezione contro l’infezione diminuisce nei mesi successivi a una seconda dose. Sebbene questo studio fornisca la prova che l’immunità diminuisce per tutti i gruppi di età che hanno ricevuto il vaccino, il Comitato consultivo dei Cdc sulle pratiche di immunizzazione ha richiesto ulteriori ricerche per determinare se il richiamo dovrebbe essere reso disponibile a tutti i gruppi d’età idonei per questo vaccino”. “In linea con le recenti raccomandazioni Fda e Cdc – prosegue Tartof – le considerazioni” in relazione alla terza dose “dovrebbero tenere conto della fornitura globale di vaccini Covid, poiché le persone in molti Paesi del mondo non hanno ancora ricevuto le vaccinazioni primarie”. I ricercatori hanno analizzato 3,4 milioni di cartelle cliniche elettroniche del sistema sanitario Kaiser Permanente Southern California (Kpsc) tra il 4 dicembre 2020 e l’8 agosto 2021, per valutare l’efficacia del vaccino Pfizer/Biontech contro le infezioni da Sars-CoV-2 e il ricovero in ospedale correlato a Covid. Durante il periodo di studio, il 5,4% delle persone è stato infettato. Tra i contagiati, il 6,6% è stato ricoverato. In media questo succedeva tra i 3 e i 4 mesi da quando il soggetto era stato completamente vaccinato.Per quanto riguarda nello specifico la variante Delta, la percentuale di casi positivi attribuiti al mutante è aumentata dallo 0,6% nell’aprile 2021 a quasi l’87% entro luglio 2021, confermando che Delta era diventata dominante negli Stati Uniti. L’efficacia del vaccino contro le infezioni da Delta un mese dopo due dosi era del 93%ed è scesa al 53% dopo 5 mesi. L’efficacia contro altre varianti (non Delta) un mese dopo è stata del 97% ed è scesa al 67% dopo 4 mesi. L’efficacia contro i ricoveri correlati a Delta è rimasta elevata (93%) per la durata del periodo di studio. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Bassi livelli di vitamina D e Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

È ormai noto che i livelli di 25-OH-vitamina D (25OHD) sono correlati con modalità differenti all’infezione da SARS-CoV2 e le evidenze disponibili suggeriscono che il deficit di vitamina D potrebbe essere associato a un aumentato rischio di infezione da COVID-19 attraverso vari meccanismi d’azione (Balla M, et al. J Community Hosp Intern Med Perspect 2020). «Sulla base di questi presupposti, potrebbe essere raccomandato ottimizzare i livelli di 25OHD per migliorare la risposta all’infezione da SARS-CoV2» afferma Giacomo Accardo, Endocrinologia e Malattie Metaboliche, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate, Università ‘Luigi Vanvitelli’, Napoli.Ad oggi però, precisa Accardo, «in letteratura i dati disponibili sono pochi, sia in merito al trattamento finalizzato alla prevenzione, che relativamente a protocolli di supplementazione in pazienti sintomatici ospedalizzati». Livelli ottimali di 25OHD sembrano essere associati con manifestazioni meno gravi dell’infezione da SARS-CoV2 come di altre patologie respiratorie (D’Avolio A, et al. Nutrients 2020). «In uno studio condotto su 235 pazienti di età media di 58.7 anni (Maghbooli Z, et al. PLoS One 2020) è stata rilevata un’associazione significativa tra livelli ottimali di 25OHD e ridotta gravità delle manifestazioni cliniche, ridotti livelli di proteina C reattiva (PCR) e aumento della risposta linfocitaria» riporta Accardo. «In questo studio, infatti, tra i pazienti > 40 anni solo il 9.7% di quelli con 25OHD ≥ 30 ng/mL moriva per l’infezione rispetto al 20% dei pazienti che invece avevano livelli 50 ng/mL), osservando negativizzazione al tampone (62.5% nei trattati vs 20.8% nei non trattati) e riduzione dei livelli di fibrinogeno» aggiunge Accardo. «Altri studi ancora in corso stanno valutando la distinzione tra supplementazione di colecalciferolo ad alte dosi (2 flaconi da 200000 UI da ingerire contemporaneamente il giorno del ricovero) rispetto a quella standard (50000 UI il giorno del ricovero) in pazienti con almeno un fattore prognostico negativo (età ≥ 75 anni, SpO2 ≤ 94%, PaO2/FiO2 ≤ 300 mm Hg)». Le conclusioni che si possono trarre – secondo Accardo -sono essenzialmente tre: 1) nei pazienti con infezione da SARS-CoV2 è importante valutare i livelli di vitamina D, al fine di ottimizzarne i valori per provare a prevenire le manifestazioni più gravi della malattia; 2) non esiste un protocollo univoco di trattamento dell’ipovitaminosi D in pazienti con infezione da SARS- CoV2; 3) non è ancora chiara l’utilità in questi pazienti di un trattamento con vitamina D ad alte dosi rispetto a un trattamento con dosi standard. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19 has slashed life expectancy in many rich countries

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

Welcome to our weekly newsletter highlighting the best of The Economist’s coverage of the pandemic and its effects. Demographers are used to seeing life expectancy rise steadily over time: in the 20th century lifespans in Britain rose by roughly three years every decade. The data from 2020 buck this trend, however, because of covid-19.Researchers in Britain, Denmark and Germany found that between 2019 and 2020 life expectancy at birth dropped in all but two of the 28 countries studied. Only in Denmark and Norway, and for women in Finland, did it rise. America, which has reported the world’s highest covid-19 death toll, fared worst, with male life expectancy at birth falling by more than two years. But in many other countries, including Italy, Poland and Spain, more than one year was wiped off expected lifespans. America is recording nearly 2,000 covid-19 deaths a day, according to a seven-day average compiled by Johns Hopkins University. That is only 40% below the country’s peak in January. But the true death toll is even worse. The Economist’s excess-deaths model, which estimates the difference between the actual and the expected number of deaths recorded in a given period, suggests that America is suffering 2,800 pandemic deaths per day compared with 1,000 in all other high-income countries combined (as defined by the World Bank). Adjusting for population, the death rate is now about eight times higher in America than in the rest of the rich world.Travellers, meanwhile, are eager to fly to America again. For 18 months the country’s borders have been shut to foreigners but, from November, vaccinated travellers will be allowed to enter provided they test negative for covid-19 within 72 hours of departure. People have already begun plotting their itineraries—searches for international flights to America have jumped by 32% since the announcement; searches for round-trip flights from Europe are up by 133%. Europe has become a great place for a growing brigade of digital nomads. This kind of itinerant lifestyle is as old as laptops and free internet, but covid-19 has given it a boost. Though pandemic restrictions are easing, the trend continues as many Europeans reject a traditional office routine after a year and a half of remote work. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The economist

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, infezioni in soggetti vaccinati rare ma possibili

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2021

In uno studio pubblicato su Lancet Infectious Diseases, i ricercatori della Yale School of Medicine hanno esaminato le infezioni da Covid-19 “breakthrough”, ovvero che si verificano in persone completamente vaccinate. «Negli Stati Uniti, la pandemia di Covid-19 è iniziata 18 mesi fa. Nel dicembre 2020 sono iniziate le vaccinazioni, che hanno notevolmente ridotto il tasso di infezione, ma sono state comunque osservate infezioni, sebbene rare, in individui completamente vaccinati» spiega Prerak Juthani, primo nome dello studio.I ricercatori hanno esaminato i dati riguardanti 969 pazienti, che sono risultati positivi a Sars-CoV-2, ricoverati tra marzo e luglio 2021 e inclusi nel database Yale New Haven Health. Dei 969 pazienti, 54 erano completamente vaccinati al momento del ricovero o dell’insorgenza dei sintomi. Di questi 54 individui, 14 hanno avuto malattia grave e quattro hanno avuto necessità di un ricovero nell’unità di terapia intensiva. L’analisi dei dati ha mostrato che la maggior parte delle infezioni breakthrough più gravi si sono presentate in anziani con un’età media pari a 80,5 anni, e che presentavano altri fattori di rischio, quali obesità o diabete. «Quando abbiamo iniziato ad analizzare i dati dei 14 pazienti completamente vaccinati che avevano una patologia grave, abbiamo notato che queste persone tendevano ad essere più anziane e con più comorbilità. Stiamo lavorando per comprendere meglio quali ulteriori fattori possano essere coinvolti nello sviluppo di gravi infezioni da Covid-19 dopo la vaccinazione, in modo da poter identificare strategie per prevenire questi casi in futuro nella popolazione» afferma Juthani. I ricercatori sottolineano che, anche se questo studio si è concentrato sulle infezioni breakthrough, è importante notare che oltre il 94% dei pazienti ricoverati non era stato completamente vaccinato al momento del ricovero, e che i loro dati confermano ancora una volta che i vaccini sono estremamente efficaci. (fonte: Farmacista33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, la terza dose non è appropriata per tutti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2021

Mentre l’Italia sta per dare il via alla terza dose di vaccino anti-Covid per i soggetti immunocompromessi, una revisione condotta da un gruppo internazionale di scienziati, fra cui anche esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità Oms e dell’Agenzia del farmaco americana Fda, pubblicata su The Lancet, dimostra che non è sufficiente una terza dose di vaccino per la popolazione generale. «Presi nel loro insieme – afferma Ana-Maria Henao-Restrepo dell’Oms, autrice principale della revisione – gli studi attualmente disponibili non forniscono prove credibili di un sostanziale declino della protezione contro la malattia grave, che è l’obiettivo primario della vaccinazione» anti-Covid. «La fornitura limitata di questi vaccini – osserva la ricercatrice – salverà la maggior parte delle vite se verrà messa a disposizione di persone che più rischiano forme gravi di Covid-19 e non hanno ancora ricevuto alcun vaccino. Anche se alla fine la somministrazione di un ‘booster’ potrebbe produrre un certo beneficio, questo non supererà i vantaggi di fornire una protezione iniziale ai non vaccinati – avverte l’esperta -. Se ora i vaccini venissero distribuiti dove più servirebbero, potrebbero accelerare la fine della pandemia, inibendo l’ulteriore evoluzione delle varianti». Gli autori spiegano che, anche contro la variante Delta di Sars-CoV-2, l’efficacia dei vaccini Covid-19 è tale da rendere «non appropriate» dosi vaccinali di richiamo per tutti. I ricercatori hanno analizzato le evidenze prodotte da studi randomizzati controllati e da studi osservazionali pubblicati su riviste peer-reviewed e piattaforme pre-print. In media, la vaccinazione anti-Covid mostra un’efficacia del 95% contro la malattia grave causata sia dalla variante Delta sia dalla variante Alfa del coronavirus pandemico, nonché un’efficacia superiore all’80% nel proteggere contro qualsiasi infezione associata a queste varianti. Per tutti i tipi di vaccino e contro tutte le varianti considerate, l’efficacia dell’immunizzazione risulta maggiore contro la malattia grave rispetto a forme lievi. E sebbene rispetto alla protezione fornita contro la patologia grave i vaccini appaiano meno efficaci nell’evitare infezioni asintomatiche o trasmissione del contagio, «anche nelle popolazioni con un’elevata copertura vaccinale – precisano gli scienziati – la minoranza non vaccinata è ancora il principale fattore di trasmissione, oltre a essere essa stessa a maggior rischio di malattia grave». Anche se in futuro emergeranno nuove varianti di Sars-CoV-2 che potrebbero sfuggire agli attuali vaccini anti-Covid, secondo gli autori della revisione è molto probabile che lo facciano da ceppi già diventati ampiamente prevalenti. Pertanto, rimarcano ancora gli scienziati, «l’efficacia di vaccini booster sviluppati in modo specifico per contrastare possibili nuove varianti potrebbe essere maggiore e più duratura, rispetto a quella di richiami vaccinali fatti usando i prodotti attuali». Del resto, fanno notare i ricercatori, «una strategia simile viene adottata anche per i vaccini anti-influenza: ogni vaccino annuale si basa sui ceppi circolanti più recenti, aumentando la probabilità che l’iniezione rimanga efficace anche in caso di ulteriore evoluzione» dei virus.In Italia si partirà ad effettuare i richiami dal 20 settembre. Questa la decisione presa nel corso di una riunione alla quale hanno partecipato il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario per l’Emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo. Inizialmente, sarà dunque coinvolta una platea di circa tre milioni di pazienti immunocompromessi. Tra loro, pazienti trapiantati, oncologici e con patologie autoimmuni. Subito dopo, ha indicato Speranza nei giorni scorsi, si procederà con gli altri soggetti fragili, gli ospiti delle Rsa e gli ultraottantenni. Intanto, sono oltre 40 milioni (40.006.727) gli italiani vaccinati contro il nuovo coronavirus con entrambe le dosi in base ai dati pubblicati sul sito del governo, pari 74,07% della popolazione over 12. Per consentire l’inoculazione della terza dose, sottolinea la struttura di Figliuolo, verranno messe a disposizione ulteriori dosi di vaccino a mRna Pfizer e Moderna. Si parte quindi con i richiami, mentre resta sostanzialmente stabile ma con un trend in calo l’andamento epidemico nel nostro Paese: sono 2.800 i positivi nelle ultime 24 ore, secondo i dati giornalieri del ministero della Salute (ieri erano stati 4.664), mentre sono 36 le vittime in un giorno (ieri 34). Il tasso di positività è al 2,3%. (fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Alzheimer: L’impatto neurologico dell’infezione da Covid-19 sul cervello

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

può aumentare la probabilità che una persona sviluppi una forma di demenza, ma anche accelerare i sintomi e peggiorare le condizioni della malattia. È quanto afferma una recente ricerca presentata all’edizione 2021 dell’Alzheimer Association International Conference, che rileva una stretta correlazione tra Covid-19 e demenza.La Federazione Alzheimer Italia si fa portavoce in Italia dell’appello che il suo partner internazionale Alzheimer’s Disease International (ADI) lancia a governi e istituti di ricerca perché venga data priorità assoluta proprio al finanziamento della ricerca per indagare e approfondire il legame tra Covid-19 e demenza. Con settembre prende il via in tutto il mondo il X Mese Mondiale Alzheimer che quest’anno ha come focus l’invito ad approfondire la conoscenza della demenza, con la campagna #KnowDementia #KnowAlzheimers: alla luce anche delle nuove ricerche diventano infatti ancora più essenziali la diagnosi precoce e la corretta informazione su quali possono essere i segnali premonitori e i sintomi della malattia.Uno studio che gli esperti ritengono necessario per prepararsi ad affrontare la crescita esponenziale dei casi di demenza nel mondo: attualmente si parla di 55 milioni di persone, ma si stima che il numero sia destinato ad aumentare a 78 entro il 2030 fino a 139 milioni entro il 2050 (dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). Gli esperti mettono in guardia sul fatto che se nel breve periodo i tassi della demenza potranno registrare una diminuzione legata all’elevato numero di decessi che la pandemia ha causato tra le persone con demenza (le stime parlano di un range di morti tra il 25 e il 45% e di una mortalità di 2,6 volte maggiore per le persone con demenza rispetto ai coetanei) a lungo termine i casi sono destinati ad aumentare proprio a causa dell’impatto del Covid-19.Commenta Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia: “Quando è scoppiata l’emergenza sanitaria noi di Federazione Alzheimer Italia abbiamo lanciato l’allarme sulla necessità di tutelare i diritti dei cittadini più fragili, tra cui le persone con demenza: i recenti studi sull’impatto che il Covid-19 ha avuto e avrà sulla malattia ci confermano che è ancora necessario tenere alta l’attenzione. Auspichiamo che il Mese Mondiale sia l’occasione per puntare i riflettori sulla demenza e condividiamo l’appello di ADI affinché le Istituzioni investano risorse su questa ricerca ma anche sull’assistenza, perché le persone con demenza e le loro famiglie non possono essere lasciate sole. È solo unendo le forze che possono raggiungere risultati importanti”.La Federazione Alzheimer Italia aderisce dunque all’appello lanciato da Alzheimer’s Disease International perché venga finanziata con urgenza la ricerca per valutare l’impatto a lungo termine dell’infezione SARS-CoV-2 sulle persone con demenza. Il Comitato Consultivo Medico e Scientifico (MSAP) di ADI, composto da 75 esperti provenienti da tutto il mondo, ha già istituito un gruppo di lavoro per formulare azioni e consigli su come agire.A preoccupare medici e ricercatori sono in particolare i sintomi neurologici del cosiddetto “long Covid”, come la perdita del gusto e dell’olfatto, i problemi cognitivi come la “nebbia del cervello” e le difficoltà con la concentrazione, la memoria, il pensiero e il linguaggio. Il virus è infatti in grado di causare danni molto seri al cervello, quali coagulazioni, disfunzione immunitaria e iperattivazione, infiammazioni e infezioni virali dirette attraverso le vie olfattive. Le prime ricerche concordano nel ritenere questo danno cerebrale una conseguenza diretta non tanto dell’invasione del cervello da parte del virus, quanto dell’infiammazione che ne consegue. By Anna Tagliabue

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19: terza dose, obbligo vaccinale e green pass, le novità in vista

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

Terza dose, obbligo vaccinale ed estensione del Green pass. Sono i nodi della strategia anti Covid-19 su cui è più acceso il dibattito politico di questi giorni e su cui ieri dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal ministro della Salute Roberto Speranza è stata indicata la strada che intende prendere il Governo. Con novità che, nelle intenzioni, potrebbero arrivare già da fine settembre.Un primo nodo riguarda l’introduzione dell’obbligo vaccinale, un tema su cui ieri in conferenza stampa si sono espressi chiaramente il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro della salute Roberto Speranza: «La direzione è quella» sono concordi. «L’obbligo nel nostro Paese è già disposto da norma primaria per quanto riguarda il personale sanitario. È già applicato ad un pezzo della nostra società ed è una possibilità che resta potenzialmente a disposizione delle istituzioni, del governo, del Parlamento». Da sfondo ci sono i dati del report settimanale della struttura commissariale sulla vaccinazione, diffusi oggi in bozza, secondo cui sono quasi 3 milioni e 700mila (3.694.858) le persone con più di 50 anni ancora totalmente scoperte dal vaccino. Nel dettaglio, “nella fascia di età 50-59 anni, i soggetti che non hanno ricevuto alcuna dose sono 1.846.352, pari al 19,13% della popolazione che comprende 9.651.5417 persone, mentre nella fascia 60 -69 anni sono 1.021.269, pari 13,52% delle 7.553.486 che la compongono. «La campagna vaccinale» tuttavia, per Draghi «procede spedita: verso la fine di settembre sarà vaccinata l’80% della popolazione», mentre positivo è il dato relativo ai «giovani tra i 16 e i 19 anni, dove circa il 70% ha ricevuto almeno una dose di vaccino e quasi la metà è pienamente vaccinata».Sull’indicazione dell’obbligo vaccinale, a ogni modo, si è sollevato il dibattito tra politici, esperti e giuristi e in particolare da questi ultimi viene rilevato che si tratterebbe di una possibilità ammessa dall’ordinamento del nostro paese. Ma nel merito c’è chi, come Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Roma Tor Vergata e consulente del generale Figliuolo per la campagna vaccinale, sottolinea la necessità di “agire per gradi. Si è iniziato per categorie e si va avanti secondo necessità, per esempio estendendo il Green pass alle forze dell’ordine e alle categorie a maggiore contatto col pubblico. E se non bastasse si metterà l’obbligo”, per arrivare a coprire “il 100% nelle categorie che dimostrano di essere più esposte. Ma tutto si deve basare sulle evidenze scientifiche, per non creare strappi e opposizioni”. Un altro nodo su cui da Draghi e Speranza ieri è stata segnata la strada è la terza dose: «c’è un confronto in corso proprio in queste ore» ha detto Speranza «che porterà alla scelta della terza dose. Si inizierà credo già alla fine di questo mese. E si partirà dalle persone che hanno una risposta immunitaria molto fragile. Questa indicazione, su cui il nostro Cts ha già espresso un’opinione, è arrivata anche dall’Ema, dall’Ecdc, dalle autorità europee. Il riferimento è all’uscita di ieri: secondo Ema ed Ecdc, “in una situazione in cui circa un adulto su tre nell’Ue non è ancora completamente vaccinato, la priorità dovrebbe essere quella di vaccinare tutti gli individui idonei che non hanno ancora completato il ciclo di vaccinazione raccomandato. In generale, “non è urgente la somministrazione di dosi di richiamo di vaccini contro il Covid a individui completamente vaccinati nella popolazione generale”. Resta quindi “importante distinguere tra dosi di richiamo per le persone con un sistema immunitario normale e dosi aggiuntive per quelle con un sistema immunitario indebolito. Alcuni studi riportano che una dose aggiuntiva di vaccino può migliorare la risposta immunitaria in individui immunocompromessi”. In tali casi dovrebbero essere “prese in considerazione dosi aggiuntive”. Sul punto interviene anche Giorgio Palù, presidente dell’Aifa e membro del Cts, in una intervista di oggi a Sky TG24: “Gli studi clinici dimostrano una scarsa risposta in soggetti immunodepressi e anziani, anche se queste sono decisioni di sanità pubblica. Prevenire è sempre meglio che curare e in questi casi è addirittura giustificato agire anche prima che le agenzie regolatorie si esprimano, perché lo fanno unicamente sui dati forniti dall’industria farmaceutica. L’Ema dovrebbe appena aver ricevuto i dati da Pfizer sulla terza dose e li sta ricevendo da Moderna. Si esprimerà non prima di un mese, un mese e mezzo. E anche in questo caso non diventa un problema di enti regolatori ma di sanità pubblica: se ne deve far carico in prima istanza il Ministero della Salute. Mentre per quanto riguarda i bambini è inutile parlare di vaccinare la fascia da 0-6 e 6-12: bisogna attendere gli studi in corso e poi si valuteranno rischi e benefici per questa fasce d’età».Tra i temi presi in considerazione non è mancato poi anche l’estensione del Green Pass: «l’orientamento» spiega Draghi «è verso il sì: verrà esteso e per decidere esattamente quali sono i vari passi, quali sono i settori che dovranno averlo prima, eventualmente faremo una cabina di regia, come peraltro è stato chiesto dal senatore Salvini. Ma la direzione è quella». Quello che occorrerà decidere, chiarisce è «”A chi”, non “se”, e quanto svelti». Francesca Giani fonte Farmacista33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19. Da Ministero nuove indicazioni su quarantena, isolamento e ciclo vaccinale

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2021

Alla luce della circolazione delle nuove varianti del Covid, in particolare la Delta, ma anche all’avanzamento della campagna vaccinale che in molti casi vede il ciclo vaccinale ancora non completato, il Ministero ha aggiornato le misure di quarantena, isolamento e riammissione in servizio o lavoro, in particolare per differenziarle in caso di contatti stretti a seconda che il soggetto abbia, o meno, completato il ciclo vaccinale e da quanti giorni. Vale la pensa fare un punto dei contenuti della Circolare del Ministero diffusa l’11 agosto 2021. Le condizioni che portano al termine della quarantena in caso di contatto con casi Covid dipendono dal livello di rischio del contatto, ma anche se il soggetto ha completato il ciclo vaccinale più o meno 14 giorni o non è vaccinato. Per quanto riguarda i soggetti vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni, i contatti “asintomatici ad alto rischio (contatti stretti)” possono “rientrare in comunità dopo un periodo di quarantena di almeno 7 giorni dall’ultima esposizione al caso, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare o antigenico con risultato negativo”. In assenza di test diagnostico, si può valutare la quarantena di 14 giorni. Se il contatto ad alto rischio è un operatore sanitario o che fornisce assistenza diretta ad un caso Covid-19 oppure si tratta di personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso Covid-19 “non si applica la misura della quarantena bensì la sorveglianza sanitaria attiva”. Se il contatto è “a basso rischio”, non devono fare la quarantena. Le cose cambiano leggermente se il soggetto non è vaccinato o non ha completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni, con una distinzione se il caso Covid è dato da variante Beta o non-Beta. Contatto con caso Covid variante non-Beta: Se il contatto è “asintomatici ad alto rischio (contatti stretti)” ed è avvenuto con un caso Covid diverso dalla “variante inglese” la quarantena prevista è di 10 giorni e può concludersi con un test molecolare o rapido negativo, mentre in assenza di test deve durare 14 giorni. Anche in questa casistica, per gli operatori sanitari indicati dalla circolare del Ministero vale la sorveglianza attiva. Per quanto riguarda, invece, i contatti “a basso rischio”, non è necessaria la quarantena. Contatto con caso Covid variante Beta: in questo caso i soggetti non vaccinati o senza ciclo completo da almeno 14 giorni, indipendentemente dal rischio del contatto, devono fare 10 giorni di quarantena che termina solo con un tampone antigenico o un test molecolare negativo. In questo caso per gli operatori sanitari è prevista oltre che la sorveglianza attiva in caso di contatto stretto, anche una sorveglianza passiva in caso di contatto a basso rischio. Il Ministero raccomanda “in ogni caso di prevedere l’esecuzione di un test diagnostico a fine quarantena per tutte le persone che vivono o entrano in contatto regolarmente con soggetti fragili e/o a rischio di complicanze”.La gestione dell’isolamento del soggetto dipende se il caso Covid è dovuto a una variante Voc diversa dalla Beta oppure dalla Beta. Caso Covid variante non-Beta: se il soggetto è asintomatico l’isolamento è di 10 giorni e si conclude con un test molecolare o antigenico negativo. Se ci sono sintomi, gli ultimi 3 dei 10 giorni di isolamento devono essere senza sintomi e comunque serve un test diagnostico negativo. Se si tratta di un caso positivo a lungo termine, l’isolamento è sospeso al termine di 21 giorni di cui almeno ultimi 7 giorni senza sintomi. Caso Covid variante Beta: sia sintomatici che asintomatici, restano vigenti le indicazioni previste per i casi con variante non-Beta, ma serve un test molecolare negativo per sospendere l’isolamento. La procedura e la certificazione per la riammissione in servizio del lavoratore dopo l’assenza per malattia Covid-19 sono le stesse in vigore da aprile 2021 (cfr. Farmacista33, 17 aprile 2021). Infine, la circolare dà un’ultima indicazione sull’uso dei test salivari recentemente introdotti, precisando che “qualora non sia possibile ottenere tamponi su campione oro/nasofaringei, che restano la metodica di campionamento di prima scelta, il test molecolare su campione salivare può rappresentare un’opzione alternativa per il rilevamento dell’infezione da SARS-CoV-2”. (Fonte: Farmacista33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, la variante Delta raddoppia il rischio di ricovero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2021

La variante Delta di Sars-CoV-2 raddoppia il rischio di ricovero per Covid-19 rispetto alla variante Alfa. A confermarlo è un nuovo studio britannico, il più ampio finora condotto, che ha analizzato più di 40mila casi confermati dal sequenziamento in Inghilterra tra il 29 marzo e il 23 maggio 2021. La probabilità di aver bisogno di visite di emergenza o di ricovero ospedaliero era anche 1,5 volte maggiore per le persone infette dalla Delta rispetto a quelle colpite da Alfa. I risultati del lavoro suggeriscono che le epidemie sostenute da questa variante, ormai prevalente in Europa, “possono portare a un onere maggiore sui servizi sanitari” rispetto a quelle provocate dal mutante Alfa ormai scalzato dalla sua posizione dominante, “in particolare nelle persone non vaccinate e in altre popolazioni vulnerabili”, è l’allarme lanciato dagli autori dello studio. I ricercatori mettono in guardia soprattutto dall’aumento del rischio di ospedalizzazione tra le persone non vaccinate o parzialmente vaccinate, poiché questi costituivano la maggior parte dei casi esaminati nello studio. La variante Delta è stata segnalata per la prima volta in India nel dicembre 2020 e i primi studi avevano subito rilevato che è fino al 50% più trasmissibile rispetto alla variante Alfa, identificata per la prima volta nel Kent, Regno Unito. Ora questo lavoro conferma un rischio di ricovero all’incirca doppio per i contagiati da Delta rispetto a chi si è infettato con l’Alfa. Anche il rischio di andare in ospedale per cure di emergenza o di essere ricoverati entro 14 giorni dall’infezione è una volta e mezzo maggiore rispetto alla variante Alfa (1,45 volte).Questo nuovo studio si basa sui casi “confermati da sequenziamento dell’intero genoma, che è il modo più accurato per determinare la variante virale”. Le sue conclusioni sono in linea con risultati precedenti, arrivati per esempio da uno studio preliminare condotto in Scozia che già aveva segnalato un raddoppio del rischio di ospedalizzazione e supportava il sospetto che la Delta fosse associata a una malattia più grave. “La maggior parte dei casi inclusi nell’analisi erano non vaccinati – precisa Gavi Dabrera, del National Infection Service, Public Health England (Phe), uno degli autori principali dello studio -. Sappiamo già che la vaccinazione offre un’eccellente protezione contro Delta e poiché questa variante rappresenta oltre il 98% dei casi di Covid nel Regno Unito, è fondamentale che coloro che non hanno ricevuto due dosi di vaccino lo facciano il prima possibile. È comunque importante in caso di sintomi rimanere a casa e fare un tampone il prima possibile”. Durante il periodo di studio, ci sono stati in totale 34.656 casi della variante Alfa (80%) e 8.682 casi della Delta (20%). Ma la proporzione di casi Delta è andata crescendo fino ad arrivare a pesare per circa i due terzi dei nuovi casi nella settimana a partire dal 17 maggio 2021 (65%, 3.973/6.090), e segnando il sorpasso sull’Alfa in Inghilterra. Circa un paziente su 50 è stato ricoverato in ospedale entro 14 giorni dal primo test positivo (2,2% dei casi Alfa, 2,3% dei Delta). E, tenendo conto di tutti i fattori noti per influenzare la suscettibilità a Covid grave, hanno calcolato un rischio più che raddoppiato di ricovero con la variante Delta (2,26 volte più alto). In questo studio solo l’1,8% dei casi (con entrambe le varianti) aveva ricevuto entrambe le dosi di vaccino; il 74% non era vaccinato e il 24% aveva solo una dose. Gli autori fanno notare che non è quindi possibile trarre conclusioni statisticamente significative su come il rischio di ospedalizzazione differisca tra le persone vaccinate che successivamente sviluppano infezioni Alfa e Delta. I risultati di questo studio ci parlano quindi principalmente del rischio di ricovero ospedaliero per coloro che sono non vaccinati o parzialmente vaccinati. “La nostra analisi evidenzia che, in assenza di vaccinazione, qualsiasi epidemia Delta imporrà un onere maggiore all’assistenza sanitaria rispetto a un’epidemia di Alfa”, conclude Anne Presanis, statistico senior dell’università di Cambridge e uno degli autori principali dello studio, che è stato condotto da ricercatori della Public Health England e dell’Università di Cambridge e finanziato da UK Research and Innovation, Medical Research Council, Department of Health and Social Care del governo britannico e National Institute for Health Research. (fonte: DoctorNews33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Why covid-19 will disrupt travel for years to come

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2021

Covid-19 is set to disrupt travel for years to come. All around the world, a jumble of rules causes confusion, chokes tourism and leaves businesses struggling to work out who can do what and go where. The chaos is unlikely to subside soon, as new outbreaks emerge and governments struggle to co-ordinate policy. In a leader, we argue that most covid-19 travel restrictions should be scrapped—the rules are illiberal and often ineffective.In Bulgaria, after a summer lull, cases of covid-19 are rising again as the highly contagious Delta variant spreads. Hospitals are preparing for yet another onslaught. Only 15% of Bulgarians are fully vaccinated, the lowest rate in the European Union, where the overall share is 52%.A flood of vaccines has arrived in Tunisia, as foreigners vie for influence. Both Gulf states and western donors want to sway a beleaguered Arab democracy.In America, Texas offers a cautionary tale about the struggles that the country will face with children returning to classrooms amid a rising number of covid-19 cases and a more contagious variant. Already a standoff is escalating between public-school officials and Republican state politicians. A surge in covid-19 infections, along with stagnant vaccination rates, has prompted something else to spread across America: vaccine mandates. For months the country had seemed to be moving in the opposite direction. But fear of the Delta variant may do enough to raise vaccination rates without mandates.American biotechnology is booming. The pandemic has highlighted the promise of clever new drugs—and the firms developing them.Tech workers were already ditching the office before the pandemic—for programmers, it seems remote working is now becoming the norm. By Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19. Indicazioni su dosi di vaccino ai guariti

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Nei soggetti guariti da Covid, indipendentemente dai sintomi avuti, è sufficiente una singola dose di vaccino, da somministrare “preferibilmente entro i 6 mesi” e comunque “non oltre 12 mesi dalla guarigione”. È quanto stabilisce la circolare del Ministero della Salute annunciata ieri dal sottosegretario Costa.La decisione di emanare la circolare, aveva spiegato Costa è stata presa «sulla base delle nuove evidenze scientifiche relative alla durata della immunità». Ma anche per risolvere una questione pratica: «Molti cittadini che hanno contratto Covid e che facevano una dose di vaccino, avevano poi difficoltà ad ottenere il green pass, e ciò perché in alcune regioni la dose era somministrata magari dopo i sei mesi previsti. Quindi, la piattaforma del sistema non faceva generare il green pass dal momento che l’algoritmo prevedeva la vaccinazione per i guariti entro i sei mesi». Quindi se si vaccinavano a sei mesi e 1 giorno, il sistema «non riconosceva l’unica dose come ciclo completo – come è previsto che sia per i soggetti che hanno già contratto Covid – ma classificava in automatico quella vaccinazione come incompleta e necessitante di una seconda dose ai fini del green pass. Questo – aveva concluso Costa – è un problema che riguarda già qualche migliaio di cittadini e che ora risolveremo».La Circolare stabilisce che “è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-Sars-CoV-2/Covid-19 nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione”. E precisa che “per i soggetti con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, in caso di pregressa infezione da Sars-CoV-2, resta valida la raccomandazione di proseguire con la schedula vaccinale completa prevista”. Il Ministero, ribadisce che “come da indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale”. (fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, oltre un quarto dei pazienti ha ancora sintomi dopo sei mesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Secondo uno studio pubblicato su PLOS ONE, che ha interessato la popolazione generale adulta infettata da Covid-19 nel 2020, più di un quarto dei pazienti riferisce di non essersi completamente ripreso dopo un periodo di sei-otto mesi. «Le risposte iniziali della sanità pubblica a Sars-CoV-2 si sono concentrate sulla riduzione del carico acuto di Covid-19, ma un numero crescente di prove indica che l’infezione può anche comportare conseguenze sulla salute fisica e mentale a lungo termine» afferma Milo Puhan, dell’Università di Zurigo, in Svizzera, che ha guidato il gruppo di lavoro.«Queste conseguenze a lungo termine, attualmente denominate “sindrome post-Covid-19” o “long Covid”, sono fonte di crescente preoccupazione per i sistemi sanitari» prosegue l’esperto. I ricercatori hanno reclutato 431 individui che erano risultati positivi per Sars-CoV-2 tra febbraio e agosto 2020 all’interno del sistema di tracciamento dei contatti a Zurigo. Tutti i partecipanti hanno completato un questionario online sulla loro salute dopo un periodo medio di 7,2 mesi dalla diagnosi. I sintomi di Covid-19 erano presenti al momento della diagnosi nell’89% dei partecipanti e il 19% è stato inizialmente ricoverato in ospedale. Complessivamente, il 26% dei partecipanti ha riferito di non essersi completamente ripreso da sei a otto mesi dopo la diagnosi iniziale di Covid-19. Il 55% delle persone ha riportato sintomi di affaticamento, il 25% ha avuto un certo grado di mancanza di respiro e il 26% sintomi di depressione. Una percentuale maggiore di donne e pazienti inizialmente ricoverati ha riferito di non essersi ripresa rispetto ai maschi e ai soggetti non ricoverati, e il 40% di tutti i partecipanti ha riportato di aver effettuato almeno una visita di medico di base correlata a Covid-19 dopo la patologia acuta. Gli autori sostengono che i loro risultati sottolineano la necessità di una pianificazione tempestiva delle risorse e dei servizi offerti ai pazienti per l’assistenza post-Covid-19. «Il nostro studio di coorte ha rilevato che un numero consistente di pazienti ha ancora problemi di salute anche otto mesi dopo la diagnosi di Covid-19, e indica che è necessario offrire un’assistenza su misura per le esigenze delle persone che soffrono di sindrome post-Covid-19» concludono gli autori. (fonte medicinainterna33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »