Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘covid-19’

Covid-19: l’importanza del livello di antigene virale nel sangue

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Secondo quanto emerge da un nuovo studio, l’antigene nucleocapside (N) di SARS-CoV-2 nel sangue è un biomarcatore pratico e clinicamente significativo. I dati mostrano che può essere quantificato precocemente nei campioni prelevati da pazienti ricoverati e che un livello elevato si associa alla gravità di malattia polmonare e ad altri importanti esiti. «È probabile che il livello dell’antigene plasmatico rifletta la vera replicazione virale, poiché è stato associato allo stato anticorpale, al tempo trascorso in ospedale e all’esposizione alla terapia antivirale. Questi risultati suggeriscono che è necessario un approccio di medicina di precisione agli studi clinici sul COVID-19 a livello ospedaliero, con una parte sostanziale di pazienti ricoverati con infezione acuta da SARS-CoV-2 potenzialmente più propensa a beneficiare della terapia antivirale» si legge su Annals of Internal Medicine. Lo studio ha incluso 2.540 pazienti in 114 siti in 10 paesi del mondo che nell’ambito del trial TICO erano stati ricoverati entro 12 giorni dall’esordio dei sintomi e randomizzati a una terapia con uno di 5 antivirali o a un placebo. L’antigene N plasmatico è stato rilevato al momento dell’inclusione nello studio nel 95% dei partecipanti e il suo livello è stato associato alla gravità di malattia polmonare. Rispetto ai pazienti che respiravano autonomamente, il livello di antigene era più alto di oltre 3 volte in quelli che necessitavano di ventilazione non invasiva o ossigenoterapia con nasocannula ad alti flussi, e di 2,8 e 1,7 volte circa in quelli che avevano bisogno, rispettivamente, di almeno 4 litri e di un quantitativo inferiore a 4 litri di ossigeno convenzionale. Un livello di antigene al basale pari o superiore a 1.000 ng/L si associava a una probabilità maggiore di peggioramento polmonare entro il giorno 5 e a un periodo più lungo per la dimissione, a tutti i livelli di gravità della malattia. Nei pazienti con anticorpi neutralizzanti endogeni sono stati riscontrati livelli di antigene più bassi di 5 volte, anche se gli autori sottolineano che l’importanza dell’antigene plasmatico prescinde dallo stato di tali anticorpi. Inoltre, il livello di antigene era più alto negli uomini che nelle donne in tutti i livelli di gravità di malattia e più basso nei pazienti che avevano trascorso più giorni in ospedale e con una maggiore esposizione al remdesivir. «Nel complesso, questi dati supportano la conclusione che il livello di antigene plasmatico non è semplicemente un marker di danno cellulare e conseguente rilascio di antigene, ma suggerisce un processo patogeno con replicazione virale sistemica in corso» scrivono gli autori. (fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, milioni di morti si potevano prevenire

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Proteggere e promuovere la cooperazione tra paesi nella “preparedness” e nell’offerta di presidi di diagnosi e cura, combattere le diseguaglianze e porre più attenzione alla sicurezza quando si fa ricerca biologica: sono le richieste principali che la Lancet Covid 19 Commission porge ai paesi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per prevenire altre morti evitabili da Covid-19. Per i 28 redattori del documento presentato ieri al DG OMS Tedros Ghebreyesus, la gestione della pandemia è stata un fallimento. Governi lenti, e passivi nel contrasto della disinformazione sui media, hanno prestato poca attenzione ai più vulnerabili. Si sarebbero potuti evitare milioni di morti. Tra l’altro, le morti per Covid non sono state fin qui i 6,9 milioni del conteggio ufficiale ma 17,9 milioni. Presidente della commissione della rivista e del Sustainable Development Solutions Network, Jeffrey Sachs (Columbia University) evoca «un’azione collettiva che promuova la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile, affrontando le disuguaglianze sanitarie globali e proteggendo il mondo dalle future malattie». Le nazioni del mondo devono iniziare a collaborare tra loro. I cinque pilastri – L’OMS detta cinque “pilastri” delle future politiche anti-pandemie. Primo, imparare dagli errori di governi che non si sono coordinati sui protocolli di viaggio, sul testing, sull’approvvigionamento di mascherine etc) e dai successi di alcuni paesi: l’Est Asia, che nel 2002 era stato scottato dall’epidemia di Sars, ha adottato strategie di contenimento più efficaci, con un’incidenza di morti inferiore. Secondo, agire sul contenimento dei contagi evitando il contatto tra individui infetti e non infetti. Terzo, ridurre le disuguaglianze sanitarie dentro ogni stato membro Oms. Quarto, mettere in protezione le fasce più vulnerabili. Quinto, produrre nuovi vaccini e nuove terapie. Questo innanzi tutto a livello di ogni nazione. Ma non tutti gli stati membri Oms sono in grado di fare da soli. Nei Paesi ad alto reddito, tre persone su quattro sono state vaccinate, in quelli più poveri solo una su sette. I paesi ricchi ora devono dare di più.Misure nazionali ed internazionali – Il “board” raccomanda di fare sempre riferimento all’OMS, che sulle malattie emergenti ha importanti poteri ispettivi e decisionali da utilizzare nei siti colpiti, nell’interesse del mondo intero. Chiede poi di stabilire sistemi coordinati di sorveglianza tra nazioni per predire il rischio di nuove ondate. «Cina, Stati Uniti, Unione Europea, India, Federazione Russa ed alter potenze regionali devono mettere da parte le rivalità geopolitiche per lavorare insieme». Altri target: arrivare ad un accordo pandemico globale e potenziare le International Health Regulations creando un sistema internazionale di sorveglianza e monitoraggio degli esiti e della trasmissione delle malattie infettive. Nel contempo, urge istituire nell’OMS un Global Health Board composto da elementi dei governi nazionali in rappresentanza di ciascuna delle regioni del globo, per supportare l’organizzazione nelle decisioni.Il Fondo Globale per la Salute -Tra le nazioni del mondo, quelle del G20 (tra cui l’Italia) dovrebbero infine collaborare ad un piano decennale per assicurare che in tutte le regioni del mondo si producano e si distribuiscano mezzi per il controllo della pandemia. Ciò richiede uno sforzo economico: il “board” a tal proposito evoca il varo di un Global Health Fund che finanzi la produzione di dispositivi per il controllo delle malattie da virus, l’organizzazione di sistemi di risposta alle pandemie ed il rinforzo dei presìdi di medicina territoriale in paesi a reddito medio-basso. Per il Fondo, servirebbero, si calcola, 60 miliardi di dollari annui (1% del Pil dei paesi ad alto reddito). L’obiettivo è aiutare i sistemi sanitari nazionali in difficoltà non solo in relazione alle pandemie ma a tutti i temi di sanità ad esse correlati. E serve governare la ripresa post-pandemica, per un mondo più sostenibile, che non può prescindere dal rafforzamento della cooperazione multilaterale, da finanziamenti, da investimenti in biosicurezza «e dalla solidarietà internazionale con i Paesi e le persone più vulnerabili». (fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19, dopo l’infezione quanto persistono gli anticorpi nei bambini?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2022

Da uno studio di coorte svolto su bambini e adulti italiani con infezione da COVID-19, prima autrice Costanza Di Chiara della Divisione di malattie infettive pediatriche presso il Dipartimento per la salute della donna e del bambino all’Università di Padova, emerge che le IgG anti-dominio di legame del recettore spike (S-RBD) SARS-CoV-2 persistono fino a 12 mesi dopo l’infezione in tutte le fasce di età, con picchi anticorpali più elevati nei più giovani. «La vaccinazione contro il virus SARS-CoV-2 è uno degli strumenti più efficaci per ottenere l’immunità di gregge nel breve periodo» scrivono gli autori su JAMA Network Open. Di conseguenza, una comprensione più profonda dei meccanismi relativi alla cinetica a lungo termine e alla durata della risposta immunitaria antivirale è fondamentale per ottimizzare le strategie vaccinali. A questo proposito, gli anticorpi IgG anti-SARS-CoV-2 S-RBD con la loro forte correlazione positiva con gli anticorpi neutralizzanti (NAbs), rappresentano uno strumento riproducibile, conveniente e preciso per definire la qualità della risposta immunitaria dell’ospite contro il COVID-19. Da qui lo studio di coorte, cui hanno preso parte 252 cluster familiari COVID-19 sottoposti a follow-up sierologico fino a 10 mesi dopo l’infezione con quantificazione delle IgG anti-S-RBD mediante chemiluminescenza. «Dei 902 partecipanti, 697 avevano un’infezione da SARS-CoV-2 confermata, inclusi 351 bambini o fratelli maggiori (età media 8,6 anni) e 346 genitori (età media 42,5 anni). «Di questi, il 96,7% erano casi asintomatici o lievi, e i bambini avevano livelli di IgG S-RBD significativamente più alti rispetto ai più anziani, con un titolo nei pazienti sotto i 3 anni che risultava 5 volte più elevato di quello degli adulti. Inoltre, l’analisi longitudinale di 56 partecipanti allo studio campionati almeno due volte durante il follow-up ha dimostrato la persistenza degli anticorpi fino a 10 mesi dall’infezione in tutte le classi di età, nonostante un progressivo declino nel tempo.«Questo studio può fornire una base per definire sia il programma di vaccinazione COVID-19 nei bambini non precedentemente infetti sia l’immunizzazione di richiamo nei pazienti in età pediatrica che hanno già sperimentato l’infezione da SARS-COV-2» concludono gli autori. (Fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, l’impatto degli antivirali attualmente disponibili

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2022

Una nuova analisi indaga gli effetti degli antivirali disponibili al fine di evitare la progressione verso il ricovero o la morte dei pazienti affetti da Covid-19.La ricerca, pubblicata online il 25 luglio su CMAJ, è una revisione sistematica e una meta-analisi, dei principali trial clinici randomizzati che hanno testato diversi antivirali in pazienti con COVID-19 non grave. Il team ha estratto i dati dagli studi clinici randomizzati che hanno confrontato le terapie antivirali col placebo o le cure standard dal database Epistemonikos COVID-19 L·OVE (Living Overview of Evidence) fino al 25 aprile 2022. Quarantuno studi che hanno coinvolto 18.568 pazienti con COVID-19 non grave 19 sono stati inclusi nell’analisi. L’età dei partecipanti variava tra i 36 ei 65 anni e circa la metà dei partecipanti erano uomini.Gli studi sono stati condotti principalmente su pazienti non vaccinati che erano stati infettati dalla variante Delta.Molnupiravir e nirmatrelvir-ritonavir hanno ridotto ciascuno il rischio di morte: rispettivamente hanno impedito 10,9 decessi e 11,7 in meno ogni 1000 casi rispettivamente. Al contrario, remdesivir non ha avuto effetti sul rischio di mortalità, nemmeno il trattamento con sofosbuvir-daclatasvir o emtricitabina-tenofovir ha mostrato una efficacia significativa.Il rischio di ospedalizzazione è stato ridotto di 27,8 ricoveri ogni 1000 casi con nirmatrelvir-ritonavir, rispetto alla terapia standard o al placebo. Anche molnupiravir e remdesivir hanno ridotto il rischio di ospedalizzazione (16,3 ricoveri e 39,1 ricoveri in meno, rispettivamente). L’analisi ha anche mostrato che molnupiravir probabilmente ha ridotto la necessità di ventilazione meccanica (13 eventi in meno ogni 1000 casi), rispetto al placebo o alla terapia standard, mentre prove per remdesivir sono incerte.I tassi di eventi avversi erano in gran parte simili per i vari antivirali considerati.Gli studi sono stati condotti su partecipanti non vaccinati e prima dell’emergere di Omicron; i ricercatori si aspettano che gli individui vaccinati abbiano meno probabilità di progredire verso la malattia grave e la morte. Inoltre, la variante Omicron sembra avere un impatto inferiore in percentuale rispetto alle varianti precedenti. Gli autori ipotizzano quindi un impatto inferiore di questi farmaci nell’attuale contesto epidemico in quanto meno persone necessiteranno del trattamento antivirale. (font: Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19, epidemie intermittenti saranno la nuova normalità?

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2022

La pandemia di Sars-CoV-2 è stata caratterizzata «dall’emergere regolare di varianti». Con l’immunità della popolazione naturale e indotta dal vaccino a livelli elevati, la pressione evolutiva «favorisce le varianti che sono meglio in grado di eludere gli anticorpi neutralizzanti». La variante Omicron ha mostrato un alto grado di evasione immunitaria, portando a un aumento dei tassi di infezione in tutto il mondo». «Supponendo l’emergere di ulteriori varianti distinte, epidemie intermittenti di entità simile potrebbero diventare la ‘nuova normalità’». È quanto viene prospettato da un gruppo di scienziati dell’Imperial College London in uno studio pubblicato su ‘Nature Communications’, in cui hanno analizzato e stimato la dinamica dell’ondata di Omicron dal 9 settembre 2021 al 1 marzo 2022, utilizzando i dati dello studio React-1, una serie di indagini trasversali che valutano la prevalenza dell’infezione da Sars-CoV-2 in Inghilterra. Gli autori del lavoro hanno stimato un picco iniziale nella prevalenza nazionale di Omicron del 6,89% (5,34%-10,61%) nel gennaio 2022, seguito da una recrudescenza delle infezioni da Sars-CoV-2 quando il sottolignaggio Omicron più trasmissibile BA.2 ha sostituito BA.1 e BA.1.1. Nel mese di febbraio 2022, invece, gli scienziati hanno osservato che la prevalenza di Omicron 2 (BA.2) è aumentata costantemente, mentre la prevalenza di Omicron non BA.2 è diminuita. Gli esperti ragionano sul fatto che, «poiché l’incidenza cumulativa e la copertura vaccinale continuano ad aumentare, il virus Sars-CoV-2 si troverà a competere con un panorama immunitario diversificato e complesso all’interno della popolazione umana. Di conseguenza, la dinamica evolutiva del virus sarà dominata dall’evasione immunitaria». Dato l’emergere regolare di varianti di preoccupazione (Voc) durante i primi 2 anni della pandemia di Covid, dunque, «non ci sono ragioni per credere che questa tendenza non continuerà», affermano gli scienziati, ricordando che «altre infezioni respiratorie come l’influenza portano epidemie annuali dovute all’emergere di nuovi ceppi in grado di navigare meglio nel panorama immunitario. Se vediamo una tendenza simile per Sars-CoV-2, allora le onde intermittenti di infezione di entità simile a Omicron rientrano nei limiti delle possibilità». La sorveglianza continua, i richiami vaccinali e gli aggiornamenti dei vaccini, elencano gli autori, «saranno cruciali per ridurre al minimo gli effetti dannosi di questo nuovo paradigma di salute pubblica». E «una maggiore equità nell’accesso ai vaccini a livello mondiale può aiutare a ridurre il tasso di comparsa di queste varianti dannose». Il virus, intanto, inizia a frenare. Nel mondo si registra una diminuzione dei contagi dell’ultima settimana anche se resta stabile il numero delle vittime. E anche in Italia calano i casi quotidiani segnalati ma sono ancora molti i decessi, oggi 171, mentre i medici sono di nuovo bersaglio di attacchi da parte dei ‘no vax’. A livello globale – annuncia l’Oms – il numero di casi settimanali è diminuito del 9% dal 25 al 31 luglio 2022 rispetto alla settimana precedente, con oltre 6,5 milioni di nuove infezioni, mentre sono stati oltre 14mila i morti. Secondo il bollettino settimanale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), fino al 31 luglio sono stati confermati oltre 574 milioni di casi e oltre 6,3 milioni di decessi. Mentre continua a crescere la diffusione di Omicron 5. In Italia nelle ultime 24 ore sono stati 45.621 i nuovi contagi, secondo il ministero della Salute. Ieri erano 64.861. Le vittime sono 171, in calo rispetto alle 190 di ieri. Il tasso è al 17,8%, stabile. Eseguiti in tutto, tra antigenici e molecolari, 255.797 tamponi. Sono invece 396 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, dieci in più rispetto a ieri, mentre gli ingressi giornalieri sono 47. I ricoverati nei reparti ordinari sono invece 10.006, in diminuzione di 239. Gli italiani attualmente positivi sono 1.201.443, ovvero 28.264 in meno. Sul fronte delle misure anti-pandemia, intanto, per proteggersi da un’ondata autunnale di Covid, da ottobre i Land tedeschi potranno imporre nuovamente l’obbligo di mascherina negli spazi pubblici chiusi. Ciò varrebbe oltre all’obbligo già vigente a livello nazionale su tram, bus, treni, aerei. Ci sarà inoltre nuova obbligatorietà di mascherine e test negli ospedali e nei centri di assistenza sanitaria, come prevede l’ultima bozza per la legge di protezione dalle infezioni, annunciata congiuntamente dai ministeri di Salute e Giustizia. Sul versante scientifico, intanto, arrivano evidenze che dimostrano come il rischio di infarto o ictus rimane elevato anche molti mesi dopo un’infezione da Sars-CoV-2. Mentre, in tutto il mondo, continuano gli studi per capire quanto a lungo gli effetti possano durare sul sistema cardiovascolare. (fonte: Doctornews33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19, per quanto tempo si resta contagiosi? Le risposte degli ultimi studi

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

Per quanto tempo le persone positive a Covid sono contagiose? È la domanda tornata alla ribalta negli ultimi giorni in Italia dove ci si interroga e si discute dell’opportunità di ridurre l’isolamento per i positivi. Gli studi scientifici al riguardo stanno crescendo e non sembrano in linea con le speranze dei molti che vorrebbero l’alleggerimento delle regole. Secondo le ultime evidenze, pubblicate su ‘Nature’, una serie di studi “confermano che molte persone con Covid rimangono infettive anche nella seconda settimana dopo i primi sintomi”. Una ricerca Usa, messa a disposizione in via preliminare sul server ‘medRxiv’, non ancora dunque sottoposta a revisione paritaria, si concentra su Omicron e suggerisce che un quarto delle persone che hanno contratto questa variante “potrebbero essere ancora contagiose dopo 8 giorni”.Le persone, è la riflessione degli esperti, possono perciò continuare a trasmettere il virus per più tempo rispetto a quanto indicato per esempio negli States dai Cdc, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, che fra i primi a dicembre scorso hanno dimezzato il tempo di isolamento raccomandato a 5 giorni, affermando che la maggior parte della trasmissione di Sars-CoV-2 si verifica da uno a 2 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi e da 2 a 3 giorni dopo. Molti scienziati continuano a contestare quella scelta: a loro avviso le riduzioni della durata del periodo di isolamento, ora comuni in giro per il mondo, sono guidate “dalla politica piuttosto che da nuovi dati rassicuranti”, si legge.I fatti su quanto tempo le persone sono infettive “non sono cambiati”, afferma Amy Barczak, specialista in malattie infettive del Massachusetts General Hospital di Boston. È sua la ricerca che ha valutato la durata della contagiosità dei positivi alla variante Omicron di Sars-CoV-2. “Non ci sono dati per supportare 5 giorni o qualcosa di inferiore a 10 giorni” di isolamento, osserva. A chi vuole sapere quanti giorni esattamente vanno considerati, gli esperti replicano che la risposta è complicata. “Se una persona sia contagiosa o meno, in realtà dipende da un gioco di numeri, è una probabilità”, afferma Benjamin Meyer, virologo dell’Università di Ginevra in Svizzera. I fattori sono tanti e mutevoli.Varianti emergenti, vaccinazioni, livelli variabili di immunità naturale da infezione precedente: tutto ciò può influenzare la rapidità con cui si elimina il virus dall’organismo, dice Meyer, e alla fine determina quando si smette di essere infettivi. Anche i fattori comportamentali contano: le persone che non si sentono bene tendono a mescolarsi meno con gli altri, per esempio.Qualcosa di cui la maggior parte degli scienziati sono convinti è che il tampone molecolare (Pcr) possa restituire un risultato positivo anche quando la persona non è più infettiva, rilevando Rna virale dai resti non infettivi rimasti dopo che gran parte del virus vivo è stata eliminata. Al contrario, i test a flusso laterale (antigenici rapidi) offrirebbero una guida migliore all’infettività, rilevando le proteine prodotte dalla replicazione attiva del virus. “Ci sono ancora cose di cui non siamo perfettamente sicuri, ma il messaggio molto conciso sarebbe che, se sei positivo all’antigene, non dovresti uscire e interagire da vicino con persone che non vuoi siano infettate”, riassume Emily Bruce, microbiologa e genetista molecolare dell’Università del Vermont a Burlington. Per Bruce è importante ricordare che, sebbene possano esserci sintomi persistenti, questi non indicano una continua contagiosità. “E penso che sia perché molti dei sintomi sono causati dal sistema immunitario e non direttamente dal virus stesso”. Altri studi utilizzano i livelli di Rna virale misurati dai test Pcr per dedurre se qualcuno è infettivo. Un progetto condotto dal Crick Institute e dall’University College Hospital, a Londra, può attingere ai dati di tamponi effettuati su più di 700 partecipanti, ottenuti dal momento in cui si sono sviluppati i sintomi. Uno studio basato su questi dati suggerisce che un numero significativo di persone mantiene una carica virale sufficientemente alta da innescare un’infezione anche “nei giorni da 7 a 10”, indipendentemente dal tipo di variante o dal numero di dosi di vaccino ricevute. Lo studio è approdato su ‘medRxiv’ il 10 luglio. (fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19, l’infezione favorisce lo sviluppo successivo di malattie cardiovascolari e diabete

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

Secondo quanto conclude un articolo pubblicato su PLOS Medicine a firma dei ricercatori del King’s College di Londra, Regno Unito, nei pazienti che contraggono il COVID-19 aumentano le probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete, specie nel trimestre dopo l’infezione. «È sempre più evidente che il COVID-19 è una patologia multisistemica che può causare malattie in tutto l’organismo, probabilmente innescando percorsi che causano infiammazione» esordisce la prima autrice Emma Rezel-Potts, ricercatrice associata presso il Department of Population Health , Faculty of Life Sciences & Medicine al King’s College, che assieme ai colleghi ha verificato se l’incidenza di diabete e malattie cardiovascolari fosse più elevata nei pazienti COVID-19 rispetto a un gruppo di controllo formato da coetanei rimasti liberi da entrambe le patologie nell’anno successivo all’infezione. A tale scopo sono state analizzate le cartelle cliniche anonime di oltre 428.000 pazienti COVID-19 e lo stesso numero di individui di controllo, abbinati per età, sesso e medico di medicina generale. E a conti fatti è emerso che i pazienti COVID-19 hanno avuto l’81% in più di diagnosi di diabete nelle prime quattro settimane dopo aver contratto l’infezione e che il loro rischio è rimasto il 27% maggiore dei controlli fino a 12 settimane dopo l’infezione. Ma non solo: l’infezione da SARS-CoV-2 si associa anche a un aumento di sei volte delle diagnosi cardiovascolari, principalmente embolie polmonari e aritmie cardiache. Il rischio di nuove diagnosi a carico del cuore inizia a diminuire cinque settimane dopo l’infezione e torna ai livelli basali entro 12 settimane con punte fino a un anno. «I nostri dati suggeriscono che l’infezione da COVID-19 correla con un aumento delle probabilità di diabete e malattie del cuore e del circolo che fortunatamente non sembra protrarsi a lungo termine» osserva Rezel-Potts. E conclude: «Sulla base di questi risultati i clinici dovrebbero consigliare ai loro pazienti convalescenti dopo un’infezione da COVID-19 di ridurre il rischio di diabete e cardiopatie con una dieta sana e un appropriato esercizio fisico». (fonte: Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, la risposta immune a lungo termine dopo infezione è maggiore nei bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2022

Da uno studio di coorte svolto su bambini e adulti italiani con infezione da COVID-19, prima autrice Costanza Di Chiara della Divisione di malattie infettive pediatriche presso il Dipartimento per la salute della donna e del bambino all’Università di Padova, emerge che le IgG anti-dominio di legame del recettore spike (S-RBD) SARS-CoV-2 persistono fino a 12 mesi dopo l’infezione in tutte le fasce di età, con picchi anticorpali più elevati nei più giovani.«La vaccinazione contro il virus SARS-CoV-2 è uno degli strumenti più efficaci per ottenere l’immunità di gregge nel breve periodo» scrivono gli autori su JAMA Network Open. Di conseguenza, una comprensione più profonda dei meccanismi relativi alla cinetica a lungo termine e alla durata della risposta immunitaria antivirale è fondamentale per ottimizzare le strategie vaccinali. A questo proposito, gli anticorpi IgG anti-SARS-CoV-2 S-RBD con la loro forte correlazione positiva con gli anticorpi neutralizzanti (NAbs), rappresentano uno strumento riproducibile, conveniente e preciso per definire la qualità della risposta immunitaria dell’ospite contro il COVID-19. Da qui lo studio di coorte, cui hanno preso parte 252 cluster familiari COVID-19 sottoposti a follow-up sierologico fino a 10 mesi dopo l’infezione con quantificazione delle IgG anti-S-RBD mediante chemiluminescenza. «Dei 902 partecipanti, 697 avevano un’infezione da SARS-CoV-2 confermata, inclusi 351 bambini o fratelli maggiori (età media 8,6 anni) e 346 genitori (età media 42,5 anni). «Di questi, il 96,7% erano casi asintomatici o lievi, e i bambini avevano livelli di IgG S-RBD significativamente più alti rispetto ai più anziani, con un titolo nei pazienti sotto i 3 anni che risultava 5 volte più elevato di quello degli adulti. Inoltre, l’analisi longitudinale di 56 partecipanti allo studio campionati almeno due volte durante il follow-up ha dimostrato la persistenza degli anticorpi fino a 10 mesi dall’infezione in tutte le classi di età, nonostante un progressivo declino nel tempo.«Questo studio può fornire una base per definire sia il programma di vaccinazione COVID-19 nei bambini non precedentemente infetti sia l’immunizzazione di richiamo nei pazienti in età pediatrica che hanno già sperimentato l’infezione da SARS-COV-2» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

PA e Scuola: Covid, obbligo vaccinale lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

Ai lavoratori che non hanno osservato l’obbligo vaccinale contro il Covid non dovevano essere comminate rigide sanzioni, che hanno fatto venire meno “doveri di solidarietà sociale incombenti su ciascun individuo”, mentre invece andava loro corrisposto l’assegno alimentare: lo si legge da nuova ordinanza del Tar Lazio (la 723/2022) di remissione in Corte costituzionale per violazione degli articoli 2, 3, 32 della Carta fondamentale dello Stato e per la mancata corresponsione dell’assegno alimentare. Lo stesso assegno, si legge nell’Ordinanza, che viene “generalmente riconosciuto in caso di sospensione dal rapporto di lavoro per motivi disciplinari o cautelari” al fine di “far fronte ai loro bisogni alimentari primari”. Il ricorso era stato promosso da una guardia carceraria nei confronti del ministero della Giustizia. Ed ora può esteso a tutti i dipendenti della PA. I legali di Anief intervenuti ad adiuvandum per il personale scolastico inadempiente potranno costituirsi nel giudizio alla Consulta dove in autunno sarà discussa la questione di legittimità delle norme punitive imposte nei confronti dei dipendenti pubblici: sono nella scuola sono 5 mila i lavoratori interessati all’esito di questa vicenda. “Mentre inizia la campagna elettorale che porterà alle elezioni di fine settembre – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – anche il nostro sindacato può a questo punto costituirsi in Consulta sull’obbligo vaccinale grazie alla nuova ordinanza del Tar Lazio. Si tratta di un primo risultato, in cui abbiamo sempre creduto benché fossimo l’unico sindacato della scuola a produrre questa difficile battaglia di giustizia con specifico ricorso. Un grazie speciale va agli avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Nicola Zampieri, Salvatore Russo, Raffaella Lauricella che hanno seguito questo contenzioso”.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Vitamina D e Covid-19: correlazione con la gravità della malattia. Un punto sui nuovi dati

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

La carenza di vitamina D è uno dei principali problemi a livello globale. Si tratta di una molecola i cui livelli sono per lo più assicurati dalla conversione nella pelle della molecola 7-deidrocolesterolo a provitamina D3, e poi a vitamina D3, ad opera dei raggi UVB. L’esposizione al sole è quindi la fonte principale endogena, mentre alcuni alimenti, che ne contengono buone quantità (pesce, olio di pesce, tuorlo d’uovo), sono considerati una fonte esogena che concorre comunque all’apporto globale. Adeguati livelli plasmatici dell’ormone sembrano avere effetti benefici nei confronti delle infezioni delle vie respiratorie, in maniera particolare del tratto superiore.È stata recentemente pubblicata una revisione completa e una meta-analisi che ha valutato le attuali evidenze su Covid-19 e vitamina D, in termini di gravità della malattia e mortalità. Le indagini che fino ad oggi hanno valutato l’effetto di una integrazione mirata su gli esiti della malattia sono inconcludenti, dicono gli autori: mentre alcuni studi osservazionali su pazienti ospedalizzati hanno dimostrato una riduzione della gravità ed anche della mortalità in pazienti che assumevano colecalciferolo o calcifediolo (prodotto nel fegato per idrossilazione del colecalciferolo), un altro studio ha descritto addirittura una tendenza contraria e cioè un aumento della mortalità nei pazienti che prendevano calcifediolo.L’associazione tra Covid-19 e vitamina D potrebbe dipendere dalla capacità di aumentare i meccanismi di difesa innati contro gli agenti patogeni da pare della vitamina e dalla capacità di inibizione della risposta infiammatoria. Coinvolto nella genesi dell’infezione, per esempio, l’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2) è il principale recettore della cellula ospite per SARS-CoV2; si trova sulle membrane cellulari delle cellule polmonari, dei reni, del cuore, della muscolatura liscia nasale, vascolare e delle cellule endoteliali. L’ingresso virale richiede sia una rapida replicazione virale che una down-regulation dell’enzima, riduzione di solito associata a danno cardiopolmonare, renale nonché ad ARDS (acuta sindrome da distress respiratorio), tutti eventi che si verificano in casi gravi di Covid-19. La metanalisi è stata condotta su 38 studi ritenuti eligibili (fra osservazionali e di intervento), che nel complesso hanno coinvolto più di 200000 pazienti. Le conclusioni a cui sono giunti gli autori non sono definitive perché i dati ad oggi disponibili non sono sufficienti a stabile un sicuro nesso da causalità, dicono nei commenti. Nel complesso, tuttavia, è emerso che l’integrazione di vitamina D può ridurre il rischio sia di sviluppare una malattia grave, in termini di ricovero in terapia intensiva o di necessità di ventilazione, sia di mortalità, rispetto ai pazienti che non hanno una supplementazione. Non si può dire comunque che una carenza aumenti i rischi, anche perché ci sono altri fattori che possono influire sulla mortalità o sulla severità della malattia, fra cui il tipo di trattamento adottato e la disponibilità di cure negli ospedali. Saranno quindi necessari studi randomizzati controllati, concludono gli autori, per chiarire definitivamente il ruolo della vitamina D nel complesso quadro clinico sviluppato da Covid-19. By Francesca De Vecchi Tecnologa alimentare Fonte: Farmacista33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19, da vaccini a mascherine al chiuso. La strategia Oms per l’autunno

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

“A più di 2 anni dall’inizio della pandemia, siamo tutti consapevoli degli strumenti di cui disponiamo per proteggerci, valutare il nostro livello di rischio e adottare le misure necessarie per proteggere gli altri in caso di infezione” Covid. “Prendete le vostre decisioni in maniera informata. Solo perché una mascherina non è obbligatoria, non significa che sia vietata”. È l’appello lanciato da Hans Kluge, direttore dell’Ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa, che si rivolge alle persone che vivono nella regione, ma anche ai Paesi, invitandoli a “rilanciare gli sforzi di mitigazione” dell’epidemia e “ad essere pronti a rispondere a un onere crescente sui propri sistemi sanitari”. E una delle indicazioni riguarda proprio le mascherine che andranno rimesse “al chiuso e sui mezzi pubblici”.L’Oms Europa propone “l’applicazione coerente di 5 stabilizzatori della pandemia”, sottolineando come questa “continuerà a essere fondamentale per proteggere le persone questo autunno e inverno”. Al primo posto c’è il vaccino anti-Covid. Altri elementi a sostegno dovrebbero essere: l’integrazione di sistemi di sorveglianza ‘population-based’ per influenza, Sars-CoV-2 e altri virus respiratori, per monitorare la diffusione e l’intensità di questi patogeni; dare priorità al tracciamento dei contatti e alla quarantena in base alle raccomandazioni dell’Oms per le persone, i contesti ad alto rischio e le situazioni di preoccupazione; promuovere scelte individuali informate in merito alle misure di protezione, tra cui l’igiene respiratoria, l’uso di mascherine, la ventilazione, il lavaggio delle mani e la vaccinazione; e infine rafforzare le pratiche di controllo delle infezioni in tutte le strutture sanitarie e assistenziali, nonché nella comunità.In questo stesso periodo dell’anno scorso, ricorda Kluge, “parlavo di una nuova ondata di Covid che stava dilagando in tutta la regione guidata dalla variante Delta, tra la revoca delle restrizioni e l’aumento della mescolanza sociale. Ora è del tutto chiaro che ci troviamo in una situazione simile a quella dell’estate scorsa. Solo che questa volta l’ondata di Covid-19 in corso è spinta da sottolignaggi della variante Omicron, in particolare BA.2 e BA.5”, Omicron 2 e 5, e “ogni sottovariante dominante mostra chiari vantaggi di trasmissione rispetto alle precedentemente circolanti”. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, ecco come cambia l’efficacia del vaccino a seconda del peso corporeo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2022

La vaccinazione contro il COVID-19 riduce in modo significativo il numero di casi di infezione grave in tutti i pazienti, indipendentemente dal peso corporeo, secondo uno studio su The Lancet Diabetes and Endocrinology. «L’efficacia del vaccino è simile sia con un indice di massa corporea (BMI) più alto sia per i normopeso, ma leggermente inferiore nei sottopeso, che sono anche quelli con meno probabilità di essere vaccinati» esordisce la coautrice Carmen Piernas dell’Università di Oxford, Regno Unito.«Questi risultati dovrebbero tranquillizzare obesi o sovrappeso sul fatto che i vaccini COVID-19 sono altrettanto efficaci per loro come per chi ha un BMI normale, e che in caso di infezione da COVID-19 la vaccinazione riduce il rischio di malattia grave» riprende la ricercatrice, che assieme ai colleghi ha analizzato le cartelle cliniche di oltre 12 milioni di pazienti britannici registrati su QResearch, un archivio di informazioni sanitarie a disposizione dei ricercatori. Dalla coorte principale sono stati inclusi nello studio 9.171.524 pazienti sopra i 18 anni che non erano stati precedentemente infettati da SARS-CoV-2. I partecipanti sono stati suddivisi in base al BMI in quatto gruppi: obesi, sovrappeso, normopeso e sottopeso. «Nell’analisi sono state prese in considerazione anche caratteristiche come età, sesso, fumo e stato socioeconomico, e degli oltre 9 milioni di partecipanti 566.461 sono risultati positivi per SARS-CoV-2 dall’8 dicembre 2020, data del primo vaccino somministrato nel Regno Unito, al 17 novembre 2021» scrivono gli autori, che per comprendere l’efficacia del vaccino hanno confrontato il rischio di malattia grave nei vaccinati rispetto ai non vaccinati almeno 14 giorni dopo una seconda dose. Scoprendo che il vaccino offre un’elevata protezione in tutti i gruppi di BMI, con un effetto leggermente inferiore nelle persone sottopeso, che avevano circa metà delle probabilità di essere ricoverate in ospedale o di morire rispetto ai non vaccinati con il medesimo BMI. E in un editoriale di commento Annelies Wilder-Smith e Annika Frahsa dell’Istituto di medicina sociale e preventiva presso l’Università di Berna in Svizzera, scrivono: «Questi risultati dovrebbero indurre a uno spostamento verso messaggi di salute pubblica più mirati e differenziati rivolti anche alle persone sottopeso, che potrebbero percepirsi a minor rischio, al fine di migliorare l’assorbimento del vaccino in questo sottogruppo». (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Vaccini Covid-19, com’è e quando dura la protezione contro omicron

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2022

Secondo uno studio condotto in Qatar, l’efficacia contro la variante omicron di SARS-CoV-2 (BA.1 e BA.2) dei vaccini a mRNA, quella ottenuta mediante una precedente infezione e quella data da un’immunità ibrida (vaccino più infezione), non sono diverse tra loro. La protezione ottenuta con la vaccinazione è buona, ma temporanea, diversamente da quella conferita dall’infezione. «La protezione contro la reinfezione derivante da una precedente infezione con varianti diverse da omicron era moderata e duratura, ma la protezione contro l’infezione della serie primaria di vaccinazione era trascurabile entro 6 mesi dalla seconda dose» scrivono i ricercatori sul New England Journal of Medicine. «La recente vaccinazione di richiamo aveva un’efficacia moderata, mentre l’immunità ibrida da precedente infezione e recente vaccinazione di richiamo conferiva la protezione più forte contro l’infezione, di circa l’80%» continuano, sottolineando come tutte le forme di immunità siano associate a una protezione forte e duratura contro il ricovero in ospedale e il decesso.In particolare, nello studio sono stati analizzati i dati relativi ai test PCR registrati in Qatar tra il 23 dicembre 2021 e il 21 febbraio 2022. I pazienti positivi sintomatici sono stati abbinati per età, sesso, nazionalità e settimana del test, con individui negativi (controlli). Ebbene, una precedente infezione con una variante diversa da omicron si associava a un rischio di reinfezione più basso di circa il 50%. Si è visto come due dosi di vaccino (Pfizer-BioNTech o Moderna) e nessuna infezione precedente non proteggessero contro l’infezione da BA.1 e BA.2. Invece, la vaccinazione di richiamo si associava a un rischio di infezione più basso del 60%. «La protezione conferita dall’immunità ibrida dell’infezione precedente e della vaccinazione con due dosi era simile a quella della sola infezione precedente, pari a circa il 50%, il che suggerisce che questa protezione fosse originata dalla precedente infezione e non dalla vaccinazione. Questa scoperta è anche spiegata dalla protezione di breve durata della serie primaria di vaccinazione contro le infezioni da omicron» affermano gli autori. La protezione maggiore è stata riscontrata nel caso di vaccinazione totale (tre dosi di vaccino) più una precedente infezione, situazione in cui l’efficacia contro l’infezione sintomatica era di circa l’80%. Un risultato che mostra il beneficio della vaccinazione, persino nelle persone che hanno già contratto l’infezione. Inoltre, tutte le forme di immunità proteggevano dai ricoveri in ospedale e dal decesso, con un’efficacia di oltre il 70%. Da notare come non siano state rilevate differenze tra le varianti BA.1 e BA.2 e tra i due tipi di vaccino a mRNA. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Un antivirale contro il Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

Il progetto di ricerca italo-svedese VIPER, guidato dall’Università di Torino e che si propone di studiare nuovi antivirali efficaci contro SARS-CoV-2, ha vinto il prestigioso bando NATO – Science for Peace and Security (SPS) Programme. L’obiettivo di VIPER (Learning a lesson: fighting SARS-CoV-2 Infection and get ready for other future PandEmic scenaRios) è rispondere a malattie virali emergenti, attuali e future, attraverso lo sviluppo di antivirali ad ampio spettro.Il network internazionale coinvolto in VIPER è composto dai partner svedesi del Karolinska Institutet di Stoccolma (Prof. Ali Mirazimi) e dell’Università di Uppsala (Prof.ssa Katarina Edwards) e dai partner italiani dell’Università di Torino (Proff. Marco L. Lolli e Giorgio Gribaudo), Università di Messina (Prof.ssa Anna Piperno) e Università di Padova (Prof.ssa Cristina Parolin). Università ed Enti di ricerca dei due Paesi saranno impegnati nello sviluppo preclinico della molecola MEDS433, un inibitore dell’enzima diidroorotato deidrogenasi (DHODH) di ultima generazione, dalle potenti attività antivirali ad ampio spettro, capace di inibire la replicazione oltre che di SARS-CoV-2 anche di un’ampia gamma di virus umani.I gruppi di ricerca Italo-Svedesi, che possiedono competenze scientifiche sinergiche, agiranno come un unico esteso gruppo di ricerca europeo. Con il Kick-Off meeting, che si terrà giovedì 30 Giugno, VIPER inizierà ufficialmente il suo percorso attraverso la presentazione dettagliata dei suoi obiettivi progettuali. In tale occasione verrà messa a punto un’agenda di lavoro che vedrà le ricercatrici e i ricercatori coinvolti incontrarsi periodicamente durante i 27 mesi del progetto. Le attività di VIPER prevedono lo sviluppo su larga scala di MEDS433 (Torino) a supporto della sperimentazione in vitro e in vivo, la sua formulazione in innovativi agenti veicolanti (Messina e Uppsala), lo studio in vitro delle proprietà antivirali e del meccanismo molecolare dell’attività antivirale delle molecole formulate (Torino e Padova) e lo studio dell’efficacia delle formulazioni in vivo in un modello murino di SARS-CoV-2 (Stoccolma). Il programma NATO SPS, attivo da oltre sei decenni, è uno dei più grandi e importanti programmi di partenariato dell’Alleanza che affronta le sfide della sicurezza del XXI secolo. Attivo in scenari quali cyber defence, sicurezza energetica e tecnologie avanzate, in questo caso SPS viene diretto alla difesa antiterroristica da agenti biologici, affrontando di riflesso una tematica di enorme attualità, data dalla pandemia di COVID-19.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19, ecco come la salute cardiovascolare è peggiorata con la pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Secondo i risultati di una metanalisi pubblicata sull’European Heart Journal, la pandemia di COVID-19 ha prodotto un sostanziale danno a carico della salute cardiovascolare globale con tassi di gravità più o meno accentuati a seconda del reddito del Paese interessato.«In altri termini, gli ospedali di tutto il mondo hanno registrato un calo del 22% dei ricoveri di persone colpite da un infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), in cui una delle coronarie è completamente ostruita. Viceversa, è diminuito del 34% il numero dei ricoverati per infarto senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI), provocato da un’ostruzione coronarica parziale» spiega Ramesh Nadarajah del Leeds Institute for Cardiovascular and Metabolic Medicine all’Università di Leeds (Regno Unito) e primo firmatario del lavoro, sottolineando che il calo dei pazienti non dipende da una riduzione dell’incidenza di attacchi cardiaci, bensì da un minor numero di persone che si recano in ospedale per essere curate. Affluenza tanto minore quanto più basso è il reddito degli Stati colpiti dalla pandemia.«Le precedenti revisioni sistematiche dell’impatto della pandemia di COVID-19 sulla salute cardiovascolare hanno fornito una panoramica incompleta, in quanto alcune mirate ai ricoveri e altre a condizioni cardiache specifiche» afferma l’autore, che assieme ai colleghi ha provato a quantificare globalmente gli effetti cardiovascolari della pandemia sugli accessi ospedalieri, sul trattamento e sulla prognosi in termini di regione geografica, reddito nazionale e decorso temporale della pandemia. «La terapia in caso di infarto è l’angioplastica, e in molti paesi a basso e medio reddito si è verificato un netto calo di tali procedure, attuate solo nel 73% dei casi di STEMI e nel 69% dei casi di NSTEMI» riprende Nadarajah. Ma non solo: a livello globale si è registrato un calo del 34% delle operazioni cardiochirurgiche. E ancora, rispetto al periodo pre-pandemia sono stati posizionati poco più del 51% dei dispositivi impiantabili. Infine, tra i ricoverati negli ospedali di tutto il mondo per infarto o scompenso cardiaco, il numero di decessi è aumentato del 17%.«A tale proposito è importante sottolineare che gli studi svolti nel Regno Unito durante la fase iniziale della pandemia hanno rivelato un effetto di spostamento dei decessi: un numero maggiore di persone moriva per eventi coronarici acuti a casa, con una percentuale del 31% invece dell’atteso 24%» concludono gli autori, secondo i quali l’impatto del COVID sulla salute cardiovascolare globale avrà ricadute per diversi anni.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid-19, come prepararsi all’autunno. Il decalogo per affrontare il virus

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Mentre sale l’incidenza dei casi di Covid-19 a livello nazionale si iniziano a considerare quali strategie utilizzare per affrontare l’autunno. Il direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, convinto che il virus endemico non debba spaventare ha delineato un decalogo per costruire oggi un piano anti-Covid per anticipare le mosse del virus a ottobre. Ecco i dieci punti: 1) Il virus responsabile del Covid è ormai con noi e almeno per adesso non ci lascerà. Ma un eventuale aumento dei casi non deve allarmare; 2) Le varianti non devono spaventarci: vanno individuate, isolate e studiate; 3) Occorre avere al più presto vaccini anti-Covid e terapie antivirali e monoclonali aggiornati alle varianti; 4) Non si può più perdere tempo ma da subito e finalmente si deve programmare un piano d’azione per l’autunno. Facciamo come le formichine operose e non sprechiamo tempo; 5) Il piano d’azione deve mettere in sicurezza innanzitutto le scuole, i trasporti e i luoghi della socialità. Ogni scuola deve essere dotata di impianti di ventilazione meccanica moderni, così come teatri e cinema”. 6) “Oggi abbiamo armi efficaci contro la malattia, dai monoclonali agli antivirali. Sappiamo contrastarla; 7) La chiave per convivere con il virus è prevenire, prevenire e prevenire. Anticipare è la strada giusta basta interventi tampone, pur giusti e utili ma servono interventi strutturali e di sistema; 8) La sanità non potrà mai da sola risolvere problematiche che ormai richiedono una visione sindemica e interventi multidisciplinari che investono diverse responsabilità e poteri, da quelli centrali ai governi regionali e cittadini; 9) La scienza, le istituzioni e la politica siano unite, serve una visione universale della lotta alle infezioni emergenti e riemergenti; 10) Serve un impegno maggiore per vaccinare i Paesi poveri, non possiamo lasciarli soli nella lotta al Covid. L’invito pressante del Papa è anche il nostro invito e sia il nostro impegno”. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, qual è il rischio da infezioni asintomatiche?

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2022

Secondo una revisione della letteratura pubblicata su PLOS Medicine, le infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2 sono relativamente poche, e sono meno infettive di quelle sintomatiche. Il dibattito sul livello e sui rischi delle infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2 è sempre molto attuale. «Gli studi che valutano le persone in un solo momento possono sovrastimare la proporzione di vere infezioni asintomatiche perché coloro che in seguito sviluppano sintomi sono classificati erroneamente come asintomatici piuttosto che come pre-sintomatici. Altri studi invece possono sottovalutare le infezioni asintomatiche con progetti di ricerca che hanno maggiori probabilità di includere partecipanti sintomatici» esordisce Diana Buitrago-Garcia dell’Università di Berna, Svizzera, che ha diretto il gruppo di lavoro. «Questo documento è un aggiornamento di una revisione sistematica regolarmente aggiornata pubblicata per la prima volta nell’aprile 2020. L’aggiornamento include studi aggiuntivi e più recenti fino a luglio 2021» prosegue l’esperta. I ricercatori hanno incluso 130 studi, con dati su 28.426 persone con SARS-CoV-2 in 42 paesi, tra cui 11.923 individui definiti come asintomatici. A causa dell’estrema variabilità tra gli studi inclusi, la metanalisi non ha calcolato una singola stima del tasso di infezione asintomatica, ma ha stimato che questo si attesti tra il 14% e il 50% delle infezioni. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che il tasso di attacco secondario, una misura del rischio di trasmissione di SARS-CoV-2, era di circa due terzi inferiore nelle persone senza sintomi rispetto a quelle con sintomi. «Se sia la percentuale di infezioni asintomatiche che la loro trasmissibilità sono relativamente basse, le persone con infezione da SARS-CoV-2 asintomatica dovrebbero rappresentare una percentuale minore della trasmissione complessiva rispetto agli individui pre-sintomatici» sostengono gli autori. Gli esperti sottolineano che quando i livelli di trasmissione in comunità di SARS-CoV-2 sono elevati, tuttavia, le misure di distanziamento fisico e l’uso di mascherine devono essere mantenuti per prevenire la trasmissione da stretto contatto con persone sia con infezione asintomatica che pre-sintomatica. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Due anni dopo l’infezione, la metà delle persone ricoverate in ospedale con COVID-19 ha almeno un sintomo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Dopo due anni di pandemia abbiamo imparato a convivere con il Covid-19, ma oggi sappiamo di più sugli effetti a lungo termine. Secondo il più lungo studio di follow-up fino effettuato pubblicato sul Lancet Respiratory Medicine, la metà dei pazienti che sono stati ricoverati in ospedale ha ancora almeno un sintomo due anni dopo l’infezione da COVID-19: il 31% riporta affaticamento o debolezza muscolare e il 31% difficoltà di sonno.“Riscontriamo in ambulatorio delle alterazioni che hanno una ricaduta clinica che tendono a reiterarsi indipendentemente dal tipo di covid dalla variante e dal quadro clinico e uno degli aspetti principali è la fatica. – spiega il Dott. Luca Santoleri Direttore del servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale San Raffaele Milano – la capacità di essere validi sul lavoro e nella vita di tutti i giorni come lo si era di solito cambia post covid. É importante dare una terapia a base di ferro, acido folico e vitamina B12 per supportare una situazione che non consente al paziente di reggersi in piedi”.Dallo studio è emerso inoltre in generale i pazienti guariti da COVID-19 tendono ad essere in condizioni di salute peggiori rispetto alla popolazione generale, indicando che alcuni pazienti hanno bisogno di molto più tempo per riprendersi completamente. Ci sono poi alcuni pazienti particolarmente esposti: le donne, chi soffre di obesità e chi ha avuto bisogno di ventilazione meccanica in un ospedale. Queste tre categorie hanno meno probabilità di recuperare completamente la propria forma fisica nel giro di un anno.Oltre ad una alimentazione varia ed equilibrata, un valido aiuto nutraceutico di integrazione per combattere stanchezza e affaticamento oltre ad un sostegno per il corretto funzionamento del sistema immunitario può arrivare dall’integratore alimentare Ferachel Oro di AQMA Italia, a base di a base di Ferro Sodico EDTA (Ferrazone®), Vitamina C, Niacina, Vitamina B1, Zinco, Manganese, Vitamina B6, Vitamina B12, Biotina, Acido folico, Rame e Selenio. Nello specifico Ferro, Vitamina C, Folato, Niacina, Vitamina B6 e Vitamina B12 contribuiscono alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Covid, Ricciardi: “Ha capacità di mutazione con rapidità senza precedenti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2022

Lo ha detto Walter Ricciardi, presidente del Comitato Scientifico Fondazione Italia in Salute, consigliere del Ministro della Salute, durante la presentazione alla Casa dei Cavalieri di Rodi del volume “Responsabilità, rischio e danno in sanità – La sicurezza delle cure dopo la pandemia di Covid-19” il nuovo libro curato da Federico Gelli e da Maurizio Hazan, insieme a Daniela Zorzit e Fidelia Cascini (edito da Giuffrè in collaborazione con Fondazione Italia in Salute), dedicato a un’analisi critica e aggiornata della legge 24/2017. “La lotta perenne che noi abbiamo da sempre contro i virus e i microrganismi, nella maggioranza dei casi ci ha visto prevalere anche quando non avevamo gli enormi strumenti tecnologici che abbiamo oggi. Quello che è incredibile è che gli strumenti tecnologici che abbiamo non li usiamo fino in fondo per sconfiggere una pandemia che invece continuerà. Mi spiace disilludervi. Vengo dagli Stati Uniti dove i colleghi sono terrorizzati perché quello che sta succedendo nella lotta contro questo Coronavirus è qualcosa che non si è mai visto precedentemente: una capacità di mutazione così rapida. L’hanno tutti i virus, ma una “immune escape” così non si è mai vista. Negli Usa sono già in rapidissima evoluzione due sottovarianti, di Omicron che hanno una capacità di contagiosità enormemente superiore al ceppo di Wu Han. E questo crea problemi nel momento in cui noi non utilizziamo appieno quello che sono le tecnologie e le conoscenze di sanità pubblica, cioè una campagna vaccinale estensiva in tutto il mondo, la capacità di convincere le persone a vincere la loro esitazione vaccinale, convincere le persono a usare le mascherine”.Per vincere queste sfide “abbiamo bisogno di un livello avanzato di conoscenze scientifiche ma anche di efficacia ed efficienza dell’organizzazione sanitaria”. “Nel nostro Paese – ha detto Ricciardi – abbiamo bisogno di una grande operazione di verità per mantenere l’efficienza del servizio sanitario nazionale: continuare a essere orgogliosi di quello che il servizio sanitario nazionale rappresenta ma smettere di raccontare la favola che è il migliore al mondo perchè quello che si sta determinando dopo la tempesta perfetta del Covid è la tempesta perfetta della fine del servizio sanitario nazionale: tutte le forze politiche sono d’accordo nel mantenerlo ma c’è una incapacità nel prendere tempestivamente le misure necessarie per renderlo competitivo”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Quarta dose di vaccino anti Covid-19: come valutare se farla?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2022

Al via un nuovo servizio dedicato a tutte le persone vaccinate oppure guarite da Covid-19 che vogliono conoscere il proprio grado di protezione dal virus. A proporlo è Cerba HealthCare Italia, che nei suoi centri mette a disposizione un test innovativo chiamato IGRA (Interferon Gamma Release Assay), che valuta la risposta immunitaria delle cellule T memoria che hanno un ruolo chiave nel ridurre la severità del Covid-19.Ogni individuo infatti risponde diversamente alla vaccinazione anti Covid-19 in base a fattori eterogenei (assetto genetico, immunodepressione, patologie autoimmuni, tipologia di vaccino). Nei centri Cerba HealthCare è possibile effettuare un test per valutare gli anticorpi neutralizzanti protettivi verso le infezioni da SARS-COV2e il nuovo test IGRA che misura i linfociti T della memoria per valutare l’efficacia della protezione contro la malattia e l’infezione stessa.I due test si combinano per definire i soggetti cosiddetti “no responder” o che comunque sono ad alto rischio di infezioneda SARS-CoV-2 o di sviluppare la malattia. Per effettuarli basta un semplice prelievo del sangue.Inizialmente, però, non si era capito se le cellule T “funzionassero” anche contro le nuove varianti del Coronavirus, e soprattutto non era disponibile un test per misurarne la risposta. Ora, grazie alla ricerca scientifica, le cose sono cambiate: «Gli ultimi studi fanno ben sperare sulla prospettiva di una durata a lungo termine dell’immunità al virus indipendentemente dalla variante incontrata – conferma Broccolo – e parallelamente è stato sviluppato l’IGRA test che Cerba HealthCare propone. Il suo principio si basa sulla misurazione delrilascio di interferone gamma (IFN-γ) a seguito del contatto con il pool di antigeni spike di SARS-CoV». Il test IGRA consente quindi una valutazione più completa della risposta immunitaria dopo un’infezione da SARS-CoV-2 o la vaccinazione (soprattutto in caso di basso titolo di anticorpi neutralizzanti), ed è un importante strumento a disposizione in particolare di chi è più esposto ai rischi della Covid-19, come i pazienti in trattamento con farmaci immunosoppressivi, che sono sottoposti a terapie oncologiche o che presentano immunodeficienze congenite o acquisite (infezione da HIV, necessità di dialisi ecc).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »