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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

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Algoritmo per la gestione dei pazienti

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Rimini. L’esperienza “estrema” di Clinica Mobile sui circuiti nazionali ed internazionali nel Motomondiale, è nato l’algoritmo capace di ottimizzare l’organizzazione della gestione dei pazienti.Tanti pazienti da trattare in pochissimo tempo con risorse e spazi limitati, uscendo dal contesto puramente agonistico, e nell’ottica di migliorare l’organizzazione dei servizi per ogni paziente, ha visto così la luce nuovo progetto tecnologico, nato dall’incontro tra il Dr. Zasa, Direttore Sanitario di Clinica Mobile nel Mondo e Andrea Pari, AD di ArzaMed, realtà specializzata in software di gestione e ottimizzazione di servizi sanitari.L’applicazione interamente su cloud permetterà di gestire il flusso di appuntamenti medici in maniera ottimizzata in base a tre variabili: tempo, spazio e risorse. Tre variabili che vengono calcolate automaticamente e dinamicamente dall’algoritmo in base al flusso di informazioni inserite, modificando real time la pianificazione degli appuntamenti.I risultati attesi sono calcolati sullo storico di utilizzo del software medico da parte di 500 operatori sanitari, attivi in 16 regioni italiane ed in Svizzera. “Gli obiettivi del progetto – spiega Andrea Pari AD di ArzaMed – sono quelli di migliorare il percorso di cura e prevenzione dei pazienti attraverso l’automazione della gestione organizzativa, clinica e relazionale dei centri medici. Riduzione delle tempistiche di attesa e intervento ed accesso alle informazioni mediche anche in mobilità sono due delle prerogative a cui stiamo lavorando. I primi test, effettuati sulla versione Alpha dell’applicazione, hanno prodotto risultati al di sopra delle aspettative. Entro febbraio 2019, una versione Beta sarà resa disponibile ad un gruppo eterogeneo composto da studi medici specialistici, poliambulatori, equipe multidisciplinari, psicologi e fisioterapisti.”

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Manutenzione e gestione del Ponte della Scafa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

Roma. “Ho immediatamente e formalmente richiesto ad Astral Spa, che gestisce la strada regionale numero 296, tutta la documentazione inerente la manutenzione e la gestione del Ponte della Scafa. Vogliamo vederci chiaro rispetto alle informazioni assunte da cui emergono dei particolari inquietanti” lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, esponente romano della Lega.
“Il 27 marzo 2017 la Astral Spa sembrerebbe abbia incaricato la FTP Associati al fine di effettuare una serie di controlli sul degrado del ponte. Il 6 marzo del 2018, la FTP Associati assieme alla Essebi srl sembrerebbe siano stati incaricati dall’Astral di eseguire lavori di manutenzione straordinaria sul ponte consentendo il traffico ma a carreggiata ridotta. I lavori non si tennero, a quanto consta, per diniego opposto dall’amministrazione comunale di Fiumicino, riaggiornandoli a maggio. I lavori sono stati eseguiti il 16 maggio con l’obbligo da parte delle ditte di consegnare una relazione tecnica a fine agosto 2018. Il 14 agosto crolla il ponte Morandi a Genova. Il 20 agosto senza alcun preavviso, Astral Spa chiude il ponte della Scafa perché sembrerebbe ‘contattata’ dalle ditte che si sarebbero rese conto di “criticità emerse dalle verifiche”. Il 21 agosto l’Astral riferisce al tavolo istituzionale di problemi rilevati ‘a vista’ e che per maggiori verifiche si deve bloccare il traffico. Tra il 23 e il 24 agosto vengono rimosse 500 tonnellate di asfalto ‘per alleggerire’ il ponte e solo l’altro giorno è stato riaperto il ponte con un senso unico alternato che causa un imbuto con file di attesa di almeno due ore”. “Il punto gravissimo di questa vicenda sta nella superficialità, per cui si sarebbero effettuati lavori e sopralluogo a maggio, ma solo ad agosto ci si accorge di un ammaloramento così grave tale da determinare la chiusura del ponte. Nel mentre, sono migliaia i cittadini che percorrono ogni giorno il ponte, pendolari, residenti di zona, turisti e operatori aeroportuali, che vogliono sapere perché l’Astral ha riferito al tavolo istituzionale di problemi rilevati ‘a vista’ bloccando il traffico per maggiori verifiche. Un accertamento quanto meno poco esaustivo per non dire approssimativo, quello riportato con la dicitura “problemi a vista”. Perché il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, avrebbe imposto un blocco dei lavori a marzo scorso? E il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti, come si esprime su questi fatti” conclude Santori.

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Autostrade. Rampelli (FdI): “Lo Stato resti nella gestione di Autostrade”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 agosto 2018

“La furia ideologica pro privatizzazioni c’è stata, ha fatto danni all’Italia e deve essere consegnata al passato. Lo Stato ha fatto bene a liberarsi dell’Olio Bertolli, dei Supermercati GS, a non produrre più panettoni o latticini, ma quando si interviene su strutture strategiche, come ponti, viadotti, gallerie, reti autostradali o di telecomunicazioni, trasporto aereo, porti e aeroporti, bisogna andarci con i piedi di piombo. Occorre valutare laicamente costi e benefici e, se prevalesse la valutazione positiva sulla cessione ai privati, da quel preciso istante lo Stato deve diventare controparte e controllare ossessivamente il rispetto dei contratti di servizio, la qualità e la quantità delle opere realizzate, le manutenzioni per evitare che il privato si sottragga ai propri compiti per aumentare i profitti. La cosa diventa ancora più inaccettabile se le infrastrutture concesse sono state realizzate con i soldi dei cittadini e su quelle il privato incassa il pedaggio.
Il regime concessorio può quindi essere una trappola mortale per i cittadini.
Bisogna aprire un’indagine ampia per capire quale sia la convenienza per i cittadini su quei servizi concessi dallo Stato al privato. E comunque per giungere all’eventuale rinegoziazione della gestione autostradale non può che rendersi necessaria la revoca e la nazionalizzazione, anche temporanea. Non è detto infatti che la nazionalizzazione debba essere il destino delle autostrade, ma comunque lo Stato deve restare all’interno della società che gestirà Autostrade. Invece non si è nemmeno tenuto la golden share, la “quota d’oro” con la relativa possibilità di interdizione sulle scelte del socio e sugli indirizzi strategici. La privatizzazione fu fatta dalla sinistra con superficialità”. E’ quanto dichiara il Vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli nel corso della trasmissione ‘Coffee Break’ interpellato sulle scelte del governo in merito ad Autostrade.

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Come gestire il presente con una politica ingessata

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Da ciò dovrebbero oggi trarne coscienza i governanti dei vari paesi allorché preparano le tecniche per governare il presente senza affacciarsi dalla finestra per guardare oltre.
E’, questo, un grave errore che ci fa sfuggire dalla realtà e scava un solco tra il paese reale e i suoi governanti. E’ una pecca che si può pagare a caro prezzo poiché rendiamo possibile un altro convincimento, a mio avviso molto deviante per quanto affascinante, che è possibile fare a meno della politica dei partiti.
E’ un’idea, devo ammetterlo, che mi affascina e sulla quale ho riflettuto a lungo, pur respingendola poiché la considero una logica estremista pericolosa e capace di provocare, alla lunga, più danni che vantaggi.
Sono, invece, propenso nel ritenere che vi possa essere una strada di mezzo, soprattutto in quei paesi a “democrazia incompiuta” come l’Italia, dove s’imporrebbe una “dittatura” a tempo per rimettere in sesto quelle riforme che sono sistematicamente bloccate dai veti incrociati dagli interessi contrapposti e corporativi tra le parti in causa. Una dittatura non solo di breve durata ma vincolata dalla presenza di alcuni garanti istituzionali chiamati sia dal mondo politico sia da quello economico e sociale. Che cosa dovrebbe fare questo dittatore?
Prima di tutto sbloccare i vincoli che tengono stretti alcuni soggetti alla tenuta dei loro “privilegi”. Pensiamo alla riforma della scuola, del sistema tributario, della giustizia e di quello elettorale per dare maggioranze ben definite e capaci di muoversi senza veti di sorta. D’altra parte quando i politici parlano di larghe intese non siamo molto distanti da una soluzione capace di ricavare risultati efficaci per una più corretta gestione della cosa pubblica senza dover tener da conto i forti interessi di categoria e le consorterie di varia natura. Al tempo stesso mi chiedo: ma per fare tutto questo non è sufficiente un forte consenso popolare e movimenti politici ben radicati sul territorio ma anche determinati a non subire i condizionamenti delle lobby? In linea teorica è possibile ma in pratica gli elettori subiscono troppe restrizioni e vengono distratti dalla macchina della disinformazione che non si fa scrupolo nel diffondere notizie non veritiere e tali da suscitare sentimenti di disagio esistenziale che conducono alla stessa degenerazione del sistema. Per farla breve siamo stati troppo a lungo abituati a ragionare con la pancia che non riusciamo del tutto a farlo con la testa. (Riccardo Alfonso)

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Le correnti migratorie nel mondo tendono a crescere: per ridurle occorre un nuovo modo per gestirle

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Credo che a pochi possa sfuggire l’aspetto destabilizzante conseguente alle vaste correnti migratorie sia per i paesi che le determinano, sia per quelli che le ricevono e i conseguenti effetti distorsivi legati alla salute degli stessi soggetti più deboli appartenenti alle varie comunità.
D’altra parte pensare solo al contingente, serve a poco. Occorre una svolta radicale nel modo di interfacciarsi con questa cruda realtà.
Se, per contro, ciò accade, è perché è molto forte la consapevolezza che ci stiamo avviando verso una cultura del rinnovamento senza averne assunte responsabilmente le conseguenze che possono derivarne. Non voglio, nello stesso tempo, che le molte teorizzazioni sul concetto di produzione e produttività, di progresso e di benessere restino lettera morta per il 90% della popolazione mondiale. Che senso avrebbe?
Oggi sembriamo sconvolti e preoccupati per i consistenti e caotici flussi immigratori come se nel passato non ve ne fossero stati di altri. Non è questo il punto.
La verità è che allora li sopportammo poiché esisteva una diversa logica di produrre e di lavorare. Per crescere, economicamente parlando, avevamo un crescente bisogno di manodopera.
Allora la sottraemmo all’agricoltura e ai paesi che registravano un basso livello d’industrializza-zione e non fu un grosso danno. Il fenomeno fu anche interno. Ho ricordato l’esodo della manodopera dal Sud al nord dell’Italia. Una circostanza, beninteso, comune a molti altri paesi del mondo in specie se i loro territori avevano sviluppato, da una parte, un’industrializzazione più avanzata e, dall’altra, erano rimasti arretrati.
Ora cosa sta cambiando perché l’immigrazione da un bene tende a trasformarsi in un maleficio, sia pure esorcizzato da tante pretestuose giustificazioni che lasciano il tempo che trovano? Tutto questo ha, ovviamente, una spiegazione. Abbiamo imboccato una via che ci porta verso esperienze dissimili, verso una cultura diversa. Siamo arrivati a una svolta, ma ancora non ne abbiamo acquistata tutta intera la consapevolezza.
Qui sta il punto del nostro dramma esistenziale. D’altra parte i segnali sono inequivocabili. Per millenni abbiamo fondato la ragione della nostra crescita nel numero degli abitanti di una regione e di un continente. Più eravamo e più creavamo ricchezza. Niente di più realistico del detto evangelico “crescete e prolificate”. Oggi le cose stanno mutando. L’essere umano incomincia a rendersi conto che il benessere può venire solo se la torta terrestre è divisa in pochi.
Lo dobbiamo perché i danni arrecati non ci permettono un’agricoltura capace di nutrire tante bocche, perché l’equilibrio naturale è saltato per i veleni che abbiamo immesso nell’atmosfera, per i ritmi che abbiamo imposto al nostro vivere quotidiano.
Possiamo, ad esempio, immaginare, da qui a qualche anno, una circolazione automobilistica, nelle aree urbane, di un 20% inferiore all’attuale? Assolutamente no.
Direi, semmai, che è più pensabile un suo incremento, anche se modesto. Eppure tutti noi sappiamo che questa circostanza, congiunta a molte altre, è diventata insostenibile.
Il mio timore è che un bel giorno ci sarà chi si chiederà come sia possibile salvare il salvabile e se non sia il caso di eliminare drasticamente le esuberanze esistenti partendo da quelle ammalorate. E quali potrebbero essere se non il popolo degli umani?
Incominciamo dai vecchi che non producono più, dai disoccupati che sono la parte più ecce-dentaria del mondo, dai malati terminali e via dicendo. (Riccardo Alfonso)

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Gestione della migrazione: la Commissione approfondisce i concetti del sistema degli sbarchi e dei “centri controllati”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Rispondendo all’invito formulato dai leader dell’UE nel Consiglio europeo di giugno, oggi la Commissione approfondisce il concetto dei centri controllati e le misure a breve termine che potrebbero essere prese per migliorare la gestione dei migranti sbarcati nell’Unione e presenta un primo schema del possibile modus operandi per la conclusione di intese regionali sugli sbarchi coi paesi terzi. L’operatività delle intese regionali sugli sbarchi va vista come attività parallela e complementare allo sviluppo dei centri controllati nell’UE: insieme, i due concetti dovrebbero contribuire a una vera condivisione della responsabilità a livello regionale nella risposta alle sfide complesse poste dalla migrazione.Il Commissario Avramopoulos ha dichiarato: “Oggi più che mai abbiamo bisogno di soluzioni europee comuni alla questione migratoria. Siamo pronti a sostenere gli Stati membri e i paesi terzi ai fini di una migliore cooperazione sugli sbarchi delle persone soccorse in mare. Per ottenere risultati concreti e immediati dobbiamo però essere uniti: non soltanto oggi, ma a lungo termine. Dobbiamo adoperarci per soluzioni durature.”
Per rendere più ordinata ed efficace la gestione delle persone sbarcate nell’Unione europea, i leader hanno auspicato l’istituzione di “centri controllati” nell’UE. L’obiettivo primario sarebbe migliorare il processo di distinzione tra le persone bisognose di protezione internazionale e i migranti irregolari che non hanno diritto di restare nell’UE, accelerando al contempo i rimpatri.I centri sarebbero gestiti dallo Stato membro ospitante con il pieno sostegno dell’UE e delle agenzie dell’UE; potrebbero essere temporanei o ad hoc, a seconda dell’ubicazione. I principali elementi dei centri sono i seguenti:pieno sostegno operativo, con squadre di sbarco formate da guardie di frontiera europee, esperti di asilo, addetti allo screening di sicurezza e agenti addetti ai rimpatri, i cui costi sarebbero coperti integralmente dal bilancio dell’UE;
gestione rapida, sicura ed efficace che riduca il rischio di movimenti secondari e sveltisca la determinazione dello status della persona;
pieno sostegno finanziario agli Stati membri volontari per la copertura dei costi delle infrastrutture e i costi operativi e sostegno finanziario agli Stati membri che accettano i trasferimenti delle persone sbarcate (6 000 € per persona).
Per sperimentare questo concetto potrebbe essere avviata appena possibile una fase pilota con l’applicazione di un approccio flessibile.La Commissione fungerà da cellula centrale di coordinamento per gli Stati membri che partecipano agli sforzi di solidarietà: si tratterà di una misura temporanea in attesa che possa essere creato un vero e proprio sistema nel contesto delle riforme in corso del sistema europeo comune di asilo.

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Sono quasi 24.500 le tonnellate di rifiuti elettronici gestiti nel corso del 2017

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 giugno 2018

Il 6% in più rispetto all’anno precedente, con un tasso di recupero medio di oltre il 96% in peso. Sono questi i principali numeri di Ecolight, sistema collettivo nazionale per la gestione dei RAEE e delle pile esauste, contenuti nel Rapporto Sociale 2017. Il consorzio segna così un passo in avanti, in favore dell’ambiente e delle aziende consorziate (che hanno superato quota 1.700) nell’ottica di dare concretezza ai principi dell’economia circolare. «Proprio all’economia circolare abbiamo voluto dedicare il nostro annuale Rapporto Sociale – premette il presidente di Ecolight, Walter Camarda -. Attraverso il documento che raccoglie in sintesi tutta l’attività svolta dal consorzio l’anno scorso, abbiamo voluto evidenziare il contributo che Ecolight ha dato, e ciascuno può dare, affinché i principi di riduzione dei rifiuti e di aumento delle quote di recupero possano effettivamente contribuire a creare una nuova società, più rispettosa dell’ambiente e rivolta al futuro». Delle 24.500 tonnellate di RAEE gestite, più di 16mila (due su tre) sono piccoli elettrodomestici, tablet, smartphone ed elettronica di consumo non più funzionanti; quasi 800 sono le tonnellate di R5, ovvero lampadine a risparmio energetico e neon a fine vita. Ecolight si conferma così il punto di riferimento nazionale per i piccoli RAEE. «L’impegno del consorzio non è si è concretizzato solamente nella fase di raccolta, ma ha riguardato anche la parte di trattamento dei rifiuti elettronici», osserva il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio. «Attraverso una rete di impianti selezionati, abbiamo raggiunto una quota di riciclo dei RAEE pari al oltre il 96% in relazione al loro peso, con oltre 11 mila tonnellate di metalli e più di 6mila tonnellate di materie plastiche».Nel complesso Ecolight l’anno scorso ha gestito oltre 27 mila tonnellate di rifiuti raccogliendo tutte le tipologie di rifiuti elettronici (dai frigoriferi ai televisori, dalle lavatrici fino ai cellulari e alle sorgenti luminose) oltre alle pile portatili esauste. L’azione si è divisa in tre ambiti: innanzitutto, all’interno del sistema del Centro di Coordinamento RAEE. Fornendo il servizio ai 3.478 punti di prelievo affidati, il consorzio ha raccolto oltre 24.400 tonnellate di RAEE facendo 22.265 missioni (+7% rispetto al 2016) nelle isole ecologiche di tutta Italia. Inoltre, in risposta a quanto previsto dal cosiddetto decreto “Uno contro Uno”, Ecolight ha erogato un servizio specifico dedicato alla Distribuzione servendo direttamente 2.830 punti vendita e raccogliendo oltre 660 tonnellate di RAEE. Non certo ultimo, alle aziende è stata dedicata una grande attenzione potenziando il servizio professionale per la gestione dei rifiuti delle imprese. Il servizio, che garantisce una gestione rispettosa delle norme e dell’ambiente e una completa tracciabilità documentale, ha visto Ecolight gestire oltre 1.600 tonnellate di rifiuti effettuando 3 mila missioni.Le sfide future riguardano soprattutto le aziende. In attesa dell’entrata in vigore dell’Open Scope, Ecolight ha costituito una nuova realtà operativa per rispondere più puntualmente alle esigenze delle imprese e per orientarle nella gestione dei rifiuti professionali.

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Libro: Gestione del brand e della reputazione

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

Il punto di partenza per ogni attività imprenditoriale, qualunque essa sia, è sempre e solo uno: il brand. Sì, perché il brand è lo strumento di differenziazione dalla concorrenza, è ciò che ti farà entrare nella mente del consumatore e soprattutto rimanerci. Oggi avere un brand forte determina il successo o meno di un’azienda. I piani di marketing e le campagne sono inefficaci se la marca non è stata costruita seguendo i modelli e i principi di base che hanno determinato il successo di migliaia di imprese nel mondo. È quindi importante, prima di iniziare tutte le attività di advertising e di strategia, disegnare il proprio brand e mettere in atto quelle azioni che permettono di monitorare in modo efficace anche la reputazione sul web. Perché la reputazione è ciò che le persone capiscono e percepiscono, è l’idea che pian piano si fanno di te e della tua azienda. Brand e reputazione sono i due fattori che determineranno il successo del tuo progetto. Questo libro ti fornirà tutti gli strumenti essenziali (modelli, software, esempi), oltre a numerosi case-study e contributi dei migliori professionisti italiani, per incrementare il tuo business.
Giovanni Cavaliere è un digital marketing strategist ed assistente didattico dei corsi in
Brand e product management e Marketing presso l’università LUISS Guido Carli di Roma. Ha lavorato per grandi aziende internazionali e seguito il lancio di prodotti e progetti in startup, occupandosi di marketing di prodotto, brand management, multichannel marketing e digital marketing. Attualmente è Responsabile e Coordinatore dell’Area Digital per Arti Grafiche Boccia e svolge anche attività di consulenza digital e web marketing con la sua digital agency “Garage Digitale”. (Dario Flaccovio editore)

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Sviluppo e gestione di sistemi di informazioni creditizie e commerciali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

CRIF, società globale specializzata nello sviluppo e gestione di sistemi di informazioni creditizie e commerciali e soluzioni per la gestione del credito, ha annunciato la partnership con il Credit Information and Analytical Center (CIAC) per lo sviluppo di un Sistema di Informazioni Creditizie in Uzbekistan. Il Gruppo bolognese deterrà il 35% del capitale sociale della società di partenariato pubblico-privato.
Questa iniziativa si inserisce nel “Financial Infrastructure Project” attuato in Uzbekistan dalla World Bank e da IFC Finance & Markets Global Practice. Nello specifico, dopo due anni di gare e trattative internazionali sotto l’egida della World Bank, CIAC ha scelto CRIF come partner tecnologico per lo sviluppo del progetto in virtù della sua comprovata esperienza nella fornitura di analoghe soluzioni in Europa, Asia, Africa e nelle Americhe.
L’Uzbekistan, che fa parte del programma di cooperazione economica regionale (CAREC) per l’Asia centrale, è un Paese che sta cercando di realizzare una crescita economica inclusiva. Grazie alla sua posizione strategica, che gli conferisce un ruolo fondamentale come ponte tra l’Europa e il Medio Oriente, e alle recenti riforme istituzionali, dispone delle condizioni adeguate per consolidare la propria crescita, sviluppare i mercati, promuovere la partecipazione del settore privato e sostenere il sistema imprenditoriale nel suo complesso. Secondo le previsioni dell’Asian Development Bank Report, il PIL dell’Uzbekistan dovrebbe crescere del 5,5% nel 2018 e del 5,6% nel 2019.
“La firma dell’accordo tra il credit bureau uzbeko e CRIF è particolarmente importante e opportuna in quanto il Paese sta attualmente attuando un piano di riforme senza precedenti in tutti i settori della propria economia. Questa partnership segnerà una nuova pietra miliare nello sviluppo del sistema di condivisione delle informazioni sul credito a famiglie e imprese, portando soluzioni tecnologiche evolute e competenze globali che andranno a beneficio del nostro settore creditizio e finanziario” – ha commentato Bakhtiyar Khamidov, General Director dell’Uzbekistan Banking Association.

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Il Policlinico di Milano all’avanguardia nella gestione multidisciplinare del tumore al polmone

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Milano. Un approccio multidisciplinare e multi-patologia per garantire una corretta gestione del tumore al polmone. È quanto accade al Policlinico di Milano, struttura d’avanguardia nel trattamento di questa neoplasia. L’ospedale gestisce oltre 500 casi di tumore al polmone l’anno di cui 200 chirurgici, e tutti gli iter per la diagnosi e l’impostazione della terapia si realizzano entro 1 mese dalla prima visita, che si può ottenere in soli 7 giorni.
Il tumore del polmone colpisce a livello globale oltre 2 milioni di persone[1], attestandosi come prima causa di morte per gli uomini e terza per le donne, dopo il tumore al seno e al colon. In Italia nel 2017 si sono contati 28mila nuovi casi negli uomini e 13mila nelle donne. Si conferma così come la terza patologia tumorale più frequentemente diagnosticata tra gli uomini (15%) dopo la prostata e il colon, la terza per le donne (6%) dopo mammella e colon, mentre in termini di decessi risulta ancora al primo posto fra i pazienti di sesso maschile (26%).
Tabagismo, inquinamento atmosferico e esposizione a cancerogeni professionali sono i principali fattori di rischio. Tra i cancerogeni legati al lavoro, nel 2016 in Italia figuravano ancora l’amianto (181.500 decessi) e la silice cristallina (48.000), responsabili anche di 3.500 decessi per asbestosi (malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di asbesto) e 10.400 per silicosi (pneumoconiosi causata dall’inalazione di polvere contenente biossido di silicio)[4]. Per quanto concerne l’inquinamento atmosferico, invece, tra i fattori di rischio primari soprattutto per i non fumatori, la Pianura Padana detiene il triste primato di territorio più inquinato d’Europa. Secondo gli ultimi dati OCSE, infatti, quanto a polveri sottili i milanesi sarebbero fra i più esposti a livello nazionale, con Piemonte e Lombardia che superano praticamente tutto il resto del continente.In termini di prevenzione, gli esperti internazionali concordano nel definire essenziali la completa astensione dal fumo e la diagnosi precoce, ovvero la scoperta del tumore quando ancora di dimensioni ridotte. Due elementi che agevolano la gestione chirurgica e/o terapeutica, migliorando di conseguenza la prognosi e la qualità di vita dell’individuo. Per questo, presso il Policlinico di Milano è disponibile un vero e proprio percorso, a cui collabora anche uno specifico ambulatorio, per assistere nella disassuefazione dal fumo, mentre pneumologi e chirurghi toracici si prendono cura del paziente a 360 gradi. Un approccio multidisciplinare, infatti, tramite un percorso definito presso la medesima struttura, consente di ottimizzare i tempi di cura con una conseguente gestione più efficace della patologia.«Il nostro ospedale organizza i servizi sanitari e sociosanitari necessari al paziente in relazione alle patologie croniche di cui soffre. Supporta il cittadino programmando le prestazioni che devono essere erogate, emettendo le prescrizioni, fissando gli appuntamenti e verificando i referti – spiega Luigi Santambrogio, Direttore della Chirurgia Toracica e Trapianto di Polmone del Policlinico di Milano – inoltre, disponiamo di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale per il paziente oncologico toracico, pensato proprio per una sua gestione tramite un’equipe composta da un chirurgo toracico, uno pneumologo, un medico nucleare, un oncologo, un radioterapista e un anatomo-patologo. Il percorso diagnostico-terapeutico del paziente affetto da nodulo polmonare è solitamente così strutturato: PET total body e ago aspirato (TAC o Eco guidato) ove necessari, valutazione funzionale respiratoria (spirometria, visita pneumologica, eventuale scintigrafia polmonare, valutazione fisioterapica respiratoria), valutazione oncologica e chirurgica toracica, eventuale intervento chirurgico attraverso le più moderne tecniche mininvasive. Queste, rispetto alla toracotomia tradizionale (che comunque si rende necessaria nei casi più complessi), permettono di eseguire resezioni polmonari maggiori quali lobectomie o pneumonectomie attraverso un’unica incisione toracica di 4-5cm di lunghezza senza divaricazione traumatica dello spazio intercostale, garantendo al paziente un decorso post-operatorio migliore in termini sia fisici (minor dolore, ripresa più veloce delle normali attività quotidiane) che psicologici». Afferma ancora il professor Santambrogio: «La Chirurgia Toracica del Policlinico è stata il primo Centro accreditato da parte della Società italiana di Chirurgia Toracica e, dal 2013, dalla Società Europea di Chirurgia Toracica (ESTS) per le attività svolte, sia di trapianto che di chirurgia oncologica, valutando le procedure diagnostiche e chirurgiche come altamente qualificanti e all’avanguardia».
In caso di sospetta neoplasia polmonare, il primo specialista interpellato è il chirurgo, che valuta le caratteristiche della lesione riscontrata nel paziente e decide se procedere con ulteriori accertamenti, condivisi e discussi nell’ambito delle riunioni multidisciplinari del Percorso dedicato sul tumore del polmone. Lo pneumologo resta una figura di prim’ordine, soprattutto nella fase di valutazione funzionale preoperatoria, che viene completata da un team di fisioterapisti respiratori, al Policlinico parte integrante del reparto di chirurgia toracica. Disciplina anche al centro di un master dedicato promosso dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con l’ospedale.«Essendo il nostro un Centro Trapianti di Polmone ad alto flusso – continua il professore – i fisioterapisti sono formati per affrontare le situazioni più delicate, sia in termini di preparazione all’intervento sia di corretta e veloce ripresa di una funzione respiratoria e muscolare ottimale. Questo, vale anche per le equipe anestesiologico-rianimatorie, abituate a gestire gli interventi più complessi, come il trapianto polmonare».
Conclude: «Oggi, la tendenza è quella di procedere con terapie target, ovvero mirate sul tipo di tumore e, soprattutto, sul paziente. Al Policlinico, innanzitutto, eseguiamo la cosiddetta biopsia liquida, un esame che da un tradizionale prelievo permette di indagare nel sangue le cellule tumorali circolanti che indicano se è presente una neoplasia, magari molto piccola e quindi non rilevabile mediante diagnostica tradizionale. Inoltre, grazie alla collaborazione con la Genetica Molecolare dell’ospedale, è possibile procedere con il mapping genetico, che permette lo sviluppo di terapie personalizzate. In quanto Istituto di Ricerca, infatti, i pazienti del Policlinico possono essere inseriti in programmi di ricerca che puntano sulla totale personalizzazione delle cure».

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“Preoccupante situazione sulla gestione del castello Orsini-Cesi di Sant’Angelo Romano”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

Lettera aperta alla sindaca di Sant’Angelo Romano Martina Domenici sulla gestione del Castello Orsini-Cesi e del Museo Preistorico del Territorio Tiburtino-Cornicolano. A sottoscriverla sono Alessandra Andò, dell’Associazione Sant’Angelo Romano – Economia e Territorio, Italia Nostra Lazio, Carlo Boldrighini, Italia Nostra – Sezione Aniene e Monti Lucretili, Vittorio Emiliani del Comitato per la Bellezza, Vezio De Lucia per Associazione Bianchi Bandinelli, Salviamo il Paesaggio – Roma e Lazio, il Comitato per il Risanamento Ambientale. Nella nota, le associazioni impegnate da anni nella tutela e nella valorizzazione e fruizione pubblica dei beni ambientali e culturali del territorio, giudicano preoccupante la situazione che si è venuta a creare nel comune di Sant’Angelo Romano, dove l’amministrazione comunale ha lanciato, oltre sette mesi fa, un’indagine esplorativa sui possibili nuovi soggetti per la gestione del castello Orsini-Cesi, di proprietà comunale.“Ad oggi – scrivono nella lettera aperta – siamo ad un punto morto, col risultato di una lunga ed inspiegabile chiusura dell’intero immobile e col conseguente nocumento di cittadini e possibili fruitori. Infatti, sia il noto e bellissimo castello, sia il museo preistorico ivi presente sono tenuti privi di orari di apertura al pubblico e, di fatto, senza soluzione su date o atti sui quali incardinare la futura programmazione degli spazi di museo e castello e le relative successive attività e iniziative.Resta il fatto oltremodo doloroso che un museo chiuso fa perdere occasioni culturali ed economiche per l’intero territorio e segnatamente per le popolazioni scolastiche, mentre, dall’agosto scorso, si è creata una falsa aspettativa sulla possibile soluzione gestionale attraverso la redazione di un bando pubblico fantasma. La presente lettera aperta – sottolineano le associazioni – vuole essere anche concreto stimolo a chiarire le responsabilità amministrative sulla mancata soluzione del problema, facendo anche ricorso ad altre vie, compresa la Corte dei conti, per rappresentare i mancati introiti economici dovuti all’inspiegabile chiusura del prezioso immobile comunale”.

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Bilancio, Giunta Capitolina approva Rendiconto della gestione 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Roma. La Giunta Capitolina ha approvato il Rendiconto di gestione di Roma Capitale per l’anno 2017. Il provvedimento sarà ora sottoposto alla discussione dell’Assemblea Capitolina che dovrà approvarlo entro il termine di legge del 30 aprile 2018.
Il Rendiconto si chiude con un risultato di amministrazione di 5.439.479.144 euro e con oltre 59 milioni di euro di miglioramento del disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario dei residui del 2015 (a fronte del quale il Comune dovrà impegnare risorse pari a 28,4 milioni annui fino al 2045), che si attesta a -667 milioni di euro: si registra dunque un surplus di 30 milioni di euro rispetto al miglioramento minimo imposto dalle disposizioni normative e questo margine consentirà di destinare maggiori risorse alla salvaguardia degli equilibri di bilancio in sede di assestamento.
Nel saldo è ricompreso l’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità del 50% del credito di circa 485 milioni di euro vantato dall’Amministrazione capitolina nei confronti di Atac, che nel piano di concordato proposto dall’azienda risulta postergato rispetto a quello degli altri creditori. Vengono inoltre registrati gli altri eventi più significativi della gestione finanziaria 2017: la conclusione della conciliazione delle reciproche partite creditorie e debitorie tra Roma Capitale e le sue principali società partecipate, Ama e Atac; l’estinzione anticipata di mutui per 100 milioni di euro e la rinegoziazione di altri debiti da finanziamento; l’anticipazione, da parte del Campidoglio, di 168 milioni di rate di mutuo di competenza della Gestione commissariale del debito pregresso.”Il Bilancio consuntivo del Campidoglio registra positivamente le azioni compiute nell’ultimo anno – afferma l’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti – per mettere in sicurezza i conti del Campidoglio e ridurre il debito. Nelle more della procedura di concordato preventivo di Atac accantoniamo risorse per oltre 240 milioni di euro, pari alla metà del credito vantato nei confronti dell’azienda: si tratta di un’operazione doverosa in considerazione dell’orizzonte temporale previsto dal piano di concordato e in attesa che si concluda l’iter della procedura. L’intervento sui mutui ci ha consentito di ridurre il debito residuo di circa 130 milioni di euro, dopo cinque anni di sostanziale invariabilità, Non solo: rispetto al passato diminuisce drasticamente il nuovo debito contratto, che si attesta a soli 2 milioni di euro contro cifre che variavano da 40 milioni agli oltre 400 milioni del 2012. Preoccupa invece la mancata autorizzazione, da parte della gestione commissariale, al pagamento delle rate di mutuo di sua competenza: nell’attesa che il Governo nomini il nuovo commissario, la nostra Amministrazione ha subito un prelievo di 168 milioni di euro sacrificando risorse proprie per regolarizzare i pagamenti alle banche”, conclude Lemmetti.

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Macerata: politica irresponsabile e Polizia a gestire le esasperazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

“I drammatici fatti che si sono susseguiti a Macerata, e l’ennesima campagna elettorale che si caratterizza per il corrosivo scontro che nulla a che fare con il confronto su temi concreti, e meno che mai sulla sicurezza, dimostrano purtroppo la totale irresponsabilità di una politica che non esita a sfruttare persino tragedie simili per il proprio tornaconto, esasperando ulteriormente tensioni sociali che, come sempre, sono gli operatori della sicurezza a dover gestire. Perché è il caso di ricordare che nelle strade, a confrontarsi con estremismi di ogni genere e appartenenza, ci sono i Poliziotti”.Lo afferma Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo i gravissimi episodi di cronaca verificatisi a Macerata e le polemiche politiche che ne sono seguite.“La tribuna politica – insiste Pianese –, che somiglia sempre più a un’arena senza regole e senza alcun senso del rispetto e della correttezza, con evidenti e poco nobili fini elettorali urla i suoi slogan che ‘gettano benzina’ su un incendio che rischia di travolgere la collettività, lasciandoci a gestire da soli il pericolo delle ‘esplosioni’ che ne possono conseguire. Non è ammissibile che i leader politici abbiano scelto di cavalcare da più parti, con angolazioni diverse, e ciascuno per il proprio tornaconto, fatti che per la loro drammaticità dovevano trovare in risposta un imprescindibile senso di responsabilità di chi, a sinistra come a destra, ambisce a governare il paese. Purtroppo, abbiamo invece avuto l’ennesima conferma che la sicurezza, quella vera, e tutto ciò che essa presuppone, non importa poi molto alla politica. L’irresponsabilità dimostrata di fronte ai fatti di Macerata fa il pio, indiscutibilmente, con l’assoluta mancanza di rispetto e considerazione sistematicamente dimostrata verso gli appartenenti alle Forze dell’ordine. I soli, lo ripetiamo, che in concreto si trovano a fronteggiare il frutto dei disastri di ogni genere che politici di ogni colore contribuiscono alquanto attivamente a determinare”.

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Fisioterapisti: Cambiare gestione terapie pazienti cronici

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

associazione fisioterapistiMilano. L’aumento dell’aspettativa di vita in Italia sta mettendo in luce, oltre al progressivo invecchiamento della popolazione, anche l’esplosione di una serie di patologie proprie dell’età avanzata, spesso croniche e soprattutto estremamente limitanti per quanto riguarda la qualita’ della vita. In questo contesto, il fisioterapista puo’ essere in grado di cogliere molti degli aspetti propri di questa condizione, impegnato com’e’ a mettere la propria professionalità al servizio del paziente, con lo scopo di ricreare, per quanto possibile, le condizioni per una qualita’ di vita consona e degna. E’ questa l’indicazione di uno studio dello scorso anno condotto su 168 pazienti con ginocchio artrosico divisi in due gruppi, uno trattato con artroscopia e l’altro con approccio fisioterapico: non sono emerse differenze significative sulla funzionalita’ e sul dolore del ginocchio artrosico, migliorando la qualita’ di vita. Con meno medicine e costi più bassi per tutto il Sistema. La ricerca, dal titolo ‘Cost-effectiveness analysis of arthroscopic surgery compared with non-operative management for osteoarthritis of the knee’, e’ pubblicata sul National Center for Biotechnology Information della U.S. National Library of Medicine.Si e’ parlato anche di questo al Royal Garden Hotel di Assago, alle porte di Milano, dove l’Aifi Lombardia in collaborazione con Arir, Gis Fisioterapia Geriatrica, Gis Neuroscienze, Gis TFTR e Sicoa ha organizzato un convegno proprio per discutere della fragilita’, della cronicita’, e delle nuove prospettive che investono un mondo, quello della fisioterapia, ancora alla ricerca di una valorizzazione delle proprie competenze e dei propri strumenti. In Lombardia in particolar modo si stima che il 30% della popolazione sia affetta da patologie invalidanti e croniche proprie dell’anzianita’ che pero’ ha bisogno del 70% delle risorse. Se si aggiunge il fatto che la Regione Lombardia da due anni ha messo in campo una riforma sanitaria volta alla gestione territoriale del malato cronico ma ancora manca l’attuazione pratica del progetto, ecco ora spiegato il motivo per cui i fisioterapisti, “che non hanno un albo ma hanno dietro Aifi”, come ricorda il tesoriere Aifi nazionale Patrizia Galantini, si sono riuniti coinvolgendo le istituzioni regionali e chiedendo a gran voce che si valorizzi la professione.
“Chiediamo che Regione Lombardia ci ascolti per arrivare a dire che i fisioterapisti sono in grado di portare evidenze scientifiche dimostrando che riusciamo a fare qualita’ uguale con costi inferiori”, dice il presidente lombardo Aifi Gianluca Rossi, che ha fatto gli onori di casa ospitando vari rappresentati di ogni gruppo fisioterapico, da quello cardiologico a quello geriatrico. Tutti uniti nel mostrare l’evidenza che un fisioterapista spesso puo’ intervenire meglio di una terapia medica. “Se Regione Lombardia dice che deve essere efficace e al contempo risparmiare, come si puo’ fare?” si chiede Rossi. In fondo “non ha fatto ancora una vera scelta- prosegue il presidente lombardo Aifi- che sarebbe quella di cambiare i processi terapeutici”.
Alle domande dei fisioterapisti, arrivano alcune risposte dalle tavole rotonde a cui hanno partecipato rappresentanti politici. Se da parte del capogruppo dem in commissione Sanita’ regionale Carlo Borghetti viene lanciato un appello alla maggioranza affinche’ si eviti che “l’ente gestore rischi di essere una ulteriore ospedalizzazione del cronico mentre noi dobbiamo fare il contrario”, da parte della consigliera leghista Silvia Piani c’e’ la promessa di calendarizzare al piu’ presto un incontro in commissione Sanita’, perche’ “come tutte le rivoluzioni anche questa riforma presenta delle criticita’ risolvibili”, e “noi in commissione siamo aperti a recepire qualsiasi tipo di proposta”.

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Roma: gestione aree verdi e ruolo volontariato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

Villa Aldobrandini 1Roma. La recente delibera di giunta del Comune di Roma (n. 66/2017) e conseguente specifica Determinazione Dirigenziale del Dipartimento Tutela Ambente (n. 624 del 3 agosto 2017) che affronta anche la pulizia delle aree verdi da parte dei volontari, sarebbe dovuta essere negli intenti dei promotori, un importante passo in avanti nella definizione dei dettagli necessari per addivenire ad una precisa regolamentazione della gestione delle aree verdi, ma non solo. Purtroppo, invece, sono state prodotte delle linee guida che non contengono alcuna indicazione tecnica applicabile. Sono un insieme di ‘raccontini’ sui buoni propositi assemblati senza alcuna logica né indicazione peraltro sulla sostenibilità e sulle pratiche innovative e ad esempio senza uso di sostanze chimiche. Non viene ricordato che esiste una normativa ad esempio sui trattamenti fitosanitari in aree frequentate dalla popolazione. Non viene fornita alcuna indicazione tecnica per le pratiche a basso consumo di acqua o il rinverdimento delle aree o la manutenzione arborea. Insomma un titolo che non trova riscontro nei contenuti. Ma non è finita qui. Gli “scienziati della burocrazia” hanno prodotto qualcosa che non solo non è utile allo scopo, ma è anche deleterio per i risultati che inevitabilmente produrrà. Sono già molteplici, infatti, le segnalazioni, gli articoli, i post sui social e le proteste in generale, da parte di cittadini volontari, associazioni e comitati di quartiere, relativamente a questa nuova regolamentazione che vorrebbe utilizzare il volontario alla stregua di un ‘dipendente’ capitolino del servizio giardini che, non solo dovrebbe impiegare il suo tempo a titolo gratuito per curare il verde delle aree pubbliche (senza nemmeno uno straccio di rimborso spese), ma dovrebbe pure pagare per svolgere tale attività, dopo aver tra l’altro esperito un lungo e complesso iter burocratico (riempire un modulo, indicare luogo, ora e tipo di attività, richiedere eventuali prescrizioni al Servizio Giardini e, se l’area verde è ridotta veramente male, organizzare anche una cantierizzazione dell’area sempre sotto la supervisione del personale del Servizio Giardini, ecc.). Entrando un po’ più nei dettagli: se si è semplici, onesti e diligenti cives, occorre dotarsi di un’assicurazione contro gli infortuni, la morte e l’invalidità con una copertura minima pari a 100 mila euro e anche una seconda assicurazione contro danni a terzi per altri 300 mila euro. Insomma per dare una mano al Comune il cittadino ha due possibilità: o diventa un volontario abusivo, oppure stipula una polizza assicurativa a proprie spese che, sommata alle tasse comunali, significa che per “svuotare cestini, raccogliere la carta, potare arbusti e siepi oppure riparare panchine e staccionate”, di fatto paga due volte. Agli attuali amministratori capitolini non deve essere chiaro il concetto di volontario. Il volontariato non può e non deve sostituirsi all’attività cui è preposto il Comune di Roma né può rappresentare una sorta di attenuante alle carenze manutentive ed alle precise responsabilità di chi ha, invece, il dovere di gestire il verde pubblico.
L’amministrazione capitolina invece di aggirare il problema della manutenzione delle aree verdi, dissipando tra l’altro le sue già scarse capacità ed energie con provvedimenti inutili, anzi addirittura dannosi, dovrebbe pensare ad impegnarsi con fatti concreti per rendere usufruibile il verde esistente ai cittadini supportando e rafforzando, ad esempio, un Servizio Giardini che ormai non esiste quasi più per numero di persone e mezzi, attraverso l’assunzione di almeno 50 giardinieri a Municipio e dotandoli dei mezzi e dei ricambi necessari. Invece di internalizzare (come prometteva la sindaca in campagna elettorale) questa amministrazione preferisce ancora esternalizzare pensando a predisporre bandi di gara europei, per la gestione del verde, per importi di svariati milioni. Gare che avranno tempi lunghissimi per essere assegnate (oltre un anno) e che non sono ancora partite! Nel frattempo che sarà del verde di Roma? Con l’assunzione di detta delibera, pertanto, per i cittadini romani oltre il danno (non essere in grado da parte dell’amministrazione capitolina di organizzare un servizio idoneo), anche la beffa nei confronti di chi a titolo volontaristico, con senso di responsabilità e in spirito di servizio nei confronti di una città e di una governance ormai allo sbando, si vede obbligato ad osservare tutta una serie di adempimenti che scoraggeranno e impediranno, di fatto, la collaborazione con l’amministrazione, producendo come unico risultato un ulteriore aumento del degrado urbano. Incomprensibile come la capitale d’Italia, ormai ridicolizzata a livello mondiale, dove si pagano le tasse più alte d’europa non sia in grado non solo di produrre un valido regolamento del verde, ma nemmeno di copiarne uno fra i tanti validi già esistenti. La tanto sbandierata coerenza, s’infrange sistematicamente con la cruda e dura realtà… basti pensare che il volontariato sociale è stato uno dei capisaldi della politica e del successo pentastellato. Come si suol dire…tra il dire e il fare… (foto: roma volontariato)

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Gestione del fondo antiracket e usura

Posted by fidest press agency su domenica, 6 agosto 2017

2010_1011_Rosy Bindi.cdrIn una società in cui cresce la povertà delle famiglie e dove il rischio della criminalità e dell’usura sono elevati e considerando che la crescita del fenomeno aumenta esponenzialmente, la misura dell’emergenza è evidente.Alla luce della vertiginosa crescita della piaga dell’usura in Italia che coinvolge il 12% delle famiglie italiane, si tratta di ben 3 milioni di famiglie, che vedendosi chiuso l’accesso al credito dal sistema bancario intraprendono altre vie.Il capitale prestato si aggirerebbe sui 37,25 miliardi di euro. A questo dato va aggiunto un interesse medio sui prestiti del 10% al mese, ossia del 120% annuo (anche se è noto che generalmente i tassi sono ben più elevati), per un capitale restituito che aggiunge altri 44,7 miliardi di interesse ai 37,25 prestati, per un totale di 81,95 miliardi di euro. Alla luce di questi dati, Codici Associazione riconosciuta a tutti gli effetti come Associazione Antiusura, chiede maggiore trasparenza sul Fondo di solidarietà per le vittime del racket e dell’usura, si rende necessario conoscere i beneficiari e in che maniera i fondi vengano assegnati. Chiediamo inoltre di sapere, attraverso un’audizione parlamentare, come sono stati usati i fondi antiusura e del PON sicurezza (Programma Operativo Nazionale) che con una dotazione finanziaria di 1.158 MLN di euro, nasceva con l’obiettivo di migliorare le condizioni di sicurezza di alcune Regioni del Sud e di contribuire al rafforzamento della rete dell’antiusura, in realtà è stata una mera iniziativa di facciata e uno spreco di denaro pubblico.
Sull’operato del Comitato di solidarietà vittime dell’estorsione e dell’usura è necessario che venga assicurata massima trasparenza per evitare che vi siano dei conflitti di interessi dato che il Comitato è composto da rappresentanti del Governo, dell’economia e delle stesse associazioni antiracket.Codici tempo addietro ha presentato ricorso al TAR per i fondi PON sicurezza per capire le modalità di assegnazione. Inoltre Codici ha chiesto di conoscere le modalità attraverso le quali i componenti del Comitato antiracket fossero scelti e quali fossero le modalità di rotazione previste per legge.In entrambi i casi l’Associazione non ha ricevuto risposta. Pertanto per i motivi succitati Codici chiederà un’audizione sul tema alla Presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi.

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Il debito pubblico cresce e il governo la giudica un’oculata gestione

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

SEDE DEL SOLE 24 ORE“Nella sua lunghissima intervista su ‘Il Sole 24 Ore’, il ministro Padoan parla di una ‘gestione molto oculata del debito pubblico’. Questa affermazione è stupefacente”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Ci chiediamo: è a conoscenza, il ministro Padoan, della recente istruttoria avviata dalla Corte dei Conti sulla gestione dei derivati sul debito italiano, che si è conclusa con il riconoscimento di un danno erariale monstre quantificato in 3,9 miliardi di euro, contestato alla direttrice della direzione Debito Pubblico del Dipartimento del Tesoro, Maria Cannata, la funzionaria che gestisce ormai da decenni tutte le emissioni dei titoli di stato italiani; a Vincenzo La Via, attuale Direttore Generale del Tesoro e predecessore di Maria Cannata; e agli ex ministri Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco, tutti quanti citati in giudizio assieme alla banca d’affari Morgan Stanley, che continua incredibilmente a far parte dell’elenco degli ‘specialisti’ che insieme con il Tesoro gestiscono il debito pubblico italiano? E’ questo il modo che il ministro ritiene ‘oculato’ di gestire i soldi degli italiani? Non c’è poi da stupirsi se il nostro debito continua a crescere al ritmo di quasi 50 miliardi di euro l’anno e a battere ogni record storico mese dopo mese”.

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Brunetta: da Boeri gestione Inps approssimativa e discutibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

inps“L’Inps ha poco più di 28mila dipendenti distribuiti sul territorio nazionale in modo disorganico. Le sedi sono al collasso, le giacenze di produzione aumentano in maniera esponenziale e con conseguenti disservizi. Parte del patrimonio immobiliare non è censito ed è lasciato allo sbando, manca una seria politica di gestione dello stesso. Basti pensare che solo nel Lazio circa 800 immobili sono occupati abusivamente e l’Inps incassa appena il 10% dei costi complessivi di gestione”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“La razionalizzazione immobiliare di tipo strumentale è ancora al palo, la riorganizzazione delle funzioni una bufala. I dirigenti apicali sono sempre gli stessi, i posti vengono assegnati senza criteri meritocratici.Tito Boeri si sta rivelando un cattivo presidente. Ha avviato una sperimentazione territoriale creando megastrutture territoriali in Lazio, Lombardia e Campania, con duplicazioni di funzioni e costi che alla luce dei primi risultati si stanno dimostrando un fallimento.La giustificazione addotta da Boeri è ‘la prossimità al cittadino’. Mentre, allo stesso tempo, parallelamente si sta procedendo, su tutto il territorio nazionale, alla chiusura massiva delle agenzie territoriali.Una gestione quanto meno discutibile dell’istituto nazionale di previdenza sociale che meriterebbe maggior attenzione e una minor dose di approssimazione. Magari il presidente Boeri potrebbe chiarire tutte queste cose al Parlamento. In ogni caso noi chiederemo conto delle sue azioni con un’interpellanza, al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti”, conclude Brunetta.

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«La gestione appropriata delle fratture da fragilità»

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

osteoporosiRoma Martedì 27 giugno (ORE 11.00) CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche (sala Arangio Ruiz), via dei Marrucini: Gestione dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità in occasione del Workshop «La gestione appropriata delle fratture da fragilità». Interverranno:
· Prof. Paolo Falaschi, Componente Commissione Intersocietaria per l’Osteoporosi, Università La Sapienza
· On. Federico Gelli, Deputato Commissione Affari Sociali della Camera
· Prof. Giancarlo Isaia, Coordinatore Commissione Intersocietaria per l’Osteoporosi e past President SIOMMMS
· Cav. Lav. Claudia Matta, Presidente Fondazione Osteoporosi
· Prof. ssa Silvia Migliaccio, Segretario Commissione Intersocietaria per l’Osteoporosi, Università degli Studi di Roma Foro Italico
· Prof. Ranuccio Nuti, Coordinatore gruppo di lavoro sulle Linee Guida della Commissione Intersocietaria per l’Osteoporosi.

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Gestione di un fondo azionario europeo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoInvestec Asset Management, società di gestione globale con attivi per circa 120 miliardi di dollari americani, ha ottenuto da Ersel il mandato per la gestione del fondo azionario europeo Globersel Investec Europe. Il mandato prevede un conferimento iniziale di circa 70 milioni di euro, corrispondente all’attuale patrimonio del fondo, con l’obiettivo di accrescere le masse gestite fino a oltre 100 milioni di euro nel medio termine.Il fondo sarà collocato in esclusiva per l’Italia attraverso la rete Private Banking di Ersel e la sua gestione sarà sotto la diretta responsabilità di Ken Hsia, uno dei professionisti di maggiore esperienza nell’investimento azionario di Investec Asset Management. Portfolio manager dal 2012 del fondo European Equity Fund, comparto con rating 5 stelle Morningstar, Hsia in 5 anni ha raddoppiato il patrimonio netto gestito del fondo e ha generato performance interessanti.Fra i punti di forza della strategia di investimento del fondo rientra il metodo 4FactorTM, un processo di investimento bottom-up applicato con soddisfazione a partire dall’anno 2000 sugli investimenti azionari a livello globale. Esso permette di costruire un portafoglio robusto e versatile, individuando, all’interno dello spettro azionario europeo, i titoli delle compagnie di maggiore qualità, con valutazioni attraenti, sulla base di 4 fattori specifici ritenuti decisivi. Due fattori sono di natura strettamente finanziaria: la strategia, che classifica le società a seconda del valore che hanno generato in passato per gli azionisti e di una serie di metriche specifiche; la valutazione, che compara il prezzo di borsa al valore desumibile dai dati finanziari della società. Gli altri due fattori hanno una valenza più legata a fenomeni “comportamentali”, ossia legati al behaviour degli attori di mercato: gli utili, che misurano il miglioramento della performance operativa e l’eventuale revisione al rialzo delle previsioni sui profitti aziendali; infine i “technicals”, ossia aspetti tecnici, che evidenziano se un titolo ottiene crescente interesse e attenzione da parte degli investitori e se il prezzo delle azioni si muove al rialzo. Gianluca Maione, Country Head per l’Italia di Investec Asset Management, ha affermato: “L’assegnazione di questo mandato è un’ulteriore testimonianza di quanto le competenze gestionali di Investec Asset Management siano apprezzate dal mercato ed è una tappa importante nel percorso di crescita della società in Italia, dove vanta una gamma di proposte che vede proprio nell’azionario una delle sue aree di eccellenza.”Conferendo a Investec Asset Management questo mandato Ersel, da sempre attenta a garantire i più elevati standard di gestione dei portafogli, si affida a un player specializzato per consolidare la propria offerta di mercato e continuare a fornire ai propri clienti l’accesso a strategie di investimento di alto profilo. “Investec Asset Management è stata in grado di dimostrare un profilo rischio-rendimento interessante in questa strategia di investimento, che riteniamo sia da attribuire alla qualità professionale e alla solidità del metodo di lavoro del team che gestisce il portafoglio”, afferma Andrea Nascè, Director of International Business in Ersel.

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