Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘gestione’

Agricoltura: Un fondo di mutualizzazione per una efficiente gestione del rischio

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

“Il Fondo di mutualizzazione nazionale, previsto dalla Legge di Bilancio, ci permetterà di sostenere tutte le imprese agricole per i danni derivanti da eventi catastrofali come siccità, alluvioni o gelate, senza che le stesse debbano pagare nulla, e rappresenterà una rete di sicurezza che coprirà subito una prima parte del danno. Ringraziamo il ministro Patuanelli per la visione e la lungimiranza con cui sta affrontando un problema atavico, fornendo una soluzione concreta all’intero comparto agricolo. Il Fondo si avvarrà per il 30% di una quota di risorse proveniente dai pagamenti diretti della Politica Agricola Comune, a cui si aggiungerà il finanziamento Feasr per il restante 70% del costo della copertura”. Lo dichiarano i deputati Dedalo Pignatone e Pasquale Maglione, componenti M5S in commissione Agricoltura, a margine del question time di oggi in Aula a Montecitorio rivolto al ministro per le Politiche Agricole inerente le coperture assicurative in agricoltura.“Dinanzi all’aumento degli eventi atmosferici avversi, su cui si stima solo nel 2021 una perdita per il comparto primario pari a circa 2 miliardi di euro – aggiungono -, avremo, dunque, già dal prossimo anno uno strumento in grado di sostenere le imprese in maniera più immediata e che si accompagnerà alle polizze assicurative o ai fondi di mutualizzazione attuati dagli agricoltori stessi. Questo strumento contribuirà alla diffusione delle coperture ai settori e nei territori attualmente sotto assicurati o per nulla assicurati, ma anche a diffondere la cultura della gestione del rischio nelle imprese agricole e a mantenere sul mercato un’offerta assicurativa in grado di far fronte alle richieste delle stesse”.“A ciò dovrà accompagnarsi, necessariamente, un dialogo costante, e ci auguriamo proficuo, con le Regioni per l’attuazione di tutte le altre misure che concorrono alle gestione del rischio” concludono.

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Agricoltura:Incentivare una gestione del rischio omogenea su tutto il territorio nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

“Nonostante l’escalation di eventi estremi in Italia, il numero di aziende agricole assicurate appare in marginale flessione. Sebbene nel 2020 siano aumentate le risorse per la gestione del rischio, le variazioni operate dalle regioni sono prevalentemente in diminuzione, poi compensate dagli incrementi di spesa di due sole regioni: Emilia-Romagna e Sicilia. Per questo riteniamo importante che si intervenga per adottare ogni iniziativa utile a garantire una diffusione uniforme sul territorio nazionale degli strumenti di polizza assicurativa a copertura delle perdite di produzione causate da eventi atmosferici avversi nel settore agricolo, anche considerando l’importanza sempre maggiore di strategie di prevenzione dei rischi, sia climatici sia economico-finanziari, da cui larga parte dipende la crescita stessa del sistema Paese”. Lo dichiara il deputato Dedalo Pignatone (M5S), primo firmatario di un question time sulla gestione del rischio nel comparto primario che sarà discusso domani in commissione Agricoltura a Montecitorio. “Secondo il rapporto Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare del Ministero delle Politiche agricole – aggiunge -, il primato delle assicurazioni spetta alle regioni settentrionali dove si registra il 79,5% del totale nazionale dei valori assicurati, lo 0,6% in meno rispetto all’anno precedente. La graduatoria nazionale vede in testa il Veneto (20%), seguito da Emilia-Romagna (17,3%), Lombardia (15%), Trentino-Alto Adige (11,4%) e Piemonte (11%): le prime quattro regioni concentrano il 60% del mercato. Al Sud il primato resta alla Puglia (5%), seguita a distanza da Sicilia, Abruzzo e Campania, che insieme cumulano il 3,5%”.“Auspichiamo che il Mipaaf possa intervenire per invertire questa tendenza, facendo in modo tale che lo strumento assicurativo si diffonda in maniera uniforme sul territorio nazionale” conclude.

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Gestione delle risorse idriche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2021

“Il Contratto Istituzionale di Sviluppo per l’Acqua, annunciato dalla Ministra per il Sud, Mara Carfagna, al Forum Internazionale Coldiretti su Agricoltura ed Alimentazione, vedrà nei Consorzi di bonifica e irrigazione, rappresentati da ANBI, un partner convinto, con il bagaglio di progettualità ed esperienza operativa, che quotidianamente mette al servizio del Paese”: a dirlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, commentando le parole della rappresentante di Governo. “Creare uno strumento di concretezza, in una cornice istituzionale di confronto fra tutti i soggetti interessati, è l’indispensabile via maestra per costruire le condizioni di accesso a risorse economiche, complementari a quelle previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, indispensabili per colmare il gap infrastrutturale, anche nel settore idrico, fra Sud e Nord del Paese – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – In questa cornice si colloca il Piano Laghetti, presentato con Coldiretti e ANBI. Una grande proposta di futuro in grado di dare acqua al potabile, produrre energia, rendere un servizio ambientale e irriguo e che prevede la realizzazione di 1000 bacini entro il 2030: 6.000 aziendali e 4.000 consortili. Una scelta quella dei laghetti per conservare l’acqua per il Paese, utile al Paese.” “La condivisione delle scelte – conclude il Presidente di ANBI – è la migliore garanzia per la crescita economica del Paese in una fase storica, determinante non solo per il futuro dell’Italia, ma dell’intero Pianeta. Ringraziamo la Ministra, Carfagna, per la sensibilità, che sta dimostrando verso un tema fondamentale di sviluppo, quale la gestione delle risorse idriche.”

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Gestione dell’emorragia grave

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2021

La gestione dell’emorragia grave nel paziente critico è una delle problematiche al centro dell’attenzione dei medici ed operatori sanitari particolarmente nel contesto intraospedaliero. Due ordini di problemi devono essere affrontati: il primo riguarda la diagnostica e in particolare la rapida definizione delle cause dell’emorragia specialmente se queste siano correlabili ad alterazioni della coagulazione su base acquisita. La rapida correzione dei difetti emostatici in corso di emorragia grave contribuisce in maniera determinante al buon outcome del paziente. Il secondo riguarda la scelta terapeutica in corso di emorragia grave soprattutto quanto gli interventi da effettuare siano mirati al recupero della capacità emostatica del paziente valutata con i test di laboratorio ed i sistemi point-of-care (POC).In questo caso non solo sangue e plasma fresco congelato ma anche emoderivati come concentrati protrombinici e di fibrinogeno contribuiscono al contenimento dell’emorragia e alla prevenzione delle complicanze correlate alle tradizionali trasfusioni. Spiega il Prof. Antonino Giarratano (MD. Dipartimento di Emergenza Urgenza AUOP “Giaccone”, UOC. Anestesia e Rianimazione e Terapia del Dolore, A.O.U. Policlinico “P.Giaccone“ Palermo. Università degli Studi di Palermo) “Il progetto “MORE” nasce da una esigenza specifica di avvicinare il personale medico e sanitario operante negli ospedali italianialla cultura della gestione della emorragia grave con approccio terapeutico-diagnostico mirato alla appropriatezza della somministrazione di plasma componenti, emoderivati e farmaci nel contesto del paziente critico in ambito ospedaliero” come spiega il Prof. Paolo Simioni, Professore Ordinario di Medicina Interna, UOC di Medicina Generale ad indirizzo Trombotico-Emorragico, Azienda Ospedale-Università di Padova che aggiunge “Le aree di maggior attenzione ed interesse riguardano la Cardiochirurgia, la Traumatologia, i Trapianti di Fegato e la Chirurgia Maggiore Addominale, l’ambito Ostetrico-Ginecologico in relazione alle emorragie post-partum, l’ambito Anestesiologico-Rianimatorio con particolare riferimento alla Sepsi e alla Coagulopatia Intravascolare Disseminata (CID) con le sue complicanze emorragiche e trombotiche”. Le coagulopatie che insorgono a seguito di un trauma sono conseguenza del danno tissutale/endoteliale, dell’ipotermia ma anche attribuibili alla somministrazione di fluidi. Immediatamente dopo un trauma si attiva una cascata di mediatori che possono causare una ‘sindrome da risposta infiammatoria generalizzata’ e portare, se non controllata tempestivamente, all’insufficienza d’organo multipla. Alcuni traumi in particolare sono noti per interferire con la coagulazione. L’emorragia post-partum (EPP) può verificarsi con una frequenza tra il 5% e il 22%di tutti i parti (Rogers 2006). E’ definita dall’OMS come una perdita ematica uguale o superiore a 500 ml nelle 24 ore successive al parto (grave se supera 1000 ml). L’emorragia post-partum è una delle cause più frequenti di mortalità materna: vi si attribuisce ¼ dei decessi. Ma non basta: la EPP pesa per il 73% di tutte le morbidità (complicanze) gravi in corso di gravidanza ed è la più comune causa ostetrica di accesso in terapia intensiva. Il progetto MORE, realizzato con il contributo non condizionante di CSL Behring, prevede la “formazione a cascata” con una Faculty di esperti della materia che formano medici che diventano a loro volta relatori in incontri formativi programmati su tutto il territorio italiano, rivolti ai medici specialisti che abbiano a che fare con la gestione delle emorragie gravi nei rispettivi Ospedali.

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Moneyfarm: raggiunti i 2 miliardi di masse in gestione

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2021

Risultati alla mano, nei primi sei mesi del 2021 Moneyfarm, società di gestione del risparmio con approccio digitale, ha mantenuto il trend positivo già registrato nel 2020 e ha consolidato ulteriormente masse e clienti grazie a una robusta crescita. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il primo semestre 2021 si chiude con una crescita delle masse in gestione del +50% rispetto all’ultimo anno, +91% i flussi netti positivi e oltre 60mila clienti attivi (+80%) su una base di oltre 400 mila utenti. A oggi raggiunti i 2 miliardi di euro di masse in gestione.Con la liquidità nei conti correnti che ha raggiunto livelli record (1.774 miliardi secondo ABI), gli investimenti aggiuntivi effettuati dai clienti Moneyfarm nei loro portafogli già attivi sono aumentati dell’86% e il valore medio di questi aggiuntivi è cresciuto del 38% rispetto ai primi sei mesi del 2020. La capacità di accompagnare il cliente con un servizio di consulenza a valore aggiunto è stata centrale nell’indirizzarlo a impiegare i propri risparmi verso i suoi portafogli in ETF, ben diversificati, con un orizzonte di medio-lungo termine e adeguati al profilo di rischio-rendimento dell’investitore: una soluzione che ha dato prova di essere ben migliore rispetto a depositi e liquidità infruttuosi.È il ritratto di un risparmiatore esigente, finanziariamente educato, quello che emerge dall’analisi dei clienti Moneyfarm: i dati raccontano di un investitore lungimirante che ha saputo adottare un’ottica di lungo periodo. Nel primo semestre, quasi tutti gli italiani – il 90%, di contro al 75,5% dei clienti inglesi dell’azienda – hanno infatti investito con orizzonte uguale o superiore a 6 anni (solo un anno fa, erano l’81,1% in Italia e il 69,7% in UK). Addirittura la metà dei clienti italiani di Moneyfarm investe con un orizzonte temporale di 10 anni (47,4% vs 38,5% del 2020). Di pari passo cresce anche la propensione al rischio, con l’Italia che mostra questo trend in aumento più del mercato di Oltremanica: il P6 (il portafoglio con una componente azionaria di circa il 65%) è stato scelto dal 14,26% dei clienti italiani, nel 2020 era il 10,96%; sono raddoppiati i clienti che hanno scelto il P7 (il più aggressivo, con componente azionaria pari a circa l’80%), il 12% contro il 5,62% dell’anno scorso.Continuano a crescere i laureati, in particolare quelli in discipline economiche e finanziarie: ha conseguito una laurea ben il 60% dei clienti Moneyfarm, di cui un terzo in discipline economiche. Anche le donne apprezzano sempre di più gli investimenti digitali con Moneyfarm: +40% circa l’incremento delle clienti donne in questo semestre a livello globale, +80% se guardiamo solo all’Italia. Infine, è quella dei millennial (i 25-40enni di oggi) la generazione che desta interesse: a livello globale sono cresciuti del 37%, in Italia del 71% e, dato ancora più rilevante, sono le donne italiane 25-40enni a essere quasi raddoppiate, registrando un +95%.

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Corso Laurea in “Ambiente e Gestione sostenibile delle Risorse naturali”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2021

Camerino. Nell’ambito dell’iniziativa Unicam “Laboratori Aperti” il prossimo 29 luglio presso la sede di Palazzo Castelli (via Pontoni 5, Camerino), il corso di laurea triennale in “Ambiente e Gestione sostenibile delle Risorse naturali”, presenterà alcune attività di ricerca ambientale, di base ed applicata, svolte da gruppi di studio coordinati da docenti del corso, nonché alcune attività imprenditoriali in cui la ricerca ambientale riversa il know how per percorsi economici sostenibili che possono rappresentare interessanti sbocchi professionali per gli studenti del corso di Laurea.Il corso di laurea in “Ambiente e Gestione sostenibile delle Risorse Naturali” (https://didattica.unicam.it/Guide/PaginaCorso.do?corso_id=10466&ANNO_ACCADEMICO=2020) è strutturato in due curricula. Il primo “Gestione e Valorizzazione delle Risorse Naturali” ha come obiettivo quello di fornire allo studente le conoscenze di base finalizzate alla gestione sostenibile degli ecosistemi e della biodiversità. Il secondo “Sostenibilità Ambientale delle Produzioni e Green Economy” ha invece l’obiettivo di formare una figura professionale in grado di affrontare le nuove sfide ambientali e cogliere le opportunità di lavoro della “svolta green” basata sui principi dell’economia circolare, sulla sostenibilità delle produzioni e la qualità degli ambienti rurali ed urbani. Nello specifico, gli interessati potranno partecipare a 7 attività laboratoriali articolate come segue: dopo l’accoglienza presso il Polo di Informatica alle ore 9, ci si sposterà a Palazzo Castelli, sede del corso di laurea, dove si terrà una breve illustrazione delle caratteristiche del corso. A partire dalle 9.30 e fino alle ore 12.00 i partecipanti verranno guidati presso le diverse postazioni dove riceveranno informazioni sul tipo della ricerca presentata nonché sulla sua importanza sociale, economica ed applicativa. Il viaggio inizierà con il LAB1: La ricerca botanica per la tutela della biodiversità (ERBARIO UNICAM) Una banca dati biologica al servizio della ricerca, della divulgazione e della protezione della natura. Si proseguirà poi con seguenti temi. LAB2: Quando la Plastica entra in un circolo virtuoso (OLIANS PLAST Civitanova Marche) Olians Plast Srl e Olians 4 R.ecycle creano opportunità e risorse da ciò che fino ad oggi veniva considerato nulla più che un rifiuto producendo dai rifiuti plastici nuovi materiali destinati al mondo della moda. LAB3: L’economia circolare nei sistemi zootecnici tradizionali (SIBILLANA Visso) L’allevamento tradizionale della razza ovina Sopravissana per la realizzazione di capi di maglieria esclusivi. Un esempio di filiera virtuosa che parte dalla gestione sostenibile dei sistemi pastorali all’utilizzo della lana e dei suoi sottoprodotti. LAB4: Pianificazione e gestione sostenibile delle infrastrutture verdi (STUDIO BOTANICO VENTRONE Macerata) Le competenze scientifiche del botanico naturalista applicate al Garden design sostenibile nella progettazione del verde privato, del paesaggio urbano e delle aree ricreative. LAB5: La ricerca applicata alla gestione della fauna selvatica (ATC-MC2, U.R.C.A. Macerata, Ricercatori UNICAM) Studi biometrici e morfometrici su specie animali di interesse faunistico-venatorio e Studi comportamentali sui selvatici per la pianificazione di interventi gestionali. La gestione della fauna venatoria come elemento di sviluppo economico delle aree montane e valorizzazione del comparto agro-turistico. LAB6: Biodiversità del suolo e agricoltura sostenibile (Ricercatori UNICAM) Sviluppo ed applicazione di test ecotossicologici, bioindicatori ed indici biotici, per monitorare e valutare gli impatti derivanti dall’uso di fertilizzanti o fitofarmaci sulla “salute” del suolo. La diversità del sistema suolo come elemento centrale dello sviluppo agricolo sostenibile. LAB7: Cartografia tematica e telerilevamento per il monitoraggio e la conservazione dell’ambiente (Ricercatori UNICAM) Il Remote-Sensing: la nuova frontiera per la conservazione della natura, la pianificazione del paesaggio ed il monitoraggio dei cambiamenti globali.La prenotazione agli eventi è obbligatoria e va effettuata al link https://orientamento.unicam.it/laboratori-aperti-2021

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Per la gestione sostenibile del suolo

Posted by fidest press agency su domenica, 20 giugno 2021

Contro desertificazione e deforestazione, perdita di produttività e biodiversità, la gestione sostenibile del suolo che contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici, rappresenta non solo una sfida per raggiungere gli obiettivi del Green Deal, ma soprattutto un impegno concreto che deve trovare spazio in progetti e investimenti puntuali di PNRR e Pac. Così Cia-Agricoltori Italiani in vista della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, indetta dalle Nazioni Unite nel 1995. Ricostruiamo meglio con un terreno sano”. Il focus della Giornata, dedicato al recupero dei suoli degradati, va letto -secondo Cia, sul campo anche con il portale ciaperilsuolo.it nell’ambito del progetto Soil4Life- come occasione per sviluppare rapidamente le opportune sinergie tra gli attori coinvolti sia nella tutela dell’ambiente e, quindi, in primo luogo di foreste e bacini idrici, che nella produttività dei terreni, salvaguardandone la biodiversità e riducendo gli sprechi. Gli agricoltori, ancora una volta, sono chiamati al senso di responsabilità, sebbene diano da sempre prova di essere i veri custodi della terra, alleati contro la desertificazione. In particolare, proteggere e risanare entro il 2030 gli ecosistemi legati all’acqua, è tra i traguardi dell’Agenda 2030 ONU che concorre a riportare in buono stato di salute la quantità di suolo degradato. Suolo che nel 2020 ha perso 42 mila km di foreste tropicali e in 250 anni, 571 piante in via di estinzione. Per Cia, con l’Italia (per il 21%) e l’intera area del Mediterraneo già a rischio erosione e dissesto, per caratteristiche geologiche e infrastrutture vetuste, l’incalzare di disastri ambientali e fenomeni atmosferici avversi per effetto dei cambiamenti climatici, deve poter far stringere, definitivamente, il ragionamento sull’urgenza di investimenti da dedicare a innovazione e ricerca in agricoltura, ripartendo dalle aree interne, da troppo abbandonate.Dunque, secondo Cia, il PNRR che già prevede l’investimento di centinaia di milioni di euro nel contrasto del degrado del suolo, deve guardare anche al recupero e la ristrutturazione di fabbricati rurali, nei piccoli centri e borghi per frenare lo spopolamento dei territori e il loro impoverimento agricolo, ambientale e paesaggistico, adeguando e sviluppando la rete infrastrutturale fisica e digitale, per agevolare la mobilità e riorganizzare il sistema di gestione territoriale. Inoltre, un contributo significativo, in attesa dell’accordo sulla riforma della Pac, può arrivare proprio dalle sue misure agro-climatico ambientali, favorendo, nello sviluppo rurale, anche servizi eco-sistemici e biodiversità.L’agricoltura -conclude Cia- rinnova anche in occasione di questa Giornata mondiale, il suo impegno a diventare paradigma di un nuovo modello di sviluppo realmente sostenibile e integrato del Paese, salvaguardando il suolo e le foreste per prevenire il dissesto idrogeologico, migliorando la sostenibilità dei processi produttivi.

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Una migliore gestione delle interstiziopatie polmonari

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

Mettere “in rete” i centri di eccellenza in cui vi è la presenza di team multidisciplinari di qualità, incentivare il passaggio alla medicina digitale e “fare cultura”. Sono questi i tre punti su cui intervenire per una migliore gestione delle interstiziopatie polmonari (Interstitial Lung Disease, ILD), complicanze che possono presentarsi nei pazienti colpiti da malattie reumatologiche autoimmuni, con gravi conseguenze sulla salute generale e sul peggioramento della qualità di vita. Agire tempestivamente, favorendo l’individuazione precoce dell’interessamento polmonare, è fondamentale. Tuttavia in Italia emerge una realtà a macchia di leopardo in cui si alternano esperienze di collaborazione multidisciplinare di vera eccellenza a situazioni di gravi carenze. E’ quanto emerso dall’incontro deglispecialisti che hanno partecipato al meeting virtuale “Verso una proposta organizzativa di Team Multidisciplinare nella diagnosi e trattamento delle ILD in pazienti con MRA”. L’evento, organizzato da ISHEO, con il contributo incondizionato di Boheringer Ingelheim Italia S.p.A, segue il precedente e primo incontro del progetto RETE-ILD. Il progetto è nato per promuovere e implementare, sul territorio nazionale, l’attività dei team multidisciplinari e ha visto in questa fase un intenso dibattito tra reumatologi, pneumologi, radiologi e internisti, rappresentanti di iniziative di eccellenza sul territorio nazionale. Il progetto RETE ILD metterà in rete i centri identificati, costruirà occasioni di dibattito e progetti formativi per condividere best practices e fare cultura soprattutto per quei territori in cui i centri di reumatologia e/o pneumologia non risultano essere ben rappresentati. In tal modo sarà possibile costruire un ponte di collegamento con realtà ben organizzate.

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Sostenibilità in azienda e gestione sostenibile delle persone

Posted by fidest press agency su domenica, 16 Maggio 2021

Cresce l’attenzione alla sostenibilità da parte delle aziende italiane, che la pongono sempre più al centro anche delle proprie organizzazioni e politiche di gestione del personale e retributive. Questo quanto rileva l’indagine di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group, che è stata presentata durante l’evento “Sostenibilità e persone: cosa stanno facendo le aziende italiane” in cui sono intervenute Eolo e Schneider Electric Italia, portando la propria esperienza e testimonianza di come il tema della sostenibilità sia percepito all’interno delle loro organizzazioni. 200 le aziende coinvolte nell’indagine di ODM Consulting, attraverso interviste a 117 responsabili nella funzione HR (HR Director, HR Manager e ruoli con potere decisionale e di spesa) e 83 imprenditori e amministratori delegati ai quali è stato innanzitutto chiesto quanto è attiva la propria azienda sul fronte della sostenibilità.Il 64,5% del campione si è dichiarato interessato al tema o in fase iniziale dell’implementazione di politiche o progetti di sostenibilità, mentre il 29% delle imprese è già attivo o ha conseguito una delle due certificazioni più diffuse: ISO 14-001 e B-Corp. Di queste aziende, il 41,4% si trova a Nord Ovest e il 58,6% è una multinazionale e tutte hanno definito al proprio interno chi si occupa della sostenibilità: il 27% ha istituito un ruolo ad hoc, il 32% lo fa ricadere nei compiti della CSR, il 39,7% sui ruoli di governance.Solo il 6,5% del campione, in gran parte piccole imprese, si dichiara ancora inattivo o non interessato alla tematica e fra queste quasi un quarto la ritiene una moda passeggera.Secondo l’indagine, la dimensione aziendale maggiormente ricollegata alla sostenibilità è l’efficacia e l’efficienza organizzativa (indicata dal 65% degli intervistati), seguita da attenzione ad ambiente e sviluppo dell’economia circolare (55%), equità e gestione della diversità (46%) ed empowerment e sviluppo delle persone (34%).La principale differenza tra i tre cluster di aziende (non attive, interessate, attive o certificate) sta nella priorità che danno alle azioni identificate come idonee a rendere un’organizzazione sostenibile. Le aziende che non prendono in considerazione la sostenibilità si concentrano prima su cultura e valori aziendali (indicata dal 46,2% del cluster), poi sull’implementazione di nuovi modelli organizzativi “agili” (38,5%) e infine su progetti di riduzione degli sprechi (30,8%). Anche gli altri due cluster di imprese condividono questa classifica, ma la massima priorità è proprio sulla riduzione degli sprechi, con un’attenzione particolare all’aspetto ecologico-ambientale (indicata come prioritaria dal 45% delle aziende interessate al tema sostenibilità e da ben il 46,6% delle imprese già attive).

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Gestione psoriasi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 Maggio 2021

La psoriasi colpisce per l’80% in forma lieve/moderata, ma sono proprio i pazienti con queste forme lievi/moderate, che prevedono trattamenti topici costanti, a non seguire adeguatamente la terapia. I dermatologi lamentano spesso la mancata aderenza dei pazienti con forme di psoriasi più lievi e localizzate rispetto a chi convive con quelle forme moderate/severe che prevedono terapie sistemiche o biologiche somministrate in ospedale.Proprio per colmare questa lacuna, nasce Buongiorno Pelle, la campagna APIAFCO (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza) realizzata con il contributo non condizionato di LEO Pharma per sensibilizzare pazienti e caregiver sull’importanza di una corretta gestione a lungo termine della psoriasi lieve/moderata. La campagna si propone di promuovere un nuovo approccio alla gestione della malattia che preveda l’accettazione di una terapia continuativa anche quando la pelle risulta “apparentemente sana”. Solo attraverso la consapevolezza della cronicità della propria malattia, che prevede necessariamente una gestione terapeutica durativa e ininterrotta, il paziente affetto da psoriasi può andare incontro a una migliore qualità della vita. Fulcro della campagna è una landing page (www.buongiornopelle.it) che raccoglie le informazioni e gli approfondimenti utili a intraprendere una gestione migliore e più attiva della psoriasi da lieve a moderata; nella landing un video emozionale mostra la quotidianità dal risveglio, perché oggi, chi è affetto da psoriasi lieve-moderata può – con semplici attenzioni – prendersi cura della propria pelle. Un gesto immediato che entra a far parte della routine, piacevole come una doccia calda o il profumo di un caffè al mattino. Una semplicità che aiuta a iniziare la giornata in modo positivo e a non sentirsi diversi.“La psoriasi è una malattia cronica – afferma il Prof. Francesco Cusano, Presidente ADOI – per la quale non esiste una cura definitiva; tuttavia una terapia di mantenimento a lungo termine e l’adozione di abitudini di vita corrette consentono di tenerla sotto controllo evitando eventuali riacutizzazioni dei sintomi e assicurando al paziente un alto standard di qualità della vita”.Nella gestione quotidiana della psoriasi il dermatologo è al fianco del paziente. Farsi seguire da uno specialista e attenersi scupolosamente alle prescrizioni mediche è fondamentale per riprendere in mano la propria vita.

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Sostenere il presidio del territorio e la gestione irrigua dei Consorzi di Bonifica

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

Questo per fronteggiare la crisi di liquidità venutasi a creare a causa della pandemia e generata dalla sospensione e dalla difficoltà di riscossione del contributo dovuto dalle aziende agricole. È questo l’obiettivo del decreto interministeriale che consente ai Consorzi di Bonifica, entro il 15 giugno, di contrarre mutui con gli istituti autorizzati di credito, con interessi a carico dello Stato e uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro”. Lo dichiara il deputato Pasquale Maglione, esponente M5S in commissione Agricoltura alla Camera a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento previsto dal Decreto Rilancio. “Il futuro dell’agricoltura italiana passa necessariamente da un uso sapiente della risorsa acqua – prosegue – È per questo che sono stati stanziati 630 milioni di euro nell’ultima Legge di Bilancio per investimenti infrastrutturali delle reti irrigue, risorse che si aggiungono agli 880 milioni di euro previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”.

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Banca Widiba con Quaestio Global Enhanced Cash per una alternativa e intelligente gestione della liquidità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Maggio 2021

Quaestio Capital SGR e Banca Widiba annunciano l’apertura al collocamento sulla rete di Banca Widiba del comparto di diritto lussemburghese Quaestio Solutions Funds – Global Enhanced Cash, autorizzato in Italia.Il comparto di Quaestio che sarà collocato da Banca Widiba fa parte del Fondo Quaestio Solutions Funds. QSF – Global Enhanced Cash è una strategia obbligazionaria a brevissimo termine che, mantenendo un rating medio complessivo elevato e una durata media finanziaria particolarmente moderata, si pone l’obiettivo di generare un extra rendimento rispetto ai titoli obbligazionari a breve termine, assumendo quindi un contenuto rischio di credito e di tasso.Lo strumento è pensato per chi cerca un’alternativa per una gestione della liquidità in eccesso sul proprio conto corrente, tema attuale e particolarmente di rilievo, e chi desidera investire i propri risparmi con un profilo di rischio contenuto.”Entrare a far parte delle case di gestione distribuite da Banca Widiba rappresenta un importante risultato”, afferma Alberto Massa, Head of Sales di Quaestio Capital SGR. “L’accordo di distribuzione ci permette di offrire ai clienti della Banca una soluzione per la gestione sofisticata della propria liquidità in eccesso. La strategia, gestita da Federico Valesi, CFA Head of Credit di Quaestio Capital SGR (Citywire AA) e Valentino Ceccherini, Portfolio Manager della SGR, vanta un lungo track record, risultati costanti e riconoscimenti quali le 5 stelle Morningstar®”.L’accordo con Quaestio Capital rientra nella logica di architettura aperta di Banca Widiba, finalizzata a garantire una sempre maggiore diversificazione dell’offerta di prodotti e servizi finanziari, rivolti a clienti che necessitano soluzioni “su misura”.

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La gestione del rischio legato al cambiamento climatico: considerazioni e ostacoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2021

A cura di Chris Wagstaff, Responsabile pensioni ed educazione all’investimento di Columbia Threadneedle Investments. Cosa devono chiedersi i proprietari di attivi prima di adottare una politica efficace di gestione del rischio legato al cambiamento climatico? Quali sono gli ostacoli da superare in fase di attuazione? Il cambiamento climatico è un rischio sistemico globale che riveste un ruolo sempre più importante ai fini della gestione del rischio. Ma nel formulare e quindi adottare una politica di gestione del rischio legato al cambiamento climatico, i proprietari di attivi devono porsi alcune domande chiave e considerare una serie di aspetti fondamentali. Tra questi figurano: Capire a che punto del processo di costruzione del portafoglio vanno inglobate le considerazioni sulla gestione del rischio legato al cambiamento climatico e se queste debbano costituire input primari o secondari. In molti casi, la gestione del rischio legato al cambiamento climatico è parte integrante della selezione dei gestori ma probabilmente secondaria rispetto a fattori quali il tasso di rendimento richiesto, i parametri di rischio, la diversificazione e la liquidità nel determinare l’asset allocation strategica, che possono incidere in maniera significativa sul profilo di rischio/rendimento, sulla diversificazione e sulle caratteristiche di liquidità del portafoglio.Se allineare o meno i portafogli agli obiettivi dell’Accordo di Parigi,come hanno cominciato a fare molti titolari di attivi, anche in vista di una probabile evoluzione in tale direzione del quadro normativo. Non si tratta di un compito facile in quanto non esiste un unico approccio riconosciuto per misurare e valutare l’allineamento delle temperature e, di fatto, la stessa intensità di carbonio di un portafoglio. Per non parlare dei percorsi di transizione delle posizioni di un portafoglio avendo a disposizione dati per lo più circoscritti ad azioni, obbligazioni societarie e titoli di Stato. Fortunatamente, la pubblicazione della Paris Aligned Investment Initiative dell’IIGCC aiuterà i gestori patrimoniali e i proprietari di attivi ad adottare politiche d’investimento in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’Accordo di Parigi fissa un obiettivo di lunghissimo termine a cui ambire, ma i proprietari di attivi guarderanno inevitabilmente al proprio gruppo dei pari per un primo confronto di base e per monitorare in corso d’opera i parametri climatici prescelti. Perché tale raffronto funzioni, tutte le parti in gioco dovranno aumentare il livello di trasparenza e fissare traguardi intermedi realistici.Tenendo presente quanto sopra, i proprietari di attivi (coadiuvati dai loro consulenti d’investimento e gestori patrimoniali) devono aggirare tre grandi ostacoli per valutare l’esposizione al carbonio e alle emissioni di gas serra dei loro portafogli. Si tratta di: scarsità di analisi dei dati di qualità sulle emissioni di gas serra di Ambito 1, 2 e, soprattutto, 3; disomogeneità dei dati ESG (ambientali, sociali e di governance), nell’ambito dei quali il rischio climatico è un fattore di rischio chiave della componente “E”; infine le informative carenti delle aziende sulle emissioni di gas serra. L’ultimo punto compromette fortemente l’accuratezza sia dei dati ESG che di quelli sulle emissioni di gas serra compilati dai fornitori di dati e quindi analizzati dai gestori patrimoniali. Misurare le emissioni non è una scienza esatta. In particolare, le emissioni Scope 3 hanno una definizione vaga, sono per lo più stimate e soggette al rischio del doppio conteggio, inoltre il modo in cui i fornitori di dati raccolgono le informazioni varia enormemente in quanto ognuno utilizza metodologie diverse e adotta una visione differente dello stesso fattore. Malgrado queste limitazioni, gli investitori stanno utilizzando i dati a disposizione (principalmente di Ambito 1 e 2 ma anche di Ambito 3, spesso dopo aver apportato qualche correzione discrezionale) per decidere quali sono le società che si stanno impegnando per potenziare le proprie credenziali di sostenibilità e usare questi dati per monitorarne i progressi nel corso del tempo.Adottando idealmente target basati sulla scienza e allineati agli obiettivi di Parigi, i gestori e i proprietari di attivi potranno sostenere in maniera più efficiente i “vincitori”, ossia le imprese dotate delle tecnologie e dei vantaggi competitivi atti a prosperare grazie alla transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio. Potranno inoltre utilizzare queste informazioni per prendere decisioni informate sull’esclusione o l’allontanamento del portafoglio da determinati settori o titoli.Le esposizioni del portafoglio a questi rischi vengono tipicamente riportati sotto forma di impronta di carbonio. La TCFD raccomanda ai proprietari di attivi di comunicare l’intensità di carbonio media ponderata dei loro portafogli (per ogni titolo in portafoglio) sulla base delle emissioni di Ambito 1 e 2 (quelle che esulano dal controllo dell’organizzazione) ed espresse in tonnellate di CO2 equivalenti (tonnellate di emissioni di CO2)/fatturato in milioni di USD). Tuttavia, nei rapporti preparati per i titolari di attivi, e in particolare per i portafogli azionari, molti gestori forniscono parametri supplementari, come le emissioni di carbonio (tonnellate di emissioni di CO2/milioni di USD investiti) e le emissioni di carbonio totali (tonnellate di emissioni di CO2).Parimenti, l’analisi del rischio fisico può essere condotta da diverse angolature. Per esempio, se gli attivi di un portafoglio sono “geolocalizzabili”, è possibile misurare l’esposizione al rischio fisico associato al cambiamento climatico usando direttamente gli strumenti di modellizzazione del rischio catastrofale, analizzando i rischi fisici del portafoglio dovuti a pericoli come inondazioni, terremoti e incendi. Ciò, a sua volta, può far scattare analisi più dettagliate su come gestire o assicurare tale esposizione al rischio. Ad integrazione di questa analisi del rischio – benché si tratti di un’area ancora sperimentale, e fermi restando i tre limiti appena discussi – i gestori e i proprietari di attivi stanno cercando di potenziare la gestione del rischio legato al cambiamento climatico sviluppando indicatori basati sul Value-at-Risk (VaR) delle esposizioni climatiche del portafoglio al fine di stimare le perdite potenziali in un dato scenario climatico. (abstract da http://www.columbiathreadneedle.it)

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La gestione del rischio legato al cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Chris Wagstaff, Responsabile pensioni ed educazione all’investimento di Columbia Threadneedle Investments. Istituita dall’ONU nel 1970, l’Earth Day, ossia la Giornata Mondiale della Terra, che si è celebrata il 22 aprile scorso. Earth Day è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente, con l’obiettivo di sensibilizzare tutta la popolazione mondiale (governi, cittadini, opinione pubblica) sulla salvaguardia del pianeta. Il tema dell’edizione di quest’anno è Restore Our Earth. Il programma prevede una tre giorni di iniziative ed eventi virtuali a sostegno del clima e della sostenibilità ambientale, a cui si potrà partecipare in streaming su piattaforme e canali social di earthday.org. L’attenzione nei confronti dei temi della sostenibilità è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, con il fenomeno del cambiamento climatico prima e con la pandemia globale ora, in un susseguirsi di profondi cambiamenti socio-economici.Capire a che punto del processo di costruzione del portafoglio vanno inglobate le considerazioni sulla gestione del rischio legato al cambiamento climatico e se queste debbano costituire input primari o secondari. In molti casi, la gestione del rischio legato al cambiamento climatico è parte integrante della selezione dei gestori ma probabilmente secondaria rispetto a fattori quali il tasso di rendimento richiesto, i parametri di rischio, la diversificazione e la liquidità nel determinare l’asset allocation strategica, che possono incidere in maniera significativa sul profilo di rischio/rendimento, sulla diversificazione e sulle caratteristiche di liquidità del portafoglio.L’Accordo di Parigi fissa un obiettivo di lunghissimo termine a cui ambire, ma i proprietari di attivi guarderanno inevitabilmente al proprio gruppo dei pari per un primo confronto di base e per monitorare in corso d’opera i parametri climatici prescelti. Perché tale raffronto funzioni, tutte le parti in gioco dovranno aumentare il livello di trasparenza e fissare traguardi intermedi realistici. In particolare, le emissioni Scope 3 hanno una definizione vaga, sono per lo più stimate e soggette al rischio del doppio conteggio, inoltre il modo in cui i fornitori di dati raccolgono le informazioni varia enormemente in quanto ognuno utilizza metodologie diverse e adotta una visione differente dello stesso fattore. Malgrado queste limitazioni, gli investitori stanno utilizzando i dati a disposizione (principalmente di Ambito 1 e 2 ma anche di Ambito 3, spesso dopo aver apportato qualche correzione discrezionale) per decidere quali sono le società che si stanno impegnando per potenziare le proprie credenziali di sostenibilità e usare questi dati per monitorarne i progressi nel corso del tempo.Poiché molti fornitori di dati ESG offrono coperture difformi, adottano metodologie non standardizzate e formulano valutazioni ESG soggettive, misurare i fattori ESG in maniera uniforme è estremamente difficile. Fortunatamente, i gestori patrimoniali con ottime credenziali sul fronte dell’amministrazione responsabile e del profilo ESG stanno lavorando a soluzioni all’avanguardia e ad hoc che, nel tempo, consentiranno di offrire ai proprietari di attivi dati più accurati con cui prendere decisioni ancora più informate.Di fatto, l’aumento degli standard di rendicontazione e trasparenza consente di valutare e quantificare in maniera più efficiente i rischi e le opportunità legati al clima in relazione a ciascuna impresa, il che, a sua volta, conduce a titoli con quotazioni più accurate, a mercati finanziari più efficienti sul fronte dei prezzi e ad un’allocazione più efficiente del capitale. Fortunatamente, la direzione intrapresa dalle aziende è quella che conduce alla divulgazione integrale dei rischi climatici associati alle loro attività in maniera più standardizzata e omogenea.I rischi di transizione e fisici analizzati dai gestori patrimoniali vengono comunicati ai proprietari di attivi, molti dei quali stanno già analizzando questi rischi in maniera autonoma comunicando l’intensità di carbonio dei propri portafogli (rispetto a benchmark adeguati) ai loro sottoscrittori o beneficiari.Le esposizioni del portafoglio a questi rischi vengono tipicamente riportati sotto forma di impronta di carbonio. La TCFD raccomanda ai proprietari di attivi di comunicare l’intensità di carbonio media ponderata dei loro portafogli (per ogni titolo in portafoglio) sulla base delle emissioni di Ambito 1 e 2 (quelle che esulano dal controllo dell’organizzazione) ed espresse in tonnellate di CO2 equivalenti (tonnellate di emissioni di CO2)/fatturato in milioni di USD). Tuttavia, nei rapporti preparati per i titolari di attivi, e in particolare per i portafogli azionari, molti gestori forniscono parametri supplementari, come le emissioni di carbonio (tonnellate di emissioni di CO2/milioni di USD investiti) e le emissioni di carbonio totali (tonnellate di emissioni di CO2). Ad integrazione di questa analisi del rischio – benché si tratti di un’area ancora sperimentale, e fermi restando i tre limiti appena discussi – i gestori e i proprietari di attivi stanno cercando di potenziare la gestione del rischio legato al cambiamento climatico sviluppando indicatori basati sul Value-at-Risk (VaR) delle esposizioni climatiche del portafoglio al fine di stimare le perdite potenziali in un dato scenario climatico. (abstract by http://www.columbiathreadneedle.it)

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In 3 anni l’Italia migliora del 10% la gestione della demenza

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

A 3 anni dalla pubblicazione del rapporto “European Dementia Monitor” Alzheimer Europe – organizzazione che riunisce 37 Associazioni Alzheimer in Europa, tra cui la Federazione Alzheimer Italia – lancia l’edizione 2020 per presentare un aggiornamento su come i paesi europei stanno gestendo la sfida alla demenza, esaminare i cambiamenti e i progressi ma anche gli eventuali passi indietro per meglio indirizzare le nazioni nell’identificare iniziative e azioni che possano migliorare la qualità della vita delle persone con demenza e i loro familiari. I 36 paesi coinvolti nell’indagine sono stati valutati in base a 10 differenti parametri suddivisi in 4 macro aree – Assistenza, Ricerca, Politiche sociali, Aspetti legali – per arrivare a una classifica finale stilata sulla base dei risultati ottenuti dagli stati nelle singole categorie, ciascuna dei quali contribuisce al 10% del punteggio totale. Al primo posto si posiziona la Svezia con un punteggio complessivo del 71,8%, seguita da Regno Unito (Scozia 70,9% e Inghilterra 68,4%), e Belgio (67,2%).L’Italia, da metà classifica, sale al 10° posto con un punteggio di 62,9%, +10% rispetto alla precedente indagine. Chiudono la classifica tre paesi dell’est: Bosnia-Erzegovina (24,7%), Polonia (22,8%) e Bulgaria (19,5%).Il nostro paese registra un miglioramento in quasi tutte le categorie prese in esame, ottenendo il punteggio pieno in due, nello specifico nel riconoscimento dei diritti legali delle persone con demenza e dei loro familiari e nella partecipazione alle iniziative europee di ricerca sulla demenza; in generale, dimostra una grande attenzione per gli aspetti sociali e per la tutela dei diritti, grazie anche a iniziative come le Comunità Amiche delle Persone con Demenza realizzate dalla Federazione Alzheimer Italia. Sul fronte del riconoscimento della demenza come priorità nazionale, il Monitor non registra la grande novità italiana dello scorso dicembre che ha visto l’approvazione da parte della Commissione Bilancio della Camera dell’emendamento alla legge di bilancio 2021 che prevede un finanziamento di 15 milioni in 3 anni per il Piano Nazionale Demenze e l’ufficializzazione del “Tavolo di monitoraggio dell’implementazione del Piano Nazionale per le Demenze (PND)”, che ora potrà trasformare in azioni concrete gli obiettivi del Piano stesso.A fronte di alcuni significativi passi avanti, il nostro paese si conferma ancora indietro sugli aspetti legati alla disponibilità di servizi di assistenza e alla loro accessibilità: in particolare, viene registrata ancora una grande carenza nelle cure domiciliari, nell’assistenza diurna e nelle strutture residenziali. In aggiunta a questo, più del 50% dei costi di accesso ai servizi sono totalmente a carico delle famiglie, e ancora insufficienti sono i finanziamenti pubblici.

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Gestione domiciliare Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Un malato lieve che improvvisamente si aggrava e rischia la morte o un malato i cui peggioramenti si possono studiare e prevedere? La gestione a casa del Covid nella pratica del medico di famiglia presenta problemi pratici e anche di aderenza alle indicazioni istituzionali, caute quando si va oltre il paracetamolo e molto precise su cortisonici ed eparine. Dopo un’ampia revisione della letteratura internazionale, la Simg, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie pubblica un position paper che di fatto mette fine a polemiche e iniziative non suffragate dall’evidenza. Lo stesso estratto, a firma Simg, è stato inoltrato agli Ordini provinciali, agli Assessorati regionali e alle Direzioni generali delle Asl.Estratto dall’articolo a prima firma di Davide Donno (Istituto Spallanzani) et al “How to treat COVID-19 patients at home in the Italian context: An expert opinion pubblicato sulla rivista Infectious Disease Reports” 2021;13:251-258, nonché pubblicato sulla Rivista Simg, sarà aggiornato periodicamente in base ad eventuali nuove evidenze scientifiche in collaborazione con la Simit – Società italiana malattie infettive e tropicali. Simg ha deciso di proporre una expert opinion, come spiega il presidente Claudio Cricelli, perché è «necessario utilizzare indicazioni semplici e comprensibili sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e delle raccomandazioni ufficiali del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità». Una delle evidenze scientifiche emerse in questo anno di pandemia, infatti, è l’enorme numero di soggetti asintomatici, paucisintomatici o con forme che non richiedano il ricovero ospedaliero: pazienti gestibili a casa, riducendo così la pressione sul sistema sanitario e minimizzando l’impatto socio-psicologico sui pazienti stessi anche se nessuno studio sulla terapia domiciliare è stato finora proposto, condotto o pubblicato. Il Documento offre risposte su dati certificati da Oms, Iss, Ministero della Salute, indicando all’inizio i criteri per identificare rispettivamente pazienti Covid-19 asintomatici, lievi, moderati o gravi e di questi coloro che potrebbero essere trattati a casa. Poi entra nel vivo con la gestione della febbre e il controllo della saturazione. Una frequenza respiratoria oltre i 20 atti al minuto, una saturazione sotto il 92% o il 90% in caso di paziente broncopneumopatico, un calo brusco della SPO2 entro le due ore, o la scarsa sensibilità alla somministrazione di ossigeno a domicilio devono mettere sul chi vive, unitamente alle condizioni riscontrate di assistenza da parte dei familiari. Per le terapie, vengono poi considerati gli utilizzi di antivirali – importanti le indicazioni sul remdesivir da somministrare in ospedale a pazienti ossigenati ma non ad alto flusso – e di antibiotici, a regola controindicati, di idrossiclorochina. E si rivaluta, elemento importante, la profilassi antitrombotica: ricorrervi è consigliato per gli allettati, ma non va trascurato che la malattia è debilitante, costringe a volte a letto a lungo, ci possono essere situazioni di rischio “insospettabili”. Quanto agli steroidi, il desametasone si lega statisticamente a un calo del 33% dei decessi nei pazienti ventilati e del 20% dei pazienti in ossigenoterapia, secondo letteratura, ma ciò non deve incoraggiare a somministrarlo a pazienti lievi e che soprattutto non hanno ancora sviluppato i sintomi poiché potrebbe inibire la risposta immunitaria. Anche sugli integratori alimentari la sensazione dalla lettura è di avere qualche strumento in più rispetto alle indicazioni istituzionali: la statistica correla bassi livelli di vitamina D a una parte importante dei decessi, e in più “in una recente revisione sistematica e meta-analisi di studi randomizzati controllati, l’integrazione di vitamina D ha ridotto il rischio di infezione acuta delle vie respiratorie”. Si accenna infine alle prospettive imminenti: anticorpi monoclonali e nuovi antivirali saranno disponibili per contrastare anche a casa il progredire della malattia, con la capacità di ridurne le complicanze e i ricoveri. (Fonte Doctornews33)

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I 10 trend nella gestione dei talenti per il 2021

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Il Talent Trends Report di Randstad Sourceright – società di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane – ha individuato i 10 trend nella gestione dei talenti per il 2021 attraverso un sondaggio condotto su 850 C-suite, responsabili HR e delle strategie per l’acquisizione dei talenti di 17 paesi, che ha indagato le tendenze più importanti in questo ambito nelle organizzazioni.
1 – Focus sulle competenze, non sulle mansioni. Il 76% dei C-level e degli human capital leader intervistati in Italia cerca lavoratori agili (un punto in meno della media globale), in possesso di competenze trasversali che possano essere utili in diverse aree aziendali. Una strategia che prevede un mix di inserimenti temporanei e permanenti per avere maggiore flessibilità e resilienza nei momenti di necessità.
2 – Flessibilità per adattarsi ai cambiamenti. Un anno di lavoro da remoto ha cambiato la visione dell’equilibrio fra lavoro e vita privata. Ecco quindi che restare flessibili, anche quando l’emergenza sarà rientrata, può essere un’arma in più per attrarre i talenti, come rivela il 64% del campione internazionale, oltre che per adattarsi meglio a una situazione fluida e in costante cambiamento. Un’idea che è più condivisa all’estero che in Italia: il 66% dei C-lever e degli HR italiani sta considerando una politica di lavoro da casa permanente, contro l’80% della media globale, e solo il 52% ritiene che la forza lavoro sia altrettanto o ancora più produttiva lavorando da casa.
3 – Più attenzione a salute e benessere dei lavoratori. Nel considerare le offerte di lavoro, i talenti danno priorità alla sicurezza e alla salute e le aziende che non soddisfano queste aspettative non riescono ad attrarre i talenti migliori. Benefit come orari flessibili, ambienti di lavoro più sicuri e maggiore autonomia sono fattori importanti per stimolare l’impegno dei talenti: secondo il 62% del campione internazionale offrire un programma di wellness è molto importante per attirare i candidati. I datori di lavoro che offrono un sostegno globale ai lavoratori stressati avranno probabilmente a disposizione una forza lavoro più sana e produttiva.
4 – Più produttività con la trasformazione digitale. Nel 2020 il digitale ha consentito alle imprese di garantire la continuità di business e ai lavoratori di restare produttivi, operando e collaborando da remoto. Accelerare la trasformazione digitale aziendale per migliorare collaborazione e connettività sarà un fattore chiave anche nel 2021. Occorre continuare a investire in tecnologie migliorative e indagare quali sono le più utili e apprezzate dai talenti, ad esempio promuovendo delle “pause caffè virtuali” e sessioni faccia a faccia per stimolare l’innovazione. In questo ambito gli HR italiani sono più attivi dei colleghi all’estero, con il 71% che sta investendo in tecnologie digitali per migliorare la talent experience sul lavoro (contro il 47% della media globale).
5 – Analizzare i talenti con i dati. Il digitale può anche facilitare e ottimizzare le decisioni su eventuali assunzioni o sulla gestione del personale. Raccogliere e analizzare informazioni sulla salute, sulla ritenzione dei talenti e sull’ubicazione dei lavoratori può aiutare a prendere decisioni in risposta all’emergenza sanitaria, ad esempio per misurare il livello di stress dei dipendenti e adottare le opportune contromisure. L’82% dei C-level italiani prevede di effettuare corsi di formazione sull’analisi dei dati, contro il 46% dei colleghi all’estero, che però già in un caso su cinque hanno iniziato a investire nell’analisi dei talenti in seguito alla pandemia.
6 – Formazione contro la scarsità di talenti. Il 36% dei rispondenti italiani ha individuato nella scarsità di talenti uno dei punti più deboli della propria organizzazione (40% la media globale). La competizione per inserire i migliori talenti sul mercato è sempre più accesa e non sempre le imprese riescono a reperire all’esterno le competenze di cui hanno bisogno. Un’alternativa può essere coltivare i talenti già presenti in azienda predisponendo piani di formazione e riqualificazione professionale sulle competenze digitali e interpersonali. Lo ha già fatto un HR su cinque a livello internazionale.
7 – La supply chain dei talenti senza confini. Con l’emergenza Covid19 la percentuale di dipendenti da remoto è quasi raddoppiata, passando dal 26% al 50%, mentre i talenti esterni all’azienda in smart working sono saliti dal 28% al 44%. Il lavoro agile da accesso a un bacino di talenti potenzialmente senza confini, ma per sfruttarlo bisogna utilizzare la market intelligence, i dati sulla forza lavoro e l’esperienza locale per comprendere la disponibilità di talenti e sviluppare capacità più sofisticate di ricerca e selezione dei profili.
8 – Una cultura dell’inclusione e della diversity – Un’altra tendenza in crescita è l’attenzione dei talenti per le politiche aziendali sulla diversity e l’inclusione sul posto di lavoro, sulle quale aumentano le aspettative di un vero cambiamento. Le direzioni HR lo hanno compreso e si stanno muovendo: l’80% ritiene molto importante disporre di una strategia della diversity e dell’inclusione per attrarre e trattenere i talenti (l’86% in Italia), il 68% l’ha già realizzata e il 27% la sta pianificando. Anche su questa fronte la tecnologia può dare una mano, utilizzando i dati per informare sul livello di inclusività dei processi di recruiting e sviluppo della leadership e le gli strumenti digitali per rendere la ricerca e selezione dei candidati più eque.
9 – Una forza lavoro riqualificata e sostenibile – Durante la crisi sanitaria sono cambiate le modalità di lavoro, il digitale è diventato pervasivo ed è emersa la necessità di nuove competenze. Le imprese stanno prendendo consapevolezza della necessità di riqualificare rapidamente la forza lavoro per metterla nelle condizioni di operare in diverse aree di business e affrontare l’evoluzione del mercato, attraverso strategie di micro-apprendimento che incentivino il personale a investire in formazione in proprio o tramite piattaforme aziendali. Il 100% dei C-level e human capital leader italiani intervistati ritiene che le aziende dovrebbero essere responsabili della riqualificazione dei propri dipendenti (+8% rispetto alla media globale), il 46% del campione internazionale sta puntando sul miglioramento delle soft skill, il 43% sulla capacità di lavorare e dirigere da remoto.
10 – Costruire una talent experience coinvolgente. Migliorare la soddisfazione del personale sul lavoro è una sfida sempre più complessa, fra processi di selezione e inserimento diventati virtuali e le difficoltà di gestire i dipendenti in esubero, ma fondamentale per mantenere una buona reputazione aziendale. Per tre HR su quattro (75% media globale e 76% in Italia) le aspettative dei talenti nei confronti del datore di lavoro sono in continuo aumento e con l’arrivo del Coronavirus costruire una talent experience è diventato un fattore sempre più critico (63%). È importante seguire e coinvolgere i candidati in ogni fase del loro percorso in azienda per comprendere se l’esperienza coincide con le aspettative.

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Long Covid, Oms rivede le linee guida su gestione clinica

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Guariti da Covid-19 sulla carta, nella realtà intrappolati per mesi in una strana sindrome con stanchezza estrema, tosse persistente e intolleranza al movimento fisico. Sono le “vittime” della cosiddetta ‘long Covid’, una condizione su cui l’Organizzazione mondiale della sanità vuole far luce. “Sono state raccolte diverse evidenze”, spiega l’agenzia Onu per la salute. Ci sono “persone che si sono riprese dalla malattia” provocata dal coronavirus Sars-CoV-2 “che continuano ad avere problemi a lungo termine”, come quelli descritti. Tanto che una delle raccomandazioni formulate dall’Oms nelle linee guida riviste sulla gestione clinica è che i pazienti con Covid – sia confermato che sospetto – abbiano accesso alle cure di follow-up se hanno sintomi persistenti, nuovi o mutevoli. “Comprendere questa condizione post Covid è una delle aree di lavoro prioritarie dell’Oms”, assicurano dall’ente. E per questo a febbraio 2021 verranno organizzate “una serie di consultazioni per raggiungere un consenso su una descrizione di questa condizione e dei suoi sottotipi e sulle definizioni dei casi. Questa comprensione scientifica porterà anche a definire un nome per questa condizione. Le consultazioni includeranno un’ampia gamma di parti interessate, inclusi gruppi di pazienti”, annuncia l’Oms. Intanto, fra le raccomandazioni contenute nelle linee guida riviste sulla gestione clinica dei malati, l’Oms suggerisce per i pazienti Covid che si trovano a casa l’uso del saturimetro per misurare i livelli di ossigeno nel sangue. Questo tipo di monitoraggio deve essere coordinato con altri aspetti dell’assistenza domiciliare, come l’educazione del paziente e del caregiver e il regolare follow-up del malato. Per chi è ricoverato viene suggerito l’uso di anticoagulanti a basso dosaggio per prevenire la formazione di coaguli di sangue nei vasi sanguigni (trombosi). Per chi è ospedalizzato e sotto ossigeno (compreso quello nasale ad alto flusso) o ventilazione non invasiva, l’Oms suggerisce di ‘pronare’ i pazienti posizionandoli a pancia in giù da svegli per aumentare il flusso di ossigeno.Le linee guida includono anche raccomandazioni sull’uso di pacchetti di assistenza per sistematizzare la fornitura di cure per i pazienti Covid, e la raccomandazione di favorire, nel prendere decisioni per la cura del paziente, il giudizio clinico rispetto ai modelli. Le raccomandazioni sono state formulate da un gruppo di esperti indipendente, il Guideline Development Group, sulla base di “rapide revisioni dettagliate di tutte le evidenze disponibili”, e vengono aggiornato regolarmente man mano che arrivano più dati. (Fonte Doctor33)

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2021, un anno per sfruttare i vantaggi della gestione diversificata

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2021

Analisi di Eric Bertrand, Deputy CEO e Deputy CIO di Ofi Asset Management. La volatilità sui mercati azionari, i tassi di interesse ai minimi storici e la ricerca di più elevati rendimenti ponderati per il rischio richiedono un’adeguata diversificazione opportunistica dell’allocazione. Questo è stato particolarmente vero nel 2020, che non è stato di certo un anno semplice per gli investitori. In mezzo a un’inaspettata pandemia e a una forte volatilità del mercato, la gestione patrimoniale diversificata ha mostrato tutti i suoi punti di forza e ha permesso ai risparmiatori di sfruttare allocazioni tattiche, cogliendo le opportunità che sono emerse nelle varie asset class. I principali fattori di rischio (Covid-19, le elezioni americane e la Brexit) si sono poi gradualmente affievoliti a fine anno, mentre lo sviluppo dei vaccini ha permesso al mercato azionario di tirare un sospiro di sollievo e ha rasserenato l’orizzonte per il primo trimestre 2021.Ciò non significa che i picchi di volatilità svaniranno. Al contrario, possono essere visti come un’opportunità da cogliere per quanto riguarda l’esposizione ad asset più rischiosi. L’importante è mantenersi agili, regolando costantemente il rapporto rischio/rendimento. La gestione patrimoniale diversificata serve proprio a questo: permette agli investitori di beneficiare dell’esposizione a tutte le asset class da cui poter ottenere rendimenti interessanti.Ad esempio, gli investitori europei dovrebbero sentirsi liberi di assumere un’esposizione sull’high-yield globale, sulle azioni e obbligazioni cinesi, e anche sull’oro. I mercati del reddito fisso da soli non bastano più a garantire la stabilità del portafoglio, dato che la situazione attuale costringe i manager europei a cercare opportunità al di fuori della zona euro. Questo avviene perché l’uscita dalla pandemia si sta rivelando differente di regione in regione. Per esempio, la Cina, come è emerso in precedenza, ora si trova in una pozione di netto vantaggio nel far ripartire la sua economia.Per quanto riguarda la nostra metodologia, ci basiamo ovviamente su scenari che come Ofi Asset Management elaboriamo guardando al futuro. Un comitato di pre-allocazione si riunisce mensilmente, e ogni gestore specializzato in una certa asset class elabora le proprie previsioni, che presentano con un orizzonte di sei mesi. Sono coperte tutte le asset class e vengono messi a confronto i diversi punti di vista sul mercato. Su questa base, il comitato elabora una strategia di allocazione, e settimanalmente si svolgono riunioni per eventuali aggiustamenti. Inoltre, utilizziamo modelli quantitativi per circoscrivere al meglio i rischi e creare un quadro di riferimento all’interno del quale ogni gestore possa operare in modo opportunistico.A completare la metodologia c’è infine il nostro approccio SRI, che è parte integrante delle strategie. Questo ci permette di offrire solidi ritorni finanziari tenendo in considerazione la lotta contro il riscaldamento globale, in particolare selezionando le aziende che sono determinanti per la decarbonizzazione dell’economia.

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Indagine sulla gestione delle malattie reumatologiche in epoca Covid-19 realizzata da ANMAR

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

E’ promossa dall’Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus e APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare APS con la collaborazione scientifica del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità. Il questionario – veicolato attraverso i canali di comunicazione web e social delle associazioni promotrici – è stato proposto ai pazienti di malattie reumatologiche e ai loro caregiver per indagare l’impatto dell’emergenza Covid-19, soprattutto nei mesi da febbraio a giugno 2020, e le preoccupazioni che vivono attualmente, nella nuova fase della pandemia in Italia.

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