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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘gestione’

Una migliore gestione delle interstiziopatie polmonari

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

Mettere “in rete” i centri di eccellenza in cui vi è la presenza di team multidisciplinari di qualità, incentivare il passaggio alla medicina digitale e “fare cultura”. Sono questi i tre punti su cui intervenire per una migliore gestione delle interstiziopatie polmonari (Interstitial Lung Disease, ILD), complicanze che possono presentarsi nei pazienti colpiti da malattie reumatologiche autoimmuni, con gravi conseguenze sulla salute generale e sul peggioramento della qualità di vita. Agire tempestivamente, favorendo l’individuazione precoce dell’interessamento polmonare, è fondamentale. Tuttavia in Italia emerge una realtà a macchia di leopardo in cui si alternano esperienze di collaborazione multidisciplinare di vera eccellenza a situazioni di gravi carenze. E’ quanto emerso dall’incontro deglispecialisti che hanno partecipato al meeting virtuale “Verso una proposta organizzativa di Team Multidisciplinare nella diagnosi e trattamento delle ILD in pazienti con MRA”. L’evento, organizzato da ISHEO, con il contributo incondizionato di Boheringer Ingelheim Italia S.p.A, segue il precedente e primo incontro del progetto RETE-ILD. Il progetto è nato per promuovere e implementare, sul territorio nazionale, l’attività dei team multidisciplinari e ha visto in questa fase un intenso dibattito tra reumatologi, pneumologi, radiologi e internisti, rappresentanti di iniziative di eccellenza sul territorio nazionale. Il progetto RETE ILD metterà in rete i centri identificati, costruirà occasioni di dibattito e progetti formativi per condividere best practices e fare cultura soprattutto per quei territori in cui i centri di reumatologia e/o pneumologia non risultano essere ben rappresentati. In tal modo sarà possibile costruire un ponte di collegamento con realtà ben organizzate.

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Sostenibilità in azienda e gestione sostenibile delle persone

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Cresce l’attenzione alla sostenibilità da parte delle aziende italiane, che la pongono sempre più al centro anche delle proprie organizzazioni e politiche di gestione del personale e retributive. Questo quanto rileva l’indagine di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group, che è stata presentata durante l’evento “Sostenibilità e persone: cosa stanno facendo le aziende italiane” in cui sono intervenute Eolo e Schneider Electric Italia, portando la propria esperienza e testimonianza di come il tema della sostenibilità sia percepito all’interno delle loro organizzazioni. 200 le aziende coinvolte nell’indagine di ODM Consulting, attraverso interviste a 117 responsabili nella funzione HR (HR Director, HR Manager e ruoli con potere decisionale e di spesa) e 83 imprenditori e amministratori delegati ai quali è stato innanzitutto chiesto quanto è attiva la propria azienda sul fronte della sostenibilità.Il 64,5% del campione si è dichiarato interessato al tema o in fase iniziale dell’implementazione di politiche o progetti di sostenibilità, mentre il 29% delle imprese è già attivo o ha conseguito una delle due certificazioni più diffuse: ISO 14-001 e B-Corp. Di queste aziende, il 41,4% si trova a Nord Ovest e il 58,6% è una multinazionale e tutte hanno definito al proprio interno chi si occupa della sostenibilità: il 27% ha istituito un ruolo ad hoc, il 32% lo fa ricadere nei compiti della CSR, il 39,7% sui ruoli di governance.Solo il 6,5% del campione, in gran parte piccole imprese, si dichiara ancora inattivo o non interessato alla tematica e fra queste quasi un quarto la ritiene una moda passeggera.Secondo l’indagine, la dimensione aziendale maggiormente ricollegata alla sostenibilità è l’efficacia e l’efficienza organizzativa (indicata dal 65% degli intervistati), seguita da attenzione ad ambiente e sviluppo dell’economia circolare (55%), equità e gestione della diversità (46%) ed empowerment e sviluppo delle persone (34%).La principale differenza tra i tre cluster di aziende (non attive, interessate, attive o certificate) sta nella priorità che danno alle azioni identificate come idonee a rendere un’organizzazione sostenibile. Le aziende che non prendono in considerazione la sostenibilità si concentrano prima su cultura e valori aziendali (indicata dal 46,2% del cluster), poi sull’implementazione di nuovi modelli organizzativi “agili” (38,5%) e infine su progetti di riduzione degli sprechi (30,8%). Anche gli altri due cluster di imprese condividono questa classifica, ma la massima priorità è proprio sulla riduzione degli sprechi, con un’attenzione particolare all’aspetto ecologico-ambientale (indicata come prioritaria dal 45% delle aziende interessate al tema sostenibilità e da ben il 46,6% delle imprese già attive).

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Gestione psoriasi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

La psoriasi colpisce per l’80% in forma lieve/moderata, ma sono proprio i pazienti con queste forme lievi/moderate, che prevedono trattamenti topici costanti, a non seguire adeguatamente la terapia. I dermatologi lamentano spesso la mancata aderenza dei pazienti con forme di psoriasi più lievi e localizzate rispetto a chi convive con quelle forme moderate/severe che prevedono terapie sistemiche o biologiche somministrate in ospedale.Proprio per colmare questa lacuna, nasce Buongiorno Pelle, la campagna APIAFCO (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza) realizzata con il contributo non condizionato di LEO Pharma per sensibilizzare pazienti e caregiver sull’importanza di una corretta gestione a lungo termine della psoriasi lieve/moderata. La campagna si propone di promuovere un nuovo approccio alla gestione della malattia che preveda l’accettazione di una terapia continuativa anche quando la pelle risulta “apparentemente sana”. Solo attraverso la consapevolezza della cronicità della propria malattia, che prevede necessariamente una gestione terapeutica durativa e ininterrotta, il paziente affetto da psoriasi può andare incontro a una migliore qualità della vita. Fulcro della campagna è una landing page (www.buongiornopelle.it) che raccoglie le informazioni e gli approfondimenti utili a intraprendere una gestione migliore e più attiva della psoriasi da lieve a moderata; nella landing un video emozionale mostra la quotidianità dal risveglio, perché oggi, chi è affetto da psoriasi lieve-moderata può – con semplici attenzioni – prendersi cura della propria pelle. Un gesto immediato che entra a far parte della routine, piacevole come una doccia calda o il profumo di un caffè al mattino. Una semplicità che aiuta a iniziare la giornata in modo positivo e a non sentirsi diversi.“La psoriasi è una malattia cronica – afferma il Prof. Francesco Cusano, Presidente ADOI – per la quale non esiste una cura definitiva; tuttavia una terapia di mantenimento a lungo termine e l’adozione di abitudini di vita corrette consentono di tenerla sotto controllo evitando eventuali riacutizzazioni dei sintomi e assicurando al paziente un alto standard di qualità della vita”.Nella gestione quotidiana della psoriasi il dermatologo è al fianco del paziente. Farsi seguire da uno specialista e attenersi scupolosamente alle prescrizioni mediche è fondamentale per riprendere in mano la propria vita.

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Sostenere il presidio del territorio e la gestione irrigua dei Consorzi di Bonifica

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2021

Questo per fronteggiare la crisi di liquidità venutasi a creare a causa della pandemia e generata dalla sospensione e dalla difficoltà di riscossione del contributo dovuto dalle aziende agricole. È questo l’obiettivo del decreto interministeriale che consente ai Consorzi di Bonifica, entro il 15 giugno, di contrarre mutui con gli istituti autorizzati di credito, con interessi a carico dello Stato e uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro”. Lo dichiara il deputato Pasquale Maglione, esponente M5S in commissione Agricoltura alla Camera a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento previsto dal Decreto Rilancio. “Il futuro dell’agricoltura italiana passa necessariamente da un uso sapiente della risorsa acqua – prosegue – È per questo che sono stati stanziati 630 milioni di euro nell’ultima Legge di Bilancio per investimenti infrastrutturali delle reti irrigue, risorse che si aggiungono agli 880 milioni di euro previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”.

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Banca Widiba con Quaestio Global Enhanced Cash per una alternativa e intelligente gestione della liquidità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2021

Quaestio Capital SGR e Banca Widiba annunciano l’apertura al collocamento sulla rete di Banca Widiba del comparto di diritto lussemburghese Quaestio Solutions Funds – Global Enhanced Cash, autorizzato in Italia.Il comparto di Quaestio che sarà collocato da Banca Widiba fa parte del Fondo Quaestio Solutions Funds. QSF – Global Enhanced Cash è una strategia obbligazionaria a brevissimo termine che, mantenendo un rating medio complessivo elevato e una durata media finanziaria particolarmente moderata, si pone l’obiettivo di generare un extra rendimento rispetto ai titoli obbligazionari a breve termine, assumendo quindi un contenuto rischio di credito e di tasso.Lo strumento è pensato per chi cerca un’alternativa per una gestione della liquidità in eccesso sul proprio conto corrente, tema attuale e particolarmente di rilievo, e chi desidera investire i propri risparmi con un profilo di rischio contenuto.”Entrare a far parte delle case di gestione distribuite da Banca Widiba rappresenta un importante risultato”, afferma Alberto Massa, Head of Sales di Quaestio Capital SGR. “L’accordo di distribuzione ci permette di offrire ai clienti della Banca una soluzione per la gestione sofisticata della propria liquidità in eccesso. La strategia, gestita da Federico Valesi, CFA Head of Credit di Quaestio Capital SGR (Citywire AA) e Valentino Ceccherini, Portfolio Manager della SGR, vanta un lungo track record, risultati costanti e riconoscimenti quali le 5 stelle Morningstar®”.L’accordo con Quaestio Capital rientra nella logica di architettura aperta di Banca Widiba, finalizzata a garantire una sempre maggiore diversificazione dell’offerta di prodotti e servizi finanziari, rivolti a clienti che necessitano soluzioni “su misura”.

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La gestione del rischio legato al cambiamento climatico: considerazioni e ostacoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2021

A cura di Chris Wagstaff, Responsabile pensioni ed educazione all’investimento di Columbia Threadneedle Investments. Cosa devono chiedersi i proprietari di attivi prima di adottare una politica efficace di gestione del rischio legato al cambiamento climatico? Quali sono gli ostacoli da superare in fase di attuazione? Il cambiamento climatico è un rischio sistemico globale che riveste un ruolo sempre più importante ai fini della gestione del rischio. Ma nel formulare e quindi adottare una politica di gestione del rischio legato al cambiamento climatico, i proprietari di attivi devono porsi alcune domande chiave e considerare una serie di aspetti fondamentali. Tra questi figurano: Capire a che punto del processo di costruzione del portafoglio vanno inglobate le considerazioni sulla gestione del rischio legato al cambiamento climatico e se queste debbano costituire input primari o secondari. In molti casi, la gestione del rischio legato al cambiamento climatico è parte integrante della selezione dei gestori ma probabilmente secondaria rispetto a fattori quali il tasso di rendimento richiesto, i parametri di rischio, la diversificazione e la liquidità nel determinare l’asset allocation strategica, che possono incidere in maniera significativa sul profilo di rischio/rendimento, sulla diversificazione e sulle caratteristiche di liquidità del portafoglio.Se allineare o meno i portafogli agli obiettivi dell’Accordo di Parigi,come hanno cominciato a fare molti titolari di attivi, anche in vista di una probabile evoluzione in tale direzione del quadro normativo. Non si tratta di un compito facile in quanto non esiste un unico approccio riconosciuto per misurare e valutare l’allineamento delle temperature e, di fatto, la stessa intensità di carbonio di un portafoglio. Per non parlare dei percorsi di transizione delle posizioni di un portafoglio avendo a disposizione dati per lo più circoscritti ad azioni, obbligazioni societarie e titoli di Stato. Fortunatamente, la pubblicazione della Paris Aligned Investment Initiative dell’IIGCC aiuterà i gestori patrimoniali e i proprietari di attivi ad adottare politiche d’investimento in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’Accordo di Parigi fissa un obiettivo di lunghissimo termine a cui ambire, ma i proprietari di attivi guarderanno inevitabilmente al proprio gruppo dei pari per un primo confronto di base e per monitorare in corso d’opera i parametri climatici prescelti. Perché tale raffronto funzioni, tutte le parti in gioco dovranno aumentare il livello di trasparenza e fissare traguardi intermedi realistici.Tenendo presente quanto sopra, i proprietari di attivi (coadiuvati dai loro consulenti d’investimento e gestori patrimoniali) devono aggirare tre grandi ostacoli per valutare l’esposizione al carbonio e alle emissioni di gas serra dei loro portafogli. Si tratta di: scarsità di analisi dei dati di qualità sulle emissioni di gas serra di Ambito 1, 2 e, soprattutto, 3; disomogeneità dei dati ESG (ambientali, sociali e di governance), nell’ambito dei quali il rischio climatico è un fattore di rischio chiave della componente “E”; infine le informative carenti delle aziende sulle emissioni di gas serra. L’ultimo punto compromette fortemente l’accuratezza sia dei dati ESG che di quelli sulle emissioni di gas serra compilati dai fornitori di dati e quindi analizzati dai gestori patrimoniali. Misurare le emissioni non è una scienza esatta. In particolare, le emissioni Scope 3 hanno una definizione vaga, sono per lo più stimate e soggette al rischio del doppio conteggio, inoltre il modo in cui i fornitori di dati raccolgono le informazioni varia enormemente in quanto ognuno utilizza metodologie diverse e adotta una visione differente dello stesso fattore. Malgrado queste limitazioni, gli investitori stanno utilizzando i dati a disposizione (principalmente di Ambito 1 e 2 ma anche di Ambito 3, spesso dopo aver apportato qualche correzione discrezionale) per decidere quali sono le società che si stanno impegnando per potenziare le proprie credenziali di sostenibilità e usare questi dati per monitorarne i progressi nel corso del tempo.Adottando idealmente target basati sulla scienza e allineati agli obiettivi di Parigi, i gestori e i proprietari di attivi potranno sostenere in maniera più efficiente i “vincitori”, ossia le imprese dotate delle tecnologie e dei vantaggi competitivi atti a prosperare grazie alla transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio. Potranno inoltre utilizzare queste informazioni per prendere decisioni informate sull’esclusione o l’allontanamento del portafoglio da determinati settori o titoli.Le esposizioni del portafoglio a questi rischi vengono tipicamente riportati sotto forma di impronta di carbonio. La TCFD raccomanda ai proprietari di attivi di comunicare l’intensità di carbonio media ponderata dei loro portafogli (per ogni titolo in portafoglio) sulla base delle emissioni di Ambito 1 e 2 (quelle che esulano dal controllo dell’organizzazione) ed espresse in tonnellate di CO2 equivalenti (tonnellate di emissioni di CO2)/fatturato in milioni di USD). Tuttavia, nei rapporti preparati per i titolari di attivi, e in particolare per i portafogli azionari, molti gestori forniscono parametri supplementari, come le emissioni di carbonio (tonnellate di emissioni di CO2/milioni di USD investiti) e le emissioni di carbonio totali (tonnellate di emissioni di CO2).Parimenti, l’analisi del rischio fisico può essere condotta da diverse angolature. Per esempio, se gli attivi di un portafoglio sono “geolocalizzabili”, è possibile misurare l’esposizione al rischio fisico associato al cambiamento climatico usando direttamente gli strumenti di modellizzazione del rischio catastrofale, analizzando i rischi fisici del portafoglio dovuti a pericoli come inondazioni, terremoti e incendi. Ciò, a sua volta, può far scattare analisi più dettagliate su come gestire o assicurare tale esposizione al rischio. Ad integrazione di questa analisi del rischio – benché si tratti di un’area ancora sperimentale, e fermi restando i tre limiti appena discussi – i gestori e i proprietari di attivi stanno cercando di potenziare la gestione del rischio legato al cambiamento climatico sviluppando indicatori basati sul Value-at-Risk (VaR) delle esposizioni climatiche del portafoglio al fine di stimare le perdite potenziali in un dato scenario climatico. (abstract da http://www.columbiathreadneedle.it)

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La gestione del rischio legato al cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Chris Wagstaff, Responsabile pensioni ed educazione all’investimento di Columbia Threadneedle Investments. Istituita dall’ONU nel 1970, l’Earth Day, ossia la Giornata Mondiale della Terra, che si è celebrata il 22 aprile scorso. Earth Day è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente, con l’obiettivo di sensibilizzare tutta la popolazione mondiale (governi, cittadini, opinione pubblica) sulla salvaguardia del pianeta. Il tema dell’edizione di quest’anno è Restore Our Earth. Il programma prevede una tre giorni di iniziative ed eventi virtuali a sostegno del clima e della sostenibilità ambientale, a cui si potrà partecipare in streaming su piattaforme e canali social di earthday.org. L’attenzione nei confronti dei temi della sostenibilità è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, con il fenomeno del cambiamento climatico prima e con la pandemia globale ora, in un susseguirsi di profondi cambiamenti socio-economici.Capire a che punto del processo di costruzione del portafoglio vanno inglobate le considerazioni sulla gestione del rischio legato al cambiamento climatico e se queste debbano costituire input primari o secondari. In molti casi, la gestione del rischio legato al cambiamento climatico è parte integrante della selezione dei gestori ma probabilmente secondaria rispetto a fattori quali il tasso di rendimento richiesto, i parametri di rischio, la diversificazione e la liquidità nel determinare l’asset allocation strategica, che possono incidere in maniera significativa sul profilo di rischio/rendimento, sulla diversificazione e sulle caratteristiche di liquidità del portafoglio.L’Accordo di Parigi fissa un obiettivo di lunghissimo termine a cui ambire, ma i proprietari di attivi guarderanno inevitabilmente al proprio gruppo dei pari per un primo confronto di base e per monitorare in corso d’opera i parametri climatici prescelti. Perché tale raffronto funzioni, tutte le parti in gioco dovranno aumentare il livello di trasparenza e fissare traguardi intermedi realistici. In particolare, le emissioni Scope 3 hanno una definizione vaga, sono per lo più stimate e soggette al rischio del doppio conteggio, inoltre il modo in cui i fornitori di dati raccolgono le informazioni varia enormemente in quanto ognuno utilizza metodologie diverse e adotta una visione differente dello stesso fattore. Malgrado queste limitazioni, gli investitori stanno utilizzando i dati a disposizione (principalmente di Ambito 1 e 2 ma anche di Ambito 3, spesso dopo aver apportato qualche correzione discrezionale) per decidere quali sono le società che si stanno impegnando per potenziare le proprie credenziali di sostenibilità e usare questi dati per monitorarne i progressi nel corso del tempo.Poiché molti fornitori di dati ESG offrono coperture difformi, adottano metodologie non standardizzate e formulano valutazioni ESG soggettive, misurare i fattori ESG in maniera uniforme è estremamente difficile. Fortunatamente, i gestori patrimoniali con ottime credenziali sul fronte dell’amministrazione responsabile e del profilo ESG stanno lavorando a soluzioni all’avanguardia e ad hoc che, nel tempo, consentiranno di offrire ai proprietari di attivi dati più accurati con cui prendere decisioni ancora più informate.Di fatto, l’aumento degli standard di rendicontazione e trasparenza consente di valutare e quantificare in maniera più efficiente i rischi e le opportunità legati al clima in relazione a ciascuna impresa, il che, a sua volta, conduce a titoli con quotazioni più accurate, a mercati finanziari più efficienti sul fronte dei prezzi e ad un’allocazione più efficiente del capitale. Fortunatamente, la direzione intrapresa dalle aziende è quella che conduce alla divulgazione integrale dei rischi climatici associati alle loro attività in maniera più standardizzata e omogenea.I rischi di transizione e fisici analizzati dai gestori patrimoniali vengono comunicati ai proprietari di attivi, molti dei quali stanno già analizzando questi rischi in maniera autonoma comunicando l’intensità di carbonio dei propri portafogli (rispetto a benchmark adeguati) ai loro sottoscrittori o beneficiari.Le esposizioni del portafoglio a questi rischi vengono tipicamente riportati sotto forma di impronta di carbonio. La TCFD raccomanda ai proprietari di attivi di comunicare l’intensità di carbonio media ponderata dei loro portafogli (per ogni titolo in portafoglio) sulla base delle emissioni di Ambito 1 e 2 (quelle che esulano dal controllo dell’organizzazione) ed espresse in tonnellate di CO2 equivalenti (tonnellate di emissioni di CO2)/fatturato in milioni di USD). Tuttavia, nei rapporti preparati per i titolari di attivi, e in particolare per i portafogli azionari, molti gestori forniscono parametri supplementari, come le emissioni di carbonio (tonnellate di emissioni di CO2/milioni di USD investiti) e le emissioni di carbonio totali (tonnellate di emissioni di CO2). Ad integrazione di questa analisi del rischio – benché si tratti di un’area ancora sperimentale, e fermi restando i tre limiti appena discussi – i gestori e i proprietari di attivi stanno cercando di potenziare la gestione del rischio legato al cambiamento climatico sviluppando indicatori basati sul Value-at-Risk (VaR) delle esposizioni climatiche del portafoglio al fine di stimare le perdite potenziali in un dato scenario climatico. (abstract by http://www.columbiathreadneedle.it)

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In 3 anni l’Italia migliora del 10% la gestione della demenza

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

A 3 anni dalla pubblicazione del rapporto “European Dementia Monitor” Alzheimer Europe – organizzazione che riunisce 37 Associazioni Alzheimer in Europa, tra cui la Federazione Alzheimer Italia – lancia l’edizione 2020 per presentare un aggiornamento su come i paesi europei stanno gestendo la sfida alla demenza, esaminare i cambiamenti e i progressi ma anche gli eventuali passi indietro per meglio indirizzare le nazioni nell’identificare iniziative e azioni che possano migliorare la qualità della vita delle persone con demenza e i loro familiari. I 36 paesi coinvolti nell’indagine sono stati valutati in base a 10 differenti parametri suddivisi in 4 macro aree – Assistenza, Ricerca, Politiche sociali, Aspetti legali – per arrivare a una classifica finale stilata sulla base dei risultati ottenuti dagli stati nelle singole categorie, ciascuna dei quali contribuisce al 10% del punteggio totale. Al primo posto si posiziona la Svezia con un punteggio complessivo del 71,8%, seguita da Regno Unito (Scozia 70,9% e Inghilterra 68,4%), e Belgio (67,2%).L’Italia, da metà classifica, sale al 10° posto con un punteggio di 62,9%, +10% rispetto alla precedente indagine. Chiudono la classifica tre paesi dell’est: Bosnia-Erzegovina (24,7%), Polonia (22,8%) e Bulgaria (19,5%).Il nostro paese registra un miglioramento in quasi tutte le categorie prese in esame, ottenendo il punteggio pieno in due, nello specifico nel riconoscimento dei diritti legali delle persone con demenza e dei loro familiari e nella partecipazione alle iniziative europee di ricerca sulla demenza; in generale, dimostra una grande attenzione per gli aspetti sociali e per la tutela dei diritti, grazie anche a iniziative come le Comunità Amiche delle Persone con Demenza realizzate dalla Federazione Alzheimer Italia. Sul fronte del riconoscimento della demenza come priorità nazionale, il Monitor non registra la grande novità italiana dello scorso dicembre che ha visto l’approvazione da parte della Commissione Bilancio della Camera dell’emendamento alla legge di bilancio 2021 che prevede un finanziamento di 15 milioni in 3 anni per il Piano Nazionale Demenze e l’ufficializzazione del “Tavolo di monitoraggio dell’implementazione del Piano Nazionale per le Demenze (PND)”, che ora potrà trasformare in azioni concrete gli obiettivi del Piano stesso.A fronte di alcuni significativi passi avanti, il nostro paese si conferma ancora indietro sugli aspetti legati alla disponibilità di servizi di assistenza e alla loro accessibilità: in particolare, viene registrata ancora una grande carenza nelle cure domiciliari, nell’assistenza diurna e nelle strutture residenziali. In aggiunta a questo, più del 50% dei costi di accesso ai servizi sono totalmente a carico delle famiglie, e ancora insufficienti sono i finanziamenti pubblici.

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Gestione domiciliare Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Un malato lieve che improvvisamente si aggrava e rischia la morte o un malato i cui peggioramenti si possono studiare e prevedere? La gestione a casa del Covid nella pratica del medico di famiglia presenta problemi pratici e anche di aderenza alle indicazioni istituzionali, caute quando si va oltre il paracetamolo e molto precise su cortisonici ed eparine. Dopo un’ampia revisione della letteratura internazionale, la Simg, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie pubblica un position paper che di fatto mette fine a polemiche e iniziative non suffragate dall’evidenza. Lo stesso estratto, a firma Simg, è stato inoltrato agli Ordini provinciali, agli Assessorati regionali e alle Direzioni generali delle Asl.Estratto dall’articolo a prima firma di Davide Donno (Istituto Spallanzani) et al “How to treat COVID-19 patients at home in the Italian context: An expert opinion pubblicato sulla rivista Infectious Disease Reports” 2021;13:251-258, nonché pubblicato sulla Rivista Simg, sarà aggiornato periodicamente in base ad eventuali nuove evidenze scientifiche in collaborazione con la Simit – Società italiana malattie infettive e tropicali. Simg ha deciso di proporre una expert opinion, come spiega il presidente Claudio Cricelli, perché è «necessario utilizzare indicazioni semplici e comprensibili sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e delle raccomandazioni ufficiali del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità». Una delle evidenze scientifiche emerse in questo anno di pandemia, infatti, è l’enorme numero di soggetti asintomatici, paucisintomatici o con forme che non richiedano il ricovero ospedaliero: pazienti gestibili a casa, riducendo così la pressione sul sistema sanitario e minimizzando l’impatto socio-psicologico sui pazienti stessi anche se nessuno studio sulla terapia domiciliare è stato finora proposto, condotto o pubblicato. Il Documento offre risposte su dati certificati da Oms, Iss, Ministero della Salute, indicando all’inizio i criteri per identificare rispettivamente pazienti Covid-19 asintomatici, lievi, moderati o gravi e di questi coloro che potrebbero essere trattati a casa. Poi entra nel vivo con la gestione della febbre e il controllo della saturazione. Una frequenza respiratoria oltre i 20 atti al minuto, una saturazione sotto il 92% o il 90% in caso di paziente broncopneumopatico, un calo brusco della SPO2 entro le due ore, o la scarsa sensibilità alla somministrazione di ossigeno a domicilio devono mettere sul chi vive, unitamente alle condizioni riscontrate di assistenza da parte dei familiari. Per le terapie, vengono poi considerati gli utilizzi di antivirali – importanti le indicazioni sul remdesivir da somministrare in ospedale a pazienti ossigenati ma non ad alto flusso – e di antibiotici, a regola controindicati, di idrossiclorochina. E si rivaluta, elemento importante, la profilassi antitrombotica: ricorrervi è consigliato per gli allettati, ma non va trascurato che la malattia è debilitante, costringe a volte a letto a lungo, ci possono essere situazioni di rischio “insospettabili”. Quanto agli steroidi, il desametasone si lega statisticamente a un calo del 33% dei decessi nei pazienti ventilati e del 20% dei pazienti in ossigenoterapia, secondo letteratura, ma ciò non deve incoraggiare a somministrarlo a pazienti lievi e che soprattutto non hanno ancora sviluppato i sintomi poiché potrebbe inibire la risposta immunitaria. Anche sugli integratori alimentari la sensazione dalla lettura è di avere qualche strumento in più rispetto alle indicazioni istituzionali: la statistica correla bassi livelli di vitamina D a una parte importante dei decessi, e in più “in una recente revisione sistematica e meta-analisi di studi randomizzati controllati, l’integrazione di vitamina D ha ridotto il rischio di infezione acuta delle vie respiratorie”. Si accenna infine alle prospettive imminenti: anticorpi monoclonali e nuovi antivirali saranno disponibili per contrastare anche a casa il progredire della malattia, con la capacità di ridurne le complicanze e i ricoveri. (Fonte Doctornews33)

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I 10 trend nella gestione dei talenti per il 2021

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Il Talent Trends Report di Randstad Sourceright – società di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane – ha individuato i 10 trend nella gestione dei talenti per il 2021 attraverso un sondaggio condotto su 850 C-suite, responsabili HR e delle strategie per l’acquisizione dei talenti di 17 paesi, che ha indagato le tendenze più importanti in questo ambito nelle organizzazioni.
1 – Focus sulle competenze, non sulle mansioni. Il 76% dei C-level e degli human capital leader intervistati in Italia cerca lavoratori agili (un punto in meno della media globale), in possesso di competenze trasversali che possano essere utili in diverse aree aziendali. Una strategia che prevede un mix di inserimenti temporanei e permanenti per avere maggiore flessibilità e resilienza nei momenti di necessità.
2 – Flessibilità per adattarsi ai cambiamenti. Un anno di lavoro da remoto ha cambiato la visione dell’equilibrio fra lavoro e vita privata. Ecco quindi che restare flessibili, anche quando l’emergenza sarà rientrata, può essere un’arma in più per attrarre i talenti, come rivela il 64% del campione internazionale, oltre che per adattarsi meglio a una situazione fluida e in costante cambiamento. Un’idea che è più condivisa all’estero che in Italia: il 66% dei C-lever e degli HR italiani sta considerando una politica di lavoro da casa permanente, contro l’80% della media globale, e solo il 52% ritiene che la forza lavoro sia altrettanto o ancora più produttiva lavorando da casa.
3 – Più attenzione a salute e benessere dei lavoratori. Nel considerare le offerte di lavoro, i talenti danno priorità alla sicurezza e alla salute e le aziende che non soddisfano queste aspettative non riescono ad attrarre i talenti migliori. Benefit come orari flessibili, ambienti di lavoro più sicuri e maggiore autonomia sono fattori importanti per stimolare l’impegno dei talenti: secondo il 62% del campione internazionale offrire un programma di wellness è molto importante per attirare i candidati. I datori di lavoro che offrono un sostegno globale ai lavoratori stressati avranno probabilmente a disposizione una forza lavoro più sana e produttiva.
4 – Più produttività con la trasformazione digitale. Nel 2020 il digitale ha consentito alle imprese di garantire la continuità di business e ai lavoratori di restare produttivi, operando e collaborando da remoto. Accelerare la trasformazione digitale aziendale per migliorare collaborazione e connettività sarà un fattore chiave anche nel 2021. Occorre continuare a investire in tecnologie migliorative e indagare quali sono le più utili e apprezzate dai talenti, ad esempio promuovendo delle “pause caffè virtuali” e sessioni faccia a faccia per stimolare l’innovazione. In questo ambito gli HR italiani sono più attivi dei colleghi all’estero, con il 71% che sta investendo in tecnologie digitali per migliorare la talent experience sul lavoro (contro il 47% della media globale).
5 – Analizzare i talenti con i dati. Il digitale può anche facilitare e ottimizzare le decisioni su eventuali assunzioni o sulla gestione del personale. Raccogliere e analizzare informazioni sulla salute, sulla ritenzione dei talenti e sull’ubicazione dei lavoratori può aiutare a prendere decisioni in risposta all’emergenza sanitaria, ad esempio per misurare il livello di stress dei dipendenti e adottare le opportune contromisure. L’82% dei C-level italiani prevede di effettuare corsi di formazione sull’analisi dei dati, contro il 46% dei colleghi all’estero, che però già in un caso su cinque hanno iniziato a investire nell’analisi dei talenti in seguito alla pandemia.
6 – Formazione contro la scarsità di talenti. Il 36% dei rispondenti italiani ha individuato nella scarsità di talenti uno dei punti più deboli della propria organizzazione (40% la media globale). La competizione per inserire i migliori talenti sul mercato è sempre più accesa e non sempre le imprese riescono a reperire all’esterno le competenze di cui hanno bisogno. Un’alternativa può essere coltivare i talenti già presenti in azienda predisponendo piani di formazione e riqualificazione professionale sulle competenze digitali e interpersonali. Lo ha già fatto un HR su cinque a livello internazionale.
7 – La supply chain dei talenti senza confini. Con l’emergenza Covid19 la percentuale di dipendenti da remoto è quasi raddoppiata, passando dal 26% al 50%, mentre i talenti esterni all’azienda in smart working sono saliti dal 28% al 44%. Il lavoro agile da accesso a un bacino di talenti potenzialmente senza confini, ma per sfruttarlo bisogna utilizzare la market intelligence, i dati sulla forza lavoro e l’esperienza locale per comprendere la disponibilità di talenti e sviluppare capacità più sofisticate di ricerca e selezione dei profili.
8 – Una cultura dell’inclusione e della diversity – Un’altra tendenza in crescita è l’attenzione dei talenti per le politiche aziendali sulla diversity e l’inclusione sul posto di lavoro, sulle quale aumentano le aspettative di un vero cambiamento. Le direzioni HR lo hanno compreso e si stanno muovendo: l’80% ritiene molto importante disporre di una strategia della diversity e dell’inclusione per attrarre e trattenere i talenti (l’86% in Italia), il 68% l’ha già realizzata e il 27% la sta pianificando. Anche su questa fronte la tecnologia può dare una mano, utilizzando i dati per informare sul livello di inclusività dei processi di recruiting e sviluppo della leadership e le gli strumenti digitali per rendere la ricerca e selezione dei candidati più eque.
9 – Una forza lavoro riqualificata e sostenibile – Durante la crisi sanitaria sono cambiate le modalità di lavoro, il digitale è diventato pervasivo ed è emersa la necessità di nuove competenze. Le imprese stanno prendendo consapevolezza della necessità di riqualificare rapidamente la forza lavoro per metterla nelle condizioni di operare in diverse aree di business e affrontare l’evoluzione del mercato, attraverso strategie di micro-apprendimento che incentivino il personale a investire in formazione in proprio o tramite piattaforme aziendali. Il 100% dei C-level e human capital leader italiani intervistati ritiene che le aziende dovrebbero essere responsabili della riqualificazione dei propri dipendenti (+8% rispetto alla media globale), il 46% del campione internazionale sta puntando sul miglioramento delle soft skill, il 43% sulla capacità di lavorare e dirigere da remoto.
10 – Costruire una talent experience coinvolgente. Migliorare la soddisfazione del personale sul lavoro è una sfida sempre più complessa, fra processi di selezione e inserimento diventati virtuali e le difficoltà di gestire i dipendenti in esubero, ma fondamentale per mantenere una buona reputazione aziendale. Per tre HR su quattro (75% media globale e 76% in Italia) le aspettative dei talenti nei confronti del datore di lavoro sono in continuo aumento e con l’arrivo del Coronavirus costruire una talent experience è diventato un fattore sempre più critico (63%). È importante seguire e coinvolgere i candidati in ogni fase del loro percorso in azienda per comprendere se l’esperienza coincide con le aspettative.

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Long Covid, Oms rivede le linee guida su gestione clinica

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Guariti da Covid-19 sulla carta, nella realtà intrappolati per mesi in una strana sindrome con stanchezza estrema, tosse persistente e intolleranza al movimento fisico. Sono le “vittime” della cosiddetta ‘long Covid’, una condizione su cui l’Organizzazione mondiale della sanità vuole far luce. “Sono state raccolte diverse evidenze”, spiega l’agenzia Onu per la salute. Ci sono “persone che si sono riprese dalla malattia” provocata dal coronavirus Sars-CoV-2 “che continuano ad avere problemi a lungo termine”, come quelli descritti. Tanto che una delle raccomandazioni formulate dall’Oms nelle linee guida riviste sulla gestione clinica è che i pazienti con Covid – sia confermato che sospetto – abbiano accesso alle cure di follow-up se hanno sintomi persistenti, nuovi o mutevoli. “Comprendere questa condizione post Covid è una delle aree di lavoro prioritarie dell’Oms”, assicurano dall’ente. E per questo a febbraio 2021 verranno organizzate “una serie di consultazioni per raggiungere un consenso su una descrizione di questa condizione e dei suoi sottotipi e sulle definizioni dei casi. Questa comprensione scientifica porterà anche a definire un nome per questa condizione. Le consultazioni includeranno un’ampia gamma di parti interessate, inclusi gruppi di pazienti”, annuncia l’Oms. Intanto, fra le raccomandazioni contenute nelle linee guida riviste sulla gestione clinica dei malati, l’Oms suggerisce per i pazienti Covid che si trovano a casa l’uso del saturimetro per misurare i livelli di ossigeno nel sangue. Questo tipo di monitoraggio deve essere coordinato con altri aspetti dell’assistenza domiciliare, come l’educazione del paziente e del caregiver e il regolare follow-up del malato. Per chi è ricoverato viene suggerito l’uso di anticoagulanti a basso dosaggio per prevenire la formazione di coaguli di sangue nei vasi sanguigni (trombosi). Per chi è ospedalizzato e sotto ossigeno (compreso quello nasale ad alto flusso) o ventilazione non invasiva, l’Oms suggerisce di ‘pronare’ i pazienti posizionandoli a pancia in giù da svegli per aumentare il flusso di ossigeno.Le linee guida includono anche raccomandazioni sull’uso di pacchetti di assistenza per sistematizzare la fornitura di cure per i pazienti Covid, e la raccomandazione di favorire, nel prendere decisioni per la cura del paziente, il giudizio clinico rispetto ai modelli. Le raccomandazioni sono state formulate da un gruppo di esperti indipendente, il Guideline Development Group, sulla base di “rapide revisioni dettagliate di tutte le evidenze disponibili”, e vengono aggiornato regolarmente man mano che arrivano più dati. (Fonte Doctor33)

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2021, un anno per sfruttare i vantaggi della gestione diversificata

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2021

Analisi di Eric Bertrand, Deputy CEO e Deputy CIO di Ofi Asset Management. La volatilità sui mercati azionari, i tassi di interesse ai minimi storici e la ricerca di più elevati rendimenti ponderati per il rischio richiedono un’adeguata diversificazione opportunistica dell’allocazione. Questo è stato particolarmente vero nel 2020, che non è stato di certo un anno semplice per gli investitori. In mezzo a un’inaspettata pandemia e a una forte volatilità del mercato, la gestione patrimoniale diversificata ha mostrato tutti i suoi punti di forza e ha permesso ai risparmiatori di sfruttare allocazioni tattiche, cogliendo le opportunità che sono emerse nelle varie asset class. I principali fattori di rischio (Covid-19, le elezioni americane e la Brexit) si sono poi gradualmente affievoliti a fine anno, mentre lo sviluppo dei vaccini ha permesso al mercato azionario di tirare un sospiro di sollievo e ha rasserenato l’orizzonte per il primo trimestre 2021.Ciò non significa che i picchi di volatilità svaniranno. Al contrario, possono essere visti come un’opportunità da cogliere per quanto riguarda l’esposizione ad asset più rischiosi. L’importante è mantenersi agili, regolando costantemente il rapporto rischio/rendimento. La gestione patrimoniale diversificata serve proprio a questo: permette agli investitori di beneficiare dell’esposizione a tutte le asset class da cui poter ottenere rendimenti interessanti.Ad esempio, gli investitori europei dovrebbero sentirsi liberi di assumere un’esposizione sull’high-yield globale, sulle azioni e obbligazioni cinesi, e anche sull’oro. I mercati del reddito fisso da soli non bastano più a garantire la stabilità del portafoglio, dato che la situazione attuale costringe i manager europei a cercare opportunità al di fuori della zona euro. Questo avviene perché l’uscita dalla pandemia si sta rivelando differente di regione in regione. Per esempio, la Cina, come è emerso in precedenza, ora si trova in una pozione di netto vantaggio nel far ripartire la sua economia.Per quanto riguarda la nostra metodologia, ci basiamo ovviamente su scenari che come Ofi Asset Management elaboriamo guardando al futuro. Un comitato di pre-allocazione si riunisce mensilmente, e ogni gestore specializzato in una certa asset class elabora le proprie previsioni, che presentano con un orizzonte di sei mesi. Sono coperte tutte le asset class e vengono messi a confronto i diversi punti di vista sul mercato. Su questa base, il comitato elabora una strategia di allocazione, e settimanalmente si svolgono riunioni per eventuali aggiustamenti. Inoltre, utilizziamo modelli quantitativi per circoscrivere al meglio i rischi e creare un quadro di riferimento all’interno del quale ogni gestore possa operare in modo opportunistico.A completare la metodologia c’è infine il nostro approccio SRI, che è parte integrante delle strategie. Questo ci permette di offrire solidi ritorni finanziari tenendo in considerazione la lotta contro il riscaldamento globale, in particolare selezionando le aziende che sono determinanti per la decarbonizzazione dell’economia.

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Indagine sulla gestione delle malattie reumatologiche in epoca Covid-19 realizzata da ANMAR

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

E’ promossa dall’Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus e APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare APS con la collaborazione scientifica del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità. Il questionario – veicolato attraverso i canali di comunicazione web e social delle associazioni promotrici – è stato proposto ai pazienti di malattie reumatologiche e ai loro caregiver per indagare l’impatto dell’emergenza Covid-19, soprattutto nei mesi da febbraio a giugno 2020, e le preoccupazioni che vivono attualmente, nella nuova fase della pandemia in Italia.

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Trasparenza nella gestione della cosa pubblica

Posted by fidest press agency su domenica, 20 dicembre 2020

Roma – La trasparenza, nella gestione della cosa pubblica, è il punto fondamentale di una politica al servizio del cittadino. Lo è ancora di più in ambito sanitario, e in un momento storico segnato da una pandemia. Questo approccio ha sempre contraddistinto l’impegno del MoVimento 5 Stelle nelle Istituzioni.Abbiamo concluso, da poco, i lavori del Tavolo di monitoraggio della spesa sanitaria, che ha visto coinvolti la Presidenza del Consiglio, con il Dipartimento di Programmazione Economica, il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la Ragioneria Generale dello Stato, il Ministero della Salute. Un lavoro che, grazie anche al supporto del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sen. Mario Turco, ci consentirà di rendere trasparente, e semplice nella lettura, i risultati della gestione sanitaria, a livello regionale e nazionale. I cittadini, attraverso una piattaforma digitale di raccordo, costruita appositamente, potranno conoscere l’entità delle entrate e dei finanziamenti che riceve ciascuna Regione, e Provincia Autonoma, e verificare le principali voci della spesa sanitaria. La piattaforma di raccordo permette di sintetizzare le 600 voci delle entrate e uscite del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in 6 sezioni principali e circa 40 voci di dettaglio, superando i tecnicismi delle voci di rendicontazione sanitaria a beneficio di una maggiore chiarezza del dato. Con l’adozione della delibera Cipe, prevista per gennaio, e la presentazione dei dati di monitoraggio relativi all’ultimo triennio, mettiamo anche le basi per ottimizzare la gestione della spesa sanitaria”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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“Suolo è risorsa non rinnovabile, serve gestione sostenibile”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2020

“Il suolo è una risorsa naturale non rinnovabile: occorrono circa 500 anni per formare 2 centimetri di suolo fertile mentre in Europa ogni anno scompaiono circa 45 mila ettari di suolo per effetto dell’urbanizzazione. In particolare, la situazione del nostro Paese è assai preoccupante con un quarto del territorio oggetto di un profondo stato di degrado del suolo. La tendenza negativa si registra, soprattutto, nelle regioni che negli ultimi anni hanno vissuto processi significativi di crescita urbana.”così la presidente della commissione ambiente della Camera. Alessia Rotta, ricorda la Giornata Mondiale del Suolo che si celebra il 5 dicembre di ogni anno dal 2014.“Erosione, dissesto idrogeologico, perdita di produttività e sostanza organica, incendi, aumento della frammentazione degli habitat naturali unito all’urbanizzazione, perdita di fertilità causata dall’abuso di fertilizzanti e sostanze chimiche, lavorazioni troppo ripetute, erronee pratiche di irrigazione, stanno distruggendo la sostanza organica del suolo. Non a caso uno degli obiettivi più importanti dell’Agenda 2030 dell’ONU sullo sviluppo sostenibile riguarda proprio la ‘Land degradation neutral world’, ovvero la capacità di fermare nei prossimi 10 anni la crescita del degrado del suolo, risorsa decisiva per la vita sulla terra. Per questo, nella Giornata mondiale del suolo che si celebra oggi, dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore del suolo che è indispensabile per garantire il futuro dei sistemi agroalimentari e l’accesso ai principali servizi ecosistemici. Una gestione sostenibile e una salvaguardia dei terreni, infatti, significa mettere al sicuro, oltre alla produzione e alla sicurezza alimentare, tutti i servizi ecosistemici a esso legati.” “Gli organismi del suolo – conclude Rotta – hanno un ruolo determinante nel promuovere la produzione alimentare, proteggere la salute umana, riparare all’inquinamento ambientale e contrastare i cambiamenti climatici. Prendersene cura, significa tutelare il futuro dell’uomo sul pianeta.” Conclude Rotta

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“L’incapacità di Zingaretti nella gestione della crisi Covid-19 è ormai manifesta”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Così i parlamentari di Fratelli d’Italia eletti a Roma Federico Mollicone e Maria Teresa Bellucci, nel corso della conferenza stampa con il coordinatore regionale Trancassini, il capogruppo Fabrizio Ghera e il gruppo regionale del Lazio di FDI – Nel 2011 il Lazio aveva 46 ospedali a gestione diretta, nel 2017 erano 33. A Roma il Forlanini, il Santa Maria della Pietà, il San Giacomo hanno chiuso; il San Filippo Neri, il Sant’Eugenio e il San Camillo sono stati ridimensionati. Zingaretti ha fallito sotto ogni fronte della politica sulla sanità della Regione Lazio e scandali come quello sulle mascherine. Presenteremo un question time in commissione Affari Sociali, con i colleghi Rampelli e Frassinetti fra i firmatari, per chiedere, come proposto da FareVerde, che i milioni di mascherine ogni giorno in distribuzione nelle scuole e nella pubblica amministrazione siano riciclabili e che vengano incentivati i sistemi di smaltimento rifiuti adatti per i dispositivi come le mascherine. Rischiamo la dispersione nell’ambiente di materiali dannosi, specialmente per i nostri mari.”

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ANCoDiS: la “squadra anticovid” nella gestione della pandemia a scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Dopo il webinar di lunedi 7 settembre 2020 (“La sicurezza a scuola nel tempo del Covid 19: analisi dei fabbisogni e proposte risolutive. Protagonisti a confronto” nel quale si sono messi a confronto i protagonisti a diverso titolo impegnati nella progettazione ed esecuzione delle azioni previste dai protocolli di sicurezza), a tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico ANCoDiS propone LUNEDI 23/11/2020 un secondo webinar sul tema “Riflessioni a scuola: L’emergenza pandemica a scuola e il Referente Scolastico COVID 19″ nel quale si confronteranno esperti impegnati nella complessa gestione dell’emergenza che ha messo a dura prova modelli organizzativi e didattici anche sotto l’aspetto della tenuta psicologica di tutti gli operatori.In poco più di sei mesi, dal punto di vista della sicurezza, alla “scuola dell’ANTI” (incendio, sismico, infortunio) abbiamo aggiunto anche quella dell’ANTI contagio e dell’ANTI stress. Ed una “squadra anticovid”, nel rispetto di ruoli e funzioni, è messa quotidianamente a dura prova anche sotto l’aspetto psicologico. Siamo posti innanzi ad una emergenza che è stata affrontata con alta responsabilità e competenza dentro la scuola ma che ha visto negligenze, superficialità e distrazioni in territorio extrascolastico. I Collaboratori dei DS e le figure di sistema di Ancodis – alcuni dei quali individuati Referenti scolastici Covid 19 – hanno denunciato purtroppo una sofferente condizione di sconfitta delle squadre anticovid impegnate a far rispettare i protocolli, a monitorare tempestivamente vulnus organizzativi, a mettere “toppe” alle criticità la cui responsabilità è da addebitare ad altri. Con il webinar proveremo a fare un primo bilancio dando voce ad esperti e protagonisti con l’auspicio che almeno si possa fare emergere la vera condizione nella quale si sono ritrovate le scuole e quali sono le (ir)responsabilità da evidenziare per il corretto funzionamento del sistema di prevenzione, controllo e monitoraggio. Nel corso del webinar ascolteremo chi si è fatto carico in questi complicati mesi autunnali di coordinare la propria comunità scolastica con l’obiettivo di mitigare quanto più possibile i fattori di rischio per tutti. Daremo voce al Riccardo Ganazzoli, DS che si occupa di presentare la figura del Referente scolastico Covid 19 impegnato sul campo, a Domenico Mazzeo esperto che tratterà la conoscenza e utilizzo delle nuove fonti di finanziamento, a Maria Pulvino RSPP che si occuperà di riflettere sui nuovi modelli organizzativi e le connesse azioni preventive previste dai protocolli, a Paola Imburgia medico competente che informerà sulle innovazioni normative relative alla gestione del personale in condizioni di fragilità e delle nuove criticità in ordine sanitario, a Elena Foddai psicologa che affronterà l’emergente tema della gestione della pandemia sul piano psicologico ed emotivo. La partecipazione potrà avvenire con invito attraverso Google Meet. L’ANCoDiS è l’Associazione che sostiene il riconoscimento giuridico e contrattuale dei Collaboratori dei DS e delle Figure di sistema che lavorano nelle autonome Istituzioni scolastiche. Per Ancodis Prof. Rosolino Cicero

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Prevenzione e gestione della cronicità durante il covid-19

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

E’ andata in onda la seconda giornata di Meridiano sanità con una tavola rotonda di approfondimento sulla crisi pandemica di COVID-19 della XV° Edizione del Forum Meridiano Sanità di The European House – Ambrosetti. Il XV° Rapporto Meridiano Sanità ricorda che le malattie non trasmissibili in Italia sono responsabili del 93,3% dei decessi e del 90,2% degli anni vissuti in disabilità. Tra queste, le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia, provocando nel 2018 232.000 decessi, e la causa più frequente di ricovero ospedaliero, registrando quasi 900.000 ricoveri in regime ordinario (14,3% dei ricoveri totali). I tumori sono invece la prima causa di disabilità e la seconda causa di morte in Italia. Anche i la salute mentale rappresenta una delle sfide di sanità pubblica più rilevanti: una persona su sei, in Europa, soffre di disturbi mentali. Durante la prima ondata pandemica, la sospensione o il rinvio delle prestazioni sanitarie dedicate ai pazienti affetti da patologie croniche ha avuto ripercussioni devastanti e tuttora da quantificare.Il nostro sistema sanitario funziona come una filiera, fatta di vasi comunicanti: il territorio funziona solo se funziona tutta la filiera, sono ruote di un unico ingranaggio, aggiunge Dario Manfellotto, Presidente della Società Scientifica degli Internisti Ospedalieri, coloro che tutt’ora assistono circa il 70% dei pazienti ricoverati. Richiama la necessità di garantire un’assistenza integrata e multidisciplinare anche post-ospedaliera ai pazienti positivi al COVID-19, in quanto può comportare complicanze a lungo termine, soprattutto per i pazienti affetti da multi-morbidità.Durante la prima ondata pandemica, vi è stato un calo significativo delle ospedalizzazioni sia rispetto alle patologie cardiovascolari acute che quelle croniche dichiara il Prof. Filardi, Ordinario di Cardiologia alla Federico II di Napoli e Presidente eletto della SIC. È stata riscontrata una riduzione di circa il 50% delle ospedalizzazioni per sindromi coronariche acute. Nel caso dell’infarto STEMI il calo ha raggiunto il -26,5%, contribuendo a un aumento significativo della mortalità, che è salita dal 4,1% al 13,7%. Una riduzione delle ospedalizzazioni anche per le patologie cardiovascolari croniche che ha raggiunto quasi il 50% nel caso dell’insufficienza cardiaca; e con strumenti limitati per supportare i pazienti in remoto – è il caso di parlare di “telefono-medicina” più che di telemedicina per ora. Proprio di telemedicina ha parlato Francesco Gabbrielli, Direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il quale ha affermato che durante la crisi pandemica vi è stato un utilizzo maggiore della telemedicina, anche tramite strumenti semplici, su richiesta dei pazienti e da parte dei medici per poter poterli raggiungere, superando antiche inerzie e resistenze. Le indicazioni ad interim per la telemedicina, predisposte dall’ISS, hanno risposto a tale esigenza fornendo un modello di lavoro per implementare in modo efficace ed economico dei servizi domiciliari per diverse tipologie di pazienti, inclusi i pazienti che necessitano di continuità assistenziale. Il dibattito si sposta sul tema della prevenzione con l’intervento di Paolo Bonanni, Coordinatore del Board del Calendario per la Vita e Professore Ordinario di Igiene all’Università degli Studi di Firenze. Il Professore Bonanni ha messo in luce come vi sia stato un calo delle coperture vaccinali nei primi mesi del 2020, aggravando un contesto italiano già caratterizzato da tassi di copertura inferiori alla soglia target del 95%. Massimo Andreoni, Professore ordinario di malattie Infettive della facoltà di Medicina e chirurgia Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, ha condiviso l’urgenza attuale di liberare risorse e posti in ospedale per far fronte ad un crescente numero di pazienti gravi. Il Prof. Andreoni ha illustrato come si stiano sperimentando il tele-monitoraggio proprio per far fronte a tale criticità: dimettendo pazienti che necessitano ancora di un periodo di osservazione, monitorandoli in remoto h24, in modo tale da intervenire se necessario, ma al contempo permettendo di liberare risorse ospedaliere. Afferma poi che la prevenzione dell’epidemia deve prevenire non seguire l’evento e che è riconducibile a tre possibilità: vaccinazioni, prevenzione farmacologica e modifica dei comportamenti umani. La con modifica dei comportamenti umani è lo strumento più affidabile che attualmente abbiamo a disposizione per far fronte all’emergenza COVID-19.

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Nota del Ministero per gestire le scuole fino al 3 dicembre

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole una nota con le modalità di applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato ad inizio novembre. La nota spiega che a scuola potranno recarsi, ma solo a determinate condizioni “e nel rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza”, gli alunni disabili, anche con un gruppo di compagni. La nota illustra le misure per la scuola previste dall’ultimo DPCM “in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica” – dal 6 novembre 2020 e sino al 3 dicembre – in cui si si dispone che “le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che il 100 per cento delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata”. L’articolo 1, comma 9, lettera s) del DPCM prevede che “l’attività didattica ed educativa per la scuola dell’infanzia, il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, con uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina”. Inoltre, seppure con le dovute eccezioni, “l’obbligo dell’uso della mascherina per il personale scolastico e per gli studenti con almeno sei anni di età vale, ovviamente, oltre che per il primo ciclo di istruzione, anche per il secondo, per quelle attività che continuano a svolgersi in presenza”. Per quel che riguarda “l’inclusione scolastica per tutti i contesti ove si svolga attività in DDI il DPCM, nel richiamare il principio fondamentale della garanzia della frequenza in presenza per gli alunni con disabilità, segna nettamente la necessità che tali attività in presenza realizzino un’inclusione scolastica “effettiva” e non solo formale, volta a “mantenere una relazione educativa che realizzi effettiva inclusione scolastica”. I dirigenti scolastici, unitamente ai docenti delle classi interessate e ai docenti di sostegno, in raccordo con le famiglie, favoriranno la frequenza dell’alunno con disabilità, in coerenza col PEI, nell’ambito del coinvolgimento anche, ove possibile, di un gruppo di allievi della classe di riferimento, che potrà variare nella composizione o rimanere immutato, in modo che sia costantemente assicurata quella relazione interpersonale fondamentale per lo sviluppo di un’inclusione effettiva e proficua, nell’interesse degli studenti e delle studentesse. Le medesime comunità educanti valuteranno, inoltre, se attivare misure per garantire la frequenza in presenza agli alunni con altri bisogni educativi speciali, qualora tali misure siano effettivamente determinanti per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento da parte degli alunni coinvolti”. Dopo aver sottolineato “la necessità di garantire il diritto all’istruzione degli alunni posti in situazione di quarantena, nonché di quegli alunni per i quali, in ragione della particolare situazione famigliare, l’autorità sanitaria abbia disposto l’isolamento comunitario”, il capo dipartimento si sofferma sul dato che il capo d’istituto “ha il compito di assicurare la funzione dell’istituzione scolastica dal punto di vista tanto didattico, sentiti gli organi collegiali, quanto amministrativo”. A questo proposito, “la varietà delle situazioni delle istituzioni scolastiche chiamate ad attivare la DDI in forma esclusiva suggerisce di evitare indicazioni tassative, ma di invitare a correlare le soluzioni organizzative, adottate dal DS sulla base dei propri poteri datoriali, intorno a questo principio”. Ne consegue che “sul personale docente, anche ai sensi dell’ipotesi di CCNI sulla DDI, la dirigenza scolastica, nel rispetto delle deliberazioni degli organi collegiali nell’ambito del Piano DDI, adotta, comunque, ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’erogazione della didattica in DDI anche autorizzando l’attività non in presenza, ove possibile e ove la prestazione lavorativa sia comunque erogata”. Disposizioni che favoriscono il lavoro “agile” vengono quindi indicate per gestire, sempre fino al 3 dicembre, anche il personale assistente amministrativo (“agli assistenti amministrativi che rimangono in presenza, perché impegnati su attività non espletabili a distanza, si applica l’articolo 5, comma 5, che dispone: “le pubbliche amministrazione dispongono una differenziazione dell’orario di ingresso e di uscita del personale”), il personale collaboratore scolastico e il personale addetto alle aziende agrarie, cuoco, infermiere o guardarobiere. “In ragione di quanto suindicato, il Dirigente Scolastico provvederà ad integrare le direttive di massima al Direttore dei servizi generali e amministrativi per la tempestiva proposta di piano delle attività, fermo restando quanto disposto dall’articolo 25 comma 5 del Dlgs 165/2001”.Infine, il ministero dell’Istruzione ricorda che “i contratti già sottoscritti ai sensi dell’articolo 231-bis del decreto-legge n. 34 del 2020 (si tratta dei cosiddetti “posti Covid-19”) non devono essere risolti, né nel caso dei docenti né in quello degli ATA”. E dispone, infine, che “le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono essere svolte solo con modalità a distanza”, venendo quindi “meno la possibilità di svolgere le riunioni degli organi collegiali e le relative elezioni in presenza”.

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La gestione della salute tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

La salute, a questo punto, diventa non più un aspetto privato ma, per i suoi risvolti sociali, si colloca tra gli interessi primari dello Stato. Il suo obiettivo consiste allora nella promozione e nella protezione della salute attraverso un programma di sviluppo di azione a livello di comunità che, assunto nel suo insieme, consenta una riduzione delle malattie e della mortalità causate dai fattori che ho in precedenza illustrati. Ma sarà lo stesso per la sanità privata? In generale possiamo dire che le linee d’indirizzo sono le seguenti:
• Riduzione dei fattori di rischio delle malattie non trasmissibili che derivano dall’alimentazione scorretta;
• Aumento nella popolazione della consapevolezza del ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica a partire dalle scuole, nelle varie forme di associazionismo e nel lavoro obbligando il datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti;
• Monitoraggio scientifico dei dati e sviluppo dell’attività di ricerca.
Significa, quindi, che la promozione della salute va perseguita costruendo una cultura pubblica volta a tutelarla in ogni manifestazione della vita civile, dalla famiglia, alla scuola, dal lavoro, alla condizione di pensionato. In questo senso vanno creati ambienti di vita e di lavoro favorevoli per ridurre tutti quei fattori di rischio che tendono ad instaurare patologie croniche e invalidanti (malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, alcuni tipi di tumore), che sono l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità, la sedentarietà, l’abitudine al fumo e alla scarsa attività fisica. È questa una tematica caratterizzata da forte valenza sociale e civi-le, in quanto rispetto ad altre malattie anche più gravi, più problematiche e di più elevato impatto quantitativo, gli infortuni e le malattie professionali costituiscono accadimenti evitabili solo se tutti i soggetti istituzionali e sociali coinvolti assumono le responsabilità loro proprie.
Non vi è dubbio che una più ampia rete d’assistenza e di tutela della salute richiede maggiori risorse ma esse possono anche essere ricercate con opportune economie di gestione tese a ridurre se non a eliminare del tutto gli sperperi, la malasanità, la duplicazione di analisi e forme di accertamenti, e visite specialistiche superflue. (Riccardo Alfonso)

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