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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘famiglia’

Infermieri di famiglia e comunità: la Corte dei conti ne certifica il mancato utilizzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2021

A certificarlo è la Corte dei conti nel suo Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica, dove tra si dice chiaramente che “limitato è il grado di attuazione di misure, quali l’utilizzo degli infermieri di comunità” e “incerti anche i risultati sul fronte del potenziamento dell’assistenza domiciliare o del recupero dell’attività ordinaria sacrificata nei mesi dell’emergenza, che rappresenta forse il maggior onere che la pandemia ci obbliga ora ad affrontare”.La Corte dei conti parla chiaro: 747mila ricoveri in meno e 145 milioni di prestazioni ambulatoriali per i pazienti non Covid saltati per la pandemia e non ancora recuperati, visto che delle risorse stanziate per farlo è stato utilizzato solo il 62% (in alcune Regioni anche meno del 20%).E dei 32mila infermieri impegnati nell’emergenza (soprattutto in ospedale), la maggior parte sono a tempo determinato: il 27,4% hanno avuto un contratto stabile.“L’assistenza sul territorio, ma a che quella in ospedale – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche – non si può limitare all’emergenza difronte ai milioni di prestazioni ‘saltate’ e che per ora non si accenna a recuperare. Per questo non si può pensare di utilizzare personale assunto in modo precario: è necessario riorganizzare i servizi e integrare gli organici. La carenza di infermieri supera le 60mila unità e il peso si questa situazione si fa sentire in modo sempre più serio sull’assistenza”.“Senza infermieri non c’è salute, ma soprattutto non c’è assistenza h24 – aggiunge Mangiacavalli –. Ora, grazie anche al Recovery Plan che stanzia risorse importanti proprio per implementare le cure di prossimità, il Governo metta in campo tutte le misure per potenziare gli organici infermieristici e per stabilizzarne l’inquadramento contrattuale: oggi la media degli infermieri per mille abitanti è di circa 5,7, mentre nei paesi dell’OCSE supera l’8,5”.

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Medicina di famiglia verso la dipendenza

Posted by fidest press agency su sabato, 29 maggio 2021

La medicina generale è destinata alla dipendenza, lo dice il Recovery Plan o meglio, un addendum di Agenas, l’agenzia dei servizi sanitari regionali, di cui è venuto in possesso il Corriere della Sera. Il documento specifica cos’è scritto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza inviato dal governo Draghi a Bruxelles alla componente “medicina di prossimità”, destinataria di poco meno di metà dei 19 miliardi previsti per la salute nel Piano. Accanto ai 4 miliardi per l’assistenza domiciliare, ai 2 per le case di comunità popolate da team multi-professionali con Mmg, specialisti, infermieri, diagnostica strumentale e di laboratorio, a 1 miliardo per gli ospedali di comunità, agli investimenti per telemedicina e per 602 maxi-sportelli, uno per distretto di orientamento e coordinamento socio sanitario, un punto stabilirebbe che il medico di medicina generale, dovendo essere meglio coordinato per fare medicina d’iniziativa e contenere accessi e ricoveri impropri in ospedale, è ad un bivio: diventare dipendente del Ssn come l’ospedaliero o restare convenzionato, ma “arruolato in cooperative intermedie che garantiscano la copertura dell’assistenza nelle case della comunità”. Le coop si porrebbero come unica àncora di salvezza del rapporto convenzionale che per la quasi totalità dei sindacati è invece garanzia di “terzietà” del medico di famiglia tra un cittadino-paziente che cerca risposte e una sanità-giungla dove non tutto è perfetto e bisogna scegliere i servizi più idonei. Ma come si porrebbe a sua volta la coop tra medico di famiglia e servizio sanitario? Il modello fin qui prevalente in Italia non è esattamente quello societario britannico (“practice” che assumono medici che poi operano per il National Health Service). In un recente incontro Antonio Di Malta, medico di famiglia e presidente del consorzio Sanità Co.S che le raggruppa, ha spiegato come le cooperative di servizio alla medicina generale anche durante la pandemia si siano distinte realizzando presidi territoriali in grado di affiancare gli ospedali nel fronteggiare il virus. E ha fornito una ricetta in 10 passaggi per costruire questi presidi oltre a presentare un Manifesto strategico per dare slancio organizzativo alla medicina generale. Il punto centrale è che la coop non assume medici ma ha per soci i medici, che a loro volta tra loro, per gli interventi “professionali” in convenzione, possono coordinarsi in aggregazioni funzionali (di soli Mmg) e unità complesse di cure primarie pluriprofessionali. In compenso, la coop può assumere amministrativi, collaboratori e infermieri. «Nella gestione del Covid sul territorio, i risultati delle Aft, in termini di esiti di salute sono stati impattanti nei territori dove il personale dipendeva da una coop di servizio dei medici: il coinvolgimento qui è più facile che nei confronti di personale distaccato Asl-Ats», spiega Di Malta. Quanto alle cronicità, dove negli ultimi 10 anni un po’ ogni regione ha diretto i giochi, la coop «potenzia il motore di Aft e Uccp consentendo di svolgere medicina proattiva, diagnostica, accrescere competenze».Il numero due Fimmg Pierluigi Bartoletti rileggendo le indiscrezioni di Corsera osservava due rischi imminenti: l’arrivo di una sanità dei “palazzinari” al posto di quella dei cittadini e la privatizzazione rapida del Ssn. Anche se è al medico di famiglia che si rimprovera nel primo picco di Covid di non aver fatto da argine all’accesso indiscriminato di pazienti in pronto soccorso, «il collasso del sistema è avvenuto in regioni che avevano smontato la rete dei medici di famiglia chi – la Lombardia – contando sugli ospedali, chi – l’Emilia Romagna – sulle Case della salute. Dallo schema pubblicato – contesta Bartoletti – emerge un sistema frammentato, in cima il centralino, poi una serie di palazzi, un “domicilio”, la parola medico non c’è, si parla col centralino che smista ai palazzi dove ci sono operatori sanitari. E chi vuole invece avere il suo medico che lo segue? Lo pagherà evidentemente». Per Di Malta, la medicina generale può ben gestire al posto della politica sia l’assistenza domiciliare (“casa come primo luogo di cura”) sia case e ospedali di comunità.Già ad aprile il Co.S ga ha anticipato che il salvataggio della “terzietà” del Mmg sta in quattro interventi: prevedere nel compenso, accanto alla quota fissa, compensi correlati al raggiungimento di obiettivi di salute, più un finanziamento che alle coop di servizio copra i costi di personale, logistica, beni e servizi, tecnologia. Le coop, previste all’articolo 54 comma 14 dell’Accordo nazionale del 2005 andrebbero riconosciute anche fiscalmente sull’esempio delle coop sociali (legge 381/91). Si dovrebbe poi promuovere la costituzione di consorzi di servizi (o compagnie o reti d’impresa) che acquisiscano fattori produttivi, formazione, consulenze su modelli gestionali, in modo autonomo rispetto ai sindacati. In parallelo, si dovrebbe dare alla medicina di famiglia un ruolo attivo nei Dipartimenti di Cure primarie e di SanitaÌ pubblica per partecipare ai processi di riorganizzazione e gestione di nuovi servizi. Di medicina di prossimità e assistenza domiciliare si è parlato anche al Digital Debate di Confcooperative, dove il ministro della Salute Roberto Speranza non ha nascosto l’ambizione dell’Italia di coprire il 10% degli over 65 (siamo appena saliti al 6%) superando big come la Germania. Il presidente di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese ha ribadito l’esigenza di «un modello di continuità assistenziale nazionale centrato sulla casa, che superi le impasse originate dal Titolo V» e possa «garantire 240 ore di assistenza all’anno ad un milione di anziani occupando 112 mila operatori specializzati». By Mauro Miserendino fonte doctor33

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Inflazione: ricadute di 238,40 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

Si conferma, nel mese di marzo, il tasso di inflazione al +0,8% sull’anno.L’Istituto Nazionale di Statistica spiega come tale accelerazione si deve principalmente e alla crescita dei costi dei beni energetici non regolamentati, in primis i carburanti, come purtroppo sanno bene gli automobilisti italiani.Un costo che, come abbiamo più volte sottolineato, si attesta ben al di sopra di quanto dovrebbe. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina, calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi ben al di sotto di quello attuale, almeno di 11 centesimi. Un sovrapprezzo di questa portata, in un anno, porterebbe ad un aggravio di circa +132 Euro ad automobilista.Per non parlare delle ricadute complessive di un tasso di inflazione a questi livelli, che determinerà ricadute pe le famiglie di +238,40 Euro annui.Un importo non trascurabile, soprattutto alla luce della grave crisi che i cittadini e il Paese stanno affrontando a causa delle conseguenze della pandemia.Per questo si rende sempre più urgente e improrogabile un piano di intervento per aiutare le famiglie e sostenere le attività economiche e produttive che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non si limiti ai soliti provvedimenti di carattere emergenziale a cui siamo ormai abituati, spesso insufficienti, ma costituisca piuttosto la base per avviare una ripresa stabile e duratura.Nel dettaglio è necessario avviare misure adeguate a rilanciare occupazione, investimenti in sviluppo e ricerca, nonché a promuovere di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, nell’ottica di un determinato contrasto alle disuguaglianze e alla povertà.

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Vaccini e la sindrome del ‘tengo famiglia’. Combatterla col ‘non mollare’. Aduc in prima linea

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Ammesso e non concesso che un dì supereremo la pandemia, l’umanità sperimenta pochezza e grandezza. gli avvocati ventenni, trentenni, etc in Toscana vaccinati grazie al potere della loro corporazione, Dopo le minacce di sciopero del maggiore sindacato dei magistrati se non fossero stati vaccinati, Dopo tante storie di amici o corporazioni vaccinate prima di altri, anche non considerate (volutamente?) dal clamore mediatico come le precedenti, ma in omertà diffusa tra privati e pubblici… perché così funziona soprattutto dove lo Stato è mucca e orpello …Oggi arrivano le piccole isole, quelle che vivono essenzialmente di turismo: “urge concorrenza agli stranieri che ci stanno rubando i clienti, dopo sarà troppo tardi”. Ovviamente fanno finta di non sapere che se all’estero prenotano già le vacanze è perché lì sono vicini all’immunità di gregge raggiunta col vaccino prima ai più anziani… situazione che in Italia non è tale. “Mors tua vita mea”, questo il neo motto patriottico, anche incoraggiato da squallidi politici senza arte e bramosi di consensi.L’Italia non è mai stata una nazione, e lo sta dimostrando. E’ quella dei Comuni e non delle Regioni il cui flop a tutti i livelli è drammaticamente un fatto. Isole o avvocati o magistrati o amicidegliamici, niente ci stupisce. Ma siamo incoraggiati e meravigliati dalla tenacia di chi riesce a tenere insieme i pezzi. Urge, per salvarci, stringerci intorno a queste persone, istituzionali o meno, nazionali o locali che siano.La sindrome del “tengo famiglia” è una delle peggiori e più schifose del genere umano. Ma non sputiamo addosso a questi familisti. Combattiamo contro le loro politiche e anche per le loro vite. Quelli come noi hanno una sola famiglia, l’umanità. Non mollare, dicevano i nostri padri fondatori. Ognuno nella sua dimensione, intima e pubblica.E’ questa occasione perché noi di Aduc, che facciamo parte dei “non mollare”, di scusarsi con chi fino ad oggi ha voluto e potuto usarci. Negli ultimi mesi, con la presenza/assenza del nostro web hackerato da chi non vuole che vi informiamo, siamo stati travolti dal nostro testardo volontariato basato sui soldi delle persone e non delle istituzioni. Il nostro contributo civico e politico al “non mollare”, nel momento più critico dell’umanità, ha subito un duro colpo. Abbiamo fatto crack e ci stiamo con difficoltà risollevando. Grazie a chi ci ha dato ancora fiducia ed a chi – nuovo, incuriosito o per necessità – ha cominciato ad usare i nostri servizi. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Castelli: Politiche per la famiglia e welfare aziendale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

“Il dato sulla presenza femminile negli organi sociali delle società quotate migliora, raggiungendo il 39% degli incarichi di amministrazione e controllo, ma resta ancora basso. Soprattutto se consideriamo che le 15 donne che ricoprono il ruolo di amministratore delegato lo fanno in società che sono rappresentative di poco più del 2% del valore totale di mercato. Questo processo, per favorire un riequilibrio di genere, è iniziato con la Legge 120/2011 e lo abbiamo fortemente rafforzato con la Legge di Bilancio per il 2020. Secondo me, ora c’è la necessità di accompagnarlo con specifiche politiche per la famiglia e di welfare aziendale che consentano, in particolare alle donne, maggiori opportunità per conciliare i diversi aspetti della vita personale e professionale. Ideando anche sistemi incentivanti per le imprese che introducono sistemi di welfare aziendali che oggi non hanno. Passa anche da questo la creazione di un nuovo modello di società che sia sempre più aperto, inclusivo e sostenibile”. Lo scrive in un post, commentando i dati del “Rapporto CONSOB sulla corporate governance delle società quotate italiane”, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Jobtome entra a far parte della famiglia di Gi Group

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

Gi Group, prima multinazionale italiana del lavoro e tra le prime 6 staffing companies in Europa, ha concluso l’acquisizione di Jobtome, tra i principali on line job aggregator a livello mondiale.Nato nel 2014 e con sede in Svizzera, oggi Jobtome è presente in 35 paesi. Può vantare oltre 10 milioni di utenti e più di 9 milioni di offerte indicizzate da 10.000 siti in tutto il mondo.’Sono molto ottimista sul successo di questa partnership” ha dichiarato Gabriele Borga – Fondatore e CEO di Jobtome. “Entrare a far parte di Gi Group rafforzerà ulteriormente i piani di crescita ed espansione di Jobtome, in particolare accelerando il nostro go-to-market diretto nei confronti delle aziende che cercano attivamente collaboratori.”“Come player mondiale attivo in oltre 50 paesi, sono diverse le sfide che vediamo sui mercati del lavoro di tutto il mondo” dichiara Stefano Colli-Lanzi, CEO e Presidente di Gi Group “Tra queste riteniamo prioritarie l’esigenza di assicurare un matching tra domanda e offerta di lavoro sempre più efficace ed efficiente e la capacità di essere attrattivi nei confronti dei candidati, soprattutto in un momento storico come questo caratterizzato dalla digital transformation.” “Abbiamo individuato in Jobtome” continua Colli-Lanzi “la risposta ideale a queste sfide: grazie alla sua piattaforma e all’implementazione della tecnologia del programmatic advertising ci consentirà di migliorare la nostre capacità di far incontrare candidati e aziende; allo stesso tempo, grazie alle soluzioni digital e mobile sviluppate, ci consentirà anche di essere più attrattivi per il mondo dei candidati.” “Non vedo l’ora” conclude Colli-Lanzi “di accogliere il team di Jobtome per iniziare a lavorare insieme a soluzioni che possano davvero rispondere ai bisogni sempre più complessi e diversificati di candidati e aziende. ”Gi Group si è avvalsa della consulenza legale degli studi SZA, Bär & Karrer e Studio Pirola e Associati, mentre per la parte finanziaria ha ricevuto il supporto di Fidital Spa. Jobtome è stata assistita dall’investment bank GCA Altium e dallo studio legale Orrick, Herrington & Sutcliffe.

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Famiglia, Serracchiani, assegno unico è legge Pd

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

“Un aiuto sostanziale alle famiglie, voluto e perseguito con tenacia dal Pd. L’Assegno unico per i figli introduce in Italia un cambiamento storico nel sistema dei sostegni strutturali ai nuclei familiari. Proprio nell’anno in cui il nostro Paese soffre di più per la crisi economica e la denatalità, il Pd crea letteralmente i presupposti della rinascita post pandemia, dando la mano a chi ha figli e alleva il futuro”. Così la presidente della commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani, a proposito della norma istitutiva dell’Assegno unico per i figli, a firma Delrio-Lepri, che sarà votata martedì prossimo.”Un assegno mensile per tutti, sostanzioso, dalla nascita alla maggiore età, maggiorato per i disabili – spiega Serracchiani – significa in particolare aiutare le donne a mettersi o a restare sul mercato del lavoro. Su questo fronte non abbiamo bisogno di inseguire nessuno: è una nostra battaglia sociale e l’abbiamo vinta. Ne faremo altre – conclude – con chi vorrà esserci”.

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Vaccini anti-Covid dal medico di famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Da febbraio 43 mila medici di famiglia potrebbero essere in grado di fare 500 mila vaccini al giorno e in due mesi potrebbero arrivare a vaccinare tra 8 e 16 milioni di italiani contro il Covid-19. Le dichiarazioni del segretario Fimmg Silvestro Scotti sono sospese alla disponibilità di dosi ovviamente. Le regioni sono più prudenti, visto il ritardo di 6-8 settimane “certificato” dal viceministro della salute Pierpaolo Sileri che la riduzione delle consegne causerà alla campagna vaccinale. Oltre a dare disponibilità, i medici di famiglia Fimmg offrono una piattaforma realizzata con Cittadinanzattiva con un algoritmo che, in base alla storia clinica del paziente, età, anamnesi, indica le persone a cui dare priorità dacché arriveranno le dosi e in teoria, sempre che il compito non sia rilevato dalle regioni, consente di prenotare la vaccinazione. Governo e regioni si dicono pronti a vedere le carte della categoria. Il presidente della conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini, annuncia un incontro imminente con i sindacati, per accelerare le convenzioni locali con la medicina generale. Per l’Emilia Romagna, da lui governata, Bonaccini vorrebbe triplicare da marzo il ritmo attuale di inoculazioni, complice la disponibilità di vaccino Astra Zeneca. Intanto sono stati siglati accordi in Lombardia, Piemonte e presto ci saranno Veneto e Trentino. (Da uno stralcio dell’articolo di Mauro Miserendino scritto per Doctor33)

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Medici di famiglia, l’esodo continua e i sostituti non si trovano

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Si chiamano “boomers” e sono nati tra il 1946 e il 1964. Sono i figli del baby-boom che la dimestichezza con il computer se la sono sudata. Se hanno indossato il camice hanno visto mutare la medicina da “arte” a macchina della conoscenza sorretta da informazioni che si modificano del tutto ogni 5 anni. Nel 2021 in teoria possono andare in pensione tutti i medici liberi professionisti che hanno compiuto 68 anni, quella classe 1953 laureata nei primi anni Ottanta. Nei prossimi 5 anni poi, con i nati entro il 1958, rispetto ad oggi andranno via altri 15 mila medici di famiglia, in regioni popolose come Lombardia, Sicilia, Lazio, Campania. Non molto meglio andrà in Veneto, dove da Fimmg arrivano dati inquietanti. Solo a Venezia, come ha sottolineato il nuovo segretario regionale Maurizio Scassola, nel 2020 sono andati in pensione almeno 30 medici di famiglia, più degli scorsi anni; ed entro 4 anni andrà via il 40% dei medici attivi sul territorio. I sostituti non si trovano, nelle aree rurali crescono il ricorso ad incarichi temporanei e le situazioni contrattuali precarie con conseguenze per il servizio e rischi per la sostenibilità della previdenza Enpam. A DoctorNews, Scassola spiega perché gli esodi sono una minaccia irreversibile se governo e regioni non investiranno sul personale del medico di famiglia. Il ragionamento parte da lontano. «Da Enpam e Fnomceo (di cui Scassola è stato vicepresidente dal 2015 al 2018 ndr) l’esodo era stato previsto ben 15 anni fa ma c’è stata una grave carenza nella programmazione degli accessi a Medicina e al corso triennale in Medicina generale. La colpa, la individuerei nella conferenza Stato-Regioni, che collabora con il ministero della Salute nel valutare i bisogni formativi e non ha guardato ai reali bisogni del territorio. Si è pensato da più parti che molte delle funzioni del medico di famiglia sarebbero state ereditate dagli infermieri e da un nuovo assetto organizzativo, ma gli infermieri nei nostri studi non sono mai arrivati in quantità tali da proteggere modelli organizzativi territoriali sempre più disomogenei; anche qui in Veneto, dove solo un 30% dei residenti fruisce dell’opera di medicine di gruppo integrate, mentre il resto dei colleghi opera in gruppi vecchio stampo o da solo». Al posto di premunirsi con corsi di medicina generale pieni, blindati e a cadenza rapida come i tram in una metropoli moderna, i governi italiani tuttora penalizzano i trienni di formazione post-laurea; è stato appena rinviato per Covid il concorso per dare il via al prossimo. «Un quadro desolante – conferma Scassola – specie a fronte di una crisi pandemica che ha messo a nudo le grandi differenze tra medicine generali a livello regionale. Anche in Veneto, regione tra quelle che meglio si sono comportate, vive un grave stress su modelli organizzativi e professionisti. Stanno saltando le professioni di aiuto: i docenti delle scuole, gli assistenti sociali, gli infermieri sono allo stremo come noi. Si tratta di professioni che non timbrano il cartellino ma si mettono al servizio 24 ore su 24, a scapito dei rapporti in famiglia. Servono modelli organizzativi protettivi, con più lavoro in équipe per attutire i disagi derivanti dall’esplosione della domanda». Un’esplosione che sul territorio non si può scongiurare: pandemia ed invecchiamento non si fermano. «La fase pandemica ci ha posti di fronte a una realtà grave e straordinaria. Il medico di famiglia si è messo a disposizione per gli screening sierologici, per i tamponi e presto lo farà per i vaccini. L’esperienza veneta dimostra l’enorme duttilità della nostra categoria. Ma questa duttilità non può essere sfruttata alle estreme conseguenze. La risposta che si è data di fronte agli esodi, visto che non sempre si trovavano sostituti dei colleghi andati in pensione, è stata di redistribuire parte dei pazienti ai colleghi in attività, allargando il massimale a 1800. Si è persino ragionato su un massimale di 2000 scelte tirando in ballo analogie con altri paesi europei.Ma il fatto che un medico debba seguire più persone aumenta lo stress e il rischio di ripercussioni sulla qualità del servizio. A meno che non si consenta al medico di puntare su infermieri formati alla medicina generale, ausiliari, call center, segretari: figure che alleviano i carichi lavorativi, proprio come avviene nei paesi a “massimale 2000”. Uno stato intenzionato a proteggere la sua sanità, oltre ad essere più attento a fabbisogni e periodicità dei corsi, dovrebbe investire sull’infermiere che nello studio mmg svolge compiti di piccola diagnostica, monitoraggi, o sul collaboratore efficiente», dice Scassola. «È il momento di un grande investimento pubblico sul personale della medicina del territorio per migliorare la qualità dell’offerta di cure e di misure che facilitino il reclutamento di infermieri sul territorio; in mancanza di piani simili, non potremo reggere il carico di lavoro e i pensionamenti anzitempo saranno sempre più diffusi e irrimediabili». By Mauro Miserendino, fonte: Doctor33)

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Vaccini antiCovid, coinvolgere i medici di famiglia. Ecco il piano delle Istituzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

Circa 320 mila vaccinati contro il coronavirus alla sera dell’Epifania, con il commissario all’Emergenza Domenico Arcuri che spera di vaccinare 21 milioni e mezzo di italiani per maggio: è la situazione-vaccini all’indomani dell’approvazione all’agenzia Ema del secondo vaccino, quello di Moderna, per i paesi dell’Unione Europea. Il commissario per velocizzare le operazioni ventila il coinvolgimento dei medici di famiglia e dei pediatri; un apporto contemplato anche dal ministro della Salute Roberto Speranza ed invocato dal presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna.Agli intenti di protezione civile, governo e regioni plaude a nome dei medici il presidente della Federazione degli Ordini Filippo Anelli, sottolineando che gli ambulatori convenzionati «con le risorse professionali e strumentali sono capaci di vaccinare milioni di italiani in breve tempo e “sotto casa”, senza sottoporli a spostamenti onerosi in termini di tempo e non possibili per tutti». Anelli chiede al Ministro della Salute di convocare il tavolo di coordinamento dei medici territoriali e di predisporre con Arcuri il protocollo per avviare la vaccinazione sul territorio dei pazienti fragili e dei malati cronici. «Ma – aggiunge – è prioritario, intanto, somministrare il vaccino ai professionisti stessi, per permettere di operare in piena sicurezza per loro e per i cittadini: il vaccino è il miglior dispositivo di protezione individuale». Vaccinarsi è tra l’altro obbligo deontologico, ventila il segretario nazionale di Fimmg, Silvestro Scotti, che è anche presidente dell’Ordine di Napoli. Per Scotti, è un rischio coinvolgere tutti i medici di famiglia ed i pediatri come vaccinatori senza prima averli vaccinati. Tra l’altro, aggiunge il leader Fimmg, dopo la vaccinazione, perché si sviluppi l’immunità sono necessarie almeno 3-4 settimane; si dovrebbe attendere almeno un mese prima di vaccinare a propria volta. Quindi, febbraio. Fimmg chiede un incontro con il ministro della Salute e di far parte della task force organizzativa che deciderà i criteri per convocare le diverse categorie di pazienti. E chiede più infermieri negli studi per le vaccinazioni di massa. Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani, chiede invece un tavolo di contrattazione (Regioni-sindacati) per organizzare la campagna vaccinale. «I medici di medicina generale sono da sempre impegnati con successo nelle campagne antinfluenzale e anti-pneumococciche coprendo oltre il 97% della popolazione. Tuttavia, la politica non ci coinvolge, mentre demanda ai medici atti infermieristici come i tamponi. Fanno fede i dati delle campagne vaccinali antinfluenzali: senza coinvolgerci non si va da nessuna parte». Anche tra gli infermieri, chiamati a vaccinare nelle farmacie in forza del comma 471 della Finanziaria (“sotto supervisione medica”), si chiede di essere a propria volta vaccinati. La Federazione degli Ordini Fnopi osserva che ci sono circa 60 mila infermieri, con i requisiti richiesti dal bando del Commissario Arcuri, in stand by perché non essendo dipendenti non hanno ricevuto alcuna priorità nell’essere vaccinati.C’è infine la polemica scaturita in Lombardia ed esitata con il rimpasto di giunta e la probabile sostituzione dell’assessore al Welfare Giulio Gallera, reo di aver dichiarato in un comunicato che non avrebbe forzato il rientro al lavoro dei sanitari per partire a regime con qualche giorno di anticipo sui vaccini Covid. La Lega, forza di maggioranza e partito del presidente Attilio Fontana, ha duramente criticato queste dichiarazioni, in una regione dove al 6/1 erano state somministrate 3 dosi ogni 100 consegnate contro le 38 dosi offerte in Lazio. Roberto Gentile segretario Fials lombardo ricorda come la circolare del ministero nei presidi ospedalieri preveda di destinare alle immunizzazioni un medico ogni quattro ambulatori. “E allora com’è possibile che su oltre 50mila medici in Lombardia – osserva la Fials – non si abbiano medici per la vaccinazione?” E il leader nazionale Giuseppe Carbone chiede più fatti e meno parole al governo: «Se non ci sbrighiamo a reclutare i 15 mila sanitari previsti in Legge di bilancio, peraltro con contratti a tempo, il rischio è che il banco salti». Mauro Miserendino by Doctor33

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Tamponi dai medici di famiglia, sindacati divisi. Il nodo è la sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

Tamponi dal medico di famiglia protagonisti anche nel decreto legge Ristori che si va ad approvare in Senato per poi passare alla Camera. L’incombenza prevista in convenzione nel 2021 non sarà più “gratis”. L’articolo 18 del decreto in fase di conversione destina ai medici di famiglia 30 milioni considerando un costo unitario di 15 euro a tampone antigenico per 2 milioni di tamponi ed elabora una tabella di riparto in cui include le Regioni a statuto speciale per la prima volta. Il successivo articolo 19 dispone che Mmg e pediatri sono tenuti a inserire nel sistema Ts ilreferto per ogni assistito, negativo o positivo, il domicilio se positivo e il relativo tracciamento dei contatti, nonché di ulteriori informazioni sulla sorveglianza epidemiologica, da individuare con successivo decreto del ministro della Salute. Il referto elettronico indipendentemente dall’esito dev’essere subito disponibile all’assistito leggendolo nel suo fascicolo sanitario elettronico, mentre il solo esito positivo deve essere leggibile dal servizio di Igiene Asl nella piattaforma nazionale.Le nuove norme, che dovrebbero dare impulso ai tamponi e saranno con ogni probabilità seguite da ulteriori emendamenti, arrivano in uno scenario in cui gran parte delle operazioni di esecuzione del test da parte del medico e del pediatra convenzionato, previste della convenzione del 30 ottobre scorso, non è ancora partita. Il problema è il no di una parte dei medici, di cui prende atto anche il parlamento nei lavori preparatori, il superlavoro in assistenza primaria e soprattutto la sentenza Tar, che toglie dalle priorità della medicina generale l’effettuazione dei tamponi domiciliari. A questo vanno aggiunti degli errori in fase di consegna dei dispositivi di protezione promessi nel contratto. Come indica un’indagine empirica del quotidiano la Stampa ad eseguire i test antigenici in studio risulta partita fin qui solo una parte minoritaria dei medici di famiglia, un 38%, e non i tre quarti prevedibili in base alla rappresentatività dei sindacati firmatari dell’accordo, Fimmg ed Intesa, che insieme fanno il 75% delle deleghe. C’è stato qualche “no” in sede di trattativa decentrata, ad esempio di Intesa in Lombardia. E i problemi si assommano. Nel Lazio la categoria denuncia la mancanza di guanti nei kit che la Protezione civile sta facendo pervenire alle Asl: non sarebbero previsti nella fornitura e i medici di famiglia hanno difficoltà a praticare i test. Il vicesegretario Fimmg, Pier Luigi Bartoletti, da Roma osserva come per comprare i tamponi per il singolo mmg adesso sia difficile: sarebbe stato meglio acquistare un grosso lotto con appalto pubblico. Nel Lazio all’esecuzione dei tamponi hanno aderito circa 1800 medici, il 40% del totale, e 421 pediatri, pari al 50%. In Veneto, l’obbligo per i mmg di eseguire i test sugli assistiti contatti stretti asintomatici di caso positivo è partito ai primi di novembre, hanno aderito però fin qui di fatto 54 su 100. Invece, in Liguria e Trentino, partite con il Veneto, le percentuali indicate dalle giunte al quotidiano la Stampa giungono al 91 e 100%! Al top anche la Val d’Aosta. In Emilia Romagna si scende al 55% ma al momento non sono avvenute distribuzioni di tamponi. «Né è stata fatta alcuna ricognizione delle disponibilità, dei carichi orari sostenibili da ciascun settore della medicina generale in relazione ai medici disponibili al netto delle situazioni di fragilità», dice il segretario Fimmg Fabio Vespa. Sempre in Emilia Romagna, lo Snami dice no all’arruolamento obbligatorio chiesto dalla regione: troppo alta l’età media di alcuni medici convolti, con possibili difficoltà di salute. Snami indica alla regione il sistema dei drive-in al posto degli studi e l’arruolamento anche di personale infermieristico.Alla campagna di screening su contatti stretti o soggetti sospetti, in Piemonte avrebbe aderito il 34%, ancora meno (25%) in Lombardia. L’asse adriatico-ionico che va dall’Abruzzo alla Basilicata passando per Molise e Puglia doveva ancora partire la scorsa settimana e così la Sardegna. A contribuire al ritardo e ad un ipotetico disagio dei decisori ad acquistare i lotti, più che la spaccatura tra i sindacati potrebbe aver contribuito la sentenza del Tar Lazio secondo cui il medico di famiglia non deve visitare a domicilio i malati Covid, e ci sono le Usca per quello. Sempre in Lazio, e sempre sull’ordinanza del 17 marzo scorso sulle Unità speciali di continuità assistenziale regionali (Uscar), anche Snami e i pediatri Cipe hanno ottenuto un successo con l’annullamento parziale della norma, là dove dà al Direttore generale della sanità regionale la discrezionalità di ‘valutare’ l’eventuale attivazione di queste “pattuglie” di medici e medici/infermieri. Per il Tar, la Regione avrebbe violato il decreto legge 14 del 7 marzo istitutivo all’articolo 8 che “non lascia alcun margine di discrezionalità operativa agli enti locali”. (By Mauro Miserendino fonte: Doctor33)

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Lorenza Mazzetti: Album di famiglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

Collana i Delfini, pp. 240, 20 euro, illustrato. A un anno dalla scomparsa, arriva in libreria il grande progetto di una delle personalità più eclettiche del panorama culturale italiano. Un libro delicato e pieno di colori in cui parole e immagini si intrecciano per raccontare la storia di una bambina, unica sopravvissuta, insieme alla sorella gemella Paola, all’eccidio della famiglia Einstein in Toscana, durante l’occupazione tedesca del ’44. La bambina è Lorenza Mazzetti e quel drammatico evento segnerà per sempre, e nel profondo, la sua esistenza. Ma l’infanzia di Lorenza è stata anche altro, un susseguirsi vorticoso di sfumature, paesaggi, voci e volti di perso- ne care, amate, che prendono vita nei suoi dipinti acce- si e intensi: lo zio Robert Einstein, la zia Nina Mazzetti, le due adorate cugine Cicci e Luce, e tutto il gruppo dei futuristi amici del padre. Testimone della felicità e delle sventure della propria famiglia è la bambina di allora e per questo, per la grazia dello sguardo infantile, anche se il cielo cade “la luna sta al posto suo come se non fosse successo niente e i grilli cantano”.

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L. Bilancio. Rauti (FdI): governo e maggioranza dimenticano famiglia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2020

“Il Centrodestra unito ha presentato le sue proposte concrete per migliorare la manovra economica, puntando su sostegno a famiglie, imprese, lavoratori autonomi e Partite Iva e lo ha fatto mentre la maggioranza di governo passa il suo tempo a litigare ed a cercare una quadra ‘salvapoltrone’. Fratelli d’Italia critica la manovra che, come ha spiegato Giorgia Meloni, ha un impianto tecnico sbagliato e che punta ad ottenere un aumento del Pil del +0,6 per cento a fronte di un aumento del deficit dell’1,2 per cento con interventi, evidentemente, incapaci di produrre crescita e sviluppo. E non meno preoccupante e priva di visione è la bozza sul Recovery Plan: 125 pagine di slogan in assenza di idee e progetti. Lasciano allibiti, ad esempio, gli offensivi residuali 9 miliardi per la Sanità mentre 10 miliardi vanno alla digitalizzazione della P.A. E ancora colpisce l’assenza di attenzione per la famiglia e la natalità. La linea strategica della ‘parità di genere’ comprensiva di coesione sociale e territoriale, si aggiudicherebbe 4,2 miliardi per il Sostegno e la promozione dell’occupazione femminile e giovanile, la conciliazione vita-lavoro e asili nido ma anche per interventi territoriali nelle aree interne e in quelle montane e per l’innovazione al Sud. Davvero poco per rispondere ad una mole così differenziata di bisogni. Una cosa è certa tra il green, il gender ed il digital il governo si è dimenticato della famiglia e della crisi della natalità. E spiace leggere le dichiarazioni del ministro Bonetti: ‘nel Recovery Plan ho insistito perché la parità di genere fosse una delle missioni che ci assumeremo’, dimenticando di essere anche la responsabile della Famiglia oltre che delle Pari Opportunità. E spiace che sia nella manovra che nel Recovery Plan, dopo aver tanto decantato il ‘Family Act e l’assegno universale per i figli’, la famiglia invece che essere centrale nelle strategie economiche e nella visione del welfare, reciti il ruolo del convitato di pietra”.Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, responsabile nazionale del Dipartimento Pari Opportunità, Famiglia e Valori non negoziabili.

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PFGROUP compie 10 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Nata nel 2010 come capogruppo della società di famiglia, che ha oltre 40 anni di storia, è diventata una delle principali realtà del nord e centro Italia nel settore dei servizi per le aziende. <>. PFGROUP nasce nel novembre 2010 come capogruppo delle società di famiglia, prima fra tutte Pulitecnica Friulana, fondata da Nella Dosso nel 1983, che si delinea fin da subito come una realtà solida ed efficiente distinguendosi per la qualità dei propri servizi. Su queste basi l’azienda ha assistito nel tempo ad una crescita significativa, con l’ampliamento e la diversificazione delle attività rispondendo in modo specifico alle esigenze globali di imprese ed enti pubblici: dalle pulizie civili e industriali alle sanificazioni effettuate con prodotti a proprio marchio, dalle manutenzioni ai recuperi architettonici, idrolavaggi, movimentazioni, ristorazione collettiva e molte altre specializzazioni svolte con competenza e professionalità. PFGROUP, guidata oggi da Michele e Matteo Di Giusto, ha all’attivo oltre 3.000 dipendenti e serve le principali aziende della regione e importanti realtà italiane. <>.

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Irricevibile proposta contratti La Nostra Famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

“Una proposta irricevibile e che, a differenza di quanto dichiarato dall’associazione, non abbiamo mai esaminato insieme. Per noi esiste una sola via percorribile: l’applicazione del contratto della Sanità Privata, con il relativo adeguamento del rinnovo, firmato in via definitiva l’8 ottobre scorso, per tutti i dipendenti coinvolti”. Così Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl replicano alle affermazioni fatte dall’associazione La Nostra Famiglia in merito ai Contratti di lavoro da applicare ai propri dipendenti. La nostra, aggiungono i sindacati, “è una posizione chiara: abbiamo sempre ribadito in questi mesi la volontà di individuare una soluzione ma partendo da un punto fermo, ovvero che a tutti i lavoratori de La Nostra Famiglia deve essere applicato il contratto della Sanità Privata. Fino ad oggi l’Associazione non ha cambiato registro e continua a fare quello che faceva prima in termini di organizzazione dei processi e dei contratti con le regioni, questo vuol dire che si vuole risanare risparmiando su quello che è dovuto a questi lavoratori e non andando a modificare quello che ha determinato perdite. Per noi è una posizione inaccettabile”. “Dobbiamo inoltre – proseguono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – chiarire un punto, relativo alla comunicazione fatta dall’associazione ai lavoratori: le modalità con le quali La Nostra Famiglia si relaziona ai suoi dipendenti, e lo scarso contraddittorio a questi riconosciuto, non possono ritenersi un’operazione di coinvolgimento, ma solo una comunicazione unilaterale, calando sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso di scelte e decisioni già assunte. Una democrazia a fasi variabili e a compartimenti stagni che respingiamo al mittente”. La soluzione della vertenza, concludono, “non può risiedere nel dividere le lavoratrici e i lavoratori ma intervenendo sui problemi che generano perdite perché i lavoratori sono un valore e non un bancomat”. Giorgio Saccoia

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Un boom di violenze in famiglia del 50% nella Regione Lombardia a seguito del lockdown

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Non solo, la presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, avv. Elisabetta Aldrovandi, stima anche un esplosione esponenziale di disturbi per quei nuclei famigliari in cui covano patologie emotive o psicologiche che potrebbero essere fatali a causa di un secondo lockdown. L’Osservatorio ha rilevato alcune patologie: “Il disturbo acuto da stress (diagnosticato nel 97% delle vittime a una settimana dalla violenza sessuale e nel 47% a tre mesi dal trauma); il disturbo post-traumatico da stress (dal 13% al 70%); disturbi depressivi (dal 44% al 59% anche a distanza di anni); sintomi d’ansia; abuso di sostanze, bassa autostima, distress psicologico, disfunzioni sessuali. Fra le donne che hanno subito violenza si riscontra anche una maggiore frequenza di suicidio. Sono descritti una serie di disturbi fisici acuti e cronici: lesioni determinate direttamente dai traumi (tra cui ecchimosi, fratture, denti rotti, aborti ripetuti, lesioni del timpano), patologie ginecologiche, gastro-enterologiche, disturbi alimentari, asma, tachicardia, emicrania, abuso di alcol e sostanze, oltre al rischio di gravidanze indesiderate o di malattie sessualmente trasmesse.” Commenta la Aldrovandi. “Grazie a una convenzione con l’Osservatorio Nazionale Violenza e Suicidio abbiamo psicologi su tutto il territorio nazionale che possono fornire aiuti e consulenze a chi soffre di disagio psicologico. Inoltre manteniamo alta l’attenzione per gli episodi di violenza domestica notevolmente aumentati in questi mesi a causa di situazioni personali, economiche e famigliari spesso complicate. Le conseguenze psicologiche avranno degli effetti negativi: pensiamo a coloro che con grande fatica e impiego di risorse avevano riaperto le proprie attività in sicurezza e ora si ritrovano a dover chiudere pur avendo rispettato tutte le regole. Una situazione estremamente frustrante che può provocare stati depressivi e indurre, nei casi più gravi, ad azioni irreparabili. Le richieste di aiuto per fatti collegati alla violenza domestica sono notevolmente aumentate negli ultimi mesi. Le chiamate al Numero Anti Violenza e Stalking 1522, gratuito e attivo 24 h su 24, anche via chat, nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 sono più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280″. Aggiunge l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, punto di riferimento per i famigliari delle vittime di violenza, che conclude con una preoccupante previsione: “Ci prepariamo a affrontare mesi in cui il disagio psicologico, l’ansia e la rabbia repressa potrebbero sfociare in azioni violente, soprattutto in ambito domestico: la vicinanza e l’assistenza psicologica saranno fondamentali”.

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Accordo tamponi a medici famiglia è sbagliato

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

“Un accordo sbagliato, un’operazione di facciata, inutile e pericolosa, che serve solo a coprire le mancanze delle Regioni nell’organizzazione dell’assistenza territoriale”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi, in merito all’esito della trattativa alla Sisac, l’ente di contrattazione pubblica, per i test negli studi medici del territorio e la diagnostica di base, aggiungendo che: “Non è affidando i tamponi agli studi privati dei medici di medicina generale che si contribuisce ad arginare la travolgente diffusione della pandemia”.“Un accordo sbagliato perché – osserva il dirigente sindacale – non aiuta a risolvere il problema del tracciamento sul quale ormai siamo in un drammatico ritardo per ammissione delle Regioni stesse che, infatti, mentre affidano i tamponi ai medici con un finanziamento aggiuntivo di 30 milioni, dall’altra propongono di fare i tamponi solo ai sintomatici, mostrando grandi lacune nelle operazioni di tracciamento”.Ma soprattutto, prosegue Filippi, “è un accordo pericoloso perché mina la salute di cittadini e medici che non possono garantire la sicurezza necessaria nei loro studi. È necessario uscire dalla logica dell’isolamento dei professionisti che dall’inizio della pandemia sono abbandonati senza mezzi di protezione, senza protocolli organizzativi, e senza sostegno multiprofessionale, per recuperare una logica di sistema e di organizzazione integrata”.Questo accordo, inoltre, aggiunge, “lede l’immagine dei medici di medicina generale facendoli passare per dei mercenari che lavorano a cottimo, quando al contrario sono seri professionisti che chiedono di essere tutelati insieme ai cittadini e a tutti gli operatori sanitari e che non vogliono svendere la propria sicurezza e la vita per risorse economiche aggiuntive che il governo potrebbe spendere in modo più appropriato attrezzando luoghi sicuri in contesti integrati per fare i tamponi”, conclude Filippi. By Giorgio Saccoia

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In arrivo l’infermiere di famiglia e di comunità

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Ultime fasi preparatorie in vista dell’attivazione dell’infermiere di famiglia e di comunità. Hanno avuto inizio martedì 6 ottobre i corsi di formazione all’Auditorium “L. Parenzan” dell’Ospedale di Bergamo. Questa nuova figura si occuperà innanzitutto di potenziare le azioni preventive al diffondersi del contagio da coronavirus. L’infermiere collaborerà al monitoraggio delle persone in isolamento domiciliare e favorirà il raccordo con i servizi di prevenzione e cure primarie dell’ATS, con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, le unità speciali di continuità assistenziale (USCA), le Unità Territoriali per l’Emergenza Sociale Covid-19 (UTES). Tra le sue attività rientrano anche l’educazione alle famiglie in merito ai comportamenti per l’isolamento e la collaborazione alla campagna vaccinale antiinfluenzale. L’obiettivo dei corsi di formazione rivolti ai nuovi infermieri è quello di garantire l’orientamento, l’ambientamento e l’inserimento nei contesti territoriali in cui sarà attivato il servizio. I corsi, sotto il coordinamento di Monica Casati, responsabile della formazione per la Direzione delle professioni sanitarie e sociali, sono strutturati in tre fasi. La prima fase di orientamento, già conclusa, ha avuto l’obiettivo di approfondire gli elementi caratterizzanti la figura dell’infermiere di famiglia e comunità e la declinazione di tale modello assistenziale nel contesto della ASST Papa Giovanni XXIII. La seconda fase, di ambientamento, si articola in due settimane di formazione teorica ed esperienziale. Tra i temi approfonditi ci saranno la conoscenza dell’intero sistema di offerta dei servizi socio sanitari presenti sul territorio, la prevenzione delle infezioni e la sorveglianza sanitaria con particolare riferimento alle condizioni COVID-19, la rete di servizi e delle strutture con cui l’infermiere di famiglia e di comunità avrà una collaborazione costante. La terza fase di inserimento/attivazione consoliderà gli elementi del ruolo e di attivazione del servizio nella sua fase pilota. Al progetto hanno contribuito, per la Direzione delle professioni sanitarie e sociali, Cristina Caldara, Responsabile processi socio assistenziali territoriali e le Coordinatrici infermieristiche Anna Maria Lidani, Responsabile Coordinamento del Personale e Cinzia Prometti, Coordinatore Infermieristico del Servizio Infermieri di Famiglia e Comunità, PreSST Servizi Sanitari di continuità.

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“Tamponi rapidi per il Coronavirus direttamente negli studi dei medici di famiglia”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Per convivere con il virus dobbiamo essere più veloce di lui, abbattendo tempi di attesa,decisamente troppo lunghi. Abbiamo fatto grandi passi avanti nel contrastare il virus, ma non dobbiamo commettere ancora l’errore di ancorarci ad una strategia, anche quando è evidentemente migliorabile, anzi, possiamo prendere esempio da altre regioni. Proporrò a Regione Lombardia di fare una rete di sorveglianza con la medicina generale e la pediatria sulle malattie infettive perché sarebbe opportuno che anche la nostra Regione si mettesse a lavoro per rendere possibile ai medici di medicina generale di fare i test rapidi e i sierologici al fine di garantire migliori condizioni di sicurezza. L’obiettivo è fare i tamponi dal medico in un sistema di rete regionale, che consenta il contact tracing. Con i drive in ormai non si riesce più. Il sistema, invece, così sarebbe molto più rapido: chi sospetta di essere positivo può chiamare il suo medico, che lo convoca per il tampone. I medici di base che aderiranno al progetto attraverso un avviso pubblico, inoltre, potranno organizzarsi tra di loro ed i loro nomi saranno resi pubblici in una lista. In questo modo, si creerebbe un link diretto con la Regione per rendere operativa una rete di sorveglianza dell’andamento dei casi sul territorio. Credo che riuscire a differenziare le patologie nelle fasi iniziali e a isolare prima possibile i pazienti Covid-19 sia la scelta più giusta, soprattutto in questa nuova fase di emergenza”, conclude il pentastellato Mammì.

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La famiglia ha un futuro?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Per rispondere a questo interrogativo dobbiamo innanzitutto chiederci cosa intendiamo per famiglia. Oggi si formano e si dissolvono per una serie complessa di ragioni che vanno dalle reciproche convenienze di natura logistica che per l’intimo convincimento dello stare insieme con il collante del sentimento, del sesso, dalla voglia di genitorialità e non ultimo per affinità elettive. Ma non tutti pensano che questa unione vada suggellata con un matrimonio civile o religioso che sia. In ogni modo si sta insieme anche se si vive da separati in casa o si raggiunge un compromesso con la propria coscienza dividendosi tra il letto coniugale e quello dell’amante. Nonostante tutti questi scrolloni diciamo che l’istituto familiare a tutt’oggi resiste all’usura del tempo e alla dispersione delle passioni.
Forse lo stare insieme continua ad avere valide ragioni anche di natura sociale per via dei figli e nell’assicurare loro una casa protetta rispetto ad una società sempre più asociale e malevola. Ma nonostante tutte queste premesse di segno positivo resta il dubbio che la famiglia possa ritagliarsi un futuro. Molto dipende dal modello di società che avremo modo di riservare se non negli anni a venire sicuramente tra qualche secolo. Lo dobbiamo, probabilmente allo sviluppo delle tecnologie, all’ingegneria genetica e al “colore delle stelle”. (Riccardo Alfonso)

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