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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘famiglia’

Irricevibile proposta contratti La Nostra Famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

“Una proposta irricevibile e che, a differenza di quanto dichiarato dall’associazione, non abbiamo mai esaminato insieme. Per noi esiste una sola via percorribile: l’applicazione del contratto della Sanità Privata, con il relativo adeguamento del rinnovo, firmato in via definitiva l’8 ottobre scorso, per tutti i dipendenti coinvolti”. Così Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl replicano alle affermazioni fatte dall’associazione La Nostra Famiglia in merito ai Contratti di lavoro da applicare ai propri dipendenti. La nostra, aggiungono i sindacati, “è una posizione chiara: abbiamo sempre ribadito in questi mesi la volontà di individuare una soluzione ma partendo da un punto fermo, ovvero che a tutti i lavoratori de La Nostra Famiglia deve essere applicato il contratto della Sanità Privata. Fino ad oggi l’Associazione non ha cambiato registro e continua a fare quello che faceva prima in termini di organizzazione dei processi e dei contratti con le regioni, questo vuol dire che si vuole risanare risparmiando su quello che è dovuto a questi lavoratori e non andando a modificare quello che ha determinato perdite. Per noi è una posizione inaccettabile”. “Dobbiamo inoltre – proseguono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – chiarire un punto, relativo alla comunicazione fatta dall’associazione ai lavoratori: le modalità con le quali La Nostra Famiglia si relaziona ai suoi dipendenti, e lo scarso contraddittorio a questi riconosciuto, non possono ritenersi un’operazione di coinvolgimento, ma solo una comunicazione unilaterale, calando sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso di scelte e decisioni già assunte. Una democrazia a fasi variabili e a compartimenti stagni che respingiamo al mittente”. La soluzione della vertenza, concludono, “non può risiedere nel dividere le lavoratrici e i lavoratori ma intervenendo sui problemi che generano perdite perché i lavoratori sono un valore e non un bancomat”. Giorgio Saccoia

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Un boom di violenze in famiglia del 50% nella Regione Lombardia a seguito del lockdown

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Non solo, la presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, avv. Elisabetta Aldrovandi, stima anche un esplosione esponenziale di disturbi per quei nuclei famigliari in cui covano patologie emotive o psicologiche che potrebbero essere fatali a causa di un secondo lockdown. L’Osservatorio ha rilevato alcune patologie: “Il disturbo acuto da stress (diagnosticato nel 97% delle vittime a una settimana dalla violenza sessuale e nel 47% a tre mesi dal trauma); il disturbo post-traumatico da stress (dal 13% al 70%); disturbi depressivi (dal 44% al 59% anche a distanza di anni); sintomi d’ansia; abuso di sostanze, bassa autostima, distress psicologico, disfunzioni sessuali. Fra le donne che hanno subito violenza si riscontra anche una maggiore frequenza di suicidio. Sono descritti una serie di disturbi fisici acuti e cronici: lesioni determinate direttamente dai traumi (tra cui ecchimosi, fratture, denti rotti, aborti ripetuti, lesioni del timpano), patologie ginecologiche, gastro-enterologiche, disturbi alimentari, asma, tachicardia, emicrania, abuso di alcol e sostanze, oltre al rischio di gravidanze indesiderate o di malattie sessualmente trasmesse.” Commenta la Aldrovandi. “Grazie a una convenzione con l’Osservatorio Nazionale Violenza e Suicidio abbiamo psicologi su tutto il territorio nazionale che possono fornire aiuti e consulenze a chi soffre di disagio psicologico. Inoltre manteniamo alta l’attenzione per gli episodi di violenza domestica notevolmente aumentati in questi mesi a causa di situazioni personali, economiche e famigliari spesso complicate. Le conseguenze psicologiche avranno degli effetti negativi: pensiamo a coloro che con grande fatica e impiego di risorse avevano riaperto le proprie attività in sicurezza e ora si ritrovano a dover chiudere pur avendo rispettato tutte le regole. Una situazione estremamente frustrante che può provocare stati depressivi e indurre, nei casi più gravi, ad azioni irreparabili. Le richieste di aiuto per fatti collegati alla violenza domestica sono notevolmente aumentate negli ultimi mesi. Le chiamate al Numero Anti Violenza e Stalking 1522, gratuito e attivo 24 h su 24, anche via chat, nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 sono più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280″. Aggiunge l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, punto di riferimento per i famigliari delle vittime di violenza, che conclude con una preoccupante previsione: “Ci prepariamo a affrontare mesi in cui il disagio psicologico, l’ansia e la rabbia repressa potrebbero sfociare in azioni violente, soprattutto in ambito domestico: la vicinanza e l’assistenza psicologica saranno fondamentali”.

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Accordo tamponi a medici famiglia è sbagliato

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

“Un accordo sbagliato, un’operazione di facciata, inutile e pericolosa, che serve solo a coprire le mancanze delle Regioni nell’organizzazione dell’assistenza territoriale”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi, in merito all’esito della trattativa alla Sisac, l’ente di contrattazione pubblica, per i test negli studi medici del territorio e la diagnostica di base, aggiungendo che: “Non è affidando i tamponi agli studi privati dei medici di medicina generale che si contribuisce ad arginare la travolgente diffusione della pandemia”.“Un accordo sbagliato perché – osserva il dirigente sindacale – non aiuta a risolvere il problema del tracciamento sul quale ormai siamo in un drammatico ritardo per ammissione delle Regioni stesse che, infatti, mentre affidano i tamponi ai medici con un finanziamento aggiuntivo di 30 milioni, dall’altra propongono di fare i tamponi solo ai sintomatici, mostrando grandi lacune nelle operazioni di tracciamento”.Ma soprattutto, prosegue Filippi, “è un accordo pericoloso perché mina la salute di cittadini e medici che non possono garantire la sicurezza necessaria nei loro studi. È necessario uscire dalla logica dell’isolamento dei professionisti che dall’inizio della pandemia sono abbandonati senza mezzi di protezione, senza protocolli organizzativi, e senza sostegno multiprofessionale, per recuperare una logica di sistema e di organizzazione integrata”.Questo accordo, inoltre, aggiunge, “lede l’immagine dei medici di medicina generale facendoli passare per dei mercenari che lavorano a cottimo, quando al contrario sono seri professionisti che chiedono di essere tutelati insieme ai cittadini e a tutti gli operatori sanitari e che non vogliono svendere la propria sicurezza e la vita per risorse economiche aggiuntive che il governo potrebbe spendere in modo più appropriato attrezzando luoghi sicuri in contesti integrati per fare i tamponi”, conclude Filippi. By Giorgio Saccoia

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In arrivo l’infermiere di famiglia e di comunità

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Ultime fasi preparatorie in vista dell’attivazione dell’infermiere di famiglia e di comunità. Hanno avuto inizio martedì 6 ottobre i corsi di formazione all’Auditorium “L. Parenzan” dell’Ospedale di Bergamo. Questa nuova figura si occuperà innanzitutto di potenziare le azioni preventive al diffondersi del contagio da coronavirus. L’infermiere collaborerà al monitoraggio delle persone in isolamento domiciliare e favorirà il raccordo con i servizi di prevenzione e cure primarie dell’ATS, con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, le unità speciali di continuità assistenziale (USCA), le Unità Territoriali per l’Emergenza Sociale Covid-19 (UTES). Tra le sue attività rientrano anche l’educazione alle famiglie in merito ai comportamenti per l’isolamento e la collaborazione alla campagna vaccinale antiinfluenzale. L’obiettivo dei corsi di formazione rivolti ai nuovi infermieri è quello di garantire l’orientamento, l’ambientamento e l’inserimento nei contesti territoriali in cui sarà attivato il servizio. I corsi, sotto il coordinamento di Monica Casati, responsabile della formazione per la Direzione delle professioni sanitarie e sociali, sono strutturati in tre fasi. La prima fase di orientamento, già conclusa, ha avuto l’obiettivo di approfondire gli elementi caratterizzanti la figura dell’infermiere di famiglia e comunità e la declinazione di tale modello assistenziale nel contesto della ASST Papa Giovanni XXIII. La seconda fase, di ambientamento, si articola in due settimane di formazione teorica ed esperienziale. Tra i temi approfonditi ci saranno la conoscenza dell’intero sistema di offerta dei servizi socio sanitari presenti sul territorio, la prevenzione delle infezioni e la sorveglianza sanitaria con particolare riferimento alle condizioni COVID-19, la rete di servizi e delle strutture con cui l’infermiere di famiglia e di comunità avrà una collaborazione costante. La terza fase di inserimento/attivazione consoliderà gli elementi del ruolo e di attivazione del servizio nella sua fase pilota. Al progetto hanno contribuito, per la Direzione delle professioni sanitarie e sociali, Cristina Caldara, Responsabile processi socio assistenziali territoriali e le Coordinatrici infermieristiche Anna Maria Lidani, Responsabile Coordinamento del Personale e Cinzia Prometti, Coordinatore Infermieristico del Servizio Infermieri di Famiglia e Comunità, PreSST Servizi Sanitari di continuità.

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“Tamponi rapidi per il Coronavirus direttamente negli studi dei medici di famiglia”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Per convivere con il virus dobbiamo essere più veloce di lui, abbattendo tempi di attesa,decisamente troppo lunghi. Abbiamo fatto grandi passi avanti nel contrastare il virus, ma non dobbiamo commettere ancora l’errore di ancorarci ad una strategia, anche quando è evidentemente migliorabile, anzi, possiamo prendere esempio da altre regioni. Proporrò a Regione Lombardia di fare una rete di sorveglianza con la medicina generale e la pediatria sulle malattie infettive perché sarebbe opportuno che anche la nostra Regione si mettesse a lavoro per rendere possibile ai medici di medicina generale di fare i test rapidi e i sierologici al fine di garantire migliori condizioni di sicurezza. L’obiettivo è fare i tamponi dal medico in un sistema di rete regionale, che consenta il contact tracing. Con i drive in ormai non si riesce più. Il sistema, invece, così sarebbe molto più rapido: chi sospetta di essere positivo può chiamare il suo medico, che lo convoca per il tampone. I medici di base che aderiranno al progetto attraverso un avviso pubblico, inoltre, potranno organizzarsi tra di loro ed i loro nomi saranno resi pubblici in una lista. In questo modo, si creerebbe un link diretto con la Regione per rendere operativa una rete di sorveglianza dell’andamento dei casi sul territorio. Credo che riuscire a differenziare le patologie nelle fasi iniziali e a isolare prima possibile i pazienti Covid-19 sia la scelta più giusta, soprattutto in questa nuova fase di emergenza”, conclude il pentastellato Mammì.

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La famiglia ha un futuro?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Per rispondere a questo interrogativo dobbiamo innanzitutto chiederci cosa intendiamo per famiglia. Oggi si formano e si dissolvono per una serie complessa di ragioni che vanno dalle reciproche convenienze di natura logistica che per l’intimo convincimento dello stare insieme con il collante del sentimento, del sesso, dalla voglia di genitorialità e non ultimo per affinità elettive. Ma non tutti pensano che questa unione vada suggellata con un matrimonio civile o religioso che sia. In ogni modo si sta insieme anche se si vive da separati in casa o si raggiunge un compromesso con la propria coscienza dividendosi tra il letto coniugale e quello dell’amante. Nonostante tutti questi scrolloni diciamo che l’istituto familiare a tutt’oggi resiste all’usura del tempo e alla dispersione delle passioni.
Forse lo stare insieme continua ad avere valide ragioni anche di natura sociale per via dei figli e nell’assicurare loro una casa protetta rispetto ad una società sempre più asociale e malevola. Ma nonostante tutte queste premesse di segno positivo resta il dubbio che la famiglia possa ritagliarsi un futuro. Molto dipende dal modello di società che avremo modo di riservare se non negli anni a venire sicuramente tra qualche secolo. Lo dobbiamo, probabilmente allo sviluppo delle tecnologie, all’ingegneria genetica e al “colore delle stelle”. (Riccardo Alfonso)

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Lockdown: 1 famiglia su 2 ha risparmiato, in media, 480 euro

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

I mesi di lockdown sono stati l’occasione per mettere mano alle spese domestiche e fare ordine tra i conti di casa; questo quanto emerge dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat che hanno evidenziato come quasi 1 famiglia su 2 (48,2%), pari a 21 milioni di nuclei, abbia dichiarato di essere riuscita a risparmiare tra marzo e giugno, in media, 480 euro su alcune delle principali voci di spesa familiare (utenze, assicurazioni e prodotti finanziari).Ad essere stati ridotti con maggior frequenza (14,4% del campione intervistato) sono i costi sostenuti per l’RC auto e la bolletta della telefonia mobile; il 10,2%, pari a 4.500.000 famiglie, ha invece risparmiato sulla bolletta elettrica e il 9,2% su quella del gas. Nonostante i tagli, però, l’RC auto (61,1%), energia elettrica (59,6%) e gas (52%), rimangono le spese ritenute più pesanti dagli italiani.Sono invece 22.700.000 le famiglie che hanno dichiarato di non essere riuscite a risparmiare; a livello territoriale, la percentuale di chi non ha risparmiato è più alta tra i rispondenti residenti nelle regioni del Nord Ovest (55,7%), al Sud e nelle Isole (51,7%). (fonte: Facile.it)

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Premio Giffoni alla famiglia di Giulio Regeni

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

De Luca, scrittore, poeta, giornalista e traduttore, ospite del Giffoni Film Festival, ha voluto dedicare il premio Giffoni 50 alla famiglia di Giulio Regeni, il dottorando italiano dell’Università di Cambridge rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahir, e ritrovato senza vita il 3 febbraio nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. De Luca è infatti sempre stato in prima linea per difendere i diritti: il suo pamphlet, La parola contraria, nel quale ha sostenuto la libertà di espressione, scritto in seguito al caso giudiziario che lo ha visto coinvolto per le sue dichiarazioni sulla lotta No Tav in Val di Susa, è stato supportato da un appello firmato da 65 personalità del cinema europeo. Il fondatore e direttore di Giffoni Opportunity Claudio Gubitosi ha voluto ringraziare lo scrittore che ha incontrato i giffoner della sezione Impact, regalandogli alcune stampe che raffigurano i momenti più importanti dei primi cinquant’anni del festival. “Qui nasce il germe di un’umanità migliore – ha detto De Luca ai ragazzi – Non perdete il vostro entusiasmo. Sarete voi a cambiare in meglio il mondo”.

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Tlc: fino a 500 euro a famiglia per internet e pc

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Fino a 500 euro a famiglia per l’acquisto di servizi internet e strumenti per navigare, pc o tablet per le famiglie con un Isee sotto i 20 mila euro. E’ quanto previsto dal Governo.”Bene, ottima notizia. Si aiutino prima, però, le famiglie con studenti. Nel caso, infatti, si debba tornare alla didattica a distanza, è bene ricordare che secondo l’Agcom il 12,7% degli alunni non ha usufruito della didattica, dati definiti dall’Authority stessa come inaccettabili per una democrazia evoluta” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se 25 studenti su 100 hanno avuto problemi di velocità di connessione e quasi 10 studenti su 100 hanno lamentato la mancata disponibilità di dispositivi a casa idonei a svolgere le lezioni a distanza, vuol dire che queste famiglie devono essere supportate e che i 200 milioni stanziati sono certo un passo avanti, ma insufficiente” prosegue Dona.”Per questo da mesi chiediamo che lo Stato si faccia carico non solo di fornire un tablet ad ogni studente che ne ha necessità, ma che fornisca anche le Sim per la connessione internet. Sono tante le famiglie, infatti, che, pur avendo il pc, non hanno una connessione adeguata per far seguire ai figli le lezioni. Non tutti possono permettersi un abbonamento flat per una connessione internet veloce e questo accade anche a chi ha un Isee superiore a 20 mila euro” conclude Dona.

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La famiglia Nardini rinnova la più antica distilleria d’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

Bassano del Grappa, Dalla Ditta Bortolo Nardini, la più antica distilleria d’Italia e leader dal 1779 nel mercato delle grappe e dei liquori di eccellenza, nasce per conferimento di ramo d’azienda Distilleria Nardini S.p.A, azienda fortemente voluta dalla famiglia Nardini e dalla stessa controllata al 100%, la cui missione è quella di consolidare e sviluppare ulteriormente la presenza del brand Nardini nel mercato Spirits a livello nazionale e internazionale.
La famiglia Nardini, il cui nome, attraverso secoli e generazioni, è divenuto sinonimo di un prodotto – la grappa – icona di una intera Nazione, ha scelto quindi di affidare la gestione operativa della Distilleria Nardini ad un team strutturato di manager di consolidata esperienza nel settore Wine & Spirits, individuando il Direttore Generale in Massimo Tonini, già a bordo da metà ottobre.L’indirizzo strategico dell’azienda è affidato ad un nuovo consiglio di amministrazione, che vede la presenza di quattro membri della Famiglia affiancati dall’ingresso di Stefano Saccardi, manager proveniente dal Gruppo Campari, con notevole esperienza e storie di successo nell’area Merger & Acquisition.“Vi era la necessità di focalizzarsi sull’attività caratteristica dell’area Spirit, con una iniezione di managerialità dall’esterno, unita ad una forte propensione allo sviluppo del business sia nel mercato domestico che internazionale”, fa sapere la famiglia Nardini attraverso l’Amministratore Delegato Michele Viscidi, già presente da sei anni nel Consiglio di Amministrazione dell’azienda.Nardini si rinnova focalizzandosi sul core business, con l’obiettivo di perseguire una crescita che non pregiudichi l’amore per il territorio e per la qualità, peculiarità che da sempre hanno reso il marchio Nardini unico per eccellenza e storicità.

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Il patto di famiglia e il passaggio generazionale dell’impresa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

Il Consiglio e la Fondazione nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il documento “Il patto di famiglia e il passaggio generazionale dell’impresa”. Questa transizione rappresenta un momento importante per l’impresa, perché se non impostato nei tempi giusti ne può compromettere il patrimonio economico e sociale. Un tema di grande attualità per la categoria che svolge un ruolo fondamentale in quanto il commercialista è consulente e persona di fiducia del nucleo familiare. A lui spetta il compito di affiancare e supportare l’imprenditore nell’individuazione degli strumenti che consentano di raggiungere una più efficace e meno onerosa tutela del patrimonio familiare, in un’ottica sia conservativa che trasmissiva. Si tratta di un ruolo complesso che comporta il diretto contatto con l’imprenditore e la sua famiglia, un compito che privilegia, oltre alle competenze aziendalistiche e tributarie del professionista, la sua vocazione alla mediazione: sarà di estrema importanza, infatti, gestire il passaggio generazionale in modo da conservare inalterata la fiducia dei finanziatori e dei fornitori dell’impresa, tentando al contempo di evitare possibili controversie tra futuri eredi. Il documento è diviso in sei sezioni. Nell’introduzione si analizzano le specifiche esigenze familiari, la necessaria tutela dei rapporti consolidati con banche e fornitori e la valutazione dell’opportunità di un periodo di affiancamento nella governance aziendale oltre al ruolo del consulente. Poi si passa ad un approfondimento dei profili civilistici, in particolare dell’istituto del patto di famiglia, la sua impugnazione, lo scioglimento del contratto e la conciliazione e la risoluzione delle controversie. Spazio poi ai profili valutativi e ai profili fiscali. il ruolo del Commercialista è fondamentale per l’individuazione degli strumenti che consentono di raggiungere una più efficace e meno onerosa tutela del patrimonio e ciò in un’ottica sia conservativa che trasmissiva. A questo fine, è opportuna non solo un’approfondita conoscenza tecnica degli strumenti esistenti, ma anche una particolare attenzione alle specifiche esigenze familiari, tenuto conto di tutti gli elementi, non solo patrimoniali ma anche personali. Nella valutazione complessiva, inoltre, un ruolo non secondario deve essere riservato ad una adeguata comparazione fra il diverso “costo fiscale” e “gestionale” che può comportare l’operazione, in funzione dello strumento prescelto. Si passa poi ad un confronto tra i vari istituti e un focus sui ruoli dell’imprenditore, del commercialista e del legislatore. Conclude un approfondimento sugli aspetti che richiedono urgenti interventi normativi. Nell’ambito del suo auspicabile intervento chiarificatore, il principio informatore del legislatore dovrebbe partire dalla considerazione che l’azienda vada salvaguardata come entità portatrice di ricchezza, non solo per i suoi proprietari, ma anche per tutti i portatori di interesse che la circondano. Di conseguenza, pur nel rispetto dei principi relativi alla proprietà e, a valle, dei diritti dei legittimari che sull’acquisizione di quella proprietà fondano, in tutto o in parte, le loro aspettative future, le norme dovrebbero essere tese a salvaguardare il più possibile il “bene azienda” in sé, nell’interesse anche di tutti gli altri stakeholders. In particolare i temi su cui il legislatore dovrebbe intervenire riguardano: la necessità della partecipazione di tutti i legittimari all’atto, la possibilità di liquidare le quote di legittima spettanti ai legittimari non assegnatari direttamente da parte del disponente, l’individuazione delle partecipazioni che possono essere oggetto del patto di famiglia.

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Infermieri di famiglia: Che ruolo dovranno svolgere?

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

«L’Infermiere di Famiglia è legge. “Noi del Nursing Up, tuttavia, siamo preoccupati che questa novità possa essere interpretata in senso riduttivo e non è solo quello di tutelare la categoria e far valere i nostri diritti.” Il sindacato nella persona del suo Presidente Nazionale De Palma, dichiara: “Ci sentiamo in dovere, come sindacato, io per primo come Presidente Nazionale, senza prosopopea e con grande umiltà, di mettere al corrente i cittadini sul rischio concreto che stiamo correndo, cioè di perdere una delle occasioni più importanti per uscire dalla mediocrità organizzativa. Continuo a leggere, da più parti, solo ed esclusivamente di passaggi relativi all’infermiere di famiglia legati all’assistenza domiciliare. Non va bene, non è possibile persistere in questa carente informazione. Perchè se si vuole davvero inserire, nei nostri territori regionali, una figura calibrata sul modello anglosassone, che rappresenta uno dei sistemi più funzionali, non possiamo permetterci questo errore gravissimo”. Per il sindacato l’operatività dell’infermiere di famiglia deve prevedere, oltre all’assistenza domiciliare, alla diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica di famiglia e delle connesse funzioni, dando opportune indicazioni per la revisione dell’organizzazione del lavoro, e per la creazione di modelli di assistenza infermieristica di famiglia personalizzata. L’infermiere di famiglia ha le carte in regola per operare in un proprio studio ambulatoriale integrato nel complesso sistema delle cure primarie. Nel suo ambulatorio, un servizio che possiamo anche immaginare organizzativamente simile al modello del medico di famiglia, gestito in coordinamento con ASL e Regioni offrirà a tutti i componenti della famiglia, beninteso anche a chi non è costretto a letto o comunque al proprio domicilio, ogni tipologia di prestazione che la legge attribuisce alla responsabilità della professione infermieristica.
In concorso con il medico che esprime una diagnosi, individua la cura, l’infermiere ha il compito di seguire la profilassi della malattia, di prendersi cura della persona, di garantirgli l’alveo delle prestazioni che la legge gli attribuisce la responsabilità di svolgere. Si occupa, solo per esempio, di somministrazione di terapie iniettive, medicazioni, trattamenti post operatori in coordinamento con le strutture ospedaliere e con il medico di famiglia, di garantire assistenza infermieristica globale, quindi con un approccio di tipo olistico al servizio della persona e dell’intera collettività.
L’infermiere di famiglia, operando dal proprio studio/ ambulatorio o a casa nelle famiglie, potrà consentire alle persone che necessitano di prestazioni infermieristiche erogabili in regime non ospedaliero, di evitare di affollare gli ospedali, riducendo finalmente le liste di attesa, i ricoveri inutili e permettendo lo snellimento delle attività dei pronto soccorsi o dei reparti.
In buona sostanza non si tratta solo di piani di assistenza preventiva, curativa e di salvaguardia della salute rientranti nei suoi ambiti di competenza professionale, ma anche educazione alla salute al servizio del cittadino. Mai come in questo momento, con una pandemia appena lasciata alle spalle, con il rischio concreto di una sua riesplosione, gli infermieri di famiglia devono e possono lavorare, di concerto con le ASL, con i medici di base ma anche con centri specializzati nelle attività di formazione ed informazione in ambito sanitario, ad esempio in campagne di sensibilizzazione e conoscenza per la cura e la prevenzione delle maggiori patologie infettive. Potremo vederli impegnati in workshop, meeting destinati alle famiglie, in giornate di educazione alla salute nelle scuole. Immaginiamo i vantaggi che avremmo avuto con infermieri di famiglia in tutta Italia già pronti ad agire prima del Covid-19. Il tutto, a nostro avviso, va verso una medicina del territorio da tempo disattesa e che l’infermiere come figura intermedia tra il medico e il paziente può fare la differenza.

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La famiglia nella società post-familiare

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Il Rapporto Cisf 2020 mette a tema la società post-familiare, in cui le famiglie si frammentano, scomponendosi e ricomponendosi per dare spazio a un individuo teso a sperimentare tutte le libertà dei “possibili altrimenti” e a creare sempre nuove relazioni, favorite dalle nuove tecnologie comunicative. La recente pandemia del Covid-19 ha accelerato l’alfabetizzazione delle famiglie italiane al nuovo mondo digitale, che presenta molte opportunità ma anche tanti rischi.
Siamo in pieno family warming, un vero e proprio surriscaldamento delle relazioni familiari che rischia di portare a una evaporazione della famiglia, in un mondo proiettato verso il cosiddetto post-umano. Le famiglie stesse, del resto, di fronte alle difficoltà, si sono ritirate nel privato e hanno perduto il senso della trasmissione generazionale, mentre la società le ha abbandonate a loro stesse, in preda al mercato e alle mode che l’accompagnano.
L’alternativa sta nel promuovere una famiglia relazionale, nella quale le relazioni fra uomini e donne, così come fra generazioni, sono caratterizzate da fiducia, cooperazione e reciprocità come progetto riflessivo di vita. Del resto proprio la pandemia ha confermato che la famiglia è ancora un soggetto economico e sociale cruciale per l’intera società, facendoci toccare con mano che le relazioni – in famiglia come altrove – contano più del denaro. Solo una ripresa della solidarietà familiare e del capitale sociale comunitario potrà favorire un modello di autentico sviluppo sociale del Paese.Centro Internazionale Studi Famiglia, La famiglia nella società post-familiare. Nuovo Rapporto CISF 2020, Edizioni San Paolo 2020, pp. 432, euro 35,00

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A proposito dell’infermiere di famiglia l’Ail suggerisce

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

L’AIL Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma, ha partecipato all’audizione informale nell’ambito dell’esame dei Disegni di Legge al Senato n.1346 e n.1751, riguardanti l’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia e di comunità e le disposizioni in materia di assistenza infermieristica domiciliare. In proposito suggerisce che:l’infermiere di famiglia eroghi assistenza sanitaria al domicilio del paziente in collaborazione non solo con il medico di medicina generale ma anche con altri professionisti, tra cui i medici specialisti, presenti sul territorio e nelle strutture ospedaliere; identifichi e valuti lo stato di salute e i bisogni degli individui e delle famiglie non solo nel loro contesto culturale e di comunità, ma anche rispetto al contesto abitativo, che dovrebbe essere idoneo ad accogliere pazienti con alto rischio di infezione, come i pazienti ematologici; venga inserita la specifica di prevenzione primaria, secondaria e terziaria comprendendo così anche quelle legate alle infezioni correlate all’assistenza; sia fatto un richiamo all’integrazione con le organizzazioni del Terzo settore e con le Associazioni di volontariato e di pazienti, spesso indispensabili per dare risposte complete a pazienti e familiari; e nella definizione e misurazione degli obiettivi affidata agli infermieri di famiglia sia prevista la partecipazione del Terzo Settore e delle Associazioni di volontariato e di pazienti; sia prevista una adeguata formazione specialistica. (Alessandro Spinelli)

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Le Regioni dicono sì all’infermiere di famiglia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

I nuovi infermieri di famiglia e comunità previsti nel decreto Rilancio dovranno avere un ruolo di governo nell’ambito dei servizi infermieristici distrettuali.E fino a fine anno le Regioni possono, “in relazione ai modelli organizzativi regionali, procedere, anche in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente, ad assumere con contratti di lavoro subordinato, con decorrenza successiva al 14 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, o, in deroga all’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ad acquisire prestazioni di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, con decorrenza successiva al 14 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020” infermieri che, come dice già il decreto non si trovino in costanza di rapporto di lavoro subordinato con strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private accreditate, in numero non superiore a otto unità infermieristiche ogni 50.000 abitanti.Poi dal 2021 le aziende e gli enti del Ssn possono procedere al reclutamento di infermieri in numero non superiore ad 8 unità ogni 50.000 abitanti, attraverso assunzioni.È questa la proposta di emendamento al Dl Rilancio messa a punto dalla Commissione salute delle Regioni che attende solo il via libera all’accordo sui finanziamenti per essere consegnata a Governo e Parlamento. Per l’esigenza – come spiegano le stesse Regioni – di privilegiare le assunzioni con rapporto di lavoro subordinato rispetto ai contratti di lavoro autonomo, in linea con quanto previsto dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.Un ulteriore passo positivo non solo per il reintegro di parte degli organici che nonostante la perdita di 12mila unità in dieci anni e la carenza rispetto a tutti gli standard di almeno 53mila unità, diminuiscono dell’1,7% in soli tre anni, dai 269.151 nel 2014 a 264.703 nel 2017 con riduzioni più marcate in Abruzzo, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Molise, come ha evidenziato il recentissimo rapporto dell’Università Cattolica Osservasalute.E Osservasalute sottolinea che la scelta di privilegiare risparmi di spesa di cui il taglio al personale è uno degli effetti maggiori, ha dimostrato il suo effetto negativo durante la pandemia.“Ci auguriamo che Parlamento e Governo ascoltino le Regioni che sul territorio sono i veri gestori e organizzatori del sistema sanitario – conclude – riguardo alla centralità dei servizi infermieristici e dell’infermiere di famiglia e di comunità all’interno del distretto. Bene le assunzioni a partire dal 2021, che devono essere a tempo indeterminato per il rafforzamento e il rilancio del servizio sanitario pubblico e per andare incontro ai veri bisogni dei cittadini. Secondo la recente ricerca Fnopi-Censis, il 91,4% degli italiani (il 95,1% delle persone con patologie croniche, il 92,6% dei cittadini nel Sud) ritiene l’infermiere di famiglia o di comunità una soluzione per potenziare le terapie domiciliari e riabilitative e la sanità di territorio, fornendo così l’assistenza necessaria alle persone non autosufficienti e con malattie croniche”.

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Usa: la famiglia Khalidi tra soldi, potere e propaganda palestinese

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

La nostra storia inizia nel 1916, con la nascita di Ismail Khalidi. Andare indietro fino a Yousef al-Khalidi e al suo rapporto con il Sionismo e con Theodor Herzl sarebbe interessante, ma comporterebbe la necessità di appesantire un articolo fin troppo ricco di input e informazioni.Partiamo quindi da Ismail, membro della famiglia Khalidi, una delle più antiche del medio oriente, e alla sua dedizione nei confronti della propaganda antisionista e filoislamica, che porterà fino al cuore pulsante della politica internazionale: il Palazzo di Vetro di New York.Ismail Khalidi riesce ad avere subito degli importanti vantaggi politici grazie al fratello Husayn, di ventidue anni più vecchio nonché sindaco di Gerusalemme e attivista politico moderato (sebbene fosse stato arrestato dagli inglesi e deportato alle Seychelles dopo la Rivolta Araba). A differenza del fratello, Ismail trova il supporto di Americani ed Inglesi, riuscendo a completare i suoi studi proprio in USA. In questo modo, Ismail riesce a mettere piede nelle istituzioni culturali occidentali.Né lui, né i suoi discendenti le abbandoneranno mai.Dal 1942 al 1944 lavora presso lo United States Office of War Information, sezione Mediorientale, e nel 1945 diventata segretario del neonato Institute for Arab American Affairs (IAAA), carica che deterrà fino al 1948. È proprio questo istituto ad aprire la strada a tutti gli altri enti e organismi che, sotto la copertura delle iniziative culturali o di integrazione, porteranno avanti politiche filoislamiche e antisemite.
Nell’aprile del 1945, a pochi mesi dalla sua fondazione, l’IAAA pubblica un proprio manifesto sulla situazione della Palestina. Anche grazie al lavoro di Ismail Khalidi, lo porta all’attenzione dei delegati presso la Conferenza di San Francisco, che nei successivi due mesi avrebbero concluso i lavori necessari alla creazione delle Nazioni Unite.Il manifesto contiene delle affermazioni interessanti. In primo luogo, sono gli stessi Arabi ad affermare che la Palestina è parte integrante della Siria e non rappresenta (né ha mai rappresentato) uno stato autonomo:“Gli Arabi non hanno mai smesso di sostenere che la Palestina è parte integrante della Siria, e come tale del mondo Arabo.”
Le tesi sostenute dall’IAAA e la sua, neanche troppo sottile, propaganda palestinese filoislamica, vengono smascherate da William B. Sapphire in un articolo apparso su The Canadian Jewish Chronicle il 6 luglio 1945:“Lo IAAA dice di avere fini esclusivamente educativi… incoraggiare l’amicizia e la reciproca comprensione fra Paesi Arabi e USA. L’Istituto, insistono i suoi amministratori, non si concentra su singole questioni, ma su qualsiasi argomento – culturale, politico ed economico – che possa interessare gli “Arabi-Americani”. C’è una lunga lista di argomenti proposti per i saggi […]. Ma l’unico pamphlet trovato da chi scrive, impilato dal pavimento al soffitto dell’ufficio a malapena arredato dell’Istituto, nella lower Broadway, è di 54 pagine e si intitola “Papers on Palestine”. L’opera contiene una selezione accurata, che oggi definiremo cherry picking, di documenti antisionisti comprensivi di menzogne storiche conclamate. Il tutto mascherato dal sottotitolo “Collezione di affermazioni, articoli e lettere relativi al problema palestinese”.
Per non parlare delle affermazioni del direttore esecutivo dell’IAAA, il libanese naturalizzato statunitense Philip K. Hitti, che furono fortemente contestate da Einstein in persona. Poco tempo dopo inizia a lavorare Walid Khalidi (classe 1925), cugino di sangue di Ismail e figlio di Ahmad Samih Khalidi, preside dell’Arab College of Jerusalem per ben 23 anni (1925-1948). Oltre che presso la facoltà del padre, e anche grazie ai buoni rapporti fra arabi e inglesi nell’imminenza e subito dopo la Guerra del 1948, Walid riesce a studiare e insegnare in Inghilterra, a Oxford, salvo rassegnare le dimissioni quando, nel 1956, la Crisi di Suez vede gli interessi inglesi vicini a quelli israeliani. Nel 1963 fonda l’Institute for Palestine Studies, un organismo di ricerca, formalmente indipendente, che tratta prevalentemente del conflitto arabo-israeliano. È però qualche anno prima, fra 1959 e 1961, che Walid scrive i suoi lavori propagandistici più famosi e tuttora utilizzati come testi sacri da alcuni storici (se vogliamo definirli tali) pro-palestina. Fra questi, spicca Plan Dalet: Master Plan for the Conquest of Palestine, pubblicato su Middle East Forum (defunto periodico dell’American University of Beirut) nel 1961. Con questo saggio si trova per la prima volta l’astrusa interpretazione del Piano Dalet che viene proposta su riviste, forum e pubblicazioni digitali ancora oggi. Quella, per intenderci e senza pretesa di esaustività, che lo vede non come il piano bellico di una nazione in guerra, ma come una generica e atemporale direttiva volta all’espulsione degli arabi di Palestina.Oltre a Walid, anche il fratello Tarif (di 13 anni più giovane) sfrutta appieno l’enorme potere del padre negli ambienti accademici. Anche lui studia a Oxford e a Cambridge, dove, nel 1996, viene insignito della cattedra Sir Thomas Adams’ Professor of Arabic. La cattedra, nata nel 1645 per “portare la fede Cristiana a coloro che ora siedono nell’oscurità”, diviene quindi il palco più importante della propaganda islamica inglese.Anche la sorella di Tarif, Randa Khalidi Fattal, riesce a ritagliarsi un ruolo di rilievo nella propaganda antisionista e filoislamica. Grazie all’appoggio paterno, dei fratelli e del marito, traduttore dall’arabo presso le Nazioni Unite, a 36 anni diventa direttore dell’Arab Information Center (AIC), considerato dal New York Magazine “a propaganda organization”. L’AIC è stato fondato e vive esclusivamente grazie ai continui finanziamenti che arrivano dai quattordici membri della Lega Araba, e con l’arrivo di Randa inizia a trattare quasi esclusivamente la questione palestinese.Fake mapNel 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni, l’AIC pubblica e promuove un libello, Israel Expansionism, che diviene in breve tempo una pietra miliare della propaganda arabo-palestinese. È in questa opera che troviamo, per la prima volta, la famosa sequenza di mappe relativa alle “conquiste” di Israele. Non c’è menzione dell’infame attacco dei paesi arabi a Israele accaduto pochi mesi prima, né alla Guerra del 1948. Le legittime conquiste belliche, operate da Israele in guerre difensive, sono fatte passare per sottrazioni illecite.A continuare l’opera di Walid, Tarif e Randa è rimasto Muhammad Ali Khalidi, professore di Filosofia presso la York University di Toronto (una delle più islamizzate del Canada) e autore di parecchi articoli di propaganda. In uno dei più recenti, scritto per l’IPS (l’ente fondato da zio Walid), egli scrive: “Israele ha bisogno di una guerra ogni due o tre anni per testare il suo arsenale. Come uno squalo che non può sopravvivere senza continuare a muoversi, l’apparato militare israeliano, armato fino ai denti e sempre intento a sviluppare nuovi armamenti, richiede una guerra per testare le sue capacità.”

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Infermiere di famiglia occasione per far decollare l’assistenza sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

“Il potenziamento e l’innovazione dell’assistenza sul territorio soprattutto grazie all’investimento sui servizi infermieristici distrettuali, con i 9.600 infermieri che entreranno nel 2020, e l’introduzione strutturale dell’infermiere di famiglia e comunità, è davvero il valore aggiunto che i deputati hanno dato con i loro emendamenti segnalati al decreto Rilancio”. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), sottolinea l’importanza che già alla Camera, dove la Commissione Affari sociali deve oggi esprimere il suo parere rispetto alle misure sanitarie del decreto, si aprano le porte al nuovo modello di assistenza sul territorio, finora assolutamente carente, multidisciplinare e che disegni un ruolo di rilievo, autonomia, professionalità e collaborazione tra le professioni realmente accanto ai cittadini. Infermieri in testa. “Ora – sottolinea – i parlamentari sono alla prova: hanno davvero un’occasione da non perdere per dare il via a un nuovo modello di assistenza che corregga gli errori del passato e apra le porte a una prossimità con i cittadini richiesta da questi a gran voce e soprattutto necessaria, come ha anche dimostrato l’emergenza della pandemia, ma anche a prescindere da questa, per assistere davvero i più fragili senza che nessuno sia mai lasciato solo con i suoi bisogni di salute, in tutte le aree del Paese anche quelle ‘disagiate’ “Le richieste della FNOPI su questo specifico tema sono state praticamente tutte raccolte e portate avanti dai deputati di maggioranza e opposizione, a dimostrazione della fondatezza delle politiche professionali della nostra Federazione, – spiega Mangiacavalli – e di questo li ringraziamo. È evidente che la conversione in Legge del Decreto Rilancio sarà considerata dagli oltre 450mila infermieri del nostro Paese un vero e proprio banco di prova della politica. Una prova che dal nostro punto di vista sarà superata solo se saranno messi al centro i reali bisogni dei cittadini e il bisogno di innovazione e sostenibilità del Ssn”. Da qui parte, inoltre, un percorso che sicuramente può puntare a traguardi professionali più alti come quello delle specializzazioni e di un’area dedicata all’assistenza infermieristica. Ovviamente ci sono anche molte altre richieste che la FNOPI ha già avanzato a maggio nella sua lettera a Conte, Speranza e Bonaccini, come “una rivalutazione economica della retribuzione degli infermieri – aggiunge Mangiacavalli -, oggi tra le più basse d’Europa, e un’identificazione professionale che vada al di là di regole allargate a tutte le figure del comparto sanità, non solo sanitarie, di cui indubbiamente l’infermiere fa anche parte, ma che stanno ormai strette alla sua professionalità, alla sua formazione e alla sua reale attività. Cosa questa dimostrata negli ultimi mesi sul campo, ma che da sempre caratterizza la nostra professione”.
“Tutte questioni, quest’ultime, anche al centro delle iniziative organizzate in questi giorni da diverse sigle sindacali, che meritano risposte concrete da parte delle Istituzioni – sottolinea ancora la presidente FNOPI -. Ora è davvero il momento e l’opportunità di cambiare a favore dei cittadini e dei professionisti che tutelano la salute. È il momento, come ha sottolineato il ministro della Salute Speranza nella sua recente informativa alle Camere, di aprire davvero la stagione delle riforme”.

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Nasce l’infermiere di famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

“Compie un anno la mia Proposta di Legge per l’introduzione dell’infermiere di famiglia e di comunità. Per migliorare quello che già è stato proposto dal mio Governo nel decreto rilancio, dove si affida alle Regioni il compito di riorganizzare e potenziare la rete di sorveglianza e le cure domiciliari. Fin da quando ho messo piede in Parlamento mi sono battuta per l’introduzione dell’infermiere di famiglia e di comunità, una figura che ritengo fondamentale. Gli emendamenti vanno incontro alle richieste di attenzione della categoria che come vediamo anche oggi sui giornali, è scesa nelle piazze per farsi ascoltare e per mantenere alta l’attenzione su di loro anche dopo l’emergenza Covid e trovo sia un sacrosanto diritto che oggi ho il dovere di evidenziare. Il Governo, nel primo articolo del decreto rilancio, ha introdotto quanto già previsto nella mia proposta di legge, significa che la direzione è quella giusta. L’infermiere di famiglia e di comunità, grazie alle sue competenze e professionalità, si occuperà di assistere il paziente, in collaborazione con il medico di famiglia, in ambito extra-ospedaliero seguendolo nel percorso riabilitativo, assicurarsi che segua la terapia e scongiurando così la possibilità del riacutizzarsi di malattie croniche ed evitare frequenti ricoveri ospedalieri”, conclude l’onorevole pentastellato. (n.r. La Fidest in una delle sue pagine di “medicina sociale” aveva suggerito, per dare maggiore impulso alla medicina del territorio, la costituzione di centri di primo intervento gestito dai medici di famiglia e da infermieri dando, in tal modo, continuità assistenziale nelle 24 ore alla popolazione locale e per sottrarre ai pronti soccorsi dei nosocomi i codici verdi e gialli e, in seconda battuta, l’instradamento, in caso di necessità, ad un ricovero ospedaliero).

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Medici di famiglia, è rischio boom pensionamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Dopo l’onda del Covid-19, per i cittadini bergamaschi potrebbe arrivare quella del pensionamento in massa dei medici di famiglia. Dei circa 600 operanti in provincia entro fine anno potrebbe andarsene via – per pensionamento, data l’alta età media, ma non solo – un centinaio, uno su cinque. L’allarme lo lancia Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Che spiega: «In ambito Enpam, i requisiti per l’età pensionabile del professionista maturano a 62 anni, il medico di famiglia può cessare dalla convenzione a 68 anni, molti continuano fino a 70 anni. E così hanno fatto molti colleghi in tempo di Covid-19, sfidando la malattia e restando al loro posto. Ma adesso i cambiamenti organizzativi e gli orizzonti della medicina generale, che non sono rosei, potrebbero rivelarsi un incentivo all’esodo». Resterebbe sguarnita in primo luogo l’assistenza primaria. «In genere l’età del pensionamento dipende anche da quanto il medico ha contribuito alla sua previdenza, dall’eventualità che si sia costruito un assegno pensionistico “robusto” sia sulla base del numero di scelte e delle voci contrattuali che “fanno pensione”, sia fruendo dei riscatti (periodo di laurea, allineamento) e della possibilità di modulare le aliquote aggiungendo percentuali di retribuzione fisse ai contributi, con versamenti ulteriori. Meno un collega ha convenienza ad andarsene, più resta fino all’ultimo. Da inizio anno però sono andati via in 50 e ora, allentatasi l’emergenza, c’è persino il rischio di un incremento degli esodi».Tra l’altro, Bergamo non soffre solo di pensionamenti. «Su 600 posizioni di assistenza primaria totali avevamo 55 colleghi incaricati e 22 hanno dato le dimissioni». Colpa non solo dell’età anagrafica, quindi? «L’incaricato guadagna poco, alla fine porta a casa meno di un medico di continuità assistenziale. Deve provvedere allo studio, alle spese d’affitto, e prende lo stipendio di base. È vero, si aprono delle possibilità più rapidamente per entrare in convenzione se si è giovani. Ma non si risolve né il problema assistenziale della comunità – dato che le scelte in carico sono poche – né il problema di darsi da vivere, economicamente. Più di 600 scelte se frequenti il tirocinio triennale non si possono avere; ed è giusto, perché il corso necessita attenzione e frequenza, ma con quelle dove si va? Alla fine se si frequenta il corso spesso è più remunerativo fare ore in continuità assistenziale».
Non è tutto. Governo centrale e regioni starebbero snobbando la medicina generale, in un momento peraltro delicatissimo. «Stanno passando cose che non vanno bene», dice Marinoni. «La Fnomceo ha già avvertito della necessità di incrementare le borse di studio. Lo scorso anno furono 2 mila, quest’anno si avverte il rischio di tornare ai livelli precedenti. Sarebbe un problema grave dati i trend di pensionamento». La categoria è stata inoltre la più falcidiata dal coronavirus, in termini di decessi. «Sarebbe un gesto gradito un bonus da parte della regione ai medici di famiglia, non dico un’una tantum pari a quella dei colleghi ospedalieri, ma qualcosa anche di simbolico. Peraltro fin qui non è previsto niente». Quella di Marinoni non è una richiesta ma una riflessione. Cui se ne aggiunge subito un’altra: «L’incremento per l’infermiere di studio, 10 milioni, oltre alla messa su strada degli aumenti già stabiliti nelle convenzioni, è tutto quello che fin qui si è visto per la categoria, ma noi avremmo bisogno di far funzionare gli studi con personale e relativi incentivi. La Regione vorrebbe i medici di famiglia sia sentinelle del territorio contro la pandemia, e sul fronte anche contro le cronicità. Ma occorre una grande riflessione a livello nazionale e locale, finora abbiamo assistito a manovre di corto respiro, agli stanziamenti per le unità speciali di continuità assistenziale-Usca per la gestione a casa dei pazienti Covid… In realtà si tratta di risorse per il 2020, e allocate per una funzione che si spera non duri per sempre e che lo stesso medico interpreta come temporanea. È tempo di guardare al futuro». (By Mauro Miserendino, fonte Doctor33)

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Scuola, famiglie, governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

“Non è un caso che la ministra Azzolina sia la meno gradita di questo sgraditissimo governo. Nessuno si aspettava una riforma della scuola ma neppure questa totale mancanza di risposte che ha penalizzato tutte le famiglie italiane e soprattutto le famiglie più povere. E sono tante. Ci siamo trovati con ragazzi esclusi dalla didattica a distanza perché non potevano collegarsi. Non ci risulta che la ministra abbia convocato, anche tramite il presidente del Consiglio Conte, i colossi delle telecomunicazioni per garantire la necessaria copertura del territorio. Come si è potuto tollerare la condanna sociale e culturale di queste famiglie che oltre alle tragiche condizioni economiche hanno dovuto affrontare l’esclusione dalla scuole dei loro figli? Altro problema, la scuola paritaria. L’esodo di 400mila studenti che dalle paritarie arriveranno alla scuola pubblica è stato ignorato perché, nonostante il dettato costituzionale, questo governo non ne riconosce il ruolo. Non c’è il programma di riapertura delle scuole già chiuse, né interventi di ristrutturazione degli edifici scolastici. Nella fase del distanziamento sociale ci ritroveremo nelle classi attuali con 400 mila studenti in più che la scuola pubblica non sarà in grado di assorbire. In questa situazione di totale anarchia, il governo s’inventa un altro decreto sulla scuola per assumere, attraverso il concorsone, nuovi insegnanti lasciando indietro i precari storici che insegnano da decenni e che sono stati sfruttati dallo Stato e continueranno a esserlo. Insomma, questo decreto, varato per fini clientelari, non dà risposte certe, ma contribuisce ad aumentare le differenze sociali e culturali tra studenti”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo in aula sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate da Fdi.

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