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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘famiglia’

Medici di famiglia tra pandemia, Pnrr e Case di comunità

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Palermo. “La scuola di medicina generale vi darà formazione, ma soprattutto la consapevolezza sul valore fondamentale della professione per l’assistenza di prossimità. Tra pandemia, investimenti del Pnrr e nuove competenze della medicina territoriale, la sanità sta cambiando, portando con sé Case di comunità, reti di salute con gli altri soggetti del territorio e innovazione tecnologica. Da qui la necessità di una formazione specialistica in medicina generale in grado di reggere le novità del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.Lo ha detto, stamattina nella sede del Cefpas di Caltanissetta, il direttore della Scuola di medicina generale Toti Amato, presidente Omceo Palermo e consigliere Fnomceo, all’avvio delle lezioni in presenza del triennio 2021-2024 del “Corso di formazione specifica in Medicina generale”.“Al centro dei 15 miliardi di investimenti Pnrr – ha proseguito Amato – ci sono 4 miliardi destinati alla telemedicina e 2 assegnati a 1288 Case di comunità da realizzare in tutto il Paese entro il 2026. Una Casa per ogni 24.500 abitanti, come struttura polivalente in grado di erogare una risposta appropriata ai bisogni di salute della popolazione attraverso il lavoro di un team multidisciplinare composto da specialisti, infermieri e altri professionisti della salute. Ma il vero filtro con il territorio, per contenere il sovraccarico degli ospedali, sarà la presenza dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, che potranno lavorare nelle strutture o dai loro studi”.“Nelle Case, i cittadini potranno consultare un medico, ogni giorno e a qualsiasi ora, o avere assistenza per risolvere la maggior parte dei problemi di salute nello stesso luogo. Come avverrà non è ancora chiaro. Resta però la sfida di rendere questi spazi un vero punto di riferimento di salute. Non è semplice. Serve una rivoluzione organizzativa e di processo e un nuovo modello di formazione per la condivisione e l’interazione tra tutti i sanitari. Non solo. Al servizio sanitario servono anche competenze di management capaci di orientare il nuovo processo e di far funzionare la prossimità delle Case e degli ospedali di comunità, soprattutto in regioni come la Sicilia dove non ci sono mai state esperienze analoghe”.

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Medici di famiglia, in due anni carichi di lavoro quadruplicati

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

By Mauro Miserendino. Altro che “nascosti” durante i picchi di coronavirus. Dal 2020 ad oggi i carichi di lavoro per i medici di famiglia sono quadruplicati. E l’aumento è avvenuto in gran parte spontaneamente, in altra parte in relazione alla disponibilità telefonica chiesta dal decreto rilancio. Oltre a dare una grossa mano durante il Covid, spesso nel silenzio, durante i picchi di coronavirus, la categoria ha contribuito a mantenere la continuità delle cure per i pazienti cronici. Ciò non è avvenuto a costo zero. Nel Lazio, una delle regioni che peraltro ha risposto meglio ai bisogni dei malati, il carico di lavoro è cresciuto del 300%. La percentuale è stata calcolata da Fimmg Lazio, che ha elaborato una ricerca nelle province in grado di dire quali prestazioni sono state offerte e quali voci hanno pesato di più sul bilancio quotidiano del “generalista”. I numeri vengono resi noti oggi alla sede Fimmg di Via Marconi nel ‘Doctor Day’ nazionale dove la sezione regionale del sindacato, prima “antenna” a lanciare l’allarme Covid-19 da gennaio 2020, fa un bilancio di due anni di ricetta dematerializzata, di intricati obblighi certificatori, di vaccinazioni antinfluenzali e Covid effettuate negli studi con materiale che scarseggiava (anche protezioni), di assistenza a domicilio e telemedicina, di accessi delle “Uscar”, le unità speciali di continuità assistenziali regionali, nelle varie province. L’indagine è tesa a mettere in luce come i medici siano stati molto rapidi a sviluppare modelli organizzativi nuovi di assistenza sia contro il diffondersi del virus pandemico e dei contagi, sia nel dare «continuità di cura per tutte quelle patologie di routine la cui assistenza rischiava di diminuire a causa della pandemia stessa. Tutto ciò è stato pagato dai medici di medicina generale in termini di contagi e decessi», recita una nota del sindacato. Fimmg Lazio nei mesi scorsi ha chiesto un ruolo centrale alla Regione per i medici di famiglia nelle case di comunità previste dal PNRR, ma a livello nazionale per queste strutture, e soprattutto per gli ospedali di comunità, si continua a parlare di prevalente componente gestionale infermieristica. Parlando all’incontro ‘Ripensare la Sanità territoriale’ organizzato dalla Fondazione Magna Carta il ministro ha annunciato che è al vaglio del Consiglio di Stato il DM 71, il decreto che istituisce gli standard dell’assistenza territoriale, per la prima volta, così da dare concretezza alle spese -7 miliardi – previste per la medicina “non ospedaliera” dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato da fondi dell’Unione Europea. Il DM 71 nella casa di comunità prevede medici ed infermieri, si tratta di standard che ogni regione dovrà trasformare materialmente in servizi. Dopo l’ok del Consiglio di Stato il testo andrà alla Corte dei Conti e Speranza auspica che tutto l’iter si concluda il 30 giugno. Quindi il ministro ha riepilogato i nuovi parametri che il nostro paese è teso a raggiungere nel 2026, anno di messa a regime del PNRR, in tema di servizi sanitari pubblici territoriali: 10% di copertura in assistenza domiciliare degli over 65 rispetto al 4% ante-pandemia, «quando la media dei paesi Ocse è del 6% e nei modelli migliori si arriva al 9»; e poi ha accennato a case di comunità per le cure intermedie “a prevalente gestione infermieristica” nonché a centrali operative territoriali capaci di essere il cervello che organizza la risposta sul territorio, ed alla sanità digitale. Fonte Doctor33

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Pacifico: Io e la mia famiglia di barbari

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2022

Collana Oceani, pp. 176, 18 euro Foto di copertina di Nino Migliori. La nave di Teseo. Un romanzo autobiografico, un affresco della storia d’Italia, dei suoi emigranti. Una testimonianza di affetto e gratitudine verso la propria scalcagnata e impareggiabile famiglia. Un libro che è un sentito commiato da un’epoca, dall’infanzia, dedicato a personaggi dichiaratamente minori – operai, casalinghe, piccoli faccendieri – che nella memoria dell’autore trovano posto da giganti. Pacifico racconta in un romanzo delicato e intimo l’epopea della sua famiglia allargata, i “Campanici” e in particolare dei genitori Pia e Guido emigrati a Milano in cerca di lavoro, i riti delle vacanze e del controesodo annuale con i loro ingorghi e interminabili viaggi in treno, i matrimoni e i funerali, i dissidi e le riconciliazioni, il passaggio generazionale, fino alla perdita del padre, all’abbandono della casa in cui hanno vissuto per quarant’anni, al proprio trasferimento a Parigi e alle telefonate alla madre che vive da sola. L’autore costruisce così a piccoli passi, con attenzione alla quotidianità e soffermandosi su particolari momenti, situazioni o gesti, qualcosa che pian piano assume quasi il respiro dell’epos, la saga dell’emigrazione, tra umorismo, commozione e amore per la sua stramba famiglia.

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Medici di famiglia, aprile mese decisivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2022

Le regioni sono allineate -tutte tranne una – e con i ministeri di Salute ed Economia hanno “quasi” dato l’ok al “DM 71”, detto così perché definisce gli standard della medicina territoriale come il DM 70/2015 definiva quelli dell’ospedale. Al momento osta un veto della Campania, rinnovato proprio ieri sera per via delle riserve della giunta sui fondi per il personale. Il documento -un decreto del premier – può comunque essere adottato d’imperio dal governo entro il 16 aprile ed è fondamentale per applicare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che destina circa 10 miliardi alla riforma del lavoro dei medici convenzionati. Il nodo sarebbe sulla Finanziaria 2022 che dota il territorio di un miliardo l’anno dal 2026 per il personale: il sì delle regioni era inizialmente legato alla disponibilità di risorse certe di qui al 2026, ad un’applicazione graduale, ad una revisione di metodo di lavoro e formazione del medico di famiglia, ad adeguata copertura dei fabbisogni di personale. I Ministeri immaginavano di aver dato garanzie, ma evidentemente non bastano ancora. E’ comunque opportuno dare uno sguardo al testo, che apre con una disamina dei bisogni socioassistenziali degli italiani, articolati in sei livelli dalla piena salute alla terminalità, i primi tre gestibili dal territorio e dal medico di famiglia, i secondi tre in un contesto di integrazione di équipe di cura. La vita del cittadino per quanto rileva ai fini clinici è racchiusa in un progetto di cura che si delinea attraverso i dati conferiti al fascicolo sanitario di cui fanno parte nelle cronicità piani assistenziali individuali (PAI) piani riabilitativi (PRI) e patti di cura (PDC).Gli standard quali-quantitativi, strutturali e tecnologici per il territorio stanno racchiusi nei seguenti numeri: un distretto ogni 100 mila abitanti (di più nelle grandi città); una casa di comunità “hub” ogni 40-50 mila abitanti e più case di comunità spoke afferenti identificabili grosso modo con le sedi delle medicine di gruppo; un’unità di continuità assistenziale-Uca (ex Usca) formata da un medico ed un infermiere ogni 100 mila abitanti; un infermiere di famiglia ogni 2-3 mila abitanti contando, a quanto sembra evincersi, sia i dipendenti Asl sia quelli del medico di famiglia; una Cot-centrale ospedaliero-territoriale per distretto; un ospedale di comunità da 15-20 letti ogni 50-100 mila abitanti, che in molti casi potrà sorgere in una Casa di Comunità “hub”. Guidato da un Direttore garante dei bisogni di salute della popolazione, il Distretto coordinerà i medici convenzionati, operando sia da committente sia da gestore dell’erogazione di prestazioni che potranno essere a rilevanza sanitaria e/o sociale.La casa di comunità “hub” avrà da 7 ad 11 infermieri, un assistente sociale, da 5 a 8 tra operatori sociosanitari ed amministrativi, vi opereranno medici di medicina generale (H24 se si include la continuità assistenziale) e prenderanno in carico cronici e fragili secondo il modello della sanità d’iniziativa, coordinandosi con dipartimenti di salute mentale, consultori ed altra offerta territoriale. Dovranno avere un punto prelievi, medico H24 sette giorni su sette, infermieri sulle 12 ore, apparecchi di diagnostica strumentale (ecografo, spirometro, retinografo, elettrocardiografo), specialisti per le visite (cardiologo, pneumologo, diabetologo etc), sistema integrato di prenotazione, collegamento con casa di comunità di riferimento; le case “spoke” dovranno offrire la presenza medica sulle 12 ore 6 giorni su 7, Cup, collegamento con CdC “hub” ed integrazione con i servizi sociali. Il coordinamento dei servizi tra professionisti della CdC, tra case “hub” e “spoke”, tra CdC ed altra offerta territoriali, tra CdC ed ospedale, e tutti i passaggi in cura dei pazienti sono gestiti dalle Centrali Ospedaliero Territoriali, una per distretto, che presidiano anche il funzionamento dei servizi di telemedicina e coordinano gli interventi di presa in carico. L’infermiere di famiglia e comunità sarà responsabile del coordinamento dei servizi assistenziali ed erogatore di servizi infermieristici, favorirà l’accesso ai servizi di presa in carico, il coordinamento tra attori, performerà programmi di educazione sanitaria a pazienti, stili di vita a residenti, userà digitale e telemedicina-teleassistenza. L’UCA assisterà pazienti dimessi a domicilio e non prendibili in carico dall’ospedale di comunità, supporterà l’assistenza domiciliare integrata, gestirà accessi a pazienti infettivi nei focolai epidemici ed attuerà programmi di prevenzione domiciliari e nelle Rsa nonché in “comunità difficili da raggiungere”; l’assistenza domiciliare integrata dovrà gradualmente prendere in carico il 10% dei pazienti sotto i 65 anni, nella “casa come primo luogo di cura”, e le cure a casa saranno erogate secondo 4 livelli di complessità, uno base e tre fissati da valutazioni multidisciplinari che presuppongono interventi integrati ma che avranno sempre il medico di famiglia o pediatra il responsabile clinico (ed i flussi informativi andranno tutti monitorati). Gli ospedali di comunità dovranno arrivare ad occupare 0,4 letti ogni 1000 abitanti prendendo in carico episodi di acuzie minore, riacutizzazioni di patologie croniche da stabilizzare, pazienti dimessi precocemente con multimorbilità che hanno bisogno di sistematica presenza infermieristica, pazienti che necessitano cure farmacologiche complesse od addestramento ad uso di dispositivi, pazienti da supportare per fasi di disabilità motorie, cognitive, funzionali; all’OdC si accede su proposta del mmg o del pediatra ma anche del medico di continuità assistenziale, ospedaliero e persino di pronto soccorso, la responsabilità dei processi clinici può essere affidata anche ad un medico di base o pediatra che però non abbia assistiti e possa dedicarsi integralmente all’OdC. Il numero 116117 gestirà le urgenze vere, interfacciandosi con 118 e continuità assistenziale, e burocratiche, ad esempio quando manca il medico di famiglia in un’area, e sarà a valenza sovra-aziendale-regionale, uno ogni 1-2 milioni di abitanti, potrà risolvere la chiamata dando consigli od indicare al turista il medico di guardia turistica. Si disciplinano anche i servizi di cure palliative, con un’unità ospedaliero-territoriale ed un hospice da 10 letti ogni 100 mila abitanti, i consultori (1:20.000 abitanti, dotati di ostetrica ginecologo infermiere ma anche pediatri terapisti educazionali e dell’età evolutiva, psicologi, assistenti sociali e persino avvocati, potranno essere collocati nelle case di comunità spoke ove si trovi un modo di rispettare la privacy) ed i dipartimenti di prevenzione Asl che dovranno essere uno ogni 500 mila abitanti e conserveranno le prerogative che li hanno resi peculiari nel mondo: sorveglianza infettiva, della salute veterinaria, della sicurezza nei luoghi di lavoro, prevenzione delle cronicità, prevenzione vaccinale, tutela dell’ambiente, attività medico legali con finalità pubbliche. Telemedicina: visite assistenza consulti monitoraggi e persino riabilitazione da remoto dovranno essere diffuse in modo capillare e con sistemi operativi omogenei per ridurre le distanze tra sanitari e con il paziente, facilitare la presa in carico, accrescere le chance d’accesso alle cure; a tal proposito, tutte le unità ospedaliero-territoriali che compongono il distretto dovranno interfacciarsi con i programmi della Pubblica Amministrazione (da Pago Pa al resto), con il sistema tessera sanitaria, con il fascicolo sanitario, con il portale Sac e quelli regionali, con i software specialistici. By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Elena Basile: In famiglia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2022

Collana i Delfini, pp. 432, 18 euro. Una storia di speranza incarnata da donne forti e fragili insieme, che tengono le redini di una famiglia imperfetta, come forse lo sono tutte, e capace per questo di sorprenderci in ogni momento. Giovanna ogni sera percorre le vie attorno casa, a Napoli, in un esercizio quotidiano utile al suo cuore affaticato. Mentre cammina pensa a Mario, suo marito, un ex giudice. I due si sono conosciuti da ragazzi: riflessivo e astratto e malinconico lui, curiosa e irrequieta e selvatica lei. Senza particolare passione, ma grazie all’ostinazione di Mario, il matrimonio si compie e la famiglia, che va a vivere in uno spazioso appartamento al Vomero, presto si allarga: arriva Alfredo, bambino insicuro e inquieto, e qualche anno dopo Emanuela, delicata e bella, di cui Alfredo è gelosissimo. Descrive i rapporti inestinguibili che incatenano i personaggi di una famiglia tra competizione, affetto e passioni oscure, mentre inseguono una serenità mai veramente vissuta.

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Elena Basile: In famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2022

Collana i Delfini, pp. 432, 18 euro. Un libro che celebra la vita e la speranza incarnata da donne forti e fragili insieme, in grado di sconfiggere il male che pure esiste nei rapporti con i familiari, grazie alla scelta di essere se stesse, autentiche e radicate nei loro affetti. Il romanzo ambientato principalmente a Napoli e Roma, sebbene racconti anche episodi della vita di uno dei protagonisti in Africa, Canada e Portogallo, descrive i rapporti torbidi e sublimi, inestinguibili, che incatenano i personaggi di una famiglia particolare nella quale tuttavia, chiunque può riconoscersi. L’intreccio di emozioni, dalla gelosia alla competizione, dall’affetto alle passioni oscure, è narrato nelle diverse sfumature. Giovanna e la figlia Emanuela raccontano la loro storia in prima persona mentre il marito Mario e il figlio Alfredo fanno da controcanto in una narrazione ugualmente intensa ma oggettivata dalla voce narrante. Le donne del libro sono eroine attaccate alla vita, che fanno a pugni contro la tristezza che incombe e che a volte sembra avere le sembianze per Giovanna del marito, per Emanuela, la figlia, del fratello. Milena, la nipotina, riassume in sé le doti e i sogni della mamma e della nonna descritti in un romanzo dalla scrittura limpida e curata che ci trasporta in un microcosmo familiare a cui man mano ci abituiamo, quasi divenissimo amici dei personaggi ora sfuggenti e tenebrosi, a volte candidi e irresistibili.

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La famiglia, la patria e la demografia del papa cattolico

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2021

E’ difficile commentare le parole di papa Francesco, il suo riferimento medio non è la razionalità bensì la spiritualità. Probabilmente anche perché il suo Stato, il Vaticano, teocrazia assoluta, è un pessimo esempio di razionalità. Ed è per questo che oggi papa Francesco, nelle sue esternazioni durante le feste religiose, ha detto: “Sembra che tanti abbiano perso l’illusione di andare avanti con figli e tante coppie preferiscono rimanere senza o con un figlio soltanto. Pensate a questo: e’ una tragedia. … Facciamo tutto il possibile per riprendere una coscienza per vincere questo inverno demografico, che va contro le nostre famiglie, contro la nostra patria, e anche contro il nostro futuro”. Lo abbiamo ascoltato perché Francesco I, riuscendo ad attrarre l’attenzione essenzialmente sulla spiritualità della sua Chiesa, è valutato come attento e scrupoloso barometro dell’umore del mondo. Non comprendiamo a quale patria il papa si sia riferito nel suo messaggio, vista la transnazionalità del suo status giuridico e spirituale ché, se non abbiamo capito male, riferendosi al Pianeta avrebbe un problema opposto a quello da lui allertato: boom demografico e non inverno demografico. Non crediamo che il messaggio “urbi et orbi” abbia voluto mettere l’Italia al centro del mondo e, in virtù delle basse performance demografiche di questo piccolo Stato, valutata l’Italia come faro del Pianeta, essersi allarmato per il dilagare del cattivo esempio di queste performance. Rimasti con questo dubbio, ce ne viene un altro. Questo messaggio su patria e famiglia vale solo per i cosiddetti laici e non per il clero? Perché il clero non dovrebbe contribuirvi con, per esempio, donne e uomini che procreino? (n.r. A nostro avviso è necessario che sia il mondo religioso sia quello laico raggiungano una concreta consapevolezza sui mali che affliggono il pianeta terra. Tra questi vi è proprio la natalità. Siamo in troppi e vanno ad aggiungersi drammaticamente ai danni che provochiamo per avidità e sete di potere. Esiste un diritto alla vita ma anche uno a vivere e i due diritti devono coesistere per evitare la fame del mondo, l’accaparramento delle risorse alimentari ed energetiche da parte di pochi a danno del resto dell’umanità. Occorre un cambio di passo radicale per porre un freno alle violenze nel mondo, ai guasti che provochiamo all’ecosistema e ai veleni che diffondiamo con le colture intensive che inaridiscono i terreni e provocano disastri d’ogni genere sino ad alterare drammaticamente la catena alimentare: pensiamo alla moria delle api e non solo.)

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La cucina di famiglia (Einaudi) di Antonino Cannavacciuolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2021

Torino venerdì 17 ore 18.30 Circolo dei lettori, sala grande 40 ricette spiegate come a casa con Elena Loewenthal Quella di Antonino Cannavacciuolo è una cucina che nasce dal cuore, fatta di ingredienti scelti con cura ed elaborati con passione, sempre attenta a mantenere un perfetto equilibrio fra tradizione e innovazione. Ora, per la prima volta, le preparazioni complete, i suggerimenti per rendere eccezionale ogni piatto e i segreti che hanno conquistato migliaia di appassionati sono raccolti da Antonino in un libro che è una sintesi della sua arte: dall’antipasto al dolce.

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Il medico di Famiglia è la chiave di volta della campagna vaccinale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

“È il medico di medicina generale, il medico di famiglia la chiave di volta per portare al vaccino gran parte degli oltre 7 milioni e mezzo di italiani che non hanno ancora voluto provvedere ad effettuare la pima dose, questi rappresentano un grave problema specialmente con la nuova variante e con la stagione del picco influenzale”.A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, segretario della Commissione Sanità nel corso di Mattino Cinque.”Si parla tanto di medicina di prossimità, ma sino ad oggi la figura che è stata all’inizio trascurata e oggi ancora sottoutilizzata, è proprio quella del medico di medicinale generale – continua il senatore Zaffini. E dire che è colui che conosce la storia sanitaria di tutti i componenti del nucleo familiare, che può effettuare una valutazione complessiva sul soggetto fragile, e che può fare una valutazione generale sul soggetto guarito dal Covid alle prese probabilmente con i problemi del “long COVID” e quindi valutare l’opportunità o meno di effettuare la vaccinazione. E’ ovvio che si tratta di una categoria che deve essere coinvolta maggiormente e messa anche in condizione di effettuare le valutazioni che gli sono richieste attraverso un percorso di formazione accelerata. Altra circostanza è, poi, quella di prevedere delle premialità in virtù del grado di coinvolgimento che saranno in grado di fornire e dei risultati ottenuti”.”Ogni medico di Famiglia ha tra i suoi assistiti un numero rilevante di non vaccinati, mediamente 70/100, e questi devono essere individuati, seguiti, bisogna incontrarli presso il loro domicilio, e chiaramente devono essere vaccinati. Su questi soggetti deve essere fatta una valutazione sanitaria complessiva che solo il medico di medicina generale può effettuare, ovviamente adeguatamente supportato da tutte le strutture specialistiche necessarie e, come detto, da un percorso di formazione accelerato”.

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L’infermiere di famiglia: Un servizio per i cittadini

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

Cosa è cambiato e come cambierà l’assistenza territoriale grazie all’introduzione di figure come quella dell’Infermiere di famiglia e comunità: se ne è parlato a Siena durante la XIV edizione del Festival della Salute nel corso di una tavola rotonda organizzata dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche finalizzata a fare il punto sulle nuove sfide dell’assistenza territoriale finalizzate a rinnovarla e modernizzarla profondamente.Dal 1 settembre scorso, sebbene ancora in fase di rodaggio, Siena ed i suoi cittadini possono finalmente fare affidamento su un nuovo modello di presa in cura che fa leva sulla presenza dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità, figura pensata dalla Regione Toscana già nel 2018 con la Delibera di Giunta n.597, e sostenuta dal 13 luglio di quest’anno con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) all’interno del Decreto Rilancio.È un percorso “ancora work in progress”, che prevede ad oggi un infermiere territoriale ogni 3000 abitanti circa, adattando il bacino di utenza ed il rapporto infermiere-cittadino per garantire la prossimità alla comunità e coprire l’effettivo bisogno della popolazione per 12 ore diurne, 7 giorni su 7.L’Infermiere di Famiglia e di Comunità si adopera nella valutazione dei bisogni delle persone non solo erogando prestazioni assistenziali, ma anche promuovendone l’autonomia nella gestione della salute, attuando interventi di prevenzione, orientando la popolazione verso l’utilizzo più appropriato dei servizi (ospedalieri, territoriali, di cure intermedie o di cure palliative), attivando consulenze infermieristiche specialistiche, e prendendosi in carico il caregiver e le persone di riferimento facendo formazione.

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Cure primarie, no ai medici di famiglia dipendenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2021

Le Case di Comunità non possono essere l’unica forma in cui si esprime la medicina di famiglia: ove venissero realizzate – con i medici dentro, come dice il Piano di Ripresa e Resilienza- gli studi attuali devono sopravvivere. L’offerta di 2 mila nuove strutture attrezzate deve essere integrativa e non sostitutiva dello studio “micro” attuale e, come professionista, il Mmg è il solo che può condurre le “case”, coordinando il personale e indirizzandone gli sforzi nell’interesse dell’assistito. Ma da convenzionato scelto dal paziente, non da dipendente. l messaggio arriva dalla proposta della Fimmg di riforma delle cure primarie: una risposta al documento delle Regioni che chiede il passaggio a dipendenza. Nel contro-documento il sindacato più rappresentativo dei medici di famiglia spiega perché la formula ideale resta la convenzione. Fimmg parte da due presupposti: tutti i medici, nessuno escluso, si sono fatti carico della risposta alla pandemia da Covid-19 e oggi pongono con l’Ordine il tema della “questione medica” posto dagli ordini: il camice dev’essere responsabile di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione, va valorizzato per le competenze che ha, e se in organico ci sono pochi medici l’Asl non deve rispondere con contratti precari. Come il documento delle regioni, il testo Fnom sulla “questione medica” riconosce però un’inadeguatezza della medicina territoriale, e da qui si parte: la “malattia” individuata c’è ma non si cura con il contratto di dipendenza. I medici di famiglia con i loro 60 mila studi espletano ogni anno il 97,4% delle prestazioni di primo livello, i pronti soccorso il 2,6% restante – 513 milioni contro 14 – ma costano meno dell’ospedale. Davvero li si vuole portare a dipendenza? In realtà dal 1978 poco è stato fatto per adeguare le convenzioni ai bisogni demografici. La parte pubblica ha tenuto il grosso dello stipendio ancorato alla quota nazionale, e le regioni hanno limitato le prospettive di categoria stabilendo dei tetti per gli incentivi alle “novità”: non si possono istituire gruppi per più del 12% della popolazione, reti per più del 9%; e ancora, i soldi per l’infermiere ci sono per un numero di medici che copre massimo l’8% dei residenti, gli incentivi bastano a coprire il 40% dei collaboratori. L’attuale rapporto convenzionale, basato sulla scelta del cittadino, non è in contraddizione con gli obiettivi di efficienza del Ssn; al contrario, ingessare il medico in rigide strutture dipartimentali non favorisce cure più “umane”, ma ingigantisce un già ridondante apparato tecnico strutturale, e fa mediare da strutture “anonimizzanti” il rapporto medico-paziente. Tra mercato ed ente pubblico c’è una terza via, il “professionalismo”, i medici di famiglia – professionisti “liberi” – hanno alle spalle un sapere specifico, si pongono obiettivi etici, per perseguire i quali devono avere margini di autonomia, adattano le proprie caratteristiche alle richieste dei cittadini, le attività – anche le più complesse – alla demografia. Da qui nasce la prossimità degli studi, per natura vicini al paziente, la loro capillarità, cioè l’essere tanti o meno in relazione alle caratteristiche di un’area geografica. Fimmg parla di medici della complessità “a minor impronta carbonica”, sostenibili, mentre la casa di comunità -un quasi- ospedale- potrebbe per paradosso peggiorare l’accesso e la velocità di alcune risposte al paziente. Per migliorarsi l’unica via è l’associazionismo: concordare con le regioni aggregazioni calibrate ai bisogni della popolazione, le reti dove quest’ultima è sparsa, i gruppi nelle aree a maggior densità. A disposizione di una medicina di famiglia associata vanno messi strumenti informatici e personale.E il contratto? Nella forma può ben restare la convenzione per ogni Mmg, ma gli obiettivi dell’attività si rinnovano: a prevenzione, presa in carico delle cronicità, gestione dell’acuzie non complicata, si affiancano definitivamente assistenza domiciliare e residenziale, sorveglianza epidemiologica – specie antipandemica – e diagnosi di primo livello. L’offerta di cure avverrà nel contesto dei “microteam” con infermiere, collaboratore di studio, assistente sociale, e si espleterà attraverso medicine organizzate in gruppo, a rete o single secondo i bisogni demo-geografici. Resterebbero le Aft, le aggregazioni funzionali formate da medici di assistenza primaria e continuità assistenziale, questi ultimi organizzati su fasce diurne o notturne in base alle esigenze regionali, e i medici di tali aggregazioni afferirebbero alcune ore/settimana alle case di comunità dove si offriranno pure prelievi, prenotazioni, prestazioni riabilitative, esami, colloqui con équipe domiciliari. Le case saranno un po’ una versione a “passo lungo” degli studi ordinari i quali a loro volta, potenziati, continueranno ad esistere e a collegarsi con esse anche informaticamente per gestire pazienti e pratiche. Lo stipendio dovrebbe cambiare: a una quota capitaria nazionale legata ad un impegno standard organizzativo se ne sostituirà una variabile regionale legata al soddisfacimento di indicatori di processo (ADI erogata, progetti Asl partecipati), di esito (pazienti vaccinati, screening fatti effettuare) e relativi ad altri temi (audit, farmacovigilanza). Tale retribuzione presuppone un rendiconto al dettaglio del lavoro svolto.Infine, Fimmg chiede la trasformazione del tirocinio da osservazionale in contratto di formazione lavoro tutorato con graduale acquisizione di responsabilità ed autonomia e parificazione dell’entità ella borsa a quella del medico specializzando. E chiede un periodo di formazione pre-laurea e docenti presi dalla professione… Tutte cose di cui si tace -rileva- negli attuali disegni di legge a favore della specializzazione in Medicina di comunità. By Mauro Miserendino fonte: Doctor33

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Medici di famiglia e pediatri dipendenti dal 2022

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

Medici di famiglia dipendenti dal 1° gennaio 2022? È una delle ipotesi formulate dalle regioni in una “Prima analisi sulle modifiche delle relazioni” tra mmg/pediatri e Servizio sanitario nazionale, opera della conferenza degli assessori alla salute. Un’ipotesi che contempla alternative ma non può prescindere dall’ingresso dei medici nelle case di comunità previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e potrebbe diventare realtà. Entro l’anno tra i 42 provvedimenti che l’Italia è tenuta ad adottare per avere i soldi del Recovery Fund europeo, c’è infatti l’approvazione di un Decreto governativo sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale.Le regioni chiedono che il Decreto consenta di assumere almeno i neodiplomati in medicina generale dalla sua entrata in vigore. Per gli altri medici, la “vecchia” convenzione in versione 2019-21 darà nuove regole. In realtà, gli assessori propongono quattro modelli contrattuali (e volendo nessuno esclude l’altro): dipendenza per tutti; accreditamento da realizzare con modifiche all’accordo nazionale, accreditamento con accordi tra servizio sanitario ed enti privati accreditati, mix dipendenza-accreditamento. La “relazione” dei medici convenzionati con le regioni, è la premessa del documento, non pare più in grado di garantire che “l’investimento notevole, già realizzato in alcune realtà e previsto dal PNRR, che avverrà nelle strutture di assistenza primaria italiane”, porti “ai risultati auspicati in termini di capacità di risposta ai bisogni dei cittadini”. Di più: la pandemia ha dimostrato l’estrema debolezza del modello organizzativo “single” del medico e la “resilienza” del modello associato multi-professionale.I medici di famiglia e i pediatri dovranno garantire la partecipazione a forme organizzative, il lavoro nelle case della comunità, le prestazioni chieste da Regione ed Asl (ma cesseranno le contrattazioni aziendali), il rispetto di indicatori di garanzia di presa in carico, servizi di assistenza domiciliare come parte dell’attività. Ci si coordinerà con gli infermieri di comunità e con i medici di guardia che potrebbero essere ri-assegnati alla fascia oraria diurna, lasciando il 118 dalle 0 alle 8 (nella prima ipotesi di accreditamento con modifica dell’accordo nazionale). La dipendenza è l’ipotesi più “acclamata” da molti assessori ma richiede risorse ed una legge nuova che superi la Balduzzi con le sue aggregazioni Aft e Uccp, che consenta a chi fa il triennio di medicina generale di entrare nella dirigenza medica, e che sciolga il nodo della contribuzione: si potrebbe mantenere quella all’Enpam, magari ad opzione del medico. In cambio i medici avrebbero orari precisi, timbrerebbero il cartellino nella casa o nell’ospedale di comunità o nella centrale operativa territoriale (dove si coordina il rapporto con l’ospedale), e coprirebbero sedi dislocate oggi non gradite. Alternativa è l’accreditamento da realizzare o modificando l’accordo nazionale o dando il via ad accordi regionali con nuovi soggetti convenzionati composti da medici aggregati in società o cooperative. La prima chance prevede una convenzione snella che definisca volumi di lavoro per ogni medico, obiettivi da raggiungere, nuovo ottimale (1:1500 visto il lavoro in tandem con l’infermiere), massimale a 2000, orari certi, presa in carico delle cronicità. Ad essere autorizzato non sarebbe il singolo ma l’aggregazione funzionale se ha idonea rete informatica; l’accreditamento richiederebbe in più la capacità di coprire la continuità assistenziale 8-24 e il rispetto di dotazioni richieste dalla regione. Andrebbe rivista la composizione della quota capitaria. Ma si può arrivare al dunque con tanti sindacati e con così tante cose da dirsi al tavolo Sisac? Le Regioni propongono un modello alternativo che passa per la costituzione di “soggetti giuridici accreditabili”, ciascuno dei quali, forte di un tot di medici e pediatri secondo norme regionali, concluderebbe con la regione un accordo di fornitura servizi. Quarta opzione: far coesistere dipendenza ed accreditamento, con assunzioni a carico delle regioni solo per i nuovi diplomati, e “vecchi” mmg ad esaurimento con la convenzione del 1978, e a seconda delle regioni mix differenti di carichi di lavoro. Da valutare altri aspetti, come il passaggio del triennio di formazione specifica agli atenei, pur con molti docenti mmg, il mantenimento di eventuali equipollenze, la disincentivazione all’offerta di strutture a mmg e pediatri da parte delle farmacie. Tante novità, dunque, ma si tratta pur sempre di una “prima analisi”. Inoltre, le regioni hanno fatto sapere con il coordinatore degli assessori Raffaele Donini (al congresso sull’Emergenza di Riva del Garda) che sentiranno sempre i medici prima di cambiare le cose. Infine, nel Dataroom di Milena Gabanelli dov’era ospite con il leader Fimmg Silvestro Scotti, il direttore Agenas Domenico Mantoan ha minimizzato: la priorità è far entrare i medici nella casa della salute, che va pensata ad integrazione degli studi esistenti, e non il dibattito su dipendenza o convenzione; e per i cittadini resterebbe sempre la scelta fiduciaria del medico di famiglia, come indicato dalla Costituzione. By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Trasmissione Covid in famiglia più probabile dai bambini più piccoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

I più piccoli avrebbero una probabilità maggiore di trasmettere il Sars-CoV-2 in famiglia rispetto ai bambini più grandi. A dirlo è un ampio studio canadese pubblicato su Jama Pediatrics, i cui autori mostrano che la probabilità più alta si riscontra con bambini tra gli 0 e i 3 anni. In particolare, nello studio sono stati inclusi i 6.280 nuclei domestici in Ontario nei quali, tra il 1 giugno e il 31 dicembre 2020, vi era stato un caso indice di infezione da Sars-CoV-2 in un individuo con meno di 18 anni (età media poco oltre i 10 anni e quasi il 46% femmine).I casi sono stati poi suddivisi in 4 gruppi: 0-3, 4-8, 9-13 e 14-17 anni. Si è andati quindi ad analizzare la trasmissione secondaria a livello domestico, definita come almeno 1 caso di infezione a distanza di 1-14 giorni dal caso indice. Ebbene, tale trasmissione si è verificata nel 27,3% delle famiglie con caso indice iniziali, e cioè in 1.717. Rispetto ai ragazzi tra i 14 e i 17 anni, i bambini tra gli 0 e i 3 avevano la più alta probabilità di trasmettere il virus ai loro contatti familiari (odds ratio 1,43). L’associazione restava anche nelle analisi di sensibilità, in cui i casi secondari considerati erano quelli verificatisi tra i 2 e i 14 giorni o i 4 e i 14 giorni dopo il caso indice. «Quest’associazione si osservava a prescindere dai fattori quali la presenza di sintomi, la riapertura di scuole/asili o l’associazione con epidemie in scuole/asili» riassumono gli autori. È stato inoltre notata una maggior probabilità di trasmissione nei bambini tra i 4 e gli 8 anni (odds ratio 1,40) e in quelli tra i 9 e i 13 (odds ratio 1,13). Per i ricercatori il fatto che l’infettività sia diversa a seconda del gruppo di età ha implicazioni per il controllo della prevenzione dell’infezione in famiglia e a scuola.«Anche se i bambini non sembrano trasmettere l’infezione così frequentemente come gli adulti, i caregivers dovrebbero essere consapevoli del rischio di trasmissione mentre si prendono cura dei bambini malati negli ambienti familiari» scrivono. «Poiché è difficile e spesso impossibile isolarsi socialmente dai bambini malati, i caregivers dovrebbero, dove possibile, applicare altre misure per il controllo dell’infezione, come l’uso della mascherina, un maggior lavaggio delle mani e la separazione dei fratelli» concludono. Per gli autori di un editoriale correlato, è difficile immaginare comportamenti simili in famiglia. «L’ovvia soluzione per proteggere il nucleo familiare con un bambino piccolo o ai primi passi malato è quello di assicurarsi che tutti i membri eleggibili della famiglia siano vaccinati» affermano. (fonte: Doctor33)

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Medici di famiglia dipendenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2021

Le regioni evocano la dipendenza per i medici di famiglia? E la categoria potrebbe vanificare gli incontri per la convenzione, che dovevano ripartire questo mese. La segreteria nazionale Fimmg riunita dal 1° al 3 settembre a Roma è lapidaria: “Non si andrà al rinnovo 2016-2018 dell’Accordo nazionale della medicina generale finché non saranno affrontate e risolte le numerose contraddizioni di Regioni che da un lato continuano a proporre il modello precedente alla pandemia, e dall’altro mettono in discussione la centralità della medicina generale nelle sue funzioni fondanti”.La bozza di convenzione in circolazione, per Silvestro Scotti segretario nazionale Fimmg “presenta due ordini di criticità inaccettabili, da un lato mette in discussione elementi fondanti la nostra professione, quali la scelta fiduciaria e l’autonomia organizzativa su cui la categoria non è disposta ad alcun compromesso, dall’altro propone elementi di subordinazione, anche attraverso la sottrazione di risorse a favore di modelli mai realizzati e già superati dai progetti di riorganizzazione post pandemica sui quali siamo disponibili a dare il nostro contributo”. Scotti torna a proporre un accordo nazionale nuovo che veda il Mmg “centrale nella sua capillarità e prossimità nel sistema di studi professionali in cui i micro-team esercitino come rete spoke del territorio. Funzioni prioritariamente rivolte a temi quali la prevenzione, la domiciliarità e la cronicità, il cui Piano Nazionale è stato affidato dalle stesse Regioni alla medicina generale ma che le stesse regioni oggi si rimangiano”.A proporre la dipendenza per i medici di famiglia, già chiesta in Veneto, è ora la Lombardia: l’intenzione sarebbe stata manifestata in Commissione salute delle regioni da Letizia Moratti, assessora sanità lombarda, a un mese dalla presentazione della riforma che promuove le case della salute e offre ai distretti le redini delle cure primarie. La segretaria regionale Paola Pedrini parla di follia, di una mossa che in un colpo solo toglierebbe efficienza di un sistema già in difficoltà, libera scelta del medico da parte del cittadino, fiducia del paziente nel camice che egli stesso ha scelto, e persino quelle poche candidature a coprire zone carenti oggi rimaste. «I sostenitori della dipendenza pensano a una più facile copertura delle aree disagiate», dice Pedrini, e ricorda che invece tale copertura è difficile pure nella dipendenza, «nei piccoli ospedali periferici: i bandi vanno spesso deserti». Il timore di Fimmg è che a dispetto di legge 833/78, riforma 502/92 e legge Balduzzi del 2012, in un contesto dove la medicina di famiglia si va spopolando, le regioni impongano una visione che va nel senso del controllo del medico. «In uno scenario dove le farmacie potranno offrire servizi diagnostici e gli infermieri guidare l’assistenza domiciliare ai fragili, c’è il rischio che ai medici ridimensionati per il carente turnover restino spazi residuali e funzioni più governabili dall’alto», dice il vicesegretario nazionale Fimmg Fiorenzo Corti, che proprio all’indomani della presentazione della riforma aveva ammonito la Lombardia a non introdurre modelli organizzativi senza sentire la categoria. «Noi – continua Corti – avevamo plaudito alla riforma lombarda perché non vi si parlava di dipendenza ma si faceva una scommessa sulla categoria e sulle cooperative di servizio nel telemonitoraggio dei pazienti Covid e no Covid, nella presa in carico delle cronicità e nei servizi di medicina di prossimità, che proprio grazie alle coop sono letteralmente esplosi durante le vaccinazioni, con IML, Insubria e Cosma che hanno somministrato in totale circa 700 mila dosi ai cittadini lombardi. Ora la situazione cambia». Corti sottolinea che in caso di dipendenza del medico, il cittadino, anche se gli si lasciasse la libera scelta, perderebbe di fatto il rapporto fiduciario. «Intanto, per l’indicazione del curante sarebbe guidato dal Servizio di medicina generale del distretto (e magari i colleghi degli studi decentrati sarebbero sempre più riservati ai residenti dei relativi bacini). Ma anche se un cittadino ottenesse il medico da lui richiesto, quel dottore, presumibilmente bravo, sarebbe conteso. L’assistito nel prenotarsi un appuntamento scoprirebbe di dover attendere settimane prima di vederlo, come avviene in ospedale. E, come in ospedale, crescerebbero contenziosi».Argomento forte di Fimmg e della maggior parte dei sindacati della medicina generale è che la dipendenza al Ssn costa molto più del convenzionamento. In parte, forse, la regione potrebbe risparmiare inserendo personale Asl già assunto al servizio del medico anziché pagargli incentivi per mantenere collaboratore di studio ed infermiere. All’obiezione, Corti replica che allo stato dei fatti è probabile che la regione debba intanto assumere infermieri (si parla di 30 mila, ndr) per i compiti sul territorio. In questo modo la dipendenza significherà spese su spese. «Non c’è abbastanza personale. Si deve investire. I fondi aggiuntivi del Recovery Plan sono stanziati su strutture ed hardware, non sulle figure di supporto. Ammettendo per un attimo di riuscire a dirottare personale già in servizio – dice Corti – mi è difficile immaginare un infermiere dipendente ospedaliero dirottato sul territorio per visite domiciliari di un’ora e mezza ciascuna da effettuarsi ad orari concordati con le necessità del paziente. Per quanto invece riguarda noi medici di famiglia, dovremmo intenderci su cosa s’intenda per dipendente: ferie retribuite ed indennità di malattia – azzarda qualcuno- assicurazione, cartellino da timbrare, permessi, possibilità di periodi di formazione “come nel resto del settore pubblico”. E se invece il contratto fosse privatistico? Che diremmo se in Lombardia si permettesse alle case di comunità di essere guidate da strutture private, e di poter a loro volta assumere i medici con un contratto sul tipo di quello delle case di cura?» Fimmg annuncia nelle prossime settimane una nuova proposta di Accn all’insegna di “Fiduciarietà, Prossimità e Professionalismo e a garanzia di un Ssn pubblico per evitare una deriva privatistica”. Alle Regioni si chiede chiarezza e si rinnova “la disponibilità al confronto”. Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Marco Cavallarin: La famiglia di piazza Stamira

Posted by fidest press agency su sabato, 28 agosto 2021

Scrive l’autore: “Ho scritto questo libro perché sono profondamente legato al ramo materno della famiglia di origine di mia moglie Patrizia, i Sacerdoti, due sorelle (Sara e Cesarina) e due fratelli (Enzo e Vittorio), di antica tradizione ebraica, che hanno attraversato le negrigurie (mi si conceda il termine) del Novecento, ognuno a modo suo, sopravvivendo alla persecuzione nazi-fascista, dalle leggi razziali alla Shoah. Solo un ramo collaterale, i coniugi Bigiavi, ha subito la deportazione e l’annientamento. Seppure passati indenni dalla barbarie del secolo breve e feroce, Sara, Enzo, Vittorio e Cesarina, in ordine di nascita così come raffigurati piccini e adolescenti nella foto di copertina, hanno quattro storie da raccontare; quattro storie autonome che pur si intersecano tra di loro attraverso la corrispondenza e gli incontri: l’aliyah di Sara, la Resistenza di Enzo, l’ospedale Fatebenefratelli e il 16 ottobre di Roma di Vittorio, e i tentativi di fuga di Cesarina. Tutto ha origine in Ancona: le leggi razziste del 1938 li costringono a strade diverse, difficili, complesse che i quattro fratelli non hanno dimenticato. Più volte ce le hanno raccontate, a me e a mia moglie, e noi con interesse e dedizione per anni le abbiamo raccolte e sistematizzate. Scomparsi loro, bauli di carte, fotografie, documenti, lettere, biglietti, note sono affiorati dai cassetti e dai ripostigli in cui ogni testimonianza rimaneva conservata, a futura memoria. A questi si sono aggiunti i ricordi di figli e nipoti. Tutti questi materiali si sono concretizzati nello studio di casa nostra richiedendoci un paziente lavoro di catalogazione e sistemazione. Da tanto lavoro, che non è stato semplice, è progressivamente nato il libro, La famiglia di piazza Stamira. Lo avevamo in mente da parecchi anni, almeno dal 2014. Ci siamo resi conto che queste storie travalicano i loro protagonisti, che esse erano e sono emblematiche delle traversie degli ebrei italiani nel Novecento e della loro faticosa lotta per la sopravvivenza e la libertà. Esse, le loro storie, rappresentano, si potrà dire, il percorso complessivo dell’ebraismo italiano in quegli anni. Laici ma profondamente rispettosi delle radici culturali e morali dell’ebraismo, e dell’impegno di quell’ebraismo che ha partecipato con grande forza alla costruzione dello stato nazionale nel Risorgimento. Essi, i quattro fratelli, sono emblematici della storia della maggior parte degli italiani ebrei. Abbiamo voluto che il libro fosse pubblicato nella loro città, e Affinità Elettive edizioni di Ancona ha accolto con entusiasmo la proposta dando luce, nel 2021, a quello che a me e a molti sembra un gioiello editoriale. Adesso La famiglia di piazza Stamira oltrepassa i confini delle Marche, e note di apprezzamento da tutta Italia giungono in privato a me e alla pagina facebook che porta lo stesso nome del titolo. Insomma, questo libro piace, viene apprezzato, trova gradimento presso i generosi lettori che in esso si imbattono. Lo svolgimento è narrativo, ma credo che lo si possa considerare un documento storico per il rispecchiarsi in esso di fonti in grandissima parte originali, pur se in genere private. In molti hanno definito avvincente La famiglia di piazza Stamira”. http://www.facebook.com/groups/AnpiLibri

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Vuoi venire a vivere in Trentino con la tua famiglia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

By Martina Valentini. Due anni fa in Trentino è nato un progetto di abitare collaborativo all’interno del Distretto famiglia degli Altipiani Cimbri, denominato “Coliving – collaborare condividere abitare”. Visto il successo del progetto pilota (grazie al primo bando a Luserna sono arrivate 4 nuove famiglie con 9 bambini), la Provincia autonoma di Trento ha approvato un secondo accordo con il Comune di Canal San Bovo. Il progetto punta ad invertire le tendenze di spopolamento dei comuni montani trentini e questo Bando prevede la messa a disposizione di 5 alloggi di proprietà di ITEA S.p.A. e del Comune di Canal San Bovo, con contratto di comodato a titolo gratuito (le spese sono a carico del locatario) per un periodo di 4 anni. In cambio, i partecipanti dovranno impegnarsi nei confronti della comunità contribuendo con attività di volontariato a favore del benessere di tutti e della crescita sociale e culturale del territorio. L’iniziativa è stata sviluppata dall’Agenzia per la Famiglia della Provincia Autonoma di Trento e dalla Fondazione Franco Demarchi: grazie all’arrivo dei nuovi nuclei familiari Canal san Bovo potrà mantenere aperte scuole, trasporti, servizi locali e tenere così attivo il proprio tessuto economico. Il nuovo bando scade il 30 agosto. Fonte https://linktr.ee/martinavalentini

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Una piccola famiglia di geni responsabili dell’imbrunimento della farina

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2021

Gli enzimi polifenol ossidasi (PPO), presenti in quasi tutte le specie vegetali, sono responsabili dell’imbrunimento enzimatico di molti prodotti alimentari. Per il frumento, l’imbrunimento delle farine è giudicato negativamente dai consumatori. Attualmente, infatti, sebbene la colorazione scura delle paste, dei pani e dei prodotti da forno sia accettata dai consumatori in quando derivati dall’utilizzo di sfarinati integrali e ricchi di fibre, per i prodotti raffinati, la colorazione scura è indicativa di un prodotto di scarsa qualità.Utilizzando oltre 200 frumenti rappresentativi di specie selvatiche, di specie addomesticate (come il farro, il frumento turanico, polonico, turgido ed il frumento cartlico, detto anche persiano), di ecotipi locali e di varietà di frumento duro coltivate in Italia nell’ultimo secolo, i ricercatori del CNR-IBBR, Istituto di Bioscienze e BioRisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e del CREA, Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, hanno compreso che le PPO hanno avuto un ruolo nel processo evolutivo del frumento.Lo studio, condotto dal CNR-IBBR e dal CREA in collaborazione con le Università di Padova e di Bari nell’ambito del progetto INNOGRANO (F/0593/00/X32) HORIZON 2020 PON I&C 2014-2020 e finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico-MISE, è stato pubblicato su Genomics.“I risultati riportati nella pubblicazione scientifica hanno evidenziato il forte impatto sia della selezione naturale, ovvero della pressione evolutiva esercitata dall’ambiente sia, più recentemente, dall’azione del miglioramento genetico prodotto artificialmente dall’uomo sui geni PPO, determinandone una progressiva riduzione dell’attività enzimatica. Inoltre, il lavoro sembra svelare le vere origini del frumento persiano (Triticum turgidum spp. Cathlicum). Il suo progenitore, infatti, sarebbe il farro selvatico (Triticum dicoccoides) e non il farro addomesticato (Triticum dicoccum), come invece evidenziato dagli studi precedenti”, spiega Francesca Taranto, ricercatrice del CNR-IBBR, Istituto di Bioscienze e BioRisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche.“I geni PPO co-localizzano in regioni geniche dove geni adattativi e/o di resistenza alle patologie hanno subito una forte pressione selettiva sia naturale che artificiale. La selezione per tali caratteri ha, conseguentemente esercitato una forte pressione selettiva anche sui geni PPO” – commenta Pasquale De Vita, primo ricercatore del CREA – Centro di Cerealicoltura e Colture Industriali – “In particolare, l’azione esercitata dal miglioramento genetico, per aumentare la produttività, ridurre l’altezza delle piante e/o modificare la durata delle fasi fenologiche, sembra abbia influenzato, indirettamente, anche il livello di attività PPO. Questo potrebbe spiegare il motivo per cui nelle varietà di frumento duro, iscritte in Italia a partire – alla seconda metà del secolo scorso, i livelli di attività PPO sono significativamente più bassi, rispetto alle antiche varietà e/o ai progenitori del frumento duro (i.e. farro). Tuttavia, è bene ricordare che i costitutori hanno avuto piena consapevolezza dell’importanza della funzione di questi geni sono negli ultimi decenni”. Tali risultati rappresentano un’importante fonte di informazione da utilizzare sulla selezione delle future varietà di frumento.

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Medici di famiglia, 20 su 100 potrebbero andar via entro l’anno

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

«Nel 2021 avremo il doppio dei pensionamenti attesi. Il 20% dei colleghi andrà in pensione nel 2021. Chi può, ormai scappa», l’allarme di Pier Luigi Bartoletti, segretario romano e vicesegretario nazionale della Fimmg, risuona forte e quasi ultimativo. Se fino a qualche anno fa c’era la corsa per restare fino a 70 anni, ora invece molti medici convenzionati esodano, complici il cambiamento dei contenuti del lavoro indotto dalla pandemia, il telefono che non dà tregua e le moltiplicate incombenze burocratiche, dal green pass al certificato di guarigione. «Di fronte al rischio di una quarta ondata pandemica a settembre così come siamo non reggiamo», la chiosa, non senza un accenno al fatto che non ci sono rimpiazzi: i neolaureati scelgono di andare altrove.L’allarme arriva proprio mentre il sottosegretario alla Salute Andrea Costa in audizione in Commissione Affari sociali alla Camera annuncia l’arrivo di nuove borse per i giovani aspiranti medici di famiglia. Un investimento specifico, il 2.2 inserito nella Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato dall’Unione Europea, che contempla l’incremento del numero delle borse di studio di formazione specifica per i trienni 2021-24, 2022-25 e 2023-26: 900 borse di studio aggiuntive l’anno, per un totale di 2.700 borse per i 3 cicli. Una buona notizia prontamente ripresa dal presidente Fnomceo Filippo Anelli che ringrazia il ministro della Salute Roberto Speranza per il forte impegno ma subito invita le Regioni a rendere noti i fabbisogni, così da poter emettere il nuovo bando, e a fissare la data del Concorso. Costa sa quanto sia elevata l’età mediana della categoria e conferma indirettamente i dati di Bartoletti.«Si stima che oltre 20 mila medici di medicina generale abbiano un’età uguale o superiore ai 65 anni e a breve raggiungeranno i requisiti per il pensionamento. Il tema è da tempo all’attenzione del ministero della Salute e delle Regioni, e assicuro che tale priorità resterà al centro delle iniziative del ministero della salute nei prossimi mesi», afferma. E ricorda come già per il triennio 2018-21 sia stato raddoppiato il numero di borse rispetto al precedente 2017-20, passando da 1100 a 2093 mentre per il triennio 2020-23 i posti risultano 2046 in totale, 1332 a bando più altri 714 assegnati con il decreto Calabria del 2019. Infine, per il triennio 2021-24 ricorda come l’articolo 1 bis del ‘Decreto Rilancio’, accantoni altri 20 milioni. Il decreto semplificazioni del 2018 e il decreto Calabria 2019 infine consentono agli iscritti al corso di partecipare all’assegnazione di incarichi convenzionali, oltre a poter assumere incarichi provvisori o di sostituzione. Però, al netto di tutto questo, chi pratica la medicina di famiglia ogni giorno non è convinto che questi numeri siano sufficienti. (fonte doctor33)

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Inflazione: tasso al +1,3% con ricadute di 387,40 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

L’Istat conferma, a giugno, il tasso di inflazione al +1,3% su base annua. A spingere sull’acceleratore dei prezzi sono, come facilmente prevedibile e come da noi più volte denunciato, i costi dei beni energetici.Guarda caso, in vista oltre ai beni energetici aumentano anche i costi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.Con il tasso di inflazione a questi livelli le ricadute per i cittadini saranno di +387,40 Euro annui a famiglia.Un andamento che preoccupa fortemente, dal momento che incide significativamente, da un lato sulle condizioni di vita delle famiglie, determinando un aumento del fenomeno della povertà energetica che attualmente interessa l’8,8% delle famiglie, dall’altro sulla ripresa di un settore vitale per la nostra economia, come il turismo.È urgente che il Governo intervenga con urgenza su tale versante, attraverso un attento monitoraggio dei prezzi e una ormai improrogabile riforma del sistema di tassazione su bollette (a partire da una attenta revisione dei famigerati oneri di sistema) e sui carburanti (con una revisione delle accise e l’adizione di un sistema di accisa mobile). Inoltre è indispensabile l’avvio di misure a sostegno delle famiglie, attraverso piani di rilancio dell’occupazione e un ripensamento sulla proroga del blocco dei licenziamenti che, come purtroppo avevamo previsto, hanno ripreso con drammatica frequenza.

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Infermiere di famiglia: candidato ideale al ruolo di case manager

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2021

La Centrale Operativa Territoriale è uno strumento organizzativo innovativo che svolge una funzione di coordinamento della presa in carico del cittadino/paziente e raccordo tra servizi e soggetti coinvolti nel processo assistenziale nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e della rete di emergenza-urgenza.L’obiettivo è assicurare continuità, accessibilità ed integrazione dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria, attraverso un servizio rivolto prevalentemente ad operatori sanitari e sociosanitari: un ruolo in cui gli infermieri hanno dimostrato non solo durante la pandemia la loro professionalità.E se resta comunque un dato di fatto la carenza di infermieri rispetto alla quale l’Italia è tra i fanalini di coda dell’UE, è forte e chiara l’evidenza dell’impegno di oltre 26mila unità con contratti di varia natura, flessibili e non, durante la pandemia e per affrontare il post-Covid e recuperare tutte le prestazioni rimaste indietro: gli infermieri ci sono.“Gli infermieri – spiega la presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche Barbara Mangiacavalli – conoscono e agiscono sul territorio, sono stati quelli che insieme ad altri professionisti, sono andati nelle case delle persone durante la pandemia. Abbiamo avuto l’ennesima conferma – continua – delle situazioni di fragilità, di mancata assistenza, di solitudine e isolamento, e come facciamo da anni ci siamo spesi per garantire il possibile nel prendersi carico della salute dei nostri assistiti e per questo siamo in pole position per il ruolo di team leader nel disegno del PNRR”. “Lo rivendichiamo nel contenuto – afferma ancora Mangiacavalli – e non nel contenitore: non se ne può più di sentir parlare di ‘contenitori’ e di leggere articoli in cui si discute se si deve chiamare in un modo piuttosto che in un altro o in cui ci si riferisce ancora a questioni ormai inesistenti di gerarchia”.“Allora – spiega la presidente FNOPI – costruiamo il team leader sul bisogno prevalente che sia sanitario, sociale, sociosanitario, socioassistenziale: i meccanismi di lavoro non possono essere gerarchizzati secondo modelli precostituiti, ma deve esserci un adattamento reciproco, non la standardizzazione delle competenze, ma la standardizzazione della formazione. Questa è una vera équipe multiprofessionale e questa è l’organizzazione che ci aspettiamo dalle Regioni. Gli infermieri saranno al fianco di quelle che vogliono costruire davvero il nuovo modello, ma con altrettanta forza respingeranno ogni ipotesi di rimanere ancorati a vecchi schemi precostituiti”.

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