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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘famiglia’

Il medico di Famiglia è la chiave di volta della campagna vaccinale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

“È il medico di medicina generale, il medico di famiglia la chiave di volta per portare al vaccino gran parte degli oltre 7 milioni e mezzo di italiani che non hanno ancora voluto provvedere ad effettuare la pima dose, questi rappresentano un grave problema specialmente con la nuova variante e con la stagione del picco influenzale”.A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, segretario della Commissione Sanità nel corso di Mattino Cinque.”Si parla tanto di medicina di prossimità, ma sino ad oggi la figura che è stata all’inizio trascurata e oggi ancora sottoutilizzata, è proprio quella del medico di medicinale generale – continua il senatore Zaffini. E dire che è colui che conosce la storia sanitaria di tutti i componenti del nucleo familiare, che può effettuare una valutazione complessiva sul soggetto fragile, e che può fare una valutazione generale sul soggetto guarito dal Covid alle prese probabilmente con i problemi del “long COVID” e quindi valutare l’opportunità o meno di effettuare la vaccinazione. E’ ovvio che si tratta di una categoria che deve essere coinvolta maggiormente e messa anche in condizione di effettuare le valutazioni che gli sono richieste attraverso un percorso di formazione accelerata. Altra circostanza è, poi, quella di prevedere delle premialità in virtù del grado di coinvolgimento che saranno in grado di fornire e dei risultati ottenuti”.”Ogni medico di Famiglia ha tra i suoi assistiti un numero rilevante di non vaccinati, mediamente 70/100, e questi devono essere individuati, seguiti, bisogna incontrarli presso il loro domicilio, e chiaramente devono essere vaccinati. Su questi soggetti deve essere fatta una valutazione sanitaria complessiva che solo il medico di medicina generale può effettuare, ovviamente adeguatamente supportato da tutte le strutture specialistiche necessarie e, come detto, da un percorso di formazione accelerato”.

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L’infermiere di famiglia: Un servizio per i cittadini

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

Cosa è cambiato e come cambierà l’assistenza territoriale grazie all’introduzione di figure come quella dell’Infermiere di famiglia e comunità: se ne è parlato a Siena durante la XIV edizione del Festival della Salute nel corso di una tavola rotonda organizzata dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche finalizzata a fare il punto sulle nuove sfide dell’assistenza territoriale finalizzate a rinnovarla e modernizzarla profondamente.Dal 1 settembre scorso, sebbene ancora in fase di rodaggio, Siena ed i suoi cittadini possono finalmente fare affidamento su un nuovo modello di presa in cura che fa leva sulla presenza dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità, figura pensata dalla Regione Toscana già nel 2018 con la Delibera di Giunta n.597, e sostenuta dal 13 luglio di quest’anno con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) all’interno del Decreto Rilancio.È un percorso “ancora work in progress”, che prevede ad oggi un infermiere territoriale ogni 3000 abitanti circa, adattando il bacino di utenza ed il rapporto infermiere-cittadino per garantire la prossimità alla comunità e coprire l’effettivo bisogno della popolazione per 12 ore diurne, 7 giorni su 7.L’Infermiere di Famiglia e di Comunità si adopera nella valutazione dei bisogni delle persone non solo erogando prestazioni assistenziali, ma anche promuovendone l’autonomia nella gestione della salute, attuando interventi di prevenzione, orientando la popolazione verso l’utilizzo più appropriato dei servizi (ospedalieri, territoriali, di cure intermedie o di cure palliative), attivando consulenze infermieristiche specialistiche, e prendendosi in carico il caregiver e le persone di riferimento facendo formazione.

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Cure primarie, no ai medici di famiglia dipendenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2021

Le Case di Comunità non possono essere l’unica forma in cui si esprime la medicina di famiglia: ove venissero realizzate – con i medici dentro, come dice il Piano di Ripresa e Resilienza- gli studi attuali devono sopravvivere. L’offerta di 2 mila nuove strutture attrezzate deve essere integrativa e non sostitutiva dello studio “micro” attuale e, come professionista, il Mmg è il solo che può condurre le “case”, coordinando il personale e indirizzandone gli sforzi nell’interesse dell’assistito. Ma da convenzionato scelto dal paziente, non da dipendente. l messaggio arriva dalla proposta della Fimmg di riforma delle cure primarie: una risposta al documento delle Regioni che chiede il passaggio a dipendenza. Nel contro-documento il sindacato più rappresentativo dei medici di famiglia spiega perché la formula ideale resta la convenzione. Fimmg parte da due presupposti: tutti i medici, nessuno escluso, si sono fatti carico della risposta alla pandemia da Covid-19 e oggi pongono con l’Ordine il tema della “questione medica” posto dagli ordini: il camice dev’essere responsabile di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione, va valorizzato per le competenze che ha, e se in organico ci sono pochi medici l’Asl non deve rispondere con contratti precari. Come il documento delle regioni, il testo Fnom sulla “questione medica” riconosce però un’inadeguatezza della medicina territoriale, e da qui si parte: la “malattia” individuata c’è ma non si cura con il contratto di dipendenza. I medici di famiglia con i loro 60 mila studi espletano ogni anno il 97,4% delle prestazioni di primo livello, i pronti soccorso il 2,6% restante – 513 milioni contro 14 – ma costano meno dell’ospedale. Davvero li si vuole portare a dipendenza? In realtà dal 1978 poco è stato fatto per adeguare le convenzioni ai bisogni demografici. La parte pubblica ha tenuto il grosso dello stipendio ancorato alla quota nazionale, e le regioni hanno limitato le prospettive di categoria stabilendo dei tetti per gli incentivi alle “novità”: non si possono istituire gruppi per più del 12% della popolazione, reti per più del 9%; e ancora, i soldi per l’infermiere ci sono per un numero di medici che copre massimo l’8% dei residenti, gli incentivi bastano a coprire il 40% dei collaboratori. L’attuale rapporto convenzionale, basato sulla scelta del cittadino, non è in contraddizione con gli obiettivi di efficienza del Ssn; al contrario, ingessare il medico in rigide strutture dipartimentali non favorisce cure più “umane”, ma ingigantisce un già ridondante apparato tecnico strutturale, e fa mediare da strutture “anonimizzanti” il rapporto medico-paziente. Tra mercato ed ente pubblico c’è una terza via, il “professionalismo”, i medici di famiglia – professionisti “liberi” – hanno alle spalle un sapere specifico, si pongono obiettivi etici, per perseguire i quali devono avere margini di autonomia, adattano le proprie caratteristiche alle richieste dei cittadini, le attività – anche le più complesse – alla demografia. Da qui nasce la prossimità degli studi, per natura vicini al paziente, la loro capillarità, cioè l’essere tanti o meno in relazione alle caratteristiche di un’area geografica. Fimmg parla di medici della complessità “a minor impronta carbonica”, sostenibili, mentre la casa di comunità -un quasi- ospedale- potrebbe per paradosso peggiorare l’accesso e la velocità di alcune risposte al paziente. Per migliorarsi l’unica via è l’associazionismo: concordare con le regioni aggregazioni calibrate ai bisogni della popolazione, le reti dove quest’ultima è sparsa, i gruppi nelle aree a maggior densità. A disposizione di una medicina di famiglia associata vanno messi strumenti informatici e personale.E il contratto? Nella forma può ben restare la convenzione per ogni Mmg, ma gli obiettivi dell’attività si rinnovano: a prevenzione, presa in carico delle cronicità, gestione dell’acuzie non complicata, si affiancano definitivamente assistenza domiciliare e residenziale, sorveglianza epidemiologica – specie antipandemica – e diagnosi di primo livello. L’offerta di cure avverrà nel contesto dei “microteam” con infermiere, collaboratore di studio, assistente sociale, e si espleterà attraverso medicine organizzate in gruppo, a rete o single secondo i bisogni demo-geografici. Resterebbero le Aft, le aggregazioni funzionali formate da medici di assistenza primaria e continuità assistenziale, questi ultimi organizzati su fasce diurne o notturne in base alle esigenze regionali, e i medici di tali aggregazioni afferirebbero alcune ore/settimana alle case di comunità dove si offriranno pure prelievi, prenotazioni, prestazioni riabilitative, esami, colloqui con équipe domiciliari. Le case saranno un po’ una versione a “passo lungo” degli studi ordinari i quali a loro volta, potenziati, continueranno ad esistere e a collegarsi con esse anche informaticamente per gestire pazienti e pratiche. Lo stipendio dovrebbe cambiare: a una quota capitaria nazionale legata ad un impegno standard organizzativo se ne sostituirà una variabile regionale legata al soddisfacimento di indicatori di processo (ADI erogata, progetti Asl partecipati), di esito (pazienti vaccinati, screening fatti effettuare) e relativi ad altri temi (audit, farmacovigilanza). Tale retribuzione presuppone un rendiconto al dettaglio del lavoro svolto.Infine, Fimmg chiede la trasformazione del tirocinio da osservazionale in contratto di formazione lavoro tutorato con graduale acquisizione di responsabilità ed autonomia e parificazione dell’entità ella borsa a quella del medico specializzando. E chiede un periodo di formazione pre-laurea e docenti presi dalla professione… Tutte cose di cui si tace -rileva- negli attuali disegni di legge a favore della specializzazione in Medicina di comunità. By Mauro Miserendino fonte: Doctor33

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Medici di famiglia e pediatri dipendenti dal 2022

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

Medici di famiglia dipendenti dal 1° gennaio 2022? È una delle ipotesi formulate dalle regioni in una “Prima analisi sulle modifiche delle relazioni” tra mmg/pediatri e Servizio sanitario nazionale, opera della conferenza degli assessori alla salute. Un’ipotesi che contempla alternative ma non può prescindere dall’ingresso dei medici nelle case di comunità previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e potrebbe diventare realtà. Entro l’anno tra i 42 provvedimenti che l’Italia è tenuta ad adottare per avere i soldi del Recovery Fund europeo, c’è infatti l’approvazione di un Decreto governativo sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale.Le regioni chiedono che il Decreto consenta di assumere almeno i neodiplomati in medicina generale dalla sua entrata in vigore. Per gli altri medici, la “vecchia” convenzione in versione 2019-21 darà nuove regole. In realtà, gli assessori propongono quattro modelli contrattuali (e volendo nessuno esclude l’altro): dipendenza per tutti; accreditamento da realizzare con modifiche all’accordo nazionale, accreditamento con accordi tra servizio sanitario ed enti privati accreditati, mix dipendenza-accreditamento. La “relazione” dei medici convenzionati con le regioni, è la premessa del documento, non pare più in grado di garantire che “l’investimento notevole, già realizzato in alcune realtà e previsto dal PNRR, che avverrà nelle strutture di assistenza primaria italiane”, porti “ai risultati auspicati in termini di capacità di risposta ai bisogni dei cittadini”. Di più: la pandemia ha dimostrato l’estrema debolezza del modello organizzativo “single” del medico e la “resilienza” del modello associato multi-professionale.I medici di famiglia e i pediatri dovranno garantire la partecipazione a forme organizzative, il lavoro nelle case della comunità, le prestazioni chieste da Regione ed Asl (ma cesseranno le contrattazioni aziendali), il rispetto di indicatori di garanzia di presa in carico, servizi di assistenza domiciliare come parte dell’attività. Ci si coordinerà con gli infermieri di comunità e con i medici di guardia che potrebbero essere ri-assegnati alla fascia oraria diurna, lasciando il 118 dalle 0 alle 8 (nella prima ipotesi di accreditamento con modifica dell’accordo nazionale). La dipendenza è l’ipotesi più “acclamata” da molti assessori ma richiede risorse ed una legge nuova che superi la Balduzzi con le sue aggregazioni Aft e Uccp, che consenta a chi fa il triennio di medicina generale di entrare nella dirigenza medica, e che sciolga il nodo della contribuzione: si potrebbe mantenere quella all’Enpam, magari ad opzione del medico. In cambio i medici avrebbero orari precisi, timbrerebbero il cartellino nella casa o nell’ospedale di comunità o nella centrale operativa territoriale (dove si coordina il rapporto con l’ospedale), e coprirebbero sedi dislocate oggi non gradite. Alternativa è l’accreditamento da realizzare o modificando l’accordo nazionale o dando il via ad accordi regionali con nuovi soggetti convenzionati composti da medici aggregati in società o cooperative. La prima chance prevede una convenzione snella che definisca volumi di lavoro per ogni medico, obiettivi da raggiungere, nuovo ottimale (1:1500 visto il lavoro in tandem con l’infermiere), massimale a 2000, orari certi, presa in carico delle cronicità. Ad essere autorizzato non sarebbe il singolo ma l’aggregazione funzionale se ha idonea rete informatica; l’accreditamento richiederebbe in più la capacità di coprire la continuità assistenziale 8-24 e il rispetto di dotazioni richieste dalla regione. Andrebbe rivista la composizione della quota capitaria. Ma si può arrivare al dunque con tanti sindacati e con così tante cose da dirsi al tavolo Sisac? Le Regioni propongono un modello alternativo che passa per la costituzione di “soggetti giuridici accreditabili”, ciascuno dei quali, forte di un tot di medici e pediatri secondo norme regionali, concluderebbe con la regione un accordo di fornitura servizi. Quarta opzione: far coesistere dipendenza ed accreditamento, con assunzioni a carico delle regioni solo per i nuovi diplomati, e “vecchi” mmg ad esaurimento con la convenzione del 1978, e a seconda delle regioni mix differenti di carichi di lavoro. Da valutare altri aspetti, come il passaggio del triennio di formazione specifica agli atenei, pur con molti docenti mmg, il mantenimento di eventuali equipollenze, la disincentivazione all’offerta di strutture a mmg e pediatri da parte delle farmacie. Tante novità, dunque, ma si tratta pur sempre di una “prima analisi”. Inoltre, le regioni hanno fatto sapere con il coordinatore degli assessori Raffaele Donini (al congresso sull’Emergenza di Riva del Garda) che sentiranno sempre i medici prima di cambiare le cose. Infine, nel Dataroom di Milena Gabanelli dov’era ospite con il leader Fimmg Silvestro Scotti, il direttore Agenas Domenico Mantoan ha minimizzato: la priorità è far entrare i medici nella casa della salute, che va pensata ad integrazione degli studi esistenti, e non il dibattito su dipendenza o convenzione; e per i cittadini resterebbe sempre la scelta fiduciaria del medico di famiglia, come indicato dalla Costituzione. By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Trasmissione Covid in famiglia più probabile dai bambini più piccoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

I più piccoli avrebbero una probabilità maggiore di trasmettere il Sars-CoV-2 in famiglia rispetto ai bambini più grandi. A dirlo è un ampio studio canadese pubblicato su Jama Pediatrics, i cui autori mostrano che la probabilità più alta si riscontra con bambini tra gli 0 e i 3 anni. In particolare, nello studio sono stati inclusi i 6.280 nuclei domestici in Ontario nei quali, tra il 1 giugno e il 31 dicembre 2020, vi era stato un caso indice di infezione da Sars-CoV-2 in un individuo con meno di 18 anni (età media poco oltre i 10 anni e quasi il 46% femmine).I casi sono stati poi suddivisi in 4 gruppi: 0-3, 4-8, 9-13 e 14-17 anni. Si è andati quindi ad analizzare la trasmissione secondaria a livello domestico, definita come almeno 1 caso di infezione a distanza di 1-14 giorni dal caso indice. Ebbene, tale trasmissione si è verificata nel 27,3% delle famiglie con caso indice iniziali, e cioè in 1.717. Rispetto ai ragazzi tra i 14 e i 17 anni, i bambini tra gli 0 e i 3 avevano la più alta probabilità di trasmettere il virus ai loro contatti familiari (odds ratio 1,43). L’associazione restava anche nelle analisi di sensibilità, in cui i casi secondari considerati erano quelli verificatisi tra i 2 e i 14 giorni o i 4 e i 14 giorni dopo il caso indice. «Quest’associazione si osservava a prescindere dai fattori quali la presenza di sintomi, la riapertura di scuole/asili o l’associazione con epidemie in scuole/asili» riassumono gli autori. È stato inoltre notata una maggior probabilità di trasmissione nei bambini tra i 4 e gli 8 anni (odds ratio 1,40) e in quelli tra i 9 e i 13 (odds ratio 1,13). Per i ricercatori il fatto che l’infettività sia diversa a seconda del gruppo di età ha implicazioni per il controllo della prevenzione dell’infezione in famiglia e a scuola.«Anche se i bambini non sembrano trasmettere l’infezione così frequentemente come gli adulti, i caregivers dovrebbero essere consapevoli del rischio di trasmissione mentre si prendono cura dei bambini malati negli ambienti familiari» scrivono. «Poiché è difficile e spesso impossibile isolarsi socialmente dai bambini malati, i caregivers dovrebbero, dove possibile, applicare altre misure per il controllo dell’infezione, come l’uso della mascherina, un maggior lavaggio delle mani e la separazione dei fratelli» concludono. Per gli autori di un editoriale correlato, è difficile immaginare comportamenti simili in famiglia. «L’ovvia soluzione per proteggere il nucleo familiare con un bambino piccolo o ai primi passi malato è quello di assicurarsi che tutti i membri eleggibili della famiglia siano vaccinati» affermano. (fonte: Doctor33)

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Medici di famiglia dipendenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2021

Le regioni evocano la dipendenza per i medici di famiglia? E la categoria potrebbe vanificare gli incontri per la convenzione, che dovevano ripartire questo mese. La segreteria nazionale Fimmg riunita dal 1° al 3 settembre a Roma è lapidaria: “Non si andrà al rinnovo 2016-2018 dell’Accordo nazionale della medicina generale finché non saranno affrontate e risolte le numerose contraddizioni di Regioni che da un lato continuano a proporre il modello precedente alla pandemia, e dall’altro mettono in discussione la centralità della medicina generale nelle sue funzioni fondanti”.La bozza di convenzione in circolazione, per Silvestro Scotti segretario nazionale Fimmg “presenta due ordini di criticità inaccettabili, da un lato mette in discussione elementi fondanti la nostra professione, quali la scelta fiduciaria e l’autonomia organizzativa su cui la categoria non è disposta ad alcun compromesso, dall’altro propone elementi di subordinazione, anche attraverso la sottrazione di risorse a favore di modelli mai realizzati e già superati dai progetti di riorganizzazione post pandemica sui quali siamo disponibili a dare il nostro contributo”. Scotti torna a proporre un accordo nazionale nuovo che veda il Mmg “centrale nella sua capillarità e prossimità nel sistema di studi professionali in cui i micro-team esercitino come rete spoke del territorio. Funzioni prioritariamente rivolte a temi quali la prevenzione, la domiciliarità e la cronicità, il cui Piano Nazionale è stato affidato dalle stesse Regioni alla medicina generale ma che le stesse regioni oggi si rimangiano”.A proporre la dipendenza per i medici di famiglia, già chiesta in Veneto, è ora la Lombardia: l’intenzione sarebbe stata manifestata in Commissione salute delle regioni da Letizia Moratti, assessora sanità lombarda, a un mese dalla presentazione della riforma che promuove le case della salute e offre ai distretti le redini delle cure primarie. La segretaria regionale Paola Pedrini parla di follia, di una mossa che in un colpo solo toglierebbe efficienza di un sistema già in difficoltà, libera scelta del medico da parte del cittadino, fiducia del paziente nel camice che egli stesso ha scelto, e persino quelle poche candidature a coprire zone carenti oggi rimaste. «I sostenitori della dipendenza pensano a una più facile copertura delle aree disagiate», dice Pedrini, e ricorda che invece tale copertura è difficile pure nella dipendenza, «nei piccoli ospedali periferici: i bandi vanno spesso deserti». Il timore di Fimmg è che a dispetto di legge 833/78, riforma 502/92 e legge Balduzzi del 2012, in un contesto dove la medicina di famiglia si va spopolando, le regioni impongano una visione che va nel senso del controllo del medico. «In uno scenario dove le farmacie potranno offrire servizi diagnostici e gli infermieri guidare l’assistenza domiciliare ai fragili, c’è il rischio che ai medici ridimensionati per il carente turnover restino spazi residuali e funzioni più governabili dall’alto», dice il vicesegretario nazionale Fimmg Fiorenzo Corti, che proprio all’indomani della presentazione della riforma aveva ammonito la Lombardia a non introdurre modelli organizzativi senza sentire la categoria. «Noi – continua Corti – avevamo plaudito alla riforma lombarda perché non vi si parlava di dipendenza ma si faceva una scommessa sulla categoria e sulle cooperative di servizio nel telemonitoraggio dei pazienti Covid e no Covid, nella presa in carico delle cronicità e nei servizi di medicina di prossimità, che proprio grazie alle coop sono letteralmente esplosi durante le vaccinazioni, con IML, Insubria e Cosma che hanno somministrato in totale circa 700 mila dosi ai cittadini lombardi. Ora la situazione cambia». Corti sottolinea che in caso di dipendenza del medico, il cittadino, anche se gli si lasciasse la libera scelta, perderebbe di fatto il rapporto fiduciario. «Intanto, per l’indicazione del curante sarebbe guidato dal Servizio di medicina generale del distretto (e magari i colleghi degli studi decentrati sarebbero sempre più riservati ai residenti dei relativi bacini). Ma anche se un cittadino ottenesse il medico da lui richiesto, quel dottore, presumibilmente bravo, sarebbe conteso. L’assistito nel prenotarsi un appuntamento scoprirebbe di dover attendere settimane prima di vederlo, come avviene in ospedale. E, come in ospedale, crescerebbero contenziosi».Argomento forte di Fimmg e della maggior parte dei sindacati della medicina generale è che la dipendenza al Ssn costa molto più del convenzionamento. In parte, forse, la regione potrebbe risparmiare inserendo personale Asl già assunto al servizio del medico anziché pagargli incentivi per mantenere collaboratore di studio ed infermiere. All’obiezione, Corti replica che allo stato dei fatti è probabile che la regione debba intanto assumere infermieri (si parla di 30 mila, ndr) per i compiti sul territorio. In questo modo la dipendenza significherà spese su spese. «Non c’è abbastanza personale. Si deve investire. I fondi aggiuntivi del Recovery Plan sono stanziati su strutture ed hardware, non sulle figure di supporto. Ammettendo per un attimo di riuscire a dirottare personale già in servizio – dice Corti – mi è difficile immaginare un infermiere dipendente ospedaliero dirottato sul territorio per visite domiciliari di un’ora e mezza ciascuna da effettuarsi ad orari concordati con le necessità del paziente. Per quanto invece riguarda noi medici di famiglia, dovremmo intenderci su cosa s’intenda per dipendente: ferie retribuite ed indennità di malattia – azzarda qualcuno- assicurazione, cartellino da timbrare, permessi, possibilità di periodi di formazione “come nel resto del settore pubblico”. E se invece il contratto fosse privatistico? Che diremmo se in Lombardia si permettesse alle case di comunità di essere guidate da strutture private, e di poter a loro volta assumere i medici con un contratto sul tipo di quello delle case di cura?» Fimmg annuncia nelle prossime settimane una nuova proposta di Accn all’insegna di “Fiduciarietà, Prossimità e Professionalismo e a garanzia di un Ssn pubblico per evitare una deriva privatistica”. Alle Regioni si chiede chiarezza e si rinnova “la disponibilità al confronto”. Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Marco Cavallarin: La famiglia di piazza Stamira

Posted by fidest press agency su sabato, 28 agosto 2021

Scrive l’autore: “Ho scritto questo libro perché sono profondamente legato al ramo materno della famiglia di origine di mia moglie Patrizia, i Sacerdoti, due sorelle (Sara e Cesarina) e due fratelli (Enzo e Vittorio), di antica tradizione ebraica, che hanno attraversato le negrigurie (mi si conceda il termine) del Novecento, ognuno a modo suo, sopravvivendo alla persecuzione nazi-fascista, dalle leggi razziali alla Shoah. Solo un ramo collaterale, i coniugi Bigiavi, ha subito la deportazione e l’annientamento. Seppure passati indenni dalla barbarie del secolo breve e feroce, Sara, Enzo, Vittorio e Cesarina, in ordine di nascita così come raffigurati piccini e adolescenti nella foto di copertina, hanno quattro storie da raccontare; quattro storie autonome che pur si intersecano tra di loro attraverso la corrispondenza e gli incontri: l’aliyah di Sara, la Resistenza di Enzo, l’ospedale Fatebenefratelli e il 16 ottobre di Roma di Vittorio, e i tentativi di fuga di Cesarina. Tutto ha origine in Ancona: le leggi razziste del 1938 li costringono a strade diverse, difficili, complesse che i quattro fratelli non hanno dimenticato. Più volte ce le hanno raccontate, a me e a mia moglie, e noi con interesse e dedizione per anni le abbiamo raccolte e sistematizzate. Scomparsi loro, bauli di carte, fotografie, documenti, lettere, biglietti, note sono affiorati dai cassetti e dai ripostigli in cui ogni testimonianza rimaneva conservata, a futura memoria. A questi si sono aggiunti i ricordi di figli e nipoti. Tutti questi materiali si sono concretizzati nello studio di casa nostra richiedendoci un paziente lavoro di catalogazione e sistemazione. Da tanto lavoro, che non è stato semplice, è progressivamente nato il libro, La famiglia di piazza Stamira. Lo avevamo in mente da parecchi anni, almeno dal 2014. Ci siamo resi conto che queste storie travalicano i loro protagonisti, che esse erano e sono emblematiche delle traversie degli ebrei italiani nel Novecento e della loro faticosa lotta per la sopravvivenza e la libertà. Esse, le loro storie, rappresentano, si potrà dire, il percorso complessivo dell’ebraismo italiano in quegli anni. Laici ma profondamente rispettosi delle radici culturali e morali dell’ebraismo, e dell’impegno di quell’ebraismo che ha partecipato con grande forza alla costruzione dello stato nazionale nel Risorgimento. Essi, i quattro fratelli, sono emblematici della storia della maggior parte degli italiani ebrei. Abbiamo voluto che il libro fosse pubblicato nella loro città, e Affinità Elettive edizioni di Ancona ha accolto con entusiasmo la proposta dando luce, nel 2021, a quello che a me e a molti sembra un gioiello editoriale. Adesso La famiglia di piazza Stamira oltrepassa i confini delle Marche, e note di apprezzamento da tutta Italia giungono in privato a me e alla pagina facebook che porta lo stesso nome del titolo. Insomma, questo libro piace, viene apprezzato, trova gradimento presso i generosi lettori che in esso si imbattono. Lo svolgimento è narrativo, ma credo che lo si possa considerare un documento storico per il rispecchiarsi in esso di fonti in grandissima parte originali, pur se in genere private. In molti hanno definito avvincente La famiglia di piazza Stamira”. http://www.facebook.com/groups/AnpiLibri

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Vuoi venire a vivere in Trentino con la tua famiglia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

By Martina Valentini. Due anni fa in Trentino è nato un progetto di abitare collaborativo all’interno del Distretto famiglia degli Altipiani Cimbri, denominato “Coliving – collaborare condividere abitare”. Visto il successo del progetto pilota (grazie al primo bando a Luserna sono arrivate 4 nuove famiglie con 9 bambini), la Provincia autonoma di Trento ha approvato un secondo accordo con il Comune di Canal San Bovo. Il progetto punta ad invertire le tendenze di spopolamento dei comuni montani trentini e questo Bando prevede la messa a disposizione di 5 alloggi di proprietà di ITEA S.p.A. e del Comune di Canal San Bovo, con contratto di comodato a titolo gratuito (le spese sono a carico del locatario) per un periodo di 4 anni. In cambio, i partecipanti dovranno impegnarsi nei confronti della comunità contribuendo con attività di volontariato a favore del benessere di tutti e della crescita sociale e culturale del territorio. L’iniziativa è stata sviluppata dall’Agenzia per la Famiglia della Provincia Autonoma di Trento e dalla Fondazione Franco Demarchi: grazie all’arrivo dei nuovi nuclei familiari Canal san Bovo potrà mantenere aperte scuole, trasporti, servizi locali e tenere così attivo il proprio tessuto economico. Il nuovo bando scade il 30 agosto. Fonte https://linktr.ee/martinavalentini

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Una piccola famiglia di geni responsabili dell’imbrunimento della farina

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2021

Gli enzimi polifenol ossidasi (PPO), presenti in quasi tutte le specie vegetali, sono responsabili dell’imbrunimento enzimatico di molti prodotti alimentari. Per il frumento, l’imbrunimento delle farine è giudicato negativamente dai consumatori. Attualmente, infatti, sebbene la colorazione scura delle paste, dei pani e dei prodotti da forno sia accettata dai consumatori in quando derivati dall’utilizzo di sfarinati integrali e ricchi di fibre, per i prodotti raffinati, la colorazione scura è indicativa di un prodotto di scarsa qualità.Utilizzando oltre 200 frumenti rappresentativi di specie selvatiche, di specie addomesticate (come il farro, il frumento turanico, polonico, turgido ed il frumento cartlico, detto anche persiano), di ecotipi locali e di varietà di frumento duro coltivate in Italia nell’ultimo secolo, i ricercatori del CNR-IBBR, Istituto di Bioscienze e BioRisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e del CREA, Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali, hanno compreso che le PPO hanno avuto un ruolo nel processo evolutivo del frumento.Lo studio, condotto dal CNR-IBBR e dal CREA in collaborazione con le Università di Padova e di Bari nell’ambito del progetto INNOGRANO (F/0593/00/X32) HORIZON 2020 PON I&C 2014-2020 e finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico-MISE, è stato pubblicato su Genomics.“I risultati riportati nella pubblicazione scientifica hanno evidenziato il forte impatto sia della selezione naturale, ovvero della pressione evolutiva esercitata dall’ambiente sia, più recentemente, dall’azione del miglioramento genetico prodotto artificialmente dall’uomo sui geni PPO, determinandone una progressiva riduzione dell’attività enzimatica. Inoltre, il lavoro sembra svelare le vere origini del frumento persiano (Triticum turgidum spp. Cathlicum). Il suo progenitore, infatti, sarebbe il farro selvatico (Triticum dicoccoides) e non il farro addomesticato (Triticum dicoccum), come invece evidenziato dagli studi precedenti”, spiega Francesca Taranto, ricercatrice del CNR-IBBR, Istituto di Bioscienze e BioRisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche.“I geni PPO co-localizzano in regioni geniche dove geni adattativi e/o di resistenza alle patologie hanno subito una forte pressione selettiva sia naturale che artificiale. La selezione per tali caratteri ha, conseguentemente esercitato una forte pressione selettiva anche sui geni PPO” – commenta Pasquale De Vita, primo ricercatore del CREA – Centro di Cerealicoltura e Colture Industriali – “In particolare, l’azione esercitata dal miglioramento genetico, per aumentare la produttività, ridurre l’altezza delle piante e/o modificare la durata delle fasi fenologiche, sembra abbia influenzato, indirettamente, anche il livello di attività PPO. Questo potrebbe spiegare il motivo per cui nelle varietà di frumento duro, iscritte in Italia a partire – alla seconda metà del secolo scorso, i livelli di attività PPO sono significativamente più bassi, rispetto alle antiche varietà e/o ai progenitori del frumento duro (i.e. farro). Tuttavia, è bene ricordare che i costitutori hanno avuto piena consapevolezza dell’importanza della funzione di questi geni sono negli ultimi decenni”. Tali risultati rappresentano un’importante fonte di informazione da utilizzare sulla selezione delle future varietà di frumento.

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Medici di famiglia, 20 su 100 potrebbero andar via entro l’anno

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

«Nel 2021 avremo il doppio dei pensionamenti attesi. Il 20% dei colleghi andrà in pensione nel 2021. Chi può, ormai scappa», l’allarme di Pier Luigi Bartoletti, segretario romano e vicesegretario nazionale della Fimmg, risuona forte e quasi ultimativo. Se fino a qualche anno fa c’era la corsa per restare fino a 70 anni, ora invece molti medici convenzionati esodano, complici il cambiamento dei contenuti del lavoro indotto dalla pandemia, il telefono che non dà tregua e le moltiplicate incombenze burocratiche, dal green pass al certificato di guarigione. «Di fronte al rischio di una quarta ondata pandemica a settembre così come siamo non reggiamo», la chiosa, non senza un accenno al fatto che non ci sono rimpiazzi: i neolaureati scelgono di andare altrove.L’allarme arriva proprio mentre il sottosegretario alla Salute Andrea Costa in audizione in Commissione Affari sociali alla Camera annuncia l’arrivo di nuove borse per i giovani aspiranti medici di famiglia. Un investimento specifico, il 2.2 inserito nella Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato dall’Unione Europea, che contempla l’incremento del numero delle borse di studio di formazione specifica per i trienni 2021-24, 2022-25 e 2023-26: 900 borse di studio aggiuntive l’anno, per un totale di 2.700 borse per i 3 cicli. Una buona notizia prontamente ripresa dal presidente Fnomceo Filippo Anelli che ringrazia il ministro della Salute Roberto Speranza per il forte impegno ma subito invita le Regioni a rendere noti i fabbisogni, così da poter emettere il nuovo bando, e a fissare la data del Concorso. Costa sa quanto sia elevata l’età mediana della categoria e conferma indirettamente i dati di Bartoletti.«Si stima che oltre 20 mila medici di medicina generale abbiano un’età uguale o superiore ai 65 anni e a breve raggiungeranno i requisiti per il pensionamento. Il tema è da tempo all’attenzione del ministero della Salute e delle Regioni, e assicuro che tale priorità resterà al centro delle iniziative del ministero della salute nei prossimi mesi», afferma. E ricorda come già per il triennio 2018-21 sia stato raddoppiato il numero di borse rispetto al precedente 2017-20, passando da 1100 a 2093 mentre per il triennio 2020-23 i posti risultano 2046 in totale, 1332 a bando più altri 714 assegnati con il decreto Calabria del 2019. Infine, per il triennio 2021-24 ricorda come l’articolo 1 bis del ‘Decreto Rilancio’, accantoni altri 20 milioni. Il decreto semplificazioni del 2018 e il decreto Calabria 2019 infine consentono agli iscritti al corso di partecipare all’assegnazione di incarichi convenzionali, oltre a poter assumere incarichi provvisori o di sostituzione. Però, al netto di tutto questo, chi pratica la medicina di famiglia ogni giorno non è convinto che questi numeri siano sufficienti. (fonte doctor33)

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Inflazione: tasso al +1,3% con ricadute di 387,40 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

L’Istat conferma, a giugno, il tasso di inflazione al +1,3% su base annua. A spingere sull’acceleratore dei prezzi sono, come facilmente prevedibile e come da noi più volte denunciato, i costi dei beni energetici.Guarda caso, in vista oltre ai beni energetici aumentano anche i costi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.Con il tasso di inflazione a questi livelli le ricadute per i cittadini saranno di +387,40 Euro annui a famiglia.Un andamento che preoccupa fortemente, dal momento che incide significativamente, da un lato sulle condizioni di vita delle famiglie, determinando un aumento del fenomeno della povertà energetica che attualmente interessa l’8,8% delle famiglie, dall’altro sulla ripresa di un settore vitale per la nostra economia, come il turismo.È urgente che il Governo intervenga con urgenza su tale versante, attraverso un attento monitoraggio dei prezzi e una ormai improrogabile riforma del sistema di tassazione su bollette (a partire da una attenta revisione dei famigerati oneri di sistema) e sui carburanti (con una revisione delle accise e l’adizione di un sistema di accisa mobile). Inoltre è indispensabile l’avvio di misure a sostegno delle famiglie, attraverso piani di rilancio dell’occupazione e un ripensamento sulla proroga del blocco dei licenziamenti che, come purtroppo avevamo previsto, hanno ripreso con drammatica frequenza.

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Infermiere di famiglia: candidato ideale al ruolo di case manager

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2021

La Centrale Operativa Territoriale è uno strumento organizzativo innovativo che svolge una funzione di coordinamento della presa in carico del cittadino/paziente e raccordo tra servizi e soggetti coinvolti nel processo assistenziale nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e della rete di emergenza-urgenza.L’obiettivo è assicurare continuità, accessibilità ed integrazione dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria, attraverso un servizio rivolto prevalentemente ad operatori sanitari e sociosanitari: un ruolo in cui gli infermieri hanno dimostrato non solo durante la pandemia la loro professionalità.E se resta comunque un dato di fatto la carenza di infermieri rispetto alla quale l’Italia è tra i fanalini di coda dell’UE, è forte e chiara l’evidenza dell’impegno di oltre 26mila unità con contratti di varia natura, flessibili e non, durante la pandemia e per affrontare il post-Covid e recuperare tutte le prestazioni rimaste indietro: gli infermieri ci sono.“Gli infermieri – spiega la presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche Barbara Mangiacavalli – conoscono e agiscono sul territorio, sono stati quelli che insieme ad altri professionisti, sono andati nelle case delle persone durante la pandemia. Abbiamo avuto l’ennesima conferma – continua – delle situazioni di fragilità, di mancata assistenza, di solitudine e isolamento, e come facciamo da anni ci siamo spesi per garantire il possibile nel prendersi carico della salute dei nostri assistiti e per questo siamo in pole position per il ruolo di team leader nel disegno del PNRR”. “Lo rivendichiamo nel contenuto – afferma ancora Mangiacavalli – e non nel contenitore: non se ne può più di sentir parlare di ‘contenitori’ e di leggere articoli in cui si discute se si deve chiamare in un modo piuttosto che in un altro o in cui ci si riferisce ancora a questioni ormai inesistenti di gerarchia”.“Allora – spiega la presidente FNOPI – costruiamo il team leader sul bisogno prevalente che sia sanitario, sociale, sociosanitario, socioassistenziale: i meccanismi di lavoro non possono essere gerarchizzati secondo modelli precostituiti, ma deve esserci un adattamento reciproco, non la standardizzazione delle competenze, ma la standardizzazione della formazione. Questa è una vera équipe multiprofessionale e questa è l’organizzazione che ci aspettiamo dalle Regioni. Gli infermieri saranno al fianco di quelle che vogliono costruire davvero il nuovo modello, ma con altrettanta forza respingeranno ogni ipotesi di rimanere ancorati a vecchi schemi precostituiti”.

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Inflazione: tasso al +1,3% con ricadute di 387,40 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

L’Istat a giugno rileva il tasso di inflazione al +1,3%, lo stesso livello di maggio. “Il carovita – specifica l’Istituto di Statistica – è sostenuto ancora prevalentemente dai prezzi dei beni energetici”, come facilmente prevedibile.Oltre ai beni energetici, in vista dell’estate, come annunciato aumentano anche i costi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.Con il tasso di inflazione a questi livelli le ricadute per i cittadini saranno di +387,40 Euro annui a famiglia.Una spesa che preoccupa, soprattutto perché riguarda un settore, come quello dell’energia, in cui crescono senza sosta il disagio e la povertà. Secondo i dati più recenti l’8,8% delle famiglie si trova in situazione di povertà energetica: una condizione che indica la difficoltà di una famiglia ad acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici o una situazione in cui l’acquisto dei servizi energetici necessari alla famiglia implica una distrazione di risorse superiore a un valore socialmente accettabile.È urgente che il Governo intervenga con urgenza su tale versante adottando misure efficaci a sostenere le famiglie in questa delicata fase, avviando opportuni piani di rilancio dell’occupazione, operando la proroga del blocco dei licenziamenti e rafforzando l’azione di contrasto all’evasione fiscale.In campo energetico, come chiediamo da tempo, è inoltre necessario avviare una riforma generale della tassazione in bolletta, a partire da una attenta revisione dei famigerati oneri di sistema. Inoltre, come recentemente abbiamo fatto presente alla stessa Autorità per l’Energia, è giunto il momento di aprire una seria e approfondita discussione sulle politiche energetiche, sulla transizione ecologica e sulle misure da adottare per informare e tutelare i cittadini in questa delicata fase.

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Festa della famiglia alla Basilica S. Rita da Cascia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

“La famiglia è una benedizione, un dono del Signore, che sta nell’amore, sul quale l’unione familiare va costruita, perché solo l’amore può dare vita nuova ai rapporti, anche nelle crisi, e portarci fiducia e speranza”. Queste le parole di Suor Maria Rosa Bernardinis, Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, in occasione della Festa della Famiglia, che si terrà domenica 20 giugno nella Basilica della santa degli impossibili. Un giorno per celebrare l’amore e la vita, con gli sposi, che festeggiano l’anniversario di matrimonio e i bambini.“Auguro alle famiglie che saranno a Cascia, a quelle in difficoltà e a tutte le famiglie – continua la Priora – di essere specchio dell’amore di Dio e moltiplicare il loro amore, espandendolo attraverso la solidarietà. Così, praticando l’ascolto, il dialogo e il perdono, in casa e fuori, ispirerete le società e sarete semi di pace, come la nostra Santa Rita. Accogliete Gesù come Maria e Giuseppe e l’amore di Dio vi guiderà sempre”. Appellandosi alle istituzioni, l’agostiniana si sofferma, poi, sulla tristemente nota strage di Ardea: “Alla vigilia dei funerali dei due fratellini, prego perché il Signore sostenga nel dolore la famiglia, come pure quella dell’uomo che ha provato a proteggerli ed è stato ucciso insieme a loro. Nella vita del giovane omicida e suicida, vedo troppi condizionali, soprattutto avrebbe dovuto avere cure adeguate per la sua salute mentale e avrebbe potuto essere aiutato prima della tragedia. Queste ombre mettono in luce un urgente bisogno, per il quale mi rivolgo al Ministro per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti. Necessita maggiore attenzione da parte dello Stato alle famiglie con fragilità psichiche e socio-economiche, perché non vengano lasciate sole e perché per nessuno esistano strade intentate di aiuto”.La Priora chiude con un riferimento alla pandemia e una riflessione: “Nei mesi di chiusura, abbiamo accolto la solitudine di molti, principalmente chi forma un nucleo familiare unipersonale (stando ai dati Istat 2019, in Italia sono 8,6 milioni). Mi chiedo quanti di loro siano stati impossibilitati a riunirsi con chi sentivano ‘congiunto’, ma non rientrava nel perimetro circoscritto dai Dpcm. Noi monache siamo state e siamo famiglia per molti e capiamo che tutti hanno il diritto di ‘fare famiglia’ con coloro ai quali sono legati dal cuore e non soltanto dalle mura di una stessa casa o dai confini di un comune. Perciò, auspico maggiore sensibilità sulla famiglia, perché, pur capendo ragioni di sicurezza, l’isolamento non è una condizione umana sana”. ( By Alessia Nicoletti Addetta stampa e comunicazione Fondazione Santa Rita da Cascia onlus)

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Infermieri di famiglia e comunità: la Corte dei conti ne certifica il mancato utilizzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2021

A certificarlo è la Corte dei conti nel suo Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica, dove tra si dice chiaramente che “limitato è il grado di attuazione di misure, quali l’utilizzo degli infermieri di comunità” e “incerti anche i risultati sul fronte del potenziamento dell’assistenza domiciliare o del recupero dell’attività ordinaria sacrificata nei mesi dell’emergenza, che rappresenta forse il maggior onere che la pandemia ci obbliga ora ad affrontare”.La Corte dei conti parla chiaro: 747mila ricoveri in meno e 145 milioni di prestazioni ambulatoriali per i pazienti non Covid saltati per la pandemia e non ancora recuperati, visto che delle risorse stanziate per farlo è stato utilizzato solo il 62% (in alcune Regioni anche meno del 20%).E dei 32mila infermieri impegnati nell’emergenza (soprattutto in ospedale), la maggior parte sono a tempo determinato: il 27,4% hanno avuto un contratto stabile.“L’assistenza sul territorio, ma a che quella in ospedale – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche – non si può limitare all’emergenza difronte ai milioni di prestazioni ‘saltate’ e che per ora non si accenna a recuperare. Per questo non si può pensare di utilizzare personale assunto in modo precario: è necessario riorganizzare i servizi e integrare gli organici. La carenza di infermieri supera le 60mila unità e il peso si questa situazione si fa sentire in modo sempre più serio sull’assistenza”.“Senza infermieri non c’è salute, ma soprattutto non c’è assistenza h24 – aggiunge Mangiacavalli –. Ora, grazie anche al Recovery Plan che stanzia risorse importanti proprio per implementare le cure di prossimità, il Governo metta in campo tutte le misure per potenziare gli organici infermieristici e per stabilizzarne l’inquadramento contrattuale: oggi la media degli infermieri per mille abitanti è di circa 5,7, mentre nei paesi dell’OCSE supera l’8,5”.

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Medicina di famiglia verso la dipendenza

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

La medicina generale è destinata alla dipendenza, lo dice il Recovery Plan o meglio, un addendum di Agenas, l’agenzia dei servizi sanitari regionali, di cui è venuto in possesso il Corriere della Sera. Il documento specifica cos’è scritto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza inviato dal governo Draghi a Bruxelles alla componente “medicina di prossimità”, destinataria di poco meno di metà dei 19 miliardi previsti per la salute nel Piano. Accanto ai 4 miliardi per l’assistenza domiciliare, ai 2 per le case di comunità popolate da team multi-professionali con Mmg, specialisti, infermieri, diagnostica strumentale e di laboratorio, a 1 miliardo per gli ospedali di comunità, agli investimenti per telemedicina e per 602 maxi-sportelli, uno per distretto di orientamento e coordinamento socio sanitario, un punto stabilirebbe che il medico di medicina generale, dovendo essere meglio coordinato per fare medicina d’iniziativa e contenere accessi e ricoveri impropri in ospedale, è ad un bivio: diventare dipendente del Ssn come l’ospedaliero o restare convenzionato, ma “arruolato in cooperative intermedie che garantiscano la copertura dell’assistenza nelle case della comunità”. Le coop si porrebbero come unica àncora di salvezza del rapporto convenzionale che per la quasi totalità dei sindacati è invece garanzia di “terzietà” del medico di famiglia tra un cittadino-paziente che cerca risposte e una sanità-giungla dove non tutto è perfetto e bisogna scegliere i servizi più idonei. Ma come si porrebbe a sua volta la coop tra medico di famiglia e servizio sanitario? Il modello fin qui prevalente in Italia non è esattamente quello societario britannico (“practice” che assumono medici che poi operano per il National Health Service). In un recente incontro Antonio Di Malta, medico di famiglia e presidente del consorzio Sanità Co.S che le raggruppa, ha spiegato come le cooperative di servizio alla medicina generale anche durante la pandemia si siano distinte realizzando presidi territoriali in grado di affiancare gli ospedali nel fronteggiare il virus. E ha fornito una ricetta in 10 passaggi per costruire questi presidi oltre a presentare un Manifesto strategico per dare slancio organizzativo alla medicina generale. Il punto centrale è che la coop non assume medici ma ha per soci i medici, che a loro volta tra loro, per gli interventi “professionali” in convenzione, possono coordinarsi in aggregazioni funzionali (di soli Mmg) e unità complesse di cure primarie pluriprofessionali. In compenso, la coop può assumere amministrativi, collaboratori e infermieri. «Nella gestione del Covid sul territorio, i risultati delle Aft, in termini di esiti di salute sono stati impattanti nei territori dove il personale dipendeva da una coop di servizio dei medici: il coinvolgimento qui è più facile che nei confronti di personale distaccato Asl-Ats», spiega Di Malta. Quanto alle cronicità, dove negli ultimi 10 anni un po’ ogni regione ha diretto i giochi, la coop «potenzia il motore di Aft e Uccp consentendo di svolgere medicina proattiva, diagnostica, accrescere competenze».Il numero due Fimmg Pierluigi Bartoletti rileggendo le indiscrezioni di Corsera osservava due rischi imminenti: l’arrivo di una sanità dei “palazzinari” al posto di quella dei cittadini e la privatizzazione rapida del Ssn. Anche se è al medico di famiglia che si rimprovera nel primo picco di Covid di non aver fatto da argine all’accesso indiscriminato di pazienti in pronto soccorso, «il collasso del sistema è avvenuto in regioni che avevano smontato la rete dei medici di famiglia chi – la Lombardia – contando sugli ospedali, chi – l’Emilia Romagna – sulle Case della salute. Dallo schema pubblicato – contesta Bartoletti – emerge un sistema frammentato, in cima il centralino, poi una serie di palazzi, un “domicilio”, la parola medico non c’è, si parla col centralino che smista ai palazzi dove ci sono operatori sanitari. E chi vuole invece avere il suo medico che lo segue? Lo pagherà evidentemente». Per Di Malta, la medicina generale può ben gestire al posto della politica sia l’assistenza domiciliare (“casa come primo luogo di cura”) sia case e ospedali di comunità.Già ad aprile il Co.S ga ha anticipato che il salvataggio della “terzietà” del Mmg sta in quattro interventi: prevedere nel compenso, accanto alla quota fissa, compensi correlati al raggiungimento di obiettivi di salute, più un finanziamento che alle coop di servizio copra i costi di personale, logistica, beni e servizi, tecnologia. Le coop, previste all’articolo 54 comma 14 dell’Accordo nazionale del 2005 andrebbero riconosciute anche fiscalmente sull’esempio delle coop sociali (legge 381/91). Si dovrebbe poi promuovere la costituzione di consorzi di servizi (o compagnie o reti d’impresa) che acquisiscano fattori produttivi, formazione, consulenze su modelli gestionali, in modo autonomo rispetto ai sindacati. In parallelo, si dovrebbe dare alla medicina di famiglia un ruolo attivo nei Dipartimenti di Cure primarie e di SanitaÌ pubblica per partecipare ai processi di riorganizzazione e gestione di nuovi servizi. Di medicina di prossimità e assistenza domiciliare si è parlato anche al Digital Debate di Confcooperative, dove il ministro della Salute Roberto Speranza non ha nascosto l’ambizione dell’Italia di coprire il 10% degli over 65 (siamo appena saliti al 6%) superando big come la Germania. Il presidente di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese ha ribadito l’esigenza di «un modello di continuità assistenziale nazionale centrato sulla casa, che superi le impasse originate dal Titolo V» e possa «garantire 240 ore di assistenza all’anno ad un milione di anziani occupando 112 mila operatori specializzati». By Mauro Miserendino fonte doctor33

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Inflazione: ricadute di 238,40 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

Si conferma, nel mese di marzo, il tasso di inflazione al +0,8% sull’anno.L’Istituto Nazionale di Statistica spiega come tale accelerazione si deve principalmente e alla crescita dei costi dei beni energetici non regolamentati, in primis i carburanti, come purtroppo sanno bene gli automobilisti italiani.Un costo che, come abbiamo più volte sottolineato, si attesta ben al di sopra di quanto dovrebbe. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina, calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi ben al di sotto di quello attuale, almeno di 11 centesimi. Un sovrapprezzo di questa portata, in un anno, porterebbe ad un aggravio di circa +132 Euro ad automobilista.Per non parlare delle ricadute complessive di un tasso di inflazione a questi livelli, che determinerà ricadute pe le famiglie di +238,40 Euro annui.Un importo non trascurabile, soprattutto alla luce della grave crisi che i cittadini e il Paese stanno affrontando a causa delle conseguenze della pandemia.Per questo si rende sempre più urgente e improrogabile un piano di intervento per aiutare le famiglie e sostenere le attività economiche e produttive che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non si limiti ai soliti provvedimenti di carattere emergenziale a cui siamo ormai abituati, spesso insufficienti, ma costituisca piuttosto la base per avviare una ripresa stabile e duratura.Nel dettaglio è necessario avviare misure adeguate a rilanciare occupazione, investimenti in sviluppo e ricerca, nonché a promuovere di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, nell’ottica di un determinato contrasto alle disuguaglianze e alla povertà.

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Vaccini e la sindrome del ‘tengo famiglia’. Combatterla col ‘non mollare’. Aduc in prima linea

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Ammesso e non concesso che un dì supereremo la pandemia, l’umanità sperimenta pochezza e grandezza. gli avvocati ventenni, trentenni, etc in Toscana vaccinati grazie al potere della loro corporazione, Dopo le minacce di sciopero del maggiore sindacato dei magistrati se non fossero stati vaccinati, Dopo tante storie di amici o corporazioni vaccinate prima di altri, anche non considerate (volutamente?) dal clamore mediatico come le precedenti, ma in omertà diffusa tra privati e pubblici… perché così funziona soprattutto dove lo Stato è mucca e orpello …Oggi arrivano le piccole isole, quelle che vivono essenzialmente di turismo: “urge concorrenza agli stranieri che ci stanno rubando i clienti, dopo sarà troppo tardi”. Ovviamente fanno finta di non sapere che se all’estero prenotano già le vacanze è perché lì sono vicini all’immunità di gregge raggiunta col vaccino prima ai più anziani… situazione che in Italia non è tale. “Mors tua vita mea”, questo il neo motto patriottico, anche incoraggiato da squallidi politici senza arte e bramosi di consensi.L’Italia non è mai stata una nazione, e lo sta dimostrando. E’ quella dei Comuni e non delle Regioni il cui flop a tutti i livelli è drammaticamente un fatto. Isole o avvocati o magistrati o amicidegliamici, niente ci stupisce. Ma siamo incoraggiati e meravigliati dalla tenacia di chi riesce a tenere insieme i pezzi. Urge, per salvarci, stringerci intorno a queste persone, istituzionali o meno, nazionali o locali che siano.La sindrome del “tengo famiglia” è una delle peggiori e più schifose del genere umano. Ma non sputiamo addosso a questi familisti. Combattiamo contro le loro politiche e anche per le loro vite. Quelli come noi hanno una sola famiglia, l’umanità. Non mollare, dicevano i nostri padri fondatori. Ognuno nella sua dimensione, intima e pubblica.E’ questa occasione perché noi di Aduc, che facciamo parte dei “non mollare”, di scusarsi con chi fino ad oggi ha voluto e potuto usarci. Negli ultimi mesi, con la presenza/assenza del nostro web hackerato da chi non vuole che vi informiamo, siamo stati travolti dal nostro testardo volontariato basato sui soldi delle persone e non delle istituzioni. Il nostro contributo civico e politico al “non mollare”, nel momento più critico dell’umanità, ha subito un duro colpo. Abbiamo fatto crack e ci stiamo con difficoltà risollevando. Grazie a chi ci ha dato ancora fiducia ed a chi – nuovo, incuriosito o per necessità – ha cominciato ad usare i nostri servizi. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Castelli: Politiche per la famiglia e welfare aziendale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

“Il dato sulla presenza femminile negli organi sociali delle società quotate migliora, raggiungendo il 39% degli incarichi di amministrazione e controllo, ma resta ancora basso. Soprattutto se consideriamo che le 15 donne che ricoprono il ruolo di amministratore delegato lo fanno in società che sono rappresentative di poco più del 2% del valore totale di mercato. Questo processo, per favorire un riequilibrio di genere, è iniziato con la Legge 120/2011 e lo abbiamo fortemente rafforzato con la Legge di Bilancio per il 2020. Secondo me, ora c’è la necessità di accompagnarlo con specifiche politiche per la famiglia e di welfare aziendale che consentano, in particolare alle donne, maggiori opportunità per conciliare i diversi aspetti della vita personale e professionale. Ideando anche sistemi incentivanti per le imprese che introducono sistemi di welfare aziendali che oggi non hanno. Passa anche da questo la creazione di un nuovo modello di società che sia sempre più aperto, inclusivo e sostenibile”. Lo scrive in un post, commentando i dati del “Rapporto CONSOB sulla corporate governance delle società quotate italiane”, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Jobtome entra a far parte della famiglia di Gi Group

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

Gi Group, prima multinazionale italiana del lavoro e tra le prime 6 staffing companies in Europa, ha concluso l’acquisizione di Jobtome, tra i principali on line job aggregator a livello mondiale.Nato nel 2014 e con sede in Svizzera, oggi Jobtome è presente in 35 paesi. Può vantare oltre 10 milioni di utenti e più di 9 milioni di offerte indicizzate da 10.000 siti in tutto il mondo.’Sono molto ottimista sul successo di questa partnership” ha dichiarato Gabriele Borga – Fondatore e CEO di Jobtome. “Entrare a far parte di Gi Group rafforzerà ulteriormente i piani di crescita ed espansione di Jobtome, in particolare accelerando il nostro go-to-market diretto nei confronti delle aziende che cercano attivamente collaboratori.”“Come player mondiale attivo in oltre 50 paesi, sono diverse le sfide che vediamo sui mercati del lavoro di tutto il mondo” dichiara Stefano Colli-Lanzi, CEO e Presidente di Gi Group “Tra queste riteniamo prioritarie l’esigenza di assicurare un matching tra domanda e offerta di lavoro sempre più efficace ed efficiente e la capacità di essere attrattivi nei confronti dei candidati, soprattutto in un momento storico come questo caratterizzato dalla digital transformation.” “Abbiamo individuato in Jobtome” continua Colli-Lanzi “la risposta ideale a queste sfide: grazie alla sua piattaforma e all’implementazione della tecnologia del programmatic advertising ci consentirà di migliorare la nostre capacità di far incontrare candidati e aziende; allo stesso tempo, grazie alle soluzioni digital e mobile sviluppate, ci consentirà anche di essere più attrattivi per il mondo dei candidati.” “Non vedo l’ora” conclude Colli-Lanzi “di accogliere il team di Jobtome per iniziare a lavorare insieme a soluzioni che possano davvero rispondere ai bisogni sempre più complessi e diversificati di candidati e aziende. ”Gi Group si è avvalsa della consulenza legale degli studi SZA, Bär & Karrer e Studio Pirola e Associati, mentre per la parte finanziaria ha ricevuto il supporto di Fidital Spa. Jobtome è stata assistita dall’investment bank GCA Altium e dallo studio legale Orrick, Herrington & Sutcliffe.

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