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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘famiglia’

Le Regioni dicono sì all’infermiere di famiglia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

I nuovi infermieri di famiglia e comunità previsti nel decreto Rilancio dovranno avere un ruolo di governo nell’ambito dei servizi infermieristici distrettuali.E fino a fine anno le Regioni possono, “in relazione ai modelli organizzativi regionali, procedere, anche in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente, ad assumere con contratti di lavoro subordinato, con decorrenza successiva al 14 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, o, in deroga all’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ad acquisire prestazioni di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, con decorrenza successiva al 14 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020” infermieri che, come dice già il decreto non si trovino in costanza di rapporto di lavoro subordinato con strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private accreditate, in numero non superiore a otto unità infermieristiche ogni 50.000 abitanti.Poi dal 2021 le aziende e gli enti del Ssn possono procedere al reclutamento di infermieri in numero non superiore ad 8 unità ogni 50.000 abitanti, attraverso assunzioni.È questa la proposta di emendamento al Dl Rilancio messa a punto dalla Commissione salute delle Regioni che attende solo il via libera all’accordo sui finanziamenti per essere consegnata a Governo e Parlamento. Per l’esigenza – come spiegano le stesse Regioni – di privilegiare le assunzioni con rapporto di lavoro subordinato rispetto ai contratti di lavoro autonomo, in linea con quanto previsto dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.Un ulteriore passo positivo non solo per il reintegro di parte degli organici che nonostante la perdita di 12mila unità in dieci anni e la carenza rispetto a tutti gli standard di almeno 53mila unità, diminuiscono dell’1,7% in soli tre anni, dai 269.151 nel 2014 a 264.703 nel 2017 con riduzioni più marcate in Abruzzo, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Molise, come ha evidenziato il recentissimo rapporto dell’Università Cattolica Osservasalute.E Osservasalute sottolinea che la scelta di privilegiare risparmi di spesa di cui il taglio al personale è uno degli effetti maggiori, ha dimostrato il suo effetto negativo durante la pandemia.“Ci auguriamo che Parlamento e Governo ascoltino le Regioni che sul territorio sono i veri gestori e organizzatori del sistema sanitario – conclude – riguardo alla centralità dei servizi infermieristici e dell’infermiere di famiglia e di comunità all’interno del distretto. Bene le assunzioni a partire dal 2021, che devono essere a tempo indeterminato per il rafforzamento e il rilancio del servizio sanitario pubblico e per andare incontro ai veri bisogni dei cittadini. Secondo la recente ricerca Fnopi-Censis, il 91,4% degli italiani (il 95,1% delle persone con patologie croniche, il 92,6% dei cittadini nel Sud) ritiene l’infermiere di famiglia o di comunità una soluzione per potenziare le terapie domiciliari e riabilitative e la sanità di territorio, fornendo così l’assistenza necessaria alle persone non autosufficienti e con malattie croniche”.

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Usa: la famiglia Khalidi tra soldi, potere e propaganda palestinese

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

La nostra storia inizia nel 1916, con la nascita di Ismail Khalidi. Andare indietro fino a Yousef al-Khalidi e al suo rapporto con il Sionismo e con Theodor Herzl sarebbe interessante, ma comporterebbe la necessità di appesantire un articolo fin troppo ricco di input e informazioni.Partiamo quindi da Ismail, membro della famiglia Khalidi, una delle più antiche del medio oriente, e alla sua dedizione nei confronti della propaganda antisionista e filoislamica, che porterà fino al cuore pulsante della politica internazionale: il Palazzo di Vetro di New York.Ismail Khalidi riesce ad avere subito degli importanti vantaggi politici grazie al fratello Husayn, di ventidue anni più vecchio nonché sindaco di Gerusalemme e attivista politico moderato (sebbene fosse stato arrestato dagli inglesi e deportato alle Seychelles dopo la Rivolta Araba). A differenza del fratello, Ismail trova il supporto di Americani ed Inglesi, riuscendo a completare i suoi studi proprio in USA. In questo modo, Ismail riesce a mettere piede nelle istituzioni culturali occidentali.Né lui, né i suoi discendenti le abbandoneranno mai.Dal 1942 al 1944 lavora presso lo United States Office of War Information, sezione Mediorientale, e nel 1945 diventata segretario del neonato Institute for Arab American Affairs (IAAA), carica che deterrà fino al 1948. È proprio questo istituto ad aprire la strada a tutti gli altri enti e organismi che, sotto la copertura delle iniziative culturali o di integrazione, porteranno avanti politiche filoislamiche e antisemite.
Nell’aprile del 1945, a pochi mesi dalla sua fondazione, l’IAAA pubblica un proprio manifesto sulla situazione della Palestina. Anche grazie al lavoro di Ismail Khalidi, lo porta all’attenzione dei delegati presso la Conferenza di San Francisco, che nei successivi due mesi avrebbero concluso i lavori necessari alla creazione delle Nazioni Unite.Il manifesto contiene delle affermazioni interessanti. In primo luogo, sono gli stessi Arabi ad affermare che la Palestina è parte integrante della Siria e non rappresenta (né ha mai rappresentato) uno stato autonomo:“Gli Arabi non hanno mai smesso di sostenere che la Palestina è parte integrante della Siria, e come tale del mondo Arabo.”
Le tesi sostenute dall’IAAA e la sua, neanche troppo sottile, propaganda palestinese filoislamica, vengono smascherate da William B. Sapphire in un articolo apparso su The Canadian Jewish Chronicle il 6 luglio 1945:“Lo IAAA dice di avere fini esclusivamente educativi… incoraggiare l’amicizia e la reciproca comprensione fra Paesi Arabi e USA. L’Istituto, insistono i suoi amministratori, non si concentra su singole questioni, ma su qualsiasi argomento – culturale, politico ed economico – che possa interessare gli “Arabi-Americani”. C’è una lunga lista di argomenti proposti per i saggi […]. Ma l’unico pamphlet trovato da chi scrive, impilato dal pavimento al soffitto dell’ufficio a malapena arredato dell’Istituto, nella lower Broadway, è di 54 pagine e si intitola “Papers on Palestine”. L’opera contiene una selezione accurata, che oggi definiremo cherry picking, di documenti antisionisti comprensivi di menzogne storiche conclamate. Il tutto mascherato dal sottotitolo “Collezione di affermazioni, articoli e lettere relativi al problema palestinese”.
Per non parlare delle affermazioni del direttore esecutivo dell’IAAA, il libanese naturalizzato statunitense Philip K. Hitti, che furono fortemente contestate da Einstein in persona. Poco tempo dopo inizia a lavorare Walid Khalidi (classe 1925), cugino di sangue di Ismail e figlio di Ahmad Samih Khalidi, preside dell’Arab College of Jerusalem per ben 23 anni (1925-1948). Oltre che presso la facoltà del padre, e anche grazie ai buoni rapporti fra arabi e inglesi nell’imminenza e subito dopo la Guerra del 1948, Walid riesce a studiare e insegnare in Inghilterra, a Oxford, salvo rassegnare le dimissioni quando, nel 1956, la Crisi di Suez vede gli interessi inglesi vicini a quelli israeliani. Nel 1963 fonda l’Institute for Palestine Studies, un organismo di ricerca, formalmente indipendente, che tratta prevalentemente del conflitto arabo-israeliano. È però qualche anno prima, fra 1959 e 1961, che Walid scrive i suoi lavori propagandistici più famosi e tuttora utilizzati come testi sacri da alcuni storici (se vogliamo definirli tali) pro-palestina. Fra questi, spicca Plan Dalet: Master Plan for the Conquest of Palestine, pubblicato su Middle East Forum (defunto periodico dell’American University of Beirut) nel 1961. Con questo saggio si trova per la prima volta l’astrusa interpretazione del Piano Dalet che viene proposta su riviste, forum e pubblicazioni digitali ancora oggi. Quella, per intenderci e senza pretesa di esaustività, che lo vede non come il piano bellico di una nazione in guerra, ma come una generica e atemporale direttiva volta all’espulsione degli arabi di Palestina.Oltre a Walid, anche il fratello Tarif (di 13 anni più giovane) sfrutta appieno l’enorme potere del padre negli ambienti accademici. Anche lui studia a Oxford e a Cambridge, dove, nel 1996, viene insignito della cattedra Sir Thomas Adams’ Professor of Arabic. La cattedra, nata nel 1645 per “portare la fede Cristiana a coloro che ora siedono nell’oscurità”, diviene quindi il palco più importante della propaganda islamica inglese.Anche la sorella di Tarif, Randa Khalidi Fattal, riesce a ritagliarsi un ruolo di rilievo nella propaganda antisionista e filoislamica. Grazie all’appoggio paterno, dei fratelli e del marito, traduttore dall’arabo presso le Nazioni Unite, a 36 anni diventa direttore dell’Arab Information Center (AIC), considerato dal New York Magazine “a propaganda organization”. L’AIC è stato fondato e vive esclusivamente grazie ai continui finanziamenti che arrivano dai quattordici membri della Lega Araba, e con l’arrivo di Randa inizia a trattare quasi esclusivamente la questione palestinese.Fake mapNel 1967, dopo la Guerra dei Sei Giorni, l’AIC pubblica e promuove un libello, Israel Expansionism, che diviene in breve tempo una pietra miliare della propaganda arabo-palestinese. È in questa opera che troviamo, per la prima volta, la famosa sequenza di mappe relativa alle “conquiste” di Israele. Non c’è menzione dell’infame attacco dei paesi arabi a Israele accaduto pochi mesi prima, né alla Guerra del 1948. Le legittime conquiste belliche, operate da Israele in guerre difensive, sono fatte passare per sottrazioni illecite.A continuare l’opera di Walid, Tarif e Randa è rimasto Muhammad Ali Khalidi, professore di Filosofia presso la York University di Toronto (una delle più islamizzate del Canada) e autore di parecchi articoli di propaganda. In uno dei più recenti, scritto per l’IPS (l’ente fondato da zio Walid), egli scrive: “Israele ha bisogno di una guerra ogni due o tre anni per testare il suo arsenale. Come uno squalo che non può sopravvivere senza continuare a muoversi, l’apparato militare israeliano, armato fino ai denti e sempre intento a sviluppare nuovi armamenti, richiede una guerra per testare le sue capacità.”

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Infermiere di famiglia occasione per far decollare l’assistenza sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

“Il potenziamento e l’innovazione dell’assistenza sul territorio soprattutto grazie all’investimento sui servizi infermieristici distrettuali, con i 9.600 infermieri che entreranno nel 2020, e l’introduzione strutturale dell’infermiere di famiglia e comunità, è davvero il valore aggiunto che i deputati hanno dato con i loro emendamenti segnalati al decreto Rilancio”. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), sottolinea l’importanza che già alla Camera, dove la Commissione Affari sociali deve oggi esprimere il suo parere rispetto alle misure sanitarie del decreto, si aprano le porte al nuovo modello di assistenza sul territorio, finora assolutamente carente, multidisciplinare e che disegni un ruolo di rilievo, autonomia, professionalità e collaborazione tra le professioni realmente accanto ai cittadini. Infermieri in testa. “Ora – sottolinea – i parlamentari sono alla prova: hanno davvero un’occasione da non perdere per dare il via a un nuovo modello di assistenza che corregga gli errori del passato e apra le porte a una prossimità con i cittadini richiesta da questi a gran voce e soprattutto necessaria, come ha anche dimostrato l’emergenza della pandemia, ma anche a prescindere da questa, per assistere davvero i più fragili senza che nessuno sia mai lasciato solo con i suoi bisogni di salute, in tutte le aree del Paese anche quelle ‘disagiate’ “Le richieste della FNOPI su questo specifico tema sono state praticamente tutte raccolte e portate avanti dai deputati di maggioranza e opposizione, a dimostrazione della fondatezza delle politiche professionali della nostra Federazione, – spiega Mangiacavalli – e di questo li ringraziamo. È evidente che la conversione in Legge del Decreto Rilancio sarà considerata dagli oltre 450mila infermieri del nostro Paese un vero e proprio banco di prova della politica. Una prova che dal nostro punto di vista sarà superata solo se saranno messi al centro i reali bisogni dei cittadini e il bisogno di innovazione e sostenibilità del Ssn”. Da qui parte, inoltre, un percorso che sicuramente può puntare a traguardi professionali più alti come quello delle specializzazioni e di un’area dedicata all’assistenza infermieristica. Ovviamente ci sono anche molte altre richieste che la FNOPI ha già avanzato a maggio nella sua lettera a Conte, Speranza e Bonaccini, come “una rivalutazione economica della retribuzione degli infermieri – aggiunge Mangiacavalli -, oggi tra le più basse d’Europa, e un’identificazione professionale che vada al di là di regole allargate a tutte le figure del comparto sanità, non solo sanitarie, di cui indubbiamente l’infermiere fa anche parte, ma che stanno ormai strette alla sua professionalità, alla sua formazione e alla sua reale attività. Cosa questa dimostrata negli ultimi mesi sul campo, ma che da sempre caratterizza la nostra professione”.
“Tutte questioni, quest’ultime, anche al centro delle iniziative organizzate in questi giorni da diverse sigle sindacali, che meritano risposte concrete da parte delle Istituzioni – sottolinea ancora la presidente FNOPI -. Ora è davvero il momento e l’opportunità di cambiare a favore dei cittadini e dei professionisti che tutelano la salute. È il momento, come ha sottolineato il ministro della Salute Speranza nella sua recente informativa alle Camere, di aprire davvero la stagione delle riforme”.

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Nasce l’infermiere di famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

“Compie un anno la mia Proposta di Legge per l’introduzione dell’infermiere di famiglia e di comunità. Per migliorare quello che già è stato proposto dal mio Governo nel decreto rilancio, dove si affida alle Regioni il compito di riorganizzare e potenziare la rete di sorveglianza e le cure domiciliari. Fin da quando ho messo piede in Parlamento mi sono battuta per l’introduzione dell’infermiere di famiglia e di comunità, una figura che ritengo fondamentale. Gli emendamenti vanno incontro alle richieste di attenzione della categoria che come vediamo anche oggi sui giornali, è scesa nelle piazze per farsi ascoltare e per mantenere alta l’attenzione su di loro anche dopo l’emergenza Covid e trovo sia un sacrosanto diritto che oggi ho il dovere di evidenziare. Il Governo, nel primo articolo del decreto rilancio, ha introdotto quanto già previsto nella mia proposta di legge, significa che la direzione è quella giusta. L’infermiere di famiglia e di comunità, grazie alle sue competenze e professionalità, si occuperà di assistere il paziente, in collaborazione con il medico di famiglia, in ambito extra-ospedaliero seguendolo nel percorso riabilitativo, assicurarsi che segua la terapia e scongiurando così la possibilità del riacutizzarsi di malattie croniche ed evitare frequenti ricoveri ospedalieri”, conclude l’onorevole pentastellato. (n.r. La Fidest in una delle sue pagine di “medicina sociale” aveva suggerito, per dare maggiore impulso alla medicina del territorio, la costituzione di centri di primo intervento gestito dai medici di famiglia e da infermieri dando, in tal modo, continuità assistenziale nelle 24 ore alla popolazione locale e per sottrarre ai pronti soccorsi dei nosocomi i codici verdi e gialli e, in seconda battuta, l’instradamento, in caso di necessità, ad un ricovero ospedaliero).

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Medici di famiglia, è rischio boom pensionamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Dopo l’onda del Covid-19, per i cittadini bergamaschi potrebbe arrivare quella del pensionamento in massa dei medici di famiglia. Dei circa 600 operanti in provincia entro fine anno potrebbe andarsene via – per pensionamento, data l’alta età media, ma non solo – un centinaio, uno su cinque. L’allarme lo lancia Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Che spiega: «In ambito Enpam, i requisiti per l’età pensionabile del professionista maturano a 62 anni, il medico di famiglia può cessare dalla convenzione a 68 anni, molti continuano fino a 70 anni. E così hanno fatto molti colleghi in tempo di Covid-19, sfidando la malattia e restando al loro posto. Ma adesso i cambiamenti organizzativi e gli orizzonti della medicina generale, che non sono rosei, potrebbero rivelarsi un incentivo all’esodo». Resterebbe sguarnita in primo luogo l’assistenza primaria. «In genere l’età del pensionamento dipende anche da quanto il medico ha contribuito alla sua previdenza, dall’eventualità che si sia costruito un assegno pensionistico “robusto” sia sulla base del numero di scelte e delle voci contrattuali che “fanno pensione”, sia fruendo dei riscatti (periodo di laurea, allineamento) e della possibilità di modulare le aliquote aggiungendo percentuali di retribuzione fisse ai contributi, con versamenti ulteriori. Meno un collega ha convenienza ad andarsene, più resta fino all’ultimo. Da inizio anno però sono andati via in 50 e ora, allentatasi l’emergenza, c’è persino il rischio di un incremento degli esodi».Tra l’altro, Bergamo non soffre solo di pensionamenti. «Su 600 posizioni di assistenza primaria totali avevamo 55 colleghi incaricati e 22 hanno dato le dimissioni». Colpa non solo dell’età anagrafica, quindi? «L’incaricato guadagna poco, alla fine porta a casa meno di un medico di continuità assistenziale. Deve provvedere allo studio, alle spese d’affitto, e prende lo stipendio di base. È vero, si aprono delle possibilità più rapidamente per entrare in convenzione se si è giovani. Ma non si risolve né il problema assistenziale della comunità – dato che le scelte in carico sono poche – né il problema di darsi da vivere, economicamente. Più di 600 scelte se frequenti il tirocinio triennale non si possono avere; ed è giusto, perché il corso necessita attenzione e frequenza, ma con quelle dove si va? Alla fine se si frequenta il corso spesso è più remunerativo fare ore in continuità assistenziale».
Non è tutto. Governo centrale e regioni starebbero snobbando la medicina generale, in un momento peraltro delicatissimo. «Stanno passando cose che non vanno bene», dice Marinoni. «La Fnomceo ha già avvertito della necessità di incrementare le borse di studio. Lo scorso anno furono 2 mila, quest’anno si avverte il rischio di tornare ai livelli precedenti. Sarebbe un problema grave dati i trend di pensionamento». La categoria è stata inoltre la più falcidiata dal coronavirus, in termini di decessi. «Sarebbe un gesto gradito un bonus da parte della regione ai medici di famiglia, non dico un’una tantum pari a quella dei colleghi ospedalieri, ma qualcosa anche di simbolico. Peraltro fin qui non è previsto niente». Quella di Marinoni non è una richiesta ma una riflessione. Cui se ne aggiunge subito un’altra: «L’incremento per l’infermiere di studio, 10 milioni, oltre alla messa su strada degli aumenti già stabiliti nelle convenzioni, è tutto quello che fin qui si è visto per la categoria, ma noi avremmo bisogno di far funzionare gli studi con personale e relativi incentivi. La Regione vorrebbe i medici di famiglia sia sentinelle del territorio contro la pandemia, e sul fronte anche contro le cronicità. Ma occorre una grande riflessione a livello nazionale e locale, finora abbiamo assistito a manovre di corto respiro, agli stanziamenti per le unità speciali di continuità assistenziale-Usca per la gestione a casa dei pazienti Covid… In realtà si tratta di risorse per il 2020, e allocate per una funzione che si spera non duri per sempre e che lo stesso medico interpreta come temporanea. È tempo di guardare al futuro». (By Mauro Miserendino, fonte Doctor33)

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Scuola, famiglie, governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

“Non è un caso che la ministra Azzolina sia la meno gradita di questo sgraditissimo governo. Nessuno si aspettava una riforma della scuola ma neppure questa totale mancanza di risposte che ha penalizzato tutte le famiglie italiane e soprattutto le famiglie più povere. E sono tante. Ci siamo trovati con ragazzi esclusi dalla didattica a distanza perché non potevano collegarsi. Non ci risulta che la ministra abbia convocato, anche tramite il presidente del Consiglio Conte, i colossi delle telecomunicazioni per garantire la necessaria copertura del territorio. Come si è potuto tollerare la condanna sociale e culturale di queste famiglie che oltre alle tragiche condizioni economiche hanno dovuto affrontare l’esclusione dalla scuole dei loro figli? Altro problema, la scuola paritaria. L’esodo di 400mila studenti che dalle paritarie arriveranno alla scuola pubblica è stato ignorato perché, nonostante il dettato costituzionale, questo governo non ne riconosce il ruolo. Non c’è il programma di riapertura delle scuole già chiuse, né interventi di ristrutturazione degli edifici scolastici. Nella fase del distanziamento sociale ci ritroveremo nelle classi attuali con 400 mila studenti in più che la scuola pubblica non sarà in grado di assorbire. In questa situazione di totale anarchia, il governo s’inventa un altro decreto sulla scuola per assumere, attraverso il concorsone, nuovi insegnanti lasciando indietro i precari storici che insegnano da decenni e che sono stati sfruttati dallo Stato e continueranno a esserlo. Insomma, questo decreto, varato per fini clientelari, non dà risposte certe, ma contribuisce ad aumentare le differenze sociali e culturali tra studenti”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo in aula sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate da Fdi.

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Covid-19: pediatri di famiglia chiedono di prescrivere tamponi e somministrare vaccini

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

«Vogliamo poter prescrivere i tamponi e somministrare i vaccini ai bambini». Questo l’appello del presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Paolo Biasci nel corso di una conferenza stampa virtuale. Una richiesta che deriva dalla constatazione dell’esistenza di un rete diffusa, capillare ed efficiente di pediatri di famiglia che, quindi, potrebbe essere usata per testare e tracciare i contagi, monitorare i cluster familiari, individuare nuovi focolai ed evitare il riaccendersi dell’epidemia di Covid-19. La Fimp ha presentato, inoltre, un Vademecum sulla gestione del bambino nella Fase 2, da oggi a disposizione di oltre 5000 Pediatri di Famiglia italiani. Un volume di 50 pagine in cui trovare anche indicazioni sulla gestione del caso sospetto, del neonato figlio di madre COVID-19+ e comprendere alcune condizioni particolari, rilevate in questo periodo, come l’Erythema pernio-like. «Abbiamo rimodulato la nostra attività professionale – annuncia Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – mettendo in campo protocolli di prevenzione dei contagi, adozione di modelli organizzativi per l’accesso allo studio, permanenza nelle sale di aspetto e di visita, applicazione del triage telefonico, utilizzo di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale e sanificazione degli ambienti. È tutto contenuto nel nostro Vademecum».
Biasci invita a pensare attentamente alla fase 3, alla convivenza con il virus in una nuova normalità. «Non possiamo permetterci di muoverci in un nuovo perimetro con vecchi schemi. In questi giorni abbiamo appreso con stupore dell’esistenza di un gruppo di lavoro – racconta Biasci – formato da Anci e Ministeri Istruzione, Salute, Famiglia e Lavoro che sta definendo assieme ad una società scientifica di area pediatrica le norme che regoleranno gli accessi negli asili e nei centri estivi, entrando nello specifico di attività proprie dei pediatri di famiglia che in tale gruppo non sono rappresentati. Dovremo produrre un inutile certificato di “assenza di malattie contagiose e diffusive” per i bambini che frequenteranno asili e centri estivi e far eseguire preventivamente un tampone diagnostico? E per quale motivo sarà necessario un certificato per i bambini e non per le persone che rientrano al lavoro? Certamente così non si tutela la salute dei nostri pazienti né quella della loro rete sociale, in un momento in cui “patenti” di immunità sul Covid-19 non ci sono per nessuno, grandi o piccini che siano». Biasci aggiunge: «Dobbiamo guardare alla Fase 3, immaginando che una nuova ondata di Covid-19 possa non essere clinicamente distinguibile dall’influenza stagionale, specie nel setting extraospedaliero iniziale. Il virus influenzale nella fascia d’età 0-14 anni ha un’incidenza del 26%. Crediamo sia opportuno praticare la vaccinazione anti-influenzale nei bambini a rischio e in quelli sani fino a 6 anni. Sempre pensando a una difficoltà di diagnosi differenziale, sarebbe opportuno mantenere anche la protezione contro il Rotavirus, data la possibile presentazione clinica del Covid-19 con manifestazioni gastroenteriche».Durante la conferenza è intervenuto anche Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, che ha sottolineato l’importanza delle cure primarie per il Servizio sanitario. Il suo auspicio è che «venga messa in campo in modo sinergico l’azione dei pediatri per una omogeneità nell’accesso sul territorio, anche dagli altri attori del sistema. Il Vademecum è un importante passo avanti anche in questo senso. Già prima di questa emergenza sanitaria avevamo messo in luce i limiti di un sistema sanitario frammentato che genera disuguaglianze, e del rischio legato al disegno di una autonomia differenziata. Tutti i bambini che vivono in questo Paese, tra tempi di attesa per diagnostica, visite e accesso alle terapie, devono avere il medesimo diritto alla cura. Per raggiungere questo obiettivo deve essere coinvolta la Pediatria di libera scelta». Biasci conclude: «Continueremo a contribuire al contenimento della diffusione del contagio, segnalando tempestivamente i casi sospetti ai Servizi Sanitari locali, secondo le modalità attivate da Regioni e Province autonome. Ma dobbiamo preparare la Fase 3 per gestire il cambiamento e non esserne sopraffatti, con percorsi specifici per il Covid-19 in età pediatrica e regole chiare sull’ammissione a scuola, la quarantena da rispettare, i tamponi da eseguire, il tracciamento e gli esami cui sottoporre l’intera rete familiare o sociale. Come FIMP possiamo fare la nostra parte». (by Anna Capasso – fonte Doctor33)

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Non si Tocca la Famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

In queste ore decisive le due camere sono chiamate ad approvare emendamenti decisivi su liquidità e scuola, va sostenuta la scuola pubblica tutta e scongiurata la peggiore catastrofe : la chiusura del 30% delle scuole pubbliche paritarie che fino ad oggi sono state un risparmio per lo Stato e che con la chiusura procureranno un danno economico di circa tre miliardi.
Le soluzioni ci sono e la posizione pubblica di molti politici su questo tema devono convergere in una azione concreta per ottenere la detraibilità integrale delle rette versate dalle famiglie nei mesi di chiusura delle scuole.Non chiediamo soldi per le scuole, ma per le famiglie! Per contrastare la povertà educativa che peggiorerà con la crisi economica del post corona virus.Bisogna far ripartire il sistema scolastico. Lo afferma Giusy D’Amico presidente dell’associazione, che denuncia come il riversamento di migliaia di alunni nelle scuole statali, riempirà classi già sovraccariche e renderà ancora più difficile il distanziamento sociale auspicato per la sicurezza.Con appena due miliardi invece (piano al vaglio del governo) si salverebbe tutta la scuola pubblica e i genitori potrebbero finalmente esercitare la libertà di scelta educativa. Questo il vero orizzonte di libertà, un costo standard per ogni bambino con cui la famiglia scelga liberamente la scuola dove iscrivere i figli e consenta il vero pluralismo educativo già attuato in molti Paesi europei, democratici e avanzati, dove sono state azzerate le discriminazioni sociali che qui in Italia rischiano di permanere e aggravarsi proprio in un momento storico nel quale dovrebbero essere superate definitivamente.

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Tribunale di Firenze: Diritti di famiglia rinviati ad ottobre per mancanza di giudici

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Ci dispiace molto dirlo, ma la Giustizia ha dato il peggio di sé in questa emergenza sanitaria, dimostrando chiaramente che il servizio pubblico può essere sospeso, anche in circostanze così drammatiche, senza alcuna responsabilità per la omissione della tutela dei diritti dei cittadini.E’ quanto accade a M. cittadina straniera da oltre sette anni in Italia, che attendeva fiduciosa il giorno 12 maggio, quando era fissata la seconda udienza della sua causa, nella quale il Tribunale di Firenze avrebbe dovuto decidere gli obblighi di mantenimento da parte del padre dei suoi due bambini. Il ricorso era stato depositato nel maggio 2019 (un anno fa!!), la convivenza era cessata, l’accordo non era stato raggiunto, l’ex compagno aveva preferito tornare al Paese di provenienza.
Questa aspettativa fiduciosa di avere il 12 maggio la sicurezza di una somma su cui fare affidamento per poter continuare a vivere in Italia, come la famiglia aveva a suo tempo deciso, è stata recisa dalla fredda e burocratica comunicazione del Presidente del Collegio pervenuta agli avvocati il 30 aprile: “dal momento che mi sono state autorizzate ferie dal 24 aprile al 30 maggio2010, mentre dal giorno 1.06.2020 cesserò dal sevizio, si dispongono i seguenti rinvii d’Ufficio delle udienze innanzi al sottoscritto fissate per il mese di maggio 2020, non avendo provveduto in CSM alla nomina del nuovo Presidente di Sezione, e non potendo i giudici della sezione farsi carico delle udienze medesime, tra l’altro anche a causa della mancata copertura del posto lasciato vacante dal compianto Dott. Florio.” In sintesi: non ci sono giudici per comporre un collegio, tutto rinviato ad ottobre, per la nostra al 15.
“Thank you Claudia for your message. I have just poured myself a glass of wine! The injustice is extraordinary, M…. will be laughing at all of us and the Italian system. But that is no reason to get angry, we just have to forge forward the best we can.” (Grazie Claudia per il tuo messaggio. Mi sono appena versata un bicchiere di vino! L’ingiustizia è straordinaria, M…. rideremo di tutti noi e del sistema italiano. Ma questo non è un motivo per arrabbiarci, dobbiamo solo perseguire il meglio che possiamo). E’ quanto scrive la donna, dimostrando un equilibrio che le fa onore, insieme all’amara tristezza. Ci associamo alle sue parole, di “extraordinary” c’è solo la “injustice”.“I found a paradise for myself here in Florence an affordable home, good school, lovely friends and all of this has been stripped away by Covid 19 and a ridiculous judicial system.” (“Ho trovato un paradiso per me qui a Firenze, una casa economica, una buona scuola, amici adorabili e tutto questo è stato strappato via dal Covid 19 e da un ridicolo sistema giudiziario.”) Dovrà accettare un biglietto di sola andata, per tornare al suo Paese di provenienza, ma ci lascia un testimone che noi accettiamo ed affidiamo a tutte e tutti i cittadini che stanno subendo le medesime ingiustizie e sono tanti.
E’ accettabile che, pur rispettando ferie e pensionamenti il Tribunale non tenga un’udienza di una causa già in corso, in materia alimentare, esclusa dai rinvii, secondo il decreto? Si dibatte tra autorevoli costituzionalisti ed opinionisti se oggi in Italia la Costituzione sia sospesa, non lo è, né lo potrebbe, ma di fatto sono sospesi tutti i nostri diritti se il potere giudiziario preposto alla tutela è paralizzato da un pensionamento, trenta giorni di ferie ed il decesso di un giudice, ma gli altri giudici…. “non possono farsi carico delle udienze medesime ..” , come si legge nella comunicazione del rinvio. Noi riteniamo di no, il giudici che compongono il Tribunale non possono ritenere di avere anch’essi il “diritto” di non farsene carico, perché di diritto in diritto (ferie, carico di lavoro dei magistrati ecc..) non può accadere che l’unico a non avere diritti sia l’ultimo anello della catena, ossia il cittadino, col tradimento della stessa ragione di esistere della funzione pubblica. M. merita una risposta seria, non “ridicola”. (Elisabetta Bavasso e Claudia Moretti, legali, consulenti Aduc)

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Cerved: 1 famiglia su 5 è in grave difficoltà economica

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

Una famiglia su 5 accusa già un impatto pesante sul reddito, e quasi la metà ha dovuto intaccare i risparmi. Circa il 40% teme di perdere il lavoro, nell’immediato o nel 2021, una percentuale ancora maggiore paventa nei prossimi mesi una forte riduzione delle entrate o del denaro duramente messo da parte e quasi tutte ritengono che l’emergenza Covid19 cambierà il loro tenore di vita, costringendole a rinunce anche importanti sul fronte della salute, dell’istruzione, della cura dei familiari.
Sono le principali evidenze del “Termometro Italia” sulle famiglie realizzato da Innovation Team, società di ricerca del Gruppo Cerved, primario operatore italiano nella gestione del rischio di credito: un piano di ricerca che monitorerà ogni mese l’impatto e l’evoluzione della crisi Covid-19 su 500 nuclei familiari, stratificati per reddito, composizione e area geografica, intervistati durante la settimana di Pasqua via telefono e via web.Le conseguenze dell’epidemia e del lockdown sulle disponibilità economiche delle famiglie italiane si stanno dunque facendo sentire: 1 su 5 (21,2%) accusa un impatto molto pesante sul reddito, quota che sale al 32,2% nella fascia meno abbiente (fino a 20.000 euro netti all’anno), e quasi la metà (47,8%) ha dovuto intaccare i risparmi, il 18,6% in maniera consistente. Solamente il 25,4% ha avuto contraccolpi trascurabili.Secondo le famiglie, la crisi non sarà passeggera e le aspettative per il 2021 sono anche peggiori: il 37,5% delle famiglie teme molto (il 23,2% moltissimo) la chiusura dell’azienda o la perdita del lavoro per almeno uno dei componenti, percentuale che sale al 41,2% se si ragiona sul prossimo anno. Idem per la perdita di reddito: il 43,6% crede che subirà una forte riduzione delle entrate (il 47,3% se si ragiona sul 2021), pur continuando a lavorare, e il 45% pensa di non poter mantenere i risparmi (53% tra i redditi bassi).
Il segmento però che sta pagando il prezzo più alto in tutti gli ambiti esaminati è quello delle famiglie con reddito basato sul lavoro autonomo: il 31% ha avuto un crollo delle entrate (contro il 21,2% della media) e il 34,9% ha dovuto intaccare in modo consistente i risparmi (contro il 18,6%). Ciò si traduce, per il 50-60% di questi nuclei familiari, in una visione più negativa del futuro: 1 su 2 è molto o moltissimo preoccupata per la possibile chiusura dell’attività (50,1%) o per la perdita del lavoro (48,6%), quasi il 60% teme una consistente perdita di reddito (58,1%) o di non riuscire a mantenere i propri risparmi (57,4%).
La crisi ha poi determinato notevoli cambiamenti nelle capacità di consumo: solamente il 15,7% delle famiglie crede di potere affrontare la crisi con serenità, mentre il 22,4% (il 30% tra le meno abbienti) prevede di dover rinunciare anche a spese per bisogni primari come la salute, la cura dei familiari e l’istruzione. Già nell’ultimo anno, il 52,2% (che diventa addirittura il 68,5% nelle fasce con reddito più basso) non ha fatto ricorso a prestazioni in ambito sanitario, anche importanti (17,9%), ma oltre la metà (55%) le ha posticipate a causa dell’emergenza sanitaria, sia per paura del contagio che per non sovraccaricare gli ospedali.Ma ci sono anche alcuni aspetti positivi: il lockdown ha dato una forte spallata all’adozione – prima in realtà piuttosto timida – dello smart working, destinato a cambiare l’organizzazione del lavoro in modo permanente e a diventare la modalità principale per il 22,9% degli intervistati, mentre il 47,5% lo utilizzerà in modo parziale ma sistematico. Il 57,5% di chi lo ha sperimentato lo giudica un’esperienza positiva e il 49,7% è soddisfatto di come ha potuto condurre le attività ordinarie, mentre solo il 34,1% lo valuta altrettanto efficace nello sviluppo di nuovi progetti.

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Covid-19, da obbligo mascherine +200 euro al mese per famiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Mantenere e far rispettare a tutti i livelli le misure per il distanziamento sociale, nonché promuovere l’utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale fino a quando non saranno disponibili una specifica terapia e un vaccino. È questo il primo dei cinque punti in cui si sintetizza la strategia del Governo, secondo quanto ha riferito ieri nella Informativa al Parlamento il premier Giuseppe Conte. Un tema non da poco, visto che secondo una indagine di ieri di Altroconsumo, l’acquisto delle mascherine potrebbe rappresentare per una famiglia di quattro persone una spesa extra di oltre di 200 euro al mese. E, non a caso, nella riunione di questa mattina tra il premier e Vittorio Colao, a capo della Task Force sulla Fase 2, si è di nuovo tornati sulla questione prezzi, con il nodo aperto del calmieramento. Una proposta che potrebbe trovare come veicolo il cosiddetto Decreto di aprile, ma su cui c’è discussione. Uno schema ribadito anche in mattinata, nell’incontro con Vittorio Colao, da cui sono emersi due nodi per la ripresa per il 4 maggio – con forse alcune “eccezioni” già per il 27 aprile: l’utilizzo dei trasporti nel rispetto delle condizioni di sicurezza e la questione della disponibilità e del prezzo dei dispositivi di protezione. Se tra venerdì e sabato si attende il piano per la ripartenza, che dovrebbe coinvolgere tra i 2,7 e i 2,8 milioni di lavoratori, tra i nodi su cui si sta discutendo c’è anche la questione se calmierare o meno il prezzo delle mascherine. Secondo l’indagine pubblicata da Altroconsumo, che va ad aggiornare le rilevazioni di inizio aprile, la disponibilità di mascherine è migliorata. Nelle città dove è stata effettuata un’indagine che sono: Bari, Bologna, Padova, Torino, Palermo, Roma, Napoli, Genova, Milano e Firenze è risultato che Il 92% aveva disponibilità (172 farmacie su 187): a Milano, Genova, Bari e Palermo tutte le farmacie contattate le avevano; a Napoli e Roma ci sono state le maggiori difficoltà in questo senso, ma sempre nell’ottica di una buona reperibilità complessiva. Le mascherine più facili da trovare sono quelle chirurgiche, presenti in due terzi delle farmacie contattate (66%). Anche i respiratori facciali FFP2 senza valvola erano disponibili in più della metà dei punti vendita (55%). Un terzo delle farmacie propone anche mascherine lavabili e riutilizzabili (in tessuto), mentre per i respiratori FFP1 solo 1 punto vendita sui 187 rispondenti le aveva e gli FFP3 erano presenti in 3 punti vendita». Per quanto riguarda i prezzi, «in farmacia il costo medio di una mascherina chirurgica è poco meno di due euro. Il prezzo più basso trovato per una mascherina chirurgica monouso è di 65 centesimi, quello più alto sfiorava i 6 euro. La maggior parte dei prodotti, tuttavia, stava nella forbice tra 1 e 2 euro. Il prezzo medio di una mascherina chirurgica è di 1,85 euro, dieci volte il costo pre-emergenza (di circa 20 centesimi l’una). Rispetto alla rilevazione precedente i prezzi calano leggermente (-10%). I respiratori FFP2 senza valvola costano tra i 5 e i 15 euro (prezzo medio 8.86€). Prima dell’emergenza queste maschere erano vendute a circa 2 euro al pezzo. Rispetto ai primi di aprile i prezzi di queste mascherine sono calati leggermente (-8%). Una novità sono le mascherine in tessuto (lavabili e riutilizzabili), presenti in un terzo dei punti vendita. I prezzi di questo tipo di prodotto variano dai 2 ai 22 euro». Per quanto riguarda il web, «le farmacie online farmacie presenti sul territorio nel 55% hanno mascherine a disposizione, mentre in 10 casi compaiono nel sito ma al momento non sono disponibili. Le mascherine chirurgiche sono quelle più diffuse: si va da un minimo di 1,10 euro al pezzo a un massimo di 3,90 euro. Anche in questo caso il prezzo medio si aggira sui 2 euro, più la spedizione che ammonta a circa 5 euro per acquisti che non superano i 50-60 euro. I tempi di consegna previsti di 24-72 ore, sono ora più lunghi: molti siti dichiarano almeno 10 giorni lavorativi, così come alcune zone al momento sembrano essere scoperte per la consegna». Per quanto riguarda «le piattaforme di ecommerce l’offerta di mascherine non manca e anche qui i prezzi variano moltissimo, spesso anche da un giorno all’altro. Per una mascherina chirurgica si va da 25 centesimi fino a 2 euro. Anche per le mascherine FFP2 senza valvola la forbice è ampia: da 1,60 euro fino a un massimo di 9 euro su Ebay. Per quelle con la valvola, su Amazon si può spendere da un minimo di 2,16 euro al pezzo a un massimo di 16,70 euro. Una differenza del 673%. I tempi di spedizione restano lunghi e incerti, fatta eccezione per alcuni casi specifici (quando il prodotto è più caro). In generale, «Calcolando che si tratta di prodotti monouso e che, in un ipotetico ritorno alla “normalità”, la mascherina deve essere cambiata ogni giorno (otto ore di utilizzo), l’esborso per una famiglia di quattro persone è pari a una spesa extra di oltre di 200 euro al mese». (Da Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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Il personale va ricongiunto alla famiglia, emendamento Anief al DL Scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

L’obbligo di permanere nella propria residenza rende ancora più assurdo che un lavoratore debba lavorare a centinaia di chilometri da casa anche per errori pregressi dei trasferimenti, pur in presenza di un numero di posti liberi nella scuola così vasto da non avere precedenti: alla luce dell’emergenza da Covid-19, serve una proroga dei termini per la mobilità straordinaria per tutto il personale docente, con l’abolizione dei vincoli triennali e quinquennali. Lo chiede il sindacato Anief, con una proposta presentata alla VII Commissione del Senato per emendare il Decreto Legge n. 22 approvato dal Consiglio dei ministri e ora allo studio a Palazzo Madama per la conversione in legge. Marcello Pacifico (Anief): “Il diritto al lavoro deve armonizzarsi con il diritto alla famiglia”.Il sindacato ritiene che, in considerazione delle limitazioni alle libertà di movimento personale e alle circostanze di emergenza e difficoltà per le famiglie, non si possano continuare a tenere lontano dagli affetti e dai propri interessi decine di migliaia di docenti e Ata. Per questo motivo, con una richiesta di modifica al D.L. sulla scuola già approvato dal Consiglio dei ministri, chiede ora di favorire il ricongiungimento familiare di questi lavoratori, a partire dal rientro dei docenti rimasti “ingabbiati” in sedi distanti, per via dei contorti e poco trasparenti meccanismi di reclutamento operati attraverso l’algoritmo censurato per gli anni precedenti.

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Pediatri di famiglia: Non fermiamo le vaccinazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

“Le scadenze vaccinali del ciclo primario, comprendente anche i vaccini combinati del secondo anno di vita, vanno rispettate pur, ma diremmo soprattutto, nell’emergenza Covid-19. Possiamo invece rinviare i richiami, per evitare spostamenti della popolazione e limitare gli accessi anche nei nostri studi. Come pediatri di famiglia ci rendiamo disponibili ad alleggerire i centri regionali, ora assorbiti soprattutto dall’esecuzione di tamponi per le diagnosi di Covid-19. Siamo senz’altro in grado di occuparci direttamente della somministrazione dei vaccini ai nostri pazienti”. Così Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, all’indomani della diffusione delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in tema di pratica vaccinale in questo periodo di emergenza.“Insieme alle scadenze del ciclo primario – spiega Giorgio Conforti, Coordinatore Area Vaccini e Vaccinazioni FIMP – riteniamo opportuno mantenere anche la protezione contro le gastroenteriti da Rotavirus, data la possibile presentazione clinica del Covid-19 con manifestazioni gastroenteriche. Limitiamo fortemente così un’interferenza diagnostica e una comorbilità dall’impatto clinico rilevante. Peraltro tale vaccino può essere somministrato con gli altri del ciclo primario e non comporta accessi ulteriori.Raccomandiamo inoltre la somministrazione del vaccino anti-meningococco B introdotto nei LEA dal 2017, e iniziando dal terzo mese, in considerazione della maggiore incidenza, per numero e gravità dei casi, nei primi 24 mesi di vita. Anche il vaccino anti-meningococco C o il quadrivalente (ACWY) può essere co-somministrato col già raccomandato tetravalente MPRV, completando così la protezione verso gravi patologie invasive”.“L’Organizzazione Mondiale della Sanità – sottolinea Biasci – indica inoltre come priorità la sicurezza degli accessi e invita a favorire l’implementazione di sedi vaccinali alternative, dove venga garantita la chiamata attiva, la distanza fra utenti, la vaccinazione in concomitanza con bilanci di salute. Come Fimp riteniamo opportuno un coinvolgimento in ambito regionale nella pratica vaccinale della Pediatria di libera scelta. Le raccomandazioni dell’OMS sono infatti più facilmente attuabili presso i nostri ambulatori, come del resto dimostra quanto già sperimentato da anni in alcune Regioni. Queste indicazioni permetteranno anche un minor sforzo in fase post-epidemica per il recupero dei vaccini che si saranno rimandati, non considerando tale pratica opportuna in fase di epidemia da COVID 19”.“Dobbiamo infatti ricordare – dichiara Biasci – che, come rileva l’Istituto Superiore di Sanità, la frequenza con cui in Italia insorgono casi di influenza, si aggira mediamente intorno al 9% annuo (ma il range va dal 4-15%) della popolazione generale. Nella fascia d’età 0–14 anni, che è quella più colpita, l’incidenza, mediamente, è pari a circa il 26% (12-40%). In alcuni casi possono verificarsi complicanze gravi o la morte nelle persone ad alto rischio, fra le quali compaiono anche i bambini fra i 6 mesi e i 5 anni. L’aggravamento più comune è la sovrapposizione di un’infezione batterica a carico del sistema respiratorio (bronchite che può sfociare in polmonite), dell’apparato cardiovascolare (miocardite), del sistema nervoso e dell’orecchio (otite e sinusite). Secondo le stime dei ricercatori dell’Iss, ogni anno muoiono circa 8mila persone in Italia a causa delle complicanze dell’influenza stagionale (con punte di 12mila decessi in alcune annate)”. “Pertanto – conclude Biasci – dobbiamo sostenere la fiducia delle famiglie nell’efficacia dell’immunizzazione e nel nostro prezioso e fragile Servizio Sanitario Nazionale, di cui anche le Cure Primarie fanno parte. Per il Covid-19 il vaccino non c’è ancora. Ma per l’influenza stagionale e per numerose altre patologie, sì. Non dimentichiamolo e programmiamo ora per essere pronti domani”.

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Pediatri di famiglia: Ragazzi restate a casa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Ne sono convinti i pediatri di famiglia della FIMP che lanciano una nuova iniziativa proprio per creare tra i ragazzi consapevolezza sul ruolo che possono avere nel ridurre la diffusione del virus. “Sì ad attività fisica all’aria aperta a distanza di sicurezza, no ad appuntamenti in luoghi chiusi e affollati è il primo punto contenuto nel poster, da oggi disponibile negli studi di oltre 7000 pediatri di cure primarie e sui nostri social” annuncia Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri.“Sappiamo di poter contare sui ragazzi. L’importante è far capire le conseguenze di comportamenti irresponsabili per la propria comunità, i genitori e i nonni. Non dobbiamo allarmarli. Parliamo loro con l’onestà e la chiarezza necessarie e otterremo una collaborazione cruciale per il contenimento dei contagi. Ripuliamo il campo dalla mole di suggestioni che arrivano dal web e focalizziamoli su alcuni semplici norme di comportamento da seguire”.“Si tratta di un fumetto e 6 regole – spiega Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – per evitare di contrarre e trasmettere il virus, scritte con un linguaggio semplice e sintetico: si va dall’igiene personale alla pulizia dei dispositivi che utilizzano, dal no a strette di mano, baci e abbracci al sì alle tecnologie che permettono di restare in contatto con gli amici”.“Ribadiamo che i ragazzi sono possibili grandi alleati nel contrastare l’epidemia di Covid-19 – ricorda il Presidente FIMP Biasci – e questa è comunque un’importante opportunità perché imparino regole di igiene utili per evitare il contagio di tutte le malattie a trasmissione aerea che incontreranno nella vita”.“Abbiamo voluto accompagnare questa campagna con gli hashtag #distantimainsieme #solounitisivince #stiamoacasa perché, nel relativo isolamento cui sono costretti, gli adolescenti trovino un modo per sentirsi vicini in questa battaglia. Usiamo la rete – conclude Biasci – per avere e offrire comunicazioni certificate. Le raccomandazioni per le famiglie, quelle per i bambini e le regole di comportamento da tenere in ambulatorio sono già disponibili su tutti i canali social di FIMP”.

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Inflazione allo 0,4%, con ricadute di 118,60 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

L’Istat registra, a febbraio, un tasso di inflazione al +0,4% su base annua. Con l’inflazione a questi livelli, gli aggravi a carico di ogni famiglia ammontano a +118,60 Euro annui.Più marcato, invece, l’aumento del tasso relativo al carrello della spesa, ovvero dei prezzi dei beni con maggiore frequenza di acquisto, che si attesta al +1%, in lieve diminuzione rispetto al tasso del +1,3% registrato a gennaio. Questo si traduce, solo nel settore alimentare, in un aggravio di 56,00 Euro annui a famiglia.In particolare l’Istat sottolinea che non ci sono stati a febbraio aumenti dei prezzi degli igienizzanti a causa del Coronavirus, precisando che le rilevazioni arrivano fino a domenica 23. Una speculazione che forse non avveniva solo nelle farmacie e nei negozi fisici monitorati dall’Istat, che tra l’altro in tale data avevano con grande probabilità già finito le scorte. Purtroppo, a partire da circa il 20 febbraio, specialmente online, i prezzi hanno iniziato a lievitare, lo dimostrano le numerose denunce dei cittadini che si sono rivolti alla nostra Associazione, che ci hanno portato a segnalare prontamente il fenomeno all’Antitrust. È di oggi la notizia che l’Autorità ha chiesto chiarimenti sulla vendita di prodotti igienizzanti e di mascherine alle principali piattaforme e ai siti di vendita on line.Al di là dei dati relativi alle speculazioni, rimane comunque il fatto che l’inflazione in crescita pesa sui bilanci familiari in un momento delicato e difficile per l’intero sistema economico.Condividiamo gli appelli alla calma e alla razionalità: attraverso una corretta informazione che dia spazio alla conoscenza e non alle paure irrazionali è possibile adottare tutte le misure precauzionali del caso senza paralizzare l’intero Paese. Per questo è necessario uno sforzo del Governo per affrontare l’emergenza e limitare i danni sull’economia, che rischiano di ripercuotersi in maniera pesante sull’economia e su tutti i cittadini.

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Coronavirus e i pediatri di famiglia

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

“Facciamo appello ai genitori affinché evitino di portare i bambini nello studio del proprio pediatra di famiglia o al pronto soccorso, per comuni sintomi respiratori come tosse, raffreddore e febbre. Per annullare il contagio dobbiamo limitare il contatto tra malati e sani. In prima istanza i sintomi posso essere gestiti con i consigli telefonici e i farmaci sintomatici suggeriti dal pediatra di famiglia”. Questo l’invito del Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Paolo Biasci, sull’emergenza coronavirus.“Si tratta, di fatto, – interviene Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – di attenersi alle raccomandazioni che da sempre forniamo in caso di tosse e raffreddore. Le abbiamo raccolte in un decalogo, da lunedì disponibile in tutti gli studi dei nostri associati. Occorre un grande senso di responsabilità da parte dei genitori, cui suggeriamo di non far frequentare asili e scuole ai figli che abbiano evidenti sintomi di infezione delle vie respiratorie”.“Purtroppo il nuovo Coronavirus si affaccia in Italia in un momento in cui ancora l’epidemia influenzale stagionale è in fase di massima diffusione – prosegue Doria – e gli studi dei pediatri di famiglia sono affollati di bambini con l’influenza o con le comuni infezioni delle vie respiratorie. I sintomi influenzali, del COVID-19 e di altre decine di altri virus respiratori, non sono al momento differenziabili. Sebbene al momento attuale sembra che il COVID-19 non colpisca in modo aggressivo l’età pediatrica, è altrettanto evidente che, come accade per l’epidemia influenzale stagionale, i bambini rappresentano il maggior serbatoio di diffusione del virus nei confronti degli adulti, genitori e nonni in primis, che potrebbero avere, invece, un’evoluzione più aggressiva dell’infezione”.“Adatteremo strategie informative e raccomandazioni a quella che è una situazione in continua evoluzione – sottolinea Biasci – in raccordo con le istituzioni sanitarie del nostro Paese, cui abbiamo già dato la nostra piena disponibilità nel sostenere azioni e interventi d’emergenza. Invitiamo le famiglie a seguire le indicazioni che forniremo anche sui social della Federazione. Basterà cercarci come FIMP su tutti i canali”.“Chiediamo inoltre a tutti i colleghi in Italia – concludono Biasci e Doria – di aumentare la già generosa disponibilità telefonica per i genitori dei bambini che presentano sintomi influenzali, così da evitare il più possibile che questi stessi debbano essere condotti presso gli studi sul territorio. Non dobbiamo generare ulteriore allarme, ma evitare che i pazienti e i medici possano essere esposti a rischi inutili. Mai come oggi frequentare in maniera inappropriata uno studio medico o un pronto soccorso potrebbe esporci esattamente ad un rischio inutile”.

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Formazione, infermiere di famiglia e ospedali di Comunità

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Rendere coerente l’esercizio professionale con le competenze acquisite nel corso degli anni; una profonda revisione dei percorsi didattici alla luce della nuova epidemiologia della popolazione e della necessità improcrastinabile di avere infermieri specializzati; l’approvazione dell’intesa sugli ospedali di Comunità– già all’ordine del giorno della conferenza Stato-Regioni – il riconoscinento dell’Infermiere di Famiglia e maggiori investimenti che consentano gli infermieri di lavorare al massimo delle loro potenzialità. Sono solo alcuni dei punti della mozione approvata oggi dal Consiglio nazionale Fnopi-Federazione nazionale delle professioni infermieristiche, sottoposta durante un evento a Roma al ministro della Salute, Roberto Speranza. A illustrare il documento – sottoscritto da 102 presidente degli Ordini provinciali e interprovinciali – è stata la presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli, la quale ha ringraziato il ministro per quanto fatto in questi mesi e per “l’impegno garantito nel passare dalle parole ai fatti sul Patto per la salute, sul finanziamento al nostro sistema sanitario, e altri importanti obiettivi che ha raggiunto”. La mozione “tuttavia, contiene una serie di sollecitazioni e richieste”. Oltre a quelle elencate, centrali per gli infermieri – oltre 450mila in tutta Italia – anche la revisione del piano di studi in Infermieristica e per il biennio di laurea magistrale. Nel primo caso prevedendo l’apprendimento di tecniche per limitare i casi di aggressione al personale sanitario e nel secondo prevedendo un indirizzo clinico che indirizzi verso un percorso mirato all’infermieristica di famiglia, pediatrica e all’infermieristica nei servizi di emergenza. E ancora, la formazione, sia dei percorsi accademici verso le specializzazioni, sia nella formazione continua delle professioni sanitarie. “Un tema per noi strategico e fondamentale”, ha detto la presidente Mangiacavalli. “Quello che noi chiediamo- ha spiegato ancora la presidente Fnopi – è la salvaguardia delle nostre competenze e dell’appropriatezza delle risposte ai bisogni dei cittadini. Abbiamo rappresentato una serie di esigenze che non nascono in maniera corporativistica o solo per rivendicare ma soprattutto perché gli infermieri hanno l’obiettivo deontologico ed etico di mantenere le loro competenze sempre più aderente ai bisogni dei cittadini. Quindi se si modificano questi bisogni c’è necessariamente bisogno di modificare le risposte dei professionisti e del sistema”.“Della mozione condivido le questioni essenziali che vengono poste. Dobbiamo rimettere al centro Il Servizio sanitario nazionale, ricominciare a investire, metterci più risorse possibili, come abbiamo iniziato a fare in questa manovra di bilancio, con 2 miliardi in più sul Fondo, 2 miliardi sull’edilizia e l’ammodernamento tecnologico e l’abolizione del superticket. E, insieme, con gli Ordini, con i sindacati, le associazioni e le imprese, con il mondo della ricerca, dobbiamo lavorare per una riforma di questo Servizio sanitario nazionale. Penso che questo si possa fare e che la traccia di lavoro indicata dalla Fnopi va assolutamente nella direzione giusta”, ha detto il ministro della salute, Roberto Speranza durante il convegno Fnopi.
Dal ministro Speranza infine, un elogio al contributo fondamentale e costante per il lavoro degli infermieri, non solo in periodi di emergenza come quello attuale. “Gli infermieri sono quelli che lavorano nel silenzio della notte– ha concluso la presidente-, accanto al letto della persona. Noi infermieri sappiamo di esserci. Come Federazione stiamo cercando di veicolare questo messaggio di visibilità anche alle altre istituzioni, perché il lavoro dell’infermiere c’è ma forse si vede poco. Occasioni come queste danno modo, anche grazie alla modalità adottata dal ministro, di dare visibilità al contributo di tutte le professioni. Pur nella difficoltà e nella preoccupazione del momento, è un motivo di orgoglio per il nostro paese, per il nostro sistema sanitario, per i nostri infermieri”.

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La Filp Cisal incontra Maria Pallini

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

La Filp Cisal incontra l’Onorevole Maria Pallini, componente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati tra i facilitatori del “Team Lavoro e Famiglia” del Movimento 5 Stelle, con l’obiettivo di creare aggregazione e sinergie che possano dare dignità a quanti svolgono la propria professione.Ad esporre le criticità dei liberi professionisti, una delegazione Filp Cisal guidata dal Commissario Nazionale Vincenzo Morelli accompagnato dal Sub Commissario Nazionale Paolo Borrelli e dai commissari della Regione Lazio e Campania, Tiziana Lentini e Idetta Cincinelli.La Federazione Liberi Professionisti della Cisal ha focalizzato l’attenzione su diversi temi: dall’equo compenso per i lavoratori autonomi, in particolare per i commercialisti, alla possibilità di consentire a commercialisti ed avvocati la trascrizione al registro delle imprese degli atti di cessione e affitti di aziende firmati digitalmente, alla stregua delle cessioni di quote societarie.All’Onorevole Pallini la Filp Cisal ha poi ribadito la necessità di attribuire ai commercialisti e agli avvocati le stesse prerogative dei Consulenti del lavoro in materia di tenuta del libro unico nonché la possibilità di estendere i servizi telematici verso l’INPS e gli Uffici del Lavoro.Sul tavolo anche la modulazione delle sanzioni per errori formali in materia di agevolazioni contributive e fiscali, con la richiesta di eliminare la decadenza delle stesse se non in presenza di errori sostanziali nell’applicazione del contratto collettivo di lavoro.Sul rinvio dell’applicazione del codice della crisi d’impresa, invece, è stato proposto di estendere la proroga di sei mesi, per le procedure di allerta, a tutte le società, anche per superare le criticità della revisione dei bilanci dell’anno 2019. Al termine del confronto la delegazione Filp Cisal ha ricevuto nuova convocazione per ulteriori approfondimenti, anche sulle tematiche Tributarie, al prossimo 26 febbraio alla presenza anche dei componenti della Commissione Bilancio della Camera.

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Una Zampa in famiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

E’ il progetto didattico promosso da ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) grazie al contributo non condizionante di MSD Animal Health, torna tra i banchi di scuola per il secondo anno consecutivo. Nel 2020, da gennaio a giugno, saranno più di 200 le scuole primarie coinvolte nel progetto, che vedrà impegnati oltre 200 medici veterinari in 177 città italiane.Lo scorso anno sono stati più di 13.000 i bambini che hanno conosciuto Zampa, il cane protagonista dell’iniziativa, con tutta la sua famiglia – umana e a 4 zampe (Mimì la Micia e Lillo il Coniglio). Grazie alle lezioni “a misura di bambino” tenute dai Medici Veterinari ANMVI coinvolti nella prima edizione del progetto didattico, i bambini si sono avvicinati a temi significativi quali l’importanza di accogliere in modo responsabile un amico a 4 zampe in famiglia, imparando a rispettare le sue esigenze, con un occhio di riguardo per la sua salute.Anche quest’anno, i bambini saranno coinvolti in divertenti lezioni interattive (totalmente gratuite per le scuole) durante le quali i Medici Veterinari ANMVI racconteranno, attraverso il gioco, come interagire in modo corretto con un amico a 4 zampe e quanto l’adozione rappresenti una scelta importante e responsabile nelle loro vite.Dopo la prima edizione, Una Zampa in Famiglia si è rivelato inoltre un’iniziativa efficace per sensibilizzare adulti e bambini verso tematiche importanti e quanto mai attuali, prima fra tutte l’abbandono degli animali: il progetto non solo insegna ai più piccoli ad accogliere un nuovo pet, ma spiega come questo rappresenti un vero atto di consapevolezza, ricordando che l’adozione è un impegno che non va in vacanza.Zampa, star dell’iniziativa, racconterà in prima “persona” la sua storia, permettendo ai più piccoli di sentirsi direttamente coinvolti nella storia e condividere le proprie esperienze con gli animali domestici.
Da quest’anno, inoltre, i Medici Veterinari ANMVI che guideranno le lezioni riceveranno un importante attestato di partecipazione al progetto che potranno appendere nel loro ambulatorio, raccontando e portando l’iniziativa anche fuori dalle aule.Inoltre, tutti i bambini d’Italia e le loro famiglie potranno conoscere l’iniziativa e accedere al sito http://www.unazampainfamiglia.it. Facilmente fruibile e dal design semplice e intuitivo, il sito web è ideato in primo luogo per i bambini ma anche per le loro mamme e papà. Dalla home page, è possibile scaricare il quaderno didattico e altri giochi pensati per i più piccoli (come i consigli di Mimì dedicati al gatto o i consigli di Zampa per accogliere un cane) e, ancora, cimentarsi in un quiz interattivo per ottenere il diploma di “esperto degli amici a 4 zampe”.
Da quest’anno sarà disponibile anche un fumetto da colorare con giochi e quiz, pensato per raccontare in modo divertente tutte le avventure di Zampa e della sua famiglia: dalle visite dal veterinario al centro cinofilo, dai viaggi in auto ai giorni di villeggiatura: il fumetto racconta tante situazioni della quotidianità e come viverle sempre nel modo giusto.“Il cuore pulsante di questo progetto è sicuramente la figura del Medico Veterinario – dichiara il Presidente ANMVI dr. Marco Melosi – sempre più presente nella quotidianità delle famiglie con animali domestici, non solo come referente per la cura e la salute dei nostri amici a quattro zampe ma come vero e proprio consulente su tutto ciò che riguarda il benessere dei pets, comprese abitudini e comportamenti”.

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Ford amplia la famiglia Mustang

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

Colonia, Germania. Per la prima volta in 55 anni, Ford amplia la famiglia Mustang, portando l’iconica muscle car nell’era dell’elettrificazione con Mustang Mach-E, un nuovo SUV elettrico nato dalla stesso spirito di libertà che ha ispirato la coupé sportiva più venduta al mondo.Mustang rappresenta da sempre libertà, progresso, prestazioni e anticonformismo. Ora, Mustang è pronta a reinterpretare questi valori per un futuro elettrico, con maggiore attenzione alle crescenti esigenze di spazio dei clienti e aggiornamenti over-the-air che continuano a migliorare l’esperienza di bordo.Ford ha dato vita a Mustang Mach-E attraverso un processo di sviluppo concentrato interamente sulle esigenze e sui desideri dei clienti. Il risultato è un SUV elegante e sinuoso, che abbina driving dynamics a presenza su strada inconfondibili, con tecnologie di connettività di ultima generazione, pensate per rendere Mustang Mach-E sempre aggiornata. Quando arriverà, alla fine del 2020, Mustang Mach-E sarà disponibile con batterie con diverse potenze abbinate sia alla trazione posteriore sia a quella integrale. Nella versione con trazione posteriore e batteria extended range, l’autonomia arriva fino a 600 km secondo il protocollo WLTP (World Harmonised Light Vehicle Test Procedure). Ford offrirà anche una versione speciale: la GT che punta a raggiungere un’accelerazione da zero a 100 km/h in meno di 5 secondi, con 465 CV e 830 Nm di coppia. Le prestazioni danno un nuovo significato alla parola “elettrico”. Mustang Mach-E offre tre modalità di guida uniche: Whisper, Engage e Unbridled, ognuna con driving dynamics specifici e arricchiti da un’esperienza sensoriale distintiva, come l’illuminazione interna e le animazioni nel pannello di controllo. Nella Mustang Mach-E a trazione integrale, un nuovo sistema all-wheel drive distribuisce la coppia in modo indipendente per singolo asse, per offrire un’accelerazione impressionante e una migliore maneggevolezza rispetto al modello a trazione posteriore. Ford ha messo a punto questo sistema per garantire un’eccezionale trazione su strada, testando Mustang Mach-E su terreni bagnati e innevati, per assicurare il massimo controllo anche in condizioni di bassa aderenza.Oltre all’incredibile accelerazione, Mustang Mach-E GT sarà dotata delle nuove pinze freno “Flexira Brembo” in alluminio, che abbinano la funzionalità delle pinze classiche al design e alle dimensioni delle pinze flottanti. Mustang Mach-E GT è, inoltre, dotata di sospensioni adattive MagneRide, in grado di gestire in tempo reale eventuali mutamenti delle condizioni stradali, garantendo allo stesso tempo una guida emozionante e confortevole.
Debutta, a bordo di Mustang Mach-E, il sistema di comunicazione e intrattenimento SYNC di nuova generazione, un’interfaccia elegante e moderna che utilizza l’apprendimento automatico per comprendere rapidamente le preferenze dei conducenti e migliorarsi nel tempo, grazie alla modalità di aggiornamento over-the-air. Il SYNC di nuova generazione è abbinato a uno schermo da 15.5 pollici con una semplice interfaccia che elimina i classici menù complicati, rendendo più facile l’accesso alle diverse funzioni attraverso i comandi touch e pinch&swipe. Dotato di connettività basata su cloud e riconoscimento vocale conversazionale, il sistema SYNC di nuova generazione offre il doppio della potenza di elaborazione rispetto a quello precedente, per rendere più semplice e veloce la navigazione e il collegamento di uno smartphone al veicolo.

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