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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Posts Tagged ‘salute’

Spezie: salute, alimentazione e ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 novembre 2017

spezieFirenze Auditorium Cto Careggi venerdì 24 novembre ore 9,30 apertura lavori medici e speziali, ricercatori ed erboristi, studenti e infermieri, droghieri e semplici cultori… saranno in 500, a Firenze, al Convegno sulle Spezie, aperto a chiunque sia interessato all’argomento, saporito, piccante e stimolante, per la mente e per il corpo, per gli occhi e per il palato. Utile per aggiornarsi sull’evoluzione della ricerca, ricevere input nuovi, anche sull’alimentazione, arricchita di saperi e sapori, antichi e nuovi, vengano essi da occidente o da oriente. Anche in ambito medico, o semplicemente nutrizionale o salutistico, o erboristico, o farmaceutico. Ma fosse anche solo per imparare l’uso di qualche spezia nuova in cucina. Perché no? Parliamo di spezie e salute? Automaticamente il pensiero di molti corre, ma si ferma spesso alla Curcuma e allo Zenzero. Misconoscendo invece le potenzialità interessanti dello Zafferano, e di moltissime altre spezie, dimenticando le applicazioni medicinali della capsaicina, sulla quale la ricerca è iniziata già decina di anni fa, fino a condurre alla scoperta di nuovi e importanti recettori, non solo per il dolore! Parliamo di spezie nell’alimentazione? E molti di noi confinano la loro mente al pepe e al peperoncino, come stimolanti la digestione. Forse neppure hanno mai sentito parlare del Cardamomo, o sottovalutano tutta la finezza del Cumino, o le possibili sfumature del Curry. Per non parlare dei Chiodi garofano che qualcuno li ricorda solo come desueto rimedio odontoiatrico, non sapendo che ne possiamo ottenere ottimi decotti utili in caso di influenza, come un olio essenziale con interessanti attività antibiotiche. E lo stesso dicasi dell’Origano.

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Salute e condizioni sociali

Posted by fidest press agency su domenica, 12 novembre 2017

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1Le condizioni sociali ed economiche in cui una persona nasce e cresce possono avere un forte impatto sul suo stato di salute e sulla qualità della sua vita. Lo ha affermato l’epidemiologo Paolo Vineis, nella relazione che ha tenuto all’apertura dei lavori della conferenza Invecchiamento di successo, organizzata ad Alba dalla Fondazione Ferrero. Vineis insegna Salute globale all’Imperial College di Londra ed è coordinatore del progetto europeo Lifepath, che si occupa di studiare i meccanismi biologici tramite i quali le condizioni socioeconomiche condizionano la salute delle persone. Ad Alba, Vineis ha presentato i risultati finora ottenuti nella comprensione scientifica delle “disuguaglianze di salute”. Di come, in altri termini, le disuguaglianze sociali si traducano in eventi biologici che possono determinare un invecchiamento più o meno in salute, e spesso una mortalità prematura.Ci sono persone che possono scegliere di andare a vivere in contesti più confortevoli e meno inquinati, di mandare a scuola i figli e di adottare stili di vita più sani. Ci sono altre persone, invece, che sono più esposte a una cattiva alimentazione, che non possono permettersi di coltivare l’istruzione loro e dei propri figli, e che sono costrette ad abitare in quartieri malsani, trafficati, se non addirittura asfissiati da discariche e poli industriali. Queste differenze, che vanno sempre più allargandosi, generano a loro volta preoccupanti differenze a livello di salute e qualità della vita.In Europa, l’86% dei decessi è attribuibile alle malattie croniche non trasmissibili, che a loro volta determinano il 77% degli anni di vita in buona salute persi e il 75% dei costi sanitari (soprattutto in assistenza a lungo termine). La maggior parte di queste malattie, e le conseguenti morti premature, vengono attribuite a cause complesse (largamente ambientali o comportamentali), che hanno negli stili di vita insalubri le cause principali: alimentazione scorretta, scarsa attività fisica, fumo, alcol. In realtà gli stili di vita, così come altri fattori di rischio, risentono fortemente di determinanti sociali di salute come la posizione nella società e sul lavoro, il reddito, e il livello educativo. I quali, quindi, vanno di fatto considerati le cause delle cause, che andrebbero tenute presenti nelle azioni di prevenzione e contrasto messe in opera dai sistemi sanitari.Le disparità sociali che si traducono in disuguaglianze di salute sono evidenti anche in paesi come l’Italia, meno colpita di altri paesi, probabilmente grazie all’effetto positivo che ancora giocano fattori come la alimentazione e la presenza di un sistema sanitario universalistico. Ciononostante, anche in Italia, fra un operaio non qualificato e un dirigente si osservano in media 5 anni di svantaggio nella speranza di vita.Perché questo accade? Attraverso quali meccanismi biologici e molecolari lo svantaggio sociale si traduce in malattia? Una delle spiegazioni più accreditate individua queste differenze di longevità e benessere negli stili di vita connessi allo stato socioeconomico, ma anche nello stress psicosociale connesso a condizioni di deficit educativo, lavorativo, ambientale, relazionale ed economico. Lo stress cronico che ne consegue può tradursi in malattia e mortalità precoce attraverso una serie di meccanismi fisiopatologici: dagli ormoni dello stress (rilascio aumentato di cortisolo) a marcatori di rischio cardiovascolare come la proteina C reattiva, allo stato di infiammazione cronica e alle malattie che ne derivano.Un gruppo di ricercatori del progetto Lifepath ha recentemente dimostrato che il 20% della mortalità prematura è dovuto a povere condizioni socioeconomiche, che si rivelano essere il terzo fattore di rischio dopo il fumo e l’inattività fisica. Altre ricerche realizzate dal consorzio coordinato da Vineis hanno mostrato come le disuguaglianze nella vita materiale e psicologica delle persone comincino ad esercitare la loro influenza a partire addirittura dalla gestazione. Già da quel momento, infatti, le condizioni materiali dei genitori influiscono sul nascituro, determinando in parte anche parametri come l’altezza e la predisposizione futura a sviluppare malattie. È nella prima fase della vita, almeno fino alla tarda adolescenza, che è massima l’incidenza dello svantaggio socioeconomico sulla biologia della persona, che poi si manifesterà nei decenni successivi in termini di malattie e mortalità prematura.
Riconoscere l’importanza delle condizioni sociali ed economiche nell’influire sulla salute e sulla qualità dell’invecchiamento, secondo Vineis, è dunque il primo passo necessario per capire dove intervenire per migliorare il benessere delle persone. Inoltre, la comprensione dei processi biologici attraverso i quali le disuguaglianze sociali si traducono in disuguaglianze per la salute consentirebbe di fornire accurate importanti prove scientifiche a istituzioni sanitare e decisori politici, che a loro volta potranno rendere più incisive le politiche di sanità pubblica.

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In aumento i debiti e le richieste d’aiuto delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

saluteIl 23% degli intervistati si indebita per garantire prestazioni sanitarie a un familiare in condizione di fragilità. Aumentano quelli che rinunciano per motivi economici alle cure mediche. È salito a 12,2 milioni il numero degli italiani che nell’ultimo anno ha rinunciato o rinviato una prestazione sanitaria per ragioni economiche, 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. (Dati Censis). Sono numeri che spingono a riflettere sulla concreta e drammatica difficoltà economica delle famiglie italiane, una condizione aggravata anche da un Servizio Sanitario Nazionale debole, tra liste d’attesa troppo lunghe per gli esami e l’elenco dei farmaci rimborsabili sempre più esiguo.
Da un’indagine condotta dall’Osservatorio Prodeitalia che, nell’ultimo anno ha analizzato la situazione economica di circa 300 famiglie assistite, è emerso come il 23% dichiara di essersi indebitato per poter garantire un’adeguata assistenza medica ad un proprio familiare invalido o anziano, debiti che, in alcuni casi, arrivano a sfiorare i 3.000 euro; inoltre, sono sempre più frequenti i casi in cui i prestiti presi o i mutui accesi, vanno a gravare o a peggiorare una condizione di indebitamento preesistente. Sempre secondo la Ricerca, il 46% dichiara di aver rinunciato da anni alle visite mediche esami e controlli di prevenzione, proprio perché non in grado di far fronte alle spese sanitarie.
“A complicare il quadro, un marcato divario regionale che sottolinea in modo impietoso un diverso accesso alla tutela della salute e alle cure dei cittadini. Sono, infatti, numerose le richieste di aiuto che Prodeitalia riceve ogni giorno da nuclei familiari che non riescono a sostenere le spese mediche. La nostra indagine evidenzia che la maggior parte delle richieste proviene proprio dalle Regioni del Sud Italia, quasi l’80% del totale, ma ci sono anche famiglie provenienti da territori normalmente considerati ‘ricchi’, come il Veneto e il Trentino. Nelle grandi città, come Roma per esempio, si ricrea questo microcosmo con le sue differenze. Abbiamo notizia di famiglie che nelle periferie rinunciano in qualche caso alle cure mediche e molto spesso alla prevenzione. Questo succede quando si rivolgono ad una struttura sanitaria in cui le liste d’attesa sono impossibili e dove non ci si possono permettere le parcelle del privato. Gravissima poi la situazione di molte famiglie con uno o più disabili a carico. L’assistenza pubblica viene ridimensionata di continuo e molte famiglie a fronte di un’esigenza 24 ore su 24 sono costrette ad indebitarsi” – dichiara l’Avvocato Francesca Scoppetta, uno degli ideatori del Progetto Prodeitalia. Progetto Prodeitalia Nasce allo scopo di offrire un aiuto a chi per motivi di salute, economici, organizzativi o di varia natura, non riesce più a onorare i propri debiti. Sulla base della legge 3/2012 che regola il sovraindebitamento e introduce nell’ordinamento giuridico italiano la procedura di esdebitazione, Prodeitalia assiste e aiuta le aziende e i cittadini che, almeno in una prima fase, hanno la necessità di essere guidati. I professionisti che hanno aderito al Progetto offrono le proprie competenze fornendo una prima consulenza gratuita sugli strumenti che la legge mette a disposizione, trovando lo strumento giuridico utile a risolvere il problema e riducendo i debiti fino all’80%. Osservatorio Prodeitalia Ideato dalla squadra di professionisti dell’omonimo Progetto, l’Osservatorio si pone l’obiettivo di rilevare dati sulla crisi economica che non compaiono nelle statistiche istituzionali. Le ricerche, infatti, si basano sulla raccolta e analisi di dati in riferimento alle esperienze concrete dei soggetti intervistati, allo scopo di fornire numeri e informazioni più aderenti possibili alla realtà.

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Convegno su “Narrazione, trauma e salute: dall’individuo alla società”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

Roma 28 ottobre nella Sala Congressi via Rieti dalle 8.30 alle 19 convegno su ‘Narrazione, trauma e salute: dall’individuo alla società. La sfida è intercettare l’impatto del trauma il più precocemente possibile, non solo quando si presentano dei quadri clinici molto compromessi e complessi”. Con questo intento Vittoria Ardino, presidente della Società Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico (Sisst), promuove insieme all’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) e al Dipartimento di studi umanistici e internazionali dell’Università di Urbino (Discui) un convegno internazionale gratuito.
“Il contesto italiano deve uscire da un isolamento di tematiche che si esaurisce nello studiare il trauma per possedere solo alcune tecniche psicoterapeutiche. Lo studio dell’impatto del trauma- chiarisce Ardino- tocca diversi aspetti dell’individuo, per questo motivo il campo non può essere ristretto alla clinica, ma deve aprirsi alla prevenzione per identificare e intercettare l’impatto che l’esperienza traumatica ha sull’individuo e sulla società. Un tema sul quale l’Italia è ancora molto indietro”, denuncia la presidente della Sisst.
Questo significa “far parlare diversi professionisti”. Infatti, al convegno parteciperanno tanti esperti in settori differenti: psicoterapeuti, neuropsichiatri, docenti universitari, pediatri, un antropologo, un sociologo esperto di migrazioni e un avvocato che si occupa da anni di advocacy per la Fondazione Terre des Hommes Italia. La conferenza sarà, infatti, l’occasione per presentare proprio una ricerca congiunta della Sisst e della Fondazione Terre des Hommes sui costi delle mancate cure psicosociali per i minori migranti: “È uno studio di valutazione economica condotto sui minori stranieri non accompagnati in Italia e Germania. Abbiamo messo a confronto il sistema attuale delle cure psicosociali in questi due paesi con un modello sanitario virtuoso che investe nella prevenzione delle esperienze traumatiche, o delle problematiche legate alla Salute mentale, comportando un risparmio per la società nel lungo periodo. Al convegno mostreremo uno spaccato sulle diverse strategie legate a differenti politiche sociali e sanitarie. La sfida che si pone oggi la psicotraumatologia- continua Ardino- è chiedersi quali modelli di servizio possiamo implementare per intercettare meglio il trauma. Non è più sufficiente limitarsi a quello che avviene in uno studio privato dello psicoterapeuta, deve esserci una risposta sociale e pubblica al trauma”.
La conferenza vedrà la partecipazione di relatori nazionali e internazionali e ha già ricevuto i patrocini dell’European Society for Traumatic Stress Studies (Estss), del Centro interdipartimentale per la ricerca transculturale applicata (Cirta) dell’Università di Urbino e della Fondazione Terre des Hommes Italia. “La presenza della Estss è un segnale importante, così come quella degli esperti dell’IdO grazie alla loro esperienza sui traumi che avvengono nella collettività. Questo ci aiuta- ricorda la presidente della Sisst- a far capire come evolve il trauma nel tempo, qual è la tempistica delle reazioni a livello collettivo per poterle prevenire al meglio”.
Di trauma psicologico si parla da tempo. “Eventi traumatici sono sempre stati presenti in tutte le società e in tutte le epoche storiche. Oggi ne abbiamo una maggiore consapevolezza- fa sapere Ardino- e questo ci permette una riflessione più fine sul tema. È vero che accadono eventi potenzialmente traumatici a livello sociale, ma non dimentichiamo che il grande sommerso del trauma è legato ai traumi intra-familiari”.
Per parlare di trauma, spiega la presidente della Sisst, occorre analizzare tre fattori: l’impatto, la specificità dell’evento e le caratteristiche individuali e sociali. “L’evento di per sé non ci dice niente- afferma la studiosa- dobbiamo sempre leggerlo insieme all’impatto che può avere su un singolo individuo, un gruppo sociale o una famiglia. È chiaro che per essere definito traumatico dovrà rappresentare una minaccia reale e/o percepita di pericolo per l’incolumità e l’integrità fisica e psicologica dell’individuo e/o di un gruppo sociale. È necessario osservare quale sarà l’impatto che questo evento avrà nel lungo periodo a livello individuale e collettivo. Il trauma diventa tale- conclude la presidente della Sisst- quando mette in scacco le risorse individuali e sociali, altrimenti si tratterà solo di un evento molto difficile da affrontare ma comunque superabile”.
Oltre al convegno si svolgeranno anche due workshop il 27 ottobre a Roma, nella sede dell’IdO in via Alessandria 128/b. Il primo dalle 15 alle 18.30 su ‘La Brief Eclectic psychotherapy (BEEP) for PTSD (Disturbo post traumatico da stress) e la Narrative Exposure Therapy (NET)’ che punta ad aprire un focus sulle terapie brevi per i disturbi trauma-correlati con Vittoria Ardino e Mariel Meewisse (in lingua inglese con traduzione); il secondo ‘Tra Psiche e Corpo: Memorie Somatiche e Trauma’, dalle 15.30 alle 18.30 con Tommaso Farma, esponente del board Estss. Il convegno è gratuito, mentre i workshop prevedono un piccolo contributo spese.

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La salute della donna: Patologie femminili di maggiore impatto

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

milanoMilano, 20 settembre h. 13.00 Hotel Michelangelo – Sala B – Piazza Luigi di Savoia 6 Dall’istituzione della prima Cattedra di medicina di genere a Padova e di una giornata nazionale dedicata alla salute della donna, ai Bollini Rosa agli ospedali italiani, alla presentazione del Manifesto sulla salute della donna fino al primo disegno di legge sulla medicina di genere. Di passi avanti ne sono stati fatti molti. Il genere rappresenta ormai un parametro imprescindibile per garantire la personalizzazione della cura sia in ambito clinico sia nell’organizzazione dei servizi sanitari.
Il 1° Congresso Nazionale di Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna farà il punto sulla medicina di genere e sulla salute della donna nell’età fertile e nella menopausa mettendo in luce le interazioni tra le varie malattie in ambito cardiologico, diabetologico, ginecologico, neurologico, oncologico, psichiatrico e reumatologico. Partecipano:
Sen. Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Claudio Mencacci, Presidente Comitato tecnico scientifico Onda, Osservatorio nazionale salute della donna
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale salute della donna
Rossella Nappi, Professore Associato Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico san Matteo, Università degli Studi, Pavia
Maria Penco, Professore Ordinario di Cardiologia, Direttore Scuola di Specializzazione, Malattie Apparato Cardiovascolare, Università degli Studi, L’Aquila
Armando Santoro, Direttore Cancer Center, Oncologia Medica, Humanitas Research Hospital, Rozzano (MI)
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Vittorio Silani, Direttore UO Neurologia e Stroke Unit, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano

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Salute basket: Oncologi e coach insieme per favorire la prevenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

tel avivTel Aviv (Israele) I giovani italiani non seguono le regole della prevenzione. Nel nostro Paese la metà dei fumatori ha preso il vizio prima dei 20 anni, il 13% dei 15enni beve alcolici tutti i giorni e il 15% dei 13enni è in sovrappeso. Per raggiungere gli oltre 156mila giovanissimi italiani che giocano a pallacanestro e spiegare loro l’importanza di seguire corretti stili di vita, prende il via Allenatore Alleato di Salute Basket, il primo progetto al mondo che si pone l’obiettivo di insegnare ai coach delle varie discipline sportive come educare al benessere i bambini e gli adolescenti. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Insieme Contro il Cancro e gode del sostegno del Ministero della Salute e del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI). Il progetto Allenatore Alleato di Salute è partito nel 2016 nel calcio con Max Allegri testimonial e ambasciatore della campagna. Dopo il calcio il progetto sbarca nei palazzetti con l’adesione ufficiale della Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) siglata durante i Campionati Europei di Basket 2017 in corso in questi giorni a Tel Aviv. “Fumo, consumo di alcol, abbandono della dieta mediterranea e sedentarietà rappresentano i principali fattori di rischio della gran parte di malattie importanti, come i tumori – afferma il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro, nella conferenza stampa di presentazione insieme al presidente della FIP, Giovanni Petrucci, e al coach della Nazionale, Ettore Messina -. Questi comportamenti scorretti iniziano nella maggioranza dei casi da giovanissimi e l’allenatore sportivo può svolgere un ruolo importantissimo. Il 36% degli under 19 residenti nel nostro Paese chiede infatti al proprio coach consigli sul benessere e su come mantenere integro il proprio organismo. Per questo è fondamentale che il coach abbia una preparazione di base per rispondere in modo corretto a queste domande, per favorire corretti stili di vita”. “Siamo particolarmente orgogliosi e lieti di partecipare a questa importante campagna – spiega Giovanni Petrucci, Presidente Nazionale FIP -. La nostra Federazione può vantare oltre 14mila allenatori e più di 8mila istruttori di minibasket. Si tratta di un piccolo esercito di educatori che possono favorire la promozione della salute tra i giovani e le loro famiglie. Grazie alla collaborazione con gli specialisti della Fondazione Insieme Contro il Cancro potremo insegnare loro come si devono approcciare ai ragazzi e in che modo possono aiutarli”. Allenatore Alleato di Salute Basket vede la partecipazione come testimonial del coach azzurro Ettore Messina. “Come uomo di sport sono onorato di essere considerato un ‘Maestro di Salute’ – sottolinea il coach Messina -. Tutti i giorni bisogna allenarsi anche per preservare il proprio benessere psico-fisico. Basta seguire alcune semplici regole tutti i giorni fin dall’infanzia. Attraverso questo progetto vogliamo favorire la crescita degli atleti di domani. Non vogliamo ovviamente sostituirci ai medici o ai genitori, ma possiamo offrire un nostro contributo”. “Il mondo dello sport deve dare il buon esempio a tutta la società – aggiunge il prof. Cognetti -. E’ infatti ormai dimostrato da numerosi studi scientifici che grazie all’attività fisica possiamo evitare molte gravi malattie come disturbi cardio-vascolari, diabete e obesità. Solo per il cancro i sedentari hanno una probabilità fino al 40% superiore di sviluppare una neoplasia. Per contrastare comportamenti scorretti serve una vera e propria rivoluzione culturale che deve interessare soprattutto i bambini e gli adolescenti”. “Il nostro auspicio è riuscire a coinvolgere quante più possibili realtà del mondo dello sport italiano – conclude il prof. Francesco Cognetti -. I giovani hanno infatti un estremo bisogno di educazione al benessere. Tutti insieme possiamo vincere questa fondamentale e non più rinviabile sfida”.

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Droga di ieri e di oggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

droga cannabis-vicinoStiamo seduti nel bel mezzo di un uragano, invece di metterci al riparo, rimaniamo a guardare gli esiti della catastrofe. Non soltanto la droga sta impattando e mettendo in crisi i fortini dell’accoglienza e della salute ritrovata nelle comunità di servizio e terapeutiche, a causa delle interminabili liste di attesa, delle richieste di aiuto disperate che non permettono ulteriori deroghe. Addirittura sta ritornando la droga di ieri, ben mischiata e amalgamata a quella di oggi, L’eroina è nuovamente tra noi, è vero che non se n’è mai andata, ma adesso sgomita e spinge avanti, come faceva in passato senza troppe cortesie. Un tempo chi la bucava, sniffava, fumava, lo faceva per un moto prettamente protestatarlo, contestatario, una sorta di rivolta autodistruttiva per non rimanere invischiati nelle ingiustizie sociali che stavano preparando terreno fertile per l’estinzione di una intera generazione. Oggi chi si sbomballa con la roba, non lo fa certo per una insubordinazione alla regola sociale o per non esser costretto a condividere uno status quo, piuttosto per una vera e propria resa incondizionata alla fatica di un impegno, di una responsabilità, di una libertà che impone la corposità di una scelta. Dunque l’accettazione del suo opposto e contrario, l’incontro disimpegnante della droga, che accantona ogni desiderio di felicità e autorealizzazione. Una molteplicità di articoli di cronaca ci dicono che il problema delle dipendenze sta deflagrando un’altra volta: droga, alcool, azzardo, bullismo spinto e violenza, stanno devastando limiti e confini di ogni giovanissimo, c’è in superficie una scollatura tra presente e futuro, come non esistesse possibilità di mettere giù un progetto, un percorso un po’ per volta, avanza con gli anfibi della precarietà una arrendevolezza disarmante che piega le gambe dei più giovani. Il mondo adulto osserva preoccupato il propagarsi di fenomeni sociali delinquenziali, si rifugia nella richiesta di punizione che ristabilisca un equilibrio, chiede a gran voce risposte severe. Dimenticando che il rispetto delle regole è chiaramente un diritto e un dovere fondamentale per ognuno e per ciascuno, ma perché questo avvenga occorre ripristinare un’attenzione e una cura di se, attraverso esempi autorevoli nei gesti quotidiani ripetuti. L’indifferenza con cui si legano al palo i più giovani, obbligandoli a una attesa umiliante e provocatoria, tentando illusoriamente di esorcizzare il tempo della noia che invece intacca anche la più coriacea delle convinzioni, non fa altro che ingrossare le fila di quanti accantonati e frustrati, non trovano di meglio che la compagnia silenziosa e complice delle sostanze. C’è penuria di coraggio a educare, a tirare fuori insieme il meglio, anche i silenzi di figli che non intendono parlare con te padre o madre che sia. Educare è la parola magica, educare alla speranza di realizzarsi, conquistando la capacità di raggiungere un obiettivo. Non sono utopie da supermercato, dove spesso, sempre più spesso, gli adulti vanno a pescare risposte vane. Forse occorre maggiore rispetto nei riguardi dei più giovani, prudenza a parlare di legalizzazione, un carico di poderosa attenzione su cosa significa sdoganare la famosa droga ricreativa, è necessaria una doverosa riflessione su cosa potrà significare avere a che fare con un mercato parallelo ben più devastante e ingannevole, soprattutto nei riguardi dei più deboli e inesperti, di coloro che come sempre pagheranno lo scotto maggiore. Nel frattempo continuiamo ad accantonare e rimuovere questi drammi, a risolverli ci pensiamo alla prossima occasione. (Vincenzo Andraous)

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Anche le ossa hanno bisogno del giusto nutrimento per rimanere in salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

ancaPochi sanno che le ossa non sono una struttura inerte ma un tessuto che si rimodella costantemente e la cui salute dipende da tanti fattori che agiscono insieme.
“Nel corso della vita la dimensione del nostro scheletro e la quantità di osso in essa contenuto cambiano in modo significativo. Ad esempio, nel corso dei primi 10-12 anni di vita, la massa ossea aumenta in modo costante, sia nei ragazzi sia nelle ragazze. Durante la pubertà, il tasso di accumulo di massa ossea accelera, con un aumento più rapido nei maschi, con conseguente raggiungimento del picco di massa ossea verso la metà dei 20 anni. – avverte da Firenze il professor Ranuccio Nuti dell’Università di Siena, dove si tiene il 2° Congresso nazionale della SINuC Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo – Successivamente, un declino graduale si verifica negli uomini in età avanzata, mentre nelle donne la massa ossea resta stabile fino alla menopausa quando inizia un periodo di perdita ossea accelerata per alcuni anni dopo la menopausa. Una nutrizione adeguata è essenziale per il raggiungimento del picco di massa ossea, per il mantenimento della massa ossea durante l’età adulta e soprattutto per il controllo della perdita ossea con l’avanzare dell’età”.
In breve, per la salute dell’osso e per scongiurare il rischio che diventi fragile ammalandosi di osteoporosi è necessaria una combinazione di movimento più dieta ricca di nutrienti in calcio e proteine e una regolare esposizione alla luce del sole che favorisca la produzione di vitamina D. Solo una dieta bilanciata in cui siano presenti sia gli oligoelementi essenziali (vitamine e Sali minerali) e macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) garantisce la corretta costruzione e il mantenimento della salute dell’osso.
“Il calcio è un importante elemento costitutivo del nostro scheletro: per 1 kg di calcio presente nel corpo di un adulto medio, il 99% è localizzato nel tessuto osseo che al bisogno lo rilascia per mantenere i giusti livelli ematici. Il calcio è presente sotto forma di un complesso minerale chiamato idrossiapatite che conferisce resistenza allo scheletro. Riveste anche un ruolo importante nella funzionalità del sistema nervoso e muscolare, mantenendo livelli sierici di calcio costanti. – continua il professor Nuti – La sintesi cutanea della vitamina D è influenzata da diversi fattori, tra cui la latitudine, la pigmentazione della pelle e l’uso di creme solari e soprattutto l’intake alimentare. Le proteine alimentari rappresentano la fonte di aminoacidi indispensabile per la produzione di matrice ossea. Numerosi studi hanno dimostrato come variazioni nell’assunzione di proteine durante l’infanzia e l’adolescenza possono influenzare la crescita scheletrica e soprattutto il raggiungimento del picco di massa ossea. Per quanto riguarda la popolazione anziana un basso intake proteico è associato a perdita di densità minerale ossea sia a livello del tratto prossimale del femore che a livello del rachide lombare. Infatti alcuni studi hanno dimostrato come la supplementazione di proteine in pazienti che hanno subito una frattura dell’anca sembrerebbe ridurre sia la perdita ossea post-frattura, che le complicanze mediche e la tempistica della degenza ospedaliera di riabilitazione”.
“Le fonti alimentari di calcio (latte e latticini) devono essere l’opzione di prima scelta” sottolinea a sua volta il Professor Maurizio Muscaritoli presidente SINuC “mentre i supplementi sono indicati per i soggetti ad alto rischio. Il calcio si deposita di norma sotto forma di cristalli minerali che vedono legati insieme calcio e fosfato mentre le compresse di calcio possono ridurre l’assorbimento di fosfato da parte dell’intestino: un supplemento di 500 mg di calcio riduce l’assorbimento di fosfato pari a 166 mg alterando l’equilibrio necessario alla corretta rimineralizzazione ossea. Ma il calcio è necessario anche alla contrazione dei muscoli e la sua presenza nella dieta permette di accumulare quel ‘patrimonio’ osseo sin dall’infanzia, proteggendoci dall’osteoporosi in tarda età. Condizione patologica che non è inesorabile e non deve essere vissuta come un destino: la giusta prevenzione permette di evitare cadute e fratture talora con esiti fatali”.

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Promozione della Salute nei luoghi di Lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

morettiBergamo. Vi è stata una grande mobilitazione di medici, operatori dei servizi di prevenzione e protezione, referenti aziendali WHP. Tra i relatori, dirigenti di Ats Bergamo, medici di medicina del lavoro e di sanità pubblica, esperti di alto livello, molti dei quali coinvolti nella ricerca nazionale di consenso sugli strumenti per il monitoraggio dei fattori di rischio individuali.
E’ stata organizzata da Ats Bergamo con il sostegno dell’Associazione dei Medici Competenti e il patrocinio di SIMLII (Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene industriale). La sede di Bergamo non è casuale. A Bergamo, grazie all’alleanza di Ats con Confindustria Bergamo, è nato ed è attivo da diversi anni il primo programma standardizzato di promozione della salute nei luoghi di lavoro (WHP) in Lombardia. Il programma ha coinvolto oltre 100 luoghi di lavoro, riuniti in una rete locale di imprese riconosciuta dal 2012 come partner di eccellenza dalla Rete Europea ENWHP. Un’esperienza che suscita interesse anche da parte di diversi Paesi dell’Unione Europea. Il luogo di lavoro come contesto privilegiato per sostenere le persone nel percorso di controllo dei fattori di rischio individuali dovuti a comportamenti errati (cattive abitudini alimentari, fumo, alcol, inattività fisica, stress). Le aziende, aderendo alla rete WHP e attuandone il programma, possono dare un importante contributo alla prevenzione delle malattie non solo professionali, ma anche cronico-degenerative, promuovendo la salute e il benessere psico-fisico attraverso iniziative ritagliate sulle necessità individuali e realizzate in un’ottica integrata, che puntino all’equilibrio tra l’ambiente di lavoro e la vita privata. «Il programma WHP prevede un accreditamento annuale con il conferimento all’azienda di uno specifico logo “Luogo di lavoro che promuove la salute”, assegnato a nome della Rete Europea ENWHP (European Network for Health Promoting Workplace). I luoghi di lavoro che aderiscono alla Rete WHP iniziano un percorso che prevede la realizzazione di buone pratiche efficaci nel campo della promozione della salute, con riferimento all’alimentazione, alle dipendenze da fumo e alcol, all’inattività fisica, alla mobilità sostenibile e sicura» – ha spiegato Roberto Moretti, responsabile del Servizio Promozione della Salute di Ats Bergamo. «Sulla promozione della salute nei luoghi di lavoro convergono gli interessi dei singoli lavoratori, delle imprese, del sistema sanitario e dell’intera collettività – ha dichiarato Mara Azzi, Direttore Generale di Ats Bergamo – La promozione della salute rappresenta la misura di contrasto più razionale e più valida dal punto di vista del rapporto costi/efficacia ai fattori di rischio comportamentali». L’azienda costituisce un luogo ideale perché la sorveglianza sanitaria (l’insieme degli accertamenti sanitari finalizzati alla tutela dello stato di salute e alla sicurezza dei lavoratori) rappresenta un’occasione unica per monitorare un grande convegnonumero di soggetti, per lo più sani, che difficilmente si sottoporrebbero a controlli. Un modello di prevenzione primaria, che punta a evitare l’insorgenza di future patologie, dato che lo stile di vita e i comportamenti individuali possono influenzare notevolmente lo stato di salute futuro.Da qui l’importanza di dotare i medici competenti di pratiche e strumenti di monitoraggio omogenei per consentire la valutazione di efficacia degli interventi di promozione della salute, nonché l’analisi e il confronto dei dati. Sinora infatti i dati su comportamenti come il consumo di alcol, l’attività fisica o la dipendenza da nicotina sono raccolti dal medico in modo non omogeneo, con questionari e indicatori diversi tra loro, vanificando la possibilità di un loro utilizzo per confronti, ricerche o per la valutazione di programmi WHP. «Al fine di raggiungere l’obiettivo di disporre di strumenti di monitoraggio e valutazione omogenei, nel corso del 2016 è stata realizzata una ricerca di Consenso che ha coinvolto un panel di esperti a livello nazionale e ha permesso di selezionare un set di strumenti (questionari, indicatori, variabili) da proporre ai medici competenti. L’auspicio è che tali strumenti possano entrare nella pratica quotidiana di professionisti che operano in aziende WHP e non solo – ha spiegato Marco Cremaschini, responsabile scientifico del programma WHP del Servizio Promozione della Salute dell’Ats». (foto: moretti, convegno)

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Ispra: licenziamenti in vista?

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

IspraAll’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), risorsa strategica per il Paese, si apprestano a licenziare 93 ricercatori e tecnici precari, con anzianità media di un decennio. Tutti abbiamo il diritto/dovere d’impedirlo, d’intervenire perché le loro ricerche hanno tutelato e tutelano il nostro territorio e la nostra salute. Infatti, studiano il mare, le coste, il dissesto idrogeologico, le frane, la qualità dell’aria, la gestione dei rifiuti. Aprendo http://www.isprambiente.gov.it/it troviamo i temi, i servizi per l’ambiente, le banche dati, i progetti, la cartografia, le pubblicazioni, la biblioteca, le collezioni geologiche e storiche, i laboratori. Funzioni e concetti che rischiano di rimanere solo sulla carta. L’allarme è stato lanciato da tempo ma, dal 22 maggio 2017, in assenza di interventi da parte del Ministero dell’Ambiente, i lavoratori dell’ISPRA hanno occupato la sala dei convegni dell’Istituto. Si possono seguire gli eventi sulla pagina Facebook. Per quanto sopra scritto è importante che noi tutti entrassimo in azione, poiché non è utile per il nostro benessere accettare passivamente le soppressioni della banca dati Aria (BRACE), del gruppo di ricerca sui pesticidi nelle acque, della sezione ecotossicologia e bioindicatori, la continua erosione delle funzioni strategiche di un ente che, con le sue ricerche scientifiche indipendenti, ha bloccato varie opere dannose e inutili dal punto di vista ecologico ed economico. Nicola Lugeri, dell’USB PI ISPRA, ha dichiarato che i soldi ci sono, e per tutti gli enti di ricerca; infatti, un “tesoretto” di oltre 400 milioni di euro non è utilizzato da parte dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia). I lavoratori chiedono al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti di NON destinare soldi pubblici agli enti privati, di rilanciare l’ISPRA attingendo dal “tesoretto” utilizzando solo 3 milioni di euro per 3 anni nonché procedendo subito alla restituzione dei 13 milioni tagliati al momento della costituzione dell’Istituto per destinarli ad avviare un piano di assunzioni straordinario secondo le norme contenute nel nuovo Testo Unico del Pubblico Impiego, in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ognuno di noi ha il potere d’intervenire, sollecitando Governo e parlamentari, per riportare l’ISPRA all’indispensabile efficienza che la tutela della qualità della nostra vita richiede. (Pier Luigi Ciolli – nuove direzioni)

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Salute e sicurezza del viaggiatore internazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 30 maggio 2017

viaggiatoriRimini mercoledì 31 maggio dalle ore 17.30 alle 19.00 presso la sala della Provincia di Corso d’Augusto 231. Il Vice Ministro degli Esteri, Mario Giro illustrerà le strategie della Farnesina per tutelare la sicurezza dei nostri connazionali che affrontano viaggi all’estero. Il dr Walter Pasini, direttore della nuova Travel Clinic di Rimini, già direttore del primo Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Medicina del Turismo, illustrerà le strategie da adottare per tutelare la salute dei viaggiatori. L’incontro è stato patrocinato dall’AUSL Romagna, dall’Ordine dei Medici della Provincia di Rimini e dall’Ordine dei Farmacisti. Il viaggio, ogni tipo di viaggio rappresenta un’esperienza di grande importanza per la crescita e la formazione dell’individuo, per le sollecitazioni culturali, le emozioni, i contatti, le bellezze visitate.
Il viaggio internazionale, però, può essere fonte di rischio per la salute e sicurezza dell’individuo per una serie di ragioni: la situazione socio-sanitaria del paese visitato, la situazione politica, lo stato di salute del viaggiatore, il suo stato vaccinale, il comportamento adottato in viaggio.

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Salute della donna: Si parla di prevenzione, mentre si riducono gli investimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

Lorenzin beatriceLe politiche di prevenzione sanitaria sono di vitale importanza non solo per il miglioramento della salute dei cittadini, ma anche per lo sviluppo socioeconomico del Paese e del suo sistema sanitario. Nonostante ciò, l’Italia continua ad essere fanalino di coda nel mondo per la prevenzione e la sanità integrativa.
Questa constatazione rende ancora più ipocrita la “Giornata della salute della donna” istituita su proposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che impegnata a sottolineare la consapevolezza e l’importanza del tema della prevenzione per la salute femminile, si è dimenticata di specificare quanto (poco) investe l’Italia proprio in questa direzione.I dati parlano chiaro: in base al rapporto di Meridiano Sanità – elaborato da The European House-Ambrosetti, l’Italia investe pochissimo in prevenzione. Nonostante il Piano Sanitario Nazionale preveda una percentuale di spesa per la prevenzione del 5%, il nostro Paese risulta ben al di sotto di questa soglia, e se ci addentriamo nell’analisi specifica delle regioni, i risultati riescono anche ad essere più negativi: il il Lazio, ad esempio, non arriva nemmeno al 2%. In un Paese in cui le principali cause di mortalità, morbosità e invalidità sono collegate a malattie la cui incidenza potrebbe essere fortemente limitata attraverso valide politiche di prevenzione, pare una totale irresponsabilità ridurre gli investimenti in tale direzione. Ancor di più, appare irresponsabile e insensato dedicare un’intera giornata al tema della prevenzione, se nel contempo non si interviene su di esso. Il Ministro della Salute, invece di propinare lezioni teoriche su un “vademecum della prevenzione”, dovrebbe comprendere quanto sia fondamentale investire. E se non bastasse avere come monito la salute dei cittadini, si può considerare il fattore economico: se l’Italia si allineasse alla media europea degli investimenti per la prevenzione, si potrebbero ottenere risparmi, nell’arco di 10 anni, pari a 8 miliardi di euro.Investire di più, investire con forza, è l’unica soluzione: la prevenzione è una priorità, innanzitutto per la salute dell’intero Paese, ma anche per il risparmio, finora sfumato, che ne deriverebbe.
Quanto ancora saremo costretti a sopportare queste patetiche farse? Ci auguriamo che al più presto ci possa essere un Ministro della Salute che si occupi realmente degli interessi dei cittadini ed eviti il totale sfacelo del nostro sistema sanitario, già gravemente colpito.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 25 aprile 2017

senatoRoma, 27 aprile 2017 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.
negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 130mila nel 2016. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti.

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Cuoriamoci: piccoli gesti per la salute del cuore

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

cuoreParte la campagna “Cuoriamoci, piccoli gesti per la salute del cuore”, promossa da Fondazione Italiana per il Cuore in collaborazione con la Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione e con il supporto non condizionato di Parmalat, per sensibilizzare gli italianisull’importanza di prendersi cura del benessere del proprio cuore grazie a piccoli e semplici gesti quotidiani. Una campagna che ha l’obiettivo di parlare al più ampio numero di persone possibile perché – non tutti lo sanno o ne sono consapevoli – le malattie cardio-vascolari sono la prima causa di morte in Italia, oltre che una delle prime voci di spesa del Sistema Sanitario Nazionale.
“Pochi hanno la consapevolezza di questo dato evidente”, ricorda Emanuela Folco, Presidente della Fondazione Italiana per il Cuore, “eppure, basterebbe poco per introdurre nella nostra routine quotidiana piccoli e semplici gesti che possono fare una differenza importante per la nostra salute. Per questo abbiamo avviato la campagna Cuoriamoci, che parla in modo semplice a tutti: ci auguriamo di instaurare un vero e proprio circolo virtuoso alla volta della salvaguardia del nostro cuore”.
“Oggi, forse anche per colpa delle informazioni ridondanti, si è persa di vista la semplicità delle piccole azioni che possiamo fare ogni giorno per la tutela della salute del cuore, ma più in generale per il nostro benessere: mangiare un po’ meno, ma meglio, e muoverci un po’ di più – prosegue il dott. Andrea Ghiselli, Presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione e Dirigente di Ricerca del CREA – Alimenti e Nutrizione. La Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione, da sempre impegnata in iniziative di educazione alimentare, aderisce e appoggia la campagna Cuoriamoci che stimola la popolazione a quei piccoli cambiamenti nello stile di vita, in grado di portare grandi vantaggi per la salute”.
Tra i gesti promossi dalla campagna Cuoriamoci, che consentono un’attività di prevenzione alla portata di tutti, sono molto importanti, oltre all’abolizione totale del fumo di sigaretta, l’abitudine al movimento (basta una camminata di buon passo ogni giorno e preferire le scale all’ascensore) e un’alimentazione con meno cibi grassi preferendo, invece, cereali integrali, legumi, frutta, verdura e alimenti che contengono grassi polinsaturi Omega3EPA e DHA, fondamentali per combattere le malattie cardiovascolari. Le attività della campagna – che comprendono azioni educative, testimonianze di esperti, eventi sul territorio e collaborazioni istituzionali – proseguiranno fino al 29 settembre, quando, come ogni anno, verrà celebrata la Giornata Mondiale per il Cuore, promossa da Fondazione Italiana per il Cuore e sostenuta dalla World Heart Federation. Un momento importante per capitalizzare le azioni intraprese nei mesi precedenti e per sensibilizzare ulteriormente la popolazione su questo importante tema.
A supporto delle iniziative della campagna ci sarà, oltre a un’intensa attività editoriale sui principali organi di stampa, il minisito dedicato Cuoriamoci.it, che ha lo scopo di continuare l’attività di informazione e raccogliere tutta la serie di piccoli gesti quotidiani che ciascuno di noi dovrebbe compiere. Inoltre gli utenti potranno fare il test per verificare il proprio grado di consapevolezza sulla salute del cuore, ricevendo poi ulteriori consigli e suggerimenti utili per il proprio benessere.
La campagna Cuoriamoci, piccoli gesti per la salute del cuore vede il supporto non condizionato di Parmalat, che ha deciso di impegnarsi nella promozione di corrette abitudini attraverso iniziative concrete sul territorio destinate a target diversi, che saranno implementate nel corso dell’anno: tra queste, GolaGola a Parma, TuttoFood a Milano e la Partita del Cuore con la Nazionale Cantanti, che si terrà allo Juventus Stadium di Torino il prossimo 30 maggio. Le attività per la promozione della campagna Cuoriamoci proseguiranno inoltre anche nei principali supermercati, dove sarà possibile ricevere materiali informativi e consigli utili e adatti a tutti sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

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Urbanizzazione e salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 aprile 2017

clima nel mondo1Provate a immaginare. Nel 10.000 a.C. la Terra ospita circa 1 milione di individui che diventano, ai tempi dell’Impero Romano, tra il 300 ed il 400 d.C., più o meno 150 milioni. Tra guerre, catastrofi naturali e pestilenze, si deve arrivare alle soglie del secondo millennio per raddoppiare la popolazione mondiale. Dicono gli studiosi che, intorno all’anno Mille, siamo circa 310 milioni sul pianeta. Durante la rivoluzione industriale, a partire dal XVIII secolo, i progressi della medicina e l’aumento della qualità della vita nei paesi sviluppati portano alla cosiddetta rivoluzione demografica; il tasso di mortalità scende vertiginosamente e cresce il tasso di natalità, portando al raddoppio della popolazione mondiale in solo due secoli: dagli 800 milioni del 1750 al miliardo e 650 milioni del 1900. Poi, in solo 75 anni, la popolazione mondiale triplica, raggiungendo i 4 miliardi di individui nel 1975 e anche l’apice del tasso di crescita che da allora rallenta. Ma non così tanto, visto che gli attuali 7,3 miliardi di cittadini del mondo saranno 8,5 miliardi entro il 2030, 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100, come stima la revisione 2015 del rapporto World Population Prospects delle Nazioni Unite.Fenomeno parallelo alla tumultuosa crescita demografica degli ultimi decenni è il sempre più spinto inurbamento, ossia la fuga dalle campagne verso le città, e la conseguente urbanizzazione dei territori, che ha portato i ricercatori delle Università di Yale, dell’Arizona State, della Texas A&M e di Stanford, a calcolare che entro il 2030 le aree urbane si espanderanno di circa 1,5 milioni di chilometri quadrati, pari all’incirca alla superficie della Mongolia, o se si preferisce di Francia, Germania e Spagna messe assieme, per accogliere 1,47 miliardi di persone neo-inurbate.
Non solo. Se oggi vivono nel mondo 415 milioni di persone con diabete – due terzi delle quali risiedono nelle città – e l’International Diabetes Federation (IDF) stima un aumento del 50%, sino a 642 milioni tra 25 anni, e se negli ultimi 40 anni l’obesità è cresciuta del 600 per cento, dai 105 milioni di obesi nel 1975 ai 640 milioni di oggi, non va dimenticato il progressivo invecchiamento della popolazione. Le stime indicano, infatti, come la percentuale di persone sopra i 65 anni potrebbe raddoppiare da qui al 2050, dall’8 al 16 per cento della popolazione mondiale. “Sono semplici dati che sottolineano come uno dei fattori che gli amministratori di una città, oggi, devono affrontare sia il tema dei determinati della salute”, dice ancora Lenzi.
All’argomento, di estrema attualità, è dedicato il nuovo numero della rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, presentato oggi a Roma, dal titolo “Healthy Cities – I determinanti della salute in città”. Ospita analisi di studiosi e ricercatori come Arpana Verma, Direttore della Division of Population Health, Health Services Research and Primary Care della University of Manchester, Ketty Vaccaro, Responsabile area salute e welfare del CENSIS, Roberta Crialesi, Direttore Sevizio Sanità e Assistenza presso la Direzione Centrale delle statistiche sulle Istituzione Sociali dell’ISTAT, Alessandro Solipaca, Direttore scientifico Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.

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La Vitamina D è fondamentale per la salute scheletrica

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

vitamina-DMa sembra avere un ruolo importante anche in patologie extrascheletriche quali malattie cardiovascolari, diabete mellito e cancro. Ipotesi che in prima battuta è sostenuta da svariati studi scientifici che rilevano una associazione tra condizione di carenza di vitamina D e patologie croniche extrascheletriche, ma che andrebbe approfondita avviando su larga scala trial in doppio cieco coinvolgendo sia pazienti con ipovitaminosi D che pazienti con un adeguato stato vitaminico. Il dibattito sul tema è stato aperto al World Congress On Osteoporosis, Osteoarthritis And Musculoskeletal Diseases (WCO-IOF-ESCEO) in corso a Firenze (23 – 26 Marzo).La vitamina D, ormone che il corpo umano sintetizza quotidianamente attraverso la pelle grazie all’esposizione solare, è, insieme al calcio e alle proteine, uno dei tre fattori che aiutano a preservare la massa ossea. Nello specifico la Vitamina D consente l’ottimizzazione della disponibilità di calcio e la stimolazione diretta del tessuto muscolare indispensabile per prevenire il rischio di cadute e fratture, un’eventualità che diventa più concreta con l’avanzare dell’età.
“Generalmente per garantirsi la quantità giusta di vitamina D basterebbe esporre al sole testa, braccia e gambe tre volte alla settimana, il 70% della popolazione italiana però ne è carente. – spiega Maria Luisa Brandi, Professore di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo Università degli studi di Firenze – Nei casi, quindi, come ad esempio negli over 65 la cui cute è meno ‘recettiva’ rispetto a quella di un giovane, in cui non si riesca quindi ad assumerne la quantità necessaria attraverso le vie naturali, mettendo a rischio la salute delle ossa, il medico può suggerire la supplementazione di Vitamina D”.
Negli ultimi anni, la scoperta che molti tessuti e cellule del sistema immunitario presentano il recettore per la vitamina D (Vitamin D Receptor, VDR) ha aperto nuovi orizzonti sulle molteplici funzioni di questo ormone. L’analisi della letteratura scientifica sembra confermare che un adeguato stato vitaminico D non è importante solo per la prevenzione di fratture e patologie ossee come l’osteoporosi ma potrebbe influenzare positivamente l’incidenza di patologia croniche extrascheletriche come vari tipi di tumore, diabete, malattie cardiovascolari e autoimmuni.“Dall’analisi della letteratura scientifica sono emersi dati estremamente interessanti sul ruolo della carenza di vitamina D nello sviluppo e nella prognosi di alcune neoplasie – dichiara il Professor Francesco Bertoldo, Responsabile della Struttura Funzionale Malattie del Metabolismo Scheletrico e Minerale – dell’Università degli Studi di Verona – In primo luogo alcuni studi dimostrano come la vitamina D giochi un ruolo importante nella regolazione della crescita delle cellule tumorali e nel modulare il controllo del sistema immunitario sul il cancro. In secondo luogo, i dati epidemiologici in nostro possesso hanno dimostrato un aumento della prevalenza di diversi tipi di cancro – seno, prostata e colon – nelle aree settentrionali dell’emisfero – continua Bertoldo – Dato che ci suggerisce un legame tra la quantità di esposizione ai raggi UV e, di conseguenza, la sintesi attraverso l’epidermide della Vitamina D. Infine è emerso che tra i pazienti oncologici vi è un’elevata prevalenza di bassi livelli di Vitamina D”.Un numero sempre maggiore di pubblicazioni rivela inoltre che la carenza di vitamina D sia correlata anche d un aumento del rischio di patologie cardiovascolari. Le osservazioni che sia la pressione arteriosa sistolica sia diastolica (PAS e PAD, rispettivamente) aumentino con la distanza dall’equatore e che alcuni eventi come il numero di ricoveri ospedalieri aumentino in alcune stagioni, suggeriscono che la vitamina D potrebbe svolgere un ruolo nel modulare sia la salute che la mortalità cardiovascolare.
“Allo stato attuale le evidenze che legano la vitamina D alla salute cardiovascolare sono numerose sebbene limitate a studi meccanicistici – precisa la Professoressa Brandi – Anche per quanto riguarda la sua applicazione oncologica, nonostante vi sia un’elevata prevalenza di carenza di Vitamina D nei pazienti affetti da cancro, è necessario fare degli approfondimenti. Sarebbe pertanto assolutamente auspicabile che le evidenze e le esperienze della supplementazione di Vitamina D nelle aree cardiovascolare e oncologica potessero essere confermate da studi su larga scala idealmente tra individui a rischio di ipovitaminosi D”.

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Campidoglio: da giunta ok istituzione Osservatorio permanente Ambiente-Salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

campidoglioLa Giunta capitolina ha approvato l’istituzione dell’Osservatorio Permanente Ambiente-Salute. Lo rende noto il Campidoglio. Gli obiettivi saranno la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Compito primario dell’Osservatorio sarà garantire e alimentare i flussi informativi epidemiologici, integrando dati ambientali e sanitari per meglio individuare le priorità di intervento e rendere più efficace l’azione della pianificazione in materia di protezione ambientale e di prevenzione igienico-sanitaria. Il nuovo Osservatorio troverà sede presso l’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale e avrà le seguenti finalità:
fare valutazioni sui dati ambientali;
fare valutazioni su dati statistici ed epidemiologici allo scopo di individuare eventuali noxae patogene presenti nell’ambiente al fine di ridurle ai fini della prevenzione primaria;
incrociare i dati ambientali con quelli epidemiologici;
mettere a sistema le informazioni esistenti allo scopo di ottenere un’ottica il più unitaria possibile nell’analisi dei singoli problemi e nel suggerire eventuali soluzioni o misure di miglioramento;
fare proposte che possano far diminuire l’incidenza di patologie gravi e frequenti, come tumori, patologie respiratorie, malattie cardiocircolatorie, incidentalità stradale e disturbi legati al disadattamento e degrado sociale ed ambientale (disagio sociale, ecc..);
elaborare relazioni tematiche sullo stato dell’ambiente nel territorio cittadino.
L’Osservatorio sarà composto, oltre che dall’Assessore alla Sostenibilità Ambientale e dai direttori dei competenti dipartimenti comunali, anche dai rappresentanti delle ASL, dell’ISPRA, dell’ARPA Lazio, di ISDE ITALIA-Associazione Medici par l’Ambiente Sezione del Lazio, ed esperti in epidemiologia, diritto ambientale, chimica ambientale. La partecipazione all’Osservatorio è a titolo gratuito.”I cittadini potranno sottoporre all’Osservatorio problematiche di interesse territoriale attraverso richieste di audizione. L’Osservatorio, dopo aver esaminato i casi, esprimerà raccomandazioni” dichiara l’Assessora alla Sostenibilità ambientale di Roma Capitale Pinuccia Montanari.

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L’impatto positivo della Dieta Mediterranea sulla salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

dieta mediterraneaOstuni (BR) dal 30 Marzo – 1 Aprile 2017 Ostuni è una delle prime località turistiche in Puglia d’Italia e centro d’eccellenza di una regione che ha fatto della Dieta Mediterranea una sua bandiera. In Puglia è infatti diffusissima la produzione di olio d’oliva di alta qualità, mandorle, vino e molti altri prodotti tipici mediterranei. È qui che ha sede la Fondazione Dieta Mediterranea, nata con lo scopo di sostenere la diffusione e l’adesione alla Dieta Mediterranea, patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO , e di promuovere studi e ricerche atte ad aumentare le conoscenze relative ai componenti della dieta mediterranea, ai principi attivi contenuti ed alle tecnologie di trasformazione non denaturanti. Logico quindi che Ostuni ospiti dal 30 marzo al primo aprile 2017 il meeting dal titolo “International Conference on Mediterranean Diet and Health: a lifelong approach”, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«La scelta della sede è stata anche influenzata dalla presenza a Brindisi della Cittadella della Ricerca, un importante consorzio senza scopo di lucro che facilita la ricerca tecnologica, la creazione di reti e l’internazionalizzazione per le aziende del territorio» spiega Gaetano Crepaldi, Presidente della Fondazione Dieta Mediterranea. «Durante la Conferenza sarà approfondito il ruolo della Dieta Mediterranea, analizzata nelle sue principali componenti, nutrizionale, sociale e ambientale, per il miglioramento della qualità della vita delle persone, e gli effetti benefici per la salute, in relazione a un aumento della speranza di vita e sull’aumento dell’incidenza di patologie quali tumori, diabete, obesità, degenerazioni legate ai processi di invecchiamento, malattie cardiovascolari».La partecipazione alla Conferenza è gratuita e saranno riconosciuti 8,3 crediti ECM per le professioni di medico, biologo nutrizionista, dietista e infermiere. Per maggiori informazioni e per partecipare alla conferenza, cliccare al seguente link: http://www.aristea.com/dietamediterranea/

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Anziani, Senior Italia: diritto alla salute negato, politica scollata da realtà

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

pensionati“Basta! Non se ne può più! Cosa devono fare gli anziani in questo Paese per essere rispettati, ascoltati, tutelati?” se lo chiede il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, che prosegue: “i politici non si rendono conto della situazione in cui versiamo, sono scollati dalla realtà e stanno portando la nazione verso il punto di non ritorno.
Le pensioni sono ferme anche nel 2017, con le minime ancorate a 501,89 euro; il 22,8% delle persone sole con 65 anni e più risulta a rischio di povertà; l’11,2% degli over 65 soli si trova in condizioni di grave deprivazione; il 57,0% non può permettersi una settimana di ferie l’anno; il 5,4% ha arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o altri debiti; il 14,5% non può permettersi un pasto adeguato ogni due giorni; quasi il 14% delle famiglie con principale percettore di reddito over 65 anni ha dichiarato di non avere abbastanza soldi per curarsi. E sappiamo che oggi conviene curarsi a proprie spese, perché il costo del ticket è talmente alto che tanto vale rivolgersi al settore privato, spendendo qualche euro in più, almeno per quelli che possono permetterselo.
A ciò si aggiunga che entro qualche anno avremo 16mila medici di medicina generale in meno e oltre 16 milioni di cittadini si ritroveranno a vedere raddoppiare la distanza dal proprio medico di famiglia e dimezzare il tempo dedicato alla loro presa in carico.
Milioni di pazienti incontinenti ricevono pannoloni in quantità insufficiente rispetto alle proprie necessità, oltre che di qualità scadente, 8.000 persone muoiono ogni anno per colpa delle complicanze dell’influenza, a milioni di donne affette da osteoporosi è negato il farmaco che previene le seconde fratture, a quasi un milione di anziani affetti da fibrillazione atriale sono negati e “nascosti” quei farmaci che abbatterebbero significativamente i rischi di eventi emorragici cerebrali e ictus, oltre a sopprimere la necessità di recarsi settimanalmente in ospedale per i controlli, a milioni di diabetici vengono falcidiate le strisce per la misurazione della glicemia, ai pazienti stomizzati vengono dati materiali non consoni. Le gare d’appalto per i farmaci vanno deserte e si rischia di rimanere senza farmaci, le Regioni diventano distributori di farmaci e si potrebbe continuare così per pagine e pagine. Ora basta – conclude Messina. – fermatevi! Nell’imminenza di nuove tornate elettorali non ci vengano a chiedere il voto tutti quei politici che si sono dimostrati poco credibili e inaffidabili. Ribadiamo la nostra disponibilità al confronto e al dialogo costruttivo con le Istituzioni e con le forze politiche animate da serie intenzioni di cambiamento, ma se non troveremo ascolto siamo pronti a mettere in campo azioni di protesta alfine di ripristinare il diritto alla salute e a una vita dignitosa per gli anziani di questo Paese”. (n.r. una ricetta ci sarebbe per farsi ascoltare. Basta saper votare voltando le spalle a chi sino ad oggi ha dimostrato di curarsi poco o nulla dei problemi degli anziani. Gli over 65 sono una grande fetta di elettorato e incuterebbero rispetto se solo fossero uniti e non frazionati in tanti rivoli per alimentare gli appetiti politici dei soliti opportunisti. E’ tempo di svegliarsi e di guardare la politica come una opportunità per far convergere l’attenzione di quanti pensano che possono essere raggirati facilmente e concesso loro solo qualche briciola a mo’ di mancia)

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L’oncologia di precisione cambia la lotta al cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

Ospedale_SantAndreaRoma, 22 marzo 2017, ore 11 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1. Un italiano su 20, il 5% della popolazione, vive dopo la diagnosi di tumore. Complessivamente nel 2016 erano circa 3 milioni e 130mila i cittadini in questa condizione, 2 milioni e 250mila nel 2006. In dieci anni l’aumento è stato di circa il 40% (39,1%). I passi in avanti nella lotta contro la malattia segnano progressi costanti e oggi due milioni di persone possono affermare di averla definitivamente sconfitta. Grazie anche all’oncologia di precisione che, a partire dal momento della diagnosi, delinea una terapia disegnata in base alle caratteristiche del singolo paziente. Solo partendo da una puntuale individuazione delle caratteristiche genetiche e molecolari della malattia è possibile stabilire la terapia migliore. Per approfondire le potenzialità offerte dall’oncologia di precisione, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) organizza un convegno nazionale il 22 marzo alle 10.45 al Ministero della Salute (Auditorium, Lungotevere Ripa 1), con la partecipazione fra gli altri del prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, della prof.ssa Paola Queirolo, Responsabile del DMT (Disease Management Team) Melanoma e Tumori cutanei all’IRCCS San Martino IST di Genova, e del prof. Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma.

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