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Posts Tagged ‘salute’

Eccessivo consumo di zucchero e i relativi rischi per la salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 dicembre 2018

Desenzano del Garda, Brescia. Si avvicinano le feste di Natale. Gli esperti dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano hanno valutato le abitudini alimentari di 5.400 adulti italiani (58% femmine, 42% maschi) e, in particolare, il consumo di dolciumi. Dallo studio emerge che l’energia introdotta quotidianamente derivata da zuccheri semplici (tra quelli naturalmente presenti negli alimenti e quelli aggiunti in preparazioni e bevande) corrisponde a circa il 20%. Si tratta di un risultato in lieve aumento rispetto alle indagini dell’Osservatorio del 2012 e 2016 e di una percentuale considerevole rispetto alla quantità di riferimento indicata dai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) che raccomanda una quota inferiore al 15% dell’energia quotidiana proveniente da zuccheri semplici.
Diversi studi internazionali dimostrano che l’innalzamento della glicemia (cioè dello zucchero nel sangue) che generalmente avviene dopo i pasti è collegato a un miglioramento delle prestazioni mentali nelle ore successive. Questi fenomeni si spiegano con l’aumento dei neurotrasmettitori collegati alla memoria, all’apprendimento e all’umore. Al contrario, bassi livelli glicemici sono collegati a un maggior senso di sonnolenza, spossatezza e mancanza di concentrazione.“È importante non rimanere senza zuccheri nel sangue ma, allo stesso tempo, è importante anche non eccedere con le quantità – spiega la dott.ssa Michela Barichella del Comitato scientifico dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano e Presidente di Brain and Malnutrition – in particolare con gli zuccheri semplici e soprattutto quelli aggiunti in bevande e preparazioni.
Infatti, l’energia derivata dagli zuccheri aggiunti secondo l’OMS non dovrebbe superare il 10% dell’energia quotidiana, auspicando un’ulteriore riduzione al 5%. Considerando che un cucchiaino di zucchero contiene circa 5 grammi e apporta 20 kcal, in una dieta media di 2000 kcal giornaliere lo zucchero libero introdotto non dovrebbe superare i 10 cucchiaini (50 grammi per 200 kcal) al giorno, auspicabili la metà.Questa quota è facilmente raggiungibile seguendo l’elenco sottostante che indica la quantità di zucchero contenuta in alcuni alimenti comunemente consumati.
ALIMENTO – QUANTITA’ DI ZUCCHERO – CONTENUTO
Biscotto frollino classico (9g) 2 grammi
Plumcake tradizionale (33g) 10 grammi
Merendina al cioccolato (33g) 12 grammi
Brioches classica, di media grandezza (150g) 15 grammi
Panettone tradizionale (100g) 32 grammi
Pandoro classico (100g) 28 grammi
Cioccolatino con nocciole (15g) 6 grammi
Barretta di cioccolato fondente extra al 70-85% (100g) 24 grammi
Barretta di cioccolato al latte (100g) 52 grammi
Gelato cremoso al cioccolato, vaniglia, etc. (100g) 21 grammi
Cucchiaio di crema di nocciole, cacao e grassi vegetali (15g) 8 grammi
Cucchiaio di marmellata tradizionale (10g)5 grammi
Vasetto di yogurt alla fragola zuccherato (125g) 17 grammi
Vasetto di crema al cioccolato (70g) 21 grammi
Vasetto di crema alla vaniglia (100g) 15 grammi
Bevanda di fermenti lattici alla frutta (100g) 12 grammi

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“Il paziente complesso, un nuovo protagonista sullo scenario della salute”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 novembre 2018

Roma mercoledì 5 dicembre, alle ore 11.00, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale in Piazza di Monte Citorio 131 si terrà la conferenza stampa su “Il paziente complesso, un nuovo protagonista sullo scenario della salute: medici competenti e certificati per vincere la sfida”

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Presentazione Libro Bianco 2018 “Caregiving, salute e qualità della vita”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

Roma, 29 novembre 2018 h. 11.30 Camera dei Deputati – Sala conferenze stampa – Via della Missione, 4 Dal 2007 Onda, grazie al supporto di Farmindustria, pubblica il Libro bianco sulla Salute della Donna con l’obiettivo di presentare un quadro completo e aggiornato sullo stato di salute della popolazione femminile italiana.La sesta edizione è dedicata al tema del caregiving che riguarda oltre 8,5 milioni di italiani, per lo più donne, che si dedicano alla cura dei propri cari sopportando costi elevati soprattutto in termini di salute fisica e psichica nonché di vita sociale e lavorativa. Il progressivo invecchiamento della popolazione e il contestuale incremento delle cronicità rendono il fenomeno di estrema attualità. Intervengono
Sen. Nunzia Catalfo, Presidente Commissione Lavoro, Senato della Repubblica
On. Marialucia Lorefice, Presidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati
On. Rossana Boldi, Vicepresidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati
Sen. M. Cristina Cantù, Vicepresidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Paola Boldrini, Membro Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Maria Rizzotti, Membro Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere
Alberto Pilotto, Direttore Dipartimento Cure Geriatriche, OrtoGeriatria e Riabilitazione – Area delle Fragilità, E.O. Ospedali Galliera, Genova
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Vincenzo Silani, Direttore U.O. Neurologia e Stroke Unit, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano
Testimonianza di un caregiver familiare: Giovanni Bonavia.

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Uranio impoverito e la salute dei militari italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

“Bene il ministro Trenta sui provvedimenti assunti circa il delicato tema che riguarda l’uranio impoverito e la salute dei nostri militari. E’ una battaglia storica del M5S, che il Movimento porta avanti da anni e che ora, con il Governo del cambiamento, conduce a risultati ancora più concreti, dando voce a tutti quei casi abbandonati per anni dalle istituzioni, a tutte quelle famiglie che hanno vissuto momenti difficili, inascoltate dallo Stato. Oggi c’è un Governo che è al loro fianco e quel Governo è a guida M5S”. Lo dichiara in una nota il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli.

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Il fumo è un fattore di rischio per la salute

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

La comunità scientifica internazionale è concorde nel ritenere il fumo quale principale fattore di rischio per l’insorgenza di malattie non trasmissibili. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le vittime del fumo sono oltre 7 milioni l’anno (alle quali si aggiungono altri 600mila morti per fumo passivo). Solo nel nostro Paese i dati del Ministero della Salute evidenziano come tra i 70.000 e gli 83.000 decessi ogni anno siano causati dal consumo di sigarette (circa un migliaio per fumo passivo). Tuttavia, nonostante la consapevolezza sui danni da fumo e le sempre più stringenti politiche di prevenzione e controllo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2025 i fumatori saranno ancora oltre 1 miliardo, un numero uguale a quello attuale.Anche di questo si è discusso al simposio “Fumo e rischio cardiovascolare” tenutosi in occasione del XL Congresso Nazionale SIAPAV, nel quale è emerso come una parte sempre più preponderante della comunità medico-scientifica sostenga l’adozione di politiche anti-fumo basate eventualmente anche sul principio della riduzione del danno, ad integrazione delle altre principali strategie volte a ridurre il danno correlato al fumo di sigaretta (prevenzione e dissuasione).Come spiega il Dottor Guido Arpaia, presidente SIAPAV e Direttore S.C. di Medicina Interna dell’ASST di Vimercate “Nel fumatore il rischio vascolare si manifesta in vari modi: in particolare il danno da fumo vede una lenta ma inesorabile crescita della placca aterosclerotica che sebbene priva di sintomi può determinare un evento acuto a carico di organi vitali come cuore, vasi periferici, cervello e reni.” È infatti il fumo, insieme al diabete, la maggiore minaccia alla salute delle arterie e allo sviluppo di Arteriopatie Periferiche a causa di un meccanismo di infiammazione cronica: il rischio è 2.15 volte maggiore rispetto agli ex fumatori con ricadute come riduzione della circolazione periferica anche sintomatica (malattia delle vetrine).“Un dato oltremodo preoccupante” prosegue Arpaia “è che anche in caso di procedure interventistiche solo il 36% pazienti smette di fumare nel periodo successivo. Gli operati per malattie vascolari periferiche che subiscono interventi di by-pass o endovascolari che non smettono di fumare sviluppano più complicanze e hanno maggior rischio di mortalità”.

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Il valore del sistema salute e il ruolo di Novartis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

Roma giovedì 22 novembre, h. 10, presso l’Auditorium Ara Pacis, si terrà l’evento organizzato da The European House – Ambrosetti, “Il valore del sistema salute per l’innovazione, la conoscenza e lo sviluppo economico e sociale. Il ruolo di Novartis”. Durante l’incontro, che vedrà la partecipazione dei rappresentanti del mondo istituzionale, accademico e associativo impegnato nell’ambito della salute, verrà presentato il caso di studio Novartis in Italia. Interverranno, tra gli altri, Dario Galli, Vice Ministro dello Sviluppo Economico, Enrico Giovannini, Professore Ordinario di Statistica Economica, Università Tor Vergata di Roma e Portavoce dell’Alleanza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Pasquale Frega, Country President Novartis Italia e Amministratore Delegato Novartis Farma e Valerio De Molli, CEO e Managing Partner, The European House – Ambrosetti.

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“Curarsi nell’era digitale: generazioni a confronto”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Milano martedì 13 novembre alle 10:45 presso la Diamond Tower (Piazza Lina Bo Bardi 3) presentazione della ricerca “Curarsi nell’era digitale: generazioni a confronto” commissionata da BNP Paribas Cardif e realizzata da Eumetra MR. Durante la mattinata, moderata da Nicoletta Carbone, giornalista esperta di salute di Radio 24, si parlerà di come è cambiato l’approccio alla salute e al benessere degli italiani.
Verranno svelati dati interessanti sul tema analizzando diversi aspetti, come la spesa medica e l’impatto economico, l’ipocondria, l’uso della tecnologia e del web, lo stato di salute e di benessere, la prevenzione, le fake news, i timori, il ruolo dell’assicurazione e tanto altro.Tutto questo mettendo a confronto le diverse generazioni e facendo emergere le differenze di genere.

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Confondere malasanità e mortalità evitabile fa male alla salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Capita frequentemente di veder identificare la malasanità con la mortalità evitabile, spesso relegando il primo fenomeno alle sole eclatanti quanto fugaci occasioni giornalistiche e, di contro, sottostimando gravemente il secondo a discapito della salute collettiva e individuale.La disorganizzazione delle strutture, l’inadeguatezza delle risorse strumentali, gli errori degli operatori, e così via, sono certamente configurabili come “malasanità”, ma la “mortalità evitabile” misura anche altri numerosi eventi spesso ascrivibili a scelte del tutto personali.Sono evitabili le morti correlate al fumo, all’alcol, alle cattive abitudini alimentari, a rischi cioè che autonomamente scegliamo di correre, nonostante le iniziative di educazione sanitaria che da anni e a vari livelli vengono realizzate nel nostro Paese.
Sono evitabili le morti dovute alla mancata adesione a programmi di screening e di medicina preventiva in genere quando decidiamo, di nuovo autonomamente, di non accogliere gli inviti a seguire percorsi di profilassi, diagnostici, terapeutici o riabilitativi, laddove offerti e disponibili.E certamente sono evitabili anche, ma non solo appunto, le morti legate alle carenze, alle mancanze, agli errori del nostro Servizio Sanitario e dunque alla malasanità.Ma misurare la mortalità evitabile solo attraverso la malasanità significa vanificare ogni iniziativa in tema di promozione della salute e nascondere sotto il tappeto l’enorme impatto che le scelte di vita hanno sul nostro benessere, scelte che inevitabilmente producono nel medio-lungo periodo rilevanti ricadute sui servizi socio-sanitari.Contenere la diffusione di malattie evitabili permetterebbe di liberare risorse umane, strumentali ed economiche da destinare da un lato alle patologie che purtroppo non sono (ancora) efficacemente contrastabili con interventi di sanità pubblica, dall’altro utili per lavorare sui disservizi e combattere quindi la malasanità.Uno dei tanti casi in cui la corretta informazione fa bene alla salute. (Natalia Buzzi – Progetto MEV)

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Sigarette Elettroniche: Un rischio ridotto per la salute

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

“Dopo anni in cui il nostro settore ha subito rallentamenti dovuti ad eccessive penalizzazioni fiscali, stiamo registrando finalmente una ripresa e confidiamo di raggiungere presto la competitività maturata in altri Paesi europei dove, in un’ottica di riduzione del danno, si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione finalizzate alla sostituzione delle sigarette tradizionali con prodotti di nuova generazione come, appunto, le sigarette elettroniche”.È quanto ha dichiarato Gianluca Giorgetti, Vicepresidente di ANAFE, l’associazione nazionale produttori fumo elettronico aderente a Confindustria, intervenendo questa mattina alla tavola rotonda promossa a Roma da Unindustria dal titolo “Per un Lazio senza fumo: politiche sanitarie e riduzione del danno”.“L’Inghilterra, dove è lo stesso Ministero della Salute ad aver sottolineato che le sigarette elettroniche sono del 95% meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali, è il Paese più di tutti all’avanguardia per quanto riguarda l’informazione ai cittadini sui prodotti a rischio ridotto. Ciò che caratterizza questi prodotti è, infatti, l’assenza di combustione da cui deriva la gran parte delle sostanze tossiche delle sigarette tradizionali. È questo il motivo per cui le e-cig sono un’alternativa meno nociva che dovrebbe essere seguita per contrastare, in modo pragmatico, le malattie fumo correlate”.“Il divieto di pubblicità – conclude Giorgetti – rende l’attività di comunicazione sui nostri prodotti fortemente limitata. I dati scientifici ed economici sono chiari: se da un lato le accise sulle sigarette tradizionali garantiscono allo Stato un incasso di 14 miliardi l’anno, dall’altro sono ben 7 i miliardi assorbiti dai costi sociali per le cure delle malattie determinate dal fumo. I prodotti a rischio ridotto consentono, dunque, non solo un’opportunità per la tutela della salute degli attuali fumatori, ma anche un risparmio strutturale enorme per le casse dello Stato”.

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La salute si impara a scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, e il Presidente nazionale di LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Professor Francesco Schittulli, hanno sottoscritto il nuovo Protocollo di intesa volto a promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado modelli di informazione ed educazione alla salute, ai corretti stili di vita e alla prevenzione dei tumori. L’incontro si è svolto ieri, 24 ottobre, a Roma presso la sede del MIUR.Il Protocollo si articolerà in convenzioni singole che daranno vita a progetti nelle scuole che coinvolgeranno la LILT Nazionale, attraverso le sue Sezioni Provinciali, in attività formative e di educazione ai corretti stili di vita.“Tra i nostri compiti, come Istituzione, c’è quello di realizzare la prevenzione, che si basa su uno stile di vita sano, sull’educazione alimentare e sull’attività fisica. Mi fa molto piacere essere con voi oggi – ha dichiarato il Ministro Marco Bussetti rivolgendosi agli studenti presenti – perché voi sarete ‘ambasciatori’ di questa prevenzione. Dovete promettere che tradurrete in atti pratici i propositi che sottoscriviamo qui. Da oggi sarete un esempio di corretti stili di vita per i vostri coetanei, perché su questi temi l’educazione e la comunicazione tra pari possono essere estremamente utili. La firma di oggi è importante anche perché voi, insieme ai vostri docenti, sarete protagonisti di questo progetto di sensibilizzazione. Ai vostri amici e ai vostri familiari non dovrete fornire solo informazioni ma un modello di comportamento”.“La firma di questo Protocollo è importante perché, come LILT fa già da tempo, bisogna continuare a parlare ai giovani affrontando i temi dell’educazione alla salute già dalla scuola primaria, con gli studenti, gli insegnanti e le famiglie – ha spiegato Francesco Schittulli, Presidente nazionale LILT – Con i ragazzi è importante parlare e confrontarsi, insegnare loro ad alimentarsi correttamente, a non fumare, ma anche che bisogna imparare a conoscere il proprio corpo e controllarsi periodicamente. In questi anni sono in aumento le diagnosi di tumore, però la mortalità è in calo, proprio grazie all’educazione alla prevenzione e alla possibilità di fare diagnosi precoci”.Le attività previste dal Protocollo si tradurranno in progetti che vanno dalla formazione per gli insegnanti, alle attività di sensibilizzazione verso gli studenti, declinate diversamente in base all’età, verso le loro famiglie, passando anche attraverso laboratori e tirocini.
L’obiettivo è creare una rete di comunicazione e di dialogo, multidisciplinare e articolata all’interno della scuola, della famiglia e della società, per trasmettere i concetti della prevenzione. Oltre ad una maggior consapevolezza in termini di educazione alla salute, la partecipazione dei giovani a queste attività ha l’obiettivo parallelo di incoraggiarli a unirsi ad attività di volontariato, grazie alla quale tante associazioni come LILT riescono a portare avanti le proprie attività, e che può essere occasione di crescita personale e sociale per i ragazzi.Tutto questo in continuità con gli obiettivi raggiunti dal precedente Protocollo del 2015, che ha portato a una convenzione per la realizzazione di “Guadagnare Salute con la LILT”, ancora in corso. Alcuni successi di questo progetto sono stati presentati ieri con l’intervento di Sandra Bosi, Responsabile organizzativa del progetto di cui era capofila la Sezione provinciale LILT Reggio Emilia, e la partecipazione di alcuni ragazzi delle scuole, che hanno spiegato nel concreto come avviene l’attività di formazione con gli insegnanti ma soprattutto quella di educazione tra pari, per diffondere comportamenti corretti tra gli stessi ragazzi.

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L’obesità è il grande problema di salute pubblica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Roma. E l’Italia del terzo millennio è tenuta a confrontarsi. E il diabete di tipo 2 è spesso associato alla presenza di obesità e alla sedentarietà. “Diventa dunque impossibile per una Società scientifica che si occupa di diabete – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – non allargare il campo d’azione e di allerta anche al fenomeno obesità perché queste due pandemie sono, come visto, strettamente interconnesse una con l’altra. La prevenzione poi rappresenta una priorità assoluta per la SID”. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Osservasalute (2017), In Italia tra la popolazione adulta la prevalenza di diabete è pari al 6,3 per cento, ma tra gli adulti obesi, la prevalenza del diabete arriva al 15 per cento. Nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni, i soggetti affetti da diabete di tipo 2 e obesità sono il 12 per cento, ma si arriva addirittura al 30,1 per cento tra gli over-75. E la relazione pericolosa tra obesità e diabete dà il peggio di sé tra il sesso femminile; se infatti tra i maschi la prevalenza di diabete passa dal 6,4% della popolazione generale al 13,9 per cento per gli obesi, tra le donne si passa rispettivamente dal 6,2 al 16,1 per cento. Ancora più preoccupanti, sono i dati relativi alla popolazione infantile. I dati del sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE promosso dal Ministero della Salute/Centro per il Controllo e la prevenzione della Malattie e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivelano che un bambino italiano su 10 sotto i dieci anni d’età (scuola primaria) è obeso, mentre il 21 per cento è in sovrappeso, con un importante gradiente nord-sud.“Di fronte a queste statistiche – prosegue Purrello – non si può restare a guardare. Bisogna intervenire in maniera proattiva. E la lettera aperta al Ministero della Salute per l’introduzione della Sugar Tax, promossa dal Fatto Alimentare, alla quale anche la Società Italiana di Diabetologia ha dato la sua adesione, rappresenta un esempio concreto di questa volontà di voltare pagina, verso uno stile di vita più salutare. Ma perché la Sugar Tax abbia successo è necessaria inserirla e integrarla in un contesto più ampio di iniziative che investano i vari campi della prevenzione, dall’alimentazione sana ed equilibrata, alla lotta alla sedentarietà, alla promozione dell’attività fisica. E’ importante inoltre porgere il messaggio della prevenzione con un linguaggio da modulare rispetto al target che si vuole raggiungere. E le persone più vulnerabili, oltre che bambini e adolescenti, sono quelle appartenenti alla fasce sociali più svantaggiate. Infatti sia la prevalenza dell’obesità che del diabete tipo 2 nel nostro paese è più elevata al Sud e nelle classi sociali economicamente più svantaggiate”. Nel mondo sono ormai molti i Paesi che hanno applicato la Sugar Tax, ultima in ordine di tempo (aprile 2018) la Gran Bretagna che ha proposto una tassazione incrementale al di sopra di un contenuto di 5 grammi di zucchero per 100 ml di bibita (la tassa è di circa 0,20 € per le bevande con 5-8 grammi di zucchero/100 ml e sale a 0,27 € per quelle con un contenuto superiore a 8 grammi/100 ml). In questo caso dunque l’obiettivo della legge è duplice: da una parte far ridurre il consumo, dall’altra incentivare le industrie produttrici a ridurre il contenuto di zuccheri nelle bevande.

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L’economia della salute e la risposta dei consorzi

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

“Abbiamo soluzioni immediatamente attuabili, ma servono finanziamenti strategici prima che si ripresenti l’ennesima emergenza, cui rimediare con costi decisamente superiori e con gravi rischi per le persone e le produzioni.”Ad affermarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), contribuendo così all’attuale discussione sulle prossime scelte di bilancio per il Paese.“In sintonia con quando dichiarato dal Governo, ribadiamo che la messa in sicurezza del territorio è la prima e più grande opera infrastrutturale, di cui il Paese abbisogna e capace di creare decine di migliaia di posti di lavoro – ricorda Vincenzi – Il solo Piano Nazionale contro il Rischio Idrogeologico, redatto dall’ANBI ed in fase di aggiornamento, prevede circa 3.700 interventi, perlopiù definitivi ed esecutivi, per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro, finanziabili con mutui quindicennali.” Non solo: a causa dei cambiamenti climatici in atto anche in Italia, le piogge sono calate del 10% negli scorsi 65 anni e le temperature medie sono in forte rialzo, causando 14 casi di siccità grave dal 1973 ad oggi; nei più recenti 15 anni si sono registrate ben 9 annate siccitose! “Per aumentare la resilienza dei territori – aggiunge il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano – i Consorzi di bonifica e di irrigazione hanno preparato il Piano Nazionale degli Invasi per la costruzione di circa 2000 bacini per conservare l’acqua, quando c’è e metterla a disposizione nei momenti di bisogno. Tale proposta è stata accolta nella Legge di Stabilità 2018 con un primo finanziamento, articolato in 5 anni, di 250 milioni di euro, ma l’iter procedurale è finalmente definito ed ora si parte con la determinazione che certe scelte meritano!” Anche per il territorio è necessario, invece, passare in tempi celeri dall’analisi dei dati, indispensabile per agire in modo coordinato, a quella realizzativa. “Emerge il bisogno impellente di avere una vision complessiva attraverso i big data, cioè i patrimoni di conoscenza forniti dalle rilevazioni con le tecnologie più innovative – conclude Adriano Battilani, Segretario Generale di “Irrigants d’Europe”, intervenuto al salone “Remtech Esonda” a Ferrara – La rete idraulica minore, fatta da 200.000 chilometri di canali e migliaia di opere idrauliche in tutto il Paese, è sotto continuo stress; sostenerla con adeguati investimenti darà impulso ai territori, sviluppando l’agricoltura del made in Italy agroalimentare ed incrementando la sostenibilità dell’ambiente, in cui viviamo.”

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Promuoviamo la salute nell’età che avanza

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

In Europa, nel 2016, la popolazione di età pari o superiore a 65 anni ammontava al 19,2%, con un aumento del 2,4% rispetto ai 10 anni precedenti. In Italia nel 2017 era di circa 13,5 milioni, pari al 22,3% della popolazione e dovrebbero arrivare a costituire il 33% nei prossimi 25 anni, secondo le proiezioni ISTAT.“Quando si pensa agli over 65enni, si tende a credere che abbiano esaurito il loro ciclo di vita “attiva” e che rappresentino solo un costo per la società”, esordisce Roberto Messina, Presidente di Cuore Italia e Senior Italia. “Nulla di più falso: gli anziani sono una risorsa per il nostro Paese e i dati lo dimostrano. Il 33,1% dei nonni si occupa quotidianamente dei nipoti e il 47,6% lo fa una o più volte alla settimana; per non parlare dell’apporto economico: il 44,8% impiega l’eccedenza mensile di denaro per aiutare figli e familiari e sono 4,5 milioni gli over 65enni che svolgono attività di volontariato e supportano economicamente associazioni di vario titolo. Questi sono solo alcuni dei dati di quella che viene chiamata la “Silver Economy” e che vale ben 3.000 miliardi di euro a livello europeo”. “In Europa la spesa sanitaria pubblica nel 2013 corrispondeva al 6,9% del PIL ed è destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. Per questo motivo è importante”, prosegue Roberto Messina, “promuovere la salute nell’età che avanza sostenendo soprattutto attività di prevenzione e di conoscenza sulle malattie, come quelle alle valvole cardiache, che hanno una forte incidenza sulla popolazione anziana, ma di cui non vi è una reale consapevolezza.” In Europa, infatti, una persona su otto di età superiore ai 75 anni soffre di malattie delle valvole cardiache e questo dato è destinato a crescere. Nonostante la loro incidenza, solo il 2,10% degli europei con più di 60 anni ne è preoccupato, percentuale che sale al 3,30% per gli italiani. Questi alcuni dei dati che emergono da una ricerca realizzata da Opinion Matters, Istituto di Ricerca Britannico, su 12.820 europei, rappresentativi della popolazione degli over 60enni, di cui 1.301 italiani, presentati oggi a Palazzo Pirelli di Milano, in occasione dell’edizione italiana della Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache. “Informazione, prevenzione, prossimità, anche in un’ottica di un’ottimale gestione della cronicità, sono alcuni dei punti su cui Regione Lombardia sta focalizzando la sua attenzione per la salute dei cittadini, soprattutto anziani”, afferma Emanuele Monti, Presidente della Commissione Sanità del Consiglio di Regione Lombardia. “Per questo motivo abbiamo deciso di ospitare presso la nostra sede questo evento che vuole migliorare la consapevolezza nei confronti di patologie così rilevanti ma con così scarsa consapevolezza”. “Le malattie alle valvole cardiache colpiscono 1 milione di italiani e si ritiene che siano sottostimate e sottovalutate, nonostante abbiano un’elevata mortalità, se non curate. Solo il 9,5% degli italiani è consapevole di cosa sia una stenosi aortica, una delle malattie più frequenti alle valvole cardiache”, commenta Sergio Berti, Presidente di Fondazione Gise, Società Italiana di Cardiologia Interventistica. “Le malattie delle valvole del cuore possono essere diagnosticate facilmente: basta una attenta valutazione dei sintomi riferiti dal paziente ed una semplice auscultazione con lo stetoscopio da parte del Medico di Medicina Generale. Qualora il clinico si accorga di un “soffio” potrà indirizzare il paziente ad ulteriori accertamenti cardiologici con esami non invasivi come l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma”, aggiunge Battistina Castiglioni, Consigliere GISE, Società Italiana di Cardiologia Interventistica. In Europa i medici di famiglia che auscultano il cuore ai loro pazienti anziani ad ogni visita sono il 27,7%, quelli che lo fanno raramente il 37,20% e quelli che non lo fanno mai il 13,40%; in Italia i dati, rispettivamente, sono del 17%, del 43,9% e del 15,80%. Abbiamo bisogno di invertire queste abitudini: è importante che le persone anziane, soprattutto nel caso in cui accusino sintomi quali affaticamento, fiato corto, senso di vertigine o dolore al petto, chiedano al loro medico “ASCOLTA IL MIO CUORE”, proprio come si chiama la campagna 2018, per scongiurare una malattia alle valvole cardiache.

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Salute. Ettore (Fesmed), cambiare formazione o non avremo più chirurghi e ginecologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

“Il Sistema Sanitario Nazionale è in piena emergenza: occorre investire sulla formazione o non avremo più medici, soprattutto chirurghi e ginecologi, anche a causa della fuga dalle sale operatorie e dalle sale parto per gli elevati rischi di contenzioso medico-legale. Oggi la programmazione dell’accesso alle facoltà di medicina e alle scuole di specializzazione è inadeguata e la formazione post-laurea del tutto insufficiente. Da anni denunciamo le anomalie del sistema di selezione e formazione che non copre neanche il fabbisogno indotto dai progressivi pensionamenti. Nei prossimi cinque anni si prevede il pensionamento di circa 30.000 medici. Per rimpiazzarli sarebbe necessario raddoppiare l’attuale numero di borse (6.200 Miur e 640 regioni) con un attento calcolo dei fabbisogni di personale per specialità correlati ai volumi e alla complessità delle attività, per ridare sicurezza ai luoghi di lavoro e applicare al meglio la direttiva europea sull’orario di lavoro. Il concorso nazionale attuale è del tutto inadeguato e, tra le altre anomalie, porta spesso al cambio di indirizzo dopo il primo anno, lasciando posti vacanti e contratti persi. L’Università, da sola, non è in grado di far fronte alle reali necessità, è tempo di istituire gli Ospedali di Insegnamento con compiti integrativi rispetto a quelli dell’Università, per garantire adeguati standard qualitativi di formazione e consentire agli specializzandi una reale formazione sul campo. Ci auguriamo di poter portare avanti con il governo un discorso sinergico”. Lo afferma Giuseppe Ettore, presidente Fesmed, Federazione Sindacale Medici Dirigenti al termine dell’incontro con il Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi.

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Budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Esistono due aspetti dello stesso problema: il dovere dell’assistenza e il diritto di farsi assistere. Ciò significa che tale situazione è da considerarsi prioritaria nella gestione delle politiche per la salute della comunità internazionale. E’ un valore che non è secondo ad altri, così come lo sono il bisogno di alimentarsi e l’aria per respirare.
Se noi trasformiamo questi bisogni primari e vitali in una merce di scambio per realizzare profitti possiamo, di fatto, limitare il diritto alla vita e alla salute di milioni di esseri umani e consentirne l’accesso solo a chi ha risorse economiche e vive in aree protette. E’ questo l’aspetto più doloroso e drammatico offerto dalle logiche consumistiche che, dalla rivoluzione industriale del XVI secolo, hanno, di fatto, disumanizzato il rapporto sociale e tracciato un solco sempre più profondo tra chi cerca il necessario per vivere e chi vive nel superfluo.
Questa pessima distribuzione delle risorse oggi raccoglie più i frutti del malessere che quello dei benefici derivanti dal progresso delle scienze e della cultura della solidarietà. E’ una contraddizione che provoca gravi ricadute nel rapporto stato-cittadini. Qui non possiamo pensare che il disagio proviene perché mancano le risorse. E’ perché sono sprecate con i focolai di guerra che si accendono qua e là nel mondo. E’ perché favoriamo gli illeciti arricchimenti per l’interesse di pochi.
E’ perché cerchiamo di concentrare le ricchezze nelle mani di una ristretta cerchia di persone favorendo un uso improprio di tali disponibilità.
Il nostro è anche il periodo in cui si semina l’ipocrisia con una solidarietà di facciata, la disinformazione per non farci vedere la tempesta che si avvicina, e la politica delle promesse innescando la speranza, ma che si rende sempre più lontana nel tempo, per non onorarla. E lo facciamo nelle piccole e grandi cose. Da questa premessa partono taluni escamotage come quello del budget del ricoverato che non trova regole statuite, ma è, nei fatti, una realtà. Eppure i segnali ci sono e sono molto preoccupanti.
Partono dal budget assegnato alle spese sanitarie dalla finanziaria, dalla ripartizione alle regioni e dalle convenzioni stipulate con i nosocomi pubblici e privati. In altri termini lungo questa filiera la parola d’ordine è quella che bisogna spendere di meno, bisogna restringere i tempi di degenza e si cercano delle priorità persino per fasce di età.
E’ questo l’aspetto che ci fa dire che esiste il budget del ricoverato e anche di chi si cura in casa e sta diventando una mina vagante nella cultura popolare che incomincia a generare “mostri” di cinismo, se ci lasciamo convincere che la vita è un bene solo se siamo sani e che i malati cronici non sono altro che dei vuoti a perdere. (Riccardo Alfonso)

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Le donne in famiglia: sentinelle della salute

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Sono le donne che in famiglia si occupano della salute di tutti, di figli, genitori anziani e partner. Li accompagnano a fare gli esami, vanno in farmacia per acquistare farmaci e si preoccupano di fare prevenzione. Il quadro è stato tracciato da un’indagine condotta dall’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione). Emerge, infatti, che la donna si occupa della salute dei familiari malati per tutte le loro esigenze (51% contro il 9% degli uomini), s’informa sulla prevenzione (49% contro il 9% degli uomini), li accompagna dal medico (45% contro 12% dei maschi) e va in farmacia (44% contro il 14% degli uomini), ma è più pigra nell’adottare comportamenti salutari. Infatti, fa meno attività fisica (49% contro il 58% degli uomini), non rinuncia alle sigarette (23%, 17% gli uomini) e all’alcol (17% contro il 9% degli uomini. «Le donne e gli uomini vengono da pianeti diversi nel campo della salute» Le differenze si fanno più spiccate sul fronte della prevenzione dei tumori (65% donne contro il 45% degli uomini) e della sfera intima. “Il 72% delle donne va dal ginecologo almeno una volta ogni 2 anni, mentre il 60% degli uomini non è mai andato dall’andrologo”. (Servizio Fidest)

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Glifosato: tuteliamo la salute degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Non serviva conoscere l’esito del processo intentato dal giardiniere americano Johnson Dewayne contro MONSANTO, per sapere dei rischi connessi all’uso del diserbante “Glifosato”, ma certo l’impatto mediatico del maxi-risarcimento di 289 milioni di dollari (il giardiniere si è ammalato di tumore) stabilito dal giudice ha fatto tornare di attualità la vicenda.Anche se in Italia il “Glifosato” è soggetto a diversi divieti (con un Decreto del 2016 il Ministero della Salute ne ha vietato l’uso nei parchi, giardini, campi sportivi ed in tutti gli altri luoghi frequentati da minori o “soggetti vulnerabili”, compresi ovviamente i complessi scolastici ed ospedalieri) questo “erbicida” è ancora usato in agricoltura e nel diserbo di aree non agricole, ma lo si ritrova molto più frequentemente nei prodotti di importazione essendo il diserbante più usato nel mondo.In Europa l’uso di “Glifosato” è più marcato rispetto al nostro Paese in quanto la Commissione Europea nel dicembre 2017 (non senza polemiche) ha rinnovato a MONSANTO l’autorizzazione alla vendita salvo poi (con una discutibile procedura: intanto lo usi, dopo guardiamo che succede) ha avviato i lavori di una speciale Commissione deputata a studiarne gli effetti rendendo una relazione trascorsi nove mesi.L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti DOC, DOCG, IGP E DOP, con una crescente percentuale di imprenditori agricoli che si convertono al biologico e con una straordinaria diversità agro-alimentare, che va difesa e valorizzata, ponendo il nostro Paese all’avanguardia nella sicurezza alimentare.Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati chiede al Governo di valutare, in nome del principio di precauzione, il blocco sanitario dei prodotti agro-alimentari di importazione trattati con “Glifosato”, con modalità proibite in Italia.

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Tutelare l’ambiente per salvaguardare la salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Una necessità non più rinviabile come dimostrano i “numeri”: il 75% delle malattie e delle cause di morte è legato proprio al degrado ambientale e a stili di vita scorretti. Ne sono convinti i medici italiani che nel corso di un convegno ne hanno evidenziato l’aspetto.
Occorre, quindi, “individuare tutte le strategie efficaci e in grado di agire sulle condizioni socio-ambientali, cercando di ridurre il peso di tante malattie che gravano sulla collettività”.
“Le esposizioni a sostanze nocive, ai rifiuti e all’inquinamento atmosferico – dicono i medici – sono tra le maggiori cause dei pericoli per la salute.”
“Secondo la più recente letteratura, danni possono esserci anche a causa delle tante sostanze chimiche che usiamo quotidianamente: la maggior parte, infatti, non è ancora stata adeguatamente testata e valutata per la sua sicurezza”. I pericoli provengono anche dalle frodi commerciali.
Anni fa è stato registrato negli Stati Uniti un vertiginoso aumento dei casi di contraffazione di farmaci. In un editoriale pubblicato dalla rivista The Lancet, dedicato all’argomento parla di una crescita dell’800% e si esorta un rafforzamento delle norme sui farmaci, soprattutto nei Paesi dove non esistono o sono troppo blande. Proprio la mancanza di regole rigide e a volte le inadempienze degli stessi organismi di controllo, in specie nei Paesi in via di sviluppo, si rileva come si possa arrivare fino al 30% dei medicinali contraffatti. In particolare, a essere oggetto di falsificazione sono i farmaci antimalaria, che una volta alterati raggiungono il commercio, soprattutto nel Sud-Est asiatico, senza incontrare ostacoli. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, solo il 20% degli Stati membri ha un sistema regolatorio sui medicinali ben sviluppato e circa il 30% non ha alcun impianto legislativo in materia.
C’è bisogno di collaborazione fra governi, autorità, industrie, consumatori, forze di polizia, scienziati e operatori sanitari per combattere il problema. Le aziende, in particolare, dovrebbero riportare volontariamente casi sospetti di contraffazione e abbassare i prezzi dei loro prodotti nei Paesi in via di sviluppo per ridurre l’incentivazione economica alla falsificazione.
Vi è poi vi è un altro fronte critico nel campo dei prodotti alimentari.
Non solo i pomodori ma anche tartufi, formaggi, arance, limoni, aglio, funghi, miele e olio, sono i “falsi alimentari” che invadono il nostro mercato e ingannano il consumatore.
Se un prodotto, sia chiaro, viene dall’estero, non è detto che sia necessariamente cattivo, dipende, semmai, dalla qualità e dalle tecniche di coltivazione. Rimane il problema dei controlli, soprattutto per gli alimenti provenienti dai Paesi extra Ue, sulla presenza di sostanze non ammesse dalla normativa comunitaria (antibiotici, insetticidi, ecc.), perché il commercio globalizzato espone ad alcuni rischi se le regole non sono altrettanto globalizzate. Il problema è dovuto al fatto che questi prodotti sono spacciati come “made in Italy”, cioè come prodotti nostrani, quando invece non lo sono, ingannando così i consumatori.
Si consumano, in tal modo, passate di pomodoro italo-cinesi, o si grattugiano tartufi afro-cino-albanese messi accanto a quello italiano per farne assorbire l‘odore, o a tagliare formaggio danese, o a sbucciare arance e limoni maturati al sole del Sud America e del Sud Africa, o a soffriggere con aglio cinese venduto a pochi euro nei mercatini rionali, o a mangiare una pizza ai funghi dell’Est Europa, o a far colazione con il miele ungherese e a condire con olio mediterraneo. Il tutto pensando che stiamo mangiando prodotti della nostra terra.
Ora ci si mette anche la crisi che spinge molte persone titolari di redditi modesti, e in Italia ci avviciniamo ai dieci milioni, ad acquistare, soprattutto prodotti alimentari a costi molto bassi e di provenienza dubbia. In questo modo si rischia seriamente d’ammalarsi provocando un nuovo aggravio della spesa sanitaria. (Riccardo Alfonso)

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Salute: Le insidie più gravi per l’essere umano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

L’impegno che coinvolge ognuno di noi riguarda il discorso sulla medicina partendo proprio dalle più inquietanti e insidiose calamità che colpiscono il corpo umano, e non solo.
Il nostro costante assillo è, infatti, come difendersi dai tumori e dalle malattie cardiovascolari che sono la causa maggiore di mortalità. (Il 75% dei decessi).
Stabilito che le cause più remote risalgono al nostro Dna taluni ricercatori si sono chiesti se è proprio l’ambiente a determinare, in qualche modo, i livelli difensivi del nostro organismo oppure i fattori debbano risalire ad altre cause compreso il fattore ambientale o dalle abitudini alimentari o da tutte e due messe insieme in qualche modo. Da qui il passo ci appare conseguente quando parliamo degli investimenti nella sanità.
Lo scopo è d’investire nello sviluppo di start-up e aziende biotecnologiche che offrono approcci terapeutici rivoluzionari e tecnologie che contribuiscono al progredire dell’innovazione in medicina. Tra questi, ancorché a essi non limitati, concetti terapeutici nuovi quali le cellule staminali e il silenziamento dell’RNA, i vaccini e le proteine di nuova generazione, le tecnologie basate sugli anticorpi, i nuovi bersagli (target) molecolari e composti che sono i primi nella loro classe. Una successiva area d’interesse è quella dei biomarcatori specifici per date patologie.
E mentre da una parte si producono farmaci cosiddetti “innovativi” per combattere taluni malanni gravi si fanno strada altri sia perché si riacutizzano come la Fibromialgia, una patologia dell’apparato locomotore associata a dolori cronici, rigidità e a segni d’affaticamento a livello dei muscoli, legamenti e tendini con coinvolgimento dell’apparato nervoso centrale, sia perché si fanno accompagnare da altre due sindromi egualmente invalidanti, quali la Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS) e la Sensibilità Chimica Multipla (MCS).
Va precisato che la Fibromialgia è stata, già da molti anni, riconosciuta dall’OMS, ma in Italia, i malati sono abbandonati a se stessi e considerati invisibili agli occhi delle Istituzioni. Se è vero che la Costituzione Italiana sancisce il diritto alla salute e al benessere di tutti i cittadini, sarebbe opportuno da parte dello Stato riconoscere tali patologie con tutti gli effetti terapeutici.
Da qui scatta un’altra considerazione. La finanza pubblica non sembra voler tenere in debito conto la salute dei cittadini tenendo ermeticamente allacciati i cordoni della borsa ma quando lo fa non si comporta di certo come il classico buon padre di famiglia. “Da un calcolo di massima, si può stimare, infatti, che circa il 5-10% del Fondo sanitario nazionale finisca in sprechi”. (Riccardo Alfonso)

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L’assistenza sanitaria gioca un ruolo primario per la salute delle madri e dei loro figli

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

A livello globale e nei singoli paesi, è in atto una serie d’iniziative volta a migliorare l’accesso alle cure della salute materna e infantile, come ispirato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite che ha ampiamente approvato la Strategia Globale per la Salute delle Donne e dei Bambini che si propone di salvare diciotto milioni di vite entro il 2020 attraverso un approccio del “continuum di cure”. Come parte di questa strategia, il focus su settori specifici è:
• Un Piano globale d’azione per i vaccini che lavora verso l’accesso universale all’immunizzazione entro il 2020. La vaccinazione è una delle azioni più efficaci gestite dal paese e supportate a livello mondiale, perché oggi evita da due a tre milioni di morti ogni anno in tutte le fasce d’età a causa di difterite, tetano, pertosse (tosse convulsa) e morbillo. Nel 2017 si stima che l’83% (111 milioni) di bambini in tutto il mondo hanno ricevuto tre dosi contro difterite-tetano-pertosse (DTP3).
• Circa 176 paesi hanno firmato “A Promise Renewed” – un richiamo all’azione promosso dai Governi di Etiopia, India e Stati Uniti, insieme con l’UNICEF per un impegno globale per evitare la morte dei bambini per cause che possono essere facilmente prevenute.
• La Commissione delle Nazioni Unite sui Prodotti salvavita per donne e bambini è aiutare i paesi a migliorare l’accesso ai farmaci essenziali come antibiotici di base e sali per la reidratazione orale.
• All’inizio del 2017, l’OMS e l’UNICEF hanno raccolto altri partner per la creazione di un nuovo Piano globale d’azione per la polmonite e la diarrea, che si propone di porre fine, entro il 2025, alle morti evitabili dei bambini sotto i cinque anni dovute a queste due principali cause. Il piano promuove pratiche conosciute per proteggere i bambini dalle malattie, come la creazione di un ambiente domestico sano e di misure per garantire che ogni bambino abbia accesso a collaudate e adeguate misure di prevenzione e trattamento.
• Allo stesso modo, i partner stanno lavorando su Every Newborn: un piano d’azione globale per porre fine alle morti evitabili. L’obiettivo è di lanciare questo piano d’azione globale per i neonati e fornire indicazioni strategiche per prevenire e gestire le più comuni cause di mortalità neonatale, che rappresentano circa il 44 per cento di tutte le mortalità sotto i cinque anni.
• L’UNICEF, l’OMS e il Gruppo della Banca Mondiale supportano il movimento globale Scaling Up Nutrition (SUN) nella collaborazione con i paesi sulla realizzazione di programmi su vasta scala per rispondere a un’alimentazione inadeguata con un focus particolare sull’empowerment delle donne. (Riccardo Alfonso)

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