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Premio De Sanctis per la Salute Sociale

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2022

Roma 4 ottobre presso la sede del Consiglio di Stato al Palazzo Spada di Roma Il fondatore e direttore di Giffoni, Claudio Gubitosi, sarà insignito del Premio De Sanctis per la Salute Sociale per l’area Esperienze e buone pratiche. Il premio fa riferimento ad un concetto di salute molto ampio e che va al di là della mera assistenza sanitaria e si rivolge ad attività che abbiano tra le proprie finalità il miglioramento della qualità della vita delle persone attraverso la promozione di azioni e di servizi di prossimità ad alto coinvolgimento sociale. E’ evidente come questo approccio che il premio vuole valorizzare sia perfettamente aderente a quello che Giffoni fa, realizza e produce da oltre cinquant’anni. La giuria, presieduta da Walter Ricciardi, accademico e consigliere scientifico del Ministro della Salute, oltre al direttore Gubitosi ha deciso di riconoscere il premio a Sofia Corradi, pedagogista romana, ispiratrice e sostenitrice del progetto di studi Erasmus (area Esperienze istituzionali), a Guido Bertolaso, in rappresentanza degli ideatori e legislatori del Servizio civile universale istituito con la legge 64 del 2021 (area Legislativa), a Giancarlo Perego, in rappresentanza di Fondazione Near Onlus, attiva a Milano a fianco dei giovani sui fronti salute, lavoro e inclusione ed editrice del mensile Il Bullone, di cui Perego è direttore (area Esperienze buone pratiche) e a Laura Dalla Ragione, fondatrice e responsabile del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare Residenza Palazzo Francisci, Todi, USL Umbria 1 (area Ricerca). Molto prestigiosa la giuria che ha individuato coloro da insignire di questo prestigioso riconoscimento. Era, infatti, composta da Gianni Letta (patron del Premio), Franco Locatelli (accademico ed ex Presidente del Consiglio Superiore di Sanità), Cesare Fassari (direttore di Quotidiano Sanità), Roberto Burioni (professore ordinario di Microbiologia e Virologia), Maria Cristina Messa (ministro dell’Università e della Ricerca), Maria Chiara Carrozza (presidente Cnr), Luigi Ripamonti (responsabile editoriale Corriere Salute), Domenico De Masi (professore di Sociologia del lavoro), Maria Emilia Bonaccorso (caporedattore aggiunto Salute&Benessere di Ansa.it), Franco Pesaresi (redazione Prospettive Sociali e Sanitarie), Antonio Gaudioso (capo segreteria tecnica del ministro della Salute) e Daniela Minerva (responsabile pagine Salute di Repubblica). Tra gli ospiti che hanno già confermato la loro partecipazione alla cerimonia del 4 ottobre figurano Gianni Letta, patron Premio De Sanctis; Walter Ricciardi, presidente della giuria; Franco Frattini, Presidente Consiglio di Stato; Pietro Curzio, presidente Corte suprema di cassazione; Silvio Brusaferro, presidente Istituto Superiore di Sanità; Erika Stefani, ministro per le disabilità; Federico D’Incà, ministro per i rapporti con il Parlamento; Maria Chiara Carrozza, presidente Cnr; Miguel Gotor, assessore alla Cultura del Comune di Roma; Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano; Barbara Funari, assessore alle Politiche sociali e alla Salute del Comune di Roma.

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Igiene dentale: strategia di salute pubblica per la prevenzione e la salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

La bocca parla, non solo per la su funzione fonatoria primaria, ma lo fa dal punto di vista medico, rivelando lo stato di salute dell’individuo, ma anche il suo stile di vita, il livello socio-economico. Parla anche quando è in silenzio a chi sa leggerne i segni e comunica importanti informazioni sul funzionamento dell’organismo. Ma una bocca in salute è anche un investimento quotidiano sul benessere del resto dell’organismo. E’ noto infatti che problemi orali e dentali, malattie come la periodontite sono correlate ad un aumentato rischio di eventi cardiovascolari e diabete. Nel corso dell’RDH Expo che si è svolto a Torino e che ha aperto ad un costruttivo dialogo tra medici, odontoiatri e igienisti, le novità sono state numerose grazie alla capacità degli organizzatori di mettere in comune competenze ed esperienze. “L’igienista dentale è una figura ancora poco nota, così come la sua preparazione, ma ha una formazione che valorizza l’osservazione del cavo orale nella sua interezza” spiega Alice Alberta Cittone ideatrice (insieme a Riccardo Sangermano) dell’RDH Expo che ha fatto dialogare oncologi, odontoiatri e igienisti “l’igiene orale è correlata non solo alla fonazione, alla masticazione e alla vita relazionale, ma ha effetti sulla salute sistemica e le alterazioni visibili sono ‘red flag’ di patologie anche importanti”. “Basti pensare” ha sottolineato il Prof. Paolo G. Arduino del CIR Dentai School dell’Università di Torino“che nei percorsi oncologici esiste un team di igienisti e odontostomatologi al servizio del paziente per fronteggiare le problematiche che possono emergere dalle terapie chemio e radio o dal trattamento con farmaci come i bifosfonati. E prima ancora si effettua una valutazione al tempo zero per prevenire eventuali problemi. Solo il 30-40% degli italiani ha un odontoiatra di riferimento e ancora meno si rivolge ad un igienista che nel percorso oncologico può aiutare nel percorso, dare consigli di igiene, aiutare a mantenere la masticazione per limitare il rischio di malnutrizione”. Nella popolazione generale l’igienista è un professionista che può fornire un supporto educazionale prezioso in medicina preventiva grazie alla capacità di osservazione di tutto il cavo orale che è composto da tessuti duri come ossa e denti ma anche gengive e mucose, ciascuno con le proprie caratteristiche.

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Tra salute e politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2022

Notizie di cronaca, di politica e temi relativi al benessere fisico sono i principali argomenti di interesse degli adulti con un’età compresa tra i 57 e i 75 anni. Sono questi alcuni dei principali elementi emersi da una ricerca effettuata dall’Istituto Tips Ricerche in collaborazione con i ricercatori dell’Università Cattolica intitolata “Non dimentichiamoci dei boomers!” e basata su 450 interviste online realizzate nei mesi scorsi. Lo studio si è svolto nell’ambito del progetto Opinion Leader 4 Future nato dalla collaborazione tra l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) dell’Università Cattolica e l’ufficio Media Relation del Gruppo Credem, tra i principali gruppi bancari nazionali e tra i più solidi a livello europeo, con l’obiettivo di indagare, grazie ai ricercatori universitari, il ruolo dei leader d’opinione nel panorama informativo nazionale ed internazionale.Più in dettaglio, la ricerca condotta dall’istituto Tips Ricerche ha coinvolto i cosiddetti “baby boomer”, persone nate tra il 1946 e il 1964, che sono stati protagonisti dell’esplosione economica e demografica della seconda metà del XX secolo. Rappresentano una larga parte del Paese, sono longevi e godono di una buona qualità di vita. Dalla ricerca è emerso che questa generazione, rispetto a quelle più giovani, è molto attenta all’informazione e predilige maggiormente i contenuti di cronaca e di politica citati tra i principali interessi dall’84% degli intervistati. La salute è un altro argomento che riveste particolare rilevanza per questa fascia demografica, sia in un’ottica di cura sia di prevenzione, per via dei disagi e della paura legati al perdurare dell’emergenza sanitaria.Per quanto riguarda i mezzi d’informazione, dalla ricerca emerge che gli adulti tra 57 e 75 anni, rispetto alle generazioni successive, prediligono le testate giornalistiche (quotidiani, periodici, online). La fiducia nei confronti delle fonti citate è tuttavia inferiore rispetto ad altre fasce d’età, infatti l’autorevolezza e la storicità dell’editore è un fattore di garanzia solo per il 20% degli intervistati contro il 35% degli under 40. Per entrare nel dibattito e alimentare il proprio punto di vista rispetto alle differenti tematiche sono considerati dei validi strumenti i telegiornali e i talk televisivi. I 57-75 enni, inoltre, per informarsi sui temi quali il risparmio, gli investimenti, l’agire quotidiano e la gestione e la cura dei patrimoni immobiliari, dichiarano di avere tra i propri principali riferimenti gli interventi di esperti e professionisti noti, raccolti sia attraverso i principali mezzi di comunicazione (come televisione e web) sia direttamente nel caso di conoscenza personale. In particolare, il 63% dei baby boomer considera i professionisti che intervengono pubblicamente sui media e le persone di fiducia come fonte di informazione essenziale. Fra tutti gli esperti sono considerati maggiormente affidabili quelli più autorevoli e con un forte bagaglio esperienziale (78% contro il 40% degli under 40). Le abilità comunicative e digitali e la reperibilità sono elementi secondari rispetto alla richiesta di coerenza e, conseguentemente, di capacità e coraggio nell’ammettere eventuali errori, caratteristiche valide anche per i professionisti televisivi (92% contro l’82% dei più giovani).

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Cibo e salute: l’etichetta nutrizionale non basta

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

Gli alimenti non sono caratterizzati solo dalla loro composizione e qualità nutrizionale, ma anche dal grado di lavorazione a cui sono sottoposti. Quest’ultimo elemento risulta cruciale per conoscere il reale effetto del cibo sulla salute, e la sua indicazione sulle etichette aiuterebbe i consumatori a scegliere con maggiore consapevolezza. Sono i risultati di uno studio italiano realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l’Università dell’Insubria di Varese e Como, l’Università di Catania e Mediterranea Cardiocentro di Napoli. Pubblicata sulla prestigiosa rivista British Medical Journal, che le ha dedicato anche un editoriale, la ricerca ha indagato quale aspetto dell’alimentazione definisca meglio il rischio di mortalità. I ricercatori hanno monitorato per 12 anni lo stato di salute di oltre 22mila persone partecipanti al Progetto epidemiologico Moli-sani e lo hanno correlato con le loro abitudini alimentari, prendendo in considerazione sia gli aspetti nutrizionali che quelli legati al grado di trasformazione dei cibi. “I nostri risultati – dice Marialaura Bonaccio, epidemiologa del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli e primo autore dello studio – confermano che il consumo sia di alimenti di scarsa qualità nutrizionale che quello di cibi ultra-processati aumenta in modo rilevante il rischio di mortalità, in particolare per le malattie cardiovascolari. Quando però abbiamo tenuto conto congiuntamente sia del contenuto nutrizionale della dieta che del suo grado di lavorazione industriale, è emerso che quest’ultimo aspetto è quello più importante nell’evidenziare il maggiore rischio di mortalità. In realtà, oltre l’80 percento degli alimenti classificati come non salutari dal Nutri-Score sono anche ultra-lavorati. Questo suggerisce che il rischio aumentato di mortalità non è da imputare direttamente (o esclusivamente) alla bassa qualità nutrizionale di alcuni prodotti, bensì al fatto che questi siano anche ultra-lavorati”. “Si stima che nel mondo una morte su cinque sia dovuta a una scorretta alimentazione, per un totale di 11 milioni di morti all’anno – ricorda Augusto Di Castelnuovo, ricercatore del Mediterranea Cardiocentro di Napoli -. Ecco perché migliorare le abitudini alimentari è in cima alla lista delle priorità delle agenzie di salute pubblica e dei governi di tutto il mondo”. Una soluzione suggerita per fare scelte alimentari più salutari è quella di utilizzare un sistema di etichettatura per i prodotti commerciali. Già utilizzate da tempo su base volontaria in alcuni Paesi europei, come Francia e Spagna, ora le etichette alimentari sono al vaglio della Commissione Europea che vorrebbe identificare un unico sistema da applicare in tutti gli Stati membri. Il Nutri-Score, sviluppato in Francia, è dato come favorito. Il sistema valuta la qualità nutrizionale di un alimento (ad esempio in base al contenuto di grassi, sale, fibre, etc.), con una scala di cinque colori, che vanno dal verde (cibo più salutare) al rosso e a cui corrispondono le prime cinque lettere dell’alfabeto, A-B-C-D-E.

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Le proposte degli infermieri alla politica: professione e salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2022

Gli oltre 460mila infermieri iscritti all’Albo in Italia, rappresentati dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), chiedono ora alla politica scelte precise, di assicurare un cambio di passo indispensabile (soprattutto a fronte del momento storico, che vede a rischio la sostenibilità del sistema sanitario) e la possibilità di garantire a pazienti e cittadini adeguate risposte ai mutati bisogni di assistenza e salute.I posti messi a bando negli Atenei, sottolinea la FNOPI, spesso non sono saturati. Il numero di infermieri richiesti sul territorio non risponde ai numeri di cui l’Italia dispone anche rispetto ai rapporti previsti dalle analisi internazionali (Oms, Ocse ecc.). E di questa situazione, le cause sono da ricercare anche nel mancato riconoscimento valoriale ed economico della professione e nell’assenza di prospettive di carriera. Le nuove necessità normative per un cambio di rotta sono raggruppabili in tre blocchi. Il primo deve prevedere la valorizzazione della voce contrattuale definita come indennità di specificità infermieristica (voce stipendiale istituita dalla legge di Bilancio 2021 e già individuata contrattualmente), da incrementare di almeno il 30%: oggi gli infermieri italiani sono al 25° posto come media annuale tra i paesi Ocse (seguita solo da altri otto Paesi). Il secondo blocco deve prevedere l’inserimento all’interno dei Lea (livelli essenziali di assistenza) della branca specialistica assistenziale per dare uniformità di prestazioni a livello regionale e nazionale, con l’istituzione delle competenze specialistiche che già oggi esistono di fatto, ma che non sono ufficialmente riconosciute agli infermieri (es. Wound Care, management accessi vascolari, stomaterapia, interventi di educazione sanitaria e aderenza terapeutica ecc.). È anche opportuno autorizzare la possibilità di prescrivere alcune categorie di farmaci e ausili/presidi, come strumento per applicare le competenze specialistiche, che rientrano nella sfera di competenza infermieristica come già accade in diversi Paesi Ue: un vuoto normativo che rende anche difficile la libera circolazione omogenea dei professionisti in Europa secondo la direttiva 2013/55/UE. E per le competenze specialistiche, è urgente il riconoscimento formativo, organizzativo, contrattuale e di carriera della figura dell’infermiere di famiglia e comunità, professionista responsabile dei processi infermieristici in ambito familiare e comunitario. Il terzo blocco riguarda la valorizzazione della formazione infermieristica negli Atenei, con l’istituzione di lauree magistrali a indirizzo clinico e scuole di specializzazione. Inoltre, si dovranno legare i posti del corso di laurea e delle lauree specialistiche al fabbisogno del sistema salute. Per questo, è necessario prevedere il finanziamento della docenza universitaria e aumentare il numero dei professori-infermieri (il rapporto docente/studenti è 1:1.350 per gli infermieri, contro altre facoltà sanitarie dove è 1:6). “La politica – conclude la Fnopi – deve porsi obiettivi precisi: senza infermieri non c’è salute, l’Italia deve dimostrare di essere una nazione che investe sull’infermieristica, i cittadini non possono più aspettare”.

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Mondosanità cambia vestito e diventa SI SALUTE E INNOVAZIONE

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2022

Il nuovo mensile di salute e benessere che si propone come strumento divulgativo della buona e corretta informazione medico scientifica, libera da interessi, pregiudizi ed enfasi.Obiettivo combattere le fake news e svolgere contestualmente una funzione di “servizio pubblico”, aiutando il lettore a comprendere meglio le sfide del nostro tempo: dal cambiamento climatico ai nuovi virus, dall’antibiotico resistenza ai vaccini, con un linguaggio semplice e chiaro.Sempre in prima linea, dalla parte dei cittadini “perché i cittadini siamo noi e noi abbiamo il diritto di essere curati al meglio, ma abbiamo anche il dovere verso noi stessi e verso gli altri di informarci e occuparci della nostra salute”, sottolinea l’Editore Giulia Gioda, Presidente di Motore Sanità – organizzazione no profit al servizio del cittadino, che vanta un pool scientifico d’eccellenza. Ed è proprio questo pool scientifico, che concentra insieme i top level della sanità nazionale e internazionale, a contraddistinguere SI SALUTE E INNOVAZIONE.Guidato dal Direttore Scientifico Claudio Zanon, questo team di esperti farà luce non solo sulle malattie da curare, ma anche sui fattori che le favoriscono: “dagli scorretti stili di vita alle sostanze chimiche usate nelle coltivazioni, dagli antibiotici negli allevamenti animali all’inquinamento atmosferico”, spiega il Dottor Zanon che, dopo una vita in corsia come Chirurgo generale e Oncologo, essere stato membro del Consiglio Superiore di Sanità e aver diretto, tra gli altri, l’Agenzia regionale sanitaria del Piemonte, da qualche anno si dedica con successo alla comunicazione medico-scientifica.I contenuti? Cento pagine di attualità, servizi esclusivi, approfondimenti, inchieste, ma anche bellezza, sport, ambiente, wellness, dossier, rubriche – come “Il medico risponde”: filo diretto tra il lettore/cittadino e 25 medici specialisti, per consulti individuali e gratuiti – e molto altro ancora. Il primo numero di SI SALUTE E INNOVAZIONE (Editoriale Mondo) è già in edicola.www.mondosanita.it

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Gli sforzi per assistere i genitori e la salute mentale delle figlie

Posted by fidest press agency su sabato, 30 luglio 2022

Gli Economisti di Ca’ Foscari e Paris Dauphine vi hanno trovato un legame tra gli sforzi per assistere i genitori e la salute mentale delle figlie. Disagio maggiore dove è scarsa la spesa pubblica per la non autosufficienza. Italia dedica solo lo 0,94% del Pil. Occuparsi in prima persona di un genitore anziano non autosufficiente può comportare un carico emotivo e fisico tale da pesare psicologicamente sui figli anche dopo la sua morte. Una ricerca condotta da economisti dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Université Paris Dauphine e pubblicata su Applied Economics Letters dimostra infatti come lo sforzo necessario a seguire il genitore bisognoso di assistenza possa avere un legame con l’insorgere di sintomi di depressione. Le donne, principalmente coinvolte nella cura, sono le più colpite. La depressione tende a manifestarsi a partire dagli ultimi mesi di vita e raggiunge il picco immediatamente dopo la morte del genitore. I sintomi non sono legati solo all’inevitabile dispiacere e al lutto, ma anche allo stress e agli sforzi richiesti specialmente nei Paesi con un sistema socio-assistenziale poco sviluppato e finanziato.“I dati confermano che i figli, in particolare le donne, devono dedicarsi totalmente e con grande sforzo psicofisico al genitore quando il sistema di welfare pubblico non garantisce un’adeguata assistenza agli anziani non autosufficienti”, spiega Giacomo Pasini, professore di Econometria all’Università Ca’ Foscari Venezia e coautore dello studio con Agar Brugiavini, Elena Bassoli ed Eric Bosang.Il gruppo di ricerca ha studiato i dati del Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (Share), una rilevazione che sta seguendo nel tempo le condizioni di salute e invecchiamento di un campione di cittadini europei con più di 50 anni d’età.Confrontando il legame tra la morte della madre non autosufficiente e la depressione dei figli nei vari paesi, la ricerca ha dimostrato che l’impatto è maggiore dove è inferiore l’investimento nell’assistenza pubblica. Dove servizi come cure domiciliari, case di riposo, hospice sono scarsi, i familiari sono investiti di un maggior peso ed una maggiore responsabilità nelle scelte riguardanti l’anziano vicino alla morte. Tenere un anziano non autosufficiente a casa a tutti i costi pensando possa beneficiarne, quindi, ha dei costi insostenibili sia economici che di salute per le donne, che tipicamente se ne prendono cura. Nella classifica dei paesi più virtuosi nel prendersi cura degli anziani con servizi dedicati e strutture pubbliche troviamo Olanda (2,95%), Svezia, Danimarca, Svizzera, Belgio, che dedicano a questa voce ben oltre il 2% del Pil (dati del 2014). Germania, Francia e Austria investono tra l’1,5 e l’1,8 del Pil. L’Italia è staccata, 0,94%, accanto a Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna.

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Integratori & Salute sulle nuove frontiere della ricerca sul microbiota

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2022

Integratori & Salute ha da sempre riconosciuto l’importante ruolo svolto dal microbiota, inteso come l’insieme di microrganismi che popolano e colonizzano un determinato ecosistema, nella modulazione della salute dell’intero organismo. Fabio Pace, Direttore U.O.C. Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva che da anni collabora con Integratori & Salute, fa il punto sui risultati delle ricerche condotte finora sul microbiota, e illustra come la scienza intende rispondere alle numerose sfide presenti e future. “I probiotici sono da intendersi quali microrganismi vivi e vitali che somministrati in dosi adeguate (più di 1 miliardo) consentono di ottenere risultati benefici nell’ospite che li assume – Spiega il Prof. Fabio Pace, Direttore U.O.C. Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva. – Diverse ricerche finora condotte confermano il ruolo che questi microrganismi vivi svolgono nel contrastare discretamente o notevolmente una serie di patologie. Tra queste, la sindrome dell’intestino irritabile, la sindrome metabolica, la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e le cardiopatie ischemiche. Degno di nota anche il grande settore degli psico-biotici, cioè quei probiotici che vengono somministrati per rispondere a patologie del sistema nervoso centrale o malattie psichiatriche”. Gli studi sul microbiota, resi oggi meno costosi e veloci dalle recenti tecniche omiche, ovvero di caratterizzazione molecolare, hanno riproposto i probiotici come un settore in cui investire risorse per l’avanzamento delle conoscenze relativamente al rapporto fra salute e batteri. Si parla spesso di “rivoluzione del microbiota”, intesa come lo studio approfondito delle comunità microbiche presenti su tutte le superfici mucose, in primis il tratto gastrointestinale. Il punto di partenza di questa svolta è stata la possibilità di determinare geneticamente quali sono i batteri che popolano non solo il nostro intestino ma anche altri organi come la pelle, le vie respiratorie e le vie urinarie. “La vera rivoluzione è iniziata quando si è passati dai metodi colturali alla determinazione genetica, attraverso sistemi di sequenziamento del cosiddetto meta-genoma, cioè il genoma del microrganismo presente nel nostro corpo, il microbiota” – sottolinea il Prof. Pace. “Le ricerche più interessanti scaturiranno, a mio parere, dalla combinazione di varie omiche, cioè le tecniche che possono consentire di definire quali batteri, virus o altri costituenti sono presenti all’interno del nostro organismo e la loro funzione. Molti studi, in effetti, sono già avviati non soltanto nel riconoscere un’alterazione nella cosiddetta “microbial signature”, ovvero nella traccia microbica presente in una determinata malattia, ma nel comprendere quale è la conseguenza di questa alterazione”. A testimoniare la rilevanza strategica di questo ambito della ricerca, microbiota e microbioma sono anche oggetto di interesse del Programma nazionale per la ricerca (PNR) 2021-27, le cui linee guida sono mirate alla promozione della salute ed uno stile di vita sano e sostenibile, lo stop al declino della biodiversità e l’efficientamento della produzione alimentare. Tali obiettivi dovranno avvenire anche attraverso lo sviluppo di strategie di prevenzione più efficaci delle patologie umane e animali anche avvalendosi di probiotici/prebiotici, che permettano una riduzione dell’utilizzo di antibiotici o che contrastino patogeni e metaboliti tossici, riducendo l’impatto delle malattie non trasmissibili (NCD). Un focus particolare è dedicato alla valorizzazione del microbioma nei sistemi produttivi agroalimentari, con l’obiettivo di una sua migliore conoscenza, comprensione e utilizzo nell’ambito dell’intero sistema alimentare, compreso l’ambiente di produzione. Entro il 2027 il PNR si ripromette di raggiungere: +10% di miglioramento della prevenzione di malattie associabili ad un’alterazione del microbioma/microbiota; + 15% di efficienza dei sistemi produttivi alimentari; -30% di pesticidi ed antibiotici nella produzione primaria vegetale e animale sfruttando le interazioni positive tra microbioma-pianta e microbioma-animale.

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La buona salute del mercato immobiliare italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2022

E’ stata rilevata di recente dalle ultime statistiche dell’Agenzia delle Entrate – +12% di compravendite nel settore residenziale – è confermata da una generale contrazione degli “sconti” sugli immobili in vendita. Secondo Dove.it, prima agenzia immobiliare digitale italiana, la variazione tra il prezzo degli annunci e il prezzo effettivo di vendita, storicamente sempre superiore al 10%, si è drasticamente ridotta ed oggi è arrivata al 5,4%. Il che significa, in buona sostanza, che lo spazio per le trattative tra chi compra e chi vende è ormai ridotto all’osso: questo sia perché è più facile conoscere il valore di mercato degli immobili nella zona di riferimento, sia perché in un momento di forte dinamismo del settore chi vuole comprare casa ha, nei mesi scorsi, scelto di adeguarsi alle richieste del venditore pur di acquistare la casa desiderata.L’analisi, condotta dall’agenzia immobiliare sul compravenduto gestito da Dove.it del 2022, ha permesso inoltre di scoprire interessanti differenze tra regioni e tra città. A livello regionale, il Sud Italia resta ancora aperto ad una più intensa contrattazione, visto che mediamente gli immobili vengono scontati dell’11,8% in Campania, dell’11% in Puglia e del 7,7% in Sicilia; molto più rigide le variazioni di prezzo tra gli annunci e i rogiti sono Veneto (-3,9%) e Lombardia (-4,3%). Considerando solo le città, invece, le oscillazioni maggiori sono state registrate a Lecco (-13,1%), Napoli (-13%) e Catania (-12,7%). Prezzi quasi identici agli annunci a Treviso (-2%) e Bergamo (-2,6%).La possibilità di trattare sul prezzo di un immobile è legata a numerosi fattori: la posizione dell’abitazione, il dinamismo immobiliare del quartiere e della città, la grandezza e il numero dei locali, lo stato dell’appartamento – se da ristrutturare o già ristrutturato – e il numero di giorni di presenza sul mercato. Anche il prezzo di partenza appare determinante per rendere possibile contrattare: sono gli immobili con un prezzo compreso tra i 500 mila e il milione di euro quelli in cui è possibile scendere maggiormente, in media del 7%, contro il 5,1% di riduzione rispetto al prezzo richiesto per immobili tra 100 e 200 mila euro.«Prezzi di partenza attenti all’andamento del mercato immobiliare del territorio, un’operazione di trasparenza condotta dai portali immobiliari che ha azzerato il cosiddetto “overbidding” dei proprietari e tempi di vendita ridotti rispetto al periodo pre pandemia: tutti questi fattori, insieme, hanno reso il comparto immobiliare più chiaro, riducendo i possibili margini di trattativa – dichiara Paolo Facchetti, CEO e founder di Dove.it. – Questo è vero soprattutto nelle città capoluogo e nei contesti contraddistinti da maggiore dinamismo, dove pur di accaparrarsi un immobile, nel primo semestre 2022, è stato necessario essere veloci e decisi nelle proposte. Noi abbiamo sposato in pieno questo nuovo trend, puntando a definire con il venditore un prezzo equo e rispettoso sia della qualità dell’immobile, sia delle richieste del mercato: questa strategia si è rivelata vincente, tanto da aver dimezzato i tempi di vendita rispetto alla media nazionale».

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La salute e gli stili di vita

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2022

POZZILLI (IS) La riduzione del danno è una forma di prevenzione per chi non possa, non riesca o non voglia mettere in atto misure definitive di protezione della propria salute ma che voglia in qualche modo limitare i danni di comportamenti scorretti o fattori ambientali avversi. E’ una strategia di successo e consolidata nelle dipendenze, ma si sta facendo strada in molti altri settori tra cui quello ambientale e nel tabagismo. La recente pandemia non si è limitata a fare vittime tra i più fragili ma ha determinato sequele a medio e lungo termine (il cosiddetto Long Covid che interessa il 75% dei pazienti che sono stati ricoverati ). Tra i sintomi riscontrati: quelli neurologici, cognitivi, insieme ad ansia e depressione; che possono perdurare sino ad un anno, anche nei soggetti giovani. Un recente studio, che ha incluso 90mila adulti over 65 anni che hanno avuto il Covid, ha riscontrato sintomi a lungo termine debilitanti nel 32% dei casi, tanto da suggerire di considerarlo una ‘sindrome geriatrica’. Ad avvalorare questa teoria, uno studio del Fenstein Institutes for Medical Reseach ha rilevato un 13% di nuove diagnosi di demenza entro 1 anno dal ricovero per SARS-CoV-2 (doi: https://doi.org/10.1136/bmj-2021-068414)”Problemi di memoria e concentrazione affliggono il 70% dei pazienti con COVID lungo: i test cognitivi condotti nell’ambito del COVID and Cognition Study pubblicato su Frontiers Aging Neuroscience hanno rilevato una ‘notevole riduzione’ della capacità di memoria. Tra i 181 partecipanti, il 78% ha dichiarato di avere difficoltà di concentrazione, il 69% ha riferito di nebbia cerebrale (il brain fog), il 68% ha riferito di dimenticanze e il 60% ha affermato di avere problemi a trovare la parola giusta mentre parla (https://doi.org/10.3389/fnagi.2022.804937). Si tratta di fenomeni attribuiti ad uno stato infiammatorio: quella che abbiamo imparato a conoscere col termine di ‘tempesta di citochine’ che non risparmia le cellule cerebrali.A questo fenomeno inaspettato si aggiungono sia fattori ambientali capaci di intervenire anche sul patrimonio genetico che gli stili di vita e i comportamenti individuali. “Possiamo fare molto per difenderci, ad esempio puntare su istruzione e interessi per costruire una buona riserva cognitiva, un tesoretto di neuroni e connessioni che ha mostrato di proteggere in parte, anche dalla manifestazione di sintomi di Alzheimer e Parkinson. Non è mai troppo tardi per iniziare a coltivare un interesse o mettersi a studiare. Un cervello ‘istruito’ infatti è protetto più a lungo dal declino, così come spiegato da Journal of Neuroscience le regioni prefrontali stimolate dall’istruzione prolungata accendono alcuni geni coinvolti sia nella trasmissione dei segnali che nella difesa immunitaria. Si tratta di un magnifico esempio di come funziona l’epigenetica ossia il vestito che indossano i geni, che può quindi essere cambiato o modificato dall’ambiente” spiega il Professor Giuseppe Novelli, Ordinario di Genetica all’Università di Tor Vergata.“Nel caso del tabacco, le strategie di riduzione del danno sono un intervento di salute pubblica potenzialmente salvavita per 1,1 miliardi di fumatori nel mondo, supportate dai principi di diritto internazionale in tema di diritti umani. E’ ovvio che non esiste un fumo sano e che l’ideale sarebbe non iniziare a fumare o a bere alcolici specie in giovane età, ma per gli adulti nei quali la dipendenza è consolidata è necessario fornire una soluzione percorribile” sottolinea Fabio Beatrice Direttore del Board Scientifico di MOHRE “la nicotina è quindi sia il problema che la soluzione ma esiste un diritto alla salute che non deve essere ostacolato da pregiudizi o posizioni preconcette Due studi molto recenti hanno indicato che la sostituzione completa delle sigarette a combustione con le elettroniche porterebbe a milioni di vite risparmiate, in particolare il passaggio al fumo alternativo entro il 2040 potrebbe salvare 2,52 milioni di vite e 26 milioni di anni di vita persi, questo solo prendendo in considerazione l’impatto del fumo sulle principali 4 malattie fumo-correlate: cancro del polmone, broncopneumopatia cronica ostruttiva, cardiopatia ischemica e ictus (Archives of Toxicology volume 96, pages 167–176 (2022).Un recente documento raccomanda che la riduzione del danno da tabacco sia promossa come una questione di diritti alla salute da parte delle organizzazioni di difesa che rappresentano i consumatori di nicotina. Secondo l’ultima pubblicazione lanciata da Knowledge · Action · Change (K · A · C che promuove la riduzione del danno come strategia chiave per la salute pubblica fondata sui diritti umani), la riduzione del danno da tabacco non è solo un intervento di salute pubblica potenzialmente salvavita per 1,1 miliardi di fumatori nel mondo, ma è anche supportata dal diritto internazionale sui diritti umani.

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I consigli del Ministero della Salute per difendersi dal caldo

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2022

Non uscire nelle ore più calde (tra le 11.00 e le 18.00) Migliorare l’ambiente domestico e di lavoro schermando le finestre esposte a sud e a sud-ovest con tende e oscuranti regolabili (persiane, veneziane) che blocchino il passaggio della luce, ma non quello dell’aria. Efficace anche l’impiego dell’aria condizionata e i ventilatori meccanici che tuttavia vanno usati con attenzione. Quando la temperatura interna supera i 32°C, l’uso dei ventilatori è sconsigliato perché non è efficace per combattere gli effetti del caldo. Bere molti liquidi: soprattutto per gli anziani è necessario bere anche se non si sente lo stimolo della sete. Esistono tuttavia particolari condizioni di salute (come l’epilessia, le malattie del cuore, del rene o del fegato) per le quali l’assunzione eccessiva di liquidi è controindicata. Se si è affetti da qualche malattia o si sta seguendo una cura che limita l’assunzione di liquidi o ne favorisce l’eliminazione, è necessario consultare il medico prima di aumentare l’ingestione di liquidi. Moderare l’assunzione di bevande contenenti caffeina, evitare bevande alcoliche Fare pasti leggeri: la digestione è per il nostro organismo un vero e proprio lavoro che aumenta la produzione di calore nel corpo. Vestire comodi e leggeri, con indumenti di cotone, lino o fibre naturali (evitare le fibre sintetiche). All’aperto è utile indossare cappelli leggeri e di colore chiaro per proteggere la testa dal sole diretto. Proteggere anche gli occhi con occhiali da sole con filtri UV. Particolare attenzione ai bambini. In auto, ricordarsi di ventilare l’abitacolo prima di iniziare un viaggio, anche se la vettura è dotata di un impianto di ventilazione. In questo caso, regolare la temperatura su valori di circa 5 gradi inferiori alla temperatura esterna evitando di orientare le bocchette della climatizzazione direttamente sui passeggeri. Se ci si deve mettere in viaggio, evitare le ore più calde della giornata (specie se l’auto non è climatizzata) e tenere sempre in macchia una scorta d’acqua. Non lasciare mai neonati, bambini o animali in macchina, neanche per brevi periodi. Evitare l’esercizio fisico nelle ore più calde della giornata. In ogni caso, se si fa attività fisica, bisogna bere molti liquidi. Per gli sportivi può essere necessario compensare la perdita di elettroliti con gli integratori. Offrire assistenza a persone a maggiore rischio (come gli anziani che vivono da soli, i lattanti etc.) e segnalare ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitano di un intervento. Negli anziani un campanello di allarme è la riduzione di alcune attività quotidiane (spostarsi in casa, vestirsi, mangiare, andare regolarmente in bagno, lavarsi) che può indicare un peggioramento dello stato di salute. Controlla la temperatura corporea dei lattanti e bambini piccoli, abbassandola con una doccia tiepida e quando possibile aprire il pannolino. Dare molta acqua fresca agli animali domestici e lasciarli in una zona ombreggiata.

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La Salute tiene banco: al via il progetto della Fondazione GIMBE per gli studenti

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2022

Bologna. Da quando il tema della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha fatto emergere il rischio di perdere la più grande conquista sociale dei cittadini italiani, la Fondazione GIMBE elabora analisi secondo una visione di sistema e propone soluzioni per salvaguardare il SSN. Considerato che cittadini e pazienti sono protagonisti attivi del pianeta sanità, il progetto La Salute tiene banco vuole infondere nei giovani la consapevolezza che, in qualità di futuri contribuenti, saranno loro gli “azionisti di maggioranza” del SSN.Il progetto della Fondazione GIMBE, lanciato ieri a Rimini dal palco del Web Marketing Festival 2022, mira anzitutto a diffondere agli studenti del nostro Paese l’approccio globale alla salute dove accanto alla salute individuale, è indispensabile tutelare quella dei servizi sanitari e del pianeta. «La salute individuale, infatti, è condizionata da fattori genetici, ambientali e socio-economici – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – oltre che da stili di vita e interventi di prevenzione, diagnosi, terapia, riabilitazione; la salute del nostro Servizio Sanitario Nazionale dipende dalla sua capacità di offrire in maniera efficiente prestazioni sanitarie efficaci e appropriate secondo princìpi di universalità, uguaglianza ed equità, oltre che da un utilizzo informato da parte di cittadini e pazienti; la salute del pianeta dipende dalla nostra capacità di salvaguardare l’ambiente rispetto ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, non solo tramite decisioni politiche, ma anche con i comportamenti individuali».Il progetto vuole inoltre migliorare il livello di alfabetizzazione sanitaria dei giovani e fornire gli strumenti per contrastare le fake news sulla salute, tramite incontri destinati agli studenti della scuola secondaria di 2° grado, mirati ad approfondire le dinamiche di funzionamento della sanità pubblica e le conoscenze per una gestione consapevole del proprio benessere e della propria salute. Gli incontri saranno condotti dai membri della Faculty multiprofessionale GIMBE costituita da medici, infermieri, fisioterapisti esperti di sanità pubblica e metodologia della ricerca.

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Dieta? Ecco come ritrovare linea e salute senza perdere il gusto

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2022

L’estate è arrivata e quest’anno, anche per coloro che hanno rinunciato alla temuta “prova costume”, è disponibile una soluzione pratica ed innovativa per ritrovare la forma fisica e, soprattutto, per migliorare il proprio stato di salute, senza sacrifici o magie. Del resto, ormai è scientificamente dimostrato che la riduzione di zuccheri e carboidrati ha effetti benefici oltre che sulla linea, sul buon funzionamento di tutto il corpo, quindi la chiave per vivere al meglio sta proprio lì. Ormai è scientificamente provato, tra i nemici della longevità sana il più temibile è l’infiammazione cronica indotta da una dieta sbagliata. Si tratta di un killer silenzioso che non si manifesta con sintomi e non provoca dolore ma è letale e fortemente debilitante. Tale stato infiammatorio deriva da diversi fattori, tra cui l’eccesso di zuccheri. Il punto non è vivere oltre i 100 anni, avvalendosi di farmaci e macchine, ma arrivare alla vecchiaia in forma, nel pieno delle proprie facoltà fisiche e mentali e questo è possibile curando il proprio stile di vita, sin dalla giovinezza, a partire dall’alimentazione. Il che non equivale a diete massacranti, caratterizzate da privazioni e rinunce che, al contrario, provocano un effetto yo-yo e un dimagrimento di scarsa qualità, con perdita di massa muscolare più che del tessuto adiposo. Al contrario, il segreto per curare l’alimentazione è adottare un regime alimentare sano, equilibrato ma, nello stesso tempo, gratificante e soddisfacente. Tutto questo oggi è realmente possibile grazie a LightFlow, azienda nata a L’Aquila, dopo il terremoto, da un’idea dell’illuminato imprenditore Fabrizio Mellone che, avendo come mission quella di diffondere il benessere presso il numero di persone più ampio possibile è riuscito, radunando un pull di esperti, a realizzare una linea di prodotti ideali per condurre un’alimentazione chetogenica o low carb, senza cambiare le proprie abitudini.

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Inquinamento e salute

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2022

Roma domenica 5 giugno, il prof. Aldo Ferrara, docente all’Università di Siena presenta il “Trattato Italiano di Medicina d’Ambiente”, un’opera che vede la collaborazione di Docenti di 14 Università italiane e straniere (tra cui Londra e Ottawa) e di esperti di Enti di Ricerca come l’ISPRA e l’ACoS, Agenzia di Roma. L’opera, edita da SEU-Società Editrice Universo di Roma, offre una trattazione sistematica della “Questione Ambientale” in tutti suoi aspetti e traccia le possibili soluzioni; attraverso una chiave di lettura multidisciplinare – Chimica, Clinica, Urbanistica, Mobilità Urbana e Giurisprudenza – il Trattato cerca di individuare le cause del dissesto ambientale dell’aria, del suolo, delle acque; indirizzare la public policy verso misure di prevenzione delle malattie delle Comunità; accertare le eventuali responsabilità e applicare le sanzioni con stretto allineamento agli ordinamenti Europei, regolati dal TUE e dal TFUE. Il Trattato è articolato in due Tomi. Il primo, di 800 pagine corredato di 50 Capitoli, è già sugli scaffali, mentre il secondo è in fase di editing e se ne prevede l’uscita a fine anno. L’opera consta dell’apporto di Esperti che da anni si occupano di questione ambientale, con metodologia interdisciplinare fondata sull’obiettività scientifica, talvolta anche oltre miti e false certezze. Un esempio per tutti: l’idea, consolidata nella pubblica opinione, che le città più inquinate siano le metropoli e che lo smog leda solo l’Apparato Respiratorio. Spiega il curatore, Professor Ferrara: «La verità è che le aree più inquinante sono i piccoli centri, laddove un trasporto pubblico locale insufficiente porta a un uso più intensivo dei mezzi privati evocando alti livelli di smog, una delle principali cause di ictus o infarto». Per non parlare dell’inquinamento nascosto nella nostra quotidianità, dietro a prodotti spesso patinati grazie all’immagine offerta dal marketing: «Ogni giorno si acquistano merci che contengono additivi nelle materie plastiche, come ad esempio gli ftalati, che rappresentano dei potenti inquinanti ambientali in grado di procurare danni clinici significativi».

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Salute adolescenziale

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 Maggio 2022

Dai disturbi dell’alimentazione alle malattie sessualmente trasmissibili, dalla protezione della fertilità, maschile e femminile, alle dipendenze da alcool, droga e fumo, dalle malattie della pubertà fino allo sport in adolescenza. Senza dimenticare i disagi relazionali, il bullismo, l’identità di genere, il rapporto con il proprio corpo e le malattie della tiroide. È lungo questi argomenti che si è sviluppato il progetto ‘L’avventura di crescere’, vero e proprio esperimento organizzato dall’associazione ‘Aurora Sorrentina’, in collaborazione con il comune di Sorrento, la Società italiana di medicina dell’adolescenza (Sima) e il Liceo Scientifico Statale ‘Gaetano Salvemini’ di Sorrento. Coordinato per la parte medica dal dottor Carlo Alfaro e per la parte relativa agli studenti dalle professoresse Emanuela Rajola e Annarita Iaccarino, il progetto si è articolato nell’arco dell’intero anno scolastico ed è stato strutturato in tre fasi. “Una prima fase di 24 ore di formazione a distanza con i medici della Sima- ha spiegato alla Dire la professoressa Patrizia Fiorentino, dirigente scolastico del Liceo scientifico statale Salvemini- nel periodo compreso tra febbraio e marzo 2022. Attraverso le lezioni online i medici hanno formato gli studenti delle classi coinvolte sui temi della salute adolescenziale, dispensando informazioni, materiali e spunti di riflessione e discussione. La seconda fase è consistita in 18 ore laboratoriali, svolte in aula presso il nostro liceo, creando una sorta di laboratorio sociale in cui gli studenti sono stati parte attiva dei processi e delle attività. La terza fase, dieci ore, è quella relativa alla realizzazione dell’evento, in programma il prossimo 28 maggio presso il teatro Tasso di Sorrento”. Il progetto ‘L’avventura di crescere’ ha messo al centro la scuola come luogo di prevenzione primaria del benessere e della salute. “La nostra partecipazione a questa iniziativa- ha proseguito Fiorentino- si è sostanziata in un percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento, Pcto, svolto da circa 50 studenti di tre classi, la terza di scienze applicate e due classi del linguistico”. “Con i ragazzi coinvolti nel progetto- ha aggiunto il presidente della Società italiana di medicina dell’adolescenza, Armando Grossi- abbiamo voluto toccare un po’ tutto l’universo di quello che normalmente viene a presentarsi in un ambulatorio di adolescentologia ed endocrinologia adolescenziale”. Molto interessante la sessione dedicata al tema dello sport e dell’attività fisica, “vista- ha precisato Grossi- anche come una sorta di condizione di riscatto sociale, assieme poi a tutto l’alert su quello che riguarda l’abuso delle sostanze stimolanti e dopanti nel corso dell’attività sportiva”. La dottoressa Fiorentino ha inoltre dichiarato che “i ragazzi hanno deciso di predisporre un questionario in forma anonima da presentare ai nostri studenti del triennio, proprio con l’intento di raccogliere informazioni su conoscenze e abitudini dei giovani del Salvemini sulle tematiche trattate durante il percorso del Pcto. L’analisi dei dati è stata effettuata dagli alunni e i risultati saranno divulgati il 28 maggio durante l’evento”. La Sima guarda, intanto, già al futuro. “Stiamo mettendo in campo un Master in medicina dell’adolescenza- ha reso noto il presidente Grossi- rivolto a medici e psicologi che in qualche modo possano essere interessati a simili argomenti. Il Master è organizzato sotto l’egida della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi dell’Aquila. Entro le prossime tre settimane è previsto un incontro con i colleghi dell’ateneo abruzzese per mettere nero su bianco il piano organizzativo”, ha concluso.

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Obesità: combattere un problema di salute sempre più diffuso

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Maggio 2022

A cura di Neil Robson, responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments. Si stima che l’obesità contribuisca a una morte su 13 in Europa. Tutto questo è accompagnato da un enorme onere finanziario per la società. Secondo le stime dell’OMS, la spesa sanitaria associata all’obesità assomma a 1.200 miliardi di dollari a livello globale. Negli Stati Uniti, stando al CDC, il costo complessivo è pari a 147 miliardi di dollari all’anno e mediamente i costi sanitari per una persona obesa superano di 1.429 dollari all’anno quelli sostenuti per una persona normopeso. La scienza può offrire una speranza? Due società sotto la lente del nostro desk azionario globale, Novo Nordisk e Eli Lilly, ne sono convinte. Entrambe le aziende hanno sviluppato in passato trattamenti per il diabete, uno dei quali inizia ad essere usato anche nella cura dell’obesità. Questo trattamento è basato su agonisti del GLP-1, che imitano l’ormone glucagon-like peptide 1 rilasciato nel corpo dopo aver mangiato, riducendo così l’appetito. Questo induce un senso di sazietà e riduce il consumo di calorie. Originariamente ideati per l’uso da parte dei prediabetici allo scopo di rallentare il progresso verso la dipendenza dall’insulina, oggi si cerca di sfruttare il potenziale di questi farmaci nell’affrontare il più ampio problema dell’obesità. Vi sono anche indicazioni che, per ripristinare correttamente l’organismo e impedire al paziente di riacquistare peso, il periodo di trattamento dovrebbe essere portato a due anni, quindi ci aspettiamo che vengano prodotte evidenze sulla durata ottimale della cura. Benché gli americani paghino un prezzo più alto per i farmaci, secondo una stima approssimativa il mercato globale dovrebbe essere pari al doppio di quello statunitense; le potenziali cifre sono dunque molto elevate e servirà un decennio perché diventino realtà. Ad entusiasmarci è il fatto che, in un mercato in crescita e potenzialmente molto grande, il bisogno sarà inizialmente soddisfatto con un farmaco per il diabete già esistente, per cui è probabile che le efficienze di produzione favoriscano un miglioramento dei margini di profitto. Nel mio caso, tuttavia, si pone una domanda difficile: con un BMI che si aggira intorno a 30, devo tornare alla dieta Keto o aspettare che la scienza medica venga in mio soccorso? Una perdita di peso del 15-20% è qualcosa a cui molti di noi aspirano, come dimostrano i cinque milioni di libri a tema dieta venduti ogni anno negli Stati Uniti. Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it

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Salute mentale, diabete e pandemia: al via il progetto “Non solo Covid”

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

La pandemia da Covid-19 ha messo a dura a prova il nostro Servizio Sanitario Nazionale, mettendone in luce limiti e criticità; nello stesso tempo, però, ha determinato proficue riflessioni sia per quanto riguarda la dialettica ospedale – territorio che per la gestione di alcune patologie. Tra gli effetti dell’emergenza sanitaria emerge, infatti, un’importante riduzione della presa in carico del paziente cronico: in particolare, la salute mentale e le malattie metaboliche sono gli ambiti che maggiormente hanno subìto una crisi assistenziale, registrando un significativo calo delle prestazioni territoriali. Allo scopo di analizzare le principali conseguenze della pandemia sulla gestione del paziente affetto da disturbi mentali o da diabete mellito e acquisire elementi pragmatici di tipo comportamentale nel campo delle cure primarie, la Scuola Veneta di Medicina Generale (SVEMG), con il contributo incondizionato di EG – STADA, ha dato vita al progetto “Non solo Covid”: 7 eventi live trasmessi sulla piattaforma Radiowebcureprimarie – https://radiowebcureprimarie.org/ – in cui saranno trattati singolarmente temi correlati alla Mental Health e al diabete grazie al contributo di Medici di Medicina Generale, farmacisti, psichiatri e diabetologi. Il ciclo di dirette ha avuto inizio mercoledì 30 marzo, alle ore 21: nel primo appuntamento in cui si è parlato di depressione come esito del disagio pandemico e si confronteranno il dottor Moreno De Rossi, Direttore UOC Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura – AULSS 3 Serenissima, il dottor Umberto De Conto, Medico di Medicina Generale – AULSS 2 Marca Trevigiana, e la Dottoressa Giulia Giovannetti, farmacista di Vicenza. Gli eventi seguiranno il seguente calendario: Il binge eating e i disturbi dell’alimentazione – 11 maggio, dalle 21 alle 21.45 1) I disturbi della personalità – 15 giugno, dalle 21 alle 21.45 2) Riprendere il collegamento tra medico di famiglia e diabetologo per riallineare l’assistenza al paziente diabetico – 14 settembre, dalle 21 alle 22.15 3) Diabete e complicanze: cosa e come recuperare? – 12 ottobre, dalle 21 alle 21.45 4) Il monitoraggio dei farmaci ai pazienti diabetici e le nuove opportunità – 16 novembre, dalle 21 alle 21.45 “La Scuola Veneta di Medicina Generale, tra le finalità definite nello Statuto, ha quella di promuovere la formazione sugli aspetti più rilevanti della presa in carico, in particolare dei pazienti con cronicità. Due anni di pandemia Covid-19 hanno ingigantito, ed esasperato, alcuni aspetti dell’assistenza sanitaria, sia ospedaliera che territoriale, già in difficoltà. Le conseguenze riguardano prevalentemente la continuità del controllo delle patologie croniche, compito prevalente per la Medicina Generale, mettendone in risalto alcune tra cui quelle oggetto del ciclo di trasmissioni realizzate dalla SVEMG con ‘radiowebcureprimarie’ (RWCP)”, spiega Bruno Franco Novelletto, Presidente e Direttore della Divisione Formazione e Ricerca della Scuola Veneta di Medicina Generale.

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“In Sicilia, la spesa per il diritto alla salute oggi vale 800 milioni di euro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 Maggio 2022

Dalla debolezza comunicativa della scienza, che ha generato un corto circuito tra medici, politica e Paese in tempi di pandemia, creando disorientamento nel 48% degli italiani (dato Censis), all’aspetto economico del Sistema sanitario regionale e nazionale, tema cruciale e in controtendenza rispetto ad un passato di mancati investimenti. Mai come oggi, infatti, l’Italia dispone di fondi così considerevoli per far ripartire la sanità: 200 miliardi di risorse, di cui 800 milioni assegnati alla Sicilia. Uno shock positivo di fondi previsti dal Pnrr, ma senza un quadro complessivo dello stato dell’arte, considerato che non c’è traccia di un piano occupazionale per il personale sanitario. Queste le prime direttrici del portale http://www.siciliamedica.it (diretto dal giornalista Maurizio Scaglione con il contributo del partner tecnico MarcoMedia) e dell’Osservatorio comunicazione ed economia in sanità (Oces) composto da autorevoli esperti: garantire ai cittadini il diritto ad una corretta informazione e analizzare lo stato dell’arte della sanità regionale per produrre, come organi sussidiari dello Stato, linee di indirizzo di investimenti efficaci, da suggerire al governo della Regione, nell’ambito della “missione 6” del Pnrr, destinata al potenziamento della medicina territoriale e la digitalizzazione dei servizi sanitari. Le due iniziative, messe in campo dagli Omceo siciliani, sono state presentate stamattina a Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei medici di Palermo, dai nove presidenti provinciali degli ordini, alla presenza di molte autorità del panorama istituzionale, regionale e nazionale, vertici delle Asp e delle Aziende ospedaliere, esponenti del mondo scientifico, accademico e dell’associazionismo.Per la prima volta gli ordini del territorio hanno abbandonato il proprio “silos” per farsi rete e condividere i primi due obiettivi cruciali e mirati. Produrre messaggi univoci, grazie al portale dei medici, per generare comportamenti sociali e istituzionali uniformi, provando ad arginare la cosiddetta infodemia, definita dall’Organizzazione mondiale della sanità come la “sovrabbondanza di informazioni provenienti da fonti diverse, che rende difficile per le persone trovare fonti e indicazioni affidabili quando ne hanno bisogno”. E intervenire, attraverso l’analisi dei dati dell’Osservatorio, sul Piano operativo regionale che stabilisce la distribuzione nel territorio delle strutture sanitarie finanziabili, gli investimenti per la sicurezza e la sostenibilità degli ospedali, la digitalizzazione e le grandi apparecchiature, oltre che la costruzione o riconversione di strutture ospedaliere, poliambulatoriali e di raccordo tra ospedale e territorio. Una spesa per il diritto alla salute che oggi vale 800 milioni di euro e che va indirizzata e monitorata.

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Salute dei Giovani e Stili di Vita: la Carta di Padova

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

Padova. sabato 30 aprile alle 9,30 nell’Aula Magna di Palazzo del Bo un incontro rivolto alla cittadinanza: Salute dei Giovani e Stili di Vita: la Carta di Padova.Il 22% dei bambini è in sovrappeso, il 10% è obeso; 1 giovane su 4 non pratica alcuna attività sportiva; il 60% dei bambini ha il primo cellulare tra i 10 e gli 11 anni; Il 54% dei bambini inizia la “vita in rete” tra gli 11 e i 12 anni; negli adolescenti l’uso delle e-cig è aumentato del 1800%, il 50% di loro non aveva mai fumato sigarette. Il quadro non è dei migliori se si pensa che le malattie croniche non trasmissibili, chiamate anche “malattie dello stile di vita”, hanno spesso origine in età pediatrica e possono essere prevenute solo con l’adozione precoce di sani stili di vita. Purtroppo una recente survey internazionale ha rilevato che solo il 2% degli adolescenti riporta un sano stile di vita. L’appuntamento del 30 aprile si prefigge l’obiettivo di coinvolgere principalmente proprio i più giovani. Per questo motivo sono già state coinvolte alcune Scuole Superiori della città che parteciperanno all’evento con classi di ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni e che offriranno molte occasioni di confronto e stimolo ai relatori.I principali fattori di rischio modificabili per lo sviluppo di queste malattie croniche sono l’inattività fisica, un’alimentazione inadeguata, il fumo, l’alcol, la sedentarietà, il sovrappeso e l’eccessivo screen-time.Il documento ispiratore della Carta di Padova, è l’articolo scientifico Pediatric Preventive Care in Middle-High Resource Countries – The Padova Chart for Health in Children redatto dai proponenti e pubblicato sulla rivista internazionale «Frontiers in Pediatrics». (abstract)

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Il potere della prevenzione sugli esiti della nostra salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

A cura di Grégoire Biollaz, Senior Investment Manager, Pictet Asset Management. Grégoire Biollaz ha conseguito un Msc in biochimica e in biologia molecolare e ha completato un PhD in immunologia presso il Politecnico federale di Zurigo. Dopo avere lavorato nei settori del biotech e del private banking negli Stati Uniti e in Svizzera, nel 2016 è entrato in Pictet Asset Management come co-gestore del fondo Pictet Health. In questo paper illustra il potenziale ancora inesplorato della sanità preventiva. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), fino al 40% dei decessi che si verificano ogni anno negli Stati Uniti per ciascuna delle cinque cause principali potrebbero essere evitati con la prevenzione. Il numero delle condizioni croniche per le quali è possibile fare prevenzione mediante correzioni nel nostro stile di vita è molto elevato. Il diabete di tipo 2 è un esempio di malattia quasi interamente prevenibile tramite una dieta sana e uno stile di vita attivo. Lo stesso si può dire per l’ipertensione, alcune malattie respiratorie, molti disordini cardiovascolari e le malattie renali, tutti collegabili all’obesità e/o a complicazioni del diabete. Nella realtà le condizioni croniche sono spesso interconnesse. Per prima cosa, è importante guardare più in là del settore sanitario e considerare il tema della salute in modo olistico. Pensiamo alla prevenzione in termini sia di self care (la cura di sé: stili di vita sani, igiene e cura personale) che di diagnostica (diagnosi e screening medici effettuati per tempo), dove la sanità digitale gioca un ruolo sempre più importante. Riguardo alla cura di sé, un esempio è dato dai dispositivi indossabili, fitness tracker portati sulla propria persona per misurare e incoraggiare livelli di attività più elevati. La vita moderna spesso necessita di questi promemoria, poiché l’attività fisica non è più integrata in molte delle nostre azioni giornaliere come un secolo fa. In aggiunta, come è stato dimostrato un decennio fa da una testimonial come Angelina Jolie, è possibile individuare marcatori di DNA che indicano un rischio accentuato di tumore al seno, consentendo l’adozione di azioni preventive proattive. La prevenzione non eliminerà l’esigenza di servizi sanitari nella sua forma attuale. In molti casi, serviranno generazioni per determinare un cambiamento che possa avere un impatto reale sui numeri. Si consideri la pandemia di obesità, con incidenze in aumento tra le generazioni giovani in tutto il mondo. Una inversione di questa tendenza non avverrà dall’oggi al domani. Il miglioramento della qualità del sonno ha un enorme impatto sullo stato di salute delle persone. Alcuni studi hanno dimostrato che chi dorme solo cinque ore o meno per notte ha un rischio di mortalità aumentato di circa il 15%. La mancanza di sonno può influire su molti aspetti, dall’obesità ai disordini dell’umore all’aspettativa di vita. Cento anni fa facevamo molto più lavoro fisico e manuale nell’ambito della nostra vita quotidiana e la nostra dieta era meno ricca e più equilibrata; ora molti di noi vivono nelle città o nelle periferie urbane, stiamo seduti più a lungo e ci spostiamo in auto. Considerato questo stile di vita, gli individui possono prendere l’iniziativa di apportare correzioni attive, dato che non svolgiamo più attività fisica sufficiente durante il nostro trasferimento quotidiano verso e dal posto di lavoro o non dedichiamo tempo a preparare ciascun pasto da zero esclusivamente con alimenti integrali. Anzi, spesso cerchiamo scorciatoie per i pasti. Ma il cambiamento non avverrà senza che maturi prima la consapevolezza. (abstract)

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