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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘salute’

L’obesità è il grande problema di salute pubblica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Roma. E l’Italia del terzo millennio è tenuta a confrontarsi. E il diabete di tipo 2 è spesso associato alla presenza di obesità e alla sedentarietà. “Diventa dunque impossibile per una Società scientifica che si occupa di diabete – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – non allargare il campo d’azione e di allerta anche al fenomeno obesità perché queste due pandemie sono, come visto, strettamente interconnesse una con l’altra. La prevenzione poi rappresenta una priorità assoluta per la SID”. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Osservasalute (2017), In Italia tra la popolazione adulta la prevalenza di diabete è pari al 6,3 per cento, ma tra gli adulti obesi, la prevalenza del diabete arriva al 15 per cento. Nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni, i soggetti affetti da diabete di tipo 2 e obesità sono il 12 per cento, ma si arriva addirittura al 30,1 per cento tra gli over-75. E la relazione pericolosa tra obesità e diabete dà il peggio di sé tra il sesso femminile; se infatti tra i maschi la prevalenza di diabete passa dal 6,4% della popolazione generale al 13,9 per cento per gli obesi, tra le donne si passa rispettivamente dal 6,2 al 16,1 per cento. Ancora più preoccupanti, sono i dati relativi alla popolazione infantile. I dati del sistema di sorveglianza OKkio alla SALUTE promosso dal Ministero della Salute/Centro per il Controllo e la prevenzione della Malattie e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivelano che un bambino italiano su 10 sotto i dieci anni d’età (scuola primaria) è obeso, mentre il 21 per cento è in sovrappeso, con un importante gradiente nord-sud.“Di fronte a queste statistiche – prosegue Purrello – non si può restare a guardare. Bisogna intervenire in maniera proattiva. E la lettera aperta al Ministero della Salute per l’introduzione della Sugar Tax, promossa dal Fatto Alimentare, alla quale anche la Società Italiana di Diabetologia ha dato la sua adesione, rappresenta un esempio concreto di questa volontà di voltare pagina, verso uno stile di vita più salutare. Ma perché la Sugar Tax abbia successo è necessaria inserirla e integrarla in un contesto più ampio di iniziative che investano i vari campi della prevenzione, dall’alimentazione sana ed equilibrata, alla lotta alla sedentarietà, alla promozione dell’attività fisica. E’ importante inoltre porgere il messaggio della prevenzione con un linguaggio da modulare rispetto al target che si vuole raggiungere. E le persone più vulnerabili, oltre che bambini e adolescenti, sono quelle appartenenti alla fasce sociali più svantaggiate. Infatti sia la prevalenza dell’obesità che del diabete tipo 2 nel nostro paese è più elevata al Sud e nelle classi sociali economicamente più svantaggiate”. Nel mondo sono ormai molti i Paesi che hanno applicato la Sugar Tax, ultima in ordine di tempo (aprile 2018) la Gran Bretagna che ha proposto una tassazione incrementale al di sopra di un contenuto di 5 grammi di zucchero per 100 ml di bibita (la tassa è di circa 0,20 € per le bevande con 5-8 grammi di zucchero/100 ml e sale a 0,27 € per quelle con un contenuto superiore a 8 grammi/100 ml). In questo caso dunque l’obiettivo della legge è duplice: da una parte far ridurre il consumo, dall’altra incentivare le industrie produttrici a ridurre il contenuto di zuccheri nelle bevande.

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L’economia della salute e la risposta dei consorzi

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

“Abbiamo soluzioni immediatamente attuabili, ma servono finanziamenti strategici prima che si ripresenti l’ennesima emergenza, cui rimediare con costi decisamente superiori e con gravi rischi per le persone e le produzioni.”Ad affermarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), contribuendo così all’attuale discussione sulle prossime scelte di bilancio per il Paese.“In sintonia con quando dichiarato dal Governo, ribadiamo che la messa in sicurezza del territorio è la prima e più grande opera infrastrutturale, di cui il Paese abbisogna e capace di creare decine di migliaia di posti di lavoro – ricorda Vincenzi – Il solo Piano Nazionale contro il Rischio Idrogeologico, redatto dall’ANBI ed in fase di aggiornamento, prevede circa 3.700 interventi, perlopiù definitivi ed esecutivi, per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro, finanziabili con mutui quindicennali.” Non solo: a causa dei cambiamenti climatici in atto anche in Italia, le piogge sono calate del 10% negli scorsi 65 anni e le temperature medie sono in forte rialzo, causando 14 casi di siccità grave dal 1973 ad oggi; nei più recenti 15 anni si sono registrate ben 9 annate siccitose! “Per aumentare la resilienza dei territori – aggiunge il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano – i Consorzi di bonifica e di irrigazione hanno preparato il Piano Nazionale degli Invasi per la costruzione di circa 2000 bacini per conservare l’acqua, quando c’è e metterla a disposizione nei momenti di bisogno. Tale proposta è stata accolta nella Legge di Stabilità 2018 con un primo finanziamento, articolato in 5 anni, di 250 milioni di euro, ma l’iter procedurale è finalmente definito ed ora si parte con la determinazione che certe scelte meritano!” Anche per il territorio è necessario, invece, passare in tempi celeri dall’analisi dei dati, indispensabile per agire in modo coordinato, a quella realizzativa. “Emerge il bisogno impellente di avere una vision complessiva attraverso i big data, cioè i patrimoni di conoscenza forniti dalle rilevazioni con le tecnologie più innovative – conclude Adriano Battilani, Segretario Generale di “Irrigants d’Europe”, intervenuto al salone “Remtech Esonda” a Ferrara – La rete idraulica minore, fatta da 200.000 chilometri di canali e migliaia di opere idrauliche in tutto il Paese, è sotto continuo stress; sostenerla con adeguati investimenti darà impulso ai territori, sviluppando l’agricoltura del made in Italy agroalimentare ed incrementando la sostenibilità dell’ambiente, in cui viviamo.”

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Promuoviamo la salute nell’età che avanza

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

In Europa, nel 2016, la popolazione di età pari o superiore a 65 anni ammontava al 19,2%, con un aumento del 2,4% rispetto ai 10 anni precedenti. In Italia nel 2017 era di circa 13,5 milioni, pari al 22,3% della popolazione e dovrebbero arrivare a costituire il 33% nei prossimi 25 anni, secondo le proiezioni ISTAT.“Quando si pensa agli over 65enni, si tende a credere che abbiano esaurito il loro ciclo di vita “attiva” e che rappresentino solo un costo per la società”, esordisce Roberto Messina, Presidente di Cuore Italia e Senior Italia. “Nulla di più falso: gli anziani sono una risorsa per il nostro Paese e i dati lo dimostrano. Il 33,1% dei nonni si occupa quotidianamente dei nipoti e il 47,6% lo fa una o più volte alla settimana; per non parlare dell’apporto economico: il 44,8% impiega l’eccedenza mensile di denaro per aiutare figli e familiari e sono 4,5 milioni gli over 65enni che svolgono attività di volontariato e supportano economicamente associazioni di vario titolo. Questi sono solo alcuni dei dati di quella che viene chiamata la “Silver Economy” e che vale ben 3.000 miliardi di euro a livello europeo”. “In Europa la spesa sanitaria pubblica nel 2013 corrispondeva al 6,9% del PIL ed è destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. Per questo motivo è importante”, prosegue Roberto Messina, “promuovere la salute nell’età che avanza sostenendo soprattutto attività di prevenzione e di conoscenza sulle malattie, come quelle alle valvole cardiache, che hanno una forte incidenza sulla popolazione anziana, ma di cui non vi è una reale consapevolezza.” In Europa, infatti, una persona su otto di età superiore ai 75 anni soffre di malattie delle valvole cardiache e questo dato è destinato a crescere. Nonostante la loro incidenza, solo il 2,10% degli europei con più di 60 anni ne è preoccupato, percentuale che sale al 3,30% per gli italiani. Questi alcuni dei dati che emergono da una ricerca realizzata da Opinion Matters, Istituto di Ricerca Britannico, su 12.820 europei, rappresentativi della popolazione degli over 60enni, di cui 1.301 italiani, presentati oggi a Palazzo Pirelli di Milano, in occasione dell’edizione italiana della Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache. “Informazione, prevenzione, prossimità, anche in un’ottica di un’ottimale gestione della cronicità, sono alcuni dei punti su cui Regione Lombardia sta focalizzando la sua attenzione per la salute dei cittadini, soprattutto anziani”, afferma Emanuele Monti, Presidente della Commissione Sanità del Consiglio di Regione Lombardia. “Per questo motivo abbiamo deciso di ospitare presso la nostra sede questo evento che vuole migliorare la consapevolezza nei confronti di patologie così rilevanti ma con così scarsa consapevolezza”. “Le malattie alle valvole cardiache colpiscono 1 milione di italiani e si ritiene che siano sottostimate e sottovalutate, nonostante abbiano un’elevata mortalità, se non curate. Solo il 9,5% degli italiani è consapevole di cosa sia una stenosi aortica, una delle malattie più frequenti alle valvole cardiache”, commenta Sergio Berti, Presidente di Fondazione Gise, Società Italiana di Cardiologia Interventistica. “Le malattie delle valvole del cuore possono essere diagnosticate facilmente: basta una attenta valutazione dei sintomi riferiti dal paziente ed una semplice auscultazione con lo stetoscopio da parte del Medico di Medicina Generale. Qualora il clinico si accorga di un “soffio” potrà indirizzare il paziente ad ulteriori accertamenti cardiologici con esami non invasivi come l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma”, aggiunge Battistina Castiglioni, Consigliere GISE, Società Italiana di Cardiologia Interventistica. In Europa i medici di famiglia che auscultano il cuore ai loro pazienti anziani ad ogni visita sono il 27,7%, quelli che lo fanno raramente il 37,20% e quelli che non lo fanno mai il 13,40%; in Italia i dati, rispettivamente, sono del 17%, del 43,9% e del 15,80%. Abbiamo bisogno di invertire queste abitudini: è importante che le persone anziane, soprattutto nel caso in cui accusino sintomi quali affaticamento, fiato corto, senso di vertigine o dolore al petto, chiedano al loro medico “ASCOLTA IL MIO CUORE”, proprio come si chiama la campagna 2018, per scongiurare una malattia alle valvole cardiache.

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Salute. Ettore (Fesmed), cambiare formazione o non avremo più chirurghi e ginecologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

“Il Sistema Sanitario Nazionale è in piena emergenza: occorre investire sulla formazione o non avremo più medici, soprattutto chirurghi e ginecologi, anche a causa della fuga dalle sale operatorie e dalle sale parto per gli elevati rischi di contenzioso medico-legale. Oggi la programmazione dell’accesso alle facoltà di medicina e alle scuole di specializzazione è inadeguata e la formazione post-laurea del tutto insufficiente. Da anni denunciamo le anomalie del sistema di selezione e formazione che non copre neanche il fabbisogno indotto dai progressivi pensionamenti. Nei prossimi cinque anni si prevede il pensionamento di circa 30.000 medici. Per rimpiazzarli sarebbe necessario raddoppiare l’attuale numero di borse (6.200 Miur e 640 regioni) con un attento calcolo dei fabbisogni di personale per specialità correlati ai volumi e alla complessità delle attività, per ridare sicurezza ai luoghi di lavoro e applicare al meglio la direttiva europea sull’orario di lavoro. Il concorso nazionale attuale è del tutto inadeguato e, tra le altre anomalie, porta spesso al cambio di indirizzo dopo il primo anno, lasciando posti vacanti e contratti persi. L’Università, da sola, non è in grado di far fronte alle reali necessità, è tempo di istituire gli Ospedali di Insegnamento con compiti integrativi rispetto a quelli dell’Università, per garantire adeguati standard qualitativi di formazione e consentire agli specializzandi una reale formazione sul campo. Ci auguriamo di poter portare avanti con il governo un discorso sinergico”. Lo afferma Giuseppe Ettore, presidente Fesmed, Federazione Sindacale Medici Dirigenti al termine dell’incontro con il Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi.

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Budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Esistono due aspetti dello stesso problema: il dovere dell’assistenza e il diritto di farsi assistere. Ciò significa che tale situazione è da considerarsi prioritaria nella gestione delle politiche per la salute della comunità internazionale. E’ un valore che non è secondo ad altri, così come lo sono il bisogno di alimentarsi e l’aria per respirare.
Se noi trasformiamo questi bisogni primari e vitali in una merce di scambio per realizzare profitti possiamo, di fatto, limitare il diritto alla vita e alla salute di milioni di esseri umani e consentirne l’accesso solo a chi ha risorse economiche e vive in aree protette. E’ questo l’aspetto più doloroso e drammatico offerto dalle logiche consumistiche che, dalla rivoluzione industriale del XVI secolo, hanno, di fatto, disumanizzato il rapporto sociale e tracciato un solco sempre più profondo tra chi cerca il necessario per vivere e chi vive nel superfluo.
Questa pessima distribuzione delle risorse oggi raccoglie più i frutti del malessere che quello dei benefici derivanti dal progresso delle scienze e della cultura della solidarietà. E’ una contraddizione che provoca gravi ricadute nel rapporto stato-cittadini. Qui non possiamo pensare che il disagio proviene perché mancano le risorse. E’ perché sono sprecate con i focolai di guerra che si accendono qua e là nel mondo. E’ perché favoriamo gli illeciti arricchimenti per l’interesse di pochi.
E’ perché cerchiamo di concentrare le ricchezze nelle mani di una ristretta cerchia di persone favorendo un uso improprio di tali disponibilità.
Il nostro è anche il periodo in cui si semina l’ipocrisia con una solidarietà di facciata, la disinformazione per non farci vedere la tempesta che si avvicina, e la politica delle promesse innescando la speranza, ma che si rende sempre più lontana nel tempo, per non onorarla. E lo facciamo nelle piccole e grandi cose. Da questa premessa partono taluni escamotage come quello del budget del ricoverato che non trova regole statuite, ma è, nei fatti, una realtà. Eppure i segnali ci sono e sono molto preoccupanti.
Partono dal budget assegnato alle spese sanitarie dalla finanziaria, dalla ripartizione alle regioni e dalle convenzioni stipulate con i nosocomi pubblici e privati. In altri termini lungo questa filiera la parola d’ordine è quella che bisogna spendere di meno, bisogna restringere i tempi di degenza e si cercano delle priorità persino per fasce di età.
E’ questo l’aspetto che ci fa dire che esiste il budget del ricoverato e anche di chi si cura in casa e sta diventando una mina vagante nella cultura popolare che incomincia a generare “mostri” di cinismo, se ci lasciamo convincere che la vita è un bene solo se siamo sani e che i malati cronici non sono altro che dei vuoti a perdere. (Riccardo Alfonso)

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Le donne in famiglia: sentinelle della salute

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Sono le donne che in famiglia si occupano della salute di tutti, di figli, genitori anziani e partner. Li accompagnano a fare gli esami, vanno in farmacia per acquistare farmaci e si preoccupano di fare prevenzione. Il quadro è stato tracciato da un’indagine condotta dall’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione). Emerge, infatti, che la donna si occupa della salute dei familiari malati per tutte le loro esigenze (51% contro il 9% degli uomini), s’informa sulla prevenzione (49% contro il 9% degli uomini), li accompagna dal medico (45% contro 12% dei maschi) e va in farmacia (44% contro il 14% degli uomini), ma è più pigra nell’adottare comportamenti salutari. Infatti, fa meno attività fisica (49% contro il 58% degli uomini), non rinuncia alle sigarette (23%, 17% gli uomini) e all’alcol (17% contro il 9% degli uomini. «Le donne e gli uomini vengono da pianeti diversi nel campo della salute» Le differenze si fanno più spiccate sul fronte della prevenzione dei tumori (65% donne contro il 45% degli uomini) e della sfera intima. “Il 72% delle donne va dal ginecologo almeno una volta ogni 2 anni, mentre il 60% degli uomini non è mai andato dall’andrologo”. (Servizio Fidest)

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Glifosato: tuteliamo la salute degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Non serviva conoscere l’esito del processo intentato dal giardiniere americano Johnson Dewayne contro MONSANTO, per sapere dei rischi connessi all’uso del diserbante “Glifosato”, ma certo l’impatto mediatico del maxi-risarcimento di 289 milioni di dollari (il giardiniere si è ammalato di tumore) stabilito dal giudice ha fatto tornare di attualità la vicenda.Anche se in Italia il “Glifosato” è soggetto a diversi divieti (con un Decreto del 2016 il Ministero della Salute ne ha vietato l’uso nei parchi, giardini, campi sportivi ed in tutti gli altri luoghi frequentati da minori o “soggetti vulnerabili”, compresi ovviamente i complessi scolastici ed ospedalieri) questo “erbicida” è ancora usato in agricoltura e nel diserbo di aree non agricole, ma lo si ritrova molto più frequentemente nei prodotti di importazione essendo il diserbante più usato nel mondo.In Europa l’uso di “Glifosato” è più marcato rispetto al nostro Paese in quanto la Commissione Europea nel dicembre 2017 (non senza polemiche) ha rinnovato a MONSANTO l’autorizzazione alla vendita salvo poi (con una discutibile procedura: intanto lo usi, dopo guardiamo che succede) ha avviato i lavori di una speciale Commissione deputata a studiarne gli effetti rendendo una relazione trascorsi nove mesi.L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti DOC, DOCG, IGP E DOP, con una crescente percentuale di imprenditori agricoli che si convertono al biologico e con una straordinaria diversità agro-alimentare, che va difesa e valorizzata, ponendo il nostro Paese all’avanguardia nella sicurezza alimentare.Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati chiede al Governo di valutare, in nome del principio di precauzione, il blocco sanitario dei prodotti agro-alimentari di importazione trattati con “Glifosato”, con modalità proibite in Italia.

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Tutelare l’ambiente per salvaguardare la salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Una necessità non più rinviabile come dimostrano i “numeri”: il 75% delle malattie e delle cause di morte è legato proprio al degrado ambientale e a stili di vita scorretti. Ne sono convinti i medici italiani che nel corso di un convegno ne hanno evidenziato l’aspetto.
Occorre, quindi, “individuare tutte le strategie efficaci e in grado di agire sulle condizioni socio-ambientali, cercando di ridurre il peso di tante malattie che gravano sulla collettività”.
“Le esposizioni a sostanze nocive, ai rifiuti e all’inquinamento atmosferico – dicono i medici – sono tra le maggiori cause dei pericoli per la salute.”
“Secondo la più recente letteratura, danni possono esserci anche a causa delle tante sostanze chimiche che usiamo quotidianamente: la maggior parte, infatti, non è ancora stata adeguatamente testata e valutata per la sua sicurezza”. I pericoli provengono anche dalle frodi commerciali.
Anni fa è stato registrato negli Stati Uniti un vertiginoso aumento dei casi di contraffazione di farmaci. In un editoriale pubblicato dalla rivista The Lancet, dedicato all’argomento parla di una crescita dell’800% e si esorta un rafforzamento delle norme sui farmaci, soprattutto nei Paesi dove non esistono o sono troppo blande. Proprio la mancanza di regole rigide e a volte le inadempienze degli stessi organismi di controllo, in specie nei Paesi in via di sviluppo, si rileva come si possa arrivare fino al 30% dei medicinali contraffatti. In particolare, a essere oggetto di falsificazione sono i farmaci antimalaria, che una volta alterati raggiungono il commercio, soprattutto nel Sud-Est asiatico, senza incontrare ostacoli. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, solo il 20% degli Stati membri ha un sistema regolatorio sui medicinali ben sviluppato e circa il 30% non ha alcun impianto legislativo in materia.
C’è bisogno di collaborazione fra governi, autorità, industrie, consumatori, forze di polizia, scienziati e operatori sanitari per combattere il problema. Le aziende, in particolare, dovrebbero riportare volontariamente casi sospetti di contraffazione e abbassare i prezzi dei loro prodotti nei Paesi in via di sviluppo per ridurre l’incentivazione economica alla falsificazione.
Vi è poi vi è un altro fronte critico nel campo dei prodotti alimentari.
Non solo i pomodori ma anche tartufi, formaggi, arance, limoni, aglio, funghi, miele e olio, sono i “falsi alimentari” che invadono il nostro mercato e ingannano il consumatore.
Se un prodotto, sia chiaro, viene dall’estero, non è detto che sia necessariamente cattivo, dipende, semmai, dalla qualità e dalle tecniche di coltivazione. Rimane il problema dei controlli, soprattutto per gli alimenti provenienti dai Paesi extra Ue, sulla presenza di sostanze non ammesse dalla normativa comunitaria (antibiotici, insetticidi, ecc.), perché il commercio globalizzato espone ad alcuni rischi se le regole non sono altrettanto globalizzate. Il problema è dovuto al fatto che questi prodotti sono spacciati come “made in Italy”, cioè come prodotti nostrani, quando invece non lo sono, ingannando così i consumatori.
Si consumano, in tal modo, passate di pomodoro italo-cinesi, o si grattugiano tartufi afro-cino-albanese messi accanto a quello italiano per farne assorbire l‘odore, o a tagliare formaggio danese, o a sbucciare arance e limoni maturati al sole del Sud America e del Sud Africa, o a soffriggere con aglio cinese venduto a pochi euro nei mercatini rionali, o a mangiare una pizza ai funghi dell’Est Europa, o a far colazione con il miele ungherese e a condire con olio mediterraneo. Il tutto pensando che stiamo mangiando prodotti della nostra terra.
Ora ci si mette anche la crisi che spinge molte persone titolari di redditi modesti, e in Italia ci avviciniamo ai dieci milioni, ad acquistare, soprattutto prodotti alimentari a costi molto bassi e di provenienza dubbia. In questo modo si rischia seriamente d’ammalarsi provocando un nuovo aggravio della spesa sanitaria. (Riccardo Alfonso)

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Salute: Le insidie più gravi per l’essere umano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

L’impegno che coinvolge ognuno di noi riguarda il discorso sulla medicina partendo proprio dalle più inquietanti e insidiose calamità che colpiscono il corpo umano, e non solo.
Il nostro costante assillo è, infatti, come difendersi dai tumori e dalle malattie cardiovascolari che sono la causa maggiore di mortalità. (Il 75% dei decessi).
Stabilito che le cause più remote risalgono al nostro Dna taluni ricercatori si sono chiesti se è proprio l’ambiente a determinare, in qualche modo, i livelli difensivi del nostro organismo oppure i fattori debbano risalire ad altre cause compreso il fattore ambientale o dalle abitudini alimentari o da tutte e due messe insieme in qualche modo. Da qui il passo ci appare conseguente quando parliamo degli investimenti nella sanità.
Lo scopo è d’investire nello sviluppo di start-up e aziende biotecnologiche che offrono approcci terapeutici rivoluzionari e tecnologie che contribuiscono al progredire dell’innovazione in medicina. Tra questi, ancorché a essi non limitati, concetti terapeutici nuovi quali le cellule staminali e il silenziamento dell’RNA, i vaccini e le proteine di nuova generazione, le tecnologie basate sugli anticorpi, i nuovi bersagli (target) molecolari e composti che sono i primi nella loro classe. Una successiva area d’interesse è quella dei biomarcatori specifici per date patologie.
E mentre da una parte si producono farmaci cosiddetti “innovativi” per combattere taluni malanni gravi si fanno strada altri sia perché si riacutizzano come la Fibromialgia, una patologia dell’apparato locomotore associata a dolori cronici, rigidità e a segni d’affaticamento a livello dei muscoli, legamenti e tendini con coinvolgimento dell’apparato nervoso centrale, sia perché si fanno accompagnare da altre due sindromi egualmente invalidanti, quali la Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS) e la Sensibilità Chimica Multipla (MCS).
Va precisato che la Fibromialgia è stata, già da molti anni, riconosciuta dall’OMS, ma in Italia, i malati sono abbandonati a se stessi e considerati invisibili agli occhi delle Istituzioni. Se è vero che la Costituzione Italiana sancisce il diritto alla salute e al benessere di tutti i cittadini, sarebbe opportuno da parte dello Stato riconoscere tali patologie con tutti gli effetti terapeutici.
Da qui scatta un’altra considerazione. La finanza pubblica non sembra voler tenere in debito conto la salute dei cittadini tenendo ermeticamente allacciati i cordoni della borsa ma quando lo fa non si comporta di certo come il classico buon padre di famiglia. “Da un calcolo di massima, si può stimare, infatti, che circa il 5-10% del Fondo sanitario nazionale finisca in sprechi”. (Riccardo Alfonso)

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L’assistenza sanitaria gioca un ruolo primario per la salute delle madri e dei loro figli

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

A livello globale e nei singoli paesi, è in atto una serie d’iniziative volta a migliorare l’accesso alle cure della salute materna e infantile, come ispirato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite che ha ampiamente approvato la Strategia Globale per la Salute delle Donne e dei Bambini che si propone di salvare diciotto milioni di vite entro il 2020 attraverso un approccio del “continuum di cure”. Come parte di questa strategia, il focus su settori specifici è:
• Un Piano globale d’azione per i vaccini che lavora verso l’accesso universale all’immunizzazione entro il 2020. La vaccinazione è una delle azioni più efficaci gestite dal paese e supportate a livello mondiale, perché oggi evita da due a tre milioni di morti ogni anno in tutte le fasce d’età a causa di difterite, tetano, pertosse (tosse convulsa) e morbillo. Nel 2017 si stima che l’83% (111 milioni) di bambini in tutto il mondo hanno ricevuto tre dosi contro difterite-tetano-pertosse (DTP3).
• Circa 176 paesi hanno firmato “A Promise Renewed” – un richiamo all’azione promosso dai Governi di Etiopia, India e Stati Uniti, insieme con l’UNICEF per un impegno globale per evitare la morte dei bambini per cause che possono essere facilmente prevenute.
• La Commissione delle Nazioni Unite sui Prodotti salvavita per donne e bambini è aiutare i paesi a migliorare l’accesso ai farmaci essenziali come antibiotici di base e sali per la reidratazione orale.
• All’inizio del 2017, l’OMS e l’UNICEF hanno raccolto altri partner per la creazione di un nuovo Piano globale d’azione per la polmonite e la diarrea, che si propone di porre fine, entro il 2025, alle morti evitabili dei bambini sotto i cinque anni dovute a queste due principali cause. Il piano promuove pratiche conosciute per proteggere i bambini dalle malattie, come la creazione di un ambiente domestico sano e di misure per garantire che ogni bambino abbia accesso a collaudate e adeguate misure di prevenzione e trattamento.
• Allo stesso modo, i partner stanno lavorando su Every Newborn: un piano d’azione globale per porre fine alle morti evitabili. L’obiettivo è di lanciare questo piano d’azione globale per i neonati e fornire indicazioni strategiche per prevenire e gestire le più comuni cause di mortalità neonatale, che rappresentano circa il 44 per cento di tutte le mortalità sotto i cinque anni.
• L’UNICEF, l’OMS e il Gruppo della Banca Mondiale supportano il movimento globale Scaling Up Nutrition (SUN) nella collaborazione con i paesi sulla realizzazione di programmi su vasta scala per rispondere a un’alimentazione inadeguata con un focus particolare sull’empowerment delle donne. (Riccardo Alfonso)

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Carceri e salute. Lo svapo: speranza o illusione?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

Il tempo in carcere non è un’illusione. Passa lento, inesorabilmente lento. In carcere il tempo dovrebbe servire a impostare utili percorsi di risocializzazione per quando, scontata la pena, la persona ristretta torna a vivere nella società. E magari a imparare un lavoro, acquisire una professionalità o più semplicemente a capire gli errori commessi. Se invece, come spesso accade, quel tempo scorre abbandonato nell’inedia o nel logoramento della nostalgia, può capitare che chi esce abbia maturato la convinzione che la pena subita sia superiore al crimine commesso. Il tempo è così, saggio o perfido allo stesso tempo. E se le condizioni di detenzione ricordano più le burella (Le burella sono le antiche carceri fiorentine dell’epoca medievale. Stretti percorsi sotterranei, vere caverne, dove venivano rinchiusi i prigionieri al buio e in condizioni igieniche spaventose. Dal carcere prese nome anche la strada di Firenze nella quale era situato e che lo conserva tuttora, via delle Burella.) del Medioevo che non la civiltà dello Stato di Diritto, allora è la malattia a giocare la partita più indecente che si possa immaginare.
Un detenuto è una persona affidata nelle mani dello Stato, che dovrebbe garantirgli assistenza e provvedere alla sua salute. Lo dice il buon senso, lo recita la Costituzione. Andiamo allora a leggere cosa dice l’Agenzia di Sanità della Regione Toscana che ha recentemente rilasciato un’importante rilevazione sulla salute in carcere, un’indagine sugli istituti penitenziari nella regione. In carcere, ci informa il rapporto, ci si ammala più che fuori, non c’è prevenzione e le cure sono difficili e sempre ritardate. Ci si ammala di disturbi psichici (38,5% delle persone ristrette), di malattie infettive e parassitarie (16,2%), di malattie del sistema circolatorio (15,5%), di malattie endocrine, del metabolismo e immunitarie (12,1%), di malattie dell’apparato respiratorio (4,4%) e via dicendo, anzi ammalando. In altre parole un detenuto su due soffre di almeno una patologia. Incredibile? Mica tanto.
Si diceva della prevenzione. Una parolina difficile in carcere. Fuori, chiunque di noi si affida al proprio medico per analisi di routine, consigli su stili di vita salutari e attività fisica. In carcere tutto questo non è possibile: stai chiuso in una cella per venti ore al giorno, non hai a disposizione un’assistenza sanitaria come si deve, il vitto è pessimo, il medico lo puoi vedere solo dopo una richiesta scritta (la famosa domandina), quando va bene. Intanto in cella fumi come un turco, con tutto il rispetto per i turchi, o respiri il fumo altrui. Fumi, il tempo passa mentre la televisione gracchia, e il mutuo soccorso tra detenuti è l’unica risorsa su cui puoi far di conto. In carcere, sempre secondo l’ARS, fuma il 62,4% delle persone detenute contro il 20,5% delle persone libere residenti in Toscana.Proibire il fumo in carcere sarebbe crudele, ma soprattutto inutile. Nel carcere inglese nell’isola di Man, dove il fumo di sigarette fu proibito già tempo fa, i detenuti avevano preso l’abitudine di fumare clandestinamente tutto quel che capitava loro sotto mano: bustine del tè, bucce di banana, perfino cerotti per smettere di fumare. La salute andava a farsi benedire in poco tempo e i casi di affezioni serie all’apparato respiratorio erano gravi e numerosi. L’amministrazione penitenziaria inglese decise allora di lanciare un programma pilota per inserire le sigarette elettroniche tra i beni acquistabili da parte delle persone ristrette. L’esperimento ha avuto un gran successo e da allora i casi di malattie respiratorie si sono ridimensionati, e insieme anche i numerosi disturbi psichici.Il nostro Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) nel dicembre 2016 ha autorizzato, attraverso una circolare, il fumo a vapore, lo svapo, nelle carceri italiane. Nonostante ciò, pur a fronte di dati come quelli della ARS Toscana che mostrano i seri danni del fumo di sigaretta in carcere, e nonostante gli sforzi di alcuni esponenti del mondo dello svapo italiano e di Rita Bernardini del Partito Radicale, nessun istituto ha ancora introdotto questa possibilità. Perché? Le ragioni sono sempre le stesse: burocrazia, sistemi di sicurezza particolari, problemi tecnici ma sopratutto la mancanza di coraggio da parte delle direzioni dei penitenziari italiani. Eppure gli inglesi hanno anche inventato una sigaretta elettronica disegnata appositamente per i detenuti, la E-burn, completamente sigillata e usa e getta. Un ministro inglese si è dichiarato convinto dalle prove fornite dai medici sulla riduzione del danno e sulla non tossicità dei vapori passivi emessi dalla E-cig. In Italia intanto il tempo passa invano. E’, letteralmente, tempo bruciato. (Massimo Lensi, consulente Aduc, fondatore dell’associazione Progetto Firenze)

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Non trascuriamo la salute del naso per garantire il nostro benessere

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

Si dice “avere naso” per indicare una dote preziosa che non tutti possono vantare. Eppure, a dispetto di ciò, il nostro organo olfattivo, strumento principe dell’esistenza dal momento che consente il respiro, è spesso dimenticato e ridotto al rango di Cenerentola del corpo umano.“Avere il naso chiuso, associato o meno a starnuti, con effluvio nasale e prurito è molto fastidioso, tanto da compromettere la qualità di vita sia di giorno e soprattutto di notte impedendo un ottimale riposo con le conseguenti ridotte prestazioni scolastiche e lavorative – spiega Matteo Gelardi, Presidente dell’Accademia Italiana di Rinologia. Il naso è al centro, oltre che del viso, di numerose discipline specialistiche quali allergologia, pediatria, pneumologia, infettivologia, chirurgia plastica e persino medicina legale; infatti, uno studio ha dimostrato che si può stabilire il momento del decesso nelle prime 12 ore, dal funzionamento delle cellule ciliate del naso che sopravvivono per molte ore alla morte dell’individuo”.Secondo gli ultimi dati presentati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento atmosferico mondiale rappresenta, in tutto il mondo, il 17% di tutti i decessi e malattie da infezione respiratoria inferiore acuta. L’organo più esposto all’inquinamento dell’aria è proprio il naso a cui è affidato il compito di cercare di limitare l’impatto dell’inquinamento filtrando l’aria: ogni giorno il naso filtra circa quindicimila litri di aria, funzione essenziale per consentire all’aria, e all’ossigeno in essa contenuto, di raggiungere i polmoni. Sempre l’OMS prefigura che, nel 2020, il 50% dei bambini italiani sarà allergico, e sarà necessario essere pronti ad affrontare queste problematiche visto l’impatto di queste alte percentuali. Purtroppo fino a pochi anni fa si pensava che il naso fosse un organo di secondo livello tanto che nell’ambito della branca dell’otorinolaringoiatria era considerato la ‘Cenerentola’ delle specializzazioni, la conferma? Per l’orecchio esiste una scuola di specializzazione che si chiama ‘audiologia’, per la laringe una scuola di specializzazione che si chiama ‘foniatria’ per il naso non è mai stata creata una scuola di specializzazione ad hoc. Eppure è un dato di fatto che nessuno sta bene con il naso chiuso o sofferente.“Il naso che non ventila bene è un naso che s’infetta e infetta le zone limitrofe, quindi i seni paranasali, provocando rinosinusiti, e l’orecchio medio con conseguenti otiti. La terapia deve essere mirata e oggi sono disponibili dispositivi medici o farmaci in grado di nebulizzare e veicolare il farmaco attraverso le cavità nasali con ottimi benefici terapeutici.Da non dimenticare che strettamente legato all’attività nasale, c’è anche l’olfatto, che rappresenta un essenziale sistema di allarme: per esempio sentire puzza di bruciato o non sentirla è fondamentale per proteggere se stessi e gli altri”, conclude Gelardi.Per ridare il giusto valore e la giusta considerazione a questo organo si terrà, dal 5 all’8 settembre 2018, a Naso, in provincia di Messina, il primo congresso nazionale Inter-accademico delle Accademie di Rinologia e Citologia Nasale. Ma la città di Naso non è stata scelta “a naso”, infatti vi sono una serie di convergenze: San Cono è il Santo protettore dei Rinologi ed è anche il santo Patrono di Naso, ridente cittadina di 4000 anime, situata a 500 mt sopra il livello del mare in provincia di Messina; è interessate notare che nello stemma della città di Naso sono disegnati sia il naso che le orecchie che potrebbe essere considerata come la prima descrizione dell’unità rino-tubarica. Ma non solo, la chiesa di San Cono si trova di fronte alla chiesta di San Biagio, il Santo protettore delle malattie della gola. Alla luce di tali scoperte possiamo dire che la città di Naso è sicuramente il luogo della spiritualità dell’otorinolaringoiatria.

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Gli scenari sociodemografici, sanitari ed economico-finanziari al 2030 e al 2050

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Roma, 11 – 12 luglio Auditorium Biagio D’Alba – Ministero della Salute Viale Giorgio Ribotta,5 al Ministero della Salute si parlerà di assistenza continuativa a lungo termine dei pazienti anziani e cronici, una delle principali problematiche dei sistemi sociosanitari moderni. Obiettivo della due giorni sarà l’approfondimento e il confronto sulle modalità efficaci di presa in carico, a partire dalla presentazione delle proiezioni ISTAT dei dati sociodemografici e sanitario-assistenziali al 2030-2050.
L’edizione 2018 di Long-Term Care sarà anche l’occasione per presentare i nuovi risultati dell’indagine di Italia Longeva sulla situazione dell’assistenza domiciliare in Italia, che completa la panoramica sullo stato dell’arte dell’ADI nelle diverse regioni avviata nel 2017 e mette a confronto l’Italia con l’Europa, per proporre modelli organizzativi del servizio che risultino innovativi, sostenibili, efficaci, replicabili. I lavori saranno aperti mercoledì 11 luglio alle ore 9.00 da:
Giorgio Alleva, Presidente ISTAT, Roberto Bernabei, Presidente Italia Longeva,
Tito Boeri, Presidente INPS, Giovanni Leonardi, Direttore generale della ricerca e dell’innovazione in sanità del Ministero della Salute, Andrea Urbani, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, Stefano Vella, PresidenteAIFA. Interverranno, tra gli altri: Luca Ceriscioli, Presidente Regione Marche, Luca Coletto, Assessore Sanità Regione Veneto, Alessio D’Amato, Assessore Sanità e Integrazione sociosanitaria Regione Lazio, Giulio Gallera, Assessore Welfare Regione Lombardia, Stefania Saccardi, Assessore Diritto alla salute, welfare e integrazione sociosanitaria Regione Toscana, Antonio Saitta, Assessore Sanità, Lea, Edilizia sanitaria Regione Piemonte – Presidente, Commissione Salute Conferenza Stato-Regioni.Tra i partecipanti ai lavori: Istituzioni, decisori ai vari livelli, professionisti e operatori sanitari, ASL e IRCCS.

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Diritto costituzionale alla salute

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Sembra un discorso ovvio e il parlarne superfluo, ma non è così, purtroppo. In Italia, nello specifico, vi sono fin troppe voci discordanti e mestatori di torbide soluzioni. Oggi esistono 70.000 schede censite di malati rari mentre, da anni, le stime ci parlavano di circa 2.000.000 di malati con patologie definite rare nel nostro Paese, allora è vero che i conti ancora non tornano. Per varare un piano Nazionale c’è bisogno di certezza sui numeri, e il sovrastimare o sottostimare rende impossibile capire il problema e stanziare sufficienti risorse economiche per affrontarlo. A decine sono le denunce che arrivano all’Osservatorio dell’Associazione Giuseppe Dossetti dedicato ai malati rari “Officina Malattie Rare” per i farmaci che non ci sono, per i farmaci che ci sono ma che il SSN non passa, per le malattie rare non ancora riconosciute dallo Stato, per la legge 104 non concessa. E, tra l’interrogativo più frequente, “Dove finiscono i fondi stanziati per le malattie rare?”, questa è la domanda che quotidianamente c’è rivolta da chi, oltre alla malattia oggi, per via della stretta finanziaria, vede svanire le possibilità di cura perché ogni giorno la povertà incalza. Questa è la domanda che i malati rari si pongono al risveglio ogni mattina perché risposte ancora non ne vedono. Perché, come diceva Don Dossetti “non si superi l’insuperabile” e l’insuperabile è il baratro tra malato e Istituzioni.
Nel frattempo c’è chi predica che mancano le risorse e c’è chi ci informa degli sprechi. Il 50% dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi. Inoltre gli “enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine” e la “tendenza al consumismo sanitario”, sono il quadro in cui si inserisce l’utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi.” C’è evidentemente – spiega l’esperto – poca appropriatezza”, che si esprime a diversi livelli. “Il primo è dato dai farmaci totalmente inutili – precisa – come gli epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i dimagranti, ecc.” “Una paccottiglia che è solo frutto di pubblicità”. Ci sono poi i tanti medicinali “usati solo per curare le cattive abitudini, dal fumo all’eccesso di alcol, dal sovrappeso all’uso di droga.” Anche in questo caso si tratta di una spesa evitabile.
“Il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più decisi sulle abitudini di vita”, dice Garattini, che sottolinea come “non esiste solo un diritto alla salute ma anche un dovere. E’ necessario un lavoro d’informazione e educazione su questo: chi si “procura” una malattia deve sapere che attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è ammalato senza colpe.”
Vi è poi un discorso, di più ampia portata, che si rileva dai casi di patologie ambientali prodotte dall’inquinamento chimico, elettromagnetico e da emissioni di CO2. Di laghi inquinati da alga rossa e da tracce di metalli pesanti, di inceneritori, discariche abusive, di patologie legate all’esposizione di amianto e di altre problematiche di questo tipo. Il tutto si contorna di altri stimoli culturali e informativi quando l’Associazione culturale “Giuseppe Dossetti” affronta il tema su “i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) per aprire il dibattito sui “Farmaci Innovativi, tra Consumismo e Appropriatezza nei 21 Sistemi Diversi di Accesso.” L’appropriatezza dei Farmaci Innovativi non può significare solo qualità nell’indicazione terapeutica, ma deve misurarsi anche con un’accessibilità capillare e veloce su tutto il territorio nazionale per non correre il rischio di permettere solo a chi ha più soldi di curarsi meglio.
In Italia, con l’approvazione del federalismo sanitario ci troviamo davanti a ventuno sistemi di sanità diversi, nel senso che ogni regione può permettere, o no, ai propri residenti di accedere ai farmaci nuovi per le migliori terapie di cura.
Un farmaco può considerarsi innovativo quando offre al paziente dei benefici maggiori rispetto alle cure precedenti e sono migliaia i malati che, invece, non possono accedervi perché troppo cari. S’intersecano, tra loro, in un mix di ardua comprensione, i diritti del paziente, i tetti di spesa, i prontuari regionali e aziendali, i farmaci anticancro, la prevenzione e l’innovazione. (Riccardo Alfonso da Medicina online parte seconda)

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La salute della pelle e i suoi tempi

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Roma Al via da Luglio a nuove regole di accesso alle visite dermatologiche del San Gallicano per garantire certezza ed appropriatezza di cura ed organizzare al meglio i percorsi diagnostico-terapeutici per tutte le numerose malattie, spesso croniche e/o rare della pelle. Le disposizioni del piano regionale per il governo delle liste d’attesa sono molto chiare e stabiliscono codici di priorità secondo i criteri di Raggruppamenti di Attesa Omogenei (RAO). Approfittiamo del periodo estivo per rimodulare l’organizzazione in modo da gestire al meglio l’accoglienza e la presa in carico dei pazienti dermatologici.Tutte le prime visite vengono indicate dal medico sull’impegnativa con : il codice “B” (breve) quando la prestazione deve essere eseguita entro 10 giorni, codice “D” (differibile) per visite entro 30 giorni e codice “P”(programmata) per visite entro 180 giorni. Queste si effettuano, dal lunedì al venerdì e necessitano di prenotazione al ReCup, numero verde 803333 o presso gli sportelli degli Istituti. Le urgenze sono segnalate con il codice “U” dal medico sull’impegnativa e a queste viene dedicata da luglio una via preferenziale di accesso senza prenotazione: il lunedì e il mercoledì mattina l’accettazione delle richieste è dalle 8:00 alle 10:00.Le visite di controllo, riservate ai pazienti “presi in carico”, vengono invece gestite direttamente dal dermatologo al fine di garantire la continuità di cura. L’obiettivo è assicurare l’esecuzione di visite in tempi certi a pazienti che presentino malattie dermatologiche rilevanti e allo stesso tempo gestire al meglio l’assistenza di alta specialità durante l’intero percorso clinico, dal primo accesso fino alla risoluzione del problema.
Segnaliamo infine che gli Istituti Regina Elena e San Gallicano hanno di recente attivato il nuovo canale Telegram per la messaggistica istantanea, un ulteriore strumento per facilitare le comunicazioni di pubblica utilità.

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Sport e attività fisica

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Oltre ad avere un alto valore sociale ed educativo, sono importanti strumenti di benessere, prevenzione e terapia di molte patologie; seguire uno stile di vita corretto è il modo migliore per preservare il nostro bene più prezioso, la salute. È questo il tema della tavola rotonda “Sport e Sostenibilità” organizzata oggi da ConfAssociazioni Ambiente, in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), presso la Camera dei Deputati e che ha visto riuniti i massimi esperti del settore. Numerose evidenze scientifiche dimostrano come uno stile di vita sano e una regolare attività fisica siano validi alleati del nostro benessere. Oltre il 70% delle patologie cronico-degenerative, come infarto, diabete e ictus, potrebbe essere evitato grazie a un corretto regime alimentare e a un costante esercizio fisico così come fare movimento tutti i giorni ha grandi benefici per chi soffre di stress, depressione e stati d’ansia. D’altro canto, però, studi scientifici mettono in evidenza come lo stile di vita della popolazione stia peggiorando: dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenziano che oltre 7 italiani su 10 (73,9%) sono obesi o in sovrappeso, il 56,6% non svolge attività fisica e il 19,6% ha il vizio del fumo.Seguire salutari abitudini sportive, oltre che alimentari, aiuta non solo a ridurre il rischio di sviluppare molte patologie croniche, incluse quelle oncologiche, ma è importante anche per contrastare la progressione della malattia quando si è già manifestata.
“La nostra salute dipende principalmente dagli stili di vita. Moltissime delle patologie sono dovute a comportamenti errati. Scarsa attività motoria, alimentazione non corretta, fumo sono le principali cause di malattie croniche e degenerative che possono condurre anche a morti premature – dichiara Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale -. “Viceversa, abitudini sane ed esercizio fisico allungano l’aspettativa di vita e incidono positivamente sulla qualità di vita di ognuno”.”Pertanto, l’attività fisica e motoria dovrebbe essere consigliata dal medico così come vengono prescritte terapie farmacologiche o diete alimentari” – prosegue Alessandro Miani -. “E su questo auspico vi sarà una maggiore sensibilità da parte della politica e degli organismi istituzionali preposti per incentivare tutte le strutture pubbliche e private, i gestori sportivi e i singoli operatori che ogni giorno si adoperano per rendere fruibile lo sport in ambienti outdoor e indoor, adeguati, sani e funzionali”.Praticare sport e adottare salutari stili di vita comporta, inoltre, importanti ricadute in termini di risparmio di costi economici e sociali a carico del Servizio Sanitario Nazionale.“Un report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2017 mostra come in Europa la sedentarietà costi dai 150 ai 300 Euro/anno per ogni persona”, sostiene Daniela Lucini, Professore Associato di Medicina Interna e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico UNIMI. “Esercizio fisico e corretto stile di vita in genere soddisfano pienamente la definizione di Sostenibilità: fare oggi azioni per preservare un bene prezioso quale la Salute che altrimenti un domani potrebbe non essere più presente, garantendo anche un significativo risparmio economico e liberare quindi risorse da investire in terapie innovative”.Ma l’attività sportiva non comporta solo benefici al benessere psicofisico della persona ma ha anche importanti valenze di carattere educativo e formativo. Come una vera e propria palestra di vita, gli sport – in particolare quelli di squadra – aiutano i ragazzi a creare nuove amicizie e a condividere valori fondamentali, tenendoli lontani dalla droga, dalla delinquenza o da compagnie “sbagliate”, favorendo l’integrazione di gruppi in aree a maggiore disagio sociale.Lo sport, infine, come “amico” dell’ambiente. Dove si pratica attività fisica all’aria aperta – per esempio nei parchi cittadini o all’interno delle aree protette – si sviluppa una coscienza ed educazione ambientale, una maggiore attenzione alla promozione e salvaguardia delle risorse del territorio, mettendo in atto atteggiamenti di tutela del paesaggio dall’inquinamento e dall’incuria.

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Lombardia. Cronicità. La salute non va trattata come una catena di montaggio

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

“Sempre più la gestione della cronicità appare come la catena di montaggio della salute. A una gestione industriale e standardizzata della salute preferiamo un intervento su misura per il paziente”, così Marco Fumagalli, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta i primi dati relativi alla presa in carico dei pazienti cronici comunicati dall’Assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, aggiunge: “Per adesso l’adesione dei pazienti presi in carico e all’8%. Il numero di medici di medicina generale che hanno aderito alla è intorno al 55%, è troppo basso e il maggior numero di adesioni alla presa in carico arriva dalle cooperative.Sono dati che confermano le preoccupazione che la riforma sia sbilanciata a favore del privato. Il percorso deve coinvolgere tutti gli attori, i pazienti in primis e poi tutte le figure sanitarie, il medico di medicina generale, il clinical manager e tutte le figure sanitarie coinvolte nella riforma (infermieri, operatori sanitari).
Valuteremo i dati entro fine anno, sperando che nelle prossime conferenze l’assessore voglia parlare anche di costi, attualmente sconosciuti. In termini di costi e di risorse umane la partita della cronicità è la più rilevante e se la riforma risulterà un fallimento o si cambia allenatore o si cambia lo schema di gioco”.

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Senior Italia FederAnziani: buon lavoro a nuovo governo e a Ministro della Salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

“I 3,8 milioni di senior aderenti a Senior Italia FederAnziani augurano buon lavoro al nuovo governo”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina. “Un particolare augurio lo rivolgiamo alla nuova Ministra della Salute, Giulia Grillo, già distintasi nella difesa di un servizio sanitario pubblico e universalistico che garantisca equità di accesso nelle cure e uniformità dei Livelli essenziali di assistenza. Guardiamo con interesse al suo impegno verso una riduzione delle liste d’attesa, alle sue proposte di riduzione del ricorso ai ticket che gravano sui cittadini e siamo pronti a dare il nostro contributo come pazienti nell’individuazione di soluzioni che consentano di ottimizzare la spesa pubblica in sanità, tutelando la salute dei cittadini nel rispetto dell’equilibrio dei conti dell’SSN”.

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RBM Assicurazione Salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Roma 6 giugno 2018 presso Palazzo Colonna, Piazza SS. Apostoli, 66 conferenza su RBM Assicurazione Salute, prima assicurazione in Italia nel ramo della salute (inizio alle ore 9, chiusura dei lavori prevista per le 15.45) alla quale prenderanno parte anche esponenti del mondo dei sindacati e della politica. È, infatti, prevista la partecipazione del Sen. Tommaso Nannicini (PD), del Sen. Adolfo Urso (FdI), del leader del MoVimento 5 Stelle On. Luigi Di Maio e del Sen. Armando Siri (Lega).
RBM Assicurazione Salute S.p.A. è la più grande Compagnia specializzata nell’assicurazione sanitaria per raccolta premi e per numero di assicurati. Si prende cura ogni giorno degli assistiti delle più Grandi Aziende Italiane, dei principali Fondi Sanitari Integrativi Contrattuali, delle Casse Assistenziali, degli Enti Pubblici, delle Casse Professionali e di tutti i Cittadini che l’hanno scelta per prendersi cura della loro salute. È la Compagnia che dispone del più ampio network di strutture sanitarie convenzionate gestito secondo gli standard della Certificazione ISO 9001 per garantire sempre ai propri assicurati cure di qualità. Con RBM Assicurazione Salute la persona è sempre al centro perché prima delle spese sanitarie la nostra mission è assicurare la Salute. È per questo che RBM Assicurazione Salute è l’unica Compagnia a garantire ai propri assicurati la possibilità di costruire un piano sanitario su misura (www.tuttosalute.it) e ad investire sulla loro salute promuovendo gratuitamente visite e controlli a loro favore presso i tanti Centri Autorizzati presenti sul territorio nazionale (www.alwaysalute.it). RBM Assicurazione Salute è Main Sponsor della squadra di basket Campione d’Italia 2016-2017 (serie A1 maschile) Umana Reyer Venezia. Nel 2017 RBM Assicurazione Salute è stata premiata come Miglior Compagnia per la Sanità Integrativa, in continuità con il riconoscimento avuto nel 2016 per il secondo anno consecutivo come Miglior Compagnia Salute nello Sviluppo delle Polizze Malattia (IPF). Nello stesso anno ha ricevuto anche il premio come Miglior Campagna Prodotto con RBMTuttosalute!2.0 (MF-Milano Finanza), nel 2015 come Eccellenza dell’Anno nell’Assicurazione Salute (Premio Internazionale Le Fonti) e come Top Investor nel Ramo Salute (MF-Milano Finanza).

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ILVA: rischi per la salute restano a livelli non tollerabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Bruxelles. Anche rispettando tutti gli standard ambientali previsti, i rischi per la salute dei residenti di Taranto non si ridurrebbero sostanzialmente, affermano i deputati della commissione petizioni.
Secondo la relazione approvata martedì, sulla missione conoscitiva a Taranto effettuata lo scorso 18 e 19 luglio da una delegazione della commissione PETI (petizioni) per incontrare i vertici dell’ILVA e dell’ENI e visitare gli impianti, anche qualora le suddette aziende applicassero tutte le misure preventive previste dalla legge, i rischi per la salute dei residenti nelle zone limitrofe rimarrebbero a livelli non accettabili.Secondo i deputati, non ci sarebbero le condizioni necessarie per permettere un incremento della produzione a più di 8.5 milioni di tonnellate annue, così come proposto dall’azienda. Contrariamente, si raccomanda un limite produttivo di 6 milioni di tonnellate, limite che dovrebbe rimanere in vigore fino a che l’azienda non metterà in atto tutte le misure precauzionali per prevenire i danni ambientali.
Nel testo si sottolinea poi come l’ILVA non abbia rispettato gli obblighi ambientali né le scadenze imposte dal governo Italiano per ridurre l’impatto sul territorio, ad esempio non adottando le misure necessarie per proteggere la salute dei cittadini, come la copertura dei parchi minerali.I deputati hanno più volte denunciato come i dati esposti dai dirigenti dell’ILVA e dell’ENI siano stati spesso in contrasto con quelli presentati da cittadini firmatari della petizione, oltre alla poca trasparenza degli organi nazionali e locali, responsabili dei controlli per la salute pubblica e l’ambiente.Spetterebbe proprio a tali organi e ai dirigenti dell’ILVA e dell’ENI il dovere di rinstaurare la fiducia dei cittadini nei loro piani ambientali e nei loro progetti industriali e promuovere un dialogo per coinvolgerli in tutte le decisioni che riguarderanno la loro qualità di vita.Il testo è stato approvato con 25 voti favorevoli e 2 contrari.

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