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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘salute’

Greenpeace a Conte: Ripartire da salute, lavoro, ambiente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

La ripartenza dopo il Covid-19 è un’occasione storica che ci mette davanti a un bivio: ripristinare il vecchio sistema economico fondato su attività inquinanti e distruttive che hanno avvelenato noi e il Pianeta, o porre una volta per tutte le basi per consegnare alle future generazioni un mondo verde, sicuro e pacifico? Greenpeace non ha dubbi in proposito, ed è con questo proposito che si reca oggi a Villa Pamphili, agli Stati Generali dell’Economia promossi dal Governo italiano. Le priorità identificate da Greenpeace sono quattro:
1. Più energia verde. Adottare di un piano nazionale di transizione energetica (PNIEC) più ambizioso, con l’obiettivo di ridurre del 65% le emissioni di CO2 entro il 2030, e di arrivare a emissioni nette 0 (zero) entro il 2040. Inoltre, è necessario impedire agli inquinatori di accedere ai fondi pubblici e distribuire denaro agli azionisti senza un piano di decarbonizzazione delle loro operazioni in linea con l’accordo di Parigi.
2. Più qualità della vita in città. Promuovere un cambiamento sistemico nelle città, a partire dalla mobilità alternativa e dalla creazione di aree verdi, fino agli investimenti nelle periferie per abbattere le disuguaglianze sociali ed economiche e alla promozione di modelli di produzione e consumo che riducano l’uso di plastica monouso.
3. Più agricoltura ecologica. Riscrivere il sistema di assegnazione dei sussidi all’agricoltura industriale in favore delle aziende che producono cibo in modo sano ed ecologico.
4. Più pace e salute. Mettere la sicurezza, la salute e il benessere dei cittadini al centro, destinando al nostro sistema di welfare e sanitario i fondi annualmente investiti in armamenti e nelle attività dannose per l’ambiente.
“Le azioni proposte sono tutte possibili e avrebbero l’effetto di migliorare sia l’economia, che l’ambiente e la salute dei cittadini”, aggiunge Onufrio, e sono oggetto di una petizione appena lanciata sul sito di Greenpeace. Proprio nei giorni scorsi, Greenpeace ha presentato “Italia 1.5”, una rivoluzione dell’energia all’insegna della transizione verso le fonti rinnovabili e la totale decarbonizzazione del nostro Paese. Tale piano – fondato su modelli analitici tra i più avanzati a livello mondiale – permetterebbe all’Italia non solo di rispettare gli accordi di Parigi, diventando a emissioni zero, ma di ottenere enormi vantaggi in termini economici, occupazionali e di indipendenza energetica. Altro esempio concreto è rappresentato dal successo della Campagna Detox di Greenpeace presso il settore tessile italiano, e non solo. Molte aziende, infatti, si sono impegnate a eliminare sostanze e processi inquinanti dai propri prodotti, aiutate da un Consorzio nazionale che ha sede presso il distretto industriale di Prato: “Invitiamo il Presidente Conte a considerare questa esperienza come un esempio di rilancio di una ‘competitività sostenibile’ in un settore fondamentale per l’export italiano”, conclude Onufrio, “dimostrando ancora una volta che tra ambiente e sviluppo non c’è contraddizione”.

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Salute: il fallimento della catena odontoiatrica Dentix

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Lascia centinaia di pazienti senza cure e con ingenti prestiti. Necessaria una riforma del settore che preveda un potenziamento del pubblico e un controllo sul privato.Sono centinaia i pazienti coinvolti nel fallimento della catena odontoiatrica Dentix Italia. Una situazione che si ripete con una ciclicità inaccettabile: sono infatti trascorsi appena pochi mesi dal fallimento di un’altra clinica odontoiatrica, Idea Sorriso, che ha lasciato senza cure e con molti debiti i cittadini che avevano prenotato delle cure.Dentix Italia fa capo alla Dentix Spagna, che ha fatto richiesta in tribunale di istanza pre-fallimentare. È presente nel nostro Paese con 57 ambulatori, concentrati in 12 regioni e, da giorni, gli operatori non rispondono più ai pazienti e le cliniche sembrano aver cessato, di fatto, l’attività.La vicenda si ripete con lo stesso copione di Idea Sorriso: i pazienti vengono indotti ad accendere un finanziamento per affrontare le cure odontoiatriche necessarie. In tal modo Dentix incassa subito l’intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria complice. Dopodiché le cure proseguono lente e a singhiozzo: da alcune testimonianze emerge il forte sospetto che i pazienti siano indotti a sottoporsi a interventi sanitari non necessari e non appropriati. Ora sopraggiunge lo stop operativo.Ricordiamo a tutti i cittadini coinvolti che gli sportelli salute di Federconsumatori sono a disposizione per assistenza e informazioni sulle attività da mettere in campo per la loro tutela sul piano giuridico e medico-legale.Chi opera scorrettamente, approfittandosi della necessità di cura dei cittadini, non potrà e non dovrà farla franca: a maggior ragione in un momento come quello che le famiglie stanno attraversando all’indomani della pandemia e delle pesanti conseguenze sul piano economico che ha determinato.Le cure odontoiatriche per troppi cittadini sono divenute un vero e proprio calvario: abbandonati dal settore pubblico, vittime, nel privato non regolato, di società di capitali, votate al puro incasso finanziario e spesso prive di deontologia medica.Per questo ci siamo rivolti al Ministro Speranza, chiedendo un incontro per discutere e pianificare una necessaria e urgente riforma del settore, che preveda, da un lato, investimenti diretti da parte del settore pubblico (Stato e Regioni), dall’altro, una regolazione del settore privato che metta al centro la forma societaria della Società Tra Professionisti (STP), con uno stop alle società di capitali. Questa soluzione, a nostro avviso, meglio di altre riesce a coniugare maggiori garanzie per i cittadini dal punto di vista della sicurezza e completezza delle cure, nonché della solidità del soggetto erogatore.

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Salute: borracce, pericolo cessione metalli

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Le borracce in acciaio e alluminio rilascerebbero nell’acqua che beviamo quantità ai limiti di legge di metalli, ftalati e bisfenolo A. E’ quanto emerge da una ricerca del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma, commissionata da Fondazione Acqua.Lo studio della Sapienza, primo nel suo genere perché incentrato sul rilascio chimico-fisico di elementi dalle borracce, mentre sino ad ora erano stati valutati solo gli aspetti batteriologici, è stato condotto su 20 tipologie di borracce differenti, acquisite tramite i principali rivenditori e sul mercato elettronico, e ha permesso di ottenere più di 24.000 risultati analitici, che hanno consentito di valutare (mediante simulazione d’uso con un’acqua test demineralizzata) le possibili cessioni di 40 elementi inorganici (metalli, semimetalli e non metalli) e di 7 composti organici (6 ftalati e Bisfenolo A).I risultati ottenuti hanno mostrato assenza di cessione di composti organici dalle borracce in plastica e, al contrario, fenomeni di cessione di elementi inorganici da tutte le borracce testate. Si parla di fenomeni molto variabili tra le diverse tipologie di borracce e spesso caratterizzati da cessioni multielemento anche di alluminio, cromo, piombo, nichel, manganese, rame, cobalto, ecc.Va chiarito che la quantità di metalli, semimetalli, non metalli, ftalati e bisfenolo A rilevati non superano i parametri imposti per legge, il problema però è che queste cessioni si sommano ai metalli spesso presenti nell’acqua potabile di rubinetto con il rischio, per chi usa abitualmente le borracce, di oltrepassare facilmente le soglie considerate sicure per la salute.Secondo quanto rilevato dal Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma, inoltre: “la variabilità riscontrata nella cessione di elementi chimici è con tutta probabilità da attribuire sia alla qualità del materiale di fabbricazione che alle modalità di lavorazione. La presenza di metalli estranei quali Cromo, Bismuto, Manganese, Bario, Rame, Zinco, ecc. nelle cessioni di borracce in Alluminio fanno supporre che il materiale di fabbricazione possa derivare anche da processi di recupero/riciclo, elementi critici se condotti senza le dovute attenzioni necessarie per garantire la conformità a quanto previsto dalla normativa vigente sui materiali destinati al contatto con alimenti (cosiddetti MOCA).”Un altro aspetto emerso dallo studio è dunque la non piena conformità delle borracce analizzate ai Regolamenti CE e alle norme nazionali sui MOCA. Infatti, visto che l’acqua destinata al consumo umano è un alimento a tutti gli effetti (Reg. CE 178/2002 – art.2), anche i materiali e gli oggetti destinati al contatto con l’acqua, come appunto le borracce (i cosiddetti MOCA) devono rispettare specifici criteri, nell’ottica del mantenimento delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’alimento stesso e di sicurezza igienico-sanitaria del consumatore. Tra le borracce esaminate, solo alcune presentavano il simbolo previsto o le indicazioni di impiego ed elementi utili per la loro identificazione ai fini della necessaria rintracciabilità, un fatto che dovrebbe renderle inadatte alla vendita sul mercato.

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Il 2020 è un anno molto speciale per chi si occupa di salute delle piante

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

E’ un argomento di grande attualità per le dirette e complesse affinità con problematiche di tipo ambientale e igienico-sanitario: è stato infatti proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale per la Salute delle Piante (International Year of Plant Health), con l’obiettivo di sensibilizzare i grandi gruppi di interesse, i decisori politici e l’opinione pubblica sull’importanza e l’impatto di temi come la biosicurezza, i cambiamenti climatici, la globalizzazione dei mercati e la sicurezza alimentare.Il Festival Plant Health 2020, organizzato da Agroinnova (Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agroambientale dell’Università di Torino), con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino, doveva essere il momento clou delle celebrazioni di Torino per l’International Year of Plant Health, un grande evento scientifico-divulgativo di respiro internazionale sotto l’egida delle Istituzioni del territorio.L’emergenza sanitaria in corso ha imposto l’annullamento delle conferenze, degli spettacoli e delle mostre previsti dal 4 al 6 giugno presso il Rettorato dell’Università degli Studi di Torino e interamente dedicati alla salute delle piante e dell’ambiente. Ma il Festival Plant Health 2020 e la Rete di oltre 30 soggetti tra Istituzioni, enti e imprese del territorio piemontese non resteranno fermi.
Il 4 giugno, alle ore 18.30, si terrà comunque in via telematica l’apertura del Festival Plant Health 2020: una diretta streaming dall’Ateneo dal titolo “Plant Health #Saluteglobale. Salute delle piante, salute globale”, in cui interverranno la virologa Ilaria Capua, Direttore del One Health Center of Excellence, la fitopatologa Jacqueline Fletcher (ospiti già previste nel programma iniziale del festival) e Maria Lodovica Gullino, Direttore di Agroinnova e Vice Rettore dell’Università degli Studi di Torino, sui temi della salute, delle piante e dell’ambiente.

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Agricoltura: Pesticidi e salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Mentre l’attenzione del pubblico è concentrata sulla lotta contro il coronavirus, occorre riaffermare che la salute si può proteggere solo grazie a politiche integrate e coerenti che coinvolgano tutti i settori, a partire dall’agricoltura e dalla sana alimentazione – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso.Abbiamo appreso con sorpresa che il ministero della Salute ha di recente concesso una deroga all’impiego del clorpirifos-metile contro la cimice asiatica, che potrà così essere utilizzato fino al 20 agosto 2020. Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), quest’insetticida può provocare danni alla salute a causa degli effetti tossici ormai documentati sul sistema nervoso e sul Dna umano. In un momento storico in cui la salute pubblica è al centro delle cronache e del dibattito politico, crediamo che provvedimenti di questo tipo siano in netto contrasto con le promesse fatte nei mesi scorsi. Il rischio concreto è che l’annunciato Green New Deal resti sulla carta – spiega Tiso.La crisi sanitaria ha mostrato come la politica agricola sia legata alla qualità della vita dei cittadini e dell’ambiente in cui viviamo. È necessario un piano strutturato per una vera svolta agroecologica che promuova i giusti strumenti per difendere le coltivazioni e la salute dei consumatori. Procedere a colpi di deroghe, autorizzando prodotti potenzialmente dannosi, permette al contrario di utilizzare sostanze pericolose per la salute di agricoltori e consumatori e per l’ambiente. Se si vuole realizzare una vera rivoluzione verde, occorre cambiare passo adesso senza ricadere negli errori del passato.

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“Sanità, fare l’unità d’Italia. La salute dopo il coronavirus”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Il libro di Antonio Saitta nasce, potremmo dire, sul campo. Saitta infatti è stato Assessore alla Sanità della Regione Piemonte dal 2014 al 2019 e coordinatore degli assessori regionali alla sanità nella Conferenza delle Regioni. Il libro, com’è facile intuire, contiene un’interessante parte di analisi ma, soprattutto, una serie di proposte concrete e attuabili. Saitta muove da una considerazione di fondo, ovvero la necessità che per quel che concerne la sanità, lo Stato, pur garantendo l’autonomia regionale, svolga in maniera più attiva e diretta il ruolo di coordinatore che dovrebbe avere, specie in occasione di grandi emergenze come quella che stiamo vivendo. Per Saitta la “cura dimagrante” alla quale è stata sottoposta la sanità in questi anni, ha prodotto tanti effetti positivi a cominciare da un miglioramento dei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, che sono stati ampiamente raggiunti quasi ovunque con l’unica eccezione della Calabria.Secondo l’Autore però l’attuale emergenza covid rischia di far perdere il terreno guadagnato e di far retrocedere ulteriormente il nostro paese. Quasi ovunque la politica sembra agire in maniera miope e localistica, invocando l’aumento dei posti letto e tornando, di fatto, a una sanità simile a quella che ha preceduto l’introduzione dei piani di rientro regionali con gli ospedali “sotto casa”.«La comunità scientifica internazionale – osserva Saitta – è concorde sul fatto che, per garantire sicurezza, si evitino interventi chirurgici complessi da parte di strutture e chirurghi con bassa attività. È in fondo – nota l’autore – la stessa opinione che abbiamo tutti noi quando abbiamo la necessità di una cura particolare: ci spostiamo per rivolgerci alle strutture pubbliche dove si è consolidata una maggiore specializzazione perché questa garantisce maggiore sicurezza». Vale a dire: meno ospedali ma più specializzati, garantendo al contempo più medicina territoriale mediante l’istituzione reale e concreta di case della salute e più personale sanitario.Lo Stato deve però garantire una maggiore uniformità nelle cure sul territorio nazionale recuperando risorse anche da un più oculato uso dei farmaci.
Ogni anno gettiamo nel cestino 1 miliardo e 600 mila euro di farmaci: 600.000 metri cubi.
Usiamo i generici solo per il 25% mentre a livello europeo la media è del 40%.
Inoltre continuiamo ad assumere farmaci inutili, secondo quanto sostiene il farmacologo Silvio Garattini dell’Istituto Mario Negri secondo cui buona parte delle prescrizioni sono inappropriate.
L’emergenza covid ci pone a un bivio di fronte al futuro della nostra sanità. Alla politica spetta l’onere di decidere. Le generiche dichiarazioni sull’importanza del SSN in assenza di azioni concrete, servono a poco.

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Stato di salute delle imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

«La difficoltà economica dei professionisti, legata all’emergenza Coronavirus, si farà sentire maggiormente nei prossimi mesi. Non si può definire che ci sia stata una flessione della produzione col solo minor fatturato del mese di marzo o di quello aprile; fino adesso le imprese hanno anno vissuto di rendita, incassando, quindi fatturando, lavori assunti prima dello scoppio dell’epidemia e si troveranno in reale difficoltà a partire dal mese di maggio».E’ quanto dichiara il prof. Sandro Simoncini, urbanista e docente a contratto di economia delle imprese all’Università Uninettuno. «E’ evidente, infatti – continua Simoncini – che per apportare liquidità a professionisti e imprese è necessario valutare il loro reale stato di salute prendendo in considerazione le competenze e non il fatturato o la cassa. Leggere il fatturato del solo ultimo anno può rivelarsi non solo sbagliato, ma anche dannoso per chi ha problemi economici causati dal Coronavirus e deve essere aiutato». «La crisi si supera – conclude Simoncini – dando liquidità immediata alle imprese. È fondamentale evitare la burocrazia delle banche e la valutazione del merito creditizio che è evidente non esserci anche per il pregresso stato di crisi che si è aggravato con Coronavirus. La garanzia fornita dallo Stato non risolve. Il governo con quella garanzia dovrebbe reperire provvista ed inviarla nei conti correnti delle imprese. Fermo restando che tale provvista dovrebbe essere pari al 50% del fatturato medio annuo degli ultimi tre anni».

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La gestione della salute tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

La salute, a questo punto, diventa non più un aspetto privato ma, per i suoi risvolti sociali, si colloca tra gli interessi primari dello Stato. Il suo obiettivo consiste allora nella promozione e nella protezione della salute attraverso un programma di sviluppo di azione a livello di comunità che, assunto nel suo insieme, consenta una riduzione delle malattie e della mortalità causate dai fattori che ho in precedenza illustrati. Ma sarà lo stesso per la sanità privata? In generale possiamo dire che le linee d’indirizzo sono le seguenti:
• Riduzione dei fattori di rischio delle malattie non trasmissibili che derivano dall’alimentazione scorretta;
• Aumento nella popolazione della consapevolezza del ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica a partire dalle scuole, nelle varie forme di associazionismo e nel lavoro obbligando il datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti;
• Monitoraggio scientifico dei dati e sviluppo dell’attività di ricerca.
Significa, quindi, che la promozione della salute va perseguita costruendo una cultura pubblica volta a tutelarla in ogni manifestazione della vita civile, dalla famiglia, alla scuola, dal lavoro, alla condizione di pensionato. In questo senso vanno creati ambienti di vita e di lavoro favorevoli per ridurre tutti quei fattori di rischio che tendono ad instaurare patologie croniche e invalidanti (malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, alcuni tipi di tumore), che sono l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità, la sedentarietà, l’abitudine al fumo e alla scarsa attività fisica. È questa una tematica caratterizzata da forte valenza sociale e civi-le, in quanto rispetto ad altre malattie anche più gravi, più problematiche e di più elevato impatto quantitativo, gli infortuni e le malattie professionali costituiscono accadimenti evitabili solo se tutti i soggetti istituzionali e sociali coinvolti assumono le responsabilità loro proprie.
Non vi è dubbio che una più ampia rete d’assistenza e di tutela della salute richiede maggiori risorse ma esse possono anche essere ricercate con opportune economie di gestione tese a ridurre se non a eliminare del tutto gli sperperi, la malasanità, la duplicazione di analisi e forme di accertamenti, e visite specialistiche superflue. (Riccardo Alfonso)

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Non si muore solo di vecchiaia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Sappiamo bene che non tutti gli esseri viventi nascono sani e vivono in buona salute sino alla loro morte fisica per invecchiamento. Prima e, dopo nati, i rischi di malformazioni congenite e di malattie virali, di una certa gravità, e la presenza di cellule tumorali rende la vita di ciascuno di noi una sfida sempre aperta contro le forze del male. Vedere i nostri congiunti, o anche amici spegnersi lentamente soffrendo, o a gestire un male, se non mortale ma capace di condizionarne l’esistenza rendendola sommamente amara per sé e per gli altri che sono accanto, è uno scenario non infrequente. In tutti questi casi noi ci sentiamo impotenti, ma non vinti. Ora vi sono i trapianti d’organi. Essi, per lo più, possono essere realizzati se vi è un donatore e se muore. Ma non è finita qui. Il corpo del ricevente può scatenare una reazione immunitaria provocata da un antigene che riconosce l’estraneità del nuovo organo che si sostituisce.
Vi sono, ovviamente, i farmaci che cercano di combattere questa reazione dell’organismo umano, ma essi sono, per lo più, tossici e possono provocare danni piuttosto seri ad altri organi del paziente. Nello stesso tempo vi è una differenza notevole tra la domanda di trapianti e l’offerta disponibile. È un aspetto che, talvolta, trascende la legalità permettendo trapianti tra vivi o diventando, ancora più grave sacrificando vite umane sia pure per la sopravvivenza di altre.
Oggi questa possibilità può essere superata e con tutti i suoi aspetti immunologici, attraverso l’uso degli embrioni e delle cellule staminali. Se questa è la risposta che ci attendiamo dalla clonazione, ben venga. Diciamo che in uno scenario futuro noi possiamo avere una “banca personale” dove sono riprodotti e conservati i nostri “organi vitali”: cuore, fegato, polmoni e quanto altro e messi a disposizione per ogni occorrenza. Non dobbiamo dimenticare che già esistono, in natura dei geni così detti “riparatori” che hanno il compito di restaurare in continuazione gli effetti distruttivi delle radiazioni sulle cellule. Sono degli enzimi preposti al controllo del DNA evitandogli la formazione di tumori o danni d’altro genere.
Sta a noi farli notare e ad aiutarli a essere sempre presenti e attivi. Il secondo aspetto, quello della clonazione, è senza dubbio più spettacolare, ma sicuramente inquietante e dagli effetti destabilizzanti su tutti gli esseri umani. Qui non si tratta di una terapia, per debellare una o più malattie, ma di poter intervenire con le proprie forze.
Non è tanto il discorso dell’avere una copia, di noi stessi, e sulla quale esercitare un “dominio” che condizioni i comportamenti, i sentimenti dell’altro fino a renderlo, in altre parole, un automa, un replicante. E’ questo e non altri il rischio che incombe su di noi e che taluni intravedono possibile in ogni caso dato che non sarà facile con i progressi della scienza, ma soprattutto con gli interessi umani, fare dei distinguo di merito e porre dei limiti alle due possibilità praticabili.
D’altra parte, come afferma lo stesso Wilmut: “L’embrione è un potenziale uomo, ma non è una persona. Non contiene ancora la diversificazione del sistema nervoso”. Ora se possiamo dire d’avere una base comune, le due diverse risposte che ci attendiamo devono essere ben chiare e ben definite. Se vogliamo rendere un servizio all’umanità e non renderla schiava delle sue debolezze e delle voglie egemoniche, dobbiamo impedire gli eccessi. (Riccardo Alfonso)

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Covid-19: la classifica degli esperti scientifici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

La fotografia della squadra dei 13 esperti e scienziati ritenuti più conosciuti e credibili dagli italiani, è uno degli aspetti positivi del racconto mediatico che in queste settimane sta mettendo a dura prova il nostro Paese. Il tema è l’argomento più dibattuto ed è oramai entrato a far parte di quasi tutti i palinsesti radio televisivi, è in primo piano su tutti i principali quotidiani ed è trend topic sui social media e sulla rete.I dati del Monitor Expert Track TM, elaborati dalle società Noto Sondaggi e MY PR, agenzia di comunicazione, evidenziano come il livello di conoscenza degli esperti scientifici, da parte degli italiani, sia all’interno di una forchetta che va dal 94% di Angelo Borrelli, Capo della Protezione civile e Commissario per l’emergenza fino al 58% di Giovanni Di Perri, Responsabile Malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino. Percentuali da far invidia a molti politici che, nonostante le apparizioni in TV, non godono di livelli di conoscenza così alti. Sul fronte della credibilità, invece, il podio vede quattro scienziati raggiungere un rating elevato: al primo posto con il 78% troviamo Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Ospedale Spallanzani di Roma; segue, con il 75%, Ilaria Capua, Virologa, Direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida; in terza posizione ex aequo tra Roberto Burioni, Virologo dell’Università Vita e Salute dell’Ospedale San Raffaele di Milano e Walter Ricciardi, Membro dell’esecutivo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), entrambi su un livello del 74%. I dati sono da considerare come ottime performance sul fronte dei livelli di credibilità e reputazione raggiunte, tenendo in considerazione fattori come il tempo di esposizione, i livelli di attenzione e la difficoltà delle tematiche affrontate, il contesto fortemente negativo del racconto mediatico, dettato da immagini che segnano sentimenti di paura e sconforto, come quelle di eroici medici e infermieri segnati dall’intensità del lavoro svolto, pazienti intubati e sofferenti.“In questo momento – commenta Antonio Noto, Sociologo e studioso dei comportamenti – una delle dinamiche sociali più importanti che abbiamo rilevato è la domanda di conoscenza e soprattutto di competenza, per cui l’inserimento degli esperti nel palinsesto mediatico degli italiani copre un’esigenza precisa che cresce con l’espansione anche in altri Paesi dell’emergenza dell’epidemia da coronavirus e andrà avanti anche dopo la fase strettamente emergenziale. I dati di conoscenza e di credibilità di questi esperti sono molto alti e questa tendenza, oltre ad essere un indicatore della fiducia conquistata, è anche un aspetto che sottolinea l’importanza del loro ruolo. Stiamo analizzando i dati dei comportamenti, le attese e i bisogni degli italiani con più strumenti di rilevazione e abbiamo livelli di preoccupazione crescenti dal 27 febbraio su vari aspetti: dalla salute al lavoro, alla situazione economica fino a dinamiche a forte impatto sociale come la mancanza degli affetti e la vicinanza.” (by fabio.micali)

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Economia e salute: Quando usciremo dalla paralisi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Commento a cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm in abstract. Se ci fosse ancora bisogno di un’ulteriore conferma è giunta dai dati PMI europei (https://www.markiteconomics.com/ Public/Release/PressReleases), che sono scesi a livelli piú bassi da oltre 20 anni, ossia da quando esistono questi indici. Il ‘flash’ IHS Markit Eurozone Composite PM si è attestato a marzo a 31.4, crollando dal 51.6 e facendo registrare il più grande calo mensile da quando vengono effettuate le rilevazioni. Negli Stati Uniti le richieste per i sussidi di disoccupazione, un proxy dell’andamento del mercato del lavoro, hanno superato i 3 milioni, una cifra record che aiuta a dare un senso su quelli che sono stati gli effetti, almeno temporanei, di questa crisi sul mercato del lavoro. Non c’è più, quindi, nessun dubbio: siamo ufficialmente in recessione. Quello su cui ora si interrogano gli analisti è quanto possa essere significativa questa recessione. Le previsioni si muovono all’interno di un ventaglio piuttosto ampio, che riflette l’incertezza che esiste in questo momento riguardo all’affidabilità dei dati in un contesto che muta così velocemente. Le più negative arrivano a toccare picchi del -30%, una contrazione senza precedenti. D’altronde un dato del genere non stupisce, con l’economia globale virtualmente congelata e oltre un terzo della popolazione mondiale in quarantena.
Tornando alle notizie e ai dati, nonostante il conforto limitato che ci offrono in questo momento, lavorano per confermare la tesi prevalente: il secondo trimestre sarà caratterizzato da una profonda recessione che sarà ampiamente recuperata nella seconda metà dell’anno, quando l’attività economica riprenderà. Questa è anche la visione che condividiamo, come Moneyfarm, in questo momento. La situazione in cui viviamo è del tutto eccezionale e per capirla dobbiamo dimenticare il modo naturale in cui valutiamo una spirale recessiva. Normalmente quando avviene una recessione la crisi si trasmette dai consumi e dagli investimenti, alla profittabilità delle aziende, poi sul mercato del lavoro e sui prezzi, finché la spirale non si inverte. La politica – in questi casi – può intervenire con scelte anticicliche per invertire la dinamica recessiva.
Un fattore positivo, è che questo tipo di problematiche non riguarda tutti i settori allo stesso modo. C’è una parte dell’economia che subisce questa situazione in modo più grave: immaginiamo i trasporti che sono bloccati per decreto o il settore turistico, che probabilmente resterà in crisi per un periodo più lungo degli altri settori. D’altra parte, ci sono altri settori, come quelli dell’economia digitale e SaaS, che possono continuare a operare senza problemi: non solo, si avvantaggiano di un contesto dove miliardi di persone sono chiuse a casa o devono lavorare da remoto.
In questa situazione, senza precedenti nella storia (quanto di più simile abbiamo avuto sono stati i periodi di guerra), l’azione della politica deve orientarsi in quattro fasi:
· la prima sono gli interventi per garantire che le filiere non collassino durante questo periodo di sospensioni. Tutti gli Stati si sono mossi in ordine sparso, chi con più risorse (come gli Usa, la Germania e il Regno Unito), chi con risorse più limitate. In questo senso ci sembra di poter dire che, generalmente, le risorse in campo per sopravvivere in una situazione di economia congelata, almeno per i prossimi mesi. Nel breve termine l’obiettivo è quello di mantenere il sistema liquido e limitare i danni durante la quarantena.
· La seconda fase sarà, invece, il sostegno alla crescita: in questo senso abbiamo già visto gli stati con più capacità muoversi, ma resta l’incognita della coordinazione internazionale, soprattutto in Europa dove per il momento la capacità di azione sembra pagare le divisioni tra Paesi. Siamo tuttavia convinti che anche l’Europa riuscirà a partorire qualcosa di positivo, messa di fronte a una questione di questa portata.
· La terza partita è quella della gestioni degli sbilanciamenti: possibili crisi finanziarie, strascichi su alcuni settori (come quello dell’aviazione o quello turistico). Per ovvi motivi questa ci sembra a oggi la principale fonte di rischio a ribasso, ancora è difficile valutare la portata degli sbilanciamenti e quali e quante saranno le geografie e le filiere coinvolte.
· Questo tema sarà, probabilmente, accompagnato da una situazione di più lungo periodo di gestione della liquidità, di controllo di possibili spinte inflazionistiche e di ristrutturazione dei debiti pubblici, in quello che potrebbe configurarsi come un nuovo equilibrio finanziario globale da costruire nel prossimo decennio.Per trovare una nota positiva, le valutazioni di medio periodo e il premio per il rischio delle asset class azionarie è estremamente vantaggioso in questo momento: un’opportunità molto interessante per entrare sul mercato con le giuste tempistiche, un’opportunità che dovrà essere colta dagli investitori in un futuro prossimo.
Il vero catalizzatore positivo sarà il controllo della crisi sanitaria: ma anche qui dobbiamo metterci d’accordo su cosa intendiamo. La domanda che i Paesi si devono porre e la cui soluzione, secondo noi, potrebbe essere a portata, non è quella di contenere e sconfiggere la malattia, ma come verranno messi in piedi sistemi e salvaguardie per garantire all’economia di ripartire in attesa di ricercare una cura. In questo senso sembrano incoraggianti i progressi che si sono fatti, solo in poche settimane, riguardo la riorganizzazione dei sistemi sanitari, l‘utilizzo delle tecnologie per i test e i tamponi.Certo il fatto che la comunità scientifica, in questo momento, sia divisa su molti aspetti non aiuta a ottenere un orizzonte realistico, ma abbiamo la sensazione che ogni giorni si aggiungono nuovi elementi di conoscenza e che, se sicuramente è troppo presto per dire che intravediamo la luce, le nebbie dell’incertezza sembrano cominciare a dipanarsi.

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Salute: importanti provvedimenti del Ministero della Salute sui tamponi

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

Federconsumatori valuta positivamente la nuova circolare del Ministero della Salute, del 20 marzo scorso, relativa al “rintraccio dei contatti in ambito di sorveglianza sanitaria e aggiornamento delle indicazioni relative alle diagnosi di laboratorio dei casi di infezioni da SARS-CoV-2”, in quanto offre una risposta positiva, sia in termini sanitari che sociali, al rafforzamento dell’attività di contrasto al contagio, attraverso l’effettuazione di un maggior numero di tamponi rino-faringei e di test diagnostici.Si tratta di un passo importante, tenuto conto dei risultati positivi ottenuti in quei paesi, come la Corea del Sud, che hanno attivato una capillare attività di test diagnostici.La circolare individua quali destinatari “tutti gli individui che sono stati o possono essere stati a contatto con un caso confermato o probabile di COVID-19, focalizzando la ricerca degli stessi con particolare attenzione alle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi fino al momento della diagnosi e dell’isolamento del caso.”Federconsumatori chiede al Ministero l’applicazione effettiva delle disposizioni previste nella circolare, facendo in modo di mettere tutte le regioni e tutti i territori in grado di ottemperarvi in tempi consoni all’emergenza in corso.Un’attività così importante, che risponde a un’istanza molto forte espressa dai cittadini, non può prevedere soluzioni differenziate a macchia di leopardo, che non garantiscono a tutti il medesimo livello di cura e di tutela.Occorre un piano nazionale, dei piani regionali e territoriali, che stabiliscano dei tempi di realizzazione, con adeguate risorse in termini di personale e di dispositivi medici, nonché un piano organizzativo in grado di portare al raggiungimento dell’obiettivo.

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Un volume dal titolo “I Virus. Salute, epidemie, prevenzione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

(I Virus. Quaderni della Fondazione Umberto Veronesi segnalato dal Salvatore Curiale Science communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.S.S.) Sono passati sette anni dalla prima edizione di questo volume, e l’argomento virus non è mai stato così attuale. La pandemia di COVID-19 è solo l’ultima e più importante di una serie di emergenze che hanno punteggiato la storia di questi anni: dalle epidemie di Ebola (Africa Occidentale nel 2014, Congo nel 2018-19) a quella di Zika in Sudamerica nel 2016, senza dimenticare la massiccia diffusione del virus Dengue in tutta la fascia equatoriale, più i tanti focolai locali che spesso non fanno notizia, specialmente in Africa ma non solo. Un paio di esempi di casa nostra: l’epidemia di Chikungunya sulla costa laziale nel 2017 e la presenza ormai endemica del West Nile Virus in ampie aree d’Italia.Si è detto e scritto molto sul motivo per il quale, in un mondo in cui la tecnologia, la ricerca e le scienze mediche hanno fatto progressi enormi, raddoppiando di fatto l’aspettativa di vita media degli uomini nell’ultimo secolo, continuino a ripresentarsi epidemie che richiamano sensazioni di ansia e di angoscia che pensavamo ormai affidate alla letteratura, da Tucidide a Lucrezio, da Boccaccio a Manzoni, da Camus a Mann. Varie ipotesi sono state formulate, tutte interessanti e che sicuramente contengono elementi di verità: la globalizzazione che ha reso facili gli spostamenti delle persone (e dei patogeni) da un continente all’altro, la tendenza della popolazione a concentrarsi in grandi agglomerati urbani, o ancora i cambiamenti climatici, che favoriscono il radicamento di specie animali e vegetali alloctone, con i relativi agenti patogeni per i quali le specie autoctone non hanno immunità. E non dimentichiamo la guerra, la vera grande nemica della salute mondiale, al tempo stesso causa ed effetto delle emergenze sanitarie. ACLED, organizzazione non-profit che mappa le aree di crisi in tutto il mondo, ha censito nell’anno 2019 quasi 120.000 eventi di violenza, dalle rivolte urbane agli attentati terroristici, dagli attacchi missilistici ai veri e propri conflitti bellici, che hanno causato circa 150.000 morti in tutto il mondo. Recenti ricerche realizzate durante l’ultima epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo hanno dimostrato che sia la rapidità nell’isolamento dei casi di contagio che l’efficacia della vaccinazione variano notevolmente in relazione alla presenza o meno di eventi di conflitto.Le maggiori criticità sono rappresentate oggi dal presentarsi di nuovi patogeni sconosciuti come il SARS-CoV2, ma anche dalla riemersione di patogeni che pensavamo di aver eradicato. Un caso esemplare è quello del vaiolo delle scimmie, malattia causata da un virus (monkeypox) simile a quello del vaiolo, e la cui diffusione interumana sembra sia facilitata dal fatto che, a seguito dell’eradicazione del vaiolo all’inizio degli anni Ottanta, le persone nate a partire dalla seconda metà degli anni Settanta non sono più state vaccinate e sono quindi prive di difese immunitarie. Naturalmente ci sono anche le notizie positive che vengono soprattutto dal mondo della ricerca. Anzitutto fa piacere constatare come il livello di collaborazione tra gli scienziati di tutto il mondo abbia raggiunto oggi livelli mai toccati in passato: a pochi giorni dall’emergere dell’epidemia di coronavirus in Cina, il virus era già stato isolato, sequenziato e messo a disposizione della comunità scientifica internazionale, e la corsa verso le cure e il vaccino è molto più simile ad una staffetta che ad una gara individuale. Grazie allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie oggi abbiamo molti più strumenti a nostra disposizione, e malattie virali che solo pochi anni fa – pensiamo all’AIDS – erano sinonimi di morte e di stigma sociale, oggi sono, se non ancora eradicate, certamente controllabili. La tecnologia degli anticorpi monoclonali ci dà molte più armi per combattere i virus e i danni che essi provocano, e i tempi di sviluppo, test e produzione dei vaccini si sono enormemente accorciati rispetto ad un passato neanche troppo lontano. Si cominciano a intravedere le prime applicazioni della network medicine anche nel campo delle malattie infettive: è un approccio totalmente nuovo, che ribalta il tradizionale assunto in base al quale i pazienti con sintomi simili hanno la stessa malattia e devono ricevere la stessa cura. Grazie infatti alla possibilità di analizzare in breve tempo ed a costi sostenibili enormi moli di dati a livello molecolare, sarà presto possibile individuare profili altamente individualizzati dei singoli pazienti, e disporre così di cure sempre più mirate, e nello stesso tempo costruire “mappe di malattia” nelle quali verranno ricostruite le interazioni e gli scambi a livello molecolare tra l’ospite, il patogeno e – perché no – l’ambiente nel quale entrambi operano: non più entità separate ma, appunto, nodi di una rete.Rimangono validi ancora oggi, ancora più di ieri, alcuni aspetti assolutamente cruciali non soltanto all’interno del mondo scientifico, ma per tutta l’opinione pubblica: il problema delle malattie infettive è globale e interessa l’intero pianeta, e può avere enormi implicazioni sia per i singoli che per le comunità e le nazioni, dal punto di vista sanitario, sociale, economico; i comportamenti individuali e collettivi possono incidere in maniera importante sulla comparsa e diffusione delle malattie infettive; occorre investire in sistemi di salute pubblica efficienti: l’identificazione precoce, la pronta attuazione di idonee misure di isolamento, una diagnostica adeguata, sono essenziali sia per la gestione di casi che per la sorveglianza ed il controllo delle malattie infettive; i vaccini, laddove disponibili, rappresentano lo strumento più efficace ed efficiente per prevenire le malattie;
l’investimento in ricerca, soprattutto nei momenti di “pace”, quando non vi sono emergenze, è la migliore polizza assicurativa di cui disponiamo per fronteggiare il rischio dell’emersione di nuove epidemie su larga scala.
“Una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia invece del sole”: mai come oggi è attuale la battuta con la quale, nel film Jurassik Park, il matematico Ian Malcolm spiega alla botanica Ellie Sattler la teoria del caos e l’impossibilità per l’uomo, con tutta la sua scienza presuntuosa, di controllare la natura ed il corso degli eventi. È l’eterno mito di Icaro che volle volare verso il sole con ali di cera.
E, tornando alla pandemia di COVID-19, viene quasi da sorridere a pensare che i sistemi sanitari e la tenuta sociale ed economica di intere nazioni siano stati messi in crisi da un organismo così piccolo che bisogna metterne in fila diecimila per arrivare ad un millimetro: ma questo è, esattamente, ciò che è successo. I virus esistono da miliardi di anni, esistono da prima dell’arrivo degli uomini sulla terra ed esisteranno dopo che la specie umana si sarà estinta. “One health”, non è più possibile separare la salute degli uomini da quella degli animali e dell’ambiente: l’esperienza di questi anni, con l’emergere di continue zoonosi, ci ricorda che siamo ospiti e non padroni di questo pianeta, e ci impone di cercare il giusto equilibrio tra le esigenze della specie umana e delle altre specie animali e vegetali che viaggiano insieme a noi in questa arca di Noè chiamata Terra. (by Giuseppe Ippolito Direttore Scientifico Istituto Nazionale Malattie Infettive (INMI) Lazzaro Spallanzani, Roma)

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Mascherine senza frontiere: mercato unico UE protegge la salute dei cittadini

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

La fornitura ininterrotta di beni di prima necessità e di attrezzature mediche vitali e protettive all’interno del mercato unico sarà fondamentale per affrontare la crisi del COVID-19.La Presidente della commissione parlamentare per il mercato interno e la protezione dei consumatori, Petra De Sutter (Verdi/ALE, BE) e la Presidente della commissione parlamentare per i trasporti, Karima Delli (Verdi/ALE, FR), hanno accolto con favore la rapida decisione odierna dei ministri dei trasporti dell’UE di garantire delle rotte di approvvigionamento privilegiate per beni di prima necessità e di attrezzature mediche vitali, i “corridoi verdi”, come suggerito dai deputati e dalla Commissione. L’obiettivo delle nuove e urgenti misure COVID-19 è quello di proteggere la salute e di mantenere i beni e i servizi essenziali disponibili nel mercato interno dell’UE.Petra De Sutter ha dichiarato: “Chiudere completamente le frontiere potrebbe sembrare il modo più sicuro per proteggere i nostri cittadini, ma tutti noi dipendiamo dalle importazioni da altri Stati membri per mantenere le nostre forniture ininterrotte. Garantire il trasporto, senza ostacoli, di beni essenziali come i generi alimentari e garantire una fornitura ininterrotta di attrezzature mediche vitali e protettive fa sì che questa crisi non si trasformi in una catastrofe. Dobbiamo renderci conto che, a causa della nostra interdipendenza economica, dipendiamo l’uno dall’altro anche per quanto riguarda la nostra salute pubblica”. “L’installazione dei cosiddetti “corridoi verdi” – soprattutto per le attrezzature mediche e di protezione – è qualcosa di estremamente importante per i prossimi giorni e le prossime settimane”, ha poi aggiunto, riferendosi all’impegno assunto dal Consiglio europeo in merito alla fornitura di attrezzature mediche.Karima Delli ha affermato che il passaggio delle frontiere e il coordinamento tra gli Stati membri saranno essenziali per superare questa crisi. “Dobbiamo trovare il modo di mantenere in funzione i nostri sistemi di trasporto e di ridurre le code per risparmiare tempo e denaro. Siamo pronti ad agire insieme e in fretta, sosteniamo gli autisti e l’intero settore dei trasporti che sta lavorando instancabilmente per mantenere il flusso delle merci durante questa crisi”, ha aggiunto. Ha poi concluso ricordando “il bisogno urgente di attuare misure che mettano fine ai voli fantasma. Le compagnie aeree devono ricevere garanzie sugli slot futuri. Questo è l’unico modo per prevenire i voli vuoti nell’UE”.

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Coronavirus. Quando il diritto alla salute diventa dovere di salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Gradualmente e intensificando le misure, il Consiglio dei Ministri cerca di far comprendere agli italiani che la salute in questo momento non è un diritto ma un dovere. Nei confronti di noi stessi, nei confronti delle persone che potrebbero morire o trascorrere settimane in terapia intensiva se non rispettiamo le regole che ci sono state prima suggerite, poi caldeggiate, poi fortemente raccomandate. Il prossimo passo è imporle con la forza.E’ un dovere nei confronti della nostra sanità (le polemiche sul dimezzamento dei posti letto e sui tagli alla spesa sanitaria, pur ineccepibili, in questo momento dobbiamo posticiparle a quando tutto sarà passato, che ci sia di lezione). E’ un dovere nei confronti di tutti gli operatori sanitari che da settimane espongono se stessi al contagio prendendosi cura dei malati, è un dovere nei confronti dei sanitari per non costringerli a trovarsi davanti alla necessità di scegliere quali pazienti mettere in terapia intensiva e quali no, guardando alle possibilità di sopravvivenza. E’ un dovere nei confronti di tutti coloro che sono impegnati a gestire questa emergenza. E’ un dovere (se preferite una declinazione egoistica) nei confronti del nostro portafogli, perchè prima si risolve la situazione prima torneremo a guadagnare, meno interventi fiscali saranno necessari poi per colmare la voragine che gli interventi economici in deficit con il beneplacito, anche, dell’UE, hanno causato, causano e causeranno. Comprare amuchina e far scorte di pasta per poi rilassarci con un aperitivo in centro (abbiamo visto tutti le immagini dei Navigli di ieri sera) non ci aiuterà. Limitare al massimo possibile i contatti sociali per un mese e seguire le indicazioni “fortemente raccomandate” dal Governo sarà la soluzione per venire a capo di questa brutta vicenda nel minor tempo possibile e per limitare i danni. La salute, insomma, oggi non è un diritto ma un dovere fondamentale. (Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc)

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Conte: spostamenti solo per lavoro, necessità, salute

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

“Il presidente del Consiglio Conte ha ripetuto ora in conferenza stampa che gli spostamenti in tutta Italia saranno possibili solo per comprovati motivi di lavoro, necessità o salute. Ma, nonostante una domanda dalla sala stampa, non ha chiarito cosa si intende per motivi necessari” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Che vuol dire situazioni di necessità? Ci si può muovere liberamente nella provincia per andare nel supermercato dove siamo abituati a fare acquisti o dovremo andare solo nel nostro comune di residenza? Va chiarito visto che la Direttiva n. 14606 dell’8 marzo 2020 del ministero degli Interni prevede che, persino per la salute, l’interessato può spostarsi, ma se deve sottoporsi a terapie o cure mediche non effettuabili nel comune di residenza o di domicilio” conclude Dona.

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Ridurre le gravidanze multiple e migliorare lo stato di salute di madri e bambini

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno nascono più di 20 milioni di bambini con un peso inferiore ai 2,5 Kg, la maggior parte nei Paesi in via di sviluppo.In passato, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) era associata alla nascita di bambini sottopeso. Tuttavia, i dati emersi da un recente studio condotto da IVI mostrano che per la prima volta dall’avvento della fecondazione in vitro (FIV), avvenuta ormai 40 anni fa, i bambini nati con l’ausilio della PMA presentano un peso del tutto simile ai bambini concepiti naturalmente.“Abbiamo lavorato molto per invertire la percentuale dei bambini nati sottopeso e per equipararla a quella dei bambini concepiti naturalmente. Oggi possiamo affermare che, nel 2019, meno dell’8% dei bambini concepiti in IVI sia nato sottopeso. Considerando che, secondo gli ultimi dati del 2017, la percentuale dei bambini nati sottopeso in seguito a gravidanze spontanee era del 7,8%, il risultato raggiunto da IVI è davvero promettente e consente di abbattere alcuni pregiudizi che sinora hanno gravato su questo settore di ricerca. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di assimilare la Fecondazione Assistita ad una gravidanza ottenuta naturalmente e risultati come questo ci mostrano che siamo sulla buona strada” ha affermato il Prof. Antonio Pellicer, Presidente e cofondatore IVI.Non tutti i neonati nati sottopeso sono prematuri. Si stima che il 3-5% dei nati al termine della gravidanza sia sottopeso o di altezza inferiore alla media, ma questo non vuol dire che subiranno uno sviluppo anormale.
La riduzione del rischio è strettamente legata al trasferimento nell’utero materno di un singolo embrione (SET). Tale procedimento, adottato ormai nelle cliniche IVI, consente ai medici di ridurre drasticamente le gravidanze multiple, che negli ultimi dieci anni sono diminuite del 75%. Nello stesso tempo, grazie al SET sono aumentate le possibilità di portare a termine la gravidanza con successo.
La progressiva riduzione del rischio di nascite di bambini sottopeso deriva dagli importanti progressi fatti nella ricerca sulla riproduzione medicalmente assistita negli ultimi vent’anni. I risultati più recenti mostrano notevoli avanzamenti in termini di sicurezza e successo nell’applicazione della Fecondazione in Vitro. Pertanto, i continui miglioramenti e le esperienze positive dei pazienti, determinano l’aumentare delle persone che quotidianamente si rivolgono a IVI per coronare il proprio desiderio di genitorialità.”I bambini nati con il nostro aiuto, e grazie al SET, presentano un peso e una percentuale di gravidanza a termine del tutto simile a quello dei bambini concepiti naturalmente. Questi dati costituiscono un’ulteriore prova del fatto che il divario tra Fecondazione in Vitro e concepimento naturale si stia gradualmente colmando. Un’ottima notizia per coloro che desiderano superare il problema dell’infertilità”, ha concluso la Dr.ssa Galliano.

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Bisogna tornare a scuola nel rispetto del diritto alla Salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

Marcello Pacifico (Anief-Udir) ha affermato che, rispetto a una situazione che vede coinvolte soprattutto le aree individuate come focolai, “come sindacato abbiamo chiesto che venisse adottato un criterio univoco per la chiusura delle scuole, ma è evidente che ci sono casi differenti e in virtù di ciò si decide per la sospensione delle attività didattiche o per la chiusura vera e propria degli istituti. Intanto c’è da dire che anche noi, come forza sociale, stiamo facendo di tutto per contenere la diffusione del virus; infatti, abbiamo chiuso le sedi Anief laddove c’è stata la chiusura delle scuole e abbiamo sospeso pure le assemblee sindacali proprio per cercare di contenere quanto più possibile la diffusione di quella che potrebbe essere definita un’epidemia”.“Ricordiamo che siamo stai i primi a chiedere ai governatori delle regioni interessate, al premier Giuseppe Conte e alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di chiudere le scuole a causa dell’emergenza, ma siamo anche i primi a dire che a scuola bisogna tornarci se l’emergenza rientra. Bisogna poi anche ribadire che è indispensabile seguire le linee guida diffuse dal ministero della Salute, che vanno anche esposte per essere di facile consultazione. Come Udir, oggi abbiamo inviato una comunicazione a tutti i dirigenti scolastici per fare in modo che appunto queste semplici regole siano al servizio di tutti; si tratta di piccole precauzioni che vanno osservate. Il Paese deve certamente andare avanti, si deve ripartire: è necessario riprendere la vita di tutti i giorni, comprese le lezioni scolastiche, nel rispetto della salute dei lavoratori e soprattutto dei nostri studenti”. In chiusura il presidente Pacifico ha anche affermato che “la scuola ha bisogno di maggiori risorse per poter risolvere tutti i suoi problemi: l’augurio è quello di poter comprendere quanto sia necessario investire sull’Istruzione”.

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Parchi a tema in prima linea nella tutela della salute pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 29 febbraio 2020

L’Associazione Parchi Permanenti Italiani (PPI), che raggruppa più di 230 parchi divertimento di carattere tematico, acquatico e faunistico, assicura sin d’ora l’adozione di tutte le misure straordinarie necessarie per fronteggiare l’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus. In ottemperanza alle ordinanze emanate dalle Regioni coinvolte, le realtà interessate hanno già sospeso tutte le attività in corso, mentre l’Associazione è al lavoro per coordinare le azioni da intraprendere nei parchi la cui apertura, prevista nel corso delle prossime settimane, dovrà essere posticipata.Il comparto nel 2019 ha generato ricavi pari a 420 milioni di euro (stimato) per un totale di 20 milioni di visitatori provenienti dall’Italia e 1,5 milioni di arrivi dall’estero. Considerando ristorazione, trasporti, merchandising e hotel, il volume d’affari complessivo dell’indotto nel 2019 supera la barriera di 1 miliardo di euro.Cifre importanti anche sul fronte del lavoro: il settore genera 25.000 occupati diretti, di cui 10.000 fissi e 15.000 stagionali, a cui si sommano 60.000 posizioni legate all’indotto. In questi giorni le imprese erano alle prese con la fase di selezione delle migliaia di dipendenti stagionali, attualmente sospesa. I piani di assunzione dovranno purtroppo tenere conto della criticità di questo periodo e di una stagione 2020 che subirà un calo nei ricavi di decine di punti percentuali.Tutto ciò, alla luce del ruolo sempre più centrale dei parchi a tema sia per i costanti e cospicui investimenti, che nel solo 2019 superano i 100 milioni di euro, sia come volano per lo sviluppo dell’offerta turistica italiana. Lo scorso anno il settore ha generato 1,1 milioni di pernottamenti in hotel, intercettando tanto gli Italiani, quanto i turisti provenienti dall’estero, da sempre molto sensibili all’offerta degli “amusement park”.

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Seminario “La ricerca interdisciplinare nell’ambito della salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Parma giovedì 20 febbraio, dalle 10, nell’Aula Cavalieri (Palazzo Centrale dell’Università di Parma), si terrà il seminario “La ricerca interdisciplinare nell’ambito della salute. Nuovi approcci teorici e Metodologici”, coordinato da Vincenza Pellegrino, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi del Dipartimento di Giurisprudenza, Studi Politici e Internazionali dell’Università di Parma, e da Ivo Quaranta (Università di Bologna).L’evento si inserisce nelle iniziative del Convegno Internazionale – Laboratorio italo-brasiliano 2020.
Il Laboratorio italo-brasiliano, dal 17 al 22 febbraio, è una collaborazione attiva dal 2014 basata su un accordo di collaborazione tra diversi enti – tra cui: Regione Emilia-Romagna, Università di Bologna, Università di Parma, Universidade Federal Rio Grande do Sul Porto Alegre, Universidade Federal Fluminense Niteroi – finalizzato alla produzione di conoscenze a partire dalle esperienze realizzate nei servizi sanitari e sociali locali, allo scopo di programmare attività di cooperazione nell’ambito della ricerca e della formazione. Anche quest’anno, l’articolazione del programma riflette il consolidamento della cooperazione maturata in questi anni e le sinergie che si sono create, e che permettono di rafforzare l’investimento necessario verso l’assistenza territoriale e le strategie per compiere innovazioni. In particolare, il tema di quest’anno 2020 riguarda l’evoluzione dei servizi territoriali e di prossimità, in collegamento con il Piano sociale e sanitario regionale (2017-2019) che costituisce la cornice di riferimento entro cui si collocano le diverse attività previste.

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