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USA: una strana recessione?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2022

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm.A partire da quest’estate, una delle questioni che ha più appassionato investitori, addetti ai lavori e politici è stata stabilire se l’economia americana sia effettivamente entrata in recessione. La questione è della massima importanza se si considera che l’America è il primo mercato nel quale si concentrano gli investimenti italiani.In base alla regola secondo cui si entra in recessione dopo “due trimestri consecutivi nei quali l’economia fa segnare livelli di crescita negativi”, gli Stati Uniti sarebbero entrati in recessione all’inizio dell’estate 2022. Tuttavia, secondo molti economisti, un approccio meramente basato sul dato di crescita del Pil non sarebbe appropriato, mentre una recessione scatterebbe nel caso di un peggioramento significativo, duraturo e diffuso dell’economia e, in questo caso, difficilmente si potrebbe argomentare che l’economia americana sia entrata in una fase di contrazione.Ci sono, per esempio, segnali estremamente positivi che vengono dal mercato del lavoro, che continua a registrare piena occupazione e crescita nominale dei salari. Il Pil nominale è in crescita, anche se risulta leggermente in calo se si considera l’effetto dell’inflazione. Nell’ultimo trimestre le aziende quotate hanno continuato a registrare utili in crescita (anche se in rallentamento) e il commercio mondiale cresce. Addirittura in Europa, nonostante la crisi energetica, i mercati continuano ad aspettarsi utili in rialzo, i consumi delle famiglie reggono e anche alcuni indicatori di sentiment come l’ISM manufacturing indicator fanno registrare dati tutto sommato positivi. Tuttavia, osservando i dati a maggiore frequenza, si trovano anche degli indicatori che evidenziano come gli Stati Uniti possano ancora evitare una recessione. Un ruolo fondamentale, probabilmente cruciale, lo avrà la capacità delle banche centrali di contrastare l’inflazione in modo non traumatico (cd “atterraggio leggero”). I tassi di interesse hanno iniziato a salire (e dovrebbero aumentare ulteriormente), ed è ragionevole sostenere che l’economia non ne abbia ancora risentito a pieno. In primo luogo, come abbiamo spiegato, i dati macro dagli Stati Uniti non sono ancora allarmanti, come emerge dal grafico seguente, che mostra le indagini ISM per il settore manifatturiero e dei servizi. È anche ragionevole sostenere che l’economia stia iniziando a reagire a una politica monetaria più restrittiva. Di solito sono necessari diversi trimestri prima che l’impatto dei tassi più alti si faccia strada nell’economia reale. Ma stiamo iniziando già ad apprezzare tutto sommato l’impatto sulle aspettative di inflazione, con il dato di agosto che non ha invertito il trend al ribasso delle aspettative di inflazione a un anno. (abstract)

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Inflazione USA: “Obiettivo 2% lontano, Fed restrittiva più a lungo”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 settembre 2022

By Jon Maier, CIO di Global X. I dati sull’inflazione statunitense ad agosto sono risultati più elevati del previsto, consolidando la traiettoria della FED per un rialzo di 75 punti base alla riunione del FOMC di settembre. Il CPI è aumentato di 10 punti base mese su mese e dell’8,3% anno su anno, mentre il CPI core, che esclude i generi alimentari e l’energia, è aumentato di 60 punti base mese su mese e del 6,3% anno su anno. I dati di questo mese ci dicono che i consumatori continuano a sperimentare pressioni al rialzo sul costo della vita, in quanto le case, le cure mediche e il settore dell’arredamento hanno registrato un aumento maggiore rispetto ai dati di luglio. Una nota positiva è che l’indice energetico è sceso del 5% ad agosto, con la benzina e le altre materie prime energetiche che hanno registrato uno dei maggiori ribassi degli ultimi mesi. A nostro avviso, questo indica che la Fed e i mercati sposteranno la loro attenzione sull’inflazione core, che potrebbe rivelarsi più difficile da abbattere nel breve termine. A meno che non si registri un miglioramento sostanziale del CPI core, la Fed sarà propensa ad attuare una politica monetaria maggiormente restrittiva e per un tempo più lungo, allo scopo di contenere la domanda aggregata e riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%. Un obiettivo che probabilmente non sarà raggiungibile nel breve termine.

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L’inflazione Usa stenta a calare, con gli affitti che surriscaldano la parte core

Posted by fidest press agency su domenica, 18 settembre 2022

Il calo dell’inflazione Usa procede a ritmi graduali, con “la spina nel fianco” rappresentata dalla parte core, influenzata soprattutto dalla dinamica degli affitti, che potrebbe portare la Fed a prendere in considerazione la vendita (vista l’assenza di scadenze) di titoli MBS per ridurre anche questa parte del bilancio, come segnalato ad esempio dalla vice presidente Brainard. È già prezzato un percorso sostenuto di rialzi Fed, cancellando al momento la discussione sul pivot della Fed che aveva preso piede nel corso dell’estate. Un tema che potrebbe ritornare a fine anno, a condizione della riduzione dell’inflazione verso l’area 6/7%. In tale contesto, tra settembre ed ottobre i tassi a lungo termine Usa potrebbero segnare un picco in prossimità di area 3,5% sul decennale (livello già raggiunto lo scorso giugno) o poco al di sopra, complice anche l’accelerazione del QT ($60 Mld di potenziali minori reinvestimenti di Treasury su base mensile).

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Mercato del lavoro Usa: è davvero lo scenario ideale?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2022

I dati di agosto sul mercato del lavoro dipingono un quadro “idilliaco” dell’economia statunitense: la crescita dei posti di lavoro rallenta ma resta positiva e ci sono segnali di attenuazione della carenza di manodopera.Per i responsabili politici, uno scenario ideale: i lavoratori rientrano nella forza-lavoro, attenuando i timori sulla carenza di manodopera e, allo stesso tempo, contenendo le pressioni sulla crescita salariale. Il tasso di disoccupazione aumenta così dai minimi di ciclo, ma non di molto, evitando una recessione, con conseguente attenuazione dell’inflazione.Anche se si basa su un solo mese di dati, il rapporto sull’occupazione di agosto lascia intravvedere questo “best-case scenario”: il tasso di disoccupazione statunitense è salito di 0,2 punti percentuali – attestandosi al 3,7% – trainato da un aumento di 786.000 unità della partecipazione alla forza-lavoro, salita ai massimi di ciclo al 62,4%. Pur essendo ancora al di sotto dei livelli di partecipazione pre-Covid, è un deciso passo verso la direzione giusta. Anche l’occupazione domestica, che era stata debole negli ultimi mesi, è aumentata di 442.000 unità in agosto. La crescita dei salari, misurata in base alla retribuzione oraria media, è rallentata a 0,3% su base mensile, da 0,5% del mese di luglio (anche se con un tasso di variazione del 5,2% su base annua, ancora superiore alla crescita della produttività). Il rapporto occupazione/popolazione in età lavorativa è balzato all’80,3% in agosto, avvicinandosi al pieno recupero del massimo pre-Covid dell’80,5%. Nel frattempo, la crescita dei posti di lavoro, che è rallentata dal ritmo torrido di +526.000 di luglio a +315.000 in agosto, rimane robusta e diffusa in tutti i settori. La media mobile a tre mesi della crescita dei posti di lavoro è di +378.000, che, sebbene sia più lenta della media a 12 mesi (+487.000), riflette ancora una crescita stellare dei posti di lavoro.In conclusione, il rapporto sui posti di lavoro di agosto rappresenta lo scenario ideale per i politici statunitensi. Non c’è un evidente bisogno che la Fed si muova per salvare un’economia in sofferenza, né si manifesteranno preoccupazioni di “surriscaldamento” qualora la tendenza alla ripresa della forza lavoro persistesse fino all’autunno. Prevediamo ancora che la Fed spingerà il tasso overnight al 4% entro la fine dell’anno, con un aumento di 75 punti base a settembre. La previsione a breve della Fed di Cleveland sull’inflazione core di agosto mostra che è probabile un aumento dello 0,5% mese su mese, portando la lettura su base annua al 6,2% (dati che verranno pubblicati il 13 settembre). Inoltre, non è ancora chiaro se una crescita della retribuzione oraria media superiore al 5% sia compatibile con un’inflazione del 2%: una preoccupazione fondamentale per i banchieri centrali. Detto questo, un mercato del lavoro solido – ma non surriscaldato – riduce la probabilità di una svolta della Fed verso un taglio dei tassi nei prossimi 12 mesi. Anche se un rapporto non delinea un trend, riteniamo che il rapporto sui posti di lavoro di agosto rappresenti un’ottima notizia per un possibile “atterraggio morbido”.

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PIMCO: il rapporto sul lavoro degli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

A Cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Un rapporto sull’occupazione “Goldilocks”. Il report del mese di agosto ha soddisfatto tutti. Il mercato del lavoro statunitense è ancora solido, con una capillare crescita dei posti di lavoro sia nelle indagini relative alle imprese (+315 mila) sia in quelle relative alle famiglie (+442 mila) ad agosto, a sostegno dell’ipotesi che l’economia statunitense stia reggendo bene nonostante l’inasprimento delle condizioni finanziarie registrato fino ad oggi. Tuttavia, si è registrato anche un significativo miglioramento dell’offerta di lavoro, un rallentamento delle assunzioni e un andamento meno negativo della crescita dei salari, considerazioni importanti per le prospettive di inflazione nel breve periodo. Anche se i funzionari della Fed saranno molto soddisfatti delle notizie positive contenute in questo rapporto, non riteniamo che in definitiva influenzerà i funzionari che discuteranno di un rialzo di 50 o 75 punti base alla riunione del FOMC di settembre; continuiamo a credere che la decisione dipenderà dal prossimo rapporto sull’IPC; riteniamo, a questo punto, che le possibilità di uno dei due esiti siano circa 50/50. – La crescita degli occupati è stata leggermente più alta delle aspettative (315 mila contro i 280 mila previsti), e i nuovi posti di lavoro sono risultati ad ampio raggio; – La crescita dei salari si è raffreddata a un ritmo ancora troppo elevato; – L’indagine sulle famiglie è risultata ancora più “goldilocks”, ossia favorevole. L’aumento dell’occupazione è stato forte e la partecipazione alla forza lavoro è aumentata, portando il tasso di disoccupazione al 3,7%; Il rapporto di venerdì fornisce un’ulteriore conferma che il mercato del lavoro statunitense resta ancora molto forte, nonostante la perdita di slancio registrata negli altri Paesi. Anche se i funzionari della Fed accoglieranno con favore il segnale che l’inasprimento non ha ancora fatto deragliare il mercato del lavoro e che l’offerta di lavoro si sta riprendendo, in ogni caso non crediamo che ciò cambierà le prospettive per la politica monetaria nel breve periodo. Riteniamo che i funzionari della Fed aspetteranno di vedere il prossimo rapporto sull’IPC per decidere l’andamento della stretta nella riunione di settembre.

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Le principali cause dell’inflazione USA

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

By Flavio Carpenzano, Investment Director di Capital Group· Sono gli squilibri tra domanda e offerta risultanti dalle chiusure provocate dalla pandemia, a cui ha fatto seguito una sostenuta ripresa dell’economia. · Un eccesso di domanda sul mercato del lavoro che sostiene la crescita dei salari. · Un incremento dei canoni di locazione a causa dei bassi livelli degli stock di immobili residenziali e degli immobili in locazione sfitti. · L’offerta insufficiente, in particolare per quanto riguarda semiconduttori e microchip, incide sulla produzione di nuove vetture, facendo salire i prezzi di auto nuove e usate. · Anche i costi della sanità sono in rialzo.

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Sirmax premiata negli Stati Uniti con il RACER’s Edge Award 2022

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2022

Cittadella (Padova) Sirmax North America, il ”braccio” statunitense del gruppo Sirmax, che conta a Anderson, nell’Indiana (USA), due stabilimenti, ha ricevuto a Oklahoma City il RACER’s Edge Award 2022, premio annuale assegnato alle società che si sono distinte per aver investito, riqualificato e riutilizzato con successo aree appartenenti alle proprietà della ex General Motors Corp.Il premio è stato assegnato, oltre a Sirmax, ad altre tre società: Ameresco Inc., Lear Corporation e Saginaw County. Sirmax è il primo investitore non statunitense a ricevere il riconoscimento. Ideatore del premio è RACER (Revitalizing Auto Communities Environmental Response) Trust, società indipendente creata nel 2011 con lo scopo di riposizionare e riqualificare le strutture e i terreni di proprietà dell’ex General Motors Corp., dopo il suo fallimento nel 2009. Sirmax, produttore di compound di polipropilene, tecnopolimeri, compound da post-consumo e bio-compound per i più vari settori di applicazione, ha costruito il primo impianto produttivo negli Stati Uniti nel 2015; il secondo impianto si è aggiunto nel 2020 e ha raggiunto piena operatività quest’anno. Complessivamente, la superficie totale produttiva dei due plant è di 268.000 feet2 (circa 25.000 metri quadri). Lo stabilimento più recente, per il quale sono stati investiti 35 milioni di dollari, è interamente dedicato alla produzione di polipropilene riciclato da scarti post-industriali, mentre nel primo, costruito grazie a un accordo dell’azienda con l’Agenzia per lo sviluppo economico della municipalità di Anderson e dello Stato dell’Indiana, si produce poliolefine derivante da plastica vergine.

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Capital Group: Gli Stati Uniti sono già in recessione?

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2022

By Diana Wagner, gestore di portafoglio azionario di Capital Group. L’economia statunitense è in recessione o no? Questa è la domanda che si pongono molti investitori, dato che il prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti è diminuito per due trimestri consecutivi nella prima metà dell’anno, una definizione comunemente riconosciuta di recessione. Tuttavia, con una crescita costante dei posti di lavoro, un tasso di disoccupazione ai minimi storici e una solida crescita dei consumi, non sembra una recessione che la maggior parte delle persone ricorderebbe. Qual è dunque la conclusione? Dipende dall’interlocutore. Con i prezzi dei generi alimentari, dell’energia e degli alloggi che aumentano più rapidamente dei salari, il consumatore americano medio probabilmente direbbe di sì. A nostro avviso, o siamo sull’orlo di una recessione o ci stiamo già entrando.L’arbitro ufficiale in fatto di recessioni negli USA, il National Bureau of Economic Research (NBER), impiega un po’ di tempo per esprimere il proprio parere. L’organizzazione prende in considerazione molti fattori oltre al PIL, tra cui i livelli di occupazione, il reddito delle famiglie e la produzione industriale. Poiché di solito il NBER non rivela i suoi risultati fino a sei-nove mesi dopo l’inizio di una recessione, è possibile che l’annuncio ufficiale non arrivi prima dell’anno prossimo. È giusto dire che alla maggior parte dei consumatori probabilmente non interessa cosa pensa il NBER. Vedono un’inflazione superiore al 9%, prezzi dell’energia in forte aumento e vendite di case in calo. Essi sentono l’impatto di questi dati. Il mercato del lavoro è uno degli unici dati che non segnala una recessione in questo momento.Tuttavia, questo numeri riflettono uno squilibrio tra domanda e offerta in un’economia che non si è ancora ripresa del tutto dalla pandemia. Nei prossimi mesi si prevede il ritorno di un maggior numero di persone in cerca di lavoro. Ciò dovrebbe far aumentare il tasso di disoccupazione, in quanto le aziende ridurranno le assunzioni.La spesa dei consumatori, invece, è aumentata dell’1,1% a giugno. In apparenza si tratta di un dato molto positivo, ma aggiustato per l’inflazione è sostanzialmente piatto. Inoltre, riflette l’aumento della spesa per beni di prima necessità, come l’assistenza sanitaria e l’abitazione, e nasconde il calo delle categorie di beni discrezionali come l’abbigliamento e il tempo libero.Un altro segnale preoccupante è il rapido calo delle vendite di nuove case. Con l’aumento aggressivo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve per combattere l’inflazione, i tassi dei mutui sono saliti alle stelle negli ultimi mesi, innescando una brusca reazione nel mercato immobiliare. Il mese scorso gli acquisti di nuove case unifamiliari sono scesi dell’8,1%, il calo maggiore in più di due anni. Le vendite di case di proprietà sono crollate del 5,4%, il quinto mese consecutivo di ribassi. Inoltre, il drastico aumento dei prezzi delle case durante la pandemia solleva preoccupazioni circa una potenziale e dolorosa correzione.Se ci stiamo avviando verso un periodo di recessione, il lato positivo potrebbe essere rappresentato dal rientro delle pressioni inflazionistiche estreme registrate nell’ultimo anno. In effetti, alcuni sostengono che l’inflazione sia andata così fuori controllo che potrebbe essere necessaria una recessione sostanziale per riportarla all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed.Siamo dunque in un nuovo regime inflazionistico? A nostro avviso, no. È probabile che i prezzi al consumo scendano nei prossimi mesi a causa della recessione e del calo della domanda. In questo caso, il mercato obbligazionario potrebbe aver superato il momento peggiore, dato che la Fed sta valutando se può continuare ad aumentare i tassi di interesse in presenza di una recessione economica. In effetti, il mercato obbligazionario sta già prezzando le aspettative che la Fed taglierà i tassi più volte nel 2023. Ci sono molti segnali che indicano che l’inflazione ha raggiunto il suo picco, come il calo dei prezzi della benzina da metà giugno, del grano, del mais e di altre materie prime da metà maggio. Questo potrebbe dare alla Fed la copertura necessaria per sostenere la crescita economica, pur continuando a prendere sul serio l’inflazione.Nel frattempo, ci aspettiamo una maggiore volatilità man mano che il mercato si adegua alla politica monetaria più restrittiva. Per quanto riguarda i portafogli, ciò significa orientarsi verso investimenti di qualità superiore, tra cui i Treasury statunitensi e i titoli garantiti da ipoteca agency, ma anche cercare opportunità nelle obbligazioni societarie e dei mercati emergenti, dove gli investitori vengono ricompensati per il crescente rischio di recessione.Analogamente, nei mercati azionari, l’individuazione di società di alta qualità con flussi di cassa costanti e margini di profitto affidabili è fondamentale per superare le recessioni. Le società con dividendi solidi e in crescita sono particolarmente interessanti.In questo contesto, siamo orientati ad investire in società i cui fondamentali reggeranno relativamente meglio. Il potere di determinazione dei prezzi e la stabilità della domanda sono elementi importanti.Preferiamo un portafoglio relativamente concentrato, adatto a tutte le stagioni e in grado di performare in diversi contesti di mercato. Le nostre partecipazioni principali sono le società di assistenza sanitaria, di software e di assicurazioni. Stiamo considerando anche i beni di consumo, ma bisogna essere molto selettivi in questo settore perché alcune valutazioni sono diventate piuttosto elevate.

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“FLASH – Inflazione USA: in calo a luglio, con segnali di sgonfiamento del “revenge spending”

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte. Il dato sull’inflazione US di agosto è risultato sotto le attese sia nella componente generale (8,5% da 9,1%) sia in quella core (ferma al 5,9%) Nel primo caso ha inciso significativamente il calo della componente energetica, che ha più che bilanciato la persistenza di forti spinte inflattive della componente alimentare. La componente benzina è scesa del 7,7% m/m a fronte del 2% m/m di calo della componente trasporti. L’indice core è rimasto invariato al 5,9% a/a grazie principalmente ad una crescita mensile in rallentamento dell’importante componente affitti e, più in generale, ad un rallentamento della crescita del comparto servizi. In termini di aspettative sui tassi Fed fund a fine 2022, di fatto, rimangono complessivamente ancorate intorno al 3,5%. Dopo il mercato del lavoro US, l’attesa era per rialzi di 75, 25 e 25 pb nelle riunioni di settembre, novembre e dicembre che ora si sono riportate a 50, 25 e 25 pb. L’aspetto più rilevante è quello inerente invece la ricerca spasmodica degli operatori del cosiddetto “pivot” della Fed, ossia il timing del punto di inversione di politica monetaria. Occorreranno indubbiamente ulteriori dati a conferma. Al momento lo scenario che si delinea è quello di progressiva riduzione dell’inflazione Usa verso livelli più bassi sebbene storicamente ancora elevati, trattandosi di inflazione più collegata alla domanda e quindi più sensibile alle manovre Fed. Il calo generalizzato delle commodity riflette di per sé il ridimensionamento in atto della domanda globale, che a sua volta si traduce in possibile moderazione prospettica dell’inflazione US che presenta sia un favorevole effetto confronto sia anche la minor dipendenza da fattori geopolitici come l’Europa a causa soprattutto del gas russo. Per fine anno rimane pertanto confermata l’ipotesi di progressivo calo dei tassi governativi a lungo termine (obiettivo area 2% del treasury 10y) in vista di una maggiore probabilità attribuita all’ipotesi recessione US 2023 e di conseguenza anche di inversione della Fed.Per i mercati azionari, lo scenario potenzialmente recessivo segnalato dall’inversione della curva dei tassi, potrebbe rappresentare un fattore di potenziale supporto ai corsi azionari tra fine 2022 e più verosimilmente nel corso del 2023, in vista del passaggio del focus monotematico Fed sull’inflazione per ricomprendere anche il tema crescita. Powell sarà chiamato a fare la sintesi di tutti questi fattori nel corso del simposio Jackson Hole del 25/27 agosto.

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PIMCO: Inflazione USA, la recente debolezza delle materie prime sarà evidente nei dati

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

A cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, US Economist di PIMCO. la recente debolezza dei prezzi delle materie prime diventerà evidente nei dati. Riteniamo inoltre che l’inflazione core rallenterà su base mensile rispetto al dato allarmante del mese scorso. Tuttavia, ci aspettiamo che un altro robusto dato dell’IPC core e l’aumento del costo unitario del lavoro riaffermino la forza delle pressioni inflazionistiche sottostanti. Il rapporto sull’IPC statunitense presenterà probabilmente messaggi un po’ più contrastanti sull’inflazione. Riteniamo che l’aspetto più importante da tenere d’occhio sia se i numeri sugli affitti si manterranno sull’andamento del mese scorso o se si è trattato di una deviazione una tantum dalla tendenza consolidata. La nostra previsione di base è che il rapporto IPC mostri un persistente vigore nella tendenza di fondo dell’inflazione, mentre l’inflazione headline si modera in modo significativo. – Headline: Il mercato vede un aumento dello 0,2% dell’inflazione complessiva (8,8% su base annua), nettamente inferiore all’1,3% m/m del mese scorso. Questo dato riflette la recente debolezza dei prezzi delle materie prime e lascia intendere che l’IPC primario abbia raggiunto un picco al 9,1% a/a con il rapporto di giugno. – Core: Allo stesso tempo pensiamo che il core 1) perderà un po’ di slancio sequenziale, 2) non raggiungerà ancora il picco su base annua, 3) rimarrà scomodamente alto per i funzionari della Fed. Vediamo rischi di ribasso per le previsioni di consenso a causa di alcuni fattori straordinari in categorie volatili. Vediamo il rischio di un arrotondamento del IPC core allo 0,3% m/m, ma con il rischio di un arrotondamento per eccesso allo 0,4%, entrambi al di sotto del consenso (0,5% m/m) ma comunque non una grande notizia per la Fed. In particolare, le ragioni per cui la nostra previsione è inferiore al consenso sono da ricondurre a fattori più temporanei, come la diminuzione dei prezzi delle compagnie aeree a causa dei carburanti più economici e una temporanea tregua per i prezzi delle auto usate. Ci aspettiamo che la tendenza di fondo rimanga molto forte, con una persistenza nei dati shelter che rimangono fondamentali per misurare la tendenza più ampia dell’inflazione. Siamo anche molto attenti nell’osservare se l’aumento del rapporto scorte/vendite al dettaglio si manifesterà o meno nei prezzi al dettaglio in questo rapporto IPC – finora è stato il grande assente.Per quanto riguarda le altre notizie sull’inflazione, venerdì saranno pubblicati i dati preliminari dell’indagine sui consumatori dell’Università del Michigan per il mese di agosto. Come di consueto, l’attenzione si concentrerà su eventuali cambiamenti nelle aspettative di inflazione a lungo termine. Il nostro calcolo dell’indice Common Inflation Expectations della Fed segna una leggera discesa nelle ultime settimane. L’indebolimento dei prezzi delle materie prime sarà evidente anche nei dati sul commercio e sui prezzi alla produzione pubblicati nel corso della settimana. Un altro trimestre di contrazione dell’economia fa presagire una probabile debolezza del rapporto sulla produttività per il secondo trimestre. Soprattutto, riteniamo che il costo unitario del lavoro sarà notevole, in linea con il più ampio insieme di indicatori sugli aumenti salariali che sono risultati forti e che evidenziano i rischi per i margini derivanti dall’attuale contesto economico.

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Il mercato immobiliare USA ha ampiamente scontato gli aumenti dei tassi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2022

A cura di Lee Menifee, Managing Director di PGIM Real Estate. Gli investitori immobiliari statunitensi hanno ampiamente scontato questa serie di aumenti dei tassi d’interesse, per cui il mercato nel complesso dovrebbe essere relativamente poco influenzato dalla decisione della Fed della prossima settimana. Ma questo non significa che la volatilità sia destinata a scomparire. Il sentiment nel real estate è influenzato dalle preoccupazioni di fondo per una recessione e da fattori di più ampia portata, come la guerra in Ucraina, che sfuggono al controllo della Fed. L’interrogativo di fondo è se questo ciclo dei tassi d’interesse cambierà le prospettive a lungo termine del settore immobiliare statunitense. Noi ne dubitiamo. Le dinamiche demografiche rimarranno la forza determinante del mercato immobiliare statunitense nei decenni a venire. La popolazione statunitense sta invecchiando e spenderà meno, mentre la crescita della forza lavoro continuerà a rallentare. Si tratta di potenti forze disinflazionistiche che prevarranno anche dopo questo ciclo di mercato.

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PIMCO: commento sul dato dell’inflazione USA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

A cura di Tiffany Wilding, US Economist di PIMCO. Per la Federal Reserve, questi dati sull’inflazione equivalgono a un allarme rosso. L’inflazione core sembra ampiamente consolidata tra beni e servizi e, di conseguenza, abbiamo alzato le nostre previsioni per l’inflazione IPC core e ora prevediamo che chiuda il 2022 al 5,5%. Prevediamo che il FOMC annuncerà almeno un altro rialzo di 75 punti base a luglio e a settembre, mentre ora è probabile anche un rialzo di 100 punti base. I dati di oggi aumenteranno la fiducia dei membri della Fed che una politica monetaria restrittiva sia opportuna. Allo stesso tempo, il dato odierno sull’inflazione dovrebbe anche aumentare le probabilità di recessione, che ora stimiamo probabile prima piuttosto che poi e che stimiamo come forse più grave.Per quanto riguarda i dettagli del rapporto odierno, l’IPC principale è aumentata dell’1,3% mese su mese, più delle nostre aspettative e di quelle del consenso. Nel frattempo, si sono riscontrate pochissime evidenze di ribasso sui prezzi nelle categorie di beni di base, nonostante l’aumento dei livelli delle scorte e il rallentamento dei consumi reali di beni. Il nostro dato aggregato sull’inflazione dei beni al dettaglio ha registrato una nuova accelerazione a giugno, mentre anche l’inflazione del settore auto è rimasta stabile. Una parte dell’aumento dei beni di base potrebbe essere attribuita all’infusione di liquidità da parte dei consumatori con la dichiarazione annuale dei redditi; tuttavia, di solito questo aumento della spesa si verifica a marzo e aprile, poco dopo i pagamenti dei Treasury, il che suggerisce che l’inflazione è più radicata di quanto si pensasse. A dire il vero, nonostante i dati odierni, riteniamo che le tendenze inflazionistiche nei mercati dei beni di base siano probabilmente moderate – i prezzi all’ingrosso dei veicoli usati hanno ripreso a scendere alla fine di giugno, mentre i rapporti tra vendite e scorte sono aumentati in diverse categorie al dettaglio, e gli Stati Uniti sembrano essere vicini alla recessione dei trasporti. Tuttavia, la ri-accelerazione su larga scala degli ultimi mesi suggerisce che l’inflazione è meno sensibile alla moderazione della domanda reale. Quali sono le implicazioni più ampie? Per la Fed, il dibattito sulla politica monetaria si è spostato da “è appropriata una politica monetaria restrittiva?” a “quanto restrittiva?”. La regola di Taylor suggerisce che il tasso dei Fed funds dovrebbe essere del 6% o più (a seconda della variante della regola utilizzata) per moderare l’inflazione e riportarla al target. Ora, ci sono ancora molte riserve su queste regole, tra cui il fatto che non siano adatte a gestire gli shock dal lato dell’offerta. Tuttavia, come minimo l’attuale livello del tasso dei Fed funds, ancora accomodante, appare fuori sincrono rispetto alla situazione economica e alle pressioni inflazionistiche interne agli Stati Uniti. Un inasprimento monetario più rapido aumenta anche la fiducia nella nostra previsione di recessione. Riteniamo che la recessione negli Stati Uniti sia più probabile che non nei prossimi 12 mesi e che, con una politica monetaria più restrittiva, la contrazione sarà probabilmente più grave. Abbiamo già assistito a una rapida decelerazione dello slancio economico: 3 dei 6 indicatori che il National Bureau of Economic Research (NBER) utilizza per valutare l’inizio di una recessione sono già in contrazione. Questa perdita di slancio arriva dopo la contrazione del PIL reale nel 1° trimestre, dovuta alla volatilità dell’andamento del commercio e delle scorte. Con una probabile contrazione del PIL reale anche nel 2° e 3° trimestre, è sempre più probabile una contrazione per l’intero anno. (abstract)

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Clean Energy: nell’agenda di Biden, uno stimolo alle energie rinnovabili domestiche

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2022

A cura di Jennifer Boscardin-Ching, Product Specialist del team Thematic Equities di Pictet Asset Management. Il tema delle energie rinnovabili è di fondamentale importanza. Si tratta di un argomento non nuovo, ma che trova oggi ampia copertura a seguito del conflitto Russia-Ucraina. La questione dell’indipendenza energetica e della stabilità dei prezzi dell’energia è infatti diventata una priorità per governi, aziende e consumatori, che stanno cercando di accelerare progresso e investimenti in questa direzione. Il 18 maggio abbiamo visto l’Unione Europea adottare il Piano REPowerEU. Esso conferma l’interesse del Vecchio Continente nell’investimento in energie rinnovabili, delinea le misure per velocizzare la transizione energetica europea e mira a ridurre la dipendenza dalle importazioni russe di combustibili fossili. Fanno parte delle tecnologie “critiche”: pannelli fotovoltaici, materiali per l’isolamento termico, pompe di calore, infrastrutture chiave (tra cui i trasformatori), elettrolizzatori e celle a combustione, tutte aree cruciali per lo sviluppo di nuove energie. Un secondo aspetto chiave della transizione riguarda l’isolamento degli edifici. Circa la metà di tutte le case negli Stati Uniti sono state costruite prima che i codici energetici moderni fossero fissati. Ciò significa oggi significative perdite di capacità energetica. L’ordine esecutivo voluto da Biden mira a espandere rapidamente la produzione di materiali isolanti per soddisfare le esigenze di ottimizzazione energetica sulle costruzioni esistenti e, più in generale, del mercato immobiliare di nuova costruzione. C’è poi il tema delle infrastrutture critiche della rete elettrica. Il Dipartimento dell’Energia statunitense prevede una crescita senza precedenti dell’elettrificazione necessaria per supportare la transizione verso l’energia pulita. Lo stesso Dipartimento stima inoltre che il paese dovrebbe avere bisogno di espandere i sistemi di trasmissione dell’elettricità del 60% entro il 2030 per soddisfare l’aumento del fabbisogno nazionale di energia rinnovabile ed elettrificazione. In quanto tale, nuovi investimenti saranno direzionati verso l’implementazione domestica di componenti di rete moderni.Un ultimo paragrafo è destinato agli elettrolizzatori, alle celle a combustione e ai metalli del gruppo del platino (sei in tutto, e in particolare rutenio, rodio, palladio, osmio e iridio, oltre allo stesso platino). Il targeting di questi prodotti aiuterebbe a costruire una catena di approvvigionamento locale stabile a supporto della nascente industria dell’idrogeno verde.In Pictet Asset Management riteniamo che l’idrogeno verde abbia un enorme potenziale nel lungo periodo (specie per alcune applicazioni, come nell’ambito dell’industria pesante). Tuttavia, la tecnologia a supporto del suo sviluppo e le opportunità di investimento in questo settore sono ancora in una fase iniziale, con molte società pure-play ancora volatili, negative in termini di free cash flow. Pertanto, continuiamo a tenere d’occhio gli sviluppi in questa direzione e a cercare interessanti e concrete opportunità di investimento quando si presenteranno.

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Stati Uniti, la Corte Suprema abolisce il diritto all’aborto dopo 50 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Stamattina la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade del 1973, revocando il diritto all’aborto. “L’aborto presenta una profonda questione morale. E la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto” si legge nella sentenza. Sei giudici, tre dei quali nominati dall’ex presidente Donald Trump, hanno votato a favore e tre – Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer – contro. “Tristemente, molte donne hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo” hanno dichiarato i tre giudici contrari alla decisione. Gli Stati potranno ora decidere autonomamente. E’ probabile che quasi la metà renderà l’aborto illegale. Davanti alla sede della Corte Suprema intanto cresce la protesta, con un numero di manifestanti che aumenta di minuto in minuto. (fonte Pressenza International press agency)

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Diritti civili e individuali. Unione europea punto di riferimento mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Dopo il voto della Corte Suprema Usa che oggi ha abolito il diritto costituzionale all’aborto e il voto del Bundestag tedesco che ha abolito il divieto alla promozione dell’interruzione di gravidanza, il mondo dei diritti civili e dei diritti individuali ha fatto una svolta storica. Il mondo anglosassone – Usa e Uk in testa – sono sempre stati punti di riferimento per questi diritti. Dalle loro legislazioni le generazioni politiche della seconda metà del secolo scorso hanno tratto ispirazione per affermare altrettanti diritti nei singoli Paesi. Oggi non è più così. Il riferimento è diventata l’Unione europea… non ancora unanime in materia (vedi Polonia) ma l’istituzione sovranazionale che governa le nostre economie e i nostri diritti è il maggior punto di elaborazione e riferimento per i diritti individuali. Gli Usa, vedi anche quanto accade per le armi, hanno diversi problemi e cercano di risolverli solo guardando a se sessi, facendo mancare al mondo intero quel punto di riferimento che sono stati per anni sulle libertà individuai. L’Uk, dopo la Brexit, ha scelto di isolarsi e correre per conto proprio riferendosi al limitato mondo del Commonwealth che, tra l’altro, non è più quello che continuano a credere i brexiter che oggi governano quel Paese.Altri diritti individuali, come quello alla migrazione, pur con tutte le problematiche che ci sono in Ue, nell’Unione siamo molto più avanti e liberali rispetto alle restrittive e disumane politiche britanniche e statunitensi.Da oggi, anche per l’aborto, spetta all’Ue la promozione e la governance mondiale dei diritti dell’individuo, dei diritti civili e dei diritti umani. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Mercato del lavoro USA: è davvero un momento positivo?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2022

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief economist di Payden & Rygel. Nonostante il PIL statunitense del primo trimestre sia stato negativo e nonostante i comprensibili timori di recessione, attualmente i dati relativi a salari e occupazione continuano ad essere piuttosto positivi. L’occupazione negli USA sta registrando un trend di forte crescita, con un aumento di 500.000 posti di lavoro negli ultimi tre mesi, un dato che si avvicina alla media mobile a 12 mesi. Tra l’altro, la crescita degli impieghi è il miglior indicatore in tempo reale dell’andamento dell’economia; quindi, a nostro avviso, l’economia statunitense gode ancora di un buono slancio. Non sorprende che i settori che stanno registrando i maggiori profitti siano il tempo libero, l’ospitalità e i trasporti, dal momento che i consumatori stanno tornando a godersi la vita all’aperto dopo i lockdown. La domanda di lavoro negli Stati Uniti è elevata: c’è un’enorme richiesta di manodopera nei più svariati settori, dalle piccole imprese fino alle grandi multinazionali, ed è complicato reperire personale in grado di coprire tutte le posizioni aperte. I dati relativi al mese di marzo evidenziano, infatti, un gap tra i posti di lavoro vacanti (quasi 12 milioni) e il numero di disoccupati (5,9 milioni): in pratica, per ogni disoccupato ci sono circa due posti di lavoro disponibili. Nel primo trimestre del 2022 la produttività è scesa del 7,5% circa, un livello record negli ultimi 75 anni, facendo impennare il costo del lavoro. Il calo del Pil del primo trimestre si è verificato per ragioni abbastanza controintuitive. Negli USA il livello delle importazioni ha superato quello delle esportazioni, come conseguenza dell’andamento economico globale, influenzando la crescita complessiva. La domanda interna, tuttavia, è rimasta molto forte, pertanto crediamo che gli investitori non si debbano soffermare troppo sui dati che mostrano un declino della produttività nel primo trimestre. Sul tema del divario tra domanda e offerta di lavoro, l’opinione pubblica statunitense si divide sostanzialmente in tre grandi gruppi: imprenditori, consumatori e banche centrali. Le aziende che cercano manodopera per soddisfare la domanda del mercato devono essere disposte a pagare di più i lavoratori; il numero di persone che hanno rassegnato le dimissioni ha raggiunto un livello record nei dati di marzo, proprio perché i lavoratori che si spostano ottengono un salario migliore altrove. Questa dinamica rappresenta un problema per gli imprenditori, ma è un grande vantaggio per i dipendenti e per il consumatore medio, che non assisteva ad una crescita salariale così forte da oltre due decenni. La terza categoria è rappresentata dai banchieri centrali, che temono il fatto che la crescita salariale più elevata e rapida possa alimentare l’inflazione. Per questo motivo la Fed sta cercando di frenare la domanda per ridurre la richiesta di lavoro, far scendere i costi salariali e tenere sotto controllo l’inflazione. L’esito di questa manovra, però, non è per nulla scontato.

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Regime fiscale degli studenti Phd italiani negli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

L’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America ha dichiarato: Oggi, ho depositato una interrogazione al Ministro degli Esteri, Di Maio, per chiedere di risolvere i problemi fiscali degli studenti italiani che frequentano corsi di Phd negli Stati Uniti.Infatti, tali studenti che ricevono una borsa di studio come forma di sostentamento durante il periodo degli studi, in USA, in assenza di accordi bilaterali specifici con l’Italia, sono soggetti a pagare l’aliquota standard di imposta sui redditi, sia federale che statale o cittadina, mentre in Italia tale tipologia di borsa è esente da Irpef. Di conseguenza ho chiesto al Ministro Di Maio “quali iniziative intenda intraprendere al fine di giungere, con la controparte statunitense, alla stipula di una clausola aggiuntiva che modifichi l’articolo 21 della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo degli Stati Uniti d’America per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito al fine di adeguarne il contenuto a quello delle analoghe convezioni sottoscritte dagli Stati Uniti con i due maggiori Paesi europei”, cioè Francia e Germania.”

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iLOQ expands to the USA

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Founded in Finland in 2003, iLOQ currently has sales offices in nine countries in Europe, the Middle East and Canada, as well as a global partner network. Starting operations in the USA will advance iLOQ’s growth strategy and open up a large new market for the company.Joni Lampinen has been appointed General Manager, iLOQ USA, from the beginning of June and he will report to Heikki Hiltunen. His role is to build a local country organization as well as launch operations in the USA. He is also responsible for developing the Group’s business into new markets and business models.“I am very excited about my new role; expansion is a very important part of our growth strategy,” explains Lampinen, who has previously served as CMO for iLOQ, and has been responsible for opening up new markets.“iLOQ continues to grow in line with its strategy. We bring to new markets state-of-the-art digital- and mobile-based locking solutions that are flexible and reduce lifecycle costs. We wish Joni success in launching and expanding our operations in the USA and will immediately start the process to recruit a Chief Marketing Officer as his successor,” states Heikki Hiltunen, CEO of iLOQ.

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Aborto da affermare e difendere. Diritto umano. Il pericolo dell’emulazione Usa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

Un vento conservatore (come qualcuno lo chiama) sta arrivando sul Pianeta, e anche in Italia. La potenza di questo vento è in atto alla Corte Suprema Usa dove, rovesciando una sentenza del 1973, verrebbe meno il diritto federale all’interruzione di gravidanza; diritto che già alcuni Stati di quella federazione hanno modificato, limitandolo o abolendolo.Cose d’America? Certo. E di quell’America che oggi alcuni ritengono ci condizioni meno e di cui abbiamo meno bisogno, salvo poi evocarla quando militarmente (vedi Ucraina) ne abbiamo grande necessità. L’Europa di oggi è diversa da quella degli anni ‘70 del secolo scorso, quando gli Usa in materia, insieme a Francia e Uk erano riferimento di buona legislazione, di diritto e libertà. L’Europa di oggi, oltre ai colossi francese e britannico, in materia ha anche il colosso tedesco e quasi tutti gli altri Paesi dell’Ue, scandinavi ed ex-Urss in testa (tranne Polonia). Quindi i fatti d’America li potremmo osservare a distanza senza timore di qualche condizionamento nella nostra legge che – per quanto imperfetta, male applicata e boicottata – riconosce il diritto? Soprattutto in un Paese dove due dei maggiori partiti (FdI all’opposizione, e Lega al governo), si distinguono per vari tentativi di modifica restrittiva dell’attuale legge, col corollario di iniziative locali di cimiteri per i feti abortiti. Non solo, ma l’Italia di questi due partiti anti-abortisti è quella – Donald Trump, presidente che ha modificato l’attuale Corte Suprema che si accinge alle modifiche di oggi – plaudeva al golpista di Capitol Hill e coglieva ogni occasione per elogiarlo e farsi vedere insieme a lui . L’America, quindi, continua ad essere polo d’attrazione (non ideologico ma opportunista e da spettacolo) per chi vuole cancellare il diritto d’aborto… e tutto ciò che possa servire per dimostrare di essere “bravi” come gli americani. E soprattutto non aspettiamo di vedere che questo “tutto” accada: non trascuriamo di impegnarci perché quando questi partiti avranno i numeri anche in Parlamento abbiano un Paese distratto ed assuefatto all’indifferenza che oggi prevale per il boicottaggio dell’applicazione dell’attuale legge, quella che impone ancora il turismo abortivo in Italia e verso l’estero, nonché l’interruzione di gravidanza clandestina. La recente iniziativa dell’associazione Coscioni, “Aborto al sicuro”, è un campanello d’allarme sullo stato pietoso con cui la legge viene applicata in Italia.Informare, pretendere il rispetto della legge, denunciare, confrontarsi sono necessità perché, quando gli emuli dell’anti-aborto Usa si sentiranno più forti per agire in modo più incisivo di quanto già facciano oggi, si trovino una opinione pubblica informata, consapevole e pronta a difendere e applicare il diritto delle donne a disporre del proprio corpo.E chi, sempre distratto, crede che questo diritto possa essere una questione di donne o marginale, è bene ricordare che, tra le altre cose, il nostro modo di vita libero e democratico, si fonda anche su questo diritto umano. François-Marie Arouet: http://www.aduc.it

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Vendite al dettaglio USA: l’impatto forte del caro benzina

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2022

Sul fronte Usa, i dati sulle vendite al dettaglio di marzo hanno evidenziato primi segnali di rallentamento, con la componente cosiddetta control group utilizzata per il computo del Pil (ossia al netto di auto, materiali per l’edilizia, alimentare ed energia) in calo per il secondo mese consecutivo. Molto forte l’impatto del rialzo della benzina al netto del quale il +0,5% m/m diventa un -0,3% Da evidenziare inoltre il calo mensile sia degli acquisti on line (-6,4% m/m) sia presso i department store (-0,3%) Nel complesso, un dato che, pur continuando il sentiero di recupero dei consumi, ne evidenzia anche i primi timidi segnali di potenziale fragilità a causa del forte impatto della componente energetica che sta riducendo il potere di acquisto: in altri termini, una quota rilevante del reddito disponibile viene riservata per costrizione al comparto energia distraendola da altre destinazioni di spesa. Da un lato il sostanziale rinvio a giugno delle decisioni BCE e dall’altro primi timidi segnali di minor tenuta potenziale dei consumi sulla spinta di salari reali negativi La reazione dei mercati si inquadra sia alla luce del rinvio BCE a giugno (vedi deprezzamento dell’euro) sia del ponte lungo pasquale, che induce a ricoperture dopo i movimenti di ritracciamento dei tassi degli ultimi due giorni, post dato sull’inflazione Usa. In prospettiva il cambio EurUsd potrebbe trovare supporto nei minimi della fase inziale della pandemia in area 1,06/1,08 in vista di un indebolimento del dollaro da maggio in poi verso 1,14/1,16, determinato da segnali più evidenti di rallentamento Usa dopo aver scontato il sentiero rialzi Fed Sul fronte tassi, progressivamente nel mese di aprile potrebbe completarsi il picco sulla parte a lungo termine Usa in corrispondenza dell’azzeramento dei tassi reali Us 10y in prossimità del 2,90% del tasso nominale (coincidente anche con la parte alta del lungo trend decrescente pluri-decennale), per poi iniziare un trend in senso inverso da maggio in poi, sulla scia di segnali di rallentamento Usa più chiari nei prossimi mesi Il tutto ovviamente soggetto all’evoluzione della guerra in Ucraina e all’esito delle presidenziali francesi del 24 aprile

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