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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Divieto di ingresso per i cittadini italiani in USA a causa del “Travel Ban”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

“Ho sottoscritto sia l’interrogazione che la risoluzione a prima firma Del Mastro per porre la questione del “Travel Ban” all’attenzione del Governo tramite la Commissione esteri. Infatti, è da troppo tempo che la questione del divieto di ingresso in USA dei nostri connazionali, anche se vaccinati, è rimasta irrisolta creando disagio a tutti coloro che si devono spostare tra l’Italia e gli USA. Nell’Interrogazione abbiamo chiesto “quali azioni abbia intrapreso o intenda intraprendere il Governo per chiedere reciprocità da parte degli Stati Uniti con riferimento alla libertà di viaggiare da e per gli USA, con particolare riferimento alle problematiche dei cittadini italiani”. Mentre nella risoluzione, sempre in Commissione esteri, abbiamo chiesto l’impegno del Governo “a convocare l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia per protestare formalmente contro le restrizioni del Travel Ban nei confronti dei cittadini italiani; ad attivarsi presso il Governo americano per individuare ogni opportuna soluzione al fine di consentire il regolare ritorno negli USA dei cittadini italiani provvisti di permesso di soggiorno e la possibilità per gli italiani attualmente negli USA di venire in Italia per le proprie esigenze ed avere la certezza di non subire restrizioni in vista del ritorno; a promuovere protocolli di sicurezza per voli “covid free” da e per gli USA, senza necessità di svolgere periodi di quarantena all’arrivo; ad attivarsi presso il Governo degli Stati Uniti per risolvere la questione dei rinnovi pendenti per i visti scaduti”.Auspico che si arrivi presto ad una soluzione diplomatica della vicenda garantendo le condizioni di reciprocità negli spostamenti tra l’Italia e gli USA.” Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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La rimozione delle statue e la teoria critica della razza: strada per una migliore America?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2021

“Rimuovere la statua è un piccolo passo che ci avvicina ad aiutare Charlottesville, la Virginia e l’America ad affrontare il loro peccato di distruggere volontariamente gli afro-americani per i profitti”. Queste le parole della sindaca Nikuyah Walker mentre si apprestava ad annunciare la rimozione della statua di Robert E. Lee, generale degli Stati confederati durante la Guerra Civile. Come si ricorda, nel 2017 Charlottesville è stata al centro del raduno dei suprematisti “Unite the Right” che protestavano la rimozione della statua. Un suprematista ha usato la sua macchina per scontrarsi con manifestanti pacifici di sinistra, causando la morte di una donna e ferendo anche dozzine di altri presenti.Sono passati quattro anni ma adesso la statua di Lee è stata rimossa e sarà conservata per poi decidere il da farsi. Gli eventi di quel giorno e la susseguente morte di afro-americani in incontri con la polizia, specialmente l’uccisione di George Floyd, hanno scatenato manifestazioni che hanno spinto alla riconsiderazione dei rapporti fra bianchi e gruppi minoritari. Inoltre si è anche arrivati alla rivalutazione di eventi storici con radici nella guerra di secessione (1861-1865). A dare manforte a queste rivalutazioni i media hanno scoperto la teoria critica della razza, un concetto accademico che si rifà agli anni 60′ e 70′. Nella primavera di quest’anno è emerso poiché non pochi Stati in America hanno introdotto leggi che mirano a vietare il suo studio nelle scuole primarie e secondarie del Paese.La Florida, in particolare, ha approvato una legge che insiste sull’insegnamento della storia guidata dal principio di “creazione di una nazione basata in grande misura sui principi della Dichiarazione di Indipendenza”. Questa legge proibisce l’uso di nuove metodologie che includono i rapporti razziali per spiegare la continua esistenza di disuguaglianze fra bianchi e afro-americani dopo moltissimi anni dalla fine della schiavitù nel 1865.La teoria critica della razza ci dice invece che il razzismo non è tutto semplicemente un costrutto di pregiudizi individuali ma è anche parte integrale dei sistemi legali e politici. Il razzismo e le differenze economiche, sociali e politiche fra i bianchi e i gruppi minoritari, specialmente gli afro-americani, sono legati all’ideologia suprematista. L’unione delle manifestazioni contro il razzismo, la rimozione delle statue simbolo di supremazia bianca, e la teoria critica della razza hanno creato una sorta di assedio per una buona fetta degli americani bianchi che si vede attaccata, causando pericoli ai loro privilegi.Bisogna dunque opporsi ad iniziare con la difesa delle statue persino quelle confederate che celebrano personaggi che hanno perso la Guerra Civile ma che hanno continuato ad essere visti come figure eroiche. Abbattere queste statue per una buona maggioranza di destra significa eliminare la loro cultura non solo per quelli del Sud ma anche per quelli del Nord i cui antenati, paradossalmente, hanno lottato e vinto la Guerra Civile e mantenuto unificato il Paese. Strano che un individuo come l’ex presidente Donald Trump, che si considerava un “vincente”, abbia abbracciato i “perdenti” confederati. Lo fece ovviamente per fare piacere ai suprematisti che erano e continuano ad esser parte integrale della sua base. Non sorprende dunque che dopo gli eventi di Charlottesville del 2017, l’allora presidente Trump non condannasse i filonazisti, limitandosi semplicemente a dire che “c’era brava gente da ambedue le parti”. Inoltre, da presidente, Trump si era opposto ai cambiamenti dei nomi di una decina di basi militari che ricordano generali confederati dicendo che “Questi monumenti e potentissime basi fanno parte del patrimonio americano e una lunga storia di vincere, vittoria e libertà”. C’è una piccolissima dosi di verità in questa affermazione di Trump poiché gli schiavi, con la fine della Guerra Civile, ottennero la libertà. Ciononostante, con il ritiro graduale delle truppe nordiste, i bianchi al Sud ricominciarono poco a poco a riprendere il controllo politico ed economico, continuando a sfruttare ed abusare gli afro-americani. Questi abusi sono stati rivendicati dagli afro-americani ma i bianchi ci credevano poco. In tempi recentissimi, però, con l’avvento dei telefonini e le riprese di video, gli abusi citati storicamente da afro-americani sono venuti alla luce del sole per tutti. Difficile ignorare il video della morte di Floyd, scattato da una giovane donna presente. Difatti, il poliziotto responsabile per la morte di Floyd, in un caso storico, è stato condannato a 22 anni di reclusione. Questa sentenza è stata vista come un possibile cambiamento per una nuova visione di giustizia per gli afro-americani.Non basta però se lo si vede solo come un caso isolato. Gli studiosi della teoria critica della razza interpretano la morte di Floyd come risultato di ingiustizia sistemica e strutturale che va riesaminata nel contesto storico. Il sistema giudiziario, economico e politico attuale che vede gli afro-americani in una situazione sfavorevole è causato dalla storia e per creare un clima di uguaglianza bisogna capirlo appieno. La rimozione delle statue è solo un piccolo passo. La destra ribatte con il tipico relativismo, interpretando la rimozione delle statue come rifiuto della storia, la loro storia. Si tratta di quella storia rievocata da Trump nel suo slogan “Make America Great Again” (Rifacciamo grande l’America di nuovo). I conservatori si chiedono quali altre statue di eroi consacrati come George Washington, Thomas Jefferson ed altri andranno abbattute perché anche loro furono proprietari di schiavi. La chiave in questo ragionamento è il relativismo, usato non solo dalla destra ma in modo magistrale da Vladimir Putin. Ogni qualvolta che gli vengono criticate le ingiustizie nel suo Paese, il leader russo indica, con una dosi parziale di verità, i problemi razziali in America che lui stesso e i suoi collaboratori hanno fomentato, specialmente nell’elezione presidenziale del 2016.Alcuni studiosi tendenti a destra ci dicono che non è possibile giudicare eroi del passato con parametri etico-morali contemporanei. Si sbagliano perché rivalutando la storia con gli occhi del presente ci aiuta a capirla, scongelando alcune posizioni già cementate ma bisognose di nuove analisi per capirle a fondo. Solo con una comprensione aggiornata si potrà migliorare la società attuale. Decidere di abbattere le statue che con il loro simbolismo celebrano falsi eroi, indirettamente e spesso direttamente, è un piccolo passo per un’interpretazione accentrata della storia. Robert Lee, diretto discendente del generale Robert E. Lee, ha pubblicato un editoriale sul Washington Post dove appoggia la distruzione della statua del suo antenato a Richmond, la capitale degli Stati Confederati durante la Guerra Civile, ed attuale capitale della Virginia. Un’interpretazione personale che riconosce il bisogno della rivalutazione storica per farci capire come procedere per una migliore America. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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“Flash: Vendite al dettaglio USA di giugno”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2021

Migliori delle attese grazie anche a revisione al ribasso di maggio, la curva continua il flattening” A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte. Si conferma lo scenario tassi a lungo e soprattutto lunghissimo termine in calo a fronte di flattening della curva che progressivamente potrebbero interessare l’area euro in estate in vista di dati sull’inflazione che, da agosto in poi, potrebbero segnalare inflazione sopra il 2% In questo contesto, nel trimestre in corso potrebbe essere opportuno preferire i settori che lavorano meglio in contesto di tassi in calo/flattening (mi riferisco a curva tedesca in particolare, rilevante visto che il pricing dei finanziamenti è tarato su IRS, espressione dei tassi tedeschi)

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Inflazione in Usa ai livelli di 10 anni fa, quanto durerà?

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Negli ultimi mesi, tutti – consumatori e investitori – ci siamo accorti dell’aumento dei prezzi di beni e servizi. I recenti rapporti sull’inflazione, in particolare negli Stati Uniti, raccontano di una impennata dell’inflazione piuttosto marcata. Questo riflette ciò di cui molti consumatori si erano già accorti mentre facevano la spesa: i prezzi sono aumentati. Il grafico qui di seguito mostra che l’inflazione annua degli Stati Uniti è tornata ai livelli di 10 anni fa. Quando si pensa ai fattori che determinano l’inflazione il modo più semplice è considerare la dinamica della domanda e dell’offerta, se i beni sono più scarsi o più richiesti i prezzi salgono, se un prodotto è più abbondante o più richiesto costerà di meno. Durante la pandemia, abbiamo assistito per molte categorie di beni a veri e propri shock dell’offerta: aziende che improvvisamente chiudevano o tagliavano i costi, ampie fasce della popolazione (e quindi forza lavoro) in isolamento. E abbiamo assistito anche a shock della domanda, sia in positivo sia in negativo: non è stato un buon periodo per le compagnie aeree, ma chi vendeva disinfettanti per le mani ha visto il proprio prodotto andare a ruba. Questi scossoni della domanda e dell’offerta sono sicuramente alla base dell’aumento dei prezzi. Sebbene le persone non si muovano ancora così tanto, per le merci è vero proprio il contrario. Tutti i beni che le persone hanno deciso di acquistare durante il lockdown, come le cyclette e le scarpe da corsa, hanno esercitato una certa pressione sulle catene di approvvigionamento globali. Ora che l’economia si avvia verso una graduale normalizzazione, la domanda che tutti si fanno è se gli squilibri della domanda e dell’offerta sono destinati gradualmente a rientrare, così come la pressione sulle catene di approvvigionamento. In circostanze normali un aumento delle attività dovrebbe portare l’industria della logistica a riorganizzarsi per far fronte a una maggiore domanda, e questo sembra che stia effettivamente avvenendo. Secondo IHS Markit, oggi i nuovi ordini di navi portacontainer sono ai massimi da cinque anni (nell’ultimo periodo erano stati piuttosto limitati, così come anche prima della pandemia) ma molto probabilmente sarà solo nel 2024 che vedremo davvero i risultati di questa riorganizzazione.Il cambiamento repentino delle dinamiche di domanda e offerta sta creando dei colli di bottiglia nell’economia globale, che si traducono in prezzi maggiori per il consumatore finale. Ci aspettiamo naturalmente che alcuni colli di bottiglia si sblocchino man mano che riapre l’economia globale. Dopotutto, il numero di cyclette o monopattini elettrici da acquistare è di per sé limitato. Ma ci vorrà del tempo per aumentare considerevolmente la capacità di produzione. La storia è simile per quanto riguarda le materie prime. Il prezzo del rame, ad esempio, è aumentato drasticamente (come si può vedere nel grafico sotto), in parte sulle aspettative che sarà tra le materie prime a beneficiare maggiormente dell’aumento dell’elettrificazione del settore automobilistico. Ironicamente si costruiscono nuove miniere per un prodotto che dovrebbe fornire una risposta riguardo alle crescenti preoccupazioni ambientali. Qualcosa non quadra: il tasso di disoccupazione è ancora alto, ma i datori di lavoro devono aumentare gli stipendi per trovare lavoro. È possibile che le persone, nelle regioni in cui esiste ancora un sostegno al reddito da pandemia, abbiano deciso di aspettare fino alla fine prima di cercare lavoro. Se questa ipotesi è corretta, potremmo vedere più persone in cerca di lavoro dopo l’estate.Quindi, quando pensiamo all’inflazione, all’offerta e alla domanda, ci sono elementi differenti da considerare. C’è il mercato del lavoro, in cui ci aspettiamo di vedere più persone cercare occupazione dopo l’estate, c’è la questione dei container, dove ci aspettiamo di vedere nel breve termine i benefici di una certa normalizzazione, ma dove dovremo attendere almeno uno o due anni prima di vedere un aumento consistente della capacità di produzione. E da ultimo il rame, se la cui domanda resta alta dovremo attendere del tempo prima che l’offerta la soddisfi.Ci sono insomma molte variabili da considerare quando pensiamo all’inflazione, ma questi esempi suggeriscono che parte dell’inflazione che abbiamo visto sarà probabilmente transitoria anche se potrebbe volerci del tempo prima di tornare a dove eravamo pre-pandemia.

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Roncadin dà il via all’esportazione negli USA delle pizze surgelate con carne

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 luglio 2021

Sono partiti pochi giorni fa dallo stabilimento di Meduno (PN) i primi container Roncadin contenenti pizze surgelate farcite con prodotti a base di carne destinate al mercato statunitense. Per l’azienda alimentare friulana, che da sempre punta su alta qualità, materie prime italiane e filiera corta, è un traguardo importante, giunto al termine del lungo iter necessario per poter esportare negli USA prodotti compositi con carne conformi ai severi standard dettati dalla FDA – Food and Drug Administration. Le aziende italiane autorizzate all’export di questo tipo di prodotti sono elencate nell’apposito registro del Ministero della Salute, che ispeziona gli stabilimenti di produzione attraverso i servizi veterinari regionali e provinciali. «L’autorizzazione ottenuta – commenta l’amministratore delegato Dario Roncadin – è frutto di un lavoro durato due anni che ha coinvolto non solo noi ma anche i nostri fornitori abituali, che hanno compreso come la certificazione fosse una grande opportunità per tutti e l’hanno ottenuta in sinergia con Roncadin. Inoltre gli esperti del Servizio Veterinario della Provincia di Pordenone ci hanno supportato e fornito tutte le indicazioni e le osservazioni necessarie ad adeguare i nostri processi produttivi agli standard sanitari richiesti. Li ringraziamo per l’alta professionalità e la costanza nel percorso».Roncadin produce pizze per il mercato americano dal 2016, ma finora si trattava solo di prodotti farciti con formaggi e verdure, biologiche e non. Grazie all’autorizzazione appena ottenuta per i prodotti compositi con carne, Roncadin si avvia a fare degli USA uno dei propri mercati principali, per un fatturato stimato di 50 milioni di dollari annui.

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Salvaguardia della figura di Cristoforo Colombo e del Columbus Day in USA

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

“Dopo una lunga battaglia che ho portato avanti con determinazione il Parlamento italiano ha approvato, quasi all’unanimità, la mozione a mia prima firma sulla salvaguardia della figura di Cristoforo Colombo e del Columbus Day in USA, nella quale si impegna il Governo ad una azione diplomatica verso gli Stati Uniti per tutelare la nostra identità culturale di cui Colombo e’ simbolo.Ringrazio sentitamente tutti i Colleghi che hanno sostenuto la mia iniziativa e tutte le associazioni italoamericane, oltre che i singoli, che si sono prodigate per difendere il Columbus Day e le statue di Colombo dalla rimozione.L’America e’ libera e forte anche grazie al contributo degli italiani e questo non si può rimuovere dalla storia!” Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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L’eredità del 2020 ed il 2021 nelle prospettive di Stati Uniti e Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2021

Di Giancarlo Elia Valori Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France. Il 2020 è stato un anno cruciale a causa del Covid-19 che ha sconvolto l’evoluzione dell’ordine mondiale nella direzione di differenziazione e trasformazione. Questa è la crisi più grave che il mondo umano abbia dovuto affrontare dalla seconda guerra mondiale. Al 10 maggio 2021, secondo il Global New Crown Epidemic Statistics Report della Hopkins University, ci sono stati 158.993.826 casi confermati in tutto il mondo e 3.305.018 decessi. La pandemia è come un esiziale esperimento sociale globale. Sulla base di un ordine mondiale che è già entrato in crisi, essa non solo ha causato una pausa e quindi la decelerazione dello sviluppo economico, ma ha anche premuto l’accelerazione della divisione sociale e del trasferimento di potere dal politico al tecnico. Al momento, sebbene gli analisti più esperti e le principali istituzioni di ricerca abbiano pubblicato vari rapporti di ricerca, nessuno di loro può prevedere con precisione e in dettaglio l’enorme impatto della pandemia sulla storia del XXI secolo. Tuttavia la pandemia apporterà grandi cambiamenti in quattro aree. In primo luogo, essa accelererà il trend generale di recessione e differenziazione economica globale. Ciò è dovuto alle politiche di sovremissione di valuta adottate da vari Paesi e all’intensificata polarizzazione sociale interna. La crisi economica e finanziaria mondiale dal 2008 non ancora è stata risolta. Al contrario, la crisi è stata nascosta solo dalla risposta a breve termine della politica monetaria. In secondo luogo, la pandemia velocizzerò i cambiamenti interni e la riorganizzazione dell’ordine politico ed economico internazionale dovuti appunto dalla differenziazione sociale interna. A causa dell’influenza turbolenta della politica interna e internazionale, i rischi politici ed economici nelle fragili regioni del il mondo si intensificheranno o avranno effetti a catena. In terzo luogo, la pandemia promuoverà il rafforzamento della società digitale e la concorrenza tra i Paesi nella costruzione di nuove tecnologie diventerà più intensa. L’impatto più significativo della società digitale è l’arrivo silenzioso di una società trasparente che esiste ma non ha contatti umani. In quarto luogo, la pandemia favorisce l’ascesa del nazionalismo dei vaccini e accelera la rinascita del valore della comunità dei Paesi dell’Asia orientale, il che ha un significato epocale dal punto di vista della storia della civiltà mondiale. Per ciò che riguarda lo scorso anno l’evento politico ed economico più influente nel 2020 sono state le elezioni statunitensi e il relativo cambio di amministrazione. Le elezioni statunitensi hanno rappresentato il cambio più netto ma anche il più frustrante nella storia degli Usa. Sebbene Trump abbia perso le elezioni, 74.216.154 cittadini hanno votato per il presidente uscente. Per gli Usa, il mutamento di direzione non può essere considerato l’avvento di una politica determinata in una direzione, in quanto la realtà di base della società americana altamente divisa non è stata cambiata, ma è stata rafforzata a causa delle elezioni generali. L’enorme impatto ha promosso la diffusione della violenza politica e delle manifestazioni di protesta negli Usa.

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Borse di studio per gli Usa: al via gli incontri con le università americane

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

È fissato per il 7 giugno il prossimo incontro online per conoscere i college americani che offrono delle vantaggiose borse di studio ai ragazzi italiani interessati a frequentare le università negli Stati Uniti. Durante quest’anno senza precedenti, sono sempre di più i giovani italiani che decidono di proseguire gli studi all’estero e, gli Stati Uniti sono da sempre la destinazione più gettonata, grazie alla vastissima scelta di corsi, all’ambiente internazionale con studenti provenienti da tutto il mondo e all’ottima introduzione nel mercato del lavoro.Questo dato è confermato anche dalle agenzie di programmi di studio e lavoro all’estero come Mondo Insieme, ad esempio, che ha avuto un record di richieste quest’anno.Non solo da parte degli studenti delle scuole superiori che vogliono frequentare il quarto anno all’estero, ma anche da parte dei ragazzi che, dopo il diploma, hanno deciso di proseguire gli studi negli Stati Uniti.Sono tantissimi gli studenti che, dopo aver frequentato un anno scolastico all’estero completamente in presenza, non vogliono rientrare in Italia per completare il quinto anno del liceo, per paura di tornare in DAD e hanno deciso quindi di completare gli studi direttamente in America.“Viste le tante richieste”- afferma Valeria Sessini, responsabile del Programma Campus USA di Mondo Insieme che offre borse di studio garantite in grado di coprire fino al 70% dei costi di vitto, alloggio e tasse scolastiche – “quest’anno abbiamo organizzato una serie di eventi online per dare l’opportunità ai ragazzi di conoscere da vicino alcune delle università partner”.Questa serie di appuntamenti dal nome “Incontra le Università Americane” ha riscosso molto successo, sono tante le famiglie che hanno partecipato per capire come funziona il sistema universitario americano, molto diverso dal nostro, e per ascoltare le testimonianze di alcuni studenti internazionali.Il prossimo incontro online è fissato per lunedì 7 Giugno alle ore 18.00, dove ci sarà la possibilità di conoscere il Menlo College, la prestigiosa Business School nel cuore della Silicon Valley, a soli 30 minuti da San Francisco e a pochi passi dalla Stanford University. Grazie alla sua location, apre le porte a tante opportunità di tirocinio e crescita professionale. Qualche esempio? Google, Netflix, YouTube, Instagram e tanti altri! Studiare in California con una fantastica borsa di studio può facilmente diventare realtà. Sono sempre di più le opportunità messe a disposizione dei giovani italiani che hanno il coraggio di mettersi in gioco e di investire nel loro futuro, con queste esperienze che cambiano la loro vita.Maggiori dettagli su come partecipare agli incontri e su come ottenere le borse di studio per studiare negli Stati Uniti sono reperibili sul sito internet http://www.mondoinsieme.it,contattando Mondo Insieme allo 051 236890

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Verisem in mirino Cina: Cia, è gia azienda Usa

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 maggio 2021

No a facili allarmismi sulla produzione di falsi ortaggi italiani in Cina. Cia-Agricoltori Italiani interviene, così, nel dibattito su Verisem, azienda specializzata nella produzione di sementi contesa da due colossi di Pechino. Cia ritiene, infatti, non si debbano sottovalutare le grandi potenzialità dell’acquisizione cinese della multinazionale di Cesena, attualmente nelle mani di un fondo Usa. La riflessione prioritaria deve riguardare le capacità di investimento del nuovo acquirente -non la nazionalità- e soprattutto la valorizzazione del marchio, affinché porti ricchezza a tutto l’indotto.Il settore sementiero necessita, infatti, di grandi risorse in ricerca e sviluppo per l’innovazione nella genetica vegetale. Il mercato impone nuove varietà sempre più resistenti ai fitopatogeni e ai cambiamenti climatici e questo rende altamente strategico il ruolo della ricerca scientifica. La tutela del Made in Italy è sicuramente prioritaria, ma occorre fare attenzione quando si parla del settore sementiero: se Verisem diventa proprietà cinese, non significa che i semi o i prodotti diventino cinesi.Per Cia, dunque, l’obiettivo principale è che l’azienda (già adesso rivenditore in 117 Paesi) continui ad essere un punto di riferimento importante del comparto, perché senza quei prodotti non ci sarebbero neppure a valle le nostre eccellenze alimentari italiane.

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Libro Anatomia degli Stati Uniti. Diario di un amore difficile

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

Venerdì 14 maggio alle ore 17, in diretta streaming, Alessandro Carrera dialoga a partire dal suo libro Anatomia degli Stati Uniti. Diario di un amore difficile con il filosofo Massimo Cacciari e il giornalista Antonio Gnoli. Sarà possibile seguire la presentazione sulla pagina Facebook di Luca Sossella editore (https://www.facebook.com/LucaSossellaeditore) e sul canale YouTube Mediaevo(https://www.youtube.com/channel/UCG1TBs4FdoL3A51WVqM2UPg/featured)

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U.S.A. La riforma della Corte Suprema: mossa cauta di Biden

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

By Domenico Maceri, Ph. DSi tratta di un “attacco diretto all’indipendenza del sistema giudiziario della nostra nazione”. Ecco come Mitch McConnell, repubblicano del Kentucky e leader della minoranza al Senato, ha caratterizzato la commissione presidenziale per la riforma della Corte Suprema. Nel suo annuncio, Joe Biden ha informato che sono stati selezionati 36 studiosi di giurisprudenza, avvocati ed ex giudici federali per studiare quali modifiche sarebbero utili per ristabilire un bilanciamento nel massimo organo giurisdizionale del Paese. Come si sa, la Corte Suprema americana attuale è composta da 9 giudici, 6 dei quali sono stati nominati da presidenti repubblicani e 3 da democratici.È proprio questo sbilanciamento nella Corte Suprema che Biden e la sinistra in generale vorrebbero ritoccare senza però attaccare il sistema giudiziario. Se qualcuno lo ha attaccato e deformato, infatti, bisogna proprio guardare al comportamento di McConnell. Va ricordato che se la Corte Suprema pende a destra il merito è proprio del senatore del Kentucky che ha abusato il suo potere per portare l’acqua al mulino del suo partito. McConnell nel 2016 congelò la nomina di Merrick Garland fatta dall’allora presidente Barack Obama con una trovata originale che diventò esplicitamente ipocrita. McConnell asserì che in un anno di elezione presidenziale il futuro presidente e non quello in carica aveva il diritto di nominare il giudice che avrebbe sostituito Antonin Scalia, morto poco tempo prima. Con l’elezione di Donald Trump nel 2016, Neil Gorsuch andò ad occupare il seggio di Scalia, in effetti “rubandolo” ai democratici. Nel caso di Garland mancavano 237 giorni all’elezione e quindi c’era più che sufficiente tempo per la conferma. Poi quando nel 2020 morì Ruth Bader Ginsburg, McConnell dichiarò che il suo sostituto sarebbe sottoposto al voto di ratifica della Camera Alta al più presto. L’elezione presidenziale sarebbe avvenuta in 47 giorni, una conferma lampo dunque comparata al congelo ed eventuale revoca di quella di Garland.McConnell ha dunque poche ragioni per lamentarsi di una possibile riforma della Corte Suprema considerando le sue azioni sul sistema giudiziario. McConnell ha inoltre imballato il sistema giudiziario inferiore durante i quattro anni di amministrazione di Trump confermando 234 giudici dei diversi distretti federali, incluso 54 giudici di Corte di Appello. Questi nuovi giudici avranno un impatto dell’amministrazione dell’ex presidente per decenni. Considerando che la Corte Suprema accetta solo il 3 percento dei casi proposti e il 97 percento vengono decisi da queste corti inferiori, McConnell ha in un certo senso vinto la battaglia giudiziaria anche con un’eventuale riforma della Corte Suprema.Ciononostante la Corte Suprema è importantissima e il fatto che i repubblicani abbiano nominato 6 dei 9 giudici ha causato serie preoccupazioni alla sinistra. La commissione di Biden dovrebbe consegnargli un rapporto finale in 180 giorni e poi si vedrà cosa vuole modificare il 46esimo presidente. Si crede che i due elementi principali siano il numero totale delle toghe e l’incarico a vita dei giudici. Agli inizi della storia americana i giudici erano 6, poi furono aumentati a 10 durante la Guerra Civile, e nel 1869 il numero fu ridotto a 9 che continua tuttora. I cambiamenti si possono fare dunque e infatti considerando i 152 anni passati dall’ultimo aggiornamento alcune modifiche sarebbero giustificate.Il numero 9 però è popolare e persino la giudice Bader Ginsburg, icona della sinistra, aveva indicato che era un ottimo numero per la Corte Suprema. Anche l’attuale giudice liberal Stephen G. Breyer, in un recente discorso alla Harvard University, ha sottolineato che il numero è adeguato e che l’aggiunta di altri “eroderebbe la fiducia” che gli americani hanno nel sistema giudiziario. Breyer ha anche difeso l’attuale Corte Suprema ricordando giustamente che in alcuni casi la maggioranza ha votato contro desideri conservativi come l’Obamacare (la riforma sanitaria di Barack Obama), l’immigrazione, e l’aborto. Breyer avrebbe potuto anche aggiungere la “sconfitta” di Trump nel suo ricorso per ribaltare il risultato dell’elezione del 2020, causando l’ex presidente di accusare i giudici di ingiustizia, dichiarando che “dovrebbero vergognarsi”. Breyer da parte sua è sotto il mirino della sinistra perché a 82 anni, il più anziano fra i nove giudici, potrebbe andare in pensione permettendo a Biden di nominare la prima donna afro-americana alla Corte Suprema come ha promesso. La sinistra, però, vorrebbe aumentare il numero immediatamente per stabilire un certo bilanciamento fra giudici nominati da repubblicani e democratici. Aggiungendo altri 3 o 4 giudici nei prossimi anni si potrebbe raggiungere questa meta. Biden nel 1983 aveva dichiarato che imballare la Corte Suprema era “un’idiozia” ma le cose sono cambiate con le recenti azioni repubblicane al Senato e le spinte dell’ala sinistra del suo partito che lo hanno costretto ad agire anche se in maniera prudente. Bisognerà vedere le raccomandazioni che riceverà. Con ogni probabilità l’incarico a vita dei giudici sarà preso di mira e potrebbe risultare in una raccomandazione con supporto bipartisan. Al momento i giudici spesso vanno in pensione quando un presidente con analoghe vedute ideologiche è in carica onde dargli l’opportunità di nominare un nuovo giudice che possa essere un “clone”. Il più recente esempio di questo problema si è verificato nel caso di Anthony Kennedy il quale andò in pensione nel 2018. Ciò permise a Trump di nominare Brett Kavanaugh la cui conferma fu ottenuta nonostante le accuse di molestie sessuali quando era studente al liceo. Secondo la Costituzione il governo può modificare il numero e le modalità della Corte Suprema che includono anche il significato di maggioranza per decidere i casi. Al momento si tratta di una semplice maggioranza ma si potrebbe istituire una super maggioranza del 60 percento come esiste al Senato, ossia la nota regola del filibuster. Ed è proprio questa regola del Senato che sarà il più grosso scoglio in qualunque raccomandazione fatta dalla commissione, assumendo che Biden vorrà metterne in atto. Si tratta infatti dello scoglio che lega le mani a tutta l’agenda politica dell’attuale inquilino alla Casa Bianca considerando l’intransigenza dei senatori repubblicani. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Stati Uniti: il piano di stimolo apre la strada a un deficit commerciale record

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2021

Parigi. Principale importatore e secondo esportatore di beni nel mondo, gli Stati Uniti hanno registrato un disavanzo commerciale fin dagli anni ’70. Dopo l’escalation delle tensioni commerciali – soprattutto con la Cina -, le barriere doganali che mirano a ridurre lo squilibrio degli scambi commerciali e la pandemia di COVID-19 che ha influito sui flussi commerciali, il deficit commerciale ha raggiunto un livello record di oltre 900 miliardi di dollari (USD).Storicamente, l’origine di questo deficit si spiega con le considerevoli importazioni volte a soddisfare i consumi americani. Dal 2015, la principale evoluzione interessa il calo in volume dei prodotti e materiali industriali nel deficit commerciale. Stando all’Energy Information Administration, il paese è diventato esportatore netto di gas naturale nel 2017, mentre i volumi di importazioni nette di petrolio greggio hanno raggiunto il livello più basso dalla metà degli anni ’80.Sebbene i beni capitali costituiscano il settore all’esportazione più importante (il 34% del totale tra il 2010 e il 2020), sulla loro crescita ha prevalso quella delle importazioni, a causa degli insuccessi di Boeing[1] ultimi due anni, e in seguito della pandemia di COVID-19. La presidenza di Donald Trump ha evidenziato il peso considerevole della Cina in termini di deficit commerciale. Firmato il 15 gennaio 2020, dal Presidente Donald Trump e dal vice-Presidente cinese Liu He, l’impatto dell’accordo commerciale “Fase Uno” è difficile da valutare, poiché influenzato negativamente dalla pandemia di COVID-19. A fine 2020, la Cina non ha raggiunto l’obiettivo di acquistare quasi 64 miliardi di USD in più in prodotti agricoli, energetici e manifatturieri rispetto alla base del 2017. Su un totale di 159 miliardi di USD di acquisto di beni concordati, la Cina ha soddisfatto solo il 59% dell’obiettivo entro la fine dell’anno.In seguito allo shock della crisi legato alla pandemia di COVID-19, si prevede un altro grande cambiamento degli equilibri macroeconomici con l’imponente piano di rilancio, chiamato «Piano di salvataggio americano». Adottato a marzo, è stimato in circa 1900 miliardi di USD (9% del PIL) per i prossimi 10 anni, di cui oltre un terzo sarà immesso direttamente nell’economia nel 2021, in aggiunta ai circa 4000 miliardi autorizzati dal Congresso nel 2020 per rispondere alla crisi.Il boom atteso dei consumi americani alimenterà la domanda di importazioni, ponendo le basi per un deficit commerciale record. Coface stima che il piano di rilancio potrebbe portare a un ulteriore deficit di 56 miliardi di dollari. Di conseguenza, i deficit bilaterali con Messico, Germania, Corea del Sud, Brasile o India potrebbero aumentare.Il piano di investimenti infrastrutturali di oltre 2.000 miliardi di dollari in 8 anni, presentato la scorsa settimana dalla Casa Bianca, mostrerà i suoi effetti solo dopo il 2021. Tuttavia, poiché l’aumento delle imposte che lo finanziano saranno scaglionati in 15 anni, contribuirà ad ampliare il deficit del bilancio federale nei prossimi anni, determinando sicuramente un incremento del deficit commerciale.Joe Biden, diventato presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2021, è subentrato a Donald Trump, la cui politica “America First” è stata caratterizzata da crescenti tensioni commerciali e dazi doganali, in particolare con la Cina.La campagna elettorale e le prime azioni del Presidente Biden hanno rivelato una politica commerciale parte integrante della sua più ampia politica estera, riassunta dallo slogan “America is Back”. Il programma di politica commerciale, pubblicato a inizio marzo, indica come priorità per la sua amministrazione il ripristino della leadership degli Stati Uniti nel mondo e la ricostituzione di partnership e alleanze.Per contro, le prime indicazioni mostrano una posizione più assertiva nei confronti della Cina. Si riflette nel programma commerciale dell’amministrazione, che dà priorità di risposta alle pratiche commerciali “abusive e sleali”. Per ora, il Presidente e la sua amministrazione non intendono ridurre i dazi doganali stabiliti nel contesto della guerra commerciale, che potrebbero fungere da leva di negoziazione nelli futuri confronti bilaterali.

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Università all’estero, meglio gli Usa: in Inghilterra costa il triplo dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

Qualcuno parla della fine di un’epoca, il periodo in cui gli italiani potevano sognare di mandare i figli a studiare nelle celebri università inglesi, tra le migliori al mondo – secondo le graduatorie internazionali – insieme ad Harvard, Stanford e Yale negli Stati Uniti.Ma la fine di un’epoca segna sempre l’inizio di un’altra, dove l’American Dream in questo caso diventa il protagonista.Fino allo scorso anno, agli europei veniva richiesto di pagare la stessa retta universitari degli inglesi, ossia circa 9mila sterline l’anno. Dal prossimo anno scolastico, invece, dovranno pagare circa 3 volte tanto, arrivando così fino a 30mila sterline.Per questo motivo, sono sempre di più gli studenti che decidono di proseguire gli studi negli Stati Uniti, potendo contare su una vastissima scelta di corsi, un ambiente internazionale con studenti provenienti da tutto il mondo e un’ottima introduzione nel mercato del lavoro. Oxford e Cambridge hanno da sempre occupato le top position nelle graduatorie delle migliori università del mondo, potendo competere con università del calibro di Harvard, grazie alla facilità di accesso alle università inglesi per gli studenti europei, ma con la Brexit, gli studenti e i docenti stessi, avranno sempre più difficoltà ad accedere alle università britanniche.Anche il semplice viaggiare diventerà sempre più complicato, così come le pratiche burocratiche che stanno diventando sempre più costose e impegnative.Lo scorso anno, erano 13.965 gli studenti italiani che avevano scelto di frequentare un’università inglese, ma dall’anno accademico 2021/22 perderanno i loro privilegi a causa della Brexit.Per capire le conseguenze di questa decisione del governo britannico, il portale Studying-in-UK.org ha condotto un sondaggio, dal quale è emerso che il 59,2% degli studenti italiani sta decidendo di lasciare le università britanniche nel prossimo anno accademico e, la maggior parte di essi, ha dichiarato che proseguirà gli studi negli Stati Uniti.Questo dato è confermato anche dalle agenzie di programmi di studio all’estero: “Quest’anno abbiamo ricevuto un record di richieste per le università americane” afferma Valeria Sessini, responsabile del Programma Campus USA di Mondo Insieme che offre borse di studio garantite in grado di coprire fino al 70% dei costi di vitto, alloggio e tasse scolastiche.“Studiare negli Stati Uniti è sempre più conveniente grazie alle borse di studio che permettono di pagare $13.000 per anno scolastico che, grazie anche al cambio favorevole, corrispondono a soli 11.000 euro.Sono sempre di più le opportunità per i giovani italiani che hanno il coraggio di investire nel loro futuro, studiando presso università prestigiose, che offrono loro un’eccellente istruzione, aprendo tante possibilità nel mondo lavorativo.Maggiori dettagli su come ottenere le borse di studio negli Stati Uniti sono reperibili su http://www.mondoinsieme.it,

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I rapporti non sono mai facili: l’interazione tra azioni e Treasury statunitensi

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

A cura di Colin Moore, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments. Il recente rapido aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi ha causato nervosismo sui mercati azionari; per capire il significato di questi episodi di volatilità a breve termine dobbiamo volgere lo sguardo al quarto trimestre 2020. Durante questo periodo, sui mercati si è assistito al passaggio piuttosto repentino della leadership settoriale da specifiche società di prodotti e servizi orientate alla crescita ad aree cicliche che beneficiano del rilancio dell’attività economica più ampia, tra cui energia, industria, metalli ed estrazione mineraria. All’inizio della pandemia la nostra tesi era che, una volta sviluppato un vaccino sicuro ed efficace, l’attività economica statunitense avrebbe probabilmente impiegato 10 trimestri per tornare ai livelli pre-Covid. Nel corso di tale periodo prevedevamo che il mercato avrebbe cominciato a guardare oltre la pandemia. I successivi sviluppi hanno confermato le nostre aspettative, anche se i tempi sono stati più brevi e il rimbalzo più pronunciato. Come da noi previsto, due importanti dinamiche hanno impresso slancio al mercato. e nozioni di base ci dicono che il valore del mercato azionario viene stimato usando: a) utili/cash flow correnti; b) stime sulla crescita di tali utili/cash flow; c) un tasso privo di rischio impiegato per scontare i futuri utili al valore attuale; d) uno sconto per l’incertezza (noto come premio al rischio) che rappresenta la possibilità che le stime non si realizzino. Questo si applica in aggiunta al tasso privo di rischio.Ipotizzando che le altre condizioni restino immutate, quanto più alto è il tasso privo di rischio e/o lo sconto per l’incertezza, tanto più il valore del mercato azionario dovrebbe scendere. Tuttavia, le altre condizioni non restano mai immutate, come abbiamo potuto constatare di recente. Verso fine 2020, con il graduale aumento della fiducia degli investitori circa il ritmo e i tempi della ripresa economica globale, lo sconto per l’incertezza è diminuito, facendo salire le quotazioni azionarie. I rendimenti dei Treasury statunitensi sono di conseguenza aumentati ma in misura inferiore al calo del tasso di incertezza implicito nel rialzo delle azioni.È semplice spiegare il rapporto tra i parametri A, B, C e D illustrati sopra in termini aritmetici; tuttavia, come in ogni altro rapporto, anche in questo caso le emozioni giocano un ruolo importante, almeno nel breve periodo. Se si tende un elastico immaginario composto dai rendimenti decennali e dalle valutazioni azionarie, il rapporto tra un estremo e l’altro dell’elastico subisce una distorsione; il rapporto si riequilibra solo con un intervento.Di conseguenza, i rendimenti sono schizzati verso l’alto per ripristinare il precedente equilibrio, indicando una maggiore fiducia nella ripresa economica. I settori e le regioni che trarranno maggiore vantaggio da questa ripresa continueranno probabilmente a registrare le migliori performance nel 2021, seguendo tuttavia una traiettoria disomogenea giacché il sentiment a breve risentirà degli alti e bassi della fiducia nei confronti della ripresa. Si tratta ancora una volta di dinamiche facilmente spiegabili in termini matematici, che divengono però molto più confuse nel momento in cui entra in gioco l’emotività degli investitori.Le opinioni sono pertanto piuttosto discordanti circa il futuro andamento dell’inflazione. Economisti e investitori esaminano spesso i rendimenti dei mercati finanziari alla luce dell’andamento della crescita e dell’inflazione. Durante periodi incerti sul fronte dell’inflazione è importante tenere presente che, se la crescita rimane superiore alla media, le azioni tendono a generare buone performance in periodi di inflazione sia superiore che inferiore alla media. Naturalmente, livelli di inflazione vertiginosamente alti o una deflazione particolarmente grave possono turbare un’economia e il rispettivo mercato azionario, ma al momento riteniamo tali scenari improbabili. (Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it)

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Sanders e il salario minimo: sconfitto ma non si arrende

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

By Domenico Maceri, PhD. “Vorrei proprio sentire da qualcuno in questo gruppo che potrebbe vivere con sette dollari l’ora”. Ecco come Bernie Sanders, senatore liberal del Vermont, ha sfidato nell’aula del Senato i suoi colleghi per incoraggiarli a votare a favore della proposta di aumentare il salario minimo federale da 7,25 a 15 dollari l’ora. Lo stipendio annuale dei senatori di questi giorni è 174mila dollari annui quindi notevolmente superiore al salario minimo federale. Da aggiungere inoltre che non pochi dei senatori attuali sono milionari.Sanders non è riuscito a convincere 60 dei suoi colleghi ad approvare il suo emendamento di includere la clausola dell’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora come parte della proposta di legge sullo stimolo. Tutti i senatori repubblicani e 8 dei democratici hanno votato contro. La parliamentarian, la garante delle regole al Senato, aveva indicato che l’aumento al salario minimo non poteva fare parte del disegno di legge di 1900 miliardi mediante la manovra della “reconciliation” che solo richiede una semplice maggioranza per l’approvazione. Il salario minimo è stato tolto e poco dopo il pacchetto di stimolo è stato approvato (50 sì, 49 no) ed è ritornato alla Camera dove è stato approvato anche lì con voti esclusivamente democratici (220 sì, 211 no). Biden firmerà la legge a breve.Nonostante la sconfitta in questo round Sanders non si arrende ed ha promesso di continuare la battaglia che per lui è divenuta una sorta di crociata iniziata anche prima delle primarie del 2016 e continuata in quelle del 2020. Il presidente Joe Biden aveva indicato che anche lui appoggiava l’aumento a 15 dollari l’ora ma il paladino dell’aumento è stato ovviamente Sanders.Il bisogno di aumentare il salario minimo viene spesso citato da Sanders come indispensabile a coloro che lo percepiscono. Influirebbe positivamente su 32 milioni di lavoratori, il 60 percento dei quali sono in grande misura lavoratrici di colore. Questo è un gruppo di persone che tipicamente vota per i democratici, riconoscendosi nelle politiche supportate da Sanders. Si tratta di individui che con frequenza guadagnano così poco che qualificano per sussidi governativi. In uno studio del governo richiesto da Sanders si viene a sapere che i dipendenti di Wal-Mart e McDonald’s sono le aziende più grosse con le più alte percentuali di lavoratori che ricevono sussidi a causa dei bassi stipendi.Il salario minimo è rimasto congelato a 7,25 dollari l’ora dal 2009, il che vuol dire che il potere di acquisto attuale equivale solo 5,97 dollari. Ecco perché 20 Stati e 32 città americane lo hanno già aumentato. L’aumento proposto da Sanders si applicherebbe a tutti gli Stati e beneficerebbe direttamente 17 milioni di lavoratori che adesso guadagnano meno di 15 l’ora. Inoltre altri 10 milioni che al momento guadagnano poco più di 15 dollari l’ora ci guadagnerebbero per la pressione verso l’alto su tutti i salari. Il 60 percento degli americani è favorevole all’aumento del salario minimo anche in alcuni Stati dominati dai repubblicani. In Florida, per esempio, Stato vinto da Trump nel 2016 e nel 2020, i cittadini hanno approvato l’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora mediante un referendum nella scorsa elezione. Storicamente, però, la filosofia dei repubblicani è sempre stata quella di salari sempre più bassi, lasciando al mercato e non al governo il compito di determinare i costi, incluso quello del lavoro. I legislatori repubblicani continuano ad essere contrari all’aumento come hanno dimostrato recentemente nell’emendamento di Sanders. Ciononostante alcuni si sono resi conto della popolarità dell’idea ed hanno cominciato ad offrire alternative. Il senatore Tom Cotton, (Arkansas) ha proposto un aumento a 10 dollari, includendo l’indicizzazione al Consumer Price Index (Indice di prezzi di consumo) ogni due anni. Il senatore Josh Hawley del Missouri ha proposto 15 dollari, limitando però la sua idea solo alle aziende con entrate di un miliardo di dollari.Si tratta però di proposte teoriche fatte solo per dare l’impressione di essere sensibili ai poveri. Aprono però all’idea che forse qualcuno dei repubblicani potrebbe accettare un aumento a meno di 15 dollari l’ora. Incoraggia anche quei pochi senatori democratici come Joe Manchin (West Virginia) e Kyrsten Sinema (Arizona) ad avvicinarsi alla posizione di Sanders. Il caso di questi due senatori è di vitale importanza poiché una delle strategie legislative dei democratici consiste di eliminare il “filibuster”, la regola al Senato di ottenere 60 consensi per procedere ai voti. Considerando che nessuno dei senatori repubblicani ha votato per lo stimolo si è iniziato a parlare di eliminare il filibuster o almeno di renderlo più difficile di applicarlo. Manchin ha dichiarato che i continui rifiuti di cooperazione dei colleghi repubblicani lo stanno convincendo ad alcune modifiche per ridurre il potere di 40 senatori di bloccare l’agenda legislativa del presidente Biden. Con il filibuster ancora in vigore, la strada aperta alle nuove proposte di legge rimane quella della manovra di reconciliation, limitata a questioni di bilancio, che solo richiede una semplice maggioranza. Un’altra manovra di reconciliation è già prevista per affrontare la questione delle infrastrutture nella quale Sanders e i democratici potrebbero tentare di nuovo l’inclusione dell’aumento al salario minimo. Il traguardo dell’aumento sarebbe utile non solo per i beneficiari ma anche dal punto di vista politico per i democratici i quali lo potrebbero usare nelle prossime elezioni di midterm del 2022.Alla fine, come ha dichiarato il senatore democratico Ron Wyden (Oregon), dato che la maggioranza degli americani favorisce l’aumento del salario minimo in qualche modo si farà. “Non lo abbiamo potuto fare entrando dalla porta principale né dalla porta di dietro, quindi lo dovremo compiere da una finestra” ha continuato Wyden. La “finestra” potrebbe riferirsi alla prossima reconciliation oppure l’eliminazione del filibuster.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Dazi Usa al settore alimentare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2021

“La sospensione dei dazi da parte degli Stati Uniti sull’agroalimentare è una notizia importante per il mondo dei salumi, dei formaggi e dei vini italiani. L’amministrazione Biden non ha perso tempo e si vedono già i frutti del lavoro messo in campo dalla Commissione Europea e dalla presidente Ursula von der Leyen per la ripresa delle relazioni euro-atlantiche.” Lo dichiara la Presidente di Ferrarini Lisa Ferrarini nel commentare la sospensione dei dazi da parte degli Stati Uniti sull’agroalimentare.Ferrarini negli Stati Uniti è presente in alcuni tra i più importanti ristoranti italiani, nella grande distribuzione e in luoghi iconici come i negozi di Eataly, segnando fino allo scoppio della pandemia un forte incremento delle vendite negli ultimi anni. Oltre al Prosciutto di Parma, stagionato nelle cantine di Lesignano de’ Bagni, ai Salami e alla Mortadella, è molto apprezzato negli store statunitensi il Burro non OGM, ottenuto esclusivamente con il latte proveniente dagli allevamenti delle Fattorie Ferrarini. I prodotti Ferrarini si trovavano anche nei menù dei ristoranti di Eataly negli Stati Uniti e Canada.
Grazie all’offerta completa dell’alimentare italiano di alta qualità, Ferrarini è presente in 34 paesi ed è tra i leader di mercato nel food made in Italy di qualità in Giappone, USA, Svizzera, Spagna, Hong Kong e in importanti Paesi del Sud Est Asiatico come Singapore e Thailandia.Fondata a Reggio Emilia nel 1956, Ferrarini è ormai una tra le più importanti realtà europee nel settore agroalimentare e propone in tutto il mondo, oltre al suo prosciutto cotto, i prodotti tipici dell’italianità: dal prosciutto di Parma alle diverse specialità di salumeria, accompagnate dai prodotti dell’azienda agricola Ferrarini, dalla quale l’attività imprenditoriale ha preso avvio, come il Parmigiano Reggiano DOP, i vini e l’aceto balsamico di Modena IGP e il Tradizionale di Reggio Emilia DOP.
L’area della produzione agricola, delle Fattorie Ferrarini, dalla quale l’attività imprenditoriale ha preso avvio, si è notevolmente sviluppata nel tempo e rappresenta oggi un importante supporto all’attività industriale.
La produzione del “Parmigiano Reggiano DOP” vanta il presidio da parte di Ferrarini dell’intera filiera, dal foraggio, alle bovine da latte, alla lavorazione fino alla stagionatura; nella primavera del 2007 Ferrarini stata inoltre la prima azienda del comprensorio del Parmigiano Reggiano che ha ottenuto la certificazione di prodotto “con latte ottenuto da alimentazione NON OGM”.

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La riforma elettorale: strada federale per i democratici, strada statale per i repubblicani

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2021

By Domenico Maceri. Dopo essere uscito dalla Casa Bianca il 20 gennaio dell’anno in corso Donald Trump è rimasto in grande misura silenzioso anche perché ha perduto l’accesso ai social media e in particolar modo Twitter che era divenuto il suo meccanismo favorito per comunicare. Il recente raduno annuale del COPAC (Conservative political action conference) tenutosi in Florida gli ha offerto l’opportunità di ritornare a galla. L’ex presidente ha ripreso le sue consuete tematiche annunciando che il suo viaggio politico è “lungi da essere terminato” e che si potrebbe ricandidare per “sconfiggere i democratici una terza volta”. L’asserzione è vera solo nel fatto che vinse l’elezione presidenziale del 2016. Per il resto, sotto la sua guida i repubblicani non hanno avuto esiti elettorali positivi. Lo ha anche riconosciuto il senatore repubblicano della Louisiana Bill Cassidy il quale ha detto che “negli ultimi quattro anni il suo partito ha perso la maggioranza alla Camera (2018), la presidenza e la maggioranza al Senato (2020)”.Quando un partito perde di solito la leadership fa un esame di coscienza per capire cos’è successo, scegliendo nuovi candidati e apportando cambiamenti alla piattaforma che conducano a esiti favorevoli alle prossime elezioni. Il Partito Repubblicano sembra essersi però congelato con la continua leadership all’ex presidente perdente, anomalia in tempi recenti, poiché un candidato presidenziale sconfitto si fa da parte dando l’opportunità ad altri. Trump però non intende seguire questa strada e vuole che i 17 legislatori repubblicani, 10 alla Camera, 7 al Senato, che hanno votato coi democratici nella vicenda del suo secondo impeachment, vengano cacciati tutti. In effetti, Trump si riconferma il “padrone” del Partito Repubblicano.L’ex presidente continua a non guardare in faccia la realtà, ripetendo che la vittoria nel 2020 gli è stata rubata. Partendo dalla falsariga della frode elettorale il Partito Repubblicano ha iniziato una campagna legislativa al livello statale di imporre seri limiti all’esercizio del voto. In effetti, quando i repubblicani perdono, la colpa non è dei loro candidati e i programmi offerti ma dal fatto che i loro avversari hanno abusato il sistema e quindi bisogna cambiare le regole del gioco. La strada repubblicana per non essere derubati di nuovo è già emersa con una lunga serie di nuove proposte legislative che mirano a ridurre la possibilità degli americani di votare.
A causa della pandemia, nell’elezione del 2020 il voto per corrispondenza è aumentato notevolmente per ovvie ragioni di sicurezza. In parte ciò ha condotto a un flusso storico alle urne. 158 milioni di americani hanno votato, ossia il 66 percento degli aventi diritto al voto. Queste cifre dovrebbero essere celebrate come vittoria della democrazia ma non per i repubblicani i quali si interessano solo alla loro vittoria e non all’importanza dell’esercizio della democrazia. In passato il voto per corrispondenza era completamente accettabile perché era usato più dai repubblicani che dai democratici, specialmente negli Stati come la Florida e l’Arizona con molti elettori anziani e le zone rurali del Paese. Nell’elezione del 2020 però il voto per corrispondenza è stato usato in massa anche dai democratici. Trump aveva attaccato il voto per posta paventando frode elettorale, che secondo tutti gli studi è inesistente. Paradossalmente questa sua campagna lo ha danneggiato in Georgia, Stato critico, ribaltato da Biden con un margine di 12 mila voti. Secondo alcuni analisti però più di 20 mila elettori repubblicani non hanno votato nel Peach State, avendo creduto alla retorica di Trump sull’inaffidabilità del voto per posta.“The big lie” (la grande bugia) che Trump abbia vinto l’elezione del 2020 ha spinto 33 Stati controllati dai repubblicani (in 23 controllo assoluto di legislature e governatori) a introdurre nuove leggi elettorali che ridurrebbero le opportunità per l’esercizio del voto. Queste leggi colpirebbero principalmente i gruppi minoritari e includono anche Stati solitamente in bilico come la Georgia, l’Arizona, la Florida, Il Texas, e l’Ohio. Il Brennan Center for Justice della Facoltà di Giurisprudenza alla New York University, gruppo tendente a sinistra, ha calcolato che ben 235 nuove proposte di leggi elettorali sono già state introdotte. In linea generale ridurrebbero il numero di giorni disponibili di voto anticipato, aumenterebbero i controlli delle carte di identità, richiesti al momento da solo sei Stati. In Arizona, un disegno di legge darebbe alla legislatura statale il controllo totale di scegliere i voti elettorali per l’elezione presidenziale, ignorando il volere degli elettori.I risultati elettorali del 2020 hanno sorriso ai democratici poiché hanno mantenuto la maggioranza alla Camera e con il voto della vicepresidente Kamala Harris in casi di parità (50 a 50) anche una lieve maggioranza al Senato. I democratici stanno però anche loro agendo con il loro potere legislativo per una riforma elettorale. Hanno già approvato HR 1 (For the People Act of 2021) alla Camera che riformerebbe le elezioni in America. Creerebbe un minimo di uniformità per assicurare tutte le opportunità all’esercizio del voto. Imporrebbe la possibilità di votare anche prima del giorno ufficiale delle elezioni come già avviene in molti ma non tutti gli Stati. Fornirebbe fondi agli Stati per spese elettorali, imporrebbe regole per le ristrutturazioni distrettuali che spesso favoriscono i repubblicani, e richiederebbe che i candidati presidenziali rendano pubblichi i loro redditi. Quest’ultimo requisito è una stoccata a Trump il quale, come va ricordato, è stato l’unico candidato presidenziale in tempi recenti a mantenere segreti i suoi redditi, aumentando sospetti sui conflitti di interesse.HR1 avrà strada in salita al Senato come tutte le altre leggi poiché alla Camera Alta bisogna raggiungere la soglia di 60 voti su 100 per avanzare ai voti a causa della regola del filibuster. I democratici potrebbero eliminare la regola del filibuster al Senato e convertirla a semplice maggioranza ma due dei senatori democratici, Joe Manchin (West Virginia), e Kyrsten Sinema (Arizona) fino al momento si sono opposti.Le due strade per la riforma elettorale mirano a tirare l’acqua al proprio mulino ma quella dei democratici riflette una consapevolezza dei principi democratici. Più gente vota, meglio è per i democratici ma anche per confermare gli Stati Uniti come Paese democratico per eccellenza. La strada dei repubblicani di limitare il voto e renderlo più difficile riflette la poca fedeltà ai principi democratici confermata da Trump. Attualmente si tratta di un’ideologia del suo partito che continua a venerarlo come loro salvatore e mantenere il potere dei bianchi in un Paese in cui i gruppi minoritari continuano a fare sentire la loro voce e fare valere i loro diritti. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Biden governa mentre McConnell e McCarthy cercano l’anima del loro partito

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

By Domenico Maceri. “Le menzogne pazzoidi e le teorie di complotti sono il cancro del Partito Repubblicano e del nostro Paese”. Così Mitch McConnell, senatore del Kentucky e leader della minoranza nella Camera Alta, mentre attaccava indirettamente la parlamentare di ultra destra Marjorie Taylor Greene senza però menzionare il nome. McConnell ha continuato prendendo le distanze da quelli “che non credono che un aereo ha colpito il Pentagono l’undici settembre, che le sparatorie che uccidono bambini nelle scuole non sono che messe in scena” e vivono in una realtà alternativa. Il senatore del Kentucky ha anche lodato la parlamentare del Wyoming Liz Cheney la quale è una dei dieci parlamentari repubblicani che ha votato per l’impeachment di Donald Trump il mese scorso.La risposta di Greene non si è fatta attendere. La parlamentare ha ribattuto usando Twitter che “il vero cancro del Partito Repubblicano sono i deboli membri del partito che solo sanno perdere con garbo” e che per questo “stiamo perdendo il nostro Paese”.Le due visioni del Partito Repubblicano espresse da McConnell e Greene, la quale in effetti ha cercato di prendersi il posto di Trump silenziato da Twitter, rappresentano le due fazioni: l’establishment e il populismo. Il presidente Joe Biden si è recentemente riunito con dieci senatori repubblicani “moderati”, ossia rappresentanti dell’establishment repubblicano, cercando di stabilire un accordo per affrontare la pandemia e la crisi economica ereditate da Trump. In effetti, i democratici hanno il doppio lavoro di governare e mantenere l’ordine che sarà molto difficile se i moderati repubblicani non lo assistono.Trump è uscito dalla Casa Bianca e il blocco dei social gli impedisce di comunicare ma lui ha già altri guai con il processo al Senato sul suo secondo impeachment, il primo presidente nella storia americana ad avere subito questo “onore”. Come spesso succedeva da presidente, il caos continua a regnare. Gli avvocati che dovevano difenderlo al Senato si sono dimessi perché il 45esimo presidente voleva una strategia legale concentrata sulla presunta frode elettorale che gli avrebbe rubato la vittoria invece della possibile incostituzionalità di condannare un ex presidente. Oltre alla strategia legale c’era anche un conflitto finanziario: i legali richiedevano 3 milioni di dollari ma Trump voleva solo pagare 250mila.Nonostante tutto i suoi seguaci continuano le sue battaglie con la stessa falsariga dell’elezione “rubata” e l’assoluta fedeltà all’ex presidente. La Greene, parlamentare estremista, 14esimo distretto della Georgia, è stata etichettata una “star” dall’ex presidente per i suoi toni battaglieri. In realtà i suoi comportamenti continuano la campagna di menzogne dell’ex presidente, incapace di ammettere che ha perso l’elezione. La Greene è anche grande sostenitrice di QAnon, il movimento di ultra destra convinto che Trump sia il messia mandato per sconfiggere i seguaci di satana che abusano i bambini. Alcune delle teorie strampalate credute da Greene includono quella che gli incendi delle foreste in California nel 2018 siano stati causati da un laser controllato da una famiglia di banchieri ebraici e che i Clinton avrebbero ucciso John F. Kennedy. Gli attacchi dell’undici settembre non sono mai esistiti, secondo Greene. Nei suoi post in social media la Greene ha sostenuto la necessità di giustiziare membri di alto profilo del Partito Democratico. Nancy Pelosi, la speaker della Camera, è rea di alto tradimento, secondo la Greene, e meriterebbe la morte. Questi post sono stati recentemente cancellati e la Greene ha spiegato che altri individui si occupavano dei suoi account social e quindi lei non è responsabile.Per le sue posizioni estremiste i democratici hanno cercato di fare diventare Greene l’emblema del Partito Repubblicano. Ecco perché McConnell ha provato a prendere le dovute distanze. Il “capo” della Greene però è Kevin McCarthy, leader della minoranza alla Camera, il quale aveva nominato la Greene alla prestigiosa Commissione sulla Pubblica Istruzione. Nancy Pelosi ha attaccato questa mossa domandando retoricamente “che cosa pensavano i suoi leader”, alludendo ovviamente a McCarthy, senza però farne nome.
McCarthy, parlamentare del 23esimo distretto della California, divenuto leader della minoranza nel 2019, ha discusso l’incarico alle commissioni della Camera con Greene senza però eliminarla. McCarthy, aveva avuto parole poco dolci su Trump subito dopo gli assalti al Campidoglio il 6 gennaio scorso, asserendo che l’allora presidente era responsabile per gli attacchi ma ha cambiato musica recentemente. Proprio la settimana scorsa ha visitato l’adesso ex presidente in Florida come ci rivela una foto dei due leader repubblicani. Un annuncio di Trump ha chiarito che i due coopereranno per riconquistare la maggioranza del loro partito alla Camera nell’elezione di midterm del 2022.McCarthy si trovava però nei guai ma a salvarlo forse sono stati i democratici. Steny Hoyer, parlamentare del quinto distretto dal Maryland, vice della Pelosi alla Camera, ha sottoposto gli incarichi di Green alle commissioni di Bilancio e Istruzione a un voto di tutta l’aula. Con 230 voti a favore (219 democratici e 11 repubblicani) e 199 contrari la Greene è stata espulsa. Niente di grave, secondo le sue dichiarazioni il giorno dopo, perché le commissioni “sarebbero una perdita di tempo”. I suoi guai però non sarebbero finiti. Jimmy Gomez, parlamentare democratico (California, 34esimo distretto) ha anche introdotto una mozione che espellerebbe Greene completamente dalla Camera ma il requisito di 2/3 dei voti dei suoi colleghi fa credere che non andrà in porto. Una censura, invece, introdotta dalla parlamentare Nikema Williams, democratica, quinto distretto della Georgia, è più probabile poiché richiede una semplice maggioranza.Mentre i repubblicani litigano fra di loro alla ricerca dell’anima del loro partito, Biden continua a governare. Oltre ai suoi ordini esecutivi per ribaltare i danni causati dal suo predecessore le ultime notizie ci indicano che il suo stimolo di 1900 miliardi sia indirizzato verso la manovra di “reconciliation”. Questo meccanismo richiede una semplice maggioranza e raggirerebbe il filibuster al Senato secondo le cui regole 41 dei 100 senatori potrebbero bloccare il disegno di legge. Biden ha bisogno dei repubblicani per unificare il Paese ma prima di metterlo in atto McConnell e McCarthy devono eliminare o almeno tenere sotto controllo l’influenza di Trump che continua a ingombrare il panorama politico.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Usa: Cia, con Biden ritorno al dialogo per risolvere impasse dazi

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2021

Superare l’impasse nelle relazioni commerciali tra Ue e Stati Uniti creata dai dazi Usa per la questione Airbus-Boeing e trovare una soluzione sulla digital tax per inaugurare una nuova stagione di collaborazione, con l’obiettivo di sostenere l’export Made in Italy, in primis agroalimentare, che già combatte con gli effetti della pandemia. Questo l’auspicio di Cia-Agricoltori Italiani, lanciato nel giorno dell’insediamento ufficiale di Joe Biden alla Casa Bianca.Ancora di più in questa fase storica, segnata anche dalla Brexit, “è urgente favorire accordi commerciali multilaterali e bilaterali. Trattative -aggiunge Scanavino- che possano trasformare il valore riconosciuto dal consumatore finale in valore economico per le imprese agricole e che includano, sempre e in modo inequivocabile, il rispetto del principio di reciprocità delle regole commerciali”.

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Sassoli: Con Biden per la democrazia del Bene Comune

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo a seguito dell’insediamento del Presidente Biden. “Congratulazioni al Presidente Biden e alla Vice Presidente Harris per il loro insediamento. La nuova amministrazione rappresenta l’inizio di una nuova era per le relazioni transatlantiche. Il mondo ha bisogno di un forte rapporto fra Europa e Stati Uniti”. “Insieme affrontiamo meglio le sfide che il nostro tempo ci presenta: lottare contro la crisi climatica e la perdita della biodiversità, affrontare da un punto di vista radicalmente democratico la trasformazione digitale e combattere le inaccettabili disuguaglianze in aumento”. “Nonostante i recenti avvenimenti di Washington e alla luce delle crescenti sfide in materia di democrazia in tutto il mondo, ho fiducia nel modello democratico statunitense e nelle sue istituzioni. Quei fatti ci mettono davanti una evidenza: le democrazie sono sistemi fragili, per non spegnerle vanno difese proteggendo il bene comune, con la partecipazione, la trasparenza ed il coinvolgimento dei cittadini”. “Non dimentichiamolo mai davanti a un mondo in profondo cambiamento e sempre più incerto. Abbiamo una crisi pandemica e solo se l’affrontiamo insieme saremo efficaci. Perciò, accolgo con favore l’impegno degli Stati Uniti a tornare nell’Organizzazione mondiale della sanità e mi congratulo per il loro impegno di rientrare negli accordi di Parigi, solo insieme riusciremo a costruire un mondo più verde e più giusto”.
“L’UE e gli USA sono partner naturali con valori e storia condivisi e un impegno di lunga data per lo stato di diritto, i diritti umani e il multilateralismo. Non vediamo l’ora di incontrare il Presidente e lo invitiamo a venire al Parlamento europeo per tenere un discorso in sessione plenaria”.

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