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United States Radioisotope Power Systems, Plutonium-238 and the Future of Space Missions

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

The “Radioisotope Power Systems, Plutonium-238 and the Future of United States Space Missions: 2019 Analysis and Forecasts” report has been added to ResearchAndMarkets.com’s offering.This report addresses that situation by examining current and future RPS technology, missions they are used for, Plutonium processing technologies, U.S. government agencies and laboratories involved producing RPS and processing Plutonium, RPS related budgets and private companies working in this field.The world is entering a new era in Space where there will be more advances in the next few decades than throughout human history. RPS will be needed for these future missions (e.g. Lunar Gateway, Mars 2020) just like they have been in the past (e.g. Voyager 2, launched in 1977 and now sending signals back to earth from interstellar space).Radioisotope power systems (RPS) are a critical technology to provide electricity for space missions. RPS produce electrical power by converting the heat generated by the natural radioactive decay of Plutonium-238 to electricity. They have been in use by the United States for over 50 years and NASA missions have utilized RPS to explore planets, moons, and interstellar space. This exploration resulted in changes to our understanding of our Solar System and our place within it., as well as improve life on Earth.Despite their critical role in the U.S. space program, little is known about RPS technology outside NASA and some of their contractors.

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Patente di guida a clandestini in Usa

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

Kim Davis, un’impiegata della contea di Rowan County, Kentucky, si fece una certa notorietà nel 2015 quando sfidò una legge federale e si rifiutò di rilasciare licenze di matrimonio a coppie dello stesso sesso facendo valere le sue obiezioni religiose. Adesso alcuni impiegati del Department of Motor Vehicles dello Stato di New York stanno seguendo la stessa strada, rifiutandosi di obbedire una nuova legge statale in vigore dal mese prossimo che permette anche a immigrati non autorizzati di ottenere la patente di guida.Le obiezioni alla “Green Light Law”, la nuova legge che non richiede residenza legale negli Usa per ottenere la patente, hanno a che fare con l’idea che questi eventuali beneficiari hanno commesso un reato entrando nel Paese senza autorizzazione. C’è anche la questione del fatto che questi individui potrebbero, con la richiesta di patente, anche iscriversi alle liste elettorali e alla fine votare illegalmente. Si tratta però di argomentazioni senza fondamenta come ci dimostra il giudizio della giudice del distretto di Rochester Elizabeth Wolford, la quale ha respinto una denuncia al riguardo, considerandola priva di basi legali. Altre denunce sono però già in corso anche se le loro possibilità di successo appaiono quasi impossibili. L’effetto della loro pubblicità, però, non si può sottovalutare poiché causa timore agli immigrati non autorizzati i quali dovranno considerare se la loro richiesta di patente legale potrebbe causargli difficoltà con le autorità dell’immigrazione.
La legge di New York entrerà in vigore a dicembre del corrente anno e permetterà a immigrati irregolari di fare la domanda per la patente utilizzando come documento di identificazione un passaporto straniero o qualche altro documento di identificazione riconosciuto. Bisognerà anche che i richiedenti dimostrino la residenza nello Stato di New York. La legge si era discussa a New York per due decenni. Infatti, nel 2007, l’allora governatore Eliot Spitzer tentò di implementarla mediante un’azione esecutiva che però fu poi rescissa dopo tante proteste. Nel 2018 però con la maggioranza democratica nello Stato e un governatore anche lui democratico la nuova legge è stata approvata anche in parte per controbilanciare le aspre pratiche anti-immigrati dell’amministrazione di Donald Trump.La nuova legge di New York non rappresenta una grande novità poiché simili leggi esistono in un totale di quattordici Stati, principalmente liberal ma anche conservatori fra cui anche l’Utah. Spicca ovviamente la California, Stato-Nazione con 40 milioni di abitanti, 6 milioni dei quali senza autorizzazione legale di essere negli Usa. Queste patenti per immigrati non autorizzati differiscono da quelle regolari poiché consistono semplicemente di un permesso per guidare un’automobile legalmente e non sono valide per altri usi come identificazione. Tipicamente includono un distintivo o chiarimento che spiega alle forze dell’ordine che la patente è valida solo per l’uso di un’automobile.
Perché dare la patente a individui che non hanno residenza legale negli Stati Uniti? Questi Stati hanno capito che tutti i residenti, con diritto dir residenza legale o senza, vivono, lavorano, contribuiscono all’economia locale e statale e quindi la patente facilita la loro integrazione. Li aiuta anche a essere più produttivi poiché il trasporto agevola il loro progresso economico e arricchisce anche le casse del tesoro. La patente legale comporta l’obbligo di sottoscrivere un’assicurazione, fornendo protezione a se stessi e gli altri conduttori in caso di incidenti stradali. Incoraggia tutti gli automobilisti, anche quelli senza autorizzazione legale di essere nel Paese, di conoscere le leggi stradali, rispettarle e in caso di incidenti non fuggire per paura di essere deportati. Incoraggia anche la collaborazione fra tutti i residenti e le forze dell’ordine, aiutando la polizia a identificare tutti gli automobilisti.Nello Stato di New York la nuova legge ha causato un conflitto fra la parte progressista di residenti della metropoli e quella conservatrice del nord dello Stato. Riflette altresì il conflitto fra leggi locali e statali e quelle federali. Al livello locale i governi negli Stati Blue (tendenti alla sinistra) fanno quello che possono per integrare tutti gli immigrati vedendoli come risorse che aiutano l’economia locale. In non poche zone del Paese alcune piccole città non potrebbero rimanere vibranti senza i contributi di questi residenti.Le azioni delle amministrazioni locali e statali sono divenute necessarie anche per l’inerzia del governo federale responsabile per risolvere la questione immigratoria che consiste di un tema nazionale. Si stima che in America vi siano fra 10 e 12 milioni di residenti senza autorizzazione legale. L’amministrazione di Donald Trump ha messo in atto un’aspra politica verso di loro che consiste di deportazione degli immigrati irregolari ma anche di limitare quella legale. Gli enti statali e locali cercano di fare del loro meglio per affrontare una situazione difficile con risposte che non risolvono il problema completamente ma almeno non lo aggravano. Rilasciare la patente a individui che non abbiano fedina penale macchiata fa parte di queste soluzioni. (by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California).

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Company Profile for Leaseweb USA

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Leaseweb USA, Inc. is a subsidiary of Leaseweb. Leaseweb is a leading Infrastructure as a Service (IaaS) provider serving a worldwide portfolio of 17,500 customers ranging from SMBs to Enterprises. Services include Public Cloud, Private Cloud, Dedicated Servers, Colocation, Content Delivery Network, and Cyber Security Services supported by exceptional customer service and technical support. With more than 80,000 servers under management, Leaseweb has provided infrastructure for mission-critical websites, Internet applications, email servers, security, and storage services since 1997. The company operates 19 data centers in locations across Europe, Asia, Australia and North America, all of which are backed by a superior worldwide network with a total capacity of more than 5.5 Tbps. Leaseweb offers services through its various subsidiaries, which are Leaseweb Netherlands B.V. (“Leaseweb Netherlands”), Leaseweb USA, Inc. (“Leaseweb USA”), Leaseweb Asia Pacific PTE. LTD (“Leaseweb Asia”), Leaseweb CDN B.V. (“Leaseweb CDN”), Leaseweb Deutschland GmbH (“Leaseweb Germany”), Leaseweb Australia Ltd. and Leaseweb UK Ltd.

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“La politica in Medio Oriente non influenzerà le presidenziali Usa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

Il Medio Oriente, gli scenari di crisi e le relative scelte politiche non avranno influenza sulle elezioni presidenziali Usa che si terranno nel 2020. I cittadini americani sono concentrati sulle questioni interne e tra un po’ nessuno si ricorderà dei Curdi e del ritiro delle truppe deciso da Trump. Le uniche preoccupazioni estere, per gli Stati Uniti, possono riguardare il confine con il Messico e la Cina.
È il messaggio giunto dal dibattito “The US and the Middle East, an evolving situation”, che si è tenuto alla John Cabot University (JCU) di Roma, a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici, a cui hanno partecipato esperti internazionali.Nel prossimo anno, in Usa, si parlerà di elezioni: questo è certo. Ma chi vincerà non possiamo dirlo. Carter e Bush senior non furono rieletti perché avevano perso l’appoggio del partito. Non è il caso di Trump che parte favorito, ed ha una base stabile. E nei sondaggi effettuati nei sempre decisivi “Swing States” è davanti a Elizabeth Warren», ha dichiarato Lucio Martino, esperto di relazioni transatlantiche e problemi strategici. Proseguendo: «Il Medio Oriente non sarà un fattore importante. Nell’ultimo dibattito solo 20 minuti su 3 ore sono stati dedicati alla politica estera. Oggi, negli Stati Uniti, quando si parla di politica estera per lo più si parla di Cina e Messico».Dello stesso avviso Viviana Mazza, giornalista specializzata nel settore Esteri. «Per ora il Medio Oriente – ha spiegato – non ha grande impatto sulle elezioni statunitensi. Non è così rilevante per i cittadini, anche se si tratta di una regione volatile, con molti hot spots». E su Putin: «È amico di tutti – il che è problematico perché tutti, in quella regione, vogliono qualcosa – e fa quello che gli Usa non possono fare, ma non può riempire il vuoto lasciato dall’America».«L’iran non è stato sconfitto dalle sanzioni Usa, che, al contrario hanno consolidando il consenso attorno al governo. L’economia è subito un rallentamento, è vero, ma ha retto, perché è stata diversificata. Il Paese è schizofrenico, guarda ad Ovest e non a Est, ha gli stessi confini da secoli ed è piuttosto isolato nella regione. Di sicuro non vuole un’altra guerra. L’Europa dovrebbe tornare a dialogare con l’Iran, perché quest’ultimo ha bisogno di investimenti e materiali», ha proseguito Farian Sabahi, docente di politica e religione, studiosa di questioni iraniane.Sul Kashmir, al centro di una delicata disputa territoriale fra India e Pakistan, che ha disorientato gli abitanti, tenendoli nell’incertezza, si è soffermata Pratishtha Singh, autrice e attivista per i diritti delle donne. «Sono state sospese le comunicazioni, Internet – ha detto – non si possono tenere assemblee fra cittadini. L’Europa si è espressa poco su questa situazione. Mentre l’India sta vivendo la peggiore fase economica della sua esistenza».

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Duaklir will be available in the United States

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

Almirall, S.A. (ALM) granted AstraZeneca (LSE, STO, NYSE: AZN) the licensed rights in the US to Duaklir®, a fixed-dose LAMA / LABA combination of the long-acting muscarinic antagonist (LAMA) aclidinium and long-acting beta-agonist (LABA) formoterol administered twice-daily via the breath-actuated, multi-dose inhaler Pressair®, in the agreement that was announced on November 3rd, 2014. Part of that agreement states that AstraZeneca will pay Almirall $100 MM when the first commercial sale takes place in the US. Duaklir® will be available in the United States. In April 2017, AstraZeneca entered a strategic collaboration with Circassia Pharmaceuticals plc for the development and commercialisation of Tudorza and Duaklir® in the US.Circassia Pharmaceuticals, a specialty pharmaceutical company focused on respiratory disease, today announces the US launch of Duaklir® for the maintenance treatment of chronic obstructive pulmonary disease (COPD) at the American College of Chest Physicians’ CHEST Annual Meeting 2019, which is currently ongoing in New Orleans, LA. Xavier Llauradó, Regulatory Affairs Director, Almirall, stated that “the US launch of Duaklir® is good of news for many patients. The agreement with AstraZeneca has allowed us to maximize the value of our assets and this launch in the US means a big step for Almirall as it was an Almirall R&D compound”.Duaklir® is a fixed-dose LAMA / LABA combination of the long-acting muscarinic antagonist (LAMA) aclidinium and long-acting beta-agonist (LABA) formoterol administered twice-daily via the breath-actuated, multi-dose inhaler Pressair®. Duaklir® will be available in the United States from 21st October. Duaklir® has been approved by the United States Food and Drug Administration (FDA) based on a broad clinical program. This includes data from three phase III studies, ACLIFORM, AUGMENT and AMPLIFY, and the phase IV ASCENT study, which shows aclidinium therapy is effective at reducing chronic obstructive pulmonary disease (COPD) exacerbations.

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Doppia visita istituzionale: Usa – Russia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Parma L’Ateneo ha ricevuto delegazioni della Delaware Law School della Widener University (USA) e della Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration – RANEPA
Per la Delaware Law School della Widener University sono arrivati in Ateneo i docenti Eileen Greena-Piretti e Anthony P. Doyle, in occasione di un incontro istituzionale programmato dalla Pro Rettrice all’Internazionalizzazione Simonetta Anna Valenti, e coordinato da Malaika Bianchi, docente del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali e componente della Commissione Internazionale del Dipartimento, e da Alessandro Bernazzoli, Responsabile della U.O. Internazionalizzazione.All’incontro hanno partecipato anche i docenti Fabio Salvatore Cassibba ed Emanuele Castelli del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali e Pier Luigi Marchini del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, e Giovanna Colangelo della U.O. Internazionalizzazione.Nel meeting, che si è svolto all’Erasmus International Home, si è discusso sulle possibili opportunità di collaborazione tra le due istituzioni per l’avvio di un programma di doppio titolo nell’ambito della laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, oltre che dell’attivazione di scambi di studenti delle discipline giuridiche ed economiche.È stata inoltre confermata la presenza dell’Ateneo di Parma, nella persona del Prof. Cassibba, alla prossima Legal Scholars Academy in programma dal 21 ottobre nell’Ateneo statunitense.
La delegazione della Russian Presidential Academy of National Economy and Public Administration – RANEPA era invece composta dalle docenti Natalia Abramova, Director School of Public Policy and Mangement, e Elena Prokhorova, Director English Language Undergraduate Programs. L’incontro istituzionale è stato coordinato dal Delegato del Rettore per i Doppi Titoli, Guglielmo Wolleb, e da Alessandro Bernazzoli, Responsabile della U.O. Internazionalizzazione.RANEPA è tra le maggiori università russe e l’unica che vanta il titolo di “Presidential”, in forza della sua diretta dipendenza dal governo russo.

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Nissoli (FI): Al Columbus Day per manifestare la bellezza delle mie radici italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

“Il mese di ottobre per la Comunità italiana in Usa è di particolare importanza, infatti è caratterizzato dalle Celebrazioni del Columbus Day. In questi giorni ho partecipato agli eventi che lo caratterizzano ed in particolare sono intervenuta alla presentazione del Columbus Day presso il Consolato Generale d’Italia a New York ed ho partecipato alla tradizionale parata sulla Fifth Avenue. Un giorno per festeggiare il “compleanno” dell’America ed un riconoscimento chiaro ed evidente al contributo che gli italiani d’America hanno dato allo sviluppo degli Stati Uniti.Ho percorso la quinta strada con l’orgoglio delle mie origini e con tanti amici in festa, orgogliosi delle nostre radici e del nostro patrimonio culturale che trova il suo punto di riferimento in Cristoforo Colombo che il 12 ottobre 1492 scoprì l’America, aprendo un nuovo capitolo alla storia del mondo. Il Columbus Day è stato anche l’occasione per festeggiare la concessione dell’onorificenza a Commendatore della Repubblica al dott. Joseph Ficalora, concessa dal Presidente Mattarella e che ho consegnato personalmente. Ficalora è una espressione viva dell’impegno degli italiani in USA, infatti ha raggiunto i vertici della finanza degli USA senza mai dimenticare le proprie radici ed impegnandosi in attività benefiche per la madrepatria.Inoltre, ho partecipato, al Master Theatre di Brooklyn, in qualità di membro della giuria, al prestigioso Festival della Musica Italiana di New York, diretto da Tony Di Piazza, organizzato dall’Associazione Culturale Italiana di New York, di cui è Presidente Tony Mulè, e presentato da Monica Marangoni di Rai Italia. E’ stata una esperienza bellissima dove la musica e le parole hanno fatto risuonare la bellezza dell’italianità e, in fondo, dato forza alla nostra bella lingua italiana. Ha vinto Daria Biancardi, di Palermo, ed anche lei ha partecipato, il giorno dopo, alla spettacolare parata del Columbus Day.
Insomma, eventi diversi ma che parlano una sola lingua, quella dell’italianità impersonata da Cristoforo Colombo, simbolo dell’orgoglio italiano! Tanto entusiasmo attorno alle nostre radici che vorrei fosse raccolto anche dal Governo non solo a parole ma nei fatti e, in particolare, nella prossima legge di bilancio stanziando maggiori risorse per i servizi agli italiani all’estero e per la promozione della nostra bella lingua e cultura!” Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, eletta nella Circoscrizione Estera – Ripartizione Nord e Centro America, dopo la tradizionale parata del Columbus Day di New York.

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Stats Perform’s Chief Technology Officer to Speak at the USA Sports Tech Conference

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Dr. Sun will deliver her presentation, “Artificial Intelligence in Sports Data,” at 9:40 a.m. CDT. As the lead of the product, innovation, global engineering, artificial intelligence and product design teams at Stats Perform, Dr. Sun will discuss how AI is transforming the sports landscape when it comes to sensing, understanding, predicting and conversing through sports data. With a host of new AI-powered products including AutoSTATS, Edge, VQ, Insights and Widgets, Stats Perform is pioneering innovation in a new sports AI-powered data revolution “Advancements in AI and machine learning are rapidly transforming the sports business,” Dr. Sun said. “Teams and leagues are getting faster, more accurate readings on opponents; fans are getting deeper, more impactful insights on their favorite team or player; and sportsbooks are getting more accurate predictions of upcoming matchups. Thirty years ago, the data revolution transformed baseball, and every other sport in turn, by changing the way we analyzed and conceptualized the game. Today, we are in the midst of a new AI-powered data revolution, where machine learning and AI are providing insights that transform sports media and technology, betting and team performance. Stats Perform is leading the charge on this new age and I look forward to sharing examples through some of our new AI-powered products.” The Sports Tech Conference brings together students and sports industry executives to discuss key topics and trends taking over sports technology. For more information, visit https://sportstechworldseries.com/usa/.

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Consumatori su dazi: no a ritorsioni che pagherebbero i consumatori

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato oggi che farà di tutto per limitare i danni e che sta anche lavorando, all’interno dell’Unione, su prospettive compensative. “La guerra dei dazi non fa male solo all’economia, alla crescita e alle nostre industrie, ma soprattutto ai consumatori, sui quali i dazi vengono traslati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per questo chiediamo al Governo, non solo di impegnarsi a trovare un accordo tra Stati Uniti ed Europa, limitando i danni per il nostro Paese, cosa da tutti auspicata, ma, in caso di fallimento del dialogo, a non applicare misure compensative sulle merci americane, che pagherebbero le famiglie italiane andando a fare la spesa” prosegue Dona.”Non è minacciando Trump di ritorsioni che si risolverà il problema, tanto più se consideriamo che in agosto l’Italia ha esportato negli Stati Uniti, secondo gli ultimi dati Istat, ben 1.748 milioni di euro in più rispetto alle importazioni e, nel periodo gennaio-agosto 2019, il saldo commerciale sale addirittura a 18.177 milioni” conclude Dona.

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I dazi Usa sui prodotti agroalimentari italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

 

Sarebbero un colpo fatale per il nostro settore, in modo particolare per i piccoli e medi produttori. E’ per questo urgente una decisa azione diplomatica del Governo italiano per scongiurare tali misure – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso.
Se la guerra commerciale tra gli Usa e l’Ue prendesse di mira le nostre esportazioni, a essere penalizzati non sarebbero soltanto gli agricoltori, ma più in generale il prestigio e la diffusione di marchi che possono essere considerati veri e propri ambasciatori del made in Italy nel mondo – prosegue Tiso. Le vittime di questa guerra commerciale rischiano infatti di essere soprattutto vino, olio, formaggi e pasta, prodotti già minacciati dalle imitazioni dei nostri prodotti in vendita nel mercato americano. Secondo i calcoli del Governo, il danno per la nostra agricoltura sarebbe equivalente a 4,5 miliardi di euro, oltre il 9% dell’export italiano negli Stati uniti. Sarebbe uno tsunami per il nostro settore, che per di più rischia di essere travolto da un’ondata che ha origini lontane e che non coinvolgono in alcun modo il nostro Paese: il braccio di ferro tra Airbus e Boeing.Come ha sottolineato a più riprese la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, è impensabile che a pagare il prezzo dello scontro tra due colossi del trasporto aereo finiscano per essere gli agricoltori italiani. Chiediamo ora alla ministra e al Governo di fare di tutto per evitare i nuovi dazi, a partire dalla visita del Segretario di Stato Usa Mike Pompeo in arrivo oggi a Roma.

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Altice USA to Launch Amazon Prime Video on Altice One

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

Altice USA (NYSE: ATUS) and Amazon (NASDAQ: AMZN) today announce plans to launch Amazon Prime Video on the Altice One entertainment and connectivity platform, providing seamless access to the entire Prime Video catalog, including Amazon Originals like 2019 Emmy-winning The Marvelous Mrs. Maisel, Emmy-winning Fleabag and Emmy-nominated Tom Clancy’s Jack Ryan and new releases Carnival Row, Undone and Late Night to Altice’s Optimum and Suddenlink customers across the country.Altice One is an ever-evolving platform that combines 4K video, high-speed broadband, powerful WiFi, and voice capabilities into a compact home hub with a personalized user interface, integrated access to streaming apps, and advanced search via a Bluetooth voice-activated remote control.With this launch, the Prime Video app with award-winning content will be available directly on Altice One and alongside a user’s live, on demand, and streaming video services included with Altice One. Additionally, the Prime Video content will be accessible via the Altice One voice-activated remote control.The integration of Prime Video is the latest enhancement to Altice One, which continues to evolve with new features and functionalities that simplify and improve the user experience, such as the recent launch of an all-new sports hub that gets fans to their must-see games faster and a refreshed home screen for faster navigation to popular live content.
This is the second innovative collaboration between Amazon and Altice USA; the two companies recently partnered on Altice Amplify, an industry-first intelligent home speaker that features high-fidelity audio from sound leader Devialet and Amazon Alexa Built-in for seamless smart home control, including control of Altice One.Altice One customers will have access to Prime Video in the coming months through the Prime Video app on the Altice One user interface and via the Amazon Prime Video mobile app. For more information on Altice One, click here in the Optimum region and here in the Suddenlink region.Prime Video includes thousands of popular movies and TV shows such as critically-acclaimed Amazon Originals including the Emmy Award-winning The Marvelous Mrs. Maisel, Tom Clancy’s Jack Ryan, The Boys, Homecoming, Hanna, Fleabag, Good Omens, Donald Glover’s Guava Island, the Academy Award-winning Manchester by the Sea and The Salesman, Academy Award-nominated The Big Sick and Cold War, and the critically-acclaimed Beautiful Boy and Late Night. Prime Video offers users exclusive features like X-Ray as well as access to 4K UHD titles included with Prime at no additional cost. With Prime Video users can also rent or purchase titles or choose from more than 150 Prime Video Channels including Showtime, HBO, NBA League Pass, MLB.TV, CBS All-Access, and STARZ.

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Esiste ancora l’egemonia USA?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Le recenti elezioni americane ci hanno dato un presidente ante litteram che a fronte della nascente potenza di Cina e Russia intende ripristinare la piena sovranità degli Stati Uniti nella logica di una “competizione per il potere”, che è, per altro, una costante centrale della storia. Egli vi individua tre competitori o minacce: le potenze revisioniste come Cina e Russia, gli Stati fuori controllo (rogue states) come Corea del Nord e Iran e i terrorismi transnazionali. Altri quattro elementi della sua politica lo caratterizzano: In primis il suo nazionalismo non eccezionalista in quanto ritiene che in un sistema anarchico e competitivo non vi sono differenze tra gli interessi statunitensi e quelli del resto del mondo o una superiorità etica degli Stati Uniti e delle democrazie occidentali. E in secundis non intende farsi imbrigliare dai meccanismi multilaterali delle organizzazioni internazionali, che limitano la potenza del soggetto dominante. Si aggiungono la sua marcata dimensione militarista invertendo la tendenza alla costante riduzione del bilancio della Difesa e l’unilateralismo, la realpolitik e il protezionismo nel suo intendimento di contrastare i processi d’integrazione globale non credendo più alle mille interdipendenze che vincolano gli Stati Uniti ad un sistema internazionale che ha, per altro, cessato da tempo di essere “a somma zero”. In tutto questo avverto la consapevolezza di chi, forse inconsciamente e con strumenti appena abbozzati, si rende conto che il sistema capitalistico vigente non è più sostenibile e necessita di una metamorfosi radicale. Non ritengo, tuttavia, che una pur inevitabile mutazione, stante l’attuale criticità dell’ecosistema, possa permetterci un passaggio indolore e non conflittuale lasciando intravedere, da Trump in poi, un cambiamento di passo dell’intera umanità facendo esplodere al tempo stesso tutte le contraddizioni dell’attuale sistema in forma cruenta. (Riccardo Alfonso)

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Perchè odiare Colombo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Nell’agosto del 2017 ci siamo trovati di fronte alla storica decisione del Comune di Los Angeles di abolire il Columbus Day perché, secondo loro, “celebra il genocidio delle popolazioni native commesso dal navigatore genovese”, oggi siamo di fronte ad una risoluzione della National Education Association (NEA) che propone di sostituire il Coumbus Day con l’Indigenous People’s Day, per celebrare i nativi americani. Si tratta dell’ennesimo attacco alla memoria di Colombo e dell’Italian cultural heritage, un attacco che parte da lontano, dal 1992 a Berkeley, in California, e pian piano sta conquistando varie città americane e quattro Stati, che hanno messo in soffitta i festeggiamenti in onore dell’uomo che scoprì l’America per celebrare gli indiani americani che ivi vivevano al suo arrivo. Si tratta di una rimozione culturale che non possiamo accettare, di un revisionismo storico che viene negato dai fatti proprio perché la scoperta dell’America da parte di Colombo ha cambiato il corso della storia. Tuttavia, alcuni gruppi liberals hanno abbracciato la teoria che dipinge Colombo come un sanguinario che maltrattò la popolazione indigena e mira a dare spazio agli indigeni nella vita culturale americana. Non è attraverso la rimozione del Columbus Day che si valorizzano le diversità, pertanto si può benissimo individuare un altro giorno per celebrare l’Indigenous people’s Day, così come afferma l’“Italian American ONE VOICE Coalition” (IAOVC) che ha lo scopo di tutelare il patrimonio culturale italiano negli Stati Uniti e combattere i pregiudizi e le discriminazioni contro gli italoamericani. Siamo tutti chiamati a difendere la nostra eredità culturale e la figura di Cristoforo Colombo quale simbolo della nostra Comunità in America, convinti che tra 50 anni, probabilmente, il revisionismo storico nei confronti di Cristoforo Colombo avrà perso la sua ragion d’essere. La verità sarà manifesta a tutti e l’odio che si sta riversando verso la figura di Colombo svanirà di fronte alla forza della ragione. Negli ultimi anni, l’America è stata scossa da polemiche sui simboli della sua storia e nella lotta tra suprematisti bianchi e attivisti dei diritti civili si è venuta a toccare anche la figura di Colombo che ha un significato che va ben oltre i conflitti interni americani. Colombo, come ho scritto nella mozione che ho presentato in Parlamento per difendere il Columbus Day, “è simbolo di relazione tra l’Italia e gli Usa e una rimozione di questa figura dalla memoria storica del popolo americano certamente non va incontro ai propositi di buona collaborazione e ai sentimenti di forte amicizia che i due Paesi nutrono reciprocamente”. Lo spirito di intrapresa che animava Colombo e che anima ancora molti italiani che decidono di lasciare la madrepatria e i luoghi di origine nella speranza di un futuro migliore da costruire con le proprie mani e impegnando le proprie energie migliori, accomuna la cultura italiana e quella americana. Questo spirito è più forte di ogni formalismo o di volontà di rimozione. Occorre ritornare a ciò che ci accomuna e creare occasioni per rafforzare l’identità e i valori comuni.Convinta della necessità di mantenere vivo il Columbus Day, per difendere il quale, mi sono battuta costantemente durante il mio mandato parlamentare, invito gli italiani sensibili alla celebrazione della Giornata di Colombo a supportare l’iniziativa della Italian American ONE VOICE Coalition che si oppone alla risoluzione anti Colombo della National Education Association (NEA).
Il nome di Colombo è sinonimo di operosità e soprattutto di conoscenza, quella conoscenza dalla quale non possono prescindere le società moderne. Fcciamo in modo che il Giorno di Colombo resti a testimoniare che lo spirito di avventura e la sete di conoscenza possono aiutare ancora l’America ed il mondo a cercare quel “punto oltre” che porta allo sviluppo e ad un futuro migliore!”

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Il sistema del dollaro arranca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Se persino un economista della banca americana JP Morgan Chase, la più grande tra le “too big to fail”, ammette che l’era del dollaro come moneta degli scambi internazionali è arrivata al termine, vuol dire che qualcosa d’importante sta veramente cambiando nel sistema monetario mondiale.
Il dollaro è stato la valuta di riserva dominante per quasi un secolo. Ma Craig Cohen, l’economista della citata banca, afferma che “il dollaro potrebbe perdere lo status di principale valuta internazionale”.
Una causa non secondaria è il crescente potere delle economie asiatiche, in particolare quello della Cina e del Giappone. Oggi l’intera regione asiatica, che comprende anche la Russia, vanta più del 50% del pil mondiale. E, com’è noto, per i commerci interni di questa vasta area si fa sempre più spesso uso di monete locali.
L’altra ragione sta nel gigantesco debito pubblico americano che ha raggiunto i 22.000 miliardi di dollari. Ciò, inevitabilmente, rende la valuta americana più vulnerabile e meno appetibile per gli investitori. La prova evidente è la corsa all’oro e la crescita del suo valore. La Russia e la Cina guidano quest’azione. Nei primi cinque mesi dell’anno hanno aumentato le loro riserve auree di ben 70 tonnellate. Sembra che negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve russe sia quasi decuplicata. La Banca centrale di Mosca ne detiene 2190 tonnellate per un valore di circa 90 miliardi di dollari. Un quinto di tutte le riserve russe. Nel 2018 la Banca centrale russa ha dimezzato le riserve di dollari passando dal 45,8% al 22,7% del totale, sostituendoli con l’euro (passato dal 21,7% al 31,7%) e con lo yuan (salito dal 2,8% al 14,2% del totale)
La Cina da gennaio sta acquistando decine di tonnellate di oro il mese che in parte sono destinate a incrementare le riserve. La quantità totale di oro è di circa 2.000 tonnellate. Rimane ancora molto spazio, poiché l’oro rappresenterebbe solo il 3,5% del totale delle riserve cinesi. Comunque, la concentrazione di oro è ancora negli Usa. Vi sarebbero, infatti, circa 8.200 tonnellate, pari a oltre il 70% di tutte le riserve americane. Una simile percentuale vale anche per la Germania. In Italia l’oro, con circa 2.450 tonnellate, rappresenta il 66% di tutte le nostre riserve. Ma la tendenza a livello mondiale di rimpiazzare il dollaro, nella composizione delle riserve, con l’oro e con altre monete prosegue speditamente.
La progressiva perdita di affidabilità del “sistema dollaro” è testimoniata anche dalla presa di distanza di molti investitori istituzionali internazionali dai titoli di stato americani. In passato la Russia era ritenuta uno dei maggiori investitori in Treasury bond. Nel 2010 ne aveva 176 miliardi di dollari. Adesso la quota è scesa a 12 miliardi.
La Cina, il principale detentore mondiale di Treasury bond, mese dopo mese ne vende per decine di miliardi di dollari. Negli ultimi due anni ha raggiunto il minimo storico, scendendo a 1.100 miliardi. Anche i più stretti alleati degli Usa incominciano ad avere dubbi circa l’attendibilità del sistema finanziario americano, tanto che persino la Gran Bretagna nel solo mese di aprile ha ridotto il portafoglio di obbligazioni americane di 16,3 miliardi di dollari. Il Giappone, che è il secondo creditore degli Usa, ha fatto lo stesso.
Secondo il ministero delle Finanze di Washington, la stessa disaffezione si starebbe manifestando anche nella borsa di Wall Street, dove nei passati 13 mesi gli investitori stranieri avrebbero venduto azioni di società americane, soprattutto dei settori high tech, per circa 215 miliardi di dollari. Nonostante tutto ciò Trump auspica una svalutazione del dollaro. Così, sostiene lui, si comprerebbero meno beni sui mercati mondiali e le esportazioni americane diventerebbero più competitive. In uno dei suoi recenti “messaggini” ha detto che “la Cina e l’Europa giocano con la grande manipolazione monetaria e immettono ingenti quantità di soldi freschi nei lori sistemi allo scopo di competere con gli Usa”. Il presidente americano chiede, quindi, di stampare più dollari e con essi comprare altre monete, rendendo più conveniente per gli investitori stranieri cambiare le loro valute in dollari.
Molti, anche negli Usa, gli hanno fatto notare che un dollaro svalutato non è la soluzione. E’ soltanto il percorso più sicuro per far aumentare i prezzi all’interno del paese, poiché le importazioni Usa sono in gran parte prodotti semilavorati che entrano nei processi produttivi nazionali. Ma Trump non ci sente.Se oltre alla guerra dei dazi si dovesse rischiare anche una guerra delle valute, la stabilità economica mondiale potrebbe essere messa pericolosamente a rischio e con essa, naturalmente, anche il ruolo del dollaro. Al riguardo il presidente della Bce, Mario Draghi, è stato molto chiaro: “Consideriamo l’accordo internazionale per evitare le svalutazioni valutarie competitive un pilastro del multilateralismo”. Parole sagge e consapevoli. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Shirin Ebadi sui rapporti USA/IRAN

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Prima donna magistrato in Iran, avvocato e prima donna musulmana a essere insignita del Premio Nobel per la pace nel 2003, l’esule iraniana è intervenuta sui temi caldi dell’attualità politica italiana e internazionale.“Il problema fra l’Iran e l’America non è nucleare, il problema è la politica estera iraniana.L’Iran infatti pratica l’ingerenza nei paesi della regione mediorientale”. Ad intervenire sui rapporti fra USA e Iran, nelle interviste rilasciate alla redazione di Consulentidellavoro.it e nel corso del Festival del Lavoro 2019, Shirin Ebadi, prima donna magistrato in Iran, avvocatessa iraniana e Premio Nobel per la pace 2003. “Noi iraniani siamo contro la guerra perché sappiamo che la guerra non fa cadere il regime, lo rafforza. Le guerre rafforzano i dittatori ed è per questo che il regime islamico di Teheran spinge per lo scontro, che consentirebbe invece, con la scusa di difendere la sicurezza nazionale, di uccidere di più e maltrattare di più il proprio popolo”. “Comunque, la guerra nucleare non ci sarà”. Sicuramente alto è il rischio di attacchi offensivi, ma non con l’arma nucleare. “Ovunque dovesse scoppiare nel mondo, una guerra nucleare sarebbe pericolosa per tutta l’umanità, quindi è difficile che accada. Però c’è il pericolo di attacchi localizzati e brevi, a danno di persone e siti civili come fabbriche e centrali elettriche”. Dunque, per Ebadi è fondamentale che riprendano al più presto i negoziati perchè il popolo iraniano vuole il dialogo: “La disoccupazione è terribile; la gente non ha pane da mangiare, invece i soldi iraniani diventano armi negli altri paesi. Non abbiamo abbastanza scuole e ospedali, invece i nostri soldi diventano razzi da lanciare in altri paesi della regione”. Intervenendo poi sulla situazione dei professionisti in Iran, il Premio Nobel ha sottolineato
come decine di avvocati, ad esempio Nasrin Sotoudeh, per il semplice fatto di avere difeso i prigionieri politici e di avere svolto il loro lavoro in difesa dei diritti umani, sono stati vittime di persecuzioni, arresti, condanne. Così come sono in pericolo i giornalisti che raccontano quello che accade senza filtri e gli attivisti che lottano per la difesa dell’ambiente. Da qui l’appello alla libertà d’informazione: “Senza i mezzi di informazione non riusciremmo a far arrivare la nostra voce dappertutto. Gli stessi social network e Internet possono avere questa funzione. Pubblicate le nostre notizie. Parlatene. Le donne iraniane devono essere sentite. E come giornalisti consigliate ai vostri politici, se vanno in Iran e hanno delegati donne, di non usare il velo. Come esempio di solidarietà alle tante donne che sono costrette ad indossarlo”. Il video dell’intervista a Shirin Ebadi realizzata dalla redazione di Consulentidellavoro.it:
http://www.consulentidellavoro.tv/watch.php?vid=6cdd4976c

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In USA e Canada vince l’autenticità del formaggio Asiago DOP

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Il formaggio Asiago DOP fa scuola oltreoceano e sempre più consumatori e operatori chiedono di conoscere il territorio d’origine e la sua storia direttamente nei luoghi di produzione. A confermarlo, il successo delle attività in più di 300 punti vendita delle principali insegne in USA e Canada e la partecipazione di oltre mille persone all’innovativo programma formativo digitale “Lean & Earn” dedicato allo studio delle caratteristiche distintive del prodotto d’origine protetta con la presenza, in queste settimane, di numerosi operatori giunti per incontrare le diverse realtà produttive dell’Altopiano di Asiago.Formazione ed esperienza diretta sono due elementi decisivi per la diffusione di un prodotto di qualità come Asiago DOP e proprio su questi aspetti ha puntato la recente attività di promozione del Consorzio Tutela Formaggio Asiago in più di 300 punti vendita delle principali insegne in USA e Canada affiancata, online, dall’innovativo programma di formazione digitale “Learn & Earn”, che propone al trade una serie di sessioni formative dedicate all’Asiago DOP, nel contesto del progetto europeo “Uncommon Flavors of Europe” realizzato insieme ai Consorzi di Tutela Speck Alto Adige e Pecorino Romano. Accolta con grande interesse e strumento per la prima volta utilizzato nell’ambito di un progetto europeo, “Learn & Earn” è una piattaforma digitale studiata per trasferire informazioni sull’unicità del prodotto d’origine protetta attraverso un coinvolgimento diretto che permette di imparare giocando e viene reso ancora più accattivante dalla possibilità di vincere alcuni viaggi in Italia per approfondire il patrimonio di autenticità della produzione d’origine e le tecniche tradizionali dell’Asiago DOP in tutte le sue tipologie e sfumature, dal fresco allo stagionato.Il crescente interesse, nei mercati oltreoceano, verso il cibo testimone di una storia autentica e tradizione millenaria, accompagnato da una costante attività di promozione realizzata dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago, sono un elemento di crescita importante in paesi come gli Usa e il Canada. Il Consorzio, in questi ultimi anni, è stato molto attivo sia sul fronte della tutela che in quello dell’attività di promozione nonostante le difficoltà che il contesto non favorevole del mercato USA ha imposto all’intero comparto agroalimentare italiano mentre, in Canada, le esportazioni di Asiago DOP continuano ad aumentare del 12,3% dal 2017 al 2016 e del 33,6% dal 2018 al 2017.

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Sistemi di cura per l’ictus: pubblicate le nuove raccomandazioni Usa

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Perfezionare i sistemi di cura per l’ictus è necessario affinché i progressi scientifici si traducano in migliori esiti clinici dei pazienti. A sostenerlo è il nuovo policy statement dell’American Stroke Association (ASA) pubblicato su Stroke, che arriva in seguito agli sviluppi dell’ultimo decennio in merito a terapia endovascolare, cure neurocritiche e certificazione dei centri per l’ictus, e all’avvento del telestroke e delle unità mobili per l’ictus. Con il nuovo statement, rilasciato durante il National Emergency Medical Services Week, l’ASA aggiorna le raccomandazioni presenti nella precedente pubblicazione (2005) allo scopo di aiutare i responsabili delle politiche e la sanità pubblica a raggiungere un rinnovo continuo dei sistemi di cura per l’ictus. «Queste raccomandazioni riflettono i tanti progressi fatti e cosa ancora deve essere realizzato per massimizzare gli esiti dei pazienti nella cura dell’ictus acuto» afferma Opeolu Adeoye, della University of Cincinnati negli Stati Uniti. Tra queste troviamo la scelta dell’ospedale. In caso di paziente con sospetto ictus grave, le unità di emergenza devono prendere in considerazione la possibilità di allungare fino a 15 minuti il tragitto per raggiungere un ospedale che possa realizzare la trombectomia endovascolare, procedura che, insieme alla somministrazione di ateplase, deve essere eseguita rapidamente, ma che non tutti gli ospedali forniscono. Si raccomanda l’attuazione di programmi di educazione pubblica, soprattutto per le popolazioni ispaniche e di colore che sembrano avere minore conoscenza delle cause e dei sintomi dell’ictus e quindi meno possibilità di beneficiare dei servizi di emergenza. Agenzie governative, pronto soccorso, medici ed esperti dovrebbero collaborare allo sviluppo di protocolli di triage per far sì che l’ictus sia rapidamente identificato. Inoltre, la prevenzione secondaria dei pazienti dovrebbe essere sostenuta dai centri certificati e la riabilitazione dovrebbe comprendere cure primarie e servizi specializzati, come la fisioterapia. Infine, si raccomanda l’attuazione di politiche federali e statali che permettano a tutti i pazienti di ricevere tempestivamente le cure adeguate e di avere facile accesso alle risorse di prevenzione e riabilitazione. «I responsabili politici dovranno identificare il modo migliore per creare sistemi locali/regionali che massimizzano il triage e la cura di tutti i pazienti con ictus sospetto» afferma Robert Harrington della Stanford University (USA) in un editoriale correlato. (fonte: Stroke. 2019. doi:10.1161/STR.0000000000000173. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31104615 by Doctor33)

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Impatto della guerra commerciale USA-Cina

Posted by fidest press agency su martedì, 28 Mag 2019

A cura di Luca Paolini, Chief Strategist e Patrick Zweifel, Chief Economist. Quando il commercio smette di funzionare, ci perdono tutti. Quindi gli investitori dovrebbero prepararsi alle conseguenze del recente tira e molla nella disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti, in cui Pechino ha annunciato tariffe di ritorsione in risposta alla mossa di Washington di aumentare i dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi. I nostri calcoli indicano che una guerra commerciale su larga scala tra la prima e la seconda economia al mondo ha il potenziale di far entrare l’economia globale in recessione e condurre ad un brusco crollo dei titoli mondiali.Il nostro modello indica che se un dazio del 10% sul commercio statunitense fosse trasferito al consumatore, l’inflazione mondiale salirebbe di circa 0,7 punti percentuale.Ciò, a sua volta, potrebbe diminuire gli utili societari del 2,5% e tagliare i price-to-earnings ratio delle azioni globali fino al 15%. Tutto ciò significa che le azioni globali potrebbero perdere il 15-20%. Il che, in effetti, riporterebbe indietro di tre anni l’orologio del mercato azionario mondiale. I rendimenti delle obbligazioni statunitensi possono crollare, ma la portata della flessione sarà limitata per via di un impatto inflazionistico dovuto ai dazi.
Washington e Pechino potrebbero ancora raggiungere un accordo alla riunione di giugno del G-20. Ma se così non fosse, gli aumenti dei dazi previsti potrebbero causare sofferenza ad entrambe le economie: riteniamo che i provvedimenti commerciali esistenti potrebbero ridurre la crescita cinese dello 0,5% e quella degli Stati Uniti di circa lo 0,2%.A peggiorare le cose, l’impatto di una guerra commerciale sarebbe percepito ben oltre i confini delle prime due potenze economiche mondiali. Economie aperte, come Singapore e Taiwan in Asia e Ungheria, Repubblica ceca e Irlanda in Europa sono potenzialmente più vulnerabili rispetto a Stati Uniti e Cina.

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La riforma sull’immigrazione di Trump: primo passo falso

Posted by fidest press agency su domenica, 26 Mag 2019

By Domenico Maceri. “Si tratta di un piano grande, bello e coraggioso”. I superlativi di Donald Trump sono tipici quando parla di qualcosa associata a se stesso. In questo caso il 45esimo presidente lodava il suo piano sulla riforma dell’immigrazione che altri hanno etichettato “Dead on arrival”, ossia ricevuto in stato “non operativo”.
Il piano di Trump riformerebbe l’immigrazione da un sistema che predilige i ricongiungimenti familiari sostituendolo con uno che agevolerebbe i meriti di coloro che vogliano entrare nel Paese. Si tratta di un piano che adotta principi utilizzati da sistemi dell’Australia, Nuova Zelanda e Canada. Modificherebbe la formula attuale che distribuisce il numero di immigrati con il 66 percento riservato ai ricongiungimenti familiari e il resto per questioni di meriti, umanitari, e richiedenti asilo. Trump riserverebbe il 57 percento dei posti ai meriti, il 33 percento ai ricongiungimenti familiari e il resto a beneficio di caratteristiche umanitarie. Il numero totale di 1,1 milioni cartellini verdi rimarrebbe a essere in vigore. Il piano di Trump attirerebbe più immigrati preparati a entrare nel mondo del lavoro e richiederebbe che i nuovi arrivati imparino o conoscano già l’inglese e si sottopongano a un esame di educazione civica.
Il piano è stato annunciato da Trump ma, Jared Kushner, suo genero e consigliere speciale, lo aveva presentato a un gruppo di senatori repubblicani per cercare di ottenere il loro sostegno. Alcuni giornali hanno riportato che l’incontro non ha entusiasmato. In alcune delle sue risposte Kushner è stato interrotto da Stephen Miller, collaboratore di ultra destra del presidente, per offrire chiarimenti. Il senatore Lindsey Graham del South Carolina, grande sostenitore del presidente, ha dichiarato che il piano non mira a divenire legge ma consiste di un primo passo. Più delusa la senatrice Susan Collins del Maine poiché il piano di Trump non include una soluzione alla tragica situazione dei “dreamers”, i giovani portati illegalmente in America dai loro genitori. Buona parte di loro hanno beneficiato del DACA, un ordine esecutivo di Barack Obama che permette loro di restare negli Stati Uniti temporaneamente. Il piano di Trump non tocca nemmeno la situazione degli 11 milioni di immigrati non autorizzati già nel Paese.
L’allontanamento dai principi di ricongiungimenti familiari richiama la legge sull’immigrazione del 1924. Questa legge impose limiti al numero di immigrati basandoli su una quota del due percento secondo la nazionalità degli americani, legata al censimento del 1890. La legge causò notevoli riduzioni a immigrati provenienti dall’Europa del Sud favorendo ingressi di individui dalla Gran Bretagna e l’Europa settentrionale. Nel 1965 il Congresso ha cambiato la legge che corrisponde in grande misura a quella attuale, favorendo i ricongiungimenti familiari.
Il piano di Trump avrebbe simili effetti riducendo gli ingressi di Paesi poveri come quelli del Sud America e Africa. Si tratta di luoghi che Trump aveva dispregiato come “di m…da”, preferendo quelli del Nord Europa. Comunque sia, il piano di Trump non ha quasi nessuna possibilità di divenire legge, considerando il controllo democratico alla Camera ma soprattutto perché manca di serietà poiché esclude la situazione dei “dreamers” e degli altri immigrati non autorizzati. Perché dunque fare un annuncio sull’immigrazione?
Trump ha ripreso il tema dell’immigrazione per caldeggiare la sua base e i sentimenti anti-immigrati etichettandoli come criminali e pericolosi alla sicurezza del Paese. Secondo questa visione è stato facile affibbiare a Trump l’etichetta di essere anti-immigrazione considerando la sua aspra retorica e l’assenza quasi totale di parole che lodino gli immigrati come costruttori del Paese. Si ricordano facilmente i suoi duri attacchi agli immigrati durante la campagna politica del 2016 ma anche durante la sua presidenza. L’enfasi sul bisogno della costruzione del muro, il bando contro immigrati di parecchi Paesi musulmani, e la separazione delle famiglie di rifugiati al confine col Messico principalmente del Centro America, hanno stabilito il 45esimo presidente come interprete della visione anti-immigranti della sua base.Trump con il suo piano vuole intorbidire le acque, asserendo che si oppone solo all’immigrazione illegale. Il suo tentativo di allontanarsi dalla sua aspra retorica contro gli immigrati sarà difficilmente digerito eccetto per i suoi fedelissimi che hanno idee molto negative sui nuovi arrivati. Ann Coulter, la giornalista di ultra destra che in tempi recenti ha sostenuto Trump, adesso lo attacca persino nel suo nuovo piano ricordando che non ha mantenuto la promessa della costruzione del muro al confine e che il numero degli immigrati rimane identico a quello attuale.
Questa insoddisfazione del piano di Trump dall’estrema destra perché troppo liberal dovrebbe suggerire qualche spiraglio verso un compromesso coi democratici. Kevin McCarthy, presidente della minoranza repubblicana alla Camera, ha dichiarato che il piano di Trump consiste di un primo passo verso un disegno di legge più completo, suggerendo un tentativo bipartisan.Trump però ha messo fine a una tale prospettiva. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha recentemente etichettato i democratici come il partito di “frontiere aperte, salari bassi, e completa illegalità”. Trump ha continuato minacciando che se i democratici non coopereranno con il suo piano per “riforme storiche” bisognerà farlo dopo l’elezione del 2020 quando, secondo lui, i repubblicani controlleranno ambedue le Camere e la Casa Bianca. Perché non ha implementato il suo piano sull’immigrazione durante i primi due anni della sua presidenza quando infatti i repubblicani controllavano ambedue le Camere e la Casa Bianca rimane un mistero. Forse perché si tratta di un piano irrealizzabile il cui vero scopo è mantenere felice la sua base?
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Guerra commerciale, si riparte: quali conseguenze?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 Mag 2019

Commento di Chia-Liang Lian, Head of Emerging Markets Debt di Western Asset (affiliata Legg Mason). Le recenti minacce di dazi contro la Cina hanno affondato l’accordo commerciale che avrebbe dovuto essere annunciato venerdì scorso. Proprio venerdì, il progetto del presidente Trump di aumentare i dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi dal 10% al 25% è stato attuato, e una nuova imposta del 25% su oltre 325 miliardi di beni è attualmente al vaglio. Si è trattato di una sorpresa, dopo che nei mesi precedenti entrambe le parti avevano rilasciato commenti concilianti (il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, aveva definito i negoziati svoltisi a Pechino come “produttivi”). Il venerdì precedente, le modifiche proposte all’ultima bozza di accordo erano state caratterizzate da un tornare indietro rispetto agli impegni sul furto di proprietà intellettuale e sui trasferimenti tecnologici forzati. Sembra inoltre che un nodo importante sia stata l’insistenza da parte del governo USA sul diritto di reimporre unilateralmente i dazi, nel caso la Cina dovesse mancare ai suoi impegni.Crediamo che a questo punto la possibilità di una risoluzione bilaterale sia rimandata alla seconda metà del 2019: in risposta alla mossa degli USA, la Cina ha già annunciato contromisure. Di certo, il rinnovarsi delle tensioni commerciali avrà un impatto sugli asset di rischio. In Cina, subito dopo l’annuncio di Trump i titoli azionari sono crollati, mentre lo yuan di è deprezzato dello 0,75%. Un periodo prolungato di crescenti tensioni potrebbe alimentare le incertezze sulle prospettive di crescita globali. Le autorità cinesi dispongono degli strumenti di politica economica per affrontare le difficoltà cicliche, ma qualsiasi misura dovrà comunque fare i conti anche con fattori secolari che limiteranno il ritmo della crescita cinese sul lungo periodo. Cosa importante, i vicini paesi asiatici ed emergenti potrebbero risentire degli effetti a catena, soprattutto in uno scenario che sembra diventare più protezionista.

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