Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

Posts Tagged ‘usa’

Clean Energy: nell’agenda di Biden, uno stimolo alle energie rinnovabili domestiche

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2022

A cura di Jennifer Boscardin-Ching, Product Specialist del team Thematic Equities di Pictet Asset Management. Il tema delle energie rinnovabili è di fondamentale importanza. Si tratta di un argomento non nuovo, ma che trova oggi ampia copertura a seguito del conflitto Russia-Ucraina. La questione dell’indipendenza energetica e della stabilità dei prezzi dell’energia è infatti diventata una priorità per governi, aziende e consumatori, che stanno cercando di accelerare progresso e investimenti in questa direzione. Il 18 maggio abbiamo visto l’Unione Europea adottare il Piano REPowerEU. Esso conferma l’interesse del Vecchio Continente nell’investimento in energie rinnovabili, delinea le misure per velocizzare la transizione energetica europea e mira a ridurre la dipendenza dalle importazioni russe di combustibili fossili. Fanno parte delle tecnologie “critiche”: pannelli fotovoltaici, materiali per l’isolamento termico, pompe di calore, infrastrutture chiave (tra cui i trasformatori), elettrolizzatori e celle a combustione, tutte aree cruciali per lo sviluppo di nuove energie. Un secondo aspetto chiave della transizione riguarda l’isolamento degli edifici. Circa la metà di tutte le case negli Stati Uniti sono state costruite prima che i codici energetici moderni fossero fissati. Ciò significa oggi significative perdite di capacità energetica. L’ordine esecutivo voluto da Biden mira a espandere rapidamente la produzione di materiali isolanti per soddisfare le esigenze di ottimizzazione energetica sulle costruzioni esistenti e, più in generale, del mercato immobiliare di nuova costruzione. C’è poi il tema delle infrastrutture critiche della rete elettrica. Il Dipartimento dell’Energia statunitense prevede una crescita senza precedenti dell’elettrificazione necessaria per supportare la transizione verso l’energia pulita. Lo stesso Dipartimento stima inoltre che il paese dovrebbe avere bisogno di espandere i sistemi di trasmissione dell’elettricità del 60% entro il 2030 per soddisfare l’aumento del fabbisogno nazionale di energia rinnovabile ed elettrificazione. In quanto tale, nuovi investimenti saranno direzionati verso l’implementazione domestica di componenti di rete moderni.Un ultimo paragrafo è destinato agli elettrolizzatori, alle celle a combustione e ai metalli del gruppo del platino (sei in tutto, e in particolare rutenio, rodio, palladio, osmio e iridio, oltre allo stesso platino). Il targeting di questi prodotti aiuterebbe a costruire una catena di approvvigionamento locale stabile a supporto della nascente industria dell’idrogeno verde.In Pictet Asset Management riteniamo che l’idrogeno verde abbia un enorme potenziale nel lungo periodo (specie per alcune applicazioni, come nell’ambito dell’industria pesante). Tuttavia, la tecnologia a supporto del suo sviluppo e le opportunità di investimento in questo settore sono ancora in una fase iniziale, con molte società pure-play ancora volatili, negative in termini di free cash flow. Pertanto, continuiamo a tenere d’occhio gli sviluppi in questa direzione e a cercare interessanti e concrete opportunità di investimento quando si presenteranno.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Stati Uniti, la Corte Suprema abolisce il diritto all’aborto dopo 50 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Stamattina la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade del 1973, revocando il diritto all’aborto. “L’aborto presenta una profonda questione morale. E la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto” si legge nella sentenza. Sei giudici, tre dei quali nominati dall’ex presidente Donald Trump, hanno votato a favore e tre – Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer – contro. “Tristemente, molte donne hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo” hanno dichiarato i tre giudici contrari alla decisione. Gli Stati potranno ora decidere autonomamente. E’ probabile che quasi la metà renderà l’aborto illegale. Davanti alla sede della Corte Suprema intanto cresce la protesta, con un numero di manifestanti che aumenta di minuto in minuto. (fonte Pressenza International press agency)

Posted in Diritti/Human rights, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Diritti civili e individuali. Unione europea punto di riferimento mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Dopo il voto della Corte Suprema Usa che oggi ha abolito il diritto costituzionale all’aborto e il voto del Bundestag tedesco che ha abolito il divieto alla promozione dell’interruzione di gravidanza, il mondo dei diritti civili e dei diritti individuali ha fatto una svolta storica. Il mondo anglosassone – Usa e Uk in testa – sono sempre stati punti di riferimento per questi diritti. Dalle loro legislazioni le generazioni politiche della seconda metà del secolo scorso hanno tratto ispirazione per affermare altrettanti diritti nei singoli Paesi. Oggi non è più così. Il riferimento è diventata l’Unione europea… non ancora unanime in materia (vedi Polonia) ma l’istituzione sovranazionale che governa le nostre economie e i nostri diritti è il maggior punto di elaborazione e riferimento per i diritti individuali. Gli Usa, vedi anche quanto accade per le armi, hanno diversi problemi e cercano di risolverli solo guardando a se sessi, facendo mancare al mondo intero quel punto di riferimento che sono stati per anni sulle libertà individuai. L’Uk, dopo la Brexit, ha scelto di isolarsi e correre per conto proprio riferendosi al limitato mondo del Commonwealth che, tra l’altro, non è più quello che continuano a credere i brexiter che oggi governano quel Paese.Altri diritti individuali, come quello alla migrazione, pur con tutte le problematiche che ci sono in Ue, nell’Unione siamo molto più avanti e liberali rispetto alle restrittive e disumane politiche britanniche e statunitensi.Da oggi, anche per l’aborto, spetta all’Ue la promozione e la governance mondiale dei diritti dell’individuo, dei diritti civili e dei diritti umani. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

Posted in Diritti/Human rights, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Mercato del lavoro USA: è davvero un momento positivo?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2022

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief economist di Payden & Rygel. Nonostante il PIL statunitense del primo trimestre sia stato negativo e nonostante i comprensibili timori di recessione, attualmente i dati relativi a salari e occupazione continuano ad essere piuttosto positivi. L’occupazione negli USA sta registrando un trend di forte crescita, con un aumento di 500.000 posti di lavoro negli ultimi tre mesi, un dato che si avvicina alla media mobile a 12 mesi. Tra l’altro, la crescita degli impieghi è il miglior indicatore in tempo reale dell’andamento dell’economia; quindi, a nostro avviso, l’economia statunitense gode ancora di un buono slancio. Non sorprende che i settori che stanno registrando i maggiori profitti siano il tempo libero, l’ospitalità e i trasporti, dal momento che i consumatori stanno tornando a godersi la vita all’aperto dopo i lockdown. La domanda di lavoro negli Stati Uniti è elevata: c’è un’enorme richiesta di manodopera nei più svariati settori, dalle piccole imprese fino alle grandi multinazionali, ed è complicato reperire personale in grado di coprire tutte le posizioni aperte. I dati relativi al mese di marzo evidenziano, infatti, un gap tra i posti di lavoro vacanti (quasi 12 milioni) e il numero di disoccupati (5,9 milioni): in pratica, per ogni disoccupato ci sono circa due posti di lavoro disponibili. Nel primo trimestre del 2022 la produttività è scesa del 7,5% circa, un livello record negli ultimi 75 anni, facendo impennare il costo del lavoro. Il calo del Pil del primo trimestre si è verificato per ragioni abbastanza controintuitive. Negli USA il livello delle importazioni ha superato quello delle esportazioni, come conseguenza dell’andamento economico globale, influenzando la crescita complessiva. La domanda interna, tuttavia, è rimasta molto forte, pertanto crediamo che gli investitori non si debbano soffermare troppo sui dati che mostrano un declino della produttività nel primo trimestre. Sul tema del divario tra domanda e offerta di lavoro, l’opinione pubblica statunitense si divide sostanzialmente in tre grandi gruppi: imprenditori, consumatori e banche centrali. Le aziende che cercano manodopera per soddisfare la domanda del mercato devono essere disposte a pagare di più i lavoratori; il numero di persone che hanno rassegnato le dimissioni ha raggiunto un livello record nei dati di marzo, proprio perché i lavoratori che si spostano ottengono un salario migliore altrove. Questa dinamica rappresenta un problema per gli imprenditori, ma è un grande vantaggio per i dipendenti e per il consumatore medio, che non assisteva ad una crescita salariale così forte da oltre due decenni. La terza categoria è rappresentata dai banchieri centrali, che temono il fatto che la crescita salariale più elevata e rapida possa alimentare l’inflazione. Per questo motivo la Fed sta cercando di frenare la domanda per ridurre la richiesta di lavoro, far scendere i costi salariali e tenere sotto controllo l’inflazione. L’esito di questa manovra, però, non è per nulla scontato.

Posted in Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Regime fiscale degli studenti Phd italiani negli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

L’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America ha dichiarato: Oggi, ho depositato una interrogazione al Ministro degli Esteri, Di Maio, per chiedere di risolvere i problemi fiscali degli studenti italiani che frequentano corsi di Phd negli Stati Uniti.Infatti, tali studenti che ricevono una borsa di studio come forma di sostentamento durante il periodo degli studi, in USA, in assenza di accordi bilaterali specifici con l’Italia, sono soggetti a pagare l’aliquota standard di imposta sui redditi, sia federale che statale o cittadina, mentre in Italia tale tipologia di borsa è esente da Irpef. Di conseguenza ho chiesto al Ministro Di Maio “quali iniziative intenda intraprendere al fine di giungere, con la controparte statunitense, alla stipula di una clausola aggiuntiva che modifichi l’articolo 21 della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo degli Stati Uniti d’America per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito al fine di adeguarne il contenuto a quello delle analoghe convezioni sottoscritte dagli Stati Uniti con i due maggiori Paesi europei”, cioè Francia e Germania.”

Posted in Estero/world news, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

iLOQ expands to the USA

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Founded in Finland in 2003, iLOQ currently has sales offices in nine countries in Europe, the Middle East and Canada, as well as a global partner network. Starting operations in the USA will advance iLOQ’s growth strategy and open up a large new market for the company.Joni Lampinen has been appointed General Manager, iLOQ USA, from the beginning of June and he will report to Heikki Hiltunen. His role is to build a local country organization as well as launch operations in the USA. He is also responsible for developing the Group’s business into new markets and business models.“I am very excited about my new role; expansion is a very important part of our growth strategy,” explains Lampinen, who has previously served as CMO for iLOQ, and has been responsible for opening up new markets.“iLOQ continues to grow in line with its strategy. We bring to new markets state-of-the-art digital- and mobile-based locking solutions that are flexible and reduce lifecycle costs. We wish Joni success in launching and expanding our operations in the USA and will immediately start the process to recruit a Chief Marketing Officer as his successor,” states Heikki Hiltunen, CEO of iLOQ.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Aborto da affermare e difendere. Diritto umano. Il pericolo dell’emulazione Usa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

Un vento conservatore (come qualcuno lo chiama) sta arrivando sul Pianeta, e anche in Italia. La potenza di questo vento è in atto alla Corte Suprema Usa dove, rovesciando una sentenza del 1973, verrebbe meno il diritto federale all’interruzione di gravidanza; diritto che già alcuni Stati di quella federazione hanno modificato, limitandolo o abolendolo.Cose d’America? Certo. E di quell’America che oggi alcuni ritengono ci condizioni meno e di cui abbiamo meno bisogno, salvo poi evocarla quando militarmente (vedi Ucraina) ne abbiamo grande necessità. L’Europa di oggi è diversa da quella degli anni ‘70 del secolo scorso, quando gli Usa in materia, insieme a Francia e Uk erano riferimento di buona legislazione, di diritto e libertà. L’Europa di oggi, oltre ai colossi francese e britannico, in materia ha anche il colosso tedesco e quasi tutti gli altri Paesi dell’Ue, scandinavi ed ex-Urss in testa (tranne Polonia). Quindi i fatti d’America li potremmo osservare a distanza senza timore di qualche condizionamento nella nostra legge che – per quanto imperfetta, male applicata e boicottata – riconosce il diritto? Soprattutto in un Paese dove due dei maggiori partiti (FdI all’opposizione, e Lega al governo), si distinguono per vari tentativi di modifica restrittiva dell’attuale legge, col corollario di iniziative locali di cimiteri per i feti abortiti. Non solo, ma l’Italia di questi due partiti anti-abortisti è quella – Donald Trump, presidente che ha modificato l’attuale Corte Suprema che si accinge alle modifiche di oggi – plaudeva al golpista di Capitol Hill e coglieva ogni occasione per elogiarlo e farsi vedere insieme a lui . L’America, quindi, continua ad essere polo d’attrazione (non ideologico ma opportunista e da spettacolo) per chi vuole cancellare il diritto d’aborto… e tutto ciò che possa servire per dimostrare di essere “bravi” come gli americani. E soprattutto non aspettiamo di vedere che questo “tutto” accada: non trascuriamo di impegnarci perché quando questi partiti avranno i numeri anche in Parlamento abbiano un Paese distratto ed assuefatto all’indifferenza che oggi prevale per il boicottaggio dell’applicazione dell’attuale legge, quella che impone ancora il turismo abortivo in Italia e verso l’estero, nonché l’interruzione di gravidanza clandestina. La recente iniziativa dell’associazione Coscioni, “Aborto al sicuro”, è un campanello d’allarme sullo stato pietoso con cui la legge viene applicata in Italia.Informare, pretendere il rispetto della legge, denunciare, confrontarsi sono necessità perché, quando gli emuli dell’anti-aborto Usa si sentiranno più forti per agire in modo più incisivo di quanto già facciano oggi, si trovino una opinione pubblica informata, consapevole e pronta a difendere e applicare il diritto delle donne a disporre del proprio corpo.E chi, sempre distratto, crede che questo diritto possa essere una questione di donne o marginale, è bene ricordare che, tra le altre cose, il nostro modo di vita libero e democratico, si fonda anche su questo diritto umano. François-Marie Arouet: http://www.aduc.it

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Vendite al dettaglio USA: l’impatto forte del caro benzina

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2022

Sul fronte Usa, i dati sulle vendite al dettaglio di marzo hanno evidenziato primi segnali di rallentamento, con la componente cosiddetta control group utilizzata per il computo del Pil (ossia al netto di auto, materiali per l’edilizia, alimentare ed energia) in calo per il secondo mese consecutivo. Molto forte l’impatto del rialzo della benzina al netto del quale il +0,5% m/m diventa un -0,3% Da evidenziare inoltre il calo mensile sia degli acquisti on line (-6,4% m/m) sia presso i department store (-0,3%) Nel complesso, un dato che, pur continuando il sentiero di recupero dei consumi, ne evidenzia anche i primi timidi segnali di potenziale fragilità a causa del forte impatto della componente energetica che sta riducendo il potere di acquisto: in altri termini, una quota rilevante del reddito disponibile viene riservata per costrizione al comparto energia distraendola da altre destinazioni di spesa. Da un lato il sostanziale rinvio a giugno delle decisioni BCE e dall’altro primi timidi segnali di minor tenuta potenziale dei consumi sulla spinta di salari reali negativi La reazione dei mercati si inquadra sia alla luce del rinvio BCE a giugno (vedi deprezzamento dell’euro) sia del ponte lungo pasquale, che induce a ricoperture dopo i movimenti di ritracciamento dei tassi degli ultimi due giorni, post dato sull’inflazione Usa. In prospettiva il cambio EurUsd potrebbe trovare supporto nei minimi della fase inziale della pandemia in area 1,06/1,08 in vista di un indebolimento del dollaro da maggio in poi verso 1,14/1,16, determinato da segnali più evidenti di rallentamento Usa dopo aver scontato il sentiero rialzi Fed Sul fronte tassi, progressivamente nel mese di aprile potrebbe completarsi il picco sulla parte a lungo termine Usa in corrispondenza dell’azzeramento dei tassi reali Us 10y in prossimità del 2,90% del tasso nominale (coincidente anche con la parte alta del lungo trend decrescente pluri-decennale), per poi iniziare un trend in senso inverso da maggio in poi, sulla scia di segnali di rallentamento Usa più chiari nei prossimi mesi Il tutto ovviamente soggetto all’evoluzione della guerra in Ucraina e all’esito delle presidenziali francesi del 24 aprile

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Crisi ucraina: quale impatto per il mercato azionario USA?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2022

A cura di Andrew Smith, Gestore di portafoglio clienti, Azioni USA, Columbia Threadneedle Investments. L’invasione russa dell’Ucraina ha scioccato il mondo e scatenato la volatilità dei mercati, causando un significativo tributo umano che probabilmente continuerà, e il nostro pensiero va al popolo ucraino e a tutti coloro che ne sono colpiti. Rimangono molte incognite e nessuna visibilità sulla durata e sugli effetti a lungo termine del conflitto. Ciò che sappiamo è che ha fatto aumentare notevolmente i rischi estremi per l’economia globale, con una probabilità conseguentemente maggiore che la crescita subisca un rallentamento. Inoltre, la volatilità sui mercati è chiaramente aumentata, generando speculazioni e turbolenze ma anche creando opportunità per i gestori attivi. Pertanto, l’impatto del conflitto si manifesterà principalmente attraverso effetti secondari, come i prezzi energetici e le interruzioni delle filiere produttive. È probabile che i prezzi dell’energia rimangano persistentemente elevati, pesando sui portafogli dei consumatori e determinando un rincaro dei fattori produttivi per alcune aziende, e anche i rischi di inflazione restano orientati al rialzo. Il rischio di ulteriori interruzioni delle filiere produttive, già colpite dalla crisi pandemica, rimane elevato, in quanto il conflitto acuisce i problemi delle catene di approvvigionamento. Ciò imprimerà ulteriore slancio al trend di diversificazione e rilocalizzazione delle filiere produttive.Alla luce del contesto di maggiore rischio sopra descritto, gli aumenti dei tassi di interesse potrebbero essere più contenuti quest’anno, ma crediamo che la Federal Reserve rimanga intenzionata a operare un primo rialzo a marzo. Un aumento potenzialmente più moderato dei tassi dovrebbe favorire i titoli growth a lunga duration, che hanno già beneficiato della “fuga verso la sicurezza” e dell’annesso calo del rendimento dei Treasury a 10 anni, sceso dal 2% all’1,7%.Questo nuovo evento di rischio si inserisce in un contesto già colmo di incertezze, in cui ci si interroga sulle valutazioni elevate e prosegue il dibattito sui tassi, legato alle dinamiche d’inflazione. Di conseguenza, nel valutare l’impatto sui portafogli, non reagiamo come se il conflitto in Ucraina fosse un incidente geopolitico isolato, ma analizziamo come esso modifica il quadro generale. Data la distanza che, a più livelli, separa gli Stati Uniti dalla Russia, l’impatto diretto sui portafogli sarà probabilmente limitato ai fattori sopra descritti; pertanto, non abbiamo apportato alcun cambiamento ai portafogli come conseguenza diretta della guerra. La fuga verso i beni rifugio a cui stiamo assistendo è incentrata sul dollaro USA, e stiamo già elaborando modelli sull’impatto di posizioni nettamente più lunghe sulla valuta statunitense per le società in portafoglio. La diffusione del contagio attraverso le banche europee colpite dalla crisi è un rischio, data la natura del sistema bancario mondiale, ma abbiamo già ridotto le esposizioni in quest’area. Il nostro vantaggio è poter fare leva sul nostro forte orientamento alla ricerca per individuare le società che riteniamo possano continuare a generare una crescita degli utili, che sarà un fattore cruciale in un anno caratterizzato da tassi di interesse in rialzo e da un minore supporto all’economia e ai prezzi degli attivi a livello più ampio.Per ulteriori informazioni si veda il sito internet di Columbia Threadneedle Investments: http://www.columbiathreadneedle.it

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“FLASH BCE – Lagarde equilibrista ed inflazione USA al massimo da 40 anni”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte. La riunione BCE si è complessivamente risolta con un tentativo di mettere insieme le istanze dei falchi e delle colombe con un risultato che risulta essere mediamente più hawkish. In sintesi alcuni punti: Tapering accelerato con approdo a 20 Mld€ a giugno (prima era previsto ad ottobre) Esplicitazione della possibilità di fine del QE nel terzo trimestre se non vi sarà un rallentamento dell’inflazione Unica nota leggermente più dovish è sul timing del primo rialzo tassi non più “subito dopo” la fine del QE ma “qualche tempo dopo” Il tutto condito dalla premessa in apertura di fare tutto il possibile per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria. La Lagarde ha sottolineato che la guerra in Ucraina pone rischi al ribasso sulla crescita, ma pone rischi significativamente al rialzo sull’inflazione.Ha cercato inoltre di enfatizzare il fatto che non si tratterebbe di accelerazione del tapering né di manovre più restrittive ma solo di normalizzazione con condizionalità in base ai prossimi dati.Nel frattempo, l’inflazione US di febbraio ha confermato le attese posizionandosi al 7,9%, massimo da 40 anni, trainata ancora dalla componente affitti (con peso oltre il 30% nel paniere) ed alimentari, insieme a quella energetica. La Bce ha cercato di fare una sintesi tra le due posizioni estreme all’interno del board, ossia chi propendeva per un nulla di fatto ed attendere gli sviluppi e chi invece propendeva per agire senza alcuna condizionalità. Alla fine, la scelta è stata per una decisione di azione ma con condizionalità, ossia riservandosi le decisioni sulle mosse future (fine del QE e rialzo tassi) in base agli sviluppi. Un tentativo di risolvere nel breve l’arduo dilemma posto dallo scenario stagflattivo, che diventa sempre più probabile per l’area, accentuato ed anticipato dalla guerra in Ucraina. Sul fronte Fed, la conferma del dato sull’inflazione di febbraio in linea con il consenso, fa propendere verso l’ipotesi di inizio della fase di rialzo con 25pb il prossimo 16 marzo. Gli operatori al momento incorporano attese di circa 6 rialzi nel 2022. Allo tesso tempo, però, continua la lunga fase di salari reali negativi dal momento che gli incrementi dei salari non riescono a tenere il passo dell’inflazione, il che potrebbe impattare in modo significativo sulla crescita nei prossimi mesi. Pertanto, i tassi a lungo termine potrebbero progressivamente stabilizzarsi ed essere sempre più espressivi delle attese sulla crescita piuttosto che delle attese di politica monetaria. Se a questo si aggiunge la permanenza di elevate aspettative di inflazione, la prospettiva è di una lunga fase di tassi reali negativi, in attesa che ad un certo punto le politiche monetarie trovino un bilanciamento maggiore tra crescita ed inflazione.Condizioni di tassi reali negativi in prospettiva per il prossimo trimestre/semestre depongono a favore di un accumulo progressivo e graduale del comparto tech sull’equity e dell’oro.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Comgest: il recente sell-off risveglia l’interesse per i titoli USA”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2022

A cura di Christophe Nagy, Gestore del fondo Comgest Growth America di Comgest. All’inizio dell’anno abbiamo assistito a un’improvvisa inversione del sentiment sui mercati. In uno scenario di solidità dell’economia statunitense, cresciuta del 6,9% nel quarto trimestre del 2021, a seguito di livelli di occupazione record e di consumi privati e piani di investimento aziendali vigorosi, gli investitori hanno rivolto lo sguardo a una Federal Reserve sempre più aggressiva, che ora sta prendendo in considerazione almeno quattro aumenti dei tassi nel 2022. Mentre la prospettiva di un aumento dei tassi d’interesse potrebbe contenere con successo le pressioni inflazionistiche senza rallentare la ripresa economica, gli investitori hanno approfittato del nuovo orientamento di politica monetaria e hanno accelerato il riequilibrio delle loro allocazioni verso settori sensibili alla reflazione come l’energia e i titoli finanziari. Nel frattempo, nel corso del mese c’è stato un allontanamento dagli asset con duration lunga, specialmente dai comparti più costosi del mercato. I settori energetico e finanziario hanno guadagnato e perso rispettivamente il 19% e l’1%, rispetto alla contrazione del 5,2% dell’indice S&P 500 in USD. Per illustrare la gravità dei movimenti del mercato, il 55% delle aziende del Nasdaq è sceso più del 50% rispetto ai picchi dei 12 mesi precedenti. In questo scenario volatile, il nostro obiettivo rimane invariato: cerchiamo di detenere società di qualità, redditizie e con interessanti prospettive di crescita. Johnson & Johnson ha registrato una crescita organica del fatturato del 12% lo scorso trimestre, sostenuta dal suo vaccino contro il Covid-19 e dal successo del lancio di nuovi prodotti farmaceutici e dispositivi medici. Allo stesso modo, Microsoft ha incrementato i ricavi del 20%, grazie ai servizi di cloud Azure e alle offerte di Office, aumentando i margini operativi al 43%. L’innovazione dei prodotti ha contribuito all’aumento dell’11% delle vendite di Apple, sottolineando la resilienza dell’azienda nonostante le difficoltà nella catena di approvvigionamento mondiale. Infine, Activision Blizzard ha ricevuto un’offerta di acquisizione da parte di Microsoft, che ha fatto salire le sue azioni nel periodo.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Negli Stati Uniti bastano 300 metri di distanza per attaccare Israele e inneggiare all’antisemitismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Siamo in Michigan e da 18 anni (!) davanti alla sinagoga della Beth Israel Congregation di Ann Arbor ogni sabato va in scena una protesta contro Israele e il popolo ebraico, anche di stampo filo-palestinese.Gli slogan e i cartelli vanno dalla mendace corruzione del popolo ebraico, all’assurda equivalenza tra sionismo e razzismo, nonché ai morti palestinesi per mano israeliana.I manifestanti sono affiliati a un gruppo che si fa chiamare Testimone per la Pace (WFP), che l’Anti-Defamation League descrive come “un’organizzazione antisemita con sede ad Ann Arbor, nel Michigan, che sposa principalmente contenuti anti-israeliani e antisemiti”, che spesso tira in ballo l’accusa della “doppia lealtà”.Un’interferenza con le preghiere dello Shabbat e uno stress emotivo, che hanno portato due persone, di cui una sopravvissuta alla Shoah, a rivolgersi alla corte federale, che però ha dato loro torto, costringendoli al pagamento di 159mila dollari di spese legali dei dimostranti.La motivazione è da ricercare nella conformità al Primo emendamento, che recita: “Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o della stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti”.In sostanza, visto che la protesta antisemita si svolge sul marciapiede apposto alla sinagoga, distanze poco più di 300 metri, non va sanzionata.Come detto una delle querelanti è una sopravvissuta alla Shoah, il cui è Miriam Brysk.Possiamo solo immaginare cosa passa nelle mente di questa donna, che dopo aver vissuto le barbarie naziste, decenni dopo si trova a essere attaccata e insultata in questo modo. Cosa spinge i manifestanti a protestare tutti i sabati da 18 anni? Come mai non protestano negli altri giorni della settimana ma proprio nel giorno in cui più persone si recano al tempio ebraico?

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

PIMCO: Commento sul dato dell’inflazione USA di gennaio

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

A cura di Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di PIMCO. Un altro dato dell’inflazione più solido del previsto è stato guidato da aumenti dei prezzi in una varietà di beni al dettaglio. Il livello dei prezzi del CPI core è avanzato dello 0,6% m/m contro le nostre aspettative per un aumento più moderato (+0,3% m/m). Il mancato rispetto delle nostre previsioni è stato principalmente dovuto alla categoria dei beni al dettaglio.Tuttavia, questo, insieme alla nostra aspettativa di un modesto aumento delle vendite al dettaglio core dello 0,4%, suggerisce che il consumo reale si è probabilmente contratto di nuovo a gennaio. Di conseguenza, sebbene questo dato aumenti le nostre previsioni di inflazione – ora prevediamo che l’inflazione CPI core si attesti al 3,6% a fine 2022 (rispetto al 3,3% precedente) – stiamo anche abbassando la nostra previsione del PIL reale del primo trimestre al tasso annuale destagionalizzato dello 0,5% qoq rispetto all’1% precedentemente stimato. Per quanto riguarda la politica monetaria, questo dato rafforza sicuramente la probabilità che la Federal Reserve aumenti i tassi di 50 punti base a marzo, e coerentemente il mercato ora prezza una probabilità del 50%. Tuttavia, continuiamo a pensare che la Fed preferirebbe un aumento sequenziale ad ogni riunione, invece di un aggiustamento più brusco. Inoltre, se i dati delle carte di credito che usiamo per prevedere le vendite al dettaglio si rivelano giusti, la combinazione dei dati dell’CPI e delle vendite al dettaglio suggerisce che la capacità di passare oltre ulteriori aggiustamenti dei prezzi potrebbe andare scemando. Ciononostante, questo dato preoccupa sicuramente la Fed e rende difficile per loro respingere quanto scontato dal mercato. Come minimo, i dati di oggi consolidano la nostra aspettativa che la Fed inizierà probabilmente ad aumentare i tassi al ritmo di una volta per riunione. (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Estate 2022: Air France rafforza il suo network per gli USA

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2022

Per la stagione estiva 2022 (aprile-ottobre), Air France intende continuare ad aumentare la propria capacità verso gli USA. Dal 27 marzo 2022 la compagnia riprenderà i suoi voli tra Parigi-Orly e New York JFK, con 1 volo giornaliero. New York sarà quindi collegata ai due aeroporti parigini di Paris-Charles de Gaulle, hub globale di Air France, e Paris-Orly, con un totale di 7 voli giornalieri.Lo stesso giorno, Air France riaprirà anche la rotta Parigi Charles de Gaulle – Dallas (Texas), con un massimo di 5 voli settimanali.Infine, il 4 maggio 2022, Air France aprirà per il secondo anno consecutivo un servizio stagionale tra Parigi-Charles de Gaulle e Denver (Colorado), con 3 voli settimanali. Durante l’estate del 2022, Air France servirà quindi 14 destinazioni negli Stati Uniti in partenza da Parigi: Atlanta, Boston, Chicago, Dallas, Denver, Detroit, Houston, Los Angeles, Miami, Minneapolis, New York JFK, San Francisco, Seattle e Washington DC, con quasi 200 voli settimanali, il 20% in più rispetto all’estate 2019. Air France ricorda che, nell’ambito della sua politica commerciale, la compagnia offre attualmente biglietti modificabili al 100% fino al 28 febbraio 2022 per viaggi fino al 30 giugno 2022. I clienti possono così modificare[1] la prenotazione gratuitamente, oppure ottenere un credito rimborsabile[2] se desiderano rinunciare definitivamente al viaggio. In caso di cancellazione del volo da parte della compagnia, il cliente ha la possibilità di posticipare il viaggio, richiedere il rimborso integrale del biglietto o beneficiare di una nota di credito, rimborsabile anche se non utilizzata. Frequenze, giorni di apertura, orari e tariffe possono essere visualizzati su http://www.airfrance.it

Posted in Viaggia/travel | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’inflazione “made in the Usa” ora spaventa la Fed

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2022

A cura di Pasquale Diana, Head of Macro Research di AcomeA SGR.Solo un anno fa tutto questo sembrava impensabile. A dicembre 2020, la Fed si aspettava PCE inflation dell’1.8% in media nel 4Q21, ben 3.7% più bassa del dato reale (5.5%). Che cosa è successo? Come mai la Fed ha sottostimato così tanto l’inflazione? Capire che cosa è successo è importante. Sentiamo spesso dire che una politica fiscale molto espansiva, resa possibile dal QE della Fed, ha creato le condizioni per un boom di domanda negli Stati Uniti. Altri commentatori preferiscono porre l’accento sull’enorme crescita di M2, sostenendo che era solo questione di tempo prima che questa creasse tensioni sui prezzi. Entrambe queste teorie offrono una visione solamente parziale di quello che è successo. Vediamo perché. Primo, non c’è stato un boom di domanda in USA. È senz’altro vero che l’economia USA ha sovraperformato rispetto, ad esempio, all’Eurozona. Ma guardando i consumi reali delle famiglie, lo stimolo fiscale made in USA non ha fatto altro che riportarli sul trend pre-Covid. Un risultato eccezionale, se comparato alle performance di molti paesi, specialmente tra gli emergenti. Ma non certo un boom. Secondo, la relazione tra le masse monetarie e l’inflazione è abbastanza tenue. Spesso si fa riferimento all’identità M *V = P * Y (dove M è lo stock di moneta, V la velocità di circolazione della moneta e P*Y il PIL nominale). Ma proprio perché la velocità di circolazione non è stabile, qualsiasi tentativo di prevedere l’inflazione usando le dinamiche di M2 non avrebbe portato a buoni risultati negli ultimi tempi.Ma allora, che cosa è successo? Trovare una risposta convincente a questa domanda è importante per creare un framework che serva a interpretare i dati d’inflazione nei mesi a venire. Nei paragrafi che seguono faremo tre osservazioni legate ai dati in US, e nell’ultima sezione cercheremo di ampliare il raggio di analisi oltre gli Stati Uniti. Osservazione # 1. La pandemia ha portato a un cambiamento radicale del paniere di spesa. Dopo marzo 2020, i redditi dei consumatori USA sono stati sostenuti dalle politiche fiscali. Allo stesso tempo, i consumi sono cambiati come mai prima d’ora. Lavorando da casa, e con limitate possibilità di spendere in servizi (viaggi, ristoranti, cinema etc.), i consumatori hanno infatti ripiegato in maniera decisiva sui beni, in particolare quelli durevoli (elettrodomestici, auto, ecc). È stato infatti nei beni che c’è stato un vero boom, non certo nel consumo totale. La spesa nominale sui beni è 900bn USD superiore al trend pre-pandemico. La spesa sui servizi rimane ancora sotto il trend. Osservazione # 2. La stessa pandemia ha creato colli di bottiglia nella produzione. Quest’ultimi hanno impedito che l’offerta fosse sufficiente a incontrare questa enorme domanda di beni. Normalmente, quando la domanda sale, la produzione risponde. Ma se le politiche di lockdown, la difficile reperibilità di materiali, l’inefficienza delle (finora efficientissime) catene di valore generano colli di bottiglia, la produzione può non essere sufficiente. Ecco, quindi, che si creano tensioni sui prezzi dei beni durevoli. A vederla bene, la pandemia ha quindi creato un aggiustamento relativo dei prezzi più che inflazione generalizzata. Il trend più che decennale di deflazione di beni di consumo si è non solo interrotto, ma si è trasformato (a causa delle dinamiche di domanda/offerta di cui sopra) in forte inflazione. La fine di un’era, praticamente. Osservazione # 3. La chiave sta nei servizi. Se stiamo davvero per uscire dalla pandemia, è pertanto legittimo attendersi due cose. Primo, le tensioni dal lato dei prezzi dei beni scenderanno. Certo, potrebbero volerci diversi mesi prima di vedere una normalizzazione delle supply chains, ma è lecito attendersela.Inoltre, i consumatori sposteranno la loro spesa da beni a servizi. Facile quindi ipotizzare che l’inflazione sui beni di consumo sia destinata a normalizzarsi. Secondo, l’inflazione da servizi mostra dei rischi al rialzo. Il mercato del lavoro in USA mostra chiari segnali di overheating, con un tasso di disoccupazione del 3.9% e le offerte di lavoro (job openings) che sono addirittura 1.6 volte più alte del numero di disoccupati. I salari sono una componente importante del costo dei servizi, quindi delle dinamiche di cost-push sono senz’altro possibili nei prossimi mesi.Un discorso a parte merita l’inflazione da affitti (rents) che negli USA sembra destinata a salire gradualmente nei prossimi mesi a causa del boom del settore immobiliare USA. Infatti, man mano che scadono, i contratti di affitto vecchi si rinnovano ai prezzi più alti. L’aritmetica scomoda dell’inflazione (the uncomfortable arithmetic). L’inflazione da cibo ed energia dovrebbe scendere nei mesi a venire per ragioni tecniche. Assumendo infatti una stabilizzazione delle commodities ai livelli (alti) attuali, l’inflazione dovrebbe scendere per un puro effetto statistico: la comparazione con una base molto elevata. Per i beni, la fine del boom di domanda sui beni durevoli (legata alla fine della pandemia) e la normalizzazione delle supply chains dovrebbero portare a un rallentamento dell’inflazione, come detto in precedenza.Tutto bene, allora? Non proprio. La pressione sui servizi può tenere l’inflazione elevata a causa del suo peso molto elevato nel CPI (c. 60%), visto quanto la spesa dei consumatori USA sia spinta dai servizi. D’altronde questa è la norma nelle economie avanzate. I soli affitti pesano per un 33% del totale, per cui un aumento teorico dal 4% al 10% aggiungerebbe circa 2 punti all’inflazione attuale. Inflazione in chiara discesa nel 2022, ma rischi al rialzo. In conclusione, è chiaro che l’inflazione USA è elevata a causa di effetti pandemici, ma è altrettanto chiaro che i rischi sulla componente servizi sono notevoli e possono rallentare la discesa. Il consenso del mercato vede al momento l’inflazione al 2.6% in media in 4Q22 (Bloomberg PCE price index). La Fed è d’accordo ma i membri dell’FOMC vedono i rischi chiaramente al rialzo. Che succede se l’inflazione si rivela più alta delle attese? Se l’inflazione dovesse rallentare ma assestarsi sopra il 3-3.5%, sia i consumatori che il mercato dovrebbero con ogni probabilità rivedere al rialzo le loro attese d’inflazione nel medio periodo. A quel punto, la Fed non avrebbe altra scelta che indicare al mercato una stance di politica monetaria più aggressiva, e i tassi a medio/lungo periodo salirebbero. Probabilmente c’è ancora spazio per un rialzo dei tassi a lungo termine in USA. Che succede altrove? È evidente che ci sono componenti dell’inflazione che sono globali e quindi colpiscono tutti i paesi indiscriminatamente. Basti pensare alle bollette energetiche ad esempio. I paesi emergenti (EM) sono stati particolarmente colpiti visto che il peso delle componenti cibo ed energia sono molto più alte che altrove. In generale, le banche centrali in EM non possono lasciare che l’inflazione superi il loro target senza prendere contromisure, visto che le aspettative di inflazione non sono ancorate come nei mercati sviluppati. Questa è la ragione per la quale le banche centrali in EM hanno iniziato ad alzare i tassi già diversi mesi fa. Nei paesi nei quali ci sono già stati dei rialzi dei tassi importanti e l’inflazione sembra destinata a scendere nei prossimi trimestri, possono esserci opportunità interessanti sulla parte lunga delle curve del debito in valuta locale. Tra questi paesi ci sono ad esempio Colombia e Brasile, oltre ovviamente alla Russia (che ha però dinamiche chiaramente sui generis, visti i rischi geopolitici).In Europa, la BCE rimane (per ora) lontana dal rialzare i tassi, ma…Tra i paesi sviluppati, l’inflazione è chiaramente salita in maniera sensibile ma rimane ben al di sotto di quella US. Questo spiega come mai ad esempio la BCE sia per adesso molto più restia a iniziare a parlare di rialzi dei tassi. Non è da escludere tuttavia che, qualora l’inflazione sia headline che core dovesse superare le attese, anche la BCE possa effettuare un pivot verso una posizione più hawkish, come ha fatto la Fed in Q4. In quel caso, un rialzo dei tassi della BCE verso la fine del 2022 potrebbe diventare un’opzione credibile.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Azionario USA: tre temi da seguire attentamente in un anno all’insegna della selettività

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2022

A cura di Nicolas Janvier, Responsabile azionario USA (EMEA), Paul DiGiacomo, Responsabile della ricerca azionaria e Benedikt Blomberg, Gestore di portafoglio. Il 2022 sarà un anno nuovo sotto molti aspetti. In un mercato probabilmente caratterizzato da una vasta disparità tra titoli vincenti e perdenti, sarà essenziale svolgere un’intensa attività di ricerca per individuare le azioni più redditizie. Una tale ricerca implica l’interazione con i vertici aziendali per comprendere la posizione competitiva delle rispettive società e come reagiranno all’impatto dei principali temi economici del 2022. Abbiamo individuato tre temi che svolgeranno a nostro avviso un ruolo cruciale all’inizio di quello che si preannuncia come un anno turbolento. Mentre all’orizzonte si profila la ripresa, peraltro non lineare, dalla pandemia di Covid-19, gli investitori meglio attrezzati saranno quelli in grado di comprendere come le condizioni macroeconomiche prevalenti e questi temi cruciali incideranno sulle singole società e sui loro modelli di business. La prima questione che si pone è verso che aree si indirizzerà la domanda inespressa. Prima della pandemia, i consumatori preferivano le “esperienze”. Di conseguenza, viaggi, alberghi, ristoranti, voli e crociere erano oggetto di forte domanda. Tuttavia il distanziamento sociale ha sconvolto le abitudini di spesa dei consumatori spingendo verso l’alto beni come mobili e abbigliamento, che negli Stati Uniti hanno segnato un rialzo del 21% rispetto alla fine del 2019, mentre la spesa per servizi langue ai livelli pre-pandemia. Con il progredire del 2022 e la probabile fine della pandemia i servizi riprenderanno quota. Ma fino a che punto? Le varianti Omicron e Delta rallenteranno l’inversione di tendenza? Un tema correlato riguarda le carenze che affliggono l’economia e alimentano l’inflazione. L’impatto è avvertito soprattutto in tre aree: scorte al dettaglio, catena delle forniture e manodopera. In primo luogo, i distributori faticano a tenere il passo con la domanda di beni dei consumatori dati i livelli insufficienti delle scorte, che frenano le vendite. Anche le catene delle forniture sono sotto pressione a causa di fattori quali la ripresa della domanda e le previsioni errate. Riteniamo che le strozzature nelle catene delle forniture si attenueranno all’inizio del 2022; nel corso dell’anno si osserverà poi una stabilizzazione e all’inizio del 2023 si tornerà alla normalità. Per quanto riguarda la manodopera, continuano a mancare quattro milioni di lavoratori a causa dell’impatto combinato di decessi da Covid-19, pensionamenti anticipati, operatori sanitari ancora fuori servizio e bassi livelli di immigrazione. Paradossalmente, le carenze potrebbero favorire alcune società facendo salire i prezzi. I nostri analisti ritengono che le aziende potenzialmente più avvantaggiate sono quelle attive in aree quali trasporto aereo e agricoltura, mentre case automobilistiche, società minerarie e anche le banche sono quelle più a rischio. Uno dei temi più a lungo termine che assumerà maggiore rilevanza nel 2022 riguarda le preoccupazioni dei consumatori per il cambiamento climatico. Le società nordamericane stanno già cominciando a reagire mutando i propri comportamenti; riteniamo che questo trend subirà un’accelerazione nel 2022. Per esempio, Union Pacific, la compagnia ferroviaria più importante del Nord America, ha pubblicato alla fine del 2021 il suo primo piano d’azione sul clima, che illustra nel dettaglio i passi che intende adottare per ridurre il proprio impatto ambientale e ridurre a zero le emissioni entro il 2050. Altre aziende faranno altrettanto. Interagiamo con le società in un ruolo consultivo discutendo di temi ambientali, sociali e di governance (ESG) al fine di comprenderne l’operato e capire quale possa essere l’impatto delle prassi aziendali sugli utili nel corso del tempo. Il 2022 sarà l’anno in cui la Federal Reserve ridurrà gli stimoli monetari per la prima volta dalla crisi finanziaria globale del 2009. Questo rappresenterà per molti versi una svolta. L’inasprimento delle condizioni monetarie renderà più selettivi i mercati azionari giacché l’aumento degli utili diverrà il principale fattore di traino delle quotazioni azionarie. In un contesto profondamente mutato, le azioni evidenzieranno progressi altalenanti e disomogenei. Sarà necessario fare ricorso a un’intensa attività di ricerca per individuare le società in grado di conseguire la crescita costante degli utili.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Influenza aviaria negli Usa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2022

Un uccello selvatico nella Carolina del Sud è stato infettato dall’influenza aviaria eurasiatica H5 ad alta patogenicità, il primo caso di questa variante di influenza aviaria riscontrato negli Stati Uniti dal 2016, ha annunciato venerdì il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.L’uccello, un fischione americano selvatico, è stato trovato nella contea di Colleton, nella Carolina del Sud. Altre varianti dell’influenza aviaria sono state rilevate negli Stati Uniti negli ultimi anni.L’USDA ha aggiunto che i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi considerano ancora basso il rischio per la collettività derivante dalla variante. Negli Stati Uniti non si sono verificate infezioni umane dalla variante. L’USDA ha consigliato alle persone di ridurre al minimo il contatto diretto con gli uccelli selvatici e ha consigliato ai proprietari di uccelli di praticare una buona biosicurezza e di mantenere i loro uccelli isolati dagli uccelli selvatici.Un gran numero di focolai di influenza aviaria sono stati segnalati in tutta Europa, Africa e Asia nelle ultime settimane, principalmente a causa del sottotipo H5N1, che proviene dal lignaggio H5, secondo l’Organizzazione mondiale per la salute animale. Negli ultimi mesi è stato riscontrato che oltre un milione di uccelli è stato infettato dalla variante in Israele, anche se venerdì il ministero dell’Agricoltura israeliano ha dichiarato che l’epidemia è ora sotto controllo .L’OIE ha esortato i paesi ad aumentare la sorveglianza per i focolai di HPAI, poiché il virus è stato segnalato in oltre 40 paesi da luglio.I sottotipi H5N1, H5N3, H5N4, H5N5, H5N6 e H5N8 dell’HPAI stanno circolando nelle popolazioni di uccelli e pollame in tutto il mondo, suscitando preoccupazione all’OIE che ha definito questa una “variabilità genetica senza precedenti dei sottotipi creando uno scenario epidemiologicamente impegnativo”. All’inizio di questo mese, il direttore generale dell’OIE Monique Eloit ha dichiarato alla stampa che “questa volta la situazione è più difficile e più rischiosa perché vediamo emergere più varianti, che le rendono più difficili da seguire”. “Alla fine il rischio è che muti o si mescoli con un virus influenzale umano che può essere trasmesso tra esseri umani, quindi improvvisamente assume una nuova dimensione”, ha aggiunto. L’Istituto federale di ricerca tedesco per la salute degli animali, il Friedrich Loeffler Institute, ha dichiarato alla Deutsche Presse-Agentur (DPA) tedesca che l’Europa sta vivendo la sua “più forte epidemia di influenza aviaria mai vista”. L’istituto ha aggiunto, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che “non c’è fine in vista” poiché il virus si diffonde in tutto il continente e in tutto il mondo, con nuovi casi segnalati su base giornaliera.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Comgest: la variante Omicron premia i titoli difensivi e di crescita in Usa”

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2022

A cura di Christophe Nagy, Gestore del fondo Comgest Growth America di Comgest. L’indice S&P ha registrato un calo a fine novembre, quando la nuova variante Omicron del Covid-19 ha sollevato preoccupazioni. I titoli “ciclici” hanno ceduto parte dei loro guadagni del 2021 (con il settore dell’energia e i finanziari in calo di circa il 4%) mentre i titoli difensivi e di crescita hanno sovraperformato.L’inflazione è salita al 6,2%. ad ottobre, a causa soprattutto dell’energia in aumento del 30% su base annua, spingendo la Fed a porre fine, prima del previsto, all’allentamento monetario. La disoccupazione continua a diminuire, al 4,6%, ossia pari a sette milioni di disoccupati, avvicinandosi ai livelli pre-pandemici del 3,5%. I consumatori statunitensi continuano a conservare un eccesso di risparmio, corrispondente a circa il 10% del PIL nazionale.Il Presidente degli Stati Uniti ha rinnovato il mandato del Governatore della Fed, Powell, garantendo continuità alla politica della Banca centrale. Biden, inoltre, ha firmato il lungamente discusso disegno di legge sulle infrastrutture da 1.000 miliardi di dollari, liberando fondi per i trasporti, la banda larga e le utility, negli USA. È in fase di discussione l’approvazione di un ulteriore pacchetto di 1,75 mila miliardi di dollari per gli ammortizzatori sociali e la politica climatica.Il tira e molla sul mercato riguarda, al momento, i costi per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica (i prezzi dei combustibili fossili, a breve termine, saliranno se si interromperanno gli investimenti a monte), ma anche la carenza di forniture nel settore manifatturiero “near shoring” (carenza di manodopera, carenza di chip e domanda volatile), e gli interrogativi sul corso che imboccherà l’economia, una volta usciti dalla recessione dovuta al Covid-19. Continuiamo a preferire le società che evidenziano una solidità dei margini e patrimoniale, un’intensità di lavoro e di capitale relativamente bassa e ricavi ricorrenti.Gli utili del terzo trimestre hanno mostrato la capacità di recupero delle società in portafoglio, tra le quali troviamo Roblox, Trex e Costco, che hanno messo in evidenza il passaggio storico ai giochi online, il miglioramento durevole del settore abitativo e di quello alimentare di qualità a prezzi bassi.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Commento sui mercati a seguito dei dati su inflazione USA

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2022

A cura di Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) Prosegue la corsa dei prezzi a livello globale, tra strozzature della produzione e rincaro delle materie prime. Quali conseguenze avrà l’impennata dell’inflazione sui mercati azionari a livello settoriale? +7% è il dato consuntivo per il 2021 di crescita dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, il più alto registrato dal 1982 ad oggi. Una corsa impetuosa iniziata nel mese di marzo, quando l’inflazione ha fatto segnare il primo balzo dall’1,4% al 2,6%. Il confronto con il 2020, pesantemente condizionato nei primi trimestri dai lockdown a livello globale, giustifica in buona parte tale aumento ed è in linea con le aspettative degli analisti. L’indice dovrebbe quindi normalizzarsi nei prossimi mesi, venendo meno il cosiddetto “base effect” con il 2020. Powell nella sua recente audizione al Senato americano, ha chiaramente espresso la volontà di agire in maniera adeguata a tenere sotto controllo la crescita dei prezzi, marcando quindi un notevole cambio di retorica rispetto alle dichiarazioni di pochi mesi fa, quando ancora si parlava di transitorietà dell’inflazione. Questo potrebbe voler dire che il primo ritocco dei tassi potrebbe avvenire già a marzo, in concomitanza con la fine del tapering. Fra gli investitori, inoltre, c’è chi stima 4 rialzi per il 2022, invece dei tre prezzati attualmente dal mercato. La reazione dei listini è stata particolarmente erratica, con la forte rotazione settoriale da growth a value nei primi giorni dell’anno, quasi una fotocopia dei primi mesi del 2021. Il divario in termini sia di performance relativa che di valutazioni fra titoli ciclici e di crescita resta ancora ampio ed è possibile che il nuovo regime di politica monetaria della Fed propizi una riduzione del gap in questa prima parte dell’anno. Energia, risorse di base, finanziari e auto i settori che finora hanno beneficiato maggiormente di questo inizio d’anno all’insegna del “monetary tightening”. Un supporto dei settori growth potrebbe venire ancora una volta dalla stagione delle trimestrali che inizia oggi, ma non è da escludere che il repricing dei value possa proseguire almeno fino a marzo, quando la Fed sarà chiamata alla prova dei fatti.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Outlook USA

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2021

A cura di Darrell Spence, Economista di Capital Group. L’economia statunitense è di nuovo in buona salute e sembra essere ben orientata verso una crescita solida nel 2022, il che dovrebbe essere un’incoraggiante notizia per i mercati finanziari degli Stati Uniti. Tuttavia, si può comprendere che gli investitori si sentano estremamente incerti riguardo all’anno a venire. La pandemia dura da abbastanza tempo per poter affermare che l’economia non è in sofferenza, ma il COVID e la sua risposta hanno creato una serie di distorsioni (nelle catene di fornitura globali, nei mercati del lavoro, nei settori e persino nella politica).Ci aspettiamo una crescita economica degli Stati Uniti solida ma in rallentamento nel 2022, tra il 2,5% e il 3,0%, tra il progressivo calo delle misure di sostegno e le pressioni inflazionistiche. Anche se probabilmente la fase dell’arresto totale dell’economia è alle spalle, le nuove varianti di COVID, tra cui Omicron, e altre sorprese potrebbero ulteriormente frenare la crescita. Le cose stanno tornando alla normalità, ma nessuno di noi si è mai trovato in questa situazione. È importante riconoscere che ci sono ancora cose che non sappiamo.Forse le domande più importanti che gli investitori devono porsi sono sull’inflazione. Quanto sarà elevata e quanto durerà? Né gli investitori né i funzionari della Federal Reserve hanno dovuto affrontare un’inflazione significativa negli ultimi trent’anni. L’estate scorsa la situazione è cambiata. Quando la domanda indotta dalle politiche di sostegno ha soddisfatto l’offerta limitata dal COVID, ha creato delle distorsioni nell’economia E ciò ha alimentato un rapido aumento dei prezzi ovunque ci fossero colli di bottiglia. Gli investitori preoccupati per l’impatto distruttivo dell’inflazione sui loro portafogli dovrebbero considerare quanto segue: anche durante i periodi di inflazione più elevata, le azioni e le obbligazioni hanno generalmente fornito rendimenti solidi. È soprattutto agli estremi, quando l’inflazione è superiore al 6% o negativa, che le attività finanziarie tendono a soffrire. Inoltre, una certa inflazione può essere sana per le aziende, come le banche e le imprese legate alle materie prime che hanno fatto fatica in un mondo con un’inflazione bassa e tassi di interesse bassi.I beni di consumo non sono le uniche cose che sembrano essere costose. Grazie ai bassi tassi di interesse, alla politica accomodante delle banche centrali e alla riapertura delle economie, la maggior parte delle classi di titoli e obbligazioni è salita di prezzo. I mercati azionari degli Stati Uniti sono stati generalmente robusti nel periodo post-pandemico, grazie in parte ai solidi guadagni aziendali. Detto questo, i rapporti prezzo-utili (price-to-earnings), una misura di quanto siano costose le azioni, sono elevati rispetto alle medie storiche. Ecco perché un’attenta selezione e la diversificazione dei titoli sono più importanti che mai.Abbiamo visto una serie di azioni, dalle azioni digitali in rapida crescita alle azioni della vecchia economia legate alla ripresa ciclica, diventare più costose nell’ultimo anno. Un’area di potenziale interesse per gli investitori nel 2022 è l’universo delle azioni che pagano i dividendi. Dopo i tagli e le sospensioni record dei dividendi durante la pandemia, le aziende stanno ripristinando i pagamenti dei dividendi, e alcune con il surplus di capitale stanno staccando dividendi di recupero. Oggi non troviamo alcuna carenza di opportunità di investimento nelle aziende che ripristinano e persino aumentano i dividendi. Con i margini di profitto recentemente prossimi ai livelli di picco, le aziende sono in grado di aumentare i dividendi nonostante le pressioni inflazionistiche. Ovviamente, i titoli che corrispondono dividendi non sono tutti uguali. Ci focalizziamo non sui più alti rendimenti, ma su quelle aziende con una forte crescita degli utili sottostanti che hanno dimostrato la capacità e l’impegno di raccogliere dividendi nel tempo. Prendiamo, ad esempio, i produttori di semiconduttori come Broadcom, che ha aumentato il suo dividendo annuale in ciascuno degli ultimi cinque anni. Anche durante la pandemia, la società ha aumentato il proprio dividendo di oltre l’11%, grazie a una redditività record. Storicamente, queste società con dividendi in crescita hanno tendenzialmente generato rendimenti superiori rispetto ad altre strategie basate sui dividendi, comportandosi inoltre relativamente bene rispetto al mercato in generale.Le elezioni di medio termine probabilmente sposteranno i mercati. Dal momento che i risultati dei sondaggi diventano più prevedibili, questa tendenza spesso si inverte, e i mercati tendono a tornare alla loro normale traiettoria al rialzo. Ma si tratta solo di medie, quindi gli investitori non dovrebbero cercare di calcolare il momento esatto per entrare nel mercato. (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »