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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘rifugiati’

Grecia: aumentati di un terzo minorenni migranti e rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Il numero di minorenni rifugiati e migranti arrivati sulle isole della Grecia tra gennaio e agosto è aumentato del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oltre 7.000 minorenni – in media più di 850 al mese – hanno intrapreso il pericoloso viaggio via mare, che nella maggior parte dei casi si è concluso in strutture sovraffollate e non sicure.Tenendo a riferimento gli anni precedenti, ci si aspetta che il numero di rifugiati e migranti che arriveranno via mare in Grecia aumenterà nei prossimi mesi.“Mentre il numero di minorenni rifugiati e migranti che arrivano sulle isole della Grecia continua ad aumentare, le condizioni presso i centri che li ospitano diventano sempre più spaventose e pericolose”, ha dichiarato Lucio Melandri, Coordinatore UNICEF per la Risposta alla crisi Rifugiati e Migranti in Grecia. “Tutti i rifugiati e i migranti che vivono in Centri di Accoglienza e Identificazione, soprattutto i minorenni, hanno bisogno di essere trasferiti sulla terraferma senza ulteriori ritardi in modo che vengano assicurati loro adeguati alloggi, protezione, cure mediche e altri servizi di base.” Circa l’80% dei 20.500 rifugiati e migranti che si trovano adesso sulle isole della Grecia, tra cui più di 5.000 minorenni, sono alloggiati in Centri di Accoglienza e Identificazione strapieni, in condizioni poco salubri.Secondo le normative greche, i rifugiati e migranti dovrebbero trascorrere un massimo di 25 giorni presso questi centri per completare le procedure di accoglienza. Nonostante l’enorme buona volontà e impegno, il personale e le autorità locali sovraccarichi di lavoro non sono riusciti a indirizzare i minorenni e le famiglie verso servizi appropriati. Alcuni bambini hanno vissuto per oltre un anno in queste strutture congestionate e mal equipaggiate.Il centro di Moria sull’isola di Lesbo, che ha la capacità di ospitare 3.100 persone, ne ospita circa 9.000, di cui più di 1.700 sono minorenni. Il Centro di Vathi, a Samos, costruito per 650 persone, ospita adesso 680 bambini, in totale i rifugiati e i migranti sono 4.000. Ogni giorno arrivano altri bambini e altre famiglie. I minorenni affrontano diversi rischi per la salute e la protezione, fra cui traumi psicologici. L’accesso alle strutture igienico-sanitarie di base non è adeguato. In alcuni casi c’è solo un bagno per 70 persone, fattore che causa conseguenti perdite di acque reflue e odori sgradevoli nei campi.Oltre all’immediato trasferimento dei rifugiati e dei migranti sulla terraferma in Grecia, sono urgentemente necessari altri impegni per il ricollocamento che diano priorità ai bambini e accelerino le procedure per il ricongiungimento familiare degli altri Stati Membri dell’Unione Europea.Da metà 2016 l’UNICEF sta supportando i minorenni rifugiati e migranti e le loro famiglie in Grecia. Questo lavoro comprende: assicurare a più di 60.000 minorenni rifugiati e migranti l’accesso a servizi vitali di protezione, che comprendono supporto psicosociale, accesso a cure mediche e istruzione. L’UNICEF sta lavorando con il Ministero della Salute per garantire 85.000 vaccini per proteggere da malattie i bambini rifugiati e migranti.L’UNICEF è pronto a rafforzare la sua collaborazione con le autorità per una migliore protezione dei bambini in Grecia.

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Filippo Grandi incontra il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Salvini e Toninelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Roma. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi in visita in Italia, incontra il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Salvini e Toninelli. In data odierna l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) Filippo Grandi ha incontrato alcuni fra i principali esponenti del Governo Italiano.Nel corso dei colloqui, cordiali e costruttivi, ha offerto il supporto e l’esperienza di UNHCR in relazione alle possibili soluzioni per una gestione dei flussi migratori e alle misure necessarie per favorire l’inclusione sociale e il dialogo con le comunità che li ospitano. L’UNHCR nei giorni scorsi ha appreso che un progetto di decreto legge è stato messo a punto dal Ministro degli Interni in relazione ai permessi di soggiorno, alla protezione umanitaria, all’accoglienza e all’integrazione dei richiedenti asilo, dei rifugiati e degli apolidi.Nel corso di tali incontri non si è entrati nei dettagli del provvedimento, né l’Alto Commissario ha rilasciato alcun commento alla stampa.Tutti gli interlocutori incontrati dall’Alto Commissario hanno dimostrato disponibiltà nel ricevere le osservazioni tecniche che UNHCR fornirà sul decreto legge.

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Trafficanti s’impersonano membri dello staff dell’Agenzia in Libia per circuire i rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

Tripoli. L’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, è sgomenta per la notizia secondo la quale alcuni trafficanti si presenterebbero come personale dell’UNHCR in Libia e chiede alle autorità di agire contro tutti i criminali che cercano di colpire rifugiati e migranti disperati.
Le informazioni in possesso dell’UNHCR provengono da rifugiati che riferiscono di essere stati venduti ai trafficanti in Libia e sono stati oggetto di abusi e torture, anche dopo essere stati intercettati in mare. L’UNHCR sta raccogliendo maggiori informazioni e indagando su queste accuse.In Libia, l’UNHCR ed i suoi partner sono presenti nei punti ufficiali di sbarco per fornire assistenza umanitaria e medica, compresi cibo, acqua, vestiti, per salvare la vita a rifugiati e migranti.Una volta che le persone trafficate tornano a terra, le autorità libiche li trasportano in centri di detenzione, gestiti dalla Direzione per la lotta alla migrazione illegale (sotto la competenza del Ministero degli Interni). I team dell’UNHCR sono presenti anche lì per monitorare la situazione, aiutare e identificare i più vulnerabili per cercare di trovare soluzioni, specialmente nei paesi terzi.L’UNHCR non è coinvolto nel trasferimento di rifugiati dai punti di sbarco ai centri di detenzione.
L’UNHCR ha ricevuto segnalazioni di atrocità indicibili commesse contro i rifugiati e i richiedenti asilo nelle strade di Tripoli, tra cui stupri, rapimenti e torture. Una donna ha detto all’UNHCR che criminali sconosciuti hanno rapito suo marito, l’hanno violentata e hanno torturato suo figlio di un anno. La donna ha detto che il bambino è stato denudato e molestato sessualmente dai criminali.L’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo, ma è presente nei luoghi in cui si trovano i rifugiati per fornire loro assistenza salvavita.
L’UNHCR chiede inoltre una forte azione istituzionale per colpire i trafficanti responsabili.

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Appello all’Europa: Accogliere i migranti provenienti dalla nave Diciotti

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Catania L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, chiede agli Stati membri dell’Unione Europea di offrire urgentemente posti di ricollocamento a circa 150 persone soccorse in mare che sono tuttora a bordo della nave della guardia costiera italiana “Diciotti”. Nel frattempo, l’UNHCR esorta le autorità italiane a consentire lo sbarco immediato di coloro che sono a bordo. La barca è ormeggiata in Italia nel porto siciliano di Catania dal 20 agosto – la maggior parte delle persone a bordo proviene da paesi produttori di rifugiati.
“Nel corso della storia, l’Europa ha riconosciuto il fondamentale obbligo morale e legale di venire in aiuto alle persone in fuga dalla guerra, dalla violenza e dalle persecuzioni”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “È giunto il momento di porre fine al botta e risposta che ha visto i paesi competere in una corsa al ribasso su chi può assumersi la responsabilità minore per le persone soccorse in mare. È pericoloso e immorale mettere a rischio la vita dei rifugiati e dei richiedenti asilo, mentre gli Stati sono impegnati in un braccio di ferro politico per soluzioni a lungo termine”. L’UNHCR elogia gli Stati europei che si sono fatti avanti per accogliere le persone salvate dal Mar Mediterraneo, evidenza dei vantaggi di un approccio collaborativo. Tuttavia siamo preoccupati per le potenziali conseguenze di un continuo approccio “ad hoc”. A giugno, una conclusione del vertice del Consiglio europeo era: “Sul territorio dell’UE, coloro che sono salvati, secondo la legge internazionale, dovrebbero essere presi in carico, sulla base di uno sforzo condiviso”. L’UNHCR continua pertanto a incoraggiare fortemente accordi stabiliti e prevedibili nella regione mediterranea per lo sbarco delle persone soccorse in mare e sollecita gli Stati ad accelerare rapidamente gli sforzi per mettere in atto un tale accordo per affrontare questo tipo di situazioni.Molte vite sono in pericolo. Già nel 2018, più di 1600 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee, nonostante il numero di coloro che tentano la traversata sia significamente ridotto rispetto agli anni precedenti.”In seguito agli orrori della seconda guerra mondiale, gli europei sono stati tra i principali artefici della Convenzione sui rifugiati del 1951, che ha sancito nel diritto internazionale il diritto umano fondamentale di chiedere asilo”, ha affermato Grandi. “I principi della Convenzione, che condividono i valori europei di solidarietà e diritti umani, hanno resistito alla prova del tempo, poiché abbiamo raccolto i benefici successivi dell’unità, della buona volontà e della prosperità. Esorto gli Stati europei a rispettare questi principi, a fare la cosa giusta e a offrire luoghi di asilo per le persone salvate dal Mar Mediterraneo nel momento del bisogno”. Mentre queste discussioni continuano, persone spaventate che potrebbero aver bisogno di protezione internazionale non dovrebbero essere intrappolate nel vortice della politica. Meritano di essere trattati con dignità. L’UNHCR è pronta a sostenere gli Stati a sviluppare un approccio che ha come priorità il salvataggio di vite in mare e nell’affrontare le cause profonde che guidano le migrazione forzate.

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Bambini migranti e rifugiati: rapporto “Sradicati in America Centrale e Messico”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

68.409 bambini migranti sono stati detenuti in Messico fra il 2016 e aprile 2018, il 91% dei quali sono stati espulsi verso l’America Centrale. Circa 96.216 migranti dall’America centro-settentrionale, fra cui 24.189 donne e bambini sono stati rimpatriati dal Messico e dagli Stati Uniti fra gennaio e giugno di quest’anno; oltre il 90% è stato espulso dal Messico: questi i principali dati del nuovo rapporto (serie Child Alert) dell’ UNICEF “Sradicati in America Centrale e Messico – Bambini migranti e rifugiati affrontano un circolo vizioso di difficoltà e pericoli” (“Uprooted in Central America and Mexico”), che esamina le diverse sfide e pericoli che affrontano i bambini e le famiglie migranti e rifugiate durante il difficile processo di migrazione e rimpatrio.Secondo il rapporto dell’UNICEF, estrema violenza, povertà e mancanza di opportunità non sono soltanto cause delle migrazioni irregolari di bambini dall’America centro-settentrionale (El Salvador, Guatemala e Honduras) e dal Messico, ma anche conseguenze delle espulsioni dal Messico e dagli Stati Uniti. L’UNICEF ha invitato i governi a lavorare insieme per attuare delle soluzioni che aiutino a ridurre le cause scatenanti delle migrazioni irregolari e forzate ed a tutelare il benessere dei bambini rifugiati e migranti durante il viaggio.Più nello specifico, i risultati del rapporto includono:
Povertà – El Salvador, Guatemala e Honduras sono fra i paesi più poveri dell’emisfero occidentale, con, rispettivamente, il 44, il 68 e il 74% dei bambini che vivono in povertà. I bambini e le famiglie povere spesso chiedono dei prestiti per finanziare la loro migrazione irregolare verso gli Stati Uniti, lasciandoli in una situazione finanziaria ancor più precaria quando sono fermati e rimandati indietro senza denaro e si trovano impossibilitati a ripagare i loro prestiti. Questa pressione economica può lasciare i bambini e le famiglie senza casa o senza le risorse necessarie per pagare i beni di prima necessità.
Violenza – La violenza delle gang è pervasiva in molte comunità dell’America centro-settentrionale, con bambini presi come obiettivo di reclutamento, abusi e persino omicidio. Fra il 2008 e il 2016 in Honduras, per esempio, circa un bambino ogni giorno è stato vittima di omicidio. Analogamente, a El Salvador, 365 bambini sono stati uccisi nel 2017, mentre l’anno scorso in Guatemala sono stati segnalati 942 casi di morti violente di bambini. I bambini e le famiglie che migrano a causa di minacce di violenza possono essere esposti a un rischio ancora maggiore se sono costretti a ritornare, senza nessun supporto o protezione, nelle comunità in cui erano precedentemente in pericolo. Molti rimpatriati finiscono per diventare sfollati interni perché per loro è insicuro tornare a casa.
Stigmatizzazione – I bambini e le famiglie rimpatriate affrontano la stigmatizzazione all’interno delle comunità a causa del loro tentativo fallito di arrivare in Messico o negli Stati Uniti. Questo può rendere ancora più difficile per i bambini rimpatriati reintegrarsi a scuola e per gli adulti trovare un lavoro.
Separazione e detenzione – La separazione familiare e la detenzione da parte delle autorità competenti in materia di migrazione, sono esperienze fortemente traumatizzanti che possono pregiudicare lo sviluppo a lungo termine del bambino. Tenere le famiglie unite e supportare
alternative alla detenzione sono misure fondamentali per assicurare il superiore interesse dei bambini migranti e rifugiati.
Il rapporto evidenzia inoltre una serie di raccomandazioni per tenere i bambini rifugiati e migranti al sicuro e ridurre i fattori che spingono le famiglie e i bambini a lasciare le loro case in cerca di sicurezza o un di futuro con maggiori speranze attraverso rotte migratorie irregolari e pericolose. I programmi supportati dall’UNICEF in America centro-settentrionale e Messico stanno facendo la differenza, ma mentre molti giovani migranti, rifugiati e rimpatriati ne stanno traendo beneficio, queste iniziative dovrebbero essere allargate in maniera esponenziale per rispondere a tutte le sfide che affrontano i bambini a rischio della regione.

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Il Paraguay adotta una nuova legge per la protezione e la naturalizzazione degli apolidi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) accoglie con favore l’adozione da parte del Paraguay di una nuova legge che contribuisce a identificare, proteggere e risolvere la situazione degli apolidi, ovvero di quelle persone che non sono considerate cittadine di nessuno Stato.Nella giornata di giovedì scorso, il 9 agosto, il Congresso bicamerale del Paraguay ha approvato un progetto di legge presentato a maggio 2017, che tutela i diritti degli apolidi, nonché di coloro che intendono richiedere il riconoscimento di tale status, e che prevede un percorso agevolato verso la naturalizzazione.La nuova legge assegna alla Commissione nazionale per i rifugiati (CONARE) la responsabilità della determinazione dell’apolidia e contribuisce a garantire che i figli dei cittadini paraguaiani nati in un Paese straniero, che altrimenti sarebbero apolidi, acquisiscano la cittadinanza paraguaiana senza doversi stabilire nel Paese.Nel 2012, il Paraguay ha aderito alla Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia e nel 2014 alla Convenzione del 1954 relativa allo status degli apolidi. Con l’adozione di questa legge, il Paraguay stabilisce una procedura per la determinazione dell’apolidia e un quadro normativo per la protezione delle persone apolidi; la legge prevede anche percorsi per la naturalizzazione.Questa legge costituisce un’importante pietra miliare per la regione, che sta lavorando per sradicare l’apolidia entro dieci anni, come parte degli impegni assunti dai Paesi dell’America Latina e dei Caraibi nel Piano d’azione del Brasile del 2014.Nel novembre 2014, l’UNHCR ha lanciato la Campagna #IBelong per porre fine all’apolidia entro il 2024. La Campagna cerca di dar maggiore visibilità ai problemi specifici che l’apolidia causa a donne, uomini, ragazzi e ragazze e di rafforzare la risposta dei governi e della società civile. Le persone apolidi sono spesso private dei diritti fondamentali come andare a scuola, vedere un medico, trovare un lavoro, aprire un conto in banca, viaggiare o sposarsi.

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Le milizie sgomberano e disperdono 1.900 persone sfollate all’interno della Libia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime preoccupazione per lo sgombero forzato – da parte di alcune milizie – di 1.900 sfollati interni dall’insediamento di Triq Al Matar a Tripoli, in Libia. Triq Al Matar era il più grande insediamento di sfollati interni a Tripoli, dove sin dalla sua creazione nel 2011 vivevano 370 famiglie originarie della città di Tawergha.Secondo i residenti, la scorsa settimana una milizia locale ha costretto l’intera popolazione di Triq Al Matar a fuggire dalle proprie case, dopo tre notti di incursioni indiscriminate e l’arresto arbitrario di 94 residenti, 12 dei quali sono tutt’ora detenuti dalle milizie in condizioni terribili. Alcune donne e ragazze sono state minacciate di stupro. Tutti hanno dovuto abbandonare loro case con breve preavviso, portando con sé solo il minimo indispensabile.Queste persone sono ora disperse, vivono in diverse aree in cui hanno parenti o conoscenti, anche all’interno di altri insediamenti di sfollati interni. Alcune famiglie che possiedono un’automobile si trovano a dormire al suo interno.L’UNHCR esprime preoccupazione per il rischio a cui potrebbero essere esposte le persone che risiedono in altri insediamenti a Tripoli a causa di possibili ulteriori sgomberi. Alcune famiglie di Tawergha che vivono in altri insediamenti a Tripoli sono già fuggite dalle loro case per paura di essere attaccate. L’UNHCR chiede il rispetto dei diritti umani, la protezione dei civili e il diritto delle persone sfollate a decidere sul proprio futuro. L’Agenzia segue la situazione da vicino e collabora con tutte le parti per assicurare che vengano soddisfatte i bisogni essenziali degli sfollati interni e che vengano evitati altri eventuali sgomberi.La popolazione di Tawergha costituisce una minoranza etnica, circa 40mila persone che sono state costrette a fuggire dalle proprie case nel 2011. Nella maggior parte dei casi hanno cercato un luogo sicuro all’interno di insediamenti informali intorno all’area di Tripoli o Bengasi. Vivono lì da sette anni in attesa di poter tornare a casa, dopo un recente accordo tra le parti in causa.
In Libia, circa 192mila sfollati all’interno del Paese vivono da anni in condizioni terribili. L’UNHCR richiede soluzioni urgenti per porre fine alle loro sofferenze e per garantire il loro ritorno a casa in modo volontario, sicuro e dignitoso.

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Collaborazione tra Assistenti Sociali e Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali e l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) hanno siglato l’avvio di una collaborazione con lo scopo di contribuire alla qualificazione del sistema di tutela e integrazione per rifugiati e richiedenti asilo con particolare riguardo alle persone portatrici di esigenze specifiche, inclusi minori stranieri non accompagnati, persone vittime di tortura, persone con disagio mentale e altre.La collaborazione ha la finalità di favorire la sistematizzazione delle migliori prassi nell’accesso ai servizi di tutela offerti sul territorio, in funzionale raccordo con gli altri attori operanti nel sistema di asilo, nell’accoglienza e nel percorso di integrazione, nonchè con i servizi di assistenza sanitaria e sociale. L’accordo di collaborazione, siglato da Gianmario Gazzi, Presidente del Consiglio Nazionale degli Assistenti Sociali e da Felipe Camargo, Rappresentante Regionale dell’UNHCR per il Sud Europa, nasce dalla necessità di garantire effettiva protezione a rifugiati e richiedenti asilo attraverso sinergie e mutuo coinvolgimento nelle attività di comune interesse, con particolare attenzione alla promozione del loro ascolto e della loro partecipazione, veicolo indispensabile per l’esercizio dei loro diritti.

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Papa Francesco ha ricevuto in udienza Andrea Riccardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Papa Francesco ha ricevuto in udienza Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Tra i temi del colloquio il convegno del Papa con i Capi delle Chiese e delle Comunità cristiane del Medio Oriente, che si terrà a Bari il prossimo 7 luglio. Nell’udienza sono stati anche toccati altri argomenti cari all’impegno di Sant’Egidio, che quest’anno festeggia il suo cinquantesimo anniversario: l’ecumenismo, la costruzione della pace, il lavoro per i poveri e nelle periferie, il problema dei migranti, con un’attenzione particolare ai corridoi umanitari, una via sicura e legale attraverso cui la Comunità ha già portato in Italia, Francia e Belgio oltre 1800 rifugiati.

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Dichiarazione su Europa e asilo dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Le imminenti riunioni dell’UE a Bruxelles su asilo e immigrazione giungono tre anni dopo la crisi del Mediterraneo, quando oltre un milione di persone disperate hanno attraversato il mare dirette in Europa. Nonostante il numero di persone in arrivo via mare sia oggi calato drasticamente, gli effetti di quei flussi continuano a riverberarsi a livello politico e nella tendenza ad approcci unilaterali e restrittivi che da allora alcuni Paesi europei hanno perseguito nei confronti dei rifugiati e dei migranti. È arrivato il momento di cambiare le cose per il meglio. E oggi esorto gli Stati europei a cogliere questa opportunità per trovare un approccio nuovo e unito che risponda alle esigenze condivise di tutti i Paesi di essere in grado di gestire i loro confini e le loro politiche migratorie e nello stesso tempo rispettare gli standard europei e internazionali in materia di asilo, che sono scaturiti dalla seconda guerra mondiale.Questo è possibile. Ma coerenza e unità sono mancate nell’approccio dell’Europa e per troppo tempo. Paesi legati da geografia, culture e valori si sono trovati divisi sull’asilo e sulla questione di come proteggere le persone in fuga da persecuzioni, conflitti e guerre. Questo è culminato nel recente incidente dell’Aquarius, quando ad una nave che trasportava circa 600 persone soccorse in mare è stato negato il permesso di attraccare per diversi giorni. Tali eventi mettono a rischio vite e norme internazionali di soccorso in mare e non dovrebbero mai accadere.L’UNHCR è qui per aiutare. Siamo pronti a lavorare con gli Stati europei per sviluppare un piano che sia realistico e di principio. Un piano radicato nella solidarietà e nella cooperazione, che eviti la recente tendenza a scaricare le responsabilità e ad altre azioni che danneggiano i rifugiati, da una parte, e l’Europa stessa dall’altra. Un piano che garantisca che coloro che sono in pericolo in mare siano salvati e sbarcati in maniera prevedibile e che si occupi di ciò che accade loro una volta giunti a terra. Un piano che rimuova il dubbio sulla genuinità delle ragioni che spingono le persone a fuggire, e che preveda il ritorno a casa di coloro che non sono rifugiati, o non hanno alcun titolo per rimanere.L’Europa oggi non è più al centro di una crisi migratoria o di rifugiati. I numeri degli arrivi nel Mediterraneo sono ai livelli pre-2014 e stanno scendendo verso le medie storiche di lungo periodo. Oltre 9 persone su 10 costrette alla fuga nel mondo si trovano fuori dall’Europa, nei loro Paesi o in quelli immediatamente vicini: Paesi per lo più del sud del mondo. E il sostegno europeo, la solidarietà e la collaborazione con questi Paesi, così come con i Paesi di transito, è diventata più critica che mai. Per rispondere a questa sfida globale condivisa ed affrontare le cause che spingono i rifugiati ad intraprendere viaggi pericolosi verso l’Europa e altrove sono necessari aiuti ai Paesi e alle comunità che ospitano i rifugiati e posti per il reinsediamento, destinati ai rifugiati vulnerabili affinché siano trasferiti in modo legale e sicuro in nuovi Paesi.Mentre i Paesi di tutto il mondo continuano a discutere su come migliorare la risposta internazionale alla crisi dei rifugiati attraverso il Global Compact, le politiche dell’UE in materia di asilo possono e dovrebbero fornire un esempio su come gestire le crisi di rifugiati con compassione e solidarietà. L’UNHCR è pronta a sostenere l’UE e gli Stati membri in questo sforzo.

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Looking Beyond the Borders

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) lancia la campagna Looking Beyond the Borders per promuovere una sostanziale modifica delle attuali strategie europee e nazionali relative al Sistema Dublino e alle pratiche adottate negli hotspot, al fine di garantire e rafforzare la tutela dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia.La campagna – realizzata nell’ambito dell’omonimo progetto finanziato da Open Society Foundations – intende sostenere la proposta di riforma del Regolamento Dublino III attualmente al vaglio del Consiglio europeo e mira, inoltre, ad un radicale cambiamento delle prassi relative agli hotspot. Il sito dedicato alla campagna, oltre a fornire approfondimenti, dati e infografiche, offre la possibilità alle associazioni di settore, agli operatori, ai volontari e ai richiedenti asilo di segnalare casi, storie e testimonianze perché possano essere rese note e difese dal CIR.

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Cromology premiata per il suo impegno nell’inserimento professionale dei rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2018

Cromology Italia è stata premiata stamattina a Milano dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per l’impegno dimostrato nel favorire l’inserimento professionale e l’integrazione dei richiedenti asilo e beneficiari della protezione internazionale, coinvolti in diverse attività in collaborazione con le amministrazioni comunali di Lucca, Siena e Genova. I progetti hanno riguardato rispettivamente: la riqualificazione urbana del Parco Fluviale del Serchio (Lucca), l’opera di manutenzione alle panchine dei giardini della Lizza e al Parco delle Rimembranze (Siena), e il recupero degli arredi urbani nelle piazze del Municipio Medio Levante e delle ringhiere di Boccadasse (Genova).L’azienda leader nel settore delle vernici ha ritirato questo prestigioso riconoscimento nella persona di Enrico Galardini, Corporate Social Responsibility Coordinator, ed è stata selezionata insieme ad altre tre aziende nella categoria “Grandi Imprese”. Il riconoscimento è stato formalizzato presso la sede di Assolombarda, alla presenza dei rappresentanti del Comune e della Prefettura di Milano, durante la cerimonia di conferimento, da parte dell’UNHCR, del logo Welcome – Working For Refugee Integration.
“Questo riconoscimento è per tutti noi motivo di grande orgoglio – dichiara Enrico Galardini – Aiutare i rifugiati che arrivano in Italia a integrarsi attraverso il lavoro è secondo noi un dovere morale, soprattutto in questo momento storico. Cromology conferma ancora una volta la sua estrema attenzione a tutti i temi di carattere sociale”.

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Condizione dei bambini richiedenti asilo nel Nord Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Nonostante svolgano un ruolo guida a livello mondiale per i diritti dei bambini, i paesi nordici non riescono a fornire piena protezione e servizi ai bambini richiedenti asilo. “Protetti sulla carta? Un’analisi della risposta dei paesi nordici ai bambini richiedenti asilo” (Protected on Paper? An analysis of Nordic country responses to asylum-seeking children), realizzato dall’Istituto di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, fornisce un resoconto sugli standard procedurali e legali per i bambini migranti e rifugiati e su quanto siano applicati in Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. “Protected on Paper?” evidenzia come in tutti e cinque i paesi nordici ci sia una chiara tendenza a dare precedenza alle leggi in materia migratoria rispetto agli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Il rapporto constata che, nonostante esistano misure legali e procedurali adeguate, carenze nell’attuazione espongono molti bambini a rischi significativi nel processo di richiesta di asilo, e a lacune importanti nei servizi per la protezione, l’assistenza sanitaria e l’istruzione.
Nel 2015 Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia hanno accolto 45.765 minori non accompagnati su un totale di 88.265 minori non accompagnati in tutta l’UE. Il più alto numero è stato registrato in Svezia con 35.250 minorenni non accompagnati, il 40% di tutti quelli registrati nell’UE, seguito da Norvegia con 5.050, Finlandia con 3.045 e Danimarca con 2.125.
Nel 2016 la Danimarca ha avuto 2.390 prime richieste d’asilo da parte di minorenni, la Finlandia 1705, l’Islanda 270, la Norvegia 1225, la Svezia 9.385 su 335 mila totali nell’UE. Nel 2017 la Danimarca ha avuto 1.095 prime richieste d’asilo di minorenni, la Finlandia 1225, l’Islanda 150, la Norvegia 1055, la Svezia 7350 su 160 mila totali nell’UE. Secondo un’indagine del Garante per l’Infanzia in Svezia 1.736 bambini registrati nel paese sono risultati irreperibili tra il gennaio 2014 e l’ottobre 2017, 1.456 di loro risultano ancora non reperibili.
“Protected on Paper?”, commissionato dai cinque comitati Nazionali UNICEF dei paesi nordici, si basa su un’analisi legale dettagliata, sulla verifica delle applicazioni pratiche degli standard procedurali – sia sulle lacune, sia sulle buone pratiche – e su interviste con esperti di diritti dei bambini e di migrazioni nei cinque paesi nordici. Fornisce inoltre raccomandazioni dettagliate su come le tutele procedurali dovrebbero essere rafforzate per rispettare gli impegni internazionali.La custodia legale è un meccanismo di salvaguardia fondamentale per i minorenni non accompagnati e separati; tuttavia, in alcuni casi, esiste un sistema di protezione inadeguato tra la gestione dei tutori e i servizi per l’immigrazione. Le agenzie per la protezione dell’infanzia dovrebbero guidare la definizione di procedure chiare per l’assunzione, la formazione, la supervisione e il sostegno dei tutori.I bambini richiedenti asilo possono avere in generale accesso a cure mediche di base, ma la reale portata dei servizi di assistenza sanitaria disponibili alle famiglie variano ampiamente fra stati e municipalità. Ne risulta che i diritti non sono sempre chiari né ai pazienti né ai medici. In queste circostanze, il crescente fenomeno di problemi di salute mentale fra i bambini soggetti a lunghi periodi di incertezza sul loro status legale, è una questione di primaria importanza.La maggior parte dei sistemi scolastici degli stati nordici sta affrontando l’arrivo di bambini rifugiati dal 2015, ma le barriere legali e amministrative spesso causano un’attesa troppo lunga prima di entrare nel sistema scolastico statale e nei programmi di apprendimento precoce.Ci sono rapporti di bambini richiedenti asilo detenuti, per brevi periodi, anche se le leggi nazionali proibiscono la detenzione di qualsiasi persona sotto i 18 anni, in linea con la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Raccomandazioni per tutti i paesi nordici:
1. Riaffermare la priorità della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sulle leggi migratorie/d’asilo, e impegnarsi esplicitamente ad applicare le stesse regole e standard utilizzati per tutti gli altri bambini ai richiedenti asilo, per l’intero periodo di permanenza nel paese;
2. Assicurare che le leggi, le politiche e le pratiche stabiliscano la presa in carico di tutti i bambini richiedenti asilo verso le autorità per la protezione dell’infanzia, immediatamente al loro arrivo, e che questo orientamento diventi un elemento integrale del processo di registrazione;
3. Rimuovere tutte le barriere che i bambini richiedenti asilo incontrano per una rapida iscrizione e una piena inclusione alle scuole ordinarie e ai programmi di apprendimento precoce;
4. Assicurare che l’accesso a un’assistenza sanitaria equa, fra cui all’assistenza psicologica, per tutti i bambini richiedenti asilo, serva a integrare i richiedenti asilo nel sistema sanitario nazionale ordinario, nei paesi in cui necessario;
5. In tutti i servizi e le strutture per la protezione dell’infanzia, eliminare ogni requisito di residenza per gli utenti dei servizi, per assicurare che siano accessibili a donne e bambini richiedenti asilo quando necessario;
6. Rivedere i servizi per la tutela legale e stabilire un codice di buone pratiche per assicurare che sia la tutela sia la rappresentazione legale siano disponibili per ogni bambino richiedente asilo immediatamente al suo arrivo. http://www.unicef.it

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“Dignità umana e diritti umani dei rifugiati”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

ALBERTO GARCIARoma 27 novembre presso l’Aula Master dell’Università Europea di Roma e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Via degli Aldobrandeschi, 190 dalle 9:30 alle 18:00 una giornata di dibattito sul tema “Dignità umana e diritti umani dei rifugiati”, all’interno del progetto europeo “European Citizens for Solidarity” (EUROSOL) cofinanziato dal programma “Europe for Citizens” dell’Unione europea.
Il Forum sarà diviso in tre sessioni, ognuna con un tema legato alla situazione dei rifugiati in una prospettiva di bioetica e diritti umani. Si inizia con “Rifugiato, opportunità o minaccia? Contesto, cause e prospettive. La situazione del rifugiato: le voci dei protagonisti” con l’intervento di Padre Aldo Skoda, direttore del SIMI, per proseguire con un focus su “Diritti e doveri del rifugiato in prospettiva di bioetica”. A chiudere la giornata verrà affrontato il tema “Integrazione del rifugiato in prospettiva interculturale e religiosa”.L’obiettivo del forum è promuovere il dialogo interculturale, trovare soluzioni e proposte creative attraverso l’informazione, la conoscenza e la condivisione di competenze. Accanto ad esperti i protagonisti di questo dibattito saranno i rifugiati e i migranti stessi, come pure i politici interessati all’attuale sfida migratoria. Tra le autorità presenti: il Direttore della Cattedra UNESCO, Dr. Alberto Garcia, il Direttore del SIMI (Scalabrini International Migration Institute – SIMI), P. Aldo Skoda il Dr. Giorgio de Acutis della Croce Rossa Italiana – Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale (Area sociale) e la Dott.ssa di ricerca in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale, Veronica Roldan. Anche il mondo delle organizzazioni internazionali sarà presente attraverso la Fundación Altius Francisco de Vitoria, Madrid, Spagna, la Dirección General de Servicios Sociales de Integración Social, Madrid, Spagna, la BIDA e V. Kultur und Bildung, Suhl, Germania, la Erevnitiko Idrima P.L., Nicosia, Cipro, la Stowarzyszenie B-4, Rzeszòw, Polonia, la Viesoji Istaiga Vilniaus Verslo Kolegija, Vilnius, Lituania e la Diagrama Foundation Psychosocial Intervention, Dunstable, Inghilterra. (foto: ALBERTO GARCIA)

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Filippo Grandi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU: “Non siamo più in grado di negoziare la pace?”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 novembre 2017

Onu palaceFilippo Grandi, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha sollecitato i capi di Stato affinché individuino soluzioni politiche ai diversi conflitti nel mondo, se si vuole permettere al gran numero di persone in fuga di fare un giorno ritorno a casa.
In un discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, Filippo Grandi ha dichiarato che il susseguirsi di gravi crisi umanitarie ha causato flussi massicci di persone in fuga, virtualmente in ogni regione del globo.“Il numero di persone costrette alla fuga in tutto il mondo sta raggiungendo i 66 milioni – nel 2009 erano 42 milioni”, ha detto. “Questo numero comprende i 17,2 milioni di rifugiati sotto il mandato dell’UNHCR – una crescita del 70% dal 2009”.L’Alto Commissario ha poi aggiunto: “Garantire soluzioni per milioni di persone sradicate dalle loro case ed evitare il ripetersi di questi grandi flussi di popolazioni a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, dipende fondamentalmente da volontà e scelte politiche.”Filippo Grandi ha citato alcune tra le crisi umanitarie al momento in corso tra cui “il cataclisma del conflitto” in Siria e le violenze in Iraq, che da sole hanno causato un quarto del numero totale di persone costrette alla fuga. Nuove crisi si sono sviluppate laddove si sono creati nuovi spazi senza governo, alimentate da una serie combinata di fattori tra cui povertà, sotto-sviluppo, degrado ambientale, disuguaglianze e persecuzioni.”Allo stesso tempo, le situazioni che sembravano si fossero stabilizzate, quali quelle in Burundi, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, sono state colpite da nuove crisi che hanno portato a nuovi flussi di rifugiati; nel frattempo, situazioni che si protraggono nel tempo come in Afghanistan e in Somalia restano irrisolte.Filippo Grandi ha delineato ai membri del Consiglio di Sicurezza una serie di azioni necessarie. Prima fra tutte la necessità di attuare misure “per affrontare le cause dei conflitti e prevenire l’acuirsi delle crisi di persone in fuga.”Filippo Grandi ha anche lodato l’importante ruolo svolto dai peacekeepers nel permettere agli attori umanitari di operare, sottolineando che gli attori umanitari e i peacekeepers dovrebbero collaborare facendo leva sui rispettivi punti di forza per garantire la protezione dei civili durante i conflitti e, allo stesso tempo, preservare il carattere neutrale ed imparziale dell’azione umanitaria.
Come terzo punto, Filippo Grandi ha dichiarato che la comunità internazionale ha bisogno di rafforzare il suo impegno nel combattere i trafficanti di esseri umani e “i terribili abusi da loro perpetrati”. In ogni caso l’Agenzia ONU per i Rifugiati sta lavorando sul campo per assistere le vittime del traffico di esseri umani e supportare tutti coloro che necessitano di protezione internazionale, Filippo Grandi ha sottolineato l’importanza di azioni forti “per affrontare gli orribili abusi perpetrati dai trafficanti, identificarli e perseguirli”.Tuttavia se non si ristabiliscono pace e sicurezza, afferma Grandi, per i rifugiati e le altre persone che hanno lasciato le proprie case è impossibile far ritorno a casa. “Lo scorso anno, in tutto il mondo, solo 500.000 rifugiati sono tornati a casa. E nel decennio passato solo poche situazioni di migrazioni forzate hanno avuto una conclusione definitiva,” ha detto.
In particolare, la sicurezza, il rispetto dei diritti umani e l’istituzione dello stato di diritto saranno essenziali per il ritorno dei rifugiati Rohingya nello Stato di Rakhine in Myanmar. “È assolutamente cruciale fare progressi nell’acquisizione della nazionalità per i Rohingya, e altrettanto fondamentali saranno il processo di riconciliazione tra le comunità e gli investimenti in uno sviluppo inclusivo che porti beneficio a tutte le comunità” ha aggiunto Grandi.
Grandi ha inoltre detto che è di vitale importanza sostenere la protezione delle persone costrette alla fuga mentre si lavora alla risoluzione dei conflitti, sia negli Stati coinvolti che lavorano a una maggiore stabilità, sia nelle comunità ospitanti che provano a supportare grandi numeri di rifugiati.
onu assembleaTuttavia, la risposta per arrestare e invertire i flussi di rifugiati e di altre persone costrette a fuggire dovrebbe venire da soluzioni politiche, ha affermato Grandi, e a questo proposito la comunità internazionale ha fallito.“Siamo diventati incapaci di negoziare la pace?” ha chiesto. “Pongo questa domanda qui, al Consiglio di Sicurezza, le cui ragion d’essere sono la risoluzione dei conflitti e il mantenimento della pace, perché vedo personalmente l’impatto diretto di questi fallimenti, tutti i giorni, sulle vite di decine di milioni di persone, sradicate e costrette ad abbandonare le proprie case”.La debolezza della solidarietà internazionale sta a sua volta indebolendo la protezione dei rifugiati, ha aggiunto. “Molti Paesi d’accoglienza dei rifugiati, specialmente quelli al confine con zone di guerra, mantengono aperti i confini e ospitano generosamente migliaia – a volte milioni – di rifugiati”.“Ma alcuni Stati – spesso quelli più ricchi e meno interessati dai flussi di rifugiati – hanno reagito chiudendo i confini, limitando l’accesso all’asilo e impedendo l’ingresso”.
In riferimento al Summit sui Rifugiati e sui Migranti dello scorso anno, che ha dato vita alla Dichiarazione di New York per una risposta globale alle crisi internazionali dei rifugiati, il capo dell’UNHCR ha elogiato quelli che sono stati dei “passi importanti” intrapresi da Stati membri, istituzioni per lo sviluppo come la Banca Mondiale, società civile e dal settore privato.
“Ma una risposta completa ai flussi massicci di persone in fuga può essere ottenuta solo attraverso azioni volte a ristabilire la sicurezza, risolvere i conflitti e costruire la pace,” ha dichiarato Grandi. La popolazione mondiale di persone costrette alla fuga è in rapido aumento e “conta sulla vostra leadership per raggiungere queste soluzioni,” ha detto al Consiglio di Sicurezza.

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Bangladesh: un nuovo sito per i rifugiati rohingya

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

BangladeshL’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, ha trasferito circa 1.700 rifugiati in un sito messo a disposizione dal governo nel sud-est del Bangladesh, decongestionando le strutture di Kutupalong e fornendo loro una casa dopo settimane di continui spostamenti. Molti dei rifugiati coinvolti rientrano tra quelli che hanno camminato per circa una settimana per attraversare il confine del Bangladesh, solo per rimanere bloccati quattro giorni in un villaggio frontaliero prima di essere autorizzati a procedere nell’entroterra del Paese la scorsa settimana. L’UNHCR ha aperto un centro di transito e delle scuole per rifugiati all’interno del campo di Kutupalong per ospitare temporaneamente i rifugiati più vulnerabili.I trasferimenti sono cominciati martedì, nel tentativo di decongestionare le scuole di Kutupalong, far ripartire le lezioni e liberare il centro di transito per i prossimi arrivi.Sono 5.000 i rifugiati che saranno trasferiti nel nuovo sito, che fa parte del terreno di 3.000 acri noto anche come Kutupalong Extension, messo a disposizione dal governo del Bangladesh per ospitare i nuovi arrivati.Prima dei trasferimenti, l’UNHCR ha sviluppato un piano per l’area, dalla conformazione collinare, e ha cominciato a costruire bagni e pozzi. È stato inoltre destinato dello spazio alle associazioni partner affinché potessero costruire strutture come centri comunitari, avamposti sanitari, scuole e spazi per i bambini. L’UNHCR sta in parte finanziando la costruzione di una strada nei pressi del campo per facilitare l’accesso ai rifugiati e velocizzare la consegna dei beni.Da martedì i volontari hanno aiutato i rifugiati più vulnerabili a portare le proprie cose nel nuovo sito. L’UNHCR sta distribuendo utensili per la casa e kit per la costruzione di rifugi contenenti teli di plastica, pali di bambù e corde. Save the Children sta assumendo personale per aiutare nella costruzione dei rifugi per i rifugiati più vulnerabili. La ONG locale Gonoshasthaya Kendra (GK) sta effettuando dei controlli medici, mentre Action Against Hunger sta distribuendo cibo e acqua finché i rifugiati non potranno cucinare da soli.Circa 605.000 rifugiati sono arrivati in Bangladesh da quando, a fine Agosto, sono iniziate le violenze nello Stato di Rakhine, nel Myanmar settentrionale.

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L’UE annuncia aiuti di emergenza supplementari per aiutare i rifugiati in Serbia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

serbiaBruxelles. La Commissione europea ha annunciato lo stanziamento di 4 milioni di EUR supplementari in aiuti umanitari destinati alla Serbia per assistere le migliaia di rifugiati e di richiedenti asilo presenti nel paese. I nuovi contratti coincidono con la quarta visita nel paese del commissario UE per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, in occasione della quale valuta la situazione umanitaria in loco e discute con funzionari del governo del sostegno umanitario dell’UE per i rifugiati. Il nuovo progetto finanzia la distribuzione di generi alimentari nei centri di accoglienza, la protezione delle fasce di popolazione più vulnerabili, in particolare durante l’inverno a venire nonché le attività connesse all’educazione.“La Serbia si è dimostrata un partner affidabile per l’Unione europea e il nostro partenariato ha consentito di rispondere efficacemente alla crisi dei rifugiati. Dal 2015 l’UE è un importante donatore di aiuti umanitari per accogliere i rifugiati in Serbia. Abbiamo aiutato a migliorare le condizioni in numerosi centri d’accoglienza, contribuito all’approvvigionamento alimentare nei campi, fornito educazione ai bambini in situazioni di emergenza ed erogato servizi sanitari. I progetti supplementari annunciati oggi verranno incontro alle esigenze della popolazione più vulnerabile, in particolare durante l’imminente stagione invernale”, ha dichiarato il commissario Stylianides.Dal 2015 l’UE è stata il principale donatore di aiuti umanitari alla Serbia. L’aiuto umanitario della Commissione ammonta ora a 25 milioni di EUR e ha consentito l’erogazione di assistenza in situazioni di emergenza (generi alimentari, acqua, igiene, beni di prima necessità, salute e protezione) presso i centri di transito e di accoglienza, comprese le frontiere e le aree di attesa. Dal 2015 sono stati erogati in totale oltre 80 milioni di EUR al paese in finanziamenti connessi alla migrazione nell’UE.
L’assistenza umanitaria dell’UE include il sostegno diretto ai rifugiati attraverso i partner umanitari della Commissione nonché lo sviluppo delle capacità per consentire alle autorità di rispondere più efficacemente. Gli sforzi più significativi sono stati compiuti per migliorare le condizioni nei centri d’accoglienza gestiti dall’amministrazione pubblica, dove l’UE è stata il principale e, talvolta, l’unico donatore. Le autorità sono state così in grado di ospitare fino a 6 000 persone.
Dal 2015 sono stati erogati oltre 80 milioni di EUR in finanziamenti, attraverso diversi meccanismi finanziari dell’UE, per aiutare la Serbia ad assicurare l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati nei centri di accoglienza, a sostenere l’erogazione di servizi sanitari e di altri servizi di prima necessità ai rifugiati, ai migranti e alle comunità ospitanti nonché a rafforzare le capacità di controllo alle frontiere.Nel 2015 la Serbia ha inoltre beneficiato del sostegno del meccanismo di protezione civile dell’UE, attraverso il quale 10 Stati membri hanno fornito oltre 246 000 beni di prima necessità per la crisi dei rifugiati, quali lenzuola, letti e abbigliamento caldo.
Da metà settembre 2017 sono registrati in Serbia oltre 4 000 rifugiati e richiedenti asilo, approssimativamente la stessa cifra di un anno fa.

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Crisi dei rifugiati in Bangladesh

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

BangladeshL’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede con urgenza un ulteriore contributo di 83,7 milioni di dollari statunitensi per far fronte nei prossimi sei mesi all’emergenza in Bangladesh dove si trovano oltre mezzo milione di rifugiati Rohingya. Secondo le ultime stime circa 515.000 rifugiati hanno lasciato il Myanmar dal 25 Agosto ad oggi, incluse le persone arrivate nel corso dell’ultima settimana. Azioni prioritarie nella gestione dell’emergenza sono proteggere i rifugiati, costruire rifugi, attività di sanificazione, garantire l’acqua e rafforzare le comunità locali ospitanti nella zona del sud est del Bangladesh. Alleggerire la drammatica situazione del sovraffollamento nei due campi già esistenti – Kutupalong e Nyapara – che al momento ospitano il doppio della popolazione che contenevano prima di quest’ultima crisi, è anch’essa una priorità, dato che il numero dei rifugiati presenti è in continua crescita.Tra i rifugiati si registra un gran numero di bambini, molti di loro minori non accompagnati o separati dalle famiglie. Più di metà dei nuovi arrivati sono donne, incluse madri con bambini piccoli o neonati. Ci sono anche molte persone anziane e persone con disabilità. Sono presenti inoltre malati, feriti e persone con traumi causati da violenze estreme, torture e abusi sessuali. Molti hanno perso la famiglia, i parenti e gli amici. I nuovi arrivati si aggiungono ai 300.000 rifugiati già presenti in Bangladesh prima della crisi.Alla luce delle dimensioni e della veloce crescita di questa crisi, l’UNHCR a metà settembre ha dichiarato un “livello di emergenza 3” – il massimo livello possibile.Sin dall’inizio, l’UNHCR ha sostenuto le operazioni gestite dalle autorità bengalesi e di tutti i partner per organizzare una consegna efficace di aiuti e servizi ai rifugiati. In aggiunta alle attività di protezione, costruzione rifugi e igienico-sanitarie, nel sud-est del Bangladesh sono stati ad oggi organizzati cinque ponti aerei, che hanno trasportato circa 500 tonnellate di aiuti. Ulteriori voli sono stati pianificati. È stato inoltre raddoppiato il numero del nostro personale sul campo, che conta oggi circa 100 persone. Le operazioni, la presenza sul campo e lo staff continueranno a espandersi in tutto il sud-est del Bangladesh.L’appello supplementare dell’UNHCR è volto a rispondere ad ulteriori e urgenti necessità dal settembre 2017 all’ottobre 2018. È di vitale importanza, anche a questo punto, che la risposta soddisfi necessità a medio e lungo termine, assicurando al tempo stesso che il ritorno volontario dei rifugiati rimanga un’opzione percorribile e sicura. L’UNHCR accoglie con favore la risposta iniziale da parte dei governi e dei donatori privati, che dall’inizio dell’emergenza hanno contribuito con 24,1 milioni di dollari.Tra i donatori che hanno fornito il sostegno maggiore ci sono Stati Uniti, Canada, Danimarca, Giappone, Svizzera, Emirati Arabi Uniti e UNIQLO. Anche i governi che stanziano contributi non specifici – Svezia, Olanda, Norvegia e altri – hanno permesso di far partire la risposta umanitaria.Oltre ad affrontare i bisogni immediati dei rifugiati in Bangladesh, l’UNHCR guarda con apprensione al continuo flusso di persone provenienti dal Myanmar e pone ancora una volta l’accento sull’importanza di risolvere le cause che stanno alla base di questo flusso. La consegna degli aiuti e il miglioramento delle condizioni rimangono le massime priorità

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Rifugiati vulnerabili in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

libiaLa Libia continua a presentare una delle situazioni di flussi misti più complesse al mondo, con rifugiati e migranti che percorrono insieme rotte molto pericolose, attraverso il deserto e il mare, sopravvivendo ad abusi tra cui violenze sessuali, torture, detenzioni in condizioni inumane e rapimenti a scopo di estorsione. Tutto ciò avviene prima ancora che riescano ad imbarcarsi per attraversare il Mar Mediterraneo per raggiungere l’Italia lungo una delle rotte più mortali, dove una persona su 39 rischia di perdere la vita. La Libia si trova inoltre al centro di un conflitto che ha costretto centinaia di migliaia di cittadini libici ad abbandonare le proprie case.Se i flussi migratori misti irregolari possono rappresentare una sfida per gli Stati, la detenzione non è la soluzione. In qualità di Agenzia per la protezione dei rifugiati, l’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e si è espressa molto nettamente su questa prassi, anche ad alti livelli, e sulle terribili condizioni dei rifugiati e dei migranti nei centri di detenzione libici. Durante una recente visita a Tripoli, per esempio, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha incontrato rifugiati e migranti nei centri di detenzione e ha dichiarato di essere “scioccato dalle condizioni proibitive in cui vengono trattenuti i rifugiati e i migranti”, aggiungendo che nessun rifugiato o richiedente asilo dovrebbe essere detenuto.Al tempo stesso, l’UNHCR sta negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto un centro di accoglienza che assicuri libertà di movimento ai rifugiati e ai richiedenti asilo, dando priorità ai più vulnerabili. In questo centro, l’UNHCR potrebbe fornire servizi di registrazione, alloggio, cibo, servizi sociali, consulenza e sostegno ai sopravvissuti a violenze sessuali e di genere, e soluzioni in Stati terzi per i più vulnerabili.
L’UNHCR sta lavorando per assistere e proteggere oltre 535.000 persone in Libia, tra le quali oltre 226.000 libici sfollati interni a seguito del conflitto, 267.000 libici che sono tornati alle loro case ma rimangono in condizioni di vulnerabilità e 42.834 rifugiati e richiedenti asilo registrati.Nell’esprimere preoccupazione nei confronti delle condizioni riscontrate nei centri di detenzione, l’UNHCR ritiene importante mantenere un dialogo con le autorità competenti in Libia per assicurare l’accesso e l’assistenza salva-vita e per rafforzare le procedure di controllo, identificazione e registrazione, così come le misure volte a prevenire i rischi di violenza sessuale e di genere.“Effettuiamo visite regolari nei centri di detenzione ufficiali per fornire assistenza salva-vita,” spiega Roberto Mignone, Rappresentante dell­’UNHCR per la Libia. “La nostra presenza in questi centri non significa che appoggiamo tali strutture, né tantomeno ciò che vi accade. È nostro dovere, comunque, fornire aiuto ai rifugiati e ai richiedenti asilo e promuovere la loro protezione, anche quando si trovano in detenzione. Quest’anno l’UNHCR e i suoi partner hanno effettuato 658 visite nei centri di detenzione. Grazie ai nostri sforzi congiunti, sono stati rilasciati circa 1.000 rifugiati e richiedenti asilo”.
In Libia, l’UNHCR è impegnato nel migliorare la situazione di centinaia di migliaia di civili colpiti dal conflitto. Lavora inoltre per offrire protezione internazionale, assistenza umanitaria e soluzioni per le persone a rischio che vivono nel paese o che sono in transito verso l’Europa. Lavora in stretto coordinamento con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e altri partner. Le restrizioni che si affrontano in Libia sono molteplici, tra le quali l’accesso limitato su tutto il territorio a causa dell’attuale situazione di insicurezza. Ciononostante l’UNHCR sta facendo il massimo per estendere la sua presenza e il suo intervento in Libia attraverso il suo staff nazionale, i partner, e la regolare presenza a rotazione dello staff internazionale che attualmente opera da Tunisi.Considerati gli urgenti bisogni umanitari e le terribili condizioni nei centri di detenzione, è essenziale che l’UNHCR continui a essere impegnato nel fornire assistenza salva-vita, protezione e soluzioni, insieme alla promozione di alternative alla detenzione, che rappresentano la principale priorità.

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Roma Capitale: Avvalersi dei conventi per i rifugiati

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

basilica dei SS. Apostoli a RomaRoma Per la sistemazione dei rifugiati ci si può avvalere dei conventi. “Ero straniero e mi avete ospitato” è la frase riportata nel vangelo di San Matteo. Utile ricordarlo a un popolo di cattolici e, soprattutto, a chi di questa frase ne ha fatto, appunto, il Vangelo. L’Italia è piena di conventi, monasteri, e abbazie, trasformati, in centri ricettivi di vario tipo. Lo sgombero, drammatico, di un edificio, che ha riempito le cronache romane di qualche giorno fa e la difficoltà di trovare una sistemazione, seppur provvisoria, dei rifugiati, può trovare soluzione nella quarantina di strutture ricettive religiose situate nel Lazio. L’attendamento dei rifugiati, nel porticato della basilica dei SS. Apostoli a Roma, non ci sembra la soluzione migliore, anche per le condizioni igieniche. Adiacente alla basilica c’è un convento. Occorre la disponibilità dei vari ordini religiosi. Non siamo buonisti, riteniamo che il rispetto della legge garantisca la convivenza a tutti, e a fronte di situazioni emergenziali, occorra chiedere la disponibilità, anche temporanea, di chi disponga di ampie strutture ricettive. (Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc)

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