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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Libia: la vita e il benessere dei bambini in pericolo mentre si intensificano i combattimenti a Tripoli

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

“Un numero crescente di bambini è a rischio imminente di ferite o morte a causa dell’escalation dei combattimenti – i peggiori degli ultimi anni – a Tripoli e dintorni.Ricordiamo a tutte le parti in guerra in Libia l’obbligo di proteggere i bambini in ogni momento, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Uccidere, ferire e reclutare bambini, gli attacchi su strutture scolastiche, mediche e idriche sono tutte gravi violazioni dei diritti dei bambini e devono cessare immediatamente. Devono essere messe in atto misure di prevenzione per proteggere meglio i bambini, in linea con la risoluzione 2427 del Consiglio di sicurezza.Esortiamo inoltre ad un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli per tutti i bambini bisognosi, e ad un cessate il fuoco per consentire ai civili di lasciare in sicurezza le aree in conflitto.Quasi 1.800 bambini sono tra i civili che hanno urgente bisogno di essere evacuati dalle zone in prima linea di combattimento, mentre 7.300 bambini sono già stati sfollati dalle loro case a causa delle violenze. Si stima che circa 500.000 bambini siano stati colpiti dalla violenza in tutta la Libia occidentale.I bambini intrappolati nelle zone di conflitto rischiano di finire il cibo e di perdere l’accesso alle cure mediche. Non potendo lasciare queste zone, non possono cercare protezione o assistenza in tutta sicurezza.La violenza ha anche messo in grave pericolo i quasi 1.000 bambini rifugiati e migranti tenuti nei centri di detenzione. Dovrebbero essere immediatamente rilasciati e dotati di un rifugio sicuro fino a quando le loro richieste di asilo potranno essere esaminate o potranno ottenere assistenza per un rimpatrio sicuro con le loro famiglie. Il principio del non respingimento deve essere rispettato. I minorenni non accompagnati, molti dei quali sono in transito nel paese, sono a rischio di gravi violazioni, tra cui il reclutamento, la violenza sessuale o il rapimento.I combattimenti stanno anche privando i bambini del loro diritto all’istruzione. L’anno scolastico è stato sospeso in tutte le scuole nelle zone colpite dal conflitto, e sette scuole stanno attualmente ospitando famiglie sfollate. Un recente attacco a un magazzino scolastico ha distrutto 5 milioni di libri di testo e i risultati degli esami scolastici nazionali.La Libia ha sofferto per più di sette anni di conflitto persistente che ha lasciato almeno 820.000 persone, tra cui circa 250.000 bambini, nel disperato bisogno di assistenza umanitaria e la situazione si sta nuovamente deteriorando. Per il loro bene, e per il futuro del paese, i combattimenti devono cessare”.

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L’Alto Commissario per i Rifugiati in visita in Siria

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

Durante la sua quarta visita in Siria in qualità di Alto Commissario per i Rifugiati, Filippo Grandi ha valutato le ingenti esigenze umanitarie della popolazione. Ha osservato che, dopo otto anni di guerra, la portata del problema umanitario è sconcertante ed esacerbata dallo sradicamento di milioni di persone dalle loro case.Gli anni di violenza e distruzione hanno costretto quasi un siriano su due a fuggire dalla propria casa: oltre 5,6 milioni di siriani vivono come rifugiati nella regione, mentre milioni di altre persone sono sfollate all’interno della Siria. Le stime indicano che nel 2018 oltre 1,4 milioni di sfollati interni (IDP) hanno fatto ritorno nelle loro case in Siria. Alcuni siriani, inoltre, stanno lentamente tornando dai paesi limitrofi verso aree in cui si sentono al sicuro.Filippo Grandi ha ribadito che la politica dell’UNHCR è quella di aiutare le persone costrette alla fuga, tanto all’interno della Siria quanto in altri paesi. Ha inoltre affermato che i siriani che tornano volontariamente a casa per ristabilirsi nelle loro comunità d’origine hanno bisogno di aiuti umanitari.L’Alto Commissario ha incontrato ieri le persone tornate a Souran, nel Governatorato di Hama, dove molti sfollati interni e alcuni rifugiati hanno preso la decisione volontaria di rientrare nelle proprie case, benché distrutte. I rifugiati rientrati a casa hanno riferito all’Alto Commissario quali sono le sfide che devono affrontare per ricostruire le loro vite nelle comunità d’origine: edifici e infrastrutture danneggiati o distrutti, mancanza di opportunità economiche e servizi inadeguati.L’Alto Commissario ha poi incontrato famiglie di sfollati interni a Damasco che vivono in condizioni difficili, in edifici danneggiati e abbandonati. Le case da cui erano fuggiti sono solo ad alcuni chilometri di distanza, ma sono riluttanti a farvi ritorno a causa di preoccupazioni relative alla sicurezza, a infrastrutture ancora più inadeguate e alla mancanza di mezzi per riparare i danni.Durante gli incontri con alti funzionari governativi, l’Alto Commissario ha sottolineato che per l’UNHCR la possibilità di entrare in contatto con le persone che decidono di fare ritorno al loro paese è fondamentale per valutare le loro esigenze e assisterle nel reinserimento. Ha poi notato come, ogni volta che ha avuto questa possibilità, l’UNHCR, insieme alle Agenzie delle Nazioni Unite e alle ONG partner, ha compiuto notevoli sforzi per risanare scuole e abitazioni, ripristinare servizi quali panifici e centri sanitari, oltre a garantire l’accesso alla documentazione. Il lavoro dell’UNHCR con i rifugiati rimpatriati include infatti il sostegno per il recupero dei documenti, la risposta ai bisogni dei minori non accompagnati e separati dalle famiglie, nonché la consulenza e il sostegno specifico a persone particolarmente vulnerabili.L’Alto Commissario ha ribadito al governo l’importanza di continuare a rimuovere anche gli ostacoli di natura legale e amministrativa.Filippo Grandi ha poi espresso la sua profonda preoccupazione per i civili intrappolati nelle aree controllate dallo Stato Islamico nel nord-est della Siria, oltre che per le condizioni delle oltre 50.000 persone che hanno cercato rifugio nel campo di al-Hol a partire dal mese di dicembre. Ha inoltre espresso preoccupazione per le condizioni disperate delle persone a Rukban, chiedendo che venga trovata una soluzione alla loro difficile situazione.
Filippo Grandi, che si recherà in Libano per fare visita ai rifugiati e incontrare il governo, ha sottolineato che ad oggi i rifugiati che hanno fatto ritorno in Siria rappresentano solo una porzione della vasta popolazione di rifugiati siriani. L’Alto Commissario continua inoltre ad esortare la comunità internazionale a sostenere i milioni di rifugiati siriani che vivono nei paesi limitrofi e che hanno ancora bisogno protezione e assistenza, oltre alle comunità ed i governi locali che negli ultimi otto anni hanno ospitato milioni di rifugiati siriani.

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Mezzo milione di bambini Rohingya sono rifugiati apolidi in Bangladesh

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Lo sono nell’area di Cox’s Bazar nel Bangladesh sudorientale. L’ampio sforzo umanitario del Governo del Bangladesh con il supporto internazionale ha salvato innumerevoli bambini. Non si prevedono altre soluzioni per questi bambini Rohingya che vivono nell’insediamento di rifugiati più ampio e affollato al mondo. La maggior parte è stata costretta a scappare dal Myanmar in Bangladesh ad agosto 2017.In Myanmar, la maggior parte non ha identità legale o cittadinanza. In Bangladesh, i bambini non vengono registrati alla nascita, non hanno identità legale né tantomeno lo status di rifugiati. Se in Myanmar non si creeranno le condizioni utili per un loro ritorno a casa, i bambini Rohingya rimarranno una minoranza senza alcun tipo di status. In questo modo i bambini non possono apprendere attraverso percorsi scolastici formali e hanno disperatamente bisogno di competenze utili.
I risultati di una ricerca completata a dicembre 2018 su 180.000 bambini Rohingya tra i 4 e i 14 anni ora iscritti presso “Spazi per l’Apprendimento” nell’area di Cox’s Bazar mostrano l’importanza del bisogno dell’istruzione. Oltre il 90% ha mostrato di avere competenze scolastiche attestate tra il livello prescolare e il 1° o il 2° anno scolastico. Solo il 4% era a un livello tra il 3° e il 5° anno e il 3% tra il 6° e l’8° anno. Alla fine del 2018 solo il 3% dei Rohingya tra i 15 e i 25 anni stavano ricevendo un’istruzione o corsi di formazione.L’UNICEF sta raggiungendo 155.000 bambini tra i 4 e i 14 anni con programmi per l’apprendimento che stanno progressivamente includendo una qualità di insegnamento e abilità maggiori e più strutturate. La priorità per il 2019 è di raggiungere gli adolescenti più grandi per insegnare loro le basi in ambito di alfabetizzazione, aritmetica e corsi di formazione. Ci sarà una più ampia focalizzazione per supportare le comunità ospitanti locali a Cox’s Bazar, uno dei distretti più poveri del Bangladesh.L’UNICEF in Bangladesh ha lanciato un appello di 152 milioni di dollari nel 2019 per fornire a 685.000 rifugiati Rohingya e residenti nelle comunità ospitanti aiuti fondamentali. A febbraio è stato finanziato solo 29% dell’appello. Sito-web: http://www.unicef.it

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Nel 2018 sei persone al giorno sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

I rifugiati e i migranti che hanno tentato di raggiungere l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo nel 2018 hanno perso la vita a un ritmo allarmante, mentre i tagli alle operazioni di ricerca e soccorso hanno consolidato la posizione di questa rotta marittima come la più letale al mondo. Secondo l’ultimo rapporto ‘Viaggi Disperati’, pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in media sei persone hanno perso la vita nel Mediterraneo ogni giorno.Si stima che 2.275 persone sarebbero morte o disperse durante la traversata del Mediterraneo nel 2018, nonostante un calo considerevole del numero di quanti hanno raggiunto le coste europee. In totale, sono arrivati 139.300 rifugiati e migranti in Europa, il numero più basso degli ultimi cinque anni. “Salvare vite in mare non costituisce una scelta, né rappresenta una questione politica, ma un imperativo primordiale”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Possiamo porre fine a queste tragedie solo trovando il coraggio e la capacità di vedere aldilà della prossima imbarcazione, e adottando un approccio a lungo termine basato sulla cooperazione regionale, che dia priorità alla vita e alla dignità di ogni essere umano”.Il rapporto descrive come un cambio delle politiche adottate da alcuni Stati europei abbia portato al verificarsi di numerosi incidenti in cui un numero elevato di persone è rimasto in mare alla deriva per giorni, in attesa dell’autorizzazione a sbarcare. La navi delle ONG e i membri degli equipaggi hanno subìto crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca e soccorso. Lungo le rotte dalla Libia all’Europa, una persona ogni 14 arrivate in Europa ha perso la vita in mare, un’impennata vertiginosa rispetto ai livelli del 2017. Altre migliaia di persone sono state ricondotte in Libia, dove hanno dovuto affrontare condizioni terribili nei centri di detenzione. Per molti, approdare in Europa ha rappresentato la fase finale di un viaggio da incubo durante il quale sono stati esposti a torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d’estorsione. Gli Stati devono agire con urgenza per scardinare le reti dei trafficanti di esseri umani e consegnare alla giustizia i responsabili di tali crimini. Tuttavia, nuovi semi di speranza sono germogliati in alcuni contesti. Nonostante lo stallo politico rispetto all’avanzamento di un approccio regionale ai soccorsi in mare e alle operazioni di sbarco, come auspicato dall’UNHCR e dall’OIM nel giugno scorso, diversi Stati hanno assunto l’impegno di ricollocare le persone soccorse nel Mediterraneo centrale, una potenziale base per una soluzione prevedibile e duratura. Gli Stati hanno, inoltre, promesso migliaia di posti destinati al reinsediamento per permettere l’evacuazione dei rifugiati dalla Libia.Il rapporto rivela, inoltre, i cambiamenti significativi nelle rotte seguite dai rifugiati e dai migranti. Per la prima volta in anni recenti, la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa con circa 8.000 persone arrivate via terra (attraverso le enclavi di Ceuta e Melilla) e altre 54.800 arrivate in seguito alla pericolosa traversata del Mediterraneo occidentale. Ne è conseguito che il bilancio delle vittime nel Mediterraneo occidentale è quasi quadruplicato, da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno. Circa 23.400 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia nel 2018, un numero cinque volte inferiore rispetto all’anno precedente. La Grecia ha, invece, accolto un numero simile di arrivi via mare, circa 32.500 persone rispetto alle 30.000 del 2017, ma ha registrato un numero quasi tre volte superiore di persone giunte attraverso il confine terrestre con la Turchia. Altrove in Europa, si sono registrati circa 24.000 rifugiati e migranti arrivati in Bosnia-Erzegovina, in transito attraverso i Balcani occidentali. A Cipro sono arrivate diverse imbarcazioni di siriani salpate dal Libano, mentre un numero limitato di persone ha tentato di raggiungere il Regno Unito via mare dalla Francia verso la fine dell’anno.

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Etiopia: l’UNHCR accoglie con favore la legge che riconosce maggiori diritti ai rifugiati

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la nuova storica legge in materia di rifugiati approvata dall’Etiopia che consentirà ora a questi ultimi di ottenere permessi per motivi di lavoro e patenti di guida, di accedere all’istruzione primaria, di registrare legalmente eventi quali nascite e matrimoni, e di usufruire di servizi finanziari nazionali, quali quelli del settore creditizio.Il parlamento etiope ha adottato alcune revisioni alla legge già in vigore in materia di rifugiati giovedi 17 gennaio 2019, rendendola una delle più progressiste in Africa.
“L’adozione di questa storica legge rappresenta una pietra miliare significativa nella lunga storia di accoglienza di rifugiati da parte dell’Etiopia, giunti per decenni da tutta la regione”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Creando le condizioni affinché i rifugiati possano meglio integrarsi nella società, l’Etiopia non solo onora i propri obblighi internazionali in materia, ma funge da modello per le altre nazioni che ospitano rifugiati nel resto del mondo”.La revisione del testo della legge è avvenuta proprio a poche settimane dall’approvazione del Global Compact sui Rifugiati da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 2018. Alla base di questo quadro innovativo vi è una risposta più strutturata e completa alle migrazioni forzate che prevede che i rifugiati siano inclusi nei servizi nazionali, quali assistenza sanitaria e istruzione, invece di istituire per essi sistemi paralleli. La strategia prevede, inoltre, che i rifugiati abbiano l’opportunità di divenire autosufficienti e contribuire alle economie locali in modo tale che anche le comunità di accoglienza possano beneficiarne.In Etiopia l’UNHCR ha preso parte alla stesura del testo nel processo di revisione della legge in materia di rifugiati, condotta dall’Agenzia etiope per gli affari inerenti ai rifugiati e ai rimpatriati (Agency for Refugee and Returnee Affairs/ARRA). La legge sostituisce la Proclamazione in materia di rifugiati (Refugee Proclamation) del 2004: anch’essa rispettava i principi fondamentali della Convenzione sui rifugiati del 1951, nonché la Convezione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OAU/OAU) del 1969, che limitava alcuni dei diritti dei rifugiati, fra cui la libertà di movimento e l’accesso all’istruzione, e non faceva alcuna menzione del concetto di integrazione.Attualmente l’Etiopia accoglie oltre 900.000 rifugiati provenienti principalmente da Paesi confinanti quali Sud Sudan, Somalia, Sudan ed Eritrea, e, in numeri minori, rifugiati da Yemen e Siria.

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L’UNHCR condanna i rimpatri forzati di rifugiati dal Camerun

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profonda preoccupazione per le notizie relative ai rimpatri forzati messi in atto dal Camerun questa settimana nei confronti di diverse migliaia di rifugiati provenienti dallo Stato del Borno, nella Nigeria nordorientale, segnato dalle violenze. Tali fatti seguono il ritorno forzato di 267 rifugiati nigeriani avvenuto il 16 gennaio: si erano riparati in Camerun nel 2014. L’Alto Commissariato delle Nazioni per i Rifugiati esprime viva apprensione per la sicurezza e il benessere di tutte queste persone. Si stima che circa 9.000 nigeriani siano fuggiti in Camerun precedentemente nella settimana dopo che miliziani hanno attaccato e saccheggiato il piccolo villaggio di frontiera di Rann, nello Stato del Borno. I miliziani hanno scatenato il terrore attaccando postazioni militari, civili e strutture umanitarie. Almeno 14 persone sarebbero rimaste uccise.
“Tale attacco era assolutamente imprevisto e mette ora a rischio le vite di migliaia di rifugiati”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Mi appello al Camerun affinché continui a portare avanti la propria politica improntata all’apertura delle frontiere e all’ospitalità e affinché ponga fine ai rimpatri immediatamente, nel pieno rispetto degli obblighi concernenti la protezione dei rifugiati, conformemente sia alla propria legislazione nazionale, sia al diritto internazionale”.
Attualmente il Camerun accoglie oltre 370.000 rifugiati, di cui circa 100.000 provenienti dalla Nigeria.

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11.000 rifugiati siriani pesantemente colpiti dalla tempesta “Norma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2019

In seguito alla forte tempesta “Norma” – che ha colpito il Libano il 6 gennaio scorso, 151 insediamenti per rifugiati siriani, che ospitavano 11.000 persone, sono stati pesantemente colpiti. Fra questi rifugiati, un bambino risulta disperso.Alcune regioni del paese sono state colpite da inondazioni, erosioni o abbondanti nevicate, che hanno avuto un forte impatto sui rifugiati siriani in Libano. A causa delle condizioni meteorologiche estreme, ulteriori 850 siti, che ospitano in totale 70.000 rifugiati, sono a rischio.L’UNICEF e i suoi partner stanno lavorando a stretto contatto con le municipalità interessate per ridurre l’impatto della tempesta sui rifugiati, soprattutto sui bambini. La risposta dell’UNICEF include, fra l’altro, la fornitura di kit per l’inverno, kit igienici, coperte e teli di plastica alle famiglie colpite.

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L’UNHCR chiede accesso ai rifugiati che si trovano al confine tra Algeria e Niger

Posted by fidest press agency su domenica, 6 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è preoccupata per la sicurezza delle persone vulnerabili provenienti da Siria, Yemen e Palestina che sarebbero bloccati al confine meridionale dell’Algeria con il Niger.L’UNHCR è stata informata di un gruppo di circa 120 siriani, palestinesi e yemeniti che, dopo un periodo di detenzione nel centro di Tamanrasset nel sud dell’Algeria, è stato trasferito in un’area vicina al valico di frontiera di Guezzam il 26 dicembre.Di questo gruppo, alcune persone sono già note all’UNHCR come rifugiati registrati fuggiti da conflitti e persecuzioni o affermano di aver cercato protezione internazionale in Algeria.Secondo le informazioni rese disponibili all’UNHCR, 20 individui restano attualmente bloccati nel deserto ed esposti alle intemperie, a tre chilometri dal valico di frontiera di Guezzam. Le altre 100 persone che sono state portate al confine risultano disperse.L’UNHCR è in contatto con le autorità algerine per questa vicenda e chiede di ottenere l’accesso ai rifugiati per valutare i loro bisogni di protezione. Tuttavia, alla luce del resoconto dei media in Algeria, in cui si afferma che queste persone sono state trasferite al confine in accordo con l’UNHCR, desideriamo chiarire che l’Agenzia non ha avuto nessun coinvolgimento.Dato l’urgente imperativo umanitario di fornire assistenza a coloro che sono bloccati al confine, l’UNHCR fa appello alle autorità algerine per ottenere l’accesso alle persone in fuga, per rispondere ai loro bisogni umanitari, identificare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e garantire la loro sicurezza.Riconoscendo le sfide affrontate dall’Algeria nel rispondere a flussi migratori misti, l’UNHCR mantiene regolari comunicazioni con le autorità per affrontare la situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, che possono essere oggetto di arresto e allontanamento.
L’Algeria ha aperto le sue porte a circa 50.000 rifugiati siriani che hanno cercato sicurezza nel paese e chiediamo alle autorità di estendere questa ospitalità a coloro che ne hanno bisogno.Mentre la gestione delle frontiere rimane una prerogativa sovrana di tutti i governi, l’UNHCR ribadisce che la sicurezza delle frontiere e la protezione internazionale non si escludono a vicenda.L’UNHCR sottolinea che qualsiasi persona la cui vita è a rischio nel proprio paese di origine deve essere in grado di accedere al territorio e chiedere asilo in un paese sicuro, e che ogni richiesta di asilo dovrebbe essere considerata individualmente.

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Studenti rifugiati dall’Etiopia all’Italia grazie ai “corridoi universitari”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Bologna. “Corridoi universitari” tra l’Etiopia e l’Italia per dare la possibilità a studenti rifugiati di proseguire il loro percorso accademico all’Università di Bologna. È questo l’obiettivo del progetto UNI-CO-RE University Corridors for Refugees (Ethiopia-Unibo 2019-21), promosso dall’Alma Mater e UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati, e realizzato grazie al supporto di enti e istituzioni italiane e internazionali.Il progetto è rivolto a studenti che, fuggiti dal loro paese d’origine, si trovano ora in Etiopia e godono dello status di rifugiato. Nella fase pilota, attivata per i prossimi due anni accademici (2019/2020 e 2020/2021), saranno selezionati cinque studenti che hanno conseguito una laurea in Etiopia e intendono proseguire gli studi in Italia. Grazie ai corridoi universitari di UNI-CO-RE, gli studenti potranno ottenere borse di studio per frequentare un corso di laurea magistrale dell’Università di Bologna. Per loro sono previsti servizi di supporto amministrativo e logistico, e percorsi di integrazione nella vita universitaria locale.
Oltre al ruolo dell’Università di Bologna e di UNHCR Italia, l’attività di UNI-CO-RE sarà possibile grazie al supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ed al lavoro di un’ampia rete di partner: Arcidiocesi di Bologna, Caritas Italiana, ER.GO – Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori dell’Emilia-Romagna, Federmanager Bologna – Ravenna, Gandhi Charity, Manageritalia Emilia Romagna, Next Generation Italy.UNI-CO-RE si inserisce nell’ambito delle attività di Unibo for Refugees, l’iniziativa dell’Università di Bologna pensata per sviluppare forme di integrazione per gli studenti costretti a interrompere il proprio percorso formativo perché perseguitati o in fuga da zone di guerra.

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L’UNHCR chiede 2,7 miliardi di dollari per i rifugiati del Sud Sudan

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e le ONG partner hanno lanciato oggi un appello di 2,7 miliardi di dollari USA per poter far fronte ai bisogni umanitari salvavita dei rifugiati del Sud Sudan nel 2019 e nel 2020.Cinque anni dopo l’inizio di una brutale guerra civile, oltre 2,2 milioni di rifugiati sud sudanesi hanno cercato la salvezza in sei paesi confinanti: Uganda, Sudan, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centrafricana. Altri 1,9 milioni di persone sono tuttora sfollate all’interno del Sud Sudan.L’UNHCR accoglie con favore la relativa riduzione delle violenze in alcune parti del paese dopo la firma dell’accordo di pace rinnovato nel settembre 2018 e rivolge un appello a tutte le parti affinché continuino a rispettare l’accordo. Considerate tuttavia le violazioni delle iniziative di pace verificatesi in passato, l’UNHCR ritiene che in Sud Sudan non siano ancora presenti le condizioni necessarie ad un ritorno sicuro dei rifugiati.L’Agenzia apprezza la continua generosità dei paesi di asilo nel mantenere le frontiere aperte ai rifugiati sud sudanesi in cerca di salvezza, in particolare alla luce dell’enorme pressione che questa situazione esercita sulle loro limitate risorse. A causa delle dimensioni dell’esodo, i livelli di finanziamento sono stati ampiamente superati dalle crescenti esigenze. Per i rifugiati del Sud Sudan sono urgentemente necessari un sostegno e una solidarietà internazionale di gran lunga maggiori.Nelle scuole mancano gli insegnanti, le aule e il materiale didattico, e la metà dei bambini rifugiati sud sudanesi resta pertanto esclusa dall’istruzione. Nelle cliniche i medici, gli infermieri e i farmaci sono insufficienti. I finanziamenti limitati hanno portato alla riduzione delle razioni alimentari in Etiopia. In Sudan, alcuni rifugiati e le comunità che li ospitano sono costretti a sopravvivere con soli cinque litri di acqua a persona al giorno, cosa che inevitabilmente crea tensioni. Le opportunità economiche che permettano ai rifugiati di creare i propri flussi di reddito restano limitate.Una priorità chiave per l’UNHCR è la promozione dei programmi di coesione sociale tra i rifugiati e le comunità ospitanti, al fine di garantire la praticabilità di una convivenza pacifica e armoniosa. In ogni situazione caratterizzata da un’ingente presenza di rifugiati è vitale che entrambe le comunità siano supportate.Poiché le donne e i bambini costituiscono l’83% dei rifugiati, la violenza sessuale e di genere e le attività volte alla protezione dei minori restano le preoccupazioni principali. Molte donne hanno denunciato stupri e altre forme di violenza sessuale e di genere, insieme alle uccisioni dei loro mariti e al rapimento dei loro bambini durante la fuga.In molti casi i bambini hanno subito gravi violenze e traumi, inclusa la morte di uno o entrambi i genitori, e molti fratelli maggiori sono rimasti le uniche persone a prendersi cura dei fratelli minori. Migliaia di bambini sono stati forzatamente reclutati da gruppi armati. Nel 2018, l’UNHCR ed i suoi partner hanno ricevuto solo il 38% degli 1,4 miliardi di dollari americani necessari per sostenere i rifugiati sud-sudanesi.

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Onu: Gli Stati raggiungono un accordo storico sui rifugiati

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

New York. In una decisione storica, gli Stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno concordato oggi un nuovo quadro internazionale – noto come Patto Globale sui Rifugiati (“Global Compact on Refugees”) – che trasformerà il modo in cui il mondo risponde agli esodi e alle crisi dei rifugiati, a vantaggio sia degli stessi rifugiati che delle comunità che li ospitano.”Nessun paese dovrebbe essere lasciato da solo di fronte a massicci arrivi di rifugiati”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Le crisi dei rifugiati richiedono una condivisione globale delle responsabilità, e il patto è una potente espressione di come possiamo lavorare insieme nel frammentato mondo di oggi”.
Il Patto Globale sui Rifugiati è stato approvato come parte della risoluzione annuale di quest’anno sull’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Ha le sue fondamenta nell’attuale sistema normativo internazionale sui rifugiati, sui diritti umani e il diritto umanitario, in particolare la Convenzione sui rifugiati del 1951. È uno strumento operativo non vincolante con lo scopo di rafforzare la cooperazione.Dopo due anni di ampie consultazioni condotte dall’UNHCR con gli Stati membri, le organizzazioni internazionali, i rifugiati, la società civile, il settore privato ed esperti del settore, questo nuovo accordo globale fornirà un sostegno più solido ai paesi che ospitano la maggior parte dei rifugiati. Rafforzerà inoltre la condivisione della responsabiltà nel fornire aiuto a coloro che sono costretti a fuggire da conflitti o persecuzioni.”Il patto traduce l’idea della condivisione delle responsabilità in misure pratiche e concrete, per garantire che i rifugiati non siano tenuti in ostaggio dai capricci della politica”, ha affermato Grandi. “Fornisce il riconoscimento, atteso da tempo, che i paesi che ospitano un gran numero di rifugiati offrono un enorme servizio a tutta l’umanità e stabilisce in che modo il resto del mondo può contribuire a condividere il peso di questa responsabilità”.Questo accordo giunge in un momento in cui è urgente affrontare esodi che hanno raggiunto cifre record – oltre 68,5 milioni di persone sono state costrette a fuggire in tutto il mondo, tra cui oltre 25,4 milioni persone hanno attraversato confini internazionali per diventare rifugiati.Nove su 10 rifugiati vivono in paesi in via di sviluppo, dove i servizi di base come l’assistenza sanitaria o l’istruzione sono già sotto pressione. Il Patto punta ad affrontare questo problema puntano maggiormente sugli investimenti – sia dai governi che dal settore privato – per rafforzare ulteriormente le infrastrutture e i servizi a beneficio sia dei rifugiati che delle comunità ospitanti. Invita anche a politiche e misure che consentano ai rifugiati di accedere all’istruzione e condurre una vita produttiva durante il periodo in cui sono in esilio. Il Patto mira ad affrontare l’impatto ambientale dell’accoglienza delle popolazioni di rifugiati e include la promozione dell’uso di energie alternative.
L’accordo prevede anche maggiori opportunità di reinsediamento – ad esempio attraverso il ricongiungimento familiare, borse di studio o visti umanitari – che permettono ai rifugiati di viaggiare in sicurezza. Rileva inoltre che il ritorno volontario dei rifugiati in condizioni di sicurezza e dignità resti la soluzione preferita nella maggior parte delle situazioni.Il nuovo accordo monitorerà i progressi attraverso la creazione di sistemi di follow-up, compreso un Forum Globale sui Rifugiati in cui ogni quattro anni i governi riferiranno i risultati e si impegneranno in una serie di misure: finanziamenti, politica, modifiche legislative, quote di reinsediamento, ecc. L’adozione del Patto sui rifugiati da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite arriva pochi giorni dopo l’adozione da parte di una conferenza intergovernativa a Marrakech del Patto Globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, che verrà presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla fine di questa settimana.

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Visti umanitari per diminuire morti e migliorare gestione dei rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

I paesi UE dovrebbero rilasciare visti umanitari presso ambasciate e consolati all’estero, in modo che le persone in cerca di protezione possano accedere all’Europa senza rischiare la vita.Il Parlamento martedì ha chiesto che la Commissione europea presenti, entro il 31 marzo 2019, una proposta legislativa che istituisca un visto umanitario europeo. Tale visto darebbe al richiedente l’accesso al territorio europeo esclusivamente nello Stato membro che lo rilascia e al solo scopo di presentare una domanda di protezione internazionale.
L’iniziativa legislativa è stata approvata con 429 voti in favore, 194 voti contrari e 41 astensioni.I deputati sottolineano che, nonostante i numerosi annunci e richieste di percorsi sicuri e legali per i richiedenti asilo in Europa, l’UE non dispone di un quadro armonizzato di procedure di ingresso protetto. Inoltre, a causa di opzioni giuridiche insufficienti, si stima che il 90% delle persone cui è stata concessa protezione internazionale abbia raggiunto l’Unione europea con mezzi irregolari.Ridurre il numero di vittime, combattere il contrabbando e migliorare l’uso dei fondi per la migrazione
Il Parlamento ritiene che i visti umanitari contribuirebbero a ridurre l’intollerabile numero di vittime nel Mediterraneo e sulle rotte migratorie verso l’UE (almeno 30.000 persone sono morte alle frontiere dell’UE dal 2000). Permetterebbero, inoltre, di combattere il traffico di esseri umani e gestire meglio gli arrivi, l’accoglienza e il trattamento delle domande di asilo.Tale strumento dovrebbe, poi, contribuire a ottimizzare il bilancio degli Stati membri e dell’UE in materia di asilo, procedure di applicazione della legge, controllo delle frontiere, sorveglianza e attività di ricerca e salvataggio.I deputati sottolineano che la decisione di rilasciare visti umanitari europei rimarrebbe di esclusiva competenza degli Stati membri.
La risoluzione chiarisce che i beneficiari del visto dovranno dimostrare una chiara esposizione o un rischio di essere perseguitati e di non far parte di un processo di reinsediamento. La valutazione della domanda non dovrebbe comportare un processo completo di determinazione dello status, ma prima del rilascio del visto, ogni richiedente dovrà essere sottoposto a un’indagine di sicurezza, attraverso le pertinenti banche dati nazionali ed europee, “per garantire che non costituisca un rischio per la sicurezza”.
Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa entro il 31 marzo 2019. La Commissione dovrà fornire una risposta motivata alla richiesta del Parlamento.

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Repubblica Centrafricana: 1 bambino su 4 è sfollato o rifugiato

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

A 5 anni da quando ha avuto inizio il massacro a Bangui, la vita nella Repubblica Centrafricana per i bambini è ancor più dura e pericolosa. Nonostante la crisi si sia ampliata, i finanziamenti internazionali alla risposta e l’attenzione sulla crisi sono molto bassi.Un nuovo rapporto dell’UNICEF “La crisi in Repubblica Centrafricana: in un’emergenza ignorata, i bambini hanno bisogno di aiuto, protezione e un futuro” ha rilevato che:
1,5 milioni di bambini adesso hanno bisogno di assistenza umanitaria, con un incremento di 300.000 dal 2016;Probabilmente, nel 2019, più di 43.000 bambini sotto i 5 anni affronteranno un rischio molto elevato di morire a causa di malnutrizione acuta grave;
1 bambino su 4 è sfollato o rifugiato; a fine settembre, circa 643.000 persone – almeno la metà delle quali bambini – erano sfollate in Repubblica Centrafricana e oltre 573.000 avevano trovato rifugio nei paesi vicini;Migliaia di bambini sono intrappolati in gruppi armati e altre migliaia sono soggetti a violenza sessuale;Il numero di attacchi contro operatori umanitari è più che quadruplicato – dai 67 episodi in tutto il 2017 a 294 in soli otto mesi e mezzo del 2018.“Questa è una crisi che colpisce uno dei paesi più poveri e meno sviluppati al mondo e fra i più pericolosi per gli operatori umanitari,” ha dichiarato Christine Muhigana, Rappresentante UNICEF in Repubblica Centrafricana. “Le condizioni per i bambini sono disperate.” La crisi si sta verificando nel corso di un’acuta emergenza dello sviluppo. La Repubblica Centrafricana è il paese con il secondo più alto tasso al mondo di mortalità neonatale e materna, con meno di 3 bambini su 5 che riescono a terminare la scuola elementare e quasi la metà della popolazione che non ha accesso ad acqua sicura. Il paese si classifica al 188esimo posto su 189 paesi nella classifica sull’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, un indicatore composito che misura le aspettative di vita, di reddito e istruzione. La crisi in Repubblica Centrafricana è alimentata dai combattimenti tra una dozzina di gruppi armati per i percorsi del bestiame e le terre ricche di diamanti, oro e uranio. Il più delle volte, i gruppi armati colpiscono civili piuttosto che colpirsi tra loro. Attaccano strutture sanitarie, scuole e il personale, moschee, chiese e luoghi in cui gli sfollati si rifugiano.Famiglie terrorizzate sono costrette ad abbandonare le loro case. Combinati con un accesso molto limitato a cure mediche, acqua sicura e servizi igienico sanitari, gli sfollamenti forzati si traducono in una crisi di malnutrizione per i bambini. I tassi di malnutrizione acuta grave sono oltre la soglia di emergenza in 16 siti per sfollati su 18, controllati negli ultimi due anni; per i bambini costretti a rifugiarsi tra la vegetazione, le condizioni sono ancora più dure.L’UNICEF sta lavorando per raggiungere i bambini che hanno disperato bisogno di aiuto, spesso in condizioni molto pericolose.

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Rifugiati: evacuazione salvavita dalla Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Un anno dopo che l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha avviato le prime operazioni di evacuazione salvavita dalla Libia, quasi 2.500 rifugiati e richiedenti asilo più vulnerabili precedentemente detenuti in Libia sono stati trasferiti in Niger, Italia e Romania.Con l’ultima evacuazione, 132 rifugiati e richiedenti asilo, tra cui donne e bambini, sono stati trasferiti ieri da Tripoli al Niger, dove sono ospitati presso un centro di transito di emergenza dell’UNHCR, mentre per loro vengono ricercate soluzioni a più lungo termine in paesi terzi.Tutte le persone evacuate erano detenute nelle strutture di Triq Al Sikka e Abu Salim a Tripoli. Quarantuno di loro sono minori non accompagnati.La maggior parte è stata portata in detenzione dopo essere stata intercettata o soccorsa in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalla Libia all’Europa.Considerati i pericoli che rifugiati e migranti corrono in Libia, l’UNHCR non ritiene che questo paese rappresenti un luogo sicuro per lo sbarco e ha anche sconsigliato i ritorni in Libia in seguito alle operazioni di ricerca e soccorso in mare.”I rifugiati in Libia si trovano di fronte a uno scenario da incubo. Sono fuggiti dalle loro case in cerca di sicurezza e protezione solo per finire incarcerati, languendo indefinitamente in condizioni squallide”, ha detto Roberto Mignone, capo della missione dell’UNHCR in Libia.”È riprovevole che siano detenuti invece che protetti. Ciò nonostante il fatto che possano essere trovate valide alternative alla detenzione in Libia, anche attraverso la struttura di raccolta e partenza che stiamo aspettando di aprire da luglio, e che potrebbe offrire protezione immediata e sicurezza alle persone più vulnerabili”.Una volta aperta, la struttura di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility) sarebbe la prima del suo genere nel paese a proteggere i rifugiati vulnerabili fino a quando non potranno essere evacuati dalla Libia. Sebbene l’impianto sia pronto per l’uso, l’UNHCR sta ancora negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto.Considerate le difficili circostanze in cui si trovano i rifugiati e i richiedenti asilo intrappolati in Libia, l’UNHCR continua a sostenere alternative alla detenzione e chiede maggiore sostegno alle operazioni di evacuazione, che rimangono un’ancora di salvezza cruciale per i più vulnerabili.Nonostante i pericoli significativi per la sicurezza e le limitazioni sui movimenti, dal novembre 2017 l’UNHCR ha portato a termine 23 evacuazioni dalla Libia. 2.476 rifugiati e richiedenti asilo vulnerabili sono stati liberati dai centri di detenzione ed evacuati dalla Libia in Niger (2.069), Italia (312) e Romania (95).

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Sono già 3 milioni i rifugiati e migranti venezuelani nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (OIM) hanno annunciato oggi che il numero di rifugiati e migranti venezuelani nel mondo ha raggiunto i tre milioni.Secondo i dati forniti dalle autorità nazionali per l’immigrazione e da altre fonti, i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,4 milioni di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela, mentre i restanti si trovano nelle altre Regioni.“I Paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno in gran parte mantenuto un’encomiabile politica di porte aperte ai rifugiati e ai migranti venezuelani. La loro capacità di accoglienza è tuttavia gravemente limitata ed è quindi necessaria una risposta più solida e rapida da parte della comunità internazionale perché questa generosità e solidarietà possano continuare”, ha dichiarato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale Congiunto dell’UNHCR e dell’OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani.Il maggior numero di rifugiati e migranti venezuelani, per un totale di oltre un milione, si trova in Colombia. Seguono il Perù, che ospita oltre mezzo milione di rifugiati e migranti venezuelani, l’Ecuador, che ne ospita oltre 220.000, l’Argentina, con 130.000, il Cile, con oltre 100.000, e il Brasile, che ne ha accolto 85.000.Oltre ai Paesi sudamericani, anche i Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi hanno registrato aumenti negli arrivi di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela. Panama, ad esempio, attualmente ospita 94.000 venezuelani.Con l’aumento del numero degli arrivi, sono aumentati in modo significativo anche i bisogni dei rifugiati e dei migranti venezuelani, così come delle comunità che li ospitano.
I governi della Regione sono a capo della risposta umanitaria e stanno coordinando i loro interventi, anche attraverso il processo di Quito, che rappresenta un passo importante verso un approccio regionale finalizzato a rafforzare la risposta e ad armonizzare le politiche. I governi della Regione si incontreranno al secondo meeting di Quito il 22 e il 23 novembre.
Per supportare la risposta umanitaria, la Piattaforma di coordinamento regionale inter-agenzia, istituita a settembre e composta da 40 partner e partecipanti, comprese le agenzie delle Nazioni Unite, altre organizzazioni internazionali, la società civile e le organizzazioni religiose, sta rafforzando la risposta operativa e sta lavorando ad un Piano Regionale di Risposta per i rifugiati e i migranti venezuelani (RMRP), che sarà lanciato a dicembre.L’RMRP si concentrerà su quattro aree strategiche: assistenza emergenziale diretta, protezione, integrazione socio-economica e culturale e rafforzamento delle capacità per i governi dei Paesi di destinazione.

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Necessario e urgente un cessate il fuoco duraturo nello Yemen

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

L’Inviata Speciale dell’UNHCR Angelina Jolie ha sollecitato oggi l’urgente entrata in vigore di un cessate il fuoco nello Yemen e l’identificazione di una soluzione duratura al conflitto. Jolie ha accolto con favore la recente discussione sulla fine delle ostilità e ha invitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, attraverso un lavoro congiunto con i paesi della Regione, a concordare una soluzione al conflitto e a tutelare le leggi internazionali sulla protezione dei civili. Ha fatto appello ad una maggiore comprensione della normativa sulla protezione dei rifugiati e all’impegno di tutti i paesi nel fare la loro parte per alleviare la sofferenza umana nello Yemen.
Angelina Jolie si trova attualmente in Corea del Sud in veste di Inviata Speciale dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per promuovere il sostegno ai rifugiati a livello globale, che è ora di vitale importanza. La sua visita a Seoul segue quella dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, tenutasi il 23-24 ottobre.
Nel suo incontro con il Ministro della giustizia sudcoreano Park Sang-ki, a capo del ministero responsabile per le politiche interne sui rifugiati, Jolie ha espresso apprezzamento per gli sforzi compiuti dalla Corea del Sud per aiutare i circa 500 yemeniti sbarcati a maggio sull’isola turistica di Jeju. Jolie ha riconosciuto l’importanza degli approfonditi controlli e procedure in vigore, nonché degli sforzi finalizzati ad assicurare protezione fino al momento in cui i rifugiati non potranno fare ritorno in sicurezza al loro paese di origine. Jolie ha altresì espresso il desiderio dell’UNHCR di lavorare a più stretto contatto con le autorità coreane per il rafforzamento del sistema di asilo.Angelina Jolie ha trasmesso i ringraziamenti dell’UNHCR al popolo della Corea del Sud per il sostegno offerto ai rifugiati in tutto il mondo. In Corea del Sud il settore privato sta donando milioni, per la maggior parte provenienti da circa 230.000 generosi donatori individuali, a dimostrazione del forte senso di solidarietà dei sudcoreani nei confronti dei rifugiati e dell’UNHCR. Jolie ha sottolineato come la Corea del Sud, che è riuscita a superare guerra ed esodi, e in quanto una delle principali economie a livello mondiale, abbia il potenziale per svolgere un importante ruolo di leadership nella Regione. Jolie ha inoltre accolto con favore i recenti sforzi della Corea del Sud per raggiungere la pace nella penisola coreana.
A Seoul, l’Inviata Speciale ha incontrato anche l’attore sudcoreano e Ambasciatore di Buona Volontà dell’UNHCR, Jung Woo-sung, con il quale ha discusso delle recenti preoccupazioni espresse a livello pubblico in Corea per l’arrivo dei rifugiati yemeniti a Jeju, così come delle rispettive missioni per conto dell’UNHCR. Jolie è stata Ambasciatrice di Buona Volontà dell’UNHCR dal 2001 al 2012, prima di essere nominata Inviata Speciale per l’organizzazione. Jung è diventato Ambasciatore di Buona Volontà dell’UNHCR per la Corea nel 2015.

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Rifugiati: nasce l’app Blend-In

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

Modena lunedì 29 ottobre dalle 9:00 alle 13:00 presso la sede Legacoop in via S. Fabriani 120 chiusura del progetto, col convegno “Orientare i richiedenti asilo: come un esploratore solitario che ha perso bussola e mappa”, si illustrano i risultati, le esperienze e le testimonianze dei partecipanti al progetto. In questa occasione viene presentata agli operatori e ai cittadini l’applicazione per Android che porta lo stesso nome del progetto da cui è nata: Blend-In.
Si tratta di una “cassetta degli attrezzi” per l’integrazione culturale, sociale e linguistica nella forma di un’applicazione mobile, che orienta i neo-arrivati nelle realtà socio-culturali di accoglienza. L’applicazione può aiutare l’utilizzatore a imparare quali sono i diritti e le opportunità, supportandolo nel compiere decisioni informate al fine di promuovere la sua integrazione nel Paese ospitante. Le informazioni fornite nell’APP riguardano aree quali comunicazione, educazione, salute, sicurezza e lavoro. Poiché la maggior parte dei giovani richiedenti asilo che arrivano in Europa possiedono uno smart-phone, l’applicazione mobile per l’orientamento è accessibile da un vasto numero di beneficiari: è disponibile gratuitamente 24 ore al dì, 7 giorni su 7; inoltre può essere utilizzata sia in maniera autonoma che attraverso la mediazione di un operatore. La app attualmente è disponibile in inglese ed è stata tradotta in altre 8 lingue, tra cui Urdu, Pashto, Arabo e Somalo.Inoltre, è stato sviluppato un “Manuale per operatori per l’integrazione dei rifugiati”, indirizzato ad assistenti sociali, educatori, psicologi, leader di comunità migranti, mediatori culturali; in altre parole, a coloro che interagiscono su base quotidiana con rifugiati e richiedenti asilo, e che possono facilitare l’introduzione dell’applicazione Blend-In verso i suoi potenziali utilizzatori finali. Il manuale si focalizza su aree chiave per un’integrazione efficace, ad esempio i codici etici e deontologici nel lavoro con giovani rifugiati; come valorizzare nei ragazzi la loro fiducia in sé durante le prime fasi di ricollocamento, dando informazioni accurate sul Paese ospitante; comprendere il profilo generazione e culturale del gruppo target e comunicare con loro di conseguenza; dare ai giovani rifugiati orientamento culturale pre e post partenza basato sulle risorse dell’applicazione mobile e promuovere l’applicazione mobile nel contesto del loro lavoro.

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Grecia: aumentati di un terzo minorenni migranti e rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Il numero di minorenni rifugiati e migranti arrivati sulle isole della Grecia tra gennaio e agosto è aumentato del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oltre 7.000 minorenni – in media più di 850 al mese – hanno intrapreso il pericoloso viaggio via mare, che nella maggior parte dei casi si è concluso in strutture sovraffollate e non sicure.Tenendo a riferimento gli anni precedenti, ci si aspetta che il numero di rifugiati e migranti che arriveranno via mare in Grecia aumenterà nei prossimi mesi.“Mentre il numero di minorenni rifugiati e migranti che arrivano sulle isole della Grecia continua ad aumentare, le condizioni presso i centri che li ospitano diventano sempre più spaventose e pericolose”, ha dichiarato Lucio Melandri, Coordinatore UNICEF per la Risposta alla crisi Rifugiati e Migranti in Grecia. “Tutti i rifugiati e i migranti che vivono in Centri di Accoglienza e Identificazione, soprattutto i minorenni, hanno bisogno di essere trasferiti sulla terraferma senza ulteriori ritardi in modo che vengano assicurati loro adeguati alloggi, protezione, cure mediche e altri servizi di base.” Circa l’80% dei 20.500 rifugiati e migranti che si trovano adesso sulle isole della Grecia, tra cui più di 5.000 minorenni, sono alloggiati in Centri di Accoglienza e Identificazione strapieni, in condizioni poco salubri.Secondo le normative greche, i rifugiati e migranti dovrebbero trascorrere un massimo di 25 giorni presso questi centri per completare le procedure di accoglienza. Nonostante l’enorme buona volontà e impegno, il personale e le autorità locali sovraccarichi di lavoro non sono riusciti a indirizzare i minorenni e le famiglie verso servizi appropriati. Alcuni bambini hanno vissuto per oltre un anno in queste strutture congestionate e mal equipaggiate.Il centro di Moria sull’isola di Lesbo, che ha la capacità di ospitare 3.100 persone, ne ospita circa 9.000, di cui più di 1.700 sono minorenni. Il Centro di Vathi, a Samos, costruito per 650 persone, ospita adesso 680 bambini, in totale i rifugiati e i migranti sono 4.000. Ogni giorno arrivano altri bambini e altre famiglie. I minorenni affrontano diversi rischi per la salute e la protezione, fra cui traumi psicologici. L’accesso alle strutture igienico-sanitarie di base non è adeguato. In alcuni casi c’è solo un bagno per 70 persone, fattore che causa conseguenti perdite di acque reflue e odori sgradevoli nei campi.Oltre all’immediato trasferimento dei rifugiati e dei migranti sulla terraferma in Grecia, sono urgentemente necessari altri impegni per il ricollocamento che diano priorità ai bambini e accelerino le procedure per il ricongiungimento familiare degli altri Stati Membri dell’Unione Europea.Da metà 2016 l’UNICEF sta supportando i minorenni rifugiati e migranti e le loro famiglie in Grecia. Questo lavoro comprende: assicurare a più di 60.000 minorenni rifugiati e migranti l’accesso a servizi vitali di protezione, che comprendono supporto psicosociale, accesso a cure mediche e istruzione. L’UNICEF sta lavorando con il Ministero della Salute per garantire 85.000 vaccini per proteggere da malattie i bambini rifugiati e migranti.L’UNICEF è pronto a rafforzare la sua collaborazione con le autorità per una migliore protezione dei bambini in Grecia.

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Filippo Grandi incontra il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Salvini e Toninelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Roma. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi in visita in Italia, incontra il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Salvini e Toninelli. In data odierna l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) Filippo Grandi ha incontrato alcuni fra i principali esponenti del Governo Italiano.Nel corso dei colloqui, cordiali e costruttivi, ha offerto il supporto e l’esperienza di UNHCR in relazione alle possibili soluzioni per una gestione dei flussi migratori e alle misure necessarie per favorire l’inclusione sociale e il dialogo con le comunità che li ospitano. L’UNHCR nei giorni scorsi ha appreso che un progetto di decreto legge è stato messo a punto dal Ministro degli Interni in relazione ai permessi di soggiorno, alla protezione umanitaria, all’accoglienza e all’integrazione dei richiedenti asilo, dei rifugiati e degli apolidi.Nel corso di tali incontri non si è entrati nei dettagli del provvedimento, né l’Alto Commissario ha rilasciato alcun commento alla stampa.Tutti gli interlocutori incontrati dall’Alto Commissario hanno dimostrato disponibiltà nel ricevere le osservazioni tecniche che UNHCR fornirà sul decreto legge.

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Trafficanti s’impersonano membri dello staff dell’Agenzia in Libia per circuire i rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

Tripoli. L’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, è sgomenta per la notizia secondo la quale alcuni trafficanti si presenterebbero come personale dell’UNHCR in Libia e chiede alle autorità di agire contro tutti i criminali che cercano di colpire rifugiati e migranti disperati.
Le informazioni in possesso dell’UNHCR provengono da rifugiati che riferiscono di essere stati venduti ai trafficanti in Libia e sono stati oggetto di abusi e torture, anche dopo essere stati intercettati in mare. L’UNHCR sta raccogliendo maggiori informazioni e indagando su queste accuse.In Libia, l’UNHCR ed i suoi partner sono presenti nei punti ufficiali di sbarco per fornire assistenza umanitaria e medica, compresi cibo, acqua, vestiti, per salvare la vita a rifugiati e migranti.Una volta che le persone trafficate tornano a terra, le autorità libiche li trasportano in centri di detenzione, gestiti dalla Direzione per la lotta alla migrazione illegale (sotto la competenza del Ministero degli Interni). I team dell’UNHCR sono presenti anche lì per monitorare la situazione, aiutare e identificare i più vulnerabili per cercare di trovare soluzioni, specialmente nei paesi terzi.L’UNHCR non è coinvolto nel trasferimento di rifugiati dai punti di sbarco ai centri di detenzione.
L’UNHCR ha ricevuto segnalazioni di atrocità indicibili commesse contro i rifugiati e i richiedenti asilo nelle strade di Tripoli, tra cui stupri, rapimenti e torture. Una donna ha detto all’UNHCR che criminali sconosciuti hanno rapito suo marito, l’hanno violentata e hanno torturato suo figlio di un anno. La donna ha detto che il bambino è stato denudato e molestato sessualmente dai criminali.L’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo, ma è presente nei luoghi in cui si trovano i rifugiati per fornire loro assistenza salvavita.
L’UNHCR chiede inoltre una forte azione istituzionale per colpire i trafficanti responsabili.

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