Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘rifugiati’

L’Uganda assicura riparo ai rifugiati dalla RDC durante il confinamento imposto dal COVID-19

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la decisione presa dal Governo dell’Uganda di assicurare riparo a migliaia di rifugiati in fuga dall’acuirsi delle violenze nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale. Da fine maggio, si ritrovano bloccati in un’area remota e inaccessibile del territorio di Mahagi.Secondo le autorità locali, in precedenza, i nuovi arrivati facevano parte di un gruppo più ampio composto da circa 45.000 persone che avevano tentato di fuggire verso il confine ugandese con la RDC subito dopo gli attacchi mortali perpetrati da miliziani contro i civili nella provincia di Ituri il 17 e il 18 maggio. Sebbene alcuni siano riusciti a fare ritorno alle proprie terre di origine, migliaia sono rimasti a ridosso della frontiera.Circa 1.500 richiedenti asilo hanno fatto ingresso in Uganda ieri attraverso i valichi di frontiera di Guladjo e Mount Zeu, nel distretto di Zombo. I nuovi arrivati erano affamati e stanchi. Molti, inoltre, si presentavano in stato di fragilità, avendo vissuto in condizioni precarie, nascondendosi nelle campagne per diverse settimane senza avere sufficiente accesso a cibo, acqua potabile e riparo. Si tratta soprattutto di donne e minori, nonché numerosi anziani.L’Uganda ha imposto restrizioni ai viaggi transnazionali nel mese di marzo per contenere la diffusione del COVID-19, bloccando l’ammissione di nuovi richiedenti asilo sul territorio nazionale. A fini umanitari, il Presidente dell’Uganda ha ordinato al governo di riaprire temporaneamente le frontiere nel distretto di Zombo affinché al gruppo di rifugiati potessero essere assicurati aiuti salvavita e protezione. Il Governo ha indicato che la reintroduzione dei controlli alle frontiere è prevista per venerdì, una volta che le operazioni umanitarie saranno concluse. L’UNHCR e i partner, in coordinamento con l’Ufficio del Primo Ministro, il Ministero della Salute e l’amministrazione del distretto locale, hanno lavorato incessantemente per rafforzare le capacità di accoglienza presso la frontiera di Zombo, allestendo anche strutture da adibire all’osservanza della quarantena, e assicurare la disponibilità di livelli adeguati di assistenza d’emergenza. Tutti i nuovi arrivati saranno sottoposti a controlli sanitari e di sicurezza al confine. Le persone vulnerabili saranno identificate e riceveranno assistenza in via prioritaria.Dopo una quarantena obbligatoria di 14 giorni, secondo quanto previsto dalle linee guida e dai protocolli nazionali in materia, i richiedenti asilo saranno trasferiti presso gli insediamenti di rifugiati esistenti. L’UNHCR ha raccolto solo il 18 per cento dei 357 milioni di dollari richiesti per le operazioni in Uganda. L’Agenzia esorta la comunità internazionale a mostrare solidarietà e ad aiutare l’Uganda a rispettare gli impegni assunti nell’ambito del Global Compact sui Rifugiati e a mantenere le politiche progressiste adottate in materia di rifugiati in questi giorni difficili.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rifugiati: Numeri record di persone in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 giugno 2020

Secondo le stime rese note ieri dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in occasione di un forum annuale sul reinsediamento, l’anno prossimo oltre 1,4 milioni di rifugiati, attualmente soggiornanti in 62 Paesi di accoglienza, avranno bisogno di essere reinsediati.Quest’anno, la conferenza sui reinsediamenti è presentata insieme al governo del Canada e al Consiglio canadese per i rifugiati e si sta tenendo virtualmente.Secondo il rapporto sulle esigenze di reinsediamento globali previste per il 2021 (Projected Global Resettlement Needs 2021), lanciato ieri nel corso delle Consultazioni, tra i rifugiati a rischio più elevato e bisognosi di reinsediamento vi sono quelli siriani. Per il quinto anno consecutivo costituiscono la popolazione che presenta il numero di esigenze di reinsediamento più elevato (41 per cento), seguiti dai rifugiati sudsudanesi (9 per cento) e da quelli congolesi (9 per cento).Il reinsediamento, che prevede il ricollocamento dei rifugiati da un Paese di asilo a un Paese che ha accettato di ammetterli sul proprio territorio concedendo il diritto di potervisi stabilire in modo permanente, permette di proteggere coloro le cui vite potrebbero essere in pericolo o che sono portatori di esigenze particolari che non possono essere prese in carico nel Paese in cui hanno cercato protezione.I Paesi in via di sviluppo accolgono l’85 per cento dei rifugiati di tutto il mondo. Per regione di asilo, quella che comprende Africa orientale e Corno d’Africa continua a costituire la regione che presenta il numero di esigenze di reinsediamento più elevato. Seguono Turchia, che accoglie 3,6 milioni di rifugiati, Medio Oriente e Nord Africa, Africa centrale e regione dei Grandi Laghi.Condividere responsabilità e mostrare solidarietà nei confronti degli Stati che assicurano sostegno alle popolazioni di rifugiati di vaste dimensioni, incrementando le opportunità che consentono ai rifugiati di trasferirsi in Paesi terzi grazie al reinsediamento e a canali di ammissione complementari, quali ricongiungimento familiare e programmi per l’impiego e gli studi, costituisce uno degli obiettivi chiave del Global Compact sui Rifugiati.L’anno scorso, l’UNHCR e i partner hanno lanciato una Strategia triennale su reinsediamento e canali complementari che prevede il reinsediamento di un milione di rifugiati e l’ammissione di due milioni di rifugiati mediante percorsi complementari entro il 2028. A tal fine, è necessario che un numero maggiore di Paesi prenda parte al programma di reinsediamento e offra posti ai rifugiati.Nel 2019, 26 Paesi hanno ammesso al reinsediamento 107.800 rifugiati, quasi 64.000 dei quali beneficiavano dell’assistenza dell’UNHCR. Quest’anno, sono solo 57.600 i posti messi a disposizione dell’UNHCR dagli Stati. Purtroppo, la pandemia da COVID-19 condizionerà la piena realizzazione dei programmi.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Trasferimenti di rifugiati beneficiari di reinsediamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, hanno annunciato la ripresa delle partenze di rifugiati nell’ambito del programma di reinsediamento.La sospensione temporanea dei trasferimenti, imposta dalle restrizioni ai viaggi aerei e dai gravi disagi dovuti alla pandemia da COVID-19, ha ritardato le partenze di circa 10.000 rifugiati verso i Paesi di reinsediamento. Per tutto questo periodo, l’UNHCR, l’OIM e i loro partner hanno continuato ad assicurare consulenza ai rifugiati e ad esaminarne i casi, reinsediandone decine tra quelli in condizioni più urgenti.Inoltre, numerosi Paesi di reinsediamento hanno istituito o ampliato le capacità di applicazione di modalità di esame flessibili, in modo da adeguare i propri programmi al verificarsi di circostanze imprevedibili, assicurandone la continuità.
Nonostante molte restrizioni agli spostamenti rimangano in vigore, in molti Paesi di reinsediamento nei quali cominciano a essere revocate è possibile prevedere la ripresa di numerose partenze di rifugiati. L’UNHCR e l’OIM continueranno a lavorare coi partner governativi e altri attori in tutto il mondo per poter tornare alla regolarità delle operazioni non appena la situazione di ogni singolo Paese lo consentirà. Per molti rifugiati, quello del reinsediamento continua a rappresentare uno strumento salvavita e le due agenzie auspicano di poter lavorare coi partner tanto nei Paesi di accoglienza quanto in quelli di reinsediamento per poter riprendere a implementare gli itinerari di viaggio in condizioni sicure.Il divario tra il numero di rifugiati che necessitano di reinsediamento e i posti messi a disposizione dai governi nel mondo è preoccupante. L’UNHCR e l’OIM reiterano gli appelli affinché anche altri Paesi partecipino al programma contribuendo a trovare soluzioni per un numero maggiore di rifugiati.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La recessione economica causata dal COVID-19 colpisce duramente i rifugiati siriani

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

Il numero di rifugiati vulnerabili che non dispongono delle risorse essenziali per sopravvivere in esilio è aumentato drasticamente per effetto dell’emergenza di salute pubblica. Le comunità che accolgono rifugiati nei Paesi confinanti con la Siria vivono privazioni analoghe. Molti rifugiati hanno perso quelli che erano redditi già esigui, ritrovandosi costretti a ridurre i consumi più essenziali, compresi l’acquisto di cibo e farmaci.Le famiglie rifugiate si stanno indebitando sempre di più e non riescono a pagare l’affitto. I rischi relativi alla protezione sono in aumento, compresi quelli legati a lavoro minorile, violenza sessuale e di genere, matrimonio precoce e altre forme di sfruttamento.Dall’inizio della crisi sanitaria, l’UNHCR ha erogato assistenza d’emergenza in contanti a un numero aggiuntivo di quasi 200.000 rifugiati presenti in Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia che, in precedenza, non avevano ricevuto aiuti finanziari, e ha implementato altre misure volte ad attenuare l’impatto della pandemia. Questi cinque Paesi, da soli, accolgono oltre 5,5 milioni di siriani, la popolazione di rifugiati più numerosa su scala mondiale. L’agenzia intende garantire aiuti ad almeno altri 100.000 rifugiati mediante pagamenti una tantum.Tuttavia, molti rifugiati non sanno ancora in che modo faranno fronte alla crisi. In Giordania, per esempio, solo 17.000 su 49.000 famiglie vulnerabili individuate recentemente hanno ricevuto aiuti d’emergenza in contanti, dato che l’UNHCR non ha a disposizione i fondi necessari per ampliare i propri programmi. L’Agenzia sta lavorando coi partner che supportano le comunità locali che accolgono rifugiati. Nove rifugiati siriani su dieci presenti nella regione vivono in paesi o villaggi e non all’interno di campi. La maggior parte vive in aree a reddito basso. Le comunità di accoglienza hanno mostrato enorme solidarietà, nonostante la perdita dei propri mezzi di sussistenza a causa della pandemia.Al di là dell’emergenza immediata, assicurare supporto continuo ai sistemi nazionali costituisce una priorità. Sono stati fatti passi fondamentali per assicurare che i rifugiati fossero inclusi nei piani nazionali di risposta al COVID-19 adottati dai vari Paesi, e che fosse garantito loro accesso a lungo termine ad altri servizi, quali l’istruzione. Da prima della pandemia, la maggioranza dei rifugiati siriani presenti nella regione vive al di sotto della soglia di povertà. Coloro che si trovano in stato di maggiore necessità hanno ricevuto assistenza in contanti o altre forme di sostegno. Un recente sondaggio condotto in Giordania ha mostrato che solo il 35 per cento dei rifugiati ha dichiarato di avere un impiego sicuro che potrà ritornare a esercitare dopo la revoca delle restrizioni imposte dalla diffusione del COVID-19.Al fine di tutelare meglio rifugiati e membri delle comunità locali più vulnerabili proteggendone i mezzi di sussistenza, l’UNHCR esorta la comunità internazionale a sostenere con vigore e decisione i principali Paesi di accoglienza della regione. Gli indicatori del Piano regionale di risposta alla crisi di rifugiati e per la resilienza in Siria (Refugee Response and Resilience Plan/3RP) attualmente sono in fase di aggiornamento alla luce delle esigenze emerse a causa del COVID-19. Il piano da 5,5 miliardi di dollari era stato finanziato solo al 20 per cento nella regione prima che si diffondesse il virus.L’UNHCR, infine, esprime parimenti preoccupazione per la situazione sul piano umanitario di rimpatriati, oltre 6 milioni di sfollati interni siriani e altri gruppi vulnerabili presenti in Siria. Prima di quest’ultima recessione, secondo stime delle Nazioni Unite, oltre l’80 per cento dei siriani viveva al di sotto della soglia di povertà. Questa crisi che dura ormai da oltre nove anni ha costretto 11 milioni di persone a necessitare di assistenza umanitaria. Negli ultimi mesi, il netto deteriorarsi dell’economia ha reso la situazione più drammatica e difficile.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Undici università italiane si uniscono per lanciare i corridoi universitari per gli studenti rifugiati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Undici università italiane, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Caritas Italiana, Diaconia Valdese e Gandhi Charity hanno aderito ad un protocollo d’intesa che darà a 20 studenti rifugiati attualmente in Etiopia l’opportunità di proseguire il loro percorso accademico in Italia attraverso delle borse di studio.Il progetto, denominato University Corridors for Refugees (UNI-CO-RE), si avvale della partecipazione delle Università dell’Aquila, Università di Bologna, Università degli Studi di Cagliari, Università di Firenze, Università Statale di Milano, Università di Padova, Università degli Studi di Perugia, Università di Pisa, Università di Sassari, Università Iuav di Venezia, e Luiss Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli.Si tratta del proseguimento del progetto pilota partito nel 2019 con la partecipazione di due università e sei studenti.In base al nuovo protocollo, gli atenei, anche attraverso il fondamentale sostegno di un’ampia rete di partner locali, assicureranno il supporto necessario agli studenti per frequentare un programma di laurea magistrale della durata di due anni e per integrarsi nella vita universitaria.“Nel mondo ancora troppi rifugiati non hanno accesso all’istruzione”, ha dichiarato Chiara Cardoletti, Rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. “A livello di istruzione superiore la situazione è drammatica: solo il 3 per cento riesce ad accedere contro il 37 per cento della media globale. Grazie all’impegno delle università coinvolte, progetti come UNI-CO-RE non solo permettono ai rifugiati di arrivare in maniera sicura in Italia per sviluppare il loro talento, contribuendo alla comunità locale, ma riaccendono la speranza in milioni di bambini e ragazzi attualmente in esilio a causa di guerre e persecuzioni”.Gli studenti saranno selezionati sulla base del merito accademico e della motivazione, attraverso un bando pubblico e da comitati di esperti individuati da ciascuna università.Entro il 2030 l’UNHCR si pone l’obiettivo di raggiungere un tasso di iscrizione del 15% a programmi di istruzione superiore per i rifugiati in paesi d’accoglienza e paesi terzi anche attraverso l’ampliamento di vie di accesso sicure che tengano in considerazione i bisogni specifici e le legittime aspirazioni dei rifugiati di costruire il loro futuro in dignità.

Posted in Università/University | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Diffusione del COVID-19 tra le popolazioni di rifugiati e sfollati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede 745 milioni di dollari per l’implementazione di misure di preparazione e prevenzione contro la diffusione del COVID-19 tra le popolazioni di rifugiati e sfollati. La cifra corrisponde alla quota destinata all’UNHCR nell’ambito delle versioni aggiornate del Piano di risposta umanitaria globale delle Nazioni Unite e dell’appello per la raccolta di 6,7 miliardi di dollari, lanciati giovedì scorso. Si tratta di una revisione al rialzo della cifra di 255 milioni di dollari richiesta nell’ambito dell’appello iniziale a favore dell’UNHCR lanciato il 25 marzo, effettuata sulla base delle più recenti valutazioni relative alle necessità di attenuare l’impatto della pandemia tra le persone costrette alla fuga.Con il coronavirus ormai diffuso in tutti i Paesi, compresi quelli che accolgono popolazioni sfollate di grandi dimensioni, i 71 milioni di rifugiati e persone costrette alla fuga presenti nel mondo sono tra i più esposti e vulnerabili alla minaccia del virus.Sebbene, ad oggi, non si siano registratifocolai all’interno degli insediamenti di rifugiati o sfollati interni di vaste dimensioni, l’UNHCR sta intervenendo prontamente in 134 Paesi di accoglienza che hanno riferito casi locali di contagio.Ad oggi, il coronavirus ha contagiato oltre quattro milioni di persone causandone il decesso di quasi 280.000 su scala mondiale. Essendo previsto che, nei Paesi più poveri, il picco non sarà raggiunto prima dei prossimi tre-sei mesi, le unità dell’UNHCR di tutto il mondo si stanno preparando a intervenire rapidamente, anche nei peggiori scenari.
È evidente come l’impatto economico della crisi subito dai rifugiati sia stato profondamente duro e devastante. In Medio Oriente e in Africa, centinaia di migliaia di rifugiati hanno chiesto sostegno finanziario con urgenza per coprire i costi delle esigenze quotidiane, dal momento che, da marzo, in molti Paesi sono stati imposti il confinamento e altre misure di protezione della salute pubblica. In Libano, Paese alle prese con una recessione economica già prima della pandemia, oltre la metà dei rifugiati consultati tramite sondaggio dall’UNHCR a fine aprile ha riferito di aver perso le usuali opportunità di sostentamento, per esempio di lavoro alla giornata. Dei rifugiati intervistati, il 70 per cento ha dichiarato di dover saltare i pasti. L’impatto sulle donne rifugiate è profondo, dato che quasi tutte quelle occupate in attività lavorative ha affermato che la propria fonte di reddito è stata interrotta.
La categorie particolarmente a rischio di povertà e sfruttamento comprendono le donne che hanno a carico nuclei familiari, minori separati e non accompagnati, persone anziane ed LGBTI. La loro situazione puo’ essere migliorata attraverso aiuti di emergenza, in particolare mediante sovvenzioni dirette in denaro.I fondi permetteranno all’UNHCR di rafforzare ulteriormente i servizi per la salute e igienico-sanitari nazionali mediante una fornitura maggiore di DPI, farmaci, sapone e altri prodotti per l’igiene. L’UNHCR sta inoltre lavorando per: incrementare gli aiuti in denaro destinati alle famiglie rifugiate più vulnerabili vittime della crisi economica; migliorare gli alloggi all’interno degli insediamenti sovraffollati per prevenire la trasmissione del virus da persona a persona; e assicurare scorte mensili di aiuti e prodotti igienico-sanitari durantele distribuzioni che avvengono secondo le raccomandazioni di distanziamento fisico.Oltre l’80 per cento dei rifugiati e quasi l’intera popolazione di sfollati interni di tutto il mondo sono accolti in Paesi a reddito basso o medio, alcuni dei quali colpiti duramente da conflitti, fame, povertà e malattie. Molte delle persone costrette alla fuga vivono in aree urbane densamente popolate o campi, spesso in condizioni abitative precarie, all’interno dei quali dispongono di misure di salute pubblica, strutture igienico-sanitarie e sistemi di protezione sociale ridotti e inadeguati.I fondi richiesti nell’ambito della versione aggiornata dell’appello dell’UNHCR sono destinati a coprire i costi previsti dal budget per rispondere agli effetti del coronavirus fino alla fine dell’anno. L’UNHCR esprime gratitudine nei confronti dei donatori che hanno già elargito finanziamenti di vitale importanza. Il supporto tempestivo assicurato sin dall’inizio da Stati Uniti, Germania, Unione Europea, Regno Unito, Giappone, Danimarca, Canada, Irlanda, Sony Corporation, Svezia, Finlandia, Norvegia e Australia, nonché da singoli donatori privati in tutto il mondo, ha permesso all’Agenzia di intensificare le attività di assistenza a livello globale.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nigeria: le violenze costringono 23.000 rifugiati a cercare riparo in Niger

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Le continue violenze in corso in alcune aree della Nigeria nord-occidentale ad aprile hanno costretto circa 23.000 persone a mettersi in salvo in Niger, portando a più di 60.000 unità il totale di rifugiati che da questa regione hanno cercato sicurezza nel vicino Paese, da quando è stato registrato il primo afflusso ad aprile dell’anno scorso.Dall’aprile 2019, le persone sono fuggite dagli attacchi perpetrati senza sosta da gruppi armati attivi negli Stati nigeriani di Sokoto, Zamfara e Katsina. La maggior parte ha trovato rifugio nella regione di Maradi, in Niger.In fuga dalla medesima situazione di insicurezza che vige lungo le aree di frontiera, 19.000 cittadini nigerini, inoltre, sono divenuti sfollati internamente al proprio territorio nazionale.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime preoccupazione per il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in Nigeria e per il rischio che le incursioni armate sconfinino in Niger.Il più recente afflusso di rifugiati, soprattutto donne e bambini, è stato registrato in seguito agli attacchi condotti negli Stati nigeriani di Katsina, Sokoto e Zamfara nel mese di aprile. Numerosi villaggi di differenti aree governative locali (Local Government Area/LGA) hanno subito aggressioni da persone armate. L’attacco più mortale ha fatto registrare l’assassinio di 47 persone nelle LGA di Kankara, Danmusa e Dusi-ma, nello Stato di Katsina, causando la controffensiva aerea delle forze armate nigeriane.Le testimonianze delle persone in fuga riferiscono di episodi di estrema violenza ai danni dei civili, omicidi, rapimenti a scopo di estorsione, nonché saccheggi e razzie nei villaggi.Ai rifugiati dalla Nigeria è permesso cercare protezione in Niger nonostante la chiusura dei confini imposta dal rischio di diffusione del COVID-19. I nuovi arrivati hanno bisogno con urgenza di acqua, cibo, accesso all’assistenza sanitaria, nonché alloggio e indumenti. Dovendo mettersi in salvo, molti hanno potuto portare con se a malapena i propri effetti personali.Molti sono inoltre rimasti coinvolti in scontri che avrebbero visto confrontarsi agricoltori e pastori di differenti gruppi etnici, nonché in pericolose situazioni di giustizia sommaria. Circa il 95 per cento dei rifugiati proviene dallo Stato nigeriano di Sokoto, il resto dagli Stati di Kano, Zamfara e Katsina.L’UNHCR sta lavorando in stretto coordinamento con le autorità del Niger per trasferire almeno 7.000 rifugiati in aree sicure, presso villaggi distanti 20 km dal confine, dove è possibile assicurare acqua, cibo, alloggio, cure mediche e altri aiuti essenziali. Il trasferimento permetterà anche di allentare la pressione sulle comunità di accoglienza delle aree di frontiera, che non dispongono di infrastrutture e servizi di base adeguati.L’UNHCR è stata presente fin dall’inizio dell’emergenza assicurando una risposta che ha dato priorità all’implementazione di attività salvavita, procedure di identificazione e registrazione, monitoraggio della frontiera e delle esigenze di protezione, istruzione, cure mediche, alloggio nonché approvvigionamento e servizi igienico-sanitari.È necessario che l’UNHCR continui a svolgere le procedure di registrazione biometrica dei rifugiati per poterne valutare meglio le esigenze e guidare le operazioni di risposta umanitaria. L’agenzia, inoltre, sta dialogando regolarmente con le autorità per adottare un approccio di riconoscimento prima facie dei rifugiati in fuga dalla Nigeria in arrivo nella regione.Le violenze non sono direttamente legate ai gruppi armati attivi nelle regioni del bacino del Lago Ciad e del Sahel. Tuttavia, portano anche la regione di Maradi a ricadere tra le aree che in Niger sono teatro di instabilità, tra cui Diffa, Tillaberi e Tahoua, riducendo ulteriormente le risorse finanziarie a disposizione degli attori umanitari e la loro capacità di rispondere.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Carenza fondi e aiuti agli sfollati yemeniti e rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Quasi un milione di sfollati e rifugiati vulnerabili presenti in Yemen sono a rischio di perdere alloggio, assistenza in denaro di vitale importanza per l’acquisto di beni essenziali come cibo e farmaci, e molto altro. Lo ha reso noto oggi l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Si tratta di persone già alle prese con condizioni di povertà e privazioni degradanti, per le quali, nelle prossime settimane, è necessario assicurare con urgenza fondi per l’implementazione di programmi di assistenza salvavita.
Quella in corso in Yemen era già considerata la crisi umanitaria di più vaste proporzioni su scala mondiale. Alla gestione di quest’ultima, il Paese ora vede accavallarsi anche la minaccia della pandemia e l’impatto delle piogge torrenziali e delle inondazioni recenti che hanno colpito aree come Aden, Abyan, Lahj, Marib, e i governatorati di Sana’a e di Amanat Al Asemah. Le prime testimonianze riferiscono che in tutto lo Yemen sono oltre 100.000 le persone danneggiate. Piogge e inondazioni improvvise hanno inflitto danni estesi agli insediamenti di sfollati interni e alle infrastrutture pubbliche.Si stima che più di 3,6 milioni di persone siano stati costretti a fuggire dalle proprie case in Yemen dalla recrudescenza del conflitto nel 2015. Solo Siria, Colombia e Repubblica Democratica del Congo accolgono al proprio interno popolazioni sfollate di dimensioni maggiori in fuga da conflitti. Il rapporto annuale sugli sfollati interni nel mondo pubblicato oggi dall’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC) stima che, solo nel 2019, siano state quasi 400.000 le persone costrette alla fuga da conflitti e violenze.L’UNHCR mira a raccogliere con urgenza 89,4 milioni di dollari da destinare a programmi di protezione e assistenza salvavita a favore di famiglie di sfollati interni, rifugiati, richiedenti asilo e comunità di accoglienza. Con il conflitto in Yemen che entra nel sesto anno e la maggioranza della popolazione fatica ormai a sopravvivere, questi fondi consentiranno all’UNHCR di continuare ad assicurare aiuti salvavita tanto alle famiglie di sfollati interni, rifugiati, e richiedenti asilo quanto agli yemeniti delle povere comunità che li accolgono. È necessario assicurare gli aiuti con urgenza, dato che queste categorie di persone sono quelle più vulnerabili alla minaccia del COVID-19. La diffusione del virus potrebbe comportare conseguenze gravi se le agenzie umanitarie non dovessero essere in grado di assicurare sostegno adeguato. In assenza dei fondi necessari, l’UNHCR rischia di dover ridurre drasticamente o terminare immediatamente numerosi programmi e piani di sostegno vitali, come l’erogazione diretta di assistenza in denaro contante. Tale eventualità lascerà in stato di disperato bisogno 655.000 sfollati interni e una popolazione di rifugiati e richiedenti asilo che in Yemen comprende circa 281.000 uomini, donne e bambini. Tutte queste persone resteranno senza mezzi adeguati per assicurare cibo alle famiglie o farmaci ai figli malati, trovare riparo, o proteggersi dalle intemperie, costringendo alcune di loro a vivere all’aperto durante la stagione delle piogge in arrivo. Per molti rifugiati e famiglie sfollate, è una questione di vita o di morte. L’UNHCR, inoltre, offre sostegno agli sfollati interni nell’acquisizione di documenti di identità validi, necessari per permettere l’iscrizione dei bambini a scuola e l’accettazione dei pazienti negli ospedali.L’Agenzia, infine, esprime profonda preoccupazione per l’esposizione a rischi più elevati di entrambe le comunità di sfollati e di accoglienza, viste le disperate condizioni abitative e igieniche in cui vivono e le carenze complessive delle strutture sanitarie locali, nel momento in cui, il 10 aprile, nella provincia meridionale di Hadramaut è stato registrato il primo caso confermato di COVID-19. In collaborazione coi partner locali, l’UNHCR sta coinvolgendo le comunità di sfollati interni e rifugiati affinché siano consapevoli dei rischi e delle misure di prevenzione e possano proteggersi dal contagio.Dopo cinque anni di conflitto, oltre l’80 per cento dell’intera popolazione yemenita necessita di una qualche forma di assistenza. Per sopravvivere, attualmente quasi 4 milioni di sfollati interni, rimpatriati, rifugiati, e richiedenti asilo devono fare regolarmente affidamento sugli aiuti umanitari. Ad oggi, l’UNHCR ha raccolto 58,4 milioni di dollari, vale a dire il 28 per cento dei fondi richiesti per proteggere e assicurare aiuti vitali a sfollati interni, rifugiati e comunità di accoglienza nell’arco del 2020.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Inclusione dei rifugiati qualificati in ambito sanitario nella risposta al COVID-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

In una fase critica in cui numerosi Paesi europei continuano a lottare per far fronte a un’emergenza senza precedenti come quella causata dalla pandemia di COVID-19, il Consiglio d’Europa e l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi esortano gli Stati a beneficiare del sostegno che i rifugiati qualificati in ambito medico possono assicurare ai sistemi sanitari nazionali.
“Nelle ultime settimane, diversi Stati in Europa hanno lanciato appelli affinché i rifugiati qualificati in ambito sanitario si unissero ai professionisti impegnati nei piani nazionali di risposta al virus. Assicuriamo il nostro totale supporto a queste iniziative auspicando che possano essere replicate nel resto del continente e anche altrove”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Voglio ricordare che, in tutta Europa, medici e operatori sanitari hanno risposto alla pandemia con determinazione e altruismo, e che, nel corso di questa crisi, è necessario l’aiuto di chiunque possa contribuire. Se ne verrà data loro la possibilità, i rifugiati titolari di comprovate competenze sono pronti a fare la propria parte e a dare supporto, sotto la supervisione di professionisti medici qualificati. In tal modo, anche loro potranno mostrare la propria solidarietà e rendersi utili per le comunità che li accolgono”, ha aggiunto Filippo Grandi.Attualmente, in Europa, vi sono rifugiati e richiedenti asilo che dispongono dell’esperienza e dei titoli necessari e che desiderano essere coinvolti per poter dare il proprio contributo. Tuttavia, l’esercizio della maggior parte delle professioni in ambito sanitario è regolato da norme restrittive e le autorità nazionali competenti in materia devono concedere le autorizzazioni necessarie. “I rifugiati, le società che li accolgono e i loro Paesi di origine beneficiano tutti del Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati (European Qualifications Passport for Refugees/EQPR). Le qualifiche di cui i rifugiati sono già in possesso, ma che questi non possono documentare in modo definitivo, possono essere utilizzate e migliorate”, ha dichiarato Marija Pejčinović Burić, Segretaria generale del Consiglio d’Europa. “Il Passaporto EQPR non sostituisce le licenze e i titoli professionali richiesti, ma può sicuramente aiutare le autorità ad accelerare le procedure di selezione fornendo loro le informazioni essenziali necessarie”. Il Passaporto EQPR può contribuire a stilare un elenco di rifugiati qualificati in ambito medico già sottoposti a valutazione, che consentirà alle autorità sanitarie nazionali di stabilire come meglio impiegare tali risorse, se e quando necessario. L’UNHCR sta collaborando coi propri partner allo sviluppo di soluzioni innovative per comunicare con le comunità di rifugiati al fine di individuare medici disponibili e facilitarne l’accesso a test online per la selezione. Il Consiglio d’Europa e l’UNHCR stanno già lavorando coi partner dei Centri nazionali di riconoscimento delle qualifiche per individuare rifugiati qualificati in ambito sanitario e valutarne competenze e credenziali mediante il programma menzionato.

Posted in Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La situazione di insicurezza in Burkina Faso costringe migliaia di rifugiati maliani alla fuga

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime nuovamente apprensione per la crescente insicurezza in Burkina Faso, che, ogni giorno, costringe migliaia di persone alla fuga.Per effetto delle violenze scoppiate in tutta la regione del Sahel, a partire da gennaio 2019 il Burkina Faso ha registrato la fuga di oltre 838.000 persone – una cifra che, giorno dopo giorno, non fa che aumentare.La diffusione del COVID-19 ha introdotto un nuovo fattore di insicurezza nella già instabile situazione.Inoltre, gli attacchi dei militanti hanno colpito circa 25.000 rifugiati maliani, che vivevano presso campi in aree remote a ridosso del confine tra Burkina Faso e Mali. La maggior parte di questi ora ha preso la decisione di fare ritorno a casa, nonostante le condizioni di insicurezza vigenti anche in quelle aree, ritenendo che tale scelta rappresenti il minore tra i due mali. In seguito ad attacchi e ultimatum imposti da parte di gruppi armati, che hanno costretto i rifugiati a fuggire per mettersi in salvo, il campo di Goudoubo, che di recente era arrivato ad accogliere 9.000 persone, di fatto ora risulta essere svuotato.In seguito alla chiusura delle scuole, dell’ambulatorio e del posto di guardia del campo, circa la metà degli ospiti, direttasi verso le regioni di Gao, Mopti e Timbuctu in Mali, ha riferito come insicurezza e aggressioni armate abbiano costituito le ragioni che li hanno costretti a fuggire senza avere altra opzione se non quella di fare ritorno.La restante metà si è trasferita in altre località all’interno del Burkina Faso. Circa 2.500 rifugiati hanno raggiunto i numerosi sfollati burkinabé presenti nella città di Dori, in cui la popolazione vive in condizioni disperate e necessita con urgenza di alloggi, acqua e servizi sanitari. Attacchi sferrati nell’area circostante il campo hanno costretto alla fuga anche una parte di abitanti del villaggio di Goudoubo.La situazione di insicurezza ha ora travolto tutte le 13 regioni del Burkina Faso. La settimana scorsa, nel corso di una serie di attacchi, almeno 32 persone sono state uccise e moltissime altre sono rimaste ferite.Le violenze, inoltre, a novembre 2019 hanno costretto l’UNHCR a ricollocare il proprio personale fuori dal campo profughi di Mentao, vicino a Djibo. Da allora, l’accesso a oltre 6.000 rifugiati è potuto avvenire solo sporadicamente e le loro condizioni di vita sono andate peggiorando. Molti rifugiati accolti nel campo, inoltre, hanno riferito l’intenzione di fare ritorno in Mali una volta allentate le restrizioni dovute alla diffusione del COVID-19.Tuttavia, l’instabilità della situazione in Mali non permette a molti di fare ritorno alle proprie terre di origine. Le condizioni di insicurezza permangono e, nell’ambito della risposta al COVID-19, le autorità hanno imposto il coprifuoco, misura che ha alimentato le preoccupazioni in relazione alla sicurezza e alla salute tra le categorie vulnerabili. L’UNHCR lavora sul campo con le autorità e con i partner, assicurando che i rifugiati di ritorno ricevano alloggio, beni di prima necessità e assistenza in denaro per soddisfare le esigenze iniziali. L’UNHCR, inoltre, sta fornendo alle autorità i dispositivi sanitari e igienici necessari nell’ambito della risposta alla pandemia da COVID-19.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Libia: l’inasprirsi del conflitto e la minaccia del COVID-19 aggravano la crisi umanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, avverte che, a un anno dal lancio dell’offensiva militare avvenuta a Tripoli, in Libia, all’ulteriore intensificarsi degli scontri, si è aggiunta ora la minaccia di diffusione del COVID-19. Da aprile dell’anno scorso più di 300 civili sono rimasti uccisi e altre 150.000 persone sono state costrette alla fuga. Nonostante l’accordo provvisorio di tregua umanitaria, nell’arco dell’ultima settimana gli scontri si sono intensificati in modo significativo. Inoltre, il deteriorarsi della situazione ha messo a rischio le possibilità di decine di migliaia di sfollati di fare ritorno in condizioni sicure verso le proprie aree di origine. Nel frattempo, le autorità hanno confermato che attualmente in Libia si registrano dieci casi di COVID-19 e un decesso, suscitando nuovi timori in merito alle capacità di risposta dei servizi sanitari del Paese già al collasso.“Insieme al conflitto in corso, la diffusione del COVID-19, se non contenuta, potrebbe causare in Libia una catastrofe umanitaria”, ha avvertito Jean-Paul Cavalieri, Capo missione UNHCR in Libia.“La vita quotidiana delle persone sta divenendo sempre più difficile in Libia”, ha affermato. “Molti, tra cui sfollati libici, rifugiati e richiedenti asilo, non hanno un alloggio adeguato e vivono in condizioni di sovraffollamento con accesso limitato a servizi igienico-sanitari. I prezzi di affitti, alimenti e carburanti hanno subito un’impennata ed è necessario far fronte a serie difficoltà per soddisfare le esigenze essenziali”.Il perdurare del conflitto ha colpito gravemente le capacità del sistema sanitario e dei servizi medici del Paese, i quali dispongono di risorse finanziarie limitate e devono far fronte alla carenza di attrezzature e farmaci essenziali. Inoltre, numerosi ospedali e ambulatori situati in aree prossime al conflitto sono stati danneggiati o hanno chiuso.L’UNHCR e i partner stanno fornendo generatori, ambulanze, alloggi container, e cliniche da campo a sostegno dei servizi di assistenza sanitaria locali. L’Agenzia, inoltre, sta svolgendo attività di sensibilizzazione in materia di salute pubblica tra rifugiati, richiedenti asilo e cittadini libici mediante poster, SMS e social media, al fine di attenuare i rischi di esposizione al COVID-19.
Insieme ad altre agenzie umanitarie, l’UNHCR si appella alle autorità libiche affinché assicurino l’accesso e l’inclusione di tutti i gruppi che compongono la popolazione presente in Libia ai piani e alle attività di sorveglianza, preparazione e risposta sanitaria.
L’UNHCR, inoltre, rinnova gli appelli per il rilascio secondo procedure ordinate di quanti sono trattenuti in stato di detenzione. Richiedenti asilo e rifugiati, detenuti in quanto privi di documeti legali, sono particolarmente vulnerabili ed esposti, date l’inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari, l’assistenza medica limitata e le condizioni di sovraffollamento in cui vivono. Molti centri di detenzione, inoltre, sono situati in prossimità del fronte degli scontri.L’UNHCR esprime particolare preoccupazione per la crescente carenza di alloggi a prezzi abbordabili e per l’aumento dei costi degli affitti, in una fase in cui un ulteriore numero di libici è stato costretto a fuggire, anche per la seconda volta da casa e a cercare nuovi alloggi in affitto. Tale situazione ha colpito particolarmente i rifugiati e i richiedenti asilo che non sono in grado di trovare un lavoro regolare. Le testimonianze dei rifugiati raccolte dall’UNHCR riferiscono che i prezzi di affitto di una camera singola sono aumentati di sei volte, mentre quelli per un’intera abitazione sono triplicati. Molti vivono in edifici affollati, non terminati e privi di arredo o all’interno di garage, a volte arrivando a condividere lo spazio di una singola stanza con dieci persone.In alcune aree della città in prossimità del fronte dei combattimenti, le persone stanno faticando enormemente anche ad avere accesso ai beni essenziali e ai servizi pubblici, oltre che a trovare lavoro. La situazione di instabilità, inoltre, ha prodotto un aumento dei casi di criminalità, in particolare di rapine e aggressioni mirate.L’UNHCR continua a operare in Libia per contribuire ad assicurare protezione e assistenza a rifugiati, richiedenti asilo, libici sfollati interni e rimpatriati, ma gli interventi sono stati seriamente ostacolati dai severi protocolli di sicurezza in materia di circolazione e dalla ridotta presenza del personale sul campo. Nell’arco degli ultimi dodici mesi, l’UNHCR ha assicurato consulenza medica a più di 25.500 persone, distribuito beni di prima necessità a oltre 42.700 persone, ed erogato assistenza in denaro contante a quasi 2.500 persone. L’Agenzia, inoltre, ha sostenuto 37 progetti volti a promuovere la coesistenza pacifica tra rifugiati, sfollati libici, rimpatriati e comunità di accoglienza, anche mediante il ripristino di infrastrutture sociali quali le strutture sanitarie e quelle scolastiche.L’UNHCR ribadisce l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, a esortare tutte le parti in conflitto nel mondo a cessare le ostilità a sostegno della risposta alla minaccia della pandemia da COVID-19.

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

UNHCR: continuiamo ad assicurare assistenza ai rifugiati durante l’emergenza COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha specificato oggi una serie di misure che sta adottando nelle proprie operazioni sul campo al fine di rispondere all’emergenza di salute pubblica dovuta alla pandemia da COVID-19 e prevenirne l’ulteriore diffusione.Il 26 marzo, nell’ambito di un appello delle Nazioni Unite di più ampia portata, l’UNHCR ha lanciato la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare in via prioritaria alle esigenze di quei Paesi che necessiteranno di interventi specifici.Sebbene il numero di casi di contagio da COVID-19 registrati e confermati tra i rifugiati resti basso, oltre l’80 per cento della popolazione rifugiata mondiale e quasi la totalità degli sfollati interni vivono in Paesi a reddito basso o medio, molti dei quali sono dotati di servizi medici, idrici ed igienico-sanitari inadeguati e necessitano di sostegno immediato.Numerosi rifugiati vivono in campi densamente popolati o in aree urbane in condizioni di povertà in cui le infrastrutture per l’assistenza medica e le strutture per l’erogazione di acqua e servizi igienico-sanitari (WASH) sono inadeguate. In questi siti l’implementazione di misure di prevenzione è di primaria importanza, ha osservato Filippo Grandi.Le misure adottate dall’UNHCR mirano a:
• Rafforzare servizi e sistemi WASH e per la salute, anche tramite la distribuzione di sapone e il miglioramento delle opportunità di approvvigionamento idrico.
• Sostenere i governi nell’implementazione di misure di prevenzione del contagio e di risposta dell’assistenza sanitaria, anche mediante la distribuzione di forniture e attrezzature mediche.
• Distribuire materiali per gli alloggi e beni di prima necessità.
• Offrire orientamento e informazioni attendibili in relazione alle misure di prevenzione.
• Estendere l’assistenza in denaro al fine di attenuare gli effetti socio-economici negativi della pandemia da COVID-19.
• Promuovere il monitoraggio e gli interventi volti ad assicurare che i diritti delle persone costrette alla fuga siano rispettati.
In Bangladesh, sono state avviate sessioni formative rivolte al personale delle strutture sanitarie operative presso i campi dei rifugiati Rohingya, dove circa 850.000 persone vivono in condizioni di estremo sovraffollamento. Oltre 2.000 rifugiati volontari collaborano coi leader religiosi e con quelli delle comunità per informare in merito alle importanti misure di prevenzione.
In Grecia, l’UNHCR ha intensificato il sostegno alle autorità per aumentare le capacità di erogazione di acqua e servizi igienico-sanitari, distribuire articoli per l’igiene, e allestire e attrezzare unità e ambienti medici per le procedure di screening, isolamento e messa in quarantena. L’Agenzia da tempo sta esortando le autorità a intensificare i trasferimenti dai sovraffollati centri di accoglienza delle isole dove 35.000 richiedenti asilo vivono in strutture progettate per l’accoglienza di meno di 6.000 persone.
In Giordania, personale preposto misura la febbre ai rifugiati all’ingresso dei campi di Zaatari e Azraq. Sono in corso campagne di sensibilizzazione. L’erogazione di energia elettrica è stata rafforzata e i supermercati osservano orari prolungati per consentire alla popolazione di fare la spesa rispettando il distanziamento sociale.Strutture che consentono di lavarsi le mani e misurare la febbre sono state allestite anche presso centri di transito, centri di accoglienza e ambulatori operativi nei campi/insediamenti dell’Etiopia e dell’Uganda.
In Sudan, l’UNHCR ha distribuito sapone a oltre 260.000 rifugiati, sfollati interni e membri delle comunità di accoglienza. Insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite e al Ministero della Salute, l’Agenzia sta promuovendo una massiccia campagna di sensibilizzazione in diverse lingue. Sono stati inviati circa 15.000 SMS ai rifugiati urbani che vivono a Khartoum, per condividere informazioni sulla tutela della salute e sulla prevenzione.
Misure di prevenzione, inoltre, sono state adottate nei campi rifugiati e negli insediamenti di sfollati interni della Repubblica Democratica del Congo e del Burkina Faso. Fra queste, vi sono l’installazione di postazioni per lavare le mani, la distribuzione di sapone e prodotti detergenti, e l’utilizzo di poster, volantini, messaggi radio e reti comunitarie per sensibilizzare il più elevato numero di beneficiari.
A Boavista, in Brasile, UNHCR e partner hanno allestito un’area per l’isolamento dei casi sospetti di contagio rilevati tra rifugiati e migranti venezuelani, e stanno distribuendo 1.000 kit igienici alle popolazioni indigene di Belem e Santarem.
L’UNHCR, inoltre, collabora coi partner ONU alla ricerca di soluzioni alle criticità logistiche derivanti dalle restrizioni alla filiera produttiva e dalla chiusura delle frontiere. Tali soluzioni prevedono l’intensificazione degli approvvigionamenti a livello locale e regionale e l’organizzazione di ponti aerei. Recentemente, oltre 100 tonnellate di aiuti umanitari e materiali sanitari sono stati trasportati in Ciad e in Iran tramite ponte aereo.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I rifugiati e la crisi del COVID-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

“In un momento in cui la comunità internazionale si sta mobilitando per contrastare la diffusione del COVID-19, numerosi Paesi stanno opportunamente adottando misure eccezionali, limitando i viaggi aerei e i movimenti transfrontalieri.La vita quotidiana di molti di noi, in tutto il mondo, si è fermata oppure si sta trasformando in un modo che non avremmo mai potuto immaginare.
Tuttavia, guerre e persecuzioni non sono cessate, e oggi, nel mondo, vi sono persone che continuano a fuggire dalle proprie case alla ricerca di un luogo sicuro. Sono sempre più preoccupato dalle misure adottate da alcuni Paesi, che potrebbero sospendere del tutto il diritto di chiedere asilo.Nell’ambito di una crisi così straordinaria, ogni Stato deve gestire le proprie frontiere come ritiene più opportuno. Tuttavia, tali misure non devono portare alla chiusura dei canali esistenti per richiedere asilo, né costringere le persone a fare ritorno in aree in cui vigono situazioni di pericolo.Esistono soluzioni. L’individuazione dei rischi sanitari consente di implementare procedure di screening, nonché svolgere esami clinici, mettere in quarantena e adottare altre misure. Queste consentiranno alle autorità di gestire l’arrivo di richiedenti asilo e rifugiati in condizioni sicure, rispettando, allo stesso tempo, le norme internazionali di protezione dei rifugiati volte a salvare vite umane.In questi tempi difficili, non dimentichiamoci di coloro che fuggono da guerre e persecuzioni. Oggi, come mai prima, hanno bisogno – come tutti noi – di solidarietà e compassione”. (by Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i Rifugiati)

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

OIM e UNHCR annunciano la sospensione temporanea dei trasferimenti di rifugiati beneficiari di reinsediamento

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

L’organizzazione dei trasferimenti per il reinsediamento dei rifugiati attualmente risente di gravi disagi a causa delle decisioni di numerosi Paesi di limitare drasticamente gli ingressi sul proprio territorio in seguito alla crisi sanitaria globale legata al COVID-19, e delle conseguenti restrizioni ai viaggi aerei internazionali. Alcuni Stati, inoltre, hanno sospeso gli arrivi nell’ambito dei programmi di reinsediamento, dato che la situazione in materia di salute pubblica sul proprio territorio ne condiziona le capacità di accogliere i nuovi beneficiari.Le famiglie di rifugiati sono colpite in modo diretto da tali normative in rapida evoluzione nel corso dei loro viaggi, con alcuni beneficiari che hanno dovuto far fronte a prolungati ritardi, ed altri che sono rimasti bloccati o sono stati separati dai propri familiari.
Inoltre, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono preoccupati che i viaggi internazionali possano aumentare l’esposizione dei rifugiati al virus.Di conseguenza, le due agenzie stanno prendendo provvedimenti per sospendere le partenze di rifugiati nell’ambito dei programmi di reinsediamento. Si tratta di una misura temporanea che resterà in vigore solo finché necessaria. Dato che per molti rifugiati il reinsediamento costituisce uno strumento salvavita, l’UNHCR e l’OIM rivolgono un appello agli Stati, e lavorano in stretto coordinamento con essi, affinché, ove possibile, tali movimenti continuino a essere garantiti per i casi di estrema urgenza. La sospensione entrerà in vigore nei prossimi giorni: nel frattempo, le due agenzie cercheranno di portare i rifugiati che hanno già espletato le dovute formalità nelle destinazioni designate. Il reinsediamento rappresenta un’àncora di salvezza essenziale per i rifugiati particolarmente vulnerabili, e per questo l’OIM e l’UNHCR continueranno a lavorare nei Paesi di accoglienza, in collaborazione con tutti i partner rilevanti, per assicurare che l’esame dei casi da ammettere continui. L’OIM e l’UNHCR, inoltre, resteranno in stretto contatto coi rifugiati stessi e con tutte le agenzie che operano per promuovere l’utilizzo del reinsediamento quale strumento fondamentale di protezione.Entrambe le agenzie auspicano di poter riprendere a implementare integralmente gli itinerari di viaggio previsti dai programmi di reinsediamento non appena la prudenza e le condizioni logistiche lo consentiranno.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Le violenze in corso in Burkina Faso costringono i rifugiati maliani a fare ritorno a casa

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

La situazione di insicurezza in Burkina Faso sta costringendo un numero sempre maggiore di persone a fuggire dalle loro case per mettersi in salvo in altre aree del Paese o a rifugiarsi in Mali. Allo stesso tempo, un numero preoccupante di rifugiati maliani ritiene sia più sicuro fare ritorno a casa piuttosto che restare in Burkina Faso.In soli 17 giorni, circa 14.000 persone sono fuggite dalle proprie case in Burkina Faso portando il numero totale di sfollati interni a 780.000. Le recenti violenze hanno anche costretto oltre 2.035 persone a rifugiarsi nel vicino Mali. Le condizioni di insicurezza, inoltre, rendono particolarmente difficile la situazione dei rifugiati maliani che avevano cercato protezione in Burkina Faso e rischiano di porre fine agli interventi volti a permettere loro di cominciare una nuova vita. Il Burkina Faso accoglie più di 25.000 rifugiati dal Mali, molti dei quali stanno scegliendo di fare ritorno a casa nonostante i rischi a cui sarebbero esposti una volta rientrati.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime nuovamente apprensione per il drastico aumento del numero di persone costrette alla fuga nel Sahel e rinnova l’appello ad assicurare la protezione delle popolazioni civili e di quanti si stanno sottraendo alle violenze in corso. Agli operatori umanitari deve essere garantito accesso in condizioni sicure per poter prestare assistenza. Il potenziamento della risposta attuata dall’UNHCR prevede che siano assicurate, soprattutto, protezione e forniture d’emergenza a quanti sono costretti a fuggire e alle comunità che li accolgono, in particolare alloggi, istruzione e contrasto alla violenza sessuale e di genere, limitando, allo stesso tempo, l’impatto sull’ambiente.
Lo scorso novembre, l’UNHCR era stata costretta a trasferire temporaneamente il proprio personale da Djibo, nel nordest del Paese. Da allora, la distribuzione degli aiuti, tra cui cibo, destinati ai 7.000 rifugiati del campo di Mentao è avvenuta sporadicamente.
Nel corso di questo mese, si sono verificati allarmanti episodi di violenza nell’area di Dori, un paese anch’esso nel nordest. Campi e villaggi sono stati attaccati, gli abitanti non hanno più accesso ai mercati e alle scuole e si sono ridotte le opportunità di realizzare attività per sostenere le famiglie. Anche la salute è a rischio, dato che l’unica ambulanza operativa nel campo è stata rubata a inizio mese. Circa il 70 per cento degli 8.781 rifugiati che vivono a Goudoubo ha scelto volontariamente di abbandonare il campo per ritornare in Mali (57 per cento) o per essere trasferito in altre aree del Burkina Faso (13 per cento).Quasi 700 rifugiati maliani sono già partiti su camion diretti alla regione di Gao, nel Mali settentrionale. I rifugiati che intendono fare ritorno ricevono un Modulo di rimpatrio volontario (Voluntary Repatriation Form/VRF), documento che permette loro di viaggiare, e una somma unica di denaro per coprire i costi di trasporto e l’acquisto di beni di prima necessità. Inoltre, vengono dettagliatamente informati in merito alla situazione d’instabilità nei propri luoghi di origine o in altre aree di loro preferenza, prima che compiano volontariamente la scelta di fare ritorno. Né gli operatori umanitari né le forze di difesa maliane hanno accesso ad alcuni villaggi delle regioni di Ntilit e di Ngossi.In Mali, mentre sono cominciati i primi rimpatri, l’UNHCR e i partner stanno rafforzando la propria presenza nelle aree di N’tillit, Gossi, Gao e Timbuctu. Sono stati individuati 28 punti di registrazione per il monitoraggio della situazione presso i varchi di ingresso e i siti di accoglienza. Una volta registrate, le persone di ritorno ricevono assistenza in denaro contante volta a facilitarne la reintegrazione in condizioni dignitose e a ridurne la vulnerabilità.Mentre i rifugiati maliani fuggono dall’attuale situazione di insicurezza del Burkina Faso, i nuovi rifugiati burkinabè sono fuggiti verso Koro, circondario di Bankass, nella regione di Mopti. Il personale dell’UNHCR è impegnato sul campo insieme alle autorità locali per registrarli, valutarne le esigenze e assicurare una risposta rapida.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

UNHCR e partner chiedono 1,3 miliardi di dollari per sostenere i rifugiati del Sud Sudan

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e suoi partner lanciano un appello congiunto per raccogliere 1,3 miliardi di dollari in un anno, per far fronte alle numerose esigenze umanitarie dei rifugiati in fuga da sette anni di instabilità e conflitto nel Sud Sudan.L’Agenzia accoglie con favore la formazione del Governo transitorio di unità nazionale del Sud Sudan; tuttavia, numerose sono le criticità che continuano a ostacolare la ricerca di soluzioni a favore di milioni di cittadini sudsudanesi costretti alla fuga da anni di conflitto. Nel continente africano, è quella originaria del Sud Sudan la popolazione di rifugiati di dimensioni più vaste. Sono circa 2,2 milioni le persone che sono state costrette a fuggire e la stragrande maggioranza di queste, l’83 per cento, è composta da donne e bambini. Altri 2 milioni di persone sono sfollati internamente al Paese.L’esodo di rifugiati è continuato per tutto il 2019, facendo registrare l’afflusso di oltre 74.000 sudsudanesi in cerca di asilo in Uganda, Sudan, Kenya, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centrafricana.È necessario raccogliere fondi con urgenza per garantire assistenza salvavita, tra cui cure per 65.000 minori separati o non accompagnati, accesso ad acqua potabile e contrasto alla violenza sessuale e di genere. Inoltre, continuano a esservi lacune nell’istruzione dei rifugiati ed è necessario realizzare attività che permettano loro di acquisire le competenze per sostentare se stessi e le proprie famiglie. È necessario rinnovare il sostegno destinato a tutti e cinque i Paesi che accolgono il numero maggiore di rifugiati, considerata la politica di apertura delle frontiere da essi adottata in materia di asilo. Etiopia, Kenya e Uganda hanno dimostrato di essere eccezionali Paesi di accoglienza e di saper includere gradualmente i rifugiati all’interno dei propri servizi sociali. Politiche progressiste a favore dei rifugiati che si trovano al di fuori dei campi di accoglienza stanno inoltre venendo implementate in maniera encomiabile dai governi di Sudan e Repubblica Democratica del Congo, i quali, pertanto, meritano un sostegno maggiore.Da novembre 2017, oltre 270.000 rifugiati hanno fatto ritorno in Sud Sudan di propria iniziativa, ma la maggior parte di coloro che ancora rimangono fuori dal Paese attende di capire se gli accordi di pace reggeranno.Il Piano regionale di risposta alla crisi di rifugiati riunisce 95 partner umanitari e per lo sviluppo per fornire una risposta coerente dalle agenzie, col sostegno dei governi dei cinque Paesi di accoglienza interessati, e va a completare il Piano di risposta umanitaria da 1,54 miliardi di dollari per il Sud Sudan lanciato a dicembre 2019.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Le Nazioni Unite chiedono 877 milioni di dollari per rispondere alla crisi di rifugiati rohingya in Bangladesh

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2020

Le agenzie delle Nazioni Unite e le Ong partner hanno lanciato oggi il Piano di risposta congiunta (Joint Response Plan/JRP) 2020 per la crisi umanitaria dei rifugiati rohingya. Al fine di assicurare continuità agli sforzi e ai risultati conseguiti negli anni scorsi, l’appello mira a raccogliere 877 milioni di dollari da destinare alla risposta alle esigenze dei circa 855.000 rifugiati rohingya provenienti dal Myanmar e degli oltre 444.000 bangladesi vulnerabili delle comunità che li accolgono con generosità.L’accesso ad assistenza e servizi vitali quali cibo, alloggio, acqua potabile e servizi igienico-sanitari, richiede finanziamenti urgenti che ammontano al 55 per cento del totale previsto dall’appello, di cui quasi il 29 per cento è destinato alle sole esigenze alimentari. Salute, protezione, istruzione, gestione degli insediamenti, energia e ambiente continuano a rappresentare fattori chiave nel garantire la sicurezza e la dignità dei rifugiati rohingya e il benessere dei bangladesi delle comunità locali.Il Governo e il popolo del Bangladesh hanno mostrato una solidarietà sconfinata nei confronti dei rifugiati rohingya che hanno accolto. Fintantoché la crisi non sarà risolta, è imperativo promuovere la coesistenza pacifica tra le comunità e rinvigorire l’economia locale.Il 2020 segna il terzo anno di esilio per la maggioranza dei rifugiati rohingya presenti in Bangladesh, in seguito alla fuga dal Myanmar del 2017. I rohingya non vogliono altro che tornare nella loro terra, ma solo in presenza di condizioni sicure per essi stessi e per le loro famiglie, quando sarà garantito loro accesso ai servizi e ai diritti fondamentali e a una procedura che consentirà loro di vedersi riconosciuta la cittadinanza in Myanmar.Il Piano JRP 2020 mira ad intervenire in modo ancora più evidente ed efficace in quei settori che hanno condizionato maggiormente le comunità di accoglienza, tra i quali capacità e infrastrutture del servizio pubblico, accesso a mezzi di sostentamento sostenibili, risanamento ambientale e iniziative per l’erogazione di energia.Tra gli obiettivi strategici del Piano JRP vi sono la necessità di rafforzare la protezione di donne, uomini, bambine e bambini rifugiati; assicurare assistenza salvavita a quanti ne hanno necessità; promuovere il benessere delle comunità bangladesi interessate; impegnarsi a trovare soluzioni sostenibili in Myanmar. Tali obiettivi sono strettamente allineati agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals/SDG) concordati in seno alle Nazioni Unite.A partire dall’afflusso di rifugiati iniziato nel 2017, le agenzie umanitarie hanno operato per garantire assistenza salvavita e protezione, nonché attenuare i rischi a cui essi sono esposti, tra cui le lunghe stagioni dei monsoni e dei cicloni che annualmente affliggono il Bangladesh. Un importante risultato conseguito nel 2019 è stato quello di sottoporre alla procedura di registrazione biometrica tutti i rifugiati rohingya che vivono nei campi e di rilasciare documenti di identità personali a quelli di età superiore ai 12 anni. Tale iniziativa consente di tutelarne l’identità, rafforzarne le capacità di protezione e pone le basi affinché si continui a implementare una risposta umanitaria ancora più mirata, effettiva ed efficace. Si tratta dell’attività di registrazione biometrica effettuata su più ampia scala dall’UNHCR in Asia.Il risanamento dell’ambiente, accompagnato dall’erogazione di fonti di energia alternative, ha prodotto reali miglioramenti nelle condizioni di vita all’interno degli insediamenti rohingya. Tutti i nuclei familiari di rifugiati rohingya ora utilizzano gas di petrolio liquefatto (GPL) per cucinare, fatto che ha portato a uno straordinario calo dell’80 per cento della domanda di legna da ardere. Attualmente vi sono anche circa 30.000 famiglie bangladesi a beneficiare dell’iniziativa. L’introduzione del GPL, insieme agli interventi di riforestazione e conservazione, ha portato a un rimarchevole “re-inverdimento” delle aree del distretto di Cox’s Bazar in cui vivono i rifugiati rohingya.Il Piano JRP 2020, inoltre, consentirà ai partner umanitari di cogliere l’importante opportunità offerta dalla decisone presa a gennaio dal Governo del Bangladesh di autorizzare l’uso del programma didattico del Myanmar per i bambini rifugiati rohingya. A breve sarà lanciata una fase pilota rivolta a 10.000 bambini iscritti alle classi tra il 6’ e il 9’ anno scolastico. Nel frattempo, sono in via di sviluppo piani per espanderne l’applicazione. Sia i genitori sia i bambini rifugiati rohingya intendono accedere all’istruzione prevista dal programma didattico in vigore in Myanmar, dato che lo considerano fondamentale per prepararsi a fare ritorno e reintegrarsi nel Paese, quando sarà possibile.
I progressi e i risultati registrati a partire dal primo giorno di afflusso massivo di rifugiati rohingya sono notevoli, ma la solidarietà internazionale e un sostegno finanziario deciso a favore loro e delle comunità bangladesi saranno essenziali per aiutare il Governo del Bangladesh e i partner umanitari a continuare a rispondere alle sfide in atto, fino a quando i rifugiati rohingya potranno fare ritorno a casa volontariamente in condizioni sicure e dignitose.Poco oltre il 70 per cento del Piano JRP 2019 era stato finanziato, per un totale di 650 milioni di dollari raccolti a fronte dei 921 milioni richiesti.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Oltre 700.000 persone in fuga dal Burkina Faso a causa della violenza nel Sahel

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i partner si stanno misurando con numerosi ostacoli nel tentativo di avere accesso e poter rispondere alle esigenze di sfollati interni e rifugiati in tutta la regione del Sahel, in seguito all’aumento del numero e della frequenza degli attacchi ai danni della popolazione civile.In Burkina Faso, gli attacchi più recenti condotti da militanti nei confronti di civili e autorità locali dal 1 gennaio hanno costretto una media giornaliera di oltre 4.000 persone a fuggire per cercare di mettersi in salvo. Ad oggi, sono state 765.000 le persone costrette alla fuga – delle quali oltre 700.000 negli ultimi 12 mesi. Si tratta di un numero 16 volte maggiore rispetto a quello registrato a gennaio 2019. Si stima che 150.000 persone siano fuggite solo nelle ultime tre settimane.Le persone in fuga dalle violenze riferiscono di attacchi ai villaggi condotti da gruppi di militanti, omicidi, stupri, saccheggi. Terrorizzati da tali aggressioni, gli abitanti hanno abbandonato tutti i propri averi per cercare rifugio altrove.
Oltre 4.400 rifugiati dal Niger sono arrivati in Mali in fuga dalla recente scia di attacchi nelle regioni di Tillaberi e Tahoua, tra i quali uno condotto a inizio gennaio nel villaggio di Chinagodar. I rifugiati hanno trovato riparo nei comuni maliani di Andéramboukane e Ménaka. Sono andati a unirsi ad altri 7.700 maliani sfollati nella stessa area. Altre persone continuano a varcare il confine tra Niger e Mali.In Niger, oltre 11.000 persone sono fuggite da aree di frontiera non sicure e hanno trovato riparo in diversi villaggi più a sud, nei quali al momento è garantita assistenza. Le regioni di Tillaberi e Tahoua attualmente accolgono 58.000 rifugiati provenienti dal Mali e 82.000 sfollati interni.Più a nord, in Mali, in seguito all’ultimo attacco perpetrato contro il villaggio di Ogossagou il 14 febbraio, nel corso del quale sono stati uccisi 30 abitanti, la popolazione vive nel terrore e desidera solo fuggire per trovare rifugio altrove. Una missione di monitoraggio condotta da partner dell’UNHCR ne ha valutato le esigenze più urgenti. Prima di quest’attacco, gli abitanti dei villaggi vicini avevano a loro volta trovato rifugio a Ogossagou, nonostante il villaggio fosse stato attaccato a marzo dell’anno precedente e 160 persone fossero state massacrate.In fuga da Niono e dalla regione maliana centrale di Segou, altri 1.000 rifugiati maliani negli ultimi dieci giorni hanno fatto ingresso in Mauritania, un aumento notevole rispetto alla media settimanale di cinquanta rifugiati che solitamente arrivano dal Mali settentrionale. In tutta la regione, sopravvissuti agli attacchi, sfollati interni e rifugiati hanno bisogno di sicurezza, riparo, cibo e acqua potabile. Sono inoltre necessari con urgenza indumenti e altri beni di prima necessità, tra cui kit igienici per donne e ragazze. Tra le priorità vi è inoltre la necessità di garantire accesso a servizi igienico-sanitari e medici, tra cui quelli di sostegno psicosociale a beneficio di quanti si sono sottratti o hanno assistito ad atrocità. La risposta, inoltre, è volta a soddisfare le esigenze delle comunità di accoglienza, dato che spesso nelle crisi sono chiamate a intervenire per prime, nonostante vivano esse stesse in condizioni di povertà.Allarmata dal drastico aumento di movimenti forzati in corso nel Sahel, l’UNHCR rinnova l’appello affinché sia garantita la protezione delle popolazioni civili e di quanti fuggono dalle violenze. È necessario garantire accesso in condizioni sicure alle agenzie umanitarie affinché possano assicurare assistenza. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha già intensificato le misure di risposta alla crisi garantendo protezione e forniture d’emergenza alle persone costrette alla fuga e alle comunità che le accolgono, assicurando in particolare l’accesso ad alloggi, istruzione e servizi volti a contrastare la violenza sessuale e di genere.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’Alto Commissario ONU per i Rifugiati e la loro sicurezza

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Dato l’inarrestabile aggravarsi della situazione nella provincia di Idlib, in Siria, dove quasi un milione di persone si trova in serio pericolo, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, si unisce agli appelli affinché cessino le ostilità e chiede di agire con urgenza per consentire ai civili rimasti bloccati dal conflitto di trasferirsi in aree sicure.Si stima che negli ultimi mesi siano state oltre 900.000 le persone costrette ad abbandonare le proprie case o gli alloggi presso cui avevano trovato riparo a Idlib. La maggior parte di queste si trova ora nei governatorati settentrionali di Idlib e Aleppo, aggravando la già disastrosa situazione umanitaria dell’area, resa ancor più insostenibile dal gelido clima invernale.“È necessario porre fine ai combattimenti e assicurare ai civili accesso ad aree sicure per proteggerne l’incolumità”, ha dichiarato l’Alto Commissario. “Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha rivolto un appello alle parti coinvolte affinché rispettino le norme internazionali del diritto bellico. Ogni giorno che passa non fa che aumentare l’urgenza dell’appello. Non devono essere migliaia di persone a pagare il prezzo delle divisioni della comunità internazionale, la cui incapacità di trovare soluzioni a questa crisi costituirà una macchia indelebile sulla coscienza di tutti”. “Come accaduto in passato nei momenti di crisi, rivolgo un appello anche ai Paesi confinanti, come la Turchia, affinché amplino il numero di ammissioni permettendo così alle persone maggiormente in pericolo di mettersi in salvo, pur essendo cosciente del fatto che le capacità e il sostegno dell’opinione pubblica sono già messi a dura prova”, ha affermato Filippo Grandi. “È necessario sostenere e intensificare la risposta internazionale in questi Paesi che, nel complesso, accolgono già 5,6 milioni di rifugiati, 3,6 milioni dei quali sono in Turchia”. Si stima che, attualmente, nella Siria nordoccidentale vi siano oltre 4 milioni di civili. Più della metà sono sfollati interni. Molti vivono in tale condizione da anni e sono stati costretti alla fuga più volte. Circa l’80 per cento dei nuovi sfollati è costituito da donne e bambini. Vi sono inoltre numerosi anziani a rischio.Le Nazioni Unite e i partner impegnati in Siria e in altri contesti lavorano da settimane per dare assistenza agli sfollati presenti nell’area di Idlib. Data la gravità e la portata dei movimenti forzati registrati, è assolutamente necessario soddisfare le esigenze di alloggio. Il duro clima invernale, segnato da nevicate, inondazioni, temperature sotto zero e aumento del prezzo dei carburanti, aggrava le difficoltà e le sofferenze.Le organizzazioni umanitarie stanno cercando di assicurare assistenza alla popolazione in tutti i modi possibili, incluse spedizioni dalla Turchia di moduli abitativi e kit di sopravvivenza nelle emergenze. I partner locali sul campo stanno facendo tutto il possibile per continuare a garantire supporto psicosociale, consulenza legale e assistenza, e aiutare i più vulnerabili ad accedere ai servizi di base – ma in molti casi sono loro stessi vittime dei disordini in corso.È necessario garantire l’accesso degli aiuti in condizioni sicure e l’incolumità degli operatori umanitari stessi. L’UNHCR intende assicurare assistenza fino a 275.000 persone (55.000 famiglie) mediante la distribuzione di beni di prima necessità, e ad altre 84.000 persone sfollate nell’area di Idlib tramite l’assegnazione di alloggi (14.000 famiglie). L’Agenzia, inoltre, nella regione ha a disposizione una quantità di scorte stoccate per rispondere alle esigenze più immediate di fino a 2,1 milioni di persone, anche tramite la distribuzione di tende per 400.000 persone.“Vorrei essere chiaro,” ha affermato Filippo Grandi. “In quanto operatori umanitari, facciamo ogni possibile sforzo per salvare vite umane, ma lo spazio a nostra disposizione si sta ormai riducendo. Di fronte a tanta sofferenza, i soli aiuti umanitari non possono essere la risposta”.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Necessario riaccendere la speranza per milioni di rifugiati afghani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, rivolge un appello alla comunità internazionale affinché mantenga viva la speranza per milioni di afghani costretti alla fuga a causa di oltre quattro decenni di instabilità in Afghanistan e per le comunità che li accolgono nella regione. Il Governo del Pakistan e l’UNHCR convocheranno la settimana prossima un incontro ministeriale a Islamabad per ricordare a tutti la sorte di milioni di rifugiati afghani, molti dei quali sono convinti che il resto del mondo possa averli ormai abbandonati. È doveroso dimostrare che si tratta di un’impressione errata.Per più di 40 anni il popolo afghano ha continuato a fuggire da violenze, guerre, conflitti e catastrofi naturali. I Paesi limitrofi, come Pakistan e Iran, continuano a mostrare una generosità rimarchevole assicurando rifugio a milioni di donne, bambini e uomini afghani, tutti vittime di scarso riconoscimento e di sostegno internazionale calante.L’Afghanistan, oggi, conta una popolazione di 35 milioni di persone. Quasi il 25 per cento è costituito da ex rifugiati che hanno fatto ritorno alle proprie case nell’arco degli ultimi 18 anni, mentre oltre un milione sono sfollati interni.Circa 4,6 milioni di afghani, compresi 2,7 milioni di rifugiati registrati, vivono ancora al di fuori dei confini nazionali. Circa il 90 per cento di questi è accolto da Pakistan (1,4 milioni) e Iran (1 milione).In quella che si può definire una tendenza impressionante, gli afghani rappresentano il gruppo di richiedenti asilo di più vaste dimensioni attualmente in arrivo in Europa.In tale scenario di bisogno ininterrotto, il sostegno internazionale alla causa dei rifugiati afghani è andato riducendosi. Negli anni, l’UNHCR ha registrato un calo del livello dei fondi destinati alle proprie operazioni in Afghanistan, Pakistan e Iran, tutte già sottofinanziate, rendendo difficile investire nella vita di queste persone e continuare a supportare le comunità di accoglienza locali coinvolte. Più di un milione di rifugiati afghani che vivono in Pakistan e in Iran è costituito da bambini di età inferiore ai 14 anni, mentre quasi i tre quarti del totale sono giovani al di sotto dei 25 anni.Il sottofinanziamento condiziona gravemente gli sforzi volti a garantire l’istruzione e lo sviluppo delle capacità dei giovani afghani in esilio, i quali ricopriranno il ruolo di attori principali nel processo di ricostruzione delle proprie comunità una volta fatto ritorno. Un fallimento in tal senso comporterebbe il rischio enorme di ritrovarsi un’intera generazione di giovani priva di istruzione in una regione incline alla radicalizzazione.La conferenza internazionale, che si terrà il 17 e il 18 febbraio, intende evidenziare la generosità, l’ospitalità e la compassione mostrate da Pakistan, Iran e altri Paesi nell’accogliere una delle popolazioni rifugiate di più vaste dimensioni e da più tempo in tali condizioni a livello mondiale.Essa rappresenta, inoltre, un’opportunità di mostrare solidarietà e condivisione di responsabilità su scala internazionale, entrambe necessarie per allentare la pressione sui Paesi di accoglienza attualmente gravati da oneri considerevoli e di creare le condizioni richieste per un ritorno e un’integrazione sostenibili dei rifugiati afghani nella propria terra.
Gli sforzi ininterrotti volti a conseguire un accordo per la pace in Afghanistan hanno riacceso la speranza tra i rifugiati afghani rispetto alla possibilità di fare ritorno. La conferenza costituirà un importante precursore delle soluzioni da perseguire.

Posted in Estero/world news, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »