Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Da Lega emendamento vergogna su operatori sanitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

“Una vergogna. Da un lato il senatore Salvini fa tanta retorica sul valore degli operatori sanitari impegnati nell’emergenza Coronavirus mentre dall’altra in Senato lavora per scaricare sulle loro spalle le responsabilità civili e penali. Salvini ritiri l’emendamento vergogna che lascia scoperti medici, infermieri e operatori sanitari”. Ad affermarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in merito all’emendamento presentato dalla Lega, con primo firmatario il senatore Salvini, al ddl di conversione del decreto Cura Italia e che scaricherebbe sugli operatori sanitari le responsabilità civili e penali.”Salvini smentisce Salvini – spiegano i sindacati -. Il senatore della Lega, che in Aula a Palazzo Madama invocava maggiori tutele e protezioni per i medici e per il personale sanitario tutto impegnato nella gestione di questa emergenza, ora è lo stesso che presenta un emendamento che tutela solo i datori di lavoro nei confronti della responsabilità civile e penale, scaricando tutto sulle spalle degli operatori sanitari”. Con questo emendamento, affermano i sindacati, “gli operatori sanitari pagherebbero questa emergenza tre volte: perché sono senza Dpi e mettono a rischio la propria salute, perché non hanno alcuna valorizzazione professionale ed economica e, adesso, con la responsabilità civile e penale che gli verrà scaricata sulle spalle, nonostante il contesto in cui operano e l’alta soglia di rischio alla quale sono sottoposti”. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl precisano che “non è assolutamente ciò che abbiamo chiesto al Parlamento in queste ore. Abbiamo, al contrario, chiesto una valorizzazione economica, riconoscendo una indennità al personale impegnato nell’emergenza; così come, anche attraverso il protocollo sottoscritto col Ministero della Salute, abbiamo chiesto che in via prioritaria il personale avesse dispositivi di protezione individuale adeguati e che fossero sottoposti al test coloro che sono stati esposti al rischio. Il tutto insieme ad un potenziamento in termini di risorse umane per dare ristoro a tutti quegli operatori che da giorni, e per molte ore, sono alle prese con la gestione di questa emergenza. Questo emendamento della Lega è una vergogna, ci aspettiamo che venga ritirato subito”, concludono.

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Riflettendo brevemente sui criteri dei triages clinici al tempo dell’epidemia da COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

In questo difficilissimo momento – in piena pandemia da COVID-19 – la restrizione delle risorse mediche, la cui disponibilità negli ultimi anni è stata progressivamente erosa in termini di strumentazione e personale, fa sentire il suo peso. E in alcune località si arriva a discutere anche di come e con quali criteri si dovrà scegliere un domani, qualora ciò divenisse inevitabile, se fornire terapia intensiva, con la necessità di mezzi e personale relativi, quando i malati saranno tanti e le risorse poche.
A questo ci spronano, ad esempio, le recenti linee guida statunitensi. Negli Stati Uniti, dove si sta affrontando la prima ondata della terribile e drammatica epidemia legata alla diffusione di Covid-19, si è già deciso chi avrà accesso alle cure intensive e chi no. Nel paese in cui coloro che non hanno un’assicurazione privata sono lasciati al loro destino, si è ora deciso chi scegliere di salvare dalle complicazioni del nuovo coronavirus. La prima potenza globale offre al mondo questa immagine di sé agghiacciante, passando in pochi giorni dalla negazione dell’emergenza globale, alla selezione della specie. Come racconta Elena Molinari su Avvenire, più di 10 Stati, infatti, hanno fornito ai medici criteri-guida per prendere la decisione più difficile, ovvero chi attaccare al respiratore e chi no, a chi dare un’aspettativa di vita e a chi negarla. Elenchi che si basano, nella maggior parte dei casi, su inquietanti discriminazioni. I criteri includono considerazioni intellettuali o discriminatorie nei confronti delle persone con disabilità. L’Alabama, senza alcuna esitazione o vergogna, dichiara che “le persone con disabilità mentali sono candidati improbabili per il supporto respiratorio”, mentre il Maryland o la Pennsylvania sostengono che coloro che soffrono di “gravi disturbi neurologici” hanno diritto solo dopo gli altri ad accedere al trattamento salvavita. In Tennessee le persone con SMA (Atrofia Muscolare Spinale) devono essere “escluse” dalla terapia intensiva. Ma l’elenco è lungo e spaventoso perché, in realtà, esclude le persone con disabilità dall’accesso al trattamento, considerandole meno importante delle altre. Vite minori. Vite sacrificabili in caso di emergenza e risorse scarse.Ma criteri analoghi sono applicati anche in Stati in cui l’assistenza sanitaria è erogata secondo altri modelli. Ad esempio in Inghilterra vengono inclusi nell’elenco delle persone da rianimare solo in seconda battuta, cioè preferendo ad essi altri pazienti, i soggetti con disabilità cognitiva e i pazienti con autismo. Mentre il Comitato Nazionale di Etica francese solleva il problema, senza però dare indicazioni per la scelta della rianimazione in casi di penose scelte dovute a carenza di mezzi rianimatori. Il Comitato di Bioetica spagnolo invece è più garantista: “Si bien en un contexto de recursos escasos se puede justificar la adopción de un criterio de asignación basado en la capacidad de recuperación del paciente, en todo caso se debe prevenir la extensión de una mentalidad utilitarista o, peor aún, de prejuicios contrarios hacia las personas mayores o con discapacidad. El término “utilidad social” que aparece en alguna de las recomendaciones publicadas recientemente nos parece extremadamente ambiguo y éticamente discutible, porque todo ser humano por el mero hecho de serlo es socialmente útil, en atención al propio valor ontológico de la dignidad humana”. In Olanda, invece, i medici di famiglia chiedono ai loro pazienti anziani di firmare preventivamente un documento che illustri cosa vorrebbero in caso fossero colpiti da coronavirus: una lunga intubazione o l’astensione dalle cure.Da noi, in Italia, la SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) ha pubblicato un documento intitolato “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili” in cui si spiega che “come estensione del principio di proporzionalità delle cure, l’allocazione in un contesto di grave carenza (shortage) delle risorse sanitarie deve puntare a garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la “maggior speranza di vita”. Il bisogno di cure intensive deve pertanto essere integrato con altri elementi di “idoneità clinica” alle cure intensive, comprendendo quindi: il tipo e la gravità della malattia, la presenza di comorbidità, la compromissione di altri organi e apparati e la loro reversibilità. Questo comporta di non dover necessariamente seguire un criterio di accesso alle cure intensive di tipo “first come, first served””. Tuttavia, aggiunge: “È implicito che l’applicazione di criteri di razionamento è giustificabile soltanto dopo che da parte di tutti i soggetti coinvolti (in particolare le “Unità di Crisi” e gli organi direttivi dei presidi ospedalieri) sono stati compiuti tutti gli sforzi possibili per aumentare la disponibilità di risorse erogabili (nella fattispecie, letti di terapia intensiva) e dopo che è stata valutata ogni possibilità di trasferimento dei pazienti verso centri con maggiore disponibilità di risorse”.Proprio da questo ultimo punto vogliamo partire per fare alcune osservazioni. Non siamo ingenui e sappiamo bene che ci sono momenti tragici della vita, come carestie, guerre, epidemie e attentati, in cui non si può pensare di salvare tutti, e questo è un cruccio generale. Tuttavia ci sono alcuni aspetti che riteniamo debbano essere tenuti saldi.Non si può far vivere o morire o dare differente trattamento intensivo sulla base della presenza di disabilità mentale o disabilità fisica. Certamente, in caso di emergenza – ad es. nel caso estremo di avere un solo ventilatore per due pazienti -, il medico sarà tenuto a operare una scelta. Ritornando all’esempio citato, la prima responsabilità del medico e dello staff dirigente sarà di verificare alcune cose: se è possibile reperire un altro ventilatore in tempi ragionevoli, se è possibile trasferire in sicurezza il paziente ad altro ospedale e se è possibile fornire uno dei due di un presidio ventilatorio diverso anche se meno efficace dal ventilatore standard. Questo primo approccio è fondamentale, perché sarebbe controproducente affidarsi ad un protocollo rigido oppure prendere decisioni senza aver cercato tutte le alternative. Nel caso di dover obbligatoriamente operare una scelta – cosa peraltro assai rara -, si dovrà agire preferendo fornire l’unico ventilatore disponibile a chi non ne risente svantaggio, o a chi è più ragionevole che ne riporterà un vantaggio in termini di sopravvivenza. In tutti gli altri casi, non si può valutare a priori che una vita umana sia più degna di essere vissuta di un’altra. Si potrà dire che è istintivamente più facile preferire un giovane ad un vecchio o un sano ad un malato cronico, ma l’istinto in questi casi è fuorviante. Dovrà essere il medico e lo staff dirigenziale a prendere la decisione ultima sulla base del colloquio col paziente o con i suoi tutori e del suo reale stato clinico. Anche in questo caso l’alleanza terapeutica sarà la strategia vincente. Ma la base della scelta che si può e si deve protocollare è unicamente quella che si riferisce a due punti inevitabili: evitare svantaggi al paziente (ovvero prolungare sofferenze non evitabili) e dare vantaggi (preferire chi è più verosimile che possa sopravvivere). Per essere chiari, con il primo punto (evitare sofferenze non evitabili) si intende che, se per qualche motivo l’intubazione e il sostegno ventilatorio dovessero aggravare lo stato di sofferenza del paziente, essi sarebbero da proscrivere. La cosa massimamente contraria all’esercizio della medicina è affidare tutta la gestione di un paziente o di un ospedale a dei protocolli rigidi; è vero che uno può sentirsi più garantito, ma è anche vero che si rischia di perdere di vista la peculiarità del singolo paziente, e – infine – di rendere “pigro” il curante che, di fronte a scelte già confezionate, può trovare semplice saltare il primo passaggio, quello fondamentale, cioè cercare le alternative per salvare la vita del paziente, di ciascun paziente.La scelta dunque dovrà passare non per freddi e rigidi protocolli scelti aprioristicamente, ma essere elaborata al letto di ciascun malato, ognuno diverso e unico, dove si dovranno realizzare scelte condivise. La drammaticità della situazione non può giustificare soluzioni semplificatorie, che possano far pensare, o aprire la strada, a comportamenti di selezione a priori tra categorie di malati. La vicenda del coronavirus non deve davvero essere utilizzata per dare una parvenza di eticità, anche per il futuro, a prospettive di questo genere. Del resto, i medici in prima linea hanno continuato a ripetere, in questi giorni, che le valutazioni di futilità o comunque di proporzionalità circa l’utilizzo delle risorse sanitarie disponibili sono riferite, caso per caso, all’insieme delle condizioni di salute di una data persona, e non ad un solo fattore (per esempio l’età) discriminante.Scienza & Vita, condividendo queste brevi riflessioni, intende ancora una volta contribuire ad un più approfondito dibattito pubblico su un tema così delicato e complesso, nell’auspicio che si possano sviluppare ampie convergenze etiche ed operative, incentrate sul riconoscimento e la tutela della dignità di ciascuna persona umana.

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Coronavirus, Labomar si riconverte per produrre gel igienizzante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Istrana (TV) Indispensabili, ma introvabili. E così i gel disinfettanti per le mani, presidio irrinunciabile per evitare la diffusione del contagio da Covid-19, sono ora prodotti anche da Labomar, che in tempi record ha adattato i macchinari della nuova linea di cosmetici e ha avviato la produzione della soluzione a base alcolica in due settimane.«Una produzione che non era nei nostri piani» ha commentato Walter Bertin, fondatore e AD di Labomar, l’azienda del trevigiano che produce integratori alimentari, dispositivi medici e, dallo scorso anno, cosmetici. «Ma riteniamo che chiunque abbia la possibilità di farlo sia tenuto a mettere la propria struttura produttiva al servizio del bene comune, anche se questo vuol dire modificare la propria strategia. Apparteniamo alla filiera farmaceutica, e siamo tra le aziende che continuano a lavorare a pieno regime. Per garantire la sicurezza dei nostri collaboratori abbiamo innalzato ulteriormente i nostri livelli di sicurezza e vista la carenza di gel disinfettante, un prodotto semplice ma purtroppo quasi introvabile, abbiamo deciso di realizzarlo noi. Ce lo chiedevano in tanti e lo abbiamo sentito come un dovere, per preservare la salute di tutti.»I flaconcini da 50 ml (a cui presto si aggiungeranno anche quelli da 80 ml e 300 ml) saranno donati alle istituzioni locali e distribuiti attraverso la farmacia “di famiglia”, la farmacia Bertin di Istrana. Gli ordini su larga scala, sopra i 2.000 pezzi, saranno gestiti direttamente da Labomar con distribuzione in tutta Italia. La linea, che sarà operativa fino a quando continuerà l’emergenza Coronavirus, può produrre fino a 80 mila pezzi a settimana.

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Scuotto: necessità di un intervento speciale del legislatore a tutela dei medici, delle compagnie assicurative e del Sistema Sanitario

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Lo dichiara ad Adnkronos Gaetano Scuotto, Avvocato Cassazionista, Fiduciario di alcune tra le principali Compagnia Assicurative e difensore Aziende Sanitarie e medici nel commentare il dibattito politico in corso in queste ore, ed a fronte delle probabili, e da più parti già proclamate, azioni risarcitorie nei confronti di medici e strutture. Scuotto è componente del Consiglio Direttivo della SSPL (Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali) Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, coautore del testo edito da Giuffrè “Responsabilità sanitaria e risk Management” di cui ha curato in esclusiva “La disciplina delle coperture assicurative delle strutture sanitarie e dei medici” e componente del comitato scientifico “Camera Arbitrale” istituita presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli per il quadriennio 2019-2022.
L’inadempimento qualificato che i reclamanti potranno ricondurre alla Struttura, fonderà sul presupposto che la struttura sanitaria non abbia approntato le giuste cautele, necessarie ad evitare la trasmissione del virus, come ad esempio la mancata attivazione delle obbligatorie e necessarie procedure preventive di isolamento del paziente.Richiamato il principio dell’inversione dell’onere della prova a carico della Struttura, quest’ultima sarà liberata qualora dimostri l’inevitabilità della diffusione del contagio, invocando il rispetto da parte del proprio personale delle linee guida, nonché delle buone prassi nella gestione dei ricoveri di pazienti con sintomi di malattie contagiose, e nello specifico di c.d. sintomi da Covid-19.Per capire la portata negativa che ne potrebbe derivare, basti far riferimento alla legge 210/92 che, prevedendo un indennizzo per i soggetti trasfusi con sangue infetto, ed auspicando nel contempo una tacitazione di ogni pretesa, si è trasformata in un sicuro punto di partenza delle successive azioni risarcitorie per danni di origine contrattuale (nei confronti delle strutture) ed extracontrattuale (nei confronti del Ministero competente), volte ad ottenere – salvo compensatio lucri cum damno, decurtato cioè l’importo ottenuto a titolo indennitario – una ben più elevata somma a titolo risarcitorio.Del resto non vi sarebbe motivo per non distinguere i due momenti: quello indennitario, che si realizza quando una determinata somma è versata, nei casi previsti dalla legge, laddove un comportamento autorizzato dall’ordinamento abbia comportato danni a terzi, e quello risarcitorio quando una determinata somma è versata da chiunque abbia subito, da altri, un danno ingiusto.Né tantomeno- conclude Scuotto- si può pensare ad una norma che vieti ad un soggetto danneggiato di intraprendere una specifica azione giudiziaria a tutela dei suoi diritti, perché profili di incostituzionalità emergerebbero in tutto il loro splendore.Auspicabile, quindi, sarebbe la costituzione di un fondo, distribuito su base regionale, a cui i soggetti portatori di interesse, possano accedere dopo un iter amministrativo snello e veloce: presentazione della domanda che verrà esaminata da una commissione regionale composta da 5 membri (Avvocato, Medico, alto Dirigente della Pubblica Amministrazione Regionale, Magistrato in pensione, nomina del Ministero della Salute). Tale commissione in caso di necessità, potrà anche chiedere la consulenza di un collegio medico legale (mutuando così quanto previsto per i giudizi di responsabilità sanitaria ex L. 24/17 – c.d. Gelli Bianco) composto da un medico legale e da uno specialista, e di un avvocato che si esprima in termini di nesso di eziologico.
Si potrebbe altresì prevedere per i soggetti infetti e poi guariti, una breve rivalutazione del periodo contributivo (pari approssimativamente ad un anno), tale da raggiungere anticipatamente l’età pensionabile.L’effetto auspicato porterebbe ad un contenimento delle azioni giudiziarie e conseguenti costi, nonché a preservare la tenuta delle coperture assicurative in essere per le strutture e per i medici.”

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Coronvirus e i tamponi ai bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“A questo punto dell’epidemia non condividiamo la tesi di chi afferma che i tamponi sui bambini debbano essere eseguiti solo in caso di febbre che perduri elevata per tanti giorni o di sintomi gravi. Il tampone sui bambini non serve di per sé ai bambini stessi, che nella stragrande maggioranza dei casi manifestano la COVID-19 con sintomi medio-lievi, ma è necessario per mettere in evidenza il pericoloso fenomeno della diffusione intra-familiare dell’infezione da parte di adulti asintomatici, pre-sintomatici o pauci-sintomatici. I bambini sono chiusi in casa ormai da settimane. Se manifestano sintomi di infezione ascrivibili a sintomi “influenzali” (anche non gravi) devono essere considerati casi sentinella di un possibile trasmissione intra-familiare del SARS-CoV-2, anche se gli adulti con cui convivono risultano asintomatici. Eseguire tamponi e analisi sierologiche sul cluster familiare ci aiuta a rilevare i positivi e gli immuni, ovvero a mappare l’epidemia e a pensare al futuro. Partiamo dalle famiglie per censire la diffusione del virus sul territorio, senza rompere l’isolamento domestico e rischiare di amplificare il contagio”. Questo l’appello di Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri.“L’isolamento domestico, nel panorama epidemiologico attuale caratterizzato dal crollo dell’epidemia influenzale stagionale e dalla netta riduzione delle altre patologie infettive e di organo – ha osservato Biasci – è un elemento importante per definire la linea di contagio. Il bambino con sintomi infettivi, anche lievi o aspecifici, può essere infatti il primo segnale di diffusione del virus in un possibile contesto familiare di genitori positivi asintomatici che, se non riconosciuto, continueranno inconsapevolmente a uscire di casa e ad avere contatti sociali nei contesti più comuni, dal lavoro alla spesa al supermercato”. “L’esperienza che stiamo raccogliendo sul campo con il coinvolgimento di migliaia di pediatri di famiglia – sottolinea il Presidente Biasci – mette in evidenza che il diffondersi dell’epidemia di Covid-19 ha determinato un deciso sovvertimento di approcci clinico-assistenziali consolidati, sia per i servizi sanitari pubblici che per i medici delle cure primarie, costringendo a cambiarli, anche rapidamente, più volte nel divenire della situazione epidemiologica. In non pochi casi la diagnosi di positività al Covid-19 nei genitori e gli adulti conviventi e in un secondo momento dei figli nostri assistiti, è avvenuta senza che sia stata documentata un’esposizione certa a situazioni o rischi identificabili con il triage telefonico. Questo è il segno che il contagio si è verificato casualmente, in modo non prevedibile, nei luoghi frequentati dagli adulti”.

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Coronavirus: attivo servizio per le videochiamate a casa

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

E’ entrato in funzione il servizio che permette di mantenere i contatti con familiari dei pazienti ricoverati in tutti i reparti di degenza covid-19 dell’ASST Papa Giovanni XXIII, comprese le terapie intensive ed il Pronto Soccorso. L’attività è garantita al momento dal lunedì al venerdì dalle 11 alle ore 15.30. Notevole la dotazione di strumentazione tecnologica a disposizione per effettuare le videochiamate a casa: già presenti nei reparti 45 dispositivi tra mini tablet e smartphone. Altri 30 andranno ad aggiungersi in settimana. E’ previsto l’arrivo di molti altri dispositivi a breve e l’elenco si aggiorna di giorno in giorno grazie alla generosità di molti soggetti. Tutti i dispositivi vengono controllati, messi in funzione e dotati di SIM e di software dal team di Antonio Fumagalli, direttore dell’ICT Information and Communications Technology, che proprio in questi giorni è impegnato tra l’altro nella messa a punto della rete informatica del presidio ospedaliero in via di ultimazione alla Fiera di Bergamo.Grazie al personale della Direzione Professioni Sanitarie e Sociali, è stato organizzato e testato nei giorni scorsi il percorso di supporto, al fine di verificarne la fattibilità e le procedure di sicurezza.Sono già 30 i pazienti ricoverati in reparti Covid-19, inclusa una terapia intensiva, ad aver usufruito del servizio.“Il servizio è stato molto gradito da parte di parenti e degenti – ha riferito Andreina Scotti, coordinatrice infermieristica di terapia intensiva -. Particolarmente emozionante il suo utilizzo da parte di due pazienti ricoverati in terapia intensiva, uno dei quali ha potuto parlare in videochiamata sia con il figlio che con la moglie”.La collaborazione tra il personale sanitario e il personale tecnico-informatico ha consentito di ottenere rapidamente i contatti telefonici delle persone di riferimento dei pazienti attingendo a quanto documentato nella cartella clinica elettronica.
Il Coordinatore Tecnico di Neurofisiopatologia Paolo Conte e tutta l’équipe di tecnici di neurofisiopatologia si occuperanno di garantire il servizio al letto del paziente applicando le necessarie misure di sicurezza per limitare il rischio di contaminazione del dispositivo e trasmissione del virus.Il servizio è stato apprezzato anche dal personale sanitario che lavora a contatto con i pazienti: favorire le relazioni affettive e i rapporti con i familiari permette di accompagnare in maniera positiva il percorso terapeutico e l’aggiornamento dei familiari stessi sulla sua evoluzione. Il servizio è attivabile dal coordinatore infermieristico o dal direttore delle strutture di degenza secondo le modalità operative indicate dalla Direzione Aziendale. E le richieste arrivate sono già molte.

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Tutela delle persone immunodepresse

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

L’Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza (APIAFCO) chiede un chiarimento e una semplificazione sulle modalità di esercizio del diritto che consente ai lavoratori con gravi patologie di assentarsi dal lavoro sino al 30 aprile con assenza equiparata al ricovero ospedaliero (come previsto dall’art. 26, comma 2, del Decreto Italia). Per questo motivo, ha appena indirizzato una lettera alle principali Istituzioni coinvolte affinché venga chiarita l’indicazione che vede nei “competenti organi medico legali” i soggetti atti a rilasciare la certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche. La richiesta di APIAFCO segue quella di altre importanti Associazioni affinché sia possibile che tale certificazione venga rilasciata anche dai Medici di Medicina Generale, dai Medici del Sistema Sanitario Nazionale e dai Medici convenzionati con lo stesso SSN, proprio per venire maggiormente incontro alle esigenze di contenimento espresse dallo stesso decreto. L’obiettivo principale di tali disposizioni è infatti quello di limitare il più possibile gli spostamenti delle persone, ma ancora di più di quei soggetti maggiormente esposti al rischio di contagio (come i soggetti immunodepressi). Tale obiettivo verrebbe chiaramente meno qualora gli stessi soggetti immunodepressi dovessero recarsi necessariamente presso i servizi di medicina legale delle ASL per ottenere la certificazione stessa. In questo appello, APIAFCO esprime preoccupazione anche per gli studenti immunodepressi per i quali attualmente non è stata prevista una specifica tutela in previsione della futura riapertura delle scuole e delle Università.

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Ospedali Regina Elena e San Gallicano di Roma: attivato il servizio di telemedicina

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Roma Il servizio DermOnline San Gallicano, telemedicina per problemi dermatologici e venereologici è stato l’apripista. “In poco più di una settimana abbiamo ricevuto 150 richieste teleconsulti – afferma con soddisfazione Aldo Morrone, direttore scientifico del San Gallicano e già promotore di teleconsulenze con i paesi africani – Non lasciamo nessuno da solo e tutti i nostri specialisti hanno aderito al progetto e rispondono in massimo 48 ore.”
Ora è la volta di OncOnline Regina Elena con le prime specialità attive, la neurochirurgia e la terapia del dolore, la chirurgia epatobiliopancreatica e quella dei tumori peritoneali. A queste ogni giorno si aggiungeranno altre specialità fino ad avere il ventaglio completo dell’offerta specialistica nel giro di pochi giorni. Pazienti e amici del Regina Elena e del San Gallicano, non vi lasciamo soli! “In una fase storica che vede tutto il sistema sanitario impegnato sul fronte covid 19 – sottolinea Francesco Ripa di Meana, Direttore Generale IFO – il nostro compito è stare vicino ai pazienti oncologici e dermatologici, incrementare le attività di sostegno e garantire la massima sicurezza a pazienti, familiari, operatori ed anche dare un contributo con la nostre competenze e tecnologie alla ricerca scientifica. La telemedicina è una delle attività messe in campo, ma non è l’unica.”I cittadini possono accedere attraverso i banner presenti sul nostro sito e scegliere il percorso di interesse: per l’oncologia OncOnline Regina Elena oppure DermOnline San Gallicano per problemi dermatologici e venereologici. La registrazione è semplice, pochi i dati richiesti. Si accede così nella “stanza” della specialità di interesse, qui si risponde ad un breve questionario anamnestico e si allegano gli esami effettuati che forniscono i primi dati allo specialista, possono essere inoltrate ulteriori informazioni, formulati quesiti o richieste. Si avvia così un dialogo tra medico e paziente.Lo specialista IFO, che dall’inizio dell’emergenza contatta il paziente telefonicamente per definire necessità e priorità e riprogrammare i tempi del controllo, invita gli assistiti presenti in agenda a collegarsi alla piattaforma dove avrà a disposizione una serie di strumenti di dialogo (messaggistica, diario clinico, trasferimento referti.) La piattaforma digitale utilizzata è regolata dalla normativa vigente sul trattamento e la riservatezza dei dati personali e sanitari, secondo quanto previsto dal regolamento europeo (GDPR n.679/2016). Il medico ha quindi la possibilità di prendere visione delle informazioni e della documentazione inviata dal paziente prima dell’appuntamento in chat. Si ottimizza così il tempo e la modalità del consulto della persona. L’obiettivo è far sentire la nostra vicinanza, gestire al meglio il rapporto con i pazienti e monitorare i dati che contribuiscono alla personalizzazione del percorso di diagnosi e cura. E’ chiaro che non si può utilizzare la piattaforma #IFOconTeOnline nelle situazioni di urgenza e di emergenza sanitaria, dove bisogna ricorrere ai canali che possono dare risposta immediata.

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“Troppe diserzioni dalle strutture sanitarie per paura di contagi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

“Gli uomini e le donne colpiti da un tumore urologico, come tutti i malati oncologici, sono esposti ad un rischio maggiore d’infezione da Coronavirus. E’ quindi necessaria una valutazione molto precisa e attenta per individuare i rischi e benefici che si corrono nel non sottoporsi ad esami e terapie piuttosto che nel recarsi nelle strutture sanitarie”. E’ quanto dichiara la Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) che invita quindi tutti i pazienti italiani colpiti da tumore della prostata, vescica, rene o testicolo a seguire scrupolosamente le indicazioni dei medici curanti. “In queste settimane molto complesse per l’intero Paese serve un approccio ancora più personalizzato per ogni singolo paziente da parte degli uro-oncologi – afferma Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO -. Bisogna tenere conto sia dell’esigenze del singolo malato che delle attuali condizioni, di oggettiva difficoltà, che sta vivendo il nostro sistema sanitario nazionale. Comprendiamo le paure dei pazienti e dei loro familiari ma non andare in ospedale, per un esame o un trattamento, può essere molto pericoloso. Questo vale soprattutto per quelle persone colpite da un carcinoma ad uno stadio avanzato o metastatico”. “Alcuni esami o interventi chirurgici possono tuttavia essere posticipati per un breve periodo di tempo senza prevedibili significative conseguenze negative – aggiunge Renzo Colombo, Vice Presidente della SIUrO -. Per esempio le valutazioni trimestrali del PSA per la sorveglianza attiva di un tumore alla prostata, le instillazioni endovescicali di chemio o immunoterapici in fase avanzata di mantenimento, le cistoscopie di follow-up a lungo termine, le resezioni endoscopiche di piccole neoformazioni vescicali superficiali e a basso potenziale di malignità, possono essere giustificatamente posticipate per un breve periodo di tempo. Ma questa decisione deve sempre essere stabilita, caso per caso, dal singolo specialista o dal team multidisciplinare che sta seguendo il paziente”. “In molti centri non siamo più in grado di operare i pazienti perché interi reparti di urologia o oncologia sono impegnati a contrastare l’emergenza Coronavirus – prosegue Giario Conti, Segretario della SIUrO -. Questo sta avvenendo soprattutto nelle Regioni del nord, prima fra tutte la Lombardia, dove la pandemia è maggiormente estesa. Tuttavia sono state identificate delle specifiche strutture sanitarie Covid-19 free dove i pazienti uro-oncologici possono essere messi in lista d’attesa. In molti casi sono gli stessi medici o chirurghi che si spostano da un centro all’altro della Regione per operare o somministrare le terapie anti-cancro”. A breve la SIUrO, insieme ad altre Società Scientifiche, emanerà un documento con delle raccomandazioni, per pazienti e specialisti, che devono affrontare un cancro urologico in queste settimane travagliate. “Vogliamo rassicurare gli oltre 600 mila italiani che vivono con una diagnosi di tumore genito-urinario – conclude Lapini -. Nonostante le grandi difficoltà e le incertezze di questi giorni possiamo ancora garantire l’assistenza ai nostri pazienti. Raccomandiamo poi a malati e caregiver di seguire con particolare attenzione le norme e i limiti stabiliti dalle recenti ordinanze”.

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Nuovo materiale di controllo realizzato dagli scienziati del JRC per contribuire a prevenire errori nei test del coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

La malattia COVID-19 è causata da un virus chiamato SARS-CoV-2. Esami di laboratorio tempestivi e accurati sono un elemento essenziale della gestione della pandemia di COVID-19.Un recente sondaggio dell’UE ha identificato nella mancanza di materiali di controllo positivi una delle tre principali sfide per i laboratori per realizzare test affidabili del coronavirus.Per rispondere a questa necessità, gli scienziati del JRC hanno sviluppato un materiale di controllo positivo per facilitare il controllo di qualità della rilevazione del SARS-CoV-2 nei laboratori di analisi.Mariya Gabriel, Commissaria per la Ricerca e l’innovazione, responsabile per il Centro comune di ricerca, ha dichiarato: “Ecco la scienza dell’UE in azione quando e dove è necessaria per sostenere la risposta dell’UE alla crisi in corso. Il JRC ha rapidamente individuato una possibile falla nella gestione della pandemia di coronavirus e si è immediatamente messo al lavoro per sanarla. Il nuovo materiale di controllo ha il potenziale di migliorare la capacità dell’UE di rispondere alla diffusione del virus, evitando di sprecare risorse preziose con test non efficienti.”Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, ha aggiunto: “Test di laboratorio rapidi e affidabili sono fondamentali nella nostra strategia contro il COVID-19. Il lavoro degli scienziati dell’UE per lo sviluppo del materiale di controllo dei test consentirà di verificare fino a 60 milioni di test di laboratorio in tutta l’UE. Questo grande successo dei nostri ricercatori sarà fondamentale nella strategia d’uscita, quando sarà il momento di iniziare ad abolire le misure di distanziamento sociale.”
Un materiale di controllo positivo garantisce che i test di laboratorio funzionino correttamente e siano armonizzati. In particolare, viene usato per evitare che un test possa dare un risultato negativo anche quando la persona è positiva. In pratica, il materiale di controllo definito dal JRC è una parte sintetica e non infettiva del virus.Esso permette alle imprese che producono test e ai laboratori di analisi di verificare i loro kit diagnostici: se i loro test non rilevano il materiale di controllo, non rileveranno neppure il virus reale. Il materiale di controllo favorirà l’armonizzazione dei test del coronavirus in Europa, assicurando un’alta qualità per evitare i falsi negativi. Il virus SARS-CoV-2 muta rapidamente. Ciò significa che ad oggi esiste una famiglia di virus SARS-CoV-2.
Il materiale di controllo sviluppato dagli scienziati del JRC si basa sulla parte del virus che è rimasta stabile dopo la mutazione. Questo significa che il materiale di controllo è pienamente compatibile con i metodi ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità applicati nell’Unione Europea, in Asia e negli Stati Uniti per la rilevazione della presenza del SARS-CoV-2. Il materiale può anche essere usato per raffrontare e validare i numerosi kit diagnostici attualmente realizzati nel mondo.
Il materiale di controllo è stato realizzato da un’impresa di biotecnologie tedesca, sulla base di un modello del JRC, e poi validato dagli esperti di laboratorio del JRC. 3 000 campioni sono pronti per essere spediti ai laboratori d’analisi in tutta Europa, inclusi i maggiori centri di riferimento per la virologia, e agli ospedali. I campioni sono altamente concentrati per cui è necessaria una quantità molto piccola di materiale per verificare un test. Questo significa che un tubetto campione basta a un laboratorio per controllare fino a 20 000 test. Quindi i 3 000 campioni attualmente disponibili consentono di controllare fino a 60 milioni di test in tutta Europa. I campioni saranno resi disponibili anche ad una platea di utenti più ampia, ma la priorità verrà data ai laboratori designati dai governi nazionali e alla comunità dei ricercatori. https://crm.jrc.ec.europa.eu/p/EURM-019

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Pediatri di famiglia: Non fermiamo le vaccinazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

“Le scadenze vaccinali del ciclo primario, comprendente anche i vaccini combinati del secondo anno di vita, vanno rispettate pur, ma diremmo soprattutto, nell’emergenza Covid-19. Possiamo invece rinviare i richiami, per evitare spostamenti della popolazione e limitare gli accessi anche nei nostri studi. Come pediatri di famiglia ci rendiamo disponibili ad alleggerire i centri regionali, ora assorbiti soprattutto dall’esecuzione di tamponi per le diagnosi di Covid-19. Siamo senz’altro in grado di occuparci direttamente della somministrazione dei vaccini ai nostri pazienti”. Così Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, all’indomani della diffusione delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in tema di pratica vaccinale in questo periodo di emergenza.“Insieme alle scadenze del ciclo primario – spiega Giorgio Conforti, Coordinatore Area Vaccini e Vaccinazioni FIMP – riteniamo opportuno mantenere anche la protezione contro le gastroenteriti da Rotavirus, data la possibile presentazione clinica del Covid-19 con manifestazioni gastroenteriche. Limitiamo fortemente così un’interferenza diagnostica e una comorbilità dall’impatto clinico rilevante. Peraltro tale vaccino può essere somministrato con gli altri del ciclo primario e non comporta accessi ulteriori.Raccomandiamo inoltre la somministrazione del vaccino anti-meningococco B introdotto nei LEA dal 2017, e iniziando dal terzo mese, in considerazione della maggiore incidenza, per numero e gravità dei casi, nei primi 24 mesi di vita. Anche il vaccino anti-meningococco C o il quadrivalente (ACWY) può essere co-somministrato col già raccomandato tetravalente MPRV, completando così la protezione verso gravi patologie invasive”.“L’Organizzazione Mondiale della Sanità – sottolinea Biasci – indica inoltre come priorità la sicurezza degli accessi e invita a favorire l’implementazione di sedi vaccinali alternative, dove venga garantita la chiamata attiva, la distanza fra utenti, la vaccinazione in concomitanza con bilanci di salute. Come Fimp riteniamo opportuno un coinvolgimento in ambito regionale nella pratica vaccinale della Pediatria di libera scelta. Le raccomandazioni dell’OMS sono infatti più facilmente attuabili presso i nostri ambulatori, come del resto dimostra quanto già sperimentato da anni in alcune Regioni. Queste indicazioni permetteranno anche un minor sforzo in fase post-epidemica per il recupero dei vaccini che si saranno rimandati, non considerando tale pratica opportuna in fase di epidemia da COVID 19”.“Dobbiamo infatti ricordare – dichiara Biasci – che, come rileva l’Istituto Superiore di Sanità, la frequenza con cui in Italia insorgono casi di influenza, si aggira mediamente intorno al 9% annuo (ma il range va dal 4-15%) della popolazione generale. Nella fascia d’età 0–14 anni, che è quella più colpita, l’incidenza, mediamente, è pari a circa il 26% (12-40%). In alcuni casi possono verificarsi complicanze gravi o la morte nelle persone ad alto rischio, fra le quali compaiono anche i bambini fra i 6 mesi e i 5 anni. L’aggravamento più comune è la sovrapposizione di un’infezione batterica a carico del sistema respiratorio (bronchite che può sfociare in polmonite), dell’apparato cardiovascolare (miocardite), del sistema nervoso e dell’orecchio (otite e sinusite). Secondo le stime dei ricercatori dell’Iss, ogni anno muoiono circa 8mila persone in Italia a causa delle complicanze dell’influenza stagionale (con punte di 12mila decessi in alcune annate)”. “Pertanto – conclude Biasci – dobbiamo sostenere la fiducia delle famiglie nell’efficacia dell’immunizzazione e nel nostro prezioso e fragile Servizio Sanitario Nazionale, di cui anche le Cure Primarie fanno parte. Per il Covid-19 il vaccino non c’è ancora. Ma per l’influenza stagionale e per numerose altre patologie, sì. Non dimentichiamolo e programmiamo ora per essere pronti domani”.

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Novo Nordisk continua il suo impegno per pazienti e medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, oltre alla fornitura dei farmaci, Novo Nordisk intensifica il supporto a medici e pazienti con i suoi programmi di assistenza (Patient support program) e sostegno alle persone con emofilia, diabete tipo 2, obesità e disturbi della crescita allo scopo di fornire un aiuto concreto anche in questo periodo difficile per tutti.Per le persone con emofilia è, infatti, attivo Enixe, il programma di supporto infermieristico e fisioterapico domiciliare. Lo scopo di questo programma è quello di migliorare la qualità di vita della persona, l’aderenza terapeutica e, allo stesso tempo, aiutare lo specialista e i centri a gestire la salute dei propri pazienti via web.Allo stesso modo, nei centri già aderenti, prosegue BethCare, il programma nato per dare un supporto motivazionale ed educazionale alle persone con diabete tipo 2 in trattamento con insulina basale, offrendo al contempo al diabetologo un sostegno per la gestione dei suoi assistiti attraverso una piattaforma digitale di monitoraggio delle attività dei propri pazienti.Per le persone con obesità, invece, grazie all’applicazione App&Opp e ad un team dedicato di professionisti, oltre al servizio che aiuta i pazienti giorno per giorno nel percorso di cura, si offre un ulteriore supporto motivazionale a sostegno dei pazienti, sgravando, anche in questo momento difficile, il medico da eventuali richieste di supporto aggiuntive.Infine, continua il GHD Patient Support Program, il servizio di addestramento infermieristico domiciliare per coloro che hanno disturbi della crescita e per i loro cargiver, allo scopo di educare pazienti e familiari a provvedere in modo autonomo alla somministrazione del farmaco e di offrire assistenza continuativa direttamente a casa ai pazienti che hanno difficoltà nel gestire autonomamente la terapia.
“Questi programmi sono strumenti che Novo Nordisk SpA, in collaborazione con partner specializzati nel settore, mette al servizio diretto dei pazienti e degli operatori sanitari per fare in modo che ogni singola persona possa intraprendere un viaggio il più personalizzato e specifico possibile, aumentando il coinvolgimento nel percorso di cura della sua malattia, al fine di raggiungere gli obiettivi terapeutici fissati” ha dichiarato Drago Vuina, General Manager Corporate Vice President di Novo Nordisk Italia. “In questo particolare momento abbiamo ritenuto necessario proseguire questi servizi per sostenere il più possibile i nostri pazienti e aiutare gli specialisti” ha aggiunto.

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Stando a casa bastano due semplici accorgimenti per tenere in forma il proprio fisico

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

In un periodo in cui obbligatoriamente si deve stare a casa, un aspetto molto importante è quello di mantenere in forma il proprio fisico e di mantenere reattivo il proprio sistema immunitario. Per raggiungere questi obiettivi non è necessario assumere integratori, vitamine o altri farmaci; bastano due semplici accorgimenti relativi al proprio stile di vita.
UNO: Svolgere una regolare attività fisica quotidiana. “Esercizi cosiddetti “a corpo libero” o a terra con l’ausilio di un tappetino da yoga, possono mantenere il tono e la forza muscolare, che indubbiamente l’isolamento a casa e la mancanza del regolare movimento quotidiano possono indebolire” spiega Bruzzese “La ‘ricetta’ base perché sia efficace è di 15 minuti al giorno o 30 minuti tre volte a settimana. Ognuno dovrà adeguare l’attività fisica al proprio stato di salute, all’età ed all’abitudine a svolgerla. Un’attività fisica “moderata” comunque comporta benefici a tutte le età. Per i soggetti inattivi è consigliabile iniziare con blandi esercizi da incrementare nei giorni successivi”. La regolare attività fisica ha anche un’azione benefica sul nostro sistema immunitario, attraverso la produzione di molecole anti infiammatorie, con riduzione di quelle pro infiammatorie.
DUE, non meno importante, è la necessità di esporre il proprio corpo alla luce solare.Soprattutto da aprile a settembre, la nostra pelle, sotto l’azione dei raggi UVb del sole, produce vitamina D.In questi mesi bastano anche solo 15-30 minuti al giorno di esposizione solare, anche di solo viso , braccia e gambe, per produrre un’adeguata quantità di Vitamina D, del quale l’organismo fa una scorta da utilizzare nei mesi invernali. Non è necessario uscire di casa, basta un balcone o stare davanti ad una finestra aperta nel momento di massima insolazioneper innescare la sintesi di questo prezioso ormone. “La Vitamina D è importante non solo per la salute delle nostre ossa, ma anche perché gioca un ruolo essenziale nel mantenimento di un efficace sistema immunitario. Questa vitamina infatti determina la produzione di un peptide , chiamato “catelicidina”, che ha una potente azione antibatterica ed antivirale” prosegue Bruzzese “La sua azione viene svolta anche a livello dell’albero bronchiale, prevenendo malattie infettive polmonari. La Vitamina D inoltre rinforza il tono muscolare, prevenendo le cadute soprattutto nelle persone anziane, con aumentato rischio di fratture ossee. In questo periodo di forzata immobilità questo rischio è sicuramente aumentato”.Non si può affermare che la Vitamina D protegga dal contagio da Coronarovirus né faccia guarire prima i pazientima una concentrazione ematica sufficiente di questa vitamina può migliorare le nostre risposte immunitarie , in generale e contro i virus.L’esposizione al sole può anche evitare che si assumano in maniera sconsiderata, come sta avvenendo negli ultimi anni, prodotti a base di Vitamina D, con un’enorme spesa a carico del Sistema Sanitario Nazionale. La supplementazione orale andrebbe riservata ai pazienti anziani, con deficit conclamati stabiliti con una analisi del dosaggo, la cui pelle ha una capacità ridotta a produrre questa vitamina o in persone con una grave carenza.

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Per la cura del Covid-19: Plaquenil introvabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

In piena emergenza sanitaria il farmaco che sembra dare buoni risultati nella cura del Covid – 19 c’è, ma non si trova. E da Farmacie Rurali d’Italia parte una lettera rivolta al Ministro della Salute Roberto Speranza: “Noi farmacisti delle aree rurali gli ultimi della lista, qui ne va della salute pubblica”. Non è questione di complesso dell’ultimo ma di salute e sul tema oggi si apre una riflessione profonda che parla di disorganizzazione, azioni poco ponderate e, forse, di una pericolosa tendenza all’automedicazione. L’ultima comunicazione della casa produttrice infittisce il mistero perché assicura che il prodotto non è carente, ma di fatto nei banchi delle farmacie non se ne vede l’ombra da settimane e la situazione pesa, sopratutto, nelle zone disagiate.“Il Plaquenil è un farmaco utilizzato da quarant’anni nella cura della malaria e dell’artrite reumatoide – spiegano i farmacisti del gruppo Farmacie Rurali d’Italia -, di recente si è confermata la sua utilità all’interno delle terapie somministrate ai pazienti positivi al Covid – 19, questo perché è un potente antinfiammatorio. Se davvero aiuta a fermare l’evolversi della malattia allora è necessario permettere subito ai medici di medicina generale di prescriverlo e alle farmacie di venderlo. Vogliamo chiarezza e vogliamo capire cosa sta succedendo”. Per le aree rurali, dove le distanze pesano più che in città e in tempi di Covid sono un ostacolo alle misure preventive, la somministrazione attraverso la medicina di territorio significa evitare alle persone due ore di auto per raggiungere un ospedale, per esempio.La sensazione è che, ancora una volta, si navighi a vista. “Non c’è chiarezza – concludono -, così come è mancata una normativa unica per la distribuzione delle mascherine e dei farmaci così in questo caso non si sta affrontando la questione di petto e con ordine”.

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Roma Tor Vergata: Sistema Lazio sta funzionando

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Il Policlinico Tor Vergata ha attivato al suo interno il Covid 4 Hospital, con 123 posti letto di degenza ordinaria e 20 di terapia intensiva. Il polo ospedaliero nel quadrante Est di Roma svolge quindi un compito di primo piano nell’emergenza coronavirus. Ma qual e’ la situazione e come si e’ riorganizzata la struttura? L’agenzia Dire lo ha chiesto, in un colloquio Skype, al commissario straordinario del Policlinico Tor Vergata, Tiziana Frittelli.Al momento “c’e’ una certa tenuta del numero di nuovi positivi. Comunque siamo pronti a utilizzare gli ulteriori posti letto che ancora non sono saturi perche’ si e’ creata a livello regionale una rete abbastanza estesa per essere certi che la popolazione laziale avesse la possibilita’ di poter essere ricoverata all’occorrenza”, ha detto Frittelli, sottolineando che in questa emergenza “il punto centrale e’ che il sistema regione sta funzionando molto bene, con una cabina di regia stringata e anche disponibile tecnicamente per qualsiasi nostra esigenza. Quindi in realta’ questo coordinamento, che ha fatto si’ che ci fosse una completa integrazione tra mondo pubblico e mondo dell’accreditato, e’ in questo momento nel Lazio la soluzione e la chiave di lettura”.Frittelli ha precisato che “ad oggi abbiamo 98 pazienti ricoverati in degenza ordinaria e 19 in terapia intensiva. Abbiamo separato nettamente tutti i percorsi, dal Pronto soccorso alla degenza, e destinato altre 11 stanze per collocare i sospetti Covid-19 in attesa di tampone. Inoltre stiamo trasferendo all’esterno, nelle due strutture individuate dalla Regione, i pazienti ancora con Covid ma che ormai hanno cessato la fase acuta”.
Per quanto riguarda la riorganizzazione del Policlinico delle attivita’ non dedicate al coronavirus, Fritelli ha spiegato: “Abbiamo mantenuto alcuni reparti come la neurologia, la medicinad’urgenza e la gastro. Le attivita’ ambulatoriali, come in tutta Italia, vengono effettuate esclusivamente per visite urgenti e brevi, per evitare la presenza di troppi pazienti. Per quel che riguarda la chirurgia, da lunedi’ abbiamo cessato le attivita’ delle sale operatorie perche’ stiamo predispondendo altri 20 posti letto di terapia intensiva per Covid. Quindi le attivita’ chirurgiche funzionano per le urgenze, mentre abbiamo deviato gli accessi ordinari di 118 in altri ospedali. Ovviamente continuano le attivita’ sulla oncoematologia, ma ci stiamo organizzando anche con telemonitoraggi e la consegna a casa di farmaci per pazienti cronici di particolare delicatezza”.Infine, anche a Tor Vergata c’e’ stata una netta riduzione degli accessi al Pronto soccorso. “Sono calati incredibilmente – ha concluso Frittelli – Pero’ in questo caso sta funzionando una
impostazione di sistema per cui c’e’ stato un battage nazionale in cui abbiamo detto ai pazienti di non venire in Pronto soccorso ma di contattare i medici di base. Questo decremento deve farci fare un’ulteriore riflessione per il dopo emergenza, su come
riorganizzare la presa in carico dei pazienti su base territoriale con i medici in stretto contatto con le Asl, che in questo momento stanno svolgendo un lavoro pazzesco”. (fonte agenzia Dire)

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Troppe difficoltà per i pazienti reumatici

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

I rappresentanti dei pazienti reumatici italiani chiedono al Governo alcuni chiarimenti sulle tutele per i lavoratori contenute nel recente Decreto Cura Italia. “Problemi burocratici stanno rendendo difficile la vita di molti pazienti e cittadini. Stiamo registrando numerose segnalazioni in merito alla difficoltà, o addirittura, impossibilità di fruire di quanto disposto dall’articolo 26. Quest’ultimo permetterebbe ai lavoratori considerati “fragili”, con patologie croniche in trattamento con immunosoppressori – come la malattia reumatologica- e i rari di assentarsi dal lavoro con la formula della malattia equiparata al regime di ricovero per evitare complicanze severe a seguito dell’infezione da COVID in quanto immunodepressi. La norma però è formulata in maniera confusa nel suo secondo comma tale da renderne inefficace l’applicazione. La richiesta di una corretta interpretazione è avanzata da ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) AMRER Onlus (Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna) e GILS ODV (Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia) in una lettera inviata ai Ministri del Lavoro e della Salute Nunzia Catalfo e Roberto Speranza. “È necessario rendere uniformi e subito applicabili, su tutto il territorio nazionale, le norme previste dal Decreto che al momento sono invece oggetto di interpretazioni diverse da parte degli uffici dell’INPS o degli Ordini dei Medici – affermano Silvia Tonolo (Presidente ANMAR), Daniele Conti (Direttore AMRER Onlus) e Carla Garbagnati (Presidente GILS ODV) -. I pazienti reumatici anche di patologie rare in trattamento con immunosoppressori, presentano maggiore fragilità e un rischio elevato di complicanze polmonari e cardiocircolatorie nell’esposizione al contagio COVID-19. Però non tutti sono necessariamente in possesso dei requisiti previsti dalla legge 104 e non dispongono della certificazione dello stato di Handicap grave o lieve. Va quindi, come prima cosa, estesa la platea dei beneficiari a tutte le persone colpite da patologie reumatologiche croniche o in trattamento con farmaci immunosoppressori svincolando questa possibilità dal requisito dell’handicap lieve. Chiediamo poi all’Esecutivo di chiarire chi può rilasciare le opportune certificazioni previste dalla normativa, sollecitando a far sì che sia il medico di medicina generale, che conosce il paziente, a verificarne i requisiti di malattia cronica e terapia in atto, svincolando dalla “compatente organo di medicina legale” che è impossibile da trovare in questo periodo emergenziale. Infatti i malati attualmente non possono richiedere ora nell’emergenza un parere all’ufficio medico legale la cui operatività se non nulla è oggi ridotta al minimo, rendendoli impossibilitati a rilasciare certificati per migliaia di persone entro la scadenza del periodo di tutela che è il 30 aprile 2020”. Come rappresentanti dei pazienti abbiamo apprezzato le norme introdotte dal Governo per salvaguardare i nostri diritti e stato di salute – concludono Tonolo, Conti e Garbagnati -. Vanno però quanto prima meglio definiti alcuni punti fondamentali contenuti nell’ultimo Decreto. Si corre il rischio di interpretazioni differenti, e spesso più ristrettive, delle norme e delle tutele stabilite a livello centrale. Molti malati, in questo momento, sono costretti a proseguire con le proprie mansioni lavorative o a prendere ferie. E’ una situazione inaccettabile e che necessita un intervento tempestivo da parte delle istituzioni e degli organi amministrativi competenti”.

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Utilizzo mascherine

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

“Scoraggiare l’utilizzo diffuso della mascherina chirurgica è errato e contribuisce a generare confusione nell’opinione pubblica che, oggi più di ieri, ha bisogno di essere rassicurata attraverso corrette informazioni e indicazioni univoche sugli accorgimenti da adottare per impedire il contagio e contrastare la diffusione del Covid-19. Il fatto che le mascherine siano difficilmente reperibili e che le scorte limitate siano correttamente destinate ai medici e agli infermieri che operano nel contesto sanitario non ci autorizza a sottovalutare il ruolo di barriera che, a tutti gli effetti, la mascherina chirurgica ricopre, soprattutto dopo le evidenze provenienti dalla Cina e dai Paesi limitrofi. Ovviamente chi è positivo per Covid-19 deve rimanere isolato fintantoché il tampone non si sia negativizzato e non può assolutamente uscire neanche con la mascherina. In chi sta bene, e per ragioni di stretta necessità deve uscire di casa anche se per pochi minuti, invece, la mascherina chirurgica è fondamentale per prevenire la potenziale trasmissione asintomatica o presintomatica1, 2”.Così Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma.
Una funzione protettiva, dunque quella della mascherina chirurgica, che può essere dimostrata dalla natura stessa del nuovo coronavirus: alcuni pazienti affetti da Covid-19, infatti, possono presentare sintomi lievi o essere persino asintomatici contagiando, seppur inconsapevolmente, le persone con cui vengono a contatto. Sono, infatti, le goccioline emesse durante la respirazione – parlando, tossendo o starnutendo – il veicolo principale di trasmissione. Oggi sappiamo che la distanza minima da mantenere per impedire il contagio è di almeno 1 metro. Ma l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive i Disordini Immunologici (WAidid) fa notare come alcune goccioline del respiro possano essere più grandi di 5 micron (cosiddette droplets), trasmettendo il virus fino a 1,5-2 metri dalla persona che le emette. Dal momento che non sempre è possibile rispettare questa ampia distanza, e considerato che Covid-19 persiste per alcune ore sulle superfici, a rivelarsi di primaria importanza è proprio la mascherina che garantisce la propria efficacia per un tempo massimo di 4 ore. Una volta utilizzata, dovrà essere rimossa seguendo opportuni accorgimenti (mai toccare la parte anteriore della mascherina e sfilarla accuratamente dagli elastici) e gettarla immediatamente in un cestino coperto. Subito dopo igienizzare le mani.Data la difficoltà attuale nel reperire mascherine, l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) raccomanda di scegliere la giusta tipologia a seconda delle attività che si svolgono e di alcune specifiche necessità:
· MASCHERINA CHIRURGICA: deve essere utilizzata da tutta la popolazione. Nello specifico, quando si ha necessità di uscire di casa per fare la spesa, andare in farmacia, per situazioni di emergenza e per recarsi a lavoro laddove non fosse possibile operare da remoto (personale di uffici aperti al pubblico, forze dell’ordine, alimentari e farmacie)
· FFP3: necessaria per gli operatori sanitari che operano in aree di degenza con “procedure o setting a rischio di generazione di aerosol”4. L’aerosol è quello generato da pazienti COVID-19 durante intubazione, tracheotomia e ventilazione forzata.
· FFP2 CON VALVOLA DI ESALAZIONE: necessaria per i Soccorritori e il personale del Triage perché a contatto con persone potenzialmente contagiate. La valvola è di supporto a chi è costretto ad utilizzarla a lungo tempo in presenza di pazienti potenzialmente malati
· FFP2 SENZA VALVOLA: adatta a proteggere Medici di Medicina Generale e Guardia Medica. In alternativa, potranno utilizzare quella con valvola, ma si consiglia di porvi sopra una mascherina chirurgica così da limitare la diffusione della propria esalazione dalla valvola. Deve essere inoltre indossata dalle Forze dell’Ordine in caso di emergenza e ausilio ai Soccorritori

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Johnson & Johnson annuncia un candidato vaccino contro COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

NEW BRUNSWICK, N.J. Il Gruppo Johnson & Johnson ha annunciato oggi la selezione del migliore candidato vaccino contro COVID-19 tra i prototipi risultanti dalle ricerche su cui lavora da gennaio 2020; la significativa espansione della partnership già esistente tra Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson e l’ente Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) e il rapido incremento della capacità manifatturiera del Gruppo, con l’obiettivo di provvedere alla fornitura a livello globale di più di un miliardo di dosi di vaccino. Il Gruppo prevede di avviare gli studi clinici 1 sull’uomo del suo migliore candidato vaccino al massimo entro settembre 2020 e anticipa che i primi lotti di vaccino contro il COVID-19 potrebbero essere disponibili per l’uso inemergenza nei primi mesi del 2021. Si tratta di un arco di tempo notevolmente accelerato rispetto alle tipiche procedure di sviluppo di un vaccino.
Nell’ambito di tale impegno, Johnson & Johnson sta anche aumentando la capacità manifatturiera del Gruppo a livello mondiale, includendo un nuovo stabilimento produttivo negli Stati Uniti e aumentando la capacità produttiva negli altri paesi. La capacità aggiuntiva contribuirà alla rapida produzione del vaccino e permetterà la fornitura di più di un miliardo di dosi a livello globale. Il Gruppo prevede di avviare la produzione a rischio a brevissimo e si impegna a offrire un vaccino sostenibile al pubblico, disponibile su base no profit, per affrontare l’emergenza della pandemia.“Apprezziamo moltissimo la fiducia e il sostegno del governo statunitense per gli sforzi da noi profusi in ambito R&S” ha aggiunto Paul Stoffels, M.D., Vice President dell’Executive Committee e Chief Scientific Officer, Johnson & Johnson. “Il team globale di Johnson & Johnson ha intensificato i propri processi di ricerca e sviluppo a livelli mai visti, e i nostri team lavorano incessantemente insieme a BARDA, nostro partner scientifico, e con le autorità sanitarie mondiali. Siamo molto contenti di aver identificato un candidato vaccino tra i prototipi nati dalle ricerche su cui lavoriamo da gennaio. Ci stiamo muovendo con una tempistica accelerata verso gli studi clinici di Fase 1 sull’uomo, che effettueremo al massimo entro settembre 2020 e, sostenuti dalla capacità produttiva mondiale che stiamo aumentando parallelamente a questi studi clinici, prevediamo di avere un vaccino pronto per l’emergenza all’inizio del 2021.”
Johnson & Johnson ha iniziato ad impegnarsi nel gennaio 2020 nella ricerca di potenziali candidati vaccini, non appena la sequenza del nuovo coronavirus (COVID-19) è divenuta disponibile. I team di ricerca di Janssen in collaborazione con Beth Israel Deaconess Medical Center, che fa parte della Harvard Medical School, hanno costruito e testato diversi candidati vaccini usando la tecnologia AdVac® di Janssen.Grazie alle collaborazioni con scienziati appartenenti a diverse istituzioni accademiche, i prototipi di vaccino sono stati testati per identificare quelli più promettenti nel produrre una risposta immunitaria nei test preclinici.
Da più di 20 anni, Johnson & Johnson investe miliardi di dollari nella produzione di farmaci antivirali e vaccini. Il programma di vaccino per COVID-19 sta facendo leva sulle tecnologie AdVac® e PER.C6® di Janssen che garantiscono la capacità di sviluppare rapidamente nuovi candidati vaccini e aumentare la produzione del candidato vaccino prescelto. La stessa tecnologia è stata usata per sviluppare e produrre il vaccino dell’Azienda contro Ebola e sviluppare i candidati vaccini contro Zika, RSV e HIV che sono in stadio di sviluppo clinico di Fase 2 e Fase 3.Oltre allo sforzo rivolto allo sviluppo di vaccini, BARDA e Johnson & Johnson hanno esteso la loro collaborazione anche per accelerare il lavoro attuale di Janssen di screening delle banche dati molecolari, comprese le molecole di altre aziende farmaceutiche. Il Gruppo mira a identificare potenziali trattamenti contro il nuovo coronavirus. Johnson & Johnson e BARDA stanno entrambi finanziando questa parte della collaborazione. Questo impegno nell’analizzare e identificare tutti gli antivirali viene condotto in collaborazione con il Rega Institute for Medical Research (KU Leuven/Università di Lovanio), in Belgio.COVID-19 appartiene ad un gruppo di virus denominati coronavirus che attaccano l’apparato respiratorio. Attualmente non esiste nessun vaccino, terapia o cura approvato per COVID-19.www.jnj.com/coronavirus.

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Malattia di cuore e tutele

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

“È fondamentale che i pazienti con malattia di cuore adottino comportamenti corretti a salvaguardia della propria salute, senza temere di rivolgersi all’ospedale, anche ora, in occasione della pandemia da coronavirus. Si è infatti notata una significativa riduzione dei ricoveri per emergenza cardiaca, per nulla giustificati dalla pandemia virale”. È quanto sottolinea il Dottor Claudio Cuccia, Direttore Dipartimento Cardiovascolare della Poliambulanza di Brescia, che ha perciò stilato un decalogo di semplici consigli attuabili con facilità e dagli importanti esiti.
1) Praticare attività fisica all’interno della propria abitazione. Almeno due volte al giorno e per una quindicina di minuti è benefico abbandonare la poltrona e camminare senza fermarsi, percorrendo le varie stanze avanti e indietro. In questo modo è possibile prevenire le trombosi nelle vene degli arti inferiori, e eventuali successive embolie, che in corso di infezione virale sono ancora più frequenti.
2) Mangiare leggero e idratarsi bene, assumendo liberamente bevande non zuccherate (cautela solo nei pazienti che sanno di soffrire di scompenso di cuore e che sono già istruiti in tal senso).
3) Controllare ogni mattina il peso corporeo, dopo evacuazione, evitare che aumenti, e in caso di eccesso ponderale attuare un regime dietetico per raggiungere il proprio peso forma. Chi è affetto da scompenso cardiaco qualora notasse un incremento di peso non giustificato, lo deve comunicare subito al proprio medico o al centro dello scompenso, per valutare l’opportunità di metter mano al diuretico.
4) Assumere tutti i farmaci previsti e non sospendere MAI l’assunzione delle altre terapie in atto (con antiaggreganti, anticoagulanti, antiaritmici, statine, ipoglicemizzanti), salvo su consiglio del cardiologo e per ragioni ben documentate.
5) Misurare la pressione una-due volte al giorno. In caso di abbassamento eccessivo (sotto i 100 mm Hg di massima, per esempio), e senso di stanchezza, capogiro, accenno allo svenimento, per effetto della febbre oppure del riposo o della dieta, alleggerire il carico dei farmaci anti ipertensivi assunti, solo dopo aver consultato il proprio medico.
6) Porre attenzione ai sintomi cardiaci classici (dolore o oppressione toracica, irregolarità marcata del battito cardiaco, difficoltà a respirare, capogiri intensi o svenimenti). In caso di sintomi, soprattutto se improvvisi o intensi, contattare immediatamente il 112.
7) Ricordare che in caso di urgenza e emergenza è indispensabile giungere in ospedale, per una visita o un ricovero urgente , sapendo che esistono canali d’accesso differenziati da quelli per i pazienti Covid, e quindi senza correre il rischio d’esporsi al contagio.
8) In caso di rialzo febbrile assumere preferibilmente il paracetamolo (Tachipirina) che non interferisce con i farmaci cardiologici e informare il medico.
9) Ricordare di portare tutta la documentazione relativa alla propria patologia cardiaca se si va in ospedale per una visita urgente o con il 112 per una emergenza cardiaca.
10) Combattere la depressione, un importante fattore di rischio cardiovascolare. E quindi l’invito a leggere un libro o trovare altri escamotage per alimentare la consapevolezza che il momento difficile che stiamo vivendo si concluderà e si tornerà alla normalità.
Ufficio stampa Intermedia

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Codici: l’emergenza Coronavirus non deve minare la tutela del paziente

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Mentre il Paese soffre e lotta per vincere la battaglia contro il Coronavirus, in Parlamento si discute del Cura Italia. Un decreto che riguarda anche la sanità, su cui si concentra l’intervento dell’associazione Codici, preoccupata per alcuni emendamenti che sono stati presentati. “In particolare – afferma l’avvocato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – ce n’è uno che propone di limitare la responsabilità dei medici e delle strutture sanitarie, sia pubbliche che private, alle sole condotte dolose. A nostro avviso non c’è alcun bisogno di ricorrere a questa iniziativa, perché la situazione è già emergenziale e come tale viene valutata dal giudice. Non vorremmo che dietro questo emendamento ci sia la volontà di sgravare le strutture da eventuali responsabilità. Riconosciamo il grande sforzo che stanno facendo medici e strutture, ma anche in questo momento così difficile e drammatico bisogna garantire la massima tutela del paziente e non lo si fa con emendamenti del genere. Come al solito, purtroppo, si scaricano sui cittadini le inefficienze dello Stato e della politica”.

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