Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Convegno nazionale di Cardiologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

La 54esima edizione sarà segnata, ovviamente, dal Covid 19 e farà il punto sull’impatto del coronavirus sul sistema cardiovascolare. Sono attesi oltre 1300 specialisti alle sessioni in streaming. Come sappiamo, il coronavirus colpisce soprattutto anziani e cardiopatici, che sono anche soggetti a rischio di stenosiaortica, altro tema caldo del convegno. «La SAo è il più comune difetto valvolare acquisito nel paziente anziano, interessando all’incirca 1 individuo su 8 di un’età ≥ 75 anni – spiega il coordinatore scientifico del convegno, Fabrizio Oliva, primario all’ospedale Niguarda di Milano -. L’esordio dei sintomi coincide con una drastica riduzione dell’aspettativa di vita che varia da 2-3 anni nei pazienti che presentano come prima manifestazione angina o sincope, fino a 1-2 anni nei pazienti che hanno come prima manifestazione lo scompenso cardiaco. La terapia della SAo è basata sull’impiego di due approcci alternativi tra loro, la sostituzione valvolare aortica elettiva (Surgical Aortic Valve Replacement, SAVR) e la TranscatheterAortic Valve Implantation (TAVI). La TAVI è oggi tendenzialmente l’approccio preferito nel paziente anziano, per via del ridotto tasso di complicanze e per una ridotta mortalità nel breve termine. Gli effetti benefici della TAVI sugli outcome a lungo termine sono invece meno chiari: nello studio PARTNER I, ad un anno dall’esecuzione della procedura, il tasso di mortalità era pari al 40%. dato suggerisce che per una quota di pazienti anziani l’intervento di TAVI o SAVR sia inutile o addirittura dannoso in termini di qualità di vita e prospettive prognostiche. Risulta dunque evidente come la sfida attuale della cardiologia e della medicina in genere sia quella di identificare in modo possibilmente accurato i pazienti che possano trarre benefici dalla procedura chirurgica (SAVR o TAVI) ed evitare invece la procedura in coloro nei quali l’intervento sarebbe futile. La possibilità di discriminare in modo efficiente il soggetto che potrebbe beneficiare dell’intervento rispetto a quello che invece non ne beneficerebbe ha ovviamente anche implicazioni economiche». Al convegno di Cardiologia, si parlerà anche di sindromi coronariche croniche, visto che durante l’emergenza Covid 19 un cardiopatico su due evitava i controlli per paura del contagio e ciò rappresenta un gravissimo rischio, che la fondazione De Gasperis ha denunciato. Durante le diverse sessioni, si affronterà specificamente l’impatto del coronavirus su cuore e vasi: sullo sfondo ci sono scompenso cardiaco, shock cardiogeno e arresto cardiaco ma esistono «nuovi trattamenti farmacologici in grado di cambiare radicalmente la prognosi di questi pazienti» avverte il vicecoordinatore scientifico, Claudio Russo, primario di cardiochirurgia a Niguarda (Milano)».

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“Nuove strategie riabilitative per i pazienti con Sclerosi Multipla”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

La combinazione di stimolazioni magnetiche cerebellari e la neuroriabilitazione vestibolare come armi per accelerare il recupero del cammino e dell’equilibrio in soggetti affetti da Sclerosi Multipla. È quanto e’ emerso dal recente studio pubblicato sulla rivista ‘The Cerebellum’ che riporta i risultati del trial clinico condotto presso l’ospedale della Fondazione Santa Lucia IRCCS. A parlare con l’agenzia di stampa Dire della ricerca e delle sue applicazioni e’ Marco Tramontano, Fisioterapista e ricercatore presso la Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma nonche’ direttore del Corso di Laurea in Fisioterapia presso l’Universita’ Tor Vergata di Roma. -La rivista ‘The Cerebellum’ ha recentemente pubblicato il risultato di un trial clinico condotto presso l’UOC di Neuroriablitazione 5 della Fondazione Santa Lucia Irccs. Ci racconta di cosa si tratta e quali sono i vantaggi per i pazienti affetti da sclerosi multipla? “E’ uno studio preliminare, randomizzato, controllato e in doppio cieco cio’ significa che i pazienti sono stati sottoposti a un training di neuroriabilitazione convenzionale e in aggiunta a questo entrambi i gruppi di pazienti che hanno partecipato alla ricerca, in modo aggiuntivo sono stati sottoposti ad esercizi specifici per allenare il sistema vestibolare. In piu’ cio’ che gli conferisce il carattere di doppio cieco e’ il fatto che tali pazienti ricevuto una stimolazione magnetica transcranica diretta al cervelletto. In un gruppo, tale stimolazione era reale mentre nell’altro era ‘finta’, effetto placebo. Un escamotage metodologico che consente di dare maggiore forza metodologica allo studio. La ricerca e’ stata basata sulla somministrazione aggiuntiva di esercizi finalizzati a migliorare la stabilita’ visiva e posturale in soggetti con sclerosi multipla. La novita’ dello studio e’ legata al fatto che oltre ad effettuare un allenamento del sistema vestibolare i pazienti hanno ricevuto una stimolazione magnetica del cervelletto. Noi avevamo gia’ pubblicato uno studio molto promettente che dimostrava effetti positivi del training vestibolare in pazienti con sclerosi multipla, nello specifico il Professor Giacomo Koch aveva dimostrato in un lavoro che associando alla terapia neuroriabilitativa convenzionale la stimolazione del cervelletto si poteva migliorare il cammino e l’equilibrio di questi pazienti. Quindi abbiamo combinato queste esperienze precedenti e abbiamo condotto tale trial clinici associando la stimolazione del cervelletto al trainig vestibolare. I risultati sono
preliminari ma molto incoraggianti perche’ si evince che i pazienti che si sottopongono a tale terapia combinata tendono a
migliorare di piu’ rispetto a coloro che sono sottoposti esclusivamente alla terapia convenzionale associata alla vestibolare. L’intuizione di associare nuove tecnologie di fisiologia a nuovi trainig dinamici riabilitativi e’ una strategia vincente in neuroriabilitazione”. – Andando al cuore della ricerca e’ emerso che nel processo neuroriabilitativo il cervelletto svolga un ruolo fondamentale. “Il cervelletto, infatti, in neurofisiologia e’ un’area anatomica deputata anche all’apprendimento delle attivita’ motorie quindi per questo noi nella ricerca abbiamo sfruttato il potenziale dell’attivita’ cerebellare per facilitare il riapprendimento di funzioni neuromotorie ce erano andate perdute a causa della malattia”.
Questo concetto deve risultare molto chiaro. Quello che si puo’ fare e’ che una parte della terapia convenzionale al
massimo quando le evidenze scientifiche saranno piu’ solide puo’ essere integrata con queste strategie ma non sostituita”. (fonte agenzia Dire)

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“Impact and mortality of COVID-19 on people living with dementia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

La Federazione Alzheimer Italia è rappresentante per il nostro Paese, rende noti i risultati del rapporto “Impact and mortality of COVID-19 on people living with dementia: cross-country report” (https://ltccovid.org). Lo studio, che ha coinvolto 9 paesi (Regno Unito, Spagna, Irlanda, Italia, Australia, Stati Uniti, India, Kenya e Brasile), affronta l’impatto che il Covid-19 ha avuto sulle persone con demenza nei mesi dell’emergenza sanitaria, determinando tassi di mortalità molto alti, si parla del 25% in Inghilterra e Galles, 31% in Scozia e il 19% in Italia. Questi dati confermano quanto alta sia stata la percentuale di decessi correlati al Covid-19 di persone con demenza ospiti nelle strutture assistenziali. L’età è il principale fattore di rischio per la demenza e gli anziani sono il gruppo più a rischio di contrarre il virus: conferma ne è il fatto che l’86% dei decessi per Covid-19 riguardano soggetti over 65 anni. L’impatto della pandemia è stato estremamente drammatico anche per le persone con demenza in assistenza a “Lungo Termine”: a causa del virus hanno avuto accesso limitato alle cure mediche e assistenziali, perso la quotidianità del contatto umano, le diagnosi sono state sospese e così anche la ricerca, tutti fattori che hanno peggiorato la qualità della loro vita.
I dati sull’Italia sono stati raccolti da uno studio realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia), anche se mancano ancora dati definitivi sui contagi nelle strutture RSA e sull’impatto sui caregiver, anch’essi pesantemente coinvolti nella pandemia. Ora è tempo di bilanci, di analisi e di ripartenze, ed è quanto auspica Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia: “Abbiamo vissuto mesi drammatici in cui sono stati commessi errori e i numeri ce lo confermano: 1 su 5 decessi da Covid-19 riguardano persone con demenza. Abbiamo l’obbligo morale di analizzare questi dati per capire cosa è successo ed evitare che accada di nuovo. Ma accanto agli aspetti più dolorosi, abbiamo tanti esempi virtuosi: cito, ad esempio, le associazioni locali e le Comunità Amiche delle Persone con Demenza che da subito si sono attivate creando una rete di protezione solidale per i malati e i familiari. É da queste esperienze che dobbiamo ripartire.” In questa direzione vanno anche alcuni studi portati avanti da gruppi di ricercatori in tutta Italia che rilevano che nella maggior parte dei casi le persone con demenza come primo sintomo dell’infezione presentano l’aggravarsi dello stato confusionale (delirium) e non i più tipici sintomi individuati (febbre, difficoltà respiratorie, tosse). Una “scoperta” estremamente utile per la formulazione di diagnosi più tempestive e corrette.

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Congresso 2020 della International Liver Cancer Association

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Esperti di tutto il mondo si sono riuniti in un meeting virtuale che precede il Congresso 2020 della International Liver Cancer Association (ILCA), anch’esso in forma virtuale, per lanciare una dichiarazione globale di rivalutazione e aggiornamento delle modalità di trattamento del carcinoma epatocellulare (HCC) in stadio avanzato allo scopo di favorire il miglioramento dei tassi di sopravvivenza globale dei pazienti. Questa attività è stata completamente supportata da Bayer.
Con la collaborazione di sette esperti di carcinoma epatocellulare, la dichiarazione è volta a fornire una guida chiara e precisa per implementare un approccio clinico relativo al sequenziamento del trattamento sistemico dei pazienti con HCC, in modo particolare in un contesto terapeutico in rapida evoluzione con nuovi approcci presto disponibili.
Le evidenze pubblicate insieme all’esperienza clinica real-world hanno dimostrato che l’avvio tempestivo e il sequenziamento ottimale della terapia sistemica possono favorire una sopravvivenza globale di oltre due anni nei pazienti con carcinoma epatocellulare (HCC) non resecabile. “Con le molteplici terapie sistemiche ora disponibili per il tumore del fegato avanzato in prima e seconda linea, comprese le recenti approvazioni dei trattamenti in combinazione con le terapie immune-oncologiche, ci sentiamo in dovere di rivalutare e aggiornare le strategie di trattamento sistemico per migliorare la sopravvivenza globale e i risultati per questi pazienti,” afferma la Dott.ssa Catherine Frenette, Chair of the Expert Working Group and Medical Director of the Liver Transplantation Program at Scripps Green Hospital, USA.
Il tumore del fegato è il sesto tumore più frequente e la quarta causa di morte per tumore in tutto il mondo. L’incidenza del tumore del fegato è globalmente in crescita, una tendenza osservata solo in alcuni tumori, con un aumento del 38% tra il 2006 e il 2016 dove il carcinoma epatocellulare rappresenta il 75-85% dei tumori del fegato. La prognosi è in genere sfavorevole e il tasso di sopravvivenza stimato a 5 anni è del 14%.
“Le evidenze pubblicate mostrano che per preservare la funzionalità epatica e migliorare i risultati terapeutici nei pazienti con HCC in stadio intermedio, che spesso stanno bene e il cui fegato funziona ancora correttamente, è necessario un cambiamento del paradigma di trattamento,” dichiara il Professor Peter Galle, Director, Internal Medicine Department, University Medical Center Mainz, Germania. Nel trattamento del carcinoma epatocellulare in stadio intermedio, si osserva una considerevole variazione nelle caratteristiche del paziente, della malattia e della risposta tumorale all’attuale standard di cura costituito dalla chemioembolizzazione transarteriosa (TACE). Un passaggio in tempi appropriati da TACE alle terapie sistemiche può permettere al paziente di ricevere molteplici linee di terapia che potrebbero prolungare la sopravvivenza globale.” La dichiarazione è consultabile al link: pharma.bayer.com/liver-cancer.

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Dl semplificazioni: Ecco tutte le misure per i medici

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Con il sì del senato alla conversione in legge da parte di 157 onorevoli (e 82 no), il Decreto legge 76 sulle Semplificazioni è in dirittura d’arrivo e attende ora l’ok della Camera. In sanità, il maxi-emendamento di maggioranza a prima vista non introduce grandi novità, se non una timida rivoluzione tra le incompatibilità: potranno fare i medici di famiglia -in primis verso il personale della propria amministrazione e i relativi familiari- medici della Polizia di Stato e ufficiali medici di Forze Armate e Guardia di Finanza. Potranno svolgere sia attività convenzionata sia il servizio permanente effettivo ma devono avere almeno 4 anni di anzianità di servizio, aver conseguito il diploma di formazione in medicina generale ed essere stati chiamati da Asl in cui continuino a mancare medici di medicina generale diplomati. Per l’effettività serve un decreto attuativo del Ministero della Salute, di concerto con il Ministeri di Difesa, Interno ed Economia. La vera novità del decreto, sempre in tema di convenzionata, era stata decisa prima del maxi-emendamento: se si vuole accedere alle scuole di specializzazione, è scritto all’articolo 19 comma 5, non si può far valere il nel punteggio il diploma di medicina generale, o l’attività medico di famiglia. Parimenti non si può far valere il titolo se si è già medico specializzando in altra branca o dipendente o candidato alla dipendenza in una struttura pubblica o privata accreditata. La norma attenua il rigore di altre recenti. Ispirandosi alla Finanziaria 2002 che aveva vietato di partecipare al test di specialità agli aspiranti medici di famiglia del corso triennale e viceversa aveva vietato il corso per Mmg agli specializzandi, quest’anno il regolamento del test d’accesso alle scuole di specialità aveva imposto la rinuncia alla borsa agli allievi dei corsi di medicina generale che volessero tentare il test di specialità ma il Tar Lazio lo ha bocciato. Nulla era invece stato scritto o detto sugli specializzandi che volessero fare il test di medicina generale, un percorso meno appetibile che però, se lasciato aperto, consente di avere qualche medico convenzionato in più in situazione di ricambio difficile. Ora la “penalizzazione” avverrebbe solo ai fini dei punteggi.
Tra gli emendamenti che non sono passati, ci sono quelli a prima firma di Domenica Castellone (M5S) che apriva ad un percorso universitario di formazione specialistica per la medicina generale parallelo ai corsi triennali di formazione specifica di medicina generale erogati dalle Regioni e quello della Svp secondo cui in Provincia di Bolzano la conoscenza della lingua tedesca sarebbe stata condizione sufficiente ad esercitare qualsiasi professione sanitaria. Il governatore del Sud Tirolo Arno Kompatscher aveva comunque chiarito che la norma riguardava il solo ambito delle visite libero professionali private. In tema di università, il decreto consente a docenti e ricercatori a tempo pieno viene consentito svolgere attività extra-istituzionali in favore di privati, o per fini di giustizia, anche continuative, purché siano prestate in regime non subordinato ed in assenza di organizzazione di mezzi e/o persone preordinata al loro svolgimento. Introduce una deroga al Codice degli Appalti fino a tutto il 2021 in materia di attribuzione dei contratti, prevedendo l’affidamento diretto per importi fino a 150 mila euro e procedure senza bando per gli appalti entro 5 milioni di euro o per emergenze legate al Covid-19. All’articolo 8 c’è una norma specifica per velocizzare l’attuazione dei piani di riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale.
Ma soprattutto, il decreto obbliga tutti i professionisti iscritti ad un Ordine o Albo, a dotarsi di Posta elettronica certificata ed a comunicare l’indirizzo all’Ordine di appartenenza. Ogni medico o dentista può controllare sul Registro nazionale Ini-Pec se i propri estremi sono riportati e avvertire l’Ordine di appartenenza per evitare malintesi; ove invece non si fosse dotato di Pec, il mancato adempimento è sua responsabilità e rischia la diffida dell’Ordine e la successiva sospensione se non si adegua subito. Altro effetto: dal 1° marzo 2021, tutti gli enti pubblici dovranno abbandonare i vecchi sistemi di identificazione online: se non in possesso di carta d’identità elettronica (perché deve ancora rinnovarla), il cittadino potrà utilizzare solo l’identità digitale Spid per accedere ai servizi Inps o del Fisco. Mauro Miserendino Fonte Doctor33)

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Infezione da Sars-CoV-2, maggiore prevalenza e gravità nei maschi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Sharifi e coll hanno recentemente proposto due meccanismi relativi al possibile ruolo degli androgeni nell’infezione da Sars-CoV-2, facendo riferimento alle conoscenze che derivano da altre patologie, come il tumore prostatico. In effetti, osservano Pina Lardo e Antonio Stigliano, Uoc Endocrinologia, Azienda ospedaliera Sant’Andrea, Roma «le manifestazioni cliniche dell’infezione da Sars-CoV-2 (severe acute respiratory syndrome coronavirus 2) hanno fin dall’inizio della pandemia mostrato una maggiore prevalenza e un decorso più grave nel sesso maschile. Sebbene l’eziologia sia molto probabilmente multi-fattoriale, i livelli di androgeni potrebbero in parte aiutare a spiegare tali dati». Un primo possibile meccanismo, riportano Lardo e Stigliano, è legato all’espressione di TMPRSS2 (transmembrane serin protease 2), una proteina della famiglia delle serin-proteasi che funge da co-recettore cellulare per il virus Sars-CoV-2. «Il recettore TMPRSS2» spiegano «è costituito da un dominio trans-membrana di tipo II, un dominio recettoriale, un dominio ricco di cisteina e un dominio proteasico che scinde proteoliticamente e attiva le glicoproteine s (spike) virali facilitando la fusione con la cellula ospite. Esso è utilizzato oltre che dal virus Sars-CoV-2, anche dal virus dell’influenza e da altri CoV umani (HCoV-229E, Mers-CoV, Sars-CoV). Il gene che codifica per TMPRSS2 è ampiamente conosciuto nella patogenesi del tumore prostatico, di cui è nota l’androgeno-dipendenza: esso, infatti, viene up-regolato nelle forme neoplastiche androgeno-dipendenti e down-regolato in quelle androgeno-indipendenti». Diversamente dal tessuto prostatico, non è però chiaro il ruolo degli androgeni a livello del tessuto polmonare e degli altri tessuti, fanno notare gli specialisti. Se l’inibizione dell’espressione di TMPRSS2 avesse un’efficacia anti-virale, l’utilizzo di farmaci in grado di inibire la sintesi androgenica (gonadica e surrenalica) potrebbe avere un ruolo a livello clinico. «Il secondo possibile meccanismo attraverso cui gli androgeni sarebbero implicati nella patogenesi dell’infezione virale, influenzandone le manifestazioni cliniche, deriva dalla capacità degli androgeni di modulare la risposta immunitaria» aggiungono Lardo e Stigliano. «È noto, infatti, il ruolo immuno-soppressivo degli androgeni, confermato da diverse evidenze (Zein JG, Erzurum SC. Curr Allergy Asthma Rep 2015): a) la maggior prevalenza di patologie infiammatorie/autoimmuni nelle donne; b) l’aumento della risposta immune conseguente alla deprivazione androgenica gonadica, in seguito alla castrazione farmacologica o chirurgica; c) l’associazione tra ridotta sintesi periferica degli androgeni, sintetizzati a partire dai precursori surrenalici, e peggior esito clinico nelle patologie infiammatorie. A livello della zona reticolare surrenalica avviene la sintesi degli androgeni DHEA e DHEA-S, convertiti poi a livello dei tessuti periferici in androgeni più potenti dall’enzima 3β-idrossi-steroido-deidrogenasi di tipo 1, codificato dal gene HSD3B1». Esistono due forme di questo gene – specificano gli esperti – che corrispondono a due alleli differenti: l’allele HSD3B1 (1245A) codifica per una forma enzimatica “restrittiva”, rapidamente degradata, che limita la conversione del DHEA negli androgeni a valle della biosintesi steroidea; l’allele “permissivo” HSD3B1 (1245C) codifica per un enzima resistente alla degradazione, responsabile della sintesi costante di androgeni».Numerosi studi condotti su pazienti affetti da carcinoma prostatico trattati mediante castrazione hanno dimostrato che a ciascun allele corrisponde un differente fenotipo clinico, specificano Lardo e Stigliano: a) nei soggetti con l’allele permissivo, a cui corrisponde una maggiore sintesi periferica di androgeni, si è osservata una più rapida progressione verso forme resistenti alla castrazione; b) nei portatori della forma allelica restrittiva, in cui vige un micro-ambiente androgenico più basso, tale progressione è più lenta. Questo differente assetto genetico è stato chiamato in causa nella regolazione del sistema immune. Pazienti affetti da asma severa con un genotipo cosiddetto “restrittivo” (capace di ridurre la sintesi di androgeni) avevano un esito peggiore rispetto a quelli con un genotipo “permissivo”, a sostegno dell’ipotesi che gli androgeni siano modulatori del sistema immune a diversi livelli, stabilendo un cosiddetto “fenotipo immunologico”. «È stato ipotizzato anche che alla “diversità” genotipica dell’allele HSD3B1 sia da ricondurre la diversità dei quadri clinici della pandemia da Sars-CoV-2» riferiscono gli specialisti. «La maggiore diffusione dell’infezione nella popolazione italiana e spagnola è stata correlata, almeno in parte, alla frequenza dell’allele permissivo che, incrementando la sintesi di androgeni, indurrebbe un effetto immuno-soppressivo. Attribuendo agli androgeni un ruolo permissivo per l’infezione da Sars-CoV-2, gli autori propongono di considerare un approccio farmacologico di tipo anti-androgenico in una fase precoce della malattia. In conclusione» scrivono Lardo e Stigliano «emerge come l’assetto ormonale condizioni l’ingresso del virus nell’organismo e probabilmente anche la risposta di quest’ultimo». (fonte: Endocrinologia33)

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A Consideration of Its Relationship to Psychotherapy

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

The benefit and potential mechanisms of action of homeopathy have long been debated. Almost entirely neglected has been the study of individualized homeopathy (IH) as a form of psychotherapy, which incorporates factors that are common to most therapies while using processes that are specific to IH. Methods: Recent research into the therapeutic components of IH is reviewed; similarities and differences between IH and other forms of psychotherapy are also described. Results: IH includes elements found in humanistic therapy and narrative medicine and additionally incorporates idiographic material in treatment selection. It is structured in a manner that takes maximum advantage of the components of the placebo effect, which could further expand its effectiveness beyond those conditions thought usually amenable to psychotherapy. Conclusions: It is possible that IH entails specific psychotherapeutic processes in addition to possible therapeutic action of the homeopathic remedy, but the relative contributions of each remain to be determined. Suggestions are given for future research. (fonte: Omeopatia33)

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Luigi Notarangelo Visiting Professor al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Parma. Luigi Daniele Notarangelo, attualmente a capo del Laboratory of Clinical Immunology and Microbiology del National Institute of Health-NIH di Washington, riconosciuto internazionalmente come uno dei più importanti centri per la ricerca biomedica a livello mondiale, sarà Visiting Professor al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma.
Notarangelo è tra i 20 Visiting Professor di elevata qualificazione scientifica, provenienti da 15 Paesi di 3 continenti, che l’Ateneo di Parma ha selezionato per tenere lezioni, sostenere l’attività di ricerca dei dottorandi e rafforzare le partnership e i progetti scientifici in corso, nel secondo semestre dell’anno accademico 2020-2021.Al Dipartimento di Medicina e Chirurgia Luigi Notarangelo terrà il corso Inborn Errors of Immunity-IEI. Con questa definizione si individuano un gruppo eterogeno di malattie genetiche che colpiscono lo sviluppo e/o il funzionamento del sistema immunitario. Nel corso verranno descritte le diverse forme di IEI, con un focus particolare sui difetti molecolari e cellulari, sulle manifestazioni cliniche, sui risultati delle ricerche di laboratorio e infine sui trattamenti proposti.Notarangelo, nato in Italia e laureato in Medicina all’Università di Pavia nel 1980, ha contribuito a scoprire le basi di diverse forme di Immunodeficienza Primaria ed è autore di più di 500 pubblicazioni scientifiche, la maggior parte delle quali hanno un focus sulla caratterizzazione delle basi molecolari e cellulari delle immunodeficienze primarie e sullo sviluppo di nuovi approcci terapeutici per queste malattie. Le sue pubblicazioni sono apparse su numerose riviste scientifiche internazionali, tra le quali Nature, Science, The Lancet, The New England Journal of Medicine, Nature Immunology, Journal of Clinical Investigation, JAMA, Blood, The Journal of Allergy and Clinical Immunology.

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43° Congresso Nazionale della Lega Italiana contro l’Epilessia (LICE)

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Al via dal 30 settembre al 2 ottobre il 43° Congresso Nazionale della Lega Italiana contro l’Epilessia (LICE), il primo interamente virtuale e aperto a tutti gli specialisti che a vario titolo sono interessati all’epilettologia, nonché ai tecnici di neurofisiopatologia e agli infermieri dedicati.Un congresso su realtà virtuale con varie Sessioni in cui sarà possibile il confronto diretto con i partecipanti, oltre all’accesso a spazi espositivi dove gli utenti potranno dialogare.All’incontro, completamente gratuito, si accede attraverso la piattaforma: http://lice2020.livebit.it/.Tra gli argomenti principali oggetto del 43° Congresso di LICE l’impiego del cannabidiolo puro nella terapia di alcune forme di epilessia farmacoresistente: i risultati preliminari derivanti dall’uso del farmaco Epidyolex nella Sindrome di Dravet e di Lennox-Gastaut in circa 100 pazienti italiani saranno presentati in un workshop il giorno di apertura del congresso.
Altro argomento di estremo interesse la presentazione del position paper, realizzato da LICE insieme alla Fondazione ISTUD, sul rapporto tra epilessia e occupazione lavorativa, che sarà al centro di una tavola rotonda a chiusura dell’evento scientifico e cercherà di mettere in evidenza le difficoltà attuali e le possibili soluzioni.
Il tema scientifico principale del Congresso sarà costituito dagli Stati Epilettici refrattari de novo, una patologia rara ma estremamente grave, che le strutture assistenziali debbono saper diagnosticare e trattare nella maniera adeguata. Inoltre, un ruolo centrale sarà riservato alla presentazione da parte dei giovani specialisti di 36 comunicazioni e 120 poster: LICE da sempre investe sulla formazione dei futuri epilettologi, e il gran numero di lavori pervenuti anche quest’anno documenta la vivacità della Società.L’epilessia è una patologia neurologica cronica che colpisce oltre 50 milioni di persone in tutto il mondo, di cui 6 milioni in Europa e circa 500.000 in Italia. Si tratta di una condizione patologica che interessa tutte le età, con due picchi di maggior incidenza, uno in età infantile e l’altro in età anziana. I nuovi casi di Epilessia in Italia per 100.000 abitanti sono stimati ogni anno rispettivamente in circa 86 nel 1° anno di vita, 23-31 in età giovane-adulta e 180 dopo i 75 anni. Nei Paesi in via di sviluppo, inoltre, questi numeri sono enormemente superiori, con scarsa possibilità di accesso alla diagnosi ed alla cura. Vista l’importante prevalenza l’epilessia è stata dichiarata dall’OMS già negli anni sessanta del secolo scorso una malattia sociale e sul suo impatto globale influiscono, oltre alla frequenza delle crisi e alle comorbidità spesso associate, i pregiudizi e lo stigma conseguente, che peggiorano gravemente la qualità di vita delle persone che ne soffrono.La maggior parte delle persone con epilessia, infatti, continua a subire le conseguenze psico-sociali della malattia, arrivando a nascondere la propria condizione per timore di essere discriminato o emarginato in vari ambiti della vita sociale.

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Evento di beneficenza “Il Ricambiamento”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Milano 24 settembre 2020 presso l’ecoHotel La Residenza avrà luogo l’inaugurazione della mostra “ecoHotel Miro Persolja Gallery”, un evento benefico con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche vissute da chi ha prestato servizio presso l’Ospedale Niguarda e la raccolta fondi per l’Asta di Beneficenza in favore dell’ospedale stesso.
L’evento, patrocinato dalla Commissione Europea, avrà inizio alle ore 15:00 fino alle ore 23:00 e vedrà presenti:
Mauro Moreno – Direttore Sanitario dell’Ospedale Niguarda
Fortunato d’Amico – Curatore e Critico d’Arte
Loredana Trestin – Membro del comitato curatoriale della 13^ Florence Biennale
Silvia Colombini – Soprano d’Arti
La Madrina dell’evento sarà Andreea Tolomeiu
In particolare si porterà testimonianza di cosa è accaduto tra febbraio e maggio 2020 all’interno dell’ecoHotel La Residenza di Milano, dove i proprietari e genitori di tre gemelle di 11 anni, hanno ospitato un artista di fama internazionale il Maestro Miro Persolja, pazienti ospedalieri e forze armate (Carabinieri, Esercito, Marina Militare) in supporto ai reparti Covid-19 presso l’Ospedale Niguarda.Durante l’evento è prevista una conferenza stampa dove le tre gemelle, il Maestro Miro Persolja e in rappresentanza della Marina Militare il Capo di 1° classe SS/I Campetto Maria Carla racconteranno la loro storia vissuta all’interno dell’ecoHotel, dove proprio nel periodo di lockdown è stato allestito un vero e proprio laboratorio artistico, da dove sono stati creati decine di quadri che verranno esposti durante l’evento.Durante l’evento, verranno fatti valutare tre quadri da esperti critici d’arte e dal pubblico presente, i quali verranno battuti all’asta durante una prestigiosa cena di gala che verrà organizzata a Milano a metà novembre 2020, il ricavato verrà donato in beneficenza all’ospedale Niguarda.
Per tutta la durata della mostra sarà esposta un’opera molto particolare del Maestro Miro Persolja, già presenta a Venezia in occasione della 57° edizione della Biennale al Collegio degli Armeni. Si tratta di un Tributo a Klimt e riprende il celebre Bacio realizzato dall’artista austriaco, divenuto in seguito una delle icone più celebri della storia dell’arte contemporanea. Più che una provocazione quella di Miro Persolja è in realtà una speranza: quella di ritornare presto a condividere gli affetti con le persone care, nei modi più appropriati e conformi al genere umano.La particolarità dell’evento ha richiamato l’attenzione di importanti figure politiche, artistiche e aziende internazionali che hanno voluto dare il loro contributo all’accrescimento del valore delle opere, quali Swarovski, i cui cristalli sono stati utilizzati dal maestro per impreziosire alcune creazioni; Keim con pitture minerali naturali e Carlsberg Italia per il valore dell’evento stesso. E’ online il sito http://www.miropersolja.com,

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Coronavirus e “Fase 3”, prorogate al 7 ottobre le misure per fronteggiare l’emergenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

In materia di contenimento e gestione dell’emergenza COVID-19 con il DPCM 7/9/2020 sono state prorogate le misure fissate in Agosto dal precedente DPCM (7/8/2020) con alcune modifiche. La nuova data di scadenza delle disposizioni è il 7 ottobre 2020.Sono confermate praticamente tutte le misure riguardo la mobilità, i negozi, le palestre, le attività sportive, bancarie, ricreative, etc. sia riguardo le misure igienico-sanitarie di prevenzione raccomandate per tutti (tra cui il distanziamento personale), il divieto di assembramento e le limitazioni alla mobilità in casi particolari.
Per quanto riguarda gli spostamenti da e per l’estero vengono confermati gli Stati per i quali sono previsti divieti e gli adempimenti necessari in caso di entrata in Italia, sanciti anche da provvedimenti del Ministero della salute. Per gli approfondimenti in caso di interesse sono determinanti gli allegati del DPCM 7/8/2020, in parte aggiornati dal nuovo DPCM (15 e 16 per il trasporto pubblico e 20 per gli spostamenti da e per l’estero rispetto ai provvedimenti del Min.Salute). Si ricorda sempre l’importanza di tenere in considerazione anche le disposizioni locali fissate dalle Regioni.
Per ogni dettaglio si veda la scheda pratica Coronavirus e “Fase 3”, le misure per fronteggiare l’emergenza in vigore fino al 7 ottobre 2020: https://sosonline.aduc.it/scheda/coronavirus+disposizioni+contenimento+gestione+dell_30753.php Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo.

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30° Congresso “European Respiratory Society”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Si è tenuto nell’ambito dell’ERS International Congress 2020, il Simposio “WHICH TARGET TO PROTECT AND PRESERVE LUNG HEALTH?”, promosso da Zambon, che ha visto esperti di fama mondiale fare il punto su alcune malattie polmonari ad alto impatto socio-assistenziale come la BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva) e l’FPI (Fibrosi Polmonare Idiopatica) e su alcune evidenze emerse durante la gestione dell’emergenza sanitaria mondiale da SARS-COV-2 (COVID-19).In particolare, il dibattito scientifico si è incentrato sulla recente pandemia da COVID 19, e sull’osservazione del denominatore comune fra BPCO e FPI: lo stress ossidativo, identificato ad oggi come elemento chiave per comprendere l’insorgenza e la cronicizzazione di diverse condizioni cliniche.L’epidemia di COVID 19 ha riconfermato l’importanza di mantenere un efficace sistema di protezione a livello polmonare: l’insulto virale genera infatti uno squilibrio tra sistema anti-ossidante e radicali liberi, che, se perpetuato, costituisce una delle cause della fibrosi post COVID. Un precoce ripristino di tale equilibrio con terapia antiossidante si auspica possa limitare sia l’insorgenza sia la perpetuazione del danno.Gli esperti invitati al Simposio hanno condiviso gli aggiornamenti più significativi in ambito stress-ossidativo e danno polmonare, argomentando su possibili futuri sviluppi in ambito di ricerca clinica. Un potenziale ruolo è quello svolto dalla terapia con antiossidanti come protezione e preservazione della funzionalità polmonare, per i pazienti più fragili.“Lo sbilanciamento del meccanismo di regolazione ossidanti-antiossidanti è uno dei fattori che contribuiscono alla progressione della patologia nei pazienti affetti da fibrosi polmonare. La forma più grave di fibrosi polmonare è quella idiopatica, che rappresenta circa il 20% dei casi [10]. Per il suo trattamento sono oggi disponibili due farmaci in grado di ridurre la progressione della malattia. La NAC, attualmente in fase di sperimentazione, potrebbe rappresentare un’ulteriore opzione terapeutica per questi pazienti – ha affermato il Prof. Luca Richeldi, Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “La ricerca di nuovi farmaci per il trattamento della fibrosi polmonare è ancora aperta e sta ricevendo un ulteriore impulso alla luce di una nuova forma di fibrosi polmonare che può seguire l’infezione da coronavirus SARS-Cov-2. In questa direzione è in corso di valutazione uno studio italiano per verificare l’efficacia e la sicurezza della NAC somministrata per via orale rispetto al placebo in pazienti con anamnesi di infezione da SARS-Cov-2 e fibrosi polmonare. Uno dei potenziali vantaggi di questo approccio terapeutico è rappresentato dal fatto che la NAC è un farmaco con ottimo profilo di sicurezza, già ben conosciuto dalla classe medica”.
Il Prof. Papi, Chairman del Simposio ha concluso: “questo simposio ha evidenziato come il mantenimento dell’omeostasi ossidanti-antiossidanti sia fondamentale per preservare la funzione polmonare e prevenire la progressione di patologie croniche e il ruolo che potrebbe svolgere nel trattamento delle IPF come anche di forme di fibrosi successive all’infezione da COVID-19”.

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Che cosa sono i test sierologici? a cosa servono?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Mentre i test molecolari RT-PCR individuano il virus nell’organismo del paziente, i test sierologici (o immunologici) permettono di misurare la presenza degli anticorpi che il sistema immunitario produce in risposta all’infezione del virus SARS-CoV-2, e che garantiscono una qualche forma di immunità da una possibile seconda infezione. Il test sierologico non dice se il paziente ha una infezione in atto: gli anticorpi compaiono infatti con un ritardo di qualche giorno rispetto all’esordio dei sintomi, e viceversa gli anticorpi rimangono nell’organismo del paziente anche dopo che l’infezione è stata superata.Questi test sono molto importanti per gli studi di sieroprevalenza, ovvero per capire lo stato di diffusione del virus in specifici gruppi a rischio (es. operatori sanitari, residenze assistite, comunità, carceri, etc.), oppure per valutare lo stato di immunizzazione della popo-
lazione in previsione della riapertura delle attività lavorative e sociali; e infine potrebbero essere utili per valutare l’efficacia dei vaccini.Ad oggi, sono disponibili due tipi principali di test sierologici, i test convenzionali e i test cosiddetti “rapidi”. I primi richiedono alcune ore per essere effettuati, devono essere eseguiti in laboratori dotati di attrezzature complesse, con personale esperto, e forniscono risultati di tipo sia qualitativo (presenza o meno degli anticorpi) che quantitativo (titolo anticorpale). Utilizzando tecniche di virologia classica, che prevedono l’utilizzo di colture virali come la “sieroneutraliz-
zazione”, questi test riescono inoltre a misurare il potere protettivo degli anticorpi.I test rapidi si basano invece su dispositivi di semplice utilizzo, che possono essere utilizzati anche al di fuori dei laboratori, ed hanno tempi medi di risposta di circa 15 minuti: sul dispositivo viene de- positata una goccia di sangue o di siero/plasma, e la presenza di anti- corpi viene visualizzata mediante la comparsa di una banda colorata o di un segnale fluorescente che viene letto con un piccolo apparec-
chio di rilevazione. Questi test rapidi, proprio per le loro caratteristiche tecniche, sono solamente qualitativi, cioè rilevano soltanto la presenza degli anticorpi, ma non in quale quantità e con quale capacità protettiva. Sul mercato sono presenti numerosi test sierologici sia classici che rapidi, anche dotati di marchio CE. Ad oggi mancano però studi di comparazione e validazione clinica, e i dati disponibili indicano una certa variabilità dei risultati tra i differenti sistemi. Questo fa si che, benché vi siano correlazioni fra i vari test, i risultati ottenuti con un metodo non sono sovrapponibili con i risultati ottenuti con altri metodi. L’OMS attualmente non raccomanda l’utilizzo di test diagnostici rapidi per la rilevazione di anticorpi nell’assistenza ai pazienti, ma raccomanda la prosecuzione delle ricerche in questo campo per la sorveglianza delle malattie e per la ricerca epidemiologica. (fonte Spallanzani)

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Nuovo test rapido in grado di individuare la positività all’infezione da Sars-CoV-2.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Il “Daily Tampon”, o tampone giornaliero, è stato realizzato dall’azienda Allum di Merate (Lecco), in collaborazione con l’Università degli Studi del Sannio.Il commento di Floriano Panza – candidato alle prossime elezioni regionali, in programma il 20 e 21 settembre, con la lista Fare Democratico-Popolari – dopo l’incontro con il Magnifico Rettore sannita, Gerardo Canfora.”Congratulazioni al Magnifico Rettore, Gerardo Canfora, al professore di genetica Pasquale Vito, presidente spin-off universitario Genus Biotech, e a Stefania Magni dell’azienda Allum, che hanno sviluppato un nuovo test salivare per individuare la positività all’infezione Covid. Un risultato prestigioso che ci rende una volta di più orgogliosi del nostro Ateneo.
I talenti sanniti sono una preziosa risorsa da valorizzare e dobbiamo creare le condizioni per consentirgli di restare nel Sannio. Queste sono le sinergie che dobbiamo promuovere ed incentivare ad ogni livello, e che dimostrano quali obiettivi possiamo raggiungere quando università, territorio ed imprese riescono a fare rete”.

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Per prevenire il deficit di vitamina D

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Controllare il livello della vitamina D (25-OH) nel sangue e, in caso di carenza, provvedere alla prescrizione medica per una corretta integrazione, soprattutto nel periodo invernale, o, comunque, se non si ha un’esposizione al sole costante.
Fare una passeggiata tutti i giorni al sole affinché la vitamina D si attivi. Esporsi alla luce solare, non filtrata da vetri, con la maggior superficie del corpo possibile, per un periodo variabile in base al proprio fototipo, circa 10-15 minuti al giorno in estate e 20-30 minuti in inverno, tra le 11 e le 15 quando i raggi UV sono più attivi.
Consumare due porzioni di latticini al giorno, come latte o yogurt, anche parzialmente scremati, a colazione o a merenda e aggiungere un cucchiaio di formaggio grattugiato sui primi piatti o sulla verdura cotta. Chi non tollera il lattosio, può utilizzare latte delattosato e Grana Padano DOP perché privo di lattosio.
Due volte alla settimana consumare il formaggio stagionato, per esempio, due porzioni (50g) di Grana Padano DOP o fresco, in sostituzione del secondo piatto o 2 uova.
Mangiare ogni settimana 3 porzioni di pesce, variando le qualità, i pesci più grassi come salmone, sgombro, alici, tonno, trota, anguilla, etc., sono più ricchi di vitamina D.
Consumare due o tre uova a settimana, sode o cotte in padella antiaderente (anche strapazzate o in frittata) una volta a settimana un primo di pasta all’uovo.
Per migliorarne l’assorbimento, essendo una vitamina liposolubile, è bene condire le pietanze con un cucchiaio di olio extravergine d’oliva a crudo. Si può utilizzare con moderazione il burro crudo che apporta buone quantità di vitamina D.
Limitare il consumo di caffeina che potrebbe ridurre l’assorbimento di vitamina D.
Mantenere un BMI compreso tra 18,5 e 24,9, per evitare che la vitamina D venga sequestrata dalla massa grassa dell’organismo.

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Ka carenza di vitamina D nei pazienti con malattia di Parkinson peggiora le funzioni cognitive

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Desenzano del Garda, Brescia. Gli over 65 nel nostro Paese sono quasi 14 milioni, di cui 7 milioni hanno più di 75 anni e sono più a rischio di malattie neurodegenerative, decadimento cognitivo e infezioni, come ha dimostrato la recente pandemia Covid19, dove lo stato nutrizionale ha certamente avuto un ruolo importante.Per questo i ricercatori dell’Associazione Brain and Malnutrition (B&M) hanno voluto indagare sulle abitudini alimentari e lo stile di vita di un gruppo d’anziani affetti da Parkinson, verificare il livello di nutrizione e in particolare di vitamina D, di cui molteplici studi hanno messo in evidenza il ruolo centrale in molte funzioni dell’organismo.B&M, in collaborazione con l’Osservatorio Grana Padano (OGP) ha valutato i livelli di vitamina D (sierici D-25OH) in 500 pazienti età media 70 anni, 68 % maschi e 32% femmine, provenienti da tutte le regioni d’Italia affetti da malattia di Parkinson e un piccolo gruppo controllo (100 pazienti) selezionati tra gli accompagnatori. Sono stati raccolti i dati anagrafici e demografici e rilevati i dati antropometrici (peso, altezza, l’indice di massa corporea BMI).È stato utilizzato un questionario sulle abitudini alimentari Food Frequency FFQ tramite il software online dell’Osservatorio Grana Padano (vedi scheda di seguito). Il FFQ semi-quantitativo di 66 elementi utilizza le tabelle di composizione alimentare italiana per stimare l’assunzione giornaliera di calorie, macronutrienti, micronutrienti e fluidi. Pazienti e operatori sanitari sono stati intervistati da dietologi. È stato inoltre chiesto al paziente il tempo medio trascorso a settimana all’aperto, con esposizione diretta alla luce solare, essendo l’esposizione al sole il modo migliore per produrre la vitamina D endogena.
È stato riscontrato uno stato di carenza (25 (OH) D <20 ng/ml) nel 65,6% dei pazienti, mentre il 26,6% ha trovato livelli insufficienti (20-30 ng/mL). I pazienti carenti di vitamina D sono correlati da una malattia più grave, sintomi clinici peggiori e maggiore compromissione delle funzioni cognitive globali.“Possiamo più facilmente sostenere che i bassi livelli di vitamina D hanno un impatto negativo sulle caratteristiche cliniche della malattia di Parkinson – ha commentato La Dott.ssa Michela Barichella Presidente di B&M Association e membro del Comitato scientifico OGP – saranno necessari ulteriori studi interventistici per valutare i potenziali benefici sulla progressione della malattia del miglioramento dello stato cognitivo, possiamo però affermare che la vitamina D è un fattore determinante non solo per l’apparato muscolo scheletrico, ma anche per le malattie neurodegenerative e per la riduzione delle infezioni”.
Infatti, è riconosciuto a livello internazionale un ruolo importante alla vitamina D: in molteplici situazioni la vitamina D ha dimostrato di essere qualcosa di più di una semplice vitamina liposolubile che si accumula nell’organismo. La sua particolare struttura e le sue capacità la rendono una sostanza essenziale, un ormone a tutti gli effetti.
Diversi studi epidemiologici e sperimentali suggeriscono una correlazione tra ridotto apporto di vitamina D maggior suscettibilità nei confronti delle infezioni, una maggiore predisposizione alle malattie autoimmuni e a quelle neurodegenerative come l’Alzheimer ed il Parkinson.Proprio per questo motivo in previsione dell’arrivo delle stagioni meno soleggiate gli esperti dell’Osservatorio hanno stilato i consigli specifici, in particolare per gli anziani, per affrontare meglio l’inverno e migliorare le proprie difese immunitarie.

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Il SARS-CoV-2 si riproduce in maniera differenziata nelle alte e nelle basse vie respiratorie

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Il SARS-CoV-2 si riproduce in maniera differenziata nelle alte e nelle basse vie respiratorie. È quanto emerge da una ricerca condotta dal laboratorio di Virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive ”Lazzaro Spallanzani”, diretto da Maria Rosaria Capobianchi, in collaborazione con il laboratorio di virologia del Policlinico San Matteo di Pavia, diretto da Fausto Baldanti, e con l’Università degli Studi di Pavia. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista Microorganisms, apre nuove prospettive di ricerca per la comprensione della patogenesi di COVID-19. La ricerca è stata condotta su sei pazienti ricoverati in terapia intensiva, per i quali sono stati analizzati tredici campioni delle basse e delle alte vie respiratorie, effettuando il sequenziamento genomico dei virus in essi contenuti alla ricerca delle quasispecie, ovvero di varianti minoritarie (inferiori al 50%) del virus all’interno dello stesso campione. I risultati hanno evidenziato che per ciascuno dei pazienti osservati il SARS-CoV-2 mostrava eterogeneità genetica nelle secrezioni respiratorie del tratto respiratorio superiore rispetto a quello inferiore, nonché nei modelli di replicazione delle quasispecie, come era stato già riscontrato in precedenza per i virus SARS-CoV e MERS-CoV. L’ambiente nel quale il virus si replica potrebbe quindi influenzare lo sviluppo di eventuali mutazioni.Si tratta di un primo risultato di estremo interesse scientifico anche se, a causa del limitato numero di pazienti inclusi nell’analisi, saranno necessari ulteriori approfondimenti; i risultati di questo studio costituiscono quindi un importante punto di partenza per l’analisi dei modelli che questo virus utilizza per replicarsi all’interno dell’ospite umano, e indicano la necessità di proseguire il monitoraggio del virus attraverso i sequenziamenti genomici, attraverso i quali si può ottenere una migliore comprensione delle interazioni tra ospite e patogeno e modulare in questo modo la progettazione di farmaci e vaccini.
Martina Rueca et al. Compartmentalized Replication of SARS-Cov-2 in Upper vs. Lower Respiratory Tract Assessed by Whole Genome Quasispecies Analysis. Microorganisms, 2020;8(9):E1302. https://www.doi.org/10.3390/microorganisms8091302 Salvatore Curiale Science communicator Spallanzani

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Coronavirus: occorre informare, invece di nascondere

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Il Piano sanitario emergenziale per il Coronavirus, varato a gennaio scorso, fu secretato, cioè nascosto nei cassetti. Pochi giorni dopo fu proclamato lo Stato di emergenza.La domanda sorge spontanea: perché il Governo proclama lo Stato di emergenza senza informare del Piano sanitario? Perché un’organizzazione, la Fondazione Einaudi, è dovuta ricorrere alla magistratura per costringere il Governo a rendere pubblici i verbali del Comitato tecnico scientifico sul Coronavirus?Abbiamo sentito giustificazioni del tipo: non volevamo allarmare la popolazione. Ma è proprio la non conoscenza che aumenta i timori. Come non capirlo?La conoscenza del problema avrebbe consentito la predisposizione di programmi comprensibili e accettabili, invece, si è scelto di ricorrere a piani emergenziali dei quali non si capiva la necessità.Trasparenza e conoscenza consentirebbero di affrontare i problemi e trovare soluzioni, in particolare per quello che è un appuntamento ineludibile: l’anno scolastico.L’apertura deve fare i conti con una serie di problemi: l’agibilità delle aule, il trasporto pubblico e le misure da adottare in caso di infezioni.Si potevano programmare per tempo le azioni da svolgere, perlomeno dal 31 gennaio scorso, quando è stato decretato lo Stato di emergenza; sono passati sette mesi durante i quali poco o nulla è stato fatto. Ricordiamo che il bando per banchi scolastici è stato varato i primi di agosto, a poche settimane dalla apertura delle scuole.
Con questi problemi, con la tragedia provocata dal virus e la drammatica situazione economica, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina (M5S), è riuscita a dichiarare: stiamo per scrivere un nuovo capitolo della Storia.La realtà sfugge. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Carcinoma polmonare a piccole cellule

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

La Commissione Europea ha approvato durvalumab per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC) in stadio esteso in combinazione con la chemioterapia (etoposide associato a cisplatino o carboplatino a scelta del clinico).L’approvazione della Commissione Europea si basa sui risultati positivi dello studio di Fase III CASPIAN, nel quale durvalumab in combinazione con la chemioterapia ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza globale (OS) statisticamente e clinicamente significativo nel trattamento di prima linea dei pazienti con microcitoma esteso.La Dr.ssa Marina Chiara Garassino, Responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano ha commentato: “Il carcinoma del polmone a piccole cellule è una forma molto aggressiva, che tende inizialmente a ridursi bene con la chemioterapia, ma poi a ricrescere nuovamente. Negli ultimi trent’anni sono stati moltissimi i farmaci sperimentati per migliorare la sopravvivenza di questi pazienti, ma ad oggi solo l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia si è dimostrata capace di questo miglioramento. Questa approvazione europea rende possibile la somministrazione di durvalumab in associazione a diversi schemi di chemioterapia, sia cisplatino sia carboplatino, e rappresenta un’ottima notizia per i pazienti affetti da questa patologia, che hanno a disposizione una nuova arma terapeutica per migliorare la loro sopravvivenza”.Nel giugno 2019, lo studio CASPIAN aveva raggiunto l’endpoint primario di OS nel braccio di trattamento con durvalumab in combinazione con la chemioterapia, mostrando una riduzione del rischio di morte del 27% rispetto alla sola chemioterapia (sulla base di un Hazard Ratio [HR] di 0,73; intervallo di confidenza al 95% [CI] 0,59-0,91; p = 0,0047), con una OS mediana di 13,0 mesi rispetto a 10,3 mesi per la sola chemioterapia. Questi dati sono stati pubblicati su The Lancet sempre nel 2019. I dati hanno anche mostrato un aumento del tasso di risposta obiettiva confermato per durvalumab in aggiunta alla chemioterapia (68% contro 58% per la sola chemioterapia) e come durvalumab aggiunto alla chemioterapia ritardi il tempo di peggioramento dei sintomi della malattia.I dati recentemente presentati nell’ambito del congresso dell’American Society of Clinical Oncology, con un follow-up mediano di oltre due anni, hanno confermato una sostenuta efficacia di durvalumab combinato alla chemioterapia (OS HR: 0,75; 95% CI 0,62-0,91; p nominale = 0,0032), con OS mediana di 12,9 mesi contro 10,5 mesi per la sola chemioterapia. La sicurezza e la tollerabilità di durvalumab combinato alla chemioterapia sono risultate coerenti con il profilo di sicurezza noto di questa molecola.Lo studio CASPIAN prevedeva la somministrazione di una dose fissa di durvalumab (1500 mg) in combinazione con la chemioterapia ogni tre settimane per quattro cicli, seguita da una somministrazione ogni quattro settimane fino alla progressione della malattia.Durvalumab in combinazione con platino (carboplatino o cisplatino) ed etoposide aveva già ottenuto l’approvazione delle Autorità Regolatorie di Stati Uniti, Giappone e molti altri Paesi per il trattamento in prima linea dello SCLC in stadio esteso.Nell’ambito di un ampio programma di sviluppo clinico, la molecola è al momento in sperimentazione anche nel trattamento dei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio limitato, a seguito di chemio-radioterapia concomitante (studio di fase III ADRIATIC)
Il carcinoma polmonare è la principale causa di morte per cancro tra uomini e donne e rappresenta circa un quinto di tutti i decessi per cancro. Il carcinoma polmonare può essere classificato come NSCLC (tumore del polmone non a piccole cellule) e SCLC (tumore del polmone a piccole cellule), dove lo SCLC rappresenta circa il 15% dei casi. Lo SCLC è una forma altamente aggressiva e a crescita rapida di carcinoma polmonare che in genere si ripresenta e progredisce rapidamente nonostante la risposta iniziale alla chemioterapia. A circa due terzi dei pazienti con SCLC viene diagnosticata una malattia a stadio esteso, in cui il tumore si è diffuso ampiamente attraverso il polmone o in altre parti del corpo. La prognosi è particolarmente infausta, poiché solo il 6% di tutti i pazienti con SCLC sarà in vita cinque anni dopo la diagnosi.

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Leucemie: nasce il primo Centro in Italia per lo studio della predisposizione genetica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Un tassello importante per offrire le migliori opportunità di diagnosi e cura ai pazienti con leucemia, migliorando terapie, dosi e, soprattutto, accesso al trapianto, che ad oggi rappresenta l’unica cura definitiva contro la malattia. Con questi obiettivi nasce in Humanitas il primo centro italiano per lo studio della predisposizione genetica alle leucemie acute e croniche, in cui genetisti, ematologi, biologi molecolari e dermatologi lavorano insieme per una gestione a 360° dei pazienti.Numerose evidenze scientifiche registrate negli ultimi 5 anni, infatti, hanno dimostrato che mutazioni geniche ereditarie, ovvero presenti dalla nascita, fino a poco tempo fa considerate estremamente rare nelle leucemie, sono invece presenti fino al 10-15% dei casi (soprattutto in soggetti giovani, di età inferiore ai 50 anni). Questo ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a definire nel 2016 una nuova categoria clinica denominata “leucemie associate a predisposizione genetica ereditaria”.
L’apertura di questo Centro rappresenta un esempio concreto di come gli sforzi della ricerca possano ricadere efficacemente nella pratica clinica quotidiana a vantaggio del paziente.Il percorso prevede un primo incontro informativo sul test da effettuare e sulle possibili implicazioni dei risultati rispetto alla terapia per la leucemia. Il test viene eseguito in modo totalmente non invasivo, su un campione di sangue venoso e contemporaneamente su cellule della cute. Grazie alle tecniche di sequenziamento del DNA di nuova generazione (Next Generation Sequencing, NGS) vengono quindi studiate le mutazioni a carico di 106 geni noti per essere implicati nella predisposizione ereditaria alle leucemie. “Le leucemie acute e croniche con base genetica rappresentano il modello di riferimento per lo studio della predisposizione ai tumori del sangue. La percentuale di mutazioni genetiche associate allo sviluppo di leucemie potrebbe essere più estesa del 10-15% ad oggi noto. Per questo è necessario sviluppare tecniche diagnostiche che, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, consentano di ampliare la conoscenza in questo settore” – conclude il prof Matteo Della Porta. Il 40% della predisposizione genetica avviene nella fascia di età anziana dove ci si aspetta lo sviluppo spontaneo della malattia. Questa predisposizione è solo il primo step della trasformazione. Per questo è opportuno fare una distinzione tra i pazienti che hanno una predisposizione fin dalla nascita e quelli che sviluppano la malattia da adulti.

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