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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Come gestire le malattie cardiovascolari rare e di origine genetica

Posted by fidest press agency su martedì, 25 aprile 2017

ateneSi svolge ad Atene dal 27 al 29 aprile 2017 l’incontro dal titolo “International Training Course on Rare & Inherited Cardiovascular Disease”, dedicato alle malattie cardiovascolari rare e di origine genetica.Si calcola che le malattie rare siano tra sei e ottomila e che una persona su diciassette viene colpita da un a malattia rara nella sua vita. Tra esse le condizioni cardiologiche includono patologie elettriche, strutturali e vascolari che interessano una persona ogni 240 in Europa. Inoltre, numerose malattie rare metaboliche e neurologiche sono caratterizzate da un coinvolgimento cardiovascolare che può rappresentare la causa principale di disabilità e peggioramento nella qualità di vita. Nonostante questi dati, le malattie rare sono poco diagnosticate, o individuate con ritardo, e contro di esse sono poche le terapie disponibili. L’obiettivo del meeting di Atene è di migliorare le conoscenze e l’esperienza dei cardiologi nella gestione delle malattie cardiovascolari rare e genetiche, nella prospettiva di una futura evoluzione della medicina rivolta alla personalizzazione delle cure.
Sede del meeting è l’Exibition Hall dello Zappeion, edificio che ospitò la prima Olimpiade moderna, tenutasi ad Atene nel 1896.

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Valorizzare maggiormente il ruolo e le funzioni del pediatra di famiglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

sorrentoSorrento. “Per garantire a tutti i bambini e adolescenti italiani la migliore assistenza sanitaria è necessario valorizzare maggiormente il ruolo e le funzioni del pediatra di famiglia. Non c’è bisogno di una riorganizzazione della rete assistenziale, è sufficiente dare maggiore peso e certezza operativa al lavoro di migliaia di professionisti che sono presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale. Inoltre chiediamo alle Istituzioni più investimenti e risorse per la formazione degli specialisti”. E’ quanto afferma il dott. Giampietro Chiamenti Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) in occasione dell’apertura del 43° Congresso Nazionale della Federazione. L’evento vede riuniti a Sorrento fino a martedì delegati di tutte le province italiane. “Un altro aspetto sul quale possiamo contare di più è quello della prevenzione – prosegue il dott. Chiamenti -. Proprio a partire dall’infanzia, e dai primi anni dell’adolescenza, troppi italiani iniziano a seguire stili di vita non corretti. Un bambino su tre è obeso o in sovrappeso, il 16% invece è completamente sedentario e il 13% dei 15enni fuma regolarmente tutti i giorni. Esiste poi il sempre più delicato e controverso tema delle vaccinazioni. Per diverse gravi patologie infettive le percentuali di immunizzazione, in età pediatrica, sono scese sotto la soglia limite di sicurezza del 95%. Anche per questo, di recente, le autorità sanitarie federali statunitensi hanno inserito l’Italia nell’elenco dei Paesi “a rischio salute” per il morbillo. Grazie al rapporto di fiducia che abbiamo instaurato con i genitori italiani la figura del pediatria di famiglia può favorire una corretta cultura della salute e dare il suo contributo per contrastare la sempre crescente diffidenza verso i vaccini. Attualmente però solo in Toscana i pediatri possono eseguire direttamente l’intero calendario vaccinale presso i loro ambulatori”. La regionalizzazione dell’assistenza sanitaria ai giovanissimi è uno degli altri temi al centro del Congresso di Sorrento. “In un Paese che si sta sempre più impoverendo tutte le famiglie devono avere sempre a disposizione un professionista che possa dare assistenza qualificata a bambini e adolescenti – aggiunge il Presidente FIMP -. L’universalità del nostro sistema sanitario è per noi un valore imprescindibile e va difeso assicurando oggi pari opportunità di offerta assistenziale e di presa in carico di ogni bambino che dovrebbe diventare un adulto sano domani”. Al congresso di Sorrento partecipano alcuni esponenti delle istituzioni medico-sanitarie italiane, di altre sigle sindacali e rappresentati di associazioni di cittadini. Oggi pomeriggio sarà presentato un sodalizio che la FIMP ha avviato con ANTER, un’associazione di famiglie per la difesa dell’ambiente e della salute dei bambini residenti nel nostro Paese.

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Aumenta il consumo occasionale di alcol

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

istatNel 2016, certifica l’Istat, aumentano il consumo occasionale di alcol (dal 38,8% del 2006 al 43,3% del 2016) e il consumo lontano dai pasti (dal 26,1% al 29,2%). A eccedere più frequentemente sono gli over 65, i giovani di 18-24 anni e gli adolescenti di 11-17 anni. La popolazione giovane è quella più a rischio per il binge drinking, ovvero consumare 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione.
Una tendenza rilevata anche in provincia di Bergamo: lo studio ESPAD commissionato da ATS Bergamo all’IFC-CNR di Pisa con la collaborazione del suo Osservatorio Dipendenze, mostra come tra i 15 e i 19 anni diminuisca in generale il consumo di alcol (dall’82% del 2011 al 79% del 2016), ma aumenti il consumo fuori pasto e occasionale, anche tra minorenni. L’86,2% degli studenti ha assunto bevande alcoliche almeno una volta nella vita, il 54,8% dei minorenni ha consumato alcol negli ultimi 30 giorni e il 4,5% lo ha fatto frequentemente nel 2016 (20 o più volte). Il 42,5% degli studenti della provincia ha riferito di aver bevuto alcolici al punto di camminare barcollando, di non riuscire a parlare correttamente, di vomitare e/o di aver dimenticare l’accaduto.
Dati sui quali ATS Bergamo invita a riflettere anche grazie alle numerose iniziative organizzate in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2017, del “National Alcohol Screening Day”, e più in generale del mese di aprile, interamente dedicato alle tematiche alcol-correlate. In particolare, ATS Bergamo continuerà a monitorare i comportamenti di consumo di alcol tra adolescenti e giovani, rafforzando la collaborazione con i gestori dei locali e promuovendo specifici programmi informativi. Proseguiranno, infatti, i progetti di prevenzione nelle scuole che complessivamente coinvolgono in quest’anno scolastico, 72 Istituti scolastici, più di 500 docenti e oltre 14.000 studenti, e nei luoghi del divertimento serale e notturno saranno rafforzate le iniziative promosse dal Tavolo provinciale Notti in Sicurezza, come “SAFE DRIVER”, interventi finalizzati a promuovere la pratica dell’autista designato.

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Tumori urologici

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

La prostataA Napoli il XXVII Congresso Nazionale SIUrO con più di 600 esperti. Cresce nel nostro Paese il numero di pazienti con una diagnosi di tumore urologico. Sono oltre 780mila gli italiani che stanno lottando o hanno sconfitto un carcinoma della prostata (398mila), della vescica (253mila), del rene (97mila) e del testicolo (38mila). Erano “solo” poco più di 560mila nel 2012. Un “esercito” di persone alle quali diventa urgente garantire non solo cure efficaci ma anche una buona qualità di vita durante e soprattutto dopo la malattia. A questo tema è dedicato il XXVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) che vede riuniti a Napoli, fino a sabato, oltre 600 esperti da tutta la Penisola. “Curare la malattia e restare in vita è spesso il pensiero dominante di molti nostri pazienti – afferma il prof. Riccardo Valdagni Presidente Nazionale della SIUrO -. Si tratta di una preoccupazione più che legittima che però spesso lascia poco spazio per considerare gli effetti collaterali di alcune terapie. Oppure per valutare i reali rischi e benefici delle cure. Oggi grazie all’innovazione medico-scientifica le neoplasie genito-urinarie sono sempre più delle patologie croniche. Quindi è necessario spostare l’attenzione dall’urgenza della cura dell’organo malato alla presa in carico della persona a 360°. Un’esperienza come il cancro implica, infatti, anche tutta una serie di fattori fisiologi, psico-emozionali, sociali che non possono essere sottovalutati. La scelta del tipo di trattamento deve quindi anche contemplare aspetti non secondari come la salvaguardia della fertilità, il ritorno all’attività sessuale dopo il tumore e il reinserimento del paziente nel mondo del lavoro”. A Napoli vengono discusse inoltre le nuove terapie e gli ultimi risultati della ricerca clinica. “Negli ultimi anni – aggiunge il prof. Sergio Bracarda Vicepresidente Nazionale della SIUrO – gli specialisti hanno a disposizione un’ulteriore arma contro queste forme di cancro: l’immuno-oncologia. E’ una terapia che si affianca a quelle tradizionali come chirurgia, radioterapia e chemioterapia. Stimola il nostro sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali attraverso l’utilizzo di anticorpi monoclonali. Ha dimostrato di essere particolarmente efficace e di aumentare la sopravvivenza globale dei pazienti colpiti da carcinoma del rene ed è inoltre mediamente ben tollerata. Sono allo studio o in fase di approvazione anche nuovi farmaci per il trattamento del tumore della vescica e della prostata”. “Le neoplasie urologiche rappresentano il 20% di tutte le nuove diagnosi di cancro registrate in Italia – sottolinea il prof. Giario Conti Segretario Nazionale della SIUrO -. Si tratta di malattie che per essere affrontate nel modo migliore richiedono le competenze di diversi specialisti clinici come oncologi, urologi, radioterapisti, patologi ma anche esperti di riabilitazione, psicologi e assistenti sociali. La nostra Società Scientifica è nata proprio per incrementare la collaborazione tra queste diverse figure professionali e per promuovere la gestione multidisciplinare del paziente oncologico. In questo modo è possibile favorire l’appropriatezza diagnostica e terapeutica-osservazionale, facilitare l’accesso alle cure disponibili, migliorare la qualità di vita dei pazienti e di conseguenza ottimizzare anche l’utilizzo delle risorse del nostro servizio sanitario nazionale”. In Italia i dati sulla sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di un tumore genito-urinario sono più alti rispetto alla media europea. Questo vale per il carcinoma della vescica (78% e 68%); del rene (67% e 60%) e della prostata (88% e 83%). “Sono numeri incoraggianti che dimostrano l’ottimo livello di assistenza che il nostro sistema sanitario nazionale riesce a garantire ai pazienti – sostiene il prof. Valdagni -. L’Italia è all’avanguardia in Europa anche per quel che riguarda la sorveglianza attiva nel tumore della prostata. Questa patologia oncologica presenta un’alta incidenza e ogni anno fa registrare oltre 35mila nuovi casi. Circa 10mila di queste neoplasie sono però poco aggressive e di dimensioni ridotte. Possiamo quindi monitorarle attraverso esami specifici e controlli periodici invece di ricorrere a terapie radicali e invasive. Un recente studio, tutto italiano, promosso dall’Istituto dei Tumori di Milano con la collaborazione di otto Registri Tumori nazionali, ha dimostrato come il test del PSA, se da un lato concorre a individuare molti tumori indolenti che non devono essere trattati ma solo sorvegliati, dall’altra può individuare anticipatamente una percentuale significativa di tumori potenzialmente letali. E per questi tumori aggressivi la diagnosi precoce con il PSA ha migliorato significativamente la guarigione dei nostri pazienti”.
“Otto pazienti su dieci riescono ormai a sconfiggere la malattia – aggiunge il prof. Conti -. Tuttavia resta ancora molta strada da percorrere soprattutto per quanto riguarda la prevenzione primaria e secondaria. La metà delle neoplasie del tratto urinario sono causate dal fumo di sigaretta. Sedentarietà e dieta ricca di grassi sono importanti fattori di rischio che aumentano la possibilità di insorgenza di un tumore del rene o della prostata. Per quanto riguarda invece il carcinoma del testicolo ancora pochi giovani si sottopongono regolarmente a visite di controllo in grado di diagnosticarlo in fase precoce. Quindi stili di vita sani e controlli regolari sono da promuovere tra tutta la popolazione”.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

senato-della-repubblica[1]Roma, 27 aprile 2017 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 130mila nel 2016. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti.
Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.

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Gazebo per le demenze di genere

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

Ministero saluteRoma sabato 22 aprile, la Società Italiana di Neurologia (SIN) e l’Associazione Autonoma aderente alla SIN per le demenze (SINdem) allestiranno un gazebo informativo presso il Ministero della Salute di Via Giorgio Ribotta, 5 per sensibilizzare e informare le donne sui progressi della medicina di genere nella cura delle patologie neurologiche.
Studi epidemiologici dimostrano che alcune malattie del Sistema Nervoso come la demenza di Alzheimer, la sclerosi multipla, l’emorragia subaracnoidea, la cefalea e la miastenia colpiscono più frequentemente le donne rispetto agli uomini.Negli ultimi anni i neurologi sono particolarmente impegnati nello sviluppo di approcci innovativi alla medicina di genere e in occasione della Giornata Nazionale della Salute della Donna la Società Italiana di Neurologia (SIN) e l’Associazione autonoma della SIN per le demenze (SINdem) si schierano in prima fila accanto al Ministero della Salute per sensibilizzare e promuovere i progressi della ricerca scientifica per la cura delle malattie neurologiche che interessano elettivamente il genere femminile.“Nella medicina di genere – afferma il Prof. Leandro Provinciali, Presidente della Società Italiana di Neurologia – l’approccio diagnostico e terapeutico alle malattie del Sistema Nervoso tiene conto dei molteplici aspetti clinici, biologici, sociali ed etici che hanno espressioni diverse nel sesso femminile rispetto a quello maschile. Lo scopo principale di tale impegno è quello di realizzare una medicina di precisione che sia calibrata e personalizzata sulle caratteristiche specifiche di ogni individuo, a partire dal genere”.
Le tematiche di maggior rilievo nelle malattie neurologiche che colpiscono le donne sono rappresentate dal contenimento del rischio di malattie acute e dalla corretta assistenza alle malattie croniche, dalla valutazione dell’influenza ormonale e della terapia contraccettiva, dalla pianificazione della gravidanza e del parto, dall’uso di farmaci potenzialmente dannosi in gravidanza e durante l’allattamento, dalla gestione della menopausa e dallo sviluppo di efficaci strategie di prevenzione primaria e secondaria.
“La Malattia di Alzheimer rappresenta la più comune causa di demenza nella popolazione anziana dei paesi occidentali – dichiara il Prof. Stefano Cappa, Presidente SINdem – e interessa maggiormente le donne: la prevalenza nel sesso femminile è il triplo rispetto a quella maschile, una differenza solo in parte spiegata dalla maggiore longevità femminile. Alcuni studi ipotizzano che la menopausa costituisca un fattore di rischio per lo sviluppo dell’Alzheimer a causa della mancata produzione di estrogeni ma, sebbene studi su animali suggeriscano un effetto protettivo degli estrogeni, non è stata dimostrata una relazione causale tra menopausa e demenza”.

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I cittadini europei e le minacce pandemiche

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

parlamento europeoIl progetto ASSET, Action plan in Science in Society in Epidemics and Total pandemics, finanziato dall’Unione Europea, presenterà il 26 aprile al Parlamento Europeo un rapporto che include i risultati delle consultazioni di cittadini che ha organizzato in otto paesi. Scopo di queste consultazioni era il coinvolgimento dei cittadini stessi nella risposta alle crisi causate dall’emergere di epidemie e pandemie. Oltre all’Italia, gli altri paesi coinvolti sono Bulgaria, Danimarca, Francia, Irlanda, Romania, Norvegia e Svizzera.I risultati delle consultazioni contengono una serie di raccomandazioni, basate sugli spunti ricevuti dai 400 partecipanti, indirizzate a politici e decisori europei. Alcune di queste raccomandazioni riguardano una comunicazione del rischio più chiara e trasparente, che consenta di ristabilire un certo livello di fiducia verso le istituzioni sanitarie. Altre riguardano la necessità di far prevalere gli interessi di salute pubblica sulla libertà individuale in situazioni di emergenza. Alle istituzioni sanitarie pubbliche viene inoltre richiesto di investire di più nella raccolta di suggerimenti e contributi da parte dei cittadini sulla gestione della risposta a epidemie e pandemie.Dalle consultazioni è emerso che più dell’82% dei partecipanti ritiene che i servizi pubblici come scuole e uffici debbano venir chiusi in caso di pandemie. I più convinti su questo fronte sono risultati essere i danesi, con il 93% di consensi a riguardo.
Il 69% dei partecipanti pensa che grandi eventi internazionali come le Olimpiadi dovrebbero venir cancellati in caso di pandemie come l’influenza A(H1N1) del 2009, Ebola e Zika. Su questo tema, i cittadini italiani si sono rivelati in linea con la media europea (68%).È anche interessante sottolineare il consenso sull’obbligatorietà del vaccino contro l’influenza per gli operatori sanitari in caso di epidemie e pandemie; una procedura necessaria, secondo l’85% dei partecipanti.I cittadini italiani sono i meno soddisfatti in Europa delle informazioni ricevute dalle autorità sanitarie nel corso di epidemie come quella recente di ZikaDurante le consultazioni, ai cittadini partecipanti è stato chiesto se fossero soddisfatti delle informazioni ricevute dalle istituzioni sanitarie pubbliche. In media, solo il 29% ha risposto positivamente. Una percentuale che scende al 12% per l’Italia, la più bassa fra gli otto paesi coinvolti. I più soddisfatti si sono rivelati essere i danesi (48%) e i norvegesi (64%).Secondo i partecipanti, le informazioni considerate più utili in caso di epidemie o pandemie sono le raccomandazioni sul cosa fare (67% in media, 70% per gli italiani) e sulle vie di trasmissione delle malattie (19% in media, 8% fra gli italiani). Un’altra informazione considerata importante per i partecipanti italiani è sapere dove procurarsi le medicine (8%). L’auspicio dei membri del progetto ASSET è che questi risultati vengano considerati nello sviluppo delle future strategie di comunicazione in caso di epidemie e pandemie.I cittadini coinvolti ritengono che l’onestà e una comunicazione efficiente siano necessarie per aumentare la fiducia nelle istituzioni pubbliche, indipendentemente dalla gravità delle circostanze sanitarie, e che sia un loro diritto conoscere in maniera accurata la situazione.Un altro tema affrontato nel corso delle consultazioni è stato quello delle fonti tramite le quali i cittadini europei acquisiscono informazioni, in particolare nel contesto della recente epidemia di Zika.La media dei risultati mostra una chiara preferenza per i medici di base, considerati la prima fonte di informazioni dal 58% dei partecipanti italiani, che invece sembrano attribuire meno fiducia a internet (29%). È interessante notare come la situazione cambi nei paesi del nord Europa: il 34% dei danesi preferisce le informazioni provenienti dai medici di base mentre il 31% preferisce quelle trovate in rete; percentuali che diventano, rispettivamente, 37% e 25% in Irlanda e 42% e 42% in Norvegia.Se si guarda alla fiducia generale, la fonte più affidabile in caso di pandemia secondo i partecipanti italiani sono le istituzioni sanitarie europee (72%), il Sistema Sanitario Nazionale (63%) e i medici di base (61%), mentre le meno affidabili sono la televisione (41%), la radio (41%), e amici e parenti (41%).

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Settimana mondiale delle immunodeficienze primitive

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

immunizationDal 22 al 29 aprile, AIP Onlus (Associazione Immunodeficienze Primitive) lancia la campagna di sensibilizzazione LeggeriSiDiventa, con l’obiettivo di far capire l’importanza della diagnosi precoce per tornare a vivere serenamente la quotidianità grazie una terapia adeguata e sostenibile.Dopo il successo della campagna 2016, principalmente dedicata ai pazienti, con la campagna LeggeriSiDiventa AIP Onlus ha voluto quest’anno rivolgersi all’intera popolazione e coinvolgerla attivamente nella diffusione dei messaggi.La campagna multichannel, che partirà dai canali social dell’Associazione, prevede infatti il lancio di un hashtag dedicato in collaborazione con la testata di libri e cultura Libreriamo: chiedendo agli utenti di condividere contenuti dalla letteratura, il cinema e la musica che hanno come tema “la leggerezza”, si incoraggerà la diffusione spontanea di messaggi sulla patologia, ampliando la portata della sensibilizzazione.
Ancora una volta al fianco di AIP Onlus, in veste di testimonial, Paolo Ruffini, protagonista di uno spot dall’ambientazione onirica che, con un testo preso in prestito da Italo Calvino e con espedienti visuali metaforici, ribadisce la possibilità di liberarsi dal peso della malattia e tornare a vivere una vita normale.
Otto o più infezioni ricorrenti nell’arco di un anno; terapia antibiotica inefficace; infezioni dell’apparato respiratorio, afte o infezioni ricorrenti; scarso aumento di peso nei bambini. Sono questi alcuni dei principali sintomi che possono portare alla diagnosi di immunodeficienza primitiva, un gruppo di malattie rare, congenite e croniche causate da alterazioni del sistema immunitario che comportano una aumentata suscettibilità alle infezioni.L’esatta incidenza globale di questo gruppo di malattie rare non è nota perché molte sono tuttora non riconosciute, e questo rende difficile la raccolta sistematica delle informazioni.È un dato di fatto tuttavia che nel corso degli ultimi 20 anni, il numero delle tipologie di immunodeficienze primitive individuate nel mondo sia cresciuto considerabilmente, ciò grazie all’avvento della genetica che ha consentito di risalire alle cause di alcune manifestazioni patologiche, e anche grazie allo studio di nuove forme di malattia comparse nel mondo.
Di alcune immunodeficienze primitive è nota e accreditata la frequenza. Ad esempio il deficit selettivo di IgA, la più frequente immunodeficienza primitiva, colpisce circa un individuo su 700. Più controversa l’incidenza delle immunodeficienze combinate gravi, stimate tra 1:10.000 e 1:100.000 sui nuovi nati.
Consultate il vostro medico se si verifica una o più di queste condizioni
Per i bambini:
1. Quattro o più otiti in un anno
2. Due o più gravi sinusiti in un anno
3. Più di due mesi di terapia antibiotica con scarso effetto
4. Più di due polmoniti in un anno
5. Scarso accrescimento staturoponderale
6. Ascessi ricorrenti della cute e di organi interni
7. Mughetto persistente o altre candidosi dopo l’età di un anno
8. Necessità di terapia antibiotica per via endovenosa per ottenere la guarigione
9. Due o più infezioni agli organi interni
10. Storia familiare di immunodeficienze primitive
Per gli adulti:
1. Più di 2 otiti in un anno
2. Più di 2 sinusiti in un anno, in paziente non allergico
3. Almeno 1 polmonite l’anno per più di 1 anno
4. Diarrea cronica con perdita di peso
5. Infezioni virali ricorrenti (raffreddore, herpes, verruche, condilomi)
6. Frequente necessità di antibiotici per via endovenosa
7. Ascessi ricorrenti della cute e degli organi interni
8. Candidasi orale o cutanea persistente
9. Infezioni da Micobatteri atipici
10. Familiarità per immunodeficienza primitiva
Le forme di immunodeficienza che si associano ad una carenza di anticorpi trovano come trattamento di elezione un apporto periodico di immunolgobuline noto anche come “terapia sostitutiva”. Le immunoglobuline possono essere somministrate sia per via endovenosa che per via sottocutanea.

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Una masterclass per approfondire le problematiche chirurgiche dell’anca

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

ancaAbano (Padova) Il prossimo 5 maggio si terrà allo Sheraton Hotel di Padova il corso avanzato di anatomia chirurgica e sulle nuove tecniche operatorie riguardanti la protesizzazione dell’anca, organizzato dal Policlinico di Abano in collaborazione con lo “Zimmer Biomet Institute”. Il dottor Sergio Candiotto, direttore del reparto ortopedico di Abano, è affiancato in questo importante evento congressuale da due docenti universitari, noti per il loro grande livello tecnico-scientifico: Raffaele De Caro e Pietro Ruggeri. Il professor Raffaele De Caro, direttore dell’Istituto di Anatomia umana dell’Università di Padova, ha messo a disposizione, inoltre, il suo laboratorio per lo studio sul cadavere dell’anatomia descrittiva e chirurgica dell’anca. Il professore Pietro Ruggeri, direttore della Clinica Ortopedica dell’Università di Padova, fra i massimi esperti internazionali di Chirurgia oncologica scheletrica, porterà invece il suo contributo in materia di protesi da grandi resezioni.Per questa occasione è stato inoltre scelto un particolare modello didattico-organizzativo, improntato sulla proiezione in sala delle riprese filmate nel laboratorio anatomico e nelle varie sale operatorie utilizzate dai relatori partecipanti al corso. Meno spazio quindi alle argomentazioni orali e più tempo e attenzione invece alle proiezioni in “relive”, in modo da permettere ai corsisti di vedere direttamente le modalità di esecuzione tecnica dei vari interventi chirurgici.«La chirurgia mini-invasiva dell’anca ha rappresentato un grande passo in avanti»: sostiene il dottor Sergio Candiotto, che da dieci anni segue con grande interesse l’evoluzione della chirurgia mini-invasiva a “risparmio dei tessuti” (la cosiddetta TSS o Tissue Sporing Surgery). I vantaggi permessi da questa innovativa tecnica (la minor sofferenza per il paziente, la più rapida ripresa funzionale e le minori perdite di sangue) rendono ampia ragione della scelta di apprendere e sviluppare le tecniche a minore aggressività chirurgica. È una tecnica però difficile, che richiede una lunga curva di apprendimento e molta applicazione pratica, ma che ha dato finora margini elevati di risultati positivi.Al Policlinico di Abano Terme viene data grande importanza a questo tipo di chirurgia, in tutte le specialità e in particolare in quella ortopedica. Lo sviluppo della chirurgia robotica, già considerevole a Abano in altri ambiti chirurgici, e la sua estensione alla chirurgia dell’anca potrà sicuramente dare un ulteriore contributo alle moderne metodiche chirurgiche mini-invasive.Il corso di aggiornamento è strutturato in tre diverse parti: due intense sessioni di lavoro dedicate alle riprese filmate degli interventi proposti dai vari relatori ed una terza destinata alla presentazione di particolari casi clinici, che saranno oggetto di esame e discussione da parte dei partecipanti al corso. La prima sessione prevede otto diverse ramificazioni: “Anatomia chirurgica” con riprese in sala anatomica sul cadavere, “Mini-invasiva anteriore diretta”, “La via anteriore in decubito laterale”, “Bikini approach”, “Approccio mini-invasivo secondo De Witte”, “Anatomia chirurgica seconda parte”, “Mini-invasiva posteriore”, “Lussazione chirurgica dell’anca secondo Ganz”. Prevista poi un’ampia discussione sulle relazioni presentate. Nel pomeriggio altri quattro ambiti di confronto: “Considerazioni di fisiopatologia nella chirurgia dell’anca”, “Artroscopia dell’anca tra possibilità e prospettive”, “Chirurgia delle grandi resezioni dell’anca”, “Chirurgia di revisione nella protesica dell’anca”. Dopo la seconda fase di discussione si passerà alla presentazione di casi clinici particolari e difficili, che permetteranno ai congressisti di analizzare approfonditamente le problematiche inerenti alle metodiche mini-invasive.

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L’epatite C è una questione prioritaria di salute pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

medicina sociale parte primaAmsterdam. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa 170 milioni le persone infette. Solo nel nostro Paese la prevalenza di individui positivi all’HCV potrebbe sfiorare il 2% della popolazione, con una stima di circa 1,2 milioni di infetti, dei quali un numero importante con infezione in atto. Sono sei i genotipi che causano l’infezione cronica. Il GT1 è il più comune in Europa, rappresentando più del 66% dei casi, e il sottotipo 1b è il più diffuso nella maggior parte dei Paesi europei, tra i quali l’Italia, dove costituisce il 51% del totale dei casi. Da qualche mese, nel nostro Paese, il Servizio Sanitario Nazionale ha a disposizione una nuova opzione terapeutica per l’eradicazione dell’epatite C: la combinazione di due antivirali diretti (DAAs), elbasvir, inibitore della proteasi NS5A del virus HCV e grazoprevir, inibitore della proteasi NS3/4A, entrambe necessarie per la replicazione virale.
Il profilo di efficacia, sicurezza e tollerabilità del farmaco è stato dimostrato in un ampio corpus di studi clinici (oltre 2000 pazienti arruolati), nel quale il tasso di Risposta Virologica Sostenuta (SVR) è sempre risultato superiore al 92%, raggiungendo anche il 100%. Un altro dato significativo emerge dallo studio sui pazienti con malattia renale avanzata o terminale, o in attesa di trapianto di rene (abstract THU-234): in questi pazienti la SVR12 viene raggiunta nel 94% dei casi.
Migliaia di pazienti con epatite C cronica sono stati coinvolti nel programma di sviluppo clinico di elbasvir/grazoprevir, sia naïve che experienced al trattamento, con e senza cirrosi, con comorbidità o coinfezioni. L’obiettivo, infatti, è l’individuazione di una risposta terapeutica per il maggior numero di persone con HCV.In questa direzione si sta muovendo la ricerca MSD, che punta a un regime semplificato a tre farmaci con una sola pillola al giorno, senza ribavirina, ridotta tossicità e minore durata di trattamento. I risultati degli studi di fase III sulla terapia MK-3682/grazoprevir/ruzasvir (abstract PS-159) saranno presentati in anteprima al congresso EASL.“Le nuove triplici combinazioni sono un ulteriore passo avanti nel trattamento dell’HCV – dichiara il prof. Antonio Craxì, Ordinario di gastroenterologia presso l’Università degli Studi di Palermo. “Gli studi disponibili sono promettenti, anche per quanto riguarda il superamento del problema delle resistenze che possono svilupparsi nei pazienti experienced e che, anche in Italia, hanno già generato un pool consistente di pazienti da ritrattare”. (n.r. La Fidest ha trattato i vari aspetti dell’epatite C nella sua annuale pubblicazione di medicina sociale di cui riportiamo il frontespizio del testo)

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Infarto del miocardio e terapie

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

infarto-miocardico-acutoIl numero magico è 600. Seicento angioplastiche coronariche primarie per milione di abitanti è, infatti, la soglia stabilita dagli esperti della comunità scientifica cardiologica internazionale per determinare se un sistema sanitario curi l’infarto del miocardio con efficacia e appropriatezza, offrendo assistenza di qualità. L’Italia è prossima a questo traguardo che, tra i grandi d’Europa, solo la Germania ha raggiunto. 583 angioplastiche primarie per milione di italiani è il numero degli interventi effettuati lo scorso anno nel nostro Paese, certificato da GISE – Società italiana di cardiologia interventistica – nel Rapporto di attività 2016 dei laboratori di emodinamica.
Il Rapporto di attività GISE 2016 è stato presentato a Firenze nel corso della seconda edizione di “Thinkheart with GISE”, appuntamento promosso dalla Società italiana di cardiologia interventistica per mettere a confronto clinici e decisori, istituzioni e società civile sui nuovi modelli di governo della sanità, in particolare della cardiologia. “Ogni anno, dalla fine degli anni ’80, Gise raccoglie e analizza gli esami diagnostici e gli interventi coronarici, vascolari o strutturali che vengano eseguiti nei centri di emodinamica italiani – continua Musumeci -. Disponiamo, così, di uno straordinario database che valuta oltre 353mila interventi di diagnosi e cura effettuati in 266 centri su tutto il territorio nazionale. Una raccolta sistematizzata che Gise mette a disposizione di chi amministra lo nostra sanità, perché il nostro obiettivo finale è di contribuire all’appropriatezza e alla qualità delle cure, attraverso l’ottimizzazione di tutte le risorse disponibili. In questa linea si inserisce anche il progetto Thinkheart, che vuole contribuire a un nuovo modello di welfare sanitario condiviso con tutti gli attori con i quali noi clinici ci confrontiamo ogni giorno: i nostri pazienti, i nostri amministratori, i decisori politici”.Un progetto ambizioso quello di GISE, che poggia le basi sulla consapevolezza di un quadro più che positivo, dal punto di vista clinico, dell’offerta ai cittadini. Non solo angioplastiche primarie, dunque. Cresce anche la cardiologia interventistica strutturale: gli interventi per via transcatetere o percutanea di sostituzione della valvola aortica – la TAVI – in corso di stenosi aortica ossia il restringimento dell’apertura della valvola che impedisce un corretto flusso del sangue dal cuore all’aorta, oppure di riparazione della valvola mitralica quando insorge un’insufficienza che provoca rigurgito di sangue dal ventricolo all’atrio sinistri, o ancora di chiusura dell’auricola sinistra in caso di fibrillazione atriale. Secondo i dati del Rapporto Gise 2016, le TAVI erano 1.992 nel 2012, sono passate in 5 anni a 4.592; nello stesso arco di tempo, gli interventi sulla valvola mitrale da 291 a 907 e quelli di chiusura dell’auricola sinistra da 208 a 679. “Sono tutti interventi che permettono di salvare vite umane, restituendo buona qualità di vita, e che è oggi possibile eseguire attraverso i vasi periferici della gamba, senza aprire il torace e il cuore e senza lasciare cicatrici. Costituiscono la punta avanzata dell’innovazione tecnologica, richiedono elevata specializzazione, e quindi non sono effettuabili da tutti gli operatori, né tantomeno sono adatti per tutti i pazienti – chiarisce Musumeci.”
Questi importanti risultati, dovuti alla sinergia fra cultura medico-scientifica e utilizzo di dispositivi medici sempre più progrediti e sicuri, richiedono, tuttavia, un non sempre facile equilibrio fra esigenze di cura, necessità di innovazione e sostenibilità economica. Per queste ragioni, nelle due giorni del progetto Thinkheart, che si è aperto a Firenze, sono al lavoro nove tavoli tecnici con lo scopo di mettere a punto, grazie al confronto tra esperti di diversa estrazione – clinica, economica, politica, gestionale ed amministrativa – proposte in tal senso. “Come medici e cittadini siamo ben consci che l’elevata qualità dell’assistenza sanitaria non può prescindere dalla sua sostenibilità economica- spiega Musumeci. Crediamo, come specialisti, di disporre delle conoscenze e delle capacità per garantire ai nostri pazienti le cure più adeguate, ma nel contempo vogliamo contribuire a trovare la giusta sintesi tra appropriatezza, gestione delle risorse disponibili e accesso all’innovazione tecnologica e clinica.”
“In estrema sintesi, siamo impegnati affinché non prevalgano logiche estranee a una sanità incentrata sul concetto di qualità di vita del paziente e dei suoi familiari, per assicurare un controllo della spesa che non pregiudichi validità delle cure ed eccellenza nella ricerca e nell’innovazione”, conclude il presidente Gise.

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International Forum on Cancer Patients Empowerment

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

porta nuova milanoMilano 16 e 17 maggio a Milano l’International Forum on Cancer Patients Empowerment, primo appuntamento promosso su questo tema a livello europeo.
Nella sessione di apertura il 16 maggio dalle 9.30 alle 10.15 sono attesi gli interventi del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. L’equilibrio tra innovazione e sostenibilità, in uno scenario caratterizzato dai nuovi trend dell’oncologia di precisione e della medicina genica e personalizzata, sarà al centro di una successiva sessione dedicata (dalle 11.45 alle 13.30), dove interverranno tra gli altri, Mario Melazzini, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, e Nathalie Moll, EFPIA General Director. Nella giornata del 17 maggio, Gianluca Vago, Rettore dell’Università degli Studi di Milano introdurrà la sessione di apertura, in cui Paolo Corradini, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Ateneo milanese, illustrerà l’esperienza maturata negli anni da quello che oggi, con oltre 60 addetti, si propone come un centro di eccellenza, tra i più grandi a livello europeo, dedicato alla ricerca e cura oncologica.
Il concetto di patient empowerment, coniato e sviluppatosi negli Stati Uniti a partire dagli anni ’70, ha segnato una vera e propria rivoluzione nel mondo della salute. Un cambiamento culturale, che ha posto il paziente al centro del processo di cura, con la sua storia personale, il suo vissuto, il suo ambiente, la sua rete di relazioni. E’ stato dimostrato, infatti, che la consapevolezza del paziente rispetto alle proprie condizioni di salute e al proprio percorso di cura incida positivamente sull’esito delle terapie e porti benefici alla collettività in termini di risparmio e maggiore efficienza del Sistema. Per questo, l’empowerment del paziente oncologico si pone oggi come riferimento imprescindibile e unificante delle politiche a livello globale: la partecipazione dei pazienti ai processi decisionali è uno dei valori fondamentali su cui si basa la pianificazione delle nuove strategie sanitarie dell’UE. I pazienti europei sono chiamati ad essere più coinvolti in ogni aspetto della loro salute, dal rimodellamento della sperimentazione clinica alla legislazione e in tutte le questioni che li riguardano in prima persona, compresa quella della gestione dei dati genetici, al centro dei nuovi protocolli della medicina personalizzata.
Troppo spesso, tuttavia, il “patient empowerment” resta ancora relegato a una dichiarazione di intenti e raramente tradotto nella prassi medica e sanitaria quotidiana. “Shared decisions, one policy” è il titolo scelto per questo primo Forum, che affronterà la sfida di tradurre in azioni concrete e buone pratiche la centralità del paziente oncologico, grazie al ruolo chiave che può essere giocato dalla sinergia tra scienza e formazione. Con questo obiettivo, l’evento vedrà il contributo di tutti gli attori coinvolti nel Sistema (rappresentanti dei pazienti, operatori sanitari, politici, legislatori, regolatori, organizzazioni internazionali, organismi governativi e aziende farmaceutiche) per fare il punto sui traguardi raggiunti e tracciare una roadmap per affrontare esigenze e sfide future.

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Da 6 anni la Siria è intrappolata in un terribile conflitto che non risparmia nessuno

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

siriaDonne, uomini, bambini, anziani, la cui vita è distrutta dalla guerra. Il numero di morti, feriti e sfollati è drammatico.Strutture sanitarie sotto attacco, medici uccisi, feriti o fuggiti dal paese, persone che non vanno in ospedale per paura di essere colpite. Malattie che si possono prevenire o curare, ora portano alla morte. Siamo preoccupati perché a causa dell’intensificarsi del conflitto la maggior parte dei bambini non è stata vaccinata ed è a rischio per malattie come morbillo, rosolia, tetano o polmonite. Abbiamo riscontrato anche il ritorno di gravi malattie come la poliomielite ormai debellata da anni. C’è un disperato bisogno di cure mediche. Nonostante i limiti di accesso al paese, gestiamo direttamente 4 strutture sanitarie in Siria settentrionale e ne sosteniamo altre 150 in tutta la Siria. Tutto il nostro impegno è per fornire la migliore assistenza medica possibile: curiamo feriti di guerra e chi ha subito gravi traumi psicologici, assistiamo chi è affetto da malattie croniche e vacciniamo i bambini per prevenire la diffusione di epidemie.Le persone sono in condizioni estreme, lottano per sopravvivere. In questo dramma senza fine i Medici senza frontiere sono in prima linea.

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Personalised workouts to prevent heart disease designed by new digital instrument

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

cardiologiaSophia Antipolis. Personalised workouts to prevent heart disease can be designed by a new digital instrument, according to research published today in the European Journal of Preventive Cardiology.1 The EXPERT tool specifies the ideal exercise type, intensity, frequency, and duration needed to prevent a first or repeat cardiovascular event.
“Exercise reduces cardiovascular risk, improves body composition and physical fitness, and lowers mortality and morbidity,” said lead author Professor Dominique Hansen, associate professor in exercise physiology and rehabilitation of internal diseases at Hasselt University, Diepenbeek, Belgium. “But surveys have shown that many clinicians experience great difficulties in prescribing specific exercise programmes for patients with multiple cardiovascular diseases and risk factors.” The European Association of Preventive Cardiology Exercise Prescription in Everyday Practice and Rehabilitative Training (EXPERT) tool generates exercise prescriptions for patients with different combinations of cardiovascular risk factors or cardiovascular diseases. The tool was designed by cardiovascular rehabilitation specialists from 11 European countries, in close collaboration with computer scientists from Hasselt University. EXPERT can be installed on a laptop or personal computer (PC). During a consultation, the clinician inputs the patient’s characteristics and cardiovascular risk factors, cardiovascular diseases and other chronic conditions, medications, adverse events during exercise testing, and physical fitness (from a cardiopulmonary exercise test).The tool automatically designs a personalised exercise programme for the patient. It includes the ideal exercise type, intensity, frequency, and duration of each session. Safety precautions are also given for patients with certain conditions. The advice can be printed out and given to the patient to carry out at home, and reviewed by the clinician in a few months.Professor Hansen said: “EXPERT generates an exercise prescription and safety precautions since certain patients are not allowed to do certain exercises. For example a diabetic patient with retinopathy should not do high-intensity exercise.” “This tool is the first of its kind,” said Professor Hansen. “It integrates all the international recommendations on exercise to calculate the optimum training programme for an individual patient. It really is personalised medicine.” There are different exercise goals for each cardiovascular risk factor and cardiovascular disease. In a patient who has diabetes, is overweight and has hypertension the three goals are to reduce blood glucose, fat mass, and blood pressure. The tool takes all three goals into account.Professor Hansen said: “EXPERT provides the exercise prescription a patient needs to meet their particular exercise goals, which should ultimately help them to feel better and reduce their risks of morbidity and mortality. By prescribing an exercise programme that really works patients are more likely to be motivated to continue because they see that it is improving their health.” The next step is to test the impact of EXPERT on patient outcomes in a clinical trial. Professor Hansen said: “Our hypothesis is that clinicians using the tool will prescribe exercise interventions with much greater clinical benefits. That will lead to greater reductions in body weight, blood pressure, blood glucose, and lipids, and improvements in physical fitness, with a positive impact on morbidity and mortality.”

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Diabete: Apple progetta un glucometro non invasivo da polso

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

diabete Fitband indossabiliDiabete, Apple progetta un glucometro non invasivo da polso Un “orologio da polso con glucometro incorporato”. È quanto potrebbe presto realizzarsi, determinando nel mondo dell’automonitoraggio continuo della glicemia una trasformazione epocale. La notizia giunge dalla Cnbc secondo cui Apple avrebbe assunto un piccolo team di ingegneri biomedici nell’ambito di un progetto segreto – concepito inizialmente da Steve Jobs, fondatore della compagnia, poco prima di scomparire – e mirato a creare sensori per misurare i livelli di glucosio nel sangue. Per ora non c’è nulla di ufficiale ma solo indiscrezioni, secondo cui Apple starebbe lavorando in questo campo da almeno 5 anni, conducendo studi di fattibilità in centri clinici a Palo Alto, in California, molto distanti dal quartier generale della corporate. Al momento pare che sia Johnny Srouji, ex vicepresidente della divisione hardware di Apple, a capeggiare la squadra di 30 persone che sta lavorando a questo sensore. Una dozzina di questi ingegneri provengono da compagnie altamente avanzate in campo biomedico, come Sano, Medtronic e C8 Medisensors. L’aspetto decisivo del progetto, che lo renderebbe vincente e sulla cui difficoltà di realizzazione tutte le altre compagnie hanno finora dovuto arrendersi, è quello della non invasività, ovvero nella possibilità di effettuare il monitoraggio della glicemia in modo accurato senza ricorrere alla benché minima perforazione della pelle. Se l’azienda di Cupertino riuscisse nell’impresa potrebbe integrare il sensore nell’AppleWatch (è l’ipotesi più accreditata) trasformando tale dispositivo da gadget desiderabile a strumento necessario in quanto verrebbe incontro alle esigenze di milioni di persone con diabete. Uno dei tre informatori della Cnbc ha spiegato, in modo generico, che il sensore ottico che la Apple sta sviluppando si baserebbe, per avere indicazioni sulla glicemia, sulle variazioni di brillantezza di una luce trasmessa attraverso la pelle. (fonte: farmacista33) (foto: diabete)

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Come gestire le malattie cardiovascolari rare e di origine genetica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

ateneSi svolge ad Atene dal 27 al 29 aprile 2017 l’incontro dal titolo “International Training Course on Rare & Inherited Cardiovascular Disease”, dedicato alle malattie cardiovascolari rare e di origine genetica. Sede del meeting è l’Exibition Hall dello Zappeion, edificio che ospitò la prima Olimpiade moderna, tenutasi ad Atene nel 1896.
Si calcola che le malattie rare siano tra sei e ottomila e che una persona su diciassette viene colpita da un a malattia rara nella sua vita. Tra esse le condizioni cardiologiche includono patologie elettriche, strutturali e vascolari che interessano una persona ogni 240 in Europa. Inoltre, numerose malattie rare metaboliche e neurologiche sono caratterizzate da un coinvolgimento cardiovascolare che può rappresentare la causa principale di disabilità e peggioramento nella qualità di vita. Nonostante questi dati, le malattie rare sono poco diagnosticate, o individuate con ritardo, e contro di esse sono poche le terapie disponibili. L’obiettivo del meeting di Atene è di migliorare le conoscenze e l’esperienza dei cardiologi nella gestione delle malattie cardiovascolari rare e genetiche, nella prospettiva di una futura evoluzione della medicina rivolta alla personalizzazione delle cure.

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I diversi danni dell’ipertensione in giovani, anziani e donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

Dubrovnik (Croazia) il 21 e 22 aprile 2017 Grand Villa Argentina Hotel, simposio internazionale “Age and genders factors in Hypertension”. L’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per dubrovnikle malattie cardiovascolari. Ma quali sono le conseguenze dell’ipertensione in precise categorie di persone, come i giovani, gli anziani e le donne? A questa domanda vuole rispondere il simposio internazionale “Age and genders factors in Hypertension”. Il simposio è organizzato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Zagabria, dalla Società Croata di Ipertensione e dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Tra i numerosi argomenti delle due giornate le linee guida della Società Europea di Cardiologia riguardanti l’ipertensione negli anziani, il trattamento dell’ipertensione nei bambini e negli adolescenti, l’ipertensione nelle donne in gravidanza e dopo la menopausa, la fibrillazione atriale a seconda dell’età e del genere, la funzione sessuale negli anziani e in presenza di rischi cardiovascolari.
Sede del Simposio è il Grand Villa Argentina Hotel di Dubrovnik. Il Simposio è stato accreditato dal board europeo per l’accreditamento in cardiologia (EBAC)e assegna 11 crediti europei.

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Verso la conoscenza delle basi genetiche dell’aterosclerosi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

Praga, Stare Mesto 1983, mostra Jappelli 01Praga 23 aprile,in serata si aprirà il congresso europeo promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini e presieduto da Alberico Catapano, Docente di Farmacologia all’Università di Milano e Presidente della Società Europea di Aterosclerosi.
Un’anteprima dell’85mo Congresso della Società Europea di Aterosclerosi. È il meeting “Lipids & lipoproteins atherosclerosis: from genes to therapy”, dedicato ai progressi della genetica nella comprensione e nella lotta all’aterosclerosi.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’esplosione di informazioni provenienti dalla genetica e dalla biologia che hanno aperto la strada a una migliore comprensione della fisiologia e della patologia di numerose malattie» spiega Catapano. «Lo studio della dislipidemia non fa eccezione: con l’avvento di nuove tecnologie per lo studio del codice genetico, la conoscenza della genetica umana delle lipoproteine è progredito notevolmente. L’applicazione di queste tecnologie, parallelamente alla comprensione delle basi metaboliche per le forme genetiche delle dislipidemie, ha posto le basi per l’identificazione di possibili target per l’intervento farmacologico e per lo sviluppo di nuovi farmaci. Il meeting analizzerà queste nuove frontiere e come queste recenti conoscenze modificheranno l’approccio clinico relativo al controllo delle dislipidemie e di conseguenza delle malattie cardiovascolari».

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Cardiovascular nurses set to discuss how smartphones can improve continuity of care

Posted by fidest press agency su martedì, 18 aprile 2017

Sophia Antipolis. The use of smartphones to assist the continuity of care between hospital and community iSophia Antipoliss set to be discussed at EuroHeartCare 2017, which will be held 18 to 20 May in Jonkoping, Sweden, at the Spira Cultural Centre.
EuroHeartCare is the official annual meeting of the Council on Cardiovascular Nursing and Allied Professions (CCNAP) of the European Society of Cardiology (ESC). This year’s meeting is held in collaboration with the Swedish Association on Cardiovascular Nursing and Allied Professions (VIC).EuroHeartCare is the event to attend for cardiovascular nurses and allied professionals. More than 500 delegates are expected from over 40 countries. During the two-and-a-half day event, members of the press can get the results of cutting edge research from original scientific abstracts and gain insights into topical areas of nursing and cardiovascular care in state-of-the art lectures by renowned experts.
Journalists at the conference will hear about smartphone innovations for patients with cardiovascular disease. “Sophisticated wireless technologies are being developed for many aspects of care in the cardiac patient,” said Dr Gabrielle McKee, programme chair of EuroHeartCare. “Remote ECG and rhythm monitoring have the potential for patients to alert the hospital when arrhythmias or a heart attack occur. These technologies are easy to use, yet safe, efficient and accurate, and should lead to patients responding and receiving treatment more promptly.” “The amount of time patients stay in hospital is much, much shorter than it used to be,” said Dr McKee. “After a major cardiac event we give substantial educational information to patients but the chances are that they don’t take it all in. Smartphone technologies are enabling us to continue to educate patients, to monitor their risk factors and help promote goal setting, behavioural change and self-care in the long-term.”The origins of obesity will be explored by international leaders in a dedicated session. Dr McKee said: “It is thought that when we became farmers instead of hunters and gatherers this increased the risk of famine, and those with the genetic make up to lay down fat survived better. In today’s world, this adaptation plus the fact that we need less than half the calories of our forefathers, and that food has become more varied, appealing and calorific leave us at risk of eating more calories than we expend.” Members of the press will discover how behaviour change can address the obesity crisis. “We need to shift the focus away from just the weighing scales and kilograms towards developing new habits,” said Dr McKee. “For example not rewarding yourself with something to eat when something good happens. At the congress we’ll discuss exciting ways that are helping people to change their behaviour which leads to a healthier lifestyle and subsequent weight loss that can be maintained long term.”The use of mindfulness to improve mental health and wellbeing in cardiac patients is another hot topic. Journalists will get the most up-to-date research findings on this and other mental health strategies such as cognitive behavioural therapy for treating depression in patients with cardiac disease and heart failure.The theme “Team Work for Excellence in Cardiovascular Care” will be featured throughout the congress. A session on how to build a golden team strategy will show journalists how the multidisciplinary team delivers treatment for a heart attack within an hour from the onset of chest pain, referred to as the golden hour. One of the consequences of good health care and innovation is that we are living longer. Frailty is a growing issue that requires team work between cardiology and gerontology and will be discussed in a session on the new challenges in prevention and rehabilitation.Dr McKee said: “There are many challenges in today’s care that mean that team work including cardiologists, surgeons, nurses, physiotherapists and nutritionists is needed to reinforce self-care and prevention messages. This will help patients not only to feel ‘fixed’ after a treatment in hospital but aware and educated with a care plan to help prevent recurrence.”

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Infermiere di famiglia: la nuova figura accende la polemica

Posted by fidest press agency su martedì, 18 aprile 2017

Nurse checking female patient's pulse on wrist, close-up«La sola gestione dei non autosufficienti a domicilio in mano ai medici di medicina generale è fallimentare». Così il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega commenta l’istituzione dell’infermiere di famiglia, una figura che, secondo il presidente Nursind, opportunamente valorizzata, potrebbe rappresentare «la soluzione per l’intasamento dei Pronto Soccorso. Pronta la replica dei medici di famiglia che in una nota di Snami esprimono la riluttanza verso la figura dell’infermiere di famiglia che in Piemonte, Lombardia e ora anche in Campania e Molise bussa alle porte di anziani, malati cronici, disabili e donne fresche di parto per verificare che controlli e terapie vengano fatti nei tempi e nei modi giusti. «Quello che sta succedendo in Piemonte – spiega Gianfranco Breccia, segretario nazionale Snami – è spia di una improvvisazione alquanto pericolosa. Si sono inventati l’infermiere di famiglia a cui è seguito il messaggio sui media che gli infermieri farebbero quello che una volta facevano i medici condotti, andrebbero cioè di casa in casa a seguire chi non può o non vuole muoversi e quando verificano qualche problema, in accordo con il medico specialista, invitano a fare un accertamento diagnostico». Non va giù l’accusa che il ‘medico’, secondo alcuni, avrebbe troppo da fare e trascurerebbe i suoi pazienti. Anche per il presidente nazionale dello Snami, Angelo Testa, bisogna fare chiarezza.«Abbiamo scritto più volte che per noi l’infermiere del territorio, quando è un buon giocatore, può far parte di una squadra allenata dal medico di Medicina generale. La storia calcistica ci insegna che viceversa, seppur con delle buone potenzialità, l’atleta che vorrebbe sostituire l’allenatore, dare indicazioni di chi deve e come si deve giocare, arriva a non sedersi neanche più in panchina», sottolinea Testa.«Mi auguro – conclude – che si sia andati “fuori tema” per un eccesso di pubblicizzazione del proprio ruolo in un attimo di enfasi e che invece debba prevalere il buon senso di capire il profondo significato della distinzione dei ruoli, netta e separata anche se si lavora in team. Siamo sicuri ad esempio che il triage al pronto soccorso, compito delicatissimo e di grande valenza professionale, sia assolutamente più consono ad una infermieristica rispetto a quella medica? Sicuramente i medici che lavoreranno in diurno nella prossima ri-modulazione dell’assistenza territoriale svolgerebbero tale percorso meglio di chiunque altro». (fonte: doctor33) (foto: infermiere)

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