Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Farmaci contro il tumore al fegato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 settembre 2018

Trovare nuove terapie per una malattia pediatrica assai rara ma molto aggressiva: il tumore epatico. È questo l’ambizioso obiettivo del progetto europeo “Children’s Liver Tumour European Research Network” (ChiLTERN), incluso nel programma Horizon 2020-PHC-2015, di cui l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza è da pochi giorni partner ufficiale.A seguire lo studio sarà la dott.ssa Martina Pigazzi, principal investigator del Laboratorio di Oncoematologia Pediatrica, affiancata dal dott. Stefano Cairo dell’azienda francese XenTech.“Il progetto è un esempio di come, grazie alla sinergia tra IRP e Dipartimento di salute della donna e del bambino dell’Università di Padova, con il suo direttore Prof. Giorgio Perilongo, si sia potuta costruire una rete tra ricerca di base e ricerca clinica che ha concretizzato l’opportunità unica di essere parte di un programma di ricerca europeo con altri 22 gruppi – dichiara la dott.ssa Pigazzi –. IRP, dunque, è inserito in un partenariato globale che vedrà il più grande studio clinico mai intrapreso in questa popolazione di pazienti”.Lo studio è coordinato dalla Società internazionale di oncologia pediatrica – Gruppo di tumori del fegato epiteliale (SIOPEL), con base in Europa, dal Gruppo oncologico per bambini (COG), negli Usa, e dal Gruppo tumori epatici pediatrici (JPLT), in Giappone, che hanno unito le forze per lanciare un trial di fase 3 su pazienti pediatrici e adolescenti con epatoblastoma e carcinoma epatocellulare, creando il primo protocollo internazionale del tumore epatico pediatrico (PHITT).Lo studio mira a reclutare 1200 pazienti con tumori epatici in tutto il mondo, per un periodo di 5 anni. “300 pazienti saranno europei – spiega la dott.ssa Pigazzi – e, assieme al mio gruppo di ricerca in IRP e alla collaborazione del dott. Cairo, produrrò dei modelli in vitro e in vivo su cui testare l’efficacia di nuovi farmaci che verranno poi somministrati ai pazienti”.Con il progetto ChiLTERN si punta ad intraprendere il processo PHITT in Europa e a fornire ulteriori piattaforme biologiche, tecnologiche e farmacologiche per incrementare la sopravvivenza dei bambini con cancro al fegato.

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XXIV Congresso Nazionale della SIN

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Roma dal 26 al 29 Settembre, presso l’ Angelicum Congress Centre, Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, si terrà il XXIV Congresso Nazionale della SIN, un appuntamento che come ogni anno riunirà medici e infermieri neonatologi specializzati e che sarà inaugurato ufficialmente il 27 settembre. In occasione della Cerimonia inaugurale, si potrà ascoltare la lettura magistrale “I nostri migliori anni” di Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e l’esperienza di un neo-papà famoso come Enrico Brignano.Tra gli argomenti focus del Congresso: la Kangaroo-mother care in Italia, con i risultati di un’importante indagine conoscitiva; il Neonatal Network della SIN, con i dati relativi ai primi 3 anni; Analgesia non farmacologica e Cure palliative perinatali in Italia, oggetto di una survey condotta dalla SIN nel 2018. Tra le tematiche di maggiore attualità, Migranti e malattie infettive emergenti e Microrganismi multi-resistenti, con casi sempre più frequenti nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale.In occasione del Congresso Nazionale sarà inoltre eletto il nuovo Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), che resterà in carica per il triennio 2018-2021.

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Alcol e droghe alla guida

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Bergamo. Mercoledì 10 ottobre mattinata di studio Auditorium “Lucio Parenzan” dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII al convegno “Alcol e droghe 4.0. La tecnologia al servizio della sicurezza stradale”. L’incontro è aperto tutti ed è gratuito con registrazione obbligatoria sul sito formazione.asst-pg23.it.
Le stime dicono che dal 30% al 50% degli incidenti stradali sono causati da alcol e droga alla guida, che resta la prima causa di morte nei giovani. Un binomio pericoloso quello tra sballo e volante che mette seriamente a rischio la sicurezza sulle strade. Anche in questo campo però la tecnologia può venire in aiuto: simulatori e tute che riproducono la guida in stato di ebrezza o disturbata da fattori come la stanchezza, etilometri collegati all’automobile che non parte se il risultato è positivo, alcol e drug test di ultima generazione, applicazioni per smartphone, ma anche modelli innovativi di controllo sulle strade e interventi educativi nei giovani che tengano conto delle nuove modalità di aggregazione nei locali del divertimento.
Ad aprire i lavori alle 9 del mattino Marco Riglietta, direttore dell’Unità Dipendenze del Papa Giovanni. A seguire si entrerà nel vivo del convengo con la prima sessione dedicata al controllo sulle strade, con interventi di Mirella Pontiggia, Comandante della Polizia Stradale di Bergamo, e di Marcel Solèr della Polizia stradale svizzera, che presenterà la nuova procedura seguita dalla Polizia Cantonale Dei Grigioni per accertare l’inabilità alla guida, che inizia con l’osservazione diretta dei comportamenti degli automobilismi da parte dei poliziotti che eseguono il controllo, secondo criteri specifici. Nella seconda sessione, dedicata ai locali del divertimento, interverranno Giordano Vecchi, gestore della discoteca Bolgia, e il deejay Tommaso Dapri, che porteranno la loro esperienza in prima linea come organizzatore di eventi di richiamo per i giovani.La terza e ultima sessione sarà invece dedicata alla prevenzione, con Andrea Noventa, psicologo del SerD di Bergamo e responsabile scientifico del convegno, che porterà l’esperienza del Progetto Safe Driver – che prevede, direttamente nei luoghi della movida bergamasca, l’affiancamento ai ragazzi nel proporre un’alternativa sicura alla guida in stato di ebrezza – e Roberto Cosentini che spiegherà la consulenza offerta al Pronto Soccorso ai pazienti che arrivano con intossicazione da sostanze psicoattive. Infine interverrà Monica Mecacci di Ford Italia, che presenterà il progetto Driving Skills For Life, programma di training rivolto in particolare ai neopatentati, per imparare tecniche di guida responsabile e acquisire maggiore destrezza nel riconoscere i pericoli, nel controllare l’auto, nel gestire la velocità e nell’evitare le distrazioniTra gli sponsor del convegno, oltre a Brembo e Associazione Genitori Atena, anche la ditta Dräger, multinazionale tedesca attiva da oltre 125 anni nel settore della sicurezza industriale e medicale. Dräger sarà presente con tutta la gamma di diagnostica (dagli etilometri precursori fino al DrugTest di ultima generazione) dotata di sensori molto sofisticati che sono in grado di rilevare con la massima precisione la presenza di alcool nell’espirato o sostanze stupefacenti nel liquido salivale.Il tema della guida sicura e della tecnologia applicata in questo ambito sarà protagonista anche dell’edizione di quest’anno di BergamoScienza. Dall’8 al 21 ottobre all’ex Chiesa della Maddalena (Via S. Alessandro, n. 39/D) si terrà il laboratorio “Test Driver droghe e sicurezza stradale”, organizzato dall’Associazione Genitori Atena (in collaborazione con ACI, SERD dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ATS di Bergamo, Polizia Stradale di Bergamo, Polizia Municipale di Bergamo, Istituto Pesenti di Bergamo, Rotary Centenario di Dalmine e FORD Italia) e pensato per i più giovani, per sensibilizzarli sui rischi connessi all’uso di alcol e droga alla guida. I partecipanti potranno provare dei simulatori e capire da sobri gli effetti che alcol e droghe hanno sull’orientamento, l’attenzione e la reattività alla guida. Verranno utilizzate anche le tute Drink Suite, Drug Suite e Hangover Suite, studiate dalla casa automobilistica Ford per simulare gli effetti sui riflessi e la coordinazione alla guida.Le tute progettate da Ford saranno protagoniste anche dello spettacolo teatrale “Driving skills” organizzato dalla Compagnia La Pulce sempre nell’ambito di Bergamo Scienza e in programma venerdì 19 ottobre alle 21 all’Auditorium di Bergamo (Piazza della Libertà). Uno spettacolo provocatorio, interattivo, in cui vengono simulati gli stati psico-fisici dovuti all’ebbrezza da alcol, all’assunzione di sostanze e agli effetti del post-sbornia. L’intento è, come sempre, parlare chiaro a ragazzi e adulti, perché conoscenza e consapevolezza sono l’unica arma che abbiamo contro i comportamenti a rischio.

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Giornata Mondiale del Cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Milano 9 settembre 2018. La Giornata Mondiale del Cuore è promossa in Italia dall’ Associazione “Fondazione Italiana per il Cuore” (FIpC), insieme a Conacuore, che raggruppa ben 119 associazioni di pazienti cardiopatici sul territorio, e quest’anno in collaborazione con Regione Lombardia. Le patologie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi, e il numero di persone che si ammalano ogni anno di patologie cardiocircolatorie è in costante aumento. Ad accendere i riflettori su questi temi, sono istituzioni ed esperti riuniti oggi presso il Palazzo della Regione Lombardia, alla presenza dell’Assessore al Welfare, Avv. Giulio Gallera.
Nonostante le numerose iniziative di sensibilizzazione della popolazione a queste tematiche, da una indagine a livello nazionale emerge che il livello del coinvolgimento dei pazienti nella gestione della propria condizione di salute è molto variabile e che solo il 38% di pazienti ad alto rischio mostra una buona consapevolezza della propria condizione e la capacità di mettere in atto concretamente comportamenti e stili di vita adeguati. Lo studio ha dimostrato, inoltre, come un maggiore coinvolgimento e una maggiore responsabilizzazione del paziente si correlano con stili di vita più adeguati, maggiore aderenza alla terapia e conseguentemente migliori esiti. Studi epidemiologici condotti a partire dagli anni ‘80 hanno evidenziato come la nostra salute si prepara ed è programmata nei nostri “primi mille giorni” di vita – richiama Sergio Pecorelli (Università degli Studi Brescia; Giovanni Lorenzini Medical Foundation – Milano – New York) – e che l’origine di molte malattie trasmissibili complesse va ricercata nelle influenze che l’ambiente esercita sul nostro genoma già dal concepimento e fino al compimento dei primi due anni. È da qui, dunque, che parte la prima linea della prevenzione. Ma cosa succede nell’approccio al paziente che ha già avuto esperienza di eventi cardiovascolari? Intanto chiedersi il perché non si è potuto prevenire la comparsa di detti eventi, prendono anche in considerazione problematiche di familiarità, ossia di origine genetica. E poi considerare concretamente che chi sopravvive a un infarto miocardico acuto diventa un malato cronico per il quale la malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi diretti e indiretti per la società. La risposta – richiama Pablo Werba (Unità di Prevenzione Aterosclerosi del Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano) – oltre che in un approccio terapeutico mirato, affiancato da corretti stili di vita, risiede nel fatto che accanto alla prevenzione in tempo utile, è necessario lavorare nella prevenzione cardiovascolare, come atto di medicina di precisione, intesa come l’adozione di strategie diagnostiche e terapeutiche basate sul singolo paziente, considerando, accanto all’intero quadro patologico, l’ambiente familiare e sociale, lo stile di vita, il lavoro e la condizione economica, lo status psicologico e clinico, parametri biochimici nonché il patrimonio genetico. Oggi, infatti, strategie apparentemente più aggressive anche in prevenzione secondaria, in base alle caratteristiche del paziente, hanno dimostrato di poter ottenere significativi miglioramenti nella riduzione della mortalità per cause cardiovascolari.Le malattie cardiovascolari sono la causa di morte più frequente nella popolazione adulta nei paesi ad alto sviluppo economico ed industriale. Tra i fattori di rischio ben riconosciuti – come spiega Anna Vittoria Mattioli (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari) – i più frequenti sono: ipertensione, diabete mellito, obesità e dislipidemia. In questo contesto il paziente diabetico è un paziente ad alto rischio cardiovascolare che richiede una stratificazione del rischio molto accurata ed un trattamento intensivo non solo del diabete stesso, ma anche dei fattori di rischio concomitanti. La diffusione del diabete è quasi raddoppiata in trent’anni e le proiezioni ne vedono un aumento esponenziale. Un miglioramento nel controllo del rischio cardiovascolare nel paziente diabetico si può ottenere con una diagnosi precoce di diabete, con un corretto stile di vita (alimentazione equilibrata e attività fisica costante), una adeguata terapia, ed una gestione multidisciplinare ed integrata del paziente diabetico.In questo scenario, i progressi della ricerca scientifica forniscono al medico sempre più strumenti diagnostici e terapeutici adeguati alla personalizzazione dell’approccio rendendo possibile una medicina cardiovascolare di precisione mentre il compito di Istituzioni e Associazioni prosegue sulla strada dell’informazione e della sensibilizzazione della popolazione a queste tematiche nell’ottica di un sempre maggiore coinvolgimento del cittadino. La Giornata Mondiale per il Cuore partecipa alla campagna “25by25” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che sollecita tutti i Paesi a mettere in atto alleanze e le migliori strategie per ridurre, entro il 2025, il 25% dei decessi prematuri causati dalle malattie croniche non trasmissibili come le malattie del cuore, dei vasi e delle patologie strettamente collegate, come il diabete. A settembre e nei mesi successivi, sono moltissimi gli eventi aperti al pubblico, con distribuzione di materiale informativo, organizzati da enti locali, da ospedali, ASL, associazioni di pazienti, istituzioni pubbliche o private per sensibilizzare le persone a prendersi cura del proprio cuore.

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“Nell’importante intervento chirurgico al Sant’Andrea tutte le contraddizioni del nostro SSN”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Ci riempie di orgoglio l’intervento chirurgico di ricostruzione facciale effettuato all’A.O. Sant’Andrea che vanta pochissimi precedenti al mondo, ma al tempo stesso non possiamo non denunciare le tante contraddizioni di questo servizio sanitario Nazionale. Nell’equipe del Prof. Fabio Santanelli di Pompeo, in qualità di vice, c’è un giovane e bravo chirurgo, Benedetto Longo, precario da anni che spera di superare questa condizione con un contratto a tempo indeterminato.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale UIL FPL Michelangelo Librandi. Sinceramente tutto questo è insopportabile ed inaccettabile. La UIL FPL – prosegue Librandi – da anni sta denunciando questo stato di cose e lo ha ribadito anche all’Evento svoltosi a Salerno in occasione del 40 anniversario dalla nascita del Servizio Sanitario. Chiediamo con forza al Governo di porre fine al precariato e di superare il vincolo di riduzione dell’1,4% della spesa per il personale degli enti del SSN rispetto al livello del 2004.Ricordiamo la riduzione di oltre 50.000 unità in sanità negli ultimi 8 anni; per i soli infermieri, ad esempio, parliamo di 5,4 unità ogni mille abitanti contro i 9 mila della media Ocse.Inoltre chiediamo un intervento nei confronti dell’ARAN che, ad oggi, deve ancora attivare la commissione paritetica per attuare pienamente il CCNL 2016-2018 Sanità, in materia di incarichi e valorizzazione del personale, per adeguare le classificazioni ferme da oltre 20 anni, oltre ad essere indispensabile lo stanziamento da parte del Governo di risorse necessarie per avviare il confronto per il rinnovo del contratto 2019 – 2021 oltre a rinnovare il CCNL della Dirigenza Medica, sanitaria e Veterinaria.Chiediamo maggiori investimenti in sanità, partendo dal potenziamento della rete territoriale, e confidiamo in un maggior sforzo per favorire e finanziare gli interventi formativi mirati e finalizzati alla crescita professionale e scientifica delle Professioni Sanitarie e del resto del personale. Sottovalutare la formazione sarebbe un errore imperdonabile, visto che a causa del blocco del turn over e ai turni massacranti, non è stato possibile formare molti lavoratori in nuove tecnologie, ad esempio in nuovi macchinari, che in molte situazioni ha provocato un importante allungamento dei tempi di attesa per esami diagnostici. Ed infine – conclude Librandi – ci auguriamo in un aumento del Fondo Sanitario Nazionale che prevede per l’anno in corso 110,1 miliardi e, tenendo conto di ulteriori riparti e fondi vincolati, raggiungono complessivamente la cifra di 113,4 miliardi, a nostro avviso ancora insufficienti, ricordando che il nostro livello di spesa in rapporto al Pil è inferiore a quello degli altri Paesi europei.

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Medical Surgery Technologies

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

TransEnterix, Inc. (NYSE American: TRXC), a medical device company that is digitizing the interface between surgeons and patients to improve minimally invasive surgery, today announced that it has acquired substantially all of the assets of MST Medical Surgery Technologies Ltd. (“MST”), an Israel medical technology company, in a cash and stock transaction with a total consideration, further described below. MST is a leader in the field of surgical technology, having developed a software-based image analytics platform powered by advanced visualization, scene recognition, artificial intelligence, machine learning and data analytics.“Adding innovative, novel technological capabilities to Senhance is a critical part of our long-term strategy as we work towards digitizing the interface between the surgeon and the patient,” said Todd M. Pope, President and CEO of TransEnterix. “The addition of the MST technology to our Senhance platform will increase the effectiveness of surgeons, making procedures quicker and less error-prone, leading to better outcomes for the patient.”
“We are very excited to be partnering with TransEnterix, one of the leaders in surgical robotics who is pioneering the industry with their Senhance platform,” said Motti Frimer, CEO of MST. “The Senhance is a fantastic product with incredible potential, and we have a shared vision with TransEnterix of providing digital laparoscopy to better equip surgeons with innovative technologies that enhance their abilities, providing better quality, more consistent outcomes.”

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Parere positivo per il Luxturna di Novartis

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Origgio. Novartis ha annunciato che il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP, Committee for Medicinal Products for Human Use) ha espresso un parere positivo riguardo all’approvazione di voretigene neparvovec, una terapia genica una tantum per il trattamento di pazienti con perdita della vista dovuta ad una mutazione genetica in entrambe le copie del gene RPE65. Voretigene neparvovec è stato sviluppato da Spark Therapeutics, che lo commercializza negli Stati Uniti. Se sarà approvato, voretigene neparvovec verrà commercializzato da Novartis in tutti i mercati fuori dagli USA.
Le malattie ereditarie della retina sono un gruppo di patologie rare che possono portare alla cecità totale e che colpiscono soprattutto bambini e giovani adulti1. Il 50% delle persone con mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 è destinato alla cecità legale entro i 16 anni di età2. Voretigene neparvovec fornisce una copia funzionante del gene RPE65, che agisce al posto del gene RPE65 mutato1. Questo gene funzionante ha il potenziale per ripristinare la visione e migliorare la vista1. Attualmente fuori dagli Stati Uniti non esistono opzioni per trattamenti farmacologi approvati per la perdita della vista causate da mutazioni del gene RPE65.
L’opinione positiva del CHMP si basa sui dati di uno studio clinico di fase I, sul relativo studio di follow-up e su uno studio di fase III che in totale ha arruolato 43 pazienti con malattia retinica ereditaria correlata a mutazioni in entrambe le copie del gene RPE651. Quest’ultimo è stato il primo studio clinico di fase III, randomizzato e controllato, condotto con una terapia genica per una malattia ereditaria. Si prevede che la Commissione Europea rilascerà la sua decisione relativa all’Autorizzazione all’Immissione in Commercio entro due mesi circa dal parere positivo del CHMP. Se la terapia sarà approvata, l’AIC sarà valida in tutti i 28 Stati Membri della UE, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
Le malattie ereditarie della retina sono un gruppo di rare patologie della vista causati da oltre 220 diversi geni, che colpiscono soprattutto bambini e giovani adulti1. Le mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 sono presenti in circa una persona su 200.0003.Le mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 possono provocare la cecità. All’inizio della malattia i pazienti potrebbero soffrire di cecità notturna (nictalopia), perdita di sensibilità alla luce, perdita di visione periferica, perdita di nitidezza o chiarezza visiva, compromissione dell’adattamento al buio e ripetuti movimenti incontrollati dell’occhio (nistagmo)4. I pazienti con mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 potrebbero, per esempio, ricevere una diagnosi di amaurosi congenita di Leber o di retinite pigmentosa.

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Malattie infiammatorie croniche intestinali

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Roma venerdì 28 settembre, ore 18, presso l’NH Collection Roma Palazzo Cinquecento,Piazza dei Cinquecento, 90 sarà presentata la nuova campagna di sensibilizzazione di IG-IBD. “Il nostro primo obiettivo è la sensibilizzazione, a livello generale e mediatico, relativamente a queste malattie – spiega il Prof. Armuzzi – Per l’occasione abbiamo chiesto al nuotatore, campione italiano a livello internazionale, Simone Sabbioni di essere nostro testimonial, in quanto esempio di come si possa comunque giungere, nonostante tali malattie, a grandi risultati sportivi, e alla realizzazione di importantissimi obiettivi. Sebbene queste patologie, quando non gestite in maniera costante e seria, limitino in maniera pesante la vita di chi vi è affetto, una corretta informazione e un intervento immediato non provocherà effetti sulla qualità della vita, né a livello sociale né affettivo”.
I meccanismi alla base dello sviluppo delle MICI non sono ancora completamente noti, ma si pensa che il maggior ruolo sia attribuibile, in soggetti suscettibili dal punto di vista genetico, ad una alterata risposta immunitaria nei confronti del microbiota, cioè quell’insieme di microorganismi presenti all’interno dell’intestino, che viene alterato da fattori ambientali ancora poco conosciuti. “Alla base di questa malattia, allo stato attuale della ricerca scientifica, è un misto di concause: c’è innanzitutto una predisposizione genetica, quindi un background di fondo “fertile”. Da studi genetici, infatti, si è visto che sono presenti, in oltre 160 geni, piccole mutazioni che, nell’insieme, favoriscono la suscettibilità alla malattia. Ma ci sono anche fattori ambientali, ancora non bene identificati, come alimentazione e inquinamento. Tutti questi elementi modificano di fatto la flora batterica dell’intestino, stimolando una risposta immunitaria. Da questa nasce l’infiammazione, che con il tempo si cronicizza, provocando così i sintomi di questa malattia”.

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Importanza del sonno nella donna e nella vita di coppia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

“Difficoltà ad addormentarsi, sonno agitato, risvegli notturni e sveglia anticipata sono chiari segnali di disturbi del sonno, indicatori importanti che impattano sulla salute fisica e psichica e sulla stabilità della coppia”, introduce Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Per oltre il 90% degli italiani tra i 45 e i 65 anni dormire bene è molto importante e alla base del benessere, ma solo per 1 su 10 è facile”. A scattare la più recente fotografia sui disturbi del sonno dopo l’età fertile è Onda, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research su un campione di 150 uomini e 150 donne tra i 45 e i 65 anni, presentata all’apertura del 2° Congresso nazionale dell’Osservatorio “La donna e la coppia dopo l’età fertile – La salute che cambia: prevenzione, stili di vita, fragilità” in svolgimento a Milano e che pone un accento particolare sull’evoluzione della salute, della prevenzione e degli stili di vita in questa fascia d’età.I dati rivelano che 4 intervistati su 5 soffrono o hanno sofferto di disturbi del sonno e la metà del campione ritiene necessarie e salutari almeno 8 ore di riposo per notte anche se, di fatto, l’83% ammette di dormire al massimo 7 ore, con il 16% che ne dorme al massimo 5. Tra le diverse cause che impediscono un buon sonno, quelle più considerate sono lo stress mentale e i traumi (88%), stile di vita e alimentazione non adeguati (79%) nonché stanchezza fisica (76%), ma anche malattie (56%) e menopausa e invecchiamento (42%). Si ritiene che i disturbi del sonno portino a molte conseguenze: psichiche per il 98% degli intervistati, in primis nervosismo e irritabilità, ma anche cattivo umore, assenza di lucidità e difficoltà di concentrazione e apprendimento; fisiche, soprattutto stanchezza e mancanza di energie per l’83% e nel 41% dei casi anche conseguenze relazionali con tendenza ad isolarsi, problemi nella comunicazione e dialogo nella coppia e calo del desiderio sessuale.“Dall’indagine emerge anche che la parte femminile del campione valorizza maggiormente l’importanza del sonno e più degli uomini ritiene che sia alla base del benessere della persona”, afferma Luigi Ferini Strambi, Primario UO Neurologia-Centro del Sonno, IRCCS San Raffaele Turro e Università Vita-Salute San Raffaele, Milano.Secondo l’indagine, in generale le donne temono di più l’insorgenza di questi disturbi e di fatto ne soffrono più degli uomini: l’87% delle intervistate lamenta di avere questo problema rispetto al 67% del campione maschile. “Quanto affermato dalle donne è in effetti in linea con i dati scientifici secondo i quali l’insonnia è 1,5 volte più comune nelle donne rispetto agli uomini e questo valore tende ad aumentare dopo i 65 anni”, prosegue Ferini Strambi. “Questo dato è in parte spiegato da una più marcata riduzione della secrezione di melatonina, ormone che regola il ciclo sonno-veglia, nelle donne rispetto agli uomini con l’avanzare degli anni. Anche la riduzione di progesterone, che ha un effetto sedativo e riduce i microrisvegli intrasonno, in menopausa può spiegare l’aumentata prevalenza di insonnia in questa fascia d’età. Inoltre, è noto che la depressione sia uno dei più importanti fattori scatenanti dell’insonnia cronica; non stupisce quindi che l’insonnia tenda a cronicizzare più frequentemente nella donna che è colpita dalla depressione in maniera doppia rispetto agli uomini”.

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I consigli del chirurgo plastico: Trattamenti mirati e alimentazione corretta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Tornare in forma dopo l’estate: più che un must, la necessità di recuperare la via della normalità e porre un freno a quelli che possono essere stati gli eccessi del periodo vacanziero. Una strada che passa attraverso due elementi: «Il rimodellamento del corpo con l’eliminazione dei piccoli accumuli di grasso è possibile attraverso puntali trattamenti. Questi però da soli non bastano: è indispensabile tornare a regimi alimentari adeguati, supportati da una dieta proteica mirata e da un’attività fisica specifica», spiega Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano.Punto di partenza è sempre la condizione della persona. «Il fai da te solitamente non porta da nessuna parte e non esiste una soluzione che va bene ed è efficace per tutti. Ogni percorso terapeutico deriva da una specifica visita medica; ed è il medico che indica la strada da percorrere», precisa Gilardino. Le indicazioni per i trattamenti guardano a quelli a minor impatto senza effetti collaterali. «Per un rimodellamento corporeo dove non vi sono particolari situazioni da affrontare, l’Icoon è un trattamento che dà sempre ottimi risultati senza complicanze di sorta», continua Gilardino. «Si tratta di una tecnologia innovativa che effettua un massaggio drenante e connettivale profondo; non è invasiva e assicura un trattamento soft nel rimodellamento del corpo e nel ringiovanimento della pelle». Per un intervento un po’ più in profondità si può optare per la carbossiterapia. «Sfruttando le proprietà benefiche dell’anidride carbonica, un potente vasodilatatore capace di attivare il microcircolo in alcune particolari zone del corpo – prosegue la dottoressa – attraverso dei microaghi si va a stimolare la riossigenazione dei tessuti e, potendone variare dose, volume, velocità e profondità di iniezione, consente di intervenire anche in profondità nel rimodellamento della silhouette del corpo». Fino alle onde d’urto. «Qui i trattamenti sono ancora più localizzati», continua Gilardino. «Agendo direttamente sul metabolismo cellulare hanno un effetto rigenerativo importante sia quando si tratta di intervenire su cellulite, sia su piccoli accumuli di grasso, ma anche per restituire tonicità alla pelle». Come impegno, si parte dalle 12 sedute richieste dall’Icoon per arrivare alle 8-10 delle onde d’urto. «A seconda delle situazioni, è possibile studiare anche trattamenti combinati per avere risultati più mirati», precisa la specialista. La medicina estetica non è però la bacchetta magica del remise en forme: è indispensabile intervenire anche a livello dell’alimentazione. «Il problema maggiore che si riscontra soprattutto nelle donne over 40 riguarda il calo di massa muscolare. Una dieta proteica, efficace nel perdere peso, deve essere abbinata a una ginnastica mirata». Gilardino nel proprio studio di Milano ha dato vita ad un team capace di indirizzare e seguire il paziente nel tempo affinché i risultati raggiunti non restino un traguardo passeggero.

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Alzheimer: La diagnosi precose è decisiva per l’assistito e i familiari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

E’ risaputo che la malattia di Alzheimer non coinvolge solo il singolo ma anche il nucleo famigliare poiché il malato di Alzheimer, specie nelle fasi avanzate, necessita di una continua assistenza. Sono circa 8 famiglie su 10 in Italia che preferiscono sostenere personalmente l’ammalato assumendosi integralmente i costi dei trattamenti e dedicandogli all’incirca 7 ore di assistenza diretta, ossia di pura cura, e 11 ore di sorveglianza ossia di tempo trascorso con il malato. Per alleviare il loro peso la diagnosi precoce è decisiva: l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è un punto di riferimento nazionale in questo campo. «La diagnosi precoce deve avere la finalità di accogliere malato e famigliari nel solco di programmi di cura ed assistenza che consentano loro di sentirsi meno soli di fronte alla malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti -. L’enfasi sull’importanza della diagnosi è fondata anche sulla disponibilità di procedure diagnostiche che oggi sono molto affidabili e sicure. Proprio negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione che ci consentono oggi di diagnosticare la malattia di Alzheimer alle prime avvisaglie quando ancora la persona è in possesso delle proprie facoltà, prima che la malattia sia sfociata in una demenza conclamata».Nella maggioranza dei casi, infatti, la diagnosi di questa patologia si fonda su una procedura molto semplice e poco costosa effettuabile nell’ambulatorio dello specialista geriatra, neurologo o più raramente psichiatra. Essa consiste in: 1) raccolta attenta della storia recente dell’ammalato (modalità d’esordio dei sintomi e loro evoluzione); 2) valutazione del livello di autonomia; 3) valutazione di alterazioni della sfera comportamentale (depressione, apatia, perdita di interessi); 4) esame fisico e neurologico; 5) esami del sangue e tomografia assiale computerizzata del capo. Grazie a questa “semplice” procedura è possibile porre una diagnosi corretta nel 90% dei casi. È importante eseguire una tomografia computerizzata (TAC) (oppure una risonanza magnetica cerebrale) che possono aiutare in una migliore definizione diagnostica. Alcuni esami del sangue servono inoltre ad escludere malattie curabili (es. un cattivo funzionamento della tiroide o la carenza di vitamine). Sono fondamentali per una corretta diagnosi le informazioni – fornite abitualmente dai famigliari – su comparsa ed evoluzione dei sintomi. nonché un accurato esame del paziente. «Più precoce è la diagnosi più si alzano le probabilità di guarigione; infatti non tutti i disturbi cognitivi sono il preludio dell’Alzheimer. Una volta comprovata la presenza di malattia, si potrà dare avvio a un trattamento farmacologico con l’intento di rallentare il processo degenerativo di uno, due o tre anni» osserva Zanetti. Nel rimanente 10% delle persone con problemi di memoria, essendo i sintomi molto sfumati, possono essere necessarie indagini diagnostiche più complesse e sofisticate, anch’esse disponibili presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia (nel cosidetto Ambulatorio Traslazionale per la Memoria). Queste consistono nell’effettuare indagini radiologiche del cervello (Risonanza ad alta risoluzione) che vengono poi processate al computer per quantificare la presenza di eventuale atrofia, ossia riduzione della massa cerebrale funzionante, oppure nel verificare quanto zucchero il cervello è in grado di consumare (quello normale lo consuma in modo omogeneo). Il prelievo di liquido cerebrospinale (cosiddetta lombare) consente di misurare la quantità di alcune proteine (beta-amiloide oppure tau) coinvolte nella comparsa della malattia di Alzheimer. Da poco tempo è possibile “quantificare” la presenza di beta amiloide nel cervello anche con una semplice PET cerebrale. Nell’arco degli ultimi tre anni, presso l’Ambulatorio Traslazionale per la Memoria dell’ IRCCS Fatebenefratelli, sono stati valutati 556 pazienti. Al termine del percorso diagnostico 131 pazienti (23%) hanno ricevuto la diagnosi di Malattia di Alzheimer e sono stati posti in terapia con i farmaci disponibili (anticolinesterasici e memantina). Inoltre, alla maggior parte dei pazienti (92%) è stata proposta la partecipazione ad almeno un progetto di ricerca per la valutazione dell’efficacia di terapie innovative farmacologiche (es. anticorpi anti beta amiloide) e non farmacologiche (es. stimolazione elettrica).

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Nuovo Sistema Salute introdotto dal Piano Nazionale Cronicità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Tutti a scuola con le Istituzioni, per implementare il nuovo Sistema Salute introdotto dal Piano Nazionale Cronicità. L’ambizioso progetto, messo in cantiere da Ipacs (Institutional & Public Coaching Services) nasce dal doppio evento istituzionale del 12 luglio e 12 settembre, patrocinato dal Ministero della Salute, durante il quale è stata fatta esperienza, nei laboratori paralleli, di come all’interno del Piano Cronicità si debba implementare l’Empowerment in ambito socio-sanitario. I laboratori del 12 settembre sono stati sia una ricognizione dello stato dell’arte sugli strumenti attuali di empowerment sia un laboratorio di sperimentazione di strumenti nuovi per migliorare le conoscenze, la consapevolezza, la responsabilità e motivazione di tutti gli attori del sistema. E’ stato applicato un approccio misto quali/quantitativo per comprendere, con la giusta lente, la realtà complessa e mettersi nelle condizioni di prevedere, partendo dal territorio, le azioni di empowerment da realizzare.
“Per rispondere alla eterogeneità dei bisogni” sintetizza la Dott.ssa Mia Scotti, progettista del Comitato Tecnico Aree Interne-Invitalia “occorre superare le divisioni verticali tra competenze, conoscenze e settori, lavorando in maniera multidisciplinare. Con flessibilità. Nell’attuazione progettuale, è necessario, per l’efficacia del progetto stesso, anticipare la possibilità di essere capaci di prevedere tutto”.
Ambiziosa è l’idea di rendere i cittadini e gli operatori sanitario dei veri e propri ‘influencer’ su salute e stili di vita positivi. Il nuovo progetto dal titolo ‘A scuola con le istituzioni’ si propone di applicare su piccoli gruppi di pazienti familiari e sanitari, un approccio mirato al progetto di vita attraverso un pacchetto integrato di coaching. Il coaching secondo ICF (International Coaching Federation) ‘è quella partnership tra due persone che attraverso un processo creativo stimola la riflessione e consente di sviluppare il potenziale individuale’.
Le sessioni di coaching non saranno dedicate esclusivamente a pazienti e familiari o cittadini ma comprenderanno il personale socio-sanitario dedicato alle cure. Siamo abituati a pensare a queste due categorie come a ruoli diversi, ma anche sviluppare le capacità dei sanitari significa agire sulle persone. Varie ricerche infatti hanno dimostrato che aiutare il personale a sviluppare le proprie capacità e competenze migliora la qualità dell’assistenza e ricade positivamente sui pazienti. Per questo il nuovo progetto voluto da Francesca Cioffi fondatrice di i PACS sarà il laboratorio di una ricerca economica e sociale sui cittadini, familiari e team multispecialistico. (fonte: Dr.ssa Johanna Rossi Mason)

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Dubbi sulla malattia di Batten?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Malattia di Batten è il nome originariamente impiegato per definire la forma classica di ceroidolipofuscinosi neuronale giovanile; oggi, invece, il termine ha una valenza più generica, e si usa per definire anche l’intero gruppo delle ceroidolipofuscinosi neuronali (NCL), un insieme ampio ed eterogeneo di patologie neurodegenerative di origine genetica. Le NCL fanno parte delle malattie da accumulo lisosomiale (LSD, Lysosomal Storage Disease), in quanto dovute al graduale ammasso di sostanze dannose in corrispondenza dei lisosomi, piccoli organelli cellulari con funzione digestiva. Tali sostanze dannose sono di natura proteica e lipidica, e si accumulano nel tempo perché gli enzimi necessari alla loro eliminazione non sono in grado di funzionare normalmente. La causa di questo malfunzionamento è rappresentata da mutazioni che si verificano in un ampio numero di geni (sono 14 quelli attualmente conosciuti), ognuno dei quali è alla base di una specifica variante di NCL. La presentazione clinica delle singole forme di ceroidolipofuscinosi neuronale varia enormemente ma, essendo i neuroni le cellule più colpite dall’intossicazione lisosomiale, tutte queste patologie sono accomunate dal rapido declino di facoltà cognitive e di varie funzioni neurologiche. Per quasi tutte le NCL non esiste una specifica terapia, anche se, negli ultimi anni, la ricerca ha compiuto notevoli passi avanti. Per la ceroidolipofuscinosi di tipo 7 (malattia CLN7), ad esempio, negli Stati Uniti è attualmente in corso la sperimentazione di un possibile trattamento. In Italia, la forma più diffusa di NCL è la ceroidolipofuscinosi di tipo 2 (malattia CLN2). “I bambini colpiti dalla malattia sembrano inizialmente sani, ma attorno al secondo anno di vita cominciano a manifestarsi i primi sintomi: ritardo di acquisizione del linguaggio e crisi epilettiche”, spiega il prof. Nicola Specchio, Responsabile dell’Unità Epilessie rare e complesse presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “In seguito, la sintomatologia diviene più complessa: le crisi epilettiche diventano più frequenti, spaziando da convulsioni a episodi di natura mioclonica, compare un disturbo della deambulazione caratterizzato da notevoli problemi di equilibrio e si manifesta un progressivo deficit cognitivo. I bambini affetti perdono tutte le competenze cognitive, fino a raggiungere una condizione di vera e propria demenza. Infine, si manifestano disturbi visivi che gradualmente portano alla cecità. Il decorso della malattia è purtroppo molto rapido”. L’aspettativa di vita dei bambini colpiti da questa malattia è limitata, e il decesso avviene solitamente tra i 10 e i 15 anni.Fortunatamente, però, per i pazienti con malattia CLN2 un trattamento specifico esiste, approvato di recente anche in Europa. Si tratta di cerliponase alfa, una terapia di sostituzione enzimatica (ERT) che viene introdotta direttamente nel liquido cerebrospinale, tramite iniezione intratecale, e che ha dimostrato di poter ridurre significativamente il deterioramento della capacità di movimento e di linguaggio dei pazienti. “Ora abbiamo la possibilità di curare i bambini affetti da questa patologia somministrando l’enzima mancante, che, a causa della mutazione genetica, non viene prodotto”, chiarisce il Prof. Specchio, che ha partecipato alla sperimentazione clinica del farmaco presso l’Ospedale Bambino Gesù. Da oggi, sul sito web dell’Osservatorio Malattie Rare (O.Ma.R.), proprio il Prof. Nicola Specchio sarà disponibile a fornire, attraverso il servizio di consulto medico online “L’esperto risponde”, il proprio parere a chiunque abbia bisogno di risposte o chiarimenti sulle ceroidolipofuscinosi neuronali. Per poter usufruire del servizio, in modo completamente gratuito, è sufficiente recarsi alla pagina de “L’esperto risponde”, sul sito di O.Ma.R., scegliere lo specialista a cui si vuole rivolgere il quesito – in questo caso, appunto, il Prof. Specchio – seguire le istruzioni e compilare l’apposita scheda. La risposta, poi, sarà pubblicata direttamente online, nella pagina dedicata all’esperto interpellato.

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Studio Humanitas: nuovi potenziali target per immunoterapia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Perché l’immunoterapia risveglia solo alcuni tipi di cellule del sistema immunitario che vengono come narcotizzate dal tumore? Quali sono le caratteristiche delle cellule T che vengono riattivate da queste terapie? A queste domande risponde, per la prima volta, lo studio con i risultati pubblicati sulla prestigiosa rivista The Journal of Experimental Medicine, frutto di una collaborazione tra il Laboratorio di Immunologia Traslazionale di Humanitas, di cui Enrico Lugli è Principal Investigator, e la Sezione di Chirurgia Robotica Toracica di Humanitas guidata da Giulia Veronesi. Primi autori dello studio, l’immunologa Jolanda Brummelman (sostenuta da una borsa triennale AIRC) e la bioinformatica Emilia Mazza (sostenuta da una borsa postdoc della Fondazione Veronesi). Lo studio è stato in parte sostenuto da AIRC.L’immunoterapia con anticorpi che bloccano i checkpoint immunitari, come anti-PD-1/PD-L1, ha recentemente rivoluzionato la storia clinica di diversi tipi di tumore, fra cui alcuni tipi di cancro al polmone, consentendo di aumentare la sopravvivenza dei pazienti.I cosiddetti checkpoint sono freni naturali del nostro sistema immunitario: il nostro apparato di difesa è un po’ come una straordinaria automobile, capace di viaggiare ad elevata velocità. Per funzionare bene e non andare fuori strada ha bisogno di acceleratori, che la facciano partire e correre, ma anche di freni (i checkpoint, appunto), che le consentano di rallentare e, quando è il caso, fermarsi.L’immunoterapia agisce togliendo questi freni e risvegliando particolari cellule immunitarie, i linfociti T, che all’interno del tumore sono come narcotizzati dalla malattia.
“Nello studio – spiega Enrico Lugli – abbiamo preso in esame 53 pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC), a uno stadio operabile e quindi sottoposti ad intervento chirurgico. Utilizzando una tecnologia particolarmente innovativa – la citometria a flusso a 30 parametri – siamo stati in grado di definire con notevole precisione le proprietà immunitarie delle cellule T che esprimono il checkpoint PD-1”. La citometria, che in Humanitas è utilizzata con le tecnologie più avanzate, permette di conteggiare, separare e riconoscere singole cellule sulla base di specifici marcatori. L’analisi di più parametri, fisici, fenotipici e funzionali, può avvenire simultaneamente per decine di migliaia di cellule al secondo. La citometria viene inoltre largamente utilizzata per la più precisa diagnosi di alcune malattie, come i tumori. Il particolare citofluorimetro presente in Humanitas permette di fare ricerca di base e traslazionale ad altissimi livelli, analizzando 30 parametri di ogni singola cellula.“Abbiamo dimostrato – spiega ancora Lugli – che queste cellule non sono tutte uguali, ma sono organizzate in gerarchia: le più giovani, identificate dal recettore di membrana CXCR5, rimangono funzionali e sono potenzialmente in grado di esercitare una potente attività anti-tumorale mentre le più differenziate (le più anziane) perdono tale capacità. L’ipotesi, quindi, è che con l’immunoterapia vengano risvegliate soprattutto le cellule giovani.Per il futuro, la sfida è identificare i segnali molecolari alla base della generazione e del mantenimento di queste cellule, così da utilizzare tali informazioni per generare in laboratorio cellule T armate in grado di migliorare la risposta ai tumori”.

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Repubblica Democratica del Congo: mobilitazione contro Ebola

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

L’UNICEF si è subito attivato nella risposta contro Ebola nella Repubblica Democratica del Congo per fornire sostegno a migliaia di persone, compresi i bambini, a rischio nella città di Butembo, a seguito della recente conferma da parte del Governo di due nuovi casi di Ebola.
“Butembo è un’importante città commerciale e ha quasi un milione di abitanti. C’è quindi un rischio reale che il virus possa diffondersi rapidamente in un centro abitato così vasto”, ha detto Gianfranco Rotigliano, rappresentante dell’UNICEF nella R.D. del Congo durante la sua missione a Butembo. “Il numero di casi confermati di Ebola a Butembo rimane limitato, ma dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che l’epidemia sia controllata in questa fase iniziale”.L’UNICEF sta ampliando la risposta di Ebola e sta impiegando a Butembo un team di 11 specialisti in sensibilizzazione delle comunità, istruzione, assistenza psico-sociale, acqua, servizi igienico-sanitari per aiutare a contenere la malattia ed evitare un’ulteriore diffusione dell’epidemia. L’UNICEF ed i suoi partner hanno già dato priorità ai quartieri di Butembo con casi confermati di Ebola e alle persone che sono state in contatto con persone colpite.
I team multidisciplinari dell’UNICEF comprendono antropologi, che assicurano che la risposta sia sensibile alle credenze e alle pratiche culturali, in particolare per quanto riguarda la cura delle persone malate, e per affrontare le preoccupazioni della popolazione riguardo a sepolture sicure e dignitose. A Ndindi, i comitati locali stanno lavorando a stretto contatto con l’UNICEF per identificare e attuare attività di sensibilizzazione. I comitati locali hanno contribuito ad attivare camion per sensibilizzare la comunità con megafoni che attraversano il quartiere. L’UNICEF ha fornito a 120 leader locali telefoni cellulari per rafforzare la diagnosi precoce e la segnalazione ai servizi sanitari di persone sospettate di essere state colpite.

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Prevenzione primaria, ecco quando sono efficaci le statine nel target anziano

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Uno studio pubblicato sul Bmj e condotto da Rafel Ramos e colleghi dall’Istituto universitario per la ricerca di cure primarie Jordi Gol (IDIAPJGol) e dall’Istituto di ricerca biomedica di Girona (IDIBGI), non supporta l’uso diffuso di statine in persone anziane e molto anziane, ma solo in persone selezionate di età compresa tra 75-84 anni con diabete di tipo 2. «Le prescrizioni di statine ai pazienti anziani sono aumentate negli ultimi decenni e le prove sperimentali supportano una prevenzione secondaria con statine nelle persone di età pari o superiore a 75 anni con cardiopatia nota» scrivono gli autori, precisando tuttavia che mancano prove sull’efficacia della prevenzione primaria negli anziani non cardiopatici, in particolare tra gli over 85 e nei diabetici. Utilizzando i dati del sistema di assistenza primaria catalano (SIDIAP), i ricercatori hanno identificato 46.864 persone di età pari o superiore a 75 anni senza storia di malattie cardiovascolari (CVD) tra il 2006 e il 2015, suddividendoli in soggetti con e senza diabete di tipo 2 e in utilizzatori o meno di statine. Il passo successivo è stato quello di registrare i casi di CVD e i decessi per qualsiasi causa nell’arco di un follow up medio di 5,6 anni. «Nei partecipanti senza diabete, le statine non si associano a una riduzione della frequenza di CVD né della mortalità per tutte le cause nei soggetti di età avanzata e anziana, mentre nei diabetici il trattamento ipolipemizzante correla in modo significativo con una riduzione delle CVD (24%) e della mortalità per tutte le cause (16%), ma solo nella fascia di età tra 75-84 anni» spiega il ricercatore, aggiungendo che l’effetto protettivo cala dopo gli 85 anni e scompare a 90 anni. E in un editoriale collegato Aidan Ryan dell’Ospedale universitario di Southampton afferma: «Dato che la sfida più grande per i medici è la stratificazione del rischio cardiovascolare e di morte tra gli over 75, questi risultati osservazionali aprono la strada a ulteriori studi randomizzati. E mentre ne attendiamo i risultati, le preferenze del paziente dovrebbero restare il principio guida». (fonte doctor33)

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Convegno congiunto del Working Parties (WP) Leucemie Acute e Emostasi e Trombosi della Fondazione GIMEMA

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Roma Giovedì 20 settembre 2018 è in programma a Roma, presso la sala convegni dell’AIL – Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma (via Casilina 5), il Convegno congiunto del Working Parties (WP) Leucemie Acute e Emostasi e Trombosi della Fondazione GIMEMA – Franco Mandelli. Responsabile scientifico della conferenza è il Prof. Valerio de Stefano (Direttore Servizio e DH di Ematologia Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Università Cattolica, Roma), allievo del Prof. Leone (Professore di Ematologia Università Cattolica e membro direttivo GIMEMA) che nel 1982 è stato il primo ad aderire alla proposta del Prof. Franco Mandelli, facendo così parte dei primi 9 centri di ematologia che hanno dato vita al GIMEMA, Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto. Sarà il primo evento scientifico che si terrà dopo la scomparsa dell’esimio ematologo Professor Franco Mandelli, Presidente e fondatore del GIMEMA e, che tratterà i principali temi affrontati dal prof. Mandelli all’inizio della sua prestigiosa carriera, creando un percorso ideale di una lunga e importante carriera scientifica. Il prof. Mandelli sarà ricordato all’inizio della giornata con un omaggio ai suoi pioneristici studi sulla coagulazione e sull’utilizzo dell’Asparaginasi nella terapia delle leucemie acute di cui, nel 1969, il Professore scriveva: “E’ evidente quindi che l’Asparaginasi rappresenta una via veramente nuova ed aperta nella terapia delle leucemie acute… Si può pensare che la disponibilità di maggiori quantitativi del farmaco, meglio purificato, permetterà migliori risultati con l’impiego di dosaggi più elevati, somministrati in un tempo minore, e che con l’associazione dell’asparaginasi con altri farmaci antileucemici potrà dare percentuali più elevate di remissione completa”. Studi che si sono concretizzati poi, nel corso dei successivi anni. Questo ricordo, in questa particolare occasione, mette in luce ancora una volta l’importante contributo del Prof. Franco Mandelli allo sviluppo dell’ematologia in Italia.

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Dupuytren: a Boston il punto sulla terapia con collagenasi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Boston, Stati Uniti. Si torna a parlare di malattia di Dupuytren e del trattamento non chirurgico con collagenasi di Clostridium histolyticum. Il tema è stato scelto come momento di dibattito e confronto tra specialisti di tutti i Paesi, in occasione del 73° Congresso della American Society for Surgery of the Hand (ASSH). A proporlo, la Società Italiana di Chirurgia della Mano (SICM) ospite d’onore internazionale di questa edizione.
In una tavola rotonda si sono confrontati i maggiori esperti di questa malattia per discutere degli straordinari risultati clinici ottenuti in questi anni grazie all’utilizzo della collagenasi. Si tratta di Marie Badalamente e Lawrence Hurst, inventori della terapia, di Giorgio Pajardi e Chiara Parolo, rispettivamente Direttore e chirurga della mano del reparto di Chirurgia e Riabilitazione della Mano dell’Ospedale San Giuseppe, Università degli Studi, Gruppo MultiMedica di Milano, di Bruno Battiston, Presidente SICM, e degli specialisti Franco Bassetto e Cesare Tiengo (Padova), Maddalena Bertolino (Torino) e Nicola Felici (Roma).
La malattia di Dupuytren, è una patologia cronica e progressiva, che provoca la comparsa di noduli nella fascia palmare. Questi, progressivamente, formano un cordone fibromatoso sottocutaneo che si dispone sopra i tendini, causando la flessione permanente e progressiva di una o più dita, con conseguente rigidità articolare. La collagenasi di Clostridium histolyticum è un enzima che permette, con una sola iniezione, di rompere la membrana di collagene provocata dalla malattia di Dupuytren, ripristinando la funzionalità della mano in tempi brevi.
Il professor Pajardi e la dott.ssa Parolo, tra i maggiori esperti italiani di questo trattamento, hanno seguito e coordinato la fase sperimentale d’ingresso in Italia della collagenasi per il trattamento del Dupuytren. L’Ospedale San Giuseppe è stato il Centro coordinatore della sperimentazione e ha raccolto dal 2010 un’importante casistica (oltre 2.200 persone) di pazienti trattati con collagenasi.

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Medicina personalizzata, terapia genica, intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Trieste dal 28 al 30 settembre 2018 tre giorni di grandi ospiti e attività in piazza per raccontare il rapporto fra scienza e natura. La manifestazione, offrirà inoltre una riflessione “orizzontale” sull’attualissima questione delle fake news scientifiche. La sera del 28 settembre, in concomitanza con il festival, si svolgerà anche a Trieste La Notte Europea dei Ricercatori-SHARPER, evento organizzato in contemporanea in centinaia di città europee.
Titolo della settima edizione del festival è NatureTECH: il sottile confine fra biologico e biotecnologico. Trieste, Capitale europea della scienza 2020, è un polo scientifico noto a livello internazionale, per questo il suo festival della ricerca scientifica è un appuntamento unico nel panorama italiano.
Ospiti di spicco quest’anno saranno la senatrice a vita ed esperta di cellule staminali Elena Cattaneo, l’ex ministra dell’istruzione e ingegnere cibernetico Maria Chiara Carrozza e il medico virologo attivo nella lotta alla disinformazione medica Roberto Burioni. Appuntamento importante sarà anche quello con Andrea Segrè, l’ideatore del Last Minute Market. Un contributo sostanziale alla manifestazione lo darà AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che porterà a Trieste molti dei suoi ricercatori di punta.
Trieste Next 2018 è organizzato da Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, ItalyPost, Area Science Park e ICGEB, quest’ultimo nel ruolo di ente promotore guest. Importante novità è la collaborazione con la Commissione Europea e il patrocinio dello European Research Council (ERC) e di ESOF2020. Co-promotore di Trieste Next 2018 è la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, mentre AIRC è presente nel ruolo di Content partner.

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Campagna informativa “Cura di coppia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Roma martedì 18 settembre 2018, dalle ore 9.30 alle ore 13.30, presso l’”Aula Roberto Lala” dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri-OMCeO (Roma – Via A. Bosio 19/A) sarà presentata la campagna informativa “Cura di coppia”, realizzata da Cittadinanzattiva e con focus sul Lazio. Introdurranno l’iniziativa il presidente dell’Ordine, Antonio Magi, e il segretario Regionale di Cittadinanzattiva, Elio Rosati.La difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, all’assistenza territoriale, alle informazioni e alla documentazione sono i tre principali ostacoli alla fruizione del servizio sanitario regionale segnalati a Cittadinanzattiva Lazio. In questo contesto si inserisce inoltre il crescente fenomeno delle aggressioni al personale sanitario, favorito nel Lazio anche da situazioni di esasperazione per burocrazia e le liste di attesa. Su questo fronte l’Ordine di Roma ritiene assolutamente necessario ricostruire l’alleanza tra operatori e professionisti della Sanità, istituzioni e cittadini. I diritti di chi ha necessità di cure e deve incontrarsi sempre con chi tali cure deve garantire; al contempo anche il paziente deve conoscere e rispettare i diritti del medico e del personale sanitario, in un rapporto sinergico e sereno, con l’unico obiettivi di arrivare al miglior risultato possibile. La campagna informativa “Cura di coppia” intende mettere al centro la relazione tra medico e paziente che deve tornare a essere “tempo di cura” qualificato e qualificante per i professionisti e per i cittadini stessi e in tale occasione l’Ordine lancerà anche la campagna “Prima di aggredire, pensa” contro la violenza agli operatori sanitari realizzata con FNOMCeO, Regione Lazio e Cittadinanzattiva.
Seguirà una tavola su “Aggressioni ai danni degli operatori sanitari, liste d’attesa e burocrazia evitabile”, cui parteciperanno Tonino Aceti (Coordinatore Nazionale Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva), Pier Luigi Bartoletti (Vice Presidente OMCeO Roma), Alessio D’Amato (Assessore alla Sanità Regione Lazio), insieme a Antonio Magi ed Elio Rosati.

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