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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°14

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Dolore addominale ricorrente nei bambini: i probiotici potrebbero essere una soluzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Secondo una nuova sinossi di evidenza clinica pubblicata su JAMA Pediatrics, i probiotici possono essere d’aiuto per gestire il dolore addominale ricorrente a breve termine nei bambini. «Un bambino su quattro in età scolare soffre di dolore addominale ricorrente, un termine collettivo che include dispepsia funzionale, sindrome dell’intestino irritabile, dolore addominale funzionale e sindrome da dolore addominale funzionale» afferma Tamsin Newlove-Delgado, della University of Exeter Medical School nel Regno Unito. Nel rapporto, i ricercatori hanno analizzato 19 studi, di cui 14 hanno incluso bambini con diagnosi di dolore addominale ricorrente e cinque bambini con sindrome dell’intestino irritabile. Tredici studi hanno valutato i probiotici, più comunemente Lactobacillus rhamnosus GG, quattro hanno valutato cambiamenti dietetici a base di fibra e due hanno osservato diete di esclusione o restrizione. Ebbene, da zero a tre mesi dopo l’inizio dell’intervento, i pazienti che hanno ricevuto i probiotici hanno mostrato una probabilità significativamente più alta di ottenere miglioramenti del dolore rispetto a quelli trattati con placebo, con prove di moderata qualità. I probiotici sono inoltre risultati associati a riduzioni della frequenza e dell’intensità del dolore, anche se con prove di bassa qualità. Due studi hanno seguito i partecipanti allo studio per tre-sei mesi dopo l’intervento, e hanno riscontrato anche una probabilità significativamente maggiore di miglioramento del dolore con probiotici, con prove di qualità moderata. I cambiamenti dietetici a base di fibre non hanno invece ottenuto risultati migliori del placebo nel migliorare il dolore a breve termine. Sulla base delle scarse prove disponibili, non è stato possibile determinare quale ceppo probiotico fosse più efficace, o quali fossero i migliori dosaggi e regimi. «Le sperimentazioni future dovrebbero valutare i risultati a lungo termine e utilizzare risultati convalidati e misure coerenti concordate dai leader della ricerca in questo settore. Pochi studi hanno fornito informazioni su assenze da scuola e da eventi sociali o sul funzionamento psicologico e sulla qualità della vita, che sono esiti invece molto significativi per le famiglie» concludono gli autori. JAMA Pediatr. 2018. doi: 10.1001/jamapediatrics.2018.4575 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30592480 by Doctor33)

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Calcolosi renale e ureterale, nuove linee guida Nice. Ecco le novità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Appena rilasciate dal Nice (National institute of health and care excellence), le nuove linee guida (Lg) sulla valutazione e la gestione dei calcoli del rene e dell’uretere si contraddistinguono per la loro sintesi e chiarezza espositiva. Come esplicitato nell’introduzione, infatti, il documento è rivolto non solo ai professionisti della salute ma anche ai pazienti e ai loro familiari e caregiver. Inoltre, le raccomandazioni rispecchiano la nota filosofia dell’istituto britannico, che punta ad assicurare al sistema sanitario nazionale (Nhs, National health institute) l’adozione esclusiva di trattamenti di provata sicurezza ed efficacia, dopo un severo vaglio del rapporto costo/beneficio.
Le Lg seguono un diagramma di flusso molto semplice e logico, soffermandosi con raccomandazioni essenziali su ogni aspetto. Il punto di partenza è, ovviamente, la presentazione di un paziente con sospetta calcolosi renale o ureterale. Il primo step è costituito dalla diagnostica per immagini: secondo il Nice occorre offrire con urgenza (entro 24 ore dalla manifestazione dei sintomi) una Tc a bassa dose senza mdc negli adulti con sospetta colica renale. In caso di donne gravide, bambini o ragazzi è opportuno invece eseguire un’ecografia. Solo negli ultimi due casi, qualora persistesse incertezza diagnostica, si può considerare una Tc a bassa dose senza mdc. Il passaggio successivo è costituito dallagestione del dolore. La prima linea di trattamento deve essere costituita – sia negli adulti sia nei soggetti in età pediatrica – dai Fans, tramite qualsiasi via di somministrazione. Se i Fans sono controindicati o insufficienti a dare sollievo dal dolore, occorre offrire paracetamolo per via ev. Qualora sia i Fans sia il paracetamolo fossero controindicati o non sufficientemente efficaci, si può considerare la somministrazione di farmaci oppiacei, mentre in caso di sospetta colica renale non vanno mai somministrati antispastici.
Una volta verificata l’esistenza di un calcolo, la flow-chart si amplia in tre bracci principali, diversamente articolati. 1) Una terapia espulsiva medica mediante somministrazione di alfa-bloccanti può essere considerata a qualsiasi età in caso di calcoli ureterali distali di dimensioni inferiori a 10 mm. 2) In caso di calcoli renali asintomatici a tutte le età si può considerare una vigile attesa se il calcolo è inferiore a 5 mm oppure se è superiore a 5 mm e il paziente dopo counseling acconsente a questa strategia. 3) Più complessa la sezione riservata altrattamento chirurgico (inclusa la litotripsia a onde d’urto [Swl]). Per quanto riguarda i calcoli renali queste sono le opzioni: A) calcoli inferiori a 10 mm: I) nell’adulto (da 16 anni in su) offrire la Swl e considerare l’ureteroscopia (Urs) solo in caso di controindicazioni alla Swl o se un precedente trattamento Swl ha fallito oppure se la Swl non è indicata per ragioni anatomiche. La nefrolitotomia percutanea (Pcnl), infine, va considerata se Swl e Urs hanno fallito o non rappresentano un’opzione; II) nei soggetti sotto i 16 anni in prima linea vi sono Urs o Swl mentre la Pcnl va usata nei casi di fallimento delle precedenti strategie o per ragioni anatomiche. B) calcoli da 10 a 20 mm: I) nell’adulto vanno preferiti Urs o Swl, e la Pcnl solo se le precedenti hanno fallito; II) in età pediatrica, a seconda del giudizio clinico, si può ricorrere a ognuna delle tre strategie. C) Calcoli renali superiori a 20 mm e a stampo: I) nell’adulto va offerta la Pcnl e, se questa non è un’opzione, l’Urs; II) nel bambino e nell’adolescente si possono usare tutte e tre le strategie. Passando ai calcoli ureterali: A) nel caso di formazioni inferiori a 10 mm: I) nell’adulto va offerta la Swl mentre l’Urs va riservata ai casi in cui la Swl sia controindicata, abbia fallito o non permetta il trattamento. II) sotto i 16 anni: si possono considerare Urs o Swl. B) per calcoli ureterali da 10 a 20 mm: I) nell’adulto va considerata in primis l’Urs, mentre vanno preferite la Swl e la Pcnl rispettivamente se le condizioni locali permettono una clearance entro 4 settimane e nel caso di formazioni prossimali qualora l’Urs abbia fallito. b) in pediatria si possono usare sia l’Urs sia la Swl.
Sempre in questa sezione sono offerte alcune specificazioni. Lo stenting prima della Swl non va mai considerata negli adulti ma solo in età pediatrica in caso di calcolosi a stampo. L’esecuzione della Swl negli adulti con calcoli renali o ureterali deve essere condotta entro 48 ore dalla diagnosi o dalla riammissione ospedaliera se il dolore è costante e non tollerato oppure il calcolo non ha probabilità di essere espulso. La terapia medica espulsiva può essere aggiunta alla Swl negli adulti con calcoli ureterali inferiori a 10 mm per favorirne l’espulsione. Non deve essere offerto di routine uno stenting post-trattamento negli adulti sottoposti a Urs per calcoli ureterali inferiori a 20 mm. Si consiglia l’analisi della composizione dei calcoli espulsi e la misurazione del calcio sierico negli adulti con calcoli renali e ureterali.
L’ultima sezione riguarda la prevenzione delle recidive. Questa si basa su con
sigli dietetici e sugli stili di vita (bere da 2,5 a 3 litri di acqua al giorno [1-2 nel bambino], aggiungere succo di limone fresco, evitare bevande addizionate di anidride carbonica, non assumere più di 6 g di sale al giorno [da 2 a 6 in età pediatrica], mantenere un normale intake calcico tra 700 e 1.200 mg [da 250 a 1.000 nel bambino]). Infine, sono citati due farmaci: il potassio citrato – nei casi di soggetti con recidiva di calcoli costituiti prevalentemente (più del 50%) di ossalato di calcio – e i diuretici tiazidici, per gli adulti con recidive di formazioni per più del 50% di ossalato di calcio e con ipercalciuria, dopo restrizione dell’intake di sodio a livelli non superiori a 6 g al giorno. (Arturo Zenorini by Doctor33)

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Mix di codeina: una droga da sballo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Mix di codeina, un droga da sballo. Ordine: se c’è abusivismo professionale sarà punito A far scattare l’allarme non tanto l’ennesimo caso di cronaca, quanto da una parte l’Sos dei genitori di adolescenti che denunciano l’abuso di un cocktail con effetto stupefacente prodotto miscelando la codeina, come sciroppo o gocce sedativi per la tosse, con della semplice gazzosa; dall’altra lo stigma e la condanna da parte della categoria, di chi vende questo farmaco senza la ricetta medica obbligatoria per la dispensazione. Anche se, come spiega a Farmacista33 Vincenzo Santagada, presidente dell’ordine di Napoli, città da dove arriva l’allarme, il dubbio del canale di approvvigionamento resta: «Non sappiamo se i ragazzi comprano il farmaco su internet o in farmacie all’estero, ma di certo se a dispensarle in modo illecito fossero farmacisti spregiudicati – avverte – l’Ordine non esiterà ad avviare severe misure disciplinari. Per acquistare prodotti a base di codeina è assolutamente obbligatorio esibire la ricetta del medico curante – aggiunge Santagada – è chiaro che se il fenomeno è così diffuso potrebbe esserci chi non rispetta le regole».
A segnalare la questione sono le pagine di cronaca de Il Mattino di Napoli che denunciano un boom della nuova droga nelle discoteche della zona, testimoniato non solo dai genitori di ragazzi che ne hanno fatto uso, ma anche dai tanti flaconi di sciroppo rinvenuti durante le pulizie stradali nei dintorni dei locali della città. «Punirò quei farmacisti spregiudicati – ha detto il presidente dell’Ordine in un’intervista – non si scherza con la salute della gente e soprattutto con quella dei ragazzini. Ad oggi non ho ancora ricevuto segnalazioni a riguardo ma invito tutti a farlo nel caso in cui si venisse a conoscenza di questo genere di azioni. Credo molto in questa professione e intendo far rispettare il lavoro della maggioranza dei farmacisti che lo fa seriamente e nel rispetto della deontologia».
A condannare i presunti abusi professionali anche i vertici dell’Asfi (Associazione Scientifica Farmacisti Italiani) che in una nota stampa sottolineano: “Chi vende medicinali che possono causare danno alla salute, senza rispettare le regole di corretta dispensazione, è il peggior nemico della nostra Professione”. E “condanna fermamente tale pratica dissennata che tradisce il rapporto fiduciario alla base dell’affidamento del Servizio Farmaceutico alla rete delle Farmacie private”. Per l’Asfi, dispensare “con leggerezza e senza esercitare alcun controllo, medicinali che possono essere utilizzati in modo dannoso per la salute, vanifica gli sforzi dei tanti colleghi che si stanno battendo per difendere e valorizzare la funzione professionale del Farmacista. Inoltre, in caso di lesioni accertate, espone a conseguenze civili e penali anche molto gravi”. Sui rischi per la salute del mix, chiamato nello slang “purple drank”, è intervenuto Giovanni Serpelloni professore all’Università della Florida, Drug Policy Institute: «È come assumere morfina. Quando parliamo di codeina parliamo di un oppiaceo che abbassa la pressione e blocca il riflesso spontaneo della tosse. Gli effetti sono legati naturalmente ai quantitativi di sostanza che vengono assunti, al sesso e al peso corporeo. Ma il gusto dolciastro della bevanda creata con lo sciroppo, esaltato da bibite gassate, incoraggia larghi consumi. Che associati all’alcol moltiplicano per tre gli effetti depressivi dello sballo». (Fonte: farmacista33)

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Primo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto in colture cellulari approvato per l’uso in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Maidenhead, UK. Seqirus, azienda leader nella prevenzione dell’influenza, ha annunciato oggi che la Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione del nuovo vaccino antinfluenzale stagionale prodotto in colture cellulari, FLUCELVAX® TETRA ▼ [vaccino antinfluenzale (antigene di superficie, inattivato, preparato su colture cellulari)]. Approvato per l’utilizzo a partire dai nove anni di età, sarà il primo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su colture cellulari (QIVc, cell-based quadrivalent influenza vaccine) disponibile in Europa. Questa tecnologia rappresenta uno dei cambiamenti più significativi introdotti nella produzione dei vaccini antinfluenzali dagli anni ’40 a oggi.Nel dicembre 2018 Seqirus ha presentato uno studio alla Canadian Immunization Conference (CIC) relativo ad un’analisi effettuata su oltre 1,3 milioni di cartelle cliniche, che ha evidenziato come negli Stati Uniti, durante la stagione influenzale 2017-18, il vaccino QIVc è stato più efficace del 36,2% rispetto ai vaccini quadrivalenti standard coltivati su uova (QIVe, egg-based quadrivalent influenza vaccine) nella prevenzione delle sindromi influenzali nelle persone a partire dai 4 anni.1 Negli Stati Uniti questa particolare stagione influenzale è stata considerata una delle peggiori degli ultimi anni, a causa della predominanza del virus H3N2. La ricerca ha dimostrato che alcuni virus H3N2, quando vengono coltivati ​​su uova, subiscono cambiamenti che portano ad una riduzione dell’efficacia dei vaccini antinfluenzali stessi (situazione osservata nelle stagioni dominate da virus H3N2). Quando il vaccino viene invece prodotto con procedimenti interamente estranei alla coltura su uova, come quella su substrato cellulare, il componente H3N2 è in grado di offrire una protezione più mirata, e pertanto potenzialmente migliore, contro il ceppo H3N2 circolante rispetto alle opzioni standard di produzione su uova.
Per maggiori informazioni, visitare http://www.seqirus.com e http://www.csl.com.

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Linfoma di Burkitt nei bambini iracheni

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

I Linfomi sono tumori causati dalla proliferazione incontrollata dei linfociti, le cellule del sistema immunitario che contribuiscono a difenderci dagli agenti esterni. Più della metà dei linfomi infantili è rappresentata dal Linfoma di Burkitt, un tumore molto aggressivo di cui esistono due varianti cliniche principali: quella endemica, presente nell’Africa equatoriale (dove questo tipo di linfoma rappresenta il cancro più comune nei bambini che vivono nelle regioni in cui la malaria è endemica), che si manifesta soprattutto a livello della testa e delle ossa facciali; e quella sporadica, presente in Europa, in America e in Giappone, che si sviluppa prevalentemente nell’intestino.Grazie alla lunga e fruttuosa collaborazione coordinata dalla Prof.ssa Stefania Uccini fra l’Istituto Pasteur Italia, Sapienza Università di Roma e il Children’s Welfare Teaching Hospital dell’Università di Baghdad, è stato possibile incrementare le conoscenze scientifiche relative al Linfoma di Burkitt nei bambini iracheni e aumentare così l’accuratezza diagnostica relativa a questa malattia. I risultati dello studio sono stati recentemente pubblicati sulla rivista specialistica internazionale Pediatric Blood Cancer.
Un’ulteriore importante differenza tra le due principali varianti del Linfoma di Burkitt è data dal grado di correlazione con l’infezione da Epstein Barr Virus (EBV), appartenente alla famiglia degli herpesvirus e responsabile della mononucleosi infettiva. L’EBV infetta più del 90% della popolazione umana instaurando un’infezione latente asintomatica. Mentre i linfomi che si sviluppano nei bambini africani sono al 100% legati all’infezione da EBV, la forma sporadica del tumore è correlata solo al 30% alla presenza del virus. Si ipotizza dunque che mentre nei soggetti sani l’infezione da EBV sia facilmente controllata dal sistema immunitario, nei bambini malnutriti o che vivono in aree geografiche in via di sviluppo (o più in generale in individui affetti da immunodeficienza), la presenza di EBV potrebbe contribuire a causare l’insorgenza del Linfoma di Burkitt.«La collaborazione con i colleghi di Baghdad ci ha permesso di identificare nei bambini iracheni una terza forma della malattia che si caratterizza per una elevata incidenza di infezione da EBV, come per i bambini Africani, ma con una frequente localizzazione intestinale, come per i bambini Occidentali» spiega la Prof.ssa Stefania Uccini, coordinatrice dello studio. «L’Ospedale Pediatrico di Baghdad ci invia mensilmente 10 casi di patologia pediatrica oncologica per una seconda opinione diagnostica perché a Roma, presso l’Unità di Anatomia Patologica del Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare dell’Ospedale Sant’Andrea, disponiamo di tecnologie attualmente poco utilizzate in Iraq che consentono di migliorare moltissimo l’accuratezza diagnostica» continua la Prof.ssa Uccini.
Una diagnosi corretta e tempestiva è essenziale per la terapia del Linfoma di Burkitt in quanto si tratta di un tumore molto aggressivo che prolifera e cresce molto rapidamente. Il trattamento chemioterapico, infatti, è spesso efficace e ha una percentuale di guarigione molto elevata, ma deve essere iniziato molto precocemente.«Questo lavoro, che ci porta a diagnosticare 120 casi l’anno, ha fatto emergere che nell’area geografica irachena vi è un’elevata incidenza di Linfomi di Burkitt, caratterizzati dalla frequente localizzazione a livello addominale (66%) e dall’alta percentuale di casi EBV positivi (86%). È emerso inoltre che i bambini iracheni diventano sieropositivi per il virus di Epstein Barr sin dall’età di due anni, mentre per le popolazioni occidentali la sieropositività per EBV inizia dai 14 – 15 anni in poi. I nostri risultati indicano pertanto che esistono almeno due diverse forme di Linfoma di Burkitt sporadico, uno più comune nei Paesi occidentali e in Giappone, caratterizzato da un basso tasso di casi infetti da EBV (20% – 30 %) e l’altro più comune nei Paesi in via di sviluppo, caratterizzato da un alto tasso di casi infetti da EBV (47% – 80%). La differenza tra le due forme è probabilmente dovuta alle peggiori condizioni socioeconomiche delle aree geografiche in via di sviluppo, che potrebbero favorire l’infezione da EBV già durante la prima infanzia».Per la Prof.ssa Stefania Uccini è infine molto importante sottolineare che «la collaborazione Italia – Iraq è molto rilevante non solo sotto il profilo medico-scientifico, ma anche perché offre ai colleghi iracheni la possibilità di uscire dall’isolamento culturale nel quale la guerra, ormai da molti anni, li costringe a vivere».
Lo studio è stato sostenuto dai finanziamenti dell’Istituto Pasteur Italia e di Sapienza Università di Roma. Fa inoltre parte del programma di collaborazione scientifica “Baghdad Resolve” tra Sapienza Università e il Children’s Welfare Teaching Hospital dell’Università di Baghdad.

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Scompenso cardiaco, ecco come migliorare la sopravvivenza in Pronto soccorso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

Nei pazienti trattati in Pronto Soccorso (Ps) per uno scompenso cardiaco, la prima visita da un medico entro sette giorni dalla dimissione si associa a una riduzione sia della mortalità sia di nuovi ricoveri in ospedale, secondo quanto conclude uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), prima autrice Clare Atzema, della Divisione di medicina di emergenza all’Università di Toronto. Ma dai dati raccolti emerge che meno della metà dei 34.519 partecipanti allo studio sono stati visitati entro una settimana dalla dimissione dal PS. «A differenza dei pazienti ricoverati in ospedale, quelli dimessi dal PS non ricevono valutazioni e analisi giornaliere da parte di medici e infermieri» precisano i ricercatori, aggiungendo che questi soggetti sono lasciati a se stessi nell’organizzare le cure successive.«In Canada, i costi diretti dello scompenso cardiaco sono di 2,8 miliardi di dollari l’anno» spiega l’autrice, sottolineando che negli Stati Uniti gli accessi in PS per scompenso cardiaco superano il milione l’anno. E poiché i ricoveri ospedalieri sono l’aspetto più costoso dell’assistenza, i sistemi sanitari si stanno gradualmente spostando verso una gestione ambulatoriale, quando possibile, dei pazienti scompensati. «Su un totale di 34.519 soggetti con insufficienza cardiaca dimessi dal PS in questo studio, il 47% ha visto un medico entro una settimana, mentre l’83,6% ha ricevuto cure entro 30 giorni» riprendono gli autori, spiegando che il 23,5% dei pazienti è deceduto entro un anno dalla visita del pronto soccorso, con il più basso tasso di mortalità, ossia il 21,7%, in quelli sottoposti a visita di controllo entro una settimana dalla dimissione dal PS. «Questi dati suggeriscono che gli appuntamenti di follow-up programmati per i pazienti scompensati visti in pronto soccorso dovrebbero essere un obiettivo prioritario» afferma Atzema. E conclude: «Il modo più efficiente per garantire un follow-up tempestivo è quello di fornire un appuntamento prima che lascino il pronto soccorso». CMAJ. 2018. doi: 10.1503/cmaj.180786
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30559279 by doctor33)

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Nuovo riconoscimento internazionale per la tecnica di terapia chirurgica mini-invasiva per la cura di emicranie e cefalee temporali

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Parma Un nuovo riconoscimento internazionale per la tecnica di terapia chirurgica mini-invasiva per la cura di emicranie e cefalee temporali messa a punto dal gruppo di ricerca guidato dal prof. Edoardo Raposio, docente del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. Nell’ultimo numero della rivista internazionale di riferimento Plastic & Reconstructive Surgery – GO è stato infatti pubblicato un articolo che descrive questa tecnica, indicata quando l’emicrania o la cefalea sono farmaco-resistenti, oppure quando la terapia farmacologica causa effetti collaterali così importanti da renderla poco sopportabile ai pazienti trattati.Le emicranie o cefalee a localizzazione temporale sono caratterizzate da un dolore, continuo o pulsante, a partenza appunto dalle tempie, con irradiazione del dolore in altre regioni del volto o della testa. Lo scatenamento degli attacchi avviene per irritazione di un piccolo nervo sensitivo (il nervo auricolo-temporale), localizzato a livello delle tempie. Il nervo, nei soggetti predisposti, è infiammato dalla compressione che esercita su di esso un piccolo vaso vicino (da qui il dolore pulsante) o da piccole fibre muscolari adiacenti.
La tecnica, effettuata in anestesia locale con sedazione, indolore, consiste nella liberazione mini-invasiva di tale nervo, l’irritazione del quale causa l’insorgenza degli attacchi. I risultati positivi, descritti anche nell’articolo, sono pari all’83% dei pazienti trattati (completa risoluzione dei sintomi o riduzione superiore al 50% di frequenza, durata e intensità degli attacchi).Da diversi anni il gruppo di ricerca guidato dal prof. Edoardo Raposio rappresenta il primo Centro del Sistema Sanitario Nazionale in Italia a effettuare, con un elevato grado di successo, la terapia chirurgica mini-invasiva delle emicranie e cefalee muscolo-tensive. Gli interventi, con copertura del Sistema Sanitario Nazionale, sono effettuati in regime di one-day surgery (una notte di degenza) e hanno la durata di circa un’ora. La convalescenza post-operatoria, di circa una settimana, è di solito molto leggera e non comporta particolari limitazioni nella vita sociale e lavorativa.L’esperienza del Team coordinato dal prof. Edoardo Raposio è stata oggetto, negli anni, di numerosi articoli scientifici internazionali, capitoli di libri e presentazioni congressuali, a testimonianza della scientificità dell’approccio e della validità dei risultati ottenuti. Il prof. Raposio sarà inoltre il Presidente, il prossimo settembre, del primo Congresso europeo sulla Terapia chirurgica dell’emicrania e delle cefalee muscolo-tensive.

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Sanità privata

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Dopo gli emendamenti recepiti nella legge di stabilità regionale, è stato approvato oggi in Consiglio Regionale un ordine del giorno sulla sanità privata affinché si intraprendano tutte le azioni necessarie ad arrivare in tempi brevi al rinnovo del contratto nazionale, per introdurre maggiori regole nel sistema dell’accreditamento e più trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. “Prosegue – commentano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Natale di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – grazie a una lunga mobilitazione che da luglio scorso ha portato i lavoratori in piazza, fino al partecipatissimo sciopero del 14 dicembre, il percorso istituzionale che impegna la Regione Lazio sui punti indicati nella petizione rivolta al Presidente Zingaretti, su cui abbiamo raccolto le firme di oltre 10 mila lavoratrici e lavoratori. L’ordine del giorno dà una chiara indicazione politica sia a sostenere la prosecuzione delle trattative sul rinnovo del contratto, fermo da oltre 10 anni, sia a procedere a una rivisitazione delle regole sulla gestione economica e finanziaria delle strutture. Come da anni denunciamo, dietro a presunte crisi aziendali le proprietà delle strutture mascherano spesso azioni unilaterali che penalizzano i lavoratori su diritti, tutele e condizioni di lavoro, mettendo a rischio gli stessi i livelli occupazionali. “Sulla sanità privata accreditata – proseguono i segretari generali – si regge poco meno della metà dei servizi sanitari del Lazio. La trasparenza nella gestione delle risorse e il controllo dei bilanci deve essere la regola, e non potrebbe essere altrimenti, dato che si tratta di risorse pubbliche. Così come deve esserci un quadro omogeneo dei sistemi di accreditamento e deve essere uno solo il contratto applicato ai lavoratori nelle strutture, aspetto su cui già in legge di bilancio regionale si era intervenuti, per un fermo contrasto al precariato e al dumping causato dall’applicazione di contratti “pirata”. Concludono Di Cola, Chierchia e Bernardini: “Ora ci aspettiamo che la commissione sanità e gli assessorati competenti ci convochino per andare avanti con atti concreti sugli impegni presi. Rimaniamo perplessi di fronte all’astensione dei Consiglieri del gruppo M5S, su un tema che riguarda da vicino il livello dei servizi alla salute dei cittadini di Roma, città da loro stessi amministrata, e di tutto il Lazio, oltre che la tutela del lavoro, la legalità e la trasparenza, che vada verso un maggiore controllo del pubblico sull’imprenditoria privata che investe – e fa profitto – nei servizi sanitari”.

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M5S Lombardia: Medici di base, più risorse per accesso ai corsi di formazione

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Stando ai dati di Fimmg (Federazione italiana dei medici di famiglia), dei circa 6000 medici di medicina generale presenti sul territorio lombardo oltre un migliaio andranno in pensione nei prossimi 4 anni e i dati sono decisamente più allarmanti negli anni a venire.“Il Governo regionale ha provato a mettere una toppa con l’aumento dei posti per l’accesso ai corsi di formazione, ma siamo lontani da quanto sarebbe necessario per assicurare la continuità del servizio”, segnala il Consigliere del Movimento 5 Stelle, Gregorio Mammì.“Il Movimento ha ben presente il problema e ha allo studio diverse soluzioni per contribuire a risolverlo, considerati i significativi risvolti non solo di carattere sanitario, ma anche sociale, specialmente nei confronti delle fasce più deboli e bisognose della popolazione. Io e i miei colleghi stiamo predisponendo le opportune modifiche e le sottoporremo alle competenti Istituzioni. Servono ulteriori risorse per consentire l’accesso ai corsi di formazione a un maggior numero di aspiranti medici di medicina generale. Data l’importanza del tema, auspichiamo un impegno concreto della Giunta nell’accogliere e dar seguito il prima possibile alle nostre richieste”.

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Ricerca sulle iPS cells: progressi, risultati, impieghi

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Padova. Le iPS cells – cellule staminali pluripotenti – sono di grande interesse per la comunità scientifica e hanno un’enorme rilevanza in ambito biomedico. Possiedono la straordinaria capacità di poter dare origine a qualsiasi cellula del nostro corpo, dai neuroni alle cellule beta pancreatiche, queste ultime, ad esempio, in grado di rilasciare insulina se aumenta la glicemia. Le cellule staminali pluripotenti indotte vengono generate a partire da cellule adulte del nostro corpo (sangue, biopsie cutanee o addirittura urine) in un processo chiamato riprogrammazione. Sono utilizzate nei laboratori di tutto il mondo perché sono esse stesse modello di studio per le malattie o fonte cellulare per terapie avanzate di medicina rigenerativa. Da sempre, però, le iPS cells utilizzate nella ricerca sono “eterogenee”: iPS cell prodotte nello stesso laboratorio in tempi diversi possono comportarsi in modo diverso; inoltre la loro riproduzione è laboriosa e costosa. Un altro grosso problema è che le iPS comunemente utilizzate sono in uno stato di sviluppo leggermente avanzato, paragonabile alla seconda settimana di vita embrionale. Questo è un aspetto centrale: cellule che sono in uno stato leggermente avanzato non permettono sempre di ripercorrere tutti gli eventi molecolari che portano allo sviluppo di una patologia.
Il team di ricerca padovano – composto dal Professor Graziano Martello del Laboratorio di cellule staminali pluripotenti del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e dal Professor Nicola Elvassore del Laboratorio di ingegneria delle cellule staminali all’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) – ha utilizzato la microfluidica, una tecnologia sviluppata nel laboratorio di Elvassore, che consiste nella produzione in piccoli canali, micro tubi in polidimetilsilossano (silicone biocompatibile) del diametro di un capello.Quando le cellule si trovano in uno spazio confinato possono essere riprogrammate più efficientemente e rapidamente, utilizzando molti meno reagenti e con un risparmio di oltre cento volte rispetto alle tecnologie convenzionali. Non solo, ed è qui l’aspetto principale del lavoro pubblicato: le cellule iPS ottenute in microfluidica presentano uno stato di sviluppo più primitivo, molto simile cioè allo stato delle cellule in un embrione nelle prime di fasi di sviluppo (5/6 giorni), tecnicamente definito stadio di pluripotenza di tipo naïve.«Abbiamo ottenuto cellule staminali a partire da cellule adulte» dice Graziano Martello «ma il vero passo in avanti è che le staminali che otteniamo siano più immature di quelle attualmente utilizzate. Questo permetterà nuove applicazioni future, come lo studio in vitro delle primissime fasi di sviluppo del nostro corpo. Capire cosa accade e cosa possa andare storto potrebbe avere conseguenze enormi sul piano della conoscenza e della salute».
Il team di ricerca ha studiato in estremo dettaglio le specificità delle cellule prodotte rilevando che mostrano moltissimi tratti normalmente presenti durante la prima settimana di sviluppo embrionale come alcuni geni attivi che già dalla seconda settimana si “spengono”.
A differenza degli studi pubblicati in precedenza che hanno ugualmente descritto cellule staminali pluripotenti di tipo naïve, la scoperta di Graziano Martello e Nicola Elvassore ha un’implicazione rilevante per le ricerche future: fino ad oggi sono stati utilizzati embrioni umani oppure delle complesse manipolazioni che rendono le cellule inutilizzabili per applicazioni terapeutiche.La nuova tecnologia proposta e la tipologia di cellula ottenuta permetterebbe l’utilizzo delle iPS in applicazioni biomediche come lo studio in vitro di alcune malattie genetiche.
«Il nostro lavoro mostra come ottenere efficientemente cellule staminali più immature sottolinea Nicola Elvassore – Fondamentale è stato integrare intimamente competenze che spaziano dalla bio-ingegneria alla biologia delle cellule staminali. Noi di fatto diamo un nuovo strumento alla comunità scientifica che confidiamo possa dare nuovo impulso nella ricerca delle cellule staminali umane. Ci stiamo già focalizzando sullo studio in vitro di alcune patologie che con le staminali tradizionali non potevano ancora essere studiate».
«Siamo i primi ad ottenere in modo efficiente cellule pluripotenti con stato di sviluppo più primitivo a partire da cellule adulte, i fibroblasti, ottenuti da piccole biopsie cutanee. Inoltre – affermano Martello ed Elvassore – siamo i primi a mostrare che tali cellule differenziano efficientemente, ossia sanno dare origine indifferentemente a cellule di interesse biomedico, come neuroni od epatociti, le cellule del fegato».Le “nuove” cellule iPS di tipo naïve dovrebbero differenziare meglio o in maniera più riproducibile rispetto a quelle comunemente utilizzate risolvendo il problema del comportamento diverso delle iPS prodotte nello stesso laboratorio. Inoltre in casi particolari, come nella sindrome dell’X fragile, queste iPS di tipo naïve saranno sempre più necessarie perché sono migliori per lo studio in vitro. Sarà infatti possibile studiare questa malattia fin dallo stadio di sviluppo primitivo per poi ripercorrere tutti gli eventi molecolari che portano allo sviluppo della patologia.Infine, queste cellule, senza dover usare un embrione, permettono lo studio delle primissime fasi di sviluppo embrionale e capire perché nelle prime due settimane di vita ci sia un’alta percentuale di insuccesso nel formare il feto.
La ricerca pubblicata, finanziata da Armenise Harvard Foundation, Fondazione Telethon e Fondazione CaRiPaRo, è stata resa possibile dalla sinergia tra il Laboratorio di ingegneria delle cellule staminali del Professor Nicola Elvassore (VIMM) ed il Laboratorio di cellule staminali pluripotenti del Professor Graziano Martello (Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e membro dell’Istituto Telethon Dulbecco). Hanno collaborato Stefano Giulitti (VIMM), Marco Pellegrini (Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova), Chiara Romualdi (Dipartimento di Biologia Università di Padova) e Davide Cacchiarelli (Telethon Institute of Genetics and Medicine).

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Presentazione Primo Rapporto Osservatorio Strategie Vaccinali

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Roma Martedì 22 gennaio 2019, Ore 9,30 – 13Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” Piazza della Minerva, 38 L’Osservatorio Strategie Vaccinali presenta il 1° Rapporto sulle Strategie nazionali, risultato dell’attività di monitoraggio nelle diverse realtà regionali dei sistemi di attuazione del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV), attraverso indagini specifiche sul piano regionale e con un quadro di dettaglio in ambito locale. Con l’approvazione del PNPV 2017-2019, ogni Regione è chiamata a sviluppare proprie strategie vaccinali, al fine di raggiungere gli obiettivi previsti. Diventa necessario, quindi, sviluppare un piano di azione per il monitoraggio a livello regionale. Da qui nasce l’idea di creare l’Osservatorio Strategie Vaccinali, un’attività di ricerca scientifica coordinata dal dott. Michele Conversano, Direttore del Dip. Asl di Taranto, e dal prof. Federico Spandonaro, direttore C.R.E.A. Sanità.

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Come evitare infortuni sugli sci

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2019

Condizioni climatiche sfavorevoli, grande affluenza sulle piste e scarsa preparazione atletica sono tra le cause principali degli incidenti che si verificano negli impianti sciistici e che spesso coinvolgono minori, con esiti tragici. “Non solo, complici di cadute rovinose sono proprio gli sci o le tavole, strumenti sempre più evoluti che danno una maggiore sensazione di stabilità e quindi di sicurezza, facilitando la velocità”. Lo sottolinea Arturo Guarino, Direttore della struttura complessa di Traumatologia dello Sport dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano. La sensazione di sicurezza infatti influisce sulla percezione del rischio e i soggetti diventano più spericolati : “I traumi ad alta energia – continua Guarino – quanto mai possibili sciando a velocità sostenute sono responsabili di importanti distorsioni capsulo-legamentose specie a carico del ginocchio che si riconosce come articolazione maggiormente coinvolta. Parliamo di rotture dei legamenti collaterali o dei legamenti crociati oppure dei menischi. Inoltre, alle lesioni legamentose possono associarsi fratture dei piatti tibiali che, a seconda della gravità, rendono ancora più severa la prognosi”. Oltre alla velocità è anche la presenza di molte persone sulle piste a rendere maggiormente complicato sciare, rispetto al passato: “Gli sciatori si trovano a doversi districare tra tante persone in movimento, molte delle quali utilizzano strumenti diversi dagli sci tradizionali, come gli snowboard, che le rendono più veloci e questo può provocare delle cadute. La scarsa valutazione del rischio quando le piste sono ghiacciate, poi, aumenta la possibilità di scontri”. Per evitare incidenti che possono nuocere alla propria salute e mettere in pericolo gli altri è necessario avere consapevolezza dei propri limiti, soprattutto se si è affetti da determinate patologie: “In generale, per sciare in sicurezza bisogna avere una buona preparazione atletica e allenare la muscolatura ad affrontare un gesto atletico importante prima dell’inizio della stagione invernale. Inoltre, i soggetti affetti da artrosi a carico delle articolazioni portanti, quindi ginocchio, anca e caviglia, è bene che si rivolgano allo specialista per valutare se e con quanta frequenza è possibile sciare”. “In conclusione – aggiunge Guarino – una corretta valutazione specialistica dello stato di forma e un’opportuna considerazione delle caratteristiche soggettive muscolo scheletriche sono alla base dell’ideale prevenzione in ogni ambito ginnico-sportivo”.

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FotoFinder Systems: l’intelligenza artificiale rivoluziona il rilevamento del tumore della pelle

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2019

L’intelligenza artificiale (IA) è attualmente sulla bocca di tutti. Gli esperti dicono che le aziende devono concentrarsi sui tre aspetti dell’IA per avere un ruolo importante nel settore: le ultime conoscenze di programmazione, l’importanza dei dati e l’integrazione dell’IA nei flussi di lavoro esistenti. FotoFinder Systems unisce questi aspetti chiave già oggi. Come pioniere, l’azienda high-tech è un leader nell’integrazione dell’IA nella tecnologia per la diagnosi del cancro della pelle. Con il nuovo software esperto Moleanalyzer pro, i dermatologi sono in grado di valutare i nevi con l’IA, e i risultati confermano una precisione estremamente elevata. Moleanalyzer pro offre ai medici la possibilità di confermare le loro diagnosi con varie tecniche di valutazione. Per la prima volta, è possibile combinare l’esperienza specializzata con l’IA e ricevere inoltre una seconda opinione – basta un clic del mouse – da celebri esperti internazionali di oncologia cutanea.Moleanalyzer pro funziona con l’apprendimento approfondito, il “deep learning”: l’abilità umana di apprendere da esempi ed esperienze viene trasferita al computer. A questo scopo, la rete neurale convoluzionale è stata addestrata con la raccolta attualmente più grande di immagini dermatoscopiche, compresa la diagnosi corrispondente. Il successo dell’algoritmo è dovuto al continuo “accrescimento” dovuto ai tanti anni di utile collaborazione con medici di tutto il mondo. Grazie alla sempre maggiore esperienza e alle sue proprie regole autonome, l’algoritmo è in grado di distinguere tra lesioni benigne e maligne. Il risultato è un punteggio che supporta la valutazione del rischio di entrambe le tipologie di lesioni cutanee, melanocitarie e non-melanocitarie. Tra breve, questo “Score IA” sarà disponibile ai medici anche su dispositivi mobili.
Stando allo studio rappresentativo “Man against machine” (“Uomo contro macchina”), l’algoritmo di apprendimento approfondito ha dimostrato una sensibilità straordinariamente elevata identificando correttamente il 95% dei tumori cutanei maligni. Nel gruppo di confronto, gli esperti – 58 dermatologi da 17 paesi – hanno correttamente identificato l’86,6% delle lesioni maligne. L’algoritmo ha mostrato anche una specificità elevata in modo affidabile, identificando correttamente come benigni l’82,5% dei nevi, mentre gli esperti ne avevano identificato come benigni il 71,3%.Per quanto sia affascinante, l’IA non può sostituire l’esperienza umana quando si tratta di tumore della pelle. Alla fine, la decisione sul da farsi spetta al medico. In caso di dubbio, Moleanalyzer pro offre un servizio di seconda opinione da specialisti di tumore della pelle di fama internazionale per confermare la diagnosi.

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“I nati pretermine, in particolare se estremamente prematuri, rischiano la vita ogni minuto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

“In Italia, tuttavia, il tasso di mortalità per quelli di peso inferiore a 1500 grammi è tra i più bassi al mondo. Nel nostro paese gli ultimi dati disponibili evidenziano, infatti, una mortalità dell’11,3% rispetto al 14,3% delle più importanti Terapie Intensive Neonatali (TIN) del mondo (dati forniti dal Vermont Oxford Network) e continua a diminuire, grazie all’elevatissimo livello di assistenza raggiunto dalle nostre TIN.
Tuttavia, la fragilità di questi neonati e le tante variabili che, sin dalla gravidanza, ne possono condizionare la prognosi, identificano la prematurità come una malattia grave. La sopravvivenza di ogni bambino nato prematuro è un successo che non si deve dare per scontato e le tragiche complicazioni sono possibili anche quando le cose sembrano migliorare, come è accaduto nel caso del piccolo Marco a Brescia.”
Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca, interviene sul caso dei neonati deceduti nei giorni scorsi agli Spedali Civili di Brescia, a causa di sepsi ed enterocolite necrotizzante, due tra le patologie più temibili per i neonati prematuri. Si attendono con fiducia gli esiti delle indagini del Ministero della Salute, attualmente in corso, per decretare in modo definitivo ed ufficiale i motivi dei decessi.Nel mondo le complicazioni legate alla prematurità sono la principale causa di morte dei bambini di età inferiore ai 5 anni (dati OMS) e il 40% dei circa tre milioni di decessi/anno in epoca neonatale è dovuto ad infezioni.I neonati prematuri sono biologicamente suscettibili alle infezioni perché l’immaturità del loro sistema immunitario, dovuta alla precoce interruzione della gravidanza, li rende vulnerabili all’attacco di batteri e virus, anche di quelli considerati innocui per gli adulti. Più il neonato è prematuro e più risulta esposto alle infezioni, anche per il mancato trasferimento di fattori protettivi dalla mamma al feto, in particolare immunoglobine, che si verifica soprattutto nelle ultime settimane di gestazione.
Inoltre il neonato pretermine ha la necessità di procedure invasive, indispensabili per poter sopperire all’immaturità delle sue funzioni vitali, prime fra tutte quella gastro-intestinale e quella respiratoria (cateteri intravascolari, ventilazione meccanica, drenaggi), che ne garantiscono la sopravvivenza, ma che costituiscono ulteriori inevitabili fattori di rischio per le infezioni.La Società Italiana di Neonatologia esprime la sua vicinanza soprattutto ai genitori, ma anche ai medici e agli infermieri che si sono presi cura dei piccoli pazienti deceduti, perché conosce bene il dolore profondo che si prova quando, nonostante tutte le cure messe in atto, l’evoluzione della “malattia prematurità” non è favorevole.“Quando i genitori ci affidano i loro bambini li curiamo come fossero nostri figli, garantendo loro la massima attenzione e professionalità, perché consideriamo il benessere di ogni neonato e la sopravvivenza dei prematuri la prima ragione del nostro essere medici. Se vogliamo veramente mettere il neonato al centro del futuro” conclude Mosca, “dobbiamo innanzitutto mirare a ridurre le cause della prematurità e continuare a migliorare l’assistenza con l’obiettivo di rendere questa popolazione sempre meno vulnerabile.”

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“Facciamo crescere l’Italia: Dieci anni di industria farmaceutica nazionale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

Roma Giovedì 17 gennaio – ore 17.30 Hotel Nazionale, Sala Capranichetta Piazza Montecitorio 131 “Facciamo crescere l’Italia – Dieci anni di industria farmaceutica nazionale”. L’evento sarà occasione per fare il punto sullo stato dell’industria farmaceutica italiana e sui risultati raggiunti dal settore negli ultimi dieci anni, anche grazie alla presentazione dei dati del Rapporto Nomisma “Industria 2030 – La Farmaceutica Italiana e i suoi campioni alla sfida del nuovo paradigma manifatturiero”. Il farmaceutico è uno dei settori che contribuisce maggiormente a produrre crescita, sviluppo e occupazione in Italia, facendo primeggiare il nostro Paese anche a livello europeo: un successo reso possibile dai numerosi gruppi farmaceutici con proprietà ed headquarter italiani che, insieme alle multinazionali presenti in Italia, si sono distinti negli ultimi anni per gli elevati ritmi di crescita e redditività e per la capacità di internazionalizzazione e innovazione.Ad introdurre i lavori dell’evento saranno Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria e Piero Gnudi, Presidente di Nomisma. Seguirà un talk moderato dal giornalista Nicola Porro nel quale si confronteranno cinque tra i più importanti imprenditori dell’industria farmaceutica italiana: Alberto Chiesi, Presidente Chiesi, Sergio Dompé, Presidente e CEO Dompé, Stefano Golinelli, Presidente Alfasigma, Francesco De Santis, Presidente Italfarmaco e Lucia Aleotti, Presidente Menarini.

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Assistenza sanitaria ad elevato valore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

La crisi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale ha determinato un crescente interesse per la promozione di un’assistenza sanitaria ad elevato value, in grado di ridurre gli sprechi ed aumentare il ritorno in termini di salute del denaro investito in sanità. In tal senso, l’eccesso di test diagnostici è una pratica dal basso value molto diffusa e, in particolare, la continua ripetizione di esami di laboratorio di routine nei pazienti ospedalizzati determina effetti avversi prevenibili, sia clinici (es. anemia da ospedalizzazione, aumento della mortalità nei pazienti con patologie cardiopolmonari) sia economici (es. esecuzione di ulteriori test diagnostici, trasfusioni inappropriate, aumento della durata della degenza). Peraltro, anche se gli esami di laboratorio rappresentano meno del 5% della spesa ospedaliera, l’impatto economico è molto più elevato perchè i loro risultati influenzano circa 2/3 delle decisioni cliniche relative ad ulteriori test diagnostici o interventi terapeutici.«Il fenomeno è molto complesso – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – perché le prescrizioni ripetute di esami di laboratorio nei pazienti ospedalizzati conseguono alla variabile interazione di vari fattori: medicina difensiva, incertezza diagnostica, sottostima degli effetti avversi, scarsa consapevolezza dei costi, mancato feedback sulla prescrizione dei test, differente background formativo dei medici. Tuttavia, oggi consistenti evidenze scientifiche oggi documentano sia l’efficacia di vari interventi per ridurre i test di laboratorio inappropriatamente ripetuti in ospedale, sia che tale riduzione non si associa ad un aumento di eventi avversi, quali mancate diagnosi, re-ospedalizzazione o mortalità».Per tali ragioni, previa revisione sistematica della letteratura, la Fondazione GIMBE ha realizzato un Position Statement per offrire a professionisti e ospedali un framework multidisciplinare e basato sulle evidenze per promuovere iniziative finalizzate a ridurre la ripetizione dei test di laboratorio di routine in ospedale.Tre gli interventi efficaci per ridurre la ripetizione inappropriata di test di laboratorio di routine nei pazienti ricoverati: la formazione, l’audit & feedback ai professionisti sull’appropriatezza delle prescrizioni e la loro restrizione tramite cartella clinica informatizzata. «Nonostante l’efficacia dei singoli interventi – precisa Cartabellotta – una riduzione significativa e prolungata dei test superflui si ottiene dalla loro combinazione multifattoriale, coinvolgendo opinion leader clinici e decisori per promuovere il cambiamento nell’organizzazione ed estendendo gli interventi a tutti i professionisti sanitari e non solo ai medici prescrittori».«In base alle evidenze scientifiche – conclude Cartabellotta – oggi possiamo affermare sia che la continua ripetizione dei test di laboratorio nei pazienti ospedalizzati genera sprechi e danni, sia che la loro riduzione non ha alcun impatto negativo sulla sicurezza dei pazienti. Auspichiamo che il Position Statement GIMBE venga utilizzato dagli ospedali e dai medici, sia per ridurre una pratica costosa e rischiosa, sia per il potenziale impatto culturale, visto che ridurre pratiche dal basso value migliora la sicurezza, l’efficacia e la costo-efficacia dell’assistenza e contribuisce alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale».

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Melatonina, servono linee guida per l’uso terapeutico nei disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

A sessant’anni dalla scoperta della melatonina e dopo oltre 23.000 studi che mostrano le molte funzioni di questo ormone secreto dall’ipofisi, servono linee guida per l’uso terapeutico. Questo è quanto chiede José Cipolla Neto, professore ordinario presso l’Istituto di scienza biomedica dell’Università di San Paolo (ICB-USP) in Brasile, in un articolo su Endocrine Reviews. «La melatonina non solo adatta l’organismo al riposo notturno ma lo prepara anche in termini metabolici per il giorno successivo» spiega il ricercatore, ricordando che il corpo produce melatonina solo di notte. Se la produzione di melatonina viene bloccata dalla luce durante la notte, specie la luce blu degli smartphone, ciò può contribuire allo sviluppo di malattie quali disturbi del sonno, ipertensione e patologie metaboliche come obesità e diabete. Questa situazione potenzialmente patogena dipende non solo dall’insufficiente produzione di melatonina, ma anche da una delle sue conseguenze, ossia la disorganizzazione temporale del ritmo sonno-veglia delle funzioni biologiche. «I problemi relativi alla cattiva qualità del sonno, come l’esposizione alla luce notturna, dovrebbero essere affrontati prima di ricorrere all’assunzione di melatonina. Ma se questa dovesse essere usata, sarebbe opportuno farlo in sintonia con il ritmo individuale di produzione dell’ormone naturale, così da decidere la dose appropriata da integrare» scrivono i ricercatori, precisando che resta comunque da chiedersi se la melatonina debba essere assunta anche dalle persone prive di franche condizioni patologiche. «Nel seguire un trattamento con melatonina dovrebbero essere prese le seguenti precauzioni: la somministrazione deve essere limitata alle ore notturne e il momento dell’assunzione va scelto con attenzione in base all’effetto desiderato. Inoltre, la dose e la formulazione dell’integratore a base di melatonina dovrebbe essere adattato a ciascun individuo, così da costruire un profilo di melatonina nel sangue che riproduca l’ideale fisiologico, terminando al mattino presto» conclude Cipolla Neto. Endocr Rev. 2018. doi: 10.1210/er.2018-00084 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30215696 by Doctor33)

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Un augurio di buon lavoro al Commissario dell’ISS

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

“Al professor Silvio Brusaferro vanno gli auguri di buon lavoro di tutti i farmacisti italiani” dice il presidente della FOFI, Andrea Mandelli. “In questi anni l’Istituto Superiore di Sanità si è conquistato un ruolo di rilievo a livello mondiale, ed è importante per la sanità italiana e per il paese nel suo complesso che questo ruolo venga mantenuto. Quella di Brusaferro, per la sua competenza scientifica e per la sua attività in seno al Servizio sanitario, è la figura giusta per questa fase delicata. La Federazione offre fin d’ora la massima collaborazione al Commissario dell’Istituto”.

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Dai nuovi materiali alle scoperte sul cancro: a cosa serve studiare la complessità

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Il Centro per la Complessità e i Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano ha ottenuto due importanti finanziamenti nell’ambito della scienza dei materiali e della biomedicina: uno dal Consiglio Europeo per la Ricerca (ERC) per il progetto METADESIGN coordinato da Stefano Zapperi, professore di fisica teoria e direttore del Centro; l’altro dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) per condurre uno studio – diretto da Caterina La Porta, professoressa di patologia generale e membro del CC&B, e Micheal Pusch, ricercatore all’Istituto di Biofisica del CNR – il ruolo di due proteine da poco identificate nell’invasività tumorale. I metamateriali sono materiali artificiali la cui struttura è stata ingegnerizzata in modo da avere proprietà fisiche e meccaniche eccezionali. La loro progettazione è una sfida scientifica e tecnologica di grande portata e con un enorme potenziale per quanto riguarda le applicazioni nel campo dell’ingegneria. Nel suo precedente progetto – SIZEFFECTS, anch’esso finanziato dall’ERC – Zapperi aveva studiato l’effetto del disordine sulle caratteristiche meccaniche di diversi materiali usando algoritmi numerici in grado di calcolare il movimento di grandi quantità di piccole particelle. Il progetto METADESIGN, che ha ottenuto un finanziamento ERC Proof of Concept, raccoglierà l’eredità di SIZEFFECTS sfruttando gli stessi algoritmi per progettare metamateriali meccanici che siano realizzabili con una stampante 3D.Al giorno d’oggi, la progettazione di metamateriali tende a focalizzarsi su meccanismi già conosciuti e ben compresi, essendo principalmente basata sulle esperienze precedenti e sull’intuito. Grazie agli algoritmi sviluppati nel progetto METADESIGN, Zapperi ambisce a produrre attuatori – cioè quei componenti di una macchina che muovono e controllano meccanismi e sistemi – generici fatti di metamateriali e dotati di un’ampia gamma di possibili movimenti e alti livelli di rendimento.«I metamateriali hanno innumerevoli possibilità in termini di flessibilità e applicazioni, dalla robotica alla moda, fino agli strumenti biomedici», afferma Zapperi. «Il nostro approccio computazionale ci consente di progettarli esplorando configurazioni che non sarebbero ottenibili con i metodi convenzionali».Gli ioni possono muoversi attraverso la membrana cellulare grazie a una serie di canali proteici e la regolazione di questo flusso ionico in entrata e in uscita è fondamentale per molti processi cellulari. Fra i quali ci sono anche l’invasività delle cellule dei melanomi e l’adesione dei linfociti che circolano nel sangue a cellule specializzate – un processo chiamato homing, che contribuisce allo sviluppo di una risposta immunitaria specifica.L’obiettivo del progetto AIRC di Pusch e La Porta è lo studio di due canali molecolari recentemente scoperti per capire che ruolo giocano nell’invasività tumorale. Come prima cosa, i ricercatori caratterizzeranno il profilo molecolare di questi canali e, tramite una serie di esperimenti, ne verificheranno l’importanza nei processi di diffusione delle metastasi e nell’homing dei linfociti. Successivamente, svilupperanno molecole sintetiche disegnate apposta per interagire con queste proteine cercando quindi di ostacolare la capacità delle cellule tumorali di diffondersi e invadere altri tessuti.«Più informazioni abbiamo sulle basi molecolari dell’invasività tumorale, più potremo cercare di contrastarla», commenta La Porta. «L’identificazione di specifici strumenti chimici in grado di colpire in maniera mirata queste proteine potrebbe aprire la strada a nuove strategie chemioterapeutiche per combattere il melanoma e per aumentare l’efficacia dell’immunoterapia».

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