Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Deficit di memoria e funzione cerebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Maggio 2022

Uno studio ha valutato, per la prima volta, gli effetti di una combinazione di estratto etanolico di salvia, rosmarino e melissa (Salvia officinalis L., Rosmarinus officinalis L. e Melissa officinalis L.; SRM), quali erbe medicinali tradizionali europee, sull’aspetto mnemonico del richiamo verbale in soggetti sani normali al fine di valutare l’efficacia clinica dei medicinali tradizionali a base di erbe per la memoria e la funzione cerebrale. Per lo studio pilota in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, sono stati selezionati, 44 soggetti sani normali (età media 61 +/- 9,26 anni SD; m/f 6/38). Il protocollo ha previsto la somministrazione dell’estratto fitoterapico etanolico SRM per 2. Il test di richiamo immediato e ritardato delle parole è stato utilizzato per valutare la memoria dopo l’assunzione di SRM o dopo assunzione di placebo (estratto di etanolo di Myrrhis odorata (L.) Scop.). Inoltre l’analisi è stata eseguita con soggetti divisi in sottogruppi più giovani e più anziani (età media /= 63 anni n = 19: SRM n = 13, Placebo n = 6). Nel complesso, non ci sono state differenze significative tra il gruppo di trattamento e il gruppo placebo, tuttavia, l’analisi dei sottogruppi ha mostrato miglioramenti significativi nel richiamo ritardato delle parole nel gruppo di età inferiore a 63 anni (p <0,0123) con la dimensione dell'effetto di Cohen d = 0,92. Non sono stati osservati effetti avversi.Gli autori hanno quindi concluso che la preparazione orale di SRM alla dose selezionata e per il periodo di somministrazione è più efficace di un placebo nella memoria episodica verbale in soggetti sani di età inferiore ai 63 anni. L'integrazione a breve e lungo termine con l'estratto di SRM merita un'indagine più approfondita come trattamento aggiuntivo per i pazienti con malattia di Alzheimer e nella popolazione che invecchia in generale. Il disegno dello studio ha dimostrato un semplice protocollo di prova economicamente vantaggioso per testare l'efficacia dei medicinali a base di erbe sulla memoria episodica verbale, con studi futuri che includono una valutazione cognitiva più ampia. (fonte: Farmacista33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Vaiolo scimmie, come intercettare i casi e come gestirli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Il vaiolo delle scimmie ha colpito fin qui quattro italiani, di cui 3 a Roma, e 105 persone nel mondo, solo in un caso una donna. Fin qui era nota come malattia endemica africana, ma molto di ciò che sapevamo rischia di essere azzerato, complice forse una variante. Né governo né regioni hanno dettato linee guida per i medici. Fimmg Roma ha inviato degli alert ai medici di famiglia laziali, personalizzati. Tra questi, c’è una scheda che spiega modalità di contagio, sintomi e prevenzione e contiene foto di tipiche eruzioni cutanee: bene distinguerle dalla varicella perché quest’ultima in Italia richiede 5 giorni di isolamento, mentre per il “monkey pox” – più lungo ed impegnativo – le autorità britanniche già ora suggeriscono ben 21 giorni di isolamento. Il medico di famiglia ha l’obiettivo di intercettare i casi e isolarli mettendo in quarantena i contatti stretti. Il virus è affine al vaiolo e dovrebbe esserne protetto chi è stato vaccinato contro quest’ultima malattia; l’antivaiolo è stato obbligatorio fino al 1981, perciò sono da “attenzionare” soprattutto gli adulti dai 40 anni in giù. I sintomi – L’ incubazione può variare da 5 a 21 giorni. Insorgono febbre alta, mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, linfoadenomegalia, brividi, stanchezza. La malattia decorre in una ventina di giorni. L’eruzione cutanea di solito compare da 1 a 5 giorni dopo i primi sintomi prima sul viso, poi altrove, arti e mani inclusi. I punti in rilievo si trasformano in vesciche piene di liquido e alla fine formano croste che poi cadono. L’infezione si auto-limita, ma in Africa sono riportati tassi di mortalità fino al 3% per complicanze (broncopolmonite, encefalite, oculari). L’Istituto Superiore di Sanità ha raccomandato di evitare il contatto con persone con febbre e con “manifestazioni cutanee inusuali”, e in caso di sintomi della varicella restare a casa e rivolgersi al medico di fiducia.Il virus sarebbe trasmissibile non solo da animale a persona ma da una persona all’altra per contatto con lesioni, fluidi corporei, goccioline respiratorie. Sono documentati casi di diffusione attraverso indumenti, lenzuola o asciugamani usati, nonché attraverso la tosse o gli starnuti. Per evitare di contrarre l’infezione, l’alert Fimmg ricorda che bisogna lavarsi regolarmente le mani con acqua e sapone o utilizzare un disinfettante per le mani a base di alcol. E ancora, mangiare solo carne ben cotta, non avvicinarsi ad animali selvatici o randagi, o ad animali che sembrano malati (sullo stesso suolo europeo non si possono escludere contagi “di ritorno”, tra uomo ed animale), e non mangiare né toccare carne di selvaggina. Le agenzie sanitarie europee raccomandano di non avere contatti ravvicinati né condividere lenzuola o asciugamani con persone che non stanno bene e potrebbero avere la malattia. «Fimmg Lazio -conclude Pirro -darà ogni giorno ai colleghi variazioni e informazioni che non sono per il grande pubblico, ma restano in un ambito medico nelle nostre liste wapp e-mail in quanto destinate a continuo scambio e revisione. Analogamente, ci scambieremo informazioni su situazioni specifiche e dubbi diagnostici utili, tra l’altro, a mappare il fenomeno». (fonte: doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Miopericardite, ecco il livello di rischio dopo vaccino anti-Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Il rischio di miopericardite dopo vaccino contro COVID-19 è basso, non maggiore, ma in alcuni casi addirittura inferiore, a quello osservato dopo altre vaccinazioni. Ecco quanto conclude Ryan Ruiyang Ling, studente della Yong Loo Lin School of Medicine dell’Università Nazionale di Singapore, che assieme ai colleghi ha valutato su The Lancet Respiratory Medicine i dati di quattro database internazionali.«Fino a marzo 2022 sono state somministrate nel mondo oltre 10 miliardi di dosi di vaccini contro COVID-19 e, nonostante gli effetti collaterali siano generalmente lievi e autolimitanti, la miopericardite è un evento avverso sempre più segnalato» scrivono i ricercatori, che hanno svolto una revisione sistematica e una meta-analisi confrontando l’incidenza di miopericardite dopo la vaccinazione contro COVID-19 con quella successiva al vaccino per altre malattie.Lo scopo era esplorare il rischio di miopericardite negli individui vaccinati per COVID-19 e quantificare l’incidenza di miocardite e pericardite dopo aver ricevuto altri vaccini. Oltre alle vaccinazioni anti-COVID-19 (395 milioni, di cui 300 a mRNA), sono stati esaminati di i dati relativi al vaccino contro il vaiolo (2,9 milioni), l’influenza (1,5 milioni) e altre malattie infettive (5,5 milioni) somministrati tra gennaio 1947 e dicembre 2021. E tirando le somme, l’incidenza totale di miopericardite per milione di dosi di vaccino contro COVID-19 è risultata di 18 casi, un tasso significativamente inferiore rispetto ad altri vaccini per i quali la media era di 56 casi per milione di dosi, con un picco a 132 casi per milione della vaccinazione contro il vaiolo. «Va segnalata un’incidenza di miopericardite leggermente superiore nei maschi con età media di 25 anni, specie in associazione ai vaccini mRNA» riprende Ling, precisando che l’analisi ha incluso una bassa percentuale di persone sotto i 12 anni, cosa che mette in discussione la trasferibilità dei risultati per questa fascia di età.E in un editoriale di commento Margaret Ryan, professore di sanità pubblica all’Università di California San Diego, scrive: «Le probabilità di sviluppare la malattia, comunque, non sembrano maggiori per i vaccinati con più di 12 anni rispetto ad altri vaccini e i benefici superano di molto il rischio di miopericardite che, anche con altri vaccini, potrebbe dipendere una reazione infiammatoria post-vaccinale, che in rari casi può colpire il cuore». (fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Corso ECM per tutte le professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

Torino Si svolgerà il 27 maggio dalle ore 14 alle ore 18 sul tema “Vulnologia in pratica sulle lesioni da pressione”. La vulnologia è una disciplina medica che studia e tratta le ulcere cutanee croniche. Dopo il saluto istituzionale del Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, Prof. Giancarlo Isaia, interverrà il dott. Piero Secreto, Dirigente Sanitario Responsabile Struttura Complessa Geriatria, Alzheimer ed altre Demenze, Presidio Riabilitativo Beata Vergine della Consolata “Fatebenefratelli” di San Maurizio Canavese. Il titolo della sua relazione è il seguente: “La situazione generale: i fattori di rischio e la presa in carico”. Seguirà la relazione dell’Infermiera Manuela Galleazzi, Co-Coordinatore didattico del Master I° livello in Vulnologia, Università degli Studi di Torino con un focus su “Lesione da decubito, le scale di rischio, Iad e Skin Tears, igiene della cute”. La Dermatite associata all’Incontinenza (IAD) è un’infiammazione della pelle con arrossamento, dovuto a contatto prolungato con urina o feci. Una “skin tear” è il risultato di una forza di taglio, sfregamento o trauma contusivo che provoca la separazione degli strati della pelle. Infine il dott. Elia Ricci, Primario Chirurgia, Ferite Difficili Casa di Cura San Luca, Pecetto Torinese (To), si occuperà di “Lesioni da pressione, Linee Guida e trattamento locale”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Sanità italiana: Migliaia di pazienti in attesa di ricovero

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

La condizione drammatica dei Pronto Soccorso è l’epifenomeno, cioè la cartina al tornasole, della crisi profonda che stanno attraversando gli ospedali del nostro Paese. Nei nosocomi sono insufficienti i posti di degenza ordinaria e di terapia intensiva. Non raggiunge livelli accettabili nemmeno il personale specialistico, soprattutto in determinate aree come la medicina d’urgenza, la terapia intensiva, l’anestesia e rianimazione, ma anche in altre aree mediche e chirurgiche. Per il “Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani” (FoSSC), la prima realtà che nel nostro Paese riunisce i medici di diverse discipline che ogni giorno curano i pazienti negli ospedali, la situazione dei Pronto Soccorso con centinaia di cittadini in attesa di ricovero, al centro delle cronache di tutti i quotidiani, non è altro che la conseguenza di decenni di sottofinanziamenti e di mancanza di programmazione degli ospedali. “Il problema dei Pronto Soccorso è la punta dell’iceberg di un sistema ospedaliero che è in affanno – affermano le 30 società scientifiche riunite nel Forum -. I Pronto Soccorso al collasso sono il risultato di anni di tagli al Servizio Sanitario Nazionale: in 20 anni chiusi 300 ospedali con 80mila posti letto in meno e dal 2007 ad oggi perse 50 mila unità di personale. Il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, destina agli ospedali solo pochissime e insufficienti risorse. Questa crisi, che denunciamo da mesi, è destinata ad aggravarsi, sia per i cittadini che si rivolgono agli ospedali per situazioni di emergenza, ma anche per tutti i pazienti affetti da patologie croniche, complessivamente diversi milioni di cittadini. Va ripensato il ruolo dei nosocomi all’interno di un nuovo modello di cura in un sistema sanitario più efficace, sostenibile e utile al cittadino. E non partendo da documenti, già diffusi sulla stampa, che sono stati bocciati dalle Società Scientifiche e dallo stesso Ministro della Salute, perché addirittura peggiorativi della già grave situazione determinata dal Decreto Ministeriale sugli standard ospedalieri (DM 70 del 2 aprile 2015), provvedimento che va invece profondamente rivisto. È ferma, in particolare, la nostra perplessità sugli ‘ospedali di comunità’ come unica forma di intervento sulle strutture del sistema sanitario nazionale. Tra l’altro per come questi ‘ospedali’ sono stati concepiti rientrano in una concezione obsoleta e inadeguata a far fronte alle tante e diverse complessità poste in essere dalle domande di salute della medicina moderna”. “Appena pubblicato il PNRR – sottolineano le Società Scientifiche -, abbiamo capito subito l’inadeguatezza delle misure previste nella Missione 6 e ci siamo organizzati con una piattaforma che abbiamo presentato al Ministro Speranza avanzando proposte per una modifica del DM 70. I fatti che ora riguardano il Pronto Soccorso purtroppo danno ragione alle nostre precedenti preoccupazioni, formalizzate peraltro al Ministro da mesi”. Gli operatori sanitari sono inadeguati in rapporto alla popolazione del nostro Paese: i medici specialisti ospedalieri sono circa 130mila, 60mila unità in meno della Germania e 43mila in meno della Francia. Il numero complessivo di posti letto ordinari è molto più basso rispetto alla media europea (314 rispetto a 500 per 100mila abitanti) e colloca l’Italia al 22esimo posto tra tutti i Paesi del Vecchio Continente. Anche per i posti letto in terapia intensiva l’Italia non brilla: se in era pre-Covid avevamo 8,6 posti ogni 100 mila abitanti, con l’emergenza sanitaria era stato previsto che venissero aumentati fino a 14 ma, in realtà, solo una piccola parte risulta effettivamente attivata e, comunque, con numeri nemmeno paragonabili rispetto, ad esempio, alla Germania (33 posti letto ogni 100mila abitanti).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Dalla ‘health diet’ alle ‘health diets’: cosa cambia nella prospettiva globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Dal digiuno alla dieta mediterranea, passando per il vegetarianesimo, la dieta molecolare e la dieta chetogenica, con questa sessione vogliamo esporre le evidenze scientifiche di queste diete non annoverate tra le ‘Fad Diets’, le diete che promettono risultati veloci ed eclatanti, promuovono principi rivoluzionari che contraddicono la scienza ufficiale, spesso spingono all’acquisto di prodotti commerciali e, soprattutto, sono quelle diete che non hanno solide basi medico-scientifiche. Il termine ‘Fad’ significa ‘mania’, ‘capriccio’, e quindi la traduzione italiana è ‘dieta alla moda’, ‘dieta del momento’. Le diete mono-alimento come quella del gelato, del panino, del pompelmo, della pasta etc., la dieta del gruppo sanguigno, le diete che si basano su integratori e pasti sostitutivi, i suggerimenti che nascono da esperienze di singoli individui, la dieta del minestrone, la dieta delle combinazioni alimentari, le diete iperproteiche: Atkins, Tisanorica, Scarsdale, Dukan, la dieta liquida, etc.; sono solo alcuni esempi di Fad diets. La maggior parte delle diete alla moda sono associate a un certo grado di rischio per la salute, a breve termine: disidratazione, depressione, affaticamento, movimenti intestinali irregolari e a lungo termine: comportamenti alimentari irregolari che possono influenzare il nostro rapporto con il cibo, portando a sentimenti di fallimento piuttosto che sviluppare le capacità e la fiducia per gestire dieta e peso in modo sano che possono o meno giustificare una diagnosi di un disturbo alimentare specifico. Le diete alla moda portano alla perdita di peso iniziale, ma questa perdita di peso è spesso la perdita di massa muscolare e liquidi anziché grasso corporeo, non solo, spesso queste diete non possono essere seguite a lungo termine poiché molte persone si stancano delle regole e dei limiti rigidi. Nella sessione ‘Dalla health diet alle healthy diets: una prospettiva globale’ vogliamo riportare il focus sulle diete che invece di fondamento scientifico ne hanno e anche da tempo. Parleremo di diete ben bilanciate e strutturate, studiate e adattate alle singole esigenze da specialisti della nutrizione che nulla lasciano al caso nella prescrizione di un regime alimentare specifico. La panoramica sulle diete universalmente riconosciute come sicure per la salute, ed efficaci, fornirà validi e vari elementi per un confronto costruttivo rispetto alla possibilità che esista la dieta sana. “È fondamentale che in un Congresso di medicina estetica si affronti un argomento così importante – commenta il professor Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – I medici estetici trattano il sovrappeso e insegnano ai pazienti a mangiare bene. Molto spesso i pazienti durante la visita confessano di star facendo o aver fatto diete faidate solo per averne sentito parlare o perché di moda. Ma purtroppo queste diete, molto spesso, producono degli squilibri metabolici che, in presenza di patologie associate, possono compromettere seriamente la salute del paziente. Quindi è giusto fare luce ‘scientifica’ sulle diete valide e quelle invece solo ‘Fad’ affinché il medico estetico possa gestire al meglio i propri pazienti”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Due anni dopo l’infezione, la metà delle persone ricoverate in ospedale con COVID-19 ha almeno un sintomo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Dopo due anni di pandemia abbiamo imparato a convivere con il Covid-19, ma oggi sappiamo di più sugli effetti a lungo termine. Secondo il più lungo studio di follow-up fino effettuato pubblicato sul Lancet Respiratory Medicine, la metà dei pazienti che sono stati ricoverati in ospedale ha ancora almeno un sintomo due anni dopo l’infezione da COVID-19: il 31% riporta affaticamento o debolezza muscolare e il 31% difficoltà di sonno.“Riscontriamo in ambulatorio delle alterazioni che hanno una ricaduta clinica che tendono a reiterarsi indipendentemente dal tipo di covid dalla variante e dal quadro clinico e uno degli aspetti principali è la fatica. – spiega il Dott. Luca Santoleri Direttore del servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale San Raffaele Milano – la capacità di essere validi sul lavoro e nella vita di tutti i giorni come lo si era di solito cambia post covid. É importante dare una terapia a base di ferro, acido folico e vitamina B12 per supportare una situazione che non consente al paziente di reggersi in piedi”.Dallo studio è emerso inoltre in generale i pazienti guariti da COVID-19 tendono ad essere in condizioni di salute peggiori rispetto alla popolazione generale, indicando che alcuni pazienti hanno bisogno di molto più tempo per riprendersi completamente. Ci sono poi alcuni pazienti particolarmente esposti: le donne, chi soffre di obesità e chi ha avuto bisogno di ventilazione meccanica in un ospedale. Queste tre categorie hanno meno probabilità di recuperare completamente la propria forma fisica nel giro di un anno.Oltre ad una alimentazione varia ed equilibrata, un valido aiuto nutraceutico di integrazione per combattere stanchezza e affaticamento oltre ad un sostegno per il corretto funzionamento del sistema immunitario può arrivare dall’integratore alimentare Ferachel Oro di AQMA Italia, a base di a base di Ferro Sodico EDTA (Ferrazone®), Vitamina C, Niacina, Vitamina B1, Zinco, Manganese, Vitamina B6, Vitamina B12, Biotina, Acido folico, Rame e Selenio. Nello specifico Ferro, Vitamina C, Folato, Niacina, Vitamina B6 e Vitamina B12 contribuiscono alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Mandelli (FOFI): farmacisti vaccinatori grande opportunità per il Paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

“Rendere strutturale la somministrazione dei vaccini ad opera dei farmacisti e ampliare la dispensazione dei farmaci sul territorio sono due temi chiave per rilanciare l’assistenza di prossimità e consentire ai cittadini di trovare risposte concrete e tempestive ai propri bisogni di salute”, lo ha dichiarato a Cosmofarma Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), esprimendo profonda gratitudine nei confronti dei farmacisti italiani per il lavoro straordinario svolto durante la pandemia a tutela della salute pubblica. “Istituzionalizzare la somministrazione dei vaccini ad opera dei farmacisti, oltre l’emergenza Covid – ha aggiunto il presidente FOFI –, vuol dire rendere un grande servizio al Paese, permettendo ai cittadini di accedere con facilità alle campagne di prevenzione, e ai medici di dedicarsi alla cura dei pazienti negli ambulatori e negli ospedali, contribuendo a contrastare la grande piaga delle liste d’attesa, fortemente acuitasi durante la pandemia. Il nuovo ruolo della farmacia dei servizi come punto di vaccinazione, per il Covid, l’influenza e non solo, avvicina l’Italia agli altri grandi Paesi europei”. “Senza la collaborazione dei farmacisti di comunità – ha concluso Mandelli – anche somministrare in tempi utili gli antivirali contro il Covid si sarebbe rivelato difficile, se non impossibile, oltretutto costringendo un gran numero di cittadini a percorrere decine di chilometri per poter reperire una terapia fondamentale per la cura della malattia. Non si può immaginare una riforma dell’assistenza che punti sulla prossimità senza portare sul territorio la dispensazione di quei farmaci che non devono essere necessariamente gestiti in ambito ospedaliero. Si tratta di un passaggio fondamentale per migliorare l’accesso e l’appropriatezza delle cure”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Mandelli (FOFI): senza farmacisti la prossimità non esiste

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2022

“Negli ultimi due anni, per far fronte alle mutate esigenze della società, la professione del farmacista è profondamente cambiata, affermando il suo ruolo centrale per assicurare ai cittadini servizi professionali e prestazioni sanitarie che vanno al di là della pur indispensabile dispensazione del farmaco”, Lo ha dichiarato Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), intervenendo oggi al convegno “Quale futuro per la farmacia nell’era post-Covid. Quattro punti di vista per guardare con fiducia e resilienza al cambiamento”, svoltosi nell’ambito di Cosmofarma Exhibition 2022 in corso a Bologna. “Il ruolo che hanno acquisito i farmacisti nell’aiutare il Paese a tracciare i contagi, il servizio reso ai milioni di cittadini che si sono recati in farmacia per la stampa dei green pass, il coinvolgimento nelle campagne vaccinali e nella dispensazione sul territorio dei farmaci antivirali contro il Covid, e ancora la possibilità di eseguire in farmacia gli esami diagnostici di prima istanza, sono la prova dell’apporto che i farmacisti italiani possono dare alla sanità del Paese”, ha aggiunto Mandelli. “I farmacisti – ha concluso il Presidente FOFI – si sono dimostrati tra i professionisti della salute più disponibili all’aggiornamento scientifico e più preparati all’introduzione delle nuove tecnologie. Ne è prova la rapidità e l’efficienza con cui abbiamo risposto alla completa dematerializzazione delle ricette. Anche sul fronte della digitalizzazione, siamo pronti a fare la nostra parte per contribuire alla realizzazione di un sistema sanitario digitale costruito intorno al paziente e fondato sulla collaborazione sinergica tra i professionisti sanitari. L’entrata a regime del Fascicolo sanitario elettronico e l’integrazione con il Dossier farmaceutico sono due aspetti fondamentali per realizzare una reale assistenza di prossimità che non può esistere senza il pieno coinvolgimento dei farmacisti”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Tumore della vescica

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2022

Il 21% dei pazienti, colpito da tumore della vescica, scopre la malattia durante controlli medici per altri problemi di salute. Solo il 37% ottiene la diagnosi perché colpito da sintomi evidenti come l’ematuria: presenza di sangue nelle urine. Il 24% invece individua la neoplasia dopo esami svolti su consiglio del medico di famiglia. Sono questi alcuni dati contenuti in un sondaggio on line svolto tra 347 pazienti dalla Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO). La presentazione dell’indagine è avvenuta, nei giorni scorsi, durante il webinar “Tumore della Vescica” che è andato in onda sulla pagina Facebook della Società Scientifica. E’ stato il secondo di una serie di talk show on line che rientrano nel progetto “SIUrO Incontra Pazienti e Caregiver”: una volta al mese gli esperti della SIUrO affrontano a 360 gradi tutti gli aspetti inerenti i tumori urologici (prevenzione, terapie, impatto sulla vita quotidiana, difficoltà burocratico-amministrative, riabilitazione).“Il carcinoma alla vescica colpisce ogni anno oltre 25 mila uomini e donne nel nostro Paese – ha affermato Renzo Colombo, Vice Presidente della SIUrO -. La diagnosi precoce è ancora difficile in quanto non sono possibili screening di massa su ampie fasce della popolazione. Vanno svolti esami specifici solo per alcune categorie di professionisti che lavorano a stretto contatto con particolari agenti chimici. Lo stesso vale per i tabagisti che fumano almeno dieci sigarette al giorno per oltre 10 anni. Infatti dal nostro sondaggio emerge come l’83% dei malati fumava quando ha scoperto di avere il cancro. Per tutte gli altri potenziali pazienti è necessario un attento monitoraggio dei sintomi in primis la presenza di sangue nelle urine che va sempre segnalata al medico. L’ematuria non comporta automaticamente la presenza di un tumore e proprio per questo chi ne soffre deve sottoporsi il prima possibile ad una visita con lo specialista urologo”. Nel webinar della SIUrO ampio spazio è stato dedicato ai trattamenti disponibili per malati e specialisti. “Otto pazienti su dieci sono vivi a cinque anni dalla diagnosi anche grazie alle nuove terapie – ha sottolineato Patrizia Giannatempo, medico oncologo presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Diverse sono le armi con le quali possiamo sconfiggere un tumore insidioso e che spesso dobbiamo trattare ad uno stadio avanzato. Per quanto riguarda i farmaci utilizziamo quelli chemioterapici ad azione citotossica o gli immunoterapici che sono in grado di riattivare e potenziare il nostro sistema immunitario. A volte possiamo usare entrambi le categorie di medicinali in combinazione. Oltre il 90% dei pazienti sostiene di aver avuto effetti collaterali che hanno impattato sulla qualità di vita. Nausea, vomito, stanchezza e disturbi di malessere generale sono i più frequenti. Va ricordato che negli ultimi anni, anche grazie all’introduzione di farmaci di supporto, riusciamo sempre più a controllare queste controindicazioni”. “Fondamentale è anche il ruolo della radioterapia – ha dichiarato Barbara Jereczek, Direttore della Divisione di Radioterapia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e Docente dell’Università degli Studi di Milano -. Nel trattamento del tumore della vescica viene utilizzata soprattutto nel trattamento trimodale e cioè in combinazione con farmaci chemioterapici dopo un intervento chirurgico parziale. L’obiettivo fondamentale che in casi selezionati spesso riusciamo a ottenere è la conservazione dell’organo. La scelta quindi dei trattamenti, nonché l’intero percorso di cura del malato, deve essere valutato da un team multidisciplinare. Grazie al lavoro di squadra di urologi, oncologi, radioterapisti ed anatomo-patologo possiamo garantire un’assistenza migliore”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Come SARS-CoV2 si replica all’interno delle nostre cellule

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2022

All’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli il gruppo di ricerca guidato da Antonella De Matteis ha fatto luce su come SARS-CoV2 si replica all’interno delle nostre cellule, suggerendo anche un nuovo potenziale bersaglio farmacologico per nuovi farmaci anti-COVID-19. Lo studio ha meritato le pagine di Nature* ed è frutto della lunga e solida esperienza del Tigem sul traffico di membrane, l’insieme dei meccanismi di trasporto da e verso le cellule, che risulta compromesso in diverse malattie genetiche rare. Il lavoro, oltre che dalla Fondazione Telethon, è stato supportato dalla Regione Campania e dal Ministero dell’Università e della Ricerca.«Fin dall’esordio della pandemia da coronavirus ci siamo chiesti come mettere le nostre competenze al servizio di questa emergenza sanitaria globale, per chiarire meglio il comportamento del nuovo virus, in particolare come sfrutta a proprio vantaggio la cellula ospite – spiega la Prof.ssa Antonella De Matteis, che dirige il programma di Biologia cellulare dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli e Professore ordinario di Biologia cellulare all’Università Federico II di Napoli – L’interesse del nostro laboratorio è focalizzato sullo studio di due importanti distretti intracellulari che sono il reticolo endoplasmatico e il complesso del Golgi. Negli anni abbiamo cercato di capire come mutazioni di geni che causano malattie come la sindrome di Lowe, la malattia di Fabry o una forma di sclerosi laterale amiotrofica (SLA8), interferiscono con l’organizzazione di questi distretti e come la disfunzione di questi distretti porta alle manifestazioni della malattia».Insieme al suo team, la Prof.ssa De Matteis ha messo a punto dei sistemi cellulari che riproducono i difetti responsabili di queste malattie genetiche e li ha ottimizzati anche allo scopo di cercare correttori delle disfunzioni cellulari indotti da mutazione dei geni malattia. Grazie al lavoro di ricerca di base condotto nel corso degli anni su questi modelli di malattia, il team della Prof.ssa De Matteis si è trovato pronto ad affrontare uno dei tanti punti oscuri che riguardano la strategia messa in atto da SARS-CoV-2, così come da altri coronavirus, per sfruttare al meglio le risorse della cellula ospite.«Subito dopo essere entrato nelle nostre cellule, SARS-CoV-2 si spoglia del suo rivestimento, costituito dalla ormai famosa proteina spike bersaglio dei vaccini e da altre due proteine chiamate M ed E – spiega la Prof.ssa De Matteis – Prima di iniziare a riprodursi, il virus si costruisce una sorta di “tana” sfruttando le membrane della cellula ospite, in particolare quelle del reticolo endoplasmatico, struttura importante per varie attività cellulari, tra cui la sintesi delle proteine. In questa nicchia il virus può replicare indisturbato il proprio patrimonio genetico a base di RNA, al sicuro dai sistemi di controllo della cellula ospite: un po’ come una mamma che protegge i suoi piccoli dai predatori!» Finora il meccanismo con cui viene costruita la “tana” era quasi sconosciuto. I ricercatori del Tigem hanno scoperto che tre proteine del virus sono importanti per questo processo: due – chiamate NSP3 e NSP4 – formano la tana vera e propria, fatta di vescicole tonde a doppia membrana all’interno della quale l’RNA si replica, mentre una terza – chiamata NSP6 – garantisce il collegamento con la struttura da cui arrivano i “mattoni” per costruire la tana, il reticolo endoplasmatico.“Questo lavoro conferma ancora una volta come le malattie genetiche rare siano un modello straordinario per studiare meccanismi cellulari di base che potrebbero quindi giocare un ruolo importante anche in malattie comuni come il Covid 19” – dichiara Andrea Ballabio, Direttore dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli.Simona Ricciardi, Andrea Maria Guarino, Laura Giaquinto, Elena Polishchuk, Michele Santoro, Giuseppe Di Tullio, Cathal Wilson, Francesco Panariello, Vinicius C. Soares, Suelen S. G. Dias, Julia C. Santos, Thiago M. L. Souz, Giovanna Fusco, Maurizio Viscardi, Sergio Brandi, Patrícia T. Bozza, Roman Polishchuk, Rossella Venditti, Maria Antonietta De Matteis. “The role of NSP6 in the biogenesis of the SARS-CoV-2 replication organelle”. Nature, 2022, DOI 10.1038/s41586-022-04835-6.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Medici di famiglia tra pandemia, Pnrr e Case di comunità

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Palermo. “La scuola di medicina generale vi darà formazione, ma soprattutto la consapevolezza sul valore fondamentale della professione per l’assistenza di prossimità. Tra pandemia, investimenti del Pnrr e nuove competenze della medicina territoriale, la sanità sta cambiando, portando con sé Case di comunità, reti di salute con gli altri soggetti del territorio e innovazione tecnologica. Da qui la necessità di una formazione specialistica in medicina generale in grado di reggere le novità del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.Lo ha detto, stamattina nella sede del Cefpas di Caltanissetta, il direttore della Scuola di medicina generale Toti Amato, presidente Omceo Palermo e consigliere Fnomceo, all’avvio delle lezioni in presenza del triennio 2021-2024 del “Corso di formazione specifica in Medicina generale”.“Al centro dei 15 miliardi di investimenti Pnrr – ha proseguito Amato – ci sono 4 miliardi destinati alla telemedicina e 2 assegnati a 1288 Case di comunità da realizzare in tutto il Paese entro il 2026. Una Casa per ogni 24.500 abitanti, come struttura polivalente in grado di erogare una risposta appropriata ai bisogni di salute della popolazione attraverso il lavoro di un team multidisciplinare composto da specialisti, infermieri e altri professionisti della salute. Ma il vero filtro con il territorio, per contenere il sovraccarico degli ospedali, sarà la presenza dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, che potranno lavorare nelle strutture o dai loro studi”.“Nelle Case, i cittadini potranno consultare un medico, ogni giorno e a qualsiasi ora, o avere assistenza per risolvere la maggior parte dei problemi di salute nello stesso luogo. Come avverrà non è ancora chiaro. Resta però la sfida di rendere questi spazi un vero punto di riferimento di salute. Non è semplice. Serve una rivoluzione organizzativa e di processo e un nuovo modello di formazione per la condivisione e l’interazione tra tutti i sanitari. Non solo. Al servizio sanitario servono anche competenze di management capaci di orientare il nuovo processo e di far funzionare la prossimità delle Case e degli ospedali di comunità, soprattutto in regioni come la Sicilia dove non ci sono mai state esperienze analoghe”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

I grandi nomi della medicina italiana riuniti a Tropea

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Tropea Calabria, dal 18 al 22 maggio, parleranno di salute e sana alimentazione. Le ultime ricerche mostrano che, a causa della pandemia, sono quasi 23 milioni gli italiani aumentati di peso, che rischiano disturbi cardiovascolari e metabolici, tumori e diabete. Il problema riguarda in modo preoccupante i più piccoli: l’Italia è uno dei paesi europei con il più alto tasso di obesità infantile. L’ultimo report di ‘OKkio alla Salute’ del Ministero della Salute mostra che, su un campione di 50mila bambini di terza elementare, il 20% è in sovrappeso e il 9% è obeso. Inoltre, un terzo dei piccoli nella fascia d’età 6-9 anni è obeso o in sovrappeso, per un totale di circa 100mila, con una prevalenza dei maschi (21%) sulle femmine (14%). Per sensibilizzare all’importanza dei corretti stili di vita sia per gli adulti che per i bimbi, durante la cinque giorni si svolgeranno numerose tavole rotonde che vedranno protagonisti gli opinion leader più influenti del settore medico. Il tema di questa edizione del Festival è ‘prevenzione’: per questo ci si concentrerà su quanto mangiare bene possa essere d’aiuto nel mantenimento del benessere e nel tenere alla larga numerosi disturbi. Sarà un evento unico nel suo genere, in grado di coniugare gli interventi più importanti con il divertimento: non mancheranno, infatti, personaggi di spicco del mondo dello spettacolo e dello sport, tornei di beach volley, passeggiate alla scoperta delle bellezze della città, musica e premiazioni alle personalità che si sono maggiormente distinte nel loro settore. Gli incontri saranno trasmessi in diretta streaming sul sito festivaldei5colori.it e sugli account Facebook e Instagram, per poter essere seguiti da ogni parte d’Italia. Tra i presenti, Nino Frassica, Luca Ward e Simone Perrotta. L’idea della kermesse è dell’Associazione Pancrazio, formata da giovani studenti di medicina, farmacia e biologia per dare vita a iniziative nel campo della salute e del benessere.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Medicina: Si chiamano ‘incidentalomi’

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Sono delle formazioni, quasi sempre benigne (adenomi), scoperte per caso a livello dei surreni (le piccole ghiandole endocrine a forma di berretto frigio, appoggiate sopra i reni), in occasione di un’ecografia o di una TAC addome effettuate per altri motivi. Scoperte tutt’altro che rare, visto che si riscontrano nel 3% dei 50enni e nel 10% delle persone over 70. Nella metà dei casi, in questi pazienti le analisi ormonali rivelano delle alterazioni del cortisolo (cioè un modesto aumento dei livelli e soprattutto la mancata ‘soppressione’ dopo test al desametasone), che non determinano però evidenti ricadute cliniche (si parla di sindrome di Cushing subclinica). Dato che solo una minoranza di questi pazienti svilupperà nel tempo una sindrome di Cushing conclamata, al momento le linee guida sugli incidentalomi surrenalici della European Society of Endocrinology e ENSAT 2016 raccomandano solo di stratificare questi pazienti in base ai risultati del test al desametasone*. Finora, non erano del tutto note le implicazioni di queste modeste alterazioni del cortisolo sulla prognosi dei pazienti. Per questo, il professor Massimo Terzolo, socio della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) e ordinario di Medicina Interna all’Università di Torino, insieme ad un gruppo di ricercatori internazionali, ha deciso di effettuare uno studio di coorte, internazionale, multicentrico, per cercare una risposta a questa domanda. Sono state incluse in questa grande analisi retrospettiva, oltre 3.600 persone con adenomi surrenalici, seguite per almeno 3 anni, in 28 centri di 15 paesi. I risultati hanno evidenziato che le alterazioni di secrezione del cortisolo (definite come cortisolo non sopprimibile al test al desametasone, cioè a secrezione ‘autonoma’, svincolata dal controllo ipofisario) correlano con un’aumentata mortalità. Questo è il primo studio ad aver evidenziato che questo rischio varia a seconda dell’età e del sesso del paziente; in caso di adenoma surrenalico con secrezione autonoma del cortisolo, infatti, le donne giovani (sotto i 65 anni) hanno un rischio di mortalità (soprattutto da cause cardio-vascolari) aumentato del 439 per cento rispetto ai pazienti con adenoma non funzionante (che non produce cioè ormoni); nessun aumento del rischio di mortalità è stato invece riscontrato nei maschi over 65. Lo studio ha evidenziato anche che la prevalenza di malattie cardio-metaboliche (ipertensione, diabete, dislipidemia, eventi cardiovascolari maggiori) aumenta in maniera proporzionale al grado di ‘autonomia’ della secrezione del cortisolo, che si osserva più di frequente nelle donne e nei portatori di adenomi bilaterali. “Con tutte le cautele del caso – afferma il professor Terzolo – questo studio sembra suggerire che le donne con meno di 65 anni sono quelle che più potrebbero trarre beneficio da una normalizzazione del cortisolo, ottenuta con terapia medica o chirurgica; la parola finale su questo punto spetta tuttavia agli studio caso-controllo randomizzati, i soli in grado di indicare con sicurezza se un intervento terapeutico sia in grado di mitigare tanto il rischio di patologie cardio-metaboliche, quanto quello di mortalità in questa popolazione di donne under 65 con incidentalomi surrenalici a produzione autonoma di cortisolo. In attesa di questi studi sembra invece ragionevole continuare a mantenere un atteggiamento di tipo conservativo (cioè nessun intervento chirurgico) nei maschi over 65”. “Questo studio, condotto presso un prestigioso centro di Medicina Interna che da decenni si dedica allo studio delle ripercussioni cliniche delle patologie surrenaliche su diversi organi e apparati – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) – costituisce un importante avanzamento delle conoscenze sugli effetti a lungo termine dell’incidentaloma surrenalico, una condizione clinica considerata finora relativamente benigna. Uno degli aspetti più interessati dello studio è quello che mostra come questa condizione possa rientrare nell’ambito della medicina di genere in quanto è stato osservato che le donne con età inferiore ai 65 anni risultano esposte al più altro rischio di eventi fatali, indicando così che questo gruppo potrebbe trarre il massimo beneficio dalla normalizzazione della secrezione di cortisolo mediante terapia farmacologica o chirurgica”. Lo studio pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology è stato finanziato dall’AIRC e dall’Università di Torino, oltre che dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft (l’Associazione tedesca per la ricerca, un’importante organizzazione pubblica che finanzia progetti di ricerca).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

“Gli screening oncologici nella donna: stato dell’arte e prospettive future”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Martedì 24 maggio alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una riunione scientifica, sia in presenza, sia in modalità webinar, dal titolo “Gli screening oncologici nella donna: stato dell’arte e prospettive future”. L’incontro verrà introdotto da Benedetto Terracini, Professore di Epidemiologia dei tumori umani e socio emerito dell’Accademia di Medicina e Franco Merletti, Professore di Statistica medica e socio ordinario dell’Accademia. La relatrice sarà Livia Giordano, Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione oncologica in Piemonte (CPO), Città della Salute e della Scienza di Torino.I tumori della mammella e le lesioni precancerose e cancerose del collo dell’utero costituiscono tra le donne un’importante causa di malattia e mortalità. Consolidate evidenze scientifiche supportano l’efficacia e la costo-efficacia di una loro diagnosi precoce attraverso la messa in atto di programmi organizzati di screening. “Prevenzione serena” è il programma organizzato di screening della cervice uterina e della mammella messo a punto dalla Regione Piemonte per tutelare la salute delle sue cittadine. I test di screening sono offerti a tutte le donne nelle fasce di età considerate a più alto rischio per questi tumori e residenti o domiciliate sul territorio regionale (Pap-test, HPV test per le donne tra 25-64 anni per la cervice uterina, mammografia per le donne tra 45-74 anni per la mammella). Il programma, attivo da oltre venticinque anni, ha raggiunto ad oggi una salda esperienza nel campo, coinvolgendo l’intera popolazione, e rappresentando un esempio di equità nell’accesso e appropriatezza delle prestazioni offerte. Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

L’obesità non è riconducibile semplicemente a uno stile di vita scorretto

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Per curarla non bastano impegno e forza di volontà: è una malattia cronica e come tale va trattata. La comprensione e la conoscenza di questa malattia sono gli obiettivi primari della campagna di sensibilizzazione “Non nasconderti dietro false convinzioni. La verità sul peso” promossa da Novo Nordisk in partnership con Amici Obesi Onlus, Associazione Italiana Dietetica e nutrizione clinica (ADI), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Fondazione Associazione Italiana Dietetica e nutrizione clinica (Fondazione ADI), Italian Obesity network (IO Net), Obesity policy engagement network (OPEN), Società Italiana di Chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche (SICOB), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), Società Italiana Obesità (SIO).Realizzata nell’ambito di Driving Change in Obesity, programma internazionale in collaborazione con componenti accademiche, sociali e scientifiche volto a migliorare la vita delle persone con obesità; la campagna si propone di coinvolgere l’opinione pubblica sulle difficoltà che le persone con obesità affrontano quotidianamente, sostenendo chi ne è affetto e stimolandolo a rivolgersi al medico, ma soprattutto di combattere l’informazione scorretta e molto diffusa sul tema, spesso ridotto a un semplice problema di alimentazione o a una questione di mancanza di forza di volontà. L’obesità è una malattia cronica multifattoriale molto complessa che dipende da diversi fattori genetici, ambientali e psicologici ed è associata allo sviluppo di malattie croniche non trasmissibili come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione, malattie del fegato e almeno 12 tipi di tumori. Per la cura e il trattamento richiede il coinvolgimento di molteplici figure sanitarie specializzate. La campagna si basa su una serie di scatti fotografici, dal forte impatto emotivo, del noto fotografo Davide Bellocchio. Partendo da alcune false convinzioni che ruotano attorno alla malattia, grazie a oggetti trasformati in vere e proprie “icone”, nascondiglio dei protagonisti, vengono create immagini suggestive, che vogliono rievocare una verità dura, ma reale. Gli scatti della campagna saranno disponibili in formato digitale, cartaceo e come affissioni in centri commerciali selezionati sul territorio; contenuti video o approfondimenti scritti, realizzati con il contributo dei partner saranno condivisi sulla pagina Facebook di campagna di Novo Nordisk Italia e sul sito http://www.laveritasulpeso.it. Inoltre, la campagna sarà animata da influencer del mondo lifestyle e salute, il cui apporto sarà fondamentale per veicolare anche tramite i social network il messaggio centrale: «l’obesità è una malattia, rivolgiamoci al giusto specialista e affrontiamo, insieme, il percorso più adatto».

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Obesità o sovrappeso

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

È noto come il solo body mass index (BMI) non sia sufficiente a individuare i soggetti obesi a rischio di malattia metabolica o cardio-vascolare (CV) (Neeland IJ, et al. J Am Coll Cardiol 2015), ma come tale rischio aumenti in base all’eccessivo deposito di tessuto adiposo viscerale (VAT) ed ectopico (es. epatico) (Neeland IJ, et al. Obesity (Silver Spring) 2013). «Numerosi studi» segnala Carla Micaela Cuttica, SSD Endocrinologia, EO Ospedali Galliera, Genova – Commissione AME (Associazione Medici Endocrinologi) Obesità e Metabolismo «hanno indagato gli effetti della liraglutide sulla distribuzione del grasso corporeo in soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2 o pre-diabete» (Bizino MB, et al. Diabetologia 2020; Santilli F, et al. Diabetes Care 2017). Un recente studio randomizzato, controllato, in doppio cieco, è stato condotto in una popolazione di soggetti adulti non diabetici affetti da obesità (BMI ≥ 30 kg/m2) o sovrappeso (BMI ≥27 kg/m2) e sindrome metabolica ad alto rischio CV. «Per sindrome metabolica si intendeva la presenza di almeno tre dei seguenti criteri: circonferenza vita > 102 cm (uomini) o > 88 cm (donne); trigliceridi a digiuno ≥ 150 mg/dL, pressione arteriosa ≥ 130/85 mmHg, HDL < 40 mg/dL (uomini) o < 50 mg/dL (donne); glicemia a digiuno ≥ 100 mg/dL (in assenza di diabete mellito)» specifica Cuttica. L'obiettivo era valutare gli effetti della liraglutide sul grasso corporeo. «Ogni soggetto è stato avviato a dieta (deficit di 500 kcal/die), attività fisica adeguata (150 min/settimana di attività moderata/intensa) e randomizzato, con rapporto 1:1, a liraglutide 3 mg/die sc o placebo» riporta l'endocrinologa. «La valutazione del VAT è stata effettuata con risonanza magnetica al basale e al follow-up».Questi i risultati. «Hanno completato le 40 settimane di studio 128 partecipanti (92% donne, età media 50 anni, BMI medio 37.7 kg/m2), di cui 73 in terapia con liraglutide e 55 in placebo» riferisce la specialista. Riguardo all'endpoint primario, «liraglutide ha ridotto la percentuale di VAT (-12.5%) rispetto al placebo (-1.6%), con una differenza stimata del trattamento -10.9% (IC 95% da -7.0 a -14.8, p < 0.0001). Nessuna differenza è stata evidenziata in sotto-gruppi di età, sesso, etnia, BMI e stato di pre-diabete al basale». In relazione agli endpoint secondari, «rispetto al placebo, liraglutide ha ridotto il grasso corporeo totale (-8.6%), il tessuto adiposo sotto-cutaneo addominale (-9.1%) e della parte inferiore del corpo (-8.7%), il grasso epatico (- 33.0%), il tessuto magro totale (-1.6%) e il rapporto fra tessuto grasso e tessuto magro (-7.2%)». È stata ottenuta una riduzione del peso corporeo ≥ 5% nel 63% dei soggetti in terapia vs 21.8% dei soggetti in placebo (p < 0.0001 e una riduzione del peso corporeo ≥10% nel 19.2% dei soggetti in terapia vs 3.6% dei soggetti in placebo (p < 0.0001). «Sebbene la riduzione dei depositi di grasso corporeo correlasse con la perdita totale di peso, la correlazione col peso perso è stata meno evidente per la riduzione di VAT e del grasso epatico, suggerendo effetti di liraglutide sulla distribuzione del grasso corporeo, parzialmente peso-indipendenti» specifica Cuttica. «Liraglutide» prosegue la specialista «ha ridotto in maniera significativa la glicemia del mattino e la PCR (parametro che correla fortemente con la riduzione di VAT) rispetto al placebo». Inoltre, «la riduzione del grasso epatico correlava con la riduzione del rapporto trigliceridi/HDL». Non si è osservato nessun effetto sui livelli di insulina a digiuno o sul peptide natriuretico e non sono stati evidenziati effetti collaterali importanti, eccetto quelli tipici noti (principalmente gastrointestinali per i pazienti trattati) e infezioni delle vie respiratorie superiori (in entrambi i gruppi di soggetti), riferisce l'esperta.In conclusione, osserva la specialista, «liraglutide 3 mg in aggiunta a dieta e attività fisica si è dimostrata efficace nel ridurre in maniera significativa il grasso viscerale ed epatico in soggetti non diabetici in sovrappeso od obesi ad alto rischio CV, suggerendo anche in questa popolazione la comparsa di effetti CV protettivi. Ulteriori studi più prolungati e con maggiore numerosità potranno valutare meglio gli effetti sulla distribuzione del grasso corporeo e sugli eventi CV». (fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Terapie Covid a casa

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

All’inizio era tachipirina e vigile attesa, la cura per il coronavirus sintomatico: l’alternativa, l’ospedale. Poi sono arrivati chinino, altri antinfiammatori, antibiotici, anti-ebola, cortisonici, eparine, ognuno con la sua indicazione. Nel 2021 si è provato con gli anticorpi monoclonali, con alti e bassi. Quest’anno, ecco gli antivirali e in particolare il Paxlovid. Da somministrare in adulti, non in ossigenoterapia, massimo entro 5-7 giorni dall’esordio dei sintomi: soggetti con patologie concomitanti quali bpco, diabete non compensato, tumori, malattie oncoematologiche, obesità che pur con probabilità di ammalarsi gravemente sono a casa in condizioni non gravi. Insomma, una finestra stretta che riguarda una platea teorica di 600 mila persone ma nella pratica molti meno. E difatti fino al 5 maggio è stato dispensato a poco più di 12 mila pazienti, e solo 280 confezioni distribuite per conto l’ultima settimana, nelle farmacie territoriali. Tanto che l’ex presidente Aifa ed Ema Guido Rasi si domanda quanti degli attuali mille morti settimanali per Covid potrebbero essere salvati dal nuovo antivirale e ha chiesto che la platea si allarghi a tutti gli over 70 senza patologie, poiché il rischio di aggravamento è età-dipendente. Complicare un po’ le cose uno studio Pfizer volto a valutare se il contagio da Covid-19 si prevenga con Paxlovid: 3 mila pazienti a rischio sono stati divisi in due gruppi, uno trattato 5 giorni e uno 10, contro placebo. La riduzione dei contagi c’è stata (32 e 37% in meno) ma “non significativa” al punto da chiedere un’estensione delle indicazioni di un farmaco già “sorvegliato” con triangolo nero per le importanti interazioni con altre terapie, tra cui antiaritmici, anticoagulanti, cortisonici, ma anche prodotti erboristici. Quanto agli anticorpi monoclonali, il DG Aifa Nicola Magrini ha annunciato una ricerca per vedere se “sdoganare” i più recenti; le indicazioni del promettente Evusheld di AstraZeneca sono al momento ristrette ad una platea potenziale di neanche 100 mila utenti, in genere a rischio e in condizioni più gravi di chi usa antivirale, ma qui ci sarebbero più chance di evitare il contagio da Covid-19. Intanto l’Istituto Mario Negri dà notizia di due studi sugli antinfiammatori, che confermano l’impatto dei trattamenti precoci con Fans e paracetamolo nel prevenire ricoveri.Per Walter Marrocco responsabile scientifico Fimmg eResponsabile Progetti Formazione e Ricerca Metis Fimmg, rispetto a un anno fa, l’arsenale terapeutico è di certo migliorato. «Grazie alla recente possibilità di prescrivere il Paxlovid, disponiamo di farmaci in grado di modificare ulteriormente l’andamento della malattia da Covid-19. Purtroppo, come si evince dall’ultimo report Aifa, non in tutte le regioni si è partiti con prescrizione del Paxlovid in distribuzione per conto. Mancano Lombardia, Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia; mentre in Umbria e Toscana c’è già un buon rapporto tra prescrizioni e numero di abitanti, e Lazio, Marche, Piemonte sono partiti». Marrocco concorda con l’idea che le indicazioni d’uso vadano estese in base all’età, dai 70 anni in su, «meglio ancora dai 65, perché è in quella fascia che iniziamo ad osservare maggiormente i fattori di rischio e si riscontrano più facilmente casi di decesso». Quanto all’indagine Pfizer sugli effetti “profilattici” di Paxlovid, «credo sia opportuno riflettere. Era intuibile che un antivirale non potesse prevenire i contagi. Solo modificando la risposta immunitaria con un effetto di lunga durata si può attendere, anche se solo in una certa percentuale, una protezione dei soggetti trattati da un eventuale alto rischio di contagi. Questo si può ottenere principalmente con i vaccini o con alcuni anticorpi monoclonali. Noi dobbiamo però usare le nostre armi in modo mirato e non “sparando” a caso come se usassimo una mitragliatrice; è questo ciò che sta cercando di fare il medico di famiglia. Gli antivirali, sia per infusione che orali, possono fermare la replicazione del virus, ed è intuibile che non possano impedirne l’ingresso». Per Marrocco il Mmg può mirare nel modo più efficace l’antivirale, basandosi su un riscontro precoce della positività del paziente e sulla sua valutazione clinica «ma al momento, al di là delle difformità di utilizzo tra regioni, si scontano problemi di tipo clinico, amministrativo e di distribuzione dei famaci antivirali. Va anche evidenziato, secondo dati rilevati recentemente da FIMMG Lazio, come il lavoro del MMG, in questi due anni sia cresciuto del 300%. Infatti,il medico di famiglia si trova impegnato verso la cura dei pazienti non Covid e verso l’onda di ritorno di chi tra loro non è stato adeguatamente assistito nell’emergenza pandemica. Nel caso poi dell’uso degli antivirali, il Mmg deve affrontare nuove modalità prescrittive , da cui è sempre stato escluso. Mi riferisco alla compilazione di un piano terapeutico, con cui deve comunque familiarizzare, ma ancor più perché questa è una compilazione cartacea, che prende tempo, sottraendolo al resto dell’attività. Attendiamo con ansia che le regioni facilitino un percorso prescrittivo informatizzato. Sempre relativamente al Covid-19, oltre al notevole carico di lavoro clinico, in molte regioni, incluso il Lazio, continua il sovraccarico di funzioni, come quelle medico legali, tipiche dei dipartimenti d’Igiene pubblica delle Asl, quali il confinamento del paziente con tampone positivo, la certificazione di malattia, il controllo sul successivo tampone (effettuati spesso dallo stesso Mmg) e lo sblocco dall’isolamento con il relativo certificato di guarigione. Il nostro grido di allarme è che va evitata altra burocrazia inutile. Ci sono poi ancora vincoli alla distribuzione nelle farmacie, con i foglietti illustrativi tradotti in italiano non ancora a regime, da stampare sul momento».Un cenno alle altre terapie che il paziente può seguire a casa: cosa sappiamo di più di un anno fa? «Più che novità, vanno ribaditi alcuni principi, in primis i farmaci disponibili, vanno usati in modo sempre più mirato», dice Marrocco. «L’antibiotico non serve di fronte ai sintomi dei primi giorni e ad una chiara positività, se non in situazioni limitate; l’eparina va utilizzata “cum grano salis” anche in ospedale, di fronte a malati allettati o anziani; gli anticorpi monoclonali vanno indicati solo in situazioni specifiche, dettagliate da Aifa nei particolari. Quanto ai cortisonici, sono molto efficaci, ma non andrebbero usati nei primi giorni, in fase viremica quando il virus sta colonizzando l’organismo, perché si rischia di ritardare la risposta immunitaria; vanno semmai utilizzati dopo, di fronte a un’eventuale risposta infiammatoria importante». By Mauro Miserendino fonte: Doctor33

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Morbo di Alzheimer, un esame del sangue potrebbe migliorare la diagnosi precoce

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

Secondo uno studio pubblicato su Cell Metabolism e firmato dai ricercatori dell’Università di California a San Diego, un esame del sangue può identificare il rischio di sviluppare precocemente il morbo di Alzheimer, aumentando le possibilità di ritardare o alleviare i sintomi con l’adozione di uno stile di vita sano che preveda l’esercizio fisico, una dieta povera di grassi e l’impegno sociale.«Da precedenti ricerche era emersa la convinzione che gli integratori contenenti serina, prodotta dal gene PHGDH, potessero contribuire a combattere l’Alzheimer» esordisce il primo autore Sheng Zhong professore di bioingegneria all’Università di California, che assieme ai colleghi ha scoperto una maggiore espressione di PHGDH negli individui con Alzheimer. Cosa che potrebbe condizionare un’eccessiva produzione di serina nel tessuto cerebrale. «Oltre a indicare la possibilità di predire precocemente la malattia, i nostri risultati suggeriscono che l’integrazione alimentare con serina, l’aminoacido prodotto dal gene PHGDH, non sarebbe di alcun beneficio dati i suoi livelli cerebrali già elevati» scrivono gli autori. Già due anni fa Zhong e colleghi avevano ipotizzato, sempre su Cell Metabolism, che il PHGDH potesse essere un biomarcatore per l’Alzheimer. Risultati che hanno stimolato ulteriori ricerche. Così gli autori hanno analizzato le informazioni genetiche estratte dal tessuto cerebrale post mortem di individui anziani scoprendo un aumento significativo dell’enzima PHGDH sia nei pazienti con Alzheimer sia negli individui senza alterazioni cognitive circa due anni prima che fosse diagnosticata la malattia.Ma non solo: come nei modelli murini testati in laboratorio, i livelli di espressione di PHGDH sono maggiori quanto più avanzata è la malattia. «Il fatto che il livello di espressione di questo gene sia direttamente correlato alle capacità cognitive e alla gravità della patologia di una persona è un risultato alquanto stimolante. Essere in grado di quantificare queste due complesse metriche con una singola misura molecolare potrebbe rendere molto più semplici la diagnosi e il monitoraggio della progressione dell’Alzheimer» conclude Zhong. (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Uso aspirina in prevenzione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

La Preventive Services Task Force statunitense ha aggiornato le linee guida sull’uso di aspirina a basso dosaggio nella prevenzione del rischio cardiovascolare (CV). Per gli esperti, le persone con 60 anni o più non dovrebbero iniziare ad assumerla come prevenzione primaria delle malattie CV. Nel caso di individui tra i 40 e i 59 anni invece, l’uso del farmaco può essere preso in considerazione in presenza di un rischio di malattia CV a 10 anni di almeno il 10%, ma la decisione finale va valutata individualmente. In effetti, il beneficio netto risulta limitato in questo gruppo di età. Ad ogni modo, a beneficiare maggiormente saranno le persone senza rischio aumentato di sanguinamento. Da notare che le raccomandazioni, disponibili su JAMA, valgono solo per gli individui che non hanno né storia né segni o sintomi di malattia CV o una condizione per cui invece l’aspirina è indicata. «Le persone che attualmente prendono aspirina e hanno dubbi sul perché lo fanno, o se debbano continuare o interrompere, dovrebbero discuterne con il proprio medico» scrivono gli esperti, sottolineando come età, livello di rischio CV e di sanguinamento, preferenze e motivazioni, siano i fattori che i medici devono tener presente. Come ha spiegato il vice chair del gruppo Michael Barry, dell’Harvard Medical School di Boston, l’aspirina è solo uno degli strumenti con i quali è possibile abbassare il rischio CV. «Le persone possono ridurre sensibilmente il proprio rischio in molti altri modi, come facendo esercizio, seguendo una sana alimentazione, controllando pressione sanguigna e diabete e assumendo statine se hanno un rischio CV aumentato» ha dichiarato. Nell’articolo, la conclusione degli esperti è che esistono prove sufficienti che mostrano come, negli adulti di almeno 40 anni senza storia di malattia CV ma a rischio aumentato, l’aspirina ha un effetto limitato nel ridurre il rischio di eventi CV quali ictus e infarto del miocardio non fatale. Il beneficio, in termini di “grandezza assoluta”, cresce con l’aumento del rischio a 10 anni e l’entità dei vantaggi nel corso della vita è maggiore quando si inizia ad assumere l’aspirina in giovane età. Tuttavia, le prove indicano che il farmaco aumenta il rischio di sanguinamento gastrointestinale e intracranico e di ictus emorragico, e che l’entità dei danni, limitata nel complesso, aumenti nei gruppi di età più avanzata, soprattutto nelle persone con oltre 60 anni. A medici e pazienti viene inoltre suggerito di considerare di interrompere il farmaco intorno ai 75 anni. Infine, non è chiaro se il farmaco riduca il rischio di mortalità o incidenza di cancro colorettale. Lo statement è stato accompagnato dalla pubblicazione di una revisione delle evidenze, uno studio di modellizzazione, una patient page e diversi editoriali di commento. fonte Doctor33

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »