Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Giornata mondiale contro il cancro

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2023

4 febbraio 2023 Ridurre le diagnosi di tumore del 40% e di morte del 50% è possibile adottando stili di vita più sani: un obiettivo raggiungibile, a patto di fare della prevenzione un patrimonio comune, basata sui dati e su indicazioni scientificamente validate su come intervenire sulle proprie abitudini. È il messaggio lanciato da Santagostino Monitoring – Osservatorio sulla Salute, un gruppo di studio che riunisce un pool di data scientist e professionisti sanitari per produrre ed elaborare dati e ricerche sul tema della sanità, della prevenzione, del benessere, promosso da Santagostino. Il primo passo da compiere per ridurre la possibilità di sviluppare neoplasie è adottare uno stile di vita equilibrato. Fumo, alcool, sedentarietà, scorretta alimentazione sono tra le cause più comuni di tumore. Il fumo, in particolare, rappresenta il principale fattore di rischio: viene associato all’insorgenza di circa un tumore su tre, non solo al polmone, tra quelli attribuibili a fattori di rischio evitabili nel 2019. I dati della sorveglianza PASSI mostrano che, nel biennio 2020-2021 in Italia, 1 persona su 4 (25%) è affetta da tabagismo: la maggioranza degli adulti 18-69enni non fuma (59%) o ha smesso (17%). Altro rischio per la salute sono il peso eccessivo (3 adulti su 10 sono in sovrappeso e 1 su 10 obeso nel biennio 2020-2021, con prevalenza al Sud Italia) e il consumo di alcool, tra cui il binge drinking, ovvero l’assunzione di 5 o più unità alcoliche in un’unica occasione per gli uomini e 4 per le donne, fenomeno che riguarda l’8% delle persone. Il consumo eccessivo di alcool è maggiore nei residenti del Nord Italia.Si stima che nel 2019 gli scorretti stili di vita siano stati responsabili di 4.450.000 morti per cancro in tutto il mondo, vale a dire il 44,4% di tutti i decessi per patologie oncologiche (il 50,6% negli uomini e il 36,3% nelle donne). Il 36,9% di queste morti sono conseguenza di neoplasie a carico del polmone, della trachea e dei bronchi, il 14,2% del colon-retto e il 18,5% di esofago, stomaco e fegato. Cambiare abitudini, migliorare gli stili di vita si può. Effettuare controlli regolari permette di diagnosticare precocemente molte neoplasie, favorendo cura e guarigione. Per alcuni tumori come ad esempio i tumori al seno, al collo dell’utero e al colon-retto esistono screening specifici, dedicati alle fasce di popolazione più a rischio. “Le analisi del sangue”, spiega Roncadin, “sono un primo strumento, utile non solo per avere un quadro generale della salute del paziente, ma anche per intercettare i marker tumorali. Il PSA per il tumore alla prostata, il CA125 per il carcinoma dell’ovaio e il CEA, legato al carcinoma del colon-retto. È bene chiarire che un risultato positivo di questi esami non significa necessariamente una diagnosi di tumore, ma stimola un ulteriore approfondimento”. A questo indirizzo https://salute.santagostino.it/giornatacancro dal 4 all’11 febbraio i pazienti interessati (ovviamente previo consulto con il proprio medico curante) potranno prenotare l’esame di laboratorio che poi verrà erogato gratuitamente in una delle sedi del Santagostino, sino a esaurimento disponibilità. Il vademecum del Centro Studi SantagostinLo è scaricabile a questo link:https://salute.santagostino.it/giornatacancro

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L’omocisteina e il rischio cerebrovascolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2023

Età, pressione alta, abitudine al fumo di sigaretta, obesità, diabete ed elevati livelli di colesterolo rappresentano fattori di rischio che aumentano la probabilità di essere colpiti da ictus cerebrale, patologia che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. E’ ormai ben noto come una alimentazione sana ed equilibrata, sia in termini di calorie introdotte che di nutrienti, che parta dunque dalla consolidata tradizione della nostra dieta mediterranea, possa ridurre fino al 20% la possibilità di essere colpiti da questa patologia. A.L.I.Ce. Italia Odv – Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale – vuole accendere i riflettori su un altro fattore di rischio, forse meno conosciuto al grande pubblico ma non ovviamente agli specialisti: l’omocisteina, un aminoacido presente in piccole quantità nell’organismo, derivato della metionina, altro aminoacido che si assume con i cibi, soprattutto attraverso carne, uova, latte e legumi. Nelle persone sane, questo aminoacido si trasforma grazie all’acido folico e alle vitamine B6 e B12. Può succedere, invece, che in caso di particolari patologie, di mutazione del gene MTHFR o di diete sbilanciate si verifichi un incremento dei valori plasmatici di omocisteina (iperomocisteinemia) che, oltre a costituire un fattore di rischio per le patologie cerebro-cardiovascolari, è associato anche all’insorgenza di malattie neurodegenerative e fragilità ossea. “L’incremento dei valori di omocisteina determina un danno alle pareti delle arterie, causando un ispessimento del loro rivestimento interno – dichiara il Dottor Massimo Del Sette, Direttore U.O.C. Neurologia Policlinico San Martino I.R.C.C.S. Uno studio pubblicato nel 2013 su Neural Regeneration Research ha dimostrato che chi registra alti livelli di omocisteina, di colesterolo e trigliceridi, a parità di altri fattori di rischio, ha il 40% in più di possibilità di andare incontro ad un ictus rispetto a chi ha valori nella norma. Inoltre, in una recente revisione della letteratura sull’argomento pubblicata su una prestigiosa rivista internazionale (Spence et al, Stroke 2020) viene riportato che la correzione della iperomocisteinemia comporta una riduzione del rischio dal 34% fino al 70%”.L’esame per il dosaggio dell’omocisteina è un semplice prelievo di sangue venoso, eseguito nella maggior parte dei laboratori, che deve avvenire dopo un digiuno di circa 10-12 ore. Vengono considerati normali i valori di omocisteina compresi tra 5-9 micromoli/L. Quando questi valori vengono superati, si parla invece di iperomocisteinemia e ne esistono diversi stadi: borderline (10-12 μmol/L), moderata (13-30 μmol/L), intermedia (31-100 μmol/L) e grave (>100 μmol/L). E’ fondamentale tenere periodicamente sotto controllo questo valore del sangue.I livelli di omocisteina possono essere abbassati efficacemente assumendo acido folico e le vitamine B6 e B16, attraverso una dieta ricca in vitamine e/o l’assunzione di integratori alimentari. Alimenti ricchi di vitamina B6 sono: pesce, carne, uova, frutta, verdura, latticini e frutta secca.

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Il CHMP raccomanda darolutamide di Bayer per il trattamento della malattia metastatica ormonosensibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea del Farmaco ha raccomandato darolutamide, inibitore orale del recettore degli androgeni (ARi), più terapia di deprivazione androgenica (ADT) in associazione a docetaxel per l’autorizzazione alla commercializzazione nell’Unione Europea (EU) per il trattamento dei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico (mHSPC). Darolutamide è già approvato per il trattamento dei pazienti con tumore della prostata non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC), a rischio elevato di sviluppare metastasi. “Con il parere positivo del CHMP, darolutamide ha il potenziale di diventare un nuovo standard di cura per i pazienti eleggibili affetti da tumore della prostata,” afferma Christine Roth, membro dell’Executive Committee della Divisione Pharmaceuticals e Direttore Oncology SBU di Bayer. “Grazie ai dati di sopravvivenza senza precedenti di darolutamide e al minimo impatto sulla vita quotidiana dei pazienti con mHSPC e nmCRPC a rischio elevato, dopo l’approvazione regolatoria lavoreremo per garantire che il maggior numero di pazienti possa beneficiare di darolutamide. Questa raccomandazione rappresenta un altro passo avanti nella nostra mission di ridefinire la convivenza con il tumore della prostata nelle varie fasi della malattia”. La decisione finale della Commissione Europea sull’autorizzazione alla commercializzazione in questa nuova indicazione è prevista nei prossimi mesi. Il farmaco è già approvato nella sua seconda indicazione, cioè nel tumore della prostata ormonosensibile metastatico (mHSPC), in alcuni Paesi tra cui gli Stati Uniti. Sono in corso o pianificate le richieste di approvazione in altri Paesi. Lo sviluppo di darolutamide continua in un ampio programma di ricerca con altri tre grandi studi clinici in corso o pianificati, per analizzare il suo potenziale nei pazienti con tumore della prostata, dagli stadi iniziali della malattia a quelli più avanzati. Tra questi lo studio di Fase III ARANOTE per la valutazione di darolutamide più terapia di deprivazione androgenica (ADT) rispetto alla sola ADT nel mHSPC. Il tumore della prostata è il più frequente negli uomini in quasi tutti i Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale1 mentre è il secondo per incidenza nella popolazione maschile in tutto il mondo. Solo il 30% degli uomini con mHSPC sopravvive 5 o più anni dalla diagnosi.2 La maggior parte degli uomini con mHSPC sviluppa progressione del tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC), una condizione con sopravvivenza a lungo termine limitata.3,4 Darolutamide è sviluppato da Bayer insieme a Orion Corporation, un’azienda farmaceutica finlandese che opera in tutto il mondo. Bayer è responsabile della commercializzazione globale, con la co-promozione di Bayer e Orion Corporation in alcuni Paesi europei come Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Scandinavia e Finlandia. Al momento della diagnosi la maggior parte degli uomini presenta un tumore localizzato, il che significa che la neoplasia è limitata alla ghiandola prostatica e può essere trattata con la chirurgia curativa o la radioterapia. In caso di recidiva, quando la malattia si diffonde o diventa metastatica, o in caso di nuova diagnosi in cui il tumore si è già diffuso, la malattia è sensibile agli ormoni e la terapia di deprivazione androgenica (ADT) è il cardine del trattamento. Le attuali opzioni di trattamento per gli uomini con tumore della prostata ormonosensibile metastatico (mHSPC) prevedono terapia ormonale, come l’ADT, inibitori del recettore degli androgeni più ADT o una combinazione di chemioterapia con docetaxel e ADT. Nonostante il trattamento, la maggior parte dei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico (mHSPC) progredisce sviluppando un tumore metastatico resistente alla castrazione (mCRPC), una condizione di malattia caratterizzata da elevata morbilità e sopravvivenza limitata.

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La fuga dai Pronto Soccorso è un tema annoso che campeggia in continuazione sui media

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

Parole date in pasto all’opinione pubblica per screditare sempre di più il ruolo degli operatori sanitari, facendone la causa primaria del disastroso funzionamento del soccorso sanitario di emergenza. Le condizioni lavorative nella maggior parte dei Pronto Soccorso di tutto il territorio nazionale sono davvero disastrose, perché gli operatori combattono quotidianamente con carichi di lavoro pesantissimi, da imputare in primo luogo alla grave carenza di personale, la causa primaria delle ormai quotidiane violenze e aggressioni. Un tema così importante da sensibilizzare lo scorso anno la nostra politica, tanto da impegnarsi a intervenire sulla Legge di Bilancio 2021 (art. 1, comma 293, L. 234/2021) per strutturare un riconoscimento economico finalizzato ad impedire a questi operatori di lasciare i pronto soccorso. Un intervento che però si è rivelato offensivo della dignità e della professionalità di questi operatori: infatti nell’ultimo rinnovo del CCNL (2.11.2022), l’art 107 comma 4, nel recepire la Legge di Bilancio 2021, stabilisce che agli operatori del Pronto Soccorso compete una indennità mensile lorda che varia dai 40 ai 100 euro al mese, in base agli accordi regionali. Quindi, a conti fatti, si tratterebbe di portare nelle tasche degli ex eroi circa 47 centesimi netti l’ora. Questo concretamente è il valore che governo e sindacati firmatari attribuiscono ai dipendenti che lavorano nei servizi di emergenza/urgenza. Diventa davvero umiliante pensare che un lavoratore non lasci un servizio perché si faccia ingolosire da 47 centesimi l’ora di retribuzione in più.Ma se il contratto è imputabile alle precedenti politiche governative, il nuovo Esecutivo ha fatto anche di peggio: infatti nella Legge di Bilancio 2023 era prevista un’integrazione economica (si tratta sempre di spiccioli, attenzione!) sull’indennità dei Pronto Soccorso, che però è stata fatta volutamente slittare al primo gennaio 2024. Crediamo che la sanità pubblica abbia bisogno di interventi seri e strutturali, come assunzioni stabili, aumenti veri dei salari in linea con gli altri paesi europei, nonché maggiori interventi in termini di sicurezza sul lavoro.

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Reazioni avverse, i pazienti più colpiti e i farmaci più a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2023

Una persona anziana su quattro sperimenta reazioni avverse ai farmaci (ADR) e questo rischio aumenta quanti più farmaci vengono assunti. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sul British Journal of General Practice. Una recente analisi retrospettiva di VigiBase, il database di farmacovigilanza dell’OMS, ha studiato le ADR fatali degli adulti (2010-2019) riportate dai medici. Dei 3,2 milioni di casi di ADR, poco più dell’1% sono stati fatali, con quelli con più di 65 anni e quelli che assumevano farmaci antineoplastici / immunomodulanti a più alto rischio. Questo report ha spinto quindi i ricercatori ad indagare maggiormente la frequenza delle ADR ed eventuali relazioni con altri fattori.Lo studio ha monitorato 592 pazienti di età pari o superiore a 70 anni seguiti da 15 ambulatori di medicina generale nella Repubblica d’Irlanda per un periodo di sei anni.Sono state registrate un totale di 211 ADR in 159 partecipanti, con un’incidenza cumulativa del 26,9% in 6 anni. La maggior parte delle ADR rilevate era lieve (89,1%), mentre il resto classificato come moderato (10,9%). Otto ADR moderate, che rappresentano il 34,8% delle ADR moderate e il 3,8% di tutte le ADR, hanno richiesto un ricovero ospedaliero di emergenza. Le donne avevano almeno il 50% in più di probabilità di avere ADR rispetto agli uomini, mentre i pazienti a cui sono stati prescritti 10 o più farmaci avevano un rischio triplicato di sperimentare una reazione avversa.Le donne e gli anziani che assumono più di 10 farmaci, viene riportato nelle conclusioni, dovrebbero avere, quindi, la priorità nelle visite mediche per una costante revisione dei piani di cura e il monitoraggio delle reazioni avverse.I medicinali più comunemente associati alle ADR includevano quelli usati per trattare l’ipertensione e altre condizioni cardiache, forti antidolorifici come il tramadolo e antibiotici come l’amoxicillina, secondo lo studio. Gli esempi di effetti avversi più comuni includevano secchezza delle fauci, gonfiore alle caviglie, mal di testa e nausea.”Le ADR possono essere difficili da identificare negli anziani clinicamente complessi poiché spesso si presentano [dal medico] come sintomi non specifici”, hanno scritto i ricercatori, ma “I medici di base hanno una posizione privilegiata per rilevare l’insorgenza di ADR”.La deprescrizione di farmaci inefficaci e di quelli non più clinicamente rilevanti, per i ricercatori, è uno dei migliori approcci per ridurre il rischio di ADR, soprattutto, nei pazienti più avanti con l’età.La differenza di rischio tra i sessi potrebbe dipendere da una serie di fattori.”Le donne e gli uomini possono rispondere in modo diverso agli effetti dei farmaci, sia benefici che dannosi, e anche il modo in cui i nostri corpi elaborano e scompongono i farmaci può variare a seconda del sesso” (fonte Doctor33)

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Livelli più elevati di colesterolo HDL si associano al rischio di fratture negli anziani

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2023

Secondo uno studio pubblicato su JAMA Cardiology, esiste un’associazione significativa tra livelli elevati di colesterolo HDL (HDL-C) e aumento del rischio di fratture negli anziani, sia uomini che donne, in maniera indipendente dai fattori di rischio convenzionali. «Il risultato principale dello studio è stato che negli anziani sani livelli più elevati di HDL-C sono predittivi di un aumento del rischio di fratture nei successivi 4 anni. Questo aumento del rischio di fratture sembra essere indipendente dai fattori di rischio tradizionali per le fratture, tra cui età, sesso, attività fisica, consumo di alcol, stato di fragilità, istruzione, indice di massa corporea, abitudine al fumo, diabete, malattia renale cronica e uso di farmaci ipolipemizzanti o anti-osteoporosi» scrivono i ricercatori, sottolineando come gli stessi risultati si avevano nelle analisi di sensibilità nei sottogruppi e in quelle di stratificate. «Complessivamente, questi risultati suggeriscono che un livello elevato di HDL-C si aggiunge ai fattori di rischio tradizionali per la frattura» continuano. In particolare, lo studio ha analizzato i dati del trial ASPREE e del sottostudio ASPREE-Fracture. ASPREE aveva incluso persone sane in Australia con almeno 70 anni e negli Stati Uniti (con almeno 65 anni) che erano state randomizzate ad assumere aspirina o un placebo. Con ASPREE-Fracture si era andati ad analizzare i dati sulle fratture riportate dai partecipanti australiani. La nuova analisi ha coinvolto oltre 16.000 partecipanti, di cui il 10% circa aveva avuto una frattura (traumatica e da trauma minimo) in un tempo mediano di 4 anni. Ebbene, ogni aumento di 1 SD nei livelli di HDL-C è stato associato in un modello aggiustato a un aumento del 14% del rischio di fratture durante il follow-up. I ricercatori hanno notato risultati simili nelle analisi stratificate per sesso dei partecipanti, inoltre, le analisi di sensibilità e stratificate hanno dimostrato che le associazioni persistevano quando le analisi includevano solo condizioni particolari, come per esempio fratture da trauma minime, partecipanti che non assumevano farmaci per l’osteoporosi, e altro. Non sono state osservate invece associazioni con colesterolo non HDL. Per i ricercatori sono necessari studi per determinare la spiegazione patofisiologica dei risultati ottenuti. Allo stesso tempo, gli autori di un editoriale correlato sottolineano come ci siano diversi aspetti da chiarire e come lo studio lasci aperte domande in merito al fatto che l’elevato HDL-C possa essere un utile biomarcatore per rilevare il rischio di fratture. (fonte Doctor33)

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Metabolismo cellulare

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2023

Abbondanza o tempi di magra? È questa la domanda che si fanno costantemente le nostre cellule, per valutare se abbiano a disposizione abbastanza nutrienti o se debbano invece attingere alle loro riserve energetiche interne. Un equilibrio delicato e finemente regolato, che talvolta può venir meno e favorire così lo sviluppo di tumori, malattie neurodegenerative e metaboliche. Ma i ricercatori dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli guidati da Andrea Ballabio hanno trovato una possibile strategia per invertire questa rotta e guidare la ricerca di terapie mirate. La chiave del processo sta in due principali fattori: mTORC1, un complesso proteico noto da più di venti anni come vero e proprio “termometro” delle condizioni ambientali importanti per la cellula, e TFEB, descritta per la prima volta nel 2009 proprio dal direttore del Tigem quale responsabile dello smaltimento e riciclo delle sostanze in eccesso. In un articolo pubblicato su Nature*, Ballabio e i suoi collaboratori – Gennaro Napolitano, Alessandra Esposito e Jlenia Monfregola – hanno descritto, per la prima volta ad una risoluzione elevatissima, come avviene la regolazione di TFEB da parte di mTORC1, all’interno di un grosso complesso proteico che coinvolge ben 36 proteine. Lo studio, frutto di un’importante collaborazione internazionale con i gruppi di James Hurley dell’Università della California e di Lukas Huber dell’Università di Innsbruck, segna una tappa fondamentale verso l’individuazione di farmaci in grado di agire su questa importante via metabolica. Ed è proprio da qui che i ricercatori del Tigem ripartiranno per cercare terapie mirate tali da ristabilire l’equilibrio metabolico compromesso in alcune condizioni patologiche. Il loro focus sarà su due malattie genetiche caratterizzate da un elevato rischio di sviluppare tumori, proprio a causa di un’eccessiva attivazione di TFEB: la sclerosi tuberosa e la sindrome di Birt-Hogg-Dubé (BHD). Per quanto dovute a mutazioni in geni diversi, entrambe sono dovute a un assemblamento scorretto del complesso proteico appena descritto nell’articolo pubblicato su Nature. Se questo approccio si rivelerà vincente potrà essere applicato anche in altre malattie ereditarie associate a cancro, oppure in tumori non ereditari ma già noti per essere associati a una sregolazione di questo complesso proteico, come il melanoma o il tumore al seno triplo negativo”.

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Carcinoma della prostata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2023

Olaparib, terapia orale di AstraZeneca e MSD in combinazione con abiraterone e prednisone o prednisolone, è stato approvato nell’Unione Europea per il trattamento del carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) negli uomini adulti per i quali la chemioterapia non è clinicamente indicata. L’approvazione della Commissione Europea si basa sui risultati dello studio di Fase III PROpel e sulla raccomandazione positiva nella Unione Europea di novembre 2022 da parte del Comitato per i medicinali per uso umano (Committee for Medicinal Products for Human Use). Il carcinoma della prostata è il tumore più comune negli uomini in Europa, con 473.000 diagnosi stimate e 108.000 decessi nel 2020.1,2 La sopravvivenza globale per i pazienti con mCRPC è di circa tre anni nei setting degli studi clinici e addirittura inferiore nel mondo reale.3 Circa la metà dei pazienti con mCRPC può ricevere solo una linea di trattamento attivo, con diminuzione del beneficio delle terapie successive.4-9 Nello studio PROpel la sicurezza e la tollerabilità di olaparib in combinazione con abiraterone erano in linea con quelli osservati nei precedenti studi clinici e con i profili già noti dei singoli farmaci. Non si è verificato un aumento del tasso di interruzione di abiraterone nei pazienti trattati con olaparib in combinazione con abiraterone e nessun effetto negativo sulla qualità di vita legata alla salute, rispetto ai pazienti trattati con il solo abiraterone (secondo il questionario Functional Assessment of Cancer Therapy-Prostate).Il carcinoma della prostata metastatico è associato ad un tasso di mortalità significativo.10 Lo sviluppo del carcinoma della prostata è legato agli ormoni sessuali maschili detti androgeni, tra cui il testosterone.11Nei pazienti con mCRPC, il tumore aumenta e si diffonde ad altre parti del corpo nonostante l’uso della terapia di deprivazione degli androgeni per bloccare l’azione degli ormoni sessuali maschili.12 Circa il 10-20% degli uomini con carcinoma della prostata avanzato sviluppa la forma resistente alla castrazione (CRPC) entro cinque anni, e almeno l’84% presenta metastasi alla diagnosi di CRPC.12 Tra i pazienti senza metastasi alla diagnosi di CRPC, il 33% ha probabilità di svilupparla entro due anni.12. Nonostante i progressi degli ultimi dieci anni nel trattamento del mCRPC con taxano e nuovo agente ormonale (NHA), rimane un elevato bisogno insoddisfatto in questa popolazione. (abstract by intermedianews)

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Maculopatia senile

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2023

Una protesi retinica in grado di restituire una visione utile ai pazienti affetti da maculopatia atrofica, una patologia legata all’età. Di questo innovativo impianto si è parlato nei giorni scorsi a Sesto Fiorentino (Firenze) presso il Centro Oculistico di Villa Donatello, in occasione di un ciclo di incontri organizzati dall’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO) e dalla SISO (Società Italiana di Scienze Oftalmologiche). Ad illustrare la nuova protesi retinica è stato il dottor Marco Pileri, responsabile dell’Unità semplice dipartimentale di Chirurgia vitreoretinica dell’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, che nel settembre scorso, per la prima volta in Italia, ha impiantato l’innovativa protesi su un paziente di 91 anni affetto da oltre dieci anni da maculopatia senile a carta geografica.A questo scopo vengono forniti al paziente “occhiali ergonomici (costruiti sulla sua fisionomia) muniti di due telecamere (una rivolta verso il mondo esterno, l’altra verso l’occhio)- ha proseguito l’esperto- ciò che filtra la telecamera ‘esterna’ posta sull’occhiale è trasferito attraverso un sistema wi-fi ad un computer portatile tascabile; quindi dal computer (sempre via wi-fi) viene ritrasferito all’occhiale che, attraverso la telecamera rivolta verso l’occhio, traduce l’immagine in forma di raggi infrarossi che vanno a colpire la protesi attivandola”. Ma l’aspetto rivoluzionario di questa protesi è che viene autoalimentata con dei pannelli fotovoltaici, quindi “a differenza di tutte le altre protesi retiniche precedentemente impiantate non ha bisogno di un collegamento esterno. Ha una durata testata di 36 mesi, ma nei primi pazienti americani in cui è stata impiantata nel 2018 è ancora funzionante”, ha sottolineato ancora Pileri.Tornando agli ‘Incontri di Villa Donatello’, realizzati con il patrocinio delle due società scientifiche, ha fatto sapere Luca Menabuoni, referente per i Rapporti con le istituzioni di AIMO: “In vista dei congressi nazionali di AIMO e SISO, il dottor Silvio Zuccarini ed io, in collaborazione con il dottor Alessandro Crisà, abbiamo pensato di proporre degli incontri monotematici presso la prestigiosa e innovativa struttura nella quale abbiamo la fortuna di lavorare, Villa Donatello. Il ciclo di incontri è iniziato a dicembre scorso e abbiamo già affrontato i temi del cheratocono e delle maculopatie. Sono intervenuti i migliori esperti nazionali e non è mancato il riscontro più che positivo da parte di tutti i colleghi, che si trovano riuniti non solo per apprendere ma anche per condividere questi momenti in amicizia, prerogativa di quanto AIMO da sempre ha perseguito”.

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Noduli tiroidei, trattamenti termo-ablativi

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2023

È stato recentemente pubblicato, su iniziativa della Head & Neck Society degli Stati Uniti, un Consensus Statement sui trattamenti termo-ablativi dei noduli tiroidei, sia benigni che maligni. Principale punto di forza di tale documento è stato il coinvolgimento delle maggiori società scientifiche internazionali, sia di estrazione medica e radiologica che chirurgica. Sinteticamente» asserisce Cesareo, «i punti di forza e le novità che maggiormente differenziano questo dagli altri documenti in precedenza pubblicati sono i seguenti: a) tra le tecniche termo-ablative in uso, la radio-frequenza è la metodica che presenta il maggior numero di evidenze scientifiche a supporto del trattamento dei noduli tiroidei benigni e maligni; b) tale trattamento può essere usato come prima linea in alternativa alla chirurgia, in pazienti affetti da noduli benigni non ipercaptanti, che risultino sintomatici e/o che presentino disturbi cosmetici; in precedenti linee guida si sottolineava l’indicazione all’utilizzo della RFA, ma solo in pazienti che per qualsiasi motivo rifiutavano il trattamento chirurgico, considerato come prima scelta; c) nel caso di noduli ipercaptanti, l’indicazione è riservata principalmente ai noduli di volume contenuto (< 3.0 mL) e, comunque, solo nel caso di controindicazioni alle tecniche di prima scelta, chirurgica e radiometabolica; d) la ripetizione del trattamento termo-ablativo può essere presa in considerazione su noduli benigni che determinino la persistenza di effetti cosmetici e/o compressivi o su noduli ipercaptanti con persistenza di ipertiroidismo; e) la scintigrafia è raccomandata nel sospetto di nodulo funzionalmente autonomo, perché l'ablazione è meno efficace nel gozzo multi-nodulare tossico; il TSH deve quindi essere documentato prima dell'ablazione, sia per i noduli funzionanti che per quelli non funzionanti; ogni volta che il TSH non rientri nell'intervallo di normalità, devono essere misurati FT3 e FT4; f) la diagnosi citologica di benignità deve prevedere due ago-aspirati o una biopsia tiroidea (core needle biopsy) concordemente negativi per malignità, con l'eccezione dei noduli con caratteristiche ecografiche di benignità (noduli cistici/spongiformi, EU-TIRADS 2); a differenza di precedenti raccomandazioni, l'ago-aspirato non è più considerato un pre-requisito essenziale nei noduli ipercaptanti; g) le procedure di termo-ablazione devono, comunque, essere utilizzate con cautela in noduli, che seppur citologicamente benigni, presentino caratteristiche ecografiche sospette (EU-TIRADS IV e V)».Si è posta attenzione, in maniera più chiara che in passato, all'utilizzo e/o sospensione di alcuni farmaci prima dei trattamenti. «In generale, gli anti-aggreganti (come l'aspirina o il clopidogrel) vanno interrotti 7-10 giorni prima del trattamento. Il warfarin va sospeso 5 giorni prima della procedura, mentre per gli anti-coagulanti di più recente introduzione (dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban) la sospensione può avvenire 24-36 ore prima del trattamento» aggiunge lo specialista. «Tutti questi agenti possono essere ripresi in modo sicuro 24 ore dopo aver completato la procedura. Al termine del trattamento non è indicato l'uso routinario di corticosteroidi o antibiotici. Infine, l'esecuzione della RFA in donne in gravidanza o in pazienti con defibrillatori richiede una particolare attenzione, vista l'assenza di evidenze a supporto dell'utilizzo in tali contesti clinici». Si è posta attenzione ai potenziali effetti collaterali del trattamento termo-ablativo, in particolare alla valutazione dell'interessamento del nervo laringeo ricorrente. A tale proposito, spiega Cesareo, si ritiene «necessario in casi selezionati (pazienti con compromissione della voce o storia chirurgica tiroidea precedente, ablazione contro-laterale dopo ablazione ipsi-laterale, modificazioni della voce rispetto allo stato pre-operatorio riportato dal paziente o rilevato dal medico) eseguire l'esame laringoscopico prima e dopo il trattamento, in associazione a un'eventuale valutazione otorinolaringoiatrica». Si sottolinea inoltre la rarità del riscontro di ipotiroidismo successivo al trattamento e l'assenza di casi di ipoparatiroidismo. «Molto importante, infine, è la necessità da parte dell'operatore di una corretta e documentabile curva di apprendimento con l'opportunità, qualora sia possibile, di esercitarsi preliminarmente su fantocci, considerato che il tasso di complicanze è sensibilmente inferiore in operatori che hanno praticato almeno 50 procedure termo-ablative, conclude Cesareo. (abstract by Doctor33)

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Covid-19, vaccini meno efficaci con varianti Cerberus e Gryphon

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

I vaccini a mRNA contro il Covid-19, anche quelli bivalenti, hanno una minore efficacia contro le sotto-varianti BQ.1.1 e XBB.1 (le cosiddette Cerberus e Gryphon). È quanto emerge da uno studio coordinato dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e pubblicato sul New England Journal Medicine. La diffusione delle varianti Cerberus peraltro è in crescita in Italia a quanto emerge dall’indagine rapida condotta dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute, insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, riferita al 10 gennaio. Secondo l’indagine, la quantità di anticorpi in grado di neutralizzare le sotto-varianti, anche dopo il richiamo con il vaccino bivalente, è fino a 21 volte inferiore rispetto a quanto avveniva con BA.5. Lo studio ha valutato la quantità di anticorpi capaci di neutralizzare diverse varianti nel siero di 16 persone che erano state vaccinate con il prodotto monovalente Pfizer/BioNTech nel 2021, 15 vaccinate con il monovalente nel 2022 e 18 che avevano ricevuto il vaccino bivalente. Un terzo dei partecipanti aveva avuto anche un’infezione documentata da Covid-19, “ma sospettiamo che la maggior parte dei partecipanti sia stato probabilmente infettato, vista l’altra prevalenza dell’infezione da Omicron nel 2022”, scrivono i ricercatori. Oltre al ceppo originario, il team ha preso in considerazione le sotto-varianti più diffuse negli ultimi mesi (BA.5, BF.7, BA.2.75.2, BQ.1.1 e XBB.1) osservando una progressiva riduzione dei livelli di anticorpi neutralizzanti man mano che il virus è mutato. Nel caso dei vaccinati con bivalente, il livello di anticorpi era 40.515 per la versione originaria, 3.693 per BA.5, 2.399 per BA.2.75.2, 508 per BQ.1.1, 175 per XBB.1. Lo studio si riferisce soltanto alla conta degli anticorpi neutralizzanti e non fornisce misurazioni del livello di protezione dei vaccini nella vita reale, che è influenzata anche da altre componenti del sistema immunitario. “Questi risultati suggeriscono che le varianti BQ.1.1 e XBB.1 possono ridurre l’efficacia degli attuali vaccini a mRNA e che la protezione del vaccino contro malattie gravi con queste varianti può dipendere dalle risposte delle cellule T CD8”, precisano i ricercatori. (Fonte Doctor33)

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Antibiotici troppo prescritti. Nuovo approccio a semaforo

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

La stragrande maggioranza degli antibiotici – intorno al 90% – viene assunto in un contesto di assistenza sanitaria primaria. Per contribuire allo sviluppo e all’attuazione delle politiche locali e nazionali, l’OMS ha classificato gli antibiotici in quattro gruppi: Access, Watch, Reserve (AWaRe) e Non Raccomandati. In particolare, gli antibiotici Access hanno uno spettro di attività ristretto, basso costo, un buon profilo di sicurezza e un potenziale di resistenza generalmente basso. Sono raccomandati come opzioni di trattamento empirico di prima o seconda scelta per le infezioni comuni. Gli antibiotici Watch sono ad ampio spettro, generalmente più costosi e sono raccomandati solo come opzioni di prima scelta per i pazienti con manifestazioni cliniche più gravi o per infezioni in cui eÌ più probabile che i patogeni siano resistenti agli antibiotici Access, come le infezioni delle alte vie urinarie (IVU). Gli antibiotici Reserve sono antibiotici di ultima scelta usati per trattare le infezioni multifarmaco-resistenti. Tale classificazione, chiamata AWaRe, costituisce una sorta di approccio “a semaforo” – Access = verde, Watch = giallo e Reserve = rosso – e rappresenta una guida per operatori sanitari quali medici e farmacisti. Anche quando l’infezione ha eziologia batterica, molte infezioni sono spesso autolimitanti, con basso rischio di complicanze gravi, e il beneficio degli antibiotici eÌ limitato, abbreviando in genere la durata dei sintomi solo di circa 1 o 2 giorni. La maggior parte dei pazienti sani con infezioni lievi possono essere trattati in sicurezza in modo sintomatico, con farmaci antinfiammatori, antidolorifici o di supporto. Secondo l’Oms, la percentuale di pazienti che si rivolgono a una struttura sanitaria di base e ricevono un antibiotico dovrebbe essere inferiore al 30%. Tra i rischi vi è quello immediato di effetti collaterali del farmaco, più frequentemente diarrea o reazioni allergiche (come un’eruzione cutanea). Inoltre, i batteri, nei pazienti a cui eÌ stato prescritto un antibiotico per un’infezione respiratoria o un’infezione delle vie urinarie (IVU) – esempi di infezioni in cui si prescrivono spesso antibiotici – sviluppano comunemente antibiotico-resistenza agli antibiotici prescritti (e ad altri). Questi pazienti hanno maggiori probabilità di trasmettere i batteri resistenti ad altre persone e maggiori probabilità di guarigione clinica ritardata”. In generale, il massaggio lanciato da Oms e Aifa è che tutti i medici prescrittori e i farmacisti hanno “la responsabilità di migliorare l’uso degli antibiotici. Ma anche i pazienti hanno un ruolo e va assicurato che essi conoscano i principi base del trattamento sintomatico e dell’uso appropriato degli antibiotici – per esempio assumere gli antibiotici come prescritto e non usare prodotti avanzati per una successiva malattia. Nel dettaglio, per quanto riguarda i farmacisti, le ulteriori indicazioni sono di informarsi sull’AWaRe book, non fornire antibiotici senza prescrizione medica e scoraggiare l’automedicazione con antibiotici”. By Francesca Giani fonte Farmacista33 in abstract

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L’orologio biologico: come il microbiota e ritmi circadiani influenzano lo stato di salute

Posted by fidest press agency su sabato, 21 gennaio 2023

Viviamo in un’epoca in cui il tempo è prezioso. Più volte il nostro sguardo è in cerca di orologi per scandire le ore durante la giornata e le diverse attività da portare a termine. Ciò non accade, almeno con la stessa frequenza, per quanto riguarda le lancette fisiologiche di ciascuno di noi. Possiamo immaginare, infatti, che il tempo all’interno del corpo è scandito da un orologio detto ritmo circadiano che regola il dispendio energetico, l’appetito e il sonno. Questo ritmo influenza anche la composizione del microbiota intestinale, i cui miliardi di microrganismi – differenti e dinamici – sono essenziali per la regolazione dei pathway circadiani dell’ospite. Le alterazioni e cambiamenti tra ritmi circadiani, microbiota e cervello possono influenzare il nostro stato di salute e benessere come ripreso da uno studio condotto in Irlanda riguardo la conoscenza dell’asse microbiota-intestino-cervello. Oggi, dunque, diventa sempre più importante non solo riconoscere i ritmi esterni, ma anche quelli interni al nostro organismo e YOVIS – linea di integratori alimentari contenenti batteri e fermenti lattici dell’azienda farmaceutica Alfasigma – supporta, mediante la campagna educazionale dedicata alla preservazione dell’unicità e diversità del microbiota intestinale, una corretta informazione sull’importanza di proteggere il microbiota. La ricchezza e diversità del microbiota cambia non solo in base all’età, alla dieta o allo stile di vita del soggetto, ma anche in risposta a determinate ore del giorno o della notte e alle ore del pasto. Non a caso situazioni di jet lag, turni di lavoro intensi, cambiamento di temperature e di luce naturale – basti pensare al variare delle stagioni- sono state associate a una composizione microbica alterata, nonché a diverse malattie metaboliche, infiammatorie e legate allo stress​​. L’interazione tra l’orologio circadiano dell’ospite e le oscillazioni del microbiota influenza molti processi fisiologici, tra cui il metabolismo, la regolazione del sistema endocrino e la funzione del sistema immunitario e nervoso. Uno squilibrio dei ritmi biologici dunque contribuisce ad alterare il microbiota, fondamentale per il nostro generale benessere. Ognuno ha un profilo microbico unico e differente e Yovis lo sa.La linea Yovis è dedicata a tutta la famiglia, c’è Yovis Bambini – specificatamente formulato per favorire l’equilibrio della flora batterica intestinale dei più piccoli dai 3 ai 14 anni – Yovis Stick, Yovis Caps, Yovis Flaconcini per favorire il benessere intestinale degli adulti. Il nuovo è Yovis Rigenera con una formulazione specifica studiata per le persone dai 50 anni in su, con 25 miliardi di probiotici, prebiotici per favorire la proliferazione dei batteri buoni, in più calcio e vitamina B12 che contribuiscono al benessere del sistema immunitario e del metabolismo energetico e osseo. Una varietà di referenze che non vanno conservate in frigorifero e che possono essere scelte in base all’età, alle proprie preferenze e allo stile di vita: perché ognuno di noi ha una flora intestinale diversa, anche nei vari momenti della propria vita. Per maggiori informazioni http://www.yovis.it

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Degenerazione maculare legata all’età

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2023

La miglior presa in carico di un singolo paziente con degenerazione maculare legata all’età (AMD) porterebbe a un risparmio di risorse di quasi 24.000€ su una stima lifetime pro capite. È questo il risultato dell’indagine condotta dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari – Facoltà di Economia nel campus di Roma dell’Università Cattolica (ALTEMS) con il supporto non condizionato di Roche Italia.Lo studio condotto dall’ALTEMS ha permesso di quantificare l’impatto economico della gestione del paziente affetto da degenerazione maculare senile sul Sistema Sanitario Nazionale e sull’intera società, ma anche di identificare i punti sui quali far leva per garantire una miglior presa in carico di questi pazienti.La degenerazione maculare legata all’età è tra le prime cinque cause di cecità nei paesi industrializzati per i soggetti di età superiore ai 65 anni1 e comporta una significativa diminuzione della capacità visiva. Per questo motivo ha un impatto importante sulla qualità di vita di questi pazienti, che non sono più in grado di svolgere azioni quotidiane essenziali e secondarie. In Italia, la forma avanzata, cosiddetta “neovascolare” (nAMD), colpisce prevalentemente fasce d’età (65-69 anni e over 85) in cui le persone sono già fragili, perché presentano un elevato tasso di comorbidità tra cui ipertensione, dislipidemie e diabete.2. La nAMD si caratterizza per una perdita della vista rapida, i cui danni non regrediscono. L’unica soluzione al momento disponibile è rappresentata dalle iniezioni intravitreali con trattamenti antagonisti del fattore di crescita endoteliale vascolare (anti-VEGF) che permettono di ottenere un forte rallentamento della progressione della malattia. Tuttavia, questi trattamenti sono efficaci solo se somministrati in maniera stabile e continuativa nel tempo. Ad oggi però, secondo le stime, molti pazienti non si presentano ai follow up, soprattutto per paura delle iniezioni e a causa delle frequenti visite3. La mancata aderenza alle terapie ha un peso economico ma anche sociale, per il paziente e per l’intero sistema. Secondo l’indagine condotta da Altems, nell’attuale pratica clinica italiana il peso economico per ogni singolo paziente affetto da nAMD, su un orizzonte life-time, è pari a €60.017,94. Il maggior dispendio di risorse è associato ai costi sociali, che rappresentano il 67,83% della spesa e, in parte anche, al trattamento farmacologico (il 16,58% del totale). Oltre al costo, l’indagine tiene conto anche del tempo impiegato dal paziente e dal caregiver per ogni singolo episodio terapeutico: almeno 5 ore per singola iniezione. L’indagine identifica anche quattro importanti punti sui quali far leva per garantire una presa in carico integrata e basata sul valore, utili per definire le strategie future. Partendo dalla consapevolezza di quale sia l’attuale stato della presa in carico dei pazienti con maculopatia ed il relativo impatto economico e sociale, è necessario costruire una presa in carico integrata, riducendo le disuguaglianze e favorendo le condizioni di massima appropriatezza. Infine, bisognerà misurare l’impatto degli investimenti sanitari in base al valore generato all’interno del percorso di presa in carico per valutarne l’efficacia.

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“I farmaci equivalenti sono una risorsa importante per tutti i cittadini”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2023

I farmaci equivalenti svolgono una funzione fondamentale nel Sistema Sanitario Nazionale e sono una risorsa per le moderne esigenze di salute della popolazione ma a volte devono scontare una certa diffidenza, dovuta principalmente a una scarsa informazione sulle loro caratteristiche e sui loro possibili utilizzi. È il senso del messaggio che Federfarma Genova vuole lanciare, anche in considerazione del particolare momento storico in cui ci troviamo, caratterizzato da una significativa difficoltà a reperire diversi farmaci su tutto il territorio nazionale, Liguria compresa. Il minore costo dei farmaci equivalenti si spiega col fatto che l’azienda che produce il farmaco di marca, grazie al brevetto, lo può commercializzare in esclusiva per un certo periodo di tempo, in modo da recuperare i costi di ricerca e sviluppo. Allo scadere del brevetto sul principio attivo, decade il diritto esclusivo di proprietà intellettuale e altre aziende farmaceutiche possono produrre e vendere farmaci con lo stesso principio attivo. In Italia negli ultimi anni la quota di mercato dei farmaci equivalenti è salita ma non ancora ai livelli di paesi a noi paragonabili, come Gran Bretagna e Germania: le potenzialità di sviluppo sono perciò elevate. Si calcola che in Italia nel 2021 gli equivalenti abbiano rappresentato il 22,6% (in volume) del mercato, peraltro molto diversificato da regione a regione. Nelle fasi più critiche dell’emergenza Covid il 70% dei farmaci usati nei reparti di terapia intensiva è stato rappresentato dai farmaci equivalenti. A livello di prezzi, i farmaci equivalenti devono essere più bassi almeno del 20% rispetto a quelli di marca, ma in certi casi si arriva anche al 70%. Dopo la loro introduzione in Italia, si calcola che abbiano contribuito a ridurre la spesa per il SSN di 5/7 miliardi, un risparmio che ha permesso di liberare risorse da destinare a farmaci più costosi per curare gravi malattie.Il farmaco equivalente genera a livello UE circa 150 mila posti di lavoro qualificati. In Europa l’Italia è penultima con il 20% di quota mercato per gli equivalenti, la Germania è al primo posto con il 70%, seconda la Gran Bretagna con il 60%.

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Malattia renale cronica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2023

In Italia si stima che circa il 10% della popolazione (circa 6 milioni)1 sia affetta dalla malattia renale cronica, una condizione grave e progressiva che, nonostante l’elevata prevalenza, rimane significativamente sotto-diagnosticata soprattutto nei suoi stadi iniziali, anche in pazienti che presentano fattori di rischio noti come diabete, obesità, ipertensione o problemi cardiovascolari. Troppo spesso, però, la sua natura di patologia silente e la conseguente assenza di sintomi ne ritardano fortemente la diagnosi, fondamentale per evitare il progressivo declino della funzionalità renale e la progressione al suo stadio terminale che può portare i pazienti a dialisi o morte prematura. AIFA ha appena approvato la rimborsabilità di dapagliflozin per il trattamento della malattia renale cronica nei pazienti adulti indipendentemente dalla presenza di diabete di tipo 2 (DT2) e di scompenso cardiaco con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale attesa in questi giorni. L’approvazione posiziona dapagliflozin come il primo trattamento ad avere un’indicazione specifica per la malattia renale cronica e l’unica opzione terapeutica, insieme alla diagnosi precoce, che consente di rallentare la progressione della malattia e l’entrata in dialisi.La malattia renale cronica può essere una condizione grave e progressiva definita dalla diminuzione della funzione renale (diagnosticata attraverso una riduzione del filtrato glomerulare stimato (eGFR) o dall’aumenta presenza di albumina nelle urine, o entrambi, per almeno tre mesi). Le cause più comuni della MRC sono il diabete, l’ipertensione e le glomerulonefriti. La malattia renale cronica è associata a significative comorbidità e a un aumentato rischio di eventi cardiovascolari, come scompenso cardiaco e morte prematura. Nella sua forma più grave, nota come malattia renale allo stadio terminale, il danno renale e il deterioramento della sua funzione rendono necessari la dialisi o il trapianto di reni. La maggior parte dei pazienti affetti da MRC muore per cause CV prima di raggiungere la forma di ESKD

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Sedute scientifiche dell’Accademia di Medicina nel primo trimestre 2023

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2023

Torino Martedì 24 gennaio alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una riunione scientifica, sia in presenza, sia in modalità webinar, dal titolo “Progressi scientifici e tecnologici in Medicina di Laboratorio” a ricordo di Nicola Riccardino, già Presidente dell’Accademia dal 2008 al 2010. Giuseppe Poli, Professore di Patologia Generale, Università di Torino e past President dell’Accademia di Medicina, e Giuseppina Viberti, già Direttrice del Laboratorio analisi cliniche e microbiologia all’Ospedale San Luigi, ricorderanno le sue numerose innovazioni nelle procedure di laboratorio e la sua attività nell’ambito della SIPMeL di cui fu socio onorario.I relatori della riunione scientifica, introdotti da Giuseppe Poli, saranno Francesco Curcio, Professore Ordinario di Patologia Clinica dell’Università di Udine e Rossana Cavallo, Professoressa di Microbiologia e Microbiologia Clinica dell’Università di Torino.Francesco Curcio considera come gli esami di laboratorio rappresentino solo il 1,5% della spesa complessiva del SSN, ma che costituiscano la base di oltre l’80% delle diagnosi e sottolinea l’importanza dell’appropriatezza (la capacità di usare l’esame giusto al momento giusto) per il corretto governo del percorso clinico, sottolineando il ruolo del professionista della Medicina di Laboratorio, in grado di porsi come consulente del Clinico e della Direzione Sanitaria per il governo dei processi clinici aziendali. Inoltre, la riduzione drastica dei costi e dei tempi per ottenere un profilo genico ha aperto le porte alla genomica nella cura e nella prevenzione, in moltissime patologie.Rossana Cavallo descrive il panorama attuale della diagnostica microbiologica che impone sfide importanti in termini di precisione, rapidità e produttività. Le nuove tecnologie sono diventate imprescindibili per l’ottimizzazione e la razionalizzazione di queste attività, tra queste un ruolo cruciale è giocato dalle tecniche che consentono l’identificazione rapida degli agenti patogeni e delle resistenze farmacologiche, oltre allo studio del microbiota umano. Quest’ultimo rappresenta un ambito ancora poco conosciuto, ma molto promettente, anche ai fini della gestione clinico-terapeutica di numerose patologie. Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), sia collegandosi da remoto al sito https://unito.webex.com/unito/onstage/g.php MTID=e7a4ce958964d702b2dd58bce77d2a21eanche disponibile sul sito dell’Accademia di Medicina http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Epidemia di infezioni respiratorie nei bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2023

In molte realtà del Paese le Pediatrie sono messe a dura prova dall’epidemia di infezioni respiratorie nei bambini, specie le bronchioliti da Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), che stanno colpendo in particolare i bambini sotto l’anno di vita. Se a ciò si somma la contemporanea circolazione di altri virus respiratori come influenza e adenovirus (senza dimenticare che il Covid-19 non ha mai smesso di circolare) la situazione risulta in alcuni casi davvero difficile, con accessi record in Pronto Soccorso, situazioni di congestione in alcuni ospedali e massima occupazione dei posti letto che mettono alcune realtà in sofferenza. A rilevarlo è la Società Italiana di Pediatria, che ancora una volta insiste sulla necessità di rafforzare “l’anello debole” dell’assistenza pediatrica, ossia le terapie intensive pediatriche, poche e mal distribuite sul territorio nazionale, chiedendo su questo tema un intervento del Governo.

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RNA in tripla elica e informazioni genetiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2023

Padova. Le molecole che immagazzinano e trasmettono l’informazione genetica, gli acidi nucleici DNA e RNA, sono polimeri lineari che si trovano comunemente nelle cellule nella forma a singolo filamento o in duplex (doppio filamento ad elica). Nonostante tali polimeri possano assumere altre geometrie come il triplex (tre filamenti) o il quadruplex (quattro filamenti), le funzioni biologiche di queste architetture alternative rimangono tuttora poco note. In particolare i triplex “ibridi” sono strutture a tripla elica composte da un duplex di DNA o RNA e un singolo filamento di un altro acido nucleico e sembrano coinvolti in meccanismi regolatori. Le strutture a tripla elica ibride sono oggetto di intensi studi che riguardano in particolare i “long non-coding RNA” (lncRNA), RNA a singolo filamento non codificanti proteine, e che sembrano essere coinvolti nella regolazione di geni specifici proprio con un meccanismo di inibizione o stimolo della trascrizione che coinvolge strutture a tripla elica.Lo studio condotto da Alessandro Cecconello del team di ricerca internazionale italo-tedesco composto dall’Università di Padova e dall’Università di Monaco presenta per la prima volta un approccio generale all’analisi del meccanismo di regolazione della trascrizione genica, ovvero la conversione del DNA in RNA, mostrando come sia possibile determinarne l’inibizione o l’aumento mediante la formazione di triplex ibridi, avendo come effetto finale lo spegnimento o l’attivazione di quel gene. In particolare, lo studio descrive un approccio innovativo di biologia sintetica: attraverso la modifica di sequenze di regolazione genica batteriche fuse con sequenze in grado di formare complessi con sostanze fluorescenti (aptameri fluorogenici) si è monitorato l’effetto di strutture a tripla elica ibride (triplex di DNA e RNA) sulla velocità del processo di trascrizione genica. Questo nuovo metodo sperimentale ha permesso di stimare in modo preciso la velocità dell’enzima RNA polimerasi usando la misura della fluorescenza di aptameri che si accumulano in soluzione durante il processo di trascrizione. Il gruppo di ricerca in nanobiotecnologie del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova è guidato dal Professor Fabio Vianello e si occupa di sviluppare applicazioni biotecnologiche di nanomateriali ibridi nei settori della biomedicina, della sensoristica e valorizzazione del settore alimentare. Alessandro Cecconello è ricercatore nel Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova da gennaio 2021 (REACT EU-PON “Ricerca e Innovazione 2014-2020” – DM 1062/2021). Ha conseguito la laurea magistrale in Biotecnologie Industriali all’Ateneo patavino e il Dottorato di ricerca in Chimica alla Hebrew University di Gerusalemme (Israele).

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Tumori: Al via il programma nazionale di test NGs gratuiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2023

Parte il programma di test molecolari gratuiti che utilizza la tecnologia NGS (Next Generation Sequencing) di sequenziamento esteso, che permette di valutare più bersagli contemporaneamente e di identificare i tumori che presentano la fusione dei geni NTRK. Oggi, in Italia, solo un numero limitato delle analisi di patologia molecolare è eseguito con NGS a fronte di una media europea del 10%, con forti disparità tra le diverse Regioni. Il programma (‘FastNTRK’) è su scala nazionale, vuole migliorare l’accesso dei pazienti a questi test ed è promosso dalla Fondazione Edo ed Elvo Tempia di Biella, in collaborazione con Bayer. Gli ospedali possono utilizzare una piattaforma online dedicata per conoscere le modalità di erogazione del servizio, prenotare il test NGS e tracciare lo stato di avanzamento della consegna del campione biologico. Quest’ultimo viene ritirato presso l’ospedale richiedente e inviato al laboratorio di oncologia molecolare della Fondazione Tempia. La piattaforma consente poi la trasmissione del referto NGS al medico che ha richiesto l’esame. Il progetto ‘FastNTRK’ è stato presentato ieri in una conferenza stampa virtuale.

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