Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°105

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Corsi di realtà virtuale per rianimare con il defibrillatore

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Riconoscere l’arresto cardiaco, allertare il 118, eseguire la rianimazione cardiopolmonare, utilizzare i defibrillatori semiautomatici (DAE). Tutto all’interno di uno scenario di realtà virtuale. Accade a Bologna dove, per la prima volta in una scuola italiana, 11 docenti dell’Istituto Aldini Valeriani Siriani, hanno ricevuto la certificazione BLSD (Basic Life Support Defibrillation) utilizzando anche 5 caschetti per la realtà virtuale.
La formazione, gratuita, è stata organizzata nell’ambito del Progetto Pronto Blu 118 dell’Azienda USL di Bologna, attivo da anni per diffondere la cultura della rianimazione cardiopolmonare e aumentare il numero di soccorritori volontari in grado di intervenire in caso di arresto cardiaco.Virtual Reality CPR (VR CPR), promosso da Italian Resuscitation Council e finanziato dalla Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, è un progetto innovativo e ambizioso che ha l’obiettivo di addestrare gli operatori sanitari, i laici, i ragazzi e i docenti, utilizzando anche ambienti virtuali. Nei 5 caschetti per realtà virtuale messi a disposizione durante il corso BLSD, gli allievi vengono catapultati in tre diversi scenari virtuali di arresto cardiaco ambientati in città: in piazza Santo Stefano, all’interno dell’Ospedale Maggiore e in una scuola. Per muoversi correttamente e fare le cose giuste all’interno dello scenario virtuale, affiancati da un altrettanto virtuale soccorritore, gli allievi devono rispondere ad alcune domande, che ripercorrono i temi già affrontati nel corso di formazione.Pronto Blu 118 Bologna annovera, tra i suoi obiettivi, la diffusione della cultura dalla rianimazione cardiopolmonare anche nel mondo scolastico con la formazione di docenti/istruttori e la promozione della APP DAE RespondER, che fornisce la mappatura aggiornata dei defibrillatori presenti in città. In questi ambiti si inserisce, ad esempio, la diffusione della campagna Kid Save Lives, firmata dall’OMS, e rivolta ai ragazzi over 12 anni.La diffusione della conoscenza delle manovre rianimatorie cardiopolmonari elementari è riconosciuta, sempre di più, come un elemento essenziale per aumentare le possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. Manovre elementari, che possono salvare una vita e che chiunque, anche senza una preparazione sanitaria professionale, può eseguire. Queste manovre, praticate tempestivamente prima dell’arrivo dei soccorsi, e la presenza di defibrillatori, anticipano i tempi di intervento, dimezzandoli rispetto a quelli garantiti dalla rete del 118, e triplicano le possibilità di sopravvivenza di chi è colpito da arresto cardiaco. In Italia ciò avviene solo nel 15% dei casi, a fronte di percentuali intorno al 50% nei paesi scandinavi. Nella provincia di Bologna sono all’incirca un migliaio, ogni anno, le persone colpite da arresto cardiaco. Solo il 18% di esse sopravvive, nonostante il tempestivo intervento del 118, percentuale che sale al 50% se la persona colpita da fibrillazione ventricolare viene rianimata con il defibrillatore.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Malattie della pelle

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Roma, 28 marzo 2019 ore 11.30 Auditorium Ministero della Salute, Lungotevere Ripa, 1 E’ noto che tutte le persone soffrono di più di una malattia della pelle nel corso della vita e che in ogni istante, circa il 25% della popolazione europea soffre di almeno una patologia cutanea. Inoltre l’incidenza di queste malattie è in costante e progressivo aumento a causa, prevalentemente, dell’invecchiamento della popolazione.
Le ormai imprescindibili valutazioni con tecniche di diagnostica non invasiva (come dermoscopia, epiluminescenza digitale, microscopia confocale e tomografia ottica) hanno migliorato in modo radicale la sensibilità e specificità delle diagnosi di tumori cutanei permettendo di osservare che, a fronte dell’aumento di incidenza dei tumori cutanei, la mortalità non è cresciuta. Inoltre, i nuovi farmaci mirati su bersaglio molecolare e l’immunoterapia hanno consentito risultati inimmaginabili prima nei casi avanzati.
A questi temi SIDeMaST dedica la conferenza stampa che annuncia l’avvio della prima Campagna nazionale per promuovere la conoscenza delle malattie della pelle, spesso invalidanti e che richiedono l’utilizzo di farmaci innovativi, sotto la guida dello specialista più adatto: il dermatologo. Relatori:
Piergiacomo Calzavara Pinton, Professore Ordinario Malattie Cutanee e Veneree, Università degli Studi di Brescia, Presidente SIDeMaST – Il peso umano, sanitario e sociale delle malattie dermatologiche oggi in Italia e in Europa e il ruolo del dermatologo
Giampiero Girolomoni, Professore Ordinario Dermatologia e Venerologia, Università degli Studi di Verona – La rivoluzione nella terapia delle patologie dermatologiche infiammatorie
Ketty Peris, Professore Universitario di Dermatologia e Venereologia e Direttore della Unità Operativa Complessa di Dermatologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Consigliere SIDeMaST – Le nuove tecniche diagnostiche e i nuovi orizzonti terapeutici in oncologia dermatologica, Valeria Corazza, Presidente Associazione Amici Fondazione Natalino Corazza, Bologna – Il punto di vista del paziente.

Posted in Editoriali/Editorials, Medicina/Medicine/Health/Science, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Nuove armi contro il cancro alla prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Farmaci, certo, ma anche nuove realtà di intervento chirurgico e di microscopica verifica del risultato ottenuto, grazie anche all’impiego del robot. Questo accade all’ospedale di Baggiovara, presso Modena. Si tratta di due “strumenti” che vedono protagonista il professor Bernardo Rocco, primario presso l’ospedale e direttore della Struttura complessa di Urologia, un punto d’eccellenza. Dice il professore: “Nel 2006 introdussi la chirurgia robotica multidisciplinare allo IEO di Umberto Veronesi a Milano, sviluppando in particolare l’approccio al tumore alla prostata. Fu il mio momento magico”. Rocco è stato negli USA per anni come assistente del professor Vitul Patel, uno dei grandi padri fondatori della robotica medica, diventando clinical instructor proprio per quello specifico settore del quali è oggi leader conosciuto e riconosciuto a livello mondiale.
Prima novità: il PrECE, (Predicting Extra Capsula Extension of Prostate cancer) un sistema predittivo, basato su nomogramma che indica lo stato di aggressività locale del tumore, messo a punto proprio dal professor Rocco in collaborazione con il più grande centro di prostectomia robotica degli States quello di Celebration, in Florida. “PrECE”, spiega il professor Rocco, “sviluppato su basi statistiche per ogni paziente guida il chirurgo nell’individuare il piano di intervento sulla ghiandola malata. Se il nomogramma prevede la presenza di un tumore confinato alla ghiandola prostatica si potrà effettuare un intervento nerve sparing, cioè con risparmio dei nervi deputati all’erezione; in caso di neoplasia più avanzata si procederà invece a una più ampia resezione chirurgica per garantire la sicurezza oncologica. Il sistema predittivo consente inoltre di sfruttare e incrementare al massimo i numerosi e vantaggi della chirurgia robotica, tra i quali spicca la maggior precisione dell’intervento chirurgico, e questo si ottiene grazie anche alla visualizzazione tridimensionale in diretta”.Presso l’urologia di Baggiovara non è solo all’ordine del giorno il PrECE, ma anche la microscopia confocale ex vivo (eseguita su tessuto asportato) introdotta dal professor Giampaolo Bianchi, ex direttore dell’urologia del policlinico di Modena può consentire una diagnosi immediata del tumore della prostata. Prosegue il professor Rocco :”utilizzata in campo urologico per la prima volta al mondo dall’università di Modena, consente di ottenere l’analisi istologica sul tessuto asportato in un minuto contro i 30 del classico esame. Permette così di effettuare un maggior numero di biopsie intraoperatorie volte a confermare la totale asportazione di tutto il tumore fino all’ultima cellula malata . La microscopia confocale si effettua con un particolare microscopio a riflettanza e fluorescenza posizionato in sala operatoria. Ciò che il microscopio “vede” viene trasferito su un pc e le immagini digitalizzate possono essere così condivise con qualunque patologo ovunque si trovi nel mondo, abolendo la necessità di disporre di in ospedale di un laboratorio e del personale addetto. I risultati preliminari del suo utilizzo presso l’università di Modena e Reggio Emilia e l’ospedale di Baggiovara sono stati pubblicati sul prestigioso British Journal of Urology International”.Miglioramento della diagnostica microscopica tecnologie e tecniche chirurgiche sempre più innovative, focalizzate con precisione sul paziente e sulla sua malattia: questa è la missione che la Clinica di Urologia di Modena intende perseguire.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Sostenibilità del Sistema Sanitario

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Bologna. L’industria del farmaco si conferma in buona salute e occupa il gradino più alto del podio dell’innovazione. Rispetto ai 107 miliardi di euro spesi a livello globale in Ricerca & Sviluppo nel farmaceutico, l’Italia sta a quota 1,4 miliardi. Nel 2015, dati ultimissimi di Farmindustria, gli investimenti sono cresciuti ancora con un aumento del 15% dal 2013, distribuiti per il 50% su studi clinici, per il 30% in personale di ricerca e per il 20% in studi pre-clinici. Le aziende del farmaco sono destinate a diventare sempre più un interlocutore importante non solo degli organismi nazionali e regionali cui spetta il controllo e la gestione delle risorse destinate al sistema Salute, ma anche delle Associazioni dei pazienti chiamate a tutelare i diritti di tutti i malati e a rappresentare in modo efficace i loro bisogni clinici e sociali.Da qui la necessità che i futuri ‘manager’ delle Associazioni pazienti acquisiscano conoscenze e competenze anche sul funzionamento delle aziende farmaceutiche e sugli step che portano dalla progettazione alla messa in commercio di un farmaco. Per questo l’Università di Bologna nell’ambito del Corso di Formazione Permanente “Formare le Associazioni impegnate per la salute”, ha messo a punto il terzo modulo sugli aspetti regolatori, brevettuali ed economici del farmaco, che si tiene dal 21 al 23 marzo con il coinvolgimento di referenti delle più importanti aziende farmaceutiche in Italia.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La malattia di Crohn

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Roma 26 marzo 2019 h. 11 Sala Cristallo – Hotel Nazionale, Piazza di Monte Citorio, 131. Parte nel Lazio la campagna di comunicazione sociale “Aspettando Crohn. L’agenda impossibile” patrocinata dalla Regione Lazio, dalle associazioni di pazienti A.M.I.C.I. Onlus e A.M.I.C.I. Lazio, e dalla società scientifica IG-IBD (Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Diseases), e promossa da Janssen Italia, per favorire l’informazione e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla malattia di Crohn e sulla complessità della condizione delle persone che ne soffrono.La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria cronica dell’intestino che colpisce poco meno di 100.000 persone in Italia, soprattutto tra i 20 e i 30 anni. I sintomi, dolori addominali, perdita di peso e diarrea, fatica, perdita di peso o febbre, si manifestano in modo imprevedibile e influenzano la vita quotidiana di chi soffre di questa malattia, con importanti risvolti sulle loro relazioni personali, lavorative e sociali.Il lancio della campagna nel Lazio è l’occasione per discutere non solo dell’impatto di questa malattia, ma anche dell’accesso alle terapie innovative e della tutela dei pazienti con:
Pierpaolo Sileri, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato
Lorella Lombardozzi, Dirigente Area Politica del Farmaco, Regione Lazio
Alessandro Armuzzi, Segretario Nazionale IG-IBD, Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease
Stefania Canarecci, Presidente AMICI Lazio
Salvo Leone, Direttore Generale AMICI Onlus
Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato Janssen Italia
Anna Maria Scategni, Presidente AMICI Onlus sezione Lazio.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

“Oggi convivere con l’endometriosi si può”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Lo afferma la dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – perché è possibile tenere sotto controllo i sintomi e mantenere una buona qualità di vita. Inoltre, nei casi in cui la donna non riesca a rimanere incinta naturalmente è possibile ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita con buone possibilità di avere un bambino. È importante sottolineare come la gravidanza abbia un impatto positivo sulla malattia, poiché riduce le fluttuazioni ormonali tipiche di questa patologia che sono la causa dei forti dolori”.
I numeri dell’endometriosi sono piuttosto allarmanti: 10-15% la stima delle donne affette da questo problema, principalmente in un’età che va dai 30 ai 40 anni e con un ritardo della diagnosi che mediamente si attesta sui 7 anni. 176 milioni le donne con endometriosi nel mondo, 3 milioni i casi solo in Italia. Inoltre, la malattia impatta fortemente sulla capacità riproduttiva: il 30-40% delle donne colpite da questa patologia sono infertili.
L’endometriosi è una malattia cronica, dolorosa e invalidante che, se non adeguatamente curata, provoca forti ripercussioni sulla vita delle pazienti, costrette a convivere con ansia, discriminazioni, paura, giornate a casa, rischio di perdere il lavoro. Si verifica quando cellule dell’endometrio, il tessuto che riveste normalmente l’utero, si accumulano al di fuori della cavità uterina, come ad esempio nell’addome, nelle ovaie o nelle tube; questo accumulo anomalo reagisce alle variazioni ormonali tipiche di ogni ciclo femminile, provocando gonfiore negli organi in cui si trova.Si tratta di un’infiammazione cronica che si manifesta con forti dolori e sofferenze intestinali, accentuati durante il periodo mestruale, ma anche con aderenze e infertilità.
L’endometriosi è una patologia complessa che richiede specifiche competenze. Per questa ragione IVI ha organizzato, in alcune cliniche, unità dedicate per la cura dell’endometriosi. Grazie alla diagnosi e a un corretto trattamento e relativo follow-up, sia medico che psicologico, le pazienti possono sentirsi supportate e comprese. Negli ultimi dieci anni più di 9.000 donne si sono rivolte a IVI per riuscire ad avere un bambino nonostante l’endometriosi.Diversi i progressi nel nostro Paese dal punto di vista terapeutico-assistenziale, ma anche istituzionale, degli ultimi anni: l’inserimento nel 2016 dell’endometriosi nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti; l’entrata in vigore nel marzo 2017 dei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) previsti per gli stadi clinici di endometriosi moderato e grave; un disegno di legge recentemente presentato al Senato per cercare di risolvere le criticità provocate da questa patologia.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Fake news nel campo della salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Il problema delle fake news, vecchio come il mondo della comunicazione, ai tempi dei social media ha assunto una diffusione e delle peculiarità inedite anche nel campo della salute. L’argomento è stato affrontato anche nell’ambito di una tavola rotonda organizzata durante il congresso annuale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC) a Napoli.
Un italiano su tre secondo il Censis cerca informazioni mediche e scientifiche in rete, incappando spesso in articoli fuorvianti o totalmente falsi su alimentazione, attività fisica, prevenzione, screening e altro. Tra i ‘miti’ maggiormente diffusi c’è quello che l’ipercolesterolemia dipende dai geni e non dall’alimentazione. “Molti ritengono – afferma Evelina Flachi, specialista in scienza dell’alimentazione e presidente della Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare – che il livello di colesterolo sia dovuto solo alterazioni genetiche per le quali non esistono trattamenti. Si tratta evidentemente di una fake news perché la forma più comune di ipercolesterolemia è invece quella legata ad alcuni fattori di rischio quali dieta non equilibrata, fumo, sedentarietà e obesità”.
Un altro campo in cui impazzano le fake news è quello delle diete. Si va da chi pensa di poter dimagrire facendo una sauna (che al più fa perdere liquidi, facilmente recuperati bevendo) a quelli che millantano di poter far perdere i famosi ‘7 chili in 7 giorni’.
“Le diete drastiche e non equilibrate – ammonisce la dottoressa Flachi – provocano una riduzione troppo rapida del numero di calorie assunte; questo rallenta il metabolismo e fa riprendere rapidamente i chili in eccesso. L’organismo infatti anziché consumare le riserve di grasso, comincia a bruciare la massa magra, cioè i muscoli. E quando si torna a mangiare normalmente, i chili ritornano con grande facilità. Nessun alimento va poi demonizzato, perché non esistono alimenti buoni o cattivi; tutti possono trovare il loro posto, nelle giuste proporzioni, in una dieta sana e varia. Anche la pasta e il pane possono essere tranquillamente consumati nelle giuste dosi e rappresentano un’importante fonte di energia per il nostro organismo. Se consumati integrali inoltre, proteggono l’intestino dal tumore del colon. Rimuovere dalla dieta i cereali contenenti glutine, in assenza di patologie che ne giustifichino l’eliminazione (es. celiachia, intolleranza al glutine), non è consigliabile. Rappresentano infatti una fonte di preziosi nutrienti (sali minerali, vitamine, fibre). Va inoltre ricordato che i cibi senza glutine sono più calorici di quelli normali”.
La fake news ‘viaggiano’ attraverso il pensiero ‘intuitivo’ (che si contrappone a quello ‘razionale’), che ben si coniuga con i ‘tempi’ e i meccanismi del web e dei social media: veloci, senza sforzo, associativi e difficile da controllare. Un pensiero che viaggia per ‘scorciatoie’ mentali, veloci e funzionali, ma anche facilmente ingannabili; anche perché si trincera all’interno delle community dei pari (i NoVax, quelli delle strie chimiche, ecc), che non fanno altro che rinforzare al loro interno un determinato pensiero, dando false sicurezze e lasciando all’esterno gli esperti del settore, percepiti spesso come manipolatori e dunque scarsamente affidabili.
Tale convinzione era maturata nel constatare gli errori sistematici dei giudizi intuitivi. Proposero dunque l’esistenza di due sistemi di funzionamento del pensiero: il funzionamento del ‘sistema 1’ (pensiero intuitivo o euristico) che è veloce, automatico, senza sforzo, associativo e difficile da controllare o modificare; e il funzionamento del ‘sistema 2’ (pensiero razionale) che è lento, sequenziale, faticoso e deliberatamente controllato. Il nostro sistema cognitivo, quando opera attraverso le euristiche – prosegue il professor Lucidi – mostra scarsa tolleranza all’ambiguità ed è caratterizzato dalla paura delle perdite, dalla tendenza a ricordare più gli eventi negativi che quelli positivi, dalla forte ricerca di conferme coerenti con i nostri schemi interpretativi della realtà, dalla preferenza delle fonti che riteniamo ‘affidabili’, rispetto a quelle che si mostrano ‘competenti’. Per questo, la maggior parte degli utenti dei social tendono a diventare sempre più selettivi, ovvero a cercare informazioni prevalentemente sempre presso le stesse fonti di notizie, creando comunità virtuali sempre più polarizzate e mirate a confermare gli stereotipi esistenti”.
“Sempre più di frequente – afferma il professor Giovambattista Desideri, ordinario di Geriatria, Università degli studi di L’Aquila – si assiste alla trattazione di problematiche cliniche da parte di personaggi di enorme impatto mediatico, ma senza alcuna preparazione specifica sulle tematiche di cui discutono. E d’altronde, se gli influencer dei social media hanno tanto credito presso i loro follower, non sorprende che i medici si trovino spesso in difficoltà nel veicolare il loro messaggio di salute. La conseguenza peggiore di tutto questo – conclude il professor Desideri – è che il rapporto medico-paziente finisce per essere inevitabilmente distorto, a discapito della concordanza terapeutica che dovrebbe rappresentare il fulcro su cui poggia ogni strategia di prevenzione cardiovascolare. E, ironia della sorte, a fare le spese di questa disinformazione sarà soprattutto lo stesso paziente”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cuore: svolta storica per la cura della stenosi aortica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Un passaggio epocale per la cardiologia interventistica e per milioni di persone in tutto il mondo che, in caso di stenosi aortica, grazie alla TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation), non dovranno più sottoporsi a un intervento a cuore aperto. L’annuncio al Congresso dell’American College of Cardiology in corso a New Orleans, dove sono stati presentati i risultati di due importanti studi clinici. “Si tratta di una notizia che cambierà la storia della nostra disciplina – annuncia Giuseppe Tarantini, Presidente GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica), Professore Associato e Direttore dell’UOSD Cardiologia interventistica del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari del Policlinico Universitario di Padova -. I due maggiori trials randomizzati di confronto fra TAVI e sostituzione valvolare aortica chirurgica nel paziente a basso rischio, sono andati ben oltre le aspettative. Non solo la TAVI ha raggiunto la non-inferiorità rispetto alla sostituzione valvolare chirurgica in termini di mortalità ed incidenza di ictus cerebrale, ma in uno studio si è dimostrata superiore alla chirurgia per quanto riguarda l’incidenza di morte, ictus, re-ospedalizzazione ad un anno. Sarà una rivoluzione per il percorso terapeutico della stragrande maggioranza dei pazienti affetti da stenosi valvolare aortica, il cui trattamento sarà sempre più appannaggio della cardiologia interventistica”. “La TAVI è una tecnica mini-invasiva assai innovativa – spiega il cardiologo interventista – eseguita senza aprire il torace e fermare il cuore, nel trattamento dei pazienti affetti da stenosi aortica. Si tratta di una malattia che insieme ad altre disfunzioni delle valvole cardiache, colpisce oltre un milione di italiani e ben il 10% degli over 65. È la più frequente tra le alterazioni valvolari: nel nostro Paese infatti la percentuale di popolazione in età avanzata, afflitta da restringimento o occlusione di tale giunzione è del 3,8%, mentre quella con stenosi severa, con indicazione all’intervento di sostituzione, è del 2%. In assenza di angina pectoris, sincope e scompenso cardiaco, la prognosi è relativamente benigna, ma con la comparsa dei sintomi si riduce drammaticamente l’aspettativa di vita, con una sopravvivenza media di 2-3 anni, in persone con angina o sincope, e di soli 1-2 anni in pazienti con scompenso cardiaco”.
Grande l’entusiasmo al congresso che si tiene in Lousiana (USA). Per il Dott. Robert Lederman, che dirige il Programma americano di ricerca interventistica di Cardiologia presso il National Heart, Lung and Blood Institute, non coinvolto negli studi e in alcun modo legato alle società che hanno sponsorizzato i dispositivi “i risultati sono stati notevoli”. “È un momento storico e tutti noi dovremmo ricordarlo come tale”, ha aggiunto Eugene Braunwald, cardiologo presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston. “Se fossi un paziente con stenosi aortica, sceglierei di sottopormi a TAVI”, ha affermato il cardiochirurgo Gilbert Tang, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York.
“Questa è per tutti, cardiologi interventisti e pazienti, una rivoluzione che è superiore all’invenzione dello stent – conclude il Prof. Tarantini-. Cambieranno l’approccio alla malattia e gli standard di cura. In caso di stenosi aortica, ci si chiederà perché sottoporre i pazienti a un intervento chirurgico tradizionale, se abbiamo a disposizione la metodica TAVI”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Gestione del paziente cronico nell’era della digitalizzazione”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Roma, 26 Marzo, 10.30-13.00 Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani Via della Dogana Vecchia, 29
La presa in carico del paziente con patologie croniche ha oggi un ruolo prioritario nella programmazione degli interventi sociosanitari.Il Sistema Sanitario Italiano sta sperimentando ormai da 10 anni driver globali di cambiamento fra i quali l’invecchiamento della popolazione, le crescenti aspettative nella domanda di servizi, l’efficientamento contabile/gestionale esercitato sui sistemi sanitari, l’evoluzione tecnologica e dei modelli assistenziali.La digitalizzazione porta evidenti vantaggi ed è sicuramente un passaggio obbligato, ma bisogna procedere per gradi tenendo presente due obiettivi precisi: apportare un beneficio al paziente e la sostenibilità del SSN.Ne discuteranno:
Armando Bartolazzi, Sottosegretario di Stato, Ministero della Salute*
Andrea Mandelli, Membro V Commissione Bilancio Tesoro e Programmazione, Camera dei Deputati
Rossana Boldi, Vicepresidente XII Commissione Affari sociali, Camera dei Deputati
Andrea Urbani, Direttore Generale Programmazione Sanitaria, Ministero della Salute*
Francesco Gabbrielli, Direttore Centro Nazionale Telemedicina e Nuove Tecnologie assistenziali, Istituto Superiore Sanità
Paola Pisanti, Coordinatrice Commissione Piano delle cronicità, Ministero della Salute
Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva
Paolo Locatelli, Responsabile Scientifico Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, Politecnico di Milano
Valeria D. Tozzi, Associate Professor of Practice SDA Bocconi e Direttore del Master MiMS, Università Bocconi di Milano
Modera: Francesco Giorgino, giornalista e docente Luiss

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Esperti a confronto sui grandi temi di Sanità Pubblica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

In uno scenario dove il futuro della salute è sempre più connesso con i grandi temi globali, la centralità del paziente resta il criterio guida per identificare le priorità da affrontare e per misurare l’efficacia dei sistemi sanitari e la loro capacità di rispondere ai bisogni di salute. In Italia, secondo quanto emerge da un’indagine quantitativa svolta da Istituto Piepoli per conto di MSD Italia, i cittadini soddisfatti del Servizio Sanitario Nazionale sono ancora la maggioranza (57%), ma il dato risulta in calo rispetto al 2018 quando, sempre secondo l’Istituto Piepoli, a dichiararsi molto o abbastanza soddisfatti era il 65% della popolazione.
Secondo l’opinione degli italiani, il compito primario della sanità pubblica dovrebbe essere quello di accelerare i percorsi di cura delle persone con malattia e di evitare che le persone sane si ammalino: le priorità sulle quali dovrebbero concentrarsi nei prossimi anni gli sforzi del Servizio Sanitario Nazionale sono, nell’ordine, la riduzione dei tempi di attesa per esami e interventi (79%) e la prevenzione delle malattie (51%) seguiti dal sostegno alle fasce deboli, come famiglie a basso reddito, malati cronici, disabili (49%).
L’indagine è stata presentata oggi nel corso di Inventing for Life – Health Summit, evento istituzionale organizzato a Roma da MSD Italia, che ha riunito clinici, rappresentanti di Istituzioni, Società Scientifiche e associazioni di Pazienti per fare il punto sulle grandi priorità della sanità pubblica a livello globale nella prospettiva della centralità dei pazienti e del difficile equilibrio tra innovazione e sostenibilità.
Ospiti prestigiosi e autorevoli si sono avvicendati sul palco: ad aprire i lavori il Vice Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Lorenzo Fioramonti, che ha inquadrato lo scenario Italiano.
Sono seguiti gli interventi del Premio Nobel per la Pace 2011 Ellen Eugenia Johnson Sirleaf, già presidente della Liberia, e di Julie Gerberding, M.D., M.P.H. Executive Vice President & Chief Patient Officer per MSD, che hanno delineato le principali sfide dei prossimi anni, in primis la minaccia delle grandi malattie infettive, come Ebola e HIV, identificando nelle partnership internazionali pubblico-privato un modello per sostenere l’innovazione e promuovere la salute globale.
Gli spunti emersi dall’indagine dell’Istituto Piepoli sono stati poi discussi nella prima tavola rotonda “La centralità del paziente nel percorso diagnostico-assistenziale” da Luca Coletto, Sottosegretario Ministero della Salute, Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva, Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna onlus, Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale FIMMG, Pierpaolo Sileri, Presidente XII Commissione del Senato.
Al termine dell’incontro sono stati proclamati i vincitori della prima Edizione del ‘Premio Umberto Mortari’ per la ricerca scientifica nell’ambito delle Life Sciences istituito per onorare, a pochi mesi dalla sua scomparsa, la memoria di Umberto Mortari, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia dal 1992 al 2007. Obiettivo del riconoscimento è quello di valorizzare le giovani eccellenze italiane che si siano distinte nel campo delle Life Sciences all’estero, dando lustro al nostro Paese, o rientrando in Italia.
Sono stati premiati rispettivamente: Ricercatore italiano under 40 che lavora stabilmente all’estero Simone Sidoli, che dal Febbraio 2019 dirige il Laboratorio di Proteomica e Biologia Strutturale dell’Albert Einstein College of Medicine (New York, USA), è stato premiato per lo sviluppo di tecniche innovative di spettrometria di massa (middle-down proteomics e bottom-up proteomics) dedicate all’analisi delle modificazioni epigenetiche degli istoni, che sono alla base della regolazione dell’espressione genica.
Ricercatore italiano under 40 che lavora stabilmente in Italia
Velia Siciliano, giovane biologa che guida il suo gruppo di ricerca presso il Center for Advanced Biomaterials for Healthcare dell’Istituto Italiano di Tecnologia (diretto da Paolo Netti). La sua attività si è indirizzata all’utilizzo della biologia sintetica per sviluppare terapie per malattie infettive e tumorali.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Indispensabile riportare i farmaci innovativi sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“Le argomentazioni dei medici di medicina generale della FIMMG sono assolutamente condivisibili, e confermano quanto sosteniamo da sempre come farmacisti: una volta venute meno le esigenze di monitoraggio intensivo, e se non si tratta di medicinali riservati all’uso ospedaliero, anche i farmaci innovativi devono poter essere prescritti e dispensati sul territorio”. Così si è espresso presidente della FOFI, Andrea Mandelli, a proposito dell’incontro svoltosi tra la dirigenza dell’Agenzia Italiana del Farmaco e la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale a proposito della prescrivibilità sul territorio dei farmaci antidiabetici di nuova generazione. “Continuare per mere ragioni economiche a escludere dalla prescrizione del medico di famiglia farmaci che si sono rivelati sicuri quanto quelli tradizionali e più efficaci, o continuare a seguire come in altri casi la via della distribuzione diretta presso le ASL, anziché nelle farmacie, si traduce innanzitutto in un disagio per i cittadini e in un possibile peggioramento della qualità delle cure. Sfortunatamente il caso del diabete non è isolato, e ci auguriamo che anche a questo proposito si imbocchi la strada del potenziamento dell’assistenza sul territorio”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Salute Mentale e priorità

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Napoli. La Società Italiana di Psichiatria (SIP) in collaborazione con la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO), il Coordinamento Toscano delle Associazioni per la Salute Mentale e la Fondazione Progetto Itaca Onlus, si sono confrontati a Napoli con i rappresentanti di diverse Regioni sullo stato dell’arte dell’assistenza dei pazienti affetti da disturbi mentali con l’obiettivo di definire una serie di azioni da attuare in stretta collaborazione con il Ministero della Salute.“Già nel 2017 avevamo le idee chiare – spiega Enrico Zanalda, Presidente della Società Italiana di Psichiatria – il nostro obiettivo era sensibilizzare le Istituzioni sull’emergenza rappresentata dalle malattie psichiatriche. Lo abbiamo fatto mettendo a punto la Carta della Salute Mentale, che è stata presa in considerazione nel modo corretto, considerato che a gennaio il Ministero della Salute ha istituito un tavolo ministeriale dedicato a questa tematica al quale anche la Società Italiana di Psichiatria è stata invitata a far parte”.La Carta della Salute Mentale è figlia di due Risoluzioni (WHA65.4 e WHA66.8) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha predisposto un Piano d’azione globale per la salute mentale 2013-2020. Obiettivo: sollecitare gli Stati Membri ad adottarlo, a intraprendere le dovute azioni programmatiche e a stanziare le necessarie risorse.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Vene varicose per il 40% delle italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Sono solo un problema estetico”. “Vengono causate dai tacchi alti”. “Chi le ha deve necessariamente sottoporsi all’intervento chirurgico”. Ecco alcune delle false credenze o fake news più diffuse in tema di vene varicose, di cui si parlerà il 20 marzo, alle ore 18:00, nell’ambito dell’incontro aperto al pubblico “Varici, non prendiamole sotto gamba”, nuovo appuntamento della rassegna “I Mercoledì della Salute” dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. “Le varici sono una vera e propria patologia di cui, in forma più o meno grave, soffre il 40% delle donne italiane e il 20-30% della popolazione generale”, spiega Sergio Losa, Direttore dell’Unità di Chirurgia Vascolare dell’IRCCS MultiMedica e relatore dell’evento. “L’apparato valvolare che permette alle vene delle gambe di condurre il sangue verso il cuore, quindi dal basso verso l’alto, smette di funzionare correttamente con conseguenti ristagni e rigonfiamenti, visibili sulla superficie della pelle. Il problema non è solo estetico, questa condizione provoca, infatti, infiammazione, dolore, gonfiore, lesioni cutanee che possono diventare ulcere, predisponendo alla comparsa di complicanze gravi e invalidanti, non da ultima la formazione di trombi”.
“Familiarità, professioni che impongono di stare molto tempo in piedi, fermi nella stessa posizione (dai panettieri ai chirurghi), obesità e scarsa attività fisica sono alcuni dei principali fattori di rischio. È invece un falso mito – precisa l’esperto – quello secondo cui portare scarpe con i tacchi alti provochi le vene varicose. Non permettendo una corretta contrattura del polpaccio, i tacchi, se portati per diverse ore al giorno, influiscono non tanto sulla comparsa e la progressione delle varici quanto sulla sintomatologia della stasi venosa, arrecando un senso di pesantezza e stanchezza alle gambe”.“Esistono trattamenti per prevenire le varici e per impedirne un peggioramento ma, quando ormai si sono formate, la chirurgia è la terapia definitiva”, prosegue Losa. “Non tutti i pazienti, però, sono candidabili all’intervento. Occorre distinguere tra quelli che possono trarne vantaggi sostanziali da quelli che invece possono continuare a seguire un percorso più conservativo. Solo il 2-5% dei pazienti con patologia varicosa arriva all’operazione. Oggi sono disponibili modalità d’intervento mininvasive. Rispetto alla chirurgia tradizionale, che prevedeva l’asportazione completa della vena grande safena, le nuove metodiche ‘chiudono’ la vena malata mediante termoablazione con laser o radiofrequenza; il decorso post-operatorio è più semplice e non richiede i 15 giorni di assenza dal lavoro, necessari invece dopo l’operazione tradizionale”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

L’Urologia in diretta live dalla Sala Operatoria

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Bergamo il 29 marzo Ivano Vavassori (Responsabile dell’Urologia dell’ASST Bergamo Ovest) ed il suo staff saranno protagonisti di tre dirette al SIU Live, evento organizzato dalla Società Italiana di Urologia, in collaborazione con la AUA (American Urological Association) e l’EAU (European Association of Urology), ed interamente dedicato alla chirurgia in diretta. Durante le sessioni di Sala Operatoria dagli Ospedali prescelti vengono presentate le più moderne tecniche chirurgiche in ambito urologico: procedure endourologiche, laparoscopiche e robotiche, eseguite da chirurghi nazionali e internazionali. L’Ospedale di Treviglio-Caravaggio sarà una di queste prestigiose sedi; nella giornata del 29 marzo tre interventi eseguiti dall’urologo ed il suo staff saranno proiettati in streaming sia al convegno, sia a tutti quelli che vorranno seguire l’intervento via web dalla pagina del SIU Live.Gli interventi prescelti sono:
Un intervento di laser per la patologia prostatica
Una ureterorenoscopia renale per calcoli
Un impianto di device temporaneo in uretra prostatica
“Il programma scientifico preliminare di SIU Live – ci spiega il Direttore Generale dell’ASST Bergamo Ovest, Peter Assembergs – è ambizioso e, per la nostra azienda è sicuramente un parterre de rois non indifferente: SIU trasmetterà su 9 schermi circa 100 procedure chirurgiche eseguite in Centri italiani ed esteri collegati (Italia, Cina, Turchia, America), più di 400 partecipanti all’assise all’Auditorium del Massimo di Roma e una diretta planetaria in streaming”.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

AIL: ieri, oggi, domani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Roma aeroporto Fiumicino Venerdì 22 marzo alle ore 11,30 presso il Terminal 3 dell’Aeroporto “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino (Area Partenze) l’Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma in occasione del cinquantenario della sua nascita inaugura un’importante mostra celebrativa intitolata “AIL ieri, oggi, domani” che sarà in esposizione dal 22 marzo al 26 maggio con il Patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Fiumicino. La mostra itinerante proseguirà successivamente a Bologna, nel mese di giugno.Il 2019 è un anno davvero importante per l’AIL che celebra i suoi 50 anni di attività. Era l’8 aprile 1969 quando venne costituita a Roma con l’obiettivo di sostenere la ricerca, l’assistenza e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle malattie del sangue. Oggi l’AIL è una realtà forte e radicata, presente più che mai nel cuore della gente e sul territorio nazionale. Una grande storia costruita giorno dopo giorno sotto la guida illuminata del Professor Franco Mandelli, una storia che è stata protagonista e testimone dello sviluppo dell’Ematologia italiana. La mostra celebrativa “AIL ieri, oggi, domani” rievoca momenti, episodi e personaggi che hanno contribuito in maniera rilevante alla costituzione e alla straordinaria crescita di AIL in mezzo secolo di attività attraverso l’opera delle 81 sezioni provinciali AIL.L’esposizione di 200 metri quadrati, vasta area generosamente concessa da ADR Aeroporti di Roma, racconta la storia dell’AIL in maniera attuale e coinvolgente, un viaggio che affianca ai classici pannelli esplicativi, mappe interattive e schermi al plasma per raccontare 50 anni di storia partendo dalla nascita dell’Associazione continuando con le tappe principali e le attività portate avanti fino ad oggi. Un lavoro di grande responsabilità che l’AIL e il suo Presidente Nazionale, il Professor Sergio Amadori, continuano ad assolvere, sostenendo i malati e le loro famiglie, accompagnandoli in tutte le fasi, spesso difficili, della malattia, combattendo insieme a loro per migliorarne la qualità della vita e offrendo loro servizi, aiuto e comprensione nel rispetto della dignità umana e della persona. “Questi primi 50 anni di storia della nostra organizzazione sono costellati di importanti successi – ha ricordato il professor Sergio Amadori – abbiamo contribuito allo sviluppo della ricerca scientifica in campo ematologico; abbiamo moltiplicato i servizi offerti ai pazienti; abbiamo incrementato le interazioni con i centri ematologici e abbiamo visto crescere il numero dei nostri volontari, per noi patrimonio irrinunciabile. È stato un percorso non sempre semplice ma grazie al confronto continuo col territorio e le istituzioni, siamo diventati un punto di riferimento nel nostro Paese. L’AIL è un’Associazione con un passato importante e che guarda al futuro con fiducia”.Ampio spazio è dedicato all’interno dell’esposizione alle grandi campagne di raccolta fondi e sensibilizzazione, quelle fondanti, la Partita del cuore, Trenta Ore per la Vita, Angeli sotto le stelle, Carreras in Vaticano, che hanno reso possibile lo sviluppo dell’AIL, e le tradizionali campagne, Uova di Pasqua, Stelle di Natale, Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, 5 per mille, consueti appuntamenti dell’Associazione. Un viaggio cronologico che, grazie alla collaborazione con Rai Teche, mostrerà documenti originali, interviste, filmati, fotografie, manifesti e locandine attraverso cui si snoderà la narrazione dei grandi risultati scientifici ottenuti e i successi delle iniziative solidali.www.ail.it

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Programmi di screening per il tumore del seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Solo il 56% delle donne ha eseguito la mammografia, l’esame salvavita in grado di diagnosticare precocemente la malattia. La Lombardia è una Regione virtuosa e presenta uno dei tassi d’adesione tra i più alti della Penisola (67% di aderenza). Ciò nonostante ancora una donna su tre non si sottopone agli screening. Un fenomeno che preoccupa dal momento che la neoplasia ogni anno provoca ancora in tutta la Penisola oltre 12mila decessi. E si registrano ancora forti differenze territoriali. Nel Mezzogiorno, dove l’adesione agli screening è inferiore rispetto al Settentrione, la sopravvivenza è leggermente più bassa. Nelle Regioni del Sud si attesta all’85% mentre in quelle del Nord all’88%. Da qui l’appello degli oncologi affinché tutte le italiane, d’età compresa tra i 50 e 69 anni, si sottopongano una volta ogni due anni al test gratuito organizzato dalle Aziende Sanitarie locali. La sollecitazione degli specialisti arriva dal convegno Breast Journal Club. L’importanza della Ricerca in Oncologia che si conclude oggi. Per due giorni oltre 300 esperti si sono riuniti a Cremona per discutere le ultime novità emerse sulla patologia. “Il cancro della mammella è una malattia che riusciamo a sconfiggere nell’oltre 80% dei casi – afferma il prof. Daniele Generali, Direttore della UO Multidisciplinare di Patologia Mammaria e Ricerca Traslazionale dell’ASST di Cremona. E’ un dato positivo ma non si può sottovalutare una neoplasia così diffusa e che interessa una parte del corpo femminile estremamente delicata. Soprattutto i test per la prevenzione secondaria vanno maggiormente incentivati tra tutta la popolazione. Con la mammografia ogni anno individuiamo poco più di 8.000 nuovi casi; purtroppo ancora troppe diagnosi arrivano comunque tardi. Questo determina non poche difficoltà sia alle singole donne che all’intero sistema sanitario nazionale. La diagnosi precoce è l’arma fondamentale nella lotta contro il tumore al seno, permette infatti di aumentare notevolmente le probabilità di guarigione delle pazienti, oltre a consentire interventi più conservativi ed estetici. Proprio per sensibilizzare la popolazione alla prevenzione, le reti oncologiche nazionali insieme alle Istituzioni stanno promuovendo e supportando la costituzione di centri di senologia ovvero Breast Unit, modelli di assistenza specializzati nella prevenzione, diagnosi e cura del carcinoma mammario, caratterizzati dalla presenza di un team coordinato e multidisciplinare in grado di garantire quel livello di specializzazione delle cure, dalle fasi di screening sino alla gestione della riabilitazione psico-funzionale, in grado di ottimizzare la qualità delle prestazioni e della vita delle pazienti e, nel contempo, garantire l’applicazione di percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA) in coerenza con le linee guida nazionali e internazionali. Le donne affette da tumore al seno che si curano presso centri dedicati (Breast Unit) hanno un 18% in più di guarigioni definitive e una migliore qualità di vita”.
Il Breast Journal Club è un meeting annuale, giunto nel 2019 alla sua decima edizione. Si pone l’obiettivo di riunire e avviare un confronto, tra i più importanti opinion leader stranieri e italiani, sulle nuove ricerche e metodologie scientifiche. Attualmente solo sette Regioni possiedono strutture che hanno dimostrato indubbi vantaggi anche nel garantire a tutti i malati le migliori terapie disponibili”. E’ anche molto importante praticare regolarmente un po’ di attività fisica. La sedentarietà rappresenta, infatti, un fattore di rischio oncologico molto sottovalutato nonché una cattiva abitudine per oltre il 40% delle italiane over 45. Le donne che fanno sport presentano una riduzione del rischio d’insorgenza del carcinoma mammario del 20%. Va quindi promosso e incentivato tra l’intera popolazione femminile.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Working Group Immunoterapia di Alleanza Contro il Cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Grazie al lavoro degli oltre 250 ricercatori che cooperano con il Working Group Immunoterapia di Alleanza Contro il Cancro – la Rete Oncologica Nazionale fondata dal Ministero della Salute – entro il 2019 si concretizzeranno i primi risultati del progetto di creazione e validazione dell’algoritmo ideato per predire la responsività di un Paziente a un trattamento immunoterapico o, in alternativa, ad altre soluzioni terapeutiche. L’obiettivo primario è evitare al Paziente di ricevere terapie poco idonee e potenzialmente tossiche e consentire – come conseguenza – al SSN, di ridurre le spese associate a terapie non efficaci né nel breve, né nel lungo periodo.A questo task è coinvolta una molteplicità di professionisti – ricercatori, clinici, bioinformatici, biologi, anatomo patologi e chirurghi – degli Istituti associati alla Rete, ciascuno con un compito fondamentale. «Siamo partiti da uno studio retrospettivo – spiega Concetta Quintarelli, segretario del WG Immunoterapia, responsabile del Laboratorio di terapia Genica e Cellulare presso l’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – condotto su alcune decine di Pazienti. Per ognuno di essi siamo in procinto di ottenere uno score immunologico da validare in una corte di Pazienti prospettici in cura per carcinoma del polmone, arruolati nello studio clinico multicentrico e coordinato da Vanesa Gregorc dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano».
Grazie ai risultati dello studio retrospettivo «potremo iniziare le analisi anche nei nuovi Pazienti – spiega ancora – che riceveranno immunoterapia come prima linea terapeutica, al fine di verificare l’efficacia dell’algoritmo predittivo di risposta anche in questa categoria di Pazienti. Tutto ciò è stato possibile solo perché gli Istituti partecipanti hanno messo in moto una macchina operativa in cui più unità hanno dato il loro contributo fondamentale, dagli Uffici che si occupano dell’approvazione della progettualità da parte dei Comitati Etici, alle Unità cliniche che selezionano i pazienti idonei per le loro caratteristiche ad essere arruolati nello studio, alle anatomie patologiche che sono state impegnate in prima linea nella sezione e preparazione dei materiali biologici da studiare».
Il progetto è molto ambizioso poiché, come sottolineato dalla stessa Quintarelli «il materiale biologico viene sottoposto a quattro differenti analisi, che non potrebbero essere eseguite se non sussistesse una forte collaborazione tra diversi IRCCS: RNASeq presso Istituto Regina Elena, WES (Whole Exome Sequencing) presso Istituto Europeo di Oncologia, TCR (T Cell Receptor) sequencing presso Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e tipizzazione HLA (Human Leukocyte Antigens) presso Ospedale San Raffaele IRCCS di Milano. Lo studio è disegnato dentro un range di casi compreso tra i 50 e i 100 – al fine di disporre del potere statistico necessario all’elaborazione. Elaborazione bioinformatica che è fortemente basata sul grande impegno del gruppo di Bioinformatica dell’IRCCS Regina Elena in collaborazione con IEO. I bioinformatici stanno al momento elaborando una piattaforma che sia in grado di integrare le quattro classi di dati in una matrice (l’algoritmo) per offrire corrispondenza tra l’outcome del Paziente e il fenotipo caratterizzato con i test. Soddisfazione, oltreché dai vertici di ACC, è stata espressa dal DS del Regina Elena, Gennaro Ciliberto, che ha sottolineato l’importante ruolo dell’IRCCS romano nello studio dell’immunoscore del polmone, strumento prognostico che misura l’incidenza del microambiente tumorale sulla risposta immunitaria.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Rene policistico e terapia nutrizionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

La Terapia Nutrizionale è un aspetto cruciale del trattamento del rene policistico, eppure la maggior parte degli studi sono concentrati sull’approccio farmacologico per rallentare la progressione della malattia. Il rene policistico dell’adulto, che si indica anche con la sigla ADPKD, è una delle malattie genetiche più comuni con un’incidenza di 1 su 1000 La malattia renale policistica autosomica dominante (Autosomal Dominant Polycystic Kidney Disease, ADPKD), è la più comune forma di malattia renale cistica e rappresenta, nel mondo, la causa di malattia renale cronica terminale nel 7-10% dei pazienti. I pazienti sviluppano cisti in entrambi i reni che aumentano in numero e dimensioni durante la vita fino a causare la perdita totale di funzionalità renale. Ne esistono due forme: il tipo I, causato da mutazioni del gene PKD1, che codifica per la policistina-1, è la forma più diffusa ed aggressiva e colpisce soggetti giovani; il tipo II è causato da mutazioni del gene PKD2 che codifica per la policistina-2 e rappresenta il 10-15% dei casi, ad evoluzione più lenta e ad esordio in età adulta. Lo studio italiano da poco pubblicato su Journal of Nephrology ha analizzato l’impatto sulla dimensione delle cisti e la progressione della patologia di 5 fattori nutrizionali.
“L’obiettivo primario è diminuire la dimensione delle cisti la cui crescita contribuisce alla distruzione del tessuto renale nel 50% dei pazienti sopra ai 50 anni” sottolinea il Dottor Biagio Di Iorio, Direttore UOC di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale “A. Cardarelli” di Napoli, Moderatore della sessione dedicata alla Nutrizione Clinica nell’ambito del Congresso Internazionale di Cardionefrologia di Roma. “La gestione dell’assunzione di acqua è un elemento fondamentale della strategia terapeutica, semplice e senza effetti collaterali ma non sempre accettata dai pazienti, soprattutto quelli più anziani che presentano una riduzione fisiologica del senso della sete. L’obiettivo è tentare di sopprimere la produzione di ormone antidiuretico (vasopressina) e la conseguente formazione di due enzimi che inducono la crescita delle cisti. Uno studio di Nagao ha osservato che aumentando l’apporto di idrico di 3.5 – 8.2 volte in 10 settimane si otteneva una riduzione del 29,8%-27% del volume dei reni (in modelli animali), una diminuzione dal 54 al 28% del rapporto rene/peso del corpo e una diminuzione dell’urea (un parametro di funzionalità renale) da 38 a 26 mg/dl. Possiamo dire che l’idratazione può essere utile nelle prime fasi della malattia e quando siano presenti calcoli renali, eventualità in cui la cosiddetta terapia ‘idropinica’ è ormai consolidata, mentre per l’effetto sulla dimensione delle cisti saranno necessari ulteriori studi. Meglio allora puntare sulla riduzione del sodio: nello studio HALT-PKD la riduzione dell’apporto di sale a meno di 2.4 g/giorno ha mostrato una riduzione della crescita del volume renale. Inferiori quantità di sale hanno effetti sulla vasopressina analoghi a quelli ottenibili aumentando l’apporto idrico. “Il fosforo è un altro elemento chiave: nonostante non ci siano evidenze che l’intake abbia effetti sulla progressione della malattia, sembra però influenzare la mortalità. Livelli di 3-4.6 mg/dl erano correlati ad una mortalità dell’8% contro il 34% di quelli con livelli di 4.6-5.5 mg/dl e il 58% di decessi nel gruppo con quantità tra 5.5 e 6.8 mg/dl anche a causa dell’impatto sul sistema cardiovascolare. Una dieta troppo ricca di proteine animali favorisce la progressione verso la malattia renale cronica terminale” afferma il Dottor Luca Di Lullo, Responsabile Scientifico del Congresso di Roma. Altri studi stanno indagando gli effetti di una moderata restrizione calorica (tra il 10 e il 40%) sfruttandone il potere antinfiammatorio: la diminuzione del 23% dell’apporto calorico ha mostrato di diminuire la dimensione dei reni dal 41 al 151% del gruppo di controllo e la proliferazione delle cisti renali è stata del 7,7% rispetto al 15,9% di quelli che non erano stati assegnati al gruppo della restrizione.In generale una dieta a basso contenuto di sodio e proteine animali, e ad alto contenuto di verdure, frutta e acqua è consigliabile e fa parte di una strategia che può essere seguita senza effetti collaterali specialmente nelle prime fasi. Nonostante non possa modificare l’ evoluzione della malattia, la terapia nutrizionale consente di limitare le complicazioni e migliorare la qualità dei vita allontanando il momento di sottoporsi a trattamenti sostitutivi della funzionalità renale (vedi dialisi).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cuore e reni: legami a doppio filo

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Cuore e rene sono due organi anatomicamente lontani ma che hanno strettissimi legami in termini di ‘dialogo’. Un legame che può rivelarsi un’arma a doppio taglio in quanto il coinvolgimento patologico di uno può indurre conseguenze nell’altro. Un’associazione di tipo fisiopatologico a livello di asse cardio – renale fu descritta per la prima volta nel 1951, ma solo nel 2008, durante la conferenza di consenso promossa dall’ADQI (Acute Dialysis Quality Initiative) tenutasi a Venezia, si procedette ad una caratterizzazione per ciò che riguarda definizione, classificazione, epidemiologia, criteri diagnostici, strategie di prevenzione e gestione/terapia della sindrome cardiorenale 1.
Attualmente si riconoscono 5 sottotipi di sindrome cardiorenale in base alla modalità d’insorgenza (acuta ovvero cronica) e all’organo primitivamente coinvolto (sindromi cardiorenali ovvero renocardiache). Quella di tipo II è una patologia estremamente comune nella popolazione, giacchè problemi cardiaci cronici e insufficienza renale cronica coesistono con estrema frequenza. Interessa tre il 20 e il 40% dei pazienti con scompenso cardiaco, mentre l’insufficienza renale è presente nel 45-63% dei soggetti con insufficienza cardiaca. I dati ottenuti rispecchiano i valori di due studi differenti, il primo effettuato valutando i pazienti ammessi al ricovero per scompenso cardiaco acuto (ADHERE study) ed il secondo esaminando pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico in regime di controllo ambulatoriale (DIG trial ). Nello studio ADHERE , la malattia renale cronica era presente nel 63% dei pazienti (di cui 43% con disfunzione moderata, 31% con disfunzione severa, 7% con GFR<15 ml/min/m2) ed il suo grado era direttamente proporzionale al peggioramento delle condizioni del paziente.Nel DIG trial i soggetti affetti erano il 45% e presentavano un aumentato rischio di ospedalizzazione e mortalità. Le malattie cardiovascolari, renali e metaboliche condividono spesso gli stessi fattori di rischio; nell’ultimo Congresso dell’American Heart Association del 2018 è emerso sempre più chiaro questo evidente ‘matrimonio di interesse’.“Danni renali acuti sono largamente rappresentati nei pazienti ricoverati, specialmente nelle unità di terapia intensiva (ICU). L’incidenza è del 70% nei ricoverati nelle ICU con una quota tra il 5 e il 25% che sviluppa una forma di compromissione severa tale da rendere necessaria la terapia sostitutiva della funzione renale (dialisi e trapianto). Forte anche il pegno in termini di mortalità che si aggira tra il 50 e l’80%” precisa il Prof. Claudio Ronco Direttore del reparto di Nefrologia dell’ospedale San Bortolo (Vicenza): “Questa specifica forma di sindrome cardio renale, precisamente la 3, è associata ad una cascata di eventi proinfiammatori che ricadono sul muscolo cardiaco provocando ipertrofia miocardica ed accelerando il processo di aterosclerosi. Una valanga di citochine, chemochine, interferoni, interleuchine e Tumor Necrosis Factor sino ad un nuovo peptide, da poco indagato, chiamato TWEAK (Tumor Necrosis Factor-like weak inducer of apoptosis) potrebbero rappresentare nuovi target terapeutici.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Malattie croniche intestinali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Copenaghen. Ustekinumab, già disponibile in Italia per la malattia di Crohn, è in grado di far mantenere uno stato di remissione clinica a un anno in adulti con colite ulcerosa da moderata a grave. Questo uno dei principali risultati presentati durante il 14° Congresso della European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO).“La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che colpisce in modo specifico il colon” spiega il Prof Paolo Gionchetti, responsabile dell’unità di Malattie infiammatorie croniche dell’intestino Centro di Riferimento Regionale, DIMEC Università di Bologna, Policlinico Sant’Orsola – Malpighi. “L’infiammazione colpisce, in particolare, la mucosa del retto e può estendersi a parte o a tutto il colon, potendo determinare iperemia, erosioni e ulcere a seconda della gravità. Questa malattia è caratterizzata dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica e gli obiettivi principali della base della terapia medica sono spegnere l’infiammazione che scatena i sintomi e mantenere la remissione a lungo termine. In Italia, delle circa 250.000 persone colpite da malattie infiammatorie croniche intestinali, circa 130.000 soffrono di colite ulcerosa”. La colite ulcerosa, data la natura dei sintomi, può avere un impatto significativo sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono: attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili. I risultati, appena presentati, dello studio di Fase III UNIFI hanno dimostrato l’efficacia della terapia di mantenimento con ustekinumab 90mg, da assumere con iniezioni sottocutanee con trattamento ogni 8 o 12 settimane, nel raggiungere la remissione clinica entro 44 settimane in pazienti adulti con colite ulcerosa. Questa terapia di mantenimento è stata somministrata ai pazienti che avevano già avuto una risposta clinica a 8 settimane dopo una singola iniezione intravenosa di ustekinumab. In particolare, la remissione clinica è stata ottenuta nel 44% delle persone che ha ricevuto la terapia ogni 8 settimane e nel 38% di quelle che l’hanno ricevuta ogni 12, rispetto al 24% dei pazienti che hanno ricevuto il placebo. Questi risultati sono stati inclusi nella richiesta all’Agenzia Europea per i Medicinali per l’approvazione di ustekinumab come trattamento per la colite ulcerosa.
Oltre alla valutazione della remissione clinica, endpoint primario dello studio, sono stati analizzati infatti anche importanti endpoint secondari, tra i quali la risposta clinica, la guarigione endoscopica, la remissione senza l’utilizzo di corticosteroidi e il mantenimento della remissione clinica, laddove presente all’inizio del periodo di studio. In generale, questi parametri sono stati raggiunti in percentuale maggiore nei pazienti che hanno ricevuto il trattamento con ustekinumab rispetto al gruppo trattato con placebo. In particolare, a 44 settimane:
In generale, il profilo di sicurezza mostrato da ustekinumab nei pazienti con colite ulcerosa è analogo a quello ottenuto nei precedenti studi condotti per la malattia di Crohn. Durante le 44 settimane di studio, i soggetti hanno mostrato eventi avversi, anche seri, e infezioni, sia gravi sia no, senza distinzione di trattamento ricevuto. La percentuale che ha interrotto lo studio era minore nei due gruppi in trattamento con ustekinumab rispetto al placebo. All’interno del gruppo primario dello studio di mantenimento, non è stata riportata nessuna morte mentre si sono verificati due casi di tumori maligni, diversi da tumori della pelle non melanoma (un caso di tumore al colon nel gruppo con trattamento ogni 8 settimane e un caso di carcinoma papillare renale). Un paziente ha sviluppato un tumore della pelle non melanoma.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »