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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

“Un percorso possibile per il trattamento della Fibrillazione Atriale e dell’Ictus Cardioembolico”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

giuseppe dossettiRoma 19 Settembre 2017; ore 9.00 – 13.00 Camera di Commercio Sala della Giunta Via de’ Burrò, 147. Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale causa di decessi da malattie non comunicabili a livello globale. Infatti il versante della prevenzione e dell’educazione sanitaria rimane tutt’oggi poco esplorato. La tutela della salute cardiologica è senza ombra di dubbio una sfida impegnativa, ma bisogna tenere conto che i costi individuali e sociali, già critici, saranno soggetti in un futuro di medio-lungo termine ad un aumento esponenziale. Invertire questo trend diviene fondamentale per garantire gli obiettivi di salute nazionali e per assicurare la stabilità del quadro macroeconomico. A distanza di due anni dall’elaborazione di una nostra proposta di legge poi divenuta di iniziativa parlamentare con la presentazione da parte del Senatore D’Ambrosio Lettieri del DDL n.1850: “Disposizioni in materia di malattie cardiovascolari e per la prevenzione e la cura dell’ictus cerebrale ischemico”, l’Associazione Dossetti chiama a raccolta il mondo accademico, scientifico, istituzionale, le associazioni di pazienti e gli stakeholder di settore al fine di dare nuovo impulso all’iter legis e accendere nuovamente i riflettori su questa problematica. Il programma della giornata è il seguente:
8.45 Indirizzo di benvenuto: Claudio Giustozzi
Introduzione ai lavori: Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri – 12ª Commissione Igiene e Sanità
09.00 SOCIETA’ SCIENTIFICHE, ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI E AZIENDE DEL SETTORE A CONFRONTO
Presiede: Claudio Giustozzi
Modera: Walter Gatti
Partecipano in quqaliltà di relatori e moderatori: Riccardo Cappato, Antonio Carolei, Luca Carreri, Emilio Chiarolla, Francesco Fedele, Claudio Fresco, Anna Patrizia Jesi, Lorenzo Loffredo, Ciro Mauro, Marino Nonis, Pasquale Perrone Filardi, Mara Piccoli, Nicoletta Reale, Marco Rolloni, Maurizio Santomauro, Massimo Vito Tritto
12.45 Questions & answers
13.00 Conclusioni e chiusura dei lavori.

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”Cardiology of Today and Tomorrow: Prepared for the Future”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

san pietroburgoS. Pietroburgo (Russia) Dal 21 al 23 settembre 2017 si svolgerà il simposio internazionale “Cardiology of Today and Tomorrow: Prepared for the Future”. Il meeting riunirà cardiologi di fama internazionale che esporranno i più recenti progressi nella cura delle malattie cardiovascolari. «S. Pietroburgo vanta una lunga tradizione nella clinica e nella ricerca in cardiologia, con una consolidata esperienza nella riduzione della mortalità e della morbilità cardiovascolare» spiega Evgeny Shlyakhto, Direttore del Federal Almazov North-West Medical Research Centre di S. Pietroburgo e presidente del simposio. «I cardiologi russi ed europei condividono una lunga storia di collaborazione scientifica ed accademica, che rappresenta un esempio di approccio innovativo di integrazione delle conoscenze e delle esperienze con il concetto di medicina traslazionale».
Il 21 settembre il simposio per la cerimonia di apertura si svolgerà alla Philarmonia – Nevskiy avenue 30, S. Pietroburgo. Sono previste tre letture da parte di Evgeny Shlyakhto (Russia), Alberto Zanchetti (Italy) ed Edward Lakatta (USA).
Il 22 e 23 settembre il simposio si svolgerà al Federal Almazov North-West Medical Research Centre 2 Akkuratova st., S. Pietroburgo. I temi principali saranno le linee guida cardiovascolari europee, russe e statunitensi, l’ipertensione arteriosa e il danno d’organo, la dislipidemia e altre comorbilità, l’ischemia cardiaca e l’angina stabile, l’insufficienza cardiaca. Il simposio è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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La salute della donna: Patologie femminili di maggiore impatto

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

milanoMilano, 20 settembre h. 13.00 Hotel Michelangelo – Sala B – Piazza Luigi di Savoia 6 Dall’istituzione della prima Cattedra di medicina di genere a Padova e di una giornata nazionale dedicata alla salute della donna, ai Bollini Rosa agli ospedali italiani, alla presentazione del Manifesto sulla salute della donna fino al primo disegno di legge sulla medicina di genere. Di passi avanti ne sono stati fatti molti. Il genere rappresenta ormai un parametro imprescindibile per garantire la personalizzazione della cura sia in ambito clinico sia nell’organizzazione dei servizi sanitari.
Il 1° Congresso Nazionale di Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna farà il punto sulla medicina di genere e sulla salute della donna nell’età fertile e nella menopausa mettendo in luce le interazioni tra le varie malattie in ambito cardiologico, diabetologico, ginecologico, neurologico, oncologico, psichiatrico e reumatologico. Partecipano:
Sen. Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Claudio Mencacci, Presidente Comitato tecnico scientifico Onda, Osservatorio nazionale salute della donna
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale salute della donna
Rossella Nappi, Professore Associato Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico san Matteo, Università degli Studi, Pavia
Maria Penco, Professore Ordinario di Cardiologia, Direttore Scuola di Specializzazione, Malattie Apparato Cardiovascolare, Università degli Studi, L’Aquila
Armando Santoro, Direttore Cancer Center, Oncologia Medica, Humanitas Research Hospital, Rozzano (MI)
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Vittorio Silani, Direttore UO Neurologia e Stroke Unit, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano

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Percorsi di continuità assistenziale

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

ospedale-bergamo-papaBergamo Martedì 19 settembre 2017, ore 8.30 – 13.00 Centro congressi Giovanni XXIII, viale Papa Giovanni XXIII 106, presentazione di uno studio sulle persone affette da malattie croniche in Lombardia sono 3,5 milioni, pari a circa il 30% della popolazione. Tra queste, 600mila sono in condizione di cronicità sociosanitaria. La presa in carico di tali situazioni è cruciale. Per questo, le Direzioni Sanitaria e Sociosanitaria di ATS Bergamo, ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo Est e Bergamo Ovest, organizzano la mattinata di studi «Percorsi di Continuità assistenziale. Territorio – Ospedale – Territorio: riflessioni su un dialogo tra modelli», in programma martedì 19 settembre dalle ore 8.30 alle 13.00 presso il Centro Congressi Giovanni XXIII in viale Papa Giovanni XXIII a Bergamo.
Obiettivo: condividere metodi e strumenti adottati da diversi sistemi regionali per garantire ai pazienti la continuità nelle cure, nel pieno rispetto della dignità delle persone, della centralità del ruolo della famiglia e dell’equità di accesso ai servizi socio sanitari. In particolare, saranno presentati, oltre al modello dell’ASST della provincia di Bergamo, i casi dell’Azienda USL Toscana Centro con Monica della Fonte e Cecilia Pollini e dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n.2 Bassa Friulana Isontina con Mara Pellizzari.A commentare sfide e prospettive di tali modelli: Giorgio Barbaglio, Direttore Sanitario ATS Bergamo, Paola Obbia, Azienda Sanitaria Locale CN1 e Associazione Infermieri di Famiglia e di Comunità e Gavino Maciocco, Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Firenze.«Le malattie croniche nella provincia di Bergamo incidono per più del 70% sulla spesa sanitaria globale Per questo abbiamo adottato un provvedimento quadro che prevede la segnalazione precoce dei pazienti fragili e l’attivazione di percorsi protetti per persone che necessitano di una presa in carico e di un accompagnamento, con l’istituzione di un servizio dedicato in ogni struttura. Ma non solo, abbiamo approfondito alcune attività connesse alla continuità assistenziale ospedale – territorio con l’intento di elaborare e condividere con tutti i soggetti accreditati e contrattualizzati un percorso di dimissioni protette e di presa in carico integrata. Attività che illustreremo nel corso della mattinata, riflettendo anche sulle pratiche attivate in altri territori, attraverso una logica partecipativa» – anticipa la dott.ssa Mara AZZI, Direttore Generale ATS Bergamo, che aprirà i lavori del convegno.

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Casi di tumore in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

tumore metastaticoSono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine), nel 2016 erano 365.800. È un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane. Crescono in entrambi i sessi anche quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma; in calo, invece, le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening. E oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, addirittura il 24% in più rispetto al 2010. Poi, una conferma: il cancro colpisce più al Nord della Penisola, ma al Sud si sopravvive di meno.
È questo il censimento ufficiale, giunto alla settima edizione, che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e della Fondazione AIOM, raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale. “L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed è stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché oltre il 40% dei casi è evitabile – afferma il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Ormai è scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione. Migliaia di studi condotti in 50 anni hanno dimostrato con certezza il nesso di causalità fra fattori di rischio quali gli stili di vita sbagliati (fumo di sigaretta, sedentarietà e dieta scorretta), agenti infettivi, a cui può essere ricondotto l’8,5% del totale dei casi (31.365 nel 2017), esposizioni ambientali e il cancro. Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combatterlo, come l’immunoterapia e le terapie target che si aggiungono alla chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Tutto questo, unito alle campagne di prevenzione promosse con forza anche da AIOM, si traduce nel costante incremento dei cittadini vivi dopo la diagnosi. Lo scorso anno si temeva che il nostro sistema sanitario non riuscisse a reggere le conseguenze economiche dovute all’arrivo dei nuovi trattamenti. Siamo riusciti ad evitare questo rischio grazie al Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi che ci ha permesso di garantire a tutti i pazienti le migliori cure disponibili. Per questo rilanciamo anche per il 2018 la richiesta di proroga del Fondo con risorse dedicate”. “La conoscenza dei dati presentati in questo volume – spiega il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione – potrà rendere più facile e incisiva l’azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi, in particolare per lo sviluppo dei percorsi e delle reti oncologiche, garanzia di uguale accesso, tempestività, qualità e appropriatezza sia negli iter diagnostici che nelle cure per tutti i cittadini in tutte le Regioni. Ricerca clinica e traslazionale, umanizzazione, rapporto medico-paziente, informazione e prevenzione sono alcune tra le parole chiave da conoscere ed implementare per chi ha compiti di responsabilità nei confronti dei cittadini ammalati di tumore”. Nel 2014 (ultimo dato ISTAT disponibile) sono stati 177.301 i decessi attribuibili al cancro. Le neoplasie rappresentano la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le patologie cardio-circolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557). “La mortalità, – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM -, continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato. Più pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica”. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nelle donne raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%), in gran parte determinata dal tumore del seno, la neoplasia più frequente fra le italiane, caratterizzata da una buona prognosi. I cittadini che si sono ammalati nel 2005-2009 hanno una sopravvivenza migliore rispetto a chi è stato colpito dalla malattia nel quinquennio precedente sia negli uomini (54% vs 51%) che nelle donne (63% vs 60%). Le percentuali più alte a 5 anni si registrano in Emilia-Romagna e Toscana sia negli uomini (56%) che nelle donne (65% donne). “Un bilancio nel suo complesso fortemente positivo – continua il prof. Pinto – perché, anche con minori risorse economiche disponibili in percentuale del PIL rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale, la sanità pubblica italiana raggiunge questi importanti risultati. La bestia nera in termini di mortalità in entrambi i sessi riguarda ancora il tumore del pancreas (solo 8% i pazienti vivi a 5 anni dalla diagnosi)”. Le 5 neoplasie più frequenti nel 2017 nella popolazione sono quelle del colon-retto (53.000 nuovi casi), seno (51.000, in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70), polmone (41.800), prostata (34.800) e vescica (27.000). E si conferma, anche dal Rapporto 2017, un’Italia a due velocità. “Emerge una forte difformità tra il numero di nuovi casi registrati al Nord rispetto al Centro e Sud sia negli uomini che nelle donne – spiega la prof.ssa Lucia Mangone, presidente AIRTUM -. In particolare, al Nord ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. Alla base di queste differenze vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni (abitudine al fumo, inquinamento ambientale ecc). Per contro, al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina”. “Nel mondo il ruolo delle infezioni croniche è considerato responsabile del 16% di tutte le neoplasie – afferma la dott.ssa Gori -. Per l’Europa questa stima è pari al 7%, simile a quanto evidenziato per l’Italia (8,5%). Nel nostro Paese è stato calcolato che, tra i tumori dovuti a agenti infettivi, l’Helicobacter pylori è causa del 42%, il virus dell’epatite B e C del 35%, il virus del papilloma umano (HPV) del 20%. Nel complesso quasi 4.400 casi ogni anno sono riconducibili all’HPV, ma oggi è disponibile un’arma fondamentale per combatterlo, la vaccinazione. In Italia è offerta gratuitamente e attivamente alle dodicenni in ogni Regione dal 2007-2008. Inoltre, tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e nel Piano nazionale Vaccini 2017-2019 ora vi è anche quella contro l’HPV nei maschi undicenni”.
“I cittadini devono essere sensibilizzati sull’importanza di aderire alle campagne di prevenzione – conclude il dott. Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM -. Lo dimostrano i risultati ottenuti grazie all’estensione del programma di screening colorettale, quello più recentemente implementato in Italia. A livello nazionale fino al 2005 le esperienze di screening colorettale erano sporadiche, ma in seguito hanno avuto ampia diffusione. L’incremento è stato notevole, passando da una copertura di poco più del 10% nel 2005 a quasi il 75% nel 2015. L’efficacia di questi programmi è tanto maggiore quanto più elevata è l’adesione all’invito. Il dato del 2015 non è, però, del tutto soddisfacente: complessivamente solo il 43% degli invitati ha aderito, con notevoli differenze fra Nord (53%), Centro (36%) e Sud (25%). Serve ancora molto impegno su questo fronte”.

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Monza: Far west tangenti nella Sanità lombarda

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 settembre 2017

regione lombardiaMilano. “Dopo le tangenti sulle dentiere arrivano quelle sulle protesi ortopediche; sono anni che ripetiamo che non esistono controlli sufficienti nella Sanità Lombarda e che chiediamo una verifica a tappeto su anomalie arcinote. Siamo riusciti a inserire nella legge sull’evoluzione del sistema sanitario lombardo l’Agenzia dei controlli ma evidentemente un sistema di controlli efficaci a prevenire queste speculazioni indegne sulla pelle di malati indifesi non c’è. Maroni e la sua Giunta continuano a vantare un sistema eccellente che però fa acqua da molte parti, la direzione della struttura accreditata prende le distanze dai medici accusati ma intanto pare che a centinaia di pazienti siano state impiantate protesi di qualità scarsa pagate dal sistema sanitario pubblico. Altro che eccellenza, il sistema sanitario lombardo ha bisogno di intensificare i controlli e i dipendenti che denunciano fattacci del genere devono essere ascoltati dalle direzioni e tutelati”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.
“Se le persone continuano a vedere che succedono fatti del genere non c’è poi da stupirsi che perdano fiducia anche in medici che lavorano coscienziosamente e onestamente, è quindi un dovere preciso della Regione prevedere i controlli rigorosi per evitare una perdita di credibilità dei medici e delle cure che vengono prestate. A pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini che si vedono curati male, a costi maggiori e secondo interessi dei fornitori e dei medici corrotti che partecipano al giro di mazzette. Ancora una volta è grazie a un dipendente, e non all’agenzia regionale dei controlli di Maroni, che lo scandalo è emerso. Da questo punto di vista, oltre a chiedere controlli a tappeto nella Sanità Lombarda, chiederemo un rafforzamento delle tutele per i dipendenti di enti pubblici che denunciano queste porcate”, concludono i portavoce del M5S.

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L’epidemia di Chikungunya e quanto accade a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

zanzara tigreIl progressivo aumento di casi di chikungunya nel Lazio ed in altre regioni lascia facilmente presagire il carattere epidemico che sta assumendo l’infezione. La differenza tra questa epidemia e quella che colpì alcune aree del ravennate nell’estate 2007 è l’estensione geografica che sta interessando quella in corso. Essa ha come cause il ritardo nella diagnosi dei primi casi dovuto alle carenze nel sistema di sorveglianza epidemiogica del Lazio e l’inadeguata disinfestazione della zanzara tigre nel Comune di Roma. Man mano che aumentano i casi di chikungunya, aumenta il serbatoio di infezione del virus e quindi la possibilità di trasmissione attraverso la puntura della zanzara Aedes albopictus, ormai stabilmente insediatasi nel nostro Paese. Il virus della chikungunya ha dimostrato, a livello mondiale, di poter causare epidemie di vaste dimensioni. Il serbatoio del virus può essere ampio se si si considera che dal 3 al 30% delle persone affette da chikungunya non manifesta sintomi. E’ quindi prevedibile che il numero di casi di chikungunya nelle prossime settimane possa salire a parecchie migliaia. A livello mondiale l’infezione è presente in Africa, in Asia, nelle Americhe. Nelle Americhe, dalla fine del 2014, sono stati riportati più di 1,1 milioni di casi. Le epidemie avvengono prevalentemente durante la stagione delle piogge, ma in Africa possono avvenire anche durante periodi di siccità. I viaggiatori internazionali sono quindi categorie a rischio d’infezione. Essi possono facilmente causare la trasmissione del virus al ritorno in Italia, se si trovino nella fase viremica (solitamente i primi 2-6 giorni della malattia). La prevenzione e controllo della chikungunya in Italia si realizza attraverso:
1) l’eradicazione della zanzara tigre, obiettivo finora sempre fallito,
2) il miglioramento della sorveglianza epidemiologica,
3) la formazione del medico nel campo della sanità internazionale.
Se i programmi di disinfestazione falliranno, è probabile che l’Italia possa avere epidemie di dengue, malattia virale trasmessa sempre dalla zanzara tigre, ma clinicamente più severa della chikungunya. (Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)
Per il caso Roma l’Assessora alla Sostenibilità di Roma Capitale, Pinuccia Montanari ci informa: “Ci lasciano sconcertati le parole di Benvenuti, ex presidente AMA nominato da Alemanno, intervistato da TG5 sul caso chikungunya. A Roma disinfestazioni e derattizzazioni sono state effettuate con grande impegno. Dire o lasciar intendere il contrario è un gesto irresponsabile nei confronti dei cittadini.
Il focolaio non è a Roma ma ad Anzio. Roma è stata danneggiata dalle disinfestazioni inefficaci di altri comuni laziali. Per noi, parlano i numeri.
Roma, con 2.875.364 abitanti ha subito 6 casi di contagio. Anzio, con 54.211 abitanti ha riscontrato 19 casi di contagio. Una parte dei cittadini romani che è risultata positiva alla chikungunya era stata in vacanza ad Anzio.
Mentre i nostri trattamenti preventivi a bassa tossicità hanno funzionato molto meglio degli altri, ci chiediamo cosa hanno fatto le altre Amministrazioni per garantire la salute dei cittadini.
La nuova ordinanza Raggi è servita per permettere gli interventi anche sul suolo privato. Nessun passo indietro e nessun ritardo da parte nostra. I trattamenti adulticidi erano già previsti.
Su questo caso andremo fino in fondo, per ristabilire la verità e valuteremo tutte le azioni possibili, anche legali, denunciando il procurato allarme e la diffusione di notizie false, per tutelare l’operato dell’Amministrazione Capitolina”.

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Psoriasi moderata-grave

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

ginevraGinevra. LEO Pharma ha annunciato oggi i nuovi dati degli studi clinici di Fase III che ampliano la base di evidenze sull’efficacia, la sicurezza e i benefici sulla qualità di vita dei pazienti in cura con brodalumab, farmaco biologico per chi soffre di psoriasi a placche da moderata a grave. I risultati della fase di estensione di uno studio a lungo termine hanno rilevato che brodalumab ha mantenuto livelli elevati e costanti di cute libera da lesioni (PASI 100) in pazienti con malattia da moderata a grave. Un’ulteriore analisi aggregata dei trial clinici di fase III AMAGINE ha mostrato che i pazienti in trattamento con brodalumab hanno ottenuto significativi miglioramenti della qualità di vita rispetto ai pazienti trattati con placebo. I dati sono stati presentati al 26o Congresso della European Academy of Dermatology (EADV) in corso a Ginevra, Svizzera. “I pazienti con psoriasi moderata-grave, che in Italia sono circa 150.000, attualmente hanno diverse opzioni terapeutiche; tuttavia ci sono ancora ampie aree di miglioramento nelle attuali terapie”, spiega Giampiero Girolomoni, Direttore di Dermatologia, Università degli Studi di Verona. “Brodalumab è un farmaco biologico innovativo, molto efficace, che permette ai pazienti di avere una pelle completamente pulita con rapidità e per lungo tempo. È un farmaco assai interessante in quanto consente di ottenere risultati clinici di efficacia non raggiungibili dalle terapie oggi disponibili”.

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Tumore ovarico: solo a 1 donna su 3 viene proposto il test

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

È conosciuta come “mutazione Jolie”, modifica la probabilità di sviluppare il tumore all’ovaio e al seno, nella vita di una donna, aumentandola fino al 50-80%, contro il 10% nelle donne senza mutazione. Per identificarla bisogna sottoporsi a un test, il test genetico BRCA, fondamentale per intervenire precocemente e individuare le terapie più adatte.A scattare la prima fotografia sul mondo del test BRCA nel tumore ovarico in Italia è Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research e con il supporto incondizionato di AstraZeneca, su 212 centri con reparto di oncologia, 50 pazienti con tumore ovarico, 31 familiari e 15 medici oncologi. La ricerca ha analizzato in particolare la conoscenza del test, il vissuto e le modalità di accesso.Dall’indagine emerge che, nonostante le raccomandazioni delle linee guida delle società scientifiche, solo a 6 donne su 10 con tumore all’ovaio viene proposto di fare il test BRCA, e addirittura solamente per 1 su 3 questo avviene alla diagnosi della malattia, il momento più appropriato per eseguire l’esame.Da questi presupposti è stato lanciato oggi in Senato un forte appello alle Istituzioni presentando il documento “Test BRCA: call to action per la prevenzione e cura del carcinoma ovarico e della mammella”, redatto con la consulenza di un gruppo di esperti multidisciplinari e patrocinato da SIGU – Società Italiana di Genetica Umana, Fondazione AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica, ACTO Onlus – Alleanza Contro il Tumore Ovarico, aBRCAdaBRA Onlus, Associazione Senonetwork Italia Onlus e ANISC – Associazione Nazionale Italiana Senologi Chirurghi.
Il documento mette in evidenza le principali criticità nel nostro Paese che non riguardano solo l’equità di accesso al test, diverso da regione a regione, ma includono anche la corretta presa in carico delle persone ad alto rischio e la corretta formazione dei professionisti, senza tralasciare l’attenzione agli aspetti psico-sociali delle pazienti e dei familiari.Dalla ricerca Onda emerge, infatti, che sono forti le disparità a livello regionale: tra le regioni prese in esame, Piemonte e Toscana sono quelle con propensione maggiore a consigliare il test inviando il 72% delle donne con tumore all’ovaio, mentre Lombardia (43%) e Veneto (40%) tendono a indirizzare meno pazienti. Benché tutti gli ospedali dichiarino di seguire le linee guida delle società scientifiche che stabiliscono i criteri per proporre il test, nella realtà ben 2 su 3 applicano regole più restrittive che escludono le pazienti con più di 75 anni o con malattia troppo avanzata.
Inoltre, in termini di sostenibilità e ottimizzazione delle risorse lo studio Venus, presentato recentemente da Altems, Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica, e citato nel documento degli esperti, ha dimostrato che l’estensione del test BRCA alle familiari delle pazienti con tumore all’ovaio è un investimento sostenibile e conveniente per il Servizio sanitario nazionale; è costo-efficace nel 97% dei casi rispetto al non eseguire il test.Sono le pazienti stesse attraverso le associazioni aBRCAdaBRA onlus, ACTO onlus e Onda, a sostenere a gran voce che sul test BRCA “troppo spesso le persone non trovano risposte, o trovano risposte sbagliate basate su pregiudizi o ignoranza. In particolare, le donne con tumore ovarico o della mammella (e le loro famiglie) chiedono che il Ministro della Salute tuteli la loro legittima richiesta di avere informazioni corrette sul test BRCA e di potere facilmente e tempestivamente accedere ai percorsi di prevenzione e cura di qualità”.

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Dare mi dà: Il valore del volontariato

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

distrofia muscolareTorna dal 2 al 8 ottobre la terza edizione dell’evento nazionale di sensibilizzazione promosso dall’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. L’iniziativa sarà dedicata a ciò che UILDM e le sue Sezioni locali fanno tutti i giorni per le persone con patologie neuromuscolari e per sostenere l’inclusione sociale delle persone con disabilità. Quest’anno ci sarà la figura del volontario UILDM – una ricchezza inestimabile per l’Associazione e anima delle Sezioni – nel suo impegno quotidiano fatto di tempo regalato, di relazioni e di scambio, dove chi dà riceve molto più di quanto dona.Sono tante persone che, in maniera diversa, offrono il loro impegno e si prendono cura delle persone con disabilità. Giovani del Servizio Civile Nazionale, e adulti, innamorati di UILDM che hanno deciso di lavorare per trasformare il volto del quartiere, del paese, della città in cui vivono. Durante la Settimana le Sezioni UILDM organizzeranno eventi sul territorio per dare voce ai loro volontari, il vero motore della vita di UILDM perché danno un importante contributo nel ridurre l’impatto che la distrofia e le altre malattie neuromuscolari hanno sulla qualità della vita delle persone. «La Settimana delle Sezioni – dichiara Marco Rasconi, presidente nazionale di UILDM – è un momento per raccontare e conoscere da vicino le nostre Sezioni locali. Quest’anno vogliamo raccontare le storie dei volontari, che stanno a fianco delle famiglie e delle persone con disabilità. Sono amici, parenti, persone con disabilità che hanno scelto di dedicare parte del loro tempo all’Associazione e alle battaglie che ormai portiamo avanti da quasi 57 anni. La Settimana vuole essere un momento in cui coinvolgere tutti in questo racconto, sperando che diventino anche loro protagonisti e vogliano regalarci un po’ di sé, ogni goccia del mare per noi è preziosissima.»

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Test pre-vaccinali? Villani: “Non servono a nulla”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

pediatri“Non esistono evidenze scientifiche che dimostrino l’utilità di accertamenti di laboratorio in grado di prevedere o prevenire eventuali reazioni avverse conseguenti alla somministrazione dei vaccini*”: è quanto afferma il Presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto Villani, in risposta a quanti nei giorni scorsi da più parti hanno sollecitato un loro utilizzo.
“Gli effetti collaterali gravi dovuti ai vaccini sono rarissimi – precisa il Presidente SIP – ed in ogni caso nessun esame, al momento attuale, riesce a stabilire se un bimbo presenta un aumentato rischio di reazioni. Esiste invece la possibilità, attraverso l’anamnesi, di identificare le situazioni che controindicano temporaneamente o permanentemente la somministrazione di vaccini”.
Pertanto, conclude Villani, “i genitori dovrebbero diffidare da chi propone questi test inutili e costosi per le famiglie e fidarsi della scienza”. (logo: pediatri)

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“Difendiamo la Rete diabetologica, fiore all’occhiello della sanità italiana”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

da sin. Ernesto Maddaloni, Teresa Mezza e Giuseppe DanieleLisbona. I dati più recenti dell’Osservatorio ARNO Diabete, nato da una collaborazione tra Società Italiana di Diabetologia (SID) e CINECA documentano che il tasso di prevalenza totale del diabete in Italia è pari al 6,2 per cento. È possibile stimare che ogni anno si verifichino 5-7 nuovi casi di diabete tipo 2 ogni 1000 persone, senza significative differenze di genere. Inoltre, da studi epidemiologici si stima che circa un milione di italiani è affetto da diabete mellito senza saperlo. Anche il diabete tipo 1 è in crescita, seppure in misura inferiore in termini assoluti rispetto al diabete tipo 2: secondo i più recenti dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel quinquennio 2005-2010, il valore medio nazionale del tasso di incidenza del diabete tipo 1 nei bambini di età compresa fra 0 e 4 anni, stimato utilizzando le prime ospedalizzazioni, è pari a 13.4/100.000/anno.
Il diabete mellito è una patologia grave essendo ancora una delle principali cause di morte per la sua grande diffusione. Studi italiani hanno dimostrato che il diabete tipo 2 si associa ad un eccesso di mortalità del 35-40 per cento, rispetto alla popolazione generale. Il diabete rappresenta un grave onere a carico dei bilanci economici dei sistemi sanitari nazionali: uno studio dell’Osservatorio ARNO Diabete ha stimato che il costo medio annuo per paziente è pari a 2792 euro, con un peso dell’assistenza ospedaliera pari al 51 per cento, della spesa farmaceutica del 32 per cento e dell’assistenza ambulatoriale del 17 per cento. La maggior parte della spesa associata alla malattia diabetica è determinata dal trattamento delle complicanze, non solo nell’anno d’insorgenza della complicanza stessa, ma anche stabilmente negli anni successivi. Le complicanze del diabete che determinano il maggiore impatto sui costi assistenziali risultano essere le nefropatie, le amputazioni e le rivascolarizzazioni degli arti inferiori con un costo addizionale intorno ai 4,5-5 mila euro, seguiti dalle patologie cerebrovascolari con un incremento di costo intorno ai 3500 euro. Seguono le patologie cardiovascolari, la retinopatia, la neuropatia e le complicanze acute, con un costo addizionale compreso tra 1500 e 2000 euro. Oltre ai costi diretti, occorre considerare quelli indiretti: uno studio della London School of Economics ha stimato che costi indiretti della malattia ammontano a 12 miliardi di euro in gran parte attribuibili a prepensionamenti e assenze dal lavoro.
Il diabete ha pertanto una rilevanza sociale oltre che sanitaria e questo è stato sancito, in Italia prima ancora che negli altri Paesi del mondo, da una legge (n. 115 del 1987) che è diventata un punto di riferimento fondamentale. Tale legge ha valorizzato il ruolo dell’assistenza da parte dei centri diabetologici e ha largamente ispirato numerosi documenti nazionali e regionali dei successivi 30 anni, incluso il ‘Piano Nazionale della Malattia Diabetica’ sancito con accordo nel dicembre del 2012 tra Governo e Regione e Province Autonome di Trento e Bolzano su proposta del Ministro della Salute. Il Piano ha consolidato il modello italiano di cura della malattia e identificato diverse aree d’intervento per rendere omogenei gli interventi di prevenzione, diagnosi, monitoraggio e cura delle persone con diabete che vivono in Italia. Un modello che consta, oltre che dei medici di famiglia, di una rete capillare di centri specialistici diffusi su tutto il territorio nazionale, basati su competenze multi-professionali (diabetologo, infermiere, dietista, talora psicologo e/o podologo, e secondo necessità cardiologo, nefrologo, neurologo, oculista) e che forniscono con regolarità consulenze per circa il 50 per cento delle persone con diabete, prevalentemente, ma non esclusivamente, quelle con malattia più complessa e/o complicata. Per effetto di questa rete l’Italia è il Paese occidentale con il più basso livello medio di HbA1c e i più bassi tassi di complicanze croniche e di eccesso di mortalità nelle persone con diabete. A tale proposito va sottolineato il ruolo dell’assistenza diabetologica nel ridurre la mortalità nelle persone con diabete: coloro che sono assistiti nei centri diabetologici hanno una minore mortalità totale e cardiovascolare rispetto a chi non li frequenta. Anche per questo il ‘Piano Nazionale della Malattia Diabetica’ prevede una presa in carico di tutte le persone con diabete da parte dei centri diabetologici, con l’applicazione di una incisiva gestione integrata con i medici di famiglia. Una presa in carico che è previsto avvenga già nella fase iniziale della malattia. È stato infatti recepito il concetto che il team diabetologico non dovrebbe intervenire per la prima volta quando si è sviluppato un grave scompenso metabolico o quando si sono sviluppate complicanze della malattia.I team diabetologici italiani costano circa l’1 per cento del totale della spesa sostenuta per curare le persone con diabete e possono contribuire a ridurre in misura assai significativa l’altro 99 per cento delle spesa attraverso la prevenzione delle complicanze croniche, accorciando la durata delle degenze con una presa in carico al momento dell’accoglimento nei reparti chirurgici, ottimizzando l’uso dei farmacie dei dispositivi per il monitoraggio e la cura, osservando una scrupolosa appropriatezza nelle prescrizioni di esami di laboratorio e strumentali, collaborando nelle scelte sulle strategie di cura operate a livello nazionale, regionale e locale.In questo scenario, la SID contribuisce in modo incisivo a difendere il modello assistenziale italiano basato sul team diabetologico come sancito nel ‘Piano Nazionale della Malattia Diabetica’, a promuovere e condurre ricerche volte a migliorare le conoscenze fisiopatologiche, cliniche e terapeutiche della malattia e delle sue complicanze, a formare migliaia di giovani e meno giovani medici e professionisti sanitari grazie alla sua attività di provider ECM accreditato da Age.Na.S. (foto: da sin. Ernesto Maddaloni, Teresa Mezza e Giuseppe Daniele, Giorgio Sesti)

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Salute e attività fisica

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

Sport a Miss Italia nel Mondo (1)Almeno 150 minuti a settimana di attività fisica per gli adulti e 60 minuti al giorno per bambini e giovani: queste sono due delle raccomandazioni emanate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con le nuove Linee guida per l’attività fisica 2016-2020. Tutti sanno che lo sport è importante per rimanere in salute, ma forse non tutti si rendono conto di quanto l’attività fisica sia potente come mezzo per prevenire o addirittura curare molte malattie.
Se guardiamo all’ultimo studio dell’Istat «La pratica sportiva in Italia» uscito lo scorso 23 febbraio, tuttavia, notiamo come la percentuale di chi pratica sport con continuità sia in costante crescita dal 2013. Una persona su quattro, ormai, si dichiara uno sportivo. Il dato è confermato dall’ultimo Osservatorio Sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria, attraverso un’indagine condotta su tutto il territorio nazionale. Secondo i dati analizzati, il 22% degli intervistati fa una regolare attività fisica più volte a settimana, il 16% una volta a settimana, il 45% saltuariamente e solo il 18% ha dichiarato di non fare mai nessuna attività fisica. La fascia di età più pigra risulta quella compresa tra i 35 e i 44 anni, mentre gli italiani tra i 30 e i 34 anni sono i più attivi. La salute è senz’altro la motivazione principale che spinge gli italiani a praticare sport (29%). A pari merito si colloca tuttavia il fatto che, muovendosi, gli intervistati si sentano meglio con se stessi, mentre al secondo posto (26%) c’è il desiderio di volersi mantenere in forma; la perdita di peso è il motivo scatenante per solo l’11% degli intervistati. UniSalute ha chiesto poi agli italiani in quali sport preferiscono cimentarsi: prima fra tutte la passeggiata (55%), che raggiunge il 64% tra gli over 65. Il 25% preferisce fare esercizi in casa, mentre il 19% pratica la corsa. In realtà gli italiani che decidono di iniziare a correre sono sempre di più, basti pensare che nel nostro Paese sono quasi 40mila le persone che nel 2016 hanno concluso almeno una maratona. Probabilmente gli italiani hanno preso coscienza del fatto che correre non solo aiuta a tenere sotto controllo il peso e gli zuccheri nel sangue, ma migliora lo stato della circolazione sanguigna e dà una mano anche all’umore. Per questo UniSalute, da sempre attenta alla salute degli italiani, ha deciso di affiancare per il secondo anno consecutivo in qualità di main sponsor la Run Tune Up, la mezza maratona che si disputa da 17 anni per le vie del centro di Bologna.
E’ importante però che gli abitanti del Bel Paese capiscano l’importanza di non improvvisarsi atleti: dall’indagine di UniSalute risulta infatti che il 71%, invece di affidarsi a qualche esperto per praticare in modo corretto attività fisica, preferisce fare da solo, l’11% si affida a un personal trainer e solo il 7% si mette nelle mani di un preparatore atletico. “Praticare regolarmente un’attività fisica è una delle abitudini migliori in grado di garantire il benessere fisico,” commenta Fiammetta Fabris, Direttore Generale di UniSalute. “La mancanza di movimento è uno dei principali fattori di rischio per la salute, senza contare l’aspetto economico: l’inattivi­tà non solo ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario, ma ha anche un elevato costo indiretto in termini di aumento dei congedi per malattia o delle inabilità al lavoro. Crediamo fortemente che la salute passi attraverso un corretto stile di vita, e che questo sia fondamentale per vivere non solo più a lungo ma anche per mantenere un corpo sano. Per questo sponsorizziamo per il secondo anno UniSalute Run Tune Up e abbiamo organizzato una conferenza lo scorso 9 settembre a Bologna dal titolo “Diversamente giovani: come vivere fino a 120 anni”: speriamo di aver dato un’occasione per confrontarsi sul tema attraverso l’esperienza di noti sportivi e il contributo scientifico di medici e accademici.

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Vaccini: Ferrara (M5S), servirebbe un vaccino che protegga il Tar dalla confusione governativa

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

tar lazioRoma “Una circolare che nessuno interpreta allo stesso modo perché è scritta male. Anche stavolta dovrà intervenire il Tar sui provvedimenti del governo. Il Tar ha dovuto lavorare di più negli ultimi 4 anni per correggere gli errori del governo Napolitano-Bersani-Letta-Renzi-Gentiloni che nelle precedenti dieci legislature. L’applicazione della nuova normativa è infatti lasciata al libero arbitrio interpretativo di Regioni e Comuni che stanno decidendo autonomamente. Ad esempio in una Regione non è previsto l’allontanamento dalle scuole dei bambini non vaccinati, in tutte le altre sì. Com’è possibile?
Si tratta di una legge delicata che ha preoccupato le famiglie e gli operatori scolastici; la superficialità della circolare non fa che alimentare le possibili tensioni e i problemi di ordine pubblico. Questo governo non ha a cuore le famiglie e non tutela i bambini. E’ vergognoso. Chiediamo chiarezza immediata, la circolare deve essere applicata in maniera uniforme e devono essere fornite indicazioni dettagliate che colmino le carenze del quadro normativo di riferimento”. Lo dichiara in una nota stampa Paolo Ferrara, capogruppo M5S del Campidoglio.

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Giornata Mondiale per la Conoscenza della Leucemia Mieloide Cronica

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

Leucemia Mieloide AcutaRoma Domenica 24 settembre, in occasione della Giornata Mondiale per la conoscenza della Leucemia Mieloide Cronica (CML Day) è in programma a Roma la prima Fitwalking a sostegno di AIL. La passeggiata solidale non competitiva per il CML Day, realizzata con il patrocinio del Comune di Roma e del CONI, avrà luogo nel verde della Terrazza del Pincio di Villa Borghese alle ore 9.00 e prevede un percorso di 3 Km con partenza e arrivo a Piazzale del Pincio. La cura della Leucemia Mieloide Cronica negli ultimi anni ha avuto dei risultati estremamente significativi nel campo delle terapie. La Fitwalking for AIL sarà un’occasione per raccontare i traguardi raggiunti e le ulteriori prospettive nella cura e per sensibilizzare i pazienti affetti da questa patologia sulla possibilità di condurre una vita attiva, incoraggiandoli alla pratica dello sport. La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) è un tumore del sangue prodotto da uno scambio di materiale genetico, o traslocazione, fra il cromosoma numero 9 e il cromosoma numero 22. Per questo motivo è stato scelto come giorno per la celebrazione della Giornata Mondiale per la Conoscenza della LMC il 22 settembre. La LMC solo 10 anni fa era una patologia considerata incurabile. Oggi, grazie agli straordinari progressi della ricerca, la malattia è sotto controllo ma c’è ancora naturalmente da fare, e tanti traguardi da raggiungere, per garantire una cura definitiva per tutti.
Quest’anno ricorre il 10° anniversario della “Giornata Mondiale” e in oltre 80 Paesi in tutto il mondo, le Associazioni di Gruppi di Pazienti organizzano eventi ed iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi legati alla malattia. In Italia, l’AIL insieme al Gruppo AIL Pazienti Leucemia Mieloide Cronica, ha scelto di celebrare la Giornata domenica 24 settembre con un’iniziativa all’insegna dell’attività fisica e della solidarietà.
Il Fitwalking è una disciplina sportiva nata solo qualche anno fa ma ormai molto diffusa, utile per mantenere il fisico allenato senza compiere sforzi eccessivi, è l’ideale per chi desidera fare sport e migliorare le proprie capacità fisiche passeggiando nella natura. In occasione della Fitwalking for AIL sulla Terrazza del Pincio verrà allestito un villaggio per l’accoglienza, il percorso prevederà la partenza dalla scenografica Terrazza, poi 3 km attraverso il parco, con il taglio del traguardo nuovamente al Pincio. Il Gruppo AIL Pazienti Leucemia Mieloide Cronica nasce nel 2009. Si tratta di un gruppo di auto mutuo aiuto costituito da pazienti e familiari, impegnato a diffondere la conoscenza della malattia, ad incoraggiare la ricerca per la sua cura, ad aggiornare i pazienti sulle innovazioni terapeutiche e a promuovere iniziative di advocacy a favore della comunità dei pazienti.
L’AIL, da oltre 45 anni, promuove e sostiene la ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma. Assiste i malati e le loro famiglie, accompagnandoli in tutte le fasi del lungo e spesso sofferto percorso della malattia, offrendo loro servizi, conoscenza e comprensione. È al loro fianco per migliorarne la qualità della vita e sostenerli nel complesso percorso delle cure. La quota di partecipazione alla Fitwalking for AIL è di 5 euro che saranno destinati interamente all’AIL. (foto: nuovi traguardi)

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”Cardiology of Today and Tomorrow: Prepared for the Future”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

san pietroburgoS. Pietroburgo (Russia) Dal 21 al 23 settembre 2017 si svolgerà a S. Pietroburgo il simposio internazionale “Cardiology of Today and Tomorrow: Prepared for the Future”. Il 21 settembre il simposio per la cerimonia di apertura si svolgerà alla Philarmonia – Nevskiy avenue 30, S. Pietroburgo. Sono previste tre letture da parte di Evgeny Shlyakhto (Russia), Alberto Zanchetti (Italy) ed Edward Lakatta (USA). Il 22 e 23 settembre il simposio si svolgerà al Federal Almazov North-West Medical Research Centre 2 Akkuratova st., S. Pietroburgo. Il meeting riunirà cardiologi di fama internazionale che esporranno i più recenti progressi nella cura delle malattie cardiovascolari.
S. Pietroburgo vanta una lunga tradizione nella clinica e nella ricerca in cardiologia, con una consolidata esperienza nella riduzione della mortalità e della morbilità cardiovascolare» spiega Evgeny Shlyakhto, Direttore del Federal Almazov North-West Medical Research Centre di S. Pietroburgo e presidente del simposio. «I cardiologi russi ed europei condividono una lunga storia di collaborazione scientifica ed accademica, che rappresenta un esempio di approccio innovativo di integrazione delle conoscenze e delle esperienze con il concetto di medicina traslazionale».I temi principali saranno le linee guida cardiovascolari europee, russe e statunitensi, l’ipertensione arteriosa e il danno d’organo, la dislipidemia e altre comorbilità, l’ischemia cardiaca e l’angina stabile, l’insufficienza cardiaca. Il simposio è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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Tumore al polmone, diagnosi precoce con un semplice esame del sangue

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

tumore polmoneM.R. è affetto da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), una malattia dell’apparato respiratorio caratterizzata da un’ostruzione irreversibile delle vie aeree, che insieme all’asma rappresenta la più comune malattia che colpisce bronchi e polmoni. Mario ha 62 anni, è stato un forte fumatore, e avendo la BPCO è ad alto rischio di sviluppare un tumore al polmone. Per questi motivi il suo medico di famiglia gli prescrive un esame del sangue ed entro pochi giorni, dal laboratorio di analisi arriva la diagnosi: Mario ha un tumore polmonare. Per fortuna la malattia è allo stadio iniziale, e dopo aver confermato la diagnosi iniziale con ulteriori esami, il tumore viene asportato chirurgicamente. Grazie alla diagnosi precoce, Mario ha una percentuale di sopravvivenza dopo cinque anni pari al 50-75 per cento. E’ questo lo scenario che sarà possibile tra poco più di un anno, grazie a una scoperta realizzata in Italia da ImmunePharma srl, uno “spin-off” accademico del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Salerno, e presentata in occasione del congresso della European Respiratory Society, in svolgimento a Milano. «Il test diagnostico si basa sull’individuazione di una proteina, appartenente al gruppo delle proteine caspasi, che è presente nel sangue dei pazienti con tumore ai polmoni in una quantità quasi cinque volte superiore rispetto a un soggetto sano» spiega Rosalinda Sorrentino, Ricercatrice e CEO di ImmunePharma. «Questa elevata quantità della caspasi è presente soltanto nei pazienti con il tumore al polmone, e questa caratteristica è fondamentale per la nostra scoperta e per la realizzazione del test, perché è presente solo e soltanto nel tumore polmonare e non in altri tipi di tumore. Una scoperta che si traduce in un esame diagnostico che per la sua semplicità potrà essere prescritto non soltanto dal medico specialista, ma anche dal medico di medicina generale. sarà un test estremamente semplice perché si basa su un saggio biochimico che viene già utilizzato non soltanto nei centri di ricerca ma anche nei centri diagnostici.». Lo studio condotto da ImmunePharma ha coinvolto 120 soggetti e ha prodotto risultati decisamente positivi. «Il test si è rivelato altamente selettivo e ha parametri statistici che superano il 95 per cento di selettività e soprattutto di specificità, per cui è decisamente preciso. Sono risultati oltre le aspettative che ci spingono a proseguire gli studi su un numero di pazienti più ampio» prosegue Sorrentino. Il nuovo esame potrà rappresentare lo strumento ideale per effettuare una diagnosi precoce, essenziale per combattere efficacemente il tumore polmonare. Riuscire a intervenire precocemente, quando il tumore è al primo stadio, aumenta notevolmente il successo terapeutico. «Il test diagnostico potrebbe rappresentare una soluzione per i soggetti a rischio, come i pazienti con BPCO e i forti fumatori» confermano gli pneumologi Claudio Donner, presidente della Fondazione Mondo Respiro e Paolo Zamparelli, presidente della Fondazione Giuseppe Moscati Sorrento Onlus. «Oggi il tumore viene individuato quando è a uno stadio avanzato, perché la diagnosi è occasionale. Il paziente viene sottoposto a una radiografia o a una TAC per altri motivi e in quel caso viene evidenziato il tumore. Viceversa la diagnosi precoce può salvare la vita al paziente e una qualità di vita decisamente migliore. È importante che il tumore venga diagnosticato nelle sue prime fasi, quando è di una dimensione tale da poter essere eliminato con interventi efficaci e spesso anche non particolarmente invasivi. È dunque necessario che i pazienti a rischio, che sono essenzialmente i fumatori e i pazienti con BPCO, siano sottoposti a sistemi di diagnosi precoce e soprattutto che siano applicabili su vasta scala nelle popolazioni a rischio. Il test sviluppato a Salerno potrebbe rivoluzionare l’approccio al tumore polmonare, perché ha caratteristiche di specificità e sensibilità tali da poter fornire una diagnosi precoce su vasta scala».
L’esame diagnostico sarà presto commercializzato e distribuito grazie alla partnership tra ImmunePharma e la Dr Safuan srl di Parma. «Stiamo iniziando le verifiche definitive per avviare la fase di industrializzazione» conferma Safuan Gritli, CEO di Dr Safuan srl. «Il test dovrebbe essere disponibile in Italia e in Europa nella seconda parte del 2018. Negli Stati Uniti siamo in fase di negoziazione avanzata con InspiRx Inc. per la distribuzione locale, e i tempi di registrazione con la Food and Drug Administration potrebbero richiedere circa 6-8 mesi in più. Cercheremo di contenere il costo del test attorno a 25-30 euro, quindi con risparmi importanti rispetto ad altri esami diagnostici, come la TAC. Senza contare che l’individuazione precoce della malattia comporterà risparmi notevoli in termini di trattamenti e ospedalizzazioni».

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BPCO, una malattia che gli europei conoscono poco

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

European public opinion“Hai mai sentito parlare di BPCO?” Due volte su tre, la risposta a questa domanda è “no”. Soltanto il 45% dei tedeschi, il 44% degli inglesi, il 41% degli spagnoli, appena il 20% dei belgi e, fanalino di coda, il 10% degli italiani, infatti, ha risposto di sì. A rivelarlo è un’approfondita indagine realizzata a luglio da GfK Eurisko in cinque paesi europei (Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Belgio) su un campione di 4.250 persone dai 18 anni in poi. In media, “ha sentito parlare di BPCO” il 35% degli intervistati e soltanto il 10% ha associato la sigla alla Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva. Un numero sorprendentemente basso per una malattia che colpisce 348 milioni di persone nel mondo e che entro il 2020 sarà la terza causa di decesso. L’indagine GfK Eurisko “La BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva) le conoscenze, i vissuti, l‘impatto sulla qualità di vita”, svela molti aspetti di questa malattia e della percezione che se ne ha. Correttamente, viene considerata grave o molto grave nella quasi totalità dei casi (95%) e nella classifica delle patologie più severe viene messa al quinto posto, dopo cancro, infarto, ictus e Alzheimer. Anche riguardo alla prevenzione c’è un buon livello di consapevolezza: i dati mostrano che per la maggior parte delle persone che la conoscono, la BPCO può essere prevenuta non fumando o smettendo di fumare (84%) e facendo controlli periodici (63%). Il fumo, in particolare, è considerato la causa principale dell’insorgere della malattia (da oltre l’80% di chi ne ha sentito parlare), seguito dall’inquinamento (54%) e dalla familiarità (37%).“È indispensabile che si alzi la guardia su questa malattia, che nel mondo causa tre milioni di morti ogni anno”, afferma Leonardo M. Fabbri, già Professore di Medicina Interna e Respiratoria presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, Visiting Professor di Medicina Interna e Respiratoria all’Università di Ferrara e Gothenburg (Svezia). “Secondo l’indagine GfK Eurisko – continua Fabbri – l’opinione pubblica la pone al quinto posto tra le malattie più invalidanti, dopo gli eventi cardiovascolari. Ma pochi forse sanno che oggi la mortalità di chi è ricoverato in ospedale per infarto è del 15% a tre anni, mentre la mortalità di un paziente con BPCO ricoverato per una riacutizzazione della malattia, cioè un peggioramento acuto dei sintomi, è del 50% nello stesso periodo”.
I sintomi della malattia più presenti risultano essere la stanchezza (48%), la mancanza di fiato/fiato corto (dispnea, 46%), la tosse secca (40%), il senso di oppressione sul petto e la difficoltà a respirare (31%).Ma al di là dell’elenco dei singoli sintomi, i dati svelano il grande impatto della malattia sulla qualità della vita. La BPCO influenza la vita in generale nel 75% dei casi, il lavoro e le attività quotidiane nel 66%, la vita sociale, le relazioni e la vita familiare nel 56% e la vita di coppia nel 51%.
Scendendo più nel dettaglio, nel 79% dei casi i pazienti hanno difficoltà a fare qualsiasi tipo di attività sportiva; nel 62% non riescono a dedicarsi come vorrebbero al proprio hobby; nella stessa percentuale (62%) non riescono a prendersi cura dei bambini o a giocare con loro; il 56% limita i viaggi, il 53% la vita affettiva, il 47% gli incontri con gli amici e il 42% le uscite per andare al ristorante, al cinema, a teatro, al pub.
Solo il 35% dei pazienti intervistati assume un solo farmaco, il 42% ne assume due e ben il 23% ne assume tre o più. Questo per molti significa dover gestire più inalatori: un problema che si riflette sull’aderenza al trattamento. Se il 75% segue le prescrizioni del medico, infatti, uno su quattro non riesce: la metà perché si sente meglio e pensa di non aver bisogno del farmaco, il 41% perché si dimentica, il 13% perché “assumere tante medicine lo fa sentire malato”. Altri commentano che “è difficile utilizzare differenti tipi di inalatore”, che la cura non è efficace e che è una cura complicata, ed è facile commettere errori.
In ultimo, l’indagine ha sondato quali siano i bisogni ancora insoddisfatti di questi pazienti. Ebbene, la stragrande maggioranza – 85% – vorrebbe un farmaco che lo facesse stare meglio, il 77% vorrebbe un farmaco che agisse più in fretta, il 65% vorrebbe usare un solo inalatore, il 60% vorrebbe dover assumere un solo farmaco.

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Roma e la prevenzione vaccinale

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013La nuova normativa sulla prevenzione vaccinale è confusa, risulta poco chiara e viene infatti applicata in modo difforme da Regioni e Comuni in tutta Italia. È la criticità segnalata dalla sindaca di Roma Virginia Raggi in una lettera inviata alle ministre della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.“Il Ministero della Salute ha censurato solo il nostro modello di autocertificazione per l’ammissione ad asili nidi e scuole d’infanzia, che riportava pedissequamente una parte del testo di legge, ammonendoci in modo perentorio sulle responsabilità derivanti dalla mancata attuazione del dettato normativo al quale invece Roma Capitale intende dare seguito. A parte questa singolare circostanza, lo stesso Ministero non si è accorto che nel resto d’Italia c’è il caos e che per la scarsa chiarezza delle norme ogni amministrazione si regola come ritiene più opportuno per i propri cittadini residenti”, spiega Raggi. Tale difformità evidenzia la confusione che caratterizza il quadro normativo di riferimento. Nella lettera la Sindaca illustra una serie di esempi di applicazione divergente del decreto legge in Comuni e Regioni sull’intero territorio nazionale, segnalando che in una regione addirittura non è previsto l’allontanamento dalle scuole dei bambini che non abbiano soddisfatto gli obblighi di legge.“Questa situazione rischia di generare una discriminazione tra cittadini di serie A e di serie B rispetto alla loro collocazione geografica – aggiunge Raggi – e pertanto l’Amministrazione capitolina chiede che i Ministeri coinvolti rendano immediatamente uniforme l’applicazione normativa. Vanno inoltre fornite indicazioni dettagliate sugli aspetti organizzativi e sulle procedure di non ammissione o di allontanamento dei bambini non provvisti di adeguata documentazione, così da poter rispondere alle legittime preoccupazioni delle famiglie e degli operatori scolastici, ed evitare problemi di ordine pubblico. Nel rispetto del leale principio di collaborazione tra le istituzioni, invito il Governo a definire con l’Anci modalità operative condivise e ad ascoltare gli Enti locali che sono i più vicini alle istanze e alle esigenze dei cittadini”, conclude la Sindaca.

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Le nuove sfide per sconfiggere le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

cuoreInteressanti indicazioni dal convegno “New frontiers to beat cardiovascular disease”, svoltosi in questi giorni a Roma. Il convegno è stato organizzato dal Professor Massimo Volpe, preside della Facoltà di Medicina e Psicologia, Università ‘La Sapienza’ di Roma, Ordinario di cardiologia e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia, Ospedale Sant’Andrea di Roma, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «Il congresso ha evidenziato le nuove frontiere diagnostiche e terapeutiche che consentiranno di fare notevoli passe in avanti nei prossimi anni sulle malattie cardiovascolari» spiega Volpe. «Sono state affrontate tematiche importanti, soprattutto nell’ambito dell’insufficienza cardiaca, che rappresenta un problema sempre più emergente e a carattere epidemico, nonché una delle principali cause di spesa e ospedalizzazione del nostro Paese. È molto importante poter disporre di nuovi strumenti per poter fronteggiare l’insufficienza cardiaca. Tra i nuovi strumenti sicuramente le nuove classi di farmaci che determinano una riduzione del 20 per cento della mortalità e delle ospedalizzazioni. E poi la possibilità di risolvere in futuro cause importanti come l’insufficienza mitralica, che si manifesta nei pazienti con insufficienza cardiaca e ne complica la prognosi; l’evoluzione degli interventi chirurgici come la TAVI, per risolvere la stenosi aortica. Inoltre nuove indicazioni nell’uso di farmaci che possono interferire con la funzione dei mitocondri, che sono il “motore energetico” delle cellule, funzione che viene meno nell’insufficienza cardiaca, rappresentano sicuramente le nuove sfide per il futuro. Guardando i progressi raggiunti dalla cardiologia negli ultimi quarant’anni, sono molto fiducioso che nei prossimi cinque anni assisteremo a un’inversione nel trend dell’insufficienza cardiaca, sia per quanto riguarda la mortalità e la morbilità, sia per quanto riguarda il carico economico che impone ai servizi sanitari nazionali». Un altra sezione del convegno ha riguardato un aspetto particolare dell’ipertensione cardiaca, cioè la forma resistente al trattamento, ossia una pressione che continua a rimanere alta nonostante il trattamento con tre o più farmaci appartenenti a classi differenti. A preoccupare è la dimensione del fenomeno, che nella sola Europa si stima riguardi circa 10-15 milioni di persone che per gli elevati livelli pressori sono soggetti ad alto rischio. «In Italia l’ipertensione arteriosa colpisce circa il 45-50% della popolazione generale adulta ossia oltre 14 milioni di soggetti, equamente distribuiti tra maschi e femmine. Di questi circa il 5-7% è affetta da ipertensione arteriosa resistente» avverte Volpe. «L’ipertensione arteriosa non controllata è un problema di Salute Pubblica rilevante: pazienti trattati che hanno una pressione arteriosa non controllata hanno un rischio di sviluppare una complicanza cardiovascolare (infarto, ictus, insufficienza cardiaca o renale, morte) comparabile a quello dei soggetti ipertesi non trattati».

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