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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Vitamina A: la nuova star della bellezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

medicina-estetica.jpgRiflettori puntati sulla vitamina A, sostanza protagonista della cosmetica (e non solo) del 2019. Un interesse motivato dai benefici che questa vitamina può apportare all’organismo e per le interessanti frontiere che ha recentemente aperto la sua somministrazione sistemica. Ma attenzione a farsi ‘trascinare’ dalla moda, perché anche le vitamine possono provocare effetti collaterali se assunte sconsideratamente. “Esistono due tipi di vitamine, quelle liposolubili e quelle idrosolubili – spiega Domenico Centofanti, specialista in Scienza dell’Alimentazione, segretario nazionale ANSiSA e vicepresidente della Società italiana di medicina estetica SIME – La vitamina A è una vitamina liposolubile, questo vuol dire che può accumularsi nell’organismo. Svolge un’importante serie di funzioni per il nostro sistema immunitario e per il metabolismo dell’osso, e ha inoltre un’azione antiossidante che contribuisce al benessere della cute. Tuttavia, un uso sconsiderato di integratori contenenti vitamina A (ma anche altre vitamine liposolubili, la D, la E e la K, ad esempio) può creare dei problemi di salute, come cute molto secca e fessurata, unghie e capelli fragili, gengiviti, irritabilità e astenia. Per questo motivo le integrazioni vanno seguite da un medico e consigliate solo se effettivamente servono”. L’azione della vitamina A è oggetto di numerosi approfondimenti all’interno del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma, per il suo ruolo riconosciuto nell’ambito della medicina estetica e della cosmetologia, dove ben note sono le sue proprietà anti-aging: “Non dobbiamo dimenticare l’importanza dell’acido retinoico topico (vitamina A acida) nella cute invecchiata – ha spiegato il professor Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – Questa sostanza è un vero e proprio riprogrammatore cellulare che ha la capacità di riportare indietro i danni da invecchiamento cutaneo fotoindotto con un miglioramento incredibile del colorito della cute, della sua vascolarizzazione e delle rughe su di essa presenti. Un farmaco meraviglioso che nelle mani di un medico estetico esperto riesce a ringiovanire la cute in maniera radicale”.Interessanti gli sviluppi anche in un’altra branca medica, la dermatologia, dove di recente ha trovato nuove e importanti applicazioni. “Si può dire che la vitamina A abbia fatto la storia della dermatologia – afferma Giuseppe Alessandrini, dermatologo – e in particolare della cura dell’acne. Applicata topicamente su una pelle acneica questa vitamina è in grado di pulire a fondo i pori e regolare la produzione di sebo, poiché è tra le poche sostanze in grado di penetrare in profondità e in modo efficace nel derma, rinnovandolo e migliorandone sensibilmente tono e qualità”. Oltre alle formulazioni per uso topico esistono poi quelle per uso sistemico, impiegate nel trattamento di forme più gravi di acne, come quella cistica. “L’acne cistica severa è una patologia di origine infiammatoria – illustra Alessandrini – e se non viene curata in modo appropriato tende a lasciare delle cicatrici visibili sul viso e sul corpo. Chi ne soffre vede notevolmente peggiorare la propria apparenza fisica e quindi ha un forte disagio anche a livello sociale. La vitamina A somministrata per via sistemica è in grado di agire sul processo infiammatorio e tenere sotto controllo questa patologia, evitando anche i ‘segni’ dell’acne. Recentemente questa formulazione ha trovato una nuova indicazione per un’altra grave patologia infiammatoria molto dolorosa: l’idrosadenite suppurativa (conosciuta anche come acne inversa) – prosegue – se la terapia viene intrapresa prima che l’infiammazione raggiunga gli strati profondi del derma il paziente ne ricava un immediato sollievo. Attenzione però: si tratta di farmaci che possono presentare effetti collaterali molto gravi, sono quindi da assumere sotto il controllo di uno specialista, che ne calibri attentamente il dosaggio”. (By Domenico Centofanti)

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Radiofrequenza: la tecnologia al servizio della bellezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Nicolò ScuderiFuturo e innovazione tecnologica sono concetti quasi inscindibili tra di loro, per questo motivo pensare alla medicina estetica del futuro significa anche considerare le tecnologie in grado accompagnare medici e pazienti verso il domani. Per essere davvero ‘innovativa’ una tecnologia deve cambiare radicalmente la pratica quotidiana di una disciplina, deve ridurre al minimo l’invasività mantenendo ad alti livelli i risultati, senza per questo alterare le naturali armonie della figura. Sembrano standard irraggiungibili, eppure oggi esistono macchinari in grado di soddisfarli: si tratta di dispositivi per l’applicazione delle radiofrequenze endodermiche. “A mio avviso si tratta della più interessante novità della medicina estetica degli ultimi 10 anni – sottolinea Nicolò Scuderi, professore di chirurgia plastica e presidente della Conferenza italiana per la riparazione dei tessuti, in occasione del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma – in quanto consente di intervenire su zone difficilmente trattabili con altre metodiche e fornisce dei risultati molto evidenti, tanto da rivaleggiare in qualche caso anche con quelli chirurgici. È inoltre sinergica con altre metodiche medico estetiche, (con i filler ad esempio) ed è estremamente duttile: variando i parametri di calore e di energia prodotti dal macchinario, si possono avere effetti diversi, che vanno da un effetto tensivo ad un effetto fibrolitico, fino ad attuare un’azione lipolitica mirata”.
La procedura consiste nell’inserimento sottocutaneo di un’agocannula e di una sonda che trasmette il calore generato dalla radiofrequenza ai tessuti. Lo specialista può selezionare la temperatura adatta all’ottenimento del risultato desiderato: con una temperatura di circa 50° C, il passaggio dell’agocannula produce la retrazione delle strutture collageniche del derma (con conseguente ‘effetto lifting’) e attiva i fibroblasti fondamentali per riparare il derma stimolando la produzione di collagene; A circa 60° C ha un effetto fibrolitico, ovvero riesce a eliminare aderenze tissutali derivanti da traumi o interventi chirurgici. Alzando ulteriormente la temperatura e arrivando intorno ai 70° C, ha un’azione lipolitica e permette di eseguire una liposcultura anche in zone ‘difficili’ come quella sotto-mentaliera, delle braccia e dell’interno cosce.
Ottimi sono poi i risultati, presentati nel corso del Congresso, dell’applicazione di questa tecnologia a livello del volto, dove è stata impiegata per contrastare il naturale cedimento dei tessuti dovuto all’età. L’estrema precisione e l’attento controllo delle aree da trattare garantiscono infatti un recupero significativo di tonicità che riesce a mantenersi nel tempo in modo soddisfacente per il paziente. “Sono risultati comprovati dalla pratica clinica – rileva Scuderi – il gruppo di pazienti da noi seguito e stato analizzato anche da un medico estetico esterno alla nostra indagine. I controlli sono stati effettuati a distanza di 3 e 6 mesi dal trattamento, e in tutti i pazienti hanno confermato la sua bontà. Erano infatti ben visibili effetti quali riduzione delle rughe, sollevamento degli zigomi e delle guance, qualità della pelle migliorata. Ma forse la conferma più importante è arrivata dall’autovalutazione dei pazienti, che in tutti i casi hanno affermato di avere una percezione di sé migliore di prima”. (by Nicolò Scuderi)

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Smagliature: “Ecco come combatterle”

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Pur essendo un inestetismo largamente odiato, alle smagliature – o in termini tecnici atrofie dermo-epidermiche a strie – va riconosciuto un grande pregio: sono democratiche. Sono infatti in grado di avvicinare la più comune delle mortali agli angeli, in particolare a una delle Victoria’s Secret Angels, la modella Bella Hadid che durante il red carpet del Met Gala 2019 le ha esibite con un abito con oblò. Le smagliature sono il prezzo da pagare quando il nostro corpo affronta cambiamenti quali l’adolescenza, la gravidanza oppure un’importante perdita di peso, e, poiché largamente dipendenti da fattori ormonali, sono un problema prevalentemente femminile, anche se gli uomini non ne sono del tutto esenti. Ma una volta appurato che si tratta di una condizione comune rimane una domanda: è possibile trattarle? “Si tratta di vere e proprie cicatrici e come tali vanno trattate – spiega Veronica Manzoni, medico estetico, in occasione del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma – le smagliature attraversano due fasi: inizialmente sono rosse e vengono dette striae rubrae, col passare del tempo diventano bianche e lucide, prendendo il nome di striae albae. La differenza principale, oltre al colore, è la vitalità del tessuto. Nella fase iniziale il tessuto è ancora vitale e quindi trattabile con successo, col passare del tempo assistiamo ad una inevitabile atrofia della smagliatura. Se si giunge a quel punto, l’inestetismo non è più reversibile, il medico estetico può solo attuare degli interventi che ne migliorino l’aspetto e ne riducano lo spessore”. In caso di comparsa di striae rubrae, rivolgersi a dei professionisti in tempo significa avere delle buone probabilità di farle scomparire. Ma anche sulle smagliature ormai bianche si possono avere dei margini di miglioramento, la parola chiave è ‘rivitalizzare’. “Intervenire sui bordi della smagliatura è l’unico modo per apportare dei cambiamenti significativi – continua Manzoni – al centro della smagliatura il tessuto è inerte, non reattivo. Per questo motivo trattamenti come la carbossiterapia, il needling e il laser vanno usati solo sui margini dell’inestetismo, dove le cellule possono ancora essere stimolate a produrre collagene. Dopo le sedute, qualsiasi metodica venga applicata, è molto importante un’idratazione profonda con prodotti specifici, che non solo riescano ad alleviare i sintomi dolorosi del trattamento delle smagliature, ma che rendano più efficaci i trattamenti, veicolando i fattori di crescita”. Insomma, il ‘fattore tempo’ è fondamentale contro le smagliature, ma ancora più fondamentale è metter in campo strategie di prevenzione “Le smagliature sono un’importante sfida in Medicina Estetica – afferma il professor Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – Semplici da trattare quando ancora rosse, diventa molto difficile migliorarle quando schiarite e atrofiche. La prevenzione è fondamentale soprattutto nelle fasi di vita ‘a rischio’: il periodo puberale e la gravidanza. Seguire i consigli di un medico estetico dopo un check-up cutaneo può portare a scomparsa se in fase iniziale o ad un buon miglioramento se in fase più avanzata”. (By Veronica Manzoni)

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Medicina estetica cura dell’anima. Anche in presenza di un tumore

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

La gestione di un paziente affetto da tumore dovrebbe essere affidata a un’équipe multidisciplinare più che al singolo specialista, non solo per la complessità intrinseca delle patologie neoplastiche ma anche per le implicazioni che le terapie antitumorali hanno per l’organismo nel suo complesso. Sono farmaci la cui gestione è problematica: è infatti necessario che abbiano un certo grado di tossicità affinché siano efficaci, ma questo determina una serie di effetti collaterali per il paziente, e questi vanno seguiti attentamente, poiché potrebbero essere degli indicatori di un superamento dei livelli di tossicità tollerabili dall’organismo. Di particolare interesse sono gli effetti collaterali che si manifestano a livello cutaneo. “La cute è un organo che ha la straordinaria capacità di interagire con l’ambiente esterno, ricevendo contemporaneamente informazioni dall’interno – spiega Marta Carlesimo, docente di dermatologia presso il dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche, Università ‘La Sapienza’, Roma, in occasione del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma – Tutto ciò che accade all’interno di un organismo si può leggere sulla pelle, se si ha una preparazione adeguata. Nel paziente oncologico è importante controllare accuratamente lo stato della pelle, in modo da scorgere per tempo delle spie di tossicità che ci permettono di modulare l’approccio terapeutico, evitando conseguenze anche mortali”. A dimostrazione dell’importanza e al tempo stesso della complessità di questo compito, in Europa è stata creata la figura dell’onco-dermatologo, con competenze di dermatologia, farmacodinamica e farmacocinetica delle terapie antitumorali. “Gli effetti collaterali visibili a livello cutaneo sono tantissimi, sia nella chemioterapia che nella target therapy, e purtroppo nemmeno le terapie immunoncologiche di nuova generazione ne sono prive. I più comuni e immediatamente riconoscibili sono perdita di capelli, eritemi, rush cutanei e manifestazioni bollose. Non vanno mai sottovalutati o considerati banalmente come ‘conseguenze inevitabili’ della terapia, sono spie da tenere sotto lo stretto controllo di professionisti competenti”.
La cura della pelle insomma può essere determinante, e per questo motivo in una visione globale della presa in carico del paziente oncologico scende in campo la medicina estetica “Si sta aprendo un importante filone della medicina estetica che viene chiamato medicina estetica sociale – afferma il professor Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – e prevede l’utilizzo di terapie di medicina estetica in pazienti che stanno affrontando terapie oncologiche oppure si trovano sotto dialisi. Abbiamo potuto constatare come anche la sola prescrizione cosmetica possa alleviare la condizione del paziente, evitando complicanze che potrebbero addirittura portare all’interruzione della terapia inoltre una volta superato il periodo della terapia (destabilizzante sia dal punto di vista fisico che mentale) è la ripresa della vita di tutti i giorni viene resa più semplice se si percepisce positivamente il proprio aspetto. Lo stato emotivo del paziente è infatti molto importante per reagire alla lotta che il suo fisico deve sostenere per raggiungere la guarigione”. Un tema di primo piano nell’ambito del Congresso SIME, in cui viene per altro approfondita una serie di iniziative che stanno avendo luogo presso l’Ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina. ”All’ospedale Fatebenefratelli è attivo ormai da anni un percorso di check up cutanei per i pazienti oncologici – spiega spiega Gloria Trocchi, specialista in Medicina Interna e vice presidente SIME – con i quali valutiamo (sia prima che durante il percorso terapeutico) parametri quali idratazione, produzione di sebo, reattività cutanea, presenza di ipercromie o meno. Questi check up sono parte fondamentale di progetti finalizzati al benessere del paziente oncologico, primo fra tutti ‘Care of me’. Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione con la Fondazione ‘Le Cinque vie di Giorgio’ –– che vede coinvolto il Reparto di Oncologia insieme il Servizio di Medicina Estetica ed altri specialisti e professionisti. Vengono previsti check-up cutanei, manicure oncologica, make-up correttivo e corsi di autotrucco, yoga, meditazione, filosofia, scrittura creativa, musicoterapia e colorazione di mandala al fine di integrare il processo di cura con un percorso mirato al benessere e all’equilibrio corpo-mente della persona e per farlo”. (by Marta Carlesimo)

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Hai chili di troppo? la colpa è anche dei batteri intestinali

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

La medicina estetica viene spesso chiamata in causa per risolvere problemi legati al peso e alla percezione dell’immagine corporea. Tra questi, il più ‘estremo’ è senza dubbio l’obesità, ma è forse giunto il momento di ridefinire i contorni di questa condizione. “L’obesità fino ad oggi è stata considerata un problema prettamente di medicina estetica – sostiene presidente dell’Italian Obesity Network (ION) Giuseppe Fatati in occasione del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma – ma in realtà si tratta di una vera e propria malattia, che per giunta si accompagna allo stigma sociale: si tende infatti a credere che la ‘colpa’ sia dell’obeso che mangia troppo, quando si tratta in realtà di una situazione notevolmente più complessa, ovvero di un fenomeno di popolazione”. L’obesità è patologia complessa, perché ha dei fattori singolarmente più o meno complessi che a loro volta interagiscono tra di loro, andando a complicare in maniera esponenziale il quadro. Al centro di questa complessità c’è l’intestino e, soprattutto, c’è il microbiota. Il microbiota è l’insieme di batteri contenuto nel nostro intestino. Un vero e proprio ‘mondo’ fondamentale nel determinare stati infiammatori, orientare la deposizione di grasso e calibrare la spesa energetica, quindi il nostro peso corporeo. Tutto l’insieme del microbiota intestinale, parliamo di almeno 100 trilioni di batteri per un peso di 1-2 kg. Un ecosistema insomma, già formato alla nascita – poiché bambino eredita molti dei batteri materni durante la gestazione e il parto – che poi si sviluppa in modo autonomo e risente fortemente del nostro stile di vita. “Per esempio con un’alimentazione ricca di grassi saturi si produce una disbiosi intestinale, ossia mangiare ‘male’ provoca il cambiamento della flora intestinale – spiega l’esperto – A questo cambiamento corrisponde l’attivazione del sistema immunitario e di quello endocrino, che vanno ad influenzare il cervello. Qui ci sono i meccanismi che presiedono ai gusti personali e alla sensazione di fame e sazietà”.Ma l’influenza di una flora batterica squilibrata non si ferma qui: a parità di introito alimentare una persona con una disbiosi intestinale tende a prendere più peso rispetto ad una con un microbiota in equilibro, e inoltre tenderà a depositare grasso a livello viscerale. “In queste condizioni si può andare incontro ad alterazioni quali l’insulino-resistenza, che a loro volta portano a obesità e a diabete. Quindi il microbiota è da considerare un organo endocrino, anche se attualmente è sconosciuto ai più – prosegue – Per completare la complessità del problema, bisogna considerare che anche l’inquinamento è in grado di alterare il microbiota intestinale. Ogni tanto qualcuno in ambulatorio fa affermazioni paradossali come ‘a me ingrassa pure l’aria’, che tuttavia sono vere è se il soggetto vive in ambiente inquinato. Questo perché con l’inquinamento vengono innescati fenomeni di infiammazione subclinica che portano all’aumento del peso e alla deposizione di grasso a livello viscerale, anticamera per il diabete, le cardiopatie metaboliche e la cardiopatia ischemica”. Il peso corporeo è dunque legato a fattori complessi, ma comunque relativi allo stile di vita, quindi non ci può essere una medicina estetica efficiente se non è corroborata da sane abitudini e dalla volontà di migliorare il proprio ‘ecosistema’, con una dieta varia e mediterranea. “Il Congresso della SIME è stato una delle prime sedi scientifiche in cui sono stati condivisi gli studi sul microbioma – commenta Emanuele Bartoletti – Si è partiti con l’intestinale e si è proseguito con il microbioma cutaneo. I batteri che convivono con noi sono ormai oggetto di studio quotidiano perché la loro presenza e il loro equilibrio condizionano fortemente la nostra salute”. (by Giuseppe Fatati)

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I quattro cavalieri dell’apocalisse dell’invecchiamento cutaneo

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Rispetto a pochi decenni fa, il lavoro del medico è cambiato radicalmente: la grande mole di conoscenze che la ricerca ha prodotto ha fatto sì che la medicina si sia super-specializzata “e questo – afferma Domenico Centofanti, vicepresidente della Società italiana di medicina estetica SIME in occasione del 40° congresso della società scientifica in corso a Roma – se da un lato ci ha messo nella condizione di essere dei professionisti competenti per singoli organi, dall’altro ci ha fatto perdere di vista il corpo nella sua globalità. La pelle è tra gli esempi più evidenti in questo senso, ci preoccupiamo di curarla come se fosse un organo a sé, perdendo di vista il suo ruolo nel resto dell’organismo”. La pelle rappresenta l’interfaccia con il mondo esterno e comunica il nostro equilibrio psicofisico, riflettendo lo stato di salute e di invecchiamento di tutto il corpo. Su di essa influiscono fattori quali radiazioni ultraviolette, inquinamento, fumo, stress, alimentazione, alcool, sonno, quadro ormonale. Gli ormoni tiroidei, ad esempio, intervengono nel controllo del turnover cellulare e del tempo di rigenerazione cellulare che da 3-4 settimane, caratteristico dell’età giovanile, passa a 4-6 settimane nell’età adulta. “La nutrizione è senza dubbio uno dei principali responsabili della salute cutanea – continua l’esperto – il legame, o piuttosto l’effetto dell’alimentazione sull’invecchiamento cutaneo, è stato un interessante campo di ricerca non solo per gli scienziati, ma anche un campo comune di interesse per gli esseri umani negli anni, dai tempi antichi ai giorni nostri. Tralasciando l’importanza e le ben note azioni di vitamine, minerali e di altri nutrienti sul benessere cutaneo, l’attenzione dev’essere spostata su un concetto più ampio di alimentazione. Per rendere un’idea dell’impatto che la malnutrizione (sia qualitativa che quantitativa) può avere sulla pelle, basta pensare a pazienti affetti da disturbi dell’alimentazione, come anoressia nervosa”. Possiamo individuare principali responsabili nell’aging cutaneo, correlati al cibo, quattro processi fortemente connessi tra loro in una sorta di circolo vizioso che vengono attivati da un’alimentazione poco equilibrata:
L’eccesso di zuccheri, le diverse metodologie di cottura, l’improprio e eccessivo utilizzo di dolcificanti, favoriscono questo processo con produzione dei cosiddetti Advanced Glycation End products (AGEs) che si legano a recettori specifici denominati Receptor for Advanced Glycation End products (RAGE), localizzati su fibroblasti, adipociti, mastociti, macrofagi, cellule endoteliali, quindi sia epidermide che derma, favorendo la produzione di citochine infiammatorie, la glicazione delle fibre collagene e l’elastoressi (rottura delle fibre collagene). Gli AGEs promuovono l’infiammazione, lo stress ossidativo e l’alterazione della struttura e della funzione delle proteine intracellulari e di superficie anche indipendentemente dal recettore, attraverso danni diretti alla struttura delle proteine di membrana o intracellulari.
È la ridotta capacità dell’insulina di far utilizzare il glucosio nelle cellule dell’organismo, una condizione cioè in cui si favorisce una risposta biologica subnormale con accumulo di grasso e produzione di citochine infiammatorie da parte del tessuto adiposo, danneggiando anche l’architettura cutanea.
Nella sua genesi sicuramente l’alimentazione ha un ruolo primario. Una dieta tipicamente occidentale favorisce lo stress ossidativo con la formazione di radicali liberi, veri e propri killer anche per la cute.Infiammazione. Si parla di infiammazioni subcliniche generate da sedentarietà, ambiente, fumo, farmaci, stress e dieta. Un’alimentazione ricca di grassi saturi e trans – rispettivamente quelli di origine animale e quelli di origine vegetale cui vengono aggiunti atomi di idrogeno, entrambi responsabili dell’aumento del cosiddetto colesterolo LDL, quello ‘cattivo’ – e di zuccheri semplici finisce con l’essere pro-infiammatoria favorendo un’alterazione anche della matrice extracellulare dove si trovano le fibre collagene ed elastiche e da dove parte il nostro sistema linfatico, generando una decadenza estetica.“Per queste ragioni, la prima visita di medicina estetica, in accordo con quanto suggerito dalla SIME, prevede un’indagine anamnestica e un esame clinico tradizionale e mirato alla domanda con una serie di valutazioni morfologiche e funzionali – conclude Centofanti – Questo approccio permette di formulare innanzitutto un progetto di prevenzione e, poi, di correzione. La terapia antiaging, oltre alle metodiche impiegate abitualmente in medicina estetica, non può non valutare lo stile di vita del paziente e la sua alimentazione in particolare. E’ questo, forse, l’elemento che condiziona maggiormente la differenza di risultato”. Insomma una alimentazione variegata e corretta riesce davvero non fa la differenza solo in termini di ‘forma fisica’, perché la salute dell’organismo di riflette anche sulla superficie: “È comprensibile da tutto ciò l’importanza dell’educazione alimentare che rientra a pieno titolo tra gli obiettivi del medico estetico dopo il check up di Medicina Estetica – conclude il professor Emanuele Bartoletti, presidente della SIME – L’elaborazione di un ‘Diario alimentare’ da parte del paziente permette al medico estetico di capire se vi sono degli errori nelle abitudini alimentari e di aiutare il paziente ad evitarli e correggerli”. (by Domenico Centofanti)

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Cosmetici fatti in casa con le ricette dei social media

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Il verbo ‘spignattare’ fino a qualche anno fa veniva usato esclusivamente in cucina col significato di ‘darsi da far intorno ai fornelli per cucinare’. Oggi, però, spignattare ha assunto anche un altro significato, quello di ‘creare cosmetici in casa’, e ha dato origine a una costellazione di neologismi da esso derivati, primo fra tutti ‘spignattatrice’ cioè ‘colei che spignatta’. Le spignattatrici trovano e scambiano in rete le ‘ricette’ per creare creme, smalti, lucidalabbra e altro ancora, nell’ottica di una filosofia ‘green’ che suggerisce di rinunciare a comprare prodotti di bellezza costosi o nocivi nei negozi per abbracciare una cosmesi genuina ed economica, in cui le materie prime siano state tutte scelte con cura e rispetto per l’ambiente. Ma siamo sicuri che sia così semplice? “I prodotti fatti in casa presentano rischi che sfuggono a quanto stabilito e sanzionato nel Regolamento 1223/2009 in materia di cosmetici – afferma l’avvocato Alexia Ariano in occasione del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma – il fenomeno delle ‘spignattatrici’ nasce da internet, ma parte dalle aziende, che da un lato hanno creato dei prodotti personalizzabili che possono essere in parte ‘assemblati’ a casa dal consumatore e dall’altro hanno esasperato l’interesse per il ‘green’ usando strategie di marketing”.
Da qui un fenomeno parallelo, una sorta di concorrenza casalinga composta da un piccolo esercito di appassionate, che su blog e canali Youtube divulgano ricette di prodotti cosmetici a un seguito discretamente nutrito di persone che le riproducono. Sembrerebbe una pratica tutto sommato innocente, ma non è così: “è un modo di fare cosmetica che rischia di presentare problemi per l’utente, per la sua sicurezza – continua l’avvocato – sono prodotti fatti con ingredienti comprati online, che non possono essere correttamente valutati da chi non possiede solide competenze, che presentano problemi di conservazione, stabilità, rischio di contaminazione e di provocare allergie. I cosmetici ‘fai da te’ possono poi avere risvolti sgradevoli soprattutto se vengono regalati a terze persone: in questo caso (poiché si va a minare la sicurezza altrui) si rischiano conseguenze penali. Occorre una seria riflessione sulle insidie nascoste nel rapido evolversi del mercato cosmetico on-line, cercando risposte rapide ed efficaci in grado di fronteggiare le insidie che uno sviluppo costante richiede”.“I cosmetici non sono più pozioni magiche – commenta Emanuele Bartoletti – Per complessità, studi scientifici e indicazioni possono quasi essere paragonati a un farmaco. E come un farmaco dovrebbero essere prescritti. La scienza cosmetica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e possiamo tranquillamente affermare che esiste un cosmetico ormai per ogni sfumatura di pelle. Ma proprio per questo, la cute deve essere studiata prima di prescrivere un cosmetico. Il check-up cutaneo, una valutazione che fa parte del check-up di Medicina Estetica, permette al medico di studiare a fondo la cute e di realizzare una prescrizione cosmetica che possa ripristinare al meglio l’equilibrio cutaneo del paziente. Fondamentale per la prevenzione e la correzione dell’invecchiamento”. (by Alexia Ariano)

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La medicina estetica al tempo dei social

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Generazione Y, MTV Generation, Net Generation, EchoBoomers… sono tanti i nomi della generazione dei nati tra i primi anni ‘80 e la metà degli anni ’90 – sulle date precise c’è molto disaccordo tra sociologi – ma in questi ultimi anni sembra essersi cristallizzato il termine ‘Millennial’, a sottolineare che si tratta dell’ultima generazione i cui estremi ricadono interamente nel secondo millennio dell’era cristiana. I Millennials sono i primi ‘nativi digitali’, poiché erano bambini, tutt’al più ragazzi, durante grande rivoluzione tecnologica che ha portato i computer dai laboratori scientifici più avanzati ai salotti di casa, e che ha trasformato i telefoni fissi in cellulari. Cresciuto navigando in lungo e in largo sulle acque sconfinate del web, chi fa parte questa generazione è approdato molto naturalmente sui social network – non a caso Mark Zukerberg, fondatore di Facebook, è nato nel 1984 – dove ha sperimentato forme di comunicazione radicalmente diverse rispetto al passato, in cui è l’immagine che si sceglie di pubblicare online a farla da padrone. Con un profondo impatto a livello psicologico. “Il rapporto con i social ha alterato notevolmente la percezione di sé – afferma il presidente della SIME Emanuele Bartoletti – questo ‘esercito del selfie’ vede degli inestetismi che non esistevano nemmeno fino a qualche tempo fa. Lo sguardo che i Millennial gettano su loro stessi è profondamente influenzato dalla fotocamera del cellulare, che restituisce loro un’immagine che non corrisponde alla realtà. Come medici estetici ci troviamo a dover spiegare che il difetto che ci viene mostrato in una foto è stato creato dalla prospettiva dell’inquadratura o dalla distorsione dovuta alla distanza focale dell’obiettivo, e che in realtà non esiste affatto. Non sono solo i tratti del volto ad essere alterati dalle fotocamere degli smartphone, tutto il corpo viene modificato da questo tipo di obiettivo”. D’altro canto, non è raro chi sui social sa sfruttare la propria ‘selfie face’ e in generale la propria immagine riesca a farne una vera e propria carriera – a dire il vero spesso solo temporanea – quindi sono in aumento le richieste di interventi mirati a ‘venire bene in foto’, più che all’apparire al meglio nella vita di tutti i giorni. Ma in fondo, anche quella sui social network è vita di tutti i giorni. Per la medicina estetica, la ‘selfie face’ non è l’unico risvolto negativo dei social network e forse non è nemmeno il più grave “Esistono colleghi che avviano molto rapidamente la propria carriera attraverso i social network – avverte Bartoletti – e sebbene a questi debba andare un plauso per la capacità di autopromozione e social media management (un grande pregio di questi tempi), bisogna ricordare che fare la gavetta è molto importante nel mestiere di medico, perché sono soprattutto l’esperienza e la pratica ad affinare tecnica e conoscenze. Chi, uscito dalla scuola di formazione (step imprescindibile per la formazione di un professionista) intraprende una carriera nella medicina estetica – prosegue – di norma impiega tempo a costruire una propria clientela, e lo fa con il passaparola dei pazienti soddisfatti. Se si cerca un medico estetico affidabile (ma il discorso vale anche per altri specialisti) è consigliabile diffidare dagli studi già affollati dopo pochi mesi di attività. A questi è meglio dare fiducia tra qualche anno!”. (by Andrea Sermonti)

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Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Emanuele BartolettiIl Sime taglia un nuovo, importante traguardo: quello di quest’anno è il 40°, e cade in un momento strategico per la crescita della società scientifica e per le iniziative a tutela dei pazienti e dei medici estetici. In questo quadro si inserisce la collaborazione assai stretta tra la Sime e CittadinanzAttiva. L’esigenza di questa nuova sinergia nasce da una domanda sempre maggiore di richiesta di trattamenti di medicina estetica e da una informazione e consapevolezza dei cittadini che si sottopongono a questo tipo di ‘interventi’ e dei rischi che ne potrebbero derivare. Con Cittadinanzattiva abbiamo quindi deciso di:
-attenzionare il tema della formazione, mossi anche dalla ulteriore preoccupazione che trattamenti di medicina estetica non vengono effettuati solo da medici, ma anche da soggetti altri, non deputati realizzare tale attività, quali le estetiste, le stesse pazienti;
-informare i cittadini a fare scelte consapevoli, fornendo tutte le informazioni necessarie per effettuare tali scelte, rischi inclusi;
-fornire gli strumenti di tutela da attivare;
– realizzare una survey per monitorare il livello di informazione e di consapevolezza dei cittadini che fanno ricorso alla medicina estetica;
– studiare una campagna di informazione e sensibilizzazione sul tema della medicina estetica;
– lavorare alla revisione congiunta del modulo del consenso informato come principale strumento di comunicazione da conoscere e divulgare;
– siglare un vero e proprio Protocollo di intesa tra le parti;
-implementare la partnership con altre attività da definire;
– coinvolgere alcune tra le principali testate femminili per sensibilizzare i cittadini sul tema della medicina estetica;
In quest’ottica è stato organizzato un incontro, magistralmente condotto da Rosanna Lambertucci, tra il pubblico e alcuni dirigenti della Sime – Gloria Trocchi, Domenico Centofanti, Nadia Fraone, Elisabetta Fulgione e il sottoscritto – per parlare di temi ‘caldi’ come la tutela dei pazienti, la sicurezza degli interventi, le nuove tecniche e le possibili complicanze. Il nostro impegno è sempre quello di non banalizzare la medicina estetica, privilegiando il termine ‘medicina’ piuttosto che ‘estetica’, per evitare che si rivolgano a persone e strutture non competenti, rischiando danni e complicanze.
Con queste premesse il 40° congresso Sime ha dedicato diversi approfondimenti scientifici e highlight considerati più importanti nel senso e nella qualità della vita, complice anche un notevole allungamento dell’aspettativa e una nuova longevità. Allo stesso modo, per venire incontro alle esigenze dei pazienti e della Società in costante mutamento, è cambiata la nostra disciplina.Nella sessione centrale del Congresso opinion leader stranieri di chiara fama e indiscussa esperienza si sono confrontati affrontando il tema sotto diversi punti: dalla costante attenzione del natural look, alla evoluzione della tecnica nel corso degli anni, dall’attenzione al differente approccio e iter terapeutico che il medico deve adottare in caso di paziente anziano e di quello giovane, di paziente femminile e di paziente maschile, fino ad arrivare all’analisi della Medicina Estetica in rapporto alla millenial generation e all’influenza dei social.
Nello specifico è stato affrontato il tema delle occhiaie, partendo dall’eziopatogenesi dell’inestetismo fino ad arrivare ai possibili approcci terapeutici che comprendono la cosmesi, i filler, il trattamento con laser, la supplementazione orale e la chirurgia estetica. Il trattamento delle dark circles è molto richiesto dai pazienti perché l’attenuazione delle stesse aiuta a migliorare lo sguardo, illuminando il terzo superiore del volto e donando un aspetto più sereno e riposato con un conseguente effetto antiaging importante.
Si è passati poi alla terapia fotodinamica e alla sua evoluzione in medicina estetica: si è partiti dalla presentazione della Fotodinamica classica, o PDT (Photo Dynamic Therapy), per arrivare alla Daylight in cui foto-sensibilizzanti classici vengono utilizzati con la luce solare. Affrontandoo poi la più moderna fotobiomodulazione. Si tratta di strumenti molto utili per il medico estetico nel trattamento specifico dell’acne ma anche dell’invecchiamento cutaneo.
Per l’Acne considerata una patologia multidisciplinare che non coinvolge solo i giovani, ma anche le pazienti in età più avanzata è stata dedicata una tavola rotonda con specialisti di diverse discipline per fornire i diversi punti di vista sulla patologia e sul suo trattamento.
Ma non finisce qui. Importanti opinion leader hanno illustrato le loro esperienze sul trattamento di aree anatomiche di cui raramente si discute nei Congressi di Medicina Estetica. Sono stati analizzati quei distretti anatomici che erroneamente suscitano meno interesse ma che spesso costituiscono un disagio importante per il paziente, quali i padiglioni auricolari, le ginocchia, le palpebre inferiori dismorfiche, l’area ombelicale ed altre ancora.
Tra le novità del Congresso SIME, si parla di Exposoma: l’insieme di fattori esterni a cui il nostro corpo è esposto per tutta la durata della vita, partendo già dal concepimento. Tra questi troviamo il sonno, l’alimentazione, lo stress, i campi elettromagnetici e le radiazioni. Attraverso l’apporto e il confronto multidisciplinare, si è cercato di fare il punto su come questi fattori influiscono sui nostri organi e quindi anche sulla nostra cute.
Oltre a questi argomenti, il Congresso SIME di quest’anno offre numerosi approfondimenti su temi specifici. Tra questi le sessioni dedicate a esercizio, nutrizione e forma fisica, argomento che sta riscontrando sempre maggiore interesse, all’approfondimento sull’universo dei cosmetici in medicina estetica, in cui si vorranno sfatare i falsi miti per scoprire la realtà dietro questi prodotti, al trattamento degli inestetismi secondari o iatrogeni, al confronto tra dieta mediterranea e orientale, all’analisi degli esami più idonei da prescrivere nell’ottica della medicina anti-aging, agli ormoni di maggiore attualità: DHEA e melatonina, alla terapia con vitamina A nella sua formulazione topica e in quella sistemica.Nutrizione e cervello è l’argomento della sessione congiunta ADI, ANSISA, SIO, SISDCA, SIME. Vi sono, inoltre, i consueti approfondimenti sulla PEFS e su tecniche e novità nei vari settori della medicina estetica, quali filler,peeling, biostimolazioni, laser ealtri ancora. Infine viene data ampia visibilità agli strumenti innovativi di marketing a supporto del medico estetico.

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Il tumore alla prostata è il più diffuso tra gli uomini

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Sono stati 35.300 i casi di tumori alla prostata diagnosticati nel 2018, con una incidenza negli uomini del 18% tra tutti i tumori, e al primo posto tra tutti i tumori maligni.La prostata è una ghiandola essenziale per la funzione riproduttiva maschile: essa infatti produce il liquido seminale, fondamentale per la sopravvivenza degli spermatozoi negli acidi ambienti della vagina. Nel corso della vita può capitare lo sviluppo di un carcinoma alla prostata.
Per carcinoma si intende un tumore maligno di origine epiteliale, che tende ad invadere i tessuti circostanti e a formare metastasi; può derivare da tessuti di rivestimento, come pelle e mucose oppure può essere di tipo ghiandolare. Il carcinoma alla prostata rappresenta uno dei tumori maligni più diffusi in italia.I fattori di rischio sono vari, il più importante è l’età: con l’avanzare degli anni infatti, aumenta di molto la possibilità di andare incontro a questa patologia.Altri fattori sono:
Fattori ormonali: l’aumento del testosterone e dell’ormone IGF1 entrambi favoriscono la crescita di cellule prostatiche.
Fattori familiari: il rischio di riscontrare un tumore alla prostata aumenta per chi ha avuto un parente consanguineo colpito da questa neoplasia.
Stile di vita: una alimentazione ipercalorica, iperproteica e ricca di grassi saturi, l’obesità e la mancanza di esercizio fisico possono indurre alla nascita del tumore.
Il carcinoma alla prostata viene classificato in base al grado e allo stadio: il primo fa riferimento all’aggressività del tumore, il secondo invece indica lo stato della patologia.
“Questo tipo di tumore non crea nessun problema fino a quando è di piccole dimensioni, risulta infatti asintomatico fino all’aumento della massa. Infatti quando le dimensioni del carcinoma aumentano si presentano i suoi sintomi: difficoltà a urinare, dolore o bruciore durante la minzione, bisogno continuo di urinare, senso di pienezza della vescica, sangue nelle urine, eiaculazione dolorosa e dolore alle ossa” spiega il dottor Militello, eletto miglior andrologo e urologo d’Italia nel 2018.
“Per prevenire il carcinoma alla prostata, è consigliabile, ad ogni uomo sopra i 50 anni, di eseguire almeno una volta l’anno una visita preventiva da uno specialista urologo. Infatti il periodico controllo della PSA (Antigene Prostatico Specifico) e dell’esplorazione rettale da parte del medico possono permettere l’individuazione precoce della malattia in modo tale da fornire maggiori possibilità per sconfiggerla” consiglia il Dottor Militello.”Un altro modo per prevenire questo tipo di tumore è quello di avere uno stile di vita non sedentario, una buona attività fisica legata ad una dieta mediterranea basata sul consumo di vegetali, frutta e olio di oliva” conclude l’andrologo. (fonte: eu-west-1.amazonses.com)

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Nuove Prospettive per i Tumori Rari

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Roma Mercoledì, 22 maggio 2019 Ore 9.00 – 13.00 Piazza della Minerva, 38 Senato della Repubblica Sala degli Atti Parlamentari – Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” L’Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori accende i riflettori sul tema “Tumori Rari”, definiti dalla Commissione Europea “entità con un tasso di incidenza inferiore a 6 ogni 100.000 persone ogni anno”. Tumori, i rari, che costituiscono il 20% di tutte le neoplasie e che sono stati identificati in un numero di circa 200 e raggruppati, da RARECAREnet, in 14 grandi gruppi sulla base delle caratteristiche cliniche.I tumori rari rappresentano un notevole problema medico e sociale a causa della necessità di gestire, in maniera diversa, ogni tipo di tumore e della difficoltà, per i pazienti, di identificare i centri di riferimento sul territorio adatti alla loro patologia. A ciò si aggiunge la frammentarietà del Sistema Sanitario Nazionale, con le disparità tra Regione e Regione per l’accesso alle cure, da cui deriva, inoltre, la conseguente lievitazione dei costi per lo Stato dovuti a prestazioni improprie e migrazione sanitaria.Tre i punti all’ordine del giorno del Workshop:
– fornire un adeguato inquadramento della tematica “tumori rari”
– confrontare le esperienze sull’inquadramento diagnostico-terapeutico in generale e sull’accesso rapido ed equo alle cure
– aprire il dibattito sulla modalità di inserimento dei tumori rari nella Rete Nazionale dei Registri dei Tumori e dei Sistemi di Sorveglianza e del Referto Epidemiologico per il Controllo Sanitario della Popolazione.

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Rotavirus: se lo conosci lo previeni

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

1 caso al minuto, circa 27.000 al mese, più di 400.000 bambini colpiti ogni anno: questi i numeri in Italia di una malattia diffusissima ma poco conosciuta, la gastroenterite da Rotavirus (GARV). Una malattia che colpisce i bambini al di sotto dei cinque anni, spesso entro il primo anno di vita, provocando diarrea, febbre, vomito e disidratazione e che può diventare così grave da richiedere il ricovero in ospedale, al fine di reintegrare i fluidi persi. L’agente scatenante è il Rotavirus, un virus in grado di sopravvivere molto bene nell’ambiente: estremamente contagioso, si trasmette con grande facilità per via oro-fecale, ma anche attraverso il respiro o tramite il semplice contatto con superfici contaminate, non esclusi i giocattoli. Refrattario alle più scrupolose procedure igieniche, prospera anche nelle strutture ospedaliere.
Al di là delle cifre, pur impressionanti, «con una infezione come quella da Rotavirus non sono i numeri a contare – sottolinea Giorgio Conforti, Referente Nazionale Vaccini della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) – quanto l’enorme stress che l’ospedalizzazione comporta a genitori e bambini. Il Rotavirus è ubiquitario e colpisce tutti, al Nord, al Sud, al Centro: è infatti definito un virus “democratico”, che prende indistintamente bambini “poveri” e bambini “ricchi”
L’infezione dura dai quattro agli otto giorni e anche se non si presenta in forma violenta, sono giorni di sofferenze, pianti, sintomi spiacevoli; successivamente, afferma Giovanni Vitali Rosati, Rete Vaccini FIMP Regione Toscana, «la diarrea può diventare cronica e richiedere l’uso di antibiotici per diverso tempo, debilitando ulteriormente il bambino. I genitori si trovano costretti a perdere giornate lavorative e affrontare un grosso disagio, oltre al dispiacere di vedere il proprio figlio sofferente; se poi ci sono fratelli o sorelle, anche loro ne sono inevitabilmente contagiati». Prevenire l’infezione da Rotavirus, parlandone col pediatra al primo bilancio di salute, permette ai genitori di avere una preoccupazione in meno nei primi anni di vita del bambino; un periodo impegnativo, in cui le cose a cui pensare sono tante e la tranquillità della famiglia va protetta.
Con questo preciso obiettivo parte oggi #unapreoccupazioneinmeno, campagna di disease awareness di GSK con il patrocinio della FIMP per diffondere una maggiore consapevolezza sulle insidie del Rotavirus e su come prevenirne l’infezione attraverso la via più efficace, semplice e sicura: la vaccinazione per bocca nei primi mesi di vita.
La vaccinazione contro i Rotavirus è in offerta attiva e gratuita a tutti i bambini a cominciare dalla sesta settimana di vita e da concludere entro la 24esima, se si tratta del vaccino a due dosi, o entro la 32esima se parliamo di vaccino a tre dosi.
La vaccinazione è inserita nel calendario del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019 e inclusa tra i Livelli Essenziali di Assistenza, per via della sua elevata importanza per la Sanità Pubblica.
La GARV, infatti, incide negativamente e in modo sostanziale anche sulla spesa sanitaria: una stima del carico di malattia riporta che le gastroenteriti da Rotavirus comportano in Italia ogni anno più di 14.000 ospedalizzazioni, più di 50.000 accessi ai Pronto Soccorso e 8.000 infezioni nosocomiali, con un notevole sovraccarico delle strutture ospedaliere nei mesi invernali, quando l’infezione è più frequente.
Parliamo di una spesa annua di circa 186 milioni di euro: una vaccinazione capillare contro il Rotavirus ridurrebbe dal 70 al 90% le ospedalizzazioni di neonati e bambini.
Carichi eccessivi per il Sistema Salute ma anche per i genitori: secondo una survey pubblicata dalla rivista scientifica internazionale Human Vaccines & Immunotherapeutics che ha indagato il vissuto di un campione di famiglie italiane dopo il ricovero di un loro figlio per GARV, lo stress è stato considerato “elevato” dal 67.2%, mentre più del 74% dei genitori non è a conoscenza dell’esistenza di un vaccino orale ad hoc.Per fornire una risposta a questi problemi nasce la campagna #unapreoccupazioneinmeno, che si avvarrà di un sito web e canali social dedicati (Facebook e YouTube), di una capillare distribuzione di materiale informativo negli studi medici di pediatri e igienisti e di una serie di eventi informativi territoriali. Il primo, #tuloconosciGarvy, si terrà il prossimo 9 giugno al Parco Indro Montanelli di Milano.
Una giornata informativa dedicata a genitori e bambini all’aria aperta all’insegna della festa: musica, palloncini, zucchero filato e uno spettacolo speciale dedicato a grandi e piccini.
Prevenire è il concetto chiave di una medicina attenta non solo alle patologie dei bambini, ma anche alle ripercussioni negative sulla vita dei genitori e sul sistema sanitario: disagi, ansie, perdita di giorni di lavoro, mancata produttività, aumento delle ospedalizzazioni e dunque della spesa sanitaria. Come saggiamente consiglia il dottor Vitali Rosati, «evitare tutte queste problematiche con una semplice vaccinazione orale è di certo un vantaggio da non perdere».www.unapreoccupazioneinmeno.it

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I nuovi antidiabetici che eliminano il glucosio attraverso le urine

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

Le gliflozine sono una nuova classe di molecole in grado di ridurre i livelli plasmatici di glucosio inibendo una proteina responsabile del 90% del riassorbimento del glucosio da parte dei reni, il co-trasportatore di sodio-glucosio 2 (SGLT2), favorendo la glicosuria, cioè l’eliminazione del glucosio con le urine, dimostratesi efficaci nel diminuire gli eventi e la mortalità cardiovascolari. Gli esperti AMD hanno verificato l’applicabilità di alcuni studi clinici (Cardiovascular Outcome Trials CVOTs), condotti su specifiche molecole SGLT2i[1], alla real life dei pazienti con diabete tipo 2 monitorati nella raccolta Annali AMD, fonte rappresentativa della realtà assistenziale diabetologica italiana. Dall’analisi è emerso come all’interno della popolazione Annali, su 40.039 soggetti eleggibili allo studio EMPA-REG OUTCOME, per i quali l’impiego di gliflozine sarebbe quindi particolarmente appropriato, solo 2.073 (5,2%) risultano assumere questi farmaci. Percentuali analoghe per lo studio CANVAS (43.883 pazienti eleggibili, di cui 2.917, il 6,6%, trattati con SGLT2i), per DECLARE (144.166 potenziali “candidati”, di cui 6.373, il 4,4%, in cura con gliflozine) e per VERTIS-CV (2.148 soggetti trattati su 46.631 eleggibili, il 4,9%).È quindi significativo il gap tra la platea che potrebbe beneficiare dell’utilizzo degli inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2 e il numero dei pazienti effettivamente trattati con questi farmaci: questo è quanto messo a fuoco da AMD e oggetto della nuova monografia Annali “Applicabilità di una serie di studi clinici SGLT-2i CVOT in un ambito di popolazione Real World di pazienti con DM2”, realizzata con il contributo non condizionante di AstraZeneca.“Il miglioramento degli esiti cardiovascolari del diabete di tipo 2 è ormai un obiettivo imprescindibile”, commenta Domenico Mannino, Presidente AMD. “Le prospettive terapeutiche del DM2 hanno subito profonde modifiche, passando dal semplice controllo della glicemia a un approccio più olistico, di beneficio a lungo termine sulle complicanze. Tra i nuovi farmaci testati nell’ambito dei CVOT, gli SGLT2i sono, insieme agli agonisti recettoriali del glucagon-like peptide 1 (GLP1), quelli che hanno mostrato i risultati migliori. La nostra analisi ha rilevato come un gran numero di soggetti candidabili alla terapia con gliflozine, non riceva questo trattamento, almeno nell’anno indice 2016, su cui è effettuata l’analisi degli ultimi Annali AMD”.“Tuttavia – prosegue Mannino – il confronto fra le caratteristiche dei soggetti italiani potenzial­mente eleggibili e quelle dei pazienti arruolati nei diversi CVOT ha mostrato sostanziali differenze (per età, durata del diabete, BMI, controllo metabolico). Si tratta, pertanto, di popolazioni non sovrapponibili, dato ampiamente atteso considerando la natura molto diversa di uno studio clinico controllato rispetto a un archivio di dati clinici real world quali sono gli Annali. Ciò potrebbe in parte giustificare l’uso ancora limitato degli SGLT-2i nella pratica clinica; così come la relativa ‘recente’ disponibilità di queste molecole, introdotte in prontuario solo a partire dal 2015”.“L’analisi svolta evidenzia una trasferibilità solo parziale dei dati dei CVOT alla ‘real life’ e pertanto – mentre nei diabetici che hanno avuto un evento CV la scelta di un SGLT2i dovrebbe essere la norma – resta aperta la domanda su quali debbano essere i farmaci di prima scelta nel caso in cui occorra intensificare la terapia nei soggetti a rischio cardiovascolare medio-basso, che rappresentano la quota più numerosa di pazienti con diabete di tipo 2. D’altra parte, questo studio dimostra comunque un utilizzo troppo basso degli SGLT-2i fra i pa­zienti che rientrano nei criteri di eleggibilità dei CVOT, e che quindi potrebbero beneficiare di questi farmaci in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori e di mortalità. È auspicabile che l’emergere di nuove evidenze e una maggiore diffusione delle nuove raccomandazioni, sia italiane che internazionali, possano portare a un uso più diffuso di questa classe di farmaci, con benefici clinici per i pazienti e anche economici per il sistema sanitario pubblico”.

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75° Congresso della Società Italiana di Pediatria

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

Bologna, 29 maggio 2019 Palazzo dei Congressi, Piazza della Costituzione 4 si apre il 75° Congresso della Società Italiana di Pediatria, il più importante appuntamento scientifico del Paese sui temi della salute psicofisica del neonato, bambino e adolescente. Il Congresso quest’anno sarà congiunto con due società affiliate alla SIP: SITIP (Società Italiana di Infettivologia Pediatrica) e SIMEUP (Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza Pediatrica).
Natalità, allattamento al seno, nutrizione, stili di vita, vaccini, benessere a scuola, problemi adolescenziali, organizzazione delle cure pediatriche, nuove prospettive di cura aperte dalla ricerca scientifica saranno alcuni dei temi affrontati nei corsi, nelle tavole rotonde e nelle letture magistrali. Ad animarli i diversi protagonisti che a vario titolo operano a tutela dei bambini: non solo pediatri, ma anche psicologi, neuropsichiatri infantili, bioeticisti, rappresentanti di istituzioni, accademici.
“Una novità, ma in linea con quanto la SIP sta facendo da anni, è il tentativo di coinvolgere i cittadini su grandi temi quali quelli della prevenzione, della natalità, degli stili di vita”, afferma il Presidente SIP Alberto Villani. “Per tale motivo saremo presenti in una delle piazze centrali di Bologna (Piazza Re Enzo) con un gazebo dove verranno date informazioni, distribuiti materiali informativi e offerta la possibilità di imparare alcune manovre salvavita”.
Lo sport e il bambino: perché, quando, quanto, come. La guida SIP per aiutare mamme e papà ad avviare correttamente i bambini all’attività sportiva.
Aiuta il fisico, influenza positivamente il carattere, è un potente moltiplicatore di esperienze sociali: per questo lo sport nella vita dei bambini deve essere parte integrante del processo di crescita. Sin da piccolissimi. Ma a che età si può iniziare a praticare sport? Qual è lo sport più indicato per ciascuna età? Quanto tempo dedicare all’attività motoria? La nuova Guida SIP con i consigli per avviare correttamente i bambini all’attività fisica (con un focus su asma e sport).
Smartphone e tablet, rischi e opportunità: un nuovo Position Statement della SIP destinato ai preadolescenti e agli adolescenti.
Preadolescenti e adolescenti trascorrono gran parte del loro tempo sui dispositivi digitali, la metà di essi è costantemente online. Quali sono gli effetti sull’apprendimento, sul sonno, sulla vista, sull’attenzione? Quando si può parlare di vera e propria “addiction”? Quali sono invece gli aspetti positivi sulle interazioni sociali che emergono dalle evidenze scientifiche? I Pediatri italiani, che lo scorso anno si erano espressi con un Position Statement sul corretto uso di smartphone e tablet da 0 a 6 anni, hanno prodotto un nuovo documento per la prima volta rivolto a preadolescenti e adolescenti. Il lavoro nasce da un’analisi della letteratura internazionale e sarà dibattuto in una tavola rotonda con neuropsichiatri, del mondo della scuola e dei media.
Figli, sempre di meno, sempre più sani. Diagnosi prenatale anticipata, tecniche non invasive con migliore accuratezza predittiva, maggiore sopravvivenza dei neonati prematuri, terapie geniche che consentono di guarire bambini da malattie per i quali un tempo l’unica soluzione sembrava l’aborto selettivo, screening postanali: tutto questo ha rivoluzionato in pochi anni la salute dei neonati. Questo e tanto altro in una tavola rotonda sulla promozione della natalità e della salute in Italia. Con un focus sul calo della fecondità in Italia. Salute del cuore, non è solo un affare da adulti. Le malattie cardiovascolari, che rappresentano la più importante causa di morte e di spesa sanitaria nelle società avanzate, si manifestano da adulti ma i processi di alterazione vascolare che ne sono la premessa cominciano nei primi 10 anni di vita. Diversi fattori di rischio (obesità, ipertensione) sono già presenti e attivi in età pediatrica e non riguardano esclusivamente gli obesi ma anche i bambini di peso normale. Quali sono nemici del cuore in età pediatrica? I consigli “salvacuore” dei pediatri italiani: sarà presentato il Manuale sul rischio cardiovascolare in età pediatrica e adolescenziale, primo nel suo genere, redatto dal Gruppo di Studio Ipertensione Arteriosa e Rischio Cardiovascolare della Società Italiana di Pediatria insieme alla SIEDP (Società Italiana Endocrinologia Pediatrica).
Allattare è bello. Un corso per aiutare le mamme ad allattare al seno con docenti di eccezione: mamme pediatre che hanno allattato.

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Sanità: Report Fp Cgil, nel pubblico liste d’attesa di 60 giorni medi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 maggio 2019

Un’attesa lunga due mesi per effettuare una visita medica nella sanità pubblica, a fronte di una sola settimana nel privato, “effetto di un progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”. Sono sempre più lunghi, infatti, i tempi di attesa per visite nel pubblico e costi sempre meno distanti con il privato, come emerge dal secondo Rapporto ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali’, promosso dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni ed elaborato da Crea. Uno studio che prende in considerazione 11 prestazioni sanitarie (specialistiche e diagnostiche) senza esplicita indicazione di urgenza, erogate da 8 regioni e da 326 strutture sanitarie (195 private e 131 pubbliche).
Il primo dato evidente che emerge dallo studio è che i tempi medi di attesa per effettuare una visita medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale sono nettamente maggiori rispetto a quelli dell’offerta privata: 60 giorni nel pubblico (due mesi) a fronte di 9 nell’intramoenia, 7 nel privato e 39 per il privato convenzionato. Nel dettaglio delle prestazioni, i giorni di attesa della Sanità pubblica sono estremamente lunghi: per esempio, 112 giorni per una Colonscopia (quasi quattro mesi di attesa), contro 11 giorni di attesa in intra-moenia, 79 nel privato convenzionato e appena 11 nel privato. Attese medie che risultano aumentare rispetto allo scorso anno, tranne che per il privato che si mantiene stabile.Per quanto riguarda i costi delle prestazioni sanitarie, dallo studio Fp Cgil emerge un dato sconcertante. Circa la metà delle prestazioni mediche prese in considerazione ha un costo inferiore nel privato piuttosto che in intra-moenia. È il caso, per esempio, della ecocardiografia, che in intra-moenia costa in media 109 euro, contro i 98 del privato. Insomma, non solo costi competitivi, in considerazione di tempi di attesa enormemente inferiori, ma addirittura spesso sovrapponibili o più economici dei costi sostenuti per il ticket. Questo spiega il sempre più frequente ricorso a spese ‘out of pocket’ (di tasca propria) per effettuare visite mediche private. La spesa privata dei cittadini, infatti, arriva a quasi 35 miliardi di euro, di cui ben il 92% out of pocket.
Aspetto importante e significativo, che rappresenta un valore aggiunto rispetto allo studio della Funzione Pubblica Cgil dello scorso anno, è quello che, partendo dai valori medi dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche, indaga il confronto tra le regioni, scattando una fotografia della situazione della sanità pubblica in Italia. Si mostra infatti evidente il divario che intercorre tra alcune regioni del paese. La regione che eccelle, in termini di tempi di attesa per le prestazioni mediche, è l’Emilia Romagna con una media di 30 giorni di attesa, a seguire Liguria e Campania, poi il Veneto, la Sicilia, la Lombardia, il Lazio, per ultima le Marche con una media di 110 giorni di attesa per una visita nella sanità pubblica. Nello specifico delle visite specialistiche, ad esempio per una visita ortopedica sono 19 i giorni di attesa in Emilia Romagna, contro addirittura i 91 giorni delle Marche.
“Alla luce di quanto emerso, risulta evidente quanti sia urgente e non più rinviabile un investimento straordinario in termini di risorse, personale, professionalità e tecnologie in tutto il nostro Servizio Sanitario nazionale che mostra evidenti segni di collasso con gravi e profonde ripercussioni sulle sue caratteristiche di universalità”, commenta la Funzione Pubblica Cgil. “Uno dei principali obiettivi della sanità pubblica è l’universalità del servizio. Un principio che però, di fatto, si scontra con la realtà – sottolinea -: allo stato attuale il Servizio Sanitario Nazionale spesso non è in grado di garantire servizi adeguati. Assistiamo da una parte ad un incremento dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, dall’altra ad una progressiva dilatazione della spesa ‘out of pocket’ (di tasca propria) per visite mediche private. Il progressivo definanziamento del Servizio Sanitario nazionale – prosegue la categoria della Cgil dei servizi pubblici – ha creato inefficienze che portano ad allungare le liste di attesa e incentivano lo sviluppo di un’offerta privata spesso concorrenziale, tanto per il costo quanto per i tempi di risposta”.Altro aspetto non trascurabile, secondo la Fp Cgil è quello delle “forti disparità regionali, in termini di equità e di carenze organizzative, con il dato di eccellenza di regioni come l’Emilia Romagna, un esempio di ‘best practice’ che dimostra come sia in effetti possibile migliorare, in un tempo relativamente breve, le performance. Non è un caso – aggiunge – che l’Emilia Romagna nell’ultimo biennio abbia investito sul personale (con oltre 5mila assunzioni, di cui 1.450 precari stabilizzati) e sui sistemi di controllo informatizzati, strumento fondamentale per un governo pubblico e trasparente dei flussi di accesso alle prestazioni sanitarie. Quello delle liste di attesa rimane ad oggi un problema che si colloca in cima alla lista delle ragioni di insoddisfazione dei cittadini verso il servizio sanitario. Il caso dell’Emilia Romagna, per altro, emerge anche per il forte investimento nella qualità delle relazioni negoziali con il Sindacato su questi temi e gli esiti di questo processo ne sono il frutto”, conclude la Fp Cgil.

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Stati Uniti d’Europa: Corteccia cerebrale e pensiero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 maggio 2019

Sono passati circa 4,5 miliardi di anni dall’origine della vita sulla Terra e i processi evolutivi hanno portato l’Uomo nella forma che vediamo: una struttura complessa, governata dal cervello del quale fa parte la corteccia cerebrale, una lamina di circa 3 millimetri di spessore che, con i suoi miliardi di neuroni, consente una funzione cognitiva complessa: il pensiero.Pensare è vivere, ma la storia umana spesso del pensiero ne fa a meno. Basterebbe ricordare le guerre che hanno coinvolto milioni di persone e hanno provocato milioni di morti nel secolo scorso; solo la Prima e la Seconda guerra mondiale hanno causato 63 milioni di morti. Da 74 anni l’Europa non vive le tragedie delle guerre mondiali del secolo scorso, ma la memoria, che ha sede nella corteccia cerebrale, sembra venir meno; si dà per acquisito che la pace sia una costante del nostro vivere comune, ma non è così. L’origine dei conflitti è il nazionalismo, cioè l’idea di supremazia di una nazione, di un popolo, di una razza o di una religione sull’altra.Il sovranismo, rivendicato dalla Lega e da Fratelli d’Italia, è teso alla rivendicazione della sovranità nazionale, la quale ha come effetto deteriore il nazionalismo e le sue tragedie.Da rilevare, a differenza di quanto propagandato, che l’Unione europea non limita la sovranità nazionale, infatti, la politica estera, della sicurezza, dell’istruzione e del sociale, il livello delle imposte, l’importo dei salari, il diritto del lavoro, l’assetto del territorio sono riservati agli Stati nazionali.
L’Unione europea esercita il principio di sussidiarietà e il coordinamento delle decisioni assunte concordemente.La consapevolezza, che risiede anch’essa nella corteccia cerebrale, ricorda che lo stare insieme è comunque la soluzione per evitare di ripetere le sciagure del passato.
Semmai, occorre fare un passo ulteriore, in più, per integrare popoli con storie diverse ma con esigenze comuni.Oggi l’Europa rappresenta il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% delle sue risorse nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni. E’ un unicum mondiale. Da ricordare alle prossime elezioni europee.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Orticaria spontanea severa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 maggio 2019

L’Associazione Allergologi e Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri (AAIITO) e L’Associazione Ricerca e Cura dell’Orticaria (ARCO) esprimono una posizione congiunta sull’impossibilità di proseguire il trattamento con il farmaco biologico Omalizumab nei pazienti affetti da orticaria cronica spontanea severa i quali abbiano recidivato al termine dell’anno di trattamento (efficace) attualmente consentito.Le associazioni ribadiscono che: L’Italia è l’unico paese del mondo occidentale ove vige questa regola assurda che pone un limite temporale al trattamento di una patologia che è cronica nel nome stesso. Tale limite temporale non esiste per l’impiego del medesimo farmaco biologico nei pazienti affetti da asma.Centinaia di pazienti affetti da orticaria cronica spontanea severa sono attualmente impossibilitati a proseguire un trattamento medico innocuo al quale hanno ottimamente risposto, con grave detrimento della qualità di vita e maggior rischio di danni alla salute legati all’inevitabile impiego di farmaci associati ad una tossicità di gran lunga superiore (ad esempio, la ciclosporina la quale, per inciso, viene pure utilizzata off-label pur essendo prevista dalle linee guida internazionali attualmente vigenti)
Tale situazione non è etica per i medici che hanno in cura i suddetti malati e configura tratti di assoluta incostituzionalità venendo meno la tutela della salute dei pazienti affetti da orticaria cronica spontanea grave.Inoltre, duole constatare come le Autorità preposte (AIFA, Regione Lombardia) stiano ancora tergiversando ad oltre 1 anno dalla avvenuta segnalazione di tale intollerabile situazione da parte delle società scientifiche interessate riunite (gennaio 2018) e a seguito delle audizioni da parte di ARCO tra febbraio e marzo c.a. e delle numerose interrogazioni parlamentari al Ministro della Salute da parte della medesima. La situazione risulta ancor più intollerabile in quanto vige il blocco del medicinale solo in alcune regioni italiane (Lombardia, Sicilia, Liguria) definendo de facto un’iniquità territoriale della cura e dunque inasprendo ulteriormente la totale mancanza di rispetto dell’articolo 32 della Costituzione italiana relativa alla tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.ARCO e AAIITO si augurano che le Autorità preposte vogliano porre fine al più presto a questa incredibile, incresciosa situazione.

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Tempi di attesa: la trasparenza di Regioni e aziende sanitarie è ancora lontana

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA) 2010-2012 aveva previsto, a garanzia della trasparenza e dell’accesso alle informazioni su liste e tempi di attesa, un monitoraggio annuale sistematico della loro presenza sui siti web di Regioni e Province Autonome e di Aziende sanitarie. Tali informazioni, secondo quanto previsto dal successivo “decreto trasparenza”, dovrebbero essere rese pubblicamente disponibili a tutti i cittadini con l’obiettivo di favorire il controllo diffuso sull’operato delle Istituzioni e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.«L’Osservatorio GIMBE – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – ha rilevato che il Ministero della Salute non ha mai pubblicato i risultati del monitoraggio previsto dal PNGLA 2010-2012. In particolare, non è disponibile alcun report sui recepimenti regionali del PNGLA e sulla redazione dei piani attuativi aziendali, né tantomeno sulla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa, oggetto solo di studi a campione effettuati da varie organizzazioni. Al fine di colmare tale vuoto istituzionale abbiamo finanziato una ricerca indipendente con la borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta”».L’obiettivo generale dello studio era di valutare il livello di trasparenza e il dettaglio delle informazioni fornite sulle liste di attesa dai siti web di Regioni e Aziende sanitarie, verificando la disponibilità delle delibere di recepimento del PNGLA 2010-2012 da parte di Regioni e Province autonome e dei piani attuativi regionali; la disponibilità dei piani attuativi aziendali; la disponibilità e lo stato di aggiornamento su siti web regionali e aziendali dei tempi di attesa relativi alle 43 prestazioni ambulatoriali oggetto di monitoraggio del PNGLA 2010-2012. I dati relativi ai siti di Regioni e Province autonome sono aggiornati al 6 maggio 2019, mentre quelli relativi ai siti delle Aziende sanitarie si riferiscono a dicembre 2018. Si riportano di seguito i risultati principali dello studio.
• Piani Regionali: tutte le Regioni e Province autonome rendono disponibili sia le delibere di recepimento del PNGLA 2010-2012 sia i Piani Regionali per il governo delle liste di attesa che nel periodo 2010-2018 sono stati aggiornati e/o integrati in misura molto variabile.
• Trasparenza tempi di attesa: la rendicontazione pubblica relativa alle 43 prestazioni ambulatoriali previste dal PNGLA 2010-2012 è ancora lontana da standard ottimali ed estremamente variabile tra le diverse Regioni, nonostante il netto miglioramento rispetto ai risultati preliminari dello studio pubblicati a luglio 2018; in particolare:
o 9 Regioni (Provincia autonoma di Bolzano, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta) dispongono di portali interattivi;
o 8 Regioni (Provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) rendono disponibili solo l’archivio storico con dati, range temporali e frequenza di aggiornamento estremamente variabili;
o 3 Regioni (Campania, Sicilia, Umbria) rimandano ai siti web delle aziende sanitarie senza effettuare alcuna aggregazione dei dati, rendendo impossibile valutare il range temporale e la frequenza di aggiornamento degli archivi storici;
o 1 Regione (Calabria) non fornisce alcuna informazione sui tempi di attesa.
Dall’analisi dei 9 portali interattivi, i più avanzati strumenti di trasparenza, emerge la notevole eterogeneità di struttura e funzioni da cui deriva la differente utilità per la programmazione sanitaria e per l’informazione al cittadino.
Aziende sanitarie. Solo 49/269 (18%) aziende sanitarie rendono disponibile il piano attuativo aziendale, mentre l’83% effettua una rendicontazione pubblica sui tempi di attesa sul proprio sito o rimandando a quello della Regione; tuttavia, le informazioni disponibili sono frammentate ed notevolmente eterogenee rispetto alla potenziale utilità per gli utenti. Durante la conduzione dello studio il tema delle liste di attesa è finalmente tornato al centro dell’agenda politica: per il triennio 2019-2021 il Governo ha stanziato complessivi € 400 milioni per “l’implementazione e l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica per l’accesso alle strutture sanitarie” e lo scorso 21 febbraio 2019 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il PNGLA 2019-2021 che apporta diverse novità rispetto al piano precedente. Il report integrale “Tempi di attesa: trasparenza di Regioni e Aziende sanitarie” è disponibile a: http://www.gimbe.org/liste-attesa – Fondazione GIMBE

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V edizione del Festival della Scienza Medica

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Si è chiuso ieri a Bologna la quinta edizione del Festival della Scienza Medica dedicata all’Intelligenza della salute. Sale colme di pubblico – compreso il maestoso Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo – al punto che si è reso necessario per diversi appuntamenti allestire una seconda sala dotata di maxischermo per consentire a tutti di ascoltare dalla voce di premi Nobel, scienziati, medici e ricercatori da tutto il mondo le più attuali innovazioni scientifiche, in un linguaggio divulgativo che consenta a tutti di mettersi al riparo dalle false credenze e dalle fake news, che anche in ambito medico spesso la fanno da padrone.Oltre 80 gli eventi che hanno coinvolto più di centotrenta relatori, con un pubblico che ha ampiamente superato nelle quattro giornate le 55.000 presenze. Una grande soddisfazione per Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae. Musei nella Città ed ideatore dell’evento, che ha rinnovato l’appuntamento al prossimo anno: “Anche quest’anno il Festival ha attratto un pubblico enorme, fatto soprattutto di giovani, neolaureati e specializzandi, oltre a medici, ricercatori e tanti cittadini alla ricerca di informazioni affidabili. È la nostra risposta a Dottor Google e alle fake news: proporre al grande pubblico e soprattutto ai giovani contenuti scientifici della medicina con voci autorevoli, per diffondere maggiore conoscenza sulle frontiere della ricerca e per contribuire ad una corretta divulgazione”.Una necessità, quella di promuovere un’informazione medico-scientifica trasparente ed accessibile a tutti, che è anche politica, perché – come ha ribadito anche Aaron Ciechanover, Premio Nobel per la Chimica nel 2004 che ha chiuso con il suo intervento di grande successo la quinta edizione del Festival – “la scienza sta viaggiando molto più veloce dello sviluppo etico e sociale, come emerge ad esempio dalle discussioni sulla bioetica”.
Il Festival della Scienza Medica continua: appuntamento al 14 giugno con la lettura del professor Tomas Lindhal, Nobel per la Chimica nel 2015 (ore 11, Aula Magna di Santa Lucia, via Castiglione 37).L’aspettativa di vita è cresciuta di almeno trent’anni nel Ventesimo secolo. Un avanzamento straordinario, legato ai progressi della medicina e della farmacologia, che promette risultati ancora più sorprendenti, stando alle prospettive della medicina personalizzata. Da alcuni anni infatti la ricerca si è orientata verso l’obiettivo di curare ogni persona in modo individualizzato: una vera e propria rivoluzione, della quale ha parlato oggi Aaron Ciechanover, biologo israeliano, vincitore assieme ad Avram Hershko e a Irwin Rose del Premio Nobel per la Chimica nel 2004 nel corso della Lectio che chiude la quinta edizione del Festival della Scienza Medica. L’unicità genetica ed epigenetica di ciascun individuo fa sì che ci ammaliamo anche in maniera diversa: non esiste un unico cancro alla prostata o un unico diabete, e allo stesso modo non possono esistere trattamenti unici, bensì ritagliati e personalizzati con estrema precisione. Le tecnologie di sequenziamento del DNA e dell’RNA e quelle che determinano il profilo molecolare e biochimico individuale però aprono il campo, oltre che a prospettive di cura sempre più efficaci, alle problematiche legate a quello che si configura come un inedito sconfinamento nel campo della privacy. Una sorta di “genoma-leak”, come lo definisce il biologo: pensiamo infatti a cosa accade se alla variabile imprevedibile della nostra morte si sostituisce una scienza in grado di determinare esattamente, attraverso il genoma, a quali tipi di malattie siamo più propensi. Senza contare gli alti costi di questo tipo di medicina, che determinano l’impossibilità di accesso alle cure per una larga maggioranza della popolazione. Problematiche bioetiche che il professor Ciechanover ha approfondito nel suo intervento, sottolineando anche come sia necessario aumentare il sostegno alla scienza. “Gli scienziati – ha detto il Nobel – devono rivolgersi ai giovani, anche per formare una nuova generazione di ricercatori. Le sfide da affrontare con urgenza sono le malattie neurodegenerative, ma anche quelle poste dall’ambiente, dall’inquinamento e dalle risorse energetiche, per le quali serve una collaborazione internazionale”.
http://www.bolognamedicina.it

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Gli oncologi italiani sono impegnati in prima linea sul fronte del conflitto di interessi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Ragusa. Tema sensibile, che può interessare l’attività clinica quotidiana, la formazione, la produzione di linee guida fino alle campagne di informazione e alla ricerca. Il conflitto di interessi, prima che un comportamento, rappresenta una “condizione, nella quale il giudizio professionale riguardante un interesse primario (la salute di un paziente o la veridicità dei risultati di una ricerca o l’imparzialità nella presentazione di un’informazione) tende a essere indebitamente influenzato da un interesse secondario (ad esempio un guadagno economico o un vantaggio di carriera)”. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), a tutela della trasparenza di ogni sua iniziativa, ha adottato un “Regolamento per dichiarazione e regolamentazione degli eventuali conflitti di interessi”, proprio per tutelare l’imparzialità di ogni sua iniziativa. E al “Conflitto di interessi” AIOM e Fondazione AIOM dedicano l’VIII edizione delle “Giornate dell’etica in oncologia”, che si apre oggi a Ragusa.
“L’alta qualità dell’oncologia italiana è in grado di attrarre investimenti da parte dell’industria e rappresenta una leva importante dello sviluppo scientifico, economico e sociale – spiega Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM -. Ricerca, assistenza e formazione devono essere tutelate e sostenute, grazie a un nuovo modello virtuoso basato sulla confluenza dei reciproci interessi fra pubblico e privato”.
“Un modello virtuoso di partnership pubblico-privato – sottolinea Giordano Beretta, Presidente eletto AIOM – favorisce anche l’innovazione e si traduce in un miglioramento della salute dei cittadini e della qualità di vita dei pazienti e della sostenibilità del sistema sanitario. È necessario quindi promuovere l’educazione ad un comportamento etico anche in ambito professionale, assistenziale e scientifico”.
“Attenzione particolare va posta al ‘conflitto di interessi e associazioni pazienti’ – sottolinea Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM -. La mancanza di conoscenza e di informazioni specifiche, ad esempio, può far sì che le associazioni di pazienti oncologici diventino veicolo di interesse non dei pazienti ma di altri soggetti ad esse collegati. È importante quindi che i pazienti siano sempre più ‘informati’ e ‘formati’: è questo uno degli obiettivi prioritari di Fondazione AIOM. È fondamentale inoltre che le singole associazioni abbiano sempre maggior percezione dei possibili fattori di rischio correlati alle interazioni con i diversi attori con i quali devono interagire: industrie del farmaco o di tecnologie biomedicali e medici specialisti, ad esempio”.
In Italia sta aumentando il numero degli studi clinici in oncologia: nel 2017 sono stati 238 (42,2% del totale), nel 2016 erano 235 (35,6%). Rispetto al totale delle sperimentazioni l’incremento in un anno è stato del 6%. Non solo. Nel 2017, i lavori scientifici italiani in ambito oncologico pubblicati su riviste mediche indexate sono stati oggetto di 3.009 citazioni da parte di altri autori, ponendo il nostro Paese al primo posto in Europa in questa classifica, davanti a Germania (3.008), Regno Unito (2.656), Francia (2.471) e Olanda (1.457), tutte nazioni con solidissime tradizioni di eccellenza nella ricerca biomedica.
“Il dato diventa ancora più importante se si pensa che il nostro Paese investe solo l’1,3% in ricerca e sviluppo, collocandosi al dodicesimo posto tra i 28 dell’Unione Europea – afferma Roberto Bordonaro – Segretario Nazionale AIOM-. È quindi importante che esista una attenzione particolare sul conflitto di interessi tra sperimentatori e aziende del farmaco”.
L’interesse primario di una società scientifica come AIOM è la tutela della salute pubblica, attraverso redazione di Linee Guida e raccomandazioni, pubblicazioni su riviste scientifiche, eventi formativi per i professionisti, sostegno alla ricerca. “Proprio l’elaborazione di Linee Guida, uno degli obiettivi prioritari di AIOM, necessita di una particolare attenzione al conflitto di interesse – afferma Saverio Cinieri, Tesoriere Nazionale AIOM -. E l’associazione garantisce l’indipendenza nella stesura di Linee Guida grazie a Regole comportamentali che da molti anni segue”.
L’oncologia è l’area terapeutica in cui si concentrano i maggiori investimenti. Tutte le terapie antitumorali (chemioterapia, ormonoterapia, terapie a bersaglio molecolare, immunoterapia) utilizzate oggi per la cura dei tumori sono infatti il risultato di ricerche e studi precedenti. Ma anche i progressi tecnologici in ambito diagnostico (radiologia, anatomia-patologica, biologia molecolare) e terapeutico (chirurgia e radioterapia) sono il risultato della ricerca.
“Ed è grazie alla ricerca di laboratorio e clinica che abbiamo ottenuto quei progressi che si sono tradotti nell’aumento della sopravvivenza dei malati e nel continuo incremento del numero delle persone vive dopo una diagnosi di cancro, quasi 3 milioni e quattrocentomila in Italia – conclude il presidente Gori -. Il supporto economico da parte dell’industria, che rappresenta una fonte di finanziamento per queste attività, non ne compromette l’indipendenza, purché sia delimitato e trasparente. È fondamentale che esistano delle regole precise che governino il conflitto di interessi: proprio per questo il convegno di Ragusa si concluderà con le ‘Regole di trasparenza’ in oncologia”.

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