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Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

“Winter School 2018: L’Agenda sul Futuro della Sanità Italiana”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 gennaio 2018

comoComo, 25-27 Gennaio 2018 Hotel Metropole Suisse – Piazza Cavour, 19 Dopo il grande successo della scorsa edizione, tenutasi a Ferrara, anche quest’anno Motore Sanità promuove ed organizza la seconda Winter School 2018, di Como. Nelle tre giornate del Convegno si affronterà il tema del regionalismo e di una maggiore autonomia gestionale regionale, già importante per ciò che concerne la sanità, che diventa insieme al finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale il tema principale degli ultimi mesi. Nella prima giornata si discuterà del futuro della sanità italiana e della sostenibilità e revisione del farmaco e dei dispositivi in Italia (dal ‘market access’ al ‘patient access’). Nella mattinata di venerdì 26 Gennaio i temi saranno la riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale tra centralismo e regionalismo e, nel pomeriggio, si terrà il confronto sulla Delibera del riordino della Rete di Offerta e la modalità di presa in carico dei pazienti cronici e/o fragili della Lombardia, del Veneto; sul ruolo dei medici di medicina generale sia perla gestione del paziente cronico sia per la stesura dei piani terapeutici.
La giornata conclusiva di sabato 27 Gennaio sarà centrata sulla Legge Gelli-Bianco (la responsabilità del medico e la ‘medicina difensiva’) e sull’innovazione in campo oncologico, sull’importanza dei PDTA e del PAI e della ‘medicina di precisione’ e sulle ricadute per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, e si concluderà con l’intervento di alcuni giornalisti sul tema della ‘corretta comunicazione in sanità’. Le tre giornate coinvolgeranno Direttori Regionali e Generali, Senatori e Deputati, Presidenti di enti sia pubblici che privati, rappresentanti di Centri di ricercaedell’Università, oncologi di livello internazionale, associazioni di categoria, aziende del settore farmaceutico e della salute.

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Un malato di cancro su 3 è un lavoratore

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumoraleIn Italia infatti 3milioni e 300mila persone vivono dopo la diagnosi e il 30%, circa un milione di cittadini, è in età lavorativa. E sono ben 4 milioni i caregiver, cioè coloro che si occupano del sostegno dei malati (in particolare familiari). Per questo “esercito” di persone, Aimac (Associazione Italiana Malati di Cancro) ha condotto in 20 anni vere e proprie battaglie di civiltà per il riconoscimento di diritti fondamentali sul posto di lavoro. Conquiste ricordate oggi nel ventennale dell’Associazione celebrato in un convegno al Senato. Nel 2003, su impulso di Aimac, è stato inserito nella “Legge Biagi” un articolo (art. 46 del D.lgs. n. 276/2003) che ha modificato la disciplina sul part-time, introducendo per la prima volta nel nostro Paese il diritto per i malati di cancro alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time e viceversa. Nel 2006 è stato approvato un altro provvedimento di portata innovativa (Legge n.80 del 2006 con emendamento Aimac/FAVO) che ha abbattuto i tempi di attesa per l’ottenimento dell’accertamento dell’invalidità civile e dell’handicap, riducendoli a soli 15 giorni. Un altro decisivo passo in avanti nel 2009, con l’esclusione dalle fasce di reperibilità per i dipendenti pubblici in malattia con terapie salvavita per tumore (Circ. 1/2009 del Ministero per la Pubblica Amministrazione e DM 206/2009), previsione estesa nel 2016 anche ai dipendenti del settore privato. “Aimac, per prima, anni fa ha lanciato l’allarme sulla insorgenza di una nuova disabilità di massa – spiega il prof. Francesco De Lorenzo, Presidente Aimac -. È importante sottolineare che questa nuova disabilità non comporta affatto un ulteriore assistenzialismo di massa. Al contrario, la rivoluzione culturale guidata da Aimac ha interpretato il bisogno dei malati di cancro di continuare a essere attivi e a lavorare, nell’interesse del singolo e della società. Per questo, la nostra Associazione ha affrontato le problematiche legate alla nuova disabilità di massa con lo spirito di una battaglia di civiltà, rimuovendo gli ostacoli principali che impedivano alle persone colpite e guarite dal cancro di assumere la consapevolezza di poter lavorare, relazionarsi con gli altri e ritornare a un’esistenza degna d’essere vissuta, pur in una condizione di rinnovata normalità”. “Unanime è il riconoscimento della ‘terapia informativa’ che ha caratterizzato Aimac – sottolinea Maurizio Sacconi, Presidente della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) del Senato -. Io stesso sono stato testimone delle proposte e delle sollecitazioni che Aimac ha rivolto ai decisori istituzionali affinché fosse garantita al malato oncologico una vita attiva, con particolare riferimento alla conservazione del rapporto di lavoro. Aimac ha saputo educare il malato ai propri diritti e i datori di lavoro ai propri doveri così come ha acceso un faro sui caregiver per i quali abbiamo raggiunto un primo, ancorché modesto, risultato nell’ambito dell’ultima legge di bilancio”.
Nel 2017 in Italia sono stati stimati 369mila nuovi casi di tumore. La ricerca scientifica ha modificato il decorso della malattia fino a raggiungere traguardi, prima insperati, di completa guarigione o di cronicizzazione per molti anni. La vita dopo il cancro è sempre più spesso realtà possibile e non più speranza virtuale. Di conseguenza, anche i bisogni extra-sanitari dei malati e delle loro famiglie sono cambiati e richiedono risposte forti e concrete sul piano sociale, economico e, soprattutto, lavorativo. Un’indagine condotta dalla FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e dal Censis ha infatti evidenziato che circa l’80% dei pazienti ha subito cambiamenti che vanno dalla perdita del lavoro alla riduzione del reddito. “La perdita del posto di lavoro è un evento drammatico e traumatico che peggiora la qualità della vita e aggrava la condizione psicologica del paziente, ma gli effetti negativi si estendono anche al tessuto sociale e alla collettività che deve farsi carico di un ‘peso’ assistenziale e previdenziale – afferma Elisabetta Iannelli, Vicepresidente Aimac -. L’allontanamento dal lavoro di un malato oncologico comporta perdita di professionalità, esperienza e produttività, che nuoce pesantemente al datore di lavoro e all’intera società. Il lavoratore che si ammala, invece, può e deve essere sostenuto durante la fase acuta di malattia, quando le terapie sono più invalidanti, ed essere utilmente reinserito nel posto di lavoro con adeguati e tempestivi programmi di riabilitazione, formazione e aggiornamento. Grazie al nostro impegno abbiamo ottenuto importanti risultati. Affinché le leggi non rimangano inattuate, è però necessario che siano innanzitutto i malati a conoscere i diritti riconosciuti e garantiti a livello nazionale e locale. Per questo Aimac ha pubblicato nel 2003 il libretto ‘I diritti del malato di cancro’, con cui per la prima volta nel nostro Paese si è posta attenzione alle ricadute sociali e lavorative della malattia oncologica colmando il gap informativo esistente”. Fin dalla sua prima edizione, il libretto è diventato un punto di riferimento non solo per i malati, ma anche per tutti coloro che, a vario titolo, se ne prendono cura. Nel tempo, il testo è stato arricchito, integrato e aggiornato ogni anno fino ad arrivare, nel 2016, alla dodicesima edizione, grazie alla collaborazione con Istituzioni pubbliche e private.
“Insieme a Aimac, abbiamo pubblicato e aggiornato costantemente gli opuscoli divulgativi sui diritti previdenziali ed assistenziali e sulla tutela sul posto di lavoro del malato oncologico – continua Massimo Piccioni, Coordinatore Medico legale dell’INPS -. Ricordo anche la stesura e il rilascio informatico del certificato oncologico introduttivo per le domande di invalidità civile in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (settembre 2013), che ha fatto seguito alla precedente elaborazione di linee guida valutative condivise e aggiornate, a fronte di tabelle ministeriali, risalenti al 1992, ormai anacronistiche e vetuste. Di cose da fare ce ne sono davvero ancora tante. Basti pensare alle vecchie tabelle di invalidità civile, in materia di riabilitazione e reinserimento lavorativo e alla necessità di avere un monitoraggio costante dei dati epidemiologici. Ma soprattutto mi pare che ciò che resta da fare sia riproporre, in termini nuovi e per i malati oncologici, quanto il Legislatore fece nel 1917 per quello che allora si proponeva drammaticamente come il male del secolo: la TBC. Intendo dire che si potrebbe immaginare oggi un percorso di riforma analogo che possa portare ad una legge quadro per la tutela di tutti pazienti affetti da patologie oncologiche (dai minori agli anziani) contribuendo a rendere omogenea la tutela sociale, così come le cure, su tutto il territorio nazionale”.
“È ancora molta la strada da percorrere affinché i progressi giuridici, al pari di quelli scientifici, arrechino altre opportunità ai malati di cancro – conclude il prof. De Lorenzo -. Per questo, Aimac, insieme alle altre associazioni di volontariato oncologico, continuerà a impegnarsi per la diffusione della conoscenza dei nuovi diritti e a monitorare l’avanzamento dell’applicazione normativa con passione, professionalità e costanza”.

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Come prevenire le malattie reumatiche

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

malattie-reumatiche2Il 54% degli italiani non sa che è possibile prevenire le malattie reumatiche. Per sette cittadini su dieci, infatti, le principali cause di questi disturbi sono il clima freddo o umido. Solo la metà indica tra i fattori di rischio gli stili di vita scorretti come l’eccesso di peso, il fumo di sigaretta o la sedentarietà. E il 90% vorrebbe ricevere maggiori informazioni e notizie da parte degli specialisti reumatologi. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR), nella prima tappa della campagna itinerante #ReumaDays la SIR incontra i cittadini, che si è svolta a Rimini proprio in occasione del congresso nazionale di fine novembre, intervistando 2mila persone. Una ulteriore conferma della necessità di promuovere informazione ed educazione ha spinto la SIR ad avviare un vero e proprio tour in tutta Italia che viene presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute a Roma. Nelle prossime settimane gli specialisti della SIR “scenderanno in piazza” in altre 10 città della Penisola per spiegare ai cittadini come giocare d’anticipo contro patologie molto serie e potenzialmente invalidanti come artrite reumatoide, spondilite, artrite psoriasica o reumatismi extra-articolari. Nelle varie tappe saranno allestiti info point dove i cittadini potranno dialogare con gli esperti reumatologi e ricevere materiale informativo tra cui l’opuscolo, realizzato dalla SIR, Come prevenire e affrontare le malattie reumatiche. Inoltre saranno organizzate in ogni città specifiche lezioni di salute nelle scuole e nei centri anziani e tavole rotonde che vedranno la partecipazione di medici, cittadini e rappresentanti dei pazienti reumatici. L’obiettivo finale è aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza sulle oltre 150 malattie reumatiche che colpiscono più di 5 milioni di italiani d’ogni fascia d’età. “Sono patologie destinate ad aumentare di pari passo con il crescere dell’età media della popolazione del nostro Paese – afferma il prof. Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale SIR -. Solo l’artrite e l’artrosi interessano il 16% degli italiani mentre l’osteoporosi il 7,6%. Se non vengono curate in modo adeguato e tempestivo possono compromettere seriamente la qualità della vita ed essere anche mortali. Diventa perciò fondamentale la prevenzione, anche primaria: vanno seguite scrupolosamente alcune regole del benessere a partire dal controllo del peso corporeo. Anche le sigarette devono essere eliminate perché, oltre il cancro e i disturbi cardiovascolari, favoriscono anche l’insorgenza di patologie autoimmuni sistemiche. Si calcola che, in una persona geneticamente predisposta, il fumo aumenta di ben 15 volte il rischio di artrite reumatoide. Con questo tour vogliamo anche coinvolgere direttamente le Istituzioni; per questo è importante presentare questa campagna direttamente al Ministero della Salute”. “Insegneremo agli italiani come riconoscere i più evidenti segnali specifici delle malattie – prosegue il prof. Luigi di Matteo, Vice Presidente SIR -. Dolori articolari e muscolari persistenti, stancabilità, rigidità osteoarticolare e lombalgia, mani fredde, secchezza oculare, sono sintomi che contraddistinguono i disturbi reumatici. Chi ne soffre deve quindi rivolgersi tempestivamente ad uno specialista reumatologo. Oggi abbiamo a disposizione terapie con le quali possiamo garantire la remissione della patologia e quindi un ritorno ad una vita normale. Tuttavia, in ancora troppi casi siamo costretti a intervenire quando è già tardi e le cure risultano così meno efficaci. Le malattie alle ossa e agli organi di locomozione, infatti, rappresentano la terza causa di invalidità in Italia. L’assistenza socio-sanitaria per l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e la spondilite anchilosante costa invece alla collettività più di 4 miliardi di euro l’anno, quasi la metà dei quali dovuti alla perdita di produttività dei lavoratori colpiti”. “Con questa iniziativa vogliamo anche promuovere, su tutto il territorio nazionale, la nostra specialità medica – sostiene la dott.ssa Manuela Di Franco delegato regionale SIR per il Lazio -. Il reumatologo è, infatti, una figura professionale che deve essere maggiormente incentivata e valorizzata all’interno del sistema sanitario per far fronte alle nuove sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni”.
Dopo Rimini, le città coinvolte dal #ReumaDays saranno: Ancona (28 febbraio – 1 marzo), Pescara (3-4 marzo), Potenza (9-10 marzo), Ragusa (12-13 marzo), Cagliari (17-18 marzo), Siena (21-22 marzo), Perugia (24-25 marzo), Brescia (4-5 aprile), Udine (7-8 aprile) e Padova (10-11 aprile). La campagna nazionale è realizzata anche grazie al ruolo attivo svolto dalle associazioni di pazienti ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e APMAR (Associazione Nazionale per Persone con Malattie Reumatologiche e Rare) che aiutano la SIR nelle varie iniziative. “E’ un piacere e un dovere scendere in piazza a fianco dei reumatologi per una campagna che vuole raggiungere in modo capillare più cittadini possibili – commenta la dott.ssa Silvia Tonolo, Presidente Nazionale ANMAR Onlus -. Come rappresentanti dei pazienti sappiamo perfettamente come alcune malattie possano rendere difficili o impossibili semplici gesti quotidiani come aprire un barattolo, mettere una firma su un documento o guidare un’automobile. Ben vengano quindi tutte le iniziative volte a contrastare questi disturbi sempre più diffusi. ANMAR sarà presente con le proprie associazioni regionali a supportare gli eventi in tutte le date”. “E’ importante riuscire a informare a 360 gradi tutta la popolazione – conclude la dott.ssa Antonella Celano Presidente Nazionale APMAR -. Dobbiamo riuscire a mettere in guardia anche i giovani e i giovanissimi sui rischi che possono correre. Le malattie reumatiche, infatti, non interessano solo ed esclusivamente gli anziani. L’artrite reumatoide è, per esempio, una delle più gravi e colpisce soprattutto le donne in età fertile tra i 35 e i 40 anni”.

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American University of the Caribbean School of Medicine Resumes Classes in Sint Maarten following Temporary Relocation after Hurricane Irma

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 gennaio 2018

RainbowFour months after Hurricane Irma caused American University of the Caribbean School of Medicine (AUC) to evacuate students and faculty from Sint Maarten, AUC has resumed classes on its Sint Maarten campus. The medical school has begun a phased return to Sint Maarten after holding its September 2017 semester on the campus of the University of Central Lancashire (UCLan) in Preston, United Kingdom.
“The last four months have required a tremendous amount of teamwork, support, and resilience from our students, faculty, and colleagues as well as from UCLan, which welcomed AUC and provided immense support,” said Heidi Chumley, MD, Executive Dean of AUC. “Now we are excited to be back in our campus home, engaging with our community partners in Sint Maarten, and looking forward to playing our part in advancing the country’s continued recovery.”The category 5 hurricane, which swept over Sint Maarten on September 6, 2017, had a major impact on the island, where AUC’s students complete their first two years of medical school. After evacuating more than 700 students, faculty, family members, and staff to the U.S., AUC and its parent organization, Adtalem Global Education, commenced planning to find a temporary site in which to continue classes. Faculty and students mobilized to the UK quickly in September and completed the semester in the first week of January. Now, as Sint Maarten continues to recover and rebuild, AUC is pleased to return for the January 2018 semester. While first, second, and third semester students will be based in Sint Maarten, fourth and fifth semester students will continue their studies in the UK, taught by AUC faculty. These students will benefit from clinical learning opportunities at our affiliated hospital sites in the UK.Throughout the semester, AUC students and colleagues will mobilize to help the country rebuild. In February, the medical school will host Community Action Day, a day dedicated to volunteer work throughout the island. Students will also continue their work on public health, health education, and other programs to benefit the people of Sint Maarten. (photo: Rainbow)

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Nasce Fondazione Roche

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

fondazione rocheContribuire alla ricerca indipendente, dialogare in modo aperto e continuo con le Istituzioni per individuare soluzioni innovative, sostenere le associazioni di pazienti e le realtà no profit del territorio: sono questi i tre obiettivi della neo-costituita Fondazione Roche.In occasione dei 120 anni di Roche Italia, la Fondazione vuole essere un’ulteriore testimonianza dell’impegno dell’azienda in un ambito tra i più fondamentali: la salute. Non a caso, la Fondazione si vuole distinguere nettamente per il proprio impegno a tutela dei diritti del cittadino, della persona a 360° e dei suoi bisogni di salute.“Fondazione Roche nasce dopo oltre un secolo di presenza del Gruppo Roche nel nostro Paese. 120 anni in cui l’azienda ha operato con integrità, coraggio e passione al fianco degli italiani, dei pazienti e di chi se ne prende cura. – commenta Fausto Massimino, Direttore Generale di Fondazione Roche – Oggi grazie al bagaglio ricco di conoscenze, iniziative e attività che abbiamo raccolto in questo lungo percorso, abbiamo deciso di rafforzare questo impegno per generare valore condiviso nella società, dando vita ad una voce capace di garantire indipendenza, focus e continuità d’azione, in modo da contribuire alla riflessione sulle esigenze di salute sempre crescenti del Paese e sui diritti dei cittadini”.In oltre un secolo di attività in Italia, l’operato delle tre realtà del Gruppo Roche (Roche S.p.A., Roche Diagnostics S.p.A. e Roche Diabetes Care S.p.A.) si è contraddistinto per gli investimenti in ricerca scientifica e per le iniziative concrete a sostegno del territorio. Di fronte alle continue crescenti sfide alla sostenibilità di un sistema sanitario che per dimensioni di pazienti, articolazione del territorio, diversificazione di patologie e di soluzioni terapeutiche è chiamato ad affrontare sempre maggiori difficoltà, la Fondazione Roche vuole porsi come interlocutore e player innovativo e concreto.

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CMR 2018 showcases advances in cardiovascular magnetic resonance improving patient care

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

barcellonaBarcelona, Spain 31 January to 3 February CMR 2018 will showcase the latest advances in cardiovascular magnetic resonance (CMR) and how they are improving patient care and outcomes. CMR 2018 is a joint EuroCMR and SCMR meeting organised by the European Association of Cardiovascular Imaging (EACVI), a registered branch of the European Society of Cardiology, and the Society for Cardiovascular Magnetic Resonance (SCMR).It will be held 31 January to 3 February in Barcelona, Spain, at the Centre Convencions Internacional de Barcelona (CCIB). The scientific programme is available hereThe congress theme ‘improving clinical value by technical advances’ emphasises how new developments in CMR benefit patients. Higher quality images increase understanding of disease and enable better diagnosis and treatment, while faster scan times help reduce waiting lists and provide a better patient experience.CMR has a major role to play in the prevention of sudden cardiac death and will be debated at CMR 2018 by leaders in the fields of imaging and arrhythmias. Professor Josep Brugada, a leading clinical cardiologist and arrhythmia expert based in Barcelona, will give a keynote lecture on the latest developments in ventricular arrhythmias. Other distinguished speakers include ESC President Professor Jeroen Bax.Dr Jose Palomares, CMR 2018 abstract co-chairperson (representing EuroCMR), said: “International clinical and CMR specialists will provide the most up-to-date information in different disease areas. They will also reveal what is on the horizon in terms of furthering our understanding of what causes diseases and how to best diagnosis and treat them.”
Heart disease causes many deaths in women but the way it develops is different to men. In women, heart disease mainly affects the microvessels, making it more difficult to detect. “CMR is particularly well suited to helping us understand heart attacks in women and how to better manage them,” said Dr Allison Hays, CMR 2018 abstract co-chairperson (representing SCMR).Artificial intelligence is a hot topic and will be the focus of a session on deep learning/machine learning. Professor Daniel Rueckert, a leader in machine learning development in magnetic resonance, will join other specialists to discuss how these areas are revolutionising CMR by boosting productivity and expanding the limits of what can be measured. Novel methods will be presented along with technological advances in this rapidly developing field.CMR is increasingly being used to detect metabolic changes in the heart. Specialists will show how imaging detects fat build up in the heart, which can predict who will develop heart failure and arrhythmias and indicate the impact of medications and lifestyle changes.Around 1–2% of adults in developed countries have heart failure but treatments are available and some cases can even be prevented. Novel CMR techniques like T1 mapping are being used for the early detection of fibrosis in the heart to identify patients at risk for heart failure. A number original scientific abstracts will show the latest findings in this field.
Ischaemia imaging is another focus in the abstracts, which show the value of CMR in diagnosing and risk stratifying patients with suspected coronary artery disease in a standardised way. Clinical trial results will be presented showing how CMR can be used cost effectively to improve patient outcomes. A workshop will be held in conjunction with the International Society for Magnetic Resonance in Medicine (ISMRM).Dr Palomares said: “Scientific information is growing exponentially. CMR 2018 brings together leading clinicians and imagers from across the globe to highlight the key developments in cardiovascular magnetic resonance and where the boundaries of science and medicine are being pushed.”Dr Hays said: “The important technical advances and large scale clinical trials in CMR will be presented, making CMR 2018 an event not to be missed. Patient outcomes are a big focus of the conference – we are not just taking pictures of the heart, we are applying it in a clinically meaningful way to improve healthcare.”

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Nearly 25% of chronic ischaemic heart disease patients dead or hospitalised in six months

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 gennaio 2018

Sophia Antipolis, Nearly a quarter of patients with chronic ischaemic cardiovascular disease are dead or hospitalised within six months, reports a European Society of Cardiology (ESC) study published today in the European Journal of Preventive Cardiology. “Coronary artery disease is the leading cause of death worldwide yet some patients appear to get lost in the system after their initial visit to a hospital or outpatient clinic,” said lead author Cardiology Professor Michel Komajda, of the University Pierre and Marie Curie and Pitié-Salpêtrière Hospital in Paris, France.
The Chronic Ischaemic Cardiovascular Disease (CICD) Pilot Registry was designed to learn what happens to these patients in the six months after being seen by a health professional. The observational study was conducted as part of the EURObservational Research Programme (EORP) of the ESC.
The study included 2,420 patients from 100 hospitals and outpatient clinics in ten European countries. Participants had stable coronary disease2 or peripheral artery disease, the most common conditions seen by a cardiologist. Risk factors and treatments were recorded at the start of the study and have been previously reported.3 Treatments and outcomes were recorded at six months.
Follow-up data were available for 2,203 patients, of whom 522 (24%) had died or been rehospitalised during the six months. Factors significantly associated with the risk of dying or being rehospitalised were older age, with a hazard ratio (HR) of 1.17 for every ten years, history of peripheral revascularisation (HR 1.45), chronic kidney disease (HR 1.31) and chronic obstructive pulmonary disease (HR 1.42) (all p<0.05). The majority of the causes of death and rehospitalisation were cardiovascular.Professor Komajda said: “These patients are at high risk of dying or being navigatore coronarierehospitalised in the short-term and should be carefully monitored by physicians. We identified clinical factors which are strongly associated with this high risk which can easily be assessed.”
The rate of prescription of angiotensin converting enzyme inhibitors, beta-blockers (both drugs reduce blood pressure) and aspirin was lower at six months compared to the start of the study (all p<0.02).Professor Komajda said: “In absolute numbers the reductions were modest but they did reach statistical significance. This shows that patients have a better chance of receiving recommended medications while in hospital or directly after an outpatient appointment. Six months later, drugs they should be taking to reduce the risk of death and rehospitalisation are prescribed less frequently.”He added: “It is likely that there is insufficient handover of these patients to a cardiologist or GP and so their prescriptions are not renewed.”While the study did not assess the reasons for the reduction in prescriptions, possible factors include: patients getting tired of taking pills or cannot afford them.Six month rates of death and rehospitalisation were significantly higher in eastern, western and northern European countries compared to those in the south. Given the relatively small number of patients, Professor Komajda said firm conclusions could not be drawn. But he said: “We anticipated that outcomes would be better in Mediterranean countries and this was correct, probably because of the diet and other lifestyle reasons.” Professor Komajda concluded: “The study shows that patients with chronic ischaemic cardiovascular disease have a high risk of poor short-term outcomes. Yet some are not receiving recommended preventive medications which could improve their outlook. More efforts are needed to ensure that these patients continue to be monitored and treated after they leave hospital or an outpatient appointment.”

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Decreto Lea: cambiano regole per molte esenzioni, disagi per i pazienti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 gennaio 2018

ministero saluteIl ministero della Salute fa luce sui nuovi livelli essenziali di assistenza con una nota del 7 novembre 2017, esplicativa del decreto Lea, che attiene i compiti dei medici e le nuove esenzioni. Nei pacchetti per i malati cronici, il decreto espunge esami prima esenti quali complemento e clearance della creatinina ma ne aggiunge nuovi (es. densitometria ossea nelle patologie reumatiche). Arriverà un nuovo decreto per fissare la durata minima dell’attestato di cronicità, ma per le nuove patologie inserite nei Lea l’esenzione avrà durata illimitata. Un altro decreto dovrà definire le nuove tariffe degli esami in gravidanza. Le regioni stanno recependo ma segnalano disagi.
L’ipertensione è differenziata in base al danno d’organo. Se c’è, il codice è 0031, se non c’è è 0A31, le Asl dovranno dire agli assistiti di presentare documentazione clinica di danno d’organo. Poi dovranno informare i pazienti con favismo che la patologia, che ha manifestazioni solo acute, è stata esclusa dal gruppo delle anemie ereditarie e non dà più diritto a esenzione. Tra le “esenti” entrano sei nuove cronicità: sindrome da talidomide, osteomielite cronica, patologie renali croniche, rene policistico autosomico dominante, endometriosi moderata e grave, broncopneumopatia cronico ostruttiva moderata, grave e molto grave. Passano da malattie rare a croniche sindrome di Down, celiachia, sindrome Klinefelder e connettiviti indifferenziate; chi è esente mostrerà l’esenzione vecchia finché le Asl non aggiorneranno gli elenchi. Passano da malattie croniche a rare sclerosi sistemica progressiva e miastenia grave. La sindrome di Kawasaki è fatta rientrare nelle affezioni del sistema circolatorio 0A02-0B02-0C02. Per quattro sindromi (Riley Day, Moebius, Schinzel Gladion e Reifenstein) scompare il codice di esenzione e rientrano in nuovo gruppo: le Asl devono convocare gli assistiti e attribuire il codice. Le regioni che hanno attribuito propri codici d’esenzione per malattia rara dovranno uniformarsi ai codici fissati a livello nazionale. In protesica molti dispositivi da “su misura” (elenco 1) passano a “industriali” (elenco 2) e in tal caso si distinguono fra attivabili da tecnico (2° da carrozzine ad apparecchi acustici) o pronti per l’uso (2b, respiratori, passeggini, seggioloni). Gli accertamenti medico legali di invalidità, cecità, sordità civili e della condizione di handicap restano non soggetti a ticket.
Le condizioni di erogazione ora sono limitate a poche prestazioni. Il medico deve inserire il numero di nota specifico e il quesito diagnostico per esteso se prescrive densitometria ossea, laser ad eccimeri per la miopia, radio e adroterapia, indagini genetiche sui tumori (fenotipizzazioni e seno), sulle mutazioni e in vista di trapianti d’organo. Negli altri casi restano le indicazioni di appropriatezza, semplici suggerimenti per i quali le note associate, che sono pure cambiate di numero, non vanno più inserite. Anche lo specialista deve esplicitare il quesito diagnostico e, se servano, nota e condizione di erogabilità; se è libero professionista lo deve fare su ricetta bianca inserendo codice fiscale, numero di iscrizione all’ordine e provincia di riferimento. Nel trascrivere, mmg o pediatra barreranno la casella S di “suggerito”.(Mauro Miserendino in abstract fonte Doctor33) (ministero salute)

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I farmaci del 2018: ecco le quattro aree terapeutiche di massimo sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 gennaio 2018

Interno farmacia

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Nel 2018 diabete, malattie autoimmuni e oncologiche continueranno a essere grandi aree di interesse da gestire per i dirigenti sanitari, secondo un’analisi pubblicata su “Managed healthcare executive”. Con una varietà di nuovi farmaci ad alto costo, la broncopneumopatia cronico ostruttiva (Bpco) si unirà a formare il gruppo delle prime quattro categorie terapeutiche su cui prestare la massima attenzione. La tendenza prevista per specialità biotecnologie è del 17,7% nel 2018, in calo rispetto al 18,7% del 2017 secondo Segal Consulting. Nonostante il trend sia inferiore, le specialità farmaceutiche hanno comunque consumato un terzo del costo totale dei farmaci nel 2016, con una crescita attesa del 50% entro il 2020. Ecco alcuni degli ultimi sviluppi nelle prime quattro aree terapeutiche per il 2018.
Riguardo al diabete è prevista una futura approvazione (in tutto l’articolo si fa riferimento all’Fda) di Lusduna Nexvue, insulina glargine di Merck, così come della glargine di Mylan, denominata Basalog: in entrambi i casi tutto è subordinato alla risoluzione di controversie brevettuali rispetto a Lantus di Sanofi, già approvata. Quest’ultima azienda ha già ricevuto l’approvazione per Admelog (insulina lispro) che sarà probabilmente disponibile l’anno prossimo. Folta anche la scheda degli agonisti Glp-1. Semaglutide (Ozempic) di Novo Nordisk, con monosomministrazione settimanale, ha appena ricevuto l’approvazione e si affianca nel portafoglio del produttore a liraglutide (Victoza), unum/die. Da ricordare Byetta (exenatide) di AstraZeneca e Trulicity (dulaglutide) di Eli Lilly. È previsto che Pfizer e Merck riceveranno il nulla osta a breve per un nuovo inibitore Sglt-2, ertugliflozin. Poi sono previste le approvazioni per combinazioni atte a ottimizzare sinergicamente l’efficacia: ertugliflozin con metformna o sitagliptin (Januvia) e di Vicotza con insuline basali long-acting come Lantus o Levemir, al fine diridurre l’iperglicemia post-prandiale e l’aumento di peso. Ciò potrebbe aumentare i costi, ma al contempo vi sarebbe un migliore controllo glicemico e una più efficace prevenzione dell’infarto.
L’oncologia è una categoria terapeutica fertile, con 15 farmaci approvati nel 2017. Molte terapie breakthrough per il cancro – in primis le immunoterapie come gli inibitori del Pd-1 e la strategia CAR T – sono in continuo arrivo sul mercato. Aumenteranno le approvazioni per farmaci assunti per os (il 40% di quelli in pipeline). Inoltre, facendosi largo la medicina personalizzata in questo settore, molti farmaci saranno corredati da test farmacogenetici per identificare i candidati appropriati al la terapia. Va aggiunto che se finora l’immunoterapia si è focalizzata esclusivamente sul cancro, è certo che vi sanno estensioni di indicazione con questo approccio per patologie non oncologiche. A novembre l’Fda ha introdotto una policy globale per lo sviluppo e la supervisione di prodotti di medicina rigenerativa che potrebbe contribuire a stimolare lo sviluppo di trattamenti che coinvolge le cellule e tessuti umani, compresa la terapia genica, per ora molto costose. Nell’agosto 2017, la Fda ha approvato la prima terapia genica, Kymriah (tisagenlecleucel), una terapia CAR T di Novartis per il trattamento di alcuni pazienti pediatrici e giovani adulti con una forma di leucemia linfoblastica acuta che hanno recidivato almeno due volte o non rispondono più ai trattamenti standard, ma anche se uno studio multicentrico indica un tasso di remissione complessivo dell’83% entro tre mesi di trattamento, il prezzo è per ora molto elevato. Una seconda terapia CAR T, Yescarta (axicabtagene ciloleucel) da Kite/Gilead, ha seguito le orme di Kymriah, con l’approvazione nel mese di ottobre 2017. È indicato per pazienti adulti con forme recidivate o refrattarie di linfoma non-Hodgkin con un’unica infusione. Un terzo farmaco CAR T che potrebbe essere approvato nella seconda metà del 2018 come trattamento di seconda linea per una forma di linfoma non-Hodgkin. Ci si aspetta che Kymriah acquisisca questa estensione nella seconda metà del 2018. Cemiplimab di Sanofi e Regeneron , una terapia breakthrough nello sviluppo per il trattamento di adulti con carcinoma cutaneo a cellule squamose localmente avanzato, non resecabile o metastatico (CSCC), dovrebbe essere il prossimo inibitore PD-1 inibitore a essere approvato nel seconda metà del 2018.
Passando alle patologie autoimmuni, Tremfya (guselkumab) di Janssen è un biologico di una nuova classe di farmaci che inibisce l’interleuchina-23 (IL-23), approvato nel luglio 2017 per gli adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. Tremfya potrebbe essere approvato per un’estensione di indicazione nell’artrite psoriasica. Altri inibitori di IL-23 nella pipeline includono il tildrakizumab di Sun Pharmaceuticals, che dovrebbe essere disponibile entro il marzo 2018, e il risankizumab di AbbVie e Boehringer Ingelheim, che potrebbe essere approvato nel 2019. Baricitinib è il nuovo inibitore della chinasi Janus (Jak) di Incyte/Eli Lilly. Il trial controllato RAa-Beam ha dimostrato che baricitinib, che richiede solo una dose giornaliera, è superiore a Humira nel migliorare segni e sintomi nei pazienti con artrite reumatoide (Ar). Anche AbbVie ha un inibitore della JAK, upadacitinib, che può essere approvato per Ar nel 2019.Infine, circa la Bpco, è prevista l’imminente approvazione di Sun-101 di Sunovion (soluzione nebulizzata di glicopirrolato), è un antagonista muscarinico a lunga durata d’azione (Lama), che consente una rapida somministrazione del prodotto. AstraZeneca/Pearl stanno inoltre progettando un nuovo prodotto per la Bpco, un Lama inalato due volte al giorno. Si ipotizza che il maggiore impatto sul mercato nel 2018 potrebbe venire dall’introduzione del primo generico di Advair Discus, un corticosteroide a lunga durata d’azione, beta-agonista inalatorio. Il prodotto Sandoz è attualmente in fase di revisione Fda insieme ai generici di Advair di Mylan e Hikma/ Vectura, attesi dalla metà del 2018 in poi. AstraZeneca inoltre è in attesa di approvazione di Daxas (roflumilast), che contrasta l’effetto di un enzima che contribuisce all’infiammazione. Nel novembre 2017, la società ha anche ricevuto l’approvazione per Fasenra (benralizumab), contro l’asma grave eosinofilo. (fonte farmacista33)

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Uno studio clinico su una nuova piattaforma diagnostica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

Ruth Appleby and Professor Chris PembertonCHRISTCHURCH, Nuova Zelanda, 15 gennaio 2018 /PRNewswire/ — Innovator Capital, una banca commerciale europea specializzata nel settore, è stata selezionata per assistere l’emergente azienda biotecnologica neozelandese Upstream Medical Technologies nella sua operazione di aumento di capitale di Serie A per un ammontare complessivo di 5 milioni di dollari USA.La società, con sede a Londra, si concentra sulle tecnologie sostenibili e le scienze della vita e sta vagliando l’impegno di investitori aziendali, famiglie e professionisti nel finanziamento di uno studio internazionale multicentrico del primo prodotto di Upstream, un innovativo test del sangue per l’individuazione degli attacchi cardiaci. Upstream sta sviluppando una piattaforma diagnostica che impiega peptidi segnaletici. Questa indicazione primaria sarà in grado di ridurre i ricoveri ospedalieri dei pazienti con dolore al petto fino al 40%. Il test dell’azienda con sede a Christchurch può escludere il rischio di attacco cardiaco imminente per un numero significativo di persone che si presentano in ospedale con dolori al petto. Il test identifica i pazienti che soffrono di angina instabile, distinguendoli da coloro che presentano dolori al petto dovuti ad altre cause. I pazienti con angina instabile presentano un rischio elevato di attacco cardiaco e devono ricevere un trattamento immediato per evitare l’attacco steso e i conseguenti danni al muscolo cardiaco. “La nostra tecnologia ha un potenziale di ampio respiro per tutto il sistema sanitario mondiale” ha affermato l’amministratore delegato di Upstream, il Dott. Ruth Appleby.”Il personale medico può avere maggiore certezza che i pazienti siano a rischio di attacco cardiaco imminente e questo può aiutare il sistema sanitario a risparmiare diversi miliardi di dollari ogni anno. Un test rapido che consente di evitare inutili giorni di ricovero in ospedale rappresenta una vera e propria rivoluzione”, ha affermato.”Ad esempio, negli Stati Uniti otto milioni di persone si presentano nei reparti di pronto soccorso ogni anno con dolori al petto, ma solo uno su otto ha un attacco cardiaco imminente o in corso potenzialmente letale. Questo costituisce una difficoltà concreta per la diagnosi da parte dei medici, con conseguente necessità di ripetere i test, perdite di tempo e ricoveri inutili”.
Il Dott. Appleby dichiara che l’aumento di capitale di Serie A finanzierà uno studio clinico su 1000 pazienti presso molteplici cliniche internazionali. Lo studio clinico è progettato per ottenere le autorizzazioni normative per questa tecnologia sia negli USA che in Europa.Il presidente di Innovator Capital, Mungo Park, ha affermato “il potenziale globale del primo test del sangue di questo genere di Upstream offre agli investitori l’opportunità di partecipare a una nuova piattaforma diagnostica con un potenziale di crescita sia a breve che a lungo termine oltre che un impatto concreto sull’infrastruttura e sui pazienti. Siamo incoraggiati dalla scalabilità della tecnologia e dalle opportunità offerte dai mercati sanitari mondiali”. (foto: Ruth Appleby and Professor Chris Pemberton)

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Ordine farmacisti: rinnovo nel segno della continuità

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

farmaciaSi sono concluse ieri le elezioni per il rinnovo del Comitato centrale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. La consultazione, che ha registrato una partecipazione del 99 per cento, ha confermato, per il prossimo triennio, la compagine uscente che vede il Senatore Andrea Mandelli presidente, il Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri vicepresidente, Maurizio Pace segretario e Mario Giaccone tesoriere. Un risultato che testimonia l’apprezzamento e la piena adesione alla politica federale attuata sin qui, volta all’evoluzione del ruolo del farmacista all’interno della sanità italiana, che ha conseguito in questi anni importanti obiettivi – dall’implementazione del modello della farmacia dei servizi all’istituzione del dossier farmaceutico – ma ha anche imposto all’attenzione della comunità scientifica internazionale l’apporto dei farmacisti italiani all’evoluzione della pharmaceutical care, attraverso il progetto I-MUR promosso dalla FOFI. “In una fase delicata come quella attuale” ha dichiarato il Senatore Andrea Mandelli “nella quale si prospetta un profondo mutamento dello scenario in cui operano, a tutti i livelli, i farmacisti italiani, questa compattezza della professione è fondamentale per proseguire nell’opera di innovazione che abbiamo condotto, a tutela dei professionisti ma soprattutto a tutela del cittadino e della qualità delle cure”. Per il Senatore D’Ambrosio Lettieri “la professione farmaceutica ha un ruolo di rilievo, tra l’altro, nella sfida per garantire la sostenibilità del servizio sanitario, che vede nella presenza capillare delle farmacie di comunità e nelle competenze professionali del farmacista un prezioso patrimonio per garantire una l’universalità, l’efficacia e l’equilibrio economico dell’assistenza”. “Aver creato le condizioni perché il farmacista possa svolgere un ruolo sempre più centrale nel sistema salute richiede un impegno sempre maggiore anche sul fronte della formazione e dell’aggiornamento, e della salvaguardia dei livelli occupazionali” ha commentato Maurizio Pace. “L’efficacia del lavoro svolto dalla Federazione trova conferma in questo risultato elettorale. La professione si sente realmente rappresentata dal dinamismo e dalla capacità di proposta della dirigenza pronta a continuare, pur con il necessario ricambio generazionale, nel programma seguito finora” ha dichiarato Mario Giaccone. Gli altri componenti del Comitato Centrale della FOFI sono: Andrea Carmagnini; Vitaliano Corapi; Luciano Diomedi; Giovanni Gerosa; Maximin Liebl; Paolo Manfredi; Roberto Pennacchio; Gianfranco Picciau; Giovanni Zorgno. Al Collegio dei Revisori dei Conti sono stati eletti: Florindo Cracco; Antonino D’Alessandro; Andrea Giacomelli e Ferdinando Foglia (supplente).

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Ricerca nel settore della salute

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

firenzeFirenze. Un protocollo bilaterale per la realizzazione e lo sviluppo di una rete coordinata e integrata di strutture e competenze scientifiche per la ricerca nel settore della salute è stato siglato di recente tra Regione Toscana e Bayer spa: per la Regione ha firmato l’assessore al diritto alla salute, per Bayer spa il direttore divisione Pharmaceuticals Giovanni Fenu. Con la firma di questo protocollo, sono dunque ora quindici le aziende farmaceutiche partner del progetto avviato nel 2006 dalla Regione Toscana (delibera di giunta 788/2006), con l’obiettivo di costruire sinergie con il mondo dell’impresa, finalizzate a promuovere e ottimizzare la qualità delle sperimentazioni cliniche svolte nelle strutture del sistema sanitario regionale.Come sottolinea l’assessore al diritto alla salute, la ricerca rappresenta un elemento fondante del Servizio sanitario regionale, e la Regione è interessata a promuovere e sostenere tutte le attività di ricerca, con particolare riferimento alle biotecnologie e alle scienze della vita. In questo settore, fondamentale il contributo delle aziende farmaceutiche per lo sviluppo dei progetti di ricerca e di quelli di produzione e commercializzazione di farmaci.“Siamo orgogliosi di questa collaborazione”, commenta Giovanni Fenu, “perché riconosce il forte impegno di Bayer sul fronte della ricerca, innovazione e formazione. Ritengo che questo accordo sia una buona opportunità per continuare a promuovere occasioni di partnership con l’Amministrazione nella direzione di creare valore aggiunto per il sistema Italia, rendendolo maggiormente attrattivo e competitivo”, conclude Fenu.L’impegno della Regione in questo ambito è sostenuto dalla convinzione che la ricerca, opportunamente programmata, monitorata e valutata, sia valore fondante e costitutivo per il servizio sanitario, per le sue ricadute in termini di guadagno di salute per la popolazione, perché garantisce l’innovazione dell’offerta sanitaria, attraendo investimenti qualificati nel nostro territorio.Con il Programma regionale di sviluppo 2016-2020, la Regione Toscana ha inteso sviluppare la competitività del proprio sistema per la ricerca e dei sistemi produttivi, e sostenere la capacità di creare sinergie tra il Servizio sanitario, le Università, i centri di ricerca e le imprese del settore, anche attraverso l’implementazione delle attività del Distretto tecnologico Scienze della vita.

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Ecg preventivo in adulti anziani asintomatici, l’opportunità della procedura è in dubbio

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 gennaio 2018

Stethoscope on the ECG. medical symbolic close-up photoSecondo quanto afferma la US Preventive Services Task Force (USPSTF) in una nuova bozza di raccomandazione, non è possibile schierarsi a favore o contro per quanto riguarda lo screening con elettrocardiogramma (ECG) per fibrillazione atriale in adulti asintomatici di almeno 65 anni. I ricercatori non hanno trovato prove sufficienti a determinare la superiorità della procedura rispetto alla cura abituale, e date le incertezze, non è possibile valutarne il beneficio netto in questa popolazione. Una bozza di raccomandazione separata inoltre precisa che non vi sono prove sufficienti a supportare la decisione del 2012 dell’USPSTF di non raccomandare lo screening ECG per le malattie cardiovascolari in adulti asintomatici a basso rischio. Il gruppo di lavoro insomma ritiene che le prove attuali siano inadeguate per determinare se le informazioni fornite dall’ECG a riposo o da sforzo, in aggiunta a quelle ottenute utilizzando i tradizionali fattori di rischio cardiovascolare, possano essere utilizzate per guidare le decisioni di trattamento o ridurre gli eventi cardiovascolari. Le uniche prove che la task force valuta adeguate sono in realtà quelle che sottolineano i danni “lievi o moderati” che possono derivare dallo screening con ECG a riposo o sotto sforzo, come procedure invasive non necessarie e sovra-trattamento.L’USPSTF conclude quindi con moderata certezza che i potenziali danni di questa procedura nella prevenzione di eventi cardiovascolari negli adulti asintomatici a basso rischio sono uguali o superiori ai potenziali benefici. Per gli adulti a rischio intermedio o alto, la task force afferma che le prove sono comunque insufficienti per valutare l’equilibrio di benefici e rischi dello screening di routine. Per quanto riguarda invece persone impegnate in determinati ruoli, come i piloti o gli operatori di macchine pesanti, dove l’inabilità o la morte improvvisa possono causare un pericolo per la sicurezza di altri individui, considerazioni diverse dal beneficio per la salute del paziente possono influenzare la decisione di utilizzare uno screening con ECG per prevenire eventi cardiovascolari, secondo il documento. Alcune Società scientifiche hanno espresso opinioni differenti sull’argomento, e il documento in bozza si conclude con l’enumerazione di studi tuttora in corso che potranno aiutare a colmare le lacune nelle prove. (fonte: Doctor33) (foto: Ecg preventivo)

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Mantenersi in forma durante la stagione invernale

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

alimentareDurante la stagione invernale il nostro corpo è messo a dura prova dalle basse temperature e dai ritmi frenetici: per aiutarci a rimanere in forma, le verdure giocano un ruolo fondamentale all’interno della piramide alimentare. Composte per l’85% da acqua, sono ricche di proteine e minerali e contengono pochissimi grassi. Per questo motivo mangiarne due porzioni al giorno, circa 200 grammi, può aiutare a mantenere il corpo ben idratato. Cotta o cruda può dunque portare benefici e aiutare a depurare l’organismo: cruda infatti contiene più fibre e nutrienti e, se cucinata, non andrebbe cotta troppo per evitare di disperderne sostanze nutritive e vitamine. Ogni stagione ha però la sua verdura: in inverno broccoli, carciofi, cavoli e verze danno un tocco di colore alla tavola e aiutano a mantenersi in forma. Mangiare poca verdura al contrario può causare carenze di vitamine C, A, PP e minerali come il magnesio, il potassio e il ferro. Inoltre la fibra alimentare contenuta al suo interno facilita il senso di sazietà ed è un valido aiuto quotidiano.
L’iniziativa è frutto di un’inedita alleanza unica nel suo genere in Italia, perché unisce il settore alimentare, il mondo delle cooperative di consumatori e quello delle fondazioni no profit, tra Barilla, Coop Italia, Danone, Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop e Fondazione Istituto Danone.
Il percorso di “ViviSmart”, mese dopo mese, si basa su una sorta di manuale virtuale sulle sane abitudini, che può aiutare nelle scelte più indicate per una corretta alimentazione.
All’interno dei punti vendita scelti nella prima fase del programma, infatti, verranno posizionate vere e proprie “stazioni” informative: il programma prevede una sorta di “onda” regolare di informazione, che in questa terza fase sarà dedicata proprio alla verdura.È possibile inoltre partecipare al concorso “ViviSmart”, con in palio tantissimi premi, scattando una foto smart con la verdura e registrarsi sul sito http://www.progettovivismart.it e scaricare la App dedicata al programma, per avere a disposizione anche sul proprio smartphone tutte le informazioni, gli approfondimenti, le notizie, i consigli dei nutrizionisti e i punti vendita che aderiscono all’iniziativa.“ViviSmart” propone un modello innovativo di approccio multifattoriale alla problematica degli stili di vita non corretti che si rivolge simultaneamente e in contesti diversi ma con messaggi univoci, semplici e coinvolgenti alle famiglie delle città selezionate, ai punti vendita, alle scuole, ai medici di medicina generale – individuati per l’importante ruolo rivestito in questo ambito. Tramite le nuove tecnologie, la piattaforma http://www.progettovivismart.it e l’hashtag #abcdpervivismart, il progetto, le cui attività nei punti vendita e online sono partite lo scorso 30 settembre, mira ad avviare un percorso di sensibilizzazione dell’intera famiglia sulle sane abitudini della dieta mediterranea, aumentando il grado di consapevolezza in tema di alimentazione equilibrata, partendo da quattro città coinvolte: Milano, Genova, Parma e Bari. Il Progetto Pilota realizzato su 100 famiglie, da settembre 2017 a maggio 2018, con il coinvolgimento della S.I.M.G. (Società Italiana di Medicina Generale), ha l’obiettivo di sviluppare un pionieristico modello di intervento che, attraverso strumenti mirati e counseling, ha l’obiettivo di stimolare e favorire il cambiamento dello stile di vita di un gruppo di famiglie con almeno un bambino di età compresa tra i 6 e i 10 anni e con problemi di sovrappeso in almeno uno dei componenti del nucleo. I progressi saranno monitorati e valutati attraverso parametri predefiniti, da cui deriveranno preziose informazioni scientifiche.

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Campagna itinerante, in 11 città: ReumaDays la SIR incontra i cittadini

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

Lorenzin beatriceRoma, 18 gennaio 2018 ore 11.45 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1. le malattie reumatiche sono oltre 150 e interessano più di cinque milioni di italiani di ogni età. Secondo gli esperti sono in costante aumento e il numero di nuovi casi è destinato a crescere di pari passo con l’età media della popolazione. Ciò nonostante sono sottovalutate dalla maggioranza dei cittadini e ancora troppe diagnosi sono formulate quando ormai è troppo tardi. La Società Italiana di Reumatologia (SIR) ha perciò deciso di promuovere su tutto il territorio nazionale la campagna itinerante, in 11 città, #ReumaDays la SIR incontra i cittadini. L’obiettivo è aumentare il livello di consapevolezza e conoscenza degli italiani su patologie gravi ed invalidanti come artrite reumatoide, reumatismi extra-articolari, connettiviti o artrosi. Tutti i dettagli del progetto, i primi risultati ottenuti e la panoramica sui numeri delle malattie reumatiche saranno illustrati in una conferenza stampa presso il Ministero della Salute. Parteciperanno, tra gli altri, il prof. Mauro Galeazzi (presidente nazionale SIR), il prof. Luigi di Matteo (vice presidente SIR), la dott.ssa Silvia Tonolo (Presidente Nazionale ANMAR Onlus Associazione nazionale malati reumatici) e la dott.ssa Antonella Celano (Presidente Nazionale APMAR Associazione Nazionale per Persone con Malattie Reumatologiche e Rare). E’ stata invitata anche il Ministro Beatrice Lorenzin.

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Sviluppo pre-clinico di un vaccino anti-papillomavirus umano (HPV) di nuova generazione

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

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Parma. Due studi che completano lo sviluppo pre-clinico di un vaccino anti-papillomavirus umano (HPV) di nuova generazione (denominato PfTrx-L2-8x-OVX313), a cui hanno partecipato ricercatori dell’Università di Parma, sono stati pubblicati alla fine di dicembre su Scientific Reports e Journal of Virology. Il fine ultimo di questi studi è quello di potenziare e incrementare la vaccinazione contro HPV, rendendola accessibile anche ai paesi in via di sviluppo, dove si registra oltre l’80% dei tumori da HPV (tumori della cervice, ma anche orofaringei). Rispetto ai vaccini attualmente in uso, le caratteristiche distintive del vaccino PfTrx-L2-8x-OVX313 sono un’elevata stabilità termica, uno spettro d’azione assai più ampio nei confronti degli oltre 100 tipi di HPV responsabili di diverse patologie umane e un costo di produzione estremamente ridotto.Questo ulteriore sviluppo è consistito nella creazione e nella validazione funzionale di una variante potenziata, a singola molecola, di un vaccino ricombinante in grado di neutralizzare tutti gli HPV oncogenici (un totale di circa 14 diversi sierotipi) e almeno 12 tipi virali che causano patologie cutanee benigne, ma clinicamente rilevanti, soprattutto in pazienti immunosoppressi.Tra gli autori di entrambi gli studi vi sono ricercatori del gruppo dell’Università di Parma guidato da Simone Ottonello (Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale; Biopharmanet-Tec), che per primo ha sviluppato la tecnologia TDMI (Thioredoxin Displayed Multipeptide Immunogens) alla base del vaccino. Il lavoro è frutto di una collaborazione con il laboratorio di Tumorvirus-specific Vaccination Stategies del German Cancer Research Center (DKFZ, Heidelberg) e con l’International Agency for Research on Cancer (IARC, World Health Organization, Lione). Il gruppo di ricerca di Parma, grazie ad un finanziamento dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), si è occupato della progettazione e della riformulazione del vaccino sotto forma di nanoparticelle termostabili, contenenti frammenti peptidici di una particolare proteina di rivestimento del virus derivati da 8 diversi tipi virali fusi in una singola molecola. L’attività del gruppo di Heidelberg si è invece concentrata sulla caratterizzazione funzionale dell’attività protettiva del vaccino, dimostrandone l’efficacia nei confronti di 26 tipi virali diversi, in due diversi modelli animali. Il vaccino PfTrx-L2-8x-OVX313 è stato oggetto di due domande di brevetto congiunte, depositate nel 2017. Sulla base dei risultati ottenuti, e grazie a due importanti finanziamenti ricevuti dal programma VIP (Validation of the Innovation Potential of scientific research) del Ministero dell’Istruzione e Ricerca tedesco e dall’Helmholtz Validation Fund, è iniziata la produzione del vaccino in una forma adatta per la somministrazione in uomo, in vista di uno studio clinico di fase I. Quest’ultimo è già stato progettato e verrà condotto presso il Moffitt Cancer Center in Florida, uno dei centri di riferimento mondiali per la validazione clinica dei vaccini anti-HPV.
Un’altra interessante prospettiva di sviluppo, già avviata in collaborazione con il gruppo di Tecnologie Farmaceutiche dell’Ateneo guidato da Ruggero Bettini (Biopharmanet-Tec; Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco) nell’ambito del progetto regionale POR-FESR, riguarda lo sfruttamento della stabilità termica di PfTrx-L2-8x-OVX313 per la preparazione di una polvere vaccinale respirabile. La somministrazione per via polmonare, ovvero senza l’uso di siringhe e di personale (para)medico specializzato come per i vaccini attualmente in uso, permetterebbe infatti di ovviare ad un’altra grossa limitazione che ostacola la diffusione su larga scala, soprattutto nei paesi in via di sviluppo (ma non solo), della vaccinazione anti-HPV.

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La Depressione che viene da lontano

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

ospedale bresciaAnnamaria Cattaneo, ricercatrice dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, ha pubblicato su Molecular Psychiatry un articolo intitolato “FoxO1, A2M e TGFB1: tre nuovi geni che predicono la depressione come conseguenza dell’interazione tra geni di vulnerabilità’ e condizioni ambientali avverse”. Si tratta di uno studio sul tema della Depressione Maggiore che dimostra come fattori ambientali, ed in particolare eventi stressanti e traumatici durante i primi anni di vita possano esercitare un effetto sinergico con la vulnerabilità determinata dal proprio background genetico. Questo studio rafforza l’idea che alcune varianti geniche, note anche come polimorfismi, possano interagire con l’ambiente avverso, rendendo alcuni soggetti più vulnerabili rispetto ad altri per lo sviluppo di psicopatologie.«Nel nostro studio, recentemente pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, al fine di identificare nuovi geni di vulnerabilità – dichiara Cattaneo – abbiamo condotto un nuovo approccio dove abbiamo intrecciato dati provenienti da diversi tessuti, da modelli preclinici e da studi in corti cliniche. Abbiamo quindi identificato un network di nuovi geni, coinvolti in processi di infiammazione e di risposta allo stress come possibili geni di vulnerabilità per la depressione. Il risultato più interessante è stato quando abbiamo osservato, in due diverse corti cliniche (un corte americana di pazienti con depressione ed esposti ad eventi traumatici e una corte norvegese di soggetti adulti che durante l’adolescenza erano stati separati dai genitori a causa della seconda guerra mondiale) che individui con determinate varianti geniche in questi geni, se esposti ad eventi stressanti durante l’adolescenza, erano quei soggetti che avevano sviluppato sintomi depressivi in età adulta. Il nostro studio sottolinea l’importanza di comprendere i meccanismi mediante i quali una predisposizione genetica (intesa sia come predisposizione al rischio o alla resilienza/protezione) possa interagire con eventi ambientali avversi, ed esercitare un effetto a lungo termine che viene poi smascherato in età adulta, con la manifestazione della malattia. Questo contribuirà non solo ad una migliore comprensione di come i nostri geni interagiscono con l’ambiente esterno, ma porterà anche all’identificazione di soggetti più a rischio, e anche di nuovi bersagli utili per lo sviluppo di nuovi farmaci, che se somministrati in via preventiva, potrebbero essere utili per minimizzare il rischio di sviluppare questa patologia».

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Al Policlinico Gemelli di Roma eseguito con successo il primo impianto italiano della nuova valvola biologica Avalus™

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

ospedale gemelliRoma. Eseguito con successo presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma il primo impianto italiano con procedura mininvasiva della nuova valvola biologica Avalus™ di Medtronic. L’intervento è stato condotto dal cardiochirurgo Massimo Massetti, direttore dell’Area cardiovascolare del Policlinico A. Gemelli e professore ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica su una paziente settantenne affetta da stenosi valvolare aortica. Si tratta di una patologia isolata, di carattere senile degenerativo, molto comune nei Paesi Occidentali e una delle più frequenti in Italia: la fascia di età a rischio di stenosi valvolare aortica è quella superiore ai 65 anni.Se non adeguatamente trattata, la malattia è causa di morte nel 50% degli individui a distanza di 3 anni dall’inizio dei sintomi. Provoca calcificazioni estese che costituiscono un ostacolo alla normale fuoriuscita del sangue dal cuore, portando il ventricolo sinistro ad aumentare la propria pressione di spinta. Come conseguenza diretta si ha un’ipertrofia (ingrossamento) del muscolo cardiaco. Se il restringimento della valvola è lieve, si manifesta con un soffio al cuore. Quando la stenosi è severa – cioè in fase avanzata – il soggetto accusa fame d’aria (dispnea), dolore al petto (angina pectoris) e sincope (svenimento improvviso).«La paziente necessitava della sostituzione urgente della valvola aortica – spiega il professor Massetti, ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore dell’Area Cardiovascolare e dell’UOC di Cardiochirurgia della Fondazione Policlinico A. Gemelli -. Dopo una stratificazione del rischio (processo che valuta gli oggettivi rischi di un intervento a cuore aperto rispetto a quelli della malattia) abbiamo avviato il programma di chirurgia valvolare mininvasiva con la valvola Avalus™. La paziente è stata operata nella sala ibrida del Gemelli a dicembre con una degenza complessiva di quattro giorni dopo l’intervento e una riabilitazione di circa due settimane. L’intervento è perfettamente riuscito; l’impianto non è stato seguito da complicanze e la protesi ha dimostrato i vantaggi previsti con un miglioramento della funzione cardiaca e delle condizioni generali della paziente».Data l’età media dei pazienti sempre più alta, è ormai preferibile ricorrere all’impianto di protesi biologiche al posto di quelle meccaniche che necessitano di una terapia anticoagulante a vita dopo l’intervento. Anche se la durata delle valvole biologiche si attesta intorno ai 10-15 anni con la successiva necessità di sostituirle, grazie alle bioprotesi di ultima generazione è possibile reintervenire tramite tecniche percutanee, piuttosto che sottoporre il paziente a una nuova operazione di sostituzione della valvola deteriorata.La nuova valvola biologica Avalus™, in pericardio bovino, sintetizza tutti i benefici ottenuti negli anni con le bioprotesi già in uso, le più impiantate nell’ambito della chirurgia valvolare. Continua il professor Massetti: «è composta da foglietti valvolari in pericardio montati su un supporto semi flessibile che ne garantisce il funzionamento favorendone il posizionamento. Ha numerosi vantaggi: un trattamento del materiale biologico, cioè del pericardio, che ne facilita la longevità, un profilo basso e un anello di sutura avanzato (la parte che permette di fissare la valvola a livello del cuore con fili di sutura in grado di saldarla prontamente). Il tessuto artificiale dell’anello, inoltre, favorisce la cicatrizzazione rendendo la valvola ancor più compatibile con l’apparato circolatorio. Un impianto più semplice e più “biocompatibile” rispetto al passato. Infine, permette una migliore gestione del paziente qualora il rimanifestarsi della patologia richieda un nuovo intervento chirurgico o transcatetere».Le prime protesi biologiche risalgono agli anni ’70 e venivano prodotte con tessuti dello stesso paziente. In seguito, si è passati a quelle provenienti da tessuti di suino, fino alle valvole in pericardio bovino o equino. Si tratta di animali altamente controllati, allevati appositamente per questo utilizzo. Oggi, ne beneficiano la maggior parte dei pazienti, in quanto in grado di garantire ottime prestazioni, preservando la qualità di vita.La anziana donna operata con successo al Gemelli di Roma grazie alla chirurgia valvolare mininvasiva ibrida, ha oggi una cicatrice finale di appena 3 cm. Un trauma chirurgico molto limitato, non paragonabile a quello della chirurgia tradizionale, di circa 25 cm.

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Tumore al seno, nuovo marcatore per diagnosi prima della mammografia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

marcatoreUno studio appena pubblicato su Genome Medicine descrive un nuovo marcatore che potrebbe essere usato per diagnosticare una neoplasia mammaria potenzialmente mortale fino a un anno prima dei metodi attuali. Un gruppo di ricercatori coordinato da Martin Widschwendter, direttore del Dipartimento di ginecologia oncologica all’University College London (UCL), ha scoperto che una regione del DNA contrassegnata come EFC#93 mostra anomalie di metilazione in campioni di cancro al seno prima che il cancro diventi rilevabile. «Il marcatore di metilazione del DNA EFC#93 è un indicatore altamente specifico il cui riscontro nel siero potrebbe consentire un trattamento individualizzato, da iniziare anche in assenza di riscontro radiologico» scrivono gli autori, spiegando che la metilazione del DNA consiste nell’aggiunta di un gruppo metilico che spesso influenza l’espressione genica, evento che nello sviluppo del cancro al seno si verifica precocemente. Gli autori dello studio hanno analizzato la metilazione di EFC#93 nei campioni di sangue prelevati da 419 donne con carcinoma mammario in due tempi: il primo dopo l’intervento chirurgico e l’altro dopo la chemioterapia. E i risultati ottenuti dimostrano che la metilazione aberrante del DNA nei campioni prelevati prima della chemioterapia è un indicatore di prognosi infausta. Spiega l’autore: «La presenza nel siero del marker EFC#93 ha identificato in modo corretto sei mesi prima della diagnosi mammografica il 43% delle donne successivamente decedute per cancro al seno». Secondo gli autori servono ora studi clinici mirati a verificare se le donne positive per il marcatore di metilazione del DNA EFC#93, ma che non hanno un tumore al seno evidente alla mammografia, possano beneficiare della terapia ormonale prima che il cancro diventi rilevabile. Il gruppo di Widschwendter sta attualmente preparando un programma di ricerca sul DNA non cellulare su larga scala basato sulla popolazione, che dovrebbe, tra l’altro, dare una risposta a questa domanda. (fonte: doctor33) (foto: marcatore)

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Elezioni 2018: la salute delle persone al centro dei programmi politici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

Nino CartabellottaLo scioglimento delle Camere da parte del Presidente Mattarella ha segnato la fine della XVII legislatura, che per la sanità è stata caratterizzata da un insolito paradosso. Da un lato, un’intensa attività legislativa e programmatoria ha posto numerose pietre miliari: dal decreto sui nuovi LEA alla legge sulla responsabilità professionale, dal decreto sull’obbligo vaccinale all’albo nazionale per i direttori generali, dal patto per la sanità digitale ai fondi per i farmaci innovativi, dal Piano Nazionale della Cronicità a quelli della Prevenzione e della Prevenzione vaccinale, dagli standard ospedalieri al decreto sui piani di rientro degli ospedali, dal biotestamento all’approvazione al fotofinish del DDL Lorenzin. Dall’altro, la legislatura è trascorsa sotto il segno di un imponente definanziamento che, oltre a determinare una progressiva retrocessione rispetto ad altri paesi Europei, sta mettendo seriamente a rischio l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, ma soprattutto testimonia uno scollamento tra le esigenze di finanza pubblica e la programmazione sanitaria. «afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE: “Considerato che la prossima legislatura sarà determinante per il destino del servizio sanitario nazionale, tutte le forze politiche devono essere consapevoli che estromettere la sanità dall’agenda di Governo non compromette solo la salute, ma soprattutto la dignità e la capacità dei cittadini di realizzare ambizioni e obiettivi che la stessa politica dovrebbe identificare come il ritorno degli investimenti in sanità».
Dal Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del SSN e dalla successiva consultazione pubblica, ecco alcune proposte utili a tutte le forze politiche perché, indipendentemente dall’esito delle consultazioni, il prossimo esecutivo ha il dovere di avviare un concreto “piano di salvataggio” del SSN:
• mettere sempre la salute al centro di tutte le decisioni politiche (health in all policies)
• offrire ragionevoli certezze sulle risorse destinate alla sanità, mettendo fine alle periodiche revisioni al ribasso e rilanciando in maniera graduale e costante il finanziamento pubblico
• rimodulare il perimetro dei LEA al fine di garantire a tutte le persone servizi e prestazioni sanitarie ad elevato value, destinare quelle dal basso value alla spesa privata e impedire l’erogazione di prestazioni dal value negativo
• ridefinire i criteri di compartecipazione alla spesa sanitaria e gli oneri detraibili a fini IRPEF, tenendo conto del value delle prestazioni sanitarie
• avviare un piano nazionale di prevenzione e riduzione degli sprechi, per disinvestire e riallocare almeno 1 dei 2 euro sprecati ogni 10 spesi
• attuare un riordino legislativo della sanità integrativa
• potenziare le capacità di indirizzo e verifica del Ministero della Salute sulle Regioni
• rilanciare le politiche per il personale: rinnovi contrattuali, assunzioni, stabilizzazioni
• destinare almeno l’1% del fondo sanitario nazionale alla ricerca comparativa indipendente
«Come Fondazione GIMBE – conclude Cartabellotta – abbiamo il mandato etico di analizzare in maniera indipendente le criticità del servizio sanitario e di proporre soluzioni per la sua sostenibilità: ecco perché nell’ambito delle attività dell’Osservatorio GIMBE, i programmi elettorali di tutte le forze politiche saranno oggetto di analisi comparativa sulle proposte relative a sanità, welfare e ricerca, perché riteniamo che il nostro slogan “salute prima di tutto, sanità per tutti” sia condicio sine qua non, oltre che per il benessere delle persone, anche per la ripresa economica del Paese».
I risultati del monitoraggio saranno resi pubblici il 2 marzo 2018 a Bologna, in occasione della 13a Conferenza Nazionale GIMBE. (foto: Nino Cartabellotta)

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