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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

Covid-19, variante Omicron: cosa ne sappiamo?

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

La nuova variante B.1.1.529 (Omicron) del virus SarsCoV2 desta preoccupazione, non essendo ancora noto il suo impatto in termini di contagiosità ed efficacia di terapie e vaccini. È stata identificata in Sudafrica una nuova variante B.1.1.529 (Omicron) del virus SarsCoV2 che desta preoccupazione, non essendo ancora noto il suo impatto in termini di contagiosità ed efficacia di terapie e vaccini.Il genoma è stato sequenziato presso il Laboratorio di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica delle Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano da un campione positivo di un soggetto proveniente dal Mozambico. Il paziente e i suoi contatti familiari sono in buone condizioni di salute.Le inchieste epidemiologiche sono state svolte da ATS Milano e dalla ASL di competenza della Regione Campania. Sono già stati programmati i sequenziamenti sui campioni dei contatti familiari del paziente risultati positivi e residenti nella regione Campania, i cui laboratori sono stati allertati e stanno già lavorando per ottenere in tempi brevi i risultati genomici. Al momento non sono stati identificati contatti positivi in Lombardia. (Fonte: Istituto Superiore di Sanità). La variante presenta nel genoma numerose mutazioni della proteina Spike che potrebbero teoricamente aumentarne la trasmissibilità e la capacità di eludere gli anticorpi.”Una parziale elusione della risposta immunitaria è probabile, ma è altrettanto probabile che i vaccini offriranno ancora alti livelli di protezione contro il ricovero e la morte”. È uno dei passaggi salienti della pagina di domande e risposte sulla nuova variante omicron approntata dal National Institute for Communicable Diseases (NICD) sudafricano, l’istituto pubblico di riferimento sulle malattie infettive.”Attualmente non sono stati riportati sintomi insoliti a seguito dell’infezione con la variante omicron e, come con altre varianti – afferma l’Istituto – alcuni individui sono asintomatici”. Il National Institute for Communicable Diseases sudafricano prova a mettere in ordine gli elementi finora noti sulla nuova variante. “Il 22 novembre 2021, abbiamo rilevato un gruppo di virus SARS-CoV-2 correlati in Sud Africa chiamato ceppo B.1.1.529. Tale ceppo B.1.1.529 è stato rilevato nel Gauteng con una frequenza relativamente elevata, con più del 70% di genomi sequenziati (71) da campioni raccolti tra il 14 e il 23 novembre 2021”. All’inizio della settimana le autorità sanitarie sudafricane e l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono state messe a conoscenza della presenza della nuova variante. Questo nuovo ceppo possiede un numero elevato di mutazioni, alcune osservate in altre varianti, altre nuove. “Al momento, Omicron è relativamente distinto dalle varianti Beta e Delta e ha un diverso percorso evolutivo”, si legge. Come queste mutazioni possano ripercuotersi sulle caratteristiche del virus non è ancora chiaro. L’istituto sudafricano al momento non si sbilancia: “Siamo cauti riguardo alle implicazioni, mentre raccogliamo più dati per comprendere questo lignaggio”, scrive. “Sulla base della nostra comprensione delle mutazioni in questo lignaggio, è probabile una fuga immunitaria parziale, ma è probabile che i vaccini offriranno ancora alti livelli di protezione contro il ricovero e la morte”. Per capire se e fino a che punto la nuova variante Omicron del virus SarsCoV2 è in grado di sfuggire agli anticorpi generati dai vaccini anti Covid, così come alle difese dovute all’attivazione delle cellule T del sistema immunitario sono necessarie almeno due settimane, ha reso noto la virologa, dell’Università del Witwatersrand a Johannesburg, le cui dichiarazioni sono riportate dalla rivista Nature sul suo sito. Al momento non è chiaro nemmeno se questa variante sia più trasmissibile della Delta. Le notizie finora disponibili riguardano alcuni casi di reinfezioni e di casi in individui vaccinati, ha detto ancora ricordando che i vaccini utilizzati in Sud Africa sono quelli di Johnson & Johnson, Pfizer-BioNtech or Oxford-AstraZeneca. Tuttavia “in questa fase – rileva – è troppo presto per dire qualcosa”.In Italia l’istituto Spallanzani ha costituito una task force “per analizzare i dati che afferiscono a livello internazionale e predisporre il sequenziamento dei ceppi a fini di sorveglianza virologica”. “Grazie all’intervento del ministero degli esteri, l’istituto si è messo in contatto con l’ambasciatore italiano in sud Africa, Paolo Cuculi, che sta facilitando i contatti con il Nicd sudafricano – prosegue lo Spallanzani – la task force avrà a breve una call internazionale direttamente con gli esperti del Nicd per discutere i dati e confrontarsi con le misure da adottare”. “Al momento non ci sono dati sufficienti che ci indichino innanzitutto la trasmissibilità e in secondo luogo se la variante eluda o meno i vaccini attualmente disponibili. È chiaro che allora sarebbe un problema: al momento è presto e non è presente in Italia, ma va attenzionata”, ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Fonte: Doctor33

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Super Green Pass: ecco le novità

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 172/2021 che, tra l’altro, introduce dal 6 dicembre 2021 il cosiddetto Green Pass rafforzato o Super Green Pass. Eccone i punti salienti.L’obbligo vaccinale, che ora include anche la terza dose, viene esteso alle seguenti categorie a decorrere dal 15 dicembre 2021: personale amministrativo della sanità, docenti e personale amministrativo della scuola, militari, forze di polizia (compresa la polizia penitenziaria), e personale del soccorso pubblico.La durata di validità del Green Pass viene ridotta dagli attuali 12 a 9 mesi, che decorrono dalla data di completamento del ciclo vaccinale primario (una dose per J&J, due dosi per gli altri vaccini) o dalla somministrazione della dose di richiamo (cd. terza dose o booster). L’obbligo di Green Pass viene esteso a ulteriori settori: alberghi, spogliatoi per l’attività sportiva, servizi di trasporto ferroviario regionale e interregionale, servizi di trasporto pubblico locale. Il green pass ottenuto con tampone molecolare avrà validità di 72 ore, invece di 48 ore. La durata del tampone antigenico rimane invariata a 48 ore.A partire dal 6 dicembre 2021 viene introdotto il Green Pass rafforzato, ovvero la certificazione ottenuta esclusivamente a seguito di vaccinazione o guarigione. In breve, chi ha deliberatamente deciso di non vaccinarsi, potrà ottenere solo il Green Pass ‘base’ attraverso i tamponi, e subirà limitazioni all’accesso a numerose attività. Il nuovo Super Green Pass consentirà l’accesso ad attività che altrimenti sarebbero oggetto di restrizioni in zona gialla nei seguenti ambiti: spettacoli; spettatori di eventi sportivi; ristorazione al chiuso (inclusa quella alberghiera); feste e discoteche; cerimonie pubbliche. In caso di passaggio in zona arancione, le restrizioni e le limitazioni non scattano, ma alle attività possono accedere i soli detentori del Green Pass rafforzato.Infine, dal 6 dicembre 2021 e fino al 15 gennaio 2022 è previsto che il Green Pass rafforzato per lo svolgimento delle attività, che altrimenti sarebbero oggetto di restrizioni in zona gialla, debba essere utilizzato anche in zona bianca. Ricordiamo che le attività in questione sono: spettacoli; spettatori di eventi sportivi; ristorazione al chiuso; feste e discoteche; cerimonie pubbliche. COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC URL: http://www.aduc.it

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Neapolitan doctor Francesco Segreto, obtains the European Award in Medicine in the Reconstructive Surgery Category

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

Paris. Dr. Francesco Segreto was born close to Naples, in southern Italy. In 2011, he graduated in Medicine and Surgery, then he specialized in Plastic, Reconstructive and Aesthetic Surgery at the Campus Bio-Medico University of Rome, obtaining the highest qualification and received his PhD in Sciences of Ageing and Tissue Regeneration. In 2018 he obtained the National Scientific Qualification as Associate Professor in Plastic Surgery. Dr. Segreto has worked in the best international centers of aesthetic and reconstructive surgery, doing internships in various parts of the world: In Brazil, at the Ivo Pitanguy Institute in Rio de Janeiro and at the Das Clínicas Hospital in Sao Paulo; in Spain he attended the University of Navarra, the International University of Catalonia and the Institute of Hand Surgery Dr. Piñal y Asociados; he worked at Kansai Medical University in Osaka as well as Tokyo Medical University in Japan; in Italy, at the European Institute of Oncology in Milan.In Boston, he completed his training at Harvard Medical School, where he obtained his title of Global Clinical Scholar with special mention for the work done. He currently works as a consultant at the Plastic and Reconstructive Surgery Department of the Campus Bio-Medico University of Rome and in his private practice with office in Milan, Rome and NaplesWithin cosmetic surgery and aesthetic and regenerative medicine, Dr. Segreto has been the creator of some innovative techniques and devices that have allowed to obtain better results, considerably reducing postoperative complications.In recent years, and always together with his team, the doctor has developed a physical-mathematical model capable of analyzing and demonstrating his discoveries: “We started with the operations on the arms which have the highest risk of complications in healing. The application of the physical-mathematical model that we developed has allowed us to demonstrate how the positioning of the surgical incision at a specific point is associated with a reduction in the tension in the wound, thus determining a lower incidence of hypertrophic scars”, explains the doctor.The doctor also published the technique of liquid rhinoplasty based on grafts. This technique allows to reshape the nose using only hyaluronic acid, an advanced approach based on anatomical and surgical principles, which goes beyond the old and well-known concept of rhinofiller. The technique of liquid rhinoplasty reached the United States, where it was considered an excellent technique for its safe and effective application to patients, minimizing the complications that can arise with a non-surgical rhinoplasty.He received the award in a gala event at the Ritz Hotel in Paris in a perfect season for the attendees to visit the city. The hotel’s charm and elegance made it the perfect choice for the occasion. The winners of the European Awards in Medicine are always people whose professional careers are an example of overcoming challenges to gain success. They are those who, through effort, determination, and creativity have earned esteemed recognition. Dr. Segreto is a prime example of these qualities. (abstract)

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Il medico di Famiglia è la chiave di volta della campagna vaccinale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

“È il medico di medicina generale, il medico di famiglia la chiave di volta per portare al vaccino gran parte degli oltre 7 milioni e mezzo di italiani che non hanno ancora voluto provvedere ad effettuare la pima dose, questi rappresentano un grave problema specialmente con la nuova variante e con la stagione del picco influenzale”.A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, segretario della Commissione Sanità nel corso di Mattino Cinque.”Si parla tanto di medicina di prossimità, ma sino ad oggi la figura che è stata all’inizio trascurata e oggi ancora sottoutilizzata, è proprio quella del medico di medicinale generale – continua il senatore Zaffini. E dire che è colui che conosce la storia sanitaria di tutti i componenti del nucleo familiare, che può effettuare una valutazione complessiva sul soggetto fragile, e che può fare una valutazione generale sul soggetto guarito dal Covid alle prese probabilmente con i problemi del “long COVID” e quindi valutare l’opportunità o meno di effettuare la vaccinazione. E’ ovvio che si tratta di una categoria che deve essere coinvolta maggiormente e messa anche in condizione di effettuare le valutazioni che gli sono richieste attraverso un percorso di formazione accelerata. Altra circostanza è, poi, quella di prevedere delle premialità in virtù del grado di coinvolgimento che saranno in grado di fornire e dei risultati ottenuti”.”Ogni medico di Famiglia ha tra i suoi assistiti un numero rilevante di non vaccinati, mediamente 70/100, e questi devono essere individuati, seguiti, bisogna incontrarli presso il loro domicilio, e chiaramente devono essere vaccinati. Su questi soggetti deve essere fatta una valutazione sanitaria complessiva che solo il medico di medicina generale può effettuare, ovviamente adeguatamente supportato da tutte le strutture specialistiche necessarie e, come detto, da un percorso di formazione accelerato”.

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Rilancio del Piano nazionale Cronicità

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

L’allarme lanciato pochi giorni fa dal rapporto di Salutequità sull’urgenza di un rilancio e aggiornamento che rischia il Piano nazionale cronicità e sulle disuguaglianze finora generate da interventi non omogenei e a macchia di leopardo nelle Regioni dove in molte il Piano è ancora in stand by perché privo di finanziamenti specifici, è stato raccolto dai Senatori della XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.Nel parere sul disegno di legge di Bilancio 2022 è stata inserita infatti la richiesta di un “rafforzamento del Piano Nazionale Cronicità secondo un modello uniforme su tutto il territorio nazionale di stratificazione dei rischi e profili di fragilità effettivamente espressi e oggettivamente misurati e monitorati, finalizzando all’uopo adeguate risorse a valere su quota del fabbisogno indistinto standard”.Quello, in sostanza, che il Rapporto di Salutequità aveva chiesto tra le sue proposte finali, anche per creare una ulteriore arma contro le liste di attesa, soprattutto per le prestazioni non Covid dimenticate durante la pandemia. Ma c’è di più. La vicepresidente della XII Commissione del Senato, Paola Boldrini, intervenuta alla presentazione del Rapporto, ha presentato un ordine del giorno al Senato accolto dal Governo in cui, ripercorrendo le tappe principali delle evidenze sottolineate da Salutequità, impegna il Governo a “valutare la possibilità, a decorrere dal 2022, di stanziare 100 milioni di euro a valere sulla quota indistinta del fabbisogno sanitario standard nazionale per l’aggiornamento, l’attuazione e il monitoraggio del Piano nazionale Cronicità nelle Regioni”.“Ringraziamo per la sensibilità e l’attenzione i senatori della XII Commissione e la senatrice Boldrini per il suo impegno – commenta Tonino Aceti, presidente di Salutequità -. La strada tracciata dalla Legge di Bilancio 2022, che prevede investimenti per la salute; la definizione di Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali e risorse per gli standard dell’assistenza territoriale, va nella giusta direzione. Serve però un ulteriore sforzo che il Senato ha compreso: finanziare anche l’attuazione e l’aggiornamento del Piano Nazionale della Cronicità integrando le patologie ricomprese (es. Sclerosi multipla, psoriasi, …) e adeguandolo alle novità intercorse in termini di politiche del personale e modelli organizzativi. Le difficoltà di implementazione del PNC nelle Regioni a distanza di 5 anni dipendono anche dalla mancanza di risorse specifiche”.

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Influenza e pneumococco, l’importanza della vaccinazione nella pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

La Società italiana di pneumologia e la Società italiana di terapia antinfettiva hanno pubblicato su Respiratory Medicine un appello congiunto alle autorità nazionali e regionali affinché promuovano ampie campagne di vaccinazione contro l’influenza e lo pneumococco, e garantiscano un’adeguata disponibilità di medicinali e strutture adeguate per la somministrazione dei vaccini. «L’influenza e le malattie pneumococciche rappresentano un onere ben noto per i sistemi sanitari di tutto il mondo, oltre ad essere ancora collegate a morbilità e mortalità, soprattutto negli anziani e nelle popolazioni vulnerabili» spiegano gli autori del lavoro, guidati da Francesco Blasi, della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.I ricercatori scrivono che nel contesto della pandemia di COVID-19, stanno emergendo una serie di considerazioni a favore di un’ampia campagna di vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica, tra cui una possibile riduzione del carico extra-ospedaliero e un risparmio di risorse sanitarie. Gli esperti hanno considerato tutti i fattori a sostegno di queste ipotesi e forniscono una dichiarazione di consenso per incoraggiare le vaccinazioni contro l’influenza e lo pneumococco in popolazioni mirate. Il documento invita a considerare che l’influenza e la malattia pneumococcica sono malattie prevenibili che causano una mortalità residua. Inoltre, gli autori sottolineano che nei pazienti con COVID-19 sono state riportate co-infezioni con virus influenzali o Streptococcus pneumoniae, che potrebbero avere un impatto negativo sull’esito clinico. Si insiste poi sul fatto che la prevenzione dei ricoveri ospedalieri sia per influenza che per malattia pneumococcica potrebbe contribuire a ridurre l’onere aggiuntivo per i sistemi sanitari e a risparmiare risorse sanitarie. Non da ultimo, i ricercatori affermano che, sulla base di recenti prove, è possibile ipotizzare che una immunizzazione con vaccini diversi da quelli contro SARS-CoV-2 possa ridurre il rischio di infezione da coronavirus e di esiti clinici avversi della malattia correlata. Gli esperti raccomandano quindi di fornire la vaccinazione antinfluenzale alla popolazione generale con particolare attenzione ai gruppi ad alto rischio e agli anziani, e contemporaneamente di gestire un miglioramento della copertura vaccinale pneumococcica nelle popolazioni a rischio. (fonte: doctor33)

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Covid e cancro: individuata caratteristica dei pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

Forti evidenze scientifiche indicano che il COVID-19 ha un esito clinico *particolarmente sfavorevole nei pazienti oncologici. I Ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) in collaborazione con colleghi dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S’Andrea, Facoltà di Medicina e Psicologia di Roma, hanno cercato di aggiungere un tassello alla comprensione dei meccanismi alla base di questo fenomeno attraverso una ricerca che è andata a valutare numerosi parametri in cellule immunitarie circolanti nei tre seguenti gruppi di pazienti: pazienti affetti solo da patologia tumorale, pazienti con COVID-19 senza cancro e pazienti con COVID-19 e cancro. Il risultato dello studio infatti è molto intrigante. L’analisi genomica ha permesso di identificare uno specifico profilo di espressione genica dei linfociti di pazienti COVID-19 con cancro, a prescindere dal tipo di tumore (tumori solidi ed ematologici). La coorte studiata è rappresentativa di diversi tipi di cancro e i risultati sono altamente riproducibili I geni identificati dai ricercatori sono influenzati da molecole che regolano la risposta infiammatoria e la proliferazione cellulare. “Ulteriori risultati originali sono stati ottenuti nei pazienti COVID-19, con malattie tumorali dal gruppo dei ricercatori dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S’Andrea- evidenzia la Prof.ssa Rita Mancini. Questi risultati fanno emergere un potenziale ruolo del gene HRAS e della carenza acuta di ormone tiroideo nella proliferazione tumorale nei pazienti COVID-19 con malattia severa.” Queste scoperte originali potranno aprire nuove strade di indagini dirette a sviluppare nuove strategie per affrontare le vulnerabilità immunologiche specifiche del sottogruppo di pazienti COVID-19 affetti da cancro, e per meglio definire le correlazioni tra COVID-19 e malattie neoplastiche. La vaccinazione alla popolazione procede rapidamente e i pazienti affetti da cancro sono tra i soggetti fragili che hanno la priorità. Assistiamo oggi a una riduzione dei pazienti gravi di COVID-19 anche fra i malati di cancro. Tuttavia, è evidente che non tutti i pazienti oncologici rispondono correttamente alla vaccinazione, in particolare, i pazienti onco-ematologici, sottoposti a diversi trattamenti. E’ pertanto di notevole e attuale importanza studiare i meccanismi molecolari e raccogliere più informazioni possibili sull’interazione tra il virus SARS-CoV-2 e le malattie tumorali. Lo studio è stato svolto all’interno del progetto COMETA finalizzato, tra i vari obiettivi, a misurare l’impatto della pandemia su pazienti fragili e ottenere migliori risultati clinici con il supporto dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

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Epidemia: Misure rafforzate per il suo contenimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2021

Il Consiglio dei ministri ha emanato un decreto legge che definisce le misure rafforzate di contenimento dell’epidemia. L’obbligo vaccinale comprende adesso anche la dose di richiamo; l’obbligo vaccinale viene esteso a tutti i lavoratori della sanità, compresi gli amministrativi, ai militari, alle forze dell’ordine e della sicurezza, ai docenti e al personale scolastico. La durata del green pass a seguito di vaccinazione viene ridotta da dodici a nove mesi; il green pass sarà necessario anche per l’accesso ai trasporti regionali ed al trasporto locale. Viene infine stabilito che, per l’accesso a determinati servizi oggetto di restrizioni in zona gialla, nonché, limitatamente al periodo compreso il 6 dicembre 2021 e il 31 gennaio 2022, anche per l’accesso in zona bianca alle attività che sarebbero oggetto di restrizione in zona gialla, sarà necessario essere in possesso del “green pass rafforzato”, ottenuto cioè a seguito di vacinazione o guarigione. By Salvatore Curiale Science communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”

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Presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

Provengono per lo più dalla zona rossa, l’area del Veneto considerata la più contaminata da questi composti. Essa non è uniforme nei vari comuni: oltre all’area del plume di contaminazione (la parte dell’acquifero sotterraneo che trasporta le sostanze inquinanti), centrata su Lonigo, anche i prodotti animali e vegetali prelevati lungo la direttrice del fiume Fratta, nei comuni di Montagnana, Bevilacqua e Terrazzo, mostrano elevate probabilità di essere contaminati. È quanto emerge dallo studio “Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti dell’area rossa del Veneto” appena pubblicato dalla rivista scientifica “Epidemiologia & Prevenzione” e realizzato da ricercatrici e ricercatori dell’Università di Firenze e dell’Università di Padova, con il contributo di Greenpeace e delle Mamme NO PFAS. La ricerca si basa sui dati ufficiali della Regione Veneto che nei mesi scorsi le Mamme NO PFAS e Greenpeace avevano ottenuto con una richiesta di accesso agli atti.«Si conferma una contaminazione diffusa negli alimenti provenienti dall’area rossa che pone importanti interrogativi sulle modalità con cui questa distribuzione si è determinata», dichiara Annibale Biggeri, professore ordinario di Statistica Medica dell’Università di Firenze, tra gli autori della ricerca. «Le matrici animali sono di gran lunga più contaminate rispetto a quelle vegetali e mostrano una differente presenza delle singole molecole: informazioni preziose per disegnare correttamente le future campagne di monitoraggio». Dallo studio, i cui esiti dipendono in larga parte dai criteri geografici che hanno guidato il campionamento effettuato dalla Regione e dal ricevimento, solo parziale, degli esiti analitici, emerge che le concentrazioni di PFAS negli alimenti non solo differiscono in base alla matrice alimentare considerata, ma anche per tipo di molecola. Nei prodotti di origine vegetale, infatti, sono più presenti i PFAS a catena corta (PFBA, PFPeA e PFHxA). Al contrario, nei prodotti di origine animale risultano più abbondanti i composti a catena lunga. «È paradossale che ancora una volta siano Greenpeace e le Mamme NO PFAS a svolgere il ruolo che spetterebbe agli enti preposti, appellandosi agli scienziati per cercare di comprendere appieno come i PFAS si distribuiscano negli alimenti provenienti dai comuni dell’area rossa», dichiarano Greenpeace e le Mamme NO PFAS. «D’altra parte, che cosa possiamo aspettarci dal governo di una Regione che a partire dal 2017, anno dell’ultimo monitoraggio, non è stato in grado di analizzare alcun nuovo campione e ha fatto dell’inerzia il suo mantra? Ci auguriamo che il nuovo monitoraggio, promesso di recente da alcuni funzionari regionali in seguito alle nostre denunce, tenga conto delle gravi criticità che interessano gli alimenti provenienti da tutta l’area attraversata dal fiume Fratta, e non solo dal tratto che ricade nella zona rossa».

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Fibromialgia in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

Nel nostro Paese la metà dei pazienti con fibromialgia presenta livelli di severità grave o molto grave. Si tratta di oltre 500mila uomini e donne per i quali la malattia è particolarmente dolorosa ed invalidante. Per questa categoria di pazienti è necessario che la patologia sia subito inserita nei Livelli Essenziali d’Assistenza (LEA). L’appello arriva dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) in occasione suo 58° Congresso Nazionale a Rimini. La Società Scientifica è da anni impegnata in un dialogo con le istituzioni e sulla malattia è stato attivato due anni fa un registro. Sono stati finora raccolti i dati relativi a 4.022 persone reclutate in diversi 45 centri specializzati attivi sull’intero territorio nazionale. “Abbiamo voluto realizzare uno strumento fondamentale per pazienti, medici e istituzioni – afferma il prof. Roberto Gerli, Presidente Nazionale SIR -. Il registro attualmente è il primo al mondo per numero di malati coinvolti e permette di svolgere ricerche medico-scientifiche. Possiamo migliorare la conoscenza della storia naturale della malattia, definire l’intervallo di tempo tra l’esordio dei sintomi e la diagnosi, monitorare ed aggiornare il percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (PDTA). Infine ci consente di quantificare gli esiti e l’impatto sociale-economico sull’intera collettività. Abbiamo avuto diverse riunioni con il Ministero della Salute e il suo Ufficio per i LEA proprio per definire, in base ai dati raccolti, come meglio organizzare l’assistenza socio-sanitaria nel nostro Paese”. “La fibromialgia è una sindrome da sensibilizzazione centrale che si caratterizza per un forte dolore muscolo scheletrico diffuso – sottolinea Fausto Salaffi, professore associato di Reumatologia all’Università Politecnica delle Marche e responsabile nazionale del registro Fibromialgia -. E’ caratterizzata anche da una serie di sintomi e segni clinici che in qualche modo predispongono il malato ad una pessima qualità di vita. I più diffusi e frequenti sono alterazione del sonno, cefalea e disturbi gastrointestinali. In totale interessa in Italia oltre 1 milione e 200 mila uomini e donne anche se non tutti i casi presentano lo stesso livello di severità. Nell’ottica dello sviluppo della medicina di precisione è perciò fondamentale avere a disposizione dati precisi su una patologia reumatologica tra le più temute”. “La fibromialgia potrebbe essere gestita ricorrendo anche alla telemedicina – prosegue il prof. Gerli -. Quest’ultima rappresenta una preziosa risorsa ed è anche l’unica modalità che consente la territorializzazione di certi servizi sanitari e la possibilità di raggiungere i pazienti a domicilio da remoto. Le infezioni da Covid-19 stanno nuovamente crescendo a ritmi sostenuti. Vanno perciò potenziate tutte quelle tecnologie che permettono di gestire i malati senza dover per forza ricorrere ad attività ambulatoriali tradizionali”. “Come SIR abbiamo attivato la piattaforma Web di TeleMedicina iARPlus coinvolgendo 44 centri di reumatologia sparsi sul territorio nazionale – sottolinea Salaffi -. Abbiamo, in un anno di attività, riscontrato alcuni problemi soprattutto burocratico-amministrativi e infatti andrebbero attuate strategie a livello regionale per rendicontare le tele-visite. Al tempo stesso sono state evidenziate le grandi potenzialità collegate alle nuove tecnologie soprattutto per quanto riguarda l’aderenza da parte dei malati ai controlli periodici e ai trattamenti”. L’iniziativa è stata avviata a fine marzo 2020 quando il nostro Paese era tra i più colpiti al mondo dal Covid-19. Negli ultimi 20 mesi sono stati raccolti i dati relativi a 1.698 uomini e donne. Il 33% è colpito da artrite reumatoide, il 31% da spondiloartrite, il 19% da connettiviti il 7% da vasculiti. Il 28% dei pazienti è stato costretto al ricovero ospedaliero per ricevere cure e trattamenti. Di questi il 29% ha avuto bisogno della ventilazione non invasiva mentre il 9% è stato intubato. “I dati aggiornati riflettono alcune tendenze che avevamo già riscontrato nelle primissime settimane della pandemia – aggiunge il dott. Luigi Sinigaglia, Past President SIR -. I pazienti reumatologici, se colpiti dal Coronavirus, presentano un esito più severo rispetto alla popolazione generale. La situazione risulta ancora più difficile e compromessa negli over 65 e se vi è la presenza di altre malattie concomitanti come quelle cardio-polmonari. Per questo rinnoviamo il nostro appello a tutti i malati e caregiver affinché seguano scrupolosamente tutte le norme igieniche e per il distanziamento sociale. Ovviamente è raccomandata la vaccinazione anti-Covid, anche la terza dose in quanto pazienti fragili”.

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Ortopedia, What’s Next?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

Perfezionare gli interventi di protesi all’anca e al ginocchio grazie all’utilizzo combinato di tecnologie estremamente avanzate, che consentono operazioni chirurgiche di precisione e personalizzate: in questo ambito si gioca la nuova frontiera dell’ortopedia. Se ne è parlato oggi presso il Rome American Hospital, clinica privata parte del gruppo Health Care Italia Roma, presentando alcuni recentissimi interventi chirurgici realizzati.In Italia vengono svolti 109.000 interventi all’anno per protesi all’anca (60% pazienti anziani e 40% giovani) e 79.000 per protesi al ginocchio (70% anziani e 30% giovani). L’intervento di protesi all’anca e al ginocchio si rende necessario quando il paziente è affetto da patologie degenerative dell’articolazione (come l’artrosi) talmente gravi da causargli non solo fortissimi dolori, in particolare nel caso dell’anziano, ma anche la limitazione dei movimenti, in maniera anche invalidante, riducendo, principalmente nei pazienti giovani (al di sotto dei 55 anni), lo svolgimento di attività sportive, lavorative e sociali. OMNIBotics® è un sistema robotico utilizzato dai chirurghi per pianificare ed eseguire con precisione la sostituzione totale del ginocchio. La sua particolarità consiste nella valutazione dinamica dello stato dei legamenti, grazie a cui il chirurgo è in grado di misurare l’equilibrio dei tessuti molli con precisione millimetrica, e il bilanciamento dell’articolazione, stabilendo quale sia il posizionamento più adatto per ogni singolo paziente. Il piano è così ottimizzato per ripristinare il corretto allineamento delle gambe e un buon bilanciamento legamentoso, due fattori critici per i risultati della sostituzione del ginocchio. L’altro importante strumento a disposizione dei chirurghi ortopedici è l’O.P.S. (Optimized Positioning System), un sistema innovativo per la procedura di sostituzione totale dell’anca, che parte dal presupposto che ogni paziente si muove in modo diverso e la sostituzione dell’anca deve tenerne conto. Grazie a O.P.S. è possibile determinare in modo preciso e personalizzato l’orientazione della capsula articolare da impiantare nell’anca e utilizzando strumenti stampati su misura in 3D l’intervento viene realizzato esattamente come pianificato. E proprio alla formazione dei medici il Rome American Hospital ha dedicato un percorso di crescita e approfondimento che sarà supportato da Corin in qualità di partner per le tecnologie.

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La percezione della salute degli Europei nell’era post Covid: l’indagine Merck

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

Gli italiani sono una delle popolazioni europee che dichiara il miglior stato di salute fisica a quasi due anni dall’inizio della pandemia. Ben il 56% dei cittadini italiani (rispetto al 54% degli europei), infatti, afferma che il proprio stato di salute fisica attuale è buono o molto buono. Solo il 45% (la stessa percentuale degli europei), però, valuta allo stesso modo la propria salute mentale. I problemi psicologici vengono indicati come la principale conseguenza della pandemia.Queste sono solo alcune delle conclusioni dell’”Indagine Merck: la percezione della salute degli europei nell’era post Covid”, un’iniziativa di Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, realizzata con il supporto tecnico di GAD3, che ha coinvolto 6.000 persone di età compresa tra 18 e 65 anni provenienti da dieci paesi (Germania, Belgio, Spagna, Francia, Italia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca e Svizzera).L’indagine macro mostra che gli europei (soprattutto italiani, spagnoli e portoghesi) ritengono che la pandemia li abbia aiutati a parlare apertamente, all’interno del proprio ambiente personale e professionale, della loro salute fisica e mentale. Così è stato per più di 7 italiani su 10. Inoltre, il 35% degli italiani afferma di aver migliorato la convivenza familiare e quasi 3 su 10 che l’esperienza ha favorito nuove abitudini più salutari ed uno spirito di maggiore solidarietà.Al contrario, gli italiani (come la media europea) sottolineano il peso dei problemi emotivi derivanti dalla pandemia e l’impossibilità di gestire al meglio le responsabilità familiari e lavorative. I risultati mostrano che il 19% dei giovani italiani (23% degli europei) ha avuto bisogno di aiuto psicologico. Stress e ansia, soprattutto tra le donne di età compresa tra i 18 e i 29 anni, sono, insieme alla paura e all’incertezza, le conseguenze psicologiche che hanno avuto il maggiore impatto sugli italiani nell’ultimo anno. Infatti, il 36% (26% degli europei) ha sviluppato la paura del contatto fisico con altre persone.La pandemia ha anche stimolato l’uso di nuove tecnologie per la salute. L’indagine Merck conclude che 7 europei su 10 affermano di sentirsi a proprio agio o sempre più a proprio agio con la telemedicina, sebbene la metà di loro preferisca ancora i consulti medici in presenza. Inoltre, 8 su 10 cercano su Internet informazioni riguardo a sintomi e malattie prima di fissare un appuntamento. Regno Unito, Italia e Polonia sono i più propensi a farlo: 1 italiano su 2 lo fa spesso o sempre. Ma i risultati mostrano cambiamenti rispetto ad altre abitudini. Dopo il periodo più acuto della crisi sanitaria, 1 italiano su 3 afferma di aver ridotto la propria vita sociale, il 29% afferma di aver ridotto i rapporti sessuali e il 26% afferma di aver iniziato a seguire una dieta più sana.Lo studio sonda anche l’opinione sul lavoro di diversi gruppi durante la pandemia e mette in evidenza il lavoro svolto dagli operatori sanitari, in particolare i farmacisti. Da notare che 6,5 italiani su 10 valutano il loro ruolo come buono o molto buono. Alla domanda su cosa dovrebbe essere migliorato nel sistema sanitario, oltre il 60% degli italiani risponde che dovrebbero essere investite maggiori risorse nella medicina preventiva, seguita dalle cure primarie e dalla ricerca e sviluppo dei farmaci. Questi risultati sono in linea con un’altra risposta degna di nota: il 31% degli italiani (35% degli europei) teme un’eventuale mancanza di cure che potrebbe derivare da un altro possibile collasso sanitario. Le conseguenze negative del Covid, però, non sembrano aver avuto troppa influenza sui progetti di maternità/paternità degli europei. Infatti, solo il 10% di loro ha ritardato i propri piani a causa della pandemia. In Italia questa percentuale è la più alta in Europa: 15%.

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Progetto multidisciplinare sulla salute mentale post Covid e prospettive future

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

Lo tsunami emotivo subito a livello mondiale fa temere una ‘coda lunga’ di disagi a causa dello stress cronico, l’incertezza, ricadute di disturbi preesistenti, ansia e fattori scatenanti di tipo ambientale.Una metanalisi di Lancet ha contato un surplus di casi di disturbi depressivi e 76 milioni di casi di disturbi d’ansia (52 milioni dei quali nelle donne). La metanalisi ha analizzato 48 studi relativi ai disturbi in 204 paesi del mondo riscontrando il bisogno di un aumento della domanda di assistenza che deve portare ad un rafforzamento dei servizi per rispondere alla domanda ed effettuare delle politiche di prevenzione.Lockdown più prolungati e restrittivi e chiusura delle scuole prolungata sono i fattori che hanno avuto importanti ricadute psichiche su bambini e adolescenti, su adulti e anziani.E’ quindi emersa, dai parte di alcuni clinici, la necessità di una mappatura sistematica delle problematiche emerse, tra cui gli effetti a lungo termine del Sistema Nervoso Centrale (SNC), a seguito della pandemia.Calcolare il burden of disease (carico) della salute mentale e identificare le strategie operative e organizzative per il prossimo futuro sono gli obiettivi del board di esperti che si è riunito a Roma per la prima fase del progetto “SERENDIPITY – Osservare e scoprire la nuova realtà tra pandemia e sindemia”.Il board che riunisce quattro Psichiatri, un Neurologo e un Medico di Medicina Generale/Geriatra ha il compito di mettere a punto gli argomenti di questa ampia survey italiana sugli effetti della pandemia sulla salute mentale e di analizzarne i risultati. La survey, curata da Ethos con la collaborazione del Dipartimento di Statistica e Demografia dell’Università La Sapienza di Roma, facoltà di Economia, servirà a misurare l’incidenza dei disturbi emersi come effetto dello stress dato dalla pandemia e dal lockdown, analizzare le caratteristiche della sindrome Long Covid, e valutare le conseguenze della mancata assistenza e della perdita di aderenza.I risultati della survey su circa 1200 specialisti psichiatri, neuropsichiatri infantili, neurologi, MMG e pediatri saranno oggetto di una pubblicazione scientifica a cura del Board (Prof. Mario Amore di Genova – Prof. Sergio De Filippis di Roma – Dott. Silvestro La Pia di Napoli – Prof. Andrea Fagiolini di Siena – Dott. Alessandro Pirani di Cento (Fe) – Prof. Riccardo Torta di Torino).

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Anatomia di uno studio clinico durante la pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

Lunedì 29 novembre 2021, ore 12.30 XX Congresso SIMIT MiCo – Milano Convention Centre, Sala White 1 Via Gattamelata, Gate 14, Piano 2 L’evento si potrà seguire anche da remoto, previa registrazione https://www.streamingwit.online/eventi/techdow/register L’infezione da SARS-CoV-2 è spesso accompagnata da un’importante coagulopatia. Macro e microtrombosi rappresentano una complicanza ma, ancor più, una caratteristica specifica del Covid-19. Numerose ricerche hanno confermato che instaurare una profilassi tromboembolica può essere di grande utilità nei pazienti.Il farmaco più impiegato a questo scopo è l’enoxaparina, una Eparina a Basso Peso Molecolare, ma quando utilizzarla e a quale dosaggio? Lo studio clinico INHIXACOVID19, primo trial con enoxaparina approvato da AIFA nel 2020, ha cercato di rispondere a queste domande trattando, con una dose innovativa del farmaco, pazienti ricoverati in uno stadio della malattia da moderato a grave. I risultati preliminari dello studio, che ha coinvolto 13 centri italiani, saranno presentati nel corso della conferenza stampa prevista durante il XX Congresso SIMIT.Interverranno: • Andrea Stella, Ordinario di Chirurgia Vascolare all’Università di Bologna • Pierluigi Viale, Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Bologna, Direttore dell’Unità Operativa Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi • Giorgio Foresti, Managing Director di Techdow Pharma Italy Modererà i lavori Annalisa Manduca, giornalista di Rai Radio 1

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Accademia di Medicina di Torino: Presentazione del nuovo testo di Mario Nano

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

Torino venerdì 10 dicembre alle ore 17, l’Accademia di Medicina di Torino organizza la presentazione del nuovo testo di Mario Nano, Professore di Chirurgia Generale e membro dell’Accademia, dal titolo “La Chirurgia in Piemonte. Storia di una Scienza e di una Regione” (Edizioni Minerva Medica, 2021). Il testo verrà commentato da Bruno Gambarotta e da Mario Nano. Modera il Presidente dell’Accademia di Medicina, Giancarlo Isaia. «Il libro presenta via via figure di chirurghi che con le loro osservazioni e i loro studi hanno determinato progressi e innovazioni della disciplina. I fatti che presenta interessano sia lo specialista sia il lettore appassionato di storia, o anche semplicemente il lettore curioso. Il grande numero di personaggi e la parcellizzazione delle loro vicende, di fatti circostanziati, di avvenimenti che coinvolgono le istituzioni ospedaliere e universitarie si trasformano in infinite tessere di un mosaico che va componendosi, col procedere della lettura, in un grande disegno compiuto vivido nei dettagli quanto nell’insieme. La lettura del testo è agevolata anche da una ricca documentazione iconografica» (dalla prefazione di Stefano Geuna, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Torino). Con riferimento alle recenti normative di sicurezza, si potrà intervenire in presenza solo se muniti di green pass e previa prenotazione (accademiadimedicina.unito.it oppure telefonando al n. 011/6709607).

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Carcinoma mammario triplo negativo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

“Rappresenta circa il 15% dei tumori mammari, è la forma più aggressiva di tumore della mammella, e pur essendo ancora il sottotipo a prognosi più sfavorevole, l’armamentario terapeutico si è arricchito in modo importante negli ultimi anni. L’immunoterapia in combinazione con la chemioterapia nel setting di malattia metastatica ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza nel sottogruppo di pazienti il cui tumore esprime il marker PD-L1 (circa il 40% dei casi). Più recentemente un ADC (antibody-drug conjugate/anticorpo-farmaco-coniugato) diretto contro TROP2 ha dimostrato un prolungamento della sopravvivenza anche in pazienti con malattia refrattaria alla chemioterapia. È importante ricordare che i tumori triplo-negativi spesso presentano anche dei deficit dei geni nel meccanismo di riparo del DNA che si identificano come alterazioni nei geni BRCA, e questo è un importante marcatore di possibile efficacia dei farmaci inibitori di PARP. Tutte queste strategie che ad oggi sono disponibili per i pazienti con malattia in fase avanzata hanno anche dato risultati importanti nei setting più precoci di malattia, dove l’intento è curativo”, ha spiegato Valentina Guarneri, Professore Ordinario Direttore Scuola di Specializzazione Oncologia Medica, Università di Padova e Direttore SC Oncologia Medica 2 IRCCS Istituto Oncologico Veneto. Triplo negativo deriva dal fatto che, a differenza degli altri tumori mammari, si caratterizza per l’assenza di recettori estrogenici e progestinici e per la mancata sovra espressione del recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2), rendendo quindi molto difficile il trattamento mirato della malattia con gli approcci standard. Infatti, secondo i dati, il carcinoma mammario triplo-negativo ha una sopravvivenza media dalla diagnosi nettamente inferiore rispetto alle altre forme. Questo è il motivo per cui la ricerca è molto impegnata per lo sviluppo di nuove strategie che migliorino le conoscenze delle caratteristiche del tumore e permettano di utilizzare terapie quali ad esempio l’immunoterapia, consentendo il più possibile una personalizzazione della cura. In questa area terapeutica è importante che la strategia di accesso alle nuove terapie e l’organizzazione rispondano ai nuovi bisogni della donna con tumore triplo negativo, coniugando efficienza e sostenibilità, creando una massa critica comune di competenze, sia cliniche sia produttive, che possano lavorare insieme come sistema anche utilizzando nuovi approcci cellulari e molecolari. Il contesto più appropriato si è dimostrato essere quello delle “Breast unit”, unità multidisciplinari specializzate nella cura del tumore mammario, in cui diagnosi, trattamento medico e chirurgico, riabilitazione, consentano una pianificazione ottimale delle opzioni terapeutiche disponibili, al fine di raggiungere i migliori risultati possibili”, ha dichiarato Manuela Roncella, Direttore U.O. Senologia A.O.U. Pisana

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Malattie cardiovascolari, ogni anno 1,7 mln di morti in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

Le malattie cardiovascolari, oggi, sono la prima causa di morte in Europa, responsabili del 37,1% di tutti i decessi, ovvero circa 1,7 milioni di morti l’anno – numero notevolmente superiore al cancro che rappresenta la seconda causa di morte più diffusa (neoplasie maligne; 25,8%). Tale tendenza è confermata anche in Italia con oltre 220mila morti (dati ISTAT 2017). Tra le malattie cardiovascolari maggiormente rappresentative (insufficienza cardiaca, ictus, fibrillazione atriale) rientrano le Malattie Strutturali Cardiache, ovvero patologie cronico-degenerative caratterizzate dall’alterazione della struttura del cuore e di cui fanno parte anche le malattie valvolari (come la stenosi aortica e l’insufficienza mitralica che sono le più frequenti tra gli over 65). In Italia, le Malattie Strutturali del Cuore sono tra le patologie più diffuse nella popolazione anziana, colpendo ogni anno oltre 1 milione di persone, ovvero il 12,5% degli over 65 (pari a 1 su 10). Un numero destinato a salire a 2,5 milioni entro il 2040, considerando l’attuale tendenza demografica legata all’invecchiamento della popolazione che vede la fascia anziana italiana raggiungere la soglia del 27% nel 2030, fino a sfiorare il 33% nel 2040 (Dati ISTAT consultati il 10 novembre 2021).Le Malattie delle Valvole Cardiache rappresentano una minaccia sommersa: si stima infatti che il numero di persone che vivono in Europa con la malattia della valvola cardiaca raddoppierà entro il 2040 e triplicherà entro il 2060 a causa dell’invecchiamento della popolazione. Si tratta di patologie correlate all’età con una storia naturale che include un lungo periodo iniziale asintomatico; pertanto, le persone non sono consapevoli dell’insorgenza delle malattie se non sottoposte a controlli periodici (auscultazione con stetoscopio). All’insorgere dei sintomi, il rischio di morte è di circa il 50% a 2 anni e sale al 75% a 3 anni e la qualità di vita diminuisce dopo l’insorgenza dei sintomi con riduzione del funzionamento fisico, della salute generale, della vitalità, del funzionamento sociale e del benessere emotivo.Le cardiopatie valvolari sono trattabili grazie a cure e trattamenti salvavita e pertanto affrontare le lacune nell’individuazione, riconoscimento e diagnosi è diventato urgente. Da qui, i punti chiave proposti da Cuore Italia per il percorso migliore che è necessario garantire:Sensibilizzazione del paziente, che, reso consapevole dei sintomi, si presenta al medico di famiglia o suo medico curante di fiducia; Riconoscimento della patologia: il medico di medicina generale utilizza uno stetoscopio per verificare la presenza di un soffio al cuore; Diagnosi: al paziente viene prescritto un ecocardiogramma per confermare la diagnosi (idealmente in una clinica per le valvole cardiache/specialista); Trattamento: si decide se il paziente sia idoneo alla riparazione o sostituzione della valvola cardiaca attraverso un approccio chirurgico o trans catetere; oppure si attiva un attento monitoraggio della progressione della malattia. Nel caso in cui non fosse possibile effettuare l’intervento, le opzioni di trattamento, comprese le cure palliative per aiutare ad alleviare i sintomi, vengono discusse con il paziente e la famiglia. Follow up e monitoraggio: viene offerto un follow-up multidisciplinare al paziente per garantire il recupero e il ritorno alla normale funzione cardiaca.Un percorso ideale questo che per poter essere fattivo ha bisogno di essere implementato attraverso alcune iniziative.

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Covid: Vaccino necessario ma non risolutivo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

“Il vaccino è necessario e sostenere che non serva è come dire che non serve l’acqua nel deserto. Dobbiamo ringraziare la scienza che ce lo ha messo a disposizione e mi associo all’appello rivolto a tutti quegli italiani che possono farlo, di vaccinarsi. Il punto però è un altro e bisogna essere chiari: il vaccino non è sufficiente, non funziona allo stesso modo su tutti e non copre al 100 per cento. E’ necessario partire da questo dato di fatto per poter prevedere giusti interventi a riguardo, continuando a garantire il distanziamento e continuando ad usare tutti i dispositivi di sicurezza. Io ad esempio sono d’accordo ad usare la ffp2 sui mezzi di trasporto e nei luoghi più affollati. Inoltre, il campo in cui si doveva fare molto di più è quello delle cure domiciliari e tempestive. Proprio ieri la dott.ssa Gismondo ha denunciato come sia difficile parlare di questo argomento, ricordando che l’Italia ha sprecato ben 6 milioni di dosi di anticorpi monoclonali, regalati alla Bulgaria, perché inutilizzati e prossimi alla scadenza”:Così il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, vicepresidente della Commissione Giustizia, intervenendo su Rainews 24.”Per quanto riguarda l’obbligo vaccinale che di fatto si sta applicando in Italia invece, noi di FdI crediamo che abbia un senso solo se prima lo Stato si prenderà chiaramente la responsabilità di riconoscere per legge il risarcimento per chi dovesse subire eventi avversi del vaccino, in quanto rappresenta l’unico modo per convincere gli indecisi e i timorosi” conclude il senatore Balboni.

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Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

Per il suo 35° compleanno, ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus è online con un nuovo sito http://www.trombosi.org completamente rinnovato non solo nella sua veste grafica. Colori e immagini nuove ma anche una consultazione più immediata e fluida, con un layout pensato per offrire tutte le informazioni riguardanti le malattie da Trombosi, meglio conosciute come: Infarto, Ictus, Embolia polmonare, Trombosi nelle vene e nelle arterie, e il mondo di ALT Onlus. Il nuovo sito moderno, intuitivo e colorato pone l’utente al centro presentando i contenuti dell’Associazione in una veste fresca e dinamica. Una finestra virtuale sulla Trombosi che permette un’agile navigazione in continuità con il vecchio sito nelle macro-tematiche, così da far sentire a casa gli utenti più affezionati. Per il suo compleanno, ALT ha voluto eliminare i segni del tempo continuando a rappresentare i valori e la mission che da sempre la contraddistinguono: conoscere la Trombosi per evitarla. Il nuovo sito web spiega cosa è una Trombosi, come riconoscerla, se si è soggetti a rischio e a chi affidarsi per le cure. Immancabile lo spazio #STORIEDITROMBOSI, dedicato al racconto di chi ha avuto un incontro ravvicinato con la Trombosi in cui è possibile inviare ad ALT la propria storia. Tra le sezioni più amate dagli utenti, quella relativa a SALTO, il periodico con cui ALT racconta, con un linguaggio semplice e alla portata di tutti, le malattie cardiovascolari e come riconoscerle. Tramite la nuova piattaforma è possibile, inoltre, contribuire a finanziare con un click la ricerca scientifica interdisciplinare che studia i meccanismi della Trombosi, attraverso il sostegno ai Fondi nella pagina SOSTIENI ALT e alla richiesta dell’Agenda del Cuore 2022, una preziosa alleata che incoraggia a prendersi cura di sé: un utile regalo di Natale da scartare sotto l’albero.

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Lo screening gratuito per epatite C sarà avviato entro la fine dell’anno in quasi tutte le Regioni italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

A livello locale si stanno concludendo le fasi istruttorie pressoché ovunque e in tempi brevi ci si auspica si possa partire con lo screening sui nati tra il 1969 e il 1989, sui detenuti e sugli afferenti ai SerD. Questo è quanto emerso oggi nel corso dell’evento FASE II: cronoprogramma e modalità operative pro screening HCV. Web Conference conclusiva dei tavoli di confronto regionali 2021 Evidenze ed opportunità dall’ “arena” locale, nuove proposte procedurali e gestionali dove i rappresentanti regionali si sono confrontati e hanno fornito i dettagli sullo stato dell’arte delle attività a livello locale. La Web Conference organizzata da MAPCOM Consulting, promossa da AISF – Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e da SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, con il patrocinio di EpaC onlus, e realizzata con il contributo non condizionato di AbbVie, ha annunciato la conclusione della serie di incontri regionali realizzati da maggio a novembre per ricordare l’importanza dello screening, incentivare e supportare le Regioni nell’attivazione e monitoraggio dei risultati sul territorio. Ad aprile il Governo ha varato il Decreto attuativo (ex-post Decreto “Milleproroghe”) che destina 71,5 milioni di euro all’avvio di una strutturata attività di screening a livello nazionale, fondamentale per l’eliminazione del virus dell’HCV; lo scorso 8 luglio il Decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il testimone è successivamente passato in mano alle Regioni che negli scorsi mesi si sono messe al lavoro per completare le fasi istruttorie, definire i piani operativi e avviare in tempi rapidi le attività di screening. La pandemia ha causato un’inevitabile battuta d’arresto, ma le Tavole rotonde istituzionali sono servite proprio a stimolare le istituzioni locali a recuperare il tempo perso.

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