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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicina estetica, cresce l’interesse e l’uso della tossina botulinica

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

Si è chiuso l’evento di due giorni dedicato ai primi 10 anni di Aiteb, l’Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino. Medici e professionisti della salute da tutto il mondo si sono riuniti al Palacongressi di Rimini per il V congresso nazionale: tavole rotonde, approfondimenti e laboratori dedicati a “Il futuro della Tossina Botulinica”. Presente, tra gli altri, all’evento a Rimini anche Emanuele Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Estetica. “Dopo questi due giorni si conferma l’interesse dei medici verso questo tipo di terapia, unica nel suo genere: quello che porta la tossina botulinica in medicina estetica non lo fa nessun altro farmaco. Non si tratta di una terapia per le rughe, ma per migliorare l’espressione. Ogni giorno troviamo indicazioni diverse per questo farmaco, anche cliniche, ed ha un margine di sicurezza elevatissimo. Ho fatto parte – aggiunge Bartoletti – del comitato promotore nella fondazione di Aiteb e sono contento dei rapporti scientifici tra la mia società e l’Associazione. Stanno crescendo insieme e la speranza è di continuare su questa strada. Aiteb è sempre di più un riferimento nazionale per la neuromodulazione, esplosa da quando è iniziato l’uso della tossina botulinica, e che continua ad affermarsi con basi scientifiche”.

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Dolcificanti artificiali e malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2022

L’assunzione di dolcificanti artificiali da tutte le fonti alimentari è associata a un aumento del rischio complessivo di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal. «Il nostro lavoro differisce da quelli condotti in precedenza, in quanto considera l’assunzione di dolcificanti artificiali contenuti nei cibi e nelle bevande, invece di concentrarsi principalmente sul contenuto di dolcificanti artificiali delle sole bevande» afferma Mathilde Touvier, della Sorbonne Paris Nord University, Francia, autrice senior dello studio. In effetti, poco più della metà dell’assunzione di dolcificanti artificiali nello studio proveniva dalle bevande, mentre il resto derivava da dolcificanti e alimenti. I ricercatori hanno studiato 103.388 adulti francesi nella coorte NutriNet-Sante, il 37,1% dei quali aveva segnalato di consumare dolcificanti artificiali. I dolcificanti valutati erano principalmente aspartame (58% dei casi), acesulfame potassico (29%) e sucralosio (10%), e il rimanente 3% era costituito da vari dolcificanti tra cui ciclammati e saccarina. In un follow-up medio di nove anni, l’assunzione di dolcificanti artificiali è risultata associata a un aumento del 9% del rischio di eventi cardiovascolari o cerebrovascolari, tra cui infarto del miocardio, sindrome coronarica acuta, angioplastica, angina, ictus o attacco ischemico transitorio. L’assunzione media di dolcificanti artificiali tra coloro che li utilizzavano è stata di 42,46 mg/die, corrispondente a circa un singolo pacchetto di dolcificante da tavola o 100 ml di bevanda gassata dietetica. «Non abbiamo prove sufficienti per definire una quantità di dolcificante artificiale sicuramente dannosa, ma abbiamo osservato un’associazione dose-effetto, dato che il rischio di eventi cardiovascolari cresce con un consumo maggiore di dolcificanti» prosegue Touvier. Il tasso di incidenza assoluta di eventi cardiovascolari o cerebrovascolari nei consumatori di quantità più elevate di dolcificante è risultato pari a 346 per 100.000 anni-persona rispetto a 314 per 100.000 anni-persona in coloro che non li utilizzavano. Ulteriori analisi più dettagliate hanno suggerito che l’aumento del rischio di eventi cerebrovascolari era associato in particolare all’assunzione di aspartame, mentre l’acesulfame potassico e il sucralosio erano correlati a un aumento del rischio di malattia coronarica. Lo studio ha utilizzato un metodo abbastanza affidabile di valutazione della dieta, con registrazioni ripetute di 24 ore, che sono state convalidate da interviste con un dietista qualificato e tramite i biomarcatori del sangue e delle urine. «Sebbene questo studio abbia molti punti di forza, da solo non può dimostrare una relazione causale tra dolcificante artificiale e aumento del rischio cardiovascolare. Abbiamo bisogno che le agenzie sanitarie esaminino tutta la letteratura sull’argomento» afferma Touvier. Gli esperti sono convinti che gli studi osservazionali costituiranno la base delle prove sugli effetti dei dolcificanti artificiali sulla salute. «Gli studi randomizzati in quest’area possono guardare solo a risultati a breve termine, come l’aumento di peso o i cambiamenti dei biomarcatori. Quindi, dovremo utilizzare studi osservazionali insieme alla ricerca sperimentale per costruire le prove, come è successo con il fumo di sigaretta e il cancro ai polmoni» concludono gli autori. (fonte doctor33)

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Tessera sanitaria senza chip

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

By Francesca Giani. Sulla crisi mondiale dei microchip, già da diverso tempo, sono puntati i riflettori, per le ricadute che ha nei diversi ambiti e settori. Tra questi, per quanto riguarda il comparto, un effetto visibile riguarda la Carta nazionale dei servizi (TS-CNS), dove è presente la componente elettronica. A giugno, al riguardo, si è registrato un primo intervento del Mef che, in un decreto, ha stabilito come le tessere sanitarie possano esser stampate e distribuite ai cittadini che necessitano di una nuova, anche senza microchip. In questo caso, la tessera mantiene valenza di Codice Fiscale e di Tessera Europea Assistenza Malattia (Team) ma non le funzionalità della Carta Nazionale dei Servizi (identificazione e autenticazione online e firma elettronica avanzata nei rapporti con le Pubbliche Amministrazioni). L’impatto per gli aspetti strettamente legati alla sanità, come l’accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale, la detrazione delle spese legate ai farmaci o la possibilità di accedere all’assistenza sanitaria europea è “pressoché nullo”. Diversa la situazione per l’utilizzo della tessera come Card Nazionale dei Servizi (TS-CNS), anche se, come sottolineato in un approfondimento del Corriere della sera di ieri, “andando ad analizzare in maniera più approfondita la questione, i disagi concreti per il singolo cittadino sono ridotti. L’accesso ai servizi della Pa, in particolar modo quelli messi a disposizione da Comuni e Regioni oppure quelli di enti come l’Inps e l’Agenzia dell’Entrate, può essere realizzato anche attraverso lo Spid o la Cie. E questo vale anche per la prenotazione di alcune prestazioni sanitarie che in regioni come Lombardia, Emilia Romagna e Lazio può essere realizzata tramite la CNS. I problemi veri, ma per fortuna marginali, possono nascere per quei servizi accessibili esclusivamente attraverso la Carta Nazionale dei Servizi. Tra questi va segnalato il sistema di gestione della raccolta differenziata utilizzato da alcuni Comuni basato sulla CNS, per poter aprire materialmente i cassonetti”. C’è comunque una alternativa: come era stato sottolineato dal Mef, per ridurre i disagi ai cittadini, continuando per esempio a usufruire dei servizi digitali disponibili con l’utilizzo del microchip, “è stata estesa la data di validità fino al 31 dicembre 2023 delle carte TS-CNS con microchip, purché siano state già attivate, cioè si sia in possesso dei codici PIN/PUK”. Questo è previsto nel caso in cui la tessera “TS-CNS non sia ancora scaduta” e per “i cittadini che hanno ricevuto la nuova tessera sanitaria senza microchip. Un punto che è importante sottolineare ai cittadini che chiedano informazioni è che la “possibilità di estendere il certificato di autenticazione della precedente TS-CNS non ancora scaduta” è possibile attraverso una procedura: occorre scaricare un “tool software, per ora disponibile solamente per Windows, avere a disposizione i codici Pin e Puk consegnati al momento dell’attivazione della Tessera e infine un lettore di smart card da collegare al pc”. L’elenco dei I driver da scaricare variano in base al codice della tessera sanitaria, aspetto che rende un po’ più complessa la procedura. L’elenco e la guida sono disponibili al sito https://sistemats1.sanita.finanze.it/portale/elenco-driver-cittadini-modalita-accesso.A ogni modo, ricorda ancora il Dicastero, “la Tessera Sanitaria, come di consueto, continuerà ad essere rilasciata gratuitamente a tutti gli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in accordo con il Ministero della Salute, con invio automatico, 2 mesi circa prima della scadenza. EÌ utile ricordare, inoltre, che a partire da giugno 2020, in caso di furto, smarrimento e deterioramento della tessera, eÌ possibile ottenere una copia digitale in formato PdF della Tessera, scaricabile online sul sito http://www.sistemats.it nell’attesa della sua spedizione via posta”.(abstract fonte Farmacista33)

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Impariamo a nutrire il nostro corpo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

Martedì 4 ottobre 2022 ore 20:15-21:30 Il corso è aperto a tutti coloro che sono interessati ad applicare alla propria alimentazione i principi della Mindfulness. Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione che verrà inviato tramite e-mail formazione@istitutobeck.it. Da oltre 10 anni, l’Istituto Beck, attraverso il suo Centro Mindfulness, sostiene la promozione della salute nella vita quotidiana nell’intero ciclo di vita. Ne incoraggia la pratica, la diffusione e anche l’insegnamento dei protocolli strutturati su di essa. Frequentare il corso di Mindful Eating è una grande opportunità per imparare in breve tempo a cambiare il modo in cui si fa esperienza del cibo sia nella fase di preparazione che in quella di consumazione. Piuttosto che introdurre restrizioni nella tua vita, capiremo il modo in cui interagisci con il cibo e ti aiuteremo ad avere maggiore consapevolezza delle emozioni che stanno dietro a certe decisioni. Imparando a sostituire l’autocritica con l’autonutrimento avrai il tempo di creare un piano alimentare personale, adatto al tuo stile di vita. Stare in pace con il cibo vuol dire stare in pace con il proprio corpo e le proprie emozioni. Mangiare in modo consapevole vuol dire trovare la chiave per stabilire un rapporto equilibrato e sereno con l’alimentazione e, al contempo, migliorare la qualità della tua vita. Il corso fornisce una conoscenza approfondita sull’alimentazione, sulla Mindfulness e sulla Mindful Eating sia a livello teorico che esperienziale. Rappresenta un’opportunità per imparare cosa e come mangiare, come organizzare l’alimentazione di tutti i giorni e come gestire gli attacchi di fame emotiva. Alimentarsi smetterà di essere un momento conflittuale e si trasformerà in uno spazio aperto di curiosità, piacevolezza, equilibrio e pace.

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Burnout tra i medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

Nonostante il diminuire della fase emergenziale il burnout tra i medici rimane significativamente più elevato rispetto ai livelli pre-pandemici e potrebbe trasformarsi in una “emergenza di salute mentale”, con gravi ripercussioni anche per i pazienti. A confermarlo un recente sondaggio, condotto su 1509 medici statunitensi dal 24 giugno al 3 luglio 2022, che ha mostrato come il 60% abbia sofferto di burnout rispetto al 40% registrato nel 2018. I sintomi più comuni associati al burnout sono rabbia, pianto improvviso, ansia, frustrazione e mancanza di motivazione. C’è chi arriva a pentirsi della propria scelta medica e fa di tutto per cambiare vita. L’80% degli intervistati ha convenuto che esiste uno stigma associato ai medici che chiedono assistenza di qualche tipo riguardo la propria salute mentale e il 39% di loro conosceva almeno un collega che aveva paura di chiedere assistenza psicologica a causa delle domande poste dal datore di lavoro o dagli altri colleghi riguardo le proprie capacità lavorative. In modo analogo, il Medscape Physician Burnout; Depression Report di quest’anno ha rilevato che il 43% dei medici non chiederebbe aiuto per evitare che si sappia presso commissioni medico-lavorative e il 22% ha paura di essere evitato dai colleghi. I più a rischio di burnout sono i medici ospedalieri, di età compresa tra 31 e 50 anni, quelli che lavoravano in medicina d’urgenza e terapia intensiva, i meno esposti sono, invece, i medici di base. Ma lo stress dei medici, stanchi e meno motivati a lavorare si ripercuote anche sui pazienti. Lo raccontata nei dettagli la più ampia indagine sull’associazione tra burnout ed errori medici pubblicata sul British Medical Journal. La ricerca, basata sui risultati di 170 studi osservazionali che hanno coinvolto oltre 239mila medici, mostra come i medici psicologicamente esauriti dai turni di lavoro, dal carico di incombenze e dalla pressione dell’emergenza, hanno il doppio delle probabilità di essere coinvolti in errori che compromettono la salute dei pazienti e sono quattro volte più insoddisfatti del proprio lavoro in confronto ai colleghi che non hanno sofferto di burnout. Nel sondaggio della The Physicians Foundation solo il 36% degli intervistati ha affermato che la propria struttura lavorativa pone attenzione al benessere psicologico del medico e ancora meno (il 31%) ha affermato che gli strumenti di prevenzione e cura in questo ambito siano di facile accesso. “Dobbiamo ancora superare l’idea che i medici debbano essere ‘abbastanza forti’ per resistere alle pressioni della pratica medica e che ammettere di aver bisogno di aiuto o supporto emotivo sia un segno di debolezza”, ha affermato Gary Price, presidente della The Physicians Foundation, aggiungendo che “una mal formazione in tal senso (soprattutto durante la pandemia) ha solo ulteriormente radicato questa mentalità”. (fonte Doctor33)

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Malattia di Alzheimer e gestione del paziente

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

Le demenze rappresentano una delle maggiori sfide per i sistemi sanitari sui quali l’onere crescente delle malattie cronico-degenerative è uno dei fattori-chiave su cui si misurerà la capacità delle istituzioni pubbliche di garantire il sempre più delicato equilibrio tra efficienza e sostenibilità. A tale proposito, un panel multidisciplinare, composto da esperti di diversa specializzazione e coordinato dal Prof. Luca Pani, si è confrontato sui percorsi di gestione della persona affetta da malattia di Alzheimer (AD) analizzandone i punti di forza e i principali gap, e proponendo eventuali soluzioni, al fine di ottimizzare l’intero percorso del paziente con deficit cognitivo. Il confronto ha condotto alla stesura di un documento, “La gestione del paziente con malattia di Alzheimer: dal sospetto alla diagnosi precoce fino all’assistenza integrata. Analisi dello scenario italiano e linee di indirizzo per ottimizzare il percorso di malattia”, edito da Edra con il contributo non condizionante di Roche. Questo documento definisce il patient journey ottimale e si rivolge a tutte le figure coinvolte nel percorso di malattia sin dal primo sospetto, cioè neurologi, psichiatri, geriatri, radiologi, biomarker expert, psicologi, assistenti sociali, fisioterapisti, infermieri, medici di medicina generale (MMG), farmacisti, associazioni di pazienti, istituzioni sanitarie. Nell’ambito dei molteplici argomenti affrontati, sono identificabili alcuni macrotemi di particolare rilievo ai fini del miglioramento dell’assistenza a questa popolazione di pazienti da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Tra questi riveste un’importanza specifica “La presa in carico delle persone con demenza: la terapia e il follow-up, l’assistenza sociosanitaria e l’importanza di team multidisciplinari”. A tale proposito, due sono le sfide da affrontare nel giudizio condiviso degli esperti: 1) migliorare la comunicazione tra Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD), paziente e famiglia per informare dell’esistenza di referenti delle associazioni pazienti; 2) favorire i collegamenti tra MMG e servizi socio-sanitari per minimizzare la frammentazione del percorso terapeutico-assistenziale. Queste le proposte operative sviluppate dal panel per soddisfare tali necessità: 1) coinvolgere il MMG per ottimizzare la gestione domiciliare del decorso post-operatorio in caso di ospedalizzazioni; 2) coinvolgere il farmacista di comunità nella presa in carico del paziente con AD in virtù del suo ruolo nella gestione domiciliare del paziente affetto da cronicità; 3) promuovere una maggiore interazione tra MMG e CDCD; 4) promuovere la formazione del personale sanitario operante nei reparti ospedalieri per stimolare una presa in carico ‘dementia-friendly’ e limitare le frequenti complicazioni post-degenza quali ansia e depressione alle dimissioni e ulteriore compromissione dell’autonomia funzionale del paziente. (fonte Doctor33)

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Circa 1 milione gli italiani con tumori genitourinari

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

I pazienti che convivono con i tumori genitourinari sono in aumento e attualmente in Italia se ne registrano circa 1 milione: 500.000 pazienti con tumore della prostata, 144.000 con tumore del rene e circa 300.000 con tumore della vescica. Diventa quindi imprescindibile migliorare la loro qualità di vita e il loro benessere psico-fisico durante tutto il percorso di cura e questo si può ottenere anche con l’inserimento dell’attività fisica come trattamento non farmacologico complementare. Una regolare attività fisica, controllata dal proprio medico oncologo, incrementa la capacità aerobica, aumenta la resistenza e la forza fisica, il senso di benessere e l’autostima ed è in grado di contrastare alcuni degli effetti collaterali associati al tumore e ai trattamenti. È questo il tema principale del webtalk “I benefici dell’attività fisica nei pazienti con tumori genitourinari”, disponibile online da oggi su Oncowellness (www.oncowellness.it), che vede la partecipazione di Claudia Cerulli, Dottore di Ricerca in Attività Fisica e Salute, Università degli Studi di Roma Foro Italico, Gabriella De Benedetta, Dirigente Psicologo presso UOSC Ematologia dell’Istituto Nazionale Tumori e Vice-Presidente SIPO – Società Italiana di Psico-Oncologia, Laura Magenta, Assistente alla Presidenza Associazione PaLiNUro e Daniele Santini, Direttore UOC Oncologia Territoriale, Università La Sapienza – Polo Pontino. Oncowellness è una piattaforma digitale con trainer certificati, schede di allenamento e video-tutorial che aiuteranno i pazienti nel loro percorso di cura, con un focus specifico su quattro tipologie di tumori: tumori genitourinari, tumore al seno, tumore del polmone e tumori del sangue. Il progetto è promosso da Pfizer insieme a una coalition di esperti che riunisce le competenze di specialisti dell’oncologia, dell’oncoematologia, della psico-oncologia, della riabilitazione oncologica, dell’educazione motoria e trainer certificati e con la collaborazione di AIL – Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, Europa Donna Italia, IncontraDonna Onlus, Susan G. Komen Italia, PaLiNUro – Pazienti Liberi da Neoplasie Uroteliali e WALCE – Women Against Lung Cancer Europe.

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Igiene dentale: strategia di salute pubblica per la prevenzione e la salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

La bocca parla, non solo per la su funzione fonatoria primaria, ma lo fa dal punto di vista medico, rivelando lo stato di salute dell’individuo, ma anche il suo stile di vita, il livello socio-economico. Parla anche quando è in silenzio a chi sa leggerne i segni e comunica importanti informazioni sul funzionamento dell’organismo. Ma una bocca in salute è anche un investimento quotidiano sul benessere del resto dell’organismo. E’ noto infatti che problemi orali e dentali, malattie come la periodontite sono correlate ad un aumentato rischio di eventi cardiovascolari e diabete. Nel corso dell’RDH Expo che si è svolto a Torino e che ha aperto ad un costruttivo dialogo tra medici, odontoiatri e igienisti, le novità sono state numerose grazie alla capacità degli organizzatori di mettere in comune competenze ed esperienze. “L’igienista dentale è una figura ancora poco nota, così come la sua preparazione, ma ha una formazione che valorizza l’osservazione del cavo orale nella sua interezza” spiega Alice Alberta Cittone ideatrice (insieme a Riccardo Sangermano) dell’RDH Expo che ha fatto dialogare oncologi, odontoiatri e igienisti “l’igiene orale è correlata non solo alla fonazione, alla masticazione e alla vita relazionale, ma ha effetti sulla salute sistemica e le alterazioni visibili sono ‘red flag’ di patologie anche importanti”. “Basti pensare” ha sottolineato il Prof. Paolo G. Arduino del CIR Dentai School dell’Università di Torino“che nei percorsi oncologici esiste un team di igienisti e odontostomatologi al servizio del paziente per fronteggiare le problematiche che possono emergere dalle terapie chemio e radio o dal trattamento con farmaci come i bifosfonati. E prima ancora si effettua una valutazione al tempo zero per prevenire eventuali problemi. Solo il 30-40% degli italiani ha un odontoiatra di riferimento e ancora meno si rivolge ad un igienista che nel percorso oncologico può aiutare nel percorso, dare consigli di igiene, aiutare a mantenere la masticazione per limitare il rischio di malnutrizione”. Nella popolazione generale l’igienista è un professionista che può fornire un supporto educazionale prezioso in medicina preventiva grazie alla capacità di osservazione di tutto il cavo orale che è composto da tessuti duri come ossa e denti ma anche gengive e mucose, ciascuno con le proprie caratteristiche.

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Medicina estetica, boom di millennials che richiedono trattamenti per il viso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

“L’utilizzo della tossina botulinica in questi dieci anni è aumentato enormemente ed ha coinvolto fasce di pazienti che non ci saremmo mai aspettati. Di recente è comparso il fenomeno di giovanissimi che intendono eseguire il trattamento con botox. Sono millennials che lo scelgono anche per le rughe mimiche e prevenire quindi l’invecchiamento. Si tratta di una fascia ampia che va dai 20 ai 42 anni: persone molto diverse, ma tra loro ci sono anche molto ragazzi. Un fenomeno crescente tra loro soprattutto negli ultimi 5 anni, studiato anche dalla letteratura scientifica. Anche da un punto di vista etico”. Lo spiega Monica Renga, medico estetico in occasione dell’evento per i primi 10 anni di Aiteb, l’Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino. Un’iniziativa, ieri e oggi con il V congresso nazionale presso il Palacongressi di Rimini, intitolata “Il futuro della Tossina Botulinica”. Decine di medici riuniti per un appuntamento dedicato ad approfondire le tendenze del settore, strumenti e innovazioni. “I giovani sono molto concentrati sulla salute e su ciò che risulta un appagamento personale. Sono digitali nativi – aggiunge Renga – e raggiungono in modo rapido le informazioni. Si fanno un’idea dei canoni di bellezza attraverso i social e capiscono immediatamente se sul loro viso c’è qualcosa che ritengono non funzionare e che possa essere migliorato. Secondo alcune statistiche americane, i trattamenti più richiesti sono con tossina botulinica, poi fillers (volumizzanti) e a seguire quelli di qualità cutanea. Vengono scelti in particolari trattamenti per le rughe, il terzo superiore, tra le sopracciglia, zampe di gallina e la parte più bassa del viso”. “Il nostro compito è di educare questi giovani pazienti anche verso la naturalezza e a una bellezza – conclude la dottoressa – che lasci spazio alla mimica dei muscoli, faccia vedere le emozioni, la gioia e il sorriso vero. Educhiamo i millennials a eseguire il trattamento se lo desiderano ma sempre consigliando, personalizzando in funzione dell’età e delle caratteristiche anatomiche”.

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Sanità: Cgil Cisl Uil Fials Nursind, 29 ottobre mobilitazione nazionale a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

Roma. Mobilitazione nazionale a Roma il prossimo 29 ottobre, promossa da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Nursind, di tutte le lavoratrici e lavoratori che operano in sanità, nel pubblico, nel privato e nel terzo settore, per rivendicare interventi urgenti per garantire maggiori risorse per il fondo sanitario nazionale, lotta alle esternalizzazioni, superamento dei limiti di tetti di spesa per il personale, assunzioni e stabilizzazioni, adeguate risorse contrattuali, spazi per la contrattazione decentrata e la valorizzazione del personale, misure per l’integrazione fra pubblico e privato e fra sanitario e sociale.“I prossimi mesi e anni – affermano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Nursind, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi, Giuseppe Carbone e Andrea Bottega- saranno decisivi per il futuro del servizio sanitario nazionale. Le cause che hanno determinato la crisi del SSN vanno ricercate nelle politiche sanitarie degli ultimi 20 anni che, nel tentativo di contrastare l’espansione del debito pubblico, hanno di fatto tagliato indiscriminatamente le risorse destinate alla sanità (37 miliardi in un decennio), determinando una fragilità del sistema che ha rischiato di essere travolto dalla crisi pandemica. Unico argine alzatosi a contenere il disastro: il lavoro e il sacrificio, in troppi casi fino alle estreme conseguenze, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle professioniste e dei professionisti della sanità, pubblica e privata”.“Ad oggi – aggiungono – non essendo utilizzabili le risorse del PNRR anche per la spesa per il personale, è forte il rischio che alla costruzione di strutture e all’ammodernamento del parco tecnologico non possa corrispondere un’adeguata dotazione di personale dipendente. Senza una significativa e duratura inversione di tendenza, quindi, è forte il rischio di una profonda mutazione della natura e della funzione del SSN e un potenziamento sbilanciato verso il sistema sanitario privato.“Per questi motivi, unitariamente e insieme a tutte le lavoratrici e ai lavoratori che operano in sanità, nel pubblico nel privato e nel terzo settore – proseguono Sorrentino, Petriccioli, Librandi, Carbone e Bottega- ci mobiliteremo a Roma il 29 Ottobre, chiedendo fin da subito a chi si candida ora, e al nuovo Parlamento, fra qualche giorno, un impegno concreto sulla Sanità. Diritti, salari, assunzioni e valorizzazione delle professionalità i punti cardine per garantire la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, concludono.

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Malattie delle valvole cardiache

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

Si conferma intenso il mese di settembre per le malattie del cuore. Oltre all’attesa Giornata Mondiale del Cuore (29 settembre), l’attenzione alle malattie delle valvole cardiache è stata al centro della settimana Europea appena conclusa (12-18 settembre) che ha coinvolto oltre 30mila italiani sopra i 65 anni che vengono analizzati in un importante progetto di screening. In queste settimane, la Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe) sta promuovendo un programma di screening cardiologici rivolti alla popolazione sopra ai 65 anni coinvolgendo 10 paesi geograficamente distribuiti nel territorio italiano, selezionati per dimensione (1.500-2.000 abitanti) e vicinanza a 10 Istituti cardiologici. “L’aspettativa di vita è cresciuta di 10 anni negli ultimi 4 decenni e molto del merito è da attribuirsi ai passi in avanti compiuti dalla cardiologia. Questo ha però aperto il varco all’emergere di molte malattie legate alle patologie degenerative delle valvole cardiache – interviene Alessandro BOCCANELLI, Vice-Presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe) e UniCamillus University Rome – ed è fondamentale non solo continuare a guadagnare ulteriori anni di vita ma anche assicurarne un miglioramento della qualità della stessa. Lo screening che stiamo conducendo ha una valenza unica nel suo genere visto che non è mai stato fatto finora sulla popolazione italiana. Attraverso l’impegno dei Comuni e dei medici di famiglia siamo riusciti a coinvolgere la popolazione per un totale di circa 1.500 persone sopra ai 65 anni che vengono sottoposte ad elettrocardiogramma e, in caso di anomalie a un’ecografia. Un grande traguardo utile per strutturare interventi mirati per quella che viene definita “prevenzione di precisione” e che speriamo di poter concretizzare con i risultati dello screening attesi a ottobre”.L’opuscolo (cartaceo e digitale su http://www.fondazionecuore.it), viene distribuito in migliaia di copie tramite le associazioni di Conacuore (Coordinamento nazionale associazioni di volontariato cardiopatici) in occasione delle iniziative della Giornata Mondiale per il Cuore nel mese di settembre. Le Malattie delle valvole cardiache colpiscono ogni anno il 12,5% degli ultra 65enni (pari a oltre 1 su 10), ovvero oltre 1 milione di persone, con una previsione di crescita del 25% nel 2030, fino a toccare il 33% nel 2040 (dati ISTAT 2021). Si tratta di patologie cronico-degenerative e fra esse vi sono le malattie valvolari, quali la stenosi aortica e il rigurgito mitralico e tricuspidale. Sono sempre più spesso riconducibili ad un declino funzionale e all’invecchiamento della popolazione. Vanno monitorate nel tempo e, in caso di necessità, possono richiedere la riparazione e/o la sostituzione delle valvole cardiache. Se non trattate, queste patologie sono causa di morte nel 90% dei casi a 5 anni dalla loro diagnosi. Fare diagnosi precoce in modo semplice per individuare in anticipo le malattie delle valvole cardiache permette di trattare tempestivamente queste patologie che, pertanto, si possono anche curare in modo non invasivo, con degenza ospedaliera ridotta in termini di tempo, ripresa più rapida e minori sofferenze per i pazienti. (abstract)

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Emicrania con aura e cambio di stagione

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

Il cambio di stagione è un momento molto difficile per gli oltre 2,5 milioni di uomini e donne che in Italia soffrono di emicrania con aura. Si tratta di un particolare forma di cefalea nella quale il dolore è preceduto da alcuni sintomi reversibili visivi, motori, sensitivi, della parola e del linguaggio. “E’ evidente come alcuni fattori climatici-stagionali possono influire negativamente su tutte le forme di emicrania – afferma il dott. Giorgio Dalla Volta, Coordinatore Sezione Regione Lombardia della Società Italiana Studio Cefalee -S.I.S.C. e Direttore del Centro Cefalee dell’Istituto Clinico Città di Brescia-Gruppo San Donato -. La pressione barometrica, che cambia con l’arrivo dell’autunno, l’instabilità climatica, il cambio della luce dovuta al cambio di inclinazione del sole e la progressiva riduzione delle ore di luce esercitano un effetto destabilizzante sulle nostre reti neuronali inducendo una ulteriore destabilizzazione dell’ipereccitabilità neuronale della corteccia cerebrale dei pazienti emicranici. Ad aggravare ulteriormente la situazione c’è anche l’aumento dello stress tipico di questo periodo dell’anno in cui la bella stagione termina, le ferie diventano un lontano ricordo e riprendono a pieno ritmo le normali attività lavorative o scolastiche. Per tutti questi motivi settembre/ottobre rischiano di essere mesi neri per molte persone afflitte da questa malattia neurologica”. “L’emicrania con aura non è un semplice mal di testa passeggero – prosegue il dott. Dalla Volta.-. E’ una patologia da non sottovalutare e che rende davvero difficile la vita di tutti i giorni. I sintomi legati all’aura possono durare anche un’ora e determinare una importante disabilità. Il disagio e la spossatezza post-attacco tendono poi a proseguire anche nelle 24 ore successive. Più della metà dei pazienti ammette di avere gravi limitazioni a svolgere le proprie attività senza problemi mentre solo uno su dieci sostiene di riuscirci. Tutto ciò risulta molto problematico per l’intero sistema socio-sanitario dal momento che l’emicrania colpisce soprattutto la fascia di popolazione in età produttiva. Inoltre è quattro volte più frequente nelle donne rispetto agli uomini con tutto ciò che ne consegue per i singoli nuclei famigliari”. Contro l’emicrania con aura sono disponibili diverse tipologie di cure. “Come in ogni altra patologia alcune terapie farmacologiche possono non essere efficaci o scarsamente tollerate – continua Dalla Volta -. Da qui la necessità nella pratica clinica di approcci alternativi per il trattamento di questa patologia come, per esempio, il ricorso ai nutraceutici. Sono degli integratori alimentari in grado di fornire benefici per la salute e il loro uso sta diventando sempre più diffuso. Aurastop, per esempio, è composto da tre sostanze naturali: il minerale magnesio più gli estratti di due piante il Partenio e la Griffonia. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che può essere utilizzato sia come terapia preventiva che in fase acuto. Riesce a ridurre la frequenza degli attacchi e i sintomi correlati all’emicrania con aura migliorando così la qualità di vita e a ridurre la durata e la disabilità del fenomeno aura se assunto in acuto al primo insorgere del fenomeno visivo. Come tutti i nutraceutici rappresenta una buona strategia di profilassi specialmente nei pazienti in età giovanile e/o in età avanzata o in pazienti che assumono già altri farmaci per altre patologie. In particolare l’aurastop è l’unico prodotto in commercio in grado di avere un effetto in acuto sull’Aura, non presenta alcun effetto collaterale o controindicazioni. Si presenta in formulazione sia in compresse per gli adulti che in bustine per l’età pediatrica. Per dare informazioni corrette e precise sul sempre crescente numero di persone con questa particolare forma di mal di testa da oltre due anni è attivo il portale http://www.emicraniaconaura.it (realizzato grazie al contributo di Aesculapius Farmaceutici). On line è possibile trovare tante informazioni utili e certificate nonché rivolgere direttamente agli esperti domande su sintomi, diagnosi e rimedi. Ciclicamente sono organizzate anche delle dirette sulla pagina Facebook del portale (www.facebook.com/emicraniaconauraaddio) con diversi medici specialisti che affrontano a 360 gradi la patologia.

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È emergenza malattie croniche del fegato

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

“Le malattie croniche del fegato causano ogni anno 2 milioni di decessi nel mondo, 1 milione per la cirrosi e 1 per le epatiti acute e l’epatocarcinoma”, illustra Paolo Angeli, Direttore Clinica Medica V – Università di Padova.La cirrosi, in particolare, rappresenta la 13° causa di morte nel mondo e la 7° in Europa. “Negli ultimi anni abbiamo ridotto il tasso di mortalità per cirrosi soprattutto nei Paesi industrializzati. Abbiamo fatto molto bene anche in Regione Veneto con i tassi passati da oltre 35 ogni 100mila abitanti a 16 nei maschi e a 9 nelle donne. Una riduzione per tutte le eziologie, salvo una: la steatosi non alcolica. Si prevede che nel prossimo futuro ci sarà una pandemia di steatosi epatica non alcolica e di steatoepatite”, aggiunge Angeli che sottolinea la complessità della gestione della cirrosi, specie quando è scompensata. “Per pazienti che hanno una cirrosi scompensata c’è una drastica riduzione della sopravvivenza e un grande numero di ospedalizzazioni, basti pensare che per un paziente ricoverato la probabilità di esserlo nuovamente entro 30 giorni è vicina al 40% ed entro l’anno sfiora il 75%”.Per questi pazienti, sottolinea lo specialista, è urgente un modello di assistenza multidisciplinare affiancato da reti territoriali. Rete che la Regione Veneto ha istituito proprio quest’anno. “Disporre di una rete regionale significa garantire a tutti i cittadini tempestività, continuità e soprattutto l’equità di accesso alle cure”, aggiunge.

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Radiazioni ionizzanti: quando a basse dosi proteggono il DNA

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2022

Un nuovo studio, coordinato da Giovanni Cenci del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, ha mostrato che l’esposizione cronica del comune moscerino della frutta (Drosophila melanogaster) a basse dosi di radiazioni durante lo sviluppo rende le cellule di questo organismo modello resistenti al verificarsi delle rotture cromosomiche (una conseguenza del danno al DNA) indotte successivamente da alte dosi di raggi gamma. Inoltre, il sequenziamento dell’RNA dei moscerini esposti ha permesso di comprendere per la prima volta che questo tipo di risposta, definita ‘radio adattativa’ è associata alla riduzione dell’espressione di un gene, chiamato Loquacious. La ricerca, nata dalla collaborazione della Sapienza con l’Istituto superiore di sanità e l’Università di Padova e sostenuta da grant FERMI Institute for Multidisciplinary Studies, ISS-INFN e Istituto Pasteur, è stata pubblicata sulla rivista Communications Biology.“La risposta radio adattativa – spiega Antonella Porrazzo, prima autrice dell’articolo – è un fenomeno noto nel campo della radiobiologia. Grazie all’utilizzo del Libis, un irradiatore per le basse dosi unico nel suo genere e messo a disposizione dai collaboratori dell’Istituto superiore di sanità, abbiamo dimostrato che questa risposta ha il suo massimo effetto solo a una particolare combinazione di dose e rateo di dose. Inoltre, la resistenza al danno al Dna indotto dalla successiva esposizione acuta è presente nella progenie dei moscerini esposti alle basse dosi, mettendo in evidenza un chiaro ed interessante effetto transgenerazionale”.Questo studio ha anche evidenziato che l’esposizione alle basse dosi riduce la frequenza di fusioni dei telomeri (strutture complesse poste alle regioni terminali del cromosoma), che avvengono a causa del mal funzionamento delle proteine che proteggono le estremità dei cromosomi.“Le nostre osservazioni – sottolinea Giovanni Cenci, coordinatore della ricerca – indicano che l’effetto protettivo delle basse dosi può essere esteso a tutti quei siti cromosomici che vengono riconosciuti in modo inappropriato come rotture al DNA”.Le analisi genetiche hanno dimostrato anche che i mutanti nel gene Loquacious, che codifica una proteina in grado di legare RNA a doppio filamento ed è presente anche nell’uomo, sono resistenti al danno cromosomico indotto dalle alte dosi.Questi risultati indicano chiaramente che la modulazione del gene Loquacious rappresenta una strategia cellulare efficiente per la salvaguardia dell’integrità cromosomica in seguito a stress genotossici.“Dato che il gene in questione è conservato anche nelle nostre cellule, gli studi futuri– conclude Giovanni Cenci – potrebbero chiarire un suo eventuale coinvolgimento nel determinare fenomeni di radioresistenza osservati in molti tumori”.

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Ictus cerebrale: la stenosi carotidea ne causa circa il 20%

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2022

1 milione e 400mila nuovi casi ogni anno in Europa, circa 150mila nel nostro Paese: anche se dal 1990 al 2019 i numeri relativi ad incidenza e mortalità per ictus cerebrale, a livello mondiale, sono leggermente diminuiti, quelli complessivi continuano a rimanere elevati soprattutto nei Paesi ad alto e medio reddito,1 nei quali questa patologia si conferma la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. La stenosi carotidea è una patologia che, provocando una diminuzione dell’afflusso del sangue al cervello a causa del restringimento della carotide, è responsabile di circa il 20% degli ictus. Una diagnosi precoce è fondamentale perché consente di evitare l’insorgenza di patologie gravi come appunto quelle cerebrovascolari. I soggetti più a rischio sono gli ultrasessantenni, soprattutto di sesso maschile, con uno o più dei seguenti fattori di rischio: ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete mellito, abitudine al fumo. obesità e familiarità per eventi ischemici. Su invito del Ministero della Salute, alcune delle principali Società Scientifiche hanno recentemente pubblicato una nuova Linea Guida con indicazioni e raccomandazioni da seguire per la diagnosi e il trattamento più appropriato possibile della patologia della carotide al fine di prevenire l’ictus cerebrale ischemico. Per la prima volta, ha partecipato accanto alle Società Scientifiche la Federazione A.L.I.Ce. Italia ODV (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) coinvolta attivamente, anche tramite la distribuzione di questionari agli associati, nei lavori delle Linee Guida per portare il punto di vista di pazienti. Questa nuova Linea Guida è principalmente rivolta a Medici di Medicina Generale, Medici Specialisti quali Chirurghi Vascolari ed Endovascolari, Neurologi, Angiologi, Internisti, Radiologi, Cardiologi, Anestesisti, ma anche a pazienti, familiari e caregiver, nonché a decisori pubblici e esperti di settore, con l’obiettivo di promuovere protocolli e processi decisionali e percorsi diagnostico-terapeutici appropriati ed efficaci in pazienti con patologia della carotide considerati a rischio di ictus.

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63° Congresso della Società Italiana di Nefrologia

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2022

Milano 3 ottobre a Milano presso la Sala Stampa Nazionale (via Cordusio, 4). Tanti i temi che animeranno il dibattito. Tra questi: video-dialisi e telemedicina, sindromi cardio-renali e anemia, microbioma intestinale, alimentazione e fitness nelle malattie renali, green nephrology e transizione ecologica. La conferenza stampa è un momento di sintesi delle principali novità che il Congresso di nefrologia del 2022 si propone di affrontare in maniera sistematica, in termini professionali, scientifici e culturali, e affidandone il compito in larga parte alle nuove generazioni. Dalle patologie che coinvolgono il rene alle prospettive diagnostico-terapeutiche, passando per stili di vita corretti e prevenzione, è occasione di dibattito e confronto che sintetizza le complessità di una disciplina aperta, in evoluzione, e sempre più necessaria.

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Al convegno Cardiologia 2022, Russo presenta la novità del Niguarda Cardio Center

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2022

Il Niguarda Cardio Center di Milano si conferma come uno dei centri all’avanguardia nel trapianto di cuore e si prepara all’impianto del primo cuore artificiale che sostituisce sia il ventricolo destro che quello sinistro in maniera fisiologica. Se ne parlerà al 56° convegno nazionale di Cardiologia, promosso dalla fondazione De Gasperis, che si apre oggi al NH centro congressi di Milanofiori. «Continuiamo a soffrire per la carenza di donazioni – spiega il primario di cardiochirurgia Claudio Russo – e grazie alla “culla della vita” siamo riusciti a reperire un numero maggiore di organi, potendo prelevare anche in sedi tradizionalmente considerate troppo lontane». Il riferimento è al sistema portatile di perfusione del cuore con sangue del donatore stresso che permette di trasportare, dopo il prelievo, l’organo caldo e battente – insomma, vivo – consentendo tempi di trasporto più lunghi, fino a sette ore invece che quattro, in assoluta sicurezza. Il nuovo sistema è utilizzato da qualche anno dall’équipe di Russo con ottimi risultati, perchè consente non solo di reperire organi a distanza ma permette di fare una valutazione completa per confermare l’idoneità del cuore da donatore. Malgrado l’emergenza pandemica, il Niguarda Cardio Center, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, ha continuato a trapiantare cuori e guarda con grande interesse all’arrivo del cuore artificiale Carmat, un device di produzione francese che permette di intervenire anche quando la compromissione della sezione destra del cuore impedisce l’impianto di sistemi di supporto meccanico al circolo di tipo sinistro (LVAD). Con questo sistema biventricolare cambierà tutto, anche se, come viene spiegato al convegno, «è sempre più importante accompagnare il paziente al trapianto: oggi molti pensano che il cuore meccanico sia meno valido di quello umano, ma temporeggiare in una condizione di scompenso cardiaco cronico comporta il rischio di compromissione degli altri organi (fegato, reni, muscolo..) che, nelle forme più gravi può rendere il paziente non più trapiantabile» spiega Russo, il quale attua al Cardiocenter un programma trapiantologico all’avanguardia. Come è all’avanguardia il nuovo cuore artificiale: «Si comporta come un cuore vero – spiega il cardiochirurgo -: registra le aumentate richieste di pompa, le modificazioni della pressione arteriosa e del volume circolante, adattandosi alle nuove condizioni esattamente come un cuore normale»

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Reumatologia di Padova: Centro di eccellenza europeo

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2022

«Sono molto felice, ed è motivo di grande orgoglio, del prestigioso riconoscimento con il quale l’European Alliance of Associations for Rheumatology certifica l’eccellenza dell’Unità Operativa di Reumatologia – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Ancora una volta viene riconosciuta l’altissima qualità dell’operato dell’Azienda Ospedaliera – Università di Padova, grazie alla ricerca svolta da nostre e nostri docenti, ricercatrici e ricercatori, personale tecnico, assegniste e assegnisti, dottorande e dottorandi. A tutte e tutti loro, al direttore dell’Unità Operativa, Andrea Doria, vanno i miei complimenti e soprattutto il ringraziamento per il loro lavoro, ad alzare ancor di più il livello d’eccellenza della ricerca scientifica e, di conseguenza, dell’assistenza sanitaria per i pazienti».L’Unità Operativa di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliera – Università di Padova, diretta dal Prof. Andrea Doria, ha ricevuto un prestigioso riconoscimento conferito dalla European Alliance of Associations for Rheumatology (EULAR). Da oggi e per cinque anni infatti, la Reumatologia di Padova è Centro di Eccellenza Europeo in Reumatologia. Il centro di ricerca del professor Doria composto da professori associati, ricercatori, personale tecnico di ricerca, dottorandi e assegnisti, si è distinto per la numerosità, ma soprattutto per la qualità dei prodotti della ricerca nel periodo 2017-2021.L’Unità Operativa di Reumatologia, afferente al Dipartimento di Medicina diretto dal Prof. Roberto Vettor, è un centro di riferimento Italiano per la diagnosi e cura delle malattie reumatologiche, sede della Scuola di Specializzazione in Reumatologia e del corso di Dottorato di ricerca in scienze cliniche e sperimentali, curricula scienze reumatologiche e di laboratorio.L’EULAR è l’organizzazione di riferimento delle società scientifiche di reumatologia di tutte le nazioni europee, delle associazioni di pazienti affetti da malattie reumatologiche e degli operatori sanitari che lavorano in ambito reumatologico. L’EULAR ha istituito un registro che raccoglie i migliori centri di ricerca di Reumatologia in Europa con un triplice obiettivo: promuovere la ricerca e le collaborazioni tra i migliori centri dei paesi Europei, favorire la circolazione e la formazione di giovani ricercatori e facilitare l’interazione con le istituzioni dell’Unione Europea. A tale registro, che viene rinnovato annualmente, appartiene da oggi la Reumatologia di Padova.

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Riabilitazione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Sono state pubblicate le prime linee guida di pratica clinica sulla riabilitazione cardiovascolare (CR) incentrata sulle donne elaborate dall’International Council of Cardiovascular Prevention and Rehabilitation. «Questo primo documento per la pratica clinica ha l’obiettivo di fornire una guida alla comunità di CR su come coinvolgere al meglio nei loro programmi le donne con malattie cardiovascolari (CVD), inclusi ictus e arteriopatia periferica, attraverso la programmazione e ottimizzando al contempo gli esiti (ossia mortalità, morbilità, capacità funzionale, benessere psicosociale e qualità della vita). Le principali considerazioni nelle raccomandazioni sono i costi, le implicazioni sulle risorse, la fattibilità e le preferenze del paziente» si legge sul Canadian Journal of Cardiology. Le CVD sono causa principale di morte nel sesso femminile. La loro prevalenza tra le donne è particolarmente elevata nelle regioni di Medio Oriente, Nord Africa, Europa dell’Est e Asia Centrale. Il burden di tali patologie è diminuito dal 1990 a livello globale, sebbene sia aumentato in molti paesi dell’Africa, dell’Asia e del Pacifico Occidentale. È stato dimostrato che la riabilitazione cardiovascolare, la quale rappresenta un modello ambulatoriale di assistenza secondaria, può mitigare tale burden. Le donne però hanno una probabilità minore degli uomini di frequentare questi servizi. Sono stati quindi sviluppati modelli incentrati proprio sulle donne, e cioè programmi olistici, che possano meglio coinvolgerle e ottimizzarne gli esiti. Il documento appena pubblicato contiene e descrive 15 raccomandazioni che fanno riferimento soprattutto a 3 aspetti: l’invio delle donne alla CR (2 raccomandazioni); il setting della CR, e quindi modalità di erogazione e l’ambiente; la fornitura della CR incentrata sulle donne.Gli autori sperano che tutti i programmi offrano a ogni paziente di sesso femminile il maggior numero possibile di elementi di CR incentrati sulle donne, il che potrebbe portare a un maggiore utilizzo della CR e a esiti migliori per le pazienti. «Infatti, a causa della prevalenza delle CVD nelle donne, l’attuazione di tali raccomandazioni e strumenti potrebbe comportare benefici significativi per la salute pubblica, come riduzione di mortalità, morbilità e riospedalizzazione cardiovascolare, e ottimizzare il ripristino del ruolo e la qualità della vita delle donne, oltre che diminuire i costi sanitari» concludono. (fonte Doctor33)

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Orbitopatia di Graves, impatto della chirurgia oftalmica sulla qualità della vita

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

L’orbitopatia di Graves (OG) è una patologia autoimmune che comporta proptosi, gonfiore e infiammazione dell’occhio e dei tessuti peri-orbitali. Circa il 25-50% dei pazienti con ipertiroidismo da malattia di Graves-Basedow presenta sintomi di OG, che includono sensazione di corpo estraneo e secchezza oculare, fotofobia, iperlacrimazione, diplopia, senso di peso retro-oculare (Bahn RS. N Engl J Med 2010).«L’OG si distingue in una fase infiammatoria “attiva”, valutata attraverso il “clinical activity score” (CAS), che può beneficiare dei trattamenti anti-infiammatori al fine di ridurre segni e sintomi di malattia, e una fase quiescente, in cui gli esiti della malattia sono ormai cronici e non risolvibili attraverso le terapie mediche attualmente disponibili» ricorda Jacopo Manso, UOC Endocrinologia, AOU di Padova. «La gravità di malattia, suddivisa secondo l’European Group on Graves’ Orbitopathy (EUGOGO) in “lieve”, “moderata-severa” e “molto severa” (pericolosa per la vista), viene valutata sulla base di alcuni parametri oggettivi (retrazione palpebrale, interessamento dei tessuti lassi, grado di esoftalmo, ulcerazione corneale, danno del nervo ottico) e soggettivi (grado di diplopia, impatto sulla qualità della vita, QoL)» (Bartalena L, et al. Eur J Endocrinol 2021). L’OG riduce significativamente la QoL dei pazienti, con impatto superiore a quello di malattie croniche come il diabete mellito o lo scompenso cardiaco, ed equiparabile a quello delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Gerding MN, et al. Thyroid 1997).Come atteso, gli interventi chirurgici riabilitativi globalmente hanno migliorato significativamente la QoL nei pazienti con OG, sia per quanto concerne la VF che la VA. «Analizzando i singoli tipi di intervento» osserva lo specialista «dall’analisi statistica è emerso che: a) la decompressione orbitale influenza positivamente sia la VF che laVA, con impatto maggiore sulla VA rispetto a tutte le altre procedure (standardized mean difference — SMD — +0.84, IC 95% 0.54-1.13); b) la correzione dello strabismo ha l’effetto maggiore sul miglioramento della VF (SMD +1.25, IC 95% 0.29- 2.21), senza impatto statisticamente significativo sulla VA; c) la chirurgia palpebrale ha impatto positivo sulla VA ma inferiore rispetto alla decompressione orbitale (SMD +0.38, IC 95% 0.05-0.70) e non influenza la VF».Inoltre,continua Manso, l’analisi di meta-regressione ha evidenziato una correlazione negativa statisticamente significativa (p < 0.001) tra il punteggio OG-QoL pre-operatorio e il miglioramento post-chirurgia: peggiore era la QoL preintervento, maggiore era risultato il miglioramento dopo la chirurgia riabilitativa, sia nella VA che nella VF». Questa metanalisi presenta alcune limitazioni da tenere in considerazione: è presente un grado moderato di eterogeneità statistica, che può derivare dai diversi approcci chirurgici studiati, ciascuno associato ai propri obiettivi clinici e complicanze, nonché l'uso di più tecniche differenti per uno stesso tipo di chirurgia. Un'altra spiegazione per l'eterogeneità osservata può essere la diversa percezione soggettiva della QoL tra individui appartenenti a differenti culture. Inoltre, ad eccezione di un unico studio, la metanalisi non è basata su studi controllati randomizzati.In conclusione, afferma Manso, «con questa metanalisi gli autori hanno avvalorato l'importanza della riabilitazione chirurgica nel miglioramento della QoL, prevalentemente nei pazienti con OG inattiva. Come sottolineato nelle recenti linee guida EUGOGO, è fondamentale che i pazienti con OG moderata-severa siano seguiti in Centri con esperienza e questo è particolarmente rilevante per la chirurgia oftalmologica, che deve essere eseguita da equipe esperte e dedicate. Sarà interessante valutare come la chirurgia oftalmica riabilitativa si confronterà e si posizionerà rispetto a terapie mediche innovative per l'OG, promettenti ma costose come il teprotumumab. (fonte: Doctor33) abstrac

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