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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘lavoratori’

Gig economy: il Parlamento europeo approva nuovi diritti per i lavoratori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

Bruxelles. Diritti minimi per i lavoratori che svolgono un’occupazione occasionale o a breve termine
Obbligo di comunicare le condizioni di lavoro il primo giorno o entro 7 giorni se giustificato.I lavoratori a chiamata, a voucher o tramite piattaforme digitali come Uber, Foodora o Deliveroo potranno godere di nuovi diritti, grazie alla normativa approvata in via definitiva.La legge, già concordata con i ministri UE, garantisce una serie di diritti minimi per coloro che svolgono un’occupazione occasionale o a breve termine, come i lavoratori a chiamata, intermittenti, a voucher, tramite piattaforma, così come i tirocinanti e gli apprendisti retribuiti se lavorano in media almeno tre ore alla settimana e 12 ore su quattro settimane. I lavoratori autonomi sono invece esclusi dalle nuove norme.
Tutti i lavoratori devono essere informati fin dal primo giorno, come principio generale e, ove giustificato, entro sette giorni, degli aspetti essenziali del loro contratto di lavoro, quali: descrizione delle mansioni, data di inizio, durata, retribuzione, giornata lavorativa standard o orario di riferimento per coloro che hanno orari di lavoro imprevedibili.I lavoratori con contratti a chiamata o con forme analoghe di occupazione beneficeranno di:
un livello minimo di prevedibilità, come orari e giorni di riferimento predeterminati;
la possibilità di rifiutare, senza conseguenze, un incarico al di fuori dell’orario prestabilito o essere compensati se l’incarico non è annullato in tempo;
il divieto per i datori di lavoro di sanzionare i lavoratori che vogliono accettare impieghi con altre imprese, se le nuove mansioni non rientrano nell’orario di lavoro stabilito, e nuove misure nazionali, da stabilire, per prevenire le pratiche abusive, quali dei limiti allo scopo e alla durata del contratto.
I periodi di prova non potranno essere superiori a sei mesi o proporzionali alla durata prevista del contratto in caso di lavoro a tempo determinato. Un contratto rinnovato per la stessa funzione non potrà essere definito quale periodo di prova.Infine, il datore di lavoro dovrà fornire gratuitamente una formazione che sarà inclusa nell’orario di lavoro. Quando possibile, tale formazione dovrà essere anche completata entro l’orario di lavoro.

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Ocse: in tasca lavoratori italiani 69% salario, sotto media

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Secondo l’Ocse, i lavoratori single in Italia si portano a casa nel complesso il 68,6% del salario lordo, al netto delle tasse e delle agevolazioni fiscali, ben al di sotto della media Ocse che nel 2018 si attestata al 74,%%. Va un po’ meglio per le coppie con due figli.”I dati Ocse dimostrano che urge una politica dei redditi. Non basta il quoziente familiare, come vuole fare il Governo, aumentando le detrazioni per i figli. Bisogna ridurre il cuneo fiscale, non solo per abbassare il costo del lavoro, ma per aumentare la busta paga netta dei lavoratori, di tutti, single compresi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non è sufficiente nemmeno il salario minimo, che aiuterebbe solo i lavoratori sfruttati e sottopagati. Il punto è che non è possibile che tutto, dalle multe per le violazioni al Codice della Strada alle tariffe dell’acqua, sia adeguato all’inflazione, tranne gli stipendi e le pensioni. Urge ripristinare meccanismi automatici di adeguamento della busta paga all’aumento del costo della vita, come la scala mobile all’inflazione programmata. Mentre per i pensionati, bisogna almeno tornare al sistema di rivalutazione previsto dalla legge n. 388 del 2000, come era previsto prima dell’approvazione della Legge di Bilancio 2019″ conclude Dona.

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Protezione dei lavoratori: nuove norme UE su esposizione a sostanze cancerogene

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

I deputati europei hanno approvato valori limite di esposizione per cinque sostanze chimiche dannose per la salute dei lavoratori.
La proposta, già concordata informalmente con i ministri dell’UE, è stata approvata in via definitiva dal Parlamento a larga maggioranza, con 586 voti favorevoli, 10 contrari e 26 astensioni.La legislazione aggiunge cadmio, berillio, acido arsenico, formaldeide e 4,4′-metilene-bis (2-cloroanilina) (MOCA) all’elenco UE delle sostanze nocive. Queste sostanze chimiche sono utilizzate in un’ampia gamma di settori, come: fabbricazione di batterie al nichel-cadmio, fusione di zinco e rame, laboratori, elettronica, funerali e imbalsamazione, edilizia, sanità (reparti di patologia e sale di autopsia), plastica e settori del riciclaggio.Le nuove norme miglioreranno le condizioni di lavoro di oltre un milione di lavoratori dell’UE e dovrebbero prevenire oltre 22 000 casi di malattie professionali.
Il testo approvato fissa i seguenti periodi di transizione:
8 anni per il cadmio,
7 anni per il berillio e
4 anni per l’acido arsenico.
Per la formaldeide viene fissato un periodo di transizione di 5 anni unicamente per il settore sanitario e quello funerario, considerate le situazioni specifiche di tali settori.
Cadmio e farmaci citotossici: possibili ulteriori modifiche
La Commissione europea valuterà entro tre anni se la direttiva debba essere modificata per includere ulteriori disposizioni sul cadmio. Inoltre, su richiesta del Parlamento, la Commissione valuterà, entro la fine del secondo trimestre del 2020, la possibilità di modificare la direttiva sugli agenti cancerogeni e mutageni (CMD) per includere le droghe pericolose, comprese le droghe citotossiche, o di proporre uno strumento più appropriato per garantire la sicurezza sul lavoro dei lavoratori.La terza revisione della direttiva CMD mira a ridurre ulteriormente il rischio di ammalarsi di cancro per i lavoratori europei, che resta la principale causa di decessi sul lavoro nell’UE.

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Lavoratori over 50: ecco come e perché valorizzarli in azienda

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Milano. L’attuale mercato del lavoro si muove sempre più decisamente in direzione dell’innovazione e della digitalizzazione, e non deve quindi stupire che le aziende siano alla costante ricerca di giovani talenti cresciuti insieme alle nuove tecnologie.Sarebbe però sbagliato, per le imprese, concentrarsi unicamente sui Millennials: la maggior parte della forza lavoro, infatti, è costituita da over 50, i quali hanno di fronte a sé ancora parecchi anni prima dell’agognata pensione. I numeri sono chiari e non lasciano spazio a fraintendimenti: in Italia gli occupati tra i 25 e i 34 anni sono in totale 4 milioni, gli occupati over 50 sono più del doppio, superando gli 8 milioni e mezzo.
«In un contesto dominato dalla digital trasformation, esistono tutt’oggi molti ruoli per i quali il driver principale resta il bagaglio esperienziale» spiega Carola Adami, head hunter di Milano e fondatrice dell’agenzia di selezione del personale Adami & Associati. «Parliamo di figure come i responsabili vendite, medici specializzati, direttori commerciali, capi progetto e via dicendo, per i quali la maturità personale e il know how consolidato sono caratteristiche cruciali».Non va peraltro dimenticato, sottolinea Adami, che «a partire dalla riforma del lavoro 2012 in Italia sono stati introdotti degli incentivi per l’assunzione degli over 50, i quali restano attivi anche nel 2019, dopo aver dato manforte alla ripresa dell’occupazione negli ultimi anni».Ma come si sentono gli occupati over 50?
Stando a uno studio effettuato da Valore D e dall’Università Cattolica di Milano, solamente il 31% dei lavoratori di questa fascia si sente effettivamente attivo e valorizzato. Il 46% lamenta invece di essere in difficoltà, laddove il 23% degli intervistati si definisce smarrito. La volontà, nella maggior parte dei casi, è quella di fare di più, di poter mostrare il proprio valore, di rimettersi in gioco. Non deve stupire, quindi, il titolo della ricerca, ovvero ‘Talenti senza età’.Per le aziende, dilapidare l’esperienza e la passata formazione dei lavoratori ultracinquantenni è uno spreco imperdonabile, soprattutto pensando al fatto che gli occupati over 50 sono destinati ad aumentare ulteriormente. Da qui la necessità, sottolineata dagli autori dello studio, di predisporre delle strategie di Ageing management per gestire al meglio il capitale umano. Alcune grandi aziende, del resto, ci hanno già pensato.Il gruppo assicurativo Zurich, per esempio, ha iniziato di recente ad affiancare lavoratori di generazioni diverse in un sistema di cross mentoring, così da mettere a confronto l’esperienza degli over 50 con le competenze digitali dei più giovani. L’esperimento, affermano dalle Risorse Umane del gruppo svizzero, si sta dimostrano più efficace rispetto ai tipici corsi di formazione.La multinazionale giapponese NTT Data negli ultimi anni ha iniziato invece recentemente ad assumere un alto numero di over 50, avendo notato che i team intergenerazionali lavorano meglio: l’esperienza dei lavoratori più maturi, infatti, permette di gestire in modo efficace anche le situazioni più complesse. (fonte: ComunicatiStampa.net)

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15 milioni di euro a disposizione per la formazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

Per arrivare all’Industria 4.0 occorre formare i lavoratori delle imprese, specie delle piccole e medie, attraverso una formazione innovativa, continua, di qualità e legata all’attuale domanda del mercato, una formazione 4.0. A questi temi è stata dedicata la riflessione del convegno organizzato da Fapi – Fondo Formazione PMI e Confapi a Vicenza, dal titolo Coltivare il Talento Fapi 4.0, che ha visto la partecipazione di importanti key opinion leader, imprenditori e operatori del settore.«Sono oltre 500.000 i posti di lavoro che le PMI italiane non riescono a coprire per la mancanza di profili adeguati. Le aziende di conseguenza devono rinunciare a commesse e progetti per la mancanza di personale specializzato, con un rilevante danno economico» ha sottolineato, in apertura, Jonathan Morello Ritter, Presidente Nazionale Giovani Confapi. «Il piano Industria 4.0 ha contribuito ad aggiornare macchinari e processi, ma bisogna andare oltre, concentrando obiettivi e investimenti sulle competenze. La formazione 4.0 è necessaria infatti sia per la competitività delle imprese sia per i lavoratori, che potranno garantirsi così un posto di lavoro nel corso del tempo».Fapi ha sviluppato in 15 anni di attività esperienze e competenze per rispondere a questa necessità, basti pensare che sono stati erogati più di 50 milioni di euro in formazione negli ultimi 4 anni, e sono stati coinvolti complessivamente 37.000 aziende e 360.000 lavoratori in tutta Italia.In Veneto il tessuto delle PMI è particolarmente rilevante e altrettanto sviluppata è l’attività di Fapi. Alcuni numeri rendono l’idea della crescita degli ultimi anni. Nel 2014 le aziende aderenti a Fapi in Veneto erano 1.340 per un totale di 11.290 addetti e nel 2018 sono diventate 3.120 aziende e un totale di 31.050 addetti. In quattro anni si è registrato un incremento rispettivamente del 232% e del 275% a conferma della crescente volontà delle PMI venete di investire in formazione del personale per accrescere la propria produttività e competitività.«La crescita nel numero delle imprese aderenti al Fondo ci conferma nella volontà di rafforzare la nostra offerta» ha dichiarato Giorgio Tamaro, direttore generale Fapi. «Grazie a un sistema capillare e ben funzionante di formazione finanziata anche le aziende più piccole possono accedere a una formazione di pari livello delle realtà più grandi, coerente con le loro attuali esigenze. I fondi interprofessionali sono pronti e in prima linea per fare sempre di più, anche con strumenti flessibili come lo sportello impresa, che finanzia in tempi rapidi le singole imprese su specifiche esigenze di formazione, o i piani quadro pensati per gruppi omogenei di imprese di un territorio».Nel corso del roadshow di eventi FAPI 4.0 Coltivare il talento a Roma, Bologna, Verona e Vicenza, Fapi ha incontrato oltre 300 consulenti del lavoro, imprenditori e rappresentanti delle PMI confrontandosi sulle necessità di formazione e presentando le opportunità offerte dal fondo. Ma i progetti avviati a livello territoriale in tutto Italia sono stati molti e dall’impatto significativo. Ne è un esempio il finanziamento di 600.000 euro per un piano di formazione quadro per le piccole e medie imprese della Provincia di Lecco: saranno coinvolti ben 203 imprese e oltre 6.000 dipendenti, con 280 corsi e 4.500 ore di formazione, di cui le PMI lecchesi potranno beneficiare senza costi.«Gli attuali mutamenti di scenario economico, industriale, tecnologico e organizzativo pongono sfide epocali alle PMI che rappresentano il 98% delle imprese italiane e impiegano oltre il 55% dei lavoratori. Sono pertanto necessari continui investimenti che devono avere al centro la qualità del lavoro, grazie alla innovazione sul piano produttivo, organizzativo e alla formazione delle risorse umane. Fapi rafforza perciò la propria attività capillare sul territorio e la capacità di finanziamento confermando per il 2019 un budget di 15 milioni di euro di risorse a disposizione delle PMI» ha evidenziato Francesco Lippi, Presidente Fapi.
Fapi – Fondo Formazione PMI è un Fondo interprofessionale paritetico costituito da CONFAPI, CGIL, CISL, e UIL al fine di promuovere lo sviluppo della Formazione Continua nelle PMI, quale strumento di competitività delle imprese e di garanzia occupazionale per i lavoratori. Fapi, come tutti i fondi interprofessionali, raccoglie lo 0,30% dei contributi che le imprese versano all’INPS ogni mese e che dall’INPS vengono versate ai Fondi cui le aziende aderiscono. Tali risorse sono utilizzate dal Fapi per finanziarie le attività formative dei lavoratori e delle lavoratrici delle imprese aderenti. http://www.fondopmi.it

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Hotel Beverly Hills Roma, 50 lavoratori a rischio occupazione

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

Roma. Si complica la vertenza dei 50 lavoratori dell’Hotel Beverly Hills di Roma che ha annunciato la cessazione attività e circa 50 famiglie saranno senza lavoro!La Tcl capital s.r.l. ha comunicato in data 26.10.2018 l’apertura di una procedura di mobilità di 31 lavoratori paventando una presunta chiusura di 24/30 mesi per ristrutturazione, mentre gli altri circa 18 dipendenti della Società S.I.I. ancora sono in attesa del loro destino.
Il giorno 8 novembre 2018 si sono incontrate Filcams Cgil e Fisascat Cisl e Tcl Capital srl per lo svolgimento del primo confronto sindacale connesso all’apertura di procedura di mobilità.Il prossimo 19 corrente mese si terrà l’assemblea di tutti i lavoratori per sottoporre la proposta dell’azienda e valutare eventuali controproposte.
Il prossimo incontro si effettuerà il 19 novembre alle ore 16. Cristina Silvestri (Fisascat Cisl Roma): “Richiediamo la condivisione dei progetti di ristrutturazione ed un impegno formale per la salvaguardia dei livelli occupazionali ed esterniamo la nostra preoccupazione per il conseguente grave impatto economico e sociale sul territorio di Roma”.

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Ma davvero fa scandalo lo sciopero USB per Cristiano Ronaldo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Il bailamme che si è scatenato intorno all’annuncio dell’Unione Sindacale di Base dello stabilimento FCA di Melfi, con cui si convoca lo sciopero da domenica sera sulla vicenda del costo, e del valore, dell’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus, ci lascia davvero sconcertati. Si discute e si argomenta con un certo stupore sulla scelta dello sciopero, piuttosto che sulle ragioni spiegate con molta chiarezza nel comunicato dei lavoratori.Come ci si può stupire per una presa di posizione operaia – soprattutto in quella FCA dove da anni vige una vera e propria sospensione dei diritti dei lavoratori e un costante impoverimento economico – che mette a confronto l’impressionante quantità di milioni spesi dalla Juventus con le poche migliaia di euro che per un anno di lavoro entrano nelle tasche degli operai di quella stessa società, mentre altre migliaia di lavoratori sono tenuti fuori dalla fabbrica e il futuro produttivo degli impianti è sempre più ballerino e incerto? A chi grida al reato di leso pallone, a chi sostiene che lo sport non deve mischiarsi con le vicende terrene, vorremmo ricordare che la stessa FCA impegnata a sostenere con tutta la potenza economica della sua galassia di società l’operazione CR7 come investimento sul futuro della Juventus, quella stessa FCA dal 23 luglio lascerà a casa per 7 mesi 1640 dei 7000 operai di Melfi perché ha sbadatamente dimenticato di investire sul futuro industriale della fabbrica lucana e non sa cosa produrre in sostituzione della Grande Punto.Verrebbe da aggiungere che coloro che oggi si interrogano sulla giustezza di questa scelta di lotta sono gli stessi che non si sono mai stupiti delle differenze abissali che separano i proventi e gli utili delle aziende, i compensi dei CEO e le liquidazioni milionarie, spesso a prescindere dai risultati, dai salari di chi quei dividendi consente di accumulare con la propria fatica quotidiana. È ormai passata l’idea che l’arricchimento senza freni, anche se fondato su un enorme acuirsi delle disuguaglianze, sia non solo lecito ma anche molto cool e da apprezzare. Se poi viene ottenuto senza versare una stilla di sudore, tanto meglio.I milioni spesi per acquistare un grande giocatore, come certamente Cristiano Ronaldo è e nessuno lo può mettere in dubbio, serviranno a moltiplicare se stessi in un tourbillon di aumenti del valore delle azioni, non quelle di gioco ma quelle di borsa ovviamente, di merchandising, di indotto anche del sottobosco – per chi avesse dimenticato la vicenda penale che ha coinvolto capi tifosi e manager della squadra – ma non serviranno a migliorare la condizione operaia né a ridurre le disuguaglianze palesi che una tale scelta non può che rendere ancora più profonde.E allora si sciopera. Si sciopera perché non si ritiene giusto un tale esborso di denaro per un calciatore, per quanto bravo sia, ma non per il futuro di una fabbrica; perché si ha paura che scelte economiche della società come quelle appena compiute si finanzino ancora una volta con una stretta sull’occupazione e sulle scelte produttive negli stabilimenti italiani; perché ci si sente offesi, e molto, dalla evidente infima considerazione, da parte della società proprietaria sia della Juventus che della FCA, del lavoro e del valore dei suoi operai. Si sciopera, in fin dei conti, per dignità. (fonte: Unione Sindacale di Base)

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Scuola: Precari trattati come lavoratori di serie B

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Gli “ermellini”, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, con cui si richiama quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16, hanno optato per la logica del risarcimento dei precari per la mancata adozione del principio di «non discriminazione» verso il personale precario della scuola, a cui vanno giustamente assegnati i medesimi scatti automatici stipendiali del personale già assunto in ruolo. Inoltre, il risarcimento per l’abuso dei termini dopo 36 mesi, precedente alla Legge 107/15, è dovuto in tutti quei casi in cui il posto risulti vacante e disponibile – quindi sia collocato in organico di diritto – oppure laddove il lavoratore provi al giudice che vi è stata una forzatura, ai fini del risparmio pubblico a danno del lavoratore stesso, collocando il posto libero dell’organico di fatto per risparmiare sui mesi estivi. E i tribunali si stanno adeguando.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riteniamo inverosimile che ancora oggi, nel 2018, gli amministratori della scuola pubblica italiana continuino a calpestare la direttiva comunitaria 70/1999 e a discriminare il servizio da precari, anche all’atto della ricostruzione di carriera valutandolo solo parzialmente. C’è infatti un principio assodato in tutta Europa, meno che nel nostro Paese: i precari hanno diritto ai medesimi scatti stipendiali di chi è già assunto a tempo indeterminato. Ecco perché i giudici non fanno altro che assegnare il gap stipendiale non corrisposto, proporzionale agli anni di supplenze svolte. Inoltre, sempre per lo stesso principio di non discriminazione, continuiamo a batterci e a ricorrere anche per vedere riconosciuto il diritto all’integrale e immediata ricostruzione di carriera, commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere il corretto inquadramento dei compensi. Anief, pertanto, invita il personale che ha subìto un trattamento di questo genere, anche se oggi di ruolo, ad aderire al ricorso, da presentare al giudice del lavoro, finalizzato alla partecipazione al piano straordinario di stabilizzazione e al risarcimento per illecita reiterazione di contratti a termine: può essere presentato da docenti e ATA precari che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio in scuola pubblica su posto vacante e disponibile.

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Sanità privata: 12 giugno a Montecitorio la manifestazione dei lavoratori del Lazio

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Martedì 12 giugno prossimo, a partire dalle ore 14, i lavoratori delle strutture sanitarie private della regione, saranno in piazza Montecitorio insieme a Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio.L’obiettivo, dichiarato dai segretari generali delle tre federazioni di categoria Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, è fare pressione sulle parti datoriali – Aris e Aiop – e chiedere un intervento più attivo di Regione Lazio e politica, per arrivare a chiudere una vertenza che pesa come un macigno sul lavoro delle persone e sulla tenuta dei servizi alla salute. Considerando peraltro che nel Lazio la sanità privata accreditata svolge un ruolo determinante, gestendo oltre il 40% dell’intera offerta sanitaria pubblica.”Occorre restituire dignità e riconoscimento ai lavoratori. Lavoratori privati di nome e di fatto, visto che da anni sono ostaggio di una situazione che li vede espropriati degli aumenti salariali, del ruolo, dei diritti e della valorizzazione delle competenze”, attaccano Di Cola, Chierchia e Bernardini. “Chiediamo alla Regione Lazio – continuano i sindacalisti – di farsi parte attiva, anche in termini economici, e di adoperarsi affinché la Conferenza Stato-Regioni si impegni a promuovere una rapida conclusione delle trattative””Il mancato rinnovo dei contratti del settore, alcuni dei quali scaduti da oltre un decennio, è un prezzo troppo caro pagato dai lavoratori, tanto alla tenuta del sistema quando alle aziende. Dopo il rinnovo del contratto della sanità pubblica le associazioni datoriali non hanno più alibi e non possono continuare ad abusare dell’abnegazione delle lavoratrici e dei lavoratori – concludono Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio – perché il tempo è scaduto”.

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Sicurezza nelle scuole: gli alunni come i lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Si tratta di un passaggio ineludibile che, tuttavia, soprattutto negli istituti liceali, non sempre viene contemplato, poiché il concetto alunno-lavoratore non sembra essere stato ancora assimilato. Eppure, le norme parlano chiaro, ancora di più a seguito dell’approvazione dei commi 33-43 della Legge 107/2015 che hanno introdotto anche nel triennio finale dei licei un congruo numero di esperienze obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Alla luce di queste novità legislative, è bene quindi che tutti i capi d’istituto abbiano coscienza del fatto che la formazione obbligatoria rivolta ai lavoratori sulla sicurezza, già introdotta dall’art. 37 del decreto legislativo 81/08, è un aspetto cardine del sistema di prevenzione degli infortuni all’interno delle nostre scuole: pertanto, è fondamentale che ogni alunno riceva una formazione adeguata in materia di salute e sicurezza. In caso contrario, il preside inadempiente ne risponde in prima persona. La formazione si concentrerà sui concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza. Una formazione specifica dovrà riguardare i rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione. Il dirigente scolastico dovrà somministrare negli istituti da lui diretti tre periodi di formazione minimi: quella ‘generale’ di 4 ore, sui concetti generali di base del sistema prevenzionistico della sicurezza sul lavoro; la ‘specifica’ di 8 ore, periodica e concentrata sui concetti di rischio che caratterizzano l’azienda in cui l’allievo andrà ad operare in occasione dei “momenti” lavorativi; la formazione ‘particolare aggiuntiva’, pari ad altre 8 ore. Pertanto, gli alunni impegnati in attività di alternanza scuola lavoro devono obbligatoriamente seguire una serie di passaggi formativi: un primo e secondo step, rispettivamente incentrati sull’informazione e sulla formazione generale, saranno curati dell’istituto scolastico; a seguire, altri tre step – formazione specifica, attività formativa del “preposto” e quelle di addestramento – saranno invece assegnati ad esperti esterni, ovvero a professionisti del mondo del lavoro.

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Foodora, l’Italia ultima in Europa nella difesa dei diritti dei lavoratori

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

La sentenza Foodora e ancor prima la sentenza Ikea, e poi la sentenza Almaviva con la quale il tribunale di Roma riconosce la legittimità del trasferimento da Roma a Catania di 150 lavoratori che avevano ottenuto la riassunzione.
Sono tre pronunciamenti della magistratura del lavoro tutti inscritti nello stesso filone: il lavoratore perde sempre. “L’Italia è diventata ultima in Europa quanto a legislazione di protezione del lavoro – commenta l’avvocato Carlo Guglielmi, del Forum Diritti Lavoro – grazie anche alla crisi della magistratura del lavoro, che ha abdicato al proprio ruolo. Nel periodo berlusconiano si è generalmente opposta con le proprie sentenze allo stravolgimento dei diritti, poi si è completamente arresa e il periodo renziano e l’introduzione del Jobs Act hanno visto la resa totale sul piano della difesa del lavoro”.
La sentenza Foodora, del tribunale di Torino, è la prima in Italia che riguarda la cosiddetta “gig economy”, l’economia del lavoretto precario, ed è anche questa in controtendenza rispetto alle altre magistrature del Vecchio Continente.
“Bisogna valutare il nostro specifico – dice Guglielmi – Questa sentenza rispetta la tradizione della giurisprudenza italiana, storicamente in ritardo rispetto all’evoluzione del mercato del lavoro. Lo insegnano le battaglie dei pony express negli anni Ottanta e il ritardo sul quale Atesia ha costruito a suo tempo un decennio di vittorie in tribunale contro le cause intentate dai lavoratori. Muta il lavoro, muta il panorama, mutano le condizioni, si attaccano i diritti, ma l’atteggiamento della magistratura è costante: il lavoro subordinato è soltanto quello di stampo fordista, con la sirena a segnalare inizio e fine turno, il caporeparto vessatore e similia”. Il danno attuale è dunque legato al Jobs Act.
“Nel 2015 il decreto 81 è stato venduto come un passo avanti perché aboliva i contratti a progetto. I quali permettevano invece di operare una netta distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. Il Jobs Act è stato usato per restringere il perimetro del lavoro subordinato, abrogando persino quel poco di utile previsto dalla legge Fornero. Così, mentre in Europa per trovarsi in condizioni di lavoro subordinato basta la presenza di qualcuno che diriga o indirizzi il tuo lavoro, in Italia facciamo capo ancora a categorie vecchie come la presenza del datore di lavoro, del luogo di lavoro e dell’orario di lavoro, incompatibili con le strutture produttive odierne. Bisogna insistere nelle battaglie e non mollare, così come è stato ai tempi dei Pony Express e di Atesia”.

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MEF: reddito imprenditori supera dipendenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Secondo i dati resi noti dal Mef, il reddito degli imprenditori supera quello dei lavoratori dipendenti.”Anche se il traguardo è solo simbolico ed il differenziale è di appena 400 euro è la prima volta che si verifica il superamento e che, finalmente, gli imprenditori dichiarano più dei lavoratori dipendenti, 21.080 contro 20.680″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ vero che gli imprenditori, come ribadito dal Mef, essendo titolari di ditte individuali, non rappresentano i datori di lavoro dei dipendenti, ma certo era un dato che in passato aveva suscitato indignazione, rappresentando comunque un evidente problema di evasione” prosegue Dona. “E’ chiaro, comunque, che se l’82% delle tasse continua stabilmente ad essere pagato dai soli lavoratori dipendenti e pensionati vuol dire che la lotta contro l’evasione non è ancora iniziata. Per questo ci preoccupa che sia sparita dall’agenda di tutti i partiti in questa campagna elettorale” conclude Dona.

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Minacciosa Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

Come in un copione già scritto, non sono passate che poche ore dall’esito elettorale ed ecco l’Unione Europea, e per lei la Commissione Europea, prendere carta e penna ed entrare immediatamente nelle nostre questioni interne. Non usa certo toni diretti, né potrebbe farlo, ma come sempre quando c’è da riportare ordine, usa quel tono sibillino e sornione con cui le cose si dicono ma è come se si trattasse di amichevoli e disinteressati consigli. Non è infatti sfuggito a Moscovici né a Dombrovskis che dalle urne siano uscite come forze preponderanti destinate a governare l’Italia due compagini che dell’euroscetticismo hanno fatto, in campagna elettorale, uno dei cavalli di battaglia, forse quello politicamente più rilevante. E allora ecco i rimbrotti sull’accelerazione del costo del lavoro (sic!), sulle poche privatizzazioni, sul mancato alleggerimento della tassazione per i “fattori produttivi” (leggi sistema delle imprese), sulle “barriere significative” ad ostacolare gli affari, sul livello del debito ma soprattutto la messa in guardia dall’eventuale marcia indietro sulla riforma previdenziale che potrebbe peggiorare la sostenibilità del sistema paese.In poche parole un vero e proprio monito preventivo al governo che verrà perché lasci perdere le boiate pre-elettorali, buone per prendere voti ma non per governare un paese, e si dedichi con professionalità e accondiscendenza a proseguire nel solco tracciato dai precedenti governi, quello cioè di seguire con attenzione e disponibilità le indicazioni, o meglio i diktat, dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea. Il pilota automatico è sempre pronto, sembrano dire nemmeno troppo velatamente da Francoforte, e il suo utilizzo dipenderà da che tipo di governo gli italiani saranno capaci di inventarsi nelle pieghe del risultato elettorale. Se sarà compatibile o meno con i progetti europei o, come roboantemente affermato sia da Salvini che da Di Maio si discosterà significativamente da questi.A prescindere se ci sarà o meno, nel breve termine, un governo del Paese, quel che per noi conta è che non ci si può distrare un attimo. Il grande regista del nostro futuro sembra tutt’altro che intenzionato a mollare la presa e sul rispetto del fiscal compact, il mantenimento del pareggio di bilancio in costituzione, l’aumento dell’IVA a compensazione non c’è da attendersi sconti o soluzioni estranee al solco tracciato. Toccherà ancora ai lavoratori riprendere in mano la bandiera della lotta vera all’Unione Europea. Le illusioni, anche questa volta, sono destinate a durare poco. (Unione Sindacale di Base)

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Scuola contratto: lavoratori beffati

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

Anche le confederazioni spingono in questa direzione, confermate dalle dichiarazioni concilianti rilasciate, a turno, dai segretari generali. Anief ribadisce il suo no ad aumenti tre volte sotto l’inflazione e arretrati inconsistenti. E non cambia le cose neanche la distribuzione di ulteriori 35 euro a ogni docente del merito, peraltro vincolati da legge: il divario rimane ampio e va recuperato. Inoltre, appare pericolosa la mobilità triennale e irrispettosa dell’attribuzione annuale degli incarichi. Poche novità su permessi, potenziamento e sanzioni disciplinari regolati da norme legislative. Non risulta presente alcun accenno alla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, su ricostruzione carriera e servizio nelle paritarie. L’unica apertura dell’amministrazione è sul dietro front a proposito delle ore di incarico e funzionali. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si sta riuscendo nell’impresa di approvare un contratto nazionale che sulla base delle condizioni previste dall’accordo del 30 novembre 2016, quindi con un incremento a regime pari al 3.48%, a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata, non arriva nemmeno a coprire i già modesti 85 euro lordi a lavoratori per tutti. A queste condizioni è meglio non firmare e puntare sullo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale. Ma visto che dall’alto le Confederazioni dicono che va tutto bene, senza spendere una parola sulla miseria degli aumenti e sulle norme capestro, allora vorrà dire che la “palla” passerà anche stavolta ai tribunali. Il personale della scuola non merita questo trattamento.

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Firmato il decreto che esenta quindici categorie di lavoratori dalla soglia innalzata a 67 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 febbraio 2018

ministero-pubblica-istruzioneÈ stato firmato il decreto che esonera il personale dell’infanzia dall’aumento di cinque mese dell’età pensionabile. Il giovane sindacato è pronto ad andare in tribunale per estenderlo a tutto il personale docente: secondo le più recenti indagini conoscitive dell’Istat, infatti, quella dei docenti risulta in assoluto la categoria più usurante per rischio di lavoro correlato. E anche gli studi epidemiologici giungono alla stessa conclusione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nei prossimi giorni forniremo le indicazioni per contrastare una norma che, per la prima volta, distingue in base al ciclo scolastico nel quale i docenti prestano servizio. Questo provvedimento anticipa quelle idee, diffuse nell’ultimo periodo, che vorrebbero autorizzare il pensionamento dei lavoratori italiani in base alla speranza di vita legata alle singole categorie professionali, addirittura al sesso e al titolo di studio. Invece, va assolutamente adeguata l’uscita dal lavoro all’età media oggi in vigore nei Paesi europei, ovvero 63 anni.

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Politiche: tutto cambiare per nulla cambiare

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

montecitorio

Il dibattito che alcuni partiti politici stanno affrontando, mettendolo in mostra nelle casse di risonanza dei media, sa, per molti versi, del surreale. Prima di tutto perché sono per lo più argomenti vecchi che con una certa nonchalance sono contrabbandati per nuovi di zecca ad uso e consumo della memoria corta degli italiani. La verità è che da alcuni lustri il Paese si è adagiato sui successi del passato se non regredendo. Penso alle tante battaglie civili e sindacali per i diritti dei lavoratori che sono stati vanificati da qualche anno a questa parte per rincorrere le varie multinazionali che notoriamente emigrano dove riescono ad ottenere più lauti profitti e si sa lo fanno, soprattutto, sulla pelle dei loro dipendenti. Oggi, per giunta, siamo stati “ingabbiati” da regole europee che in nome della stabilità finanziaria dei conti pubblici non ci permettono di crescere come dovremmo e per giunta ci costringono a fare il “lavoro sporco” trasformando l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Tutto questo per non parlare dei nostri mali endemici quali la giustizia, la scuola, il sistema creditizio e via di questo passo. Sono tali e tanti i nostri problemi sul tappeto che ci vien spontaneo chiederci il perché i tanti soloni che oggi pontificano essendo stati al governo del paese non vi abbiano già provveduto invece di lasciar incancrenire le numerose situazioni emergenti. Oggi, forse, potremmo imboccare una strada virtuosa votando chi non è compromesso con il passato incestuoso e offrendogli un’apertura di credito sul nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che vanno ramenghi per il mondo a caccia di un lavoro onorevole e chi langue in Italia tra mille difficoltà. (Riccardo Alfonso)

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Contratti, il Coisp denuncia: “Menzogne del Governo smentite dagli stessi atti che sottoscrive

Posted by fidest press agency su domenica, 28 gennaio 2018

ministero interni“Ma quale storico risultato nel rinnovo del contratto? Ma quale aumento di 132 euro mensili? Ma quale glorioso impegno da parte del Governo per le Forze di Polizia? Sono tutte menzogne. I 450mila lavoratori del Comparto Sicurezza e difesa apparentemente elogiati in occasione dell’accordo siglato nella notte di venerdì al ministero della Funzione pubblica sono stati in realtà ancora una volta umiliati, calpestati nella propria professionalità, offesi nella propria dignità, senza alcun ritegno, senza che si sia in concreto riconosciuto alcun valore alla specificità del loro lavoro. Il rinnovo del contratto, doveroso e ineludibile dopo nove anni di illegittimo blocco, non è affatto un risultato di cui gioire come alcuni vergognosamente non esitano a fare per mero opportunismo politico. E’ un contratto per noi povero di diritti, povero di denari, povero di tutele, povero di risorse, che in concreto, al netto di tutto, si tradurrà in un aumento mensile di circa 40 euro. Ciò significa 1 euro al giorno in più, dopo nove anni, per donne e uomini che rischiano la vita quotidianamente e che sono chiamati a carichi psico-fisici di lavoro e a condizioni esistenziali inimmaginabili per qualsiasi altro lavoratore. Una vergona senza fine”.
Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la sottoscrizione al ministero della Funzione pubblica dell’accordo negoziale riguardante le Forze armate, di sicurezza e di polizia, siglato alla presenza dei ministri competenti: Minniti per gli Interni, Madia per la Funzione pubblica, Pinotti per la Difesa, Orlando per la Giustizia; il sottosegretario Baretta per l’Economia e il sottosegretario Rughetti che ha la delega dal Governo alla trattativa. “Di fronte alle sfacciate menzogne del Governo – insiste Pianese -, che rappresenta al pubblico attraverso i media fatti così irreali da non essere sostenuti neppure dal contratto che i suoi rappresentanti hanno sottoscritto nella notte di venerdì, e che ha raccolto una sottoscrizione ‘estorta’ al Coisp, lanciamo una sfida al confronto, aperto, quando e dove sarà stabilito. Sempre che qualcuno abbia il coraggio di far emergere la verità”.

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Rilanciare l’unità dei lavoratori della scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

scuolaL’adesione anche dei Cobas allo sciopero del 23 febbraio, già indetto da USB e Cub, segna l’inizio della ricomposizione di un fronte sindacale, l’unico che ad oggi può ancora contrastare la legge 107 e le politiche scolastiche ad essa collegate.Indetto dagli altri sindacati sull’onda delle recenti mobilitazioni legate alla vicenda dei diplomati magistrali, lo sciopero del 23 febbraio per noi dell’USB non può ridursi solo alla rivendicazione, pur sacrosanta, di un lavoro stabile per i diplomati magistrali, ma deve necessariamente abbracciare tutte le complesse e pesanti questioni che gravano sul mondo della scuola, il contratto, la mobilità, le stabilizzazioni, di cui la vicenda dei diplomati magistrali è una parte.L’USB proclama lo sciopero per protestare contro la deriva delle trattative per il rinnovo del contratto che vede Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals ancora una volta pronti, nonostante le smentite ufficiali, a sottoscrivere un contratto che rappresenta un grave arretramento dal punto di vista del salario e dei diritti; contro le prossime operazioni di mobilità, regolate anche quest’anno dallo stesso contratto integrativo dell’anno scorso, quando migliaia di lavoratori sono rimasti bloccati là dove la 107 li aveva spediti; per ribadire la necessità di un piano di assunzioni che garantisca la giusta stabilità a chi a qualunque titolo è già entrato in ruolo e a tutti i lavoratori con 36 mesi di servizio.La scuola e i lavoratori sono oggi al centro di un attacco profondo e su più fronti ed è perciò necessario allargare e generalizzare la protesta e la mobilitazione. Il 23 febbraio non deve essere il punto di arrivo delle proteste di una parte di lavoratori, ma il punto di partenza di una stagione di agitazioni di tutti i lavoratori della scuola, che attraversando la campagna elettorale per le elezioni politiche giunga fino al rinnovo delle RSU.Contratto, mobilità e stabilizzazioni sono oggi i temi caldi della scuola, su questi temi l’USB proclama lo sciopero e su questi temi riteniamo che debbano convergere gli sforzi di tutti i sindacati indipendenti e conflittuali. La sovraesposizione mediatica della vicenda dei DM, mancando di un raccordo con i temi generali della scuola, ha di fatto oscurato il dibattito sul contratto, ad esclusivo vantaggio del governo e dei sindacati complici.Siamo certi che l’Anief non intende partecipare ad azioni di occultamento delle manovre che si stanno svolgendo sul rinnovo del contratto, perciò rilanciamo l’invito a ritirare lo sciopero degli scrutini, perché è una protesta parziale che non unisce i lavoratori, distoglie l’attenzione dai problemi generali e rischia di interferire con lo sciopero del 23 febbraio, sciopero che coinvolge già un fronte ampio di organizzazioni sindacali e movimenti autorganizzati.

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Cade il limite dei 5 anni per la prescrizione delle rivendicazioni dei lavoratori

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

tribunaleIl tribunale di Firenze, con la sentenza emessa il 19 gennaio 2018 a favore dei dipendenti dell’Unicoop Firenze, ha emesso una sentenza espansiva che, come USB, riteniamo storica.Il tribunale, oltre ad accogliere la richiesta dei lavoratori ricorrenti, consistente nel riconoscimento del pagamento della festività del 4 novembre, uniformandosi alla precedente sentenza che dava ragione a 110 lavoratori, ha accolto anche la tesi sostenuta dall’USB per il tramite dello studio legale Conte, Marini e Rafagni, ossia che il limite temporale di 5 anni per poter rivendicare arretrati retributivi prima della prescrizione, possa essere superato.
La tesi sostenuta dall’USB è stata infatti che la norma che prevedeva la prescrizione dopo 5 anni non fosse più coerente con le attuali modifiche normative e le ridotte tutele che hanno oggi i lavoratori.Come noto, fino a un recente passato, i lavoratori avevano una serie di tutele che con varie riforme sono state abolite, tanto da rendere ancora più debole il suo rapporto con il datore di lavoro. La legislazione negli scorsi decenni era fondata su un elemento centrale, ossia che nel rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, il primo era il soggetto debole che andava tutelato. A corollario di questo principio il legislatore aveva prodotto una serie di norme e facilitato anche il ricorso alla magistratura.Basti pensare all’art. 18, prima delle manomissioni operate dalla Fornero e da Renzi, dal passare alla possibilità di presentare un ricorso alla magistratura senza pagare cifre importanti all’attuale obbligo di pagare le spese, dall’essere gravato, in tutto o in parte, dei costi nei casi la sentenza non fosse favorevole ecc.In pochi anni le norme introdotte dai vari governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi hanno totalmente modificato queste tutele, tanto da mettere sullo stesso piano, il datore di lavoro e il lavoratore che, oggi, non solo è stato sostanzialmente privato delle possibilità di essere reintegrato in azienda in caso di licenziamento illegittimo, ma deve anche sostenere costi notevoli per affrontare una vertenza di lavoro.Il limite temporale dei 5 anni per poter rivendicare arretrati e differenze retributive, prima che le stesse andassero in prescrizione, è una di quelle norme che era stata pensata negli anni in cui il lavoratore godeva di una legislazione di sostegno che muoveva dall’assunto che tra datore di lavoro e lavoratore era quest’ultimo il soggetto debole che necessitava di maggiori tutele.
Il venir meno di queste tutele ha reso anacronistica, a nostro avviso, una norma che poneva il limite temporale dei 5 anni.È evidente che oggi il lavoratore ha più difficoltà a contrapporsi al datore di lavoro vigendo un regime ricattatorio e di precarietà dilagante.
Questo può determinare anche che il lavoratore possa richiedere delle somme di denaro, a titolo di arretrati, differenze retributive ecc, anche dopo che siano decorsi i 5 anni, come conseguenza del peggioramento delle leggi sul lavoro e del timore di subire ritorsioni nel caso rivendichi differenze retributive.Il tribunale di Firenze ha, nella sostanza, riconosciuto che una norma prevista quando erano vigenti le reali tutele a favore dei lavoratori possa non essere più coerente con l’attuale sistema di precarietà e di mancanza di diritti, emettendo una sentenza di natura espansiva che apre nuove possibilità per i lavoratori dipendenti.

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Forche Caudine porta la solidarietà ai 1.744 lavoratori molisani in lotta per la mobilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

molise lavoratori in lottaEsponenti dell’associazione al presidio davanti al ministero del Lavoro in via Veneto. Sit-in e volantinaggio di un nutrito gruppo di lavoratori molisani davanti al ministero del Lavoro per ottenere lo sblocco della vertenza che interessa 1.744 lavoratori della regione sul tema della mobilità. Presente il Comitato mobilità in deroga Molise in presidio per lanciare un appello al ministro Poletti e giungere alla conclusione della vertenza che coinvolge 1.744 famiglie, quindi una parte consistente dell’intero territorio molisano.
‘La Regione Molise, con un tratto di penna ha cancellato i nostri diritti e ci ha sospeso ingiustamente i pagamenti della mobilità in deroga per gli anni 2015 e 2016 – denunciano i lavoratori. ‘Per questo abbiamo costituito il Comitato, e per le stesse motivazioni vogliamo difendere i nostri diritti di lavoratori e la nostra dignità di persone. Le fasce deboli del mondo del lavoro vanno difese e non umiliate. Per queste ragioni chiediamo il rispetto della delibera del Consiglio regionale del Molise n. 242 del 29 dicembre 2017; la riformulazione corretta della istanza indirizzata al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sostitutiva della nota sbagliata dell’assessore regionale Carlo Veneziale; il completamento della istruttoria comunicataci il 15 gennaio 2018 dalla segreteria della Direzione generale di Ugo Menziani per consentire al ministro una attenta valutazione della vertenza; lo sblocco dei pagamenti della mobilità in deroga a nostro favore da parte della Direzione nazionale dell’Inps’. Nel corso della giornata sono intervenuti diversi rappresentanti della società civile, del sindacalismo e delle istituzioni per portare la propria
solidarietà e vicinanza ai lavoratori in lotta. Tra questi Andrea Gianfagna, già segretario della Camera del Lavoro di Campobasso, poi segretario generale nazionale di Federbraccianti e della Filziat. Intorno a mezzogiorno, in rappresentanza della associazione Forche Caudine, sono giunti Renzo Rea e poi Gabriele Di Nucci insieme al presidente Giampiero Castellotti, recentemente insignito del titolo di Ambasciatore dei Molisani nel Mondo ai sensi della legge regionale n.12/2015. Forche Caudine nel pomeriggio ha provveduto a pubblicare notizie e a diffondere note a sostegno della vertenza. A seguire sono giunti dirigenti nazionali, personalità politiche ed esponenti sindacali a conferma del valore simbolico di una mobilitazione che ‘non si limita solo a rivendicare un diritto
spettante per legge ma assume il rilievo di difesa della dignità di un intero territorio abbandonato dalle istituzioni nazionali – come ha sottolineato Michele Petraroia in una nota. La mobilitazione è stata premiata: la delegazione è stata ricevuta dal direttore generale del ministero del Lavoro Ugo Menziani a conferma del valore e del rilievo della manifestazione.

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