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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘lavoratori’

Ma davvero fa scandalo lo sciopero USB per Cristiano Ronaldo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Il bailamme che si è scatenato intorno all’annuncio dell’Unione Sindacale di Base dello stabilimento FCA di Melfi, con cui si convoca lo sciopero da domenica sera sulla vicenda del costo, e del valore, dell’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus, ci lascia davvero sconcertati. Si discute e si argomenta con un certo stupore sulla scelta dello sciopero, piuttosto che sulle ragioni spiegate con molta chiarezza nel comunicato dei lavoratori.Come ci si può stupire per una presa di posizione operaia – soprattutto in quella FCA dove da anni vige una vera e propria sospensione dei diritti dei lavoratori e un costante impoverimento economico – che mette a confronto l’impressionante quantità di milioni spesi dalla Juventus con le poche migliaia di euro che per un anno di lavoro entrano nelle tasche degli operai di quella stessa società, mentre altre migliaia di lavoratori sono tenuti fuori dalla fabbrica e il futuro produttivo degli impianti è sempre più ballerino e incerto? A chi grida al reato di leso pallone, a chi sostiene che lo sport non deve mischiarsi con le vicende terrene, vorremmo ricordare che la stessa FCA impegnata a sostenere con tutta la potenza economica della sua galassia di società l’operazione CR7 come investimento sul futuro della Juventus, quella stessa FCA dal 23 luglio lascerà a casa per 7 mesi 1640 dei 7000 operai di Melfi perché ha sbadatamente dimenticato di investire sul futuro industriale della fabbrica lucana e non sa cosa produrre in sostituzione della Grande Punto.Verrebbe da aggiungere che coloro che oggi si interrogano sulla giustezza di questa scelta di lotta sono gli stessi che non si sono mai stupiti delle differenze abissali che separano i proventi e gli utili delle aziende, i compensi dei CEO e le liquidazioni milionarie, spesso a prescindere dai risultati, dai salari di chi quei dividendi consente di accumulare con la propria fatica quotidiana. È ormai passata l’idea che l’arricchimento senza freni, anche se fondato su un enorme acuirsi delle disuguaglianze, sia non solo lecito ma anche molto cool e da apprezzare. Se poi viene ottenuto senza versare una stilla di sudore, tanto meglio.I milioni spesi per acquistare un grande giocatore, come certamente Cristiano Ronaldo è e nessuno lo può mettere in dubbio, serviranno a moltiplicare se stessi in un tourbillon di aumenti del valore delle azioni, non quelle di gioco ma quelle di borsa ovviamente, di merchandising, di indotto anche del sottobosco – per chi avesse dimenticato la vicenda penale che ha coinvolto capi tifosi e manager della squadra – ma non serviranno a migliorare la condizione operaia né a ridurre le disuguaglianze palesi che una tale scelta non può che rendere ancora più profonde.E allora si sciopera. Si sciopera perché non si ritiene giusto un tale esborso di denaro per un calciatore, per quanto bravo sia, ma non per il futuro di una fabbrica; perché si ha paura che scelte economiche della società come quelle appena compiute si finanzino ancora una volta con una stretta sull’occupazione e sulle scelte produttive negli stabilimenti italiani; perché ci si sente offesi, e molto, dalla evidente infima considerazione, da parte della società proprietaria sia della Juventus che della FCA, del lavoro e del valore dei suoi operai. Si sciopera, in fin dei conti, per dignità. (fonte: Unione Sindacale di Base)

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Scuola: Precari trattati come lavoratori di serie B

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Gli “ermellini”, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, con cui si richiama quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16, hanno optato per la logica del risarcimento dei precari per la mancata adozione del principio di «non discriminazione» verso il personale precario della scuola, a cui vanno giustamente assegnati i medesimi scatti automatici stipendiali del personale già assunto in ruolo. Inoltre, il risarcimento per l’abuso dei termini dopo 36 mesi, precedente alla Legge 107/15, è dovuto in tutti quei casi in cui il posto risulti vacante e disponibile – quindi sia collocato in organico di diritto – oppure laddove il lavoratore provi al giudice che vi è stata una forzatura, ai fini del risparmio pubblico a danno del lavoratore stesso, collocando il posto libero dell’organico di fatto per risparmiare sui mesi estivi. E i tribunali si stanno adeguando.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riteniamo inverosimile che ancora oggi, nel 2018, gli amministratori della scuola pubblica italiana continuino a calpestare la direttiva comunitaria 70/1999 e a discriminare il servizio da precari, anche all’atto della ricostruzione di carriera valutandolo solo parzialmente. C’è infatti un principio assodato in tutta Europa, meno che nel nostro Paese: i precari hanno diritto ai medesimi scatti stipendiali di chi è già assunto a tempo indeterminato. Ecco perché i giudici non fanno altro che assegnare il gap stipendiale non corrisposto, proporzionale agli anni di supplenze svolte. Inoltre, sempre per lo stesso principio di non discriminazione, continuiamo a batterci e a ricorrere anche per vedere riconosciuto il diritto all’integrale e immediata ricostruzione di carriera, commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere il corretto inquadramento dei compensi. Anief, pertanto, invita il personale che ha subìto un trattamento di questo genere, anche se oggi di ruolo, ad aderire al ricorso, da presentare al giudice del lavoro, finalizzato alla partecipazione al piano straordinario di stabilizzazione e al risarcimento per illecita reiterazione di contratti a termine: può essere presentato da docenti e ATA precari che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio in scuola pubblica su posto vacante e disponibile.

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Sanità privata: 12 giugno a Montecitorio la manifestazione dei lavoratori del Lazio

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Martedì 12 giugno prossimo, a partire dalle ore 14, i lavoratori delle strutture sanitarie private della regione, saranno in piazza Montecitorio insieme a Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio.L’obiettivo, dichiarato dai segretari generali delle tre federazioni di categoria Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, è fare pressione sulle parti datoriali – Aris e Aiop – e chiedere un intervento più attivo di Regione Lazio e politica, per arrivare a chiudere una vertenza che pesa come un macigno sul lavoro delle persone e sulla tenuta dei servizi alla salute. Considerando peraltro che nel Lazio la sanità privata accreditata svolge un ruolo determinante, gestendo oltre il 40% dell’intera offerta sanitaria pubblica.”Occorre restituire dignità e riconoscimento ai lavoratori. Lavoratori privati di nome e di fatto, visto che da anni sono ostaggio di una situazione che li vede espropriati degli aumenti salariali, del ruolo, dei diritti e della valorizzazione delle competenze”, attaccano Di Cola, Chierchia e Bernardini. “Chiediamo alla Regione Lazio – continuano i sindacalisti – di farsi parte attiva, anche in termini economici, e di adoperarsi affinché la Conferenza Stato-Regioni si impegni a promuovere una rapida conclusione delle trattative””Il mancato rinnovo dei contratti del settore, alcuni dei quali scaduti da oltre un decennio, è un prezzo troppo caro pagato dai lavoratori, tanto alla tenuta del sistema quando alle aziende. Dopo il rinnovo del contratto della sanità pubblica le associazioni datoriali non hanno più alibi e non possono continuare ad abusare dell’abnegazione delle lavoratrici e dei lavoratori – concludono Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio – perché il tempo è scaduto”.

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Sicurezza nelle scuole: gli alunni come i lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

Si tratta di un passaggio ineludibile che, tuttavia, soprattutto negli istituti liceali, non sempre viene contemplato, poiché il concetto alunno-lavoratore non sembra essere stato ancora assimilato. Eppure, le norme parlano chiaro, ancora di più a seguito dell’approvazione dei commi 33-43 della Legge 107/2015 che hanno introdotto anche nel triennio finale dei licei un congruo numero di esperienze obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Alla luce di queste novità legislative, è bene quindi che tutti i capi d’istituto abbiano coscienza del fatto che la formazione obbligatoria rivolta ai lavoratori sulla sicurezza, già introdotta dall’art. 37 del decreto legislativo 81/08, è un aspetto cardine del sistema di prevenzione degli infortuni all’interno delle nostre scuole: pertanto, è fondamentale che ogni alunno riceva una formazione adeguata in materia di salute e sicurezza. In caso contrario, il preside inadempiente ne risponde in prima persona. La formazione si concentrerà sui concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza. Una formazione specifica dovrà riguardare i rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione. Il dirigente scolastico dovrà somministrare negli istituti da lui diretti tre periodi di formazione minimi: quella ‘generale’ di 4 ore, sui concetti generali di base del sistema prevenzionistico della sicurezza sul lavoro; la ‘specifica’ di 8 ore, periodica e concentrata sui concetti di rischio che caratterizzano l’azienda in cui l’allievo andrà ad operare in occasione dei “momenti” lavorativi; la formazione ‘particolare aggiuntiva’, pari ad altre 8 ore. Pertanto, gli alunni impegnati in attività di alternanza scuola lavoro devono obbligatoriamente seguire una serie di passaggi formativi: un primo e secondo step, rispettivamente incentrati sull’informazione e sulla formazione generale, saranno curati dell’istituto scolastico; a seguire, altri tre step – formazione specifica, attività formativa del “preposto” e quelle di addestramento – saranno invece assegnati ad esperti esterni, ovvero a professionisti del mondo del lavoro.

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Foodora, l’Italia ultima in Europa nella difesa dei diritti dei lavoratori

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

La sentenza Foodora e ancor prima la sentenza Ikea, e poi la sentenza Almaviva con la quale il tribunale di Roma riconosce la legittimità del trasferimento da Roma a Catania di 150 lavoratori che avevano ottenuto la riassunzione.
Sono tre pronunciamenti della magistratura del lavoro tutti inscritti nello stesso filone: il lavoratore perde sempre. “L’Italia è diventata ultima in Europa quanto a legislazione di protezione del lavoro – commenta l’avvocato Carlo Guglielmi, del Forum Diritti Lavoro – grazie anche alla crisi della magistratura del lavoro, che ha abdicato al proprio ruolo. Nel periodo berlusconiano si è generalmente opposta con le proprie sentenze allo stravolgimento dei diritti, poi si è completamente arresa e il periodo renziano e l’introduzione del Jobs Act hanno visto la resa totale sul piano della difesa del lavoro”.
La sentenza Foodora, del tribunale di Torino, è la prima in Italia che riguarda la cosiddetta “gig economy”, l’economia del lavoretto precario, ed è anche questa in controtendenza rispetto alle altre magistrature del Vecchio Continente.
“Bisogna valutare il nostro specifico – dice Guglielmi – Questa sentenza rispetta la tradizione della giurisprudenza italiana, storicamente in ritardo rispetto all’evoluzione del mercato del lavoro. Lo insegnano le battaglie dei pony express negli anni Ottanta e il ritardo sul quale Atesia ha costruito a suo tempo un decennio di vittorie in tribunale contro le cause intentate dai lavoratori. Muta il lavoro, muta il panorama, mutano le condizioni, si attaccano i diritti, ma l’atteggiamento della magistratura è costante: il lavoro subordinato è soltanto quello di stampo fordista, con la sirena a segnalare inizio e fine turno, il caporeparto vessatore e similia”. Il danno attuale è dunque legato al Jobs Act.
“Nel 2015 il decreto 81 è stato venduto come un passo avanti perché aboliva i contratti a progetto. I quali permettevano invece di operare una netta distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. Il Jobs Act è stato usato per restringere il perimetro del lavoro subordinato, abrogando persino quel poco di utile previsto dalla legge Fornero. Così, mentre in Europa per trovarsi in condizioni di lavoro subordinato basta la presenza di qualcuno che diriga o indirizzi il tuo lavoro, in Italia facciamo capo ancora a categorie vecchie come la presenza del datore di lavoro, del luogo di lavoro e dell’orario di lavoro, incompatibili con le strutture produttive odierne. Bisogna insistere nelle battaglie e non mollare, così come è stato ai tempi dei Pony Express e di Atesia”.

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MEF: reddito imprenditori supera dipendenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Secondo i dati resi noti dal Mef, il reddito degli imprenditori supera quello dei lavoratori dipendenti.”Anche se il traguardo è solo simbolico ed il differenziale è di appena 400 euro è la prima volta che si verifica il superamento e che, finalmente, gli imprenditori dichiarano più dei lavoratori dipendenti, 21.080 contro 20.680″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ vero che gli imprenditori, come ribadito dal Mef, essendo titolari di ditte individuali, non rappresentano i datori di lavoro dei dipendenti, ma certo era un dato che in passato aveva suscitato indignazione, rappresentando comunque un evidente problema di evasione” prosegue Dona. “E’ chiaro, comunque, che se l’82% delle tasse continua stabilmente ad essere pagato dai soli lavoratori dipendenti e pensionati vuol dire che la lotta contro l’evasione non è ancora iniziata. Per questo ci preoccupa che sia sparita dall’agenda di tutti i partiti in questa campagna elettorale” conclude Dona.

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Minacciosa Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

Come in un copione già scritto, non sono passate che poche ore dall’esito elettorale ed ecco l’Unione Europea, e per lei la Commissione Europea, prendere carta e penna ed entrare immediatamente nelle nostre questioni interne. Non usa certo toni diretti, né potrebbe farlo, ma come sempre quando c’è da riportare ordine, usa quel tono sibillino e sornione con cui le cose si dicono ma è come se si trattasse di amichevoli e disinteressati consigli. Non è infatti sfuggito a Moscovici né a Dombrovskis che dalle urne siano uscite come forze preponderanti destinate a governare l’Italia due compagini che dell’euroscetticismo hanno fatto, in campagna elettorale, uno dei cavalli di battaglia, forse quello politicamente più rilevante. E allora ecco i rimbrotti sull’accelerazione del costo del lavoro (sic!), sulle poche privatizzazioni, sul mancato alleggerimento della tassazione per i “fattori produttivi” (leggi sistema delle imprese), sulle “barriere significative” ad ostacolare gli affari, sul livello del debito ma soprattutto la messa in guardia dall’eventuale marcia indietro sulla riforma previdenziale che potrebbe peggiorare la sostenibilità del sistema paese.In poche parole un vero e proprio monito preventivo al governo che verrà perché lasci perdere le boiate pre-elettorali, buone per prendere voti ma non per governare un paese, e si dedichi con professionalità e accondiscendenza a proseguire nel solco tracciato dai precedenti governi, quello cioè di seguire con attenzione e disponibilità le indicazioni, o meglio i diktat, dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea. Il pilota automatico è sempre pronto, sembrano dire nemmeno troppo velatamente da Francoforte, e il suo utilizzo dipenderà da che tipo di governo gli italiani saranno capaci di inventarsi nelle pieghe del risultato elettorale. Se sarà compatibile o meno con i progetti europei o, come roboantemente affermato sia da Salvini che da Di Maio si discosterà significativamente da questi.A prescindere se ci sarà o meno, nel breve termine, un governo del Paese, quel che per noi conta è che non ci si può distrare un attimo. Il grande regista del nostro futuro sembra tutt’altro che intenzionato a mollare la presa e sul rispetto del fiscal compact, il mantenimento del pareggio di bilancio in costituzione, l’aumento dell’IVA a compensazione non c’è da attendersi sconti o soluzioni estranee al solco tracciato. Toccherà ancora ai lavoratori riprendere in mano la bandiera della lotta vera all’Unione Europea. Le illusioni, anche questa volta, sono destinate a durare poco. (Unione Sindacale di Base)

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Scuola contratto: lavoratori beffati

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

Anche le confederazioni spingono in questa direzione, confermate dalle dichiarazioni concilianti rilasciate, a turno, dai segretari generali. Anief ribadisce il suo no ad aumenti tre volte sotto l’inflazione e arretrati inconsistenti. E non cambia le cose neanche la distribuzione di ulteriori 35 euro a ogni docente del merito, peraltro vincolati da legge: il divario rimane ampio e va recuperato. Inoltre, appare pericolosa la mobilità triennale e irrispettosa dell’attribuzione annuale degli incarichi. Poche novità su permessi, potenziamento e sanzioni disciplinari regolati da norme legislative. Non risulta presente alcun accenno alla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, su ricostruzione carriera e servizio nelle paritarie. L’unica apertura dell’amministrazione è sul dietro front a proposito delle ore di incarico e funzionali. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si sta riuscendo nell’impresa di approvare un contratto nazionale che sulla base delle condizioni previste dall’accordo del 30 novembre 2016, quindi con un incremento a regime pari al 3.48%, a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata, non arriva nemmeno a coprire i già modesti 85 euro lordi a lavoratori per tutti. A queste condizioni è meglio non firmare e puntare sullo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale. Ma visto che dall’alto le Confederazioni dicono che va tutto bene, senza spendere una parola sulla miseria degli aumenti e sulle norme capestro, allora vorrà dire che la “palla” passerà anche stavolta ai tribunali. Il personale della scuola non merita questo trattamento.

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Firmato il decreto che esenta quindici categorie di lavoratori dalla soglia innalzata a 67 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 febbraio 2018

ministero-pubblica-istruzioneÈ stato firmato il decreto che esonera il personale dell’infanzia dall’aumento di cinque mese dell’età pensionabile. Il giovane sindacato è pronto ad andare in tribunale per estenderlo a tutto il personale docente: secondo le più recenti indagini conoscitive dell’Istat, infatti, quella dei docenti risulta in assoluto la categoria più usurante per rischio di lavoro correlato. E anche gli studi epidemiologici giungono alla stessa conclusione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nei prossimi giorni forniremo le indicazioni per contrastare una norma che, per la prima volta, distingue in base al ciclo scolastico nel quale i docenti prestano servizio. Questo provvedimento anticipa quelle idee, diffuse nell’ultimo periodo, che vorrebbero autorizzare il pensionamento dei lavoratori italiani in base alla speranza di vita legata alle singole categorie professionali, addirittura al sesso e al titolo di studio. Invece, va assolutamente adeguata l’uscita dal lavoro all’età media oggi in vigore nei Paesi europei, ovvero 63 anni.

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Politiche: tutto cambiare per nulla cambiare

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

montecitorio

Il dibattito che alcuni partiti politici stanno affrontando, mettendolo in mostra nelle casse di risonanza dei media, sa, per molti versi, del surreale. Prima di tutto perché sono per lo più argomenti vecchi che con una certa nonchalance sono contrabbandati per nuovi di zecca ad uso e consumo della memoria corta degli italiani. La verità è che da alcuni lustri il Paese si è adagiato sui successi del passato se non regredendo. Penso alle tante battaglie civili e sindacali per i diritti dei lavoratori che sono stati vanificati da qualche anno a questa parte per rincorrere le varie multinazionali che notoriamente emigrano dove riescono ad ottenere più lauti profitti e si sa lo fanno, soprattutto, sulla pelle dei loro dipendenti. Oggi, per giunta, siamo stati “ingabbiati” da regole europee che in nome della stabilità finanziaria dei conti pubblici non ci permettono di crescere come dovremmo e per giunta ci costringono a fare il “lavoro sporco” trasformando l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Tutto questo per non parlare dei nostri mali endemici quali la giustizia, la scuola, il sistema creditizio e via di questo passo. Sono tali e tanti i nostri problemi sul tappeto che ci vien spontaneo chiederci il perché i tanti soloni che oggi pontificano essendo stati al governo del paese non vi abbiano già provveduto invece di lasciar incancrenire le numerose situazioni emergenti. Oggi, forse, potremmo imboccare una strada virtuosa votando chi non è compromesso con il passato incestuoso e offrendogli un’apertura di credito sul nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che vanno ramenghi per il mondo a caccia di un lavoro onorevole e chi langue in Italia tra mille difficoltà. (Riccardo Alfonso)

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Contratti, il Coisp denuncia: “Menzogne del Governo smentite dagli stessi atti che sottoscrive

Posted by fidest press agency su domenica, 28 gennaio 2018

ministero interni“Ma quale storico risultato nel rinnovo del contratto? Ma quale aumento di 132 euro mensili? Ma quale glorioso impegno da parte del Governo per le Forze di Polizia? Sono tutte menzogne. I 450mila lavoratori del Comparto Sicurezza e difesa apparentemente elogiati in occasione dell’accordo siglato nella notte di venerdì al ministero della Funzione pubblica sono stati in realtà ancora una volta umiliati, calpestati nella propria professionalità, offesi nella propria dignità, senza alcun ritegno, senza che si sia in concreto riconosciuto alcun valore alla specificità del loro lavoro. Il rinnovo del contratto, doveroso e ineludibile dopo nove anni di illegittimo blocco, non è affatto un risultato di cui gioire come alcuni vergognosamente non esitano a fare per mero opportunismo politico. E’ un contratto per noi povero di diritti, povero di denari, povero di tutele, povero di risorse, che in concreto, al netto di tutto, si tradurrà in un aumento mensile di circa 40 euro. Ciò significa 1 euro al giorno in più, dopo nove anni, per donne e uomini che rischiano la vita quotidianamente e che sono chiamati a carichi psico-fisici di lavoro e a condizioni esistenziali inimmaginabili per qualsiasi altro lavoratore. Una vergona senza fine”.
Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la sottoscrizione al ministero della Funzione pubblica dell’accordo negoziale riguardante le Forze armate, di sicurezza e di polizia, siglato alla presenza dei ministri competenti: Minniti per gli Interni, Madia per la Funzione pubblica, Pinotti per la Difesa, Orlando per la Giustizia; il sottosegretario Baretta per l’Economia e il sottosegretario Rughetti che ha la delega dal Governo alla trattativa. “Di fronte alle sfacciate menzogne del Governo – insiste Pianese -, che rappresenta al pubblico attraverso i media fatti così irreali da non essere sostenuti neppure dal contratto che i suoi rappresentanti hanno sottoscritto nella notte di venerdì, e che ha raccolto una sottoscrizione ‘estorta’ al Coisp, lanciamo una sfida al confronto, aperto, quando e dove sarà stabilito. Sempre che qualcuno abbia il coraggio di far emergere la verità”.

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Rilanciare l’unità dei lavoratori della scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 gennaio 2018

scuolaL’adesione anche dei Cobas allo sciopero del 23 febbraio, già indetto da USB e Cub, segna l’inizio della ricomposizione di un fronte sindacale, l’unico che ad oggi può ancora contrastare la legge 107 e le politiche scolastiche ad essa collegate.Indetto dagli altri sindacati sull’onda delle recenti mobilitazioni legate alla vicenda dei diplomati magistrali, lo sciopero del 23 febbraio per noi dell’USB non può ridursi solo alla rivendicazione, pur sacrosanta, di un lavoro stabile per i diplomati magistrali, ma deve necessariamente abbracciare tutte le complesse e pesanti questioni che gravano sul mondo della scuola, il contratto, la mobilità, le stabilizzazioni, di cui la vicenda dei diplomati magistrali è una parte.L’USB proclama lo sciopero per protestare contro la deriva delle trattative per il rinnovo del contratto che vede Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals ancora una volta pronti, nonostante le smentite ufficiali, a sottoscrivere un contratto che rappresenta un grave arretramento dal punto di vista del salario e dei diritti; contro le prossime operazioni di mobilità, regolate anche quest’anno dallo stesso contratto integrativo dell’anno scorso, quando migliaia di lavoratori sono rimasti bloccati là dove la 107 li aveva spediti; per ribadire la necessità di un piano di assunzioni che garantisca la giusta stabilità a chi a qualunque titolo è già entrato in ruolo e a tutti i lavoratori con 36 mesi di servizio.La scuola e i lavoratori sono oggi al centro di un attacco profondo e su più fronti ed è perciò necessario allargare e generalizzare la protesta e la mobilitazione. Il 23 febbraio non deve essere il punto di arrivo delle proteste di una parte di lavoratori, ma il punto di partenza di una stagione di agitazioni di tutti i lavoratori della scuola, che attraversando la campagna elettorale per le elezioni politiche giunga fino al rinnovo delle RSU.Contratto, mobilità e stabilizzazioni sono oggi i temi caldi della scuola, su questi temi l’USB proclama lo sciopero e su questi temi riteniamo che debbano convergere gli sforzi di tutti i sindacati indipendenti e conflittuali. La sovraesposizione mediatica della vicenda dei DM, mancando di un raccordo con i temi generali della scuola, ha di fatto oscurato il dibattito sul contratto, ad esclusivo vantaggio del governo e dei sindacati complici.Siamo certi che l’Anief non intende partecipare ad azioni di occultamento delle manovre che si stanno svolgendo sul rinnovo del contratto, perciò rilanciamo l’invito a ritirare lo sciopero degli scrutini, perché è una protesta parziale che non unisce i lavoratori, distoglie l’attenzione dai problemi generali e rischia di interferire con lo sciopero del 23 febbraio, sciopero che coinvolge già un fronte ampio di organizzazioni sindacali e movimenti autorganizzati.

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Cade il limite dei 5 anni per la prescrizione delle rivendicazioni dei lavoratori

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

tribunaleIl tribunale di Firenze, con la sentenza emessa il 19 gennaio 2018 a favore dei dipendenti dell’Unicoop Firenze, ha emesso una sentenza espansiva che, come USB, riteniamo storica.Il tribunale, oltre ad accogliere la richiesta dei lavoratori ricorrenti, consistente nel riconoscimento del pagamento della festività del 4 novembre, uniformandosi alla precedente sentenza che dava ragione a 110 lavoratori, ha accolto anche la tesi sostenuta dall’USB per il tramite dello studio legale Conte, Marini e Rafagni, ossia che il limite temporale di 5 anni per poter rivendicare arretrati retributivi prima della prescrizione, possa essere superato.
La tesi sostenuta dall’USB è stata infatti che la norma che prevedeva la prescrizione dopo 5 anni non fosse più coerente con le attuali modifiche normative e le ridotte tutele che hanno oggi i lavoratori.Come noto, fino a un recente passato, i lavoratori avevano una serie di tutele che con varie riforme sono state abolite, tanto da rendere ancora più debole il suo rapporto con il datore di lavoro. La legislazione negli scorsi decenni era fondata su un elemento centrale, ossia che nel rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, il primo era il soggetto debole che andava tutelato. A corollario di questo principio il legislatore aveva prodotto una serie di norme e facilitato anche il ricorso alla magistratura.Basti pensare all’art. 18, prima delle manomissioni operate dalla Fornero e da Renzi, dal passare alla possibilità di presentare un ricorso alla magistratura senza pagare cifre importanti all’attuale obbligo di pagare le spese, dall’essere gravato, in tutto o in parte, dei costi nei casi la sentenza non fosse favorevole ecc.In pochi anni le norme introdotte dai vari governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi hanno totalmente modificato queste tutele, tanto da mettere sullo stesso piano, il datore di lavoro e il lavoratore che, oggi, non solo è stato sostanzialmente privato delle possibilità di essere reintegrato in azienda in caso di licenziamento illegittimo, ma deve anche sostenere costi notevoli per affrontare una vertenza di lavoro.Il limite temporale dei 5 anni per poter rivendicare arretrati e differenze retributive, prima che le stesse andassero in prescrizione, è una di quelle norme che era stata pensata negli anni in cui il lavoratore godeva di una legislazione di sostegno che muoveva dall’assunto che tra datore di lavoro e lavoratore era quest’ultimo il soggetto debole che necessitava di maggiori tutele.
Il venir meno di queste tutele ha reso anacronistica, a nostro avviso, una norma che poneva il limite temporale dei 5 anni.È evidente che oggi il lavoratore ha più difficoltà a contrapporsi al datore di lavoro vigendo un regime ricattatorio e di precarietà dilagante.
Questo può determinare anche che il lavoratore possa richiedere delle somme di denaro, a titolo di arretrati, differenze retributive ecc, anche dopo che siano decorsi i 5 anni, come conseguenza del peggioramento delle leggi sul lavoro e del timore di subire ritorsioni nel caso rivendichi differenze retributive.Il tribunale di Firenze ha, nella sostanza, riconosciuto che una norma prevista quando erano vigenti le reali tutele a favore dei lavoratori possa non essere più coerente con l’attuale sistema di precarietà e di mancanza di diritti, emettendo una sentenza di natura espansiva che apre nuove possibilità per i lavoratori dipendenti.

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Forche Caudine porta la solidarietà ai 1.744 lavoratori molisani in lotta per la mobilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

molise lavoratori in lottaEsponenti dell’associazione al presidio davanti al ministero del Lavoro in via Veneto. Sit-in e volantinaggio di un nutrito gruppo di lavoratori molisani davanti al ministero del Lavoro per ottenere lo sblocco della vertenza che interessa 1.744 lavoratori della regione sul tema della mobilità. Presente il Comitato mobilità in deroga Molise in presidio per lanciare un appello al ministro Poletti e giungere alla conclusione della vertenza che coinvolge 1.744 famiglie, quindi una parte consistente dell’intero territorio molisano.
‘La Regione Molise, con un tratto di penna ha cancellato i nostri diritti e ci ha sospeso ingiustamente i pagamenti della mobilità in deroga per gli anni 2015 e 2016 – denunciano i lavoratori. ‘Per questo abbiamo costituito il Comitato, e per le stesse motivazioni vogliamo difendere i nostri diritti di lavoratori e la nostra dignità di persone. Le fasce deboli del mondo del lavoro vanno difese e non umiliate. Per queste ragioni chiediamo il rispetto della delibera del Consiglio regionale del Molise n. 242 del 29 dicembre 2017; la riformulazione corretta della istanza indirizzata al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sostitutiva della nota sbagliata dell’assessore regionale Carlo Veneziale; il completamento della istruttoria comunicataci il 15 gennaio 2018 dalla segreteria della Direzione generale di Ugo Menziani per consentire al ministro una attenta valutazione della vertenza; lo sblocco dei pagamenti della mobilità in deroga a nostro favore da parte della Direzione nazionale dell’Inps’. Nel corso della giornata sono intervenuti diversi rappresentanti della società civile, del sindacalismo e delle istituzioni per portare la propria
solidarietà e vicinanza ai lavoratori in lotta. Tra questi Andrea Gianfagna, già segretario della Camera del Lavoro di Campobasso, poi segretario generale nazionale di Federbraccianti e della Filziat. Intorno a mezzogiorno, in rappresentanza della associazione Forche Caudine, sono giunti Renzo Rea e poi Gabriele Di Nucci insieme al presidente Giampiero Castellotti, recentemente insignito del titolo di Ambasciatore dei Molisani nel Mondo ai sensi della legge regionale n.12/2015. Forche Caudine nel pomeriggio ha provveduto a pubblicare notizie e a diffondere note a sostegno della vertenza. A seguire sono giunti dirigenti nazionali, personalità politiche ed esponenti sindacali a conferma del valore simbolico di una mobilitazione che ‘non si limita solo a rivendicare un diritto
spettante per legge ma assume il rilievo di difesa della dignità di un intero territorio abbandonato dalle istituzioni nazionali – come ha sottolineato Michele Petraroia in una nota. La mobilitazione è stata premiata: la delegazione è stata ricevuta dal direttore generale del ministero del Lavoro Ugo Menziani a conferma del valore e del rilievo della manifestazione.

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I lavoratori Almaviva e GSE dimostrano che Calenda afferma il falso

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

calenda-carloIl tweet del ministro dello Sviluppo Economico è stampato in formato gigante, a caratteri cubitali: ” (…) Sui 153 c’è il problema della chiusura di tutta la sede di Roma”.A esporlo stamane davanti alla sede romana di Almaviva Contact sono le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda, per lo più madri di famiglia: ex licenziati illegittimamente, 153 già reintegrati da un Giudice del Lavoro (sono attese a breve altre sentenze), ma immediatamente dopo trasferiti in Sicilia, a 800 km di distanza dalle loro famiglie, in piena violazione della Legge 300/1970: per loro non c’è giorno di festa che tenga, la lotta per riconquistare il posto di lavoro non si ferma.
La situazione davanti ai cancelli è a dir poco surreale. A un paio di metri dagli ex dipendenti Almaviva lasciati in mezzo a una strada, infatti, altri lavoratori timbrano il cartellino ed entrano in turno: tra questi ultimi anche i dipendenti GSE, la cui manodopera è prestata all’azienda di Tripi attraverso un singolarissimo appalto, pure giudicato illecito dal tribunale del Lavoro di Roma. Ma quindi la sede di Roma non era chiusa, come diceva il ministro?
“Noi siamo in 88 a lavorare qui dal 27 dicembre, per l’appalto del call center GSE. Tra l’altro questo appalto è anche stato dichiarato illecito da un giudice, ed una parte di noi stanno già lavorando direttamente in GSE mentre i restanti che stanno aspettando la sentenza del 8 febbraio vengono a lavorare tutti i giorni ad Almaviva” dice Rosetta, Rsu di Gse.La vertenza-simbolo d’Italia, che nel 2017 ha rappresentato più plasticamente che mai la più sfrontata arroganza a cui si può spingere un’azienda nel pretendere l’abbassamento del costo del lavoro, torna dunque in primo piano già in questo inizio di anno nuovo. Quella stessa arroganza per cui se un lavoratore non è disposto a ridursi alla fame – o a spaccare la sua famiglia – merita di perdere il lavoro per cui ha sacrificato giorni, notti, anni della sua vita. In bella mostra, pure in formato gigante, oggi c’è anche un altro bel cinguettìo del ministro Calenda: “(…) Ho cercato di evitare i licenziamenti, ma le RSU hanno sbagliato a non firmare l’accordo”.”A noi non ci hanno licenziato le RSU come vogliono far credere, ma loro con il loro comportamento. Quello che hanno fatto le RSU è stato applicare la volontà dei lavoratori per come era stata espressa nelle assemblee sindacali. Noi abbiamo rifiutato perché comportava un peggioramento dei nostri diritti, ed il Governo non ha fatto altro che avallare le richieste di Tripi. Come all’epoca assecondarono le dichiarazioni di Tripi sulla crisi della sede di Roma, giustificate solo attraverso delle slide preparate dall’azienda, anche oggi continuano a dare sponda alla proprietà di Almaviva dicendo che la sede è chiusa mentre non è vero, giustificando così il trasferimento a Catania dei 153 lavoratori che hanno vinto la sentenza di reintegro. Il Governo continua a dar retta alle chiacchere e non hai fatti.” – dice invece Lorella, lavoratrice Almaviva.I lavoratori Almaviva che non hanno ceduto a un ricatto tanto vergognoso infatti non hanno colpe, piuttosto un grande merito: quello di aver insegnato a tutti i lavoratori italiani cos’è la Dignità del Lavoro. Quella stessa Dignità che la nostra Carta Costituzionale recita all’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro”. Leggete bene, Tripi e Calenda: “sul Lavoro”, non sulla schiavitù. (Comitati di lavoratori Almaviva e Gse)

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In Dubious Battle di James Franco

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 agosto 2017

In Dubious BattleRoma Martedì 22 agosto ore 21:00 – Cinema The Space Moderno (Sala 5), Piazza della Repubblica 43 arriva nelle sale italiane IN DUBIOUS BATTLE – Il Coraggio degli Ultimi diretto James Franco e tratto dall’omonimo romanzo del 1936 del Premio Nobel John Steinbeck, tradotto in Italia da Eugenio Montale con il titolo La Battaglia. Ambientato in un’America degli anni ’30 in piena lotta tra lavoratori e capitalisti, è la storia di un uomo che, in disperata lotta per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali, cerca di organizzare uno sciopero dei raccoglitori di frutta nel sud della California. IN DUBIOUS BATTLE porta sul grande schermo la sofferenza, gli stenti e il coraggio della popolazione rurale della Grande Depressione, un dipinto corale che vanta, oltre Franco, un cast del calibro di Nat Wolff, Selena Gomez, Vincent D’Onofrio, Ed Harris, Sam Shepard, Ashley Greene, Josh Hutcherson, John Savage e ancora Robert Duvall e Bryan Cranston. IN DUBIOUS BATTLE – Il Coraggio degli Ultimi è prodotto da AMBI MEDIA GROUP di Andrea Iervolino e Monika Bacardi, in collaborazione con Rabbit Bandini Production e That’s Hollywood Production. Distribuito da Ambi Media Italia, il film sarà al cinema dal 7 settembre.
Il Titolo “In Dubious Battle” è un riferimento a un brano del Paradiso perduto di John Milton. Da questo libro si evince il grande interesse di Steinbeck per ciò che accade nella mente e nel cuore degli uomini quando si muovono, non come individui singoli ma come membri di un gruppo. “In Dubious Battle” è il suo tentativo di studiare un tipico sciopero a metà della grande depressione in termini bionomici (disciplina che studia le leggi che governano i processi vitali). Nel 1958, il critico Alfred Kazin proclamò “In Dubious Battle ” e “Furore” come i suoi libri più potenti. Il presidente Barack Obama, in un’intervista al New York Times, ha detto che “In Dubious Battle” è il suo libro preferito.

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Novità sull’art. 4 dello Statuto dei lavoratori

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

donne al lavoroMilano 14 settembre 2017 ore 10 inizio lavori Hotel NH President, Largo Augusto 10. Il Regolamento europeo, introducendo un approccio nuovo, basato sul rischio nel trattamento dei dati personali di fatto obbliga a ripensare ai trattamenti in essere, a verificare l’impostazione dei sistemi e degli strumenti di trattamento.Il 25 maggio 2018, data di piena applicabilità del Regolamento europeo, sembra lontano ma risulta molto vicino se si pensa alle azioni e alle misure che il nuovo principio di responsabilità richiede di mettere in atto per garantire che i principi e gli obblighi stabiliti nel Regolamento siano rispettati e per dimostrare tale osservanza, su richiesta, alle Autorità di controllo. L’incontro si soffermerà anche sulle problematiche relative ai big data e sull’analisi della recentissima sentenza con la quale è stata confermata la legittimità del licenziamento intimato da un datore di lavoro nei confronti di un dipendente che ha abusato ripetutamente per uso personale della connessione internet messa a disposizione dall’azienda.

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Dopo la pensione? La valigia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

viaggiatoriPerché di fronte alla prospettiva di assegni sempre più bassi, quasi due italiani su tre (64%) si dicono disposti addirittura a trasferirsi all’estero per poter mantenere uno stile di vita simile a quello attuale e trovare un ambiente e servizi più adatti alla terza età, senza trascurare la possibilità di fare nuove, piacevoli esperienze.È il quadro che emerge dall’Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare1. Più della metà degli italiani (55%), infatti, teme che la propria pensione non sarà sufficiente a mantenere un tenore di vita adeguato una volta usciti dal mondo del lavoro, e un ulteriore 26% vede molta incertezza all’orizzonte. Tra i principali timori, quello di non poter sostenere le spese mediche di cui si potrebbe aver bisogno andando in là con gli anni (45%), o persino cadere in povertà assoluta (33%), non riuscire a dare sostegno economico a figli e nipoti (32%) e dover gravare economicamente sulla famiglia anche per le necessità quotidiane (26%). Non si tratta solo di pessimismo. A gettare ombre sul futuro pensionistico degli italiani sono anche le difficoltà del presente, a partire dal timore di imprevisti e spese straordinarie, che costringano a metter mano al portafoglio anzitempo (45%) o una generale difficoltà a risparmiare per la vecchiaia (41%). Preoccupano anche la precarietà del lavoro (38%) e l’instabilità dello scenario economico (44%) e normativo (36%) del momento.
Ma quali sono le misure di welfare a cui guardano gli italiani per integrare la pensione e prepararsi agli anni della vecchiaia? Più della metà dei connazionali (55%) punterebbe alla previdenza complementare: di questi, il 52% con un fondo pensione, il 37% con un piano individuale di risparmio e il restante 11% stipulerebbe una polizza assicurativa. Ciò che conta, dicono gli italiani, è pensarci per tempo, fin da giovani (33%) o da quando si inizia la propria carriera lavorativa (38%).Solo un italiano su tre (34%), invece, investirebbe i propri soldi nel mattone. Un dato che senz’altro stupisce in un Paese come l’Italia, dove la casa è da sempre considerata un bene rifugio in tempi difficili. Per il 25% infine la soluzione è tenere i soldi sul proprio conto corrente, mentre per una quota analoga la soluzione è investire i propri risparmi sul mercato finanziario.Ma a chi si rivolgono gli italiani per farsi consigliare? Il 42% si muoverebbe in maniera autonoma, cercando informazioni sul web (22%) o decidendo da sé (20%). Il 38% si affiderebbe a un consulente, il 25% alla propria banca o all’agente assicurativo, mentre per il 19% le figure di riferimento sono familiari, colleghi o amici.“Integrare la pensione di base con una rendita complementare è sempre più una necessità per gli italiani”, afferma Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo di Reale Mutua. “Occorre essere lungimiranti, giocare d’anticipo e quindi comprendere l’importanza di costruire per tempo, con una forma di welfare appropriata, una vecchiaia serena giorno dopo giorno. Ed è proprio questo uno dei punti chiave del nostro Osservatorio, l’iniziativa che abbiamo lanciato quest’anno per monitorare l’attenzione e la propensione degli italiani rispetto al macro tema del welfare. Analizzando i risultati della ricerca emerge come i nostri connazionali stiano in effetti sviluppando una sensibilità al tema del futuro pensionistico e agli strumenti e opportunità disponibili.”

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Il sostegno del reddito dei lavoratori fra iniziativa pubblica e privata. I fondi di solidarietà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

università europea romaRoma giovedì 25 maggio 2017, alle 14,00, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) si parlerà nel corso del convegno de “Il sostegno del reddito dei lavoratori fra iniziativa pubblica e privata. I fondi di solidarietà”. L’incontro sarà aperto da un saluto del Rettore Padre Pedro Barrajón LC.
Interverranno studiosi della materia quali il Prof. Pasquale Sandulli , Università Europea di Roma (“Il concorso del pubblico e del privato nel sostegno del reddito”), il Prof. Giuseppe Sigillò Massara , Link Campus University (“L’assetto delle prestazioni dei Fondi”), il Prof. Felice Testa, Università Europea di Roma, Presidente Fondo di Solidarietà del Credito Cooperativo (“Il sistema dei Fondi di Solidarietà e la soluzione bilaterale delle crisi d’impresa”), il Prof. Roberto Pessi , LUISS (“Mercato del lavoro, crisi economica, solidarietà di categoria”).Seguiranno alcuni interventi su esperienze a confronto: Manuela Gaetani, Ministero del Lavoro, Direzione Gen. Ammortizzatori Sociali, Luca Sabatini, INPS, Direzione Gen. Pensioni, Giancarlo Durante, Presidente Fondo di Solidarietà del Credito, Condirettore Centrale ABI e Paolo Ravagli, Responsabile settore previdenziale Confartigianato.In occasione del convegno il Prof. Luigi Fiorillo ed il Prof. Adalberto Perulli presenteranno il volume “Ammortizzatori sociali e politiche attive per il lavoro” a cura di Roberto Pessi e Giuseppe Sigillò Massara (Ed. Giappichelli), inserito nella Collana Il Nuovo Diritto del Lavoro curata da Luigi Fiorillo e Adalberto Perulli.

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Meleo, incontrati lavoratori Roma Tpl. Non li lasceremo soli

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

meleoRoma. “Oggi ho incontrato i lavoratori del consorzio Roma Tpl mentre erano in protesta in piazza Santi Apostoli. Poi, sempre in mattinata, ho ricevuto una loro delegazione in assessorato. Voglio che sia chiara una cosa: noi non li lasceremo soli”. Così in una nota l’Assessora alla Città in Movimento di Roma Capitale Linda Meleo.“Siamo al loro fianco. È inaccettabile che si ripresenti ancora la situazione del mancato pagamento degli stipendi – spiega – La società Roma Tpl, che gestisce le linee bus in periferia, non mantiene le promesse e gli accordi presi con il Campidoglio. E tutto ciò avviene sulla pelle dei lavoratori. Stiamo esaminando tutte le carte per vedere anche se ci sono le condizioni per ritirare l’appalto ed abbiamo avviato le procedure per il pagamento diretto degli stipendi ma stiamo riscontrando resistenze da parte dell’azienda a fornirci i dati”.“Roma Tpl deve rispettare i patti e soprattutto i suoi lavoratori che ogni giorno svolgono un servizio importantissimo per la città e di certo non meritano questo trattamento”, conclude Meleo.

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