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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘lavoratori’

Misure rigorose necessarie per proteggere i lavoratori stagionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

Bruxelles. Parlamento europeo.La Commissione deve verificare se le leggi UE sono adatte allo scopo e a prova di pandemia, I deputati chiedono un’azione urgente per salvaguardare la salute, la sicurezza e le condizioni di lavoro dei lavoratori transfrontalieri e stagionali nel contesto di COVID-19. La crisi COVID-19 ha messo ulteriormente in luce ed esacerbato il dumping sociale e l’attuale precarietà delle situazioni di molti lavoratori transfrontalieri e stagionali impiegati nei settori agroalimentare, edile e sanitario dell’UE.In una risoluzione adottata venerdì, il Parlamento esorta la Commissione a valutare le condizioni di occupazione, salute e sicurezza dei lavoratori transfrontalieri e stagionali, compreso il ruolo delle agenzie intermediarie e delle imprese subappaltatrici, per individuare le carenze della legislazione comunitaria e nazionale e, eventualmente, rivedere le leggi comunitarie esistenti. Il testo chiede inoltre un accordo rapido ed equilibrato sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, necessario per combattere la frode sociale e l’abuso dei diritti dei lavoratori mobili.I deputati chiedono alla Commissione di emanare nuove linee guida specifiche per i lavoratori transfrontalieri e stagionali nel contesto di COVID-19, proporre soluzioni a lungo termine per affrontare le pratiche abusive di subappalto e garantire che l’Autorità europea del lavoro (ELA) diventi pienamente operativa. Gli Stati membri devono aumentare la capacità degli ispettorati del lavoro e garantire un alloggio di qualità, che non dovrebbe essere collegato alla retribuzione, si legge nel testo approvato.La risoluzione è stata approvata con 593 voti a favore, 34 contrari e 38 astensioni.La Commissione europea dovrebbe presentare a breve le linee guida per la protezione dei lavoratori transfrontalieri e stagionali.Si stima che ogni anno nell’UE vengano assunti tra gli 800 000 e il milione di lavoratori stagionali, soprattutto nel settore agroalimentare: 370 000 in Italia, 300 000 in Germania, 276 000 in Francia e 150 000 in Spagna.

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Cgil Cisl Uil Fp chiedono tutele e garanzie per i lavoratori precari del SSN

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

“Nonostante i proclami verso gli straordinari sforzi compiuti in questi mesi dalle donne e dagli uomini che ogni giorno lavorano nel Ssn, dal testo del c.d. ‘Decreto Rilancio’ pubblicato in Gazzetta Ufficiale è stata eliminata proprio quella norma (art. 255 del testo entrato in Consiglio dei Ministri) che rappresenta la migliore e più opportuna forma di riconoscimento verso il servizio prestato dal personale precario che da anni, non solo in occasione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, contribuisce a garantire il diritto alla salute dei cittadini”. Così Serena Sorrentino, segretaria generale della Fp Cgil, Maurizio Petriccioli, segretario generale della Cisl Fp e Michelangelo Librandi, Segretario Generale della Uil Fpl. “Crediamo infatti – continuano i segretari – sia necessario che nell’iter di conversione in legge del decreto 34/2020 venga riproposta la misura dell’estensione temporale del periodo utile alla maturazione dei requisiti richiesti per accedere alle procedure di stabilizzazione di cui all’art. 20 d.lgs. 75/2017 che consentirebbe ai lavoratori precari del Ssn di vedere soddisfatte le loro legittime aspettative. Al contempo, si getterebbero basi più solide per garantire la funzionalità dei servizi nella fase post emergenziale in particolar modo in quelle regioni, soggette a piano di rientro, nelle quali il blocco del turn-over ha impedito un fisiologico ricambio e che, per evitare l’interruzione dei servizi, hanno fatto ricorso in modo massiccio al lavoro precario”.“La drammatica emergenza epidemiologica che ha colpito il Paese – affermano – ha palesato tutti i limiti di un approccio ragionieristico alla sanità reiterato nell’ultimo decennio attraverso politiche di tagli lineari, costringendo organici depauperati e strutture carenti a sopportare il peso di una tenuta straordinaria a fronte di una emergenza sanitaria di cosi ampia portata. Le misure di potenziamento dell’offerta sanitaria e sociosanitaria territoriale predisposto dal decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 va nella giusta direzione ma non è sufficiente per sanare le criticità strutturali del nostro Ssn. Per questo- concludono i segretari – non possiamo permetterci ulteriori mancati investimenti nel comparto della sanità, soprattutto ai danni di coloro che offrono, con grande senso di responsabilità, prestazioni di elevata qualità e che hanno, ancora, in cambio, solo l’incertezza e la precarietà del proprio lavoro”.

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Lo statuto dei diritti dei lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Uscire dall’emergenza, cambiando il modello di sviluppo e facendo partecipare i lavoratori che ci hanno salvato”. È l’appello lanciato dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Che a 50 anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, ha avanzato la necessità di “un nuovo Statuto per garantire a tutte le persone che lavorano, a prescindere dal rapporto di lavoro, gli stessi diritti e le stesse tutele” (Collettiva). Rileggere e rivedere oggi quello Statuto del 20 maggio 1970, soprattutto alla luce della crisi in corso, serve proprio a interrogarsi sui cambiamenti che attraversano il mondo del lavoro, scrive il ricercatore Luca Cigna. L’emergenza sanitaria ha riportato in superficie molte delle contraddizioni della nostra struttura occupazionale. Ci siamo accorti che i lavoratori dei servizi essenziali, che non si sono mai fermati, sono anche quelli più esposti alla precarietà, dalla logistica alla grande distribuzione, dai servizi sanitari alla filiera alimentare. Non solo. Reinterpretare lo Statuto assume grande rilevanza in un contesto in cui i confini tra lavoro retribuito e non retribuito si fanno sempre più sfumati: da un lato, il lavoro non è più sufficiente a garantire un reddito adeguato, dall’altro lato il lavoro sommerso risulta concentrato anche in quegli stessi settori, dall’agricoltura al lavoro domestico, che hanno rivelato tutta la loro centralità in un momento di crisi.

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Arriva l’indennità per i lavoratori domestici danneggiati dal coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Il Governo ha finalmente dato il via libera ad un provvedimento molto atteso da lavoratori e famiglie che in questi due mesi hanno dovuto fronteggiare in totale autonomia le criticità economiche ed assistenziali legate all’emergenza sanitaria in atto. Un’indennità che come parti sociali abbiamo fin dal principio chiesto unitariamente e che oggi finalmente viene accolta”. È quanto dichiarano congiuntamente i firmatari del Ccnl del settore domestico, quelle che rappresentano le famiglie datrici, Fidaldo (costituita da Assindatcolf, Nuova Collaborazione, Adlc, Adld) e Domina, insieme a quelle dei lavoratori, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf.
“Riconosciamo al Governo l’impegno promesso per realizzare questo provvedimento – proseguono – che darà a colf, badanti e baby sitter la possibilità di recuperare parte dei guadagni perduti nei mesi di aprile e maggio, per un totale di 1000 euro. Al contempo chiediamo tempi certi per l’erogazione delle somme. Complessivamente auspicavamo fosse riconosciuta una maggiore attenzione al settore, sia sul fronte dei lavoratori, che per le famiglie. Certamente la regolarizzazione di chi non è in possesso del permesso di soggiorno, ma anche i congedi genitoriali ed il bonus baby sitter, vanno nella direzione indicata, ma siamo convinti che senza un vero e proprio intervento economico strutturale rischiamo che il risultato ottenuto sia vanificato in breve tempo. Continuiamo, quindi – concludono – ad insistere affinché incentivi contributivi e fiscali quali la deducibilità della retribuzione erogata per il lavoro domestico e la deduzione dell’intera contribuzione versata siano inseriti nell’iter di conversione in legge del Dl Rilancio o nella prossima Legge di Bilancio”

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Sanatoria dei lavoratori agricoli

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Seppur con le limitazioni previste, l’accordo sulla sanatoria dei lavoratori agricoli è una buona notizia per la difesa dei diritti e della legalità, oltre che per la nostra economia – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Il compromesso raggiunto tra le forze di Governo è un passo indispensabile per far emergere lavoratori rimasti finora invisibili e privi di qualsiasi tutela. In questo modo è finalmente possibile procedere al loro impiego rispondendo alla carenza di manodopera nei campi e garantendo il rispetto della legge.Resta però aperta la questione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, che deve essere agevolata con ogni strumento disponibile per poter reclutare i lavoratori nel più breve tempo possibile – prosegue Tiso. La piattaforma telematica prevista dal Governo non esiste ancora. E’ urgente rendere operativo questo strumento o un altro equivalente per evitare che le aziende siano costrette a investire troppo tempo e risorse per riuscire a impiegare la manodopera regolarizzata.In generale il Decreto Rilancio sembra impostato su buone basi, anche se è necessario dare ulteriore impulso allo sviluppo delle esportazioni delle nostre produzioni sui mercati dove il made in Italy è sempre stato protagonista. Occorre inoltre stimolare la domanda interna, cercando di far ripartire le attività in modo sicuro ma rapido. La chiusura di alberghi, bar e ristoranti ha infatti provocato un netto calo della richiesta di prodotti alimentari. Per ottenere migliori risultati, la riapertura dovrebbe infine essere accompagnata da una strategia per promuovere il consumo di prodotti italiani.

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Lavoratori in cassa integrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Circa 472 euro (36%) è la perdita media mensile in busta paga dei lavoratori italiani che beneficeranno di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, per l’emergenza Coronavirus. Una perdita che tende a salire più è alta la retribuzione del lavoratore interessato dal trattamento. Si va, dunque, da una decurtazione media del 25% per le professioni non qualificate ad una del 45% per professioni scientifiche e di elevata specializzazione. I calcoli sono stati forniti nel nuovo studio “Cassa integrazione: quanto ci rimettono i lavoratori” elaborato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a partire dai dati Istat – Indagine sulle Forze Lavoro. Stando ai dati, il quadro risulta molto differenziato anche da un punto di vista territoriale: con un “taglio” medio della busta paga che va dal 37% al Nord (pari a circa 512 euro) al 36% del Centro (469 euro in meno), per arrivare poi al Sud con una perdita pari al 33% (396 euro). L’analisi conferma dunque la criticità dell’attuale situazione economica, in cui si trovano tanti lavoratori dipendenti che, stando agli ultimi dati Inps diffusi il 27 aprile 2020, sono circa 7,3 milioni.

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Ritardi regionali delle pratiche di Cassa Integrazione in deroga

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Se dei 4.500 lavoratori italiani che hanno già ricevuto la Cassa integrazione guadagni non c’è nessun siciliano, se dei 140 mila lavoratori siciliani di 39 mila aziende nessuno ha ancora beneficiato della Cassa integrazione in deroga, c’è qualcosa di pesante che non sta funzionando in Sicilia».A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo uno in Sicilia, che segnala che «la comunicazione dell’Inps della necessità di 15 giorni affinché l’erogazione della cassa integrazione venga effettuata» e per tale ragione «le preoccupazioni denunciate dai sindacati e dalla Cgil sono fondatissime: in questo modo prima di metà maggio nessun lavoratore e lavoratrice siciliana potrà avere la sua cassa integrazione. Due mesi senza alcun sostegno e reddito per decine di migliaia di lavoratori e famiglie è una condizione insopportabile e inaccettabile di disagio. A dispetto delle rassicurazioni dell’assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro. Antonio Scavone, che alcuni giorni fa annunziava il superamento delle difficoltà, anche se dovessero essere confermate i 912 decreti dichiarati a ieri sera, la situazione concreta rimane pesantissima».«Non è il tempo delle polemiche – conclude Zappulla – ma neanche quello dell’immobilismo e delle false promesse. Il governo si muova con obiettiva urgenza per attrezzare i propri uffici e sistemi informatici per evitare che anche in questa drammatica fase i lavoratori siciliani siano trattati come figli di un dio minore».

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Lavoratori deportati in Germania II Guerra Mondiale. Diritto al risarcimento

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Dopo il crollo del muro di Berlino e la riunificazione tedesca è riemersa la questione di come la Germania Federale, successore legale del Deutsche Reich, avrebbe dovuto risarcire i danni derivanti dai crimini commessi durante la seconda guerra mondiale contro la popolazione e gli ex deportati, civili e militari. L’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 con gli alleati, ha dissolto l’esercito ed ha pure dichiarato guerra alla Germania nazionalsocialista. Così, molti soldati italiani sono stati deportati dalle truppe tedesche in campi di prigionia e lavoro in Germania (i c.d. Internati Militari Italiani, IMI). Stessa sorte è toccata a molti combattenti partigiani e civili italiani. In altri casi, come è noto, la popolazione è stata vittima di terribili rappresaglie con centinaia di morti. La maggior parte delle vittime (sopravvissuti o parenti) non ha mai ottenuto un risarcimento per le sofferenze patite.
Nel 1998, il Sig. F., che era stato catturato in Toscana e deportato in Germania come lavoratore coatto, rappresentato dall’avv. RA Joachim Lau, ha citato la Repubblica Federale Tedesca davanti al Tribunale di Arezzo per ottenere il riconoscimento della responsabilità della Repubblica federale tedesca per i danni che aveva subito.
La Germania si è difesa adducendo che, in quanto stato sovrano, essa godrebbe dell’immunità giurisdizionale rispetto alla giurisdizione italiana. Dopo due gradi di giudizio, la domanda di F. è stata finalmente accolta con la nota sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 5044/2004. Per la prima volta, nella storia del diritto internazionale moderno un giudice nazionale italiano ha riconosciuto a un singolo cittadino il diritto al giudice per ottenere il risarcimento del danno provocato da uno stato estero durante la seconda guerra mondiale.
La giurisprudenza italiana ha proseguito il percorso intrapreso con alcune battute di arresto dovute all’intervento della CIG. Per maggiori dettagli si veda qui. (https://www.jolau.com/il-diritto-al-risarcimento-dei-lavoratori-forzati-italiani-deportati-in-germania-durante-la-seconda-guerra-mondiale/).Infine però, la Corte Costituzionale si è pronunciata in materia e, con la sentenza n. 238/14, ha confermato che il “diritto al giudice”, di cui all’art. 24 della Costituzione, prevale (c.d. contro-limite) sulla prerogativa dell’immunità giurisdizionale degli stati stranieri, a maggior ragione quando chi agisce in giudizio è vittima di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra.
Purtroppo è passato molto tempo dai fatti e le vittime della deportazione spesso sono decedute senza veder riconosciuta la loro sofferenza e la responsabilità della Germania in sede giudiziaria. Il diritto al risarcimento e la possibilità di farlo valere giudizialmente spetta però anche agli eredi delle vittime.Dopo l’evoluzione giurisprudenziale sopra accennata, svariati processi di merito si sono conclusi con il definitivo accoglimento delle domande di risarcimento delle vittime o dei loro eredi. Fino ad oggi, il danno riconosciuto a ogni vittima varia dai 30 ai 100 mila Euro.Per avere informazioni dettagliate sui documenti necessari per proporre la domanda giudiziale, sulla possibilità di partecipare ad un’azione congiunta di risarcimento e sui costi del giudizio è possibile rivolgersi allo Studio legale Lau scrivendo una e-mail a questo indirizzo: risarcimento@jolau.com (Aaron Jorgos Lau, legale, consulente Aduc)

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Imprese aperte lavoratori protetti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

Misurazione della temperatura all’ingresso in azienda, compilazione di un diario dei sintomi e dei contatti, barriere di plexiglas tra le scrivanie, lunchbox da consumare in ufficio o all’aperto e, sicuramente, uso di mascherine della tipologia più adeguata a tutelare sé stessi e gli altri. Sono solo alcune delle situazioni alle quali ci dovremo abituare nella cosiddetta Fase 2, quella della riapertura delle attività produttive.Per prepararla, una task force di esperti tecnico-scientifici delle università piemontesi e di altre università e centri di ricerca coordinati dal Politecnico di Torino ha elaborato un Rapporto, pubblicato oggi online, con le linee guida indicazioni precise su come gestire la riapertura.Il punto chiave sarà l’utilizzo corretto di metodi semplici ed estendibili a tutte le realtà aziendali: i dispositivi di prevenzione del contagio, in primis le mascherine, la garanzia del distanziamento, l’igiene e la sanificazione dei luoghi.Il Progetto coordinato dal Politecnico, che si chiama “Imprese aperte, lavoratori protetti”, ha adottato come slogan l’hashtag #ognunoproteggetutti; il punto chiave è infatti la condivisione e la fiducia reciproca tra lavoratori e imprenditori e la consapevolezza che solo assumendosi ciascuno le proprie responsabilità si è tutti più tutelati.“È quanto mai importante in questo momento di difficoltà metterci al servizio del Paese con le nostre competenze”, spiega il Rettore del Politecnico Guido Saracco, che aggiunge: “Abbiamo steso questo Rapporto con la collaborazione degli Atenei piemontesi e di un nutrito numero di esperti e tecnici, coinvolgendo il più possibile tutte le parti in causa nel processo della riapertura, per arrivare a indicazioni e metodologie condivise e applicabili, ma anche sostenibili”.Le linee guida definite nel rapporto saranno applicate in alcune aziende e realtà culturali che si sono già candidate per la sperimentazione, e che saranno seguite dalla task force per garantire misure adatte alla riapertura. Sono già 40 in sole 24 ore le aziende e realtà produttive, culturali e ricreative che si sono candidate a diventare beta-tester del progetto.Il Rapporto, frutto del lavoro di cinque gruppi di esperti e tecnici, fornisce istruzioni su quattro aspetti: prevenzione, monitoraggio, informazione e formazione per la prevenzione e il contenimento del contagio. Viene indicato, ad esempio, come gestire ingressi, turni e spazi: dalla distanza interpersonale da adottare in relazione alle superfici dei locali – con una maggiore densità di occupazione in aree di transito (corridoio) e meno in quelle di sosta “critiche” come la mensa e l’area fumatori – all’organizzazione degli ingressi e degli spazi grazie anche all’adozione di dispositivi di monitoraggio non invasivo (telecamere IR, telecamere, “intelligenti”) nel rispetto della privacy, alla suddivisione dei lavoratori in squadre.Anche l’utilizzo delle tecnologie dovrà essere potenziato, in modo coerente e tarato sullo sviluppo tecnologico di ciascuna realtà aziendale. Le tecnologie suggerite vanno dall’impiego di diari online per il tracciamento a metodi di screening diagnostico rapidi, economici e applicabili in larga scala (ad esempio temperatura con visori IR durante l’intera giornata lavorativa, app di autovalutazione dei sintomi, telediagnosi, ecc.), da attività di formazione online fino alle app per evitare di recarsi in luoghi nei quali già ci sono assembramenti, a sistemi di simulazione degli spazi e dei flussi, fino all’utilizzo della realtà virtuale per la formazione e il lavoro. Tutte le tecnologie suggerite sono tecnicamente ed economicamente praticabili da tutti, le grandi come le piccole imprese.Un discorso specifico va fatto per le mascherine, sul cui uso corretto c’è molta confusione: le mascherine chirurgiche o “di comunità”, specificatamente proposte dal Politecnico di Torino con un livello di qualità testato, sono quelle che i lavoratori dovranno indossare normalmente come dispositivo di prevenzione della trasmissione del contagio; solo in casi specifici (addetti alla rilevazione della temperatura all’ingresso, guardiania, cassieri, squadre di emergenza, ecc.) si consiglia l’impiego di dispositivi di tipo FFP2/FFP3, guanti e cuffie per capelli. Ogni lavoratore potrà opportunamente avere a disposizione un “kit” di protezione individuale, composto generalmente da 2-4 mascherine per uso giornaliero e gel igienizzante, che può aiutare a prevenire il contagio anche sui mezzi pubblici.Il tema dei trasporti è particolarmente delicato: sarà ancora possibile utilizzare tram, autobus e metro, ma con la consapevolezza che la responsabilità della sicurezza è condivisa tra passeggeri, autisti e gestori dei mezzi, ciascuno per quanto gli compete; quindi sì a distanze di sicurezza e minore affollamento, uso di mascherine e sanificazione dei mezzi, ma anche ai controlli sui contagi tra gli autisti.Una volta tornati in ufficio o in fabbrica, comunque, il lavoro cambierà secondo quelle modalità alle quali ci stiamo in parte abituando. Ingresso a turni o scaglionato per evitare affollamento sui mezzi pubblici e agli ingressi, potenziamento dello smart working, riduzione se non eliminazione delle riunioni in presenza, suddivisione dei lavoratori in squadre – tenendo anche conto della possibile presenza di lavoratori “deboli” rispetto al virus -, metodi di formazione interattiva e impiego della realtà virtuale sono solo alcuni degli strumenti suggeriti dal Rapporto.Un discorso a parete va fatto per teatri, sale da concerto, musei, cinema e biblioteche. Qui la ripartenza deve tenere conto di vincoli fisici, come ad esempio la difficoltà di sanificare ambienti di valore storico, economici, quali la forte riduzione dei posti a sede a sedere in sala per mantenere le distanze, ma anche psicologici, perché servirà una lunga fase di elaborazione prima che le persone tronino a frequentare luoghi chiusi affollati. Il Rapporto fornisce alcune indicazioni per avviare una riapertura, innanzitutto formando il personale e adeguando dove possibile i locali – come nelle biblioteche, dove è possibile applicare barriere di plexiglas – e gestendo gli accessi con app di programmazione.Tutte queste misure hanno ovviamente un costo, che deve essere contenuto anche perché ricadrà in parte, in prima battuta, sulle aziende. Per il supporto economico alle imprese il gruppo di lavoro ha elaborato proposte di misure di finanziamento specifico da parte della Unione Europea, lo Stato o le Regioni, al di là di quanto oggi disponibile. Analogamente, si propone un approccio nazionale, con l’istituzione di filiere autoctone per la produzione e acquisto centralizzato per i dispositivi di prevenzione. In questa ottica, il progetto include linee guida per la fabbricazione e la convalida di mascherine “di comunità” all’interno del nostro Paese con un adeguato livello di qualità ed in misura sufficiente per tutta la popolazione.

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Più soldi per i lavoratori dello spettacolo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

“Il ministro Franceschini faccia di più per l’industria culturale: non possiamo permetterci una Nazione senza teatri, cinema, musei, spettacoli. Siamo stati tra i primi a dire che i 600 euro venissero estesi a tutti i lavoratori dello spettacolo, già precari. Sono soldi urgenti, certo, ma devono essere di più. In Germania ai lavoratori dello spettacolo sono stati dati con un semplice modulo contributi straordinari con 5000 euro. Desta sospetto e sono per noi inaccettabili le nuove tariffe della SIAE per gli spettacoli online. Ci sono teatri che hanno messo a disposizione i propri spettacoli a beneficio per tutti: tassarli diventa un’assurdità. Il settore teatrale è allo stremo. Giusta la tutela del diritto d’autore, ma la SIAE può farlo con i propri fondi – dichiara il deputato capogruppo in commissione Cultura e responsabile Cultura di FDI, Federico Mollicone – inoltre, la burocrazia incombe: a chi ha accesso al FUS, è stato chiesto il Durc, nonostante la totale mancanza di liquidità per adempiere completamente agli obblighi previsti. Abbiamo, infatti, chiesto al Ministero di sospendere la richiesta, così da garantire operatori e teatri. Nella riapertura, vanno sentiti e ascoltati gli operatori culturali, così – congiuntamente ai comitati scientifici – garantire una “Fase 2″ che coniughi le esigenze economiche con quelle di prevenzione sanitaria”.

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Subito fondi straordinari per i lavoratori dello spettacolo, cinema, mostre e industria culturale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

“Sosteremmo le proposte di Franceschini nell’ottica dell’unità nazionale se finalmente riuscirà a garantire risorse economiche per il settore culturale da Gualtieri e da Conte. L’entità del Fondo emergenze è ridicola: 80 milioni in spesa corrente sono una cifra che rischia di avere un impatto fin troppo limitato su un settore allo stremo, mentre in Europa la liquidità viene erogata subito e, agli operatori culturali vengono dati 5000 euro, come sta avvenendo in Germania. In vista della fase 2, dobbiamo denunciare che le categorie hanno chiesto al Governo un dialogo strutturato con i vari Comitati scientifici per dare il loro contributo e capire insieme come riaprire. Ad oggi il Governo non ha mai dato loro risposta senza dialogare con le Associazioni intermedie che cercano risposte e vorrebbero capire come sarebbe possibile riempire un teatro, una sala cinematografico o un palazzetto per un concerto – dichiara il capogruppo in commissione Cultura e responsabile Cultura del partito, deputato FDI Federico Mollicone, nel corso dell’audizione del ministro Franceschini sulle misure contro la crisi economica relativa al Covid per la cultura e lo spettacolo – i lavoratori dello spettacolo e le imprese culturali sono in enorme difficoltà ed i provvedimenti del governo raggiungono una platea ridotta con strumenti poco incisivi. Abbiamo chiesto al ministro Franceschini se intende adottare misure di prolungamento degli oneri tributari e contributivi, e se intende estendere le misure di ammortizzatori sociali anche ai lavoratori dello spettacoli. Riteniamo, inoltre, urgente e necessaria l’istituzione di un “Fondo salva teatri” che possa erogare prestiti a fondo perduto per il settore.Per quanto riguarda i cinema, è necessario sbloccare le risorse previste dalla legge sul cinema e l’audiovisivo e predisporre un contributo straordinario a fondo perduto a sostegno degli operatori.
Le mostre, in grave crisi, vanno sostenute con misure straordinarie, in particolare per il loro ruolo di “immagine” dell’Italia all’estero nei prossimi anni.Inoltre, auspichiamo – per garantire l’economia culturale tutta – l’estensione della dotazione e del perimetro dei soggetti del Fondo emergenze anche all’industria editoriale libraria, all’industria fonografica, alla produzione discografica, ai servizi museali, alle mostre temporanee, alle imprese culturali e creative, alle attività circensi e agli spettacoli viaggianti, coinvolgendo tutte le principali categorie nella scrittura dei regolamenti attuativi. Infine, per il turismo invitiamo il ministro a considerare l’istituzione di un Fondo per sostenere l’offerta turistica.”

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Emergenza Covid-19: al via la consulenza gratuita per aziende e lavoratori autonomi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

In questo momento di emergenza causato dal COVID-19 i lavoratori autonomi ed imprese potranno contare su una consulenza gratuita, al fine di capire le necessità in materia di Consulting/Facility Management e General Services, ed ottenere un servizio ad hoc in base alle specifiche esigenze di ognuno.È quanto offre il Gruppo Luca Barbieri, con la sua divisione “Consulting – Cost Reduction & Service “, che si mette a disposizione delle imprese e professionisti che si trovano a dover affrontare, in questo periodo particolare, problematiche mai affrontate in passato.Nell’ambito dell’iniziativa verrà reso disponibile un team di professionisti con pluriennale esperienza nei settori di competenza, con sviluppate capacità di problem solving, con l’intento di assistere autonomi ed imprese in questo particolare momento di difficoltà generale.La consulenza è mirata alla risoluzione delle problematiche relative ai settori immobiliare (sia per proprietari che per conduttori), legale (nella gestione dei rapporti di lavoro in special modo), finanziario (rinegoziazione di debiti pregressi e nuovi finanziamenti ai sensi dei Decreti Ministeriali emanati), gestionale (business process reengineering; tramite un nostro Process Innovation Manager certificato possiamo garantire un processo di riconfigurazione dei processi aziendali al fine della riduzione dei costi (principalmente dei costi “no core business”), fiscale ed assicurativo.Il Gruppo Luca Barbieri metterà a disposizione di quanti ne avranno bisogno, sia presso la sede del cliente (quando permesso) o via Internet a mezzo di teleconferenze, ed mail, il proprio Know-How, al fine di rendere veramente possibile, anche per le aziende, il motto “Tutto andrà bene”. Fonte: http://www.gruppolucabarbieri.com.

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La visita medica per i lavoratori stagionali diventa annuale

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Con l’approvazione al Senato del Cura Italia, viene semplificato e snellito il sistema delle visite mediche per i lavoratori agricoli. Il Sottosegretario L’Abbate: “L’accordo sottoscritto tra sindacati agricoli e associazioni di categoria diviene legge” Per i lavoratori a tempo determinato e stagionali del mondo agricolo, limitatamente alle lavorazioni generiche e semplici non richiedenti requisiti professionali, la prevista sorveglianza sanitaria avrà validità annuale. Ciò consentirà al lavoratore idoneo di prestare la propria attività anche presso altre imprese agricole per lavorazioni che presentano i medesimi rischi, senza la necessità di ulteriori accertamenti medici. Senza costi per i lavoratori, saranno gli Enti bilaterali e gli organismi paritetici del settore agricolo e della cooperazione di livello nazionale o territoriale ad adottare iniziative, anche utilizzando lo strumento della convenzione con le ASL, finalizzate a favorire l’assolvimento degli obblighi in materia di sorveglianza sanitaria. La visita medica preassuntiva, pertanto, produrrà effetti nei confronti di tutti i datori di lavoro convenzionati. “Sino ad oggi, i lavoratori stagionali sono costretti ad effettuare una nuova visita medica ogni volta che cambiano datore di lavoro, costringendo le imprese a continui e, spesso superflui, esborsi economici – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – Dopo aver trovato un accordo tra sindacati agricoli e associazioni di categoria per la revisione delle modalità di sorveglianza sanitaria, giungiamo ora all’approvazione di una norma che risolve le attuali storture burocratiche lamentate sia dalle aziende che dai dipendenti. Un passaggio epocale per la semplificazione, la sburocratizzazione e l’efficientamento del comparto primario. Prevediamo, inoltre, che – prosegue L’Abbate – laddove necessitino nell’immediatezza di un lavoratore, le stesse imprese possano effettuare la visita dal medico competente o dal dipartimento di prevenzione della ASL, come avvenuto tuttora, ma estendiamo la validità ad un anno, con ricadute per tutte le altre imprese per quelle medesime lavorazioni. L’auspicio – conclude il Sottosegretario L’Abbate – è che la norma venga confermata anche dalla Camera dei Deputati dove il testo del Cura Italia verrà ora esaminato”.

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Cassa integrazione lavoratori e intoppi burocratici

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Sono 10 le regioni italiane che non consentono ancora di presentare le domande di Cassa Integrazione in Deroga a causa di intoppi burocratici o trattative con le parti sociali che vanno per le lunghe. Abruzzo, Bolzano, Sicilia, Trento, Umbria, Valle d’Aosta non hanno ancora ufficializzato la data da cui sarà possibile inoltrare le istanze; mentre in Basilicata e Sardegna sarà possibile farlo dall’8 aprile; in Calabria e in Emilia-Romagna dal 6 aprile, ma in quest’ultima regione l’invio delle richieste per le 4 settimane precedenti si è concluso solo nei giorni scorsi. L’esasperazione sociale inoltre, in costante crescita, sta creando anche tensioni diffuse, sfociate in tentativi di aggressione a Consulenti del Lavoro, erroneamente percepiti o ritenuti dai lavoratori quali responsabili della mancata percezione delle somme maturate a titolo di ammortizzatori sociali. Per questo, la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Marina Calderone, ha scritto al Ministro dell’Interno, Prefetto Luciana Lamorgese, per segnalare episodi di violenza o minaccia alla Categoria.

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Autotrasporto, Serbassi (Fast-Confsal): “Pronti a tutto per tutelare la sicurezza dei lavoratori”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

“Con l’emergenza Coronavirus l’autotrasporto sta vivendo uno dei momenti più drammatici della sua storia: difficoltà a superare i confini, restrizioni sugli spostamenti interni, crollo dell’attività dovuto alla chiusura di moltissime attività, enormi ritardi dei pagamenti dei committenti. Siamo dunque favorevoli a qualsiasi tipo di sostegno economico a tutela del settore. Ma questo non significa consentire alle aziende di mettere a rischio la vita dei lavoratori e di comprimere ulteriormente i diritti, già ridotti all’osso, degli autotrasportatori”. Questo il commento di Pietro Serbassi alla richiesta fatta pervenire al governo dalle associazioni datoriali per ottenere altre deroghe sui tempi di guida e di riposo per il personale viaggiante”. “Le proposte contenute nella lettera inviata da 12 associazioni datoriali ai capi di gabinetto dei ministeri dei Trasporti, della Salute e dell’Interno – afferma Serbassi – sono totalmente inaccettabili. Quello dei trasporti è un settore in cui i tempi di guida e di disposizione sono già al limite durante i periodi normali, l’emergenza Covid-19 non può assolutamente comportare un’ulteriore stretta che avrebbe ripercussioni pesanti per la sicurezza dei lavoratori e la già problematica circolazione dei cittadini. Come se non bastassero la direttiva comunitaria ed il CCNL in vigore ad imporre ai trasportatori impegni settimanali di circa 60 ore, che rendendo sufficientemente mobili e difficoltose le fruizioni dei riposi, oggi arriva un’ulteriore domanda di peggioramento”. “La Fast Confsal – spiega il Segretario Generale – ritiene che, in una condizione di criticità come quella che stiamo vivendo, in cui i drivers stanno dando il massimo della professionalità e dell’impegno sociale, non è assolutamente utile né necessaria un’altra deroga. Occorre, invece, garantire il movimento delle sole merci con reali priorità (medicinali, approvvigionamenti sanitari ed ospedalieri, alimenti, carburanti) rispetto ad altri materiali non di primaria necessità. “Per questo – conclude Serbassi – invitiamo tutti i soggetti firmatari a mostrare un maggiore senso di responsabilità e a condividere lo slogan “io resto a guidare”, che equivale ad affermare la necessità di non bloccare le filiere economiche necessarie a difendere l’Italia dal Coronavirus. Siamo pronti ad affrontare ogni problema della movimentazione merci con istituzioni, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali, ma non siamo disposti a rinunciare alla sicurezza delle maestranze del settore, che va difesa anche a costo del conflitto collettivo”.

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Emergenza Covid-19 e sospensione lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

Sono circa 8 milioni 434 mila (il 65,8% del totale) i lavoratori dipendenti che in questo momento non lavorano, in larga parte perché interessati dal fermo imposto dai DPCM dell’11 e 22 marzo scorso, e successive modifiche (5mln e 717 mila unità, il 44,6%) e in altra misura perché sono in ferie obbligate o bloccati dalla sospensione volontaria delle attività (2mln e 717 mila, il 21,2%). I restanti 4 milioni 384 mila lavoratori dipendenti (il 34,2%), invece, continuano a lavorare: nel 17,2% dei casi principalmente o in via esclusiva da casa (2 mln 205 mila), in un altro 17% in sede (2 mln e 179 mila). Il blocco delle attività produttive, unito alla chiusura volontaria di altre, ha portato alla sospensione del 65,9% delle attività imprenditoriali italiane. È il quadro stimato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nel focus “Emergenza Covid-19: l’impatto su aziende e lavoratori secondo i Consulenti del Lavoro”, che riporta i risultati dell’indagine condotta tra il 23 e il 25 marzo 2020 su 4.463 iscritti all’Ordine, con l’obiettivo di valutare le conseguenze della pandemia sul tessuto produttivo italiano e sui suoi addetti ai lavori.

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Cobas: Chanel non vuole abbassare il reddito dei lavoratori

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Chanel, casa di alta moda parigina fondata all’inizio del ventesimo secolo da Coco Chanel, annuncia ai Cobas di rinunciare al ricorso alla cassa integrazione, previsto dal decreto ‘Cura Italia’. I lavoratori hanno percepito le retribuzioni piene di febbraio e marzo, comprese dei premi di risultato raggiunti, e continueranno a percepire lo stipendio – nonostante il fermo – per tutto il mese di aprile.«Una scelta etica dettata da due nobili motivi – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – l’azienda ci ha comunicato che non vuole in alcun modo impattare sul reddito dei suoi dipendenti né tanto meno gravare sulle casse dello Stato italiano.» «La decisione segue di qualche giorno quella assunta a Parigi per la Francia – prosegue il rappresentante sindacale – e la salutiamo con enorme soddisfazione. Un esempio del senso di redistribuzione che dovrebbe muovere tutte quelle industrie e quelle aziende che hanno accumulato un enorme profitto negli anni passati..» «La guerra al Coronavirus si combatte anche così.» – conclude Iacovone.

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Apertura tavolo negoziale per i lavoratori delle scuole non statali

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La chiusura delle scuole ha costretto numerosi lavoratori e lavoratrici dei settori della conoscenza, della scuola privata e della Formazione Professionale del Lazio, a rimanere a casa. La CGIL E LA FLC CGIL di Roma e del Lazio, a seguito della pubblicazione in G.U. il 17.03.2020 del decreto “Cura Italia” e dell’emanazione del DPCM del Governo in data 22 marzo 2020, sollecitano alla Regione Lazio, al Comune di Roma e alle Associazioni datoriali un impegno coordinato su ampia scala e per questo chiediamo di:
1) aprire tavoli negoziali per via telematica, con tutte le parti datoriali per sottoscrivere accordi sindacali con le varie aziende per limitare al massimo l’impatto sulle retribuzioni dei lavoratori che rischiano di rimanere senza stipendio;
2) avviare un confronto al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro, operando sanificazioni dei locali, applicando l’indicazione presenti nei DPCM, perché senza sicurezza non c’è salute e senza salute non c’è lavoro;
La CGIL e la FLC CGIL di Roma e del Lazio, nel ribadire la propria ferma disponibilità, a trovare soluzioni idonee, mediante accordi e intese, volte a salvaguardare i diritti dei lavoratori, il lavoro e le imprese, sono consci che la situazione nei comparti privati e della F.P. della conoscenza, nel quadro delle difficoltà generali, è veramente difficile. Ci troviamo di fronte ad attività fragili e lavoratori e lavoratrici che hanno bisogno di rafforzare tutele e diritti e per questo è necessario intervenire immediatamente.

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Trattenute contributive a carico dei lavoratori dipendenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Il D.L. n. 18/2020, cosiddetto “Cura Italia”, del 17 marzo 2020 prevede la rimessione in termini dei versamenti (la scadenza del 16 marzo 2020 viene prorogata al 20 marzo 2020) e la sospensione dei termini per il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria ma, nel definire il nuovo calendario delle scadenze dei versamenti contributivi operati dai datori di lavoro, nulla specifica in riferimento alla quota di contributi a carico del lavoratore trattenuta in busta paga. Per evitare possibili fraintendimenti, anche in ordine alla più recente prassi Inps sui medesimi temi, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l’approfondimento del 20 marzo 2020 propone una disamina dell’intero quadro normativo e delle pronunce giurisprudenziali in materia.

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Cala la fiducia dei lavoratori italiani nel 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

I lavoratori italiani accolgono il 2020 con scarsa fiducia nel miglioramento della situazione economica e finanziaria del Paese. Poco più di quattro dipendenti su dieci credono in una crescita economica nei prossimi dodici mesi (44%), in calo del 4% rispetto al 2018 e ben 13 punti sotto alla media globale, pari al 57%. L’Italia si colloca al terzultimo posto su 34 paesi per livello di fiducia nelle condizioni economiche nazionali, insieme al Belgio e davanti soltanto a Spagna (41%) e Giappone (26%). Resiste la fiducia nei risultati delle imprese, con il 67% dei lavoratori ottimista sulle performance del proprio datore di lavoro, ma risulta comunque in calo rispetto al 75% di due anni fa e distante tre punti dalla media mondiale (70%). Cresce invece l’ottimismo sulle condizioni economiche individuali, con il 50% dei dipendenti che si aspetta di ricevere un bonus nel corso dell’anno (+5% sul 2018) e il 41% che spera in un aumento di stipendio (+2%).Sono le previsioni economiche e finanziarie dell’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività.
Gli italiani sono fra i lavoratori meno ottimisti, collocandosi al 32° posto su 34 Paesi analizzati, a 13 punti di distanza dalla media globale e a 10 dalla media europea. I più prudenti sul futuro sono le donne e i lavoratori più esperti (entrambi al 37%), mentre meno pessimisti appaiono sia i dipendenti di genere maschile (52%) sia i più giovani (50%). Un atteggiamento molto diffuso, con solo 10 paesi su 34 che esprimono una valutazione stabile o favorevole, e particolarmente evidente nel continente europeo, che ospita sei dei dieci paesi che registrano un calo di fiducia in doppia cifra (Portogallo, Olanda, Spagna, Austria, Belgio e Svezia).Cala anche la fiducia nei risultati delle imprese, che resta però più elevata di quella nella crescita economica del paese: il 67% dei dipendenti italiani prevede che il proprio datore di lavoro raggiungerà una posizione finanziaria migliore nel 2020, con un ottimismo più marcato fra uomini (69%) e giovani (72%) e un atteggiamento più cauto fra le donne (65%) e i lavoratori senior (61%). Anche in questo caso l’andamento italiano riflette la situazione internazionale, con solo 11 Paesi su 34 che si mostrano egualmente o più ottimisti di due anni fa.Le speranze dei lavoratori si concentrano sul miglioramento delle condizioni individuali: nella media dei paesi analizzati il 61% dei dipendenti prevede di ricevere un aumento di stipendio (+4%), il 56% si aspetta un premio a fine anno (+5%). Anche in Italia la fiducia nel miglioramento personale è l’unico indicatore a registrare una crescita, con il 41% dei lavoratori che spera di ottenere un aumento di stipendio nel 2020 (+2%) e il 50% che si attende invece un bonus (+5%). Anche in questo caso i più ottimisti sono gli uomini (il 54% spera in un bonus, il 45% in un aumento di stipendio) e i lavoratori fino a 45 anni di età (56% e 53%), mentre sono più caute le donne (46% e 38%) e i lavoratori over 45 (42% e 26%). Resta però molto ampio il divario con i colleghi stranieri: -20% di speranza di ricevere un aumento di stipendio, -6% se si considera l’attesa di un bonus.

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