Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘lavoratori’

Scuola e lavoratori fragili

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Pubblicata la Nota n. 1585 dell’11 settembre: confermate le linee portanti illustrate ieri ai sindacati. Importante passo indietro del ministero sulla tutela dei precari, ma ancora non basta. Dopo la serrata discussione di ieri fino a tarda sera, in sede di presentazione della nota ministeriale sui lavoratori fragili alle organizzazioni sindacali, ANIEF apprezza che dal testo definitivo sia stata espunta l’indicazione che non si debba procedere a stipula di contratto nel caso di lavoratore dichiarato temporaneamente inidoneo prima della stipula stessa.Marcello Pacifico, presidente nazionale ANIEF: “Si tratta di un importante risultato a tutela dei lavoratori fragili. Resta inteso, tuttavia, che ANIEF vigilerà sull’effettivo rispetto dei diritti di docenti, Ata ed educatori precari in condizione di fragilità, assicurandosi che nei loro confronti si provveda effettivamente a stipulare il contratto anche in presenza di temporanea inidoneità pregressa. Non è certo colpa di questi lavoratori, infatti, che le patologie di cui soffrono (questo, infatti, connota i lavoratori fragili) siano un grave fattore di rischio per il contagio da Covid-19. E non possono pagare loro il conto della pandemia. Rimangono, tuttavia, altri aspetti da rivedere, sui quali ANIEF conferma la propria ferma opposizione, che avverrà in tutte le sedi”.Ci sono importanti novità sulla gestione dei lavoratori fragili. Il ministero dell’Istruzione ha apportato modifiche e limature da apprezzare, perché alcune vanno proprio nella direzione indicata dal giovane sindacato. Come la cancellazione della parte in cui non si dovrà procedere a stipula di contratto nel caso di lavoratore dichiarato temporaneamente inidoneo prima della stipula stessa. Ma vi sono, tuttavia, ancora diversi nodi da sciogliere. Su tutti, permane nella nota la prescrizione che il giudizio di inidoneità temporanea comporti, per il personale precario già contrattualizzato, il collocamento d’ufficio in malattia, con grave danno derivante dall’applicazione dei periodi di comporto e di riduzione temporali più svantaggiosi di quelli applicati al personale di ruolo. In questo caso, infatti, il supplente breve va in malattia al 50% dello stipendio e dopo 30 gg viene licenziato. Considerato che l’inidoneità temporanea sarà verosimilmente disposta dal medico per alcuni mesi, questo creerà un grave danno ai docenti precari (per il personale Ata, è previsto quanto meno l’utilizzo in mansioni residue, ove possibile). Resta quindi indispensabile, per ANIEF, l’attivazione di una nuova sequenza contrattuale per integrare e aggiornare il CCNI 2008 sul personale inidoneo inserendo in esso anche il personale docente, Ata ed educativo precario, incredibilmente dimenticato allora dai sindacati firmatari di quell’accordo. ANIEF invita sin da ora le lavoratrici e i lavoratori, precari e non, che dovessero subire una violazione dei propri diritti in relazione alla propria condizione di fragilità a rivolgersi alle sedi territoriali per ottenere tutela.

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Scuola: Lavoratori fragili non solo tra i docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Pesa sempre più la negazione del lavoro “agile” – unico caso nella pubblica amministrazione italiana – presente invece la scorsa primavera nel D.L. del 19 maggio 2020, n. 34 all’art. 263: l’approvazione del decreto “agostano” n. 104 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 agosto scorso – correlato alle situazioni emergenziali del Covid e con il quale si è deciso il personale amministrativo, tecnico e ausiliario non potrà svolgere in alcun caso lo smart working – coinvolge una platea potenziale di 150 mila lavoratori. La percentuale di over 55 passa da poco più il 40% tra i docenti (quasi 300 mila persone) a quasi il 60% tra gli Ata, quindi altri 150 mila lavoratori. Il sindacato si attende, a questo punto, che dal ministero dell’Istruzione, della Salute, della Funzione Pubblica, dall’Istituto superiore di sanità e dell’Inail giunga un ravvedimento, come chiesto dall’Anief con una modifica ad hoc da introdurre sempre nel dl 104, ora in fase di conversione al Senato.“Se non si provvede ad introdurre una modifica al decreto Agosto n. 104, approvando emendamenti specifici predisposti dal nostro sindacato Anief – dice il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – ci ritroveremo con molti dei 150 mila lavoratori Ata e quasi 300 mila docenti con due diritti costituzionali potenzialmente minati: quello della salute, perché esposti in contesti potenzialmente pericolosi, e quello della negazione del lavoro il più possibile confacente, poiché in presenza di patologie hanno tutto il diritto a non esporsi al contagio. Ciò che non si comprende, inoltre, è come mai solo ai lavoratori delle scuole viene negato di operare da remoto”.Si avvicina il ritorno delle lezioni in presenza, senza tuttavia alcuna novità sostanziale sulla mancata tutela dei lavoratori fragili della scuola: oggi Tuttoscuola parla di “possibili conseguenze di tenuta del sistema”, poiché, considerando l’età media dei lavoratori della scuola molto più alta degli altri comparti, “il personale con oltre 55 anni di età fa parte virtualmente dei docenti fragili, perché proprio sulla base dell’età, se coesistono condizioni di rischio derivanti da immunodepressione, da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o, comunque, da comorbilità, essi vengono maggiormente esposti al rischio di contagio da virus SARS-CoV-2”.

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Scuola. Lavoratori fragili, appello Anief a docenti e Ata: fate domanda per essere visitati

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

“Come sindacato riteniamo che questi lavoratori”, con patologie e a rischio salute, “abbiano tutto il diritto” a verificare la loro compatibilità con l’ambiente scolastico: a dichiararlo, in un’intervista radiofonica di oggi, è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Come prevede la stessa Circolare del ministro della Salute” devono muoversi ora per verificare se i loro “problemi possano determinare grandi rischi con il Covid”: potranno così “presentare domanda” alla loro scuola “per essere visitati dal medico competente o dal medico dell’Inail, al fine di essere temporaneamente dichiarati inidonei all’attività didattica tenuta in presenza”.Dopo i primi test sierologici realizzati in modo volontario è tempo di bilanci. A realizzarli è il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, intervistato da Italia Stampa: “Un caso su tutti da citare è quello della Regione Lombardia, dove su 200 mila docenti e amministrativi ben 100 mila si sono prenotati, in maniera naturalmente volontaria, in 50 mila lo hanno svolto e sono risultati positivi in 2.700 anche dopo i tamponi successivi: parliamo del 5 per cento. Questo significa che c’è bisogno di grande attenzione”.“Nel frattempo – continua Pacifico – è stata emanata la Circolare del ministero della Salute sul lavoro ‘fragile’: questo è molto importante, perché bisogna senz’altro intervenire con la sorveglianza sanitaria del personale scolastico”, attraverso la quale si è stabilito che “sarà il medico competente a decidere quali tipi di sorveglianza sanitaria portare avanti. Sicuramente non è colpa di questi lavoratori, in particolare di una classe docente, quella italiana, che risulta la più anziana al mondo, in particolare over 55, anche se in questa Circolare si precisa che non è l’età anagrafica a indicare il concetto di lavoro ‘fragile’”.Il sindacato si mette a disposizione di tutto il personale per presentare”, con un apposito modello, “queste domande: è molto importante tutelare la salute. Stiamo verificando, anche attraverso una check list che abbiamo distribuito alle Rsu, cosa sia importante. Di sicuro, lo è realizzare un nuovo patto educativo tra le famiglie e gli insegnanti, per fare in modo che i ragazzi rispettino la regola del distanziamento sociale, perché se lo rispettiamo tutti supereremo insieme anche questa fase di recrudescenza che a oggi” è tornata ad un numero di casi positivi in pericolosa ascesa, “quasi indietro al mese di maggio”.

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Scuola Lavoratori fragili, niente allarmismi ma servono tutele certe

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Tra i vari argomenti riguardo la riapertura della scuola, continua a tenere banco il tema dei cosiddetti lavoratori fragili. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, spiega ad Italia Stampa che il suo sindacato “ha chiesto, nell’ultimo incontro con l’amministrazione, l’emanazione delle specifiche note aggiuntive per consentire di fatto la tutela della salute di chi veramente ha problemi grossi e non può rischiare il contagio da Covid”.
Per il sindacalista autonomo la richiesta di tutela dei lavoratori più a rischio “è molto importante: lo abbiamo ribadito al tavolo con il ministro dell’istruzione e deve essere anche un momento di riflessione per capire che gli insegnanti ed il personale in generale tutto scolastico ed il personale amministrativo, ma mi riferisco pure al personale docente che è il più vecchio al mondo”, vanno considerati come una categoria da tutelare. “Ribadiamo quindi la nostra proposta di una finestra speciale” previdenziale “per gli insegnanti: abbiamo il personale più vecchio del mondo, non si può andare in pensione a 67 anni: dopo 47 anni di insegnamento: bisogna andare in pensione nella scuola a 61 anni senza penalizzazione come era prima” della Legge Monti-Fornero. Il tema dei lavoratori fragili della scuola negli ultimi protocolli istituzionali sul rientro in classe a settembre deve essere affrontato con chiarezza al più presto. Secondo il presidente nazionale Anief “è vero che è intervenuta la norma che ha corretto la definizione stessa di lavoratore fragile, solo che ora non si parla più dell’over 55 ma di essere affetto di alcune patologie croniche che sono e che potrebbero portare, vista la diffusione del Covid, ad un peggioramento irrimediabile dello stato di salute. E ad oggi dal ministero dell’istruzione e dal ministero della sanità – ha continuato il leader dell’Anief – non sono giunte istruzioni specifiche per il personale della scuola, un personale che nel 40% dei casi è over 55, e in più del 60% è over 50”.

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Turnover di milioni di lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

“La pandemia, probabilmente, ha accelerato un processo fisiologico come quello del turnover di milioni di lavoratori. Lo sostenevamo già ai tempi in cui eravamo all’opposizione e ritenevamo importante la creazione di strumenti adatti a far fronte a questo momento. C’è chi raggiunge l’età di pensionamento, chi viene coinvolto nel cambio di processi produttivi, chi fa parte di filiere che risentono delle variazioni annuali del PIL o chi, per altre cause, è chiamato ad un ricambio. Per un recente studio di Unioncamere si tratta di 2,5 milioni di lavoratori da sostituire nei prossimi 5 anni.
Lavoratori e imprese vanno accompagnati in questo processo, economico e sociale, che riguarderà interi settori della produzione italiana. Dobbiamo farci trovare pronti, rafforzando e rendendo “strutturale” meccanismi di decontribuzione per chi continua ad offrire lavoro, ma soprattutto implementando e, contestualmente, riformando gli ammortizzatori sociali e usando ancora di più strumenti come la solidarietà espansiva. Sono strumenti necessari, che nella fase più acuta della pandemia e della ripartenza ci stanno consentendo di evitare una crisi sociale, ma che oggi devono essere profondamente rivisti, rendendoli più snelli, tempestivi, trasparenti ed efficaci. Un percorso in continua evoluzione che ci deve portare ad uno strumento organico di sostegno all’occupazione e alla formazione.
Il lavoro è la nostra grande sfida. Dobbiamo colmare il divario tra nord e sud del Paese, favorire la reindustrializzazione di intere aree e concentrarci sulla produzione, commercializzazione ed esportazione della produzione italiana, partendo da agroalimentare e artigianato. Due settori che da sempre rappresentano le nostre eccellenze.
Non c’è tempo da perdere, grazie anche ai fondi del Recovery Fund possiamo lasciare ai nostri figli un Paese più moderno e ambizioso”. Lo scrive, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Scuola: Lavoratori fragili dimenticati nei protocolli del rientro in classe, i Ministeri cercano di riparare

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Dopo la denuncia dell’Anief è scoppiato il caso dei lavoratori “fragili” della scuola – docenti e Ata con oltre 55 anni, a prescindere dalla presenza o meno di patologie o stati di malattia – non più considerati tali nel protocolli approvati delle istituzioni per il ritorno a scuola in sicurezza. A distanza di pochi giorni, da diverse province giung notizia che sono tanti gli over 55, soprattutto con patologie, che non se la sentono di rientrare a scuola e non si sentono tutelati dallo Stato.“Non si può pensare che il rientro in sicurezza a scuola di dieci milioni di persone, tra alunni, docenti e Ata – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – possa passare solo con la prevenzione. Certamente, noi siamo i primi a dire che i docenti e tutto il personale scolastico deve svolgere il test sierologico e se positivo anche il tampone, sempre se messo nelle condizioni di farlo, ma occorre anche monitorare il personale con attenzione. La scienza ci dice che un individuo dopo i 55 anni è più esposto alle conseguenze del Covid? Allora è bene tenerne conto, comunicando agli stessi docenti, Ata e dirigenti scolastici le linee di comportamento di esami diagnostici da seguire per verificare la compatibilità o meno della loro presenza nell’ambiente scolastico. Certamente, prima che dal ministero dell’Istruzione, il quadro di chiarezza deve partire da quello della Salute e della Funzione Pubblica. E bisogna farlo prima di subito”.

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Inps/Bankitalia: lavoratori in Cig hanno perso il 27,3% del reddito

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Secondo i dati resi noti dall’Inps e dalla Banca d’Italia, nei mesi di marzo e aprile in media ogni lavoratore in Cig-Covid ha perso il 27,3% del proprio reddito lordo mensile.”Dato allarmante e preoccupante, visto che riguarda il 40% dei dipendenti del settore privato. Inoltre va considerato che già nel primo trimestre 2020, secondo i dati Istat, il reddito disponibile lordo è sceso sul trimestre precedente dell’1,6% e che, di conseguenza, i consumi sono crollati del 6,4%. Una situazione già grave, destinata inevitabilmente a peggiorare nel secondo trimestre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le misure di sostegno dei redditi adottate a partire dal Cura Italia, insomma, hanno certo consentito di contenere la caduta del redditi e del potere d’acquisto delle famiglie, ma non abbastanza. Bisogna ridare in fretta capacità di spesa ai ceti medi e medio-bassi o la caduta dei consumi, e di conseguenza del Pil, avrà effetti disastrosi per il Paese” conclude Dona.

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Covid-19: Mettere in in sicurezza i lavoratori del commercio

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Roma. Nei supermercati, nei negozi e nei centri commerciali saltate tutte le regole, mentre negli ultimi giorni l’aumento di casi di positività a Roma e provincia desta forte preoccupazione. L’abbassamento dell’età dei contagiati, misto a un evidente abbassamento del livello di attenzione, come richiamato più volte dall’Assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D’amato, rischiano di diventare una miscela esplosiva che può far esplodere la pandemia fuori controllo. E i lavoratori del commercio sarebbero tra i primi a farne le spese, visto il continuo contatto con il pubblico.«Ormai sembrano saltate tutte le regole, dal contingentamento agli ingressi al distanziamento sociale, fino al corretto uso delle mascherine – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – i lavoratori del commercio vivono in luoghi di lavoro che potenzialmente possono trasformarsi in veri e propri focolai. E mentre la Regione Lazio traccia con pervicacia il cittadino del Bangladesh salito sul bus Cotral positivo al Covid-19 rendendo noti tutti i suoi spostamenti, giustamente, non da nessuna indicazione sull’attività commerciale, impedendo di fatto a chi è stato in quel negozio a fare acquisti o semplicemente a “dare un’occhiata” di potersi sottoporre al test.» «Richiamiamo, ancora una volta, con forza l’assessore alla Salute D’Amato e la Sindaca Virginia Raggi prosegue il rappresentante sindacale – entrambi responsabili della salute dei cittadini di Roma e provincia, a vigilare, attraverso gli enti preposti, sul rispetto di quelle regole che sono a salvaguardia dei lavoratori e dei consumatori.»«Il lassismo di molti, che vedo tutti i giorni nei luoghi di lavoro del commercio, accompagnato dall’arroganza di clienti che si sentono al di sopra della legge e del buonsenso, non può avere la meglio sulla salute di chi lavora e sulle istituzioni. Che Raggi e D’amato intervengano celermente e con decisione» – conclude Iacovone ( fonte: Cobas Lavoro Privato)

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Misure rigorose necessarie per proteggere i lavoratori stagionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

Bruxelles. Parlamento europeo.La Commissione deve verificare se le leggi UE sono adatte allo scopo e a prova di pandemia, I deputati chiedono un’azione urgente per salvaguardare la salute, la sicurezza e le condizioni di lavoro dei lavoratori transfrontalieri e stagionali nel contesto di COVID-19. La crisi COVID-19 ha messo ulteriormente in luce ed esacerbato il dumping sociale e l’attuale precarietà delle situazioni di molti lavoratori transfrontalieri e stagionali impiegati nei settori agroalimentare, edile e sanitario dell’UE.In una risoluzione adottata venerdì, il Parlamento esorta la Commissione a valutare le condizioni di occupazione, salute e sicurezza dei lavoratori transfrontalieri e stagionali, compreso il ruolo delle agenzie intermediarie e delle imprese subappaltatrici, per individuare le carenze della legislazione comunitaria e nazionale e, eventualmente, rivedere le leggi comunitarie esistenti. Il testo chiede inoltre un accordo rapido ed equilibrato sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, necessario per combattere la frode sociale e l’abuso dei diritti dei lavoratori mobili.I deputati chiedono alla Commissione di emanare nuove linee guida specifiche per i lavoratori transfrontalieri e stagionali nel contesto di COVID-19, proporre soluzioni a lungo termine per affrontare le pratiche abusive di subappalto e garantire che l’Autorità europea del lavoro (ELA) diventi pienamente operativa. Gli Stati membri devono aumentare la capacità degli ispettorati del lavoro e garantire un alloggio di qualità, che non dovrebbe essere collegato alla retribuzione, si legge nel testo approvato.La risoluzione è stata approvata con 593 voti a favore, 34 contrari e 38 astensioni.La Commissione europea dovrebbe presentare a breve le linee guida per la protezione dei lavoratori transfrontalieri e stagionali.Si stima che ogni anno nell’UE vengano assunti tra gli 800 000 e il milione di lavoratori stagionali, soprattutto nel settore agroalimentare: 370 000 in Italia, 300 000 in Germania, 276 000 in Francia e 150 000 in Spagna.

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Cgil Cisl Uil Fp chiedono tutele e garanzie per i lavoratori precari del SSN

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

“Nonostante i proclami verso gli straordinari sforzi compiuti in questi mesi dalle donne e dagli uomini che ogni giorno lavorano nel Ssn, dal testo del c.d. ‘Decreto Rilancio’ pubblicato in Gazzetta Ufficiale è stata eliminata proprio quella norma (art. 255 del testo entrato in Consiglio dei Ministri) che rappresenta la migliore e più opportuna forma di riconoscimento verso il servizio prestato dal personale precario che da anni, non solo in occasione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, contribuisce a garantire il diritto alla salute dei cittadini”. Così Serena Sorrentino, segretaria generale della Fp Cgil, Maurizio Petriccioli, segretario generale della Cisl Fp e Michelangelo Librandi, Segretario Generale della Uil Fpl. “Crediamo infatti – continuano i segretari – sia necessario che nell’iter di conversione in legge del decreto 34/2020 venga riproposta la misura dell’estensione temporale del periodo utile alla maturazione dei requisiti richiesti per accedere alle procedure di stabilizzazione di cui all’art. 20 d.lgs. 75/2017 che consentirebbe ai lavoratori precari del Ssn di vedere soddisfatte le loro legittime aspettative. Al contempo, si getterebbero basi più solide per garantire la funzionalità dei servizi nella fase post emergenziale in particolar modo in quelle regioni, soggette a piano di rientro, nelle quali il blocco del turn-over ha impedito un fisiologico ricambio e che, per evitare l’interruzione dei servizi, hanno fatto ricorso in modo massiccio al lavoro precario”.“La drammatica emergenza epidemiologica che ha colpito il Paese – affermano – ha palesato tutti i limiti di un approccio ragionieristico alla sanità reiterato nell’ultimo decennio attraverso politiche di tagli lineari, costringendo organici depauperati e strutture carenti a sopportare il peso di una tenuta straordinaria a fronte di una emergenza sanitaria di cosi ampia portata. Le misure di potenziamento dell’offerta sanitaria e sociosanitaria territoriale predisposto dal decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 va nella giusta direzione ma non è sufficiente per sanare le criticità strutturali del nostro Ssn. Per questo- concludono i segretari – non possiamo permetterci ulteriori mancati investimenti nel comparto della sanità, soprattutto ai danni di coloro che offrono, con grande senso di responsabilità, prestazioni di elevata qualità e che hanno, ancora, in cambio, solo l’incertezza e la precarietà del proprio lavoro”.

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Lo statuto dei diritti dei lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Uscire dall’emergenza, cambiando il modello di sviluppo e facendo partecipare i lavoratori che ci hanno salvato”. È l’appello lanciato dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Che a 50 anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, ha avanzato la necessità di “un nuovo Statuto per garantire a tutte le persone che lavorano, a prescindere dal rapporto di lavoro, gli stessi diritti e le stesse tutele” (Collettiva). Rileggere e rivedere oggi quello Statuto del 20 maggio 1970, soprattutto alla luce della crisi in corso, serve proprio a interrogarsi sui cambiamenti che attraversano il mondo del lavoro, scrive il ricercatore Luca Cigna. L’emergenza sanitaria ha riportato in superficie molte delle contraddizioni della nostra struttura occupazionale. Ci siamo accorti che i lavoratori dei servizi essenziali, che non si sono mai fermati, sono anche quelli più esposti alla precarietà, dalla logistica alla grande distribuzione, dai servizi sanitari alla filiera alimentare. Non solo. Reinterpretare lo Statuto assume grande rilevanza in un contesto in cui i confini tra lavoro retribuito e non retribuito si fanno sempre più sfumati: da un lato, il lavoro non è più sufficiente a garantire un reddito adeguato, dall’altro lato il lavoro sommerso risulta concentrato anche in quegli stessi settori, dall’agricoltura al lavoro domestico, che hanno rivelato tutta la loro centralità in un momento di crisi.

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Arriva l’indennità per i lavoratori domestici danneggiati dal coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Il Governo ha finalmente dato il via libera ad un provvedimento molto atteso da lavoratori e famiglie che in questi due mesi hanno dovuto fronteggiare in totale autonomia le criticità economiche ed assistenziali legate all’emergenza sanitaria in atto. Un’indennità che come parti sociali abbiamo fin dal principio chiesto unitariamente e che oggi finalmente viene accolta”. È quanto dichiarano congiuntamente i firmatari del Ccnl del settore domestico, quelle che rappresentano le famiglie datrici, Fidaldo (costituita da Assindatcolf, Nuova Collaborazione, Adlc, Adld) e Domina, insieme a quelle dei lavoratori, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf.
“Riconosciamo al Governo l’impegno promesso per realizzare questo provvedimento – proseguono – che darà a colf, badanti e baby sitter la possibilità di recuperare parte dei guadagni perduti nei mesi di aprile e maggio, per un totale di 1000 euro. Al contempo chiediamo tempi certi per l’erogazione delle somme. Complessivamente auspicavamo fosse riconosciuta una maggiore attenzione al settore, sia sul fronte dei lavoratori, che per le famiglie. Certamente la regolarizzazione di chi non è in possesso del permesso di soggiorno, ma anche i congedi genitoriali ed il bonus baby sitter, vanno nella direzione indicata, ma siamo convinti che senza un vero e proprio intervento economico strutturale rischiamo che il risultato ottenuto sia vanificato in breve tempo. Continuiamo, quindi – concludono – ad insistere affinché incentivi contributivi e fiscali quali la deducibilità della retribuzione erogata per il lavoro domestico e la deduzione dell’intera contribuzione versata siano inseriti nell’iter di conversione in legge del Dl Rilancio o nella prossima Legge di Bilancio”

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Sanatoria dei lavoratori agricoli

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Seppur con le limitazioni previste, l’accordo sulla sanatoria dei lavoratori agricoli è una buona notizia per la difesa dei diritti e della legalità, oltre che per la nostra economia – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Il compromesso raggiunto tra le forze di Governo è un passo indispensabile per far emergere lavoratori rimasti finora invisibili e privi di qualsiasi tutela. In questo modo è finalmente possibile procedere al loro impiego rispondendo alla carenza di manodopera nei campi e garantendo il rispetto della legge.Resta però aperta la questione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, che deve essere agevolata con ogni strumento disponibile per poter reclutare i lavoratori nel più breve tempo possibile – prosegue Tiso. La piattaforma telematica prevista dal Governo non esiste ancora. E’ urgente rendere operativo questo strumento o un altro equivalente per evitare che le aziende siano costrette a investire troppo tempo e risorse per riuscire a impiegare la manodopera regolarizzata.In generale il Decreto Rilancio sembra impostato su buone basi, anche se è necessario dare ulteriore impulso allo sviluppo delle esportazioni delle nostre produzioni sui mercati dove il made in Italy è sempre stato protagonista. Occorre inoltre stimolare la domanda interna, cercando di far ripartire le attività in modo sicuro ma rapido. La chiusura di alberghi, bar e ristoranti ha infatti provocato un netto calo della richiesta di prodotti alimentari. Per ottenere migliori risultati, la riapertura dovrebbe infine essere accompagnata da una strategia per promuovere il consumo di prodotti italiani.

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Lavoratori in cassa integrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Circa 472 euro (36%) è la perdita media mensile in busta paga dei lavoratori italiani che beneficeranno di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, per l’emergenza Coronavirus. Una perdita che tende a salire più è alta la retribuzione del lavoratore interessato dal trattamento. Si va, dunque, da una decurtazione media del 25% per le professioni non qualificate ad una del 45% per professioni scientifiche e di elevata specializzazione. I calcoli sono stati forniti nel nuovo studio “Cassa integrazione: quanto ci rimettono i lavoratori” elaborato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a partire dai dati Istat – Indagine sulle Forze Lavoro. Stando ai dati, il quadro risulta molto differenziato anche da un punto di vista territoriale: con un “taglio” medio della busta paga che va dal 37% al Nord (pari a circa 512 euro) al 36% del Centro (469 euro in meno), per arrivare poi al Sud con una perdita pari al 33% (396 euro). L’analisi conferma dunque la criticità dell’attuale situazione economica, in cui si trovano tanti lavoratori dipendenti che, stando agli ultimi dati Inps diffusi il 27 aprile 2020, sono circa 7,3 milioni.

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Ritardi regionali delle pratiche di Cassa Integrazione in deroga

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Se dei 4.500 lavoratori italiani che hanno già ricevuto la Cassa integrazione guadagni non c’è nessun siciliano, se dei 140 mila lavoratori siciliani di 39 mila aziende nessuno ha ancora beneficiato della Cassa integrazione in deroga, c’è qualcosa di pesante che non sta funzionando in Sicilia».A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo uno in Sicilia, che segnala che «la comunicazione dell’Inps della necessità di 15 giorni affinché l’erogazione della cassa integrazione venga effettuata» e per tale ragione «le preoccupazioni denunciate dai sindacati e dalla Cgil sono fondatissime: in questo modo prima di metà maggio nessun lavoratore e lavoratrice siciliana potrà avere la sua cassa integrazione. Due mesi senza alcun sostegno e reddito per decine di migliaia di lavoratori e famiglie è una condizione insopportabile e inaccettabile di disagio. A dispetto delle rassicurazioni dell’assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro. Antonio Scavone, che alcuni giorni fa annunziava il superamento delle difficoltà, anche se dovessero essere confermate i 912 decreti dichiarati a ieri sera, la situazione concreta rimane pesantissima».«Non è il tempo delle polemiche – conclude Zappulla – ma neanche quello dell’immobilismo e delle false promesse. Il governo si muova con obiettiva urgenza per attrezzare i propri uffici e sistemi informatici per evitare che anche in questa drammatica fase i lavoratori siciliani siano trattati come figli di un dio minore».

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Lavoratori deportati in Germania II Guerra Mondiale. Diritto al risarcimento

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Dopo il crollo del muro di Berlino e la riunificazione tedesca è riemersa la questione di come la Germania Federale, successore legale del Deutsche Reich, avrebbe dovuto risarcire i danni derivanti dai crimini commessi durante la seconda guerra mondiale contro la popolazione e gli ex deportati, civili e militari. L’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 con gli alleati, ha dissolto l’esercito ed ha pure dichiarato guerra alla Germania nazionalsocialista. Così, molti soldati italiani sono stati deportati dalle truppe tedesche in campi di prigionia e lavoro in Germania (i c.d. Internati Militari Italiani, IMI). Stessa sorte è toccata a molti combattenti partigiani e civili italiani. In altri casi, come è noto, la popolazione è stata vittima di terribili rappresaglie con centinaia di morti. La maggior parte delle vittime (sopravvissuti o parenti) non ha mai ottenuto un risarcimento per le sofferenze patite.
Nel 1998, il Sig. F., che era stato catturato in Toscana e deportato in Germania come lavoratore coatto, rappresentato dall’avv. RA Joachim Lau, ha citato la Repubblica Federale Tedesca davanti al Tribunale di Arezzo per ottenere il riconoscimento della responsabilità della Repubblica federale tedesca per i danni che aveva subito.
La Germania si è difesa adducendo che, in quanto stato sovrano, essa godrebbe dell’immunità giurisdizionale rispetto alla giurisdizione italiana. Dopo due gradi di giudizio, la domanda di F. è stata finalmente accolta con la nota sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 5044/2004. Per la prima volta, nella storia del diritto internazionale moderno un giudice nazionale italiano ha riconosciuto a un singolo cittadino il diritto al giudice per ottenere il risarcimento del danno provocato da uno stato estero durante la seconda guerra mondiale.
La giurisprudenza italiana ha proseguito il percorso intrapreso con alcune battute di arresto dovute all’intervento della CIG. Per maggiori dettagli si veda qui. (https://www.jolau.com/il-diritto-al-risarcimento-dei-lavoratori-forzati-italiani-deportati-in-germania-durante-la-seconda-guerra-mondiale/).Infine però, la Corte Costituzionale si è pronunciata in materia e, con la sentenza n. 238/14, ha confermato che il “diritto al giudice”, di cui all’art. 24 della Costituzione, prevale (c.d. contro-limite) sulla prerogativa dell’immunità giurisdizionale degli stati stranieri, a maggior ragione quando chi agisce in giudizio è vittima di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra.
Purtroppo è passato molto tempo dai fatti e le vittime della deportazione spesso sono decedute senza veder riconosciuta la loro sofferenza e la responsabilità della Germania in sede giudiziaria. Il diritto al risarcimento e la possibilità di farlo valere giudizialmente spetta però anche agli eredi delle vittime.Dopo l’evoluzione giurisprudenziale sopra accennata, svariati processi di merito si sono conclusi con il definitivo accoglimento delle domande di risarcimento delle vittime o dei loro eredi. Fino ad oggi, il danno riconosciuto a ogni vittima varia dai 30 ai 100 mila Euro.Per avere informazioni dettagliate sui documenti necessari per proporre la domanda giudiziale, sulla possibilità di partecipare ad un’azione congiunta di risarcimento e sui costi del giudizio è possibile rivolgersi allo Studio legale Lau scrivendo una e-mail a questo indirizzo: risarcimento@jolau.com (Aaron Jorgos Lau, legale, consulente Aduc)

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Imprese aperte lavoratori protetti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

Misurazione della temperatura all’ingresso in azienda, compilazione di un diario dei sintomi e dei contatti, barriere di plexiglas tra le scrivanie, lunchbox da consumare in ufficio o all’aperto e, sicuramente, uso di mascherine della tipologia più adeguata a tutelare sé stessi e gli altri. Sono solo alcune delle situazioni alle quali ci dovremo abituare nella cosiddetta Fase 2, quella della riapertura delle attività produttive.Per prepararla, una task force di esperti tecnico-scientifici delle università piemontesi e di altre università e centri di ricerca coordinati dal Politecnico di Torino ha elaborato un Rapporto, pubblicato oggi online, con le linee guida indicazioni precise su come gestire la riapertura.Il punto chiave sarà l’utilizzo corretto di metodi semplici ed estendibili a tutte le realtà aziendali: i dispositivi di prevenzione del contagio, in primis le mascherine, la garanzia del distanziamento, l’igiene e la sanificazione dei luoghi.Il Progetto coordinato dal Politecnico, che si chiama “Imprese aperte, lavoratori protetti”, ha adottato come slogan l’hashtag #ognunoproteggetutti; il punto chiave è infatti la condivisione e la fiducia reciproca tra lavoratori e imprenditori e la consapevolezza che solo assumendosi ciascuno le proprie responsabilità si è tutti più tutelati.“È quanto mai importante in questo momento di difficoltà metterci al servizio del Paese con le nostre competenze”, spiega il Rettore del Politecnico Guido Saracco, che aggiunge: “Abbiamo steso questo Rapporto con la collaborazione degli Atenei piemontesi e di un nutrito numero di esperti e tecnici, coinvolgendo il più possibile tutte le parti in causa nel processo della riapertura, per arrivare a indicazioni e metodologie condivise e applicabili, ma anche sostenibili”.Le linee guida definite nel rapporto saranno applicate in alcune aziende e realtà culturali che si sono già candidate per la sperimentazione, e che saranno seguite dalla task force per garantire misure adatte alla riapertura. Sono già 40 in sole 24 ore le aziende e realtà produttive, culturali e ricreative che si sono candidate a diventare beta-tester del progetto.Il Rapporto, frutto del lavoro di cinque gruppi di esperti e tecnici, fornisce istruzioni su quattro aspetti: prevenzione, monitoraggio, informazione e formazione per la prevenzione e il contenimento del contagio. Viene indicato, ad esempio, come gestire ingressi, turni e spazi: dalla distanza interpersonale da adottare in relazione alle superfici dei locali – con una maggiore densità di occupazione in aree di transito (corridoio) e meno in quelle di sosta “critiche” come la mensa e l’area fumatori – all’organizzazione degli ingressi e degli spazi grazie anche all’adozione di dispositivi di monitoraggio non invasivo (telecamere IR, telecamere, “intelligenti”) nel rispetto della privacy, alla suddivisione dei lavoratori in squadre.Anche l’utilizzo delle tecnologie dovrà essere potenziato, in modo coerente e tarato sullo sviluppo tecnologico di ciascuna realtà aziendale. Le tecnologie suggerite vanno dall’impiego di diari online per il tracciamento a metodi di screening diagnostico rapidi, economici e applicabili in larga scala (ad esempio temperatura con visori IR durante l’intera giornata lavorativa, app di autovalutazione dei sintomi, telediagnosi, ecc.), da attività di formazione online fino alle app per evitare di recarsi in luoghi nei quali già ci sono assembramenti, a sistemi di simulazione degli spazi e dei flussi, fino all’utilizzo della realtà virtuale per la formazione e il lavoro. Tutte le tecnologie suggerite sono tecnicamente ed economicamente praticabili da tutti, le grandi come le piccole imprese.Un discorso specifico va fatto per le mascherine, sul cui uso corretto c’è molta confusione: le mascherine chirurgiche o “di comunità”, specificatamente proposte dal Politecnico di Torino con un livello di qualità testato, sono quelle che i lavoratori dovranno indossare normalmente come dispositivo di prevenzione della trasmissione del contagio; solo in casi specifici (addetti alla rilevazione della temperatura all’ingresso, guardiania, cassieri, squadre di emergenza, ecc.) si consiglia l’impiego di dispositivi di tipo FFP2/FFP3, guanti e cuffie per capelli. Ogni lavoratore potrà opportunamente avere a disposizione un “kit” di protezione individuale, composto generalmente da 2-4 mascherine per uso giornaliero e gel igienizzante, che può aiutare a prevenire il contagio anche sui mezzi pubblici.Il tema dei trasporti è particolarmente delicato: sarà ancora possibile utilizzare tram, autobus e metro, ma con la consapevolezza che la responsabilità della sicurezza è condivisa tra passeggeri, autisti e gestori dei mezzi, ciascuno per quanto gli compete; quindi sì a distanze di sicurezza e minore affollamento, uso di mascherine e sanificazione dei mezzi, ma anche ai controlli sui contagi tra gli autisti.Una volta tornati in ufficio o in fabbrica, comunque, il lavoro cambierà secondo quelle modalità alle quali ci stiamo in parte abituando. Ingresso a turni o scaglionato per evitare affollamento sui mezzi pubblici e agli ingressi, potenziamento dello smart working, riduzione se non eliminazione delle riunioni in presenza, suddivisione dei lavoratori in squadre – tenendo anche conto della possibile presenza di lavoratori “deboli” rispetto al virus -, metodi di formazione interattiva e impiego della realtà virtuale sono solo alcuni degli strumenti suggeriti dal Rapporto.Un discorso a parete va fatto per teatri, sale da concerto, musei, cinema e biblioteche. Qui la ripartenza deve tenere conto di vincoli fisici, come ad esempio la difficoltà di sanificare ambienti di valore storico, economici, quali la forte riduzione dei posti a sede a sedere in sala per mantenere le distanze, ma anche psicologici, perché servirà una lunga fase di elaborazione prima che le persone tronino a frequentare luoghi chiusi affollati. Il Rapporto fornisce alcune indicazioni per avviare una riapertura, innanzitutto formando il personale e adeguando dove possibile i locali – come nelle biblioteche, dove è possibile applicare barriere di plexiglas – e gestendo gli accessi con app di programmazione.Tutte queste misure hanno ovviamente un costo, che deve essere contenuto anche perché ricadrà in parte, in prima battuta, sulle aziende. Per il supporto economico alle imprese il gruppo di lavoro ha elaborato proposte di misure di finanziamento specifico da parte della Unione Europea, lo Stato o le Regioni, al di là di quanto oggi disponibile. Analogamente, si propone un approccio nazionale, con l’istituzione di filiere autoctone per la produzione e acquisto centralizzato per i dispositivi di prevenzione. In questa ottica, il progetto include linee guida per la fabbricazione e la convalida di mascherine “di comunità” all’interno del nostro Paese con un adeguato livello di qualità ed in misura sufficiente per tutta la popolazione.

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Più soldi per i lavoratori dello spettacolo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

“Il ministro Franceschini faccia di più per l’industria culturale: non possiamo permetterci una Nazione senza teatri, cinema, musei, spettacoli. Siamo stati tra i primi a dire che i 600 euro venissero estesi a tutti i lavoratori dello spettacolo, già precari. Sono soldi urgenti, certo, ma devono essere di più. In Germania ai lavoratori dello spettacolo sono stati dati con un semplice modulo contributi straordinari con 5000 euro. Desta sospetto e sono per noi inaccettabili le nuove tariffe della SIAE per gli spettacoli online. Ci sono teatri che hanno messo a disposizione i propri spettacoli a beneficio per tutti: tassarli diventa un’assurdità. Il settore teatrale è allo stremo. Giusta la tutela del diritto d’autore, ma la SIAE può farlo con i propri fondi – dichiara il deputato capogruppo in commissione Cultura e responsabile Cultura di FDI, Federico Mollicone – inoltre, la burocrazia incombe: a chi ha accesso al FUS, è stato chiesto il Durc, nonostante la totale mancanza di liquidità per adempiere completamente agli obblighi previsti. Abbiamo, infatti, chiesto al Ministero di sospendere la richiesta, così da garantire operatori e teatri. Nella riapertura, vanno sentiti e ascoltati gli operatori culturali, così – congiuntamente ai comitati scientifici – garantire una “Fase 2″ che coniughi le esigenze economiche con quelle di prevenzione sanitaria”.

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Subito fondi straordinari per i lavoratori dello spettacolo, cinema, mostre e industria culturale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

“Sosteremmo le proposte di Franceschini nell’ottica dell’unità nazionale se finalmente riuscirà a garantire risorse economiche per il settore culturale da Gualtieri e da Conte. L’entità del Fondo emergenze è ridicola: 80 milioni in spesa corrente sono una cifra che rischia di avere un impatto fin troppo limitato su un settore allo stremo, mentre in Europa la liquidità viene erogata subito e, agli operatori culturali vengono dati 5000 euro, come sta avvenendo in Germania. In vista della fase 2, dobbiamo denunciare che le categorie hanno chiesto al Governo un dialogo strutturato con i vari Comitati scientifici per dare il loro contributo e capire insieme come riaprire. Ad oggi il Governo non ha mai dato loro risposta senza dialogare con le Associazioni intermedie che cercano risposte e vorrebbero capire come sarebbe possibile riempire un teatro, una sala cinematografico o un palazzetto per un concerto – dichiara il capogruppo in commissione Cultura e responsabile Cultura del partito, deputato FDI Federico Mollicone, nel corso dell’audizione del ministro Franceschini sulle misure contro la crisi economica relativa al Covid per la cultura e lo spettacolo – i lavoratori dello spettacolo e le imprese culturali sono in enorme difficoltà ed i provvedimenti del governo raggiungono una platea ridotta con strumenti poco incisivi. Abbiamo chiesto al ministro Franceschini se intende adottare misure di prolungamento degli oneri tributari e contributivi, e se intende estendere le misure di ammortizzatori sociali anche ai lavoratori dello spettacoli. Riteniamo, inoltre, urgente e necessaria l’istituzione di un “Fondo salva teatri” che possa erogare prestiti a fondo perduto per il settore.Per quanto riguarda i cinema, è necessario sbloccare le risorse previste dalla legge sul cinema e l’audiovisivo e predisporre un contributo straordinario a fondo perduto a sostegno degli operatori.
Le mostre, in grave crisi, vanno sostenute con misure straordinarie, in particolare per il loro ruolo di “immagine” dell’Italia all’estero nei prossimi anni.Inoltre, auspichiamo – per garantire l’economia culturale tutta – l’estensione della dotazione e del perimetro dei soggetti del Fondo emergenze anche all’industria editoriale libraria, all’industria fonografica, alla produzione discografica, ai servizi museali, alle mostre temporanee, alle imprese culturali e creative, alle attività circensi e agli spettacoli viaggianti, coinvolgendo tutte le principali categorie nella scrittura dei regolamenti attuativi. Infine, per il turismo invitiamo il ministro a considerare l’istituzione di un Fondo per sostenere l’offerta turistica.”

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Emergenza Covid-19: al via la consulenza gratuita per aziende e lavoratori autonomi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

In questo momento di emergenza causato dal COVID-19 i lavoratori autonomi ed imprese potranno contare su una consulenza gratuita, al fine di capire le necessità in materia di Consulting/Facility Management e General Services, ed ottenere un servizio ad hoc in base alle specifiche esigenze di ognuno.È quanto offre il Gruppo Luca Barbieri, con la sua divisione “Consulting – Cost Reduction & Service “, che si mette a disposizione delle imprese e professionisti che si trovano a dover affrontare, in questo periodo particolare, problematiche mai affrontate in passato.Nell’ambito dell’iniziativa verrà reso disponibile un team di professionisti con pluriennale esperienza nei settori di competenza, con sviluppate capacità di problem solving, con l’intento di assistere autonomi ed imprese in questo particolare momento di difficoltà generale.La consulenza è mirata alla risoluzione delle problematiche relative ai settori immobiliare (sia per proprietari che per conduttori), legale (nella gestione dei rapporti di lavoro in special modo), finanziario (rinegoziazione di debiti pregressi e nuovi finanziamenti ai sensi dei Decreti Ministeriali emanati), gestionale (business process reengineering; tramite un nostro Process Innovation Manager certificato possiamo garantire un processo di riconfigurazione dei processi aziendali al fine della riduzione dei costi (principalmente dei costi “no core business”), fiscale ed assicurativo.Il Gruppo Luca Barbieri metterà a disposizione di quanti ne avranno bisogno, sia presso la sede del cliente (quando permesso) o via Internet a mezzo di teleconferenze, ed mail, il proprio Know-How, al fine di rendere veramente possibile, anche per le aziende, il motto “Tutto andrà bene”. Fonte: http://www.gruppolucabarbieri.com.

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