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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘agricoltura’

Agricoltura: Un altro mondo è sostenibile

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Roma 21 novembre 2019 9.30-16.30 Hotel Holiday Inn, Viale Castello della Magliana, 65.Come l’agricoltura può contribuire alla riconversione verde del sistema economico, sociale e culturale: dalla nuova Politica Agricola Comune alle produzioni ecosostenibili; dalla tutela del paesaggio e dell’ambiente al contrasto delle agromafie. Analisi, modelli e proposte per un vero Green New Deal. Interverranno, tra gli altri, personalità tecniche e istituzionali.

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L’agricoltura e il decreto legge sul clima

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

I chiarimenti del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, in merito all’infondatezza di possibili penalizzazioni per gli agricoltori all’interno del Decreto Clima – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – costituiscono un passaggio essenziale per il coinvolgimento del primario nella salvaguardia e nella tutela dei territori.Come Confeuro – continua Tiso – abbiamo più volte rimarcato la necessità di creare una forte sinergia tra mondo agricolo e tutela ambientale; ed è per questo che accogliamo con soddisfazione non solo le parole del Ministro sull’assenza di penalizzazioni, ma anche quelle volte a precisare il ruolo decisivo che proprio gli operatori del comparto agroalimentare saranno chiamati a svolgere in qualità di alleati per questa nuova stagione.Pratiche come quelle legate alla creazione degli allevamenti intensivi vanno contrastate duramente anche perché estranee ai sistemi produttivi e valoriali alla base del primario. L’agricoltura – conclude Tiso – è tutt’altro; e si occupa di forestazione, manutenzione dei terreni e produzione di derrate salubri e genuine. E’ giunto il momento di ridare prestigio a quei tanti operatori agricoli che in questi anni sono stati spesso dimenticati e bistrattati e che invece, oggi più che mai, possono fare la differenza nel tentativo di salvare il pianeta.

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La Ministra dell’Agricoltura, un colpo al cerchio e uno alla botte per dare continuità al sistema

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Di Pasquale Di Lena. La nuova ministra, una volta chiusa la pubblicità del vestito e del suo passato di bracciante, mostra subito con chi sta: i padroni dei semi e degli Ogm; le multinazionali e la finanza, sponsor dei trattati internazionali, in particolare il Ceta, che l’Europa ha già approvato, ma perché quest’approvazione diventi definitiva ha bisogno della ratifica di ogni stato membro. Trattati, propagandati come vantaggiosi per l’esportazione dei nostri prodotti, che sono e rappresentano una vera disgrazia per la sovranità nazionale del nostro Paese e di tutti gli altri costituenti l’Unione europea. Non a caso la modifica della Costituzione, promossa da Renzi per conto di chi voleva eliminare, con la modifica di un numero esagerato di articoli, ostacoli per fare andare avanti processi utili e necessari per il sistema neocapitalista, l’espressione vera di questi trattati. Non a caso, l’attuale ministra, già sindacalista della Cgil e comunista, prima vicina a D’Alema, poi a Bersani e, nel Pd, con Renzi, che l’ha indicata prima sottosegretaria e, con il governo conte 2, Ministra. Come dire che la sua memoria di lotte per i braccianti e il mondo del lavoro è parte di un passato ormai lontano, visti i danni creati da Renzi e il suo governo, di cui la Ministra era parte, al mondo del lavoro.Ora si capisce meglio perché l’agricoltura non è un punto centrale del governo, ma solo una delega in bianco nelle mani della ministra. Si capisce anche la tanta pubblicità causata da un vestito, neanche tanto strano, e da un titolo di studio, che può far parlare solo chi non ha altro da dire e gode delle sue stupidità. Una pubblicità che ha fatto diventare la ministra una protagonista alla quale, a questo punto, non si può contestare più niente. Una Ministra che ha già cominciato a rilasciare le sue dichiarazioni, alcune interessanti, come quelle al “Sana di Bologna” riguardante il biologico, e la volontà di approvare subito il testo di legge già predisposto ed all’attenzione del Parlamento, e, prima o subito dopo, contraddirsi con l’Ogm e il Ceta, che, con il biologico contrastano fortemente. Il biologico, sempre più una necessità per l’agricoltura di questo nostro Paese, la prima grande innovazione, per uscire dalle logiche e dai processi, deleteri per la fertilità del terreno e per l’intero territorio, dell’agricoltura industriale, che ha mostrato tutto il suo fallimento nel momento in cui, con il solo obiettivo della quantità a tutti i costi, chiude con il domani.
In questo senso – è la nostra impressione – le idee della Ministra sono molto chiare, proprio nel momento in cui appaiono contrapposte, come dire un colpo al cerchio e un colpo alla botte solo per dare continuità a un percorso espresso e segnato da politiche neoliberiste, le stesse che hanno aperto la forbice delle disuguaglianze e, che ogni giorno, invece di chiudersi, si apre sempre di più. Sta qui, ed è quello che diciamo anche alla nuova Ministra, la necessità e urgenza di “Attuare la Costituzione”, perché si possa aprire quello spiraglio che lascia intravedere il domani, che vuol dire il futuro delle nuove generazioni.

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Slow Food fa squadra con la FAO per rilanciare l’agricoltura siriana

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2019

Questa settimana Slow Food e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) hanno organizzato per un gruppo di sette agricoltrici siriane di piccola scala un viaggio di studio nell’Italia nord-occidentale. Le due organizzazioni hanno unito le forze per sviluppare le competenze delle piccole produttrici alimentari siriane, con l’obiettivo di aiutare le comunità colpite dalla crisi a ripristinare o a rafforzare i mezzi di sussistenza e di rilanciare il settore agricolo del paese.
Le donne siriane provengono dai governatorati di Homs, Hama, Lattakia, Tartous, Aleppo, Sweida e Al Qunatra, e ognuna di esse si occupa di un particolare tipo di prodotto locale – uno per villaggio – dai fichi secchi al miele. Possiedono piccoli appezzamenti di terreno (meno di mezzo ettaro) in cui coltivano cibo per nutrire le loro famiglie e/o si occupano della preparazione di marmellate, sottaceti, concentrato di pomodoro, formaggio e di altri prodotti alimentari per il sostentamento delle loro famiglie.
«Ci auguriamo che questo viaggio di studio consentirà alle donne siriane di acquisire conoscenze tecniche e capacità imprenditoriali, con le quali potranno gradualmente convertire i loro prodotti fatti in casa in artigianali, in modo da poterli vendere anche a mercati più ampi», ha affermato Patrizia Epifania, Funzionario del Programma della FAO in Siria, che accompagna le donne siriane nel corso di questa esperienza. «Questa iniziativa fa parte dei più ampi sforzi della FAO per rafforzare l’agricoltura del paese e migliorare la sicurezza alimentare di un popolo che ha sofferto moltissimo, ma è determinato a raccogliere i cocci e a rimettersi in piedi», ha aggiunto Mike Robson, Rappresentante della FAO in Siria.
In Siria la FAO sta aiutando le produttrici rurali e le loro comunità a diventare più autosufficienti, ottimizzando la loro produttività e le loro capacità imprenditoriali. La FAO fornisce input di alta qualità (per esempio sementi e fertilizzanti), formazione su agricoltura e commercio sostenibili, realizza sistemi d’irrigazione, crea e sostiene gruppi composti da produttrici e fruitori delle risorse idriche, rafforzando il ruolo delle donne in un momento nel quale si stanno facendo carico di moltissime responsabilità.

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Maltempo: Servono accordi assicurativi in agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Gli ingenti danni causati in questi giorni dal maltempo – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – hanno rilevato ancora una volta l’urgenza di misure che agevolino la sottoscrizione di polizze assicurative finalizzate a tutelare i prodotti agroalimentari. Come Confeuro, infatti, riteniamo essenziale lavorare in questa direzione anche per tener fronte ai costanti mutamenti climatici di questi anni e per continuare a tenere alto il blasone del made in Italy.Le politiche agricole di questi decenni sono sempre state pensate per agire come palliativi o come misure tampone e mai come parte di una strategia complessiva mirata a valorizzare il comparto agricolo. Il nostro auspicio, invece – continua Tiso – è che misure come quelle volte a rendere conveniente la stipula di polizze assicurative sulle produzioni divengano parte di un modello di sviluppo più lungimirante.
Le richieste di stato di calamità (in molti casi giustificate) che spesso accompagnano questi eventi, devono essere anticipate con delle politiche di prevenzione che si muovano un doppio binario; da una parte, come già detto, attraverso degli strumenti di natura economico-finanziaria; dall’altra mediante accorgimenti ambientali utili ad arginare le frane grazie a percorsi di forestazione e di tutela del paesaggio. Nel giorno dell’Overshoot Day, data nella quale si calcola l’esaurimento delle risorse terresti per l’anno in corso e si comincia ad accingere alle “riserve”, è essenziale sottolineare l’urgenza di un cambio di paradigma fortemente coraggioso, ecologico e sostenibile che lavori per prevenire i problemi. Ora più che mai infatti – conclude Tiso – c’è bisogno di abbandonare la retorica per abbracciare finalmente una svolta verde.

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Al Mise convocato il primo tavolo Biometano nel settore agricolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

Secondo l’ultimo Report pubblicato di recente da Navigant Research (una delle principali società di consulenza e ricerche di mercato che copre la trasformazione energetica globale), è possibile risparmiare 217 miliardi per anno eliminando le emissioni di anidride carbonica entro il 2050 grazie al potenziale offerto dal gas rinnovabile. L’analisi di Navigant mostra, inoltre, che entro metà secolo tutto il biometano può produrre a emissioni zero ed eventuali emissioni residue possono essere compensate in agricoltura nelle aziende agricole che producono biometano. Questa importante risorsa può fornire fino a 1.170 TWh a costi fortemente ridotti.
Mentre il Ministero dello Sviluppo Economico convoca a Roma la prima riunione del tavolo “Biometano nel settore agricolo” per discutere con imprese e associazioni sul futuro della filiera”, CremonaFiere mette sul tavolo un importante contributo. «Sul fronte agricolo – spiega Piero Mattirolo, amministratore delegato di Agroenergia – si devono fare passi avanti per uno sviluppo del settore: il principale problema è l’interpretazione restrittiva data al decreto, secondo la quale chi vuole riconvertire un impianto deve anche cambiare completamente la dieta dell’impianto stesso. Prospettive nuove e molto interessanti che riguardano anche l’agricolo le sta offrendo la liquefazione del biometano, filone da considerare in stretta correlazione con l’abbandono del diesel nel settore dell’autotrazione in favore del gas naturale liquefatto. Con questa destinazione, si aggira il problema dei costi di allacciamento alla rete, e si attiverebbe un processo di filiera cortissima, con produttori agricoli in grado di allestire proprie stazioni di servizio di rifornimento per mezzi pesanti. I primi impianti di questo tipo dovrebbero nascere quest’anno. A un anno e mezzo dall’emanazione del decreto sul biometano si registra sicuramente una progressione sulla filiera dei rifiuti, più al nord che al sud per problemi non tanto organizzativi quanto autorizzativi. Le municipalizzate dei rifiuti sono spesso troppo gracili economicamente per affrontare gli investimenti necessari». Durante il seminario verrà offerta una prospettiva sul biometano in agricoltura, anche alla luce del crescente interesse del mondo dei carburanti per il biometano. Il biometano può offrire un futuro di sostenibilità economica agli impianti di biogas esistenti, al termine del periodo incentivato, a condizione che si possa convertire l’alimentazione da una dieta basata su biomasse coltivate, a una centrata su sottoprodotti e scarti agricoli, condizione necessaria per ottenere la qualifica di biometano avanzato. Diversi sono gli elementi che incidono nella scelta dell’impianto: le matrici utilizzate, le tecnologie di upgrading e la commercializzazione del prodotto finito sono aspetti fondamentali per un corretto business planning.

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Per il Parlamento europeo una nuova Pac

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 Mag 2019

La conclusione delle elezioni sancisce la fine di una lunga competizione elettorale. Ora – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – con il formarsi del nuovo Parlamento Europeo bisognerà concentrarsi sui temi essenziali per la vita dei cittadini; e quindi anche sulla nuova Pac.E’ importante ricordare – continua Tiso – che la Politica Agricola Comunitaria riguarda quasi il 40% del bilancio europeo e ha un peso considerevole sulla qualità della vita delle persone che vivono in Europa; per queste ragioni è giunto il momento di immaginare una Pac diversa e più coraggiosa di quella attuale. Urgono nuove politiche per tutelare l’ambiente e per garantire cibi sani, genuini e prodotti da chi conosce le terra ed è in grado di preservarne le qualità. Come Confeuro – conclude Tiso – chiediamo che il nuovo Parlamento Europeo tenga conto delle tante richieste che vengono dai cittadini per l’adozione di modelli agroecologici e sostenibili. Il futuro, infatti, è nella creazione di nuovi paradigmi che premino i sacrifici dei piccoli produttori del comparto agroalimentare e non le mire espansionistiche dei colossi dell’agrocindustria.

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La pioggia intensa mette l’agricoltura K.O.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 Mag 2019

Un mese di maggio estremamente piovoso, accompagnato da temperature al di sotto della media, sta causando anche nel Veneto gravi danni all’agricoltura, tanto che i tecnici di Veneto Agricoltura segnalano che nei diversi comparti gli operatori sono alle prese con difficoltà di ogni tipo.Del resto, basta dare uno sguardo ai dati forniti da ARPAV – Servizio Meteorologico di Teolo per comprendere la gravità della situazione: nel corso dei primi 19 giorni di maggio nel Veneto sono caduti mediamente 161,7 mm di pioggia, contro una precipitazione media registrata nel periodo 1994-2018 nell’intero stesso mese di 120 mm. Stiamo dunque parlando di un +30%, percentuale che sale addirittura al +50% se il calcolo della media lo fermiamo al 19 maggio (83,4 mm). Le precipitazioni più abbondanti sono state registrate nell’area compresa tra le Prealpi e la pianura settentrionale della regione, dove sono caduti dai 200 ai 360 mm di pioggia. Per quanto riguardano invece le temperature, quelle registrate dal 1° al 19 maggio risultano essere le più basse dal 1992, ovvero da quando l’ARPAV effettua questo servizio.Analizzando brevemente lo stato delle diverse colture di fronte a questo andamento climatico primaverile anomalo, relativamente ai vigneti, le strutture di Veneto Agricoltura, Regione e CREA sono alle prese con un monitoraggio costante di tutte le aree vocate regionali. Tutto ciò anche in funzione del primo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto in programma il prossimo 13 giugno a Conegliano, appuntamento che ogni anno fornisce ai viticoltori indispensabili indicazioni di carattere tecnico-operativo. Vediamole.Da un primo riscontro in vigneto, risulta che l’apparato radicale delle viti é quasi ovunque ancora inattivo a causa del terreno troppo umido. Inoltre, la vegetazione delle piante soffre per le basse temperature fin qui registrate, al punto che lo stato fenologico delle viti é in ritardo di 15/18 giorni rispetto alla data di germogliamento.
Passando alle grandi colture, la fioritura del frumento, seminato in autunno, è in grande ritardo proprio a causa delle basse temperature e della scarsità di giornate di sole. Anche il mais, seminato a marzo, stenta a crescere per gli stessi motivi ed è concreto il rischio, se la situazione meteo non cambierà a breve, che gli agricoltori si vedano costretti a riseminare a causa dell’asfissia delle piantine che stanno “annegando” nei campi allagati. I coltivatori che per loro fortuna non si sono ritrovati i campi completamente invasi dall’acqua hanno, comunque, grosse difficoltà a svolgere le normali operazioni di diserbo e sarchiatura necessarie in questo periodo dell’anno. La semina della soia, che normalmente si fa nella prima decade di maggio, al momento è saltata proprio a causa dell’impraticabilità dei terreni. Inoltre è da tener conto che, dal momento in cui le condizioni meteo volgeranno al bello, bisognerà attendere ancora una settimana/dieci giorni prima di poter avviare le operazioni nei campi, ritardando ulteriormente la programmazione aziendale.
Anche l’ortofrutta sta pagando un prezzo altissimo dovuto alle abbondanti precipitazioni e alle basse temperature di questa strana primavera. La persistenza del maltempo rende infatti difficile lo svolgimento delle operazioni di intervento a protezione delle colture. Le ciliegie, per esempio, risultano ovunque ko. I frutti si presentano pieni d’acqua e assaliti da malattie fungine. Come non bastasse, l’area di Marostica (Vi), famosa per le ciliegie IGP, è stata interessata da una forte grandinata che ha notevolmente ridotto la produzione. Comunque tutti i fruttiferi, che in questo periodo dovrebbero essere nel pieno dello sviluppo vegetativo, si trovano in grosse difficoltà, come pure il comparto degli ortaggi in pieno campo per il quale le semine e i trapianti risultano essere in grandissimo ritardo.

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Agricoltura: E’ l’arma contro la crisi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 Mag 2019

Ancora una volta sono i numeri a confermare il valore dell’agricoltura italiana e la necessità di investire di più sul comparto per svilupparne ulteriormente le potenzialità. Infatti, come rilevato dal Rapporto Istat sull’andamento dell’economia agricola del 2018 – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – il primario ha fatto segnare un aumento della produzione dello 0,6% e una crescita del valore aggiunto dello 0,9%.A performare ottimamente in questo quadro è stata soprattutto la produzione del vino, la quale rappresenta ben 10,2 di miliardi di euro dei 59,3 miliardi che determinano il valore complessivo del sistema agroalimentare italiano. Da modelli come questi – prosegue Tiso – possono e devono trarre esempio e forza anche altri importanti settori agricoli; tra i quali quello lattiero-caseario e quello olivicolo-oleario.Come Confeuro – continua Tiso – siamo convinti che con le giuste politiche si possano raggiungere risultati ancora più ambiziosi; ed è anche per queste ragioni che insistiamo per destinare risorse alle riforme delle filiere e per sostenere produzioni agroecologiche e sostenibili. D’altronde, è bene ricordarlo, l’Italia gode di una biodiversità animale e vegetale straordinaria e di un know agricolo che ha fatto divenire il Paese una delle maggiori potenze mondiali.Quel che serve ora – conclude Tiso – è una maggiore convinzione delle istituzioni nel far crescere ulteriormente il peso dell’agricoltura sull’economia italiana (attualmente è del 3.9% se unita all’industria alimentare) e una presa di coscienza del tutto nuova sulla figura degli agricoltori, i quali non vanno più visti come lavoratori di serie b, ma come i reali interpreti e detentori del maggiore patrimonio italiano.

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L’agricoltura è l’arma giusta per creare lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 4 Mag 2019

Tra poco si festeggerà la festa del lavoro, ma ad essere del tutto onesti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – c’è poco di cui essere lieti. Un giovane su tre non ha un impiego, mentre il 25% ne ha uno di un livello inferiore rispetto al titolo di studio acquisito: in Europa solo la Grecia vive una situazione peggiore.L’italia di oggi ha bisogno di nuove prospettive e di una strategia di sviluppo capace di dar vita ad una nuova stagione di rilancio. Come Confeuro – continua Tiso – siamo convinti che l’agricoltura possa giocare un ruolo chiave in questo percorso, e questo perché rappresenta il comparto maggiormente in grado di sfruttare la biodiversità e lo straordinario bagaglio paesaggistico nostrano.In questi anni il primario ha intercettato molti giovani e molte donne e incarnato al meglio la voglia di salubrità e genuinità dei cittadini. Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che il governo comprenda la necessità di puntare sul mondo agricolo, non solo attraverso l’utilizzo di risorse interne, ma anche mediante delle azioni politiche che si battano per una Pac diversa e che tenga conto delle esigenze delle Pmi agricole nostrane.

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Gli italiani ritornano in agricoltura

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

I dati dell’Osservatorio Eban-Nomisma sul lavoro agricolo nel 2017 – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – confermano la volontà dei cittadini italiani di tornare protagonisti di un comparto storico per la vita del Paese, nonché in grado, se ben foraggiato, di garantirgli un futuro.La crescita dell’impiego degli italiani nel settore agroalimentare, e la conseguente diminuzione degli stranieri (- 5%), evidenzia anche un’inversione di tendenza importante. Il primario sta infatti tornando ad essere visto con occhi diversi e non come un aggregato economico dequalificante e legato al passato. Come Confeuro – prosegue Tiso – abbiamo sempre ribadito la necessità di vedere nel mondo agricolo un’importante occasione di sviluppo, non solo economico, ma anche di una crescita sociale e culturale che parli di ambiente e di salvaguardia delle diversità.A confermare la bontà di questa prospettiva sono proprio le evoluzioni del settore, il quale ha fatto registrare in un anno una crescita occupazionale del 4%. Questi dati non sono omogenei ed evidenziano dei chiaroscuri, con una crescita occupazionale al Nord e una decrescita al Sud. Su questi aspetti – conclude Tiso – c’è molto da lavorare, ma la forza trainante del mondo agricolo non può essere messa in alcun modo in discussione, anzi, sarebbe ora che il governo la facesse finalmente sua e decidesse di utilizzarla per portare il Paese fuori dalla crisi.

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Pac: serve coraggio

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

La proposta della Commissione Europea per la riforma della Pac 2021-2027 contiene nuovi elementi rispetto alla Politica Agricola Comune passata, ma conserva anche la sua impostazione di fondo. In questo schema infatti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – si prevede un taglio di budget di circa 40 miliardi di euro, ma ancor di più la riproposizione di una logica che ha visto nella Pac avuta fino ad ora, più una politica industriale a sostegno delle multinazionali agroindustriali che una politica agroalimentare a sostegno degli agricoltori.E’ giunta l’ora di dire con chiarezza che la struttura della Pac va ripensata e ridefinita in modo da renderla protagonista della tutela dell’ambiente e del rilancio dell’agricoltura contadina e della figura del giovane agricoltore. La crasi di questo doppio obiettivo sta nella necessità di supportare ulteriormente l’agricoltura biologica.Un altro aspetto da sottolineare – prosegue Tiso – è che la Pac 2021-2027 va ripensata anche sulla base degli obiettivi di sostenibilità creati con l’agenda 2030, e non, come invece avviene ancora oggi, sulla base degli appetiti delle grandi aziende.Uno degli errori che si sta commettendo in questi mesi, anche da parte di alcune associazioni di categoria – conclude Tiso –, è quello di credere che per discutere della Pac si debba attendere l’esito delle elezioni europee di Maggio. La verità, invece, è che la Pac dovrà descrivere anche una visione di società di cui le istituzioni europee dovranno necessariamente prendere atto parlando con il mondo agricolo e con quello del terzo settore. Per farlo non serve attendere la fine della competizione elettorale, anzi, serve agire con lungimiranza e tempestività.

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L’agricoltura ha bisogno dell’ambiente

Posted by fidest press agency su martedì, 2 aprile 2019

L’agricoltura e l’ambiente non sono nemici, anzi. Il settore primario – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – ha estremo bisogno di un contesto naturale e paesaggistico in buona salute. Naturalmente questo non significa dire che tutto quello che avviene nel comparto agroalimentare è ecosostenibile; ed è per questo che bisogna porre fine a pratiche come quella degli allevamenti intensivi.Ad ogni modo il presunto dualismo tra agricoltura e ambiente ha fatto molto male al Paese e continua a farlo tutt’ora. Quel che serve, invece – prosegue Tiso – è una forte inversione di tendenza e una chiara indicazione sulla necessità di un percorso congiunto che valorizzi le pratiche agroecologiche.La stessa lotta per la salvaguardia ambientale va condotta con maggiore determinazione e per salvare il pianeta non può bastare la direttiva del Parlamento Ue per il divieto d’utilizzo della plastica monouso dal 2021, serve molto di più e politiche più stringenti per obbligare i Paesi ad adottare le pratiche di riciclo e ad aumentare i controlli sulla salute delle acque marine e dolci.Come Confeuro – conclude Tiso – abbiamo sempre sostenuto, e continueremo a sostenere, l’esigenza di unificare il ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura, e questo non solo per dare un segnale strategico forte sul futuro del mondo agricolo, ma anche per poter lanciare un nuovo paradigma culturale fondato sugli elementi essenziali per il genere umano: l’ambiente e il cibo.

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Decreto emergenze in agricoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Esso mostra attenzione verso il settore, ma evidenzia anche numerose falle e l’esigenza di misure correttive. Tra i punti deboli – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – vi sono: l’utilizzo di un budget troppo esiguo (solo 61 milioni di euro); il mancato inserimento di una misura che avrebbe potuto sbloccare 70 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione da usare per combattere la Xylella; gli scarsi investimenti nel comparto olivicolo e la totale assenza di misure per ridurre l’impatto della macchina burocratica.Il settore agricolo – continua Tiso – ha bisogno di una piccola rivoluzione verde in cui si rimettano in discussione le filiere, i processi e i modelli di produzione, commercializzazione e distribuzione. Per riuscire a realizzare questo importante e necessario cambiamento però – conclude Tiso – serve anche una presa di consapevolezza su quel che è realmente il mondo agricolo. E’ anche per queste ragioni che come Confeuro insistiamo per la costruzione di una cultura agroalimentare che, non solo renda giustizia a chi ha fatto grande il nostro Paese, ma che lo aiuti anche a guardare avanti con maggiore fiducia.

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Investire nell’agricoltura?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Sì ma con approcci innovativi che permettano a tutti di avere accesso ai finanziamenti. È quanto hanno concordato i capi di Stato e di Governo dei 177 membri del Fondo Internazionale per l’Agricoltura (IFAD) riuniti ieri e oggi a Roma.
Approcci innovativi servono infatti nelle zone rurali dei Paesi in via di sviluppo dove ad oggi ancora vivono le popolazioni più povere del pianeta. “Innovazione rurale e spirito imprenditoriale” è stato il titolo di questo 42esimo Consiglio dei Governatori IFAD, con l’obiettivo di approfondire come investimenti in tecnologia, innovazione e sviluppo della piccola impresa possano aiutare a superare la sfida globale collegata alla diffusione di fame e povertà nelle zone rurali dei paesi in via di sviluppo.“I piccoli agricoltori hanno un immenso bisogno di ricevere finanziamenti – ha detto il presidente IFAD Gilbert F.Houngbo – le stime sono di duecento miliardi di dollari in Africa subsahariana, Asia meridionale e del Sud-Est, America Latina. E con queste parole il presidente Houngbo ha lanciato nella mattinata il Fondo Agri-Business Capital (ABC), nato proprio per facilitare l’accesso ai finanziamenti alle piccole imprese agricole fino ad oggi tagliate fuori per diversi motivi dagli investimenti privati. Un modo per permettere loro di sviluppare business e creare nuovi posti di lavoro tra le popolazioni rurali più povere, in particolare per i giovani.Il Fondo, di carattere indipendente, è stato lanciato congiuntamente da IFAD, Commissione Europea, Gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), governo del Lussemburgo e Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA).
E se “l’IFAD resta un punto di riferimento in un mondo in continuo combiamento”, come ha spiegato il presidente del Fondo Internazionale per l’Agricoltura, ciò non toglie che si debba pensare a degli aggiustamenti che aiutino a rispondere alle necessità delle popolazioni ai margini. “L’innovazione è fondamentale – ha concluso Houngbo – grazie ad essa l’IFAD proseguirà ad investire nelle popolazioni rurali e a fare quindi la sua parte nel porre fine a povertà e fame”.Di innovazione e modalità per facilitare l’accesso agli investimenti ha parlato anche la delegazione dei popoli indigeni, riunitasi martedì e mercoledì scorso all’IFAD per il 4° Forum dei popoli indigeni. Il Forum è all’apice di un processo di discussione che va oramai avanti da otto anni e che vede queste popolazioni dialogare tra di loro e con i Capi di Stato e Governo a proposito dei loro diritti e competenze.Il tema dell’innovazione nei partenariati è stato affrontato durante un panel di discussione sulle modalità con cui sfamare una popolazione in continua crescita in un mondo che possiede risorse limitate.A parlarne, la presidente della Fondazione EAT, Gunhild Stordalen, che ha presentato il recente rapporto “Eat-LancetCommission”: “tutti devono essere invitati al tavolo – ha spiegato Stordalen – abbiamo bisogno di nuovi modi per coinvolgere gli abitanti delle zone rurali, dare loro la possibilità di accedere a capitali e mercati equi, permettere la condivisione di saperi”. E ha quindi concluso: “sono felice di vedere come l’IFAD assuma un ruolo di guida nell’affrontare quest’agenda e nel trovare soluzioni per fare in modo che ciò accada”.Un ruolo che l’IFAD porterà avanti, anche se con qualche aggiustamento, ha ricordato il presidente Houngbo concludendo i lavori della giornata: “l’IFAD non vacillerà nella sua missione – ha infatti detto – ciò nonostante dobbiamo mostrare lo stesso coraggio di innovare che hanno mostrato i nostri relatori. L’obiettivo ultimo del Fondo Internazionale per l’Agricoltura è di investire sulle donne e sugli uomini delle zone rurali povere per far sì che la povertà venga sconfitta”.
Il Consiglio dei Governatori ha dato il benvenuto alla Polonia quale nuovo Stato membro IFAD, portando a 177 i paesi del Fondo Internazionale per l’Agricoltura.

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Riforma PAC. Greenpeace: “bisogna tutelare ambiente e piccole aziende agricole”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

«Gli allevamenti intensivi sono un problema per il clima e per l’ambiente e spingono le aziende agricole di piccola dimensione fuori dal mercato, come dimostrato dal nostro rapporto ‘Soldi in pasto agli allevamenti intensivi’. Con il voto di oggi i deputati europei propongono alcuni passi concreti per cambiare l’attuale sistema della Politica Agricola Comune (PAC). Anche la Commissione Agricoltura Ue dovrà seguire una direzione analoga per proteggere il Pianeta e aiutare le piccole aziende agricole». A dichiararlo Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dopo che la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo si è espressa a favore di una maggior protezione dell’ambiente e del benessere degli animali nell’ambito della nuova PAC (2012-2027).Gli eurodeputati hanno votato oggi per limitare i finanziamenti alle aziende zootecniche che superano una determinata densità negli allevamenti e per fissare obiettivi chiari per ridurre la densità complessiva. La Commissione Ambiente ha votato, inoltre, per bloccare i sussidi ai grandi allevamenti intensivi che non rispettano i principi di base del benessere animale e ha proposto di aumentare i finanziamenti riservati alle misure di salvaguardia per il clima e l’ambiente.«La direzione è quella giusta – commenta Ferrario – ma mancano ancora alcuni elementi cruciali per il necessario cambio di rotta della Politica Agricola Comune: destinare i fondi pubblici per sostenere e accompagnare agricoltori e allevatori verso una produzione basata su metodi ecologici, ridurre la quantità complessiva di animali allevati, aumentare la qualità, preservare l’ambiente e garantire il sostentamento di agricoltori e comunità rurali, e non solo di pochi attori industriali. Se si fosse agito in questo senso già da prima, i pastori sardi che oggi lottano per la loro sopravvivenza avrebbero avuto un strumento in più di salvaguardia», conclude Ferrario.La Commissione Agricoltura europea si esprimerà nel merito il 6 o 7 marzo e ad aprile la riforma dalla PAC dovrebbe essere discussa nella plenaria del Parlamento Ue.

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Tracciare una strada comune tra agricoltura e ambiente

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Agricoltura e ambiente sono due facce della stessa medaglia e l’idea che questo tema debba ancora essere compreso da tutti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – preoccupa e non poco; soprattutto a ridosso del dibattito sulla prossima Politica Agricola Comune. Come Confeuro – continua Tiso – intendiamo puntare su un’agricoltura contadina, genuina e fondata sulla qualità delle produzioni agricole; l’obiettivo, infatti, deve essere quello di slegarsi immediatamente dai modelli industriali che stanno compromettendo le risorse naturali per proporre invece dei sistemi nuovi fondati sull’agroecologia e sulla sostenibilità. Comprendere il valore del settore agricolo all’interno di questo quadro – prosegue Tiso – rappresenta il primo passo per sviluppare presupposti di crescita completamente opposti rispetto a quelli di oggi e necessari per preservare il pianeta e il diritto alla vita delle generazioni che verranno.Nel corso della conferenza nazionale tenutasi il 5 Dicembre a Roma – conclude Tiso – abbiamo stabilito alcuni dei nostri prossimi obiettivi, ma alla base di ognuno di questi c’è l’esigenza di una percezione diversa del comparto agroalimentare. Questo settore può dare molto di più in termini sociali e culturali fino a diventare il promotore di un nuovo made in Italy che non vuole più limitarsi a certificare il valore di un prodotto, ma intende rilanciare il senso stesso dell’italianità.

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Workshop sulle Tecnologie al servizio di un’agricoltura sostenibile e di qualità

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

Parma Martedì 5 febbraio, dalle 9.30, si terrà al Centro Congressi S. Elisabetta del Campus dell’Università di Parma il Workshop finale del Progetto “Costruzione di un prototipo per l’ottimizzazione della concimazione azotata a rateo variabile del grano duro in funzione di previsioni climatiche di medio periodo”. Il Progetto è finanziato da Ager (Agroalimentare e ricerca), un’iniziativa tra Fondazioni di origine bancaria (tra cui Fondazione Cariparma) unite per promuovere e sostenere la ricerca scientifica nell’agroalimentare italiano: Ager mette al centro della ricerca le produzioni italiane d’eccellenza, puntando al miglioramento dei processi e allo sviluppo di tecnologie d’avanguardia.Il workshop, dal titolo “Tecnologie Web-Based per la filiera grano duro: ottimizzazione della concimazione azotata e pasta di precisione”, è rivolto anche ad imprenditori agricoli, associazioni di imprese di meccanizzazione agricola ed enti di formazione interessati all’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati per un’agricoltura sostenibile e di qualità.
Il Progetto, coordinato dal prof. Francesco Morari dell’Università di Padova, ha visto il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Chimiche, della vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma (referente prof.ssa Giovanna Visioli), dell’Università di Firenze e dell’Università di Teramo, con il supporto dell’azienda di sensoristica in campo agronomico ARVAtec s.r.l. e di Barilla S.p.A.
Al giorno d’oggi l’ottenimento di rese elevate deve necessariamente andare di pari passo con un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente e nello stesso tempo che possa fornire materie prime di qualità per la filiera di trasformazione. L’uso della tecnologia (ad esempio droni, satelliti e sensori on the go) diventa indispensabile per il futuro dei giovani imprenditori agricoli. Nel caso del frumento duro l’obiettivo è quello di garantire per tutta la filiera dal seme alla pasta un’elevata sostenibilità e qualità.Il Progetto della durata di un anno incentrato sull’agricoltura di precisione è stato finanziato nell’ambito del bando AGER sul trasferimento tecnologico per l’applicabilità pratica dei risultati di un precedente Progetto AGER, di durata triennale, sulla sostenibilità agronomica, ambientale ed economica della filiera grano duro.
La sperimentazione è stata condotta nell’annata colturale 2017-2018 in due areali distinti, l’Azienda agricola di “Miana Serraglia” a Mira (Venezia) e la fattoria “Savini”, in provincia di Teramo, su due varietà di frumento duro selezionate per la crescita a Nord e Centro Sud Italia.L’obiettivo è stato quello di implementare una metodologia che combina modelli matematici e previsioni climatiche con sensori ottici montati su trattore, drone e satellite per ottimizzare la fertilizzazione in frumento duro. Lo scopo finale è quello di fornire all’operatore agricolo uno strumento di facile utilizzo che automatizzi la concimazione a rateo variabile nell’ottica di un’agricoltura di precisione.La partecipazione al workshop è gratuita, fino ad esaurimento posti (90). https://bit.ly/2rLouRR

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Cambiare la risoluzione ONU che danneggia il Made in Italy

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

“Un ‘no’ deciso verso una risoluzione che, se dovesse essere approvata, rappresenterebbe un duro colpo per il nostro Made in Italy”. Susanna Cenni, vicepresidente della Commissione agricoltura è intervenuta oggi presentando una mozione del gruppo Pd in riferimento alla proposta di risoluzione in discussione presso l’Assemblea generale dell’ONU in materia di nutrizione e salute.“Il punto – ha sottolineato Cenni – è l’errore nel meccanismo al centro della risoluzione Onu che vorrebbe applicare una generica etichettatura sui cibi considerati non salutari. Una sorta di ‘alert’ che colpirebbe indiscriminatamente alimenti contenenti grassi, sali, zuccheri e dunque una fetta importante della nostra produzione agroalimentare. Il grave e inaccettabile errore sta nel fatto che questo allarme divide in maniera meccanica i cibi buoni da quelli cattivi. Una classificazione erronea perché non tiene conto della qualità e della quantità del consumo dei medesimi alimenti. Uno studio sull’olio extravergine di oliva toscano IGP – continua la parlamentare Pd – realizzato alcuni anni fa dall’Università di Siena, che dimostra come, consumato in determinate quantità l’olio extravergine di oliva di qualità può dare importanti benefici sulla salute umana. È solo un esempio che dimostra, però, come siano sbagliati provvedimenti generici dal punto di vista della salute, dell’economia e del commercio internazionale”. “Quando parliamo di agroalimentare – ha aggiunto Cenni – parliamo di un settore con oltre 130 miliardi di euro di fatturato, oltre 40 miliardi di export, di imprese, lavoratori, lavoratrici. Parliamo tradizioni, di storia della produzione e della trasformazione agroalimentare, di agricoltura, di piccoli laboratori artigianali e di industria. Parliamo di immagine, costruita in tanti anni di impegno prima di tutto dei singoli agricoltori e trasformatori: quella del Made in Italy”.“Per questo – ha concluso Cenni – siamo a chiedere anche con la nostra mozione una forte iniziativa del Governo in campo diplomatico, per modificare la risoluzione, e un’iniziativa in tutte le sedi necessarie per impedire che un così approssimativo sistema di etichettatura e possibili aumento delle tasse colpiscano il nostro Made in Italy. Il presupposto per ottenere dei risultati in questo campo – ha detto Cenni rivolgendosi al Governo – è la costruzione di alleanze con competenze e con altri Paesi, attività che in questi mesi non mi pare sia stata perseguita con assiduità dal nostro Governo che rischia di portare il Paese in una situazione di forte isolamento. Usciamo da quell’isolamento, perché battaglie come questa, che tutti siamo disponibili a giocare assieme, per il nostro sistema Paese non le possiamo vincere da soli”. (fonte: Agenzia Robespierre)

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Quale sarà la PAC del futuro? Cosa e come cambierà dopo il 2020? Che tipo di agricoltura ci aspetterà?

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

A queste domande si è tentato di rispondere oggi, durante il seminario dal titolo L’agricoltura italiana e il nuovo modello di sostegno della PAC post 2020, organizzato dal CREA con il suo Centro di Politiche e Bioeconomia, insieme ad AIEAA, Associazione Italiana di Economia Agraria e Applicata e la rivista Agriregionieuropa.
La nuova agricoltura che la PAC contribuirà a costruire sarà un’agricoltura più resiliente, più sostenibile, più smart. Resiliente grazie ai pagamenti diretti e alle misure di mercato in grado di rafforzare rispettivamente i redditi agricoli e la produzione di beni pubblici e la competitività del sistema agricolo europeo. Sostenibile grazie a nuove e più mirate misure ambientali per contrastare il cambiamento climatico e l’impatto dell’attività agricola sulle risorse naturali: una nuova “architettura verde” in grado di favorire comportamenti sostenibili da parte degli agricoltori per il raggiungimento di target ambientali prefissati. Smart grazie all’impiego di innovazione digitale e tecnologica in grado di armonizzare sostenibilità e produttività, incremento della produzione e corretta gestione delle risorse naturali.
La nuova PAC sarà all’insegna di una maggior autonomia degli Stati membri con proposte concrete di flessibilità a loro vantaggio, più attente ai territori e ai diversi modelli di agricoltura presenti in Europa. E soprattutto in grado di affrontare con rapidità i cambiamenti di un’agricoltura in continuo cambiamento e in evoluzione, in grado anche di armonizzarsi con le politiche europee interconnesse, quali quelle relative all’ambiente, al cambiamento climatico, alla bioeconomia, agli aspetti sociali, all’alimentazione e alla salute.«L’evento di oggi è frutto della preziosa collaborazione tra CREA e AIEAA – ha dichiarato Salvatore Parlato, Presidente del CREA. Si tratta di un esempio felice di collaborazione tra soggetti che operano nella ricerca, legati dal comune bisogno di ricercare strumenti di indagini che consentano un avanzamento nelle analisi sui temi delle politiche agricole e dell’economia».

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