Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘agricoltura’

Gli italiani ritornano in agricoltura

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

I dati dell’Osservatorio Eban-Nomisma sul lavoro agricolo nel 2017 – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – confermano la volontà dei cittadini italiani di tornare protagonisti di un comparto storico per la vita del Paese, nonché in grado, se ben foraggiato, di garantirgli un futuro.La crescita dell’impiego degli italiani nel settore agroalimentare, e la conseguente diminuzione degli stranieri (- 5%), evidenzia anche un’inversione di tendenza importante. Il primario sta infatti tornando ad essere visto con occhi diversi e non come un aggregato economico dequalificante e legato al passato. Come Confeuro – prosegue Tiso – abbiamo sempre ribadito la necessità di vedere nel mondo agricolo un’importante occasione di sviluppo, non solo economico, ma anche di una crescita sociale e culturale che parli di ambiente e di salvaguardia delle diversità.A confermare la bontà di questa prospettiva sono proprio le evoluzioni del settore, il quale ha fatto registrare in un anno una crescita occupazionale del 4%. Questi dati non sono omogenei ed evidenziano dei chiaroscuri, con una crescita occupazionale al Nord e una decrescita al Sud. Su questi aspetti – conclude Tiso – c’è molto da lavorare, ma la forza trainante del mondo agricolo non può essere messa in alcun modo in discussione, anzi, sarebbe ora che il governo la facesse finalmente sua e decidesse di utilizzarla per portare il Paese fuori dalla crisi.

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Pac: serve coraggio

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

La proposta della Commissione Europea per la riforma della Pac 2021-2027 contiene nuovi elementi rispetto alla Politica Agricola Comune passata, ma conserva anche la sua impostazione di fondo. In questo schema infatti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – si prevede un taglio di budget di circa 40 miliardi di euro, ma ancor di più la riproposizione di una logica che ha visto nella Pac avuta fino ad ora, più una politica industriale a sostegno delle multinazionali agroindustriali che una politica agroalimentare a sostegno degli agricoltori.E’ giunta l’ora di dire con chiarezza che la struttura della Pac va ripensata e ridefinita in modo da renderla protagonista della tutela dell’ambiente e del rilancio dell’agricoltura contadina e della figura del giovane agricoltore. La crasi di questo doppio obiettivo sta nella necessità di supportare ulteriormente l’agricoltura biologica.Un altro aspetto da sottolineare – prosegue Tiso – è che la Pac 2021-2027 va ripensata anche sulla base degli obiettivi di sostenibilità creati con l’agenda 2030, e non, come invece avviene ancora oggi, sulla base degli appetiti delle grandi aziende.Uno degli errori che si sta commettendo in questi mesi, anche da parte di alcune associazioni di categoria – conclude Tiso –, è quello di credere che per discutere della Pac si debba attendere l’esito delle elezioni europee di Maggio. La verità, invece, è che la Pac dovrà descrivere anche una visione di società di cui le istituzioni europee dovranno necessariamente prendere atto parlando con il mondo agricolo e con quello del terzo settore. Per farlo non serve attendere la fine della competizione elettorale, anzi, serve agire con lungimiranza e tempestività.

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L’agricoltura ha bisogno dell’ambiente

Posted by fidest press agency su martedì, 2 aprile 2019

L’agricoltura e l’ambiente non sono nemici, anzi. Il settore primario – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – ha estremo bisogno di un contesto naturale e paesaggistico in buona salute. Naturalmente questo non significa dire che tutto quello che avviene nel comparto agroalimentare è ecosostenibile; ed è per questo che bisogna porre fine a pratiche come quella degli allevamenti intensivi.Ad ogni modo il presunto dualismo tra agricoltura e ambiente ha fatto molto male al Paese e continua a farlo tutt’ora. Quel che serve, invece – prosegue Tiso – è una forte inversione di tendenza e una chiara indicazione sulla necessità di un percorso congiunto che valorizzi le pratiche agroecologiche.La stessa lotta per la salvaguardia ambientale va condotta con maggiore determinazione e per salvare il pianeta non può bastare la direttiva del Parlamento Ue per il divieto d’utilizzo della plastica monouso dal 2021, serve molto di più e politiche più stringenti per obbligare i Paesi ad adottare le pratiche di riciclo e ad aumentare i controlli sulla salute delle acque marine e dolci.Come Confeuro – conclude Tiso – abbiamo sempre sostenuto, e continueremo a sostenere, l’esigenza di unificare il ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura, e questo non solo per dare un segnale strategico forte sul futuro del mondo agricolo, ma anche per poter lanciare un nuovo paradigma culturale fondato sugli elementi essenziali per il genere umano: l’ambiente e il cibo.

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Decreto emergenze in agricoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Esso mostra attenzione verso il settore, ma evidenzia anche numerose falle e l’esigenza di misure correttive. Tra i punti deboli – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – vi sono: l’utilizzo di un budget troppo esiguo (solo 61 milioni di euro); il mancato inserimento di una misura che avrebbe potuto sbloccare 70 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione da usare per combattere la Xylella; gli scarsi investimenti nel comparto olivicolo e la totale assenza di misure per ridurre l’impatto della macchina burocratica.Il settore agricolo – continua Tiso – ha bisogno di una piccola rivoluzione verde in cui si rimettano in discussione le filiere, i processi e i modelli di produzione, commercializzazione e distribuzione. Per riuscire a realizzare questo importante e necessario cambiamento però – conclude Tiso – serve anche una presa di consapevolezza su quel che è realmente il mondo agricolo. E’ anche per queste ragioni che come Confeuro insistiamo per la costruzione di una cultura agroalimentare che, non solo renda giustizia a chi ha fatto grande il nostro Paese, ma che lo aiuti anche a guardare avanti con maggiore fiducia.

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Investire nell’agricoltura?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Sì ma con approcci innovativi che permettano a tutti di avere accesso ai finanziamenti. È quanto hanno concordato i capi di Stato e di Governo dei 177 membri del Fondo Internazionale per l’Agricoltura (IFAD) riuniti ieri e oggi a Roma.
Approcci innovativi servono infatti nelle zone rurali dei Paesi in via di sviluppo dove ad oggi ancora vivono le popolazioni più povere del pianeta. “Innovazione rurale e spirito imprenditoriale” è stato il titolo di questo 42esimo Consiglio dei Governatori IFAD, con l’obiettivo di approfondire come investimenti in tecnologia, innovazione e sviluppo della piccola impresa possano aiutare a superare la sfida globale collegata alla diffusione di fame e povertà nelle zone rurali dei paesi in via di sviluppo.“I piccoli agricoltori hanno un immenso bisogno di ricevere finanziamenti – ha detto il presidente IFAD Gilbert F.Houngbo – le stime sono di duecento miliardi di dollari in Africa subsahariana, Asia meridionale e del Sud-Est, America Latina. E con queste parole il presidente Houngbo ha lanciato nella mattinata il Fondo Agri-Business Capital (ABC), nato proprio per facilitare l’accesso ai finanziamenti alle piccole imprese agricole fino ad oggi tagliate fuori per diversi motivi dagli investimenti privati. Un modo per permettere loro di sviluppare business e creare nuovi posti di lavoro tra le popolazioni rurali più povere, in particolare per i giovani.Il Fondo, di carattere indipendente, è stato lanciato congiuntamente da IFAD, Commissione Europea, Gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), governo del Lussemburgo e Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA).
E se “l’IFAD resta un punto di riferimento in un mondo in continuo combiamento”, come ha spiegato il presidente del Fondo Internazionale per l’Agricoltura, ciò non toglie che si debba pensare a degli aggiustamenti che aiutino a rispondere alle necessità delle popolazioni ai margini. “L’innovazione è fondamentale – ha concluso Houngbo – grazie ad essa l’IFAD proseguirà ad investire nelle popolazioni rurali e a fare quindi la sua parte nel porre fine a povertà e fame”.Di innovazione e modalità per facilitare l’accesso agli investimenti ha parlato anche la delegazione dei popoli indigeni, riunitasi martedì e mercoledì scorso all’IFAD per il 4° Forum dei popoli indigeni. Il Forum è all’apice di un processo di discussione che va oramai avanti da otto anni e che vede queste popolazioni dialogare tra di loro e con i Capi di Stato e Governo a proposito dei loro diritti e competenze.Il tema dell’innovazione nei partenariati è stato affrontato durante un panel di discussione sulle modalità con cui sfamare una popolazione in continua crescita in un mondo che possiede risorse limitate.A parlarne, la presidente della Fondazione EAT, Gunhild Stordalen, che ha presentato il recente rapporto “Eat-LancetCommission”: “tutti devono essere invitati al tavolo – ha spiegato Stordalen – abbiamo bisogno di nuovi modi per coinvolgere gli abitanti delle zone rurali, dare loro la possibilità di accedere a capitali e mercati equi, permettere la condivisione di saperi”. E ha quindi concluso: “sono felice di vedere come l’IFAD assuma un ruolo di guida nell’affrontare quest’agenda e nel trovare soluzioni per fare in modo che ciò accada”.Un ruolo che l’IFAD porterà avanti, anche se con qualche aggiustamento, ha ricordato il presidente Houngbo concludendo i lavori della giornata: “l’IFAD non vacillerà nella sua missione – ha infatti detto – ciò nonostante dobbiamo mostrare lo stesso coraggio di innovare che hanno mostrato i nostri relatori. L’obiettivo ultimo del Fondo Internazionale per l’Agricoltura è di investire sulle donne e sugli uomini delle zone rurali povere per far sì che la povertà venga sconfitta”.
Il Consiglio dei Governatori ha dato il benvenuto alla Polonia quale nuovo Stato membro IFAD, portando a 177 i paesi del Fondo Internazionale per l’Agricoltura.

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Riforma PAC. Greenpeace: “bisogna tutelare ambiente e piccole aziende agricole”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

«Gli allevamenti intensivi sono un problema per il clima e per l’ambiente e spingono le aziende agricole di piccola dimensione fuori dal mercato, come dimostrato dal nostro rapporto ‘Soldi in pasto agli allevamenti intensivi’. Con il voto di oggi i deputati europei propongono alcuni passi concreti per cambiare l’attuale sistema della Politica Agricola Comune (PAC). Anche la Commissione Agricoltura Ue dovrà seguire una direzione analoga per proteggere il Pianeta e aiutare le piccole aziende agricole». A dichiararlo Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dopo che la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo si è espressa a favore di una maggior protezione dell’ambiente e del benessere degli animali nell’ambito della nuova PAC (2012-2027).Gli eurodeputati hanno votato oggi per limitare i finanziamenti alle aziende zootecniche che superano una determinata densità negli allevamenti e per fissare obiettivi chiari per ridurre la densità complessiva. La Commissione Ambiente ha votato, inoltre, per bloccare i sussidi ai grandi allevamenti intensivi che non rispettano i principi di base del benessere animale e ha proposto di aumentare i finanziamenti riservati alle misure di salvaguardia per il clima e l’ambiente.«La direzione è quella giusta – commenta Ferrario – ma mancano ancora alcuni elementi cruciali per il necessario cambio di rotta della Politica Agricola Comune: destinare i fondi pubblici per sostenere e accompagnare agricoltori e allevatori verso una produzione basata su metodi ecologici, ridurre la quantità complessiva di animali allevati, aumentare la qualità, preservare l’ambiente e garantire il sostentamento di agricoltori e comunità rurali, e non solo di pochi attori industriali. Se si fosse agito in questo senso già da prima, i pastori sardi che oggi lottano per la loro sopravvivenza avrebbero avuto un strumento in più di salvaguardia», conclude Ferrario.La Commissione Agricoltura europea si esprimerà nel merito il 6 o 7 marzo e ad aprile la riforma dalla PAC dovrebbe essere discussa nella plenaria del Parlamento Ue.

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Tracciare una strada comune tra agricoltura e ambiente

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Agricoltura e ambiente sono due facce della stessa medaglia e l’idea che questo tema debba ancora essere compreso da tutti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – preoccupa e non poco; soprattutto a ridosso del dibattito sulla prossima Politica Agricola Comune. Come Confeuro – continua Tiso – intendiamo puntare su un’agricoltura contadina, genuina e fondata sulla qualità delle produzioni agricole; l’obiettivo, infatti, deve essere quello di slegarsi immediatamente dai modelli industriali che stanno compromettendo le risorse naturali per proporre invece dei sistemi nuovi fondati sull’agroecologia e sulla sostenibilità. Comprendere il valore del settore agricolo all’interno di questo quadro – prosegue Tiso – rappresenta il primo passo per sviluppare presupposti di crescita completamente opposti rispetto a quelli di oggi e necessari per preservare il pianeta e il diritto alla vita delle generazioni che verranno.Nel corso della conferenza nazionale tenutasi il 5 Dicembre a Roma – conclude Tiso – abbiamo stabilito alcuni dei nostri prossimi obiettivi, ma alla base di ognuno di questi c’è l’esigenza di una percezione diversa del comparto agroalimentare. Questo settore può dare molto di più in termini sociali e culturali fino a diventare il promotore di un nuovo made in Italy che non vuole più limitarsi a certificare il valore di un prodotto, ma intende rilanciare il senso stesso dell’italianità.

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Workshop sulle Tecnologie al servizio di un’agricoltura sostenibile e di qualità

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

Parma Martedì 5 febbraio, dalle 9.30, si terrà al Centro Congressi S. Elisabetta del Campus dell’Università di Parma il Workshop finale del Progetto “Costruzione di un prototipo per l’ottimizzazione della concimazione azotata a rateo variabile del grano duro in funzione di previsioni climatiche di medio periodo”. Il Progetto è finanziato da Ager (Agroalimentare e ricerca), un’iniziativa tra Fondazioni di origine bancaria (tra cui Fondazione Cariparma) unite per promuovere e sostenere la ricerca scientifica nell’agroalimentare italiano: Ager mette al centro della ricerca le produzioni italiane d’eccellenza, puntando al miglioramento dei processi e allo sviluppo di tecnologie d’avanguardia.Il workshop, dal titolo “Tecnologie Web-Based per la filiera grano duro: ottimizzazione della concimazione azotata e pasta di precisione”, è rivolto anche ad imprenditori agricoli, associazioni di imprese di meccanizzazione agricola ed enti di formazione interessati all’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati per un’agricoltura sostenibile e di qualità.
Il Progetto, coordinato dal prof. Francesco Morari dell’Università di Padova, ha visto il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Chimiche, della vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma (referente prof.ssa Giovanna Visioli), dell’Università di Firenze e dell’Università di Teramo, con il supporto dell’azienda di sensoristica in campo agronomico ARVAtec s.r.l. e di Barilla S.p.A.
Al giorno d’oggi l’ottenimento di rese elevate deve necessariamente andare di pari passo con un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente e nello stesso tempo che possa fornire materie prime di qualità per la filiera di trasformazione. L’uso della tecnologia (ad esempio droni, satelliti e sensori on the go) diventa indispensabile per il futuro dei giovani imprenditori agricoli. Nel caso del frumento duro l’obiettivo è quello di garantire per tutta la filiera dal seme alla pasta un’elevata sostenibilità e qualità.Il Progetto della durata di un anno incentrato sull’agricoltura di precisione è stato finanziato nell’ambito del bando AGER sul trasferimento tecnologico per l’applicabilità pratica dei risultati di un precedente Progetto AGER, di durata triennale, sulla sostenibilità agronomica, ambientale ed economica della filiera grano duro.
La sperimentazione è stata condotta nell’annata colturale 2017-2018 in due areali distinti, l’Azienda agricola di “Miana Serraglia” a Mira (Venezia) e la fattoria “Savini”, in provincia di Teramo, su due varietà di frumento duro selezionate per la crescita a Nord e Centro Sud Italia.L’obiettivo è stato quello di implementare una metodologia che combina modelli matematici e previsioni climatiche con sensori ottici montati su trattore, drone e satellite per ottimizzare la fertilizzazione in frumento duro. Lo scopo finale è quello di fornire all’operatore agricolo uno strumento di facile utilizzo che automatizzi la concimazione a rateo variabile nell’ottica di un’agricoltura di precisione.La partecipazione al workshop è gratuita, fino ad esaurimento posti (90). https://bit.ly/2rLouRR

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Cambiare la risoluzione ONU che danneggia il Made in Italy

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

“Un ‘no’ deciso verso una risoluzione che, se dovesse essere approvata, rappresenterebbe un duro colpo per il nostro Made in Italy”. Susanna Cenni, vicepresidente della Commissione agricoltura è intervenuta oggi presentando una mozione del gruppo Pd in riferimento alla proposta di risoluzione in discussione presso l’Assemblea generale dell’ONU in materia di nutrizione e salute.“Il punto – ha sottolineato Cenni – è l’errore nel meccanismo al centro della risoluzione Onu che vorrebbe applicare una generica etichettatura sui cibi considerati non salutari. Una sorta di ‘alert’ che colpirebbe indiscriminatamente alimenti contenenti grassi, sali, zuccheri e dunque una fetta importante della nostra produzione agroalimentare. Il grave e inaccettabile errore sta nel fatto che questo allarme divide in maniera meccanica i cibi buoni da quelli cattivi. Una classificazione erronea perché non tiene conto della qualità e della quantità del consumo dei medesimi alimenti. Uno studio sull’olio extravergine di oliva toscano IGP – continua la parlamentare Pd – realizzato alcuni anni fa dall’Università di Siena, che dimostra come, consumato in determinate quantità l’olio extravergine di oliva di qualità può dare importanti benefici sulla salute umana. È solo un esempio che dimostra, però, come siano sbagliati provvedimenti generici dal punto di vista della salute, dell’economia e del commercio internazionale”. “Quando parliamo di agroalimentare – ha aggiunto Cenni – parliamo di un settore con oltre 130 miliardi di euro di fatturato, oltre 40 miliardi di export, di imprese, lavoratori, lavoratrici. Parliamo tradizioni, di storia della produzione e della trasformazione agroalimentare, di agricoltura, di piccoli laboratori artigianali e di industria. Parliamo di immagine, costruita in tanti anni di impegno prima di tutto dei singoli agricoltori e trasformatori: quella del Made in Italy”.“Per questo – ha concluso Cenni – siamo a chiedere anche con la nostra mozione una forte iniziativa del Governo in campo diplomatico, per modificare la risoluzione, e un’iniziativa in tutte le sedi necessarie per impedire che un così approssimativo sistema di etichettatura e possibili aumento delle tasse colpiscano il nostro Made in Italy. Il presupposto per ottenere dei risultati in questo campo – ha detto Cenni rivolgendosi al Governo – è la costruzione di alleanze con competenze e con altri Paesi, attività che in questi mesi non mi pare sia stata perseguita con assiduità dal nostro Governo che rischia di portare il Paese in una situazione di forte isolamento. Usciamo da quell’isolamento, perché battaglie come questa, che tutti siamo disponibili a giocare assieme, per il nostro sistema Paese non le possiamo vincere da soli”. (fonte: Agenzia Robespierre)

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Quale sarà la PAC del futuro? Cosa e come cambierà dopo il 2020? Che tipo di agricoltura ci aspetterà?

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

A queste domande si è tentato di rispondere oggi, durante il seminario dal titolo L’agricoltura italiana e il nuovo modello di sostegno della PAC post 2020, organizzato dal CREA con il suo Centro di Politiche e Bioeconomia, insieme ad AIEAA, Associazione Italiana di Economia Agraria e Applicata e la rivista Agriregionieuropa.
La nuova agricoltura che la PAC contribuirà a costruire sarà un’agricoltura più resiliente, più sostenibile, più smart. Resiliente grazie ai pagamenti diretti e alle misure di mercato in grado di rafforzare rispettivamente i redditi agricoli e la produzione di beni pubblici e la competitività del sistema agricolo europeo. Sostenibile grazie a nuove e più mirate misure ambientali per contrastare il cambiamento climatico e l’impatto dell’attività agricola sulle risorse naturali: una nuova “architettura verde” in grado di favorire comportamenti sostenibili da parte degli agricoltori per il raggiungimento di target ambientali prefissati. Smart grazie all’impiego di innovazione digitale e tecnologica in grado di armonizzare sostenibilità e produttività, incremento della produzione e corretta gestione delle risorse naturali.
La nuova PAC sarà all’insegna di una maggior autonomia degli Stati membri con proposte concrete di flessibilità a loro vantaggio, più attente ai territori e ai diversi modelli di agricoltura presenti in Europa. E soprattutto in grado di affrontare con rapidità i cambiamenti di un’agricoltura in continuo cambiamento e in evoluzione, in grado anche di armonizzarsi con le politiche europee interconnesse, quali quelle relative all’ambiente, al cambiamento climatico, alla bioeconomia, agli aspetti sociali, all’alimentazione e alla salute.«L’evento di oggi è frutto della preziosa collaborazione tra CREA e AIEAA – ha dichiarato Salvatore Parlato, Presidente del CREA. Si tratta di un esempio felice di collaborazione tra soggetti che operano nella ricerca, legati dal comune bisogno di ricercare strumenti di indagini che consentano un avanzamento nelle analisi sui temi delle politiche agricole e dell’economia».

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Lo stato dell’arte dell’agricoltura italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

San Zenone di Minerbe (VR) Si terrà il prossimo 11 Novembre presso l’agriturismo ai Camini di Zambelli Gelmino l’appuntamento lanciato da Eurocoltivatori. In questo occasione – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – l’organizzazione costituente della Confeuro si darà il compito di discutere con i suoi soci del momento che sta vivendo l’agricoltura italiana; soprattutto nella Regione Veneto, duramente colpita dai disastri ambientali di queste ore e causati anche dall’assenza di un piano strategico per la tutela del paesaggio.Il primario – continua Tiso – ha bisogno di essere visto ed interpretato come un modello alternativo a quello attuale, capace di mettere al centro i criteri della salvaguardia ambientale, della sostenibilità e dell’educazione al consumo.Il nostro compito, anche grazie al coraggio e alla dedizione al sacrificio di strutture come Eurocoltivatori, dovrà essere quello di riuscire a rappresentare al meglio i bisogni degli operatori del comparto e di convincere il governo della bontà di una proposta politica che abbia al suo centro proprio la ricerca di una nuova stagione agricola. L’agricoltura – conclude Tiso – può essere la risposta giusta a molte delle problematiche e delle criticità emerse in questi anni, ma per riuscirci ha bisogno di approfondimenti, analisi e discussioni che superino le solite cerchie e coinvolgano tutti coloro che a vario titolo tengono al rilancio dell’agroalimentare italiano.

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Manovra: Il governo dia un segnale all’agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

Nelle ipotesi di manovra del governo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso – non c’è alcun riferimento al settore agricolo e questo è onestamente difficile da comprendere considerando che costituisce l’asse portante del made in Italy e della celebre dieta mediterranea.Il primario nostrano – continua Tiso – ha indubbiamente bisogno di investimenti, di ricambio generale e di diversi processi di modernizzazione della filiera, ma ancor di più ha bisogno di protagonismo. L’agricoltura, infatti, non deve essere vista unicamente come un possibile sbocco economico per il Paese, ma va concepita come un vero e proprio riferimento culturale per creare nuove sinergie con l’ambiente e con le tante bellezze paesaggistiche e naturali di cui l’Italia dispone. Gli strumenti da poter utilizzare in tal senso sono tanti e si muovono tutti all’interno del nuovo e promettente modello dell’agroecologia, fondata proprio sull’idea della sostenibilità.Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che il governo colga l’opportunità di questa manovra per dare un chiaro segnale ai tanti agricoltori che in questi anni si sono sentiti abbandonati e messi da parte. Siamo tutti consapevoli che il paradigma economico attuale è inadeguato per rispondere alle esigenze delle persone e che presto arriverà il momento di cambiarlo. La risposta giusta a questa domanda esiste già, ed è quella agricola.

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Agricoltura: mancato utilizzo fondi europei

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Continua a tenere banco la vicenda legata ai PSR e al mancato utilizzo dei fondi europei (solo il 18% quelli utilizzati dal 2014 ad oggi). Dietro a tutto questo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – si celano diverse componenti, tra le quali le negligenza amministrative e le enormi difficoltà burocratiche che vanno affrontate per compilare le richieste e che spesso scoraggiano coloro che ne avrebbero diritto.Lo strumento dei PSR – continua Tiso – è utilizzato oggi in un modo che ci appare emblematico delle tante difficolta del Paese e va quindi necessariamente migliorato in tanti aspetti. E’ necessario, ad esempio, intervenire quanto prima sul numero dei controlli da effettuare per impedire che le risorse finiscano nelle disponibilità di soggetti non meritevoli; semplificare rapidamente le normative comunitarie e nazionali ed evitare che enti come le Regioni determinino ostruzioni di vario genere e tipo per cercare di non apportare le proprie quote di co-finanziamento.Per il bene del Paese – conclude Tiso – è essenziale che si intervenga sui PSR in modo da consacrare il mondo agricolo alla guida di un piano di sviluppo nazionale; e questo perché, è bene ribadirlo ancora una vola, il primario contiene dentro di sé elementi chiave come l’educazione alimentare e la tutela dei paesaggi e va quindi molto al di là di un semplice settore economico dal valore limitato nel tempo.

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I giovani chiedono più agricoltura

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Nonostante la riduzione del valore aggiunto del settore primario degli ultimi mesi (soprattutto a causa dell’estrema variabilità climatica dell’ultimo periodo) il comparto agroalimentare continua a mostrarsi particolarmente attrattivo per i giovani. A testimoniarlo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – è la crescita del 14% delle partite Iva legate al mondo agricolo e la posizione di prestigio che l’Italia ha in Europa per il suo numero di aziende agricole a conduzione giovanile.Il comparto agroalimentare – continua Tiso – ha determinato un pezzo fondamentale dello sviluppo nazionale del recente passato; ma quel che è più importante è che può rappresentare ancora oggi una straordinaria chiave d’accesso per il futuro se valorizzata e utilizzata nel modo giusto.Per lavorare in tal senso serve agire mettendo in correlazione la qualità delle produzioni agricole con la salvaguardia del territorio e del patrimonio enogastronomico nostrano; e il mezzo per riuscire a creare questo legame è determinato dalla capacità di utilizzare strumenti all’avanguardia come quelli rappresentati dall’agricoltura 4.0. Il nostro auspicio come Confeuro – conclude Tiso – è che si vada speditamente verso questa direzione e che anche la prossima Pac si realizzi partendo proprio questi elementi.

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La proposta alla crisi è nell’agricoltura

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

Ancora una volta – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – è stato detto ai cittadini di Taranto che si sarebbe trovato un modo per interrompere quel legame di dipendenza che collegava la città all’Ilva, ma ancora una volta queste premesse sono state disattese.Quel che non si vuol proprio comprendere – continua Tiso – è che ad aver fallito non è solo il tentativo di gestione di una grande impresa dedita alla produzione e alla trasformazione dell’acciaio, ma l’attuazione di un intero modello di sviluppo basato sul ricatto e sulla contrapposizione tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute.
Come Confeuro – prosegue Tiso – rimaniamo convinti che la vera risposta alla crisi di Taranto sia nell’agricoltura; e cioè nella riconversione degli impianti siderurgici, nell’utilizzo del porto e nello sviluppo delle tante qualità paesaggistiche ed enogastronomiche della città ionica. Per riuscire a raggiungere risultati come questi, però, è necessario investire risorse economiche, forze politiche e determinazione, solo in questo modo si può trasformare Taranto nell’emblema di un altro modello: quello proposto dall’agroecologia e dalle sue pratiche di produzione agricola.Dopo i tanti decenni nei quali i cittadini di Taranto hanno sopportato di vivere e lavorare nella città responsabile della produzione del 20% della diossina europea – conclude Tiso – meritano sicuramente molto di più di soluzioni deboli e superficiali; ed è per questo che va proposto loro di far parte di una vera e propria rivoluzione ecologica che guardi soprattutto alle tante possibilità determinate dall’abbracciare il mondo agricolo.

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Veneto agricoltura attenta anche al territorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Il Direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, effettuerà questa settimana due sopralluoghi in altrettante strutture di proprietà dell’Agenzia regionale restaurate di recente o che necessitano di interventi migliorativi. Sotto la lente Malga Paoda nella Foresta regionale Destra Piave (BL) e il Rifugio Revolto nella Foresta di Giazza (VR).
Veneto Agricoltura, l’Agenzia regionale per l’innovazione del settore primario, oltre all’attività di ricerca e sperimentazione agricola attuata presso i propri centri sperimentali e aziende pilota, svolge anche una serie di importanti compiti in altri ambiti, a cominciare dalla gestione di alcune aree forestali e alpine della nostra regione.In questo contesto, il Direttore di Veneto Agricoltura, ing. Alberto Negro, visiterà questa settimana due strutture di proprietà dell’Agenzia, date in concessione a soggetti terzi, ristrutturate di recente o che necessitano di specifici interventi. Si tratta di Malga Paoda, situata sulle pendici del Monte Grappa a ridosso del Monte Tomatico, in Comune di Quero (Bl), e del Rifugio Revolto nella Foresta di Giazza in Comune di Selva di Progno (Vr).
Nel primo caso, il sopralluogo è finalizzato alla verifica degli interventi di recupero eseguiti a Malga Paoda, un immobile di proprietà di Veneto Agricoltura situato nella Foresta regionale Destra Piave, a oltre 1000 metri di altitudine, in Comune di Quero (BL). Fino a qualche anno fa l’immobile era ridotto a vero e proprio rudere, ma un attento restauro e importanti interventi migliorativi, quali la realizzazione di un sistema di potabilizzazione dell’acqua e un impianto fotovoltaico posto sul tetto, lo hanno trasformato in un bellissimo agriturismo. Oggi, una donna imprenditrice – Monica Miuzzi – conduce l’attività agrituristica parallelamente a quella zootecnica, posta più a valle, dove vengono allevati una trentina di capi e prodotti ottimi formaggi di montagna.Il secondo sopralluogo che il Direttore di Veneto Agricoltura effettuerà questa settimana riguarda invece la Foresta di Giazza e in particolare l’area del Rifugio Revolto, situato in Comune di Selva di Progno (VR) a 1336 metri di quota, interessata da preoccupanti fenomeni di dissesto idrogeologico aggravatisi dopo le intense precipitazioni delle scorse settimane. L’incontro con il concessionario del Rifugio servirà sia per fare il punto sui possibili interventi necessari sotto il profilo della regimazione idraulica del luogo, che verrebbero eseguiti anche sulla base delle nuove competenze di gestione forestale acquisite quest’anno da Veneto Agricoltura, sia per verificare la fattibilità di realizzare una nuova linea di collegamento elettrico che favorirebbe non poco l’attività del Rifugio, attualmente dotato di un insufficiente impianto fotovoltaico.

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L’agricoltura 4.0 chiama i giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Lo sviluppo di nuovi mercati e la rivoluzione digitale offrono importanti possibilità di crescita alle aziende vitivinicole e notevoli opportunità di lavoro per i giovani nel settore primario. Capacità di lavorare in squadra per aggredire i nuovi mercati e responsabilità sociale saranno due caratteristiche imprescindibili per le aziende che vorranno crescere in un settore fondamentale per l’economia regionale e nazionale. Lo hanno affermato i relatori intervenuti alla seconda puntata dell’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone svoltasi ieri, lunedì 13 agosto, al Beach Aurora di Lignano Pineta sul tema “Prospettive della produzione vitivinicola, possibilità occupazionali e attività sociali” che ha visto intervenire Carlo Feruglio, titolare dell’azienda agricola La Ferula e presidente della Bcc di Staranzano e Villesse, Giulio Gregoretti, direttore della fondazione Villa Russiz che unisce la produzione di vini alta qualità alla gestione di una casa famiglia per minorenni in difficoltà, e Marco Tam, presidente del Gruppo Greenway attivo nella produzione di bioenergie e che, su 40 ettari, sta avviando una produzione vitivinicola mirata all’esportazione verso i mercati emergenti.
Una rivoluzione digitale, dunque, che può davvero impattare in modo significativo sull’agricoltura e il vitivinicolo italiano, ma il nostro Paese, nonostante l’entusiastico ritorno all’agricoltura di molti giovani, nativi digitale, rischia di scontare la mancanza di personale adeguatamente preparato al cambiamento. «In Friuli e nel Nordest – ha affermato Tam – abbiamo diverse scuole e università di eccellenza volte a formare i futuri operatori del mondo agricolo, ma l’applicazione della rivoluzione digitale in agricoltura è ancora una novità e al momento non si vedono tanti ragazzi che siano validi agronomi o periti agrari e al contempo conoscano bene l’elettronica, l’informatica, le tecnologie digitali e che abbiano quelle competenze trasversali, soft skill, che servono per applicare al meglio la rivoluzione 4.0».
Mentre la rivoluzione digitale è in atto anche in agricoltura, il mercato sta cambiando sensibilmente e nuovi Paesi di sbocco, nuovi consumatori, soprattutto in Asia, si affacciano sul mercato del vino. Ma l’approccio a quei mercati è tutt’altro che semplice e l’Italia è in ritardo rispetto a concorrenti come la Francia o il Cile. «C’è bisogno – hanno spiegato i relatori – di creare un “brand” del Paese Italia nel vino, di forti investimenti in marketing e non si può pensare che gli operatori debbano continuare a muoversi da soli. Rispetto ai francesi, poi, scontiamo il fatto di non avere grandi operatori della Gdo capaci di portare il prodotto nazionale in tutto il mondo, nonostante si verifichi un aumento della vendita di vini di qualità nella stessa Gdo. In Friuli, inoltre, che sul mercato globale conta pochissimo e che è solo il 3% della produzione vitivinicola nazionale, serve avere una capacità promozionale di gruppo, lavorando insieme per mettere al centro il territorio e cercando di recuperare per la coda un mercato che rischia di sfuggirci. In tal senso non è certamente confortante che secondo un’indagine del progetto “Mervino” il 61% delle aziende intervistate non abbia un piano di marketing strutturato».
Tutti i relatori si sono trovati d’accordo nel dire che la responsabilità sociale sia un elemento fondamentale per chi opera nel settore alimentare. Accanto al rispetto dell’ambiente, la trasparenza della filiera e l’attenzione al territorio, Villa Russiz unisce un progetto spiccatamente sociale. «Da 150 anni – ha spiegato Gregoretti – utilizziamo le risorse prodotte dall’azienda vitivinicola per aiutare ragazzi e ragazze in difficoltà. Oggi abbiamo una casa famiglia in cui lavorano 9 operatori specializzati, che ospita 15 ragazzi e ragazze che arrivano da situazioni di abbandono o di estremo disagio familiare. Stiamo anche portando avanti una attività per avviare quei ragazzi e ragazze all’attività lavorativa una volta compiuti i 16 anni».L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno.

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Il futuro dell’agricoltura è senza dubbio nell’agroecologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

Questo perché – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – attraverso di essa è possibile debellare l’inquinamento da ammoniaca (cresciuto dello 0,5% dal 2015 e del 2% dal 2014) e recuperare un rapporto sano e virtuoso con l’ambiente.Il settore primario – continua Tiso – deve rappresentare un modello di crescita e sviluppo da prendere ad esempio per il prossimo futuro, anche perché, se seguito dalla politica, ne ha tutte le opportunità per diventarlo.Come detto però – continua Tiso – per riuscire in questo processo il mondo agricolo ha bisogno che le istituzioni nazionali ed europee si assumano il coraggio di prendere scelte radicali, tra le quali quella di cancellare (anche in forma di allevamento) l’agricoltura intensiva e di non assegnare i contributi Pac alle aziende che superano i livelli di inquinamento consentiti dalla legge.Per noi di Confeuro – conclude Tiso – il vero connubio del futuro dovrà essere quello tra comparto agroalimentare e ambiente; ed è per questo che insistiamo con forza sulla necessità di puntare sull’agroecologia e su quelle risorse umane, spesso composte da under 40, che intendo intraprendere questo percorso.

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Milioni di euro a Veneto agricoltura da Bruxelles

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

L’Unione Europea approva due nuovi importanti progetti INTERREG che vedono protagonista l’Agenzia regionale. Il primo (ITACA, 1,8 mln/euro) per rafforzare e rendere più sostenibile il settore della pesca del pesce azzurro nell’Adriatico; il secondo (GREVISLIN, 2,9 mln/euro) sviluppa le infrastrutture verdi, monitora le acque e la biodiversità degli habitat fluviali (come il basso Livenza) a Nord-est e in Slovenia.Veneto Agricoltura ancora una volta ha fatto bingo, ma sia ben chiaro che la fortuna qui non c’entra. L’Agenzia regionale si è infatti aggiudicata questa settimana due nuovi progetti europei, gli ultimi in ordine di tempo di una lunga serie (una decina solo nell’ultimo anno): un INTERREG Italia-Croazia (ITACA) e un INTERREG Italia-Slovenia approvati dall’Unione Europea per la loro valenza innovativa.Obiettivo di ITACA è quello di mettere a punto delle strategie e strumenti innovativi capaci a rafforzare la competitività e la sostenibilità della pesca del pesce azzurro nel Mare Adriatico italiano e croato. Il progetto, che vede quale capofila proprio Veneto Agricoltura, coinvolge altri soggetti partner italiani e croati quali il CNR, l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, la Confcoop Triveneto, l’Istituto croato per l’Oceanografia e la Pesca, l’Agenzia per lo Sviluppo rurale di Pazin.ITACA, che avrà una dotazione di quasi 1,8 milioni di euro, punta dunque a creare un vantaggio competitivo nel settore della pesca pelagica di piccole dimensioni (pesce azzurro) sulle due sponde dell’Adriatico, potenziando e rafforzando la capacità innovativa e imprenditoriale e individuando nuove soluzioni tecnologiche a supporto delle aziendale italiane e croate del comparto.In altre parole, come ha riconosciuto l’UE, si tratta di un progetto che combina ricerca e innovazione per fornire ai pescatori dell’Adriatico strumenti in grado di garantire attività di pesca sostenibili, consentendo così alla flotta peschereccia di pescare solo la quantità necessaria di risorse, in base alla domanda del mercato, evitando le eccedenze. ITACA, infine, intende stimolare le relazioni di collaborazione tra i diversi attori del settore della pesca delle due sponde dell’Adriatico.GREVISLIN, il secondo progetto approvato questa settimana dall’UE, vede Veneto Agricoltura coinvolta come soggetto partner (capofila é l’Agenzia per lo Sviluppo Regionale di Nova Gorica). Il progetto intende stabilire una pianificazione strategica transfrontaliera a lungo termine finalizzata a sviluppare e tutelare le infrastrutture verdi, monitorare le acque e la biodiversità degli habitat (in particolare nelle aree del bacino dell’Isonzo, del Vipacco e del basso Livenza), implementare attività pilota e investimenti per la creazione di infrastrutture verdi nelle aree Natura 2000 e sensibilizzare i gruppi target (comunità locali, operatori agricoli e visitatori) sull’importanza e sull’efficienza dei servizi ecosistemici e sulla sostenibilità delle risorse idriche delle aree protette e dei territori forestali e agricoli. In sostanza, GREVISLIN punta a rafforzare la gestione integrata degli ecosistemi transfrontalieri per uno sviluppo sostenibile dell’area italo-slovena, promuovendo i valori naturali e migliorando l’attrattività del territorio, anche sotto il profilo dello sviluppo turistico. Il progetto, che vede la partecipazione di ben 14 partner sloveni e italiani, avrà una dotazione di bilancio di 2,9 milioni di euro.

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Come coniugare l’efficienza produttiva e le attese del consumatore partendo dall’agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Non mi sono stancato di ripetere, che l’agricoltura va migliorata e adeguata agli standard di gradimento del consumatore. Lo stesso si può dire in altri campi produttivi. Questo discorso va ora, necessariamente, integrato con la necessità di impostarlo con un gioco di squadra sempre più capace di creare sinergie entro e fuori una realtà regionale come potrebbe essere la Sicilia citata nel mio libro “La terra dei padri”. Proprio per questo il mio “Progetto Mediterraneo” può offrire uno stimolo adeguata alla creazione di un disegno unitario attraverso una fattiva collaborazione tra le imprese agricole esistenti nei paesi che si affacciano su questo mare, tanto per cominciare. E’ anche un modo per dare lavoro, per favorire lo scambio di esperienze, per migliorare le produzioni, per specializzarle e integrarle, ove necessario e conveniente, per consentire un pendolarismo più in sintonia con l’ambiente piuttosto che ricorrere a forme d’immigrazioni selvagge e prive di una tutela, sia pure minima, per la salute, per la previdenza e per il rispetto, in senso lato, dei diritti fondamentali dell’individuo. Un concetto di certo non nuovo se si pensa che già tra la fine del XIX secolo e il successivo vi furono le migrazioni delle forze lavoro stagionali in agricoltura con le mondine provenienti per lo più dal Veneto e dall’Emilia Romagna per mondare il riso nell’agro vercellese. Mi si obietterà che il lavoro offerto era molto vicino allo sfruttamento ma oggi potremmo evitarlo stabilendo a priori adeguate regole d’ingaggio e conseguenti controlli in itinere.

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