Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Posts Tagged ‘elezioni’

Elezioni USA: il dado è tratto!

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Il presunto “Blue Sweep” non c’è stato e siamo rimasti invece con un “Divided Government”, ma questo al mercato non dispiace, anzi: la politica economica sarà simile a quella degli ultimi anni senza però le interferenze erratiche della presidenza Trump. E infatti, i mercati hanno espresso immediatamente il proprio voto, con azioni in forte salita, tassi in discesa e pochi movimenti valutari. Di fatto, un Congresso diviso viene interpretato come incapace di approvare le manovre più radicali dell’agenda democratica, come le tasse maggiori sulle fasce di reddito più elevate e sugli utili societari e di una maggiore regolamentazione nei settori energetico, finanziario e farmaceutico, oltre che in quello tecnologico, dove si sarebbe potuto assistere a una stretta dell’anti-trust contro le big tech (i titoli farmaceutici dovrebbero essere i primi beneficiari della linea più morbida del “Divided Government”, visto che sul comparto tecnologico gravano, in ogni caso, valutazioni non a buon mercato). Nel quadro del maggiore impegno democratico sulle tematiche ambientali, Biden ha già annunciato che gli USA rientrerebbero immediatamente all’interno delle linee guida dell’Accordo di Parigi del 2015 in tema di lotta al cambiamento climatico (positivo per i titoli delle energie rinnovabili e, in generale, per le azioni legate alla transizione energetica verso modelli più sostenibili).Per quanto il mercato del lavoro statunitense sia storicamente estremamente flessibile, come dimostra la parziale discesa della disoccupazione già a partire dei mesi estivi, potrebbero essere tuttavia necessari 1 o 2 anni per riassorbire il calo nel reddito da lavoro provocato dalla crisi attuale, soprattutto qualora dovessimo attendere ancora qualche mese prima di avere un vaccino efficace contro il COVID-19: le previsioni attribuiscono una probabilità del 72% al fatto che un vaccino approvato dalla FDA sarà distribuibile negli USA entro maggio del 2021. Nel frattempo, con Biden Presidente, aumentano le possibilità di una gestione della pandemia a livello federale, non più di singolo Stato, che potrebbe comportare misure di contenimento del virus più drastiche, sulla falsa riga di quanto fatto in Europa, con tutte le implicazioni socio-economiche che ne conseguono. Urge, a maggior ragione, un pacchetto fiscale di emergenza, in grado di evitare un crollo eccessivo nel reddito disponibile e, di conseguenza, nei consumi. Da questo punto di vista, una vittoria netta da parte dei Democratici avrebbe rappresentato senza dubbio una garanzia maggiore. La manovra fiscale sarebbe stata, infatti, ben più corposa in caso di “Blue Sweep”, ma ciò non esclude il fatto che si arrivi lo stesso al pacchetto minimo di misure di sostegno da $500 miliardi (“skinny budget”), forse già entro la fine dell’anno, nel cosiddetto periodo di “lame duck” (“anatra zoppa”) che caratterizza il momento di passaggio di consegne all’interno dell’amministrazione. È lecito aspettarsi anche qualcosa di più se Biden riuscirà a riunire il Paese, ma ciò che pare certo è che, sul fronte fiscale, le politiche di sostegno alla popolazione, con finalità anche redistributive e di riduzione dell’ineguaglianza sociale, sono poco probabili a causa del mancato controllo del Congresso da parte dei Democratici.

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Usa: Elezioni e il senno perduto

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

A volte pensiamo che occorra un Astolfo per recuperare il senno di alcuni governanti della Terra, tale è lo sconcerto per alcune dichiarazioni prive di senno.Leggiamo quelle del candidato alla presidenza degli Usa, Donald Trump, sui risultati elettorali. Dichara: frode in corso, ho vinto io. Ma se c’è una frode come fa a vincere? Occorre contare i voti, dice, poi bloccare la conta dei voti. Ma se si vuole contare i voti è perché si ritiene che qualcuno frodi e, poi, perché non si vuole più contarli? Costui è il capo della maggiore potenza economica, politica e militare della Terra.Passiamo all’Europa, dove un ministro ungherese ha dichiarato che la vittoria del candidato democratico Biden è dovuta al sostegno di Soros, ma si sa, al premier Orban non garba Soros, e ciò dopo aver usufruito personalmente di borse di studio pagate dallo stesso Soros.In Italia, l’elezione di Trump nel 2016 fu salutata da Beppe Grillo con “Trump ha fatto un Vday pazzesco” e la sindaca di Roma, Virginia Raggi, lo invitò nella Capitale. Oggi, silenzio. Invece, il sostegno a Trump lo dà Matteo Salvini che, dopo aver girato per l’Italia senza mascherina, ora la indossa con la scritta “Trump”. Sarà perché il nome del negazionista Trump ha di per sé una efficacia antivirale. Abbiamo la sensazione che Ludovico Ariosto dovrà invitare Astolfo a compiere molti viaggi sulla Luna per recuperare “senni perduti”. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Elezioni americane: i pronostici di William Hill

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Mentre nel mondo dilaga la pandemia e il Covid-19 è ancora in testa alle discussioni in tutto il globo, all’orizzonte si staglia un nuovo evento, destinato a incidere fortemente non solo sulla vita degli americani, ma sull’economia globale. Sono le presidenziali americane che il 3 novembre sanciranno se verrà premiato lo status quo o se gli Stati Uniti saranno pronti a cambiare registro.A combattersi il titolo sono rimasti in due: il repubblicano Trump contrastato dal democratico Joe Biden, che ha avuto la meglio alle primarie su ben ventisette candidati. Il primo step è stato un successo e le quote continuano a essere a favore dell’antagonista del tanto contestato Trump. William Hill, in gioco dal 1934, propone la vittoria di Biden a 1.50, ma Donald Trump non si distacca di molto, a listino a 2.62. Ben distanti gli altri candidati come la rappresentante del Partito Libertario Jo Jorgensen (501.00) che, in caso di vittoria, permetterebbe di sbancare, o Howie Hawkins (501.00), in corsa per il Partito Verde.Si tratta, quindi, di un vero e proprio testa a testa che fino alla fine potrebbe riservare sorprese; del resto Trump ha già superato l’ostacolo Covid! Non resta che attendere e salutare chi dal 21 gennaio prossimo sarà il nuovo Capitan America.

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Comites: la soddisfazione di Nissoli (FI) per una data più precisa per le elezioni nel 2021

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

“Durante l’ultima Assemblea online del Cgie il direttore della direzione Italiani all’estero del Maeci, Vignali, ha affermato che il voto per il rinnovo dei Comites si terrà l’anno prossimo, probabilmente “tra giugno e ottobre” per via dell’emergenza coronavirus. Accolgo con soddisfazione tale notizia che viene incontro sia all’interrogazione da me presentata in cui chiedo una data certa per le elezioni dei Comites, sia al mio Ordine del Giorno, accolto dal Governo, presentato il 19 febbraio scorso, in cui si impegnava il Governo stesso ad intervenire con provvedimenti anche di natura attuativa per fissare una data certa per lo svolgimento delle elezioni dei Comites e sia sala risoluzione che ho presentato, il 17 settembre scorso, nella III Commissione della Camera, Affari Esteri, per impegnare il Governo a fissare una data certa per le elezioni per il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero e le conseguenti elezioni di secondo grado del Consiglio generale degli italiani all’estero.Infatti, in considerazione della necessità di organizzarsi per la buona riuscita delle elezioni come processo democratico, e’ importante che ci sia un tempo adeguato affinché i connazionali possano organizzarsi in liste e far conoscere i loro programmi a servizio della locale Comunità italiana. Pertanto, auspico che presto si restringa l’intervallo di tempo utile per il voto e si dia una data concreta per un appuntamento democratico molto importante per la nostra Comunità all’estero”. Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

Posted in Politica/Politics, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Elezioni USA, l’economia spera nello stimolo fiscale (e nel vaccino)

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Sintesi del webcast con gli Specialist Investment Manager di Franklin Templeton, “Mega Trends Accelerate”, del 20 ottobre 2020. Alle soglie delle elezioni presidenziali più inusuali della storia, gli investitori si interrogano su quale futuro attende l’economia e i mercati finanziari americani. Tanto i dati economici quanto quelli sanitari inviano segnali contrastanti: fattori come il reddito disponibile e le vendite retail suggeriscono una ripresa a “V”, ma al momento le perdite in termini di posti di lavoro sono state riassorbite solo in parte; allo stesso tempo, pur avvicinandosi la data di un eventuale vaccino, la seconda ondata di Covid-19 in Europa mostra quanto il virus possa ancora far male anche lì doveva aveva già colpito con forza. Sul fronte economico, un nuovo pacchetto di stimoli sarebbe più che necessario, ma difficilmente sarà approvato prima delle elezioni. Bisognerà dunque attendere l’esito della tornata elettorale prima di vedere nuove misure a sostegno dell’economia. Su questo argomento, Julien Scholnick, Portfolio Manager di Western Asset, ritiene che lo stimolo fiscale ci sarà, indipendentemente da chi vincerà: “In caso di una netta vittoria Dem ci si attende però un pacchetto più consistente rispetto a un secondo mandato Trump. D’altro canto, con una presidenza Biden arriveranno – prima o poi – anche maggiori tasse e regolamentazione, che potrebbero in parte contrastare la spinta derivante dallo stimolo fiscale. Per questo è difficile determinare la reazione dei mercati.”Di sicuro non mancherà la volatilità, e per questo Western Asset ha costruito portafogli in grado di sopportare qualsiasi scenario: “Dobbiamo comunque tenere sempre a mente che una qualche forma di stimolo fiscale arriverà, e che la politica monetaria continuerà ad essere di supporto per gli asset di rischio. Per questo manteniamo una posizione leggermente sovrappesata sui prodotti a spread e sulla duration, consapevoli che un aumento dell’inflazione è piuttosto improbabile.” Jeff Schulze, Investment Strategist di ClearBridge Investments, sottolinea alcune indicazioni derivanti dalla storia delle presidenziali USA. Ad esempio, gli unici tre presidenti non rieletti per un secondo mandato – Bush, Carter e Ford – sono stati anche i soli ad aver avuto una recessione e un aumento della disoccupazione nei due anni precedenti la tornata elettorale. Allo stesso tempo però, contano molto le tasche degli americani: in genere l’incumbent non è stato rieletto quando il reddito reale disponibile pro capite è cresciuto meno dell’1% nell’anno elettorale. Ma nel 2020, grazie agli stimoli fiscali, il reddito reale disponibile pro capite è cresciuto notevolmente, il che è di buon auspicio per Trump. Trump può sperare anche in un altro ricorso storico: in genere quando lo S&P 500 è cresciuto nei 3 mesi precedenti la tornata elettorale, il partito in controllo della Casa Bianca ha vinto le elezioni. Ciò è stato sempre vero dal 1986 in poi, e nell’86% dei casi dal 1936 in poi (grafico 3). Detto ciò, i sondaggi al momento contraddicono questa previsione. Chiaramente, che vinca Biden o Trump, il fattore chiave per la ripartenza sarà sempre legato all’andamento della pandemia, e dunque alla disponibilità di un vaccino.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Elezioni presidenziali in Bolivia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Domenica prossima, 18 ottobre, si svolgeranno le elezioni presidenziali in Bolivia. Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) bisogna riconoscere che Evo Morales, il primo presidente indigeno del Sud America, ha fatto notevoli progressi in termini di rappresentanza dei popoli indigeni nella politica e nella società, di riconoscimento dei diritti indigeni e della loro partecipazione politica. Ma il suo comportamento verso la fine del suo mandato ha danneggiato la reputazione della democrazia boliviana. È anche nell’interesse della popolazione indigena del Paese che le elezioni si svolgano questa volta in modo limpido e che il trasferimento di potere avvenga senza intoppi. Le precedenti elezioni si sono svolte quasi un anno fa. Dopo irregolarità e proteste, Morales è stato costretto a lasciare il paese e da allora non è più tornata una vera stabilità politica.Sebbene ampie fasce della popolazione abbiano radici indigene e più del 60% della popolazione boliviana si definisca indigena, quest’anno non ci sono indigeni che si candidano alle elezioni per uno dei partiti maggiormente in vista. Luis Arce e Carlos Mesa sembrano avere attualmente le maggiori possibilità di successo. Arce è stato ministro delle Finanze sotto la guida di Evo Morales ed è in corsa per il suo partito socialista MAS. Mesa è in corsa per la lista civica Comunidad Ciudadana. Il candidato cristiano fondamentalista Fernando Camacho del partito Creemos (“Noi crediamo”) ha attirato l’attenzione durante la campagna elettorale per la sua retorica anti-indigena. Siamo preoccupati che le tendenze anti-indigene nella popolazione, che sono diventate maggiormente visibili dopo le elezioni del 2019, acquisiranno anche un’influenza politica e che gli sviluppi positivi raggiunti in questi anni subiranno un arretramento.Anche la Bolivia è stata gravemente colpita dalla pandemia di coronavirus negli ultimi mesi. Tra gli undici milioni di abitanti del Paese sono state finora rilevate quasi 140.000 infezioni e circa 8.400 persone sono morte di Covid-19 in Bolivia. È difficile prevedere come l’incidenza della pandemia e le necessarie precauzioni influenzeranno la partecipazione degli elettori indigeni.

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Elezioni USA e pandemia: oro e bond cinesi per difendersi dalla volatilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Analisi di Jean-Marie Mercadal, CIO di Ofi Asset Management. Rispetto alla calma vissuta durante l’estate, il mese di settembre si è distinto per un aumento della volatilità e per un deciso ribasso sui mercati azionari. L’indice S&P 500 ad oggi ha perso quasi il 10% rispetto al suo picco più recente, e il Nasdaq il 15%. L’azionario europeo, che da marzo ha guadagnato meno poiché include un minor numero di titoli del comparto tecnologico, è sceso di circa il 7%, arrivando ai minimi registrati a maggio.Questa fase di maggiore volatilità potrebbe perdurare, per due ragioni in particolare: le elezioni statunitensi e, ovviamente, la pandemia di Covid-19. Queste a loro volta sono inserite in un clima geopolitico turbolento, senza contare il nuovo capitolo nella soap opera Brexit, ancora irrisolta nonostante l’avvicinarsi della scadenza.Questa elezione presidenziale pare essere una delle più polarizzanti della storia contemporanea. In generale, le elezioni presidenziali americane non turbano particolarmente i mercati, ma ci sono comunque dei settori che oscillano di più in base ai programmi dei candidati. Storicamente, tra i due maggiori partiti americani le differenze sono minime, e i fondamenti ideologici e i principi riguardanti l’organizzazione sociale sono ampiamente condivisi.Tuttavia, stavolta i programmi dei due candidati divergono in maniera significativa. Come dimostrato negli ultimi 4 anni, Donald Trump è piuttosto orientato verso il libero mercato, mentre il piano di Joe Biden è diverso e punta a espandere la regolamentazione, ad alzare l’aliquota sul reddito dei più ricchi dal 21% al 28%, ad aumentare il salario minimo e a imporre condizioni migliori nelle assicurazioni sanitarie dei lavoratori dipendenti. Questo programma è relativamente nuovo per gli Stati Uniti, e sarà probabilmente mal recepito da Wall Street. Lo scenario migliore sarebbe quello di una vittoria di misura di Biden, che gli impedisca di ottenere la maggioranza in Senato; in questo caso, le misure proposte dovrebbero subire modifiche o saranno difficili da approvare. Un altro fattore che preoccupa i mercati è il fatto che le elezioni USA cadono in un momento atipico, con l’economia che è stata duramente colpita dal Covid-19 e che richiede una risposta governativa a stretto giro. Tuttavia, le possibilità che un piano strutturato venga approvato in tempi brevi sono poche.La ripresa economica della fase post-lockdown è stata robusta fino ad ora. L’attività manifatturiera e i consumi sono decollati di nuovo, nonostante il tasso dei risparmi individuali sia rimasto precauzionalmente alto, sia negli Stati uniti che in Europa. Ai ritmi attuali il Pil globale del 2020 dovrebbe attestarsi attorno al 2% in meno rispetto al 2019, mentre per il 2021 è previsto un rimbalzo del 3,5% per gli USA, del 5,5% per l’Eurozona e dell’8% per la Cina.Ma vista la ripresa dei contagi, le certezze da questo punto di vista si stanno affievolendo. Le imprese e i consumatori per investire hanno bisogno di un orizzonte sicuro, cosa attualmente impossibile dato che potrebbero essere imposte nuove restrizioni. È difficile fare previsioni su questo argomento; ci sembra però che negli ultimi mesi i sistemi sanitari abbiano fatto dei progressi, che il distanziamento sociale sia ormai in larga misura messo in atto e, soprattutto, che i governi non dovrebbero imporre nuovi lockdown generali, viste le potenziali conseguenze economiche. Allo stesso tempo, la pandemia ha dato un forte impulso ai programmi di ricerca medica, e cure o vaccini dovrebbero essere scoperti in tempi ragionevoli.La fiducia degli investitori è calata leggermente, ma il quadro complessivo non è variato molto. Pertanto, manteniamo la nostra posizione neutrale per il breve periodo sull’azionario, al fine di preservare alcune cartucce da sparare durante la fase di maggiore volatilità che vediamo avvicinarsi. Ma, in generale, il quadro complessivo è sostanzialmente lo stesso, caratterizzato ancora da un forte intervento delle banche centrali che manterrà i tassi d’interessi a livelli estremamente bassi per molti mesi a venire, congelando di fatto i mercati obbligazionari. Inoltre, le stesse banche centrali non esiteranno a intervenire nuovamente in caso di un secondo crollo economico o finanziario.In un mondo che appare sostanzialmente binario, gli asset in grado di garantire diversificazione sono diventati piuttosto rari, ma ne individuiamo comunque due su cui puntare nel lungo periodo: i bond cinesi e l’oro.Riteniamo infatti che i titoli di stato cinesi a 10 anni possano avere un ruolo importante nei portafogli strategici. In una certa misura potrebbero rimpiazzare i Treasury americani, che storicamente hanno fatto da copertura macro, aumentando di valore nei periodi di recessione o di crisi. Tuttavia, adesso il loro margine di rialzo è piuttosto limitato, con i rendimenti si aggirano attorno allo 0,65%, e allo stesso tempo difficilmente scenderanno, dato che la Fed ha escluso uno scenario di tassi negativi. Il rendimento dei bond cinesi, invece, è quasi del 3%, e sono ora anche più liquidi e internazionalizzati, data la loro inclusione nei principali indici. Allo stesso modo, anche l’oro sembra essere un asset promettente per i prossimi anni. Esso trarrà beneficio dai tassi d’interesse reali negativi e dalla diffidenza nei confronti delle valute, così come dalle sue proprietà di diversificazione nei portafogli tradizionali. L’attuale debolezza, dunque, è una buona opportunità per aumentare gradualmente la propria esposizione.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Elezioni amministrative in Sicilia

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

«Ormai si è alla quasi chiusura delle intese, delle alleanze e delle candidature per i 61 comuni siciliani che andranno al voto il 4 e 5 ottobre. Articolo uno siciliano lavora da per costruire, in previsione delle prossime elezioni regionali, un campo largo delle forze progressiste, democratiche e di sinistra, aperta alla partecipazione attiva del civismo ambientalista verificando la possibilità di un pieno coinvolgimento del M5s». A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolouno in Sicilia, riferendosi alle prossime elezioni amministrative in Sicilia. Ci vuole – continua Zappulla – una coalizione forte di un programma e di un profilo etico e valoriale davvero alternativo al governo Musumeci e al centrodestra che lo sostiene. Utilizzeremo ogni occasione a partire dalle amministrative per costruire l’alternativa alla peggiore destra italiana. Quella destra incapace di governare le emergenze sanitarie ed economiche e, al contempo, portatore dei disvalori del razzismo, delle discriminazioni e dell’autoritarismo. Il quadro delle alleanze si sta realizzando a macchia di leopardo e segnala insieme a qualche luce molte ombre. A nostro avviso era necessario un maggiore coraggio da parte del Pd e uno sforzo unitario più chiaro del M5s. Non decolla, infatti, come dovrebbe l’alleanza larga e spesso registriamo un arretramento, per le divisioni interne ancora caratterizzanti, dello stesso Pd». «Queste amministrative – dice sempre Zappulla – possono rappresentare un laboratorio positivo che solo in pochi casi però si sta realizzando, e questo per il prevalere dei vecchi sistemi di potere nel Pd e per le profonde divisioni che attraversano ormai anche il M5s. Articolouno , nel rispetto dell’autonomia di ogni comune e territorio, ha mantenuto ovunque un rigoroso profilo politico di sinistra, contribuendo con generosità a costruire tutte le coalizione che puntano al progresso e al cambiamento.In qualche Comune questo è stato possibile realizzare, in altri invece – dichiara il segretario regionale – non è si è potuto procedere perché nel Pd sono prevalse vecchie logiche di potere, guerre di componenti e personalistiche , una mancanza di regia unitaria interna dello stesso M5s e in Iv. Articolouno regionale sosterrà – conclude Pippo Zappulla segretario regionale del partito – con forza e coerenza i nostri candidati ai vari consigli comunali e i Sindaci nostri e delle coalizioni convinti che già da queste amministrative si potrà e dovrà provare a lanciare un forte e radicale segnale di cambiamento politico, culturale e valoriale ad una Sicilia che ha fame e sete di lavoro, di sviluppo, di ambiente e di legalità.

Posted in Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nissoli (FI): Più informazione per le elezioni referendarie all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

“Durante la pausa estiva, in riferimento alla comunicazione istituzionale per il referendum, ho inviato una lettera al Ministro Di Maio per rappresentargli l’esigenza che le informazioni arrivino a tutti i residenti all’estero.A tal proposito ho sottolineato che l’Amministrazione degli Esteri dovrebbe investire di più nel fare informazione mirata ai connazionali sulle questioni elettorali in maniera oggettiva per permettere loro di scegliere liberamente con il proprio voto. Inoltre, in tale lettera ho segnalato al Ministro l’importanza di realizzare una campagna informativa che coinvolga anche la stampa italiana all’estero, giornali e radio televisioni locali operanti tra le Comunità italiane nel mondo e i social media, affinché l’informazione possa meglio raggiungere i destinatari.Il 3 settembre scorso, il Ministro Di Maio mi ha risposto, con una sua missiva, sottolineando che “il sito istituzionale e i canali di social network sono ampiamente utilizzati al fine di raggiungere l’ampia platea dell’elettorato all’estero. Fondamentale è ance l’azione delle rappresentanze diplomatico-consolari: ogni Sede cura infatti la campagna informativa sui propri siti istituzionali, canali social e attraverso tutti i mezzi i di informazione ritenuti localmente più opportuni, quali i giornali e i programmi televisivi e radiofonici”.Una risposta che lascia ben sperare su un voto consapevole della posta in gioco per la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero grazie ad una informazione istituzionale obiettiva e capillare.
Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

Posted in Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Elezioni Usa, una partita tutt’altro che chiusa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. Se in Italia e in Europa possiamo stare tranquilli almeno circa la stabilità politica nel breve termine, forse, per la prima volta dopo anni, possiamo non guardare con invidia all’offerta politica d’Oltreoceano. Novembre si avvicina, e con esso anche le elezioni per il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. La settimana scorsa Joe Biden, al termine di una surreale convention virtuale di partito, ha accettato ufficialmente la candidatura a leader democratico. In questi giorni è in corso invece la riunione del Partito Repubblicano, che dovrebbe rilanciare la candidatura dell’attuale presidente Donald Trump.La partita si preannuncia molto combattuta: nonostante i sondaggi vedano Joe Biden condurre con un sostanziale vantaggio, ci sono molto motivi per ritenere che sia tutt’altro che chiusa.Molti sostenitori di Trump non sono disponibili a rendere pubblico il loro sostegno; lo abbiamo già visto alle elezioni del 2016, quando i sondaggi davano la Clinton in vantaggio di circa il 5%.Su alcuni temi, prevalentemente economici, Trump gode ancora di un vantaggio di percezione sul suo rivale. Anche la tensione con la Cina potrebbe aiutare il candidato repubblicano, che nell’immaginario collettivo è percepito come uomo forte e grande negoziatore.
Negli ultimi dieci anni i sondaggi sono stati tutt’altro che infallibili. Soprattutto negli Stati più in forse (Arizona, Wisconsin, Florida), e quindi decisivi per la vittoria, il vantaggio dei democratici è molto inferiore a quello nazionale indicato dai sondaggi, senza contare che, storicamente, a livello nazionale, i sondaggi hanno avuto un margine di errore superiore.La base repubblicana dei votanti è stata forse meno colpita sia dal punto di vista sanitario che economico dalla recente pandemia di Covid-19 e quindi risulta meno ricettiva rispetto a certe tematiche. È indubbio che la recessione in corso, la crisi sanitaria e il movimento abbiano comunque riaperto una partita che fino a pochi mesi fa sembrava definitivamente chiusa. Se confrontiamo i sondaggi attuali con quelli dello stesso periodo relativi alle elezioni 2016, il vantaggio del candidato democratico appare decisamente più ampio.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Elezioni statunitensi: un referendum su Trump

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

A cura di Thomas Costerg, US Economist & Jacques Henry, Cross-Asset Team Leader, Pictet Wealth Management Il presidente Donald Trump riceve dure critiche per il modo in cui gestisce l’epidemia, largamente fuori controllo in particolare nel sud. Nel contempo l’economia – il tema caratterizzante della sua politica – è pesantemente colpita nonostante gli ingenti pacchetti di misure di supporto. I sondaggi nazionali mostrano in media che il candidato democratico ed ex vice presidente Joe Biden è avanti rispetto a Trump di circa otto punti; il divario si sta inoltre allargando negli stati in bilico cruciali come la Florida, dove Biden è in vantaggio di circa sei punti secondo Real Clear Politics. In questo momento, Trump deve affrontare una corsa in salita per essere rieletto.Aggiudicarsi il controllo del Senato è cruciale perché le politiche economiche dei democratici possano avanzare. Mentre Biden è molto avvantaggiato nei sondaggi di opinione per l’elezione presidenziale, la situazione in Senato è diversa. Anche se i democratici dovessero ottenere il controllo, la loro maggioranza sarebbe probabilmente risicata. In termini di decisioni di politica economica, Joe Biden e i democratici insistono su un parziale annullamento dei tagli fiscali decisi da Trump a dicembre 2017, ma in caso di elezione i democratici dovrebbero rimanere pragmatici e focalizzare i loro sforzi iniziali sul fare ripartire l’economia tramite lo stimolo fiscale.Le relazioni tra Stati Uniti e Cina rimarranno probabilmente tese, indipendentemente da chi sarà il vincitore. Biden potrebbe minimizzare l’importanza del commercio internazionale e focalizzarsi maggiormente sui timori geopolitici. Chiunque vincerà le elezioni di novembre, appare probabile che una forma di Modern Monetary Theory «leggera», comprendente una combinazione di allentamento della politica monetaria e fiscale, continuerà a influenzare i responsabili della politica economica per il prevedibile futuro.Per i mercati azionari, le elezioni negli Stati Uniti sono viste sempre di più come una fonte di volatilità. Un aumento dell’aliquota dell’imposta societaria dal 21% al 28% potrebbe potenzialmente decurtare di almeno un terzo la crescita degli utili 2021. I giganti tecnologici statunitensi sono stati i grandi vincitori nella crisi del Covid-2019. Essi ora rappresentano circa un quarto della capitalizzazione dello S&P 500 ma pagano solo il 13% delle tasse complessive. La loro redditività è destinata a ridursi in caso di aumento delle imposte.Rispetto ai giganti della tecnologia, il settore della salute, anch’esso tra i beneficiari della crisi del Covid-19, tratta a valutazioni relativamente più interessanti. In aggiunta, le riforme del sistema sanitario statunitense sono scese d’importanza nell’agenda politica (e le proposte più estreme formulate dalla sinistra del partito democratico sono uscite del tutto dai radar). In generale, gli sforzi per evitare un deragliamento dell’economia possono significare che il vincitore delle elezioni di novembre potrà alleggerire la pressione su settori come il petrolio e il gas.I dividendi pagati dalle società comprese nello S&P 500 si prevede diminuiranno a circa USD 400 miliardi quest’anno. Dopo un 1° trimestre 2020 dinamico, anche i riacquisti di azioni proprie dovrebbero scendere a circa USD 400 miliardi quest’anno. Un incremento dell’imposta sulle società e le potenziali restrizioni regolamentari potrebbero frenare i riacquisti di azioni proprie anche l’anno prossimo.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Serbia: Rojc (Pd), a Vučić tanti voti e grandi responsabilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

“Ad Aleksandar Vučić vanno senz’altro gli auguri di fare un ottimo lavoro per la Serbia, che gli ha dato tanti voti e una grande responsabilità, forse come mai è avvenuto prima, in uno scenario internazionale particolarmente delicato. Confido che i rapporti eccellenti con l’Italia potranno rafforzarsi nel quadro di una crescente stabilizzazione dell’area balcanica e di un percorso non incerto verso l’Unione europea”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd) commentando la vittoria del Partito del progresso serbo (Sns) del presidente Aleksandar Vucic, con oltre il 60% dei consensi. “Per la Serbia si apre la grande occasione – aggiunge Rojc – di scegliere se diventare anche di diritto, oltre che di fatto, un importante e democratico Paese europeo, capace di svolgere uno storico ruolo di ponte”.

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Elezioni Federfarma

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Il Comitato Centrale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani si congratula con Marco Cossolo per la sua riconferma alla presidenza di Federfarma e con Giovanni Petrosillo per il suo arrivo alla guida del Sunifar, succedendo a Silvia Pagliacci, alla quale vanno i ringraziamenti per il lavoro svolto durante il suo mandato.
“A Marco Cossolo e Giovanni Petrosillo vanno i miei più calorosi auguri di buon lavoro in questo momento così delicato per il Paese, il Servizio sanitario e la farmacia italiana” dice il presidente della FOFI Andrea Mandelli. “In questi anni si è sviluppato con Federfarma un rapporto di proficuo confronto che deve proseguire, con l’unico scopo di valorizzare la professione di farmacista all’interno della farmacia, a prescindere dal suo ruolo di titolare o collaboratore. I farmacisti di comunità hanno dimostrato nell’emergenza, ancora una volta, di essere il primo riferimento dei cittadini in tutto il paese. Per rendere sempre più incisivo questo ruolo occorre sciogliere alcuni nodi fondamentali, a cominciare dal rinnovo del contratto dei farmacisti collaboratori, che rappresentano il più importante valore aggiunto della farmacia italiana. Sono certo che i vertici di Federfarma e Sunifar sapranno proseguire questo percorso”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Le elezioni al tempo del covid-19: il voto per posta e la paura di Trump

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

by Domenico Maceri, PhD “Ai repubblicani piace il voto per posta quando è usato da gente con due case ma non da gente che ha un secondo lavoro”. Così Terry McAuliffe, ex governatore della Virginia, mentre rispondeva all’attacco al voto per posta di Donald Trump il quale lo ha etichettato di “terribile” perché “nessun repubblicano vincerebbe mai più”.
Con la pandemia del covid-19 i leader democratici hanno già insistito che per la sicurezza dei cittadini bisogna cominciare a prendere le precauzioni necessarie per garantire il diritto al voto. Il presidente Trump, ufficialmente residente della Florida, vota per corrispondenza perché risiede temporaneamente a Washington e gli sarebbe difficile, ma non impossibile, recarsi alle urne in persona. Per il 45esimo presidente votare per posta va tutto bene ed è completamente legittimo ma solo per pochi. Per gli altri, continua Trump, ci sarebbe il rischio di troppi brogli. In realtà, Trump riflette la paura repubblicana che vede qualunque aumento degli afflussi alle urne come pericolo alla loro sopravvivenza politica.Il Partito Repubblicano ha una lunghissima storia di sopprimere il diritto al voto agli elettori credendo, giustamente, ma non completamente, che meno elettori esercitano il loro diritto, migliori risultati loro potranno ottenere. Anche quando si tratta di rischiare la vita i repubblicani scelgono la strada più propensa a ridurre il numero di elettori. Lo si è visto nelle recenti elezioni dello Stato del Wisconsin. Il governatore del Badger State (Stato tasso), Tony Evers, democratico, aveva dato un ordine esecutivo per rinviare l’elezione, ma la legislatura, dominata dai repubblicani, si è opposta. Alla fine la Corte Suprema dello Stato, con 5 giudici tendenti a destra e 2 a sinistra, ha favorito i repubblicani e l’elezione si è tenuta, nonostante il rischio del coronavirus.L’obiezione di Trump e dei repubblicani al voto per posta ci viene anche dimostrata con i loro tentativi di rendere difficile l’esercizio al voto alla classe bassa che tipicamente vota per i democratici. Ecco come si spiegano tutti i loro sforzi che spesso richiedono carte di identità quando gli elettori si recano alle urne. In effetti, queste carte di identità non sono ritenute necessarie in molti Stati perché i controlli sono già stati effettuati in precedenza. L’idea che un cittadino si presenti a un seggio per votare usando l’identità di un’altra persona è rarissima. Rischiare pene severissime per votare non è allettante per nessuno anche perché in molte elezioni in America meno del 50 percento partecipa al voto. Nelle elezioni presidenziali tipicamente si passa la soglia del 50 percento ma in altre spesso la cifra è inferiore al 40 percento. Nella recente elezione in Wisconsin solo il 34 percento ha partecipato. L’idea di frode elettorale, spesso citata dai repubblicani, è dunque inesistente come ci rivelano parecchi studi. Avviene rarissimamente. Uno di questi casi è successo però nell’elezione del 2018 in North Carolina ma a barare non furono i democratici bensì i repubblicani. Un individuo che lavorava per candidati repubblicani si era presentato in case di anziani e aveva promesso di raccogliere le loro schede elettorali per recapitarle ai seggi ma invece le distrusse.Gli aspetti positivi del voto per posta però sono tanti perché rendono più conveniente la partecipazione. Ecco perché gli Stati del Colorado, Hawaii, Oregon, Washington e Utah lo usano esclusivamente anche se offrono la possibilità di consegnare personalmente le schede elettorali all’ufficio della contea di residenza dell’elettore. Una trentina di altri Stati permettono il voto per posta su richiesta degli elettori senza nessuna spiegazione mentre altri richiedono giustificazione come malattia, residenza all’estero o fare parte del servizio militare. In alcuni casi rari, però, il voto per posta richiede la presenza di un testimone e in rarissimi casi persino la presenza di un notaio.Con la vittoria scontata di Joe Biden per la nomination del Partito Democratico le rimanenti elezioni di primarie sono quasi divenute irrilevanti. Preoccupa però l’elezione di novembre che vedrebbe Trump e Biden avversari in un’elezione con l’ombra incombente del coronavirus. L’attuale inquilino della Casa Bianca sta facendo di tutto per riaprire l’economia e tentare di rilanciarla, limitando le perdite, sperando nel miracolo della ripresa economica che lui vede come la sua carta vincente. Dall’altro lato i democratici sono preoccupati dall’inerzia repubblicana per accertarsi che l’elezione di novembre venga condotta in modo adeguato anche se si prevede e spera che il covid-19 sarà solo una bruttissima memoria. Ciononostante la preoccupazione di una seconda ondata di contagi potrebbe avere un forte impatto negativo all’afflusso alle urne. Ecco perché i democratici hanno insistito che lo stimolo di 2,2mila miliardi approvato recentemente includesse 400 milioni di dollari dedicati a facilitare le elezioni. Non sarà ovviamente sufficiente. Ecco perché la senatrice Amy Klobuchar, democratica del Minnesota e già candidata alla nomination del Partito Democratico, ha introdotto un disegno di legge che richiederebbe a tutti gli Stati di offrire la scelta di votare per posta o recarsi alle urne. Non andrà in porto per l’opposizione dei repubblicani ma quella sarebbe la strada giusta per un’elezione democratica.Alcuni studi ci dicono che nelle elezioni condotte per corrispondenza si ottiene più democrazia poiché 3 percento in più di elettori vi partecipano. Non si tratta di una cifra grande ma abbastanza da potere essere decisiva, soprattutto in quella decina di Stati in bilico che spesso decidono le elezioni presidenziali. Va ricordato che nel 2000 George W. Bush fu eletto presidente avendo avuto la meglio in Florida con un margine di 500 voti. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Elezioni Israele 2020

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

Mancano ormai pochissimi giorni alle nuove elezioni in Israele, il terzo tentativo in un anno di costruire una maggioranza parlamentare capace di dare un governo pieno al paese e i sondaggi, certamente fallibili ma numerosi, sembrano escludere che si possa ottenere questa maggioranza anche stavolta. Non è una situazione insolita: in Spagna si è costituito un governo con maggioranza molto debole dopo quattro elezioni in due anni; i governi italiano, francese, anche tedesco sono più o meno in crisi e dai sondaggi sembra che eventuali risultati elettorali non li confermerebbero, insomma c’è una crisi piuttosto diffusa della democrazia rappresentativa, che al di là delle peculiarità dei singoli partiti deriva da una perdita di egemonia dei tradizionali apparati ideologici (partiti tradizionali, stampa, “stato profondo” e cioè soprattutto sistema giudiziario, diplomatico e universitario), che pure conservano un potere predominante, su larghi strati della popolazione. Al di là delle singole forme in cui questa crisi si manifesta, vi sono sintomi comuni, come la messa sotto accusa da parte del sistema giudiziario o politico di leader che sono espressione di questa spinta (Netanyahu in Israele, Salvini in Italia, Trump negli Usa, Wilders in Olanda ecc.), la sostituzione della stampa con i social media quali mezzi principali di comunicazione politica, naturalmente condannata non solo dagli editori e dai politici, ma anche dagli intellettuali, la mancanza di consenso trasversale anche sui grandi tempi di interesse nazionale.In Israele le cose sono rese più conflittuali da una serie di fattori, innanzitutto dalla presenza di quasi il 20% dell’elettorato che non si riconosce affatto nelle fondamenta sionista dello stato (non solo gli arabi, ma anche gli estremisti antisionisti di origini ebraiche, soprattutto di estrema sinistra). Vi è poi in generale un sistema politico estremamente parcellizzato in gruppi per così dire tribali, per cui fedeltà collettiva precede le scelte politiche. Per esempio i due partiti religiosi (haredì), che condividono buona parte del programma, sono irrimediabilmente divisi per affiliazione d’origine fra askenaziti e sefarditi; gli elettori di Israel Beitenu, tendenzialmente nazionalisti, continuano a seguire le posizioni del loro leader Lieberman, anche se da un paio d’anni egli ha reso impossibile la conferma dello schieramento di destra cui naturalmente essi appartengono, per odio a Netanyahu e contrapposizione con i religiosi. Di solito si incolpa delle difficoltà di formare il governo il sistema elettorale israeliano (proporzionale puro, con un collegio unico nazionale, liste degli eletti dipendenti dalle scelte dei partiti, barriera di ingresso piuttosto bassa (3,5%)), accusandolo di favorire la frammentazione politica; ma probabilmente è vero l’inverso: è la frammentazione dell’elettorato, la personalizzazione delle sue scelte, l’enfasi sulle differenze, che ha determinato questo sistema e la coseguente difficoltà nel produrre maggioranze, che dura da settant’anni, tanto che anche il padre della patria Ben Gurion ne fece più di una volta le spese.
Oggi il paradosso vuole che nel paese permanga una maggioranza chiara a favore delle politiche che Netanyahu ha condotto negli ultimi dieci anni: contenimento della “questione palestinese”, senza rotture ma senza illusione di soluzioni magiche e cercando di gestire il conflitto e di limitare la violenza evitando nei limiti del possibile una guerra; resistenza diplomatica e militare all’imperialismo iraniano con la costruzione di alleanze larghe e in parte sottotraccia con i paesi arabi sunniti; collaborazione piena con chi sostiene Israele (per esempio Trump) e rifiuto di piegarsi alle imposizioni di chi lo avversa (Obama, l’Unione Europea), anche qui però cercando di non rompere e di gestire il conflitto; liberalismo in economia, investimenti in settori innovativi, relazioni non conflittuali con il mondo religioso anche a costo di ritardare la loro integrazione nelle forze armate e di non soddisfare le richieste degli ebrei americani prevalentemente non ortodossi eccetera.Su questa linea sono infatti schierati non solo il Likud (che vale fra il 25 e il 30% dei voti), ma anche i religiosi (fra il 12 e il 15%) la destra (intorno al 6-8%), ma anche gli elettori di Israel Beitenu (intorno al 6-8%) e perfino qualche elettore del movimento Bianco-Azzurro (che vale anch’esso il 25-30%), ma che è la fusione di tre partiti o movimenti personali, per lo più di centrosinistra. Ha dunque senso sommare la quota elettorale di questo movimento con la sinistra unificata (intorno al 6-8%). A parte vanno considerati i partiti arabi federati: alcuni di essi sono chiaramente vicini a movimenti terroristi, come Hamas, altri sostengono l’Autorità Palestinese, ma anche i più “moderati” sono chiaramente antisionisti, disposti a collaborare eventualmente a un governo solo se per esempio non accettasse il piano Trump e se non esercitasse il diritto all’autodifesa di Israele.Ecco il paradosso, dunque: esiste nel paese una maggioranza chiara a favore delle politiche incarnate da Netanyahu (elettori del Likud, della destra, dei religiosi, di Israel Beitenu); ed esiste nella rappresentanza politica una maggioranza che vuole “chiunque ma non Netanyahu): arabi, sinistra, bianco-azzurri, Lieberman, magari con l’appoggio di pezzi importanti del sistema giudiziario e mediatico. Il cuore della contraddizione, come è chiaro, è Israel Beitenu e il suo leader Lieberman. Anche perché un fronte incentrato sui bianco-azzurri avrebbe serissime difficoltà a proporre un programma di governo unitario e poi a mantenerlo: Lieberman e gli arabi si sono dichiarati a vicenda incompatibili; Gantz ha detto di volere approvare il piano Trump, che per gli arabi è inaccettabile; bisogna chiedersi che cosa direbbero gli stessi arabi ma anche l’estrema sinistra di Meretz se si rendesse necessaria una difesa militare attiva in Libano e Siria o un’operazione a Gaza.
Gantz ha già detto che non intende imbarcare al governo i partiti arabi, ma questo li lascerebbe solo la possibilità di un governo di minoranza, che non è affatto detto riuscirebbe a comporre e comunque sarebbe dipendente dalla loro astensione alla Knesset, ritirabile in qualunque momento. E del resto non è affatto detto che l’estrema sinistra “post-sionista” di Meretz presenterebbe meno difficoltà. Sia Gantz che Lieberman hanno fatto conto sulla possibile frammentazione dello schieramento di destra e sul tradimento di Netanyahu da parte del Likud; ma queste cose non sono accadute nei mesi scorsi e non si vede perché dovrebbero avvenire adesso, dopo gli ottimi risultati degli ultimi mesi di governo. Dunque è probabile che le consultazioni dopo il 3 marzo saranno di nuovo senza esisto e che si vada a nuove elezioni a settembre. Nel frattempo il processo a Netanyahu inizierebbe, ma non è affatto detto che questo vada a suo danno, perché nell’impostazione dell’accusa vi sono numerosi elementi problematici che emergerebbero a un dibattito pubblico che Netanyahu ha sempre voluto e mai ottenuto, come non ha mai ottenuto un confronto con Gantz. Insomma al momento non si vedono soluzioni per lo stallo del sistema politico israeliano. Non resta che sperare in una spinta innovativa dell’elettorato. (by Ugo Volli)

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

ODG dell’on.le Nissoli per definire una data certa per le elezioni dei Comites

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

“Il Governo ha accolto il mio ordine del giorno al cosiddetto decreto Milleproroghe che chiedeva di fissare una data certa per le prossime elezioni dei Comites.Faccio presente che nel rinviare di un anno le elezioni, il Governo aveva lasciato uno spazio temporale di ben 8 mesi in cui indire le prossime elezioni e cioè tra il 15 aprile e il 31 dicembre del 2021.Ho ritenuto che fosse uno spazio troppo ampio che avrebbe portato a non decidere niente e per questo ho chiesto una data ben precisa che rispetti i tempi! Auspico che ora il Governo sia conseguente!”Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald (FI) eletta nella Circoscrizione Estera – Ripartizione Nord e Centro America. “Faccio presente – soggiunge la parlamentare – che nel rinviare di un anno le elezioni, il Governo aveva lasciato uno spazio temporale di ben 8 mesi in cui indire le prossime elezioni e cioè tra il 15 aprile e il 31 dicembre del 2021.Ho ritenuto che fosse uno spazio troppo ampio che avrebbe portato a non decidere niente e per questo ho chiesto una data ben precisa che rispetti i tempi! Auspico che ora il Governo sia conseguente!”

Posted in Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’economia: carta vincente per Trump a novembre?

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

By Domenico Maceri, PhD. Negli ultimi nove anni l’economia americana ha creato 2 milioni di posti di lavoro annualmente. Tre di questi durante il mandato di Donald Trump e gli altri sei sotto la guida di Barack Obama. A sentire le parole di Trump però nel suo discorso al Congresso sullo Stato dell’Unione tutto funziona a meraviglia per merito suo. Per le tante falsità e per avere creato un’atmosfera di rally elettorale nell’aula del Congresso, la speaker Nancy Pelosi ha strappato il discorso di Trump alla vista di tutti.
Ciononostante Trump non ha tutti i torti. L’economia sta andando bene, almeno sotto certi punti di vista semplicistici che potrebbero fare la differenza per la sua rielezione nel mese di novembre di quest’anno. Gli americani votano con la pancia e se hanno la convinzione che le cose vanno bene dal punto di vista economico preferiscono non cambiare rotta a prescindere da altre questioni fondamentali. Come va ricordato, nella campagna elettorale del 1992, James Carville, il consigliere di Bill Clinton coniò lo slogan “It’s the economy, stupid”, concentrandosi sull’economia, sconfiggendo alla fine George H. Bush, il cui tasso di approvazione raggiungeva il 90 per cento. Se l’economia continua a tenere duro, Trump potrebbe fare una passeggiata alla rielezione.La disoccupazione attuale del 3,7 percento si trova ai minimi storici ma era già cominciata a scendere con Obama. Quando il primo presidente afro-americano entrò alla Casa Bianca ricevette un’economia disastrosa da George W. Bush, la peggiore della storia, eccetto per la Great Depression (Grande depressione) del 1929. La cosiddetta Great Recession (Grande recessione), causata dai mutui subprime e mercati immobiliari, durò dal 2007 al 2013. La disoccupazione si aggirava sul 10 percento ma alla fine del secondo mandato di Obama era già scesa al 4,7 percento. Con Trump è scesa di un punto ma prendersi il credito del “miracolo” economico riflette il modus operandi dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Quando le cose vanno storte addita sempre ad altri; quando le cose vanno bene è tutto merito suo.Non è vero ovviamente ma sotto certi aspetti l’economia continua a mandare segnali positivi. Nel mese di gennaio 225.000 posti di lavoro sono stati creati. I salari continuano ad aumentare come si vedeva già nel primo mandato di Obama. Nel 2018 il salario medio lordo di una famiglia americana si aggirava sui 63mila dollari, solo 3,6 percento più alto del 2012 quando il Paese continuava a soffrire per la crisi economica del tempo. Il tasso di povertà continua a scendere ma di nuovo si tratta di un cambiamento iniziato con Obama. L’11,8 per cento degli americani continua a essere classificato in povertà (salario di 25.000 dollari per una famiglia di quattro persone), meglio del 15,1 percento del 2010 durante la crisi della Great Recession, ma quasi identico al 2001 (11,7 percento).Se l’occupazione indica una situazione positiva per quanto riguardano le cifre, la qualità di questi nuovi posti di lavoro è bassa. La stragrande maggioranza dei nuovi posti pagano poco e spesso includono pochi benefici. I posti di lavoro con salari decenti per la classe media sono pochissimi. Il messaggio generale però è che l’economia va bene, come ci ricordano i media. Secondo un sondaggio dell’agenzia Gallup il 59 percento degli americani dice di stare meglio dell’anno scorso. La borsa continua a volare aggiungendo all’impressione che tutto va bene dal punto di vista finanziario anche se questi numeri toccano poco o nulla l’americano medio.In realtà la stragrande maggioranza dei benefici economici stanno andando alle classi abbienti. Ce lo dice anche la riforma fiscale di Trump che ha ridotto le tasse, come fanno tipicamente i presidenti repubblicani per favorire gli ultraricchi e le corporation. La scusa è sempre la stessa: tagliando le tasse si stimola l’economia. Difatti, questi soldi extra nelle tasse dei ricchi non vanno spesi ma usati dalle corporation per comprare azioni delle loro stesse compagnie, aggiungendo valore al patrimonio collettivo della classe alta.
Gli indicatori economici sono dunque di dubbia veridicità come ci confermano anche altri segnali della qualità della vita degli americani. Una buon metro della salute di un popolo emerge dalla prosperità ma anche dalla felicità riflessa nella qualità e lunghezza della vita. L’aspettativa della vita in America è scesa in due anni di presidenza di Trump. Ciò si deve probabilmente all’incremento di americani senza assicurazione medica che è aumentato dal 10,9 al 13,7 per cento. Per tutto il rumore della “meravigliosa” economia declamata da Trump i repubblicani hanno fatto di tutto per eliminare Obamacare senza però riuscirvi. Ciononostante sono riusciti a erodere l’efficacia della riforma sulla sanità approvata da Obama nel 2012.I media però continuano a ricalcare lo stato positivo dell’economia nonostante le nubi presenti causate da Trump. La sua guerra di dazi con la Cina e l’Europa non promette bene poiché lo stato dell’economia americana, come tutte le altre, dipende in modo considerevole da quella del resto del mondo. La politica dell’America First di Trump non prende in considerazione questo fattore basico. Nessun Paese al mondo, nemmeno uno potente come gli Stati Uniti, può permettersi il lusso di isolarsi senza soffrire ovvie conseguenze negative. Gli Stati Uniti sono infatti legati al resto del mondo poiché continuano a prestarsi 500 miliardi di dollari annui per coprire le spese causate in buona parte dai tagli fiscali di Trump. Il deficit di scambi economici degli Stati Uniti per il 2018 è il più grande dal punto di vista storico. C’è poi da considerare il deficit del bilancio americano che era sceso con Obama ma è aumentato con Trump.La vittoria all’elezione di novembre non è scontata per Trump nonostante la semplicistica visione di una buona economia. Troppe incognite fino ad adesso e molte cose possono succedere nei prossimi mesi anche se quasi tutti i maggiori candidati democratici lo sconfiggono in scontri diretti secondo i sondaggi nazionali. Sappiamo però che il sistema elettorale americano suddiviso per Stati può sovvertire l’esito finale come si è visto nel 2016 quando i sondaggi davano a Trump scarsissime possibilità di vittoria. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Roma, Mollicone (FdI): “Ecco la “anonima governo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

“Nel 2019 la crescita del Pil è stata pari allo 0,2%, mentre nel 2020 arriverà allo 0,5%, dice il Fondo Monetario Internazionale. Il Fmi stronca, inoltre, il reddito di cittadinanza: una misura penalizzante le famiglie più povere e più numerose’ e disincentiva la ricerca di un lavoro.Il ministro Gualtieri ha portato la Nazione a essere fanalino di cosa della crescita in Europa. Gualtieri rappresenta un governo fallimentare nella Nazione e nel territorio. Con quale faccia si presenta? Ecco perché si nasconde dietro un simbolo anonimo… Maurizio Leo, candidato al collegio di Roma centro per il centrodestra, è uno dei principali teorici della flat tax, con un chiaro piano per abbassare le tasse e migliorare la produttività delle imprese.”Così il deputato FDI di Roma Federico Mollicone.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Camera deputati: Elezioni supplettive a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Roma Anche Volt Italia parteciperà alla corsa per le elezioni suppletive alla Camera del Collegio uninominale n. 1 della XV Circoscrizione Lazio 1, previste il 1 marzo 2020. Il candidato sarà Luca Maria Lo Muzio Lezza, architetto 31enne e responsabile comunicazione del team romano. I volontari di Volt, partito paneuropeo, progressista e ambientalista, sono attivi nelle piazze di Roma in questi week-end per la raccolta delle firme necessarie, un obiettivo che appare alla loro portata. Mentre gli altri partiti non hanno ancora sciolto le riserve sui nomi degli avversari, la candidatura di Volt e di Lo Muzio sono la vera novità di queste elezioni. “La nostra campagna – dichiara Lo Muzio – si concentrerà sulla centralità dell’Europa nella vita dei cittadini, la sostenibilità ambientale quale motore innovativo per far ripartire il Paese, il rilancio dell’occupazione giovanile , l’equità sociale, la lotta alle discriminazioni, la parità di genere e la partecipazione informata dei cittadini alla definizione delle priorità dello Stato.” La votazione suppletiva a Roma è stata resa necessaria dalle dimissioni di Paolo Gentiloni, nominato Commissario europeo agli Affari economici.

Posted in Cronaca/News, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Get Brexit done” Boris Johnson si aggiudica le elezioni. Possibili impatti

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Tre anni fa, in un fine settimana di inizio estate, Boris Johnson viveva una lacerante indecisione. A poche settimane dal referendum che avrebbe deciso le sorti della Brexit, ancora non si era espresso: ma il voto era ormai vicino, ed era tempo di prendere una decisione, che sarebbe stata resa pubblica in un editoriale sul Daily Telegraph, uno dei più influenti giornali conservatori. Così, per schiarirsi le idee, Johnson decise di scrivere due articoli: uno nel quale sosteneva la necessità di restare nell’UE e un altro nel quale sposava la causa della Brexit, l’articolo che poi decise di pubblicare.La scelta che Johnson prese durante quel fine settimana ha condizionato la politica e la storia recente della Gran Bretagna e dell’Unione Europea. Il suo contributo è stato, secondo molti osservatori, cruciale nel condizionare il referendum sulla Brexit, soluzione che era osteggiata dal suo stesso partito. Per spiegare il voltafaccia al suo rivale e compagno di scuola David Cameron scelse un’immagine di Rudyard Kipling: “Scusami, la Brexit finirà schiacciata come una rana sotto un erpice. Ma questa era la scelta che dovevo fare…”. A tre anni dal referendum, sotto un erpice sono invece finite moltissime delle convenzioni della politica britannica, la cui geografia è uscita sconvolta dalle ultime elezioni. David Cameron non è più in politica e il partito Conservatore, riorganizzato da Johnson intorno a una agenda concentrata sulla Brexit, ha stravinto un’elezione trionfando in molte zone del Paese storicamente di sostegno ai laburisti. L’etoniano Johnson ha conteso al socialista Corbyn i voti della “working class” in moltissime località che non avevano un rappresentante conservatore anche da 50 o 70 anni.
Il Partito Laburista, che ha subito la peggiore sconfitta degli ultimi trent’anni, ha pagato gli errori strategici nel posizionarsi rispetto alla questione politica più importante per gli elettori. Al contrario Johnson è riuscito a polarizzare il voto delle persone favorevoli alla Brexit e il desiderio – condiviso da coloro che avevano votato “leave”, ma non solo – di chiudere il più presto possibile la questione, dopo tre anni di stallo e crisi. Boris Johnson è riuscito nel capolavoro politico di non farsi associare con la gestione della crisi politica e istituzionale da parte del suo partito sotto la guida di Theresa May e di presentarsi come l’uomo in grado di risolvere lo stallo, spostando la piattaforma del suo partito verso una forma inedita di nazionalismo. “Chiudiamo la Brexit” questo è stato il mantra che ha ripetuto come un’ossessione.
Ma possiamo considerare veramente chiusa la questione? Probabilmente no. L’unica certezza è che la Brexit avverrà veramente e che la maggioranza a Westminster ha i margini e la compattezza per gestire il processo politico senza più ripensamenti. Boris, galvanizzato da una vittoria più ampia delle aspettative, ha parlato di “un mandato chiaro” e ha fatto trapelare l’intenzione di procedere a tappe forzate per rispettare la deadline di dicembre. L’accordo che Johnson ha siglato con l’Unione Europea, tuttavia, è di fatto un modo per rimandare alcune delle questioni più rilevanti da un punto di vista economico, politico e finanziario. Le parti in causa avranno ora fino a dicembre 2020 per definire i propri rapporti. Questo particolare è ovviamente di grande rilevanza nel valutare l’impatto della Brexit sui mercati nel medio termine:
1. È possibile che nei prossimi mesi alcune catene del valore subiranno le conseguenze dell’incertezza legata al negoziato ed eventualmente di nuove regole. Non bisogna inoltre sottovalutare la sfida operativa e logistica che la Brexit pone sulle amministrazioni pubbliche, per continuare a garantire una circolazione senza intoppi delle merci.
2. In questo momento è impossibile escludere la possibilità di una “Brexit dura”, ovvero una Brexit senza accordo commerciale: un’eventualità che probabilmente si rifletterebbe in senso negativo sul mercato.
3. Questa incertezza è legata a un processo politico e negoziale che vivrà di varie fasi. È prematuro in questo momento prevedere quale sarà la nuova postura delle parti.
In definitiva è ragionevole immaginare che la “fase 2” della Brexit resterà un potenziale fattore di mercato almeno per un altro anno. Ci possiamo aspettare che il tema comincerà ad assumere maggiore rilevanza man mano che la scadenza di dicembre si avvicina senza che le parti abbiano definito un accordo. Tuttavia. è plausibile che il risultato elettorale possa agevolare l’apertura di una nuova fase nel rapporto tra UK e UE: eliminando complessità del processo politico. Boris Johnson è ora forte di un chiaro mandato, mentre l’Unione Europea potrebbe assumere un atteggiamento più benevolo ora che la possibilità di invertire il processo Brexit è affievolita. D’altra parte, Johnson non ha mai avuto mano libera per spiegare che tipo di Brexit desiderasse veramente, oscillando tra posizioni più morbide e più oltranziste a seconda dell’opportunità politica, ora finalmente avrà la possibilità di chiarificare meglio la sua agenda. Sicuramente il risultato elettorale rimanda eventuali criticità e sarà importante valutare come le parti approcceranno il negoziato.C’è poi la questione del confine Nord Irlandese. Stando all’accordo che Johnson dovrebbe approvare, si dovrebbe risolvere la questione stabilire un confine non intrusivo nel Mar d’Irlanda. Va da sé che questa operazione presenta più di una criticità. Per citare un documento del ministero dell’Interno britannico pubblicato dal Financial Times, sarà una sfida “strategica, politica e operativa”.Più in generale, il successo dei partiti nazionalista in Scozia e nell’Irlanda del Nord sta a testimoniare che il progetto unitario e unitarista di Johnson (One Nation Conservative Party) ha più di qualche ostacolo: l’Inghilterra sembra oggi aver preso una direzione marcatamente diversa dal resto dell’Unione. Per ovviare a queste difficoltà Johnson metterà mano al portafoglio, allargando i cordoni della spesa pubblica: nel medio termine è da valutare l’effetto sugli spread per l’obbligazionario governativo, anche se un ritorno alla spesa potrebbe avere un effetto positivo sulla crescita.Nel breve periodo, il Pound e il FTSE hanno celebrato con un mini-rally (anche perché è scongiurato l’aumento della tassa sui profitti presentato dai Laburisti). Guardando al futuro, la situazione oltre manica merita di continuare a essere guardata con attenzione. E considereremo tutti questi aspetti quando si tratta di valutare il nostro posizionamento su azionario e bond governativi britannici, che resta comunque limitato.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »