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Posts Tagged ‘elezioni’

Brexit: Sassoli da Bercow: estensione utile in caso di referendum o elezioni

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

“Un’eventuale richiesta da parte delle istituzioni del Regno Unito di estensione del termine di recesso dovrebbe servire a ridare la parola ai cittadini britannici tramite referendum o elezioni generali”. Così David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, al termine dell’incontro con John Bercow, Speaker della Camera dei Comuni. Il presidente Sassoli ha riferito che le due opzioni – referendum e elezioni politiche – sono contenute nella Risoluzione votata dall’Europarlamento nel settembre scorso. “Con John Bercow c’è stata piena consonanza – ha detto Sassoli – sull’importanza del ruolo dei nostri Parlamenti nella gestione della Brexit. E vi è la comune consapevolezza che una uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione Europea – ha concluso – sarebbe contro gli interessi dei cittadini britannici ed europei”.

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Elezioni regionali Ferpi Lazio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Valorizzazione del lavoro sul territorio, implementazione delle relazioni con le Istituzioni, allargamento della platea dei soci, attenzione ai più giovani e al futuro della professione. Sono solo alcuni degli obiettivi della delegazione regionale del Lazio, la più numerosa in Ferpi, che nell’assemblea di venerdì scorso, 19 settembre, ha rinnovato la sua fiducia a Giuseppe De Lucia e definito la squadra che lo affiancherà nel Comitato direttivo per i prossimi tre anni. Si tratta di Serena Bianchini (ELIS – Consulting & Labs), Mauro Covino (Formez PA), Diana Daneluz (FIEG), Angela Tassone (IWS Consulting). Presente e garante del corretto svolgimento della partecipata Assemblea, il Segretario Generale Ferpi, Rita Palumbo, che ha brevemente delineato gli impegni che il Consiglio Nazionale intende assumersi durante il triennio guidato dalla nuova Presidente, Rossella Sobrero, anche ai fini di un ammodernamento dei meccanismi della Federazione e per una sempre più diffusa all’esterno consapevolezza della professione delle Relazioni Pubbliche. Nel nostro tempo, investito da quella che Alessandro Baricco ha definito una vera e propria “insurrezione digitale”, proprio le RP, la comunicazione e l’informazione sono i settori maggiormente investiti da tale rivoluzione e, nello stesso tempo, veri possibili protagonisti del cambiamento e della possibilità di governarlo. Con l’attenzione dovuta al crescente ruolo della sostenibilità sociale e ai problemi legati all’etica, il ruolo degli operatori delle RP diventa cruciale per definire e perseguire responsabilmente gli obiettivi di grandi e piccole organizzazioni ed imprese. Giuseppe De Lucia, rinnovato Delegato regionale, è marketing and communications manager, Europa e America Latina in Ericsson. Entrato in azienda nel 1997, nel 2005 è approdato alla direzione Comunicazione come responsabile della comunicazione interna per i paesi del sud est Europa. Nel 2011 si trasferisce in Svezia e diventa responsabile marketing globale della divisione managed services. Nel 2012 è responsabile della comunicazione dell’area centro sud del mediterraneo (Italia, Libia e Israele). Nel 2014 il trasferimento a Bruxelles come consulente al Parlamento Europeo. Nel Gennaio 2016 è responsabile comunicazione e marketing per la regione mediterranea in Ericsson e dal 2018 allarga la sua area di competenza ai mercati Europa e America Latina. “Nel triennio appena trascorso siamo riusciti ad incrementare l’interesse per la nostra associazione sul territorio di Roma e del Lazio che si è concretizzato con l’aumento dei numeri degli iscritti – siamo oggi la delegazione più grande di FERPI in Italia” –, ha detto De Lucia, ribadendo l’importanza per l’associazione nello “stabilire un confronto continuo con le tante realtà istituzionali e associative del territorio”. “Tra le priorità della nostra associazione è riuscire ad interpretare la trasformazione che sta interessando il settore della comunicazione (intelligenza artificiale, digitale, big data) e che ha impatti per tutti i professionisti del settore. Inoltre, è importante continuare a lavorare per la tutela ed il riconoscimento della nostra professione”.

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Al voto, al voto: Salvini ha messo il piede sull’acceleratore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Questa crisi, per mesi evocata prima sottovoce e poi “urlata” e ora posta come la più urgente delle soluzioni, non mi convince. Dovremmo dire, chiosando una battuta di un politico di altri tempi: a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. E il pensiero in questo caso va al mattatore di turno che vuole sfruttare il vento che tira dalla sua parte per raccogliere il massimo dei consensi elettorali ma non intende dirlo apertamente e allora si rifugia sulla necessità di stringere i tempi per evitare che il nuovo governo, che già sa guidato dall’interessato, gli permetterà di evitare l’aumento dell’Iva e di fare nel contempo una finanziaria con un abbassamento delle tasse per tutti. Sa anche che se la sua accelerazione non sortisce l’effetto desiderato potrà addebitare la responsabilità ai suoi avversari di ieri e ai nuovi di oggi (leggasi pentastellati). Sembra un calcolo studiato a tavolino già qualche anno fa quando Salvini ha portato dalla sua il movimento con il capo politico Di Maio più per ridimensionarlo, e c’è riuscito molto bene, che per fare le riforme che da tempo il paese richiede anche se qualcuna importante è passata, sia pure sotto traccia. Ora la nuova mossa di Renzi torna a vantaggio di Salvini come lo è stata in passato con il netto rifiuto ad una coalizione PD – movimento cinque stelle.
Da tutto ciò emerge una riflessione di più ampio respiro che dovrebbe farci riflettere. Tanto per cominciare perché non ci accorgiamo, noi elettori, che vi sono politici che non pensano ai valori, che pur dicono di professare, ma solo agli interessi di parte e soprattutto personali? Si stanno divertendo a nostre spese come se a muovere i pezzi degli scacchi non fossero uomini e donne e dentro questo “carniere” vi sono giovani e anziani e gente che lavora e cerca un lavoro, che fa i salti mortali per arrivare a fine mese e si vede intorno persone solo interessate a fare promesse che sanno di non mantenere e a gabellare anche quelli che in buona fede credono ancora in qualcosa.
Eppure la politica è importante. E’ nevralgica in democrazia. E’ insostituibile e chi cerca di svilirla dovrebbe finire alla gogna e non permettergli di continuare ad essere il pifferaio di turno. Occorre svegliarsi o è ancora la stagione dei letarghi? Staremo a vedere. (Riccardo Alfonso)

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Turchia: Rojc (Pd), bene tenuta sistema democratico

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

“L’elezione di Imamoglu è una buona notizia per tutti, anche per lo stesso Erdogan. Oggi infatti abbiamo avuto la conferma che il sistema democratico in Turchia sta tenendo e questo è un fatto importantissimo”. Lo ha affermato la senatrice Tatjana Rojc (Pd) membro della commissione Difesa a Palazzo Madama, commentando l’elezione di Ekrem Imamoglu, candidato espressione dell’opposizione a Erdogan a sindaco di Istanbul.
Per Rojc “la Turchia è un Paese la cui vocazione geopolitica è garantire stabilità in un’area strategica e delicatissima, e il mantenimento di una vera dialettica democratica è garanzia di equilibrio e possibilità di relazioni internazionali più distese. Ora starà naturalmente a tutti i protagonisti delle forze politiche turche gestire il futuro”.

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Commento post elezioni europee

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of investment advisory di Pictet Asset Management. Le ultime proiezioni sulla formazione del prossimo Parlamento europeo mostrano che i partiti europeisti, Popolari, Socialisti, Liberali, Verdi e Sinistra, mantengono la maggioranza seppure con una maggiore frammentazione. I sovranisti crescono, ma non si è verificata l’ondata euroscettica che tanti paventavano. Qualunque sarà l’effettiva aggregazione di Governo, rimarrà un Parlamento di impronta europeista, dove le voci di dissenso difficilmente potranno influenzare sensibilmente le politiche. È evidente, però, che ora Popolari e Socialdemocratici, avendo perso la maggioranza assoluta delle preferenze, dovranno cercare nuove alleanze, includendo Liberali, Verdi o entrambi.
I Liberali includono i francesi di En Marche, mentre i Verdi hanno sfondato soprattutto in Germania. Quindi, è evidente che Merkel e Macron, potrebbero spingere in due direzioni diverse: l’inclusione dei Verdi presuppone nuovi equilibri anche interni alla Germania, Macron, invece, punterebbe a superare la logica tedesca del partito ‘dominante’ (e trovare sponda nella nuova ‘Lega Anseatica’). Al momento, non è semplice capire come si chiuderanno i giochi dei raggruppamenti e delle nomine. Il sospetto è che per il candidato dei Popolari Manfred Weber alla Commissione gli spazi si stiano restringendo. L’Italia, il cui governo sarebbe rappresentato solo all’opposizione nel Parlamento Europeo, rischia l’emarginazione e questo non agevolerà il dialogo, in vista della legge di bilancio.
Sul fronte interno, il rovesciamento dei rapporti di forza tra Lega e M5S apre interrogativi sulla tenuta del governo e dello stesso Parlamento: l’ipotesi delle elezioni anticipate resta percorribile, ma deve tenere in considerazione i tempi per l’approvazione della prossima legge di bilancio. Storicamente non ci sono state tornate elettorali politiche in Italia in autunno, pertanto lo scenario centrale è che l’attuale maggioranza possa essere la medesima che discuterà i vincoli di bilancio con la (nuova) Commissione. Si è già visto che quando l’Europa non concede spazi, il livello del confronto interno sale. Quindi si ritenta di forzare questi limiti, ma probabilmente senza grande possibilità di successo. A questo punto un rimpasto di governo a breve o anche nuove elezioni nel 2020 sono più probabili.Dal punto di vista dei mercati, questo voto non cambia in modo rilevante le prospettive europee. Si può immaginare una lieve indicazione positiva per gli asset rischiosi europei per aver superato un (possibile) momento difficile senza traumi. Per un effetto di medio-lungo periodo, però, bisognerà aspettare e vedere se e cosa cambierà nei prossimi giorni, fino alle prime nomine. L’evento più “temibile” sarebbe la nomina di un Presidente non mediterraneo (Weidmann?) alla guida della BCE. L’incidenza negativa, più che sugli asset europei in aggregato, si avrebbe su quelli periferici e l’Italia in particolare. È comunque troppo presto per poter fare delle ipotesi certe.
Sugli asset italiani, invece, i prossimi mesi rischiano di essere volatili: da un lato l’affermazione della Lega a spese del M5S dovrebbe indurla ad avanzare richieste in Europa per aggiungere capacità di spese infrastrutturali o riduzione delle tasse (flat tax). Dall’altro lato l’atteggiamento dell’Europa non sarà accondiscendente, poiché la posizione italiana risulta isolata: la notizia di ieri (lunedì 27 maggio), ad urne appena chiuse, è che la Commissione, il prossimo 5 giugno, potrebbe aprire una procedura d’infrazione all’Italia per mancato raggiungimento degli obiettivi di deficit del 2018. Dejà vu o scontro definitivo? Gli asset azionari europei in questo momento sono meno preoccupati rispetto alla primavera del 2018 sul rischio geopolitico poiché il rischio macro derivante dalle tensioni commerciali è preponderante. Un fattore positivo sia per BTP che per i mercati azionari è che il posizionamento risulta essere molto ridotto rispetto a un anno fa: non ci sono posizioni rilevanti di carry sul BTP da parte di investitori esteri e l’azionario europeo continua a osservare importanti deflussi settimanali (superiori ai €100miliardi cumulativi su fondi ed ETF). Il fattore più preoccupante è che il punto di partenza dello spread (270bp) è molto più vicino alle soglie di allarme (350bp) rispetto al 2018 (in questo momento lo spread del BTP e solo 40bp inferiore a quello del decennale greco).

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Elezioni enti locali: La politica è confronto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 Mag 2019

All’indomani del trionfo della destra populista, trovo singolare polemizzare contro i 5Stelle e la loro presunta identità politica. Distribuire patenti di destra e di sinistra, oltre a peccare di presunzione, potrebbe rivelarsi un esercizio sterile se non dannoso. Credo, invece, che in alcuni Comuni dove ci attende il ballottaggio sia scelta responsabile tentare di dialogare con i 5 Stelle, partendo da sensibilità e temi affini, a cominciare dall’ambiente e dalla difesa del territorio. Valori che mi paiono da sempre essere di sinistra. Ieri andavano bene i patti con Berlusconi e Verdini, mentre oggi si demonizzano i 5Stelle forse per affossare qualsiasi tentativo di confronto: la teoria delle due destre può avere solo una funzione, quella di alibi per le nostre sconfitte presenti e future. Compito della politica è costruire alleanze e progetti, non sostituirsi ai politologi. Chiudere la porta ad ogni dialogo con i 5Stelle significa una sola cosa: continuare a far vincere Salvini. Gli abbiamo consegnato il Paese, forse possiamo evitare di consegnargli anche molti Comuni. Altrimenti, da sconfitti e senza contare un bel niente, non ci resterà che stare a discettare tra chi è più di destra. (By Nino Boeti Presidente Consiglio regionale del Piemonte)

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Elezioni politiche nel mirino degli hacker

Posted by fidest press agency su sabato, 25 Mag 2019

Nel 2019 si terranno in tutto il mondo più di 90 elezioni. Le elezioni libere sono la base di un’istituzione democratica. Per questo motivo, sono un obiettivo strategico per chi voglia influenzare i risultati o minare la democrazia stessa. Check Point Software Technologies, società israeliana specializzata in sicurezza informatica, rivela che il fenomeno dell’“hacking elettorale” si è manifestato per la prima volta negli anni ‘40. Attualmente si tratta dell’arma più potente che un malintenzionato possiede per attaccare uno stato-nazione.
Dal 2016 le campagne di propaganda digitale e disinformazione sono diventate sempre più sofisticate. Ciò è dovuto in parte al fatto che gli attori stranieri hanno dimostrato un maggiore interesse nello sfruttamento delle vulnerabilità dei sistemi di voto internazionali, in parte perché i social media sono particolarmente vulnerabili alle campagne di disinformazione organizzate, come dimostrato dalla controversia che si è abbattuta sulla società di consulenza politica, Cambridge Analytica, diventata protagonista di questo scenario.
Al centro di questo sviluppo c’è l’Intelligenza Artificiale (AI), che consente a un computer di adattarsi in tempo reale e creare contenuti sempre più credibili e naturali. È il caso di GPT-2, una macchina basata sull’intelligenza artificiale che, basata su algoritmi di apprendimento automatico e big data, può generare paragrafi di testo altamente coerenti, senza controllo. Un altro esempio è Project Debator, un computer in grado di generare contenuti originali e persuasivi in tempo reale e in risposta ad argomenti alternativi. Facendo un’analisi degli episodi di “hacking elettorale”, Check Point Sofware Technologies sottolinea come:
1.1. l’aumento della disponibilità e la sofisticazione degli strumenti di hacking utilizzati per gli attacchi informatici riduce il livello di conoscenza ed esperienza richieste per un attacco di successo. Alcuni degli hacker che hanno colpito le macchine per il voto al DefCon avevano tra gli 11 e i 16 anni;
1.2. la maggior parte degli attacchi registrati sono esternalizzati come HaaS – Hacking as a Service. Ciò facilita ulteriormente l’attività informatica da parte di elementi politicamente motivati. Attualmente, gli strumenti, le botnet, le liste di e-mail, le credenziali e le password degli utenti sono disponibili sul Dark Web e persino su servizi end-to-end, come nel caso di Andrés Sepúlveda. L’hacker colombiano Andrés Sepúlveda è stato condannato a 10 anni di carcere dopo aver ammesso di aver gestito in occasione di diverse elezioni nell’America centrale e meridionale (Nicaragua, Panama, Honduras, El Salvador, Colombia, Messico, Costa Rica, Guatemala e Venezuela) team di hacker in grado di colpire cellulari, contraffare telefonate e messaggi di testo, gestire migliaia di account Twitter e hackerare conti bancari dei candidati in lista.
1.3. a parte gli attacchi informatici volti a modificare i risultati del voto elettorale, molti di questi attacchi sono destinati a minare in generale la fiducia dell’opinione pubblica nei risultati e nell’integrità del sistema elettorale. Anche sferrare un attacco DDoS contro un sito per diverse ore può avere un effetto grave.
1.4. lo sviluppo di un’agenda politica tra le nazioni democratiche è apparentemente una priorità per una serie di poteri informatici. La combinazione di capacità informatiche avanzate e operazioni psicologiche può avere un effetto immenso nell’era dei social.

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Elezioni in India: quale scenario per gli investitori?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Mag 2019

Le elezioni indiane sono iniziate ufficialmente l’11 aprile scorso e si stanno svolgendo nell’arco di sei settimane, con i risultati che verranno annunciati il 23 maggio al termine dei setti turni di voto. Tutti i 543 membri del Parlamento indiano verranno eletti in collegi uninominali con la regola del “first-pass-the-post” (in ogni collegio vincerà chi avrà la maggioranza relativa dei voti). Al termine degli scrutini, il partito che avrà la maggioranza semplice dei parlamentari (più di 271 seggi), o la coalizione che riuscirà a creare una maggioranza nella Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento, sceglierà il prossimo Primo Ministro indiano. Nelle ultime elezioni di cinque anni fa, Narendra Modi e il suo partito, il Partito Popolare Indiano (BJP), erano riusciti ad ottenere la maggioranza semplice nel Lok Sabha, cosa che non avveniva dal 1984. La proposta elettorale di Modi si basava sulla capacità di creare lavoro e superare l’inerzia della burocrazia, due delle gravi lacune dell’amministrazione precedente. Oggi però le proiezioni dicono che il BJP non riuscirà ad ottenere la maggioranza, e dovrà dunque cercare di formare una coalizione con alcuni partiti regionali. Modi ha portato avanti riforme radicali come la Good and Services Tax e l’istituzione di un codice fallimentare per i processi di insolvenza, ma la sua amministrazione ha subito forti critiche per il programma di smonetizzazione, che avrebbe danneggiato gli agricoltori e peggiorato le prospettive di occupazione.
I sondaggi prevedono che il Partito Popolare Indiano avrà più seggi di tutti, ma non sembra possa essere in grado di replicare il successo del 2014, quando si assicurò la maggioranza semplice dei seggi senza dover formare coalizioni. Lo scenario più probabile è che il BJP vincerà tra i 200 e i 230 seggi, il che significà che per formare il governo basterà una piccola coalizione. In questo caso, Modi ha ottime possibilità di restare Primo Ministro.
Tuttavia, nel caso il BJP andasse al di sotto delle aspettative e vincesse un numero di seggi inferiore a 200, ma ancora sufficiente a formare una coalizione con vari partiti regionali, le probabilità che Modi prosegua il suo mandato diminuirebbero, non essendo noto per la capacità di aggregare consenso. Secondo alcuni un suo possibile sostituto potrebbe essere, in questo scenario, Nitin Gadkari, l’attuale Ministro dei Trasporti. Il maggior rivale del BJP è il Partito del Congresso, guidato da Rahul Gandhi. Difficilmente riuscirà a vincere abbastanza seggi per formare un governo, ma è possibile che una grande alleanza con un certo numero di partiti regionali possa riuscire a soppiantare il Partito Popolare Indiano e la sua eventuale coalizione. Tuttavia, la probabilità che ciò avvenga è – a nostro parere – bassa. Infine, un’ipotesi più ardita sarebbe l’emergere di un piccolo partito regionale come pedina determinante, in grado di portare al ruolo di Primo Ministro una figura politica relativamente sconosciuta. Sarebbe lo scenario in cui aumenterebbero maggiormente le incertezze sulle future decisioni del governo.
L’esito più probabile, la vittoria del BJP con la conferma di Modi, sarebbe l’esito più favorevole per i mercati. Attualmente, i titoli di stato indiani a 10 anni rendono attorno al 7,4%, e su questo livello sono rimasti per tutto il 2019. Allo stesso tempo, a partire dall’inizio del 2018 gli investitori esteri hanno cominciato a disinvestire in maniera significativa i loro portafogli dai bond indiani. La percentuale di obbligazioni sovrane e corporate indiane detenute da soggetti esteri si attesta oggi rispettivamente al 68% e 73%.
Da una prospettiva macroeconomica, siamo positivi sull’India. Il conto delle partite correnti dovrebbe rimanere in deficit, ma complessivamente la bilancia dei pagamenti dovrebbe rimanere ben supportata. Gli investimenti diretti esteri, pari a circa 3 miliardi di dollari al mese, continuano ad essere solidi, mentre i flussi di portafoglio esteri dovrebbero riprendersi se lo scenario elettorale più probabile finirà per verificarsi. La Reserve Bank of India ha accumulato una quantità significativa di riserve estere, oltre 410 miliardi di dollari, per neutralizzare shock esterni. Inoltre, allo scopo di stimolare la crescita, la RBI nel 2019 ha tagliato i principali tassi di riferimento di 50 punti base, anche in conseguenza di un’inflazione nominale rimasta nella parte inferiore della fascia fissata come obiettivo (tra il 2% e il 6%, con obiettivo di inflazione 4%). Shaktikanta Das è stato nominato come governatore della banca centrale nel dicembre 2018, a seguito delle improvvise dimissioni del suo predecessore Urjit Patel. Das è percepito dal mercato come fortemente allineato alle politiche governative. Tuttavia, questo ha anche portato delle preoccupazioni sull’indipendenza e autonomia della RBI.

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Segli il tuo futuro: Parlamento europeo lancia cortometraggio per incoraggiare al voto

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 aprile 2019

A poco meno di un mese dalle elezioni europee del 23-26 maggio, il Parlamento europeo lancia il film “Scegli il tuo futuro” per incoraggiare i cittadini a votare. Il cortometraggio intende promuovere la partecipazione alle prossime elezioni europee, decisive per le generazioni future che dovranno convivere con le conseguenze di questo voto. Diretto dal pluripremiato Frédéric Planchon, documenta i momenti intensi, belli e fragili che vivono i bambini appena nati quando fanno il loro ingresso nel mondo.Il film è narrato da una giovane ragazza che fa appello al senso di responsabilità degli elettori. “Ognuno di noi può lasciare un segno, ma insieme possiamo fare la differenza. Scegli l’Europa in cui vuoi che io cresca”. Le elezioni europee, che si terranno in tutti i paesi dell’UE tra il 23 e il 26 maggio, determineranno la forma e la direzione future dell’Unione europea.Il tema del restare uniti è in linea con i risultati di un sondaggio telefonico commissionato dal Parlamento in aprile (Eurobarometro Flash 4021 2-9 April 2019), che indica che l’80% dei cittadini concorda sul fatto che ciò che unisce gli europei è più importante di ciò che li separa. I negoziati Brexit in corso hanno mostrato le incertezze create da una possibile uscita e i rischi che possono derivare dall’abbandono della protezione dell’UE. Alla domanda su quali sono i sentimenti che per primi vengono in mente quando si pensa all’UE, la maggior parte degli europei ha risposto speranza o fiducia (55% in totale), mentre l’incertezza sul futuro dell’Europa suscita il dubbio, come sentimento predominante, per un terzo dei cittadini europei intervistati.
Il dibattito sulla Brexit ha anche dimostrato quanto siano diventati interconnessi i paesi UE negli anni e i numerosi vantaggi derivanti dall’appartenenza a un club più ampio. Questi benefici sono talvolta evidenti solo di fronte alla prospettiva di perderli. I dati dell’Eurobarometro di primavera 2019 (19 febbraio – 4 marzo) rivelano che oltre due terzi (68%) degli europei ritiene che l’UE abbia apportato benefici al proprio paese e il 61% che l’UE sia una cosa positiva.Inoltre, le pressioni esterne che provengono dai paesi terzi impongono agli Stati membri dell’UE di restare più uniti, se vogliono continuare ad avere una certa influenza ed esercitare un peso politico nel nuovo ordine mondiale. L’Eurobarometro di primavera mostra che i cittadini sono interessati soprattutto alla situazione dell’economia, alle prospettive occupazionali, alle migrazioni, ai cambiamenti climatici e alla lotta contro il terrorismo, tutti elementi che indicano la necessità di una maggiore coesione, cooperazione e azione comune.
Il futuro dell’Europa è ora nelle mani di coloro che andranno a votare alle elezioni europee del 23-26 maggio. Sebbene dall’Eurobarometro di primavera risulti che più di un terzo dei cittadini dell’UE (35%) era già sicuro di andare a votare, un altro terzo (32%) si era detto ancora non convinto. Fra i giovani in età di voto, anche se hanno normalmente un’attitudine più positiva nei confronti dell’UE (74%), solo il 21% era certo di andare a votare, mentre il 34% non aveva ancora preso una decisione.

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Le regole delle elezioni israeliane e i possibili risultati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

By Ugo Volli. Dopo una campagna elettorale lunga e molto velenosa, con molta diffamazione fra le parti e interventi a gamba tesa della Corte Suprema e del Procuratore Generale, finalmente martedì in Israele si vota per eleggere il prossimo parlamento unicamerale (la Knesset). Gli aventi diritto al voto sono meno di sei milioni e mezzo, ma è probabile che gli elettori attivi siano più o meno quattro milioni e mezzo, che devono eleggere centoventi deputati con un collegio unico nazionale e un sistema proporzionale puro, moderati solo da una soglia minima del 3,25 per cento. Il che vuol dire che per entrare alla Knesset un partito dovrà ottenere più o meno 160 mila voti e che ogni eletto “costerà” più o meno 40 mila voti. Non vi sono preferenze, i candidati sono prescelti secondo l’ordine in cui sono collocati in lista, spesso ma non sempre sulla base di primarie di partito. Questo sistema produce una grande frammentazione. Nelle scorse elezioni il Likud vinse le elezioni col 23% dei voti e dietro c’era il Campo sionista (laburisti più il movimento di Tzipi Livni col 18%). Quest’anno i sondaggi attribuiscono ai due principali antagonisti (ancora il Likud e i “bianchi e azzurri” di Gantz e Lapid) intorno al 20% ciascuno, mentre vi sono altri dodici partiti da 7% in giù, molti addensati proprio sulla soglia minima del 3,25%. Tutto ciò provoca molta incertezza sui risultati elettorali, perché per esempio potrebbe accadere che se due o tre partiti di destra (che sono i più numerosi) restassero sotto la soglia, dato che i loro voti non sono recuperabili, la divisione parlamentare dei seggi fra destra e sinistra potrebbe non rispecchiare pienamente quella del paese, dove è stabilmente in maggioranza la destra. Ciò rende anche molto difficili le previsioni esatte, dato che il risultato in questi casi potrebbe dipendere da poche migliaia di voti.La frammentazione produce un altro problema questa volta sul governo. Israele non ha mai conosciuto un governo monopartito, solo coalizioni. E anche quando, come in questo caso, sia a destra che a sinistra vi è un partito molto più grande degli altri (il Likud e i bianco-azzurri), è assai probabile che ciascuno dei due arrivi appena alla metà dei seggi necessari alla maggioranza alla Knesset (più o meno 30 seggi su un totale di 120) e che dunque sia necessaria una coalizione di setto o otto partiti per raggiungere una maggioranza sicura col risultato che ciascuno di essi, sentendosi indispensabile, può avanzare pretese ben superiori al suo peso. La legge prevede che il presidente della repubblica possa assegnare l’incarico di costituire il governo a qualunque deputato. Data la vecchia ruggine fra Netanyahu e Rivlin, ciò ha suscitato molti sospetto da parte del primo ministro uscente. Ma la prassi vuole che contino due criteri: essere il leader del partito più votato ed essere indicato da più partiti (cioè da una potenziale maggioranza) come possibile nuovo primo ministro.Sul primo criterio la gara fra Likud e bianco-azzurri sembra aperta: il nuovo partito di Gantz è stato favorito per buona parte della campagna, ma gli ultimi sondaggi sembrano indicare una prevalenza del Likud. Sul secondo, invece non c’è partita. Quasi tutti i sondaggi da mesi indicano che lo schieramento di centro destra (fra i 62 e i 68 seggi) è molto superiore a quello dei possibili alleati di Gantz (cioè i laburisti e l’estrema sinistra di Meretz, che insieme sono accreditati di 12-15 seggi (con un totale fra i 42 e i 46). Questa maggioranza continuerebbe a esistere se si mettessero in conto le due liste antisioniste prevalentemente arabe, che sono accreditate fra i 9 e i 12 seggi, portando così lo schieramento di sinistra fra i 52 e i 58 seggi. Il problema però non è solo aritmetico ma politico. Potrebbero degli ex capi dell’esercito israeliano come Gantz e alcuni dei suoi soci, allearsi con partiti esplicitamente antisraeliani e legati al terrorismo? E se i bianchi-azzurri volessero allargare una possibile coalizione ai partiti religiosi, come ha fatto capire Gantz negli ultimi giorni, come conciliare questa alleanza con il laicismo militante del suo vice Lapid e di Meretz? Salvo dunque risultati imprevisti, anche per il gioco della soglia di sbarramento, la capacità di coalizione di Newtanyahu è ben maggiore di quella dei suoi concorrenti. E questo corrisponde agli orientamenti dell’elettorato israeliano che certamente non vuole che ricominci il vecchio discorso degli scambi fra pace e territorio, rievocato più volte da Gantz e che invece deve constatare i successi di Netanyahu in campo diplomatico, militare e anche economico. Certo, dieci anni di governo ininterrotto dello stesso primo ministro sono noiosi e anche Ben Gurion a un certo punto fu messo in disparte. Ma Netanyahu è senza dubbio il solo vero statista internazionale di cui Israele dispone e il suo orientamento di destra ma prudente, senza forzature belliche, è quello che probabilmente corrisponde al modo di sentire dell’elettorato israeliano. Contro di lui c’è però, è chiaro lo “stato profondo”, i vertici dell’esercito e della magistratura, forse anche Rivlin. Insomma la partita è aperta, questo è il bello della democrazia. E solo l’elettorato israeliano, non i governi stranieri e neppure gli ebrei che amano Israele dall’estero (e tanto meno quelli che non lo amano) possono decidere che li potrà governare.

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La scelta dei candidati per le europee dei pentastellati non convince

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

La scelta dei candidati per le europee dei pentastellati non convince. Sappiamo molto bene che non è facile selezionare le candidature per inserirle nelle liste elettorali. I Pentastellati hanno scelto di farlo con la piattaforma Rousseau ma ora ci rendiamo conto che la strada imboccata mostra molte crepe. Lo dimostrano, se non altro, i risultati conseguiti in passato con una presenza di eletti non sempre all’altezza del loro compito. Se lasciamo da parte i precedenti e concentriamo la nostra attenzione sui fatti odierni è netta l’impressione che sono stati privilegiati gli attivisti forse con la segreta speranza che possono risollevare il calo di consensi di questi ultimi mesi. Se è così l’errore è ancora più grave. In Europa si va per il cambiamento e per farlo occorrono persone preparate, qualificate e rappresentative di tutti i ceti sociali, dai giovani ai pensionati, dai lavoratori agli imprenditori. Forse sarebbe stato più selettivo chiedere ai candidati il perchè si presentano e cosa intendono fare una volta eletti. Occorre capire che da soli non si va da nessuna parte per cui la forza sta nella capacità di saper dialogare anche con chi la pensa diversamente per trovare soluzioni condivisibili perché oggi, come non mai, gli schieramenti non sono più dei monoliti e mostrano a volte sensibilità particolari che solo chi fa lo stesso mestiere in una nazione diversa può riuscire meglio degli altri a farsi comprendere. Oggi, più che mai, si sta affermando la convinzione che l’Unione europea è ad una svolta cruciale e che può mettere a repentaglio la sua stessa tenuta. Facciamo in modo che non si passi la mano, più  di quanto non sia stato già fatto, ai burocrati, agli avventurieri, agli opportunisti, ai lobbisti e anche ai cosiddetti “primi della classe” ma si rispolveri l’antico detto del primus inter pares. Solo in questo modo l’Europa saprà superare lo scoglio delle identità e per far sentire il valore dell’appartenza che non esclude il campanile ma sa armonicamente coniugarlo in una visione continentale. (Riccardo Alfonso)

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La vittoria del centro destra in Abruzzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Nelle regionali abruzzesi il Carroccio si afferma il primo partito e lo fa con il candidato Fdi Marco Marsilio di Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni a spese dell’alleato di governo pentastellato. Ne consegue che risulta vincente la coalizione Lega-Fdi-Fi con un sonante 48% mentre il Movimento 5 stelle non riesce a superare il 20 per cento con Sara Marcozzi (M5s). Lo segue al secondo posto Giovanni Legnini (centrosinistra) con il 31,3%. Stefano Flajani (Casapound) si attesta sullo 0,42% dei voti. Se valutiamo i risultati in base alle ultime politiche il Carroccio guadagna 50.000 voti mentre i pentastellati ne perdono duecentomila. Se poi consideriamo le regionali di 5 anni fa la perdita dei grillini si attesa sui 50.000 voti. Il centrosinistra, invece, con la sua solita furbata delle liste civiche riesce a contenere la perdita dei consensi con meno 25.000 voti rispetto alle politiche e 130.000 delle regionali del 2014. Che sia andato a votare poco più della metà degli aventi diritto non fa storia anche perché lo scostamento con le precedenti tornate risulta poco rilevante.
Vogliamo trarre da questo risultato un giudizio critico nei confronti del governo? Se lo vediamo da parte della Lega dobbiamo dire che Salvini sa essere più credibile e accattivante per l’elettorato abruzzese e si presume, con le debite proporzioni, con quello nazionale. Ma subito dopo dovremmo aggiungere che la formula politica di compromesso con un contratto di governo tra Lega e Pentastellati regge al confronto popolare perchè rimane tanta la voglia di un cambiamento, ma lo è meno con il metodo adottato da Di Maio. Da qui s’impone una seria riflessione in casa pentastellata su cosa non ha funzionato e se dobbiamo attribuirlo solo ad un deficit di comunicazione e soprattutto dal modo come le riforme, in specie quelle più qualificanti, siano state presentate e sostenute dai pentastellati. Più in generale possiamo dire che la mossa più abile, e direi vincente, di Salvini è stata quella di non rompere con Berlusconi e di riuscire a marciare con la logica dei due forni godendone la neutralità e la convergenza dei giudizi critici da parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia rivolti solo contro i pentastellati. I leghisti, al massimo, vengono trattati come i compagni un po’ discoletti e irriverenti, in una cordata di amici, ma pronti a riaverli a far bisboccia insieme. E quel che è peggio dopo aver fortemente ridimensionato il successo elettorale pentastellato dello scorso anno alle politiche e di poter riaprire, di conseguenza, i giochi delle alleanze con i metodi berlusconiani. (Riccardo Alfonso Centro studi politici ed economici della Fidest)

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Scuola: Anief vince le elezioni Rsu 2018

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

La Cisl supera la Cgil nella prima posizione grazie ad un maggior numero di iscritti e voti, ma il giovane sindacato supera tutti rispetto agli incrementi registrati con un +25mila deleghe e +28mila voti rispetto alle precedenti elezioni, raddoppiando il livello di rappresentatività registrato precedentemente e preparandosi ad una nuova stagione di informazione e consultazione dei lavoratori della scuola, con assemblee sindacali che saranno indette in ogni comune, per pianificare l’operazione verità su organici, contratti e posti di sostegno su tutto il territorio nazionale. Da Palermo Marcello Pacifico, nel ringraziare gli iscritti, gli elettori e i propri rappresentati nella segreteria Nazionale e nel territorio, promette maggiore determinazione nella crociata #perunabuonascuola.

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Trump: “Eccezionale successo stanotte”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

In realtà i repubblicani conquistano seggi al Senato, ma indietreggiano alla Camera. Potremmo, quindi, dire che è stata una partita è finita alla pari. Non scendiamo nei dettagli anche perché i media di tutto il mondo non fanno altro che riportare, sin nei minimi particolari, l’andazzo delle elezioni di medio termine negli USA e non intendiamo imitarli.
Resta per noi il dato politico. Trump continua la sua corsa al governo del paese, anche se dovrà scendere a più di qualche compromesso, ma non è escluso che per le prossime presidenziali si candidi nuovamente. Dobbiamo, in pratica, prendere atto che il modo di fare politica e, soprattutto, di rappresentarla farà scuola nel mondo e c’è da pensare che molti governanti cercheranno d’imitarlo. Sarà un bene o un male per la stabilità internazionale? Per ora non ci sentiamo di dare una risposta in un senso o nell’altro. Forse più in là si potranno considerare, in maniera più approfondita, le conseguenze del ciclone Trump.

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Forza Italia al voto con Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 Mag 2018

“Forza Italia è pronta a tornare al voto con la stesa coalizione che è arrivata prima alle elezioni del 4 marzo. Per uscire da questa fase di stallo è necessario tornare al voto e dare la parola agli italiani.Con Berlusconi in campo e candidabile siamo nelle condizioni di poter vincere le prossime elezioni politiche e dare finalmente all’Italia un governo.Un governo vicino ai cittadini, che sappia affrontare le tante emergenze: lavoro, tasse, sicurezza, immigrazione”. Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.

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“Le elezioni del 20 maggio sono un affronto ai diritti politici del popolo venezuelano”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 Mag 2018

Domani si tengono lepresidenziali venezuelane. L’Arcivescovo di Caracas, Cardinal Jorge Urosa, in un colloquio con ACS, ha affermato che “anticipare le elezioni presidenziali al 20 maggio rappresenta un affronto ai diritti politici del popolo venezuelano. Noi abbiamo il diritto di eleggere i nostri leaders in libertà e con le modalità appropriate, con la possibilità di raggiungere un risultato democraticamente valido”. Le elezioni quindi, prosegue il porporato, “dovrebbero essere organizzate per l’ultimo trimeste dell’anno, come stabilito dalla Costituzione”. Esse “non risolveranno il problema della crisi sociale, e sono prive di legittimità. Non sono né legali né democratiche”. Secondo l’Arcivescovo, oltre alla Chiesa, “ci sono molti altri gruppi che non sono d’accordo e che si stanno esprimendo. Ad esempio gruppi politici, ma sono molto frammentati, indeboliti, e pesantemente minacciati.” La Chiesa non è l’unica realtà a far udire la propria voce, tuttavia, prosegue il Card. Urosa, “forse noi abbiamo un impatto maggiore perché nella società venezuelana la fiducia nei vescovi è molto alta”.
A chi ipotizza che le elezioni sarebbero state anticipate perché la situazione economica della nazione non può attendere oltre, il Card. Urosa risponde: “Non saprei dire. Ciò che certamente so è che la realtà della vita in Venezuela è miserevole. La mancanza di farmaci e di forniture mediche è estremamente grave, inclusa l’assistenza sanitaria negli ospedali. È drammatica la carenza di generi alimentari di prima necessità e l’elevato costo del cibo, il problema dei trasporti….. Un chilo di carne costa l’equivalente di un salario minimo mensile. Un chilo di latte in polvere chi se lo può permettere?”. A proposito degli oltre 4 milioni di persone che hanno abbandonato il Paese, secondo l’Arcivescovo di Caracas “c’è un esodo perché non c’è futuro. Ci sono persone che attaversano a piedi la frontiera in direzione di Cúcuta, in Colombia. La situazione è critica. In questo momento praticamente ogni famiglia venezuelana ha un componente che ha lasciato la nazione”.
A proposito delle possibili vie d’uscita dalla crisi, il Card. Urosa afferma che “la situazione difficilmente può essere modificata. Quale cambiamento può esserci quando il governo ha occupato ogni posizione delle pubbliche istituzioni? Abbiamo l’Assemblea Nazionale, ma è praticamente paralizzata, così come i partiti politici sono stati efficacemente estromessi. Nel contempo si potrebbe dire che il Venezuela è stato “ipotecato” nel gioco geopolitico internazionale. Il Paese ha abbandonato la cooperazione con alcune nazioni e ha instaurato partnerships strategiche con altre, ad esempio nello sfruttamento di petrolio e riserve minerali. Ma noi non dobbiamo smettere di pregare per il nostro Paese e sperare in una soluzione pacifica”, conclude il Cardinal Urosa.
Aiuto alla Chiesa che Soffre nel 2017 ha finanziato progetti in Venezuela per oltre 600.000 euro ed ha lanciato in queste settimane tra i propri Benefattori una grande, straordinaria campagna di raccolta fondi per sostenere la Chiesa venezuelana nella distribuzione di un pasto caldo ai propri fedeli, con le cosiddette “Pentole Solidali”.

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Verso il nuovo voto alle politiche

Posted by fidest press agency su martedì, 8 Mag 2018

I media anticipando le decisioni che prenderà il Presidente della Repubblica danno già per scontato che le prossime elezioni avverranno nella prima decade di luglio di quest’anno. Ne consegue che sarà molto difficile, se non impossibile, mettere mano alla nuova legge elettorale o a fare delle piccole modifiche come potrebbero essere il voto di maggioranza o l’abolizione delle coalizioni. Forse come non mai la partita che si gioca diventa decisiva. Da una parte militano le forze della “conservazione”, dello status quo, e dall’altra del “rinnovamento”. Sulla carta appare ovvio che la stragrande maggioranza degli italiani dovrebbe optare per quest’ultima indicazione ma su loro pesa quell’antica logica che vuole che chi imbocca la strada vecchia in luogo di quella nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Su questo terreno, probabilmente, si giocherà tutta la partita: hic sunt leones. E non credo che questo discorso generi perplessità più tra gli anziani e meno tra i giovani. Penso, invece, che sia trasversale per tutte le generazioni. Il mio dubbio proviene da quanto mi scrivono e nei conversari tra la gente e su costoro, fatalmente, soffia l’alito dei sobillatori. Eppure dovrebbe bastarci una riflessione che senza portarci molto indietro nel tempo potrebbe farci vedere le cose in modo diverso. Ricordiamo quando scese in campo Berlusconi? Chi lo conosceva? Eppure fu votato. Chi era Matteo Renzi per gli uomini e le donne del PD? Eppure il suo partito alle europee ha raggiunto il 40% dei consensi. Chi oggi pensa di continuare a giocare la carta di questi due signori? Una minoranza, probabilmente. Logica vorrebbe che se proprio vogliamo voltare pagina e sperare d’essere più fortunati nella scelta dei leader dobbiamo imboccare la strada nuova perché il paese ne ha bisogno, perché i tempi sono mutati, perché ci troviamo con la consapevolezza che il mondo si sta dividendo in due distinte parti: del chi ha e del chi è ed è necessario riequilibrare le sorti per una decisa ridistribuzione delle risorse. (Riccardo Alfonso)

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La politica che non comprendiamo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 Mag 2018

Il 4 marzo scorso ci sono state le elezioni politiche in Italia per dare al paese un nuovo parlamento e un governo. Per i successivi due mesi ci siamo incartati su posizioni ritenute inconciliabili da chi pur realizzando un certo successo elettorale non ha ottenuto i numeri sufficienti per governare ed è stato costretto a cercarsi delle alleanze oltre il proprio perimetro programmatico. Abbiamo in questo frangente compreso che è stata proprio la legge elettorale a circuitare ogni possibile accordo in quanto abbiamo avuto una coalizione al 37% e un movimento che da solo ha raggiunto il 32% dei consensi. Cosa ha significato tutto questo? Che alcuni partiti si sono presentati agli elettori facendo “cartello” per vincere le elezioni fallendo e l’altro che ha scelto il consenso in solitudine ma non ha ottenuto il quorum. Le due strade che si prospettavano erano due: o rifare la legge elettorale eliminando le coalizioni o introducendo semplicemente il premio di maggioranza. A questo punto, logica avrebbe voluto che il Parlamento apportasse la necessaria modifica alla legge e ci consentisse di ritornare al voto. Ed invece abbiamo assistito a un balletto da prime donne dove Salvini dichiara d’essere il vincitore e si rivolge ai “secondi” (i pentastellati) per colmare il divario esistente per consentire al centrodestra di governare e i secondi rispondono che possono farlo se la “coalizione” si “spaia” lasciando all’opposizione Forza Italia per via di un personaggio scomodo: Silvio Berlusconi. Proposta ritenuta inaccettabile. E allora? Abbiamo dovuto attendere due mesi per capirlo? Siamo così duri di comprendonio o i politici vivono in un altro mondo e non si rendono conto che il paese attende le riforme promesse e non realizzate da anni e che ora tutti i nodi sono arrivati al pettine e non c’è più tempo per traccheggiare? (Riccardo Alfonso)

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Scuola: Elezioni RSU 2018: Anief chiude con 55 mila voti nel 60% delle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 6 Mag 2018

“La rappresentatività nazionale dell’Anief assume sempre più rilievo: con 55 mila voti, concentrati nel 60% delle scuole, il nostro sindacato, in tutte le scuole dove aveva presentato propri candidati, raddoppia i voti del 2015, supera la Gilda (42 mila consensi), tallona lo Snals (61 mila) e con le attuali 41 mila deleghe rispetto alle 17 mila precedenti Anief raggiunge il 6% della rappresentatività. Il tutto, a soli dieci anni dalla sua nascita, a Palermo, e nonostante l’unificazione dei comparti della Conoscenza avvenuta proprio in occasione del rinnovo delle Rsu 2018. Inoltre, alla luce di questi risultati e delle nuove prerogative sindacali, Anief si candida nel prossimo triennio a diventare la terza sigla sindacale nazionale”. Con queste parole, Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha aperto oggi i lavori del Consiglio nazionale del giovane sindacato, alla presenza dei quadri sindacali territoriali e dei rappresentanti della segreteria nazionale nella storica sede palermitana di via del Celso, nel Palazzo del Gran Cancelliere.Tra i risultati rilevanti sulle liste scrutinate, commentati a caldo, spicca la seconda posizione raggiunta dall’Anief a L’Aquila, Chieti, Biella, Agrigento, Caltanissetta, Trapani; molto bene è andato il sindacato anche in Abruzzo e Molise, oltre che nelle province di Teramo, Crotone, Cremona, Campobasso, Verbania e Palermo, dove si è posizionato come terzo. C’è poi da registrare il record di Rsu elette a Napoli, una su dieci del nazionale (113/1176), pari merito tra Milano e Torino (68-65). Altissimo, poi, è risultato il numero di preferenze di voti per lista a Biella (27,78%), Caltanissetta (24,24%) e Teramo (19,30%). Tra i voti raccolti nelle province dove Anief ha presentato le liste vincono Napoli (4.992), Milano (3.743) e Torino (2.659), mentre tra le regioni la Sicilia (9.861), Lombardia (8.323), Campania (7.676) raccolgono quasi la metà dei voti.

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Politica dei piccoli passi: La pazienza ha un limite

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Uno storico destino tocca in questi giorni al movimento 5 stelle. Nelle elezioni del 2015 ottenne un successo significativo con un 25% di consensi da parte dell’elettorato italiano. Non lo spese per un contratto a perdere con gli altri partiti ma preferì la strada dell’opposizione. Oggi ha raggiunto il 32% delle preferenze e pensa che sia giunto il momento di governare cercando i numeri che gli mancano tra coloro che più degli altri si avvicinano ai desiderati degli italiani e che ritiene da parte sua di ben rappresentare. L’ha provato con la Lega di Salvini ma si è imbattuto con quell’uomo di troppo che si chiama Berlusconi che pensa solo ai suoi affari di famiglia. L’ha provato con il PD ma non ha fatto i conti con l’ego smisurato di Renzi che pensa al potere come il suo personale ed esclusivo obiettivo. Ora lo scenario si sta intorbidando di nuovo perché continuiamo a fare la politica per una élite di privilegiati. Dov’è il cambiamento necessario per rimettere in sesto questa nave Italia che scossa dal mare agitato rischia di affondare?
Abbiamo già perso ormai due mesi per inseguire una speranza di rinnovamento e forse ce ne vorranno molti altri prima che la barra si raddrizzi per portarci in acque meno agitate. Ma è giusto che tutto ciò accade? L’opinione pubblica è stanca e persino disgustata nel vedere questo balletto da principianti allo sbaraglio mentre i problemi del paese non vengono affrontati solo perché vi è chi vi rema contro pensando solo ai suoi interessi di bottega. Ci verrebbe da dire ritorniamo a votare e questa volta sbaragliamo le carte e facciamo intendere ai vari avventurieri della politica che vi è un Paese che vuole essere governato e non per soddisfare le ambizioni e gli interessi particolari di chi ha e pensa che chi non ha è solo e resta un suddito senza diritti. Ma ne avremo la forza? (Riccardo Alfonso)

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