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Scuola e bambini ad alto potenziale cognitivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Roma 26 ottobre dalle 16 alle 18,30 nell’Aula Valori della Lumsa, in Via di Porta Castello 44 presentazione a Roma del Master, organizzato con l’Università Lumsa, dal titolo ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’.
Molti bambini ad alto potenziale cognitivo (Apc) sono equilibrati, hanno trovato una loro via e canalizzano le loro capacità in modo adeguato senza sviluppare difficoltà comportamentali. Ma ci sono alcuni bambini ‘gifted’ in cui emergono difficoltà nella sfera emozionale e comportamentale. La loro fragilità emotiva si rintraccia spesso in una bassa tolleranza alla frustrazione, nella difficoltà a gestire qualsiasi tipo di ingiustizia o nel ricorrere a strategie emotivo relazionali che ci si aspetta da bambini più piccoli. Ad aiutare gli insegnanti a cogliere gli aspetti emotivi dei gifted sarà Laura Sartori, psicoterapeuta dell’età evolutiva e coordinatrice del Progetto Alto Potenziale dell’Istituto di Ortofonologia (IdO).
La nuova offerta formativa si propone di far acquisire ai corsisti un insieme strutturato di conoscenze, capacità e competenze in ambito didattico e psicopedagogico per l’alto potenziale cognitivo relativo alla Scuola dell’infanzia, alla Scuola primaria, alla Scuola secondaria di primo e di secondo grado. I destinatari sono i docenti, sia curriculari che di sostegno, delle scuole statali e paritarie; i referenti per la disabilità e coordinatori del sostegno presso scuole statali e paritarie; i dirigenti scolastici delle scuole statali e i coordinatori didattici delle scuole statali e paritarie. Potrà essere pagata interamente con la Carta docente entro il 31 ottobre, termine ultimo delle iscrizioni, e le lezioni partiranno il 15 novembre.
Alla base di tutto c’è l’individuazione precoce dell’elevato livello cognitivo. “Il rischio di un mancato riconoscimento è che i bambini dotati disinvestano sugli apprendimenti qualora percepiscano quello che fanno come poco stimolante o non ne comprendano l’utilità. In alcuni casi- avverte Sartori- vengono inquadrati in profili diagnostici parziali o errati, come Dsa, Adhd o Dop. Purtroppo l’insegnante non riesce sempre ad interpretare la loro apparente mancanza di concentrazione, di competenza e la loro scarsa voglia di lavorare”. L’obiettivo del master è garantire al soggetto plusdotato “il diritto ad essere individuato e ad avere una programmazione didattica volta a potenziare le sue capacità e a compensare le sue difficoltà, rendendolo di supporto al gruppo classe”.
L’IdO ha preparato un protocollo per la realizzazione di un piano didattico personalizzato (PDP) specifico per l’Apc, che include delle aree di solito assenti per gli altri tipi di Bisogni educativi speciali: l’ampliamento e approfondimento di alcune parti del programma e la compattazione dei contenuti già padroneggiati, le strategie di didattica inclusiva e di potenziamento, l’adozione di strumenti digitali più complicati sono solo alcuni esempi. Ogni PDP deve essere ovviamente gestito caso per caso, in base alle risorse del ragazzo e alle possibilità della scuola.
Al convegno prenderanno la parola anche Maria Cinque, professore di Didattica e pedagogia speciale dell’Università Lumsa e direttrice del Master; Raffaele Ciambrone, dirigente tecnico presso la Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Miur; Simona De Stasio, docente di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università Lumsa e direttrice del Master; Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’IdO; Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell’età evolutiva e responsabile del servizio di Psicoterapia dell’IdO; Rossella Sonnino, dirigente scolastico dell’IC Regina Elena.

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Ogni minuto, nel mondo, 5 bambini sotto i 5 anni muoiono per malnutrizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Ề per loro che oggi Save the Children lancia la campagna globale Fino all’ultimo bambino, per salvare i bambini che soffrono di malnutrizione e tenere alta l’attenzione su un killer silente e devastante che contribuisce in maniera decisiva alla morte di circa la metà dei 5,4 milioni di minori con meno di cinque anni che ogni anno, a livello globale, perdono la vita per malattie facilmente curabili e prevenibili.
Il numero di persone che oggi soffrono la malnutrizione e l’insicurezza alimentare, inoltre, è ancora aumentato, passando da 804 milioni nel 2016 a 821 milioni nel 2017, circa 1 persona su 9 al mondo. Conflitti, disastri naturali provocati dai cambiamenti climatici e povertà, evidenzia il rapporto di Save the Children, sono i tre principali fattori che determinano il dilagare della malnutrizione infantile. Nelle zone di conflitto, tra cui Yemen, Siria e Repubblica Democratica del Congo, più di mezzo milione di bambini sotto i 5 anni, potrebbero morire entro la fine dell’anno per malnutrizione se non riceveranno urgente assistenza umanitaria. Allo stesso modo, gli effetti devastanti di una prolungata siccità hanno lasciato 700 mila bambini gravemente malnutriti nel Corno d’Africa, mentre nei contesti particolarmente segnati dalla povertà i minori hanno maggiori probabilità di morire prima di aver compiuto i 5 anni, con 9 bambini su 10 colpiti da malnutrizione acuta che vivono in paesi a medio o basso reddito.
Due bambini su 3 che soffrono di malnutrizione cronica si trovano in paesi dove c’è la guerra, mentre nelle 10 aree maggiormente devastate dai conflitti – RD Congo, Sudan, Afghanistan, Yemen, Somalia, Sud Sudan, Siria, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Iraq – più di 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni (in aumento del 20% rispetto al 2016) sono colpiti da malnutrizione acuta grave, la forma più estrema e pericolosa di malnutrizione, con sintomi che includono costole esposte e rilassamento cutaneo, forte perdita di massa corporea, rigonfiamenti dell’addome, delle caviglie e dei piedi, cedimento dei vasi sottocutanei e grave depressione del sistema immunitario. In questi paesi, più di 590.000 bambini, in media 1.600 al giorno o uno al minuto, rischiano di morire entro la fine dell’anno se non riceveranno trattamenti urgenti e adeguati contro la malnutrizione, di cui oltre 327.000 solo nella Repubblica Democratica del Congo, più di 105.000 in Sudan e circa 72.000 in Afghanistan. In Yemen, a oltre tre anni e mezzo dall’inizio dell’escalation del feroce conflitto, gli ostacoli posti alla distribuzione di cibo e medicine da tutte le parti in causa e i recenti combattimenti per il controllo del porto strategico di Hodeidah hanno spinto il paese sull’orlo della carestia, con più di 5 milioni di bambini costretti ad affrontare la quotidiana carenza di cibo. Quanto alla Siria, dove attualmente circa 3,5 milioni di persone continuano a vivere in zone assediate nelle quali l’accesso ai convogli umanitari viene ancora negato, più di 13 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria con quasi 2.400 bambini sotto i 5 anni a rischio di morte entro fine anno per cause legate alla malnutrizione.
Molti minori che vivono in tali contesti potrebbero essere salvati, se si interviene in maniera efficace e puntuale, come ad esempio è avvenuto nei 3 stati nordorientali della Nigeria colpiti duramente dagli scontri armati, Borno, Adamawa e Yobe. Secondo le stime, dopo due anni di intervento continuo, i casi di malnutrizione acuta grave non trattati si sono ridotti a 12.000, anche se 2.000 di questi sono a rischio per la vita se non riceveranno le cure necessarie, ma questo rappresenta un risultato positivo rispetto ai più di 300.000 casi stimati di mancato trattamento e 60.000 bambini morti nel 2016 nei tre Stati.
Oggi fino a 500 milioni di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo e che producono fino all’80% del cibo totale in Asia e Africa subsahariana sono esposti agli effetti dei cambiamenti climatici, spesso costrette ad abbandonare le proprie terre in cerca di condizioni di vita migliori. Le conseguenze sono particolarmente gravi sugli individui più vulnerabili, tra cui soprattutto i bambini i quali in molti casi, oltre ad essere privati del cibo necessario per il loro sano sviluppo, sono esposti a meccanismi di sopravvivenza che ne compromettono irrimediabilmente il futuro, come i matrimoni precoci, il lavoro minorile o la prostituzione. Disastri naturali come siccità e inondazioni, inoltre, provocano l’interruzione scolastica per i minori, privandoli così di uno spazio sicuro dove molto spesso viene fornito a loro e alle loro famiglie cibo adeguato, acqua pulita e servizi sanitari. Nel Corno d’Africa, dove una prolungata siccità ha colpito più di 17 milioni di persone, si stima che oltre 6 milioni di bambini rischiano di abbandonare la scuola.
In Etiopia, che nel 2017 ha subito la peggiore crisi idrica degli ultimi 30 anni a causa delle ripetute siccità provocate da El Niňo, l’insicurezza alimentare ha colpito circa 5,6 milioni di persone, tra cui 2,7 milioni di bambini e donne in gravidanza o in fase di allattamento. Anche in Kenya la gravissima siccità dello scorso anno, che ha significativamente ridotto la resa dei campi e del bestiame, ha avuto conseguenze devastanti sulla popolazione, specialmente nelle zone più aride, lasciando circa 370 mila bambini e 37 mila donne incinte e neomamme in necessità di assistenza alimentare. L’assenza di cibo e acqua pulita nelle scuole, inoltre, ha costretto quasi 1 milione di bambini ad abbandonare gli studi, così come si sono moltiplicati i casi di colera, dengue e malaria. In Somalia, inoltre, un paese martoriato da un mix micidiale di guerra e cambiamenti climatici dove si conta quasi 1 milione di minori sfollati, nel 2017 più di 6 milioni di persone, di cui la gran parte bambini, aveva bisogno di assistenza umanitaria urgente. Qui si registra il tasso di mortalità infantile più elevato della regione (127 bambini morti ogni 1.000 nati)[19] e il rischio di contrarre malattie fatali come morbillo o colera è 9 volte superiore alla media. All’inizio del 2018, infine, più di 7 minori su 10, nel paese, non andava a scuola, esposti pertanto ai gravi rischi di sfruttamento, reclutamento forzato nelle guerriglie locali, matrimoni e gravidanze precoci. La povertà continua a rappresentare un freno significativo nella lotta alla malnutrizione. Nei paesi più poveri, infatti, oggi circa 385 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà estrema, spesso privati di cibo adeguato, acqua, servizi sanitari e della possibilità di andare a scuola. Emblematico, da questo punto di vista, è il dato in base al quale il 90% dei bambini colpiti da malnutrizione acuta vive in paesi a medio o basso reddito. In India, la povertà è il principale fattore scatenante della malnutrizione infantile. Solo in Africa subsahariana, inoltre, il 40% della popolazione non ha accesso ad acqua sicura, con punte del 60% nelle zone rurali dell’Africa orientale, e 7 persone su 10 non possono usufruire di servizi sanitari essenziali, con altissimi rischi per i più piccoli di morire per malattie facilmente curabili e prevenibili.
Da numerosi anni Save the Children è impegnata su scala mondiale per lottare contro la malnutrizione e salvare le vite dei bambini e delle loro mamme, in aree colpite da conflitti o disastri e dove i sistemi sanitari scarseggiano, attraverso un approccio integrato e multisettoriale alla nutrizione e allo sviluppo. Solo nel 2017, grazie alla campagna Fino all’ultimo bambino, Save the Children ha raggiunto 33 milioni di bambini con i suoi programmi di salute e nutrizione. I progetti dell’Organizzazione, oltre a prevedere azioni specifiche per trattare i casi di malnutrizione, si estendono anche ai settori dell’istruzione, dell’igiene, della salute e della resilienza ai disastri climatici con l’obiettivo di contribuire anche in maniera indiretta ad aumentare il livello di nutrizione di madri e bambini. Anche quest’anno tutti potranno sostenere la campagna Fino all’ultimo bambino attraverso il numero solidale 45533, attivo dal 15 ottobre al 14 novembre.

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Un milione di bambini che recitano assieme il Rosario per l’unità e la pace

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Come ormai avviene da tredici anni, il 18 ottobre Aiuto alla Chiesa che Soffre invita i bambini di tutto il mondo alla preghiera.Si tratta di una proposta che negli anni scorsi ha raccolto numerosissime adesioni. «Hanno partecipato bambini di circa 80 paesi e tutti i continenti – spiega padre Martin Barta, assistente ecclesiastico internazionale di ACS – Lo scorso anno anche dall’Argentina, da Cuba, dal Camerun, dall’India o dalle Filippine. È veramente un evento della Chiesa in tutto il mondo!». Ecco perché il materiale messo a disposizione dalla Fondazione – una guida per la recitazione del Rosario, una locandina ed una lettera di invito per bambini e adulti – è disponibile in 25 lingue, anche in arabo o in hausa, lingua parlata nell’Africa occidentale e soprattutto nella perseguitata Nigeria.L’iniziativa è nata nel 2005 a Caracas, in Venezuela. Mentre un gruppo di bambini pregava davanti ad un’edicola votiva, alcune donne presenti hanno avvertito la presenza della Vergine. Una di loro si è ricordata allora della promessa di Padre Pio: «Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà». «E proprio di questo si tratta – afferma padre Barta – la fiducia nella forza della preghiera dei bambini. Gesù ci insegna: “Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18,3)». La data del 18 ottobre è stata scelta sia perché ci troviamo nel mese mariano, sia perché in questo giorno cade la memoria liturgica di Luca Evangelista. «Lui ci ha tramandato la storia dell’infanzia di Gesù e, secondo la tradizione, era molto legato a Maria, la madre di Dio. Questa è quindi la data giusta».Da sempre Aiuto alla Chiesa che Soffre unisce al sostegno della pastorale della Chiesa in tutto il mondo e alla denuncia delle limitazioni alla libertà religiosa, iniziative legate alla preghiera. «Noi ci consideriamo anche una comunità di preghiera – afferma padre Barta – Con il lavoro svolto quotidianamente in 149 Paesi, ACS vive quanto i cristiani e tutto il mondo soffrano molto per il terrore e la guerra. Solo Dio può portare la pace. Noi possiamo contribuire con il nostro lavoro, ma soprattutto con la nostra preghiera».Per questo ACS, attraverso le sue 23 sedi nazionali, invita in tutto il mondo genitori, insegnanti e quanti lavorano nelle scuole, negli asili, negli ospedali, negli orfanotrofi ed in qualunque luogo vi siano gruppi di bambini, ad esortare i piccoli a recitare il Rosario.

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“Roma Capitale a sostegno dei diritti dei bambini”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

“La nostra attenzione al fenomeno dei maltrattamenti nelle scuole resta alta. Siamo fermamente convinti che lo strumento migliore per scongiurare i vari episodi di abusi nei confronti dei piccoli sia la prevenzione.L’argomento è stato ampiamente trattato nella Commissione Scuola odierna, dove l’organizzazione internazionale Save the Children ha parlato di un progetto sviluppato in collaborazione con le istituzioni del Municipio XIII. Attraverso il confronto continuo e costante con i funzionari educativi, il personale Ata e altre figure a stretto contatto quotidiano con i bambini, si è pervenuti all’elaborazione di una serie di linee guida che prevedono un patto educativo con gli insegnanti, alla redazione di un manuale relativo alle misure di prevenzione e di segnalazione degli abusi e alla definizione di adeguati percorsi di formazione finalizzati a evitare potenziali ‘burn-out’ da parte di chi è preposto all’educazione dei piccoli alunni delle scuole romane.Al riguardo, assieme all’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale e al Dipartimento Scuola, stiamo implementando una serie di provvedimenti atti a contrastare eventuali episodi di maltrattamenti: tra questi, la reintroduzione (dopo anni di assenza) del Piano triennale per l’aggiornamento e la formazione delle educatrici e delle insegnanti, la diffusione delle buone prassi, la sensibilizzazione alla cultura della segnalazione di comportamenti, una convenzione stipulata con l’ordine degli psicologi tre mesi fa e una fitta interlocuzione, avviata con Save The Children nel gennaio 2017, per la stipula di un protocollo da applicare in tutti gli istituti scolastici di competenza comunale.Una serie di importanti iniziative che la Commissione Scuola monitorerà attentamente e che saranno argomento di discussione di altre sedute della Commissione stessa”.Lo dichiara, in una nota stampa, il presidente della Commissione capitolina Scuola Maria Teresa Zotta.

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Yemen: almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti in tre anni

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

“Le nuove violenze a Hodeidah rappresentano l’ennesimo colpo agli sforzi di pace nello Yemen, un paese che scivola sempre più nel caos e nella miseria. L’escalation di ostilità sta mettendo migliaia di bambini che vivono nella zona e nei dintorni a rischio imminente di essere feriti o di morire. Gli attacchi aerei e i combattimenti a terra potrebbero anche portare a nuove ondate di sfollamenti e ad interruzioni nella fornitura di acqua potabile sicura. Poiché l’accesso a beni e servizi essenziali è già fortemente limitato in gran parte dello Yemen, l’impatto di ulteriori violenze potrebbe essere catastrofico, con il porto di Hodeidah come punto critico di ingresso per le forniture umanitarie salvavita, il carburante e i beni commerciali da cui dipende gran parte del paese per la sopravvivenza.Il mondo ha lanciato appelli forti e chiari affinché il porto sia risparmiato. Questi appelli devono essere onorati. Sono in gioco le vite di decine di migliaia di bambini. Non è troppo tardi per tornare al tavolo dei negoziati e riunirsi agli sforzi di pace dell’Inviato Speciale dell’ONU.Almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti nello Yemen da quando il conflitto si è intensificato tre anni fa. Solo la pace può porre fine a questo spargimento di sangue. Fino a quando non arriverà, chiediamo alle parti la massima moderazione per risparmiare vite umane e consentire l’accesso umanitario”.

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In Italia oltre 1 milione e 200 mila bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

“Ci sono in Italia, dichiara Il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, oltre 1 milione e 200 mila bambini e ragazzi che vivono in povertà assoluta (12,1% del totale). 2 milioni e 156 mila vivono in povertà relativa. E’ inammissibile. Sono dati allarmanti che non possiamo guardare con indifferenza. Occorre da subito stabilire un piano di investimenti e azioni che possano ovviare a questa situazione di disagio che non tende a fermarsi ma che anzi è in aumento rispetto al passato”.“Sui temi globali” continua Samengo “Viviamo un’epoca complessa. L’infanzia nel mondo è negata sempre più da guerre che non sembrano finire come la Siria giunta al suo ottavo anno, lo Yemen, conflitto che vede bambini usati come soldato, trucidati mentre vanno a scuola senza pietà oppure il Sud Sudan dove si combatte da anni senza vie di uscita. In Libia continuano i focolai di instabilità mentre tanti ancora sono i conflitti dimenticati cui siamo sempre più indifferenti o assuefatti. Occorre più attenzione da parte di tutti su queste tragedie”. “Ci sono infine 50 milioni di bambini in movimento, 28 milioni fuggono da guerre, i restanti si spostano per calamità, per fame, povertà o a causa di violenze e abusi” conclude “Il tema delle grandi migrazioni trovi nell’agenda dei governi così come delle regioni soluzioni concrete e azioni di integrazione e inclusione, che disinneschino paura e terrore e che sono l’antidoto invece contro la pericolosa disumanità imperante”.

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Yemen: 21 bambini uccisi a luglio, altri 55 ad agosto

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

“Secondo team delle Nazioni Unite che operano sul campo, 21 bambini sono stati uccisi a causa del conflitto in Yemen a luglio. Altri 55- secondo le notizie- sarebbero stati uccisi in due settimane in agosto. Dopo oltre 3 anni di conflitto, la situazione dei bambini in Yemen continua a peggiorare, non a migliorare. I servizi sociali funzionano a malapena e tutto il paese è sull’orlo del collasso. La maggior parte dei dipendenti pubblici non riceve stipendio da almeno due anni. Le infrastrutture civili già indebolite – comprese reti idriche, scuole e strutture sanitarie – sono state attaccate.
L’offerta dei beni di basi è estremamente scarsa. Quando questi servizi non vengono erogati, i bambini sono i primi a subirne le conseguenze perché i loro bisogni, sanitari, di istruzione e di protezione, vengono trascurati.Se non agiamo adesso, l’impatto di questa guerra ci tormenterà per le prossime generazioni. Anche se il conflitto dovesse finire oggi, ci vorrebbero anni per ricostruire il paese.
Chiedo alle parti in conflitto in Yemen, che dovrebbero riunirsi per i colloqui di pace per la prima volta in tre anni, e ai loro alleati, di porre la protezione dei bambini al centro della discussione e dei risultati che ne verranno.In particolare, chiedo alle parti in conflitto di:
garantire accesso sicuro e senza impedimenti a tutti i bambini che hanno bisogno di aiuto, secondo i principi umanitari e in linea con il diritto umanitario internazionale e i diritti umani.Porre fine agli attacchi aerei e agli attacchi sui civili e le infrastrutture civili, soprattutto per proteggere le vite dei bambini;Interrompere il reclutamento e l’uso di bambini nel conflitto e rilasciare tutti i bambini associati con forze o gruppi armati;Fermare l’arresto arbitrario e la detenzione dei bambini, compresi tutti quelli detenuti per presunta associazione con gruppi d’opposizione armati, il rilascio di tutti i bambini detenuti per accuse legate alla sicurezza e garantire loro supporto per il reintegro.I bambini dello Yemen hanno bisogno di superare tutto questo. Hanno bisogno di giustizia. Hanno bisogno di una pace durevole, adesso”.

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Ebola: aiuti a 82mila bambini in 250 scuole in RD Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 settembre 2018

Dato che oltre 82.500 bambini si preparano al nuovo anno scolastico nelle aree colpite da Ebola nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, l’UNICEF sta ampliando i programmi per l’istruzione, la salute, l’acqua e i servizi igienico-sanitari per aiutare le scuole a fornire ambienti per l’apprendimento sicuri per bambini e insegnanti. Il Governo della Repubblica Democratica del Congo ha recentemente deciso di procedere come pianificato con l’inizio dell’anno scolastico nelle provincie colpite di Nord Kivu e Ituri, dove circa 250 scuole figurano nell’elenco delle zone sanitarie colpite da Ebola.“L’istruzione è un diritto per ogni bambino ed è essenziale per sviluppare il loro pieno potenziale. Soprattutto in periodi di crisi come durante l’epidemia di Ebola, le scuole per i bambini sono vitali per trovare una stabilità, imparare misure di prevenzione e ricevere supporto psicosociale,” ha dichiarato Gianfranco Rotigliano, Rappresentante UNICEF in Repubblica Democratica del Congo a seguito di una missione a Mangina, epicentro dell’epidemia di Ebola. “Ogni sforzo deve essere fatto per garantire un inizio del nuovo anno scolastico sicuro e senza problemi,” ha aggiunto.I responsabili e gli insegnanti delle scuole saranno formati su come prevenire e proteggersi da Ebola e come istruire i bambini sulle corrette pratiche igieniche per prevenire la diffusione del virus. Per garantire che le scuole nelle zone sanitarie colpite siano preparate per una risposta adeguata, l’UNICEF sta distribuendo aiuti igienico-sanitari e idrici che comprendono: termometri laser, kit per lavarsi le mani, megafoni e cartelloni con informazioni sulla prevenzione per le 250 scuole.

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Rohingya: i bambini che hanno subito atroci violenze non hanno ancora ottenuto la giustizia che meritano

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Save the Children accoglie favorevolmente i principali risultati e le raccomandazioni emerse dal Rapporto dell’inchiesta internazionale indipendente in Myanmar, pubblicato oggi.
Ad un anno dalle violenze e dalle atrocità commesse nello Stato di Rakhine che hanno causato la fuga di oltre 700.000 Rohingya verso il Bangladesh, l’impatto devastante che queste hanno avuto sui bambini è emerso in modo chiaro. In particolare, l’inchiesta ha chiarito che gli attacchi diffusi e sistematici contro la popolazione civile negli stati di Rakhine, Kachin e Shan, equivalgono a crimini contro l’umanità e crimini di guerra, e forse anche a un genocidio.A causa delle continue violenze perpetrate nello stato di Rakhine dall’agosto 2017, i bambini sono stati sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani, come omicidi, menomazioni e violenze sessuali. I bambini sono stati uccisi davanti ai propri genitori e le ragazze hanno subito violenza sessuale. Di circa 500.000 bambini Rohingya in Bangladesh, molti sono fuggiti da soli dopo che i loro genitori sono stati uccisi o dopo essere stati separati dalle loro famiglie. La missione conoscitiva ha raccolto le testimonianze di molti bambini con ferite visibili che raccontavano di sparatorie, pugnalate o bruciature.Il rapporto ha proposto un percorso rivoluzionario, centrato sulla vittima, completo e inclusivo, sottolineando l’importanza che esso venga dalla comunità internazionale, al fine di interrompere il clima di impunità e garantire che tutte le istituzioni statali si sentano responsabili nei confronti della popolazione.”Le prove presentate dall’inchiesta sono chiare. Migliaia di bambini negli stati di Rakhine, Kachin e Shan hanno sofferto enormemente le violenze perpetrate per mano dell’esercito del Myanmar e di altri gruppi. Da tempo si attende un’azione incisiva. I bambini e le loro famiglie sono stati assassinati, aggrediti sessualmente e costretti a fuggire da villaggi in fiamme, e non hanno ancora ottenuto la giustizia che meritano. Stabilire i fatti attraverso l’inchiesta è stato un primo passo fondamentale verso l’ottenimento della giustizia, tuttavia ora deve esserci un passo avanti delle indagini al fine di identificare la responsabilità” ha commentato Michael McGrath, Direttore di Save the Children in Myanmar. “Save the Children sta chiedendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di deferire senza indugio il Myanmar alla Corte penale internazionale. Esortiamo inoltre il Consiglio dei diritti umani a istituire un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente alla 39a sessione di settembre, con personale esperto che ha esperienza specifica in interviste ai bambini che hanno sofferto o sono stati testimoni di atrocità. Ai bambini dovrebbe anche essere fornito un sostegno sia psicosociale che di accesso alla giustizia, così come risarcimenti e reintegri”.

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The Children of the Great War

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

Venezia Venerdì 31 Agosto 2018 «L’unica storia al mondo della Grande Guerra raccontata dagli ultimi superstiti e ripresi in un documentario dal regista Alessandro Bettero: i bambini di allora» nella 75° mostra internazionale d’arte cinematografica.
Centenari e ultracentenari, e i figli dei soldati. Sono gli ultimi testimoni della Prima Guerra mondiale combattuta sul fronte italiano. Vissero la guerra in casa, dall’Isonzo all’Adige quando l’Italia Nord orientale era contemporaneamente un campo di battaglia e un territorio abitato. Famiglie intere, spesso imparentate tra loro, si ritrovarono involontariamente nemiche su fronti opposti. Da una parte: italiani, francesi, inglesi, americani e cecoslovacchi. Dall’altra: austriaci, tedeschi e ungheresi. Questa è l’unica storia al mondo della Grande Guerra raccontata dagli ultimi superstiti: i bambini di allora.
La guerra rappresentò per questi bambini l’opportunità di assaggiare la marmellata degli inglesi, di procurare le lumache ai francesi, di veder volare il dirigibile Zeppelin, di conoscere D’Annunzio ed Hemingway, di assistere alla violenza e alle atrocità della guerra, di sopravvivere alla terribile influenza “spagnola”. Ma anche di sperimentare la fame e la sofferenza, la rabbia e la morte, la speranza e il riscatto e, finalmente, la pace. Un’epopea in cui spicca l’eroismo delle donne. Nell’anno del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, sono questi bambini a raccontare senza mediazioni narrative, senza voice-over, quel capitolo decisivo della nostra storia, qui suddiviso in “cinque atti”: la vita prima della guerra, la guerra in casa e i padri al fronte, Caporetto e la ritirata, la vittoria, le speranze tradite.
Il documentario è arricchito da filmati e foto d’epoca ritrovati negli archivi di tutto il mondo, da re-enactment storico, e con la voce originale del discorso della vittoria del generale Diaz.Frutto di un lavoro capillare e certosino durato alcuni anni, questo film è la testimonianza irripetibile e introvabile di un pezzo di storia che ora appartiene alla memoria collettiva dell’Italia, ma anche dell’Europa e del mondo. Durante e dopo le registrazioni delle loro testimonianze, i “Bambini” sono quasi tutti scomparsi. Dei loro drammi, della loro vita, delle loro memorie è rimasto questo film. La loro ultima e consapevole eredità, preziosa per noi e per chi verrà dopo di noi. Una sessantina di storie personali e familiari che nessun libro ha mai raccontato, e mai potrà raccontare. Un monito per noi e per le generazioni future. Un messaggio, senza tempo, di pace e di tolleranza. Lingue: Italiano, Inglese (sottotitoli)

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Bambini orfani a causa delle brutali violenze in Myanmar

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 agosto 2018

Un bambino Rohingya su due fuggito in Bangladesh senza i genitori è rimasto orfano a causa delle brutali violenze. Lo afferma una nuova ricerca di Save the Children in occasione del primo anniversario dalla crisi il prossimo 25 agosto.Al momento nel campo di Cox’s Bazar ci sono più di 6.000 bambini Rohingya non accompagnati, che sono senza genitori o adulti di riferimento, dove si trovano ad affrontare gravi conseguenze per la carenza di cibo e sono sempre più esposti al rischio di sfruttamento e abusi. Secondo i dati raccolti, il 70% dei bambini intervistati è stato separato dai genitori o da maggiorenni di riferimento per conseguenza diretta di attacchi violenti, il 63% durante assalti contro i villaggi e il 9% nella fuga verso il Bangladesh. Inoltre, sottolinea Save the Children, il 50% di loro ha dichiarato che i propri genitori (o chi si prendeva cura di loro) sono stati uccisi in questi stessi attacchi, lasciandoli definitivamente orfani dopo aver assistito a scene di violenza inaudita. Save the Children chiede che gli autori di questi attacchi sistematici, spietati e deliberati in Myanmar siano chiamati a rispondere per i loro crimini ai sensi del diritto internazionale, e a tutti i paesi di sostenere con forza le iniziative ONU volte ad assicurare i responsabili alla giustizia.”I nostri dati non possono pretendere di essere rappresentativi di tutti i bambini rifugiati orfani e soli a Cox’s Bazar, ma dipingono comunque il quadro spaventoso di un sanguinoso conflitto in cui i civili sono stati presi di mira e uccisi in massa” afferma Pierce. “Per garantire che le organizzazioni umanitarie possano proseguire a fornire un supporto essenziale a questi bambini, la comunità internazionale dei donatori deve sovvenzionare interamente il piano di risposta congiunta di 950 milioni di dollari per il 2018, finanziato attualmente solo per un terzo. Dobbiamo anche garantire che i bambini rifugiati Rohingya, nonostante la loro condizione di sfollati, possano ricevere un’educazione di qualità ed inclusiva, e sia garantito un supporto psicologico adeguato nei casi di maggiore fragilità.” Save the Children, ha raggiunto oltre 350.000 bambini Rohingya a Cox’s Bazar negli ultimi 12 mesi, compresa una grande maggioranza di coloro che sono rimasti orfani o sono stati separati dai propri genitori, creando circa 100 spazi dedicati per i bambini e le ragazze nei campi profughi Rohingya a Cox’s Bazar, che forniscono a quasi 40.000 bambini uno spazio sicuro per giocare, riprendersi e tornare ad essere bambini, e attraverso programmi di protezione e accesso all’istruzione, di salute e nutrizione, di distribuzione di acqua e cibo, e garantendo servizi igienico-sanitari.
Tra i minori che Save the Children supporta c’è Humaira, 17 anni, fuggita in Bangladesh con alcuni vicini del suo villaggio dopo che i suoi genitori sono stati uccisi davanti ai suoi occhi negli attacchi di agosto dell’anno scorso. L’operatrice, Rashna Sharmin Keya ha raccontato che solo dopo un mese e gli incontri con uno psicologo Humaira è riuscita a parlare della sua storia. Ma, dopo mesi di ricerche, è stato finalmente possibile ricongiungerla con i suoi due fratelli più piccoli. Ora vivono insieme, con la responsabilità del resto della famiglia sulle sue spalle.

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Epidemia di Ebola: Bambini a rischio nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Secondo l’UNICEF i bambini rappresentano una percentuale insolitamente elevata di persone colpite dall’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale.
Due bambini sono già morti a causa della malattia. I centri di cura per Ebola di Beni e Mangina stanno attualmente curando sei bambini colpiti dalla malattia o sospetti. L’UNICEF ha individuato 53 bambini orfani che hanno perso i genitori a causa di Ebola.”I bambini colpiti dall’epidemia in corso necessitano di particolare attenzione e cure”, ha dichiarato il Dottor Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella RDC. “Le donne sono spesso le prime a prendersi cura dei bambini, quindi se sono colpite dalla malattia, c’è un rischio maggiore che i bambini e le famiglie diventino vulnerabili”.L’UNICEF e i suoi partner hanno formato 88 operatori psicosociali per assistere e confortare i bambini nei centri e per sostenere i bambini che sono stati dimessi in quanto liberi da Ebola, ma che possono ancora essere a rischio di stigmatizzazione all’interno della comunità. Gli operatori psicosociali organizzano attività di sensibilizzazione per facilitare il ritorno di questi bambini nelle loro comunità.”L’impatto della malattia sui bambini non è limitato a coloro che sono stati colpiti o sospettati di esserlo”, ha dichiarato Rotigliano. “Molti bambini si trovano di fronte alla malattia o alla morte dei loro genitori e dei loro cari, mentre alcuni bambini hanno perso gran parte dei loro familiari e sono isolati. Questi bambini hanno urgente bisogno del nostro sostegno”. L’UNICEF supporta le famiglie affidatarie per questi bambini e fornisce loro assistenza psicosociale e alimentare.

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Bambini migranti e rifugiati: rapporto “Sradicati in America Centrale e Messico”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

68.409 bambini migranti sono stati detenuti in Messico fra il 2016 e aprile 2018, il 91% dei quali sono stati espulsi verso l’America Centrale. Circa 96.216 migranti dall’America centro-settentrionale, fra cui 24.189 donne e bambini sono stati rimpatriati dal Messico e dagli Stati Uniti fra gennaio e giugno di quest’anno; oltre il 90% è stato espulso dal Messico: questi i principali dati del nuovo rapporto (serie Child Alert) dell’ UNICEF “Sradicati in America Centrale e Messico – Bambini migranti e rifugiati affrontano un circolo vizioso di difficoltà e pericoli” (“Uprooted in Central America and Mexico”), che esamina le diverse sfide e pericoli che affrontano i bambini e le famiglie migranti e rifugiate durante il difficile processo di migrazione e rimpatrio.Secondo il rapporto dell’UNICEF, estrema violenza, povertà e mancanza di opportunità non sono soltanto cause delle migrazioni irregolari di bambini dall’America centro-settentrionale (El Salvador, Guatemala e Honduras) e dal Messico, ma anche conseguenze delle espulsioni dal Messico e dagli Stati Uniti. L’UNICEF ha invitato i governi a lavorare insieme per attuare delle soluzioni che aiutino a ridurre le cause scatenanti delle migrazioni irregolari e forzate ed a tutelare il benessere dei bambini rifugiati e migranti durante il viaggio.Più nello specifico, i risultati del rapporto includono:
Povertà – El Salvador, Guatemala e Honduras sono fra i paesi più poveri dell’emisfero occidentale, con, rispettivamente, il 44, il 68 e il 74% dei bambini che vivono in povertà. I bambini e le famiglie povere spesso chiedono dei prestiti per finanziare la loro migrazione irregolare verso gli Stati Uniti, lasciandoli in una situazione finanziaria ancor più precaria quando sono fermati e rimandati indietro senza denaro e si trovano impossibilitati a ripagare i loro prestiti. Questa pressione economica può lasciare i bambini e le famiglie senza casa o senza le risorse necessarie per pagare i beni di prima necessità.
Violenza – La violenza delle gang è pervasiva in molte comunità dell’America centro-settentrionale, con bambini presi come obiettivo di reclutamento, abusi e persino omicidio. Fra il 2008 e il 2016 in Honduras, per esempio, circa un bambino ogni giorno è stato vittima di omicidio. Analogamente, a El Salvador, 365 bambini sono stati uccisi nel 2017, mentre l’anno scorso in Guatemala sono stati segnalati 942 casi di morti violente di bambini. I bambini e le famiglie che migrano a causa di minacce di violenza possono essere esposti a un rischio ancora maggiore se sono costretti a ritornare, senza nessun supporto o protezione, nelle comunità in cui erano precedentemente in pericolo. Molti rimpatriati finiscono per diventare sfollati interni perché per loro è insicuro tornare a casa.
Stigmatizzazione – I bambini e le famiglie rimpatriate affrontano la stigmatizzazione all’interno delle comunità a causa del loro tentativo fallito di arrivare in Messico o negli Stati Uniti. Questo può rendere ancora più difficile per i bambini rimpatriati reintegrarsi a scuola e per gli adulti trovare un lavoro.
Separazione e detenzione – La separazione familiare e la detenzione da parte delle autorità competenti in materia di migrazione, sono esperienze fortemente traumatizzanti che possono pregiudicare lo sviluppo a lungo termine del bambino. Tenere le famiglie unite e supportare
alternative alla detenzione sono misure fondamentali per assicurare il superiore interesse dei bambini migranti e rifugiati.
Il rapporto evidenzia inoltre una serie di raccomandazioni per tenere i bambini rifugiati e migranti al sicuro e ridurre i fattori che spingono le famiglie e i bambini a lasciare le loro case in cerca di sicurezza o un di futuro con maggiori speranze attraverso rotte migratorie irregolari e pericolose. I programmi supportati dall’UNICEF in America centro-settentrionale e Messico stanno facendo la differenza, ma mentre molti giovani migranti, rifugiati e rimpatriati ne stanno traendo beneficio, queste iniziative dovrebbero essere allargate in maniera esponenziale per rispondere a tutte le sfide che affrontano i bambini a rischio della regione.

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Bambini in cucina con gli chef stellati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Casinalbo (Modena) sabato 6 e domenica 7 ottobre dalle 10.00 alle 20.00 alle porte di Modena, presso il club la Meridiana, Via Sant’Ambrogio 66, torna “Cuochi per un giorno”, il Festival nazionale di cucina per bambini. Sei edizioni, un grande successo: una villa settecentesca e un parco secolare faranno da sfondo alle creazioni culinarie dei piccoli cuochi. Lo scorso anno oltre 6.000 partecipanti con grembiulino e cappello d’ordinanza hanno messo le mani in pasta per realizzare altrettante ricette, pensate apposta per loro. L’evento è ideato da Laura Scapinelli e dallo staff de “La Bottega di Merlino”, libreria per ragazzi e laboratori creativi di Modena.
Due giornate, decine di appuntamenti e laboratori in cui gli chef in erba potranno annusare, toccare, dosare, impastare, miscelare, modellare, cuocere e mettersi alla prova, imparando tante cose nuove. Non mancheranno vere e proprie lezioni di cucina con cuochi stellati da tutta Italia, per incuriosire anche mamma e papà: tra gli altri hanno già confermato la loro presenza Cristina Bowerman, chef del ristorante romano Glass Hostaria, Ascanio Brozzetti, pastry chef del ristorante Le Calandre di Padova, Daniele Reponi, paninaro gourmet de “La prova del cuoco” di Rai 1, il giovane Davide Caranchini, chef del ristorante Materia di Cernobbio. Ci sarà anche Ana Ros, chef del ristorante Hisa Franko di Caporetto, in Slovenia, proclamata lo scorso anno migliore chef donna al mondo, con un contributo video realizzato appositamente per “Cuochi per un giorno”. Ogni piccolo partecipante potrà cimentarsi in fantasiose ricette con la supervisione di uno chef e il supporto di un’atelierista, vivendo un’esperienza ludica ma allo stesso tempo formativa e con la possibilità di imparare le regole del mangiar sano. Non mancheranno attività interattive collaterali: al Festival saranno presenti numerosi stand per avvicinarsi alla cucina attraverso diversi linguaggi espressivi. Ci sarà una libreria golosa spettacoli e storie in cucina, angoli sensoriali e giochi.
Cucinare coinvolge i 5 sensi, migliora concentrazione, manualità e precisione, arricchisce il vocabolario e allena al rispetto delle regole e alla pazienza. “Cuochi per un giorno” è un’occasione per tutti gli uder 12: “Cucinare è una delle attività pratiche ritenute da Maria Montessori molto importanti per lo sviluppo dei bambini, e loro possiedono le doti giuste: passione, creatività e curiosità – spiega Laura Scapinelli, ideatrice del festival – Dar forma alla frolla o alla sfoglia, rompere e sbattere le uova, grattugiare il formaggio, tagliare un frutto, mescolare gli ingredienti sono mansioni che abituano all’autonomia, allenano la manualità, stimolano i sensi del tatto e del gusto ed educano ad avere un atteggiamento positivo verso il cibo. Il nostro, poi, è un festival ecosostenibile: insegnamo ai piccoli chef anche a cucinare con gli avanzi, proponendo diverse attività legate al recupero e al riuso”.Inoltre, attraverso la loro partecipazione, i bambini aiutano altri bambini: parte del ricavato della manifestazione verrà infatti devoluto ai clown di corsia dell’associazione VIP Modena Onlus (Viviamo in Positivo Modena Onlus), che portano il sorriso ai piccoli pazienti ricoverati in ospedale e incidono positivamente sui tempi di guarigione perché usando l’arte (la mimica, la comicità, la pantomima) facilitano l’espressione delle emozioni. I clown saranno anche al festival con il loro strano abbigliamento, il modo un po’ buffo di camminare e muoversi e la loro energia per strappare un sorriso a tutti i presenti. Il prezzo del biglietto varia a seconda delle attività a cui si sceglie di partecipare. Tutte le informazioni e il regolamento si trovano sul sito http://www.cuochiperungiorno.it. Infoline e prenotazioni: La Bottega di Merlino, tel. 059.212221 http://www.cuochiperungiorno.it

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Gli eventi per bambini de L’Apelettura

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Roma Sabato 14 luglio TEATRO INDIA Dalle ore 17 – Ingresso libero Lungotevere Vittorio Gassman, 1 – MARCONI Lupi affamati e ragazze scostumate con Pino Grossi
Mercoledì 18 luglio Parco CAVALLO PAZZO Via Antonio Mannucci, 20 – GARBATELLA Nel Paese dei mostri selvaggi e delle streghe cattive con Pino Grossi e Anna Maria Di Giovanni
Venerdì 20 luglio PIAZZALE CENTRALE MONTEMARTINI Eroi, re e regine … antologia di storie in rima, tutto torna come prima! Via Ostiense, 106 – OSTIENSE con Pino Grossi e Anna Maria Di Giovanni.
Sarà dedicato ai bambini il primo appuntamento della manifestazione L’APEROSSA: nel pomeriggio di sabato 14 luglio, arriverà infatti, negli spazi outdoor del Teatro India, L’ApeLettura, la vettura a tre ruote scelta per la Campagna di Promozione del libro e della lettura di Biblioteche di Roma Capitale, a presentare la prima delle tre letture per bambini e famiglie in programma: Lupi affamati e ragazze scostumate. Si proseguirà poi il 18 luglio al Parco Cavallo Pazzo della Garbatella con Nel Paese dei mostri selvaggi e delle streghe cattive per concludere il 20 luglio a Piazzale Centrale Montemartini, di fronte agli archivi dell’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), con Eroi, re e regine … antologia di storie in rima, tutto torna come prima!
Tutti gli appuntamenti, dedicati ai bambini della scuola primaria, sono ad ingresso libero e inizieranno alle ore 17. Si tratta di un’iniziativa a cura della Biblioteca Centrale Ragazzi, che vedrà due autisti di eccezione, Pino Grossi e Anna Maria Di Giovanni, proporre ai piccoli ascoltatori e alle loro famiglie letture ad alta voce, srotolando il magico tappeto delle storie su cui accomodarsi ed immergersi in un mondo d’emozioni, fiabe, racconti e figure.
L’Apelettura intende offrire un servizio complementare alle sedi delle biblioteche, intensificando il rapporto tra la biblioteca e il territorio di riferimento, alla pari de L’Aperossa, cinemobile flessibile e autonomo dal punto di vista delle attrezzature, che veicola il cinema in spazi alternativi frequentati da ogni categoria e generazione di cittadini e che per l’edizione 2018 (in programma dal 14 al 21 luglio) ha prescelto gli spazi di Marconi, Garbatella e Ostiense.
L’APEROSSA è una manifestazione ideata e promossa dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico in collaborazione con Euroma2 Cultural Experience: un progetto che rappresenta l’idea del cinema in strada, nato con l’intento di creare una serie di iniziative intorno a proiezioni pubbliche e itineranti.

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Inclusione scolastica di bambini immunodepressi

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Su questo tema speravamo di sentire almeno una parola dai ministri competenti, una parola che andasse nel senso delle nostre, molte, richieste. La nostra opinione è infatti che includere alcuni non debba mai significare ghettizzare altri”. Con queste parole Silvestro Scotti e Paolo Biasci, rappresentanti nazionali della FIMMG (Federazione Italiana Medici Di Medicina Generale) e FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), hanno espresso il disappunto delle categorie da loro rappresentate per alcune decisioni assunte, o meglio non assunte, in materia di salute ed istruzione. Scotti e Biasci ribadiscono con forza la linea che punti ad un’inclusione scolastica reale, che vada ben al di là del mero diritto all’istruzione. “Per questi bambini – aggiungono – poter prendere attivamente parte alla vita scolastica, quale momento di continuità sociale e relazionale in corso di malattia, è fondamentale dal punto di vista psicologico ed è parte integrante della terapia. Servono quindi soluzioni adatte a tutelare anche questi aspetti”. Scotti e Biasci si dissociano invece dal coro di polemiche esploso dopo l’annuncio da parte del ministro della Salute, Giulia Grillo, del ricorso allo strumento dell’autocertificazione perché “nei rapporti di comunicazione sulle dichiarazioni sostitutive tra le pubbliche amministrazioni, serve ricordare che scuole e aziende sanitarie locali sono pubbliche amministrazioni. L’autocertificazione richiede che siano tenute ad accertamenti d’ufficio ancor più serrati, ovvero a tappeto. Pertanto la semplificazione amministrativa proposta dalla circolare assegna un ruolo preminente alle verifiche in termini di responsabilità civile, amministrativa e penale (se omessa) ai dirigenti scolastici e ai dirigenti sanitari preposti all’ anagrafe. Sarà infatti loro la responsabilità rispettivamente di controllare o di rendere possibili i controlli sulla veridicità di quanto dichiarato grazie proprio alla comunicazione tramite anagrafe vaccinale”.
Ed è proprio su questo tema che FIMMG e FIMP chiedono al Governo una decisa accelerazione, perché “affinché le decisioni assunte possano reggere sul piano della salute sarà essenziale che l’anagrafe vaccinale nazionale sia pienamente a regime entro settembre in tutte le Regioni e non a macchia di leopardo come accade oggi.” “In questa fase medici e pediatri di famiglia, ognuno con le proprie specifiche competenze assistenziali, resteranno, come sempre, al fianco dei propri pazienti per il necessario supporto di consulenza alla corretta compilazione delle autocertificazioni. Il fine è quello di evitare errori in buona fede che, ricordiamo, esporrebbero comunque i cittadini ai provvedimenti penali previsti dalla legge”. Infine, sulla circolare, Scotti e Biasci non possono non evidenziare “stupore e disappunto per la decisione di escludere le rappresentanze dal panel degli esperti chiamato ad affrontare il problema nei prossimi mesi”. “Medici di famiglia e pediatri- concludono Scotti e Biasci- hanno giocato grazie al riconoscimento del ruolo fiduciario un’azione determinante, non solo nella fasi informative ma anche in quelle di esecuzione della vaccinazione, utile all’incremento delle coperture, facendo spesso un grande lavoro sempre troppo poco evidenziato nelle presentazioni istituzionali dei risultati raggiunti”.

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Yemen: 300 mila bambini a rischio nella città portuale di Hodeida

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Henrietta H. Fore: “Poiché Hodeida è minacciata da un attacco, sono estremamente preoccupata per l’impatto che avrà sui bambini di questa città portuale e non solo. L’UNICEF stima che almeno 300.000 bambini vivano attualmente nella città di Hodeida e nei dintorni – ragazzi e ragazze che soffrono già da tanto tempo.Milioni di bambini in tutto lo Yemen dipendono per la loro stessa sopravvivenza dai beni umanitari e commerciali che passano per quel porto ogni giorno. Senza importazioni alimentari, una delle peggiori crisi di malnutrizione al mondo non potrà che aggravarsi. Senza le importazioni di carburante, essenziali per pompare l’acqua, l’accesso all’acqua potabile si ridurrà ulteriormente, portando ad un numero ancora maggiore di casi di diarrea acuta e colera acquosa, che possono essere letali per i bambini piccoli.Ci sono 11 milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto umanitario in questo paese dilaniato dalla guerra. Soffocare questa ancora di salvezza avrà conseguenze devastanti per ognuno di loro.Solo due giorni fa team dell’UNICEF hanno consegnato ai nostri partner locali di Hodeida antibiotici, siringhe, kit igienici e alimenti biologici e terapeutici pronti all’uso. Ma questo non potrà durare a lungo. Se la situazione della sicurezza dovesse peggiorare, la nostra capacità di risposta sarà gravemente compromessa.Esortiamo tutte le parti in conflitto e tutti coloro che hanno su di esse un’influenza a porre la protezione dei bambini al di sopra di ogni altra considerazione. Occorre compiere ogni sforzo per garantire la sicurezza dei bambini e fornire loro i servizi sanitari, di protezione, idrici, igienico-sanitari, nutrizionali ed educativi di cui hanno disperato bisogno.La distribuzione degli aiuti dovrebbe continuare senza ostacoli e i civili che desiderano trasferirsi in zone sicure dovrebbero poterlo fare.

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“Lina Sastri e una musica per i bambini”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Roma 18 Giugno 2018 Ore 21.00 Teatro Eliseo Lina Sastri sarà la magnetica protagonista di “Lina Sastri e una musica per i bambini”, spettacolo a favore della Onlus The Children for Peace che si terrà al Teatro Eliseo la sera del 18 giugno. L’artista interpreterà per il pubblico brani del suo vasto repertorio di canzoni napoletane. La serata continuerà sulle note della voce grintosa e inconfondibile della cantautrice Paola Turci, da sempre impegnata nel sociale e nei progetti legati all’infanzia. Musica e parole si sposeranno magicamente con la danza, grazie alle coreografie elaborate per l’occasione dal ballerino e coreografo Michele Moretti, che nella sua carriera ha lavorato per numerosi show televisivi e teatrali come il Festival di Sanremo, la trasmissione Amici e l’Eurovision Song Contest. Il ricavato della serata sarà utilizzato per la costruzione di una scuola e di un ambulatorio a Gulu in Uganda. Grazie anche alla preziosa collaborazione delle suore comboniane, i ragazzi potranno avere una corretta istruzione scolastica, un valido supporto medico ma anche informazioni su argomenti difficili come la prevenzione dell’HIV e il pericolo delle droghe.

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UNICEF: stop agli attacchi sui bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

“Durante i primi quattro mesi dell’anno, dalla Repubblica Centrafricana al Sud Sudan, e dalla Siria all’Afghanistan, gli attacchi sui bambini nel corso di conflitti sono continuati ininterrottamente. Con scarso rimorso e ancor meno trasparenza, le parti in conflitto continuano apertamente a ignorare una delle regole basilari durante una guerra: la protezione dei bambini.
Non è stata proibita nessuna strategia bellica, non tenendo conto di quanto possa essere letale per i bambini: attacchi indiscriminati su scuole, ospedali e altre infrastrutture civili, rapimenti, reclutamento di bambini, assedio, abusi nella detenzione e negazione dell’assistenza umanitaria sono state tutte pratiche all’ordine del giorno.
Per esempio, in Yemen, sembra che oltre 220 bambini siano stati uccisi e oltre 330 feriti dall’inizio dell’anno a causa del conflitto. Circa 4,3 milioni di bambini rischiano di soffrire di fame, un aumento del 24% rispetto ai livelli del 2017. Un’epidemia di diarrea acquosa acuta e colera, che l’anno scorso ha ucciso oltre 400 bambini sotto i 5 anni, sta minacciando di provocare ancora più giovani vittime, mentre comincia la stagione delle piogge e le condizioni igieniche peggiorano ulteriormente.
A Gaza, dall’inizio di marzo abbiamo visto bambini uccisi e feriti nelle proteste, con notizie (di ieri) di ulteriori bambini colpiti in quello che si dice sia stato il giorno di violenze più cruento per le violenze dalla guerra di Gaza del 2014.
In Siria, le speranze di ottenere una pace rimangono deboli. Nel corso dei primi tre mesi dell’anno sono stati verificati oltre 70 attacchi su ospedali e strutture sanitarie, negando così ai bambini e alle famiglie servizi sanitari vitali. Oltre 300 strutture scolastiche sono state attaccate dall’inizio del conflitto. Circa 5,3 milioni di bambini sono sfollati interni o sono diventati rifugiati e circa 850.000 bambini continuano a vivere in aree assediate o difficili da raggiungere.
In Bangladesh, oltre 400.000 bambini rifugiati rohingya, sopravvissuti alle recenti atrocità in Myanmar, hanno bisogno di assistenza umanitaria. Con l’avvicinarsi della stagione dei monsoni, il rischio di colera e altre malattie legate all’acqua è maggiore che mai.
In Sud Sudan, il primo paese che ho visitato da Direttore Generale dell’UNICEF, almeno 2,6 milioni di bambini sono stati costretti a fuggire dalle proprie case. Oltre un milione di bambini soffrono di malnutrizione acuta, di cui 250.000 grave e a rischio maggiore di morte. Anche se fino ad ora quest’anno circa 600 bambini sono stati rilasciati dai gruppi armati, circa 19.000 continuano ad essere utilizzati come combattenti, messaggeri, facchini, cuochi e anche come schiavi sessuali per le parti in conflitto.In Afghanistan, a causa del conflitto sembra siano stati uccisi più di 150 bambini e oltre 400 feriti nei primi tre mesi dell’anno.Nella Repubblica Centrafricana, la ripresa delle violenze nei mesi passati ha costretto circa 29.000 bambini a fuggire dalle loro case, portando il numero totale dei bambini sfollati interni vicino a 360.000. Oltre 2 bambini su 5 sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica e un terzo dei bambini in età scolare non sta andando a scuola.In tutti questi paesi e in molti altri, i team impegnati dell’UNICEF e dei partner stanno facendo tutto il possibile per alleviare le sofferenze dei più vulnerabili, di quelli separati dalle famiglie, terrorizzati e soli, di coloro che si ammalano in campi per rifugiati densamente popolati, di quelli che migrano nella stagione dei monsoni e in quella secca e di coloro che sono affamati.
Nonostante la mancanza dei fondi necessari – abbiamo ricevuto solo il 16% di quelli richiesti per quest’anno – siamo fermamente impegnati a portare assistenza ai più vulnerabili. Stiamo vaccinando bambini, li stiamo curando dalla malnutrizione, mandando a scuola, fornendo loro servizi di tutela e stiamo cercando di rispondere ai loro bisogni di base.Ma l’aiuto umanitario da solo non basta. I bambini hanno bisogno di pace e protezione sempre. Le regole di guerra proibiscono che si colpiscano illecitamente i civili; gli attacchi su scuole e ospedali, l’utilizzo, il reclutamento e la detenzione illegale di bambini; e la negazione di assistenza umanitaria. Quando scoppia un conflitto, queste regole devono essere rispettate e coloro che le infrangono devono essere chiamati a risponderne. Quando è troppo è troppo. Stop agli attacchi sui bambini”.

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I bambini imparano a diventare artisti assieme a Gaudenzio Ferrari

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

Varallo Sesia (Vercelli) 19 maggio I bambini imparano a diventare artisti assieme a Gaudenzio Ferrari! Il bambini e ragazzi potranno scoprire in maniera speciale la mostra dedicata a Gaudenzio Ferrari, disegnando le opere con matite e colori Faber-Castell. Nelle tre sedi della mostra, a Varallo (ore 15.45), Vercelli (ore 14.30) e Novara (ore 16.45) le guide accompagneranno i bambini e i loro genitori ad ammirare le opere dell’artista, per poi guidarli nell’attività creativa.
I bambini potranno così vivere l’esperienza di sentirsi piccoli artisti, cimentandosi a riprodurre gli elementi delle mostre da cui maggiormente resteranno colpiti e raccontando attraverso la propria creatività il loro personale viaggio tra gioco e arte.
Il progetto è sviluppato in partnership con Faber-Castell, azienda leader nella produzione di articoli per il disegno e la pittura che da sempre sostiene il mondo delle belle arti e che mette a disposizione dei musei la fornitura dei materiali da disegno necessari per la realizzazione dell’attività. A Novara, l’appuntamento si inserisce nel fitto calendario di proposte di Boom il Festival dei Bambini, organizzato dal Comune di Novara e dedicato alle famiglie: eventi, giochi, fiabe, attività, laboratori, teatro, sport che accoglieranno bambini e ragazzi curiosi di scoprire, imparare, esplorare e divertirsi attraverso la musica, il teatro, la lettura, l’arte e molto altro ancora.
Nata nel 2014, l’iniziativa Disegniamo l’arte è organizzata da Abbonamento Musei, il progetto dell’Associazione Abbonamento Musei, in collaborazione con i musei piemontesi e si rivolge ai giovani possessori della tessera Abbonamento Musei Junior e a tutti i loro amici.

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