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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘bambini’

Bambini, deficit dell’attenzione e iperattività

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

La psicoterapia comportamentale potrebbe essere utile a tenere a bada il disturbo da deficit di attenzione? Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, da cui l’acronimo italiano DDAI, ma ben più noto col suo equivalente inglese ADHD, derivante da Attention Deficit Hyperactivity Disorder, è uno dei disturbi dello sviluppo più comuni. Normalmente viene diagnosticato durante l’infanzia e spesso questa condizione persiste fino all’età adulta. I bambini con ADHD possono avere difficoltà nel prestare attenzione, controllare comportamenti impulsivi (capita spesso che agiscano senza rendersi conto delle conseguenze) e ovviamente, mostrare un’attivazione comportamentale molto elevata.Esistono tre diversi tipi di ADHD: •Disattento: gli individui con questo tipo di ADHD trovano difficile organizzare o terminare un’attività, prestare attenzione ai dettagli, seguire istruzioni o conversazioni con altri. La distrazione è facile; •Iperattivo: gli individui con questo tipo di ADHD spesso appaiono visibilmente agitati e logorroici; per loro è difficile rimanere seduti a lungo. Nei bambini più piccoli può essere impellente la necessità di correre, saltare o arrampicarsi costantemente. L’irrequietezza è costante e ci sono problemi con l’impulsività; •Combinato: in questa tipologia i sintomi dei due tipi precedenti sono ugualmente presenti nell’individuo. In molti casi l’ADHD viene trattato al meglio con una combinazione di psicoterapia comportamentale e farmaci. Per i bambini in età prescolare, tra i 4 e i 5 anni, la psicoterapia comportamentale, che include in particolare la formazione per i genitori, è raccomandata come prima linea di trattamento, ancor prima dei farmaci. Ciò che funziona al meglio può dipendere dal bambino e dalla famiglia. Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” telefonare al numero 06 22796355, al numero 380 3780741 o visitare il sito http://www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

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Riapertura scuole, pediatri ospedalieri: rischio sovraffollamento dei pronto soccorso

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2020

Con la riapertura delle scuole è fondamentale individuare percorsi strutturati per la valutazione clinica dei pazienti sintomatici, con particolare riferimento a quelli in età prescolare, per prevenire il sovraffollamento dei pronto soccorso. Questo l’allarme lanciato dalla Commissione nazionale pediatria Anaao Assomed in vista della riapertura in presenza delle attività scolastiche.
La proposta della Commissione è quella di prevedere l’istituzione di specifici percorsi ambulatoriali extraospedalieri, facilmente accessibili ai bambini, gestiti in modo integrato da medici del territorio, medici ospedalieri, medici scolastici (dove istituiti) e personale infermieristico, in grado di offrire una risposta sanitaria adeguata (visita, rilevazione della saturazione di ossigeno, esecuzione di un tampone rapido, setting assistenziale a cui indirizzare) ai pazienti in età pediatrica con sintomatologia sospetta per Covid-19. “Come spesso accade – si legge in una nota ufficiale -, anche in questo frangente la sanità ospedaliera rischia di essere rimossa da qualsiasi analisi e piano di programmazione, senza tener conto che buona parte della patologia acuta infettiva ricorrente in età pediatrica attualmente si riversa impropriamente e pericolosamente su di essa non trovando adeguato filtro nella medicina del territorio che vive una prolungata ed inspiegabile serrata delle proprie attività ambulatoriali a favore degli ammalati. La Commissione in proposito ha chiesto un incontro urgente con il Ministero della salute “per valutare gli interventi necessari a rispondere all’attuale emergenza e riorganizzare la rete ospedale/territorio secondo criteri di efficienza che garantiscano assistenza adeguata e flussi ordinati e appropriati dei pazienti bloccando, una volta per tutte, gli affollamenti disordinati e pericolosi (i Ps sono i principali focolai di diffusione in caso di epidemie) negli imbuti dei Pronto soccorso che, al di là delle dichiarazioni di intenti, restano l’unico luogo dove qualsiasi patologia, anche la più lieve, può trovare oggi una risposta”. (Fonte doctor33)

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Basta conflitti e violenza contro i civili, i migranti, le donne e i bambini in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Cosi il presidente della Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,Foad Aodi nonché membro registro esperti Fnomceo ,commenta l’annuncio del cessate il fuoco da parte di Sarraji che arriva in un momento tragico per la popolazione libica dal punto di vista umanitario e sanitario e gli ospedali sono paralizzati in mancanza di tutto come ci riferiscono i medici locali e aumentano i contagiati con Coronavirus.Inoltre Aodi mette in evidenza le altre cause che hanno spinto Sarraji a questo annuncio; debolezza e corruzioni tra i generali e militari di tutte e due governi libici, aumentano le tragedie dei migranti irregolari ,i conflitti internazionali per la Libia si stanno intensificando specialmente per interesse del petrolio e di Leadership sulla pelle dei libici e la Libia .infine Aodi si augura che l’Italia possa recuperare il terreno perso in Libia e di riprendersi una posizione di primo piano e decisiva a favore della stabilità e del processo politico e concretizzare la proposta di elezioni a Marzo.

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Il Covid-19 spiegato ai bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Bergamo. Le emozioni al tempo del Coronavirus” è il progetto educativo sviluppato dal Dipartimento di scienze umane e sociali dell’Università di Bergamo con lo scopo di aiutare i bambini a prendere coscienza delle loro emozioni. Attraverso i burattini è possibile favorire la rielaborazione del dolore vissuto in questi ultimi mesi di emergenza sanitaria dai bambini, dalle bambine e dalle loro famiglie.La rielaborazione del dolore vissuto in questi ultimi mesi di emergenza sanitaria dai bambini e bambine e dalle loro famiglie è un aspetto imprescindibile per poter guardare al futuro con positività e speranza. Con questo obiettivo otto dottorandi in Formazione della persona e del mercato del lavoro, in collaborazione con il Centro di Ateneo per la Qualità dell’insegnamento(CQIA) hanno sviluppato il progetto educativo “Covid-19: il virus con la corona invisibile ma terribile. Le emozioni al tempo del Coronavirus”, facendo propria una delle tradizioni bergamasche più apprezzate in Italia e all’estero: i burattini.Un testo teatrale, rivolto a bambini della scuola primaria, incentrato sul tema delle emozioni (tristezza, paura, rabbia, disgusto, gioia, sorpresa), è stato messo in scena in un teatro di burattini e filmato. Testo e video sono ora disponibili sul sito dell’Università di Bergamo corredati di materiali come le schede di presentazione e un tutorial sulla costruzione dei burattini a guanto. Attività che stimolano lo sviluppo della manualità, come la costruzione di burattini a guanto, attraverso cui i bambini, accompagnati dagli adulti, possono mettersi in gioco in prima persona, con fantasia e creatività, inventando personaggi per raccontare nuove storie e diventare protagonisti, proiettando sul burattino i propri stati d’animo e le proprie emozioni.I filmati dispongono anche di un riquadro con le riprese della traduzione fatta da un’interprete in lingua dei segni ed è disponibile anche la traduzione del testo in simboli di Comunicazione Aumentativa e Alternativa,per dare la possibilità di fruire lo spettacolo anche a bambini con disabilità uditiva o con difficoltà a usare i più comuni canali comunicativi.I materiali utili nei corsi e laboratori del corso di laurea in Scienze della formazione primaria sono anche disposizione di operatori e genitori che ne vogliano fare uso in ambito educativo e formativo, senza fini di lucro.Una illustrazione più dettagliata del progetto e i link ai materiali sono disponibili nel sito del Centro per la Qualità dell’Insegnamento e dell’Apprendimento CQIA e del Dipartimento di scienze umane e sociali dell’Università degli Studi di Bergamo.

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Afghanistan: nel corso dell’anno un terzo delle vittime civili sono bambini

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

“I bambini stanno pagando un tremendo tributo al conflitto in Afghanistan: da gennaio, infatti, almeno 340 di loro hanno perso la vita. Più di 700 sono stati feriti, molti con lesioni invalidanti come amputazioni o traumi cranici, per non parlare delle conseguenze dello stress post-traumatico, invisibili ma ugualmente dannose di cui soffrono molti dei più piccoli” ha dichiarato Milan Dinic, Direttore di Save the Children in Afghanistan, a seguito della pubblicazione del rapporto di metà anno delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili nei conflitti armati sull’Afghanistan. Il conflitto in Afghanistan rimane uno dei più pericolosi per i bambini, che rappresentano il 31% del totale delle vittime civili. “Questi ultimi mesi sono stati tra i più letali degli ultimi tempi, con un picco nel numero di attacchi che hanno ucciso o ferito civili. In un momento in cui l’Afghanistan dovrebbe concentrarsi sull’epidemia COVID-19 e sui suoi effetti devastanti sull’economia e sui mezzi di sussistenza di milioni di persone, l’estrema violenza sta causando indicibili disagi e impedendo ai bambini di accedere all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ad altri servizi fondamentali. Gli attacchi ai civili, in particolare ai bambini, non possono mai essere tollerati. Non solo uccidono e feriscono persone innocenti, ma hanno anche un impatto a lungo termine sullo sviluppo fisico, emotivo e mentale dei bambini” ha proseguito Milan Dinic. “Save the Children” ha concluso Milan Dinic “condanna tutti gli attacchi ai civili e invita tutte le parti in Afghanistan a fare tutto il possibile per proteggere i bambini”.

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Adulti e bambini devono mangiare cinque volte al giorno

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

Colazione, spuntino, pranzo, spuntino e cena. Saltare una delle tappe indicate è “correlato positivamente con un aumentato rischio di obesità, perché la distribuzione giornaliera dei pasti è uno dei fattori che possono contribuire meglio alla qualità della dieta. Cinque occasioni alimentari al giorno sono dunque ideali per una corretta distribuzione di energia e nutrienti”. A garantirlo è Martina Pirola, biologa nutrizionista e referente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che salva gli spuntini dalle false credenze. Una tra tutte è che causino un incremento dell’apporto energetico giornaliero: “Non è così- ribadisce l’esperta- i due spuntini al giorno non sono un pasto in più, anzi contribuiscono a ridurre il potenziale sovraccarico digestivo e metabolico che può conseguire a un minor numero di pasti più pesanti. Gli spuntini, riducendo il senso di fame, permettono un maggiore controllo dell’appetito. Generalmente lo spuntino di metà mattina apporta un 5% dell’energia e quello di metà pomeriggio un altro 5%”. E il gelato d’estate può essere considerato un buon alleato come spuntino? “Il gelato non è cibo spazzatura- assicura la nutrizionista- e se si vuole mangiare come spuntino allora meglio se fatto in casa con yogurt e frutta fresca. In questo modo sarà uno spuntino sano e goloso. Se ci riferiamo, invece, ai gelati confezionati, questi sono un’eccezione alla dieta sana ed equilibrata”. Molto importante, secondo la studiosa, “è evitare di dare i gelati come ricompensa per un comportamento seguito dal bambino, perché così facendo si corre il rischio che siano visti come alimenti più validi rispetto ad altri, oltre ad utilizzare il cibo come premio, e si fa passare un messaggio sbagliato”.
Altri esempi di spuntini validi possono essere “la frutta fresca che, con l’apporto di fibra e vitamine- continua Pirola- contribuisce a raggiungere un introito di gruppi alimentari spesso lasciati da parte. Si possono fare spremute o centrifugati o mousses. Anche lo yogurt o il pane e marmellata sono buoni spuntini”. Attenzione però agli eccessi: “Se questi break alimentari sono fatti in abbondanza o ricchi in calorie, ma carenti in nutrienti necessari, si correrà il rischio di intercorrere nel sovrappeso e nell’obesità- avverte la biologa nutrizionista- soprattutto in età pediatrica”. Nella lista degli alleati rientra inoltre la frutta a guscio. “È un ottimo spuntino se alternata ad altri, in quanto è una valida fonte di grassi buoni, ma in eccesso non va bene”.
Sotto l’ombrellone si potrebbero, inoltre, “privilegiare alimenti freschi per idratarsi adeguatamente, tra cui la frutta e verdure crude come cetrioli e carote. Ci vorrà un po’ di creatività per farli mangiare ai bambini- ricorda Pirola- ma con un po’ di fantasia si riesce. Si può giocare realizzando formine a stella ad esempio”. Nel pranzo estivo, infine, i panini non sono banditi, ma occorre “scegliere il pane integrale e non farcirli in maniera esagerata. Sarebbe perfetto- conclude l’esperta- se si riuscisse ad introdurre come companatico verdura, quali i pomodori, e una fetta di prosciutto cotto magro”. Pirola ha collaborato alla realizzazione del progetto ‘Nutripiatto’ della Nestlé per l’educazione alimentare dei bambini dai 4 ai 12 anni, con il supporto scientifico della SIPPS e del Campus Biomedico di Roma.

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Covid-19, i sintomi neurologici nei bambini

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

Secondo un case-serie pubblicato su Jama Neurology, i bambini con Covid-19 potrebbero presentare sintomi neurologici che coinvolgono il sistema nervoso, centrale e periferico, e cambiamenti spleniali all’imaging. Secondo Omar Abdel-Mannan, del Great Ormond Street Hospital for Children di Londra, e colleghi, i medici dovrebbero aggiungere Sars-CoV-2 alla loro diagnosi differenziale per i bambini che si presentano con sintomi neurologici.Nello studio sono stati inclusi pazienti (≤18 anni) che, tra il primo marzo e l’8 maggio, si sono presentati all’ospedale pediatrico di Londra con sintomi neurologici. Su 50 bambini, 27 mostravano caratteristiche coerenti con la sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica Covid-19, 4 dei quali, precedentemente sani, avevano un coinvolgimento neurologico e sono stati ricoverati in unità di terapia intensiva a causa della sindrome. I sintomi neurologici di nuova insorgenza includevano encefalopatia, mal di testa, segni cerebrali e cerebellari, debolezza muscolare e riflessi ridotti. In tutti sono stati riscontrati cambiamenti del segnale nello splenium del corpo calloso e i test per il recettore N-metil-D-aspartato, la glicoproteina oligodendrocitaria mielinica e gli anticorpi contro l’acquaporina 4 erano negativi. I campioni di fluido cerebrospinale erano acellulari nei 2 pazienti in cui è stato testato, senza prove di infezione e con risultati negativi per bande oligoclonali. Nei 3 sottoposti a elettroencefalografia è stato osservato un eccesso di attività lenta e nei 3 sottoposti a studi di conduzione nervosa e elettromiografia, c’erano cambiamenti neuropatici e miopatici lievi. Al termine dello studio, tutti sono migliorati e 2 sono stati dimessi. «I risultati negativi del fluido cerebrospinale, la risposta all’immunosoppressione e la sovrapposizione clinica con la linfoistiocitosi emofagocitica suggeriscono che questo è probabilmente immuno-mediato» affermano gli autori discutendo in merito al coinvolgimento del sistema nervoso e alle lesioni allo splenium del corpo calloso. Da notare che nella coorte considerata, la cui piccola dimensione è il limite dello studio, i sintomi respiratori non erano frequenti e, se presenti, erano lievi. L’infezione da Sars-CoV-2 dovrebbe essere considerata in quei pazienti pediatrici che mostrano sintomi neurologici primari senza coinvolgimento sistemico. «È necessaria una stretta sorveglianza dello sviluppo neurologico per valutare gli outcome neurologici e cognitivi in questi pazienti» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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Un’intera generazione di bambini consegnata alla povertà

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

Per la prima volta nella storia dell’umanità un’intera generazione di bambini a livello globale ha dovuto interrompere la propria istruzione: la chiusura delle scuole per contenere la diffusione del Coronavirus nella fase più acuta dell’emergenza ha lasciato 1,6 miliardi di bambini e adolescenti fuori dalla scuola – circa il 90% dell’intera popolazione studentesca. Ad oggi sono 1,2 miliardi gli studenti colpiti dalla chiusura delle scuole, prima dell’emergenza erano molto meno di un quarto, 258 milioni2. I profondi tagli al budget per l’istruzione e la crescente povertà causati dalla pandemia di COVID-19 potrebbero costringere almeno 9,7 milioni di bambini a lasciare la scuola per sempre entro la fine di quest’anno, mentre milioni di altri bambini avranno gravi ritardi nell’apprendimento. Il cammino per garantire entro il 2030 a tutti i bambini di poter andare a scuola era già a rischio, e non aveva registrato significativi progressi, ma l’emergenza Covid-19 rischia di consegnare a una generazione di bambini un futuro fatto solo di povertà.
Prima dello scoppio dell’emergenza, 258 milioni di bambini e adolescenti erano già fuori dalla scuola. Nel rapporto di Save the Children si analizza, attraverso un indice di vulnerabilità, il rischio che corrono i bambini in molti paesi a medio e basso reddito di non tornare a scuola dopo la chiusura a causa del Covid-19. “Circa 10 milioni di bambini potrebbero non tornare mai a scuola: si tratta di un’emergenza educativa senza precedenti.Sono nell’africa Sub-Sahariana, ad esempio, a causa della pandemia, dai 22 ai 33 milioni di bambini potrebbero aggiungersi a coloro che vivono sotto la soglia di povertà, vivendo con meno di 1,90 dollari al giorno. Nonostante gli sforzi dei governi e delle organizzazioni, circa 500 milioni di bambini non hanno avuto accesso all’apprendimento a distanza e molti dei bambini più poveri e vulnerabili potrebbero non avere genitori alfabetizzati che possano aiutarli. Avendo perso mesi di apprendimento, molti faranno fatica a recuperare la perdita di competenze o il mancato apprendimento, aumentando la probabilità di abbandono.
La riduzione degli investimenti nell’educazione, oltre all’epidemia di COVID-19, potrebbe essere un duro colpo per milioni di bambini. Tenendo conto delle ultime proiezioni di crescita economica da giugno 2020, la stima di Save the Children prevede che senza un’azione urgente per proteggere le famiglie, il numero di bambini che vivono in famiglie povere potrebbe salire tra 90 e 117 milioni nel 2020, con una stima media di 105 milioni.La questione delle risorse a disposizione da investire in istruzione è fondamentale, soprattutto in un momento di rischio di recessione. I rimborsi del debito occupano ancora una parte considerevole di entrate che i paesi in via di sviluppo devono ai governi creditori. Anche prima della crisi COVID-19, 34 paesi a basso reddito su 73 erano schiacciati da questa spesa e il rischio è che questo scenario possa peggiorare nel momento in cui la recessione provocherà una significativa riduzione delle entrate. Si tratta invece di denaro che potrebbe essere utilizzato per rispondere e contrastare la crisi sanitaria ed economica, non andando dunque ad intaccare gli investimenti in educazione per coprire altre voci di bilancio.In molti paesi, Save the Children ha fornito materiali di apprendimento a distanza come libri e kit di apprendimento a casa per supportare gli studenti durante il blocco, lavorando a stretto contatto con governi e insegnanti per fornire lezioni e supporto tramite radio, televisione, telefono, social media e app di messaggistica. Save the Children esorta i governi e i donatori a garantire che i bambini fuori dalla scuola abbiano accesso all’apprendimento a distanza e ai servizi di protezione. Chi torna a scuola dovrebbe essere in grado di farlo in modo sicuro e inclusivo, con accesso ai pasti scolastici e ai servizi sanitari. Le valutazioni di apprendimento e le lezioni di recupero devono essere adattate in modo che i bambini possano recuperare il loro apprendimento perduto. Per garantire che ciò accada, Save the Children chiede un aumento dei finanziamenti per l’istruzione, oltre ai 35 miliardi di dollari che dovranno essere messi a disposizione dalla Banca mondiale. I governi nazionali devono dare priorità all’istruzione producendo e implementando le risposte educative COVID-19 e piani di recupero per garantire che i bambini più emarginati possano continuare ad apprendere.

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Bambini e coronavirus, ecco le presentazioni cliniche tipiche dell’età pediatrica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

Sono necessari approfondimenti sulle caratteristiche cliniche ed epidemiologiche dei pazienti pediatrici affetti da Covid-19 per facilitare l’identificazione precoce e l’intervento in pazienti sospetti. Questo è quanto sostengono Xihui Zhou, del First Affiliated Hospital della Xi’an Jiaotong University, Cina, e il suo gruppo di lavoro, in uno studio pubblicato su Plos Medicine. «La grave infezione da Sars-CoV-2 si è diffusa rapidamente in tutto il mondo. Ovviamente l’identificazione e l’intervento precoci sono necessari per il controllo efficace dell’epidemia sia negli adulti che nei bambini, ma sappiamo relativamente molto poco delle caratteristiche cliniche ed epidemiologiche dei pazienti pediatrici» spiegano gli autori.I ricercatori hanno approfondito tale aspetto per fornire più informazioni su come la malattia si presenta nella popolazione pediatrica, raccogliendo e analizzando i dati clinici di 34 pazienti pediatrici affetti da Covid-19 in quattro ospedali in Cina, dal 27 gennaio al 23 febbraio, e concentrandosi sui sintomi iniziali, sulle rilevazioni radiografiche e sugli esiti. I pazienti, che si sono ripresi entro tre o quattro giorni dall’inizio del trattamento, hanno presentato forme della malattia lievi (18%) o moderate (82%), per la maggior parte di loro i sintomi iniziali più comuni sono stati febbre (76%) e tosse (62%). Gli esperti sottolineano che, contrariamente alle osservazioni riferite nei pazienti adulti, i casi pediatrici hanno mostrato una percentuale più elevata di febbre, vomito (12%) e diarrea (12%) al momento del ricovero. Dal punto di vista dell’imaging, sono state effettuate scansioni tomografiche computerizzate al torace che hanno rivelato in 28 pazienti (82%) ombre irregolari ad alta densità con un pattern a esordio tardivo in lesioni polmonari lobulari. Al contrario di quanto osservato negli adulti con Covid-19, solo nel 3% dei pazienti pediatrici si sono osservate le opacità caratteristiche note come vetro smerigliato, ovvero opacità nebulose che non oscurano le strutture bronchiali o i vasi polmonari sottostanti. Le presentazioni cliniche nella popolazione pediatrica non sono state gravi quanto avrebbero fatto pensare i segni osservati nelle immagini Tc, e anche il recupero dai sintomi clinici è avvenuto in anticipo rispetto al recupero delle lesioni documentate tramite imaging. Tutti i bambini sono stati dimessi dopo un ricovero che è durato mediamente 10 giorni.Gli autori sottolineano che lo studio è stato limitato dal campione molto piccolo e dalla mancanza di un rilevamento dinamico dei marcatori dell’infiammazione, ma ritengono di aver comunque offerto informazioni preziose che potranno essere utilizzate per migliorare la diagnosi precoce e quindi il controllo dell’epidemia di Covid-19 nei bambini. In particolare, spiegano che i medici dovrebbero fare attenzione alla presentazione di sintomi che non sono tipici della malattia negli adulti quando gestiscono casi sospetti. I ricercatori non hanno trovato prove dirette della trasmissione della malattia dai bambini agli adulti, ma sostengono che il rischio della trasmissione nell’ambito familiare dovrebbe comunque essere preso in considerazione nella preparazione di politiche per la gestione dell’epidemia. (Plos Medicine 2020. Doi: 10.1371/journal.pmed.1003130
https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1003130 -fonte: Doctor33)

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I bambini che vivono con una malattia neuromuscolare

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Un momento di “incontro”, riflessione e confronto per mettere al centro l’importanza della scuola sia dal punto di vista educativo sia da quello relazionale per i bambini che vivono con una malattia neuromuscolare che, in un contesto emergenziale come quello attuale, rappresentano tra le categorie in assoluto più colpite. Se ne è parlato al webinar organizzato da Cittadinanzattiva, in collaborazione con il Centro Clinico NeMO e con il contributo non condizionato di AveXis (società del gruppo Novartis). Come per molte fasce fragili della popolazione, l’insorgere della epidemia da Coronavirus e tutte le misure adottate di conseguenza in risposta all’emergenza, hanno portato cambiamenti obbligati rispetto alle priorità, alle abitudini e alla gestione quotidianità anche per le persone che vivono con malattie neuromuscolari, sia nei loro percorsi terapeutici che nella gestione ordinaria della vita. Per loro e per le loro famiglie non solo si sono spesso interrotti percorsi terapeutici e di riabilitazione, ma anche l’attività di didattica a distanza (DAD) ha mostrato pregi, limiti e dimenticanze in relazione alle loro esigenze.“Quando a settembre ripartirà la scuola, occorrerà garantire che nessuno ne sia escluso – ha dichiarato Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva. “La didattica a distanza (DAD) è uno strumento già utilizzato dai ragazzi con malattie neuromuscolari e sarà quindi utile ai fini di un rientro in presenza, necessariamente graduale. Al Documento del Comitato Tecnico Scientifico di questi giorni per la ripresa delle attività didattiche dovranno seguire, a breve, le linee guida del Ministero dell’Istruzione per la riapertura delle scuole. Per l’autonomia di cui godono le istituzioni scolastiche, è auspicabile che nel frattempo i Dirigenti Scolastici, che rivestono un ruolo centrare per l’implementazione di tali indicazioni, si avvalgano del supporto di insegnanti, personale A.T.A., studenti e genitori anche di bambini con malattie neuromuscolari in modo da valutare scuola per scuola come garantire un effettivo rientro in presenza nel rispetto delle condizioni di sicurezza e salute per tutti”.L’emergenza Covid-19 ha avuto un impatto molto importante sui pazienti che vivono con malattie neuromuscolari e sulle loro famiglie, che hanno dovuto cambiare la loro routine e adattarla al nuovo contesto, molto spesso essendo costretti a rinunciare ad alcuni fondamentali servizi assistenziali: “Già molto prima del lockdown le famiglie con pazienti che vivono con malattie neuromuscolari avevano deciso di auto-isolarsi al fine di evitare il rischio di contagio, estremamente più complesso per i soggetti più fragili – ha dichiarato il Dott. Jacopo Casiraghi, Coordinatore del Servizio di psicologia del Centro Clinico NeMO di Milano – In questo contesto ad esempio il sostegno all’insegnamento è diventato molto più complicato a causa della distanza, così come il proseguimento di alcune pratiche fondamentali come la fisioterapia: ancora oggi che la Fase 2 è entrata nel vivo e sono state ridotte le limitazioni alla circolazione, la maggior parte delle famiglie preferisce ridurre al minimo i contatti con l’esterno. Questi aspetti non vanno però sottovalutati né dal punto di vista clinico né da quello psicologico e relazionale. Il rientro alla normalità è percepito come ancora più difficoltoso e problematico”. Il webinar ha rappresentato un momento di confronto estremamente proficuo grazie alle diverse e complementari competenze messe in campo dai partecipanti: come ad esempio il Dott. Emilio Albamonte, Neuropsichiatra infantile del Centro clinico NeMO di Milano, la Prof.ssa Mariangela Di Gneo, Ufficio IV Inclusione e orientamento scolastico – Direzione Studente del Ministero dell’Istruzione. con spazio al racconto dell’esperienza personale di Giorgia Perego, genitore di un bambino che vive con una malattia neuromuscolare, e di Ra­ffaella Bombardieri, insegnante di sostegno dell’Istituto comprensivo di Sorisole (Bergamo).

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Bisogni educativi relazionali dei bambini con malattie neuromuscolari

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

L’emergenza Covid-19 ha avuto un impatto molto importante sui pazienti che vivono con malattie neuromuscolari e sulle loro famiglie, che hanno dovuto cambiare la loro routine e adattarla al nuovo contesto, molto spesso essendo costretti a rinunciare ad alcuni fondamentali servizi assistenziali: “Già molto prima del lockdown le famiglie con pazienti che vivono con malattie neuromuscolari avevano deciso di auto-isolarsi al fine di evitare il rischio di contagio, estremamente più complesso per i soggetti più fragili – ha dichiarato il Dott. Jacopo Casiraghi, Coordinatore del Servizio di psicologia del Centro Clinico NeMO di Milano – In questo contesto ad esempio il sostegno all’insegnamento è diventato molto più complicato a causa della distanza, così come il proseguimento di alcune pratiche fondamentali come la fisioterapia: ancora oggi che la Fase 2 è entrata nel vivo e sono state ridotte le limitazioni alla circolazione, la maggior parte delle famiglie preferisce ridurre al minimo i contatti con l’esterno. Questi aspetti non vanno però sottovalutati né dal punto di vista clinico né da quello psicologico e relazionale. Il rientro alla normalità è percepito come ancora più difficoltoso e problematico”. Il webinar ha rappresentato un momento di confronto estremamente proficuo grazie alle diverse e complementari competenze messe in campo dai partecipanti: come ad esempio il Dott. Emilio Albamonte, Neuropsichiatra infantile del Centro clinico NeMO di Milano, la Prof.ssa Mariangela Di Gneo, Ufficio IV Inclusione e orientamento scolastico – Direzione Studente del Ministero dell’Istruzione. con spazio al racconto dell’esperienza personale di Giorgia Perego, genitore di un bambino che vive con una malattia neuromuscolare, e di Ra­ffaella Bombardieri, insegnante di sostegno dell’Istituto comprensivo di Sorisole (Bergamo).
Cittadinanzattiva è un’organizzazione, fondata nel 1978, che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza.
Il Centro Clinico NeMO (NeuroMuscular Omnicentre) è un centro clinico ad alta specializzazione, pensato per rispondere in modo specifico alle necessità di chi è affetto da malattie neuromuscolari come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), le distrofie muscolari e l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA), patologie che interessano attualmente circa 40.000 persone in tutto il Paese. NeMO rappresenta un modello unico di sanità in Italia, nato dalla sinergia tra pubblico e privato-sociale, che pone al centro la persona con malattia neuromuscolare e la sua famiglia, sviluppando una presa in carico d’eccellenza e una ricerca clinica avanzata.
Leader mondiale nelle terapie geniche, AveXis (una società del gruppo Novartis) ridefinisce le possibilità dei pazienti e delle famiglie affette da malattie genetiche potenzialmente letali attraverso la sua innovativa piattaforma di terapie geniche.

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Il ruolo dei bambini nella diffusione dell’epidemia da coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

In questo momento di ripresa delle attività spesso ci si chiede quando potranno riaprire le scuole, dati i disagi che la chiusura provoca nei bambini e anche nell’organizzazione quotidiana degli adulti. I bambini sembrano meno colpiti dal virus, ma gli esperti si stanno concentrando su quale ruolo essi possano avere nell’andamento della pandemia.
Due recenti studi offrono prove convincenti sul fatto che i bambini possano trasmettere il virus, anche se nessuno dei due ha dato una dimostrazione definitiva.Nel primo studio, pubblicato su Science, i ricercatori guidati da Marco Ajelli, della Fondazione Bruno Kessler a Trento, hanno analizzato i dati provenienti dalle due città cinesi di Wuhan e Shanghai. Gli esperti hanno creato una matrice di contatto di 636 persone a Wuhan e 557 persone a Shanghai, chiedendo loro di ricordare tutti quelli con cui avessero avuto contatti il giorno prima della chiamata e l’età di ciascun contatto, ripetendo la chiamata durante il lockdown e dopo la riapertura. Ebbene, gli autori hanno scoperto che i bambini erano sensibili all’infezione da coronavirus circa un terzo di quanto lo fossero gli adulti. Tuttavia, dopo l’apertura delle scuole, si sono resi conto che i bambini avevano circa tre volte più contatti degli adulti e quindi tre volte più opportunità di infettarsi, portando il rischio alla pari degli adulti stessi. Sulla base dei loro dati, i ricercatori hanno stimato che la chiusura delle scuole non è sufficiente di per sé a fermare un focolaio, ma può ridurre l’aumento di circa il 40-60% e rallentare il decorso dell’epidemia. «La nostra simulazione mostra che se si riaprono le scuole si avrà un grande aumento del numero di riproduzione, che è esattamente quello che non vogliamo» conclude Ajelli.Il secondo studio, condotto da un gruppo di ricercatori tedeschi capeggiato da Terry C. Jones, coordinato da Christian Drosten e pubblicato sul web prima della peer review, ha testato bambini e adulti e ha scoperto che i bambini positivi hanno almeno lo stesso livello di virus degli adulti, e quindi, presumibilmente, sono altrettanto contagiosi. Gli esperti hanno analizzato un gruppo di 47 bambini infetti di età compresa tra uno e 11 anni, dei quali solo 15 erano sintomatici, e hanno osservato che i bambini asintomatici presentavano cariche virali altrettanto alte o più alte rispetto ai pari o agli adulti sintomatici. «Sono un po’ riluttante a dire ai politici che ora possiamo riaprire le scuole e gli asili» conclude Drosten.Ci sono però anche pareri differenti, come quello a cui sono giunti i ricercatori del governo olandese, in uno studio pubblicato sul sito del National Institute for Public Health and the Environment, Ministry of Health, Welfare and Sport, dei Paesi Bassi. In questo caso la conclusione è stata che i pazienti sotto i 20 anni svolgono un ruolo molto più piccolo nella diffusione rispetto agli adulti e agli anziani, ma dubbi sulla validità dello studio sono stati sollevati da diverse parti del mondo scientifico. Un chiarimento potrebbe arrivare da un nuovo studio del National Institutes of Health, il progetto Heros, che seguirà 6.000 persone di 2.000 famiglie e raccoglierà informazioni su quali bambini vengono infettati dal virus e sull’eventuale trasmissione ad altri membri della famiglia.Tutti gli esperti, comunque, concordano sulla necessità di decidere al più presto nuovi modi di frequentare la scuola per prepararsi alla riapertura, basandosi sui principi del distanziamento sociale. (fonte Doctor33)

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Decreto Rilancio: Save the Children, qualche passo avanti per i diritti dei bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

“Per la prima volta dall’avvio della crisi, i diritti dei bambini sono considerati nel Decreto Rilancio che accoglie alcune delle richieste che abbiamo avanzato in questo periodo e che sono riassunte nel manifesto Riscriviamo il futuro lanciato nei giorni scorsi. I bambini e gli adolescenti, soprattutto nei territori più svantaggiati del nostro Paese, sono stati colpiti da una doppia crisi, quella economica e quella educativa, ed è da loro che occorre ripartire per riscrivere il loro futuro e quello dell’Italia. Per dare concretezza e operatività alle prime misure previste dal Decreto, ribadiamo tuttavia l’importanza di definire un piano straordinario organico per l’infanzia e l’adolescenza, in modo da tutelare in maniera efficace i minori che rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children a commento del Decreto Rilancio appena varato dal Governo.Tra gli aspetti del Decreto che meritano di essere sottolineati, l’impegno per la riapertura delle scuole, con investimenti per acquisto materiali, adeguamento spazi, innovazione didattica e misure di prevenzione sanitaria. “È positivo l’impegno per snellire e velocizzare l’assegnazione delle risorse dell’edilizia scolastica agli enti locali e, di conseguenza, la possibile apertura dei cantieri estivi per la messa in sicurezza. La sicurezza degli edifici scolastici è un tema critico per l’Italia ben prima dell’emergenza sanitaria, e in Parlamento è depositata una proposta di legge promossa da Cittadianzattiva e Save the Children che è necessario portare rapidamente in approvazione”, ha proseguito Raffaela Milano.Negli interventi di contrasto alla povertà educativa, è inoltre necessario considerare anche i molti adolescenti vulnerabili già usciti dal percorso scolastico e che quindi non lavorano né studiano. Un fenomeno che in Italia riguarda quasi 1 giovane su 4 e che al Sud raggiunge punte del 38% in Sicilia e del 35% in Calabria. Per offrire educazione, opportunità e speranza a 100 mila bambini che vivono nei contesti più deprivati del Paese, Save the Children ha lanciato la campagna Riscriviamo il futuro, nell’ambito della quale l’Organizzazione ha diffuso un Manifesto – a cui hanno già aderito oltre 2,230 persone, tra cui più di cento nomi noti del mondo della cultura e dello spettacolo, della musica e del giornalismo, dell’impresa e dello sport e a cui è possibile aderire sul sito http://www.savethechildren.it/riscriviamoilfuturo – per chiedere al Governo, al Parlamento, alle Regioni e a tutte le istituzioni locali, di riscrivere il futuro dell’Italia a partire dai bambini.

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Malattia di Kawasaki e Covid nei bambini

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

Bergamo. E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet (Journal Impact Factor di 59·102® e al secondo posto su 160 riviste nella categoria Medicina, generale e interna) lo studio condotto dalla Pediatria dell’Ospedale di Bergamo sul legame tra COVID-19 e la malattia di Kawasaki, rara malattia infiammatoria.Lo studio analizza 10 casi di bambini con sintomi simili alla malattia di Kawasaki arrivati al Papa Giovanni XXIII tra il 1° marzo e il 20 aprile 2020. Nei 5 anni precedenti questa malattia era stata diagnosticata a soli 19 bambini. Un aumento dei casi pari a 30 volte, anche se i ricercatori avvertano che è difficile trarre conclusioni definitive con numeri così piccoli.Otto dei 10 bambini sono risultati positivi al virus SARS-coronavirus-2 (SARS-CoV-2). Tutti i bambini dello studio sono sopravvissuti, ma quelli che si sono ammalati durante la pandemia hanno mostrato sintomi più gravi di quelli diagnosticati nei cinque anni precedenti. La malattia di Kawasaki è una condizione rara che colpisce in genere i bambini di età inferiore ai cinque anni e che causa l’infiammazione dei vasi sanguigni di medio calibro. I sintomi tipici includono febbre ed eruzione cutanea, occhi rossi, labbra o bocca secche, arrossamenti sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi e rigonfiamento di linfonodi. In genere, circa un quarto dei bambini affetti presenta complicazioni a livello delle arterie coronarie, ma la condizione si risolve rapidamente e praticamente in tutti i bambini, se trattata in modo appropriato in ospedale. Non è noto cosa scateni la malattia, ma si ritiene che si tratti di una reazione immunologica anormale successiva ad un’infezione. Lucio Verdoni, primo autore dello studio, ha dichiarato: “Abbiamo notato un aumento del numero di bambini arrivati al nostro ospedale con una condizione infiammatoria simile alla malattia di Kawasaki nel periodo in cui l’epidemia di SARS-CoV-2 stava prendendo piede nella nostra regione. Sebbene questa complicazione rimanga molto rara, il nostro studio fornisce ulteriori prove su come il virus possa causare nei bambini diversi tipi di patologie. Nonostante la condizione rimanga rara, questo riscontro dovrebbe essere preso in considerazione quando si considera l’allentamento delle misure di allontanamento sociale, come la riapertura delle scuole” I pediatri del Papa Giovanni hanno effettuato uno studio retrospettivo su tutti i 29 bambini ricoverati con sintomi della malattia di Kawasaki dal 1 ° gennaio 2015 al 20 aprile 2020.Prima del marzo 2020 l’ospedale curava un caso di malattia di Kawasaki ogni tre mesi. Durante i mesi di marzo e aprile 2020, dopo l’insorgenza dell’epidemia di COVID-19, i bambini trattati sono stati 10, e ad oggi sono aumentati a 20. L’aumento non è spiegato da una crescita dei ricoveri ospedalieri, poiché il numero di pazienti ricoverati nei mesi di marzo e aprile 2020 è stato sei volte inferiore rispetto a prima che il virus fosse stato segnalato per la prima volta nell’area.I bambini che presentavano sintomi dopo il marzo 2020 avevano in media qualche anno di più (età media 7,5 anni) rispetto al gruppo diagnosticato nei precedenti cinque anni (età media 3 anni). Inoltre manifestavano sintomi più gravi rispetto ai casi passati, con oltre la metà (60%, 6/10 casi) con complicanze cardiache, rispetto al solo 10% di quelli trattati prima della pandemia (2/19 casi). La metà dei bambini (5/10) presentava segni di sindrome da shock tossico, mentre nessuno dei bambini trattati prima del marzo 2020 aveva questa complicanza. L’80% dei bambini (8/10) ha richiesto un trattamento aggiuntivo con steroidi, rispetto al 16% di quelli del gruppo storico (4/19).I medici bergamaschi sostengono che, nel loro insieme, i loro risultati rappresentano un reale incremento dell’incidenza della malattia di Kawasaki associata all’epidemia da SARS-CoV-2. Tuttavia riportano che tale associazione va confermata in studi più ampi.

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Vademecum sulla gestione del bambino nella Fase 2

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

“Vogliamo poter prescrivere i tamponi e somministrare i vaccini ai bambini, come già avviene in alcune Regioni. Abbiamo la forza di una rete diffusa, capillare ed efficiente di Pediatri di Famiglia. Perché non usarla, proprio ora che ci si avvia verso una possibile riapertura delle scuole, per testare e tracciare i contagi, monitorare i cluster familiari, individuare nuovi focolai ed evitare il riaccendersi dell’epidemia di Covid-19?” L’appello arriva nel corso di una conferenza stampa virtuale dal Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Paolo Biasci.
“Dobbiamo vivere la Fase 2 pensando alla Fase 3, alla convivenza con il virus in una nuova normalità – afferma Biasci -. Le Cure Primarie sono la porta d’ingresso della sanità pubblica, quei ‘medici sentinella’ dell’epidemia che in questi mesi di emergenza hanno evitato, con il triage telefonico e la gestione territoriale, il contagio massivo della popolazione e il collasso del Sistema sanitario. Non possiamo permetterci di muoverci in un nuovo perimetro con vecchi schemi. In questi giorni abbiamo appreso con stupore dell’esistenza di un gruppo di lavoro formato da Anci e Ministeri Istruzione, Salute, Famiglia e Lavoro che sta definendo assieme ad una società scientifica di area pediatrica le norme che regoleranno gli accessi negli asili e nei centri estivi, entrando nello specifico di attività proprie dei pediatri di famiglia che in tale gruppo non sono rappresentati. Dovremo produrre un inutile certificato di “assenza di malattie contagiose e diffusive” per i bambini che frequenteranno asili e centri estivi e far eseguire preventivamente un tampone diagnostico? E per quale motivo sarà necessario un certificato per i bambini e non per le persone che rientrano al lavoro? Certamente così non si tutela la salute dei nostri pazienti né quella della loro rete sociale, in un momento in cui “patenti” di immunità sul Covid-19 non ci sono per nessuno, grandi o piccini che siano”.“Le Cure Primarie sono fondamentali per il nostro Servizio Sanitario – ricorda Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva – e auspichiamo che l’azione dei pediatri per una omogeneità nell’accesso sul territorio venga messa in campo in modo sinergico, anche dagli altri attori del sistema”.“Abbiamo rimodulato la nostra attività professionale – annuncia Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – mettendo in campo protocolli di prevenzione dei contagi, adozione di modelli organizzativi per l’accesso allo studio, permanenza nelle sale di aspetto e di visita, applicazione del triage telefonico, utilizzo di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale e sanificazione degli ambienti. È tutto contenuto nel nostro Vademecum, da oggi a disposizione di oltre 5000 Pediatri di Famiglia italiani. Un volume di 50 pagine in cui trovare anche indicazioni sulla gestione del caso sospetto, del neonato figlio di madre COVID-19+ e comprendere alcune condizioni particolari, rilevate in questo periodo, come l’Erythema pernio-like. Uno strumento prezioso anche per le loro famiglie a cui sono rivolti molti contenuti interessanti”.“Quanto alle normali scadenze vaccinali – propone Biasci – ripartiamo da queste, dagli screening e dai bilanci di salute per recuperare il tempo perduto. Eviteremo molti spostamenti della popolazione e limiteremo gli accessi nei nostri studi, alleggerendo al contempo il lavoro dei centri vaccinali regionali, se queste attività potessero essere eseguite nei nostri studi. Il vaccino per il Covid-19 non c’è ancora. Ma per tanti altri virus, sì. Evitiamo di aggiungere a nuove malattie, vecchie e perniciose epidemie come il morbillo o la rosolia”.

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In tutto il mondo, la pandemia di Covid-19 sta avendo un profondo impatto sulla vita dei bambini

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

Le scuole sono chiuse, le famiglie stanno fronteggiando condizioni di povertà e molti bambini rischiano di non avere da mangiare. Le vite dei bambini sono letteralmente a rischio e stime recenti dicono che le morti dei minori sotto i 5 anni di età potrebbero aumentare del 45% a causa di sistemi sanitari più fragili e della riduzione degli interventi ordinari di assistenza sanitaria.Lo afferma Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – all’indomani della Conferenza dei donatori, promossa dalla Commissione Europea e da diversi Paesi tra cui l’Italia, per sostenere una risposta globale e coordinata alla crisi e finanziare lo sviluppo e la distribuzione di cure, vaccini e strumenti diagnostici per contrastare la pandemia di Covid-19.
L’Organizzazione apprezza gli impegni finanziari dichiarati per rafforzare i sistemi sanitari nei Paesi a basso reddito, in quelli più fragili e colpiti dalle crisi, ma – sottolinea – ancora di più deve essere fatto per sostenere efficacemente i bambini e le famiglie più vulnerabili. È fondamentale che i Paesi siano in grado di agire contro il Covid-19 e di attenuarne l’impatto sui sistemi sanitari, in modo che si possa continuare a garantire ai bambini e alle bambine anche gli altri interventi di salute e nutrizione essenziali per la loro sopravvivenza.
“Chiediamo ai Governi, alle organizzazioni e ai donatori privati di continuare ad impegnarsi anche nelle prossime settimane e di fare di tutto per stanziare i fondi necessari al rafforzamento dei sistemi sanitari e proteggere un’intera generazione. In una crisi come quella che stiamo vivendo, nessuno è al sicuro se non saranno al sicuro tutti. L’accesso ai medicinali, ai vaccini e all’assistenza sanitaria non dovrebbe mai dipendere da dove si vive e la ricerca e lo sviluppo in campo medico, specialmente se condotti con fondi pubblici, dovrebbero andare a vantaggio di tutti”, ha affermato Inger Ashing.
Save the Children attende quindi di conoscere come i fondi dichiarati oggi verranno ripartiti. Anche i finanziamenti al GAVI, l’Alleanza Globale per i Vaccini e l’Immunizzazione, sono benvenuti, ma il lancio di un futuro vaccino contro il Covid-19 richiederà finanziamenti aggiuntivi se vogliamo raggiungere i Paesi più poveri del mondo e le famiglie più marginalizzate. L’Unione europea è chiamata a vigliare affinché gli impegni presi non vengano conteggiati due volte. Chiediamo pertanto all’Ue, ai donatori, al settore privato e agli attori impegnati nella salute a livello globale di garantire che i fondi annunciati durante la conferenza vengano utilizzati responsabilmente.

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“Sogni e Incubi” dei bambini del coro

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

I bambini del coro “Dream and Sing” dell’Istituto Comprensivo Don Alfonso De Caro di Fisciano-Lancusi (Salerno) cantano i loro “Sogni e Incubi” al tempo della quarantena. Oltre venti piccoli studenti, diretti “a distanza” dall’insegnante Argentina Napoli, che da anni seguono il progetto di ampliamento dell’offerta formativa della scuola, aiutati dai loro genitori, che li hanno ripresi con i telefonini, hanno cantato l’ultimo singolo dei “Segni Distintivi” il duo di poliziotti/cantautori composto dal salernitano Angelo Forni e dal romano Fabio Sgrò dal titolo appunto “Sogni e Incubi”.
Il video, realizzato completamente a distanza, nell’ultima settimana del mese di Aprile 2020, periodo di lockdown per l’emergenza mondiale COVID-19, è stato pubblicato online sul canale Youtube questa mattina alle ore 10.30, dall’etichetta discografica “Bit & Sound Music” di Tino Coppola che ha anche fornito il supporto tecnico per la realizzazione. “Ci piaceva l’idea di continuare le nostre lezioni anche a distanza, ma soprattutto ci piaceva l’idea di cantare un brano che fosse anche un inno alla vita e alla voglia di tornare alla normalità. – ha detto la maestra Argentina Napoli – Così, dopo aver ascoltato l’ultimo singolo dei “Segni Distintivi”, non ci ho pensato su due volte, e con i miei splendidi ragazzi ci siamo subito organizzati. Tutto questo anche grazie alla collaborazione di Tino Coppola, che ci ha supportato nella nostra decisione di provare ad eseguire questo brano insieme a distanza. Certo non è stato facile, ma ci siamo divertiti, abbiamo passato del tempo insieme in video lezione per le prove, e alla fine siamo riusciti a portare a termine il nostro progetto che spero di cuore possa piacere”. Ad esibirsi sono stati Aiello Laura, Aliberti Gaia, Naddeo Alessia, Cimmino Syria, De Chiara Linda, De Chiara Loretta, De Palma Adelaide, Forte Teresa, Galdieri Giorgia, Gnazzo Marilena, Gnazzo Maria Rosaria, Iannone Francesca Grazia, Intindoli Noemi, Maiellaro Diego Maria, Mangiola Marianna, Mauro Annarita, Napoli Rebecca, Natella Elvira, Natella Chiara, Pastore Giulia, Santamaria Giovanna, Tulbure Martina Gabriela, Vitale Giulia.

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Covid-19: Che impatto avrà l’isolamento sui bambini “invisibili”?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

“Accogliamo con soddisfazione l’impegno che il governo si è assunto oggi nei confronti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti. Le parole di Giuseppe Conte, durante l’informativa urgente alla Camera dei deputati, riportano infatti al centro dei nuovi provvedimenti la condizione dei minori di età e raccolgono il senso del nostro appello del 22 marzo scorso”.Così dichiarano Associazione Agevolando, Cismai, Cnca, Cncm e SOS Villaggi dei Bambini, prime firmatarie della petizione Che impatto avrà l’isolamento sui bambini “invisibili”? lanciata insieme ad altre importanti organizzazioni che si occupano di infanzia” su change.org e che ha già superato le 5000 firme.”Siamo particolarmente felici che il nostro impegno e il lavoro che di concerto si è svolto in queste settimane con le forze politiche sia stato riconosciuto come punto di partenza per programmare una nuova fase che non dovrà trascurare di affrontare il peso sopportato dai minori del nostro Paese, in particolare da tutti i bambini che vivono in condizioni di fragilità. Il nostro auspicio è che si passi ora in fretta dalle parole ai fatti: nel rispetto delle norme di sicurezza si innalzino al più presto i livelli di protezione nei confronti dei minorenni in stato di povertà materiale e culturale e di tutti quei bambini che sono in condizioni di rischio. I bambini sono il nostro futuro: avremo bisogno del contributo di ciascuno di loro per disegnare una società migliore.”

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“Sostenere che i bambini non si infettino di Covid-19 non è un’affermazione corretta

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Anzi, è pericoloso da dire alle famiglie. Confonde i genitori”. È perentorio il commento di Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che replica così alle parole di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, comparse oggi sul Corriere della Sera.”I bambini si ammalano di questo virus ma fortunatamente non vanno in terapia intensiva. Inoltre la contagiosità del SARS-COV 2 in età pediatrica deve essere ancora attentamente valutata perché negli ultimi due mesi i bambini hanno interrotto la frequenza scolastica e sono stati isolati dalla restrizione. Questo ha fatto diminuire drasticamente i contagi di tutte le malattie infettive, ma bisognerà valutare attentamente la diffusione del virus nel momento in cui si allenteranno queste misure protettive.Nei bambini il Covid-19 compare spesso sotto forma asintomatica o con una sintomatologia lieve. Certo- continua Di Mauro- non sviluppano la malattia in modo grave come negli adulti, o come quegli adulti che presentano delle malattie croniche, ma non possiamo ignorare che proprio in questi giorni sono pubblicati alcuni dati su riviste scientifiche sul rischio che alcuni bambini affetti da COVID possano sviluppare la malattia di Kawasaki, complicanza temibile e che necessita di terapie importanti e rapide.In vista della fase due Di Mauro non vuole che ci siano dubbi: “Non dobbiamo mettere a rischio la salute di nessuno, men che meno quella delle persone anziane o con patologie croniche”.Da lunedì le famiglie si aprono alle visite dei congiunti- aggiunge il presidente della SIPPS- i nipoti andranno dai nonni e bisognerà mantenere alta la guardia sul rischio contagi”. Quindi il consiglio è sempre lo stesso: “I bambini se vedono i nonni devono indossare la mascherina e tenere la distanza di sicurezza”. Per quando riguarda la progressiva riapertura, Di Mauro invita infine tutti gli italiani alla prudenza: “La chiusura sta dando buoni risultati e in vista del riavvicinamento ai congiunti- conclude- tuteliamo i contatti per ridurre il rischio contagio”. (fonte agenzia Dire)

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Mantenere ed incrementare le coperture vaccinali nei bambini e negli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

L’attuale emergenza COVID-19 rischia di portare con sé conseguenze serie anche per altre malattie infettive. Nelle scorse settimane si è infatti reso evidente come le coperture vaccinali dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’adulto (sano, con patologie croniche, o sopra un’età prestabilita) siano in calo in molte Regioni italiane per un insieme di ragioni concomitanti: spostamento di personale normalmente impiegato nei servizi di vaccinazione a funzioni relative alla gestione dell’emergenza pandemia, timore da parte dei cittadini nei confronti di accessi al servizio sanitario per l’effettuazione delle vaccinazioni, talora ingiustificate interruzioni delle chiamate attive e delle richieste di fornitura dei vaccini in situazioni non emergenziali.
Il Board del Calendario della Vita considera questi eventi con grande preoccupazione. Le coperture vaccinali contro l’influenza negli ultra-sessantacinquenni e nei pazienti cronici, rispettivamente pari a circa 55% e 25-30% nelle scorse stagioni, devono necessariamente aumentare in modo drastico nel prossimo autunno, così come quelle contro lo pneumococco, la cui media nazionale negli anziani e malati cronici è inaccettabilmente bassa, prevedendo un aumento dell’offerta attiva e gratuita della vaccinazione includendo gli over 55 anni.Vale la pena ricordare come l’Organizzazione Mondiale della Sanità – Regione Europea (WHO-Euro) abbia sottolineato con forza in una propria linea guida emanata lo scorso 20 marzo: ‘Qualsiasi interruzione dei servizi di immunizzazione, anche per brevi periodi, determina un accumulo di suscettibili, e una più elevata probabilità di epidemie di malattie vaccino-prevenibili. Tali epidemie possono determinare morti correlate alle malattie prevenibili e un aumento del carico su sistemi sanitari già logorati dalla risposta alla pandemia di COVID-19’.È quindi evidente come siano indispensabili le seguenti azioni urgenti:
1. Garantire le coperture vaccinali pediatriche a tutti i nuovi nati e i richiami pediatrici e all’adolescenza, non interrompendo le chiamate attive e le sedute programmate.
2. Ri-organizzare le modalità di offerta delle vaccinazioni pediatriche e dell’adolescenza.Alcune linee di intervento possono essere delineate:
– coinvolgimento del pediatra curante nella pratica vaccinale, al fine di offrire più ampie modalità di applicazione, come già avviene in alcune realtà regionali, anche al fine di diminuire gli spostamenti delle famiglie e favorire l’esecuzione in concomitanza dei bilanci di salute;
– co-somministrazione di più di 2 vaccini nella stessa seduta, rammentando che in alcuni Paesi sono somministrati fino a 5 diversi vaccini nei due quadricipiti femorali senza che sia aumentata significativamente la frequenza di effetti collaterali in confronto alla somma delle vaccinazioni separate (le iniezioni devono essere effettuate ad almeno 2.5 cm di distanza una dall’altra quando somministrate nello stesso muscolo);
– accettazione su appuntamento, che sia cadenzato prevedendo la non contemporanea presenza di utenti in sala di attesa in situazioni di affollamento, e la permanenza post-vaccinazione per osservazione di eventuali eventi avversi in ambiente idoneo con distanziamento fisico.
3. Programmi di recupero delle vaccinazioni non effettuate dopo l’inizio dell’emergenza COVID-19.
4. Provvedere in tutte le Regioni e Province Autonome con estrema urgenza alla predisposizione delle gare per le forniture dei vaccini anti-influenzali con quantitativi idonei ad aumentare le coperture.
5. Predisporre piani di incremento delle coperture per influenza, pneumococco, richiami tetano-difterite-pertosse ed herpes zoster.
Simultaneamente, devono essere previste anche azioni molto incisive per incrementare le coperture vaccinali nelle stesse categorie per i vaccini pneumococcici, tetano-difterite-pertosse per adulti (dTpa), herpes zoster.
In particolare per la campagna vaccinale antinfluenzale 2020/2021, con la già richiamata proposta di abbassamento dell’età di offerta attiva e gratuita ai soggetti over 55 anni, va previsto un inizio anticipato e allungato rispetto agli anni precedenti (inizi di ottobre – fine gennaio), al fine di gestire in tempi più larghi gli accessi di un maggior numero di soggetti con un modello organizzativo caratterizzato dal distanziamento sociale e dal biocontenimento sia nei setting della medicina di famiglia che in quelli dei centri vaccinali.
In questo senso andranno predisposte modalità di offerta innovative e concertate con la medicina di famiglia, rammentando che le co-somministrazioni dei vaccini anti-influenzali, anti-pneumococcici, dTpa e anti-herpes zoster sono possibili e in questo momento particolarmente utili per ridurre il numero di accessi ai servizi sanitari e agli studi dei medici di medicina generale, coerentemente con un periodo di campagna vaccinale più ampio temporalmente come detto sopra aumentato dai due mesi attuali ai quattro mesi proposti.È necessario, infine, per offrire il massimo livello di protezione agli utenti e agli operatori, un’adeguata programmazione dell’approvvigionamento, in quantità e qualità, dei dispositivi di protezione individuale e di altri prodotti e dispositivi necessari per la prevenzione e controllo di malattie trasmesse per contatto e droplets e per via aerea.

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