Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°56

Posts Tagged ‘bambini’

Per guarire i bambini dai tumori maligni serve lavoro di squadra

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Ogni anno in Italia a circa 300 bambini viene diagnosticato un tumore osseo maligno. Per aumentare le percentuali di guarigione serve un lavoro di squadra. Lo dice, in occasione della Giornata internazionale contro il cancro infantile, il dott. Primo Andrea Daolio, Direttore dell’Ortopedia Oncologica dell’ASST Gaetano Pini-CTO che dagli anni 80 lavora per curare adulti e bambini affetti da queste patologie.Negli anni la chirurgia in ambito oncologico ortopedico ha assistito a grandi miglioramenti: in particolare è aumentata la possibilità di ricostruzione degli arti operati con l’introduzione di protesi modulari, di protesi allungabili e composite, di trapianti di osso di banca o di trapianti ossei autologhi. Questi interventi necessitano della collaborazione in rete di equipe pluri specialistiche che comprendono i microchirurghi, i chirurghi generali, vascolari e i chirurghi plastici.

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I bambini che vivono in aree di conflitto

Posted by fidest press agency su domenica, 17 febbraio 2019

Sono 420 milioni – uno su cinque al mondo e sono un numero in crescita di 30 milioni rispetto al 2016, che è raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda ad oggi. Nel 2017 sono oltre 10mila i bambini che sono rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti, mentre si stima che almeno 100mila neonati perdano la vita ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione.
Circa 4,5 milioni di bambini hanno rischiato di morire per fame nel 2018 nei dieci paesi peggiori in conflitto: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia. Questi sono i paesi in cui i bambini sono stati i più colpiti dai conflitti nel 2017. Le violazioni dei diritti dei minori in queste aree si è triplicato dal 2010 ad oggi.Questi alcuni dei dati presentati oggi da Save the Children nel suo ultimo rapporto, che porta il nome della nuova campagna “Stop alla guerra sui bambini”: un allarme forte da parte dell’Organizzazione, nata nel 1919 all’indomani della prima guerra mondiale per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che in occasione dei suoi 100 anni denuncia il deteriorarsi delle condizioni di vita dei più piccoli nelle tante aree di conflitto.
“Ogni guerra è una guerra contro i bambini, diceva la fondatrice di Save the Children Eglantyne Jebb cento anni fa e oggi è più vero che mai. Quasi 1 bambino su 5 vive in aree colpite da conflitti, il numero di bambini uccisi o mutilati è aumentato. Dall’uso di armi chimiche, allo stupro, ai rapimenti, ai reclutamenti forzati, i crimini di guerra continuano a crescere e a rimanere impuniti”, spiega Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. “È sconvolgente che nel XXI secolo arretriamo su principi e standard morali così semplici: proteggere i bambini e i civili dovrebbe essere un imperativo, eppure ogni giorno i bambini vengono attaccati, perché i gruppi armati e le forze militari violano le leggi e i trattati internazionali. Milioni di bambini in Yemen stanno vivendo orrori indescrivibili a causa del conflitto. Colpiti per strada, bombardati mentre sono a scuola: sono bambini e bambine a cui è negata un’infanzia. Rimasti orfani, senza più una casa, senza più i propri cari. Tutto questo è inaccettabile”.Le bombe utilizzate dalla Coalizione a guida saudita in Yemen per colpire obiettivi civili sono prodotte anche in Italia. Uccidere bambini in un conflitto è vietato dal diritto internazionale umanitario. Inoltre la legge italiana sul controllo dell’esportazione importazione e transito dei materiali di armamento (L.185/90), proibisce l’esportazione verso paesi che violano i diritti umani. Per questo motivo Save the Children ha lanciato una petizione on line (www.savethechildren.it/StopArmi) per fermare immediatamente la vendita di armi italiane usate contro i bambini in Yemen attualmente prodotte presso la RWM, in Sardegna.

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Migranti: in Africa 1 migrante su 4 è un bambino

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Quasi un migrante su quattro in Africa è un bambino, più del doppio della media globale, e il 59% dei 6,8 milioni di rifugiati nei paesi africani sono bambini. Almeno 13,5 milioni di bambini sradicati in Africa – con 6,5 milioni di migranti internazionali (compresi 4 milioni di rifugiati) e 7 milioni di sfollati interni – necessitano di azioni nazionali rafforzate e di una cooperazione regionale e internazionale tra Stati per difendere i loro diritti, preservarli e aiutarli a realizzare il loro potenziale.In occasione del vertice dell’Unione africana (UA) di Addis Abeba, l’UNICEF esorta i leader dell’UA a lavorare insieme per affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare e rispondere alle esigenze dei bambini sradicati in tutto il continente.”La maggior parte dei migranti africani si sposta all’interno dell’Africa, e mentre gran parte di questo movimento di persone è normale e regolare, le cause negative di fondo rimangono i principali fattori dell’immigrazione irregolare in tutto il continente”, ha detto Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “Ogni giorno, i bambini e le famiglie vittime di violenza, povertà o delle devastazioni del cambiamento climatico prendono la dolorosa decisione di lasciare le loro case in cerca di sicurezza e di un futuro più promettente. Affrontare queste cause alla radice contribuirà a ridurre la necessità di lasciare le famiglie e i bambini”. Oltre ad affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare, l’UNICEF chiede ai governi africani di attuare politiche e programmi per proteggere, incoraggiare ed investire sui bambini rifugiati, migranti e sfollati.

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Yemen: Save the Children, 1,5 milioni di bambini sfollati nel Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

A causa della brutale guerra che dura ormai da quattro anni in Yemen, 1,5 milioni di bambini, pari ad almeno 1 bambino su dieci, sono stati costretti a lasciare la propria casa, esponendosi così a gravi rischi come fame, malattie e violenza. È l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.Solo nel governatorato di Hodeidah, teatro di alcuni dei peggiori combattimenti nel paese Negli ultimi sei mesi, in sei mesi sono stati più di mezzo milione i bambini sfollati. Una media di oltre 2000 bambini ogni giorno da giugno dello scorso anno.
I civili in fuga dalle violenze affrontano viaggi in cui la loro vita è costantemente a rischio. Il pericolo più immediato è la morte o il ferimento a causa di armi esplosive che sono state usate indiscriminatamente da tutte le parti in conflitto, con scarso rispetto degli obblighi di legge previsti per proteggere la popolazione civile.Il 23 agosto dello scorso anno, 22 bambini e quattro donne sono stati uccisi da un attacco aereo che ha colpito il loro veicolo mentre cercavano di fuggire dai combattimenti a Hodeidah. Più recentemente, almeno otto civili sono stati uccisi in un centro per famiglie sfollate a Hajjah, apparentemente a causa di schegge da bombe cadute nelle vicinanze. Solo nella seconda metà del 2018, sono stati registrati almeno 25 attacchi contro gli sfollati interni.Se le famiglie sfollate riescono a sopravvivere ai loro pericolosi viaggi ed evitano attacchi aerei e bombardamenti riuscendo a raggiungere zone relativamente sicure, affrontano ulteriori difficoltà nelle comunità di accoglienza o nei campi, privi di adeguate scorte di cibo e di servizi igienico-sanitari di base. Questo mette i bambini a rischio di malnutrizione e malattie in un paese in cui il sistema sanitario è quasi collassato e circa 14 milioni di persone sono sull’orlo della carestia. Save the Children stima che 85.000 bambini sono già morti per fame estrema dal 2015.

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UNICEF: 41 milioni di bambini in 59 paesi colpiti da conflitti o disastri

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

L’UNICEF ha lanciato oggi il nuovo Rapporto sull’intervento umanitario, che contiene gli appelli e gli impegni per il 2019 per fornire a 41 milioni di bambini in 59 paesi nel mondo accesso ad acqua sicura, nutrizione, istruzione, salute e protezione; per supportare il suo lavoro per i bambini in contesti di crisi umanitarie l’UNICEF chiede 3,9 miliardi di dollari di fondi necessari per il 2019. L’UNICEF stima che più di 34 milioni di bambini vivono in situazioni di conflitto e disastri senza accesso a servizi di protezione dell’infanzia, fra cui 6,6 milioni di bambini in Yemen, 5,5 milioni in Siria e 4 milioni in Repubblica Democratica del Congo. I cinque più grandi appelli riguardano i rifugiati siriani e le comunità ospitanti in Egitto, Giordania, Libano, Iraq e Turchia (904 milioni di dollari); Yemen (542,3 milioni di dollari); Repubblica democratica del Congo (326,1 milioni di dollari); Siria (319,8 milioni di dollari) e Sud Sudan (179,2 milioni di dollari).Milioni di bambini che vivono in paesi colpiti da conflitti e disastri non hanno accesso a servizi di protezione vitali per i bambini, mettendo a rischio la loro sicurezza, il loro benessere e il loro futuro: per i programmi di protezione dell’infanzia sono necessari 385 milioni di dollari dell’appello generale, compresi anche circa 121 milioni di dollari per i servizi di protezione per i bambini colpiti dalla crisi in Siria.I servizi di protezione dell’infanzia includono tutte quelle azioni per prevenire e rispondere ad abusi, abbandono, sfruttamento, traumi e violenza. L’UNICEF lavora anche per assicurare che la protezione dei bambini sia centrale in tutte le altre aree dei suoi programmi di intervento umanitario, che comprendono acqua e servizi igienico-sanitari, istruzione e altre aree di lavoro quali l’identificazione, l’attenuazione e la risposta ai potenziali pericoli per la salute e il benessere dei bambini.Tuttavia, i finanziamenti limitati e altre sfide come il crescente disinteresse delle parti in guerra per il diritto internazionale umanitario e il diniego dell’accesso umanitario rappresentano una significativa limitazione alla capacità delle agenzie per gli aiuti di proteggere i bambini. In Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, l’UNICEF ha ricevuto solo un terzo dei 21 milioni di dollari richiesti per i programmi di protezione dei bambini nel 2018, mentre circa un quinto dei fondi per la protezione dei bambini in Siria non è stato ricevuto.Nel 2019 ricorre il 30° anniversario della ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e il 70° anniversario della Convenzione di Ginevra, ma, oggi più che in qualsiasi altro momento degli ultimi 30 anni, molti paesi sono coinvolti in conflitti interni o internazionali, minacciando la sicurezza e il benessere di milioni di bambini.L’appello dell’UNICEF viene lanciato a un mese da quando l’agenzia ha dichiarato che il mondo non sta proteggendo i bambini che vivono in conflitto, con conseguenze catastrofiche. I bambini che sono continuamente esposti a violenze o conflitto, in particolare in giovane età, rischiano di vivere in uno stato di stress tossico – una condizione che, senza il giusto sostegno, può portare a conseguenze negative per tutta la vita sul loro sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo. Molti bambini colpiti da guerra, sfollamenti e altri eventi traumatizzanti come violenza sessuale e di genere, richiedono assistenza specializzata per essere aiutati ad affrontare e superare questi traumi.

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Libano: aiuti per proteggere circa 40.000 bambini a rischio a causa delle tempeste invernali

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

L’impatto delle ultime tempeste in Libano ha lasciato molti bambini vulnerabili in una condizione di bisogno di protezione e calore, soprattutto i bambini rifugiati.L’UNICEF e i suoi partner, in stretto coordinamento con le autorità locali libanesi, l’UNHCR e altre agenzie delle Nazioni Unite, hanno agito immediatamente per rispondere ai bisogni dei bambini colpiti e delle loro famiglie. L’assistenza dell’UNICEF comprende la distribuzione di aiuti in denaro, servizi idrici e igienico-sanitari come il pompaggio e il drenaggio delle acque, la distribuzione di oltre 7.000 coperte e 5.500 vestiti invernali per i bambini, insieme a 1.500 kit igienici per le famiglie e le donne.I forti venti, la neve e le piogge torrenziali hanno colpito oltre 570 siti in tutto il paese, con inondazioni in oltre 11 rifugi informali. Oltre 11.300 persone, la metà delle quali bambini, sono state colpite dalla tempesta.La situazione dei bambini sfollati e delle loro famiglie è particolarmente grave in quanto le loro condizioni erano precarie già prima dell’arrivo del maltempo. Solo nella valle della Bekaa, si sono dovuti ricollocare almeno 847 rifugiati siriani a causa delle inondazioni o per gravi danni ai loro rifugi. Nel nord, sono stati segnalati finora oltre 700 ricollocamenti.“Le sofferenze dei bambini nelle aree colpite sono aumentate”, ha dichiarato Violet Speel-Warnery, vice rappresentante dell’UNICEF in Libano. “Nei 10 giorni passati, l’UNICEF ha raggiunto oltre 6.000 bambini rifugiati che avevano urgente bisogno di assistenza. I nostri team stanno lavorando con i partner giorno e notte per raggiungere i bambini che ne hanno bisogno con gli aiuti e per tenerli al caldo”.L’UNICEF, con i suoi partner sul campo, continua a rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie, in aumento. Ad oggi, l’UNICEF ha pompato e drenato acqua in eccesso da oltre 60 siti colpiti e distribuito aiuti salvavita a Bekaa, Libano del Nord, Beirut, Monte Libano e in aree colpite nel sud del paese. I partner sul campo dell’UNICEF stanno anche monitorando i bisogni per la salute, l’istruzione e l’igiene per prevenire un’epidemia di malattie.

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“Siria: morti 15 bambini a causa del freddo e della mancanza di cure mediche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 gennaio 2019

Dichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF in Medio Oriente e in Nord Africa: “Le gelide temperature e le dure condizioni di vita a Rukban, al confine sud occidentale della Siria con la Giordania, stanno sempre più mettendo a rischio le vite dei bambini. In solo un mese, almeno 8 bambini – la maggior parte con meno di 4 mesi e il più piccolo nato da solo un’ora – sono morti.A Rukban, dove l’80% delle circa 45.000 persone sono donne e bambini, il freddo intenso e la mancanza di cure mediche per le madri prima e durante il parto e per i neonati, hanno acuito le già difficili condizioni di vita per i bambini e le loro famiglie.Allo stesso tempo, nella Siria orientale, le dure violenze ad Hajin nell’area di Deir-Ez-Zor hanno causato lo sfollamento di circa 10.000 persone dallo scorso dicembre. Le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro devono affrontare diverse difficoltà nel lasciare la zona di conflitto e rimangono al freddo in attesa per giorni senza rifugi o aiuti di base. Stando alle informazioni disponibili, il viaggio difficile e pericoloso avrebbe causato la morte di 7 bambini – molti con meno di un anno di vita.Le vite dei bambini continuano ad essere troncate da condizioni di salute che potrebbero essere prevenibili o curabili. Non ci sono scuse perché questo continui a succedere nel 21° secolo. La tragica perdita di vite causata dall’uomo deve fine adesso.Senza servizi di assistenza sanitaria solidi e accessibili, protezione e rifugi, molti altri bambini moriranno giorno dopo giorno a Rukban, Deir-Ez-Zor e in ogni altro luogo in Siria. La storia ci giudicherà per queste morti che avrebbero potute essere evitate.L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto e tutti coloro che esercitano un’influenza su di loro di garantire passaggi sicuri a tutte le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro fuori dalle aree di scontro e di facilitare l’accesso all’assistenza medica salvavita per i bambini ad Hajin e ovunque in Siria.I bisogni di assistenza a Rukban sono più che urgenti, sono estremamente gravi e iniziano a diventare una questione di vita o di morte.
Ancora una volta, l’UNICEF chiede a tutte le parti di facilitare urgentemente l’arrivo di un convoglio umanitario a Rukban, che comprenda cliniche sanitarie mobili per distribuire aiuti e servizi salvavita.Non è sicuramente troppo da chiedere quando le vite di decine di migliaia di bambini – bambini – ne dipendono.

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Dolore addominale ricorrente nei bambini: i probiotici potrebbero essere una soluzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Secondo una nuova sinossi di evidenza clinica pubblicata su JAMA Pediatrics, i probiotici possono essere d’aiuto per gestire il dolore addominale ricorrente a breve termine nei bambini. «Un bambino su quattro in età scolare soffre di dolore addominale ricorrente, un termine collettivo che include dispepsia funzionale, sindrome dell’intestino irritabile, dolore addominale funzionale e sindrome da dolore addominale funzionale» afferma Tamsin Newlove-Delgado, della University of Exeter Medical School nel Regno Unito. Nel rapporto, i ricercatori hanno analizzato 19 studi, di cui 14 hanno incluso bambini con diagnosi di dolore addominale ricorrente e cinque bambini con sindrome dell’intestino irritabile. Tredici studi hanno valutato i probiotici, più comunemente Lactobacillus rhamnosus GG, quattro hanno valutato cambiamenti dietetici a base di fibra e due hanno osservato diete di esclusione o restrizione. Ebbene, da zero a tre mesi dopo l’inizio dell’intervento, i pazienti che hanno ricevuto i probiotici hanno mostrato una probabilità significativamente più alta di ottenere miglioramenti del dolore rispetto a quelli trattati con placebo, con prove di moderata qualità. I probiotici sono inoltre risultati associati a riduzioni della frequenza e dell’intensità del dolore, anche se con prove di bassa qualità. Due studi hanno seguito i partecipanti allo studio per tre-sei mesi dopo l’intervento, e hanno riscontrato anche una probabilità significativamente maggiore di miglioramento del dolore con probiotici, con prove di qualità moderata. I cambiamenti dietetici a base di fibre non hanno invece ottenuto risultati migliori del placebo nel migliorare il dolore a breve termine. Sulla base delle scarse prove disponibili, non è stato possibile determinare quale ceppo probiotico fosse più efficace, o quali fossero i migliori dosaggi e regimi. «Le sperimentazioni future dovrebbero valutare i risultati a lungo termine e utilizzare risultati convalidati e misure coerenti concordate dai leader della ricerca in questo settore. Pochi studi hanno fornito informazioni su assenze da scuola e da eventi sociali o sul funzionamento psicologico e sulla qualità della vita, che sono esiti invece molto significativi per le famiglie» concludono gli autori. JAMA Pediatr. 2018. doi: 10.1001/jamapediatrics.2018.4575 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30592480 by Doctor33)

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Linfoma di Burkitt nei bambini iracheni

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

I Linfomi sono tumori causati dalla proliferazione incontrollata dei linfociti, le cellule del sistema immunitario che contribuiscono a difenderci dagli agenti esterni. Più della metà dei linfomi infantili è rappresentata dal Linfoma di Burkitt, un tumore molto aggressivo di cui esistono due varianti cliniche principali: quella endemica, presente nell’Africa equatoriale (dove questo tipo di linfoma rappresenta il cancro più comune nei bambini che vivono nelle regioni in cui la malaria è endemica), che si manifesta soprattutto a livello della testa e delle ossa facciali; e quella sporadica, presente in Europa, in America e in Giappone, che si sviluppa prevalentemente nell’intestino.Grazie alla lunga e fruttuosa collaborazione coordinata dalla Prof.ssa Stefania Uccini fra l’Istituto Pasteur Italia, Sapienza Università di Roma e il Children’s Welfare Teaching Hospital dell’Università di Baghdad, è stato possibile incrementare le conoscenze scientifiche relative al Linfoma di Burkitt nei bambini iracheni e aumentare così l’accuratezza diagnostica relativa a questa malattia. I risultati dello studio sono stati recentemente pubblicati sulla rivista specialistica internazionale Pediatric Blood Cancer.
Un’ulteriore importante differenza tra le due principali varianti del Linfoma di Burkitt è data dal grado di correlazione con l’infezione da Epstein Barr Virus (EBV), appartenente alla famiglia degli herpesvirus e responsabile della mononucleosi infettiva. L’EBV infetta più del 90% della popolazione umana instaurando un’infezione latente asintomatica. Mentre i linfomi che si sviluppano nei bambini africani sono al 100% legati all’infezione da EBV, la forma sporadica del tumore è correlata solo al 30% alla presenza del virus. Si ipotizza dunque che mentre nei soggetti sani l’infezione da EBV sia facilmente controllata dal sistema immunitario, nei bambini malnutriti o che vivono in aree geografiche in via di sviluppo (o più in generale in individui affetti da immunodeficienza), la presenza di EBV potrebbe contribuire a causare l’insorgenza del Linfoma di Burkitt.«La collaborazione con i colleghi di Baghdad ci ha permesso di identificare nei bambini iracheni una terza forma della malattia che si caratterizza per una elevata incidenza di infezione da EBV, come per i bambini Africani, ma con una frequente localizzazione intestinale, come per i bambini Occidentali» spiega la Prof.ssa Stefania Uccini, coordinatrice dello studio. «L’Ospedale Pediatrico di Baghdad ci invia mensilmente 10 casi di patologia pediatrica oncologica per una seconda opinione diagnostica perché a Roma, presso l’Unità di Anatomia Patologica del Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare dell’Ospedale Sant’Andrea, disponiamo di tecnologie attualmente poco utilizzate in Iraq che consentono di migliorare moltissimo l’accuratezza diagnostica» continua la Prof.ssa Uccini.
Una diagnosi corretta e tempestiva è essenziale per la terapia del Linfoma di Burkitt in quanto si tratta di un tumore molto aggressivo che prolifera e cresce molto rapidamente. Il trattamento chemioterapico, infatti, è spesso efficace e ha una percentuale di guarigione molto elevata, ma deve essere iniziato molto precocemente.«Questo lavoro, che ci porta a diagnosticare 120 casi l’anno, ha fatto emergere che nell’area geografica irachena vi è un’elevata incidenza di Linfomi di Burkitt, caratterizzati dalla frequente localizzazione a livello addominale (66%) e dall’alta percentuale di casi EBV positivi (86%). È emerso inoltre che i bambini iracheni diventano sieropositivi per il virus di Epstein Barr sin dall’età di due anni, mentre per le popolazioni occidentali la sieropositività per EBV inizia dai 14 – 15 anni in poi. I nostri risultati indicano pertanto che esistono almeno due diverse forme di Linfoma di Burkitt sporadico, uno più comune nei Paesi occidentali e in Giappone, caratterizzato da un basso tasso di casi infetti da EBV (20% – 30 %) e l’altro più comune nei Paesi in via di sviluppo, caratterizzato da un alto tasso di casi infetti da EBV (47% – 80%). La differenza tra le due forme è probabilmente dovuta alle peggiori condizioni socioeconomiche delle aree geografiche in via di sviluppo, che potrebbero favorire l’infezione da EBV già durante la prima infanzia».Per la Prof.ssa Stefania Uccini è infine molto importante sottolineare che «la collaborazione Italia – Iraq è molto rilevante non solo sotto il profilo medico-scientifico, ma anche perché offre ai colleghi iracheni la possibilità di uscire dall’isolamento culturale nel quale la guerra, ormai da molti anni, li costringe a vivere».
Lo studio è stato sostenuto dai finanziamenti dell’Istituto Pasteur Italia e di Sapienza Università di Roma. Fa inoltre parte del programma di collaborazione scientifica “Baghdad Resolve” tra Sapienza Università e il Children’s Welfare Teaching Hospital dell’Università di Baghdad.

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“I Bambini di Nessuno” di Beppe Convertini

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Roma Giovedì 17 gennaio 2019 – ore 19.30 Libreria Feltrinelli Red (via Tomacelli, 23) Intervengono: Beppe Convertini; Vincenzo Spadafora, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Donatella Vergari, Segretario generale Terre Des Hommes – Modera: Maria Concetta Mattei, Giornalista TG2 RAI.“I Bambini di Nessuno”, edito da Admaiora, di Giuseppe Pierro, è il racconto fotografico delle ultime missioni umanitarie che Beppe Convertini ha fatto, per Terre Des Hommes, nei campi profughi Siriani ad Aarsal, al confine Siriano Libanese, a Zarqa, al confine Siriano Giordano e nelle baraccopoli del Myanmar.Secondo l’autore è un dovere morale, per chi, come lui, fortunato ad avere un ruolo pubblico, mettere a disposizione la propria popolarità a favore di persone meno fortunate. La testimonianza fotografica, inoltre, più di ogni altro elemento di comunicazione, rende immediato il concetto che si vuole esprimere, con incisività senza molti giri di parole.
“Io ho perso il mio papà a 17 anni per un cancro ai polmoni – dichiara Beppe Convertini – e ogni sera alcuni medici volontari venivano a casa prendendosi cura moralmente e medicalmente di mio padre. Lui aveva tra le varie metastasi un’esterna sul viso e tutte le sere loro tamponavano la fuoriuscita di sangue e lo sostenevano psicologicamente. Tutto in modo gratuito e questo mi ha spinto ad essere davvero disponibile per il prossimo e quindi impegnarmi in tante campagne sociali e soprattutto a spendermi personalmente sul campo in Siria e in Myanmar”.Beppe Convertini ha deciso di realizzare questo libro per un obiettivo sociale, infatti il ricavato derivante dalla vendita del libro, andrà ai bambini Siriani e Birmani in quanto devoluto alla fondazione Terre Des Hommes.(Editore: Admaiora, Pagine: 111 pagine, costo: Euro 13,00)

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Bambini trattati come cose inutili

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Ancora, ancora e ancora, in un asilo nido, in una scuola materna, in uno spazio dell’infanzia, ancora, ancora e ancora botte, percosse, umiliazioni, ferite profonde, sui bimbi, sui genitori, su una società allo sbando, una collettività ripetutamente colpita alle spalle, a tradimento. Perché di un vero e proprio tradimento si tratta, dapprima culturale, affettivo, comunitario, nei riguardi di creature innocenti, indifese, incolpevoli. Quando accadono queste infamie così ben documentate dalle immagini delle video camere nascoste, non ci possono essere dubbi sui crimini commessi, tanto meno su chi li sta commettendo, e ancor di meno sull’onere della prova, perché inconfutabile. Trattandosi di reati veramente indegni, infarciti di una miserabilità dis-umana inconcepibile, c’è da chiedersi come sia possibile non usare lo stesso metro di misura in tema di giustizia, di giusta punizione. Per un ladro di galline, per qualcuno che ruba al supermercato, in una casa, una macchina, e via dicendo, il delinquente in questione lo si arresta, lo si traduce in carcere, in attesa dell’eventuale dibattimento. Con una differenza, che il ladro di cui sopra può accadere che venga rilasciato perché risultato innocente, estraneo ai fatti, mentre invece chi alza le mani su un bambino, lo strattona e terrorizza, immortalato dalle video camere, dentro immagini inequivocabili che non consentono alcun giochino delle parti, dunque senza alcuna possibilità di farla franca, di affermare che stava scherzando, che si tratta di una esagerazione, peggio, di una percezione sbagliata. Ebbene, questi educatori così “professionali” nel mettere in campo maltrattamenti, lesioni personali e abuso di trattamenti scorretti, mai vengono accompagnati in una cella, più semplicemente allontanati e posti agli arresti domiciliari, mi domando perché? Cosa c’è da tutelare, da tenere in debita considerazione, per fare o agire di rimessa nei confronti di queste persone che non meritano di vedere neppure da lontano le attenuanti prevalenti alle aggravanti. Allora perché dopo tanta infamia, se ne dovrebbero stare al comodo del proprio lettuccio? La dignità ha preso un’altra strada, queste donne, questi uomini che dovrebbero rappresentare l’educazione, esser i veri protagonisti dell’importanza della gentilezza, fautori della pazienza, figli prediletti della pedagogia della nonna, cioè del buon esempio, che significa senza tentennamenti grammaticali, avere profondo ribrezzo di metodi coercitivi o usare le mani come didattica educativa. Credo davvero che la dignità sia andata dispersa come la consapevolezza del proprio valore che dovrebbero custodire sacralmente invece di aggredire verbalmente e fisicamente bambini così piccoli. (Vincenzo Andraous)

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Un racconto per bambini: I cuscini magici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

I cuscini magici di Evghenios Trivizàs traduzione di Tiziana Cavasino illustrazioni di Noemi Vola Collana I peli di gatto età consigliata: dagli 8 anni 80 pp., euro 10,90. Nel regno del malvagio Arraffone I sono vietati i divertimenti, le feste di compleanno, persino il singhiozzo. Le domeniche sono state abolite e sono diventate “prelunedì”. I sudditi di Arraffone non possono far altro che lavorare nelle miniere per estrarre diamanti destinati alle corone del re; da quando il perfido capomago Rettilio Richelieu ha inventato i “cuscini incubo”, hanno perso anche la capacità di sognare e, con questa, la forza per ribellarsi.
Solo il maestro Andonis e la sua classe potrebbero vincere il tiranno al suo stesso gioco e restituire a tutti il potere dei sogni e il desiderio di libertà.Con I cuscini magici arriva ai lettori italiani un piccolo capolavoro del celebre autore greco per bambini Evghenios Trivizàs, già tradotto in tutto il mondo, finalista all’Hans Christian Andersen Award. Una satira sul potere, rappresentato con brillante umorismo, una riflessione su come i sogni e la capacità di immaginare siano la chiave per realizzare un futuro diverso.L’edizione italiana è arricchita dalle illustrazioni originali di Noemi Vola, vincitrice del Premio Nati per Leggere 2018 per Un orso sullo stomaco.
Evghenios Trivizàs è uno dei più importanti autori greci per bambini. Ha pubblicato oltre 100 libri, tradotti in tutto il mondo, e ricevuto moltissimi premi nazionali e internazionali. Finalista all’Hans Christian Andersen Award, è stato inoltre selezionato per l’Astrid Lindgren Memorial Award 2015, 2018 e 2019. Da molti dei suoi libri sono tratte serie TV ed è l’autore teatrale per bambini più rappresentato in Grecia. Parallelamente alla carriera di scrittore, è professore di Criminology and Comparative Criminal Law all’università di Reading (UK).
Noemi Vola, illustratrice, classe 1993, si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Cofondatrice di Blanca e MaPerò, autoproduzioni rivolte ai ragazzi, ha pubblicato con Corraini Un libro di cavalli* (*rivoluzionari) e Un orso sullo stomaco, vincitore nel 2018 del Premio Nazionale Nati per Leggere. Il suo libro Fim? Isto nao açaba assim (Planeta Tangerina) è vincitore dell’International Serpa Picturebook Prize.

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La vita dei bambini in Siria è appesa a un filo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 gennaio 2019

I bambini continuano a pagare il prezzo più alto a causa dell’escalation di violenze nel Nord Ovest della Siria. L’UNICEF ha ricevuto notizie allarmanti secondo cui sarebbero state uccise 80 persone, tra cui 1 bambino.Molte famiglie stanno scappando dalle proprie case a causa dell’intensificarsi dei conflitti, senza aver nessun posto in cui andare se non nei campi già sovraffollati che ospitano le famiglie sfollate.Il 26 dicembre le inondazioni che hanno coinvolto l’area hanno colpito circa 10.000 bambini ad Atmeh, Qah, Deir Ballut, Albab, Jisr Ashughur e altre località. Esposte a rigide condizioni meteorologiche e a temperature gelide, le vite dei bambini sono appese a un filo.
Se i combattimenti continueranno e dato il previsto aumento delle piogge, il numero dei bambini colpiti potrebbe aumentare. Molti di questi bambini sono sfollati, alcuni già diverse volte.“Le sofferenze dei bambini in Siria Nordoccidentale sono triplicate a causa della recente escalation di violenze, rigide condizioni meteorologiche e la mancanza di rifugi sicuri. L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto nell’area e ovunque in Siria di proteggere sempre i bambini e consentire agli operatori umanitari di raggiungere i bambini e le loro famiglie con aiuti salvavita”, ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore Regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa.L’UNICEF con i suoi partner sul campo continua a rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie, in aumento. Solo ieri, l’UNICEF ha inviato nell’area 13 camion che trasportavano aiuti salvavita, tra cui: abiti invernali, teli di plastica, carburante per il riscaldamento, micronutrienti, biscotti ad alto contenuto energetico, Sali per la Reidratazione Orale e tende per classi temporanee. I partner dell’UNICEF sul campo stanno inoltre monitorando i bisogni relativi alla salute, nutrizione e servizi igienici per prevenire epidemie di malattie.

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UNICEF: il primo giorno dell’anno sono nati nel mondo oltre 395.000 bambini, 1.335 in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Secondo l’UNICEF, ieri sono nati nel mondo circa 395.072 bambini. Di questi, un quarto solo in Asia Meridionale; in Italia ne nasceranno circa 1.335. Nelle città di tutto il mondo, si festeggia non solo l’anno nuovo, ma anche i cittadini più nuovi e più piccoli. Allo scoccare della mezzanotte, Sydney darà il benvenuto a circa 168 bambini, Tokyo a 310, Pechino a 605, Madrid a 166, Roma a 89 e New York a 317.Le isole Fiji, nel Pacifico, molto probabilmente hanno accolto il primo bambino nato nel 2019, gli Stati Uniti accoglieranno l’ultimo. A livello mondiale, oltre la metà di queste nascite dovrebbe avvenire in 8 paesi: in India 69.944; in Cina 44.940; in Nigeria 25.685; in Pakistan 15.112; in Indonesia 13.256; negli Stati Uniti d’America 11.086; nella Repubblica Democratica del Congo 10.053; in Bangladesh 8.428.In tutto il mondo, oggi, le famiglie daranno il benvenuto a moltissimi Alexanders e Ayeshas, Zixuans e Zainabs. I nomi più utilizzati in Italia saranno Sofia, Aurora, Leonardo, Alessandro e Lorenzo. Ma in diversi paesi molti bambini non riceveranno nemmeno un nome, visto che non supereranno il loro primo giorno di vita.Nel 2017, circa 1 milione di bambini sono morti il giorno in cui sono nati, e 2,5 milioni nel loro primo mese di vita. Fra questi bambini, la maggior parte sono morti per cause prevenibili, come nascita prematura, complicanze durante il parto e infezioni come sepsi e polmonite, una violazione del loro diritto fondamentale alla sopravvivenza. Mentre un bambino nato in Italia nel 2019 vivrà probabilmente fino al 2103 – la prospettiva di vita più lunga al mondo con Spagna, Giappone e Svizzera –, un bambino nato in Sierra Leone potrebbe vivere fino al 2072.“In questo inizio d’anno, impegniamoci a realizzare tutti i diritti di ogni bambino, a partire dal diritto alla sopravvivenza”, ha dichiarato Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia. “Se facciamo degli investimenti per formare e dotare gli operatori sanitari locali di attrezzature, in modo che ogni neonato nasca in mani sicure, possiamo salvare milioni di bambini”.
Il 2019 segnerà anche il 30esimo anniversario dell’adozione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che l’UNICEF ricorderà con eventi globali durante tutto l’anno. Ratificando la Convenzione, i governi si sono impegnati, fra le altre cose, a prendere delle misure per salvare ogni bambino, fornendo assistenza sanitaria di buona qualità.Nei tre decenni passati, il mondo ha assistito a notevoli progressi per la sopravvivenza infantile: il numero di bambini nel mondo che sono morti prima di compiere cinque anni è più che dimezzato. Ma i progressi sono stati più lenti per i neonati: i bambini che muoiono nel primo mese costituiscono il 47% di tutte le morti dei bambini sotto i cinque anni.La campagna dell’UNICEF, Every Child Alive-OGNI BAMBINO E’ VITA, chiede investimenti immediati per portare assistenza sanitaria di qualità, a un prezzo accessibile, a ogni madre e neonato. Ciò include una fornitura costante di acqua pulita ed elettricità alle strutture sanitarie, la presenza di operatori sanitari qualificati durante il parto, sufficienti provviste e medicine per prevenire e curare complicanze durante la gravidanza, il parto e la nascita, e ragazze adolescenti e donne preparate a chiedere una migliore qualità dei servizi sanitari.

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Progetto di ACS “Una goccia di latte” per i bambini di Aleppo

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

La Giunta Comunale di Pisa ha aderito al progetto di Aiuto alla Chiesa che Soffre “Una goccia di latte” per Aleppo (Siria), grazie al quale dal 2017 vengono assicurati latte in polvere per 2.850 bambini sotto i dieci anni e latte speciale per 220 neonati. Il fabbisogno mensile dell’iniziativa della Fondazione pontificia è superiore a 16.000 euro. Il Comune di Pisa ha concesso un contributo di euro 26.500,00, che verrà liquidato a seguito di relazione e rendicontazione consuntiva.
«Il conflitto in Siria è quasi ovunque terminato, ma restano drammaticamente evidenti le dure conseguenze di sette anni di persecuzione anticristiana e di scontri armati fra diverse fazioni – spiega Alessandro Monteduro, Direttore di ACS Italia -. È necessario ora riedificare una società flagellata e scossa, a cominciare dalla minoranza cristiana, da sempre portatrice di pace e di coesione sociale. Aiuto alla Chiesa che Soffre manifesta pertanto soddisfazione e apprezzamento per la decisione assunta dal Comune di Pisa, grazie all’impegno profuso in particolare dalla Vice Sindaco Raffaella Bonsangue, in merito al finanziamento del progetto “Goccia di latte” per Aleppo, curato dalla Fondazione pontificia. L’iniziativa ha lo scopo di distribuire alle famiglie cristiane latte in polvere per bambini e latte speciale per neonati, garantendo così la necessaria premessa di ogni nuova generazione di cristiani siriani: una crescita sana».
La Vicesindaco con delega alla cooperazione internazionale Raffaella Bonsangue ha commentato: «Si tratta di un piccolo ma significativo intervento di solidarietà verso una popolazione, soprattutto verso i più deboli, che ha subìto anni di guerra. Un gesto che vuole anche significare vicinanza a quelle famiglie, di tradizione cattolico cristiana, che hanno scelto di non scappare ma rimanere nelle loro case nonostante la barbarie, per testimoniare una identità prima ancora che la fede».

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Perché ci piacciono le feste?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Domenica 25 dicembre 2018. Ore 9. Su Radio24 Perché l’Uomo fa festa? Come mai quando è festa si mangia di più e meglio? Ci sono musiche e giochi da festa? “Perché ci piacciono le feste?” è il titolo dello speciale “Terra in vista – Il Natale spiegato a mio figlio”, condotto da Federico Taddia e il filosofo della scienza Telmo Pievani.Tra gli ospiti che si metteranno in gioco con i bambini il cantautore Vinicio Capossela, gli antropologi Laura Bonato e Marino Niola e il giocologo Andrea Valente.La scrittrice Enrica Tesio darà invece i consigli alle bambine e ai bambini sul come scrivere una lettera di ringraziamento (o di reclamo) a Babbo Natale.Infine un omaggio a Gianni Rodari, con l’ascolto di alcune delle più belle filastrocche ispirate alle festività. http://www.radio24.it

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Siria: metà dei bambini (4 milioni) sono cresciuti conoscendo solo la guerra

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Secondo l’UNICEF- con circa 4 milioni di bambini nati in Siria dall’inizio del conflitto quasi 8 anni fa – la metà dei bambini del paese sono cresciuti conoscendo soltanto la guerra. Raggiungerli ovunque essi siano e soddisfare i loro bisogni, adesso e nel futuro, rimane la priorità.“Ogni bambino di 8 anni in Siria è cresciuto tra pericoli, distruzione e morte,” ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF, al termine di una missione di 5 giorni nel paese devastato dal conflitto. “Questi bambini devono poter tornare a scuola, ricevere vaccini e sentirsi al sicuro e protetti. Dobbiamo poterli aiutare.”
Visitando alcune delle aree da poco tornate accessibili in Siria, Fore ha visto come il conflitto abbia colpito famiglie, bambini e le comunità in cui essi vivono.A Douma, nel Ghouta orientale, solo pochi mesi dopo la fine di un assedio durato 5 anni, le famiglie sfollate hanno iniziato a ritornare e la popolazione della città adesso è stimata essere di circa 200.000 persone. Molte famiglie sono tornate negli edifici danneggiati e la minaccia di ordigni inesplosi è molto alta. Da maggio 2018, risultano in 26 i bambini uccisi o feriti in tutto il Ghouta Orientale a causa degli ordigni rimasti. “A Douma, le famiglie vivono – e crescono i loro bambini – tra le macerie, lottano per l’acqua, cibo e riscaldamento in questo clima invernale”, ha continuato Fore. “Ci sono 20 scuole, tutte sovraffollate e che hanno bisogno di formazione per giovani insegnanti, di libri, materiali scolastici, porte, finestre ed elettricità.” È tanto il livello di distruzione a Douma che un’organizzazione non governativa partner, con il supporto dell’UNICEF, ha allestito una clinica informale all’interno di una moschea danneggiata.Ad Hama, il Direttore Generale dell’UNICEF ha visitato un centro in cui giovani ragazze e ragazzi imparano come opporsi alla violenza di genere. “Dall’inizio del conflitto, i bambini e i giovani sono diventati sempre più violenti”, ha dichiarato Zein, di 15 anni, un visitatore regolare al centro. “Il bullismo, le molestie, le aggressioni fisiche, i matrimoni precoci – tutte queste forme di violenza sono aumentate. I bambini e i giovani vedono violenze ovunque attorno a loro, e le vedono come normali. Dobbiamo fermare tutto ciò, sensibilizzando a comportamenti migliori”.Durante l’ultimo giorno del viaggio, Fore ha visitato Deraa, città in cui vivono circa 1 milione di persone. Il numero di sfollati nel governatorato è alto, aggiungendo ulteriore stress a servizi limitati. La metà dei 100 centri di assistenza sanitaria primaria del governatorato è stata danneggiata o distrutta. Le due stazioni principali che forniscono acqua alla città di Deraa si trovavano in aree precedentemente contestate, ciò causava frequenti tagli alle forniture idriche e a una dipendenza da camion che trasportano acqua. L’UNICEF ha aiutato a costruire dei condotti lunghi 16 km per portare acqua sicura a 200.000 persone. Di circa 1.000 scuole nel governatorato, almeno metà hanno bisogno di riparazioni. Le aule sono sovraffollate. I bambini hanno perso anni di formazione scolastica a causa della guerra, per questo motivo l’età degli studenti del primo anno può variare da 6 a 17 anni. Molti studenti stanno lasciando la scuola – il tasso di abbandono scolastico in Siria è al 29%.“Nelle scuole vengono piantati i primi semi della coesione sociale”, ha dichiarato Fore. “Abbiamo bisogno di istruzione di qualità per fare in modo che i bambini vogliano andare a scuola e ci vogliano rimanere”.Visto che l’accesso è migliorato, l’UNICEF sta aumentando i suoi servizi a supporto della salute, nutrizione e protezione dell’infanzia, offrendo programmi di apprendimento rapido per gli studenti che hanno perso anni di istruzione, formando gli insegnanti e riparando le reti fognarie, le condotte idriche e gli impianti di depurazione. Nelle aree che rimangono difficili da raggiungere, l’UNICEF rinnova il suo invito a un accesso regolare e senza condizioni e continua a lavorare con i partner per fornire assistenza immediata in qualsiasi momento possibile.In ogni parte della Siria, l’UNICEF chiede protezione per i bambini sempre e una maggiore attenzione per ricucire il tessuto sociale, fatto a pezzi da anni di combattimenti. “A circa 8 anni dall’inizio del conflitto, i bisogni sono ancora enormi”, ha dichiarato la Fore. “Ma i milioni di bambini nati durante questa guerra e che crescono fra le violenze sono pronti: vogliono imparare. Vogliono giocare. Vogliono guarire”.

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5 anni di guerra in Sud Sudan: 15.000 bambini senza genitori o scomparsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Si stima che 1,2 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta – il numero più alto dall’inizio del conflitto; circa 2,2 milioni di bambini non stanno ricevendo un’istruzione, rendendo il Sud Sudan il paese con la percentuale più alta al mondo di bambini che non frequentano la scuola.
Oltre 4 milioni di persone sono state sradicate a causa del conflitto, la maggior parte bambini. 15 mila bambini sono ancora separati dalle loro famiglie o scomparsi, a cinque anni dall’inizio del conflitto. Dall’inizio del conflitto, l’UNICEF e i suoi partner hanno riunito circa 6.000 bambini ai loro genitori o tutori. “Ogni ricongiungimento è il risultato di mesi, e spesso anni, di lavoro per rintracciare i membri delle famiglie scomparsi in un paese della grandezza della Francia, ma senza nessuna infrastruttura di base”, ha dichiarato Leila Pakkala, Direttore Regionale dell’UNICEF in Africa orientale e meridionale. “Le sofferenze che questi bambini hanno subito durante il conflitto sono state inimmaginabili, ma la gioia di vedere una famiglia di nuovo tutta intera è sempre una fonte di speranza”.I bambini separati e non accompagnati sono maggiormente vulnerabili a violenze, abusi e sfruttamento, questo rende il ricongiungimento coi loro genitori una priorità urgente. Anche una volta riunite, molte famiglie continuano ad aver bisogno di aiuto. La metà dei bambini riuniti – circa 3.000 – stanno ancora ricevendo assistenza da parte degli assistenti sociali, portando il numero complessivo di bambini con bisogno di supporto a 18.000.Un accordo di pace recentemente firmato fra le parti in conflitto in Sud Sudan potrebbe fornire un’opportunità per rafforzare questo lavoro e altri tipi di assistenza umanitaria.“Nel territorio ci sono stati sviluppi incoraggianti dalla firma dell’accordo di pace”, ha dichiarato Pakkala. “La nostra speranza è che aree precedentemente inaccessibili cominceranno ad aprirsi, permettendoci di portare assistenza salvavita a un numero maggiore di persone l’anno prossimo”.

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Yemen: 15 milioni di bambini segnati dalla guerra

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

“Il costo di circa quattro anni del recente conflitto in Yemen è sconvolgente: oltre 2.700 bambini reclutati per combattere una guerra degli adulti; oltre 6.700 bambini morti o gravemente feriti verificati; circa 1,5 milioni di bambini sfollati, molti dei quali vivono una vita che è una mera ombra di ciò che dovrebbe essere un’infanzia.In Yemen oggi 7 milioni di bambini vanno a dormire affamati ogni notte. Ogni singolo giorno 400.000 bambini affrontano una malnutrizione acuta grave che minaccia le loro vite, e potrebbero morire in ogni minuto. Oltre 2 milioni di bambini non vanno a scuola e coloro che ci vanno spesso devono accontentarsi di un’istruzione di bassa qualità in classi sovraffollate.Le condizioni di vita di milioni di bambini in Yemen sono vergognose. Non ci sono scuse per giustificare questa triste realtà nel 21esimo secolo. Conflitti, forti crisi economiche e decenni di sottosviluppo non hanno risparmiato un singolo bambino o bambina in Yemen. Le sofferenze dei bambini sono tutte opera dell’uomo.Solo quando si entra direttamente in contatto con i bambini si realizza quanto sono numerose e profonde le loro cicatrici. Dietro ai numeri, ci sono bambini con nomi, volti, famiglie, amici, storie, sogni infranti e vite spezzate.Zakaria, un bambino di 12 anni che ho incontrato in un centro di riabilitazione, stava pascolando le sue capre quando ha calpestato una mina ed è rimasto mutilato a vita. Si chiedeva se avrebbe mai rivisto la sua capra preferita. Alia, di 9 anni, stava dormendo quando la sua casa è stata attaccata. Si è svegliata in un ospedale senza gambe. Alia sogna di diventare un dottore.Questi numeri – e le storie dietro di loro – contano davvero? Avrebbero dovuto sconvolgere il mondo tanto tempo fa e portare a un’azione. La guerra e la crisi economica attuale stanno rendendo una situazione già difficile molto molto peggiore. Gli interessi dei bambini dello Yemen non sono stati praticamente presi in considerazione nelle decisioni per decenni.Oggi quasi ogni singolo bambino in Yemen dipende dall’assistenza umanitaria per sopravvivere. Il supporto dell’UNICEF e di altri partner umanitari sta letteralmente salvando vite e dando ai bambini un barlume di speranza.L’UNICEF sta incrementando la sua risposta, fornendo supporto terapeutico ai bambini malnutriti, aumentando il numero di centri di cura e formando gli operatori sanitari delle comunità a identificare i primi stadi della malnutrizione e orientare i bambini verso le cure di cui hanno urgentemente bisogno. Continuano gli sforzi incessanti per prevenire che i bambini si ammalino, fra cui una campagna di vaccinazione contro la poliomielite in corso, che ha raggiunto finora più di 4 milioni di bambini.Lo Yemen oggi è la più ampia operazione umanitaria nel mondo per l’UNICEF. Per continuare a rispondere ai bisogni dei bambini, l’UNICEF ha lanciato un appello di oltre mezzo miliardo di dollari per il 2019.Ma l’assistenza umanitaria da sola non è la soluzione a questa crisi enorme creata dall’uomo. L’unica via per uscire da questo subbuglio è attraverso una soluzione politica e reinvestimenti massicci nello Yemen, che abbiano al centro i bambini.A questo fine, l’UNICEF accoglie con favore gli immensi sforzi dell’Inviato Speciale delle Nazioni Unite Martin Griffiths. Chiediamo alle parti che si incontreranno in Svezia e a coloro che esercitano influenza sulle stesse a rendere prioritari – per una volta – i bambini e i loro bisogni rispetto a ogni altra agenda politica, militare o finanziaria. Il futuro dei bambini dello Yemen è nelle loro mani. Non deludiamoli di nuovo!”

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Repubblica Centrafricana: 1 bambino su 4 è sfollato o rifugiato

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

A 5 anni da quando ha avuto inizio il massacro a Bangui, la vita nella Repubblica Centrafricana per i bambini è ancor più dura e pericolosa. Nonostante la crisi si sia ampliata, i finanziamenti internazionali alla risposta e l’attenzione sulla crisi sono molto bassi.Un nuovo rapporto dell’UNICEF “La crisi in Repubblica Centrafricana: in un’emergenza ignorata, i bambini hanno bisogno di aiuto, protezione e un futuro” ha rilevato che:
1,5 milioni di bambini adesso hanno bisogno di assistenza umanitaria, con un incremento di 300.000 dal 2016;Probabilmente, nel 2019, più di 43.000 bambini sotto i 5 anni affronteranno un rischio molto elevato di morire a causa di malnutrizione acuta grave;
1 bambino su 4 è sfollato o rifugiato; a fine settembre, circa 643.000 persone – almeno la metà delle quali bambini – erano sfollate in Repubblica Centrafricana e oltre 573.000 avevano trovato rifugio nei paesi vicini;Migliaia di bambini sono intrappolati in gruppi armati e altre migliaia sono soggetti a violenza sessuale;Il numero di attacchi contro operatori umanitari è più che quadruplicato – dai 67 episodi in tutto il 2017 a 294 in soli otto mesi e mezzo del 2018.“Questa è una crisi che colpisce uno dei paesi più poveri e meno sviluppati al mondo e fra i più pericolosi per gli operatori umanitari,” ha dichiarato Christine Muhigana, Rappresentante UNICEF in Repubblica Centrafricana. “Le condizioni per i bambini sono disperate.” La crisi si sta verificando nel corso di un’acuta emergenza dello sviluppo. La Repubblica Centrafricana è il paese con il secondo più alto tasso al mondo di mortalità neonatale e materna, con meno di 3 bambini su 5 che riescono a terminare la scuola elementare e quasi la metà della popolazione che non ha accesso ad acqua sicura. Il paese si classifica al 188esimo posto su 189 paesi nella classifica sull’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, un indicatore composito che misura le aspettative di vita, di reddito e istruzione. La crisi in Repubblica Centrafricana è alimentata dai combattimenti tra una dozzina di gruppi armati per i percorsi del bestiame e le terre ricche di diamanti, oro e uranio. Il più delle volte, i gruppi armati colpiscono civili piuttosto che colpirsi tra loro. Attaccano strutture sanitarie, scuole e il personale, moschee, chiese e luoghi in cui gli sfollati si rifugiano.Famiglie terrorizzate sono costrette ad abbandonare le loro case. Combinati con un accesso molto limitato a cure mediche, acqua sicura e servizi igienico sanitari, gli sfollamenti forzati si traducono in una crisi di malnutrizione per i bambini. I tassi di malnutrizione acuta grave sono oltre la soglia di emergenza in 16 siti per sfollati su 18, controllati negli ultimi due anni; per i bambini costretti a rifugiarsi tra la vegetazione, le condizioni sono ancora più dure.L’UNICEF sta lavorando per raggiungere i bambini che hanno disperato bisogno di aiuto, spesso in condizioni molto pericolose.

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