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1 bambino su 5 in Medioriente e Nord Africa ha bisogno di aiuti umanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

unicef1Secondo gli ultimi dati e analisi, circa 1 bambino su 5 nel Medioriente e nel Nord Africa ha bisogno di assistenza umanitaria immediata. Oltre il 90% di questi bambini vive in paesi colpiti da conflitti. “I conflitti continuano a privare milioni di ragazzi e ragazze della loro infanzia. In Medioriente e in Nord Africa si rischia di cancellare decenni di progressi,” ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF. In Siria e nei paesi che ospitano rifugiati, circa 12 milioni di bambini siriani hanno bisogno di assistenza umanitaria, un numero in aumento rispetto al mezzo milione del 2012. Si stima che circa 2 milioni di bambini che vivono in aree difficili da raggiungere o sotto assedio abbiano ricevuto negli anni un’assistenza umanitaria limitata.
In Yemen, i combattimenti hanno distrutto i sistemi igienici e idrici, innescando la peggiore epidemia di colera e diarrea acquosa acuta del mondo, con oltre 610.000 casi sospetti ad oggi. Oltre metà delle strutture sanitarie dello Yemen non sono operative e i sistemi idrici sono stati distrutti, tagliando fuori dall’accesso ad acqua sicura e all’assistenza sanitaria di base circa 15 milioni di persone.
In Iraq, oltre 5 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza, visto che i pesanti combattimenti si sono intensificati anche a Mosul e recentemente a Tel-Afar. Hanno bisogno di acqua, cibo, un riparo e istruzione.
Nella striscia di Gaza, la crisi energetica in corso ha ridotto l’accesso all’acqua del 30%. I casi di diarrea fra i bambini piccoli sono raddoppiati in appena tre mesi.
I bambini sono stati colpiti più duramente dal perdurare di anni di violenze, sfollamento e mancanza di servizi basilari. Le infrastrutture civili, fra cui ospedali, impianti elettrici, idrici e igienico-sanitari sono stati spesso attaccati, esponendo i bambini a rischio di malattia e morte.
Milioni di famiglie sono state costrette a scappare dalle proprie case – alcune diverse volte e mentre erano sotto attacco. Le continue violenze e gli sfollamenti hanno reso sempre più difficile reagire per i bambini e le famiglie. “Di questi conflitti non si riesce a intravedere la fine e le risorse finanziarie delle famiglie si stanno esaurendo, per questi motivi in molte non hanno altra scelta che mandare i propri bambini a lavorare o far sposare precocemente le proprie figlie. Il numero di bambini affiliati ai combattimenti è più che duplicato,” ha dichiarato Cappelaere.
“I bambini in Medioriente e Nord Africa hanno sopportato livelli di violenze mai visti prima e hanno assistito a orrori a cui nessuno dovrebbe assistere. Se le violenze e le guerre dovessero continuare, le conseguenze – non solo per la regione, ma per il mondo intero – sarebbero tragiche. I leader mondiali devono fare molto di più per porre fine alle violenze, per il bene dei ragazzi e delle ragazze e del loro futuro,” ha concluso Cappelaere.

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«I bambini cristiani nei campi profughi sudanesi sono costretti a recitare le preghiere islamiche per ricevere il cibo»

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

sud sudanÈ quanto denuncia ad Aiuto alla Chiesa che Soffre una fonte in loco che per motivi di sicurezza preferisce rimanere anonima. Attualmente si stima che vi siano 700mila cristiani sudsudanesi rifugiati in Sudan, la maggior parte dei quali alloggia nei campi profughi. «Sono confinati in quei luoghi – continua la fonte – perché il governo non permette loro di andare più a nord e raggiungere le città». All’interno dei campi le condizioni sono invivibili e il cibo offerto dal governo insufficiente. La quantità fornita mensilmente alle famiglie dura a malapena per due settimane, perché, secondo la fonte di ACS, gli aiuti delle Nazioni Unite vengono in larga parte trafugati e poi venduti al mercato, spesso con ancora ben visibile il logo dell’agenzia Onu che li ha donati.Il governo impedisce alle organizzazioni umanitarie di vigilare sulla distribuzione degli aiuti e non permette alle associazioni legate alla Chiesa di offrire alcun sostegno ai rifugiati. All’interno dei campi i rifugiati cristiani, bambini inclusi, si trovano ad affrontare non soltanto la miseria, ma anche la discriminazione e la persecuzione. «Una piaga purtroppo diffusa in tutto il Paese – afferma il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro – Nel Sudan guidato dal regime islamista di Omar al Bashir, in cui vige la sharia islamica, la persecuzione anticristiana ha raggiunto livelli gravissimi». Oltre a doversi conformare ai costumi islamici – continuano i casi di donne cristiane arrestate per “abbigliamento indecente” – negli ultimi mesi i cristiani hanno dovuto sopportare anche la demolizione di alcune chiese. «E molte altre rischiano di essere abbattute – continua Monteduro – La motivazione addotta da Khartoum è violazione dei piani regolatori, ma è ben noto l’intento di al-Bashir di eliminare la presenza cristiana dal Paese».

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Colera in Yemen

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

YemenIl popolo dello Yemen continua ad essere colpito da una crisi umanitaria senza precedenti e per lo più causata dall’uomo. Nonostante le sofferenze, gli yemeniti stanno portando avanti ogni giorno una lotta contro diarrea acquosa acuta e colera, che adesso sta dando risultati positivi.Grazie ad una risposta senza pari degli operatori locali, supportati da ONG internazionali e dalle Organizzazioni delle Nazioni Unite, il numero settimanale di nuovi casi riportati è diminuito di un terzo dalla fine di giugno. Operatori sanitari, per l’acqua e per i servizi igienici – che non hanno ricevuto retribuzione per oltre 10 mesi – stanno lavorando instancabilmente per fermare l’epidemia, che resta la peggiore al mondo con oltre 550.000 casi sospetti e oltre 2.000 morti registrate associate alla malattia da aprile. Oltre la metà dei casi sospetti sono bambini.Gli sforzi collettivi per curare i malati e migliorare i sistemi idrici e i servizi igienico sanitari hanno contribuito a rallentare la diffusione della malattia.“Abbiamo avuto difficoltà per curare il numero di pazienti che sono venuti da noi – molti dei quali in condizioni gravi,” ha dichiarato Nahla Arishi, Vice Direttore e Responsabile del centro di cura del colera all’Ospedale Alsadaqah ad Aden. “L’ospedale è affollato e abbiamo scarsa disponibilità di letti e medicine di base. Non posso chiudere le porte dell’ospedale e non accettare i bambini perché non ci sono abbastanza letti – sono un dottore e una madre.”Una campagna di sensibilizzazione per il colera a livello nazionale è attualmente in corso, sono stati mobilitati oltre 40.000 volontari porta a porta e hanno raggiunto fino ad ora oltre 2,7 milioni di famiglie – approssimativamente l’80% delle famiglie in Yemen. Nonostante i recenti progressi, la fine della lotta contro il colera è ancora lontana. Tra continue violenze, i sistemi idrici e i servizi igienici al collasso e oltre la metà delle strutture sanitarie nel paese fuori uso, almeno 15 milioni di persone sono tagliate fuori dall’accesso all’acqua sicura e ai servizi sanitari di base. Il paese resta ancora sull’orlo della carestia, si stima che circa 385.000 bambini stiano soffrendo di malnutrizione acuta grave, essendo in questo modo esposti maggiormente a rischio di diarrea acquosa acuta e colera.Per non perdere i progressi fatti, la comunità internazionale deve ampliare il suo supporto per ricostruire le strutture sanitarie, per l’acqua e per i servizi igienico sanitari e investire per prevenire future epidemie. Se i combattimenti non finiranno, moriranno altri bambini. L’UNICEF chiede a tutte la parti in conflitto di trovare una soluzione politica di pace alle violenze in Yemen per
salvare le vite dei bambini e offrire loro la prospettiva di un futuro più luminoso.

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Siria: i bambini di Raqqa hanno bisogno di assistenza e protezione immediata

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

siria”L’impatto della guerra sui bambini in Siria continua ad essere sconcertante. I continui e pesanti combattimenti hanno fatto sfollare migliaia di famiglie dalla città di Raqqa e da Deir-ez-Zor.
Ho terminato una missione nei campi di Areesha, Ein Issa e Mabrouka, dove ho incontrato bambini sfollati e ho supervisionato le attività salvavita che sta facendo l’UNICEF sul campo. Sono sopraffatto dalle esperienze profondamente traumatizzanti che questi bambini hanno vissuto. Hanno patito violenze brutali, perso amici e familiari. Sono terrorizzati, ma hanno ancora speranza.
Rawan, una bambina di 11 anni sfollata, che è fuggita da Raqqa, mi ha detto: “Prima giocavamo spesso, ma dopo è arrivato il buio. Secondo le notizie dalla città di Raqqa che l’UNICEF sta ricevendo, diverse migliaia di bambini continuano ad essere intrappolati nella città, bloccati sotto la linea diretta dei combattimenti. Senza un accesso per le agenzie umanitarie, la città è completamente tagliata fuori dall’assistenza salvavita. I bambini e le famiglie non hanno acqua sicura o ne hanno poca, mentre le riserve di cibo si stanno esaurendo velocemente. Ai bambini e alle famiglie che sperano di lasciare la città di Raqqa deve essere permesso di farlo in sicurezza e con dignità. Mentre il conflitto si intensifica ulteriormente, aumenta il rischio per i bambini intrappolati nella città di Raqqa di morire e di rimanere feriti. Le parti in conflitto devono proteggerli e facilitare un passaggio sicuro affinché i civili si possano spostare in sicurezza. Sei anni e mezzo di conflitto hanno privato milioni di bambini della loro infanzia e hanno inflitto sofferenze inenarrabili su di loro. Le parti in conflitto devono fermare le violenze in Siria ed essere all’altezza dei loro obblighi legali verso i bambini. Tutti i bambini in Siria, a prescindere dal luogo in cui si trovano o dalla famiglia da cui provengono, devono essere protetti, sempre”.

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In aumento il numero di bambini utilizzati come “bombe umane”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 agosto 2017

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Nigeria. L’UNICEF è estremamente preoccupato dall’agghiacciante aumento del crudele e calcolato utilizzo di bambini, soprattutto di ragazze, come “bombe umane” nel nordest della Nigeria. Negli ultimi anni, i bambini sono stati ripetutamente usati in questo modo e fino ad ora quest’anno il loro numero è già quattro volte maggiore rispetto al totale dell’ultimo anno.Dal 1 gennaio 2017, sono stati usati 83 bambini come “bombe umane”: 55 ragazze, il più delle volte sotto i 15 anni, e 27 ragazzi, fra cui un bambino che è stato legato a una ragazza. Questo utilizzo di bambini è un’atrocità. I bambini usati come “bombe umane” sono, prima di tutto, vittime, non colpevoli. Il gruppo armato comunemente noto come Boko Haram ha talvolta, ma non sempre, rivendicato la responsabilità di questi attacchi, che colpiscono la popolazione civile.L’utilizzo di bambini in questi attacchi ha un ulteriore impatto: crea sospetti e paure nei confronti di quelli che sono stati rilasciati, salvati o fuggiti da Boko Haram. Come risultato, molti bambini che sono riusciti a scappare dalla prigionia devono affrontare un rifiuto nel momento in cui cercano di reintegrarsi nelle loro comunità, aggravando le loro sofferenze.Tutto ciò sta avvenendo in un contesto di sfollamenti di massa e di una crisi di malnutrizione – una combinazione che è anche letale per i bambini. Ci sono 1,7 milioni di sfollati a causa dell’insurrezione nel nord-est del paese, l’85% dei quali nello Stato del Borno, dove è avvenuta la maggior parte di questi attacchi. Il nord-est della Nigeria è uno fra i quattro paesi e regioni su cui grava la minaccia della carestia: quest’anno raggiungono i 450.000 i bambini a rischio di malnutrizione acuta grave.L’UNICEF sta offrendo supporto psicosociale per i bambini che sono stati prigionieri di Boko Haram e sta inoltre lavorando con le famiglie e le comunità per favorire che i bambini vengano accettati al loro ritorno. Questo lavoro include un supporto per il reinserimento sociale ed economico ai bambini e alle loro famiglie.L’UNICEF supporta inoltre delle attività di riconciliazione nel nord-est della Nigeria, portate avanti da rispettati leader delle comunità e religiosi, fra cui donne influenti, per aiutare a promuovere la tolleranza, l’accettazione e il reinserimento.

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Niente asilo a chi non è vaccinato

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 agosto 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013Dopo il noto decreto legge n. 73 del 7 giugno 2017 in materia di vaccinazioni, dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, il Ministero della salute ha emanato le circolari, la prima del 14 agosto 2017, che fornisce indicazioni operative su quattro vaccinazioni raccomandate per i minori di età compresa tra zero e 16 anni (anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus) e quella del 16 agosto 2017 con le prime indicazioni operative per l’attuazione del suddetto Decreto che contiene i modelli per l’autodichiarazione e una tabella di ausilio per il controllo dell’adempimento delle vaccinazioni obbligatorie. La norma, viene specificato espressamente, sostituisce le indicazioni fornite con la Circolare 12 giugno 2017. lla luce delle nuove circolari, in particolare quella del 16 agosto, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è opportuno riportare di seguito in sintesi alcune tra le principali le direttive che non mancheranno di riaccendere il già infuocato dibattito tra pro e contro l’obbligo di vaccinazione, con prevedibili ripercussioni anche di natura giudiziale per il probabile tentativo da parte dei contrari di adire la Consulta per la verifica della costituzionalità della normativa. e vaccinazioni sono offerte gratuitamente dalle Asl, in base a specifiche indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita.”La sanzione estingue l’obbligo della vaccinazione – si legge – ma non permette comunque la frequenza, da parte del minore, dei servizi educativi dell’infanzia, sia pubblici sia privati, non solo per l’anno di accertamento dell’inadempimento, ma anche per quelli successivi, salvo che il genitore non provveda all’adempimento dell’obbligo vaccinale”. Il divieto di iscrizione ai non vaccinati non vale invece per la scuola dell’obbligo. “Diversamente, per gli altri gradi di istruzione, e precisamente per quelli dell’obbligo – si legge sempre nella circolare – la presentazione della documentazione non costituisce requisito di accesso alla scuola (scuola primaria, scuola secondaria di primo grado, scuola secondaria di secondo grado, centri di formazione professionale regionale) o agli esami”. I minori non vaccinabili per ragioni di salute, spiega la nota, sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati. “Inoltre, i dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i responsabili dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non paritarie comunicheranno alla ASL, mediante modalità operative decise localmente dalla ASL, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati”.

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Lione: Profanata la stele della memoria di bimbi ebrei deportati

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

stele ebreiProfanata in Francia, a Lione, una stele in memoria di 44 bambini ebrei e 7 adulti deportati nei rastrellamenti d’Izieu del 1944. “La stele è stata profanata, spaccata e sradicata. Hanno tolto tutto“, ha annunciato Jean Lévy, presidente regionale dell’associazione Figli dei deportati (FFDJF), aggiungendo che “sporgerà denuncia insieme al comune”. In una nota, il ministro dell’Interno ed ex sindaco di Lione, Gérard Collomb, condanna “questo atto vile e odioso che urta la memoria delle vittime e rappresenta un affronto ai valori della Repubblica“. La stele con i nomi di tutte le vittime di Izieu si trovava in un giardino del 7o arrondissement di Lione, dietro al Centro di storia della Resistenza e della deportazione durante la Seconda Guerra mondiale. Nel 1987, Klaus Barbie, ex capo locale della Gestapo, ribattezzato il ‘macellaio di Lione’, venne condannato all’ergastolo per le sue responsabilità nella deportazione dei bambini della colonia di Izieu e dei loro istruttori che fece caricare a bordo di un convoglio per Auschwitz l’11 agosto 1944. (Fonte: swissinfo.ch)

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Congo: 850 mila bambini sfollati e 400 mila a rischio malnutriz. acuta grave

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

congo“Il mondo non deve chiudere un occhio di fronte alla tragica situazione in cui si trovano bambini e famiglie nella regione del Grand Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 12 mesi, oltre 1,4 milioni di persone – fra cui 850.000 bambini – sono state costrette a lasciare le proprie case, e le loro vite sono state sconvolte dai diffusi atti di estrema violenza. I bambini e le donne raccontano di terribili abusi. Molti bambini sono stati reclutati dalle forze armate, costretti ad assumere droghe e travolti dalle violenze. Nulla può giustificare queste azioni.
La situazione per i bambini sta peggiorando e le famiglie sfollate a causa del conflitto non hanno accesso ai servizi di base. Oltre 200 centri medici sono stati distrutti, 1 su 4 non è più regolarmente operativo. Si stima siano 400.000 i bambini a rischio di malnutrizione acuta grave. I bambini hanno perso un anno di istruzione, mentre centinaia di scuole sono state prese di mira e depredate, gli insegnanti sono stati uccisi o sono scappati alla ricerca di salvezza. A causa della paura generata dalle violenze gli insegnanti non possono andare a lavorare, mentre i genitori spaventati non mandano i bambini a scuola. Tutte le parti in conflitto devono proteggere i bambini, porre fine alle gravi violazioni contro di loro, e tutelare le scuole e i servizi sanitari. Gli operatori umanitari devono avere libero accesso alle popolazioni colpite, in modo da poter raggiungere tutti coloro che hanno bisogno di assistenza. Grazie alla prolungata presenza nella regione e alla rete estesa di partner a livello locale, l’UNICEF sta rispondendo ai crescenti bisogni umanitari, raggiungendo oltre 150.000 persone colpite dalla crisi attraverso interventi per la nutrizione, la salute, l’istruzione, l’acqua e i servizi igienico-sanitari, contributi dirette in denaro, e tutela dell’infanzia. Ma, se queste violenze non dovessero terminare, anche il nostro meglio non sarà abbastanza. Le vite di migliaia di bambini sono in pericolo”.

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Insufficienza epatica acuta nei bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

ospedale-bergamo-papaBergamo. Quasi la totalità dei bambini con insufficienza epatica acuta curati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sopravvive, sia che vengano sottoposti a trapianto di fegato sia che vengano trattati con approcci non chirurgici. Sono il 93% del totale e questa è la percentuale più alta nota in letteratura. Lo dimostra uno studio retrospettivo condotto sui 55 casi seguiti a Bergamo dal 1996 al 2012 e pubblicato sul numero di giugno della rivista Digestive and Liver Disease. A firmare l’articolo i rappresentanti di molte delle specialità coinvolte nella cura di una patologia grave, che insorge improvvisamente e con gravi rischi per la sopravvivenza dei pazienti: i pediatri Angelo Di Giorgio e Lorenzo D’Antiga, direttore dell’Unità, il direttore del Dipartimento di Chirurgia Michele Colledan, il patologo Aurelio Sonzogni, il responsabile della Terapia intensiva pediatrica Ezio Bonanomi, il medico del Laboratorio analisi Maria Grazia Alessio e il medico della Direzione medica di presidio Antonio Piccichè, esperto di statistica sanitaria. I pazienti, con un’età media di 2 anni e mezzo e un range che spazia dai pochi giorni di vita ai 10 anni, sono stati divisi in due gruppi: il primo ha considerato i 27 bambini per cui non è stato necessario ricorrere al trapianto e il secondo i restanti 28 bambini che invece hanno ricevuto un fegato, o parte di esso, da un donatore. Nella maggioranza dei casi (26) la causa di insufficienza epatica è rimasta sconosciuta, mentre tra le cause riconosciute ci sono state epatiti autoimmuni (10), disturbi metabolici (9), overdose di paracetamolo (6), intossicazione da funghi (3) e infezioni (1).Le percentuali di sopravvivenza sono stati simili: 92,5% nel primo gruppo e 92,8% nel secondo, con un tasso di sopravvivenza complessivo a 4 anni del 93%, una percentuale superiore a quella riportata in studi precedenti e in altri ospedali nel mondo. Tra gli indicatori più significativi per la prognosi sono stati individuati la quantità di bilirubina nel sangue e il livello di gravità di una eventuale encefalopatia epatica, che si manifesta con confusione mentale, alterato livello di coscienza e anche coma, come conseguenza dell’accumulo nel sangue di sostanze tossiche che normalmente vengono rimosse dal fegato.“Il nostro studio dimostra che i bambini con insufficienza epatica acuta possono essere gestiti con successo sia con un trattamento medico che ricorrendo, quando necessario, al trapianto – ha spiegato Lorenzo D’Antiga, direttore della Pediatria del Papa Giovanni XXIII -. Il tasso di sopravvivenza che abbiamo registrato è molto più alto rispetto a tutti gli studi precedenti. Questo, secondo la nostra analisi, è da ricondurre sia al miglioramento generale delle conoscenze e dei trattamenti offerti a bambini con un fegato malato registrati negli ultimi anni, sia all’efficienza dell’organizzazione della reta donazione-trapianto esistente in Italia, senza tralasciare una caratteristica peculiare dell’Ospedale di Bergamo: il ricorso intensivo allo split liver, cioè l’utilizzo di una sola parte di fegato invece che il fegato intero nei trapianti pediatrici”.“A Bergamo di fatto una lista d’attesa per i trapianti di fegato pediatrico non esiste. Questo perché la possibilità di ricavare due porzioni di fegato partendo da un solo organo di un donatore adulto, molto più frequente di uno pediatrico, ha raddoppiato la disponibilità degli organi – prosegue Michele Colledan -. Questo studio lo dimostra: nel nostro centro la mortalità in lista d’attesa, anche in casi di emergenza-urgenza, è un fenomeno molto raro ed è da considerare un’eccezione. Anche a distanza di anni dal trapianto per insufficienza epatica acuta, il tasso di sopravvivenza è del tutto sovrapponibile a quello dei bambini trapiantati a causa di condizioni croniche”.

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UNICEF su bambini di Mosul e della regione

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

iraq-mosul-jpgDichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa: “Il momento peggiore delle violenze a Mosul può essere terminato, ma per troppi bambini a Mosul e nella regione, continua una sofferenza estrema. Continuano ad essere trovati bambini in stato di shock, alcuni tra i detriti o nascosti nei tunnel di Mosul. Alcuni bambini hanno perso le loro famiglie mentre fuggivano per salvarsi. Le famiglie sono state costrette ad abbandonare i loro bambini, che ora vivono nella paura, soli. Molti bambini sono stati costretti a combattere e alcuni a compiere atti di violenza estrema.
Questi sono tempi terribili per troppi bambini in Iraq e in altri paesi colpiti dal conflitto nella regione. La violenza ei conflitti stanno mettendo a rischio la vita e il futuri di quasi 27 milioni di bambini.Nella città nord-orientale di Ar-Raqqa in Siria, la violenza si è ulteriormente intensificata nelle ultime settimane, con i bambini che vengono ripetutamente attaccati. Tra 30.000 e 50.000 civili continuano ad essere intrappolati nella città, mentre continua una terribile violenza attorno a loro. Le famiglie hanno parlato di condizioni orribili e pericolose, con cecchini, mine e ordigni di guerra inesplosi.Questi bambini sono stati arrestati, abusati e stigmatizzati per le affiliazioni percepite, mentre rimangono alte le tensioni all’interno e tra le comunità. Questi bambini che sono soli hanno bisogno del nostro supporto per trovare le loro famiglie, essere riuniti e essere accuditi con protezione e assistenza, indipendentemente dall’origine o dall’affiliazione della loro famiglia. Come per qualsiasi altro bambino nel mondo, hanno il diritto di essere salvaguardati, anche attraverso la documentazione legale. I bambini sono bambini! Ora è il momento di agire. Come possiamo costruire un futuro più stabile e prospero per tutti, mentre i bambini sono esposti a tali orrori e vengono trattati in questo modo?”

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Roma: la casa di Leda

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

daniele-frongiaRoma. Un edificio di oltre 600 mq confiscato alla mafia nel quartiere dell’Eur è da oggi la ‘La Casa di Leda’ dove i bambini potranno vivere insieme alle loro mamme sottoposte alla misura degli arresti domiciliari. È il primo progetto in Italia a dare concreta attuazione alla legge 62 del 2011 in materia di valorizzazione del rapporto tra detenute madri e figli minori. La casa è dedicata alla memoria di Leda Colombini che si è battuta tutta la vita per la difesa dei diritti dei bambini costretti dalla nascita a vivere in carcere. La struttura accoglierà gradualmente fino ad un massimo di sei mamme e otto bambini, italiani e stranieri, per contribuire a un migliore dialogo interculturale. Per ora sono ospitate quattro ex detenute del carcere di Rebibbia. Le attività della casa sono stabilite grazie ad un regolamento e l’abitazione è sorvegliata notte e giorno. Al fine di un migliore sviluppo del progetto alcuni volontari dell’associazione “A Roma Insieme” e della Fondazione Poste Insieme Onlus si occupano del sostegno psicologico e dell’assistenza ai bambini.Poste Insieme Onlus, la Fondazione di Poste Italiane, ha contribuito a finanziare il progetto con 150mila euro grazie ad un accordo della durata di un anno e rinnovabile con il Ministero della Giustizia e Roma Capitale.”Siamo orgogliosi di aver collaborato alla buona riuscita di questo progetto, un progetto che nasce dal basso e aiuta le persone che hanno avuto un momento di fragilità nella vita. Sono persone che hanno sbagliato, ma stanno scontando la loro pena e la comunità deve accoglierle e sostenerle affinché possano rientrare a far parte di questa società, a termine della pena”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi.“Si tratta di un’iniziativa che procede pienamente verso la costruzione di una comunità solidale, poiché tutela il superiore interesse di bambini immuni da qualsiasi colpa. In questo modo si permette loro di crescere lo stesso all’insegna dell’affetto, tentando di sradicare sul nascere ogni rischio di isolamento, solitudine e abbandono. Gli interventi di carattere sociale non possono infatti prescindere da un forte coinvolgimento della sfera affettiva, soprattutto quando si parla di bambini in tenera età”, spiega l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale di Roma Capitale Laura Baldassare.“Ogni anno in Italia molti bambini sono costretti a vivere nel carcere dove sono detenute le proprie mamme. Come sancito da Convenzioni internazionali, e dalla stessa normativa nazionale, riteniamo che vivere da reclusi sia contrario al superiore interesse di queste bambini. Per questo motivo, abbiamo deciso di portare avanti il progetto ‘La Casa di Leda’ dopo un lungo percorso di dialogo con il Ministero della Giustizia, in collaborazione con il Garante dei detenuti e il Garante per l’infanzia, il Municipio IX e grazie a Poste Insieme Onlus che finanzia l’iniziativa. Con la casa di Leda i bambini cresceranno in un ambiente sano”, commenta l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi di Roma Capitale Daniele Frongia.

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Sud Sudan: oltre 2 milioni di bambini in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

sud sudanAl sesto anniversario dell’indipendenza del paese, i bambini sono ancora in attesa di pace e prosperità. 2,2 milioni di bambini in Sud Sudan non vanno a scuola oltre un terzo di tutte le scuole sono state attaccate da gruppi armati almeno 2.500 bambini sono stati uccisi da dic. 2013; riportati 254 casi di stupro e molestie contro i bambini. Oltre 17.000 bambini sono nelle fila delle forze armate e dei gruppi armati nel paese
1,1 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta e 290.000 di malnutrizione acuta grave Riportati oltre 10.000 casi di colera; i bambini rappresentano il 51% di tutti i casi.In quasi tutti gli aspetti delle loro vite ai bambini in Sud Sudan è negata un’infanzia. Circa 2,2 milioni di bambini in Sud Sudan non vanno a scuola. Il paese ha la più alta percentuale al mondo di bambini che non frequenta la scuola, con oltre il 70% dei bambini che non stanno ricevendo un’istruzione. Oltre un terzo di tutte le scuole sono state attaccate da gruppi armati.Alla vigilia del sesto anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan, secondo l’UNICEF i sogni e le speranze per i bambini di questa nazione appena nata non si sono ancora materializzati. Parlando della situazione in Sud Sudan, una catastrofe per i bambini, l’UNICEF ha detto che questi ultimi continuano a sopportare il peso del conflitto e il collasso dei servizi di base.I sistemi igienico-sanitari e idrici quasi al collasso in Sud Sudan hanno esposto i bambini a virus letali, fra cui morbillo e malattie legate all’acqua come il colera. L’attuale epidemia di colera in Sud Sudan è la più lunga e più diffusa nella storia del paese. Sono stati riportati oltre 10.000 casi dall’inizio dell’epidemia un anno fa. I bambini rappresentano il 51% di tutti i casi di colera.In mezzo a queste circostanze straordinariamente difficili per i cittadini più vulnerabili del Sud Sudan, nel 2017 l’UNICEF e i suoi partner hanno:
fornito servizi di cura a oltre 293.000 bambini sotto i 5 anni per malaria, polmonite, diarrea e altri disturbi potenzialmente letali e curato oltre 5.000 casi di colera;
fornito acqua potabile a 500.000 persone e accesso alle strutture igienico-sanitarie ad altre 200.000 persone;
completato 26 missioni di risposta rapida insieme al WFP, raggiungendo oltre 530.000 persone con aiuti salvavita, fra cui oltre 100.000 bambini sotto i 5 anni;
curato oltre 80.000 bambini da malnutrizione acuta grave;
fornito a 184.000 bambini accesso all’istruzione;
riunito 434 bambini (235 ragazze e 199 ragazzi) alle loro famiglie; fornito servizi di reintegrazione socio-economica a 1.538 bambini (1.254 ragazzi e 284 ragazze) associati in precedenza con forze armate e gruppi armati e a bambini vulnerabili.

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Iraq: appello per proteggere i bambini intrappolati a Mosul ovest

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

iraq-mosul-jpg“Migliaia di bambini continuano ad essere intrappolati in una violenza implacabile nei quartieri della Città Vecchia di Mosul Ovest, visto che i combattimenti si sono fortemente intensificati nelle ultime ore.
I bambini stanno affrontando diverse minacce alla loro vita; alcuni sono bloccati dai combattimenti e si nascondono nei seminterrati, timorosi di un prossimo attacco; altri che cercano di fuggire rischiano di essere colpiti o feriti. Ci sono notizie di centinaia di civili che sono già stati uccisi e utilizzati come scudi umani.
I ragazzi e le ragazze che sono riusciti a fuggire mostrano segni di moderata malnutrizione e portano con loro ferite psicosociali dovute al conflitto, come conseguenza di ciò che hanno passato.
La difficile situazione di questi bambini e la loro sopravvivenza devono rimanere una priorità assoluta ora, nelle settimane e nei mesi successivi.
L’UNICEF ribadisce la sua richiesta a tutte le parti in conflitto di proteggere i bambini in ogni momento. I bambini devono essere tenuti fuori dai pericoli”.

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Senza progressi quasi 70 milioni di bambini moriranno entro il 2030 prima del 5° compleanno

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

unicef1Secondo un nuovo studio dell’UNICEF, investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini e delle comunità più svantaggiati ha una maggiore efficacia: per ogni milione di dollari speso vengono salvate quasi il doppio delle vite rispetto ad un uguale investimento in favore di gruppi meno svantaggiati.Se i progressi nella riduzione della mortalità dei bambini non aumenteranno, entro il 2030 saranno in quasi 70 milioni a morire prima di aver compiuto 5 anni. Secondo i nuovi dati, nei 51 paesi in cui si verifica circa l’80% delle morti di neonati e bambini sotto i 5 anni, migliorare la copertura degli interventi salvavita tra i gruppi più poveri ha aiutato a far diminuire la mortalità infantile ad una velocità circa 3 volte superiore rispetto a quanto accade tra i gruppi non poveri. Lo studio utilizza nuovi dati e strumenti per dimostrare che gli investimenti per raggiungere i bambini dei gruppi più poveri sono 1,8 più efficaci in termini di vite salvate.“Narrowing the Gaps: The power of investing in the poorest children” (“Colmare il divario: il potere di investire nei bambini più poveri”) presenta nuovi e interessanti dati che danno supporto a quanto l’UNICEF aveva previsto nel 2010: il costo maggiore per raggiungere i bambini più poveri attraverso interventi sanitari e salvavita ad ampio impatto sarebbe stato controbilanciato da risultati migliori.“I dati mostrano che investire in favore dei bambini più poveri non è solo giusto come principio, ma anche in pratica: si risparmia infatti un numero maggiore di vite per ogni dollaro speso”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Questa è una notizia estremamente importante per i Governi che stanno lavorando per porre fine a tutte le morti prevenibili di bambini, in un momento in cui ogni singolo dollaro è importante. Investire equamente nella salute dei bambini significa investire nel futuro e aiuta a spezzare cicli intergenerazionali di povertà. Un bambino in salute ha migliori possibilità di apprendere a scuola e di avere uno stipendio migliore da adulto.”
Lo studio evidenzia che paesi come Afghanistan, Bangladesh e Malawi, che hanno alti tassi di mortalità sotto i 5 anni, le politiche focalizzate sui più deprivati hanno fatto la differenza per i bambini. Tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità sotto i 5 anni è diminuito di circa la metà in Afghanistan e del 74% in Bangladesh e in Malawi.Questi dati vengono lanciati in un momento delicato, in cui i Governi proseguono il proprio lavoro per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, tra i quali è compreso anche l’obiettivo di porre fine a tutte le morti infantili tra i neonati e i bambini sotto i 5 anni entro il 2030. Investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini può anche supportare il raggiungimento di altri Obiettivi di Sviluppo, come quello di porre fine alla povertà.Lo studio chiede ai paesi di intraprendere azioni pratiche per ridurre le disuguaglianze, tra cui: dati disaggregati per identificare i bambini lasciati indietro; investire maggiormente in interventi efficaci per prevenire e curare i più grandi killer dell’infanzia; rafforzare i sistemi sanitari per rendere le cure di qualità più facilmente disponibili; innovare per trovare nuove strade per aiutare le persone ancora non raggiunte e monitorare le diseguaglianze utilizzando indagini sui nuclei familiari e sistemi d’informazione nazionali.

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Obesità infantile, pubblicate le nuove raccomandazioni Usa per lo screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

Fat boy measuring his belly with measurement tape on gray backgroundLa U.S. Preventive Services Task Force (Uspstf) raccomanda che i medici sottopongano a screening per l’obesità i bambini e gli adolescenti in base all’indice di massa corporea a partire dai sei anni e che offrano interventi sul comportamento e piani per promuovere il miglioramento del peso, secondo un rapporto pubblicato su Jama. «Circa il 17% dei bambini e degli adolescenti dai 2 ai 19 anni negli Stati Uniti è obeso, in base ai grafici di crescita del Centers for Disease Control and Prevention e quasi il 32% è in sovrappeso» afferma David Grossman, del Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle, che ha guidato la task force in questo studio. «L’obesità nei bambini e negli adolescenti è associata a problemi di salute mentale e psicologica, asma, apnea ostruttiva del sonno, problemi ortopedici ed esiti avversi cardiovascolari e metabolici quali pressione sanguigna alta, livelli lipidici anomali e resistenza all’insulina. Bambini e adolescenti possono subire scherni e bullismo a causa del loro peso e avere problemi cardiovascolari o di diabete di tipo 2 nell’età adulta» aggiunge. L’USPSTF ha trovato prove sufficienti riguardo al fatto che gli screening e gli interventi comportamentali intensivi per l’obesità nei bambini e negli adolescenti dai sei anni di età possano portare a miglioramenti nel peso, e la grandezza di questo beneficio è stata stimata come moderata. Per quanto riguarda invece interventi con farmaci quali metformina e orlistat, la grandezza di questo beneficio è incerta perché le prove relative all’efficacia della metformina e dell’orlistat sono inadeguate. L’Uspstf ha trovato inoltre prove sufficienti per definire come lievi o assenti i danni potenziali dello screening e di un intervento comportamentale completo e intensivo per l’obesità nei bambini e negli adolescenti. «L’adozione delle linee guida dell’Uspstf nella pratica pediatrica offre ai pediatri e ai professionisti della salute un’opportunità per dare un contributo vitale al miglioramento della salute dei bambini e a una possibilità di un futuro migliore, cambiando la tendenza del loro peso e stabilendo uno stile di vita sano» scrivono in un editoriale di accompagnamento Teresa Quattrin, della University of Buffalo, e Denise Wilfley, della Washington University School of Medicine di St Louis. (fonte doctor33) (foto. obesità)

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Primo premio ai bambini della “scuola in pigiama”: sognano il pianeta ideale

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

scuola in pigiamaBergamo. La scuola in pigiama si è aggiudicata il primo premio nel concorso nazionale “Messaggi dallo spazio”, indetto da A2A SpA sui temi dell’efficienza energetica. Tredici alunni di età compresa tra i 6 e i 10 anni, che hanno seguito le lezioni dell’anno scolastico direttamente nei reparti di Oncologia, Cardiochirurgia e Chirurgia pediatrica, hanno inventato un pianeta alieno chiamato “Energy Planet”: un mondo ideale popolato di case, scuole e città sostenibili con ospedali in cui è possibile curare ogni malattia.Nel pianeta immaginato e descritto dai bambini della “scuola in pigiama”, l’energia si crea “dagli abbracci e dalle strette di mano”. Nell’ospedale c’è una macchina con tanti tubicini: una ventosa “ti buca la pelle senza far male” e un tubo “porta via quanto c’è di malato”. I batteri si trasformano in concime per i fiori, mentre un’altra macchina toglie le malattie in un minuto e le trasforma nel tuo profumo preferito”.Grazie a queste suggestive frasi, corredate da disegni che sono ora pubblicati in rete, il gruppo di bambini della Scuola primaria statale in ospedale I.C. “I Mille” di Bergamo ha ricevuto nei giorni scorsi, nel reparto dell’Ospedale, il primo premio: un assegno di 1.000 euro e una targa celebrativa che rimarrà esposta presso la sede dell’istituto. La somma in denaro ricavata dalla vincita verrà utilizzata per l’acquisto di materiale didattico.La competizione per aggiudicarsi il primo premio al concorso “Messaggi dallo spazio” era particolarmente dura e l’esito era tutt’altro che scontato. All’edizione appena conclusa hanno infatti partecipato 168 classi un po’ da tutta Italia. Ben 296 sono stati i pianeti creati, con cui i ragazzi si sono fatti testimoni di azioni green e comportamenti virtuosi all’insegna del risparmio energetico.
“Ringrazio gli organizzatori dell’evento per l’opportunità offerta agli alunni della scuola – ha dichiarato Orietta Beretta, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “I Mille” -. Vedere i risultati di un progetto portato avanti con i bambini è sempre una soddisfazione: certamente per loro, ma anche per chi ci ha creduto, come nel caso delle nostre insegnanti”. In rappresentanza di A2A Angela Francesca Capaldo, Sara Gramiccia, Saverio Zetera e Renato Pennacchia hanno rinnovato le congratulazioni ai bambini per come hanno saputo unire la creatività a un tema delicato come l’attenzione all’ambiente, alla salute e al risparmio energetico. I bambini hanno poi ricevuto alcuni regali personalizzati che hanno reso l’occasione un momento di gioia. Tra un pallone di calcio, i biglietti per Gardaland e il cd di Fedez, gli alunni della scuola in pigiama hanno così potuto concludere l’anno scolastico con maggiore serenità. Il direttore della Pediatria Lorenzo D’Antiga ha sottolineato l’importanza del servizio della scuola in ospedale che consente ai bambini di seguire il programma scolastico durante il ricovero in tutti i reparti pediatrici. Oltre alla scuola dell’infanzia e primaria che fanno capo all’Istituto Comprensivo “I Mille” di Bergamo, c’è un servizio rivolto ai ragazzi che frequentano la scuola secondaria di 1° e 2° grado, grazie all’Istituto Secondario “Mariagrazia Mamoli” di Bergamo. Il servizio è organizzato secondo un orario flessibile in base alle necessità di cura, alla durata prevista della degenza, alla variabilità di presenze settimanali/giornaliere degli allievi, privilegiando i lungo degenti. Le lezioni si tengono in aula scolastica oppure a letto, nella camera dei bambini, a seconda delle situazioni e delle diverse necessità. Le attività degli alunni è consultabile nel blog della scuola. I primi ad avviare le sperimentazioni dei servizi didattici e di formazione nel nostro Ospedale furono due pionieri della chirurgia pediatrica: Lucio Parenzan e Giuseppe Locatelli. Furono loro a suggerire che le attività di apprendimento in ospedale sono di fondamentale supporto per i piccoli pazienti anche in vista del recupero psico-fisico dalla degenza ospedaliera. Le prime lezioni in ospedale ebbero avvio più di quarant’anni fa, nel 1973. Ai giorni nostri quello della scuola in ospedale è un servizio riconosciuto e promosso dal MIUR per garantire il diritto all’istruzione anche ai bambini malati e contribuire al mantenimento o al recupero del loro equilibrio psico-fisico. (foto: scuola in pigiama)

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Ad Al-Raqqa 40.000 bambini in pericolo a causa dei combattimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

siria“Le terribili violenze nella città di Al-Raqqa stanno mettendo in pericolo le vite dei bambini. L’UNICEF ha ricevuto notizie allarmanti di almeno 25 bambini uccisi e di molti altri feriti nella città di Al-Raqqa. Circa 40.000 bambini sono ancora intrappolati nella città in condizioni estremamente pericolose. Molti sono bloccati dagli scontri. Sono state riportate notizie di attacchi contro ospedali e scuole. Tutti coloro che tentano di scappare rischiano di essere uccisi o feriti.I bambini sono deprivati della maggior parte dei beni di base e salva vita. A causa delle violenze e dell’accesso limitato dal 2013 le persone ad Al-Raqqa hanno ricevuto pochi aiuti.I combattimenti hanno causato sfollamenti di massa: circa 80.000 bambini sono sfollati interni e vivono in rifugi di fortuna e campi per sfollati.L’UNICEF chiede alle parti in conflitto di proteggere i bambini all’interno di Al-Raqqa, di garantire a tutti coloro che desiderano lasciare la città un transito in condizioni di sicurezza e garantire ai civili in fuga un ambiente protetto”.
La risposta dell’UNICEF:Per rispondere ai bisogni immediati dei bambini e delle famiglie scappati dalle violenze alla ricerca di sicurezza nei campi e presso gli insediamenti informali, l’UNICEF sta:trasportando 975.000 litri di acqua al giorno per circa 120.000 persone sfollate interne nei campi nei governatorati di Raqqa e Hassakeh;
vaccinando 58.100 bambini sotto i 5 anni contro la polio e altre malattie;
distribuendo 11.260 zaini scolastici ai bambini nei campi e nelle comunità ospitanti a nord di Raqqa e predisponendo spazi per l’apprendimento per 3.100 bambini;
distribuendo abiti per bambini e garantendo sostengo psicosociale di emergenza per aiutare i bambini ad affrontare i traumi che hanno vissuto.

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Bambini in pericolo a causa del conflitto a Mosul Ovest

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

iraq-mosul-jpgMosul “Stiamo ricevendo notizie allarmanti sull’ uccisione di civili, tra cui anche diversi bambini, a Mosul ovest. Secondo quanto riferito alcuni sarebbero stati uccisi mentre provavano disperatamente a fuggire dai combattimenti che si stanno intensificando di ora in ora.Le vite dei bambini sono a rischio. I bambini vengono uccisi, feriti e utilizzati come scudi umani. Stanno subendo e assistendo a terribili violenze che nessun essere umano dovrebbe mai vedere. In alcuni casi, sono stati costretti a partecipare ai combattimenti e alle violenze.Si stima che 100.000 ragazze e ragazzi siano in condizioni estreme di pericolo nella città vecchia e in altre aree di Mosul Ovest. Molti sono intrappolati e arrivano di attacchi contro ospedali e altre strutture mediche.Mentre i combattimenti continuano, l’UNICEF chiede a tutte le parti a Mosul ovest di proteggere i bambini e tenerli lontani dalle violenze in ogni momento, rispettando i loro obblighi secondo il diritto umanitario.Attacchi contro civili e infrastrutture civili, compresi ospedali, cliniche, scuole, case e sistemi per la rete idrica dovrebbero finire immediatamente.”L’UNICEF per rispondere ai bisogni urgenti di protezione dei bambini e delle famiglie vulnerabili in fuga dal conflitto, sta garantendo:
– Riunificazione familiare ai bambini che sono stati separati dai loro genitori o da altri componenti della famiglia,
– Assistenza legale ai bambini che sono stati detenuti dalle forze di sicurezza,
– Supporto psicosociale di emergenza e altri servizi specializzati per la protezione dell’infanzia per i bambini vittime di traumi.L’UNICEF sta anche lavorando con i suoi partner per preposizionare aiuti di emergenza – che comprendono acqua e aiuti per l’igiene – lungo le diverse rotte che percorrono gli sfollati per raggiungere quante più persone possibile. Nei campi per sfollati, l‘UNICEF sta garantendo cibo, servizi sanitari di base, acqua e servizi igienico sanitari per supportare i bambini e le famiglie più vulnerabili.

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UNICEF: almeno 2,7 milioni di bambini vivono in strutture d’assistenza

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

unicef1Secondo le nuove stime dell’UNICEF, sono almeno 2,7 milioni i bambini nel mondo che vivono in strutture d’assistenza. Ma è probabile che questi dati – pubblicati oggi su “Child Abuse & Neglect” – siano soltanto la punta dell’iceberg, vista la grande insufficienza nella raccolta di dati e la mancanza di registrazioni accurate nella maggior parte dei Paesi.Le nuove stime dell’UNICEF si basano su dati raccolti in 140 Paesi. In Europa orientale e centrale il tasso è il più alto al mondo, con 666 bambini che vivono in strutture d’assistenza ogni 100.000, un dato 5 volte maggiore rispetto alla media mondiale di 120 bambini ogni 100.0000. I Paesi industrializzati e la regione dell’Asia Orientale e del Pacifico si posizionano al secondo e al terzo posto, rispettivamente con 192 e 153 bambini ogni 100.000.“Nelle strutture d’assistenza, come le istituzioni o gli orfanotrofi, i bambini già vulnerabili – a causa della separazione delle loro famiglie- incorrono in rischi maggiori di violenze, abusi e danni a lungo termine al loro sviluppo cognitivo, sociale e psicologico,” ha dichiarato Cornelius Williams, Direttore UNICEF Associato per la protezione dell’infanzia. “La priorità è quella di tenere i bambini al di fuori delle strutture d’assistenza e con le loro famiglie, soprattutto nei primi anni di vita.”Lo studio dell’UNICEF evidenzia che in molti Paesi non esiste ancora un sistema efficiente che produca dati precisi sul numero dei bambini in strutture d’assistenza. In molti Paesi, la documentazione ufficiale registra solo una piccola porzione del numero reale di bambini che vivono in strutture d’assistenza e i bambini in centri privati spesso non sono conteggiati.“È fondamentale che i governi possiedano elenchi più accurati e completi di tutte le strutture d’assistenza esistenti e che facciano regolarmente un conteggio approfondito dei bambini che vivono in queste strutture per aiutare a irrobustire la documentazione ufficiale,” ha dichiarato Claudia Cappa, esperta di statistica dell’UNICEF e coautrice dello studio. “In questo modo saremo in grado di misurare la portata del problema e lavorare con i governi per dare una risposta efficace.”Le ricerche mostrano che alcuni dei fattori di rischio principali che causano il trasferimento in strutture d’assistenza dei bambini includono la disgregazione del nucleo familiare, problemi di salute, servizi sociali scarsi o ineguali, condizioni di disabilità e povertà.Si esortano i governi a ridurre il numero di bambini che vivono in strutture d’assistenza, prevenendo, dove possibile, la separazione delle famiglie e cercando case per i bambini ricorrendo all’assistenza familiare, per esempio in famiglie affidatarie. Secondo l’UNICEF è inoltre necessario un investimento maggiore in programmi di supporto familiare basati sulle comunità.

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G7: Save the Children, i leader hanno mancato ai loro impegni per i bambini su migrazione, nutrizione ed educazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 maggio 2017

migranti1Save the Children è profondamente delusa da un vertice in cui i leader del G7, pur riunendosi in un luogo simbolico come la Sicilia, cuore del flusso migratorio del Mar Mediterraneo, non sono riusciti ad impegnarsi su una visione comune sul tema della migrazione. L’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti, accoglie con favore invece il riconoscimento da parte dei leader della necessità di proteggere i più vulnerabili tra i migranti, tra cui adolescenti, bambini e minori non accompagnati. Ma ancora una volta l’attenzione si sposta sui temi della sicurezza e del controllo delle frontiere, pregiudicando fortemente il primo dovere dei leader del G7 che è quello di proteggere i bambini dalla violenza, dagli abusi e dallo sfruttamento, incluso il traffico dei minori. I minori migranti hanno esigenze comuni e affrontano sfide comuni. L’opportunità persa del G7 significa che a pagarne il prezzo saranno 28 milioni di bambini che sono stati costretti a lasciare la propria casa, fuggendo dalla guerra e dalle violenze,“I leader G7 hanno fallito prima di tutto nei confronti dei bambini. Non sono stati all’altezza delle aspettative sia sulla migrazione che sull’educazione, la sicurezza alimentare e la nutrizione. Questo vertice finisce oggi lasciandosi alle spalle milioni di bambini vulnerabili. Siamo delusi perché i leader hanno semplicemente riaffermato principi esistenti senza assumere nuovi impegni”, denuncia Egizia Petroccione, portavoce di Save the Children al G7.I leader del G7 hanno ribadito i loro impegni sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione, che erano già stati concordati negli ultimi due vertici, ma hanno perso l’opportunità di tradurre queste promesse in azioni concrete. Save the Children accoglie favorevolmente l’appello delle Nazioni Unite per il Sud Sudan, Nigeria, Somalia e Yemen, ma sottolinea che i governi del G7 hanno concluso il vertice senza stanziare nuove risorse finanziarie né per interventi a lungo termine, che affrontino i temi dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione, né per combattere le crisi umanitarie in corso. Sono 159 milioni i bambini affetti da malnutrizione acuta che ne subiranno le conseguenze.
I sette grandi della terra hanno anche dimostrato una mancanza di leadership sul tema dell’educazione e oltre ad aver rinunciato a impegnare nuove risorse, hanno anche deciso di non pubblicare l’Accountability Report del G7, che avrebbe potuto dare conto dei progressi del G7 a favore dell’educazione. Anche in questo caso saranno i bambini a pagare il prezzo di questo mancata azione politica, in particolare i 263 milioni di bambini che non hanno accesso alla scuola, di cui 3,7 sono rifugiati.

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