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Posts Tagged ‘bambini’

Yemen: 15 milioni di bambini segnati dalla guerra

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

“Il costo di circa quattro anni del recente conflitto in Yemen è sconvolgente: oltre 2.700 bambini reclutati per combattere una guerra degli adulti; oltre 6.700 bambini morti o gravemente feriti verificati; circa 1,5 milioni di bambini sfollati, molti dei quali vivono una vita che è una mera ombra di ciò che dovrebbe essere un’infanzia.In Yemen oggi 7 milioni di bambini vanno a dormire affamati ogni notte. Ogni singolo giorno 400.000 bambini affrontano una malnutrizione acuta grave che minaccia le loro vite, e potrebbero morire in ogni minuto. Oltre 2 milioni di bambini non vanno a scuola e coloro che ci vanno spesso devono accontentarsi di un’istruzione di bassa qualità in classi sovraffollate.Le condizioni di vita di milioni di bambini in Yemen sono vergognose. Non ci sono scuse per giustificare questa triste realtà nel 21esimo secolo. Conflitti, forti crisi economiche e decenni di sottosviluppo non hanno risparmiato un singolo bambino o bambina in Yemen. Le sofferenze dei bambini sono tutte opera dell’uomo.Solo quando si entra direttamente in contatto con i bambini si realizza quanto sono numerose e profonde le loro cicatrici. Dietro ai numeri, ci sono bambini con nomi, volti, famiglie, amici, storie, sogni infranti e vite spezzate.Zakaria, un bambino di 12 anni che ho incontrato in un centro di riabilitazione, stava pascolando le sue capre quando ha calpestato una mina ed è rimasto mutilato a vita. Si chiedeva se avrebbe mai rivisto la sua capra preferita. Alia, di 9 anni, stava dormendo quando la sua casa è stata attaccata. Si è svegliata in un ospedale senza gambe. Alia sogna di diventare un dottore.Questi numeri – e le storie dietro di loro – contano davvero? Avrebbero dovuto sconvolgere il mondo tanto tempo fa e portare a un’azione. La guerra e la crisi economica attuale stanno rendendo una situazione già difficile molto molto peggiore. Gli interessi dei bambini dello Yemen non sono stati praticamente presi in considerazione nelle decisioni per decenni.Oggi quasi ogni singolo bambino in Yemen dipende dall’assistenza umanitaria per sopravvivere. Il supporto dell’UNICEF e di altri partner umanitari sta letteralmente salvando vite e dando ai bambini un barlume di speranza.L’UNICEF sta incrementando la sua risposta, fornendo supporto terapeutico ai bambini malnutriti, aumentando il numero di centri di cura e formando gli operatori sanitari delle comunità a identificare i primi stadi della malnutrizione e orientare i bambini verso le cure di cui hanno urgentemente bisogno. Continuano gli sforzi incessanti per prevenire che i bambini si ammalino, fra cui una campagna di vaccinazione contro la poliomielite in corso, che ha raggiunto finora più di 4 milioni di bambini.Lo Yemen oggi è la più ampia operazione umanitaria nel mondo per l’UNICEF. Per continuare a rispondere ai bisogni dei bambini, l’UNICEF ha lanciato un appello di oltre mezzo miliardo di dollari per il 2019.Ma l’assistenza umanitaria da sola non è la soluzione a questa crisi enorme creata dall’uomo. L’unica via per uscire da questo subbuglio è attraverso una soluzione politica e reinvestimenti massicci nello Yemen, che abbiano al centro i bambini.A questo fine, l’UNICEF accoglie con favore gli immensi sforzi dell’Inviato Speciale delle Nazioni Unite Martin Griffiths. Chiediamo alle parti che si incontreranno in Svezia e a coloro che esercitano influenza sulle stesse a rendere prioritari – per una volta – i bambini e i loro bisogni rispetto a ogni altra agenda politica, militare o finanziaria. Il futuro dei bambini dello Yemen è nelle loro mani. Non deludiamoli di nuovo!”

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Repubblica Centrafricana: 1 bambino su 4 è sfollato o rifugiato

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

A 5 anni da quando ha avuto inizio il massacro a Bangui, la vita nella Repubblica Centrafricana per i bambini è ancor più dura e pericolosa. Nonostante la crisi si sia ampliata, i finanziamenti internazionali alla risposta e l’attenzione sulla crisi sono molto bassi.Un nuovo rapporto dell’UNICEF “La crisi in Repubblica Centrafricana: in un’emergenza ignorata, i bambini hanno bisogno di aiuto, protezione e un futuro” ha rilevato che:
1,5 milioni di bambini adesso hanno bisogno di assistenza umanitaria, con un incremento di 300.000 dal 2016;Probabilmente, nel 2019, più di 43.000 bambini sotto i 5 anni affronteranno un rischio molto elevato di morire a causa di malnutrizione acuta grave;
1 bambino su 4 è sfollato o rifugiato; a fine settembre, circa 643.000 persone – almeno la metà delle quali bambini – erano sfollate in Repubblica Centrafricana e oltre 573.000 avevano trovato rifugio nei paesi vicini;Migliaia di bambini sono intrappolati in gruppi armati e altre migliaia sono soggetti a violenza sessuale;Il numero di attacchi contro operatori umanitari è più che quadruplicato – dai 67 episodi in tutto il 2017 a 294 in soli otto mesi e mezzo del 2018.“Questa è una crisi che colpisce uno dei paesi più poveri e meno sviluppati al mondo e fra i più pericolosi per gli operatori umanitari,” ha dichiarato Christine Muhigana, Rappresentante UNICEF in Repubblica Centrafricana. “Le condizioni per i bambini sono disperate.” La crisi si sta verificando nel corso di un’acuta emergenza dello sviluppo. La Repubblica Centrafricana è il paese con il secondo più alto tasso al mondo di mortalità neonatale e materna, con meno di 3 bambini su 5 che riescono a terminare la scuola elementare e quasi la metà della popolazione che non ha accesso ad acqua sicura. Il paese si classifica al 188esimo posto su 189 paesi nella classifica sull’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, un indicatore composito che misura le aspettative di vita, di reddito e istruzione. La crisi in Repubblica Centrafricana è alimentata dai combattimenti tra una dozzina di gruppi armati per i percorsi del bestiame e le terre ricche di diamanti, oro e uranio. Il più delle volte, i gruppi armati colpiscono civili piuttosto che colpirsi tra loro. Attaccano strutture sanitarie, scuole e il personale, moschee, chiese e luoghi in cui gli sfollati si rifugiano.Famiglie terrorizzate sono costrette ad abbandonare le loro case. Combinati con un accesso molto limitato a cure mediche, acqua sicura e servizi igienico sanitari, gli sfollamenti forzati si traducono in una crisi di malnutrizione per i bambini. I tassi di malnutrizione acuta grave sono oltre la soglia di emergenza in 16 siti per sfollati su 18, controllati negli ultimi due anni; per i bambini costretti a rifugiarsi tra la vegetazione, le condizioni sono ancora più dure.L’UNICEF sta lavorando per raggiungere i bambini che hanno disperato bisogno di aiuto, spesso in condizioni molto pericolose.

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Save the Children: 85.000 bambini morti per fame dall’inizio del conflitto

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 novembre 2018

Circa 85.000 i bambini sotto i cinque anni potrebbero essere morti per fame o malattie gravi dall’inizio dell’escalation del conflitto in Yemen. Questa la denuncia di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, che sulla base di un’analisi di dati delle Nazioni Unite stima siano queste le vittime al di sotto dei cinque anni ad aver perso la vita tra aprile 2015 e ottobre 2018. Dopo quasi quattro anni dall’inizio del brutale conflitto nello Yemen, l’ONU ha dichiarato che circa 14 milioni di persone sono a rischio di carestia. Un numero aumentato drammaticamente da quando la coalizione guidata dai sauditi e dagli Emirati ha imposto un assedio di un mese dello Yemen poco più di un anno fa. Da allora, le importazioni commerciali di cibo attraverso il porto di Hodeidah si sono ridotte di oltre 55.000 tonnellate al mese, una quantità di cibo sufficiente per soddisfare i bisogni solo del 16% della popolazione del paese: 4,4 milioni di persone, tra cui 2,2 milioni di bambini. Qualsiasi ulteriore calo delle importazioni potrebbe probabilmente portare direttamente alla carestia. “Circa 85.000 bambini nello Yemen potrebbero aver perso la vita a causa della fame estrema dall’inizio della guerra. Per ogni bambino ucciso da bombe e proiettili, dozzine stanno morendo di fame e si potrebbe prevenire. I bambini che muoiono in questo modo soffrono immensamente: le loro funzioni vitali rallentano e alla fine si fermano, i loro sistemi immunitari sono così deboli che sono più inclini alle infezioni e sono talmente fragili che non riescono nemmeno a piangere. I genitori possono solo rimanere a guardare i loro bambini che stanno morendo senza poter fare nulla”, denuncia Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen. “Nonostante le difficoltà, salviamo vite ogni giorno: abbiamo fornito cibo a 140.000 bambini e curato più di 78.000 bambini per malnutrizione dall’inizio della crisi”.
Combattimenti, assedi e burocrazia hanno costretto Save the Children a portare rifornimenti necessari diretti al nord del paese passando attraverso il porto meridionale di Aden. Di conseguenza, possono essere necessarie fino a tre settimane affinché gli aiuti raggiungano le persone che ne hanno più bisogno, anziché la settimana che sarebbe necessaria se il porto di Hodeidah fosse pienamente operativo. Nelle ultime settimane sono inoltre aumentati drammaticamente gli attacchi aerei su Hodeidah e i combattimenti a Taiz, Saada e Sanaa. “Nelle scorse settimane ci sono stati centinaia di attacchi aerei a Hodeidah e dintorni, mettendo in pericolo le vite di circa 150.000 bambini ancora intrappolati nella città. Save the Children chiede la fine immediata dei combattimenti, per non perdere ulteriori vite umane. I bambini in Yemen sono sull’orlo del baratro ed è necessario fornire loro al più presto alimenti ad alto contenuto di nutrienti per salvarli”, continua Tamer Kirolos. Secondo le Nazioni Unite si stima che 400.000 bambini soffriranno di grave malnutrizione acuta, la forma più letale di fame estrema, nel 2018, 15.000 in più rispetto al 2017.Save the Children lavora in Yemen dal 1963, la prima organizzazione internazionale a operare nel paese. Opera a livello nazionale e locale per promuovere e proteggere i diritti dei bambini, con programmi di educazione, protezione, salute, nutrizione, igiene, igiene, mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare.

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Yemen: 6.000 bambini uccisi o gravemente feriti in oltre 3 anni di conflitto

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

“Il numero crescente di appelli per un cessate il fuoco nello Yemen e la ripresa dei colloqui politici, offrono un barlume di speranza ai bambini yemeniti affinché la pace possa un giorno tornare nel loro paese.Eppure i combattimenti continuano e sono i bambini a sopportare le conseguenze di una guerra dichiarata dagli adulti – vivendo in comunità devastate dalla violenza, dal colera e dalla malnutrizione. Paura e dolore che durano tutta la vita sono stati incisi nei loro giovani cuori.I bambini hanno sofferto terribilmente durante più di tre anni di conflitto – almeno 6.000 sono stati uccisi o gravemente feriti dai combattimenti, mentre oltre 11 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere.
I servizi di base come l’acqua, l’assistenza sanitaria e i servizi igienico-sanitari sono praticamente crollati, e con l’economia in caduta libera, le famiglie non possono permettersi di sfamare i propri figli o di portarli alle strutture sanitarie. Nello Yemen, un bambino muore ogni 10 minuti per cause prevenibili, tra cui la malnutrizione e le malattie a prevenibili con i vaccini.”È mia sincera speranza che, mentre il Consiglio di sicurezza si è riunito (ieri) per discutere dello Yemen e riprendere i colloqui politici nelle prossime settimane, le parti in conflitto e coloro che hanno influenza su di loro ascoltino gli appelli per una pace duratura e pongano gli interessi dei bambini yemeniti davanti e al centro. Tutti i bambini hanno bisogno di pace”.

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“Ora di Futuro”:un progetto di educazione per i bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Regione Lombardia, ha presentato a Milano presso la Fondazione Feltrinelli, “Ora di Futuro”, il progetto di educazione per i bambini da 0 a 11 anni che coinvolge insegnanti, famiglie, scuole primarie e reti non profit in tutta Italia.“Ora di Futuro” sostiene iniziative per le famiglie in difficoltà con bambini da 0 a 6 anni incentrate sull’educazione alla genitorialità, grazie alla collaborazione con le tre Onlus L’Albero della Vita, Mission Bambini e il Centro per la Salute del Bambino, scelte dai dipendenti di Generali Country Italia.Per il primo anno il progetto punta a coinvolgere oltre 30.000 bambini con l’adesione di almeno 1.500 classi e l’attivazione di 11 centri per “Ora di Futuro” su tutto il territorio nazionale.“Ora di Futuro” avrà anche il contributo di tutti i dipendenti di Generali Country Italia – Generali Italia, Alleanza, Genertel, Generali Welion, Generali Jeniot, Genagricola, DAS – con 10.000 ore di volontariato di impresa e 10.000 viaggi solidali.Con “Ora di Futuro” Generali si unisce in Italia a The Human Safety Net, l’iniziativa globale del Gruppo Generali a favore delle comunità, già attiva in 18 paesi in cui opera il Gruppo.Nella scuola primaria: una didattica innovativa per imparare a fare scelte responsabili e sviluppare nuove competenze “Ora di Futuro” nelle scuole primarie prevede un percorso didattico innovativo e digitale pensato per coinvolgere i bambini attraverso gioco, esperienza e cooperazione, insieme agli insegnanti e con i genitori.Il programma parte con l’anno scolastico 2018-2019 e si articola su tre anni (3°, 4°, 5° elementare) prevedendo un’ “Ora di Futuro” a settimana per ciascuna classe.
Gli alunni vivranno un’avventura virtuale sull’isola tropicale di Mauaga. Un sito dinamico e interattivo supporterà le lezioni e guiderà l’esperienza rendendola coinvolgente attraverso “sfide” alle quali i bambini dovranno trovare soluzioni, imparando anche a lavorare in gruppo. Attraverso un Avatar i bambini prenderanno consapevolezza del proprio ruolo, essenziale per il raggiungimento di un risultato di squadra.“Ora di Futuro” sostiene iniziative per le famiglie in difficoltà con bambini da 0 a 6 anni incentrate sull’educazione alla genitorialità.Quella da 0 a 6 anni è una fase molto delicata della vita: a questa età, si pongono, infatti, le basi per lo sviluppo ed il benessere nel futuro della persona. Da 0 a 3 anni si forma l’80% del cervello e le connessioni neuronali possono aumentare ad una velocità non più raggiungibile nel corso della vita.
Mission Bambini nei 5 centri per “Ora di Futuro” a Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli, offre laboratori interattivi, corsi di formazione per i genitori e consulenze individuali di accompagnamento per migliorare le relazioni tra genitori e bambini, e per rafforzare le competenze genitoriali.Centro per la Salute del Bambino in Un Villaggio per crescere per “Ora di futuro” a Trieste propone laboratori interattivi genitori/figli per promuovere la relazione famigliare e favorire lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini tra 0 e 6 anni, in un’ottica di integrazione con i servizi sanitariGià da Novembre sono operativi 11 centri per “Ora di Futuro” in tutta Italia nelle città di Bologna, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Trieste, Torino.

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«Lo Yemen oggi è un inferno per i bambini»

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

«Nello Yemen ci sono, ogni anno, 1,8 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione acuta. 400.000 bambini che ogni giorno soffrono di una forma di malnutrizione acuta grave e pericolosa per la vita. Il 40% di questi 400.000 bambini vivono a Hodeida e nei governatorati vicini, dove infuria la guerra.30.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno per malattie che hanno come concausa la malnutrizione.La metà dei bambini yemeniti (sotto i 5 anni) – la metà – sono cronicamente malnutriti. Questo è un circolo vizioso. 1,1 milioni di donne in gravidanza o in allattamento sono anemiche. Quando partoriscono, queste donne sanno che i loro figli nasceranno di basso peso alla nascita, iniziando quel ciclo di malnutrizione che porta alla malnutrizione cronica e a tutte le conseguenze per la salute di questi ragazzi e ragazze. Come tutti sappiamo, la malnutrizione cronica ha un impatto incredibilmente importante sullo sviluppo cerebrale del bambino. Così il 50% dei bambini yemeniti sotto i 5 anni che oggi sono cronicamente malnutriti sono tutti bambini che non svilupperanno mai il loro pieno potenziale intellettivo. Questo è un male per i bambini e un male per lo Yemen, se vogliamo che lo Yemen sia un paese dove è bello vivere da bambini».
«In Yemen oggi, ogni 10 minuti, muore un bambino per malattie che possono essere facilmente prevenute. I livelli di vaccinazione sono scesi drasticamente dall’inizio della guerra. Già prima della guerra, i livelli di vaccinazione non erano così buoni. Sono scesi ulteriormente. Non esiste un programma nazionale di vaccinazione, quindi assistiamo a focolai di morbillo e difterite, con un impatto fatale sui bambini». «Sono 1,5 milioni le famiglie più vulnerabili e più povere dello Yemen. Le famiglie ricevono mensilmente una piccola somma di denaro dall’UNICEF. Queste famiglie ci hanno detto che non possono più permettersi i prodotti essenziali, come comprare frutta e verdura. Non perché la frutta e la verdura fresca non sono disponibili sul mercato, ma perché hanno prezzi insostenibili». «Tutte le sofferenze di milioni di bambini in Yemen sono state causate dall’uomo. Se oggi ci troviamo di fronte al rischio di una potenziale carestia nello Yemen, non c’è una sola causa naturale. E’ semplicemente per motivi di cui sono responsabili gli adulti, ma per i quali i bambini pagheranno il prezzo più alto».

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Nel 2030 ci saranno 129 milioni di bambini con problemi di crescita dovuta alla malnutrizione

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Il più delle volte causati dalla denutrizione delle loro madri adolescenti. Il ciclo intergenerazionale di malnutrizione dipende da una serie di cause che, per essere risolte, devono essere affrontate in maniera integrata: povertà, norme socio-culturali, educazione, carenza di acqua potabile, accesso ai sistemi di salute pubblica e alle risorse, che rendano le giovani economicamente indipendenti e consapevoli, tutelandole così anche dalla prospettiva di matrimoni precoci.Nel mondo, ogni anno, sono circa 12 milioni le ragazze che si sposano prematuramente e 16 milioni le adolescenti che diventano madri. Le giovani donne giocano un ruolo essenziale per lo sviluppo economico e umano delle loro famiglie e delle loro comunità, nonostante siano fortemente soggette a fenomeni di esclusione e discriminazione, matrimoni o gravidanze precoci, violenze e abusi di ogni genere oltre ad avere minor accesso ai servizi essenziali.Sostenere le adolescenti è quindi indispensabile per influire positivamente sull’alimentazione delle generazioni future per ridurre del 40% i casi di arresto della crescita entro il 2025 ed eliminare ogni forma di malnutrizione entro il 2030, come previsto dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.Affrontare il problema della malnutrizione delle ragazze adolescenti, indagare le ragioni e trovare soluzioni multi settoriali per prevenire una condizione che ha degli impatti di lungo periodo e causa disabilità e morti precoci delle giovani donne e dei loro figli, è l’obiettivo che si pone la conferenza internazionale “Leaving no one behind – making the case for adolescent girls” , (“Non lasciare nessuno indietro: un focus sulle adolescenti) organizzata a Roma dal Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) e da Save the Children, con il supporto del Governo del Canada.

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Scuola: Bambini ad alto potenziale cognitivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

In ogni classe c’è almeno un bambino ad alto potenziale cognitivo che “rappresenta una sfida per la scuola italiana. Finora non abbiamo mai fatto screening, né lavorato sull’individuazione, la comunicazione con le famiglie e la ricerca di strategie didattiche efficienti ed efficaci per questi alunni. I docenti hanno bisogno di acquisire delle competenze nuove rispetto agli studenti gifted, che per noi sono una novità”. Sarà questo il messaggio che Rossella Sonnino, dirigente scolastico dell’Ic Regina Elena di Roma, lancerà in occasione della presentazione del master ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’ il 26 ottobre a Roma, nell’Aula Valori della Lumsa in Via di Porta Castello 44 dalle 16 alle 18.30.
La nuova offerta formativa, realizzata dalla Lumsa e dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, partirà il 15 novembre. Il corso si rivolge ai docenti, ai dirigenti scolastici e agli educatori, e può essere pagato con la carta del docente entro il 31 ottobre.
Sonnino pone delle domande: “Che cosa dobbiamo fare per questi alunni? Come dobbiamo lavorare con loro e come possiamo stabilire un rapporto con le famiglie? Un rapporto che sia sereno, per dare ai bambini tutte quelle competenze e rispondere a tutte quelle richieste che spesso rimangono senza risposta? È una questione- precisa la preside- che si inserisce nel discorso degli alunni con Bisogni educativi speciali. Il bambino gifted può sembrare bravo, ma ha delle esigenze diverse da un punto di vista didattico e la scuola deve porsi la problematica di saperlo leggere in tempo. Sono molto importanti gli screening per la rilevazione- conclude Sonnino- perché permettono di dare successivamente delle indicazioni fin dai primi anni di scuola”.

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Scuola e bambini ad alto potenziale cognitivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Roma 26 ottobre dalle 16 alle 18,30 nell’Aula Valori della Lumsa, in Via di Porta Castello 44 presentazione a Roma del Master, organizzato con l’Università Lumsa, dal titolo ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’.
Molti bambini ad alto potenziale cognitivo (Apc) sono equilibrati, hanno trovato una loro via e canalizzano le loro capacità in modo adeguato senza sviluppare difficoltà comportamentali. Ma ci sono alcuni bambini ‘gifted’ in cui emergono difficoltà nella sfera emozionale e comportamentale. La loro fragilità emotiva si rintraccia spesso in una bassa tolleranza alla frustrazione, nella difficoltà a gestire qualsiasi tipo di ingiustizia o nel ricorrere a strategie emotivo relazionali che ci si aspetta da bambini più piccoli. Ad aiutare gli insegnanti a cogliere gli aspetti emotivi dei gifted sarà Laura Sartori, psicoterapeuta dell’età evolutiva e coordinatrice del Progetto Alto Potenziale dell’Istituto di Ortofonologia (IdO).
La nuova offerta formativa si propone di far acquisire ai corsisti un insieme strutturato di conoscenze, capacità e competenze in ambito didattico e psicopedagogico per l’alto potenziale cognitivo relativo alla Scuola dell’infanzia, alla Scuola primaria, alla Scuola secondaria di primo e di secondo grado. I destinatari sono i docenti, sia curriculari che di sostegno, delle scuole statali e paritarie; i referenti per la disabilità e coordinatori del sostegno presso scuole statali e paritarie; i dirigenti scolastici delle scuole statali e i coordinatori didattici delle scuole statali e paritarie. Potrà essere pagata interamente con la Carta docente entro il 31 ottobre, termine ultimo delle iscrizioni, e le lezioni partiranno il 15 novembre.
Alla base di tutto c’è l’individuazione precoce dell’elevato livello cognitivo. “Il rischio di un mancato riconoscimento è che i bambini dotati disinvestano sugli apprendimenti qualora percepiscano quello che fanno come poco stimolante o non ne comprendano l’utilità. In alcuni casi- avverte Sartori- vengono inquadrati in profili diagnostici parziali o errati, come Dsa, Adhd o Dop. Purtroppo l’insegnante non riesce sempre ad interpretare la loro apparente mancanza di concentrazione, di competenza e la loro scarsa voglia di lavorare”. L’obiettivo del master è garantire al soggetto plusdotato “il diritto ad essere individuato e ad avere una programmazione didattica volta a potenziare le sue capacità e a compensare le sue difficoltà, rendendolo di supporto al gruppo classe”.
L’IdO ha preparato un protocollo per la realizzazione di un piano didattico personalizzato (PDP) specifico per l’Apc, che include delle aree di solito assenti per gli altri tipi di Bisogni educativi speciali: l’ampliamento e approfondimento di alcune parti del programma e la compattazione dei contenuti già padroneggiati, le strategie di didattica inclusiva e di potenziamento, l’adozione di strumenti digitali più complicati sono solo alcuni esempi. Ogni PDP deve essere ovviamente gestito caso per caso, in base alle risorse del ragazzo e alle possibilità della scuola.
Al convegno prenderanno la parola anche Maria Cinque, professore di Didattica e pedagogia speciale dell’Università Lumsa e direttrice del Master; Raffaele Ciambrone, dirigente tecnico presso la Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Miur; Simona De Stasio, docente di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università Lumsa e direttrice del Master; Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’IdO; Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell’età evolutiva e responsabile del servizio di Psicoterapia dell’IdO; Rossella Sonnino, dirigente scolastico dell’IC Regina Elena.

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Ogni minuto, nel mondo, 5 bambini sotto i 5 anni muoiono per malnutrizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Ề per loro che oggi Save the Children lancia la campagna globale Fino all’ultimo bambino, per salvare i bambini che soffrono di malnutrizione e tenere alta l’attenzione su un killer silente e devastante che contribuisce in maniera decisiva alla morte di circa la metà dei 5,4 milioni di minori con meno di cinque anni che ogni anno, a livello globale, perdono la vita per malattie facilmente curabili e prevenibili.
Il numero di persone che oggi soffrono la malnutrizione e l’insicurezza alimentare, inoltre, è ancora aumentato, passando da 804 milioni nel 2016 a 821 milioni nel 2017, circa 1 persona su 9 al mondo. Conflitti, disastri naturali provocati dai cambiamenti climatici e povertà, evidenzia il rapporto di Save the Children, sono i tre principali fattori che determinano il dilagare della malnutrizione infantile. Nelle zone di conflitto, tra cui Yemen, Siria e Repubblica Democratica del Congo, più di mezzo milione di bambini sotto i 5 anni, potrebbero morire entro la fine dell’anno per malnutrizione se non riceveranno urgente assistenza umanitaria. Allo stesso modo, gli effetti devastanti di una prolungata siccità hanno lasciato 700 mila bambini gravemente malnutriti nel Corno d’Africa, mentre nei contesti particolarmente segnati dalla povertà i minori hanno maggiori probabilità di morire prima di aver compiuto i 5 anni, con 9 bambini su 10 colpiti da malnutrizione acuta che vivono in paesi a medio o basso reddito.
Due bambini su 3 che soffrono di malnutrizione cronica si trovano in paesi dove c’è la guerra, mentre nelle 10 aree maggiormente devastate dai conflitti – RD Congo, Sudan, Afghanistan, Yemen, Somalia, Sud Sudan, Siria, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Iraq – più di 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni (in aumento del 20% rispetto al 2016) sono colpiti da malnutrizione acuta grave, la forma più estrema e pericolosa di malnutrizione, con sintomi che includono costole esposte e rilassamento cutaneo, forte perdita di massa corporea, rigonfiamenti dell’addome, delle caviglie e dei piedi, cedimento dei vasi sottocutanei e grave depressione del sistema immunitario. In questi paesi, più di 590.000 bambini, in media 1.600 al giorno o uno al minuto, rischiano di morire entro la fine dell’anno se non riceveranno trattamenti urgenti e adeguati contro la malnutrizione, di cui oltre 327.000 solo nella Repubblica Democratica del Congo, più di 105.000 in Sudan e circa 72.000 in Afghanistan. In Yemen, a oltre tre anni e mezzo dall’inizio dell’escalation del feroce conflitto, gli ostacoli posti alla distribuzione di cibo e medicine da tutte le parti in causa e i recenti combattimenti per il controllo del porto strategico di Hodeidah hanno spinto il paese sull’orlo della carestia, con più di 5 milioni di bambini costretti ad affrontare la quotidiana carenza di cibo. Quanto alla Siria, dove attualmente circa 3,5 milioni di persone continuano a vivere in zone assediate nelle quali l’accesso ai convogli umanitari viene ancora negato, più di 13 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria con quasi 2.400 bambini sotto i 5 anni a rischio di morte entro fine anno per cause legate alla malnutrizione.
Molti minori che vivono in tali contesti potrebbero essere salvati, se si interviene in maniera efficace e puntuale, come ad esempio è avvenuto nei 3 stati nordorientali della Nigeria colpiti duramente dagli scontri armati, Borno, Adamawa e Yobe. Secondo le stime, dopo due anni di intervento continuo, i casi di malnutrizione acuta grave non trattati si sono ridotti a 12.000, anche se 2.000 di questi sono a rischio per la vita se non riceveranno le cure necessarie, ma questo rappresenta un risultato positivo rispetto ai più di 300.000 casi stimati di mancato trattamento e 60.000 bambini morti nel 2016 nei tre Stati.
Oggi fino a 500 milioni di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo e che producono fino all’80% del cibo totale in Asia e Africa subsahariana sono esposti agli effetti dei cambiamenti climatici, spesso costrette ad abbandonare le proprie terre in cerca di condizioni di vita migliori. Le conseguenze sono particolarmente gravi sugli individui più vulnerabili, tra cui soprattutto i bambini i quali in molti casi, oltre ad essere privati del cibo necessario per il loro sano sviluppo, sono esposti a meccanismi di sopravvivenza che ne compromettono irrimediabilmente il futuro, come i matrimoni precoci, il lavoro minorile o la prostituzione. Disastri naturali come siccità e inondazioni, inoltre, provocano l’interruzione scolastica per i minori, privandoli così di uno spazio sicuro dove molto spesso viene fornito a loro e alle loro famiglie cibo adeguato, acqua pulita e servizi sanitari. Nel Corno d’Africa, dove una prolungata siccità ha colpito più di 17 milioni di persone, si stima che oltre 6 milioni di bambini rischiano di abbandonare la scuola.
In Etiopia, che nel 2017 ha subito la peggiore crisi idrica degli ultimi 30 anni a causa delle ripetute siccità provocate da El Niňo, l’insicurezza alimentare ha colpito circa 5,6 milioni di persone, tra cui 2,7 milioni di bambini e donne in gravidanza o in fase di allattamento. Anche in Kenya la gravissima siccità dello scorso anno, che ha significativamente ridotto la resa dei campi e del bestiame, ha avuto conseguenze devastanti sulla popolazione, specialmente nelle zone più aride, lasciando circa 370 mila bambini e 37 mila donne incinte e neomamme in necessità di assistenza alimentare. L’assenza di cibo e acqua pulita nelle scuole, inoltre, ha costretto quasi 1 milione di bambini ad abbandonare gli studi, così come si sono moltiplicati i casi di colera, dengue e malaria. In Somalia, inoltre, un paese martoriato da un mix micidiale di guerra e cambiamenti climatici dove si conta quasi 1 milione di minori sfollati, nel 2017 più di 6 milioni di persone, di cui la gran parte bambini, aveva bisogno di assistenza umanitaria urgente. Qui si registra il tasso di mortalità infantile più elevato della regione (127 bambini morti ogni 1.000 nati)[19] e il rischio di contrarre malattie fatali come morbillo o colera è 9 volte superiore alla media. All’inizio del 2018, infine, più di 7 minori su 10, nel paese, non andava a scuola, esposti pertanto ai gravi rischi di sfruttamento, reclutamento forzato nelle guerriglie locali, matrimoni e gravidanze precoci. La povertà continua a rappresentare un freno significativo nella lotta alla malnutrizione. Nei paesi più poveri, infatti, oggi circa 385 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà estrema, spesso privati di cibo adeguato, acqua, servizi sanitari e della possibilità di andare a scuola. Emblematico, da questo punto di vista, è il dato in base al quale il 90% dei bambini colpiti da malnutrizione acuta vive in paesi a medio o basso reddito. In India, la povertà è il principale fattore scatenante della malnutrizione infantile. Solo in Africa subsahariana, inoltre, il 40% della popolazione non ha accesso ad acqua sicura, con punte del 60% nelle zone rurali dell’Africa orientale, e 7 persone su 10 non possono usufruire di servizi sanitari essenziali, con altissimi rischi per i più piccoli di morire per malattie facilmente curabili e prevenibili.
Da numerosi anni Save the Children è impegnata su scala mondiale per lottare contro la malnutrizione e salvare le vite dei bambini e delle loro mamme, in aree colpite da conflitti o disastri e dove i sistemi sanitari scarseggiano, attraverso un approccio integrato e multisettoriale alla nutrizione e allo sviluppo. Solo nel 2017, grazie alla campagna Fino all’ultimo bambino, Save the Children ha raggiunto 33 milioni di bambini con i suoi programmi di salute e nutrizione. I progetti dell’Organizzazione, oltre a prevedere azioni specifiche per trattare i casi di malnutrizione, si estendono anche ai settori dell’istruzione, dell’igiene, della salute e della resilienza ai disastri climatici con l’obiettivo di contribuire anche in maniera indiretta ad aumentare il livello di nutrizione di madri e bambini. Anche quest’anno tutti potranno sostenere la campagna Fino all’ultimo bambino attraverso il numero solidale 45533, attivo dal 15 ottobre al 14 novembre.

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Un milione di bambini che recitano assieme il Rosario per l’unità e la pace

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Come ormai avviene da tredici anni, il 18 ottobre Aiuto alla Chiesa che Soffre invita i bambini di tutto il mondo alla preghiera.Si tratta di una proposta che negli anni scorsi ha raccolto numerosissime adesioni. «Hanno partecipato bambini di circa 80 paesi e tutti i continenti – spiega padre Martin Barta, assistente ecclesiastico internazionale di ACS – Lo scorso anno anche dall’Argentina, da Cuba, dal Camerun, dall’India o dalle Filippine. È veramente un evento della Chiesa in tutto il mondo!». Ecco perché il materiale messo a disposizione dalla Fondazione – una guida per la recitazione del Rosario, una locandina ed una lettera di invito per bambini e adulti – è disponibile in 25 lingue, anche in arabo o in hausa, lingua parlata nell’Africa occidentale e soprattutto nella perseguitata Nigeria.L’iniziativa è nata nel 2005 a Caracas, in Venezuela. Mentre un gruppo di bambini pregava davanti ad un’edicola votiva, alcune donne presenti hanno avvertito la presenza della Vergine. Una di loro si è ricordata allora della promessa di Padre Pio: «Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà». «E proprio di questo si tratta – afferma padre Barta – la fiducia nella forza della preghiera dei bambini. Gesù ci insegna: “Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18,3)». La data del 18 ottobre è stata scelta sia perché ci troviamo nel mese mariano, sia perché in questo giorno cade la memoria liturgica di Luca Evangelista. «Lui ci ha tramandato la storia dell’infanzia di Gesù e, secondo la tradizione, era molto legato a Maria, la madre di Dio. Questa è quindi la data giusta».Da sempre Aiuto alla Chiesa che Soffre unisce al sostegno della pastorale della Chiesa in tutto il mondo e alla denuncia delle limitazioni alla libertà religiosa, iniziative legate alla preghiera. «Noi ci consideriamo anche una comunità di preghiera – afferma padre Barta – Con il lavoro svolto quotidianamente in 149 Paesi, ACS vive quanto i cristiani e tutto il mondo soffrano molto per il terrore e la guerra. Solo Dio può portare la pace. Noi possiamo contribuire con il nostro lavoro, ma soprattutto con la nostra preghiera».Per questo ACS, attraverso le sue 23 sedi nazionali, invita in tutto il mondo genitori, insegnanti e quanti lavorano nelle scuole, negli asili, negli ospedali, negli orfanotrofi ed in qualunque luogo vi siano gruppi di bambini, ad esortare i piccoli a recitare il Rosario.

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“Roma Capitale a sostegno dei diritti dei bambini”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

“La nostra attenzione al fenomeno dei maltrattamenti nelle scuole resta alta. Siamo fermamente convinti che lo strumento migliore per scongiurare i vari episodi di abusi nei confronti dei piccoli sia la prevenzione.L’argomento è stato ampiamente trattato nella Commissione Scuola odierna, dove l’organizzazione internazionale Save the Children ha parlato di un progetto sviluppato in collaborazione con le istituzioni del Municipio XIII. Attraverso il confronto continuo e costante con i funzionari educativi, il personale Ata e altre figure a stretto contatto quotidiano con i bambini, si è pervenuti all’elaborazione di una serie di linee guida che prevedono un patto educativo con gli insegnanti, alla redazione di un manuale relativo alle misure di prevenzione e di segnalazione degli abusi e alla definizione di adeguati percorsi di formazione finalizzati a evitare potenziali ‘burn-out’ da parte di chi è preposto all’educazione dei piccoli alunni delle scuole romane.Al riguardo, assieme all’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale e al Dipartimento Scuola, stiamo implementando una serie di provvedimenti atti a contrastare eventuali episodi di maltrattamenti: tra questi, la reintroduzione (dopo anni di assenza) del Piano triennale per l’aggiornamento e la formazione delle educatrici e delle insegnanti, la diffusione delle buone prassi, la sensibilizzazione alla cultura della segnalazione di comportamenti, una convenzione stipulata con l’ordine degli psicologi tre mesi fa e una fitta interlocuzione, avviata con Save The Children nel gennaio 2017, per la stipula di un protocollo da applicare in tutti gli istituti scolastici di competenza comunale.Una serie di importanti iniziative che la Commissione Scuola monitorerà attentamente e che saranno argomento di discussione di altre sedute della Commissione stessa”.Lo dichiara, in una nota stampa, il presidente della Commissione capitolina Scuola Maria Teresa Zotta.

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Yemen: almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti in tre anni

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

“Le nuove violenze a Hodeidah rappresentano l’ennesimo colpo agli sforzi di pace nello Yemen, un paese che scivola sempre più nel caos e nella miseria. L’escalation di ostilità sta mettendo migliaia di bambini che vivono nella zona e nei dintorni a rischio imminente di essere feriti o di morire. Gli attacchi aerei e i combattimenti a terra potrebbero anche portare a nuove ondate di sfollamenti e ad interruzioni nella fornitura di acqua potabile sicura. Poiché l’accesso a beni e servizi essenziali è già fortemente limitato in gran parte dello Yemen, l’impatto di ulteriori violenze potrebbe essere catastrofico, con il porto di Hodeidah come punto critico di ingresso per le forniture umanitarie salvavita, il carburante e i beni commerciali da cui dipende gran parte del paese per la sopravvivenza.Il mondo ha lanciato appelli forti e chiari affinché il porto sia risparmiato. Questi appelli devono essere onorati. Sono in gioco le vite di decine di migliaia di bambini. Non è troppo tardi per tornare al tavolo dei negoziati e riunirsi agli sforzi di pace dell’Inviato Speciale dell’ONU.Almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti nello Yemen da quando il conflitto si è intensificato tre anni fa. Solo la pace può porre fine a questo spargimento di sangue. Fino a quando non arriverà, chiediamo alle parti la massima moderazione per risparmiare vite umane e consentire l’accesso umanitario”.

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In Italia oltre 1 milione e 200 mila bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

“Ci sono in Italia, dichiara Il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, oltre 1 milione e 200 mila bambini e ragazzi che vivono in povertà assoluta (12,1% del totale). 2 milioni e 156 mila vivono in povertà relativa. E’ inammissibile. Sono dati allarmanti che non possiamo guardare con indifferenza. Occorre da subito stabilire un piano di investimenti e azioni che possano ovviare a questa situazione di disagio che non tende a fermarsi ma che anzi è in aumento rispetto al passato”.“Sui temi globali” continua Samengo “Viviamo un’epoca complessa. L’infanzia nel mondo è negata sempre più da guerre che non sembrano finire come la Siria giunta al suo ottavo anno, lo Yemen, conflitto che vede bambini usati come soldato, trucidati mentre vanno a scuola senza pietà oppure il Sud Sudan dove si combatte da anni senza vie di uscita. In Libia continuano i focolai di instabilità mentre tanti ancora sono i conflitti dimenticati cui siamo sempre più indifferenti o assuefatti. Occorre più attenzione da parte di tutti su queste tragedie”. “Ci sono infine 50 milioni di bambini in movimento, 28 milioni fuggono da guerre, i restanti si spostano per calamità, per fame, povertà o a causa di violenze e abusi” conclude “Il tema delle grandi migrazioni trovi nell’agenda dei governi così come delle regioni soluzioni concrete e azioni di integrazione e inclusione, che disinneschino paura e terrore e che sono l’antidoto invece contro la pericolosa disumanità imperante”.

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Yemen: 21 bambini uccisi a luglio, altri 55 ad agosto

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

“Secondo team delle Nazioni Unite che operano sul campo, 21 bambini sono stati uccisi a causa del conflitto in Yemen a luglio. Altri 55- secondo le notizie- sarebbero stati uccisi in due settimane in agosto. Dopo oltre 3 anni di conflitto, la situazione dei bambini in Yemen continua a peggiorare, non a migliorare. I servizi sociali funzionano a malapena e tutto il paese è sull’orlo del collasso. La maggior parte dei dipendenti pubblici non riceve stipendio da almeno due anni. Le infrastrutture civili già indebolite – comprese reti idriche, scuole e strutture sanitarie – sono state attaccate.
L’offerta dei beni di basi è estremamente scarsa. Quando questi servizi non vengono erogati, i bambini sono i primi a subirne le conseguenze perché i loro bisogni, sanitari, di istruzione e di protezione, vengono trascurati.Se non agiamo adesso, l’impatto di questa guerra ci tormenterà per le prossime generazioni. Anche se il conflitto dovesse finire oggi, ci vorrebbero anni per ricostruire il paese.
Chiedo alle parti in conflitto in Yemen, che dovrebbero riunirsi per i colloqui di pace per la prima volta in tre anni, e ai loro alleati, di porre la protezione dei bambini al centro della discussione e dei risultati che ne verranno.In particolare, chiedo alle parti in conflitto di:
garantire accesso sicuro e senza impedimenti a tutti i bambini che hanno bisogno di aiuto, secondo i principi umanitari e in linea con il diritto umanitario internazionale e i diritti umani.Porre fine agli attacchi aerei e agli attacchi sui civili e le infrastrutture civili, soprattutto per proteggere le vite dei bambini;Interrompere il reclutamento e l’uso di bambini nel conflitto e rilasciare tutti i bambini associati con forze o gruppi armati;Fermare l’arresto arbitrario e la detenzione dei bambini, compresi tutti quelli detenuti per presunta associazione con gruppi d’opposizione armati, il rilascio di tutti i bambini detenuti per accuse legate alla sicurezza e garantire loro supporto per il reintegro.I bambini dello Yemen hanno bisogno di superare tutto questo. Hanno bisogno di giustizia. Hanno bisogno di una pace durevole, adesso”.

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Ebola: aiuti a 82mila bambini in 250 scuole in RD Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 settembre 2018

Dato che oltre 82.500 bambini si preparano al nuovo anno scolastico nelle aree colpite da Ebola nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, l’UNICEF sta ampliando i programmi per l’istruzione, la salute, l’acqua e i servizi igienico-sanitari per aiutare le scuole a fornire ambienti per l’apprendimento sicuri per bambini e insegnanti. Il Governo della Repubblica Democratica del Congo ha recentemente deciso di procedere come pianificato con l’inizio dell’anno scolastico nelle provincie colpite di Nord Kivu e Ituri, dove circa 250 scuole figurano nell’elenco delle zone sanitarie colpite da Ebola.“L’istruzione è un diritto per ogni bambino ed è essenziale per sviluppare il loro pieno potenziale. Soprattutto in periodi di crisi come durante l’epidemia di Ebola, le scuole per i bambini sono vitali per trovare una stabilità, imparare misure di prevenzione e ricevere supporto psicosociale,” ha dichiarato Gianfranco Rotigliano, Rappresentante UNICEF in Repubblica Democratica del Congo a seguito di una missione a Mangina, epicentro dell’epidemia di Ebola. “Ogni sforzo deve essere fatto per garantire un inizio del nuovo anno scolastico sicuro e senza problemi,” ha aggiunto.I responsabili e gli insegnanti delle scuole saranno formati su come prevenire e proteggersi da Ebola e come istruire i bambini sulle corrette pratiche igieniche per prevenire la diffusione del virus. Per garantire che le scuole nelle zone sanitarie colpite siano preparate per una risposta adeguata, l’UNICEF sta distribuendo aiuti igienico-sanitari e idrici che comprendono: termometri laser, kit per lavarsi le mani, megafoni e cartelloni con informazioni sulla prevenzione per le 250 scuole.

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Rohingya: i bambini che hanno subito atroci violenze non hanno ancora ottenuto la giustizia che meritano

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Save the Children accoglie favorevolmente i principali risultati e le raccomandazioni emerse dal Rapporto dell’inchiesta internazionale indipendente in Myanmar, pubblicato oggi.
Ad un anno dalle violenze e dalle atrocità commesse nello Stato di Rakhine che hanno causato la fuga di oltre 700.000 Rohingya verso il Bangladesh, l’impatto devastante che queste hanno avuto sui bambini è emerso in modo chiaro. In particolare, l’inchiesta ha chiarito che gli attacchi diffusi e sistematici contro la popolazione civile negli stati di Rakhine, Kachin e Shan, equivalgono a crimini contro l’umanità e crimini di guerra, e forse anche a un genocidio.A causa delle continue violenze perpetrate nello stato di Rakhine dall’agosto 2017, i bambini sono stati sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani, come omicidi, menomazioni e violenze sessuali. I bambini sono stati uccisi davanti ai propri genitori e le ragazze hanno subito violenza sessuale. Di circa 500.000 bambini Rohingya in Bangladesh, molti sono fuggiti da soli dopo che i loro genitori sono stati uccisi o dopo essere stati separati dalle loro famiglie. La missione conoscitiva ha raccolto le testimonianze di molti bambini con ferite visibili che raccontavano di sparatorie, pugnalate o bruciature.Il rapporto ha proposto un percorso rivoluzionario, centrato sulla vittima, completo e inclusivo, sottolineando l’importanza che esso venga dalla comunità internazionale, al fine di interrompere il clima di impunità e garantire che tutte le istituzioni statali si sentano responsabili nei confronti della popolazione.”Le prove presentate dall’inchiesta sono chiare. Migliaia di bambini negli stati di Rakhine, Kachin e Shan hanno sofferto enormemente le violenze perpetrate per mano dell’esercito del Myanmar e di altri gruppi. Da tempo si attende un’azione incisiva. I bambini e le loro famiglie sono stati assassinati, aggrediti sessualmente e costretti a fuggire da villaggi in fiamme, e non hanno ancora ottenuto la giustizia che meritano. Stabilire i fatti attraverso l’inchiesta è stato un primo passo fondamentale verso l’ottenimento della giustizia, tuttavia ora deve esserci un passo avanti delle indagini al fine di identificare la responsabilità” ha commentato Michael McGrath, Direttore di Save the Children in Myanmar. “Save the Children sta chiedendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di deferire senza indugio il Myanmar alla Corte penale internazionale. Esortiamo inoltre il Consiglio dei diritti umani a istituire un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente alla 39a sessione di settembre, con personale esperto che ha esperienza specifica in interviste ai bambini che hanno sofferto o sono stati testimoni di atrocità. Ai bambini dovrebbe anche essere fornito un sostegno sia psicosociale che di accesso alla giustizia, così come risarcimenti e reintegri”.

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The Children of the Great War

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

Venezia Venerdì 31 Agosto 2018 «L’unica storia al mondo della Grande Guerra raccontata dagli ultimi superstiti e ripresi in un documentario dal regista Alessandro Bettero: i bambini di allora» nella 75° mostra internazionale d’arte cinematografica.
Centenari e ultracentenari, e i figli dei soldati. Sono gli ultimi testimoni della Prima Guerra mondiale combattuta sul fronte italiano. Vissero la guerra in casa, dall’Isonzo all’Adige quando l’Italia Nord orientale era contemporaneamente un campo di battaglia e un territorio abitato. Famiglie intere, spesso imparentate tra loro, si ritrovarono involontariamente nemiche su fronti opposti. Da una parte: italiani, francesi, inglesi, americani e cecoslovacchi. Dall’altra: austriaci, tedeschi e ungheresi. Questa è l’unica storia al mondo della Grande Guerra raccontata dagli ultimi superstiti: i bambini di allora.
La guerra rappresentò per questi bambini l’opportunità di assaggiare la marmellata degli inglesi, di procurare le lumache ai francesi, di veder volare il dirigibile Zeppelin, di conoscere D’Annunzio ed Hemingway, di assistere alla violenza e alle atrocità della guerra, di sopravvivere alla terribile influenza “spagnola”. Ma anche di sperimentare la fame e la sofferenza, la rabbia e la morte, la speranza e il riscatto e, finalmente, la pace. Un’epopea in cui spicca l’eroismo delle donne. Nell’anno del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, sono questi bambini a raccontare senza mediazioni narrative, senza voice-over, quel capitolo decisivo della nostra storia, qui suddiviso in “cinque atti”: la vita prima della guerra, la guerra in casa e i padri al fronte, Caporetto e la ritirata, la vittoria, le speranze tradite.
Il documentario è arricchito da filmati e foto d’epoca ritrovati negli archivi di tutto il mondo, da re-enactment storico, e con la voce originale del discorso della vittoria del generale Diaz.Frutto di un lavoro capillare e certosino durato alcuni anni, questo film è la testimonianza irripetibile e introvabile di un pezzo di storia che ora appartiene alla memoria collettiva dell’Italia, ma anche dell’Europa e del mondo. Durante e dopo le registrazioni delle loro testimonianze, i “Bambini” sono quasi tutti scomparsi. Dei loro drammi, della loro vita, delle loro memorie è rimasto questo film. La loro ultima e consapevole eredità, preziosa per noi e per chi verrà dopo di noi. Una sessantina di storie personali e familiari che nessun libro ha mai raccontato, e mai potrà raccontare. Un monito per noi e per le generazioni future. Un messaggio, senza tempo, di pace e di tolleranza. Lingue: Italiano, Inglese (sottotitoli)

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Bambini orfani a causa delle brutali violenze in Myanmar

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 agosto 2018

Un bambino Rohingya su due fuggito in Bangladesh senza i genitori è rimasto orfano a causa delle brutali violenze. Lo afferma una nuova ricerca di Save the Children in occasione del primo anniversario dalla crisi il prossimo 25 agosto.Al momento nel campo di Cox’s Bazar ci sono più di 6.000 bambini Rohingya non accompagnati, che sono senza genitori o adulti di riferimento, dove si trovano ad affrontare gravi conseguenze per la carenza di cibo e sono sempre più esposti al rischio di sfruttamento e abusi. Secondo i dati raccolti, il 70% dei bambini intervistati è stato separato dai genitori o da maggiorenni di riferimento per conseguenza diretta di attacchi violenti, il 63% durante assalti contro i villaggi e il 9% nella fuga verso il Bangladesh. Inoltre, sottolinea Save the Children, il 50% di loro ha dichiarato che i propri genitori (o chi si prendeva cura di loro) sono stati uccisi in questi stessi attacchi, lasciandoli definitivamente orfani dopo aver assistito a scene di violenza inaudita. Save the Children chiede che gli autori di questi attacchi sistematici, spietati e deliberati in Myanmar siano chiamati a rispondere per i loro crimini ai sensi del diritto internazionale, e a tutti i paesi di sostenere con forza le iniziative ONU volte ad assicurare i responsabili alla giustizia.”I nostri dati non possono pretendere di essere rappresentativi di tutti i bambini rifugiati orfani e soli a Cox’s Bazar, ma dipingono comunque il quadro spaventoso di un sanguinoso conflitto in cui i civili sono stati presi di mira e uccisi in massa” afferma Pierce. “Per garantire che le organizzazioni umanitarie possano proseguire a fornire un supporto essenziale a questi bambini, la comunità internazionale dei donatori deve sovvenzionare interamente il piano di risposta congiunta di 950 milioni di dollari per il 2018, finanziato attualmente solo per un terzo. Dobbiamo anche garantire che i bambini rifugiati Rohingya, nonostante la loro condizione di sfollati, possano ricevere un’educazione di qualità ed inclusiva, e sia garantito un supporto psicologico adeguato nei casi di maggiore fragilità.” Save the Children, ha raggiunto oltre 350.000 bambini Rohingya a Cox’s Bazar negli ultimi 12 mesi, compresa una grande maggioranza di coloro che sono rimasti orfani o sono stati separati dai propri genitori, creando circa 100 spazi dedicati per i bambini e le ragazze nei campi profughi Rohingya a Cox’s Bazar, che forniscono a quasi 40.000 bambini uno spazio sicuro per giocare, riprendersi e tornare ad essere bambini, e attraverso programmi di protezione e accesso all’istruzione, di salute e nutrizione, di distribuzione di acqua e cibo, e garantendo servizi igienico-sanitari.
Tra i minori che Save the Children supporta c’è Humaira, 17 anni, fuggita in Bangladesh con alcuni vicini del suo villaggio dopo che i suoi genitori sono stati uccisi davanti ai suoi occhi negli attacchi di agosto dell’anno scorso. L’operatrice, Rashna Sharmin Keya ha raccontato che solo dopo un mese e gli incontri con uno psicologo Humaira è riuscita a parlare della sua storia. Ma, dopo mesi di ricerche, è stato finalmente possibile ricongiungerla con i suoi due fratelli più piccoli. Ora vivono insieme, con la responsabilità del resto della famiglia sulle sue spalle.

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Epidemia di Ebola: Bambini a rischio nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Secondo l’UNICEF i bambini rappresentano una percentuale insolitamente elevata di persone colpite dall’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale.
Due bambini sono già morti a causa della malattia. I centri di cura per Ebola di Beni e Mangina stanno attualmente curando sei bambini colpiti dalla malattia o sospetti. L’UNICEF ha individuato 53 bambini orfani che hanno perso i genitori a causa di Ebola.”I bambini colpiti dall’epidemia in corso necessitano di particolare attenzione e cure”, ha dichiarato il Dottor Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella RDC. “Le donne sono spesso le prime a prendersi cura dei bambini, quindi se sono colpite dalla malattia, c’è un rischio maggiore che i bambini e le famiglie diventino vulnerabili”.L’UNICEF e i suoi partner hanno formato 88 operatori psicosociali per assistere e confortare i bambini nei centri e per sostenere i bambini che sono stati dimessi in quanto liberi da Ebola, ma che possono ancora essere a rischio di stigmatizzazione all’interno della comunità. Gli operatori psicosociali organizzano attività di sensibilizzazione per facilitare il ritorno di questi bambini nelle loro comunità.”L’impatto della malattia sui bambini non è limitato a coloro che sono stati colpiti o sospettati di esserlo”, ha dichiarato Rotigliano. “Molti bambini si trovano di fronte alla malattia o alla morte dei loro genitori e dei loro cari, mentre alcuni bambini hanno perso gran parte dei loro familiari e sono isolati. Questi bambini hanno urgente bisogno del nostro sostegno”. L’UNICEF supporta le famiglie affidatarie per questi bambini e fornisce loro assistenza psicosociale e alimentare.

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