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Posts Tagged ‘bambini’

Yemen: 300 mila bambini a rischio nella città portuale di Hodeida

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Henrietta H. Fore: “Poiché Hodeida è minacciata da un attacco, sono estremamente preoccupata per l’impatto che avrà sui bambini di questa città portuale e non solo. L’UNICEF stima che almeno 300.000 bambini vivano attualmente nella città di Hodeida e nei dintorni – ragazzi e ragazze che soffrono già da tanto tempo.Milioni di bambini in tutto lo Yemen dipendono per la loro stessa sopravvivenza dai beni umanitari e commerciali che passano per quel porto ogni giorno. Senza importazioni alimentari, una delle peggiori crisi di malnutrizione al mondo non potrà che aggravarsi. Senza le importazioni di carburante, essenziali per pompare l’acqua, l’accesso all’acqua potabile si ridurrà ulteriormente, portando ad un numero ancora maggiore di casi di diarrea acuta e colera acquosa, che possono essere letali per i bambini piccoli.Ci sono 11 milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto umanitario in questo paese dilaniato dalla guerra. Soffocare questa ancora di salvezza avrà conseguenze devastanti per ognuno di loro.Solo due giorni fa team dell’UNICEF hanno consegnato ai nostri partner locali di Hodeida antibiotici, siringhe, kit igienici e alimenti biologici e terapeutici pronti all’uso. Ma questo non potrà durare a lungo. Se la situazione della sicurezza dovesse peggiorare, la nostra capacità di risposta sarà gravemente compromessa.Esortiamo tutte le parti in conflitto e tutti coloro che hanno su di esse un’influenza a porre la protezione dei bambini al di sopra di ogni altra considerazione. Occorre compiere ogni sforzo per garantire la sicurezza dei bambini e fornire loro i servizi sanitari, di protezione, idrici, igienico-sanitari, nutrizionali ed educativi di cui hanno disperato bisogno.La distribuzione degli aiuti dovrebbe continuare senza ostacoli e i civili che desiderano trasferirsi in zone sicure dovrebbero poterlo fare.

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“Lina Sastri e una musica per i bambini”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Roma 18 Giugno 2018 Ore 21.00 Teatro Eliseo Lina Sastri sarà la magnetica protagonista di “Lina Sastri e una musica per i bambini”, spettacolo a favore della Onlus The Children for Peace che si terrà al Teatro Eliseo la sera del 18 giugno. L’artista interpreterà per il pubblico brani del suo vasto repertorio di canzoni napoletane. La serata continuerà sulle note della voce grintosa e inconfondibile della cantautrice Paola Turci, da sempre impegnata nel sociale e nei progetti legati all’infanzia. Musica e parole si sposeranno magicamente con la danza, grazie alle coreografie elaborate per l’occasione dal ballerino e coreografo Michele Moretti, che nella sua carriera ha lavorato per numerosi show televisivi e teatrali come il Festival di Sanremo, la trasmissione Amici e l’Eurovision Song Contest. Il ricavato della serata sarà utilizzato per la costruzione di una scuola e di un ambulatorio a Gulu in Uganda. Grazie anche alla preziosa collaborazione delle suore comboniane, i ragazzi potranno avere una corretta istruzione scolastica, un valido supporto medico ma anche informazioni su argomenti difficili come la prevenzione dell’HIV e il pericolo delle droghe.

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UNICEF: stop agli attacchi sui bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

“Durante i primi quattro mesi dell’anno, dalla Repubblica Centrafricana al Sud Sudan, e dalla Siria all’Afghanistan, gli attacchi sui bambini nel corso di conflitti sono continuati ininterrottamente. Con scarso rimorso e ancor meno trasparenza, le parti in conflitto continuano apertamente a ignorare una delle regole basilari durante una guerra: la protezione dei bambini.
Non è stata proibita nessuna strategia bellica, non tenendo conto di quanto possa essere letale per i bambini: attacchi indiscriminati su scuole, ospedali e altre infrastrutture civili, rapimenti, reclutamento di bambini, assedio, abusi nella detenzione e negazione dell’assistenza umanitaria sono state tutte pratiche all’ordine del giorno.
Per esempio, in Yemen, sembra che oltre 220 bambini siano stati uccisi e oltre 330 feriti dall’inizio dell’anno a causa del conflitto. Circa 4,3 milioni di bambini rischiano di soffrire di fame, un aumento del 24% rispetto ai livelli del 2017. Un’epidemia di diarrea acquosa acuta e colera, che l’anno scorso ha ucciso oltre 400 bambini sotto i 5 anni, sta minacciando di provocare ancora più giovani vittime, mentre comincia la stagione delle piogge e le condizioni igieniche peggiorano ulteriormente.
A Gaza, dall’inizio di marzo abbiamo visto bambini uccisi e feriti nelle proteste, con notizie (di ieri) di ulteriori bambini colpiti in quello che si dice sia stato il giorno di violenze più cruento per le violenze dalla guerra di Gaza del 2014.
In Siria, le speranze di ottenere una pace rimangono deboli. Nel corso dei primi tre mesi dell’anno sono stati verificati oltre 70 attacchi su ospedali e strutture sanitarie, negando così ai bambini e alle famiglie servizi sanitari vitali. Oltre 300 strutture scolastiche sono state attaccate dall’inizio del conflitto. Circa 5,3 milioni di bambini sono sfollati interni o sono diventati rifugiati e circa 850.000 bambini continuano a vivere in aree assediate o difficili da raggiungere.
In Bangladesh, oltre 400.000 bambini rifugiati rohingya, sopravvissuti alle recenti atrocità in Myanmar, hanno bisogno di assistenza umanitaria. Con l’avvicinarsi della stagione dei monsoni, il rischio di colera e altre malattie legate all’acqua è maggiore che mai.
In Sud Sudan, il primo paese che ho visitato da Direttore Generale dell’UNICEF, almeno 2,6 milioni di bambini sono stati costretti a fuggire dalle proprie case. Oltre un milione di bambini soffrono di malnutrizione acuta, di cui 250.000 grave e a rischio maggiore di morte. Anche se fino ad ora quest’anno circa 600 bambini sono stati rilasciati dai gruppi armati, circa 19.000 continuano ad essere utilizzati come combattenti, messaggeri, facchini, cuochi e anche come schiavi sessuali per le parti in conflitto.In Afghanistan, a causa del conflitto sembra siano stati uccisi più di 150 bambini e oltre 400 feriti nei primi tre mesi dell’anno.Nella Repubblica Centrafricana, la ripresa delle violenze nei mesi passati ha costretto circa 29.000 bambini a fuggire dalle loro case, portando il numero totale dei bambini sfollati interni vicino a 360.000. Oltre 2 bambini su 5 sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica e un terzo dei bambini in età scolare non sta andando a scuola.In tutti questi paesi e in molti altri, i team impegnati dell’UNICEF e dei partner stanno facendo tutto il possibile per alleviare le sofferenze dei più vulnerabili, di quelli separati dalle famiglie, terrorizzati e soli, di coloro che si ammalano in campi per rifugiati densamente popolati, di quelli che migrano nella stagione dei monsoni e in quella secca e di coloro che sono affamati.
Nonostante la mancanza dei fondi necessari – abbiamo ricevuto solo il 16% di quelli richiesti per quest’anno – siamo fermamente impegnati a portare assistenza ai più vulnerabili. Stiamo vaccinando bambini, li stiamo curando dalla malnutrizione, mandando a scuola, fornendo loro servizi di tutela e stiamo cercando di rispondere ai loro bisogni di base.Ma l’aiuto umanitario da solo non basta. I bambini hanno bisogno di pace e protezione sempre. Le regole di guerra proibiscono che si colpiscano illecitamente i civili; gli attacchi su scuole e ospedali, l’utilizzo, il reclutamento e la detenzione illegale di bambini; e la negazione di assistenza umanitaria. Quando scoppia un conflitto, queste regole devono essere rispettate e coloro che le infrangono devono essere chiamati a risponderne. Quando è troppo è troppo. Stop agli attacchi sui bambini”.

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I bambini imparano a diventare artisti assieme a Gaudenzio Ferrari

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

Varallo Sesia (Vercelli) 19 maggio I bambini imparano a diventare artisti assieme a Gaudenzio Ferrari! Il bambini e ragazzi potranno scoprire in maniera speciale la mostra dedicata a Gaudenzio Ferrari, disegnando le opere con matite e colori Faber-Castell. Nelle tre sedi della mostra, a Varallo (ore 15.45), Vercelli (ore 14.30) e Novara (ore 16.45) le guide accompagneranno i bambini e i loro genitori ad ammirare le opere dell’artista, per poi guidarli nell’attività creativa.
I bambini potranno così vivere l’esperienza di sentirsi piccoli artisti, cimentandosi a riprodurre gli elementi delle mostre da cui maggiormente resteranno colpiti e raccontando attraverso la propria creatività il loro personale viaggio tra gioco e arte.
Il progetto è sviluppato in partnership con Faber-Castell, azienda leader nella produzione di articoli per il disegno e la pittura che da sempre sostiene il mondo delle belle arti e che mette a disposizione dei musei la fornitura dei materiali da disegno necessari per la realizzazione dell’attività. A Novara, l’appuntamento si inserisce nel fitto calendario di proposte di Boom il Festival dei Bambini, organizzato dal Comune di Novara e dedicato alle famiglie: eventi, giochi, fiabe, attività, laboratori, teatro, sport che accoglieranno bambini e ragazzi curiosi di scoprire, imparare, esplorare e divertirsi attraverso la musica, il teatro, la lettura, l’arte e molto altro ancora.
Nata nel 2014, l’iniziativa Disegniamo l’arte è organizzata da Abbonamento Musei, il progetto dell’Associazione Abbonamento Musei, in collaborazione con i musei piemontesi e si rivolge ai giovani possessori della tessera Abbonamento Musei Junior e a tutti i loro amici.

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In arrivo le allergie di primavera

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

In Italia circa un terzo dei bambini sotto i 14 anni soffre di allergie. In particolare il 10% soffre di asma bronchiale che nell’80% dei casi è associata e scatenata da allergie, il 18-20% soffre di rinite allergica, circa il 10% di dermatite atopica. L’aumento della prevalenza delle allergie è un fenomeno complesso che ha varie cause tra le quali anche gli stili di vita, l’inquinamento, i cambiamenti climatici. In questo periodo dell’anno è l’allergia ai pollini il più importante fattore che scatena sintomi allergici nei bambini e nei ragazzi.
Spiega la Presidente SIAIP (Società Italiana Allergologia e Immunologia Pediatrica) Marzia Duse: “Siamo al termine di un inverno particolarmente difficile, in cui le infezioni respiratorie hanno rappresentato un vero problema per i nostri piccoli, lasciando spesso una condizione di ipereattività bronchiale che facilita e acuisce la comparsa di sintomi anche importanti al momento della esposizione ai pollini cui sono allergici. Ridurre l’esposizione può essere perciò importante nella strategia preventiva delle riacutizzazioni allergiche”.
Può in questo senso essere utile seguire alcune e semplici regole che la SIAIP ha stilato per il periodo di picco delle allergie. “Rimedi di buon senso, che con buon senso vanno applicati”, precisa Marzia Duse. “Ogni bambino ha la propria storia passata e recente (ad esempio, è stato molto malato o ha trascorso l’inverno in relativa salute) e reagisce quindi in modo e misura diversi per cui il rigore nella applicazione di queste regole deve essere modulato sulla gravità delle reazioni individuali, cercando, questo sì, di interferire il meno possibile con le attitudini sportive e l’attività fisica dei nostri bambini”.

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Da Goteborg: I bambini hanno necessità di farmaci sviluppati specificamente per loro

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Non è più possibile derogare da questo obiettivo. Questo è il messaggio che la SIFO (la Società dei Farmacisti ospedalieri e dei Servizi territoriali delle aziende sanitarie) ha voluto lanciare da Goteborg, dove si è appena concluso il 23° Congresso annuale dei farmacisti europei (la loro associazione è la European Association of Hospital Pharmacists, EAHP), che aveva per tema “Farmacisti ospedalieri: mostrateci cosa sapete fare!” (“Hospital pharmacists – Show us what you can do!”).Al congresso i farmacisti italiani e la SIFO sono stati protagonisti lanciando l’allarme con Davide Zanon, responsabile del laboratorio galenico del Burlo Garofolo-IRCCS di Trieste e coordinatore dell’area di Galenica Clinica della SIFO, che è stato speaker in due importanti eventi dedicati alla “Valutazione del rischio e della sicurezza dei farmaci per l’età pediatrica”, uno dei temi del convegno EAHP. “L’emergenza pediatrica nell’ambito del farmaco esiste e noi siamo qui proprio per spiegare come affrontarla”, ha affermato Zanon al termine dell’evento EAHP, “Nelle farmacie ospedaliere noi siamo alle prese con un costante problema: son ancora pochi i trial e le sperimentazioni necessari a coprire tutte le esigenze terapeutiche della pediatria di conseguenza si assiste all’uso off label di farmaci in età pediatrica, cioè sostanze che vengono impiegate al di fuori delle indicazioni per cui hanno ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio e che trovano un utilizzo negli under 18. Il messaggio è che tutti i sistemi sanitari europei si facciano carico in modo chiaro di queste problematiche che non possono più essere rinviate”.
I lavori presentati sul tema dei farmaci pediatrici a Goteborg hanno messo in evidenza che la criticità è sentita in tutta Europa, visto che non esistono aree di patologia in cui l’assenza di farmaci pediatrici sia più grave in una nazione più che in un’altra. Complicanze polmonari ed epatiche, oncologia e insufficienze cardiovascolari, insufficienze renali e HIV: per tutte queste patologie i farmaci disponibili sono per lo più testati su soggetti adulti e poi “adattati” su soggetti di peso corporeo differente, proseguendo l’uso di farmaci su un soggetto che non è “un giovane adulto”, ma una soggetto che presenta problematiche, metabolismo e farmacocinetica totalmente differenti da quelli di una persona adulta.La soluzione? “I farmacisti italiani sono estremamente preparati ed attenti sia nella gestione di farmaci off-label che nelle preparazioni galeniche per i pazienti più piccoli”, ha precisato Zanon, “ricordiamoci anche che spesso ci troviamo di fronte a situazioni davvero emergenziali, laddove la mancanza di specifiche formulazioni fa si che si debbano manipolare farmaci adattandoli ai bisogni dei nostri piccoli pazienti. Parlando di soluzioni, non credo che l’attivazione di trial specifici sia di per sé – per quanto importante – l’unica e vincente risposta al problema. Secondo la SIFO quello che è utile è semmai un’attenzione complessiva al problema delle medicine pediatriche che tenga conto di questo complesso scenario che comprende quindi trial, off label, galenica, rapporto con i clinici e con le famiglie”.
Commentando il tema la presidente SIFO, Simona Serao Creazzola ha sottolineato che “la SIFO sta sostenendo da tempo la necessità di creare – anche in collaborazione con le società di pediatria – un fronte comune sul tema dei farmaci pediatrici. Si tratta evidentemente di una delle situazioni di maggior criticità che si trovano ad affrontare oggi i sistemi sanitari e su cui le famiglie e i cittadini chiedono attenzione e soluzioni nuove, efficaci e sicure. Crediamo in questo senso che sia necessario far ripartire una ricerca indipendente che si faccia carico delle problematiche del settore. In Italia l’AIFA è il principale sostenitore della ricerca indipendente e l’ultimo DDL del Ministero della Salute va in questa direzione; in linea con il nuovo Regolamento Europeo sulla Sperimentazione Clinica dei Medicinali, sarebbe inoltre davvero utile che nell’ambito pediatrico ci fosse un attenzione specifica, con l’invito a presentare progetti di ricerca che abbiano il farmaco pediatrico come focus principale. La farmacia ospedaliera potrà in questo senso offrire un contributo essenziale, viste le conoscenze e competenze acquisite”

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Unitalsi ricorda Fabrizio Frizzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

Fabrizio Frizzi è testimonial dell’UNITALSI fin dal 2001 ed ha prestato il suo volto e la sua disponibilità per la Giornata Nazionale, l’evento più importante che l’Associazione organizza ogni anno e che coinvolge migliaia di volontari in tutta Italia. Per anni ha partecipato a diversi pellegrinaggi verso Lourdes conducendo spettacoli e serate nella Basilica sotterranea di San Pio X.“Ci ha lasciato un amico, un professionista, un pezzo della storia del piccolo schermo. Ma ci ha lasciato anche un volontario, una persona scrupolosa e attenta ai bisogni dell’altro, che sa chinarsi verso chi è in difficoltà, senza nessuna forma di pietismo ma solo e sempre con il suo grande sorriso”. “È la fotografia di Fabrizio che avrò impresso nei miei ricordi. A parlare è il Presidente Nazionale dell’Unitalsi Antonio Diella che da più dieci anni ha condiviso con Fabrizio tanti pellegrinaggi verso Lourdes e tante serate in favore dei bambini e degli ammalti dell’Unitalsi. “Di Fabrizio mi ha sempre colpito la sua estrema gentilezza, quella sua affabilità che insieme al suo sorriso sapeva conquistarti. Mai un no, mai un “non posso”, sempre disponibile a partire per abbracciare i bambini e le persone che soffrivano. Ci mancherà una persona veramente speciale”.

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Condizione dei bambini richiedenti asilo nel Nord Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Nonostante svolgano un ruolo guida a livello mondiale per i diritti dei bambini, i paesi nordici non riescono a fornire piena protezione e servizi ai bambini richiedenti asilo. “Protetti sulla carta? Un’analisi della risposta dei paesi nordici ai bambini richiedenti asilo” (Protected on Paper? An analysis of Nordic country responses to asylum-seeking children), realizzato dall’Istituto di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, fornisce un resoconto sugli standard procedurali e legali per i bambini migranti e rifugiati e su quanto siano applicati in Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. “Protected on Paper?” evidenzia come in tutti e cinque i paesi nordici ci sia una chiara tendenza a dare precedenza alle leggi in materia migratoria rispetto agli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Il rapporto constata che, nonostante esistano misure legali e procedurali adeguate, carenze nell’attuazione espongono molti bambini a rischi significativi nel processo di richiesta di asilo, e a lacune importanti nei servizi per la protezione, l’assistenza sanitaria e l’istruzione.
Nel 2015 Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia hanno accolto 45.765 minori non accompagnati su un totale di 88.265 minori non accompagnati in tutta l’UE. Il più alto numero è stato registrato in Svezia con 35.250 minorenni non accompagnati, il 40% di tutti quelli registrati nell’UE, seguito da Norvegia con 5.050, Finlandia con 3.045 e Danimarca con 2.125.
Nel 2016 la Danimarca ha avuto 2.390 prime richieste d’asilo da parte di minorenni, la Finlandia 1705, l’Islanda 270, la Norvegia 1225, la Svezia 9.385 su 335 mila totali nell’UE. Nel 2017 la Danimarca ha avuto 1.095 prime richieste d’asilo di minorenni, la Finlandia 1225, l’Islanda 150, la Norvegia 1055, la Svezia 7350 su 160 mila totali nell’UE. Secondo un’indagine del Garante per l’Infanzia in Svezia 1.736 bambini registrati nel paese sono risultati irreperibili tra il gennaio 2014 e l’ottobre 2017, 1.456 di loro risultano ancora non reperibili.
“Protected on Paper?”, commissionato dai cinque comitati Nazionali UNICEF dei paesi nordici, si basa su un’analisi legale dettagliata, sulla verifica delle applicazioni pratiche degli standard procedurali – sia sulle lacune, sia sulle buone pratiche – e su interviste con esperti di diritti dei bambini e di migrazioni nei cinque paesi nordici. Fornisce inoltre raccomandazioni dettagliate su come le tutele procedurali dovrebbero essere rafforzate per rispettare gli impegni internazionali.La custodia legale è un meccanismo di salvaguardia fondamentale per i minorenni non accompagnati e separati; tuttavia, in alcuni casi, esiste un sistema di protezione inadeguato tra la gestione dei tutori e i servizi per l’immigrazione. Le agenzie per la protezione dell’infanzia dovrebbero guidare la definizione di procedure chiare per l’assunzione, la formazione, la supervisione e il sostegno dei tutori.I bambini richiedenti asilo possono avere in generale accesso a cure mediche di base, ma la reale portata dei servizi di assistenza sanitaria disponibili alle famiglie variano ampiamente fra stati e municipalità. Ne risulta che i diritti non sono sempre chiari né ai pazienti né ai medici. In queste circostanze, il crescente fenomeno di problemi di salute mentale fra i bambini soggetti a lunghi periodi di incertezza sul loro status legale, è una questione di primaria importanza.La maggior parte dei sistemi scolastici degli stati nordici sta affrontando l’arrivo di bambini rifugiati dal 2015, ma le barriere legali e amministrative spesso causano un’attesa troppo lunga prima di entrare nel sistema scolastico statale e nei programmi di apprendimento precoce.Ci sono rapporti di bambini richiedenti asilo detenuti, per brevi periodi, anche se le leggi nazionali proibiscono la detenzione di qualsiasi persona sotto i 18 anni, in linea con la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Raccomandazioni per tutti i paesi nordici:
1. Riaffermare la priorità della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sulle leggi migratorie/d’asilo, e impegnarsi esplicitamente ad applicare le stesse regole e standard utilizzati per tutti gli altri bambini ai richiedenti asilo, per l’intero periodo di permanenza nel paese;
2. Assicurare che le leggi, le politiche e le pratiche stabiliscano la presa in carico di tutti i bambini richiedenti asilo verso le autorità per la protezione dell’infanzia, immediatamente al loro arrivo, e che questo orientamento diventi un elemento integrale del processo di registrazione;
3. Rimuovere tutte le barriere che i bambini richiedenti asilo incontrano per una rapida iscrizione e una piena inclusione alle scuole ordinarie e ai programmi di apprendimento precoce;
4. Assicurare che l’accesso a un’assistenza sanitaria equa, fra cui all’assistenza psicologica, per tutti i bambini richiedenti asilo, serva a integrare i richiedenti asilo nel sistema sanitario nazionale ordinario, nei paesi in cui necessario;
5. In tutti i servizi e le strutture per la protezione dell’infanzia, eliminare ogni requisito di residenza per gli utenti dei servizi, per assicurare che siano accessibili a donne e bambini richiedenti asilo quando necessario;
6. Rivedere i servizi per la tutela legale e stabilire un codice di buone pratiche per assicurare che sia la tutela sia la rappresentazione legale siano disponibili per ogni bambino richiedente asilo immediatamente al suo arrivo. http://www.unicef.it

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UNICEF: Giornata Mondiale dell’Acqua

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (domani, 22 marzo) l’UNICEF ricorda che i bambini sono i più colpiti dalla mancanza di accesso all’acqua sicura, perché esposti a maggiori rischi per la loro salute e istruzione.
Secondo l’UNICEF, ogni giorno oltre 700 bambini muoiono per malattie legate ad acqua non pulita e scarse condizioni igienico-sanitarie; ancora oggi nel mondo circa 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua pulita e almeno 263 milioni di persone impiegano più di 30 minuti per raccogliere acqua.
“Quando un bambino ha accesso ad acqua sicura è meno esposto a rischi e pericoli vitali per la sua crescita. L’accesso all’acqua ancora oggi rimane un “lusso” per miliardi di persone in tutto il mondo”, ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. “In diversi paesi, bambini anche molto piccoli percorrono ogni giorno chilometri di strada per raccogliere acqua pulita per se stessi e le loro famiglie, trasportando taniche generalmente del peso di 20 chili. Durante il tragitto i bambini possono essere attaccati, correndo diversi rischi. Il tempo impiegato, inoltre, è tempo sottratto alla possibilità di studiare e giocare. Dobbiamo garantire a tutti loro un accesso adeguato ad acqua sicura e ai servizi igienico-sanitari e la possibilità di vivere e crescere in salute.” L’accesso all’acqua sicura è un problema che riguarda diversi aspetti della vita di ogni persona e in particolare dei bambini. Avere accesso adeguato all’acqua sicura a casa significa che un bambino ha più possibilità di studiare, giocare, lavarsi le mani e gli abiti, crescere sano riducendo il pericolo di malattie; a scuola, l’acqua e i servizi igienici garantiscono un ambiente sicuro e pulito e consentono alle ragazze di frequentare le lezioni sempre. L’UNICEF garantisce acqua sicura e servizi igienico-sanitari in tutto il mondo, in condizioni di stabilità e di emergenza, anche nelle aree più difficili da raggiungere. Lo scorso anno l’UNICEF ha raggiunto con acqua pulita circa 30 milioni di persone colpite da emergenze umanitarie.

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Tempo di Libri: otto bambini su dieci leggono libri

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Otto bambini su dieci leggono libri (libri di carta, libri tattili, ebook audiolibri e app). Si tratta per la precisione dell’82% degli 0 – 13enni. Di questi quasi sei bambini su dieci (il 59%) leggono insieme a un adulto, genitori o altro. Sono questi i primi dati che emergono dall’indagine che sarà presentata il 10 marzo alle 10.30 in Sala Suite 1 a Tempo di Libri, Fiera internazionale dell’Editoria in programma dall’8 al 12 marzo a fieramilanocity a Milano, nell’incontro Il lettore da piccolo.
La ricerca, che fa parte dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sui consumi editoriali, realizzato in collaborazione con Pepe Research, rileva i comportamenti dei più piccoli nei confronti dei libri e della lettura ma anche l’ambiente che circonda. Ne parleranno Paola Merulla (Pepe Research) e Beatrice Fini (Giunti editore) moderate da Cristina Mussinelli (AIE).Per capire qual è la capacità dell’editoria italiana di proporsi sui mercati stranieri sarà presentato il Rapporto sull’import/export di diritti 2018, realizzato dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori in collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Nell’incontro Dei diritti e delle fiere in programma il 10 marzo alle 11.30 in Sala Suite 1 ne parleranno Marco Vigevani (The Italian Literary Agency), Luigi Brioschi (Guanda) e Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE) moderati da Sabina Minardi (L’Espresso).Grazie alla collaborazione tra Tempo di Libri e la Buchmesse, il progetto Frankfurt-Milan Fellowship ha portato a Milano sette giovani editor. Visti da fuori. Sguardi internazionali sui nostri libri permetterà all’editoria italiana di incontrare gli editor internazionali. Si tratta di due incontri (in lingua inglese), entrambi il 10 marzo, alle 12.30 e alle 14.30 nello Spazio AI.

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720mila bambini rohingya in pericolo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Secondo l’UNICEF sono necessari sforzi immediati per aiutare oltre 720.000 bambini rohingya minacciati sia dall’arrivo della stagione dei cicloni in Bangladesh, sia dalle continue violenze e dal diniego dei loro diritti di base in Myanmar.In un rapporto, “Vite nel limbo” (serie CHILD ALERT), lanciato oggi dall’UNICEF a sei mesi dall’inizio dell’ultimo esodo di rifugiati rohingya nel Bangladesh meridionale, l’UNICEF afferma che le inondazioni causate dalla prossima stagione dei cicloni potrebbero abbattersi sui fragili e poco salubri campi dove vive la maggior parte dei rifugiati, aumentando la probabilità di epidemie di malattie legate all’acqua e costringendo le cliniche, i centri per l’apprendimento e altre strutture a chiudere.Secondo il rapporto, è stato stimato che circa 185.000 bambini rohingya sono rimasti nella Stato di Rakhine nel Myanmar, spaventati dalle violenze e dagli orrori che hanno spinto tanti dei loro parenti e vicini a scappare. In Bangladesh, si stima ci siano circa 534.000 bambini rifugiati rohingya provenienti da flussi precedenti e dell’anno passato.“Circa 720.000 bambini rohingya sono essenzialmente in trappola – o circondati dalla violenza e costretti a sfollamenti forzati all’interno del Myanmar o bloccati in campi sovraffollati in Bangladesh perché non possono tornare a casa”, ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore dei Programmi di Emergenza dell’UNICEF.“Questa è una crisi che non ha soluzioni rapide, potrebbero volerci anni prima che si risolva, a meno che non ci sia uno sforzo concertato per affrontare le cause alla radice.”
Secondo il rapporto, i rohingya sono un popolo alla deriva, cacciati dalle loro case e comunità, intrappolati in un limbo e privati dei loro diritti di base, mentre affrontano nuove minacce per la salute e le loro vite. L’UNICEF chiede al Governo del Myanmar di porre fine alle violenze e di affrontare quella che definisce una crisi dei diritti umani nello Stato del Rakhine, facendo riferimento alle restrizioni per la libertà di movimento del popolo rohingya, all’accesso estremamente limitato alle cure mediche, all’istruzione e ai mezzi di sussistenza, e alla dipendenza che ne deriva dal supporto umanitario.Secondo il rapporto, il riconoscimento dei diritti di base del popolo rohingya potrebbe creare le condizioni necessarie per il ritorno dei rifugiati alle loro case in Myanmar.“Le persone non torneranno a casa se non sarà garantita loro sicurezza e incolumità, se non sarà riconosciuta la loro cittadinanza, se non potranno mandare i propri bambini a scuola e avere la possibilità di un futuro”, ha dichiarato Fontaine.Da agosto 2017, la mancanza di accesso a diverse parti dello Stato di Rakhine ha severamente limitato il lavoro dell’UNICEF e di altre agenzie umanitarie. L’UNICEF afferma che l’accesso immediato e senza impedimenti a tutti i bambini nello stato è imperativo, così come lo sono gli sforzi a lungo termine per affrontare le tensioni fra le comunità e promuovere la coesione sociale.In Bangladesh, gli sforzi per portare aiuti, guidati e supervisionati dal Governo, hanno evitato il disastro, mentre 79.000 rohingya sono stati accolti dalle comunità locali. L’UNICEF costituisce una parte di un’enorme risposta internazionale, supportando lo scavo di pozzi, l’installazione di migliaia di latrine e campagne di vaccinazione per proteggere i bambini dal colera, dal morbillo e da altre malattie.

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Bambini: la strage degli innocenti

Posted by fidest press agency su martedì, 20 febbraio 2018

Ogni anno, 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita, circa 7.000 neonati ogni giorno. Un milione di loro muore lo stesso giorno in cui nasce. Secondo il nuovo rapporto dell’UNICEF “Ogni bambino è vita”, il tasso di mortalità neonatale a livello mondiale rimane allarmante, in particolare nei paesi più poveri del mondo. I bambini nati in Giappone, Islanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan, Repubblica Centrafricana e Afghanistan la più bassa.Secondo il rapporto, a livello mondiale, nei paesi a basso reddito, la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su 1.000 nati. Nei paesi ad alto reddito, quel tasso è di 3 su 1.000. I neonati dei luoghi a più alto rischio per la nascita hanno una probabilità oltre 50 volte maggiore di morire rispetto a quelli nati nei paesi più sicuri.Il rapporto sottolinea inoltre che 8 dei 10 luoghi più pericolosi per nascere si trovano in Africa Subsahariana, dove le donne in gravidanza hanno probabilità molto inferiori di ricevere assistenza durante il parto a causa di povertà, conflitti e istituzioni deboli. Se ogni paese portasse il suo tasso di mortalità neonatale alla media dei paesi ad alto reddito entro il 2030, potrebbero essere salvate 16 milioni di vite.“Mentre, negli ultimi 25 anni, abbiamo più che dimezzato il numero di morti fra i bambini sotto i cinque anni, non abbiamo fatto progressi simili nel porre fine alla morte di bambini con meno di un mese di vita”, ha dichiarato Henrietta H. Fore, Direttore Generale dell’UNICEF. “Dato che la maggior parte di queste morti sono prevenibili, non abbiamo ancora raggiunto i risultati necessari per i bambini più poveri del mondo”. Secondo il rapporto, queste morti possono essere prevenute tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni comprovate come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita, contatto pelle a pelle e buona nutrizione. Tuttavia, la mancanza di operatori sanitari e ostetrici qualificati, comporta che in migliaia non ricevono il supporto salvavita di cui avrebbero bisogno per sopravvivere. Per esempio, mentre in Norvegia ci sono 218 medici, infermieri e ostetrici per 10.000 persone, questo valore è di 1 per 10.000 in Somalia.I bambini che nascono in Giappone hanno le maggiori possibilità di sopravvivenza, con solo 1 bambino morto ogni 1.111 nati vivi durante i primi 28 giorni di vita. I bambini nati in Pakistan, hanno le minori possibilità: ogni 1.000 bambini nati vivi, 46 muoiono entro la fine del primo mese dalla nascita – circa 1 su 22. L’Italia, nella classifica dei paesi col tasso di mortalità neonatale più alto, si colloca al 169esimo posto su 184 paesi esaminati, con un tasso di mortalità neonatale di 2,0 – ovvero 1 neonato morto ogni 500 nati vivi.

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In Iraq: 4 milioni di bambini in difficoltà, dopo anni di violenza e conflitti

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

In occasione della Conferenza internazionale del Kuwait per la ricostruzione dell’Iraq (12-14 febbraio), l’UNICEF e l’UN-Habitat presentano la ricerca “Committing to Change – Securing the Future”, chiedendo urgenti investimenti per ripristinare le infrastrutture e i servizi di base per bambini e famiglie. 1 bambino su 4 è povero. Dal 2014 verificati 150 attacchi alle strutture educative e 50 attacchi ai centri sanitari e al personale sanitario;Nella città di Mosul, oltre 21.400 case sono state danneggiate o distrutte; La metà di tutte le scuole irachene avrebbe bisogno di riparazioni e più di 3 milioni di bambini hanno subito un’interruzione nel percorso scolastico; il 35% dei bambini non completa la scuola primaria. Circa 1 milione di bambini hanno bisogno di supporto psicosociale; 2.260 sono detenuti in Iraq, metà di quali sono sospettati di essere stati utilizzati come bambini soldato; il 90% dei bambini a Mosul sono ancora traumatizzati a causa della morte di persone a loro vicini.
La violenza può essersi attenuata in Iraq, ma ha sconvolto la vita di milioni di persone in tutto il paese, lasciando un bambino su quattro in povertà e spingendo le famiglie a misure estreme per sopravvivere.Senza investimenti per ripristinare le infrastrutture di base e i servizi per l’infanzia, i risultati duramente ottenuti per porre fine al conflitto in Iraq sono a rischio, secondo l’analisi di UNICEF e UN-Habitat “Committing to Change – Securing the Future”.Il conflitto ha trasformato le grandi città irachene in zone di guerra con gravi danni alle infrastrutture civili, tra cui case, scuole, ospedali e spazi ricreativi. Dal 2014, le Nazioni Unite hanno verificato 150 attacchi alle strutture scolastiche e 50 attacchi ai centri sanitari e al personale sanitario. La metà di tutte le scuole irachene avrebbe bisogno di riparazioni e più di 3 milioni di bambini hanno subito un’interruzione nel percorso scolastico.bambini sono il futuro dell’Iraq”, ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore Regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. “La Conferenza del Kuwait per l’Iraq di questa settimana è un’opportunità per i leader mondiali di dimostrare che siamo disposti a investire nei bambini – e, investendo nei bambini, che siamo disposti a investire nella ricostruzione di un Iraq stabile”.Quando le famiglie sfollate ritornano, in molte ritengono che le loro case necessitino di importanti riparazioni. Nella città di Mosul, oltre 21.400 case sono state danneggiate o distrutte. Le famiglie più povere non hanno altra scelta che vivere nelle rovine delle loro case, in condizioni potenzialmente pericolose per i bambini. Alcuni hanno tolto i loro figli dalla scuola e li hanno mandati a lavorare. Molti bambini sono stati costretti a combattere la guerra degli adulti.“I bambini sono i più duramente colpiti in tempi di conflitto, il recupero urbano e la ricostruzione in Iraq dovrebbero essere prioritari, adeguatamente sostenuti e rapidamente attuati, con particolare attenzione alle persone vulnerabili, compresi i bambini”, ha dichiarato Zena Ali Ahmad, Direttore UN-Habitat per la Regione Araba.In occasione della Conferenza del Kuwait per la ricostruzione in Iraq, che si terrà da oggi al 14 febbraio, l’UNICEF e l’UN-Habitat lanciano un appello per un forte impegno per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi di base per i bambini, compresi l’istruzione, il sostegno psico-sociale, la sanità e l’acqua, i servizi igienico-sanitari e la casa.

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Siria: inizio d’anno sanguinoso con oltre 30 bambini uccisi nelle prime due settimane del 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

siriasiria1“Con l’inizio del nuovo anno, nel mondo, la maggior parte dei genitori sono pieni di speranza per il futuro dei propri figli; le madri e i padri in Siria, invece, sono in lutto per i bambini che hanno perso. È scioccante che nei primi 14 giorni dell’anno più di 30 bambini siano stati uccisi in un’escalation di violenza nella zona orientale di Ghouta, dove si stima che 200.000 bambini siano rimasti intrappolati sotto assedio dal 2013. A Idlib, nel nord-ovest del paese, si parla di gravi violenze avvenute nelle ultime settimane, a seguito delle quali sono rimasti uccisi e feriti decine di bambini e donne e sfollati circa 100.000 civili. È vergognoso che, dopo quasi sette anni di conflitto, continui una guerra contro i bambini mentre il mondo guarda. Milioni di bambini in tutta la Siria e nei paesi vicini hanno subito le conseguenze devastanti di livelli di violenza ininterrotti in diverse parti del paese.L’UNICEF ha ricevuto informazioni dall’interno dell’area orientale di Ghouta: le persone si stanno rifugiando nel sottosuolo temendo per la loro vita. Un attacco particolarmente violento contro edifici residenziali sembra essere stato così forte da ferire 80 civili, tra cui bambini e donne. Il personale medico ha dovuto faticare per estrarre i sopravvissuti dalle macerie.Due strutture mediche sono state attaccate negli ultimi giorni a est di Ghouta, e la maggior parte dei centri sanitari hanno dovuto chiudere a causa della violenza. In alcune zone, le cliniche mobili di emergenza sono siria2l’unico modo per le famiglie di ricevere assistenza e cure mediche. A Idlib, l’ospedale materno-infantile e pediatrico di Ma’arrat An Nu’man è stato attaccato tre volte, rendendolo non operativo, e almeno un paziente e due medici sono stati uccisi. Secondo quanto riferito, le scuole sono state chiuse all’interno e intorno a Ghouta est in un momento in cui i bambini di altri paesi siriani sono impegnati negli esami intermedi. Mentre alla fine dell’anno scorso abbiamo visto un piccolo barlume di speranza con l’evacuazione di 17 bambini bisognosi di cure mediche urgenti, l’intensificarsi della violenza all’interno e intorno a Ghouta est ha trasformato la speranza in disperazione per i restanti 120 bambini che continuano a soffrire in silenzio in attesa di un’evacuazione medica urgente.Dobbiamo essere in grado di raggiungere i bambini bisognosi di assistenza umanitaria, con urgenza e senza restrizioni, ovunque si trovino in Siria. Le varie parti coinvolte nel conflitto possono far sì che ciò avvenga, consentendo immediatamente agli operatori umanitari di raggiungerli con l’assistenza salvavita.L’UNICEF continuerà a fornire assistenza umanitaria essenziale per la sopravvivenza e il benessere mentale dei bambini in tutta la Siria. Per i bambini più vulnerabili nelle aree assediate e difficili da raggiungere, possiamo e dobbiamo fare di più. Di che cosa ha bisogno il mondo per intraprendere un’azione collettiva per porre fine alla guerra contro i bambini in Siria? E chi combatte, quando si renderà conto che, uccidendo i bambini, sta uccidendo anche il futuro della Siria?”. (foto. siria)

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Il primo giorno dell’anno nasceranno nel mondo quasi 386 mila bambini, 1.325 in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

maternitaSecondo l’UNICEF oggi nasceranno in tutto il mondo quasi 386.000 bambini; di questi oltre il 90% nascerà nelle regioni meno sviluppate, in Italia nasceranno circa 1.325 bambini.L’Isola di Christmas delle Kiribati, una piccola isola nel Pacifico, molto probabilmente accoglierà il primo bambino nato nel 2018, gli Stati Uniti l’ultimo. A livello globale, oltre la metà di queste nascite dovrebbe avvenire in 9 paesi: in India 69.070; in Cina 44.760; in Nigeria 20.210; in Pakistan 14.910; in Indonesia 13.370; negli Stati Uniti d’America 11.280; nella Repubblica Democratica del Congo 9.400; in Etiopia 9.020; in Bangladesh 8.370.Molti bambini sopravvivranno, altri non ce la faranno a superare il primo giorno. Nel 2016, ogni giorno, sono morti circa 2.600 bambini nelle prime 24 ore di vita. Per almeno 2 milioni di neonati, la prima settimana di vita è stata anche l’ultima. Complessivamente 2,6 milioni di bambini sono morti prima della fine del loro primo mese di vita. Tra questi bambini, oltre l’80% delle morti di neonati sono state dovute a cause prevenibili e curabili come nascita prematura, complicazioni durante il parto e infezioni come sepsi e polmonite.Negli ultimi 20 anni, il mondo ha assistito a progressi per la sopravvivenza infantile mai visti prima, dimezzando il numero di bambini nel mondo morti prima di compiere 5 anni, arrivando a 5,6 milioni nel 2016. Nonostante questi traguardi, sono lenti i progressi per i neonati. I bambini che muoiono durante il 1° mese di vita rappresentano il 46% di tutte le morti tra i bambini sotto i 5 anni.Il prossimo mese, l’UNICEF lancerà l’iniziativa Every Child Alive, una campagna globale per chiedere e fornire, a prezzi accessibili, soluzioni mediche di qualità per tutte le mamme e i neonati. Queste comprendono: costante alimentazione di elettricità e acqua pulita per le strutture sanitarie, la presenza di assistenza sanitaria specializzata al parto, disinfezione del cordone ombelicale, allattamento durante le prime ore dopo il parto, contatto corpo a corpo tra la madre e il bambino.“Stiamo entrando in un’era in cui tutti i neonati del mondo potrebbero avere l’opportunità di vedere il 22° secolo”, ha ricordato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. “Sfortunatamente, circa la metà dei bambini nati quest’anno non ce la farà. Mentre un bambino nato in Italia a gennaio 2018 vivrà probabilmente fino al 2101, un bambino somalo potrebbe arrivare al 2075. In questo nuovo anno, l’obiettivo dell’UNICEF è di aiutare a garantire a ogni bambino più di un’ora, più di un giorno o un mese di vita, più della mera sopravvivenza. Chiediamo ai governi e ai partner di unirsi in questa battaglia per salvare le vite di milioni di bambini dando il loro supporto con soluzioni economiche, ma concrete”, ha concluso Guerrera.

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Filippine: pronto a sostenere il governo per aiutare i bambini e le famiglie colpite dalla tempesta tropicale “Vinta” (“Tembin”)

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

filippineL’UNICEF sta monitorando da vicino la situazione dei bambini e delle famiglie colpite dalla tempesta tropicale Vinta (o “Tembin”), che ha colpito le Filippine in diverse zone.
L’ acqua, le strutture igienico-sanitarie, la cura e la gestione dei feriti, l’accesso al cibo sono i bisogni più immediati. Un team dell’UNICEF fuori dal Field Office di Mindanao sta lavorando 24 ore su 24 con i partner sul campo per valutare l’entità dei danni e delle perdite.
L’UNICEF è pronto a fornire, se verranno richiesti, acqua salvavita, servizi igienici e sanitari. I rifornimenti idrici e igienico-sanitari dell’UNICEF, pronti per essere dislocati, includono kit idrici per le famiglie, pastiglie per la purificazione dell’acqua, taniche e tende.
Particolarmente preoccupanti sono le condizioni degli sfollati all’interno dei campi, delle comunità già vulnerabili coinvolte nel conflitto di Marawi che sono state nuovamente colpite. Le tende sono state facilmente distrutte dal vento e dalla pioggia e hanno spinto le famiglie a cercare rifugio altrove.Lanao del Sur è stato duramente colpito. L’UNICEF è presente in alcune delle aree colpite e continuerà a monitorare e mantenere stretti contatti con le autorità locali. In qualsiasi situazione di emergenza, i bambini sono tra i più vulnerabili. La priorità dell’UNICEF è garantire che le vite dei bambini siano salvate e protette; è necessario fare in modo che i bambini non siano in pericolo o a contatto con fonti d’acqua contaminate o epidemie, che spesso si verificano in seguito ad una catastrofe naturale. “Il nostro cuore è vicino ai bambini e alle famiglie colpite e rese vulnerabili dalla tempesta Vinta in questo periodo dell’anno in cui la maggior parte dei filippini si prepara a festeggiare il Natale. L’UNICEF è pronto a sostenere il governo e i partner per affrontare al meglio i rischi per la vita e la salute dei bambini e alleviare le sofferenze delle comunità colpite “, ha dichiarato Lotta Sylwander, Rappresentante dell’UNICEF Filippine.

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Italiani: meno nascite. Era ora!!

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

certificato-nascita“L’Italia ha perso centomila bambini. L’Istat fotografa un Paese che non riesce a contrastare il calo delle nascite”. E’ uno dei tanti titoli dei media italiani di oggi a commento del fatto che nascono meno bambini altrettanto italiani sul territorio della Penisola; commenti abbastanza unanimi nel valutare i dati in termini negativi. Un trend che grossomodo si allinea a quelli della maggior parte dei cosiddetti Paesi sviluppati, mentre e’ il perfetto contrario a quello che accade agli altrettanto cosiddetti Paesi in via di sviluppo. E questi ultimi, che non ce la fanno completamente ad affrontare questo loro passaggio ad una vita meno disperata, sono anche i Paesi da cui partono molti migranti che vengono a cercar fortuna da “noi”; e quando riescono a non morire durante il viaggio, si insediano e fanno figli a iosa in nome della loro tradizione culturale e di sopravvivenza. Quella stessa tradizione culturale che, chi si lagna del calodemografico di italiani, sembra rimpiangere. La conseguenza logica tra figli e sicurezza e continuita’ della famiglia, ha avuto un senso nelle societa’ dove la presenza fisica e numerica era prerogativa di benessere e ricchezza, ma ci lascia piu’ di un dubbio nel 2017. Figli per le guerre, per i campi o le botteghe della famiglia; figli per popolare le citta’ e renderle quindi piu’ sicure e difendibili. Ma oggi, che le citta’ (le metropoli, essenzialmente) sono degli agglomerati/mostri di invivibilita’; oggi che la sicurezza è quasi esclusivamente in termini tecnologici; che il lavoro non è necessariamente aggregazione di umani in certi luoghi (grandi fabbriche, etc), ma uso delle individualita’, anche territorialmente dislocate…. Oggi, che senso ha lamentarsi cosi’? Certo, non siamo ancora alla globalizzazione totale, e il mondo è diviso in cosiddetti sviluppati e in via di sviluppo. Ma in questo frangente, se in Paesi come l’Italia si fanno meno figli, perche’ non valutare questa tendenza in termini positivi? Una tendenza contraria e’ in corso in tante parti del mondo… parti del mondo che non possiamo ignorare perche’ “sono al di la’ delle colonne d’Ercole” (siamo nel 2017!!), che’ sono elementi integranti il nostro sistema, il nostro trend; sia perche’ non abbiamo alternative a considerarli in tutte le nostre politiche (possiamo fare a meno, per esempio, di certi metalli per fare telefonini, metalli che sono nei Paesi del Terzo e Quarto mondo, o di mano d’opera per la raccolta dei pomodori?), sia perchè sono ancora il retaggio di quella cultura di prolificazione incosciente che -per svariati motivi, non ultimo quello religioso- abbiamo loro inculcato con secoli e secoli di sfruttamento violento?Noi siamo preoccupati perche’ sembra che queste valutazioni e queste domande siano secondarie per l’informazione e i decisori politici. Entrambi sembra che lavorino per creare allarmi e cercare consensi. Ma come e su cosa? Nel primo caso (informazione), creando allarmi che sembrano tali solo a seguito di un’attenzione limitata e non globale dei fenomeni. Nel secondo caso (decisori politici) guardando solo ad un immediato presunto disagevole, e mai oltre il proprio naso o semplicemente dietro l’angolo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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UNICEF: nuovo rapporto sulla violenza contro i bambini

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 novembre 2017

unicefSecondo un nuovo rapporto dell’UNICEF lanciato oggi, un impressionante numero di bambini – alcuni anche di appena 12 mesi – hanno vissuto esperienze di violenza, spesso causate da chi dovrebbe prendersene cura. Lo studio A Familiar Face: Violence in the lives of children and adolescents (“Un volto familiare: la violenza nelle vite di bambini e adolescenti”) usa gli ultimi dati per rivelare le violenze che i bambini subiscono in ogni momento della loro infanzia e in tutti i contesti:
Tre quarti dei bambini del mondo tra i 2 e i 4 anni – circa 300 milioni – subiscono a casa aggressioni psicologiche e/o fisiche da coloro che se ne dovrebbero prendere cura.
Circa 6 bambini su 10 di un anno di età, in 30 paesi in cui sono disponibili dati, sono regolarmente vittime di un’educazione violenta: circa un quarto dei bambini di un anno viene strattonato per punizione e circa 1 su 10 viene schiaffeggiato o colpito al viso, alla testa o alle orecchie.
Nel mondo, 1 bambino su 4 sotto i 5 anni – 176 milioni – vive con una madre vittima di un partner violento.
Nel mondo, circa 15 milioni di ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni sono state costrette a rapporti sessuali o altri tipi di violenza sessuale durante la loro vita;Solo l’1% delle ragazze adolescenti che hanno subito violenza sessuale ha dichiarato di aver chiesto l’aiuto di uno specialista;
Nei 28 paesi i cui dati sono disponibili, in media, il 90% delle ragazze adolescenti che hanno subito violenza sessuale, ha dichiarato che il perpetratore del primo atto era una persona che già conosceva. I dati di 6 paesi rilevano che amici, compagni di classe e partner sono tra coloro maggiormente indicati come i perpetratori di violenza sessuale contro i ragazzi adolescenti.
A livello globale, ogni 7 minuti un adolescente viene ucciso a causa di un atto di violenza;
Negli Stati Uniti, i ragazzi neri non ispanici tra i 10 e i 19 anni hanno una probabilità circa 19 volte maggiore di essere uccisi rispetto a un ragazzo bianco e non ispanico della stessa età. Se il tasso di omicidi tra i ragazzi adolescenti neri non ispanici fosse applicato all’intera popolazione del paese, gli Stati Uniti risulterebbero fra i 10 paesi più pericolosi al mondo;
Nel 2015, un ragazzo adolescente nero non ispanico aveva la stessa probabilità di essere ucciso per omicidio negli Stati Uniti rispetto al rischio che correva un ragazzo adolescente che viveva in Sud Sudan di morire a causa della violenza collettiva che dilaniava il paese;
L’America Latina e i Caraibi sono l’unica regione in cui il tasso di omicidi tra gli adolescenti è aumentato; nel 2015, circa la metà di tutti gli omicidi tra gli adolescenti a livello globale è avvenuta in questa regione.
La metà di tutti i bambini in età scolare – 732 milioni – vive in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola non sono totalmente proibite;Tre quarti delle sparatorie documentate avvenute negli ultimi 25 anni nelle scuole si sono verificate negli Stati Uniti.
Per quanto riguarda gli adolescenti (età 11 – 15 anni) che hanno riferito di aver compiuto atti di bullismo a scuola almeno una volta, l’Italia si colloca tra i 10 paesi con la percentuale più bassa. Anche per quanto riguarda la percentuale di adolescenti (età 13 – 15 anni) che riferiscono di aver subito episodi di bullismo il nostro Paese si colloca nei posti più bassi della classifica. “Al di là delle classifiche il bullismo rappresenta comunque una realtà per molti adolescenti che vivono in Italia, per questo è importante non abbassare la guardia. In tal senso è positivo che vengano poste in atto misure di contrasto al fenomeno quali la recente presentazione da parte del MIUR del Piano nazionale per l’educazione al rispetto e le relative Linee guida e delle Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo” ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.
L’UNICEF nel suo lavoro è impegnato a porre fine alle violenze, supportando gli sforzi governativi per migliorare i servizi per i bambini colpiti da violenze, sviluppando politiche e leggi che proteggano i bambini e aiutando le comunità, i genitori e i bambini a prevenire la violenza con programmi pratici, come corsi per i genitori e azioni contro la violenza domestica.

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Oltre 1,5 milioni di bambini vulnerabili in Africa Occidentale e Centrale

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

dakarDakar. Rischiano di andare a scuola affamati o di non andarci affatto, a causa della mancanza di finanziamenti per i pasti a scuola nutrienti del World Food Programme (WFP). Lo ha annunciato l’agenzia delle Nazioni Unite all’inizio dell’anno scolastico 2017-2018. Complessivamente, il programma regionale del WFP si trova a dover fronteggiare una mancanza di fondi pari a 76 milioni di dollari, ha avvertito l’agenzia nel corso del forum annuale sulla nutrizione infantile che ha riunito gli esperti a Montreal e che è stato congiuntamente sponsorizzato e ospitato da Global Child Nutrition Foundation, Centro di Eccellenza del WFP contro la fame, e a Breakfast Club del Canada. Le ripercussioni sono drammatiche dal momento che i pranzi e gli snack nutrienti e sostanziosi forniti dal WFP sono, per molti giovani, l’unico pasto che riescono a consumare nell’arco dell’intera giornata. Più in generale, la stretta nei finanziamenti mette a rischio un’intera generazione, con ricadute piú ampie sulle economie nazionali e sullo sviluppo. “Non riuscire a finanziare completamente i pasti scolastici significa che, collettivamente, stiamo mettendo a repentaglio le prossime generazioni e il futuro dell’Africa” ha affermato Abdou Dieng, Direttore Regionale del WFP in Africa Occidentale e Centrale. “I pasti scolastici sono uno dei migliori investimenti che la comunità internazionale possa fare per assicurare una buona partenza ai bambini di alcuni dei Paesi più poveri del mondo.” Ne è un esempio il caso della Repubblica Centrafricana colpita dal conflitto, dove il programma di pasti scolastici del WFP prevedeva di raggiungere oltre 200.000 giovani ed è finanziato solamente per metà. Ancor piú critico è il caso del programma in Burkina Faso, destinato a quasi 83.000 bambini – e finanziato per una percentuale pari a zero.
In Niger, dove i pasti a scuola del WFP raggiungono oltre 250.000 alunni, il programma è finanziato solo per il 19 per cento mentre, in Senegal, solo per il cinque per cento. Altri Paesi particolarmente a rischio sono Liberia, Mali e Mauritania ma la mancanza di finanziamenti si estende a tutta la regione.
“Stiamo parlando di alcuni tra i bambini più affamati e vulnerabili”, ha aggiunto Dieng. “Questa è una crisi dell’istruzione, ma anche una crisi della nutrizione e della sicurezza alimentare che sono i pilastri fondamentali dello sviluppo”.Nel complesso, il programma prevede di raggiungere circa 2,2 milioni di giovani nel corso dell’anno accademico 2017-2018, spesso in aree con livelli estremamente alti di fame e malnutrizione. Senza un adeguato finanziamento, la maggior parte di questi giovani studenti finirà l’anno scolastico affamato.
Gli studi mostrano come i pasti aiutino a migliorare i tassi di frequenza e le prestazioni scolastiche. Essi, inoltre, costituiscono un incentivo fondamentale per i genitori nel mandare a scuola i propri figli – soprattutto le bambine– e a non ritirarli da scuola.Sebbene in alcuni casi governi o altre agenzie dirigano o contribuiscano al programma del WFP in Africa Occidentale e Centrale, in molte aree il WFP è l’unico o il principale fornitore di pasti scolastici. Nel corso degli anni, tuttavia, il WFP ha ridotto la sua copertura per mancanza di fondi.

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1 bambino su 5 in Medioriente e Nord Africa ha bisogno di aiuti umanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

unicef1Secondo gli ultimi dati e analisi, circa 1 bambino su 5 nel Medioriente e nel Nord Africa ha bisogno di assistenza umanitaria immediata. Oltre il 90% di questi bambini vive in paesi colpiti da conflitti. “I conflitti continuano a privare milioni di ragazzi e ragazze della loro infanzia. In Medioriente e in Nord Africa si rischia di cancellare decenni di progressi,” ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF. In Siria e nei paesi che ospitano rifugiati, circa 12 milioni di bambini siriani hanno bisogno di assistenza umanitaria, un numero in aumento rispetto al mezzo milione del 2012. Si stima che circa 2 milioni di bambini che vivono in aree difficili da raggiungere o sotto assedio abbiano ricevuto negli anni un’assistenza umanitaria limitata.
In Yemen, i combattimenti hanno distrutto i sistemi igienici e idrici, innescando la peggiore epidemia di colera e diarrea acquosa acuta del mondo, con oltre 610.000 casi sospetti ad oggi. Oltre metà delle strutture sanitarie dello Yemen non sono operative e i sistemi idrici sono stati distrutti, tagliando fuori dall’accesso ad acqua sicura e all’assistenza sanitaria di base circa 15 milioni di persone.
In Iraq, oltre 5 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza, visto che i pesanti combattimenti si sono intensificati anche a Mosul e recentemente a Tel-Afar. Hanno bisogno di acqua, cibo, un riparo e istruzione.
Nella striscia di Gaza, la crisi energetica in corso ha ridotto l’accesso all’acqua del 30%. I casi di diarrea fra i bambini piccoli sono raddoppiati in appena tre mesi.
I bambini sono stati colpiti più duramente dal perdurare di anni di violenze, sfollamento e mancanza di servizi basilari. Le infrastrutture civili, fra cui ospedali, impianti elettrici, idrici e igienico-sanitari sono stati spesso attaccati, esponendo i bambini a rischio di malattia e morte.
Milioni di famiglie sono state costrette a scappare dalle proprie case – alcune diverse volte e mentre erano sotto attacco. Le continue violenze e gli sfollamenti hanno reso sempre più difficile reagire per i bambini e le famiglie. “Di questi conflitti non si riesce a intravedere la fine e le risorse finanziarie delle famiglie si stanno esaurendo, per questi motivi in molte non hanno altra scelta che mandare i propri bambini a lavorare o far sposare precocemente le proprie figlie. Il numero di bambini affiliati ai combattimenti è più che duplicato,” ha dichiarato Cappelaere.
“I bambini in Medioriente e Nord Africa hanno sopportato livelli di violenze mai visti prima e hanno assistito a orrori a cui nessuno dovrebbe assistere. Se le violenze e le guerre dovessero continuare, le conseguenze – non solo per la regione, ma per il mondo intero – sarebbero tragiche. I leader mondiali devono fare molto di più per porre fine alle violenze, per il bene dei ragazzi e delle ragazze e del loro futuro,” ha concluso Cappelaere.

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