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Posts Tagged ‘bambini’

Roma: la casa di Leda

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

daniele-frongiaRoma. Un edificio di oltre 600 mq confiscato alla mafia nel quartiere dell’Eur è da oggi la ‘La Casa di Leda’ dove i bambini potranno vivere insieme alle loro mamme sottoposte alla misura degli arresti domiciliari. È il primo progetto in Italia a dare concreta attuazione alla legge 62 del 2011 in materia di valorizzazione del rapporto tra detenute madri e figli minori. La casa è dedicata alla memoria di Leda Colombini che si è battuta tutta la vita per la difesa dei diritti dei bambini costretti dalla nascita a vivere in carcere. La struttura accoglierà gradualmente fino ad un massimo di sei mamme e otto bambini, italiani e stranieri, per contribuire a un migliore dialogo interculturale. Per ora sono ospitate quattro ex detenute del carcere di Rebibbia. Le attività della casa sono stabilite grazie ad un regolamento e l’abitazione è sorvegliata notte e giorno. Al fine di un migliore sviluppo del progetto alcuni volontari dell’associazione “A Roma Insieme” e della Fondazione Poste Insieme Onlus si occupano del sostegno psicologico e dell’assistenza ai bambini.Poste Insieme Onlus, la Fondazione di Poste Italiane, ha contribuito a finanziare il progetto con 150mila euro grazie ad un accordo della durata di un anno e rinnovabile con il Ministero della Giustizia e Roma Capitale.”Siamo orgogliosi di aver collaborato alla buona riuscita di questo progetto, un progetto che nasce dal basso e aiuta le persone che hanno avuto un momento di fragilità nella vita. Sono persone che hanno sbagliato, ma stanno scontando la loro pena e la comunità deve accoglierle e sostenerle affinché possano rientrare a far parte di questa società, a termine della pena”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi.“Si tratta di un’iniziativa che procede pienamente verso la costruzione di una comunità solidale, poiché tutela il superiore interesse di bambini immuni da qualsiasi colpa. In questo modo si permette loro di crescere lo stesso all’insegna dell’affetto, tentando di sradicare sul nascere ogni rischio di isolamento, solitudine e abbandono. Gli interventi di carattere sociale non possono infatti prescindere da un forte coinvolgimento della sfera affettiva, soprattutto quando si parla di bambini in tenera età”, spiega l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale di Roma Capitale Laura Baldassare.“Ogni anno in Italia molti bambini sono costretti a vivere nel carcere dove sono detenute le proprie mamme. Come sancito da Convenzioni internazionali, e dalla stessa normativa nazionale, riteniamo che vivere da reclusi sia contrario al superiore interesse di queste bambini. Per questo motivo, abbiamo deciso di portare avanti il progetto ‘La Casa di Leda’ dopo un lungo percorso di dialogo con il Ministero della Giustizia, in collaborazione con il Garante dei detenuti e il Garante per l’infanzia, il Municipio IX e grazie a Poste Insieme Onlus che finanzia l’iniziativa. Con la casa di Leda i bambini cresceranno in un ambiente sano”, commenta l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi di Roma Capitale Daniele Frongia.

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Sud Sudan: oltre 2 milioni di bambini in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

sud sudanAl sesto anniversario dell’indipendenza del paese, i bambini sono ancora in attesa di pace e prosperità. 2,2 milioni di bambini in Sud Sudan non vanno a scuola oltre un terzo di tutte le scuole sono state attaccate da gruppi armati almeno 2.500 bambini sono stati uccisi da dic. 2013; riportati 254 casi di stupro e molestie contro i bambini. Oltre 17.000 bambini sono nelle fila delle forze armate e dei gruppi armati nel paese
1,1 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta e 290.000 di malnutrizione acuta grave Riportati oltre 10.000 casi di colera; i bambini rappresentano il 51% di tutti i casi.In quasi tutti gli aspetti delle loro vite ai bambini in Sud Sudan è negata un’infanzia. Circa 2,2 milioni di bambini in Sud Sudan non vanno a scuola. Il paese ha la più alta percentuale al mondo di bambini che non frequenta la scuola, con oltre il 70% dei bambini che non stanno ricevendo un’istruzione. Oltre un terzo di tutte le scuole sono state attaccate da gruppi armati.Alla vigilia del sesto anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan, secondo l’UNICEF i sogni e le speranze per i bambini di questa nazione appena nata non si sono ancora materializzati. Parlando della situazione in Sud Sudan, una catastrofe per i bambini, l’UNICEF ha detto che questi ultimi continuano a sopportare il peso del conflitto e il collasso dei servizi di base.I sistemi igienico-sanitari e idrici quasi al collasso in Sud Sudan hanno esposto i bambini a virus letali, fra cui morbillo e malattie legate all’acqua come il colera. L’attuale epidemia di colera in Sud Sudan è la più lunga e più diffusa nella storia del paese. Sono stati riportati oltre 10.000 casi dall’inizio dell’epidemia un anno fa. I bambini rappresentano il 51% di tutti i casi di colera.In mezzo a queste circostanze straordinariamente difficili per i cittadini più vulnerabili del Sud Sudan, nel 2017 l’UNICEF e i suoi partner hanno:
fornito servizi di cura a oltre 293.000 bambini sotto i 5 anni per malaria, polmonite, diarrea e altri disturbi potenzialmente letali e curato oltre 5.000 casi di colera;
fornito acqua potabile a 500.000 persone e accesso alle strutture igienico-sanitarie ad altre 200.000 persone;
completato 26 missioni di risposta rapida insieme al WFP, raggiungendo oltre 530.000 persone con aiuti salvavita, fra cui oltre 100.000 bambini sotto i 5 anni;
curato oltre 80.000 bambini da malnutrizione acuta grave;
fornito a 184.000 bambini accesso all’istruzione;
riunito 434 bambini (235 ragazze e 199 ragazzi) alle loro famiglie; fornito servizi di reintegrazione socio-economica a 1.538 bambini (1.254 ragazzi e 284 ragazze) associati in precedenza con forze armate e gruppi armati e a bambini vulnerabili.

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Iraq: appello per proteggere i bambini intrappolati a Mosul ovest

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

iraq-mosul-jpg“Migliaia di bambini continuano ad essere intrappolati in una violenza implacabile nei quartieri della Città Vecchia di Mosul Ovest, visto che i combattimenti si sono fortemente intensificati nelle ultime ore.
I bambini stanno affrontando diverse minacce alla loro vita; alcuni sono bloccati dai combattimenti e si nascondono nei seminterrati, timorosi di un prossimo attacco; altri che cercano di fuggire rischiano di essere colpiti o feriti. Ci sono notizie di centinaia di civili che sono già stati uccisi e utilizzati come scudi umani.
I ragazzi e le ragazze che sono riusciti a fuggire mostrano segni di moderata malnutrizione e portano con loro ferite psicosociali dovute al conflitto, come conseguenza di ciò che hanno passato.
La difficile situazione di questi bambini e la loro sopravvivenza devono rimanere una priorità assoluta ora, nelle settimane e nei mesi successivi.
L’UNICEF ribadisce la sua richiesta a tutte le parti in conflitto di proteggere i bambini in ogni momento. I bambini devono essere tenuti fuori dai pericoli”.

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Senza progressi quasi 70 milioni di bambini moriranno entro il 2030 prima del 5° compleanno

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

unicef1Secondo un nuovo studio dell’UNICEF, investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini e delle comunità più svantaggiati ha una maggiore efficacia: per ogni milione di dollari speso vengono salvate quasi il doppio delle vite rispetto ad un uguale investimento in favore di gruppi meno svantaggiati.Se i progressi nella riduzione della mortalità dei bambini non aumenteranno, entro il 2030 saranno in quasi 70 milioni a morire prima di aver compiuto 5 anni. Secondo i nuovi dati, nei 51 paesi in cui si verifica circa l’80% delle morti di neonati e bambini sotto i 5 anni, migliorare la copertura degli interventi salvavita tra i gruppi più poveri ha aiutato a far diminuire la mortalità infantile ad una velocità circa 3 volte superiore rispetto a quanto accade tra i gruppi non poveri. Lo studio utilizza nuovi dati e strumenti per dimostrare che gli investimenti per raggiungere i bambini dei gruppi più poveri sono 1,8 più efficaci in termini di vite salvate.“Narrowing the Gaps: The power of investing in the poorest children” (“Colmare il divario: il potere di investire nei bambini più poveri”) presenta nuovi e interessanti dati che danno supporto a quanto l’UNICEF aveva previsto nel 2010: il costo maggiore per raggiungere i bambini più poveri attraverso interventi sanitari e salvavita ad ampio impatto sarebbe stato controbilanciato da risultati migliori.“I dati mostrano che investire in favore dei bambini più poveri non è solo giusto come principio, ma anche in pratica: si risparmia infatti un numero maggiore di vite per ogni dollaro speso”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Questa è una notizia estremamente importante per i Governi che stanno lavorando per porre fine a tutte le morti prevenibili di bambini, in un momento in cui ogni singolo dollaro è importante. Investire equamente nella salute dei bambini significa investire nel futuro e aiuta a spezzare cicli intergenerazionali di povertà. Un bambino in salute ha migliori possibilità di apprendere a scuola e di avere uno stipendio migliore da adulto.”
Lo studio evidenzia che paesi come Afghanistan, Bangladesh e Malawi, che hanno alti tassi di mortalità sotto i 5 anni, le politiche focalizzate sui più deprivati hanno fatto la differenza per i bambini. Tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità sotto i 5 anni è diminuito di circa la metà in Afghanistan e del 74% in Bangladesh e in Malawi.Questi dati vengono lanciati in un momento delicato, in cui i Governi proseguono il proprio lavoro per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, tra i quali è compreso anche l’obiettivo di porre fine a tutte le morti infantili tra i neonati e i bambini sotto i 5 anni entro il 2030. Investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini può anche supportare il raggiungimento di altri Obiettivi di Sviluppo, come quello di porre fine alla povertà.Lo studio chiede ai paesi di intraprendere azioni pratiche per ridurre le disuguaglianze, tra cui: dati disaggregati per identificare i bambini lasciati indietro; investire maggiormente in interventi efficaci per prevenire e curare i più grandi killer dell’infanzia; rafforzare i sistemi sanitari per rendere le cure di qualità più facilmente disponibili; innovare per trovare nuove strade per aiutare le persone ancora non raggiunte e monitorare le diseguaglianze utilizzando indagini sui nuclei familiari e sistemi d’informazione nazionali.

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Obesità infantile, pubblicate le nuove raccomandazioni Usa per lo screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

Fat boy measuring his belly with measurement tape on gray backgroundLa U.S. Preventive Services Task Force (Uspstf) raccomanda che i medici sottopongano a screening per l’obesità i bambini e gli adolescenti in base all’indice di massa corporea a partire dai sei anni e che offrano interventi sul comportamento e piani per promuovere il miglioramento del peso, secondo un rapporto pubblicato su Jama. «Circa il 17% dei bambini e degli adolescenti dai 2 ai 19 anni negli Stati Uniti è obeso, in base ai grafici di crescita del Centers for Disease Control and Prevention e quasi il 32% è in sovrappeso» afferma David Grossman, del Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle, che ha guidato la task force in questo studio. «L’obesità nei bambini e negli adolescenti è associata a problemi di salute mentale e psicologica, asma, apnea ostruttiva del sonno, problemi ortopedici ed esiti avversi cardiovascolari e metabolici quali pressione sanguigna alta, livelli lipidici anomali e resistenza all’insulina. Bambini e adolescenti possono subire scherni e bullismo a causa del loro peso e avere problemi cardiovascolari o di diabete di tipo 2 nell’età adulta» aggiunge. L’USPSTF ha trovato prove sufficienti riguardo al fatto che gli screening e gli interventi comportamentali intensivi per l’obesità nei bambini e negli adolescenti dai sei anni di età possano portare a miglioramenti nel peso, e la grandezza di questo beneficio è stata stimata come moderata. Per quanto riguarda invece interventi con farmaci quali metformina e orlistat, la grandezza di questo beneficio è incerta perché le prove relative all’efficacia della metformina e dell’orlistat sono inadeguate. L’Uspstf ha trovato inoltre prove sufficienti per definire come lievi o assenti i danni potenziali dello screening e di un intervento comportamentale completo e intensivo per l’obesità nei bambini e negli adolescenti. «L’adozione delle linee guida dell’Uspstf nella pratica pediatrica offre ai pediatri e ai professionisti della salute un’opportunità per dare un contributo vitale al miglioramento della salute dei bambini e a una possibilità di un futuro migliore, cambiando la tendenza del loro peso e stabilendo uno stile di vita sano» scrivono in un editoriale di accompagnamento Teresa Quattrin, della University of Buffalo, e Denise Wilfley, della Washington University School of Medicine di St Louis. (fonte doctor33) (foto. obesità)

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Primo premio ai bambini della “scuola in pigiama”: sognano il pianeta ideale

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

scuola in pigiamaBergamo. La scuola in pigiama si è aggiudicata il primo premio nel concorso nazionale “Messaggi dallo spazio”, indetto da A2A SpA sui temi dell’efficienza energetica. Tredici alunni di età compresa tra i 6 e i 10 anni, che hanno seguito le lezioni dell’anno scolastico direttamente nei reparti di Oncologia, Cardiochirurgia e Chirurgia pediatrica, hanno inventato un pianeta alieno chiamato “Energy Planet”: un mondo ideale popolato di case, scuole e città sostenibili con ospedali in cui è possibile curare ogni malattia.Nel pianeta immaginato e descritto dai bambini della “scuola in pigiama”, l’energia si crea “dagli abbracci e dalle strette di mano”. Nell’ospedale c’è una macchina con tanti tubicini: una ventosa “ti buca la pelle senza far male” e un tubo “porta via quanto c’è di malato”. I batteri si trasformano in concime per i fiori, mentre un’altra macchina toglie le malattie in un minuto e le trasforma nel tuo profumo preferito”.Grazie a queste suggestive frasi, corredate da disegni che sono ora pubblicati in rete, il gruppo di bambini della Scuola primaria statale in ospedale I.C. “I Mille” di Bergamo ha ricevuto nei giorni scorsi, nel reparto dell’Ospedale, il primo premio: un assegno di 1.000 euro e una targa celebrativa che rimarrà esposta presso la sede dell’istituto. La somma in denaro ricavata dalla vincita verrà utilizzata per l’acquisto di materiale didattico.La competizione per aggiudicarsi il primo premio al concorso “Messaggi dallo spazio” era particolarmente dura e l’esito era tutt’altro che scontato. All’edizione appena conclusa hanno infatti partecipato 168 classi un po’ da tutta Italia. Ben 296 sono stati i pianeti creati, con cui i ragazzi si sono fatti testimoni di azioni green e comportamenti virtuosi all’insegna del risparmio energetico.
“Ringrazio gli organizzatori dell’evento per l’opportunità offerta agli alunni della scuola – ha dichiarato Orietta Beretta, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “I Mille” -. Vedere i risultati di un progetto portato avanti con i bambini è sempre una soddisfazione: certamente per loro, ma anche per chi ci ha creduto, come nel caso delle nostre insegnanti”. In rappresentanza di A2A Angela Francesca Capaldo, Sara Gramiccia, Saverio Zetera e Renato Pennacchia hanno rinnovato le congratulazioni ai bambini per come hanno saputo unire la creatività a un tema delicato come l’attenzione all’ambiente, alla salute e al risparmio energetico. I bambini hanno poi ricevuto alcuni regali personalizzati che hanno reso l’occasione un momento di gioia. Tra un pallone di calcio, i biglietti per Gardaland e il cd di Fedez, gli alunni della scuola in pigiama hanno così potuto concludere l’anno scolastico con maggiore serenità. Il direttore della Pediatria Lorenzo D’Antiga ha sottolineato l’importanza del servizio della scuola in ospedale che consente ai bambini di seguire il programma scolastico durante il ricovero in tutti i reparti pediatrici. Oltre alla scuola dell’infanzia e primaria che fanno capo all’Istituto Comprensivo “I Mille” di Bergamo, c’è un servizio rivolto ai ragazzi che frequentano la scuola secondaria di 1° e 2° grado, grazie all’Istituto Secondario “Mariagrazia Mamoli” di Bergamo. Il servizio è organizzato secondo un orario flessibile in base alle necessità di cura, alla durata prevista della degenza, alla variabilità di presenze settimanali/giornaliere degli allievi, privilegiando i lungo degenti. Le lezioni si tengono in aula scolastica oppure a letto, nella camera dei bambini, a seconda delle situazioni e delle diverse necessità. Le attività degli alunni è consultabile nel blog della scuola. I primi ad avviare le sperimentazioni dei servizi didattici e di formazione nel nostro Ospedale furono due pionieri della chirurgia pediatrica: Lucio Parenzan e Giuseppe Locatelli. Furono loro a suggerire che le attività di apprendimento in ospedale sono di fondamentale supporto per i piccoli pazienti anche in vista del recupero psico-fisico dalla degenza ospedaliera. Le prime lezioni in ospedale ebbero avvio più di quarant’anni fa, nel 1973. Ai giorni nostri quello della scuola in ospedale è un servizio riconosciuto e promosso dal MIUR per garantire il diritto all’istruzione anche ai bambini malati e contribuire al mantenimento o al recupero del loro equilibrio psico-fisico. (foto: scuola in pigiama)

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Ad Al-Raqqa 40.000 bambini in pericolo a causa dei combattimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

siria“Le terribili violenze nella città di Al-Raqqa stanno mettendo in pericolo le vite dei bambini. L’UNICEF ha ricevuto notizie allarmanti di almeno 25 bambini uccisi e di molti altri feriti nella città di Al-Raqqa. Circa 40.000 bambini sono ancora intrappolati nella città in condizioni estremamente pericolose. Molti sono bloccati dagli scontri. Sono state riportate notizie di attacchi contro ospedali e scuole. Tutti coloro che tentano di scappare rischiano di essere uccisi o feriti.I bambini sono deprivati della maggior parte dei beni di base e salva vita. A causa delle violenze e dell’accesso limitato dal 2013 le persone ad Al-Raqqa hanno ricevuto pochi aiuti.I combattimenti hanno causato sfollamenti di massa: circa 80.000 bambini sono sfollati interni e vivono in rifugi di fortuna e campi per sfollati.L’UNICEF chiede alle parti in conflitto di proteggere i bambini all’interno di Al-Raqqa, di garantire a tutti coloro che desiderano lasciare la città un transito in condizioni di sicurezza e garantire ai civili in fuga un ambiente protetto”.
La risposta dell’UNICEF:Per rispondere ai bisogni immediati dei bambini e delle famiglie scappati dalle violenze alla ricerca di sicurezza nei campi e presso gli insediamenti informali, l’UNICEF sta:trasportando 975.000 litri di acqua al giorno per circa 120.000 persone sfollate interne nei campi nei governatorati di Raqqa e Hassakeh;
vaccinando 58.100 bambini sotto i 5 anni contro la polio e altre malattie;
distribuendo 11.260 zaini scolastici ai bambini nei campi e nelle comunità ospitanti a nord di Raqqa e predisponendo spazi per l’apprendimento per 3.100 bambini;
distribuendo abiti per bambini e garantendo sostengo psicosociale di emergenza per aiutare i bambini ad affrontare i traumi che hanno vissuto.

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Bambini in pericolo a causa del conflitto a Mosul Ovest

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

iraq-mosul-jpgMosul “Stiamo ricevendo notizie allarmanti sull’ uccisione di civili, tra cui anche diversi bambini, a Mosul ovest. Secondo quanto riferito alcuni sarebbero stati uccisi mentre provavano disperatamente a fuggire dai combattimenti che si stanno intensificando di ora in ora.Le vite dei bambini sono a rischio. I bambini vengono uccisi, feriti e utilizzati come scudi umani. Stanno subendo e assistendo a terribili violenze che nessun essere umano dovrebbe mai vedere. In alcuni casi, sono stati costretti a partecipare ai combattimenti e alle violenze.Si stima che 100.000 ragazze e ragazzi siano in condizioni estreme di pericolo nella città vecchia e in altre aree di Mosul Ovest. Molti sono intrappolati e arrivano di attacchi contro ospedali e altre strutture mediche.Mentre i combattimenti continuano, l’UNICEF chiede a tutte le parti a Mosul ovest di proteggere i bambini e tenerli lontani dalle violenze in ogni momento, rispettando i loro obblighi secondo il diritto umanitario.Attacchi contro civili e infrastrutture civili, compresi ospedali, cliniche, scuole, case e sistemi per la rete idrica dovrebbero finire immediatamente.”L’UNICEF per rispondere ai bisogni urgenti di protezione dei bambini e delle famiglie vulnerabili in fuga dal conflitto, sta garantendo:
– Riunificazione familiare ai bambini che sono stati separati dai loro genitori o da altri componenti della famiglia,
– Assistenza legale ai bambini che sono stati detenuti dalle forze di sicurezza,
– Supporto psicosociale di emergenza e altri servizi specializzati per la protezione dell’infanzia per i bambini vittime di traumi.L’UNICEF sta anche lavorando con i suoi partner per preposizionare aiuti di emergenza – che comprendono acqua e aiuti per l’igiene – lungo le diverse rotte che percorrono gli sfollati per raggiungere quante più persone possibile. Nei campi per sfollati, l‘UNICEF sta garantendo cibo, servizi sanitari di base, acqua e servizi igienico sanitari per supportare i bambini e le famiglie più vulnerabili.

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UNICEF: almeno 2,7 milioni di bambini vivono in strutture d’assistenza

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

unicef1Secondo le nuove stime dell’UNICEF, sono almeno 2,7 milioni i bambini nel mondo che vivono in strutture d’assistenza. Ma è probabile che questi dati – pubblicati oggi su “Child Abuse & Neglect” – siano soltanto la punta dell’iceberg, vista la grande insufficienza nella raccolta di dati e la mancanza di registrazioni accurate nella maggior parte dei Paesi.Le nuove stime dell’UNICEF si basano su dati raccolti in 140 Paesi. In Europa orientale e centrale il tasso è il più alto al mondo, con 666 bambini che vivono in strutture d’assistenza ogni 100.000, un dato 5 volte maggiore rispetto alla media mondiale di 120 bambini ogni 100.0000. I Paesi industrializzati e la regione dell’Asia Orientale e del Pacifico si posizionano al secondo e al terzo posto, rispettivamente con 192 e 153 bambini ogni 100.000.“Nelle strutture d’assistenza, come le istituzioni o gli orfanotrofi, i bambini già vulnerabili – a causa della separazione delle loro famiglie- incorrono in rischi maggiori di violenze, abusi e danni a lungo termine al loro sviluppo cognitivo, sociale e psicologico,” ha dichiarato Cornelius Williams, Direttore UNICEF Associato per la protezione dell’infanzia. “La priorità è quella di tenere i bambini al di fuori delle strutture d’assistenza e con le loro famiglie, soprattutto nei primi anni di vita.”Lo studio dell’UNICEF evidenzia che in molti Paesi non esiste ancora un sistema efficiente che produca dati precisi sul numero dei bambini in strutture d’assistenza. In molti Paesi, la documentazione ufficiale registra solo una piccola porzione del numero reale di bambini che vivono in strutture d’assistenza e i bambini in centri privati spesso non sono conteggiati.“È fondamentale che i governi possiedano elenchi più accurati e completi di tutte le strutture d’assistenza esistenti e che facciano regolarmente un conteggio approfondito dei bambini che vivono in queste strutture per aiutare a irrobustire la documentazione ufficiale,” ha dichiarato Claudia Cappa, esperta di statistica dell’UNICEF e coautrice dello studio. “In questo modo saremo in grado di misurare la portata del problema e lavorare con i governi per dare una risposta efficace.”Le ricerche mostrano che alcuni dei fattori di rischio principali che causano il trasferimento in strutture d’assistenza dei bambini includono la disgregazione del nucleo familiare, problemi di salute, servizi sociali scarsi o ineguali, condizioni di disabilità e povertà.Si esortano i governi a ridurre il numero di bambini che vivono in strutture d’assistenza, prevenendo, dove possibile, la separazione delle famiglie e cercando case per i bambini ricorrendo all’assistenza familiare, per esempio in famiglie affidatarie. Secondo l’UNICEF è inoltre necessario un investimento maggiore in programmi di supporto familiare basati sulle comunità.

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G7: Save the Children, i leader hanno mancato ai loro impegni per i bambini su migrazione, nutrizione ed educazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 maggio 2017

migranti1Save the Children è profondamente delusa da un vertice in cui i leader del G7, pur riunendosi in un luogo simbolico come la Sicilia, cuore del flusso migratorio del Mar Mediterraneo, non sono riusciti ad impegnarsi su una visione comune sul tema della migrazione. L’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti, accoglie con favore invece il riconoscimento da parte dei leader della necessità di proteggere i più vulnerabili tra i migranti, tra cui adolescenti, bambini e minori non accompagnati. Ma ancora una volta l’attenzione si sposta sui temi della sicurezza e del controllo delle frontiere, pregiudicando fortemente il primo dovere dei leader del G7 che è quello di proteggere i bambini dalla violenza, dagli abusi e dallo sfruttamento, incluso il traffico dei minori. I minori migranti hanno esigenze comuni e affrontano sfide comuni. L’opportunità persa del G7 significa che a pagarne il prezzo saranno 28 milioni di bambini che sono stati costretti a lasciare la propria casa, fuggendo dalla guerra e dalle violenze,“I leader G7 hanno fallito prima di tutto nei confronti dei bambini. Non sono stati all’altezza delle aspettative sia sulla migrazione che sull’educazione, la sicurezza alimentare e la nutrizione. Questo vertice finisce oggi lasciandosi alle spalle milioni di bambini vulnerabili. Siamo delusi perché i leader hanno semplicemente riaffermato principi esistenti senza assumere nuovi impegni”, denuncia Egizia Petroccione, portavoce di Save the Children al G7.I leader del G7 hanno ribadito i loro impegni sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione, che erano già stati concordati negli ultimi due vertici, ma hanno perso l’opportunità di tradurre queste promesse in azioni concrete. Save the Children accoglie favorevolmente l’appello delle Nazioni Unite per il Sud Sudan, Nigeria, Somalia e Yemen, ma sottolinea che i governi del G7 hanno concluso il vertice senza stanziare nuove risorse finanziarie né per interventi a lungo termine, che affrontino i temi dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione, né per combattere le crisi umanitarie in corso. Sono 159 milioni i bambini affetti da malnutrizione acuta che ne subiranno le conseguenze.
I sette grandi della terra hanno anche dimostrato una mancanza di leadership sul tema dell’educazione e oltre ad aver rinunciato a impegnare nuove risorse, hanno anche deciso di non pubblicare l’Accountability Report del G7, che avrebbe potuto dare conto dei progressi del G7 a favore dell’educazione. Anche in questo caso saranno i bambini a pagare il prezzo di questo mancata azione politica, in particolare i 263 milioni di bambini che non hanno accesso alla scuola, di cui 3,7 sono rifugiati.

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Sono 8 su 1000 i bambini italiani che nascono con cardiopatie congenite

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

cardiopatiaE’, tuttavia, incoraggiante sapere che è in costante aumento il numero di adulti cardiopatici congeniti che sono cresciuti riuscendo ad affrontare positivamente questa condizione. Recenti stime fatte negli Stati Uniti dimostrano che le persone con cardiopatie congenite in età adulta già superano numericamente i bambini che convivono con queste patologie, svincolando il tema di prerogativa della medicina pediatrica e affrontando quindi tutte le problematiche legate all’età adulta. La corretta diagnosi, il trattamento delle principali patologie, la qualità e l’aspettativa di vita di questa nuova popolazione di pazienti, identificata con l’acronimo GUCH (Grown-Up with Congenital Hearth Disease), saranno affrontati in occasione del secondo simposio internazionale sul tema, che avrà luogo a Roma, presso l’Hotel Columbus, il 27 maggio. Il simposio, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, è frutto della collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, il Gruppo Ospedaliero San Donato e la Johns Hopkins University. L’evento vedrà coinvolti relatori di diverse cardiochirurgie negli Stati Uniti e in Europa, come la Mayo Clinic e la All’s Children Hospital, ai quali si affiancheranno i principali specialisti delle cardiochirurgie pediatriche italiani.
“Grazie ai progressi della cardiologia e della cardiochirurgia pediatrica, spiega il professor Massimo Massetti, Direttore Cardiochirurgia (UOC) e Dirigente Medico responsabile di Struttura Complessa presso il Policlinico A. Gemelli, quasi il 90% di neonati e bambini italiani affetti da cardiopatia congenita oggi raggiunge l’età adulta. Questa storia di successo impone ai medici cardiologi e ai cardiochirurghi di confrontarsi con nuove problematiche che una crescente popolazione di persone che convive con queste patologie comporta. Gestire questa sfida richiede un approccio multidisciplinare, con un’intensa interazione tra le figure professionali che operano nell’ambito della cardiologia e cardiochirurgia pediatrica e quelle che invece si occupano della sfera adulta”.

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Oltre 1 milione di bambini in fuga dalle violenze in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

sud sudanSecondo l’UNICEF e l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il numero di bambini fuggiti dal Sud Sudan – dove il conflitto in continuo peggioramento sta devastando il paese – ha superato quota 1 milione.”Il terribile fatto che in Sud Sudan quasi un bambino su cinque è stato costretto a fuggire dalla propria casa, mostra quanto questo conflitto sia devastante, in particolare per le persone più vulnerabili del paese”, ha dichiarato Leila Pakkala, Direttore regionale dell’UNICEF per l’Africa orientale e meridionale. “Se a questo dato si aggiunge che più di 1 milione di bambini sono sfollati all’interno del Sud Sudan, si può comprende come il futuro di una generazione sia veramente sull’orlo della catastrofe”.Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, i bambini costituiscono il 62% degli oltre 1,8 milioni di rifugiati originari del Sud Sudan. La maggior parte ha raggiunto Uganda, Kenya, Etiopia e Sudan.”Oggi nessuna crisi dei rifugiati mi preoccupa più di quella del Sud Sudan”, ha affermato Valentin Tapsoba, direttore dell’Ufficio dell’Africa dell’UNHCR. “Il fatto che i bambini rifugiati stiano diventando il volto decisivo di questa emergenza è incredibilmente preoccupante. Noi tutti nella comunità umanitaria abbiamo bisogno di sostegno urgente, convinto e sostenibile per poter salvare le loro vite”.All’interno del Sud Sudan, più di mille bambini sono stati uccisi o feriti dall’inizio del conflitto nel 2013, mentre sono circa 1,14 milioni i bambini sfollati interni.
Quasi tre quarti dei bambini del paese non frequentano le scuole – il più alto numero al mondo.Il trauma, lo sconvolgimento fisico, la paura e lo stress vissuti da tanti bambini rappresentano solo una parte del prezzo che la crisi sta imponendo. I bambini continuano a rischiare di essere reclutati da forze e da gruppi armati e, con i danni alle strutture sociali tradizionali, sono anche sempre più vulnerabili alla violenza, all’abuso sessuale e allo sfruttamento.Più di 75mila bambini rifugiati in Uganda, Kenya, Etiopia, Sudan e Repubblica Democratica del Congo hanno attraversato i confini del Sud Sudan non accompagnati o separati dalle loro famiglie.Le famiglie di rifugiati che fuggono nei paesi confinanti in cerca di riparo e sicurezza si trovano ad affrontare una doppia catastrofe in questa stagione delle piogge, con i bambini che corrono rischi sempre più elevati per quel che riguarda la salute e la protezione connessi al fatto di non poter godere di un riparo adeguato. È necessario un supporto molto più elevato per assicurare che ogni famiglia possa vivere in un luogo sicuro, e che abbia accesso all’assistenza umanitaria urgente, compresi cibo, acqua, protezione, educazione e assistenza medica.L’appello dell’UNICEF per il Sud Sudan e per i rifugiati sud sudanesi presenti nella regione – che prevede di raccogliere 181 milioni di dollari per risolvere i bisogni più urgenti dei rifugiati fino alla fine dell’anno – attualmente è finanziato solo per il 52 per cento.Gli operatori dell’UNHCR sono in prima linea nella crisi, incontrando i rifugiati sud sudanesi mentre fuggono oltre confine e fornendo loro assistenza di prima necessità, ma nel 2017 la cronica carenza di fondi sta mettendo a rischio i servizi essenziali. L’appello dell’UNHCR per i finanziamenti alla situazione del Sud Sudan – pari a di 781,8 milioni di dollari – è finanziato solo per l’11 per cento.

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Rapporto su Povertà dei Bambini e Grande Recessione

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

povertàFra il 2008 e il 2014, la povertà infantile è aumentata in 2/3 dei paesi europei, con aumenti di oltre 15 punti percentuali per Cipro, Islanda e Grecia e di 7-9 punti percentuali in Ungheria, Italia, Irlanda e Spagna.
· Non un solo paese europeo ha aumentato le spese per le agevolazioni familiari e 2/3 hanno ridotto le spese pro capite.
· La maggior parte dei 41 paesi industrializzati ha raggiunto dei picchi minimi, fra il 2 e il 9%, del PIL fra il 2006-8 e il 2009-14. Otto paesi, fra cui Irlanda, Italia e Grecia hanno visto una riduzione a cifra doppia
· La povertà dei bambini presi come campione è aumentata dal 12 al 20% nell’Italia settentrionale e dal 42 al 50% nell’Italia meridionale fra il 2008 e il 2014.
Quasi dieci anni dopo la prima ondata di shock finanziario, che ha colpito l’economia mondiale generando una recessione globale, i risultati sulla protezione dei bambini dai suoi effetti peggiori nei paesi ad alto reddito sono differenziati. Una nuova pubblicazione “Children of Austerity: Impact of the Great Recession on child poverty in rich countries” (“I bambini dell’austerità, l’impatto della Grande Recessione sulla povertà dei bambini nei paesi ricchi”), pubblicata dall’Ufficio di Ricerca UNICEF Innocenti, in collaborazione con 16 istituti di ricerca internazionali, ha fornito un resoconto dettagliato degli effetti della crisi e delle risposte politiche adottate dai governi sui bambini nei paesi ad alto reddito.Children of Austerity unisce una prospettiva comparativa fra 41 paesi OCSE e dell’UE con casi studio approfonditi su 11 paesi, scritti da importanti accademici nazionali. L’analisi va oltre le medie nazionali, fornendo dati disaggregati per caratteristiche chiave interne e situazioni sub-nazionali.
I paesi oggetto di casi studio sono: Belgio, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Italia, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Ungheria. Un’analisi approfondita delle esperienze ad ampio raggio fornisce insegnamenti preziosi sulla protezione dei bambini durante le crisi economiche, visto che i paesi selezionati coprono tutti gli aspetti riguardanti le condizioni prima dell’inizio della crisi, la severità dell’impatto della crisi all’interno dei loro confini e le loro politiche nazionali di risposta.La maggior parte dei 41 paesi industrializzati ha raggiunto dei picchi minimi, fra il 2 e il 9%, del PIL fra il 2006-8 e il 2009-14. Otto paesi, fra cui Irlanda, Italia e Grecia hanno visto una riduzione a cifra doppia.Mentre lo studio utilizza una serie di strumenti per misurare la povertà, i principali dati ricavati si riferiscono alla povertà infantile “ancorata” che ha come campione i bambini sotto i 18 anni che vivevano in famiglie con reddito, al netto delle tasse e dei versamenti, sotto il 60% della media nazionale negli anni precedenti alla crisi (es.: 2007/8), adeguato all’inflazione.

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Nuova politica UE che protegge i bambini migranti e rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

unicef1Bruxelles. L’UNICEF e l’UNHCR accolgono favorevolmente il recente orientamento politico della Commissione Europea: un’importante pietra miliare nella protezione dei bambini migranti e rifugiati. “È la prima politica europea che si rivolge alla condizione e ai diritti di tutti i bambini nei percorsi migratori – rifugiati e migranti, minori non accompagnati e con le loro famiglie – collegando migrazione, asilo e protezione dei bambini”, ha dichiarato Noala Skinner, Direttore dell’ufficio dell’UNICEF di Bruxelles.“Queste importanti linee guida aiuteranno gli Stati dell’UE a rispondere meglio ai bisogni dei bambini rifugiati e migranti. Ci auguriamo vivamente che contribuiranno in modo concreto alla tutela dei tanti bambini che arrivano in Europa dopo essere stati costretti a fuggire dalle loro case a seguito di violenze, guerre e conflitti. Molti hanno affrontato incredibili difficoltà, sia durante che al termine del loro viaggio,” ha dichiarato Diane Goodman, Vice Direttrice dell’ufficio dell’UNHCR per l’Europa.I punti chiave di questa politica includono: la nomina di un tutore per il minore, l’aumento della protezione dei bambini a tutti i livelli e negli hotspot, una migliore raccolta dei dati per garantire un adeguato monitoraggio dei minori, adottando un approccio globale per l’individuazione di soluzioni durevoli, nonché un migliore monitoraggio e cooperazione tra gli Stati.L’UNHCR e l’UNICEF accolgono con favore l’invito rivolto dalla Commissione Europea agli Stati Membri di dare la priorità al finanziamento di progetti rivolti all’infanzia da parte dell’UE e degli Stati Membri, astenendosi da metodi per l’accertamento dell’età invasivi e non necessari, di aumentare i programmi di reinsediamento e altre vie legali per permettere ai bambini di raggiungere l’Europa in modo sicuro. L’impegno da parte della Commissione Europea di investire nella formazione, nell’orientamento e in misure per la protezione dei minori è un ulteriore passo avanti che contribuirà a garantire che il superiore interesse del bambino sia adeguatamente preso in considerazione in tutte le decisioni che riguardano il bambino stesso.L’UNHCR e l’UNICEF hanno definito incoraggiante l’invito che la Commissione ha lanciato agli Stati Membri affinché si faccia tutto il possibile per assicurare che alternative alla detenzione siano disponibili e accessibili sia per i bambini che per le famiglie. Entrambe le agenzie hanno sottolineato che la detenzione non costituisce mai il superiore interesse dei bambini ed è estremamente dannosa per la loro salute e il loro benessere. I bambini non dovrebbero essere detenuti per motivi connessi all’immigrazione, a prescindere dal loro status giuridico o da quello dei loro genitori.La protezione dei bambini deve iniziare valutando i fattori che li hanno spinti ad abbandonare i propri Paesi, che possono includere violenza, conflitti prolungati, movimenti forzati, povertà infantile e privazioni.L’UNICEF e l’UNHCR accolgono favorevolmente l’impegno politico dell’Unione che dà la priorità e supporta i sistemi di protezione nazionali dell’infanzia anche per i minori sfollati o che si trovano oltre i confini europei.L’UNICEF e l’UNHCR auspicano che Unione Europea e Stati Membri implementino questo piano e sostengano gli Stati nella protezione dei minori passo dopo passo per metter fine allo sfruttamento e agli abusi dei bambini.

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Africa: attacchi suicidi di bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

africa7Secondo il rapporto dell’UNICEF pubblicato oggi, ‘Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis’, il numero di bambini utilizzati in attacchi suicidi nel conflitto del lago Ciad – che coinvolge Nigeria, Ciad, Niger e Camerun – è aumentato a 27 nei primi tre mesi del 2017, rispetto ai 9 casi nello stesso periodo dell’anno scorso. Secondo il rapporto questo incremento rispecchia una pericolosa tattica dei ribelli. Finora, dal 2014, sono stati utilizzati 117 bambini per portare a termine attacchi con bombe in luoghi pubblici in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun: 4 nel 2014, 56 nel 2015, 30 nel 2016 e 27 solo nei primi tre mesi del 2017. Nella maggior parte di questi attacchi sono state utilizzate ragazze. Per questo, le ragazze, i ragazzi e anche i bambini vengono visti con maggiore timore presso i mercati e ai checkpoint, in quanto si sospetta che trasportino esplosivo.“Nei primi tre mesi di quest’anno, il numero di bambini utilizzati in attacchi con bombe equivale quasi al numero complessivo dello scorso anno – questo è l’utilizzo peggiore possibile di bambini in un conflitto,” ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore regionale UNICEF per l’Africa Centrale e Occidentale. “Questi bambini sono vittime, non colpevoli. Costringerli o raggirarli per utilizzarli in questo modo è riprovevole.”
Il rapporto, lanciato tre anni dopo il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, fornisce racconti preoccupanti di bambini cresciuti in cattività per mano di Boko Haram e su come questi bambini siano guardati con sospetto quando tornano nelle proprie comunità.
Nelle interviste, molti bambini che sono stati associati a Boko Haram hanno dichiarato di non parlare con nessuno della loro esperienza perché hanno paura sia di essere stigmatizzati, sia di possibili rappresaglie violente da parte delle loro comunità. Molti di loro sono costretti a sopportare gli orrori subiti in silenzio e si allontanano da altri gruppi per paura di essere banditi o stigmatizzati.Il rapporto, inoltre, sottolinea le sfide che le autorità locali devono affrontare con i bambini che sono stati fermati ai checkpoint e presi in custodia amministrativa per fare loro domande e controlli, facendo crescere la preoccupazione sui prolungati periodi di custodia. Nel 2016, circa 1.500 bambini sono stati in custodia amministrativa in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. Il rilascio di oltre 200 bambini dalle autorità nigeriane, il 10 aprile, rappresenta un passo positivo per la protezione dei bambini colpiti dalla crisi in corso.

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Mostra “Segni, colori e parole per i bambini”

Posted by fidest press agency su martedì, 28 marzo 2017

Roma Sabato 1 Aprile 2017, ore 11:00 / 30 Aprile 2017 Moby Dick – Biblioteca hub culturale Via Edgardo Ferrati 3. Quaranta studentesse dei corsi di Letteratura per l’infanzia tenuti da Lorenzo Cantatore nel Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre durante l’anno accademico 2016-2017 si sono confrontate con i libri di Antonella Abbatiello, una fra le più interessanti illustratrici e scrittrici per l’infanzia attive oggi in Italia. Il progetto, che ha un carattere prettamente didattico, si ispira al dibattito contemporaneo sull’educazione alla lettura e nasce dall’urgenza di sensibilizzare i futuri educatori e insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria a un uso consapevole del libro per bambini, indagandone le infinite possibilità di approccio critico e pedagogico. Dopo un articolato percorso laboratoriale di analisi e interpretazione dei testi e delle immagini di Abbatiello, le studentesse hanno progettato e curato un itinerario espositivo. All’interno di un corpus di opere pubblicate dall’artista lungo circa trentacinque anni di attività, sono stati approfonditi momenti, personaggi, temi, emozioni, luoghi, tecniche, luci e colori con l’intento di mettere a fuoco alcune delle caratteristiche di fondo che rendono questa autrice così amata dal pubblico bambino. Fra i pannelli didattici ritroveremo immagini e parole tratte da libri ormai celebri come Stella stellina, Storie piccine picciò, La pappa dolce, Maremé¸ Farfalla, Alfabeto delle fiabe, Facce ecc. Alla mostra le giovani curatrici hanno pensato di collegare una serie di laboratori dedicati ai piccoli visitatori. I bambini potranno assistere a letture ad alta voce degli albi illustrati di Antonella Abbatiello, ma anche essere protagonisti di attività grafico-pittoriche ispirate al mondo di quest’autrice che non finisce mai di sorprendere i suoi lettori, sia piccoli che grandi.

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Finalmente a Roma una casa per liberare i bambini detenuti

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 marzo 2017

rebibbiaRoma “L’annuncio da parte di Virginia Raggi, sindaca di Roma, dell’imminente apertura della Casa di Leda, casa famiglia per le donne detenute con bambini attualmente recluse nel carcere di Rebibbia, è una buona notizia, da tempo attesa. A 16 anni esatti dalla legge Finocchiaro, approvata l’8 marzo del 2001, che prevedeva misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra recluse e figli minori”. Lo afferma il Senatore del Pd Luigi Manconi, Presidente della commissione Diritti umani.
“Ho seguito passo dopo passo grazie anche al lavoro svolto dalla Commissione diritti umani del Senato – aggiunge Manconi – il progetto che ha portato all’apertura della prima casa famiglia in Italia, contribuendo a facilitare in questi anni la collaborazione tra le diverse istituzioni competenti e le associazioni. Importante il sostegno di Poste italiane. Un ringraziamento sentito va a Francesca Danese, assessore alle politiche sociali della giunta Marino, per la determinazione con cui ha voluto portare a compimento il progetto, individuando e riuscendo a ottenere la struttura, confiscata alla criminalità, nonostante le resistenze manifestatesi da più parti”.
“L’auspicio – conclude Manconi – è che sorgano presto in Italia altre case famiglia per assicurare a quelle decine di bambini costretti oggi a vivere in carcere, uno spazio adeguato alle loro esigenze”.

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Un asilo per i bimbi milanesi nel carcere di Opera?

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 marzo 2017

porta nuova milanoMilano potrebbe avere il suo prossimo asilo nido all’interno del carcere di Opera. Una struttura quasi pronta all’uso è presente nell’istituto ed è stata visionata ieri da Simonetta D’Amico, consigliera comunale PD a Milano insieme a Gianni Rubagotti, iscritto al Partito Radicale e l’avvocato Paola Ponte insieme al Direttore Giacinto Siciliano durante una visita all’istituto organizzata dal Partito Radicale.
“Uno spazio che è stato inaugurato 4 anni fa che è un asilo nido dedicato ai dipendenti del carcere e che è stato però utilizzato solo in parte.” ha dichiarato D’Amico “L’idea che secondo me è da portare avanti è quella di convenzionarlo col Comune di Milano e di poter aprire questo asilo nido anche ai cittadini milanesi.
E’ una struttura bellissima, bisogna visitarla per rendersene conto, e sarebbe una opportunità sia dal punto di vista delle famiglie, perché sarebbe un costo inferiore rispetto a un asilo nido in zona centrale, e per far vivere il carcere sotto un punto di vista diverso”
Lo spazio inoltre è videosorvegliato, dando quindi massime garanzie ai genitori sul comportamento degli educatori presenti, e avrebbe costi molto ridotti per il comune.
La delegazione ha incontrato alcuni dei detenuti che hanno digiunato durante la Marcia per l’Amnistia dello scorso novembre informandoli sullo sciopero della fame di oramai 3 settimane di Rita Bernardini e Lucio Berté per chiedere lo stralcio di alcune norme della riforma della giustizia per garantirne l’approvazione in questa legislatura.
Lucio Berté digiuna inoltre per chiedere il rispetto di una mozione votata all’unanimità dal Consiglio Regionale lombardo che chiede che la ASL durante le visite nelle carceri controlli anche le cartelle cliniche dei detenuti.
La delegazione ha visitato alcuni dei detenuti anziani, alcuni dei quali ultraottantenni e con forti problemi fisici, un detenuto marocchino su sedia a rotelle in seguito a un ictus e che ha problemi di memoria.
Nell’ottica di rieducare i detenuti attraverso il lavoro sta per essere ampliato il panificio interno del carcere e nella ex-gelateria verrà aperto un pastificio che servirà altri istituti penitenziari.
Grazie anche alla collaborazione con atenei milanesi alcuni detenuti seguono corsi universitari, in generale già dalla loro entrata nell’istituto si cerca di instradare i detenuti verso percorsi formativi. Nella foto: Simonetta D’Amico (PD), consigliere comunale a Milano.

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“In tema di genitorialità”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

giustizia“La sentenza della Corte d’Appello di Trento finalmente ci libera dall’ossessione del biologico e rimette al centro l’interesse dei bambini e delle bambine”: così Gabriele Piazzoni commenta la sentenza storica del tribunale trentino che ha riconosciuto la piena genitorialità ad una coppia di padri che hanno fatto ricorso alla gestazione per altri. “I giudici si sono espressi con chiarezza, assumendo alla lettera il legame genitoriale descritto nel certificato di nascita dei piccoli, e affermando che il vincolo genitori figli è costituito non tanto dal legame biologico, ma dalla volontà dei genitori di accudire e crescere un bambino o una bambina, provvedendo alle sue esigenze ed assumendosi la responsabilità di occuparsene. La Corte ha riconosciuto il diritto di quei bambini alla piena tutela del loro legame con i genitori, in quanto loro inalienabile diritto. il Legislatore mediti su questa sentenza e rifletta sulla necessità di una riforma del diritto di famiglia che rimetta davvero al centro i bambini e le bambine, compresi quelli la cui famiglia risulta ancora in parte invisibile allo Stato. Una riforma che riconosca la complessità e la molteplicità dei legami familiari, aprendo a tutti i tipi di famiglia in grado di provvedere alla cura dei bambini e delle bambine e liberandoli da ingiusti calvari giudiziari, che in molti casi, e ci auguriamo d’ora in avanti in tutti, non fanno che ribadire la meta che il Parlamento non ha avuto ancora il coraggio di raggiungere”, conclude Piazzoni.

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1,4 milioni di bambini a rischio di morte in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

unicefSecondo l’UNICEF, quest’anno, circa 1,4 milioni di bambini sono a rischio di morte imminente per malnutrizione acuta grave, viste le incombenti carestie in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen.“Il tempo sta per finire per oltre 1 milione di bambini”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Possiamo ancora salvare tante vite. La malnutrizione acuta e l’incombente carestia sono principalmente causate dall’uomo. Il nostro comune sentire richiede azioni più veloci. Non dobbiamo ripetere la tragedia della carestia nel Corno d’Africa del 2011.”
In Sud Sudan, un paese colpito da conflitti, povertà e insicurezza, oltre 270.000 bambini sono gravemente malnutriti. La carestia è stata recentemente dichiarata in alcune zone dello Stato di Unity nella parte centrosettentrionale del Paese, dove vivono 20.000 bambini. Se non sarà fatto nulla per bloccare la gravità e la diffusione della crisi alimentare, il numero totale di persone colpite nel paese ci si aspetta crescerà da 4,9 a 5,5 milioni con il culminare della stagione secca a luglio.
In Somalia, la siccità sta minacciando una già fragile popolazione danneggiata da anni di conflitto. Circa la metà della popolazione, 6,2 milioni di persone, stanno affrontando una grave situazione di insicurezza alimentare e hanno bisogno di assistenza umanitaria. Quest’anno si prevede che circa 185.000 bambini soffriranno di malnutrizione acuta grave, nei prossimi mesi questo dato ci si aspetta arriverà a 270.000.
Nel Nordest della Nigeria, il numero di bambini colpiti da malnutrizione acuta grave ci si aspetta che quest’anno arriverà a 450.000 negli stati colpiti dal conflitto di Adamawa, Borno e Yobi. Secondo il Fews Net- il Sistema di allerta precoce della carestia che monitora l’insicurezza alimentare – l’anno scorso la carestia probabilmente era presente in alcune delle aree precedentemente inaccessibili degli Stati del Borno, è probabilmente in corso e si espanderà in altre aree che non sono ancora state raggiunte dagli aiuti umanitari.
In Yemen, a causa degli ultimi due anni di violenti conflitti, 462.000 bambini sono attualmente colpiti da malnutrizione acuta grave – con un aumento dal 2014 di circa il 200%.
Quest’anno, l’UNICEF sta lavorando con i suoi partner per garantire cure terapeutiche a 220.000 bambini gravemente malnutriti in Nigeria; oltre 200.000 bambini gravemente malnutriti in Sud Sudan; oltre 200.000 bambini gravemente malnutriti in Somalia e 320.000 bambini in Yemen.

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