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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 19

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Siria: inizio d’anno sanguinoso con oltre 30 bambini uccisi nelle prime due settimane del 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

siriasiria1“Con l’inizio del nuovo anno, nel mondo, la maggior parte dei genitori sono pieni di speranza per il futuro dei propri figli; le madri e i padri in Siria, invece, sono in lutto per i bambini che hanno perso. È scioccante che nei primi 14 giorni dell’anno più di 30 bambini siano stati uccisi in un’escalation di violenza nella zona orientale di Ghouta, dove si stima che 200.000 bambini siano rimasti intrappolati sotto assedio dal 2013. A Idlib, nel nord-ovest del paese, si parla di gravi violenze avvenute nelle ultime settimane, a seguito delle quali sono rimasti uccisi e feriti decine di bambini e donne e sfollati circa 100.000 civili. È vergognoso che, dopo quasi sette anni di conflitto, continui una guerra contro i bambini mentre il mondo guarda. Milioni di bambini in tutta la Siria e nei paesi vicini hanno subito le conseguenze devastanti di livelli di violenza ininterrotti in diverse parti del paese.L’UNICEF ha ricevuto informazioni dall’interno dell’area orientale di Ghouta: le persone si stanno rifugiando nel sottosuolo temendo per la loro vita. Un attacco particolarmente violento contro edifici residenziali sembra essere stato così forte da ferire 80 civili, tra cui bambini e donne. Il personale medico ha dovuto faticare per estrarre i sopravvissuti dalle macerie.Due strutture mediche sono state attaccate negli ultimi giorni a est di Ghouta, e la maggior parte dei centri sanitari hanno dovuto chiudere a causa della violenza. In alcune zone, le cliniche mobili di emergenza sono siria2l’unico modo per le famiglie di ricevere assistenza e cure mediche. A Idlib, l’ospedale materno-infantile e pediatrico di Ma’arrat An Nu’man è stato attaccato tre volte, rendendolo non operativo, e almeno un paziente e due medici sono stati uccisi. Secondo quanto riferito, le scuole sono state chiuse all’interno e intorno a Ghouta est in un momento in cui i bambini di altri paesi siriani sono impegnati negli esami intermedi. Mentre alla fine dell’anno scorso abbiamo visto un piccolo barlume di speranza con l’evacuazione di 17 bambini bisognosi di cure mediche urgenti, l’intensificarsi della violenza all’interno e intorno a Ghouta est ha trasformato la speranza in disperazione per i restanti 120 bambini che continuano a soffrire in silenzio in attesa di un’evacuazione medica urgente.Dobbiamo essere in grado di raggiungere i bambini bisognosi di assistenza umanitaria, con urgenza e senza restrizioni, ovunque si trovino in Siria. Le varie parti coinvolte nel conflitto possono far sì che ciò avvenga, consentendo immediatamente agli operatori umanitari di raggiungerli con l’assistenza salvavita.L’UNICEF continuerà a fornire assistenza umanitaria essenziale per la sopravvivenza e il benessere mentale dei bambini in tutta la Siria. Per i bambini più vulnerabili nelle aree assediate e difficili da raggiungere, possiamo e dobbiamo fare di più. Di che cosa ha bisogno il mondo per intraprendere un’azione collettiva per porre fine alla guerra contro i bambini in Siria? E chi combatte, quando si renderà conto che, uccidendo i bambini, sta uccidendo anche il futuro della Siria?”. (foto. siria)

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Il primo giorno dell’anno nasceranno nel mondo quasi 386 mila bambini, 1.325 in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

maternitaSecondo l’UNICEF oggi nasceranno in tutto il mondo quasi 386.000 bambini; di questi oltre il 90% nascerà nelle regioni meno sviluppate, in Italia nasceranno circa 1.325 bambini.L’Isola di Christmas delle Kiribati, una piccola isola nel Pacifico, molto probabilmente accoglierà il primo bambino nato nel 2018, gli Stati Uniti l’ultimo. A livello globale, oltre la metà di queste nascite dovrebbe avvenire in 9 paesi: in India 69.070; in Cina 44.760; in Nigeria 20.210; in Pakistan 14.910; in Indonesia 13.370; negli Stati Uniti d’America 11.280; nella Repubblica Democratica del Congo 9.400; in Etiopia 9.020; in Bangladesh 8.370.Molti bambini sopravvivranno, altri non ce la faranno a superare il primo giorno. Nel 2016, ogni giorno, sono morti circa 2.600 bambini nelle prime 24 ore di vita. Per almeno 2 milioni di neonati, la prima settimana di vita è stata anche l’ultima. Complessivamente 2,6 milioni di bambini sono morti prima della fine del loro primo mese di vita. Tra questi bambini, oltre l’80% delle morti di neonati sono state dovute a cause prevenibili e curabili come nascita prematura, complicazioni durante il parto e infezioni come sepsi e polmonite.Negli ultimi 20 anni, il mondo ha assistito a progressi per la sopravvivenza infantile mai visti prima, dimezzando il numero di bambini nel mondo morti prima di compiere 5 anni, arrivando a 5,6 milioni nel 2016. Nonostante questi traguardi, sono lenti i progressi per i neonati. I bambini che muoiono durante il 1° mese di vita rappresentano il 46% di tutte le morti tra i bambini sotto i 5 anni.Il prossimo mese, l’UNICEF lancerà l’iniziativa Every Child Alive, una campagna globale per chiedere e fornire, a prezzi accessibili, soluzioni mediche di qualità per tutte le mamme e i neonati. Queste comprendono: costante alimentazione di elettricità e acqua pulita per le strutture sanitarie, la presenza di assistenza sanitaria specializzata al parto, disinfezione del cordone ombelicale, allattamento durante le prime ore dopo il parto, contatto corpo a corpo tra la madre e il bambino.“Stiamo entrando in un’era in cui tutti i neonati del mondo potrebbero avere l’opportunità di vedere il 22° secolo”, ha ricordato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. “Sfortunatamente, circa la metà dei bambini nati quest’anno non ce la farà. Mentre un bambino nato in Italia a gennaio 2018 vivrà probabilmente fino al 2101, un bambino somalo potrebbe arrivare al 2075. In questo nuovo anno, l’obiettivo dell’UNICEF è di aiutare a garantire a ogni bambino più di un’ora, più di un giorno o un mese di vita, più della mera sopravvivenza. Chiediamo ai governi e ai partner di unirsi in questa battaglia per salvare le vite di milioni di bambini dando il loro supporto con soluzioni economiche, ma concrete”, ha concluso Guerrera.

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Filippine: pronto a sostenere il governo per aiutare i bambini e le famiglie colpite dalla tempesta tropicale “Vinta” (“Tembin”)

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 dicembre 2017

filippineL’UNICEF sta monitorando da vicino la situazione dei bambini e delle famiglie colpite dalla tempesta tropicale Vinta (o “Tembin”), che ha colpito le Filippine in diverse zone.
L’ acqua, le strutture igienico-sanitarie, la cura e la gestione dei feriti, l’accesso al cibo sono i bisogni più immediati. Un team dell’UNICEF fuori dal Field Office di Mindanao sta lavorando 24 ore su 24 con i partner sul campo per valutare l’entità dei danni e delle perdite.
L’UNICEF è pronto a fornire, se verranno richiesti, acqua salvavita, servizi igienici e sanitari. I rifornimenti idrici e igienico-sanitari dell’UNICEF, pronti per essere dislocati, includono kit idrici per le famiglie, pastiglie per la purificazione dell’acqua, taniche e tende.
Particolarmente preoccupanti sono le condizioni degli sfollati all’interno dei campi, delle comunità già vulnerabili coinvolte nel conflitto di Marawi che sono state nuovamente colpite. Le tende sono state facilmente distrutte dal vento e dalla pioggia e hanno spinto le famiglie a cercare rifugio altrove.Lanao del Sur è stato duramente colpito. L’UNICEF è presente in alcune delle aree colpite e continuerà a monitorare e mantenere stretti contatti con le autorità locali. In qualsiasi situazione di emergenza, i bambini sono tra i più vulnerabili. La priorità dell’UNICEF è garantire che le vite dei bambini siano salvate e protette; è necessario fare in modo che i bambini non siano in pericolo o a contatto con fonti d’acqua contaminate o epidemie, che spesso si verificano in seguito ad una catastrofe naturale. “Il nostro cuore è vicino ai bambini e alle famiglie colpite e rese vulnerabili dalla tempesta Vinta in questo periodo dell’anno in cui la maggior parte dei filippini si prepara a festeggiare il Natale. L’UNICEF è pronto a sostenere il governo e i partner per affrontare al meglio i rischi per la vita e la salute dei bambini e alleviare le sofferenze delle comunità colpite “, ha dichiarato Lotta Sylwander, Rappresentante dell’UNICEF Filippine.

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Italiani: meno nascite. Era ora!!

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

certificato-nascita“L’Italia ha perso centomila bambini. L’Istat fotografa un Paese che non riesce a contrastare il calo delle nascite”. E’ uno dei tanti titoli dei media italiani di oggi a commento del fatto che nascono meno bambini altrettanto italiani sul territorio della Penisola; commenti abbastanza unanimi nel valutare i dati in termini negativi. Un trend che grossomodo si allinea a quelli della maggior parte dei cosiddetti Paesi sviluppati, mentre e’ il perfetto contrario a quello che accade agli altrettanto cosiddetti Paesi in via di sviluppo. E questi ultimi, che non ce la fanno completamente ad affrontare questo loro passaggio ad una vita meno disperata, sono anche i Paesi da cui partono molti migranti che vengono a cercar fortuna da “noi”; e quando riescono a non morire durante il viaggio, si insediano e fanno figli a iosa in nome della loro tradizione culturale e di sopravvivenza. Quella stessa tradizione culturale che, chi si lagna del calodemografico di italiani, sembra rimpiangere. La conseguenza logica tra figli e sicurezza e continuita’ della famiglia, ha avuto un senso nelle societa’ dove la presenza fisica e numerica era prerogativa di benessere e ricchezza, ma ci lascia piu’ di un dubbio nel 2017. Figli per le guerre, per i campi o le botteghe della famiglia; figli per popolare le citta’ e renderle quindi piu’ sicure e difendibili. Ma oggi, che le citta’ (le metropoli, essenzialmente) sono degli agglomerati/mostri di invivibilita’; oggi che la sicurezza è quasi esclusivamente in termini tecnologici; che il lavoro non è necessariamente aggregazione di umani in certi luoghi (grandi fabbriche, etc), ma uso delle individualita’, anche territorialmente dislocate…. Oggi, che senso ha lamentarsi cosi’? Certo, non siamo ancora alla globalizzazione totale, e il mondo è diviso in cosiddetti sviluppati e in via di sviluppo. Ma in questo frangente, se in Paesi come l’Italia si fanno meno figli, perche’ non valutare questa tendenza in termini positivi? Una tendenza contraria e’ in corso in tante parti del mondo… parti del mondo che non possiamo ignorare perche’ “sono al di la’ delle colonne d’Ercole” (siamo nel 2017!!), che’ sono elementi integranti il nostro sistema, il nostro trend; sia perche’ non abbiamo alternative a considerarli in tutte le nostre politiche (possiamo fare a meno, per esempio, di certi metalli per fare telefonini, metalli che sono nei Paesi del Terzo e Quarto mondo, o di mano d’opera per la raccolta dei pomodori?), sia perchè sono ancora il retaggio di quella cultura di prolificazione incosciente che -per svariati motivi, non ultimo quello religioso- abbiamo loro inculcato con secoli e secoli di sfruttamento violento?Noi siamo preoccupati perche’ sembra che queste valutazioni e queste domande siano secondarie per l’informazione e i decisori politici. Entrambi sembra che lavorino per creare allarmi e cercare consensi. Ma come e su cosa? Nel primo caso (informazione), creando allarmi che sembrano tali solo a seguito di un’attenzione limitata e non globale dei fenomeni. Nel secondo caso (decisori politici) guardando solo ad un immediato presunto disagevole, e mai oltre il proprio naso o semplicemente dietro l’angolo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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UNICEF: nuovo rapporto sulla violenza contro i bambini

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 novembre 2017

unicefSecondo un nuovo rapporto dell’UNICEF lanciato oggi, un impressionante numero di bambini – alcuni anche di appena 12 mesi – hanno vissuto esperienze di violenza, spesso causate da chi dovrebbe prendersene cura. Lo studio A Familiar Face: Violence in the lives of children and adolescents (“Un volto familiare: la violenza nelle vite di bambini e adolescenti”) usa gli ultimi dati per rivelare le violenze che i bambini subiscono in ogni momento della loro infanzia e in tutti i contesti:
Tre quarti dei bambini del mondo tra i 2 e i 4 anni – circa 300 milioni – subiscono a casa aggressioni psicologiche e/o fisiche da coloro che se ne dovrebbero prendere cura.
Circa 6 bambini su 10 di un anno di età, in 30 paesi in cui sono disponibili dati, sono regolarmente vittime di un’educazione violenta: circa un quarto dei bambini di un anno viene strattonato per punizione e circa 1 su 10 viene schiaffeggiato o colpito al viso, alla testa o alle orecchie.
Nel mondo, 1 bambino su 4 sotto i 5 anni – 176 milioni – vive con una madre vittima di un partner violento.
Nel mondo, circa 15 milioni di ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni sono state costrette a rapporti sessuali o altri tipi di violenza sessuale durante la loro vita;Solo l’1% delle ragazze adolescenti che hanno subito violenza sessuale ha dichiarato di aver chiesto l’aiuto di uno specialista;
Nei 28 paesi i cui dati sono disponibili, in media, il 90% delle ragazze adolescenti che hanno subito violenza sessuale, ha dichiarato che il perpetratore del primo atto era una persona che già conosceva. I dati di 6 paesi rilevano che amici, compagni di classe e partner sono tra coloro maggiormente indicati come i perpetratori di violenza sessuale contro i ragazzi adolescenti.
A livello globale, ogni 7 minuti un adolescente viene ucciso a causa di un atto di violenza;
Negli Stati Uniti, i ragazzi neri non ispanici tra i 10 e i 19 anni hanno una probabilità circa 19 volte maggiore di essere uccisi rispetto a un ragazzo bianco e non ispanico della stessa età. Se il tasso di omicidi tra i ragazzi adolescenti neri non ispanici fosse applicato all’intera popolazione del paese, gli Stati Uniti risulterebbero fra i 10 paesi più pericolosi al mondo;
Nel 2015, un ragazzo adolescente nero non ispanico aveva la stessa probabilità di essere ucciso per omicidio negli Stati Uniti rispetto al rischio che correva un ragazzo adolescente che viveva in Sud Sudan di morire a causa della violenza collettiva che dilaniava il paese;
L’America Latina e i Caraibi sono l’unica regione in cui il tasso di omicidi tra gli adolescenti è aumentato; nel 2015, circa la metà di tutti gli omicidi tra gli adolescenti a livello globale è avvenuta in questa regione.
La metà di tutti i bambini in età scolare – 732 milioni – vive in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola non sono totalmente proibite;Tre quarti delle sparatorie documentate avvenute negli ultimi 25 anni nelle scuole si sono verificate negli Stati Uniti.
Per quanto riguarda gli adolescenti (età 11 – 15 anni) che hanno riferito di aver compiuto atti di bullismo a scuola almeno una volta, l’Italia si colloca tra i 10 paesi con la percentuale più bassa. Anche per quanto riguarda la percentuale di adolescenti (età 13 – 15 anni) che riferiscono di aver subito episodi di bullismo il nostro Paese si colloca nei posti più bassi della classifica. “Al di là delle classifiche il bullismo rappresenta comunque una realtà per molti adolescenti che vivono in Italia, per questo è importante non abbassare la guardia. In tal senso è positivo che vengano poste in atto misure di contrasto al fenomeno quali la recente presentazione da parte del MIUR del Piano nazionale per l’educazione al rispetto e le relative Linee guida e delle Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo” ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.
L’UNICEF nel suo lavoro è impegnato a porre fine alle violenze, supportando gli sforzi governativi per migliorare i servizi per i bambini colpiti da violenze, sviluppando politiche e leggi che proteggano i bambini e aiutando le comunità, i genitori e i bambini a prevenire la violenza con programmi pratici, come corsi per i genitori e azioni contro la violenza domestica.

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Oltre 1,5 milioni di bambini vulnerabili in Africa Occidentale e Centrale

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

dakarDakar. Rischiano di andare a scuola affamati o di non andarci affatto, a causa della mancanza di finanziamenti per i pasti a scuola nutrienti del World Food Programme (WFP). Lo ha annunciato l’agenzia delle Nazioni Unite all’inizio dell’anno scolastico 2017-2018. Complessivamente, il programma regionale del WFP si trova a dover fronteggiare una mancanza di fondi pari a 76 milioni di dollari, ha avvertito l’agenzia nel corso del forum annuale sulla nutrizione infantile che ha riunito gli esperti a Montreal e che è stato congiuntamente sponsorizzato e ospitato da Global Child Nutrition Foundation, Centro di Eccellenza del WFP contro la fame, e a Breakfast Club del Canada. Le ripercussioni sono drammatiche dal momento che i pranzi e gli snack nutrienti e sostanziosi forniti dal WFP sono, per molti giovani, l’unico pasto che riescono a consumare nell’arco dell’intera giornata. Più in generale, la stretta nei finanziamenti mette a rischio un’intera generazione, con ricadute piú ampie sulle economie nazionali e sullo sviluppo. “Non riuscire a finanziare completamente i pasti scolastici significa che, collettivamente, stiamo mettendo a repentaglio le prossime generazioni e il futuro dell’Africa” ha affermato Abdou Dieng, Direttore Regionale del WFP in Africa Occidentale e Centrale. “I pasti scolastici sono uno dei migliori investimenti che la comunità internazionale possa fare per assicurare una buona partenza ai bambini di alcuni dei Paesi più poveri del mondo.” Ne è un esempio il caso della Repubblica Centrafricana colpita dal conflitto, dove il programma di pasti scolastici del WFP prevedeva di raggiungere oltre 200.000 giovani ed è finanziato solamente per metà. Ancor piú critico è il caso del programma in Burkina Faso, destinato a quasi 83.000 bambini – e finanziato per una percentuale pari a zero.
In Niger, dove i pasti a scuola del WFP raggiungono oltre 250.000 alunni, il programma è finanziato solo per il 19 per cento mentre, in Senegal, solo per il cinque per cento. Altri Paesi particolarmente a rischio sono Liberia, Mali e Mauritania ma la mancanza di finanziamenti si estende a tutta la regione.
“Stiamo parlando di alcuni tra i bambini più affamati e vulnerabili”, ha aggiunto Dieng. “Questa è una crisi dell’istruzione, ma anche una crisi della nutrizione e della sicurezza alimentare che sono i pilastri fondamentali dello sviluppo”.Nel complesso, il programma prevede di raggiungere circa 2,2 milioni di giovani nel corso dell’anno accademico 2017-2018, spesso in aree con livelli estremamente alti di fame e malnutrizione. Senza un adeguato finanziamento, la maggior parte di questi giovani studenti finirà l’anno scolastico affamato.
Gli studi mostrano come i pasti aiutino a migliorare i tassi di frequenza e le prestazioni scolastiche. Essi, inoltre, costituiscono un incentivo fondamentale per i genitori nel mandare a scuola i propri figli – soprattutto le bambine– e a non ritirarli da scuola.Sebbene in alcuni casi governi o altre agenzie dirigano o contribuiscano al programma del WFP in Africa Occidentale e Centrale, in molte aree il WFP è l’unico o il principale fornitore di pasti scolastici. Nel corso degli anni, tuttavia, il WFP ha ridotto la sua copertura per mancanza di fondi.

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1 bambino su 5 in Medioriente e Nord Africa ha bisogno di aiuti umanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

unicef1Secondo gli ultimi dati e analisi, circa 1 bambino su 5 nel Medioriente e nel Nord Africa ha bisogno di assistenza umanitaria immediata. Oltre il 90% di questi bambini vive in paesi colpiti da conflitti. “I conflitti continuano a privare milioni di ragazzi e ragazze della loro infanzia. In Medioriente e in Nord Africa si rischia di cancellare decenni di progressi,” ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF. In Siria e nei paesi che ospitano rifugiati, circa 12 milioni di bambini siriani hanno bisogno di assistenza umanitaria, un numero in aumento rispetto al mezzo milione del 2012. Si stima che circa 2 milioni di bambini che vivono in aree difficili da raggiungere o sotto assedio abbiano ricevuto negli anni un’assistenza umanitaria limitata.
In Yemen, i combattimenti hanno distrutto i sistemi igienici e idrici, innescando la peggiore epidemia di colera e diarrea acquosa acuta del mondo, con oltre 610.000 casi sospetti ad oggi. Oltre metà delle strutture sanitarie dello Yemen non sono operative e i sistemi idrici sono stati distrutti, tagliando fuori dall’accesso ad acqua sicura e all’assistenza sanitaria di base circa 15 milioni di persone.
In Iraq, oltre 5 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza, visto che i pesanti combattimenti si sono intensificati anche a Mosul e recentemente a Tel-Afar. Hanno bisogno di acqua, cibo, un riparo e istruzione.
Nella striscia di Gaza, la crisi energetica in corso ha ridotto l’accesso all’acqua del 30%. I casi di diarrea fra i bambini piccoli sono raddoppiati in appena tre mesi.
I bambini sono stati colpiti più duramente dal perdurare di anni di violenze, sfollamento e mancanza di servizi basilari. Le infrastrutture civili, fra cui ospedali, impianti elettrici, idrici e igienico-sanitari sono stati spesso attaccati, esponendo i bambini a rischio di malattia e morte.
Milioni di famiglie sono state costrette a scappare dalle proprie case – alcune diverse volte e mentre erano sotto attacco. Le continue violenze e gli sfollamenti hanno reso sempre più difficile reagire per i bambini e le famiglie. “Di questi conflitti non si riesce a intravedere la fine e le risorse finanziarie delle famiglie si stanno esaurendo, per questi motivi in molte non hanno altra scelta che mandare i propri bambini a lavorare o far sposare precocemente le proprie figlie. Il numero di bambini affiliati ai combattimenti è più che duplicato,” ha dichiarato Cappelaere.
“I bambini in Medioriente e Nord Africa hanno sopportato livelli di violenze mai visti prima e hanno assistito a orrori a cui nessuno dovrebbe assistere. Se le violenze e le guerre dovessero continuare, le conseguenze – non solo per la regione, ma per il mondo intero – sarebbero tragiche. I leader mondiali devono fare molto di più per porre fine alle violenze, per il bene dei ragazzi e delle ragazze e del loro futuro,” ha concluso Cappelaere.

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«I bambini cristiani nei campi profughi sudanesi sono costretti a recitare le preghiere islamiche per ricevere il cibo»

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

sud sudanÈ quanto denuncia ad Aiuto alla Chiesa che Soffre una fonte in loco che per motivi di sicurezza preferisce rimanere anonima. Attualmente si stima che vi siano 700mila cristiani sudsudanesi rifugiati in Sudan, la maggior parte dei quali alloggia nei campi profughi. «Sono confinati in quei luoghi – continua la fonte – perché il governo non permette loro di andare più a nord e raggiungere le città». All’interno dei campi le condizioni sono invivibili e il cibo offerto dal governo insufficiente. La quantità fornita mensilmente alle famiglie dura a malapena per due settimane, perché, secondo la fonte di ACS, gli aiuti delle Nazioni Unite vengono in larga parte trafugati e poi venduti al mercato, spesso con ancora ben visibile il logo dell’agenzia Onu che li ha donati.Il governo impedisce alle organizzazioni umanitarie di vigilare sulla distribuzione degli aiuti e non permette alle associazioni legate alla Chiesa di offrire alcun sostegno ai rifugiati. All’interno dei campi i rifugiati cristiani, bambini inclusi, si trovano ad affrontare non soltanto la miseria, ma anche la discriminazione e la persecuzione. «Una piaga purtroppo diffusa in tutto il Paese – afferma il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro – Nel Sudan guidato dal regime islamista di Omar al Bashir, in cui vige la sharia islamica, la persecuzione anticristiana ha raggiunto livelli gravissimi». Oltre a doversi conformare ai costumi islamici – continuano i casi di donne cristiane arrestate per “abbigliamento indecente” – negli ultimi mesi i cristiani hanno dovuto sopportare anche la demolizione di alcune chiese. «E molte altre rischiano di essere abbattute – continua Monteduro – La motivazione addotta da Khartoum è violazione dei piani regolatori, ma è ben noto l’intento di al-Bashir di eliminare la presenza cristiana dal Paese».

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Colera in Yemen

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

YemenIl popolo dello Yemen continua ad essere colpito da una crisi umanitaria senza precedenti e per lo più causata dall’uomo. Nonostante le sofferenze, gli yemeniti stanno portando avanti ogni giorno una lotta contro diarrea acquosa acuta e colera, che adesso sta dando risultati positivi.Grazie ad una risposta senza pari degli operatori locali, supportati da ONG internazionali e dalle Organizzazioni delle Nazioni Unite, il numero settimanale di nuovi casi riportati è diminuito di un terzo dalla fine di giugno. Operatori sanitari, per l’acqua e per i servizi igienici – che non hanno ricevuto retribuzione per oltre 10 mesi – stanno lavorando instancabilmente per fermare l’epidemia, che resta la peggiore al mondo con oltre 550.000 casi sospetti e oltre 2.000 morti registrate associate alla malattia da aprile. Oltre la metà dei casi sospetti sono bambini.Gli sforzi collettivi per curare i malati e migliorare i sistemi idrici e i servizi igienico sanitari hanno contribuito a rallentare la diffusione della malattia.“Abbiamo avuto difficoltà per curare il numero di pazienti che sono venuti da noi – molti dei quali in condizioni gravi,” ha dichiarato Nahla Arishi, Vice Direttore e Responsabile del centro di cura del colera all’Ospedale Alsadaqah ad Aden. “L’ospedale è affollato e abbiamo scarsa disponibilità di letti e medicine di base. Non posso chiudere le porte dell’ospedale e non accettare i bambini perché non ci sono abbastanza letti – sono un dottore e una madre.”Una campagna di sensibilizzazione per il colera a livello nazionale è attualmente in corso, sono stati mobilitati oltre 40.000 volontari porta a porta e hanno raggiunto fino ad ora oltre 2,7 milioni di famiglie – approssimativamente l’80% delle famiglie in Yemen. Nonostante i recenti progressi, la fine della lotta contro il colera è ancora lontana. Tra continue violenze, i sistemi idrici e i servizi igienici al collasso e oltre la metà delle strutture sanitarie nel paese fuori uso, almeno 15 milioni di persone sono tagliate fuori dall’accesso all’acqua sicura e ai servizi sanitari di base. Il paese resta ancora sull’orlo della carestia, si stima che circa 385.000 bambini stiano soffrendo di malnutrizione acuta grave, essendo in questo modo esposti maggiormente a rischio di diarrea acquosa acuta e colera.Per non perdere i progressi fatti, la comunità internazionale deve ampliare il suo supporto per ricostruire le strutture sanitarie, per l’acqua e per i servizi igienico sanitari e investire per prevenire future epidemie. Se i combattimenti non finiranno, moriranno altri bambini. L’UNICEF chiede a tutte la parti in conflitto di trovare una soluzione politica di pace alle violenze in Yemen per
salvare le vite dei bambini e offrire loro la prospettiva di un futuro più luminoso.

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Siria: i bambini di Raqqa hanno bisogno di assistenza e protezione immediata

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

siria”L’impatto della guerra sui bambini in Siria continua ad essere sconcertante. I continui e pesanti combattimenti hanno fatto sfollare migliaia di famiglie dalla città di Raqqa e da Deir-ez-Zor.
Ho terminato una missione nei campi di Areesha, Ein Issa e Mabrouka, dove ho incontrato bambini sfollati e ho supervisionato le attività salvavita che sta facendo l’UNICEF sul campo. Sono sopraffatto dalle esperienze profondamente traumatizzanti che questi bambini hanno vissuto. Hanno patito violenze brutali, perso amici e familiari. Sono terrorizzati, ma hanno ancora speranza.
Rawan, una bambina di 11 anni sfollata, che è fuggita da Raqqa, mi ha detto: “Prima giocavamo spesso, ma dopo è arrivato il buio. Secondo le notizie dalla città di Raqqa che l’UNICEF sta ricevendo, diverse migliaia di bambini continuano ad essere intrappolati nella città, bloccati sotto la linea diretta dei combattimenti. Senza un accesso per le agenzie umanitarie, la città è completamente tagliata fuori dall’assistenza salvavita. I bambini e le famiglie non hanno acqua sicura o ne hanno poca, mentre le riserve di cibo si stanno esaurendo velocemente. Ai bambini e alle famiglie che sperano di lasciare la città di Raqqa deve essere permesso di farlo in sicurezza e con dignità. Mentre il conflitto si intensifica ulteriormente, aumenta il rischio per i bambini intrappolati nella città di Raqqa di morire e di rimanere feriti. Le parti in conflitto devono proteggerli e facilitare un passaggio sicuro affinché i civili si possano spostare in sicurezza. Sei anni e mezzo di conflitto hanno privato milioni di bambini della loro infanzia e hanno inflitto sofferenze inenarrabili su di loro. Le parti in conflitto devono fermare le violenze in Siria ed essere all’altezza dei loro obblighi legali verso i bambini. Tutti i bambini in Siria, a prescindere dal luogo in cui si trovano o dalla famiglia da cui provengono, devono essere protetti, sempre”.

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In aumento il numero di bambini utilizzati come “bombe umane”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 agosto 2017

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Nigeria. L’UNICEF è estremamente preoccupato dall’agghiacciante aumento del crudele e calcolato utilizzo di bambini, soprattutto di ragazze, come “bombe umane” nel nordest della Nigeria. Negli ultimi anni, i bambini sono stati ripetutamente usati in questo modo e fino ad ora quest’anno il loro numero è già quattro volte maggiore rispetto al totale dell’ultimo anno.Dal 1 gennaio 2017, sono stati usati 83 bambini come “bombe umane”: 55 ragazze, il più delle volte sotto i 15 anni, e 27 ragazzi, fra cui un bambino che è stato legato a una ragazza. Questo utilizzo di bambini è un’atrocità. I bambini usati come “bombe umane” sono, prima di tutto, vittime, non colpevoli. Il gruppo armato comunemente noto come Boko Haram ha talvolta, ma non sempre, rivendicato la responsabilità di questi attacchi, che colpiscono la popolazione civile.L’utilizzo di bambini in questi attacchi ha un ulteriore impatto: crea sospetti e paure nei confronti di quelli che sono stati rilasciati, salvati o fuggiti da Boko Haram. Come risultato, molti bambini che sono riusciti a scappare dalla prigionia devono affrontare un rifiuto nel momento in cui cercano di reintegrarsi nelle loro comunità, aggravando le loro sofferenze.Tutto ciò sta avvenendo in un contesto di sfollamenti di massa e di una crisi di malnutrizione – una combinazione che è anche letale per i bambini. Ci sono 1,7 milioni di sfollati a causa dell’insurrezione nel nord-est del paese, l’85% dei quali nello Stato del Borno, dove è avvenuta la maggior parte di questi attacchi. Il nord-est della Nigeria è uno fra i quattro paesi e regioni su cui grava la minaccia della carestia: quest’anno raggiungono i 450.000 i bambini a rischio di malnutrizione acuta grave.L’UNICEF sta offrendo supporto psicosociale per i bambini che sono stati prigionieri di Boko Haram e sta inoltre lavorando con le famiglie e le comunità per favorire che i bambini vengano accettati al loro ritorno. Questo lavoro include un supporto per il reinserimento sociale ed economico ai bambini e alle loro famiglie.L’UNICEF supporta inoltre delle attività di riconciliazione nel nord-est della Nigeria, portate avanti da rispettati leader delle comunità e religiosi, fra cui donne influenti, per aiutare a promuovere la tolleranza, l’accettazione e il reinserimento.

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Niente asilo a chi non è vaccinato

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 agosto 2017

vaccinazione-antinfluenzale-2012-2013Dopo il noto decreto legge n. 73 del 7 giugno 2017 in materia di vaccinazioni, dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, il Ministero della salute ha emanato le circolari, la prima del 14 agosto 2017, che fornisce indicazioni operative su quattro vaccinazioni raccomandate per i minori di età compresa tra zero e 16 anni (anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus) e quella del 16 agosto 2017 con le prime indicazioni operative per l’attuazione del suddetto Decreto che contiene i modelli per l’autodichiarazione e una tabella di ausilio per il controllo dell’adempimento delle vaccinazioni obbligatorie. La norma, viene specificato espressamente, sostituisce le indicazioni fornite con la Circolare 12 giugno 2017. lla luce delle nuove circolari, in particolare quella del 16 agosto, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è opportuno riportare di seguito in sintesi alcune tra le principali le direttive che non mancheranno di riaccendere il già infuocato dibattito tra pro e contro l’obbligo di vaccinazione, con prevedibili ripercussioni anche di natura giudiziale per il probabile tentativo da parte dei contrari di adire la Consulta per la verifica della costituzionalità della normativa. e vaccinazioni sono offerte gratuitamente dalle Asl, in base a specifiche indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita.”La sanzione estingue l’obbligo della vaccinazione – si legge – ma non permette comunque la frequenza, da parte del minore, dei servizi educativi dell’infanzia, sia pubblici sia privati, non solo per l’anno di accertamento dell’inadempimento, ma anche per quelli successivi, salvo che il genitore non provveda all’adempimento dell’obbligo vaccinale”. Il divieto di iscrizione ai non vaccinati non vale invece per la scuola dell’obbligo. “Diversamente, per gli altri gradi di istruzione, e precisamente per quelli dell’obbligo – si legge sempre nella circolare – la presentazione della documentazione non costituisce requisito di accesso alla scuola (scuola primaria, scuola secondaria di primo grado, scuola secondaria di secondo grado, centri di formazione professionale regionale) o agli esami”. I minori non vaccinabili per ragioni di salute, spiega la nota, sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati. “Inoltre, i dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i responsabili dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non paritarie comunicheranno alla ASL, mediante modalità operative decise localmente dalla ASL, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati”.

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Lione: Profanata la stele della memoria di bimbi ebrei deportati

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

stele ebreiProfanata in Francia, a Lione, una stele in memoria di 44 bambini ebrei e 7 adulti deportati nei rastrellamenti d’Izieu del 1944. “La stele è stata profanata, spaccata e sradicata. Hanno tolto tutto“, ha annunciato Jean Lévy, presidente regionale dell’associazione Figli dei deportati (FFDJF), aggiungendo che “sporgerà denuncia insieme al comune”. In una nota, il ministro dell’Interno ed ex sindaco di Lione, Gérard Collomb, condanna “questo atto vile e odioso che urta la memoria delle vittime e rappresenta un affronto ai valori della Repubblica“. La stele con i nomi di tutte le vittime di Izieu si trovava in un giardino del 7o arrondissement di Lione, dietro al Centro di storia della Resistenza e della deportazione durante la Seconda Guerra mondiale. Nel 1987, Klaus Barbie, ex capo locale della Gestapo, ribattezzato il ‘macellaio di Lione’, venne condannato all’ergastolo per le sue responsabilità nella deportazione dei bambini della colonia di Izieu e dei loro istruttori che fece caricare a bordo di un convoglio per Auschwitz l’11 agosto 1944. (Fonte: swissinfo.ch)

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Congo: 850 mila bambini sfollati e 400 mila a rischio malnutriz. acuta grave

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

congo“Il mondo non deve chiudere un occhio di fronte alla tragica situazione in cui si trovano bambini e famiglie nella regione del Grand Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 12 mesi, oltre 1,4 milioni di persone – fra cui 850.000 bambini – sono state costrette a lasciare le proprie case, e le loro vite sono state sconvolte dai diffusi atti di estrema violenza. I bambini e le donne raccontano di terribili abusi. Molti bambini sono stati reclutati dalle forze armate, costretti ad assumere droghe e travolti dalle violenze. Nulla può giustificare queste azioni.
La situazione per i bambini sta peggiorando e le famiglie sfollate a causa del conflitto non hanno accesso ai servizi di base. Oltre 200 centri medici sono stati distrutti, 1 su 4 non è più regolarmente operativo. Si stima siano 400.000 i bambini a rischio di malnutrizione acuta grave. I bambini hanno perso un anno di istruzione, mentre centinaia di scuole sono state prese di mira e depredate, gli insegnanti sono stati uccisi o sono scappati alla ricerca di salvezza. A causa della paura generata dalle violenze gli insegnanti non possono andare a lavorare, mentre i genitori spaventati non mandano i bambini a scuola. Tutte le parti in conflitto devono proteggere i bambini, porre fine alle gravi violazioni contro di loro, e tutelare le scuole e i servizi sanitari. Gli operatori umanitari devono avere libero accesso alle popolazioni colpite, in modo da poter raggiungere tutti coloro che hanno bisogno di assistenza. Grazie alla prolungata presenza nella regione e alla rete estesa di partner a livello locale, l’UNICEF sta rispondendo ai crescenti bisogni umanitari, raggiungendo oltre 150.000 persone colpite dalla crisi attraverso interventi per la nutrizione, la salute, l’istruzione, l’acqua e i servizi igienico-sanitari, contributi dirette in denaro, e tutela dell’infanzia. Ma, se queste violenze non dovessero terminare, anche il nostro meglio non sarà abbastanza. Le vite di migliaia di bambini sono in pericolo”.

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Insufficienza epatica acuta nei bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

ospedale-bergamo-papaBergamo. Quasi la totalità dei bambini con insufficienza epatica acuta curati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sopravvive, sia che vengano sottoposti a trapianto di fegato sia che vengano trattati con approcci non chirurgici. Sono il 93% del totale e questa è la percentuale più alta nota in letteratura. Lo dimostra uno studio retrospettivo condotto sui 55 casi seguiti a Bergamo dal 1996 al 2012 e pubblicato sul numero di giugno della rivista Digestive and Liver Disease. A firmare l’articolo i rappresentanti di molte delle specialità coinvolte nella cura di una patologia grave, che insorge improvvisamente e con gravi rischi per la sopravvivenza dei pazienti: i pediatri Angelo Di Giorgio e Lorenzo D’Antiga, direttore dell’Unità, il direttore del Dipartimento di Chirurgia Michele Colledan, il patologo Aurelio Sonzogni, il responsabile della Terapia intensiva pediatrica Ezio Bonanomi, il medico del Laboratorio analisi Maria Grazia Alessio e il medico della Direzione medica di presidio Antonio Piccichè, esperto di statistica sanitaria. I pazienti, con un’età media di 2 anni e mezzo e un range che spazia dai pochi giorni di vita ai 10 anni, sono stati divisi in due gruppi: il primo ha considerato i 27 bambini per cui non è stato necessario ricorrere al trapianto e il secondo i restanti 28 bambini che invece hanno ricevuto un fegato, o parte di esso, da un donatore. Nella maggioranza dei casi (26) la causa di insufficienza epatica è rimasta sconosciuta, mentre tra le cause riconosciute ci sono state epatiti autoimmuni (10), disturbi metabolici (9), overdose di paracetamolo (6), intossicazione da funghi (3) e infezioni (1).Le percentuali di sopravvivenza sono stati simili: 92,5% nel primo gruppo e 92,8% nel secondo, con un tasso di sopravvivenza complessivo a 4 anni del 93%, una percentuale superiore a quella riportata in studi precedenti e in altri ospedali nel mondo. Tra gli indicatori più significativi per la prognosi sono stati individuati la quantità di bilirubina nel sangue e il livello di gravità di una eventuale encefalopatia epatica, che si manifesta con confusione mentale, alterato livello di coscienza e anche coma, come conseguenza dell’accumulo nel sangue di sostanze tossiche che normalmente vengono rimosse dal fegato.“Il nostro studio dimostra che i bambini con insufficienza epatica acuta possono essere gestiti con successo sia con un trattamento medico che ricorrendo, quando necessario, al trapianto – ha spiegato Lorenzo D’Antiga, direttore della Pediatria del Papa Giovanni XXIII -. Il tasso di sopravvivenza che abbiamo registrato è molto più alto rispetto a tutti gli studi precedenti. Questo, secondo la nostra analisi, è da ricondurre sia al miglioramento generale delle conoscenze e dei trattamenti offerti a bambini con un fegato malato registrati negli ultimi anni, sia all’efficienza dell’organizzazione della reta donazione-trapianto esistente in Italia, senza tralasciare una caratteristica peculiare dell’Ospedale di Bergamo: il ricorso intensivo allo split liver, cioè l’utilizzo di una sola parte di fegato invece che il fegato intero nei trapianti pediatrici”.“A Bergamo di fatto una lista d’attesa per i trapianti di fegato pediatrico non esiste. Questo perché la possibilità di ricavare due porzioni di fegato partendo da un solo organo di un donatore adulto, molto più frequente di uno pediatrico, ha raddoppiato la disponibilità degli organi – prosegue Michele Colledan -. Questo studio lo dimostra: nel nostro centro la mortalità in lista d’attesa, anche in casi di emergenza-urgenza, è un fenomeno molto raro ed è da considerare un’eccezione. Anche a distanza di anni dal trapianto per insufficienza epatica acuta, il tasso di sopravvivenza è del tutto sovrapponibile a quello dei bambini trapiantati a causa di condizioni croniche”.

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UNICEF su bambini di Mosul e della regione

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

iraq-mosul-jpgDichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa: “Il momento peggiore delle violenze a Mosul può essere terminato, ma per troppi bambini a Mosul e nella regione, continua una sofferenza estrema. Continuano ad essere trovati bambini in stato di shock, alcuni tra i detriti o nascosti nei tunnel di Mosul. Alcuni bambini hanno perso le loro famiglie mentre fuggivano per salvarsi. Le famiglie sono state costrette ad abbandonare i loro bambini, che ora vivono nella paura, soli. Molti bambini sono stati costretti a combattere e alcuni a compiere atti di violenza estrema.
Questi sono tempi terribili per troppi bambini in Iraq e in altri paesi colpiti dal conflitto nella regione. La violenza ei conflitti stanno mettendo a rischio la vita e il futuri di quasi 27 milioni di bambini.Nella città nord-orientale di Ar-Raqqa in Siria, la violenza si è ulteriormente intensificata nelle ultime settimane, con i bambini che vengono ripetutamente attaccati. Tra 30.000 e 50.000 civili continuano ad essere intrappolati nella città, mentre continua una terribile violenza attorno a loro. Le famiglie hanno parlato di condizioni orribili e pericolose, con cecchini, mine e ordigni di guerra inesplosi.Questi bambini sono stati arrestati, abusati e stigmatizzati per le affiliazioni percepite, mentre rimangono alte le tensioni all’interno e tra le comunità. Questi bambini che sono soli hanno bisogno del nostro supporto per trovare le loro famiglie, essere riuniti e essere accuditi con protezione e assistenza, indipendentemente dall’origine o dall’affiliazione della loro famiglia. Come per qualsiasi altro bambino nel mondo, hanno il diritto di essere salvaguardati, anche attraverso la documentazione legale. I bambini sono bambini! Ora è il momento di agire. Come possiamo costruire un futuro più stabile e prospero per tutti, mentre i bambini sono esposti a tali orrori e vengono trattati in questo modo?”

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Roma: la casa di Leda

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

daniele-frongiaRoma. Un edificio di oltre 600 mq confiscato alla mafia nel quartiere dell’Eur è da oggi la ‘La Casa di Leda’ dove i bambini potranno vivere insieme alle loro mamme sottoposte alla misura degli arresti domiciliari. È il primo progetto in Italia a dare concreta attuazione alla legge 62 del 2011 in materia di valorizzazione del rapporto tra detenute madri e figli minori. La casa è dedicata alla memoria di Leda Colombini che si è battuta tutta la vita per la difesa dei diritti dei bambini costretti dalla nascita a vivere in carcere. La struttura accoglierà gradualmente fino ad un massimo di sei mamme e otto bambini, italiani e stranieri, per contribuire a un migliore dialogo interculturale. Per ora sono ospitate quattro ex detenute del carcere di Rebibbia. Le attività della casa sono stabilite grazie ad un regolamento e l’abitazione è sorvegliata notte e giorno. Al fine di un migliore sviluppo del progetto alcuni volontari dell’associazione “A Roma Insieme” e della Fondazione Poste Insieme Onlus si occupano del sostegno psicologico e dell’assistenza ai bambini.Poste Insieme Onlus, la Fondazione di Poste Italiane, ha contribuito a finanziare il progetto con 150mila euro grazie ad un accordo della durata di un anno e rinnovabile con il Ministero della Giustizia e Roma Capitale.”Siamo orgogliosi di aver collaborato alla buona riuscita di questo progetto, un progetto che nasce dal basso e aiuta le persone che hanno avuto un momento di fragilità nella vita. Sono persone che hanno sbagliato, ma stanno scontando la loro pena e la comunità deve accoglierle e sostenerle affinché possano rientrare a far parte di questa società, a termine della pena”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi.“Si tratta di un’iniziativa che procede pienamente verso la costruzione di una comunità solidale, poiché tutela il superiore interesse di bambini immuni da qualsiasi colpa. In questo modo si permette loro di crescere lo stesso all’insegna dell’affetto, tentando di sradicare sul nascere ogni rischio di isolamento, solitudine e abbandono. Gli interventi di carattere sociale non possono infatti prescindere da un forte coinvolgimento della sfera affettiva, soprattutto quando si parla di bambini in tenera età”, spiega l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale di Roma Capitale Laura Baldassare.“Ogni anno in Italia molti bambini sono costretti a vivere nel carcere dove sono detenute le proprie mamme. Come sancito da Convenzioni internazionali, e dalla stessa normativa nazionale, riteniamo che vivere da reclusi sia contrario al superiore interesse di queste bambini. Per questo motivo, abbiamo deciso di portare avanti il progetto ‘La Casa di Leda’ dopo un lungo percorso di dialogo con il Ministero della Giustizia, in collaborazione con il Garante dei detenuti e il Garante per l’infanzia, il Municipio IX e grazie a Poste Insieme Onlus che finanzia l’iniziativa. Con la casa di Leda i bambini cresceranno in un ambiente sano”, commenta l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi di Roma Capitale Daniele Frongia.

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Sud Sudan: oltre 2 milioni di bambini in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

sud sudanAl sesto anniversario dell’indipendenza del paese, i bambini sono ancora in attesa di pace e prosperità. 2,2 milioni di bambini in Sud Sudan non vanno a scuola oltre un terzo di tutte le scuole sono state attaccate da gruppi armati almeno 2.500 bambini sono stati uccisi da dic. 2013; riportati 254 casi di stupro e molestie contro i bambini. Oltre 17.000 bambini sono nelle fila delle forze armate e dei gruppi armati nel paese
1,1 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta e 290.000 di malnutrizione acuta grave Riportati oltre 10.000 casi di colera; i bambini rappresentano il 51% di tutti i casi.In quasi tutti gli aspetti delle loro vite ai bambini in Sud Sudan è negata un’infanzia. Circa 2,2 milioni di bambini in Sud Sudan non vanno a scuola. Il paese ha la più alta percentuale al mondo di bambini che non frequenta la scuola, con oltre il 70% dei bambini che non stanno ricevendo un’istruzione. Oltre un terzo di tutte le scuole sono state attaccate da gruppi armati.Alla vigilia del sesto anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan, secondo l’UNICEF i sogni e le speranze per i bambini di questa nazione appena nata non si sono ancora materializzati. Parlando della situazione in Sud Sudan, una catastrofe per i bambini, l’UNICEF ha detto che questi ultimi continuano a sopportare il peso del conflitto e il collasso dei servizi di base.I sistemi igienico-sanitari e idrici quasi al collasso in Sud Sudan hanno esposto i bambini a virus letali, fra cui morbillo e malattie legate all’acqua come il colera. L’attuale epidemia di colera in Sud Sudan è la più lunga e più diffusa nella storia del paese. Sono stati riportati oltre 10.000 casi dall’inizio dell’epidemia un anno fa. I bambini rappresentano il 51% di tutti i casi di colera.In mezzo a queste circostanze straordinariamente difficili per i cittadini più vulnerabili del Sud Sudan, nel 2017 l’UNICEF e i suoi partner hanno:
fornito servizi di cura a oltre 293.000 bambini sotto i 5 anni per malaria, polmonite, diarrea e altri disturbi potenzialmente letali e curato oltre 5.000 casi di colera;
fornito acqua potabile a 500.000 persone e accesso alle strutture igienico-sanitarie ad altre 200.000 persone;
completato 26 missioni di risposta rapida insieme al WFP, raggiungendo oltre 530.000 persone con aiuti salvavita, fra cui oltre 100.000 bambini sotto i 5 anni;
curato oltre 80.000 bambini da malnutrizione acuta grave;
fornito a 184.000 bambini accesso all’istruzione;
riunito 434 bambini (235 ragazze e 199 ragazzi) alle loro famiglie; fornito servizi di reintegrazione socio-economica a 1.538 bambini (1.254 ragazzi e 284 ragazze) associati in precedenza con forze armate e gruppi armati e a bambini vulnerabili.

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Iraq: appello per proteggere i bambini intrappolati a Mosul ovest

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

iraq-mosul-jpg“Migliaia di bambini continuano ad essere intrappolati in una violenza implacabile nei quartieri della Città Vecchia di Mosul Ovest, visto che i combattimenti si sono fortemente intensificati nelle ultime ore.
I bambini stanno affrontando diverse minacce alla loro vita; alcuni sono bloccati dai combattimenti e si nascondono nei seminterrati, timorosi di un prossimo attacco; altri che cercano di fuggire rischiano di essere colpiti o feriti. Ci sono notizie di centinaia di civili che sono già stati uccisi e utilizzati come scudi umani.
I ragazzi e le ragazze che sono riusciti a fuggire mostrano segni di moderata malnutrizione e portano con loro ferite psicosociali dovute al conflitto, come conseguenza di ciò che hanno passato.
La difficile situazione di questi bambini e la loro sopravvivenza devono rimanere una priorità assoluta ora, nelle settimane e nei mesi successivi.
L’UNICEF ribadisce la sua richiesta a tutte le parti in conflitto di proteggere i bambini in ogni momento. I bambini devono essere tenuti fuori dai pericoli”.

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Senza progressi quasi 70 milioni di bambini moriranno entro il 2030 prima del 5° compleanno

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

unicef1Secondo un nuovo studio dell’UNICEF, investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini e delle comunità più svantaggiati ha una maggiore efficacia: per ogni milione di dollari speso vengono salvate quasi il doppio delle vite rispetto ad un uguale investimento in favore di gruppi meno svantaggiati.Se i progressi nella riduzione della mortalità dei bambini non aumenteranno, entro il 2030 saranno in quasi 70 milioni a morire prima di aver compiuto 5 anni. Secondo i nuovi dati, nei 51 paesi in cui si verifica circa l’80% delle morti di neonati e bambini sotto i 5 anni, migliorare la copertura degli interventi salvavita tra i gruppi più poveri ha aiutato a far diminuire la mortalità infantile ad una velocità circa 3 volte superiore rispetto a quanto accade tra i gruppi non poveri. Lo studio utilizza nuovi dati e strumenti per dimostrare che gli investimenti per raggiungere i bambini dei gruppi più poveri sono 1,8 più efficaci in termini di vite salvate.“Narrowing the Gaps: The power of investing in the poorest children” (“Colmare il divario: il potere di investire nei bambini più poveri”) presenta nuovi e interessanti dati che danno supporto a quanto l’UNICEF aveva previsto nel 2010: il costo maggiore per raggiungere i bambini più poveri attraverso interventi sanitari e salvavita ad ampio impatto sarebbe stato controbilanciato da risultati migliori.“I dati mostrano che investire in favore dei bambini più poveri non è solo giusto come principio, ma anche in pratica: si risparmia infatti un numero maggiore di vite per ogni dollaro speso”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Questa è una notizia estremamente importante per i Governi che stanno lavorando per porre fine a tutte le morti prevenibili di bambini, in un momento in cui ogni singolo dollaro è importante. Investire equamente nella salute dei bambini significa investire nel futuro e aiuta a spezzare cicli intergenerazionali di povertà. Un bambino in salute ha migliori possibilità di apprendere a scuola e di avere uno stipendio migliore da adulto.”
Lo studio evidenzia che paesi come Afghanistan, Bangladesh e Malawi, che hanno alti tassi di mortalità sotto i 5 anni, le politiche focalizzate sui più deprivati hanno fatto la differenza per i bambini. Tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità sotto i 5 anni è diminuito di circa la metà in Afghanistan e del 74% in Bangladesh e in Malawi.Questi dati vengono lanciati in un momento delicato, in cui i Governi proseguono il proprio lavoro per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, tra i quali è compreso anche l’obiettivo di porre fine a tutte le morti infantili tra i neonati e i bambini sotto i 5 anni entro il 2030. Investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini può anche supportare il raggiungimento di altri Obiettivi di Sviluppo, come quello di porre fine alla povertà.Lo studio chiede ai paesi di intraprendere azioni pratiche per ridurre le disuguaglianze, tra cui: dati disaggregati per identificare i bambini lasciati indietro; investire maggiormente in interventi efficaci per prevenire e curare i più grandi killer dell’infanzia; rafforzare i sistemi sanitari per rendere le cure di qualità più facilmente disponibili; innovare per trovare nuove strade per aiutare le persone ancora non raggiunte e monitorare le diseguaglianze utilizzando indagini sui nuclei familiari e sistemi d’informazione nazionali.

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