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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘immigrati’

Sindaco Riace. Ciriani (FdI): conferma immigrazione è grande business

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

“Un fatto molto grave, le accuse sono pesanti. Ovviamente vale anche per il sindaco di Riace la presunzione di innocenza, ma al di là dell’episodio questo conferma quello che Fratelli d’Italia sostiene da molto tempo, e cioè che l’immigrazione era ed è un grande business. Coloro che hanno predicato le porte aperte, l’accoglienza, in realtà spesso lo facevano perchè coltivavano un business alle spalle di questi disperati”. A dirlo il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, nel corso della trasmissione Skytg24. “Per anni Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni hanno chiesto, invano, che le cooperative o le organizzazioni senza scopo di lucro, almeno apparente, che gestiscono questi centri di ospitalità per i migranti fossero costrette a rendicontare euro per euro rispetto all’accoglienza stessa. Questo non è mai avvenuto, consentendo che ci fosse un regime troppo nebuloso che permettesse di fare affari attorno ai 35 euro al giorno che le operative ricevono in cambio di ospitalità” conclude il presidente dei senatori di FdI.

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Immigrati: abolizione protezione umanitaria?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

“E’ positivo, che il ministro Salvini abbia annunciato la volontà di abolire i permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario. È una storica battaglia di Fratelli d’Italia, che ha già presentato al Senato un disegno di legge in proposito, di cui sono il primo firmatario. Intollerabile che attraverso l’abuso del meccanismo della protezione umanitaria sia stata concessa accoglienza e un permesso di soggiorno a immigrati illegali che non avevano alcun diritto alla tutela internazionale. Secondo i dati del Viminale in questi anni soltanto il 15 per cento di chi è sbarcato aveva diritto ad una forma di protezione internazionale tra quelle previste dalla Convenzione di Ginevra e quella sussidiaria dell’Unione europea. Mentre ad un ulteriore 28 per cento è stata regalata la sedicente protezione umanitaria. E’ tempo di mettere fine a questa assurdità. Il governo riprenda il ddl di Fratelli d’Italia presentato al Senato per escludere la protezione umanitaria dal circuito dell’accoglienza e lo faccia proprio”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari.

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Rocca di Papa: Immigrati irreperibili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

“L’irreperibilità di circa quaranta immigrati che dalla nave Diciotti erano stati temporaneamente trasferiti al centro di Rocca di Papa è un fatto gravissimo che mostra le inadempienze del governo italiano e l’inadeguatezza della scelta operata. E a nulla vale il maldestro tentativo di mettere le mani avanti dichiarando che queste persone hanno libertà di movimento e che quindi, per legge, non sono sottoposte a sorveglianza da parte dello Stato. Il Consiglio europeo due mesi fa ha stabilito che i richiedenti asilo vengano trasferiti in centri sorvegliati proprio per evitare simili fatti. Come mai il governo non ha ancora attivato questa misura e, al contrario, ha disposto il trasferimento dalla Diciotti in un centro senza controllo e misure di sicurezza adeguate? Annuncio sin da ora che a breve una delegazione di Fratelli d’Italia si recherà a Rocca di Papa per verificare quanto accaduto. E che presenteremo una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno per capire quando intenda attivare i centri sorvegliati per evitare episodi analoghi a questo”. Lo dichiara in una nota il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

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L’UNHCR esorta la Grecia a far fronte al sovraffollamento nei centri di accoglienza sulle isole dell’Egeo

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esorta il governo greco a risolvere la situazione nei Centri di accoglienza e identificazione (RIC) del Mar Egeo, comunemente noti come ‘hotspot’. I centri sono seriamente sovraffollati. Ciò significa che migliaia di richiedenti asilo e migranti, tra cui molti bambini, vivono in condizioni misere, inadeguate e in rapido deterioramento. Alcuni sono in questi centri da più di sei mesi.
L’UNHCR invita le autorità ad accelerare quanto più possibile le procedure di trasferimento delle persone idonee sulla terraferma; ad incrementare la capacità ricettiva per ospitarle; a migliorare rapidamente le condizioni nei centri di accoglienza e a offrire sistemazioni alternative ai più vulnerabili.La situazione sta raggiungendo un punto critico al RIC di Moria, sull’isola di Lesbo, dove più di 7.000 richiedenti asilo e migranti sono stipati in rifugi pensati per 2.000 persone soltanto. Un quarto di questi sono bambini.Si stima che 2.700 persone, principalmente famiglie siriane e irachene, risiedano nel centro di Vathy, a Samos, originariamente progettato per accoglierne meno di 700. Questo costringe molti a sistemarsi in tende inconsistenti e ripari di fortuna. Se la situazione non viene affrontata prima dell’arrivo dell’inverno rischia di diventare davvero preoccupante. Le persone che hanno bisogno di cure mediche sono costrette a fare la fila per ore prima di essere visitate.Nei centri di accoglienza sulle isole di Chios e Kos le persone ospitate sono ormai quasi il doppio rispetto alla capacità di accoglienza delle strutture.Simili livelli di sovraffollamento non si verificavano dal mese di marzo 2016, quando gli arrivi erano molto più numerosi. Tutti i RIC hanno un accesso limitato ai servizi. L’UNHCR è particolarmente preoccupato per le strutture sanitarie del tutto inadeguate, per il verificarsi di scontri tra le comunità frustrate, per l’aumento delle molestie sessuali e delle aggressioni e per la crescente necessità di cure mediche e psicosociali. Esprime tuttavia soddisfazione per l’ospitalità dimostrata dalle comunità locali ed è consapevole dell’impatto che questa situazione ha su di loro.I minori, compresi centinaia di bambini e bambine non accompagnati, sono particolarmente a rischio, così come decine di donne incinte, neonati, vittime di violenze sessuali e altre persone estremamente vulnerabili.
Più di 3.000 richiedenti asilo sulle isole hanno ricevuto l’autorizzazione a trasferirsi sulla terraferma, ma le operazioni sono state rallentate a causa della mancanza di sufficienti alloggi e strutture ricettive. Circa 800 richiedenti asilo sono stati trasferiti nel mese di agosto, tuttavia questo non riesce ad alleviare la pressione in quanto altre persone continuano ad arrivare sulle isole. Si calcola che nel mese di agosto la media degli arrivi giornalieri fosse di 114 persone, rispetto alle 83 di luglio. Più del 70% sono famiglie provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan.Nonostante abbia ricevuto finanziamenti europei, il governo ha dovuto affrontare una serie di difficoltà nel rispettare l’impegno concordato di decongestionare i centri di accoglienza sulle isole. L’UNHCR esorta le autorità a intensificare gli sforzi per superare i ritardi amministrativi e logistici. Nel frattempo, occorre prendere in considerazione misure straordinarie, tra cui alloggi di emergenza o strutture alternative, e incoraggiare le autorità a lavorare a stretto contatto con la società civile e le organizzazioni non governative in settori specifici come l’assistenza sanitaria.L’UNHCR rimane pronto a sostenere le autorità greche nel consolidare le capacità e nel rafforzare la risposta operativa, così come nel trasferire le persone idonee sulla terraferma. Su richiesta del governo, l’UNHCR ha concordato in via eccezionale di continuare a sostenere il trasporto dei richiedenti asilo sulla terraferma nel mese di settembre, al fine di evitare ulteriori ritardi.

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Soluzione caso Aquarius ma necessario approccio prevedibile per gli sbarchi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime apprezzamento per la decisione di ieri da parte del governo di Malta di consentire lo sbarco di 141 richiedenti asilo e migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale dall’Aquarius, nave di una ONG. L’UNHCR elogia inoltre quei Paesi europei che si sono proposti di offrire posti per le persone soccorse e di trasferirle dopo lo sbarco. Questo dimostra i benefici che possono derivare da un approccio collaborativo.Tuttavia, il caso dell’Aquarius e in particolare la situazione di stallo degli ultimi giorni ha nuovamente evidenziato la necessità di un piano regionale per l’area del Mediterraneo che offra chiarezza e prevedibilità sul punto di attracco delle imbarcazioni che trasportano le persone soccorse. Questo è essenziale se si vogliono evitare ulteriori situazioni di questo tipo.”L’UNHCR accoglie con favore la fine della situazione di stallo rispetto all’Aquarius e il fatto che 141 bambini, donne e uomini non siano più bloccati in mare”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Ma la situazione non dovrebbe mai arrivare a questo punto. È sbagliato, pericoloso e immorale tenere le navi di soccorso a vagare nel Mediterraneo mentre i governi competono su chi può assumersi anche la minima responsabilità”.L’UNHCR ha ripetutamente richiesto un approccio regionale per gestire le operazioni di salvataggio e sbarco nel Mediterraneo e ha formulato proposte precise in una nota congiunta del 27 giugno insieme all’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (OIM).”C’è un urgente bisogno di rompere con questa continua corsa a creareimpasse e approcci ad hoc nave-per-nave su dove far attraccare le persone soccorse”, ha detto Grandi. “Solo in presenza di porti sicuri chiaramente identificati, i comandanti saranno certi che, quando risponderanno alle chiamate di soccorso, saranno in grado di sbarcare rapidamente le persone a bordo e non diventeranno oggetto di lunghe negoziazioni”.L’UNHCR nel frattempo fa appello ai comandanti delle navi affinché continuino i loro sforzi nel sostenere il salvataggio in mare. Senza questa essenziale e fondamentale pietra angolare della legge del mare, molte altre vite andranno perse. Sebbene si sia ridotto significativamente il numero di persone che attraversano il Mediterraneo rispetto agli ultimi anni, il numero di quelle che risultano morte o disperse in mare rimane elevato. Già quest’anno più di 1.500 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo. Lungo la rotta del Mediterraneo centrale in particolare, il tasso di mortalità è triplicato, e ora si attesta a 1 persona che muore ogni 17 che tentano la traversata, rispetto a 1 su 43 durante lo stesso periodo dell’anno scorso.

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Passaporto sanitario per immigrati

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

L’immigrazione di massa dai paesi del Nord Africa ribellatisi ai vecchi regimi, pone in evidenza in tutta la sua drammaticità il problema dell’immigrazione dai paesi a basso reddito verso l’Italia e l’Europa. L’Italia è stata investita negli ultimi anni da un flusso immigratorio di clandestini continuo, di notevoli dimensioni che ha saputo gestire con grandi difficoltà. Se le conseguenze del fenomeno immigratorio sul piano economico e sociale e dell’ordine pubblico sono state analizzate pur in modo insufficiente, non è invece mai stato analizzato l’impatto del fenomeno sul piano della sanità pubblica. I milioni di immigrati sul territorio nazionale hanno introdotto nuovi elementi sul piano della sanità pubblica:
1) introduzione di nuove patologie non sufficientemente note ai medici italiani con pericolo di diffusione di malattie contagiose, in particolare la tubercolosi;
2) difficoltà da parte del medico di medicina generale e ospedaliera di rapportarsi con lo straniero a causa delle differenze linguistiche e culturali;
3) difficoltà nell’utilizzo delle strutture sanitarie da parte dei regolari a causa delle norme burocratiche che presiedono all’utilizzo delle strutture pubbliche. Sul piano della sanità pubblica il principale pericolo per la popolazione italiana è rappresentato dai clandestini, che per loro stessa definizione sfuggono a controlli adeguati. Le autorità del nostro paese devono porre particolare attenzione alla possibile diffusione di malattie come la tubercolosi, la poliomielite, la meningite meningococcica, l’epatite A e B, la febbre tifoide. Un intervento fondamentale dovrà essere il censimento sanitario della popolazione immigrata, clandestina o regolare, attraverso screening mirati in prevalenza al controllo della TB, malattia diffusa molto contagiosa trasmissibile per via aerea, ad alta endemia nei paesi africani e dell’Est Europa.
Il censimento della popolazione immigrata deve coinvolgere necessariamente tutte le regioni italiane e deve prevedere che ogni immigrato sia in possesso di un documento: Passaporto sanitario, sia cartaceo sia informatico per consentire al medico delle strutture pubbliche di conoscere immediatamente lo stato di salute dell’individuo con i risultati delle indagini sanitarie eseguite. (da un articolo di qualche anno fa di Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)

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Immigrati: Corsi di agraria per rinascere liberi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Brescia. Si sente dire spesso “aiutiamoli nel loro Paese”, ma altrettanto spesso è un modo per non aiutarli affatto. Invece, con il progetto Farm Training, finanziato con 120.000 euro dalla Cei (progetto “Liberi di partire, liberi di restare”) e con il contributo della Congrega della carità apostolica di Brescia, 72 richiedenti asilo, oggi ospiti dell’Asilo Notturno Pampuri Fatebenefratelli di Brescia e della Caritas bresciana, potranno ottenere invece una qualifica professionale in ambito agrario da spendere in Italia o nel loro Paese d’origine. Si tratta di un corso teorico e pratico, promosso dal Centro Migranti della diocesi di Brescia e organizzato al Pampuri dall’Istituto “M. R. Padre Giovanni Bonsignori” di Remedello che partirà in settembre e si protrarrà sino a giugno 2021. In questi tre anni, 24 alunni per ciclo, potranno ottenere una formazione specifica in allevamento, agronomia e coltivazioni, meccanica agraria, manutenzione e sicurezza. I ragazzi verranno selezionati in base al loro percorso e in sinergia con la Prefettura. Tre aziende agrarie bresciane diventeranno un «laboratorio esperienziale» per i corsisti, mentre nelle aule del Pampuri si terranno le lezioni teoriche e si approfondirà la lingua italiana e l’educazione civica. A completare il monte di mille ore ci saranno stage in realtà agricole prima della valutazione finale. Il corso verrà proposto per tre annualità. L’Asilo Notturno Pampuri Fatebenefratelli può ospitare fino a 300 richiedenti asilo.

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Ogni giorno casi di immigrati che delinquono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Migranti, appello di Cirielli ( Fratelli di Italia) a Salvini: Ogni giorno casi di immigrati che delinquono. Subito approvazione legge su aumento pene per aggressioni a forze dell’ordine ed espulsioni immediate” “A Salerno un nigeriano senza biglietto aggredisce controllori e agenti su un treno regionale. A Sanremo un tunisino scaraventa giù dalla collina una turista. Ogni giorno assistiamo ad aggressioni alle forze dell’ordine. Lancio un appello al ministro dell’Interno Matteo Salvini ad affrontare con la massima urgenza, attraverso un intervento legislativo, l’emergenza”: lo afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e responsabile Giustizia di Fdi. “C’è un modo per fermare subito la spirale di violenza: approvare subito le due proposte di legge di Fdi che introducono aumento delle pene per violenze a pubblico ufficiale ed espulsione immediata degli stranieri che delinquono” – conclude Cirielli.

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Immigrati e controlli alle frontiere

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

“Blocco navale al largo delle coste libiche ma anche rafforzamento dei controlli alla frontiera est dell’Italia, in particolare impedendo l’invasione di immigrati attraverso la porta di Trieste. Il Friuli Venezia Giulia da tempo sta sostenendo il peso di una doppia immigrazione, è necessario tenere alta la soglia di attenzione per evitare che la Regione continui a sopportare un’emergenza di tali dimensioni. Sugli immigrati l’attenzione deve rimanere alta non soltanto sul mare ma anche via terra. In soli 20 giorni, infatti, a Trieste sono stati sbloccati 200 profughi sia nei furgoni e sia nelle stradine secondarie a piedi. A tal proposito, come Fratelli d’Italia presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo chiarimenti e conoscere quali sono le politiche messe in campo sul fronte orientale per frenare gli arrivi. Tutto ciò, però, dimostra che Fratelli d’Italia aveva ragione nel denunciare che è in atto un’invasione della nostra Nazione e che è necessario continuare lungo la strada della fermezza e del rigore. Dopo i disastri della sinistra al governo l’Italia ha smesso con la politica delle porte aperte a tutti, ma bisogna continuare nel proteggere per mare e per terra i nostri confini”. ”. Lo dichiara il senatore Luca Ciriani, presidente del gruppo di Fratelli d’Italia al Senato.

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Immigrati: necessaria gestione strutturata dei soccorsi

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime soddisfazione per le azioni intraprese negli ultimi giorni da diversi Paesi europei per porre fine collettivamente alla fase di stallo verificatasi nel Mediterraneo che ha coinvolto circa 450 rifugiati e migranti bloccati in mare a causa dell’impossibilità di avviare le operazioni di sbarco.
Da sabato, i governi di Francia, Germania, Italia, Malta, Spagna e Portogallo hanno trovato un accordo per consentire lo sbarco e la presa in carico delle 450 persone coinvolte, anche delle eventuali domande d’asilo che potrebbero essere presentate.“Speriamo che questi accordi siano ora implementati rapidamente ed efficacemente”, ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Oltre a porre fine all’odissea di queste persone, le decisioni prese costituiscono un esempio positivo di come, lavorando insieme, i Paesi possano sostenere le operazioni di soccorso in mare e gestire le frontiere, rispettando, allo stesso tempo, gli obblighi internazionali inerenti il diritto d’asilo”. “Tuttavia, sono ancora necessarie soluzioni che vadano oltre accordi frammentari o “nave-per-nave”, ha aggiunto Grandi. “Al summit del Consiglio UE di fine giugno i governi europei si sono impegnati ad adottare un approccio più sostenibile, collaborativo, strutturato e gestito con efficacia delle operazioni di soccorso in mare. Finché ciò non avverrà, gli accordi per la gestione degli arrivi dal Mediterraneo continueranno a essere a breve termine e non sostenibili, gli interessi di un approccio comune europeo saranno danneggiati e altre vite saranno a rischio ad ogni nuovo tentativo di traversata”.Ad oggi, accordi di più ampia portata nell’area del Mediterraneo per la gestione dei soccorsi, delle operazioni di sbarco e le successive procedure non sono in alcun modo adeguate. Le recenti misure adottate per impedire le operazioni di sbarco delle persone soccorse dalle imbarcazioni delle ONG, e altre restrizioni imposte agli interventi delle ONG, sono profondamente preoccupanti e non affrontano né le cause che stanno alla radice dei flussi di rifugiati e di migranti irregolari, né la disperazione che spinge le persone a fuggire via mare su imbarcazioni pericolose. Ciò significa che le persone continueranno a tentare di attraversare il mare e altre vite saranno perse.Allo stesso tempo, se da un lato gli Stati hanno l’obbligo di salvare vite e garantire protezione ai rifugiati, dall’altro le persone soccorse non hanno un diritto illimitato a scegliere dove andare. Le operazioni di sbarco devono avvenire in un luogo che garantisca assoluta sicurezza, tenendo in considerazione la possibile presenza di richiedenti protezione internazionale, ma non necessariamente nel luogo di loro preferenza.

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Immigrati e convenzione di Ginevra

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 luglio 2018

“Gli immigrati che ritengono essere rifugiati politici e fanno leva in prima battuta sulla Convenzione di Ginevra e poi sulla protezione sussidiaria europea, sono rispettivamente tra l’8 e il 9 per cento, e tra il 16 e 17 massimo, è questo il vero problema” ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro nel corso della trasmissione L’Aria che tira.”Ci mancherebbe pure – ha proseguito – che l’Europa e in particolar modo l’Italia non siano solidali con il rifugiato: non capiamo però come mai oltre al rifugiato ci si debba caricare dei migranti economici che poi rimangono stabilmente in Italia e avanzano pretese di ottenere ciò che a volte non è un loro diritto. Nella protezione umanitaria c’è dentro tutto e il contrario di tutto e poi abbiamo certe situazioni che sono veramente imbarazzanti e disumane non solo per l’Italia, ma anche per le troppe persone che vengono ammassati come dei conigli all’interno dei centri in attesa di poter ottenere il privilegio di poter rimanere sul territorio italiano, pur non essendo dei rifugiati. Io credo che viviamo in un mondo finito, c’è un limite anche all’accoglienza e l’Italia lo ha superato”. “Noi – ha concluso Delmastro – dobbiamo fare attenzione a tutto ciò che sta dietro al fenomeno dell’immigrazione e a una concessione troppo largheggiante: continuo a pensare che ci sia un disegno anche per rivedere al ribasso i diritti sociali dei lavoratori italiani”.

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Immigrati: Boeri sbaglia, gli immigrati sono più un costo che un beneficio

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

“Il discorso che il Presidente dell’Inps Boeri ha fatto ieri, e che fa da sempre, è stato uno discorso squilibrato. Gli immigrati sono un beneficio solo se lavorano regolarmente, solo se entrano e risiedono in Italia regolarmente, e hanno un posto di lavoro nel quale pagano i contributi, producono reddito e producono ricchezza”. Così il deputato di Forza Italia Renato Brunetta, in un’intervista a Radio Anch’io. “Normalmente gli immigrati sono giovani, e quindi non hanno carichi familiari e quindi nella prima fase della vita attiva producono ricchezza, producono contributi, che servono per pagare le pensioni di chi è più anziano di loro, sia degli italiani, sia degli immigrati di generazioni precedenti”. “Si dà il caso – prosegue – che per colpa nostra, non degli immigrati, i flussi migratori da vent’anni a questa parte, siano stati flussi caotici, non domandati dal Paese di destinazione, vale a dire dall’Italia, ma di fatto frutto dell’offerta dei Paesi d’origine. Gran parte della migrazione, quindi, è una migrazione irregolare, che produce lavoro irregolare nero e sommerso, nella maggior parte dei casi, e solo in piccola parte lavoro regolare”“Se facciamo un conto a spanne – prosegue ancora – gli immigrati in Italia sino ad oggi sono all’incirca 5 milioni. Di questi 5 milioni, circa un milione sono irregolari, quanto permesso di soggiorno e, in quanto clandestini, questi non possono lavorare regolarmente. Poi una parte consistente sono familiari a carico, e quindi per ragioni di età, o perché troppo giovani, o perché troppo anziani, non lavorano, pesando sul nostro welfare. Un’altra parte di popolazione attiva, magari regolari, sono disoccupati. Solo una parte minoritaria sono regolari, quanto a permesso di soggiorno e regolari quanto a posto di lavoro”.“La percezione economica di tutto questo – conclude – è che gli immigrati in Italia, in questo momento storico, per come si sono accumulati nel tempo, sono più un costo che un beneficio”.

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Campidoglio, proseguono percorsi di inclusione sociale per richiedenti asilo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Si è conclusa con successo la prima esperienza di volontariato in cui sono stati coinvolti 28 richiedenti asilo che tramite la Croce Rossa Italiana hanno collaborato con il Servizio Giardini di Roma Capitale alla cura e alla manutenzione del verde cittadino. Tante le zone di verde, distribuite in 4 municipi, che hanno beneficiato delle operazioni di pulizia e decoro. Gli interventi hanno riguardato Villa Lazzaroni nel VII Municipio, Piazza Vittorio nel I Municipio, varie aree verdi nel IV Municipio, dove è stata data particolare attenzione alla rasatura delle aiuole e alla potatura delle siepi spartitraffico su viale Palmiro Togliatti, e vari spazi verdi nel XII Municipio.L’obiettivo del progetto è promuovere l’inclusione, tramite la coscienza della partecipazione e il senso civico. L’intesa con la Croce Rossa rappresenta un’emanazione del Protocollo d’Intesa sottoscritto lo scorso anno tra Roma Capitale e Prefettura.Un successo giunto al termine di tre mesi di attività durante i quali i volontari, provenienti in maggioranza dall’Africa subsahariana, hanno lavorato due giorni a settimana insieme agli operatori del Servizio Giardini con cui hanno avviato un ottimo rapporto di collaborazione.
“A metà luglio partirà un nuovo progetto che vedrà sempre il coinvolgimento di altri richiedenti asilo, un’esperienza di grande valore per la città che intendiamo rinnovare. Non è semplicemente un’azione di pulizia e decoro, ma un’importante operazione di inclusione che siamo portando avanti grazie all’accordo tra Roma Capitale e Croce Rossa, un’intesa che risponde a bisogni concreti della città attraverso lo strumento del volontariato che noi vogliamo sostenere e valorizzare”, afferma l’Assessora alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale Pinuccia Montanari.“Il nostro modello di inclusione, basato sulla partecipazione attiva, si sta rivelando efficace e con ampi margini di penetrazione. Il volontariato è uno dei principali strumenti che abbiamo individuato per assicurare un’accoglienza di qualità, anche creando forti legami con i territori di riferimento. I richiedenti asilo devo sentirsi parte integrante di un progetto e di una comunità, per questo è fondamentale puntare sulla coesione sociale tramite percorsi che mettano sempre al centro le peculiarità delle persone”, spiega l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre. Terminate le attività i 28 volontari, per lo più giovani dai 18 ai 26 anni, riceveranno un attestato che ne certifica la partecipazione al corso di formazione, presso la Casa del Giardinaggio, e all’attività svolta.

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Genfest 2018: muri e respingimenti non sono l’ultima parola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Manila (Filippine) dal 6 all’8 luglio prossimi incontro mondiale dei giovani dei Focolari. Si parlerà di confini personali, sociali, politici e di come superarli. Difesa dei confini, respingimenti forzati, alleanze di stati per proteggere identità nazionali ed economie, quote umane per il controllo dei flussi migratori. Cosa c’è dietro quelle che sono diventate le parole-chiave di questi ultimi giorni? È per questo che i giovani dei Focolari hanno scelto per il loro prossimo evento mondiale che si terrà a Manila dal 6 all’8 luglio prossimi, il grande tema dei confini, come dice il titolo “Beyond all borders” (oltre ogni confine). Invitano a un coraggioso cambio di prospettiva con cui guardare popoli, culture ed economie; un capovolgimento necessario, dicono, in questi tempi di esasperazione dei particolarismi e chiusure sociali.
Nato nel 1973 da un’idea di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, il Genfest giunge quest’anno alla sua undicesima edizione e per la prima volta si terrà fuori dall’Europa, nella capitale filippina, dal 6 all’8 luglio prossimi. Attesi 6.000 giovani da tutto il mondo, dai 18 ai 30 anni, mentre altre migliaia partecipano alle 23 edizioni locali in corso.
“Abbiamo scelto l’Asia perché nel mondo sei giovani su dieci vivono lì – spiega Kiara Lauren, filippina, dei Giovani per un Mondo Unito dei Focolari, promotori dell’evento. “Nonostante i problemi e il divario socio-economico, questo continente parla al mondo di speranza e di voglia di cambiamento. Non ci riconosciamo in questo contesto geo-politico internazionale che spesso sacrifica popoli interi a scapito di un élite. Vogliamo portare i singoli e le nostre nazioni a guardare fuori dal proprio perimetro personale, culturale, religioso, politico, per incontrare gli altri e lasciarsi contaminare dalla diversità. Il Genfest sarà un laboratorio unico al mondo: chi entrerà troverà gli strumenti per poter operare un cambio in sé stesso e nel proprio ambiente, per passare – come ha invitato recentemente papa Francesco a Loppiano – “dall’io al noi”. Il programma: condividere e lavorare. Largo spazio avranno le testimonianze: l’impegno congiunto di giovani statunitensi e messicani sulla frontiera dei loro paesi; gesti di aiuto e riconciliazione in situazioni di conflitto in Africa e Medio Oriente, attività di supporto alla popolazione in campi profughi e accoglienza nelle città, l’impegno per un nuovo modo di fare politica, il dialogo tra religioni diverse, ecc.
Nel pomeriggio del 7 luglio il Genfest propone l’azione Hands for Humanity: i ragazzi potranno scegliere tra 12 attività di solidarietà, accoglienza e riqualificazione urbana da svolgere in diversi punti di Manila. Lo scopo è sperimentare che i piccoli gesti possono cambiare la realtà attorno a sé, oltre a raccogliere idee esportabili e imitabili nei propri paesi.
C’è poi la Explo, acronimo composto dalle parole “Exposition” e “Exploration”: si tratta di una mostra interattiva che conduce il visitatore attraverso un’esperienza sensoriale immersiva nella storia dell’umanità, raccontata dalla prospettiva della fraternità universale: “Non dunque la storia come la conosciamo – racconta Erika Ivacson, artista ungherese curatrice della mostra – fatta di guerre, conquiste, armistizi. Racconteremo invece ciò che ha permesso all’umanità di progredire dal punto di vista della pace, dell’amicizia tra persone, popoli e culture L’ultima tappa sarà interamente dedicata alla domanda: e io cosa posso fare?”. Saranno ben 110 i forum e workshop su temi chiave per la costruzione di società aperte e solidali: dalle tecniche di pulizia urbana e cura del territorio, alle forme di impresa sociale, alla gestione dei conflitti personali e politici, all’uso dei social media per la pace, e molto altro.

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Le voci che provengono dalle capitali europee

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Sono purtroppo le stesse che in passato hanno fatto il bello e il cattivo tempo e che scatenarono due guerre mondiali e ora passiamo ad una logica condita di ricatti e di minacce. L’Italia è nel mezzo di questa bufera proprio perché è un vaso di coccio tra due di ferro: la Francia e la Germania. Finché è rimasta obbedienti ai dettati dei “grandi” e li ha seguiti con la coda tra le gambe tutto è filato liscio. Ora che si permette di alzare la testa la si accusa di ogni nefandezza dimenticando che i francesi ai confini di Ventimiglia e nell’entro terra non hanno avuto nessuna considerazione per una donna incinta e non si sono fatti scrupoli di riempire i sentieri di montagna che lambiscono i confini di tagliole per bloccare in qualche modo la marcia dei disperati che diventano “umanità sofferente” solo se abita altrove e le supposte crudeltà le praticano gli altri.
Noi che ci siamo imbevuti, si può dire sin dalla tenera età, dell’idea di un’Europa unita e solidale la ritroviamo occupata e imbarbarita dagli avventurieri della politica che ne fanno mercimonio. Non è solo un giudizio di parte e una sofferenza colta nel vivo dovendo gestire da italiani oltre mezzo milione di immigrati che ci sono piovuti addosso in una esigua manciata di anni senza poter offrire loro oltre al soccorso e alla prima assistenza ciò che per loro resta vitale: l’integrazione e un lavoro. E’ la consapevolezza che siamo entrati in un tunnel degli orrori dove intere nazioni sono per anni sconvolte da cruente guerre civili che fanno centinaia di migliaia di vittime e provocano esodi di massa per milioni di persone. E che cosa fa il mondo cosiddetto civilizzato? Si limita ad esportare, lucrandovi, in quelle stesse aree così disastrate, armi di distruzione di massa e proprio se non riesce a farne a meno qualche sacco di farina o di riso. Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Volete che anche l’Europa diventi un focolaio di rivolte e di violenze? (Riccardo Alfonso)

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Immigrati e blocco navale

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

“Credo che Conte debba andare in Consiglio europeo il 28 e 29 giugno a chiedere una cosa soltanto: una missione europea che produca un blocco navale a largo delle coste della Libia. Impedire ai barconi della morte di partire, aprire in Africa gli hotspot e ridistribuire coloro che hanno diritto a essere rifugiati nei 27 Stati dell’Ue è da sempre la proposta di FDI ed è l’unica cosa veramente seria da fare per fermare l’immigrazione clandestina. Purtroppo è l’unica cosa che non ho ancora sentito dire al Governo Conte.Ho sentito dire finalmente da Salvini quello che Fratelli d’Italia sostiene da anni e che in questi giorni abbiamo ribadito a gran voce: le navi delle ONG vanno fatte attraccare per essere sequestrate e i loro equipaggi vanno denunciati per tratta di esseri umani e fiancheggiamento dell’immigrazione irregolare. Mi pare dunque che il segnale di cambiamento sull’immigrazione sia stato molto chiaro. Ora però bisogna essere risolutivi”.Lo ha detto nel corso della trasmissione Agorà su Rai Tre il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Immigrati e le esternazioni di Macron

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

“Sull’accoglienza dei migranti l’Italia non può e non deve accettare lezioni da Macron e da una nazione che ha inviato a Bardonecchia i suoi gendarmi commettendo una grave ingerenza, ha chiuso le frontiere a Ventimiglia, ha sfruttato per decenni l’Africa ed è intervenuta militarmente in Libia nel 2011”, lo dichiarano in una nota i deputati di Fratelli d’Italia, Maria Cristina Caretta e Monica Ciaburro.“Riteniamo fondamentale la solidarietà tra gli Stati – aggiungono i deputati – e proprio per questo motivo continueremo a sollecitare il governo italiano affinché nel prossimo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, proponga con forza il blocco navale a largo delle coste libiche e gli hotspot in territorio africano, che da sempre Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia ritengono essere l’unica soluzione all’immigrazione incontrollata, al business dei trafficanti di essere umani e alle morti in mare”.

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Rimesse – un motore di sviluppo che deve ancora ingranare bene la marcia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

Kuala Lumpur. i relatori illustri che a Kuala Lumpur, hanno tenuto i discorsi di apertura alla prima sessione del Foro mondiale su rimesse, investimenti e sviluppo hanno trasmesso un messaggio comune: il settore pubblico e quello privato devono collaborare maggiormente per riuscire a sfruttare l’immenso potenziale di sviluppo rappresentato dalle rimesse nella regione dell’Asia e del Pacifico.
L’evento ha attratto oltre 400 partecipanti da ogni parte del mondo, è stato inaugurato dai discorsi introduttivi di Jessica Chew Cheng Lian, vice governatore della Banca centrale della Malesia; Charlotte Salford, vicepresidente associato del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo; e Ceyla Pazarbasioglu, direttore presso il Gruppo della Banca Mondiale. Insieme, i partecipanti valuteranno soluzioni volte ad aumentare l’efficienza dei mercati e dei servizi delle rimesse, migliorare l’inclusione finanziaria e promuovere investimenti finanziati tramite le rimesse.
Le rimesse – il denaro che i lavoratori migranti spediscono a casa alle loro famiglie – inviate in paesi a basso e medio reddito nella regione dell’Asia e del Pacifico nel 2017 ammontavano a 256 miliardi di dollari. Tale somma è 10 volte superiore al valore netto degli aiuti ufficiali allo sviluppo forniti alla regione.Circa il 70 per cento delle rimesse viene speso per necessità essenziali, quali cibo, alloggio e cure mediche, mentre il restante 30 per cento – che nella regione ammonta a oltre 77 miliardi di dollari – è usato per costruire un futuro più sicuro e autonomo, attraverso una migliore istruzione, risparmi, acquisizione di beni patrimoniali e investimenti in attività generatrici di reddito.“Dato il consenso universalmente diffuso sul potenziale delle rimesse come promotori di sviluppo, è davvero tempo di spingersi oltre le mere raccomandazioni e mettere in campo iniziative su larga scala. Iniziative che devono diventare parte integrante della nostra stategia per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030”, ha dichiarato Charlotte Salford, vicepresidente associato dell’IFAD.I costi elevati per spedire denaro a casa, l’accesso limitato a servizi finanziari di base e mercati che operano ancora sulla base di trasferimenti di denaro contante piuttosto che utilizzare strumenti digitali limitano il flusso delle rimesse e le somme di cui i destinatari possono disporre effettivamente, nonché lo sviluppo e l’impatto economico a livello della comunità nel suo insieme. Le tecnologie della telefonia mobile e il denaro digitale avrebbero il potenziale per trasformare i mercati e ridurre i costi e i tempi per la spedizione di rimesse, ma il loro sviluppo è ancora ostacolato dalla mancanza di armonizzazione tra i quadri normativi dei vari paesi.Il costo medio per spedire rimesse a casa nella regione dell’Asia e del Pacifico è del 6,86 per cento, leggermente al di sotto della media mondiale del 7,13 per cento, ma ancora lontano dall’obiettivo del 3 per cento stabilito dalla comunità internazionale nel decimo Obiettivo di sviluppo sostenibile: ridurre le disuguaglianze.Inoltre, i benefici per le famiglie destinatarie delle rimesse potrebbero essere molto maggiori, se queste avessero accesso a servizi finanziari mirati che le aiutassero a risparmiare e/o investire i loro fondi e ad avere accesso al credito. Almeno due terzi delle famiglie che ricevono rimesse nell’Asia e nel Pacifico vivono ancora al di fuori dei circuiti finanziari formali.I risultati del Foro contribuiranno agli sforzi attualmente in corso, a livello nazionale, regionale e mondiale per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché ai negoziati per approvare, verso la fine del 2018, un Accordo globale delle Nazioni Unite per migrazioni sicure, ordinate e regolari.Questo Foro apre la strada all’iniziativa di organizzare periodicamente Fori nella regione, che mettano a frutto le sinergie e valutino i risultati ottenuti.

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Religioni degli immigrati in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

Secondo le più recenti stime di Fondazione ISMU, gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2017 che professano la religione cristiana ortodossa si confermano come l’anno precedente i più numerosi (oltre 1,6 milioni, +0,7%), seguiti dai musulmani (poco più di 1,4 milioni, -0,2%) e dai cattolici (poco più di un milione, -0,1%)[1]. Passando alle religioni di minor importanza quantitativa, i buddisti stranieri sono stimati in 188mila (+3,5% rispetto al 1° gennaio 2016), i cristiani evangelisti in 124mila (+2,3%), gli induisti in 73mila (+0,8%), i sikh in 72mila (+0,9%), i cristiani copti in 19mila (+2,1%). Considerando anche cristiani di altre confessioni non comprese tra le principali (111mila in totale al 1° gennaio 2017, +3,8% rispetto ad inizio 2016), i cristiani (compresi i cattolici) stranieri residenti in Italia risultano in tutto 2,9 milioni, in aumento dello 0,6% nell’ultimo anno. Anche se non includono gli stranieri non iscritti in anagrafe le elaborazioni di ISMU mettono in mostra che il panorama delle religioni professate dagli stranieri è variegato e sfata in particolare il pregiudizio secondo cui la maggior parte degli immigrati professa l’Islam. Per quanto riguarda le provenienze si stima che la maggior parte dei musulmani stranieri residenti in Italia provenga dal Marocco (408mila), seguito dall’Albania (206mila), dal Bangladesh (103mila), dal Pakistan (100mila), dall’Egitto (96mila), dalla Tunisia (93mila) e dal Senegal (87mila).Circa un terzo dei cristiani ortodossi vive in Lombardia o nel Lazio. La regione in cui la presenza di stranieri di fede cristiana ortodossa è maggiore è la Lombardia, con 268mila presenze, seguita dal Lazio con 263mila e poi più a distanza da Veneto (174mila), Piemonte (161mila), Emilia Romagna (158mila) e Toscana (117mila).I musulmani si concentrano soprattutto in Lombardia. La regione in cui vivono più stranieri residenti di fede musulmana, minorenni inclusi, è la Lombardia: sono 360mila, pari ad oltre un quarto del totale degli islamici presenti in Italia. Al secondo posto troviamo l’Emilia Romagna con 178mila musulmani, al terzo il Veneto dove i musulmani sono 134mila, al quarto il Lazio con 120mila presenze appena davanti al Piemonte (117mila).
Gli immigrati cattolici sono presenti soprattutto in Lombardia e secondariamente nel Lazio. La regione italiana in cui vivono più immigrati cattolici è la Lombardia, con 273mila presenze, seguita dal Lazio (153mila), dall’Emilia Romagna (94mila), dalla Toscana (84mila), dal Veneto e dal Piemonte (76mila in entrambe le regioni).

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Convegno finale del Progetto VeSTA

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Torino lunedì 26 marzo a partire dalle ore 9.00 presso il Centro Congressi dell’ATC di corso Dante 14 a Torino il convegno finale del Progetto VeSTA (Verso Servizi Territoriali Accoglienti), un percorso progettuale che rientra tra le attività finanziate attravero il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) 2014-2020 e cofinanziato da Unione europea, Ministero dell’Interno e Regione Piemonte.Il progetto è finalizzato a migliorare la capacità dei servizi e di strutturare risposte adeguate ai bisogni dei cittadini e delle cittadine di Paesi terzi attraverso percorsi di formazione e aggiornamento che hanno coinvolto 800 operatori dei servizi pubblici e del privato sociale, assistenti sociali ed educatori professionali; coinvolgere migranti nei percorsi specifici per assistenti sociali ed educatori come esperti della loro esperienza con i servizi sociali; creare una rete regionale dei servizi pubblici e del privato sociale a supporto dei cittadini e delle cittadine di Paesi terzi attraverso la costituzione di una comunità di pratiche virtuale tra operatori basata sullo scambio alla pari e la consulenza di esperti e istituzioni. È stato prodotto anche un video documentario per sensibilizzare le comunità locali sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza.Il convegno è realizzato da Regione Piemonte in collaborazione con l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) , IRES Piemonte e Università del Piemonte Orientale.

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