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Gli italiani lasciano il Bel Paese: quasi un milione gli emigrati degli ultimi 10 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

eurostat_logoSe la matematica ed i numeri non sono un’opinione il Rapporto del Centro studi ImpresaLavoro, realizzata su elaborazione di dati Eurostat non lascia spazio a dubbi: la crisi inverte i flussi migratori e l’Italia da Paese dell’immigrazione sta diventando Paese non più attrattivo e addirittura d’emigrazione. A sostenerlo, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, nel commentare lo studio statistico che rappresenta una fotografia sui movimenti migratori in uscita dall’Italia nel decennio compreso tra il 2005 e il 2014. Negli ultimi dieci anni gli italiani emigrati all’estero sono stati complessivamente 896.510, di cui 136.328 soltanto nel 2014 (+8,42% rispetto all’anno precedente): una cifra più che raddoppiata rispetto ai 65.029 connazionali che avevano lasciato il Paese nel 2005. È il dato principale che emerge da una analisi del Centro studi ImpresaLavoro, realizzata su elaborazione di dati Eurostat. Nel periodo 2005-2014 ben 114.341 connazionali si sono trasferiti in Germania (17.236 nel 2014, +25,74% rispetto all’anno precedente), 84.955 nel Regno Unito (14.991 nel 2014, +6,65% rispetto all’anno precedente), 62.902 in Francia (10.334 nel 2014, +8,62% rispetto all’anno precedente), 73.613 in Svizzera (11.051 nel 2014, +4,88% rispetto all’anno precedente) e 39.687 in Spagna (4.701 nel 2014, +3,61% rispetto all’ anno precedente). Nello stesso periodo di tempo 44.528 nostri connazionali hanno invece preferito stabilirsi negli Stati Uniti (5.951 nel 2014), 19.305 in Cina inclusa Hong Kong (2.944 nel 2014), 11.510 in Australia (1.873 nel 2014) e 9.479 in Canada (1.307 nel 2014). A trasferirsi all’estero nel 2014 sono stati soprattutto giovani tra i 15 e i 34 anni: in tutto 51.906, con un incremento del 10,33% rispetto al 2013 e in numero più che raddoppiato rispetto al 2005 (quando erano stati 24.832). Le loro mete preferite sono state il Regno Unito (7.675 emigrati, +4,65% rispetto al 2013), la Germania (7.453, +27,49%), la Svizzera (4.242, +8,08%) e la Francia (3.714, +3.80%) e gli Stati Uniti (2.162, +10,48%). Alla luce dei dati fin qui elencati, cresce costantemente negli ultimi anni il numero degli emigrati italiani e quel che preoccupa è l’elevato numero di giovani che scelgono di costruirsi un futuro lontano dal nostro Paese. Negli ultimi dieci anni il numero di italiani under 35 che cercano fortuna altrove è più che raddoppiato: è certamente un segno di un mondo sempre più globale ma anche e soprattutto di un Paese che non riesce a rappresentare un’opportunità per crescere e realizzarsi.

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Acqua e italiani, la ricerca Sodastream: vince la regola degli 8 bicchieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

casa dell'acquaItaliani promossi, ma con riserva in fatto di idratazione e benessere. Ecco il quadro dell'”Italia da bere” che emerge dalla ricerca condotta da Sodastream Italia su un campione di 785 abitanti del Belpaese. La ricerca evidenzia un dato molto importante: per gli italiani una corretta idratazione è un presupposto indispensabile allo stato di salute generale dell’organismo: in media il 60% degli italiani beve 7 o più bicchieri di acqua al giorno, contro il 35% che ne beve da 4 a 6 e solo un 5% che ne assume da 1 a 3: un dato molto significativo soprattutto se pensiamo che, in media, in base ad un’altra rilevazione effettuata da Sodastream, negli Stati Uniti si bevono in media 6,7 bicchieri di acqua al giorno, mentre in Uk quasi quattro milioni di persone non bevono più di un bicchiere di acqua alla settimana, con il 52% dei britannici che beve piuttosto tè o caffè.
Ma entrando nel dettaglio, quali sono gli italiani più “water addicted”? I risultati parlano chiaro: il soggetto tipo più attento all’idratazione e, conseguentemente, al proprio benessere, è di sesso femminile, residente nel Nord Est e di età compresa tra i 25 e 49 anni. Per quanto concerne infatti la profilazione dei dati per genere, il 63% delle donne segue la cosiddetta regola degli “otto bicchieri” contro il 56% degli uomini. Dal punto di vista dell’età invece, i più diligenti appartengono alla fascia compresa tra i 25 e i 34 anni (62%) e tra i 35 e i 49 anni (61%). Seguono poi i giovani tra i 18 e i 24 anni (59%). Con il progredire dell’età gli italiani si applicano sempre meno: solo il 58% del campione beve 7 e più bicchieri al giorno, mentre dai 66 anni in più si scende ad una percentuale del 49%: un calo dovuto principalmente al fatto che le persone anziane tendono a sentire sempre meno lo stimolo della sete pe r la progressiva degenerazione dei recettori specifici. Dove si beve di più in Italia? Il gradino più alto del podio spetta con il 64% al Nord Est (inclusa l’Emilia Romagna), seguito dal Nord Ovest (con il 59%). I meno “water addicted” si trovano al Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria) con il 57%, e al Sud e Isole (inclusi Abruzzo e Molise) con il 55%.”Abbiamo messo a punto questa indagine per capire se e quanto una corretta idratazione conti nella vita e nelle abitudini quotidiane degli italiani – dichiara Petra Schrott, responsabile marketing di Sodastream Italia -. Il campione è parte della nostra community di “Sodastreamers” che comprende sia persone che hanno in casa un nostro gasatore domestico, sia chi non lo ha. I risultati, oltre a tratteggiare un quadro di riferimento sul rapporto tra italiani, idratazione e benessere, conferma un’evidenza già da noi riscontrata: chi possiede infatti un gasatore è portato a bere di più (64%), in media per un italiano un bicchiere al giorno in più del quantitativo solitamente assunto”.

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Referendum costituzionale e il voto degli agricoltori

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

urne-voteIn queste settimane molti agricoltori ci fanno sempre la stessa domanda: come mai molte organizzazioni della rappresentanza agricola “tradizionale” hanno sposato la riforma costituzionale proposta dal governo? La risposta – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – è piuttosto semplice: perché in questo modo otterranno un’ulteriore riduzione degli spazi democratici per cercare di arginare la forte crisi che stanno vivendo. La verità però – continua Tiso – è che questo tentativo non basterà per fermare il loro ormai inevitabile declino e che alla fine l’unica cosa che otterranno sarà quella di avere un Paese ancora più povero e sottomesso. I risultati delle recenti amministrative, con percentuali di astensionismo molto più che preoccupanti e con un voto chiaramente dato nella direzione di dare un forte segnale a questo esecutivo – conclude Tiso –, avrebbero dovuto aprire uno spazio di riflessione anche sulla riforma costituzionale proposta. Ma invece il presidente del Consiglio, con la sua ormai proverbiale arroganza, ha deciso di andare avanti senza discutere o ascoltare nessuno dei cittadini che ha l’onore di rappresentare.
Come Confeuro – conclude Tiso – ci sentiamo in dovere di avvisare l’esecutivo su una cosa. Nonostante gli endorsment ricevuti dai sindacati agricoli “tradizionali”, la verità è un’altra. E cioè che gli agricoltori voteranno NO a questa riforma perché vogliono che la nostra Costituzione continui a tutelare le minoranze e il pluralismo delle idee.

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A Copenaghen un’interessante serata organizzata da un ottimo Comites

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2016

copenaghenCopenaghen. Venerdì scorso ben 4 rappresentanti istituzionali degli italiani all’estero si sono recati a Copenaghen invitati dal Comites, due deputati eletti nella ripartizione Europa della Circoscrizione Estero (Gugliemo Picchi della Lega ed Alessio Tacconi del PD) e due Consiglieri del CGIE (Gian Luigi Ferretti del MAIE e Luca Tagliaretti di NCD).
Perfetto equilibrio dunque fra rappresentanti della maggioranza di governo (On. Tacconi e Tagliaretti) e dell’opposizione (On. Picchi e Ferretti), che hanno partecipato dapprima alla riunione ordinaria del Comites e successivamente ad una serata informativa con dibattito presso l’Istituto Italiano di Cultura di Hellerup, alla presenza del Console Marco Lattanzi e di Fabio Ruggirello, Addetto Culturale dell’Ambasciata).
Un Comites di prim’ordine con consiglieri qualificati ed entusiasti guidati da una Presidente, Veronica Cadossi, abilissima nel delegare. Si lavora a progetti con ciascun consigliere impegnato a portare avanti un’attività specifica, che può essere una festa per i bambini o l’organizzazione di corsi d’italiano, di una biblioteca o di un evento e così via.
Meno male che alla fine ce la fecero a presentare la lista, l’unica, per le elezioni del Comites dopo avere fallito mesi prima nell’impresa non certo facile di reperire le tante firme di presentatori autenticate dal Consolato.
La responsabilità della serata di sabato se l’era assunta Davide Bonavida, che l’ha portata a termine egregiamente anche nella sua funzione di moderatore.
Si è parlato dei tanti temi d’interesse per gli italiani all’estero: IMU-TASI, canone RAI, pensioni, procedure del voto all’estero e soprattutto il taglio ai fondi per la diffusione della lingua italiana all´estero. Questo argomento sta particolarmente a cuore ai genitori volontari ipegnati nella gestione del Comitato Pro Scuola che fornisce l´asilo italiano del venerdì e la primina del sabato, attività importanti per mantenere la lingua italiana che soprattutto nelle famiglie miste è la lingua debole quando si risiede all´estero. Si teme che gli annunciati tagli totali porterebbero portare alla chiusura definitiva già nell´anno in corso.
Di fronte alle contestazioni dell’On. Picchi (Lega) e di Ferretti (MAIE), l’On. Tacconi (PD), in palese imbarazzo, ha tentato di difendere l’indifendibile dicendo che i tagli sarebbero avvenuti per una svista e rifugiandosi nel solito annuncio di ordini del giorno, mozioni ed interpellanze volte a tappare in qualche modo i buchi dei quali lui e gli altri parlamentari della maggioranza sono corresponsabili.
Subito si è acceso un animato scambio di battute fra Ferretti che imputava agli eletti all’estero del PD di essere “soldatini di partito” che mai hanno il coraggio di votare contro leggi e provvedimenti punitivi per gli italiani nel mondo e Tacconi che provava a buttare la colpa sui parlamentari di opposizione che, a suo avviso, sarebbero poco presenti o poco impegnati a “stimolare” il governo.
Luca Tagliaretti (NCD) si è limitato ad illustrare le funzioni ed il lavoro di Comites e Cgie.
Gli animi, che si erano un po’ scaldati nell’impeto del dibattito, si sono poi acquietati attorno al tavolo di un noto ristorante di Copenaghen previa, naturalmente, una visita alla Sirenetta.
Sabato mattina tutti invitati dall’Ambasciatore Stefano Queirolo Palmas alla celebrazione della Festa Nazionale italiana sulla nave da crociera Costa Favolosa attraccata a Copenaghen nel corso della crociera nelle Terre dei Vikinghi.

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RvB Arts propone artisti spagnoli e italiani a confronto

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2016

Dalila-BelatoEvita-AndujarRoma in via delle Zoccolette e in via Giulia ernissage e cocktail: giovedì 19 e venerdì 20 maggio 2016 dalle 18:00 alle 23:00 la mostra resterà aperta fino a sabato 18 giugno orari: 11:00-13:00 e 16:00-19:30; domenica e lunedì chiuso Curatrice e organizzazione: Michele von Büren di RvB Arts Testo critico: Viviana Quattrini. Nelle opere degli otto artisti in mostra, al recupero del genere figurativo e di un virtuosismo tecnico tradizionali, che ritrovano il proprio apice nell’arte barocca, si associa l’indagine su una contemporaneità in cui simboli, stili e modalità si rinnovano continuamente. Dalle suspense surreali di Nicola Pucci si passa così alle trasfigurazioni liquide di Evita Andújar e a quelle violente di Massimiliano Carollo; dall’irriverente ironia di Dalila Belato alla poetica del sentimento di Luca Crivello; dalle bizzarre metamorfosi di Martínez Cánovas si attraversano le rivelazioni luminose di Roberto Calò per arrivare infine alle terse e nostalgiche atmosfere di Luis Serrano. Una mostra in cui la singolarità di ogni visione si apre all’incontro e confluisce nella figura-simbolo del Toro.
Evita Andújar nasce ad Écija in Spagna nel 1974 e si laurea presso la Facoltà di Belle Arti di Siviglia. Nel 2000 vince la prestigiosa borsa di studio dell’Accademia di Spagna a Roma e negli ultimi anni si dedica esclusivamente alla pittura, ricevendo premi e riconoscimenti con opere in cui le figure si formano e deformano attraverso audaci passaggi di colore.
Dalila Belato nasce a Palermo nel 1985 e consegue il diploma presso l’Istituto d’Arte di Palermo. Continuando a mantenere vivo l’interesse per la scultura e il modellato, con un linguaggio tutto personale, concentra la sua ricerca sui particolari anatomici, vincendo per la sezione scultura il premio Expo di Varedo (MI) curato da Vittorio Sgarbi.
Roberto Calò è nato a Palermo nel 1985. Consegue il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2012. Nel 2014 e 2015 partecipa all’esposizione Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice a Palermo e Catania. Il pittore intende l’opera come una sorgente e una manifestazione di energia, dove, come nella tradizione caravaggesca, la luce svolge un ruolo fondamentale.
Martínez Cánovas nasce a Murcia in Spagna nel 1980 e nel 2008 consegue il diploma in Belle Arti all’Università di Murcia. Per la sua prima mostra a Roma, Cánovas ha creato opere ispirate alla forte tradizione della Corrida insieme a disegni che hanno una simmetria con la ricerca di Belato.
Massimiliano-CaroMassimiliano Carollo, nato in Sicilia nel 1973, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Dopo la laurea, Carollo si è dedicato alla pittura ed al teatro, fondando insieme a Dario Enea la compagnia teatrale Teatro TerzoUomo. La tecnica pittorica spontanea e gestuale di Carollo crea tele forte e espressive che si contraddistinguono per la loro particolare sintesi di realismo e astrazione.
Luca Crivello nasce a Palermo nel 1992. Si laurea in Arte Sacra Contemporanea presso L’Accademia di Belle Arti di Palermo dove tuttora prosegue gli studi per conseguire la laurea specialistica nel medesimo corso. Il lavoro di Crivello è prettamente figurativo, dove si concilia una poetica sfuggevolezza con riferimenti al passato.
Roberto-CalòNicola Pucci, nato a Palermo nel 1966, vanta una tecnica sapiente consolidata che ha già attirato l’attenzione di commercianti d’arte di fama mondiale, come Larry Gagosian, e di intenditori come lo è stato Carlo Bilotti, rinomato collezionista d’arte. Nel giugno 2016, il museo Palazzo Collicola Arti Visive di Spoleto ospiterà l’artista con una seconda mostra personale curata da Gianluca Marziani.
Luis Serrano è nato a Madrid. Laureato in Belle Arti presso l’Università Complutense di Madrid, si è specializzato in Storia dell’Arte presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel 2004 le sue opere vengono esposte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e nel 2012 il Museo Mario Praz di Roma, in occasione della ottava Giornata del Contemporaneo, ha ospitato una serie di 12 dipinti suoi.
Creata da Michele von Büren, RvB Arts promuove l’Accessible Art. Scova talenti emergenti e organizza mostre ed eventi con lo scopo di far conoscere l’arte contemporanea in maniera divertente ed informale, rendendola anche ‘abbordabile’ da un punto di vista economico.
Antiquariato Valligiano è una nota galleria romana che dal 1982, nella rinomata via Giulia, propone antiquariato italiano delle regioni alpine e non solo, tra cui mobili di ogni tipo e oggetti allegri e raffinati. (foto: Dalila-Belato, Evita-Andujar, Massimiliano-Caro, Roberto-Calò)

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Gli italiani e la politica degli esorcizzatori

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2016

italia meridionale“Ma chi me lo fa fare?”. Non ha dietro un’indagine demoscopica né il supporto di una ricerca del Censis, ma abbiamo netta la sensazione che questa sia l’espressione che più e meglio illustra lo stato d’animo della maggioranza degli italiani, che fotografa sociologicamente il Paese. E con la quale la politica deve decidersi a fare i conti, smettendo di ignorarla nella mal riposta speranza di riuscire ad esorcizzarla.
All’apparenza siamo di fronte ad una domanda, perché c’è il punto interrogativo, ma in realtà essa contiene già la risposta: “non ne vale la pena”. Ed è la conseguenza del combinato disposto tra l’affermarsi di una mentalità collettiva deresponsabilizzante, figlia di una pratica punitiva nei confronti del fare e ancor più dell’intraprendenza, e il diffondersi di una profonda disillusione individuale, tanto nel campo pubblico come in quello privato. Si tratta di un sentimento – questo di arresa di fronte a ciò che si ritiene ineluttabile – che viene da lontano, che ha il suo primo caposaldo nella caduta verticale della credibilità della classe dirigente generata da Tangentopoli e dall’affermarsi del concetto di “casta”, ma che è poi letteralmente esploso negli anni della grande crisi, quando anziché mettere in campo una reazione al declino si è, al contrario, alimentata una furia punitiva e giustizialista che non poteva che generare disaffezione. Ci riferiamo non soltanto alla gogna che è stata riservata alla classe politica e a talune componenti del ceto dirigenziale (per esempio, quello delle banche) – soggetti che, sia chiaro, si sono spesso e in modo crescente meritati di essere presi a calci nel sedere – ma anche alla logica sempre più stupidamente burocratica che presiede ad ogni atto della vita quotidiana, alla totale deprivazione di qualità che riguarda ogni centesimo destinato alla spesa pubblica, alla montagna di vincoli e ostacoli che hanno inaridito, più ancora della recessione, gli investimenti privati grandi e piccoli.
Matteo Renzi – ed è il suo più grande merito – tutto questo l’aveva annusato. Aveva intuito che il Paese era bloccato, ingessato da un maldestro uso del “politicamente corretto”. Forse non l’ha saputo esaminare in modo analitico, di sicuro non è stato capace di individuare i necessari anticorpi ma, al contrario di molti altri, aveva capito che il Paese, per risollevarsi, aveva bisogno di una “rupture”. Aveva anche afferrato che, pur avendo il Paese e i cittadini bisogno di sbrogliare la matassa dei lacci e lacciuoli che li paralizzano, la risposta non poteva trovarsi nella ricetta liberista del laisser faire, del liberi tutti, ma in qualcosa che tanto la teoria economica quanto la dottrina politica faticano a definire, e che noi di TerzaRepubblica in questi anni di lavoro di analisi e di proposta ci siamo sforzati di delineare come riformismo liberal-keynesiano. Peccato, però – ed è questo il suo più grande demerito – che Renzi si sia fermato alle suggestioni, mostrandosi incapace di tradurre in un coerente disegno riformatore le pur buone intuizioni. Ed è ancor più un peccato che si intestardisca a non prendere atto che un numero crescente di italiani abbia percepito lo iato che separa le intenzioni dalle realizzazioni e si irriti di fronte ai suoi quotidiani tentativi di scambiare il fumo con l’arrosto.
Prendiamo il tema del rapporto tra giustizia e politica, che Renzi, commettendo un errore esiziale, si ostina a chiamare “questione morale”. Pensando di fermare l’emorragia del consenso, afferma pubblicamente che “sì, c’è una questione morale nel Pd, è inutile negarlo”, senza capire che essendo segretario di quel partito, egli non può fermarsi a metà del guado – lì, dopo un po’, si annega – ma deve spiegare la dimensione sistematica del problema, sia che si tratti di casi di arricchimento personale (per i quali non basta auspicare l’onestà, ma predisporre procedure di selezione del ceto politico che richiedono un partito più strutturato e pesante, non più leggero come invece va di moda dire) sia che si tratti di responsabilità oggettive in situazioni di complessità normativo-amministrativa (e qui deve avere il coraggio di procedere alla semplificazione procedurale, anche a tutela dei suoi amministratori, centrali e locali) sia infine che si tratti, come purtroppo spesso accade, di forzature di una magistratura inquirente dedita ai teoremi e alla ricostruzioni giornalistiche (e qui occorre fare la riforma della giustizia e mettere in campo una capacità politico-culturale di sconfiggere il circuito mediatico-giudiziario che da un quarto di secolo ammorba il Paese).Bisogna rompere questo gioco al massacro per cui fare il sindaco, l’amministratore comunale e regionale o il dirigente pubblico significa essere o un eroe (fare pur sapendo di esporsi al fuoco delle accuse infamanti) o un pavido (non fare nulla, non assumersi alcuna responsabilità, per evitare di finire ala gogna). Ovvio che i primi siano pochi e sempre meno, che i secondi abbondino e che in questo quadro trovi terreno fertile il malaffare. Della serie o non rischio (immobilismo, tempi biblici, deresponsabilizzazione) o se rischio lo faccio per interesse privato (furto, concussione, clientelismo).E bisogna rompere questo maledetto cortocircuito anche per un altro motivo fondamentale, che induce pure i privati, anche l’ultimo dei cittadini, a fare altrettanto: ad aggirare le regole, a evadere le tasse e ogni altro adempimento oneroso, a non pagare in modo sistematico i debiti. Non solo. Il clima di sfiducia, il “chi me lo fa fare, non ne vale la pena”, spinge gli imprenditori a non investire e persino i consumatori a rinunciare alle spese di natura straordinaria.
Renzi, se vuole tornare alla luna di miele con gli italiani, se vuole riconquistare i consensi che gli furono tributati alle elezioni europee, deve ricominciare daccapo. Riponga l’arma impropria della rottamazione generazionale e impugni quella della rottura con tutte le pratiche del masochismo italico. Lasci stare le polemiche con i pentastellati – che, come nel caso dell’assurda decisione di mollare il sindaco di Parma, Pizzarotti, si fanno male da soli – e parli un linguaggio di verità al Paese, dicendo che senza smontare la mostruosa macchina dell’autolesionismo nazionale che da un quarto di secolo ci costringe al declino la ripresa economica, sociale e morale non arriverà mai. (Enrico Cisnetto direttore di Terza repubblica)

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Gli italiani investono nei bond come nessun altro paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

mini bondLondra. Cambiano i mercati, le strategie di investimento, i tassi di interesse ma la passione degli investitori italiani più maturi per le obbligazioni resta immutata. Il 27% del portafoglio medio dell’investitore italiano è infatti allocato in bond: si tratta della più alta percentuale riscontrata tra gli investitori delle principali economie a livello globale (10% in Germania, 12% in Francia, 13% in UK e Cina, 14% in Spagna, 15% in USA).La restante parte del portafoglio medio si compone poi di: liquidità (23%), azionario (19%), investimenti immobiliari (16%), oro e metalli preziosi (5%) ed investimenti non tradizionali (5%).È quanto mostrano i nuovi dati rilasciati dall’edizione 2016 della Global Investment Survey realizzata da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati. L’indagine è stata realizzata in 19 paesi e ha raccolto i dati di oltre 5000 rispondenti.Secondo gli investitori del nostro paese le asset class che offriranno le migliori opportunità di investimento nei prossimi 12 mesi saranno i titoli azionari internazionali (50%) seguiti da investimenti immobiliari e azioni domestiche (43%) e poi obbligazioni internazionali (39%). Anche in questo caso, nessun paese come l’Italia considera così diffusamente i bond come una asset class su cui investire: a livello globale la media si attesta infatti al 22% e – guardando all’Europa – i valori più elevati si rilevano in Spagna (25%), Francia (24%), UK (23%) e Germania (19%).Prendendo in esame i singoli paesi, estero è anche il podio delle nazioni che rappresentano le migliori opportunità di investimento nel 2016 per gli italiani: ai primi posti troviamo infatti Usa e India (40%), Australia (35%) e Giappone (30%).
L’investitore nostrano guarda invece con preoccupazione a Cina (43%), Brasile (41%) e Russia (34%). La passione degli italiani per gli investimenti oltre frontiera è confermata dal fatto che il 30% del portafoglio medio italiano è investito fuori dai confini nazionali, rispetto a una media globale del 16%: è la più alta percentuale tra i paesi Europei (17% in UK, 19% in Francia, 15% in Germania, 16% in Spagna).Il 63% degli italiani dichiara che sarà molto più focalizzato sugli investimenti oltre confine di quanto fatto nell’ultimo anno (la più alta percentuale riscontrata tra i paesi europei oggetto d’indagine), anche se esistono alcune preoccupazioni quando si investe fuori dal mercato domestico, in particolare l’incertezza sui mercati a livello globale (54%), il rischio valuta (40%) e la mancanza di trasparenza (23%).“Non stupisce vedere confermata dal nostro studio la passione italiani per le obbligazioni, frutto di convinzioni ‘storiche’ radicate negli anni, quando l’obbligazione era sinonimo di basso rischio e rendimento sicuro. L’investitore deve però essere consapevole che il contesto di mercato odierno è molto mutato ed è caratterizzato da una forte volatilità. Il che non vuol dire che il settore del reddito fisso debba essere evitato, ma che bisogna saper scegliere – all’interno di una proposta molto vasta – su quali obbligazioni puntare. Riteniamo perciò fondamentale per gli investitori avvalersi del contributo di professionisti del risparmio gestito che li consiglino e li seguano nei propri investimenti.” dichiara Marco Negri, country head Italia di Legg Mason Global Asset Management.

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L’aspettativa di vita degli italiani diminuisce

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2016

Paola-Binetti“Ha fatto scalpore la notizia che per la prima volta si sia ridotta l’aspettativa di vita degli italiani dopo un lungo trend positivo. Eppure era un evento temuto e da lungo atteso per chi, conoscendo il mondo della cronicità e della disabilità, ha assistito in questi anni alla costante riduzione degli stanziamenti nell’area socio-sanitaria. Non si può ridurre un programma terapeutico alla sola somministrazione e assunzione di farmaci: ci sono molte altre necessità indifferibili in pazienti che presentano un quadro di diffusa disabilita. Necessità che hanno dei costi, ma costi che non sono riconosciuti dal SSN e che possono indurre a pazienti a prescindere da strumenti salvavita”.
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Penso ai quattro fratelli Biviano, tutti affetti da Distrofia muscolare di tipo Facio-scapolo-omerale, sempre a rischio di andare incontro ad una sindrome di insufficienza respiratoria. Il costo dell’energia necessaria a far funzionare le quattro macchine respiratorie, la macchina della tosse, la ricarica delle carrozzelle per garantire un minimo di autonomia supera i 700 euro, e basta una sola bolletta per far saltare il fragilissimo bilancio familiare che si regge sulle pensioni di disabilità dei 4 fratelli, 280 euro ciascuno, del tutto inadeguato a garantire quello che a tutti gli effetti è una sorta di trattamento salvavita. Ci sono pazienti che hanno bisogno di nutrirsi con cibi che offrano determinate garanzie e che per i loro costi non rientrano nella pensione di invalidità. E come i ragazzi Biviano sanno bene, ci sono decine di migliaia di italiani di età diversa per cui i tagli all’area sociosanitaria hanno oggettivamente accorciato la vita. Ora stiamo discutendo il DEF, e ci sono rischi di ulteriori interventi che per raddrizzare i bilanci comprimano gli stessi diritti di sopravvivenza delle persone più fragili. Teniamone conto se non vogliamo ridurre ulteriormente le aspettative di vita, confermando come ancora una volta la povertà sia tra le cause più frequenti di malattia e di morte anticipata”.

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Governo: Cala la fiducia degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2016

palazzo chigiI cittadini e i consumatori non sono tra le priorità di questo esecutivo, anzi – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – sono spesso un ostacolo al processo di svendita dei beni pubblici di cui il governo si sta facendo promotore. Sono queste le premesse alla base del calo dell’indice di fiducia dei consumatori (il cui dato è calato a 114,2 rispetto al 114,9 del mese di marzo).
Il presidente del Consiglio – prosegue Tiso – sta esercitando il suo potere con arroganza e presunzione ed ha totalmente dimenticato, come dimostrano i recenti scandali, la necessità per il Paese di avere un governo al di sopra di ogni sospetto. Il punto infatti – conclude Tiso – è che non si sta facendo nulla per riportare la questione morale al centro dell’agire politico; eppure avrebbe dovuto essere proprio questa la grande novità rispetto al passato.
Per il sindacato pensionati: “Secondo il rapporto di “Osservasalute” , questo è dovuto alla riduzione del livello di prevenzione .Tagli sulla sanità , abbassamento della qualità della vita,problemi economici che spingono, non solo lo Stato, ma anche il singolo cittadino a “tagliare”,anche sulla salute e non solo : questo è il desolante quadro di un’Italia che sembra essere veramente “una nave senza cocchiere” – così ha dichiarato il vicesegretario nazionale del Partito Pensionati, Luigi Ferone -Del resto il popolo italiano, in consistente percentuale , rinuncia a votare,quando lo fa, da la maggioranza a chi ,poco prima insultava .E allora? Tante volte ,si incontra la gente nei mercati o anche nei bar e sente insoddisfazione verso tutti. Forse,però chi critica, impreca e spreca parolacce, dovrebbe chiedersi cosa ha fatto lui , per cambiare le cose , perché , sia ben chiaro – ha concluso Ferone – per cambiare questo Paese , non bisogna sempre aspettare che siano gli altri a fare qualcosa. Gli “altri”, siamo anche noi”.

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Italiani: obesità e diabete in Italia e altrove

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

obeso640 milioni di obesi, 1,5 chilogrammi di aumento del peso medio della popolazione mondiale ogni dieci anni dagli anni ’80: sono le ultime drammatiche cifre sull’avanzare della “piaga” obesità nel mondo, messe nero su bianco all’inizio del mese da una delle più autorevoli riviste medico-scientifiche internazionali, The Lancet. “Viene quasi da dire: era ora”, commenta Paolo Sbraccia, Presidente della SIO-Società italiana dell’obesità. “Ancora troppo spesso si considera l’obesità una condizione estetica e non una vera e propria malattia”, prosegue. “L’obesità è causa, in primis, di aumentato rischio di diabete di tipo 2, quindi di malattie cardiovascolari e di alcune forme di tumore; essere sovrappeso od obesi riduce il benessere psicologico, determina un impatto negativo sulla funzionalità fisica, con diminuzione della capacità di compiere anche le più semplici attività quotidiane, e sulla funzionalità sociale, con depressione, distress, cattiva qualità di vita,” aggiunge Sbraccia.
Al tema dell’obesità è dedicato l’Italian Barometer Diabetes Report 2015, dal titolo “Il management dell’obesità e del diabete di tipo 2: le sfide da vincere”, presentato questa mattina a Roma. “Il Barometer Report è un documento pubblicato annualmente con l’obiettivo di attivare il confronto e le riflessioni istituzionali sui grandi temi che riguardano il diabete e l’obesità nel nostro Paese, sulle grandi sfide che queste patologie comportano in termini di sostenibilità e accesso alle cure”, spiegano gli editor Renato Lauro, Presidente di IBDO Foundation-Italian Barometer Diabetes Observatory, e Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma “Tor Vergata”.
Il rapporto 2015, come chiarisce il suo curatore, Domenico Cucinotta, Past President dell’Associazione medici diabetologi e professore di medicina interna all’Università di Messina, si propone di esaminare, grazie al contributo di personalità istituzionali e di qualificati esperti del settore, la questione “obesità” nelle sue mille sfaccettature – epidemiologiche, cliniche, sociali – “nella convinzione che la stretta sinergia tra autorità regolatorie e mondo della ricerca e della clinica sia un requisito indispensabile per attuare un efficace intervento di prevenzione dell’obesità e del diabete mellito, necessario per arginare il fenomeno”.Alla base del problema sta, infatti, paradossalmente, il progredire tecnologico e sociale dell’Umanità: i cambiamenti di stile di vita, la modernizzazione. Ricorda ancora Cucinotta: “è stato persino individuato e messo a punto da ricercatori nordamericani un indice – il modernization index – che si è dimostrato un forte predittore dello sviluppo di obesità e di diabete nelle popolazioni a rischio. Viene calcolato in base al tipo e al numero di oggetti-simbolo di questi cambiamenti di cui si è in possesso: frigorifero, telefono, televisore, automobile, lavatrice, cellulare, internet, lettore DVD, e altro.”Come facilmente immaginabile, l’Italia non è immune da tutto questo. Vediamo alcuni numeri ripresi dall’Italian Barometer Diabetes Report 2015:
Prevalenza sovrappeso/obesità – la prevalenza di eccesso ponderale, ossia la percentuale di persone sovrappeso sulla popolazione residente, fra gli uomini al di sopra dei 20 anni si attesta su una percentuale di poco inferiore al 60% nel nostro Paese, una condizione migliore di altri partner europei, più o meno ampiamente sopra questa soglia: Grecia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Portogallo, Spagna e Finlandia. Fra le donne nella stessa fascia di età la prevalenza supera il 50% in diversi paesi, mentre in questo caso l’Italia risulta fra le nazioni con prevalenza più bassa, di poco al di sopra del 40%. Di converso, fra i giovani di sesso maschile al di sotto dei 20 anni l’Italia rappresenta una delle nazioni con prevalenza più elevata, (30%), mentre fra le ragazze la percentuale è di poco inferiore al 20%.
Trend temporale sovrappeso/obesità – i dati più recenti ISTAT, relativi al 2013, documentano fra il 2001 e il 2010 una crescita di circa 2 milioni del numero di persone in sovrappeso e di oltre 1 milione per le persone francamente obese, per un totale di oltre 27 milioni di persone in eccesso ponderale. L’obesità è cresciuta in tutte le fasce di età e, sempre ISTAT, evidenzia una più elevata prevalenza di obesità fra i 55 e i 74 anni di età.
Prevalenza diabete – l’obesità rappresenta la causa principale di diabete di tipo 2. In presenza di obesità, il rischio di sviluppare il diabete è 10 volte più alto. Non stupisce quindi che obesità e diabete vadano di pari passo. In Italia oggi sono 3,6 milioni le persone affette da diabete – di cui oltre il 90% con diabete di tipo 2 – pari al 6,2% della popolazione. A queste va aggiunta una quota di persone che, pur avendo la malattia, non ne è a conoscenza; si stima che per ogni tre persone con diabete noto, ce ne sia una con diabete non diagnosticato. Inoltre, si stima che per ogni persona con diabete noto, vi sia almeno una persona ad alto rischio di svilupparlo, perché affetta da ridotta tolleranza al glucosio o alterata glicemia a digiuno. Questo implica che in Italia oggi siano quasi 5 milioni le persone con diabete, cui si aggiungono 3,6 milioni ad alto rischio di svilupparlo, per un totale di quasi 8,5 milioni tra persone con diabete e persone a rischio: quasi 1 italiano su 7.
Trend temporale diabete – ancora, si stima che il numero di persone affette da diabete nel mondo sia cresciuto da 171 milioni nel 2000 a 415 milioni nel 2015 e raggiungerà i 642 milioni nel 2040. In Italia, secondo ISTAT, nel 2000 risultava diabetico il 3,9% della popolazione, poco più di 2 milioni di persone, diventate quasi 3 milioni (4,6% della popolazione) nel 2011. Se la crescita della prevalenza della malattia continuerà ai ritmi attuali, entro 20 anni potrebbero essere oltre 6 milioni (9% della popolazione totale) le persone affette da diabete, con enormi implicazioni assistenziali, sociali ed economiche.

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Italiani all’estero: recupero cittadinanza italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

camera deputatiRoma. Ieri, l’On. FitzGerald Nissoli , durante il Question Time a Montecitorio, ha interpellato il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, su come agevolare la possibilità di riacquistare la cittadinanza per coloro che hanno perso lo status di cittadini italiani in seguito ad espatrio. L’on. Nissoli nell’interrogazione, dopo aver rilevato che “si è posta all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione dei cittadini italiani, nati in Italia, che hanno perso la cittadinanza in seguito ad espatrio per motivi di lavoro o in seguito a matrimonio” ; aver sottolineato che “a livello internazionale, sul piano giuridico, si assiste ad una graduale accettazione del principio della doppia cittadinanza e della cittadinanza multipla” e che ”la riapertura dei termini per la presentazione della dichiarazione per il riacquisto della cittadinanza italiana, di cui all’articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, più volte prorogata, non è riuscita a raggiungere buona parte dei cittadini che ne avrebbero fatto richiesta e, tanto meno, coloro che risiedevano in uno Stato dove il possesso della doppia cittadinanza è stato ammesso dopo lo scadere di tale provvedimento”; ha chiesto al Ministro Alfano “quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato per venire incontro alle esigenze di questi italiani di fatto permettendo loro di riacquistare la cittadinanza italiana”.
Sempre nella stessa direzione l’On. Nissoli, illustrando la sua richiesta, ha voluto lanciare un appello al Ministro in favore degli italiani all’estero : “una attenzione per chi, nato in Italia, da genitori italiani, ed emigrato all’estero ha perduto la cittadinanza. Sono italiani come me e come Lei, magari ex compagni di scuola, alcuni di loro hanno anche fatto il servizio militare in Italia. Signor Ministro, credo che bisogna dare una risposta! Quando vado tra loro percepisco il loro orgoglio ed il loro senso di appartenenza al nostro Paese non è mai venuto meno. Sono italiani nel cuore, bisogna correggere solo il loro status a livello giuridico”.“Allora credo che il Governo debba prendere un impegno serio teso a permettere il riacquisto della cittadinanza a chi l’avesse perduta emigrando – ha detto l’On. Nissoli. E’ un problema che deve essere risolto, mi sembra che la maggioranza in quest’Aula, indipendentemente dal colore politico, sia favorevole a ciò. Dov’è quindi l’ostacolo? La politica deve dare una risposta; è un debito di riconoscenza che va saldato! Signor Ministro, certa della Sua grande sensibilità Le chiedo come pensa di porre fine a questa grande ingiustizia e permettere a questi italiani di fatto di riacquistare la cittadinanza italiana”.
La risposta del Ministro Alfano è stata aperta e positiva ma necessita della valutazione di alcuni profili problematici, vi è la necessità di un approfondimento, poiché ci sono degli ostacoli. Tale ostacoli sono rappresentati dal limite temporale di permanenza all’estero e dalla trasmissione della cittadinanza iure sanguinis che finirebbe per estendere il possesso della cittadinanza anche agli eredi e pertanto la platea sarebbe indeterminata. Infatti coloro che hanno perso la cittadinanza non sono oggetto di censimento da parte delle autorità consolari e non si conoscono, quindi, gli oneri relativi. “C’è la massima attenzione nei confronti dei nostri connazionali all’estero” ha detto il Ministro ricordando che il legame con la madrepatria non si è interrotto e che c’è la massima volontà e disponibilità ad affrontare la questione.L’on. Nissoli, nella replica, ringraziando il Ministro, ha registrato la positiva apertura del Governo ma ha rilevato che non è stato “affrontato il problema, esso rimane irrisolto, mentre basterebbe poco per dare un segnale chiaro di disponibilità a coloro che hanno perduto la cittadinanza, magari solo perché hanno sposato uno straniero. E’ vero che si sono riaperti i termini per la presentazione della domanda per riacquistare la cittadinanza, ma la comunicazione è stata scarsa ed inefficace e non ha raggiunto la maggior parte degli interessati”.“La volontà di affrontare il problema è, comunque, un fatto positivo”, ha concluso la deputata eletta all’estero auspicando “che si pongano in essere al più presto politiche adeguate al problema sollevato e che è molto sentito tra la Comunità italiana all’estero. Io vigilerò che le buoni intenzioni non rimangano nel cassetto”.

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Italiani all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

New York“Il prossimo 21 marzo inizieranno i lavori dell’Assemblea Plenaria con i nuovi consiglieri del CGIE, la cui elezione, come ho avuto modo di denunciare pubblicamente in tempi non sospetti, è sembrata, sia nelle modalità con cui si è svolta sia nella partecipazione al voto, più una forzatura che una reale esigenza di rinnovo”. Lo dichiara in una nota Aldo Di Biagio, senatore di Area Popolare. Oggi però tutto questo deve essere messo alle spalle – prosegue – “perché i nuovi Consiglieri e soprattutto i membri del comitato di presidenza, che sarà eletto il 21 marzo, saranno investiti di maggiore responsabilità proprio perché, toccherà loro dare nuova dignità alle rappresentanze del mondo dell’emigrazione lavorando ad una seria e moderna riforma delle stesse. Avendo chiaro questo obiettivo ben si comprenderà come il rinnovo dei vertici del CGIE dovrà essere ispirato e orientato dall’idea di lavorare tutti in funzione di un interesse e bene comune senza lasciare spazio a manovre volte solo a soddisfare interessi particolari. Manovre che, purtroppo, vedo già in atto da parte di chi non ha alcun interesse al futuro delle rappresentanze ma cerca di spremere fino alla fine questi organismi per meri calcoli personali”. Stiamo infatti già assistendo – evidenzia Di Biagio – “ad un’azione di sciacallaggio di chi tenta di vendere il proprio opportunismo come contrapposizione, rispolverando vecchie battaglie di retroguardia che certamente non hanno più senso di esistere in questo momento storico. Se si dovesse lasciare spazio a queste manovre l’esito sarebbe solo di veder morire un organismo che, non possiamo nascondercelo, si trova in una situazione di difficoltà e per come viene erroneamente percepito all’esterno. Per essere chiari io sono dell’idea che questo non sarà e non deve essere l’ultimo CGIE, come da più parti sembra paventarsi, ma sicuramente dovrà essere l’ultimo CGIE prima della necessaria e tanto attesa riforma organica delle rappresentanze degli italiani all’estero”. Di Biagio conclude: “Una riforma che non può più aspettare e che darà nuova linfa alle rappresentanze. Una riforma di cui proprio questo CGIE dovrà farsene carico ed essere protagonista con una importante opera di proposizione e costruzione che, soltanto attraverso una intesa comune scevra da sterili e passate contrapposizioni, potrà raggiungere quei risultati che tutti ci auspichiamo. Mi auguro che da parte di tutti si sappia raccogliere questa importante opportunità”.

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“L’evoluzione dell’alimentazione dei soldati: dalla Grande Guerra ad oggi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2016

Milano Mercoledì 16 marzo p.v., alle ore 10.00, a Milano-Palazzo Cusani avrà luogo il convegno dal titolo “L’evoluzione dell’alimentazione dei soldati: dalla Grande Guerra ad oggi”. Interverranno:
– Stefano Marroni, vice direttore del TG2 e responsabile della rubrica del TG2 “Medicina33”;
– Antonino De Lorenzo, Professore Ordinario di Alimentazione e Nutrizione Umana e direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’alimentazione presso l’Università Degli Studi di Roma “Tor Vergata”;
– Generale Stefano Rega, Direttore dell’Amministrazione dell’Esercito.
Il simposio rientra nell’ambito delle attività per la commemorazione del centenario della Grande Guerra organizzate dallo Stato Maggiore dell’Esercito.(Magg. Andrea Maria Gradante)

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“Possiamo ancora definirci italiani?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

pensionatiNel servizio più importante per i cittadini, la Salute, è giusto che ci sia una disparità di trattamento secondo la Regione di residenza?” se lo chiede Roberto Messina, Presidente di Senior Italia FederAnziani, che dichiara: “Assistiamo a una pericolosa diversità tra istituzioni Regionali, che lasciano i pazienti disorientati e preoccupati”. Alcuni esempi? “Le norme nazionali conferiscono al medico di medicina generale, almeno sulla carta, il potere di scegliere quali farmaci prescrivere, in scienza e coscienza, nell’interesse del paziente di cui conoscono meglio di chiunque altro la storia clinica, e sempre nell’ottica di privilegiare l’aderenza alla terapia. Pur premettendo che la nostra organizzazione è estremamente favorevole al maggiore utilizzo di farmaci equivalenti e biosimilari, riteniamo che la Regione Puglia, attraverso il piano che il Direttore del Dipartimento Salute sta studiando in questi giorni, svilisca il ruolo del medico e metta a rischio l’aderenza alla terapia. La linea di intervento in questione, infatti, spingerebbe i medici a privilegiare criteri economici nella prescrizione dei farmaci, in luogo di criteri di carattere scientifico, col solo obiettivo di aumentare l’uso di equivalenti e biosimilari a prescindere dai bisogni dei pazienti.
C’è poi il caso della Toscana, che ha deciso di bloccare l’applicazione del Decreto Lorenzin sull’appropriatezza, riportando le decisioni e le modalità di applicazione delle stesse al livello regionale. In Emilia Romagna, invece, viene tolto ai medici il potere prescrittivo che gli veniva conferito dall’AIFA. Questa, con determina del 4/11/2015, aveva disposto per il principio attivo ranolazina l’eliminazione del piano terapeutico, stabilendo che il medicinale divenisse soggetto a prescrizione medica. Dal canto suo, la Regione Emilia Romagna ha riportato come modalità di richiesta del farmaco il Piano Terapeutico Regionale, benché si sappia che l’eliminazione del Piano Terapeutico porti significativi benefici in termini di continuità terapeutica e di aderenza alle cure.
E’ chiaro che di fronte a tanti episodi come questi – conclude Messina – il paziente non può che essere disorientato e confuso, senza avere alcuna certezza circa la stabilità delle regole, ed avendo spesso la sensazione che non sia la tutela della sua salute il primo criterio seguito da chi è pronto a disfare le norme”.

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Libano: italiani Unifil donano un campo di calcetto alla popolazione del Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

libano unifilTIRO. Una struttura sportiva nuova di zecca per la popolazione del Libano Sud: il Contingente italiano del Sector West di UNIFIL, su base Brigata alpina Taurinense, ha completato infatti la realizzazione di un campo da calcetto presso Jinnata, villaggio situato a nord-est della città di Tiro, consegnandolo ufficialmente alla popolazione con una cerimonia inaugurale.20151107 Inaugurazione campo da calcio a Jinnata-280-ModificaDavanti a numerose autorità Libanesi, tra cui il ‘Quaemaquan’ di Tiro Mohammed Alì Jaffal, il presidente delle municipalità di Tiro Abed Al Mohsen al Houssayini e al sindaco, il Comandante del Sector West ha sottolineato l’importanza del percorso di costruzione di fiducia e trasparenza reciproca basato sulla cooperazione tra tutti i soggetti operanti nel sud del Libano.
ll progetto inaugurato a Jinnata è stato realizzato grazie alla supervisione di specialisti del Multinational Cimic Group (cooperazione civile e militare) con i fondi italiani dedicati allo sviluppo della cooperazione civile e militare e concorre al conseguimento degli obiettivi fissati dalla Risoluzione 1701, per il supporto e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione nel sud del Libano. (foto: libano)

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