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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘italiani’

In aumento gli italiani che vivono all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Se è vero che l’Italia ormai da anni è diventata Paese di immigrazione, tuttavia sono in aumento anche le emigrazioni verso l’estero di concittadini – compresi i naturalizzati. In particolare sono sempre più numerosi i cittadini italiani che scelgono altri Paesi dell’Unione Europea per vivere e lavorare: in base ai dati Eurostat al 1° gennaio 2018 gli italiani sono il terzo gruppo di cittadini europei che vive in un altro stato membro, dopo i rumeni e i polacchi.
Dal 1° gennaio 2016 al 1° gennaio 2018 i nostri concittadini che hanno scelto di vivere in altro Paese europeo sono cresciuti del 14,3%, passando da 1 milione e 435mila a 1 milione e 640mila residenti in UE. La principale destinazione è la Germania, che accoglie al 1° gennaio 2018 oltre mezzo milione di italiani (578mila), più di un terzo di tutti gli italiani in Europa. Il Regno Unito, che in termini assoluti è stato scelto da oltre 300mila italiani, registra in termini relativi un incremento significativo nell’ultimo anno (+26%). Il terzo Paese europeo per numero di italiani residenti è la Spagna (221mila); al quarto posto la Francia con oltre 200mila italiani, che però rispetto al 2017 “perde” 2.137 italiani residenti. È in Portogallo che si registra il più alto incremento di italiani – più che raddoppiati in due anni – che da 6mila sono diventati 13mila. Se si considerano anche i Paesi EFTA (European Free Trade Association – Associazione Europea di Libero Scambio), la Svizzera si conferma una “storica” meta italiana: nella confederazione elvetica da tre anni mediamente sono oltre 300mila i concittadini residenti.

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Venezuela: sen. Rojc, migliaia di italiani “intrappolati”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

“La drammatica situazione politico-militare in Venezuela sta tenendo ‘intrappolati’ anche migliaia di italiani che vorrebbero lasciare il paese ma che non possono farlo a causa dell’impossibilità di rinnovare il passaporto, perché i nostri consolati hanno scarsità di energia elettrica”. E’ l’allarme lanciato dalla senatrice del Pd Tatjana Rojc, che ha presentato al ministro degli Esteri Moavero Milanesi una interrogazione urgente chiedendo al Governo “un intervento immediato a favore della comunità italiana in Venezuela, che conta oltre 200mila persone”.
“La nostra ambasciata e i nostri consolati in Venezuela – scrive Rojc a Moavero – sono bloccati a causa dall’assenza di energia elettrica che viene erogata per 6 ore al giorno e non tutti i giorni. Si tratta di una vera e propria emergenza in quanto risulta impossibile rinnovare un passaporto e siccome – spiega Rojc – il rinnovo può essere fatto solo attraverso i consolati esteri e non mediante quelli italiani, la situazione è a dir poco esplosiva”.
Da qui la richiesta della parlamentare dem al ministro degli Esteri di un “intervento immediato da parte del Governo italiano per agevolare i nostri connazionali in Venezuela, tenuto conto che recentemente a Maracaibo – ricorda Rojc – oltre 500 italiani hanno formalizzato una forte protesta, come riportato anche da “La Voce d’Italia”.
“Siamo inoltre in presenza – continua la parlamentare del Pd – di una difficile reperibilità dei farmaci e dunque chiedo cosa il nostro governo intenda fare per aiutare gli italiani che volessero lasciare subito il Venezuela, consentendo di rinnovare da subito i passaporti, qualora la situazione precipitasse”.
Rojc chiede anche “se il governo intenda intervenire affinché le nostre comunità possano disporre di appositi generatori di corrente, tenuto conto che in Venezuela d’estate si raggiungono i 40 gradi di temperatura e i condizionatori non funzionano per l’assenza di elettricità”.

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I produttori di articoli monouso in plastica sono praticamente tutti italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

Solo i produttori di stoviglie ‘usa e getta’ (piatti, bicchieri, posate, cannucce e mescolatori) sono una trentina nel territorio italiano e occupano circa 3.000 dipendenti. “I prodotti monouso in plastica – spiega Marco Omboni, Presidente di Pro.Mo Federazione Gomma Plastica – rappresentano solo lo 0,6% della plastica prodotta in Europa. Bandire la plastica monouso produrrebbe gravi danni imprenditoriali e occupazionali per le nostre imprese. Il problema della dispersione dei prodotti monouso nell’ambiente è un problema di educazione, e la maleducazione non distingue tra un materiale e l’altro. Occorre quindi potenziare il riciclo, in cui l’Italia è virtuosa, nell’ottica dell’economia circolare e dare tempo alle imprese per sperimentare nuovi materiali favorendole con incentivi fiscali”.
Un’errata applicazione della direttiva UE rischia dunque di mettere in crisi altri settori economici in cui l’Italia è leader in Europa: dalle acque minerali alla distribuzione automatica. Il primo comparto ha un giro d’affari di 3 miliardi di euro, comprende 246 marche italiane e 126 imbottigliatori che esportano in oltre 100 Paesi del mondo. La Distribuzione Automatica di cibi e bevande, dove l’acqua è il secondo prodotto più venduto, ha un giro d’affari di 3 miliardi di euro con 3.000 aziende di gestione dei distributori che occupano 33.000 dipendenti. “La distribuzione automatica – spiega Massimo Trapletti, Presidente di CONFIDA Associazione Italiana Distribuzione Automatica – opera al 97% all’interno di edifici chiusi (aziende, ospedali, scuole e università) dove è attiva la raccolta differenziata della plastica quindi la possibilità che la plastica utilizzata nel nostro settore venga dispersa nell’ambiente è inesistente. Inoltre il vending è il primo settore che sperimenta un progetto, chiamato RiVending, di riciclo della plastica di bicchieri e palette del caffè che viene reintrodotta in produzione per produrre nuovi prodotti”.
La campagna “Plastic Free”, anche grazie al favore mediatico, ha spinto inoltre numerose amministrazioni locali (Comuni e Regioni), Università e altri enti a dar vita a ordinanze, mozioni e regolamenti divergenti tra loro e spesso contrastanti con i contenuti stessi della Direttiva Europea come emerge dall’analisi dell’avvocato Andrea Netti, titolare dello studio ADR, esperto di diritto amministrativo: “Il 47% dei provvedimenti analizzati include erroneamente i bicchieri tra i prodotti monouso in plastica da abolire e ancora il 52% vuole abolire anche le bottiglie d’acqua quando la Direttiva UE richiede invece nuovi requisiti di fabbricazione”.

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Quanto pagano gli italiani per mantenere l’abitazione principale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Tra rate del mutuo, bollette luce, gas e acqua, manutenzione e tasse? In media 11.304 euro l’anno, vale a dire 942 euro al mese. Il valore arriva dallo studio condotto da Facile.it e Mutui.it che, partendo da dati Istat e del Dipartimento delle Finanze, ha evidenziato come nel Nord Italia il costo complessivo sia, in media, il 20% più alto che al Sud.
Analizzando le principali città italiane emerge che Roma è la più cara; per mantenere un immobile nella capitale servono in media 14.628 euro l’anno, l’8% in più che a Milano (13.560 euro). Cifre molto alte sono richieste anche a Firenze (13.860 euro) e a Bologna (13.824 euro), mentre i costi più contenuti sono stati registrati a Palermo (8.208 euro l’anno) e Napoli (9.324 euro l’anno).Dati interessanti si notano anche analizzando le differenze delle singole voci di costo; per le utenze domestiche e la manutenzione della casa, nelle regioni settentrionali si arriva a pagare anche il 35% in più che in quelle meridionali. Se si guarda alla sola Tari, invece, risulta mediamente più cara al Sud, con valori da capogiro a Napoli (444 euro l’anno) e, soprattutto, a Cagliari (504 euro l’anno).

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Traveller italiani e viaggi d’affari in Paesi considerati rischiosi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

In Italia il 19% dei viaggiatori si è ritrovato a vivere situazioni pericolose durante i viaggi di lavoro nell’ultimo anno.
Il 50% dei business traveller italiani e di quelli europei prenderebbe in considerazione l’idea di non partire per destinazioni considerate pericolose sulla base della loro percezione del luogo o delle linee guida definite dai loro governi. Inoltre, il 19% a livello italiano e il 17,6% a livello europeo ha affermato di essersi trovato molto vicino a una situazione critica negli ultimi 12 mesi durante un proprio viaggio d’affari. Questi sono i dati presentati da SAP Concur nella ricerca “Concur Locate Research” che ha analizzato le abitudini di viaggio di 1050 business traveller italiani e 7395 a livello europeo nel corso dell’ultimo anno. Se gli avvertimenti dei Ministeri del turismo dei paesi europei venissero presi alla lettera, questo denoterebbe una situazione molto preoccupante per i business traveller su scala globale. Si evidenziano per esempio diversi pericoli in Turchia, dai disastri naturali al furto di passaporti; mentre i viaggiatori diretti in Cina vengono messi in guardia per le controversie commerciali che possono portare all’arresto. La preoccupazione riguardante i viaggi si può facilmente spiegare se si tiene conto che in Italia un business traveller su cinque (il 21,5%) ritiene che il proprio datore di lavoro non sarebbe in grado di fornire alcun supporto in caso di grave pericolo. Le organizzazioni non sarebbero dunque in grado, secondo gli intervistati, di comunicare in modo tempestivo in situazioni di pericolo o riportare in patria i propri dipendenti.I risultati della ricerca sono un’ulteriore prova che i datori di lavoro devono sempre più assicurare di applicare le migliori procedure di sicurezza possibili per i propri dipendenti. In caso di fallimento dei doveri di diligenza imposta alle organizzazioni si avrebbero ripercussioni sia nell’attrarre che nel trattenere i talenti all’interno delle aziende. Nonostante ciò, in generale, in Europa, i datori di lavoro stanno dimostrando una crescita di interesse al tema rispetto ai dati evidenziati da Sap Concur l’anno scorso. Il 39,4% dei viaggiatori italiani che hanno preso parte alla ricerca, ritiene che la loro società si stia impegnando in modo serio verso un miglioramento delle proprie policy in materia di viaggi di lavoro; il 22% ritiene invece che la propria organizzazione si mantenga neutra sul tema. Massimo Tripodi, Country Manager di Sap Concur Italia, ha commentato “Senza le giuste tecnologie le organizzazioni lascerebbero i loro dipendenti completamente alla cieca mentre sono in viaggio all’estero, senza sapere dove siano in un determinato momento. Le organizzazioni hanno bisogno di una soluzione che riesca ad avere traccia delle eventuali minacce e che permetta loro di localizzare, contattare e offrire assistenza ai loro dipendenti in caso di situazioni pericolose, che si tratti di una perdita del passaporto, un’emergenza sanitaria o fatti gravi come disastri naturali.” Questa ricerca mette in luce non solo la necessità di un impegno continuo e sempre maggiore di diligenza da parte delle imprese, ma anche gli effetti che si verificano se le società non si impegnano in tal senso. Le organizzazioni non possono dunque rimanere appoggiate sugli allori; devono continuare ad evolversi e adattarsi in questo mondo incredibilmente connesso e mutevole.

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Reddito di cittadinanza e pensioni valgono anche per gli italiani all’estero?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

L’on. Fitzgerald Nissoli, in occasione della “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, ha presentato due emendamenti tesi a venire incontro alle esigenze degli italiani all’estero.In particolare, l’on. Nissoli ha chiesto, in tali emendamenti, che anche gli iscritti all’Aire che “ristabiliscono la residenza anagrafica sul territorio nazionale possono accedere, dopo sei mesi di residenza continuativa, al reddito di cittadinanza ed alla pensione di cittadinanza, se in possesso dei requisiti richiesti.” Inoltre, l’on. Nissoli ha previsto forme convenienti di riscatto dei contributi versati all’estero, fuori dagli accordi bilaterali di sicurezza sociale.
“Auspico – ha dichiarato l’on. Nissoli – che la maggioranza di governo mostri sensibilità verso gli italiani all’estero e voti favorevolmente questi due emendamenti.”

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Gli italiani all’estero comprano casa in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Sono molti gli italiani oggi residenti all’estero che scelgono di comprare casa in Italia; secondo un’analisi di Facile.it e Mutui.it, addirittura il 2% dei mutui richiesti nel 2018 faceva capo ad un emigrato.Il 40% di chi rientra in questo campione cerca di acquistare casa nel suo luogo di origine (quasi il 60% su Roma, Palermo o Napoli), ma non si tratta di pensionati o lavoratori prossimi al fine carriera; l’età media di questi richiedenti è di soli 40 anni; ipotesi più probabile che siano giovani professionisti che, all’estero, hanno raggiunto una buona stabilità economica e vogliono investire in Italia. Le cifre che richiedono sono mediamente più alte rispetto agli standard “nazionali” (187.000 euro vs 135.000 euro), così come notevolmente maggiore è il tasso di accettazione delle loro proposte quando presentate in banca (6,40% vs 3,34%)

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Cosa pensano gli italiani del mal di gola?

Posted by fidest press agency su domenica, 24 febbraio 2019

La forte tradizione, i continui investimenti in ricerca, i successi ottenuti a partire dalla prima pastiglia bianca nata nel 1942, sono solo alcuni degli elementi che hanno caratterizzato la storia imprenditoriale di NeoBorocillina, marca iconica che quest’anno celebra 75 anni e che ha deciso di dare voce agli italiani e alla loro opinione sul mal di gola.Una problematica molto diffusa, che con il progressivo abbassarsi delle temperature si fa sempre più strada tra i malanni di stagione, e che secondo l’indagine condotta dall’istituto di ricerca SWG e promossa da NeoBorocillina, ha coinvolto negli ultimi 12 mesi il 68% degli italiani. Dalla ricerca condotta su un panel di uomini e donne maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana, emerge che il mal di gola è donna. Le donne infatti ne soffrono più spesso, per tutto l’arco dell’anno e sono quelle che per tutto l’anno stanno più attente a prevenirlo.
Le donne (73%) e i più giovani (79% della fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni) sono coloro che soffrono maggiormente di mal di gola.
Chi lavora (74%), e soprattutto chi lavora con la voce, è più soggetto a questo fastidio, che sembra colpire più al sud e nelle Isole (75%) rispetto al resto della Penisola .
Il mal di gola appare come un male di stagione: il 61% dei sofferenti ne accusa spesso i sintomi in autunno e inverno. In primavera invece gli intervistati dichiarano che sono le infezioni virali/batteriche (57%), subito dopo gli sbalzi di temperatura (66%), le principali cause del mal di gola. Al terzo posto si classificano le correnti d’aria (43%).
Per chi soffre di mal di gola, è molto importante che un farmaco sia efficace (76%), risolva il problema alla radice (62%) e, soprattutto per chi utilizza la propria voce spesso anche in ambito lavorativo, dia sollievo a lungo (57%) e agisca subito (56%). Le forme farmaceutiche preferite per curare il mal di gola sono spray per la gola (32%) e pastiglie da sciogliere in bocca (32%), che vengono assunte prevalentemente al bisogno in qualsiasi momento della giornata. Le bustine da sciogliere in acqua sono utilizzate attualmente dalla maggior parte dei sofferenti (due terzi). Si registra inoltre un notevole interesse a provare un farmaco in bustine da sciogliere in acqua con una formulazione specifica per il mal di gola (74% molto/abbastanza).
In generale quindi, dalla ricerca SWG promossa da NeoBorocillina si evince che il mal di gola per gli italiani è una problematica molto diffusa, ma le principali cause, i momenti di sofferenza correlati, e di conseguenza i possibili rimedi per curarlo, possono essere differenti. In particolare i consumatori moderni, che sono sempre più informati ed esigenti rispetto al passato, cercano prodotti ad hoc con specifiche caratteristiche. Emerge inoltre l’interesse verso un prodotto sistemico in bustine con indicazioni specifiche per la terapia del mal di gola senza obbligo di ricetta medica.

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La Catalogna conquista gli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Italiani stregati dalla Catalogna. Il 2018 infatti, è stato un anno straordinario per la Regione: 1.200.000 italiani l’hanno scelta per una vacanza o un semplice city break. Un dato che fa il paio con la crescita della spesa media degli italiani (+4,7%) e soprattutto di quella giornaliera (+6,7%). Soprattutto nel secondo semestre dell’anno, la crescita è stata praticamente senza freni: agosto (+15%), settembre (+11,4%), ottobre (+12,3%), novembre (+6,5%), dicembre (+21,7%). In particolare, l’ultimo trimestre ha segnato un aumento di presenze del 13,8%, una delle migliori performance tra i mercati europei. Una crescita globale rispetto al 2017 e che conferma come la Catalogna sia sempre più appealing per i viaggiatori italiani.
In generale, la Catalogna ha registrato 20 milioni di turisti internazionali. La performance migliore si è avuta ad agosto con 2,5 milioni di presenze anche se a dicembre si è registrata la crescita più significativa con oltre un milione di visitatori da tutto il mondo – il dato più alto dal 1997 – molti dei quali provenienti dall’Italia. Quello del Belpaese infatti, si è rivelato uno dei mercati internazionali più importanti anche nell’ultimo mese del 2018. Nel 2018 la Catalogna è stata la regione più visitata in Spagna dai turisti internazionali con una quota di mercato del 23% sul totale degli arrivi.
Per quanto riguarda la spesa legata al turismo internazionale, sono stati 20.606,2 miliardi di euro quelli spesi in Catalogna, di cui 770 milioni provenienti dal mercato italiano.
“È un risultato che va oltre ogni più rosea previsione – commenta Marta Teixidor, Direttrice della sede italiana dell’Ente del Turismo Catalano -. Siamo molto contenti che gli italiani apprezzino sempre più la vasta offerta della Regione e confidiamo in un’ulteriore crescita anche verso quelle destinazioni più inedite ma che rappresentano una meravigliosa opportunità da vivere 365 giorni l’anno”.

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La crescita della Tunisia: Destinazione di prima scelta per gli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Milano. Anche quest’anno l’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo in Italia sarà presente alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) che si terrà a Milano dal 10 al 12 febbraio 2019. L’occasione si rivela essere molto importante per portare l’attenzione del mondo del turismo sui risultati raggiunti dalla Tunisia durante il 2018. Inoltre le previsioni per il 2019, vedono la Tunisia posizionarsi come destinazione di prima scelta, recuperando il suo posto di destinazione attrattiva e imperdibile nel bacino del Mediterraneo.
La presenza in BIT del Ministro del Turismo e dell’Artigianato, René Trabelsi, è un chiaro segnale dell’importanza che il paese dà al mercato italiano nonché l’impegno del paese nel voler saldare ulteriormente i rapporti preesistenti e stringerne di nuovi con gli operatori del settore.Se il 2017 si era già rivelato un anno in crescita, registrando 88.000 visite da parte di italiani (+22% sul 2016), il 2018 si è confermato su questa linea, registrando 103.000 arrivi dall’Italia con un incremento del 17% rispetto al 2017.A livello europeo i dati segnano una ripresa ancora più netta, registrando un incremento del 42% con oltre 2.413.000 visitatori. Il 2018 ha visto in totale 8,3 milioni di visitatori da tutto il mondo, ovvero +45% rispetto al 2017, con un totale dei ricavi pari a 1,36 miliardi di dollari.Molto importante è il ritorno dei principali Tour Operator italiani che, dalla scorsa stagione, hanno dato nuova enfasi alla programmazione della destinazione e, grazie all’incremento del numero complessivo di operatori, si prevede una stagione 2019 in crescita.Una destinazione così facilmente raggiungibile dall’Italia è sicuramente meta ideale per vacanze in famiglia e short break. Il suo territorio molto variegato consente un’innumerevole quantità di attività ed esperienze diverse, capaci di soddisfare tutte le richieste.Per il 2019 sarà posto l’accento sull’intensificazione del traffico turistico durante la bassa stagione, attraverso il turismo culturale (circuiti turistici volti alla scoperta del patrimonio culturale e archeologico della Tunisia), sportivo (maratona, sport estremi, motori…), la terza età e il turismo congressuale.In Tunisia si può godere di una splendida vacanza rilassante al mare o dedicarsi alle vacanze attive. Ad esempio è possibile cimentarsi in rilassanti camminate nelle foreste del nord tra fiumi e laghi oppure effettuare delle escursioni in bici nella natura. Il mare, oltre al relax, offre svariate possibilità di splendide immersioni nei fondali e un’ampia gamma di sport acquatici. E poi le escursioni nel deserto con i 4×4 oppure sui quad o più tradizionalmente a dorso di dromedario e le fantastiche notti stellate che solo il deserto sa offrire. Da non dimenticare i trattamenti di talassoterapia o quelli offerti dagli hammam che fanno della Tunisia una destinazione perfetta per la cura di sé stessi e la remise en forme.Cultura, arte, storia, eventi, gastronomia e tanto altro: sono queste le mille esperienze racchiuse in un viaggio in Tunisia. Palcoscenico di numerose civiltà che si sono succedute e hanno convissuto per millenni, la Tunisia è ricca delle tracce del loro passaggio: berberi, romani, arabi, andalusi e francesi hanno lasciato stupende eredità giunte fino a noi ad evidenziare la diversità culturale di questo paese.
I prodotti di punta della destinazione oltre al balneare sono:
– il benessere e la talassoterapia: la maggior parte degli hotel di categoria superiore ha dei centri all’avanguardia.
– Il turismo sportivo: 11 campi da golf di standard internazionale che ospitano competizioni di livello internazionale; inoltre, campi da tennis nella maggior parte degli hotel che ospitano tornei internazionali. La Tunisia ha ospitato anche raduni di auto e moto e maratone, ciclismo e sport estremi
– Il turismo culturale: la storia millenaria della Tunisia è testimoniata dai suoi siti archeologici, da Cartagine a Dougga, da Sbeitla a Kerkouane e El Jem e i suoi musei, quello del Bardo di Tunisi e di Sousse, nonché le città con le medine.
– Il turismo congressuale: hotel di alto livello che sono in grado di ospitare incontri e congressi.I collegamenti aerei attualmente operati:
Tunisair: 24 voli settimanali da Roma, Milano, Venezia e Bologna
Tunisair Express: 5 voli settimanali da Palermo e Napoli
Alitalia: 12 voli settimanali da Roma
La programmazione charter 2019 prevede voli da: Milano Malpensa, Verona, Bergamo, Napoli, Bologna e Roma verso Djerba, Monastir e Tunisi, oltre alla programmazione dei voli di Linea operati da Tunisair e Tunisair Express (37 voli settimanali) e da Alitalia (14 voli settimanali)Chi volesse ricevere informazioni sulla Tunisia ci potrà incontrare in BIT al padiglione 4 stand C89-D88 sarà presente anche la compagnia aerea Tunisair e diversi operatori tunisini. Per maggiori informazioni, visitate il sito http://www.tunisiaturismo.it

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Gli investimenti degli italiani nel 2019

Posted by fidest press agency su domenica, 6 gennaio 2019

Per il 2019 la maggior parte degli italiani non pensa di effettuare investimenti (53%) o non ha ancora deciso (20%) ma quelli che hanno intenzione di farlo punteranno su prodotti finanziari (14%) e beni immobili (10%). L’Osservatorio mensile di Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa, ha cercato di capire se e in che cosa pensano di investire gli italiani nell’anno appena cominciato.I prodotti finanziari attirano specialmente l’interesse dei pensionati (23%) con una maggioranza nel Nord Est del Paese (quasi 19%). Il mattone è la forma di investimento preferita al Sud e soprattutto nelle Isole (14%), con una netta prevalenza degli under 35: più di uno su tre (34%) è pronto a scommettere sull’immobiliare.
Oltre ai classici prodotti finanziari e agli immobili, seppure in percentuali più ridotte, alcuni degli intervistati da Findomestic intendono affidarsi a forme di investimento più particolari come gioielli (4%), criptovalute (4%) e opere d’arte (3%). In particolare bitcoin e affini sono prediletti da studenti universitari vicini alla laurea o neolaureati e da giovani professionisti a cavallo dei 30 anni. L’arte, invece, è considerata un bene rifugio soprattutto dai cittadini del Nord Ovest con una percentuale di investitori doppia rispetto alla media.Il 14% degli intervistati da Findomestic pensa di sottoscrivere nel 2019 un mutuo o un leasing: il 2% fino a 5.000 euro; il 3% da 5 a 15.000 euro; il 2% da 15 a 30.000 euro; il 2% da 30 a 50.000 euro e il 4% oltre 50.000 euro. A richiedere mutui o leasing saranno soprattutto cittadini del Nord Ovest (oltre il 30%).C’è anche un 15% di italiani che ha intenzione di richiedere un prestito: il 4% fino a 5.000 euro; il 5% da 5 a 15.000 euro; il 3% da 15 a 30.000 euro; il 2% da 30 a 50.000 euro; l’1% oltre 50.000 euro.
Il 43% di coloro che intendono richiedere un mutuo, un leasing o un prestito quest’anno pensa che ci sarà un aumento dei tassi di interesse. Secondo il 34% di questo sottocampione i tassi rimarranno stabili, mentre il 13% pensa che diminuiranno.In linea generale l’anno nuovo porta maggiori risparmi e per alcuni anche più consumi come emerge dalle risposte degli italiani interrogati da Findomestic per l’Osservatorio mensile. Se nell’anno appena concluso 4 su 10 non hanno accantonato nulla, per il 2019 quasi si dimezza (26%) la quota di coloro che prevedono di non riuscire a risparmiare, mentre uno su tre (33%) si aspetta di mettere da parte fino al 10% del proprio reddito. E anche sul fronte dei consumi la spesa aumenterà per oltre un italiano su cinque (21%), anche se calerà per uno su sette (14%).

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Appartenenza all’UE positiva per il 64% degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Due italiani su tre pensano che l’appartenenza all’UE sia una cosa positiva per l’Italia, in forte aumento rispetto a un anno fa, secondo l’ultimo Eurobarometro.Il 64% degli italiani intervistati nell’ultimo Eurobarometro Flash, che sarà pubblicato nei prossimi giorni, pensa che l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea sia una cosa positiva. Si tratta di un aumento di 15 punti percentuali dal dicembre 2017 (49%). Solo il 15% pensa che sia una cosa negativa, in diminuzione dal 22% di dicembre 2017.In aumento anche gli italiani che hanno un’immagine positiva dell’UE, ora il 42%, rispetto al 31% di dicembre scorso, con le risposte negative in diminuzione dal 36% al 31%.La tendenza verso un maggior sostegno dei cittadini all’UE è evidente in Italia, ma anche, in misura diversa, in Repubblica Ceca, Grecia, Polonia e Ungheria.
A livello europeo, questi primi risultati mostrano un continuo aumento del sostegno all’Unione europea. Il 68% degli intervistati ha giudicato positivamente l’adesione all’UE. Il 47% degli intervistati ricorda di aver sentito parlare recentemente delle elezioni europee dai media, mentre il 52% non ricorda di aver sentito parlare delle elezioni europee nelle ultime notizie.
Quest’indagine Eurobarometro Flash, commissionata dal Parlamento europeo, è stata condotta per telefono con 26.071 intervistati nell’UE-27. Per l’Italia, sono state effettuate interviste telefoniche con 1000 italiani dai 15 anni in su, fra il 29 novembre e il 1 dicembre.

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Libro: Borghi collinari italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

Roma Martedì 20 novembre 2018, alle ore 17, presso la Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani (Piazza della Enciclopedia Italiana n.4), si terrà la presentazione dell’edizione italiana del libro “BORGHI COLLINARI ITALIANI”, pubblicata da CLEAN Edizioni, dell’originale inglese “ITALIAN HILLTOWNS” pubblicato nel 1979 dall’architetto e fotografo americano Norman F. Carver Jr.L’iniziativa, con il patrocinio di Italia Nostra (Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione) è curata da Castello di Postignano Servizi.
Moderati dal giornalista de la Repubblica Antonio Cianciullo, parteciperanno la Presidente di Italia Nostra Maria Rita Signorini, il Vice Presidente Touring Club Italiano Giuseppe Roma, il Past President Italia Nostra Oreste Rutigliano.Inoltre, interverranno il Presidente della sezione Italia Nostra Perugia Luigi Fressoia, gli autori delle prefazioni dell’edizione italiana Gennaro Matacena e Matteo Scaramella.
Norman F. Carver Jr., nato a Kalamazoo, nel Michigan (USA), si è diplomato alla Scuola di Architettura di Yale. Fu amico ed estimatore di Bernard Rudofsky, autore del famoso libro “Architettura senza architetti”. Proprio da questo libro è partita la ricerca di Carver in Italia di quelle aggregazioni urbane, dei borghi collinari, dove l’architettura spontanea si è espressa ai livelli più alti: l’autore è andato alla ricerca della genesi delle piccole città italiane, dal nord, al centro, al sud, dove si può ancora intravedere un modo di vivere, un modo di costruire, un’atmosfera che si è conservata per centinaia di anni. Carver cerca di capire come semplici comunità, prevalentemente contadine, si siano organizzate nel tempo per creare città caratterizzate da una straordinaria articolazione fisica e spaziale, costruendo un rapporto giusto con il territorio, un’integrazione dell’architettura e dell’uomo con il paesaggio. Piccole città che per secoli hanno influenzato viaggiatori, artisti e architetti per la loro umanità e che possono rappresentare un esempio per tante altre città nel mondo.
Il volume è illustrato da un ampio apparato fotografico dell’autore che documenta magistralmente questo felice periodo della storia urbana italiana, che rischia, però, di diventare solo una testimonianza, anche perché molte di queste piccole città sono state nel tempo spesso abbandonate, modificate o a volte devastate. (Norman F. Carver, jr. BORGHI COLLINARI ITALIANI formato 23×26,5 pagine 228 184 immagini duotono, 8 a colori, oltre 8 mappe, piante e disegni ISBN 978-88-8497-626-0 prezzo euro 25,00)

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Servizi per gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

“Ho incontrato il Sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, On. Fantinati, per uno scambio di idee sul funzionamento della Pubblica Amministrazione per gli italiani all’estero, i problemi che essi hanno quando tornano in Italia e i servizi all’estero. In particolare gli ho rappresentato la necessità di una Pubblica Amministrazione più interconnessa tra l’Italia e le sedi consolari all’estero attraverso l’uso delle nuove tecnologie per rendere un servizio più efficace ed efficiente ai connazionali. L’incontro è stato molto cordiale e costruttivo nella prospettiva del bene delle nostre Comunità nel mondo”.Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli, deputata eletta nella Circoscrizione estero – Ripartizione Nord e Centro America, dopo aver incontrato il Sottosegretario Fantinati.

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Sono veramente 18 milioni gli italiani colpiti da problemi mentali?

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Roma venerdì 16 novembre 2018 dalle ore 20.00 alle ore 23.00 presso l’Hotel Bernini Bristol a Piazza Barberini 23 si terrà una conferenza intitolata «La coscienza rubata a tua insaputa: la voce del pensiero, la formazione dei problemi e la loro risoluzione»
Il peso globale dei disturbi mentali continua a crescere. Secondo le stime dell’OMS, entro il 2030 le patologie psichiatriche saranno le malattie più frequenti a livello mondiale.«Tra tutte le condizioni morbose la depressione diventerà la seconda causa di disabilità» commenta Samuela Stano, presidente dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche (www.upda.it) che -basandosi sui dati dell’European Psychiatric Association (EPA) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)- ha stimato in 18 milioni gli italiani colpiti da problemi mentali, su un totale di 180 milioni di casi nell’intera Europa.Secondo l’OMS entro i prossimi 12 anni oltre il 20% della popolazione mondiale in età evolutiva arriverà a soffrire di una qualche forma di disturbo mentale, con il suicidio che diventerebbe la terza causa di morte in età adolescenziale.«In parallelo assisteremo ad un grande aumento dei disturbi della condotta, correlati a situazioni come dipendenza da sostanze, problemi relazionali, malattie, povertà» aggiunge Samuela Stano.Ma l’Università Popolare “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche (www.upda.it) rileva anche la presenza di una grande sofferenza a livello mentale che non raggiunge i criteri per essere diagnosticata, seppure condizioni e faccia soffrire larga parte della popolazione. «La coscienza governa il nostro pensiero che è il più grande agente ipnotico dell’individuo: nessuno può oltraggiare la tua vita fino alla morte, ma il tuo pensiero sì e se il tuo pensiero ti viene rubato sei perennemente in ipnosi: non puoi agire, non puoi prendere decisioni, non puoi conquistare ciò che desideri» spiega lo psicologo Stefano Benemeglio (www.stefanobenemeglio.com), padre delle Discipline Analogiche, direttore scientifico dell’Università Popolare delle Discipline Analogiche. «In questo caso è la paura ad “ipnotizzare”, ma riprendere a governare la propria vita con il possesso della propria coscienza e del proprio libero arbitrio decisionale è possibile» assicura lo psicologo romano famoso per i molti esperimenti di successo portati avanti nelle sedi più prestigiose, includendo anche l’Ordine dei Medici di Madrid e l’Università «Pompeo Fabra» di Barcellona. (AJ-Com.Net). AJ/LL 05 NOV 2018 14:05 NNNN

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Sono quasi 3,4 milioni gli italiani che oggi convivono con un cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Roma 9 novembre, alle ore 11.30 presso l’Aula Multimediale dell’Università “La Sapienza” di Roma conferenza stampa di presentazione della tournée dove interverranno tra gli altri Francesco Cognetti (Direttore Oncologia medica Istituto Regina Elena di Roma), (La Sapienza), Francesco Gesualdi (Direttore Generale AIL), Giacomo Perini (Giovane paziente oncologico e socio dell’Associazione Pancrazio), Francesco Bugamelli (Presidente Associazione Pancrazio), Silvana Zambrini (Vice Presidente della FAVO), Federico Pantellini (Medical Team Leader Oncology Roche S.P.A). Eppure sembra ancora difficile immaginarlo come una malattia cronica, vissuta con relativa serenità. Sdoganare il tumore in questa chiave è stato l’obiettivo di un gruppo di giovani pazienti oncologici e studenti di medicina, in scena con l’opera teatrale I fuori sede, la prima dedicata all’esperienza di un tumore in giovane età. La storia liberamente tratta dalla vita di Giacomo Perini (in scena), riparte dall’Ambra Jovinelli di Roma (12 novembre) per toccare poi i principali teatri italiani. Ideata dall’Associazione Pancrazio, scritta da Maria Teresa Carpino, Gigi Palla e Giacomo Perini ha ricevuto l’apprezzamento della Federazione Italiana Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e dell’Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma Onlus (AIL). I fuori sede rientra nel più ampio progetto Racconti di vita, campagna di sensibilizzazione sulle gravi patologie oncologiche attraverso la formula del teatro, resa possibile da un grant non condizionato di Roche S.P.A.

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Italiani, il lavoro e il darsi ammalati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

Un quinto (20%) degli impiegati italiani ritiene che non sia sbagliato “darsi malato” al lavoro quando non si ha proprio la voglia di andarci, mentre un buon 65% non è d’accordo. Questi i dati emersi dallo studio People Unboxed di ADP – società leader mondiale nell’Human Capital Management – che ha intervistato più di 2500 lavoratori tra Francia, Germania, Italia, Olanda e Regno Unito.Tra coloro che si dicono d’accordo un 20% ritiene che i giorni ideali per assentarsi come “malati immaginari” siano 2, un altro 20% arriva a 3 giorni, l’11% rimane fermo a un solo giorno, il 15% ritiene ci si possa spingere anche a 4 ma addirittura il 19% crede che si possa anche fingere tra i 5 e i 10 giorni.
In Europa le modalità del “darsi malato” variano. Sono gli inglesi e i francesi i più propensi a fingere con una percentuale rispettivamente del 23 e 27%, segue la Germania con un 21%, l’Italia con il 20% e l’Olanda con il 16%. Virginia Magliulo, General Manager di ADP commenta i risultati della ricerca: “Tutti sappiamo quanto l’assenza degli impiegati costi alle aziende, per questo bisogna prevenire il fenomeno delle finte malattie. Visto che troppo spesso questa tendenza è legata all’insoddisfazione dei lavoratori, i datori di lavoro hanno un compito fondamentale nell’invertire questo atteggiamento preoccupante. In un periodo di continuo cambiamento politico, economico e tecnologico, le imprese devono avere una forza lavoro stabile, coerente e impegnata. I leader aziendali hanno bisogno di costruire un rapporto diretto coi propri dipendenti, utilizzando la trasparenza per creare fiducia e fornire sviluppo e supporto per costruire una forza lavoro impegnata. Tutto ciò non solo cambierà l’attitudine dei lavoratori nei confronti dei giorni di malattia, ma contribuirà anche a fidelizzarli.”Il dato italiano fa riflettere, soprattutto se rapportato anche al fatto che tre quarti (79%) degli impiegati ha confessato di aver provato spesso un malessere mentale al solo pensiero di andare a lavoro. Di questo 79% solo il 4% dice di provarlo più volte in una settimana, mentre l’11% più volte al mese. Il 23% dice diverse volte all’anno, ma non tutti i mesi, e il 36% raramente, solo una o due volte all’anno.Inoltre l’8% degli italiani ha dichiarato di pensare alle dimissioni praticamente quasi tutti i giorni, il 5% almeno una volta a settimana, l’8% almeno una volta al mese. Un buon 44% si dice invece contento e di aver pensato alle dimissioni solo una o due volte in tutta la sua carriera e il 35% dice addirittura di non averci mai pensato.

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Sondaggi: Gli Italiani sono i meno entusiasti dell’appartenenza all’Unione europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Secondo i dati dell’ultimo sondaggio Eurobarometro il 68% degli europei ritiene che il proprio paese ha tratto beneficio dall’appartenenza all’UE. Inoltre, il 62% degli intervistati considera positivamente l’adesione del proprio paese all’Unione europea (62%). Queste percentuali sono le più alte registrate negli ultimi 25 anni. Fanno eccezione solo pochi Paesi, tra cui l’Italia. Il 43% degli italiani intervistati, difatti, pensa che l’Italia abbia tratto beneficio dall’essere membro UE, il dato più basso di tutti i paesi europei. Questo dato è comunque in crescita di 4 punti percentuali rispetto a settembre 2017, e mostra un trend positivo negli ultimi anni. La grande maggioranza degli italiani (65%) dichiara, inoltre, di essere favorevole all’euro, con una crescita di quattro punti rispetto a marzo 2018 e con una percentuale superiore alla media Ue (61%).
In alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, la percentuale di chi pensa che l’appartenenza all’Ue sia positiva è ancora troppo bassa. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per dimostrare che l’Unione sa dare risposte davvero efficaci ai principali problemi degli europei, come immigrazione, sicurezza e disoccupazione”.
Quasi tutti i dati che misurano il sostegno per l’UE mostrano una significativa ripresa dopo il referendum nel Regno Unito nel 2016, con una percentuale crescente di europei che si dimostra preoccupata per gli effetti della Brexit. In caso di referendum nel proprio Paese, il 66% degli intervistati voterebbe per restare nell’UE, e solo il 17% per l’uscita.
In crescita anche gli europei che si dicono soddisfatti del funzionamento democratico dell’UE (49%, +3% rispetto ad aprile), mentre il 48% ritiene che la propria voce sia importante nell’Unione Europea. Per quanto riguarda l’immagine del Parlamento, un terzo (32%) ha un’opinione positiva, un quinto (21%) esprime un parere negativo e una maggioranza relativa (43%) rimane neutrale. Il 48% degli intervistati vorrebbe che l’UE svolgesse un ruolo più significativo in futuro, mentre il 27% preferirebbe fosse ridimensionato.Cresce la consapevolezza delle elezioni europee del prossimo anno, con il 41% che identifica correttamente la data nel Maggio 2019 – un aumento di nove punti percentuale rispetto ad un’indagine analoga di sei mesi fa, e il 51% degli intervistati si dichiara interessato alla tornata elettorale europea. Tuttavia, il 44% ancora non sa dire quando si voterà.
L’immigrazione è al primo posto nell’agenda dei temi prioritari per l’imminente campagna elettorale (50%), seguita dall’economia (47%) e dalla disoccupazione giovanile (47%), mentre la lotta al terrorismo scende al quarto posto con il 44%. Priorità simili anche per i cittadini italiani, anche se l’immigrazione è percepita come tema chiave da ben il 71% degli intervistati. Seguono l’economia con il 62% e la disoccupazione giovanile al 59%.
Le rilevazioni di questo sondaggio sono state condotte tra l’8 e il 26 settembre 2018 da Kantar Public in tutti e 28 gli Stati membri, con un campione di 27474 europei di 16 anni o più, intervistati con metodologia face to face.

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Abitudini degli italiani alla guida con i baby passeggeri

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Dopo la nascita di un figlio, oltre la metà dei genitori ammette di aver modificato il proprio stile di guida, passando da spericolati (33%) o rilassati (30%) quando sono da soli, ad attenti e prudenti (60%) quando trasportano i loro bambini. Con i figli a bordo cercano, infatti, di evitare distrazioni (41%), di correre (36%) e di rispettare il codice stradale (27%). Ma nonostante questo, le mamme e i papà automobilisti non vedono come “minacce” prioritarie l’uso del cellulare – solo il 20% dichiara di aver smesso di utilizzarlo -, bere alcolici (18%), e ancora meno litigare con altri conducenti (16%) o ascoltare musica ad alto volume (11%), probabilmente perché queste “cattive abitudini” non facevano già parte del loro dna di automobilisti. Ma quando si guida con il piccolo accanto, ci si fida del proprio partner? La risposta è assolutamente sì per l’85% dei neo genitori, indipendentemente che alla guida ci sia un uomo o una donna, sfatando così il luogo comune che vede il gentil sesso maggiormente discriminato.È quanto emerge dalla ricerca di AutoScout24 (www.autoscout24.it), il portale di annunci auto e moto, leader in Europa, che ha analizzato le abitudini degli italiani alla guida con i baby passeggeri a bordo (sotto i 12 anni) e come cambia il rapporto con l’auto per un genitore dopo la nascita del primo figlio.Ma l’auto per tanti non è solo un mezzo di trasporto. Un neo genitore trascorre in totale 14 giorni interi all’anno cercando di far addormentare il proprio bambino e ognuno ha una sua “tecnica”: c’è chi lo culla, chi legge una storia o fa ascoltare musica rilassante, e chi, come il 60% dei genitori, a sorpresa indica proprio il movimento dell’auto come effetto calmante per i piccoli più irrequieti.La ricerca ha analizzato anche il rapporto genitore-figlio e il tempo trascorso in auto insieme: ben il 65% usa le quattro ruote per portare i piccoli all’asilo o a scuola, e sono prevalentemente i papà ad accompagnarli (54% contro il 16% delle mamme e il 6% dei nonni). E in tutti gli spostamenti non può mancare una musica di sottofondo, vincendo su tutte le compilation di canzoni italiane (23%) e pop (20%).
E sul fronte della tipologia di auto? L’arrivo di un figlio è un evento tale, che quasi il 40% ha dovuto sostituire o comprare una nuova auto per le esigenze del nucleo allargato, passando nella maggior parte dei casi (66%) alla Station Wagon o al Suv, entrambi considerati modelli per “famiglie”. Se inoltre si guarda alle caratteristiche indicate per l’auto ideale per un genitore, questa dovrebbe avere in primis un bagagliaio capiente (35%) e interni spaziosi (25%), e solo in un secondo momento si fa attenzione ai sistemi di sicurezza innovativi (21%).

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Allergico un italiano su quattro

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

Roma 25 settembre, h.10:30, Palazzo Theodoli-Camera dei Deputati “Allergico un italiano su quattro: un problema di salute pubblica dalle ampie ricadute sociali. Verso un percorso condiviso di allergologia sociale”, promosso dalla Società Scientifica AAIITO – Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri – in programma il prossimo 25 settembre, Roma presso la Camera dei Deputati – Palazzo Theodoli, Bianchelli.L’incontro sarà l’occasione per fare il punto sulle patologie allergiche, un insieme di malattie in continua e costante crescita con una stima complessiva di circa 15 milioni di italiani colpiti. Solo nel nostro Paese si stima infatti che le allergie colpiscano già adesso 1 italiano su 4 e che raddoppieranno entro il 2025, arrivando ad interessare una persona su due, colpendo soprattutto i bimbi di oggi, adulti di domani. L’evento vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo scientifico, delle istituzioni e della politica per discutere sull’attualità e sulle prospettive dell’allergologia ospedaliera e territoriale in Italia.

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