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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘italiani’

Turismo: agli italiani piace il mobility sharing

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Tra auto, scooter e biciclette, sono più di 5 milioni gli italiani che hanno scelto di muoversi in condivisione e il trend è “inarrestabile” così come lo ha definito di recente il TerzoRapporto Nazionale sulla Sharing Mobility. È in questa cornice che nasce l’idea di Alessandro Zocca che ai mezzi di trasporto più convenzionali da poter condividere ha aggiunto anche l’opzione autobus. Perché non consentire a più persone che hanno l’esigenza di raggiungere una stessa destinazione per un concerto, un evento sportivo o per turismo la possibilità di noleggiare un servizio tagliato su misura? Così nel 2015 è nata GoGoBus e ad oggi sono circa 25mila i passeggeri trasportati con un giro d’affari di 1,1 milioni di euro e 500 autobus riempiti. A differenza di Flixbus e del più recente servizio bus offerto dall’altro colosso della mobility sharing BlaBlaCar, GoGoBus si concentra su percorsi “on demand”, ovvero su destinazioni ad hoc richieste dai potenziali passeggeri e gestite in ogni aspetto attraverso una piattaforma digitale proprietaria interamente sviluppata in house.
Fondata dal bergamasco Alessandro Zocca e dal mantovano Emanuele Gaspari, GoGoBus ha la sede operativa tra Milano e Napoli, dove opera la il team marketing composto da Sergio Menichini, Davide Varchetta e Filippo Sarnelli.

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Italiani in vacanza, ma il 71% è preoccupato per la sicurezza della propria casa

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

Si parte per le vacanze, finalmente! Quest’anno, ad agosto, sono 20 milioni gli italiani che si godono le meritate ferie in viaggio1. Sarebbe tutto bellissimo, se non fosse per quel senso di preoccupazione di lasciare la casa incustodita che disturba sempre un po’. A questo proposito Kingston Digital Europe Co LLP, società di memorie Flash affiliata di Kingston Technology Company, Inc., leader mondiale nella produzione di memorie e nell’offerta di soluzioni tecnologiche, ha indagato timori e paure degli italiani, scoprendo come la tecnologia possa essere una valida alleata contro le preoccupazioni che ci attanagliano quando siamo lontani da casa.L’incubo del vacanziero pare essere sempre lo stesso: il 71% degli intervistati si dichiara piuttosto preoccupato all’idea di lasciare la propria abitazione incustodita, mentre per il 21% questo è un timore ricorrente, che non sempre fa vivere le vacanze con spensieratezza. L’unica – magra – consolazione? In caso di infrazioni da parte di malintenzionati, non ci si troverebbe faccia a faccia con questi (82%).Non è un caso quindi se il 57% sta pensando di installare un sistema di videosorveglianza con cui verificare, da remoto, quello che accade dentro l’abitazione, mentre il 33% ha già provveduto a dotare l’abitazione di una o più videocamere di sicurezza. Solo il 10% al momento non è intenzionato a seguire questa strada, convinto che la mania del controllo a distanza gli metta più ansia che altro. Il 68% afferma invece che, controllare la situazione a casa dal proprio smartphone, è rassicurante.

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Medici italiani in Germania

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

By Mauro Miserendino. Scandinavia, Francia e soprattutto Germania. Sono le nuove mete dei medici italiani dopo che la Svizzera è “full” e l’Inghilterra vive tempi di “Brexit”. È alta la richiesta di strutture estere verso nostri medici, e sale la tendenza di questi ultimi ad emigrare. Con il Decreto Calabria, l’Italia ha varato norme per assumere nel Ssn specializzandi all’ultimo e penultimo anno. Ma chi espatria cerca un “posto” o magari una diversa carriera? Il 50% delle strutture tedesche ad esempio, come dichiarato da un medico “emigrato” intervistato da Adnkronos, di fronte a un CV adeguato offre un colloquio e se va bene un contratto in prova. E se tutto fila liscio è possibile che dopo 1-2 anni il medico assunto -con una conoscenza della lingua tedesca migliorata – sia ricercato da un ospedale più importante per uno stipendio più alto. «Credo che la fuga dei medici italiani sia più un problema di stimoli professionali che di lavoro che non si trova o di contratti poco appetibili. Specularmente, il “quid” in più della Germania per un medico italiano non è tanto la disponibilità finanziaria delle strutture quanto il meccanismo di selezione che appare, e spesso si rivela, più meritocratico», dice Guido Broich, medico italo-tedesco, manager in Sanità già ai vertici della Sanità Pubblica e Privata ed ex direttore sanitario delle Aziende di Pavia e di Alta Valtellina, attento ai temi della formazione e alle due sanità. Che premette: «In Germania il sistema è per ampia parte privatistico, il medico firma un contratto con l’ospedale o con la catena privata che lo possiede, ci sono 3-4 grandi catene da un centinaio di ospedali cadauna; le strutture individuano tariffe negoziate da Land a Land con le mutue, le Krankenkassen. Lo Stato si limita a sorvegliare l’equità del sistema, affinché sulle coperture assicurative non vi siano discriminazioni a seconda delle condizioni e dell’età del paziente. In Italia il sistema è pubblicistico, i fondi per la sanità sono gestiti dallo Stato e non sono tratti dai premi pagati dai cittadini ma dalla fiscalità. A fine anni Ottanta quando gli esborsi crescevano, la tassa sulla salute che finanziava il Ssn anche più dei suoi bisogni fu sostituita da una meno “impopolare” (ma anche meno trasparente) quota dell’Irpef, e partì un percorso di razionalizzazione che non è ancora finito: tra il 2000 e il 2016 il gap dell’Italia sul finanziamento pubblico rispetto alla media Ue è raddoppiato, 20 anni fa era al 17%, nel 2016 la differenza in meno era del 31%». Un trend dove a preoccupare «non è ormai più tanto lo spreco quanto la mancata spesa». E che va di pari passo con commissariamenti regionali, blocchi del turnover e dei contratti, il boom del controllo dei conti e una esplosione dei costi della burocrazia. «In pratica perdiamo risorse, pure nel privato convenzionato, le cui entrate dipendono dal Ssn. Il giovane medico italiano si vede invecchiare in un sistema avaro di stimoli e perde ulteriormente fiducia nel sistema di selezione e formazione».
L’appeal del meccanismo di selezione in Germania sta in una definizione: competizione selettiva. «Il sistema tedesco mette alla prova (quasi) tutti; ponendo al 20% una quota fisiologica di curricula scartati perché fuori centro, in una selezione -mettiamo- uno su cento tutti gli altri 80 candidati vengono esaminati, una parte è messa alla prova con una selezione in profondità alla fine della quale chi sceglie non si sente in debito morale nel comunicare a 79 candidati che sono stati scartati. In Italia, paese meno “darwinista” e più cattolico, una selezione di questo tipo si presterebbe a mille ricorsi, ci si aspetta un comportamento più “inclusivo” e per chi opera la scelta sono guai. Ecco che la gran parte dei curricula viene “difensivamente” scartata in partenza (cosa che in Germania sarebbe vista come un errore!), e considerata semmai quando non ci sono candidati per un posto, il che da qualche tempo per i medici avviene più spesso. Per contro, perché si alzi l’attenzione del selettore, in Italia è più massiccio il peso del rapporto personale, il “suggerimento” dall’esterno. Chi non ci sta, chi chiede di essere messo alla prova, vede nel sistema tedesco, oggi antitetico al nostro, delle chance in più».
In Germania c’è una gerarchia -assistente > aiuto > primario -che noi abbiamo abolito istituendo il ruolo unico 25 anni fa – e si parte da assistenti. «In tutto il mondo resiste questa tripartizione», sottolinea Broich. «Da noi l’assistente era il “non specialista”, primo gradino, poi c’era l’aiuto che si era specializzato e il primario pescato tra gli aiuti con 5 anni di esperienza. In un primo tempo la legge varò due livelli dirigenziali, unificando assistenti ed aiuti; in un secondo momento fu abolito il secondo livello e sostituito da cariche passeggere come le direzioni di struttura complessa, mentre per gratificare gli ex aiuti proliferarono le direzioni di strutture semplici. All’epoca la novità fu accolta positivamente, smarcava l’ospedale da una selezione che arrivava anche da un’università “autoreferenziale”, ma alla fine ha riconsegnato l’apicale ospedaliero, medico di “prima linea”, a un meccanismo di selezione politico, anzi partitico: il responsabile di struttura complessa è pescato dal Direttore Generale, che è di nomina regionale, in una terna di suoi colleghi in genere “figlia” di nomine di DG precedenti. Un giovane dirigente, pagato anche bene -2500 euro netti al mese – si accorge subito che in Italia le sue chance di “cambiare il mondo” sono limitate, meno ancora di quelle di un medico di 30 anni fa che entrava con stipendio da caposala o inferiore. Tra l’altro anche dal punto di vista economico, veder firmare dopo dieci anni un aumento pari a 20 euro lordi per anno di vacanza contrattuale, non lo aiuta ad immaginare prospettive rosee. In ogni caso, il nostro medico emigra, ritengo, non tanto per guadagnare di più quanto perché, a pari sicurezza economica, sarà misurato per ciò che vale, non per sue”conoscenze”».Broich aggiunge un ulteriore fattore: «All’estero si cercano medici italiani da specializzare più che specialisti. Tanto bene è considerata la laurea italiana quanto meno adeguato è reputato un post-laurea che, gestito dal Ministero dell’Istruzione, contiene poca pratica rispetto ai canoni esteri. Il MiUr oggi chiede al neo-specialista un tot di interventi fatti, ma la richiesta si scontra con norme per l’accreditamento del SSN obsolete secondo cui un non specialista non può avere un ruolo attivo in sala operatoria e in altri contesti dell’ospedale. In un intervento complesso in cui è prevista la presenza di secondo operatore, un “tandem” chirurgo-specializzando ci sta; ma in uno di endoscopia dov’è previsto un solo operatore, se lo specializzando opera da solo si presentano i problemi citati, non superabili solo con protocolli e circolari privi di forza di legge. All’estero “ci guardano” e queste cose le sanno; e d’altronde i giovani medici italiani rivendicano le competenze dei colleghi stranieri. Il Decreto Calabria, ammettendo lo specializzando ai concorsi, pare affrontare in parte il problema, ma nella sostanza resta una toppa con effetti pratici dubbi su un sistema bisognoso di riforma organica che ripristini l’ex primo gradino di assistente ospedaliero. E, con esso, un minimo di meritocrazia reale». (fonte Doctor33)

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Appello a chi ha a cuore il futuro degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2019

“L’appello rilanciato da Giorgia Meloni è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore il futuro degli italiani, dell’Italia e dei suoi confini. In questi mesi, Fdi ha già accolto e tuttora continua ad accogliere non solo amici di vecchia data che sono tornati con noi, ma anche molti amministratori locali e nazionali, militanti e semplici simpatizzanti che si riconoscono nella coerenza di Fratelli d’Italia e nella difesa dell’identità e della cultura italiana. Con il coraggio di cambiare e con la forza delle idee, FDI potrà essere anche casa loro e anche loro potranno essere decisivi per il futuro della nostra Nazione. A partire da Atreju, che si svolgerà il prossimo settembre a Roma e durante il quale verrà lanciata la seconda fase per un nuovo centrodestra. Insieme a Giorgia Meloni si può: per essere decisivi nel panorama nazionale e per farci rispettare in questa Europa”. Lo dichiara Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati.

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Gli italiani non sognano più: ora l’auto più cercata è anche la più venduta

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Se il primo semestre del 2019 ha messo alla prova il mercato dell’auto in Italia, nel cercare l’automobile nuova gli italiani hanno puntato a vetture che conoscono bene e, per la prima volta negli ultimi tre anni, l’auto più cercata è stata anche quella più venduta: la Fiat Panda risulta in vetta sia alla classifica delle auto più immatricolate sia in quella delle più ricercate e configurate sul web. A dirlo è l’Osservatorio sulla ricerca dell’auto online del portale DriveK – leader in Europa per la scelta e la configurazione di veicoli nuovi.Battuti i SUV, che nelle rilevazioni precedenti rappresentavano il sogno degli italiani, a favore di veicoli di segmento inferiore. Le esigenze di risparmio vincono anche sulla sicurezza alla guida: 4 delle 10 auto più configurate non sono dotate di sistemi avanzati di sicurezza alla guida.Gli automobilisti italiani sono sempre più interessati ad alternative più rispettose dell’ambiente: le ricerche di auto ibride rappresentano ben il 9,2% del totale e quelle di auto elettriche il 7,8%. Il trend green è in ascesa, anche se non è ancora evidente sul piano delle vendite – nello stesso periodo le immatricolazioni di auto ibride rappresentavano il 5,3% del totale e quelle di auto elettriche solo lo 0,50%.

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Legge libro: contraria agli interessi degli italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Confermiamo il nostro giudizio contrario su questa proposta di legge sul libro. Un giudizio basato su ciò che è scritto nel testo e su ciò che manca, cioè un significativo sostegno alla domanda”. È netta la posizione del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi sul testo della proposta di legge sul libro in discussione alla Camera.“Abbiamo già detto di giudicare questo testo contrario agli interessi degli italiani e delle famiglie. Ci sentiamo di riconfermarlo – ha proseguito -. Il fatto che la stragrande maggioranza degli editori e anche delle librerie condivida un giudizio negativo sul provvedimento dovrebbe far riflettere”. “Questo – ha concluso – ci induce a esprimere la speranza che ci siano ancora i modi e i tempi per correggerlo e per mettere in campo le necessarie misure per famiglie e consumatori in un dialogo per il quale confermiamo la nostra convinta disponibilità”.

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La politica per gli italiani: Vogliamo essere guidati

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

Il destino dell’essere umano non sembra quello di agire da solo ma di farlo in comunità sotto la guida di un leader che a un certo punto riconosciamo per tale. Se ci limitiamo al solo caso italiano, ma non siamo soli nel mondo, ovviamente, e focalizziamo la riflessione agli eventi più recenti possiamo dire che Mussolini ha rappresentato tutto questo, nel bene e nel male, ma anche il coevo Hitler nella colta Germania non è stato da meno e come Franco in Spagna. Nel nostro paese, invece, resi orfani del nostro “dittatore” è seguita, negli anni post-bellici, una ricerca spasmodica del leader carismatico.
Di tanto in tanto affiorava qualche “cavallo di razza” da De Gasperi ad Andreotti, da Togliatti a Berlinguer, da Fanfani a Moro e lo stesso Almirante con la sua nicchia di estimatori. Ne avevano l’ascendente ma, ad eccezione di Andreotti, erano una specie di scirocco che durava tre giorni e poi spariva. Ci volle negli anni novanta lo choc imposto dai giudici di mani pulite per far emergere l’uomo atteso e subito spuntò con i migliori auspici agli occhi degli elettori: incarnava l’anticomunismo per i nipotini della Dc e della destra “almirantiana” e di un certo ceto medio ed era in odore “socialisticizzante” per via dell’amicizia con Craxi prima che quest’ultimo finisse malamente. Fu un idillio quasi ventennale sia pure con qualche alternanza della sinistra ma politicamente con figure sbiadite da Prodi a D’Alema.
Finiti gli amorosi sensi con il popolo degli elettori si riprese la ricerca “messiatica” per un successore che potesse garantirci almeno altri 20 anni. A un certo punto venne fuori dal cilindro del prestigiatore un fiorentino dalla parlantina fluente, di bella presenza e dotato di arti fascinatorie in campo mediatico. Un flirt, tuttavia, che non si trasformò in passione dopo i primissimi anni di amorosi scambi di affettuosità e divenne persino antipatico ai più.
Ma avere nel sangue la leadership non significa, necessariamente, essere un dittatore o un popolano del taglio di Masaniello. Significa rappresentare un disagio esistenziale reale e declamarlo con forza e convinzione. Probabilmente fu proprio questa la spiegazione del successo di Grillo e del suo movimento pentastellato. Come accadde negli anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale con il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, Grillo seppe catturare un diffuso malessere dell’opinione pubblica per una classe politica incapace di autorigenerarsi. Ora con la benedizione dei pentastellati ad “obtorto collo” è spuntata una nuova stella nell’universo politico italiano. C’è ora da chiedersi se è un fuoco fatuo o un astro di prima grandezza? Ai posteri come sempre l’ardua sentenza, o meglio dalle urne. (Riccardo Alfonso direttore centri studi politici e sociali della Fidest)

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Decine di migliaia di italiani emigrano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

I cittadini italiani che sono emigrati verso l’estero nel 2017 sono stati circa 115.000 (https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2018/Rapportoannuale2018.pdf, pagina 175), un numero rimasto pressoché invariato rispetto al 2016. Inoltre, dal 2013 al 2016 sono molto aumentati gli emigranti con alto livello di istruzione, ovvero almeno laureati, che sono passati da 19.000 a 25.000 unità all’anno. A dispetto della grande attenzione mediatica normalmente riservata ai flussi migratori in entrata, poca attenzione è dedicata a quelli in uscita, che raccontano una generazione in evidente difficoltà, che cerca di costruirsi un futuro al di fuori del proprio Paese. L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna vuole dare attenzione a quegli aspetti psicologici e sociali che rendono difficoltoso ripartire da zero, lontano dalle proprie origini, in particolar modo se questa è una scelta non libera, forzata dalla necessità di lavoro.
Chi lascia i luoghi di provenienza vive comunque sentimenti di perdita e abbandono: partire è un’esperienza psicologica complessa. Chi parte lascia la propria casa, intesa non solo come oggetto fisico ma anche come spazio in cui si sono costruite reti relazionali che danno alla persona senso e sostegno per la propria vita individuale.
“Per molti, una volta lasciato il proprio luogo d’origine, anche dopo essersi stabiliti altrove, rimane un senso costante di estraneità: ci si può sentire un po’ stranieri faticando a comprendere fino in fondo la nuova cultura e si vivono sentimenti di ambivalenza. È possibile che la nuova esperienza trasformi la propria cultura al punto tale che non si riesca più a sentirsi a casa né nel Paese che accoglie né nel Paese da cui si viene. Il percorso di ricostruzione del senso di appartenenza, fattore di protezione fondamentale per il ben-essere della persona, è spesso lungo oltre che difficile”, commenta Anna Ancona, Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna.
Un altro aspetto da considerare è quello delle aspettative di chi parte: a volte ci si illude che in breve tempo si risolveranno tutti i problemi, con un’occupazione stabile e nuove amicizie. Eppure le difficoltà di vivere all’estero sono reali. Se anche il lavoro trova risposte immediate, comunque permane la difficoltà di costruire nuove reti di relazioni soddisfacenti. Le difficoltà possono essere tali che l’intero progetto esistenziale della persona può rischiare di fallire.
“Di fatto i nostri giovani migranti spesso sono acculturati, parlano la lingua del Paese in cui si trasferiscono e sono motivati dal bisogno maturo di costruire la propria vita in autonomia, anche economica, emancipandosi dalla famiglia d’origine. Ciò che può fare chi resta in Italia è continuare a dare sostegno ai propri cari, cercare di far sentire la propria presenza, mantenendo i contatti. E se dovesse accadere che il tentativo all’estero non va a buon fine – per ragioni varie: difficoltà di inserimento sociale o economico o anche solo per nostalgia – è fondamentale aiutare il ritorno”, aggiunge la Presidente.
In ogni caso, che si decida di espatriare, di tornare o di restare, un elemento che fa la differenza, per rispondere a una situazione di disagio, è il proprio grado di resilienza, concetto psicologico che indica la capacità di far fronte a un problema reagendo in maniera positiva, provando a riorganizzarsi. La capacità di rimanere aperti alle novità e superare le difficoltà è indispensabile per riuscire a cogliere le opportunità che si presentano. Tale capacità – la resilienza, appunto – può essere acquisita e migliorata, anche con interventi di sostegno psicologico mirati. Partire, come tornare, può comportare un impegno psicologico non da poco, tuttavia una riorganizzazione personale del genere può anche produrre una crescita. (Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna
a cura di Rizoma Studio Giornalistico Associato rizomacomunicazione.it)

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Carta di identità elettronica all’estero: “La mia risoluzione accolta all’unanimità”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

onorevole nissoliE’ quanto dichiara l’on.le Fucsia Nissoli Fitzgerald e soggiunge: “Nei giorni scorsi, durante le Commissioni riunite di Affari esteri e Affari costituzionali, i colleghi (che ringrazio vivamente), dei vari partiti hanno votato all’una la mia risoluzione che impegna il Governo a permettere il rilascio della carta di identità elettronica all’estero, anche nei Paesi extra UE, ai cittadini italiani. Sono soddisfatta dell’esito positivo del lavoro parlamentare svolto in sede di Commissioni riunite Affari esteri e Affari costituzionali, che hanno approvato la mia risoluzione.Ringrazio il Governo per aver dato parere favorevole a tale risoluzione, significa che, finalmente, almeno in questo caso, ci sarà, ad azione compiuta, parità di trattamento tra tutti i cittadini italiani siano essi residenti in Italia o all’estero.” (n.r. Noi che seguiamo tutte le iniziative, e in particolar modo dell’on. Nissoli, dei parlamentari che sono stati eletti nelle circoscrizioni estere, dobbiamo riconoscere che l’impegno di quelli che oggi li rappresentano è grande e le soddisfazioni, purtroppo, sono poche, ma non certo per loro demerito. Da emigrante vorrei dire ai politici di casa nostra che l’amore per l’Italia l’ho provato e l’ho sentito intorno a me vivendo all’estero per lavoro. Un amore che non è venuto mai meno anche se alcuni dipendenti del consolato mostravano poca attenzione per i problemi dei loro compatrioti e dall’Italia non erano infrequenti motivi d’incomprensione da parte di una certa classe politica. Grazie on.le Nissoli da un ex emigrante: Riccardo Alfonso)

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Bankitalia: debito aprile sale a 2.373 mld

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito ad aprile a 2.373,3 miliardi. “Non si possono abbassare le tasse se il debito continua a salire. E’ vero invece l’esatto opposto. Fino a che non abbassiamo il debito e, quindi, gli interessi che gli italiani continuano a pagare con le loro tasse, non potremo ridurle seriamente, ma solo indebitare le future generazioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 93 mila euro di debito, 93.488 euro per la precisione. Se consideriamo invece la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di 39 mila e 238 euro” conclude Dona.

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In aumento gli italiani che vivono all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Se è vero che l’Italia ormai da anni è diventata Paese di immigrazione, tuttavia sono in aumento anche le emigrazioni verso l’estero di concittadini – compresi i naturalizzati. In particolare sono sempre più numerosi i cittadini italiani che scelgono altri Paesi dell’Unione Europea per vivere e lavorare: in base ai dati Eurostat al 1° gennaio 2018 gli italiani sono il terzo gruppo di cittadini europei che vive in un altro stato membro, dopo i rumeni e i polacchi.
Dal 1° gennaio 2016 al 1° gennaio 2018 i nostri concittadini che hanno scelto di vivere in altro Paese europeo sono cresciuti del 14,3%, passando da 1 milione e 435mila a 1 milione e 640mila residenti in UE. La principale destinazione è la Germania, che accoglie al 1° gennaio 2018 oltre mezzo milione di italiani (578mila), più di un terzo di tutti gli italiani in Europa. Il Regno Unito, che in termini assoluti è stato scelto da oltre 300mila italiani, registra in termini relativi un incremento significativo nell’ultimo anno (+26%). Il terzo Paese europeo per numero di italiani residenti è la Spagna (221mila); al quarto posto la Francia con oltre 200mila italiani, che però rispetto al 2017 “perde” 2.137 italiani residenti. È in Portogallo che si registra il più alto incremento di italiani – più che raddoppiati in due anni – che da 6mila sono diventati 13mila. Se si considerano anche i Paesi EFTA (European Free Trade Association – Associazione Europea di Libero Scambio), la Svizzera si conferma una “storica” meta italiana: nella confederazione elvetica da tre anni mediamente sono oltre 300mila i concittadini residenti.

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Venezuela: sen. Rojc, migliaia di italiani “intrappolati”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

“La drammatica situazione politico-militare in Venezuela sta tenendo ‘intrappolati’ anche migliaia di italiani che vorrebbero lasciare il paese ma che non possono farlo a causa dell’impossibilità di rinnovare il passaporto, perché i nostri consolati hanno scarsità di energia elettrica”. E’ l’allarme lanciato dalla senatrice del Pd Tatjana Rojc, che ha presentato al ministro degli Esteri Moavero Milanesi una interrogazione urgente chiedendo al Governo “un intervento immediato a favore della comunità italiana in Venezuela, che conta oltre 200mila persone”.
“La nostra ambasciata e i nostri consolati in Venezuela – scrive Rojc a Moavero – sono bloccati a causa dall’assenza di energia elettrica che viene erogata per 6 ore al giorno e non tutti i giorni. Si tratta di una vera e propria emergenza in quanto risulta impossibile rinnovare un passaporto e siccome – spiega Rojc – il rinnovo può essere fatto solo attraverso i consolati esteri e non mediante quelli italiani, la situazione è a dir poco esplosiva”.
Da qui la richiesta della parlamentare dem al ministro degli Esteri di un “intervento immediato da parte del Governo italiano per agevolare i nostri connazionali in Venezuela, tenuto conto che recentemente a Maracaibo – ricorda Rojc – oltre 500 italiani hanno formalizzato una forte protesta, come riportato anche da “La Voce d’Italia”.
“Siamo inoltre in presenza – continua la parlamentare del Pd – di una difficile reperibilità dei farmaci e dunque chiedo cosa il nostro governo intenda fare per aiutare gli italiani che volessero lasciare subito il Venezuela, consentendo di rinnovare da subito i passaporti, qualora la situazione precipitasse”.
Rojc chiede anche “se il governo intenda intervenire affinché le nostre comunità possano disporre di appositi generatori di corrente, tenuto conto che in Venezuela d’estate si raggiungono i 40 gradi di temperatura e i condizionatori non funzionano per l’assenza di elettricità”.

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I produttori di articoli monouso in plastica sono praticamente tutti italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

Solo i produttori di stoviglie ‘usa e getta’ (piatti, bicchieri, posate, cannucce e mescolatori) sono una trentina nel territorio italiano e occupano circa 3.000 dipendenti. “I prodotti monouso in plastica – spiega Marco Omboni, Presidente di Pro.Mo Federazione Gomma Plastica – rappresentano solo lo 0,6% della plastica prodotta in Europa. Bandire la plastica monouso produrrebbe gravi danni imprenditoriali e occupazionali per le nostre imprese. Il problema della dispersione dei prodotti monouso nell’ambiente è un problema di educazione, e la maleducazione non distingue tra un materiale e l’altro. Occorre quindi potenziare il riciclo, in cui l’Italia è virtuosa, nell’ottica dell’economia circolare e dare tempo alle imprese per sperimentare nuovi materiali favorendole con incentivi fiscali”.
Un’errata applicazione della direttiva UE rischia dunque di mettere in crisi altri settori economici in cui l’Italia è leader in Europa: dalle acque minerali alla distribuzione automatica. Il primo comparto ha un giro d’affari di 3 miliardi di euro, comprende 246 marche italiane e 126 imbottigliatori che esportano in oltre 100 Paesi del mondo. La Distribuzione Automatica di cibi e bevande, dove l’acqua è il secondo prodotto più venduto, ha un giro d’affari di 3 miliardi di euro con 3.000 aziende di gestione dei distributori che occupano 33.000 dipendenti. “La distribuzione automatica – spiega Massimo Trapletti, Presidente di CONFIDA Associazione Italiana Distribuzione Automatica – opera al 97% all’interno di edifici chiusi (aziende, ospedali, scuole e università) dove è attiva la raccolta differenziata della plastica quindi la possibilità che la plastica utilizzata nel nostro settore venga dispersa nell’ambiente è inesistente. Inoltre il vending è il primo settore che sperimenta un progetto, chiamato RiVending, di riciclo della plastica di bicchieri e palette del caffè che viene reintrodotta in produzione per produrre nuovi prodotti”.
La campagna “Plastic Free”, anche grazie al favore mediatico, ha spinto inoltre numerose amministrazioni locali (Comuni e Regioni), Università e altri enti a dar vita a ordinanze, mozioni e regolamenti divergenti tra loro e spesso contrastanti con i contenuti stessi della Direttiva Europea come emerge dall’analisi dell’avvocato Andrea Netti, titolare dello studio ADR, esperto di diritto amministrativo: “Il 47% dei provvedimenti analizzati include erroneamente i bicchieri tra i prodotti monouso in plastica da abolire e ancora il 52% vuole abolire anche le bottiglie d’acqua quando la Direttiva UE richiede invece nuovi requisiti di fabbricazione”.

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Quanto pagano gli italiani per mantenere l’abitazione principale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Tra rate del mutuo, bollette luce, gas e acqua, manutenzione e tasse? In media 11.304 euro l’anno, vale a dire 942 euro al mese. Il valore arriva dallo studio condotto da Facile.it e Mutui.it che, partendo da dati Istat e del Dipartimento delle Finanze, ha evidenziato come nel Nord Italia il costo complessivo sia, in media, il 20% più alto che al Sud.
Analizzando le principali città italiane emerge che Roma è la più cara; per mantenere un immobile nella capitale servono in media 14.628 euro l’anno, l’8% in più che a Milano (13.560 euro). Cifre molto alte sono richieste anche a Firenze (13.860 euro) e a Bologna (13.824 euro), mentre i costi più contenuti sono stati registrati a Palermo (8.208 euro l’anno) e Napoli (9.324 euro l’anno).Dati interessanti si notano anche analizzando le differenze delle singole voci di costo; per le utenze domestiche e la manutenzione della casa, nelle regioni settentrionali si arriva a pagare anche il 35% in più che in quelle meridionali. Se si guarda alla sola Tari, invece, risulta mediamente più cara al Sud, con valori da capogiro a Napoli (444 euro l’anno) e, soprattutto, a Cagliari (504 euro l’anno).

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Traveller italiani e viaggi d’affari in Paesi considerati rischiosi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

In Italia il 19% dei viaggiatori si è ritrovato a vivere situazioni pericolose durante i viaggi di lavoro nell’ultimo anno.
Il 50% dei business traveller italiani e di quelli europei prenderebbe in considerazione l’idea di non partire per destinazioni considerate pericolose sulla base della loro percezione del luogo o delle linee guida definite dai loro governi. Inoltre, il 19% a livello italiano e il 17,6% a livello europeo ha affermato di essersi trovato molto vicino a una situazione critica negli ultimi 12 mesi durante un proprio viaggio d’affari. Questi sono i dati presentati da SAP Concur nella ricerca “Concur Locate Research” che ha analizzato le abitudini di viaggio di 1050 business traveller italiani e 7395 a livello europeo nel corso dell’ultimo anno. Se gli avvertimenti dei Ministeri del turismo dei paesi europei venissero presi alla lettera, questo denoterebbe una situazione molto preoccupante per i business traveller su scala globale. Si evidenziano per esempio diversi pericoli in Turchia, dai disastri naturali al furto di passaporti; mentre i viaggiatori diretti in Cina vengono messi in guardia per le controversie commerciali che possono portare all’arresto. La preoccupazione riguardante i viaggi si può facilmente spiegare se si tiene conto che in Italia un business traveller su cinque (il 21,5%) ritiene che il proprio datore di lavoro non sarebbe in grado di fornire alcun supporto in caso di grave pericolo. Le organizzazioni non sarebbero dunque in grado, secondo gli intervistati, di comunicare in modo tempestivo in situazioni di pericolo o riportare in patria i propri dipendenti.I risultati della ricerca sono un’ulteriore prova che i datori di lavoro devono sempre più assicurare di applicare le migliori procedure di sicurezza possibili per i propri dipendenti. In caso di fallimento dei doveri di diligenza imposta alle organizzazioni si avrebbero ripercussioni sia nell’attrarre che nel trattenere i talenti all’interno delle aziende. Nonostante ciò, in generale, in Europa, i datori di lavoro stanno dimostrando una crescita di interesse al tema rispetto ai dati evidenziati da Sap Concur l’anno scorso. Il 39,4% dei viaggiatori italiani che hanno preso parte alla ricerca, ritiene che la loro società si stia impegnando in modo serio verso un miglioramento delle proprie policy in materia di viaggi di lavoro; il 22% ritiene invece che la propria organizzazione si mantenga neutra sul tema. Massimo Tripodi, Country Manager di Sap Concur Italia, ha commentato “Senza le giuste tecnologie le organizzazioni lascerebbero i loro dipendenti completamente alla cieca mentre sono in viaggio all’estero, senza sapere dove siano in un determinato momento. Le organizzazioni hanno bisogno di una soluzione che riesca ad avere traccia delle eventuali minacce e che permetta loro di localizzare, contattare e offrire assistenza ai loro dipendenti in caso di situazioni pericolose, che si tratti di una perdita del passaporto, un’emergenza sanitaria o fatti gravi come disastri naturali.” Questa ricerca mette in luce non solo la necessità di un impegno continuo e sempre maggiore di diligenza da parte delle imprese, ma anche gli effetti che si verificano se le società non si impegnano in tal senso. Le organizzazioni non possono dunque rimanere appoggiate sugli allori; devono continuare ad evolversi e adattarsi in questo mondo incredibilmente connesso e mutevole.

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Reddito di cittadinanza e pensioni valgono anche per gli italiani all’estero?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

L’on. Fitzgerald Nissoli, in occasione della “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, ha presentato due emendamenti tesi a venire incontro alle esigenze degli italiani all’estero.In particolare, l’on. Nissoli ha chiesto, in tali emendamenti, che anche gli iscritti all’Aire che “ristabiliscono la residenza anagrafica sul territorio nazionale possono accedere, dopo sei mesi di residenza continuativa, al reddito di cittadinanza ed alla pensione di cittadinanza, se in possesso dei requisiti richiesti.” Inoltre, l’on. Nissoli ha previsto forme convenienti di riscatto dei contributi versati all’estero, fuori dagli accordi bilaterali di sicurezza sociale.
“Auspico – ha dichiarato l’on. Nissoli – che la maggioranza di governo mostri sensibilità verso gli italiani all’estero e voti favorevolmente questi due emendamenti.”

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Gli italiani all’estero comprano casa in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Sono molti gli italiani oggi residenti all’estero che scelgono di comprare casa in Italia; secondo un’analisi di Facile.it e Mutui.it, addirittura il 2% dei mutui richiesti nel 2018 faceva capo ad un emigrato.Il 40% di chi rientra in questo campione cerca di acquistare casa nel suo luogo di origine (quasi il 60% su Roma, Palermo o Napoli), ma non si tratta di pensionati o lavoratori prossimi al fine carriera; l’età media di questi richiedenti è di soli 40 anni; ipotesi più probabile che siano giovani professionisti che, all’estero, hanno raggiunto una buona stabilità economica e vogliono investire in Italia. Le cifre che richiedono sono mediamente più alte rispetto agli standard “nazionali” (187.000 euro vs 135.000 euro), così come notevolmente maggiore è il tasso di accettazione delle loro proposte quando presentate in banca (6,40% vs 3,34%)

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Cosa pensano gli italiani del mal di gola?

Posted by fidest press agency su domenica, 24 febbraio 2019

La forte tradizione, i continui investimenti in ricerca, i successi ottenuti a partire dalla prima pastiglia bianca nata nel 1942, sono solo alcuni degli elementi che hanno caratterizzato la storia imprenditoriale di NeoBorocillina, marca iconica che quest’anno celebra 75 anni e che ha deciso di dare voce agli italiani e alla loro opinione sul mal di gola.Una problematica molto diffusa, che con il progressivo abbassarsi delle temperature si fa sempre più strada tra i malanni di stagione, e che secondo l’indagine condotta dall’istituto di ricerca SWG e promossa da NeoBorocillina, ha coinvolto negli ultimi 12 mesi il 68% degli italiani. Dalla ricerca condotta su un panel di uomini e donne maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana, emerge che il mal di gola è donna. Le donne infatti ne soffrono più spesso, per tutto l’arco dell’anno e sono quelle che per tutto l’anno stanno più attente a prevenirlo.
Le donne (73%) e i più giovani (79% della fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni) sono coloro che soffrono maggiormente di mal di gola.
Chi lavora (74%), e soprattutto chi lavora con la voce, è più soggetto a questo fastidio, che sembra colpire più al sud e nelle Isole (75%) rispetto al resto della Penisola .
Il mal di gola appare come un male di stagione: il 61% dei sofferenti ne accusa spesso i sintomi in autunno e inverno. In primavera invece gli intervistati dichiarano che sono le infezioni virali/batteriche (57%), subito dopo gli sbalzi di temperatura (66%), le principali cause del mal di gola. Al terzo posto si classificano le correnti d’aria (43%).
Per chi soffre di mal di gola, è molto importante che un farmaco sia efficace (76%), risolva il problema alla radice (62%) e, soprattutto per chi utilizza la propria voce spesso anche in ambito lavorativo, dia sollievo a lungo (57%) e agisca subito (56%). Le forme farmaceutiche preferite per curare il mal di gola sono spray per la gola (32%) e pastiglie da sciogliere in bocca (32%), che vengono assunte prevalentemente al bisogno in qualsiasi momento della giornata. Le bustine da sciogliere in acqua sono utilizzate attualmente dalla maggior parte dei sofferenti (due terzi). Si registra inoltre un notevole interesse a provare un farmaco in bustine da sciogliere in acqua con una formulazione specifica per il mal di gola (74% molto/abbastanza).
In generale quindi, dalla ricerca SWG promossa da NeoBorocillina si evince che il mal di gola per gli italiani è una problematica molto diffusa, ma le principali cause, i momenti di sofferenza correlati, e di conseguenza i possibili rimedi per curarlo, possono essere differenti. In particolare i consumatori moderni, che sono sempre più informati ed esigenti rispetto al passato, cercano prodotti ad hoc con specifiche caratteristiche. Emerge inoltre l’interesse verso un prodotto sistemico in bustine con indicazioni specifiche per la terapia del mal di gola senza obbligo di ricetta medica.

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La Catalogna conquista gli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Italiani stregati dalla Catalogna. Il 2018 infatti, è stato un anno straordinario per la Regione: 1.200.000 italiani l’hanno scelta per una vacanza o un semplice city break. Un dato che fa il paio con la crescita della spesa media degli italiani (+4,7%) e soprattutto di quella giornaliera (+6,7%). Soprattutto nel secondo semestre dell’anno, la crescita è stata praticamente senza freni: agosto (+15%), settembre (+11,4%), ottobre (+12,3%), novembre (+6,5%), dicembre (+21,7%). In particolare, l’ultimo trimestre ha segnato un aumento di presenze del 13,8%, una delle migliori performance tra i mercati europei. Una crescita globale rispetto al 2017 e che conferma come la Catalogna sia sempre più appealing per i viaggiatori italiani.
In generale, la Catalogna ha registrato 20 milioni di turisti internazionali. La performance migliore si è avuta ad agosto con 2,5 milioni di presenze anche se a dicembre si è registrata la crescita più significativa con oltre un milione di visitatori da tutto il mondo – il dato più alto dal 1997 – molti dei quali provenienti dall’Italia. Quello del Belpaese infatti, si è rivelato uno dei mercati internazionali più importanti anche nell’ultimo mese del 2018. Nel 2018 la Catalogna è stata la regione più visitata in Spagna dai turisti internazionali con una quota di mercato del 23% sul totale degli arrivi.
Per quanto riguarda la spesa legata al turismo internazionale, sono stati 20.606,2 miliardi di euro quelli spesi in Catalogna, di cui 770 milioni provenienti dal mercato italiano.
“È un risultato che va oltre ogni più rosea previsione – commenta Marta Teixidor, Direttrice della sede italiana dell’Ente del Turismo Catalano -. Siamo molto contenti che gli italiani apprezzino sempre più la vasta offerta della Regione e confidiamo in un’ulteriore crescita anche verso quelle destinazioni più inedite ma che rappresentano una meravigliosa opportunità da vivere 365 giorni l’anno”.

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La crescita della Tunisia: Destinazione di prima scelta per gli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

Milano. Anche quest’anno l’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo in Italia sarà presente alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) che si terrà a Milano dal 10 al 12 febbraio 2019. L’occasione si rivela essere molto importante per portare l’attenzione del mondo del turismo sui risultati raggiunti dalla Tunisia durante il 2018. Inoltre le previsioni per il 2019, vedono la Tunisia posizionarsi come destinazione di prima scelta, recuperando il suo posto di destinazione attrattiva e imperdibile nel bacino del Mediterraneo.
La presenza in BIT del Ministro del Turismo e dell’Artigianato, René Trabelsi, è un chiaro segnale dell’importanza che il paese dà al mercato italiano nonché l’impegno del paese nel voler saldare ulteriormente i rapporti preesistenti e stringerne di nuovi con gli operatori del settore.Se il 2017 si era già rivelato un anno in crescita, registrando 88.000 visite da parte di italiani (+22% sul 2016), il 2018 si è confermato su questa linea, registrando 103.000 arrivi dall’Italia con un incremento del 17% rispetto al 2017.A livello europeo i dati segnano una ripresa ancora più netta, registrando un incremento del 42% con oltre 2.413.000 visitatori. Il 2018 ha visto in totale 8,3 milioni di visitatori da tutto il mondo, ovvero +45% rispetto al 2017, con un totale dei ricavi pari a 1,36 miliardi di dollari.Molto importante è il ritorno dei principali Tour Operator italiani che, dalla scorsa stagione, hanno dato nuova enfasi alla programmazione della destinazione e, grazie all’incremento del numero complessivo di operatori, si prevede una stagione 2019 in crescita.Una destinazione così facilmente raggiungibile dall’Italia è sicuramente meta ideale per vacanze in famiglia e short break. Il suo territorio molto variegato consente un’innumerevole quantità di attività ed esperienze diverse, capaci di soddisfare tutte le richieste.Per il 2019 sarà posto l’accento sull’intensificazione del traffico turistico durante la bassa stagione, attraverso il turismo culturale (circuiti turistici volti alla scoperta del patrimonio culturale e archeologico della Tunisia), sportivo (maratona, sport estremi, motori…), la terza età e il turismo congressuale.In Tunisia si può godere di una splendida vacanza rilassante al mare o dedicarsi alle vacanze attive. Ad esempio è possibile cimentarsi in rilassanti camminate nelle foreste del nord tra fiumi e laghi oppure effettuare delle escursioni in bici nella natura. Il mare, oltre al relax, offre svariate possibilità di splendide immersioni nei fondali e un’ampia gamma di sport acquatici. E poi le escursioni nel deserto con i 4×4 oppure sui quad o più tradizionalmente a dorso di dromedario e le fantastiche notti stellate che solo il deserto sa offrire. Da non dimenticare i trattamenti di talassoterapia o quelli offerti dagli hammam che fanno della Tunisia una destinazione perfetta per la cura di sé stessi e la remise en forme.Cultura, arte, storia, eventi, gastronomia e tanto altro: sono queste le mille esperienze racchiuse in un viaggio in Tunisia. Palcoscenico di numerose civiltà che si sono succedute e hanno convissuto per millenni, la Tunisia è ricca delle tracce del loro passaggio: berberi, romani, arabi, andalusi e francesi hanno lasciato stupende eredità giunte fino a noi ad evidenziare la diversità culturale di questo paese.
I prodotti di punta della destinazione oltre al balneare sono:
– il benessere e la talassoterapia: la maggior parte degli hotel di categoria superiore ha dei centri all’avanguardia.
– Il turismo sportivo: 11 campi da golf di standard internazionale che ospitano competizioni di livello internazionale; inoltre, campi da tennis nella maggior parte degli hotel che ospitano tornei internazionali. La Tunisia ha ospitato anche raduni di auto e moto e maratone, ciclismo e sport estremi
– Il turismo culturale: la storia millenaria della Tunisia è testimoniata dai suoi siti archeologici, da Cartagine a Dougga, da Sbeitla a Kerkouane e El Jem e i suoi musei, quello del Bardo di Tunisi e di Sousse, nonché le città con le medine.
– Il turismo congressuale: hotel di alto livello che sono in grado di ospitare incontri e congressi.I collegamenti aerei attualmente operati:
Tunisair: 24 voli settimanali da Roma, Milano, Venezia e Bologna
Tunisair Express: 5 voli settimanali da Palermo e Napoli
Alitalia: 12 voli settimanali da Roma
La programmazione charter 2019 prevede voli da: Milano Malpensa, Verona, Bergamo, Napoli, Bologna e Roma verso Djerba, Monastir e Tunisi, oltre alla programmazione dei voli di Linea operati da Tunisair e Tunisair Express (37 voli settimanali) e da Alitalia (14 voli settimanali)Chi volesse ricevere informazioni sulla Tunisia ci potrà incontrare in BIT al padiglione 4 stand C89-D88 sarà presente anche la compagnia aerea Tunisair e diversi operatori tunisini. Per maggiori informazioni, visitate il sito http://www.tunisiaturismo.it

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