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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Posts Tagged ‘italiani’

La storia e l’uovo di Colombo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

berlinoCi sono fatti che noi accettiamo per quelli che sono e circostanze che ci fanno riflettere se andiamo ad analizzarle, talvolta con il senno di poi. E così meditando ci rendiamo conto che il concetto di verità diventa in molti casi relativo. La non politica dei politici. Spero di non fare semplicemente il verso a quanti hanno scritto sull’argomento andando ad analizzare il voto politico e amministrativo degli Italiani dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale ad oggi. E’, ovviamente, un lungo discorso ma che intendo riprendere solo per sommi capi e riferendomi ai fatti più recenti lasciando la dietrologia agli storici. Sappiamo bene che a livello mondiale due sono stati gli eventi più significativi che hanno rivoluzionato il concetto stesso di fare politica: il 1989 con la caduta del muro di Berlino e l’11 settembre del 2001 con la “tragedia americana” del terrorismo di matrice araba. In Italia, più modestamente, abbiamo avuto l’exploit della magistratura con il fenomeno delle così dette “mani pulite” che ha fatto un solo falò di partiti pur gloriosi ma diventati impuri dalla corruzione. Sono usciti, sia pure ridimensionati, da queste “forche caudine”, solo i partiti di sinistra anche se il colpo di maglio l’hanno avuto, subito dopo, in seguito al crollo dell’Urss. Nel 1993 gli italiani hanno scoperto di trovarsi senza un partito di “centro”. E’ stato allora che con una vigorosa azione mediatica l’uomo che di queste cose era un maestro seppe mettere in piedi, in poco tempo, un partito, imporlo alla politica e vincere le elezioni. Chi era costui? Era un ex per molte cose ma non della politica che amministrava, come si soleva a quel tempo, per interposta persona. Ma con la caduta del suo “idolo” e in mancanza di un sostituto degno di questo nome pensò bene di scendere personalmente nell’agone politico. Era sin d’allora simpatico alle folle e accattivante e dalla sua un’altra dote di sicuro successo: la proprietà di ben tre reti televisive, quella di alcune testate giornalistiche e tanti soldi da mettere sul piatto. Per sua natura non poteva reggere alla pari di uomini politici di carriera ma il suo successo, negli anni che seguirono, fu dettato dalla debolezza degli avversari e dalla loro divisione (divide et impera di antica memoria). Le elezioni politiche del 2006 con la sconfitta elettorale, sia pure di misura, aveva messo praticamente alle corde quest’uomo venuto dal mondo delle immagini e poteva chiudere un capitolo della cronaca politica italiana se i vincitori avessero avuto il buon senso di ricercare non il successo fine a se stesso ma a consolidarlo con una forte leadership e un programma di governo che sapesse fare delle scelte coraggiose di politica sociale, di difesa delle fasce più deboli e di riforme dalla giustizia alla scuola. In difetto avrebbe dovuto subito riproporsi al voto e senza tentennamenti dell’ultima ora. Ciò non è stato proprio perché i nostri politici possono avere molti meriti personali ma manca loro una dote essenziale: non hanno idea di cosa significa fare politica intesa nell’interesse generale. Ora sta subentrando un’altra insidia che spinge questi non-politici a considerare il voto popolare un “incidente di percorso” e che va esorcizzato con l’abilità dell’esorcista. Occorre in pratica abbassare la partecipazione al voto degli italiani. Italiani sfiduciati, italiani che si sentono in trappola da governi che possono cambiare colore ma la sostanza è la stessa, governi che in pratica non governano per il bene comune ma che vivacchiano e sopravvivono a forza di slogan, di promesse e anche di velate minacce. E l’italiano elettore risponde coerentemente non andando a votare o a votare ma lascia in bianco o con improperi la scheda. Non solo. Continua a dividersi immaginando partiti nuovi o nuovi solo nelle sigle ma riciclati dal passato. Se dopo tutto il detto cerco di leggere il futuro mi rendo conto che non sarà cosa facile gestirlo con quanto abbiamo per le mani. Forse il mal sottile che ci corrode è quello del nostro spirito gregario che è suddito della nostra vocazione ad avere un capo e a genuflettersi ai suoi piedi. Non esce dalla nostra logica il primus inter pares e il convincimento che esiste una stragrande maggioranza che non ha voce e una ristretta minoranza che voce ne ha fin troppo e la fa sentire ai quattro venti assordandoci e facendoci perdere il senso dell’equilibrio. Se non usciamo da questa “prigione” ideologica e culturale e cerchiamo di far valere la ragione dei più all’interesse dei pochi resteremo per sempre dei servus servorum Dei per buona pace di potenti e la disperazione dei benpensanti. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici ed economici della Fidest)

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Si salvano le banche e aumenta la povertà degli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banca“Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, con senso di responsabilità e passando anche sopra quelle che erano e sono le nostre convinzioni in merito all’ennesimo salvataggio delle banche pur di giungere ad una soluzione condivisa. In cambio da pare di questo Esecutivo abbiamo ottenuto un trattamento offensivo non solo del ruolo del Parlamento ma anche e soprattutto dei cittadini, sulla cui pelle si gioca questa partita”. Lo dichiara Sandra Savino, parlamentare di Forza Italia e componente della Commissione Finanze. “I decreti attuativi – aggiunge l’On. Savino – sono infatti stati condivisi esclusivamente con Intesa, l’unico interlocutore ritenuto degno di attenzione e con il quale si è giunti ad un accordo immodificabile, al punto da non prendere nemmeno in considerazione gli emendamenti presentati dall’opposizione e dallo stesso relatore”.“E nel frattempo, con il debito pubblico che continua ad aumentare e gli italiani sempre più poveri, sono stati spesi finora 31 miliardi per il salvataggio di sette banche italiane”, conclude l’esponente di Forza Italia.

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La politica e gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

fucsia-nissoli-fitzgeraldDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Leggiamo dichiarazioni farneticanti da parte del Partito democratico nei confronti del presidente Silvio Berlusconi, di Forza Italia, e della nostra deputata Fucsia Fitzgerald Nissoli. Lo sconosciuto parlamentare dem, Marco Fedi, mette una dietro l’altra una serie assurda di bugie e falsità.Il nostro movimento politico, sin dai primi anni della sua costituzione, è stato ed è da sempre in prima linea per gli italiani all’estero, per i loro bisogni, per la loro rappresentanza democratica.Ricordiamo al distratto deputato del Pd che se oggi lui siede negli scranni del Parlamento e se può permettersi di formulare simili accuse lo deve alle azioni concrete del governo Berlusconi, che, con la legge Tremaglia prima e con la legge elettorale varata nel 2005 poi, permise il primo voto per corrispondenza degli italiani residenti all’estero in occasione di due referendum del 2003 e per le elezioni politiche del 2006.Renzi, con l’Italicum e con la sua riforma della Costituzione, voleva intaccare questa conquista di civiltà. Gli italiani, anche quelli all’estero, seguendo l’indicazione di Forza Italia, gli hanno detto di ‘No’.Fedi si metta l’anima in pace, faccia politica, se ne è capace, e insulti semmai i suoi compagni di partito. Con Forza Italia si misuri sul campo e vedremo alle prossime elezioni se gli italiani residenti all’estero staranno dalla sua o dalla nostra parte”.

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L’on. Nissoli (FI) dalla parte dei contrattisti italiani in Usa

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

fucsia-nissoli-fitzgeraldL’on. Nissoli ha presentato una interrogazione al Ministro Alfano sulla questione del permesso di soggiorno per i contrattisti italiani in USA non in possesso di “green card”. Infatti, si legge nell’interrogazione, “nel 2016 sono cambiate le regole concernenti il visto A2 concesso dagli USA di interesse degli impiegati a contratto italiani non in possesso di permesso di soggiorno”, e secondo queste regole tali lavoratori possono soggiornare in USA non più di 5 anni, passati i quali non potendo più stare negli USA dovrebbero lasciare il lavoro e rientrare in Italia. Un problema che, secondo l’on. Nissoli, richiede “un intervento del MAECI presso le competenti autorità americane per una soluzione diplomatica del caso”. Quindi, la deputata eletta in Nord e Centro America ha chiesto al Ministro degli Affari esteri come egli “abbia intenzione di prendersi carico delle esigenze dei nostri impiegati a contratto negli USA affinché essi possano continuare a svolgere il loro servizio, essenziale per la rete diplomatico-consolare, in condizioni ambientali ottimali”. (foto: nissoli)

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Ocse: stipendi docenti italiani a picco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

stipendi docentiAncora una volta quando a fotografare la scuola sono gli analisti fuori i nostri confini, scevri da condizionamenti e giustificazioni partigiane, la verità esce fuori. Ed è, purtroppo, una realtà amara. Perché secondo l’Ocse siamo gli unici, nel periodo 2005-2014, ad aver fatto perdere ai nostri docenti il 7%. Nello stesso decennio, in Finlandia le buste paga di chi fa formazione pubblica sono cresciute di 6 punti percentuali, in Norvegia del 9%, in Germania del 10%, in Irlanda del 13%. Si conferma quello che l’Anief sostiene da tempo: il trattamento economico dei nostri insegnanti – fermo a 29mila euro lordi annui – rappresenta un affronto rispetto al prezioso lavoro che continuano a svolgere con serietà e senso del dovere. Inoltre, considerano gli ultimi tre anni, invece esclusi dallo studio Ocse, l’arretramento di potere degli stipendi dei nostri docenti si attesta addirittura a -14%. In queste ore, in tanti sono accorsi a sostegno dei nostri bistrattati docenti. Proponendo consigli e soluzioni. Come quella della sen. Maria Mussini, vicepresidente del Gruppo Misto al Senato, che ha chiesto alla Ministra dell’Istruzione di ‘cominciare almeno col dimezzare o ridurre di due terzi il numero di studenti per classe.Proprio per recuperare il gap rispetto agli altri docenti d’Europa, Anief ha già fatto sapere, al tavolo di contrattazione sull’Atto di indirizzo, che non accetterà mai un rinnovo contrattuale con pochi spiccioli, tra l’altro pure assegnati per fasce stipendiali ispirandosi al modello Robin Hood. Per tali motivi, ha deciso di anticipare i tempi mettendo a disposizione dei lavoratori i modelli di diffida, anche per il recupero totale degli arretrati.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): i docenti sono lavoratori che, come dice l’Ocse, vanno pagati in modo proporzionale al servizio professionale prodotto. Negare questo concetto, significa creargli un danno. Di carattere morale e pratico. Molti di loro prestano servizio lontano da casa. Da due anni a questa parte, nemmeno per scelta, ma solo per aver chiesto di essere assunti in ruolo. A fine mese, questi insegnanti hanno delle spese vive, per l’affitto dell’appartamento, per i trasporti, per vivere: non si può dire ancora loro che non ci sono soldi e che si arrangino. Ecco perché la riduzione del numero di alunni, benché sia un provvedimento indispensabile per insegnare in modo proficuo e rispettando le norme sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, non ha nulla a che vedere con l’aumento stipendiale. È come se si volesse curare l’ammalato accogliendolo in una stanza d’ospedale più confortevole e con meno posti letto, però negandogli i medicinali di cui ha bisogno: l’unica cura per i nostri docenti, per rimanere in tema, è dargli più soldi a fine mese. Il resto, sono palliativi. (foto fonte: orizzontescuola.it)

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Italiani stanchi di spot elettorali

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

sandra savino“Dal codice antimafia al ddl sul reato di tortura allo ius soli continua la politica elettorale del PD”. Lo dichiara l’On. di Forza Italia Sandra Savino. “Un tempo – continua l’esponente di Forza Italia – eravamo abituati a una sinistra ideologica che, nel suo delirio, seguiva almeno una sua coerenza e una sua aberrante logica. Oggi siamo al puro e semplice marketing. Si sonda il terreno dell’elettorato-acquirente del prodotto politico, si tenta un approccio narrativo, si procede per prove ed errori e alla fine si cambia tutto. Ultimo esempio: il numero chiuso sugli arrivi”.“Ma la tendenza – precisa Sandra Savino – è diffusa e coinvolge molte forze politiche. L’unico partito che ha sempre mantenuto fede alla propria cultura, ai propri valori e alla propria idea di Paese è Forza Italia. E sempre più, oggi, si avvicina la realizzazione di quella rivoluzione liberale che, dal 1994 in poi, hanno fatto di tutto per impedirci di realizzare, con i risultati che oggi vediamo”. “Gli italiani – conclude – hanno capito bene la differenza tra cultura di partito, serietà dei programmi e autorevolezza internazionale rispetto agli spot elettorali, alla debolezza nella politica estera e alle sparate del giorno”, conclude la parlamentare azzurra.

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Tanti emigrati italiani quanti nell’immediato dopoguerra: oltre 250.000 l’anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 luglio 2017

emigrazione-giovani-italiani-esteroL’emigrazione degli italiani all’estero, dopo gli intensi movimenti degli anni ’50 e ’60, è andato ridimensionandosi negli anni ’70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unità annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e, secondo stime, hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l’anno gli italiani in uscita. Sotto l’impatto dell’ultima crisi economica, che l’Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all’estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l’anno. A emigrare sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. Tra gli italiani con più di 25 anni, registrati nel 2002 in uscita per l’estero, il 51% aveva la licenza media, il 37,1% il diploma e l’11,9% la laurea ma già nel 2013 l’Istat ha riscontrato una modifica radicale dei livelli di istruzione tra le persone in uscita: il 34,6% con la licenza media, il 34,8% con il diploma e il 30,0% con la laurea, per cui si può stimare che nel 2016, su 114.000 italiani emigrati, siano 39.000 i diplomati e 34.000 i laureati. Le destinazioni europee più ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna; quindi, a seguire, l’Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera (in Europa dove si indirizzano circa i tre quarti delle uscite) mentre, oltreoceano, l’Argentina, il Brasile, il Canada, gli Stati Uniti e il Venezuela.
Questi dati meritano già di per sè un’attenta considerazione anche perché ogni italiano che emigra rappresenta un investimento per il paese (oltre che per la famiglia): 90.000 euro un diplomato, 158.000 o 170.000 un laureato (rispettivamente laurea triennale o magistrale) e 228.000 un dottore di ricerca, come risulta da una ricerca congiunta condotta nel 2016 da Idos e dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” sulla base di dati Ocse. In realtà, i flussi effettivi sono ben più elevati rispetto a quelli registrati dalle anagrafi comunali, come risulta dagli archivi statistici dei paesi di destinazione, specialmente della Germania e della Gran Bretagna (un passaggio obbligato per chi voglia inserirsi in loco e provvedere alla registrazioni di un contratto, alla copertura previdenziale, all’acquisizione della residenza e così via). Come emerso in alcuni studi, rispetto ai dati dello Statistisches Bundesamt tedesco e del registro previdenziale britannico (National Insurance Number), le cancellazioni anagrafiche rilevate in Italia rappresentano appena un terzo degli italiani effettivamente iscritti. Pertanto, i dati dell’Istat sui trasferimenti all’estero dovrebbero essere aumentati almeno di 2,5 volte e di conseguenza nel 2016 si passerebbe da 114.000 cancellazioni a 285.000 trasferimenti all’estero, un livello pari ai flussi dell’immediato dopoguerra e a quelli di fine Ottocento. Peraltro, non va dimenticato che nella stessa Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 (225.663) è più alto rispetto ai dati Istat. Naturalmente, andrebbe effettuata una maggiorazione anche del numero degli espatriati ufficialmente nel 2008-2016, senz’altro superiore ai casi registrati (624.000).
Sono queste le conclusioni cui si giunge nel capitolo che il Dossier Statistico Immigrazione 2017, in uscita in autunno, dedica di consueto agli italiani nel mondo. Anche quest’anno il rapporto viene curato da Idos insieme al Centro Studi Confronti, con la richiesta di un sostegno dell’Otto per Mille della Tavola Valdese. I flussi degli italiani verso l’estero, così si conclude nel rapporto, meritano maggiore attenzione. Innanzi tutto sotto l’aspetto quantitativo, avendo raggiunto, se non superato, i livelli conosciuti dall’Italia quando si concepiva ancora come un paese di emigrazione. Ma va preso in considerazione anche l’aspetto qualitativo, perché è elevato il numero di diplomati e laureati coinvolti. Seppure in un contesto globalizzato la mobilità rappresenti una prospettiva normale, è necessario attuare una politica occupazionale più incisiva e occuparsi con maggiore concretezza dell’assistenza a quanti si sentono costretti a emigrare, assicurando loro in pieno il diritto di essere cittadini italiani, incluso il voto.

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Immigrazione e interessi italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

mediterraneo“Quella dell’immigrazione è classica tragicommedia all’italiana. Come tipicamente italiana è la debolezza dei Governi di sinistra che in questi anni hanno gestito (si fa per dire) l’emergenza dei flussi migratori”. Lo dichiara l’On. di Forza Italia Sandra Savino.
“Invece di riempirsi la bocca – prosegue la parlamentare – con l’accoglienza e organizzare marce pro-migranti, salvo poi alzare i toni perché la situazione non è più sostenibile e minacciare respingimenti delle navi delle ONG non battenti bandiera italiana quando si accorge che perde le elezioni, sarebbe ora che la sinistra al Governo si decidesse una volta per tutte a difendere gli interessi italiani, come fanno (giustamente) gli altri. L’Italia non può diventare il corridoio di passaggio e di bivacco di tutti coloro che decidono di partire dall’Africa, tanto meno dei moltissimi migranti economici”. “La tragedia più grande per un Paese è avere dei governanti che non amano il loro Paese”, conclude Sandra Savino.

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Il voto all’estero: per posta o elettronico?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

nardiOrmai è prossimo – indipendentemente dal sistema di voto che verrà adottato – il giorno delle elezioni politiche in Italia per il rinnovo del Parlamento, sia che avvenga prematuramente in autunno oppure alla sua scadenza naturale della primavera 2018. Con l’avvicinarsi di questo appuntamento elettorale è facile immaginare che i soliti noti polemisti torneranno nuovamente alla carica per denunciare fatti e misfatti (reali, presunti o prevedibili) legati al voto per corrispondenza che si applica nella Circoscrizione Estero (nell’ultimo referendum dello scorso 4 dicembre hanno vinto i NO altrimenti chissà che pandemonio avrebbero scatenato questi soliti noti!). Come già ha avuto modo di esprimersi in passato, il sottoscritto – non disconoscendo alcune criticità emerse nel voto per corrispondenza tenutosi nella Circoscrizione Estero – è un sostenitore della preiscrizione nell’anagrafe elettorale del MAE (presso l’Ufficio consolare di riferimento) da parte degli elettori che intendono avvalersi del voto per corrispondenza, come avvenuto in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo dei Comites. Un sistema questo che, pur avendo come possibile conseguenza una riduzione della partecipazione al voto da parte degli aventi diritto, consente tuttavia, da un lato, agli italiani residenti all’estero e interessati al voto di poterlo esprimere comodamente da casa e, dall’altro, all’Amministrazione di evitare di spedire milioni di plichi elettorali a indirizzi non più validi e, soprattutto, ad aventi diritto al voto che non sono affatto interessati alle elezioni italiane per cui il loro plico è facile che diventi preda di eventuali mercanti di voti! Ma tornando ai nostri soliti noti polemisti contrari al voto per corrispondenza, vorrei ricordare loro, ancora una volta, che nel mondo già in molti altri Paesi come, per esempio, la Svizzera è in vigore, da tempo, sia il voto tradizionale nei seggi che quello per corrispondenza anche per gli stessi elettori residenti sul territorio elvetico – e non solo per gli espatriati – senza che vi siano molte polemiche. Addirittura nella Confederazione sta estendendosi il voto elettronico. Infatti fin dal 2004 sono state effettuate con successo oltre 200 prove in 14 Cantoni (Zurigo, Berna, Lucerna, Glarus, Friburgo, Soletta, Basilea, San Gallo, Grigioni, Sciaffusa, Argovia, Turgovia, Neuchàtel, Ginevra) che hanno inizialmente offerto la possibilità di votare per via elettronica agli Svizzeri all’estero aventi diritto di voto. Nei Cantoni di Neuchâtel, Ginevra e Basilea Città questa possibilità è stata estesa anche a una parte degli aventi diritto di voto residenti in Svizzera. Da queste zurigo3sperimentazioni è emerso che la digitalizzazione risponde a un bisogno: nei Cantoni coinvolti la quota di persone, che ha deciso di votare per via elettronica, ha toccato anche i due terzi dei votanti. Visto il bilancio positivo e il successo riscontrato tra gli aventi diritto di voto, il Consiglio federale ha deciso così di avviare con i Cantoni i lavori legislativi in vista del passaggio dall’attuale fase sperimentale all’utilizzo generalizzato. L’intento è che in futuro il voto per via elettronica sia equiparato al voto presso i seggi e al voto per corrispondenza. Il Consiglio federale spera così di dare un segnale importante in vista dell’estensione del sistema su scala nazionale, anche se inizialmente i Cantoni potranno liberamente decidere se introdurre o meno il voto elettronico. L’istituzione del voto elettronico costituisce inoltre un obiettivo comune della strategia di Governo elettronico della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni. Naturalmente noi italiani siamo del tutto particolari e quindi, dall’estero, importiamo e copiamo solo quello che può essere ritenuto comodo all’evenienza. Ergo, aspettiamoci quindi le solite polemiche anche sul voto per corrispondenza per le prossime elezioni politiche italiane. Sapendo, tuttavia, che il diritto al voto in loco per i residenti all’estero può esserci unicamente attraverso il voto per corrispondenza, oppure attraverso quello elettronico in un futuro più o meno lontano.Nel frattempo – sia per ridurre (azzerarle sarebbe pretendere troppo) le ricorrenti polemiche che per evitare lo sperpero dei plichi elettorali (e quindi di denaro pubblico) – è auspicabile che venga applicata al voto per corrispondenza nella Circoscrizione Estero, e quindi anche per l’ormai prossimo rinnovo del parlamento italiano, la regola della preiscrizione nell’albo degli elettori da parte degli iscritti AIRE che intenderanno avvalersi del diritto di voto. I primi chiamati a rifletterci nel loro stesso interesse ed a prendere una tale iniziativa parlamentare sono, ovviamente, gli attuali eletti nella Circoscrizione estero. Chi vivrà vedrà! (Dino Nardi, Zurigo)

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Nissoli: Con Forza Italia per gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 giugno 2017

camera deputati“L’attenzione del Governo verso gli italiani residenti all’estero va sempre più scemando e ne è prova l’oblio completo delle loro attese nella legge sulla cittadinanza. Gli italiani all’estero sono relegati all’ultimo posto nella programmazione delle attività del Governo, nei provvedimenti da prendere, spesso proprio dimenticati! Con conseguente confusione sulle normative da applicare. Il problema e’ se gli italiani all’estero facciano realmente parte del nostro Sistema-Paese oppure se su di essi la politica offra solo dichiarazioni di circostanza.Se essi realmente facessero parte del nostro Sistema-Paese dovrebbero entrare effettivamente in tutte le politiche del Governo e non essere relegati a riserva indiana, essere ghettizzati, tanto che le politiche in materia appaiono qualcosa di diverso, che non fa parte dell’interesse nazionale. E’ ora di cambiare pagina, di dare una svolta a questo modo di trattare l’emigrazione. In questi anni ho lottato duramente per far capire al Governo l’importanza, in termini di rete, della nostra Comunità nel mondo, ma non ci sono parole adatte per chi non vuole ascoltare! Dunque, ho cercato solidarietà in altri ambienti politici fuori dalla maggioranza di Governo e in questa ricerca ho trovato la piena apertura del Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi.Dagli incontri che ho avuto con lui ed il Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, on. Renato Brunetta, ho subito percepito la loro piena sensibilità sul tema. Durante il Governo Berlusconi, infatti, gli italiani all’estero non pagavano l’Imu. Questo è uno dei punti programmatici che metteremo all’OdG della nostra azione politica a partire da subito. Abbiamo anche convenuto sulla necessità di affrontare con urgenza le questioni concernenti la cittadinanza e la mobilità giovanile.Sono punti che condividiamo pienamente e sui quali daremo battaglia nel comune impegno in favore degli italiani all’estero. Sono valide ragioni dunque per me, per iscrivermi al Gruppo parlamentare di Forza Italia”. Lo ha dichiarato l’on. Fucsia FitzGerald Nissoli, eletta nella Circoscrizione estera, annunciando il suo ingresso nel Gruppo parlamentare di Forza Italia.

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Cittadinanza: Provvedimento monco perché mancano gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

montecitorioRoma. La scorsa settimana, come noto, il Senato ha iniziato i lavori d’Aula riguardanti il ddl sullo ius soli, cioè il disegno di legge che dovrebbe permettere ai figli di immigrati, nati o cresciuti in Italia, di ottenere la cittadinanza italiana. “Un provvedimento giusto e moderno ma che presenta una grave lacuna perché dimentica gli italiani che recandosi all’estero hanno perso la cittadinanza. Quindi un provvedimento monco che deve essere corretto per essere giusto nei confronti di tutti”, ha affermato l’on. Nissoli (eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America) commentando quanto avvenuto recentemente nell’Aula del Senato.“Molti non hanno neanche notato questa lacuna ma è il tempo di prenderne atto e colmarla”, ha continuato l’on. Nissoli precisando: “già durante l’esame di questo provvedimento alla Camera avevo presentato un emendamento per il riacquisto della cittadinanza di chi, italiano di fatto, l’ha perduta vivendo all’estero. In seguito, le dinamiche politiche mi hanno costretto a ritirare l’emendamento dietro la promessa che sarebbe, poi, stato ripreso successivamente, come si afferma nell’OdG accolto l’8/10/2015, dove impegnavo il Governo a ridare la cittadinanza “ai nati in Italia, figli di almeno un genitore italiano, che hanno perso la cittadinanza in seguito a espatrio” in un momento successivo. Questa, allora, è l’occasione buona! Il Governo faccia la sua parte e non permetta che l’Italia dimentichi i suoi figli. E’ un dovere morale per un Paese che non dimentica la sua storia, per un Paese che vede nei nuovi italiani e negli italiani all’estero una risorsa importante per il suo agire come sistema nel mondo. Dunque, è il momento della prova! Se gli italiani all’estero non saranno considerati vuol dire che questo Governo non mantiene le promesse e ne dovremmo trarre le dovute conseguenze!”

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Legge elettorale: Italiani ingannati?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

elezioni“Sulla legge elettorale si sta consumando un’altra truffa ai danni del popolo italiano”. È quanto ha dichiarato Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, intervenendo in Aula. “I collegi – ha sottolineato- sono dei collegi finti mentre le liste bloccate sono una vergognosa realtà. Oltre il 60% sarà eletto in liste bloccate e solo M5S e Pd potranno eleggere dei candidati in collegi enormi, dove il radicamento del candidato sarà ininfluente. Perché poi costringere tutti i partiti a presentare liste bloccate? Se noi vogliamo che i nostri vengano eletti in base ai migliori risultati nei collegi, per far sì che i voti di Fratelli d’Italia portino in Parlamento persone che hanno un consenso, perché volete costringere anche noi a fare liste bloccate con almeno due candidati e non uno solo o nessuno?”.“La nostra leader, Giorgia Meloni, a differenza di Grillo, di Salvini, di Berlusconi e di Renzi, non vuole nominare parlamentari – ha concluso Cirielli -, desidera che gli elettori di Fratelli d’Italia indichino in maniera chiara chi vada in Parlamento a rappresentarli. Dateci almeno questa possibilità per provare un minimo di rispetto della democrazia e coerenza che in questo momento avete completamente smarrito”.

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Italiani e nuove tecnologie non vanno d’accordo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

tecnologie fotonicheLondra. Chi dice che italiani e nuove tecnologie non vanno d’accordo? L’Italia – spesso ultima nelle classifiche sull’utilizzo della tecnologia – si riscopre in prima fila quando questo rapporto riguarda la gestione delle proprie finanze.Gli italiani infatti sono – in Europa – i più aperti alle nuove tecnologie quando si parla di finanza: il 22% scarica app legate ai risparmi ed investimenti, il 32% legge blog di settore, mentre il 21% si affida ad un robo-advisor per avere una consulenza. Quest’ultima è la percentuale più alta registrata tra i principali paesi europei: fa ricorso al robo-advisor solo il 17% degli inglesi e degli spagnoli, l’11% dei francesi e dei tedeschi e il 9% dei belgi, e gli italiani non sono molto distanti dagli apripista americani (27%).In particolar modo la rete è dientata la prima fonte di informazione su risparmi e investimenti: quasi due italiani su cinque (41%) consultano inizialmente il web (contro il 35% dei tedeschi, il 32% degli spagnoli ed il 31% dei francesi), stessa percentuale degli investitori USA. Il web è preferito sia ai consigli della famiglia (40%) che ai media finanziari (19%).È questa la fotografia scattata dai primi dati rilasciati dalla nuova edizione della Global Investment Survey 2017 – giunta al suo quinto anno – realizzata da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati. L’indagine è stata realizzata in 17 Paesi ed ha raccolto i dati di 15.300 investitori.
Esistono una serie di servizi e prodotti accessibili online che piacciono particolarmente agli investitori italiani: il controllo dell’estratto conto online (64%), la verifica del saldo (60%) e gli strumenti di pianificazione per la pensione (44%).Nonostante la ricerca evidenzi una apertura verso le nuove tecnologia in rapporto a risparmi ed investimenti, quasi un italiano su due (48%) si affida ad un promotore finanziario per la gestione delle proprie risorse economiche: si tratta della percentuale più alta in Europa dopo la Svizzera (50%), mentre più staccati sono paesi come il Regno Unito (37%), Spagna (43%) e Francia (44%).La presenza “fisica” di un consulente è comunque considerata ancora indispensabile nel complesso: il 78% degli intervistati ritiene che la tecnologia possa essere un supporto ma è fondamentale sapere che ci sia una persona che segua gli investitori anche perché ci sono alcune aree della pianificazione finanziaria – lo dice il 76% del campione – in cui è necessario essere seguiti passo passo da un esperto. In particolare alcuni aspetti, come sviluppare il portafoglio di investimento (60%) e cercare le migliori opportunità di investimento nei mercati (52%), dovrebbero essere gestiti unicamente dall’essere umano o guidati da un essere umano con il supporto della tecnologia il consulente finanziario è ritenuto ancora insostituibile in alcune operazioni come nello sviluppare il portafoglio di investimento (60%) e cercare le migliori opportunità di investimento nei mercati (52%).“Leggendo i risultati della nostra recente ricerca appare abbastanza chiaro che gli investitori italiani non vivono le nuove tecnologie come qualcosa da cui diffidare ma come un utile supporto per la pianificazione o gestione dei loro investimenti” afferma Marco Negri, Head of Southern Europe di Legg Mason. “Che sia per ottenere maggiori informazioni o per una gestione più snella e veloce di alcune operazioni, la tecnologia sarà sempre di più uno strumento imprescindibile nella nostra quotidianità, anche sul lato della gestione finanziaria. Come evidenzia la nostra nuova survey però, la componente umana continua, e crediamo continuerà, ad essere fondamentale. Non stupisce infatti come emerga ancora l’importanza del consulente finanziario, capace di guidare e rassicurare l’investitore. Dall’indagine Legg Mason emerge come il 74% degli intervistati sia ancora influenzato dalla crisi finanziaria del 2008 e preoccupato di possibili nuovi esiti negativi nella gestione del proprio patrimonio: in un contesto di preoccupazione latente può risultare normale affidarsi a professionisti che possano aiutare gli investitori a prendere le decisioni di investimento più opportune anche alla luce del proprio profilo di rischio”, conclude Negri.
Legg Mason è una società di gestione patrimoniale che opera su scala globale, con attivi in gestione (AUM) pari a 728 mld USD al 31 marzo 2017. Legg Mason offre soluzioni di gestione attiva degli asset presso numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland, e le azioni ordinarie della società sono quotate alla borsa di New York (simbolo: LM).

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Italiani in bicicletta: una passione tra tecnologia e risparmio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 maggio 2017

italiani in biciclettaDa Gennaio 2016, il numero delle ricerche riconducibili all’universo della bicicletta è stato 6 volte più grande rispetto al numero di quelle condotte per la categoria “calcio”.
Gli italiani si distinguono soprattutto per interesse al risparmio (36,87%) e alle possibili applicazioni tecnologiche (14,08%), ma sono molto meno attenti dei vicini europei quando si tratta di sicurezza (Italia al 17,92% e altre nazioni al 29,69%) e moda in bici (Italia al 2,88% e altre nazioni al 8,56%).
Tra le regioni più interessate all’universo della bicicletta, in generale, vince la “Maglia Rosa” il Trentino-Alto Adige (con il 16,15%), seguito da Lombardia e Veneto.
Alcune regioni italiane si distinguono per particolari inclinazioni nel modo di vivere la passione per le due ruote: emiliani e romagnoli sono i più attratti dalle possibili applicazioni tecnologiche; trentini e altoatesini sono i più modaioli e i più attenti alla sicurezza; il tema del risparmio risulta centrale per i campani; il Lazio è in pole position per l’attenzione all’articolo principale: la bicicletta. Grazie allo studio, idealo fornisce anche alcuni consigli sui momenti migliori per fare acquisti online in questo settore. È preferibile comprare fuori stagione, ma è consigliato anche il mese di giugno: lo scorso anno, nello stesso periodo, sono stati registrati prezzi particolarmente convenienti, soprattutto per i prodotti di alto livello. La comparazione dei prezzi risulta sempre essere un criterio utile per il consumatore digitale. (fonte: http://www.seigradi.com) (foto: italiani in bicicletta)

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L’Italia vista dagli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 maggio 2017

sud americaTrovare una línea política per l’Emigrazione diventa difficile per ogni italiano all’estero, soprattutto se la cerchiamo negli ultimi 70 anni. Abbiamo avuto occasione di conoscere grandi uomini come Mirko Tremaglia, un uomo integro di destra che ha dedicato la sua vita a cercar di convincere i suoi colleghi a votare in Parlamento diritti per tutti noi. Abbiamo conosciuto grandi personaggi delle nostre comunità, sia in Argentina come in Brasile, Uruguay o Venezuela, ma un vero e proprio programma da compiere? Mai! Comites, CGIE, elementi troppo deboli per rappresentarci con sostanza e decisioni, vari organi consultivi dedicati ad un esercito di borghesi amanti dei viaggi in Italia per un congresso sindacale, una riunione alla Farnesina e qualche “patacca” di Cavaliere. Molti di loro sono soggetti con serie difficoltà per parlare la nostra lingua che hanno sempre cercato di “accomodarsi e aggrapparsi” a qualche poltroncina, quando c’erano i soldi…anche un posto in prima classe: soggetti che si son anche dedicati a visitare i parenti e farsi rimborsare viatici inesistenti per guadagnare qualche moneta in più. Un vero e proprio programma organico, serio, con un principio, un fine, obiettivi concreti, supporto culturale, difesa della nostra lingua o della nostra storia!!! Non c’é mai stato! Tanti anni fa alcuni di noi inventammo il Comitato Consolare, poi siamo riusciti ad ottenere la caramellina del COEMIT (poi COMITES), quindi il CGIE, un organo consultivo formato da emigrati a meno del 50%, attorniati da Consultori regionali e “borghesi piccoli piccoli” di ogni genere, spesso impreparati, troppo spesso “amichetti” di qualche politico di turno e senza nessun potere di decisione. Abbiamo vissuto anche il lungo periodo di bonanza craxiana, poi berlusconiana, con grandi somme per una Cooperazione che ha portato in galera loschi personaggi come un tal Ambasciatore Moreno. Si presentavano progetti da 1 milione di Euro, dei quali, per il progetto andava la decima parte e per il pagamento di tangenti il resto. Abbiamo vissuto, anche da vicino, code chilometriche davanti alle sedi consolari, sorteggi per ottenere un appuntamento per una pratica di cittadinanza, code di “coleros” a Buenos Aires, pedine “con riscossione” che andavano a fare le code da parte di altre persone alle 2 del mattino. Abbiamo sentito e visto un po’ di tutto! Per ora soltanto abbiamo visto buchi nell’acqua, abbiamo visto sperperare milioni e milioni di Euro in ulteriori buchi che pagano i cittadini italiani che abitano in Patria e che continuano a guardarci con scetticismo, a pensare che non paghiamo le tasse e non abbiamo diritto a votare per cambiare lo squilibrato panorama politico italiano. Molti dei nostri connazionali continuano a credere che la Legge sulla Cittadinanza, firmata nel 1912, poi “aggiustata” in qualche occasione, ormai è assurda. Se hai la possibilità di trovare in una parrocchia perduta nelle Dolomiti il Certificato di Battesimo del bisnonno di tuo nonno, potrai ricostruire il tuo DNA e diventare un italiano che chiede il passaporto per andare a lavorare in Spagna o per entrare negli USA per diventare un fuori legge. Se queste sono politiche per l’Emigrazione???……io sono turco! (STEFANO CASINI L’eco D’Italia)

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L’eccellenza automobilistica italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

Charlotte RoadsterMontecarlo dal 1 al 3 giugno Charlotte Roadster farà la sua apparizione durante la “Monte Carlo Fashion Week”, tre giorni di eventi e sfilate, organizzata dalla Camera Monegasca della Moda in collaborazione con il Governo, il Comune e la Direzione del Turismo e dei Congressi di Monaco, in cui i brand della moda si presentano al pubblico internazionale.
Secondo modello dell’azienda italiana FV- Frangivento- che si è fatta conoscere al Salone dell’Auto di Torino nel 2016 per poi ottenere la definitiva consacrazione al Motorshow di Bologna – Charlotte Roadster nasce dalla volontà dei fondatori, Giorgio Pirolo e Paolo Mancini di coniugare uno spiccato senso del design, con la produzione di auto elettriche ed ecosostenibili in un momento di alto tasso di inquinamento.Per realizzare il loro obbiettivo, i fondatori hanno riunito una squadra di oltre venti eccellenze italiane fra Piemonte e Veneto, riuscendo in questo modo ad unire la massima artigianalità italiana unita alle nuove tecnologie rispettose dell’ambiente.La vettura sfoggia una siluette iconica avviluppata su di un’unica linea che dal passaruota posteriore percorre tutta l’auto verso il frontale come a voler riprodurre il Jump. Per la sua costruzione la sono stati adottati componenti lavorati dal pieno dell’alluminio con materiali di derivazione aeronautica mentre gli esterni sono battuti a mano secondo Charlotte Roadster1l’antica tradizione dei battilastra torinesi.La Charlotte Roadster è equipaggiata con quattro unità elettriche a flusso assiale, due all’avantreno e due al retrotreno, per una potenza complessiva di di 660 kW e un consumo pari a 14 kWh/100 km. E’ in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 2,6 secondi, raggiungere i 200 KM orari da ferma in 7,8 secondi e toccare una velocità di punta di 305 km/h. L’autonomia, con ciclo Nedc, raggiunge invece i 500 chilometri.Molto curati anche gli interni, ispirati al Mediterraneo, con pelli e superfici che ricreano i giochi di luce e i riflessi dell’acqua. I passeggeri della due posti possogno gustare la sensazione di un tuffo nel mare grazie alle due ‘Onde’ che avvolgono i sedili fino ai pannelli porta. Pensato per ospitare la guida autonoma, l’abitacolo è stato pensato come un moderno loft sgombero da ogni cosa per lasciare spazio all’uso di materiali di pregio, fino ai tasti in argento. Inoltre su una parte dell’auto sospesa, definita “Isola”, perché riprende la forma triangolare della Sicilia, è stato inserito un Moretto Veneziano. Il richiamo al mare è stato ripreso anche dall’inserimento di un acquario dietro i sedili che dà al tutto un senso prospettico inaspettato regalando un’idea di profondità e relax. (foto: Charlotte Roadster)

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30 anni di Bofrost: ecco come sono cambiati i gusti degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 maggio 2017

catalogo piattiCous cous alla trapanese, polpo alla gallega, spicchi di patate “salt & pepper”. E poi una linea di prodotti veg e legati al benessere sempre più ricca. Sono alcune delle novità del catalogo primavera-estate 2017 di Bofrost, pensate per una clientela in cerca di proposte nuove, sfiziose, internazionali e con abbinamenti insoliti, ma anche sempre più attenta al benessere. «Del resto il nostro catalogo è da trent’anni lo specchio fedele di come cambiano le abitudini degli italiani in cucina e a tavola. Nel 1987, quando abbiamo cominciato con la vendita porta a porta di surgelati, eravamo guardati come degli alieni. Oggi ci viene riconosciuta la capacità di anticipare le tendenze, con un assortimento di gran lunga più ampio di quello dei canali tradizionali e prodotti sviluppati appositamente per intercettare le esigenze della clientela»: parola di Enrico Marcuzzi, responsabile marketing di Bofrost Italia, il colosso della vendita diretta di surgelati che nel 2017 festeggia il suo trentesimo anniversario.
Nata nel 1987 dall’intuizione dell’imprenditore friulano Edoardo Roncadin, che volle aprire nel nostro Paese la sorella italiana della tedesca Bofrost, l’azienda, che ha sede a San Vito al Tagliamento (PN), negli anni ha portato i propri camioncini in tutto il territorio nazionale. Oggi lavorano per Bofrost 2.400 persone, pronte a servire più di un milione di famiglie.Il catalogo di trent’anni fa presentava 141 prodotti, specialmente gelati, carne e pesce e verdure. In assortimento quattro pizze diverse, cinque tipi di snack e poi pasticceria, primi piatti, pane e patate, con sette prodotti. «Oggi i prodotti sono 452 –prosegue Marcuzzi–. Le pizze sono diventate 21 e gli snack 25: Bofrost è stata una delle prime aziende a puntare su questo segmento offrendo prodotti premium. Per le patate abbiamo 22 preparazioni diverse. Siamo stati fra i primi anche a offrire piatti pronti da preparare direttamente in microonde: la nostra linea Ristopiatti oggi conta 27 specialità. Un’altra tendenza molto forte ultimamente è quella dei mini formati, apprezzati per verdure, gelati e pasticceria. E negli ultimi anni abbiamo introdotto linee specifiche dedicate a chi segue regimi alimentari particolari: MyLife con specialità vegetariane e vegane, leggere ed equilibrate, fra cui la pizza margherita senza lattosio; la linea FreeLife senza glutine e la linea di gelati Fior di Soia».Negli ultimi anni si sono poi evidenziati due trend fra loro complementari: da un lato c’è l’attenzione agli ingredienti tipici italiani e alle specialità regionali, per cui Bofrost propone con successo piatti ispirati alle tradizioni culinarie italiane, tra cui l’amatissimo Baccalà alla Vicentina. Dall’altro c’è quello dei cibi etnici, con l’ingresso nel catalogo di Bofrost di sushi, cous cous, involtini primavera e specialità di carne ispirate alla cucina di tutto il mondo.Inoltre il catalogo Bofrost oggi offre anche vini, olio d’oliva e caffè in capsule, abbinato a una macchina per il caffè con un design esclusivo.
Insieme a tante trasformazioni resistono però alcuni “evergreen” in cima alle preferenze da trent’anni. Si tratta soprattutto di gelati: ai clienti Bofrost non si possono togliere il gelato in vaschetta alle noci, il tartufo al cacao, il famoso Mini Cono e il gelato su stecco Boblack. Ma c’è anche un piatto sorprendente: «Le lumache alla Bourguignonne sono un successo che dura fin dal 1987 –svela Enrico Marcuzzi–. Per noi questo prodotto rappresenta come, con creatività e un’attenta ricerca sugli ingredienti e sulle preparazioni, si può trasformare il surgelato in un piatto gourmet». (foto: catalogo piatti)

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Quasi la metà degli italiani sono lettori di libri medio forti o grandi

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

amazon-libriLa maggior parte (il 32) è Tecno-curioso: persone attive e colte, con una dotazione tecnologica medio-alta e interessati alla lettura su più supporti (libri, ebook e audiolibri). A questi si affianca il 12% rappresentato da giovani e giovanissimi Trendsetter che hanno meno di 25 anni e sono grandi lettori di libri, leggono di tutto e su tutti i formati (cartaceo, digitale e audio). Sono le prime tipologie delineate dall’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori ideato dal Gruppo Innovazione di AIE e condotto da Pepe Research che è stato presentato oggi, 19 aprile, nell’incontro Il lato oscuro del lettore che le tecnologie ci hanno nascosto. Osservatorio sui nuovi confini della lettura e dei consumi culturali a Tempo di Libri, la Fiera dell’Editoria italiana in programma fino al 23 aprile a Fiera Milano Rho.Ai due profili si aggiungono i Tecno Basic (il 27%), lettori deboli di libri in prevalenza cartacei o altri supporti di carta mentre l’11% è Mobile Only, ovvero lettori deboli di libri che accedono ai contenuti anche attraverso social e community. Gli Sconnessi restano l’18% di persone oltre i 55 anni, professionalmente non più attive, spesso non connesse a internet e non lettori.
Il nuovo concetto di lettura su cui l’Osservatorio si è concentrato tiene conto non solo dei libri – tutti i tipi e generi di libri: manuali, guide di cucina e di viaggio, graphic novel e libri a fumetti, manuali sulla salute e il self help, di giardinaggio e di vela – ma anche di letture di articoli, testi di fan fiction, su riviste, web e social e comprende l’83% dei 14-74enni che dichiarano di aver letto negli ultimi 3 mesi contenuti narrativi o comunque culturali, come la saggistica, o di utilità quotidiana, come guide e manuali. Di questi, il 65% ha letto sia libri di carta (intesi nel senso più ampio e non solo il classico romanzo o il saggio) che contenuti in formato in formato digitale; mentre il 18% è stato lontano dai libri ma ha scelto riviste, giornali e, più raramente, web e social. “L’Osservatorio permette di capire meglio quali sono i nuovi modi di leggere – ha commentato Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio studi AIE e curatore del programma professionale di Tempo di Libri – e soprattutto che cosa ha fatto cambiare le modalità di lettura negli ultimi anni. È un quadro per analizzare le nuove forme di consumo editoriale e culturale e anticipare almeno in parte cosa succederà in futuro perché il mondo tecnologico non è in contrapposizione a quello editoriale”.
La maggior parte (il 32) è Tecno-curioso: persone attive e colte, con una dotazione tecnologica medio-alta e interessati alla lettura su più supporti (libri, ebook e audiolibri). A questi si affianca il 12% rappresentato da giovani e giovanissimi Trendsetter che hanno meno di 25 anni e sono grandi lettori di libri, leggono di tutto e su tutti i formati (cartaceo, digitale e audio). Sono le prime tipologie delineate dall’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori ideato dal Gruppo Innovazione di AIE e condotto da Pepe Research che è stato presentato oggi, 19 aprile, nell’incontro Il lato oscuro del lettore che le tecnologie ci hanno nascosto. Osservatorio sui nuovi confini della lettura e dei consumi culturali a Tempo di Libri, la Fiera dell’Editoria italiana in programma fino al 23 aprile a Fiera Milano Rho.
Ai due profili si aggiungono i Tecno Basic (il 27%), lettori deboli di libri in prevalenza cartacei o altri supporti di carta mentre l’11% è Mobile Only, ovvero lettori deboli di libri che accedono ai contenuti anche attraverso social e community. Gli Sconnessi restano l’18% di persone oltre i 55 anni, professionalmente non più attive, spesso non connesse a internet e non lettori.Il nuovo concetto di lettura su cui l’Osservatorio si è concentrato tiene conto non solo dei libri – tutti i tipi e generi di libri: manuali, guide di cucina e di viaggio, graphic novel e libri a fumetti, manuali sulla salute e il self help, di giardinaggio e di vela – ma anche di letture di articoli, testi di fan fiction, su riviste, web e social e comprende l’83% dei 14-74enni che dichiarano di aver letto negli ultimi 3 mesi contenuti narrativi o comunque culturali, come la saggistica, o di utilità quotidiana, come guide e manuali. Di questi, il 65% ha letto sia libri di carta (intesi nel senso più ampio e non solo il classico romanzo o il saggio) che contenuti in formato in formato digitale; mentre il 18% è stato lontano dai libri ma ha scelto riviste, giornali e, più raramente, web e social.“L’Osservatorio permette di capire meglio quali sono i nuovi modi di leggere – ha commentato Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio studi AIE e curatore del programma professionale di Tempo di Libri – e soprattutto che cosa ha fatto cambiare le modalità di lettura negli ultimi anni. È un quadro per analizzare le nuove forme di consumo editoriale e culturale e anticipare almeno in parte cosa succederà in futuro perché il mondo tecnologico non è in contrapposizione a quello editoriale”.

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Unione Naz. Consumatori su Istat vendite: italiani mangiano meno

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

istatSecondo i dati Istat, a febbraio si registra una flessione rispetto al mese precedente dello 0,3% in valore e dello 0,7% in volume ed una diminuzione rispetto all’anno precedente dell’1% in valore e del 2,4% in volume.
“Lo avevamo detto che il dato di gennaio, quando si era registrato rispetto a dicembre un rialzo in valore dell’1,4%, il più ampio da cinque anni, era solo un rimbalzo tecnico. Il dato di oggi ci riporta, purtroppo, alla dura realtà: calano tutte le vendite, sia su base mensile che su base annua, sia in volume che in valore” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“In particolare, è allarmante l’ennesima riduzione delle vendite alimentari: il crollo annuo in volume del 4,8% significa che gli italiani non solo hanno ridotto gli sprechi, ma stanno letteralmente mangiando di meno” prosegue Dona.
“Non si salva nessuno: scendono le vendite di ipermercati, supermercati e persino discount, che finora erano gli unici ad aver retto e che ora, invece, registrano un calo dell’1,2 per cento” conclude Dona.

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Un’opera di L. Gregoretti sulla vita dei minatori italiani in Belgio

Posted by fidest press agency su domenica, 2 aprile 2017

lucio_gregorettiKatarzyna OtczykMercoledì 5 aprile alle 18.00 all’Auditorium “Ennio Morricone” dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) sarà rappresentata in forma semiscenica l’opera in un atto “Andante italiano alla belga” con musica di Lucio Gregoretti su testo di Mario Perrotta. L’Ensemble Roma Sinfonietta sarà diretto dallo stesso Gregoretti. “Andante italiano alla belga” è il racconto delle disumane condizioni di lavoro nelle miniere belghe: ne esce un quadro sconvolgente, che colpisce con forza ed efficacia ancora maggiori di un realistico documentario televisivo.
La musica di Lucio Gregoretti si concentra sull’oggettiva violenza della narrazione, non indugia sulla compassione e non sa che farsene del bello scrivere: è aspra, stringata, violenta. Il protagonista stesso non è affatto visto con compassione, ma raffigurato come un personaggio negativo: è un vecchio italiano, che ha lavorato in Belgio e che, tornato in Italia, è diventato razzista e odia gli immigrati. La musica è in totale simbiosi col testo di Perrotta: si tratta di un monologo, che si svolge come un flusso di coscienza del protagonista, le cui parole sono divise tra un attore, Armando De Ceccon, e due cantanti, il tenore Alberto Petricca e il mezzosoprano Katarzyna Otczyk.
Andata in scena al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto nel 2012, l’opera è stata accolta con grande interesse dal pubblico e dalla critica e ha avuto un ottimo successo.
Lucio Gregoretti (figlio del regista Ugo Gregoretti) ha studiato a Roma, si è perfezionato con Sylvano Bussotti ed Ennio Morricone e poi in Germania e negli USA. La sua musica viene eseguita da importanti istituzioni musicali italiane e straniere ed è regolarmente presente nei principali festival internazionali di musica contemporanea. Particolarmente attivo nel campo dell’opera e della musica applicata, Gregoretti ha collaborato, tra gli altri, con Giobbe Covatta, Elio delle Storie Tese e Milena Vukotic.
Questo spettacolo è realizzato in collaborazione con la SIAE e fa parte del progetto “Itinerari musicali… per il cinema… per il teatro”. (foto: lucio_gregoretti, Katarzyna Otczyk)

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