Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 27 n° 77

Posts Tagged ‘italiani’

Italiani con dolore

Posted by fidest on Wednesday, 10 December 2014

doloreFino all’85% di loro conosce la Legge 38/2010, che tutela gli italiani con dolore, e la Nota n. 66 di AIFA, che evidenzia le controindicazioni dell’impiego di antinfiammatori non steroidei (FANS) e Coxib nei pazienti con patologie cardiovascolari. Sono al corrente delle recenti restrizioni sui medicinali che associano paracetamolo e codeina, il cui impiego è stato limitato a 72 ore. Cresce anche la loro dimestichezza con i farmaci oppioidi: il 94%, infatti, sa citarne le principali marche (contro il 70% rilevato nel 2013). Sono i medici di famiglia italiani alle prese con la gestione della malattia dolore: promossi in teoria ma bocciati all’esame pratico, poiché in oltre il 50% dei casi, spesso a causa di resistenze culturali, dichiarano di non essere intenzionati a modificare le proprie abitudini prescrittive. A tracciare questo complesso scenario è una recente indagine condotta da Doxa Marketing Advice per conto del Centro Studi Mundipharma su 200medici di medicina generale (MMG) di tutta Italia.“Gli intervistati, se da un lato conoscono il quadro normativo di riferimento per il trattamento del dolore acuto e cronico, dall’altro non sembrano propensi ad adeguarvisi, manifestando un atteggiamento di sostanziale inerzia prescrittiva”, commenta Massimo Sumberesi, Managing Director di Doxa Marketing Advice. “In particolare, i più anziani sono quelli che dimostrano una maggiore resistenza al cambiamento. Analizzando le risposte relative alle prescrizioni effettuate, i FANS restano la soluzione più diffusa (36%), seguiti dagli oppioidi (26%, in monoterapia oppure in associazione a paracetamolo) e dagli antipiretici (22%). Rispetto a una nostra indagine condotta sempre sui generalisti nel 2013, si evince una situazione di stallo, dove l’evoluzione delle norme – che dovrebbero limitare l’impiego di antinfiammatori e favorire quello di oppiacei, per una maggiore approp riatezza terapeutica – non si traduce ancora in un comportamento concreto. Va tuttavia segnalato che, guardando al futuro, il 56% degli intervistati ritiene che le proprie prescrizioni di oppioidi aumenteranno”.Secondo l’indagine, un terzodei pazienti visitati ha dolore, lieve nel 34% dei casi, moderato 44%, severo 22%. Per quasi 7 assistiti su 10 si tratta di una forma cronica: in questo caso, i farmaci che i MMG considerano di riferimento sono gli oppioidi (29%), seguiti dai FANS (28%) e dalle associazioni di paracetamolo e codeina (16%). Alla prova dei fatti, però, il 52% delle loro prescrizioni di FANS continua ad avvenire nei pazienti con dolore cronico, nonostante i seri effetti collaterali che questi medicinali possono avere, se impiegati per lunghi periodi. Non solo: le associazioni paracetamolo/codeina vengono prescritte per oltre 3 giorni dal 90% degli intervistati, in media quasi per 10 giorni. Anche chi conosce l’aggiornamento delle relative schede tecniche – che ne ha limitato l’impiego a 72 ore – solo nel 14% dei casi li utilizza secondo la norma. Inoltre nei casi in cui, dopo i 3 giorni di assunzione, il pazi ente continui a riferire dolore, il 71% dei medici dichiara di cambiare terapia, ma solo il 6% passa a un oppioide, benché sia cresciuta la conoscenza di questa valida opzione terapeutica, rispetto al 2013.“Il medico di medicina generale ha un ruolo cruciale nella presa in carico del paziente che soffre”, dichiara Fiorenzo Corti, Responsabile comunicazione nazionale FIMMG. “L’indagine Doxa evidenzia come permangano ancora importanti margini di miglioramento sul fronte dell’applicazione delle normative, delle note e warning di AIFA. Occorrono quindi nuovi sforzi per intensificare le attività di formazione a supporto delle cure primarie. FIMMG sta lavorando proprio in questa direzione, con l’obiettivo di promuovere una maggiore appropriatezza terapeutica. Il nostro Paese tende ancora a un impiego eccessivo di FANS, spesso usati anche in presenza di controindicazioni (soggetti anziani e/o cardiopatici). Al contrario, esistono valide alternative farmacologiche, maneggevoli, efficaci e con minori effetti collaterali, come gli oppiacei. In particolare, le più recenti formulazioni, c he uniscono all’oppioide ossicodone il suo antagonista naloxone, presentano ulteriori benefici sotto il profilo della sicurezza e tollerabilità, in particolare contrastando la stipsi da oppiacei”.Tra i dati presenti nell’indagine, meritano un approfondimento particolare quelli relativi ai pazienti con malattie cardiovascolari che soffrono di dolore cronico, nei quali FANS o COXIB sarebberoesplicitamente controindicatidalla letteratura scientifica e dalla nota AIFA n. 66. L’85% dei medici intervistati ha prescritto un trattamento farmacologico a scopo analgesico a soggetti cardiopatici e, nel 16% dei casi, si è trattato di FANS e COXIB. A questo proposito, il progetto Cardiopain – nato allo scopo di ridurre l’uso improprio di farmaci antinfiammatori nei pazienti affetti da malattie cardiovascolari, con tanto di plauso dell’AIFA – risulta noto solo al 33% del campione, sebbene il 71% si ritenga comunque favorevole all’iniziativa.
“Quest’ultima indagine di Doxa ci restituisce un quadro di inappropriatezza terapeutica”, dichiara Marco Filippini, AD Mundipharma South Europe. “Quadro confermato dai dati di mercato, dai quali emerge come, a un leggero decremento dei FANS, non corrisponda un’adeguata crescita degli oppioidi, nonostante le evidenze cliniche, note AIFA e warning specifici che le Autorità regolatorie hanno comunicato quest’anno. A farne le spese sono poi i pazienti, condannati a non ricevere cure antalgiche adeguate, a rischiare seri effetti avversi e a convivere, nel quotidiano, con la sofferenza. Da tempo Mundipharma e il Centro Studi sono impegnati nel supportare iniziative volte a informare e sensibilizzare clinici e cittadini sul problema dolore. Con questa nuova survey ci auguriamo di poter contribuire a stimolare ulteriormente l’attenzione e il coinvolgimento dei medici di famiglia, sno do fondamentale all’interno della rete territoriale auspicata dalla Legge 38”.

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1° Meeting di coordinamento degli italiani in Turchia

Posted by fidest on Thursday, 20 November 2014

istanbulIstanbul sabato 29 novembre alle 15 presso il Galata Plaza,  ci sarà il 1° Meeting di coordinamento degli italiani in Turchia organizzato da Gianfranco Sacchetti, Coordinatore del MAIE Turchia”. “Nessun partito italiano si sognerebbe di andare a conoscere gli italiani in Turchia, i loro problemi, le loro esigenze, le loro richieste perché sono pochi – dice il Coordinatore europeo del MAIE, Gian Luigi Ferretti – alle ultime elezioni hanno espresso in tutto un migliaio di voti (il MAIE ne ha avuto solo venti) e non ci sono liste per i Comites da votare”. E insiste: “No, per chi ragiona in termini costi/benefici non vale proprio la pena di spendere soldi e tempo per una comunità così piccola e così lontana”. “Ma il MAIE non è il solito partito, è il movimento degli italiani nel mondo – ci tiene a puntualizzare Ferretti – e così non abbiamo esitato a dire subito di sì quando i connazionali di Istanbul ci hanno contattato chiedendo un incontro”.
E continua: “Non ho avuto esitazioni io come non ne hanno avuto il Presidente On. Ricardo Merlo e il Sen. Claudio Zin, Vicepresidente del Gruppo delle Autonomie del Senato, che sono pronti a partire con me per essere ad Istanbul.
“E’ una delle tante tappe del programma di visite alle nostre comunità del MAIE Europa – conclude il Coordinatore europeo – Ci tengo a dichiarare che siamo a disposizione di chiunque, in qualunque Paese, grande o piccolo, organizzi un evento con i connazionali perché a noi interessano molto di più i nostri fratelli che vivono oltre i confini della Patria che le campagne elettorali per guadagnare qualche voto in più”.

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Italiani diabetici

Posted by fidest on Wednesday, 5 November 2014

diabete_21-300x224Secondo i dati Istat 2013, in Italia il diabete interessa il 5,4% della popolazione, il che vale a dire che più di 3 milioni di italiani ne soffrono, lo stesso OMS parla addirittura di vera e propria “epidemia” del diabete.
Il diabete di tipo 2 rappresenta il 90% dei casi: la prevalenza aumenta con l’età fino a raggiungere il 20,4% nelle persone con età uguale o superiore ai 75 anni. Per quanto riguarda la distribuzione geografica in Italia, la prevalenza è più alta nel Sud e nelle Isole, con un valore del 6,6%, seguita dal Centro con il 5,3% e dal Nord con il 4,6%.Numeri importanti, che tenderanno a crescere se non si metteranno in atto tutte le misure concrete predisposte all’interno del PND.Di diabete e dello stato di implementazione del Piano nazionale sulla malattia diabetica si discute oggi a Roma durante il Workshop “Il Piano Nazionale sulla malattia diabetica: una best practice al banco di prova dell’implementazione regionale”, promosso da AboutPharma, con il patrocinio del Ministero della Salute e organizzato con il contributo di AstraZeneca. L’evento, che si pone a chiusura di una serie di incontri regionali dal titolo “Il Piano Nazionale sulla Malattia diabetica al banco di prova dell’attuazione regionale: una valutazione di sistema”, vuole illustrare le principali vie proposte dal Piano per affrontare le problematiche relative alla patologia e avviare un confronto tra il livello nazionale e i livelli regionali, analizzando le azioni intraprese e l’impegno assunto da 4 Regioni chiave (Puglia, Sicilia, Lombardia e Liguria) per l’implementazione del PND e la gestione della patologia.
L’obiettivo è quello di definire un’agenda operativa di lotta al diabete che si basi su 3 punti fondamentali, quali: istituzione di PDTA sul diabete, riallocazione delle risorse e concreta partecipazione delle persone con diabete nella lotta alla patologia.“Il Piano Nazionale sulla malattia diabetica è il documento più importante in materia di assistenza alla persona con diabete dai tempi della legge 115 del 1987 ed è l’unico Piano dedicato a una specifica patologia cronica non trasmissibile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ponendosi così come pietra miliare nella storia dell’assistenza alla cronicità in Italia” – spiega Paola Pisanti dirigente del Ministero della Salute, Presidente della Commissione Nazionale Diabete. “Per un’efficace ed efficiente attuazione degli obiettivi proposti nel PND è fondamentale che le Regioni continuino ad impegnarsi, oltre che nel recepimento, anche nell’effettiva implementazione dello stesso al fine di garantire i più opportuni assetti locali nella gestione del diabete” – conclude la Pisanti.”“Nonostante si riscontrino elevati tassi di prevalenza e un alto rischio di complicanze, la gestione del diabete rappresenta un modello di riferimento tra le patologie croniche, poiché si presta ad essere definito da un percorso diagnostico-terapeutico abbastanza delineato” – sostiene Americo Cicchetti, Professore di Organizzazione Aziendale e Direttore dell’ALTEMS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Lo stesso PND evidenzia la necessità di implementare i LEA secondo le priorità di salute delle persone con diabete e nel rispetto della condivisione dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA), i quali vanno costruiti attraverso rigorosi percorsi che selezionano le tecnologie da adottare (farmaci, dispositivi, ecc.) secondo l’approccio dell’health technology assessment” – conclude Cicchetti.“L’Italia ha una formidabile rete di assistenza specialistica diabetologica, invidiataci in tutto il mondo anche per i risultati che ha conseguito. Ci sono evidenze forti di cost-effectiveness di questa rete” – dichiara Enzo Bonora, Presidente della Società Italiana di Diabetologia. “La rete costa l’1% del totale della spesa attribuibile al diabete” – continua Bonora – “una rete che il PND ha considerato come irrinunciabile e che va solo ottimizzata a costo zero, eliminando piccoli ambulatori isolati i cui professionisti che vanno collocati in centri dotati di tutte le risorse necessarie. Una rete di secondo e terzo livello che va integrata con la rete di primo livello (i MMG) anche grazie all’uso massiccio dell’informatica”.“Nonostante nell’ultimo decennio sia cambiata la percezione della malattia da parte dell’opinione pubblica, il diabete è ancora oggi una di quelle malattie che il paziente stesso tende a trascurare”- sostiene Antonio Ceriello, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi. “Vista la complessività e la variabilità della patologia da soggetto a soggetto, ci stiamo muovendo sempre più verso una personalizzazione dell’approccio, che combini l’appropriatezza della cura con la tempestività, nell’idea che bisogna trattare subito e trattare bene. L’AMD, a questo proposito, ha lanciato il Progetto quadriennale NICE – Need is core of effectiveness” – conclude Ceriello.“Una concreta attuazione degli obiettivi del Piano deve prevedere l’effettivo coinvolgimento delle Associazioni pazienti nei tavoli decisionali, come anche auspicato nel più recente Patto della Salute, con il fine ultimo di raggiungere quei livelli di assistenza appropriati che costituiscono la condizione preliminare essenziale per migliorare la qualità di vita delle persone” – sottolinea Egidio Archero, Presidente della FAND.“AstraZeneca è impegnata a fornire terapie sempre più efficaci ed innovative” – commenta Nicola Braggio, Amministratore Delegato di AstraZeneca Italia. “Con questa consapevolezza abbiamo scelto di contribuire all’organizzazione di incontri regionali per avviare un confronto tra quanto stabilito dal PND e quanto realmente recepito e applicato a livello locale” – conclude Braggio.

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Dieta Mediterranea

Posted by fidest on Wednesday, 4 December 2013

Picture of a path in the "Olmate" in...

Picture of a path in the “Olmate” in Oriolo Romano, Provincia di Viterbo, Italy (Photo credit: Wikipedia)

La Dieta Mediterranea con i valori che esprime può diventare un marchio sinonimo di qualità italiana e quindi una straordinaria opportunità per le imprese dell’agroalimentare di conquistare nuovi mercati anche all’estero? E’ questa la domanda alla quale cercherà di rispondere il convegno “La Dieta Mediterranea e la sfida dei mercati” organizzato dalla Camera di Commercio di Viterbo in collaborazione con l’Associazione nazionale Città dell’Olio, che si terrà sabato 7 dicembre alle ore 10, presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Viterbo (Via Fratelli Rosselli 4). Un’occasione per riflettere con le istituzioni e gli esperti di settore sulle opportunità che il “marchio” Dieta Mediterranea offre alle aziende. In un’ottica di impresa, infatti, la Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2010, potrebbe assumere un nuovo valore ed essere il “manifesto” delle eccellenze agroalimentari del made in Italy nel mondo. Nel corso dell’incontro si parlerà anche di come la Dieta Mediterranea con i prodotti alimentari che ne sono espressione, olio extravergine in primis, da sola non basti. Le imprese dovranno fare la loro parte e mettere in campo nuove strategie di marketing che con il prodotto riescano a promuovere la sua storia e il suo territorio di provenienza, puntando prima di tutto sul mercato italiano che rappresenta il mercato naturale della Dieta Mediterranea, per poi muoversi alla conquista di nuovi mercati internazionali. “Dobbiamo impegnarci ad esportare nel mondo lo stile di vita mediterraneo che con la sua attenzione alla stagionalità e territorialità degli alimenti è sinonimo di benessere e di qualità – ha dichiarato Enrico Lupi presidente delle Città dell’Olio – l’Expo 2015 che ha come tema l’alimentazione rappresenta per l’Italia e per tutto il comparto una grande opportunità per promuovere le nostre eccellenze. In vista di questo importante appuntamento anche le nostre imprese devono prepararsi ad un cambio di passo, puntando sul messaggio culturale che la Dieta Mediterranea porta con sé per educare i consumatori e conquistare così sempre nuovi mercati”.“Veniamo da un’esperienza entusiasmante – ha detto Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – come quella di ‘Piacere Etrusco’ a Roma, in cui nel promuovere le nostre eccellenze enogastronomiche abbiamo verificato che l’abbinamento di prodotti tipici di qualità del Marchio Tuscia Viterbese con la cultura enogastronomica del territorio creano un mix vincente, particolarmente richiesto sia dai consumatori sia dagli operatori del settore. Tanto più che la totalità dei nostri prodotti è pienamente inserita nella Dieta mediterranea, sinonimo di una sana e corretta alimentazione”.Un focus specifico sarà dedicato alle opportunità rappresentate dal network della ristorazione italiana nel mondo. I ristoranti italiani all’estero sono, infatti, i veri ambasciatori delle produzioni agroalimentari italiane e attraverso ricette ispirate ai principi della Dieta Mediterranea, possono rappresentare una vetrina importante per i produttori italiani. La parte finale del convegno sarà incentrata sulle opportunità offerte alle imprese dal nuovo Piano Agricolo Comunitario (PAC) 2014-2020. I lavori del convegno saranno introdotti da Ferindo Palombella, Presidente della Camera di Commercio di Viterbo. Seguiranno i saluti di Pietro Abate, Segretario Generale Unioncamere Lazio, Roberto Staccini, Assessore all’Agricoltura della Provincia di Viterbo, Leonardo Michelini, Sindaco del Comune di Viterbo. Sarà poi il presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio Enrico Lupi ad aprire i lavori con una relazione sul tema “La Dieta Mediterranea un’opportunità per le imprese”. Spazio poi agli interventi di Giovanni Antonio Cocco, Direttore generale ISNART sul tema “I Ristoranti italiani nel mondo e Dieta Mediterranea” e Stefano Ciliberti, CesarEurope Direct Università di Perugia sul tema “PAC 2014-2020”. Le conclusioni sono affidate a Sonia Ricci, Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio. Modera il convegno Francesco Monzillo, Segretario Generale Camera di Commercio di Viterbo. Seguirà un light lunch con degustazione dei prodotti tipici del territorio.

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Dieta all’italiana

Posted by fidest on Thursday, 28 November 2013

Italiani sempre più attenti ad alimentazione e benessere, ma senza rinunciare acaffè espresso (con un cucchiaino di zucchero) e olio extravergine d’oliva: sono infatti questi gli alimenti più utilizzati nel nostro Paese da chi sta seguendo una dieta, secondo MyFitnessPal, la risorsa completamente gratuita che aiuta le persone a migliorare il proprio benessere e consente di mantenere un corretto stile di vita sulla base delle caratteristiche e delle abitudini individuali.
Seguono, nella classifica degli alimenti più utilizzati durante le diete dagli italiani, le carni bianche e, in particolare, il petto di pollo alla griglia, pane integrale, carote.Il consumo irrinunciabile di caffè espresso e olio extravergine d’oliva anche in caso di dieta sembra dimostrare un certo tradizionalismo a tavola per quanto riguarda il nostro Paese, complice probabilmente anche il valore universalmente riconosciuto del modello alimentare della dieta mediterranea.I dati di MyFitnessPal evidenziano inoltre le differenze delle nostre abitudini alimentari da quelle degli altri paesi europei, dove sono invece protagoniste le proteine, con elevati consumi di uova e latticini, soprattutto nei paesi nordici (Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia).
Oltre 40 milioni sono oggi gli utenti di MyFitnessPal in tutto il mondo. Un database costantemente aggiornato di oltre 3 milioni di prodotti alimentari – che include i cibi delle principali marche italiane – permette ai membri della community di trovare facilmente gli alimenti più utilizzati e i loro principi nutritivi, quali calorie, grassi, proteine, carboidrati, zuccheri, fibre, colesterolo e altro ancora. La proposta di centinaia di esercizi fisici fornisce inoltre supporto nel migliorare lo stile di vita individuale.
Registrandosi per usufruire dei servizi di MyFitnessPal si entra, inoltre, a far parte di una vera e propria “community”, con la quale è possibile condividere i progressi, ottenendo un incoraggiamento quando necessario. A livello globale, nello scorso mese di settembre è stato raggiunto il risultato collettivo di oltre 50 milioni di chili persi.

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Difendo Berlusconi

Posted by fidest on Friday, 22 November 2013

Silvio Berlusconi - Caricature

Silvio Berlusconi – Caricature (Photo credit: DonkeyHotey)

Sembra un non senso questo titolo eppure lo devo se penso a quelli che lo hanno votato in passato e di cui oggi il cavaliere ne trae vanto. La colpa, a mio avviso, non è del cavaliere ma del cavallo che lo ha tenuto in groppa senza tentare nemmeno di scalciare. Sono gli italiani “gnoccoloni” che dopo la promessa di restituire l’imu pagato nel 2012 si sono precipitati negli uffici postali per… riscuotere. Sono gli italiani “scordarelli” che dopo venti anni di promesse mancate continuano a sperare. Sono gli italiani che continuano a attendere che nulla cambi e Berlusconi ne è una garanzia per continuare a evadere il fisco, per elargire e ricevere bustarelle, per corrompere e essere corrotti, per fare della giustizia e più in generale delle istituzioni merce avariata. Sono gli italiani che ancora credono a quel partito che si chiama Pd che con la coda fra le gambe ha consentito la venuta del governo Monti e l’odierno di Letta, che si è fatto “imbucare” da Napolitano per la seconda volta dietro il miraggio di una nuova stagione politica e non è stato nemmeno capace di eleggere un nuovo presidente. Sono gli italiani che non hanno capito che per voltare pagina due sono le strade possibili: una cruenta con la rivoluzione in piazza e l’altra democratica con il voto al M5S. Scegliamo la seconda, ovviamente, ma facciamolo sino in fondo, non lasciatemi difendere Berlusconi perché lui gli affari li fa eccome. Siamo noi gnoccoloni a farglielo fare a nostre spese. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Italiani: un popolo ingovernabile?

Posted by fidest on Friday, 5 April 2013

Dalla sua unità sono passati 152 anni eppure tutta la sua storia e la cronaca di questi giorni ci danno una nazione divisa anche quando con la dittatura fascista si cercò una identità unitaria. Fu solo un fuoco di paglia che ci portò di filato in una guerra dalla quale uscimmo malconci ma non redenti. Diventammo forzatamente democristiani per ragioni di politica internazionale, ma con un partito comunista molto forte e temuto. Con lo sfaldamento della D.C. e dei suoi alleati, negli anni novanta, ci ritrovammo senza una guida ma alla mercé del primo imbonitore di turno. Così costruimmo un altro ventennio, dove demmo prova della nostra capacità di sopravvivere agli scandali, alla corruzione, al malgoverno, agli inciuci e alle panzane che ci ammannivano a manca e a destra. Ora ci ritroviamo con i cocci in mano, ma continuiamo a bramare il nostro messia politico e poco importa se ha dei difetti e delle debolezze. E’ lui che ci fa sognare il paese che non è e che non sarà a dispetto della cruda realtà. Per lui ci dividiamo, litighiamo, fanatizziamo e rendiamo sempre più confuso e triste la nostra vita. Non riusciamo ad avere la mente lucida, d’essere consapevoli che non è più il tempo di deleghe in bianco, ma che dobbiamo verificare di persona il mandato che noi affidiamo ai nostri eletti. Dobbiamo avere la consapevolezza di essere un popolo che non ha più la licenza d’inseguire le chimere ma di misurare il futuro con le sue mani e le sue azioni. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Gli italiani e gli inquilini stranieri

Posted by fidest on Thursday, 17 May 2012

EasyStanza.it, il principale sito italiano dedicato alla ricerca e all’offerta di alloggi in condivisione, ha condotto una ricerca sulle principali caratteristiche che gli italiani prediligono nella scelta del proprio coinquilino e sulle diverse nazionalità delle persone che condividono un alloggio.Per prima cosa il sondaggio ha voluto indagare i pregi e i difetti principali che gi italiani riscontrano nelle persone con cui condividono l’abitazione: per il 56% degli intervistati ordine e pulizia sono le caratteristiche più apprezzate, per il 42% la puntualità nel pagare l’affitto e le spese, la simpatia per il 41%, e per il 28% la disponibilità a collaborare nelle faccende domestiche. Per qualcuno sono invece fondamentali le qualità relazionali del coinquilino, cioè se fa conoscere gente nuova (6%) o se è un bravo organizzatore di feste (3%).
Al contrario i difetti principali che gli italiani proprio non sopportano sono: punti di vista e abitudini differenti per il 41%, poca collaborazione nelle faccende domestiche per il 31%, disordine e poca igiene per il 30%, ritardo nel pagare l’affitto e le spese per il 13,5% e infine le abitudini di portare troppa gente sconosciuta in casa e organizzare troppe feste, rispettivamente per il 13% e il 5%.Anche la nazionalità del proprio coinquilino risulta essere un punto molto importante nella scelta di quest’ultimo, e dalle risposte emerge comunque un buon grado di integrazione fra diverse culture nel condividere un’abitazione: il 39% degli intervistati infatti, convive con persone di diversa nazionalità. Di questi, il 40% divide la propria casa con cittadini europei (per la maggior parte francesi, spagnoli e tedeschi), il 18% con asiatici (di cui per lo più cinesi), circa il 9% con persone provenienti dal Nord America (soprattutto dagli Stati Uniti), il 7% con sudamericani e il 5% con africani. Dal sondaggio emerge che ben il 31% degli intervistati dichiara di preferire un coinquilino straniero piuttosto che italiano. Si tratta di un dato significativo considerando che gli italiani sono per definizione un popolo molto legato alle proprie abitudini e che mantiene un legame particolare con i connazionali e con le proprie origini in qualsiasi parte del mondo si trovi. Tra le nazionalità “più gettonate” con cui gli italiani vorrebbero dividere l’alloggio troviamo Spagna, Regno Unito, Germania e Francia per l’Europa, gli USA per chi ha scelto l’America del Nord e il Giappone per chi ha dato la propria preferenza al continente asiatico. L’Europa risulta comunque il continente privilegiato con il 59% delle preferenze, mentre il 17% degli intervistati dichiara che accetterebbe volentieri coinquilini di qualsiasi nazionalità.
La ricerca, in modo più approfondito, ha provato a capire quali sono le qualità fondamentali dei coinquilini stranieri rispetto a quelli italiani e viceversa. Dalle risposte date emerge che l’83% preferisce uno straniero perché può entrare in contatto con culture diverse, il 53% perché può esercitarsi nel parlare lingue straniere e il 28% perché la convivenza permette di sperimentare la cucina di altri Paesi.
Viceversa, chi preferisce condividere la propria abitazione con un connazionale ha risposto con il 64% perché lo stile di vita simile rende più semplice la gestione degli spazi comuni, seguito poi dalla facilità di comunicazione per il 48% e dalle stesse abitudini alimentari per il 15%.

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Il voto degli italiani

Posted by fidest on Tuesday, 15 May 2012

La riforma delle pensioni con il blocco della perequazione delle stesse al costo della vita è stata un’operazione condotta con freddezza e cinismo dal governo, tranne qualche lacrimuccia di circostanza.
Ciò che ha lasciati sconcertati è stato il fatto che si poteva evitare questa manovra solo se si provvedeva altrimenti. Bastava, ad esempio, disdire l’acquisto degli aerei (4 miliardi di euro), oppure firmare l’accordo con la Svizzera come hanno già fatto Germania e Gran Bretagna e recuperare dei 50 miliardi di euro depositati presso quelle banche almeno 7 miliardi di imposte evase. Oppure indire subito la gara per le reti televisive (altri 2 miliardi di euro). Ed invece si è preferito infierire sui più deboli. Questo avrebbe dovuto indurre almeno i pensionati a non votare il pd. il pdl e il fli e a concentrare i voti su idv e la destra e la sinistra estremi. E con loro avrebbero dovuto fare la stessa cosa i lavoratori dipendenti, i precari, i cassa integrati, i giovani ovvero l’85% degli italiani . Ed invece siamo quasi come prima anche perché l’astensionismo gioca a favore di chi ci ha ridotti in queste condizioni. Se noi vogliamo restare un popolo che nutre una sana passione democratica dovremmo sapere che la nostra arma più efficace è il voto e immaginiamoci partiti come il pdl, il pd e il fli che escono dalle urne con poco più del 10% complessivamente? Non sarebbe questa una mazzata sonora? Una lezione rivoluzionaria? Ed invece sono abituati a suonarcele e noi a dire: grazie, lo faccia ancora. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Politica: italiani pronti al cambiamento

Posted by fidest on Friday, 20 April 2012

“Il nuovo movimento nazionale deve nascere subito, gli italiani sperano in un cambiamento totale ed epocale alle prossime politiche. Non è uno scatto in avanti, ma una deci­sione ponderata presa, non da ieri, da tutto il Terzo polo”. Lo afferma la senatrice di Futuro e Libertà, Barbara Contini, in un’intervista pubblicata oggi sul “Il Futurista”.“Urgono persone leali, one­ste e pulite per contrastare l’antipolitica venuta fuori nell’ultimo biennio. All’interno di molti partiti, datati o seminuovi, riscontro la presenza di galantuomini rimasti però in silenzio, così come molti cittadini: è giunto il momento di restituire loro la parola”, aggiunge la senatrice”. “Sui nomi la priorità deve essere la competenza di chi amministra; in questi quattro anni in Senato ho registrato grandi scoraggiamenti, che ho contrastato con la forza di rimanere indenne da ogni collusione con gen­te che francamente non mi piaceva e non mi piace. In questo senso dovrà andare la nuova proposta: competenza, novità e trasparenza. Gli italiani sono pronti al cambiamento, – conclude la Contini – la politica si dimostri all’altezza di un compito a cui non ha assolto né nella prima né nella secon­da repubblica”.

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Italiani: i risparmi di una vita

Posted by fidest on Friday, 20 April 2012

Secondo la survey ben il 67% delle famiglie italiane offre i risparmi di una vita per l’acquisto della prima casa. I giovani infatti, a causa della crisi economica, per comprare il proprio immobile devono rifarsi al patrimonio familiare, qualunque sia il budget. Il 28,5% è disposto a spendere tra i 100.000 e i 150.000 Euro, il 26,9% tra i 150.000 e i 200.000 Euro, mentre il 20,6% tra i 200.000 e i 300.000 Euro. Infine, solo il 6,3% si può permettere immobili dal valore di 400.000 Euro in su, mentre un più consistente 12,6% si oriente nella direzione opposta, cercando di non superare i 100.000 Euro. “La nostra survey ha confermato che i giovani sono sicuramente tra le parti sociali che si trovano a fare i conti con i problemi maggiori causati dalla crisi. Le ridotte disponibilità economiche e le maggiori credenziali richieste dalle banche per erogare mutui o finanziamenti, li costringono nel 67% dei casi a chiedere un sostegno finanziario alle famiglie di origine che si confermano una sorta di grande ‘Banca d’Italia’ per i propri figli”, commenta Daniele Mancini, Amministratore Delegato di Casa.it. “Oggi inoltre c’interroghiamo su chi ricadrà l’onere della maggiore tassazione immobiliare, IMU, aumento rendite catastali, aumento delle aliquote. A pagare saranno ancora una volta le famiglie o i figli con possibilità economiche in continua diminuzione? L’effetto certo sembra essere sicuramente l’allungamento dei tempi di acquisto della prima casa e il conseguente aumento del gap con altri mercati europei dove la prima indipendenza viene raggiunta prima”.

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Farmaci online

Posted by fidest on Sunday, 25 March 2012

La vicenda della donna morta per somministrazione di un farmaco acquistato online ci riporta ad una vicenda che abbiamo sollevato da anni.Ricordiamo che vendere farmaci online e’ vietato dalla legge italiana. Chi acquista online lo fa illegalmente a proprio rischio e pericolo, come se acquistasse un farmaco sul mercato nero. L’Italia e’ uno dei Paesi dove la vendita (illegale) online di farmaci e’ maggiormente diffusa anche grazie all’attuale normativa. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, contrariamente all’Italia, le compagnie farmaceutiche possono vendere medicinali direttamente ai pazienti tramite consegna a domicilio. Questa pratica e’ utilizzata in gran parte per pazienti affetti da malattie croniche che richiedono la somministrazione continuata e regolare di medicinali su ricetta, come Hiv, artrite reumatoide, emofilia e sclerosi multipla. Sarebbe quindi, opportuno legalizzare e controllare la vendita online di farmaci, affinche’, i milioni di italiani che oggi non rinunciano all’acquisto via internet abbiano la possibilita’ di farlo in modo sicuro e controllato sulla base di quanto gia’ esposto dall’Aduc in una audizione al Senato
http://www.aduc.it/articolo/farmaci+online+audizione+aduc+senato+dilagano_15962.php (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il governo “amato” dagli italiani

Posted by fidest on Saturday, 24 March 2012

1) evitata la patrimoniale per colpire esclusivamente le fasce più deboli;
2) evitata l’asta per le frequenze TV, in ossequio servile agli interessi del cavaliere;
3) sta arrivando la depenalizzazione della concussione per vanificare uno dei processi (il più infamante) pendenti a carico dell’ex premier;
4) evitato ogni discussione sulla RAI… perchè il cavaliere non vuole;
5) confermata commessa per acquisto miliardario armamenti;
6) evitata revoca legge sul falso in bilancio;
7) nulla di fatto per la legge sulla corruzione e la riforma della giustizia;
8) non resa severa la legge per la lotta alla corruzione;
9) cos’altro deve essere concesso al partito del cavaliere a cura e spese della collettività? Per ora il governo ha evitato d’incassare circa 100 miliardi di euro per tenere buoni i poteri forti e garantirsene la protezione.
Per contro il governo si è accanito sulle fasce più deboli portando il carico fiscale complessivo al 55% sul reddito percepito e se si contano le altre gabelle (imposta sulla prima casa, rivalutazione della rendita catastale, aumento dell’Iva, aumento della benzina, del costo della vita, ecc.) arriviamo ad un carico sulle retribuzioni e pensioni intorno al 70%. In pratica per chi percepisce uno stipendio di 1500 euro al mese deve pagare allo Stato, sotto varie forme, oltre mille euro.
Ora con la modifica dell’art.18 si rende precario anche il lavoro a tempo indeterminato lasciando al datore di lavoro la facoltà di licenziare quando e come gli pare.
Questo è il governo voluto dal Presidente della Repubblica. Questo è il governo voluto dalla triplice: Pd, Pdl e Fli. Questo è il governo dei banchieri e delle classi privilegiate.
E ora si dice che il sacrificio è necessario. Ma necessario per chi?

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Alfano e gli entusiami degli italiani

Posted by fidest on Saturday, 3 March 2012

«Il Popolo della Libertà non deve temere, su tutto, di perdere un’elezione, ma il motivo per cui esiste. Credo che valga la pena dare voce ai tanti cittadini, elettori o militanti, che in queste ore vivono una sensazione di smarrimento a causa della poca chiarezza intorno alle mosse future del più grande partito italiano. Possiamo davvero rinnegare la conquista del bipolarismo in nome di una marmellata che ci assicuri il posto da parlamentari nella prossima legislatura, ma che fatalmente ci riporterebbe ai peggiori anni della “prima repubblica”? Io dico di no. Possiamo rinunciare al principio secondo il quale diverse visioni politiche della società si confrontano democraticamente, come avviene nelle altre nazioni libere del mondo? Io dico di no. Possiamo permetterci di sottomettere ai mercati internazionali la nostra sovranità popolare? Io dico di no». E’ quanto dichiara il deputato del Pdl, Giorgia Meloni.«In questa stagione di ricostruzione del Pdl, attraverso congressi, assemblee, elezioni primarie, non facciamo perdere agli uomini e alle donne del centrodestra italiano il gusto di partecipare ad una grande avventura collettiva. Proprio adesso che intorno al nuovo segretario nazionale Angelino Alfano, che tutti sosteniamo con passione e determinazione, sta rinascendo l’entusiasmo di tanti italiani. Rimbocchiamoci le maniche, tutti, con umiltà e convinzione, per restituire dignità alla politica e alle idee delle quali siamo portatori, perché nulla è finito finché ci sono persone capaci di guardare più in là della singola scadenza elettorale. I movimenti destinati a fare la storia si forgiano nelle fasi difficili e rifiutano, per definizione, tanto le scorciatoie quanto le fughe», conclude Giorgia Meloni.

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Nutrizionisti italiani riabilitano lo zucchero

Posted by fidest on Tuesday, 7 February 2012

È irresponsabile affermare che lo zucchero sia nocivo e demonizzarne il consumo. È questa la risposta di Federalimentare, la Federazione italiana delle industrie alimentari, allo studio pubblicato sull’ultimo numero di Nature (cfr Farmacista33, 2 febbraio 2012). L’articolo, ha commentato Andrea Poli, direttore scientifico di Nfi – Nutrition foundation of italy, «non presenta alcuna ricerca o studio originale, ma ripropone semplicemente il punto di vista dell’autore sulla tossicità del fruttosio, che assieme al glucosio è uno dei due costituenti dello zucchero da cucina (saccarosio). Si tratta di una visione non condivisa da larga parte della comunità scientifica e delle organizzazioni nazionali e internazionali, che dappertutto promuovono il consumo di frutta, la principale fonte naturale di fruttosio. In Italia, l’Inran suggerisce per esempio il consumo di circa 450 g di frutta al giorno, che contengono in media da 18 a 36 grammi di fruttosio». Ed entrando nel merito dei capi di imputazione:«L’effetto del fruttosio sulla pressione arteriosa, citato dall’autore dell’articolo» ha sottolineato Giuseppe Fatati, presidente di Fondazione Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica) «è controverso, ed è sostanzialmente supportato da studi che prevedono la sommistrazione o il consumo di quantitativi irrazionalmente elevati di fruttosio. A Dicembre 2011 su Public health nutrition, è stato pubblicato l’articolo “Mediterranean diet pyramid today. Science and cultural updates” che conferma il ruolo positivo per la salute di un adeguato consumo di frutta e del modello mediterraneo». Infine, riportando alla realtà italiana, Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità all’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato che in Italia il consumo di zuccheri «non è elevato» e l’obesità «ha radici che affondano forse più nell’inattività che nell’eccessivo apporto di calorie».(fonte farmacista33)

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