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Posts Tagged ‘italiani’

Sondaggi: Gli Italiani sono i meno entusiasti dell’appartenenza all’Unione europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Secondo i dati dell’ultimo sondaggio Eurobarometro il 68% degli europei ritiene che il proprio paese ha tratto beneficio dall’appartenenza all’UE. Inoltre, il 62% degli intervistati considera positivamente l’adesione del proprio paese all’Unione europea (62%). Queste percentuali sono le più alte registrate negli ultimi 25 anni. Fanno eccezione solo pochi Paesi, tra cui l’Italia. Il 43% degli italiani intervistati, difatti, pensa che l’Italia abbia tratto beneficio dall’essere membro UE, il dato più basso di tutti i paesi europei. Questo dato è comunque in crescita di 4 punti percentuali rispetto a settembre 2017, e mostra un trend positivo negli ultimi anni. La grande maggioranza degli italiani (65%) dichiara, inoltre, di essere favorevole all’euro, con una crescita di quattro punti rispetto a marzo 2018 e con una percentuale superiore alla media Ue (61%).
In alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, la percentuale di chi pensa che l’appartenenza all’Ue sia positiva è ancora troppo bassa. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per dimostrare che l’Unione sa dare risposte davvero efficaci ai principali problemi degli europei, come immigrazione, sicurezza e disoccupazione”.
Quasi tutti i dati che misurano il sostegno per l’UE mostrano una significativa ripresa dopo il referendum nel Regno Unito nel 2016, con una percentuale crescente di europei che si dimostra preoccupata per gli effetti della Brexit. In caso di referendum nel proprio Paese, il 66% degli intervistati voterebbe per restare nell’UE, e solo il 17% per l’uscita.
In crescita anche gli europei che si dicono soddisfatti del funzionamento democratico dell’UE (49%, +3% rispetto ad aprile), mentre il 48% ritiene che la propria voce sia importante nell’Unione Europea. Per quanto riguarda l’immagine del Parlamento, un terzo (32%) ha un’opinione positiva, un quinto (21%) esprime un parere negativo e una maggioranza relativa (43%) rimane neutrale. Il 48% degli intervistati vorrebbe che l’UE svolgesse un ruolo più significativo in futuro, mentre il 27% preferirebbe fosse ridimensionato.Cresce la consapevolezza delle elezioni europee del prossimo anno, con il 41% che identifica correttamente la data nel Maggio 2019 – un aumento di nove punti percentuale rispetto ad un’indagine analoga di sei mesi fa, e il 51% degli intervistati si dichiara interessato alla tornata elettorale europea. Tuttavia, il 44% ancora non sa dire quando si voterà.
L’immigrazione è al primo posto nell’agenda dei temi prioritari per l’imminente campagna elettorale (50%), seguita dall’economia (47%) e dalla disoccupazione giovanile (47%), mentre la lotta al terrorismo scende al quarto posto con il 44%. Priorità simili anche per i cittadini italiani, anche se l’immigrazione è percepita come tema chiave da ben il 71% degli intervistati. Seguono l’economia con il 62% e la disoccupazione giovanile al 59%.
Le rilevazioni di questo sondaggio sono state condotte tra l’8 e il 26 settembre 2018 da Kantar Public in tutti e 28 gli Stati membri, con un campione di 27474 europei di 16 anni o più, intervistati con metodologia face to face.

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Abitudini degli italiani alla guida con i baby passeggeri

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Dopo la nascita di un figlio, oltre la metà dei genitori ammette di aver modificato il proprio stile di guida, passando da spericolati (33%) o rilassati (30%) quando sono da soli, ad attenti e prudenti (60%) quando trasportano i loro bambini. Con i figli a bordo cercano, infatti, di evitare distrazioni (41%), di correre (36%) e di rispettare il codice stradale (27%). Ma nonostante questo, le mamme e i papà automobilisti non vedono come “minacce” prioritarie l’uso del cellulare – solo il 20% dichiara di aver smesso di utilizzarlo -, bere alcolici (18%), e ancora meno litigare con altri conducenti (16%) o ascoltare musica ad alto volume (11%), probabilmente perché queste “cattive abitudini” non facevano già parte del loro dna di automobilisti. Ma quando si guida con il piccolo accanto, ci si fida del proprio partner? La risposta è assolutamente sì per l’85% dei neo genitori, indipendentemente che alla guida ci sia un uomo o una donna, sfatando così il luogo comune che vede il gentil sesso maggiormente discriminato.È quanto emerge dalla ricerca di AutoScout24 (www.autoscout24.it), il portale di annunci auto e moto, leader in Europa, che ha analizzato le abitudini degli italiani alla guida con i baby passeggeri a bordo (sotto i 12 anni) e come cambia il rapporto con l’auto per un genitore dopo la nascita del primo figlio.Ma l’auto per tanti non è solo un mezzo di trasporto. Un neo genitore trascorre in totale 14 giorni interi all’anno cercando di far addormentare il proprio bambino e ognuno ha una sua “tecnica”: c’è chi lo culla, chi legge una storia o fa ascoltare musica rilassante, e chi, come il 60% dei genitori, a sorpresa indica proprio il movimento dell’auto come effetto calmante per i piccoli più irrequieti.La ricerca ha analizzato anche il rapporto genitore-figlio e il tempo trascorso in auto insieme: ben il 65% usa le quattro ruote per portare i piccoli all’asilo o a scuola, e sono prevalentemente i papà ad accompagnarli (54% contro il 16% delle mamme e il 6% dei nonni). E in tutti gli spostamenti non può mancare una musica di sottofondo, vincendo su tutte le compilation di canzoni italiane (23%) e pop (20%).
E sul fronte della tipologia di auto? L’arrivo di un figlio è un evento tale, che quasi il 40% ha dovuto sostituire o comprare una nuova auto per le esigenze del nucleo allargato, passando nella maggior parte dei casi (66%) alla Station Wagon o al Suv, entrambi considerati modelli per “famiglie”. Se inoltre si guarda alle caratteristiche indicate per l’auto ideale per un genitore, questa dovrebbe avere in primis un bagagliaio capiente (35%) e interni spaziosi (25%), e solo in un secondo momento si fa attenzione ai sistemi di sicurezza innovativi (21%).

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Allergico un italiano su quattro

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

Roma 25 settembre, h.10:30, Palazzo Theodoli-Camera dei Deputati “Allergico un italiano su quattro: un problema di salute pubblica dalle ampie ricadute sociali. Verso un percorso condiviso di allergologia sociale”, promosso dalla Società Scientifica AAIITO – Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri – in programma il prossimo 25 settembre, Roma presso la Camera dei Deputati – Palazzo Theodoli, Bianchelli.L’incontro sarà l’occasione per fare il punto sulle patologie allergiche, un insieme di malattie in continua e costante crescita con una stima complessiva di circa 15 milioni di italiani colpiti. Solo nel nostro Paese si stima infatti che le allergie colpiscano già adesso 1 italiano su 4 e che raddoppieranno entro il 2025, arrivando ad interessare una persona su due, colpendo soprattutto i bimbi di oggi, adulti di domani. L’evento vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo scientifico, delle istituzioni e della politica per discutere sull’attualità e sulle prospettive dell’allergologia ospedaliera e territoriale in Italia.

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I disordini in Libia e gli interessi italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

“Il governo Conte, di concerto con le opposizioni, nomini subito un Commissario straordinario per la Libia che coordini l’attività a tutti i livelli dello Stato italiano per dar forza alla strategia italiana e tutelare il nostro interesse nazionale in Libia”.
Così il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Esteri Andrea Delmastro all’esito dell’audizione congiunta del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e della Difesa Elisabetta Trenta.
“La Libia – ha aggiunto Delmastro – per l’approvvigionamento energetico, la sicurezza internazionale e nazionale e il contrasto all’immigrazione illegale, deve essere considerata la priorità geopolitica dell’Italia. Altri Paesi europei potrebbero avere interessi contrapposti ai nostri e sperare o operare, affinché l’attuale situazione caotica si protragga sine die. Il governo Conte non resti fermo ad osservare la situazione. Si impegni con forza per una Libia stabile perché anche da questa dipenderà il futuro dell’Italia”.
“Inoltre – conclude il deputato di Fratelli d’Italia – alla luce del nuovo caos libico, ancora di più emerge la necessità di realizzare immediatamente il blocco navale più volte sollecitato da Giorgia Meloni, visti gli allarmi lanciati dalla intelligence non solo italiana sul rischio di infiltrazioni jihadiste sui barconi.”

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Guatemala: “italiani brava e generosa gente”

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

L’Italia suscita, anche in Guatemala, un grande interesse laddove, in occasione della visita dell’on. Nissoli, sono stati una decina di parlamentari del Paese centroamericano, a ricevere la loro “collega italiana” partecipando all’incontro programmato presso la Commissione esteri del Congresso.Intervenendo all’incontro, l’on. Nissoli ha sottolineato l’importanza della presenza di una Comunità italiana, perfettamente integrata e molto operosa che, in Guatemala, conta più di 7000 italiani di prima, seconda e terza generazione. Persone che con la loro partecipazione attiva alla vita sociale del Paese, rappresentano il punto di coesione fra Paesi così lontani ma vicini culturalmente.“È per questa ragione”, ha spiegato l’On. Nissoli, “che sarebbe utile un maggior coinvolgimento degli stessi nella cooperazione tra i due Paesi. Il successivo incontro con i rappresentanti della nostra comunità ” prosegue “ è stato un tutt’uno con l’idea di vicinanza socio-culturale fra Italia e Guatemala, sottolineata dalle note del concerto organizzato dall’Ambasciatore e dove erano presenti moltissimi esponenti della società civile italiana nel Paese.“Un serata” ha proseguito l’on. Nissoli “allietata dal canto di Alejandra Flores ed in grado di creare un mix perfetto fra arte, cultura ed amicizia, elementi basilari per un articolato “sistema paese” che, evidentemente, sappiamo esprimere ad ogni latitudine.” Un ringraziamento l’ha riservato all’Ambasciatore Pucci per la piacevole serata, per il lavoro prezioso che egli svolge nel Paese e, in particolare, ai rappresentanti della Comunità italiana composta da persone che amano il nostro Bel Paese e lo onorano giornalmente con il loro genio e lavoro. Anche in Guatemala si può con certezza confermare il detto: Italiani brava, e generosa, gente.

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. “A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione condotta brillantemente dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembrava incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Autostrade: tutelare gli interessi degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

“Lo Stato deve tutelare i suoi interessi che sono, o dovrebbero essere, quelli dei cittadini. Quando si entra in sistemi complessi e strategici, come la rete autostradale, bisogna almeno garantirsi la cosiddetta quota d’oro, (golden share). In questo caso, pare assurdo che lo Stato non abbia nel Cda di Autostrade neppure un suo componente e ancora più incomprensibile è l’inconsapevolezza, nella cessione della gestione, di essere controparte rispetto al privato, dovendo quindi esercitare controlli quotidiani stringenti e dare adeguati indirizzi. Alle presenti condizioni, per ragioni pratiche e non ideologiche, conviene incamerare direttamente gli incassi dei pedaggi che ‘cubano’ 6 miliardi l’anno, facendo meglio la manutenzione ordinaria e straordinaria e riprendendo la costruzione di nuove tratte, promesse e mai realizzate dal gestore. Il regalo all’epoca non è solo quello di aver apparecchiato a un solo imprenditore la tavola della rete autostradale, ma anche quello di aver preparato tutto per beneficiare un imprenditore tessile che non aveva alcuna competenza in materia, a meno che l’asfalto non dovesse essere ricoperto con tappeti e moquette”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, intervenendo a Coffee Break dal Meeting dell’Amicizia di Rimini.

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Gli umori degli italiani sul ruolo del fascismo negli anni di guerra

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

L’opinione pubblica – se stiamo alle segnalazioni dei Questori – viveva quei momenti di una guerra che si stava scatenando sempre più cruenta con “raccoglimento”, conscia della “gravità dell’ora”, con “titubanza” e con “spirito di sacrificio”. Parole che, dati i tempi, non potevano essere più ardite per esprimere un sentimento di “paura” e di “impotenza” dinanzi ad una decisione così drammatica per le sorti del paese. Non vi furono, naturalmente, manifestazioni esplicite di dissenso, ma infiniti elementi minori che danno l’indicazione di uno scollamento fra il sentimento popolare e il regime.
Dobbiamo, quindi, convenire con gli storici Salvatorelli, Renzo De Felice e molti altri che il momento d’effettivo consenso popolare al regime fosse già passato nel 1939/40. Per Paolo Spriano quella vigilia di guerra si annida il dramma degli italiani “nell’intreccio tra passività e im-potenza”. Certamente l’intervento italiano al fianco dei tedeschi ebbe anche cause più remote e più complesse dei semplici scatti d’umore di un dittatore. Piero Melograni a questo proposito non ha dubbi: “La decisione del 10 giugno 1940 si collega naturalmente agli orientamenti espansionistici e filo-tedeschi presenti da qualche tempo nella politica italiana.”
Mussolini in una sua relazione segreta, scritta il 31 marzo del 1940, annotava: “L’Italia non può rimanere neutrale per tutta la durata della guerra senza dimissionare dal suo ruolo, senza squalificarsi, senza ridursi al livello di una Svizzera moltiplicata per dieci.”
E il momento d’intervenire sembrò ineluttabilmente coincidere con la caduta della Francia e con l’isolamento della Gran Bretagna e, quindi, a condannarla a una “pace forzata”. Lo stesso Ciano, considerato il principale fautore del “non intervento”, davanti al trionfante attacco della Wermacht, contro l’esercito francese, si pronunciò per la prima volta a favore della guerra. Ciò che non fu valutato nella giusta misura è che, per Gheorghij Filatov, il destino del conflitto non fosse deciso dalle campagne militari fulminee, ma da fattori di lungo termine come le risorse umane e il potenziale industriale delle parti in causa e così via. In più andava considerata una differenza di fondo, per Rudolf Lill, fra le mire belliche di Hitler e quelle di Mussolini, essendo la vittoria sulla Francia per Hitler nient’altro che la fine della prima tappa della guerra e non della guerra stessa com’erano convinti i fascisti interventisti. Inoltre Mussolini non teneva conto della debolezza dell’apparato militare italiano come pure della scarsa disposizione degli italiani per la guerra a fianco della Germania nazista. Negligenza doppia e due volte fatale perché il Fuhrer era deciso a condurre quella guerra totale, che Mussolini non voleva e che l’Italia non poteva fare. D’altra parte per lo storico Richard A. Webster “Mussolini non poteva non scegliere la Germania, come non poteva non impostare la guerra come guerra fascista, guerra di impegno ideologico”.
“Non così la pensava il popolo italiano” – osserva il Webster – e lo stesso si può dire di molti, tra gli industriali e finanzieri, soprattutto quelli con maggiore esperienza nel mercato mondiale. Va altresì ricordato che i tedeschi, da qualche tempo, erano alleati scomodi in campo economico. Essi vedevano in Italia solo una riserva di mano d’opera e di derrate agricole piuttosto che un socio d’affari industriali.
L’errore dell’Italia fu di non aver tentato la strada americana, per i rifornimenti, ad esempio, di carbone che allora era l’ossigeno dell’industria del triangolo settentrionale italiano. Roosevelt, a sua volta, aveva intuito questa possibilità di agganciare al carro statunitense l’Italia e cercò in tutti i modi di avviare un dialogo di favore con Mussolini, al tempo della non belligeranza, ma purtroppo l’intervento si dimostrò tardivo. Alla fine dobbiamo rilevare con Giuseppe Bottai, uno dei più intelligenti gerarchi fascisti, che stava avvenendo qualcosa di strano, tra la gente, quanto annotava nel suo diario: “Che la sera del 10 giugno del 1940 la piazza (Venezia) si gremisce di una folla ora silenziosa, ora tumultuante. Si avverte la fatica dei pochi nuclei volitivi ad indirizzare grida e acclamazioni. ”Dobbiamo – rileva Corrado Vivanti – interpretare secondo queste poche righe il rapporto fra regime e popolo? Si trattava solo di un consenso organizzato e imposto? A questo punto ci sembra più logico concludere che l’adesione prevalente fosse dettata da un preconcetto. La maggioranza degli italiani era convinta che si trattasse unicamente di una guerra di “convenienza” e non effettiva. Gli entusiasmi, a questo punto, erano anch’essi frutto di un rituale accettato ma non digerito. L’equivoco aveva fatto perdere ogni forma di spontaneità. (Riccardo Alfonso)

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La vita degli italiani durante la seconda guerra mondiale

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Nel 1940, scrive Giulia Borghese in un suo servizio sul Corriere della Sera dell’otto giugno del 1980, una famiglia milanese di sette persone (padre, madre, nonna e tre bambini) di cui il più grande faceva la prima elementare, e la donna di servizio fissa, per campare spendeva in un mese (quello di maggio per la precisione) £.4136,45 di cui 1367,20 per il vitto e 1689,65 per la casa.
Il salario della donna era di 160 lire, la luce e il gas costavano 213 lire, 21 il chilo la fesa di vitello, 24 il burro, 11,80 l’olio, cinque lire l’etto il caffè, 360 la fattura di un abito da uomo, un paletot di mezza stagione ne costava 700, ci volevano 200 lire per un paio di pantaloni di flanella, 65 per una dozzina di fazzoletti di lino, 35 per la tintura di un tailleur e sempre 35 per la pulitura delle volpi bianche. Una gardenia costava 3,60, le pantofole dei bambini sette lire, due il sapone, 12,50 una dozzina d’uova, 7,25 un chilo di zucchero, tre lire un biberon e una peretta di gomma. Intanto se gli uomini rispondevano all’appello della mobilitazione generale e si recavano al fronte, dopo un breve addestramento, spettava invece alle donne rimaste a casa a rimboccarsi le maniche per affrontare la vita con questa nuova emergenza che si chiamava guerra. Cominciava così per le italiane una nuova vita di coraggioso arrangiarsi. Venne persino utile – scrive la Borghese – quella pubblicazione rurale che era “L’agenda della massaia rurale”. Da essa s’insegnava come trasformare un angolo di giardino in pollaio, come si poteva essere econome nei mangimi, come si allevavano i pulcini, fra bottiglie di acqua calda e cuscini di piume e poi come si uccidevano i polli, si allevavano i conigli e si conservavano le pelli.
Come si economizzava sul combustibile, come si preparava il sapone, con la potassa caustica e il grasso non salato, come infine si seminava l’orto di guerra piantando cavoli e indivia al posto della petunia e aglio e pomodori al posto della verbena e delle dalie”
Ci s’ingegnava, persino, nel fare la marmellata con i petali di rosa e come si conservavano le uova per l’inverno. E ciò che non si sapeva, o non si riusciva ad apprendere, s’inventava.
Si scuoteva forte la panna dentro una bottiglia per formare, dopo un po’, meravigliose palline di burro e si mettevano i sali tamerici di Montecatini a bollire, in un bacile di rame ben stagnato, per formare degli splendenti cristalli di sale.
Le ultime vacanze la famiglia milanese sfollata le faceva ai bagni “Ro-Ro” di Fiumetto, mentre la mamma ricordava l’ultima gita all’estero, nel luglio del 1939, a Ginevra.
L’orizzonte si restringeva al paese, alla famiglia, all’orticello di guerra, dove si cercava di far crescere persino il tabacco. Un’operaia scrisse: “Mentre i nostri fratelli soldati combattono da prodi noi lavoriamo in silenzio come voi volete (al Duce) per la Patria e la Vittoria”. (Riccardo Alfonso)

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Il vocabolario di “guerra” degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

In una disposizione del Ministero della Cultura Popolare del 25 maggio del 1940 si impartirono precise istruzioni sulla terminologia da usarsi nei riguardi dei nostri alleati vietando l’uso del termine “tedesco” per usare quello di “germanico”. Storicamente per noi italiani il termine “tedesco” aveva preso una connotazione tutt’altro che positiva, dai “tedeschi lurchi” di Dante alla “tedesca rabbia” di Petrarca e così via attraverso i secoli. Anche i titoli dei giornali si adeguarono: La battaglia di Francia fu dominata dalla “valanga d’acciaio tedesca” e prendono il sopravvento “l’offensiva germanica”, “il maglio germanico”, “la massa dei germanici vittoriosi”, ecc. Alla fine ci si accorse che fare indigestione di “germanesimo” stona alquanto quindi s’impose una rettifica e si dispose: d’ora in poi la parola “germanici” va usata nella proporzione del 70% rispetto al 30% di quella di “tedeschi”. Si scelse di chiamare la città russa Pietroburgo, in luogo di Pietrogrado, giacché la prima sapeva più di tedesco: “burg”. Ciò non impedì ai cronisti, durante le sfortunate vicende della campagna di Russia, di riportare la città al suo precedente nome di Leningrado e di Stalingrado. I velivoli divennero, riesumando una parola antica di D’Annunzio, “L’ala tricolore”. Poi si esaltarono gli “stuka” riduzione della parola tedesca (Stu(rzka(mpfflugzeuge)” ovvero “aeroplano da combattimento in picchiata”, i “Panzer” da “Panzer(wagen)”. Questa parola, per la cronaca, entrò nel lessico tedesco nel ‘500: si tratta della “panciera”, cioè la targa corazzata che protegge la pancia del guerriero. Poi in italiano la parola si …. smilitarizzò! Il “blitz” (blitzkrieg) divenne sinonimo di “guerra lampo” e i governi che si rifugiavano a Londra essendo i loro paesi invasi dai tedeschi furono irrisi come “governi-fantasma”.
Si fece poi uso e abuso d’espressioni quali: entusiasmo travolgente, mobilitazione totalitaria, vittoria folgorante, schieramento possente, avanzata irresistibile, folla oceanica, insopprimibile anelito, decisioni storiche, storico discorso, evento di portata storica ecc.
Resta abbastanza sintomatica la circostanza che dal 1943 nei bollettini di guerra scompaia la parola “nemici” per sostituirla con quella di “avversari”. (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani cosa pensavano dell’interventismo militare dei fascisti?

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Secondo il parere di Guido Leto, capo dell’OVRA, la polizia segreta italiana, il paese nel 1939 era quasi unanimemente contrario a un’avventura bellica, ma non così nella primavera del ‘40 quando l’opinione pubblica fu presa da un ossessionante timore di arrivare tardi nel dividere la torta della spartizione europea. Dall’esitazione si passò, poi, alla fretta tanto che lo stesso Hitler scrisse a Mussolini pregandolo di spostare la dichiarazione di guerra già prevista per il 31 maggio 1940.
Su tale circostanza vale la pena soffermarsi. Il periodo indicato dall’inconsapevole Mussolini non si conciliava con quello della nuova offensiva segreta che i tedeschi stavano per scatenare contro il tentennante esercito francese perciò era necessario uno slittamento senza, per altro, rivelarne le ragioni. Se poi scartiamo il cinque, il sei e l’otto giugno per il solo fatto che furono i tedeschi a proporre tali giorni, non restavano che il 7, il 9 ed il 10. La prima data fu esclusa perché cadeva di Venerdì, il nove perché era domenica e, quindi, restava solo il 10. A dire il vero il numero preferito da Mussolini era l’undici martedì, ma come si sa “né di Venere né di Marte non si sposa né si parte” e… tanto meno si fa la guerra! Ma tra il 10 e l’undici subentrò una furbesca soluzione: il primo giorno bastava limitarsi alla dichiarazione di entrare in guerra e il successivo per dare inizio alle ostilità. Taluni propendono nel credere che la scelta del 10 giugno, derivasse dal fatto che il giorno prima terminava il giro d’Italia con la nascita di una nuova stella nazionale: Fausto Coppi.
Per un bartaliano, come Mussolini, era un evento tristissimo che si aggiungeva a quello della domenica precedente con la conquista dello scudetto di calcio dell’Ambrosiana-Inter. Osserva Arturo Colombo: “Mussolini, parlando proprio il 10 giugno dal balcone di Palazzo Venezia, l’aveva definita, con perentoria sicumera, “l’ora delle decisioni irrevocabili”. In realtà ha ragione Gaetano Salvemini, quando afferma che l’intervento italiano in guerra appare come “il risultato dei capricci, delle incongruenze, delle incapacità e delle manie pubblicitarie e buffonesche di un uomo”. Persino i tedeschi se ne stupirono e lo stesso ammiraglio Canaris, capo dei servizi segreti germanici, sguinzagliò i suoi uomini a Roma per capire il vero motivo che aveva indotto gli italiani a una siffatta rapida iniziativa.
Quando gli assicurarono che nella pentola italiana non bolliva nessun secondo fine scosse la testa incredulo e sbottò: “si vede che gli italiani sanno custodire i loro segreti meglio dei tedeschi”. Così veniamo ad un’amara considerazione. (Riccardo Alfonso)

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Come vivevano gli italiani alla vigilia della seconda guerra mondiale?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

In quei giorni di quiete, che precedettero la bufera, gli italiani li spesero in interminabili discussioni tra gli anglofili Ciano e Badoglio e i tedescofili Graziani e Farinacci e con l’aperto appoggio del giornale fascista della Capitale “Il Tevere”, denominato significativamente “l’oro del Reno”.
Già l’Italia, a ben considerare, si era sottratta all’abbraccio Germanico con l’invasione della Polonia, nel settembre del 1939, venendo meno al “patto d’acciaio” il cui testo dell’accordo non ammetteva dubbi in questo senso. Prolungare tale indecisione avrebbe finito con il causare una rappresaglia militare da parte dei tedeschi.
Si era usciti dalla prima imbarazzante situazione inventando il concetto di “non belligeranza”, da sostituire a quello di neutralità, per evitare, com’era già accaduto nel 1914, l’accusa di tradimento. Nel frattempo Mussolini, con una lettera inviata a Hitler, si disse disposto a entrare in guerra anche subito “se la Germania gli avesse inviato immediatamente le forniture militari e le materie prime di cui l’Italia aveva bisogno”. Si trattava di una dotazione in pratica impossibile da ottenere. Si chiedevano sei milioni di tonnellate d’acciaio, due milioni di petrolio, un milione di rame, sette milioni di tonnellate di legno ed ancora gomma, zinco, tungsteno, zirconio, titanio, piombo e nichelio per un totale complessivo di 17 milioni di tonnellate. Una fornitura che Hitler non poteva onorare per “ragioni tecniche”, ma nello stesso tempo mostrò di condividere, almeno temporaneamente, la non belligeranza italiana. In tutto questo periodo non mancarono delle “punzecchiature” da parte tedesca.
A Dresda, durante un pranzo in onore degli italiani, un’esponente nazista se ne uscì con il dire: “La Germania più ancora dei nemici, deve guardarsi dagli amici che la tradiscono”. In un’altra occasione il vicesindaco tedesco di Praga, Pfitzner, annunciò che nello “spazio vitale” della Germania figuravano Trieste e tutta la valle Padana. Poi si aggiunse la questione dell’Alto Adige dove la popolazione appariva propensa ad entrare a far parte del Terzo Reich. In tal senso i tedeschi si preparavano a compiervi un vero plebiscito. Intanto la non belligeranza dell’Italia si stava trasformando in un grosso affare. Dalla Francia giungevano commesse per l’industria italiana, le quotazioni in borsa salivano alle stelle e i transatlantici viaggiavano “pieni come uova” e a prezzi raddoppiati. Nel frattempo crebbe anche il partito “interventista”.
Il Re continuava a ripetere: “Gli assenti hanno sempre torto e, probabilmente, pensava alla poderosa macchina da guerra allestita dai tedeschi e alla sua capacità di imporre una pace durevole in Europa con una vittoriosa “guerra-lampo”. Lo stesso Re colse la prima occasione per consegnare al maresciallo Goering il Collare dell’Annunziata, la decorazione sabauda che autorizzava, chi la portava, a considerarsi cugino del sovrano. (Riccardo Alfonso)

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Glifosato: tuteliamo la salute degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Non serviva conoscere l’esito del processo intentato dal giardiniere americano Johnson Dewayne contro MONSANTO, per sapere dei rischi connessi all’uso del diserbante “Glifosato”, ma certo l’impatto mediatico del maxi-risarcimento di 289 milioni di dollari (il giardiniere si è ammalato di tumore) stabilito dal giudice ha fatto tornare di attualità la vicenda.Anche se in Italia il “Glifosato” è soggetto a diversi divieti (con un Decreto del 2016 il Ministero della Salute ne ha vietato l’uso nei parchi, giardini, campi sportivi ed in tutti gli altri luoghi frequentati da minori o “soggetti vulnerabili”, compresi ovviamente i complessi scolastici ed ospedalieri) questo “erbicida” è ancora usato in agricoltura e nel diserbo di aree non agricole, ma lo si ritrova molto più frequentemente nei prodotti di importazione essendo il diserbante più usato nel mondo.In Europa l’uso di “Glifosato” è più marcato rispetto al nostro Paese in quanto la Commissione Europea nel dicembre 2017 (non senza polemiche) ha rinnovato a MONSANTO l’autorizzazione alla vendita salvo poi (con una discutibile procedura: intanto lo usi, dopo guardiamo che succede) ha avviato i lavori di una speciale Commissione deputata a studiarne gli effetti rendendo una relazione trascorsi nove mesi.L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti DOC, DOCG, IGP E DOP, con una crescente percentuale di imprenditori agricoli che si convertono al biologico e con una straordinaria diversità agro-alimentare, che va difesa e valorizzata, ponendo il nostro Paese all’avanguardia nella sicurezza alimentare.Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati chiede al Governo di valutare, in nome del principio di precauzione, il blocco sanitario dei prodotti agro-alimentari di importazione trattati con “Glifosato”, con modalità proibite in Italia.

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Silvia Grossi: “Ecco come il populismo ideologico si è impossessato degli Italiani”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Padova.Il populismo ideologico ha preso pieno possesso della scena politica del nostro Paese. A denunciarlo l’antropologa Silvia Grossi, esponente del Partito Democratico di Padova, che ha elaborato uno studio sul tema del populismo ideologico e della attuale situazione politica nazionale, dal dopo elezioni ai primi atti del Governo Conte.Studio che analizza il fenomeno del populismo ideologico che ha influenzato il pensiero politico degli italiani nel corso delle ultime elezioni, e le cui conclusioni sono state raccolte nel saggio dal titolo “La strategia del gambero verde. Dissertazione attorno al concetto di populismo ideologico”.”Il populismo che oggi pervade la società italiana è fortemente ideologico”, afferma Silvia Grossi in una recente intervista realizzata per il lancio del volume, che ha un taglio taglio scientifico ma che risulta molto scorrevole e adatto alla lettura da parte di un ampio pubblico, “Non è un populismo di lotta e non è un populismo che scende in piazza per sovvertire il potere sovranista. E’ un ‘populismo senza popolo’, che nasce nelle stanze del potere di un Movimento, come i 5 Stelle, che lo hanno creato in vitro, per poterlo rivendere. Ed è un populismo che poggia sull’ideologia di destra estrema alla quale la Lega ha strizzato l’occhio a lungo e che ora lo veste di pulsioni razziste ed omofobe, costruendo categorie di alterità come i rom, i migranti o i gay, utili esclusivamente a fare da contraltare al proprio progetto politico, nel tentativo di legittimarlo” prosegue l’autrice.”Non è, dunque una proposta populista che sorge dallo spirito critico della massa, nelle piazze, nelle associazioni, sostenuta nella comunità intellettuale e scientifica delle università e dei luoghi di confronto culturale, dove si ragiona e si decide di sollevare una politica antigovernativa. E’ un populismo calato dall’alto, e come tale subìto ed introiettato senza una vera presa di coscienza collettiva. E, come tale, finisce per essere complice del mantenimento del potere stesso, peraltro di un potere che toglie la parola al popolo” conclude l’antropologa.Il saggio riporta, inoltre, alcuni fatti di attualità che hanno portato alla nascita del Governo guidato da Giuseppe Conte, analizzati con la lente dell’antropologia e riporta l’introduzione di Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali, salute e diritti del Comune di Milano. Il volume verrà presentato in numerosi appuntamenti estivi di dibattito politico alla presenza dell’autrice ed è possibile acquistarlo anche online sul sito dell’editore Primiceri all’indirizzo http://www.primicerieditore.it.

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Allineamento dei dati anagrafici per gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

L’on. Nissoli, coordinatrice di Forza Italia in Nord e Centro America, ha rivolto una interrogazione a risposta immediata al Ministero degli Affari esteri e degli Interni sulla questione dell’allineamento dei dati AIRE con quelli dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Un problema che continua a persistere e che durante le elezioni ha portato alla mancata consegna di numerosi plichi elettorali poiché gli indirizzi erano sbagliati.Ha risposto all’interrogazione il Sottosegretario Merlo, il quale ha sottolineato che la Farnesina, nella consapevolezza dell’importanza dell’allineamento dei dati anagrafici fra schedari consolari e AIRE comunali, continuerà a fornire il proprio contributo nel superiore interesse dei nostri connazionali residenti all’estero. Ma, a parte la risposta di rito, il Sottosegretario Merlo ha assicurato che lavorerà per risolvere i problemi degli italiani all’estero e l’on. Nissoli ne è convinta.Infatti, l’on. Nissoli ha detto: “Nello spirito di collaborazione e nell’idea che il bene degli italiani all’estero è al di sopra degli steccati di partito, al di sopra delle divisioni tra maggioranza e opposizione, confido nel Sottosegretario Merlo che conosce bene i nostri problemi, visto che è stato eletto all’estero, e sono sicura che si adopererà per cercare di risolvere il problema che ho sollevato nell’interrogazione, cioè l’allineamento dei dati anagrafici, e tutte le altre questioni che stanno a cuore alla Comunità italiana nel mondo”.

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Gli Italiani e il fascino dei tatuaggi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Con l’arrivo dell’estate non vediamo l’ora di scoprirci al sole, svelando così i più svariati disegni che colorano la nostra pelle. Da fiori variopinti a scritte che ricordano momenti importanti, passando per tribali dal sapore esotico e simboli legati alle persone a noi più care. Groupon ha condotto un’analisi interna relativa alla passione degli italiani per i tatuaggi, sulla base dei coupon venduti in ambito estetica, sia per realizzarne uno che per accedere a trattamenti di rimozione.La moda dei tattoo si conferma in costante crescita nel Bel Paese: sono sempre di più gli italiani di tutte le età che decidono di farsi fare un tatuaggio, nero o a colori, grande o piccolo. Rispetto al 2017, quest’anno il numero dei coupon venduti per la realizzazione di un tatuaggio si è triplicato e ormai per le strade o sulle spiagge è quasi impossibile incrociare qualcuno che non ne abbia almeno uno!
Lombardia, Lazio e Piemonte sono le regioni più attente alla moda dei tattoo, mentre liguri e siciliani sembrano non cedere al fascino dell’inchiostro sulla pelle. Ma un tatuaggio è davvero per sempre? In generale, gli italiani non si pentono dei tatuaggi fatti, anche se nel 2018 il numero di coupon venduti per trattamenti di rimozione si è più che raddoppiato. E se i lombardi sfoggiano i propri tattoo con grande soddisfazione, i piemontesi sono quelli che più rimpiangono le decisioni prese, seguiti da emiliani e liguri. Un delfino sulla caviglia o un tribale sulla spalla? In caso di dubbio, meglio pensarci due volte!

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Rapporto degli italiani con la sanità digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Secondo una stima di Dottori.it, sito e App leader in Italia per la prenotazione di visite mediche specialistiche, nell’ultimo anno si è registrato un +60% nel ricorso alle applicazioni legate alla sanità. E in occasione del rilascio della sua nuova App per i pazienti, il portale ha condotto un’indagine per comprendere il rapporto degli italiani con la sanità digitale. La prima evidenza è quella relativa alla cosiddetta cybercondria, ossia l’istinto di affidarsi a internet per una diagnosi medica: il 32% degli intervistati ha infatti ammesso, in caso di malessere, di cercare online i propri sintomi ancor prima di chiamare il dottore. Percentuale che sale al 38% al Sud e al 34% fra gli utenti di sesso femminile. Non solo, dal questionario è emerso anche che il 60% degli intervistati si rivolge al web per trovare uno specialista nei periodi in cui si trova lontano da casa, durante le vacanze o in occasione di viaggi di lavoro.Nel processo di digitalizzazione si scopre che il desiderio degli italiani è quello di accelerare il consulto medico, tanto che il 61% dei pazienti vorrebbe utilizzare le chat come strumento per una prima consulenza. Un utente su cinque poi sarebbe pronto a contattare i dottori con messaggi vocali e videochiamate.Assumono sempre più rilevanza le recensioni online degli altri pazienti, che si stanno sostituendo alle referenze che un tempo spettavano al passaparola fra amici e parenti: una persona su tre ha dichiarato che prima di scegliere uno specialista legge sempre ciò che altri hanno scritto di lui in rete.

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Niente vacanze per 8 milioni di italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research e condotta su un campione rappresentativo della popolazione adulta, sono 8,3 milioni gli italiani che quest’anno rinunceranno alle ferie estive. Fra chi non partirà, il 64% resterà a casa perché, semplicemente, non può economicamente permettersi una vacanza. Questa percentuale corrisponde a ben 5,3 milioni di italiani.A dover rinunciare alle ferie per motivi economici sono principalmente le famiglie con 3 o 4 componenti, ma anche i giovani con età compresa fra i 25 ed i 34 anni.I 35,5 milioni di italiani che invece andranno in vacanza resteranno prevalentemente in Italia (73%) mentre solo il 18% andrà all’estero. Il budget medio pro capite stanziato è risultato pari a 1.580 euro, ma il 52% dei vacanzieri non arriverà a spendere più di 1.000 euro. Le vacanze dureranno in media 10,6 giorni anche se per il 50% degli under 35 i giorni di viaggio saranno meno di sette.Per tutelarsi dai rischi connessi alle vacanze, chi parte, soprattutto per itinerari lunghi e fuori dall’Italia, sempre più frequentemente si assicura da eventuali imprevisti sottoscrivendo una polizza viaggio; secondo l’analisi di Facile.it nei primi 5 mesi del 2018 le richieste di polizze vacanze raccolte tramite il sito sono aumentate del 30,4% rispetto allo stesso periodo del 2017.

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I futuri investitori italiani sul podio della Fund Management Challenge 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Si è conclusa la settima edizione della Fund Management Challenge (FMC), la competizione di equity fund management che coinvolge gli studenti di 14 università italiane, organizzata con il supporto di FactSet, UBS ETF, Deloitte, CFA Institute, Hammer Partners e con il sostegno di Borsa Italiana. Il 27 giugno si terrà a Milano la cerimonia di premiazione delle tre squadre con la migliore performance. La classifica della FMC 2018 vede in testa le squadre:
1) Padova Equity Trading – Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”
2) Koko Asset Management – Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche
3) Team LUISS – LUISS Guido Carli – Dipartimento di Impresa e Management
Grazie al sostegno degli sponsor ufficiali, la Fund Management Challenge è una competizione altamente professionalizzante per gli studenti partecipanti, che gareggiano in un contesto che simula le condizioni reali tipiche dell’investimento istituzionale e sviluppano così le competenze individuali e di gruppo necessarie per raggiungere elevati standard di gestione di portafoglio. I partecipanti hanno l’obbligo di spiegare le ragioni delle proprie scelte d’investimento e di impegnarsi ad applicare il codice di deontologia professionale di CFA.
Il valore formativo aggiunto di questa competizione consiste nella messa in pratica delle conoscenze teoriche acquisite durante il percorso accademico degli studenti. La FMC costituisce dunque un vero e proprio ponte tra università e mondo del lavoro, grazie al contatto con professionisti finanziari di lunga esperienza presso primarie aziende di gestione del risparmio. CFA Society Italy segue con interesse le carriere brillanti degli oltre cinquecento ex studenti che hanno partecipato alla competizione dalla prima edizione fino a quella celebrata l’anno scorso.Giancarlo Sandrin, CFA, Presidente di CFASI: “Anche quest’anno siamo orgogliosi dei risultati ottenuti nella Fund Management Challenge. Università di prestigio, aziende autorevoli e professionisti di rilievo hanno dato vita ad un progetto che apre le porte ai giovani che si avvicinano al mondo del lavoro. Riteniamo che i brillanti giovani universitari che hanno aderito alla FMC siano la scommessa per un futuro migliore più consapevole del valore della cultura finanziaria.” Dorin Agache, Senior Consultant – Southern Europe IM Consulting FactSet, ha sottolineato che “Quest’anno abbiamo notato un maggiore coinvolgimento da parte degli studenti nell’utilizzo della nostra piattaforma FactSet. E’ emerso che, più delle precedenti edizioni, i ragazzi abbiano saputo collegare i principi teorici con gli aspetti pratici del lavoro di analisi macroeconomica, charting e fundamental analysis. Ci auguriamo che le competenze sviluppate durante la competizione possano facilitare l’ingresso nel mondo di lavoro dei mercati finanziari. In bocca al lupo a tutte le squadre che hanno preso parte alla FMC e complimenti al team vincitore dell’Università di Padova.” “Per UBS ETF è molto importante continuare a collaborare con CFA Society Italy e aver supportato la FMC per il quinto anno consecutivo. Gli elevati standard etici e di qualità che gli studenti devono applicare, il supporto di professionisti della finanza diplomati CFA e il materiale didattico utilizzato sono elementi che abbiamo a cuore per la formazione delle future generazioni di investitori.” Ha dichiarato Francesco Branda, Head UBS ETF Italy di UBS Asset Management.

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Soffrono di celiachia quasi 200mila italiani certificati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

E per qualche motivo ancora sconosciuto, le donne si ammalano con una frequenza doppia rispetto agli uomini ma il dato, secondo il ministero della Salute, sarebbe ampiamente sottostimato e si sospetta che la malattia non sia stata ancora diagnosticata in quasi 500mila persone. Eppure si stima che 6 milioni di italiani, consumino alimenti privi di glutine. Un numero assai maggiore di quello atteso sulla base dei dati epidemiologici, ovvero sommando i soggetti allergici, affetti da celiachia o dermatite erpetiforme e da sensibilità non celiaca al glutine (NCGS). Si tratta quindi di un fenomeno diffuso con conseguenze “originali” sul piano clinico e sociale.
La celiachia è una malattia autoimmune di cui non esiste cura se non con l’eliminazione del glutine dalla dieta, provocata cioè dall’attacco del sistema immunitario a una parte dell’organismo stesso, l’intestino tenue, e si sviluppa solo in individui geneticamente predisposti. Mentre la sensibilità non celiaca al glutine è una intolleranza ad alcune proteine del grano, tra cui gli inibitori della tripsina, e sarebbe, secondo alcuni, 6 volte più frequente della celiachia. NEI CELIACI il glutine scatena una reazione infiammatoria che danneggia i tessuti del piccolo intestino, determinando un malassorbimento degli altri nutrienti, con rischi per la salute a lungo termine e associazione con altre patologie quali diabete di tipo 1, dermatiti, osteoporosi, anemia, infertilità, cefalea, solo per citarne alcune. A questo esercito di pazienti si aggiungono quelli che lamentano appunto una sensibilità non celiaca al glutine, circa il 6% della popolazione con sindromi gastrointestinali come gonfiore, dolore addominale, diarrea e cefalea, ma senza veri danni ai tessuti intestinali per i quali può essere adatta una dieta che escluda la proteina incriminata.
“Per qualche motivo è passata l’idea che il glutine faccia ingrassare e che eliminandolo dalla tavola, si faccia retrocedere l’ago della bilancia” spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente della SINuC “Concetto che nasconde un tranello, poco noto a coloro non avvezzi a leggere con la dovuta attenzione le etichette dei prodotti: i dolci gluten-free sono spesso più ricchi in calorie, zuccheri, sodio e grassi per compensare la mancanza della proteina e migliorarne sapore e consistenza”. Ricorda il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINUC che “il trattamento della patologia si basa su un regime dietetico che escluda in maniera assoluta e a vita il glutine, quindi grano certamente, ma anche frumento, segale, orzo, farro e kamut mentre sono permessi riso e mais e i prodotti certificati per assenza di glutine ormai ampiamente disponibili in commercio e a carico del SSN. La novità è che la celiachia si manifesta sempre più in maniera camaleontica con sintomi atipici come l’anemia e la perdita di massa ossea, spia di un malassorbimento di nutrienti. Mentre in altri casi i sintomi sono dermatiti e alopecia ossia perdita di capelli che solo dopo un lungo iter vengono ricondotti alla intolleranza al glutine”.

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