Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘italiani’

Sono 4,08 milioni gli italiani che ascoltano audiolibri

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

E il 40% di loro, pari a 1,6 milioni, li sceglie solo o anche in lingua straniera. Questa modalità di fruizione di prodotti editoriali entra così con forza nei consumi culturali di una fetta rilevante di italiani: sono il 9% della popolazione tra i 15 e i 74 anni, in buona parte persone poliglotte. Sono cresciuti del 28,3% rispetto all’anno precedente, quando erano 3,18 milioni. Il numero medio di audiolibri ascoltati in un anno è di 3,1.È quanto emerge dai dati 2019 di Pepe Research elaborati dall’ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e presentati oggi a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della Piccola e Media Editoria, in programma fino all’8 dicembre al Roma Convention Center La Nuvola, nel corso dell’evento Audiolibri e podcast. Dal progetto editoriale al piano produttivo.“I dati sull’andamento del mercato degli audiolibri e della loro “lettura” si inseriscono in un fenomeno molto più ampio che vede crescere il peso della voce narrante rispetto alla musica – ha spiegato il responsabile dell’Ufficio studi AIE Gianni Peresson -, come mostra l’indagine The Spoken World Audio Report 2019 di Edison Research, in cui si vede che l’ascolto di audio parlato (il 25% di tutti i contenuti) cresce di 5 punti percentuali rispetto al 2014 a svantaggio dell’ascolto di musica (oggi al 75%)”.
I device utilizzati: arrivano gli assistenti vocali. In un settore fortemente connotato dall’innovazione tecnologica, gli smartphone si confermano e rafforzano la loro posizione di primo device per l’ascolto: sono utilizzati dall’81% degli utenti. Seguono tablet e pc/notebook, entrambi al 53%, quindi lettori Mp3 (39%), lettori cd (34%) e a chiudere gli assistenti vocali, con il 31% (erano possibili più di una risposta). Significativa la performance degli assistenti vocali che, alla loro prima rilevazione, conquistano già quasi un ascoltatore su tre, percentuale destinata a crescere se si tiene conto che nel 2018 le famiglie dove erano presenti questi device erano l’11% del totale e, nel 2019, sono già cresciute al 15%.
Dove si comprano-scaricano gli audiolibri. In un Paese tradizionalmente poco propenso agli acquisti di prodotti culturali e informativi online, ben il 40% degli ascoltatori di audiolibri dichiara di avere un abbonamento a servizi come Audible o Storytel. Il 44% (anche qui era possibile più di una risposta) scarica gratuitamente da altri siti, il 28% ha acquistato singoli titoli da piattaforme come Google Play, Libri di Apple, Emons, Il Narratore, il 21% dal sito dell’editore. A seguire gli audiolibri su cd comprati in store fisici e online (20%), il prestito bibliotecario digitale (11%), gli audiolibri su cd presi in prestito in biblioteca (7%).
Perché si ascoltano audiolibri. Tra gli ascoltatori di audiolibri, il 21% cita tra i vantaggi di questa modalità il fatto di “poter ascoltare un libro mentre faccio altre cose come guidare, correre, viaggiare”, il 20% “ascoltare un libro dove e quando voglio”, il 14% “ascoltare un libro in lingua originale”, il 13% cita le esigenze di chi ha difficoltà alla vista, il 12% parla di “piacere di leggere senza affaticare la vista”.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Stefano Mariotti è tra i migliori top manager italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

All’amministratore delegato di Manifatture Sigaro Toscano è stato assegnato ieri sera da Forbes Italia e Business International il premio “Ceo Italian Awards 2019”, un riconoscimento che ogni anno va ai manager che si sono distinti “per audacia e intraprendenza, consolidando la competitività delle loro imprese sui mercati internazionali, rendendole al tempo stesso luoghi di lavoro migliori e più attenti alle necessità delle persone”. Mariotti, in particolare, è stato premiato “per aver consolidato e accresciuto una storia di successo lunga due secoli di un prodotto assolutamente made in Italy, legato alla sua terra di produzione e simbolo nel mondo dell’Italia delle eccellenze”. La premiazione dei migliori Ceo ha chiuso l’Executive Summit, l’annuale appuntamento, condotto dal direttore di Forbes Italia Alessandro Rossi al Park Hyatt Milan, che ha l’obiettivo di mettere a confronto le figure apicali del mondo dell’industria italiana con i rappresentanti di istituzioni, esperti e accademici di tutto il mondo per identificare le sfide del futuro. “Questo riconoscimento – ha commentato l’Ad di Manifatture Sigaro Toscano – è l’ulteriore dimostrazione che con i suoi oltre 200 anni di storia il sigaro Toscano rappresenta un’eccellenza italiana nel mondo. Desidero condividere questo premio con le oltre 400 persone che lavorano in Manifatture Sigaro Toscano, e con tutta la filiera, che con passione e quotidiana dedizione, contribuisce al nostro successo. Personalmente considero motivo di grande orgoglio poter rappresentare un marchio e un simbolo così distintivo del made in Italy”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Geoblocking: online il leaflet del Centro europeo consumatori Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

Ad un anno esatto dall’entrata in vigore del Regolamento Geoblocking (CE 2018/302) attraverso cui l’UE ha introdotto misure stringenti volte a impedire i blocchi geografici e le altre forme di discriminazione basate sulla nazionalità, sul luogo di residenza o di stabilimento dei consumatori, il Centro Europeo Consumatori Italia, designato quale organo competente a prestare assistenza ai consumatori penalizzati da pratiche discriminatorie, traccia un bilancio dell’attività compiuta nel corso dell’anno e pubblica sul proprio sito web un leaflet esplicativo delle condotte vietate dalla normativa.Nello svolgimento dell’attività di assistenza, è infatti chiaramente emersa l’esigenza di implementare l’informazione relativa ai contenuti e agli effetti della recente normativa, grazie alla quale, nell’acquisto online di beni e servizi, non sono più ammessi blocchi, limitazioni o disparità di trattamento che non siano legittimati da particolari circostanze o da specifiche e peculiari disposizioni nazionali.
L’analisi delle richieste di informazione e dei reclami gestiti dal Centro Europeo Consumatori Italia rivela la persistenza, all’interno del mercato unico, di illegittime restrizioni che, di fatto, impediscono ai consumatori di beneficiare appieno del mercato unico attraverso l’accesso ad una scelta più ampia di beni e servizi e di condizioni più vantaggiose. La necessità di una maggiore informazione dei consumatori in merito al loro diritto ad un libero accesso ai beni e servizi offerti all’interno dell’UE è emersa, inoltre, nelle numerose occasioni di dibattito e confronto non solo con i Centri Europei Consumatori della rete ECC-Net, ma anche nei tavoli di discussione tenuti con rappresentanti istituzionali e organizzazioni europee.“L’informazione è lo strumento più efficace che il consumatore può utilizzare per far rispettare e difendere i propri diritti. Se il consumatore non sa di avere dei diritti non potrà, all’occorrenza, rivendicarli”, afferma Maria Pisanò, direttore del Centro Europeo Consumatori Italia.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il 58% degli italiani è scaramantico: terzo posto in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

C’è chi incrocia le dita, chi stringe forte un cornetto rosso, oppure chi evita in tutti i modi di aprire un ombrello in casa. Possono cambiare le usanze o le credenze, ma resta che gli italiani sono molto superstiziosi. Per approfondire il rapporto tra italiani e cattiva sorte, LeoVegas ha realizzato l’infografica “Maledetta Sfortuna”, in occasione della Giornata mondiale del Gatto Nero, che si è celebrata a novembre.La fortuna è tradizionalmente vista come una dea bendata che distribuisce casualmente i suoi doni. Tuttavia, dati alla mano, ci sono alcune zone d’Italia molto più fortunate di altre. Il Piemonte è in testa per il suo altissimo rapporto di vincite pro-capite, che risulta essere addirittura 11 volte superiore di quello della Valle d’Aosta e il doppio di quello degli abitanti della Campania. Sul podio di questa speciale classifica troviamo al secondo posto la Sicilia e al terzo la Lombardia.Tra credenze popolari e tradizioni antichissime, esistono ancora oggi diverse superstizioni che possono essere malauguranti o, al contrario, indicare un colpo di fortuna. Nell’infografica vengono ripercorse le origini e le curiosità che si celano dietro alcune di esse: ad esempio la scala aperta deve la sua cattiva nomea al fatto di essere un simbolo sacro per molte religioni, dunque passarci sotto sarebbe un sacrilegio. Al contrario esistono alcuni piccoli oggetti o situazioni di buon auspicio e in grado di allontanare la cattiva sorte. Tra le più comuni troviamo il classico cornetto rosso, erede moderno dell’antica usanza risalente al 3500 a.C. di appendere corna di animali nei villaggi, o ancora trovare una coccinella rossa, colore beneaugurante, che ha sul dorso 7 puntini neri, numero considerato di buon auspicio.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I debiti degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Italiani popolo di risparmiatori? Fino a qualche anno fa forse, oggi siamo invece un popolo di consumatori sempre più indebitati. I dati di Creopay (www.creopay.cloud), la newco fondata dall’avvocato Antonello Fontanelli con l’obiettivo di aiutare gli italiani a risolvere le loro «non performing exposures» ed aiutare nel contempo le aziende italiane che a causa di ciò accusano perdite finanziarie (46%), evidenziano una crescita dell’indebitamento delle famiglie, che nel secondo semestre del 2019 ha superato i 500 miliardi di euro.
L’esborso medio è di 380 euro al mese, con punte di 520 in Lombardia e minimi di 250 in Sardegna. «Gli acquisti a rate riguardano la prima casa (48%), ma anche beni durevole con in testa auto ed elettrodomestici (32%) o spese sanitarie (8%)» spiegano gli analisti di Creopay.È questa la vita a rate degli italiani: quell’economia domestica che le famiglie del nostro Paese hanno adottato anche per sostenere le spese fisse come le bollette di luce, gas ed altre utenze, per estinguere debiti precedenti e perfino per potere andare in vacanza.Ma il vero problema sono le “sofferenze”, ossia i debiti che non vengono pagati, che in Italia ammontano a 70 miliardi di euro, con percentuali di recupero del 12% a fronte di costi del 10%: insomma si spendono 7 miliardi per recuperarne 8,4 e ben 61,6 miliardi vanno perduti.E proprio a questo riguardo il 2020 promette una svolta epocale a vantaggio non tanto delle 46 aziende su 100 che a causa di ciò accusano perdite finanziarie ma anche e soprattutto a vantaggio delle singole persone che potranno così essere aiutate nell’essere adempienti, evitare interruzioni di servizi, non incorrere in pagamenti di more ed interessi, evitare le segnalazioni nelle centrali rischi, avere addirittura uno scoring indipendente ed affidabile, avere un maggior accesso al credito, insomma potere aumentare notevolmente la propria qualità di vita.«Il 19% degli italiani paga in ritardo ed il 3% non paga affatto» puntualizzano gli analisti di Creopay che hanno anche potuto appurare che nel 95% dei casi il consumatore o l’utente vorrebbe pagare ma non è in grado di farlo perché fino ad oggi sono mancate soluzioni «customer-centric» in grado di adattarsi alla singola complessità.Il processo attuale di «collection» è infatti troppo frammentato e farraginoso ed è la conseguenza di una visione della gestione dei comportamenti del cliente basata sul concetto del «senso di colpa».

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

I centri diabetologici italiani continuano a migliorarsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 dicembre 2019

Aumenta infatti la percentuale di pazienti, seguiti presso le strutture diabetologiche del SSN, a cui vengono controllati: emoglobina glicata, peso, colesterolo, pressione, funzionalità renale, fondo dell’occhio. E aumentano i pazienti che in queste misurazioni raggiungono valori desiderabili per un buon controllo della malattia. Cresce l’impiego dei nuovi farmaci per curare il diabete, diminuisce l’uso delle sulfaniluree (che danno ipoglicemie), mentre è stabile l’insulina. Sei pazienti su dieci accedono ai massimi livelli di qualità della cura. Ma non mancano le “zone d’ombra”: ancora insufficienti i controlli del piede diabetico, pressione fuori controllo per quasi un paziente su due, troppi fumatori e soprattutto troppi obesi, in particolare tra le donne.Questi sono alcuni dei dati emersi dall’ultima edizione degli Annali AMD, l’indagine condotta periodicamente dall’Associazione Medici Diabetologi per fotografare la qualità dell’assistenza diabetologica erogata nel nostro Paese. Lo studio, di cui è stata presentata un’anticipazione oggi in occasione del 22° Congresso Nazionale AMD in corso a Padova, ha riguardato 33.172 pazienti con diabete tipo 1 e 462.600 con tipo 2, seguiti presso 255 servizi di diabetologia su tutto il territorio nazionale, pari a più di un terzo del totale.“Il 53% del campione ha un’emoglobina glicata ‘a target’ (< 7%), oltre il 63% ha il colesterolo LDL (cattivo) nella norma, ma bisogna ancora lavorare sulla pressione arteriosa e sugli stili di vita; per la prima volta diminuisce la quota di soggetti obesi, ma sono comunque ancora troppi (40%)”, illustra Valeria Manicardi, Coordinatore del Gruppo Annali AMD. “Sul fronte dei trattamenti, il 32% dei pazienti con DM2 utilizza insulina, da sola o associata ad altra terapia, l’impiego di sulfaniluree e glinidi scende sotto il 20% e crescono i farmaci più innovativi. Gli inibitori del DPP4 passano, infatti, dal 18% della rilevazione precedente (2016) al 21% di quest’ultima; gli inibitori SGLT2 dal 4 arrivano al 9,6%, mentre gli agonisti del GLP1 salgono solo dal 3,7 al 5,8%. SGLT2i e GLP1-RA hanno dimostrato di proteggere cuore e reni e quindi di salvaguardare meglio la salute delle persone con diabete, pertanto ci saremmo attesi un aumento più consistente. Tra i pazienti con DM1 aumentano quelli che utilizzano i microinfusori, che passano dal 12 al 17%”.
AMD ha pubblicato di recente anche due Monografie dedicate ad analizzare come cambia la qualità di cura a seconda delle singole Regioni e a seconda del genere, sulla base dei dati della Campagna Annali 2018. “Abbiamo osservato – prosegue Manicardi – come le Regioni che hanno aderito con più centri alla raccolta dati (soprattutto al Nord) siano anche state quelle con i migliori risultati di salute: Lazio e Sardegna, in particolare, hanno percentuali più alte di pazienti con emoglobina a target; sul colesterolo invece vanno meglio Piemonte, Lombardia, Friuli, Veneto e Trentino. Relativamente all’utilizzo dei farmaci, c’è ovviamente una grande variabilità che dipende anche dalle diverse possibilità prescrittive vigenti nelle singole Regioni. Per quanto riguarda, invece, le differenze di genere, i dati disponibili non hanno evidenziato un problema di sotto-trattamento delle donne rispetto agli uomini (come segnalato dalla letteratura internazionale) ma, a parità di trattamento, le prime hanno esiti peggiori: sono più obese, hanno un peggiore compenso del diabete e soprattutto un peggiore profilo lipidico – quindi un peggiore profilo di rischio cardiovascolare – oltre a una peggior funzionalità renale. Questo suggerisce che vi siano differenze biologiche e di risposta ai farmaci che dovranno essere approfondite nell’ambito della ricerca”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Iraq, Foad Aodi (Co-mai): Condanna con fermezza all’attentato con solidarietà ai militari italiani feriti

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

Subito dopo la divulgazione della notizia dell’attentato contro militari italiani che ha causato 5 feriti di cui 3 feriti gravi in Iraq, le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) condannano l’attentato e esprimono solidarietà e vicinanza ai familiari e ai colleghi dei militari feriti. “Co-mai e Amsi ringraziano e apprezzano il lavoro e impegno dei militari italiani nel mondo a favore della pace e della difesa dei civili, donne e bambini sia in Iraq sia in tutti i paesi dove c’è l’impegno italiano sempre manifestato con umanità e coraggio e senza mai tirarsi indietro a favore della popolazione locale. E’ quanto dichiara Foad Aodi Presidente Amsi e Co-mai e membro Gdl Salute Globale Fnomceo. Si appella, altresì, al Governo italiano affinché si faccia promotore per la convocazione di una conferenza internazionale per discutere e mettere in agenda soluzioni diplomatiche per i conflitti in atto e ormai dimenticati dove si muore tutti i giorni senza darne più notizie come nello Yemen, Siria, Libia, Iraq e Sudan.

Posted in Cronaca/News, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

È morto Fred Bongusto, cantò l’amore degli italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

E’ morto il cantante Fred Bongusto, voce amata della canzone italiana. Aveva 84 anni. La sua canzone più nota era Una rotonda sul mare. Bongusto, nome completo Alfredo Antonio Carlo Buongusto, era da qualche tempo  alle prese con problemi di salute.
I funerali saranno celebrati a Roma lunedì 11 novembre, con inizio alle 15, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli artisti), piazza del Popolo. Popolare negli anni Sessanta e Settanta, Bongusto ha spopolato in quegli anni con una canzone straordinaria dal piglio internazionale: “Una rotonda sul mare”. Il celebre brano, composto da Aldo Valleroni, Francesco Migliacci, Bongusto e Pietro Faleni ha stregato diverse generazioni: “Una rotonda sul mare / il nostro disco che suona / vedo gli amici ballare / ma tu non sei qui con me…”.( Fornito da RAI COM SPA Articles). (Ci siamo conosciuti al tempo in cui frequentavamo la scuola a Campobasso. Poi siamo emigrati e ognuno è andato per la sua strada: Lui con la chitarra ed io con la fisarmonica. Anni dopo ci siamo incontrati casualmente in una balera nei pressi di Abano Terme. Sempre sorridente per l’ultima volta, quant’era già malato, l’ho rivisto a Roma per un premio che gli era stato assegnato alla carriera. Che dire di lui? Se ne va un pezzo importante del canto italiano ma soprattutto un amico e un compagno di studi. Ciao Fred. (Riccardo)

Posted in Cronaca/News, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Stop ai contanti: 1 italiano su 2 non è ancora pronto

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Gli italiani sono pronti a dire definitivamente addio a banconote e monete? La risposta è no, almeno per 1 italiano su 2 (50,1%), vale a dire 22,4 milioni di cittadini. È questo uno dei dati emersi dell’indagine commissionata da Facile.it e realizzata da mUp Research su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta.Perché non si è pronti? Il 36% dei rispondenti ritiene più comodo pagare con denaro contante, mentre per il 18% si tratta, semplicemente, di abitudine; tanti (10,2%) coloro che hanno dichiarato di aver paura che lo Stato possa tracciare tutte le spese.E cosa, invece, potrebbe far cambiare idea a coloro che non sono ancora pronti ad abbandonare i contanti? Alla domanda, quasi 6 rispondenti su 10 hanno ammesso di essere disposti a dire addio alle banconote qualora venissero riconosciuti degli sconti per le transazioni effettuate con carte elettroniche; solo 1 su 3 afferma che la riduzione dell’evasione fiscale possa essere una leva efficace per fargli cambiare idea.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Italiani in guerra civile

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2019

La guerra civile è un conflitto armato all’interno di uno stesso Paese. L’obiettivo è di annullare il nemico e di diventare unico pretendente al riconoscimento statuale.
Le guerre civili possono scoppiare per motivi diversi: ideologici, religiosi, economici, sociali e nazionalistici.Nel nostro Paese non abbiamo una guerra civile nel senso stretto della parola, cioè dello scontro armato, ma una contrapposizione sociale e politica, spesso utilizzata per fini elettorali, che in questi ultimi anni ha raggiunto livelli eccessivi, non accettabili.Alla base c’è una motivazione economica: la crescita non c’è, il futuro è incerto e le prospettive di miglioramento scarse. Prima si stava meglio, si sente dire.In questo quadro è facile individuare le categorie sulle quali far cadere le responsabilità: la casta dei privilegiati, le élite che si arricchiscono, l’establishment che detiene il potere, gli immigrati che ci tolgono il lavoro, ecc. Si istiga risentimento, ed ecco i “vaffa”, si rimuovono i presunti responsabili, ed ecco la “rottamazione”, si prospettano soluzioni miracolistiche, ed ecco la flat tax, si rincorre la nostalgia, ed ecco la rivendicazione identitaria.In questo quadro di incertezze, la richiesta di protezione arriva di conseguenza. E’ uno stato psicologico che richiede sicurezza. Insomma, si cerca un guscio all’interno del quale chiudersi, il che ci contrappone agli altri: noi e loro. Così, il risentimento si trasforma in rancore e poi in cattiveria. Da vari esponenti politici abbiamo sentito affermazioni da guerra civile, ognuno alla ricerca del consenso elettorale, vendendo illusioni. Non abbiamo capito, però, a cosa sia servito, visto che gli acerrimi nemici hanno finito per mettersi d’accordo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Quanto sono social gli italiani in vacanza?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2019

L’estate sta finendo ed è arrivato il momento di rientrare a pieno ritmo nella vita quotidiana, fatta di lavoro, scuola, routine ed impegni. Ma c’è qualcuno che in realtà non è mai andato in vacanza. Di chi stiamo parlando? Naturalmente dei social media.
In un periodo in cui va di moda il concetto di digital detox per staccare totalmente la spina da tutto durante le vacanze, siamo sicuri che gli italiani durante le ferie vogliano davvero stare lontano dai social? Non è forse un piacere pubblicare scatti di location da sogno ed avventure uniche, o spiare dove sono gli altri?Groupon, in occasione del back to work, ha svolto un sondaggio sul rapporto tra internet e gli italiani per far assaporare loro gli ultimi istanti di nostalgia vacanziera prima di tornare alla solita vita di tutti i giorni. I risultati? Più di 7 italiani su 10 aprono i loro profili social almeno una volta al giorno, con un buon 26% che li apre dalle 2 alle 5 volte al giorno ed un 11% abbondante che ha una vera e propria dipendenza aprendoli più di 10 volte nell’arco della stessa giornata. Solo un 2% ha affermato di guardarli solo una volta durante l’intera vacanza. Se condividere foto e video sulle proprie vacanze è la prima finalità per cui gli italiani utilizzano i social durante le vacanze (42%), quali sono le altre motivazioni? Al secondo posto un grande classico: curiosare cosa fanno gli amici, gli influencer ed i VIP (35%), mentre al terzo posto una ragione più ispirazionale, ossia prendere spunto per attività da fare in vacanza (28%). C’è poi un 15% che li utilizza per cercare suggerimenti sui menù del luogo, un 7% che li utilizza come scaccia-noia ed un piccolo 2% che cerca sui social input su come vestirsi.Chi è già rientrato a lavoro giace davanti al pc afflitto, con la voglia di chiudere e andare a casa. Chi è ancora in vacanza, invece, vuole dimostrare che sta facendo una vacanza ancora più bella. E come lo dimostra? Le vie di internet sono infinite ed i formati per declinare i contenuti ancora di più: il 48% dei nostri connazionali pubblica una foto ogni tanto con frasi d’impatto, per condividere i momenti più belli, seguito dall’11% che preferisce invece creare una gallery unica a fine estate, raccogliendo tutte le foto fatte. Per gli amanti dei video (11%) invece ci sono le Instagram Stories: infiniti mini-video di pochi secondi che permettono ai più social-addicted di immortalare ogni singolo istante di vacanza e postarlo alla faccia di amici e parenti che sono a casa o peggio ancora al lavoro. Di contro ci sono quelli che spengono lo smartphone e vogliono passare le loro vacanze in totale privacy senza condividere foto e senza apparire in scatti altrui (25%).

Posted in Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Come hanno vissuto gli italiani alla vigilia della seconda guerra mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

In quei giorni di quiete, che precedettero la bufera, gli italiani li spesero in interminabili discussioni tra gli anglofili Ciano e Badoglio e i tedescofili Graziani e Farinacci e con l’aperto appoggio del giornale fascista della Capitale “Il Tevere”, denominato significativamente “l’oro del Reno”.
Già l’Italia, a ben considerare, si era sottratta all’abbraccio Germanico con l’invasione della Polonia, nel settembre del 1939, venendo meno al “patto d’acciaio” il cui testo dell’accordo non ammetteva dubbi in questo senso. Prolungare tale indecisione avrebbe finito con il causare una rappresaglia militare da parte dei tedeschi.
Si era usciti dalla prima imbarazzante situazione inventando il concetto di “non belligeranza”, da sostituire a quello di neutralità, per evitare, com’era già accaduto nel 1914, l’accusa di tradimento. Nel frattempo Mussolini, con una lettera inviata a Hitler, si disse disposto a entrare in guerra anche subito “se la Germania gli avesse inviato immediatamente le forniture militari e le materie prime di cui l’Italia aveva bisogno”. Si trattava di una dotazione in pratica impossibile da ottenere. Si chiedevano sei milioni di tonnellate d’acciaio, due milioni di petrolio, un milione di rame, sette milioni di tonnellate di legno ed ancora gomma, zinco, tungsteno, zirconio, titanio, piombo e nichelio per un totale complessivo di 17 milioni di tonnellate. Una fornitura che Hitler non poteva onorare per “ragioni tecniche”, ma nello stesso tempo mostrò di condividere, almeno temporaneamente, la non belligeranza italiana. In tutto questo periodo non mancarono delle “punzecchiature” da parte tedesca.
A Dresda, durante un pranzo in onore degli italiani, un’esponente nazista se ne uscì con il dire: “La Germania più ancora dei nemici, deve guardarsi dagli amici che la tradiscono”. In un’altra occasione il vicesindaco tedesco di Praga, Pfitzner, annunciò che nello “spazio vitale” della Germania figuravano Trieste e tutta la valle Padana. Poi si aggiunse la questione dell’Alto Adige dove la popolazione appariva propensa ad entrare a far parte del Terzo Reich. In tal senso i tedeschi si preparavano a compiervi un vero plebiscito. Intanto la non belligeranza dell’Italia si stava trasformando in un grosso affare. Dalla Francia giungevano commesse per l’industria italiana, le quotazioni in borsa salivano alle stelle e i transatlantici viaggiavano “pieni come uova” e a prezzi raddoppiati. Nel frattempo crebbe anche il partito “interventista”.
Il Re continuava a ripetere: “Gli assenti hanno sempre torto e, probabilmente, pensava alla poderosa macchina da guerra allestita dai tedeschi e alla sua capacità di imporre una pace durevole in Europa con una vittoriosa “guerra-lampo”. Lo stesso Re colse la prima occasione per consegnare al maresciallo Goering il Collare dell’Annunziata, la decorazione sabauda che autorizzava, chi la portava, a considerarsi cugino del sovrano. (Riccardo Alfonso)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il vocabolario di “guerra” degli italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

In una disposizione del Ministero della Cultura Popolare del 25 maggio del 1940 si impartirono precise istruzioni sulla terminologia da usarsi nei riguardi dei nostri alleati vietando l’uso del termine “tedesco” per usare quello di “germanico”. Storicamente per noi italiani il termine “tedesco” aveva preso una connotazione tutt’altro che positiva, dai “tedeschi lurchi” di Dante alla “tedesca rabbia” di Petrarca e così via attraverso i secoli. Anche i titoli dei giornali si adeguarono: La battaglia di Francia fu dominata dalla “valanga d’acciaio tedesca” e prendono il sopravvento “l’offensiva germanica”, “il maglio germanico”, “la massa dei germanici vittoriosi”, ecc. Alla fine ci si accorse che fare indigestione di “germanesimo” stona alquanto quindi s’impose una rettifica e si dispose: d’ora in poi la parola “germanici” va usata nella proporzione del 70% rispetto al 30% di quella di “tedeschi”. Si scelse di chiamare la città russa Pietroburgo, in luogo di Pietrogrado, giacché la prima sapeva più di tedesco: “burg”. Ciò non impedì ai cronisti, durante le sfortunate vicende della campagna di Russia, di riportare la città al suo precedente nome di Leningrado e di Stalingrado. I velivoli divennero, riesumando una parola antica di D’Annunzio, “L’ala tricolore”. Poi si esaltarono gli “stuka” riduzione della parola tedesca (Stu(rzka(mpfflugzeuge)” ovvero “aeroplano da combattimento in picchiata”, i “Panzer” da “Panzer(wagen)”. Questa parola, per la cronaca, entrò nel lessico tedesco nel ‘500: si tratta della “panciera”, cioè la targa corazzata che protegge la pancia del guerriero. Poi in italiano la parola si …. smilitarizzò! Il “blitz” (blitzkrieg) divenne sinonimo di “guerra lampo” e i governi che si rifugiavano a Londra essendo i loro paesi invasi dai tedeschi furono irrisi come “governi-fantasma”.
Si fece poi uso e abuso d’espressioni quali: entusiasmo travolgente, mobilitazione totalitaria, vittoria folgorante, schieramento possente, avanzata irresistibile, folla oceanica, insopprimibile anelito, decisioni storiche, storico discorso, evento di portata storica ecc.
Resta abbastanza sintomatica la circostanza che dal 1943 nei bollettini di guerra scompaia la parola “nemici” per sostituirla con quella di “avversari”. (Riccardo Alfonso)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La vita degli italiani durante la seconda guerra mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Nel 1940, scrive Giulia Borghese in un suo servizio sul Corriere della Sera dell’otto giugno del 1980, una famiglia milanese di sette persone (padre, madre, nonna e tre bambini) di cui il più grande faceva la prima elementare, e la donna di servizio fissa, per campare spendeva in un mese (quello di maggio per la precisione) £.4136,45 di cui 1367,20 per il vitto e 1689,65 per la casa.
Il salario della donna era di 160 lire, la luce e il gas costavano 213 lire, 21 il chilo la fesa di vitello, 24 il burro, 11,80 l’olio, cinque lire l’etto il caffè, 360 la fattura di un abito da uomo, un paletot di mezza stagione ne costava 700, ci volevano 200 lire per un paio di pantaloni di flanella, 65 per una dozzina di fazzoletti di lino, 35 per la tintura di un tailleur e sempre 35 per la pulitura delle volpi bianche. Una gardenia costava 3,60, le pantofole dei bambini sette lire, due il sapone, 12,50 una dozzina d’uova, 7,25 un chilo di zucchero, tre lire un biberon e una peretta di gomma. Intanto se gli uomini rispondevano all’appello della mobilitazione generale e si recavano al fronte, dopo un breve addestramento, spettava invece alle donne rimaste a casa a rimboccarsi le maniche per affrontare la vita con questa nuova emergenza che si chiamava guerra. Cominciava così per le italiane una nuova vita di coraggioso arrangiarsi. Venne persino utile – scrive la Borghese – quella pubblicazione rurale che era “L’agenda della massaia rurale”. Da essa s’insegnava come trasformare un angolo di giardino in pollaio, come si poteva essere econome nei mangimi, come si allevavano i pulcini, fra bottiglie di acqua calda e cuscini di piume e poi come si uccidevano i polli, si allevavano i conigli e si conservavano le pelli.
Come si economizzava sul combustibile, come si preparava il sapone, con la potassa caustica e il grasso non salato, come infine si seminava l’orto di guerra piantando cavoli e indivia al posto della petunia e aglio e pomodori al posto della verbena e delle dalie”
Ci s’ingegnava, persino, nel fare la marmellata con i petali di rosa e come si conservavano le uova per l’inverno. E ciò che non si sapeva, o non si riusciva ad apprendere, s’inventava.
Si scuoteva forte la panna dentro una bottiglia per formare, dopo un po’, meravigliose palline di burro e si mettevano i sali tamerici di Montecatini a bollire, in un bacile di rame ben stagnato, per formare degli splendenti cristalli di sale.
Le ultime vacanze la famiglia milanese sfollata le faceva ai bagni “Ro-Ro” di Fiumetto, mentre la mamma ricordava l’ultima gita all’estero, nel luglio del 1939, a Ginevra.
L’orizzonte si restringeva al paese, alla famiglia, all’orticello di guerra, dove si cercava di far crescere persino il tabacco. Un’operaia scrisse: “Mentre i nostri fratelli soldati combattono da prodi noi lavoriamo in silenzio come voi volete (al Duce) per la Patria e la Vittoria”. (Riccardo Alfonso)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Gli umori degli italiani sul ruolo del fascismo negli anni di guerra

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

L’opinione pubblica – se stiamo alle segnalazioni dei Questori – viveva quei momenti di una guerra che si stava scatenando sempre più cruenta con “raccoglimento”, conscia della “gravità dell’ora”, con “titubanza” e con “spirito di sacrificio”. Parole che, dati i tempi, non potevano essere più ardite per esprimere un sentimento di “paura” e di “impotenza” dinanzi ad una decisione così drammatica per le sorti del paese. Non vi furono, naturalmente, manifestazioni esplicite di dissenso, ma infiniti elementi minori che danno l’indicazione di uno scollamento fra il sentimento popolare e il regime.
Dobbiamo, quindi, convenire con gli storici Salvatorelli, Renzo De Felice e molti altri che il momento d’effettivo consenso popolare al regime fosse già passato nel 1939/40. Per Paolo Spriano quella vigilia di guerra si annida il dramma degli italiani “nell’intreccio tra passività e impotenza”. Certamente l’intervento italiano al fianco dei tedeschi ebbe anche cause più remote e più complesse dei semplici scatti d’umore di un dittatore. Piero Melograni a questo proposito non ha dubbi: “La decisione del 10 giugno 1940 si collega naturalmente agli orientamenti espansionistici e filo-tedeschi presenti da qualche tempo nella politica italiana.”
Mussolini in una sua relazione segreta, scritta il 31 marzo del 1940, annotava: “L’Italia non può rimanere neutrale per tutta la durata della guerra senza dimissionare dal suo ruolo, senza squalificarsi, senza ridursi al livello di una Svizzera moltiplicata per dieci.”
E il momento d’intervenire sembrò ineluttabilmente coincidere con la caduta della Francia e con l’isolamento della Gran Bretagna e, quindi, a condannarla a una “pace forzata”. Lo stesso Ciano, considerato il principale fautore del “non intervento”, davanti al trionfante attacco della Wermacht, contro l’esercito francese, si pronunciò per la prima volta a favore della guerra. Ciò che non fu valutato nella giusta misura è che, per Gheorghij Filatov, il destino del conflitto non fosse deciso dalle campagne militari fulminee, ma da fattori di lungo termine come le risorse umane e il potenziale industriale delle parti in causa e così via. In più andava considerata una differenza di fondo, per Rudolf Lill, fra le mire belliche di Hitler e quelle di Mussolini, essendo la vittoria sulla Francia per Hitler nient’altro che la fine della prima tappa della guerra e non della guerra stessa com’erano convinti i fascisti interventisti. Inoltre Mussolini non teneva conto della debolezza dell’apparato militare italiano come pure della scarsa disposizione degli italiani per la guerra a fianco della Germania nazista. Negligenza doppia e due volte fatale perché il Fuhrer era deciso a condurre quella guerra totale, che Mussolini non voleva e che l’Italia non poteva fare. D’altra parte per lo storico Richard A. Webster “Mussolini non poteva non scegliere la Germania, come non poteva non impostare la guerra come guerra fascista, guerra di impegno ideologico”.
“Non così la pensava il popolo italiano” – osserva il Webster – e lo stesso si può dire di molti, tra gli industriali e finanzieri, soprattutto quelli con maggiore esperienza nel mercato mondiale. Va altresì ricordato che i tedeschi, da qualche tempo, erano alleati scomodi in campo economico. Essi vedevano in Italia solo una riserva di mano d’opera e di derrate agricole piuttosto che un socio d’affari industriali.
L’errore dell’Italia fu di non aver tentato la strada americana, per i rifornimenti, ad esempio, di carbone che allora era l’ossigeno dell’industria del triangolo settentrionale italiano. Roosevelt, a sua volta, aveva intuito questa possibilità di agganciare al carro statunitense l’Italia e cercò in tutti i modi di avviare un dialogo di favore con Mussolini, al tempo della non belligeranza, ma purtroppo l’intervento si dimostrò tardivo. Alla fine dobbiamo rilevare con Giuseppe Bottai, uno dei più intelligenti gerarchi fascisti, che stava avvenendo qualcosa di strano, tra la gente, quanto annotava nel suo diario: “Che la sera del 10 giugno del 1940 la piazza (Venezia) si gremisce di una folla ora silenziosa, ora tumultuante. Si avverte la fatica dei pochi nuclei volitivi ad indirizzare grida e acclamazioni. ”Dobbiamo – rileva Corrado Vivanti – interpretare secondo queste poche righe il rapporto fra regime e popolo? Si trattava solo di un consenso organizzato e imposto? A questo punto ci sembra più logico concludere che l’adesione prevalente fosse dettata da un preconcetto. La maggioranza degli italiani era convinta che si trattasse unicamente di una guerra di “convenienza” e non effettiva. Gli entusiasmi, a questo punto, erano anch’essi frutto di un rituale accettato ma non digerito. L’equivoco aveva fatto perdere ogni forma di spontaneità. (Riccardo Alfonso)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Oltre 9 mila italiani emigrati in Russia per lavoro nel primo semestre 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Dal 2019 la guardia frontiera del Servizio di sicurezza federale russo (FSB) ha iniziato a calcolare il numero dei cittadini stranieri che entrano nel Paese per i motivi di lavoro. Nei primi sei mesi del 2019 si sarebbero recati in Russia per il lavoro più di 9 mila italiani. Il servizio statistiche della Russia, Rosstat, ha aggiornato gli strumenti statistici per l’organizzazione da parte dell’FSB del monitoraggio di numero di cittadini stranieri che arrivano in Russia. Nel documento aggiornato, l’elenco dei motivi di soggiorno dichiarati è stato ampliato ed ora include anche “lavoro” e “studio”. Va precisato che il dato presentato fa riferimento ai controlli all’ingresso nella Federazione Russa, per cui viene ogni ingresso o uscita dal paese viene calcolato come dato singolo, tralasciando il fatto che una persona possa visitare il Paese più di una volta. I dati più precisi, saranno quelli resi noti a fine anno da ROSSTAT, l’istituto di statistica russa, che si basa sui registri del Ministero degli Interni, redatti a partire dalla registrazione del domicilio che ogni cittadino straniero temporaneamente in territorio russo è tenuto a effettuare. Quello che oggi sta vivendo l’Italia è un esodo pari a quello del Secondo dopoguerra. Un’emorragia di connazionali che lasciano il Paese, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per cercare condizioni migliori. Tuttavia questi dati raccontano soltanto parte del fenomeno, perché vanno incrociati con le altre statistiche anagrafiche dei maggiori Paesi europei. Da sottolineare che la destinazione Russia, oggi per la prima volta, si aggiunge alla lista ed ai numeri dell’Aire (cioè dell’Anagrafe degli italiani all’estero) anche se la prima destinazione resta la Germania (20mila italiani arrivati a inizio 2018), poi Regno Unito (18.517) e Francia (12.870), anche se con la Brexit le presenze in Uk sono scese del 25,2%.

Posted in Spazio aperto/open space, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Turismo: agli italiani piace il mobility sharing

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Tra auto, scooter e biciclette, sono più di 5 milioni gli italiani che hanno scelto di muoversi in condivisione e il trend è “inarrestabile” così come lo ha definito di recente il TerzoRapporto Nazionale sulla Sharing Mobility. È in questa cornice che nasce l’idea di Alessandro Zocca che ai mezzi di trasporto più convenzionali da poter condividere ha aggiunto anche l’opzione autobus. Perché non consentire a più persone che hanno l’esigenza di raggiungere una stessa destinazione per un concerto, un evento sportivo o per turismo la possibilità di noleggiare un servizio tagliato su misura? Così nel 2015 è nata GoGoBus e ad oggi sono circa 25mila i passeggeri trasportati con un giro d’affari di 1,1 milioni di euro e 500 autobus riempiti. A differenza di Flixbus e del più recente servizio bus offerto dall’altro colosso della mobility sharing BlaBlaCar, GoGoBus si concentra su percorsi “on demand”, ovvero su destinazioni ad hoc richieste dai potenziali passeggeri e gestite in ogni aspetto attraverso una piattaforma digitale proprietaria interamente sviluppata in house.
Fondata dal bergamasco Alessandro Zocca e dal mantovano Emanuele Gaspari, GoGoBus ha la sede operativa tra Milano e Napoli, dove opera la il team marketing composto da Sergio Menichini, Davide Varchetta e Filippo Sarnelli.

Posted in Viaggia/travel | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Italiani in vacanza, ma il 71% è preoccupato per la sicurezza della propria casa

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

Si parte per le vacanze, finalmente! Quest’anno, ad agosto, sono 20 milioni gli italiani che si godono le meritate ferie in viaggio1. Sarebbe tutto bellissimo, se non fosse per quel senso di preoccupazione di lasciare la casa incustodita che disturba sempre un po’. A questo proposito Kingston Digital Europe Co LLP, società di memorie Flash affiliata di Kingston Technology Company, Inc., leader mondiale nella produzione di memorie e nell’offerta di soluzioni tecnologiche, ha indagato timori e paure degli italiani, scoprendo come la tecnologia possa essere una valida alleata contro le preoccupazioni che ci attanagliano quando siamo lontani da casa.L’incubo del vacanziero pare essere sempre lo stesso: il 71% degli intervistati si dichiara piuttosto preoccupato all’idea di lasciare la propria abitazione incustodita, mentre per il 21% questo è un timore ricorrente, che non sempre fa vivere le vacanze con spensieratezza. L’unica – magra – consolazione? In caso di infrazioni da parte di malintenzionati, non ci si troverebbe faccia a faccia con questi (82%).Non è un caso quindi se il 57% sta pensando di installare un sistema di videosorveglianza con cui verificare, da remoto, quello che accade dentro l’abitazione, mentre il 33% ha già provveduto a dotare l’abitazione di una o più videocamere di sicurezza. Solo il 10% al momento non è intenzionato a seguire questa strada, convinto che la mania del controllo a distanza gli metta più ansia che altro. Il 68% afferma invece che, controllare la situazione a casa dal proprio smartphone, è rassicurante.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Medici italiani in Germania

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

By Mauro Miserendino. Scandinavia, Francia e soprattutto Germania. Sono le nuove mete dei medici italiani dopo che la Svizzera è “full” e l’Inghilterra vive tempi di “Brexit”. È alta la richiesta di strutture estere verso nostri medici, e sale la tendenza di questi ultimi ad emigrare. Con il Decreto Calabria, l’Italia ha varato norme per assumere nel Ssn specializzandi all’ultimo e penultimo anno. Ma chi espatria cerca un “posto” o magari una diversa carriera? Il 50% delle strutture tedesche ad esempio, come dichiarato da un medico “emigrato” intervistato da Adnkronos, di fronte a un CV adeguato offre un colloquio e se va bene un contratto in prova. E se tutto fila liscio è possibile che dopo 1-2 anni il medico assunto -con una conoscenza della lingua tedesca migliorata – sia ricercato da un ospedale più importante per uno stipendio più alto. «Credo che la fuga dei medici italiani sia più un problema di stimoli professionali che di lavoro che non si trova o di contratti poco appetibili. Specularmente, il “quid” in più della Germania per un medico italiano non è tanto la disponibilità finanziaria delle strutture quanto il meccanismo di selezione che appare, e spesso si rivela, più meritocratico», dice Guido Broich, medico italo-tedesco, manager in Sanità già ai vertici della Sanità Pubblica e Privata ed ex direttore sanitario delle Aziende di Pavia e di Alta Valtellina, attento ai temi della formazione e alle due sanità. Che premette: «In Germania il sistema è per ampia parte privatistico, il medico firma un contratto con l’ospedale o con la catena privata che lo possiede, ci sono 3-4 grandi catene da un centinaio di ospedali cadauna; le strutture individuano tariffe negoziate da Land a Land con le mutue, le Krankenkassen. Lo Stato si limita a sorvegliare l’equità del sistema, affinché sulle coperture assicurative non vi siano discriminazioni a seconda delle condizioni e dell’età del paziente. In Italia il sistema è pubblicistico, i fondi per la sanità sono gestiti dallo Stato e non sono tratti dai premi pagati dai cittadini ma dalla fiscalità. A fine anni Ottanta quando gli esborsi crescevano, la tassa sulla salute che finanziava il Ssn anche più dei suoi bisogni fu sostituita da una meno “impopolare” (ma anche meno trasparente) quota dell’Irpef, e partì un percorso di razionalizzazione che non è ancora finito: tra il 2000 e il 2016 il gap dell’Italia sul finanziamento pubblico rispetto alla media Ue è raddoppiato, 20 anni fa era al 17%, nel 2016 la differenza in meno era del 31%». Un trend dove a preoccupare «non è ormai più tanto lo spreco quanto la mancata spesa». E che va di pari passo con commissariamenti regionali, blocchi del turnover e dei contratti, il boom del controllo dei conti e una esplosione dei costi della burocrazia. «In pratica perdiamo risorse, pure nel privato convenzionato, le cui entrate dipendono dal Ssn. Il giovane medico italiano si vede invecchiare in un sistema avaro di stimoli e perde ulteriormente fiducia nel sistema di selezione e formazione».
L’appeal del meccanismo di selezione in Germania sta in una definizione: competizione selettiva. «Il sistema tedesco mette alla prova (quasi) tutti; ponendo al 20% una quota fisiologica di curricula scartati perché fuori centro, in una selezione -mettiamo- uno su cento tutti gli altri 80 candidati vengono esaminati, una parte è messa alla prova con una selezione in profondità alla fine della quale chi sceglie non si sente in debito morale nel comunicare a 79 candidati che sono stati scartati. In Italia, paese meno “darwinista” e più cattolico, una selezione di questo tipo si presterebbe a mille ricorsi, ci si aspetta un comportamento più “inclusivo” e per chi opera la scelta sono guai. Ecco che la gran parte dei curricula viene “difensivamente” scartata in partenza (cosa che in Germania sarebbe vista come un errore!), e considerata semmai quando non ci sono candidati per un posto, il che da qualche tempo per i medici avviene più spesso. Per contro, perché si alzi l’attenzione del selettore, in Italia è più massiccio il peso del rapporto personale, il “suggerimento” dall’esterno. Chi non ci sta, chi chiede di essere messo alla prova, vede nel sistema tedesco, oggi antitetico al nostro, delle chance in più».
In Germania c’è una gerarchia -assistente > aiuto > primario -che noi abbiamo abolito istituendo il ruolo unico 25 anni fa – e si parte da assistenti. «In tutto il mondo resiste questa tripartizione», sottolinea Broich. «Da noi l’assistente era il “non specialista”, primo gradino, poi c’era l’aiuto che si era specializzato e il primario pescato tra gli aiuti con 5 anni di esperienza. In un primo tempo la legge varò due livelli dirigenziali, unificando assistenti ed aiuti; in un secondo momento fu abolito il secondo livello e sostituito da cariche passeggere come le direzioni di struttura complessa, mentre per gratificare gli ex aiuti proliferarono le direzioni di strutture semplici. All’epoca la novità fu accolta positivamente, smarcava l’ospedale da una selezione che arrivava anche da un’università “autoreferenziale”, ma alla fine ha riconsegnato l’apicale ospedaliero, medico di “prima linea”, a un meccanismo di selezione politico, anzi partitico: il responsabile di struttura complessa è pescato dal Direttore Generale, che è di nomina regionale, in una terna di suoi colleghi in genere “figlia” di nomine di DG precedenti. Un giovane dirigente, pagato anche bene -2500 euro netti al mese – si accorge subito che in Italia le sue chance di “cambiare il mondo” sono limitate, meno ancora di quelle di un medico di 30 anni fa che entrava con stipendio da caposala o inferiore. Tra l’altro anche dal punto di vista economico, veder firmare dopo dieci anni un aumento pari a 20 euro lordi per anno di vacanza contrattuale, non lo aiuta ad immaginare prospettive rosee. In ogni caso, il nostro medico emigra, ritengo, non tanto per guadagnare di più quanto perché, a pari sicurezza economica, sarà misurato per ciò che vale, non per sue”conoscenze”».Broich aggiunge un ulteriore fattore: «All’estero si cercano medici italiani da specializzare più che specialisti. Tanto bene è considerata la laurea italiana quanto meno adeguato è reputato un post-laurea che, gestito dal Ministero dell’Istruzione, contiene poca pratica rispetto ai canoni esteri. Il MiUr oggi chiede al neo-specialista un tot di interventi fatti, ma la richiesta si scontra con norme per l’accreditamento del SSN obsolete secondo cui un non specialista non può avere un ruolo attivo in sala operatoria e in altri contesti dell’ospedale. In un intervento complesso in cui è prevista la presenza di secondo operatore, un “tandem” chirurgo-specializzando ci sta; ma in uno di endoscopia dov’è previsto un solo operatore, se lo specializzando opera da solo si presentano i problemi citati, non superabili solo con protocolli e circolari privi di forza di legge. All’estero “ci guardano” e queste cose le sanno; e d’altronde i giovani medici italiani rivendicano le competenze dei colleghi stranieri. Il Decreto Calabria, ammettendo lo specializzando ai concorsi, pare affrontare in parte il problema, ma nella sostanza resta una toppa con effetti pratici dubbi su un sistema bisognoso di riforma organica che ripristini l’ex primo gradino di assistente ospedaliero. E, con esso, un minimo di meritocrazia reale». (fonte Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Appello a chi ha a cuore il futuro degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2019

“L’appello rilanciato da Giorgia Meloni è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore il futuro degli italiani, dell’Italia e dei suoi confini. In questi mesi, Fdi ha già accolto e tuttora continua ad accogliere non solo amici di vecchia data che sono tornati con noi, ma anche molti amministratori locali e nazionali, militanti e semplici simpatizzanti che si riconoscono nella coerenza di Fratelli d’Italia e nella difesa dell’identità e della cultura italiana. Con il coraggio di cambiare e con la forza delle idee, FDI potrà essere anche casa loro e anche loro potranno essere decisivi per il futuro della nostra Nazione. A partire da Atreju, che si svolgerà il prossimo settembre a Roma e durante il quale verrà lanciata la seconda fase per un nuovo centrodestra. Insieme a Giorgia Meloni si può: per essere decisivi nel panorama nazionale e per farci rispettare in questa Europa”. Lo dichiara Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »