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I futuri investitori italiani sul podio della Fund Management Challenge 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Si è conclusa la settima edizione della Fund Management Challenge (FMC), la competizione di equity fund management che coinvolge gli studenti di 14 università italiane, organizzata con il supporto di FactSet, UBS ETF, Deloitte, CFA Institute, Hammer Partners e con il sostegno di Borsa Italiana. Il 27 giugno si terrà a Milano la cerimonia di premiazione delle tre squadre con la migliore performance. La classifica della FMC 2018 vede in testa le squadre:
1) Padova Equity Trading – Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”
2) Koko Asset Management – Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche
3) Team LUISS – LUISS Guido Carli – Dipartimento di Impresa e Management
Grazie al sostegno degli sponsor ufficiali, la Fund Management Challenge è una competizione altamente professionalizzante per gli studenti partecipanti, che gareggiano in un contesto che simula le condizioni reali tipiche dell’investimento istituzionale e sviluppano così le competenze individuali e di gruppo necessarie per raggiungere elevati standard di gestione di portafoglio. I partecipanti hanno l’obbligo di spiegare le ragioni delle proprie scelte d’investimento e di impegnarsi ad applicare il codice di deontologia professionale di CFA.
Il valore formativo aggiunto di questa competizione consiste nella messa in pratica delle conoscenze teoriche acquisite durante il percorso accademico degli studenti. La FMC costituisce dunque un vero e proprio ponte tra università e mondo del lavoro, grazie al contatto con professionisti finanziari di lunga esperienza presso primarie aziende di gestione del risparmio. CFA Society Italy segue con interesse le carriere brillanti degli oltre cinquecento ex studenti che hanno partecipato alla competizione dalla prima edizione fino a quella celebrata l’anno scorso.Giancarlo Sandrin, CFA, Presidente di CFASI: “Anche quest’anno siamo orgogliosi dei risultati ottenuti nella Fund Management Challenge. Università di prestigio, aziende autorevoli e professionisti di rilievo hanno dato vita ad un progetto che apre le porte ai giovani che si avvicinano al mondo del lavoro. Riteniamo che i brillanti giovani universitari che hanno aderito alla FMC siano la scommessa per un futuro migliore più consapevole del valore della cultura finanziaria.” Dorin Agache, Senior Consultant – Southern Europe IM Consulting FactSet, ha sottolineato che “Quest’anno abbiamo notato un maggiore coinvolgimento da parte degli studenti nell’utilizzo della nostra piattaforma FactSet. E’ emerso che, più delle precedenti edizioni, i ragazzi abbiano saputo collegare i principi teorici con gli aspetti pratici del lavoro di analisi macroeconomica, charting e fundamental analysis. Ci auguriamo che le competenze sviluppate durante la competizione possano facilitare l’ingresso nel mondo di lavoro dei mercati finanziari. In bocca al lupo a tutte le squadre che hanno preso parte alla FMC e complimenti al team vincitore dell’Università di Padova.” “Per UBS ETF è molto importante continuare a collaborare con CFA Society Italy e aver supportato la FMC per il quinto anno consecutivo. Gli elevati standard etici e di qualità che gli studenti devono applicare, il supporto di professionisti della finanza diplomati CFA e il materiale didattico utilizzato sono elementi che abbiamo a cuore per la formazione delle future generazioni di investitori.” Ha dichiarato Francesco Branda, Head UBS ETF Italy di UBS Asset Management.

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Soffrono di celiachia quasi 200mila italiani certificati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

E per qualche motivo ancora sconosciuto, le donne si ammalano con una frequenza doppia rispetto agli uomini ma il dato, secondo il ministero della Salute, sarebbe ampiamente sottostimato e si sospetta che la malattia non sia stata ancora diagnosticata in quasi 500mila persone. Eppure si stima che 6 milioni di italiani, consumino alimenti privi di glutine. Un numero assai maggiore di quello atteso sulla base dei dati epidemiologici, ovvero sommando i soggetti allergici, affetti da celiachia o dermatite erpetiforme e da sensibilità non celiaca al glutine (NCGS). Si tratta quindi di un fenomeno diffuso con conseguenze “originali” sul piano clinico e sociale.
La celiachia è una malattia autoimmune di cui non esiste cura se non con l’eliminazione del glutine dalla dieta, provocata cioè dall’attacco del sistema immunitario a una parte dell’organismo stesso, l’intestino tenue, e si sviluppa solo in individui geneticamente predisposti. Mentre la sensibilità non celiaca al glutine è una intolleranza ad alcune proteine del grano, tra cui gli inibitori della tripsina, e sarebbe, secondo alcuni, 6 volte più frequente della celiachia. NEI CELIACI il glutine scatena una reazione infiammatoria che danneggia i tessuti del piccolo intestino, determinando un malassorbimento degli altri nutrienti, con rischi per la salute a lungo termine e associazione con altre patologie quali diabete di tipo 1, dermatiti, osteoporosi, anemia, infertilità, cefalea, solo per citarne alcune. A questo esercito di pazienti si aggiungono quelli che lamentano appunto una sensibilità non celiaca al glutine, circa il 6% della popolazione con sindromi gastrointestinali come gonfiore, dolore addominale, diarrea e cefalea, ma senza veri danni ai tessuti intestinali per i quali può essere adatta una dieta che escluda la proteina incriminata.
“Per qualche motivo è passata l’idea che il glutine faccia ingrassare e che eliminandolo dalla tavola, si faccia retrocedere l’ago della bilancia” spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente della SINuC “Concetto che nasconde un tranello, poco noto a coloro non avvezzi a leggere con la dovuta attenzione le etichette dei prodotti: i dolci gluten-free sono spesso più ricchi in calorie, zuccheri, sodio e grassi per compensare la mancanza della proteina e migliorarne sapore e consistenza”. Ricorda il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINUC che “il trattamento della patologia si basa su un regime dietetico che escluda in maniera assoluta e a vita il glutine, quindi grano certamente, ma anche frumento, segale, orzo, farro e kamut mentre sono permessi riso e mais e i prodotti certificati per assenza di glutine ormai ampiamente disponibili in commercio e a carico del SSN. La novità è che la celiachia si manifesta sempre più in maniera camaleontica con sintomi atipici come l’anemia e la perdita di massa ossea, spia di un malassorbimento di nutrienti. Mentre in altri casi i sintomi sono dermatiti e alopecia ossia perdita di capelli che solo dopo un lungo iter vengono ricondotti alla intolleranza al glutine”.

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Sciopero ferrovieri francesi e italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

L’8 giugno, i ferrovieri italiani dell’Unione Sindacale di Base hanno indetto il primo sciopero di 6 ore dalle ore 00.00 alle ore 06.00 e, nello stesso giorno, i loro colleghi francesi effettueranno la 28° giornata di lotta da aprile 2018.La decisione di scioperare lo stesso giorno rappresenta la volontà di unire le lotte di ferrovieri appartenenti a paesi diversi nella sostanza basate sulle medesime ragioni:
Garantire un servizio ferroviario pubblico, in Italia come in Francia, contro il 4° pacchetto ferroviario emesso dalla UE.
Affrontare il tema scottante della sicurezza nelle operazioni ferroviaria sia per i lavoratori che per gli utenti.Contro l’esasperazione della produttività, contro gli appalti delle lavorazioni e per fermare la repressione in atto dei militanti sindacali.
Per difendere la figura del ferroviere: contro l’insostenibile aumento dell’età pensionabile, per un contratto dignitoso e per chiedere un’adeguata formazione per il nuovo personale.
La giornata di venerdì 8 giugno rappresenta lo sforzo concreto di costruire solidarietà e unità tra i ferrovieri europei, perché quella che in Francia passa sotto il nome di Riforma Macron” in Italia si chiama “la politica portata avanti dagli ultimi governi”, e ha la medesima matrice: la furia privatizzatrice e liberalizzatrice imposta dalla Unione Europea.Ecco perché USB Lavoro Privato si batte a fianco dei ferrovieri francesi per sconfiggere queste politiche e per chiedere una ferrovia pubblica, sicura, efficiente e dignitosa.

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Gli italiani e i loro risparmi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

(fonte: Assemblea della Banca d’Italia – Dichiarazione “a margine” di Alessandro Carretta) “Per valutare i rischi sul risparmio derivanti dalle forti incertezze politiche di queste ore occorre entrare nelle specifiche scelte operate dalle famiglie e distinguere tra i rischi immediati e quelli attesi nel medio termine.Le famiglie italiane continuano ad avere una buona propensione al risparmio, specie nel confronto con altri paesi. Anche nel 2017 la ricchezza finanziaria delle famiglie è aumentata. I nostri risparmiatori investono principalmente in liquidità (conti correnti e contanti), in titoli azionari, prodotti assicurativi e fondi comuni. Di minore rilievo, e un po’ in calo nei tempi più recenti, l’investimento in obbligazioni, che comprende anche i titoli pubblici. Questi ultimi sono infatti detenuti per quasi un terzo circa da investitori stranieri, per lo più europei.Ecco i principali rischi per i risparmiatori italiani: se si alzano i tassi d’interesse in Italia, a seguito di un aumento dello spread e delle altre tipologie di tassi d’interesse, paradossalmente i nostri risparmiatori percepiranno subito un effetto positivo, potendo investire subito a tassi più alti la propria liquidità disponibile, senza probabilmente valutare l’aumento del rischio. Decisamente meno favorevoli gli effetti per chi già detiene titoli pubblici e più in generale obbligazioni, che subirebbero un calo dei prezzi che ne renderebbe meno conveniente l’eventuale vendita prima della naturale scadenza. Un discorso a parte meritano gli investimenti immobiliari che, se sostenuti da mutui e altre forme di indebitamento, subirebbero in modo diretto e immediato l’aumento dei tassi d’interesse.Nel medio termine gli investitori istituzionali – fondi e compagnie di assicurazione – che, come si è visto, gestiscono una parte consistente dei nostri risparmi, cercheranno di riposizionarsi per cogliere le opportunità derivanti da un aumento dei tassi, limitando gli effetti negativi sugli investimenti finanziari delle famiglie. Quanto alle imprese, le cui azioni sono nei nostri portafogli, c’è da chiedersi se usciranno indenni dall’attuale fase di bassi tassi di interesse.Se immaginiamo scenari meno soft di un “semplice” aumento dei tassi, quali una ripresa virulenta dell’inflazione e/o l’uscita dall’area euro, emerge ancora di più il “rischio paese”: al quale i nostri risparmiatori certo non sono preparati ma al tempo stesso sono, come è naturale, fortemente esposti. In questo caso diventerebbe più difficile in prospettiva per lo Stato finanziare il debito pubblico: chi comprerà i Btp in un simile scenario, e quali rendimenti pretenderà per il proprio investimento? I nostri risparmiatori sono abitudinari, hanno convinzioni spesso non razionali e si sono rivelati in alcune occasioni influenzabili e soggetti a fenomeni di imitazione collettiva (si pensi al caso delle obbligazioni bancarie): togliere loro le poche certezze rimaste o peggio pensare che prendano decisioni improntate ad un rigore economico degno di un premio Nobel potrebbe essere molto pericoloso. Il risparmio è alla base degli investimenti e dunque è fondamentale per lo sviluppo economico di cui abbiamo tanto bisogno.”
ALESSANDRO CARRETTA – Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari – Università Tor Vergata di Roma. Accademico onorario dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale (AIDEA), di cui è stato Presidente dal 2011 al 2014. Membro dello Steering Committee di FINEST, Financial Intermediation Network of European Studies, e del Consiglio di amministrazione dell’Università di Roma Tor Vergata. Membro della European Association of University Teachers of Banking and Finance, con sede a Bangor, Università del Galles (UK). Collabora con la Banca d’Italia e il MEF nelle procedure di gestione delle crisi bancarie. Ricopre inoltre numerosi incarichi presso istituti di credito tra cui: componente del Comitato di sorveglianza della Banca Padovana e socio fondatore dell’Associazione italiana per la pianificazione ed il controllo di gestione in banca e nelle istituzioni finanziarie. Consigliere della Banca Popolare di Sondrio. Segretario Generale dell’Associazione Italiana per il Factoring. Membro del Consiglio Direttivo di NED Community, Associazione degli amministratori non esecutivi e indipendenti, e Presidente del Collegio dei Probiviri dell’Associazione Italiana Leasing (Assilea).

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Ciaburro: “Mattarella rispetti il voto degli italiani”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

“Il 4 marzo nonostante gli italiani abbiano premiato la coalizione di centrodestra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha voluto dare un incarico esplorativo a Matteo Salvini, preferendogli alternative strane e contorte. Sempre il Capo dello Stato ha poi dapprima fatto cadere la formazione del governo M5S-Lega impuntandosi su di un nome importante quale quello di Paolo Savona – reo di non essere gradito alle cancellerie europee – e ha successivamente incaricato Carlo Cottarelli, che numeri alla mano, non otterrà mai la fiducia del parlamento ma che allungherà i tempi del ritorno al voto degli italiani. Tutto questo avviene mentre lo spread continua inesorabilmente a salire. E bene ha fatto dunque la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ad evidenziare come il Capo dello Stato non stia rispettando le istituzioni e il voto degli italiani, scendendo nell’agone politico e andando ben oltre le sue prerogative”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia, Monica Ciaburro.

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Intenzioni di vacanza degli italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2018

Un punto percentuale di crescita nelle intenzioni di vacanza degli Europei rispetto al 2017. Il 64% dichiara che ci andrà, un dato cui si allineano i progetti vacanzieri degli italiani che, se nel 2018 perdono un punto rispetto alla scorsa edizione, vedono una crescita generale di 10 punti percentuali in 4 anni. Dal 52% di un pessimistico 2014 al 62% di oggi gli italiani che dichiarano che si, certamente andranno in vacanza d’estate, fanno registrare una crescita nel quadriennio unica in Europa.Se il budget che gli europei affermano in media di voler destinare alle vacanze si abbassa di 2 punti percentuali rispetto al 2017 (€ 1.957), dato che comprende anche Paesi fuori dalla zona Euro, l’Italia è tra le nazioni virtuose. Un rinnovato ottimismo economico porta a dichiarazioni di spesa pro capite per l’estate 2018 in crescita del 2% rispetto allo scorso anno: 1.776 euro da destinare alle vacanze estive per i nostri connazionali.In Europa, dove la durata delle vacanze rimane stabile rispetto al 2017 a 1.8 settimane (fatta eccezione per Francia e Svizzera che sono pari o oltre le due settimane), l’Italia, in linea con lo scorso anno, è leggermente sotto la media europea con 1.7 settimane di vacanza.
La tendenza dominante rimane quella di fare vacanze domestiche ma c’è un dato che sorprende riguardo agli italiani. Scende di ben quattro punti percentuali (dal 56 al 52%) il dato che indica la preferenza di vacanze domestiche per i nostri connazionali che si scoprono più desiderosi di mete estere per la prossima estate. Sul podio delle destinazioni straniere rimane in vetta la Spagna – come lo scorso anno – seguita da Francia e Grecia.A guadagnare nella classifica dei più “localisti” sono gli spagnoli che dichiarano di avere in programma per l’estate un viaggio nel proprio Paese per il 56% (+4 rispetto al 2017) mentre i francesi, anche loro tradizionalmente molto legati all’idea di vacanza domestica, scendono nelle intenzioni di rimanere dentro i confini di ben 6 punti percentuali. Dal 63 al 57% quelli che hanno intenzione di rimanere in Francia, seguiti solo dai britannici (-5% sul 2017) in quanto a decrescita nella preferenza di vacanza nazionale.Anche per entrambi questi paesi la meta straniera preferita è la Spagna seguita dall’Italia per i francesi (l’8% la indica come seconda meta) e dalla Francia per i britannici con l’11% delle preferenze. L’Italia sale comunque sul podio delle preferenze estere dei cittadini d’oltremanica con il 10%. Il mare rimane un grande amore per chi dichiara di avere progetti di in vacanza per la prossima estate.Gli italiani che preferiscono la vacanza sulle spiagge sono il 70% (la percentuale più alta dell’indagine) seguiti da svizzeri (67%), tedeschi (65%) e spagnoli (64%). Pur rimanendo questo il primo desiderio di vacanza, un’estate alla scoperta di nuovi posti sembra attirare sempre di più i cittadini della nostra penisola. La percentuale di italiani che indicano questa possibilità cresce di ben 5 punti. Tra le ragioni di scelta della destinazione solo il 29% degli italiani dichiara di orientarsi su una meta conosciuta, una percentuale tra le più basse dell’indagine insieme a francesi, spagnoli, polacchi e portoghesi. Altri criteri per la scelta della destinazione sono la possibilità di fare attività, le condizioni meteo, la possibilità di far visita ad amici e parenti.

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NeoArchimede italiani alle sfide americane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 maggio 2018

Dal 13 al 18 maggio concorrono con altri 1800 giovani da tutti gli Stati Uniti e da settanta paesi dei cinque continenti. ISEF, è la più grande rassegna del mondo per la scienza e l’ingegneria riservata agli studenti delle scuole superiori con meno di vent’anni.
I progetti in gara sono un migliaio; coprono tutte le discipline scientifiche e le loro applicazioni; vengono valutati da 900 giudici. In palio ci sono premi per oltre 4 milioni di dollari. Tra questi vanno segnalati i tre grandi riconoscimenti finali, di cui uno da 75 mila dollari e due da 50 mila. Lo scorso anno il giovane Valerio Pagliarino ne vinse uno di questi due.
Sono pronti alla sfida Marco Battisti del Fermi di Mantova con il progetto “AE Space Herbs: il futuro in aeroponica”; Elisa Seghetti e Gabriele Morello del Galileo Ferraris di Torino con “Harmony, alla ricerca della bellezza”; Valentina Bo, Roberto Mignacco e Samuele Ferrero del Sobrero di Casale Monferrato con il lavoro “SoBlue: un pigmento del passato con un nuovo futuro. Complessi nanostrutturati di argilla halloysite e coloranti”. Concludono la lista due ragazze del Magrini di Gemona del Friuli: Annalisa Persello e Martina Piemonte si presentano con “Osserva! Sposta! Fissa! Buone pratiche per la sicurezza sismica”.
Ancora America dall’11 al 16 giugno a Oswego, sul lago Eire, per Genius Olympiad, la rassegna internazionale principalmente orientata alla soluzione delle grandi questioni ambientali che ci riguardano tutti.
Anche in questo caso i dati sono particolarmente rilevanti. L’organizzazione Terra Science and Education stima di poter ospitare nella sede di Oswego della Università dello Stato di New York almeno 1200 partecipanti provenienti da 75 paesi del mondo e da 39 stati degli Usa. Le oltre 800 proposte sono finalizzate a “costruire insieme un futuro migliore”, come recita l’invito, e una amicizia globale tra i presenti. Oltre alla grande tematica dell’ambiente, sono gradite proposte in altri settori quali robotica, scrittura creativa, arti figurative.
I tre finalisti scelti dalla Fast sono Lucio Passerini dell’Istituto di Agraria Raineri di Piacenza con il lavoro “Dalle Ande agli Appennini… Quinoa a km 0”; Lorenzo Benedettini e Lorenzo Tabarrini dell’Istituto Belluzzi-Da Vinci di Rimini. Il loro progetto si intitola “T.A.P.-Message in a plant”. Anche in questo caso i tre studenti si devono confrontare con l’importante risultato ottenuto dai partecipanti del 2017: la medaglia d’oro e quella d’argento.
Con riferimento a queste opportunità per le ragazze e i ragazzi eccellenti è particolarmente appropriato il commento del presidente della Fondazione Salvetti: “Non sappiamo cosa ci riserva il futuro; la discontinuità dei tempi che stiamo vivendo fa si che il futuro non sia più quello di una volta. Il domani è nelle mani dei giovani che, se sapranno utilizzare la mentalità dei Galilei e dei Newton, si rendono conto che non è nello scontro dei fanatismi ideologici che si può creare un avvenire migliore. Il continuo ‘prova ed errore’ fa avanzare la scienza e la conoscenza e poi diventa coscienza e cultura” conclude Stefano Salvetti.

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Come gli italiani vivono la terza età

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Altro che declino. Per i romani la terza età è sempre più un periodo di pienezza e possibilità, una fase in cui la vita ha ancora molto da offrire e dove poter realizzare progetti e sogni nel cassetto. E persino innamorarsi. Al punto che ben l’89% pensa che sia possibile, e ormai sempre più comune, iniziare una relazione autentica e soddisfacente dopo i 65 anni.
Instaurare una relazione in età avanzata migliora la vita di chi è solo da molti punti di vista, dicono gli abitanti di Roma: per il 59% essere in coppia è un motivo in più per mantenersi attivi e dedicarsi insieme alle passioni in comune. Ma non solo: avere un partner al proprio fianco permette anche di mantenersi in forma e prendersi cura di sé (41%), dà i giusti stimoli per migliorare l’autostima (30%), facendo scoprire di poter ancora piacere, inoltre aiuta a combattere la solitudine (29%).Ma non sono solo rose. Una nuova relazione dopo i 65 anni può anche essere fonte di preoccupazioni e difficoltà: il 44% dei romani vede molto complicato instaurare un nuovo equilibrio nella vita di tutti i giorni, mentre per il 41% il principale problema è il rischio gravare sull’altra persona in caso di malattia. Fra le altre difficoltà, quella di non avere più le energie per fare quello che si faceva prima (38%) e relazionarsi con i figli e nipoti del partner (27%).Se i sentimenti non sfioriscono, sono anche molte le attività a cui gli abitanti di Roma si dedicherebbero in questa fase, tanto che solo il 2% aspetterebbe la pensione unicamente per riposarsi. Il 22% penserebbe di riprendere gli studi, il 33% occuperebbe il maggior tempo libero facendo del volontariato, il 60% viaggiando e il 79% dedicandosi a hobby e passioni troppo spesso rimandati.Che cosa può minare la serenità di questo periodo della vita? Tra i principali timori, i problemi di salute (84%), la mancanza di una rete relazionale forte, spesso causa di solitudine (60%), il calo delle forze fisiche (43%) e l’assenza di un partner (22%).Ma a preoccupare i romani è anche il rischio di trovarsi con scarse disponibilità economiche (76%), tanto che solo il 2% degli abitanti di Roma ritiene che la pensione di base sarà sufficiente. Gli altri invece penserebbero a costruirsi, nel tempo, una vecchiaia economicamente serena. Ma come? Il 71% puntando sulla previdenza complementare, il 43% investendo nel mattone e un ulteriore 22% tenendo i soldi in banca.“Il nostro Osservatorio sul welfare, giunto alla sua seconda edizione, evidenzia come la terza età sia sempre più considerata una seconda giovinezza, da vivere pienamente coltivando interessi e senza rinunciare alle relazioni sociali”. – Afferma Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo di Reale Mutua – “Una delle maggiori preoccupazioni per questo periodo è rappresentata dalle disponibilità economiche. Per questo motivo, è importante giocare d’anticipo e costruirsi per tempo una vecchiaia serena con le opportunità offerte dalla previdenza complementare”.

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La sete di onestà degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Giorni fa ho letto sul blog delle stelle una selezione del discorso di Sandro Pertini che nello specifico faceva riferimento alla sete di onestà degli italiani. Eravamo nel giugno del 1968. Era il tempo in cui Amintore Fanfani affrontava il tema della corruzione e dei suoi tentacoli che avviluppavano il mondo politico e fu anche il cavallo di battaglia di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer i quali pensavano di porvi, in qualche modo, riparo con il “compromesso storico”. Furono uomini saggi e lungimiranti ma come i profeti del buon senso e d’innata saggezza restarono inascoltati e fu un errore grave che nemmeno la stagione di mani pulite riuscì ad emendare. Il cancro era diventato una metastasi colonizzando altri organi del tessuto sociale e istituzionale italiano. Antonio di Pietro, anni dopo lo rilevò facendoci sapere che vi è stata una legislatura del nostro parlamento dove il 30% dei suoi componenti risultava inquisito per affari poco puliti e per voti di scambio con la malavita organizzata.
Stavamo toccando il fondo e la sete degli italiani avrebbe dovuto portarci alla disidratazione acuta ed invece ci siamo ritrovati nel peggiore dei modi dimenticando la nostra aridità per inseguire il pifferaio di turno e facendoci precipitare nella logica perversa di una escalation senza precedenti.
Se andiamo ad analizzare cosa non ha funzionato, in questi ultimi anni, posso dire che l’aspetto che mi appare più evidente è il non aver saputo capire quella logica che i napoletani, maestri di antica saggezza, hanno riassunto con il detto: ‘O pesce fète d’ ‘a capa. (Il pesce puzza dalla testa) intendendo dire che il buon esempio viene da chi ci governa da palazzo Chigi al sindaco del più piccolo comune d’Italia. Ma se affidiamo tale compito lungo questa catena di comando a chi ruba, a a chi intrallazza, a chi fa scempio delle regole e persino le assoggetta ai suoi personali interessi cosa possiamo aspettarci di buono? E questa tanta decantata sete di onestà, che pure esiste, sembra proprio che abbia perso la sua carica ideale non per colpa dei politici o dei vari comitati d’affari in odore di mafia, ma da parte degli stessi italiani quando si sono recati alle urne e non hanno saputo fare i doverosi distingui tra il grano e la gramigna e hanno votato a grande maggioranza per quest’ultima. Come si dice in questi casi: chi è causa del suo male pianga se stesso. A quanto un ravvedimento?
Nel frattempo la nostra sete diventa arsura trasformandoci di fatto in un popolo di masochisti. (Riccardo Alfonso)

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Povera Italia! Il 23% delle famiglie a rischio povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Rimbalzano oggi, sulle prime pagine di tutti i quotidiani italiani, e appena dopo la chiusura della campagna elettorale (casi della vita!), i risultati dell’ultima indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2016. Con grande meraviglia di tutti coloro che la povertà non la vivono e non la vedono nemmeno da lontano, e che invece oggi riguarda tantissimi lavoratori, si scopre che in Italia una grande parte delle famiglie (23%) è a rischio povertà e che si tratta soprattutto di nuclei formati da giovani, stranieri e residenti al sud, quasi un quarto della popolazione in Italia, il livello più alto mai raggiunto (il precedente record si è registrato nel 2006 col 19,6%) e che ci fa tornare indietro di 30 anni. Contemporaneamente uno studio Censis-Confcooperative che leggeremo sui giornali domani avverte che quasi sei milioni di cosiddetti millennials nel 2050 ingrosseranno i ranghi dei poveri grazie alle pensioni da fame di cui, si fa per dire, godranno. Per l’esattezza si parla di 5,7 milioni di lavoratori tra precari, Neet e working poor.Non basta, poiché il dato che emerge da Bankitalia è anche quello che il 70 % della popolazione detiene solo il 25% del patrimonio complessivo: “È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi” e certifica che: il 30% più ricco delle famiglie ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510mila euro e di questo il 5% più ricco ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.
Al 30% delle famiglie più povere invece vengono lasciate briciole pari a ben l’1% della ricchezza.Viene da chiedersi come mai i commentatori non facciano alcun riferimento alle cause e al quadro internazionale, alle politiche UE e non solo. E’ fuor di dubbio che questa situazione è la diretta conseguenza delle politiche di aggressione dei poteri finanziari europei e mondiali che macinano lavoro, massacrano ricchezze aumentando divari, alimentano guerre di rapina e che non potrà che peggiorare grazie alla modifica dell’art.81 della Costituzione che ha inserito nella Carta Costituzionale il principio del pareggio di bilancio e alle continue richieste di sempre maggiore austerità che puntualmente arrivano dalla Commissione Europea come avverrà ancora di qui a poche settimane.Sì, questi dati evidenziano e ci si spiegano tante cose! Soprattutto fanno emergere sempre più pressante e irrinviabile la necessità che i lavoratori tornino protagonisti e si organizzino per dare la forte risposta sociale di lotta necessaria a mettere fine all’arroganza delle lobby economiche e sindacali e allo sfruttamento del lavoro.

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Italiani sempre più inclini all’affitto

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto tasso di cittadini proprietari delle abitazioni in cui vivono, ma la situazione è destinata a cambiare. Lo dimostra l’Osservatorio di Immobiliare.it e Mioaffitto.it che ha messo in evidenza una consolidata crescita del mercato delle locazioni: in un anno la domanda è aumentata del 2,9% e ha risposto un incremento dell’offerta pari all’1,6%. Sono rincarati i canoni, saliti dell’1,3% su base annua.«L’approccio alla locazione è cambiato e a dimostrarlo si aggiungono anche i numeri relativi alla popolazione dei Millennials – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Solo nove giovani su cento infatti sono proprietari della casa in cui vivono e la scelta di un immobile in locazione non è più percepita come una rinuncia ma come una scelta consapevole, mossa in particolare da una sempre maggiore mobilità legata al lavoro».
Il canone medio mensile per l’affitto di un bilocale è di 579,6 euro, ma in regioni come Lazio, Lombardia, Toscana e Valle d’Aosta si registrano costi ben più alti, con il picco nel Lazio dove si spendono mediamente 751,2 euro al mese.Rimane invariato rispetto all’anno passato l’elenco delle dieci città più care in cui affittare casa, con un’unica eccezione: quella di Napoli che lascia il posto a Verona.

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Voto italiani all’estero: denunce di brogli

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

“In merito alla denuncia del servizio delle Iene andato in onda ad urne chiuse la scorsa domenica, che ha richiamato ancora una volta la faccenda dei brogli all’estero, in riferimento alla quale è stata aperta in queste ore un’indagine presso la Procura della Repubblica di Roma, ho chiesto alla magistratura di essere ascoltato, attraverso una nota depositata questa mattina, nella quale evidenzio di essere a conoscenza dei fatti ed essere stato insieme ai miei collaboratori e ad altri candidati della mia lista, testimone di illeciti ed irregolarità commessi da sedicenti procacciatori di voti attivi sul territorio estero”. Lo dichiara in una nota Aldo Di Biagio, senatore di Civica Popolare. “La campagna elettorale che si è appena conclusa all’estero è stata anomala e complessa – spiega – ed è verosimile che proprio le questioni sollevate dalle Iene nei mesi scorsi abbiano “favorito” il sorgere di un nuovo business con una esasperazione delle dinamiche di compravendita di plichi acquisiti in modalità illegittime sui territori di forte presenza di connazionali, di cui ho prove, registrazioni e atti, che avrò cura di riferire agli organi inquirenti”. Di Biagio conclude: “Data la gravità dei fatti contestati ed il riflesso che tutto questo sta avendo sulla legittimità del diritto di voto agli italiani all’estero, ritengo sia urgente ed opportuna un’indagine che consenta di approfondire tutti gli aspetti di questo sistema e con questa consapevolezza voglio dare il mio contribuito in prima persona”.

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La lezione che viene dal voto degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Durante questa campagna elettorale di cose strane se ne sono vedute tante. Eppure abbiamo avuto un segnale inequivocabile da parte, per lo meno, da chi ha individuato nel messaggio di Di Maio e dalla sua squadra l’indicazione di un cambiamento reale. Da essi, purtroppo, si sono scollati gli “gnoccoloni” che hanno bevuto le promesse dei soliti imbonitori di turno. L’Italia vuole continuare a crescere ma per farlo deve incominciare dalla politica e dalle iniziative che è intenzionata ad assumere per invertire la tendenza al decadimento: la ripresa dell’attività economica e imprenditoriale. Se si lavora e si produce si creano nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per crescere e prosperare. Ma non si può fare se noi non ci scrolliamo di dosso la corruzione che si mangia ben 70 miliardi di euro l’anno, l’evasione fiscale che ne erode altri 150 miliardi e se non poniamo un freno alle spese folli di taluni bilanci ministeriali. E poi dove abbiamo visto una giustizia dai tempi biblici? I rimedi ci sono tutti per invertire la tendenza ma manca solo la volontà politica. Quella, per intenderci, che sino ad oggi ha avallato le spinte corporative, le logiche clientelari, i comitati d’affari o i conflitti d’interesse giudiziari di ben note e individuabili persone. (A.R.)

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I mercati non temono la grande coalizione all’italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management Italia Solo la creazione di un asse anti europeista con la saldatura tra M5S e Lega potrebbe generare instabilità. Ma a mettere sotto pressione gli spread dei periferici potrebbe essere, proprio il 4 marzo, il mancato via libera alla formazione del governo di Berlino.Il termometro finanziario più accurato per misurare il rischio politico italiano, ossia il livello dello spread BTP-Bund, non segnala preoccupazione da parte degli investitori per l’esito elettorale. Il mercato ha una sua razionalità: tutti gli ultimi appuntamenti politici, anche quelli che si sono conclusi con esiti teoricamente poco graditi ai mercati (referendum italiano), non hanno avuto impatti. La pazienza dei mercati potrebbe essere messa alla prova dal fattore tempo: di fronte ad un esito incerto, ossia con un parlamento non in grado di esprimere una maggioranza chiara, quanto ci vorrà per formare un governo? Saranno necessarie nuove elezioni? Alla Germania i mercati hanno lasciato un beneficio a tempo indefinito, mentre per l’Italia non si potrà contare su tanta condiscendenza.
Un primo punto importante: le differenze rispetto alle elezioni presidenziali in Francia di un anno fa sono enormi. Il risultato non sarà interpretato come un voto di fiducia sull’Europa. Le motivazioni sono molteplici: è diversa l’architettura istituzionale, è diverso il contesto economico (notevolmente migliorato in tutta Europa) e questo induce gli investitori istituzionali ad essere più ottimisti. Lo spread Btp-Bund resta inoltre uno dei differenziali di rendimento più generosi: a fronte di 130bp del decennale italiano, un bond governativo spagnolo o irlandese offrono rispettivamente 80bp e 40bp.Analizziamo dunque di seguito in quale misura il differenziale dei rendimenti tra titoli di Stato italiani e tedeschi potrebbe variare in base ai diversi scenari politici che si profilano all’indomani delle elezioni. Basiamo le nostre ipotesi esclusivamente sui risultati degli ultimi sondaggi pubblicati il 16 febbraio, prima del silenzio elettorale, secondo cui il M5S con il 28% delle preferenze si configurava come il primo partito italiano, seguito da Forza Italia al 17% e dalla Lega al 14%; la coalizione di centrosinistra raccoglieva invece circa il 25% delle intenzioni di voto. Tuttavia, con una quota di indecisi che si aggirava intorno al 20% e poco meno dei due terzi dei seggi che verranno assegnati con un complesso modello proporzionale, persistono alcuni elementi di incertezza che vale la pena non sottovalutare.Gli scenari possibili, considerando i dati a nostra disposizione, sono tre:
L’ipotesi più probabile (circa il 60%) è la vittoria delle elezioni del centro – destra ma senza una maggioranza in parlamento in grado di esprimere un governo. Questa impone delle alleanze politiche trasversali di compromesso. La prima coalizione possibile in questo contesto include Forza Italia, PD e +Europa (il partito di Emma Bonino), con il reclutamento degli eventuali voti mancanti tra l’ala più moderata della Lega, tra i delusi del M5S e tra gli eletti all’estero. Questa intesa, che potrebbe essere guidata da Gentiloni o da Tajani: non sarebbe una soluzione invisa all’Europa e dunque non avrebbe impatto negativo sull’andamento dei mercati. Anzi, una volta formato il governo, lo spread potrebbe portarsi verso quota 100. Il problema tuttavia potrebbe manifestarsi nel processo di formazione del governo stesso, processo per il quale Roma non può permettersi il lusso del tempo di cui ha goduto Berlino. Pertanto, movimenti erratici nelle fasi immediatamente successive al voto per poi convergere verso un livello di spread minore.
La seconda ipotesi (circa 30%) è la vittoria del centro-destra con i numeri per fare un governo. In questo scenario il dato dirimente risulta senza dubbio quello relativo al partito che raccoglierà la maggioranza relativa all’interno della coalizione. Se dovesse prevalere Forza Italia, il primo ministro designato dovrebbe essere Tajani. Un tale esito sarebbe visto dunque nel segno della stabilità: immaginiamo che lo spread Btp-Bund si muoverà poco. Da un lato, il mercato accoglierà con favore il profilo fortemente Europeista del premier; in secondo luogo, il programma fiscale del centrodestra è espansivo, pur facendo la dovuta tara alle promesse elettorali. Esiste in alternativa la possibilità che il maggior numero di preferenze sia a favore della Lega con Matteo Salvini premier: questo risultato ci porterebbe in uno scenario meno gradito ai mercati che potrebbe creare un certo grado di instabilità, con spread in salita di almeno 30/40 punti base. Si tratterebbe in ogni caso di un governo che non potrebbe sposare la piattaforma della Lega sui temi europei, bensì che dovrebbe accontentarsi di muoversi nei binari di un programma ammorbidito sulle posizioni del partito di Berlusconi che è comunque considerato un garante della tenuta europeista dell’Italia.
Esistono poi probabilità inferiori per tutta una serie di scenari alternativi (in totale non più del 10%), alcuni dei quali inverosimili ma che potrebbero turbare i mercati semplicemente aritmeticamente possibili. Tra questi, la possibile coalizione tra M5S, PD e LeU. Questo scenario non rappresenta un rischio anti-Europeista, ma si baserebbe su un programma di politica fiscale molto espansiva. Sarebbe anche grossa una sorpresa cui il mercato non è preparato, con possibile allargamento dello spread di circa 30bp. Certo, un’ipotesi remota, che richiederebbe il compiersi di significative giravolte politiche: il cambio di rotta del Movimento rispetto all’idea originale di non allearsi con un partito, il sacrificio di Matteo Renzi come leader PD. Infine, con probabilità inferiore al 5%, la creazione di un asse anti-europeista con i 5S che trovano l’accordo di governo a destra con Lega e Fratelli d’Italia. Questo è l’esito più pericoloso, che potrebbe portare lo spread sopra quota 200.
Infine, l’appuntamento elettorale italiano rischia di essere oscurato, dal punto di osservazione dei mercati, da un altro evento politico. Ovvero il referendum interno alla Spd con cui il partito socialista tedesco si esprimerà su un nuovo governo di Große Koalition con i cristiano democratici di Angela Merkel. Secondo gli ultimi sondaggi, la possibilità di un No sono del 25-30%. In questo caso, i previsti passi di integrazione europea sul tema dell’unione bancaria subiranno una grossa frenata: per spread e listini della periferia non sarà di certo una buona notizia. Va però detto che, se gli esiti del voto italiano e tedesco rispettano i pronostici suesposti, si apre una possibilità concreta – e con la Francia di Macron crediamo accompagnata da volontà politica – di riprendere il percorso di integrazione della Moneta Unica, migliorandone la governance a partire dal completamento dell’Unione Bancaria.

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Il filo-arabismo italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Molti ritengono, e noi siamo tra costoro, che l’amicizia italo araba abbia radici che trovano la loro ragione d’essere intorno agli anni cinquanta. In quel periodo, a livello internazionale, vi era da una parte l’Unione Sovietica intenzionata a esercitare un suo ruolo egemone sull’area medio orientale e, dall’altra, gli Stati Uniti decisi a contrastarla.
Due sono, uno per parte, gli aspetti che richiamano tale circostanza. Il primo è dell’aprile del 1955 quando il quotidiano Izvestija pubblicò un comunicato del Ministero degli esteri in cui si manifestava l’intenzione dell’Urss di sviluppare rapporti più stretti con i paesi del Medio Oriente. Alla fine del mese di settembre fu reso pubblico l’accordo tra Egitto e unione Sovietica per la fornitura di armi. Sull’altro versante Eisenhower scrisse nelle sue memorie, a proposito della risoluzione americana sul Medio Oriente: “Con essa eravamo riusciti ad ottenere il consenso del Congresso alla decisione governativa di fermare la marcia dell’Unione Sovietica verso il Mediterraneo, verso il canale di Suez, gli oleodotti e verso i pozzi sotterranei di petrolio che alimentano le case e fabbriche dell’Europa occidentale.” Entro questa logica si muoveva l’Italia per indicare al mondo arabo una terza via di alleanze tra l’occidente e l’oriente. Inizialmente gli Stati Uniti videro con favore tale iniziativa: “Italy had a great deal of experience with the Arabs”, ma ben presto si accorse che la disinvolta azione dell’Eni e l’attivismo di Mattei toccavano, nei loro interessi, le società petrolifere statunitensi. Da qui si tentò in tutte le maniera di “oscurare” l’opera filo-araba italiana a vantaggio della dottrina Eisenhower che prevedeva interventi diretti americani nella regione, allora con la scusante dell’anticomunismo ed ora del terrorismo arabo. Ma l’Italia continuò nella sua strada di buone relazioni con il mondo arabo ed anzi ne acquistò meriti per via del fastidio che arrecava al potente alleato americano. Ora se una certa parte degli arabi è severamente critica con l’Italia lo dobbiamo al fatto che l’attuale governo è avvertito troppo schierato dalla parte americana e dal suo ruolo considerato più ostile nei loro confronti. Tutto questo rischia di rallentare il nostro processo di riavvicinamento e proprio in una fase molto delicata nei rapporti oriente-occidente e con la mina vagante dell’integralismo religioso panarabo. (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. ”A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio finale, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione che è stata condotta brillantemente in passato dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembra incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani e i partiti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Si racconta che Pietro Nenni soleva dire che se due italiani discutono di politica alla fine nascono due partiti e tre correnti. Di là della battuta qualcosa di vero c’è. Penso, ad esempio, ai tanti partiti che da anni proliferano un po’ ovunque e si moltiplicano man mano che ci avviciniamo alle scadenze elettorali. E ora ci siamo e siamo alla fase finale. Nonostante ciò sembra che siamo incapaci di raccogliere le nostre forze appoggiando coralmente un movimento politico. Ma c’è di peggio. Nel segreto delle urne l’elettore finisce con il ripiegare sul simbolo che pure ha criticato ferocemente e giurato di non esprimergli in avvenire il proprio consenso.
Sembra che prevalga la paura di chi vorrebbe scegliere la strada nuova ma preferisce quella vecchia ritenendola meno imprevedibile.
Se così non fosse Fi, e il Pd dovrebbero scomparire dalla geografia politica dell’Italia per il come si sono comportati e sulle falsità che hanno espresso a partire dai loro leader.
Eppure la soluzione del problema è possibile offrendo al movimento cinque stelle di Beppe Grillo la possibilità di fare da “giustiziere”. Per raggiungere questo risultato dovremmo essere conseguenti con un voto corale. E’ questo il vero punto della questione. In questo caso la logica dei grandi numeri è la sola che potrebbe aprire la porta al diverso se non proprio a una svolta radicale. (Riccardo Alfonso)

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Italiani un popolo ingovernabile?

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Dalla sua unità sono trascorsi circa 160 anni eppure tutta la sua storia e la cronaca di questi giorni ci danno una nazione divisa così come lo fu con la dittatura fascista. Allora si cercò un’identità unitaria più che in altri tempi storici, ma invano. I fascisti riuscirono a provocare solo un fuoco di paglia che ci portò di filato in una guerra dalla quale uscimmo malconci ma non redenti. Diventammo forzatamente democristiani per ragioni di politica internazionale, ma con un partito comunista molto forte e temuto. Con lo sfaldamento della D.C. e dei suoi alleati, negli anni novanta, ci ritrovammo senza una guida ma alla mercé del primo imbonitore di turno. Così costruimmo un altro ventennio, dove fornimmo prova della nostra capacità di sopravvivere agli scandali, alla corruzione, al malgoverno, agli inciuci e alle panzane che ci ammannivano a manca e a destra. Ora ci ritroviamo con i cocci in mano, ma continuiamo a bramare il nostro messia politico e poco importa se ha dei difetti e delle debolezze. E’ lui che ci fa sognare il paese che non è e che non sarà a dispetto della cruda realtà. Per lui ci dividiamo, litighiamo, fanatizziamo e rendiamo sempre più confuso e triste la nostra vita. Non riusciamo ad avere la mente lucida, d’essere consapevoli che non è più il tempo delle deleghe in bianco, ma che dobbiamo verificare di persona il mandato che noi affidiamo ai nostri eletti. Dobbiamo avere la cognizione di essere un popolo che non ha più la licenza d’inseguire le chimere ma di misurare il futuro con le sue mani e le sue azioni. (Riccardo Alfonso)

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Alle falde del …Kilimangiaro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

Ho scritto non molto tempo fa che gli italiani, a mio avviso, sono dei “rassegnati e cinici”. I giovani si sentono in trappola. C’è ancora chi resiste, ovviamente, e s’ingegna a trovare uno sbocco esistenziale, anche modesto, ma gli altri rinunciano a cercarsi un lavoro, restano in famiglia, si chiudono nella loro ristretta cerchia degli amici. I precari si affannano ma sanno di combattere la stessa battaglia del cavaliere don Chisciotte contro i mulini a vento. I disoccupati sono avvelenati, ma cercano di barcamenarsi alla bell’è meglio: “ciò famiglia”, paiono dire, non possono permettersi colpi di testa, devono giocoforza sperare e arrangiarsi in qualche modo. E tutti gli altri dalla casalinga ai lavoratori dipendenti e autonomi sentono di trovarsi in una situazione migliore della disperazione e si attaccano a questa fragile ancora di salvezza. Poi vi sono i pensionati. Sono quelli che chiedono poco e ottengono nulla. Sono quelli che riescono ancora a finanziare i figli e i nipoti disoccupati o in cassa integrazione o precari. Sono quelli che continuano a essere osservati con diffidenza e già qualcuno si chiede se non sono un “peso morto”. Solo la pietà cristiana li salva dalla lapidazione. E tutti insieme ci chiediamo cosa stanno a fare 45 milioni di italiani a raccattare le briciole dei restanti 15 milioni che hanno i soldi ma non disdegnano a raschiare il barile degli altri pur di continuare ad arraffare ciò che resta della miseria altrui. Mi chiedo se non siamo ritornati ai tempi dei patrizi e dei plebei. Allora, per lo meno, vi erano dei tribuni del popolo che riuscivano ad arringare il popolo. Oggi se qualcuno lo fa è per poi essere assunto nel partito dei patrizi. Altro che potere dal basso da “popolo sovrano”. (Riccardo Alfonso)

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La voce degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Quante volte in questi giorni di campagna elettorale ma anche in tempi meno “passionali” taluni intendono interpretare il pensiero degli italiani per sentirsene portatori di un certo messaggio di parte. Lo è forte il richiamo sulla parola “nobile” dell’antifascismo e su quella che altri identificano con il “fascismo”. Non andiamo di certo a scandagliare le ragioni che portarono alla nascita di queste due realtà che oramai fanno parte della storia d’Italia e che non dovrebbero essere riesumate per riconoscersi oggi come un motivo di dissenso politico e sociale. Il male oscuro degli italiani è probabilmente un altro. Ce lo ricorda Giacomo Leopardi nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” che dopo essere stato scritto nel 1824 fu edito solo nel 1906 e che Augusto Placanica in un ricchissimo saggio introduttivo, nell’opera riedita da Marsilio editore, ci presenta un Leopardi non solo cantore dell’infinito ma anche come “un audace alfiere del moderno e di un moralista di prima grandezza al di là dei parzialismi e delle incomprensioni dei contemporanei dal Giordani al Tommaseo al Gioberti.” “L’Italia – egli dice – non ha, a differenza di altre nazioni europee, “società stretta” ovvero borghesia colta e responsabile. Questo fa sì che le classi superiori d’Italia e con loro il “popolaccio” siano le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni.” E’ un’analisi spietata e non fu facile da digerire in specie da quegli uomini di parte progressista del nostro Risorgimento. Ma il messaggio Leopardiano va anche oltre. Egli si dichiara per la modernità ma con “la chiarissima consapevolezza dei suoi limiti e rischi, nel progetto audacissimo di contribuire alla costruzione di una società moderna.” Non è un modo per ripiegarsi su quel filone di pensiero espresso dai grandi esponenti del pessimismo, dell’irrazionalismo da Schopenhauer e Nietzsche e poi in tempi più recenti da Heidegger, ma nel saper vedere il mondo con pragmatismo.
Forse oggi il messaggio Leopardiano più in tono con la nostra realtà è quello espresso nel “Dialogo di Tristano e di un amico” dove scrive: “Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in un paese di zoppi?” Lascio al lettore una riflessione nel merito e un confronto con la nostra quotidianità. (Riccardo Alfonso)

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