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Gli italiani investono nei bond come nessun altro paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

mini bondLondra. Cambiano i mercati, le strategie di investimento, i tassi di interesse ma la passione degli investitori italiani più maturi per le obbligazioni resta immutata. Il 27% del portafoglio medio dell’investitore italiano è infatti allocato in bond: si tratta della più alta percentuale riscontrata tra gli investitori delle principali economie a livello globale (10% in Germania, 12% in Francia, 13% in UK e Cina, 14% in Spagna, 15% in USA).La restante parte del portafoglio medio si compone poi di: liquidità (23%), azionario (19%), investimenti immobiliari (16%), oro e metalli preziosi (5%) ed investimenti non tradizionali (5%).È quanto mostrano i nuovi dati rilasciati dall’edizione 2016 della Global Investment Survey realizzata da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati. L’indagine è stata realizzata in 19 paesi e ha raccolto i dati di oltre 5000 rispondenti.Secondo gli investitori del nostro paese le asset class che offriranno le migliori opportunità di investimento nei prossimi 12 mesi saranno i titoli azionari internazionali (50%) seguiti da investimenti immobiliari e azioni domestiche (43%) e poi obbligazioni internazionali (39%). Anche in questo caso, nessun paese come l’Italia considera così diffusamente i bond come una asset class su cui investire: a livello globale la media si attesta infatti al 22% e – guardando all’Europa – i valori più elevati si rilevano in Spagna (25%), Francia (24%), UK (23%) e Germania (19%).Prendendo in esame i singoli paesi, estero è anche il podio delle nazioni che rappresentano le migliori opportunità di investimento nel 2016 per gli italiani: ai primi posti troviamo infatti Usa e India (40%), Australia (35%) e Giappone (30%).
L’investitore nostrano guarda invece con preoccupazione a Cina (43%), Brasile (41%) e Russia (34%). La passione degli italiani per gli investimenti oltre frontiera è confermata dal fatto che il 30% del portafoglio medio italiano è investito fuori dai confini nazionali, rispetto a una media globale del 16%: è la più alta percentuale tra i paesi Europei (17% in UK, 19% in Francia, 15% in Germania, 16% in Spagna).Il 63% degli italiani dichiara che sarà molto più focalizzato sugli investimenti oltre confine di quanto fatto nell’ultimo anno (la più alta percentuale riscontrata tra i paesi europei oggetto d’indagine), anche se esistono alcune preoccupazioni quando si investe fuori dal mercato domestico, in particolare l’incertezza sui mercati a livello globale (54%), il rischio valuta (40%) e la mancanza di trasparenza (23%).“Non stupisce vedere confermata dal nostro studio la passione italiani per le obbligazioni, frutto di convinzioni ‘storiche’ radicate negli anni, quando l’obbligazione era sinonimo di basso rischio e rendimento sicuro. L’investitore deve però essere consapevole che il contesto di mercato odierno è molto mutato ed è caratterizzato da una forte volatilità. Il che non vuol dire che il settore del reddito fisso debba essere evitato, ma che bisogna saper scegliere – all’interno di una proposta molto vasta – su quali obbligazioni puntare. Riteniamo perciò fondamentale per gli investitori avvalersi del contributo di professionisti del risparmio gestito che li consiglino e li seguano nei propri investimenti.” dichiara Marco Negri, country head Italia di Legg Mason Global Asset Management.

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L’aspettativa di vita degli italiani diminuisce

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2016

Paola-Binetti“Ha fatto scalpore la notizia che per la prima volta si sia ridotta l’aspettativa di vita degli italiani dopo un lungo trend positivo. Eppure era un evento temuto e da lungo atteso per chi, conoscendo il mondo della cronicità e della disabilità, ha assistito in questi anni alla costante riduzione degli stanziamenti nell’area socio-sanitaria. Non si può ridurre un programma terapeutico alla sola somministrazione e assunzione di farmaci: ci sono molte altre necessità indifferibili in pazienti che presentano un quadro di diffusa disabilita. Necessità che hanno dei costi, ma costi che non sono riconosciuti dal SSN e che possono indurre a pazienti a prescindere da strumenti salvavita”.
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Penso ai quattro fratelli Biviano, tutti affetti da Distrofia muscolare di tipo Facio-scapolo-omerale, sempre a rischio di andare incontro ad una sindrome di insufficienza respiratoria. Il costo dell’energia necessaria a far funzionare le quattro macchine respiratorie, la macchina della tosse, la ricarica delle carrozzelle per garantire un minimo di autonomia supera i 700 euro, e basta una sola bolletta per far saltare il fragilissimo bilancio familiare che si regge sulle pensioni di disabilità dei 4 fratelli, 280 euro ciascuno, del tutto inadeguato a garantire quello che a tutti gli effetti è una sorta di trattamento salvavita. Ci sono pazienti che hanno bisogno di nutrirsi con cibi che offrano determinate garanzie e che per i loro costi non rientrano nella pensione di invalidità. E come i ragazzi Biviano sanno bene, ci sono decine di migliaia di italiani di età diversa per cui i tagli all’area sociosanitaria hanno oggettivamente accorciato la vita. Ora stiamo discutendo il DEF, e ci sono rischi di ulteriori interventi che per raddrizzare i bilanci comprimano gli stessi diritti di sopravvivenza delle persone più fragili. Teniamone conto se non vogliamo ridurre ulteriormente le aspettative di vita, confermando come ancora una volta la povertà sia tra le cause più frequenti di malattia e di morte anticipata”.

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Governo: Cala la fiducia degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2016

palazzo chigiI cittadini e i consumatori non sono tra le priorità di questo esecutivo, anzi – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – sono spesso un ostacolo al processo di svendita dei beni pubblici di cui il governo si sta facendo promotore. Sono queste le premesse alla base del calo dell’indice di fiducia dei consumatori (il cui dato è calato a 114,2 rispetto al 114,9 del mese di marzo).
Il presidente del Consiglio – prosegue Tiso – sta esercitando il suo potere con arroganza e presunzione ed ha totalmente dimenticato, come dimostrano i recenti scandali, la necessità per il Paese di avere un governo al di sopra di ogni sospetto. Il punto infatti – conclude Tiso – è che non si sta facendo nulla per riportare la questione morale al centro dell’agire politico; eppure avrebbe dovuto essere proprio questa la grande novità rispetto al passato.
Per il sindacato pensionati: “Secondo il rapporto di “Osservasalute” , questo è dovuto alla riduzione del livello di prevenzione .Tagli sulla sanità , abbassamento della qualità della vita,problemi economici che spingono, non solo lo Stato, ma anche il singolo cittadino a “tagliare”,anche sulla salute e non solo : questo è il desolante quadro di un’Italia che sembra essere veramente “una nave senza cocchiere” – così ha dichiarato il vicesegretario nazionale del Partito Pensionati, Luigi Ferone -Del resto il popolo italiano, in consistente percentuale , rinuncia a votare,quando lo fa, da la maggioranza a chi ,poco prima insultava .E allora? Tante volte ,si incontra la gente nei mercati o anche nei bar e sente insoddisfazione verso tutti. Forse,però chi critica, impreca e spreca parolacce, dovrebbe chiedersi cosa ha fatto lui , per cambiare le cose , perché , sia ben chiaro – ha concluso Ferone – per cambiare questo Paese , non bisogna sempre aspettare che siano gli altri a fare qualcosa. Gli “altri”, siamo anche noi”.

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Italiani: obesità e diabete in Italia e altrove

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

obeso640 milioni di obesi, 1,5 chilogrammi di aumento del peso medio della popolazione mondiale ogni dieci anni dagli anni ’80: sono le ultime drammatiche cifre sull’avanzare della “piaga” obesità nel mondo, messe nero su bianco all’inizio del mese da una delle più autorevoli riviste medico-scientifiche internazionali, The Lancet. “Viene quasi da dire: era ora”, commenta Paolo Sbraccia, Presidente della SIO-Società italiana dell’obesità. “Ancora troppo spesso si considera l’obesità una condizione estetica e non una vera e propria malattia”, prosegue. “L’obesità è causa, in primis, di aumentato rischio di diabete di tipo 2, quindi di malattie cardiovascolari e di alcune forme di tumore; essere sovrappeso od obesi riduce il benessere psicologico, determina un impatto negativo sulla funzionalità fisica, con diminuzione della capacità di compiere anche le più semplici attività quotidiane, e sulla funzionalità sociale, con depressione, distress, cattiva qualità di vita,” aggiunge Sbraccia.
Al tema dell’obesità è dedicato l’Italian Barometer Diabetes Report 2015, dal titolo “Il management dell’obesità e del diabete di tipo 2: le sfide da vincere”, presentato questa mattina a Roma. “Il Barometer Report è un documento pubblicato annualmente con l’obiettivo di attivare il confronto e le riflessioni istituzionali sui grandi temi che riguardano il diabete e l’obesità nel nostro Paese, sulle grandi sfide che queste patologie comportano in termini di sostenibilità e accesso alle cure”, spiegano gli editor Renato Lauro, Presidente di IBDO Foundation-Italian Barometer Diabetes Observatory, e Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma “Tor Vergata”.
Il rapporto 2015, come chiarisce il suo curatore, Domenico Cucinotta, Past President dell’Associazione medici diabetologi e professore di medicina interna all’Università di Messina, si propone di esaminare, grazie al contributo di personalità istituzionali e di qualificati esperti del settore, la questione “obesità” nelle sue mille sfaccettature – epidemiologiche, cliniche, sociali – “nella convinzione che la stretta sinergia tra autorità regolatorie e mondo della ricerca e della clinica sia un requisito indispensabile per attuare un efficace intervento di prevenzione dell’obesità e del diabete mellito, necessario per arginare il fenomeno”.Alla base del problema sta, infatti, paradossalmente, il progredire tecnologico e sociale dell’Umanità: i cambiamenti di stile di vita, la modernizzazione. Ricorda ancora Cucinotta: “è stato persino individuato e messo a punto da ricercatori nordamericani un indice – il modernization index – che si è dimostrato un forte predittore dello sviluppo di obesità e di diabete nelle popolazioni a rischio. Viene calcolato in base al tipo e al numero di oggetti-simbolo di questi cambiamenti di cui si è in possesso: frigorifero, telefono, televisore, automobile, lavatrice, cellulare, internet, lettore DVD, e altro.”Come facilmente immaginabile, l’Italia non è immune da tutto questo. Vediamo alcuni numeri ripresi dall’Italian Barometer Diabetes Report 2015:
Prevalenza sovrappeso/obesità – la prevalenza di eccesso ponderale, ossia la percentuale di persone sovrappeso sulla popolazione residente, fra gli uomini al di sopra dei 20 anni si attesta su una percentuale di poco inferiore al 60% nel nostro Paese, una condizione migliore di altri partner europei, più o meno ampiamente sopra questa soglia: Grecia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Portogallo, Spagna e Finlandia. Fra le donne nella stessa fascia di età la prevalenza supera il 50% in diversi paesi, mentre in questo caso l’Italia risulta fra le nazioni con prevalenza più bassa, di poco al di sopra del 40%. Di converso, fra i giovani di sesso maschile al di sotto dei 20 anni l’Italia rappresenta una delle nazioni con prevalenza più elevata, (30%), mentre fra le ragazze la percentuale è di poco inferiore al 20%.
Trend temporale sovrappeso/obesità – i dati più recenti ISTAT, relativi al 2013, documentano fra il 2001 e il 2010 una crescita di circa 2 milioni del numero di persone in sovrappeso e di oltre 1 milione per le persone francamente obese, per un totale di oltre 27 milioni di persone in eccesso ponderale. L’obesità è cresciuta in tutte le fasce di età e, sempre ISTAT, evidenzia una più elevata prevalenza di obesità fra i 55 e i 74 anni di età.
Prevalenza diabete – l’obesità rappresenta la causa principale di diabete di tipo 2. In presenza di obesità, il rischio di sviluppare il diabete è 10 volte più alto. Non stupisce quindi che obesità e diabete vadano di pari passo. In Italia oggi sono 3,6 milioni le persone affette da diabete – di cui oltre il 90% con diabete di tipo 2 – pari al 6,2% della popolazione. A queste va aggiunta una quota di persone che, pur avendo la malattia, non ne è a conoscenza; si stima che per ogni tre persone con diabete noto, ce ne sia una con diabete non diagnosticato. Inoltre, si stima che per ogni persona con diabete noto, vi sia almeno una persona ad alto rischio di svilupparlo, perché affetta da ridotta tolleranza al glucosio o alterata glicemia a digiuno. Questo implica che in Italia oggi siano quasi 5 milioni le persone con diabete, cui si aggiungono 3,6 milioni ad alto rischio di svilupparlo, per un totale di quasi 8,5 milioni tra persone con diabete e persone a rischio: quasi 1 italiano su 7.
Trend temporale diabete – ancora, si stima che il numero di persone affette da diabete nel mondo sia cresciuto da 171 milioni nel 2000 a 415 milioni nel 2015 e raggiungerà i 642 milioni nel 2040. In Italia, secondo ISTAT, nel 2000 risultava diabetico il 3,9% della popolazione, poco più di 2 milioni di persone, diventate quasi 3 milioni (4,6% della popolazione) nel 2011. Se la crescita della prevalenza della malattia continuerà ai ritmi attuali, entro 20 anni potrebbero essere oltre 6 milioni (9% della popolazione totale) le persone affette da diabete, con enormi implicazioni assistenziali, sociali ed economiche.

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Italiani all’estero: recupero cittadinanza italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

camera deputatiRoma. Ieri, l’On. FitzGerald Nissoli , durante il Question Time a Montecitorio, ha interpellato il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, su come agevolare la possibilità di riacquistare la cittadinanza per coloro che hanno perso lo status di cittadini italiani in seguito ad espatrio. L’on. Nissoli nell’interrogazione, dopo aver rilevato che “si è posta all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione dei cittadini italiani, nati in Italia, che hanno perso la cittadinanza in seguito ad espatrio per motivi di lavoro o in seguito a matrimonio” ; aver sottolineato che “a livello internazionale, sul piano giuridico, si assiste ad una graduale accettazione del principio della doppia cittadinanza e della cittadinanza multipla” e che ”la riapertura dei termini per la presentazione della dichiarazione per il riacquisto della cittadinanza italiana, di cui all’articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, più volte prorogata, non è riuscita a raggiungere buona parte dei cittadini che ne avrebbero fatto richiesta e, tanto meno, coloro che risiedevano in uno Stato dove il possesso della doppia cittadinanza è stato ammesso dopo lo scadere di tale provvedimento”; ha chiesto al Ministro Alfano “quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato per venire incontro alle esigenze di questi italiani di fatto permettendo loro di riacquistare la cittadinanza italiana”.
Sempre nella stessa direzione l’On. Nissoli, illustrando la sua richiesta, ha voluto lanciare un appello al Ministro in favore degli italiani all’estero : “una attenzione per chi, nato in Italia, da genitori italiani, ed emigrato all’estero ha perduto la cittadinanza. Sono italiani come me e come Lei, magari ex compagni di scuola, alcuni di loro hanno anche fatto il servizio militare in Italia. Signor Ministro, credo che bisogna dare una risposta! Quando vado tra loro percepisco il loro orgoglio ed il loro senso di appartenenza al nostro Paese non è mai venuto meno. Sono italiani nel cuore, bisogna correggere solo il loro status a livello giuridico”.“Allora credo che il Governo debba prendere un impegno serio teso a permettere il riacquisto della cittadinanza a chi l’avesse perduta emigrando – ha detto l’On. Nissoli. E’ un problema che deve essere risolto, mi sembra che la maggioranza in quest’Aula, indipendentemente dal colore politico, sia favorevole a ciò. Dov’è quindi l’ostacolo? La politica deve dare una risposta; è un debito di riconoscenza che va saldato! Signor Ministro, certa della Sua grande sensibilità Le chiedo come pensa di porre fine a questa grande ingiustizia e permettere a questi italiani di fatto di riacquistare la cittadinanza italiana”.
La risposta del Ministro Alfano è stata aperta e positiva ma necessita della valutazione di alcuni profili problematici, vi è la necessità di un approfondimento, poiché ci sono degli ostacoli. Tale ostacoli sono rappresentati dal limite temporale di permanenza all’estero e dalla trasmissione della cittadinanza iure sanguinis che finirebbe per estendere il possesso della cittadinanza anche agli eredi e pertanto la platea sarebbe indeterminata. Infatti coloro che hanno perso la cittadinanza non sono oggetto di censimento da parte delle autorità consolari e non si conoscono, quindi, gli oneri relativi. “C’è la massima attenzione nei confronti dei nostri connazionali all’estero” ha detto il Ministro ricordando che il legame con la madrepatria non si è interrotto e che c’è la massima volontà e disponibilità ad affrontare la questione.L’on. Nissoli, nella replica, ringraziando il Ministro, ha registrato la positiva apertura del Governo ma ha rilevato che non è stato “affrontato il problema, esso rimane irrisolto, mentre basterebbe poco per dare un segnale chiaro di disponibilità a coloro che hanno perduto la cittadinanza, magari solo perché hanno sposato uno straniero. E’ vero che si sono riaperti i termini per la presentazione della domanda per riacquistare la cittadinanza, ma la comunicazione è stata scarsa ed inefficace e non ha raggiunto la maggior parte degli interessati”.“La volontà di affrontare il problema è, comunque, un fatto positivo”, ha concluso la deputata eletta all’estero auspicando “che si pongano in essere al più presto politiche adeguate al problema sollevato e che è molto sentito tra la Comunità italiana all’estero. Io vigilerò che le buoni intenzioni non rimangano nel cassetto”.

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Italiani all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

New York“Il prossimo 21 marzo inizieranno i lavori dell’Assemblea Plenaria con i nuovi consiglieri del CGIE, la cui elezione, come ho avuto modo di denunciare pubblicamente in tempi non sospetti, è sembrata, sia nelle modalità con cui si è svolta sia nella partecipazione al voto, più una forzatura che una reale esigenza di rinnovo”. Lo dichiara in una nota Aldo Di Biagio, senatore di Area Popolare. Oggi però tutto questo deve essere messo alle spalle – prosegue – “perché i nuovi Consiglieri e soprattutto i membri del comitato di presidenza, che sarà eletto il 21 marzo, saranno investiti di maggiore responsabilità proprio perché, toccherà loro dare nuova dignità alle rappresentanze del mondo dell’emigrazione lavorando ad una seria e moderna riforma delle stesse. Avendo chiaro questo obiettivo ben si comprenderà come il rinnovo dei vertici del CGIE dovrà essere ispirato e orientato dall’idea di lavorare tutti in funzione di un interesse e bene comune senza lasciare spazio a manovre volte solo a soddisfare interessi particolari. Manovre che, purtroppo, vedo già in atto da parte di chi non ha alcun interesse al futuro delle rappresentanze ma cerca di spremere fino alla fine questi organismi per meri calcoli personali”. Stiamo infatti già assistendo – evidenzia Di Biagio – “ad un’azione di sciacallaggio di chi tenta di vendere il proprio opportunismo come contrapposizione, rispolverando vecchie battaglie di retroguardia che certamente non hanno più senso di esistere in questo momento storico. Se si dovesse lasciare spazio a queste manovre l’esito sarebbe solo di veder morire un organismo che, non possiamo nascondercelo, si trova in una situazione di difficoltà e per come viene erroneamente percepito all’esterno. Per essere chiari io sono dell’idea che questo non sarà e non deve essere l’ultimo CGIE, come da più parti sembra paventarsi, ma sicuramente dovrà essere l’ultimo CGIE prima della necessaria e tanto attesa riforma organica delle rappresentanze degli italiani all’estero”. Di Biagio conclude: “Una riforma che non può più aspettare e che darà nuova linfa alle rappresentanze. Una riforma di cui proprio questo CGIE dovrà farsene carico ed essere protagonista con una importante opera di proposizione e costruzione che, soltanto attraverso una intesa comune scevra da sterili e passate contrapposizioni, potrà raggiungere quei risultati che tutti ci auspichiamo. Mi auguro che da parte di tutti si sappia raccogliere questa importante opportunità”.

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“L’evoluzione dell’alimentazione dei soldati: dalla Grande Guerra ad oggi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2016

Milano Mercoledì 16 marzo p.v., alle ore 10.00, a Milano-Palazzo Cusani avrà luogo il convegno dal titolo “L’evoluzione dell’alimentazione dei soldati: dalla Grande Guerra ad oggi”. Interverranno:
– Stefano Marroni, vice direttore del TG2 e responsabile della rubrica del TG2 “Medicina33”;
– Antonino De Lorenzo, Professore Ordinario di Alimentazione e Nutrizione Umana e direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’alimentazione presso l’Università Degli Studi di Roma “Tor Vergata”;
– Generale Stefano Rega, Direttore dell’Amministrazione dell’Esercito.
Il simposio rientra nell’ambito delle attività per la commemorazione del centenario della Grande Guerra organizzate dallo Stato Maggiore dell’Esercito.(Magg. Andrea Maria Gradante)

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“Possiamo ancora definirci italiani?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

pensionatiNel servizio più importante per i cittadini, la Salute, è giusto che ci sia una disparità di trattamento secondo la Regione di residenza?” se lo chiede Roberto Messina, Presidente di Senior Italia FederAnziani, che dichiara: “Assistiamo a una pericolosa diversità tra istituzioni Regionali, che lasciano i pazienti disorientati e preoccupati”. Alcuni esempi? “Le norme nazionali conferiscono al medico di medicina generale, almeno sulla carta, il potere di scegliere quali farmaci prescrivere, in scienza e coscienza, nell’interesse del paziente di cui conoscono meglio di chiunque altro la storia clinica, e sempre nell’ottica di privilegiare l’aderenza alla terapia. Pur premettendo che la nostra organizzazione è estremamente favorevole al maggiore utilizzo di farmaci equivalenti e biosimilari, riteniamo che la Regione Puglia, attraverso il piano che il Direttore del Dipartimento Salute sta studiando in questi giorni, svilisca il ruolo del medico e metta a rischio l’aderenza alla terapia. La linea di intervento in questione, infatti, spingerebbe i medici a privilegiare criteri economici nella prescrizione dei farmaci, in luogo di criteri di carattere scientifico, col solo obiettivo di aumentare l’uso di equivalenti e biosimilari a prescindere dai bisogni dei pazienti.
C’è poi il caso della Toscana, che ha deciso di bloccare l’applicazione del Decreto Lorenzin sull’appropriatezza, riportando le decisioni e le modalità di applicazione delle stesse al livello regionale. In Emilia Romagna, invece, viene tolto ai medici il potere prescrittivo che gli veniva conferito dall’AIFA. Questa, con determina del 4/11/2015, aveva disposto per il principio attivo ranolazina l’eliminazione del piano terapeutico, stabilendo che il medicinale divenisse soggetto a prescrizione medica. Dal canto suo, la Regione Emilia Romagna ha riportato come modalità di richiesta del farmaco il Piano Terapeutico Regionale, benché si sappia che l’eliminazione del Piano Terapeutico porti significativi benefici in termini di continuità terapeutica e di aderenza alle cure.
E’ chiaro che di fronte a tanti episodi come questi – conclude Messina – il paziente non può che essere disorientato e confuso, senza avere alcuna certezza circa la stabilità delle regole, ed avendo spesso la sensazione che non sia la tutela della sua salute il primo criterio seguito da chi è pronto a disfare le norme”.

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Libano: italiani Unifil donano un campo di calcetto alla popolazione del Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

libano unifilTIRO. Una struttura sportiva nuova di zecca per la popolazione del Libano Sud: il Contingente italiano del Sector West di UNIFIL, su base Brigata alpina Taurinense, ha completato infatti la realizzazione di un campo da calcetto presso Jinnata, villaggio situato a nord-est della città di Tiro, consegnandolo ufficialmente alla popolazione con una cerimonia inaugurale.20151107 Inaugurazione campo da calcio a Jinnata-280-ModificaDavanti a numerose autorità Libanesi, tra cui il ‘Quaemaquan’ di Tiro Mohammed Alì Jaffal, il presidente delle municipalità di Tiro Abed Al Mohsen al Houssayini e al sindaco, il Comandante del Sector West ha sottolineato l’importanza del percorso di costruzione di fiducia e trasparenza reciproca basato sulla cooperazione tra tutti i soggetti operanti nel sud del Libano.
ll progetto inaugurato a Jinnata è stato realizzato grazie alla supervisione di specialisti del Multinational Cimic Group (cooperazione civile e militare) con i fondi italiani dedicati allo sviluppo della cooperazione civile e militare e concorre al conseguimento degli obiettivi fissati dalla Risoluzione 1701, per il supporto e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione nel sud del Libano. (foto: libano)

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“Quale welfare per gli italiani del Nord America? La previdenza sociale a cavallo tra due mondi”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2015

montrealMontreal (Canada) Il Convegno, si terrà, il 29 ottobre prossimo, presso il “Centro Leonardo da Vinci”, introdotto dall’on. FitzGerald Nissoli, dall’Ambasciatore italiano in Canada, Gian Lorenzo Cornado, dal Console Generale, Enrico Padula, e dal Presidente del Comites, Giovanna Giordano e vedrà la partecipazione del dott. Giuseppe Conte (Direttore D.C. Convenzioni Internazionali e Comunitarie – INPS), del dott. Salvatore Ponticelli (Vicario D. C. Convenzioni Internazionali e Comunitarie – INPS), dell’On. Pierpaolo Vargiu, già Presidente della Commissione Affari sociali della Camera, e dell’On. Salvatore Matarrese.
“L’obiettivo – ha detto l’On. Nissoli – è quello di fare il punto sulla situazione della previdenza italiana in Canada e di attivare un confronto tra le Istituzioni, gli operatori e i diretti interessati al tema della previdenza.
Infatti, dopo le relazioni vi sarà un dibattito, moderato da Giovanni Rapanà, in cui i dirigenti INPS potranno dare adeguate risposte ai domande del pubblico”.

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Gli italiani e il viaggio

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

mercato digitaleIl mercato digitale del turismo vale 9,5 miliardi. Questa è una della evidenze tratte dall’analisi condotta dal Politecnico di Milano nel suo Osservatorio di Digital Innovation, volto ad analizzare le dinamiche di diffusione e il ruolo che le soluzioni digitali possono svolgere a supporto del Turismo. La ricerca è stata sviluppata in collaborazione con importanti aziende del mondo del turismo on e off line, tra cui, Venere.com – noto partale di accomodation online. Nel 2015 si stima che gli acquisti per il turismo e viaggi in Italia, supereranno i 51 miliardi di euro: si registra infatti una crescita del 3% rispetto al 2014, generata soprattutto dai canali digitali. Nel settore travel, l’online è infatti la parte che cresce maggiormente (+11% vs 2014) e rappresenta oltre il 19% del mercato complessivo del turismo.Se si guarda ai canali attraverso i quali i consumatori effettuano gli acquisti emerge che sempre più italiani scelgono le OTA (online travel agency) per la prenotazione delle strutture alberghiere, segnando un +14% vs il 2014. I trasporti hanno un ruolo ancora dominante nel mercato digitale, ma sono le strutture ricettive a crescere con un tasso maggiore.Il ruolo centrale delle OTA emerge anche dall’indagine Doxa su oltre 1.000 utenti rappresentativi della popolazione internet italiana dalla quale nasce il profilo del Turista digitale italiano: particolarmente attivo su internet in tutte le macro-fasi del viaggio: dalla ricerca delle informazioni pre viaggio (88%) alla prenotazione di una sistemazione (82%) dall’acquisto su internet di qualche attività da fare durante (44%) all’esecuzione di attività digitali post viaggio (61%).

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“Italiani Brava Gente”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2015

Roma 17 ottobre al Quirinetta Via Marco Minghetti 5 – a partire dalle 21.00 con “Italiani Brava Gente”: una vera e propria festa del made in Italy musicale di qualità con Appino, Oh Petroleum, Viva Lion, Dardust e The Shalalalas, insieme alle opere di Livia Massaccesi, talentuosa illustratrice e la rotazione di Dj Set Italian Stail e Diego De Gregorio. Tutto per una serata che abiterà il Quirinetta in ogni sala della palazzina liberty, con alcune delle più interessanti proposte rock e cantautorali contemporanee, che incontreranno le arti visive con una retrospettiva ironica e “stilizzata” sulla musica italiana affidata alla matita della giovane Massaccesi. Con “Italiani Brava Gente” si parte alle ore 21.00 con una staffetta di artisti attentamente selezionati da Rockit.Appino, leader degli Zen Circus, con il suo progetto da solista, presenterà per la prima volta a Roma “Grande raccordo animale” (Picicca Dischi / La Tempesta / Sony Music), uscito a maggio 2015, a due anni di distanza dal precedente “Il Testamento”, che gli è valso una Targa Tenco come miglior opera prima.
Insieme ad Appino sul palco del Quirinetta il 17 ottobre Maurizio Vierucci, in arte Oh Petroleum, pugliese doc dall’animo folk, che nella sua produzione ha fatto incontrare la musica italiana alle sonorità tex mex, unendo blues e rock’n’roll con contaminazioni inedite.
Dal rock, al cantautorato, passando per il blues, protagonista di “Italiani Brava Gente” sarà anche l’originale ricerca musicale neoclassica di Dario Faini e il suo progetto Dardust, che recentemente ha portato all’attenzione della critica e del pubblico con l’album di debutto “7”, una cifra stilistica unica, in cui “il suono degli archi e del pianoforte scorrono vicino all’elettronica dei synth e dei computer” (La Stampa).Non solo “solisti”: con “Italiani Brava Gente” al Quirinetta ecco arrivare Viva Lion – il duo folk di Daniele Cardinale e Marco Lo Forti nato dall’esperienza canadese del primo che, reduce dall’esperienza sulla scena nord americana, è entrato in Italia a far parte del roster di Cosecomuni, l’etichetta dei Velvet – e The Shalalalas, giovane duo definito come “Kurt Cobain che incontra Regina Spektor”, fresco di uscita con l’album di debutto “There are 3 las in Shalalalas”, che da aprile scorso a oggi vanta un già un buon seguito di critica e pubblico.A chiudere la serata, il djset tutto italiano di Italian Stail e a seguire Diego De Gregorio.
Con gli “Italiani Brava Gente”, l’appuntamento è il 17 ottobre a partire dalle 21.00 al Quirinetta Caffè Concerto di Via Minghetti 5.Prezzo biglietto: 8 euro.

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Rapporto italiani nel mondo, uno strumento prezioso di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2015

migrants“E’ stato presentato il decimo ‘Rapporto italiani nel mondo della Migrantes. Si tratta di uno studio che è sempre più apprezzato da studiosi ed operatori in un contesto dove l’emigrazione si trasforma seguendo i cambiamenti in atto a livello globale e nel nostro Paese”. Lo ha dichiarato la deputata Fucsia FitzGerald Nissoli (PI) dopo aver ascoltato la presentazione del volume della Migrantes, alla Domus Mariae, in Roma. “Gli italiani – ha proseguito la deputata eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale – non hanno mai smesso di partire e di conseguenza siamo chiamati ad avere una attenzione particolare nei loro confronti così come la si sta avendo per i nuovi italiani, frutto dei processi immigratori. In questo contesto la cittadinanza è l’elemento centrale di collegamento, assieme alla cultura e mi piace ricordarlo proprio mentre proprio mentre l ‘Aula di Montecitorio si appresta ad esaminare il Disegno di Legge sulla cittadinanza”.“Penso – ha concluso l’on. Nissoli – che questo Rapporto sarà molto utile anche ai parlamentari, perché leggendolo potranno farsi una idea della complessità e dell’attualità dell’emigrazione italiana nel mondo e di come questa rappresenti una risorsa”.

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Italiani all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2015

aldo di biagio“I dati che emergono dal decimo Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes tracciano certamente un quadro interessante per il futuro del Paese che vede l’incremento del 7,6% dell’esodo di cittadini italiani verso l’estero di cui il 35,8% sono giovani laureati e diplomati. Sicuramente non è l’incremento dell’esodo a destare preoccupazioni quanto invece alcune variabili collegate ad esso che dovrebbero indurre ad una riflessione sistemica più ampia.”E’quanto dichiara Aldo Di Biagio, senatore di AP in una nota. “L’incremento del numero dei cittadini che emigra rientra in uno scenario di comprensibile dinamicità del mondo del lavoro soprattutto sul versante europeo – spiega – che non può che essere inquadrato come un dato armonico con quanto registrato anche in altre Paesi UE. Ciò che fa riflettere sta nel fatto che molti dei giovani migranti non rientrano più in Italia probabilmente perché l’esperienza maturata oltre confine non trova un ambiente valorizzante in patria”. “A questo elemento – continua Di Biagio – bisogna poi aggiungere il fatto che a differenza di altri Paesi europei, di indiscutibile appeal migratorio, l’Italia continua ad essere una terra di transito e l’esperienza migratoria extrauropea degli ultimi mesi ne rappresenta la metafora per eccellenza”. Di Biagio conclude: “credo che per ripensare al ruolo dell’Italia in uno scenario europeo non si possa prescindere dall’analisi del quadro delle dinamiche migratorie che lo interessano e che evidenziano certamente una sproporzione nel transito dei flussi a cui bisogna rispondere con quelle riforme strutturali che si fa tanto fatica ad approvare”.

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Mutui: dagli under 30 solo il 10% di domande e il 6,5% delle erogazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2015

Lasciare i sogni nel cassetto sembra, per i giovani italiani, un obbligo a cui è impossibile sottrarsi. Anche quando parliamo di comprare casa. I portali Mutui.it e Facile.it (http://www.facile.it/mutui.html) hanno analizzato tanto le richieste di finanziamento casa compilate, quanto le erogazioni ottenute dagli italiani nei sei mesi da marzo ad agosto 2015, scoprendo che la percentuale di cittadini di età inferiore a 30 anni che hanno richiesto un mutuo si è ridotta drasticamente, passando dal 17% al 9,7% in poco più di un anno. Se addirittura nelle rilevazioni del 2012 quasi un preventivo su 4 arrivava da under 30 – a dimostrazione di come, pure in periodi difficili, la voglia di comprare casa, facendo progetti di vita “adulta”, restava alta – adesso la precarietà diffusa e le difficoltà economiche sembrano aver persino tolto la voglia di provarci.
Questo generale scoraggiamento mostrato da parte dei più giovani appare in controtendenza rispetto ad alcuni dati positivi che emergono dallo studio dei due portali. Analizzando infatti le erogazioni di finanziamento registrate nello stesso lasso di tempo, i mutui ottenuti dai più giovani hanno raccolto una percentuale più elevata che in passato: siamo al 6,5% del totale, contro il 5% registrato in maniera stabile negli scorsi anni.
Passando in esame il campione di circa diecimila domande di mutuo, si nota come la richiesta tipo fatta dai giovani aspiranti mutuatari sia finalizzata in larghissima parte all’acquisto della prima casa: è l’obiettivo del 74% del campione. Se, infatti, isoliamo solo le domande di mutuo prima casa, quelle degli under 30 rappresentano il 17,5% del totale.
In termini di importo si punta ad ottenere cifre molto vicine alla media dei finanziamenti richiesti in Italia (114.000 euro), con cui coprire il 67% del valore dell’immobile da acquistare. Il tasso preferito è quello fisso (56%) – segno di una buona consapevolezza delle interessanti opportunità presenti sul mercato – mentre il tasso variabile, pur ai minimi storici, raccoglie solo il 36% delle domande.
Guardando le differenze che emergono a livello regionale, le regioni più attive sul fronte “mutui giovani” sono quelle in cui sognare casa è un po’ più semplice: prezzi medi degli immobili più bassi oppure maggiori opportunità di ottenere un lavoro stabile spingono gli under 30 di Veneto, Emilia Romagna e Sicilia a provare a comprar casa con più convinzione dei loro coetanei che vivono nelle altre regioni italiane. Di contro, i più restii a fare domanda si trovano in Sardegna e Lazio. Le regioni da cui provengono le domande più ingenti sono: Lazio (133.000 euro), Trentino Alto Adige (130.000 euro), Toscana (125.000 euro) e Lombardia (119.000 euro).
Il mutuo in cifre: le erogazioni
Questo il quadro della domanda, ma cosa succede in fase di erogazione? Quando si sottoscrive, il mutuo si fa più piccolo: diminuisce sia l’importo erogato (si scende a 107.000 euro), sia il loan to value (63%), dati che rivelano come gli immobili acquistati siano di valore medio-basso. Si conferma la predilezione per il tasso fisso, scelto dal 61% dei mutuatari; significativo, infine, che ben il 29% dei finanziamenti erogati sia una surroga.
«Visti i tassi ben più vantaggiosi di quelli offerti ai mutuatari anche solo qualche anno fa – dichiara Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it – è evidente l’interesse dei più giovani a vagliare e quindi scegliere opportunità migliori; segno, questo, di una generale maturità finanziaria di una buona fetta dei sottoscrittori più giovani. Il peso delle richieste da parte degli under 30, calato fortemente rispetto al passato, tuttavia, è sintomo di una generale demotivazione di questa fascia, che pure, al momento, è vista dal mercato come clientela interessante, a cui riservare offerte particolarmente convenienti.» (foto:mutui)

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