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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘italiani’

“Difendiamo i prodotti italiani. Presto iniziative in tutte le piazze d’Italia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 maggio 2021

Parte – o meglio, riparte – da Viterbo la battaglia di Fratelli d’Italia contro il NutriScore, il sistema di etichettatura “a semaforo” dei prodotti alimentari che l’Unione Europea vorrebbe rendere obbligatoria in tutti gli stati membri.L’iniziativa è stata presentata questa mattina dal senatore e responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura FdI, Luca De Carlo, dal deputato Mauro Rotelli, e dai responsabili del settore agricoltura di Fratelli d’Italia della Regione Lazio e della Provincia di Viterbo, rispettivamente Roberto Bedini e Pietro Narduzzi.A ribadire la posizione del partito è stato il senatore De Carlo: “Già a febbraio dello scorso anno alla Camera presentammo una mozione per impegnare il Parlamento a dirsi fermamente contrario a questo sistema. Stava passando sotto silenzio l’avanzata di questo provvedimento che sarebbe una vera mazzata per le produzioni italiane, riconosciute un’eccellenza a livello mondiale e proprio per questo osteggiate e temute dalle altre nazioni e dalle multinazionali”. Ad avvalorare queste parole, De Carlo ha poi ribadito come l’italian sounding – l’imitazione di prodotti italiani tramite ad esempio nomi storpiati, riferimenti geografici o immagini di monumenti e luoghi della nostra nazione – costi all’Italia circa 100 miliardi di euro all’anno e come l’agricoltura italiana sia al sesto posto mondiale tra quelle più sostenibili: “È universalmente riconosciuto come dietro a un prodotto con bandiera italiana ci sia grande qualità, frutto di anni di attenzione, di lavoro e di ricerca. Ora le grandi multinazionali vorrebbero punire tutto questo, a vantaggio di cibi che sanno poco di terra e molto di laboratorio e che possono essere facilmente costruiti per rientrare nei parametri del semaforo verde di NutriScore, che peraltro è altamente discriminatorio perchè non considera le diverse necessità e abitudini alimentari di un italiano rispetto a quelle di un cittadino del Nord Europa; se ne stanno accorgendo anche in Spagna, nazione tra le primi sostenitrici di questo sistema”. “Noi siamo per la biodiversità ambientale e umana, per il coniugare tradizione e innovazione”, ha concluso De Carlo. “Per questo, da qui partirà una campagna contro il NutriScore che toccherà tutte le piazze d’Italia per far capire ai cittadini quali sono i rischi per la nostra agricoltura, per la nostra tradizione e per la nostra economia. Dobbiamo far capire l’importanza di salvaguardare il prodotto italiano, anche in sede europea”.

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Il Vittoriale degli Italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2021

Gardone Riviera (BS) ospita, fino al 12 settembre 2021, la prima tappa del progetto itinerante #DantePOP dell’artista Sandra Rigali, teso a ripercorrere un ponte pop-letterario tra Lombardia e Toscana nel nome del Sommo Poeta. Curata da Alice Traforti, la mostra sarà inaugurata domenica 20 giugno, in occasione dell’evento per il centenario del Vittoriale. «Il 2021 è un anniversario straordinario – scrive Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani – perché si celebrano non solo i settecento anni dalla morte di Dante ma anche i primi cento anni di vita del Vittoriale. Un filo rosso unisce questi due grandi Italiani, Dante e d’Annunzio, entrambi artefici della parola e cultori della Bellezza salvifica: la comune appartenenza è talmente sentita dal poeta delle Laudi da fargli affermare con vanità La poesia italiana comincia con 200 versi di Dante e – dopo un lungo intervallo – continua in me».A quattro anni dal progetto espositivo del 2017, Sandra Rigali torna al Vittoriale degli Italiani con una mostra personale ancora una volta strettamente connessa al luogo che la ospita, ovvero la cittadella monumentale fatta costruire da Gabriele d’Annunzio sulle rive del Lago di Garda. Un nucleo di opere sarà infatti dedicato al dialogo tra Dante e d’Annunzio, mettendo in luce l’apporto determinante che ciascuno dei due ha dato alla lingua Italiana.Il percorso espositivo, allestito all’interno della struttura del MAS (il motoscafo anti sommergibile utilizzato per la celebre “Beffa di Buccari”), comprende una cinquantina di opere inedite e create appositamente per #DantePOP tra il 2020 e il 2021, e due lavori dedicati a d’Annunzio realizzati nel 2017.Tele di grande formato e piccole formelle accompagnano il visitatore, come le cartoline di un viaggio in Italia, attraverso luoghi reali e immaginari, nei quali si esplicano alcuni momenti significativi dell’opera dantesca, legati alle sue idee più all’avanguardia, come il ruolo della donna e la lingua come specchio della società. Dal punto di vista tecnico, l’artista fa uso di una pittura stratificata, più o meno materica, che comprende anche collage, ritagli di quotidiani e copertine (principalmente il Corriere della Sera, La Repubblica e l’inserto D-Repubblica), con interventi dattiloscritti e dettagli impreziositi con la foglia d’oro. Il progetto #DantePop è realizzato in collaborazione con Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e Fondazione Giovanni Pascoli del circuito GardaMusei, con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comune di Gardone Riviera e Comune di Barga, con il supporto di Toscolano paper e Villa Pascoli onlus; media partner The Art Post Blog ed ArTalkers.it. La mostra #DantePop è allestita all’interno della struttura del MAS, accessibile ogni giorno dalle 9.00 alle 20.00 con il biglietto di ingresso al Parco monumentale. Per informazioni ed approfondimenti: http://www.vittoriale.it, http://www.sandrarigali.com. La seconda tappa del progetto #DantePop si terrà dal 25 settembre al 6 novembre 2021 presso le Stanze della Memoria di Barga (LU), con l’aggiunta di un ulteriore nucleo di lavori sul legame tra Dante e Pascoli. È previsto un catalogo complessivo, con testi di Giordano Bruno Guerri (Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani), Alessandro Adami (Presidente della Fondazione Giovanni Pascoli) e Alice Traforti (critica d’arte), che presenterà la mostra nella sua interezza. Tra gli eventi collaterali si segnalano la partecipazione all’annuale serata dedicata alla celebrazione di Giovanni Pascoli, organizzata dalla Fondazione Giovanni Pascoli (Barga, 10 agosto 2021), la presentazione del manifesto #DantePOP in occasione della seconda edizione del festival di arte pubblica Gallicano Paste-Up!, che vede Sandra Rigali alla guida artistica (Gallicano, luglio-agosto 2021) e la presentazione del catalogo.

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Quali sono le mete preferite dagli italiani per l’estate 2021?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2021

Sardegna, Puglia e Sicilia sono le mete più gettonate. In prima posizione la Sardegna, che ha prospettive di prenotazioni fra luglio e agosto 2021, mentre il mese di giugno vede il trionfo di Puglia e Sicilia. Il sondaggio è stato realizzato nel mese di aprile in modalità Computer Assisted Telephone Interviewing su un campione di 4.000 persone maggiorenni di cui il 50% uomini ed il 50% donne. Per la definizione del campione sono state considerate 3 quote, incrociate al loro interno (cross-correlated quotas): includendo sesso, area geografica e fedeltà/infedeltà di coppia, operando la chiusura delle celle-quota nel momento in cui ciascuna risultasse completa.«I risultati evidenziano la fotografia di un nuovo turismo in cui vi è la tendenza a privilegiare le mete poco frequentate (undertourism) e nel contempo la formula ibrida vacanza-lavoro» spiega Alex Fantini, fondatore di Incontri-ExtraConiugali.com. L’aumento dello smart working sta infatti determinando una crescita della propensione a programmare un viaggio che consenta anche di lavorare nell’ambito della vacanza. Ma non necessariamente un viaggio a lungo raggio. Molti, al contrario, optano per un turismo di prossimità —soprattutto gli uomini (72%), coloro che sono infedeli (72%) e coloro che vivono nel Centro (68%) e Sud Italia (80%) e nelle Isole (73%)— o per l’undertourism —tendenza più diffusa tra le donne (62,81%), tra i partner fedeli (65,75%) e tra gli abitanti del Nord Italia (67%). Ad optare per i viaggi a medio o lungo raggio è appena il 34% degli italiani: il 40% tra le donne ed il 28% tra gli uomini. E soprattutto i residenti del Nord Italia dove la percentuale sale al 57%, per scendere al 32% nel Centro Italia, al 27% nelle Isole ed al 20% nel Sud Italia. E, poi ancora, optano per i viaggi a medio o lungo raggio i partner fedeli (40%), mentre i traditori che scelgono mete lontane sono appena il 28%. Il viaggio ibrido vacanza-lavoro riguarda invece quasi un terzo degli uomini (27,25%) e poche donne (17,25%). Tra chi tradisce il partner il fenomeno del viaggio ibrido è ancora più esiguo (12,25%): i fedifraghi preferiscono non lavorare in vacanza e riservare il tempo “libero” per organizzare una scappatella, meglio se vicino casa, preferendo tra i tantissimi itinerari della nostra Penisola, che spaziano dalla montagna al mare, passando per la campagna. Per questo il 66% degli italiani opta per mete dietro casa, con punte dell’84% in Puglia, dell’83% in Calabria, dell’81% in Abruzzo. Mentre le mete a medio o lungo raggio riguardano più il Nord Italia (57%) con punte del 68% in Lombardia.Certo è che quest’estate viaggeranno in molti e ciò consentirà di recuperare almeno parte degli oltre 9 miliardi di euro bruciati nel 2020 a causa del calo del 60% della componente digitale del mercato del travel italiano.Il 68% degli intervistati ha inoltre dichiarato di avere intenzione di viaggiare più di quanto facesse prima del COVID-19 e —nonostante la crisi— il 27% è disposto a spendere di più per i viaggi rispetto a quanto facesse normalmente, perché vuole rifarsi dopo mesi di sacrifici e fare soggiorni più lunghi, con tanta voglia di evasione dopo mesi e mesi di reclusione in casa. Escludendo la parte del campione del cluster dei fedifraghi, risulta che a volere evadere con una relazione al di fuori del matrimonio o della coppia è il 25% dei “fedeli”. E, se un tempo si pensava maggiormente alla scappatella sotto l’ombrellone, secondo quanto ha potuto rilevare Incontri-ExtraConiugali.com quest’estate è la città l’ambiente ideale per tradire per il 78% degli uomini e per il 64% delle donne. Le vacanze invece saranno destinate precipuamente al partner ufficiale, alla famiglia ed agli amici. Ma non necessariamente si tradirà nella propria città. Rispettando sempre le restrizioni legate alla mobilità tra regioni, molti degli incontri extraconiugali si concretizzeranno in luoghi diversi da quelli di residenza (52%), spesso simulando trasferte di lavoro per organizzare incontri in altre città avvalendosi dell’aiuto di Incontri-ExtraConiugali.com per cercare nuove avventure in totale discrezione, anonimato e sicurezza.

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Italiani all’estero fantastici Ambasciatori dell’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 maggio 2021

Grazie al Gruppo Parlamentare di FdI al Senato, al Dipartimento Italiani all’estero e al Dipartimento Esteri per aver organizzato questa iniziativa che tocca un tema che ci sta molto a cuore: tutelare le comunità italiane all’estero e difendere l’italianità nel mondo. Nel corso dei lavori è stato ribadito con fermezza che: “Voi italiani all’estero rappresentate una ricchezza straordinaria e i vostri successi, personali e di comunità, sono motivo d’orgoglio. Siete dei fantastici Ambasciatori dell’Italia, della nostra cultura, della nostra lingua e della nostra identità. Purtroppo, in questi anni abbiamo assistito a una nuova ondata di emigrazione. Sono soprattutto giovani, in maggioranza diplomati e laureati, che scelgono di lasciare l’Italia perché non vedono qui speranze di crescita. Numeri in crescita e che toccano particolarmente il Mezzogiorno.Un dato che conferma il fallimento delle scelte degli ultimi governi in tema di politica economica, fiscale e sociale. Con il paradosso che mentre lasciamo partire i nostri ragazzi migliori, facciamo entrare decine di migliaia di immigrati clandestini, in gran parte senza alcuna professionalità, e destinati ad aumentare le fila del lavoro nero o della criminalità.Fratelli d’Italia vuole fermare questa nuova ondata di emigrazione e condurre una battaglia per riportare in Italia i nostri concittadini emigrati, magari a partire da quelli di più recente emigrazione.Si può fare lavorando su un sistema di incentivi fiscali per poter vivere e lavorare in Italia, e velocizzando le pratiche burocratiche per gli oriundi che chiedono di avere la cittadinanza italiana.Stiamo lavorando ad una serie di proposte per fare in modo che chi vuole tornare nella madrepatria abbia una corsia privilegiata e che i consolati siano il primo aiuto che l’Italia deve ai suoi figli ovunque siano.E vogliamo promuovere il turismo di ritorno per favorire convenzioni e sconti agli italiani all’estero che scelgono di trascorrere un periodo di vacanza in Italia.Vogliamo difendere gli italiani residenti o oriundi. Nei teatri di crisi, quando avvengono episodi come quello dei pescatori in Libia ma anche quando si violano i diritti umani. Penso naturalmente ai nostri fratelli in Venezuela o nelle altre nazioni del Sud America, che combattono contro regimi e derive comuniste. Ma vogliamo aiutare anche i nostri connazionali che resistono alla cancel culture che si abbatte contro le statue di Colombo e la cultura classica.Per noi il tema culturale e identitario rimane fondamentale. A partire dalla lingua: l’italiano è la lingua del bello, della poesia, dell’opera e dei marchi che si distinguono nel mondo per stile e classe. Dobbiamo implementare e promuovere le scuole di italiano nel mondo. Soprattutto nell’anno in cui celebriamo Dante, padre della nostra lingua e della nostra patria. Anche se quella Patria è oltre i confini.Fratelli d’Italia c’è e ci sarà sempre per chi è orgoglioso di essere italiano qualunque sia la distanza che ci separi”.

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Regno Unito: “Il Governo tuteli gli italiani incarcerati, non abbassi la testa”

Posted by fidest press agency su martedì, 18 maggio 2021

“Presenterò un’interrogazione parlamentare al premier Draghi e al ministro Di Maio per sapere cosa intende fare il Governo per tutelare gli italiani che, da diversi giorni, vengono incarcerati e successivamente espulsi al loro arrivo nel Regno Unito”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e membro della Commissione Affari Esteri Edmondo Cirielli (FdI): “Non è accettabile che vengano trattati come se fossero degli immigrati clandestini. Sono persone, soprattutto giovani, che si sono recati in Inghilterra per un colloquio di lavoro o per fare un’esperienza da ragazzi alla pari. Ad alcuni di loro – aggiunge Cirielli – sarebbero stati sequestrati finanche i telefonini per evitare che fotografassero le celle di detenzione in cui sono stati rinchiusi prima dell’espulsione. Tutto ciò è davvero indegno. Per questo, è assolutamente necessario un intervento diretto della Farnesina presso le autorità britanniche affinchè la nostra Ambasciata possa essere tempestivamente informata in caso di detenzione di cittadini italiani per garantire loro l’adeguata assistenza. Episodi non genere, comunque, non devono più accadere: l’Italia non abbassi la testa” conclude Cirielli.

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Italiani alla guida e al rispetto delle norme anti-Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 maggio 2021

Sono ben 7 su 10 gli italiani che ammettono di infrangere le regole del Codice della strada e – non sarà un caso – la gran parte di loro confessa di avere lo stesso atteggiamento poco “serio” verso le norme sanitarie anti Covid-19. Lo rivela l’XI° edizione del “Barometro della guida responsabile”, indagine realizzata da Ipsos per la Fondazione VINCI Autoroutes, sul comportamento di 12.400 conducenti di undici Stati dell’Unione Europea.Stando ai dati, 7 europei su 10 (il 70%) trasgrediscono il Codice della strada e il 70% non rispetta sempre le regole sanitarie. Andando più a fondo si scopre che l’88% dei conducenti fa poca attenzione ai limiti di velocità e il 62% non si ferma al semaforo arancione o cosa peggiore non rispetta il rosso, per non parlare dell’uso degli indicatori di direzione dimenticato dal 51% degli intervistati. E gli italiani come si comportano alla guida? Secondo il Barometro della guida responsabile il 66% tende a non rispettare il codice stradale e il 75% non rispetta le regole sanitarie. Il 57% degli automobilisti italiani sembra aver compreso che non si devono mai “staccare” le mani dal volante per rispondere al telefono e dichiara di usare il sistema Bluetooth con un aumento di 4 punti in un anno e +14 punti in 5 anni. Tra i comportamenti pericolosi che gli italiani hanno confessato di adottare quando sono alla guida ci sono: non rispettare i limiti di velocità (86%), passare con il semaforo rosso o arancione (50%), non usare le frecce per indicare la direzione di svolta (48%).

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Italiani all’estero: Elezioni Comites e informazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 maggio 2021

“Il 3 dicembre prossimo si terranno le elezioni dei Comites, organismi di rappresentanza delle Comunità italiane che vengono eletti in base alle Circoscrizioni consolari. Per poter votare è necessario che i cittadini italiani, iscritti all’Aire e quindi residenti in forma permanente all’estero, esprimano in anticipo la volontà di farlo al fine di essere inseriti nell’elenco degli elettori: la cosiddetta “opzione inversa”. È, quindi, di vitale importanza promuovere una adeguata informazione sul territorio e nelle realtà sociali di questi connazionali, affinchè possano esercitare il loro diritto di voto in piena consapevolezza.Già nell’agosto scorso, avevo inviato una lettera al Ministro Di Maio nella quale sottolineavo che l’Amministrazione dello Stato deve adoperarsi, anche verso i cittadini italiani residenti all’estero, per permettere loro un pieno esercizio dei diritti politici e l’espressione delle loro posizioni attraverso il voto, anche grazie ad una adeguata campagna informativa.Infatti, molti concittadini, nonostante il plico elettorale inviato a casa, non sono a conoscenza della possibilità di esercitare questo loro diritto fondamentale e base della democrazia, trascurando, così, questa possibilità, proprio perché non adeguatamente informati.Ribadisco, pertanto, la necessità che il Maeci si attivi affinché si realizzi una campagna informativa verso le Comunità italiane all’estero su questi temi.I Comites sono un importante organismo di rappresentanza, ma per ben rappresentare le Comunità è necessario allargare la partecipazione e fare in modo che siano espressione, la più ampia possibile, della Comunità italiana all’estero.Una informazione tempestiva, ovvero immediata, garantirebbe entro dicembre di raggiungere e sensibilizzare tutti i connazionali iscritti all’Aire e rendere le elezioni dei Comites un grande “momento di democrazia” partecipativa delle nostre Comunità all’estero. Auspico che il Governo si attivi il prima possibile!”.Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Istat: 22,2% italiani in difficoltà

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2021

Secondo l’Istat, a seguito dell’emergenza sanitaria, più di un quinto degli italiani (il 22,2%) ha avuto difficoltà nel far fronte ai propri impegni economici (pagare mutuo, bollette, affitto, spese per i pasti, etc.).”Dati tanto drammatici quanto ampiamente previsti, come il fatto che il 13,4% degli intervistati ha avuto problemi con il pagamento delle bollette e il 9,1% non è riuscito nemmeno a pagarle” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per questo fin da marzo 2020, ai tempi del Cura Italia, avevamo chiesto l’estensione immediata dei bonus sociali di luce e gas a chiunque perdeva il posto di lavoro, senza dover far riferimento a un Isee di fatto vecchio e superato, la riduzione dell’Iva sul gas al 10% sull’intero consumo e non solo sui primi 480 Smc annuali, la sospensione degli oneri generali di sistema e delle componenti Terna sulle bollette di luce e gas, la riduzione dell’Iva dal 22 al 4% per tutti i contratti telefonici a consumo. Purtroppo, nessuna di queste ragionevoli proposte è mai stata accolta. Le riproponiamo ora al Governo Draghi” conclude Dona.

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Investimenti in sanità priorità assoluta per il 93,2% degli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2021

A oltre un anno dallo scoppio della pandemia da Covid-19, una parte degli italiani ritiene che non sia ancora stata impressa la spinta necessaria per segnare un cambio di passo al Servizio Sanitario Nazionale. Secondo uno studio Censis, infatti, oltre il 40% degli italiani – pensando al ritorno alla situazione ordinaria – non crede che la sanità della propria regione sarebbe pronta ad affrontare nuove eventuali emergenze. La quasi totalità della popolazione (93,2%) ritiene prioritario che siano investite maggiori risorse nella sanità e nel personale dedicato.Gli italiani hanno idee ben chiare anche su come dovrebbero essere allocate queste risorse. L’esperienza che ha segnato il nostro Paese e il mondo intero nell’ultimo anno ha fatto comprendere quanto sia importante essere preparati di fronte alle emergenze. Il 91,7% dei cittadini ritiene che bisognerebbe dare un forte impulso alle attività di prevenzione dai virus come dalle patologie. Quasi all’unanimità (94%), gli italiani chiedono inoltre il potenziamento della sanità di territorio. Un ulteriore aspetto che secondo i cittadini non potrà mancare nella sanità del futuro è infine il digitale: il 70,3% ritiene necessario un maggior ricorso a telemedicina e soluzioni digitali per controlli, diagnosi e cure a distanza.Un’inversione di rotta è quanto mai urgente, considerato che la sanità “sospesa” tornerà presto a premere significativamente sul Servizio sanitario, essendovi stati 46 milioni di visite specialistiche e accertamenti diagnostici in meno (-31%), 700 mila ricoveri di medicina interna in meno (-70%) e 3 milioni di screening oncologici in meno (-55%) nel 2020 rispetto all’anno precedente. Maggiori investimenti nella sanità sono necessari anche nel lungo periodo, considerando che tra 20 anni gli over 64 costituiranno un terzo del totale della popolazione del nostro Paese e assorbiranno il 66% della spesa sanitaria pubblica.Dopo un lungo periodo di razionalizzazione della spesa, nell’ultimo anno si è assistito a un aumento consistente dei finanziamenti per la sanità (+5,6 miliardi di euro), che sono destinati a incrementare ulteriormente grazie alle risorse messe appositamente a disposizione della salute attraverso il Next Generation EU. Si tratta di un’opportunità che è doveroso cogliere, al fine di ridefinire il Servizio Sanitario del futuro.Proprio per questo nasce il progetto I Cantieri per la sanità del futuro, promosso da Censis in collaborazione con Janssen Italia. Partendo dall’ascolto delle Sanità regionali, responsabili di gestire il servizio per i cittadini, l’iniziativa si propone di individuare le azioni utili per dare risposte concrete alle esigenze degli italiani, sia nelle emergenze che nella situazione ordinaria. Attraverso un’analisi specifica di alcune regioni – Piemonte, Veneto, Lazio, Puglia – il progetto si propone di individuare quali cantieri aprire oggi per avere un sistema Salute più efficiente, efficace e sempre più in grado di rispondere alle esigenze del cittadino e della società per come è oggi e per come sarà nel futuro, considerando aspetti come composizione demografica, cronicità, prevenzione ed assistenza. Una sfida che deve vedere la massima collaborazione possibile tra tutti i soggetti del sistema Salute, siano essi pubblici o privati.

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Costi e abitudini degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

Anche quest’anno gli italiani trascorreranno la Pasqua a casa: tutta Italia, nei giorni 3, 4 e 5 Aprile sarà in lockdown.Misure necessarie per affrontare e superare la pandemia in corso da ormai oltre un anno.Come quella appena trascorsa, quindi, anche questa Pasqua sarà all’insegna della tradizione e del fai da te, anche se con meno entusiasmo e fantasia rispetto allo scorso anno, quando le famiglie erano convinte che sarebbe stata solo un’eccezione.L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha monitorato le abitudini delle famiglie in tale occasione ed i costi relativi ai prodotti caratteristici.Dallo studio emerge un andamento piuttosto differenziato dei prezzi, a seconda dei prodotti e del canale di vendita. Complessivamente, nei negozi fisici e nei supermercati i prezzi risultano aumentare mediamente del +4%. I settori che segnano gli aumenti maggiori sono quello della carne (+9%) e delle colombe (+7%). Invariati i costi degli stampi per uova di cioccolata fatte in casa, che lo scorso anno invece avevano conosciuto un boom del +12%.Anche quest’anno gli aumenti più elevati si avranno per l’acquisto dei prodotti tradizionali sulle piattaforme online: una colomba normale online costa 16,80 Euro, a fronte dei 9,96 Euro di una buona colomba classica presso un negozio o un supermercato (con un aggravio del +69%).Lo stesso vale per le uova di Pasqua, vendute online con rincari di oltre il 28% rispetto al prezzo applicato al negozio.Anche alla luce di questi sovrapprezzi sono meno, rispetto allo scorso anno, le famiglie che effettueranno online l’acquisto di tali prodotti, con una diminuzione in media del 32%.Per quanto riguarda le modalità con cui gli italiani si apprestano a festeggiare la Pasqua, infine, si rileva che appena 1/3 delle famiglie festeggerà approfittando della possibilità di estendere il proprio nucleo familiare per i pranzi di Pasqua e Pasquetta. La maggior parte delle famiglie festeggerà in formazione ridotta, preparando da sé le pietanze che saranno servite: nonostante sarà possibile ricorrere al cibo da asporto, solo 1 famiglia su 10 opterà per tale soluzione. Un andamento su cui incidono diversi fattori, in primis la preoccupazione per la salute della propria famiglia e per le conseguenze economiche che la pandemia sta causando.Alla luce di tali previsioni appare evidente la necessità e l’urgenza di incrementare gli sforzi per la campagna vaccinale, per dar modo al Paese di lasciarsi alle spalle l’emergenza sanitaria e gli effetti drammatici che sta determinando sul tessuto economico e sociale.

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Salvi i bilanci di centinaia di comuni italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

“Per me un’altra grande soddisfazione politica che risale al 2018. Nella sessione di Bilancio per il 2019, ho presentato un emendamento che ho predisposto con il Segretario Generale della Provincia di Foggia e su sollecitazione di vari sindaci di Capitanata, come Valentino Petruzzi (sindaco di Rocchetta Sant’Antonio), Giuseppe D’Onofrio (sindaco di Serracapriola), Luigi di Fiore (sindaco di Rignano Garganico), Nicola Gatta, (sindaco di Candela e presidente della Provincia di Foggia), ed altri ancora. Quell’emendamento aveva inteso salvaguardare tutti quei Comuni che avevano stipulato convenzioni onerose con operatori privati titolari di impianti di energia rinnovabile, in particolare nel settore eolico, nella maggior parte dei casi proposte da questi ultimi, prima della pubblicazione del Decreto Ministeriale 10 settembre 2010 “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico nel settembre 2010. Quelle convenzioni – sottoscritte di norma su proposta delle stesse imprese – prevedevano il riconoscimento agli enti locali di compensazioni e ristori a fronte dell’impatto che l’impianto avrebbe prodotti nei territori, con importi e percentuali differenti rispetto a quanto successivamente fissato dal MISE. Tali convenzioni erano state negli ultimi anni gradualmente contestate dalle aziende proponenti.Con l’emendamento in questione “Ferma restando la natura giuridica di libera attività d’impresa dell’attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica, i proventi economici liberamente pattuiti dagli operatori del settore con gli Enti locali, sul cui territorio insistono impianti alimentati da fonti rinnovabili, sulla base di accordi bilaterali sottoscritti prima del 10 settembre 2010, data di entrata in vigore delle linee guida nazionali in materia, restano acquisiti nei bilanci degli enti locali, mantenendo detti accordi piena efficacia. Dalla data di entrata di entrata in vigore della presente disposizione, fatta salva la libertà negoziale delle parti, gli accordi medesimi sono rivisti alla luce del D.M. 10 settembre 2010 e, segnatamente dei criteri contenuti nell’allegato 2. Gli importi già erogati e da erogarsi in favore dei Comuni concorrono alla formazione del reddito d’impresa del titolare dell’impianto alimentato da fonti rinnovabili”.Ricordo anche che nel 2010 gli impianti da fonte rinnovabile raggiungevano una consistenza pari a 159.895 impianti, con una potenza installata di 30.284 MW.La Consulta ha previsto il mantenimento della piena efficacia di questi accordi fino all’entrata in vigore della Legge stessa (1° gennaio 2019). Secondo la Corte, con decorrenza 1° gennaio 2019, le vecchie convenzioni dovranno essere riviste dalle parti in conformità alle prescrizioni delle Linee Guida ministeriali.

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Italiani: Come eravamo e la svolta

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

di Giuseppe Bianchi. Al nastro di partenza eravamo in tanti. Mussolini aveva incoraggiato le famiglie numerose e noi nati nel decennio 1930 riempimmo le culle. Non entrammo nel migliore dei mondi possibili perchè sulle famiglie pesavano ancora gli effetti della grande recessione del 1929 che aveva ridotto redditi e posti di lavoro. E ben presto fummo introdotti nella Seconda Guerra Mondiale che ci aprì gli occhi alle “banalità del male”. Il territorio che iniziammo ad esplorare era pieno di semafori che indicavano le cose da fare e quelle da evitare. Il cibo era povero e scarso ed imparammo a rispettarlo. Venne poi la Scuola, irregimentata nei canoni dell’educazione fascista che ci fece tutti “balilla”. L’apprendimento fu scarso nel disordine bellico ma lì nacquero le nostre prime amicizie, simpatie sentimentali. Ma questi rapporti si spezzarono presto. Solo una minoranza privilegiata proseguì gli studi, gli altri si avviarono ai diversi avviamenti professionali che distinse, per sempre, i nostri destini di vita. L’ingresso nel mercato del lavoro fu agevolato dalla ricostruzione post-bellica del Paese. Le offerte di lavoro non mancarono sorrette da una domanda esuberante ma poco generosa per la qualità professionale e retributiva dei posti di lavoro disponibili. L’industria nascente aveva bisogno di braccia operose perchè il sistema produttivo scontava l’impiego di tecnologie (le catene di montaggio) a largo impiego di lavoro parcellizzato e ripetitivo.Ma entrammo con fiducia nella nuova società che si apriva alle libertà democratiche e che prometteva la condivisione di un maggiore benessere. Ed infatti iniziò un percorso con lo sviluppo dell’industrializzazione di massa che estese il godimento dei beni di consumo, prima inaccessibili ai più, mentre l’assimilazione delle nuove libertà alimentò un nuovo protagonismo degli attori sociali (in primis i sindacati) nel migliorare le retribuzioni e le condizioni di lavoro.Il conflitto lavoro-capitale che, nelle frange più radicali, doveva portare al superamento del capitalismo, venne stemperato nella pratica della contrattazione collettiva che assicurava pari dignità ai contraenti e vantaggi reciproci nei limiti dei rapporti di forza che si andarono evolvendo nel tempo.Compiaciuti del benessere raggiunto, non capimmo le trasformazioni che si andarono configurando con il passaggio successivo alla società post-industriale. Prima con l’espansione dei servizi e poi con la globalizzazione dei mercati, trainata dalla finanza avvantaggiata dalla liberalizzazione dei movimenti del capitale che allargò le diseguaglianze sociali. Il sistema economico perse la sua capacità propulsiva, il sistema sociale si frantumò nei processi di individualizzazione degli interessi e le istituzioni democratiche di massa (partiti, sindacati) entrarono in crisi per la mancata capacità di adattare le loro strategie e i modelli organizzativi ai cambiamenti strutturali del sistema economico.Il conflitto sociale è degenerato nella micro conflittualità insofferente ai canoni della solidarietà di classe e il conflitto politico si è trasformato nella contestazione populista della “casta politica” accusata di chiudersi nei suoi privilegi. In tale situazione precaria è calata la pandemia con i suoi costi economici e sociali. È passato un anno dalla prima diffusione del virus e niente è andato come avrebbe dovuto. È aumentata nel Paese la domanda di tutela della salute anche a costo di limitare le libertà personali. Aumentano coloro che si domandano se non valga la pena di accettare qualche forma di autoritarismo per tornare alla normalità della vita. La profezia, condivisa dalla nostra generazione che democrazia ed economia di mercato fossero strettamente interconnessi è stata minata da nuove forme di capitalismo autoritario, da nuove “modernità alternative”.Ora il nostro Paese è chiamato alla sua ricostruzione lungo le nuove direttrici di uno sviluppo sostenibile ed inclusivo dal punto di vista sociale. Affronta tale impegno senza le ideologie e le classi sociali che hanno guidato la fase precedente dello sviluppo industriale e nella condizione di un Paese disilluso e frustrato. Non basta disporre delle risorse finanziarie europee stanziate perchè il loro impiego richiederà una rigenerazione dello Stato e la capacità delle parti sociali di gestire, in forme socialmente accettabili, la riallocazione del capitale e lavoro, a sostegno della nuova transizione ecologica e digitale. Un impegno collettivo di grande portata perchè ricostruire significa programmare il futuro nei suoi valori fondanti, nelle sue politiche e nelle sue strutture organizzative.Non è allora retorico evocare il ruolo delle giovani generazioni che abiteranno tale futuro. La paura di compromettere un benessere tanto faticosamente conquistato ha indotto le categorie più anziane a chiudersi nella tutela dei loro interessi, facendosi forte del loro peso elettorale.Il paese ha assistito passivamente alla riduzione degli investimenti pubblici destinati al rinnovamento delle istituzioni scolastiche, ha lasciato deperire le strutture pubbliche dell’impiego che dovevano accompagnare i giovani al lavoro, non ha ostacolato la decrescita della natalità all’origine degli attuali squilibri demografici. E da ultimo, nel corso della pandemia, si sono chiuse le scuole alle quali non è stata destinata la stessa attenzione riservata alle strutture economiche.La nostra generazione, ormai giunta al capolinea, ha gestito la più profonda trasformazione della nostra società mai accaduta alle precedenti generazioni. Lascia una eredità di cose fatte e di errori compiuti. Sta ai giovani di oggi accettare sfide più grandi di loro. I giovani digitali dovranno gestire le opportunità e i rischi della nuova società digitale, mantenendo vive le loro libertà. Devono anticipare la loro maturità culturale condividendo le loro aspirazioni ed aprendosi alle relazioni con gli altri. Ecco perchè sono favorevole al voto dei sedicenni perchè al più presto riempiano i vuoti di senso e di futuro. (fonte: http://www.isril.it)

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Invecchiamento “attivo” degli italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2021

I dati Istat parlano chiaro. Dal 2002 allo scorso anno abbiamo assistito a un progressivo invecchiamento della popolazione italiana: l’età media è passata dai 41,9 a 45,7 anni, e la percentuale di over 65 dal 18,7% del 2002 al 23,2% registrato a gennaio 2020. Quasi un quarto degli italiani è quindi un “over”…ma attenzione a definirli “vecchi”! Sempre secondo l’Istat, infatti, negli ultimi dieci anni si è anche registrato un graduale ma costante miglioramento delle condizioni di salute degli over 65. E non è solo merito dei progressi della medicina, ma anche – e soprattutto – del mantenimento di uno stile di vita attivo, trascorrendo il tempo tra lavoro, passioni, hobby, famiglia e amici. Si sta assistendo ad una vera e propria evoluzione del concetto stesso di anzianità: oggi come oggi i senior italiani sono persone attive che dimostrano una interessante partecipazione alle attività di natura sociale, civica e culturale, dalla cura della famiglia – dei nipoti, in particolare –, passando per le pratiche sportive, fino alla politica o al volontariato. È dunque più corretto parlare di invecchiamento attivo, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come quel processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza per migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano[1]. In virtù dei dati incoraggianti, è quindi necessario prendere le doverose precauzioni e condurre uno stile di vita sano, che rispetti le esigenze dell’età incentivando allo stesso tempo attività, buone abitudini e socialità. Proprio per spiegare quanto sia importante mantenere uno stile di vita attivo per contrastare gli effetti negativi del passare degli anni sul proprio corpo, Domitys Quarto Verde ha deciso di offrire un’inedita esperienza a chi ancora non ha raggiunto la terza età (anagrafica). Fino al 9 marzo, dalle 10 alle 18, sarà infatti possibile provare gratuitamente, previa prenotazione, il “simulatore d’età”: una speciale tuta che, inibendo abilità motorie, vista e udito, permette di comprendere sulla propria pelle cosa significhi, davvero, invecchiare e, quindi, quanto sia importante la prevenzione per ritardare quanto più possibile l’emergere di queste difficoltà fisiche. La fotografia Istat: 45,7 anni: l’età media della popolazione italiana
23,2% la percentuale di over 65 a gennaio 2020, Il 25,3% degli over 65 pratica almeno qualche attività fisica (anno 2019), Il 27,5% degli over 75 gode di buona salute, percentuale che sale al 43,7% nella fascia d’età 65-74 anni (anno 2019), Il 10,7% degli over 75 utilizza il pc e il 13,1% naviga su Internet (il 7,1% lo fa tutti i giorni), Rischio isolamento: il 17,5% degli over 75 dichiara di non incontrarsi mai con gli amici e il 3,8% dichiara di non averne (anno 2019).

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I mali italiani vengono da lontano e i limiti del governo Draghi

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

By Enrico Cisnetto.Presi come siamo a discutere di quanto siano assordanti i silenzi e vistosi i comportamenti normali di Draghi – certo entrambi inediti per un inquilino di palazzo Chigi – e viceversa di come non lascino il segno i (disperati) tentativi dei politici di riempire i vuoti apparenti del nuovo dominus della politica italiana, nessuno si è accorto o ha dato peso ad uno studio del Sole 24Ore, secondo cui l’Italia negli ultimi 20 anni ha perso il 18,4% rispetto al pil dell’intera Eurozona. Nel 2001 il nostro “peso economico” in Europa dell’euro era pari al 17,7%, oggi è del 14,5%, mentre il reddito pro-capite italiano è crollato all’82,8% della media Ue e al 67,6% rispetto di quello tedesco. Ora, che fossimo secondi solo alla Grecia nella classifica della peggiore recessione era cosa conosciuta ai più, ma che la nostra regressione economica duri da un quarto di secolo – visto che l’ultima accelerazione l’abbiamo avuta nel lontano 1996 – è questione meno nota, o volutamente dimenticata. Lo dico perché sembra che tutti i nostri guai siano nati con il Covid, e che le responsabilità del ceto politico e delle classi dirigenti del Paese al massimo siano circoscrivibili alla reazione messa in campo per combattere la pandemia. Sembra, cioè, che Draghi sia stato chiamato sulla scena per fronteggiare l’emergenza sanitaria, che in quanto eccezionale ed imprevista ha colto di sorpresa un sistema politico e istituzionale che, altrimenti, in assenza del Covid, avrebbe potuto dare il meglio di sé.Invece, quei numeri impietosi snocciolati dall’ottimo Giovanni Trovati sul quotidiano diretto da Fabio Tamburini, così come molti altri con cui potremmo misurare il declino italiano iniziato – non a caso – con la fine della Prima Repubblica, ci dicono che le cose stanno assai diversamente. E che credere che Draghi sia e debba essere una parentesi emergenziale, chiusa la quale tutto tornerà felicemente come prima, sia un delitto prima ancora che una corbelleria. Al pari di quelle uscite dalla bocca (e dalla penna) dei Conte boy’s, che a giorni alterni da un lato inveiscono contro il banchiere usurpatore longa manus dei poteri forti europei e planetari, da un altro lo descrivono con in mano il manuale Cencelli (ma a favore di chi, se non prima di tutto dei partiti che sostenevano Conte?) intento ad essere in perfetta continuità con il predecessore (ma allora che senso ha essergli contro?), e da un altro ancora lo vogliono impotente perché sostenuto da un’armata Brancaleone mentre per fare le riforme occorrono maggioranze solide e omogenee come se quelle che si sono avvicendate dal 1994 in poi fossero state tali (ammesso, perché allora non sono state fatte queste benedette riforme?). La verità, invece, è che Draghi a capo di un governo che al massimo potrà durare due anni, offre ai partiti e al sistema nel suo complesso una (insperata e immeritata) occasione last minute per ripensarsi e ridisegnarsi. Persa eventualmente la quale, una nuova ondata populista e qualunquista, ancor più grande di quella che ha prodotto il declino di questi anni, travolgerà tutto e tutti, lasciando solo macerie. Certo, lo scenario che abbiamo davanti agli occhi non genera troppe speranze. Il partito più strutturato e potenzialmente perno del sistema politico, il Pd, è vittima di una “vocazione minoritaria” (Giorgio Gori dixit) che lo ha reso subordinato ai 5stelle (nonostante la loro disgregazione) e indotto al suicidio al grido di “o Conte o elezioni”. Guidato (si fa per dire) da un segretario che scambia l’avvocato del popolo per De Gasperi e Barbara d’Urso per Walter Cronkite, è totalmente privo di identità politica, che deve necessariamente venir prima delle alleanze, e di conseguenza è dilaniato al suo interno nonostante abbia smesso di discutere di politica e non pratichi più i congressi per selezionare il suo ceto dirigente (ammesso che lo abbia mai fatto). È vero che si assiste al risveglio della componente riformista – interessante il fatto che Enrico Morando abbia costretto il “santone” Goffredo Bettini a contraddirsi negando di aver mai parlato di “alleanza strategica” con i grillini, così come sono da sottolineare le recenti sortite del sindaco di Bari Decaro e del presidente emiliano Bonaccini – ma resta il fatto che l’improvvida decisione di formare un intergruppo parlamentare con 5stelle e Leu è passata senza colpo ferire nonostante quell’alleanza fosse nata per sbarrare le porte al Salvini sovranista che, almeno formalmente, non c’è più. A proposito, si potrà anche provare soddisfazione nel vedere che la Lega, nata secessionista e poi diventata nazionalista, sia stata capace di compiere, nel giro di 48 ore, una svolta europeista. Ma non si può far finta di non vedere come questa straordinaria parabola politica da guinness dei primati sia stata realizzata senza alcuna discussione interna né maturazione culturale, e che quindi con altrettanto rapido trasformismo domani questa linea possa virare verso chissà quale altro approdo. Insomma, se nel Pd e nella Lega ci sono due o più anime, sarebbe indispensabile che venissero allo scoperto, quantomeno creando articolazioni interne codificate dalla distinzione delle idee ma anche fino al punto – sano ai fini di una rigenerazione del sistema politico malato – di una separazione in forze distinte (sovranisti ed europeisti, pur se organizzati in correnti, non possono coesistere in un unico partito).
Ancorché scandito dall’odioso sistema delle espulsioni, paradossalmente pare più serio (pardon, meno infruttuoso) il lacerante scontro tra bande rivali in atto nel mondo pentastellato. Non fosse altro perché questa guerra fratricida è assai probabile che alla fine ci consegni il definitivo annientamento del cosiddetto “movimento”, con la più che auspicabile conseguenza che la parte maggiormente qualunquista dell’elettorato italiano torni alla sua storica vocazione dell’astensione dal voto, e che le miserevoli bandiere dell’antipolitica, dell’incompetenza al potere e del giustizialismo – che troppo hanno sventolato in questi anni di declino – lascino il posto a quelle del merito, del dovere e del garantismo. Anche perché se qualcuno crede davvero all’evoluzione moderata, liberale, europeista e atlantista di chi a suo tempo è stato partorito (da un comico fin troppo furbo e da una società di consulenza nata per far business) con il dna peronista, illiberale, no euro, pro decrescita (in)felice, filo Putin-Xi-Maduro – e sono convinto che Di Maio, di animo doroteo, sia uno dei pochissimi a prestarci fede sinceramente – ha il dovere di testimoniarlo uscendo e andando altrove (e magari lasciando allo smanioso Conte l’ingrato compito di rimanere sotto le macerie). Altrimenti la contraddizione, anzi la contrapposizione, tra il punto di partenza e quello di arrivo è troppo stridente per rendere credibile il percorso. Infine, produce horror vacui osservare gli infiniti tentativi da parte delle moltitudini che sono o credono di essere il “centro politico” di cercare un “centro di gravità permanente”, per dirla alla Battiato, in cui ciascuno possa prendere il sopravvento sugli altri. Fallendo così ogni possibilità di aggregazione: Renzi e (ora) Salvini in competizione nel tentativo di annettersi le spoglie di Forza Italia, le diaspore laiche e cattoliche, radicali e moderate che s’incontrano e si lasciano alla velocità della luce, la società civile che produce sigle promettenti ma che hanno un po’ tutte il difetto (letale) dell’eccesso di personalizzazione a discapito delle matrici culturali e basi programmatiche. Ecco, se questa è la cornice politico-parlamentare entro cui giocoforza agisce Draghi, deve essere chiaro dove iniziano e dove finiscono le sue responsabilità e quelle degli altri. Al presidente del Consiglio spettano essenzialmente due compiti, che corrispondo ad altrettanti “buchi” (voragini, per meglio dire) che il governo precedente gli ha lasciato in eredità: predisporre il piano vaccinale che non c’è, unica possibilità che ci è rimasta per vincere la pandemia dopo il sostanziale fallimento del piano sanitario che ha rincorso il virus senza mai acchiapparlo; riscrivere i contenuti del piano per il Recovery e ridefinire la governance chiamata a gestirlo, impegnando investimenti e imbastendo riforme per i prossimi sei anni in modo tale che qualunque governo successivo non possa mettere in discussione nulla. Non sarà facile, ma la corrispondenza tra la dimensione europea di questi passaggi e la caratura internazionale della sua personale credibilità è un’arma di cui l’Italia non disponeva e che ora è finalmente a nostra disposizione.
A tutti gli altri – personalità e forze politiche esistenti e potenziali – spetta il resto: auto-riformarsi, morire e nascere (politicamente parlando), riscrivere le regole (la legge elettorale, ma non solo) in coerenza con il ridisegno della architettura istituzionale. Ripensare il sistema, insomma. O se si vuole, passare finalmente ad una vera Terza Repubblica (concedendo, magnanimamente, che la Seconda avesse titolo di definirsi tale). Compito non meno difficile di quello di Draghi. Ma se si sciupa l’occasione, ha ragione Enrico Letta a denunciarlo con forza, la conseguenza sarà una nuova, ancor più spaventosa ondata di populismo. E sarà così che ci risveglieremo in Venezuela. Enrico Cisnetto direttore sito http://www.terzarepubblica.it

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Iniziativa di formazione sui pagamenti digitali per i Comuni Italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Prenderà il via l’8 marzo Nexi Academy PA, il programma di formazione ed educazione sui pagamenti digitali realizzato da Nexi in collaborazione con Visa e destinato ai Comuni Italiani: l’iniziativa, completamente gratuita e fruibile via web, consiste in una serie di webinar di formazione ed educazione sull’evoluzione dei pagamenti digitali nella PA, in particolare alla luce della normativa del DL Semplificazioni che prevede l’obbligo di adesione a PagoPA da parte di tutte le Pubbliche Amministrazioni del nostro Paese.
Durante gli incontri, manager di Nexi e di Visa, rappresentanti di Istituzioni e Associazioni ed esperti del settore spiegheranno come rispettare la normativa per la gestione di pagamenti e incassi e per consentire ai cittadini l’accesso ai servizi digitali del proprio Comune, anche tramite l’app IO, faranno il punto sulle nuove frontiere dei digital payments in Italia e in Europa, anche in chiave prospettica, illustreranno le principali evoluzioni di settore, come l’omnicanalità, il social commerce, i pagamenti in prossimità, ospiteranno i Comuni Italiani più evoluti sul fronte dei pagamenti digitali, illustrandone i casi di successo.L’iniziativa si inserisce in un momento storico in cui i pagamenti digitali, che nel nostro Paese sono meno diffusi rispetto alla media europea (26% in Italia vs 50% media UE), stanno crescendo a buon ritmo anche a seguito della pandemia, che ha cambiato le abitudini di acquisto e di incasso degli Italiani: secondo un recente studio condotto da GFK per conto di Visa, infatti, il 62% degli italiani non considera più i pagamenti in contante preferibili a quelli digitali e il 31% prevede di aumentare la frequenza dei propri pagamenti con carta nel prossimo futuro.Si tratta di un importante cambiamento culturale e di percezione che può rappresentare un’opportunità unica per accelerare la digitalizzazione del Paese, facendo leva proprio sui digital payments, ormai riconosciuti come indispensabili non solo per lo sviluppo economico, ma anche per rendere più innovativi e accessibili i servizi ai cittadini.“I servizi pubblici digitali pesano per il 15% nel DESI, l’indice elaborato dalla Commissione Europea per misurare il livello di digitalizzazione dei Paesi europei, che vede l’Italia al 25esimo posto: per crescere su questo fronte, oltre a un’ottima offerta di servizi, serve che la PA abbia anche una adeguata cultura digitale e buone competenze specifiche – dichiara Marco Torri, Head of Public Administration Advisory & Sales di Nexi – La nostra iniziativa ha proprio l’obiettivo di informare e formare chi opera nella PA, nello specifico i Comuni: lo facciamo sul mondo dei pagamenti digitali, nel quale siamo il player di riferimento, perché rappresentano una leva fondamentale per la digitalizzazione dei servizi pubblici e una straordinaria opportunità di crescita per il nostro Paese. Basti pensare che nel 2020 le adesioni a PagoPa sono cresciute del 69% e sono state registrate oltre 97 milioni di transazioni per un valore di circa 18 miliardi di euro”.Oltre ai webinar realizzati in collaborazione con Visa, Nexi metterà a disposizione sul proprio sito un canale dedicato ai pagamenti digitali nella PA nel quale sarà possibile consultare i materiali dei corsi, aggiornarsi tramite video informativi, consultare materiali attinenti al mondo dei pagamenti, avere risposte ai propri dubbi sull’evoluzione digitale del settore e sulle nuove tendenze, tenersi informati sulla normativa vigente.

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Sondaggio: sette italiani su dieci ottimisti sul piano per la ripresa UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2021

La pandemia ha rafforzato la convinzione che l’Unione europea sia il luogo giusto per sviluppare soluzioni efficaci per combattere il COVID-19 e i suoi effetti. Un nuovo sondaggio, commissionato dal Parlamento europeo e condotto fra novembre e dicembre 2020 da Kantar, rileva che quasi tre intervistati su quattro (72%) ritengono che il piano di ripresa dell’UE consentirebbe all’economia del proprio paese di riprendersi più rapidamente dagli effetti negativi della pandemia di coronavirus. L’Italia, con il 69%, è in linea con la media europea.Gli europei che si esprimono positivamente sull’UE sono aumentati di 10 punti percentuali, rispetto all’autunno 2019, arrivando a un totale del 50%. Gli italiani intervistati che hanno un’immagine positiva o molto positiva dell’UE si assestano al 43%, con 11 punti percentuali di aumento rispetto all’autunno 2019.In Italia, il 52% degli intervistati ritiene che il Paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’Unione, innanzitutto in termini di cooperazione tra gli Stati e difesa della pace, maggiori opportunità di lavoro e capacità di far sentire la propria voce nel mondo. Sebbene il dato sia il più basso dell’UE (media UE: 72%), si registra un aumento di dieci punti percentuali rispetto a giugno 2020.Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha dichiarato: “Il messaggio di questo sondaggio è chiaro: i cittadini europei sostengono l’Unione europea e ritengono che l’UE sia il posto giusto per cercare soluzioni alla crisi. Ma la riforma dell’UE è chiaramente qualcosa che i cittadini vogliono vedere ed è per questo che dobbiamo lanciare la Conferenza sul futuro dell’Europa il prima possibile.” Tuttavia la prospettiva individuale resta pessimistica di fronte alla pandemia: il 53% degli intervistati a livello UE crede che la situazione economica nel proprio paese tra un anno sarà peggiore di quanto non sia adesso. Solo un intervistato su cinque (21%) ritiene che la situazione economica nazionale migliorerà nel prossimo anno. Più della metà (52%) si aspetta che le proprie condizioni di vita individuali tra un anno siano le stesse di oggi. Un quarto (24%) ritiene che tra un anno starà anche peggio, mentre il 21% pensa che potrebbe stare meglio.Probabilmente condizionato dalla situazione di difficoltà creatasi con la pandemia, il 48% degli intervistati mette al primo posto fra gli aspetti di cui il Parlamento europeo dovrebbe occuparsi il contrasto alla povertà e alle disuguaglianze sociali. Questa risulta la priorità principale in tutti gli Stati membri, eccetto in Finlandia, Repubblica ceca, Danimarca e Svezia, dove la lotta al terrorismo e al crimine la precedono. Altre priorità a livello europeo sono la lotta al terrorismo e alla criminalità (35%), un’istruzione di qualità per tutti (33%) e la protezione dell’ambiente (32%). I cittadini italiani chiedono, fra le priorità, anche misure per garantire la piena occupazione (29%). Tra i valori fondamentali che il Parlamento europeo dovrebbe difendere, gli intervistati italiani mettono al primo posto la parità tra uomini e donne (44%). In tutta l’UE, questo aspetto è al secondo posto (42%), dopo la difesa dei diritti umani nel mondo (51%). La solidarietà tra gli Stati membri si posiziona al terzo posto, con il 41% (il 43% in Italia).La pandemia e altre sfide globali come l’emergenza climatica sono alla base della richiesta dei cittadini di una riforma dell’UE. Con un aumento di 5 punti rispetto all’autunno 2019, il 63% degli intervistati desidera che il Parlamento europeo svolga un ruolo più importante in futuro. Gli italiani che vogliono un rafforzamento di questa istituzione sono il 59% (più 8 punti su ottobre 2019).Mentre alla fine dell’anno scorso cresceva l’immagine positiva dell’UE, oggi aumenta anche la richiesta di cambiamento: in generale solo il 27% degli europei sostiene l’UE per ciò che ha realizzato finora, mentre il 44% “preferisce sostenere l’UE” ma desidera che venga riformata. Un altro 22% vede l’UE con un certo scetticismo, ma potrebbe cambiare nuovamente idea alla luce di riforme radicali.

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2021: Artisti italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 9 febbraio 2021

Prefazione Maria Gabriella Savoia Premessa Arianna Sartori Formato cm 30,6×21,6 pp. 480 Prezzo € 60,00 “Confesso di non aver mai vissuto un periodo così difficile come questo… negli ultimi decenni, ho vissuto e visto molte situazioni sociali e politiche particolari e difficili, ma in questo anno bisesto, con questo “male sconosciuto” tutto è cambiato, chiusi i negozi e gli artigiani, il panorama delle nostre città è fortemente cambiato, quasi desolatamente vuote, prive di quella vitalità a cui eravamo così affezionati, così tutte le nostre abitudini sociali sono state bloccate, distrutte e cancellate.Tutto ciò che costituiva la nostra normale routine è andato stravolto; aspettiamo con tristezza, i telegiornali serali per sapere dove, come, quanti!… cosa non possiamo più fare e quando non possiamo più uscire. Proviamo a fidarci e obbediamo con rassegnazione! ma ci restano l’incertezza e l’irrequietudine della quotidianità e sono forse questi gli aspetti più destabilizzanti del nostro vivere quotidiano. Allora che facciamo? Non è meglio fermarsi ed aspettare? Ci fermiamo? Domande, dubbi, che condividiamo tra noi… Cosa ha mosso allora la curatrice Arianna Sartori, per convincerla a realizzare, proprio in piena emergenza, un’opera impegnativa come il volume “Artisti italiani 2021 catalogo Sartori d’arte moderna e contemporanea”? Dicevo aspettiamo…? Ma aspettare, cosa…? No! Arianna è un tritasassi, lavoratrice indefessa, dolcissima come poche, certamente molto determinata; difficile da fermare, anzi! Ha deciso che il futuro è avanti e quindi ha stabilito di percorrere questo difficile momento come portavoce di quel panorama artistico nazionale, spesso ma, mai come adesso, dimenticato.Così ha coinvolto gli artisti conosciuti, amici, ma soprattutto stimati e li ha tutti invitati in questa impresa che si pone come obiettivo la divulgazione del bello nell’arte anche e soprattutto ora. A tutti loro ha dedicato pagine ricche di dati e riproduzioni bellissime delle opere, realizzando un volume dalla veste editoriale moderna, da sfogliare con passione o per curiosità, alla ricerca di un artista specifico o di una tecnica particolare, arricchendo le schede con i dati necessari per raggiungere l’artista, cellulare, sito internet o mail oltre ai tradizionali indirizzi. (…)” Maria Gabriella Savoia

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Il punto sui vaccini, cosa sappiamo del vaccino italiano?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

Invitalia acquisirà una partecipazione del 30% del capitale dell’azienda biotech, che da giugno potrebbe essere pronta per passare alle procedure di approvazione da parte dell’Ema. Dopo i buoni risultati della fase 1, infatti, nell’azienda di Castel Romano, a sud di Roma, è in corso la fase 2 delle sperimentazioni. Il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, nella trasmissione “Buongiorno” di Sky TG24, assicura: «Sarà possibile somministrare alcuni milioni di dosi del vaccino italiano, ma non prima di settembre». Le dosi del vaccino, ha aggiunto, «potrebbero integrare la disponibilità di oltre 200 milioni di dosi che era stata messa in preventivo d’acquisto, ma che sta ritardando». Un cambio di strategia per l’Italia che potrebbe consentirgli di dipendere meno dalle aziende farmaceutiche straniere che stanno continuando ad accumulare ritardi nelle consegne dei vaccini. Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza affida ad un post di Facebook l’entusiasmo per l’accordo che considera «una scelta giusta e importante. Da questa crisi dobbiamo uscire più forti per garantire la salute delle persone oggi e domani». La Federazione italiana sindacale medici uniti-Fismu fa appello al ministro Speranza e al Commissario Arcuri, affinché ci sia davvero una regia nazionale sui vaccini con un piano chiaro e condiviso, che non consenta errori e interpretazioni alle Regioni nella sua concreta applicazione. Francesco Esposito, segretario nazionale Fismu, chiede che vengano messe in campo tutte le forze, a partire dai medici di medicina generale e del territorio. Esposito, denuncia come vada a «rilento la vaccinazione tra i sanitari, in particolare tra i medici di famiglia in alcune regioni, tra queste la Sardegna e la Calabria» e auspica l’immediato intervento del Governo. Dall’8 febbraio al 22 arriveranno per l’Italia 2,4 milioni di dosi di vaccini Pfizer (1.753.830) e Moderna (651.600), secondo quanto comunicato dallo stesso Arcuri alle Regione. Ma – ha anche sottolineato il Commissario – sull’effettiva distribuzione «non si è in alcun modo responsabili» delle «modifiche che dovessero pervenire dalle stesse aziende».Sul tavolo ci sono anche nuove proposte per il Piano vaccini. A metà febbraio il Lazio varerà il certificato per il vaccino anti Covid, aprendo la strada alla possibilità di una “patentino”. Gli uffici della Regione sono al lavoro per mettere a punto un meccanismo che permetta ai cittadini che hanno già completato il ciclo di somministrazioni di scaricare il proprio certificato: attraverso lo Spid si potrà in sostanza accedere all’anagrafe vaccinale e scaricare il documento. I governatori di Liguria e Friuli, Toti e Fedriga, chiedono invece ad Arcuri di introdurre un correttivo nei meccanismi di distribuzione delle dosi, in modo che sia coerente rispetto alla diversa distribuzione per fascia di età della popolazione residente nelle regioni. By Anna Capasso abstract. Fonte: doctor33

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3 milioni di italiani non si curano per difficoltà economiche legate al Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2021

Sono ben 3 milioni gli italiani che, fra marzo e dicembre 2020, a causa di difficoltà economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche, visite specialistiche o operazioni; questo è uno dei numeri emersi dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta.E se, da un lato, molti hanno rinunciato a curarsi, dall’altro ci sono circa 2,2 milioni di pazienti che invece hanno dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie per poter accedere alla sanità privata; chi si è rivolto a strutture private ha speso, in media 292 euro per ciascuna visita.Secondo l’analisi condotta da Facile.it e Prestiti.it su un campione di 125mila domande di finanziamento presentate da gennaio a dicembre, nel 2020 l’importo medio dei prestiti personali richiesti per pagare spese mediche è stato pari a 6.145 euro, da restituire in 53 rate (circa 4 anni e mezzo).

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Giordano Bruno: Gli italiani sotto la Chiesa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

Da san Pietro a Twitter collana i Fari, pp. 484, 22 euro Quali riflessi ha avuto sulla società e sulla storia italiana – e viceversa – la presenza della Chiesa a Roma? Giordano Bruno Guerri presenta un’analisi storica vivace e approfondita del rapporto fra italiani e Stato pontificio, rendendo evidente come questo legame, anche geografico, abbia lasciato segni indelebili sulla nostra vita e società. Segni che noi stessi non sospetteremmo mai essere legati alla religione. Questa nuova edizione è riveduta e ampliata, con centinaia di pagine, fino alle ultime decisione di papa Francesco, in particolare su finanze vaticane e pedofilia. (Editore La nave di Teseo)

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