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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°122

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Come gli italiani vivono la terza età

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Altro che declino. Per i romani la terza età è sempre più un periodo di pienezza e possibilità, una fase in cui la vita ha ancora molto da offrire e dove poter realizzare progetti e sogni nel cassetto. E persino innamorarsi. Al punto che ben l’89% pensa che sia possibile, e ormai sempre più comune, iniziare una relazione autentica e soddisfacente dopo i 65 anni.
Instaurare una relazione in età avanzata migliora la vita di chi è solo da molti punti di vista, dicono gli abitanti di Roma: per il 59% essere in coppia è un motivo in più per mantenersi attivi e dedicarsi insieme alle passioni in comune. Ma non solo: avere un partner al proprio fianco permette anche di mantenersi in forma e prendersi cura di sé (41%), dà i giusti stimoli per migliorare l’autostima (30%), facendo scoprire di poter ancora piacere, inoltre aiuta a combattere la solitudine (29%).Ma non sono solo rose. Una nuova relazione dopo i 65 anni può anche essere fonte di preoccupazioni e difficoltà: il 44% dei romani vede molto complicato instaurare un nuovo equilibrio nella vita di tutti i giorni, mentre per il 41% il principale problema è il rischio gravare sull’altra persona in caso di malattia. Fra le altre difficoltà, quella di non avere più le energie per fare quello che si faceva prima (38%) e relazionarsi con i figli e nipoti del partner (27%).Se i sentimenti non sfioriscono, sono anche molte le attività a cui gli abitanti di Roma si dedicherebbero in questa fase, tanto che solo il 2% aspetterebbe la pensione unicamente per riposarsi. Il 22% penserebbe di riprendere gli studi, il 33% occuperebbe il maggior tempo libero facendo del volontariato, il 60% viaggiando e il 79% dedicandosi a hobby e passioni troppo spesso rimandati.Che cosa può minare la serenità di questo periodo della vita? Tra i principali timori, i problemi di salute (84%), la mancanza di una rete relazionale forte, spesso causa di solitudine (60%), il calo delle forze fisiche (43%) e l’assenza di un partner (22%).Ma a preoccupare i romani è anche il rischio di trovarsi con scarse disponibilità economiche (76%), tanto che solo il 2% degli abitanti di Roma ritiene che la pensione di base sarà sufficiente. Gli altri invece penserebbero a costruirsi, nel tempo, una vecchiaia economicamente serena. Ma come? Il 71% puntando sulla previdenza complementare, il 43% investendo nel mattone e un ulteriore 22% tenendo i soldi in banca.“Il nostro Osservatorio sul welfare, giunto alla sua seconda edizione, evidenzia come la terza età sia sempre più considerata una seconda giovinezza, da vivere pienamente coltivando interessi e senza rinunciare alle relazioni sociali”. – Afferma Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo di Reale Mutua – “Una delle maggiori preoccupazioni per questo periodo è rappresentata dalle disponibilità economiche. Per questo motivo, è importante giocare d’anticipo e costruirsi per tempo una vecchiaia serena con le opportunità offerte dalla previdenza complementare”.

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La sete di onestà degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Giorni fa ho letto sul blog delle stelle una selezione del discorso di Sandro Pertini che nello specifico faceva riferimento alla sete di onestà degli italiani. Eravamo nel giugno del 1968. Era il tempo in cui Amintore Fanfani affrontava il tema della corruzione e dei suoi tentacoli che avviluppavano il mondo politico e fu anche il cavallo di battaglia di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer i quali pensavano di porvi, in qualche modo, riparo con il “compromesso storico”. Furono uomini saggi e lungimiranti ma come i profeti del buon senso e d’innata saggezza restarono inascoltati e fu un errore grave che nemmeno la stagione di mani pulite riuscì ad emendare. Il cancro era diventato una metastasi colonizzando altri organi del tessuto sociale e istituzionale italiano. Antonio di Pietro, anni dopo lo rilevò facendoci sapere che vi è stata una legislatura del nostro parlamento dove il 30% dei suoi componenti risultava inquisito per affari poco puliti e per voti di scambio con la malavita organizzata.
Stavamo toccando il fondo e la sete degli italiani avrebbe dovuto portarci alla disidratazione acuta ed invece ci siamo ritrovati nel peggiore dei modi dimenticando la nostra aridità per inseguire il pifferaio di turno e facendoci precipitare nella logica perversa di una escalation senza precedenti.
Se andiamo ad analizzare cosa non ha funzionato, in questi ultimi anni, posso dire che l’aspetto che mi appare più evidente è il non aver saputo capire quella logica che i napoletani, maestri di antica saggezza, hanno riassunto con il detto: ‘O pesce fète d’ ‘a capa. (Il pesce puzza dalla testa) intendendo dire che il buon esempio viene da chi ci governa da palazzo Chigi al sindaco del più piccolo comune d’Italia. Ma se affidiamo tale compito lungo questa catena di comando a chi ruba, a a chi intrallazza, a chi fa scempio delle regole e persino le assoggetta ai suoi personali interessi cosa possiamo aspettarci di buono? E questa tanta decantata sete di onestà, che pure esiste, sembra proprio che abbia perso la sua carica ideale non per colpa dei politici o dei vari comitati d’affari in odore di mafia, ma da parte degli stessi italiani quando si sono recati alle urne e non hanno saputo fare i doverosi distingui tra il grano e la gramigna e hanno votato a grande maggioranza per quest’ultima. Come si dice in questi casi: chi è causa del suo male pianga se stesso. A quanto un ravvedimento?
Nel frattempo la nostra sete diventa arsura trasformandoci di fatto in un popolo di masochisti. (Riccardo Alfonso)

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Povera Italia! Il 23% delle famiglie a rischio povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Rimbalzano oggi, sulle prime pagine di tutti i quotidiani italiani, e appena dopo la chiusura della campagna elettorale (casi della vita!), i risultati dell’ultima indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2016. Con grande meraviglia di tutti coloro che la povertà non la vivono e non la vedono nemmeno da lontano, e che invece oggi riguarda tantissimi lavoratori, si scopre che in Italia una grande parte delle famiglie (23%) è a rischio povertà e che si tratta soprattutto di nuclei formati da giovani, stranieri e residenti al sud, quasi un quarto della popolazione in Italia, il livello più alto mai raggiunto (il precedente record si è registrato nel 2006 col 19,6%) e che ci fa tornare indietro di 30 anni. Contemporaneamente uno studio Censis-Confcooperative che leggeremo sui giornali domani avverte che quasi sei milioni di cosiddetti millennials nel 2050 ingrosseranno i ranghi dei poveri grazie alle pensioni da fame di cui, si fa per dire, godranno. Per l’esattezza si parla di 5,7 milioni di lavoratori tra precari, Neet e working poor.Non basta, poiché il dato che emerge da Bankitalia è anche quello che il 70 % della popolazione detiene solo il 25% del patrimonio complessivo: “È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi” e certifica che: il 30% più ricco delle famiglie ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510mila euro e di questo il 5% più ricco ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.
Al 30% delle famiglie più povere invece vengono lasciate briciole pari a ben l’1% della ricchezza.Viene da chiedersi come mai i commentatori non facciano alcun riferimento alle cause e al quadro internazionale, alle politiche UE e non solo. E’ fuor di dubbio che questa situazione è la diretta conseguenza delle politiche di aggressione dei poteri finanziari europei e mondiali che macinano lavoro, massacrano ricchezze aumentando divari, alimentano guerre di rapina e che non potrà che peggiorare grazie alla modifica dell’art.81 della Costituzione che ha inserito nella Carta Costituzionale il principio del pareggio di bilancio e alle continue richieste di sempre maggiore austerità che puntualmente arrivano dalla Commissione Europea come avverrà ancora di qui a poche settimane.Sì, questi dati evidenziano e ci si spiegano tante cose! Soprattutto fanno emergere sempre più pressante e irrinviabile la necessità che i lavoratori tornino protagonisti e si organizzino per dare la forte risposta sociale di lotta necessaria a mettere fine all’arroganza delle lobby economiche e sindacali e allo sfruttamento del lavoro.

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Italiani sempre più inclini all’affitto

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto tasso di cittadini proprietari delle abitazioni in cui vivono, ma la situazione è destinata a cambiare. Lo dimostra l’Osservatorio di Immobiliare.it e Mioaffitto.it che ha messo in evidenza una consolidata crescita del mercato delle locazioni: in un anno la domanda è aumentata del 2,9% e ha risposto un incremento dell’offerta pari all’1,6%. Sono rincarati i canoni, saliti dell’1,3% su base annua.«L’approccio alla locazione è cambiato e a dimostrarlo si aggiungono anche i numeri relativi alla popolazione dei Millennials – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Solo nove giovani su cento infatti sono proprietari della casa in cui vivono e la scelta di un immobile in locazione non è più percepita come una rinuncia ma come una scelta consapevole, mossa in particolare da una sempre maggiore mobilità legata al lavoro».
Il canone medio mensile per l’affitto di un bilocale è di 579,6 euro, ma in regioni come Lazio, Lombardia, Toscana e Valle d’Aosta si registrano costi ben più alti, con il picco nel Lazio dove si spendono mediamente 751,2 euro al mese.Rimane invariato rispetto all’anno passato l’elenco delle dieci città più care in cui affittare casa, con un’unica eccezione: quella di Napoli che lascia il posto a Verona.

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Voto italiani all’estero: denunce di brogli

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

“In merito alla denuncia del servizio delle Iene andato in onda ad urne chiuse la scorsa domenica, che ha richiamato ancora una volta la faccenda dei brogli all’estero, in riferimento alla quale è stata aperta in queste ore un’indagine presso la Procura della Repubblica di Roma, ho chiesto alla magistratura di essere ascoltato, attraverso una nota depositata questa mattina, nella quale evidenzio di essere a conoscenza dei fatti ed essere stato insieme ai miei collaboratori e ad altri candidati della mia lista, testimone di illeciti ed irregolarità commessi da sedicenti procacciatori di voti attivi sul territorio estero”. Lo dichiara in una nota Aldo Di Biagio, senatore di Civica Popolare. “La campagna elettorale che si è appena conclusa all’estero è stata anomala e complessa – spiega – ed è verosimile che proprio le questioni sollevate dalle Iene nei mesi scorsi abbiano “favorito” il sorgere di un nuovo business con una esasperazione delle dinamiche di compravendita di plichi acquisiti in modalità illegittime sui territori di forte presenza di connazionali, di cui ho prove, registrazioni e atti, che avrò cura di riferire agli organi inquirenti”. Di Biagio conclude: “Data la gravità dei fatti contestati ed il riflesso che tutto questo sta avendo sulla legittimità del diritto di voto agli italiani all’estero, ritengo sia urgente ed opportuna un’indagine che consenta di approfondire tutti gli aspetti di questo sistema e con questa consapevolezza voglio dare il mio contribuito in prima persona”.

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La lezione che viene dal voto degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Durante questa campagna elettorale di cose strane se ne sono vedute tante. Eppure abbiamo avuto un segnale inequivocabile da parte, per lo meno, da chi ha individuato nel messaggio di Di Maio e dalla sua squadra l’indicazione di un cambiamento reale. Da essi, purtroppo, si sono scollati gli “gnoccoloni” che hanno bevuto le promesse dei soliti imbonitori di turno. L’Italia vuole continuare a crescere ma per farlo deve incominciare dalla politica e dalle iniziative che è intenzionata ad assumere per invertire la tendenza al decadimento: la ripresa dell’attività economica e imprenditoriale. Se si lavora e si produce si creano nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per crescere e prosperare. Ma non si può fare se noi non ci scrolliamo di dosso la corruzione che si mangia ben 70 miliardi di euro l’anno, l’evasione fiscale che ne erode altri 150 miliardi e se non poniamo un freno alle spese folli di taluni bilanci ministeriali. E poi dove abbiamo visto una giustizia dai tempi biblici? I rimedi ci sono tutti per invertire la tendenza ma manca solo la volontà politica. Quella, per intenderci, che sino ad oggi ha avallato le spinte corporative, le logiche clientelari, i comitati d’affari o i conflitti d’interesse giudiziari di ben note e individuabili persone. (A.R.)

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I mercati non temono la grande coalizione all’italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management Italia Solo la creazione di un asse anti europeista con la saldatura tra M5S e Lega potrebbe generare instabilità. Ma a mettere sotto pressione gli spread dei periferici potrebbe essere, proprio il 4 marzo, il mancato via libera alla formazione del governo di Berlino.Il termometro finanziario più accurato per misurare il rischio politico italiano, ossia il livello dello spread BTP-Bund, non segnala preoccupazione da parte degli investitori per l’esito elettorale. Il mercato ha una sua razionalità: tutti gli ultimi appuntamenti politici, anche quelli che si sono conclusi con esiti teoricamente poco graditi ai mercati (referendum italiano), non hanno avuto impatti. La pazienza dei mercati potrebbe essere messa alla prova dal fattore tempo: di fronte ad un esito incerto, ossia con un parlamento non in grado di esprimere una maggioranza chiara, quanto ci vorrà per formare un governo? Saranno necessarie nuove elezioni? Alla Germania i mercati hanno lasciato un beneficio a tempo indefinito, mentre per l’Italia non si potrà contare su tanta condiscendenza.
Un primo punto importante: le differenze rispetto alle elezioni presidenziali in Francia di un anno fa sono enormi. Il risultato non sarà interpretato come un voto di fiducia sull’Europa. Le motivazioni sono molteplici: è diversa l’architettura istituzionale, è diverso il contesto economico (notevolmente migliorato in tutta Europa) e questo induce gli investitori istituzionali ad essere più ottimisti. Lo spread Btp-Bund resta inoltre uno dei differenziali di rendimento più generosi: a fronte di 130bp del decennale italiano, un bond governativo spagnolo o irlandese offrono rispettivamente 80bp e 40bp.Analizziamo dunque di seguito in quale misura il differenziale dei rendimenti tra titoli di Stato italiani e tedeschi potrebbe variare in base ai diversi scenari politici che si profilano all’indomani delle elezioni. Basiamo le nostre ipotesi esclusivamente sui risultati degli ultimi sondaggi pubblicati il 16 febbraio, prima del silenzio elettorale, secondo cui il M5S con il 28% delle preferenze si configurava come il primo partito italiano, seguito da Forza Italia al 17% e dalla Lega al 14%; la coalizione di centrosinistra raccoglieva invece circa il 25% delle intenzioni di voto. Tuttavia, con una quota di indecisi che si aggirava intorno al 20% e poco meno dei due terzi dei seggi che verranno assegnati con un complesso modello proporzionale, persistono alcuni elementi di incertezza che vale la pena non sottovalutare.Gli scenari possibili, considerando i dati a nostra disposizione, sono tre:
L’ipotesi più probabile (circa il 60%) è la vittoria delle elezioni del centro – destra ma senza una maggioranza in parlamento in grado di esprimere un governo. Questa impone delle alleanze politiche trasversali di compromesso. La prima coalizione possibile in questo contesto include Forza Italia, PD e +Europa (il partito di Emma Bonino), con il reclutamento degli eventuali voti mancanti tra l’ala più moderata della Lega, tra i delusi del M5S e tra gli eletti all’estero. Questa intesa, che potrebbe essere guidata da Gentiloni o da Tajani: non sarebbe una soluzione invisa all’Europa e dunque non avrebbe impatto negativo sull’andamento dei mercati. Anzi, una volta formato il governo, lo spread potrebbe portarsi verso quota 100. Il problema tuttavia potrebbe manifestarsi nel processo di formazione del governo stesso, processo per il quale Roma non può permettersi il lusso del tempo di cui ha goduto Berlino. Pertanto, movimenti erratici nelle fasi immediatamente successive al voto per poi convergere verso un livello di spread minore.
La seconda ipotesi (circa 30%) è la vittoria del centro-destra con i numeri per fare un governo. In questo scenario il dato dirimente risulta senza dubbio quello relativo al partito che raccoglierà la maggioranza relativa all’interno della coalizione. Se dovesse prevalere Forza Italia, il primo ministro designato dovrebbe essere Tajani. Un tale esito sarebbe visto dunque nel segno della stabilità: immaginiamo che lo spread Btp-Bund si muoverà poco. Da un lato, il mercato accoglierà con favore il profilo fortemente Europeista del premier; in secondo luogo, il programma fiscale del centrodestra è espansivo, pur facendo la dovuta tara alle promesse elettorali. Esiste in alternativa la possibilità che il maggior numero di preferenze sia a favore della Lega con Matteo Salvini premier: questo risultato ci porterebbe in uno scenario meno gradito ai mercati che potrebbe creare un certo grado di instabilità, con spread in salita di almeno 30/40 punti base. Si tratterebbe in ogni caso di un governo che non potrebbe sposare la piattaforma della Lega sui temi europei, bensì che dovrebbe accontentarsi di muoversi nei binari di un programma ammorbidito sulle posizioni del partito di Berlusconi che è comunque considerato un garante della tenuta europeista dell’Italia.
Esistono poi probabilità inferiori per tutta una serie di scenari alternativi (in totale non più del 10%), alcuni dei quali inverosimili ma che potrebbero turbare i mercati semplicemente aritmeticamente possibili. Tra questi, la possibile coalizione tra M5S, PD e LeU. Questo scenario non rappresenta un rischio anti-Europeista, ma si baserebbe su un programma di politica fiscale molto espansiva. Sarebbe anche grossa una sorpresa cui il mercato non è preparato, con possibile allargamento dello spread di circa 30bp. Certo, un’ipotesi remota, che richiederebbe il compiersi di significative giravolte politiche: il cambio di rotta del Movimento rispetto all’idea originale di non allearsi con un partito, il sacrificio di Matteo Renzi come leader PD. Infine, con probabilità inferiore al 5%, la creazione di un asse anti-europeista con i 5S che trovano l’accordo di governo a destra con Lega e Fratelli d’Italia. Questo è l’esito più pericoloso, che potrebbe portare lo spread sopra quota 200.
Infine, l’appuntamento elettorale italiano rischia di essere oscurato, dal punto di osservazione dei mercati, da un altro evento politico. Ovvero il referendum interno alla Spd con cui il partito socialista tedesco si esprimerà su un nuovo governo di Große Koalition con i cristiano democratici di Angela Merkel. Secondo gli ultimi sondaggi, la possibilità di un No sono del 25-30%. In questo caso, i previsti passi di integrazione europea sul tema dell’unione bancaria subiranno una grossa frenata: per spread e listini della periferia non sarà di certo una buona notizia. Va però detto che, se gli esiti del voto italiano e tedesco rispettano i pronostici suesposti, si apre una possibilità concreta – e con la Francia di Macron crediamo accompagnata da volontà politica – di riprendere il percorso di integrazione della Moneta Unica, migliorandone la governance a partire dal completamento dell’Unione Bancaria.

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Il filo-arabismo italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Molti ritengono, e noi siamo tra costoro, che l’amicizia italo araba abbia radici che trovano la loro ragione d’essere intorno agli anni cinquanta. In quel periodo, a livello internazionale, vi era da una parte l’Unione Sovietica intenzionata a esercitare un suo ruolo egemone sull’area medio orientale e, dall’altra, gli Stati Uniti decisi a contrastarla.
Due sono, uno per parte, gli aspetti che richiamano tale circostanza. Il primo è dell’aprile del 1955 quando il quotidiano Izvestija pubblicò un comunicato del Ministero degli esteri in cui si manifestava l’intenzione dell’Urss di sviluppare rapporti più stretti con i paesi del Medio Oriente. Alla fine del mese di settembre fu reso pubblico l’accordo tra Egitto e unione Sovietica per la fornitura di armi. Sull’altro versante Eisenhower scrisse nelle sue memorie, a proposito della risoluzione americana sul Medio Oriente: “Con essa eravamo riusciti ad ottenere il consenso del Congresso alla decisione governativa di fermare la marcia dell’Unione Sovietica verso il Mediterraneo, verso il canale di Suez, gli oleodotti e verso i pozzi sotterranei di petrolio che alimentano le case e fabbriche dell’Europa occidentale.” Entro questa logica si muoveva l’Italia per indicare al mondo arabo una terza via di alleanze tra l’occidente e l’oriente. Inizialmente gli Stati Uniti videro con favore tale iniziativa: “Italy had a great deal of experience with the Arabs”, ma ben presto si accorse che la disinvolta azione dell’Eni e l’attivismo di Mattei toccavano, nei loro interessi, le società petrolifere statunitensi. Da qui si tentò in tutte le maniera di “oscurare” l’opera filo-araba italiana a vantaggio della dottrina Eisenhower che prevedeva interventi diretti americani nella regione, allora con la scusante dell’anticomunismo ed ora del terrorismo arabo. Ma l’Italia continuò nella sua strada di buone relazioni con il mondo arabo ed anzi ne acquistò meriti per via del fastidio che arrecava al potente alleato americano. Ora se una certa parte degli arabi è severamente critica con l’Italia lo dobbiamo al fatto che l’attuale governo è avvertito troppo schierato dalla parte americana e dal suo ruolo considerato più ostile nei loro confronti. Tutto questo rischia di rallentare il nostro processo di riavvicinamento e proprio in una fase molto delicata nei rapporti oriente-occidente e con la mina vagante dell’integralismo religioso panarabo. (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. ”A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio finale, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione che è stata condotta brillantemente in passato dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembra incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Gli italiani e i partiti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Si racconta che Pietro Nenni soleva dire che se due italiani discutono di politica alla fine nascono due partiti e tre correnti. Di là della battuta qualcosa di vero c’è. Penso, ad esempio, ai tanti partiti che da anni proliferano un po’ ovunque e si moltiplicano man mano che ci avviciniamo alle scadenze elettorali. E ora ci siamo e siamo alla fase finale. Nonostante ciò sembra che siamo incapaci di raccogliere le nostre forze appoggiando coralmente un movimento politico. Ma c’è di peggio. Nel segreto delle urne l’elettore finisce con il ripiegare sul simbolo che pure ha criticato ferocemente e giurato di non esprimergli in avvenire il proprio consenso.
Sembra che prevalga la paura di chi vorrebbe scegliere la strada nuova ma preferisce quella vecchia ritenendola meno imprevedibile.
Se così non fosse Fi, e il Pd dovrebbero scomparire dalla geografia politica dell’Italia per il come si sono comportati e sulle falsità che hanno espresso a partire dai loro leader.
Eppure la soluzione del problema è possibile offrendo al movimento cinque stelle di Beppe Grillo la possibilità di fare da “giustiziere”. Per raggiungere questo risultato dovremmo essere conseguenti con un voto corale. E’ questo il vero punto della questione. In questo caso la logica dei grandi numeri è la sola che potrebbe aprire la porta al diverso se non proprio a una svolta radicale. (Riccardo Alfonso)

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Italiani un popolo ingovernabile?

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Dalla sua unità sono trascorsi circa 160 anni eppure tutta la sua storia e la cronaca di questi giorni ci danno una nazione divisa così come lo fu con la dittatura fascista. Allora si cercò un’identità unitaria più che in altri tempi storici, ma invano. I fascisti riuscirono a provocare solo un fuoco di paglia che ci portò di filato in una guerra dalla quale uscimmo malconci ma non redenti. Diventammo forzatamente democristiani per ragioni di politica internazionale, ma con un partito comunista molto forte e temuto. Con lo sfaldamento della D.C. e dei suoi alleati, negli anni novanta, ci ritrovammo senza una guida ma alla mercé del primo imbonitore di turno. Così costruimmo un altro ventennio, dove fornimmo prova della nostra capacità di sopravvivere agli scandali, alla corruzione, al malgoverno, agli inciuci e alle panzane che ci ammannivano a manca e a destra. Ora ci ritroviamo con i cocci in mano, ma continuiamo a bramare il nostro messia politico e poco importa se ha dei difetti e delle debolezze. E’ lui che ci fa sognare il paese che non è e che non sarà a dispetto della cruda realtà. Per lui ci dividiamo, litighiamo, fanatizziamo e rendiamo sempre più confuso e triste la nostra vita. Non riusciamo ad avere la mente lucida, d’essere consapevoli che non è più il tempo delle deleghe in bianco, ma che dobbiamo verificare di persona il mandato che noi affidiamo ai nostri eletti. Dobbiamo avere la cognizione di essere un popolo che non ha più la licenza d’inseguire le chimere ma di misurare il futuro con le sue mani e le sue azioni. (Riccardo Alfonso)

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Alle falde del …Kilimangiaro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

Ho scritto non molto tempo fa che gli italiani, a mio avviso, sono dei “rassegnati e cinici”. I giovani si sentono in trappola. C’è ancora chi resiste, ovviamente, e s’ingegna a trovare uno sbocco esistenziale, anche modesto, ma gli altri rinunciano a cercarsi un lavoro, restano in famiglia, si chiudono nella loro ristretta cerchia degli amici. I precari si affannano ma sanno di combattere la stessa battaglia del cavaliere don Chisciotte contro i mulini a vento. I disoccupati sono avvelenati, ma cercano di barcamenarsi alla bell’è meglio: “ciò famiglia”, paiono dire, non possono permettersi colpi di testa, devono giocoforza sperare e arrangiarsi in qualche modo. E tutti gli altri dalla casalinga ai lavoratori dipendenti e autonomi sentono di trovarsi in una situazione migliore della disperazione e si attaccano a questa fragile ancora di salvezza. Poi vi sono i pensionati. Sono quelli che chiedono poco e ottengono nulla. Sono quelli che riescono ancora a finanziare i figli e i nipoti disoccupati o in cassa integrazione o precari. Sono quelli che continuano a essere osservati con diffidenza e già qualcuno si chiede se non sono un “peso morto”. Solo la pietà cristiana li salva dalla lapidazione. E tutti insieme ci chiediamo cosa stanno a fare 45 milioni di italiani a raccattare le briciole dei restanti 15 milioni che hanno i soldi ma non disdegnano a raschiare il barile degli altri pur di continuare ad arraffare ciò che resta della miseria altrui. Mi chiedo se non siamo ritornati ai tempi dei patrizi e dei plebei. Allora, per lo meno, vi erano dei tribuni del popolo che riuscivano ad arringare il popolo. Oggi se qualcuno lo fa è per poi essere assunto nel partito dei patrizi. Altro che potere dal basso da “popolo sovrano”. (Riccardo Alfonso)

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La voce degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Quante volte in questi giorni di campagna elettorale ma anche in tempi meno “passionali” taluni intendono interpretare il pensiero degli italiani per sentirsene portatori di un certo messaggio di parte. Lo è forte il richiamo sulla parola “nobile” dell’antifascismo e su quella che altri identificano con il “fascismo”. Non andiamo di certo a scandagliare le ragioni che portarono alla nascita di queste due realtà che oramai fanno parte della storia d’Italia e che non dovrebbero essere riesumate per riconoscersi oggi come un motivo di dissenso politico e sociale. Il male oscuro degli italiani è probabilmente un altro. Ce lo ricorda Giacomo Leopardi nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” che dopo essere stato scritto nel 1824 fu edito solo nel 1906 e che Augusto Placanica in un ricchissimo saggio introduttivo, nell’opera riedita da Marsilio editore, ci presenta un Leopardi non solo cantore dell’infinito ma anche come “un audace alfiere del moderno e di un moralista di prima grandezza al di là dei parzialismi e delle incomprensioni dei contemporanei dal Giordani al Tommaseo al Gioberti.” “L’Italia – egli dice – non ha, a differenza di altre nazioni europee, “società stretta” ovvero borghesia colta e responsabile. Questo fa sì che le classi superiori d’Italia e con loro il “popolaccio” siano le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni.” E’ un’analisi spietata e non fu facile da digerire in specie da quegli uomini di parte progressista del nostro Risorgimento. Ma il messaggio Leopardiano va anche oltre. Egli si dichiara per la modernità ma con “la chiarissima consapevolezza dei suoi limiti e rischi, nel progetto audacissimo di contribuire alla costruzione di una società moderna.” Non è un modo per ripiegarsi su quel filone di pensiero espresso dai grandi esponenti del pessimismo, dell’irrazionalismo da Schopenhauer e Nietzsche e poi in tempi più recenti da Heidegger, ma nel saper vedere il mondo con pragmatismo.
Forse oggi il messaggio Leopardiano più in tono con la nostra realtà è quello espresso nel “Dialogo di Tristano e di un amico” dove scrive: “Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in un paese di zoppi?” Lascio al lettore una riflessione nel merito e un confronto con la nostra quotidianità. (Riccardo Alfonso)

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Musica: Quattro dei migliori solisti italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

Roma Sabato 10 febbraio alle 17.30 presso l’Aula Magna dell’Università La Sapienza la IUC presenta quattro dei migliori solisti italiani – il pianista Pietro De Maria, il violinista Marco Rizzi, il violoncellista Enrico Dindo e il clarinettista Alessandro Carbonare – si sono riuniti per presentare un raffinato programma di musica francese. Celebreranno infatti Claude Debussy nel centenario della morte con tre suoi capolavori nel campo della musica da camera e poi eseguiranno Quatuor pour la fin du Temps di Olivier Messiaen, uno dei lavori più rappresentativi della musica del ventesimo secolo.
Messiaen era rinchiuso come prigioniero di guerra nel campo di concentramento tedesco di Görlitz, quando – era il 9141 – compose il Quatuor pour la fin du Temps, che ebbe la sua prima esecuzione su 4 solististrumenti di fortuna (il pianoforte aveva alcuni tasti fuori uso, al violoncello mancava una corda) in un gelido capannone di quel campo, davanti a cinquemila prigionieri. Il titolo, che evoca la fine del tempo, è desunto dall’Apocalisse, a cui il pensiero del compositore, fervente cattolico, andava spesso in quel periodo così tragico per lui e per l’umanità intera. Sia per le circostanze in cui fu scritto sia per il suo stile musicale, questo Quartetto si colloca al centro degli sviluppi della musica del secolo scorso. Messiaen è infatti il trait d’union tra Debussy e i compositori delle avanguardie del dopoguerra, perché idealmente fu allievo di Debussy, che non conobbe personalmente ma di cui ammirava moltissimo la musica, e fu l’insegnante di alcuni dei maggiori compositori della seconda metà del Novecento, in particolare di Pierre Boulez e Karlheinz Stockhausen. È stato dunque naturale per i quattro protagonisti di questo concerto scegliere musiche di Debussy per completare il programma. Clarinetto, violino e violoncello eseguiranno ciascuno, insieme al pianoforte, un brano dedicato da Debussy al loro strumento: la Première Rhapsodie per clarinetto, la Sonata n. 1 in re minore per violoncello e la Sonata n. 3 in sol minore per violino, tutti con il pianoforte come partner. È un’occasione rarissima e preziosa di ascoltare insieme quattro grandi solisti, che danno lustro alla scuola musicale italiana nel mondo.
Pietro De Maria ha vinto alcuni dei più prestigiosi concorsi internazionali, quali Ciajkovskij di Mosca (premio della critica), Dino Ciani di Milano, Geza Anda di Zurigo, Mendelssohn di Amburgo. È stato il primo italiano ad aver eseguito in pubblico l’integrale delle opere di Chopin in sei concerti. Recentemente ha realizzato un progetto bachiano, eseguendo i due libri del Clavicembalo ben temperato e le Variazioni Goldberg. Inoltre questi lavori di Chopin e Bach sono stai da lui incisi per Decca, ricevendo importanti riconoscimenti dalla critica specializzata, tra cui Diapason, International Piano, MusicWeb-International e Pianiste.
Alessandro Carbonare è primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, dopo aver ricoperto per quindici anni la stessa carica nell’Orchestre National de France. Nello stesso ruolo ruolo ha avuto importanti collaborazioni anche con i Berliner Philharmoniker, la Sinfonica di Chicago e la Filarmonica di New York. Claudio Abbado l’ha scelto come primo clarinetto nell’Orchestra del Festival di Lucerna e nell’Orchestra Mozart, con la quale ha inciso il Concerto K 622 di Mozart, che ha vinto il Grammy Award nel 2013. Come solista ha suonato con grandi musicisti classici, tra cui Pinkas Zukerman, Alexander Lonquich ed Emmanuel Pahud, e con famosi musicisti jazz come Enrico Pieranunzi e Paquito D’Riveira.
Premiato in tre dei concorsi più importanti per violino – il Čaikovskij di Mosca, il Queen Elizabeth di Bruxelles e l’Indianapolis Violin Competition – Marco Rizzi è regolarmente ospite delle sale più prestigiose, quali la Scala di Milano, la Salle Gaveau e la Salle Pleyel a Parigi, il Lincoln Center di New York, la Sala Grande del Conservatorio di Mosca e la Konzerthaus di Berlino,e ha collaborato con famosi direttori, tra cui Chailly e Jurowski, e con grandi orchestre, come Staatskapelle Dresden, Indianapolis Symphony Orchestra, Royal Liverpool Philharmonic, Orchestre Lamoreux di Parigi, Hong Kong Philharmonic.
Enrico Dindo nel 1997 ha conquistato il primo premio al Concorso “Rostropovich” di Parigi e da quel momento ha iniziato un’attività da solista che oggi lo porta ad esibirsi con le più prestigiose orchestre del mondo, come BBC Philharmonic, Orchestre Nationale de France, Filarmonica della Scala, Filarmonica di San Pietroburgo, London Philharmonic Orchestra, NHK Symphony Orchestra di Tokyo e Chicago Symphony, al fianco dei più importanti direttori, tra cui Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Valery Gergev, Yuri Temirkanov, Riccardo Muti e lo stesso Mstislav Rostropovich, che scrisse di lui: “… è un violoncellista di straordinarie qualità, artista compiuto e musicista formato, possiede un suono eccezionale che fluisce come una splendida voce italiana”. (foto: quattro solisti)

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Richieste di prestiti da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

soldi-pubbliciLa rilevazione ha mostrato che dicembre 2017 si è chiuso con una performance positiva pari a +9,3% per le richieste di prestiti (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati), che complessivamente fanno segnare un +1,9% rispetto al 2016.Si tratta dell’ennesima conferma della vivacità del comparto, che giova del progressivo miglioramento della situazione economico-finanziaria delle famiglie, anche se è necessario evidenziare la presenza di due tendenze contrapposte: da un lato i prestiti personali continuano la performance costantemente positiva da inizio anno, registrando un +18,7% a dicembre che porta a una crescita complessiva del +5,4% su base annua; dall’altro, i prestiti finalizzati a dicembre fanno segnare un incremento del +4,7% che però non risulta sufficiente a evitare un leggero saldo negativo a livello di intero 2017, pari a -0,8% nel confronto con il 2016.Infine, nel mese di dicembre 2017 è proseguita anche la crescita dell’importo medio dei prestiti richiesti che, nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, si è portato a 8.100 Euro (+5,8% rispetto allo stesso mese del 2016). Complessivamente il 2017 ha fatto registrare il valore medio più alto da quando CRIF ha iniziato a monitorare il comparto, pari a 9.050 Euro.

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Gli italiani allenano poco il cervello: Arriva BrainPower

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

cervelloOggi “prendersi cura di sé” significa, per molti, dedicarsi al proprio corpo, all’estetica e alla forma fisica, con il rischio, però, di tralasciare un aspetto fondamentale: la cura del cervello. Secondo il recente sondaggio di SWG per Novartis, solo il 37% degli italiani si dedica a esercizi che aiutano a mantenere allenate le funzioni cerebrali, mentre palestra e aspetto fisico sono una priorità per più del 60%.L’indagine è stata promossa nell’ambito dell’iniziativa Brainzone, il progetto dedicato alla sensibilizzazione sull’importanza della cura del cervello e sulle patologie neurologiche, giunto quest’anno alla sua terza edizione.Secondo i risultati della ricerca, gli italiani passano la maggior parte del proprio tempo libero ad ascoltare la radio (46%) e guardare la tv (41%) mentre un numero decisamente inferiore di persone si dedica ad attività che possono stimolare e rafforzare la mente: il 24%, infatti, svolge con frequenza giochi quali l’enigmistica e il sudoku e solo l’8% visita musei e va a teatro.“Solamente metà del campione, nell’ultima settimana, ha letto libri o risolto quesiti di enigmistica ed è da evidenziare che si tratta soprattutto della fascia over 55 della popolazione: in misura maggiore si tratta di persone in età pensionabile, circa il 59%, o che non lavorano” – spiega Maura Porcino, Direttore di ricerca di SWG Italia, che ha condotto la ricerca – “Emerge da questi dati che hobby come l’enigmistica o il sudoku sono preferiti in particolare dagli adulti; vi è una spaccatura, infatti, tra italiani in età lavorativa e fasce più adulte della popolazione che riflette un cambio di abitudini ma anche una diversa gestione del proprio tempo. Questo tipo di attività viene rimandata a momenti in cui si ha più tempo e una diversa consapevolezza degli effetti dell’età sul nostro corpo, come la pensione.”
Le funzioni cognitive e le capacità mentali hanno bisogno di essere preservate e possono essere aumentate grazie a un’alimentazione equilibrata e alla cura e all’esercizio della mente. I risultati sono migliori se si inizia da giovani. In questo modo si attivano nuove connessioni e aree del cervello scarsamente utilizzate e si agisce contro i processi neurodegenerativi e la perdita di volume cerebrale (atrofia) correlati all’invecchiamento e osservati anche in alcune patologie che colpiscono il cervello.1,2,3 Il cervello è l’organo che regola tutte le funzioni e i comportamenti del nostro corpo, eppure è quello meno conosciuto e salvaguardato: i risultati della ricerca evidenziano, infatti, che gli italiani non riconoscono a pieno il suo ruolo. Per la maggioranza il cervello è l’organo responsabile esclusivamente della comprensione del linguaggio e del controllo delle emozioni e non ne riconosce il ruolo di “regista” delle funzioni corporee, come ad esempio nella regolazione del battito cardiaco e della pressione sanguigna, di cui ne è a conoscenza, rispettivamente, solo il 25% e il 13% del campione. Per preservare le capacità cognitive, la maggioranza degli intervistati riconosce il ruolo del riposo e della lettura e solo il 43% indica l’alimentazione come un fattore che possa avere influenza nel preservare le capacità cognitive. Ancora parziale (30%) la consapevolezza che le tecniche di rilassamento e allontanamento dagli schermi video come TV, smartphone e tablet possano essere utili in tal senso.Il cervello risponde a un numero infinito di stimoli, sono quindi numerose le attività che si possono fare per prendersene cura: imparare a conoscere quello che ci fa bene e avere a disposizione gli strumenti giusti è fondamentale per permetterci di dare il massimo e di preservare un organo così importante.Per rispondere a queste esigenze, Brainzone, l’iniziativa di Novartis dedicata alla cura del cervello, quest’anno ha creato Brain Power, uno spazio on-line dove poter nutrire, rilassare e mantenere in allenamento le proprie funzionalità cognitive. Per migliorare il nostro brain power, dal portale si potrà accedere ad aree dedicate, pensate proprio per chi ha voglia di divertirsi e tenersi in allenamento:”Train your Brain”. È la sezione interamente studiata per la stimolazione del cervello tramite giochi ed esercizi di logica sviluppati in collaborazione con Wired italia;
“Relax your Brain”. Il rilassamento, tramite la distensione progressiva dei diversi gruppi muscolari, aiuta a ridurre l’ansia e la tensione muscolare. In questo modo il cervello e tutto il corpo avranno tempo di ricaricarsi. In questa sezione si potranno sperimentare tecniche di rilassamento e di yoga per rigenerarsi e controllare lo stress;
“Feed your Brain” Le prestazioni del nostro cervello, come anche quelle degli altri organi del nostro corpo, sono legate anche a quello che scegliamo di inserire nella nostra dieta. Questa sezione è dedicata a consigli nutrizionali sugli alimenti amici del cervello e si andrà ad arricchire con ricette pensate ad hoc, realizzate dai foodblogger del network iFood, per preservare e migliorare le funzionalità cognitive.

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Argomenti da campagna elettorale: Italiani ingenui ma non fessi

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

alloccoConvocate le elezioni, gli argomenti da campagna elettorale sono piu’ evidenti che mai. Vediamo alcuni:
Abolizione del canone Rai.
Abolizione della tassa di possesso degli autoveicoli.
Gratuita’ dell’iscrizione all’universita’.
Stipendio minimo: 10 euro l’ora.
Reddito di cittadinanza di 780 euro per tutti.
Flat tax per tutti al 15%.
Riduzione debito pubblico del 40% in una legislatura.
Abbassamento eta’ pensionabile (abolizione legge Fornero).
Referendum per uscire dall’euro.
… e siamo solo all’inizio.
Visto il tenore di partenza, ce ne aspettiamo anche di piu’ eclatanti. E tutte hanno la caratteristica di voler essere coinvolgenti e popolari. Che nel lessico e pratica comune della politica, scivola molto facilmente in “populiste”, termine per definire qualcosa che dovrebbe essere dato in pasto al popolo per fargli credere cose che poi non verranno mai realizzate. Abbiamo gia’ detto la nostra sul canone Rai, auspicando che non sia la solita promessa elettorale, ma un reale terreno di confronto e scontro nella sostanza… ma le prime avvisaglie ci fanno ricredere (valga per tutti che alcuni esponenti della Leganord da sempre contrari al canone, vista che l’abolizione e’ proposta dal loro avversario, ecco che si ritrovano ad essere paladini del canone). Sugli altri argomenti non ci pronunciamo in questo contesto e momento, ma ascoltiamo e leggiamo. Gli esempi che abbiamo fatto sicuramente presentano problematicita’ di applicazione, ma “mai dire mai”. Siamo creduloni? Probabile. Ma non siamo fessi! Nel contempo siamo tra coloro che poi rendono conto e, comunque, valutando sul fatto che in democrazia le proposte di governo e di riforma non possono che essere maggiormente evidenziate in campagna elettorale. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc) (foto: allocco)

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Commemorare Monongah significa onorare gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 dicembre 2017

Monongah (Stati Uniti)“Nella ricorrenza del 110mo anniversario del disastro minerario di Monongah (Stati Uniti), voglio richiamare l’attenzione sul valore del lavoro italiano nel mondo, tanti lavoratori che hanno portato alto il vessillo di umanità e capacità con uno spirito di dedizione al lavoro esemplari fino al sacrificio. Qualità che hanno fatto onore all’Italia! Ora è nostro dovere fare memoria di questo sacrificio e onorare le vittime delle tragedie sul lavoro come quella di Monongah, dove, il 6 dicembre del 1907, persero la vita 171 italiani”. Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli (coordinatrice di Forza Italia in Nord e Centro America) in occasione dell’anniversario della tragedia di Monongah.
“Ricordare Monongah – ha precisato l’on. Nissoli – deve aumentare la nostra comprensione del fenomeno emigratorio che, negli ultimi anni, sta tornando fortemente all’ordine del giorno, infatti, molti giovani prendono il volo per il Nord America alla ricerca di una opportunità che la madrepatria ancora non riesce a dare loro e questo ci deve spingere a fare quelle riforme necessarie affinché ognuno abbia la possibilità di esprime le proprie capacità lavorative a casa senza sentirsi costretto ad emigrare”.
“Commemorare Monongah – ha concluso l’on. Nissoli – significa onorare gli italiani all’estero e lavorare affinché ognuno possa avere un lavoro dignitoso”.

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Italiani: meno nascite. Era ora!!

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

certificato-nascita“L’Italia ha perso centomila bambini. L’Istat fotografa un Paese che non riesce a contrastare il calo delle nascite”. E’ uno dei tanti titoli dei media italiani di oggi a commento del fatto che nascono meno bambini altrettanto italiani sul territorio della Penisola; commenti abbastanza unanimi nel valutare i dati in termini negativi. Un trend che grossomodo si allinea a quelli della maggior parte dei cosiddetti Paesi sviluppati, mentre e’ il perfetto contrario a quello che accade agli altrettanto cosiddetti Paesi in via di sviluppo. E questi ultimi, che non ce la fanno completamente ad affrontare questo loro passaggio ad una vita meno disperata, sono anche i Paesi da cui partono molti migranti che vengono a cercar fortuna da “noi”; e quando riescono a non morire durante il viaggio, si insediano e fanno figli a iosa in nome della loro tradizione culturale e di sopravvivenza. Quella stessa tradizione culturale che, chi si lagna del calodemografico di italiani, sembra rimpiangere. La conseguenza logica tra figli e sicurezza e continuita’ della famiglia, ha avuto un senso nelle societa’ dove la presenza fisica e numerica era prerogativa di benessere e ricchezza, ma ci lascia piu’ di un dubbio nel 2017. Figli per le guerre, per i campi o le botteghe della famiglia; figli per popolare le citta’ e renderle quindi piu’ sicure e difendibili. Ma oggi, che le citta’ (le metropoli, essenzialmente) sono degli agglomerati/mostri di invivibilita’; oggi che la sicurezza è quasi esclusivamente in termini tecnologici; che il lavoro non è necessariamente aggregazione di umani in certi luoghi (grandi fabbriche, etc), ma uso delle individualita’, anche territorialmente dislocate…. Oggi, che senso ha lamentarsi cosi’? Certo, non siamo ancora alla globalizzazione totale, e il mondo è diviso in cosiddetti sviluppati e in via di sviluppo. Ma in questo frangente, se in Paesi come l’Italia si fanno meno figli, perche’ non valutare questa tendenza in termini positivi? Una tendenza contraria e’ in corso in tante parti del mondo… parti del mondo che non possiamo ignorare perche’ “sono al di la’ delle colonne d’Ercole” (siamo nel 2017!!), che’ sono elementi integranti il nostro sistema, il nostro trend; sia perche’ non abbiamo alternative a considerarli in tutte le nostre politiche (possiamo fare a meno, per esempio, di certi metalli per fare telefonini, metalli che sono nei Paesi del Terzo e Quarto mondo, o di mano d’opera per la raccolta dei pomodori?), sia perchè sono ancora il retaggio di quella cultura di prolificazione incosciente che -per svariati motivi, non ultimo quello religioso- abbiamo loro inculcato con secoli e secoli di sfruttamento violento?Noi siamo preoccupati perche’ sembra che queste valutazioni e queste domande siano secondarie per l’informazione e i decisori politici. Entrambi sembra che lavorino per creare allarmi e cercare consensi. Ma come e su cosa? Nel primo caso (informazione), creando allarmi che sembrano tali solo a seguito di un’attenzione limitata e non globale dei fenomeni. Nel secondo caso (decisori politici) guardando solo ad un immediato presunto disagevole, e mai oltre il proprio naso o semplicemente dietro l’angolo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Come risparmiano gli italiani?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 novembre 2017

come risparmiano gli italilaniMilano. A pochi giorni dal Black Friday e dal Cyber Monday, le giornate internazionali dedicate agli affari in rete, Bestshopping.com lancia una ricerca che fotografa le abitudini di acquisto e risparmio digitale degli italiani. L’identikit del risparmiatore svela le sue consuetudini di acquisto nel tempo e per categoria merceologica, la distribuzione geografica e identifica anche – aggiungendo una nota di colore – il nome ed il segno zodiacale più comuni tra gli e-shopper. L’analisi è realizzata partendo da un’attenta profilazione degli utenti e analizzando un campione di 200,000 soggetti su un orizzonte temporale di 22 mesi. Bestshopping.com è la prima piattaforma di cashback italiana, che vanta oltre 10 anni di esperienza nel campo della tecnologia per il risparmio digitale e che ben conosce le abitudini degli italiani in termini di shopping online.
Il risparmiatore tipo è quindi uomo, particolarmente attento quando compera elettrodomestici, prodotti hi-tech e viaggi, residente nelle città di Roma (22%) e Milano (17%), molto attivo negli acquisti durante le ore lavorative settimanali e meno nel weekend. Il nome più comune tra i compratori digitali è Marco (quasi l’11%) ed il segno più diffuso è quello dell’Ariete (15%).
Bestshopping.com ha da poco avviato l’unico comparatore di prezzi con cashback in Europa, che aggrega ogni giorno oltre 25 milioni di prodotti da centinaia di e-commerce italiani e permette non solo di trovare il prezzo più conveniente, ma anche di “guadagnare” una quota di quello che si spende online attraverso il sistema del cashback, l’ultima novità in termini di risparmio sullo shopping digitale.
L’innovazione del portale di comparazione prezzi, così come la profilazione dell’utente tipo, nascono proprio dalla volontà di andare incontro alle necessità sempre più sofisticate degli e-shopper: ricerca di offerte puntuali e vantaggiose da un ampio numero di negozi, ricerca del prezzo più basso, freschezza dei risultati, cashback e abitudine al risparmio.
Ecco nel dettaglio l’identikit del risparmiatore italiano:
Suddivisione degli acquisti durante la settimana, il mese e per fascia oraria
La maggior parte degli acquisti online si concentra tra il lunedì e il mercoledì, mentre durante il fine settimana gli acquisti calano. Mercoledì è il giorno preferito dagli italiani per acquistare online mentre sabato è il giorno in cui si effettuano meno acquisti online. Lo shopping online è suddiviso uniformemente durante tutto il corso del mese, con una leggera preferenza negli ultimi 10-11 giorni. La fascia oraria preferita dagli italiani per lo shopping online è quella pomeridiana, dalle 16.00 alle 20.00. Gli italiani acquistano maggiormente nelle ore lavorative standard.
La Lombardia è la regione più attenta al risparmio online seguita da Lazio e Piemonte. Queste tre regioni hanno circa il 50% del totale risparmiano rispetto a tutta Italia. La città più attenta al risparmio è Roma, seguita da Milano.
Le categorie in cui gli italiani risparmiano maggiormente sono Hitech & Elettrodomestici, Viaggi e Negozi Generalisti (Amazon, eBay ecc). I prodotti e servizi di queste tre categorie occupano il 77% del totale risparmiato in Italia.
Ancora oggi il nome più diffuso in Italia è Giuseppe, il quale però non rientra nella top 20 dei compratori digitali del nostro Paese. Il nome di persona che spende di più per gli acquisti digitali è invece Marco (seguito da Andrea e Giovanni), nonostante non sia nemmeno tra i primi 10 nomi per diffusione in Italia. Inoltre, il primo nome femminile si trova in 16° posizione. Per quanto riguarda lo zodiaco, il segno più attento al risparmio è l’Ariete, seguito da Scorpione e Cancro. (grafico: come risparmiano gli italiani)

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