Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘italiani’

La mobilità degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Anche a giugno l’auto si conferma il principale strumento di mobilità degli italiani. Permane la diffidenza verso i mezzi pubblici. Complice anche la crisi economica, solo 3 italiani su 10 sono disposti ad acquistare un’auto in contanti, metà è propensa a richiedere un finanziamento e l’11% si dice pronto a esplorare la formula del noleggio a lungo termine. Sta cambiando il processo di acquisto: 3 automobilisti su 10 si dicono disponibili ad avviare la trattativa online e a utilizzare piattaforme come WhatsAPP o Skype, dedicando tutto il tempo necessario ad acquisire informazioni utili anche nel proprio tempo libero (nel prime time o durante il weekend).Lo scenario determinato dall’emergenza COVID-19 resta ancora molto fluido con quasi il 67% degli italiani intenzionato a utilizzare l’auto per gli spostamenti abituali quando la situazione sarà tornata alla normalità. Solo l’11% si dichiara pronto a salire sui mezzi pubblici, mentre il 7% (in calo dall’11% dello scorso mese) utilizzerà la bici. Connessa a questa scelta, è interessante osservare che 4 italiani (erano 5 nella rilevazione di maggio) su 10 scelgono l’auto per ragioni di sicurezza, al fine evitare eventuali contagi, mentre altri 4 l’hanno sempre utilizzata.

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Istituzione di una Commissione parlamentare per le questioni degli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2020

Alla Camera è iniziata la discussione per istituire l’organismo in cui si discuteranno tutte quelle politiche che riguardano gli italiani all’estero: un traguardo molto importante, è solo l’inizio di un percorso che dovrebbe creare un luogo specifico per discutere delle politiche di emigrazione e del Sistema Italia all’estero.Sarà uno strumento necessario per elaborare le politiche dell’emigrazione trasversali ai lavori delle varie commissioni permanenti dal momento che la riduzione del numero dei parlamentari anche all’estero comporta una conseguente ridotta operatività nel contesto parlamentare e quindi l’impossibilità di seguire tutti i lavori delle commissioni connesse con l’emigrazione.
“Anch’io – scrive l’onorevole Fucsia Nissoli Fitzgerald – ho presentato un disegno di legge sull’istituzione della bicamerale che ora dovrà essere discusso insieme a quelli degli altri parlamentari per arrivare ad un testo unico e condiviso.C’è una sensibilità comune nel portare avanti questo obiettivo, che è il frutto di lunghe riflessioni alle quali si è aggiunta la preoccupazione sul ruolo della rappresentanza estera dopo il taglio effettuato con le riforme.Convinti che l’istituzione di una commissione bicamerale è costituzionalmente fondata a partire dall’art.82 della Costituzione, siamo andati in maniera bipartisan a rappresentare le esigenze dell’istituzione della bicamerale per gli italiani all’estero sia alla presidente del Senato Casellati che al Presidente della Camera Fico.Con l’istituzione della bicamerale vogliamo garantire un miglior funzionamento della rappresentanza estera in Parlamento.Posso dire di essere molto soddisfatta di questo metodo di lavoro, lavorare in maniera trasversale per un obiettivo comune.Sin dall’inizio del mio primo mandato, ricordo che ho riunito tutti i parlamentari eletti all’estero, nel maggio del 2013, perché ho sempre creduto che l’impegno comune, a prescindere dall’appartenenza politica per il bene degli italiani all’estero, possa portare a risultati concreti.L’unione fa la forza, e adesso, finalmente, dopo tanti anni, posso dire con orgoglio che ce l’abbiamo fatta.Inizia oggi il ciclo di audizioni per ascoltare idee e proposte: stasera toccherà al Cgie per poi, nelle prossime settimane, audire Comites, Camere di Commercio, istituzioni ed esperti.Continuiamo a lavorare per arrivare ad un testo comune e condiviso, e auspico che i tempi possano essere brevi perché la Commissione è necessaria subito. (Fucsia Nissoli Fitzgerald Deputata al Parlamento Italiano Circoscrizione Estero – Ripartizione Nord e Centro America)

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Investimenti italiani in Francia

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Nel 2019, i progetti di investimento italiani in Francia sono stati avviati su quasi tutto il territorio francese (12 regioni su 13). Due regioni accolgono quasi il 50% dei progetti di investimento : la regione Ile-de-France, con il 32% dei progetti, e Auvergne Rhône-Alpes (14%). Seguono poi le regioni Pays de la Loire (11%), Hauts-de-France (8%) e Région Sud (6%).
Origine geografica. Nel 2019, i progetti di investimento italiani in Francia provengono principalmente da: 31% dalla Lombardia, 20% Emilia-Romagna, 15% Veneto, 14% Piemonte, 7,5 % Friuli-Venezia-Giulia.
Natura e tipologie di investimento. Nel 2019, i nuovi insediamenti rappresentano circa il 26% dei progetti italiani avviati in Francia. Notiamo che il 53% dei progetti italiani riguarda l’ampliamento di attività già esistenti in Francia. Questa tendenza può essere interpretata come un segnale di fiducia nei confronti del mercato francese. Le acquisizioni di aziende francesi da parte di società italiane, rappresentano invece il 21% dei progetti totali.
Le imprese italiane hanno investito prevalentemente nella creazione e l’ampliamento di centri decisionali (26% dei progetti) e nelle attività di produzione (25% dei progetti). Tale risultato conferma la presenza storica delle industrie tradizionali italiane sul territorio francese. Da sottolineare anche il forte aumento nell’attività di Ricerca & Sviluppo, Ingegneria e Design, sinonimo di investimenti ad alto valore aggiunto, che ha raddoppiato nel 2019 (17% dei progetti italiani) rispetto al 2018. Seguono poi i punti vendita (11%), la logistica (8%), i servizi alle imprese (7%) e i servizi ai privati (6%).
Dall’Italia proviene il 13% degli investimenti esteri realizzati in R&S in Francia, collocandosi al secondo posto a livello mondiale, dopo gli Stati Uniti (27%) e davanti alla Germania (10%).
Ripartizione settoriale degli investimenti. Nel 2019, le società italiane hanno investito prevalentemente nei settori tessile e moda (13% dei progetti, 16% dei posti di lavoro), energia (10% dei progetti, 17% dei posti di lavoro), software e servizi informatici (10% dei progetti, 5% dei posti di lavoro) e nel settore meccanica e metalmeccanica (8% dei progetti, 6% dei posti di lavoro). Nei settori tessile e moda ed energia, le aziende italiane sono all’origine di circa un quinto del totale dei progetti esteri avviati in Francia.
L’Ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset, ha sottolineato gli eccezionali risultati degli investimenti italiani realizzati in Francia nel 2019, testimonianza degli stretti legami economici che esistono fra i nostri Paesi “l’aumento del 26% in un anno del numero dei progetti di investimento italiani è una performance che dimostra da un lato, la capacità della Francia di accogliere investimenti stranieri e dall’altro, ribadisce il dinamismo degli imprenditori italiani e la loro notevole propensione all’internazionalizzazione. Tali risultati ci ricordano anche quanto le economie italiana e francese siano interdipendenti e complementari. Questi sono aspetti fondamentali sui quali sono certo che la crisi del Covid-19 avrà un effetto solo momentaneo, fiducioso in un prossimo ritorno alla crescita per le imprese e le economie dei nostri Paesi ” ha concluso l’Ambasciatore.

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Messaggio di Diego Della Valle ai lettori di America Oggi e agli italiani che vivono negli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

“L’orgoglio con cui mi rivolgo a voi è quello di un italiano che, da sempre, ha sostenuto il nostro Paese nel mondo e che sa di trovare in voi interlocutori sensibili e fieri delle proprie radici. Perché è di questo che si parla quando si parla di italianità: non solo una provenienza o una nazionalità ma una appartenenza a una cultura che affonda le proprie radici in quella storia che tutto il mondo ci riconosce. Stiamo dimostrando quanto noi italiani possiamo affrontare le emergenze, con determinazione e, ancora più importante, con grande senso di solidarietà. Il nostro tessuto economico è forte di una rete di piccole e medie realtà che si integrano e sono sinergiche con il territorio che le ospita. Gli imprenditori sono parte delle aziende e ne conoscono le caratteristiche e le potenzialità. Una vicinanza al territorio che permette di pianificare, oggi, azioni che avranno un impatto nell’immediato futuro e, spero, sull’intero sistema produttivo che verrà.La collaborazione con le associazioni e i centri territoriali dovrà essere parte integrante delle strategie aziendali. Solamente in una società solidale potranno prosperare le aziende e il supporto al territorio deve diventare una voce importante del conto economico.Pensando alla storia degli italiani in America, questo concetto diventa sempre più evidente. La costruzione della comunità italiana in USA ha basato la sua solidità sui principi di reciprocità e di supporto tra connazionali che, anche e soprattutto a livello imprenditoriale, hanno saputo creare una rete che comprendesse anche chi non aveva immediato accesso al tessuto produttivo. Dal piccolo salone del barbiere alla grande catena di ristorazione, ai grandi player dell’import/export, fino alle più alte cariche rappresentative, gli italiani e i loro discendenti si sono distinti per la loro capacità di declinare sul territorio quelle che sono sempre state le nostre caratteristiche più riconosciute: creatività, voglia di fare, entusiasmo e velocità nell’apprendere.Io, personalmente, ho un legame inscindibile con gli Stati Uniti perché se è vero che i primi segni del successo delle mie aziende sono arrivati dall’Italia, sono stati gli Stati Uniti a consacrarne l’internazionalità. Sono stato a New York per la prima volta a 16 anni e mi ha subito molto colpito l’approccio completamente diverso al lavoro da quello che avevamo noi. Dopo più di 30 anni posso dire che rimane uno dei posti più affascinanti al mondo. Oggi ho un figlio e tre nipoti che vivono a NY, ho casa a NY e Miami, è un Paese che, quando posso, frequento sempre molto volentieri, dove spero di poter tornare presto”.

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Questa settimana: Le intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

Le intenzioni di voto di questa settimana, fotografano una sostanziale stabilità dei rapporti tra area di Governo ed opposizione di centro destra. Non si conferma il rimbalzo positivo della Lega registrato nel precedente sondaggio. Il partito di Salvini si ferma al 25,0%, cedendo lo 0,3, esattamente compensato dai lievi consolidamenti di Fratelli d’Italia (14,4%) e Forza Italia (7,6%).
Redistribuzione dei consensi anche nella compagine di Governo, con il PD (21,4%) che recupera lo 0,5, Italia Viva (1,9%) lo 0,4, mentre flettono il M5S e la Sinistra.
Un’eventuale Lista guidata da Giuseppe Conte, in questo momento, raccoglierebbe il 12% dei consensi, provenienti prevalentemente dal M5S e dal centro sinistra, ma con una buona capacità di attrarre voti anche dal centro destra e dall’area dell’astensione.Questo potenziale si accompagna ad una piccola, ma ormai confermata da circa un mese, erosione del gradimento del Governo (55%), che sconta il relativo aumento delle critiche sulla gestione della pandemia: il 61% giudica positivo l’operato del Governo nell’emergenza, ma tale quota un mese fa raggiungeva il 71%.L’introduzione dell’applicazione per il tracciamento dei contagi divide gli italiani: il 52% dichiara di non avere alcuna intenzione di scaricarla. Alle soglie dell’estate, gli effetti sul turismo della pandemia sono tangibili: solo un terzo degli italiani, al momento, manifesta l’intenzione di andare in vacanza, mentre la metà ha già la certezza di non partire e il 17% non sa ancora cosa farà. (fonte istituto Ixe)

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Emergenza alimentare per quattro milioni e mezzo di italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

La crisi economica determinata dalla pandemia sta avendo impatti devastanti sulle condizioni sociali di milioni di italiani. Si stimano circa 5 milioni di nuovi poveri e quattro milioni e mezzo di italiani rischiano di scivolare in una situazione di indigenza talmente grave da aprire un altro fronte: quello dell’emergenza alimentare.Per fronteggiare tale crisi, Up Day offre la propria disponibilità per replicare, estendendola a tutto il paese, l’esperienza virtuosa dello scorso aprile, a seguito dello stanziamento da parte del Governo di 400 milioni di Euro per l’acquisto di prodotti di prima necessità. In quell’occasione Up Day si è attivata immediatamente e oltre 30 Comuni in tutta Italia, da Torino a Bologna, da Cagliari a Latina, da Cesena a Foggia, sono stati supportati da Up Day con buoni alimentari solidali.In sostanza, Up Day ha anticipato la posta finanziaria necessaria a dare sollievo a decine di migliaia di cittadini in condizioni di grave disagio economico, emettendo buoni alimentari solidali al prezzo di costo e con una marginalità totalmente azzerata.In considerazione della fase delicata che il paese e milioni di cittadini con le loro famiglie si trovano a dover fronteggiare, partendo proprio dall’esperienza positiva dello scorso aprile, Up Day ritiene doveroso chiedere alle autorità competenti di ripetere tale esperienza per il tempo necessario a superare la “tempesta perfetta” che si è abbattuta sugli italiani, mettendo a disposizione, fin d’ora, tutte le sue competenze e strumenti tecnologici e finanziari.In linea con quanto promulgato da ANSEB, l’Associazione nazionale che rappresenta le società che emettono buoni pasto e buoni spesa, Up Day si impegna a scontare l’acquisto dei buoni di almeno il 10%, ossia l’IVA applicabile al valore facciale del buono alimentare solidale, di modo che l’operazione risulti a costo zero per il Comune ordinante rispetto alla legittimazione concessa ai beneficiari assegnatari del buono; ad applicare agli esercenti già convenzionati una commissione mai superiore al 5%, anche in presenza di accordi di convenzionamento con percentuali più elevate; a convenzionare a queste condizioni e in tempi estremamente rapidi i punti vendita interessati a partecipare alla operazione solidale del Governo e/o segnalati dal Comune ordinante i buoni spesa.

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Sostegno ministeriale per gli agricoltori italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

“Con l’applicazione congiunta delle premialità derivanti dall’‘Accordo Quadro per il mais da granella di filiera italiana certificata’ e dall’incentivo previsto dal Ministero delle Politiche agricole, da questa campagna di commercializzazione, i produttori italiani di mais potranno percepire premialità aggiuntive rispetto al normale prezzo di mercato per il prodotto raccolto”. Lo sottolineano le organizzazioni firmatarie e promotrici dell’Accordo Quadro, pienamente operativo e siglato dalla filiera maidicola nazionale composta da Assalzoo in rappresentanza dell’industria mangimistica italiana, AMI, Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura e Copagri per i produttori agricoli, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari per il mondo cooperativo, Compag e AIRES per gli stoccatori e per gli essiccatori, Assosementi per le ditte sementiere, e Origin Italia per i Consorzi di Indicazioni Geografiche.
“L’Accordo è nato per favorire la stipula di contratti di filiera per il mais destinato all’alimentazione animale per le prossime tre campagne maidicole, con l’obiettivo di risollevare una produzione divenuta insufficiente per le esigenze dell’allevamento italiano, la cui importanza è fondamentale per le produzioni zootecniche e per il Made in Italy agroalimentare. L’intesa prevede, a beneficio degli agricoltori, l’applicazione di specifiche premialità per la granella di origine certificata e, qualora concordata tra le parti, per la sostenibilità e/o per specifiche caratteristiche qualitative del mais raccolto, che vanno ad aggiungersi al prezzo di acquisto che le parti potranno decidere di fissare in base a due diverse opzioni, scegliendo di legarlo all’andamento delle quotazioni delle borse merci oppure fissando un prezzo definito”, ricordano Assalzoo, AMI, Cia, Confagricoltura, Copagri, Alleanza Cooperative Agroalimentari, Compag, Aires, Assosementi e Origin Italia.“Si tratta di una grande opportunità, che consente ai produttori italiani di mais di recuperare margini di competitività, con lo scopo di favorire una ripresa della produzione italiana di questo cereale, indispensabile per garantire una alimentazione di qualità agli allevamenti nazionali da latte e da carne e, soprattutto, per garantire i circuiti di eccellenza, per i quali il mais di origine italiana è una materia prima ad oggi irrinunciabile”, aggiungono le organizzazioni firmatarie e promotrici dell’Accordo Quadro.

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Censis/Confcommercio: Il 48% degli italiani ha rinunciato alle vacanze, solo 9,4% ha deciso di partire

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

“Dati allarmanti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il rapporto Confcommercio – Censis.”Il fatto che il 48% delle famiglie ha dovuto rinunciare a qualsiasi forma di vacanza e, soprattutto, che solo il 9,4% ha già deciso quest’anno di partire, ma con una riduzione di budget e di durata, dimostra che il bonus vacanze non può certo bastare per salvare la stagione turistica” prosegue Dona.”Gli sconti, infatti, non sono sufficienti se le famiglie sono in difficoltà e faticano ad arrivare a fine mese. Solo ridando capacità di spesa agli italiani, il settore turistico potrà risollevarsi. Invece, non solo non è stato fatto finora nulla per compensare le perdite che i consumatori hanno avuto durante l’emergenza Coronavirus, ma addirittura, con l’operazione voucher, si è chiesto loro di svolgere il ruolo pubblico di sovvenzionare e finanziare le imprese di viaggi e vacanze, sacrificando il diritto di essere rimborsati in denaro previsto dalle normative europee e nazionali pre-Covid” conclude Dona.

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Intenzioni di voto degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Dopo mesi di calo, per la prima volta si registra un recupero rilevante (0,7%) della Lega, che sale al 25,3%, distaccando il PD, che scende al 20,9%, evidenziando un calo di due punti nell’ultimo mese.
Nell’area di Governo continua a salire, invece, il Movimento 5 Stelle, che raggiunge il 17,5%, con una differenza di 2 punti e mezzo rispetto a due mesi fa. Nel campo del centro destra, flessione (-0,4%) per Fratelli d’Italia e piccolo assestamento positivo (+0,2%) per Forza Italia. Nel suo complesso, quindi, l’opposizione ha un saldo positivo di mezzo punto rispetto alla scorsa settimana.I gradimenti dei politici vedono ancora in testa Conte con il 59% e per il resto confermano gli orientamenti di voto: scende la fiducia in Giorgia Meloni (33%), sale quella in Salvini (30%), scende Zingaretti (25%) e cresce Berlusconi (22%).
Si conferma anche un gradimento di portata nazionale per il Presidente del Veneto Zaia, che sale al 51% riducendo le distanze dal premier,La fiducia del Governo, cresciuta sensibilmente in questi mesi di emergenza, si mantiene su livelli elevati, ma si segnala una flessione nell’ultima settimana (57%). A questo dato si associa una diffusa delusione per le misure economiche adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza: poco più di un terzo (36%) degli italiani le ritiene efficaci, mentre a inizio aprile tale quota raggiungeva il 52%.Oltre la metà degli italiani ha già approfittato delle riaperture della scorsa settimana. Sono andati dal parrucchiere/barbiere (27%) e hanno ricominciato a prendere il caffè al bar (26%). Una quota non trascurabile ha già fatto acquisti di abbigliamento/scarpe (16%), mentre ristoranti e aperitivi sono stati finora meno praticati.
Nonostante questa cautela, stando a quanto dichiarato, nella ripresa delle ‘vecchie’ abitudini, il 51% degli intervistati mostra preoccupazione rispetto ad un abbassamento della guardia da parte degli italiani, che starebbero adottando comportamenti meno prudenti. (fonte: Istituto Ixé)

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Touring Club Italiano: le vacanze degli italiani nell’estate 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

L’organizzazione mondiale del turismo prevede per il 2020 un decremento dei flussi internazionali compreso tra il -58%, nell’ipotesi più ottimistica in cui la ripartenza avverrà a luglio, al -78% in quella più pessimistica in cui il comparto si riavvierà soltanto a dicembre. Tutti i Paesi del mondo hanno applicato restrizioni alla mobilità internazionale, fatto che non ha precedenti nella storia del turismo, da metà Novecento in poi.Per questi motivi, anche alla luce della situazione che stanno vivendo l’Europa e l’Italia, è ormai un dato assodato che il turismo troverà la propria àncora di salvezza nel breve, e forse anche nel medio periodo, nei flussi domestici, negli ultimi anni forse un po’ dimenticati dalle strategie di molti Paesi che, complice la globalizzazione, avevano puntato molto (e giustamente) sull’internazionalizzazione della domanda.Quali saranno i potenziali effetti sul settore nel momento in cui gli italiani potranno nuovamente viaggiare e quali regioni possono “guidare” la ripresa turistica? Secondo i più recenti dati Istat le prime cinque per residenti sono Lombardia (10 milioni di abitanti), Lazio (5,9 milioni), Campania (5,8 milioni), Sicilia (5) e Veneto (4,9): da sole rappresentano infatti ben il 52% della popolazione, circa 60 milioni di persone.La propensione al turismo genera, invece, una fotografia differente (rispetto al solo numero di abitanti) di chi in realtà traini il comparto: le prime cinque sono infatti Lombardia (46,7 milioni di presenze), Lazio (21,5 milioni), Veneto (20,4), Emilia-Romagna (19) e Campania (17,2) che “producono” da sole quasi il 60% delle presenze domestiche totali. Se consideriamo parallelamente i dati della spesa turistica degli italiani in Italia – da una nostra stima circa 65 miliardi di euro – i lombardi contribuirebbero per circa 14 miliardi, i laziali e i veneti circa 6,5 miliardi ciascuno, gli emiliani-romagnoli quasi 6 e i campani poco più di 5 miliardi di euro.
A fronte dello scenario delineato, si pone infine la questione di quali strategie potrebbero mettere in campo le altre regioni del Paese – oltre chiaramente a lavorare sui rispettivi mercati interni, ma certamente dai numeri molto più contenuti rispetto a quelli di cui abbiamo parlato sopra – per proporsi alle principali regioni di origine dei flussi. Probabilmente occorrerà un’azione di sistema, anche extraturistico, per garantire la sicurezza sanitaria, ovvero per far in modo che localmente si possano reggere eventuali recrudescenze del coronavirus anche tra i turisti e, dall’altra, una di prodotto. Ciò significa reingegnerizzare quelli tradizionali per farli funzionare in sicurezza – ricettività alberghiera, servizi di spiaggia, ristorazione, servizi museali ecc. – e puntare parallelamente a prodotti che per caratteristiche intrinseche presentano oggi meno fattori di rischio legati al coronavirus – ovvero tutte le attività che hanno a che fare con il turismo attivo e lento, per esempio – ma che necessitano di adeguata promozione e di servizi accessori – soprattutto digitali – che li possano rendere facilmente fruibili dai turisti.

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Il peso che sta avendo la pandemia sui bilanci degli italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2020

Il Covid-19 ha costretto l’intera popolazione ad un lock-down durato per più di due mesi e, di conseguenza, al blocco di numerose attività. Oltre alle perdite liquide legate alla cancellazione di eventi culturali (subite dal 21% delle famiglie), sportivi (18%), familiari (17%) e di viaggi (34%), quasi la metà delle famiglie italiane (46%) ha accusato ingenti perdite legate alla propria professione, in media 1.875€. Infatti, il 32% dei lavoratori dichiara di aver subito una riduzione dei propri introiti da lavoro, il 25% di essere momentaneamente inattivo (ad esempio in cassa integrazione o in seguito alla chiusura temporanea della propria attività commerciale) e l’8% di aver perso il lavoro. Il termine della quarantena non è un fatto rasserenante poiché le conseguenze di questa crisi, a livello sia economico che professionale, continueranno a farsi sentire a lungo. Si prospetta un futuro incerto anche per i lavoratori dipendenti che hanno mantenuto la propria occupazione durante l’emergenza: 1 su 3 infatti teme di perdere il posto di lavoro nei prossimi 12 mesi. In molti prevedono una riduzione delle proprie prospettive di carriera all’interno della propria azienda (59%) e una riduzione delle proprie opportunità sul mercato del lavoro (65%).
La perdita o sospensione del lavoro e la riduzione degli stipendi stanno causando gravi difficoltà anche nel far fronte alle spese più basilari. Basti pensare che tra le famiglie che possono contare su dei risparmi, due su tre li hanno dovuti utilizzare (35%) o pensano di doverlo fare nel prossimo futuro (32%) per coprire le spese correnti, molto difficili da affrontare in questo periodo di crisi per il 12% delle famiglie. Parliamo di grosse difficoltà a sostenere spese come bollette (per il 17% delle famiglie) o generi alimentari (per il 9%). Preoccupano anche le spese legate alla salute, difficili da coprire per il 21% delle famiglie italiane. In questo periodo in molti hanno gravi difficoltà a pagare le rate di mutui (11%) e prestiti (17%). Solo l’8% delle famiglie italiane ha fatto richiesta di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa e di queste soltanto il 26% è riuscito ad ottenerla. Per quanto riguarda gli altri prestiti personali e i finanziamenti, la situazione è ancora più critica in quanto solo il 15% di chi ne ha richiesto il congelamento alla banca o alla finanziaria, è riuscito ad ottenerlo, mentre quasi il 30% ha ricevuto un rifiuto, in attesa di risposta il 57% dei richiedenti.
L’inchiesta è stata svolta tra il 14 e il 15 maggio su un campione di 1.015 soggetti di età compresa fra i 18 e i 74 anni, distribuiti come la popolazione generale per caratteristiche demografiche e area geografica.

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E’ necessario far rientrare gli italiani dall’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

“Continua l’odissea dei nostri connazionali all’estero che cercano in ogni modo di rientrare in Italia. Oggi è la volta del Kenya, che va ad aggiungersi all’Argentina, al Messico, alla Bolivia e a una lunga lista di Stati dove migliaia di italiani sono bloccati senza avere alcuna certezza sul come e sul quando poter tornare in Italia” è quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari, annunciando un’altra interrogazione al ministro degli Affari Esteri.“Ho depositato un’ulteriore interrogazione al ministro Di Maio, dopo quella sul funzionamento della rete consolare e quella proprio sulle difficoltà di rientro degli italiani all’estero, chiedendo nuovamente al ministro Di Maio di fare chiarezza sulla vicenda e, soprattutto, di predisporre velocemente gli strumenti per risolverla. In Kenya, in particolare, la nostra ambasciata, in collaborazione con il vettore Neos, ha programmato un volo per l’Italia il prossimo 17 maggio. Sembra però che numerosi nostri connazionali non possano usufruire di questo volo, subendo un grave pregiudizio a causa della inadeguata gestione della situazione da parte delle autorità italiane e della compagnia aerea. Chiedo al ministro di attivarsi e di risolvere velocemente la questione, fornendo anche linee guida univoche per tutta la nostra rete consolare, in modo da porre fine a questa vicenda e permettere ai nostri connazionali di fare rientro quanto prima in Italia”.

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Le intenzioni di voto degli italiani di questa settimana

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Le intenzioni di voto di questa settimana fotografano una situazione molto dinamica, con un’accentuazione di alcune tendenze ormai consolidate e altre variazioni meno attese. Accelera la flessione della Lega, che scende al 24,9%, ad appena 2 punti dal PD, ormai stabile da qualche settimana al 22,9%. Nell’area di centro destra, sale di quasi due punti Fratelli d’Italia (13,8%), mentre la linea più moderata pare penalizzare Forza Italia, che dopo varie settimane di crescita, perde lo 0,7 e si riporta al 7,2%. Si rafforza, invece, il Movimento 5 Stelle, toccando il 16,8%. Calo generale, infine, per le liste minori del centro sinistra.Il quadro della fiducia nei politici, conferma il primato di Conte, che però questa settimana cede un punto, scendendo al 59%, molto distante dai leader dei principali partiti: Giorgia Meloni guida il gruppo degli inseguitori col 35% di gradimento, seguita da Salvini col 31%. Un altro esponente della Lega, però, presenta in questo momento un livello di gradimento molto maggiore di quello del suo segretario e si colloca a meno di 10 punti dal Presidente del Consiglio: il Governatore del Veneto, Luca Zaia, forte di una gestione dell’emergenza giudicata esemplare nella propria regione, riscuote la fiducia del 50% degli italiani.Rispetto alla gestione dell’emergenza, con l’ingresso nella fase 2, risale il giudizio sull’operato del Governo, ritenuto in qualche misura positivo dalla netta maggioranza degli italiani (18% molto positivo – 51% abbastanza positivo).In questa fase, dato anche il perdurante declino della curva dei contagi, metà della popolazione è più preoccupata per le ripercussioni dell’emergenza Covid sull’economia, che per i suoi effetti sulla salute.Sul fronte sanitario, comunque, gli italiani non abbassano la guardia e guardano con una certa apprensione l’allentamento delle restrizioni, seppure contenuto: se il 51% ritiene che ci sarà una gestione responsabile da parte della popolazione, il 39% invece teme che ci sarà una ripresa dei contagi e conseguentemente si dovrà tornare al lockdown.

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100mila italiani abbandonati all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

“Si stima siano circa 100mila gli italiani rimasti bloccati all’estero, senza la possibilità di avere collegamenti aerei oppure navali che li possano rimpatriare. Gli appelli sono arrivati di continuo alla Farnesina, ma sono rimasti inascoltati nonostante la task-force istituita per gestire e risolvere i problemi dei nostri compatrioti abbandonati in ogni angolo del mondo. Eppure l’Europa ha messo a disposizione degli Stati Membri fondi importanti con la possibilità di un rimborso fino al 75 per cento. Nonostante ciò il nostro governo ne ha usufruito in ridottissima parte lasciando in gravi difficoltà decine di migliaia di persone ancora bloccate all’estero. Agnese, rappresentante di circa cento persone bloccate in Bolivia, sui social scrive che rimangono inascoltati gli appelli dei nostri connazionali che denunciano scarse ed errate informazioni e prezzi esorbitanti per i pochi biglietti rimasti disponibili. A lei si aggiungono tante altre persone che ogni giorno ci ricordano l’amara realtà di cui sono involontari protagonisti. Questa grave situazione si somma alla triste vicenda di Alitalia, un’azienda allo sbando il cui management ha dato l’ennesima dimostrazione di miopia ed inefficienza tagliando l’ultimo collegamento transoceanico disponibile. Eppure, in un momento di blocco totale del trasporto aereo a causa del tristemente noto virus Covid-19, il soccorso dei connazionali potrebbe rappresentare un’opportunità di business oltre che l’esercizio della funzione basilare di una compagnia di bandiera. Sconforto e sconcerto predominano tra i dipendenti che, con forza e consapevolezza, hanno scritto una lettera al governo perché intervenga con decisione sul management. Fratelli d’Italia, tramite il proprio Dipartimento nazionale dei Trasporti, chiede che si vada subito in soccorso dei nostri compatrioti esposti a rischi igienici, sanitari ed economici. Si ribadisce, inoltre, l’urgenza di un’audizione interministeriale che faccia chiarezza sull’operato del commissario straordinario Leogrande”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Massimo Ruspandini, capogruppo di FdI in Commissione Trasporti.

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Promuovere la vendita dei prodotti italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

L’agroalimentare è stato uno dei settori che, sin dall’inizio dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus, ha continuato l’attività assicurando l’approvvigionamento alimentare al nostro Paese. Questo non ha però risparmiato il settore dalla crisi a causa delle pesanti restrizioni: i disagi maggiori sono arrivati dalla chiusura di bar, ristoranti, pizzerie, mense, ed in generale di tutte le attività del circuito Horeca con un vero e proprio crollo dei consumi fino a un meno 30%, cui si aggiunge la forte contrazione dell’export per analoghe misure adottate anche all’estero.Il contraccolpo di questo stop è stato avvertito in modo notevole anche dalle filiere zootecniche. I comparti al momento più colpiti sono quello della carne suina, in crisi per il crollo della domanda soprattutto di prosciutti DOP, il settore latte, con la forte contrazione della domanda di latte fresco e latticini, il settore della carne bovina che vede difficoltà forti, con riferimento a molti tagli freschi, a cominciare da quelli più pregiati e una forte diminuzione del consumo di carne di vitello, e per finire al settore del pesce fresco, anch’esso in caduta libera. Tutti prodotti per i quali l’Horeca e l’export rappresentano una quota rilevante della domanda oggi senza sbocco.A ciò deve aggiungersi anche il cambiamento significativo della domanda dei consumatori che si è riorientata verso prodotti con una shelf life più lunga, che ha contribuito alla riduzione della domanda di prodotti alimentari italiani, rischiando di mettere in ginocchio gli agricoltori e gli allevatori italiani e tutta la filiera che, responsabilmente, non hanno mai smesso di lavorare in questo periodo di grave emergenza.Un vero e proprio paradosso, se si considera che il nostro Paese di regola non è autosufficiente per il fabbisogno interno di latte, carni e pesce e che, in situazioni normali, si è costretti ad importare notevoli quote di questi prodotti dall’estero per soddisfare la domanda interna e che oggi invece, a causa del riorientamento dei consumi, si sta mettendo in grave crisi le produzioni nazionali.In attesa, pertanto, della ripartenza dei canali Horeca ed auspicando il ritorno a una, seppur, lenta normalità, allo stato attuale i punti vendita al dettaglio rappresentano l’unico canale di sbocco della produzione agro-zootecnico-alimentare di origine italiana. Per questo motivo ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici, si rivolge alle catene della Grande Distribuzione Organizzata affinché lancino iniziative specifiche per promuovere e sostenere l’acquisto di prodotti lattiero-caseari e di carni e loro derivati 100% italiani.L’emergenza ha modificato la fisionomia dei consumi, con il consolidarsi di nuove tendenze di acquisto. I supermercati e i piccoli esercizi di prossimità, anche con il potenziamento dei nuovi canali distributivi come le consegne a domicilio e l’e-commerce, hanno un ruolo di primo piano per i consumi alimentari. Per questo è fondamentale che sostengano la produzione agroalimentare, soprattutto di quelle filiere più indebolite dalla crisi.Per questa ragione Assalzoo, da sempre al fianco e in difesa della filiera agroalimentare italiana, si rivolge alla Grande Distribuzione Organizzata e in generale a tutta la distribuzione, perché i punti vendita sposino questa visione con iniziative di promozione dei prodotti italiani. Campagne come quelle già avviate da alcuni gruppi vanno nella giusta direzione: favorire il consumo di prodotti che parlino italiano, che siano espressione della qualità, del territorio, della tradizione e del gusto italiano.
In questo modo sarà possibile tutti insieme superare la grave crisi che stiamo vivendo e continuare a garantire il futuro delle imprese agroalimentari del nostro Paese e che sono un’eccellenza e un traino dell’intera manifattura italiana e dell’economia nazionale.

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Gli Italiani a casa: tutti pazzi per l’e-learning

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Stiamo vivendo un periodo davvero molto particolare. Queste settimane di isolamento forzato ci stanno mettendo alla prova ma ci hanno anche fatto di scoprire il valore del tempo e della tecnologia che è diventata la nostra finestra sul mondo esterno.
Dai dati emerge tutta la volontà degli Italiani di mantenersi attivi e di imparare qualcosa di nuovo.Da inizio a fine marzo, infatti, il numero di coupon relativi ai corsi di e-learning acquistati su Groupon sono aumentati del 137%.In Europa, gli Italiani si dimostrano i più intraprendenti e guidano la classifica con il 62% di chi è favorevole a iniziare un corso online, seguiti a parimerito da Regno Unito e Olanda (59%), Germania (57%), Spagna (54%) e Francia (26%).
A sorpresa è la fascia d’età tra i 45 e i 54 anni (29% dei rispondenti) ad essere la più desiderosa di imparare grazie alla tecnologia. Significativi anche il 19% tra i 54 e i 65% che vedono l’e-learning come un’opportunità e il 4% degli over 65 che, pur di rimanere attivi, non si lasciano spaventare dalla tecnologia.Gli Italiani vogliono iniziare un corso online soprattutto per migliorarsi a livello personale (62%) o professionale (60%). Con quest’ultima preferenza gli si dimostrano tra i più attenti alla carriera rispetto al resto dell’Europa dove la media di chi sceglie l’e-learning per migliorarsi sul lavoro è del 56%.C’è anche un buon 29% la cui priorità è mantenersi attivi e un 17% di curiosi che utilizza il web per provare qualcosa di nuovo; motivazione tra le più importanti per il Regno Unito (42%).
Ma quali sono le aree di interesse più gettonate? In cima alla classifica troviamo i corsi di lingue straniere (55%), seguiti da quelli di business (32%) confermando l’attenzione sulla sfera professionale; non a caso per queste due tipologie di corsi gli Italiani sono disposti ad investire rispettivamente un massimo di 100€ e 186€. In terza posizione vediamo le lezioni di salute e benessere (29%), per cercare di mantenersi in forma durante i giorni di sedentarietà. Grande successo anche per coaching (25%) e psicologia e pedagogia (16%), scelti probabilmente per reagire a questa situazione senza precedenti.C’è anche chi vuole approfittarne per prendersi cura delle piante di casa con corsi di giardinaggio (9%) o chi vuole imparare a suonare uno strumento musicale (9%). Non mancano le beauty addict che, disperate per la chiusura dei centri estetici, decidono di darsi al “fai da te” e iniziare dei corsi per estetista e parrucchiera (5%).

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Indagine HYPE: la pandemia ha cambiato i comportamenti degli italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

La crisi economica e sociale, senza precedenti del Covid-19, porterà con sé grandissimi cambiamenti, tra questi una maggiore apertura degli italiani verso il digitale. Fenomeno che si riscontra anche nel settore dei pagamenti in cui, per la prima volta nel nostro Paese, i pagamenti digitali, per spese fatte attraverso siti di e-commerce, hanno superato quelli nei negozi fisici (fonte Nielsen).
ll sorpasso per gli hyper è avvenuto il 10 marzo: proprio all’inizio dell’estensione delle misure lockdown e distanziamento sociale, utili a evitare la diffusione del virus. I pagamenti online hanno toccato quota 52% per portarsi al 63% il 23 marzo, di fatto invertendo le proporzioni registrate prima della quarantena. Sono numeri di rottura, per quanto ancora equilibrati e riferiti a un campione di consumatori evoluto, qual è quello degli hyper che tuttavia oggi, superando il milione di persone, è altamente rappresentativo. In tempi normali, secondo Casaleggio e Associati, l’e-commerce italiano ha un tasso di crescita annuo del 18% ma una penetrazione sul mercato complessivo molto bassa e distante dagli altri Paesi europei (62% contro il 93% del Regno Unito, il 91% dell’Olanda, l’88% del Germania, l’84% di Francia e Spagna). Anche sul fronte dei pagamenti il Paese è abbastanza all’inizio della sua parabola: pur segnando un aumento del 6,8% nel 2018, in valore assoluto le transazioni digitali sono ammontate solo a 80 miliardi rispetto ai circa mille miliardi di pagamenti annuali delle famiglie italiane (le transazioni con carta di credito valgono 240 miliardi di euro).Gli hyper hanno sempre privilegiato i pagamenti via app, ma nel negozio fisico (in Store). Come dimostra il grafico sottostante, l’esigenza di stare a casa ha fatto sì che cambiassero le loro abitudini privilegiando gli acquisti online.La necessità di stare a casa ha dato il via a una grande e improvvisa sperimentazione sul campo che con molta probabilità consentirà, anche nel ritorno alla normalità, una diffusione massiccia del digitale, dell’e-commerce e dell’utilizzo di strumenti di pagamento digitali che lo rendono più efficiente.
La pandemia da Covid-19 ha cambiato anche le abitudini di spesa per categoria, non sorprendentemente. HYPE registra un crollo di tutte le transazioni legate alle attività outdoor – ristorazione (-77%), i trasporti (-58%), viaggi (-72%) – e un incremento a doppia cifra di finanziamenti e prestiti (+37%) e operazioni legate ai servizi (assicurazioni e bollettini). Ma anche lo shopping ha segnato una crescita del 28%. Così come gli alimentari (+24%), specchio della corsa ad accaparrarsi viveri, anche online, che ha fatto andare in crash i siti anche delle maggiori GDO nazionali.Boom dell’elettronica (+45%) sulla scorta dell’impennata dello smart working: tutte le aziende di servizio stanno lavorando da remoto, spesso senza essere preparate (l’ultimo report del Politecnico di Milano sullo Smart Working rilevava a fine 2019 che il 51% delle PMI fosse disinteressato al tema) mentre la didattica a distanza è stata disposta per decreto del Miur, imponendo lezioni e interrogazioni online e innescando una corsa da parte delle famiglie all’acquisto di tablet suppletivi. Si rileva inoltre che la categoria cresciuta di più in assoluto sia quella delle donazioni (aumentate del 520%) a testimonianza della gara di solidarietà che gli italiani hanno fatto partire fin dall’inizio dell’emergenza.Tutte le Regioni hanno anticipato i Dcpm acquistando di più da casaI dati HYPE, segmentati a livello geografico, mostrano per tutte le regioni un saldo negativo tra crollo del fisico e aumento del virtuale: che vuol dire che per quanto siano aumentati i pagamenti digitali con carta essi non sono riusciti a compensare la perdita in termini di pagamenti fisici. In particolare, per Lombardia, Emila e Veneto, le prime regioni colpite dalla pandemia e dalle misure di contenimento la situazione è stata simile: a fronte di crolli di circa il 30% nei pagamenti fisici, la Lombardia ha visto aumentare i pagamenti digitali del 15%, l’Emilia Romagna del 23% e il Veneto del 20%. Le variazioni misurano il cambiamento di abitudini nel periodo del lockdown tra l’8 marzo e il 25 marzo rispetto alle due settimane precedenti pre-lockdown (19 febbraio – 7 marzo).Tutte le regioni, in maniera pressoché indistinta hanno segnato cali rilevanti, di circa un terzo delle transazioni fisiche con carta, segnale che gli acquisti nei negozi fisici sono iniziati a calare prima che le misure di lockdown fossero estese a livello nazionale e inasprite. Ma in molti casi questo calo non è stato compensato da un aumento rilevante dei pagamenti digitali: questo è vero in particolare per la Puglia (dove i pagamenti digitali non sono aumentati) a fronte di un calo del 35% del canale fisico; per Basilicata e Val D’Aosta (+2% a fronte di cali del fisico rispettivamente del 34% e del 32%). Anche Sardegna e Calabria hanno segnato aumenti solo lievi e la Sicilia addirittura un calo del 4% nei pagamenti digitali. Spiccano Abruzzo (+19% a fronte di un calo del 29% del fisico) e Marche (+14% contro -26%).
Quanto alle fasce di età sono gli under 18 i più impattati dal lockdown: per loro i pagamenti fisici sono diminuiti del 27% e del 20% per gli over 60, i più a rischio in questa pandemia. Mentre il cluster di età che ha cambiato meno le proprie abitudini – probabilmente perché già sbilanciate a favore del virtuale è la fascia 30-39 anni: i Millenial hanno visto i pagamenti fisici calare solo del 6%.

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Analisi sulla spesa degli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

PAYBACK, la piattaforma multicanale che combina retail offline, online e mobile e che oggi vanta un network di oltre 170 Partner, nell’ambito del proprio Osservatorio Consumi, ha realizzato un’analisi sulla spesa degli italiani nel primo mese di lockdown per COVID-19 durante il quale PAYBACK ha lanciato la campagna #RESTAACASA CON TE (9 marzo – 5 aprile).
Nel mese di campagna, rispetto al precedente, è emerso un netto incremento del 70% degli acquisti online, trainati dalle categorie food & wine (+227%) e intrattenimento (+112%), seguiti da tecnologia (+64%), moda e casa (+29%) e infine cura della persona & benessere (+9%).Se si analizzano gli acquisti per generi alimentari effettuati nei punti vendita, si nota il balzo in avanti di condimenti e conserve (+230%), surgelati (+180%) e cura della casa (+150%). Questi picchi hanno avuto una distribuzione disomogenea lungo la penisola, in relazione alla diffusione del virus e al susseguirsi degli annunci di progressivo lockdown: il nord che ha registrato un picco di crescita più marcato nell’ultima settimana di febbraio, pari al +18% rispetto al valor medio di gennaio, mentre dopo il lockdown del 9 marzo è stato il centro-sud a registrare una crescita maggiore, raggiungendo un picco di oltre +30%.
Dall’analisi dei dati giornalieri di spesa emerge con evidenza la rapida reazione dei clienti agli annunci delle misure restrittive: +80% in Lombardia il 24 febbraio (il giorno successivo alla creazione prime zone rosse) rispetto alla media dei precedenti lunedì di febbraio; +42% su scala nazionale il 6 marzo (giorno successivo alla chiusura nazionale delle scuole) rispetto alla media dei venerdì di gennaio e febbraio pre COVID-19. Durante il lockdown, inoltre, i dati giornalieri evidenziano un significativo impatto delle restrizioni al movimento sulle abitudini di spesa: la frequenza di aquisto mensile cala del 14% ma la spesa media cresce del 26%.

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Ringraziamento a chi sta aiutando gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

“La Voce di New York” ha pubblicato l’articolo dell’ on.le Nissoli rivolto agli italiani che vivono all’estero e che seguono con apprensione e vicinanza quanto sta accadendo nella madre patria: “Questa pandemia, nelle forme e nei modi in cui si è sviluppata e, soprattutto, per la rapidità con la quale si è estesa in tutto il globo, ha rappresentato un fatto inaspettato e che ha colto tutti impreparati. Non ho memoria di un fatto analogo e persino una guerra, nella sua tragicità, é limitata territorialmente e propone tempi di diffusione totalmente differenti.
Questa mancanza, quindi, di adeguate conoscenze, di protocolli precedentemente testati o di qualunque altro “modello di risposta” che si sarebbe potuto applicare, ha generato, oltre alle deprecabili morti, tutte le problematiche di cui ciascuno di noi, suo malgrado, è vittima.
Uno dei settori maggiormente colpiti, proprio perché possibile veicolo di contagi, è stato quello del trasporto e, in particolare, anche in virtù delle restrizioni adottate dai differenti Paesi, quello aereo.
Va da se che molti connazionali si sono trovati all’estero ed hanno dovuto affrontare differenti problematiche per tornare a casa. Io, come molti altri colleghi, siamo stati contattati in quanto rappresentanti dei cittadini e, quindi, dello loro istanze. Mi sono così trovata a dover segnalare i casi di cui sono venuta a conoscenza al consolato di Toronto come a quelli di New York, Miami, Los Angeles, Chicago, per arrivare sino all’Inghilterra e persino al Marocco. Si trattava di studenti universitari che volevano raggiungere le famiglie, di turisti, di professionisti e rappresentanti di imprese ed anche di familiari di cittadini residenti all’estero. Casi che si moltiplicavano per cui mi sono messa in contatto anche con gli ambasciatori in Usa, in Messico, nella Repubblica Dominicana ed in Canada. Ho preso contatto, quando era necessario, con l’unità di crisi della Farnesina, ho contattato più volte la segreteria del Ministro Di Maio e, in alcuni casi, ho segnalato situazioni direttamente a lui.
Ebbene, in questa mia attività ho sempre trovato, nella nostra rete diplomatica e nelle strutture deputate, la preparazione adeguata e la conoscenza della situazione. Certo, spesso hanno dovuto affrontare situazioni, come detto, che non erano previste ne prevedibili e garantire la possibilità di rientro è dipeso da imprese private, ovvero i vettori, che a causa delle limitazioni o, talvolta, per proprie scelte aziendali, non erano in grado di offrire un servizio adeguato o a costi accettabili – ragione per la quale, personalmente, auspico una compagnia di bandiera, come Alitalia, che possa sostenere il proprio Paese anche in queste situazioni di emergenza garantendo tratte, o parte di esse, per aiutare i cittadini nei modi e forme adeguate – ma comunque c’erano e garantivano supporto e flusso di informazioni per chi necessitava aiuto.
Noi deputati, quindi, in questo frangente non possiamo vantare successi ma, sicuramente, dobbiamo ringraziare tutti coloro che, spesso senza gli opportuni strumenti, sono stati in grado di risolvere situazioni o di indicare il miglior modo per farlo.
Proprio per questo, conscia dell’importanza di rispettare ruoli e meriti, mi sento di ringraziare tutta la rete diplomatica, siano essi gli Ambasciatori o i Consoli che tutto lo staff delle Ambasciate e mi ritengo a loro disposizione per quanto possa essere di aiuto. L’unità di crisi della Farnesina e tutto il Ministero, unitamente a tutti gli “eroi di questa guerra”. Eroi silenziosi, che non vantano successi personali ma che ogni giorno, dai medici ed infermieri, ai farmacisti, alla protezione civile, alle forze dell’ordine, all’esercito, ai preziosi volontari … sono in prima linea ma, in fondo, anche tutti noi, cittadini, che abbiamo rispettato le regole nell’interesse del prossimo e, quindi, di ciascuno di noi. Gli eroi, vale la pena ricordarlo, non sono esseri fuori dal comune e dotati di super poteri, sono semplici cittadini che hanno anteposto al proprio personale interesse il bene comune. Una cosa ci ha insegnato questa pandemia: l’interdipendenza, soprattutto in un mondo globalizzato dove o ci si salva insieme oppure non ci si salva proprio ! Ci ha insegnato l’importanza della leale collaborazione per il bene di tutti a cominciare dalla politica e dalle istituzioni ! Un fatto su cui riflettere per pensare un futuro più a misura di persona!” (On.le Nissoli)

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Italiani ancora preoccupati, ma iniziano a pensare alla Fase 2

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

Il monitoraggio settimanale GfK sugli effetti di COVID-19 riflette il nuovo assetto degli italiani, che si stanno lentamente adattando alla “nuova” normalità. Crescono le preoccupazioni economiche e si rimandano ancora gli acquisti non essenziali. I primi desideri per il dopo crisi: riabbracciare i propri cari, viaggiare, andare al ristorante e fare shopping.A febbraio GfK ha attivato un tracking settimanale per misurare gli effetti del Coronavirus sugli stili di vita, le abitudini e le strategie di consumo degli italiani. I risultati delle ultime due settimane* mettono in luce alcune novità che riflettono l’evoluzione del sentiment degli italiani:Si stabilizzano le preoccupazioni per l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, in parallelo al rallentamento del numero dei contagi registrati nelle ultime settimane in Italia. Allo stesso tempo, con il prolungamento del lockdown crescono le preoccupazioni legate all’economia, sia per quanto riguarda il futuro del Paese ma soprattutto riferite al momento presente. Complessivamente, il giudizio sul sistema Paese rimane ancora positivo, ma crescono le attese degli italiani nei confronti del mondo Politico.
Ancora sospesi gli acquisti non essenziali. Nelle ultime settimane è leggermente diminuita la corsa all’accaparramento e alla scorta di prodotti ed emergono alcuni deboli segnali che raccontano della voglia degli italiani di riconquistare progressivamente pezzi della propria vita, alla ricerca di una “nuova” normalità. Nonostante questo, i consumatori sono ancora cauti nelle proprie strategie di spesa e preferiscono rimandare a un secondo momento gli acquisti di beni non essenziali. Inoltre, il 25% degli intervistati non ha ancora deciso se farà o meno le vacanze estive, mentre il 16% sta valutando addirittura di rinunciare.
Per il dopo crisi c’è voglia di ritorno alla normalità. Il lockdown sta limitando da tantissimi punti di vista la vita degli italiani e con il passare delle settimane siamo sempre più ansiosi di tornare alla vita di tutti i giorni. Pensando ai primi luoghi dove vorrebbero andare una volta finita la crisi, gli italiani mettono al primo posto gli affetti: il 27% dichiara che per prima cosa andrà a casa di amici e parenti. Molta alta la percentuale di chi desidera prima di tutto tornare a viaggiare (23%) ma anche di chi sogna di uscire al ristorante, al pub o in discoteca (17%). Nell’ultima settimana sale anche la percentuale di chi mette al primo posto l’andare a fare shopping (+5%). Seguono nella classifica delle attività più desiderate la possibilità di andare in palestra o fare sport all’aria aperta e quella di andare al cinema o partecipare ad eventi pubblici (concerti, teatro, festival ecc).

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