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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘italiani’

Dall’inizio dell’emergenza sono rimasti a casa otto milioni di studenti italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Hanno saltato il 30% dei giorni di scuola. Le lezioni tradizionali, durante il lockdown, sono state sostituite dalla didattica online, un metodo di insegnamento innovativo ma che ha dato vita a diverse problematiche, sia per gli alunni che per i genitori. Infatti, solo il 27% degli italiani si dichiara soddisfatto di questa soluzione. I metodi e le tempistiche di insegnamento adottati sono stati diversi, spesso cambiavano anche fra classi della stessa scuola, in base alla composizione del gruppo e alle necessità delle diverse famiglie.Lo strumento didattico più utilizzato nelle scuole elementari è stato quello delle videolezioni, il 72% le ha svolte con l’insegnante principale, in media 6 ore a settimana per gli alunni di prima, seconda e terza e 8 ore per quelli di quarta e quinta. Il 39% le ha svolte (anche) con altri insegnanti. Il secondo metodo più comune è stato la messa online di documenti da scaricare per svolgere compiti ed esercizi (59%).Per quanto riguarda il contenuto delle lezioni e il metodo di insegnamento, essi sono dipesi dalla volontà, dall’intraprendenza e dai mezzi a disposizione di ogni insegnante. Passare a questo nuovo sistema è stato ancora più difficile se si tiene conto del fatto che, da un’indagine Altroconsumo svolta prima del lockdown, risulta che i genitori erano molto soddisfatti dell’organizzazione precedente, sia dal punto di vista didattico (giudizio medio di 7.7 su 10), sia ambientale (7.8/10) che strutturale (punteggio di 7.2 su 10).
Questa situazione non ha solo gravato sui più piccoli, ma anche sui genitori che hanno dovuto provvedere ai supporti tecnologici adeguati per i figli e supportarli nell’utilizzo, oltre che assisterli durante i compiti a casa. Il 15% delle famiglie ha dovuto acquistare i dispositivi per permettere ai bambini di seguire le lezioni e solo nel 7% dei casi la scuola ha prestato loro gli strumenti. Parlando del supporto dato dai genitori, l’82% afferma che il figlio ha avuto bisogno di aiuto con la didattica a distanza, specialmente nell’organizzazione della giornata (58%), per chiarire dubbi sugli esercizi da svolgere (52%) e per capire in maniera più approfondita degli argomenti da studiare (44%), ma anche per utilizzare i mezzi tecnologici stessi (30%). Inoltre, va considerato che la responsabilità di assistere i più piccoli nelle lezioni è ricaduta maggiormente sulle madri (nel 59% dei casi le uniche ad occuparsene) che hanno dovuto, più degli uomini, riorganizzare la loro vita lavorativa in base alle nuove esigenze dei figli.Ma cosa pensano i bambini delle lezioni online? Anche loro si confermano poco soddisfatti, infatti, molti hanno sentito la mancanza dei propri compagni di classe (84%), ma anche del proprio istituto (72%). Inoltre, più di 1 alunno su 2 ha riscontrato delle difficoltà a imparare da casa.

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Oltre 9 italiani su 10 hanno lo smartphone sempre in mano

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Lo utilizzano sui mezzi pubblici e nel luogo di lavoro. L’89% degli italiani dichiara inoltre che non rinuncerà a questa abitudine neanche in vacanza.A metterlo in evidenza è un’analisi di SpeedVacanze.it, il portale che offre ai single il modo più veloce e divertente per incontrare gente nuova e molti nuovi potenziali partner, che ha realizzato un sondaggio coinvolgendo 2 mila uomini e donne single di età compresa tra i 18 ed i 50 anni.Ad essere «vittime» della «sindrome da hand-phone» -così come è stata definita a livello internazionale questa dipendenza- sarebbero 56 milioni di italiani.«Il telefonino ha la capacità “ipnotizzare” le persone davanti ad uno schermo» commenta Roberto Sberna, direttore generale di SpeedVacanze.it, sintetizzando i risultati della ricerca.«Gli italiani sembrano essere così tanto presi dal loro telefonino da riuscire ad utilizzare una sola mano per moltissime attività che prima eseguivano a due mani, pur di non staccarsi dal loro cellulare» aggiunge Giuseppe Gambardella, fondatore di SpeedDate.it e di SpeedVacanze.it.«In Italia ci sono oggi quasi 90 milioni di smartphone attivi, che gli italiani utilizzano sempre di più per navigare su Internet e sui social network, oltre che per le tradizionali chiamate, che arrivano a sommare 50 miliardi di telefonate ogni anno: oltre 136 milioni di telefonate ogni giorno» sostengono gli analisti di SpeedVacanze.it.«Per strada oggi sembra spesso di essere circondati da “zombie” assorti nei loro telefonini. La sfida dunque è quella di imparare a governare la tecnologia senza diventarne schiavi» sottolinea Roberto Sberna. E vero è infatti che molto spesso, invece di rimanere «appiccicati» allo smartphone, si potrebbe approfittare del tempo libero per fare tante altre attività più interessanti, dalla lettura di un libro alle passeggiate, dal cucinare al praticare uno sport.Quanto tempo dedicano gli italiani al telefonino? Secondo SpeedDate.it un italiano su 5 utilizza il telefonino addirittura oltre 8 ore al giorno e questa percentuale sale al 45% tra i più giovani. Nella media generale, un altro 25% utilizza il telefonino per 4 ore al giorno. Il 20% si limita invece a “solo” 2 ore ed il rimanente 10% lo utilizza meno di un’ora al giorno.«Ad essere più dipendenti dal telefonino sono maggiormente le donne ed i più giovani: la percentuale sale al 96% nella fascia di età compresa tra i 18 ed i 24 anni» concludono gli analisti di SpeedDate.it. (WORLDNET)

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I laghi italiani in grande sofferenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

Sono i laghi Maggiore (meno dell’11% di riempimento) e Lario (poco più del 18% di riempimento) gli attuali osservati speciali della stagione irrigua nel Nord Italia; sotto media è anche il lago d’Iseo, mentre continua a tenere il lago di Garda, i cui livelli sono comunque in discesa. “Di fronte alle allarmanti conseguenze anche ambientali per la condizione idrica di un famoso lago come il Maggiore, si evidenzia la necessità di una programmazione dei rilasci e dei livelli, che superi qualsiasi logica egoistica nel rispetto delle priorità sull’uso dell’acqua, come previsto dalla normativa” indica Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). Sono praticamente dimezzate rispetto alla media, le portate del fiume Po (mc/sec 689 al rilevamento di Pontelagoscuro), che restano comunque migliori dello scorso anno. Pur in rapido calo, restano in linea, con il 2019, le portate dei principali fiumi piemontesi (Dora Baltea, Sesia, Stura di Lanzo), così come Savio e Reno in Emilia Romagna, dove altresì Trebbia, Secchia e Panaro sono abbondantemente sopra la media stagionale, mentre il Reno invece è sotto il minimo storico. “Prosegue – aggiunge il Presidente di ANBI – un andamento pluviometrico, conseguenza dei cambiamenti climatici con precipitazioni concentrate nel tempo e nello spazio. È necessario aumentare la resilienza dei territori ed auspichiamo che le annunciate scelte legate al Recovery Fund vadano anche in questa direzione.” A condizionare sempre più le disponibilità idriche sono, infatti, le piogge (non di rado, purtroppo, disastrose) “a macchia di leopardo” come testimoniato anche dalle portate dei principali fiumi lombardi: Mincio e Chiese in crescita, Adda e Ticino in calo. A beneficiare delle recenti precipitazioni sono i fiumi veneti, tutti con portate superiori o in media con gli anni più recenti. Analizzando l’andamento pluviometrico del mese di luglio, il Veneto si conferma in linea, mentre il Piemonte segnala -5,2% rispetto alla media storica e la Toscana indica un mese secco ad eccezione che sull’Appennino lucchese e fiorentino (l’invaso del Bilancino è in calo rispetto al biennio scorso). Rilevante è stato il calo di piogge registrato in Luglio sulle Marche dove, con 12,43 millimetri, si segnala l’apporto più basso del recente quinquennio (l’invaso sul Maroggia trattiene 3,90 milioni di metri cubi contro i 4,09 dello scorso anno ed i 4,36 del 2016); conseguentemente, i bacini della regione stanno trattenendo 37,92 milioni di metri cubi, superiori solo al siccitoso 2017.
Nel Lazio sono in costante calo il livello del lago di Bracciano (comunque ancora superiore allo scorso anno) e le portate del fiume Liri, mentre in Campania sono confortanti le condizioni idriche sia di Sele che Volturno. Al Sud, continua inesorabile il calo di disponibilità idrica soprattutto in Basilicata (quasi 2 milioni di metri cubi al giorno in meno, segnando attualmente un deficit di quasi 49 milioni sul 2019) e Puglia (circa 74 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno scorso).Infine, gli invasi della Sardegna restano in linea con le disponibilità 2019, nonostante segnino -8 milioni di metri cubi nel mese di Luglio. “L’approssimarsi della conclusione della stagione estiva – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – indurrebbe a ritenere pressoché terminate le necessità irrigue. In realtà, i moderni cicli colturali e temperature mediamente più elevate ampliano i bisogni idrici nelle campagne soprattutto mediterranee, il cui futuro è sempre più legato alla disponibilità d’acqua. Per questo, l’infrastrutturazione irrigua è un asset strategico per garantire prospettive di qualità e reddito all’agricoltura italiana.”

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Conti correnti italiani al massimo storico

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Gli italiani detengono più denaro che mai in conti correnti infruttiferi. Con 790 miliardi di euro, il volume dei conti corrente in Italia ha raggiunto il massimo storico nell’aprile 2020, con un aumento del 37.5% dal 2015. Ma almeno il 68% del volume totale di denaro nei conti italiani – 15.500 euro per cittadino italiano – è senza interessi. Questo quanto emerge dall’analisi pubblicata oggi da Deposit Solutions, società fintech e piattaforma leader nell’Open Banking per i depositi.
“Gran parte del risparmio degli italiani rimane parcheggiato nei conti correnti privo di interessi invece di essere investito in depositi a termine. Di conseguenza, i risparmiatori perdono del rendimento anno dopo anno – anche in tempi di bassi tassi di interesse”, afferma Tim Sievers, CEO e fondatore di Deposit Solutions, che aggiunge: “Per le banche di quei paesi in cui i risparmiatori fanno minor affidamento su depositi a termine, il finanziamento tramite depositi è più costoso di quello che dovrebbe essere. Per risolvere questa sfida, continuiamo a promuovere lo sviluppo di un mercato europeo dei depositi – in modo che le banche possano raccogliere depositi dei clienti oltre i confini nazionali e i risparmiatori possano disporre delle offerte di tassi di interesse in tutta Europa tramite l’interfaccia della loro banca. Come nuova infrastruttura per un mercato dei depositi aperto, la nostra piattaforma collega già più di 150 banche in 20 paesi europei. In questo modo diamo nuova vita all’idea di un mercato unico europeo”.In generale, il 57% del denaro depositato presso le banche dell’Eurozona è immediatamente disponibile (depositi a vista: conti correnti e conti overnight), mentre il 43% è legato a scadenze o soggetto a periodi di preavviso (depositi a termine: depositi a scadenza fissa e conti/libretti di risparmio). La preferenza per il deposito a termine o la gestione flessibile della liquidità varia notevolmente da nazione a nazione: gli spagnoli e gli italiani sono i principali “amanti della flessibilità” con rispettivamente l’85% e il 68% del loro denaro in depositi a vista, mentre gli olandesi si distinguono come planner di lungo termine con l’82% di depositi a termine, seguiti dai francesi che si attestano a quota 67%. Nel 2015 gli europei avevano depositato il 39% del loro denaro su conti correnti (2.547 miliardi di euro). Al 2020, questa cifra è cresciuta quasi del 50% (3.984 miliardi di euro). E mentre il volume dei conti correnti è aumentato, la quantità di denaro depositato su conti a tempo determinato, conti di denaro overnight e conti di risparmio, è rimasta invece stabile negli ultimi 5 anni (3.972 del 2015 vs 3.924 del 2020). http://www.deposit-solutions.com

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L’uomo forte vagheggiato dagli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Dopo la caduta rovinosa del fascismo e la fine della Seconda guerra mondiale la politica italiana ha imboccato quella che possiamo definire la “democrazia compromissoria” e che ha caratterizzato gran parte della storia politica italiana fondata sulla costituzione del 1948. È stato un percorso che si è interrotto negli anni Novanta con il passaggio alla “democrazia maggioritaria”. La svolta è stata segnata dalla riforma elettorale del 1993 che ha aperto la strada all’evoluzione bipolare del sistema politico rappresentativo con la designazione di un candidato alla Presidenza del Consiglio. Da quella fase storica, relativamente recente, ci siamo resi conto che è mancata a tutt’oggi, sia pure necessaria per via dell’integrazione europea, una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale e chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti. E’ che ci siamo imbattuti, lungo questo percorso, da un Governo e da un Parlamento fortemente condizionato da “poteri diversi da quello statale” che hanno limitato la sua azione riformatrice. E considerato che la capacità del popolo elettore è stata imbrigliata da un apparato politico e culturale fortemente deficitario in chiave decisionale, il disagio sta diventando critico sino al punto che si auspica una guida più incisiva e capace di limitare le interferenze esterne per porre mano ad una riforma del sistema paese per favorire le esigenze fondamentali della società. In questa fase cruciale il fattore tempo è fondamentale. Avvertiamo l’urgenza di un cambiamento ma si paventa, rilevata, purtroppo, solo da pochi, che si possa finire dalla padella nella brace perché l’uomo solo al comando può essere una buona cosa ma è molto raro ai tempi nostri dove prevalgono i pifferai alias imbonitori di turno, alias avventurieri della politica. (Riccardo Alfonso)

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La Sapienza sul podio degli Atenei italiani nella classifica mondiale Arwu di Shanghai

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

La Sapienza si conferma tra le migliori università al mondo nell’Academic Ranking of World Universities 2020 (Arwu), classifica delle top 1000 università a livello globale che è stata pubblicata oggi 15 agosto a cura del Shanghai Ranking Consultancy, organizzazione indipendente di ricerca sull’istruzione superiore.L’Ateneo si colloca sul podio delle università italiane nel range 151-200. Nella stessa fascia le Università di Pisa e di Milano. Seguono nel range 201-300 il Politecnico di Milano, le Università di Bologna, Padova e Torino.Complessivamente sono 46 gli atenei del Paese nelle prime 1000 posizioni su oltre 2000 università censite e su oltre 18.000 stimate nel mondo. Gli indicatori presi in esame dall’Arwu sono rigorosi e comprendono premi internazionali e riconoscimenti accademici ricevuti, qualità della ricerca (paper pubblicati e ricercatori più citati) e produttività dei docenti.
In particolare sono 6 i parametri su cui si basa la classifica: i premi Nobel e le Medaglie Fields di ex studenti (10%) o di ricercatori della singola Università (20%), il numero di ricercatori altamente citati determinati da Clarivate Analytics (20%), le pubblicazioni su “Nature & Science” (20%), le citazioni di pubblicazioni scientifiche e tecnologico-sociali (20%). Questi parametri sono poi correlati con lo staff accademico, dando un ulteriore parametro di produttività pro-capite (10%).Per le prime 100 università della classifica di Shanghai sono esplicitati la posizione e il punteggio secondo i parametri utilizzati. Le altre sono suddivise in gruppi da 50 – 100, mentre punteggio e posizione possono essere calcolati sulla base dei parametri.
A livello globale, il primo posto della classifica è occupato da ben 18 anni dall’Università di Harvard, mentre la Stanford University e l’Università di Cambridge detengono rispettivamente la seconda e la terza posizione.“La Sapienza conferma il suo prestigio nel panorama internazionale, raggiungendo un risultato importante per un ateneo pubblico dai grandi numeri e con una vocazione generalista come il nostro – commenta il Rettore Eugenio Gaudio – Il risultato è complessivamente positivo per tutto il sistema universitario italiano che, anche se non è rappresentato nelle prime 150 posizioni monopolizzate dalle ricche università anglosassoni, vede più dei 2/3 degli atenei del Paese (42 su 67 statali oltre a 4 atenei privati) nelle prime 1000 tra le top 6% mondiali. In questo quadro emerge l’ottima performance della Sapienza legata alle eccellenze nella ricerca, alla ricchezza degli ambiti disciplinari, nonché alla secolare tradizione culturale e formativa dell’ateneo. Mai come quest’anno, caratterizzato dall’emergenza legata alla pandemia da COVID-19 – conclude il Rettore – l’interdisciplinarietà e la condivisione dei saperi, cifra comune delle università generaliste, si sono rivelati lo strumento funzionale alla ripartenza e al rilancio del Paese”.La classifica Arwu generale di agosto fa seguito al ranking Arwu per discipline, pubblicato lo scorso giugno, che prende in esame gli ambiti Scienze naturali, Scienze della vita, Ingegneria, Scienze mediche e Scienze sociali; la Sapienza si è confermata nelle prime posizioni tra le università italiane e nel mondo, ottenendo i migliori piazzamenti italiani per Aerospace Engineering (primo posto in Italia e 24esimo nel mondo), in Automation&Control (primo posto in Italia e 28esimo nel mondo), Physics (primo posto in Italia e 29esimo nel mondo) e Mathematics (nella posizione 1-4 in Italia e 51-75 nel mondo).
L’Ateneo è al secondo posto in Italia per Statistics, dopo Padova, e nella posizione 101-150 nel mondo; nella posizione 1-2, a pari merito con Padova per Psycology (101-150 nel mondo), nella posizione 2-4 per Medical technology (76-100 nel mondo).
Il 2020 è stato un anno di grandi soddisfazioni per la Sapienza sotto il profilo del piazzamento nei ranking internazionali: sempre nel mese di giugno l’Ateneo si è confermato al primo posto in Italia nella classifica internazionale del Centre for World University Rankings (Cwur) collocandosi in 114ª posizione e al 171esimo posto, in ascesa di 32 posizioni rispetto allo scorso anno e tra le prime 200 migliori università al mondo, nel QS (Quacquarelli Simonds) World University Rankings 2021. Nel mese di febbraio la classifica per materie dell’agenzia QS aveva attribuito alla Sapienza il secondo posto a livello mondiale nell’ambito degli Studi classici (Classics) dopo due anni consecutivi di primato assoluto, subito dietro l’Università di Oxford.

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Gli italiani alle prese con le spese “accessorie”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

All’esplicita domanda: “Quali sono le spese accessorie che incidono maggiormente sul tuo portafoglio e alle quali fai fatica a rinunciare?”, il 23% dei rispondenti, pari a 10.000.000 di nostri connazionali, ha risposto: i viaggi, di sicuro anche questa inclinazione ha inciso sulla decisione di tanti di varcare le frontiere non appena è stato possibile e, per altri, di prendere comunque in mano le valigie pur rimanendo in Italia. Al secondo posto si posizionano le novità tecnologiche: il 21,9% del campione, pari a 9.600.000 individui, ha ammesso di non poterne fare a meno. Sull’ultimo gradino del podio, invece, si posizionano le sigarette, tanto che il 20,9% dei rispondenti, pari a circa 9.200.000 italiani, ha ammesso di destinare parte consistente del proprio budget a questa “brutta abitudine”.L’elenco delle spese “irrinunciabili” è lungo; si va da una buona bottiglia di vino allo shopping, dai prodotti per la cura del corpo fino ai giochi a premi e lotterie.

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Riacquisto cittadinanza agli italiani che l’hanno perduta

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

“Attraverso la stampa apprendo che i colleghi della maggioranza sono favorevoli a ridare la cittadinanza a quegli italiani che l’hanno perduta in seguito ad espatrio, non per loro negligenza. Una bella notizia che garantirebbe un diritto per il quale mi sono battuta sin dalla scorsa legislatura in Parlamento. Una battaglia riproposta anche in questa legislatura. A questo punto mi aspetto, perché questi non sembrino solo annunci propagandistici, che la maggioranza chieda la calendarizzazione dei provvedimenti già depositati su questo tema. Ritengo che anche l’opposizione, a cominciare dalla sottoscritta, sarebbe favorevole. Rimbocchiamoci le maniche, fatti, non parole!” Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione Estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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Gli italiani e il potere invisibile

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

Già molti anni fa un celebre avvocato, Achille Battaglia, scrisse in un suo libro titolato “Il giudice e la politica”, che se si vuole conoscere una determinata società bisogna guardare, più che alle leggi che la regolano, alle sentenze dei suoi giudici. “A questo proposito oggi andrebbe aggiunto che il lasciare languire la giustizia impantanandola in un mare di processi in attesa di giudizio, o perseguendo in maniera “maniacale” alcuni aspetti formali ritenuti non del tutto tutelati sia nella fase istruttoria sia in quella giudicante, non si fa che rendere un pessimo servizio alla stessa giustizia. Inoltre, l’allentamento delle verifiche, sia burocratiche, per il venire meno dello stato accentrato, sia politiche, per la particolare situazione italiana che ha visto l’opposizione politica spesso più impegnata nel tentativo di co-governo che nel ruolo di controllo, ha portato a concentrare nel giudice penale gli unici interventi di verifica della regolarità dell’azione amministrativa, cioè il potere di controllo. Oltre, naturalmente, a quello che l’opinione pubblica esercita soprattutto attraverso l’opera della stampa d’informazione: occorre però precisare la scarsa attenzione della pubblica opinione a fenomeni di corruzione e di malgoverno amministrativo, essendo la massa dei cittadini attestata su un atteggiamento passivo di rassegnazione, se non di acquiescenza. Infatti, per quanto vi siano stati dei sinceri moti d’entusiasmo per taluni operati della giustizia, come l’azione condotta brillantemente dai magistrati di “mani pulite” milanesi e dai pool palermitani e fiorentini o di altre procure, questa carica emotiva sembrava incapace di avere una tenuta di largo respiro e di sapersi tradurre in una continua e ininterrotta azione di stimolo in difesa del diritto e in odio alla sopraffazione dei poteri che mestano nel torbido. A tutto ciò si aggiunga quel grave fenomeno, denunciato principalmente da Bobbio, che è costituito da ciò che egli affermava essere la mancata realizzazione di una promessa fondamentale della democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Il futuro degli investitori italiani dopo il Covid: forte incertezza sulla pensione

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

Sono tanti gli interrogativi che gli investitori si pongono dall’insorgere dell’emergenza Covid: da quali siano le scelte di investimento più oculate o vincenti a quali siano le prospettive per il proprio futuro finanziario. Se l’investitore digitale appare sicuramente più evoluto, c’è ancora un nodo da sciogliere che crea non poche incertezze, a tutti i livelli: la pensione. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Moneyfarm, società di gestione del risparmio con approccio digitale, su un campione di circa 1.380 investitori residenti in Italia (estratto dal database di clienti e utenti Moneyfarm – circa 200 mila individui – tra le persone con almeno un piano di investimento attivo) che ha fotografato l’impatto della pandemia sulle prospettive degli investitori digitali. Quello dell’investitore digitale si conferma un pubblico attrezzato per affrontare momenti critici sui mercati, più vaccinato a quella paura che abbiamo visto provocare due reazioni opposte ma in fondo uguali nella loro irrazionalità: la fuga dai mercati (panic selling) e la corsa al fai-da-te su piattaforme di trading online. Per l’80% degli intervistati la volatilità sui mercati degli ultimi mesi ha rappresentato un’opportunità e non un rischio. La tendenza a tenere liquidità sul conto corrente per il 75% di questo campione è diminuita o rimasta invariata; il 70%, anzi, ha investito o intende investire l’extra-risparmio che ha accumulato durante il lockdown. Tra coloro che vogliono investire o hanno investito anche la scelta degli strumenti è interessante, con i prodotti del risparmio gestito (58%) a farla da padrone; il 7% mostra interesse per attività speculative come il trading online e solo l’1% del campione dichiara di orientarsi verso i Titoli di Stato, sottopeso quest’ultimo che denota una certa consapevolezza dell’importanza di minimizzare, attraverso la diversificazione degli strumenti in portafoglio, il rischio Paese a cui questi investitori sono già esposti con il loro lavoro e le loro proprietà immobiliari. Il 97% del campione dichiara inoltre che durante l’emergenza Covid non ha disinvestito né ha diminuito la frequenza dei suoi versamenti nei piani d’investimento che ha in corso, dimostrandosi quindi consapevole di un’altra regola d’oro per investire in modo efficiente: mantenersi coerente ai propri obiettivi di lungo termine. È evidente che stiamo parlando di un investitore evoluto, che pondera accuratamente le proprie scelte d’investimento in base alla propria propensione al rischio e orizzonte temporale.Anche quando guardiamo all’impatto negativo dell’epidemia Covid sulle prospettive degli investitori, la previdenza resta in testa (38%), superando il lavoro (34%) e gli investimenti (33% – anche qui si nota una chiara tendenza per le donne a percepire meno sicurezza in ambito lavorativo, con un 40%). L’incertezza della pensione deriva soprattutto da una sfiducia generalizzata nel sistema previdenziale pubblico: il 69% dichiara poca o nessuna fiducia. Il dato colpisce perché riferito a un segmento della popolazione particolarmente avvezzo agli investimenti. Emerge, ancora una volta, come la scelta previdenziale sia ancora in molti casi problematica (anche per investitori con maggiori risorse), specialmente al di fuori del posto di lavoro.

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Italiani alla ricerca di libertà, indipendenza, normalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Sembra proprio che tutto il mondo stia riscoprendo le due ruote: il mercato negli Usa è raddoppiato a marzo, gli ordini per le pieghevoli da pendolari sono quintuplicati ad aprile, Google ha registrato un aumento del 145% delle ricerche per “Best e-bikes”, e in Italia le vendite segnano un +60% rispetto al maggio dello scorso anno (ANCMA).Maggior sicurezza rispetto ai mezzi pubblici, scelta sostenibile o voglia di libertà. Cosa rappresenta la bicicletta per gli italiani al giorno d’oggi?Lo rivela un sondaggio di Wilier Triestina, produttrice di biciclette sportive di alto livello e portavoce del Rebirth Movement, la filosofia di pensiero che esorta a cogliere questa opportunità di ricominciare nel modo giusto, con passione, ostinazione e più rispetto per noi stessi e l’ambiente in cui viviamo.Sicuramente per molti è un mezzo di trasporto smart e funzionale, che risolve problemi di parcheggio, consente di evitare il traffico e, soprattutto, permette di mantenere il distanzamento sociale (39%). La bici è anche uno strumento sportivo per allenarsi (22%): non dimentichiamo che il ciclismo è uno degli sport più amati dagli Italiani, con oltre 2 milioni di ciclisti praticanti (dati ISTAT). C’è poi chi (20%) lo ritiene solamente un diversivo per una passeggiata nel weekend, mentre altri (19%) ammettono di non averne ancora sfruttato il valore aggiunto negli spostamenti quotidiani.

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Italiani un popolo ingovernabile?

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Dalla sua unità è trascorso oltre un secolo e mezzo eppure tutta la sua storia e la cronaca di questi giorni ci danno una nazione divisa anche quando con la dittatura fascista si cercò un’identità unitaria. Fu solo un fuoco di paglia che ci portò di filato in una guerra dalla quale uscimmo malconci ma non redenti. Diventammo forzatamente democristiani per ragioni di politica internazionale, ma con un partito comunista molto forte e temuto. Con lo sfaldamento della D.C. e dei suoi alleati, negli anni novanta, ci trovammo senza una guida ma alla mercé del primo imbonitore di turno. Così costruimmo un altro ventennio, dove fornimmo prova della nostra capacità di sopravvivere agli scandali, alla corruzione, al malgoverno, agli inciuci e alle panzane che ci ammannivano a manca e a destra. Ora ci ritroviamo con i cocci in mano, ma continuiamo a bramare il nostro messia politico e poco importa se ha dei difetti e delle debolezze. È lui che ci fa sognare il paese che non è e che non sarà a dispetto della cruda realtà. Per lui ci dividiamo, litighiamo, fanatizziamo e rendiamo sempre più confuso e triste la nostra vita. Non riusciamo ad avere la mente lucida, d’essere consapevoli che non è più il tempo di deleghe in bianco, ma che dobbiamo verificare di persona il mandato che noi affidiamo ai nostri eletti. Dobbiamo avere la consapevolezza di essere un popolo che non ha più la licenza d’inseguire le chimere ma di misurare il futuro con le sue mani e le sue azioni. (Riccardo Alfonso)

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Covid-19: Gli italiani guardano al futuro con più ottimismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Si preparano alla “piena normalità”. In evidenza una forte volontà di riprendere appieno la vita sociale, tornare a viaggiare, fare gli acquisti nei negozi e nei centri commerciali. Questi sono i risultati che emergono dalla seconda edizione della ricerca “Mindset COVID-19” realizzata in sette Paesi (Italia, Germania, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Cina e Sud Corea) da TRUE Global Intelligence (Omnicom PR Group) – a circa tre mesi dalla prima rilevazione.Il nuovo ottimismo degli italiani va di pari passo con l’attenzione e la valutazione critica delle azioni intraprese dalle istituzioni e dalle aziende durante la pandemia; ecco in dettaglio cosa emerge dai dati.Visione più ottimistica nei confronti della fine della pandemia: ci si aspetta di tornare alla piena “normalità” a ridosso delle prossime feste natalizie, ma c’è ancora grande attenzione alla salute e alla sicurezza.
Dopo una profonda crisi del sistema sanitario e un conseguente impatto drammatico sul sistema economico del Bel Paese, gli italiani tornano ad avere più ottimismo nei confronti del futuro:
il dato del ritorno alla normalità è il più positivo rispetto alle stime degli statunitensi (29 settimane), dei tedeschi (33 settimane) e dei britannici (34 settimane);
quasi all’unanimità (il 98%) gli italiani sono disposti ad indossare dispositivi di protezione individuali come le mascherine negli spazi pubblici per salvaguardare la salute e la sicurezza propria e degli altri;
secondo il 56% degli italiani, dispenser di mascherine e gel igienizzanti gratuiti negli spazi pubblici consentirebbero di salvaguardare meglio la salute, insieme a una pulizia approfondita degli spazi interni e, per il 41%, grazie al proseguimento dello smart working;
in più, anche in Italia – seppur in misura minore rispetto agli altri Paesi – una maggiore diffusione dei pagamenti touchless è una scelta delle aziende che i consumatori apprezzano in risposta alla fase Covid-19. In particolare: il 31% in Italia, il 38% in Germania, il 53% in UK, il 48% in Sud Corea e il 53% in Canada.

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L’Italia vanta un’aspettativa di vita di 83 anni

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

Seconda solo alla Spagna fra i 37 Paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l’Italia vanta un’aspettativa di vita di 83 anni. Ma al Nord si vive 3 anni di più rispetto al Sud, una differenza da ricondurre alla disomogeneità nel rendimento delle risorse equamente distribuite nei 21 sistemi sanitari regionali e alle disuguaglianze socio-economiche a livello territoriale, che la pandemia causata dal Covid-19 sta mettendo ancor più in risalto. Un gap evidente anche nella sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore, che vede le percentuali più elevate in Valle D’Aosta (64% donne e 61% uomini), Emilia-Romagna (65% donne e 56% uomini) e Toscana (65% donne e 56% uomini). Fanalino di coda invece Sardegna (60% donne e 49% uomini) e Campania (59% donne e 50% uomini). Per ridurre queste discrepanze e affrontare un’eventuale seconda ondata del virus in autunno, il 56% degli oncologi chiede un rinforzo della medicina del territorio e dei servizi domiciliari a supporto dei pazienti. Proprio l’oncologia di prossimità deve essere il cardine della riorganizzazione di un nuovo modello di cura dopo l’emergenza Covid, fondato su una piena integrazione tra i livelli di presa in carico (assistenza domiciliare, medicina generale, specialistica ospedaliera), traendo utili indicazioni dall’esperienza dei PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) e delle reti oncologiche su come gestire la nuova governance e redistribuire i setting di assistenza sul territorio sulla base di un monitoraggio costante del valore di ogni prestazione. L’appello è lanciato oggi in un webinar aperto alla stampa e organizzato da All.Can Italia, coalizione che si propone di ridefinire il paradigma di gestione del cancro, in un’ottica interamente centrata sul paziente.In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila e i tumori sono sempre più malattie croniche. “Nel nostro Paese, il 22,3% della popolazione ha più di 65 anni e ha un’aspettativa di vita di ulteriori 18 anni – afferma Mattia Altini, Direttore Sanitario dell’AUSL della Romagna e Presidente della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM) -. Il 32% degli over 65 è colpito da una malattia cronica, il 17% da due o più. Le disuguaglianze socio economiche tra i 21 sistemi regionali italiani determinano un’aspettativa di vita al Nord maggiore di 3 anni rispetto al Sud, con uno scarto di un quinquennio nel caso delle persone con maggiore istruzione. Il medico di medicina generale rappresenta un elemento fondamentale e strategico del Servizio Sanitario Nazionale: è il primo punto di contatto del cittadino con il sistema e lo snodo nella presa in carico continuativa del paziente.“La delocalizzazione di alcune prestazioni a bassa complessità dal punto di vista clinico, ma ad alto impatto per la qualità della vita del paziente (prelievi ematici periodici, erogazione delle terapie orali o sottocutanee, visite di follow-up) – sottolinea Domenico Crisarà, Vice Segretario Nazionale FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) – potrebbe favorire al contempo un’allocazione più efficiente delle risorse ed un più elevato grado di soddisfazione da parte del paziente, ad esempio con la definizione di punti di accesso nelle reti oncologiche regionali come prima presa in carico. La diffusione sul territorio di alcune prestazioni rende comunque necessaria una chiara governance di tutto il percorso di cura. Il dipartimento ospedaliero o dell’azienda sanitaria può rimanere il fulcro di verifica e controllo ma non l’unico centro di erogazione delle cure. Per questo è essenziale l’estensione del modello della rete non solo ad altri centri ospedalieri ma anche ai presidi sanitari territoriali o, in ultima analisi, al domicilio dei pazienti”.Il modello di oncologia di prossimità proposto da All.Can risponde a tre principi: umanizzazione, specializzazione e innovazione organizzativa.

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Gli italiani risparmiano ma non investono

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Aumenta la diffidenza verso le istituzioni che dovrebbero tutelare i risparmi: le famiglie italiane preferiscono la liquidità e i piccoli investimenti in progetti eco-sostenibili. Cala così l’interesse per i titoli considerati più tradizionali. A metterlo in evidenza è il GreenVestingForum, il forum della finanza alternativa green promosso dalla piattaforma di investimenti ambientali sostenibili Ener2Crowd.com.I nostri connazionali non vogliono più investire in maniera tradizionale: a ricorrere ai Bpt Futura —ad esempio— non sono stati i piccoli risparmiatori come si è voluto far credere Da un’analisi dei dati delle aste realizzata da Ener2Crowd.com si evince che la taglia media di ordine è stata pari ad oltre 36 mila euro.«In un Paese dove lo stipendio medio netto mensile dei 18 milioni di lavoratori dipendenti —il 57% della forza lavoro impiegata in Italia— è pari a 1.600 euro ricondotti su 12 mensilità, ci vorrebbero circa 114 mesi, quasi 10 anni, per disporre di una tale cifra» osservano gli analisti di Ener2Crowd.Eppure l’86% degli italiani riesce a mettere qualcosa da parte ogni mese, rispetto ad una media europea pari al 75%. A sottolinearlo è proprio Ener2Crowd.com, la startup italiana che sta rivoluzionando gli investimenti nella sostenibilità ambientale ed energetica.Insomma i nostri connazionali tornano ad accumulare e risparmiano più di prima. Su un campione di mille uomini e mille donne di età compresa tra i 18 ed i 64 anni distribuiti lungo tutto lo Stivale ed intervistati da Ener2Crowd, la propensione al risparmio è risultata essere pari al 12% del reddito.«È la percentuale più alta d’Europa» commentano gli analisti di Ener2Crowd. Ma il 64% degli intervistati si mostra insoddisfatto dai classici investimenti proposti dalle banche o dagli intermediari finanziari, sfiduciati dai crac del passato e scontenti dai tassi di interesse ormai irrisori.E il BTP Futura? Una “fregatura” che aumenterà il divario fra ricchi e poveri in questo Paese, fra rentiers e risparmiatori.
I Btp Futura prevedono certo un meccanismo di «premio fedeltà», ma è indicizzato al pil e non all’andamento dell’inflazione: una vera e propria «lotteria Italia» con un meccanismo che è ancora più pericoloso se lo si legge nell’ottica del suo possibile rendimento e della «trappola di liquidità» che esso rappresenta.Il GreenVestingForum evidenzia inoltre come il tasso di rendimento medio nei 10 anni del Btp Futura sia pari a circa l’1,29%. Ma se l’inflazione si attesta oggi a livelli bassissimi, 0,6% nel 2019 e 0,1% nel 2020, nell’ultimo decennio è stata pari all’1,5% ed in quello precedente al 2%. E l’obiettivo dichiarato dell’Unione Europea in quanto a crescita dei prezzi nell’area Euro è proprio del +2%. I Btp Futura in concreto non proteggono gli investitori nemmeno dall’inflazione «obiettivo» e rischiano di vincolare capitali per alimentare l’economia in altri modi per 10 anni.È questo il giudizio del forum della finanza alternativa green promosso da Ener2Crowd.com, piattaforma nata nel 2018 con lo scopo di finanziare progetti di produzione di energia sostenibile che ha già avviato progetti per un investimento complessivo di oltre mezzo milione di euro che hanno consentito di eliminare 4.500 tonnellate di CO2 dall’atmosfera. «La stessa cifra di 5,7 miliardi di euro del totale obiettivo —reinvestita nei 10 anni tramite gli strumenti di finanza alternativa come quelli di Ener2Crowd direttamente su progetti green ad alto impatto sociale ed ambientale— avrebbe potuto produrre 2,3 miliardi di euro di rendimenti per gli investitori ed un gettito di 600 milioni di euro per le casse dello Stato. Senza considerare ovviamente le tasse pagate da chi i progetti li realizza e ne condivide i benefici, almeno altrettanti» puntualizza Niccolò Sovico, ceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd, scelto da Forbes come uno dei 30 talenti globali under-30 di quest’anno, sottolineando il suo ruolo di ispiratore e modello di nuovi talenti ed idee per il futuro dell’Italia.La differenza sarebbe stata sostanziale anche nell’accesso all’opportunità: l’«energy crowdfunding» —o GreenVesting— permette a tutti di aderire a partire da piccole quote, anche con soli 200 euro, i quali —impegnati mensilmente come in un piano di accumulo— possono dare davvero un nuovo significato al risparmio degli italiani: più ricchezza e più felicità per chiunque creda nella possibilità di costruire un futuro sostenibile.

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Gli italiani non conoscono l’emicrania con aura

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

E’ una particolare forma di mal di testa preceduta da specifici sintomi neurologici come fenomeni visivi, disturbi sensitivi e del linguaggio, difficoltà motorie e momentanea perdita della visione. Il 42% dei nostri concittadini non ne hai mai sentito parlare. Il 22% ritiene, erroneamente, che sia un’emicrania tipica dell’adolescenza mentre per il 25% interessa sole le donne nei giorni del ciclo mestruale. Un italiano su tre è convinto che per prevenirla sia necessario non abitare in zone molto trafficate o inquinate. Si tratta di una patologia molto diffusa e che colpisce oltre 2.5 milioni di uomini e donne nel nostro Paese. Risulta poi in crescita e infatti negli ultimi mesi ben il 69% degli italiani dichiara di aver sofferto di forti mal di testa. Di questi il 53% sostiene che siano stati causati dal forte stress dovuto alla pandemia da Covid-19 e da problemi personali o di lavoro. I dati emergono da un sondaggio svolto su oltre 3.600 persone e sono illustrati oggi in una conferenza stampa on line. Nell’incontro virtuale viene presentato anche il nuovo portale http://www.emicraniaconaura.it realizzato grazie al contributo di Aesculapius Farmaceutici. “Vogliamo offrire la prima guida on line interamente dedicata ad una patologia di cui si parla ancora poco in Italia e sulla quale il livello di conoscenza è scarso – afferma il dott. Giorgio Dalla Volta, del Consiglio Direttivo Nazionale della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), Responsabile Scientifico del portale e Direttore del Centro Cefalee dell’Istituto Clinico Città di Brescia (Gruppo San Donato) -. Sarà costantemente aggiornata con notizie e consigli e gli utenti potranno rivolgere direttamente agli esperti le loro domande su sintomi, diagnosi e rimedi. L’emicrania non può e non deve essere sottovalutata. Chi è colpito, in particolare da aura emicranica, deve rivolgersi sempre il prima possibile ad un neurologo o a un centro cefalee”. Sul portale ampio spazio è dedicato alle cure disponibili per pazienti e specialisti. “Oggi grazie alla ricerca medica siamo riusciti a mettere a punto un trattamento efficace in grado di contrastarla – aggiunge la dott.ssa Lidia Savi, già Direttrice del Centro Cefalee della AOU Città della Salute e della Scienza di Torino -. Si tratta di un particolare nutraceutico realizzato in Italia e che si chiama Aurastop. Diversi studi scientifici hanno dimostrato come sia in grado di offrire numerosi benefici sia se assunto in acuto al primo comparire dell’aura che come prevenzione cioè come terapia assunta tutti i giorni per tre o più mesi”.
In Italia il 12% della popolazione ha avuto almeno una volta nella vita un attacco di emicrania. Interessa soprattutto le donne, si manifesta principalmente tra i 25 e i 55 anni ma può colpire a qualsiasi età. Si calcola che il 5% degli adolescenti residenti nella Penisola soffre di emicrania con aura. “Non è un piccolo disturbo passeggero bensì una grave malattia spesso invalidante – prosegue la dott.ssa Savi -. Lo stress rimane la causa principale e infatti questi mesi, caratterizzati dalla pandemia e dal lockdown, sono stati particolarmente difficili per i nostri pazienti. E’ possibile contrastarla intervenendo anche su fattori modificabili come gli stili di vita. Solo il 53% degli italiani sa che il fumo di sigaretta ne favorisce l’insorgenza e quattro su dieci sono convinti che sia efficace limitare l’attività fisica. Al contrario lo sport, la cessazione del tabagismo e una dieta sana ed equilibrata possono combattere la malattia”. “Anche le alterazioni ritmo sonno-veglia o privazione del sonno influiscono sulla comparsa della patologia come giustamente sostiene l’oltre 40% degli intervistati – conclude il dott. Dalla Volta -. Possono influire inoltre la febbre, i lunghi viaggi soprattutto in aereo, influenza stagionale o altre patologie così come la familiarità. Rispetto alla popolazione generale i parenti di primo grado di pazienti emicranici hanno un rischio 1,4 volte più elevato di svilupparla. Sono quindi una categoria di persone da tenere sotto controllo e per le quali bisogna intervenire il prima possibile. I nutraceutici sono davvero un’arma in più in nostro possesso che di solito vengono ben accettati dai pazienti perché percepiti come cure più leggere e meno invasive rispetto a farmaci biologici, antiepilettici o antidepressivi”.

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Agli italiani di Baltimora: uniti riusciremo a salvaguardare la figura di Colombo contro ogni tentativo di revisionismo storico!

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

“Recentemente ho partecipato ad una riunione online con gli italiani che vivono a Baltimora (USA) e che hanno protestato per quanto accaduto alla statua di Cristoforo Colombo. Infatti, il 4 luglio scorso dei manifestanti hanno divelto la statua di Colombo, a Baltimora, nel quartiere di Little Italy, nell’ambito delle proteste iniziate a fine maggio dopo l’uccisione dell’afroamericano George Floyd durante un fermo di polizia a Minneapolis. Un episodio di intolleranza che ha reso molto triste la festa del 4 luglio ai cittadini italoamericani che hanno contribuito alla costruzione della città’ di Baltimora.Un fatto che potremmo definire luttuoso per molte associazioni come L’italiano American Organizations United che ha costruito la Columbus Piazza, dove e’ stata posta la statua del navigatore genovese, quella che i vandali hanno distrutto e gettata nel porto interno.Di fronte a questo scempio,la Comunità italiana di Baltimora si è subito unita e tutti insieme sono andati a recuperare i pezzi della statua.Al recupero hanno partecipato, assieme ad attivisti italoamericani, anche il Delegato Nino Mangione, l’ex Senatore John Pica, Tom Iacoboni, Santo Grasso.Inoltre, voglio ringraziare in modo particolare, oltre questi rappresentanti della Comunità, anche le associazioni coinvolte nella causa di recupero e restauro della statua di Cristoforo Colombo in Little Italy e cioè l’Italian American Civic Club of Maryland Inc., l’Italian American Organizations United, the Associated Italian American Charities of Maryland, l’OSIA Grand Lodge of Maryland, e l’OSIA Little Italy Lodge.Nella riunione online sulla piattaforma zoom, ho portato loro il mio sostegno e solidarietà in qualità di parlamentare italiana eletta in Usa e dato la mia disponibilità a lavorare insieme per tutelare il nostro patrimonio culturale a partire dalla figura di Colombo. Ho comunicato loro che, a tal proposito, ho presentato una mozione alla Camera dei Deputati per impegnare il Governo ad attivarsi sul piano politico e diplomatico per la difesa della figura di Colombo quale espressione della nostra identità culturale.Sono convinta che lottando uniti per il nostro diritto alla salvaguardia del nostro cultural heritage sapremo dare forza alle nostre ragioni e salvaguardare anche la figura di Colombo contro ogni tentativo di revisionismo storico!”Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Importanza della Bicamerale per gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

Dichiara l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America. “ Sono intervenuta al Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese della Commissione Esteri, in occasione delle audizioni degli ex ministri Frattini e Terzi, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge recanti Istituzione di una Commissione parlamentare per le questioni degli italiani all’estero, tra cui anche quella a mia prima firma.In particolare, dopo aver concordato con l’Amb. Terzi sull’importanza dei CAUCUS in USA sottolineando come, nel 2015, grazie ad un deputato del Caucus, che mi ha sostenuto, siamo riusciti a fare pressione per istituire un consolato onorario a Newark, ho chiesto allo stesso Terzi di fare alcune considerazioni sul ruolo della istituendo Commissione bicamerale.Nello specifico ho chiesto all’ex ministro come l’esistenza di una Commissione Bicamerale avrebbe avrebbe potuto influire sulle politiche per gli italiani all’estero sia durante il suo mandato alla Farnesina come ministro che durante la sua attività nella diplomazia italiana. Inoltre ho chiesto quale contributo tale Commissione avrebbe potuto dare alle politiche per il nostro Sistema Paese nel mondo garantendo anche un maggior coordinamento ed efficacia delle proposte.Il ministro Terzi ha risposto facendo capire l’effetto positivo che l’esistenza di tale Commissione bicamerale avrebbe avuto, e che oggi arriva tardiva, ricordando che molte cose sarebbero state trattate con maggiore organicità, visibilità e capacità di influire sulle scelte del Parlamento. Ci sarebbe stata, ha detto Terzi, una maggiore capacità di acquisire elementi e alleanze per il Paese.
Una risposta che mi fa pensare che siamo sulla strada giusta e che, anche se la Bicamerale per gli italiani all’estero si poteva istituire prima, è meglio tardi che mai! Ora, dobbiamo avere la consapevolezza dell’importanza di questo strumento per tutta la Comunità italiana all’estero ed io sono orgogliosa di aver contribuito a dare un input per istituirla presentando un disegno di legge ad hoc in Parlamento”.

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Italiani e banking digitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

Che il lockdown abbia messo una marcia in più alla digitalizzazione di moltissimi settori e attività è ormai assodato, ma entrando nello specifico dell’analisi del comparto bancario i risultati che emergono riflettono un’accelerazione straordinaria. È questo il caso anche di HYPE che, essendo una soluzione di mobile banking nativa digitale per definizione, ha una clientela portata alla fruizione dei servizi da remoto ma ha comunque registrato straordinari incrementi nell’evoluzione d’utilizzo. Tra marzo e maggio 2020, ad esempio, i clienti già attivi che hanno scelto HYPE come conto primario sono aumentati di ben il 71% rispetto al trimestre precedente. Questa dinamica riflette il progressivo e rapido incremento del livello di maturità nell’approccio e utilizzo dei servizi bancari attraverso i canali virtuali verificatosi nel periodo di stop forzato. Che il trend della digitalizzazione del settore fosse comunque partito lo si evince anche dal tasso di crescita annua dell’utilizzo della soluzione di banking digitale attestatosi attorno al 75%, a fronte di una base clienti praticamente raddoppiata (passati dai 676mila conti di maggio 2019 agli 1,183 milioni di maggio 2020).Nel periodo marzo/maggio 2020, oltre al già citato aumento del 71% di quelli che hanno utilizzato HYPE come conto primario, si è registrata una dinamica simile anche nei pagamenti con carta sui siti e-commerce, aumentati dell’89%. Inoltre, le funzioni più usate nel trimestre sono state il pagamento di bollette (+61%), le ricariche telefoniche (+50%) e l’utilizzo della funzione PagoPA (+14%).Cosa è cambiato, invece, in termini di composizione sociale e anagrafica nella customer base HYPE? Il distanziamento sociale ha spinto la crescita del pubblico femminile, aumentato del 4%, che passa dal 32 al 36% del totale. Quanto alle fasce di età, è aumentata del 3% la componente under-18, mentre non si riscontrano significative variazioni nelle altre fasce, tra cui resta preponderante quella dei giovani tra i 18 e i 29 anni (43%) mentre trentenni, quarantenni e cinquantenni si spartiscono quasi equamente gran parte del resto (alle prime due categorie fanno capo il 15% ciascuna, mentre alla terza fa capo il 12%).La visione di HYPE sulla rapida evoluzione e accelerazione dei servizi finanziari digitali che trova riscontro nell’osservazione puntuale del comportamento della propria customer base, ha ulteriore conferma nei trend internazionali fotografati da molteplici analisi come la recente indagine “Retail Banking in the New Reality”, condotta su 5mila consumatori del retail banking in 15 Paesi da Boston Consulting Group. Lo studio rileva che, a livello globale, il 24% de clienti bancari prevede di utilizzare meno le filiali o di smettere del tutto di recarvisi; il 44% degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 34 anni si è iscritto per la prima volta al banking online o mobile nelle settimane in cui le misure di contenimento sono state in vigore. Gli italiani si sono distinti per una propensione digitale superiore alla media: il 27% prevede di ridurre o cessare di frequentare le filiali anche a crisi terminata. E il 58% dei clienti bancari italiani si è dichiarato pronto ad aprire un conto attraverso online o mobile banking nel caso in cui la filiale non fosse accessibile. D’altronde nel lockdown gli italiani sono stati quelli che hanno più intensificato la propria attività online con la banca di riferimento: lo ha fatto il 51% mentre il 54% ha aumentato l’uso del mobile. Insomma, gli italiani hanno saputo trasformare la crisi in opportunità. Spetta agli operatori finanziari restituire ora servizi adeguati alla nuova tipologia di domanda.

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La mobilità degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Anche a giugno l’auto si conferma il principale strumento di mobilità degli italiani. Permane la diffidenza verso i mezzi pubblici. Complice anche la crisi economica, solo 3 italiani su 10 sono disposti ad acquistare un’auto in contanti, metà è propensa a richiedere un finanziamento e l’11% si dice pronto a esplorare la formula del noleggio a lungo termine. Sta cambiando il processo di acquisto: 3 automobilisti su 10 si dicono disponibili ad avviare la trattativa online e a utilizzare piattaforme come WhatsAPP o Skype, dedicando tutto il tempo necessario ad acquisire informazioni utili anche nel proprio tempo libero (nel prime time o durante il weekend).Lo scenario determinato dall’emergenza COVID-19 resta ancora molto fluido con quasi il 67% degli italiani intenzionato a utilizzare l’auto per gli spostamenti abituali quando la situazione sarà tornata alla normalità. Solo l’11% si dichiara pronto a salire sui mezzi pubblici, mentre il 7% (in calo dall’11% dello scorso mese) utilizzerà la bici. Connessa a questa scelta, è interessante osservare che 4 italiani (erano 5 nella rilevazione di maggio) su 10 scelgono l’auto per ragioni di sicurezza, al fine evitare eventuali contagi, mentre altri 4 l’hanno sempre utilizzata.

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