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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘italiani’

Aumentano i libri italiani tradotti all’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Nel 2001, l’Italia vendeva all’estero i diritti di traduzione di 1.800 titoli, pari al 4% delle opere pubblicate. Nel 2020 questa percentuale è salita al 12% per un totale di 8.586 titoli. Cosa c’è dietro questa crescita esponenziale, che, nel giro di circa un ventennio, ha visto quasi quintuplicarsi la vendita dei diritti di traduzione? La chiave del successo del libro italiano nel mondo è, senza dubbio, il forte impegno per l’internazionalizzazione portato avanti dalle case editrici. Un impegno costantemente sostenuto e alimentato dalle politiche pubbliche condotte dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e dal Ministero della Cultura, attraverso il Centro per il libro e la lettura, in stretto coordinamento con l’Associazione Italiana Editori (AIE).Nel 2022 il MAECI, attraverso la neo-istituita Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale, e il Centro per il libro danno nuovo slancio alle proprie attività a sostegno dell’editoria italiano nel mondo. Non solo mobilitando quasi 1,5 milioni di euro in favore delle traduzioni, attraverso i 635.000 euro del bando MAECI e gli 800.000 euro di due distinti bandi del Centro per il libro e la lettura. Ma anche, e soprattutto, allestendo un ampio ventaglio di strumenti, nel quadro di strategie a trecentosessanta gradi per l’internazionalizzazione del nostro comparto editoriale. Nei prossimi anni, l’Italia sarà ospite d’onore in diverse Fiere internazionali del libro: occasioni importanti che MAECI e Centro per il libro e la lettura, in coordinamento con AIE, sono determinati a cogliere per rafforzare ulteriormente la presenza del libro italiano nel mondo.Se ne parlerà al Salone Internazionale del Libro di Torino sabato 21 dalle 13.45 alle 14.45 in Sala Lisbona nell’incontro “Libri italiani fantastici e come esportarli: le strategie della Farnesina con l’Associazione Italiana Editori e il Centro per il libro e la lettura”. Con la moderazione di Lorenzo Cresci, giornalista della Stampa, si confronteranno Simona Battiloro, Capo dell’Ufficio competente del MAECI, Angelo Piero Cappello, direttore del Centro per il libro e la lettura e Fabio Del Giudice, direttore di AIE.

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L’Australia e gli italiani: lontani o vicini?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

Quella dall’Italia verso l’Australia è un’emigrazione di lunga data, che parte dall’inizio dell’Ottocento: a emigrare per primi furono, infatti, i missionari per la predicazione agli aborigeni. Tuttavia, tra chi sbarcava in Australia, in pochi sceglievano di radicarsi, scoraggiati dalla fredda accoglienza riservata a chi non era un wasp, cioè bianco, anglosassone e protestante (fatta eccezione per gli irlandesi, la collettività più numerosa dopo quella inglese). Subito dopo il secondo dopoguerra quest’isola-continente si è aperta maggiormente agli italiani, che vi si recarono numerosi nell’ambito di un accordo bilaterale di emigrazione: da allora e sino alla fine del secolo scorso, vi si sono trasferite 400mila persone. Negli ultimi anni a stabilirsi in Australia sono all’incirca un migliaio di italiani l’anno, soprattutto giovani, spesso attratti da un periodo stagionale di “vacanza lavoro”. Nella seconda metà del secolo scorso, prima che venissero aperte le porte anche all’immigrazione asiatica, gli italiani sono arrivati ad essere la terza collettività estera più numerosa. Solo una parte dei nostri connazionali preferì rimpatriare, mentre la maggioranza, superando le difficoltà linguistiche e i problemi sociali, si insediò stabilmente e diede inizio alla collettività italo-australiana che, tra cittadini e oriundi (la componente più numerosa), conta un milione di persone su un totale di 25 milioni di residenti. Gli italiani famosi in Australia, di cui l’indagine presenta una carrellata, riuscirono ad affermarsi nel contesto di una diaspora che è continuata a crescere soprattutto grazie all’apporto delle seconde generazioni, come illustrato dalla significativa testimonianza di Giuseppe Lastella. Nell’attuale contesto geopolitico, dopo il bipolarismo del dopoguerra, l’Europa, persa la centralità politica, appare debole non solo demograficamente ma anche sul piano economico, per la carenza di materie prime. Il Vecchio Continente va pertanto interrogandosi sulla possibilità di una ricollocazione che consenta di valorizzare in pieno la sua capacità tecnologica e industriale attraverso un rinnovato sistema di rapporti internazionali. In quest’ottica, sia la collettività italiana in Australia, che – qui come altrove – può essere considerata un’efficace incubatrice di rapporti transnazionali, quanto l’Australia stessa, con le sue enormi risorse e il suo ininterrotto sviluppo, rappresentano due realtà strategicamente preziose. In particolare, l’Australia merita di essere valorizzata, nel dibattito pubblico italiano, per i suoi positivi indirizzi di governance, come ad esempio la scelta del multiculturalismo, già a partire dagli anni Settanta, e l’introduzione di elementi di flessibilità nella normativa migratoria (fatta salva la cosiddetta “Pacific solution” adottata, non senza problemi, nei confronti degli immigrati irregolari). Gli italiani all’estero continuano a rappresentare un’incredibile miniera di risorse umane, costituite dagli oltre 5 milioni di cittadini residenti e dalle decine di milioni di loro discendenti. Se un tempo le leve di collegamento principali con la patria erano la cittadinanza e la lingua, ora gli italiani, seppure non dimentichi della loro origine, sono inseriti stabilmente in altri Paesi di cui per lo più hanno acquisito la cittadinanza.La ricerca auspica l’introduzione di politiche innovative che consentano di dinamizzare i rapporti tra il nostro capitale sociale all’estero e gli Stati ospitanti, spianando la via a benefici economici, culturali e sociali.

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Gli italiani preferiscono riparare che acquistare il nuovo rispetto ai tedeschi e ai francesi

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

Sono aumentate del +266% le prenotazioni per riparare mobili e complementi d’arredo, accompagnate da un incremento di richieste di aiuto per il compostaggio domestico (+80%). È quanto emerge dall’analisi condotta da TaskRabbit, il network globale che mette in contatto chi ha bisogno di una mano per lavori dentro e fuori casa con tasker competenti e affidabili. La tendenza della sostenibilità nel fai da te è un fenomeno esploso con il lockdown[3], quando il 50% degli italiani ha dato nuova vita ai mobili di casa, modificandoli e rendendoli adatti a stili e usi diversi, e il 65% si è scoperto molto più attento al riutilizzo degli oggetti, con i romani più green dei milanesi, 69% vs 54%, e le donne più consapevoli degli uomini, 71% vs 58%.L’Italia infatti, in Unione Europea, si posiziona al secondo posto a pari merito con il Portogallo, in una classifica sull’ecologia che vede sul podio la Spagna, in terza posizione la Germania e in quarta la Francia.Le riparazioni e il riciclo risultano essere le azioni più comuni per chi vuole essere più attento all’ambiente. Dalla sua creazione nel 2008, TaskRabbit ha registrato in tutto il mondo oltre 19.000 prenotazioni per riparare mobili, i tasker hanno aggiustato più di 6.620 armadietti, 2.970 tavoli, 2.600 scaffali, 1.800 sedie e 1.355 scrivanie, ci sono state 6.863 richieste per la riparazione di elettrodomestici, oltre 2.500 tv, 2.000 lavastoviglie e 1.000 frigoriferi, e più di 2.700 complementi di arredo sono stati riciclati, vale a dire oltre 900 letti, 600 tavoli, 500 sedie, 300 armadietti e 150 divani.L’analisi avanza anche delle previsioni per la casa green del futuro. Per TaskRabbit la sostenibilità all’interno delle quattro mura non sarà più legata soltanto alla riparazione, l’upcycling e il riutilizzo di mobili, ma riguarderà anche una migliore gestione dell’energia: già oggi la piattaforma ha registrato in tutto il mondo un incremento del 111% di richieste per la sigillatura degli infissi, per garantire un miglior isolamento dell’abitazione e un più efficiente dispendio di energie. La casa del futuro sarà verde anche per la presenza di piante: con un +108% di prenotazioni per giardinaggio, +41% di richieste di aiuto per la cura di piante e fiori e + 25% appuntamenti fissati per creare un orto in casa, gli spazi dedicati alla vegetazione aumenteranno, in molti casi per garantire la fornitura di verdure a km0 – dal balcone alla forchetta.

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XVI Conferenza dei ricercatori italiani nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

Si è svolta a Città del Messico sabato 9 aprile, presso l’Istituto italiano di cultura di Città del Messico, la XVI Conferenza dei ricercatori italiani nel mondo.La manifestazione è stata organizzata dall’ARIM —Associazione dei Ricercatori Italiani in Messico— in cooperazione con la Texas Scientific Italian Community (TSIC) e con il patrocinio delle Camere dei deputati italiana e messicana, l’Istituto superiore di sanità, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), l’Alleanza globale per lo sviluppo Stanford-USAID México Energía Limpia 2050, l’Accademia IWR e il Consiglio Nazionale della Scienza e Tecnologia del Messico (Conacyt).Nel corso della cerimonia di apertura — guidata da Simone Lucatello, presidente dell’ARIM, e Vincenzo Arcobelli, Chairman della conferenza e Consigliere del CGIE in video messaggio— sono intervenute varie autoritá italiane e messicane,che hanno presenziato l’evento sottolineando l’importanza della ricerca e della cooperazione scientifica tra l’Italia, il Messico e il mondo. L’ambasciatore italiano in Messico Luigi de Chiara ha ricordato l’importanza di promuovere le associazioni di ricerca e il loro lavoro che contribuiscono in forma sostantivaall’eccellenza italiana nel mondo.Sono poi intervenuti il presidente della commissione Affari esteri della Camera dei deputati messicana, Jesús Femat, il Segretario tecnico della stessa commissione, Luis Huacuja, il politico e politologo Porfirio Muñoz Ledo, e Cassio Luiselli, ex ambasciatore ed economista esperto in questioni rurali, con una vasta esperienza accademica, nel servizio pubblico e in diplomazia. Come key-note speakers hanno partecipato Pablo Yanes, coordinatore delle ricerche della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi dell’Onu, e Blas L. Pérez Henríquez, direttore dell’iniziativa Mexico Clean Economy 2050.E’ stato poi il momento delle presentazioni di circa 30 ricercatori provenienti da 10 Paesi di 3 continenti, tra cui rappresentanti della Miami Scientific Italian Community (MSIC), la Texas Scientific Italian Community (TSIC) e ARIM.Le presentazioni hanno riguardato temi cruciali e di avanguardia nelle scienze naturali (astronomia) , la struttura interna della Terra, i sistemi planetari, la medicina, la tecnologia, i diritti umani, gli ambienti urbani, le arti e le scienze sociali, musica e filosofia.La giornata è stata anche caratterizzata dalla presenza di ben 7 Presidenti delle Associazioni dei Ricercatori Italiani all’estero, l’Associazione dei ricercatori italiani in Brasile (ARIB), in Francia (RéCIF), la Società degli accademici italiani in Svizzera (SAIS) e nella Cina Orientale, con L’Associazione dei Ricercatori Italiani in Messico (ARIM),la Miami Scientific Italian Community (MSIC) e la Texas Scientific Italian Community(TSIC). Nello spazio dedicato alle associazioni, si sono identificati temi e date per gli Stati Generali, un progetto che rimetta la questione delle Associazioni italiane all’estero al centro dell’agenda politica ed aprire un confronto con il Governo.

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Ridiamo la cittadinanza agli italiani che l’hanno perduta in seguito ad espatrio

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2022

“La cittadinanza è di nuovo all’ordine del giorno della Camera dei Deputati. Infatti, la riforma della cittadinanza che prevede l’introduzione dello ius scholae è attualmente in discussione in Commissione Affari Costituzionali.Un testo semplice e di facile comprensione che tuttavia manca dell’attenzione agli italiani all’estero che hanno perso la cittadinanza in seguito ad espatrio ed oggi si trovano ad essere stranieri secondo la legge pur essendo nati e cresciuti in Italia.Per queste ragioni abbiamo presentato degli emendamenti che prevedono la possibilità di riacquistare la cittadinanza italiana con una semplice richiesta amministrativa al Consolato competente per residenza estera per coloro che hanno perso la cittadinanza italiana in seguito ad espatrio.Abbiamo anche previsto che tale possibilità venga estesa anche alle donne italiane per nascita che hanno perduto la cittadinanza, a seguito di matrimonio con uno straniero, contratto prima del 1° gennaio 1948 e ai loro figli.Si tratta di emendamenti dettati dal buon senso, tesi a riconoscere una condizione di fatto, quella di essere italiani sia sul piano culturale che di nascita, ma che manca del riconoscimento giuridico.Vogliamo che gli italiani di fatto si possano sentire italiani a tutti gli effetti e quindi anche secondo il diritto.Auspichiamo, pertanto, che su questo ci sia una ampia convergenza che porti all’approvazione dei nostri emendamenti tenendo conto, quindi, dell’evoluzione della disciplina sulla cittadinanza sia a livello interno che internazionale.” Lo hanno dichiarato le deputate di Forza Italia Annagrazia Calabria (Vicepresidente Commissione Affari costituzionali) e Fucsia Fitzgerald Nissoli (Coordinatrice di Forza Italia in Nord e Centro America).

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Cambiamento climatico: i venture capitalist italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2022

Milano. In Italia i venture capitalist non investono in start up impegnate nella mitigazione del cambiamento climatico e nella riduzione delle emissioni. Secondo un’analisi dell’Osservatorio Climate Finance della School of Management del Politecnico di Milano, dal 2015 al 2020 sono state appena 13 le start up di questo tipo – concentrate nelle soluzioni per energie rinnovabili, materiali avanzati e nella mobilità sostenibile – che hanno ricevuto finanziamenti da VC italiani, su un totale di 1.195 imprese selezionate, per un volume di raccolta pari a 36,8 milioni di euro su 2.458 (la punta minima nel 2020, con appena 400.000 euro investiti, la massima nel 2018, con 18,4 milioni). Eppure il mercato del venture capital nostrano non è certamente in crisi, anzi cresce di anno in anno (nel 2021 si è superato il miliardo di investimenti), ma preferisce concentrarsi sulla digitalizzazione e i servizi web, oppure sul biotech e il nanotech, dove identifica e sceglie le iniziative più promettenti e le aiuta a svilupparsi, invece che su aziende impegnate a misurare, gestire e mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici.Anche per questo, dunque, la parte del leone ancora la gioca l’investitore pubblico, soprattutto a livello europeo: nel programma Horizon 2020, ben il 24,4% dei progetti su cui ha investito la Comunità Europea riguardano la mitigazione del cambiamento climatico, per un totale di 20,8 miliardi di euro che rappresentano però il 30,5% dei finanziamenti totali, con un supporto medio per ciascuna iniziativa più alto (2,4 milioni contro 1,7). Anche l’Italia ne ha beneficiato: 1,7 miliardi sono andati a progetti il cui soggetto coordinatore è italiano, e altri 11 a cordate con almeno un player italiano. A livello europeo, però, sono molto più coinvolti anche i soggetti privati: il 60% dei progetti cleantech, cioè che riducono l’impatto ambientale, vede la partecipazione di almeno una impresa (contro il 39% di quelli non cleantech) e nei consorzi le aziende rappresentano il 43% dei partecipanti, quasi il doppio della media (25%). E la finanza alternativa? Iniziative di crowdfunding possono avere un ruolo in questo contesto? “Al momento, sembra che questa fonte di finanziamento non possa rappresentare una soluzione strutturale – commenta Vincenzo Butticè, vicedirettore dell’Osservatorio -: finora i dati dimostrano che le campagne ‘verdi’ hanno meno probabilità di avere successo rispetto alle altre, soprattutto quando vengono lanciate da Paesi in cui le istituzioni sono meno orientate alla sostenibilità ambientale”.

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Gli italiani hanno speso di tasca propria oltre 2 miliardi di euro per sottoporsi ai tamponi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

Il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo* della popolazione nazionale adulta, da cui è emerso che da marzo 2020 ad oggi sono circa 26,8 milioni i maggiorenni che hanno fatto uno o più tamponi a pagamento, con una spesa media pro capite di circa 76 euro.«Il costo dei tamponi è solo una delle spese che, causa pandemia, hanno iniziato a gravare sulle famiglie italiane», spiega Irene Giani, responsabile polizze vita e salute di Facile.it. «Un aiuto economico in questo senso può arrivare dalle assicurazioni a tutela della salute; generalmente il tampone non è escluso dalle coperture per esami diagnostici, ma occorre un certificato medico che dichiari che serve per avere conferma della diagnosi di Covid. Se si tratta di un tampone effettuato prima di un viaggio, invece, è bene sapere che alcune polizze ne rimborsano il costo in caso di positività».Per quasi 1 italiano su 5 l’importo pagato è stato ben più alto della media; 3,4 milioni di individui hanno speso tra i 100 e i 200 euro, mentre quasi 2 milioni hanno dovuto mettere a budget più di 200 euro; le fasce anagrafiche che in media hanno pagato di più sono i 25-34enni (93 euro) e i 45-54enni (81 euro). Il testo completo dell’indagine è disponibile a questo link: https://www.facile.it/ufficio-stampa/comunicati/covid-2-miliardi-spesi-dagli-italiani-per-i-tamponi.html

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Sanità, gli italiani rinunciano a curarsi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2022

Per gli italiani curarsi è diventata una missione impossibile. “Aggrapparsi, come giustificazione, solo a questi difficili anni di pandemia sarebbe delittuoso. La realtà è che oltre il 50% dei cittadini rinuncia, lo dice una recente indagine, al diritto alla salute per problemi economici, indisponibilità del servizio o inadeguatezza dell’offerta” dichiara il Segretario Nazionale della Ugl Salute Gianluca Giuliano. “Il virus ha portato a galla le falle di un sistema che era già assolutamente insufficiente e che si è mostrato colpevolmente impreparato ad affrontare le ondate di diffusione del covid. Lo Stato avrebbe il dovere di garantire cure di qualità per tutti restituendo agli italiani parte di quello che versano in tasse per i servizi, come il diritto alla salute, che invece sono sempre meno accessibili. Visite, accertamenti diagnostici, ricoveri diventano sempre più un miraggio. La prevenzione è un vocabolo ormai dimenticato dalle famiglie italiane. E ci sono casi limite, come quello della Campania, dove le prestazioni sono state addirittura sospese. È un quadro terribile nel presente – prosegue il sindacalista – ma che potrebbe diventare apocalittico nel futuro quando inevitabilmente si pagheranno le conseguenze di questi anni di stop alle cure”. Il Segretario dice ancora: “Il SSN deve essere rivoluzionato non a parole ma con i fatti e in tempi brevissimi. Bisogna restituire ai cittadini la possibilità di accedere ai servizi sanitari e per farlo c’è bisogno di una riforma strutturale che non può più attendere. Serve assumere operatori sanitari con forme di contratto a tempo indeterminato, bisogna potenziare la medicina territoriale e farne uno scudo che allenti la pressione sugli ospedali, procedere ad ammodernare strutture ormai obsolete e crearne di nuove. E servirà costruire un nuovo SSN che garantisca in ogni parte d’Italia la stessa qualità e la stessa assistenza, perché la nostra nazione non può e non deve viaggiare a velocità diverse. La salute in un paese civile è e deve restare un diritto di tutti” conclude Giuliano.

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Pubblicato in Gazzetta il decreto che introduce la Carta europea della disabilità in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 dicembre 2021

La Carta europea della disabilità in Italia, che “consente l’accesso agevolato a beni e/o servizi”, può essere rilasciata a determinate categoria, come gli invalidi civili con determinate percentuali, i ciechi e sordi, permette di avere delle agevolazioni da “attivare – si legge nel testo del decreto approvato – mediante protocolli d’intesa o convenzioni tra l’Ufficio per le politiche a favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio dei ministri e soggetti pubblici o privati, coerenti con i requisiti e le finalità dell’iniziativa”. Chi volesse avere maggiori informazioni può farlo collegandosi con “il sito istituzionale dell’Ufficio per le politiche a favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio dei ministri”, dal quale si esplicita “il funzionamento della Carta” e le agevolazioni che comporta. La norma pubblicata in Gazzetta prevede, inoltre, che “trascorsi sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i destinatari di cui all’art. 2 possono presentare domanda per il rilascio della Carta sul portale telematico INPS, ovvero attraverso associazioni rappresentative delle persone con disabilità abilitate dall’INPS all’uso del canale telematico, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica o del richiedente”.

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Sono un milione i lettori italiani in dieci mesi

Posted by fidest press agency su sabato, 11 dicembre 2021

Che negli ultimi dodici mesi hanno acquistato almeno un libro attraverso i siti delle case editrici: una cifra raddoppiata rispetto ai dati di maggio 2020 e quadruplicata rispetto a marzo. “Nella rivoluzione della distribuzione e dell’acquisto di libri seguita ai mesi di lockdown non c’è spazio solo per le grande librerie online: l’e-commerce è una realtà che si è imposta a tutti i livelli” ha spiegato il responsabile dell’ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Giovanni Peresson. Del tema si è discusso oggi a Più libri più liberi, Fiera della piccola e media editoria di AIE, durante l’incontro “I nuovi volti dell’e-commerce”, dove sono intervenuti Marco Malandra (Raffaello Cortina), Enrico Quaglia (NW Libri da asporto), Michele Riva (Roi edizioni), Enrico Turrin (Federation of European Publishers), con la moderazione di Cristina Mussinelli (AIE).Secondo i dati raccolti da Pepe Research e rielaborati dall’ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e riferiti a settembre 2021, negli ultimi 12 mesi il 39% dei lettori dichiara di aver acquistato un libro su Amazon, il 7% su Ibs.it/laFeltrinelli, il 5% in altre librerie online, il 4% direttamente sui siti delle case editrici. La progressione degli acquisti sui siti delle case editrici, pur su percentuali ancora piccole, è evidente e costante rispetto all’1% di marzo 2020, il 2% di maggio 2020, il 3% di ottobre 2020.Questo fenomeno si inscrive all’interno della maggiore familiarità che gli italiani hanno acquisito nei mesi di pandemia rispetto all’e-commerce: sono 2,7 milioni le persone che hanno iniziato ad acquistare in rete e che prima non lo facevano, pari all’11% dei lettori. Oggi, così, il 55% dei lettori ha familiarità con gli acquisti in rete e ne ha fatto almeno uno negli ultimi dodici mesi. Le consegne a domicilio da parte delle librerie, invece, dopo aver toccato un picco del 10% a maggio 2020, in pieno lockdown, sono diminuite fino al 3% di settembre 2021.

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Cambiare modalità di voto per gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2021

“La gestione del voto per gli italiani all’estero registra ormai da anni forti criticità ed è giunto il momento di cambiare le sue modalità”.Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra che sull’argomento è intervenuto oggi nell’aula di Palazzo Madama.”I nostri connazionali che vivono all’estero – sottolinea La Pietra – mantengono un forte legame con la madre Patria che purtroppo però, spesso, troppo spesso si presenta più matrigna che madre. Molte sono le difficoltà di chi vive all’estero, penso alle procedure per il riconoscimento della cittadinanza in quanto figli o nipoti di italiani, elemento fondamentale sia per ufficializzare un forte legame con l’Italia sia, molto spesso, per una doverosa tutela dei propri diritti oltre confine, tutela della quale noi già tutti possiamo godere in quanto cittadini italiani”.”In questi giorni, in queste ore – osserva la Pietra – in otre 100 Distretti Consolari si stanno svolgendo le elezioni dei COM.IT.ES., l’organismo di rappresentanza dei cittadini italiani all’estero e anche in questa circostanza si sono registrati, e ci sono arrivate segnalazioni puntuali relative a criticità al limite della legalità. Oggi parliamo di COM.IT.ES, ieri di elezioni Politiche, sono sempre le solite problematiche. Per questo abbiamo già da tempo depositato come Fratelli d’Italia una proposta di legge per l’istituzione del voto elettronico per gli italiani all’estero”.”Una normativa di tre articoli – conclude La Pietra – che prevede questa modalità di voto solo ed esclusivamente per i 6 milioni di cittadini italiani residenti all’estero. Un provvedimento che non è un atto isolato ma è frutto di un lavoro e di una sensibilità di Fratelli d’Italia, di attenzione alle nostre comunità che vivono “oltre confine”, fatta di interrogazioni ed anche di emendamenti, uno per tutti, quello che ha consentito ai medici venezuelani di origine italiana, ai quali non si voleva riconoscere la professionalità acquisita negli anni passati all’estero, di venire ad esercitare la loro preziosa professione in Italia durante la pandemia. Non possiamo rimanere sordi alle richieste dei nostri concittadini, vedremo come si esprimerà l’aula, ma possiamo sicuramente garantire che Fratelli d’Italia sarà al loro fianco in ogni passaggio parlamentare, necessario per arrivare a questo obiettivo comune: garantire legalità e degna rappresentanza dei nostri connazionali all’estero”.

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L’Europa traina l’export dei libri italiani all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

La vendita di diritti a editori europei traina l’export italiano del libro: nel 2020 sono stati 5.914, in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, i titoli ceduti in Europa, pari al 69% del totale mondiale. Il dato fa parte del focus sull’internazionalizzazione previsto nel programma professionale di Più libri più liberi, la Fiera della piccola e media editoria di Roma in programma dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola a Roma, e che si terrà il 7 dicembre alle ore 11.00 in Sala ALDUS. L’incontro Oltre Chiasso. La dimensione internazionale dell’editoria italiana è realizzato in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura (CEPELL) e ALDUS UP, finanziato dalla Commissione Europa nell’ambito di Europa Creativa. Intervengono Angelo Piero Cappello (CEPELL), Isabella Del Monte (Bologna Children’s Book Fair), Paola Pecchioli (il Mulino), Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE). Modera Paolo Conti (Corriere della Sera).Tra gli altri incontri del programma professionale – sempre in Sala ALDUS – che guardano all’estero, da segnalare lunedì 6 dicembre alle 9.15, in Sala Auditorium, ALDUS Focus on… Italy. The Italian market illustrated to foreign guests, evento riservato agli editori stranieri partecipanti al Rights Centre di Più libri più liberi 2021 in collaborazione con ICE Agenzia, Bologna Children’s Book Fair, ALDUS UP. Intervengono Piero Attanasio (AIE), Luigi D’Aprea (ICE Agenzia), Marco Momoli (Bologna Fiere).Riflettori puntati invece sulle norme europee e la loro applicazione in Italia per l’incontro di martedì 7 dicembre alle ore 17.00 in Sala ALDUS, Siete pronti per l’Accessibility Act? Intervengono Cristina Mussinelli (Fondazione LIA) e Gregorio Pellegrino (Fondazione LIA). A cura di Fondazione LIA. In collaborazione con ALDUS UP.Come ogni anno, infine sarà attivo il Rights Centre al piano N5 della Nuvola, quest’anno in programma il 6 e 7 dicembre e dove gli espositori italiani si confronteranno in incontri one-to-one con gli operatori stranieri per lo scambio diritti. Alcuni di questi operatori specializzati in libri per bambini e ragazzi parteciperanno inoltre al fellowship program in collaborazione con Bologna Children’s Book Fair: un calendario di attività volto alla scoperta e al dialogo con il mondo del libro italiano per giovani lettori con visite a case editrici, librerie e biblioteche distribuite in diverse città.

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Esplode l’aviaria negli allevamenti italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

Sono milioni gli animali finora abbattuti per contenere l’influenza aviaria ad alta patogenicità che da oltre un mese si sta diffondendo in Italia infettando tacchini, quaglie, polli e galline all’interno di allevamenti intensivi di Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’influenza aviaria diffusasi a partire da ottobre 2021 negli allevamenti italiani sta condannando all’abbattimento diversi milioni di animali, a fronte di 102 focolai verificati come riportato dal Ministero della Salute. Si tratta di numeri enormi, che mostrano ancora una volta quanto gli allevamenti intensivi e l’alta densità degli animali allevati siano fonte di rischi sanitari, veri e propri serbatoi di virus in grado di mettere a rischio la biosicurezza di tutti e il benessere degli animali coinvolti. Secondo quanto riportato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), la maggioranza degli allevamenti coinvolti è di tipo intensivo ed è concentrato prevalentemente in Veneto. Secondo il CRN: “La situazione epidemiologica dell’influenza aviaria è in rapida evoluzione anche a livello europeo, con crescente aumento del numero di focolai confermati da virus HPAI, sottotipo H5, in volatili selvatici e nel pollame domestico in diversi Paesi”.I numeri delle vittime e la galoppante diffusione dell’influenza aviaria a livello nazionale e internazionale indicano ancora una volta come gli allevamenti intensivi siano dei veri e propri serbatoi di virus pronti a esplodere. Sovraffollamento e stress, oltre a provocare ogni giorno la sofferenza degli animali allevati, favoriscono infatti anche la diffusione di malattie zoonotiche.Come affermato di recente dal direttore del Dipartimento Scienze della Salute al Policlinico Gemelli Walter Ricciardi, interpellato sull’epidemia di aviaria in corso, il rischio di salto di specie esiste e si è già verificato, rendendo il virus un pericolo anche per gli esseri umani.Animal Equality Italia, impegnata costantemente per fermare le crudeltà sugli animali allevati a scopo alimentare, chiede che il benessere degli animali inizi ad essere considerato realmente una priorità da parte di istituzioni e aziende riconoscendo gli allevamenti intensivi come luoghi che minacciano l’ecosistema. È fondamentale infatti diminuire la densità degli allevamenti e il numero degli animali allevati a scopo alimentare, abbandonando il sistema intensivo di allevamento e mettendo fine a uno sfruttamento ingiusto e pericoloso per tutti noi. “Lo sfruttamento degli animali, maltrattati e costretti a vivere in condizioni pessime per quanto riguarda la loro salute fisica e psicologica, genera sempre più spesso gravi conseguenze anche per l’ambiente e gli esseri umani, ma è ora di fermare tutto questo” dichiara Alice Trombetta, direttrice esecutiva di Animal Equality Italia.

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Gli Italiani e il mondo delle assicurazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 novembre 2021

E’ un rapporto ancora oggi controverso, connotato da diffidenza ma anche curiosità e una certa distanza dovuta a un linguaggio ancora molto tecnico che alimenta un desiderio di maggior comprensione e autonomia nella gestione dei pacchetti assicurativi. Questo e altri aspetti sono emersi da una ricerca commissionata dalla mobile bank N26 e svolta da Doxa su un campione di oltre 1.000 individui della popolazione italiana di età compresa tra i 25 e i 55 anni nel corso di settembre 2021 con l’obiettivo di approfondire i temi di conoscenza, educazione ed attese in ambito assicurativo.I risultati del sondaggio hanno tracciato le principali attitudini comuni negli italiani verso le assicurazioni e, allo stesso tempo, hanno delineato quattro tipologie di comportamento che riflettono quattro diversi modi di affrontare rischio e protezione secondo caratteristiche e approcci differenti, sulle quali sarà utile delineare strategie future che rendano il mondo e le opportunità delle assicurazioni più approcciabili secondo contesti, capacità economiche ed esigenze diverse. L’approccio al mercato assicurativo continua ad avere dei chiaro-scuri: non c’è un vero e proprio antagonismo, ma persiste una forma di resistenza verso un mondo che, complesso da decodificare, porta spesso al paradosso di attivare meccanismi difensivi «contro» strumenti di difesa. Le polizze temporanee risentono di questi aspetti strutturali: la loro conoscenza è per lo più nominale, ma quando sono ben note sembrano essere in grado di sviluppare un buon grado di interesse. Gli italiani, da un lato continuano a nutrire un bisogno di consulenza, dall’altro manifestano un desiderio di autonomia nella scelta in ambito assicurativo. “I risultati della ricerca svolta insieme a Doxa ci mostrano quanto gli italiani abbiano il desiderio di acquisire maggiore autonomia nella gestione dei pacchetti assicurativi e che questa comporti la necessità di una maggiore semplificazione dell’approccio delle aziende verso i consumatori, anche esplorando i canali di interazione online. N26, che nel maggio scorso ha lanciato un’offerta assicurativa per il mercato italiano fondata proprio su principi di semplicità ed interamente gestibile via app, si è posta proprio questo obiettivo, ovvero affiancare le persone in un percorso di conoscenza e di consapevolezza verso il mondo insurtech affinché possano sentirsi sicuri e protagonisti di scelte informate al momento della sottoscrizione di un prodotto assicurativo” afferma Andrea Isola, General Manager di N26 Italy & Southeast Europe, che prosegue: “il mondo delle polizze on-demand sarà senz’altro cruciale in futuro. Consapevoli delle aree di miglioramento dal punto di vista dell’offerta e della comunicazione dettate dal mercato e grazie alla nostra esperienza e innovazione, ci impegneremo a diventare l’interlocutore di riferimento per ogni aspetto della vita finanziaria dei nostri clienti.”“Lo studio commissionato da N26 ha consentito di individuare, sulla base di un auto-profilo su attitudini di vita, orientamento alla prevenzione o al rischio e percezione di autonomia in ambito assicurativo”

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Presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2021

Martedì 9 novembre, alle ore 10, sarà presentato a Roma, presso l’Auditorium V. Bachelet del TH Roma Carpegna Palace (via Aurelia, 481, Fermata Cornelia Metropolitana A), il Rapporto Italiani nel Mondo 2021 della Fondazione Migrantes.Giunto alla XVI edizione, questo progetto della Chiesa che è in Italia ha coinvolto anche quest’anno diversi autori, misurandosi con la crisi pandemica che ha coinvolto anche la mobilità degli italiani e la vita dei nostri connazionali residenti all’estero.L’incontro si terrà in presenza nel rispetto della normativa sanitaria vigente.Sarà comunque possibile seguire la presentazione in diretta streaming, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre dal pomeriggio del 9 novembre (fino al 12) il convegno “Gli italiani in Europa e la missione cristiana” che vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti e Anders Arborelius, di mons. Gian Carlo Perego e mons. Jean Kockerols.

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Gli italiani preferiscono comprare dagli e-commerce internazionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2021

SendCloud, la piattaforma leader in Europa di spedizioni per l’e-commerce, rivela che nel 2020 il 57% degli italiani ha ordinato da e-commerce internazionali, superando la media europea del 45%.L’E-commerce Delivery Compass,, la ricerca condotta da Sendcloud in collaborazione con Nielsen, mostra che sono la Gen Z (67%) e i millenial (63%) ad acquistare significativamente più spesso oltre confine, specialmente rispetto ai boomer (45%). Dai dati messi a disposizione dalla ricerca risulta però che consumatori siano anche molto solidali nei loro confronti dei rivenditori locali.Due terzi (69%) dei consumatori ha infatti dichiarato di temere che lo shopping online possa rappresentare un problema per le imprese locali, e per questo ne stanno favorendo il business. Secondo i dati, un terzo (34%) dei consumatori italiani preferisce comprare da negozi online locali piuttosto che da grandi marketplace. Tra questi, sono soprattutto i millennial (41%) che scelgono di non rivolgersi ai giganti dell’e-commerce preferendo acquistare dai negozi online locali. In merito ai risultati raccolti, Rob van den Heuvel, CEO e co-fondatore di Sendcloud, ha dichiarato: “La ricerca fornisce preziose informazioni su quelli che sono i diversi comportamenti di acquisto tra i Paesi. Risulta particolarmente interessante vedere come in Italia lo shopping transnazionale sia in crescita e come allo stesso tempo le generazioni più giovani stiano sostenendo le realtà locali. Ogni Paese, del resto, ha le sue preferenze quando si tratta di shopping online. Per quanto riguarda le vendite oltre confine è quindi importante che i commercianti online possano conoscere i bisogni e le richieste dei consumatori degli altri Paesi così da fornire loro il miglior servizio possibile.”

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Le conoscenze degli italiani sulla previdenza

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Sono ancora decisamente insufficienti e lacunose le conoscenze degli italiani in materia di previdenza, e sono anche tra le principali cause di scelte errate e di una incorreggibile mancanza di pianificazione finanziaria: questo emerge da un recente sondaggio di Moneyfarm – società internazionale di investimento con approccio digitale – in collaborazione con Progetica – società indipendente specializzata in educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale – nell’ambito di un più ampio progetto di ricerca dedicato alla previdenza in Italia. Sul tema pensione anche l’ultimo Rapporto Consob sulla ricchezza delle famiglie italiane ha sottolineato con forza quanto sia aumentata la vulnerabilità degli italiani per effetto della crisi innescata dalla pandemia. Oltretutto negli ultimi mesi in Italia la liquidità detenuta sui conti correnti ha raggiunto livelli record, per un totale di oltre 1.780 miliardi. Record sicuramente dovuto alla grande incertezza del momento, ma anche all’educazione finanziaria insufficiente degli italiani, inconsapevoli in primis dei benefici di investire in modo diversificato i propri risparmi anziché tenerli fermi sui conti correnti, e dei tassi prossimi allo zero, se non negativi, che rendono drammaticamente infruttuosi i risparmi fermi in banca. Inconsapevoli anche dell’importanza della pianificazione finanziaria: il futuro non è sufficientemente tenuto in considerazione nelle scelte di investimento e, in particolar modo, nelle scelte legate alla pensione. Moneyfarm e Progetica hanno chiesto, per esempio, agli italiani quali e quanti sono i fattori che possono determinare l’importo dell’assegno pensionistico poiché non conoscere o conoscere solo parzialmente questi elementi è un grande fattore di rischio che potrebbe portare i futuri pensionati italiani a scontrarsi con la dura realtà di un assegno significativamente inferiore alle proprie aspettative. La maggior parte degli intervistati stima che la propria pensione pubblica andrà da un minimo di 800 euro a un massimo di 3.000 euro, e solo il 12% stima che ammonterà a 1.200 euro, importo che, a oggi, coincide con la pensione media nel nostro Paese (fonte Istat), ma che, con tutta probabilità, in futuro potrebbe essere solo un miraggio. Con l’ineluttabile regressione del sistema del welfare, legato a trend più che noti (in Italia si nasce di meno, si inizia a lavorare più tardi in un mondo del lavoro sempre più precario e si vive sempre più a lungo) si è creato quel micidiale mix demo-socio-economico che rovescia gli equilibri consolidati su cui, un tempo, gli italiani facevano affidamento. Entriamo nei dettagli del sondaggio Moneyfarm-Progetica. Soltanto il 4% conosce tutti i fattori che impattano sull’importo dell’assegno pensionistico ossia: anzianità contributiva (il numero di anni lavorati), stipendio, aumento della speranza di vita, andamento del PIL e tipo di lavoro. Venendo ai singoli fattori, più dell’80% degli intervistati conosce l’impatto dello stipendio (80,7%) e dell’anzianità contributiva (81,1%) sugli importi, ma soltanto 1 su 3 (34,4%) sa che l’aumento della speranza di vita avrà un effetto diretto sull’assegno pensionistico. Il concetto di per sé sarebbe intuitivo: più cresce la speranza di vita, minore sarà l’importo dell’assegno perché i contributi versati dovranno essere sufficienti per un maggior numero di anni. E in un paese longevo come l’Italia – dove l’aspettativa di vita per un uomo è 79,7 anni e per una donna di 84,4 (fonte dati Istat) -, non è certo un fattore da tenere in scarsa considerazione. Soltanto 1 italiano su 4 (25,6%) sa che anche il PIL avrà un impatto sull’assegno pensionistico: al diminuire del PIL nazionale, diminuirà l’assegno pensionistico. Ancora, soltanto 1 su 5 (20,5%) sa che il tipo di lavoro che svolge, e il relativo regime contributivo, avrà un effetto. Solo il 4% degli intervistati, una percentuale davvero irrisoria, è consapevole del fatto che tutti questi fattori avranno un impatto sull’assegno pensionistico. La combinazione di risposte che emerge con maggiore frequenza (24%) è il numero di anni lavorati e lo stipendio percepito.In questo scenario complesso, in cui, soprattutto in ambito previdenziale, le nozioni da conoscere sono svariate e spesso tecniche, dove la mancanza di consapevolezza lascia sempre più spazio a scelte errate a causa di bias comportamentali e visioni di breve termine, il modo migliore per aiutare i risparmiatori a fare una corretta pianificazione finanziaria per gli anni della pensione è ancora la consulenza. In Italia, purtroppo, solo una porzione ridotta della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha accesso oggi a un servizio evoluto di gestione del risparmio e a una consulenza indipendente. Questo dato è ancor più rilevante visto il livello (basso) di educazione finanziaria della popolazione. Eppure, mai come in questo momento i risparmiatori italiani hanno bisogno di una consulenza finanziaria di alta qualità e libera da conflitti d’interesse. (abstract)

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Non si arresta la marcia dei boschi italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Aumenta la loro superficie e biomassa, e con esse la capacità di assorbire anidride carbonica E’ quanto emerge dall’ultimo Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi forestali di Carbonio. La lettura dei dati a confronto evidenzia un aumento della superficie forestale di circa 586.925 ettari per un valore complessivo di 11.054.458 ettari di foresta, pari al 36,7 % del territorio nazionale; la consistenza dei boschi italiani, espressa come metri cubi di biomassa è aumentata del 18,4%, i valori ad ettaro sono passati da 144,9 a 165,4 metri cubi; lo stock di carbonio, nella biomassa epigea e nel legno morto, è passato da 490 milioni di tonnellate rispetto alla rilevazione del 2005 a 569 milioni di tonnellate di Carbonio organico, equivalente ad un valore della CO2 che passa da 1.798 milioni di tonnellate a 2.088 milioni di tonnellate, con un incremento di 290 milioni di tonnellate di CO2 stoccata e quindi sottratta all’atmosfera. L’anidride carbonica è il gas serra maggiormente responsabile dell’innalzamento globale delle temperature, sottratta dall’atmosfera. Le foreste svolgono un ruolo essenziale nel garantire gli equilibri naturali e ambientali globali e, contemporaneamente, nel contribuire al soddisfacimento dei bisogni del genere umano: affinché le foreste “contino” nelle scelte e nelle strategie politiche ed economiche del Paese, bisogna prima di tutto “contare” le foreste. L’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio (INFC) è un’indagine campionaria periodica finalizzata alla conoscenza della qualità e quantità delle risorse forestali del Paese, fonte di statistiche forestali a livello nazionale e regionale. INFC è uno strumento di monitoraggio che produce conoscenza concreta a supporto della politica forestale e ambientale realizzato dall’Arma dei Carabinieri tramite il Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari in collaborazione con partner scientifico il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi per l’economia agraria) e il contributo dei Corpi Forestali delle Regioni e Province Autonome. I risultati dell’ultimo Inventario fanno anche emergere ulteriori aspetti ambientali di grande rilievo, rendendoci ancor più palese l’importanza strategica delle nostre foreste nel contribuire al rispetto degli impegni internazionali assunti dall’Italia, al benessere dell’ambiente e della società e ponendoci, di conseguenza, di fronte alla responsabilità di proseguire, nell’interesse della collettività, nelle attività di monitoraggio quantitativo e qualitativo degli ecosistemi forestali, con continuità e con sempre maggiore professionalità. L’Inventario rappresenta già, ma sempre più lo sarà in futuro, una sorta di “termometro verde” in grado di misurare la consistenza e lo stato di vitalità delle foreste, ma soprattutto permetterà di valutare il loro contributo per mitigare la “febbre planetaria”.

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Ius Soli/ Non dimentichiamo gli italiani all’estero!

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2021

“Ritorna ancora una volta il dibattito sullo ius soli, dopo le dichiarazioni del Segretario del PD, Enrico Letta, a La7 che ha affermato: “la legge che noi proponiamo è per coloro che sono nati in Italia, cresciuti in Italia e che hanno fatto la scuola in Italia”.Come non condividere le sue parole. Quanti cittadini nati in Italia, che hanno studiato in Italia ed alcuni che hanno fatto anche il servizio militare, sempre in Italia, hanno poi perso la cittadinanza costretti, molto spesso, a lasciare il proprio Paese per necessità? Cittadini, che con gli altri italiani condividono la stessa cultura, la stessa visione e la stessa civiltà. Sono quindi certa che questa sensibilità il suo partito e i suoi parlamentari la avranno per mettere in calendario e votare una legge che riconosca, finalmente, la cittadinanza italiana a quei compatrioti che l’hanno perduta. È una scelta di civiltà. Passiamo dalle parole ai fatti, io ci sono!” Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Oltre il 70% degli italiani ha aderito alla vaccinazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2021

By Pier Luigi Ciolli.La propaganda genera ampissimi consensi ma, lo insegna la storia, poi arrivano amari risvegli. Questa premessa è d’obbligo perché, dall’inizio della pandemia da Covid19 abbiamo assistito a una vera e propria propaganda da parte del Governo Conte 1 e 2 e oggi del Governo Draghi e, come tutte le propagande messe in campo da un governo e/o da interessi economici, ha avuto e sta avendo “successo”. Infatti, oltre due terzi degli italiani si è fatto “vaccinare” e hanno obbedito e obbediscono agli oltre 2.500 provvedimenti emanati dal 25 gennaio 2020 al 25 luglio 2021 (una media di circa 130 provvedimenti al giorno), incomprensibili per il cittadino che, per capirli, si deve rivolgere agli specialisti che, alla fine, concludono le spiegazioni con un … dovrebbe essere così o, peggio, vediamo cosa risponde il Governo, ministri, ministeri, Regioni eccetera nelle FAQ (le FAQ sono risposte che inseriscono nei loro siti Internet, cioè, assistiamo a risposte che assurgono a livello di legge. Non solo, qualcuno è arrivato a dichiarare: Sono una cavia? Se sì, felice di esserlo! e tale dichiarazione senza avere alcuna certezza oggettiva e verificata su quanto gli è stato inoculato, va a incontrare gli altri senza precauzioni, convinto di non infettare gli altri e di essere immune al Covid19. Un “successo” di una continua propaganda costruita con l’accorgimento di non rilanciare le analisi e proposte dei cittadini, di non perseguire con azioni immediate chi non ha fatto il proprio dovere per contenere la pandemia, nel dimenticare le dichiarazioni di illustri personaggi poi smentite dai fatti, di non dar spazio alle informazioni e alle persone che producono informazioni, analisi e soluzioni diverse da quelle ovviamente propagandate. Un esempio per tutti: l’ISTAT non ha aggiornato e non aggiorna quotidianamente, come dovrebbe, quanti sono i nati e i morti complessivi nei 7.914 comuni italiani inserendoli nella tavola inserita nel demo istat.it Bilancio demografico. Si tratta di un dato essenziale per comprendere sia l’andamento della pandemia sia le incidenze in tutti i settori dei provvedimenti emanati (bastando un clic per fornire tali dati, quindi, Si tratta di un segreto di Stato? Sono degli incapaci da licenziare? I Comuni non gli trasmettono quotidianamente questi semplici dati e sono da commissariare?). Al contrario, in uno Stato di diritto, i provvedimenti, particolarmente incisivi sulle libertà dei cittadini, devono contenere norme intelligibili, facilmente comprensibili, conoscibili e, quindi, da consentire al cittadino di rispettarle oppure poter presentare ricorso allorquando vede leso un suo diritto non trovando spiegazioni e dati esaustivi alle limitazioni socioeconomiche imposte. Sono stati continui gli appelli rivolti al Governo di turno per redigere testi semplici, chiari e riepilogativi delle varie disposizioni emanate ma anche nel Decreto Legge n. 105: Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche, ecco 7 pagine piene di rinvii a disposizioni contenute in altri provvedimenti, quindi, è da archiviare il principio: “L’ignoranza del diritto non può essere invocata come scusa”.. Nell’era della informatizzazione al servizio del Governo di turno non ci sono dei dipendenti in grado di preparare un testo unico ogni volta che si impongono limitazioni socioeconomiche ai cittadini? Inoltre, visto che il Governo ha posto la nazione in emergenza, limitando i diritti dei cittadini e spendendo miliardi di euro, dobbiamo chiedere con forza la registrazione e la messa a disposizione di tutti i dati oggettivi attraverso un DATABASE INTERNAZIONALE ma, soprattutto, deve esserci l’approvazione dei singoli provvedimenti limitativi da parte del Parlamento, non mettendo la fiducia alla base delle votazioni.

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