Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 87

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

Sacal, Gianturco: “Fermare speculazioni e incompetenze. Ora si intervenga seriamente”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

lamezia aeroportoLamezia. “Era chiaro a tutti che con la creazione del servizio Handling nello scalo aeroportuale lametino era in atto una speculazione da parte dei soliti gruppi di potere a danno dei lavoratori e dell’intero comprensorio della città di Lamezia Terme, ma sono stato fra i pochi a denunciarlo pubblicamente. Ora basta, occorre un serio intervento per fermare queste nefandezze orchestrate dal management di Sacal. Approfondirò la vicenda”. A dichiararlo è il consigliere comunale Mimmo Gianturco.
“E’ importante riaprire il discorso Sacal – afferma Gianturco – ovvero il gestore del complesso aeroportuale di Lamezia e, da qualche tempo, padrone dei due aeroporti di Crotone e Reggio Calabria, le cui società sono miseramente fallite per l’incapacità e l’inadempienza dei vari rappresentati scelti non certo in base alle loro preparazione, ma, come sempre, per la solita sudditanza partitica. Va ripreso perché la città deve conoscere cosa avviene dietro le quinte, per cercare di prevenire e censurare il comportamento troppo unilaterale dell’attuale gestione che rischia di portare la struttura a un clamoroso fallimento. Le manie di grandezza e i sogni di gloria sono follie che si pagano a caro prezzo e sulla pelle dei lavoratori e sulla stessa Lamezia, quel bene collettivo che si sta trasformando in un circolo privato per pochi eletti. Nel 2016, forzando la mano a tutti e senza un vero consenso di base, si costituiva la SGH S.p.A. con azionista di maggioranza la stessa Sacal, da subito il tentativo di vendere il 100% della neo costituenda al miglior offerente da ricercare sul mercato, con due bandi e tentativi, già esperiti, ma desolatamente andati a vuoto. Apprendiamo con disgusto che il presidente della società per scongiurare un crollo economico ha chiesto un ulteriore sacrificio ai lavoratori attraverso una forte riduzione degli stipendi. Un gioco evirante derivante dal fatto che si è voluta fortemente la creazione della nuova società, un baraccone senza capo né coda, per il quale il presidente Colosimo ha scommesso che avrebbe portato, da subito, in pareggio la nuova azienda e se non ci fosse riuscito si sarebbe dimesso. Bilanci non sanati, deficienze amministrative che si rapportano ancora al 2015, promesse di copertura a breve scadenza non realizzate. Dalle notizie che mi arrivano, la manovra non solo non è riuscita ma la perdita continua a essere pesante e oggi si aggira a circa 800 mila euro. Una struttura che ci preoccupa non poco e su cui il sindaco Mascaro mesi fa aveva dato garanzie di controllo promettendo che avrebbe fatto di tutto per impedire sia la privatizzazione al 100% di SGH S.p.A. sia riduzioni agli stipendi dei lavoratori; promesse che, come al solito, sono state disattese”.“Non vi è inoltre nessuna certezza sulla futuro degli 82 stagionali – continua – ancora in attesa di conoscere il proprio. Del Resto i dipendenti hanno già dato e i loro sacrifici hanno permesso, alla società, di continuare ad esistere. Rinunciando al rinnovo del contratto integrativo, abbondantemente scaduto, con il loro cosciente impegno hanno consentito alla Sacal un recupero di circa 2 milioni di euro. E’ arrivato il momento di vederci chiaro su questa allegra gestione che, da un lato, elogia l’aumento dei collegamenti con diverse compagnie, e, da un altro prosegue a pagare la Ryanair per garantire la sua presenza calabra, mentre chiede la riduzione dei compensi dei dipendenti ma non a funzionari e dirigenti, mantenendo nelle funzioni l’incarico di Direttore generale il cui contratto è scaduto da diversi mesi. L’ambizione di essere il leader degli aeroporti calabri diventa, invece un possibile tracollo anche del Lamezia terme. La politica lametina – conclude – deve, a questo punto, svegliarsi per pretendere un cambio totale delle presenze di vertice e una nuova dirigenza che riesca a mettere a frutto, in modo proficuo, i sacrifici che sono stati fatti fino ad oggi dalla sola base dei lavoratori. Mi attiverò da subito per approfondire la vicenda”. (Gennaro Domenico Gianturco Consigliere Comunale) (foto: mimmo gianturco)

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All’INAPP (ex ISFOL) licenziamento dei precari storici: 170 a rischio da aprile

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

poletti-giuliano-Legacoop_11L’INAPP (ex ISFOL) Ente Pubblico di Ricerca vigilato dal Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali rischia nei prossimi giorni di licenziare i suoi precari storici per conto del Ministro Poletti. Il Jobs Act e la riforma delle politiche attive del lavoro (150/2015) in esso contenuta ha infatti previsto che il Ministero del Lavoro devolvesse tutte le sue risorse finanziarie e poteri decisionali in tema di lavoro alla neo Agenzia ANPAL. Era evidente che questo nuovo assetto avrebbe ulteriormente precarizzato l’INAPP in quanto sostenuto finanziariamente da un Ministero ormai senza portafoglio, dichiara Mari Enrico responsabile USB P.I. dell’INAPP.”Non possiamo accettare che l’inerzia del ministro Poletti porti al tracoloo funzionale ed economico l’INAPP. Dal primo aprile, 170, dei 190 lavoratori storici a tempo determinato dell’ente, rischiano lo stipendio e il licenziamento. Mai peggio di così nel dicastero oggi guidato da Poletti. E come non “udire” l’assordante silenzio del governo ed in particolare del presidente Gentiloni? USB reagirà con durezza a questa situazione. Abbiamo combattuto il Jobs act in piazza, abbiamo sconfitto Renzi nelle urne referendarie e non permetteremo che un’agenzia, sul cui ruolo dopo l’esito del referendum del 4 dicembre il governo dovrebbe aprire una seria discussione, possa condizionare la vita di centinaia di precari e di un Ente necessario alla committenza sociale”. “Il governo e il partito di maggioranza relativa devono da subito dimostrare che sono diversi da coloro che tentarono di chiudere un ente scomodo, ma proprio per questo necessario. Domani in assemblea determineremo le iniziative di mobilitazione come ai tempi di Berlusconi e costringeremo il Presidente del Consiglio ad intervenire” conclude Mari.

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Human Foundation Giving and Innovating: cinque anni di impatto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

Più libri più libri 2010_Foto Jacopo Pergameno_Courtesy AIE_Associaiozne Italiana Editori_MELANDRIRoma 3 aprile 2017 ore 9,30 – 17,30 Via Giovanni da Castel Bolognese, 81 Human Foundation, organizzazione non profit che genera e realizza soluzioni innovative ai crescenti bisogni sociali, il prossimo 3 aprile a Roma organizzerà l’evento “Human Foundation: cinque anni di impatto”.Un’occasione per ripercorrere il lavoro svolto in questi anni, dando spazio alle realtà che hanno collaborato con Human Foundation nei tre ambiti in cui opera: ricerca e advocacy, impatto sociale e innovazione, capacity building e formazione.Attraverso queste attività, Human Foundation genera innovazione e contemporaneamente valore economico e sociale, temi che saranno al centro dell’appuntamento grazie ad approfondimenti con stakeholder, rappresentanti delle istituzioni, donatori pubblici e privati, società civile e operatori del Terzo settore.
La Presidente Giovanna Melandri ha commentato: “La nostra aspirazione continua ad essere quella del primo giorno: affrontare i problemi sociali proponendo soluzioni innovative, visionarie e capaci di produrre impatti positivi e duraturi”. Il Direttore Federico Mento ha aggiunto: “Sarà l’occasione per alimentare la nostra riflessione, raccogliendo, da una parte, le attese degli stakeholder dell’impatto, dall’altra, mappando ciò che sta accadendo nei vari territori. Insomma, una festa per i traguardi raggiunti, ma anche un’occasione di dialogo e collaborazione”.Tra gli altri, saranno presenti la Direttrice dell’Agenzia per la Coesione Territoriale Ludovica Agrò, il Sottosegretario Luigi Bobba, il Presidente di Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo, la Presidente di ENEL Maria Patrizia Grieco, il Presidente di Federsolidarietà Giuseppe Guerini, la Vice Direttrice di UBI Banca Rossella Leidi, il Presidente di Fondazione CARISAP Vincenzo Marini Marini, l’AD di E4Impact Mario Molteni, la Presidente di Fondazione ANT Raffaella Pannuti, la Direttrice Generale di Fondazione Johnson&Johnson Barbara Saba, il Presidente di Save The Children Claudio Tesauro, il Partner Advisory KPMG Pierluigi Verbo, il Professore Stefano Zamagni.Il programma prevede infatti nella mattinata una sessione plenaria con panel che approfondiranno i temi della misurazione dell’impatto sociale, saperi e competenze per l’innovazione sociale e strumenti Payment-by-Result, mentre nel pomeriggio ci sarà spazio per breakout session incentrate sul ruolo della valutazione, sul ruolo del settore privato nella social innovation, sul rapporto tra donatori e comunità, oltre che sull’impatto sociale dei processi creativi.All’interno della giornata, un momento speciale sarà inoltre dedicato alla consegna dei premi di laurea “Technologies for Human Beings” assegnati da Prysmian Group, tra gli Ambassador della Fondazione, a sei studenti di ingegneria, fisica e scienze dei materiali, il cui lavoro si è contraddistinto nei temi dell’applicabilità delle nuove tecnologie per lo sviluppo sostenibile.Human Foundation promuove questo evento con l’intento di stimolare il networking tra finanza, aziende, pubblica amministrazione, terzo settore e cittadini, per costruire nuovi modelli di intervento sociale.

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Istat: stipendio lavoratori pubblici fermo da sei anni

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

istatScorrendo l’ultimo dossier dell’Istituto nazionale di Statistica sulle retribuzioni contrattuali emerge che per gli statali, dal comparto della scuola a quello delle forze dell’ordine, la variazione nel 2016 è pari a zero rispetto a sei anni prima, con l’unica eccezione dei vigili del fuoco che hanno ottenuto un aumento del 3,1%. Il mancato incremento stride non poco, sia rispetto alla media degli stipendi regolati dai Ccnl, aumentati in media del 7,1%, sia rispetto al costo della vita, che nello stesso periodo ha galoppato fino a sfiorare i 20 punti percentuali. Per questo motivo, gli 85 euro lordi d’incremento che la parte pubblica si appresta a concedere a ogni dipendente, è solo un acconto: copre solo un terzo rispetto a quello che dovrebbe essere corrisposto. Per tali ragioni, per recuperare il maltolto, Anief ha deciso di chiedere ai lavoratori di inviare la diffidaal Ministero di competenza.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): di fatto lo stipendio rimarrà sostanzialmente fermo fino al 2021; per questi motivi, Anief sta depositando i ricorsi per recuperare come aumento da settembre 2015 la metà del costo dell’inflazione prevista per legge, certificata dalla Ragioneria dello Stato, per garantire la progressione di carriera a tutti fin dal terzo anno di servizio. Neo-assunti: è importante che inviino entro agosto la diffida per interrompere la prescrizione quinquennale, per l’impugnazione dei decreti di ricostruzione di carriera.

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Anziani, Senior Italia: diritto alla salute negato, politica scollata da realtà

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

pensionati“Basta! Non se ne può più! Cosa devono fare gli anziani in questo Paese per essere rispettati, ascoltati, tutelati?” se lo chiede il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, che prosegue: “i politici non si rendono conto della situazione in cui versiamo, sono scollati dalla realtà e stanno portando la nazione verso il punto di non ritorno.
Le pensioni sono ferme anche nel 2017, con le minime ancorate a 501,89 euro; il 22,8% delle persone sole con 65 anni e più risulta a rischio di povertà; l’11,2% degli over 65 soli si trova in condizioni di grave deprivazione; il 57,0% non può permettersi una settimana di ferie l’anno; il 5,4% ha arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o altri debiti; il 14,5% non può permettersi un pasto adeguato ogni due giorni; quasi il 14% delle famiglie con principale percettore di reddito over 65 anni ha dichiarato di non avere abbastanza soldi per curarsi. E sappiamo che oggi conviene curarsi a proprie spese, perché il costo del ticket è talmente alto che tanto vale rivolgersi al settore privato, spendendo qualche euro in più, almeno per quelli che possono permetterselo.
A ciò si aggiunga che entro qualche anno avremo 16mila medici di medicina generale in meno e oltre 16 milioni di cittadini si ritroveranno a vedere raddoppiare la distanza dal proprio medico di famiglia e dimezzare il tempo dedicato alla loro presa in carico.
Milioni di pazienti incontinenti ricevono pannoloni in quantità insufficiente rispetto alle proprie necessità, oltre che di qualità scadente, 8.000 persone muoiono ogni anno per colpa delle complicanze dell’influenza, a milioni di donne affette da osteoporosi è negato il farmaco che previene le seconde fratture, a quasi un milione di anziani affetti da fibrillazione atriale sono negati e “nascosti” quei farmaci che abbatterebbero significativamente i rischi di eventi emorragici cerebrali e ictus, oltre a sopprimere la necessità di recarsi settimanalmente in ospedale per i controlli, a milioni di diabetici vengono falcidiate le strisce per la misurazione della glicemia, ai pazienti stomizzati vengono dati materiali non consoni. Le gare d’appalto per i farmaci vanno deserte e si rischia di rimanere senza farmaci, le Regioni diventano distributori di farmaci e si potrebbe continuare così per pagine e pagine. Ora basta – conclude Messina. – fermatevi! Nell’imminenza di nuove tornate elettorali non ci vengano a chiedere il voto tutti quei politici che si sono dimostrati poco credibili e inaffidabili. Ribadiamo la nostra disponibilità al confronto e al dialogo costruttivo con le Istituzioni e con le forze politiche animate da serie intenzioni di cambiamento, ma se non troveremo ascolto siamo pronti a mettere in campo azioni di protesta alfine di ripristinare il diritto alla salute e a una vita dignitosa per gli anziani di questo Paese”. (n.r. una ricetta ci sarebbe per farsi ascoltare. Basta saper votare voltando le spalle a chi sino ad oggi ha dimostrato di curarsi poco o nulla dei problemi degli anziani. Gli over 65 sono una grande fetta di elettorato e incuterebbero rispetto se solo fossero uniti e non frazionati in tanti rivoli per alimentare gli appetiti politici dei soliti opportunisti. E’ tempo di svegliarsi e di guardare la politica come una opportunità per far convergere l’attenzione di quanti pensano che possono essere raggirati facilmente e concesso loro solo qualche briciola a mo’ di mancia)

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Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzioneIn seguito le discussioni delle commissioni Cultura e Affari Sociali riguardanti la Delega sull’inclusione degli studenti disabili, si sta concludendo l’iter per le deleghe della Buona Scuola. Ma ancora gli studenti sono inascoltati e le discussioni sono chiuse nelle sale del parlamento. “Continuano ad essere escluse le associazioni studentesche dall’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica.”- Dichiara Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti ”La riduzione dai 22, ai 20 studenti massimi per le classi in cui sono presenti degli studenti disabili è un segnale positivo, ma non può bastare perché si sta evitando di dare una risposta reale al necessario rifinanziamento sostanziale della scuola pubblica”.Prosegue l’Unione degli studenti -“Questa Delega continua a presentare delle criticità troppo rilevanti per essere accettata. Trascura totalmente le questioni sollevate dagli studenti, i diretti interessati: vogliamo una legge Nazionale sul Diritto allo Studio inclusiva per gli studenti con disabilità, l’eliminazione di tutte le barriere architettoniche e l’inserimento delle Associazioni Studentesche nell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica.” Non ci accontentiamo di piccole modifiche alla delega. Chiediamo finanziamenti reali, l’immediato ritiro della delega e l’abrogazione della Legge 107 per ripartire con una nuova Costituente della scuola, che sia veramente partecipata e che risponda ai bisogni dei soggetti in formazione. Per questo siamo pronti a scendere in piazza nei prossimi mesi!

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Unicef: un anno dopo la dichiarazione UE-Turchia più rischi per i bambini rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

cartina-grecia-centrale-atticaSecondo l’UNICEF, un anno dopo la chiusura delle frontiere balcaniche e la dichiarazione UE-Turchia, che erano finalizzate a bloccare i flussi migratori di massa, i bambini rifugiati e migranti affrontano maggiori rischi di espulsione, detenzione, sfruttamento e privazione. Gli operatori dell’UNICEF in Grecia riferiscono di livelli profondi di sofferenze e frustrazione fra i bambini e le loro famiglie, e anche di un bambino di otto anni che ha tentato pratiche di autolesionismo. Nonostante il recente miglioramento delle condizioni di vita, nei rifugi alcuni bambini non accompagnati soffrono di stress psicosociale, con alti livelli di ansia, aggressività e violenza e dimostrando comportamenti ad alto rischio, come l’utilizzo di droghe e la prostituzione. La guerra, la distruzione, la morte dei propri cari e un viaggio pericoloso, inaspriti da misere condizioni di vita nei campi intorno alla Grecia o dalle lunghe procedure di registrazione e asilo, possono provocare disordini da stress post-traumatico.
Hawar, un ragazzo di 14 anni dall’Iraq, ha detto: “Qualche volta sto bene e altre volte no. Qualche giorno sono motivato e qualche altro sono emotivamente esausto. Mi sento intrappolato. Non voglio vedere niente e nessuno del campo. Dopo che esco per un po’, di solito mi sento meglio.”
Invece di arginare il flusso, la chiusura delle frontiere e la dichiarazione UE-Turchia hanno portato i bambini e le famiglie a prendere la situazione in mano e imbarcarsi in rotte ancora più pericolose e irregolari attraverso trafficanti, come l’UNICEF e i suoi partner avevano avvertito un anno fa. Anche nel 2017, circa 3.000 rifugiati e migranti – circa un terzo dei quali bambini – sono arrivati in Grecia nonostante la piena implementazione della dichiarazione UE-Turchia e i severi controlli di frontiera. Molti di loro continuano a passare di nascosto fra i confini in Bulgaria, nei Balcani occidentali e in Ungheria.
I bambini bloccati in Grecia e nei Balcani occidentali hanno già perso circa tre anni di scuola e attualmente affrontano diversi ostacoli, come una lingua e un sistema scolastico diversi e un altro anno ancora senza istruzione. L’UNICEF sta supportando la strategia del Ministero dell’Istruzione di integrare nelle scuole greche i bambini rifugiati e migranti bloccati. Tuttavia, solo 2.500 bambini, dei 15.000 in età scolastica, hanno beneficiato fino ad ora del programma nazionale in lingua greca.
Nonostante sforzi significativi – da parte dei governi e dei partner – circa la metà dei 2.100 bambini non accompagnati vivono ancora in condizioni al di sotto degli standard, fra cui circa 200 bambini non accompagnati in strutture con possibilità di spostamento limitato all’inizio di marzo (178 in centri di accoglienza e di identificazione nelle isole e 16 in “custodia cautelare” in celle della polizia).

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Sud Sudan, tra conflitto e carestia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

sud sudanLa Presidenza della CEI ha destinato un milione di euro, dai fondi dell’8xmille, per fornire assistenza agli sfollati e alle vittime del conflitto che da anni insanguina il Sud Sudan. La somma – come si legge nel comunicato della CEI – attraverso Caritas Italiana, sosterrà interventi di carattere sanitario e nutrizionale di Medici con l’Africa CUAMM, l’ospedale comboniano di Wau e progetti di riabilitazione socio economica della Caritas locale.La Repubblica del Sud Sudan, indipendente dal 2011, vive una delle crisi umanitarie più gravi del continente africano, schiacciata dal conflitto iniziato nel 2013, dalle violenze perpetrate sulla popolazione da parte delle milizie in lotta e dalla carestia. Almeno 270.000 bambini soffrono per malnutrizione acuta.
Caritas Italiana è da anni impegnata accanto alla Chiesa locale a sostegno dei più vulnerabili (vai alla scheda Paese), in collegamento con le rete internazionale. Partecipa inoltre al processo di formazione del personale e di sviluppo organizzativo della Caritas Sud Sudan.
S.E. Mons.Erkolano Lodu Tombe, vescovo di Yei e Presidente di Caritas Sud Sudan sarà a Roma il prossimo 21 marzo per partecipare ad un incontro internazionale, parlare di questi temi e rilanciare il messaggio/appello dei Vescovi cattolici.

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Personale Campidoglio: entro maggio entrano in servizio 163 nuovi dipendenti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

campidoglioEntro la fine del mese di maggio entreranno in servizio 163 nuovi dipendenti di Roma Capitale. Si tratta delle ultime professionalità da contrattualizzare nell’ambito del piano assunzionale 2016, che già aveva permesso l’ingresso nell’amministrazione di oltre 1.500 unità di personale.E’ quanto rende noto il Campidoglio.
Nell’arco dei prossimi due mesi verrà dunque completato il programma delle assunzioni previste nel 2016, secondo un preciso calendario: entro marzo entreranno a far parte dell’amministrazione capitolina i primi 12 dipendenti, altri 104 arriveranno prima della fine di aprile e gli ultimi 47 nel mese di maggio. Quanto ai profili professionali, stipuleranno un contratto 35 istruttori amministrativi, 9 istruttori economici, 6 istruttori per l’orientamento al lavoro, 9 istruttori dei servizi culturali, 2 istruttori Urp, 50 insegnanti, 24 educatori, 1 dietista, 14 esperti informatici, 1 curatore e storico dell’arte, 3 funzionari per l’orientamento al lavoro, 2 funzionari dei processi di comunicazione e 7 ingegneri. “Dopo aver sbloccato, alla fine dello scorso anno, la lunga vicenda del ‘Concorsone’ – dichiara il delegato della Sindaca al Personale, Antonio De Santis – la giunta Raggi prosegue il suo lavoro per rafforzare la macchina amministrativa del Campidoglio. Ora il nostro impegno è quello di ottenere la migliore allocazione possibile del personale in organico, al fine di garantire una sempre maggiore efficienza delle strutture centrali e periferiche per innalzare la qualità dei servizi offerti ai cittadini”.

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UNICEF/6 anni di guerra in Siria: lancia la canzone “Heartbeat”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 marzo 2017

siriaL’UNICEF e Zade Dirani, Ambasciatore regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa, hanno lanciato oggi “Heartbeat” (Il battito del cuore) una canzone per la Siria: un messaggio di speranza dai bambini della Siria al mondo. I bambini attraverso la canzone, realizzata per il sesto anno di guerra in Siria, chiedono al mondo di riavere indietro la loro infanzia. Composto e donato all’UNICEF da Dirani, il brano è stato cantato da Ansam, bambina di 10 anni, nata non vedente, sfollata interna in Siria. Il video clip della canzone è stato girato in un’area duramente danneggiata dal conflitto in Siria, insieme con altri bambini che lanciano vernice colorata sulle macerie.Le 22 ragazze e i 18 ragazzi vivono in un rifugio per famiglie sfollate in Siria, supportato dall’UNICEF. Presso il rifugio, l’UNICEF e i suoi partner garantiscono ai bambini supporto psicologico, attraverso corsi di teatro, arte, musica e disegno.“La musica ha il grandissimo potere di unire le persone e tenere viva la speranza,” ha dichiarato Dirani. “Noi dobbiamo ascoltare le richieste di questi bambini, che parlano a nome di altri milioni di bambini che hanno perso tanto. Tutti loro chiedono di riavere in dietro la propria infanzia e che la guerra, che non hanno voluto, finisca, per poter vivere in pace.” Ansam è una dei 3 milioni di bambini sfollati interni in Siria che sono stati costretti a lasciare le proprie case a causa dei combattimenti. In tutta la Siria, l’UNICEF lavora con i bambini per garantire loro supporto psicologico, ridare un senso di normalità e riconnetterli con la loro infanzia.“Pochi giorni fa, ho avuto il privilegio di incontrare Ansam che è davvero una ragazza incredibile. La sua voce non potrà ricostruire ciò che è stato distrutto, ma noi speriamo che con Ansam, questa canzone possa unire le persone in Siria e nel mondo,” ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale UNICEF per Medio oriente e Nord Africa. “La canzone ci spinge a non arrenderci e continuare a sperare e credere che ci sarà un futuro migliore per la Siria – un futuro in cui ogni bambino e bambina possa semplicemente essere ancora un bambino.”

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Gli ambulanti tornano in piazza a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

palazzo-chigi1Roma mercoledì 15 marzo ore 10 Piazza della repubblica. I commercianti su aree pubbliche torneranno nuovamente in piazza a Roma per protestare contro l’immobilismo del Governo sull’applicazione al settore della direttiva Bolkestein. “Questa volta – ha dichiarato il presidente del GOIA Nardozzi – la partecipazione sarà ancora più massiccia di due settimane fa, la categoria è stanca dei continui rimpalli del governo, c’è bisogno di una presa di posizione forte da parte delle istituzioni a difesa delle 200mila imprese che compongono il settore in Italia come in Europa”. A fine 2016 il governo si era preso, nel milleproroghe, 2 anni di tempo per giungere ad una soluzione che tutelasse il lavoro e il valore delle attività dei commercianti ambulanti. La conversione in legge del decreto, emendata al senato a seguito di una forte azione di lobbing da parte di chi vedrebbe profitti dalla messa a bando di oltre un milione di rami d’azienda, ha dato origine ad un testo confusionario che sta avendo effetti differenti in ogni comune del paese, gettando nel caos l’intera categoria e prestando il fianco a numerosi ricorsi che potrebbero finire il corte europea. L’appuntamento è quindi per il 15 marzo a Roma, in piazza della Repubblica con la partecipazione di importanti personalità politiche.

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Salute dei migranti: l’INMP presenta i risultati

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

migranti1Roma Martedì 14 marzo, dalle 9,15 alle 13,30, presso l’INMP, Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (in via di S. Gallicano, 25/A), verranno presentati i risultati raggiunti dal Progetto europeo CARE – Common Approach for REfugees and other migrant’s healt, e discusse le possibili azioni future. Al progetto, che ha l’obiettivo di promuovere e sostenere la salute dei migranti ed è coordinato dall’INMP, partecipano cinque Stati Membri a forte pressione migratoria: Croazia, Grecia, Italia, Malta e Slovenia.
Aperta dal saluto del Direttore Generale dell’Istituto, Concetta Mirisola, e dall’intervento in video del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la giornata si articolerà in due sessioni tematiche di approfondimento su “La risposta ai bisogni di salute dei migranti” e “L’investimento sulla comunità e sulla ‘preparedness’ dei sistemi sanitari”. A queste sessioni seguirà una Tavola Rotonda sulle sfide e le possibili azioni future nella presa in carico dei bisogni di salute dei cittadini immigrati.
Tra gli interventi, moderati dalla giornalista Rai Annalisa Manduca, quelli di: Giovanni Nicoletti, Direttore Ufficio II del Segretariato Generale – Ministero della Salute; Prefetto Carmine Valente, Direttore Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo – Ministero dell’Interno; Antonio Brambilla, Commissione Salute Conferenza Stato Regioni, Responsabile Servizio Assistenza Territoriale Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare Regione Emilia-Romagna; Filomena Albano, Garante, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza; Giuseppe Lococo, ACNUR per il Sud Europa; Federico Soda OIM, Capo Missione di Collegamento, per l’Italia, Malta e la Santa Sede; Antonio Fortino, Direttore Sanitario INMP.
Il Progetto CARE, avviato nell’aprile 2016, nei suoi 12 mesi di durata si è sviluppato in 8 raggruppamenti di attività indirizzate ai differenti aspetti della presa in carico della salute dei migranti e dei bisogni delle società riceventi: gestione della salute all’interno dei centri per migranti in Italia (hotspot di Lampedusa e Trapani-Milo) e in Grecia (Leros e Kos), con team multidisciplinari composti da dermatologi, infettivologi, pediatri, psicologi dell’età evolutiva e mediatori transculturali; sperimentazione di una scheda sanitaria elettronica portatile che racchiude i dati di salute della persona immigrata sin dall’arrivo nel continente europeo, volta ad assicurare la continuità assistenziale; la formazione specifica del personale sanitario sulla multiculturalità e sulle tematiche più rilevanti; l’elaborazione e la sperimentazione di un protocollo olistico per la determinazione dell’età anagrafica dei minori stranieri non accompagnati all’interno degli hotspot; la sperimentazione di una piattaforma per la sorveglianza sindromica; l’intervento sulle popolazioni per sfatare falsi miti e pregiudizi sulla presenza di migranti.
Temi che – dall’assistenza sanitaria alla ricerca, dalla formazione all’Osservatorio Epidemiologico Nazionale – attraversano tutti gli ambiti di attività dell’INMP, ente pubblico del Servizio sanitario nazionale, vigilato dal Ministero della Salute, che è anche Centro di riferimento della Rete nazionale per le problematiche di assistenza in campo socio-sanitario legato alle popolazioni migranti, e Centro nazionale per la mediazione transculturale in campo sanitario.
“In una fase storica complessa come questa, che vede giungere nei Paesi del sud Europa imponenti flussi di migranti che fuggono da guerre, carestie e da ogni tipo di violenza, siamo orgogliosi dei risultati di questo progetto che vede l’Italia capofila in un percorso di prima accoglienza attento ai bisogni di salute di queste persone, e che finalmente delinea corretti approcci clinici e protocolli operativi condivisi – dichiara Mirisola -. La presa in carico della salute dei migranti, a cui con il nostro personale sanitario offriamo assistenza sanitaria, 7 giorni alla settimana, sia negli ambulatori specialistici di Roma che negli hotspot di Lampedusa e Trapani-migrantiMilo, è una delle priorità dell’Istituto. Il nostro modello è centrato su un’assistenza sanitaria multidisciplinare, di carattere inclusivo e universalistico, perché la salute è un diritto fondativo di tutti, nessuno escluso, come conferma questo progetto, che ha anche il compito di proporre spunti di riflessione utili alla programmazione sanitaria nazionale e regionale, ponendo l’enfasi sull’importanza delle organizzazioni del privato sociale. In questo senso, sono state anche analizzate le sinergie e le complementarietà tra il settore pubblico e quello privato, in Italia, Grecia e Slovenia, registrando le buone pratiche riscontrate sul campo e le evidenze scientifiche che supportano lo sviluppo di politiche pubbliche integrate per migranti e rifugiati. E’ un impegno a tutto campo – conclude il DG Mirisola – che necessita di attività di networking e di relazioni istituzionali internazionali mirate anche alla valutazione delle politiche, perché solo attraverso la conoscenza di quello che funziona e la gestione matura e lungimirante dei fenomeni migratori contemporanei si possono abbattere tutti quei muri, geografici e culturali, che alimentano pregiudizi e irrazionali paure. È la Storia che ce lo impone”. (foto: migranti)

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Alternanza scuola-lavoro, i privatisti non potranno fare la maturità e manca il regolamento che tutela gli stagisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cMentre il Miur si limita a far sapere che grazie alla Legge 107/15 è più che raddoppiato il numero di iscritti alle superiori impegnati nella formazione aziendale, a distanza di 20 mesi non si hanno notizie della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti. Quando, tra poco più di un anno, avremo la nuova maturità, viene da chiedersi come faranno i privatisti a essere ammessi e ad affrontare la prova orale, dal momento che non hanno svolto questo genere di attività formative divenute nel frattempo imprescindibili.
Marcello Pacifico (presidente Anief e segretario confederale Cisal): servono regole chiare e tutele vere per evitare che gli studenti rimangano esposti ai fenomeni di sfruttamento, di cui oggi purtroppo abbiamo spesso riscontro, così come bisogna dare risposte a chi si presenta da privatista. Oltre che far decollare l’interesse degli imprenditori: senza incentivi veri, ‘accesi’ anche dal Ministero del Lavoro, il progetto è destinato a naufragare.

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Scuola: Rinnovo del contratto, il Governo stanzia appena 85 euro di aumento dopo 7 anni di blocco

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzioneDisco verde per il decreto che sblocca 2,5 miliardi di euro: manca solo il via libera della Corte dei conti. Una volta stanziate le risorse, potrà mettersi in moto l’iter che porterà all’inizio della contrattazione; verrà inviata una direttiva all’Aran per riavviarla, i decreti dovrebbero essere approvati entro fine maggio. Per il sindacato, accettare queste condizioni sarebbe un vero tradimento dei lavoratori. Perché secondo la normativa vigente e la sentenza della Consulta, in attesa della firma del contratto, dal settembre 2015 lo Stato avrebbe dovuto versare a ogni dipendente pubblico 105 euro di aumento medio, riconducibile a una busta paga mensile di 1.500. Ossia, il 7 per cento del proprio stipendio, salvo recuperare l’altro 50 per cento alla firma del contratto. Ecco le ragioni per cui è stato deciso di chiedere ai lavoratori della scuola e della P.A. di inviare la diffidae di attendere il responso da parte della Corte Costituzionale.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): alla luce delle cifre risibili in arrivo, con gli 85 euro lordi che rappresentano anche una media lorda e non la cifra certa che ogni dipendente pubblico andrà a percepire, lo stipendio non andrà a coprire nemmeno il gap rispetto all’inflazione venutasi a creare in questo periodo per il mancato adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale. Se non si firma, il lavoratore avrebbe già comunque garantiti 22 euro in più in busta paga. Un accordo, tenendo conto di questa situazione, si potrebbe chiudere dunque solo garantendo 103 euro in più. Esattamente come è avvenuto nel settore privato.

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I giovani e il mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

Felice TestaRoma. L’Università Europea di Roma organizza una tavola rotonda per analizzare gli effetti delle politiche del lavoro nazionali e territoriali e delineare l’evoluzione del mercato nei prossimi anni.Attraverso questa iniziativa l’Ufficio Orientamento e Job Placement dell’ateneo intende offrire agli studenti chiavi di lettura e strumenti nella ricerca delle opportunità professionali per il proprio futuro.
Il tema della tavola rotonda è “I giovani e il mercato del lavoro”. L’incontro si terrà martedì 14 marzo 2017, alle 11.00, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190.Intervengono Felice Testa, Professore Associato dell’Università Europea di Roma (“Il perché delle recenti riforme del lavoro”), Lucia Valente, Assessore al Lavoro, Pari Opportunità e Personale della Regione Lazio (“Le politiche attive del lavoro della Regione Lazio”), Domenico De Masi, Sociologo e Professore di Sociologia del lavoro (“Come evolverà il lavoro nei prossimi dieci anni”), Roberto Macina, CEO Qurami e Francesco Serventi, COO Croqqer (“Il lavoro che si crea: fare start up in Italia”).
Modera Marco Vitiello, Coordinatore GdL Psicologia del Lavoro, Ordine degli Psicologi del Lazio. (foto: Felice Testa)

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Il fondo per la povertà preleva risorse dai fondi sociali

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

senatoMentre il Senato si approssima al varo della legge per il contrasto alla povertà – dichiara Viviana Ruggeri del Coordinamento per la Federazione Sociale della USB – che di fatto non contrasterà proprio nulla, visto che si tratterà di un’elemosina di cui potrà beneficiare non più di un terzo dei cittadini poverissimi, si procede ad un taglio gravissimo al già irrisorio fondo delle politiche sociali (-211milioni) e a quelle per la Non autosufficienza (-50 milioni). Questi tagli di fatto faranno scivolare nella povertà altre famiglie (già fragili) e che avrà un impatto devastante sull’occupazione in ambito sociale”. Ai cittadini poco interessa se il responsabile di questi tagli sia il Governo o le Regioni o se la decisione sia stata presa collegialmente – aggiunge Ruggeri – . Ciò che conta è che da domani saranno ancora meno le risorse disponibili per l’assistenza domiciliare per disabili gravi ed anziani non autosufficienti e ancor meno per quei servizi sociali come asili nido, centri antiviolenza ecc.Una vergogna che dimostra come questo Governo – ha proseguito Ruggeri – non abbia alcuna intenzione di ridurre le disuguaglianze e men che mai la povertà; una vergogna che sarà pagata da chi già è escluso e da tutte quelle lavoratrici e lavoratori dei settori di cura che a seguito di questi tagli saranno ancora più precari di ieri.USB rivendica un’inversione di rotta – ha concluso la delegata sindacale – l’investimento nel sociale crea benessere ed occupazione oltre a combattere la mancata partecipazione delle donne al lavoro. Insomma, non è un costo da tagliare ma il settore in cui investire! (n.r. la colpa non è del governo e di quanti nelle istituzioni lo appoggiano. La colpa è degli italiani che continuano a dare fiducia all’attuale sistema di corrotti, corruttori e corruttibili)

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Migranti: Minniti chiarisca sul possibile ingresso in Italia di militanti jihadisti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

migranti1Gregorio Fontana, esponente di Forza Italia nella commissione Migranti della Camera dei Deputati, chiede contezza al Ministro dell’Interno, Marco Minniti, delle dichiarazioni a lui attribuite riportate nella giornata odierna dal ‘Corriere della Sera’, dove, virgolettato, si legge: “l’Isis sta perdendo terreno a Mosul e Raqqua. Non è escluso che i suoi militanti in fuga non possano unirsi alle rotte dei migranti”.Una dichiarazione che se confermata desterebbe grave preoccupazione, perché confermerebbe i sospetti di contaminazione tra immigrazione clandestina e terrorismo che fino ad oggi invece erano stati sempre negati dal Governo. “L’Esecutivo”, afferma quindi Fontana, “in un momento in cui gli sbarchi hanno già raggiunto un numero tale da superare di oltre il 66% quelli avvenuti lo scorso anno, il Governo ha il dovere spiegare quale sia la reale portata del rischio che stiamo correndo in merito ad eventuali arrivi di terroristi jihadisti sulle coste italiane”.

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Colombia: in aumento il numero di persone in fuga nonostante gli accordi di pace

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

colombiaLe violenze continuano a sradicare migliaia di persone in Colombia, nonostante l’accordo di pace firmato il novembre scorso dal Governo e dalle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC).I combattimenti per il controllo del territorio nella regione costiera del Pacifico fra i diversi gruppi armati irregolari hanno costretto alla fuga 3.549 persone (913 famiglie) dall’inizio del 2017, secondo le autorità locali. L’anno scorso, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha registrato 11.363 persone (3.068 famiglie) costrette a fuggire dalle violenze in corso nelle stesse aree. Pur riconoscendo gli sforzi considerevoli effettuati dal Governo per consolidare la pace e l’impegno delle autorità per garantire la tutela dei diritti delle vittime, inclusi quelli di sfollati e rifugiati, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esprime profonda preoccupazione per il numero crescente di persone sfollate interne e il conseguente impatto su diverse comunità, in particolare nei dipartimenti di Chocó, Cauca, Valle del Cauca e Nariño nella regione costiera del Pacifico.Le località particolarmente toccate dalle violenze sono Bajo Calima e l’area rurale di Buenaventura nel dipartimento di Valle del Cauca; Litoral San Juan, Lloró, Alto Baudó e Domingodó nel dipartimento di Chocó; Timbiquí in quello di Cauca; e Santa Barbara de Iscuandé e la comunità di El Pital (area rurale di Tumaco) nel dipartimento di Nariño. Le comunità afro-colombiane e le popolazioni indigene sono state particolarmente colpite dalle violenze, le quali ne stanno mettendo seriamente in pericolo la sopravvivenza. Questi due gruppi etnici costituiscono rispettivamente il 10 e il 3 per cento dei 7,4 milioni di sfollati interni della Colombia.Fin dalla firma degli accordi di pace, l’escalation di violenze perpetrate da nuovi gruppi armati ha causato assassinii, arruolamenti forzati (anche di minori), violenze di genere e accesso limitato a istruzione, acqua potabile e servizi igienico-sanitari, nonché restrizioni agli spostamenti e la migrazione forzata dei civili.L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ribadisce la necessità di garantire che la popolazione civile possa accedere alle procedure di asilo ed ottenere assistenza. Allo stesso tempo, ogni eventuale ritorno degli sfollati interni verso le proprie aree di origine deve poter avvenire in condizioni sicure e dignitose.L’UNHCR è presente nella regione del Pacifico in Colombia con quattro sedi sul campo e continuerà a sostenere le autorità e le comunità locali per garantire l’accesso alla protezione, sostenendo, contemporaneamente, l’adozione di una risposta istituzionale risolutiva

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Taglio ai fondi sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

ministero-finanzeSiamo in molti ad esserci posti questa domanda dopo che è stato reso noto quello che si vociferava con insistenza nei giorni scorsi: il Ministero dell’Economia ha siglato lo scorso 23 febbraio in Conferenza Stato-Regioni l’accordo per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, ed in particolare, tra il resto, la riduzione dagli attuali 311 milioni di euro a 99 mil. di euro del fondo nazionale per le politiche sociali. A ciò si aggiunga che anche il fondo per le non autosufficienze verrà ridotto di 50 milioni di euro.Stiamo parlando, come è noto, di risorse che servono a coprire servizi essenziali nel campo delle povertà e delle fragilità: dai servizi per anziani a quelli per minori, dagli asili nido ai servizi per le persone con disabilità, dall’assistenza domiciliare ai centri antiviolenza. Una vera e propria ecatombe sociale che rischia di abbattersi, senza possibilità di scampo, su milioni di cittadini italiani appartenenti alle cosiddette fasce deboli della società.E la cosa che maggiormente impressiona è che un simile taglio non è originato da una decisione assurda di un Governo nazionale, contro la quale sarebbe lecito attendersi una alzata di scudi indignata da parte delle regioni. Al contrario: è frutto di un accordo, un patto scellerato, tra stato e regioni che considerano, evidentemente, i diritti dei propri figli più deboli serenamente sacrificabili sull’altare del dio denaro.
Non può esservi infatti altra spiegazione se consideriamo che alcune regioni, in particolare al meridione, sul trasferimento del fondo nazionale politiche sociali di fatto costruiscono la gran parte delle loro azioni territoriali. Peraltro ricordiamo tutti molto bene come nel 2010, si parlava allora della grande crisi, il FNPS era stato ridotto come oggi a circa 90 mil. Ci sono voluti oltre 5 anni per farlo tornare su cifre comunque insufficienti, ma quanto meno presentabili.
E da un momento all’altro, senza peraltro alcuna avvisaglia, ecco ora questa scelta a dir poco irresponsabile da parte del Governo e delle stesse regioni.
Del resto è sufficiente una rapida lettura del testo per comprendere come ancora oggi sia assolutamente inesistente l’attenzione della politica per le fasce marginali della popolazione. La tabella 3 dell’accordo, titolata riduzione risorse 2017, toglie oltre 211 milioni al FNPS e 50 milioni al FNA, quasi la metà di tutti i tagli realizzati ai trasferimenti (circa 700 mil.) tra i quali, ad esempio, quelli per il miglioramento genetico del bestiame, o il fondo inquilini morosi. La questione sta proprio in questi termini.Ad oggi purtroppo i servizi per le persone in difficoltà non sono considerati essenziali, e come tali possono essere tranquillamente tagliati in caso di necessità. Né più e né meno del fondo per il miglioramento genetico del bestiame!
Ed è altrettanto chiaro come in Italia le politiche sociali, per quanto investano diritti costituzionalmente garantiti, continuano ad essere sottomesse alle leggi di bilancio: non si cercano le risorse per rispondere ai bisogni dei cittadini, ma si piegano gli stessi bisogni alle ineluttabili leggi dell’economia. Fatto reso ancora più evidente se, come sembra, il Ministro per le politiche sociali non è stato neanche interpellato sulla questione. E’ così che succede quando si è figli di un dio minore.
Eppure risale a non più di tre mesi fa, il 19 dicembre 2016, una sentenza storica della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi su un caso di trasporto negato ad uno studente con disabilità per carenza di risorse (guarda caso proprio uno dei servizi gestiti con i fondi sottoposti al taglio). In tale occasione la Suprema Corte ha ribadito con chiarezza come non possa essere condivisa la tesi secondo cui ogni diritto, anche quelli incomprimibili perché costituzionalmente garantiti, debbano essere sempre e comunque assoggettati ad un vaglio di sostenibilità nel quadro complessivo delle risorse disponibili. Se ciò può essere consentito, continua la Corte, in relazione a spese correnti di natura facoltativa, diverso è il caso di servizi che influiscono direttamente sui diritti costituzionali dei cittadini.
Il patto scellerato tra Stato e regioni pone seriamente in discussione questi diritti per le fasce deboli, in particolare in alcune aree del Paese maggiormente in difficoltà, e rischia seriamente di compromettere il sistema di welfare che faticosamente si sta tentando di mettere in piedi sui territori.

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Invecchiamento senza controllo della politica

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

istatA seguito dei dati diffusi dall’Istat sull’invecchiamento della popolazione e di quanto deciso dal consiglio nazionale di Senior Italia FederAnziani tenutosi il 27 e 28 febbraio u.s. a Rimini, la federazione della terza età ha indirizzato oggi alle più alte cariche dello Stato, delle Istituzioni e delle forze politiche una richiesta di incontro urgente al fine di concordare soluzioni comuni che permettano di fronteggiare la situazione attuale e sostenere le sfide del futuro, prima del punto di non ritorno.
“Assistiamo con apprensione a una progressiva erosione del diritto alla salute, al venir meno dell’eguaglianza nelle cure, al prevalere di criteri ragionieristici rispetto all’esigenza primaria di tutelare la salute dei cittadini, nel rispetto di quanto sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina, “Sappiamo dall’Eurostat che nel nostro Paese il 33% delle morti sarebbero evitabili se solo le cure erogate fossero adeguate, mentre il Censis ci informa che nel 2016 ben 11 milioni di Italiani hanno rinunciato alle cure a causa delle liste d’attesa o delle difficoltà economiche, non essendo più in grado di pagare di tasca propria ove necessario. Un quarto dei cittadini che nel corso dell’ultimo anno ha dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie è costituito proprio da persone anziane”.
“La sfida economica, per la salute e la sostenibilità che abbiamo davanti a noi è di una portata colossale, e la grande crisi non è demografica, bensì politica”, sottolinea Messina, “Il modello socio-sanitario e di welfare attuale non è ancora quello delle società longeve, e ci chiediamo cosa succederà alla nostra nazione quando, nel 2050, una persona su 3 avrà più di sessant’anni. Fonte di ulteriore preoccupazione è la scarsa consapevolezza di tale stato di cose, mostrata da leader di partiti e schieramenti, che appaiono quanto mai privi di una visione strategica e distanti dalle reali problematiche degli anziani e del Paese”.
“A fronte delle nostre ripetute richieste di attenzione su tali temi e della sostanziale indifferenza mostrata dagli esponenti della politica, il nostro Consiglio Nazionale, riunito a Rimini il 27 e 28 febbraio scorso, ha analizzato le principali criticità emerse dalla nostra base ed elaborato una strategia d’azione”, conclude Messina, “Il Consiglio ha ritenuto di evitare azioni di protesta, estranee al nostro approccio filo-istituzionale, deliberando di richiedere incontri urgenti con le massime cariche dello Stato, Istituzioni e forze politiche al fine di poter essere ascoltati rispetto ai temi citati e trovare soluzioni condivise, utili a fronteggiare la situazione attuale e a sostenere le sfide del futuro, di cui la prima è quella dell’invecchiamento della popolazione. In mancanza di rassicurazioni convincenti il popolo della terza età rappresentato da Senior Italia FederAnziani è pronto ad iniziare lo sciopero della fame pur di eliminare questa mancanza di visione e di strategia politica nei confronti dei problemi dell’invecchiamento”.

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