Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°56

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

Piano vaccinazioni dell’Unicef e della Mezza luna Rossa Araba Siriana

Posted by fidest press agency su domenica, 17 febbraio 2019

Il personale per le vaccinazioni supportato dall’UNICEF è riuscito a vaccinare migliaia di bambini durante una missione di 9 giorni negli accampamenti remoti di fortuna a Rukban, in Siria, al confine con la Giordania, in cui vivono oltre 40.000 persone – la maggior parte donne e bambini.La missione congiunta UNICEF e Mezzaluna Rossa Araba Siriana a Rukban rappresenta la più grande consegna di aiuti umanitari in Siria nel corso degli otto anni di crisi. 30 dei 118 camion del convoglio portavano aiuti salvavita dell’UNICEF per i bambini, fra cui kit sanitari e per la nutrizione per 20.000 bambini e madri, kit igienici per oltre 40.000 persone, kit didattici e ricreativi, fra cui libri scolastici, cancelleria e zaini per oltre 8.000 bambini.
“I bambini a Rukban e in altre aree difficili da raggiungere della Siria stanno ancora combattendo per la loro stessa sopravvivenza e hanno bisogno di assistenza umanitaria immediata prima che sia troppo tardi”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’UNICEF Henrietta Fore, che ha visitato la Siria a dicembre dello scorso anno. “Quest’ultimo convoglio umanitario ci ha permesso di portare aiuti di cui c’era un bisogno disperato ad alcuni dei bambini e delle famiglie più vulnerabili. Pur essendo questo un passo nella giusta direzione, continuiamo a chiedere a tutte le parti di garantirci un accesso regolare, prolungato e senza condizioni a beneficio di tutti i bambini in Siria”.L’accesso a servizi sanitari nell’area è estremamente limitato: non ci sono medici certificati e solo poche cliniche mal equipaggiate. Da dicembre dell’anno scorso, almeno 8 bambini, la maggior parte dei quali neonati, sono morti nei campi a causa delle temperature gelide e la mancanza di assistenza medica.“I mesi invernali sono stati incredibilmente duri per le madri e i bambini a Rukban. La loro salute è indebolita da una scarsa nutrizione e condizioni di vita estremamente difficili”, ha dichiarato Fran Equiza, rappresentante dell’UNICEF in Siria, che ha accompagnato il convoglio. “Senza accesso a strutture mediche adeguate e a personale medico qualificato, una semplice complicazione durante il parto potrebbe essere fatale per le madri o i loro bambini”.Circa 3.000 bambini in età scolastica a Rukban non frequentano la scuola a causa di classi sovraffollate, mancanza di insegnanti qualificati e condizioni finanziarie difficili. Con opportunità di guadagno estremamente limitate, la tassa scolastica mensile di 2.000 lire siriane (3,5 dollari) è troppo cara per moltissime famiglie.I genitori e i bambini nei campi di fortuna hanno espresso molte preoccupazioni per quanto riguarda la protezione, fra cui il lavoro minorile, i matrimoni precoci, la violenza contro i bambini e la paura di violenza contro le ragazze e le donne.Il convoglio di questa settimana rappresenta un passo positivo, ma l’UNICEF continua a chiedere a tutte le parti di fornire accesso prolungato e senza condizioni a tutti i bambini in Siria. Tutte le parti in conflitto hanno l’obbligo e la responsabilità di facilitare l’accesso umanitario per raggiungere i bambini che ne hanno bisogno ovunque siano nel paese e a prescindere da chi controlla l’area in cui vivono.
L’UNICEF, con le agenzie delle Nazioni Unite in Siria, continua a chiedere soluzioni sicure, volontarie e a lungo termine per aiutare le famiglie a Rukban, anche facilitando il ritorno volontario alle loro case o in un luogo a loro scelta in sicurezza e con dignità.

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I bambini che vivono in aree di conflitto

Posted by fidest press agency su domenica, 17 febbraio 2019

Sono 420 milioni – uno su cinque al mondo e sono un numero in crescita di 30 milioni rispetto al 2016, che è raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda ad oggi. Nel 2017 sono oltre 10mila i bambini che sono rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti, mentre si stima che almeno 100mila neonati perdano la vita ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione.
Circa 4,5 milioni di bambini hanno rischiato di morire per fame nel 2018 nei dieci paesi peggiori in conflitto: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia. Questi sono i paesi in cui i bambini sono stati i più colpiti dai conflitti nel 2017. Le violazioni dei diritti dei minori in queste aree si è triplicato dal 2010 ad oggi.Questi alcuni dei dati presentati oggi da Save the Children nel suo ultimo rapporto, che porta il nome della nuova campagna “Stop alla guerra sui bambini”: un allarme forte da parte dell’Organizzazione, nata nel 1919 all’indomani della prima guerra mondiale per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che in occasione dei suoi 100 anni denuncia il deteriorarsi delle condizioni di vita dei più piccoli nelle tante aree di conflitto.
“Ogni guerra è una guerra contro i bambini, diceva la fondatrice di Save the Children Eglantyne Jebb cento anni fa e oggi è più vero che mai. Quasi 1 bambino su 5 vive in aree colpite da conflitti, il numero di bambini uccisi o mutilati è aumentato. Dall’uso di armi chimiche, allo stupro, ai rapimenti, ai reclutamenti forzati, i crimini di guerra continuano a crescere e a rimanere impuniti”, spiega Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. “È sconvolgente che nel XXI secolo arretriamo su principi e standard morali così semplici: proteggere i bambini e i civili dovrebbe essere un imperativo, eppure ogni giorno i bambini vengono attaccati, perché i gruppi armati e le forze militari violano le leggi e i trattati internazionali. Milioni di bambini in Yemen stanno vivendo orrori indescrivibili a causa del conflitto. Colpiti per strada, bombardati mentre sono a scuola: sono bambini e bambine a cui è negata un’infanzia. Rimasti orfani, senza più una casa, senza più i propri cari. Tutto questo è inaccettabile”.Le bombe utilizzate dalla Coalizione a guida saudita in Yemen per colpire obiettivi civili sono prodotte anche in Italia. Uccidere bambini in un conflitto è vietato dal diritto internazionale umanitario. Inoltre la legge italiana sul controllo dell’esportazione importazione e transito dei materiali di armamento (L.185/90), proibisce l’esportazione verso paesi che violano i diritti umani. Per questo motivo Save the Children ha lanciato una petizione on line (www.savethechildren.it/StopArmi) per fermare immediatamente la vendita di armi italiane usate contro i bambini in Yemen attualmente prodotte presso la RWM, in Sardegna.

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Contratti: Sindacati, sbloccata trattativa per rinnovo dirigenza Funzioni Centrali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

“Grazie all’impegno profuso, che ha sbloccato lo stallo, sono riprese, ed avranno un ritmo serrato, le trattative per il rinnovo del contratto nazionale della dirigenza delle Funzioni Centrali”. È quanto affermano in una nota Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Unadis, aggiungendo che, nella trattativa che si è svolta ieri “si è esaminata soprattutto la parte delle relazioni sindacali e della costituzione del rapporto di lavoro della dirigenza”. “Abbiamo apprezzato – proseguono i sindacati – lo sforzo dell’Aran di accogliere le istanze recate dalla piattaforma congiunta da noi presentata lo scorso novembre, ma ancora non siamo pienamente soddisfatti. Restano da sciogliere, in particolare, i nodi cruciali della partecipazione attiva ai processi di riorganizzazione e delle modalità di conferimento degli incarichi dirigenziali”.Il tavolo, fanno sapere Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Unadis, “si è aggiornato alle date del 20 e del 26 febbraio per approfondire, rispettivamente, le sezioni dei professionisti e della dirigenza sanitaria. L’auspicio è quello di chiudere velocemente e con senso di responsabilità un Ccnl ormai scaduto e aprire un nuovo corso”, concludono.

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Scuola: Quota 100, boom adesioni ma turn over impossibile

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista pubblicata dalla rivista Orizzonte Scuola: “L’operazione avrà un senso soltanto se si procederà ad assumere tutti i precari abilitati o senza abilitazione ma con 36 mesi su questi posti, e se si coglie l’occasione per assumere anche i docenti idonei degli ultimi concorsi, del FIT e far rientrare tutti i docenti immobilizzati per colpa di un algoritmo impazzito”. Considerando che due insegnanti su tre hanno oltre 50 anni, bisogna da subito “riaprire le GaE ed estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto”.
Per la scuola, l’anticipo di uscita dal lavoro introdotto da “quota 100” deve essere necessariamente affiancato ad un piano straordinario di assunzioni con il pieno utilizzo del vecchio doppio canale di reclutamento finalizzato a stabilizzare tutti i precari abilitati o non con 36 mesi di servizio e risultati idonei negli ultimi concorsi: a sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista pubblicata dalla rivista Orizzonte Scuola, incentrata sulla recente comunicazione dell’Aran di collocare l’Anief come sindacato rappresentativo del personale del comparto dell’istruzione e Ricerca, alla luce dei risultati delle ultime elezioni Rsu, oltre che sui temi caldi al centro di prossimi scioperi e manifestazioni nazionali a cui ha aderito anche l’Anief.
Qualora il legislatore non trovasse una soluzione, sarà l’Anief a pretenderla nelle sedi opportune. “Se l’amministrazione e il Governo rispetteranno la legge, in primis, europea e quindi costituzionale”, il giovane sindacato potrà anche abbandonare la strada dei ricorsi in tribunale. Tuttavia, ricorda ancora Marcello Pacifico ad Orizzonte Scuola, “gli ultimi atti del Miur lasciano presagire il contrario. Abbiamo attivato ricorsi contro il bando per il concorso Dsga, Infanzia e Primaria ed ex Tfa Sostegno”.
Si ricorda che fino al 28 febbraio è possibile presentare la domanda per “quota 100” attraverso il sistema Polis, avvalendosi dei patronati e gli altri soggetti abilitati alla intermediazione delle istanze di servizio all’INPS. Contatta Cedan S.r.l.s. per avviare la tua pratica. Infatti, per qualsiasi informazione relativa alle pensioni o per la compilazione della nuova domanda, è possibile contattare la sede Cedan S.r.l.s. più vicina e visitare il sito internet della struttura; è possibile inoltre chiedere un’informazione o una consulenza anche via e-mail all’indirizzo info@cedan.it oppure chiamare il numero 091 7098356. Infine, è possibile aderire al ricorso predisposto per Radamante per recuperare la liquidazione sottratta tra il 2011 e il 2012 al momento del suo versamento, cioè il 2,69% dell’importo previsto nel biennio.

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Le nuove tecnologie possono sostituire le persone?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

I lavoratori non hanno paura dei Robot e dell’intelligenza artificiale: “non ci ruberanno il lavoro”. Il 54% degli interpellati si dichiara favorevoleall’impiego delle nuove tecnologie in azienda e solo il 16% è contrario. Il restante 30%, invece, non esprime una posizione. L’87%, inoltre, esclude la possibilità che queste nuove tecnologie possano sostituire del tutto le persone.Il timore (per il 74%) rispetto alla perdita di posti di lavoro, semmai, è focalizzato soprattutto su una particolare tipologia di lavori e lavoratori: i meno giovani e i meno scolarizzati. Per cogliere tutte le opportunità che i nuovi sistemi offrono, quindi, è fondamentale ripensare il nostro sistema formativo: la pensa così l’83% dei lavoratori. Prevalgono nei lavoratori associazioni semantiche positive (80%) che confermano un atteggiamento di curiosità e interesse rispetto all’utilizzo dei Robot e dell’Intelligenza artificiale anche se il 51% del campione si fa portavoce di sentimenti di preoccupazione, perplessità e timore. Questi i primi risultati del Rapporto 2018 AIDP-LabLaw a cura di Doxa su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia, rispetto all’atteggiamento dei lavoratori sugli impatti delle nuove tecnologie sul lavoro. Tra le categorie lavorative quella che si esprime con maggiore positività ed è maggiormente a favore dell’utilizzo dei robot e dell’intelligenza artificiale sono gli operai (78%), seguono i quadri (66%) e infine gli impiegati (60%).
Dal punto di vista degli impatti positivi,per il 70% dei lavoratori riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro, per il 65% le condizioni e i carichi di lavoro e per il 47% gli orari di lavoro. Rispetto agli impatti negativi, invece, per il 48% riguarderanno le retribuzioni, per il 43% la gratificazione e la soddisfazione dei lavoratori, per il 39% le opportunità di carriera.Da sottolineare l’atteggiamento di chi lavora in aziende già robotizzate che risulta essere più positivo rispetto a chi lavora in realtà non robotizzate. Il 72% dei lavoratori di aziende robotizzate ritiene che l’IA e i robot abbiano riflessi positivi sull’occupazione, contro il 53% di coloro che lavorano in aziende non robotizzate. Sempre chi lavora in aziende robotizzate, il 78% (contro il 67%) ritiene che si riduca la quantità di lavoro e migliori la qualità e l’80% (contro il 68%) che si creino le condizioni per la creazione di nuove posizioni lavorative. Complessivamente il 67% di coloro che lavorano in aziende robotizzate valuta positivamente l’utilizzo delle nuove tecnologie contro il 48% di coloro che lavorano in aziende non robotizzate.
Sebbene la maggioranza dei lavoratori si esprime favorevolmente verso le nuove tecnologie, con le differenze tra coloro che lavorano in aziende robotizzate e non che abbiamo visto, rispetto ai manager e agli imprenditori sono meno ottimisti. Tra quest’ultimi, infatti, la valutazione positiva sugli impatti dell’IA e i robot sul lavoro è complessivamente dell’83%.

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Sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

L’Unione Sindacale di Base indice per venerdì 12 aprile lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private contro le politiche di austerity che l’Unione Europea impone ai Paesi del sud dell’Europa; per l’abrogazione totale della legge Fornero; per l’istituzione di un vero reddito di cittadinanza, universale e incondizionato; per la crescita dei salari e l’abbassamento delle tasse anche al lavoro dipendente.Il Coordinamento nazionale di USB ha dato il via libera alla proclamazione dello sciopero generale, mentre le modalità di effettuazione saranno decise e comunicate dalle categorie e dai territori nei prossimi giorni.Nel percorso verso la giornata di sciopero generale, USB organizza:
il 15 febbraio la manifestazione a Montecitorio, ore 11,00, contro i tentativi di secessione e di rottura della solidarietà nazionale attuati con il cosiddetto “federalismo aumentato”;
il 22 febbraio lo sciopero nazionale del settore logistica con manifestazione al Ministero del Lavoro;
il 6 marzo il Sanità Day, con iniziative di lotta, presidi, volantinaggi, flash-mob presso tutte le principali aziende sanitarie e ospedali del Paese per la difesa e il rilancio della sanità pubblica nazionale;
la consegna delle firme di Iniziativa Popolare per l’abrogazione della modifica dell’articolo 81 della Costituzione e per il diritto a pronunciarsi tramite referendum sui trattati europei;la consegna all’ ARAN della piattaforma contrattuale per il rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici.
Queste tappe saranno accompagnate fino al 12 aprile da incontri, dibattiti, seminari e assemblee in tutti i territori e in tutti i luoghi di lavoro per discutere con i lavoratori e i cittadini la piattaforma di lotta dell’USB.

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Anief: il nuovo modo di fare sindacato

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Quella della rappresentatività sindacale è solo “una prima tappa: vogliamo arrivare a quote sei zeri ed essere ascoltati seriamente nei tavoli nazionali di comparto e confederali, dai vertici europei perché vogliamo una scuola sempre più giusta e ancorata agli standard europei”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata oggi ad ​Orizzonte Scuola​, pochi giorni dopo che ​l’Aran l’ha annoverata come rappresentativa del personale del comparto dell’istruzione e Ricerca. Il sindacalista autonomo ha affrontato molti temi: contratto, mobilità, GaE, precariato, relazioni sindacali, reclutamento, regionalizzazione, scioperi, politica, soffermandosi a lungo sul rapporto con le altre sigle sindacali.
Quando si parla dell’azione travolgente dell’Anief i numeri valgono più di tanti commenti: con un incremento di 25 mila deleghe e 28 mila voti rispetto alle precedenti elezioni nel comparto Scuola, ha raddoppiando il livello di rappresentatività registrato tre anni prima, meritandosi di sedere al tavolo con il Miur, assieme ai sindacati maggiori
nazionali, dopo avere superato il 6% dei consensi. “Nell’ultimo anno – ricorda Pacifico – siamo cresciuti di altre 6 mila deleghe, ​siamo il sesto sindacato della scuola​, l’undicesimo per numero di iscritti in tutto il pubblico impiego”. Il sindacalista autonomo è conscio che la strada da percorrere è lunga: quello realizzato, dice, “è ancora poco per
essere realmente decisivi e incisivi, ma è anche un punto di partenza”. Il sindacato, che dieci giorni fa ha celebrato il suo ​decennale ad Aosta alla presenza dell’intero direttivo nazionale​, avvierà la sua azione ai tavoli nazionali rivendicando a gran voce “il ​rinnovo del CCNL appena scaduto”​, che ha lasciato gli stipendi di oltre un milione di
lavoratori della scuola tra i 5 e i 10 punti sotto il costo della vita. Inoltre, “siamo pronti a ricorrere nei tribunali se gli altri sindacati confederali ci impediranno – come hanno fatto con Gilda e Snals – di partecipare alle contrattazioni integrative a livello nazionale, regionale e d’istituto, se non firmatari del vecchio contratto”. “Sono passati dieci anni – dice ancora – in cui abbiamo ​vinto parecchi ricorsi e manifestato tante volte in piazza​, abbiamo portato avanti le nostre idee nelle aule parlamentari e giudiziarie, italiane ed europee. Ci siamo aperti al territorio senza tralasciare i social, abbiamo offerto ​servizi assicurativi, di formazione, di consulenza fiscale e di
patronato​, ma soprattutto abbiamo dimostrato una ​capacità di analisi che si è presto trasformata in ​opinion leader della stampa tutta, cosa che il sindacato tradizionale aveva perso, e abbiamo lottato con coerenza, spesso sacrificando scelte politicamente a medio termine più fruttuose. Alla fine abbiamo raddoppiato i voti, triplicato gli iscritti
e superato dopo trent’anni una soglia che aveva impedito la riapertura di un serio dibattito nei tavoli contrattuali, da molti anni considerato assente”. Il ​leader del sindacato autonomo anticipa anche le altre linee d’azione sindacale: “subito riandremo nel territorio con assemblee a tappeto in ogni Comune​, così da ascoltare le esigenze del personale delle scuole autonome e ricordare i diritti di ciascuno. Estenderemo, grazie ai nuovi 4 mila TAS, l’​operazione verità ​già ​partita con le nostre mille RSU rimaste in carica su organici, contratti a termine, posti in deroga di sostegno e su potenziamento, ​burnout e formazione a tutte le scuole italiane e al Miur”.

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Sud Sudan: a migliaia in fuga dal riaccendersi delle violenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta registrando l’arrivo di una nuova ondata di rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) in fuga dal Sud Sudan. Negli ultimi giorni migliaia di persone disperate hanno continuato ad attraversare il confine per fuggire dagli scontri e dalle violenze perpetrate contro i civili.Si stima che siano 5.000 i rifugiati giunti in diversi villaggi di confine vicini alla città di Ingbokolo, nella provincia nordorientale di Ituri, nella RDC, secondo quanto riferito dai capivillaggio locali. Altre 8.000 persone, inoltre, sarebbero sfollate all’interno del Sud Sudan, nei sobborghi della città di Yei.Le persone fuggono dagli scontri scoppiati il 19 gennaio fra l’esercito e uno dei gruppi di ribelli, il Fronte di Salvezza Nazionale (National Salvation Front/NAS). I combattimenti, in corso nello Stato di Equatoria Centrale, in Sud Sudan, al confine con RDC e Uganda, stanno rendendo impossibile l’accesso degli aiuti umanitari alle aree colpite. Le persone fuggite dal conflitto sono giunte nella RDC a piedi nel fine settimana. La maggior parte sono donne, bambini e anziani. Sono arrivate esauste, affamate e assetate. Fra queste alcune sono affette da malaria o da altre malattie. Molte sono traumatizzate per aver assistito a violenze commesse da uomini armati, che avrebbero ucciso e stuprato civili e saccheggiato i villaggi.Lo staff dell’UNHCR di stanza nella provincia di Ituru, riferisce che la popolazione, in preda alla disperazione, sta cercando rifugio nelle chiese, nelle scuole e nelle case abbandonate, o dorme all’addiaccio. Si tratta di una remota regione di confine i cui villaggi sono quasi totalmente sprovvisti di infrastrutture o ambulatori medici. I nuovi arrivati stanno sopravvivendo grazie al cibo che la popolazione locale condivide con loro.Le aree in cui sono arrivati i rifugiati sono difficili da raggiungere: strade e ponti sono seriamente danneggiati e in rovina. Le autorità congolesi stanno sollecitando i rifugiati ad andarsene da questa zona di confine estremamente instabile e a dirigersi nell’entroterra, dove possono ricevere maggiore assistenza.L’UNHCR ha dispiegato ulteriore personale a Ituri per poter registrare i rifugiati e supportare le procedure di un loro possibile ricollocamento. Tuttavia, sono necessari fondi per allestire alloggi e assicurare cibo, acqua potabile e assistenza medica nel più vicino insediamento di rifugiati, a Biringi. Biringi si trova più a sud e attualmente accoglie oltre 6.000 rifugiati sudsudanesi. Il conflitto in Sud Sudan ha generato oltre 2,2 milioni di rifugiati a partire dal 2013. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati lancia nuovamente un appello affinché le parti coinvolte intraprendano tutte le azioni possibili per garantire la sicurezza e la libertà di movimento dei civili, assicurando l’istituzione di corridoi umanitari che permettano di abbandonare le aree teatro di scontri.

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I casi gestiti da telefono azzurro

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

In oltre 30 anni di attività Telefono Azzurro attraverso la linea gratuita 1.96.96 ha dato ascolto a quasi 75mila bambini e adolescenti e gestito oltre 20mila casi attraverso il numero 114, dedicato alle emergenze. Attualmente le richieste di aiuto da gestire sono il triplo rispetto all’avvio del servizio, per questo la onlus, che nel corso degli anni ha ampliato le modalità di ascolto implementando anche una chat e un numero WhatsApp, ha lanciato la Campagna Sms Solidale “Il vero ascolto”, che sarà attiva dal 10 al 23 febbraio e che è finalizzata proprio a potenziare il Centro Nazionale di Ascolto, ovvero il nucleo di raccolta delle segnalazioni. In particolare, attraverso un sms o una chiamata da rete fissa al 45592 sarà possibile donare 2, 5 o 10 euro e aiutare Telefono Azzurro a potenziare il servizio di ascolto e gestione delle richieste di aiuto di bambini e adolescenti.
Nel solo 2018 Telefono Azzurro ha gestito, complessivamente, 1416 casi attraverso la linea per le emergenze 114 e 2794 casi attraverso la linea 1.96.96. La maggior parte delle segnalazioni riguarda casi di abuso e violenza. Negli ultimi anni stanno, tuttavia, emergendo in maniera sempre più insistente problematiche legate al mondo di internet. Nel 2018, in particolare, Telefono Azzurro ha gestito attraverso la linea telefonica gratuita 1.96.96 oltre 250 casi relativi al web, che hanno coinvolto principalmente pre-adolescenti e adolescenti di sesso femminile. Nella nota in allegato dati dettagliati e percentuali.

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I pensionati italiani indossano i “gilet bianchi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Napoli 15 febbraio p.v., alle ore 10,00, in Via Toledo, (altezza Staz. Funicolare Centrale, Piazzetta Teatro Augusteo) il partito Pensionati d’Europa presenterà alla stampa l’iniziativa dei #GiletBianchi. I presenti, insieme al Coordinatore nazionale del Partito, Fortunato Sommella, sosteranno nella “Piazzetta” per circa un’ora, Flash Mob, per poi recarsi presso la Prefettura di Napoli, in Piazza del Plebiscito, allo scopo di consegnare al Signor Prefetto di Napoli un documento esplicativo della protesta.

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Pensioni, previsti tagli di solidarietà nel decreto su Quota 100

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Pensioni, previsti tagli di solidarietà nel decreto su Quota 100 Mentre al Senato continua la discussione sul cosiddetto Decretone di conversione in legge del dispositivo su pensione Quota 100 e Reddito di cittadinanza – nella giornata di oggi dovrebbe scadere il termine per la presentazione degli emendamenti – tra le novità di inizio anno che hanno riguardato le pensioni ci sono anche i tagli di solidarietà e i nuovi scaglioni per l’adeguamento all’inflazione. Misure su cui vale la pena fare il punto di quella che è ora la situazione.
Per quanto riguarda il contributo di solidarietà, contenuto nella Legge di Bilancio 2019, dovrebbe scattare a marzo e riguarda, in ogni caso, le pensioni superiori ai 100mila euro lordi l’anno, con risparmi previsti per 76,1 milioni di euro. Secondo le stime, queste sono in pagamento a non più di 24mila persone. Per l’operatività, si è in attesa di un chiarimento da parte dell’Inps, anche con indicazioni su come verrà effettuato il prelievo nei mesi di gennaio e febbraio, e sulle modalità di prelievo sulla parte retributiva. In ogni caso, occorrerà attendere la versione finale del cosiddetto Decretone, su Quota 100 e reddito di cittadinanza, per l’operatività. Secondo la Legge Bilancio, come si legge anche nell’inserto dedicato alle Pensioni del Sole 24 Ore, «nei prossimi cinque anni le pensioni elevate saranno ridotte di un’aliquota del 15% per la parte eccedente i 100mila euro e fino a 130mila, al 25% sopra i 130mila sino a 200mila, al 30% sopra i 200mila fino a 350mila, al 35% sopra i 350mila fino a 500mila, e oltre i 500mila al 40%». Ma in nessun caso le pensioni colpite possono scendere sotto i 100mila e sono escluse le pensioni liquidate con il sistema contributivo, «per esempio dopo una operazione di totalizzazione». In ogni caso, «secondo una interpretazione diffusa, al momento non smentita dal Governo, sono escluse le pensioni erogate dalle Casse dei professionisti». L’altro cambiamento riguarda il meccanismo di perequazione automatica dei trattamenti pensionistici, che, sempre con la legge di Bilancio 2019, ha visto l’introduzione di una modifica, con il passaggio dai cinque scaglioni di indicizzazione, che erano stati previsti nella legge di Stabilità 2014, validi fino a dicembre 2018, a sette scaglioni. Si tratta di una misura di salvaguardia che vale per il triennio 2019-2021. Il meccanismo attuale prevede che la rivalutazione delle pensioni, l’adeguamento all’inflazione, avvenga in maniera piena, al 100%, solo per gli assegni di importo più basso, non superiore cioè a tre volte il trattamento minimo (fino a 1522,26 euro). Man mano che l’importo cresce, l’adeguamento viene effettuato solo in parte, con percentuali che variano in base agli scaglioni. In sostanza, come ricapitola l’inserto del Sole 24 Ore, se la prestazione pensionistica è fino a tre volte il minimo l’adeguamento all’inflazione è al 100% e la rivalutazione effettiva è dell’1,10%, se è oltre 3 fino a 4 volte il minimo l’adeguamento è al 97% e la rivalutazione effettiva del 1,07%, oltre a 4 fino a 5 volte adeguamento al 77% e rivalutazione effettiva al 0,85%, oltre a 5 fino a 6 volte adeguamento al 52% e Rivalutazione effettiva al 0,57%, oltre a 6 fino a 8 volte adeguamento al 47% e Rivalutazione effettiva al 0,52%, oltre a 8 fino a 9 volte adeguamento al 45% e Rivalutazione effettiva al 0,50%, oltre a 9 volte adeguamento al 40% e rivalutazione al 0,44%. Per quanto riguarda l’iter del disegno di legge di conversione del decreto-legge 4/2019 in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, la Commissione Lavoro del Senato prosegue, questa settimana, l’esame. L’Aula esaminerà il testo nella settimana dal 19 al 21 febbraio. Francesca Giani by Farmacista33)

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Raggi: Aruba aprirà a Roma Hyper Cloud Data Center

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

“E’ ufficiale: il brand Aruba sbarca a Roma, con un Hyper Cloud Data Center che darà lavoro a 200 persone. Una bellissima notizia per la città, che a primavera 2020 festeggerà la nuova apertura di quest’azienda tutta ‘Made in Italy’, impegnata a investire nella trasformazione digitale del Paese. Location prescelta, il Tecnopolo Tiburtino, polo dell’high-tech e della green economy proteso all’avanguardia con le sue oltre 100 imprese in costante contatto con il mondo dell’università e della ricerca”. Così in una nota la Sindaca di Roma Virginia Raggi.“Vincenti i colloqui intercorsi in questi mesi con l’azienda: ci hanno prospettato sviluppi ed esigenze, abbiamo fornito risposte e soluzioni. Con ottimo esito, e ne andiamo fieri. Perché questo è un punto a segno per la città, che si riconferma polo attrattivo per investitori, ricercatori e innovatori, ma anche punto di riferimento per l’offerta occupazionale. Nello specifico, la divisione capitolina di Aruba Enterprise fornirà servizi complessi e qualificati di IT, dematerializzazione e certificazione dei processi, allo scopo di digitalizzare l’azienda e ridurre i costi di sistema. Noi siamo al fianco di chi lavora e crea lavoro, di chi innova nel Paese e ci rende competitivi oltre i confini nazionali. La nostra mission è quella di valorizzare queste realtà virtuose, facilitando gli investimenti sul territorio attraverso la semplificazione legislativa e amministrativa e l’utilizzo dei fondi a disposizione. Benvenuta Aruba”, dichiara Carlo Cafarotti, Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale.

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Migranti: in Africa 1 migrante su 4 è un bambino

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Quasi un migrante su quattro in Africa è un bambino, più del doppio della media globale, e il 59% dei 6,8 milioni di rifugiati nei paesi africani sono bambini. Almeno 13,5 milioni di bambini sradicati in Africa – con 6,5 milioni di migranti internazionali (compresi 4 milioni di rifugiati) e 7 milioni di sfollati interni – necessitano di azioni nazionali rafforzate e di una cooperazione regionale e internazionale tra Stati per difendere i loro diritti, preservarli e aiutarli a realizzare il loro potenziale.In occasione del vertice dell’Unione africana (UA) di Addis Abeba, l’UNICEF esorta i leader dell’UA a lavorare insieme per affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare e rispondere alle esigenze dei bambini sradicati in tutto il continente.”La maggior parte dei migranti africani si sposta all’interno dell’Africa, e mentre gran parte di questo movimento di persone è normale e regolare, le cause negative di fondo rimangono i principali fattori dell’immigrazione irregolare in tutto il continente”, ha detto Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “Ogni giorno, i bambini e le famiglie vittime di violenza, povertà o delle devastazioni del cambiamento climatico prendono la dolorosa decisione di lasciare le loro case in cerca di sicurezza e di un futuro più promettente. Affrontare queste cause alla radice contribuirà a ridurre la necessità di lasciare le famiglie e i bambini”. Oltre ad affrontare i fattori negativi della migrazione irregolare, l’UNICEF chiede ai governi africani di attuare politiche e programmi per proteggere, incoraggiare ed investire sui bambini rifugiati, migranti e sfollati.

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Due miliardi di giovani alla conquista del mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Nati tra il 1995 e il 2012, nel pieno boom di Internet, abituati al multitasking e all’uso simultaneo di diversi dispositivi e ancora più interconnessi dei Millennials. Sono circa 2 miliardi in tutto il mondo e costituiranno oltre il 30% della forza lavoro entro il 2025. È questo l’identikit della Generazione Z, l’esercito di talenti del futuro che con il suo ingresso nel mondo del lavoro sta rivoluzionando l’approccio delle aziende, che devono riuscire ad integrare queste risorse nel miglior modo possibile. Ma quali sono gli ambiti su cui puntare per far esprimere al meglio il loro potenziale? Secondo gli esperti al primo posto c’è l’investimento in nuove tecnologie, come sottolineato dalla Varkey Foundation di Londra che, intervistando oltre 20mila giovani da 20 paesi, ha evidenziato come l’84% creda che la tecnologia possa contribuire a costruire un domani migliore. L’importanza dell’innovazione 2.0 è stata sottolineata anche da un report della Bank of America, secondo cui il 46% dei nativi digitali predilige i social come forma di comunicazione, anche lavorativa. Sviluppare iniziative di coaching favorendo il mix generazionale e prestare maggiore attenzione all’equilibrio vita-lavoro rappresentano ulteriori fattori chiave per spingere i nativi digitali ad entrare nel mondo del lavoro, come dimostrato dagli studi condotti dai ricercatori Claire Madden e David Stillman. Ma non è tutto. La promozione della Responsabilità Sociale è per il 94% degli appartenenti alla Generazione Z un aspetto prioritario nella scelta dell’azienda per cui lavorare. È quanto emerge da uno studio condotto da Sodexo sui Workplace Trend del futuro, presentato oggi in occasione dell’evento HR LAB – Human Capital Forum presso la LUM School of Management. “I nativi digitali della Generazione Z costituiscono una fonte di stimoli ed entusiasmo fondamentale per lo sviluppo e l’innovazione delle aziende – afferma Stefano Biaggi, Amministratore Delegato di Sodexo Italia, azienda leader mondiale nei servizi di Qualità della Vita – In Sodexo ci impegniamo per creare un ambiente di lavoro focalizzato sulle persone. Questo implica innanzitutto cogliere e rispettare le peculiarità del singolo collaboratore, consentendogli di esprimere in modo autentico il suo potenziale. Per questo Sodexo ha creato Eat, l’offerta di ristorazione progettata per soddisfare i bisogni specifici dei consumatori. Come in tutti gli aspetti della propria vita, i collaboratori si approcciano al momento del pasto con aspettative e desideri differenti tra loro: ecco perché il ristorante aziendale deve poter offrire prodotti e modalità di consumo differenti all’interno di uno spazio piacevole e funzionale, assecondando le spinte motivazionali e personali che guidano l’azione in quel momento”.Coltivare le potenzialità dei giovani rappresenta quindi un’importante leva per evitare un esodo di talenti all’estero. Ciò che è stato fatto finora però non basta. L’ultimo report ISTAT “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente”, ha stimato infatti come siano stati ben 28mila i giovani laureati italiani che nel 2017 hanno deciso di abbandonare il Paese per cercare nuove opportunità, a cui si sono aggiunti 33mila diplomati 25enni. Una scelta fatta da oltre 244mila giovani negli ultimi 5 anni, di cui il 64% con un titolo di studio medio-alto. Per Claire Madden, ricercatrice ed autrice del best seller Hello Gen Z: Engaging the Generation of Post-Millennials “I digitali sono in cerca di livelli equamente elevati di affermazione e coinvolgimento nelle interazioni sul lavoro. Gli appartenenti alla Generazione Z riescono ad adattarsi facilmente al contesto lavorativo e non hanno paura di trasformazioni e transizioni. Hanno solo bisogno di un ambiente in cui possano esprimere il loro potenziale e riuscire a portare innovazione”.Secondo gli esperti inoltre le organizzazioni dovrebbero sostenere l’ambizione della Generazione Z di lavorare e vivere a un ritmo veloce, senza trascurare però salute e benessere. Il 94% dei giovani coinvolti nel sondaggio della Varkey Foundation ha affermato infatti che il benessere psicofisico è tra i fattori più importanti. Le aziende che offrono benefit per spingere i dipendenti all’attività fisica, riducendo stress e monotonia, hanno maggiori possibilità di attrarre i nativi digitali. Favorire l’integrazione tra Generazione Z e Millennials rappresenta un altro punto fondamentale per le imprese, come evidenziato da Ralph Moore, professore di economia alla McGill University di Montreal che, in uno studio pubblicato su Psychology Today, ha evidenziato come il 77% degli appartenenti alla Generazione Z desideri ricevere consigli lavorativi da manager Millennials piuttosto che da Baby Boomers.Pensiero condiviso anche da David Stillman, esperto generazionale che nel suo recente studio Gen Z @ Work ha evidenziato come la ricetta per il successo delle aziende del futuro sia il mix tra la disponibilità alla collaborazione dei Millennials e la mentalità orientata al successo dei nativi digitali. “La Generazione Z è competitiva ed è cresciuta sapendo che non tutti possono essere vincitori. Sebbene preferiscano vincere per sé stessi, è sbagliato pensare che non lavorino bene con gli altri – ha affermato Stillman – Per ottenere il massimo, le organizzazioni devono avvalersi sia della mentalità collaborativa dei Millenials sia della motivazione della Generazione Z”. Dallo studio emerge inoltre che tra nati fra i primi anni ‘80 e la fine degli anni ’90, 6 su 10 sono pronti a dare il loro supporto alle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro.

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“Ieri, oggi, domani: dalla laurea al lavoro”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Parma Dal 13 febbraio all’8 aprile, all’Università di Parma, sei appuntamenti d’orientamento in uscita pensati per i laureandi e gli studenti degli ultimi anni del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza, del corso di laurea in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali e del corso di laurea magistrale in Relazioni internazionali ed europee, e incentrati sull’esperienza professionale di testimonial eccellenti legati alla città e all’Ateneo ma non solo. Il ciclo, organizzato dalla prof.ssa Lucia Scaffardi, Delegata per l’Orientamento in uscita del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali, s’intitola Ieri, oggi, domani: dalla laurea al lavoro. Incontri di orientamento con testimonial che hanno intrapreso rilevanti percorsi professionali, e si svolgerà per tutte le date nell’Aula della Bandiera della Sede centrale dell’Ateneo (via Università, 12) con inizio alle 11.30.
Mercoledì 13 febbraio 2019, ore 11.30, Aula Bandiera Dott. Carlo Alberto La Fiandra, vincitore di concorso in Magistratura Prof. Federico Spotti, Notaio in Parma
Lunedì 4 marzo 2019, ore 11.30, Aula Bandiera Avv. Enrica Gianola Bazzini, Ordine degli Avvocati di Parma
Mercoledì 13 marzo 2019, ore 11.30, Aula Bandiera Dott. Francesco Giliotti, Legal Vice President, Group Crisis Committee Coordinator, Group Data Officer, Barilla Iniziative S.p.A.
Lunedì 25 marzo 2019, ore 11.30, Aula Bandiera Ministro Plenipotenziario Ruggero Corrias, Chief International Officer, Snam S.p. A.
Mercoledì 3 aprile 2019, ore 11.30, Aula Bandiera Dott. Mauro Ambanelli, Legal Manager, Group Compliance & Data Protection Officer, Chiesi Farmaceutici S.p.A.
Lunedì 8 aprile 2019, ore 11.30, Aula Bandiera Dott.ssa Giovanna Pisani, Legal Assistant, Commissione Europea.

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I posti ben pagati che nessuno vuole

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Milano. Negli ultimi tempi parla tanto di disoccupazione e povertà in Italia, relativamente al reddito di cittadinanza, ma nessuno dice, o sa, che ci sono tanti posti di lavoro vacanti perché nessuno vuole occuparli.
A cominciare dal digitale visto che le aziende italiane hanno un grandissimo bisogno di profili digital, in grado dunque di sfruttare al meglio le nuove tecnologie e le nuove possibilità, a partire per esempio dai Big Data, Data scientist, Data architect, Sviluppatori software, Chief digital officer, Ingegneri informatici. Insomma, tutte figure che, almeno per ora, il nostro Paese sembra non essere in grado di offrire abbastanza.
Proprio per questo motivo, le aziende si affidano sempre di più ai servizi delle agenzie di selezione di personale, come ad esempio la società milanese di head hunting Adami & Associati, specializzate nella ricerca di figure poco presenti sul mercato.Come sottolinea la CEO e founder Carola Adami, infatti, «esiste un concreto e non trascurabile gap tra la domanda e l’offerta di lavoro, soprattutto per quanto riguarda le professioni tecnologiche». Questo significa che il fabbisogno delle aziende di determinate figure – come per esempio quello dei laureati in Information and Communications Technology – supera molto spesso l’effettiva disponibilità di tali figure.
Sarebbe però sbagliato pensare che le aziende italiane facciano fatica a individuare i soli laureati. «Si parla spesso della difficoltà delle imprese nell’assumere profili altamente qualificati, soprattutto per quanto riguarda le nuove professioni digitali». Ciononostante, spiega Adami, «va evidenziato il fatto che le aziende arrancano talvolta anche nell’individuare delle figure più tradizionali, che spesso tra i requisiti minimi non contemplano un titolo di laurea. Parliamo infatti di ruoli come il perito tecnico e l’elettrotecnico, o ancora, il falegname, il cablatore, l’idraulico, il manutentore, l’elettricista, l’estetista, il camionista e il panettiere».Proprio così: nonostante la recente crisi economica dal quale il Paese sta lentamente uscendo, permangono molti lavori che poche persone sono disposte a fare. Molto spesso, si tratta di ruoli che non richiedono particolari titoli accademici, e che garantiscono retribuzioni più che dignitose. Per molte professioni artigiane e per alcune professioni tecniche, infatti, le retribuzioni annue toccano i 40mila euro.Per quale motivo, dunque, gli italiani non sono disposti ad accettare questi lavori, e dunque a rispondere alle richieste delle aziende in cerca di manodopera?«Nella maggior parte dei casi le aziende hanno delle forti difficoltà nell’assumere tecnici, artigiani o lavoratori operativi perché, per molti giovani, il lavoro manuale corrisponde a un’occupazione umile, dal valore medio basso, e che in ogni caso richiede sforzi e sacrifici eccessivi. Per questo motivo, tali proposte di lavoro non vengono prese in considerazione, rimangono inascoltate, rallentando pesantemente i processi di recruiting delle aziende». Da qui, dunque, la necessità di affidarsi ai servizi delle agenzie di ricerca personale anche per la selezione di figure non altamente qualificate, per le quali, fino a qualche tempo fa, alcune imprese potevano pensare di agire in autonomia.«Sbaglia chi pensa che, con la rivoluzione digitale, le professioni artigiane siano destinate a scomparire. É vero il contrario: il bisogno di artigiani professionisti da parte delle imprese continuerà a essere impellente.
Tutt’al più questi stessi profili saranno chiamati a rinnovarsi e ad acquisire nuove skills, trasformandosi pian piano nei cosiddetti artigiani 4.0» conclude l’head hunter Adami.

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Scuola – ANIEF aderisce agli scioperi del 27 febbraio e dell’8 marzo in difesa della scuola statale

Posted by fidest press agency su domenica, 10 febbraio 2019

Contro la scellerata proposta di regionalizzare l’istruzione, per aumenti stipendiali legati all’inflazione cresciuta a dismisura negli ultimi dieci anni, per la riapertura delle graduatorie ad esaurimento, la difesa dei ruoli assegnati con riserva ai docenti che hanno superato l’anno di prova, l’avvio di una fase transitoria per la stabilizzazione dei precari docenti e Ata con 3 anni di servizio.Marcello Pacifico (Anief): invitiamo tutto il personale della scuola, di ruolo e non, a incrociare le braccia il 27 febbraio e l’8 marzo per difendere l’istruzione statale contro ogni progetto di regionalizzazione e per dire basta alla stagione degli aumenti-farsa e del precariato senza fine.L’Anief non ci sta: troppi gli elementi di rottura in questo inizio 2019 che continua a vedere la scuola sotto attacco. L’ultimo elemento, in ordine di tempo, è quello del progetto di regionalizzazione dell’istruzione. Una proposta scellerata, secondo l’Anief, perché senza la dimensione statale, peraltro garantita dalla Costituzione, le differenze di sviluppo tra le varie regioni, specie al Sud, finirebbero inevitabilmente per aumentare il gap con le regioni più ricche.“Se questo progetto dovesse passare – si domanda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – come si potrà evitare di avere regioni con un’istruzione di serie B in termini di risorse, strutture, servizi? E a quel punto cosa impedirebbe di ritornare al sistema delle gabbie salariali, con stipendi differenti in base alla regione di lavoro, oppure di eliminare la mobilità di docenti e Ata, costretti a rimanere nella regione di assunzione e a dover sostenere e vincere nuovamente un concorso per potersi spostare? Una follia che finirebbe per far pagare un conto salatissimo anche alle regioni del nord, che potrebbero veder diminuire la disponibilità di docenti, in molti casi provenienti dal Sud e senza i quali molte scuole rimarrebbero con le classi scoperte”.Anief aveva preso posizione giusto pochi giorni fa da Aosta con un secco ‘no’ del suo Consiglio nazionale ad ogni progetto di autonomia regionale della scuola. Oggi, dopo aver annunciato di essere pronta a dare battaglia anche sul piano giudiziario a questo piano, il sindacato neo rappresentativo ha deciso di aderire allo sciopero del 27 febbraio con Unicobas e a quello generale dell’8 marzo insieme a Cobas, Slai Cobas, CUB, Sgb e Usi.“Abbiamo deciso – continua Pacifico – di chiedere al personale scolastico di incrociare le braccia due volte nelle prossime settimane per difendere l’istruzione statale contro ogni progetto di regionalizzazione e per iniziare finalmente a lottare contro la precarietà”.Tra i motivi della protesta, infatti, per Anief non possono mancare la rivendicazione di un nuovo contratto di lavoro che restituisca al personale scolastico dignità non solo economica, con aumenti che facciano almeno recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi dieci anni, ma anche giuridica, con il definitivo superamento di ogni illegittima discriminazione del lavoro del personale precario in termini di diritto agli scatti stipendiali e alla retribuzione professionale docenti, ferie, malattia e permessi. Basti pensare, ad esempio, che ancora oggi un docente precario è costretto a rinunciare a un giorno di retribuzione e di anzianità di servizio per partecipare a un concorso perché solo il collega di ruolo ha diritto a un permesso retribuito. Una situazione, per Anief, semplicemente inaccettabile.Anief non dimentica, inoltre, di portare in piazza tutti i suoi cavalli di battaglia sui quali, in questi anni, non ha mai smesso di alzare la voce: riapertura delle graduatorie ad esaurimento, scioglimento della riserva a tutti i docenti immessi in ruolo con clausola rescissoria per ricorso pendente che abbiano superato l’anno di prova, immediato avvio di una fase transitoria che consenta la stabilizzazione dei docenti e degli Ata non abilitati con almeno tre anni di servizio.Su quest’ultimo punto, infatti, la maggioranza giallo-verde deve più di una spiegazione ai docenti non abilitati che si sono visti letteralmente “scippare” il già misero concorso a loro riservato promesso dal governo precedente, cancellato dalla Legge di Bilancio 2019 e sostituito da una ancora più misera riserva del 10% dei posti al prossimo concorso ordinario.Per tutti questi motivi, Anief invita tutto il personale docente e Ata, in servizio e di ruolo, a scioperare il 27 febbraio e l’8 marzo e a scendere in piazza numerosi in occasione delle manifestazioni che, in quei giorni, saranno organizzate.

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Anziani sì, malati no: parliamo di longevità

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

Milano 13 febbraio alle ore 18:00 presso l’Aula CAN dell’Ospedale San Giuseppe, in Via San Vittore 12 un incontro nell’ambito di un nuovo appuntamento con i Mercoledì della Salute dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. A svelare i “Segreti di lunga vita” e rispondere alle domande dei cittadini, che potranno accedere all’incontro gratuitamente, interverrà la dottoressa Gaia Spinetti, biologa presso la Fondazione MultiMedica Onlus, impegnata in un progetto di ricerca, finanziato da Fondazione Cariplo, che studia il midollo osseo come organo chiave nella sindrome dell’anziano fragile.La popolazione mondiale sta invecchiando. Entro il 2031 gli over 65 saranno circa 140 milioni, molti dei quali purtroppo affetti da patologie più o meno invalidanti. Quello tra anzianità e malattia, però, non è un connubio ineluttabile. Sono molti i comportamenti virtuosi che si possono adottare, per cercare di invecchiare in buona salute: la regolare attività fisica, dire no al fumo, limitare il consumo di alcolici, seguire una sana alimentazione. Di questo e altro parlerà la dottoressa Spinetti.L’evento si inserisce nell’edizione 2019 dei “Mercoledì della Salute” dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, nati per permettere ai cittadini di avere un dialogo diretto con esperti che, grazie a un linguaggio semplice e divulgativo, parlano di importanti patologie di interesse generale. Complici web, social media e blog, sempre più spesso, infatti, ci si affida alle fonti più disparate per cercare informazioni su argomenti relativi alla salute, perdendo di vista gli unici interlocutori con cui varrebbe davvero la pena avere un confronto: i medici. Per comunicare la propria partecipazione rivolgersi a: Farmacia dei Padri Fatebenefratelli, via San Vittore 12, Milano, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.15 alle ore 19.15 – Tel. 02 86454006.

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Quota 100 e Reddito di cittadinanza: Udir interviene in Senato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

Richiesto ai senatori di consentire la pensione anticipata ai dirigenti scolastici. Tra le altre proposte emendative il recupero del valore degli stipendi e la copertura per la rateizzazione dell’intera liquidazione con tassazione all’1,5% Per il presidente Marcello Pacifico sarebbe giusto ritornare a regime alla pre Fornero o comunque all’età di 63 anni andare in pensione col massimo dei contributi, fermo restando la possibilità, su richiesta, di permanere in servizio come per i magistrati. Sono diversi gli emendamenti al decreto presentati in XI Commissione del Senato su Reddito di cittadinanza e Quota 100. Bene ha fatto il Governo a scegliere questa strada. Ora però bisogna sbloccare subito le immissioni in ruolo e per i presidi, oltre a semplificare le procedure di assunzione per i vincitori del nuovo concorso, bisogna organizzare un corso riservato per i ricorrenti avversi il bando del 2011.

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Lavoro: ecco i profili marketing più ricercati nel 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 febbraio 2019

Milano. Chi si occupa di selezione del personale nell’universo del marketing non ha potuto non notare, negli ultimi mesi, la presenza di due diverse e – a prima vista – contrapposte tendenze.Da una parte le aziende si stanno infatti mobilitando per reclutare degli esperti con competenze innovative nel campo del digital marketing, per adeguarsi nel modo più veloce possibile alle esigenze e ai comportamenti di una clientela sempre più digitale. Dall’altra, invece, molte aziende hanno iniziato a rivolgere i riflettori verso gli esperti di marketing a tutto tondo, capaci dunque di impostare delle strategie impeccabili sia online che offline.
Ma quali sono – e quali saranno – i ruoli maggiormente ricercati dalle aziende in questo 2019?«Soprattutto per quanto riguarda il versante del web marketing, c’è un costante crescendo dell’attenzione dedicata all’esperienza degli utenti.Ne consegue che un buon numero di aziende ha iniziato ad assumere, al fianco degli ormai classici Chief Digital Officers, i cosiddetti CXO, ovvero i Chief Experience Officers: il loro ruolo è quello di assicurarsi che i clienti abbiano un’esperienza positiva nel rapportarsi al brand, ai prodotti e ai servizi dell’azienda».Altro ruolo emergente nel campo del web marketing è il Digital Brand Manager, il quale, come suggerisce il nome, è responsabile della definizione e dell’implementazione della strategia online di branding aziendale: «per il Digital Brand Manager» specifica Adami «si parla dunque di compiti come la gestione della brand awareness e la supervisione della presenza online aziendale».
«Già durante la seconda metà del 2018 c’è stato un crescente interesse nei confronti del Chief Growth Officier, il quale in molte aziende sta di fatto assumendo la funzione del direttore di marketing».Rispetto al Chief Marketing Officier, il CGO vanta una visione più ampia, che travalica l’ufficio marketing: per aiutare l’azienda a raggiungere gli obiettivi commerciali prefissati, questo profilo è portato a supervisionare anche le vendite e il prodotto stesso.Altra figura più tradizionale che sta tornando in voga è poi quella del Product Marketing Manager, il quale – lontano dall’essere un profilo puramente digital – è il responsabile dello sviluppo strategico dei prodotti o servizi offerti dall’azienda.
«Le aziende stanno chiedendo ai responsabili marketing di alzare e di allargare lo sguardo, puntando più decisamente il timone verso la redditività» conclude l’head hunter Adami «ed è da qui che nasce l’esigenza di assumere profili più completi».

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