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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°122

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

Come gli italiani vivono la terza età

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Altro che declino. Per i romani la terza età è sempre più un periodo di pienezza e possibilità, una fase in cui la vita ha ancora molto da offrire e dove poter realizzare progetti e sogni nel cassetto. E persino innamorarsi. Al punto che ben l’89% pensa che sia possibile, e ormai sempre più comune, iniziare una relazione autentica e soddisfacente dopo i 65 anni.
Instaurare una relazione in età avanzata migliora la vita di chi è solo da molti punti di vista, dicono gli abitanti di Roma: per il 59% essere in coppia è un motivo in più per mantenersi attivi e dedicarsi insieme alle passioni in comune. Ma non solo: avere un partner al proprio fianco permette anche di mantenersi in forma e prendersi cura di sé (41%), dà i giusti stimoli per migliorare l’autostima (30%), facendo scoprire di poter ancora piacere, inoltre aiuta a combattere la solitudine (29%).Ma non sono solo rose. Una nuova relazione dopo i 65 anni può anche essere fonte di preoccupazioni e difficoltà: il 44% dei romani vede molto complicato instaurare un nuovo equilibrio nella vita di tutti i giorni, mentre per il 41% il principale problema è il rischio gravare sull’altra persona in caso di malattia. Fra le altre difficoltà, quella di non avere più le energie per fare quello che si faceva prima (38%) e relazionarsi con i figli e nipoti del partner (27%).Se i sentimenti non sfioriscono, sono anche molte le attività a cui gli abitanti di Roma si dedicherebbero in questa fase, tanto che solo il 2% aspetterebbe la pensione unicamente per riposarsi. Il 22% penserebbe di riprendere gli studi, il 33% occuperebbe il maggior tempo libero facendo del volontariato, il 60% viaggiando e il 79% dedicandosi a hobby e passioni troppo spesso rimandati.Che cosa può minare la serenità di questo periodo della vita? Tra i principali timori, i problemi di salute (84%), la mancanza di una rete relazionale forte, spesso causa di solitudine (60%), il calo delle forze fisiche (43%) e l’assenza di un partner (22%).Ma a preoccupare i romani è anche il rischio di trovarsi con scarse disponibilità economiche (76%), tanto che solo il 2% degli abitanti di Roma ritiene che la pensione di base sarà sufficiente. Gli altri invece penserebbero a costruirsi, nel tempo, una vecchiaia economicamente serena. Ma come? Il 71% puntando sulla previdenza complementare, il 43% investendo nel mattone e un ulteriore 22% tenendo i soldi in banca.“Il nostro Osservatorio sul welfare, giunto alla sua seconda edizione, evidenzia come la terza età sia sempre più considerata una seconda giovinezza, da vivere pienamente coltivando interessi e senza rinunciare alle relazioni sociali”. – Afferma Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo di Reale Mutua – “Una delle maggiori preoccupazioni per questo periodo è rappresentata dalle disponibilità economiche. Per questo motivo, è importante giocare d’anticipo e costruirsi per tempo una vecchiaia serena con le opportunità offerte dalla previdenza complementare”.

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Ricerca personale: ora le aziende vanno a caccia di letterati

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Data scientist, esperti di cyber security, direttori IT, store manager, account, senior consultant sono tra le professioni più ricercate in questi ultimi tempi, e di conseguenza le facoltà più quotate sono quelle di ingegneria, di informatica e di economia. Ma attenzione, poiché sarebbe sbagliato pensare che, per assicurarsi un lavoro sicuro e soddisfacente negli anni a venire, sia necessario rivolgersi alle sole competenze scientifiche e tecnologiche.Gli esperti di ricerca e selezione del personale avvertono infatti che le aziende stanno allungando lo sguardo verso gli esperti di materie letterarie e umanistiche.«Per anni le materie letterarie sono state bistrattate dal mondo del lavoro, anche e soprattutto come conseguenza diretta della crisi dell’editoria. Mentre oggi la sempre più sentita esigenza delle aziende di rafforzare la propria immagine sta dando nuova linfa agli studi umanistici» ha spiegato Carola Adami, fondatrice e CEO dell’agenzia di ricerca e selezione del personale Adami & Associati.Alle spalle degli analisti e degli informatici, si affacciano dunque i letterati, pronti, se non per un sorpasso, almeno per un inaspettato affiancamento.A confermarlo ci sono anche i risultati della ricerca ‘Il lavoro in Italia nel 2027′, firmata dall’Osservatorio ExpoTraning e basata sull’analisi delle opinioni di 500 manager delle aree IT e comunicazione di imprese piccole, medie e grandi. E se il 35% del campione non ha avuto dubbi nell’indicare gli esperti IT come i professionisti più ricercati dalle aziende nel prossimo futuro, il 24% dei manager ha invece puntato il dito in direzione dei laureati in lettere, in storia e in filosofia. Difficile, per chi non si occupa di ricerca e selezione del personale, immaginare che tra 5 o 10 anni tra i professionisti più ricercati ci saranno dei laureati in lettere, eppure, stando alle esigenze delle aziende, non sembrano esserci dubbi.«Le imprese hanno bisogno di professionisti della comunicazione, e quindi di profili con ottime competenze nel campo della scrittura e della creazione di contenuti per la rete. Parliamo di attività propriamente editoriali, ma anche di pubblicità, di pubbliche relazioni e di comunicazione interna» ha sottolineato l’head hunter Adami, aggiungendo che «per le aziende è e sarà sempre più cruciale poter contare su figure specifiche per creazione e la cura di contenuti online e offline».Nei prossimi anni la domanda di comunicatori, di letterati e di giornalisti è dunque destinata a crescere, e con essa dovrebbero dunque aumentare anche le iscrizioni alle facoltà umanistiche, le quali da tempo registrano un costante trend negativo. È del resto certo che, per preparare dei professionisti in grado di soddisfare le esigenze delle aziende, la formazione umanistica deve evolversi, tendendo uno sguardo verso le nuove tecnologie e soprattutto verso le nuove necessità del mercato del lavoro.Si parla dunque di copywriter, di addetti stampa, di social media manager, di community manager e di tante altre figure trasversali, le quali trovano e troveranno impiego in agenzie dedicate e nelle singole aziende, per occuparsi della comunicazione interna ed esterna.Con la digitalizzazione tutte le aziende anche quelle che non hanno nulla a che fare con il settore della comunicazione, devono diventare almeno un po’ delle ‘media companies’, investendo nella comunicazione.

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Alluvioni in Kenya

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Piogge battenti e improvvise inondazioni nel nord del Kenya hanno distrutto le abitazioni e costretto migliaia di persone a sfollare, mentre decine di migliaia sono esposte al rischio di contagio delle infezioni trasmesse dall’acqua, come il colera, in un’area che comprende anche Dadaab, uno dei campi profughi più grandi al mondo.Nella contea di Madera, 750 abitazioni sono state spazzate via dall’acqua e 4.500 persone sono sfollate, e molte comunità nella contea di Turkana si ritrovano isolate senza soccorsi e aiuti a causa della distruzione di un ponte. Nel campo di Dadaab, dove vivono quasi 250.000 rifugiati, principalmente somali, la metà dei quali sono bambini, e dove si registrano ancora nuovi arrivi dal confine, si stanno facendo le stime dei ricoveri distrutti e molti rifugiati si sono raccolti nelle scuole per sfuggire al continuo aumento dell’acqua alta. “Le latrine a fossa che si trovano nel campo sono strabordate diffondendo il rischio di contagio del colera, perché i bambini giocano nell’acqua infetta senza sapere che potrebbe essere fatale. Le alluvioni stanno portando via tutto, abitazioni e bestiame, e le famiglie sono senza rifugio e cibo,” ha dichiarato Caleb Odhiambo, Area Manager di Save the Children’s a Dadaab.
Queste alluvioni giungono dopo un lungo periodo di siccità assoluta nel Corno d’Africa che ha decimato il bestiame e le fonti di sostentamento, lasciando 3,4 milioni di persone in Kenya, un paese che ospita 309.000 sfollati e 489.000 rifugiati, alle prese con una grave insicurezza alimentare. “I rifugiati a Dadaab si sentono condannati al peggio, perché la siccità toglie loro il cibo e queste piogge battenti e improvvise producono il disastro. Piegate dalla siccità, le comunità nel nord del Kenya hanno pregato invocando l’acqua, ma i cambiamenti climatici, la desertificazione e la deforestazione hanno eroso il terreno in vaste aree, impedendo a qualunque cosa di crescere. In assenza degli alberi che assicurerebbero l’umidità del terreno, le piogge battenti possono essere disastrose al pari della siccità, perché l’acqua invece di essere assorbita dal terreno porta via la terra e tutto quello che c’è.” “Siamo preoccupati anche per l’impatto negativo sull’educazione, perché in questi casi di grave emergenza le scuole sono l’unico rifugio possibile per le famiglie e le lezioni vengono sospese per lunghi periodi, mentre bisogna garantire la continuità dell’insegnamento per i bambini.”
Le Organizzazioni umanitarie presenti nel campo stanno anche faticando a far fronte alla riduzione dei fondi, che ha costretto a metà dello scorso anno Save the Children a limitare i suoi interventi, e l’agenzia ONU World Food Program a tagliare del 30% la distribuzione delle razioni di cibo.

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Anziani autosufficienti e non

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

In Europa l’8,8% degli over 65 ha difficoltà a svolgere attività quotidiane come mangiare o vestirsi. In Italia questa quota è più alta, siamo all’11,2%. Pur essendo il secondo paese al mondo per longevità siamo soltanto 11esimi in Europa per aspettativa di vita senza limitazioni fisiche. Questo significa che in Italia si vive più a lungo ma peggio a livello fisico. “In 10 anni gli anziani tra i 65 e i 74 anni saranno 6,5 milioni e oltre il 90% dei pensionati attuali – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – non è in grado di far fronte alle spese di assistenti familiari full-time”. Per una badante convivente i costi annuali oscillano tra i 16.000,00 (54 ore livello CS) e i 21.000,00 Euro se la badante è formata (54 ore livello DS). “I dati dell’Osservatorio nazionale sulla Sanità delle regioni italiane – prosegue Gasparrini – delineano un sistema debole che non è in grado di far fronte alla richiesta di assistenza di lungo periodo. Bisogna intervenire con progetti di aiuto alle famiglie datori di lavoro domestico che rendano sostenibile il costo dell’assistenza negli anni”.

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Il gelato del Papa

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Oggi, 23 aprile, la Chiesa fa memoria di san Giorgio. Per il suo onomastico Papa Francesco offre il gelato a circa 3000 poveri di Roma, come ha reso noto l’elemosiniere apostolico, mons. Konrad Krajewski. Nel pomeriggio, centinaia di gelati saranno distribuiti ai poveri amici della Comunità in diversi luoghi: al termine della preghiera per la pace con i senza dimora, che si tiene nella chiesa di San Calisto a Trastevere, seguita – come sempre – da una cena comune. Potranno gustare il “gelato del papa” anche i migranti e i rom che vengono al centro Genti di Pace in via di San Gallicano per ricevere assistenza, aiuto legale, cure mediche e anche i malati ospiti della casa “San Francesco di Assisi”. Già ieri 150 immigrati anziani, soprattutto dalle Filippine, hanno concluso il pranzo nella mensa di Via Dandolo con il dessert offerto da Papa Francesco.

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I nuovi Over 65, la prima generazione Senior digitale che progetta un futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Una volta li chiamavano “anziani” o “terza età”. Persone che hanno già vissuto gran parte della loro vita, magari appagati seppur non sempre in grado di avere ancora un ruolo attivo nella società. Ma questa fotografia è ancora attuale? Oggi, secondo l’Istat, gli Over 65 sono circa 13.672.000, pari al 22,6% della popolazione attuale, e sono destinati a crescere (34% entro il 2050), ma sono molto cambiati rispetto ai loro coetanei di soli vent’anni fa. Non chiamateli anziani, insomma. E’ quanto emerge dalla ricerca “Over 65: una vita a colori” commissionata da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia[1], e realizzata da AstraRicerche su un campione di oltre 700 Senior tra i 65-85enni, per analizzare come vivono la loro ‘nuova età’ nel terzo millennio e come hanno modificato il loro stile di vita e le loro abitudini in diversi ambiti: dalla salute al rapporto con la tecnologia, dalla famiglia alla vita sociale e allo svago.I risultati sono sorprendenti. Chi pensa che i Senior non siano tecnologici deve innanzitutto ricredersi: amano la tecnologia e la utilizzano, tanto che la ricerca è stata realizzata completamente on-line tramite smartphone, tablet e pc (tra le prime in Italia su questo target), sfatando questo luogo comune e rendendoli a tutti gli effetti la prima generazione di “Over 65 digitali”. Non solo. Dalla ricerca emerge una figura ben diversa rispetto a qualche decennio fa: i Senior odierni si definiscono dinamici e attivi e, oltre alle faccende domestiche e alla cura della casa, non rinunciano alle attività che li rendono felici, come viaggiare (54,2%), prendersi cura di sé (49,1%), praticare attività ludico-sportive (45,7%) o culturali (43,4%). C’è chi frequenta un corso di ballo, chi è iscritto a corsi di natura artistica, chi va a teatro o chi preferisce studiare. Hanno forti valori e ideali (per il 56,2%) e uno «sguardo al futuro» più che al passato, con una vita ancora da vivere. Si reputano curiosi (47,8%), ottimisti (44,1%), capaci di invecchiare serenamente (60,8%) e alcuni sono desiderosi di fare nuove esperienze (29,6%). Se la maggior parte si augura in futuro di poter fare le stesse attività che svolge oggi, c’è, infatti, anche il 35,2% che auspica di poterle fare con maggiore serenità e il 4,5% addirittura di ampliarle nei prossimi 5 anni prevedendo più viaggi (+13,7 p.p. al 67,9%), più attività ludico-sportive (+4,9 p.p.) e culturali (+6,4 p.p.). In sintesi, è prima generazione di questa fascia d’età che progetta concretamente un futuro. Non mancano, però, dei lati più critici, come il basso livello di felicità e il sentirsi poco ammirati, la possibilità che loro condizione di salute possa peggiorare, oltre che considerarsi un peso per le casse dello stato (ma non per le famiglie).
Tra gli aspetti realmente fondamentali per i Senior emerge come non vogliano essere un peso per gli altri. Al primo posto segnalano, infatti, la lucidità e la buona condizione mentale (73,7%), che supera paradossalmente l’essere in salute e la buona condizione fisica (68,2%), mentre l’altro grande desiderio è quello di essere indipendenti (64,5%), in modo da provvedere autonomamente a se stessi. Solo una minima parte indica l’essere accudito. La serenità e la stabilità (51,6%) predominano sull’essere ben inseriti in un contesto familiare e sociale (37,5%): quasi a dire, “meglio sereni che accompagnati”.

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Pubblico impiego, elezioni Rsu: la Cisl Fp primo sindacato nel Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

“Un grande risultato: siamo il primo sindacato nel Lazio”, esulta Roberto Chierchia, segretario generale della Cisl Fp Lazio, commentando i risultati provvisori delle elezioni per il rinnovo delle Rappresentanze sindacali unitarie nel pubblico impiego. “Ci confermiamo l’organizzazione sindacale di riferimento per i dipendenti pubblici di funzioni centrali, funzioni locali e sanità pubblica della nostra regione”, spiega Chierchia. “A partire da Roma Capitale, la prima amministrazione per numero di dipendenti, dove rafforziamo il primato. Così come in tanti enti locali dei territori di Roma, Rieti, Latina, Viterbo e Frosinone e alla Regione Lazio. Importante affermazione anche nei ministeri, all’Interno la distanza dalla seconda sigla è di 10 punti, nelle agenzie fiscali e negli enti pubblici non economici. Siamo primi nelle direzioni generali di Inps e Inail, e abbiamo la maggioranza assoluta alla direzione centrale Aci e alla Croce Rossa. Straordinaria conferma nella sanità laziale, dove per numero di consensi siamo la sigla più forte: abbiamo preso la leadership alla Asl Roma 5, siamo primi primi nella Asl Roma 1, primi alla Asl di Latina. Abbiamo la maggioranza assoluta al Policlinico Tor Vergata e nella Asl Roma 6, con il 54% dei voti. E in crescita in tante strutture come il Policlinico Umberto I e la Asl di Viterbo”.”La grande partecipazione e il consenso ottenuto dai sindacati confederali nel Lazio è un segno estremamente positivo”, prosegue il segretario di categoria Cisl, “perché cancella ogni critica strumentale sulla firma dei contratti e manda un segnale forte a chi ha cercato di speculare agitando demagogia e populismo. E’ stato premiato invece chi si è presentato al voto con proposte serie, concrete, vicine ai bisogni delle persone”.
“Ringrazio tutte le lavoratrici e i lavoratori pubblici del Lazio”, prosegue il segretario di categoria Cisl. “E ringrazio tutti i candidati della Cisl Fp, una squadra formidabile di persone competenti, preparate e motivate che “ci ha messo la faccia”. Ora inizia il lavoro vero, quello per cui abbiamo chiesto e ottenuto il consenso dei dipendenti pubblici. Dobbiamo cambiare il lavoro e i servizi pubblici. E aprire nei posti di lavoro una stagione vera di contrattazione aziendale, di innovazione organizzativa, di valorizzazione delle professionalità dei lavoratori pubblici”.

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Pa: Fp Cgil, grande vittoria a Rsu, primo sindacato nel lavoro pubblico

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

“Una grande vittoria per la Fp Cgil alle elezioni Rsu nel pubblico impiego. Tre giorni di voto, con una partecipazione altissima delle lavoratrici e dei lavoratori, che ci consegnano un’enormità di voti e una forte rappresentatività e che, di fatto, scrivono una grande prova di democrazia del lavoro”. Ad affermarlo è la Fp Cgil Nazionale in merito all’esito del voto per il rinnovo delle Rappresentanze sindacali nel pubblico impiego.“Dai dati in nostro possesso – prosegue -, e che superano il 50% dei seggi, siamo stabilmente e di gran lunga il primo sindacato nel mondo del lavoro pubblico che rappresentiamo, quello degli enti locali, delle funzioni centrali e della sanità. Il sindacato confederale si conferma essere ancora una volta centrale: un baluardo di unità del mondo del lavoro contro le spinte corporative che le lavoratrici e i lavoratori hanno, con questo voto, rigettato. Una vittoria importante, quella della Funzione Pubblica Cgil e della Cgil tutta, frutto dell’impegno delle delegate e dei delegati e di tante iniziative nei luoghi di lavoro. Ora con le migliaia di eletti occorre dare impulso alla contrattazione decentrata finalmente riconquistata e lavorare alle piattaforme dei prossimi rinnovi contrattuali”, conclude la Fp Cgil.

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L’Italia perde 9 posizioni e diventa fanalino di coda europeo per l’inclusione di donne e minori

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Nella classifica stilata quest’anno dal WeWorld Index 2018, l’Italia è fanalino di coda tra i Paesi europei per l’inclusione, perdendo, rispetto agli anni precedenti, ben 9 posizioni: è 27° su 171 Paesi mentre era 18° su 167 nel 2015; anche rispetto al gruppo del G20 l’Italia è tra i 6 Paesi con la performance peggiore.La classifica è il risultato della valutazione del progresso di un Paese ottenuto osservando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio esclusione, attraverso l’analisi di 17 dimensioni (abitazione, ambiente, lavoro, salute, etc.) e 34 indicatori (scelti tra i più significativi tra quelli analizzati da banche dati internazionali (OMS, UNICEF; Banca Mondiale etc.).
In cima alla classifica tra i Paesi più virtuosi troviamo quelli del Nord Europa con in testa l’Islanda con 112 punti (53 in più rispetto all’Italia), che per la prima volta scalza la Norvegia, mentre chiude la classifica la Repubblica Centroafricana con -146 punti. Si posizionano al 27° posto, come l’Italia, anche gli Stati Uniti, seguiti da Brasile (78° -17 posizioni), Argentina (41° -6 posizioni), Messico (75° -20 posizioni) e Turchia (92° -8 posizioni).
Su 171 Paesi, presi in considerazione dall’Index, sono 100 quelli in cui WeWorld ha rilevato forme insufficienti di inclusione come il Nepal o la Cambogia (rispettivamente al 121° e 114° posto) o forme gravi o gravissime di esclusione come il Benin in 143esima posizione e il Kenia in 130esima. Considerando invece solo le ultime due categorie dell’index, povertà educativa e violenza, sono 50 su 171 i Paesi che presentano forme insufficienti di inclusione o forme gravi e gravissime di esclusione; 50 Paesi in cui si concentra il 59% della popolazione mondiale (54% nel 2017).
La novità del WeWorld Index 2018 è la centralità data all’educazione. Conconsiderata come elemento fondamentale per l’inclusione di donne, bambine, bambini e adolescenti all’interno della società, l’educazione diventa il mezzo attraverso cui un Paese riesce ad evolversi, garantendo i diritti fondamentali di eguaglianza e pari accesso alle risorse a donne e uomini indistintamente.
Sono 5 le barriere da eliminare, secondo il WeWorld Index 2018, per assicurare a tutti i bambini e bambine l’accesso a un’educazione inclusiva, elemento primario e fondamentale per la creazione di una società più equa:
1. scarsa nutrizione (che blocca o limita la partecipazione scolastica)
2. migrazione (che interrompe i percorsi d’istruzione)
3. discriminazioni di genere (radicate in norme e consuetudini)
4. violenza (nelle relazioni sociali e famigliari)
5. povertà educativa (che in combinazione con quella economica diventa ereditaria)
Per ognuna delle 5 barriere WeWorld Onlus ha individuato 5 Paesi che maggiormente ne sono caratterizzati. Si parte dal Kenya che WeWorld Onlus ha individuato come il Paese rappresentate la barriera della malnutrizione. Nella contea di Mingori, dove opera la Onlus, il 26,4% dei bambini con meno di 5 anni soffre di denutrizione cronica e il 9% è sottopeso. Segue l’India, rappresentate della barriera delle migrazioni, dove il 40% dei migranti sono minori di 18 anni e dove il 34% dei bambini coinvolti negli spostamenti abbandona il percorso di studi prima del conseguimento di un titolo.A rappresentare la discrimionazione di genere, secondo il WeWorld Index, è il Nepal dove al 37% delle bambine è imposto un matrimonio combinato prima dei 18 anni e al 10% prima del compimento dei 15 anni. Il Brasile invece diventa significativo per la barriera della violenza sociale e intrafamigliare, i dati più recenti dell’IPEA (2017) infatti sono allarmanti: in alcuni stati del Paese i tassi di omicidio sono il doppio della media nazionale (58,1% nel Sergipe, 46,7% nel Ceará) mentre le donne uccise dal proprio marito sono state 4.621 nel 2015.
Infine è l’Italia a rappresentare l’ereditarietà della povertà educativa, qui infatti solo l’8% dei giovani figli di genitori senza diploma di scuola superiore si laurea, rispetto al 68% di laureati provenienti da famiglie in cui entrambi i genitori hanno conseguito un diploma di laurea.Dall’analisi di WeWorld Onlus emerge inoltre che la dispersione scolastica nel Mezzogiorno è superiore al 20%, e che 1.292.000 di ragazzi under 18 vive in condizioni di povertà. Inoltre il 9,4% della popolazione studentesca con cittadinanza non italiana è 3 volte più a rischio di dispersione rispetto ai coetanei.

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A Parigi i ferrovieri francesi contro il neoliberismo di Macron

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

“Convergence des luttes” è la parola d’ordine con la quale la CGT ha organizzato una giornata di scioperi, proteste e cortei in tutta la Francia contro le politiche e le strategie neoliberiste di Macron, con ben 133 manifestazioni che hanno punteggiato il paese dal Nord al Sud. A trascinare la lotta sono i ferrovieri della SNCF – i primi entrati nel mirino degli ardori privatizzatori dell’Eliseo – giunti già all’ottavo giorno di sciopero dei 36 indetti da tutte le sigle sindacali contro le riforme di Macron, ma la giornata della rabbia ha portato in piazza tra gli altri anche i dipendenti della Sanità e delle Poste. L’Unione Sindacale di Base su invito della CGT è presente oggi alla manifestazione partita alle 14 dalla stazione di Montparnasse con destinazione Place d’Italie, per portare la solidarietà in prima persona ai lavoratori francesi esposti ai diktat neoliberisti di Macron e dei suoi sodali.
Altissima è stata l’adesione allo sciopero degli “cheminots”: viaggiano un solo Tgv su tre e due soli convogli regionali su cinque. Alla giornata di mobilitazione si sono aggiunti anche gli studenti, mentre i lavoratori del comparto energetico stanno pianificanzo azioni di appoggio allo sciopero dei ferrovieri.

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Scuola: Domani la firma definitiva sul rinnovo del contratto della vergogna: sindacati convocati all’Aran

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Per Anief l’accordo è illegittimo e viola la giurisprudenza italiana, diversi articoli della Costituzione, nonché diverse direttive comunitarie dagli aumenti miseri, tre volte sotto l’inflazione, al precariato e ricostruzione di carriera, dall’organizzazione dell’orario di lavoro alla temporizzazione censurata dalla Cassazione, dalla libertà sindacale alla validità delle norme contrattuali, dalla mobilità alla parità di trattamento.
Dopo dieci anni di blocco contrattuale, diverse sentenze delle SS.UU. della Corte di Cassazione, della Corte di Giustizia Europea e della Corte costituzionale ci si sarebbe aspettati da Governo e Sindacati confederali il rispetto del diritto e non una firma che rinneghi il principio della parità di trattamento tra lavoratori che svolgono lo stesso lavoro (neo-assunti dal 2011), siano essi precari che di ruolo, docenti curricolari, di sostegno o potenziatori (mobilità). Illegittime sono anche le norme che vorrebbero estendere la validità del contratto al di là del triennio di riferimento, al punto tale da non definire nell’ultima fascia tabellare alcun limite temporale legato a un pensionamento certo, come la volontà di escludere dalle contrattazioni integrative quei sindacati non firmatari delle ingiuste regole patrizie. Questo contratto è una vergogna, non è democratico e sarà annullato nei tribunali. Né va meglio per quei quattro soldi, quasi un’elemosina, che vengono spacciati per aumenti, ma che in realtà sono lontani dal salario minimo che un lavoratore percepisce nel settore privato. La Corte dei Conti ha certificato l’ipotesi di rinnovo del contratto del comparto del settore ‘Istruzione e Università’ – che comprende Scuola, Università, Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), Ricerca – siglata lo scorso 9 febbraio. La certificazione riguarda l’attendibilità dei costi quantificati per il rinnovo del contratto e la compatibilità con le risorse disponibili. Decisamente imbarazzanti risultano le dichiarazioni sull’evento da parte della Ministra uscente dell’Istruzione, Valeria Fedeli, la quale, invece di schernirsi per avere sottoscritto un contratto modesto, molto piccolo, che lascia i lavoratori della scuola tra i meno pagati della PA – nemmeno 30 mila euro l’anno -, si dichiara molto soddisfatta “per il traguardo raggiunto, che ci consente di dare il giusto riconoscimento professionale ed economico”.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Viene da chiedersi cosa ci sia da essere soddisfatti, visto che in base al tasso IPCA – il quale dal 2008 al 2016 è aumentato del 8,52%, poi del 9,32 per il 2017 e dell’11,22 – gli incrementi in busta paga non sarebbero dovuti andare sotto i 300 euro. Invece, ci si è fermati ad incrementi-micragna che corrispondono allo 0,36%, all’1.09% e al 3,48%. Un discorso simile vale per gli arretrati 2016-2017, 13 volte sotto il tasso IPCA aggiornato per il periodo durante il quale i dipendenti hanno perso oltre 6mila spettanti. Rimane anche da capire che fine abbiano fatto le quattro mensilità non riconosciute dal settembre 2015, assegnate anche dalla Corte Costituzionale. E pure le prime mensilità del 2018, utili ad avviare quel processo perequativo, indispensabile per permettere anche a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi di garantirsi gli aumenti, pure se solo fino al 31 dicembre 2018. Il problema è molto sentito dal personale e per questo abbiamo deciso di scioperare anche il 2 e 3 maggio prossimi.

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Looking Beyond the Borders

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) lancia la campagna Looking Beyond the Borders per promuovere una sostanziale modifica delle attuali strategie europee e nazionali relative al Sistema Dublino e alle pratiche adottate negli hotspot, al fine di garantire e rafforzare la tutela dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia.La campagna – realizzata nell’ambito dell’omonimo progetto finanziato da Open Society Foundations – intende sostenere la proposta di riforma del Regolamento Dublino III attualmente al vaglio del Consiglio europeo e mira, inoltre, ad un radicale cambiamento delle prassi relative agli hotspot. Il sito dedicato alla campagna, oltre a fornire approfondimenti, dati e infografiche, offre la possibilità alle associazioni di settore, agli operatori, ai volontari e ai richiedenti asilo di segnalare casi, storie e testimonianze perché possano essere rese note e difese dal CIR.

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Mobilità personale scolastico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

La Corte di Cassazione, che in questo senso si è espressa a sezioni unite con la sentenza n. 22552/16, risolvendo l’annoso problema della mancata parità di trattamento tra personale di ruolo e precario, accorda le richieste di non discriminazione patrocinate dal sindacato. Lo stesso principio vale per la validità dei servizi svolti, che vanno per forza di cose considerati tutti per intero. E ciò vale, ovviamente, anche per i docenti di sostegno. I quali, lo ricordiamo, sono insegnanti abilitati con diritti analoghi ai colleghi su disciplina. Detto questo, rimane un mistero il perché al Miur si continui a considerare il loro servizio pre-ruolo non utile per il raggiungimento del quinquennio di servizio e a chiedere, in questo modo, il ritorno sulla loro disciplina d’insegnamento. Secondo il giovane sindacato, risulta quindi illegittima la norma contrattuale laddove non riconosce il servizio pre-ruolo come utile per la valutazione del servizio obbligatorio da svolgere nei trasferimenti. A questo proposito, nel periodo di consegna delle domande di trasferimento, che rimarrà aperto fino al prossimo 26 aprile, Anief ricorda di dichiararlo nella domanda, per poter impugnare il tutto. Per aderire al ricorso vai al seguente link.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Appena Anief diverrà rappresentativa, al fine di ottenere il punteggio spettante in fase di richiesta di mobilità ed in particolare di trasferimento annuale, si batterà al massimo sia per questa istanza, sia per revisionare la tabella di valutazione dei titoli, per valutare il servizio nella paritaria, tutto quellopre-ruolo nelle graduatorie interne d’istituto e per garantire i trasferimenti attraverso l’adeguamento degli organici di fatto agli organici di diritto. Proprio in questi giorni è indispensabile rivolgersi in tribunale per presentare anche altri ricorsi Anief e non soccombere dinanzi alle norme ingiuste incluse nel contratto vigente sulla mobilità del personale scolastico.

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I giovani e il mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Roma – Mercoledì 18 aprile 2018, presso la sede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e l’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190, si terrà la presentazione dei risultati della Survey sul tema “I giovani e il mondo del lavoro”, ricerca realizzata dal gruppo Value@Work, promosso dall’ Istituto di Studi sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in collaborazione con l’Università Europea di Roma.Il gruppo Value@work (composto da: AIDP Lazio, CGIL, CoLAP, Federmanager, Forum delle Associazioni Familiari, Istituto Fidelis – APRA, Istituto Luigi Gatti- APA Confartigianato Imprese Milano-Monza, Prioritalia e Università Europea di Roma) osservando le dinamiche relative all’incontro tra domanda e offerta di lavoro si è reso conto che esisteva un gap prevalentemente a carattere orientativo e percettivo. Così per facilitare questo importante processo ha deciso di impegnarsi prima in una survey (osservazione e rilevazione strutturata) che prendesse in considerazione i due protagonisti di questo match (giovani e imprese), e poi in progetti strutturati di rivisitazione del rapporto tra giovani e mondo del lavoro.La ricerca analizza due campioni: i giovani universitari e le imprese.
Gli obiettivi della survey (fase pilota) per il campione dei giovani universitari, sono quelli di comprendere le motivazioni delle scelte universitarie verso il mondo del lavoro sia dal punto di vista professionale che valoriale, le difficoltà attese verso il percorso della propria autonomia e la disponibilità a mettersi in gioco per ottenere gli obiettivi preposti. Questi dati vengono analizzati per tipologia di curriculum universitario e per genere, al fine di comprendere se vi siano o meno differenze collegate al profilo o alla propria identità.
Per il campione imprese la ricerca è finalizzata a comprendere quali siano i fabbisogni delle imprese, le difficoltà nell’assunzione di nuove forze lavoro, il valore aggiunto atteso e un possibile modello per integrare i giovani nella propria organizzazione.Il confronto tra il punto di vista dei giovani e le imprese potrà dare degli utili spunti per il proseguimento del lavoro, seppure in una fase pilota.Interverranno all’evento: Adele Ercolano, Coordinatrice dell’Istituto Superiore di Studi sulla Donna e membro del Comitato Direttivo Value@Work, Stefania Celsi, del Comitato Direttivo Value@Work e Consigliere dell’Istituto Superiore di Studi sulla Donna, e Silvia Profili, Professore Associato di Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane all’Università Europea di Roma.
Discuteranno i risultati della ricerca, alle 10.30: Gabriele Gabrielli, Presidente della Fondazione Lavoroperlapersona e Adjunt Professor di Gestione delle Risorse Umane presso l’Università LUISS Guido Carli, Marcella Mallen, Presidente di Prioritalia e membro di Value@Work, Emma Ciccarelli, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio e membro di Value@Work, e Caterina Cenci e Riccardo Iudica, studenti dell’Università Europea di Roma.
Alle 12.00 sarà illustrata la seconda parte dei risultai della ricerca: l’impresa e le esperienze di collaborazione con l’università.
Interverranno: Stefania Celsi, del Comitato Direttivo Value@Work e Consigliere dell’Istituto Superiore di Studi sulla Donna, e Silvia Profili, Professore Associato di Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane all’Università Europea di Roma, e Liborio De Santis, Responsabile Orientamento e Job Placement dell’Università Europea di Roma.
Discuteranno i risultati della ricerca, alle 12.30: David Trotti, Presidente Associazione Italiana Direttori del Personale Lazio (AIDP Lazio), Antonio Fortuna, Presidente di Assimpresa e Segretario Generale di Confassimpresa, Guelfo Tagliavini, Presidente Tesav e membro Value@Work, e Daniela Vellucci, Regional recuter, Randstad Italia SPA.L’incontro si chiuderà alle 13.30 con le conclusioni e i saluti di Marta Rodriguez, Direttrice dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna e Presidente Value@Work, e José Enrique Oyarzún LC, Vice Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Modera l’incontro Emiliana Alessandrucci, Responsabile Comunicazione e Relazioni Istituzionali dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

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“Le risorse di molte famiglie datori di lavoro domestico sono a rischio esaurimento”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

A dirlo Lorenzo è Gasparrini, Segretario Generale di Domina, Associazione Famiglie Datori di Lavoro Domestico. “Nel 2017 – continua il segretario di Domina – la spesa delle famiglie è aumentata del 2,5% mentre il reddito è +1,7%. Secondo questi ultimi dati Istat il risparmio delle famiglie è sceso dello 0,7% e l’incremento del potere di acquisto è rallentato rispetto al 2016”.
“Guardando ai dati Istat – prosegue Lorenzo Gasparrini – è chiaro che le famiglie stanno attingendo sempre più ai propri risparmi per far fronte alle spese, ma con le scarse disponibilità economiche è difficile far fronte agli imprevisti della vecchiaia, e ad oggi i costi di un’assistente familiare sono proibitivi per oltre il 90% dei nostri pensionati”.
“DOMINA, firmataria del CCNL di categoria – conclude la nota – auspica l’apertura del tavolo del Welfare familiare tra le Istituzioni e le Parti Sociali al fine di individuare le migliori strategie per una più ampia regolarizzazione nel settore domestico. Il primo obiettivo di DOMINA con il nuovo Governo sarà quello di promuovere la progettazione di un piano di supporto ad ampio raggio e di lungo periodo”.

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I tirocini accrescono le chance occupazionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Il 57% dei laureati del 2016 ha svolto tirocini nel corso degli studi, erano il 44% nel 2006 e addirittura solo il 20% nel 2002: esperienze dunque quasi triplicate rispetto alla situazione pre-riforma. Un’opportunità che, a parità di ogni altra condizione, accresce le chance occupazionali già a un anno dal titolo dell’8%. Il Rapporto AlmaLaurea sul Profilo dei Laureati mostra che i tirocini curriculari hanno riguardato il 59% dei laureati di primo livello, percentuale che sale al 68% se si considerano coloro che non intendono proseguire gli studi e scende invece al 53% tra coloro che hanno deciso di continuare la formazione universitaria.
Le esperienze di tirocinio hanno interessato il 41% dei laureati magistrali a ciclo unico e il 58% dei magistrali biennali. In particolare, tra questi ultimi, un ulteriore 12,5% non ha svolto tirocini nel biennio di studi conclusivo ma li aveva svolti nel corso del primo livello: di conseguenza 71 laureati magistrali biennali su cento dispongono di esperienze di tirocinio nel proprio bagaglio formativo.A livello di gruppo disciplinare, hanno svolto un maggior numero di stage e tirocini i laureati degli indirizzi insegnamento (89%), professioni sanitarie (82%), chimico-farmaceutico ed educazione fisica (entrambi 81%) e geo-biologico (77%). Tra i laureati di ingegneria tale percentuale scende al 40% e nel gruppo giuridico arriva solo al 17%.
A livello territoriale, sono i laureati degli atenei del Nord ad aver svolto più esperienze di tirocinio rispetto a coloro che hanno conseguito il titolo in un’università del Centro o del Mezzogiorno: rispettivamente 60% contro 53% e 55%; differenze simili si registrano tra atenei di piccola-media dimensione (64%) e quelli di grandi dimensioni (55%).
Le attività lavorative già svolte e riconosciute solo successivamente dal corso costituiscono il 15% del totale delle attività di tirocinio e riguardano in particolare i laureati dei gruppi linguistico (26%), politico-sociale, giuridico ed economico-statistico (tutti e tre 25%); sono al di sotto del 5% invece tra i laureati delle professioni sanitarie e del gruppo chimico-farmaceutico.Le attività di tirocinio organizzate dal corso di laurea sono svolte in maggioranza al di fuori dell’università (65%). I laureati del geo-biologico e di medicina e odontoiatria invece le hanno svolte prevalentemente presso l’università (rispettivamente 52% e 49%). I tirocini sono stati di durata superiore alle 400 ore per 25 laureati su cento che hanno svolto queste esperienze all’interno del corso di studi: si tratta soprattutto dei laureati dell’area tecnico-scientifica (rispetto a quelli dell’area delle scienze umane e sociali) e dei laureati magistrali a ciclo unico (il 52%, tra questi ultimi, ha svolto un tirocinio di durata superiore a 400 ore).Il 5% dei tirocini organizzati dal corso di studi viene svolto all’estero, in larga misura accedendo a un programma europeo di Erasmus Placement. Sono maggiormente diffusi tra i laureati magistrali biennali (9%) e i magistrali a ciclo unico (7%); superano il 15% tra i laureati del gruppo linguistico e il 12% tra quelli di medicina e chirurgia.Per 70 laureati su cento l’esperienza di tirocinio si è rivelata decisamente positiva, in particolare se svolta all’estero, mentre il servizio di supporto offerto dall’Ateneo è ritenuto pienamente soddisfacente da poco più del 40% dei laureati.

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Martedì 17 aprile 2 milioni di italiani votano per elezioni di cui nessuno parla

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Da martedì 17 a giovedì 19 aprile tornano alle urne più di due milioni di italiani per elezioni di cui nessuno parla. Si tratta dei dipendenti pubblici – in realtà molti più di due milioni, esattamente 3.156.970, ma forze armate, dell’ordine e dirigenti non partecipano al voto – chiamati a rinnovare le loro RSU, le Rappresentanze sindacali unitarie, in un momento molto delicato per l’Italia e soprattutto per il pubblico impiego.Dopo otto anni di blocco contrattuale, a febbraio sono stati infatti rinnovati tutti i contratti collettivi della Pubblica Amministrazione, con una marcia a tappe forzate imposta dal governo uscente alla ricerca di consensi elettorali e accettata da Cgil-Cisl-Uil-Ugl schierati a difesa della propria riserva di caccia.I contratti si sono subito rivelati quel che i sindacati non firmatari, Unione Sindacale di Base in testa, avevano denunciato: una grande mistificazione, a partire dall’elargizione di poche decine di euro sotto forma di “elemento perequativo” che dal 1° gennaio 2019 – data di scadenza dell’accordo appena sottoscritto – scompariranno dalle buste paga.Un trucco in chiave elettorale che però non ha avuto alcun effetto sui risultati delle politiche di marzo. Anzi, ha contribuito severamente a punire il PD che aveva studiato e imposto il marchingegno varato a tappe forzate all’Aran tra gli applausi dei sindacati concertativi.Questi ultimi da martedì affronteranno dunque un test severo, nonostante abbiano cercato di blindare le proprie rendite di posizione con lacci e lacciuoli stretti intorno alle norme che regolano la rappresentatività sindacale.
L’Unione Sindacale di Base sarà largamente presente nei seggi, si tratti di scuole o ospedali, di ministeri o regioni, di enti previdenziali o di ricerca, di vigili del fuoco o autorità indipendenti affinché anche tra i dipendenti pubblici parta una nuova stagione sindacale in difesa dei diritti, per il miglioramento del trattamento economico e per una pubblica amministrazione schierata dalla parte dei cittadini.

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Foodora, l’Italia ultima in Europa nella difesa dei diritti dei lavoratori

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

La sentenza Foodora e ancor prima la sentenza Ikea, e poi la sentenza Almaviva con la quale il tribunale di Roma riconosce la legittimità del trasferimento da Roma a Catania di 150 lavoratori che avevano ottenuto la riassunzione.
Sono tre pronunciamenti della magistratura del lavoro tutti inscritti nello stesso filone: il lavoratore perde sempre. “L’Italia è diventata ultima in Europa quanto a legislazione di protezione del lavoro – commenta l’avvocato Carlo Guglielmi, del Forum Diritti Lavoro – grazie anche alla crisi della magistratura del lavoro, che ha abdicato al proprio ruolo. Nel periodo berlusconiano si è generalmente opposta con le proprie sentenze allo stravolgimento dei diritti, poi si è completamente arresa e il periodo renziano e l’introduzione del Jobs Act hanno visto la resa totale sul piano della difesa del lavoro”.
La sentenza Foodora, del tribunale di Torino, è la prima in Italia che riguarda la cosiddetta “gig economy”, l’economia del lavoretto precario, ed è anche questa in controtendenza rispetto alle altre magistrature del Vecchio Continente.
“Bisogna valutare il nostro specifico – dice Guglielmi – Questa sentenza rispetta la tradizione della giurisprudenza italiana, storicamente in ritardo rispetto all’evoluzione del mercato del lavoro. Lo insegnano le battaglie dei pony express negli anni Ottanta e il ritardo sul quale Atesia ha costruito a suo tempo un decennio di vittorie in tribunale contro le cause intentate dai lavoratori. Muta il lavoro, muta il panorama, mutano le condizioni, si attaccano i diritti, ma l’atteggiamento della magistratura è costante: il lavoro subordinato è soltanto quello di stampo fordista, con la sirena a segnalare inizio e fine turno, il caporeparto vessatore e similia”. Il danno attuale è dunque legato al Jobs Act.
“Nel 2015 il decreto 81 è stato venduto come un passo avanti perché aboliva i contratti a progetto. I quali permettevano invece di operare una netta distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. Il Jobs Act è stato usato per restringere il perimetro del lavoro subordinato, abrogando persino quel poco di utile previsto dalla legge Fornero. Così, mentre in Europa per trovarsi in condizioni di lavoro subordinato basta la presenza di qualcuno che diriga o indirizzi il tuo lavoro, in Italia facciamo capo ancora a categorie vecchie come la presenza del datore di lavoro, del luogo di lavoro e dell’orario di lavoro, incompatibili con le strutture produttive odierne. Bisogna insistere nelle battaglie e non mollare, così come è stato ai tempi dei Pony Express e di Atesia”.

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Scuola Precari: si torna ad assumere col bilancino

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Dopo il piano straordinario imposto dalla riforma Renzi, la Legge 107/2015, che due anni fa ha condotto in ruolo circa 86mila docenti precari, costringendo molti di essi però a spostarsi di centinaia di chilometri pur avendo i posti liberi vicino casa, con l’ultima Legge di Stabilità sono state finanziate delle assunzioni a tempo indeterminato che però si fermano ad una quota ridicola: oltre al mero turn over, quest’anno si provvederà alla stabilizzazione di una quota di precari che va dalle 3mila alle 4mila unità. È l’ennesima operazione vetrina, senza effetti positivi per la cancellazione della piaga del precariato scolastico.Secondo la stampa specializzata, “a pesare, nel passaggio dal precariato all’assunzione a tempo indeterminato, sono innanzitutto le ricostruzioni di carriera, ossia l’inquadramento nel gradone stipendiale spettante in base agli anni di servizio già svolti. E seppure il Miur non conteggi per intero il servizio preruolo, si tratta comunque di somme ingenti”. Somme, osserva l’Anief, anche sottodimensionate, visto che ai docenti con oltre quattro anni di precariato vengono assegnate delle ricostruzioni di carriera senza il conteggio integrale del servizio svolto, con danni diretti nello stipendio e sulle progressioni periodiche. Una circostanza che ha costretto il sindacato a rivolgersi al giudice, il quale continua a dare ragione al lavoratore leso nei suoi diritti. Il sindacato, dunque, torna a chiedere di stabilizzare i 140 mila posti, tra docenti e personale Ata (assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici), che ogni anno sono chiamati a fare i supplenti pur con i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato. Lo Stato si ostina a non farlo, ma non si è capito che questo comportamento alla lunga gli costerà molto caro. Marcello Pacifico (presidente Anief): È scandaloso come, dopo le sentenze delle Sezioni unite della Corte di Cassazione, a partire dalla n. 22552/16, che hanno disapplicato le norme legislative contrattuali vigenti laddove confermano la disparità di trattamento tra personale di ruolo e precario prima e dopo la ricostruzione di carriera, ancora il Miur non si adegui. L’organico di fatto deve immediatamente scomparire, per fare spazio a quello di diritto: è inaccettabile che per questioni finanziarie tutto questo non avvenga e anche i giudici la pensano così. Anief si è rivolta alla Commissione europea che a breve potrebbe far partire le richieste di vitare risarcimenti milionari, tra l’altro da estendere anche al personale di ruolo, perché prima di lasciare lo status da supplente è stato a sua volta danneggiato rimandando per anni e anni l’immissione in ruolo. E siccome sull’abuso subìto dei contratti a termine durante il precariato esiste una precisa direttiva Ue, presto ne vedremo delle belle. Allo stesso modo, abbiamo condotto in tribunale il CCNL per 2016/18 firmato dai sindacati confederali che, confermando tali discriminazioni, appare a sua volta illegittimo.

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Scuola: Sciopero il 2 e 3 maggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Rimane alta la tensione tra il personale docente precario escluso dalle GaE, per via di una discutibilissima sentenza in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, come tra il personale ATA ancora non stabilizzato e tra tutti quei lavoratori della scuola che, a dieci anni dal blocco dei salari, con il nuovo contratto si sono visti riconosciti degli aumenti risibili, pari ad un terzo dell’indice Ipca ovvero del tasso di inflazione programmata registrata nello stesso periodo. Sostenuti dal giovane sindacato Anief, docenti e Ata continuano il loro percorso di mobilitazione. Pertanto, alla luce della grave situazione in cui versa il comparto, Anief aderisce alla proclamazione dello sciopero generale nel Comparto Scuola di tutto il personale docente e ATA a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario, proclamata per il 2 e 3 maggio prossimi e già ratificata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica. Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Non possiamo tollerare quest’impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto precisi impegni nel corso della campagna elettorale. Persino negli Stati Uniti dopo dieci anni gli insegnanti sono tornati a scioperare: 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky, per chiedere un aumento dei salari di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi. Invece, in Italia dopo dieci anni di blocco si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro. Tra l’altro, nemmeno garantito a tutti. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ne consegue che mentre un insegnante italiano non arriva a percepire 30 mila euro l’anno, un collega statunitense ne prende più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali.

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