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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

L’Alto Commissario ONU per i Rifugiati in visita in Sudan

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, è in visita a Khartoum mentre il Paese accoglie crescenti numeri di rifugiati dall’Etiopia. Dallo scoppio degli scontri a inizio novembre nella regione settentrionale del Tigrè, in Etiopia, oltre 43.000 rifugiati hanno fatto ingresso in Sudan in cerca di protezione e riparo. Prima di quest’afflusso, il Paese ne accoglieva già quasi un milione, principalmente provenienti dal Sud Sudan.Grandi passerà in rassegna le operazioni dell’UNHCR a supporto delle attività guidate dal governo in risposta a questi ultimi arrivi. Il programma, inoltre, prevede incontri con i rifugiati.Nel Sudan orientale, in un contesto segnato da complesse criticità logistiche, l’UNHCR continua a intensificare le attività di soccorso prestate insieme alla Commissione sudanese sui rifugiati e alle autorità locali. Gli aiuti destinati ai rifugiati, la metà dei quali costituita da minori, sono in corso di mobilitazione. Le agenzie umanitarie continuano a fornire loro alloggi e altre strutture, ma è necessario mettere a disposizione maggiori risorse e assicurare con urgenza supporto internazionale al Sudan.L’UNHCR ha contribuito a trasferire quasi 10.000 rifugiati presso il sito di Um Rakuba, a 70 km dal confine nell’entroterra sudanese, mentre continuano i lavori per allestire alloggi e migliorare i servizi.Grazie all’introduzione dei servizi di rintraccio dei familiari è stato già possibile riunire numerosi rifugiati separati. Un aereo con a bordo 32 tonnellate di aiuti di emergenza dell’UNHCR provenienti dalle scorte globali stoccate nei magazzini di Dubai è atterrato a Khartoum. Un altro ponte aereo da Dubai con a bordo 100 tonnellate di aiuti umanitari supplementari è previsto per lunedì. Le scorte globali dell’UNHCR sono stoccate nei magazzini dell’International Humanitarian City, a Dubai. In totale, l’Agenzia prevede di effettuare quattro ponti aerei.Il carico di oggi includeva 5.000 coperte, 4.500 lampade a energia solare, 2.900 zanzariere, 200 teli impermeabili e 200 teli in plastica. Il secondo ponte aereo trasporterà 1.275 tende familiari e 10 tensostrutture. Questi aiuti soddisferanno le più pressanti esigenze di oltre 16.000 persone. I costi di trasporto di entrambi i voli sono stati coperti generosamente dal Governo degli Emirati Arabi Uniti.Nella regione del Tigrè crescono i motivi di preoccupazione in relazione all’incolumità dei civili bloccati dal conflitto, in particolare nella capitale Macallè, in cui vivono più di 500.000 persone.L’UNHCR continua a esprimere preoccupazione, dal momento che nel Tigrè la situazione sul piano umanitario peggiora sempre più, anche per gli sfollati e per i circa 96.000 rifugiati eritrei che rischiano di restare senza cibo se non riceveranno nuove scorte alimentari entro lunedì. L’UNHCR si unisce alle altre agenzie umanitarie nel rinnovare l’appello a proteggere i civili e ad assicurare accesso umanitario immediato per poter ricominciare a fornire assistenza vitale.

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Rinnovo contratto farmacisti

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Si sono dati appuntamento online per discutere del rinnovo del contratto scaduto da quasi otto anni. All’appello di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno risposto in circa 500. I farmacisti non titolari di farmacie private e speciali (le ex municipalizzate) concordano con i loro rappresentanti sindacali che la trattativa debba sbloccarsi per arrivare quanto prima alla firma del rinnovo contrattuale, e per questo hanno scritto ai Ministeri della salute e del Lavoro chiedendo di intervenire. Nel corso dell’assemblea nazionale unitaria delle lavoratrici e lavoratori, lo scorso 19 novembre, si è fatto il punto della situazione sulla trattativa di rinnovo dei due Contratti Collettivi di Lavoro e della possibile stesura di un protocollo condiviso sulle norme di protezione dalla diffusione del Covid nelle farmacie. L’assemblea ha preso atto di una trattativa bloccata sulle pretese di Federfarma che chiede ulteriore flessibilità negli orari di lavoro e nelle forme di impiego, la diminuzione delle indennità per il lavoro straordinario e, addirittura, subordina l’aumento salariale alla soppressione dei permessi retribuiti. Filcams Cgil, Fisascat e Uiltucs ribadiscono i temi centrali per il rinnovo contrattuale, a partire da una rimodulazione dei diritti sindacali per le grandi aziende del settore e per le farmacie con pochi dipendenti, da una classificazione del personale che dia risalto alla figura del farmacista e valorizzi la sua professionalità, dall’introduzione della sanità integrativa per il settore che ad oggi ne è privo. Occorre un riconoscimento salariale congruo, in relazione al tempo trascorso dall’ultimo aumento e all’impegno ed alla professionalità espresse anche in occasione dell’attuale emergenza sanitaria. Anche nel rapporto con Assofarm e le farmacie “speciali” (le ex municipalizzate) la trattativa è ferma, con l’associazione datoriale intenzionata a stare alla finestra, in attesa che si sblocchi, prima, la negoziazione con Federfarma. Importante, nel confronto con le associazioni di categoria, il tema della salute sui luoghi di lavoro, rappresentando le farmacie, in molte realtà cittadine, il primissimo presidio sanitario per moltissimi cittadini. Nella discussione è entrata così la questione dei tamponi e test anti-Covid che oggi si fa strada in assenza di specifici protocolli che certifichino le regole sulla sicurezza anche per aspetti molto meno complessi. Per questi motivi, i sindacati di categoria hanno deciso di rivolgersi con una lettera ai Ministeri dalla Salute e del Lavoro per arrivare quanto prima a restituire a tutti i farmacisti italiani diritti e tutele adeguate al momento attuale.

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Caritas sul campo in America Centrale per fornire aiuti urgenti a seguito dei devastanti uragani

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Caritas Internationalis ha lanciato appelli di emergenza per aiutare le persone vulnerabili in Honduras, Guatemala e Nicaragua dopo i devastanti uragani Eta e Iota che hanno ripetutamente colpito l’America centrale. «Come sempre, sono i più poveri a soffrire di più – dichiara padre Francisco Hernández, coordinatore regionale di Caritas Internationalis per l’America Latina – Le persone che già prima degli uragani erano in grave difficoltà, ora hanno disperatamente bisogno di un rifugio, di cibo e di aiuto per proteggersi dal COVID-19». Eta, l’uragano più potente tra quelli che si sono abbattuti sull’America centrale negli ultimi vent’anni, e Iota hanno colpito milioni di persone, lasciandone centinaia di migliaia senza casa, e causato inondazioni, frane e blackout. Decine di morti sono state segnalate in tutta la regione e si prevede che il numero delle vittime aumenterà man mano che i soccorritori raggiungeranno le comunità più remote.Ogni programma di emergenza in Honduras, Guatemala e Nicaragua, ciascuno del valore di 250mila euro, risponderà ai bisogni vitali delle popolazioni locali per i prossimi due mesi. I programmi includono la fornitura di cibo, kit igienici, l’accesso all’acqua potabile e la garanzia che le persone possano proteggersi dal COVID-19.Caritas Honduras si sta concentrando sulla fornitura di cibo a 2500 famiglie (circa 12.500 persone), aumentando la loro capacità di proteggersi dal COVID-19 e aiutandole a riparare le loro case.Caritas Guatemala fornirà aiuto a 1600 famiglie (circa 8000 persone) nei prossimi due mesi. Gran parte del Paese è stato sommerso da un’acqua che ha raggiunto i 4 metri di altezza. Le comunità rurali e quelle che vivono vicino ai fiumi sono state particolarmente colpite. Caritas riferisce che le famiglie di contadini hanno perso fino al 75 percento dei loro raccolti a causa della duplice calamità naturale.In Nicaragua, la Caritas locale aiuterà 1000 famiglie (circa 5600 persone) nei prossimi due mesi, concentrandosi sulla distribuzione di aiuti alimentari e kit igienici, l’accesso all’acqua potabile e la sensibilizzazione sulla prevenzione del contagio da COVID-19. I programmi includono il rafforzamento della capacità dei leader indigeni lungo il fiume Coco di diffondere messaggi concernenti la salute pubblica tra le comunità, in modo che possano proteggersi.Chiunque desiderasse donare può farlo all’indirizzo: https://www.caritas.org/donation/hurricane-eta-iota/

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Caritas on the ground giving urgent help to Central America following devastating hurricanes

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Caritas has launched emergency appeals for Honduras, Guatemala, and Nicaragua to help vulnerable people after devastating hurricanes Eta and Iota hit Central America back to back. Eta, the most powerful hurricane to hit Central America in the past twenty years, and Iota have affected millions of people, leaving hundreds of thousands homeless and causing floods, landslides and power cuts. Dozens of deaths have been reported across the region. The death toll is expected to rise as rescuers reach communities that have been cut off.Each initial emergency programme in Honduras, Guatemala and Nicaragua will last two months, cost up to a total of €250,000 per country and will respond to vital needs in the three countries for the next two months. This will include providing food, hygiene kits, access to safe drinking water and ensuring people can protect themselves from COVID-19.Caritas Honduras is focusing on providing food for 2500 families (12,500 people), boosting their ability to protect themselves from COVID and helping them repair their houses. Caritas Guatemala will provide help to 1600 families (8000 people) over the next two months. Much of the country was under flood water that rose to up to 4 metres high. Rural communities and ones living near rivers were particularly hard hit. Caritas says that farming families lost up to 75 percent of their crops in the double disaster.In Nicaragua, Caritas will help 1000 families (5600 people) over the next two months, focusing on food, hygiene, access to clean drinking water, hand washing and COVID awareness. It will build the capacity of indigenous leaders along the Coco river to spread public health messages among communities so they can protect themselves. Who would like to donate can do it at: https://www.caritas.org/donation/hurricane-eta-iota/

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Emigrazione: un “vademecum per vincere gli stereotipi”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

È fresco di stampa il RIM junior 2020, pubblicato dalla Fondazione Migrantes, che torna a raccontare l’emigrazione italiana, questa volta attraverso la storia dei pregiudizi e delle discriminazioni di cui sono stati vittime i nostri connazionali. Il volume è stato presentato all’interno della quinta edizione del Festival della Migrazione.Il RIM junior nasce come una sorta di “fratello minore” del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) e si pone l’obiettivo di coinvolgere il lettore di ogni età nel racconto delle nostre migrazioni, grazie allo stile fresco e accattivante dei testi di Daniela Maniscalco, alle magnifiche illustrazioni di Carmela D’Errico sotto la direzione artistica di Mirko Notarangelo dell’Associazione MamApulia, con il coordinamento scientifico di Delfina Licata della Fondazione Migrantes. L’edizione di quest’anno si è arricchita dei moderni video in grafica animata di Silvano Delli Carri e della collaborazione di Amir Issaa, noto rapper e produttore discografico italiano, da cui è nato un contenuto speciale realizzato ad hoc per il RIM junior. I fan del musicista troveranno anche un testo inedito che potrà essere anche ascoltato tramite l’applicazione Qr code.Come nelle precedenti edizioni, infatti, i lettori potranno approfondire i temi trattati nel RIM junior utilizzando con uno smartphone il QR code, che dà accesso a vari contenuti aggiuntivi. Tra questi, un video che ripercorre i dati più salienti della presenza italiana all’estero.Dal 2006 al 2020 la mobilità degli italiani è aumentata del 76,6%. Gli italiani ufficialmente residenti all’estero oggi sono quasi 5,5 milioni. Nell’ultimo anno hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero e in modo regolare quasi 131 mila connazionali da 107 province e verso 186 destinazioni differenti del mondo.Carcamanos, dagos, mozzarella nigger e Spaghettifresser: sono solo alcuni dei nomignoli che furono affibbiati agli italiani emigrati all’estero. Si riteneva fossero disonesti e li si accusava di calcare volentieri la mano quando vendevano frutta e verdura. Si rimproverava loro la passionalità, che li avrebbe spinti ad adoperare spesso e volentieri il coltello. Esponenti di spicco di una certa pseudoscienza li consideravano appartenenti ad una razza subalterna, che aveva molti tratti in comune con gli afroamericani, anche loro ritenuti inferiori. E come se non bastasse, i nostri connazionali venivano criticati perché amavano cibarsi di una pietanza un tempo tanto esotica quanto ributtante come gli spaghetti.Con il passare del tempo, e grazie al duro lavoro e agli innumerevoli sacrifici degli italiani, la maggior parte di questi pregiudizi sono stati superati e spesso addirittura ribaltati in modo positivo.Il libro si conclude con un glossario dei termini relativi all’emigrazione, una bibliografia per approfondire gli argomenti trattati e infine un “vademecum per vincere gli stereotipi” che presenta alcune valide strategie per imparare a spezzare le categorizzazioni preconcette della realtà.

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Numero verde per gli anziani soli

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

Dopo le numerose chiamate ricevute durante il primo periodo del lockdown, il numero verde di Senior Italia FederAnziani, WINDTRE e SIPEm SoS, la Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza, nato all’inizio della pandemia per supportare gli anziani soli, è di nuovo attivo da oggi, 26 novembre. Il servizio continuerà, pertanto, ad offrire aiuto a coloro che abbiano bisogno di ascolto e sostegno psicologico in questo prolungato periodo di isolamento.Una recente indagine di Senior Italia FederAnziani, condotta sull’universo dei centri sociali per anziani aderenti alla federazione, ha mostrato come l’80% degli over 65 viva una condizione di difficoltà legata all’attuale scenario pandemico, e come il 57% della popolazione senior abbia praticamente azzerato la propria vita sociale e di relazione in questi mesi.Da qui la decisione di proseguire nell’iniziativa riattivando il numero verde 800.99.14.14, che sarà raggiungibile da telefono fisso e mobile, operativo dal lunedì alla domenica dalle ore 14.00 alle ore 19.00. Il numero è attivo anche nei giorni festivi e continuerà ad esserlo durante le festività natalizie, giornate più difficili per l’emergenza solitudine.«Quattordici milioni di anziani in Italia in questi mesi hanno visto le loro vite cambiare radicalmente, hanno limitato fortemente ogni loro relazione sociale, anche con la famiglia; sono preoccupati, disorientati, non hanno nessuno con cui parlare e chiedono di non essere abbandonati in questo momento di grande difficoltà. E’ per supportare loro, specialmente quelli più soli e fragili, privi di reti sociali o supporti familiari già prima della pandemia, che Senior Italia FederAnziani e SIPEM SoS Federazione hanno deciso di rinnovare l’iniziativa del numero verde gratuito, già operativo nei mesi del lockdown, dal 6 aprile scorso fino al mese di luglio, offrendo loro un supporto psicologico attraverso una rete di qualificati professionisti» ha dichiarato Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani. «WINDTRE ha l’obiettivo di eliminare le distanze tra le persone. – afferma Tommaso Vitali, Direttore Marketing B2C di WINDTRE – Per questo, confermiamo il nostro impegno al fianco di Senior Italia FederAnziani e SIPEM SoS Federazione per fornire supporto agli anziani che stanno affrontando l’isolamento a causa dell’emergenza sanitaria. Abbiamo da subito creduto in questo progetto perché sostiene i nostri valori di vicinanza e di inclusività e siamo felici di mettere a disposizione la nostra rete per facilitare le relazioni sociali, anche a distanza».

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Il numero dei rifugiati etiopi in Sudan supera le 40.000 unità

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Il numero di rifugiati etiopi che si stanno riversando nel Sudan orientale ha ormai superato le 40.000 unità dallo scoppio della crisi, facendo registrare oltre 5.000 donne, bambini e uomini fuggiti dagli scontri in corso nel Tigrè nel corso del fine settimana.L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, e i partner hanno potuto consegnare e distribuire aiuti salvavita, compresi alimenti, a un numero ulteriore di persone. Ma le attività di risposta umanitaria continuano a misurarsi con criticità logistiche e a essere messe a dura prova. Non vi è sufficiente capacità di alloggi per soddisfare le crescenti esigenze.Integratori alimentari e alimenti terapeutici sono attualmente assicurati a circa 300 bambini malnutriti, donne incinte e madri che allattano. Il personale dell’Agenzia ha potuto identificare le persone più vulnerabili e inviarle ai servizi competenti. Continuano a essere assicurati pasti caldi e sono stati installati ulteriori punti di distribuzione dell’acqua e latrine.L’Agenzia continua a trasferire lontano dal confine i rifugiati – con criticità legate alla logistica e alle distanze che limitano il numero di persone che possono essere trasportate all’insediamento di Um Rakuba – 70 km nell’entroterra sudanese. Al 23 novembre, risultavano trasferite poco più di 8.000 persone. Per quanto riguarda la situazione interna all’Etiopia, l’UNHCR continua a esprimere preoccupazione per i civili, tra cui popolazioni sfollate e operatori umanitari presenti nel Tigrè. L’Agenzia si unisce ai partner ONU nell’esortare tutte le parti in conflitto ad adempiere gli obblighi internazionali che prevedono di proteggere i civili. L’UNHCR rinnova l’appello ad assicurare agli attori umanitari accesso incondizionato, sicuro e senza impedimenti affinché possano garantire assistenza a quanti ne hanno necessità. Visto il perdurare del conflitto in corso in Etiopia, l’Agenzia esprime crescente apprensione in merito ai 100.000 rifugiati eritrei presenti sul territorio. L’assenza di accesso umanitario genera enorme preoccupazione in relazione all’erogazione di servizi fondamentali, quali acqua, farmaci essenziali e derrate alimentari, le cui scorte a disposizione della popolazione rifugiata si esauriranno nel giro di una settimana. L’Alto Commissariato rilancia l’appello a tutte le parti in conflitto ad assicurare libertà di circolazione in condizioni sicure a beneficio di quanti sono in cerca di sicurezza e assistenza, siano essi fuggiti oltre frontiera o all’interno dei confini nazionali, indipendentemente dalla loro origine etnica.

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Aumenta la violenza in Etiopia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 novembre 2020

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) mette in guardia da ulteriori crimini di guerra commessi dalle parti in conflitto nella lotta per il controllo della regione del Tigray in Etiopia. Con l’imminente presa della città di Mekelle con i suoi 300.000 abitanti, si rischia la perdita di molte vite civili. Una violenta occupazione della città da parte dell’esercito etiope equivarrebbe a una punizione collettiva della popolazione civile, vietata dal diritto umanitario internazionale. Anche il governo regionale del Tigray commetterebbe crimini di guerra se continuasse a impedire alla popolazione civile di lasciare la città assediata. L’organizzazione per i diritti umani chiede un immediato cessate il fuoco e negoziati per una soluzione politica della controversia tra la regione del Tigray e il governo centrale dell’Etiopia. Il primo ministro etiope ha annunciato domenica scorsa un ultimatum di 72 ore per lasciare la città che scadrà quindi domani, 25 novembre.L’APM si appella al Consiglio di Sicurezza dell’ONU nell’odierna sessione di emergenza sul conflitto in Etiopia perché si dia assoluta priorità alla protezione della popolazione civile e per avvertire le parti in conflitto che i crimini di guerra saranno puniti secondo il diritto penale. La sofferenza della popolazione civile in questa lotta di potere non può più essere ignorata. Le assicurazioni dell’Etiopia di risparmiare i civili non sono né credibili né realistiche. L’aviazione etiope ha già bombardato zone residenziali a Mekelle. La responsabilità nella protezione della popolazione civile deve essere finalmente presa sul serio e fatta valere a 15 anni dalla sua adozione al Vertice mondiale di New York per la riforma dell’ONU del settembre 2005.L’APM sottolinea che le parti in conflitto o le milizie alleate hanno già commesso sospetti crimini di guerra dall’inizio del conflitto armato nel novembre 2020. Il 9 novembre, per esempio, fino a 500 Amara sono stati uccisi in un massacro nella città di Mai Kadra nel Tigray occidentale. I villaggi del Tigray occidentale soffrono da anni di attacchi da parte di milizie che compiono massacri. Questi attacchi alla popolazione civile devono essere finalmente puniti penalmente. I conflitti territoriali tra le comunità etniche Tigray e Amara devono essere risolti attraverso negoziati. La violenza contro la popolazione civile non fa che alimentare nuovi conflitti.

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Censis: tenore di vita peggiora per 7,6 mln di italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Secondo il Rapporto Rapporto Aipb-Censis, cinque milioni di italiani hanno difficoltà a mettere in tavola un pasto decente, 7 milioni e 600mila hanno avuto un peggioramento del tenore di vita, il 60% degli italiani ritiene che la perdita del lavoro o del reddito sia un evento possibile che lo può riguardare. I benestanti nel nostro Paese sono 1,5 milioni e detengono un patrimonio finanziario complessivo di 1.150 miliardi di euro, aumentato del 5,2% negli ultimi due anni. “Dati da Terzo Mondo!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ovvio che se il 60% degli italiani teme di perdere il posto di lavoro o il reddito, i consumi resteranno al palo anche dopo il lockdown. Le famiglie hanno una tale paura del futuro che vivono il presente con angoscia e, quindi, anche se magari al momento se lo possono permettere, non spendono, preferendo risparmiare” prosegue Dona.”Il dato della ricchezza, poi, dimostra che le diseguaglianze continuano ad aumentare. Per questo, visto il momento di crisi, serve un Fisco più equo, che rispetti il criterio della capacità contributiva fissato dall’art. 53 della nostra Costituzione, articolo violato orami sistematicamente” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Disegno di legge di bilancio e rinnovo dei contratti nel pubblico impiego

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

Se si firmasse il CCNL si registrerebbero aumenti del 4% degli stipendi a fronte di un’inflazione dell’1,5% tra il 2019 e il 2021, con aumenti medi di cento euro mensili pro capite da gennaio 2021, arretrati fino a mille euro per il biennio precedente e il possibile recupero dell’elemento perequativo. Marcello Pacifico (Anief): È un segnale positivo in un momento di crisi economica, che riduce, però, soltanto in parte il gap del 10% tra l’aumento dell’inflazione registrata negli ultimi dieci anni e i livelli stipendiali maturati dai dipendenti pubblici e della scuola. Le risorse complessive stanziate dal Governo Conte II, durante la pandemia, sono, comunque un terzo superiori a quelli per il rinnovo del contratto precedente, quando si veniva da un blocco contrattuale durato dieci anni: 6,625 miliardi per 2019-2021 rispetto a 4,050 miliardi per il 2016-2018. Nello scorso triennio, infatti, gli attuali sindacati firmatari di contratto in tutti i comparti del pubblico impiego ad eccezione della presidenza del Consiglio hanno accolto con favore le risorse stanziate dal Governo Gentiloni per aumenti dell’0,36% (300 milioni) per il 2016, dell’1,09% (900 milioni) per il 2017 e del 3,48% (2.850 milioni) per il 2018 che hanno portato a regime aumenti di 80 euro lordi cui sommare per i redditi più bassi l’elemento perequativo. Il Governo Conte II con questa ultima legge di bilancio (articolo 164) aggiunge 400 milioni ai 3.375 milioni già stanziati per il 2021, ai 1.750 milioni per il 2020 e ai 1.100 milioni per il 2019 (leggi 145/2018, 160/2019), con aumenti medi di 100 euro, se si firmasse il nuovo contratto, cui poter aggiungere anche l’elemento perequativo per i redditi più bassi ancora oggi prorogato, quantificato in 245 milioni dall’ARAN nei mesi scorsi per il settore statale.

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Riprendono le evacuazioni salvavita dalla Libia al Ruanda dopo quasi un anno

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, ieri sera ha evacuato un gruppo di 79 richiedenti asilo vulnerabili dalla Libia al Ruanda, dove saranno al sicuro. Questi voli salvavita dalla Libia al Ruanda erano sospesi da quasi un anno a causa della chiusura delle frontiere e delle restrizioni ai movimenti imposte dalla diffusione del COVID-19 su scala mondiale.Il gruppo evacuato ieri sera fa seguito agli altri 306 rifugiati messi in salvo finora grazie al Meccanismo di transito di emergenza (ETM), concordato e istituito a metà del 2019 da Governo del Ruanda, UNHCR e Unione Africana. Il volo charter UNHCR decollato ieri pomeriggio dalla capitale libica, Tripoli, è atterrato in tutta sicurezza all’aeroporto internazionale di Kigali alle 22, ora locale. Il gruppo includeva uomini, donne, e minori provenienti da Eritrea, Sudan e Somalia. La maggior parte di loro viveva a Tripoli, ma, in precedenza, molti erano stati tenuti in stato di detenzione, alcuni di loro per diversi anni.Questi voli di evacuazione rappresentano una vitale ancora di salvezza per i rifugiati e i richiedenti asilo intrappolati in Libia. Il meccanismo ETM offre speranza e assicura un canale sicuro e strutturato verso soluzioni a lungo termine. Tuttavia, il numero di posti disponibili tramite l’ETM e altri voli di evacuazione umanitaria continua a essere insufficienti. L’UNHCR si batte affinché un numero maggiore di Paesi prenda parte mettendo a disposizione più posti per i rifugiati più vulnerabili.In assenza di canali regolari, le persone disperate continuano a intraprendere pericolosi viaggi via mare che portano tragicamente alla perdita di vite umane. Dal 10 novembre, si stima che 114 rifugiati o migranti sarebbero annegati o andati dispersi nel corso di quattro naufragi verificatisi al largo della costa libica.I richiedenti asilo evacuati dalla Libia sono stati portati nella struttura di transito di Gashora, dove l’UNHCR sta assicurando loro assistenza, tra cui alloggio, cibo, acqua, cure mediche, sostegno psicosociale e corsi di lingua. Resteranno nella struttura di transito, nell’attesa che si trovino soluzioni in loro favore, quali reinsediamento, ritorno volontario ai precedenti Paesi di asilo o ai Paesi di origine, quando vi siano le condizioni affinché ciò avvenga in sicurezza, oppure integrazione nelle comunità locali ruandesi.Con quest’ultima evacuazione, il numero di rifugiati e richiedenti asilo vulnerabili portati al sicuro fuori dalla Libia quest’anno sale a 581, di cui 221 mediante il reinsediamento. Attualmente, più di 45.200 rifugiati e richiedenti asilo risultano registrati con l’UNHCR in Libia, compresi quasi 670 trattenuti in centri di detenzioni gestiti dal governo.L’UNHCR rinnova l’appello a rilasciare in modo ordinato tutti i rifugiati e richiedenti asilo trattenuti in stato di detenzione arbitraria.

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Necessario supporto urgente per aiutare i rifugiati etiopi diretti in Sudan

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

Mentre il numero di persone in fuga verso il Sudan orientale dalla regione etiope del Tigrè ora supera le 33.000 unità, l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, lavora senza sosta per assicurare assistenza vitale a donne, bambini e uomini estremamente bisognosi.Il personale presente ai varchi di confine di Hamdayet, nello Stato di Kassala, e di Lugdi, nello Stato di Gadaref, continua a registrare migliaia di nuovi arrivi ogni giorno.I rifugiati hanno raccontato al personale dell’UNHCR come siano stati colti nel mezzo delle loro attività quotidiane dallo scoppio improvviso degli scontri. Il personale ha incontrato insegnanti, infermieri, impiegati d’ufficio, agricoltori e studenti colti completamente di sorpresa. Molti sono dovuti fuggire senza poter portare i propri effetti personali e hanno dovuto camminare per ore e attraversare un fiume per mettersi in salvo in Sudan.I rifugiati arrivano in aree remote dotate di pochissime infrastrutture. Sono necessarie almeno sei ore per raggiungere Hamdayat da Kassala e per arrivare al Villaggio 8, un altro sito che accoglie temporaneamente i rifugiati. Il personale al confine è costretto a imbarcarsi su un traghetto che può trasportare al massimo quattro veicoli oppure fare una deviazione di tre ore via terra.Le esigenze complessive sono enormi, ma sono stati compiuti progressi nell’assicurare una risposta, dato che un numero maggiore di aiuti è ora in grado di raggiungere il confine. Continuano a essere assicurati pasti caldi e acqua potabile. L’UNHCR ha dispiegato personale per identificare le persone più vulnerabili portatrici di esigenze specifiche. Un numero ulteriore di forniture mediche è stato inviato alle cliniche, tra cui alimenti terapeutici e supplementari per il consumo immediato.Oltre 5.000 rifugiati sono stati traferiti dal confine all’insediamento di Um Raquba, a 70 km in direzione dell’entroterra.L’UNHCR ha bisogno del supporto immediato dei donatori per poter continuare ad assistere il crescente numero di rifugiati.In Etiopia, il numero di sfollati interni è in continuo aumento dopo quasi due settimane di conflitto. La difficoltà di accedere a quanti necessitano di aiuto, sommata all’impossibilità di far entrare aiuti nella regione, continuano a costituire un serio ostacolo. L’Agenzia esprime crescente preoccupazione per l’incolumità e la sicurezza di tutti i civili nel Tigrè, compresi i 100.000 rifugiati eritrei accolti in quattro campi. L’UNHCR non ha notizie del proprio personale da lunedì ed esprime profonda preoccupazione a riguardo.I rifugiati eritrei nel Tigrè dipendevano totalmente dagli aiuti, compresi cibo e acqua, prima che scoppiasse il conflitto, e vi sono seri motivi di preoccupazione che le ostilità in corso possano condizionare drasticamente l’erogazione di servizi nei campi. Le razioni alimentari sono assicurate fino alla fine di novembre, pertanto è di importanza fondamentale che gli operatori umanitari possano tornare ad avere accesso e a distribuire cibo supplementare prima che i rifugiati restino senza. L’UNHCR si unisce alle altre agenzie delle Nazioni Unite nell’appello a tutte le parti in conflitto a proteggere i civili sfollati e a garantire l’incolumità degli operatori umanitari, assicurare un cessate il fuoco temporaneo con effetto immediato che consenta di attivare corridoi umanitari, e sollecita a garantire accesso umanitario incondizionato e immediato che permetta di prestare assistenza a quanti ne hanno bisogno nelle aree sotto il controllo di ciascuna parte belligerante.

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Pa: Cgil Cisl Uil Fp a Dadone, nessuno parla di recupero anni blocco contrattazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

“Nessuno ha mai parlato di recuperare dieci anni di blocco della contrattazione, che sarebbero oltre 9 punti percentuali di incremento salariale. Quello che stanno chiedendo le lavoratrici e i lavoratori della sanità, della scuola, degli enti locali e dello Stato, nonché delle forze dell’ordine, è di vedersi riconosciuti aumenti salariali in linea con la condizione economica delle famiglie e, soprattutto, di non vedersi sottratte dalla busta paga somme già erogate in questo momento, a partire dall’elemento perequativo. Su questo la ministra non ci ha mai risposto”. Così i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, replicano alle affermazioni della ministra della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone.

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Il 25 novembre sciopero nazionale di 4 ore del trasporto pubblico locale

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

L’emergenza sanitaria non solo ha evidenziato quanto sia fondamentale il ruolo dei servizi pubblici essenziali, ma ha anche portato alla luce tutte le fragilità di un sistema deturpato dalle privatizzazioni che hanno permesso di assoggettare le funzioni del settore pubblico al conseguimento del profitto di pochi, che si parli di scuola, di sanità o di trasporti!Per questo non si può più aspettare. Non ci si può più permettere di navigare a vista attendendo gli eventi.È necessario un vero dibattito, scevro dai soliti giochi di potere e dai ricatti delle associazioni datoriali e dei sindacati gialli al seguito, con un unico obiettivo: ridiscutere e ristrutturare l’intero sistema del Trasporto Pubblico e quello dei servizi essenziali tutti!Non possiamo più permettere che le annose carenze di un sistema che non ha più alcuna capacità di tutela dei lavoratori e della collettività, siano risanate con provvedimenti emergenziali capaci solo di rimandare la soluzione del problema a data da destinarsi. Non possiamo più sottostare alle puerili imposizioni delle associazioni datoriali, dotate di grandi capacità quando si tratta di intercettare i finanziamenti ma con scarse o nulle competenze nella gestione e nella garanzia dei servizi essenziali. Trasporti, Sanità, Scuola e Nidi si uniscono in una giornata di mobilitazione comune per ricostruire il futuro, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini!

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Contratto Uspi-Cisal: ulteriori novità per i giornalisti

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Ulteriori elementi di novità nel contratto Uspi-Cisal per la regolamentazione dei rapporti di lavoro di natura redazionale nei settori della comunicazione e dell’informazione periodica locale e on line e nazionale no profit. A un mese dalla sottoscrizione del contratto, Uspi e Cisal si sono nuovamente incontrate per fare il punto della situazione e aggiornare il testo con ulteriori elementi migliorativi, soprattutto in relazione alle qualifiche professionali dei collaboratori. Il testo aggiornato eleva, infatti, a 1310 euro al mese il minimo retributivo del collaboratore redazionale e introduce la figura del collaboratore fisso che assorbe, così, i minimali precedentemente previsti per i dipendenti chiamati a garantire un minimo di 2, 4 e 8 prestazioni mensili. «Una scelta rafforzativa – spiegano Cisal e Uspi – che, comunque, non deve far dimenticare l’assunto che i contratti fissano retribuzioni “minime” e non “fisse”, per cui i minimali possono essere ovviamente migliorati attraverso la contrattazione aziendale o individuale». Nel ricordare che ai giornalisti contrattualizzati Uspi-Cisal i contributi previdenziali vengono versati alla Gestione Principale dell’Inpgi e che agli stessi è, inoltre, garantito un ulteriore contributo dell’1% della retribuzione mensile da destinare alla previdenza complementare, Cavallaro e Vetere rendono noto che «è in corso di definizione la convenzione per garantire a tutti i dipendenti la migliore copertura sanitaria integrativa delle prestazioni sanitarie integrative del Servizio Sanitario Nazionale. Una copertura – e questo è un ulteriore elemento di novità – che, contrariamente a tutti gli altri contratti di lavoro giornalistico, sarà garantita a tutti i dipendenti senza eccezione alcuna». Un contratto, ricordiamo, nato dall’esigenza di garantire sostenibilità e sviluppo ad un settore messo a dura prova dalla crisi economica e sanitaria, che disciplina i rapporti di lavoro subordinato instaurati nei settori dell’informazione e della comunicazione nel rispetto dell’art. 21 della Costituzione, dell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Legge 3 febbraio 1963, n. 69 (“Ordinamento della professione di giornalista”). Un contratto di lavoro che si applica sia ai giornalisti che a tutte quelle figure professionali che, non ammesse all’Albo professionale, svolgono attività nei settori della comunicazione e dell’informazione. Insomma, ricordano i segretari generali di Cisal e Uspi, Francesco Cavallaro e Francesco Saverio Vetere, «un contratto moderno che, oltre a riconoscere al settore significativi aumenti retributivi e contributivi, estende diritti e tutele e introduce importanti elementi di novità finora mai riconosciuti da alcun contratto nazionale di lavoro giornalistico». Da evidenziare, sul fronte del lavoro autonomo, la clausola di garanzia che stabilisce che, nel caso in cui il numero di prestazioni richieste dall’azienda risultasse inferiore al minimo annuale indicato, il pagamento delle stesse avverrà adottando il criterio della proporzionalità, è addirittura migliorativa del contratto Fieg-Fnsi.

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Roma e Milano: la ripresa del mercato del lavoro è più lenta rispetto al resto di Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Un nuovo studio di Indeed – sito numero uno al mondo per chi cerca e offre lavoro – evidenzia come la ripresa del mercato del lavoro a Roma e Milano sia più lenta rispetto al resto d’Italia. Gli annunci di lavoro a Roma e Milano sono rispettivamente in calo del 35% e del 29% rispetto ai trend dello scorso anno, mentre nel resto d’Italia si registra una decrescita del 23%.La medesima tendenza è stata riscontrata anche nelle principali capitali europee, tra cui Londra, Madrid, Parigi e Berlino. Parigi ha registrato la discrepanza maggiore, con offerte di lavoro nella capitale francese in calo del 40% (indietro di 15 punti rispetto al resto del paese). Seguono Londra (in calo del 50%, indietro di 9 punti), Berlino (in calo del 25%, indietro di 7 punti) e Madrid (in calo del 46%, indietro di 6 punti): in tutte queste città la ripresa è decisamente più lenta rispetto ad altre regioni nei rispettivi Paesi.Il ritardo è particolarmente pronunciato nei lavori che implicano una gestione “face to face”; nelle capitali, ad esempio, il numero di visitatori dei centri commerciali o nelle strutture di ospitalità sta registrando difficoltà di recupero più significative che altrove. Confrontando Roma, Milano e le altre quattro grandi città europee prese in esame, emerge come le offerte di lavoro nei settori del food service, della bellezza e del benessere, dell’ospitalità e del turismo stiano recuperando più lentamente rispetto a quelle di altri settori. Pawel Adrjan, economista e responsabile delle attività di ricerca di Indeed per l’area EMEA, spiega: “Le offerte di lavoro sono un barometro in tempo reale della salute dell’economia. I nostri dati evidenziano come i mercati del lavoro nelle principali città europee stiano affrontando la seconda ondata di pandemia in una posizione più debole rispetto ad altre regioni “. Continua: “Si tratta di una recessione delle grandi città in tutto il mondo. Per le grandi città europee, ciò significa che il periodo di aggiustamento del mercato del lavoro sarà più lungo e potenzialmente più difficile rispetto quanto avverrà nelle città più piccole e per le aree non urbane. La crescita esplosiva del lavoro da casa nelle grandi città implica d’altro canto una diminuzione significativa dei lavori di servizio face to face al cliente”.

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Second IFAD credit rating will help increase investments to fight poverty and hunger

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Rome. The prospect of eradicating hunger and poverty received a boost today as the UN’s International Fund for Agricultural Development (IFAD) obtained its second strong public credit rating, facilitating its access to private funds to invest in increasing rural prosperity and development in the world’s poorest countries. The AA+ rating was announced today by Standard and Poor’s (S&P) Global Ratings. This complements the AA+ Fitch rating that IFAD received on 2 October, when IFAD became the first fund in the United Nations system to receive a public credit rating. “As hunger grows in rural areas, the demand for our services is greater than ever and we need to broaden our investor base as much as possible,” said Gilbert F. Houngbo, President of IFAD.As the leading global development organization dedicated exclusively to eradicating poverty and hunger in rural areas, IFAD plays a critical role in achieving the Sustainable Development Goals (SDGs) by 2030.The recently released Ceres2030 report found that an additional US$14 billion a year, on average, is needed until 2030 to end hunger and double the incomes of 545 million small-scale farmers. This means roughly doubling the amount of aid given for food security and nutrition each year.IFAD has been exploring new funding models to help it double its impact on reducing poverty and hunger by 2030, and meet the changing needs of borrowing countries at a time when Official Development Assistance (ODA) is under severe pressure, and the economic impacts of COVID-19 threaten to push millions more rural people into hunger and poverty. IFAD-supported projects and programmes are currently funded through contributions from its 177 Member States, investment income and reflows, as well as cofinancing from other sources.“It is a new era and we need to keep pushing the boundaries of how we fund development,” said Houngbo. “This second rating strengthens the assessment of IFAD’s creditworthiness and allows us to develop a diversified, broader and more predictable funding base. By harnessing additional resources, we can stretch every dollar of taxpayer money we receive to ensure we reach the poorest of the poor.” Due to the COVID-19 pandemic, there could be up to 132 million more hungry people in 2020 alone, and extreme poverty looks set to increase for the first time in decades. With only 10 years left to achieve the SDGs, there is an urgent need to increase investment in the rural areas where most of the world’s extremely poor and hungry people live, and where IFAD focuses its activities.

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Dalle ispezioni dei Nas nelle Rsa emerge un quadro agghiacciante

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Numeri terribili. Sono quelli svelati dai controlli effettuati nell’ultima settimana dai Carabinieri dei Nas, d’intesa con il Ministero della Salute, per verificare la gestione dell’emergenza Covid19 nelle Rsa. Sulle 232 strutture ispezionate, 37 hanno presentato irregolarità, in 4 casi particolarmente gravi.“Dalle ispezioni – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – emerge un quadro agghiacciante. Sono state riscontrate violazioni in materia di misure di prevenzione alla diffusione del Covid19, per assenza di piani preventivi anticontagio, in alcuni casi addirittura assenti. Sono state accertate anche carenze nell’assistenza agli ospiti e nelle strutture. C’è poi un dato che ci colpisce particolarmente – prosegue Giacomelli – quello relativo alle infrazioni sull’utilizzo di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale da parte degli operatori. In alcune strutture ai familiari viene impedito di visitare i propri cari per paura di possibili contagi, poi però scopriamo che le strutture stesse non garantiscono una prevenzione efficace. Tutto questo non è tollerabile. Stiamo raccogliendo le segnalazioni di chi ha un parente in una Rsa e si vede negare le visite o, peggio ancora, le informazioni sulle sue condizioni. I familiari hanno il diritto di sapere e di avere un contatto, anche non diretto, esistono tanti modi per comunicare a distanza in sicurezza. Abbiamo avviato azioni legali e, alla luce di quanto hanno scoperto i Nas, andremo avanti in maniera ancora più decisa. La prima ondata della pandemia non ha insegnato nulla, le stragi nelle Rsa evidentemente per qualcuno sono state un semplice episodio e tutto ciò è grave oltre che inaccettabile. Un plauso ai Carabinieri ed un invito a proseguire i controlli, dal canto nostro continueremo a fornire tutta l’assistenza necessaria per garantire il diritto alla salute dei cittadini, calpestato e dimenticato nelle Rsa”.Codici è pronta a fornire assistenza legale ai familiari degli ospiti delle Rsa nel caso di misure di prevenzione non rispettate, scarsa assistenza o visite e informazioni negate.

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Caritas preparing Turkey earthquake survivors to face winter

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Caritas Internationalis urges people to contribute funds to a two-month emergency programme to provide quick and effective help to people affected by the Izmir earthquake in Turkey.The 6.6 magnitude earthquake struck just off the coast of Turkey on 30th October in the South Aegean Sea and was felt in the surrounding countries of Greece, Bulgaria and Macedonia.Reports say 114 people died and another 1035 were injured. An estimated 15,000 people are sleeping in tents in parks, recreational areas, university campuses, stadiums or in the houses of relatives or friends. And more people are expected to be put out on the streets as many damaged buildings, which have been rendered too dangerous to be inhabited, will be destroyed.Caritas Turkey’s programme in Izmir will assist 2,500 people in coping with their losses due to the earthquake and help them face the rapidly approaching winter. Caritas will provide vital items people may have lost during the earthquake such as nappies and formula milk for babies, blankets, beds, winter clothes and household appliances for those temporarily relocated by the government.As the weather is getting colder every day with the arrival of winter, there will be an additional need for warm clothes, blankets and heaters. Caritas will continue to assess the needs to assist those who are living in precarious situations to ensure they receive assistance in the long-term.“In spite of the global crisis, we’ve really felt the solidarity of the local people in Izmir, who’ve been generously giving concrete help to those who’ve been affected by the earthquake,” says Nadir Nadhim, the director of Caritas Turkey.“We now need help in order for us to continue our programmes and give hope to those who are trying to rebuild their lives as we move towards winter. The €52,000 programme has already so far received €20,000 funding, which leaves a shortfall of just €32,000. Please give generously at https://www.caritas.org/donation/izmir-earthquake/

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Pa: Cgil Cisl Uil Fp, basta attacchi pretestuosi, siamo responsabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

“Basta attacchi pretestuosi: siamo responsabili. Il Governo piuttosto apra al confronto con noi”. Così i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, in merito alle reazioni suscitate dalla proclamazione dello sciopero della Pa per il prossimo 9 dicembre.“Siamo sottoposti alla legge che regola lo sciopero nei servizi essenziali – affermano i quattro dirigenti sindacali -. Forse non tutti sanno, e tra questi la Ministra viste le sue dichiarazioni, che la legge tutela la necessaria continuità assistenziale, quindi non tutti possono scioperare quando si proclama uno sciopero nel settore pubblico. Ai cosiddetti contingenti minimi esclusi dalla legge, cioè il personale che viene precettato per garantire la continuità dei servizi ai cittadini, si sommeranno anche quelli che sono impegnati nell’emergenza Covid e che non faremo astenere dal lavoro, per cui la percentuale degli abilitati ad esercitare il diritto di sciopero si riduce.Il nostro obiettivo non è bloccare i servizi ma esprimere il nostro dissenso”.La ministra Dadone, proseguono i segretari delle categorie di Cgil, Cisl e Uil, “ha parlato di blocco del Paese esasperando i toni, per coprire la responsabilità della tensione sociale determinata dall’assenza di confronto con le categorie nonostante le nostre reiterate richieste. Quale datore di lavoro rinnova un contratto senza neanche un confronto con il sindacato? È una forzatura di retaggio populista semplificare la vertenza generale sul lavoro pubblico che abbiamo intrapreso da mesi, e che riguarda il piano straordinario di assunzioni, la sicurezza nei luoghi di lavoro e il rinnovo del contratto per tutti i settori pubblici, ovvero funzioni locali, sanità e funzione centrali, alla mera richiesta di più salario per gli ‘statali’, quasi a volerne dare un’accezione negativa”.Si tratta di lavoratori, precisano, “che hanno retribuzioni molto diverse e che sono tutt’altro che privilegiati, dai sanitari agli educativi, dalle forze dell’ordine ai lavoratori che in tutte le pubbliche amministrazioni svolgono una funzione essenziale. È proprio questa mancanza di rispetto che ha prodotto la rottura e di certo non è dipeso dal sindacato. Noi non ci fermeremo: non bloccheremo i servizi, assisteremo i cittadini, ma il 9 dicembre protesteremo anche con forme innovative che non compromettano il lavoro e i servizi ma faranno sapere al Governo che su assunzioni, sicurezza e contratti continueremo con le azioni programmate fino a che non ci saranno risposte”, concludono.

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