Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

Fondo Indigenti pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

“Si tratta di 46,9 milioni di euro destinati all’acquisto di prodotti di filiera e materia prima italiana – prosegue – Con questi fondi, aiutiamo i nostri connazionali meno abbienti e più bisognosi, dando una mano al contempo all’agricoltura e all’agroalimentare made in Italy, che cercano di superare la crisi dovuta alla pandemia, aggravata dalla chiusura di bar, ristoranti, pizzerie e mense. Una misura di buon senso, resasi ancor più necessaria dall’attuale emergenza epidemiologica che rischia di aumentare la fascia di popolazione sotto la soglia di povertà”. “Alla pubblicazione del decreto, seguirà l’emanazione dei bandi da parte di Agea, l’ente del Mipaaf per le erogazioni in agricoltura, a cui auguriamo buon lavoro con l’auspicio che si possano presto raggiungere gli obiettivi prefissati” conclude L’Abbate.

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HappyAgeing: Immunizzazione dell’adulto-anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

Non solo Covid. Quando si parla di prevenzione e immunizzazione, soprattutto per gli adulti-anziani, i virus e batteri da tenere accuratamente alla larga sono anche altri: il virus influenzale, il cui arrivo è ormai alle porte, lo pneumococco, causa di polmoniti batteriche pericolose e oggi – sotto pandemia – ancora più preoccupanti da gestire, e l’Herpes Zoster (HZ), anche conosciuto come fuoco di Sant’Antonio. Per non parlare poi del richiamo per difterite, tetano e pertosse che si stanno pericolosamente diffondendo anche in Europa. HappyAgeing è l’Alleanza Italiana per l’Invecchiamento Attivo, nata nel 2014 per promuovere nel nostro Paese politiche e iniziative volte a tutelare la salute dell’adulto e dell’anziano e a sviluppare le indicazioni della Commissione europea sul fronte dell’invecchiamento attivo. HappyAgeing è la prima organizzazione che riunisce e fa dialogare – per identificare ed attuare politiche a favore di un invecchiamento attivo e in salute – una forte componente scientifica e una importantissima rappresentanza sociale. Di HappyAgeing fanno parte Federsanità ANCI, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, Società Italiana di Igiene, i sindacati SPI CGIL, FNP CISL, UILP UIL e Federazione Anziani e Pensionati ACLI. Le modalità operative dell’Alleanza si realizzano attraverso la confluenza di tutte le realtà che si occupano del benessere degli anziani e lo sviluppo e la replicazione sul piano nazionale di esperienze realizzate con successo nel contesto locale e validate scientificamente dai partner di HappyAgeing.

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Pensioni: Mura-Cantone (Pd), proposte riforma entro settembre in Parlamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

“Entro settembre incardineremo in Commissione le proposte di legge in materia di previdenza presentate dai gruppi: è necessario che il Parlamento discuta della riforma del sistema previdenziale in vista della prossima legge di bilancio”. Lo annunciano la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura e la deputata Carla Cantone, del Pd. “L’adeguamento della previdenza deve essere affrontato – spiegano le parlamentari dem – allargando le attuali maglie dei meccanismi di pensionamento anticipato riservato ad alcune categorie, rivalutando le pensioni medio-basse e istituendo la pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue”.“Ci sono crisi aziendali complesse, la categoria dei lavori usuranti e gravosi è ancora lacunosa rispetto a platea e meccanismi di uscita e poi – aggiungono Mura e Cantone – c’è il tema delle pensioni povere delle donne su cui intervenire migliorando Opzione donna e riconoscendo maternità e lavoro di cura familiare che impattano sulla capacità contributiva femminile. Quota 100 ha mostrato i suoi limiti e deve concludersi”.

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Contratti: Fp Cgil, in trattativa rinnovo Sicurezza e Difesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

“Abbiamo iniziato ad entrare nel merito di alcuni istituti che riguardano la parte normativa del contratto di lavoro e non possiamo che cogliere con favore il fatto che alcune delle proposte presenti nella piattaforma presentata dalla Fp Cgil siano state accolte dalla parte pubblica, ma c’è ancora molta strada da fare e per questo abbiamo ribadito la necessità di inserire ulteriori integrazioni su temi di fondamentale importanza“. Questo il commento della Fp Cgil al termine della riunione di oggi sul rinnovo del contratto del personale del comparto Sicurezza e Difesa. “Grazie alle nostre pressanti richieste – prosegue la Fp Cgil – finalmente entrano a far parte della discussione tutele fondamentali per le donne vittime di violenza di genere, per i genitori che hanno necessità di assistere i figli, per quelli che necessitano di fruire del congedo e dei riposi solidali e per i lavoratori che vengono trasferiti d’ufficio. Abbiamo inoltre chiesto ulteriori integrazioni su temi che continuano ad essere ignorati dalla controparte e che riteniamo imprescindibili, come i diritti per le unioni civili, equiparati a quelli previsti per il matrimonio, per la parità di genere e per il sostegno alla famiglia. Auspichiamo di poter chiudere l’accordo nel minor tempo possibile per consentire ai lavoratori di questo comparto di ricevere i meritati aumenti salariali, ma per fare questo serve un’accelerazione della parte pubblica nell’elaborazione delle proposte e nella quantificazione dei costi delle stesse”, conclude la Fp Cgil.

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Multiutulity: Mura (Pd), ottimali per nuove politiche del lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

“Le multiutility sono uno spazio ottimale per sperimentare una nuova tipologia di politiche attive del lavoro, in cui sono trainanti strumenti come la formazione permanente, l’acquisizione di competenze, gli incentivi alla riorganizzazione del lavoro. Iniziative come il Fondo nuove competenze varato dal Governo devono aiutare ad abbracciare la trasformazione digitale ed ecologica assieme alla transizione sociale, secondo un approccio di equità”. Lo ha detto la presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd) oggi a Verona al convegno “Multiutility. Il valore delle partnership”, organizzato dalla Uiltec. Sottolineando che “la ricostruzione a valere sul PNRR si fa investendo su un fattore produttivo marginalizzato per decenni, cioè il lavoro di qualità” Mura ha parlato del “nanismo imprenditoriale” come di “una delle variabili che negli anni ha condizionato le dinamiche occupazionali. La competitività si è perseguita abbattendo il costo del lavoro anziché valorizzando le competenze e il capitale umano”.

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Il lavoro domestico cambia nazionalità

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2021

A causa dei mutamenti socio-economici e demografici in corso, gli assistenti familiari in Italia (c.d. “badanti”) sono in costante aumento. Nel periodo 2011-2020, l’INPS certifica un aumento complessivo da 310 mila a 438 mila (+41%). Da un’anticipazione del Rapporto 2021 sul lavoro domestico redatto dall’Osservatorio DOMINA emerge che, se le donne straniere rappresentano la componente più numerosa (67,5%), negli ultimi anni sono cresciute sensibilmente le donne italiane (triplicate, da 36 mila a 106 mila) e oggi rappresentano il 24,3% del totale “badanti”.Inoltre, se consideriamo l’incremento di badanti registrato tra il 2011 e il 2020 (+127 mila), esso è dipeso per oltre la metà dalle donne italiane (+70 mila), mentre le donne straniere hanno contribuito all’incremento per il 33,4% (+43 mila).L’analisi per Regione effettuata dall’Osservatorio DOMINA evidenzia una forte eterogeneità sul territorio nazionale: in otto Regioni (tutte del Sud e Isole) le donne italiane rappresentano più del 30% del totale “badanti”, e raggiungono addirittura il 72,4% in Sardegna. Alla base di questa situazione possono esserci diversi fattori: innanzitutto al Sud vi è una minore presenza straniera, per cui l’offerta di manodopera per quel tipo di mansione è ricoperta maggiormente dagli autoctoni. Inoltre, vi sono evidentemente meno opportunità di lavoro per le donne italiane, per cui il lavoro domestico diventa uno sbocco preferenziale. Infine, evidentemente giocano un ruolo anche la struttura demografica e l’organizzazione familiare.Confrontando le caratteristiche delle badanti italiane e straniere, l’Osservatorio DOMINA evidenzia poi altre informazioni interessanti. Per quanto riguarda la classe d’età, le italiane risultano mediamente più giovani (48,7 anni, rispetto ai 51,8 delle straniere). In particolare, tra le straniere, il 27% ha più di 60 anni, mentre tra le italiane questa quota scende al 17%. Le badanti con meno di 30 anni, invece, rappresentano il 9% tra le italiane e solo il 3% tra le straniere.Ancora più ampio è il divario tra badanti italiane e straniere relativamente all’orario medio settimanale: le italiane lavorano mediamente 22,7 ore settimanali, contro le 38,3 ore delle straniere. In particolare, tra le straniere il 48,2% lavora più di 40 ore settimanali, mentre tra le italiane si scende al 12,0%. Al contrario, tra le italiane il 44,4% lavora meno di 20 ore settimanali, contro l’8,3% delle straniere.

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Unsic: “Rifinanziare l’indennità per malattia a chi è in quarantena”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2021

L’assenza dal lavoro privato per quarantena legata aI contatto con una persona positiva al Covid-19 è rimasta fuori dalla tutela previdenziale a carico dell’Inps. Una questione di non poco conto. In sostanza, a causa della mancanza di stanziamento pubblico per il 2021 per equiparare la quarantena a cui debbono sottoporsi coloro che vengono in contatto con persone positive al Covid-19 all’assenza per malattia, i lavoratori del settore privato sono fuori dalla tutela previdenziale con tale indennità.Nei giorni scorsi, durante il suo intervento alla Festa dell’Unità di Modena, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha citato la questione e ha aperto uno spiraglio sulla possibilità che la tutela venga nuovamente finanziata, assicurando che sarà discussa nel prossimo Consiglio dei ministri.Come ricorda un ottimo pezzo sul Post, l’assenza dal lavoro “per quarantena” corrisponde al periodo di isolamento fiduciario che deve rispettare chi è venuto in contatto con persone positive al coronavirus e non coincide con l’isolamento che le persone positive sono tenute a rispettare. La legge stabilisce che duri dieci giorni per le persone non vaccinate e sette giorni per quelle vaccinate.Nelle prime settimane dell’emergenza da coronavirus, con il decreto cosiddetto “Cura Italia”, il primo che ha affrontato la delicata materia, l’assenza per quarantena era stata equiparata al trattamento economico e previdenziale della malattia. Il governo ci aveva messo su 663,1 milioni di euro.Per questo 2021, invece, le risorse sono scomparse. Come ha fatto sapere l’Inps a inizio agosto, tale indennità “non potrà essere erogata per gli eventi avvenuti nell’anno in corso”. In sostanza, finiti i fondi, sparita la tutela previdenziale per i lavoratori assenti dal lavoro per quarantena dopo un contatto con un positivo accertato.Si tratta di un problema di non poco conto sia da un punto di vista sanitario sia economico. Infatti c’è innanzitutto il rischio che un lavoratore eviti di denunciare il contatto con un positivo proprio per non incappare nella quarantena forzata. Il risvolto economico, infatti, è sostanzioso: sul fronte dei tagli in busta paga, Il Sole 24 Ore ha calcolato che possano arrivare fino a 461 euro netti per ciascun periodo di quarantena.La delicata questione investe soltanto i lavoratori del settore privato, perché il decreto legge numero 18 del 2020 stabilisce che il periodo trascorso in quarantena per i dipendenti pubblici debba sempre essere equiparato al periodo di ricovero ospedaliero, con retribuzione piena.L’Unsic denuncia il problema, chiedendo il rifinanziamento urgente della misura. Il mancato indennizzo e il conseguente taglio in busta paga rischiano di spingere i lavoratori a non segnalare il contatto con persone positive, facendo così aumentare la diffusione del virus.

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Anziani: Decadimento cognitivo

Posted by fidest press agency su sabato, 28 agosto 2021

Il resort La Bruca di Scalea (Cosenza) diventerà il Centro europeo di eccellenza per il contrasto del deficit cognitivo e semantico. Lo ha deliberato all’unanimità il Consiglio Regionale di Senior Italia FederAnziani riunitosi ieri in occasione dell’incontro svoltosi a La Bruca e dedicato alla decadenza cognitiva dell’anziano, organizzato da Senior Italia FederAnziani. Il Consiglio regionale ha deciso di patrocinare lo sviluppo del progetto dedicato agli Over 65 con demenze all’interno del centro medico del resort, dove i pazienti, successivamente all’anamnesi, saranno seguiti da un team di neurologi, psicologi, psichiatri e fisiatri attraverso un monitoraggio costante.Secondo l’Osservatorio demenze dell’ISS, la demenza nei paesi industrializzati interessa circa l’8% degli over 65 e supera il 20% tra gli over 80. Secondo alcune proiezioni, i casi di demenza potrebbero triplicare nei prossimi 30 anni nei paesi occidentali. Il progetto si basa sul sistema “e-memory”, un innovativo metodo nato per migliorare la qualità della vita delle persone affette da forme di demenza, rallentando il decadimento cognitivo, favorendo l’utilizzo e il mantenimento temporaneo delle funzioni residue, aiutando a fissare la memoria a breve termine e promuovendo nel complesso l’autostima della persona. Il sistema prevede, infatti, un’attività di stimolazione, condotta attraverso una terapia non farmacologica, che interviene non solo sulla sfera conoscitiva, ma anche su quella affettiva, sociale, comportamentale, relazionale, utilizzando tecniche differenti e spronando un processo attivo di cambiamento. Il sistema e-memory è frutto di un lungo lavoro condotto dalla Federazione attraverso un board composto dalle massime autorità in ambito medico-scientifico psichiatrico e non solo. Del board e-memory medico-scientifico fanno parte Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani, Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e co-presidente della Società Italiana di Psichiatria Geriatrica, Emilio Sacchetti, Professore emerito di Psichiatria presso l’Università degli Studi di Brescia, Co-presidente della Società Italiana di Psichiatria Geriatrica, Pietro Fiore, Presidente della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER), Rossella Costantino, Fisiatra della SIMFER, Fabrizio Vernieri, Professore Associato di Neurologia e Responsabile Unità Operativa Cefalee e Neurosonologia presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, Niccolò Marchionni, Professore Ordinario presso l’Università di Firenze, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, Ornella Bianchi, nutrizionista presso l’ospedale Amico del Policlinico Casilino di Roma, Sergio Galezzi, Direzione UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale), Marilena Consalvo, psicologa e psicoterapeuta, Domenico Montanaro, Amministratore Delegato Lifesense, Marianna Messina, Project Manager Senior Italia FederAnziani ed Erika Scuderi, Project Manager Senior Italia FederAnziani.

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In aumento la richiesta del lavoro domestico nelle province italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2021

Se a livello nazionale il lavoro domestico è ormai riconosciuto come un settore in forte espansione e dal forte impatto socio-economico, non bisogna dimenticare che il nostro Paese è caratterizzato da specificità regionali e addirittura locali che determinano differenze significative, anche nella gestione della casa e nella cura degli anziani.Per questo, l’Osservatorio DOMINA ha analizzato le specificità territoriali del lavoro domestico, approfondite nelle schede regionali del Rapporto nazionale sul lavoro domestico.In termini assoluti, Roma e Milano risultano le province con il maggior numero di lavoratori domestici nel 2020 (rispettivamente 113.350 e 98.835), evidentemente essendo i principali centri economici e occupazionali. Con un’analisi più approfondita dei dati, DOMINA rivela che sono 41 le province con un numero di lavoratori domestici regolari ogni 1.000 abitanti più altro rispetto alla media nazionale (15,5). Oristano con 38,5 lavoratori domestici (ogni 1000 abitanti) risulta la provincia con il più alto numero di lavoratori domestici rispetto alla popolazione, seguita da Cagliari (32,3) e Nuoro (27,54); Siracusa invece è la provincia con il dato più basso (4,1 ogni 1000 abitanti) a cui seguono Foggia e Crotone (4,7). Interessante osservare come tra le prime 10 province compaiano ben quattro province della Sardegna, mentre tra le ultime quattro ben quattro della Sicilia e tre della Puglia.

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Vuoi venire a vivere in Trentino con la tua famiglia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

By Martina Valentini. Due anni fa in Trentino è nato un progetto di abitare collaborativo all’interno del Distretto famiglia degli Altipiani Cimbri, denominato “Coliving – collaborare condividere abitare”. Visto il successo del progetto pilota (grazie al primo bando a Luserna sono arrivate 4 nuove famiglie con 9 bambini), la Provincia autonoma di Trento ha approvato un secondo accordo con il Comune di Canal San Bovo. Il progetto punta ad invertire le tendenze di spopolamento dei comuni montani trentini e questo Bando prevede la messa a disposizione di 5 alloggi di proprietà di ITEA S.p.A. e del Comune di Canal San Bovo, con contratto di comodato a titolo gratuito (le spese sono a carico del locatario) per un periodo di 4 anni. In cambio, i partecipanti dovranno impegnarsi nei confronti della comunità contribuendo con attività di volontariato a favore del benessere di tutti e della crescita sociale e culturale del territorio. L’iniziativa è stata sviluppata dall’Agenzia per la Famiglia della Provincia Autonoma di Trento e dalla Fondazione Franco Demarchi: grazie all’arrivo dei nuovi nuclei familiari Canal san Bovo potrà mantenere aperte scuole, trasporti, servizi locali e tenere così attivo il proprio tessuto economico. Il nuovo bando scade il 30 agosto. Fonte https://linktr.ee/martinavalentini

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Sono inutili i diritti conquistati dai lavoratori o è un falso la Costituzione fondata su lavoro?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 agosto 2021

Una fabbrica di proprietà straniera che di recente ha licenziato 422 persone e deciso di chiudere. Licenziamento contro il quale sono in corso diverse iniziative di pressione, sulla proprietà e sulle istituzioni.Viviamo per scelta in un Paese capitalistico e sarebbe assurdo negare ai capitalisti il loro diritto di esser tali, anche di chiudere un’azienda che non capitalizza.Nel contempo viviamo in un Paese tra i più avanzati al mondo, in un contesto europeo che ha al primo posto l’armonizzazione sociale tra libertà economiche e lavoro.C’è qualcosa che non torna, per chi investe capitali e per chi presta la propria opera. Dimostrato dalla nostalgia per la catena di montaggio e l’impotenza di lavoratori e sindacati di fronte a queste prevedibili dinamiche. Quello che facciamo, noi e i nostri Stati, è per vivere meglio, più sereni, non abbruttirsi e soffrire pur di avere un reddito. Al primo posto ci deve essere DIGNITA’. Quindi non “nostalgia” per la catena di montaggio e non inerzia istituzionale verso Gkn e milioni di altri simili problemi.Quanto opera lo Stato e l’Ue per questa dignità? Vincenzo Donvito, Aduc

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Mercato del lavoro US

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte. I segnali di miglioramento che la Fed ha dichiarato di attendersi dal mercato del lavoro stanno iniziando ad emergere. Questo consente alla Fed di portare avanti il conto alla rovescia del tapering, senza accelerare però troppo il conteggio. Questo consente alla banca centrale di riservarsi di intervenire tramite tapering per cercare di moderare l’inflazione in maniera non frettolosa, per tenere conto anche dell’impatto dei vari colli di bottiglia e della evoluzione della pandemia e attendere quindi ulteriori miglioramenti, soprattutto dal fronte del tasso di partecipazione che nel mese di luglio è salito marginalmente al 61,7%, ancora distante dal circa 63% della fase pre-pandemica. Lo scenario per i prossimi 3-6 mesi rimane al momento improntato a tassi mediamente più bassi con curva in flattening, in vista dei rallentamenti prospettici che potrebbero derivare dall’effetto congiunto colli di bottiglia/convivenza con la variante in autunno, con particolare focus sul fatto che buona parte della catena di fornitura utilizza anche i lockdown per controllare il virus.Il mese di agosto presenta la possibilità di un rimbalzo dei tassi (primo obiettivo area 1,40% del tasso decennale US) e conseguente steepening della curva, soprattutto se la prossima settimana i dati sull’inflazione confermeranno ancora un posizionamento su livelli elevati. Lo scenario descritto si presenta mediamente supportivo per il comparto azionario in vista di tassi complessivamente contenuti e Fed che si avvicina al tapering senza fretta + BCE accomodante a lungo. Nelle fasi di temporaneo rimbalzo dei tassi ritorna in auge il comparto value e quindi maggiormente l’area Euro. Su un orizzonte più lungo, o scenario delineato, è complessivamente più favorevole agli Usa, data la maggiore presenza di settori più sensibili al calo dei tassi. Sul fronte cambio, confermato lo scenario di un’estate mediamente a favore del dollaro (obiettivo area 1,16, senza la pretesa di centrare con precisione il target) in vista di un diverso atteggiamento di Fed vs BCE, il che è anche benvenuto da un paese come gli USA con forte disavanzo commerciale, per contenere almeno l’inflazione importata

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Lavoro per rinascere

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2021

Per salvare l’Italia bisogna creare lavoro, l’unico modo per restituire ossigeno ai cittadini dissanguati dalla pressione dell’emergenza dal Covid 19 e dalla pressione fiscale che comunque non si è nè fermata nè attenuata.Rimane un’unica strada per uscire dallo stallo economico in cui si trova il nostro paese. Produrre per crescere. Non si può rinviare il problema più pungente del mercato del lavoro. Il governo e tutte le forze politiche s’impegnino e si adoperino a creare fonti di lavoro e a riconoscere la complessità dei problemi della nostra società. Non c’è più tempo! Qualunque cosa si faccia è inutile se non si parte da questa priorità. Poi tutto il resto: le famiglie italiane devono avere la garanzia di poter sopravvivere e di “sfamare” i propri figli!

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Contratti: Fp Cgil, serve complessivo rinnovo per Sicurezza e Difesa

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

“Vogliamo il rinnovo di un contratto definito in tutte le sue parti: quella delle relazioni sindacali, quella normativa e, infine, quella economica. Rispetto al passato rinnovo oggi non abbiamo limiti temporali oggettivi e bisogna essere consapevoli che la parte economica deve essere il risultato delle scelte che faremo sulla parte normativa”. Questo il commento della Fp Cgil al termine della riunione di oggi sul rinnovo del contratto di lavoro del personale non dirigente del comparto sicurezza e difesa.“Le relazioni sindacali – spiega il sindacato – dovranno dare il segno tangibile di un rinnovato valore del confronto tra le parti, come sancito nel patto del 10 marzo, aumentando la democrazia e la partecipazione. Dobbiamo dare voce ai lavoratori in divisa, consentendogli di eleggere a suffragio universale i propri rappresentanti all’interno di ciascuna unità operativa e dando la possibilità di poter revocare la propria adesione al sindacato in qualunque momento. Come dobbiamo fornire strumenti per prevenire il fenomeno del burn out e quello dei suicidi, ad esempio con comitati paritetici che possano fare analisi, studi di fattibilità e proposte che possano migliorare il benessere organizzativo sui posti di lavoro. Dobbiamo inoltre rafforzare la contrattazione decentrata e il ruolo del dirigente sindacale in ogni istituto penitenziario”.Nella parte normativa, prosegue la Fp Cgil, “dobbiamo adeguare a questo mondo del lavoro quelli che sono i diritti di cittadinanza evoluti nel tempo: le unioni civili, la parità di genere, le ferie solidali, i congedi per le donne vittime di violenza e per la genitorialità. Per non dimenticare il tema del patrocinio per la tutela legale, della copertura assicurativa Inail e della previdenza complementare, che dovrà essere esigibile dal primo gennaio 2022 anche per i lavoratori di questo comparto”.Affrontati questi capitoli, continua il sindacato, “possiamo ragionare sulla parte economica, che è il risultato delle scelte che si fanno sulla parte normativa. Voler discutere oggi di quanto spendiamo sul salario fondamentale e quanto sull’accessorio significherebbe non consentire di utilizzare il contratto per risolvere i problemi dei lavoratori. Dobbiamo verificare se le risorse economiche appostate sono sufficienti per consentire gli adeguamenti tabellari, la modifica degli istituti previsti, la revisione del sistema indennitario e per regolamentare la retribuzione del lavoro straordinario. Tempo e covid non devono condizionare questa trattativa, dobbiamo fare un confronto vero e approfondito”, conclude la Fp Cgil.

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Contratto comparto sicurezza e difesa

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Nel previsto incontro che si è tenuto nella mattinata odierna la delegazione della parte pubblica ha fornito una indicazione delle somme stanziate e degli aumenti medi per il personale di ciascuna delle amministrazioni del comparto Sicurezza e Difesa. La rappresentanza sindacale ha invero osservato che in assenza del dato disaggregato sulle singole poste disponibili non sarebbe stato possibile svolgere riflessioni finalizzate a ragionare della eventuale ripartizione sulle singole voci retributive, ed ha pertanto chiesto che in occasione del prossimo incontro siano preventivamente fornite le tabelle elaborate dai tecnici dei dicasteri di riferimento. È comunque emerso con chiarezza che le risorse stanziate non consentano di poter immaginare che l’imprescindibile adeguamento del trattamento economico fondamentale possa essere accompagnato ad una altrettanto indifferibile revisione del complessivo impianto normativo che dovrebbe, in linea di principio, assicurare il riconoscimento della specificità al personale del Comparto Sicurezza e Difesa. Specificità che si traduce in maggiore operatività al servizio dei cittadini. Un settore che, negli oltre dieci anni trascorsi dall’ultimo effettivo confronto negoziale che aveva portato alla definizione di un comunque perfettibile accordo sui fondamentali istituti accessori, registra non solo un notevole divario tra l’assetto normativo ordinamentale e le radicalmente mutate condizioni di lavoro del settore, ma pure un inaccettabile disallineamento con fondamentali istituti tra gli stessi addetti al Comparto e quelli di cui beneficiano i lavoratori di altri comparti del pubblico impiego. Una situazione che richiede, prima ancora dell’inserimento dei nuovi indispensabili istituti a tutela della genitorialità, della salute, di quella legale ed erariale, un intervento perequativo di tutti gli istituti che oggi, anche per la differente interpretazione che forniscono le Amministrazioni di appartenenza, trovano una diversa applicazione con gravi sperequazioni. Parliamo insomma di indennità accessorie ingessate ai livelli fissati nel 2008, che non possono essere ritenute compatibili con gli accresciuti carichi di lavoro ed esposizione al rischio professionale incontrato dagli operatori nella quotidianità, anche per il sistematico ricorso allo straordinario, con il quale si cerca di tamponare l’emorragia degli organici imponendo carichi di lavoro usurante al personale, per giunta pagando l’ora di straordinario meno del lavoro ordinario accumulando ritardi di anni per la liquidazione delle somme dovute o, come nel caso del personale militare, negando totalmente il pagamento con norme che ancora prevedono la cancellazione del credito maturato per le ore effettuate. La riflessione partecipata alla parte pubblica è stata corroborata anche dalla constatazione di una sostanziale assenza di fondamentali tutele, tra cui quelle sanitarie e legali, e del disconoscimento dei diritti di genitorialità che, diversamente dagli altri pubblici dipendenti, il personale del Comparto Sicurezza e Difesa si vede sistematicamente negare dalla rigidità interpretativa delle amministrazioni di riferimento. E tutto questo a tacere dello sconcertante ritardo nell’attuazione della previdenza complementare che in prospettiva produrrà irreparabili penalizzazioni nel trattamento pensionistico. Uno sconfortante contesto che induce a ritenere prioritaria e pregiudiziale la discussione intorno alle questioni squisitamente normative, anche per poter incrementare la parte economica attraverso meccanismi di defiscalizzazione degli accessori, atteso che in assenza del raggiungimento dell’intesa sulle quali non vi sono margini per poter immaginare di sottoscrivere l’accordo sulla parte meramente retributiva. In chiusura è stato ribadito che pur volendo arrivare il prima possibile ad una ipotesi di accordo, l’obiettivo primario che le OO.SS. e i CoCer perseguono è la tutela reale del personale rappresentato sottolineando come ciò può avvenire solo attraverso gli istituti normativi rivendicati. Ecco perché questo contratto deve essere considerato il contratto soprattutto normativo che deve chiudere al meglio la necessaria stagione dei diritti e delle tutele che le donne e gli uomini in uniforme attendono tra troppi anni.La parte pubblica, nel sottolineare di aver preso atto di tutte le questioni rappresentate e della necessità di entrare nello specifico di ognuna, ha aggiornato la riunione a venerdì 30 p.v. che avverrà prima con le OO.SS. delle Forze di polizia civili, poi con i CoCer di quelle militari e a seguire con quelli delle Forze Armate.

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Il grande potenziale per la ripresa del lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

L’Italia ha almeno 4 milioni di occupati in meno rispetto alla media europea, un enorme spreco di capitale umano da cui potrebbe attingere: ben 26 milioni di lavoratori “inattivi”, di cui il 60% donne (4 su 10 concentrati nel Sud e nelle Isole), oltre 5 milioni di giovani. Complessivamente (considerando anche i pensionati), non lavora e non è in cerca di occupazione quasi metà della popolazione, un’anomalia tutta italiana che ci pone ai primi posti in Europa, aggravata nell’anno del Covid19, perché nel 2020 l’inattività nella fascia 15-64 anni è cresciuta del 3%. Un “arcipelago” molto diversificato, che va da giovani impegnati negli studi ad anziani che percepiscono la pensione (statisticamente inattivi, ma con un giustificato motivo), passando da Neet, giovani che non studiano e non lavorano, casalinghe alle quali mancano servizi di supporto per affacciarsi al mercato del lavoro, ex lavoratori, possessori di un sussidio che le politiche attive non hanno intercettato. Vere e proprie “isole”, una diversa dall’altra, perché l’inattività comporta un certo grado di separazione delle comunità sociali.Alcuni italiani sono inattivi per scelta, perché hanno deciso di dedicarsi allo studio, ad un periodo “sabbatico”, alla gestione della famiglia, perché il lavoro e la retribuzione offerta non sono considerati accettabili o perché possono vivere con una pensione o un sussidio. Altri per forza, vittime di eventi traumatici o scoraggiati dall’attesa di una transizione, dallo studio o dalla disoccupazione, al lavoro. Nello specifico, l’arcipelago degli inattivi è costituito da 5,2 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni, 3,6 milioni di uomini 30-69 anni, 7,1 milioni di donne 30-69 anni e 9,9 milioni di over 70. È la fotografia di “Ripartiamo da 26 milioni di inattivi”, il nuovo rapporto di Randstad Research, il centro di ricerca sul lavoro promosso da Randstad, che ha analizzato questa anomalia italiana per esplorarne il futuro possibile.La geografia degli inattivi. Considerando la popolazione oltre i 15 anni, sono 26 milioni gli inattivi in Italia a fine 2019 (scelto come periodo di riferimento dell’analisi per non scontrarsi con gli effetti della pandemia). Di questi, quasi il 40% è concentrato nel Sud e nelle Isole (10,2 milioni), il 24,5% nel Nord ovest, il 19% nel Centro e il 17,3% nel Nord est. Se metà della popolazione italiana è inattiva, impressiona il dato del meridione dove la quota raggiunge ben il 58% della popolazione. Analizzando l’età degli inattivi, la quota maggiore di 11 milioni di persone si trova nella classe di età centrale dei 30-69 anni, composta soprattutto da lavoratori “scoraggiati”; 10 milioni sono over 70 pensionati; i rimanenti 5,3 milioni appartengono alla classe dei più giovani. In Italia le donne sono il 60% degli inattivi. Una netta maggioranza comune in tutta Italia, senza particolari differenze regionali. Nel confronto internazionale, il problema dell’inattività grava in maniera speciale sull’Italia: nell’Europa a 28 siamo il terzo paese (dopo Turchia e Montenegro) per percentuale di inattivi sulla popolazione tra i 15 e i 64 anni, 8,4 punti percentuali più della media europea (25,8%). Ancora più impressionante il dato sulla popolazione femminile: con il 43,2% di donne inattive sulla popolazione 15-64 anni, siamo 12 punti in più rispetto alla media Eurostat (terzi dopo Turchia e Macedonia).

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Donna, giovane e preparata: è l’identikit di chi cerca lavoro nell’estate 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

Buone notizie nel mondo del lavoro in somministrazione: tra luglio e agosto saranno 150 mila in più i posti disponibili in italia. Un’opportunità che rappresenta una stampella soprattutto alla luce della brusca contrazione degli occupati nel nostro Paese dovuta alla pandemia. Ma chi sta cercando un impiego in somministrazione in Italia nell’estate 2021? Secondo un’analisi di Jobtech sono prevalentemente donne, giovani, qualificate e flessibili. Identikit questo, che conferma l’ampliamento delle disuguaglianze sociali causato dalla pandemia, che ha portato ad una maggiore disoccupazione femminile e ha messo sempre più donne nelle condizioni di cercare un nuovo impiego.L’indagine di Jobtech – condotta su un campione di oltre 20.000 persone in ricerca attiva da maggio 2021 ad oggi – rivela che oggi chi cerca un impiego è, nel 59% dei casi, una donna. Le donne rappresentano la maggioranza assoluta nei settori retail – candidature come commesse, cassiere, store manager – nel settore accoglienza e nel mondo dei call center – centralinisti, team leader, operatori inbound e outbound. Gli uomini, di contro, rappresentano la maggioranza nelle candidature nella ristorazione – come personale di sala e cucina, bartender, pasticceri e pizzaioli – e nella logistica (magazzinieri, operai, meccanici, autisti, addetti al picking e al controllo qualità)

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Ferrovie: “Il capotreno è insostituibile”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

“Bisogna rivedere le previsioni del nuovo regolamento per la circolazione ferroviaria soprattutto nei punti legati alla figura del capotreno”. È quanto ha chiesto in una nota la Faisa Cisal ad Ansfisa, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie chiedendo un incontro. “Se comprensibilmente riconosciamo che la figura del capotreno non scompare formalmente, è indubbio, a nostro parere, che la scelta di cancellare alcune previsioni “vigenti” sottenderebbe un sostanziale svuotamento dei compiti dello stesso, in ragione di previsioni che garantiscono la progressiva introduzione nel sistema ferroviario italiano di sistemi tecnologici che, in modo automatico, secondo i redattori, garantiscono un più elevato livello di sicurezza. A nostro parere – continua il Segretario Generale Faisa Cisal Mauro Mongelli – la mancata previsione dei punti suddetti, oltre a determinare un palese contrasto con le stesse norme del “vigente” Decreto 4/2012, che nelle previsioni dell’allegato C attribuisce al capotreno un ruolo importante in materia di sicurezza e sulla circolazione ferroviaria, irromperebbe nell’equilibrio di un’organizzazione del lavoro, e da subito non riuscirebbe a garantire gli attuali standard di sicurezza mentre, sul lungo medio-periodo, ingenererebbe un evidente frazionamento di compiti”.

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Coppie in crisi causa del Covid-19? Le istruzioni per superarla

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Secondo l’Associazione nazionale avvocati divorzisti nel 2020 le richieste di separazione delle coppie italiane sono aumentate del 60% rispetto all’anno precedente per effetto del Covid. La causa principale, secondo il presidente dell’associazione Matteo Santini, è la «convivenza forzata che è poi la fonte di tutti i problemi principali che ci sono all’interno di una coppia», in quanto «comporta un’esplosione emotiva che porta al desiderio di allontanamento e alla richiesta di separazione».Non è d’accordo Marco Scarmagnani, consulente familiare e giornalista specializzato sul tema: «Molte coppie, al contrario, con il lockdown hanno intensificato e riscoperto la loro relazione. Dipende da come sanno gestire le crisi».MARCO SCARMAGNANI, consulente di coppia, giornalista e scrittore, è laureato in Scienze dell’Educazione e in Psicologia dell’educazione. È sposato da 25 anni, ha tre figli e diverse esperienze di affidamento familiare. Il libro è disponibile i nelle librerie fisiche e on line, oppure sullo shop online.

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Wyser: il remote working incentiva i rapporti di lavoro internazionali

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2021

Lavorare per un’azienda estera senza oltrepassare i confini dell’Italia? Non soltanto oggi è possibile farlo, ma per molti professionisti si tratta anche di una prospettiva allettante.Se la recente crisi sanitaria ha trasformato radicalmente il mondo del lavoro, imponendo l’adozione di soluzioni di emergenza quali lo smart working su vasta scala, allo stesso tempo si sono palesate nuove opportunità che, nel periodo pre-pandemico, erano state esplorate poco o nulla, proprio come la possibilità di lavorare da remoto per aziende oltreconfine.Da una recente indagine di Wyser è così emersa la volontà, tra professionisti e manager italiani, di avere un rapporto di lavoro con aziende internazionali ma dall’Italia: a dirlo è il 93% dei rispondenti su un campione di oltre millecinquecento persone. Le motivazioni sono molte e varie: per vivere un’esperienza internazionale senza allontanarsi dalla famiglia, per esplorare nuove prospettive e metodologie, per affrontare nuove sfide, per aiutare l’ambiente riducendo gli spostamenti casa-ufficio o anche per ridurre il tasso di disoccupazione.E la mancanza di contatto umano? Non spaventa, perché “l’empatia non conosce confini” e la componente umana “si può coltivare anche dietro uno schermo” – pensieri forse frutto di un anno di social distancing.I risultati del sondaggio evidenziano la volontà dei lavoratori italiani di sfruttare a pieno le potenzialità del remote working, confermando così i dati di una ricerca Wyser del 2020 in cui il 60% degli intervistati si dichiarava pronto a cambiare lavoro in caso di un ritorno a tempo pieno in ufficio. Tali dati sono anche in linea con i trend internazionali: secondo una ricerca di McKinsey il 52% dei lavoratori desidera un futuro del lavoro più flessibile.Se dunque, da una parte, c’è una forte propensione verso il lavoro da remoto per aziende con sede all’estero, dall’altra non manca chi farebbe l’esperienza opposta, lavorare per l’Italia da un altro Paese. Per il 42% dei partecipanti al sondaggio la Spagna rappresenta la metà più gettonata per un’esperienza professionale oltreconfine, seguita da Regno Unito (31%) e Francia (11%). Il restante 16% punta non solo a mete europee come Portogallo, Irlanda o Germania, ma guarda anche oltre, fino ad arrivare alla Cina, all’Indonesia o agli Stati Uniti. Tale scelta è dettata non solo da elementi prettamente professionali, ma anche da quelli culturali e dallo stile di vita della nazione indicata, un orientamento condiviso dal 71% degli intervistati, per cui la qualità della vita rappresenta il principale fattore da valutare nella scelta del paese estero da cui continuare a lavorare per aziende con sede in Italia.

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