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Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

DNA Diagnostics Center® Ready to Provide Expedited Legally-Binding Immigration DNA Testing for Border Families

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

FAIRFIELD, Ohio/PRNewswire/ DNA Diagnostics Center® (DDC® or the Company), the world’s largest immigration DNA testing company, is ready to assist in reuniting families by providing expedited, legally-binding AABB-accredited immigration DNA tests, including sending trained professionals to all detention facilities, ensuring legal chain-of-custody protocols are followed.The United States Citizenship and Immigration Services (USCIS) oversees the regulations pertaining to immigration DNA testing and only laboratories authorized by the AABB may be used. In the current situation, paternity-, maternity-, and siblingship DNA tests adhering to AABB standards are acceptable—ancestry DNA tests are not a legally binding solution. DDC processes over 1 million DNA samples each year in our accredited laboratory and has helped millions of families since 1995. The Company is highly-experienced and well versed with testing requirements in accordance with the United States Department of State Foreign Affairs Manual (FAM) for conducting genetic testing to verify and establish relationship for purposes of immigration.In addition, the Company has a long history providing contract services to other governmental agencies, both state and county, for relationship chain-of-custody tests related to Title IV-D parentage cases for enforcing child support. DDC currently has contractual partnerships with 22 state agencies, including Texas, plus the District of Columbia for family relationship testing services. Connie Hallquist, President and Chief Executive Officer of DNA Diagnostics Center®, states: “DDC is standing by and ready to assist our country with the current immigration challenge on our border and with parent/child reunification. As the world leader in immigration DNA testing, we have the accreditations, processes, systems, capacity, and experience to quickly provide U.S. government-sanctioned immigration DNA tests.” Once DNA samples are received at our Ohio-based laboratory from our professional collection team, results are ready in 1-2 days. Since 1995, DDC employees have been dedicated to providing trusted answers for families and government institutions and are ready to assist our country now.
DNA Diagnostics Center® (DDC®), founded over twenty years ago, is one of the world’s largest private DNA testing companies with offices in Fairfield, Ohio (United States) and London, England (United Kingdom). DDC® offers DNA testing for paternity, immigration, forensics, genetic traits of animals, and ancestry.SOURCE DNA Diagnostics Center, Inc.

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La FAO aiuta gli agricoltori kenioti a difendere il raccolto dal pericoloso parassita Lafigma

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Embu, KENYA/ PRN Africa/ “Con un buon raccolto, abbiamo abbastanza mais per il nostro consumo, ed un po’ per venderlo. Ma in questo momento dobbiamo invece comprarlo per il fabbisogno familiare”, dice Agnes Waithira Muli, contadina su piccola scala della contea di Embu, nel Kenya centrale. Lei e il marito hanno perso la maggior parte del loro ultimo raccolto a causa del Lafigma (Spodoptera frugiperda) (FAW), un insetto potenzialmente devastante che si è diffuso in gran parte dell’Africa.Grazie alla formazione fornita dalla FAO nel controllo del Lafigma, ora sono meglio in grado di proteggere il loro raccolto. “Ora che sappiamo come affrontare l’infestazione, le nostre perdite saranno minori”, afferma Agnes.Il parassita Lafigma è originario delle regioni tropicali e subtropicali delle Americhe, ma dal 2016 si è diffuso rapidamente in tutta l’Africa causando danni gravi soprattutto alle colture di mais.Nella contea di Embu, il parassita è apparso per la prima volta due stagioni fa. Come in tanti altri posti, i contadini presto si sono resi conto, disperati, che i pesticidi non servivano granché per combatterlo.
Durante la breve stagione delle piogge del 2017, la FAO ha avviato un progetto pilota in cui sono stati impiegati “scouts sul campo” appositamente addestrati per visitare i piccoli agricoltori ed assisterli nel controllo delle FAW, due volte a settimana per sei settimane. Il metodo utilizzato era un controllo manuale: identificare e distruggere a mano le uova e le larve. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Contratti lavoro domestico

Posted by fidest press agency su domenica, 24 giugno 2018

Nel 2017 la quota di lavoratori domestici con regolare contratto ha registrato un decremento del -1,0% scendendo a 864.526 unità.“Rispetto al 2016 ci sono 8.724 lavoratori domestici in meno eppure – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – la popolazione continua ad invecchiare e l’11,2% degli over 65 ha difficoltà a svolgere attività quotidiane come mangiare o vestirsi”.Il dato INPS è indice di una situazione preoccupante, le famiglie per risparmiare non assumono regolarmente colf e badanti. Secondo i nuovi dati dell’Osservatorio INPS, in controtendenza con il decremento totale del numero dei lavoratori domestici, c’è un incremento della quota dei lavoratori italiani (+6,9%). “E’ evidente – prosegue Gasparrini – che il settore del lavoro domestico sta diventando un vero e proprio salvagente contro la disoccupazione, non è un caso che le zone in cui sta aumentando la quota di italiani siano le isole (con 47.784 lavoratori italiani a fronte di 31.098 stranieri) e le regioni del Sud”.“Oltre a rappresentare uno strumento fondamentale per la prosecuzione della vita familire – continua la nota – il settore domestico sta consolidando anche il suo ruolo economico (vale l’1,3% del PIL nazionale) ed è indispensabile che il Governo investa in questo ambito, in termini di politiche di welfare, per supportare le famiglie datori di lavoro ma anche per favorire le possibilità di occupazione legate al settore”

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La migrazione verso l’UE e la riforma dell’asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Con l’Europa a un bivio in materia di migrazione, il Parlamento europeo in quanto colegislatore svolge un ruolo chiave per spingere per un efficace, decente e umana approccio dell’UE.
In vista di un Consiglio europeo decisiva il 28-29 giugno per le libertà civili, presidente della commissione Claude Moraes (S & D, UK) ha detto: “Il Parlamento europeo continuerà a spingere per una soluzione efficace e umana, che onora i nostri valori europei e le libertà e le libertà l’Unione europea rappresenta. Il nostro approccio alla migrazione è decisiva perché sarà non solo toccare i nostri valori, ma anche pilastri fondamentali della UE, come ad esempio l’area Schengen, che sono in gioco.” I leader europei discuteranno i file chiave della prossima settimana, come l’aggiornamento del regolamento di Dublino e la riforma del sistema europeo comune di asilo (CEAS) nel suo complesso. Border e strumenti relativi alla sicurezza sono strettamente collegate e faranno parte del dibattito anche. Il Parlamento europeo è co-legislatore in questi settori e ha bisogno di essere strettamente coinvolto in questo processo.
Claude Moraes ha detto: “Il Parlamento europeo nel suo ruolo di colegislatore in materia di migrazione, gestione delle frontiere e la sicurezza deve essere incluso fin dall’inizio in tutte le più importanti iniziative a livello di UE da parte degli Stati membri dell’UE. Alla fine il Parlamento europeo avrà la sua voce in ogni iniziativa che diventerà legislativo. Il Consiglio deve astenersi da metodi intergovernativi, e ascoltare i rappresentanti direttamente eletti dei cittadini dell’Unione europea.” Il presidente della commissione per le libertà civili sottolinea che “tutte le iniziative devono essere efficaci, decente e rispettare i diritti umani. Off-shoring non è una soluzione praticabile e umano. Con la riforma del sistema europeo comune di asilo che abbiamo già in tutta l’UE soluzione sul tavolo. Il Parlamento europeo non sarà coinvolto nelle politiche che non funzionano e che sono contro i diritti umani”.

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Migranti: occorrono i fatti. Europa svegliati

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

“Le premesse in vista del vertice sui migranti di domenica non fanno ben sperare, già si sa che non uscirà alcun documento scritto. Dal bilaterale franco-tedesco di qualche giorno fa, inoltre, era emersa una relazione che giustamente il premier Conte ha rispedito al mittente, perché non contemplava minimamente le istanze italiane”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad Agorà, su Rai Tre.“Noi facciamo il tifo per l’Italia e quindi ci auguriamo che il governo italiano passi dalle parole, dalle promesse, dalle minacce ai fatti. Però i fatti ancora non si vedono. Credo che la questione fondamentale, affinché il tema dell’immigrazione diventi veramente europeo e l’Italia non sia lasciata sola nel gestire questa emergenza, sarà la riforma del regolamento di Dublino, rispetto alla quale però Francia e Germania nicchiano e i Paesi di Visegrad non sembrano intenzionati a condividere le responsabilità. Sarà una battaglia assolutamente difficile”.

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Immigrati e blocco navale

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

“Credo che Conte debba andare in Consiglio europeo il 28 e 29 giugno a chiedere una cosa soltanto: una missione europea che produca un blocco navale a largo delle coste della Libia. Impedire ai barconi della morte di partire, aprire in Africa gli hotspot e ridistribuire coloro che hanno diritto a essere rifugiati nei 27 Stati dell’Ue è da sempre la proposta di FDI ed è l’unica cosa veramente seria da fare per fermare l’immigrazione clandestina. Purtroppo è l’unica cosa che non ho ancora sentito dire al Governo Conte.Ho sentito dire finalmente da Salvini quello che Fratelli d’Italia sostiene da anni e che in questi giorni abbiamo ribadito a gran voce: le navi delle ONG vanno fatte attraccare per essere sequestrate e i loro equipaggi vanno denunciati per tratta di esseri umani e fiancheggiamento dell’immigrazione irregolare. Mi pare dunque che il segnale di cambiamento sull’immigrazione sia stato molto chiaro. Ora però bisogna essere risolutivi”.Lo ha detto nel corso della trasmissione Agorà su Rai Tre il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Gli europei che hanno trascorso cinque anni nel Regno Unito dovranno pagare 73 euro per rimanere dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Il Ministero dell’Interno britannico giovedì ha comunicato alcuni dettagli sul futuro dei cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito dopo la Brexit. A partire dal 29 marzo 2019, data di partenza dal paese dell’Unione Europea, gli europei che hanno vissuto nel paese per cinque anni dovranno pagare 65 sterline (73 euro), dare il proprio nome e indirizzo e, inoltre, dimostrare che non hanno una fedina penale sporca per qualificarsi per lo “status regolare” e poter rimanere nel Regno Unito senza limiti. I bambini sotto i 16 anni dovranno pagare solo 32,50 sterline (37,22 euro). “I cittadini dell’UE possono richiedere lo stato di residenza in tre semplici passaggi per un prezzo inferiore al passaporto”, ha dichiarato il ministero dell’Interno in un comunicato stampa. I cittadini europei che hanno vissuto nel Regno Unito per almeno cinque anni devono richiedere lo “status regolare” durante il periodo di transizione concordato tra Londra e Bruxelles. D’altra parte, quelli che sono arrivati ​​più di recente dovrebbero richiedere il pre-sede. I cittadini che ottengono quest’ultimo status possono continuare nel Regno Unito fino a quando non raggiungono l’età di cinque anni, momento in cui devono presentare domanda per il posto. Il Dirigente conservatore ha spiegato che la scadenza per richiedere entrambe le categorie sarà prorogata fino al 30 giugno 2021 – sei mesi dopo la fine del periodo di transizione concordato tra Londra e Bruxelles – e le persone che lo otterranno saranno trattate come cittadini britannici in relazione a assistenza sanitaria, istruzione e pensioni. “I cittadini dell’UE danno un grande contributo alla nostra economia e alla nostra società, sono nostri amici, familiari e colleghi e noi vogliamo che rimangano”, ha dichiarato il ministro dell’Immigrazione, Caroline Nokes. Inoltre, i familiari di queste persone che vivono in un altro paese possono recarsi nel Regno Unito anche dopo la fine del periodo di transizione, a condizione che il rapporto di parentela esistesse prima del 31 dicembre 2020 e continua ad esistere una volta trasferito nel Regno Unito. “Stiamo dimostrando reali progressi e non vedo l’ora di sentire ulteriori dettagli su come l’Unione europea farà accordi reciproci per i cittadini britannici che vivono nell’UE”, ha detto Nokes. L’esecutivo di Theresa May si aspetta che oltre tre milioni di cittadini europei facciano questa richiesta una volta disponibile, prevedibilmente entro la fine dell’anno. L’applicazione, che sarà disponibile nelle 23 lingue dell’UE, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, può essere effettuata online attraverso la pagina Executive o un’applicazione per il telefono cellulare. Una volta che l’applicazione è completata. il Ministero lo studierà e darà una risposta nel “tempo più breve possibile”. ” Non cerchiamo scuse per non concedere questo status, ci deve essere un ottimo motivo per cui non lo si ottiene”, ha detto il ministro dell’Interno Sajid Javid giovedì in una commissione della camera alta del parlamento.

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The curse of the emigrant

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

68 million fugitives leave their land each year to escape wars, famine and poverty. It is a very remarkable fact that generates destabilization and social repercussions in the host countries that are not necessarily at the borders of the disaster lands. Someone, in Africa, crosses the desert to look out along the coasts of the Mediterranean and, before trying on slender boats the great leap towards Europe, remains victim of the merchants of human beings who enslave them and treat them as goods of exchange for lucrative business. It is a mass exodus involving all the continents and most of the nations of the world. To shelter is a duty that we can not disregard as citizens and institutions. Yet this chain of solidarity that should find us all agree with the most perverse and selfish nature of those who live their earthly adventure in conditions of prosperity and do not think to break his bread to share it with those who are without it. But there is also a more serious aspect if we think that wars are foraged by arms merchants, corrupt governments and religious and tribal fanaticisms. To all this we add the pietism of fashion that exalts poverty to exploit it with children with ragged and dirty clothes that beg a pittance on street corners or disabled people of all ages. Italy more than other European countries is experiencing this existential drama and despite those trying to alleviate the suffering of the weakest by most of the voluntary associations, it has not had the necessary support from the governments that have succeeded in these last years. Their representatives are ready to tear their clothes off for the overwhelming misery of others but beyond words they do not go any further. They do not try to solve problems but they are only ready to criticize aseptically and to see the twig in the neighbor’s eye and not the beam that penetrates into their own. But we try not to imitate them and we are committed to continue to support a proposal for the construction of “thirty citadels of knowledge”, under the UN protectorate, along the African coasts facing the Mediterranean and providing for the project to be financed with 5% of profits made from the production of weapons and their sale. Our initiative has long been submitted to the UN, to the governments of some Western countries but ten years have passed and no one has tried to answer us if not some official in praise of our initiative but also warning us that the idea was too good because the egoism of the states and the greed of the private could give some support. (Riccardo Alfonso)

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Spesa famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

Secondo l’Istat la famiglia italiana-tipo ha speso 2.564 euro nel 2017, l’1,6% in più dell’anno precedente, con un forte divario tra Nord e Sud. Per Adoc le spese ordinarie incidono al 56% sul reddito netto disponibile, mentre complessivamente impegnano oltre l’83% delle entrate. Un impatto sul reddito più alto del 2,3% rispetto alla media della UE-15, nonostante le spese complessive siano, di media, inferiori del 19,2%. Com’è possibile? A fare la differenza è la minore capacità reddituale della famiglia italiana, inferiore del 24,6% alla media europea, pari a circa 755 euro in meno, per cui ogni singola voce di spesa ha un peso maggiore sul reddito disponibile.“Dai dati Istat emerge una fotografia di ingiustizia sociale, un profondo divario sia territoriale sia di classe sociale – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – la combinazione di bassi redditi e alta pressione fiscale rende complicato sostenere le spese quotidiane, che incidono in media al 56% sul reddito. Abbassare la pressione fiscale, tagliare le spese improduttive, contrastare seriamente l’evasione fiscale, prevedere maggiori agevolazioni e detrazioni, incrementare la capacità reddituale sono tutti interventi imperativi. Non va ridotto solo il divario interno, dobbiamo ridurre anche quello tra noi e il resto d’Europa. La forbice di differenza reddituale tra una famiglia italiana e una europea è pari al 24%: i redditi nostrani sono più bassi, in media, di 755 euro. Per cui ogni euro speso da una famiglia italiana pesa molto di più sul reddito rispetto a quello di una famiglia tedesca o francese.”

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World Refugee Day: Day of Reflection for the protection of Refugees worldwide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

In honor of World Refugee Day, “The Smile of the Child” in collaboration with the Embassy of Canada in Greece organized the Forum “Supporting the Lives of Refugees: from Crisis to Integration”. The event was held under the auspices of the Municipality of Athens at the Greek Film Archive.In his opening address HE the Ambassador of Canada to Greece, Mr. Keith Morrill, welcomed all the participants by highlighting the importance of collective action for the protection of refugees at a global level.Mr. Ioannis Balafas, Deputy Minister for Migration Policy, Debbie DesRosiers, Political Counsellor at the Embassy of Canada, Mr. Costas Yannopoulos, President of the BoD of “The Smile of the Child”, Mr. Philippe Leclerc, UNHCR Representative in Greece, Mr. Daniel Esdras, Special Envoy of the Director General of IOM in Greece, Ms. Kirin Brown, First Secretary at the Immigration, Refugees and Municipal Decentralization were contributed as speakers to the event. The discussion was moderated by journalist Panos Haritos.The event was honored by the presence of HE the Ambassador of Pakistan, the Ambassador of Norway, the Ambassador of Japan, the Honorary Consul of New Zealand, representatives from public agencies and authorities, a representative of the President of the Greek Parliament, actors active in the field, as well as representatives of international, national organizations and foundations. Mr. Costas Yannopoulos said: “Today is not a day of celebration, but a day of reflection. As a society, public sector and civil society alike, we are called upon to work together for the protection of refugees. This is not about statistics, but about persons. Refugees do not only need food and accommodation, but also substantial care and holistic services”. In addition, Mr. Yannopoulos highlighted that “The Smile of the Child” cooperates on a longstanding basis with the institutional actors with the goal of ensuring equal treatment for all children regardless of ethnicity, religion or any other criterion. During the event, Mr. Yannopoulos announced jointly with Mr. Leclerc the signing of a Memorandum of Understanding (MoU) between the two Organizations with primary aim the enhancement of the protection of refugee children and their families.More specifically, the MoU between “The Smile of the Child” and UNHCR targets at improving coordination and setting at the disposal of the UN Refugee Agency the entire nationwide network of the Greek Organization in terms of providing medical care services, psychosocial support and awareness raising activities in the school communities.Moreover, the purpose of this strategic cooperation is to improve the provided services through the infrastructure and mechanisms operated by “The Smile of the Child”, including the childlines 1056, 116000, 1161111 recently interconnected with the Call Center of NGO SAWA in Palestine, the Amber Alert Hellas, the nationwide network of Homes and a unique Day Center in Greece specialized for children victims of any form of violence.In addition, the cooperation of the two actors aims at facilitating the process of referrals and ensuring the immediate mobilization for those children in need of care and support.It is worth mentioning that “The Smile of the Child” has recently become the first strictly national Organization in Greece, official partner of the Directorate General of the European Civil Protection and Humanitarian Aid Operations (DG ECHO). In this framework, the Organization implements the project “Direct and Holistic Medical and Psychosocial Intervention for Refugee and Migrant Children in Danger in Greece” funded by DG ECHO.During the event participants had the opportunity to present good practices on the integration of refugees stemming from the long tradition and experience of Canada, as well as promising examples of integration in Greece. Special emphasis was put to the role of local authorities and municipalities, the priorities of the Greek government and the challenges for the protection of refugees and migrants at a global level.“The Smile of the Child” would like to warmly thank the BICI Event Management for the provision of interpretation services.

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Giornata Mondiale del Rifugiato: Giornata di riflessione per la protezione dei rifugiati in tutto il mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

In onore della Giornata Mondiale del Rifugiato, “il sorriso del bambino” in collaborazione con l’Ambasciata del Canada in Grecia ha organizzato il Forum “Sostenere le Vite dei Rifugiati: dalla crisi alla integrazione”. L’evento è stato organizzato con il patrocinio del Comune di Atene al Greek Film Archive.Nel suo discorso di apertura SE l’Ambasciatore del Canada in Grecia, il signor Keith Morrill, il benvenuto a tutti i partecipanti, mettendo in evidenza l’importanza di un’azione collettiva per la protezione dei rifugiati a livello globale.Mr. Ioannis Balafas, Vice Ministro per le Politiche Migratorie, Debbie Desrosiers, Consigliere Politico presso l’Ambasciata del Canada, il signor Costas Yannopoulos, Presidente del CdA di “Il Sorriso di un Bambino”, il signor Philippe Leclerc, rappresentante dell’UNHCR in Grecia, Daniel Esdras, inviato speciale del direttore Generale dell’OIM in Grecia, la signora Kirin Brown, primo Segretario presso l’Immigrazione, rifugiati e comunale decentramento sono stati contribuito in qualità di relatori per l’evento. La discussione è stata moderata dal giornalista Panos Haritos.L’evento è stato onorato dalla presenza di SE l’Ambasciatore del Pakistan, l’ambasciatore di Norvegia, l’Ambasciatore del Giappone, il Console Onorario della Nuova Zelanda, i rappresentanti di enti pubblici e le autorità, un rappresentante del Presidente del Parlamento greco, attori attivi nel campo, così come i rappresentanti delle organizzazioni e fondazioni nazionali internazionali.Il signor Costas Yannopoulos ha detto: “Oggi non è un giorno di festa, ma una giornata di riflessione. Come società, del settore pubblico e la società civile allo stesso modo, siamo chiamati a lavorare insieme per la protezione dei rifugiati. Non si tratta di statistiche, ma di persone. I rifugiati non solo hanno bisogno di vitto e alloggio, ma anche la cura sostanziale e servizi olistici”.Inoltre, il signor Yannopoulos ha sottolineato che “il sorriso del bambino” collabora su base di lunga data con i soggetti istituzionali con l’obiettivo di garantire la parità di trattamento per tutti i bambini, indipendentemente dalla etnia, religione o qualsiasi altro criterio. Durante l’evento, il signor Yannopoulos annunciato congiuntamente con il signor Leclerc la firma di un Memorandum of Understanding (MoU) tra le due organizzazioni, con obiettivo primario la valorizzazione della tutela dei bambini rifugiati e delle loro famiglie.Più in particolare, il memorandum d’intesa tra “il sorriso del bambino” e gli obiettivi dell’UNHCR a migliorare il coordinamento e l’impostazione a disposizione dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati l’intera rete nazionale dell’Organizzazione greca in termini di fornitura di servizi di assistenza medica, supporto psico-sociale e sensibilizzazione attività nelle comunità scolastiche.Inoltre, lo scopo di questa cooperazione strategica è quello di migliorare i servizi forniti attraverso l’infrastruttura ei meccanismi operati da “Il Sorriso di un Bambino”, compresi i childlines 1056, 116000, 1.161.111 di recente interconnesso con il Call Center di ONG SAWA in Palestina, il amber Alert Hellas, la rete nazionale di case e di un unico Centro Diurno in Grecia specializzati per bambini vittime di ogni forma di violenza.Inoltre, la cooperazione dei due attori mira a facilitare il processo di rinvii e di assicurare la mobilitazione immediata per quei bambini che hanno bisogno di assistenza e di sostegno.
Vale la pena ricordare che “il sorriso del bambino” è recentemente diventata la prima organizzazione strettamente nazionale in Grecia, partner ufficiale della Direzione Generale della Protezione Civile europea e azioni di aiuto umanitario (DG ECHO). In questo quadro, l’Organizzazione implementa il progetto “diretto e olistico medicina e intervento psicosociale per rifugiati e migranti bambini in pericolo in Grecia”, finanziato dalla DG ECHO.Durante l’evento i partecipanti hanno avuto l’opportunità di presentare le buone pratiche per l’integrazione dei rifugiati che provengono dalla lunga tradizione ed esperienza del Canada, nonché esempi promettenti di integrazione in Grecia. Particolare enfasi è stata messa al ruolo delle autorità e delle municipalità locali, le priorità del governo greco e le sfide per la protezione dei rifugiati e dei migranti a livello globale.“Il sorriso del Bambino” vorrebbe ringraziare di cuore la gestione BICI Event per la fornitura di servizi di interpretazione.

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Scuola: Sostegno negato agli alunni disabili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Con le lezioni scolastiche appena terminate, il giovane sindacato tira le somme dell’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!” che ha prodotto un alto numero di provvedimenti favorevoli da parte del tribunale, a tutela dei diritti degli alunni disabili, ai quali il Ministero continua a negare, per motivi di cassa, il giusto apporto delle ore di sostegno. Il tutto, sempre in spregio alle indicazioni pervenute delle équipe di medici e di professionisti, incaricati di quantificare l’offerta formativa sulla base di necessità di apprendimento oggettive, da cui poi scaturisce il Piano educativo individualizzato. L’alto numero di cause vinte dimostra anche che pure il decreto legislativo 66/2017, attuativo della Legge 107/2015, non ha affrontato il problema con efficacia, limitandosi ad obbligare le famiglie con figli disabili gravi a rifare le certificazioni daccapo, mettendo in dubbio la valenza delle diagnosi in essere e spostando il problema su un piano puramente diagnostico.L’ultimo provvedimento ottenuto dai legali Anief, è giunto dal Tribunale ordinario di Roma che ha riconosciuto l’illegittimità delle decisioni degli uffici ministeriali di ridurre la portata complessiva delle ore di sostegno ad un alunno disabile, condannando il Miur a circa 5 mila euro di risarcimento danni per aver illegittimamente depotenziato le determinazioni contenute nel Pei: nella sentenza, i giudici hanno ribadito come la pronuncia della Cassazione n. 25011/2014 abbia definitivamente chiarito che “il diritto all’istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l’inclusione della persona umana con disabilità”. Nell’occasione, i giudici hanno citato anche l’art. 24 della Convenzione di New York del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità (resa esecutiva in Italia nel 2009) che pone a carico degli Stati aderenti il compito di predisporre un sistema educativo che preveda l’integrazione scolastica dei disabili a tutti i livelli.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Con le sentenze ottenute dai nostri legali abbiamo dimostrato che l’amministrazione compie degli abusi di potere, negando l’offerta formativa prevista. Certamente, siamo orgogliosi di aver ottenuto il rispetto dei nostri alunni più deboli, ma allo stesso tempo è giunta l’ora di smetterla con le norme tagli-ore e tagli organici, legate e meri motivi di risparmio. Servono, piuttosto, dei decreti a tutela degli alunni disabili. Non è possibile che il Ministero continui a costringere le famiglie a muoversi da sole per la tutela dei propri figli: lo Stato non può danneggiarli. Pertanto auspichiamo che d’ora in poi si realizzi una vera responsabilità istituzionale che assicuri un organico di sostegno adeguato agli effettivi bisogni dei nostri alunni. Il punto d’inizio è quello di far cadere gli articoli della Legge 128/2013 che impongono un’alta percentuale di posti in deroga, uno ogni due cattedre, da cui scaturiscono oltre 40 mila supplenze l’anno, con l’aggravante che vengono assegnate tutte su posti totalmente liberi. In caso contrario, con il crescere continuo di alunni con certificazione di disabilità, con gli ultimi dati ufficiali nazionali che ci indicano quasi 255 mila casi, il fenomeno del sostegno negato non potrà purtroppo che dilagare.

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Oltre 68 milioni di persone costrette alla fuga nel 2017

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Nel 2017 il numero di persone costrette a fuggire nel mondo a causa di guerre, violenze e persecuzioni ha raggiunto un nuovo record per il quinto anno consecutivo. A determinare tale situazione sono state in particolare la crisi nella Repubblica Democratica del Congo, la guerra in Sud Sudan e la fuga in Bangladesh di centinaia di migliaia di rifugiati rohingya provenienti dal Myanmar. I paesi maggiormente colpiti sono per lo più i paesi in via di sviluppo.Nel suo rapporto annuale Global Trends, pubblicato oggi, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, riporta che a fine 2017 erano 68.5 milioni le persone costrette alla fuga. Di queste, solo nel corso dell’anno passato, 16.2 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case per la prima volta o ripetutamente. Questo dato rappresenta un numero elevato di persone in fuga: 44.500 al giorno, ossia una persona ogni due secondi.Nel totale dei 68.5 milioni sono inclusi anche 25.4 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio paese a causa di guerre e persecuzioni, 2.9 milioni in più rispetto al 2016 e l’aumento maggiore registrato dall’UNHCR in un solo anno. Nel frattempo, i richiedenti asilo che al 31 dicembre 2017 erano ancora in attesa della decisione in merito alla loro richiesta di protezione sono aumentati da circa 300.000 a 3.1 milioni. Le persone sfollate all’interno del proprio paese erano 40 milioni del numero totale, poco meno dei 40.3 milioni del 2016.In breve, il numero di persone costrette alla fuga nel mondo è quasi pari al numero di abitanti della Thailandia. Considerando tutte le nazioni nel mondo, una persona ogni 110 è costretta alla fuga.“Siamo a una svolta, dove il successo nella gestione degli esodi forzati a livello globale richiede un approccio nuovo e molto più complessivo, per evitare che paesi e comunità vengano lasciati soli ad affrontare tutto questo,” ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Ma abbiamo motivo di sperare. Quattordici paesi stanno già sperimentando un nuovo piano di risposta alle crisi di rifugiati e in pochi mesi sarà pronto un nuovo Global Compact sui rifugiati e potrà essere adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Oggi, alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato, il mio appello agli Stati membri è di sostenerci in questo. Nessuno diventa un rifugiato per scelta; ma noi tutti possiamo scegliere come aiutare”.Il Global Trends è un rapporto annuale pubblicato dall’UNHCR in tutto il mondo in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno). Il suo scopo è monitorare gli esodi forzati sulla base di dati forniti dall’UNHCR, dai governi e da altri partner. Non viene invece esaminato il contesto globale relativo all’asilo, a cui l’UNHCR dedica pubblicazioni separate e che nel 2017 ha continuato a vedere casi di rimpatri forzati, di politicizzazione e uso dei rifugiati come capri espiatori, di rifugiati incarcerati o privati della possibilità di lavorare, e diversi paesi che si sono opposti persino all’uso del termine “rifugiato”.
Nonostante ciò, il Global Trends offre numerose informazioni, indagando, in alcuni casi, le realtà percepite rispetto a quelle effettive degli esodi forzati e come queste realtà possano a volte essere in contrasto.Una di queste discrepanze è l’idea che le persone costrette a fuggire si trovino per lo più nei paesi del nord del mondo. I dati mostrano invece che è vero il contrario: l’85% dei rifugiati risiede nei paesi in via di sviluppo, molti dei quali versano in condizioni di estrema povertà e non ricevono un sostegno adeguato ad assistere tali popolazioni. Quattro rifugiati su cinque rimangono in paesi limitrofi ai loro.Anche gli esodi di massa oltre confine sono meno frequenti di quanto si potrebbe pensare guardando il dato dei 68 milioni di persone costrette alla fuga a livello globale. Quasi due terzi di questi sono infatti sfollati all’interno del proprio paese. Dei 25.4 milioni di rifugiati, poco più di un quinto sono palestinesi sotto la responsabilità dell’UNRWA. Dei restanti, che rientrano nel mandato dell’UNHCR, due terzi provengono da soli cinque paesi: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia. La fine del conflitto in ognuna di queste nazioni potrebbe influenzare in modo significativo il più ampio quadro dei movimenti forzati di persone nel mondo.Il Global Trends offre altri due dati di realtà: il primo è che la maggior parte dei rifugiati vive in aree urbane (58%) e non nei campi o in aree rurali; il secondo è che le persone costrette alla fuga nel mondo sono giovani – nel 53% dei casi si tratta di minori, molti dei quali non accompagnati o separati dalle loro famiglie.Come per il numero di paesi caratterizzati da esodi massicci di persone, anche il numero di paesi che ospitano un elevato numero di persone rifugiate è relativamente basso: in termini di numeri assoluti, la Turchia è rimasta il principale paese ospitante al mondo, con una popolazione di 3.5 milioni di rifugiati, per lo più siriani. Nel frattempo, il Libano ha ospitato il maggior numero di rifugiati in rapporto alla sua popolazione nazionale. Complessivamente, il 63% di tutti i rifugiati di cui si occupa l’UNHCR si trova in soli 10 paesi.Purtroppo, le soluzioni a tali situazioni sono state poche. Guerre e conflitti hanno continuato a essere le principali cause di fuga, con progressi assai limitati verso la pace. Circa cinque milioni di persone hanno potuto tornare alle loro case nel 2017, la maggior parte delle quali erano sfollate all’interno del proprio paese; tra queste, tuttavia, c’erano persone che sono rientrate in maniera forzata o in contesti assai precari. A causa del calo dei posti messi a disposizione dagli Stati per il reinsediamento, il numero di rifugiati reinsediati è diminuito di oltre il 40%, arrivando a circa 100.000 persone.

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Chiesa Luterana: Giornata Mondiale del Rifugiato

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Roma 20 giugno la Comunità Evangelica Luterana di Roma celebrerà la Giornata Mondiale del Rifugiato con un pranzo offerto ai circa 200 migranti ospitati a Roma dal presidio mobile BAOBAB Experience Onlus: gestito da volontari, dopo una serie di sgomberi, dal giugno 2017 tale presidio si è trasferito nell’attuale insediamento nei pressi della Stazione Tiburtina dove gli ospiti alloggiano purtroppo in condizioni di precarietà abitativa.Il pranzo – finanziato dalla Comunità Luterana di Roma e organizzato con il supporto della Diaconia della CELI – vuole essere un modo non solo simbolico per ricordare in modo concreto e solidale la Giornata Mondiale del Rifugiato che, per volontà dell’ONU, si celebra dal 2001, cioè dal 50° anniversario dell’approvazione della Convenzione sui profughi da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.L’iniziativa si inserisce nel più ampio sforzo della Chiesa Luterana e delle sue comunità a favore dei più bisognosi tra cui proprio migranti e rifugiati: un impegno diretto con la promozione di progetti specifici o indiretto con la partecipazione a iniziative esterne. Tali azioni vengono sostenute finanziariamente con i fondi 8xMille che i contribuenti italiani scelgono di assegnare alla CELI o con periodiche raccolte interne di fondi. “Durante l’ultimo Sinodo, i partecipanti hanno organizzato una colletta solidale che è stata destinata a sostenere proprio il presidio Baobab mediante l’acquisto di materiali di prima necessità concordati con i responsabili del centro: abbiamo effettuato l’ultima consegna venerdì 8 giugno, pochi giorni fa. E ora c’è già questa nuova e significativa iniziativa dei luterani di Roma che ha meritato l’immediato sostegno della Chiesa nel suo complesso – spiega Daniela Barbuscia, Responsabile della Diaconia della CELI – Sono attività che nascono tutte nel solco dell’impegno per l’accoglienza, il sostegno e l’accompagnamento dei cosiddetti dublinati, cioè dei migranti – titolari di protezione o richiedenti asilo – rimandati nel nostro Paese in osservanza del Regolamento di Dublino. Un impegno che deve essere rafforzato ancor di più nell’attuale momento sociale e politico in cui si rischia di criminalizzare chiunque sia diverso e venga da lontano, privandolo dei diritti fondamentali e attribuendogli il ruolo di capro espiatorio del malessere e delle ingiustizie della società contemporanea”.
La scelta della Comunità luterana di Roma e della CELI ha ricevuto il caloroso ringraziamento da parte di Andrea Costa, coordinatore di Baobab Experience, a nome degli ospiti e di tutti i membri dell’Associazione che, nel tempo, è stata capace di meritare la fiducia e il sostegno di organizzazioni quali Medici senza frontiere, Medici per i diritti umani e Caritas.

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Substantial changes are needed to address drought in the Near East and North Africa region

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

FAO has called for a marked change in the way drought is perceived and managed in the region of the Middle East and North Africa. In a new report published today we read that a more proactive approach based on the principles of risk reduction is needed to build greater resistance to drought.Although drought is a family phenomenon in the region, over the past four decades, it has become more widespread, prolonged and frequent, most likely due to climate change.
The region is not only particularly prone to drought, but is also one of the poorest areas of water in the world, with the desert making up three quarters of its territory.The technical, administrative and financial capabilities of the Near East and North Africa to deal with drought are inadequate and make farmers and shepherds – the first and most affected by drought – even more vulnerable.Farmers and shepherds face increasing challenges when water becomes scarcer, the most degraded and eroded land and the most fragile land.However, too much attention is being paid to recovering from drought rather than being less exposed to it, with insufficient funding, little preparation and poor coordination, which remain enormous limits to overcome, the report warns.”We need to perceive and manage drought differently and move from responding to emergencies to a more proactive policy and long-term planning to reduce risks and create more resilience,” said Rene Castro, Assistant Director-General of FAO, of the Department of Climate, Biodiversity, Earth and Water.”The report assesses gaps in current drought management and provides a solid foundation for helping governments to rethink policies and reformulate preparedness and response plans by offering solutions that take into account the specific context of each country,” added Castro.Launched for World Day to combat desertification and drought, the report was developed by the FAO and the Water for Food Daugherty Global Institute of the University of Nebraska.It covers 20 countries in the region: Algeria, Bahrain, Egypt, Iraq, Iran, Jordan, Kuwait, Lebanon, Libya, Mauritania, Morocco, Oman, Palestine, Qatar, Saudi Arabia, Sudan, Syria, Tunisia, United Arab Emirates and Yemen.Although preventing or mitigating the impact of drought may be cheaper than providing relief, this has not necessarily resulted in planning actions, budget allocations and changes in institutional behavior.Providing emergency food assistance, access to water, fodder and job creation are the most common approaches adopted by the governments of the region to support populations affected by drought.It is true that they are essential interventions to save lives and alleviate hunger, but they have different limitations as they do not help vulnerable populations to become more resistant to future shocks.Many countries do not have specific drought-specific structures and action plans.When planning against drought, coordination at the highest levels of government must also be strengthened.Current agricultural policies are making the earth more degraded and impoverished, and must be re-examined to mitigate the impact of drought.
The report argues that it is essential to develop and implement national drought management policies that are consistent with the development goals of the countries and to create early warning systems. It recommends spreading technologies to combat drought and supporting policies and incentives to use land and water resources rationally.Cultivating water scarcity and fast-ripening crops, as well as encouraging advanced irrigation methods (including drip irrigation and spraying) are some of the measures that should be taken on a large scale to combat climate change.Also setting plots of land aside to grow trees in agricultural fields and pastures to ensure their growth is a practice that can generate multipurpose trees to mitigate the impact of drought.Traditional livestock breeding practices – keeping breeding rates low and grazing herds when fodder is low – can reduce the risk of overgrazing and soil degradation. SOURCE Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO)

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Siccità nella regione del Vicino Oriente e del Nord Africa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

La FAO ha chiesto un deciso cambiamento nel modo in cui la siccità viene percepita e gestita nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. In un nuovo rapporto pubblicato oggi si legge che è necessario un approccio più proattivo basato sui principi della riduzione del rischio per costruire una maggiore resistenza alla siccità.Anche se la siccità è un fenomeno familiare nella regione, negli ultimi quattro decenni, è diventata più diffusa, prolungata e frequente, con tutta probabilità a causa dei cambiamenti climatici.La regione non è solo particolarmente soggetta alla siccità, ma è anche una delle zone più povere d’acqua al mondo, con il deserto che costituisce tre quarti del suo territorio.
Le capacità tecniche, amministrative e finanziarie del Vicino Oriente e del Nord Africa per affrontare la siccità sono inadeguate e rendono gli agricoltori e i pastori – i primi e maggiormente colpiti dalla siccità – ancora più vulnerabili.Agricoltori e pastori devono affrontare sfide crescenti quando l’acqua diventa più scarsa, la terra più degradata ed erosa e i terreni più fragili.Tuttavia, ancora si pone troppa attenzione a riprendersi dalla siccità piuttosto che ad esservi meno esposti, con finanziamenti insufficienti, poca preparazione e scarso coordinamento, che rimangono limiti enormi da superare, avverte il rapporto.”Dobbiamo percepire e gestire la siccità in modo diverso e passare dalla risposta alle emergenze a una politica più proattiva e a una pianificazione a lungo termine per ridurre i rischi e creare maggiore capacità di recupero”, ha affermato Rene Castro, Assistente Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Clima, Biodiversità, Terra e Acqua.”Il rapporto valuta le lacune nella gestione attuale della siccità e fornisce una solida base per aiutare i governi a ripensare le politiche e riformulare i piani di preparazione e di risposta offrendo soluzioni che tengano conto del contesto specifico di ciascun paese”, ha aggiunto Castro.Lanciato in vista della Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità, il rapporto è stato sviluppato dalla FAO e dal Water for Food Daugherty Global Institute dell’Università del Nebraska.Copre 20 paesi della regione: Algeria, Bahrain, Egitto, Iraq, Iran, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, FAO)

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Immigrants: rescue, reception, integration

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

On the immigration issue we played a dirty game that in a few years has cost us uncontrolled arrivals for hundreds of thousands of people and tens of billions euros practically thrown to the wind. If we find ourselves in a country that is loyal to the rules we should open a parliamentary inquiry to ascertain responsibilities and identify the guilty by strictly prosecuting them civilly, criminally and patrimonially. There are so many disasters that we are obliged to witness, and we have not failed to transform Italy into the largest refugee camp in Europe with the indifference of the Community authorities if not their connivance. But the most serious aspect is still another and here we really talk about the cynicism of that part of the political class that embarked on this adventure not having prepared in due time adequate instruments of reception and integration. And today the joke is added to the bad news. The same authors of this collapse allow themselves to be scandalized if we close the ports as if they did not know that the responsibility derives from having put the country in disarray by creating crumbling reception facilities away light years from a minimum reception and encouraging the exploitation of a manpower with jobs in black and forcing them to live in the slums without assistance and depriving them of all rights. In the end they are tearing their clothes and accusing the current rulers of racism. But where were they when thousands of immigrants disembarked along the Italian coast, especially in Sicily, and allowed these poor people to be ghettoized and exploited in an indecent manner? (Riccardo Alfonso)

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Pensioni: quota 100, le coperture non bastano

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Quella che per lungo tempo è stata considerata dal M5S una quota imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, rischia di franare dinanzi alle esigenze dei conti pubblici: è un dato di fatto che, alla richiesta pubblica della Ragioneria generale dello Stato di qualche giorno fa, non ha mai fatto seguito una smentita da parte dei rappresentanti di governo. Nelle ultime ore, questi si sono limitati a confermare che quota 100 verrà senz’altro introdotta, assieme ai 41 anni di contributi per il ripristino di una pensione di anzianità più equilibrata dell’attuale. L’unica certezza è quella dei tempi brevi. Ma siccome i finanziamenti della doppia operazione sono insufficienti, ci ritroveremo con forti penalizzazioni, che snatureranno la loro portata, risultata decisiva per arrivare al governo. E qui sta l’inganno.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Fare un rilevante passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il nuovo assetto parlamentare e governativo, non sarebbe giustificato. E non basterebbe nemmeno dire che si applicherà la quota 100 ‘pura’, senza vincoli, appena si troveranno le risorse finanziarie. Queste, vanno rintracciate prima di subito: il tempo delle promesse è scaduto.
Quella che per lungo tempo è stata considerata dal M5S una quota imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, rischia di franare dinanzi alle esigenze dei conti pubblici: è un dato di fatto che, alla richiesta pubblica della Ragioneria generale dello Stato di qualche giorno fa, non ha mai fatto seguito una smentita da parte dei rappresentanti di governo. Nelle ultime ore, questi si sono limitati a confermare che quota 100 verrà senz’altro introdotta, assieme ai 41 anni di contributi per il ripristino di una pensione di anzianità più equilibrata dell’attuale. L’unica certezza è quella dei tempi brevi. Ma siccome i finanziamenti della doppia operazione sono insufficienti, ci ritroveremo con forti penalizzazioni, che snatureranno la loro portata, risultata decisiva per arrivare al governo. E qui sta l’inganno.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Fare un rilevante passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il nuovo assetto parlamentare e governativo, non sarebbe giustificato. E non basterebbe nemmeno dire che si applicherà la quota 100 ‘pura’, senza vincoli, appena si troveranno le risorse finanziarie. Queste, vanno rintracciate prima di subito: il tempo delle promesse è scaduto.

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Scuola: nel 2020 gli stipendi dei dirigenti scolastici di alcune regioni diventeranno più bassi degli attuali

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

A regime, tra un paio d’anni, nonostante gli aumenti contrattuali sulla retribuzione fissa, in alcune regioni i capi d’istituto si ritroveranno con dei compensi complessivi più bassi rispetto all’inizio della vigenza contrattuale. I più penalizzati saranno quelli dell’Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, dove l’arrivo di nuovi dirigenti scolastici porterà una consistente riduzione delle somme da assegnare individualmente: per le voci legate alla retribuzione variabile ed accessoria, si prevedono perdite superiori ai 10mila euro a preside. Non è da meno la retribuzione di risultato: questa “voce” non rientra nello stipendio mensile, viene pagata in un’unica soluzione annuale, per cui i dirigenti scolastici rischiano di non accorgersi nemmeno dei pesanti tagli già fatti e di quelli in arrivo. Sempre in Emilia Romagna, già nel 2016/2017 il budget e la media pro capite sono diminuiti drasticamente (dai 4mila ai 7mila euro, a seconda della fascia di appartenenza) e a regime diminuiranno ancora. In entrambi i casi, gli aumenti contrattuali non ce la faranno a compensare le perdite.Marcello Pacifico (presidente Udir): La perdita sulla retribuzione variabile ed accessoria porta ad un risultato veramente assurdo; la colpa non è di certo dei dirigenti scolastici, ma va ricondotta sia alla superficialità di certi sindacati sia alle regioni che hanno realizzato piani di dimensionamento. A completare il quadro ultra negativo c’è anche il fatto che l’amministrazione centrale continua a bandire concorsi con una cadenza lunghissima. Il problema è iniziato nel 2010: ne sanno qualcosa i colleghi della Campania. E ora è esploso in altre regioni. Da questo ‘gioco’ delle tre carte, i dirigenti scolastici si ritroveranno una diminuzione dello stipendio complessivo, sempre considerando che si attuerà in modo differenziato a seconda delle fasce di collocazione.

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Pensioni: Dal prossimo anno assegno più basso per tutti i nuovi pensionati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

La riduzione è dovuta al decreto del Ministero del Lavoro del 15 maggio 2018, attraverso il quale è stata introdotta la “revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo”. I nuovi parametri comporteranno la diminuzione degli importi delle pensioni: la penalizzazione riguarderà, indistintamente, sia coloro che accederanno al trattamento di quiescenza con il sistema di calcolo contributivo, sia con il sistema di calcolo misto. La pensione dei lavoratori italiani sarà sempre più fondata su un principio secondo cui l’allungarsi dell’età dei pensionandi sarà direttamente proporzionale alla percezione di un importo di pensione leggermente più basso ma ‘spalmato’ su un arco temporale un po’ più lungo. L’ufficio studi Anief ritiene, invece, che sarebbe molto più equo attribuire i coefficienti di trasformazione non in base all’anno di pensionamento, bensì a quello di nascita, in maniera da arginare una volta e per tutte il macchinoso tecnicismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Altrimenti, l’importo delle pensioni diventerà man mano più esiguo: già oggi, rispetto al 2011, si è perso nell’assegno pensionistico fino all’8%.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La penalizzazione per chi ha versato contributi per una vita è altissima, soprattutto per coloro che sono costretti ad andare in pensione sempre più tardi, pur svolgendo professioni altamente stressanti. È ovvio che lex specialis derogat generali, ovvero che indipendentemente da quello che vale statisticamente per tutti, non vale per forza di cose per il singolo pensionato.

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