Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

“L’impegno per il riconoscimento dei diritti del personale dei Corpi Forestali regionali continua anche in Legge di Bilancio

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

È stato, infatti, depositato un emendamento del MoVimento 5 Stelle per riconoscere il trattamento previdenziale, ora previsto solo per le altre Forze di Polizia, anche per i dipendenti dei Corpi Forestali delle Regioni a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta) e delle Province autonome di Trento e Bolzano. I Corpi Forestali regionali svolgono i compiti previsti per i Carabinieri forestali e i Vigili del Fuoco, per i compiti relativi all’antincendio boschivo, nelle regioni a statuto ordinario”. Lo dichiarano i deputati Alberto Manca e Dedalo Pignatone, esponenti M5S in commissione Agricoltura e promotori dell’emendamento che riprende la proposta di legge che ha iniziato il suo percorso nelle commissioni Affari Costituzionali e Difesa della Camera.“Con questo emendamento – spiegano – modifichiamo l’articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, che prevede che gli organici dei Corpi Forestali delle Regioni a statuto speciale siano equiparati alle altre Forze di Polizia e armonizza la disciplina ai requisiti per l’accesso al pensionamento e, infine, individua le risorse finanziarie necessarie all’equiparazione proposta. Gli agenti forestali, infatti, svolgono le medesime funzioni di altre Forze di polizia importanti per la prevenzione e la repressione dei reati, la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”. “Ci auguriamo che vi sia la convergenza di tutti gli esponenti politici delle Regioni a statuto speciale per difendere i diritti di questi lavoratori” concludono Manca e Pignatone.

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Tredicesime: a dicembre le famiglie incasseranno 36,4 miliardi di Euro per le tredicesime

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

A dicembre, come ogni anno, saranno accreditate sui conti di lavoratori dipendenti e pensionati le tredicesime. Sono 17,8 i lavoratori e quasi altrettanti i pensionati a cui spetta la gratifica natalizia, il cui ammontare complessivo si attesta quest’anno a circa 36,4 miliardi di Euro.I pensionati che hanno assegni previdenziali al di sotto del trattamento minimo Inps, nonché quelli che hanno un reddito al di sotto della soglia di 10.043,87 euro per un single e di 20.087,73 euro annui per i coniugati percepiranno inoltre un bonus natalizio di circa 150 Euro. (Il bonus destinato alle famiglie in difficoltà, invece, consiste in bonus per fare la spesa o comprare medicine che non annoveriamo in questo studio).Le tredicesime rappresentano una boccata di ossigeno, che consentirà alle famiglie di dedicarsi, per chi potrà permetterselo, agli acquisti di Natale.Come ogni anno, però, gran parte degli importi saranno erosi dalle numerose scadenze di dicembre, nonché dall’insostenibile aumento dei prezzi registrato sulle bollette dell’energia e su molti prodotti.Secondo lo studio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dei 36,4 miliardi del monte tredicesime solo il 9,7% rimarrà nelle tasche delle famiglie per regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi. Gran parte degli importi delle tredicesime sarà destinato, invece, prestiti, mutui e rate, la cui incidenza è pari al 26,1%. Tale voce, da sempre in testa alla classifica delle voci che intaccano la gratifica natalizia, è seguita dai costi di bollette e utenze, a cui sarà destinato ben il 24,30% dell’importo totale (nel 2019 tale percentuale si fermava al 22,2%). In tale contesto si inserisce anche la voce relativa all’incremento dei prezzi di beni e servizi, che inciderà per il 9,6% sul monte tredicesime.

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Bambini dimenticati

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

In questo periodo ci sono inondazioni di notizie e informazioni più o meno d’elite, tutte grondanti di interesse collettivo e politico, riguardano noi tutti, la nostra vita, il nostro presente e il nostro futuro. Vaccini, green pass, manifestazioni autorizzate, ribelli veri e ribelli inconcludenti, sindacati sul piede di guerra, governi e governicchi in linea di s-partenza. Insomma non ci facciamo mancare niente a prima vista. Poi accade che poco lontano dai nostri confini, in altri paesi, con cui facciamo affari, ma recitiamo la parte della non condivisione per la strabordante politica della disumanità, ebbene, ci arrivano le immagini di migliaia di persone ammassate nei campi, al gelo, alla fame, soprattutto di donne e bambini ricoperti di stenti, di stracci, di disperata speranza. Immagini di persone nei sacchi a pelo sparse nei campi, di guardiani armati fino ai denti che prendono a calci quelle sagome malamente accasciate, che aizzano i cani a mordere. Sono immagini, soltanto immagini lontane qualcuno s’appresterà a dire. Ecco però che arrivano altre notizie, non sono più comunicazioni di elite, non sono più o meno accettabili, posseggono un preciso interesse collettivo, quello della richiesta insindacabile al rispetto della vita umana. La morte di ogni innocente infatti accorcia drammaticamente le distanze. Ci sono persone che muoiono, ci sono bimbi che muoiono di stenti, di fame, di freddo, bambini lasciati morire. Faccio dannatamente fatica a pensare che possa accadere ancora e nuovamente una cosa del genere, per quanto mi sforzi non riesco davvero a prendere coscienza che oltre a togliere la vita ad una persona c’è anche la più sgangherata programmazione perché accada un tale miserabile evento. Non può essere compresa alcuna indifferenza, alcun rispetto per qualsiasi altro paese, per qualsivoglia sovranità statuale, forma di governo che non si adoperi senza se e senza ma a salvare con immediatezza soprattutto i bambini. Lasciare morire una creatura volutamente tra sofferenze indicibili significa non possedere alcuna autorevolezza, credibilità, nessuna radice profonda per alcun potere condiviso. Lasciare morire intenzionalmente all’agghiaccio, nel gelo della paura, nel freddo dell’abbandono, per accoglienza negata un innocente, non è cosa che possa essere risolta con una alzata di spalle, con le solite giustificazioni; in fin dei conti sono ingiustizie che pesano su altri stati, quindi seppure a denti stretti non ci riguardano. In questo macabro conteggio di chi vive e di chi muore, ci sono a sovvenzionare il baro del gioco delle tre carte, le politiche d’accatto, quelle che non consentono di sentire ma di ascoltare, quelle che non vedono ma guardano sbrigativamente al colore della sofferenza, al colore colpevole per le vittime innocenti, al colore spento di quei bambini dimenticati.

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Lavoro: Sindacati, 13 dicembre nuovo sciopero generale servizi ambientali

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

Nuovo sciopero generale lunedì 13 dicembre dei servizi ambientali per rivendicare il diritto al rinnovo del contratto. Un’astensione dal lavoro che sarà per l’intera giornata e per tutti i turni di lavoro, con la garanzia dei servizi minimi previsti, e che interesserà gli oltre 100 mil addetti del settore, tra pubblico e privato, per rivendicare il diritto al rinnovo di un contratto scaduto da oltre due anni. A darne notizia sono Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, aggiungendo che: “Nonostante lo straordinario successo dello sciopero dello scorso 8 novembre, e dopo il nostro ennesimo tentativo di provare a chiudere il contratto, l’atteggiamento intransigente delle associazioni datoriali nega ancora una volta i legittimi diritti dei lavoratori e le loro aspettative di avere il rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto da 29 mesi”.I sindacati puntano ancora una volta il dito contro le associazioni datoriali, Utilitalia per la parte pubblica, Confindustria Cisambiente e Fise/Assoambiente per quella privata, insieme alle tre centrali cooperative, Agci, Confcooperative e Legacoop, le quali, “nonostante la forte mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, non hanno rimosso le pesanti condizioni poste al tavolo di trattativa. Evidentemente le imprese vogliono perseverare sul loro obiettivo di non far crescere industrialmente il settore e, attraverso la riduzione del costo del lavoro e la cancellazione della rappresentanza sindacale dei lavoratori e delle lavoratrici, destrutturare il settore verso la povertà”.Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel lamentano un atteggiamento “intransigente e irresponsabile da parte delle controparti che nasconde un solo obiettivo: quello di precarizzare il lavoro, di destrutturare il settore e con esso i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che il contratto tutela. Non possiamo più tollerare questo ritardo: lo straordinario lavoro che migliaia di lavoratrici e lavoratori garantiscono ogni giorno attraverso un servizio pubblico indispensabile va riconosciuto e il rinnovo del contratto è la sola condizione per farlo. Lunedì 13 dicembre sarà una nuova straordinaria giornata di lotta: lavoratrici e lavoratori uniti nelle piazze per tutelare il loro futuro, il settore e le comunità nelle quali viviamo. Abbiamo un solo obiettivo, il rinnovo del contratto, e non faremo un passo indietro”, concludono.

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Brunetta riconosca i suoi errori: serve tornare allo smart working nel pubblico impiego

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2021

A fronte della situazione epidemiologica attuale non c’è nessuno che si fermi a ragionare su quanto abbiano prodotto le scelte compiute finora dal governo Draghi per contrastare l’epidemia, piegando le evidenze scientifiche alla tutela del profitto.A partire dal green pass, prima esteso a 12 mesi e adesso in procinto di ritornare ai 9 mesi; poi i tamponi di cui si mette oggi in discussione la durata nonché la reale affidabilità; per finire con la capacità dei vaccini di ridurre la circolazione del virus. Tutte le misure adottate mostrano oggi la loro inconsistenza scientifica e si caratterizzano chiaramente per ciò che sono sempre state, misure a tutela dell’economia che hanno determinato un allentamento delle uniche vere misure di contrasto alla diffusione del virus, distanziamento e DPI.Si è riaperto tutto senza gradualità e senza misurare gli effetti delle riaperture, con il governo preoccupato esclusivamente di far sapere agli italiani che l’economia era ripartita. Anche perché se non ce lo avessero detto, la maggior parte di noi non se ne sarebbe accorta, visto e considerato che a riprendere vigore è stato esclusivamente il profitto senza portare nessun beneficio ai lavoratori. Mentre ci siamo accorti eccome dell’aumento delle bollette e del carovita.Nonostante ciò si insiste sempre sullo stesso filone, tutelare l’economia a danno della sicurezza, ignorando le indicazioni scientifiche.Dentro questa smania governativa rientra il provvedimento a dir poco azzardato del ministro Brunetta che ha riportato i lavoratori pubblici negli uffici, rinunciando a distanziamento e causando un inevitabile sovraffollamento dei trasporti pubblici. Oggi quella scelta appare per quello che era: un intervento teso a mettere immediatamente la PA al servizio dell’impresa e a rilanciare l’indotto legato ai consumi. Oggi, la fanfara di Brunetta che ha magnificato le scelte del suo governo e i suoi effetti sull’economia suona meno potente ma, nonostante l’evidenza che siamo di fronte ad una nuova ondata epidemica, nessun ripensamento sul provvedimento di rientro è alle viste.Nelle settimane passate, USB, in splendida solitudine, aveva avvisato il Ministro sui rischi per ì lavoratori e per la collettività che avrebbe comportato la scelta di un rientro in massa dei dipendenti pubblici, ricordandogli peraltro che la normalità non si ottiene per decreto. Continuare con lo smart working era la scelta giusta, magari fornendo ai lavoratori un supporto che gli consentisse di lavorare ancora meglio evitandogli di arrangiarsi con mezzi propri per erogare servizi ai cittadini. Questo avrebbe dovuto significare uscire dal lavoro agile emergenziale: mettere i dipendenti pubblici nella condizione migliore per svolgere la propria funzione senza rientrare in presenza. Invece il ministro ha agito lasciando prevalere su sicurezza e prevenzione il proprio malcelato odio nei confronti dei lavoratori pubblici.In questa drammatica fase, che ci auguriamo sia chiaro per tutti, non è affatto finita, non servono inutili fanfare che riempiono di proclami, giornali e social media. Non servono provvedimenti rivolti esclusivamente alla tutela del profitto. Non serve una scienza serva del potere.Servono scelte che guardino alla sicurezza e alla salute dei cittadini come assoluta priorità. E una di queste è il mantenimento e il rilancio dello smart working come strumento di distanziamento sociale, anche nel pubblico impiego.

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Presenza minori stranieri in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

Sono poco più di 1,3 milioni i minori stranieri di seconda generazione nati (circa 1 milione) o cresciuti in Italia. Solo una piccola parte di questi, 290 mila, ha ottenuto la cittadinanza italiana (Dati Istat). Nella sola città metropolitana di Napoli sono circa 20 mila i minori stranieri e più di 30 mila i ragazzi fino a 26 anni. Ma quali sono i loro bisogni? Quale il modo di “sentire” la loro condizione di cittadini italiani/non italiani, o comunque con una doppia cittadinanza culturale? E come a loro parere sono percepiti dagli altri? Sono i temi di cui si è occupato il progetto B.Es.T (Buone pratiche, scambi di Esperienze e Training per l’intercultura), partito tre anni fa e che oggi arriva a conclusione, con capofila la Cooperativa Sociale Dedalus in partenariato con il CONNGI – Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane. Co-finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) 2014-2020, B.Es.T ha coinvolto in tutto 66 ragazzi su territorio nazionale, nelle città di Napoli, Padova, Bologna, Torino, Palermo, Genova e Roma, e appartenenti a quelle che vengono chiamate “nuove generazioni di migranti”.Il progetto, in particolare, ha lavorato sulla necessità dei protagonisti di sentirsi e raccontarsi. Si è promossa la loro partecipazione al dibattito pubblico sulle questioni di policies che li riguardano e la possibilità di esprimere e portare i propri bisogni e proposte anche alle istituzioni con cui hanno interagito. Il tutto tramite l’implementazione ed il rafforzamento di una rete di collaborazione tra attori del terzo settore che operano in Italia e in Europa per promuovere il protagonismo dei giovani con background migratorio e lo sviluppo delle competenze interculturali degli educatori e operatori professionali che operano con loro.Il progetto sarà raccontato nel convegno “Nuove generazioni Cittadinanza attiva e intercultura. Esperienze ed idee a confronto” in programma il 20 novembre alle ore 09:30 presso il Centro Interculturale Officine Gomitoli. Nel corso dell’incontro sarà proiettato il nuovo cortometraggio “Nuove generazioni di italiani/e percorsi di cittadinanza” a cura di Maurizio Braucci e che vede come protagonisti i ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa nella città di Napoli.

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“Dove vivi e dove vorresti vivere”: il sondaggio di Immobiliare.it

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2021

Nella scelta del luogo in cui vivere concorrono diversi fattori e molto spesso bisogna scendere a compromessi fra le proprie possibilità economiche e i bisogni personali e familiari. Eppure, secondo l’ultimo sondaggio di Immobiliare.it, il portale immobiliare leader in Italia, nel nostro Paese la metà degli abitanti è soddisfatto del luogo in cui vive. A guardare bene però le risposte del panel di 3.000 persone, si nota come un quinto di chi abita nei grandi centri metropolitani andrebbe volentieri a vivere subito in un piccolo paesino ma non il contrario: dai piccoli centri, infatti, soltanto il 12% farebbe a cambio con chi vive in città. Grandi centri urbani (oltre 250.000 abitanti): abitanti soddisfatti ma per un terzo di loro bisognerebbe intervenire subito sul costo delle case ancor prima che sull’inquinamento In una scala da 1 a 5 che misura il livello di gradimento del luogo in cui si vive, nelle grandi città il 52% ha votato fra 4 e 5. La cosa più apprezzata in questo caso sono le pressoché infinite opportunità di scelta di servizi essenziali (per il 39% dei rispondenti), l’offerta culturale (28%) e quella di ristoranti e locali di svago (13%). A piacere meno c’è invece al primo posto il traffico (per il 34% degli intervistati), seguito dallo smog (29%). Ma alla domanda su cosa cambierebbero gli abitanti delle grandi città se potessero, il problema dell’inquinamento diventa secondario rispetto al ben più sentito desiderio del calmieramento dei prezzi degli immobili, prioritario per un terzo dei rispondenti. Il 51% di chi vive in città di medie dimensioni (50.000 – 250.000 abitanti) è felice della sua scelta Se più di un abitante su due di una città di medie dimensioni dichiara che, potendo scegliere senza condizionamenti, vivrebbe comunque in un contesto simile, uno su tre risponde invece che preferirebbe vivere più a contatto con la natura scegliendo quindi un centro più piccolo. Rispetto alla metropoli, la fonte di soddisfazione principale è l’equilibrio tra la disponibilità di servizi e la vivibilità della città (31%). Il traffico è il principale motivo di non gradimento dei centri medi, ma anche in questo caso quando si chiede cosa si cambierebbe, avendone la possibilità, la risposta vira su un altro settore: il 30% dei partecipanti al sondaggio ha infatti dichiarato che amplierebbe la disponibilità di luoghi ricreativi, culturali e sociali. Al secondo posto degli interventi più desiderati si trova il miglioramento della qualità dell’aria (29%) e al terzo l’ampliamento della rete dei trasporti pubblici per contenere il traffico (22,4%). Dalle città più piccole (10.000 – 50.000 abitanti) il 39% si trasferirebbe in un paesino. Nonostante il 47% di chi vive in una città che conta fino a 50.000 abitanti è soddisfatto della sua scelta e non la cambierebbe, c’è un 39% che invece vorrebbe trasferirsi in un centro ancora più piccolo. Soltanto il 14% invece sogna la metropoli. I motivi di maggiore insoddisfazione in questo caso sono legati alla limitata presenza di luoghi ricreativi, culturali e sociali – per il 23% dei cittadini – e all’altrettanto limitata disponibilità di trasporti e servizi (22%). Tra le cose più apprezzate invece spiccano l’assenza di traffico e di inquinamento acustico (30%) e l’ampia disponibilità di spazi verdi (28%). Nei comuni con meno di 10.000 abitanti la soddisfazione è legata al contatto con la natura anche se ai più pesa l’uso obbligatorio dell’auto per raggiungere qualsiasi destinazione. Chi ha scelto la vita tranquilla dei paesini più piccoli è mediamente soddisfatto: infatti il 43%, pur avendone la possibilità, non si sposterebbe altrove. A giustificare questo alto livello di gradimento è principalmente il contatto ravvicinato con la natura, indicato dal 27% dei rispondenti di questa categoria. Un quarto di loro, poi, dichiara di apprezzare di più l’assenza di traffico. Ma, analizzando le risposte, anche in assenza di lunghe code, l’auto resta una nota dolente: il 29% di chi abita in un paesino, infatti, lamenta la necessità di doverla utilizzare per raggiungere qualsiasi destinazione.

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Webinar dell’Associazione Cammino

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

Lunedì 22 novembre 2021, ore 18,30 – Il webinar verrà trasmesso sulla pagina Facebook di CAMMINO @cammino1999. Tutela dei diritti della persona, dei minorenni e delle relazioni familiari: il progetto di riforma civile approvato in Senato lo scorso 21 settembre e ora all’esame della Camera (DDL AC 3289) è un traguardo epocale per la Giustizia italiana.CAMMINO-Camera Nazionale Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni – oltre 20 anni di impegno a sostegno dei soggetti vulnerabili – dedica ad un confronto sulla riforma il Webinar “PERSONE, FAMIGLIE, MINORI – RIFORMA CARTABIA: SVOLTA EPOCALE”. Per la Presidente di CAMMINO, l’Avv. Maria Giovanna Ruo, “la riforma risponde alle necessità di tutela effettiva”, mettendo mano finalmente alle norme in un campo per il quale gli operatori e l’avvocatura specializzata chiedono da oltre vent’anni una riforma organica e strutturale. Al confronto, introdotto dall’Avv. Daniela Giraudo, coordinatrice Commissione Famiglia CNF, parteciperanno: Avv. Cinzia Calabrese, Presidente AIAF, Avv. Gian Ettore Gassani, Presidente AMI, Avv. Maria Giovanna Ruo, Presidente CAMMINO, Prof. Avv. Claudio Cecchella, Presidente ONDIF.

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Robeco: come il Covid-19 sta aggravando le disuguaglianze

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

A cura di Masja Zandbergen, Responsabile Sustainability Integration di Robeco. La pandemia ha evidenziato e aggravato le disuguaglianze esistenti in vari segmenti della società, così come tra settori e regioni. Mentre i dati ufficiali sulla disuguaglianza dei redditi sono pubblicati con un ritardo temporale, le rilevazioni riguardanti il mercato del lavoro suggeriscono che il Covid-19 ha avuto un impatto fortemente eterogeneo su diversi gruppi di lavoratori. I lavoratori meno qualificati, i giovani e le donne, sono stati colpiti molto più duramente dei lavoratori altamente istruiti. Questo impatto asimmetrico sull’occupazione, sui redditi e sulla ricchezza ci induce a ritenere che la disuguaglianza sia destinata ad aumentare ulteriormente.Tale sviluppo era già evidente da tempo prima del Covid-19 nella maggior parte delle economie avanzate e nei mercati emergenti più grandi. In effetti, nella maggioranza dei paesi dell’OCSE, il divario tra ricchi e poveri si attesta attualmente al livello più elevato degli ultimi 30 anni. Il 10% più ricco della popolazione guadagna 8,6 volte di più del 10% più povero, a fronte di un rapporto di 7:1 negli anni ’80. L’impatto negativo della pandemia invertirà anche – almeno temporaneamente – una tendenza positiva osservata negli ultimi tre decenni in molti mercati emergenti e paesi in via di sviluppo a basso reddito, dove la disuguaglianza dei redditi all’interno dei paesi era in costante diminuzione, seppur da livelli elevati.Alcuni dati indicano che le ripercussioni del Covid-19 hanno provocato nel 2020 un aumento diffuso della disuguaglianza della ricchezza sia a livello nazionale che internazionale. Inoltre, le disparità di ricchezza sono ancora più pronunciate delle disuguaglianze di reddito. Secondo il Global Wealth Report 2021 di Credit Suisse, la quota di ricchezza del primo 10% della popolazione è aumentata di 0,9 punti percentuali nell’ultimo anno, e quella del primo 1% della popolazione di 1,1 punti percentuali. Con una sola eccezione – la quota del primo 1% nel 2014 – l’aumento della disuguaglianza osservato nel 2020 è stato nettamente più marcato che in qualsiasi altro anno di questo secolo. Il numero di persone estremamente facoltose è aumentato del 24%, mentre il numero di milionari (in dollari) è salito di 5,2 milioni a 56,1 milioni, pari a circa l’1% degli adulti di tutto il mondo. Lo stesso rapporto stima che il primo 10% degli adulti possiede l’82% della ricchezza globale, e che solo il primo 1% ne possiede quasi la metà (45%).Un ulteriore ampliamento del divario di ricchezza nel 2020 potrebbe essere osservato anche su base regionale. Europa e Nord America hanno rappresentato la maggior parte della crescita della ricchezza durante lo scorso anno, mentre India e America Latina sono state tra le regioni penalizzate.L’impatto della disuguaglianza sulla crescita, sulla politica e sulla società è diventato oggetto di un dibattito sempre più animato negli ultimi anni. Certo, la disuguaglianza è parte integrante di un sistema economico basato sulle forze di mercato, ed è il risultato di differenze di impegno, preferenze, fortuna, opportunità o talento. Inoltre, un aumento della disuguaglianza può essere un catalizzatore della crescita, nella misura in cui fornisce un incentivo a investire nel proprio capitale umano, a promuovere il risparmio e gli investimenti, e ad assumere rischi. D’altro canto, si conviene sempre più diffusamente sul fatto che un’eccessiva disuguaglianza, se non mitigata, costituisce una minaccia per l’economia, per il nostro tessuto sociale e per la stabilità politica.Oltre a questo, la disuguaglianza economica incide negativamente anche sulla stabilità politica. Può condurre a disordini sociali, minare le istituzioni democratiche, alimentare il populismo e contribuire al protezionismo, tutti sviluppi osservati in molti paesi negli ultimi anni. Questa disuguaglianza estrema e crescente finirà per danneggiare anche i mercati finanziari e gli investimenti. Uno studio del PRI suggerisce un impatto potenzialmente negativo sulla performance degli investimenti a lungo termine, cambiamenti nella distribuzione di rischi e opportunità nell’ambito dell’universo d’investimento, e instabilità nel sistema finanziario.Nell’area dei titoli di Stato, ad esempio, si rileva a livello nazionale una correlazione tra maggiore disuguaglianza, minore stabilità politica e premi di rischio geografico più elevati. Alla luce di queste implicazioni potenzialmente sfavorevoli per la performance finanziaria dei loro asset, gli investitori farebbero bene a integrare le considerazioni sulla disuguaglianza dei redditi nel loro processo decisionale.Questa forma di disuguaglianza è sempre stata un importante fattore ESG nel nostro Country Sustainability Ranking, un modello proprietario che classifica i paesi in base alla sostenibilità. Questo modello integra le caratteristiche ESG che hanno maggiori probabilità di incidere sensibilmente sulla performance a lungo termine delle obbligazioni governative. Nelle nostre strategie azionarie dei mercati emergenti, questa classificazione è usata anche come elemento per determinare il premio al rischio geografico.Inoltre, la riduzione delle disuguaglianze è essenziale per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), con l’SDG 10 che mira a ridurre le disuguaglianze tra i paesi e al loro interno. Quindi, anche a questo proposito, l’investimento sostenibile dovrebbe cercare di promuovere sia la sostenibilità che la performance finanziaria, per allineare gli interessi degli investitori alle preferenze della società nel lungo periodo

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Rilanciare il ruolo del personale della ricerca pubblica

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 novembre 2021

Roma Nel presidio di piazza Santi Apostoli, che si tiene stamani dalle ore 10,00 alle ore 13,00, sono previsti incontri con i parlamentari che continueranno nei prossimi giorni. Se il Governo non dovesse accogliere le e chieste dei lavoratori della Ricerca, le iniziative proseguiranno prevedendo anche la possibilità dello sciopero.I lavoratori sono in presidio per ottenere dal Parlamento profondi cambiamenti dell’articolo 104 della legge di bilancio che riforma l’ordinamento professionale degli enti. Una riforma che può essere un’occasione per affrontare la questione salariale nella Ricerca Pubblica, ma che per come è attualmente formulata realizza di fatto l’ennesima distorsione nel sistema.Lo stanziamento di fondi destinati a tutti gli Enti Pubblici di Ricerca, anche a quelli non vigilati dal MUR, per non lasciare indietro nessuno degli attuali ricercatori terzo livello e la creazione di un comparto autonomo per la ricerca nel quale dare l’adeguata attuazione al provvedimento, sono elementi fondamentali per rilanciare il ruolo della Ricerca nel Paese e renderla attrattiva in modo da creare un argine alle cosiddette fughe di cervelli.Per questo USB, dopo l’assemblea nazionale del 16 novembre, scende in piazza oggi a sostegno di emendamenti, alla stesura dei quali ha contribuito, che vanno incontro a queste esigenze imprescindibili. Fonte USB Pubblico Impiego – Ricerca

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Una testimonianza sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 novembre 2021

Eros Tetti (giornalisti-indipendenti-attivisti) ci segnala una lettera di Cecilia Zera che ha scritto a proposito degli immigrati in Italia. E’ una pagina interessante e che fa meditare su una problematica italiana tra le più spinose soprattutto per una classe politica incapace d’affrontare i problemi per risolverli invece di girarci intorno solo per suscitare polemiche artificiose: “Insegno Italiano ai migranti e da tre anni sto seguendo molto da vicino le storie di ragazzi che, quando non formati già nel loro paese e quindi già avvantaggiati, finiscono quasi inevitabilmente per delinquere proprio “grazie” al nostro sistema di accoglienza. I decreti sicurezza hanno dato il colpo di grazia in questo senso ma inviterei a non nasconderci dietro a quei mostri senza andare a vedere anche se le strutture preposte ad accogliere e integrare le persone migranti in Italia funzionino e non abbiano nei importanti. Non parlo solo dei CPR che in modo evidente e vergognoso violano i diritti umani, parlo anche degli SPRAR che una volta finito il periodo di accoglienza di una persona la buttano fuori senza seguirla più o passare la palla a qualche altra struttura, della totale mancanza di un supporto psicologico serio a persone che hanno vissuto l’inferno delle carceri libiche e il terrore sui barconi.Parlo delle complicazioni burocratiche per il rinnovo dei documenti e dei permessi di soggiorno, parlo dei legali che ci lucrano sopra, parlo dei cosiddetti “tirocini” lavorativi in aziende convenzionate che assumono pochissimo e si avvalgono del lavoro sottopagato di tirocinanti in loop ecc.Il sistema dell’accoglienza è evanescente e storto. L’unica vera forza è il volontariato di singole persone e associazioni come Baobab, la Caritas, cooperative sociali. Il sistema è fatto apposta per creare criminalità. Quanto meglio potrebbero essere impiegati tutti i soldi spesi dallo Stato per i legali di ufficio, i processi, i soggiorni in carcere o nei CPR di persone abbandonate alla disperazione?”

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Le regole “base” per gli incentivi all’occupazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

Un percorso a ostacoli, quello per la fruizione degli incentivi all’occupazione. Per aver chiara la pluralità di principi generali e la stratificazione degli atti di prassi in base alle quali operare per ottenere gli esoneri contributivi, arriva da Fondazione Studi l’approfondimento 15 novembre 2021 dal titolo “Principi generali per la fruizione degli incentivi all’occupazione”. Nel delineare la check list utile a imprese e operatori derivante dalla normativa nazionale e comunitaria in vigore, il documento si sofferma nell’evidenziare cosa si intende con la definizione “incentivi all’occupazione”, differenziandoli dai regimi di “sotto contribuzione” e da specifiche tipologie contrattuali come l’apprendistato. Alle norme di legge si affiancano di frequente prassi e giurisprudenza per inquadrare i singoli principi in un quadro funzionale ad evitare fastidiosi e gravosi recuperi da parte degli enti preposti. Nell’approfondimento si entra quindi nel dettaglio dei principi di regolarità contributiva e del rispetto della contrattazione collettiva come dei diritti di precedenza all’assunzione ma anche della tutela delle condizioni di lavoro e della situazione di crisi aziendale; al suo interno trovano spazio, poi, le indicazioni nel caso in cui si utilizzi il contratto di somministrazione e si valuti di cumulare sgravi distinti su un unico rapporto di lavoro; ci si sofferma inoltre sull’ampio tema degli aiuti di Stato, anche quelli soggetti al de minimis, e sul Temporary Framework di cui alla comunicazione 19.03.2020 C(2020) 1863 final con cui si rinnova il quadro delle regole applicabili temporaneamente in relazione all’impatto della pandemia da Covid-19 sulle imprese degli Stati membri.

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Indeed annuncia i prossimi Virtual Hiring Days

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 novembre 2021

Indeed – il sito numero uno al mondo per chi cerca e offre lavoro – ha annunciato tre nuove date italiane del suo Virtual Hiring Tour. L’appuntamento di recruting virtuale vede la partecipazione di una ampia gamma di aziende, tra cui le agenzie del lavoro, PMI e grandi aziende. Il primo dei tre eventi di cui il primo si svolge oggi e gli altri due sono previsti per il 18 e il 30 novembre. Le persone in cerca di lavoro avranno l’opportunità di valutare oltre 150 posti di lavoro in settori diversi, come quello tecnologico, il real estate, la vendita al dettaglio e la finanza, tra gli altri. Volksbank, PWC, Westhouse e Tempi Moderni sono solo alcune delle oltre 65 aziende coinvolte nei prossimi eventi.Le posizioni aperte riguardano diverse funzioni, in diverse sedi, ci sono posti di lavoro disponibili per ogni livello di esperienza, con aziende che cercano sviluppatori IT, agenti immobiliari, infermieri, contabili, formatori, nonché molte open position per coloro che lavorano nella finanza e nel settore bancario. La partecipazione all’evento è gratuita per le persone in cerca di lavoro e non è necessario avere un account Indeed per registrarsi.Come si svolgerà? I candidati possono registrarsi a http://www.indeed.com/tourlavoro per un colloquio virtuale, selezionando l’appuntamento dedicato all’azienda di interesse. I colloqui, condotti da rappresentanti delle aziende coinvolte, saranno finalizzati a fornire una panoramica della cultura aziendale e, al tempo stesso, permetteranno ai candidati di presentarsi, mettendo in evidenza la propria esperienza e le proprie aspettative. Partecipare all’evento online è completamente gratuito per chi cerca lavoro e non è necessario essere in possesso di un account Indeed per partecipare. Indeed è il sito #1 per la ricerca di lavoro nel mondo e consente a chi cerca lavoro di cercare tra milioni di lavoro su web o mobile in oltre 60 paesi in 28 lingue. Più di 250 milioni di persone ogni mese cercano lavoro, pubblicano curricula e fanno ricerche su aziende con Indeed.

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Il lavoro domestico non è un impiego che piace ai giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

Nell’ultimo decennio, infatti, è drasticamente calata la presenza di colf, badanti e baby sitter under 30 (-61,4%) mentre si è assistito ad un progressivo invecchiamento della forza lavoro. Nel 2020 gli over 50 rappresentano oltre la metà dei lavoratori impiegati nel comparto: circa 480mila domestici regolari (di cui 319mila stranieri) su un totale di 920mila. È questa la fotografia scattata da Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, che oggi, insieme al Centro Studi e Ricerche Idos, ha presentato i dati sul comparto domestico contenuti nel Dossier Statistico Immigrazione 2021. Sebbene nell’ultimo anno il numero dei lavoratori domestici stranieri sia complessivamente cresciuto del 5,3% anche per effetto dell’ultima procedura di emersione (passando dalle 601.223 unità del 2019 alle 633.122 del 2020), dal 2012 ad oggi si sono ‘persi’ complessivamente circa 189mila addetti stranieri. Un trend che, seppure parzialmente compensato dalla crescita degli italiani (+12,8% nell’ultimo anno), rischia di creare pesanti ricadute sul futuro dell’assistenza a domicilio, essendo quello domestico un comparto basato in prevalenza sulla forza lavoro immigrata, che rappresenta il 68,8% del totale. Il progressivo invecchiamento dei lavoratori riguarda in particolare proprio la componente straniera: ad oggi gli over 50 rappresentano il 65,8% del totale, contro il 34,2% degli italiani. E se da una parte l’avanzare dell’età porterà, nel giro di un decennio, oltre 480mila domestici, tra quelli oggi in forza ad andare in pensione (260mila, di cui 175mila stranieri) o ad avvicinarsi a quella soglia (220mila, di cui 144mila stranieri), dall’altra parte i dati degli ultimi anni dimostrano come a questo fenomeno non corrisponda un fisiologico ricambio generazionale. Tale considerazione è valida non solo per gli under 30, la cui presenza dal 2012 al 2020 è calata del 61%, ma anche per i lavoratori tra i 30 e i 39 anni, che nello stesso periodo sono crollati del 47%, e per quelli nella fascia di età 40-49 anni, scesi del 18%. “Nel 2020 – afferma Luca Di Sciullo, Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS – l’Italia ha conosciuto il numero più basso di nascite dall’Unità d’Italia, appena 404.000, e il un numero di morti paragonabile a un dopoguerra, 746.000. Al tempo stesso, da 12 anni restano chiusi i canali regolari di ingresso per giovani lavoratori dall’estero, anche in comparti di attività dalla domanda crescente, come appunto quello domestico, e per settori economici in crisi di manodopera. Nel frattempo continuiamo a impiegare poco e male la forza lavoro straniera già presente, peraltro crollata di 160.000 unità nell’anno della pandemia. In poche parole: il Paese invecchia drasticamente e noi, per ragioni puramente ideologiche, ne impediamo il necessario ringiovanimento e ricambio delle leve produttive attraverso l’apporto che l’immigrazione potrebbe vitalmente già offrire, se solo fosse gestita anche solo più pragmaticamente. Quel che sta avvenendo nel comparto domestico è paradigmatico di una situazione generale che dovrebbe interpellare i decisori politici, richiamandone la responsabilità verso l’intero sistema Paese”.

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Politiche attive del lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

«Da una prima lettura della manovra di bilancio 2022 approvata dal Consiglio dei Ministri, riteniamo importante aver esteso anche ai lavoratori autonomi che interrompono la loro attività l’accesso al programma GOL per usufruire di politiche di ricollocazione e riqualificazione». Così Daniel Zanda, presidente di vIVAce, l’Associazione dei freelence e dei liberi professionisti della Cisl, nonchè segretario nazionale della Felsa Cisl, la federazione cislina del lavoro atipico, autonomo e somministrato, ha commentato l’intervento sul lavoro autonomo previsto nel testo della finanziaria approdato oggi in Senato. Per Zanda «è prioritario attuare quanto prima le disposizioni in materia di politiche attive previste nella manovra dello scorso anno che istituiva l’ISCRO, l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, finalizzata a sostenere economicamente il lavoratore autonomo nelle fasi di contrazione dell’attività, aggiungendo formazione e politiche attive». «E’ anche necessario sostenere il lavoratore autonomo nei momenti di difficoltà provando ad evitare la chiusura della sua attività» ha aggiunto il presidente di vIVAce sottolineando che «le politiche attive devono essere quindi uno strumento da mettere in campo sia quando la partita iva è ancora attiva ed eventualmente anche in caso di interruzione dell’attività». Zanda suggerisce «un doppio binario di accesso alle politiche attive: di riqualificazione, upskilling e miglioramento delle competenze per i lavoratori autonomi con contrazione dell’attività che beneficiano dell’ISCRO e di inserimento nel programma GOL per quei lavoratori autonomi che chiudono definitivamente la partita iva».

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La diversità che unisce, per un ambiente di lavoro equo e inclusivo,

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

Può contribuire al successo economico di un’azienda: è stato osservato che le aziende che promuovono la diversità di genere nei loro team hanno il 21% di probabilità in più di superare i loro diretti concorrenti in termini di redditività (AmCham EU Report 2020). Percentuale che sale al 33% nelle aziende che promuovono la diversità etnica e culturale.La diversità, se riconosciuta, accolta e valorizzata, può diventare un fattore strategico per il business e un valore per tutte le persone: è da questo assunto che prende le mosse “4 Weeks 4 Inclusion”, una grande maratona interaziendale in cui oltre 200 partner si alternano in una staffetta di webinar e eventi condivisi dedicati alla valorizzazione delle diversità e all’inclusione. 4 settimane, 189 eventi per oltre 200 ore totali dedicate al racconto delle storie aziendali e alla condivisione delle esperienze, per confrontarsi su come agire l’inclusione.Pfizer Italia è tra aziende protagoniste di questa maratona online, con un webinar sul tema della Diversity & Inclusion che si terrà lunedì 15 dicembre dalle ore 18.30 alle 19.30, aperto a tutti previa registrazione al link https://4w4i.it/event/pfizer“Il tema Diversity & Inclusion è centrale per Pfizer a livello globale ormai da oltre un decennio – dichiara Roberto Tocci, Sr Director HR Italy & Biopharma Cluster, IDM – con l’obiettivo di sviluppare e promuovere programmi volti ad aiutare i dipendenti ad apprezzare il valore della diversità e a vivere Pfizer come un ambiente equo e collaborativo all’interno del quale costruire una carriera di successo, consentendo a Manager e Leader di creare posti di lavoro inclusivi ed equi e trasmettendo ai nostri stakeholder il valore della diversità”.Il gruppo DNA – Diversity is NAtural fin dal 2015 promuove in Pfizer la cultura della diversità e dell’inclusione in azienda. Diversity is NAtural, perché la diversità in natura è elemento di ricchezza, ma anche DNA, come la doppia elica che accomuna tutti gli esseri viventi: superare i pregiudizi e creare un ambiente di lavoro equo e inclusivo sono gli obiettivi che hanno portato il team DNA a coinvolgere i dipendenti in un percorso che, iniziato con il Dnalphabet, è proiettato verso il futuro.“Il nostro gruppo lavora con passione per rendere Pfizer un ambiente di lavoro diverso e straordinario dove che tutti i colleghi siano riconosciuti per la loro diversità – sottolinea Marianne Rodger, Rare Disease Country Lead di Pfizer Italia e DNA Lead – ma agiamo anche come ‘ambasciatori’ al di fuori della nostra azienda per incoraggiare la diversità, far riconoscere il suo valore e ridurre le disparità in ambito sanitario”.Una importante novità della quale si parlerà nel corso del webinar sarà il progetto ForAll (Fornitori Alleati), ideato da Pfizer e promosso con altre venti aziende con l’obiettivo di creare consapevolezza in tutte le imprese italiane, con le quali queste aziende collaborano, sull’importanza dell’inclusione delle diversità sul luogo di lavoro.Il primo passo delle aziende del network, che annovera tra le sue fila multinazionali come P&G, Ikea, Coca-Cola HBC Italia e altre, è stato inviare un questionario ai propri fornitori per capire le loro attitudini su diversità e inclusione; i dati emersi saranno presentati il prossimo 22 novembre alle ore 14.00, sempre nell’ambito di 4 Weeks 4 Inclusion (https://4w4i.it/event/progetto-forall-fornitori-alleati).

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Famiglie siriane e “l’arte” di sopravvivere

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

DAMASCO/BEIRUT – Ci sono più siriani nella morsa della fame ora che nei dieci anni del conflitto nel paese, per una combinazione letale di conflitto, cambiamento climatico, COVID-19 e aumento dei costi del cibo e del carburante. Ѐ l’allarme lanciato da David Beasley, Direttore esecutivo dell’agenzia ONU World Food Programme (WFP).Nel corso di una visita di tre giorni in Siria, Beasley ha incontrato famiglie vulnerabili che ricevono assistenza alimentare del WFP ad Aleppo. Nei centri di distribuzione alimentare e nutrizionale, madri hanno lamentato i prezzi del cibo alle stelle e descritto le difficili scelte che devono prendere per sopravvivere. Una donna con quattro figli, Hanan, che Beasley ha incontrato ad Aleppo, ha così descritto le difficoltà quotidiane: “Siamo stanchi, sfiniti e ora anche affamati con una situazione economica pesante. Sono quattro mesi che non riesco a dare ai miei figli cibo fresco, formaggi o uova. Devo fare delle scelte difficili, come decidere chi tra i miei figli far mangiare, sulla base di chi è più fragile e malato o chi potrebbe diventare gravemente malnutrito se non gli do da mangiare oggi”.Circa 12,4 milioni di persone, quasi il 60 per cento della popolazione, vive nell’insicurezza alimentare senza sapere se domani mangerà. Si tratta di un aumento del 57 per cento dal 2019 e del numero più alto mai registrato nella storia siriana.Il settore agricolo non riesce a produrre quantità sufficienti per i bisogni della popolazione e i prezzi del cibo in tutto il paese hanno raggiunto, a settembre, picchi mai visti. Rispetto all’anno scorso, il prezzo di un paniere di alimenti di base è più che raddoppiato ed è, ora, fuori dalla portata per milioni di famiglie. Record negativi nelle piogge e nel livello dell’Eufrate stanno colpendo 3,4 milioni di persone con i governatorati produttori di grano e orzo che registrano perdite significative.“Conflitto, cambiamento climatico, COVID-19 e ora il costo della vita stanno spingendo le persone oltre i limiti”, ha detto Beasley. “Madri mi hanno detto che con l’inverno imminente si troveranno tra l’incudine e il martello. O decidono di sfamare i propri bambini, lasciandoli al gelo, o li tengono al caldo facendo loro soffrire la fame. Non possono permettersi sia cibo che carburante”.L’impatto della crisi finanziaria nel vicino Libano e la svalutazione della sterlina siriana, insieme all’impatto a lungo termine del COVID-19, hanno contribuito al declino economico della Siria, spingendo milioni di persone, già esauste per i dieci anni di conflitto e gli sfollamenti, nella fame, nella disperazione e nella povertà estrema.Ogni mese in Siria, il WFP fornisce assistenza alimentare ad oltre cinque milioni di persone. Ma l’agenzia è in serie difficoltà nei finanziamenti ed è stata recentemente costretta a ridurre le razioni alimentari giornaliere che le famiglie ricevono. Gli interventi del WFP in Siria sono finanziati solo al 31 per cento mentre si ha bisogno di circa 480 milioni di dollari per i prossimi sei mesi.“La storia ci ha mostrato che se non aiutiamo le persone prima che rimangano senza più niente, queste prenderanno delle decisioni drastiche e vedremo migrazioni di massa”, ha ammonito Beasley. “Costa meno aiutare le persone là dove sono rispetto a farlo dopo che hanno abbandonato le proprie case e sono diventati rifugiati in altri posti. Abbiamo bisogno delle risorse per poter salvare vite e stabilizzare la situazione”.

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Lavoro: Mura (Pd), edili in pensione con 30 anni contributi

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

“La condizione degli edili deve cambiare radicalmente sotto il profilo della sicurezza e nelle misure previdenziali, collegando finalmente i due temi e permettendo a questi lavoratori di andare in pensione con 30 anni di contributi. Dobbiamo impegnarci spero trasversalmente per dare una risposta all’appello lanciato oggi dai sindacati ma che quasi ogni giorno ci raggiunge quando veniamo a sapere che un muratore spesso anziano è morto o si è ferito cadendo dall’alto”. Lo dichiara la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd) prendendo posizione su temi posti dalla manifestazione promossa a Roma dai sindacati degli edili. “Abbassare da 36 a 30 gli anni di contributi necessari per gli operai dell’edilizia per accedere a 63 anni all’APE sociale – precisa la parlamentare – è la proposta della Commissione Damiano istituita dal ministro Orlando: deve essere la guida che ci indirizza tutti, innanzitutto perché è giusto e poi perché sarebbe un modo per porre finalmente un argine allo stillicidio di infortuni e morti”.

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Tolta la pensione di invalidità a chi lavora

Posted by fidest press agency su domenica, 14 novembre 2021

«Secondo quanto evidenziato dall’Inps tutti gli invalidi civili che hanno un’attività lavorativa, anche piccola o simbolica, si vedranno sopprimere l’assegno di invalidità di 287 euro. Abbiamo apprezzato l’intervento di alcuni ministri che si sono impegnati a risistemare questa delicata faccenda, ma al momento non possiamo far altro che esprimere grande allarme e preoccupazione per l’accanimento così violento nei confronti di persone con invalidità che vorrebbero mantenersi attive. E si tratta solo della modesta somma di 287 euro, una goccia nel mare dei loro bisogni» dichiara Roberto Messina, Presidente di Senior Italia FederAnziani.A seguito della pronuncia della Corte di Cassazione che è intervenuta sul requisito dell’inattività lavorativa, infatti, l’INPS ha fatto sapere in un suo messaggio che l’assegno mensile di assistenza può essere liquidato solo nel caso in cui risulti l’inattività lavorativa del soggetto beneficiario.«Lanciamo un appello al Ministro del Lavoro Andrea Orlando e alla Ministra per la Disabilità Erika Stefani – prosegue Messina – affinché trovino al più presto una soluzione per evitare che ora tante persone con disabilità civile si trovino a dover scegliere tra quel piccolo contributo e un lavoro che consente loro di restare integrati nella società, di sentirsi parte attiva della vita del Paese, di mantenere vive le relazioni con gli altri e dare il loro importante contributo. Insomma, da una parte ci sarebbe l’assegno di neanche trecento euro mensili, e dall’altro la possibilità di svolgere piccoli lavori che possono significare tanto per chi si trova in condizioni di difficoltà economica, ma che soprattutto rappresentano per molti anche un fatto di dignità a cui legittimamente non si vuole rinunciare. Ci aspettiamo, piuttosto, che le risorse del Pnrr siano utilizzate proprio per supportare le persone più fragili, tra cui le persone invalide, con iniziative che migliorino la qualità della loro vita e che sostengano la loro autonomia, di cui il lavoro è una parte importante, a tutte le età. Senior Italia FederAnziani è pronta a incontrare i ministri competenti al fine di essere di sostegno per la risoluzione del problema.»

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Ambiente, migrazioni e fame nel mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

I problemi del mondo sono stati abitualmente sottovalutati nella quotidianità. Istituzioni internazionali (Onu e dintorni) che se ne occupano ci sono, e riescono ad andare avanti grazie ai finanziamenti (drammaticamente pochi) degli Stati nazionali. Oggi questi problemi sembra che siano più valutati perché stanno esplodendo nei nostri giardini di mondo ricco. Il caso emblematico per eccellenza è il covid, contro il quale stiamo lottando fronteggiando ogni giorno novità (varianti e dintorni). Il modo stesso con cui affrontiamo il virus, non più segregandoci in casa (come quando – malati – non si va a scuola), dimostra che abbiamo maturato consapevolezza istituzionale, collettiva ed individuale che – FORSE – ci condurrà a qualche soluzione. E, anche se ancora in modo insoddisfacente, le nostre istituzioni di Paesi ricchi stanno cominciando ad “invadere” i Paesi poveri con derrate di vaccini. Niente di risolto, ma è innegabile che questa politica sia in atto.Gli “altri” tre grandi problemi dell’umanità sono ambiente, migrazioni e fame nel mondo. Non abbandonati a se stessi ma, visto che sono sempre più problematici, vuol dire che quanto si fa non è sufficiente e/o viene fatto male. Ambiente. La corsa all’ennesimo fallimento della COP di Glasgow, con le terribilmente reali denunce che – per semplificare – vengono da Greta Thunberg, sono attualità. Migrazioni. Oltre a diffusi respingimenti o accoglienze col contagocce , baruffe sulle quote dei Paesi Ue, sovranismi suicidi di Paesi del Pacifico quanto dell’Atlantico e dell’oceano Indiano… oltre questo, non si va. Fame nel mondo. E’ di oggi l’ennesimo bollettino di morte del Programma alimentare mondiale. Il balzo da 42 milioni di inizio anno a 45 milioni di persone a rischio fame è la presa d’atto di un Pianeta in cui si va su Marte, si raggiunge Internet collegandosi dallo Spazio, ma si è incapaci di dare acqua e cibo a tutti.Ma il covid non ci ha insegnato nulla? Possibile che la mobilitazione e l’impegno mondiale su questo virus non ci abbia fatto comprendere che la Sars-cov è SOLO uno dei problemi planetari che NON POSSONO NON ESSERE RISOLTI, pena l’accelerazione della nostra estinzione? Non basta, per esempio, che in questi ultimi mesi TUTTI i prodotti energetici ed alimentari hanno prezzi che lievitano senza controlli, prezzi dai quali a cascata dipendono tutte le indispensabilità della vita? Lievitazione non casuale o solo a causa di riccazzi che vogliono essere sempre più tali, ma per carenze e/o errori di politiche su drammi che stanno portando il Pianeta alla deriva? Il fatto che – per chi fosse ancora distratto – ambiente, migrazioni e fame nel mondo non siano nel proprio giardino, è scusante per qualche individuo, ma criminale per le istituzioni. (Comunicato Aduc)

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