Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

Pilastro europeo dei diritti sociali

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

european commissionBruxelles. La Commissione europea ha intrapreso ulteriori discussioni con i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro a livello di UE sulle modalità per modernizzare le regole in materia di contratti di lavoro affinché questi siano più equi e prevedibili per tutte le tipologie di lavoratori.Con questa iniziativa la Commissione porta avanti l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali al fine di creare una convergenza tra gli Stati membri verso migliori condizioni di vita e di lavoro.
Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l’Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato: “Il ruolo delle parti sociali è fondamentale per sviluppare il pilastro europeo dei diritti sociali, ancor più quando occorre affrontare sfide relative alle nuove forme di occupazione e offrire condizioni di lavoro adeguate nelle forme di lavoro atipico. (…) La Commissione è consapevole della necessità di conciliare la protezione essenziale dei lavoratori e la possibilità per le imprese di creare posti di lavoro e innovazione del mercato del lavoro. Sono questi gli obiettivi della nostra proposta”. Marianne Thyssen, Commissaria per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha aggiunto: “I lavoratori hanno il diritto di essere informati dei loro diritti e obblighi per iscritto all’inizio del rapporto di lavoro. Milioni di europei con contratti di lavoro non standard nutrono tuttavia incertezze sui loro diritti. (…) Garantire contratti di lavoro più equi e prevedibili è un elemento basilare per offrire condizioni di lavoro eque in tutta l’UE. Questo è quanto cerchiamo di realizzare con il pilastro europeo dei diritti sociali, che spero sarà proclamato al più alto livello politico durante il vertice per l’occupazione equa e la crescita che si terrà a Göteborg il 17 novembre.» La Commissione intende ampliare l’ambito di applicazione dell’attuale direttiva sui contratti di lavoro (la cosiddetta direttiva sulle dichiarazioni scritte), estendendola a nuove forme di impiego come i lavoratori a chiamata, i lavoratori a voucher e i lavoratori delle piattaforme, in modo che nessuno sia lasciato indietro. Anche le norme attuali dovrebbero essere modernizzate alla luce degli sviluppi intervenuti nel mercato del lavoro negli ultimi decenni. Migliorando le informazioni fornite all’inizio di un contratto di lavoro i lavoratori saranno più consapevoli dei loro diritti e, quindi, più in grado di farne garantire il rispetto. Per i datori di lavoro, l’aggiornamento delle norme offrirà maggiore chiarezza e certezza del diritto ed eviterà la concorrenza sleale.
Fino al 3 novembre 2017 le parti sociali potranno condividere le loro opinioni sugli aggiornamenti previsti della normativa dell’UE in materia di contratti di lavoro. La Commissione intende presentare una proposta legislativa entro la fine dell’anno.

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Che ne vogliamo fare dei pensionati?

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

pensionatiE’ evidente che tra i pensionati esiste un’area di povertà molto elevata: poveri, rassegnati, frustrati. Eppure cercano di stringere i denti e di vivere dignitosamente. Lo fanno, sovente, togliendosi il pane di bocca per infilare qualche banconota di 50 euro nelle tasche dei nipoti, studenti, precari, disoccupati, con famiglia monoreddito.
I pensionati, in Italia, sono circa 18 milioni e diventeranno qualcosa di più tra qualche anno. Molti di loro riescono a star bene in salute ma con solo qualche acciacco alle ossa, per lo più. Altri sono meno fortunati in salute. Altri, ancora, risentono l’abbandono dei familiari o vivono soli perché non hanno figli e nipoti per via di fratelli e sorelle. Li troviamo seduti sulle panchine dei giardini pubblici, a discutere per strada con i loro coetanei a fare la spesa, a portare a spasso i nipotini, a frequentare la parrocchia, a cercarsi qualche hobby. Sono ancora una risorsa ma loro non sembrano rendersene conto. Lo Stato con le imposte, con le addizionali degli enti locali, con le tasse su tutto non fa altro che erodere le loro modeste rendite. Si sentono assediati, si sentono a volte inutili. Non sono più i nonni di un tempo che attiravano i loro nipoti raccontando storie di vita e si riscaldavano intorno al camino e i loro volti s’illuminavano alle fiammate che aggredivano il ciocco posto sulla brace. La memoria non è più la stessa. Restano solo i ricordi lontani, belli e tristi di giovani vogliosi di crescere, di lavorare, di trovare un posto nella vita, un amore che riscaldasse i loro cuori. Poi si cede il passo ai più giovani e gli anni l’età diventa un peso a volte insopportabile per sé e per gli altri. Possibile che si debba fare tanto per allungare la vita e poi con questa vita allungata si diventa superflui? Possibile che non vi è un’opportunità d’uscire da questo mondo con dignità? (Riccardo Alfonso)

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I due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

povertàNon ho accettato, in altri termini, che si potesse esaltare il diritto alla vita e una volta acquisito l’essere umano fosse stato abbandonato a se stesso. E’ rimasto povero e condizionato dalla povertà della sua famiglia, dall’ambiente in cui vive, da una cultura tutta improntata sull’idea che occorre accettare la propria condizione sociale e rassegnarsi a subirla, nell’arco di tutta la propria esistenza, lunga o breve che fosse.
Abbiamo imparato a fare della carità ma non a essere solidali con chi vive in ristrettezze.
Abbiamo imparato a essere sprezzanti e a sentirci superiori anche se chi è solo un tantino socialmente a noi inferiore.
Abbiamo imparato a osteggiare chi ha una professione di fede dissimile dalla propria, ha il colore della pelle diversa e provengono da luoghi, dove la povertà è estrema. Così facendo abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti dei messaggi sbagliati e inculcati in essi il privilegio di casta.
Pensavo che con l’avanzamento della conoscenza, con la mobilità delle persone e la possibilità di conoscerle e poterle apprezzare per quelle che sono, si potesse ottenere un cambiamento radicale nei nostri atteggiamenti. Mi sbaglio. Il razzismo, l’antisemitismo, l’odio di casta se una società, cosiddetta evoluta, riesce ad ammantarli di venature ipocrite che evitano gesti plateali e persino violenti, vi sono, invece, paesi, dove si manifestano senza pudori e le stesse autorità fanno ben poco per spegnere quest’incendio. Ho provato personalmente cosa ha significato tutto ciò. Mi è accaduto da emigrante, in Australia, dove spesso fui esposto a giudizi sommari per il solo fatto che ero un italiano. Lo stesso accadde anche nel mio paese quando, per ragioni di lavoro, mi trovai in una cittadina del nord. Io sono d’origine molisana. Mi fu difficile trovare una camera in affitto. Non riuscii a condurre una vita normale appena la mia parlata segnava, come per un marchio indelebile, la mia origine. Oggi mi sento ancor più solidale con l’immigrato extra-comunitario perché ho provato sulla mia pelle cosa significa vivere anche in casa propria da apartheid. So bene che è un fatto culturale. E’ un condizionamento che risale a un’educazione sbagliata e si avvalgono di stantii luoghi comuni: il rumeno violento, l’africano pericoloso e via di questo passo. Pochi, però, ci spiegano che questa violenza è fisiologica come lo è per l’autoctono. Come dire? Chi non ha peccato lanci per primo la pietra. (Riccardo Alfonso)

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Oltre 1,5 milioni di bambini vulnerabili in Africa Occidentale e Centrale

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

dakarDakar. Rischiano di andare a scuola affamati o di non andarci affatto, a causa della mancanza di finanziamenti per i pasti a scuola nutrienti del World Food Programme (WFP). Lo ha annunciato l’agenzia delle Nazioni Unite all’inizio dell’anno scolastico 2017-2018. Complessivamente, il programma regionale del WFP si trova a dover fronteggiare una mancanza di fondi pari a 76 milioni di dollari, ha avvertito l’agenzia nel corso del forum annuale sulla nutrizione infantile che ha riunito gli esperti a Montreal e che è stato congiuntamente sponsorizzato e ospitato da Global Child Nutrition Foundation, Centro di Eccellenza del WFP contro la fame, e a Breakfast Club del Canada. Le ripercussioni sono drammatiche dal momento che i pranzi e gli snack nutrienti e sostanziosi forniti dal WFP sono, per molti giovani, l’unico pasto che riescono a consumare nell’arco dell’intera giornata. Più in generale, la stretta nei finanziamenti mette a rischio un’intera generazione, con ricadute piú ampie sulle economie nazionali e sullo sviluppo. “Non riuscire a finanziare completamente i pasti scolastici significa che, collettivamente, stiamo mettendo a repentaglio le prossime generazioni e il futuro dell’Africa” ha affermato Abdou Dieng, Direttore Regionale del WFP in Africa Occidentale e Centrale. “I pasti scolastici sono uno dei migliori investimenti che la comunità internazionale possa fare per assicurare una buona partenza ai bambini di alcuni dei Paesi più poveri del mondo.” Ne è un esempio il caso della Repubblica Centrafricana colpita dal conflitto, dove il programma di pasti scolastici del WFP prevedeva di raggiungere oltre 200.000 giovani ed è finanziato solamente per metà. Ancor piú critico è il caso del programma in Burkina Faso, destinato a quasi 83.000 bambini – e finanziato per una percentuale pari a zero.
In Niger, dove i pasti a scuola del WFP raggiungono oltre 250.000 alunni, il programma è finanziato solo per il 19 per cento mentre, in Senegal, solo per il cinque per cento. Altri Paesi particolarmente a rischio sono Liberia, Mali e Mauritania ma la mancanza di finanziamenti si estende a tutta la regione.
“Stiamo parlando di alcuni tra i bambini più affamati e vulnerabili”, ha aggiunto Dieng. “Questa è una crisi dell’istruzione, ma anche una crisi della nutrizione e della sicurezza alimentare che sono i pilastri fondamentali dello sviluppo”.Nel complesso, il programma prevede di raggiungere circa 2,2 milioni di giovani nel corso dell’anno accademico 2017-2018, spesso in aree con livelli estremamente alti di fame e malnutrizione. Senza un adeguato finanziamento, la maggior parte di questi giovani studenti finirà l’anno scolastico affamato.
Gli studi mostrano come i pasti aiutino a migliorare i tassi di frequenza e le prestazioni scolastiche. Essi, inoltre, costituiscono un incentivo fondamentale per i genitori nel mandare a scuola i propri figli – soprattutto le bambine– e a non ritirarli da scuola.Sebbene in alcuni casi governi o altre agenzie dirigano o contribuiscano al programma del WFP in Africa Occidentale e Centrale, in molte aree il WFP è l’unico o il principale fornitore di pasti scolastici. Nel corso degli anni, tuttavia, il WFP ha ridotto la sua copertura per mancanza di fondi.

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Personale: Campidoglio, entro l’anno assunti 583 nuovi dipendenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

campidoglioRoma. Entro la fine del 2017 verranno assunti 583 nuovi dipendenti di Roma Capitale. È quanto prevede il nuovo Piano assunzionale 2017-2019 che la Giunta capitolina si appresta a varare. Prima della fine dell’anno saliranno quindi a 2.424 i lavoratori assunti a partire da giugno 2016, ovvero dall’insediamento dell’Amministrazione Raggi: 638 insegnanti, 574 educatori, 1.212 tra amministrativi e tecnici. “In un momento di crisi e scarsità delle risorse disponibili, l’operazione che stiamo portando avanti non ha eguali in Italia. Negli anni vi è stata una mancata pianificazione delle politiche del personale che ha provocato una grave carenza di organico. Noi abbiamo cambiato registro e, con le prossime assunzioni, assicuriamo l’inserimento di nuove professionalità e il necessario turnover. Da una parte rispettiamo il principio giuridico per il quale vanno assunti tutti i vincitori di concorso, che attendono da troppi anni. Dall’altro, seguendo il criterio del buon andamento dell’amministrazione, reperiamo le professionalità necessarie per garantire i servizi alla città: l’assunzione di 100 lavoratori da destinare all’ufficio giardini, praticamente azzerato dalle precedenti amministrazioni, va proprio in questa direzione”, dichiara la sindaca di Roma Capitale, Virginia Raggi. Nell’arco dei prossimi mesi, dunque, sarà completato il piano assunzionale previsto per il solo 2017, che prevede l’ingresso in Campidoglio dei seguenti profili professionali selezionati mediante il cosiddetto “concorsone” del 2010: 100 funzionari amministrativi; 86 istruttori dei servizi culturali, turistici e sportivi; 76 architetti; 72 istruttori amministrativi; 15 bibliotecari; 14 esperti di servizi informatici e telematici; 12 funzionari dei processi comunicativi e informativi; 10 dietisti; 5 avvocati e 2 funzionari per l’orientamento al lavoro. A questi si aggiungono 30 dipendenti assunti con procedure di mobilità (assistenti sociali e geometri), 60 tra le categorie protette (ex L. 68/99), 100 operatori dei servizi ambientali dai centri per l’impiego.Entro il 2018 è previsto l’esaurimento delle assunzioni dei vincitori del cosiddetto “concorsone”: fra questi anche 300 istruttori della polizia locale, ai quali se ne aggiungeranno altri 314 nel 2019 scelti fra gli idonei in graduatoria.“Tali assunzioni sono state possibili grazie ai risparmi effettuati dall’attuale Amministrazione capitolina, derivanti dal taglio dei dirigenti esterni e dei comandi da altre amministrazioni. Siamo impegnati a individuare nuove risorse per implementare questo piano assunzionale e colmare le conclamate carenze d’organico Ci auguriamo che anche il Governo prenda atto della mancanza di fondi a cui Roma Capitale e gli altri enti locali hanno dovuto far fronte negli ultimi anni, e preveda gli investimenti necessari a favorire la possibilità di attingere alle graduatorie degli idonei del personale tecnico amministrativo e, in materia di sicurezza, favorire un massiccio turnover nei ranghi della polizia locale”, spiega il delegato al Personale e alle relazioni sindacali di Roma Capitale, Antonio De Santis.

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Alternanza scuola-lavoro, arriva il tutor che collega gli istituti con le aziende ma sono pochi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

opportunita-lavoroA giorni è prevista la sottoscrizione di un accordo del Miur col ministro del Lavoro Gialiano Poletti, a seguito del quale si avranno mille tutor nelle scuole, frutto di un progetto in capo all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro che ne prevede uno ogni 5 scuole secondarie di II grado. L’obiettivo, ha annunciato la Ministra Fedeli, è che “possa essere presente almeno un giorno a settimana per istituto”. Allo stesso modo, diventa importante verificare l’efficacia della piattaforma Miur per l’applicazione dell’alternanza, annunciata da tempo. Lo stesso vale per la carta dei diritti degli studenti e delle studentesse in alternanza, su cui un mese fa è arrivato il via libera della Conferenza Unificata, solo pochi giorni fa da parte del Consiglio di Stato e su cui a breve si esprimerà il Consiglio del Ministri.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Va bene introdurre delle figure che sorveglino sugli stage, perché lo scorso anno si sono verificati casi di studenti impegnati nelle aziende a pulire i bagni o a fare fotocopie. Diventa quindi importante introdurre delle figure che sorveglino sulle esperienze svolte dagli studenti in azienda. I tutor non possono, tuttavia, essere numericamente così ridotti. Secondo noi ne servono almeno il doppio. Perché, considerando che in un istituto superiore sono impegnate negli stage, in media, tra le quindici e le venti classi del triennio finale, significa che stiamo parlando di circa 400 studenti a scuola. Quindi, in tutto, un tutor è chiamato a seguire qualcosa come 2mila allievi l’anno. Molti dei quali svolgono le attività di alternanza scuola-lavoro in contemporanea: è evidente che il numero di tutor deve essere implementato, altrimenti la visita settimanale a scuola del tutor si tradurrebbe in un controllo di routine senza alcuna efficacia.

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Trasporto pubblico locale: 29 settembre sciopero Atac

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

atac trasporti romaDopo mesi di lotte e denunce nessun intervento risolutivo per il trasporto pubblico locale da parte del Comune di Roma, a partire da ATAC, ai lavoratori degli appalti fino ai lavoratori del Consorzio Roma TPL, il privato che gestisce il 20% del trasporto di Roma. Aziende private che vantano crediti milionari con il Comune, che continuano impunemente a farsi beffa dell’amministrazione comunale e dei lavoratori non pagando neppure gli stipendi ai dipendenti.L’immobilismo della giunta e l’assenza di coraggio sta pesando come un macigno sulla testa della categoria, l’unica che andrebbe garantita perché porta avanti la baracca. Come per ATAC, dove con la scelta del concordato di fatto si libera delle responsabilità politiche ed inizia il balletto del “non è colpa mia”, anche per i lavoratori delle aziende private la promessa di un reale cambio di passo con le precedenti amministrazioni è divenuta ormai una chimera.E’ sempre più evidente che le ragioni dello sciopero proclamato per il 29 settembre si vanno a moltiplicare e la Sindaca non può continuare per molto a far finta di niente, voltando le spalle ai lavoratori. L’unica strada sicura per salvare il trasporto pubblico locale era la ricontrattazione del debito, a partire da quello contratto con la Regione Lazio ed un piano regionale sulla mobilità che prevedesse la reinternalizzazione di tutto il trasporto e di tutti i servizi. Il comune ha scelto la strada più impervia e pericolosa e noi glie lo abbiamo detto in tutti i modi ed è quello che gli ricorderemo il 29 settembre. (USB Lavoro Privato – Provincia Roma TPL)

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New Gates Foundation Report Highlights Remarkable Progress Against Global Poverty and Disease

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

Bill_Melinda_Gates_fSEATTLE/PRNewswire/The Bill & Melinda Gates Foundation today launched an inaugural annual report showcasing the remarkable progress that has been made in reducing extreme poverty and disease in recent decades, but issuing a stern warning to the world that future progress is in jeopardy.
Goalkeepers: The Stories Behind the Data, co-authored and edited by Bill and Melinda Gates and produced in partnership with the Institute for Health Metrics and Evaluation at the University of Washington, highlights past progress against some of the most devastating issues facing poor countries and uses breakthrough data projections to forecast good and bad future scenarios – with millions of lives hanging in the balance.In all, the report tracks 18 data points from the UN Sustainable Development Goals, or Global Goals, including child and maternal deaths, stunting, access to contraceptives, HIV, malaria, extreme poverty, financial inclusion and sanitation. The report looks beneath the numbers to pinpoint the leaders, approaches and innovations that made a difference.Through the data and first-person accounts from six contributors, the report showcases the stunning progress the world has made in the past generation: cutting extreme poverty and child deaths in half and reducing HIV deaths and maternal deaths by nearly half, among many other accomplishments. But as the report shows, serious challenges remain – including deep disparities between countries – and future progress is not inevitable.The projections are showcased in charts and explore three potential 2030 scenarios for each indicator. The first is what could happen if we continue along the current path, based on past trends – without significant changes to approaches or current spending levels. Two additional scenarios provide a glimpse at a better and worse future: what could happen with strong leadership, innovation and investment and, starkly, what could happen if attention and funding waned. For example, a mere 10 percent cut in global donor funding for HIV treatment could result in more than 5 million more deaths by 2030.
In their introduction, Bill and Melinda Gates express concern that shifting priorities, instability and potential budget cuts could lead the world to turn away from its commitments, jeopardizing the positive trajectory needed to end extreme poverty and wipe out diseases by 2030.Bill and Melinda Gates will produce the Goalkeepers report every year through 2030, timed for the annual gathering of world leaders in New York City for the UN General Assembly. In 2015, world leaders committed to the Global Goals, which are focused on ending extreme poverty and fighting inequalities. The Goalkeepers report focuses on a subset of the indicators in the Global Goals and is designed to highlight best practices and help hold the Gates Foundation, its partners and leaders around the world accountable. It will document not just what is working, but where the world is falling short.
The report includes first-person accounts from leaders whose innovations and policies have already made a difference – from tackling stunting in Peru to increasing uptake of modern contraceptives in Senegal to bringing more women in India into the formal financial sector.
In conjunction with the report, the Gates Foundation will be hosting two Goalkeepers Events in New York City around the UN General Assembly. Former President Barack Obama, Her Majesty Queen Rania Al Abdullah of Jordan, UN Deputy Secretary-General Amina J. Mohammed, Malala Yousafzai, Richard Curtis, screenwriter, producer and film director, and Stephen Fry, actor, writer and presenter will join events on Sept. 19 and 20. Participants will celebrate progress toward eliminating disease, inequality and poverty around the world, and inspire a new generation of advocates to work towards sustainable development. On the evening of Sept.19 the Goalkeepers Global Goals Awards dinner will honor outstanding activists and groups who have demonstrated a positive impact on people’s lives and are inspiring others to accelerate progress and leave no one behind. The Gates Foundation will livestream the Sept. 19 and 20 Goalkeepers events.

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Rapporto ONU: di nuovo in aumento la fame nel mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

Onu palaceDopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento, colpendo nel 2016 circa 815 milioni di persone, vale a dire l’11% della popolazione mondiale, afferma la nuova edizione del rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo pubblicato oggi. Inoltre molteplici forme di malnutrizione minacciano la salute di milioni di persone in tutto il mondo. L’aumento – 38 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso – è dovuto in gran parte alla proliferazione di conflitti violenti e agli shock legati al clima, secondo The State of Food Security and Nutrition in the World 2017 (Lo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo).Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza. Circa 41 milioni di bambini sono invece in sovrappeso. Preoccupano inoltre, secondo il rapporto, l’anemia delle donne e l’obesità degli adulti. Queste tendenze sono una conseguenza non solo dei conflitti e del cambiamento climatico, ma anche dei grandi mutamenti nelle abitudini alimentari e dei rallentamenti economici.Il rapporto è la prima valutazione globale dell’ONU sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione rilasciata dopo l’adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che mira a porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 come priorità politica a livello internazionale.
Esso identifica i conflitti – sempre più aggravati dal cambiamento climatico – come uno dei fattori chiave dietro il riacutizzarsi della fame e di molte forme di malnutrizione.”Nel corso degli ultimi dieci anni i conflitti sono aumentati drasticamente e sono diventati più complessi e di difficile risoluzione”, hanno dichiarato nella loro prefazione comune al rapporto i responsabili delle agenzie ONU che lo hanno curato (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e ’l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). E hanno fatto notare come alcune delle più alte percentuali di bambini che soffrono la fame e la malnutrizione sono concentrate in zone di conflitto.”Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione”, hanno affermato. “A tal fine assicurare società pacifiche e inclusive è una condizione necessaria”.Agli inizi del 2017, per diversi mesi, la carestia ha colpito alcune parti del Sud Sudan e c’è il rischio concreto che possa riapparire nel paese e in altre zone colpite da conflitti, soprattutto nel nordest della Nigeria, in Somalia e nello Yemen, hanno fatto notare.Anche regioni più pacifiche, ma colpite da siccità o da inondazioni legate in parte al fenomeno meteorologico di El Niño, così come dal rallentamento economico globale, hanno visto deteriorarsi la sicurezza alimentare e la nutrizione.

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La Regione Basilicata: una fabbrica di precariato

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

basilicataMentre la Giunta Regionale “valuta”, ai sensi dell’art. 27 della Legge Regionale N. 18/2017 l’avvio delle procedure di stabilizzazione ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs. 75/2017, i “precari fortunati” vengono ricollocati all’interno della società esterna Consedin, recente affidataria della gara sull’esternalizzazione dei servizi di assistenza tecnica dei fondi UE della Regione Basilicata.
Sconcerta il cinismo e l’approssimazione con cui si barattano le nuove postazioni all’interno della società, propagandando questo nuovo lavoro come propedeutico alla stabilizzazione futura. Purtroppo i sindacati concertativi hanno abdicato al loro ruolo, allineandosi alla volontà istituzionale e rinunciando di fatto alla battaglia contro il precariato.I lavoratori precari dell’assistenza tecnica dei fondi UE della Regione Basilicata passeranno, dopo quasi 15 anni di lavoro alle dirette dipendenze dell’Ente Regione, a una società che li contrattualizzerà per il tempo necessario all’espletamento della gara, per liquidarli immediatamente dopo questo periodo.
La Regione Basilicata ha così ottenuto il primato di aver attuato la più grande “precarizzazione” del lavoro degli ultimi 20 anni, mentre la Regione Puglia stabilizzerà 600 precari, e mentre l’Emilia Romagna e l’Umbria si accingono ad assumere i lavoratori precari, senza attendere fantomatiche linee guida del Ministero della Funzione Pubblica, per il passaggio dalle piante organiche al Piano Triennale dei Fabbisogni.In Basilicata invece si preferiscono avvisi pubblici per “titoli e affiliazioni” e scorrimenti lampo di graduatorie di altri enti o di concorsi (come quello per dirigenti al Consiglio Regionale…) per saturare, in modo poco trasparente e del tutto improvvisato e discrezionale, le aree ritenute deficitarie.USB non molla e andrà avanti. Abbiamo già adito le vie legali e continueremo su questa strada “denunciando” alla Corte di Giustizia Europea le illegittimità sul lavoro precario in Regione Basilicata, come già fatto per quanto concerne il personale della ricerca, e stigmatizzando una gara d’appalto sull’esternalizzazione dei servizi di assistenza tecnica, che costa più del doppio dei concorsi pubblici, con inquadramenti a tempo determinato in categoria D, o della semplice prosecuzione in proroga delle attuali collaborazioni, ai sensi del comma 8 dell’art. 20 del D.Lgs 75/2017.

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Immigrati: abolire la protezione umanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

Schengen“È arrivata l’ora di votare la mia proposta di legge per l’eliminazione dell’istituto della protezione umanitaria. So che il nostro capogruppo Renato Brunetta si sta prodigando per metterla in calendario”. Così Laura Ravetto, deputata di Forza Italia e presidente del Comitato Schengen, intervistata da ‘La Verità’. “Qui – ha aggiunto – non si tratta di suggellare l’equazione tra immigrati e stupro, o tra immigrati e rapina, ma di prendere atto che questi episodi di violenza, quando sono riconducibili a stranieri, riguardano per lo più immigrati che non sono profughi ma che beneficiano della cosiddetta ‘protezione umanitaria’. Questo – ha continuato l’esponente azzurra – è un istituto giuridico molto discutibile, presente praticamente solo in Italia e attribuito con estrema discrezionalità ed eccessiva generosità”.
“La protezione umanitaria – ha concluso Ravetto – non nasce né da obblighi internazionali, né da nostro un principio costituzionale: è stata una scelta autonoma del nostro legislatore e fu introdotta dalla legge Turco-Napolitano”.

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Rifugiati vulnerabili in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

libiaLa Libia continua a presentare una delle situazioni di flussi misti più complesse al mondo, con rifugiati e migranti che percorrono insieme rotte molto pericolose, attraverso il deserto e il mare, sopravvivendo ad abusi tra cui violenze sessuali, torture, detenzioni in condizioni inumane e rapimenti a scopo di estorsione. Tutto ciò avviene prima ancora che riescano ad imbarcarsi per attraversare il Mar Mediterraneo per raggiungere l’Italia lungo una delle rotte più mortali, dove una persona su 39 rischia di perdere la vita. La Libia si trova inoltre al centro di un conflitto che ha costretto centinaia di migliaia di cittadini libici ad abbandonare le proprie case.Se i flussi migratori misti irregolari possono rappresentare una sfida per gli Stati, la detenzione non è la soluzione. In qualità di Agenzia per la protezione dei rifugiati, l’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e si è espressa molto nettamente su questa prassi, anche ad alti livelli, e sulle terribili condizioni dei rifugiati e dei migranti nei centri di detenzione libici. Durante una recente visita a Tripoli, per esempio, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha incontrato rifugiati e migranti nei centri di detenzione e ha dichiarato di essere “scioccato dalle condizioni proibitive in cui vengono trattenuti i rifugiati e i migranti”, aggiungendo che nessun rifugiato o richiedente asilo dovrebbe essere detenuto.Al tempo stesso, l’UNHCR sta negoziando con le autorità libiche affinché venga aperto un centro di accoglienza che assicuri libertà di movimento ai rifugiati e ai richiedenti asilo, dando priorità ai più vulnerabili. In questo centro, l’UNHCR potrebbe fornire servizi di registrazione, alloggio, cibo, servizi sociali, consulenza e sostegno ai sopravvissuti a violenze sessuali e di genere, e soluzioni in Stati terzi per i più vulnerabili.
L’UNHCR sta lavorando per assistere e proteggere oltre 535.000 persone in Libia, tra le quali oltre 226.000 libici sfollati interni a seguito del conflitto, 267.000 libici che sono tornati alle loro case ma rimangono in condizioni di vulnerabilità e 42.834 rifugiati e richiedenti asilo registrati.Nell’esprimere preoccupazione nei confronti delle condizioni riscontrate nei centri di detenzione, l’UNHCR ritiene importante mantenere un dialogo con le autorità competenti in Libia per assicurare l’accesso e l’assistenza salva-vita e per rafforzare le procedure di controllo, identificazione e registrazione, così come le misure volte a prevenire i rischi di violenza sessuale e di genere.“Effettuiamo visite regolari nei centri di detenzione ufficiali per fornire assistenza salva-vita,” spiega Roberto Mignone, Rappresentante dell­’UNHCR per la Libia. “La nostra presenza in questi centri non significa che appoggiamo tali strutture, né tantomeno ciò che vi accade. È nostro dovere, comunque, fornire aiuto ai rifugiati e ai richiedenti asilo e promuovere la loro protezione, anche quando si trovano in detenzione. Quest’anno l’UNHCR e i suoi partner hanno effettuato 658 visite nei centri di detenzione. Grazie ai nostri sforzi congiunti, sono stati rilasciati circa 1.000 rifugiati e richiedenti asilo”.
In Libia, l’UNHCR è impegnato nel migliorare la situazione di centinaia di migliaia di civili colpiti dal conflitto. Lavora inoltre per offrire protezione internazionale, assistenza umanitaria e soluzioni per le persone a rischio che vivono nel paese o che sono in transito verso l’Europa. Lavora in stretto coordinamento con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e altri partner. Le restrizioni che si affrontano in Libia sono molteplici, tra le quali l’accesso limitato su tutto il territorio a causa dell’attuale situazione di insicurezza. Ciononostante l’UNHCR sta facendo il massimo per estendere la sua presenza e il suo intervento in Libia attraverso il suo staff nazionale, i partner, e la regolare presenza a rotazione dello staff internazionale che attualmente opera da Tunisi.Considerati gli urgenti bisogni umanitari e le terribili condizioni nei centri di detenzione, è essenziale che l’UNHCR continui a essere impegnato nel fornire assistenza salva-vita, protezione e soluzioni, insieme alla promozione di alternative alla detenzione, che rappresentano la principale priorità.

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Lavoro: fallimento della jobs act

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

donne al lavoro“Ancora una volta l’Istat mette in crisi con i suoi dati le politiche del governo ed ancora una volta i ragazzi del Pd dimostrano che non hanno studiato o lavorato. Non vi dovrebbe essere troppa fiducia quando i dati di oggi dicono che la crescita degli occupati avviene a ritmi meno sostenuti che nei precedenti trimestri. Ed infatti 78mila occupati in più in un trimestre con tutti gli incentivi messi a disposizione non possono essere considerato un risultato! Se poi l’incremento degli occupati è dovuto per l’80 per cento all’aumento di quelli a termine, non sembra un buon risultato per il Jobs act, che doveva trasformare tutti i contratti a tempo indeterminato”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“È, poi, preoccupante la diminuzione dei flussi da contratto a termine a contratto indeterminato, altro obiettivo del Jobs act. Altrettanto negativo è il crollo degli indipendenti, se ancora ne è sopravvissuto qualcuno. Drammatica continua ad essere la situazione della disoccupazione, particolarmente quella giovanile, con una distanza record dagli altri paesi europei.Infine, il dato Istat dimostra il vuoto delle politiche attive: la strada maestra nella ricerca di lavoro è la segnalazione, altro che centri per impiego e assegno di ricollocazione. E aumenta, prevedibilmente ma drammaticamente, il divario territoriale Nord-Sud, con la situazione del mezzogiorno che peggiora nonostante i variegati Patti regionali o municipali siglati dal governo Renzi-Gentiloni, altro esempio di imbroglio contabile. Vi è poco da gioire per un poco di occupazione in più, perché il quadro rimane sempre nero e i ritardi strutturali del Paese non sono certo stati recuperati”.

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1 bambino su 5 in Medioriente e Nord Africa ha bisogno di aiuti umanitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

unicef1Secondo gli ultimi dati e analisi, circa 1 bambino su 5 nel Medioriente e nel Nord Africa ha bisogno di assistenza umanitaria immediata. Oltre il 90% di questi bambini vive in paesi colpiti da conflitti. “I conflitti continuano a privare milioni di ragazzi e ragazze della loro infanzia. In Medioriente e in Nord Africa si rischia di cancellare decenni di progressi,” ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF. In Siria e nei paesi che ospitano rifugiati, circa 12 milioni di bambini siriani hanno bisogno di assistenza umanitaria, un numero in aumento rispetto al mezzo milione del 2012. Si stima che circa 2 milioni di bambini che vivono in aree difficili da raggiungere o sotto assedio abbiano ricevuto negli anni un’assistenza umanitaria limitata.
In Yemen, i combattimenti hanno distrutto i sistemi igienici e idrici, innescando la peggiore epidemia di colera e diarrea acquosa acuta del mondo, con oltre 610.000 casi sospetti ad oggi. Oltre metà delle strutture sanitarie dello Yemen non sono operative e i sistemi idrici sono stati distrutti, tagliando fuori dall’accesso ad acqua sicura e all’assistenza sanitaria di base circa 15 milioni di persone.
In Iraq, oltre 5 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza, visto che i pesanti combattimenti si sono intensificati anche a Mosul e recentemente a Tel-Afar. Hanno bisogno di acqua, cibo, un riparo e istruzione.
Nella striscia di Gaza, la crisi energetica in corso ha ridotto l’accesso all’acqua del 30%. I casi di diarrea fra i bambini piccoli sono raddoppiati in appena tre mesi.
I bambini sono stati colpiti più duramente dal perdurare di anni di violenze, sfollamento e mancanza di servizi basilari. Le infrastrutture civili, fra cui ospedali, impianti elettrici, idrici e igienico-sanitari sono stati spesso attaccati, esponendo i bambini a rischio di malattia e morte.
Milioni di famiglie sono state costrette a scappare dalle proprie case – alcune diverse volte e mentre erano sotto attacco. Le continue violenze e gli sfollamenti hanno reso sempre più difficile reagire per i bambini e le famiglie. “Di questi conflitti non si riesce a intravedere la fine e le risorse finanziarie delle famiglie si stanno esaurendo, per questi motivi in molte non hanno altra scelta che mandare i propri bambini a lavorare o far sposare precocemente le proprie figlie. Il numero di bambini affiliati ai combattimenti è più che duplicato,” ha dichiarato Cappelaere.
“I bambini in Medioriente e Nord Africa hanno sopportato livelli di violenze mai visti prima e hanno assistito a orrori a cui nessuno dovrebbe assistere. Se le violenze e le guerre dovessero continuare, le conseguenze – non solo per la regione, ma per il mondo intero – sarebbero tragiche. I leader mondiali devono fare molto di più per porre fine alle violenze, per il bene dei ragazzi e delle ragazze e del loro futuro,” ha concluso Cappelaere.

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U.E. accusa italia su ritardi identificazione migranti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

european commission“La Commissione Europea, nel documento di aggiornamento sulla situazione dei migranti pubblicato il 6 settembre (consultabile al link http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3081_it.htm), ha bacchettato l’Italia per la lentezza delle procedure di registrazione dei migranti giunti sulle nostre coste, con particolare riferimento ai richiedenti asilo provenienti dall’Eritrea. Da parte dell’Europa si ipotizza quindi il caso di migranti, in questo caso eritrei che, seppur presenti sul nostro territorio, non sono stati sottoposti alle corrette procedure di identificazione. Questo, se fosse confermato, evidenzierebbe una grave negligenza: i criteri del programma di relocation, infatti, limitano ai soli siriani ed eritrei le nazionalità eleggibili che possono partecipare al ricollocamento. Sarebbe pertanto inaccettabile se le persone ricollocabili non fossero state registrate adeguatamente perché proprio la corretta registrazione è presupposto essenziale per la possibile ricollocazione. Ci auguriamo che il Governo fornisca subito al Parlamento italiano e all’Unione Europea tutti i chiarimenti necessari in merito alle accuse mosse all’Italia sulla mancata registrazione dei migranti eritrei giunti sul territorio italiano.” Lo dichiara in una nota il deputato di Forza Italia Gregorio Fontana, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sui migranti.

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Quando la pensione non basta

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

pensionatiLo dimostra la ricerca realizzata dal sindacato Domina in collaborazione con la fondazione Moressa che mette in luce l’impatto del costo della badante sui bilanci familiari. Principale risultato: solo l’8% dei pensionati può sostenere questa spesa contando solo sul proprio reddito considerando che un’assistenza costa mediamente alla famiglia 16 mila euro anni e che il 70% degli anziani ha un reddito complessivo al di sotto di circa 14.600 euro annui spendibili (al netto delle tasse). In particolare: la fascia con reddito inferiore ai 10.000 euro è la più numerosa, con il 31% dei pensionati. Il 25% ha un reddito complessivo compreso tra 20 e 40 mila euro, mentre meno del 5% dei pensionati percepisce più di 40 mila euro annui. Il costo della “badante” varia a seconda delle ore lavorate e dell’inquadramento contrattuale. Si va dai 2 mila euro annui per assistenza di 5 ore settimanali a persone autosufficienti, fino ai 22 mila euro per assistenza a non autosufficienti da parte di personale formato. Per questo la formula più accessibile resta l’assistenza part time per poche ore: il 50% dei pensionati può permettersi una badante per 5 ore settimanali, e il 20% può permettersi 25 ore.

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«I bambini cristiani nei campi profughi sudanesi sono costretti a recitare le preghiere islamiche per ricevere il cibo»

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

sud sudanÈ quanto denuncia ad Aiuto alla Chiesa che Soffre una fonte in loco che per motivi di sicurezza preferisce rimanere anonima. Attualmente si stima che vi siano 700mila cristiani sudsudanesi rifugiati in Sudan, la maggior parte dei quali alloggia nei campi profughi. «Sono confinati in quei luoghi – continua la fonte – perché il governo non permette loro di andare più a nord e raggiungere le città». All’interno dei campi le condizioni sono invivibili e il cibo offerto dal governo insufficiente. La quantità fornita mensilmente alle famiglie dura a malapena per due settimane, perché, secondo la fonte di ACS, gli aiuti delle Nazioni Unite vengono in larga parte trafugati e poi venduti al mercato, spesso con ancora ben visibile il logo dell’agenzia Onu che li ha donati.Il governo impedisce alle organizzazioni umanitarie di vigilare sulla distribuzione degli aiuti e non permette alle associazioni legate alla Chiesa di offrire alcun sostegno ai rifugiati. All’interno dei campi i rifugiati cristiani, bambini inclusi, si trovano ad affrontare non soltanto la miseria, ma anche la discriminazione e la persecuzione. «Una piaga purtroppo diffusa in tutto il Paese – afferma il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro – Nel Sudan guidato dal regime islamista di Omar al Bashir, in cui vige la sharia islamica, la persecuzione anticristiana ha raggiunto livelli gravissimi». Oltre a doversi conformare ai costumi islamici – continuano i casi di donne cristiane arrestate per “abbigliamento indecente” – negli ultimi mesi i cristiani hanno dovuto sopportare anche la demolizione di alcune chiese. «E molte altre rischiano di essere abbattute – continua Monteduro – La motivazione addotta da Khartoum è violazione dei piani regolatori, ma è ben noto l’intento di al-Bashir di eliminare la presenza cristiana dal Paese».

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Migranti: decisione CGE cambierà poco per l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

corte di giustizia europea«Il Governo di centrosinistra moderi la soddisfazione per la decisione della Corte di Giustizia Europea, che in realtà cambia di poco la situazione dell’accoglienza in cui versa l’Italia. Infatti, a causa della negoziazione scellerata operata dal governo di centro sinistra nel 2015, l’Italia può ricollocare in Europa solo siriani ed eritrei che, ad oggi, rappresentano una percentuale pari al 5,9% dei 86.242 richiedenti asilo dall’inizio del 2017, ossia solo 5.107 migranti (1.603 siriani e 3.504 eritrei) che rientrano nelle previsioni degli accordi capestro negoziati dal governo di centro sinistra guidato ai tempi da Renzi». A dichiararlo il deputato di FI Gregorio Fontana, membro della Commissione d’inchiesta sul fenomeno dei migranti, a commento della decisione assunta oggi dalla Corte di Giustizia Europea. «La decisione della Corte di Giustizia Europea va nella giusta direzione, ma l’Italia ha bisogno di un Governo forte ed autorevole che sappia rinegoziare gli accordi capestro del 2015 consentendo il trasferimento e la distribuzione in Europa anche del 94% dei migranti economici di cui l’Italia è diventata il luogo di sbarco preferito a causa delle decisioni prese con grande superficialità dal governo di centrosinistra».

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Agenda europea sulla migrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

European CommissionBruxelles. Nelle quattro relazioni adottate sui progressi compiuti la Commissione invita tutte le parti a rafforzare e accelerare ulteriormente i buoni progressi compiuti nella gestione dei flussi migratori irregolari, nella protezione delle frontiere esterne dell’UE e nell’aiutare gli Stati membri in prima linea che si trovano sotto pressione. Il meccanismo di ricollocazione dell’UE, che ha interessato ad oggi 27695 persone, sta dando risultati positivi. La dichiarazione UE-Turchia continua a mantenere basso il numero degli arrivi irregolari in Grecia e ha consentito il reinsediamento nell’UE di quasi 10 000 siriani. Nei mesi estivi gli attraversamenti irregolari e i decessi nel Mediterraneo centrale sono diminuiti in misura significativa grazie anche agli sforzi concertati dell’UE, e in particolare all’impegno dell’Italia.
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Tutti gli attori dell’UE hanno lavorato insieme per gestire i flussi migratori, per proteggere le nostre frontiere esterne e per sostenere gli Stati membri in prima linea”. Dimitris Avramopoulos, Commissario responsabile per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha dichiarato: “Quando l’Europa lavora di concerto in uno spirito di responsabilità e solidarietà realizziamo progressi e conseguiamo risultati concreti, sia all’interno che all’esterno dell’UE. Oggi lo vediamo chiaramente: Ricollocazione e reinsediamento: la solidarietà funziona.
Dal 4 settembre sono state ricollocate oltre 27 695 persone (19 244 dalla Grecia e 8 451 dall’Italia). Tuttavia, dato che circa 2 800 persone devono ancora essere ricollocate dalla Grecia e che in Italia arrivano ogni giorno nuovi richiedenti, occorre un impegno costante di tutte le parti. Gli Stati membri devono accelerare il trattamento delle ricollocazioni e assumere impegni sufficienti per tutti i candidati. L’Italia deve accelerare l’identificazione e la registrazione dei candidati ammissibili (in particolare gli eritrei). Alcuni Stati membri (Malta e la Lettonia) hanno già rispettato i propri impegni in materia di assegnazioni per quanto concerne la Grecia, mentre altri (la Finlandia, la Lituania, il Lussemburgo e la Svezia) sono ormai prossimi al traguardo. Malta e la Finlandia hanno quasi raggiunto l’obiettivo nei confronti dell’Italia. La Commissione si rallegra inoltre del fatto che l’Austria ha iniziato la ricollocazione dall’Italia e che la Slovacchia sta preparando le prime ricollocazioni dall’Italia. La Repubblica ceca, l’Ungheria e la Polonia continuano a violare i loro obblighi giuridici e non hanno trasferito nessuno (Ungheria e Polonia) o non hanno promesso posti per la ricollocazione per più di un anno (Repubblica ceca). Per questo motivo, il 26 luglio la Commissione ha fatto avanzare le procedure di infrazione e ha inviato un parere motivato a questi Stati membri. La Commissione accoglie con favore la decisione di oggi dalla Corte di giustizia europea, che conferma la validità della seconda decisione del Consiglio sulla ricollocazione e respinge i ricorsi presentati dalla Slovacchia e dall’Ungheria.
L’obbligo giuridico di ricollocazione che incombe agli Stati membri non termina nel mese di settembre. Le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione si applicano a tutte le persone ammissibili che arrivano in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017, e i richiedenti ammissibili dovranno quindi essere ricollocati anche successivamente. Pertanto è fondamentale che tutti gli Stati membri, in particolare la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica ceca e gli Stati che non hanno ancora ricollocato la quota di persone loro assegnata, intensifichino gli sforzi per ricollocare tutti i richiedenti ammissibili.
Il programma di reinsediamento dell’UE, adottato nel luglio 2015, dovrebbe essere portato a termine con successo, dato gli Stati membri e gli Stati associati Schengen hanno già reinsediato 17305 persone delle 22 504 concordate. Finora nel quadro della dichiarazione UE-Turchia sono stati reinsediati in totale 8 834 siriani dalla Turchia nell’UE, compresi i 1 028 nuovi trasferimenti avvenuti dopo l’ultima relazione. In totale, 22 518 persone sono state reinsediate nell’ambito dei due programmi di reinsediamento a livello dell’UE dal loro avvio. Il 4 luglio 2017 la Commissione ha avviato un nuovo sistema di reinsediamento per il 2018, volto a garantire la prosecuzione degli sforzi collettivi dell’UE in materia di reinsediamento fino all’adozione della proposta della Commissione su un quadro dell’UE per il reinsediamento. Gli Stati membri sono invitati a presentare i loro impegni per il 2018 entro il 15 settembre 2017, ponendo in particolare l’accento sul reinsediamento dall’Africa settentrionale e dal Corno d’Africa, continuando nel contempo i reinsediamenti dalla Turchia. La Commissione ha stanziato 377,5 milioni di euro per sostenere il reinsediamento di almeno 37 750 persone (10 000 euro a persona).
Tuttavia sono necessari notevoli sforzi supplementari per ridurre l’arretrato delle domande di asilo e adeguare la capacità delle strutture di pre-trasferimento e trattenimento in Grecia per migliorare i rimpatri. Dalla data della dichiarazione UE-Turchia sono stati rinviati in Turchia in totale 1 896 migranti irregolari. Sono stati realizzati progressi anche in altri settori della dichiarazione, e la Commissione ha accelerato gli sforzi per fornire sostegno finanziario nell’ambito dello strumento per i rifugiati in Turchia. Dei 3 miliardi di euro di finanziamenti stanziati per il periodo 2016-2017 sono già stati firmati contratti per un totale di 1,66 miliardi di euro, e gli esborsi sono saliti a 838 milioni di euro. Il numero di rifugiati vulnerabili sostenuti dalla rete di sicurezza sociale di emergenza è passato rapidamente da 600.000 a 860.000 persone, e dovrebbe attestarsi a 1,3 milioni di rifugiati entro la fine del 2017.
Nel corso degli ultimi mesi è proseguito il dispiegamento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera con l’avvio di due operazioni supplementari per assistere la Spagna nel Mediterraneo occidentale.
L’agenzia ha completato le valutazioni delle vulnerabilità di alcuni Stati membri: adesso spetta alle autorità nazionali garantire una tempestiva attuazione delle raccomandazioni fornite. L’agenzia ha inoltre sostenuto 193 operazioni per il rimpatrio di 8606 cittadini di paesi terzi il cui soggiorno era irregolare, con un aumento di questo tipo di operazioni di oltre il 160% rispetto ai primi sei mesi del 2016. Le misure messe in atto lungo la rotta del Mediterraneo centrale e con i partner africani stanno cominciando a dare risultati concreti. Il numero di morti in mare è diminuito notevolmente durante i mesi estivi, e si è ridotto in maniera sostanziale il numero di migranti che attraversano la rotta del Mediterraneo centrale. L’UE continua ad adoperarsi per salvare vite umane, per smantellare il modello di attività degli scafisti e dei trafficanti, per combattere le cause profonde e lavorare in partenariato con i paesi terzi, nel rispetto dei valori europei e dei diritti umani.

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“I robot sostituiranno le persone nel mondo del lavoro?”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

robotAlla domanda non ha saputo trovare una risposta neanche Bepper, super-androide dall’intelligenza artificiale programmato dalla Bologna Business School. “Allora possiamo stare tranquilli, almeno per adesso” ha scherzato il ministro Giuliano Poletti, ospite d’eccezione oggi pomeriggio di Teen Parade, la due giorni sul lavoro spiegato dagli adolescenti organizzata da Radioimmaginaria, la radio creata e gestita da ragazzi fra 11 e 17 anni che conta ormai 40 redazioni in Italia e in Europa. A sorpresa sul palco è comparso anche il popolare cantautore Gianni Morandi, che ha duettato con lo youtuber Simone Paciello sulle note della hit del momento “Mi fai volare”. Nell’Alternanza Square di Teen Parade, ospitata quest’anno da Confindustria Emilia all’interno di Farete, il ministro Poletti, seduto dietro un banco da lavoro, e il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, dietro a una cattedra con una LIM alle spalle, hanno risposto alle domande dei ragazzi di Radioimmaginaria sul loro futuro lavorativo spalleggiati dalla giovane indie-band de Lo Stato Sociale, che basano le loro canzoni su questi temi. A “dirigere il traffico” il conduttore radiofonico e volto televisivo Rudy Zerbi. “L’obiettivo prioritario della Teen Parade – spiegano i teenager di Radioimmaginaria – è quello di stimolare il confronto tra giovani, mondo delle imprese e istituzioni per capire come agevolare concretamente, oltre che con i progetti di alternanza scuola-lavoro già in essere, l’ingresso degli adolescenti nella complessa realtà dell’occupazione. Per questo motivo sono al nostro fianco il ministero del lavoro e delle politiche sociali, il dicastero dell’Istruzione, l’INPS, e Confindustria Emilia”.In questo contesto il dibattito sull’intelligenza artificiale è molto sentito dai ragazzi tra gli 11 e 17 anni tanto che gli hanno dedicato un sondaggio. Il 53% dei teenager intervistati da Radioimmaginaria pensa che la robotica e la cosiddetta industria 4.0 faranno perdere molti posti di lavoro tuttavia il 64% non farebbe a meno dell’intelligenza artificiale. Il 38,5% degli adolescenti chiamati in causa pensa che l’intelligenza artificiale escluderà le persone più anziane dal mondo del lavoro per contro il 41,3% ritiene che favorirà l’ingresso di più giovani nella realtà occupazionale. Per sviluppare l’intelligenza artificiale la maggioranza (38,5% degli intervistati) ritiene che servano più informatici, il 22,8% più laureati in materie scientifiche e il 21,5% più informatici. Ma quanto si sentono preparati i teenager in materia di intelligenza artificiale? Quasi il 60% è convinto di conoscere l’impatto che i ‘cervelli artificiali’ avranno sul mondo del lavoro.”Saper programmare – afferma l’Ing. Marco Roccetti della Bologna Business School – sarà importante come leggere e scrivere, se la scuola non saprà accettare questa sfida ci troveremo come quando chi sapeva leggere e scrivere spadroneggiava su tutti gli altri”.

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