Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 61

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

Riforma della previdenza

Posted by fidest press agency su domenica, 25 febbraio 2018

Riteniamo non più rinviabile una riforma della previdenza che sia in grado di conciliare la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico con le esigenze professionali e personali dei lavoratori. Per un superamento reale della Legge Fornero occorre intervenire su due direttrici.
La prima riguarda il contrasto alla crescente evasione contributiva, che mette a rischio l’equilibrio dei conti previdenziali. A questo scopo, accanto ad una riforma che riduca il peso degli obblighi contributivi, introduca l’accertamento con adesione come nel campo tributario, semplifichi gli adempimenti per le imprese ed elimini il sistema delle micro-norme associate a super sanzioni che mette in ginocchio le piccole aziende, è necessario ipotizzare una sorta di pacificazione contributiva, che chiuda il contenzioso pregresso. In secondo luogo, occorre intervenire sulla struttura contabile dell’Inps, che continua a produrre bilanci in profondo rosso e ad erodere patrimonio che, di volta in volta, lo Stato è costretto a ricostituire con i soldi dei contribuenti. Considerato che il sistema previdenziale registra un sostanziale equilibrio tra entrate ed uscite (e il saldo sarà ancora più positivo se si interviene sul terreno occupazionale), mentre la spesa per le prestazioni assistenziali e praticamente fuori controllo, serve una scelta seria e coraggiosa: separare l’assistenza dalla previdenza.

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Oggi in piazza la rabbia dei lavoratori pubblici

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Roma. Il fermento che si vive tra i lavoratori del settore educativo complessivamente inteso oggi si è trasferito nelle piazze. Partecipato presidio al MIUR che, nonostante la pioggia, ha visto la presenza di moltissimi lavoratori della Scuola e dei servizi educativi dell’infanzia, per protestare contro il pessimo rinnovo contrattuale, contro la legge Iori e la legge 0-6, per la stabilizzazione di tutti i precari. Dopo una serie di interventi i manifestanti si sono mossi in corteo verso il Pantheon, nel quale sono confluiti, all’altezza di Ponte Garibaldi anche i lavoratori della Sanità in sciopero, che erano in presidio davanti al Ministero della Salute.
Una protesta generalizzata quella di oggi che non ha caso ha unificato le vertenze dei lavoratori pubblici di diversi settori. Nel settore educativo, complessivamente inteso, ad una massiccia precarietà e a condizioni di lavoro sempre più difficili a causa dei tagli al settore, si è aggiunto un contratto che umilia i lavoratori della Scuola e realizza un profondo arretramento sul piano dei diritti in cambio di una mancetta. Non molto diversa la situazione dei lavoratori della Sanità che scendono ogni giorno in trincea per cercare di garantire ai cittadini il diritto alla Salute nonostante ormai i finanziamenti alla sanità siano ridotti all’osso. Anche per la Sanità il CCNL in discussione all’ARAN promette solo peggioramenti sia per quanto riguarda i diritti che le condizioni di lavoro che si traducono in un peggioramento dei servizi per i cittadini.I rinnovi contrattuali hanno rappresentato la scintilla che ha fatto scattare la rabbia dei lavoratori pubblici, costantemente sotto attacco normativo. Una vera provocazione alla quale USB non ha esitato a rispondere con lo sciopero di oggi, che va considerato una tappa di un più generale percorso di lotta che coinvolge tutto il pubblico impiego. (Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego)

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PA: Con la Sanità si chiude il cerchio sui contratti del pubblico impiego

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Secondo il giovane sindacato, il rinnovo di un contratto per dei dipendenti, ancora più perché fermo da quasi dieci anni, va accolto con favore. Tuttavia, ci sono molti aspetti che vanno approfonditi. Ad iniziare dall’esiguità delle risorse che, in assoluto, continuano a mancare per i lavoratori che operano per lo Stato. Ma fa riflettere, soprattutto, la mancata assegnazione dei fondi più cospicui a chi detiene gli stipendi minori: il settore scolastico, visto che a quasi parità di aumenti, i docenti e gli Ata percepiscono in media 10mila euro in meno del comparto sanitario. Sovvertendo anche gli accordi Aran-Sindacati, dell’autunno 2016, il comparto della Scuola è giunto a questa tornata di rinnovi buono ultimo tra tutti quelli della PA. Anche dietro alle Regioni e agli Enti Locali. Ora, di fronte a certi dati ufficiali, ci si sarebbe aspettati un incremento di finanziamenti per chi detiene buste paga vicine alla soglia di povertà. Invece, con il rinnovo contrattuale della scuola, sottoscritto all’Aran il 9 febbraio, si è deciso di corrispondere una manciatina di euro netti al mese, trovando un accordo che assicura a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi della Scuola una “copertura” per raggiungere gli 85 euro medi mensili, ma solo fino al prossimo mese di dicembre. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il personale docente e Ata rimane fortemente sottopagato rispetto al loro prezioso operato quotidiano: gli aumenti ridicoli corrisposti con il contratto del 9 febbraio rimangono due volte sotto l’inflazione, con gli arretrati dell’ultimo biennio che corrispondono ad una mancia e dopo aver dimenticato gli ultimi quattro mesi del 2015, come invece aveva detto il giudice: alla fine della fiera, il milione e 200 mila dipendenti del comparto Scuola si ritrova con 190 euro mensili in meno nel 2018, più altri quasi 3mila euro sottratti per il periodo che va dal 1° settembre 2015 al 28 febbraio 2018. Così, mentre Flc-Cgil, assieme agli altri sindacati Confederali, spende anche parole di soddisfazione per il risultato raggiunto e sottoscritto, il nostro giovane sindacato si rivolge a chi non vuole soccombere a queste ingiustizie, rimanendo impassabile alla sottrazione dei propri diritti: per costoro l’unica strada rimane quella del tribunale e dei ricorsi che continuiamo a patrocinare, a partire dallo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale che farebbe recuperare un bel po’ di soldi.

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720mila bambini rohingya in pericolo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Secondo l’UNICEF sono necessari sforzi immediati per aiutare oltre 720.000 bambini rohingya minacciati sia dall’arrivo della stagione dei cicloni in Bangladesh, sia dalle continue violenze e dal diniego dei loro diritti di base in Myanmar.In un rapporto, “Vite nel limbo” (serie CHILD ALERT), lanciato oggi dall’UNICEF a sei mesi dall’inizio dell’ultimo esodo di rifugiati rohingya nel Bangladesh meridionale, l’UNICEF afferma che le inondazioni causate dalla prossima stagione dei cicloni potrebbero abbattersi sui fragili e poco salubri campi dove vive la maggior parte dei rifugiati, aumentando la probabilità di epidemie di malattie legate all’acqua e costringendo le cliniche, i centri per l’apprendimento e altre strutture a chiudere.Secondo il rapporto, è stato stimato che circa 185.000 bambini rohingya sono rimasti nella Stato di Rakhine nel Myanmar, spaventati dalle violenze e dagli orrori che hanno spinto tanti dei loro parenti e vicini a scappare. In Bangladesh, si stima ci siano circa 534.000 bambini rifugiati rohingya provenienti da flussi precedenti e dell’anno passato.“Circa 720.000 bambini rohingya sono essenzialmente in trappola – o circondati dalla violenza e costretti a sfollamenti forzati all’interno del Myanmar o bloccati in campi sovraffollati in Bangladesh perché non possono tornare a casa”, ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore dei Programmi di Emergenza dell’UNICEF.“Questa è una crisi che non ha soluzioni rapide, potrebbero volerci anni prima che si risolva, a meno che non ci sia uno sforzo concertato per affrontare le cause alla radice.”
Secondo il rapporto, i rohingya sono un popolo alla deriva, cacciati dalle loro case e comunità, intrappolati in un limbo e privati dei loro diritti di base, mentre affrontano nuove minacce per la salute e le loro vite. L’UNICEF chiede al Governo del Myanmar di porre fine alle violenze e di affrontare quella che definisce una crisi dei diritti umani nello Stato del Rakhine, facendo riferimento alle restrizioni per la libertà di movimento del popolo rohingya, all’accesso estremamente limitato alle cure mediche, all’istruzione e ai mezzi di sussistenza, e alla dipendenza che ne deriva dal supporto umanitario.Secondo il rapporto, il riconoscimento dei diritti di base del popolo rohingya potrebbe creare le condizioni necessarie per il ritorno dei rifugiati alle loro case in Myanmar.“Le persone non torneranno a casa se non sarà garantita loro sicurezza e incolumità, se non sarà riconosciuta la loro cittadinanza, se non potranno mandare i propri bambini a scuola e avere la possibilità di un futuro”, ha dichiarato Fontaine.Da agosto 2017, la mancanza di accesso a diverse parti dello Stato di Rakhine ha severamente limitato il lavoro dell’UNICEF e di altre agenzie umanitarie. L’UNICEF afferma che l’accesso immediato e senza impedimenti a tutti i bambini nello stato è imperativo, così come lo sono gli sforzi a lungo termine per affrontare le tensioni fra le comunità e promuovere la coesione sociale.In Bangladesh, gli sforzi per portare aiuti, guidati e supervisionati dal Governo, hanno evitato il disastro, mentre 79.000 rohingya sono stati accolti dalle comunità locali. L’UNICEF costituisce una parte di un’enorme risposta internazionale, supportando lo scavo di pozzi, l’installazione di migliaia di latrine e campagne di vaccinazione per proteggere i bambini dal colera, dal morbillo e da altre malattie.

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La vita reale della popolazione ultrasessantenne in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Roma 27 febbraio, ore 10.30 Hotel Capannelle, via Siderno 37 presentazione dell’indagine sul rapporto fra senior e sanità nella provincia di Roma. Il progetto, realizzato con il contributo non condizionante di Menarini, ha consentito di conoscere a fondo, attraverso focus group realizzati all’interno dei Centri Sociali per Anziani e con la somministrazione di questionari, le concrete problematiche sanitarie degli over 60, le loro abitudini, la propensione alla prevenzione e al mantenersi in buona salute, il loro rapporto con il servizio sanitario e il livello di soddisfazione rispetto a quest’ultimo.Dall’indagine, condotta su un campione pesato di oltre 6.000 persone in tutte le regioni italiane, emerge uno spaccato importante sul vissuto quotidiano dei senior, che evidenzia i punti di forza e di debolezza dell’offerta sanitaria rispetto ai loro bisogni. Il progetto PARLO CON TE farà conoscere questo quadro ai senior attraverso quaranta incontri in altrettante province italiane per fornire un quadro realistico delle loro condizioni di salute e stimolarli a diventare parte attiva nel rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale.

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22/23 febbraio 2018, Pubblico impiego in rivolta

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

La corsa ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego, che la banda formata da Governo, ARAN e CGILCISLUIL ha intrapreso con la speranza di guadagnare consenso alle elezioni politiche del 4 marzo e quelle per le RSU del 17-19 aprile, sta dando i suoi frutti, anche se non esattamente quelli che loro si aspettavano.Il pesante arretramento sul piano dei diritti associato ad aumenti equivalenti ad un’elemosina, il tutto dopo otto anni di blocco dei contratti, sta diventando sempre più la goccia che minaccia di far traboccare il vaso. E se nelle assemblee i lavoratori delle Funzioni Centrali stanno sonoramente bocciando il contratto firmato, altri settori del Pubblico Impiego scendono in piazza unendo l’indignazione nei confronti di rinnovi contrattuali a perdere alla rivendicazione della propria funzione al servizio della cittadinanza che risulta sempre più difficile da svolgere. Nasce così questa due giorni di lotta con scioperi e manifestazioni che attraverseranno praticamente tutti i settori del Pubblico Impiego.
Ad aprire le danze sarà la Ricerca, il 22 febbraio, con un presidio al Ministero della Funzione Pubblica per rilanciare la specificità del settore, disconosciuta da un umiliante rinnovo del CCNL, e per difendere le stabilizzazioni dei precari dalle politiche baronali dei presidenti degli Enti.
Il giorno dopo, il 23 febbraio, sarà la giornata degli scioperi di Scuola, Sanità, Educatrici dei Nidi e delle Scuole per l’Infanzia e Vigili del Fuoco.
I lavoratori della Scuola, docenti e ATA, sciopereranno per un contratto vero, per la fine del precariato di maestri, professori ed Ata, per una mobilità che consenta ai colleghi vittime della 107 di tornare a casa. Il presidio che si svolgerà al MIUR vedrà partecipare anche le educatrici dei nidi e delle scuole d’infanzia, anche loro in sciopero contro la mancata stabilizzazione del personale precario e l’introduzione di nuove normative (riforma 0-6 e legge Iori), che con effetto retroattivo, penalizzano i lavoratori che giornalmente si prendono cura dei nostri figli.
Anche la Sanità rivendica la propria funzione scioperando, oltre che per aumenti contrattuali veri e contro le deroghe all’orario di lavoro previste dal nuovo CCNL, contro le croniche carenze di personale, ed i continui tagli dei servizi al cittadino, che assieme alle politiche di esternalizzazione, sono all’origine del progressivo disfacimento di quella che era una delle migliori sanità d’Europa.Infine i vigili del fuoco, quei lavoratori che ad ogni disastro, naturale e non, chiamiamo “eroi nazionali” scendono in piazza e protestano per un rinnovo contrattuale scandaloso, che non prevede aumenti adeguati e neanche il riconoscimento della specificità di lavoro usurante.
Complessivamente, le giornate del 22 e 23 febbraio si preannunciano come la rappresentazione di un pubblico impiego in rivolta, innescata da un rinnovo contrattuale scandaloso e determinato a difendere i propri diritti e la propria funzione contro l’attacco complessivo che non accenna a scemare.Ormai è chiaro che anche quando cambiano i governi il pubblico impiego rimane sempre nel mirino di un’Europa che ne chiede il sacrificio al governante di turno, e l’arrivo del fiscal compact promette di far precipitare la situazione. I rinnovi contrattuali in corso rappresentano uno spartiacque, un cambio radicale nel rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici; chi li ha firmati, o si appresta a firmare quelli che sono ancora aperti, è ormai dall’altra parte della barricata. Quella sbagliata.

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Bambini: la strage degli innocenti

Posted by fidest press agency su martedì, 20 febbraio 2018

Ogni anno, 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita, circa 7.000 neonati ogni giorno. Un milione di loro muore lo stesso giorno in cui nasce. Secondo il nuovo rapporto dell’UNICEF “Ogni bambino è vita”, il tasso di mortalità neonatale a livello mondiale rimane allarmante, in particolare nei paesi più poveri del mondo. I bambini nati in Giappone, Islanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan, Repubblica Centrafricana e Afghanistan la più bassa.Secondo il rapporto, a livello mondiale, nei paesi a basso reddito, la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su 1.000 nati. Nei paesi ad alto reddito, quel tasso è di 3 su 1.000. I neonati dei luoghi a più alto rischio per la nascita hanno una probabilità oltre 50 volte maggiore di morire rispetto a quelli nati nei paesi più sicuri.Il rapporto sottolinea inoltre che 8 dei 10 luoghi più pericolosi per nascere si trovano in Africa Subsahariana, dove le donne in gravidanza hanno probabilità molto inferiori di ricevere assistenza durante il parto a causa di povertà, conflitti e istituzioni deboli. Se ogni paese portasse il suo tasso di mortalità neonatale alla media dei paesi ad alto reddito entro il 2030, potrebbero essere salvate 16 milioni di vite.“Mentre, negli ultimi 25 anni, abbiamo più che dimezzato il numero di morti fra i bambini sotto i cinque anni, non abbiamo fatto progressi simili nel porre fine alla morte di bambini con meno di un mese di vita”, ha dichiarato Henrietta H. Fore, Direttore Generale dell’UNICEF. “Dato che la maggior parte di queste morti sono prevenibili, non abbiamo ancora raggiunto i risultati necessari per i bambini più poveri del mondo”. Secondo il rapporto, queste morti possono essere prevenute tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni comprovate come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita, contatto pelle a pelle e buona nutrizione. Tuttavia, la mancanza di operatori sanitari e ostetrici qualificati, comporta che in migliaia non ricevono il supporto salvavita di cui avrebbero bisogno per sopravvivere. Per esempio, mentre in Norvegia ci sono 218 medici, infermieri e ostetrici per 10.000 persone, questo valore è di 1 per 10.000 in Somalia.I bambini che nascono in Giappone hanno le maggiori possibilità di sopravvivenza, con solo 1 bambino morto ogni 1.111 nati vivi durante i primi 28 giorni di vita. I bambini nati in Pakistan, hanno le minori possibilità: ogni 1.000 bambini nati vivi, 46 muoiono entro la fine del primo mese dalla nascita – circa 1 su 22. L’Italia, nella classifica dei paesi col tasso di mortalità neonatale più alto, si colloca al 169esimo posto su 184 paesi esaminati, con un tasso di mortalità neonatale di 2,0 – ovvero 1 neonato morto ogni 500 nati vivi.

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Etiopia: proclamato lo stato d’emergenza

Posted by fidest press agency su martedì, 20 febbraio 2018

In seguito alla proclamazione dello stato d’emergenza in tutto il paese, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha messo in guardia la comunità internazionale sul pericolo di un intensificarsi delle persecuzioni e della repressione in Etiopia. Secondo l’APM, il nuovo stato di emergenza, proclamato a pochi mesi dalla fine del precedente stato di emergenza nella regione dell’Oromia, non servirà a garantire la pace e la stabilità, come sostiene il governo etiope, ma rischia di innescare solo ulteriori violenze. Durante i dieci mesi di stato di emergenza valido solo per la regione dell’Oromia e terminato nell’agosto del 2017 le forze di sicurezza hanno arrestato arbitrariamente più di 22.000 persone appartenenti al gruppo degli Oromo, di cui molti sono ancora in carcere.Il paese segnato da gravi violazioni dei diritti umani e da continua violenza non ha bisogno di un nuovo stato di emergenza ma di riforme, di diritto e di reale democrazia. L’APM si appella anche all’Unione Europea affinché condanni questa nuova limitazione dei diritti umani e continui, come fatto finora, a voltarsi dall’altra parte. Durante i 10 mesi di stato di emergenza terminato lo scorso agosto (ottobre 2016 – agosto 2017), l’UE ha fatto finta di non vedere il grave peggioramento della situazione dei diritti umani e sembra essersi accorta di quanto succedeva nel paese africano solamente nel febbraio 2018 quando grazie ad un’amnistia sono stati liberati centinaia di prigionieri politici. Lunedì 12 febbraio la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sentito telefonicamente l’allora premier etiope Hailemariam Desalegn per congratularsi per la liberazione dei prigionieri politici e auspicando maggiori riforme. A meno di una settimana si temono ora nuove limitazioni della libertà di movimento, nell’uso di internet, dei social media e della telefonia mobile e nuovi arresti arbitrari.Lo scorso 15 febbraio il premier etiope Hailemariam Desalegn, in carica fin dal 2012, ha improvvisamente e a sorpresa rassegnato le dimissioni. Poco prima le forze di sicurezza del suo governo avevano represso nel sangue lo sciopero generale proclamato nello stato federale dell’Oromia causando almeno dieci morti e tredici feriti. Nonostante la politica di brutale repressione di ogni protesta, dal 2014 si susseguono le proteste di massa di Oromo e Amhara. Più di 2.000 persone sono morte durante le proteste e diverse migliaia di persone sono state arrestate arbitrariamente. Migliaia di persone risultano ancora arbitrariamente detenute nonostante la recente amnistia.La recente storia etiope è segnata da decenni di impunità, arresti arbitrari, tortura, massacri e omicidi politici. Se il paese intende veramente intraprendere la strada della pace duratura deve fare luce sul proprio passato e dare spazio alle organizzazioni per i diritti umani che finora sono state sistematicamente messe a tacere. Senza delle riforme che garantiscano lo stato di diritto e i fondamentali diritti umani continuerà anche la fuga in massa di persone appartenenti ai gruppi degli Oromo e degli Amhara. I 42 milioni di Oromo costituiscono il maggiore gruppo etnico dell’Etiopia ma subiscono da decenni una repressione sistematica che li spoglia dei loro diritti e priva della loro base esistenziale. Il malessere diffuso riguarda anche gli Amhara nel nord del paese e altri piccoli gruppi nel sud dell’Etiopia.

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Canone Rai: va restituito ai 75enni che hanno versato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

Il Premier Paolo Gentiloni ha annunciato ora che è appena stato firmato da parte del ministro dell’Economia e del ministro dello Sviluppo economico il decreto per l’aumento della fascia di reddito di esenzione del canone RAI per gli over 75.”Ottimo, era ora! Lo stiamo chiedendo, infatti, da quasi due anni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dobbiamo ancora vedere il decreto, ma diciamo subito che deve contenere la restituzione del canone per quei 75enni che dal 2016 ad oggi avevano una soglia di reddito superiore a 6.713,98 euro ma inferiore a 8000 euro e che, quindi, sono stati costretti a pagare per colpa della mancanza di questo decreto attuativo” conclude Dona.L’associazione ricorda, infatti, che la Legge di stabilità 2016, prevedeva, al comma 160, che le eventuali maggiori entrate per gli anni dal 2016 al 2018, fossero destinate all’ampliamento sino ad 8.000 euro della soglia reddituale di esenzione per chi ha un’età pari o superiore a 75 anni.Quindi chi ha pagato il canone in questi 3 anni, 2016, 2017 e 2018, pur avendo un reddito complessivo familiare non superiore a 8.000 euro, ha diritto ora alla restituzione del canone versato.

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Forum europeo sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

Roma Sabato 24 febbraio 2018 si terrà a Roma, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale dalle ore 9.00 alle ore 18.30 il Forum Europeo sull’ Immigrazione: “Lo straniero. Inquietudine soggettiva e disagio sociale nel fenomeno dell’immigrazione in Europa organizzato dall’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, dall’Eurofederazione di Psicoanalisi e dalla Scuola Lacaniana di psicoanalisi, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e l’Istituto Freudiano per la clinica, la terapia e la scienza. Il Forum di Roma segue il Forum di Torino: proposti da Jacques-Alain Miller, i Forum europei hanno lo scopo di continuare a porre l’interrogativo che Lacan aveva formulato sul rapporto tra inconscio e politica, e, parallelamente, sul posto che devono avere gli psicoanalisti nella città, nella polis, nella società.Mai come oggi il tema dell’immigrazione è centrale nel dibattito pubblico e politico, in Italia e in Europa. Quotidianamente, addetti ai lavori e non, si confrontano con parole come dialogo, identità, sicurezza, criminalità. L’immigrazione è un tema che non può essere banalizzato nè affrontato superficialmente: è complesso e ricco di implicazioni, coinvolge il singolo e la collettività, genera incontro e dialogo ma anche paura e rifiuto.
Per tutti questi motivi e per rispondere ai tanti quesiti, l’edizione 2018 del Forum Europeo non coinvolge solo gli psicoanalisti, ma si apre ai rappresentanti di Enti e Associazioni impegnate in prima linea nel campo dell’immigrazione e organizzazioni internazionali (tra queste Fao, Medici senza Frontiere, Caritas, Comunità di Sant’Egidio) istituzioni, mondo della politica, del giornalismo, della cultura e dell’arte. Una giornata ed un programma denso di interventi e relatori.L’evento è a cura di Jacques-Alain Miller erede testamentario dell’Opera di Jacques Lacan, di Miquel Bassols Presidente della Associazione Mondiale di psicoanalisi, di Domenico Cosenza presidente dell’Eurofederazione di psicoanalisi, degli psicoanalisti Eric Laurent e Antonio Di Ciaccia, traduttore e curatore dell’Opera di Lacan in Italia.L’evento è patrocinato tra gli altri dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Senato della Repubblica e dal Ministero degli Esteri.

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Scuola: Con il nuovo contratto le regole per la mobilità cambiano ogni tre anni

Posted by fidest press agency su domenica, 18 febbraio 2018

Tra le diverse disposizioni illegittime figura il mancato riconoscimento del servizio prestato durante il precariato come valido per il blocco quinquennale sul sostegno, né di quello prestato nella paritaria né di quello prestato nel pre-ruolo per intero nelle graduatorie interne d’istituto per l’individuazione dei soprannumerari. Nessun correttivo è giunto neanche per l’algoritmo segretato e impazzito che nell’estate del 2015 ha trasferito migliaia di docenti a centinaia di chilometri di distanza sanando solo una parte di quegli errori macroscopici e mai ammessi. Viene confermato pure il passaggio dei docenti da potenziamento a curricolare e viceversa, cosicché cada ogni distinzione di posto nell’organico di autonomia: di fatto, se un insegnante può spostarsi da potenziamento a disciplina, allora anche il dirigente scolastico potrà spostare da disciplina a potenziamento e viceversa, in deroga alla legge che individuava soltanto alcuni “potenziatori”, li assegnava per tre anni e se non confermati li rimandava in ambito territoriale per un’altra assegnazione triennale; mentre il potenziamento poteva capitare a chiunque avesse presentato domanda di mobilità o si fosse trovato sovrannumerario. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In questo contratto ci sono molti aspetti che rimangono inalterati, anche laddove gli eventi giudiziari, oltre che il diritto moderno europeo, abbiano espresso giudizi diametralmente opposti. Tra l’altro, il mancato adeguamento delle norme risulta particolarmente grave, perché con la sottoscrizione del contratto ha confermato l’intenzione di cambiarne regole non più annualmente ma ogni triennio.

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In Iraq: 4 milioni di bambini in difficoltà, dopo anni di violenza e conflitti

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

In occasione della Conferenza internazionale del Kuwait per la ricostruzione dell’Iraq (12-14 febbraio), l’UNICEF e l’UN-Habitat presentano la ricerca “Committing to Change – Securing the Future”, chiedendo urgenti investimenti per ripristinare le infrastrutture e i servizi di base per bambini e famiglie. 1 bambino su 4 è povero. Dal 2014 verificati 150 attacchi alle strutture educative e 50 attacchi ai centri sanitari e al personale sanitario;Nella città di Mosul, oltre 21.400 case sono state danneggiate o distrutte; La metà di tutte le scuole irachene avrebbe bisogno di riparazioni e più di 3 milioni di bambini hanno subito un’interruzione nel percorso scolastico; il 35% dei bambini non completa la scuola primaria. Circa 1 milione di bambini hanno bisogno di supporto psicosociale; 2.260 sono detenuti in Iraq, metà di quali sono sospettati di essere stati utilizzati come bambini soldato; il 90% dei bambini a Mosul sono ancora traumatizzati a causa della morte di persone a loro vicini.
La violenza può essersi attenuata in Iraq, ma ha sconvolto la vita di milioni di persone in tutto il paese, lasciando un bambino su quattro in povertà e spingendo le famiglie a misure estreme per sopravvivere.Senza investimenti per ripristinare le infrastrutture di base e i servizi per l’infanzia, i risultati duramente ottenuti per porre fine al conflitto in Iraq sono a rischio, secondo l’analisi di UNICEF e UN-Habitat “Committing to Change – Securing the Future”.Il conflitto ha trasformato le grandi città irachene in zone di guerra con gravi danni alle infrastrutture civili, tra cui case, scuole, ospedali e spazi ricreativi. Dal 2014, le Nazioni Unite hanno verificato 150 attacchi alle strutture scolastiche e 50 attacchi ai centri sanitari e al personale sanitario. La metà di tutte le scuole irachene avrebbe bisogno di riparazioni e più di 3 milioni di bambini hanno subito un’interruzione nel percorso scolastico.bambini sono il futuro dell’Iraq”, ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore Regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. “La Conferenza del Kuwait per l’Iraq di questa settimana è un’opportunità per i leader mondiali di dimostrare che siamo disposti a investire nei bambini – e, investendo nei bambini, che siamo disposti a investire nella ricostruzione di un Iraq stabile”.Quando le famiglie sfollate ritornano, in molte ritengono che le loro case necessitino di importanti riparazioni. Nella città di Mosul, oltre 21.400 case sono state danneggiate o distrutte. Le famiglie più povere non hanno altra scelta che vivere nelle rovine delle loro case, in condizioni potenzialmente pericolose per i bambini. Alcuni hanno tolto i loro figli dalla scuola e li hanno mandati a lavorare. Molti bambini sono stati costretti a combattere la guerra degli adulti.“I bambini sono i più duramente colpiti in tempi di conflitto, il recupero urbano e la ricostruzione in Iraq dovrebbero essere prioritari, adeguatamente sostenuti e rapidamente attuati, con particolare attenzione alle persone vulnerabili, compresi i bambini”, ha dichiarato Zena Ali Ahmad, Direttore UN-Habitat per la Regione Araba.In occasione della Conferenza del Kuwait per la ricostruzione in Iraq, che si terrà da oggi al 14 febbraio, l’UNICEF e l’UN-Habitat lanciano un appello per un forte impegno per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi di base per i bambini, compresi l’istruzione, il sostegno psico-sociale, la sanità e l’acqua, i servizi igienico-sanitari e la casa.

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Scuola: Rinnovo contratto, le vere cifre sugli aumenti sono altre

Posted by fidest press agency su domenica, 11 febbraio 2018

Con colpevole ritardo, ora la Flc-Cgil, la Cisl scuola e la Uil scuola dicono che le decurtazioni ci sono e non sono affatto ridotte: quindi, gli incrementi reali netti vanno dai 55 ai 71 euro netti. Considerando anche gli arretrati-mancia del biennio 2016-17, collocati tra i 271 e i 412 euro, la teoria dei numeri gonfiati rischiava di rivelarsi un boomerang: quando, tra qualche settimana, il personale si sarebbe trovato in busta paga degli incrementi stipendiali fortemente inferiori, i Confederali non avrebbero fatto proprio una bella figura. Tuttavia, le stesse organizzazioni sindacali non chiariscono ancora se gli aumenti sono al lordo dipendente o al lordo Stato: si tratta di un “particolare” rilevante, perché nel secondo caso si applicherebbe una decurtazione ulteriore del 15%. E gli aumenti veri sarebbero in media di appena 40 euro mensili medi. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Solamente se si vince il ricorso per recuperare l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale proposto da Anief e gratuito per gli iscritti si avranno molti più soldi. A pensarci bene, i sindacati che hanno firmato questo contratto indegno, dopo tanti anni di blocco, non potevano fare di più, alla luce della scarsità degli stanziamenti governativi. Quello che potevano certamente fare, però, era non sottoscriverlo. Per poi anche presentarlo come un ottimo risultato: sicuramente per loro, ma non per i lavoratori che gli hanno conferito il mandato.

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Pubblico impiego: venduti per trenta miseri denari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Pare che i sindacati confederali si siano fatti convincere a firmare il nuovo contratto degli statali dopo anni di rinvii e di polemiche per via delle scarse risorse messe in campo dal governo Renzi-Gentiloni. Dovremmo, quindi, farcene una ragione? Dobbiamo arguire che in nome della salvezza dei conti pubblici il dipendente pubblico, servitore dello Stato per antonomasia, ha detto signorsì e ha messo la coda fra le gambe? Eppure tutto questo non mi convince. Prima di tutto perché sulla debolezza dei nostri conti pubblici dovremmo semmai stendere un velo pietoso. Diversamente non si comprenderebbe come è stato possibile trovare trenta miliardi di euro per salvare le banche e permettere che i loro manager alla fine del loro mandato gli stessi istituti di credito erogassero decine di milioni di euro di ben servito. E dire che non si può asserire che avessero amministrato bene. Tutt’altro se hanno portato al quasi fallimento le loro aziende e fatte tante vittime tra azionisti e correntisti. Poi cosa dovremmo argomentare pensando alle centinaia di miliardi di euro persi per la mancata seria lotta all’evasione fiscale, agli sprechi, alla corruzione e via di questo passo?
Se per anni i governi che ci hanno preceduto avessero imboccata la via virtuosa non ci ritroveremmo con i loro leader o eredi che ci ripropongono la stessa ricetta come se nulla fosse e con il rischio reale di un grave e irreversibile peggioramento. Quando ci convinceremo che esiste un partito dell’avere e uno dell’essere e che quest’ultimo pur essendo una maggioranza schiacciante resta schiavo di un potere arrogante e presuntuoso convinto che si può dire di tutto ai poveri italiani perché oltre alla memoria corta sono degli allocchi? (Riccardo Alfonso)

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“Manifesto sulla Bpco”

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

federanzianiSenior Italia FederAnziani, la federazione della terza età, aderisce al “Manifesto sulla Bpco”, stilato e sottoscritto in comune accordo con altre organizzazioni rappresentative del mondo sanitario, medico-medico scientifico e dei pazienti per una gestione ottimale della patologia.
La Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), oggi quarta causa di morte, si avvia a diventare entro il 2020, la terza causa a livello globale con una previsione di 6 milioni di morti. In Italia la patologia colpisce, secondo i dati ISTAT, il 5,6% delle persone adulte, cioè circa 3,5 milioni di persone, con tassi di incidenza più elevati nelle regioni meridionali. Essa è responsabile del 55% delle morti per Malattie Respiratorie. Ciononostante, tutti gli studi condotti evidenziano come questa patologia, che colpisce in modo più rilevante i pazienti senior, sia ancora fortemente sotto diagnosticata e, quindi, sottostimata.All’impatto sulla salute dei pazienti si aggiunge inoltre quello economico sul Servizio Sanitario Nazionale per la durata della sua storia naturale e le invalidità che determina. Difatti, oltre alla sua grande frequenza e diffusione, alla mortalità elevata e alla scarsa qualità di vita, la BPCO è rilevante anche per il risvolto economico e sociale in termini di sofferenze, disabilità e costi sanitari sia diretti (richiesta di prestazioni sanitarie anche di emergenza) che indiretti (riduzione della vita lavorativa, coinvolgimento dell’assistenza sociale o familiare), risultando dunque tra le malattie più costose. Si stima, infatti, che l’impatto economico della patologia sia pari a 2.723,00 euro all’anno per paziente tra costi diretti e indiretti. Il costo diretto maggiore è rappresentato dalle risorse assorbite per far fronte ai ricoveri ospedalieri, soprattutto nei soggetti più compromessi nella fase avanzata della malattia, con un valore medio annuo per paziente di euro 1.970,42. In questo quadro drammatico, Senior Italia FederAnziani è da sempre impegnata per fare fronte all’emergenza generata da questa patologia, lavorando in sinergia con i diversi attori del sistema sanitario, come membro presso il Ministero della Salute di GARD – Italia, che fa parte dell’iniziativa dell’OMS “Alleanza Globale contro le Malattie Respiratorie Croniche – GARD”, e infine ponendo le criticità e le soluzioni sostenibili rispetto a tale patologia al centro del lavoro comune di medici, pazienti, infermieri, farmacisti e istituzioni nel suo Congresso Nazionale. “Dal punto di vista del paziente senior”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “è centrale la promozione di una maggiore consapevolezza rispetto a questa patologia. Purtroppo spesso la mancanza di respiro viene accettata da chi ne soffre come dovuta all’età, come una conseguenza inevitabile del passare degli anni. Ma sappiamo che non è semplicemente così. L’unica certezza che si ha è che, sottovalutando i primi sintomi, si ritarda o si perde del tutto la possibilità di una diagnosi tempestiva e quindi di una presa in carico ottimale. Migliorare la consapevolezza sulla patologia e sui fattori di rischio, la conoscenza dei sintomi per i quali è opportuno rivolgersi prima possibile al proprio medico di fiducia, promuovere una maggiore sinergia tra medico di medicina generale e specialista, raccomandare l’utilizzo della spirometria a tutti i pazienti con il sospetto clinico di BPCO, aiutare il paziente nell’auto-gestione della propria malattia, anche attraverso la riabilitazione respiratoria, sono le azioni prioritarie da mettere in campo, che come organizzazione di pazienti sosteniamo e siamo pronti a lavorare in un comune impegno di tutti i soggetti coinvolti perché finalmente siano soluzioni operative e pienamente efficaci”.

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Cure gratis per l’Alzheimer: sentenza della Cassazione

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Le cure per i malati di Alzheimer devono essere gratuite e a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con una sentenza che aprirà la strada a oltre 700mila famiglie, che hanno un malato in casa, per chiedere i rimborsi delle spese sostenute per le cure, circa 2.000 euro al mese in media per farmaci, infermieri e badanti. In molti casi i costi sono anche superiori quando un familiare, di solito una donna, deve lasciare il lavoro per assistere un parente che cade nella patologia grave conclamata e perde autonomia.Il costo di questa sentenza per il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe arrivare a decine di miliardi l’anno.La patologia di Alzheimer colpisce oggi nel mondo 47milioni di malati, che, a causa dell’allungamento della vita e dell’invecchiamento generale, diventeranno 130 milioni entro il 2050 con un costo enorme per la società. La malattia non ha ancora una cura ma si può prevenire e contrastare, affrontandola prima che aggredisca il nostro cervello, che come tutti gli altri organi ha bisogno di cure e di controlli, come siamo abituati a fare andando dall’oculista o dal dermatologo o dall’ortopedico, ma mai andiamo a fare un controllo del cervello con una valutazione dello stato cognitivo.La prevenzione è alla base del protocollo contro l’Alzheimer, Train the Brain (Allena il cervello), che ha dato risultati positivi nell’80% dei soggetti trattati, che erano all’inizio della malattia (MCI Mild Cognitive Impairment) Il protocollo, non farmacologico, ideato dal Prof. Lamberto Maffei, che ha lavorato con la Prof.ssa Rita levi Montalcini, è stato realizzato all’istituto di Neuroscienze dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e viene applicato e diffuso dalla Fondazione IGEA Onlus (www.fondazioneigea.it), per metterlo a disposizione di tutte le persone che possono averne bisogno. Train the Brain si basa sulla stimolazione della plasticità del cervello, organo che può reagire ai cambiamenti, come quelli provocati da una malattia, per contrastarla. Semplificando si può dire che questo protocollo rappresenta la palestra della mente, per contrastare l’invecchiamento e prevenire le patologie cerebrali. Il cervello è un organo come tutti gli altri, con il tempo invecchia e con lo stress può perdere vivacità. Per mantenerlo attivo si deve fare esercizio proprio come si fa andando in palestra a fare ginnastica. Con la ginnastica i nostri muscoli si mantengono tonici e funzionano meglio, non tornano ad essere quelli dei vent’anni ma si allontanano l’invecchiamento e il rischio di ammalarsi. La stessa cosa accade per il cervello, che, come tutti gli altri organi, ha bisogno di controlli e prevenzione.
Una efficace forma di difesa, che può ridurre fino al 35% il rischio di cadere nell’Alzheimer, è costituita dai corretti comportamenti e stili di vita, da seguire sempre, fin dalla giovinezza. Non si deve aspettare di essere anziani, per fare prevenzione prima si inizia meglio è. Uno studio della Commissione “Lancet” per le Demenze ha individuato tra i principali fattori di rischio da evitare nell’arco di tutta la vita: l’obesità, la sedentarietà, alcune patologie come il diabete, l’ipertensione e la depressione, la perdita di rapporti sociali. A questi si aggiungono: il fumo, l’alcol, la cattiva o eccessiva alimentazione. Controllare questi fattori di rischio nei nostri comportamenti quotidiani costituisce una forma di prevenzione che può assicurare una più sana prosecuzione della vita in età avanzata.Questi fattori che rappresentano il 35% del rischio possono essere controllati e modificati nei nostri comportamenti quotidiani, iniziando a qualsiasi età. Certamente prima si comincia meglio è. Il restante 65% dei fattori di rischio, tra i quali il principale è l’aumento dell’età, non sono modificabili e questo rende ancora più importante agire prima possibile sui fattori che possiamo controllare.Questa insidiosa patologia è silente, inizialmente priva di sintomi, chi è malato non lo sa. La malattia lavora lentamente per 15 – 20 anni distruggendo progressivamente i neuroni, il cervello compensa con i neuroni superstiti la mancanza di quelli colpiti, per questo non ci sono segnali evidenti ma si può fare una diagnosi precoce iniziando a un controllo dello stato cognitivo. La malattia prosegue al buio fino a quando il corredo neuronale è devastato e solo allora appaiono i sintomi quando non c’è più possibilità di difesa.Il progetto Train the Brain, la Palestra della Mente, è utile come prevenzione anche alle persone sane e alle persone che non presentano sintomi ma che potrebbero essere a rischio dato che la malattia per lunghi anni non da sintomi.

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Scuola, vietato trattare: Cgil Cisl Uil firmano un contratto indegno per salari da fame

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

moneteSullo schema già sperimentato con le Funzioni Centrali, ieri abbiamo assistito alla ormai consueta accelerazione della trattativa ferma da settimane e mai veramente decollata, che ha portato nell’arco di 18 ore alla firma dell’ennesimo contratto a perdere per i lavoratori pubblici.
Con le nostre continue denunce abbiamo costretto i confederali a non accettare le parti più irricevibili del nuovo contratto (tutoraggio e formazione nella funzione docente, aumento dei carichi a parità di salario), portandoli sulle nostre posizioni e condizionando la trattativa; questo li ha spinti a dare vita ad una trattativa vergognosa svolta su due tavoli: uno con le confederazioni complici di CGIL CISL e UIL e le loro organizzazioni della Scuola e l’altro ritenuto dall’ARAN marginale, con tutte le altre organizzazioni sindacali comprese quelle di CGIL CISL e UIL di Ricerca e Università.Cgil, Cisl e Uil, con questa indegna contrattazione separata, irrispettosa delle altre O.S. e dei lavoratori, hanno firmato l’ennesimo contratto “bidone” per tutta la categoria, con aumenti stipendiali ridicoli pari a un caffè al giorno e una parte normativa che lascia inalterati i peggiori aspetti della legge 107 e della legge Brunetta. Ancora più inaccettabile questa modalità da parte di un sindacato, la Flc Cgil, che ci propina costantemente solfe sulla democrazia sindacale e la partecipazione, mentre alla prova dei fatti nelle scuole e nei tavoli contrattuali assume atteggiamenti arroganti e antidemocratici.Rinviata a data successiva la trattazione delle sanzioni disciplinari, ma questo significa semplicemente che resta in vigore la legge 165 del 2001, che tanti contenziosi ha creato nelle scuole, consentendo ai Dirigenti di comminare sanzioni con trattenuta dello stipendio a troppi lavoratori.Alternanza scuola lavoro e formazione sono totalmente lasciate ai vari commi della legge 107 e pertanto, laddove nella bozza iniziale del contratto il tentativo di normare questi aspetti andava a ledere il capitolo relativo alla funzione docente, adesso la totale deregulation alla quale si torna senza alcun miglioramento contrattuale darà libera interpretazione e ampia discrezionalità ai Dirigenti Scolastici.Inquietante l’Art. 26, realizzazione del PTOF mediante l’organico dell’autonomia, in cui si afferma che: “i docenti in servizio in ciascuna istituzione scolastica appartengono al relativo organico dell’autonomia di cui all’articolo 1, comma 63, della legge 13 luglio 2015, n.107 e concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa tramite attività individuali e collegiali: di insegnamento; di potenziamento; di sostegno; di progettazione; di ricerca; di coordinamento didattico e organizzativo”.
Da domani tutti i docenti potranno essere utilizzati in piena libertà dal Dirigente Scolastico, senza alcun rispetto delle professionalità acquisite e nel totale arbitrio gestionale.
A poco serve il “nuovo fondo per il miglioramento dell’offerta formativa” costituito da varie voci tra cui FIS e Bonus premiale, il cui taglio progressivo annuale dovrebbe servire solo a mettere pochi spicci sulla retribuzione professionale docente ma privando le scuole di risorse già all’osso e comunque destinando ancora una buona parte per la premialità. Con la connivenza delle RSU si lascia ai Dirigenti Scolastici il ruolo di assoluta discrezionalità e autocrazia nella gestione della distribuzione di questi soldi che appartengono a tutti i lavoratori e continueranno a essere assegnati a pochi con la solita fasulla propaganda sul riconoscimento del merito.
Inaccettabile il passaggio sulla mobilità. Il contratto diventa triennale, si potrà presentare domanda ogni anno, ma sarà impedito ai docenti che hanno ottenuto titolarità su scuola, dopo le operazioni di mobilità, di presentare domanda per i successivi tre anni.
L’assegnazione dei docenti alle classi è oggetto di mera informazione, l’assegnazione ai plessi e alle sezioni staccate si limita ad un semplice confronto tra Dirigente ed RSU, così come i cinque giorni di formazione il cui utilizzo può essere deciso unilateralmente dal DS anche se le RSU non concordano.Gli aumenti stipendiali vengono “pompati” con una perequazione che fa partire gli aumenti solo dal primo Marzo e non da Gennaio, senza alcuna garanzia che gli stessi siano riconfermati dal 2019, in quanto necessitano di un ulteriore ed eventuale intervento economico del futuro governo.Resta una sezione “obblighi dei dipendenti” totalmente legata ai doveri di diligenza e collaborazione, aprendo scenari pericolosissimi in relazione all’uso dei social con genitori ed alunni, con la possibilità di pesanti sanzioni future per quanti non utilizzino con “finalità educative” tali strumenti.
Che dire? Un cattivo contratto, inutile nella sua incapacità di contrastare gli effetti nefasti degli ultimi interventi normativi che hanno modificato la scuola pubblica statale e totalmente prono alla logica gerarchica del preside padrone e dei “gruppetti” di potere che ormai incarnano nelle scuole la svolta aziendalistica.Un contratto dal quale alcuni aspetti nefasti sono stati espunti grazie alla denuncia che come USB abbiamo fatto in totale solitudine e informando costantemente i lavoratori. A quel che è stato eliminato dalla bozza non è subentrato alcun aspetto positivo o di miglioramento delle condizioni dei lavoratori docenti e ATA, nessuno dei problemi relativi ai numerosi contenziosi che negli ultimi anni abbiamo portato avanti con i lavoratori viene sanato con questo nuovo contratto.Nella storia della contrattazione collettiva i lavoratori ad ogni rinnovo hanno ottenuto un aumento di diritti e salario. Questa volta i lavoratori fanno i conti con una firma indegna apposta da quei sindacati abituati a venderli dentro e fuori dall’Aran. I diritti sempre in bilico fanno il paio con un salario da fame che sarà eroso in pochi mesi dall’inflazione, dalle prossime finanziarie lacrime e sangue, da quanto il nuovo governo riuscirà a stanziare per il sistema perequativo perché, in assenza di nuovi stanziamenti, quel piccolo aumento che vedremo dal mese di aprile potrebbe tornare a decrescere a partire dal gennaio 2019.La truffa è servita, la teatrale presenza sullo sfondo dei sindacati rappresentativi inutili comparse è stata utile solo alla svendita dei lavoratori pubblici.Un’altra rappresentanza sindacale è possibile: siamo certi che i lavoratori della scuola daranno una sonora risposta alle prossime elezioni politiche, ma anche alle prossime elezioni RSU.
Lo sciopero del 23 febbraio rimane e lo confermiamo a gran voce nella consapevolezza che è necessaria più di prima una presenza forte e numerosa dei lavoratori in piazza.

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Si è conclusa una delle contrattazioni più false, segrete e peggiorative della storia della scuola pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

ministero-pubblica-istruzioneUn contrattazione finta, in quanto non anticipata nemmeno da un minuto di sciopero da parte dei sindacati presenti al tavolo dell’ARAN, e che, attraverso la sottoscrizione del divieto di sciopero nei quattro mesi precedenti e durante la contrattazione, recepisce i principi del nefasto accordo del 10 gennaio 2014 (Testo Unico sulla rappresentanza).Una contrattazione segreta, poiché né il “nuovo atto d’indirizzo” né le bozze di un contratto di ben 178 pagine, sono mai state rese pubbliche dai sindacati (confederali, autonomi e di base) presenti al tavolo, in ossequio al principio della complicità sindacato/controparte.Tra le poche negative certezze rimane il fatto che i lavoratori della scuola (come tutti i lavoratori dipendenti) hanno perso, in questi 10 anni di blocco contrattuale, oltre il 10 % del salario reale a causa di una pur bassa inflazione. Restituire poco più del 3% del salario, dopo 10 anni di blocco, non rappresenta un aumento ma un furto!Per di più, per le categorie più basse, gli aumenti non sono stati integralmente finanziati per il 2019, si profila una beffa !Anche nel comparto scuola è introdotto l’organismo paritetico sindacati e amministrazione, una sorta di camera di valutazione del personale attraverso la quale differenziare individualmente la produttività e colpire chi si assenta in determinati periodi dell’anno. Nelle prossime ore svilupperemo un analisi precisa sia per la parte economica che normativa.

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Scuola – Contratto: gli aumenti reali netti sono ridicoli: tra i 37 e i 52 euro

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

scuolaQuanto andrà effettivamente in tasca ogni mese in più ai dipendenti del comparto che attendevano questo momento da quasi un decennio? In base ai calcoli dell’Anief-Cisal, davvero poco. In termini economici, stando alle tabelle ufficiali del rinnovo del contratto, si prevedono incrementi stipendiali a regime tra gli 85 e i 110 euro. Si tratta, tuttavia, di somme lorde che necessitano di essere decurtate. Qualora si tratti di lordo dipendente, applicando una tassazione media del 35%, la somma che effettivamente il personale della scuola si ritroverà in più in busta paga tra un mese sarà tra i 55 e i 71 euro. Qualora, invece, quelle somme indicate si riferiscano al netto del lordo Stato, quindi da dividere per 1,3838, dunque soggette anche ad altre ritenute fiscali e previdenziali, il discorso cambia. Purtroppo in peggio. Perché, applicando il coefficiente dell’1,3838, si scenderebbe subito a meno di 62 euro e poi, tassando la quota sempre del 35% medio, la cifra finale netta si fermerebbe a 40 euro. Con differenze in base a categorie e fascia di collocazione stipendiale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’aumento massimo effettivo dovrebbe essere di appena 52 euro netti e riguarda i docenti della scuola superiore a fine carriera. Sempre rimanendo nella categoria dei docenti, si scende man mano, fino ad arrivare ad un incremento medio netto di appena 41 euro riguardante i maestri della scuola dell’infanzia neo assunti. Tra il personale Ata le somme sono ancora più modeste e la forbice è ancora più piccola: si va dai 50 euro netti di un Direttore dei servizi generali ed amministrativi a fine carriera, quindi con oltre 35 anni di anzianità, fino ai 37 euro del collaboratore scolastico con una anzianità di servizio inferiore agli otto anni. Comprendiamo che i sindacati rappresentativi potevano fare ben poco dinanzi a degli stanziamenti inadeguati da parte della politica, tuttavia potevano esimersi dal sottoscrivere.

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Scuola contratto: lavoratori beffati

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

Anche le confederazioni spingono in questa direzione, confermate dalle dichiarazioni concilianti rilasciate, a turno, dai segretari generali. Anief ribadisce il suo no ad aumenti tre volte sotto l’inflazione e arretrati inconsistenti. E non cambia le cose neanche la distribuzione di ulteriori 35 euro a ogni docente del merito, peraltro vincolati da legge: il divario rimane ampio e va recuperato. Inoltre, appare pericolosa la mobilità triennale e irrispettosa dell’attribuzione annuale degli incarichi. Poche novità su permessi, potenziamento e sanzioni disciplinari regolati da norme legislative. Non risulta presente alcun accenno alla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, su ricostruzione carriera e servizio nelle paritarie. L’unica apertura dell’amministrazione è sul dietro front a proposito delle ore di incarico e funzionali. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si sta riuscendo nell’impresa di approvare un contratto nazionale che sulla base delle condizioni previste dall’accordo del 30 novembre 2016, quindi con un incremento a regime pari al 3.48%, a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata, non arriva nemmeno a coprire i già modesti 85 euro lordi a lavoratori per tutti. A queste condizioni è meglio non firmare e puntare sullo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale. Ma visto che dall’alto le Confederazioni dicono che va tutto bene, senza spendere una parola sulla miseria degli aumenti e sulle norme capestro, allora vorrà dire che la “palla” passerà anche stavolta ai tribunali. Il personale della scuola non merita questo trattamento.

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