Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for the ‘Welfare/ Environment’ Category

Welfare – Environment

Migranti: l’Europa non può rimanere in silenzio di fronte alla tragedia di Lesbo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Sono circa 12.000 le persone abbandonate a sé stesse dopo l’incendio del campo di Moria. Tra rimpalli di responsabilità, silenzi e rifiuti i paesi europei stanno tradendo, in un solo colpo, la propria fede democratica e l’ambizione di divenire un modello internazionale basato su una proposta politica e culturale improntata all’accoglienza, all’inclusione, al rispetto dei diritti umani e civili.Mentre lentamente l’UE annuncia di voler mettere mano a un nuovo Patto per l’immigrazione nel campo profughi si muore di fame, si sopravvive in condizioni precarie e inumane.È necessario non temporeggiare nell’immobilismo e intervenire prontamente per accogliere i migranti che si trovano sull’isola in una situazione drammatica.È vero che ogni paese sta facendo i conti con la crisi economica causata dalla pandemia, con le disuguaglianze e le iniquità che ha determinato: le istituzioni sono impegnate a studiare piani e stanziamenti per impiegare le risorse necessarie a rilanciare le economie nazionali più o meno compromesse. Ma questo non può e non deve far dimenticare a nessuno che, perdendo la forte vocazione umanitaria e solidale che ha ispirato la costituzione della comunità europea, l’Europa sarà sempre più relegata a un ruolo marginale, circoscritto all’ambito economico-finanziario e burocratico.È indispensabile, in questa fase delicata, riprogrammare non solo il piano di azione e di intervento dell’Europa, ma ridefinirne gli obiettivi politici e culturali: scegliere la tutela dell’ambiente e dei diritti comporta precise responsabilità a cui è chiamata a rispondere ora e negli anni a venire.

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1,5 milioni di investimento per Jobtech

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

In un momento in cui assistiamo ad una prima ripresa del numero di persone alla ricerca di lavoro (+134 mila unità secondo gli ultimi dati Istat) il supporto tanto a chi cerca quanto a chi offre un impiego rappresenta una leva strategica per il Paese. Per questo è nata Jobtech (https://jobtech.it), la prima agenzia per il lavoro tutta digitale operativa nel mercato italiano.
Nata durante il lockdown con l’obiettivo di digitalizzare il lavoro interinale e in somministrazione, Jobtech ha già ha chiuso un primo importante round di investimento da 1,5 milioni di euro. Tra gli investitori che hanno creduto nel progetto, oltre ad alcuni top manager di tech company leader nei propri settori, anche Alberto Genovese, uno dei principali imprenditori del mercato digitale italiano (Facile.it, Prima Assicurazione) che sta da tempo investendo nelle più interessanti iniziative di sviluppo digitale nel nostro Paese.
Jobtech è la prima agenzia per il lavoro ad introdurre soluzioni di ricerca e selezione, somministrazione e staff leasing a trazione digitale all’interno del panorama italiano. Lo sviluppo del progetto, che ha l’obiettivo di connettere al meglio domanda e offerta di lavoro, consiste nella creazione di portali verticali, focalizzati su specifiche aree di business: il primo, già online, è https://commesse.it. A breve sarà il turno di portali nell’ambito di logistica, hospitality, ristorazione altro ancora.
Per le aziende, Jobtech è in grado di rispondere a tutte le esigenze tipiche della gestione delle risorse umane: la ricerca e selezione del personale, la selezione dei candidati più idonei ed il supporto nelle fasi di inserimento del candidato, la somministrazione e lo staff leasing, che prevedono l’assunzione da parte di Jobtech dei candidati selezionati e la gestione in prima persona degli aspetti contrattuali e salariali. Infine, per favorire l’occupazione giovanile, Jobtech gestisce anche l’attivazione di stage e tirocini, seguendo tutti gli adempimenti burocratici necessari ai fini dell’attivazione del contratto di stage dei candidati.
Dal punto di vista dei lavoratori, Jobtech rappresenta uno strumento efficace per la ricerca di un impiego, con un’offerta di annunci ed un percorso di inserimento dedicato specificatamente alle singole professioni, spaziando dal retail, alla logistica, all’Ho.Re.Ca ed in generale offrendo impieghi tanto nelle PMI quanto nelle grandi aziende attive su tutto il territorio italiano. Ad oggi, tra le posizioni offerte da Commesse.it figurano quelle di cassieri/e, commessi/e, addetti/e alla vendita, vetrinisti/e, merchandiser, responsabili vendita, store manager.
È la tecnologia a distinguere Jobtech dalle altre agenzie per il lavoro: il sourcing dei candidati, il loro screening e la gestione amministrativa del personale sono processi accelerati grazie alla tecnologia. In questo modo i recruiter di Jobtech si concentrano sulle attività a maggior valore aggiunto come le interviste ai candidati e la comprensione delle loro competenze e motivazioni, per offrire rapidamente ed efficientemente ai clienti soluzioni di staffing chiavi in mano. La tecnologia consente anche di ridurre i costi associati alla gestione dei processi HR, il che conseguentemente si riflette in un beneficio economico per il cliente.https://jobtech.it

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Previsioni ManpowerGroup sull’occupazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Il 10% dei datori di lavoro italiani prevede un aumento del proprio organico, il 14% un calo nelle assunzioni e il 69% non si aspetta alcuna variazione; sulla base di questi dati la previsione netta sull’occupazione – a seguito degli aggiustamenti stagionali – si attesta a quota -1%. I piani di assunzione, per quanto sempre negativi, si rafforzano di 3 punti percentuali rispetto allo scorso trimestre, ma calano di 8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.“Le previsioni ManpowerGroup sull’Occupazione relative al prossimo trimestre riflettono le tendenze attuali. Non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria Covid-19 si sia trasformata in una crisi del mercato del lavoro: da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso, secondo Istat, di circa 600mila unità e si è registrato un aumento degli inattivi di oltre 700 mila unità. Se da un lato non si può prescindere dalle sfide che ci attenderanno nei prossimi mesi, dall’altro i risultati della nostra indagine evidenziano la capacità di ripresa dei datori di lavoro italiani, che in questi tempi così difficili hanno dimostrato flessibilità e un grande spirito di adattamento – ha dichiarato Riccardo Barberis, Amministratore Delegato di ManpowerGroup in Italia, che continua: “In tale scenario l’emergenza Covid-19 ha anche avvicinato e creato alleanze fra i player del settore dei servizi per l’impiego a livello globale: da diversi mesi stiamo collaborando con altri operatori leader nelle risorse umane, nonché con enti governativi e realtà aziendali, per aiutare i datori di lavoro di tutto il mondo a tornare al lavoro in piena sicurezza in quella che sta diventando la nuova normalità”.
Per il prossimo trimestre i datori di lavoro di due delle quattro macroregioni italiane si attendono un aumento, seppur contenuto, del proprio organico, con una previsione netta sull’occupazione pari a +2% nel Nord-Ovest e a +1% in Centro Italia. Per quanto riguarda le altre due regioni, i dati sono, invece, più pessimistici: i datori di lavoro del Nord-Est segnalano una previsione pari a -6%, mentre quelli di Sud/Isole prevedono una riduzione del numero dei dipendenti pari al -4%.
Confronto fra i settoriI datori di lavoro di quattro dei sette settori industriali italiani prevedono una riduzione del numero dei propri dipendenti nel corso dell’ultimo trimestre del 2020. I mercati del lavoro più deboli sono previsti nel Settore Finanza e Servizi alle Imprese e nel Settore Manifatturiero, entrambi con una previsione pari a -8%. Intenzioni di assunzione negative sono riportate anche per il Settore delle Costruzioni e Ristoranti e Alberghi, con una previsione pari a -2% e -1%, rispettivamente. Al contrario, invece, prospettive di assunzione moderatamente positive sono riportate nel Settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, con una previsione del +7%, e nel settore Altri Servizi, dove la previsione è del +6%. Fermo è, invece, il settore Altra Produzione, dove i datori di lavoro riportano una previsione pari a 0%.
Per il prossimo trimestre sono attesi incrementi del numero di dipendenti in due delle quattro categorie aziendali, con una previsione netta sull’occupazione del +6% e del +3%, rispettivamente, per le grandi e medie aziende. I datori di lavoro delle altre due categorie prevedono, invece, un calo del numero dei dipendenti, con previsioni pari a -8% per le microaziende e a -7% per le piccole aziende.

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Nuovo contratto nazionale del lavoro domestico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Risponde in modo cogente alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori di un comparto sempre più essenziale nel nostro Paese dove la prestazione viene sempre più spesso affidata alle mani esperte degli assistenti familiari, nell’accezione più ampia del termine riconosciuta dal rinnovo contrattuale, che valorizza la prestazione d’opera riconducibile alla gestione familiare quotidiana e al lavoro di cura e assistenza a minori e ad anziani e a persone non autosufficienti». Così il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini ha commentato il rinnovo del contratto nazionale del lavoro domestico, siglato oggi a Roma dai sindacati di categoria e dalle associazioni datoriali di settore Fidaldo e Domina.«La nuova denominazione di assistente familiare introdotta dal nuovo contratto – ha aggiunto Guarini – rappresenta un notevole cambio di paradigma che non solo qualifica la professione, permettendo al lavoratore di avere una percezione della propria prestazione svolta, ma anche alle famiglie che usufruiscono del servizio di apprezzare il lavoro di cura e assistenza al di là del costo sostenuto».
Blanca evidenzia anche «la definizione dei nuovi livelli di inquadramento per chi assiste minori e il riconoscimento dei carichi di lavoro con aumenti economici e indennità ad hoc per chi assiste persone non autosufficienti o bambini fino ai sei anni di età», un passaggio che passa anche «dalla certificazione delle competenze, percorso avviato dall’Ente Bilaterale di settore Ebincolf che raggiungerà il suo scopo entro 2021». La sindacalista sottolinea inoltre «l’importante risultato raggiunto sulle quote contrattuali destinate alla bilateralità settoriale a fronte del riconoscimento di prestazioni e servizi aggiuntivi per gli assistenti familiari e i datori di lavoro». «Nel corso della fase pandemica – ha concluso Blanca – le Parti Sociali si sono contraddistinte per il lavoro sinergico che proseguirà convintamente nei prossimi mesi per dare dignità ad un comparto in crescita nel nostro Paese».

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Famiglie: Stangata autunnale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Archiviate le vacanze, al rientro dalle vacanze le famiglie, come ogni anno, fanno i conti con le spese autunnali.Tra le spese per la Tari, il riscaldamento, le bollette e quelle per il rientro a scuola, nel periodo tra Settembre e Novembre si prospetta un autunno nero per le famiglie, che dovranno far fronte a una stangata di 2.493,35 Euro.Si tratta di cifre importanti, che metteranno a dura prova i bilanci familiari, già estremamente in crisi a causa delle conseguenze della pandemia.Per prepararsi all’anno scolastico, quest’anno, oltre alle classiche spese per zaini, libri e dizionari si aggiungono i costi di trasporto, viste le incertezze in tale ambito dovute all’emergenza sanitaria.Le voci di spesa con cui le famiglie dovranno fare i conti non riguardano solo il materiale scolastico, ma anche la TARI, le spese per il riscaldamento (in lieve calo rispetto allo scorso anno), per non parlare delle bollette (che registrano un aumento complessivo del +3,5% rispetto al 2019). È vero che queste ultime si pagano tutto l’anno, ma in questo frangente si sommano alle altre onerose spese con un risultato estremamente negativo per le tasche dei cittadini.Inoltre, alla “solita” stangata, si aggiungono le spese per le visite mediche, gli esami e i checkup che, salvo emergenze, sono stati rimandati dopo il lockdown e la pausa estiva.Occorre precisare che la stangata in questione non comprende le spese correnti per alimentazione, abbigliamento, ecc.

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Myanmar: soldati testimoniano i propri crimini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Due soldati dell’esercito del Myanmar, noto anche come Tatmadaw, hanno confessato dettagliatamente le atrocità commesse dalle rispettive unità di fanteria contro la popolazione civile Rohingya in Myanmar. Secondo un rapporto dell’organizzazione thailandese per i diritti umani Fortify Rights, Myo Win Tun appartenente al Battaglione di fanteria leggera 565 e Zaw Naing Tun del 353 si trovano all’Aia, presso la Corte penale internazionale (CPI) e sono stati interrogati. Le sconvolgenti confessioni dei due militari testimoniano, dal punto di vista degli autori dei crimini, ciò che da anni sappiamo sia da parte delle vittime sia di una commissione indipendente di esperti dell’ONU: nel 2016 e nel 2017, il governo del Myanmar ha condotto una campagna di genocidio concertata contro i Rohingya. Secondo l’Associazione per i popoli minacciati (APM) queste dichiarazioni devono portare rapidamente ad un’accusa contro i responsabili dell’esercito e del governo davanti alla CPI.Nelle loro dettagliate confessioni, i due militari avevano ammesso il loro diretto coinvolgimento in 180 omicidi di Rohingya. Hanno anche fornito i nomi e i gradi dei comandanti che avevano ordinato l’uccisione, lo stupro e l’incendio di innumerevoli villaggi rohingya. I soldati appartenevano a diverse unità. Hanno ricevuto l’ordine indipendente di uccidere tutti i Rohingya che hanno incontrato nei villaggi. Possiamo supporre che molte altre unità Tatmadaw abbiano ricevuto lo stesso ordine e lo abbiano eseguito nello stesso modo. Le dichiarazioni dei due soldati sono considerate autentiche. Sono state trovate due fosse comuni, di cui avevano descritto i luoghi.La Corte Penale Internazionale di solito persegue sospettati di alto rango accusati dei crimini più gravi come genocidio o crimini contro l’umanità – non soldati comuni. L’ammissione dei due militari sotto custodia del tribunale può inviare un segnale e incoraggiare altri colpevoli in Myanmar a testimoniare anche davanti a un tribunale internazionale. La CPI ha un programma di protezione dei testimoni, anche per i cosiddetti “testimoni interni”, disciplinato dall’articolo 68, comma 1 e dall’articolo 43, comma 6 dello statuto del tribunale. Le accuse di genocidio contro i Rohingya erano state sostenute un anno fa dal Gambia. La settimana scorsa, i Paesi Bassi e il Canada hanno annunciato il loro sostegno legale per questa procedura, indicata come “preoccupazione di tutta l’umanità”.Ora più che mai, l’Unione Europea deve insistere per un cambiamento in Myanmar. La campagna per il genocidio è stata preceduta da decenni di repressione, privazione dei diritti e propaganda d’odio. Solo la condanna internazionale dei crimini e sanzioni nei confronti dei responsabili può cambiare la situazione. Solo quando ai Rohingya verranno garantiti giustizia e sicurezza, la sofferenza di quel popolo potrà finire. Solo allora potranno tornare a casa le centinaia di migliaia di profughi internati in campi disumani. Solo allora il Myanmar potrà aprire un nuovo e più pacifico capitolo della sua storia.

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Ka carenza di vitamina D nei pazienti con malattia di Parkinson peggiora le funzioni cognitive

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Desenzano del Garda, Brescia. Gli over 65 nel nostro Paese sono quasi 14 milioni, di cui 7 milioni hanno più di 75 anni e sono più a rischio di malattie neurodegenerative, decadimento cognitivo e infezioni, come ha dimostrato la recente pandemia Covid19, dove lo stato nutrizionale ha certamente avuto un ruolo importante.Per questo i ricercatori dell’Associazione Brain and Malnutrition (B&M) hanno voluto indagare sulle abitudini alimentari e lo stile di vita di un gruppo d’anziani affetti da Parkinson, verificare il livello di nutrizione e in particolare di vitamina D, di cui molteplici studi hanno messo in evidenza il ruolo centrale in molte funzioni dell’organismo.B&M, in collaborazione con l’Osservatorio Grana Padano (OGP) ha valutato i livelli di vitamina D (sierici D-25OH) in 500 pazienti età media 70 anni, 68 % maschi e 32% femmine, provenienti da tutte le regioni d’Italia affetti da malattia di Parkinson e un piccolo gruppo controllo (100 pazienti) selezionati tra gli accompagnatori. Sono stati raccolti i dati anagrafici e demografici e rilevati i dati antropometrici (peso, altezza, l’indice di massa corporea BMI).È stato utilizzato un questionario sulle abitudini alimentari Food Frequency FFQ tramite il software online dell’Osservatorio Grana Padano (vedi scheda di seguito). Il FFQ semi-quantitativo di 66 elementi utilizza le tabelle di composizione alimentare italiana per stimare l’assunzione giornaliera di calorie, macronutrienti, micronutrienti e fluidi. Pazienti e operatori sanitari sono stati intervistati da dietologi. È stato inoltre chiesto al paziente il tempo medio trascorso a settimana all’aperto, con esposizione diretta alla luce solare, essendo l’esposizione al sole il modo migliore per produrre la vitamina D endogena.
È stato riscontrato uno stato di carenza (25 (OH) D <20 ng/ml) nel 65,6% dei pazienti, mentre il 26,6% ha trovato livelli insufficienti (20-30 ng/mL). I pazienti carenti di vitamina D sono correlati da una malattia più grave, sintomi clinici peggiori e maggiore compromissione delle funzioni cognitive globali.“Possiamo più facilmente sostenere che i bassi livelli di vitamina D hanno un impatto negativo sulle caratteristiche cliniche della malattia di Parkinson – ha commentato La Dott.ssa Michela Barichella Presidente di B&M Association e membro del Comitato scientifico OGP – saranno necessari ulteriori studi interventistici per valutare i potenziali benefici sulla progressione della malattia del miglioramento dello stato cognitivo, possiamo però affermare che la vitamina D è un fattore determinante non solo per l’apparato muscolo scheletrico, ma anche per le malattie neurodegenerative e per la riduzione delle infezioni”.
Infatti, è riconosciuto a livello internazionale un ruolo importante alla vitamina D: in molteplici situazioni la vitamina D ha dimostrato di essere qualcosa di più di una semplice vitamina liposolubile che si accumula nell’organismo. La sua particolare struttura e le sue capacità la rendono una sostanza essenziale, un ormone a tutti gli effetti.
Diversi studi epidemiologici e sperimentali suggeriscono una correlazione tra ridotto apporto di vitamina D maggior suscettibilità nei confronti delle infezioni, una maggiore predisposizione alle malattie autoimmuni e a quelle neurodegenerative come l’Alzheimer ed il Parkinson.Proprio per questo motivo in previsione dell’arrivo delle stagioni meno soleggiate gli esperti dell’Osservatorio hanno stilato i consigli specifici, in particolare per gli anziani, per affrontare meglio l’inverno e migliorare le proprie difese immunitarie.

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Scuola: Insicuri a scuola. Sicuri nella lotta. Il 24 e 25 settembre sciopero!

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

13000 positivi tra docenti e ATA, questi i dati che emergono dai test effettuati sul personale della scuola a quattro giorni dalla riapertura. Tutti lavoratori che non potranno essere sostituiti, perché le immissioni in ruolo flop del ministro Azzolina (solo 25.000 sulle 80.000 previste) e il mancato incremento del personale Ata lasceranno centinaia di scuole scoperte.24 e 25 settembre sciopero di due giorni, per dire no ad un concorso selettivo che non si potrà svolgere, sì all’immissione in ruolo immediata per chi ha 36 mesi di servizio, 50000 unità di personale ATA in più e full time per i 4000 ex LSU assunti part time. Insicuri a scuola, sicuri nella lotta. Il 24 e 25 settembre sciopero scuola per investimenti veri nella scuola pubblica statale.

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Gli Assistenti Alti Commissari dell’UNHCR in visita in Grecia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

La visita ha riguardato principalmente questioni inerenti ad accesso a territorio e procedure di asilo, condizioni di vita di rifugiati e richiedenti asilo sulla terraferma e sulle isole, gestione della risposta al COVID-19, protezione dei minori, alternative alla detenzione, integrazione dei rifugiati e trasferimento della gestione dei programmi di alloggio e di assistenza in denaro dall’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, allo Stato greco.“La Grecia e il suo popolo hanno mostrato solidarietà e compassione straordinarie nei confronti di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo, malgrado tutte le sfide a cui il Paese ha dovuto far fronte, comprese una grave crisi economica e, ora, la pandemia da COVID-19”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per le operazioni, Raouf Mazou.“Ma ci sono criticità e questioni a cui è necessario rispondere, compresa l’urgente necessità di migliorare drasticamente le condizioni abitative e di ridurre il sovraffollamento all’interno delle strutture di accoglienza delle isole Egee, nonché di assicurare la piena inclusione di rifugiati e richiedenti asilo nelle attività di risposta al COVID-19”.Sono oltre un milione i rifugiati e i migranti arrivati in Europa attraverso la Grecia dal 2015. Sebbene, da allora, nell’arco degli ultimi cinque anni il numero di arrivi sia calato in modo significativo, continuano ad arrivare persone che necessitano di protezione.“Abbiamo tenuto scambi estremamente costruttivi e aperti con le autorità, anche in merito alla necessità di tutelare il diritto di cercare asilo e di indagare sulle testimonianze pervenuteci di respingimenti in mare e alle frontiere terrestri”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per la protezione, Gillian Triggs.“Rinnoviamo i nostri appelli alle autorità affinché assicurino accesso al territorio e contrastino ogni pratica di refoulement a beneficio di quanti necessitano di protezione e investano in soluzioni a lungo termine che aiutino i rifugiati a integrarsi nel Paese”.Oltre agli incontri tenuti coi funzionari di governo che guidano la risposta alla crisi di rifugiati, con le Ong e coi partner umanitari, gli Assistenti Alti Commissari hanno incontrato anche rifugiati e richiedenti asilo ad Atene e a Lesbo.Hanno tenuto consultazioni con rifugiati, comprese donne sopravvissute a violenza sessuale e di genere, e con minori non accompagnati, bisognosi di luoghi sicuri in cui vivere o di ricongiungersi ai propri familiari all’estero. Nel corso della visita, hanno incontrato anche le famiglie che partiranno per la Germania nell’ambito del progetto di ricollocamento supportato e finanziato dalla Commissione Europea.Inoltre, hanno ascoltato i motivi di preoccupazione espressi dalle famiglie a cui è stato concesso asilo in Grecia, ma che hanno abbandonato prematuramente i programmi di assistenza di base e di supporto per l’alloggio e che ora si ritrovano senza dimora ad Atene. Le famiglie hanno palesato agli Assistenti Alti Commissari i propri timori in relazione ai mezzi di sussistenza giornaliera e alle prospettive future, in assenza di supporto che permetta loro di divenire autosufficienti.
“Abbiamo proposto alle autorità greche misure concrete volte a sostenere il conseguimento dell’autonomia dei rifugiati e programmi di integrazione, e siamo pronti a garantire supporto. L’accesso effettivo alla protezione sociale e gli schemi di integrazione sono fondamentali e vanno a beneficio di rifugiati, comunità locali e società in generale”, ha dichiarato Gillian Triggs.Viste le sfide affrontate dalla Grecia, l’UNHCR si è appellata in più occasioni all’UE e agli Stati membri affinché intensifichino il loro sostegno e mostrino solidarietà, in particolare mediante il ricollocamento di richiedenti asilo vulnerabili. L’UNHCR è presente in Grecia dal 1952. Qui, lavora per supportare le autorità nazionali nella risposta alle esigenze di asilo e di accoglienza, nonché per sostenere l’inclusione di rifugiati e richiedenti asilo nei servizi sociali nazionali, e per promuoverne l’autonomia e l’integrazione socio-economica.Attualmente, l’Alto Commissariato lavora con le autorità per trasferire al Governo greco l’implementazione dei programmi di assegnazione degli alloggi su larga scala e di assistenza in denaro.

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UNHCR: la ripresa delle violenze nella regione del Kasai

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Se la situazione non dovesse migliorare, l’acuirsi delle tensioni e una ripresa delle violenze nella Grande Regione del Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), potrebbero determinare una nuova ondata di esodi di massa, avverte oggi l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati. Fino a poco tempo fa, la regione aveva registrato un periodo di relativa calma. Tuttavia, nel corso dell’ultimo mese, più di 24.000 persone sono fuggite da tre diversi conflitti legati a dispute fondiarie, scontri per le risorse e conflitti tra gruppi etnici, autorità e milizie.La maggior parte degli sfollati sta cercando rifugio lungo le aree di confine delle regioni di Demba, nel Kasai Centrale, e di Mweka, nel Kasai.Nel 2017, le violenze nel Kasai avevano creato 1,4 milioni di sfollati interni e spinto circa 35.000 persone a mettersi in salvo in Angola.I nuovi sfollati hanno riferito di omicidi, stupri, torture, saccheggi e case date alle fiamme nelle ultime settimane. Decine di persone si sono messe in salvo riportando ferite. Tra le persone in fuga si registrano numerosi minori, donne e anziani.
A Katende, nella provincia del Kasai Centrale, gli scontri tra due comunità per il possesso di risorse minerarie e legname sono andati aumentando lungo tutto il mese di agosto.Negli ultimi giorni, l’UNHCR ha ricevuto testimonianze di conflitti nel villaggio di Nteenda, nella provincia del Kasai Centrale, correlati ai tentativi delle milizie di sostituire un rappresentante comunitario tradizionale con uno dei propri membri,. La disputa ha provocato l’esodo di quasi 1.000 persone. In quanto prima agenzia umanitaria chiamata a rispondere, l’UNHCR sta registrando gli sfollati nonché i membri delle comunità locali, le cui capacità di offrire supporto e accoglienza sono spesso limitate a causa dell’estrema povertà e degli elevati livelli di malnutrizione che caratterizzano l’area. L’Agenzia sta assicurando assistenza alle persone sopravvissute a violenza sessuale segnalandole ai servizi medici e di sostegno psicosociale. Grazie alle continue operazioni di soccorso, l’UNHCR ha finora distribuito teli impermeabili, coperte, sapone, set da cucina e altri articoli a beneficio di più di 4.000 persone. Inoltre, sono migliaia i beneficiari di kit per gli alloggi e aiuti in denaro contante per permettere di acquistare cibo e soddisfare le esigenze più urgenti.L’UNHCR continua a monitorare la situazione insieme ai partner e a rispondere alle necessità delle vittime di violazioni di diritti umani. Inoltre, sta promuovendo negoziati di pace tra i rappresentanti delle differenti comunità al fine di prevenire l’insorgere di nuovi scontri.L’Agenzia, infine, esprime nuovamente preoccupazione per l’incolumità di circa 16.000 congolesi espulsi dall’Angola lo scorso anno, i quali continuano a sopravvivere in condizioni precarie in aree remote e quasi inaccessibili. L’UNHCR sta effettuando valutazioni delle condizioni stradali per prepararsi ad assicurare assistenza umanitaria in tempi rapidi, nel caso in cui la situazione dovesse continuare a peggiorare.Alla fine del 2018 e all’inizio del 2019, l’Angola ha espulso migliaia di persone nel corso di operazioni volte a contrastare le migrazioni irregolari. Molte erano ex rifugiati congolesi segnalati a organizzazioni partner per ricevere assistenza.L’UNHCR rivolge un nuovo appello a profondere tutti gli sforzi utili per ristabilire la pace e allentare le tensioni nel Kasai. Inoltre, esorta a stanziare le risorse necessarie per rispondere alle esigenze degli sfollati congolesi nella regione.

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Pensioni agricoltori

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Le pensioni degli agricoltori sono ancora le più basse, ferme a 515 euro, mentre la sentenza della Consulta, la 152 del 22 luglio scorso, parla chiaro e, oltre a imporre l’incremento a sostegno degli invalidi civili totali, ha innescato la revisione anche delle minime. Governo ne tenga conto, interviene Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani pur soddisfatta per l’applicazione della sentenza nel Dl Agosto per quel che riguarda le pensioni d’invalidità, portate a 651,51 euro.
Anp-Cia plaude alla decisione del Governo su questa materia che consente di superare una situazione da molti anni segnalata come fonte d’ingiustizia e disagio sociale, ma non può che evidenziare, ancora una volta, anche le condizioni dei pensionati al minimo, costretti a vivere con un assegno che non consente di provvedere ai bisogni fondamentali e a una vita dignitosa. In questo senso la sentenza della Corte Costituzionale si esprime anche per le pensioni minime, ferme a 515,07 euro.Inoltre, Anp-Cia, ricorda che la Carta Sociale Europea individua in 650 euro il livello minimo degli assegni da erogare. Oltre a essere, dunque, un problema di giustizia sociale, è anche un riconoscimento del valore di tanti lavoratori. E vale soprattutto per gli agricoltori che hanno svolto un’opera fondamentale per il Paese, assicurando beni essenziali come il cibo e la tutela del territorio. Ora, sottolinea Anp-Cia, si ritrovano tra i più poveri e, in molti casi, costretti a lavorare anche in età avanzata con tutti i rischi per l’incolumità e la salute che questo comporta.“Il tema delle pensioni minime deve essere affrontato con serietà e rigore nella prossima legge di Bilancio 2021 -interviene il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo- nella quale risulterà senz’altro possibile rintracciare le risorse necessarie”. “La cosiddetta pensione di cittadinanza -aggiunge Del Carlo- non ha dato soluzione a questo problema, in quanto la stragrande maggioranza dei pensionati non ha potuto accedervi a causa dei previsti criteri restrittivi, mentre l’epidemia del Covid-19 ne ha aggravato notevolmente le condizioni. Continueremo a batterci per i pensionati e gli anziani -conclude il presidente nazionale di Anp-Cia, Del Carlo- affinché vengano loro riconosciuti assegni dignitosi e servizi sociosanitari adeguati, soprattutto nelle aree interne e rurali d’Italia”.

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Il 25 settembre sciopero dei trasporti locali del Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

USB ha proclamato proclamato lo sciopero dei trasporti locali a Roma e nel Lazio per venerdì 25 settembre, astensione che si aggiunge allo sciopero nazionale della scuola già proclamato da tempo per il 24 e 25 settembre. L’agitazione, formalmente di 24 ore, avrà inizio alle ore 10 per favorire la partecipazione alle proteste da parte di insegnanti e studenti (che il 25 saranno sotto il MIUR in viale Trastevere).USB Trasporti di Roma e Lazio aveva già fatto ricorso al TAR contro l’ordinanza regionale che ad aprile permetteva l’affluenza al 60%. Ed eravamo in una fase nella quale l’utilizzo dei mezzi pubblici era fortemente diradato. Ora che i mezzi sono destinati ad essere presi d’assalto, con la riapertura delle scuole, invece di procedere al potenziamento del servizio si utilizza il giochino di alzare la soglia all’80% (come recita il provvedimento ministeriale) per rendere legale quello che fino ad oggi legale non è. A rischio c’è non solo la salute degli autisti ma anche quella di migliaia di utenti, ai quali poi a scuola verranno prescritte norme diverse sul distanziamento in aula. Provvedimenti contraddittori che rendono senza senso le stesse precauzioni adottate e che sono destinati a favorire una diffusione molto forte dei contagi.
Scuola e trasporti sono oggi accomunati da una identica necessità: tornare ad essere considerati servizi primari per la popolazione sui quali investire, non risparmiare, perché indispensabili alla salvaguardia della salute dei cittadini.Tanto i trasporti quanto la scuola pubblica vengono invece da decenni di tagli che hanno influito sia sul personale che sulle infrastrutture ed i mezzi. Per affrontare questa crisi non c’è alternativa: bisogna assumere, migliorare ed aumentare le strutture e potenziare il servizio.Lo sciopero è la nostra arma migliore perché i fondi a disposizione vengano spesi lì dove servono.

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E’ nato il Sibas-Finanzieri

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Il SIBAS-Finanzieri [Sindacato di Base del Comparto Sicurezza – Finanzieri] è il primo sindacato di base del Comparto Sicurezza. Dotato di un’organizzazione orizzontale e non verticistica, si propone di non trasformarsi mai in una “struttura di potere”, né di diventare un piedistallo per favorire carriere individuali.Il SIBAS è contrario al sindacalismo di professione, perché si deve fare il finanziere per conoscere a fondo le esigenze del finanziere. Il SIBAS non è una corporazione, intende al contrario superare l’atavica “separatezza” degli apparati militari: vuole costruire ponti verso la società civile e non scavare fossati. Il sindacato è, infatti, per sua natura, un soggetto capace di coniugare gli interessi particolari della categoria che rappresenta con quelli generali dell’intera collettività. Il SIBAS dialogherà perciò col mondo del lavoro e con le confederazioni sindacali. Il SIBAS affermerà e difenderà i diritti civili e sociali dei finanzieri e contribuirà all’efficienza della Guardia di Finanza, nell’interesse della società.Per il SIBAS-Finanzieri la giustizia tributaria è il fondamento della democrazia. Secondo la Costituzione italiana, «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». Per questo va combattuta la piaga dell’evasione fiscale.Per il SIBAS la sicurezza va intesa come “bene comune”, al pari della sanità, al pari dell’educazione, al pari degli altri beni che sono appannaggio di tutti.Per il SIBAS la parola d’ordine è “patriottismo costituzionale”, perché è doveroso preservare e coltivare i principi della nostra preziosa carta fondamentale, perché è necessario far maturare e consolidare una coscienza professionale democratica e costituzionale negli appartenenti alle forze di polizia.

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Rapporto UNHCR: il coronavirus rappresenta una grave minaccia all’istruzione dei rifugiati

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

In un rapporto pubblicato oggi, intitolato “Coming Together for Refugee Education”, l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, prevede che, se la comunità internazionale non intraprenderà azioni immediate e coraggiose per contrastare gli effetti catastrofici del COVID-19 sull’istruzione dei rifugiati, il potenziale di milioni di giovani rifugiati che vivono in alcune delle comunità più vulnerabili al mondo sarà ulteriormente minacciato. I dati raccolti nel rapporto si basano sulle statistiche complessive inerenti alle iscrizioni al ciclo scolastico del 2019.In assenza di maggiore supporto, l’aumento costante e duramente conseguito del numero di iscrizioni a scuola, alle università, e ai corsi di formazione tecnica e professionale potrebbe invertire la tendenza – in alcuni casi in modo permanente –pregiudicando potenzialmente gli sforzi volti a conseguire l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 4 relativo alla necessità di assicurare a tutti accesso a un’istruzione inclusiva, equa e di qualità. I dati relativi al 2019 raccolti nel rapporto si basano su informazioni provenienti da dodici Paesi che accolgono oltre la metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo. Mentre la percentuale di iscrizioni complessive all’istruzione primaria è pari al 77%, solo il 31% dei giovani risulta iscritto all’istruzione secondaria. A livello di istruzione superiore, la percentuale di iscritti è solo del 3%.Pur non stando in alcun modo al passo delle medie globali, queste statistiche dimostrano che sono stati compiuti progressi. Le iscrizioni all’istruzione secondaria sono aumentate e fanno registrare nuove decine di migliaia di bambini rifugiati che frequentano la scuola, un incremento del 2% nel solo 2019. Tuttavia, la pandemia di COVID-19 ora minaccia di azzerare questi e altri risultati di fondamentale importanza. La minaccia nei confronti delle bambine rifugiate è di particolare gravità.
Per le bambine rifugiate, le possibilità di accesso all’istruzione sono già inferiori rispetto a quelle dei bambini e le probabilità che esse frequentino la scuola secondaria sono la metà. In base ai dati in possesso dell’UNHCR, il Malala Fund ha stimato che, per effetto della pandemia da COVID-19, la metà di tutte le ragazze rifugiate iscritte alla scuola secondaria non farà ritorno in classe quando gli istituti riapriranno questo mese. Nei Paesi in cui la percentuale complessiva di ragazze rifugiate iscritte alla scuola secondaria era già inferiore al 10%, tutte le ragazze sono a rischio di abbandonare gli studi per sempre, una previsione agghiacciante che avrebbe un impatto sulle future generazioni.
Adattarsi alle limitazioni imposte dal COVID-19 è stato duro, specialmente per l’85% dei rifugiati di tutto il mondo che vive nei Paesi in via di sviluppo o in quelli meno sviluppati. Telefoni cellulari, tablet, laptop, connettività, e perfino apparecchi radio spesso non sono immediatamente disponibili presso le comunità di sfollati. L’UNHCR, i governi, e i partner stanno lavorando instancabilmente per risolvere le criticità essenziali e assicurare continuità all’istruzione dei rifugiati durante la pandemia, sfruttando programmi di didattica a distanza, televisione e radio, e assicurando sostegno a insegnanti e assistenti per relazionarsi con gli studenti nel rispetto delle linee guida sanitarie.Il rapporto si appella a governi, settore privato, società civile e altri attori chiave affinché uniscano le forze per trovare soluzioni che rafforzino i sistemi educativi nazionali, creino collegamenti a percorsi didattici che consentano di conseguire un’istruzione qualificata e assicurino e tutelino finanziamenti dedicati. In assenza di tali interventi, avverte il rapporto, il rischio è quello di perdere una generazione di bambini rifugiati privati dell’istruzione.I rischi per l’istruzione dei rifugiati non si limitano a quelli causati dal COVID-19. Gli attacchi perpetrati ai danni delle scuole costituiscono una triste realtà in aumento. Il rapporto dedica particolare attenzione alla regione africana del Sahel, dove le violenze hanno costretto alla chiusura di oltre 2.500 scuole danneggiando i percorsi didattici di 350.000 studenti.

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Migranti minorenni

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Oltre 200.000 minori stranieri non accompagnati, in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze, hanno chiesto asilo in Europa negli ultimi cinque anni, ma è probabile che il numero di bambini e ragazzi arrivati sia molto più alto, molti tra loro, infatti, sono costretti a un’esistenza nell’ombra in Europa, a rischio di sfruttamento e abuso. Lo afferma il nuovo rapporto “Protection Beyond Reach” di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, diffuso oggi a cinque anni dal giorno in cui il piccolo Alan Kurdi perse la vita in un naufragio di fronte alla costa turca nel tentativo di raggiungere la salvezza in Europa. Da allora, più di 700 minori, neonati compresi, hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee[1], durante pericolosi viaggi via mare.Mentre ad alcuni minori sono state garantite sicurezza e protezione, molti altri incontrano ostacoli nell’ottenere lo status di rifugiato, o comunque la tutela prevista per la loro minore età, vivono nella paura costante di essere espulsi o detenuti e si vedono negare la possibilità di ricongiungersi con i membri della famiglia che vivono altrove in Europa, segnala con preoccupazione il rapporto. I bambini e gli adolescenti che viaggiano da soli o con la loro famiglia, hanno diritti e bisogni specifici e devono essere garantite loro innanzitutto sicurezza e protezione. Al contrario, nonostante alcuni importanti passi avanti come l’adozione da parte dell’Italia della “Legge Zampa” (L. 47/2017) sulla protezione e l’accoglienza dei minori non accompagnati, l’UE e gli Stati membri hanno risposto con misure sempre più restrittive e pericolose, afferma l’Organizzazione.In Italia si segnala che l’attuale incremento di arrivi via mare a Lampedusa vede coinvolti anche molti minori non accompagnati, 2.168 dall’inizio dell’anno al 31 agosto, e nuclei familiari con bambini, sui quali il gravissimo sovraffollamento dell’hotspot e il prolungarsi dei tempi di trasferimento verso centri di accoglienza idonei a ospitarli, rischia di avere un impatto fortemente negativo. Save the Children è presente sull’isola con un team di operatori per la protezione dei minori. “Auspichiamo che la condizione delle persone più fragili, dei bambini, dei minori soli, delle donne vittime di violenze e di tutti coloro che giungono in Italia spesso dopo situazioni di grave sofferenza vissute durante il viaggio e, in molti casi nei centri di detenzione in Libia, sia al centro dell’incontro di oggi tra le autorità locali e il Governo. E’ necessario velocizzare le procedure di trasferimento, assicurando che ai minori non accompagnati vengano riconosciuti tutti i fondamentali diritti sanciti dalla Legge Zampa, a partire da un’accoglienza immediata degna di questo nome, l’assistenza sanitaria e la nomina di un tutore” ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.
Altrettanta attenzione merita la situazione dei minori presso un confine lontano dai riflettori, quello tra Italia e Francia, in particolare nell’area di Ventimiglia, dove al momento minori accompagnati e nuclei familiari, a fronte della chiusura del campo Roja, risultano, al pari degli altri migranti e richiedenti asilo, privi di accoglienza e rischiano di finire nelle mani dei trafficanti allo scopo di varcare il confine verso la Francia. Notizie preoccupanti arrivano anche dalla rotta balcanica.

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Contratti collettivi di lavoro e nuovi scenari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

L’emergenza sanitaria ha cambiato il nostro modo di lavorare. Un mutamento così radicale e repentino deve ora trovare riscontro nelle regole che disciplinano i rapporti di lavoro, a partire dai settori più coinvolti in questa inaspettata rivoluzione. Per questo Noi di Soggetto Giuridico crediamo sia indispensabile rivedere i contratti collettivi alla luce delle nuove modalità di svolgimento delle mansioni lavorative emerse durante la crisi coronavirus. Da sempre il diritto si adegua alle novità fattuali che emergono con l’evolversi della società e la comparsa di nuovi fenomeni. Nel corso dell’ultima crisi, la distanza tra quadro legislativo e realtà si è improvvisamente dilatata a causa del cambiamento accelerato imposto dall’emergenza. Spetta adesso al legislatore e alle parti sociali impegnarsi per colmare questo divario, affinché diritti, doveri e tutele dei lavoratori rispecchino al meglio il nuovo scenario.In tale processo, sarà fondamentale dedicare particolare attenzione alle categorie che rischiano di pagare il prezzo più alto di questa veloce rivoluzione. Per le donne, ad esempio, il lavoro da casa si è rivelato più pesante rispetto agli uomini, considerato anche il maggior numero di mansioni domestiche che sono solite svolgere. Una persona su tre, inoltre, non possiede strumenti informatici adeguati per lo smart working. Queste e altre implicazioni delle nuove modalità di lavoro dovranno essere oggetto di un’attenta riflessione per riuscire a tutelare tutte le categorie e in special modo quelle più vulnerabili.

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Sudan: gravi inondazioni devastano le comunità sfollate e quelle di accoglienza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

Migliaia di persone tra sfollati interni, rifugiati e comunità di accoglienza sono state colpite dalle forti piogge stagionali in Sudan, che hanno causato inondazioni improvvise e spinto i fiumi a straripare, tra cui il Nilo nella capitale Khartoum e nella città gemella Omdurman.Le condizioni igienico-sanitarie sono drasticamente peggiorate a causa degli allagamenti delle latrine e delle contaminazioni dei canali di approvvigionamento idrico che hanno impedito alle persone di praticare le necessarie misure di prevenzione del COVID-19, come il frequente lavaggio delle mani. Alcune strutture sanitarie sono state danneggiate al punto da comprometterne le capacità di curare i pazienti, nel caso dovessero aumentare i casi di trasmissione di COVID-19 o di altri virus e malattie. Si stima che, in totale, abbiano subito danni 125.000 rifugiati e sfollati interni, in particolare nelle regioni del Sudan orientale, Nilo Bianco, Darfur e a Khartoum. Molti di loro hanno urgente bisogno di alloggio e di altri aiuti di emergenza. Le piogge sono state particolarmente abbondanti nel Darfur Settentrionale, dove circa 35.000 sfollati interni, residenti e rifugiati necessitano di assistenza, 15 persone hanno perso la vita e altre 23 risultano disperse.I danni alle infrastrutture sono stati devastanti. La strade sono state ricoperte da grandi quantità di fango che ostacola la circolazione del traffico, rendendo estremamente difficile, se non impossibile, consegnare gli aiuti umanitari ad alcune comunità, specialmente nel Blu Nilo, dove le agenzie umanitarie internazionali non riescono a raggiungere circa 5.700 persone bisognose di assistenza. L’UNHCR e i partner, in collaborazione col Governo del Sudan, stanno assicurando aiuti di emergenza alle popolazioni colpite nel Nilo Bianco, tra cui teli impermeabili a beneficio di 3.500 rifugiati nel campo di Al Jameya e di altri 65.000 sfollati e membri delle comunità di accoglienza. Per attenuare gli effetti degli allagamenti nel campo, l’UNHCR, in partenariato con comunità di accoglienza e rifugiati, ha pulito i canali di drenaggio con un trattore per ripristinare il flusso dell’acqua.Ulteriore assistenza d’emergenza sarà fornita alle comunità di Darfur Orientale, Khartoum, Kordofan Meridionale e Sudan orientale nei giorni e nelle settimane a venire.Anche prima che si verificassero le inondazioni, il livello dei finanziamenti era lontano da quello richiesto per assicurare alle persone l’assistenza di cui hanno bisogno. Quest’anno, l’UNHCR ha ricevuto solo il 38% dei 274,9 milioni di dollari necessari per le proprie operazioni in Sudan, ed esorta la comunità internazionale a contribuire con ulteriori finanziamenti per assicurare assistenza umanitaria alle comunità sfollate.

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Lavoro: disoccupazione al 9,7%

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Sono appena stati diffusi i dati Istat sul tasso di disoccupazione, che nel mese di luglio sale al 9,7%. Il dato è in aumento del +0,5% rispetto al mese scorso e del +0,1% rispetto a luglio 2019. I disoccupati aumentano del 5,8%. La situazione appare ancora più grave se si considera che la disoccupazione giovanile raggiunge quota 31,1%, con un incremento del +3,2% su base annua.Si tratta dell’ennesima rilevazione negativa di queste settimane, che va ad aggiungersi ai drammatici dati sul PIL pubblicati ieri dall’Istituto di Statistica.Gli andamenti riscontrati in questi mesi descrivono una condizione di grave sofferenza in cui versa la nostra economia, a cui è necessario rispondere con rapidità e determinazione.La crisi determinata dalla pandemia configura un grave scenario di ingiustizia sociale, ripercuotendosi in misura maggiore sulle famiglie meno abbienti, deve essere affrontata con provvedimenti efficaci. A tale proposito, oltre ad investire in ricerca, innovazione e sviluppo, è più che mai urgente concretizzare in tempi brevi tutti i progetti e le iniziative già finanziati e che tuttavia non sono ancora operativi. A ciò si aggiunge la necessità di ristrutturare l’intero sistema economico dando nuovo slancio all’occupazione, contrastando le disuguaglianze, ricostruendo un sistema sanitario pubblico, universalistico e inclusivo e definendo politiche redistributive.

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Prezzi: Istat, agosto -0,5%

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Secondo i dati provvisori di agosto resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,5%, mentre il carrello scende da +1,2% di luglio a +1,1%. “Bene. Una buona notizia. Visto che la spesa delle famiglie residenti, stando ai dati di oggi, è precipitata dell’11,3% su base congiunturale e del 17,3% su base annua, la deflazione ne è l’inevitabile conseguenza. Anche se la causa è la grave crisi ed il fatto che il Covid abbia bruciato, secondo Confcommercio, 116 mld di consumi, gli effetti sono positivi, dato che la flessione dei prezzi è un’ancora di salvataggio per chi non arriva a fine mese e permette di contenere la caduta del potere d’acquisto delle famiglie determinata dalla riduzione del reddito disponibile. Insomma, non vanno confuse le ragioni della deflazione, negative, con le sue conseguenze, positive per i consumatori che vanno a fare la spesa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, la deflazione consente una riduzione della spesa annua complessiva di 203 euro, con un ribasso di 211 euro per i trasporti e di 145 euro per l’abitazione, anche se il carrello della spesa a +1,1% incide ancora sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano in rialzo di 110 euro, inferiore, però, a luglio quando la maggior spesa era pari a 117 euro su base annua” prosegue Dona.”Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il risparmio è di 191 euro, anche se il rialzo per le compere quotidiane è di 100 euro (era 106 a luglio), per una famiglia media la flessione dei prezzi si traduce in una diminuzione del costo della vita di 159 euro, anche se 83 euro in più vanno spesi per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona. Nel mese precedente, comunque, erano 88 euro in più” conclude Dona.

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Lavoro: Serracchiani, rivedere reddito di cittadinanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

“Non c’è contrarietà a uno strumento di lotta alla povertà ma le politiche attive del lavoro sono un’altra cosa e vanno riviste”. Lo ha detto oggi a Trieste la presidente della commissione Lavoro alla Camera Debora Serracchiani, nel corso di un incontro pubblico.
“Dobbiamo fare un intervento profondo sulle politiche attive del lavoro – ha spiegato l’esponente dem – attraverso la formazione, la riqualificazione professionale, un contatto più forte e indirizzato con l’università per andare incontro a richieste del mondo del lavoro. Andranno fatti degli esami individuali per ogni singolo bisogno del lavoratore e per farlo occorre un rapporto diretto che ora non c’è”.
Per Serracchiani “bisognerà riqualificare numeri grandissimi di lavoratori, di interi settori anche molto strutturati. Quello che è stato fatto fin qui rispondeva a criteri di emergenza che non possono più bastare”.

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