Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘sciopero’

Scuola: Insicuri a scuola. Sicuri nella lotta. Il 24 e 25 settembre sciopero!

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

13000 positivi tra docenti e ATA, questi i dati che emergono dai test effettuati sul personale della scuola a quattro giorni dalla riapertura. Tutti lavoratori che non potranno essere sostituiti, perché le immissioni in ruolo flop del ministro Azzolina (solo 25.000 sulle 80.000 previste) e il mancato incremento del personale Ata lasceranno centinaia di scuole scoperte.24 e 25 settembre sciopero di due giorni, per dire no ad un concorso selettivo che non si potrà svolgere, sì all’immissione in ruolo immediata per chi ha 36 mesi di servizio, 50000 unità di personale ATA in più e full time per i 4000 ex LSU assunti part time. Insicuri a scuola, sicuri nella lotta. Il 24 e 25 settembre sciopero scuola per investimenti veri nella scuola pubblica statale.

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Il 25 settembre sciopero dei trasporti locali del Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

USB ha proclamato proclamato lo sciopero dei trasporti locali a Roma e nel Lazio per venerdì 25 settembre, astensione che si aggiunge allo sciopero nazionale della scuola già proclamato da tempo per il 24 e 25 settembre. L’agitazione, formalmente di 24 ore, avrà inizio alle ore 10 per favorire la partecipazione alle proteste da parte di insegnanti e studenti (che il 25 saranno sotto il MIUR in viale Trastevere).USB Trasporti di Roma e Lazio aveva già fatto ricorso al TAR contro l’ordinanza regionale che ad aprile permetteva l’affluenza al 60%. Ed eravamo in una fase nella quale l’utilizzo dei mezzi pubblici era fortemente diradato. Ora che i mezzi sono destinati ad essere presi d’assalto, con la riapertura delle scuole, invece di procedere al potenziamento del servizio si utilizza il giochino di alzare la soglia all’80% (come recita il provvedimento ministeriale) per rendere legale quello che fino ad oggi legale non è. A rischio c’è non solo la salute degli autisti ma anche quella di migliaia di utenti, ai quali poi a scuola verranno prescritte norme diverse sul distanziamento in aula. Provvedimenti contraddittori che rendono senza senso le stesse precauzioni adottate e che sono destinati a favorire una diffusione molto forte dei contagi.
Scuola e trasporti sono oggi accomunati da una identica necessità: tornare ad essere considerati servizi primari per la popolazione sui quali investire, non risparmiare, perché indispensabili alla salvaguardia della salute dei cittadini.Tanto i trasporti quanto la scuola pubblica vengono invece da decenni di tagli che hanno influito sia sul personale che sulle infrastrutture ed i mezzi. Per affrontare questa crisi non c’è alternativa: bisogna assumere, migliorare ed aumentare le strutture e potenziare il servizio.Lo sciopero è la nostra arma migliore perché i fondi a disposizione vengano spesi lì dove servono.

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Sciopero infermieri

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Milano 4 luglio 2020. Tutti in piazza, gli uomini e le donne che hanno difeso la nostra vita contro il covid-19, metteranno in atto una sorta di “flash mob dei flash mob”: ad organizzarlo, con l’energia di sempre, i professionisti del Nursing Up che, assieme a colleghi provenienti da tutte le Regioni, porteranno nelle strade le istanze legittime di chi ha rischiato la propria vita con professionalità, ed umanità da vendere, dimostrando ancora una volta che sotto quel camice batte un cuore forte e generoso.
«Ci avviciniamo ad una data importante nel nostro percorso di lotte per la rivendicazione della nostra valorizzazione di professionisti esemplari, dice De Palma. Ma in questo momento il nemico peggiore che non abbiamo ancora sconfitto è rappresentato dall’indifferenza di una classe politica che ignora sistematicamente le richieste degli infermieri, che ci nega quell’aumento di stipendio che meritiamo da tempo, che non si prodiga nel qualificare con un nuovo percorso giuridico-contrattuale la nostra figura lavorativa. E allora, continua De Palma, mi rivolgo a tutte le associazioni, a tutti i movimenti, a tutte le organizzazioni di infermieri, a tutti i singoli colleghi. Il 4 luglio non sarà solo la manifestazione del Nursing Up, ma la giornata degli infermieri italiani che a voce alta invocano di essere ascoltati e finalmente, si spera, instradati verso i tanti attesi cambiamenti che non possono rimanere solo un urlo nel silenzio. Il 4 luglio, chiosa De Palma, sia l’inizio di una nuova era, l’era di quelli che credono in una professione straordinaria, anche se ingabbiata in un sistema sanitario che, come in un vicolo cieco, non ci consente vie di uscita se non la lotta dura».

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Sanità privata, il 2 luglio sciopero e manifestazione a Montecitorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

La pandemia in corso che in Italia ha sterminato oltre 32.000 cittadini e nel corso della quale 25.000 operatori sanitari sono stati contagiati, ha confermate alcune cose chiare sul nostro sistema sanitario che l’Unione Sindacale di Base dice da tempo e che devono costituire la base di discussione per la costruzione di un nuovo Sistema Sanitario Nazionale.
La Sanità non sarà mai pubblica e universale se di mezzo ci sono gli immensi profitti dei privati che con i soldi pubblici lucrano sulla salute delle persone e di lavoratori e lavoratrici. Gli stessi imprenditori che oggi sventolano nel rinnovo del contratto ARIS AIOP aumenti salariali, omettendo che metà dell’intero importo economico del contratto verrà pagato dalle Regioni con soldi pubblici.
Mentre contavamo i morti da Covid-19 in pieno picco di contagio, tutti prospettavano una riforma totale del sistema sanitario incentivando il servizio pubblico, ma oggi i soliti sostenitori del privato, con il calo dei numeri nei bollettini giornalieri, scoprono le carte progettando cospicue erogazioni economiche proprio agli imprenditori della Sanità Privata, giustificandoli persino con i 13 anni di mancato aumento salariale e nascondendo gli enormi profitti fatti sulle spalle di lavoratori e lavoratrici oltre che dei pazienti.
La USB su questi temi avvia una straordinaria mobilitazione di tutti i lavoratori della Sanità Pubblica, della Sanità Privata e del Terzo Settore che afferisce alla Sanità, aprendo così una stagione di rivendicazioni, come inizio di un percorso che porti al Contratto Unico della Sanità e dei Servizi Socio-Assistenziali in modo che a questi lavoratori sia garantito il principio secondo cui a uguale lavoro corrispondano uguale salario e gli stessi diritti.
IL 2 LUGLIO ORE 10 IN PIAZZA MONTECITORIO PER:
– Applicazione del contratto pubblico per tutti i lavoratori e lavoratrici della Sanità Privata, in concessione, in convenzione e negli appalti delle strutture pubbliche
– Garanzia e rispetto delle normative per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro
– Bonus Covid per tutti gli Operatori della Sanità Pubblica e Privata e del Terzo settore. (Unione Sindacale di Base – Sanità Privata)

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Giovedì 18 giugno sciopero nazionale di 4 ore del Trasporto Pubblico Locale

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

Mentre il governo continua ad emanare misure di sostegno per le aziende, alle quali viene erogato il 100% dei corrispettivi previsti per il servizio dell’anno in corso (art. 92 c. 4-bis DL Cura Italia) e un fondo di 500 milioni per il risarcimento dei mancati introiti (art. 200 DL Rilancio), le società esercenti Trasporto Pubblico locale continuano l’ingiustificabile ricorso al Fondo Bilaterale di Solidarietà, sottoscrivendo accordi con Cgil Cisl Uil che sottraggono risorse utili per la garanzia dei livelli occupazionali e aggrediscono i salariali degli addetti al settore ridotti del 50% circa.In una fase così delicata per il Paese, mentre tutti i lavoratori dei servizi pubblici essenziali hanno continuato senza sosta a garantire la propria prestazione lavorativa anche a fronte della pandemia e di misure di prevenzione del contagio decisamente inadeguate, nessuna misura del governo è stata varata a sostegno dei lavoratori. Ai quali, nella stragrande maggioranza dei casi, non viene neanche anticipata la quota degli ammortizzatori sociali. In alcune regioni, dopo 5 settimane di attivazione del fondo bilaterale, si è è passati a un’estensione di ulteriori 9 settimane; con questo meccanismo le aziende continuano a far “cassa” esercendo il minimo del servizio, non retribuendo i lavoratori lasciati a casa e incassando sia i corrispettivi che i fondi di sostegno.A fronte di tutto ciò, governo e associazioni datoriali di settore non hanno messo in campo alcuna iniziativa reale per la tutela e la sicurezza dei lavoratori e della collettività nel merito del contenimento del contagio Covid-19 nella cosiddetta, fase 2; le vetture, che inizialmente dovevano limitare l’ingresso a poco più di una decina di utenti, hanno prestano servizio completamente al di fuori da ogni canone di rispetto della distanza interpersonale, proprio a causa dell’eccesso taglio del servizio. Vale a dire vetture praticamente piene nelle ore di punta, in completa assenza di provvedimenti di prevenzione e controllo.In tale scenario forte è la preoccupazione di tutti gli operatori di esercizio in previsione della nuova organizzazione che subirà il settore in vista delle prossime scadenze di riapertura generalizzata delle attività e in particolare dei servizi scolastici.Ancora una volta, abbiamo assistito allo sciacallaggio delle varie aziende private che gestiscono appalti e subappalti nel settore, che hanno scaricato tutte le problematiche economiche e organizzative sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini.Un dato che riporta in primo piano la necessità di una politica generale dei servizi pubblici essenziali tesa a ripristinare la gestione diretta dell’ente pubblico, abbandonando l’affidamento ad aziende che mirano a pubblicizzare le perdite e privatizzare i profitti.È necessario che i lavoratori diano una forte risposta al governo al fine di rimettere al centro le problematiche reali del Paese: il diritto alla salute, alla sanità pubblica, alla sicurezza, al lavoro e al reddito.

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Giornalisti dell’Ansa in sciopero

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

“Dopo la decisione prospettata dall’azienda di un taglio dei budget al personale, per coprire i buchi di bilancio scaturiti a seguito dell’emergenza Coronavirus, i cronisti e la redazione dell’Ansa hanno deciso di reagire con due giorni di sciopero (da oggi, alle 7 della prossima domenica). In questa fase di emergenza sanitaria, economica e sociale il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti è stato fondamentale. Il loro ruolo è indispensabile e irrinunciabile. Non è pensabile né accettabile ritenere di scaricare costi di gestione sulle spalle dei dipendenti, che, per raggiungere l’obiettivo, si sono adoperati, lavorando in smart working – spesso senza l’attrezzatura tecnologica necessaria- contrastando la diffusione di fake news e divulgando notizie e informazioni adeguandosi ai tempi e alle difficoltà. Rivolgo piena solidarietà ai cronisti, ai giornalisti e ai professionisti dell’ANSA, auspicando che venga loro riconosciuto il ruolo indispensabile e fondamentale della loro funzione e della funzione che l’informazione stessa ha nel nostro Paese, ancor di più in questa fase”. Così in una nota la consigliera regionale Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti. (n.r. Abbiamo ricevuto numerose e-mail di solidarietà a partire dalla sindaca di Roma agli esponenti di ogni parte politica e ci associamo, convintamente, consapevoli del grosso disagio di una categoria di lavoratori che, con molta probabilità, avrà un futuro non certo facile e non ci voleva proprio una crisi come questa per aggravarne la situazione. E’ un discorso, purtroppo, che vale per molte altre testate di quotidiani e periodici.)

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Scuola: Sciopero, l’Aran pretende un limite d’ore annuo per ogni classe

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Anief: non se ne parla. Si fa sempre più buio sulla nuova regolamentazione dei servizi minimi essenziali da garantire nel nuovo comparto Istruzione e Ricerca durante gli scioperi: a distanza di un mese dall’ultimo incontro, i sindacati sono tornati a confrontarsi e hanno trovato sul tavolo una nuova bozza di pre-intesa praticamene irricevibile. L’amministrazione pubblica, infatti, vorrebbe predefinire un determinato numero di ore e giorni di sciopero l’anno, da computare però non sul singolo lavoratore, ma su ogni singola classe: il problema è che una volta superata quella soglia, tale divieto scatterebbe per tutti i docenti che insegnano in quella classe, anche per quelli che non hanno mai aderito allo sciopero. Poi, rimangono in piedi diverse altre novità “a perdere”.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, l’idea proposta non può nemmeno essere presa in considerazione: “Come si fa a proporre un definito numero di ore di sciopero svolto all’interno della singola classe, da trasformare in giorni, con un tetto oltre il quale nessun lavoratore di quella classe potrebbe più aderire ad azioni di sciopero, neanche se non l’ha mai fatto nel corso dell’anno? In questo modo, in un colpo solo si comprime il diritto individuale a dare l’assenso ad azioni di sciopero che si ritengono corrette, e si lede anche il diritto dei sindacati a indire azioni di sciopero nell’intero anno, così violando non solo la Costituzione italiana, ma anche la normativa UE sui diritti sindacali”.Sono diverse le novità che la pubblica amministrazione vorrebbe imporre sulla regolamentazione dei servizi minimi in occasione dello sciopero nel comparto Istruzione e Ricerca: novità che nessun sindacato potrà mai accettare.Fa scalpore la richiesta proposta presso l’Aran di ridefinire il concetto di servizi minimi essenziali da garantire in caso di sciopero andando a porre dei limiti numerici legati al gruppo-classe in cui si insegna. Non si comprendono neanche le basi logiche della richiesta di introdurre anche per il personale docente l’onere di vigilanza agli alunni per tutto il tempo scuola (quindi non più solo durante il servizio di refezione), da garantire sempre in caso di sciopero. Una funzione, quella della mera vigilanza, peraltro, del tutto inesistente nel contratto collettivo nazionale di lavoro dei docenti. Permane anche la volontà di volere privare le Rsu interne agli istituti della possibilità di partecipare agli accordi per regolamentare, per la singola scuola, il numero dei lavoratori interessati e i criteri di individuazione degli stessi per garantire i servizi minimi essenziali in caso di sciopero (il “protocollo d’intesa” riguarderebbe, oltre il capo d’Istituto, le sole organizzazioni rappresentative). Inaccettabile appare la pretesa di non voler chiarire che il dipendente non può mai essere obbligato ad anticipare la propria intenzione sullo sciopero, per non parlare dell’ulteriore novità, anche questa poco comprensibile, di comunicare alle famiglie, tramite il dirigente scolastico, le percentuali di rappresentatività alle elezioni RSU del sindacato promotore dell’azione di sciopero e i numero relativi alle adesioni ai passati scioperi degli ultimi 2 anni scolastici.

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Universo scuola: Adesione agli scioperi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

(novembre) – Nell’ultimo anno sono stati proclamati 12 scioperi nella scuola, quasi sempre per iniziativa di piccole sigle sindacali: l’adesione è stata tra lo 0,50% e l’1,62%. Eppure ogni volta moltissime classi sono rimaste chiuse, con tanti alunni a casa e il personale scolastico che non ha aderito allo sciopero e che non può svolgere la normale attività. Si possono stimare – come emerge dal dossier di Tuttoscuola – in due milioni e mezzo le ore di lezione perse negli ultimi 12 mesi dagli studenti, e in oltre 60 milioni di euro il relativo costo per lo Stato. Tutto si deve a un accordo allegato al contratto nazionale di vent’anni fa, che ha previsto la “comunicazione volontaria circa l’adesione allo sciopero…”. In mancanza di dati certi sull’adesione allo sciopero, i dirigenti scolastici comunicano alle famiglie che il servizio non viene garantito. E molte famiglie, pur con grave disagio, non mandano i figli a scuola. Il tutto da vent’anni, e il più delle volte per iniziativa di piccoli sindacati con pochissimi iscritti.
(settembre) – Nel corso del 2017 tre Regioni del Nord, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (le prime due dopo un referendum), presentarono al governo, allora presieduto da Paolo Gentiloni, un testo di norme volte a ottenere l’autonomia differenziata regionale in un consistente numero di materie. Tra le materie indicate compariva tra l’altro anche l’organizzazione del servizio scolastico con riferimento alla gestione degli organici, con possibilità per la Regione di integrarli con altro personale a spese proprie, e maggiori competenze in campo programmatorio. Con l’avvento del governo giallo-verde (giugno 2018) l’autonomia regionale fu inserita nel ‘contratto’, ma il M5S ne frenò il perfezionamento legislativo anche a seguito delle forti resistenze e proteste dei suoi parlamentari e ministri rappresentanti delle Regioni del Sud. Sempre ferma l’opposizione dei sindacati. La situazione è rimasta sostanzialmente invariata anche dopo l’entrata in carica del nuovo governo giallo-rosso (settembre 2019). La cultura dell’immissione in ruolo ope legis contro il dettato costituzionale che richiede il concorso per accedere ai posti pubblici ha fatto prima di Natale una vittima illustre: il sottosegretario all’istruzione on. Lucia Azzolina.
La sua colpa è l’aver difeso nel decreto scuola salva-precari (DL 126) la via del reclutamento attraverso concorsi ordinari e straordinari, anziché l’immissione diretta in ruolo dei precari storici carichi di servizio. Su Facebook alcuni precari esagitati l’hanno pesantemente attaccata, con ingiurie, minacce e auguri di morte. Da questi docenti che siedono in cattedra con un ruolo che dovrebbe essere anche educativo, si sono dissociati altri precari che, pur dissentendo nel merito della nuova norma, non hanno condiviso il clima d’odio di quei messaggi. Numerosi gli attestati di solidarietà nei confronti del sottosegretario, a cui in modo incondizionato si aggiunge anche quello della redazione di Tuttoscuola. A volte si può dissentire nel merito di alcune proposte, ma è inaccettabile si vada oltre la critica, passando agli insulti – talvolta anche odiosamente sessisti – e alle minacce di morte. Ed è preoccupante che ad oltrepassare il limite siano anche coloro che dovrebbero guidare le giovani generazioni alla convivenza democratica. Non sono nemmeno immuni da responsabilità esponenti del mondo sindacale e politico che hanno illuso molti precari, sostenendo un loro presunto diritto alla stabilizzazione senza se e senza ma. Nel corso della conferenza stampa di fine anno, il premier Giuseppe Conte ha dato l’annuncio: il nuovo ministro dell’Istruzione sarà Lucia Azzolina. Lucia Azzolina è laureata in filosofia e in giurisprudenza, Specializzazione all’insegnamento di storia e filosofia, prossima vincitrice concorso DS, Abilitazione all’insegnamento con gli studenti disabili; Insegnante di scuola secondaria superiore (Diritto). Sottosegretario al MIUR con il ministro Fioramonti, Lucia Azzolina ha a suo favore il fatto di conoscere bene i dossier aperti al MIUR e quello di essere molto apprezzata all’interno del Movimento 5 Stelle. Tuttoscuola augura buon lavoro al nuovo Ministro. (fonte tuttoscuola)

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Informazione: “se governo non manterrà impegni possibile sciopero generale”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

“L’informazione riparta dal lavoro. E dall’uso corretto e responsabile delle parole”. Così scrive il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso in un editoriale pubblicato sul sito di Articolo21. “Nessuno deve farsi illusioni: gli interventi previsti dal governo nella manovra di bilancio per il 2020 sono soltanto pannicelli caldi. Mancano misure strutturali per dare stabilità al sistema e porre le basi di un rilancio ineludibile. Aver finanziato altri prepensionamenti senza affrontare il tema del contrasto al precariato e della cancellazione dall’ordinamento di una vergogna chiamata “collaborazioni coordinate e continuative” finirà per aggravare la situazione dell’Inpgi e ampliare l’area del lavoro irregolare. Certo, rispetto alla prima stesura la norma è stata resa meno devastante, accogliendo alcuni dei rilievi della FNSI (e di questo va dato atto al sottosegretario all’editoria, Andrea Martella), ma a questo punto serve un cambio di passo”.
“Già alla ripresa di gennaio – scrive Lorusso – è necessario che il governo mantenga gli impegni assunti e attivi i tavoli per il lavoro e per la messa in sicurezza dell’Istituto di previdenza, a partire dall’allargamento della platea degli iscritti. In mancanza di risposte convincenti, la FNSI metterà in atto gli strumenti di lotta – già approvati dai propri organismi – fino allo sciopero generale”. “Sarà necessario uno sforzo di responsabilità collettiva anche sul piano della qualità e delle credibilità dell’informazione” conclude Lorusso. “Il giornalismo deve favorire l’uso corretto e responsabile delle parole. Anche per questo, la FNSI sarà ad Assisi, il 24 e 25 gennaio prossimi, per partecipare insieme con Articolo 21 ed altre associazioni, alle iniziative per contrastare il linguaggio dell’odio”.

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ArcelorMittal conferma: lasciamo l’Italia. Il 29 sciopero generale

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

L’incontro con la direzione di ArcelorMittal Italia che si è tenuto ieri presso il Ministero dello Sviluppo Economico ha definitivamente chiuso ogni polemica sulla questione dello scudo penale. La dottoressa Morselli ha, dopo due ore di confronto, dichiarato che la decisione di lasciare l’Italia è stata presa in via definitiva, invitando tutti a non perdere tempo cercando di far cambiare idea all’azienda perché ciò non è possibile, lasciando così sbigottiti i vertici di CGIL CISL UIL che avevano più volte dato disponibilità a rivedere, in peggio, l’accordo sottoscritto in sede ministeriale.Le ragioni di tale scelta, quelle dichiarate, sarebbero legate al fatto che le condizioni dello stabilimento di Taranto non corrisponderebbero a quelle prospettate da governo e commissari. Lo stato delle acciaierie, per quanto attiene alla sicurezza ed alle emissioni nocive, è, per dichiarazione esplicita della Morselli, fuori da ogni legalità, ovvero, sempre testuali parole, si lavora in condizioni criminali. Altro punto che avrebbe condotto la multinazionale a recedere dal gruppo ex Ilva sarebbe la venuta meno dello scudo penale. Tuttavia oltre a queste risicate dichiarazioni formali la Morselli si è rifiutata di rispondere nel merito alle tante osservazioni sulle mille contraddizioni nel comportamento della multinazionale. La verità è che la scelta di Arcelormittal si fonda su logiche e strategie internazionali, l’investimento italiano è solo uno dei tanti, assolutamente sacrificabile, anche considerando l’alto costo per l’efficientamento dello stabilimento. Ora serve un piano B. Abbiamo chiesto al governo di convocare con urgenza il tavolo di crisi a Palazzo Chigi. Occorre programmare un intervento pubblico direttamente nella proprietà dell’ex Ilva.L’obbiettivo è la programmazione della chiusura delle fonti inquinanti, le bonifiche e un piano straordinario per la riconversione dello stabilimento, per garantire occupazione, salari e reddito per i dipendenti ArcelorMittal, per quelli in cassa integrazione nel bacino di Ilva in AS e per tutti quelli degli appalti. Se necessario anche entrando in rottura con i divieti dell’Unione Europea. Senza una nuova politica industriale fondata sull’intervento diretto dello stato in economia l’Italia continuerà ad essere ostaggio dei tanti, piccoli e grandi, profittatori e il suo patrimonio industriale continuerà a perdere spessore e ruolo nella divisione internazionale del lavoro. Un processo di impoverimento che infine scarica tutto sulle lavoratrici ed i lavoratori. Povero quel paese che ha pregato, inutilmente, ArcelorMittal di restare. Ai tanti lavoratori che hanno conosciuto il vero volto della multinazionale, non mancherà affatto.
Il prossimo 29 novembre USB ha proclamato lo sciopero generale con manifestazione nazionale a Taranto . Occorre liberare la città dai veleni dell’acciaieria.

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15 novembre sciopero generale Vigili del Fuoco

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

“Cgil, Cisl e Uil dei Vigili del Fuoco hanno indetto lo sciopero generale della categoria per venerdì 15 Novembre e organizzato, per la mattinata della stessa giornata, una manifestazione nazionale a Roma presso Piazza Montecitorio e presidi presso tutte le Prefetture del Paese”. A comunicarlo sono Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Uil Pa Vvf, aggiungendo che: “Le iniziative messe in campo sono scaturite dalla vertenza unitaria dello scorso mese di giugno con cui abbiamo rappresentato ai Governi le problematiche che coinvolgono i Vigili del fuoco e il servizio da assicurare alla cittadinanza”. In particolare, fanno sapere i sindacati, “abbiamo richiesto: una valorizzazione effettiva dal punto di vista retributivo e previdenziale del lavoro, unico ed insostituibile, dei Vigili del Fuoco; una maggior tutela e garanzia degli infortuni e delle malattie professionali tipiche del lavoro dei Vigili del Fuoco; un riconoscimento reale della specificità e dell’alta professionalità dei Vigili del Fuoco; risorse adeguate per il rinnovo del contratto di lavoro; potenziamento degli organici del Corpo Nazionale finalizzato a diffondere il servizio sul territorio e a tutela della sicurezza dei Vigili del Fuoco”.Per Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Uil Pa Vvf, “poiché dette risposte non trovano il giusto riscontro nella legge di bilancio in discussione in Parlamento, siamo costretti a far sentire il grido di dolore dei Vigili del Fuoco a tutti i cittadini e a tutti i rappresentati del popolo in Parlamento”, concludono.

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Sciopero generale dei benzinai il 6 e il 7 novembre prossimi

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

L’agitazione inizierà alle ore 7.00 del 6 novembre e terminerà alle ore 7.00 dell’ 8 novembre. La decisione riguarderà gli impianti sia di strade sia di autostrade, compresi i self service: gli oneri del fenomeno dell’illegalità vengono pagati soltanto dai gestori mentre Governo, petrolieri e retisti incassano tutti i benefici. “Nonostante il grido d’allarme sia stato lanciato più volte negli ultimi anni, il settore della distribuzione dei carburanti è stato completamente abbandonato a se stesso e si è quindi assistito alla progressiva diffusione di varie forme di illegalità: sia sotto l’aspetto fiscale, in termini di evasione Iva e accise, sia contrattuale. Noi gestori non possiamo più tollerare questo atteggiamento che accolla sulle nostre spalle tutti gli oneri senza nessuna tutela.” Queste le principali motivazioni che portano anche la FAIB (Federazione Italiana Autonoma Benzinai) Confesercenti – assieme alle altre organizzazioni di categoria Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio – a proclamare per mercoledì 6 e giovedì 7 novembre prossimi due giornate di sciopero nazionale di gestori sia sulla rete ordinaria che sulla rete autostradale, self service compresi.
“Denunciamo la complicità in questo atteggiamento di tutti gli altri attori della filiera – così Franco Giberti, presidente di FAIB Confesercenti Modena – A questo si somma la ritrosia delle compagnie petrolifere e dei retisti privati che non rinnovano gli accordi scaduti oramai da anni, non riconoscendo l’adeguamento dei margini in modo congruo da consentire alle gestioni di poter sopravvivere e far fronte ai maggiori costi di gestione”.
Secondo stime accreditate, quanto prudenti, il fenomeno dell’illegalità nella distribuzione dei carburanti, figlia delle liberalizzazioni selvagge e della conseguente destrutturazione del mercato, interessa una quota che si aggira intorno al 15% su un totale di 30 miliardi di litri erogati. La quantità di denaro sottratta alla collettività, incassata da criminali più o meno organizzati, è incommensurabile, con ricadute sia sulla qualità dei prodotti immessi nei serbatoi di automobilisti ignari, sia sulla concorrenza.

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12 novembre: sciopero del personale scolastico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Confermata la mobilitazione tra meno di un mese, il prossimo 12 novembre. Nel mirino del sindacato il decreto Salva-Precari e la Legge di Bilancio, migliorabili e da migliorare. Il leader del giovane sindacato a Italia Stampa: “I parlamentari ascoltino chi vive sulla propria pelle ogni giorno la supplentite”
Sono due gli obiettivi nel mirino dello sciopero del prossimo 12 novembre proclamato dal giovane sindacato Anief: il cosiddetto decreto Salva-Precari e la Legge di Bilancio, superare la stagione del precariato nella scuola italiana e ottenere compensi dignitosi, possibilmente in linea con quelli dei più avanzati paesi europei. I provvedimenti e le somme stanziate che si prospettano non risolvono il problema del precariato, anzi potrebbero anche renderlo più critico. Dare voce alla piazza e al personale della scuola non tutelato, tra poco meno di un mese, è la strada per iniziare a cambiare lo stato delle cose. Lo ribadisce anche il leader di Anief, Marcello Pacifico, nel corso di un’intervista a Italia Stampa.“Confermiamo questo sciopero del 12 novembre – osserva il professor Pacifico – per poter cambiare le cose attraverso i numeri dell’adesione, attraverso il sit-in, dando voce a tutti i precari esclusi dal decreto che dovrebbe salvarli. Sarà un modo per dare la possibilità ai nostri parlamentari di confrontarsi e ascoltare chi vive, ogni giorno, sulla propria pelle, la supplentite nelle nostre classi”. L’altra sfida è aprire un dibattito sull’imminente Legge di Bilancio. “Visto che sta per essere presentata – sottolinea il presidente nazionale di Anief nell’ìntervista a Italia Stampa – lo sciopero sarà anche un momento opportuno per parlare di scuola in questo senso, per chiedere nuove risorse per il rinnovo del contratto, perché gli appena ottanta euro di aumento non piacciono a nessuno. Manifestando intendiamo modificare in meglio la Legge di Bilancio e il Salva-Precari, trasformandolo in Salva-Scuola”.

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Scuola, AFAM e Università: Anief proclama lo sciopero generale per il 12 novembre 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

Organizzato anche un sit-in nazionale a Roma, durante il dibattito parlamentare del Decreto “salva-precari bis” e del Disegno di Legge di Bilancio 2020. Si protesta per la mancanza di risorse per il rinnovo del contratto di tutto il personale docente, amministrativo e ata, e di politiche tese a valorizzarlo, per il livello record di precarietà raggiunto. Marcello Pacifico (Anief): “Serve un cambio di passo deciso già nei prossimi documenti di Bilancio, dopo la NADEF”Il sindacato chiama a incrociare le braccia e a manifestare tutto il personale docente precario deluso ed escluso dall’Intesa del 1° ottobre sul salva-precari bis, ma anche il personale ata e facente funzione Dsga escluso dalle nuove procedure di stabilizzazione del prossimo 1° gennaio, nonché quello dell’AFAM e dell’Università dove è stata messa ad esaurimento la figura del ricercatore. In stato di agitazione anche il personale di ruolo che dopo l’annuncio degli aumenti a tre cifre della primavera scorsa, nonostante il possibile avvio del tavolo per il rinnovo del contratto, ha letto con stupore le parole del ministro dell’Economia (Gualtieri) sul mancato finanziamento nella prossima legge di Bilancio dei 3 miliardi richiesti, invano, dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Fioramonti).Per l’occasione sarà elaborata e consegnata a tutti i gruppi parlamentari la piattaforma Anief per rilanciare lo status del personale della scuola, dell’università, dell’Afam e della ricerca da tradurre in proposte emendative in Parlamento durante l’iter di conversione del Decreto – Legge urgente di cui all’Intesa del 1° ottobre e del Disegno di Legge di Bilancio 2020-2022. Nei prossimi giorni, dopo le relative autorizzazioni da parte delle autorità competenti, sarà reso noto il luogo del sit-in / manifestazione nazionale. Marcello Pacifico (presidente Anief): “Abbiamo dato la nostra disponibilità a partecipare a tutti i tavoli tecnici per risolvere le questioni urgenti che riguardano il personale e le istituzioni scolastiche, universitarie, Afam e della ricerca. Ma se manca la volontà politica di trovare o stornare le risorse necessarie, pur coscienti della difficile manovra economica ereditata da questo governo, dobbiamo ricorrere alla protesta pacifica e legittima di chi non può più assistere in silenzio al lento declino della nostra società, perché come ci ha ricordato l’Unesco senza la valorizzazione del personale del settore dell’istruzione e della ricerca, con la precarietà si compromette il futuro delle nuove generazioni. Speriamo che la voce della Piazza sia ascoltata dai nostri parlamentari e dal governo. Il nostro sistema non può continuare a reggere sulla supplentite a spese della vita dei lavoratori. È arrivato il momento di prenderne atto.”

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Il 27 settembre è sciopero generale USB per il clima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

L’Unione Sindacale di Base, aderendo allo sciopero globale per il clima, ha proclamato lo sciopero nazionale generale di tutte le categorie ed invita i propri iscritti e tutti i lavoratori e le lavoratrici alla mobilitazione. Lo stato di emergenza nel quale il Pianeta Terra è entrato da diversi anni, a causa del surriscaldamento dovuto al crescente inquinamento atmosferico, non ha spinto finora ad invertire la rotta né su scala globale né a livello nazionale. I frequenti richiami di tanta parte della comunità scientifica rimangono inascoltati e vengono spesso accusati di allarmismo e catastrofismo. Ma l’intensificarsi di sempre maggiori catastrofi, solo apparentemente naturali, sta lì a dimostrarci che stiamo correndo verso il baratro e che le ripercussioni del crescente riscaldamento del pianeta sono destinate ad essere devastanti.Purtroppo la Terra è stata colonizzata dal capitalismo ed il sistema economico resta rigorosamente ancorato ad una logica di sfruttamento della natura e di progressiva concentrazione delle ricchezze nelle mani di sempre meno persone. La corsa forsennata al profitto, che ha portato alla creazione di una smisurata massa di capitale finanziario che agisce ormai al di fuori di qualsiasi logica di crescita equilibrata, è la causa fondamentale di una produzione inquinante ed incurante della salvaguardia degli equilibri del nostro ecosistema.Per millenni l’umanità ha vissuto in armonia con il proprio ambiente, ma dall’affermazione del capitalismo e poi del colonialismo e dell’imperialismo, il Pianeta è stato sottoposto ad una pressione crescente. Ora viviamo un’epoca di accelerazione geometrica del surriscaldamento.Il terzo sciopero globale è un grido d’allarme ma anche una chiamata ad agire. Aspettarsi che i governi, le grandi istituzioni finanziarie o le aziende multinazionali mettano in campo un cambiamento radicale del modello di sviluppo non ha senso. I lavoratori e le lavoratrici possono fare tanto. Fermare l’apparato produttivo del paese, interrompere l’attività economica, anche per un solo giorno, ma tutti assieme in tanta parte del Pianeta, con centinaia di migliaia di giovani e giovanissimi che hanno avuto il merito di cominciare la mobilitazione globale, rappresenta una secchiata d’acqua gelida per chi non si è accorto di quello che sta succedendo.Lo sciopero, però, è solo l’inizio. C’è un complesso di politiche ambientali e, contemporaneamente, di lotta alle disuguaglianze sociali, che vanno agite tutti i giorni e sulle quali sarà molto importante concentrarsi già da quest’autunno.
L’Esecutivo nazionale dell’USB invita i propri delegati e iscritti ad organizzare assemblee ed incontri sui posti di lavoro e sul territorio per promuovere lo sciopero generale del 27 settembre ed allargare la partecipazione nella mobilitazione contro i veri responsabili dei cambiamenti climatici.

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Il 27 settembre Fridays For Future ha lanciato uno Sciopero Globale per il Clima

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Raccogliamo la sfida? C’è un grido di allarme che sta circolando per tutto il pianeta, lanciato dal movimento Fridays For Future, che denuncia lo stato di emergenza nel quale è entrata la Terra a causa del cambiamento climatico in atto e delle previsioni drammatiche diffuse da tempo da tanta parte della comunità scientifica. Con la Dichiarazione di Losanna dei primi di agosto il movimento ha proposto uno Sciopero Globale per il Clima nella settimana dal 20 al 27 settembre (in Italia venerdì 27) ed ha invitato alla mobilitazione.Questo grido rimbalza dentro il nostro paese mentre siamo alle prese con la crisi di governo innescata da Salvini i primi di agosto. Apparentemente le questioni ambientali sono dentro i programmi di entrambe le forze, Pd e M5S, che stanno negoziando la formazione del nuovo esecutivo. Zingaretti ha inserito il tema tra i 5 punti imprescindibili e Di Maio lo ha riproposto tra i 10 paletti presentati dai grillini. E, soprattutto, l’economia greenè uno dei capisaldi del programma della nuova Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leven.Le piazze piene di giovani che rispondono all’appello del movimento FFF hanno costretto a dare una riverniciatura di verde ai programmi di diversi partiti e istituzioni, e questo è senz’altro un piccolo ma importante risultato ottenuto dalla prime mobilitazioni. L’ecologismo e la salvaguardia del nostro ecosistema vengono letti come il possibile antidoto ideale e valoriale al nazionalismo xenofobo che si sta allargando in molti paesi, una sorta di rinascimento ideale dell’universalismo ed ugualitarismo che negli ultimi decenni sono stati costretti alla ritirata.Certo non può sfuggire il dato eclatante che solo alcune settimane fa il nostro Parlamento abbia votato a maggioranza schiacciante la mozione pro TAV, mostrando quanto sia forte in Italia il partito trasversale delle grandi opere, che ha una interpretazione assai preoccupante di economiagreen. Che poi è la stessa delle tecnocrazie europee. Secondo questa versione, il green è il campo sul quale convertire e concentrare gli investimenti economici dei prossimi anni, cercando di conciliare profitto e sviluppo con una riduzione dell’impatto ambientale. Verniciare di verde un sistema per lasciarne inalterata la sostanza.L’ipocrisia di governi e partiti che provano a presentarsi come radicali sostenitori dell’ambiente è un dato inevitabile, ma in questa fase segnala anche la difficoltà concreta nella quale si trovano i potenti a mantenere il consenso dentro un contesto nel quale aumentano sia le disuguaglianze sociali che le catastrofi naturali provocate dal peggioramento delle condizioni climatiche.Il grido lanciato da FFF e la proposta di sciopero globale obbligano il movimento dei lavoratori a scelte non semplici ma urgenti: la lotta alla precarietà, alla disoccupazione, ai bassi salari si può fare prescindendo da una battaglia generale per la salvaguardia dell’ambiente e della salute? Quando denunciamo l’aumento dei morti sul lavoro dovuto alla corsa sfrenata e cinica al massimo profitto, stiamo contestando una società in cui prevale esclusivamente l’interessa delle imprese private. Quando denunciamo l’impatto delle nuove tecnologie in termini di aumento delle malattie e dello stress sui lavoratori… Quando denunciamo il ritorno alla schiavitù in molti settori lavorativi, come l’agricoltura…Quando denunciamo la flessibilità selvaggia, la decontrattualizzazione, la perdita di ogni tutela… Il grido lanciato da FFF può dare una spinta al desiderio di cambiamento che c’è in chi è stanco di vivere di precarietà e di bassi salari e percepisce che intorno a sé le condizioni stanno cambiando, in peggio: per l’abbandono di interi territori, per l’incuria di infrastrutture e servizi, per le tante emergenze ecologiche che si accavallano martoriando zone e luoghi sempre meno protetti.Saldare i temi della salute e dell’ambiente a quelli del lavoro può rimettere in moto la società.

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Autostrade: sindacati confermano sciopero 25-26 agosto

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Logistica hanno confermato la proclamazione dello sciopero per Domenica 25 e lunedì 26 agosto.”Inaccettabile e vergognoso uno sciopero del personale delle autostrade proprio durante il controesodo. Intervenga il ministro dei Trasporti Toninelli, precettando i casellanti e, come previsto dalla legge n. 146 del ’90, dopo aver esperito un tentativo di conciliazione, adotti un’ordinanza, disponendo il differimento dell’astensione collettiva ad altra data” chiede a gran voce Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ evidente che, in questo settore chiave, va rivista la regolamentazione, oramai anacronistica. Un tempo in occasione dello sciopero dei casellanti, l’utente non pagava. Si danneggiava l’azienda e si faceva felice il consumatore. Ora, con i nuovi mezzi tecnologici, si formano solo code estenuanti ai caselli. Nessun danno economico per le società concessionarie, che dovrebbero essere, invece, il vero obiettivo dello sciopero, e disagi immani per gli automobilisti, vittime innocenti dei mancati rinnovi contrattuali. Va, quindi, impedito qualunque sciopero durante tutti i giorni da bollino nero e questo va scritto nero su bianco” conclude Dona.

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Scuola: Sindacati maggiori pronti allo sciopero

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Finalmente i sindacati maggiori, CGIL, CSIL, UIL, SNALS e GILDA, si rendono conto che l’accordo del 24 aprile scorso, a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, era una farsa: comunque vada l’imminente Consiglio dei Ministri, che esaminerà anche il Decreto scuola per andare incontro alle problematiche del precariato, quell’intesa ha avuto un’incidenza vicina allo zero. Le stesse organizzazioni sindacali sono state costrette oggi a organizzare in fretta e in furia una conferenza stampa, durante la quale hanno minacciato di ricorrere allo sciopero generale in autunno qualora il decreto sui precari non venisse approvato. Marcello Pacifico (Anief): Sarebbe ora che i 5 sindacati, CGIL, CSIL, UIL, SNALS e GILDA, facessero mea culpa e ammettessero di aver fallito, soprattutto considerata la marcia indietro che ha portato alla revoca dello sciopero del 17 maggio; in conclusione, lo sciopero generale minacciato ad agosto è fumo negli occhi ai precari.
Premesso che le disposizioni che si vorrebbero attivare – Pas abilitanti e concorsi di vario genere, ordinario e straordinario – non sono affatto risolutivi, viene da chiedersi per quale motivo questi sindacati abbiano dato credito a un vago accordo senza avere preteso mai uno straccio di garanzia scritta nero su bianco. Ecco perché l’Anief, assieme agli altri sindacati, il 17 maggio è sceso in piazza confermando lo sciopero generale, dopo che aveva proclamato altri scioperi nel corso del 2019 (il 27 febbraio, l’8 marzo, il 10 e il 17 maggio, oltre a quello dell’11 settembre 2018).Infatti l’accordo sui precari, frutto della famosa intesa del 24 aprile, per l’Anief era inutile e fallimentare nei contenuti. Nell’accordo governo-sindacati, prima di tutto, non ci sono riferimenti sulla parità di trattamento tra personale di ruolo e precario. Resta sotto accusa, per Anief, il blocco del doppio canale di reclutamento e dei corsi abilitanti che lascia migliaia di insegnanti abilitati fuori dalle graduatorie ad esaurimento e altrettanti precari storici sempre come supplenti. Per loro tante parole e pochi fatti, come pure per i diplomati magistrale, pari ad oltre 50 mila insegnanti estromessi incredibilmente dal Consiglio di Stato.

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Sciopero nazionale dei Trasporti

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

24 luglio 2019, sciopero nazionale dei Trasporti. Le Società ACI Global S.p.A., ACI Global Servizi S.p.A e ACI Infomobility S.p.A. comunicano che le Federazioni Nazionali della FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI hanno indetto uno sciopero nazionale dei Trasporti.di 24 ore. Per quanto riguarda il settore dell’autonoleggio, del soccorso stradale e dell’infomobilità le modalità di adesione allo sciopero saranno le seguenti:
· personale delle Centrali Operative: ultime 4 ore del turno/prestazione;
· restante personale: l’intero turno di lavoro/prestazione.
Le Società garantiranno, comunque, i servizi minimi essenziali delle proprie centrali operative di assistenza di Roma e di Milano.

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INAIL: quando la tecnologia trasforma il lavoro in peggio

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Venerdì 12 luglio un’ora di sciopero del personale INAIL indetto dall’Unione Sindacale di Base  che si terrà alla fine di ogni turno di lavoro contro l’introduzione della cosiddetta procedura “AGENDA”.Si tratta in sostanza del trasferimento a ogni singolo dipendente della responsabilità della gestione della propria posizione su presenze, permessi e missioni. Una mossa contro la quale USB si è già ripetutamente pronunciata ma che l’amministrazione ha voluto portare avanti a ogni costo.In un ente travolto dalle problematiche, la procedura “AGENDA” non poteva che essere la goccia che fa traboccare il vaso: malfunzionamenti e assenza di istruzioni precise costringono infatti i lavoratori a perdere quotidianamente ore di lavoro, sottraendole all’attività istituzionale e quindi all’utenza.Nel Piano Triennale dei Fabbisogni 2019-2021 la leva tecnologica veniva indicata come il fattore di trasformazione. Peccato sia una trasformazione in peggio, segno di un distacco dal mondo reale. Lo dimostrano le “risposte” della Direzione Generale in una riunione sulla nuova procedura. Silenzio totale su termini e costi dell’appalto “non ricordo” alla domanda se corrisponda a verità un costo dai 20 agli 80 euro per ogni singola richiesta d’intervento a Service Now. Alla faccia della trasparenza.Una bella trovata, la procedura “AGENDA”, che fa il paio con i nuovi 7000 smartphone acquistati per il personale. Sullo sfondo, l’aumento del malessere del personale anche a causa di procedure malfunzionanti e disorganizzazione del lavoro, l’aumento dei carichi di lavoro, il ricorso ormai selvaggio al fenomeno del mansionismo, la carenza di personale nelle strutture.Non ricordiamo da quanto tempo uno sciopero sia stato indetto avendo come controparte diretta l’Inail. Evidentemente abbiamo oltrepassato ogni limite. Chiediamo ai lavoratori INAIL di unirsi allo sciopero, indipendentemente dall’appartenenza sindacale.
(fonte: Coordinamento nazionale USB INAIL)

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