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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°105

Posts Tagged ‘sciopero’

Scuola: Sciopero 8 marzo, Anief invita tutti i docenti ad aderire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

Dopo la scandalosa sentenza dell’Adunanza plenaria e in attesa della discussione del suo annullamento in Cassazione prevista tra pochi giorni, il 12 marzo, a causa dell’inconcludente intervento della politica, si vuole dimostrare come per un giorno senza le maestre con diploma magistrale le scuole dell’infanzia e primaria chiuderanno, senza bisogno di aspettare il prossimo 1° settembre. Il sindacato invita tutti i precari, pure della secondaria, anche con 36 mesi di servizio senza abilitazione, laureati in Scienze della formazione primaria, abilitati con Pas, Tfa, Ssis, Afam, Cobaslid e tutti gli altri tramite precedenti concorsi, a incrociare le braccia lo stesso giorno per chiudere le scuole: bisogna, oggi più che mai, chiedere a gran voce la riapertura delle GaE e l’estensione del doppio canale di reclutamento con graduatorie d’istituto provinciali. Marcello Pacifico (Anief): la nostra battaglia è la loro battaglia. La scuola ha bisogno delle maestre e dei maestri con diploma magistrale. Perché a questi docenti vengono assegnati da diversi anni delle supplenze di lunga durata, senza le quali l’istruzione pubblica, rivolta agli alunni tra i 3 e gli 11 anni, non si realizzerebbe con una didattica regolare e un’offerta formativa adeguata. Al Ministero dell’Istruzione non hanno però probabilmente ancora compreso che gli esiti della sentenza dell’Adunanza plenaria dei giorni passati, pure elogiata dal Ministro Marco Bussetti comprometterà l’avvio del prossimo anno scolastico, con il licenziamento di massa di 50 mila insegnanti contro cui Anief non smetterà di ricorrere in tribunale. Inoltre la soluzione al problema non può essere di certo attendere l’esito dei concorsi. Ad iniziare da quelli riservati, che potranno al massimo coprire un posto vacante su cinque. Con gli altri che verranno in larga parte assegnati dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto, che però non comporta alcuna garanzia: i maestri, infatti, possono presentare la loro candidatura al massimo in dieci-quindici istituti e quindi potrebbero essere concentrati in alcuni, lasciandone sguarniti altri. “L’unica certezza – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che la continuità didattica si andrà a far benedire, con tanti alunni che non solo si ritroveranno senza il loro maestro dell’anno prima, ma un supplente diverso probabilmente nemmeno abilitato. Una circostanza che si realizza già nella scuola secondaria, dove la chiusura delle GaE sta determinando effetti devastanti. Ecco perché chiediamo a tutti i docenti, dall’infanzia alle superiori, di fermarsi venerdì 8 marzo: la nostra battaglia è la loro battaglia”, conclude il sindacalista autonomo. Continuano i ricorsi Anief in tribunale con l’udienza della Cassazione prevista per il prossimo 12 marzo e la decisione sul reclamo collettivo presentato da Anief al Consiglio d’Europa, proprio per far assumere in ruolo tutti i docenti con 36 mesi di servizio anche senza abilitazione.

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I ragazzi chiedono futuro: 15 marzo è “sciopero” globale dei giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 marzo 2019

Il 15 marzo è “sciopero” globale dei giovani, degli studenti, per il clima (#climatestrike). Abbiamo solo 11 anni per agire e limitare i danni da cambiamento climatico. Al seguito di Greta Thunberg, la sedicenne svedese che sciopera da scuola ogni venerdi per il clima e parla ai potenti del mondo, si moltiplicano le iniziative. Anche la rete dei giornalisti Nell’erba aderisce e si mobilita per una giornata di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici in varie parti d’Italia. I giovani e giovanissimi ne parlano, indagano, scrivono, fanno reportage sul clima da 13 anni e non possono non aderire a questa mobilitazione mondiale. Le scuole di Bovino (Fg), di Greve in Chianti, di Frascati, con la collaborazione del Comune, già sono al lavoro per le iniziative del 15 marzo. Molti altri di aggiungeranno.

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Scuola: Domani sciopero generale contro regionalizzazione, aumenti-farsa e precariato senza fine

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

“C’è uno strano silenzio sulla volontà della Lega di regionalizzare l’istruzione e diversi altri servizi pubblici: il popolo della scuola non si fida e domani ha l’occasione giusta per manifestare il proprio dissenso contro la secessione dei ricchi, ma anche per chiedere aumenti stipendiali legati all’inflazione cresciuta a dismisura negli ultimi dieci anni, per la riapertura delle GaE, per la difesa dei ruoli assegnati con riserva ai docenti che hanno superato l’anno di prova, per l’avvio di una fase transitoria che preveda finalmente l’immissione in ruolo dei precari docenti e Ata con tre anni di servizio”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alla vigilia dello sciopero nazionale di tutto il personale docente e Ata, di ruolo e non, proclamato per l’intera giornata dall’Unicobas, ha cui ha aderito il giovane sindacato, con manifestazione nazionale a Roma sotto Montecitorio dalle ore 9.30 alle 14.L’Anief – che da Aosta ha già espresso un secco ‘no’ al progetto tramite il suo Consiglio nazionale – sa bene che l’autonomia differenziata è una proposta da rigettare, senza se e senza ma: perché senza la dimensione statale, peraltro garantita dalla Costituzione, le differenze di sviluppo tra le varie regioni, specie al Sud, finirebbero inevitabilmente per aumentare il gap con le regioni più ricche. Si vuole, tra l’altro, istituire un progetto incostituzionale, sul quale si sono espressi sempre negativamente i tribunali, a partire dalla sentenza n. 242/2011 della Consulta, e che acuirebbe il gap, non solo della scuola, Nord-Sud. Per questi motivi occorre difendere a tutti i costi l’istruzione statale da ogni progetto di regionalizzazione e nel contempo dire basta alla stagione degli aumenti-farsa e del precariato senza fine.“Se il progetto della Lega dovesse passare – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ci ritroveremo presto con un’istruzione di serie B in termini di risorse, strutture e servizi. Con altissime possibilità di ritrovarci anche le gabbie salariali, con stipendi differenti in base alla regione di lavoro, anche se col fondato rischio di ripartire con gli scatti da zero per chi è di ruolo e con l’obbligo comunque di svolgere più ore di lavoro. Visto che è il modello di Trento a governare è questo che bisogna aspettarsi”.
“Ma non finisce qui, perché – continua Pacifico – ci saranno anche grandi novità sulla mobilità di docenti e Ata, costretti a rimanere nella regione di assunzione e forse anche a sostenere e vincere nuovamente un concorso per potere chiedere trasferimento. Una follia che finirebbe per far pagare un conto salatissimo anche alle regioni del nord, che potrebbero veder diminuire la disponibilità di docenti, in molti casi provenienti dal Sud e senza i quali la didattica non sarebbe più garantita. Ecco perché abbiamo aderito allo sciopero di domani e anche a quello dell’8 marzo insieme a Cobas, Slai Cobas, CUB, Sgb e Usi”.Tra i motivi della protesta c’è anche la necessità di un nuovo contratto di lavoro che restituisca al personale scolastico dignità non solo economica, con aumenti che facciano almeno recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi dieci anni, ma anche giuridica; cioè che si superi definitivamente ogni illegittima discriminazione del lavoro del personale precario in termini di diritto agli scatti stipendiali e a retribuzione professionale docenti, ferie, malattia e permessi. Basti pensare, ad esempio, che ancora oggi un docente precario è costretto a rinunciare a un giorno di retribuzione e di anzianità di servizio per partecipare a un concorso perché solo il collega di ruolo ha diritto a un permesso retribuito. Una situazione, per Anief, semplicemente inaccettabile.
Il giovane sindacato non dimentica, inoltre, di portare in piazza tutti i suoi cavalli di battaglia sui quali, in questi anni, non ha mai smesso di alzare la voce: riapertura delle Graduatorie ad Esaurimento, scioglimento della riserva a tutti i docenti immessi in ruolo con clausola rescissoria per ricorso pendente che abbiano superato l’anno di prova, immediato avvio di una fase transitoria che consenta la stabilizzazione dei docenti e degli Ata non abilitati con almeno tre anni di servizio. Così i docenti non abilitati che si sono visti letteralmente “scippare” il già misero concorso a loro riservato promesso dal governo precedente, cancellato dalla Legge di Bilancio 2019 e sostituito da una ancora più misera riserva del 10% dei posti al prossimo concorso ordinario.

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Scuola – ANIEF aderisce agli scioperi del 27 febbraio e dell’8 marzo in difesa della scuola statale

Posted by fidest press agency su domenica, 10 febbraio 2019

Contro la scellerata proposta di regionalizzare l’istruzione, per aumenti stipendiali legati all’inflazione cresciuta a dismisura negli ultimi dieci anni, per la riapertura delle graduatorie ad esaurimento, la difesa dei ruoli assegnati con riserva ai docenti che hanno superato l’anno di prova, l’avvio di una fase transitoria per la stabilizzazione dei precari docenti e Ata con 3 anni di servizio.Marcello Pacifico (Anief): invitiamo tutto il personale della scuola, di ruolo e non, a incrociare le braccia il 27 febbraio e l’8 marzo per difendere l’istruzione statale contro ogni progetto di regionalizzazione e per dire basta alla stagione degli aumenti-farsa e del precariato senza fine.L’Anief non ci sta: troppi gli elementi di rottura in questo inizio 2019 che continua a vedere la scuola sotto attacco. L’ultimo elemento, in ordine di tempo, è quello del progetto di regionalizzazione dell’istruzione. Una proposta scellerata, secondo l’Anief, perché senza la dimensione statale, peraltro garantita dalla Costituzione, le differenze di sviluppo tra le varie regioni, specie al Sud, finirebbero inevitabilmente per aumentare il gap con le regioni più ricche.“Se questo progetto dovesse passare – si domanda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – come si potrà evitare di avere regioni con un’istruzione di serie B in termini di risorse, strutture, servizi? E a quel punto cosa impedirebbe di ritornare al sistema delle gabbie salariali, con stipendi differenti in base alla regione di lavoro, oppure di eliminare la mobilità di docenti e Ata, costretti a rimanere nella regione di assunzione e a dover sostenere e vincere nuovamente un concorso per potersi spostare? Una follia che finirebbe per far pagare un conto salatissimo anche alle regioni del nord, che potrebbero veder diminuire la disponibilità di docenti, in molti casi provenienti dal Sud e senza i quali molte scuole rimarrebbero con le classi scoperte”.Anief aveva preso posizione giusto pochi giorni fa da Aosta con un secco ‘no’ del suo Consiglio nazionale ad ogni progetto di autonomia regionale della scuola. Oggi, dopo aver annunciato di essere pronta a dare battaglia anche sul piano giudiziario a questo piano, il sindacato neo rappresentativo ha deciso di aderire allo sciopero del 27 febbraio con Unicobas e a quello generale dell’8 marzo insieme a Cobas, Slai Cobas, CUB, Sgb e Usi.“Abbiamo deciso – continua Pacifico – di chiedere al personale scolastico di incrociare le braccia due volte nelle prossime settimane per difendere l’istruzione statale contro ogni progetto di regionalizzazione e per iniziare finalmente a lottare contro la precarietà”.Tra i motivi della protesta, infatti, per Anief non possono mancare la rivendicazione di un nuovo contratto di lavoro che restituisca al personale scolastico dignità non solo economica, con aumenti che facciano almeno recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi dieci anni, ma anche giuridica, con il definitivo superamento di ogni illegittima discriminazione del lavoro del personale precario in termini di diritto agli scatti stipendiali e alla retribuzione professionale docenti, ferie, malattia e permessi. Basti pensare, ad esempio, che ancora oggi un docente precario è costretto a rinunciare a un giorno di retribuzione e di anzianità di servizio per partecipare a un concorso perché solo il collega di ruolo ha diritto a un permesso retribuito. Una situazione, per Anief, semplicemente inaccettabile.Anief non dimentica, inoltre, di portare in piazza tutti i suoi cavalli di battaglia sui quali, in questi anni, non ha mai smesso di alzare la voce: riapertura delle graduatorie ad esaurimento, scioglimento della riserva a tutti i docenti immessi in ruolo con clausola rescissoria per ricorso pendente che abbiano superato l’anno di prova, immediato avvio di una fase transitoria che consenta la stabilizzazione dei docenti e degli Ata non abilitati con almeno tre anni di servizio.Su quest’ultimo punto, infatti, la maggioranza giallo-verde deve più di una spiegazione ai docenti non abilitati che si sono visti letteralmente “scippare” il già misero concorso a loro riservato promesso dal governo precedente, cancellato dalla Legge di Bilancio 2019 e sostituito da una ancora più misera riserva del 10% dei posti al prossimo concorso ordinario.Per tutti questi motivi, Anief invita tutto il personale docente e Ata, in servizio e di ruolo, a scioperare il 27 febbraio e l’8 marzo e a scendere in piazza numerosi in occasione delle manifestazioni che, in quei giorni, saranno organizzate.

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Sciopero Atac Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Roma giovedì 17 gennaio 2019 dalle ore 08:30 alle ore 12:30 Da tempo l’Unione Sindacale di Base chiede all’azienda più sicurezza, da tempo denunciamo le problematiche che affrontano i colleghi del frontline nel gestire il proprio lavoro, problematiche cadute nel dimenticatoio nell’azienda Atac, causa il dissesto finanziario creato ad arte da politica e dirigenti incapaci.Problemi che i lavoratori affrontano tutti i giorni per far funzionare un azienda che solo grazie a loro riesce a dare quel minimo di servizio di cui la cittadinanza può usufruire.
Denunciamo da tempo le problematiche che un autista, un macchinista o un tramviere vive quotidianamente, affrontando le giuste lamentele degli utenti sullo scarso servizio offerto; basterebbe effettuare un intero turno di servizio per comprendere meglio le condizioni da terzo mondo in cui operiamo; vivere la difficoltà della viabilità, il problema indegno dei servizi igienici assenti e/o del tutto inadeguati, le specifiche difficoltà del personale femminile, i problemi che affrontano le squadre dei verificatori e dei lavoratori della sosta, che spesso vengono aggrediti, il problema di operai e macchinisti che operano in gallerie malsane, problema sul quale la Procura sta indagando per verificarne le responsabilità.Inoltre, nell’accordo del novembre 2017 inserendo le 39 ore settimanali per aumentare la produttività e, quindi i carichi di lavoro, era previsto di inserire la così detta “job-rotation” per i conducenti per garantire il recupero psicofisico e la prevenzione delle patologie professionali riscontrate sempre più con maggiore frequenza; nulla è stato fatto in tale direzione, come nulla è stato fatto nel merito della formazione per aggiornare AdL e DS in metro C. Intanto gli autobus vecchi e con centinaia di migliaia di chilometri effettuati sulle strade di Roma continuano a bruciare. Serve nel più breve tempo possibile ringiovanire la flotta, Atac non può andare avanti solo con le dichiarazioni, servono fatti e impegni immediati, perché non è possibile accettare solo l’aumento dei carichi di lavoro senza avere mezzi che permettano di dare un servizio efficiente.

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La scuola in piazza per il cambiamento: quello vero

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

Venerdì 30 novembre sarà una giornata di mobilitazione per le lavoratrici e i lavoratori della scuola (docenti, personale ATA, EX LSU ATA) e delle cooperative sociali che insieme agli studenti di Bastalternanza manifesteranno in tre luoghi diversi della città di Roma.
Una giornata di sciopero su vertenze molto importanti che l’Unione Sindacale di Base in questi anni ha portato avanti a difesa dei reali interessi dei lavoratori e del servizio pubblico che essi garantiscono, nell’ostilità di governi e sindacati subalterni a interessi completamente diversi: i profitti delle imprese private.Tre piazze con tre manifestazioni che vedranno uniti in un cordone virtuale i lavoratori della scuola che manifesteranno al MIUR insieme agli studenti, per l’immissione in ruolo immediata per tutti i docenti con 36 mesi di servizio, per un piano straordinario di assunzione del personale ATA a copertura del reale fabbisogno delle scuole, eliminando, con una vera internalizzazione del servizio e l’assunzione diretta dei lavoratori, anche la vergogna degli appalti cui sono adibiti gli EX LSU ATA, per un vero rinnovo contrattuale con consistenti aumenti salariali, contro la regionalizzazione del sistema d’istruzione che lede il principio solidaristico delle redistribuzione delle risorse e determinerebbe differenze sostanziali tra alunni del Sud rispetto al Nord, per l’abolizione completa dell’alternanza scuola lavoro e l’eliminazione dell’INVALSI, strumenti funzionali all’asservimento degli studenti e all’abitudine al lavoro precario.Piattaforma che si collega immediatamente con l’altra piazza, quella di Montecitorio, dove a protestare sarà appunto la platea di tutti gli ex LSU ATA che da oltre 20 anni salvaguardano il servizio di pulizia e decoro degli istituti scolastici, in condizioni di lavoro disastrose dal punto di vista salariale e dei carichi di lavoro. In questi anni questi due parametri si sono modificati in modo inversamente proporzionale: con il diminuire dei finanziamenti statali si sono ridotte le ore di lavoro, e quindi i salari, e sono invece aumentati i metri quadrati da pulire. Un appalto che ha consentito grossissimi guadagni per imprese, consorzi e cooperative, con uno spreco di risorse enorme ed un servizio sempre peggiore. La loro assunzione, per la quale sono stati accantonati oltre 11.500 posti di lavoro, farebbe risparmiare decine di milioni allo Stato e impedirebbe che centinaia di lavoratrici e lavoratori debbano rimanere anche fino ad 11 mesi senza salario pur continuando ad assicurare il servizio, sottoposti a continui ricatti delle aziende, per uno stipendio che nella generalità dei casi non va oltre i 4/500 euro e raramente raggiunge gli 8/900 euro. Porre fine a questa indecente esternalizzazione, che ha visto spesso le ditte coinvolte in scandali di malaffare, sarebbe solamente una misura di buon senso.
Nelle stesse ore al Senato manifesteranno gli educatori dei servizi socio-sanitari-pedagogici, che da tempo denunciano come nel nostro paese siano a rischio migliaia di posti di lavoro a causa di un riordino professionale derivante dal combinato disposto delle leggi Lorenzin/ex IORI, che potenzialmente espelle migliaia di educatori che, pur lavorando da moltissimi anni, oggi rischiano di vedersi accusati di abuso della professione educativa o di doversi pagare, in altri casi, percorsi formativi costosissimi senza alcuna garanzia di un riconoscimento formale della qualifica. Anche in questo caso un sistema di appalti che garantisce ricchi profitti alle imprese ma non tutela il lavoro. Il nuovo governo deve capire che difendere la qualità del servizio parte innanzitutto dalla professionalità degli operatori e che difendere i posti di lavoro significa assicurare a milioni di cittadini il diritto alla salute, al welfare universale, all’accoglienza, ai servizi culturali e alla persona. Insieme agli educatori ci saranno gli operatori sociali di tutti i servizi di welfare, da quelli assistenziali e sanitari a quelli per l’accoglienza, per dire basta alla precarietà, per la reinternalizzazione dei servizi, per svincolare da Patto di Stabilità il finanziamento di Sanità – Welfare – Cultura, per un CCNL che riconosca il Lavoro Pubblico di chi oggi è impiegato nel Terzo Settore.Alla base di tutto il rifiuto della gabbia finanziaria in cui siamo costretti dall’Unione Europea e dall’art.81 della Costituzione, che prescrive il pareggio di bilancio ed impedisce politiche espansive da parte dello Stato, inserito all’epoca del Governo Monti, che ha prodotto impoverimento e distruzione di diritti sociali, per l’abolizione del quale USB raccoglierà, anche durante le manifestazioni del 30 novembre, le firme sulla proposta di Legge di Iniziativa Popolare.

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Scuola, si allarga il fronte dello sciopero USB del 30 novembre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

La proclamazione dello sciopero da parte di USB Scuola, insieme con BastAlternanza, sta incontrando il sostegno dei lavoratori e non solo. Una piattaforma complessa, articolata e puntuale sta alla base di un momento di protesta nei confronti di questo governo che, su alcuni punti, si trova in assoluta continuità i governi precedenti. L’inadeguatezza degli organici docenti e ATA nelle scuole, unita alla persistente e cronica precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori, non vedono una soluzione reale nelle politiche effettive, ma soltanto proclami che però vengono smentiti dalle misure di legge. Ne è un esempio il recente bando di concorso riservato per gli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, per il quale viene messo a disposizione un contingente irrisorio rispetto alle reali necessità delle scuole che ogni settembre vanno nel totale caos.
Anche per il personale di ruolo la situazione non è rosea, Tra l’irrisolta problematica dei docenti costretti al trasferimento per effetto della “fase C” della L.107 e un rinnovo contrattuale economicamente farsesco e dal punto di vista dei diritti dei lavoratori assolutamente punitivo e svilente del ruolo e del concetto stesso di lavoratore della scuola, tutti siamo investiti dallo scempio al quale neanche questo governo è intenzionato a porre rimedio.La correttezza delle posizioni di USB Scuola viene confermata dalle adesioni allo sciopero che stiamo ricevendo in questi giorni a partire dal Comitato Idonei secondaria Concorso Docenti 2016, dall’Associazione nazionale per diritti dei lavoratori e da Potere al Popolo!Le ragioni di questo consenso sono riassunte in una piattaforma rivendicativa unificatrice delle tante specificità e individualità in cui le politiche portate avanti in questi 30 anni hanno ridotto i lavoratori e le lavoratrici della scuola e gli studenti, costretti a sottoporsi a inutili e dannosi test Invalsi e, ancor peggio, allo sfruttamento dell’Alternanza Scuola Lavoro, chiara sottrazione del tempo da dedicare allo studio, con i suoi conseguenti i rischi fisici e l’assuefazione al lavoro precario, sfruttato e non pagato ad essa collegati. Il 30 novembre gli scioperanti saranno in viale Trastevere dalle 9.30 insieme lavoratori della scuola e studenti per ottenere, in sintesi:
1. l’abolizione dell’ASL e l’eliminazione dell’invalsi
2. una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberi
3. una mobilità equa che permetta il rientro degli esiliati
4. ruolo per chi ha 36 mesi di servizio
5. assunzioni per gli ATA per coprire il fabbisogno nelle scuole
6. internalizzazione dei servizi gestiti dalle cooperative e l’assunzione diretta degli ex LSU ATA ad essi adibiti
7. reali aumenti salariali
8. rifiuto della regionalizzazione
9. ritiro della delega sul sostegno
10. integrazione degli alunni stranieri e inserimento di italiano L2 in tutte le scuole.

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Sanità privata Lazio: il 14 dicembre è sciopero dei lavoratori

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Sanità privata, il tempo è davvero scaduto: il 14 dicembre prossimo i lavoratori del Lazio incroceranno le braccia con le categorie di Cgil Cisl e Uil per un rinnovo di contratto atteso ormai da 12 anni. Un’enormità che pesa come un macigno sui bilanci familiari e sulle prospettive professionali dei lavoratori, ma anche sulla tenuta complessiva del sistema sanitario regionale. “25.000 dipendenti sono senza contratto e la trattativa, aperta da oltre un anno, non ha prodotto risultati concreti”, denunciano Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio . “Qui è in gioco il futuro di operatori e professionisti che ogni giorno, 24 ore al giorno 7 giorni a settimana, contribuiscono a garantire la salute dei cittadini e sui quali gravano grandi disparità di salario, diritti, valorizzazione delle competenze, crescita professionale e formazione rispetto ai colleghi della sanità pubblica. Pretendiamo risposte e riconoscimento per un settore che rappresenta il 40% dei servizi pubblici sanitari della regione”. “Dopo due manifestazioni, una a giugno e una a settembre, e una grande petizione alla Regione Lazio, la pazienza dei lavoratori è finita”, proseguono i segretari generali, che il 3 dicembre prossimo porteranno al governatore del Lazio le migliaia di firme raccolte tra i dipendenti della sanità privata con la richiesta di intervenire in Conferenza Stato-Regioni per superare le criticità fin qui cavalcate dalle grandi centrali datoriali per rallentare le trattative. “Aris, Aiop e l’imprenditoria sanitaria continuano a fare cassa sulla pelle dei dipendenti. In tante strutture e in particolare nelle Rsa si fa un larghissimo uso di contratti pirata e dumping contrattuale che abbattono salari e tutele, mentre il ricorso al precariato è sempre più selvaggio. E poi c’è la questione della trasparenza: chi gestisce risorse pubbliche deve essere obbligato a pubblicare i bilanci. La proclamazione di presunti stati di crisi è una scappatoia che va bloccata. Serve una programmazione triennale dei budget che tenga conto anche del costo del lavoro e che rilanci l’investimento in competenze. Servono norme per dare certezza e stabilità alle persone e requisiti chiari sugli organici: il concetto di minimo assistenziale va superato se si vuole assicurare la qualità delle prestazioni, la salute e la sicurezza dei lavoratori. E la Regione Lazio deve garantire legalità e controlli, oltre a mantenere la promessa di un finanziamento ad hoc per il rinnovo di contratto, rimasta completamente lettera morta”.”Di tempo ne è stato perso troppo. Il 14 dicembre saremo in piazza Oderico da Pordenone, sotto la sede regionale, per un grande sciopero di tutto il personale del settore”, concludono Di Cola, Chierchia e Bernardini. “Indietro non si torna: vogliamo anche per i lavoratori della sanità privata giusto salario, valorizzazione professionale, diritti e dignità”.

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Usb sul Ilva: confermato lo sciopero

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Arcelor Mittal si è presentata alla ripresa della trattativa su Ilva, al ministero del Lavoro, senza alcuna differenza sostanziale dalle posizioni intransigenti che non hanno consentito di raggiungere un accordo nei mesi scorsi.La presunta garanzia occupazionale al termine del piano industriale è offerta solo se a costo zero per l’azienda, cioè con taglio salari, cassa integrazione o licenziamenti. Così come non vi è alcuna risposta positiva sul mantenimento dei diritti acquisiti a tutela dal licenziamento discriminatorio, il vecchio articolo 18.
Per l’Unione Sindacale di Base, con queste posizioni, non c’è pertanto alcuna condizione per concludere un accordo.Un mese dopo l’ultimo incontro, Arcelor Mittal si è dunque ripresentata nel Salone degli Arazzi in stile tre scimmiette: non vedo (la situazione), non sento (le richieste dei lavoratori), non parlo (di piani industriali). Atteggiamento che cozza clamorosamente con l’ottimismo manifestato dal ministro Di Maio ancora in apertura dell’incontro e poi fatto artatamente trapelare durante il pomeriggio.L’Unione Sindacale di Base, di fronte all’arroganza di Arcelor Mittal, ribadisce la propria linea: in assenza di novità immediate e sostanziali, procedere con l’annullamento della gara e portare Ilva sotto il controllo pubblico. Arcelor Mittal non può pensare di imporre condizioni di alcun genere, tanto meno inventando impossibili bilanciamenti tra garanzie occupazionali e tutela dei salari, oppure tra articolo 18 e assetti industriali.USB si è battuta e si batterà perché siano assicurati tutela dell’occupazione, continuità dei salari e tutela ambientale. È ora che Mittal faccia quel passo avanti che a tutt’oggi rifiuta di fare, protetta fino a pochi mesi fa dal precedente governo e dall’ex ministro Calenda, sui quali il nostro giudizio rimane molto duro. Se da questo tavolo nascerà un buon accordo, bene. Altrimenti si annulli la gara, senza esitazione alcuna.
I lavori sono proseguiti fino a tarda sera. Resta confermato lo sciopero di tutto il gruppo proclamato per martedì 11. (Francesco Rizzo – USB Taranto Sergio Bellavita – USB Nazionale)

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Scuola: 11 settembre primo sciopero del nuovo anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

L’autorità di garanzia per gli scioperi pubblica l’astensione dal servizio di tutto il personale docente, Ata ed educativo, a tempo determinato e indeterminato delle istituzioni statali e comunali: lo stesso giorno in cui è stata richiesta alla Questura di Roma l’autorizzazione per un sit-in presso Piazza del Parlamento dalle 9.00 alle 14.00 del personale precario durante l’inizio della discussione del Mille-Proroghe presso la Camera dei Deputati, sul quale stanno confluendo anche altre organizzazioni sindacali. Il clou della contestazione di piazza è previsto per le ore 12.00, quando i precari, confluiti nella capitale da tutto il Paese, saranno tutti presenti nella piazza davanti a Montecitorio per far sentire la propria voce ai parlamentari e dimostrare di non essere dei fantasmi. Durante il sit-in sarà richiesto un incontro di una delegazione ristretta per spiegare le ragioni della contestazione ai responsabili delle istituzioni del Parlamento e del Miur.Sono diversi i motivi che hanno indotto il giovane sindacato a proclamare il primo sciopero nazionale del nuovo anno scolastico, alla vigilia dell’inizio delle lezioni, e ad organizzare una manifestazione nazionale a tutela del personale precario: oltre alla difesa della riapertura delle GaE per tutto il personale abilitato e alla salvaguardia dei ruoli, la piattaforma di protesta include la richiesta di adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, inclusi i posti in deroga su sostegno, la stabilizzazione del personale precario, l’assunzione su tutti i posti vacanti e disponibili, una revisione globale poi della Legge 107/15, che l’attuale governo ha soltanto scalfito, lo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale, l’adeguamento degli stipendi all’inflazione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Lo sciopero permetterà al personale docente e Ata precario delle regioni dove l’11 settembre saranno iniziate già le lezioni di poter partecipare alla manifestazione che si terrà a Roma per difendere il testo del Mille-proroghe licenziato dal Senato con l’emendamento salva-precari nel primo giorno di riapertura dei lavori parlamentari a Montecitorio. Ricordiamo che il momento è cruciale: se approvato definitivamente, l’emendamento LeU 6.3 all’art. 6 del decreto legge 91 darebbe modo a migliaia di precari, già entro l’autunno, di avere i contratti di supplenza al termine delle attività didattiche o annuali, proprio dalle graduatorie ad esaurimento e concorrere nei ruoli in surroga rispetto ai posti andati vacanti e disponibili. Inoltre, verrebbe sterilizzato il contenzioso pendente che ha ingolfato i tribunali amministrativi e del lavoro, ponendo fine alla particolarità tutta italiana del mancato incontro tra domanda e offerta, cioè tra posti vacanti e personale abilitato pronto a subentrare.

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Sciopero scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

In migliaia saranno in piazza l’11 settembre prossimo, per il primo sciopero dell’anno scolastico indetto da Anief per chiedere la conferma dell’emendamento LeU salva-precari, già licenziato dal Senato qualche giorno fa: ricorderanno ai parlamentari della Camera che, come ha rilevato in queste ore Tuttoscuola, delle 50 mila maestre diplomate in attesa di un posto fisso meno di una su cinque lavorerà il prossimo anno e solo con un contratto di 10 mesi. Per le altre 40 mila nulla, al massimo ci sarà qualche occasionale supplenza. Per tutti un concorso straordinario (ma si potrebbe definire anche un ‘concorsino’, tenuto conto che è prevista solo una prova orale) in cui non è previsto un punteggio minimo, con tutti vincitori. Solo che per entrare in ruolo ci vorranno fino a 29 anni nella scuola dell’infanzia e fino a 11 anni nella primaria. Per gli esperti, autori di un dossier sul tema, con questo sistema non si garantirà nemmeno la continuità didattica. Inoltre, al concorso per 12 mila posti parteciperanno tra i 70 mila e i 90 mila candidati: poiché non sarà selettivo, la graduatoria non si svuoterà prima del 2047.
La rivista ha anche tracciato i profili più emblematici dei candidati al concorso straordinario, il cui bando uscirà ad inizio autunno: per la scuola dell’infanzia si ipotizza un aspirante maestro che a 18 anni ha ottenuto il diploma magistrale nel 1985 e che al termine del concorso si posizioni in fondo alla graduatoria: oggi ha 51 anni, entrerebbe in ruolo nel 2049 a 82 anni, ma avendo raggiunto l’età pensionabile da un pezzo, non potrà essere assunto. C’è pure un candidato che ha ottenuto la laurea in scienze della formazione primaria nel 2010 a 24 anni e che al termine del concorso si posiziona in fondo alla graduatoria: oggi ha 32 anni, entrerebbe in ruolo nel 2049 a 63 anni, poco prima di andare in pensione. Pure per la scuola primaria gli aspiranti maestri hanno poco da ridere: chi a 18 anni ha ottenuto il diploma magistrale nel 1985 e al termine del concorso si posizioni circa in fondo alla graduatoria, oggi ha 51 anni ed entrerebbe in ruolo nel 2032 a 64 anni. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Vogliamo farci ascoltare da quella politica che aveva promesso di voler sentire tutti e che invece non ha programmato neanche le audizioni parlamentari dei precari coinvolti dal decreto dignità. Mentre un terzo delle assunzioni deliberate quest’anno andranno a vuoto perché abbiamo insegnanti specializzati e abilitati come quelli inseriti nelle GaE, ma ad essi è stato negato l’accesso nonostante siano esaurite. Quindi vivremo ancora un anno scolastico fatto di supplenze casuali, derivanti dalle 15 o 20 scuole scelte, tramite le graduatorie d’istituto, con precari nominati a novembre inoltrato. Per non parlare dei 43 mila maestri supplenti che non saranno più chiamati e in molti casi nemmeno sostituiti da nessun supplente, perché non c’è nessun controinteressato nelle loro graduatorie o delle laureate in Scienze della formazione primaria senza i 24 mesi di servizio, ancorché specializzate su quei posti di sostegno che andranno vacanti. L’unica soluzione rimane, attraverso il Milleproroghe già approvato dall’Aula del Senato, la riapertura delle GaE per salvare le supplenze, coprire i posti vacanti, ripristinare la parità di trattamento tra personale docenti abilitato e i ruoli dello Stato. Questo chiederemo alla politica a settembre.

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Scuola: Sciopero 11 settembre, le richieste Anief

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

I recenti sviluppi dei decreti Dignità e Milleproroghe hanno convinto il sindacato Anief a proclamare il sesto sciopero del 2018: si svolgerà per l’intera giornata di martedì 11 settembre e riguarderà tutto il personale docente, Ata ed educativo, a tempo indeterminato e determinato, delle istituzioni scolastiche ed educative statali e comunali (comprese materne e nidi). La data non è casuale, perché quel giorno coinciderà con la ripresa delle attività della Camera dei deputati, chiamata a confermare anche l’emendamento Liberi e Uguali salva-precari approvato venerdì scorso dal Senato. Si chiede poi di cancellare gli scempi della Buona Scuola, la Legge 107/15 che l’attuale governo ha solo scalfito, andando a cancellare la chiamata diretta, ma lasciando in vita il bonus merito che divide i docenti e dimentica gli altri lavoratori, l’alternanza scuola-lavoro che sfrutta gli studenti delle superiori, un obbligo formativo che fa acqua da tutte le parti, per non parlare dei goffi tentativi di riforma del sostegno e della scuola fino a 6 anni, oltre alle tante altre norme dannose. La piattaforma delle motivazioni che hanno portato allo sciopero si basa su una serie di inadempienze, mancanze e diritti lesi dei lavoratori che continuano ad essere perpetrati: si va dagli stipendi più bassi dell’area Ocse, solo intaccati dai recenti mini-aumenti dopo dieci anni di blocco che con meno di 30mila euro annui lordi medi sono inferiori solo a quelli della Grecia, tanto da trovarsi 10mila euro sotto la media Ue, alla trasformazione delle graduatorie permanenti in esaurimento, con la legge n. 296/2006, da cui sono derivati mille problemi per la stabilizzazione di centinaia di migliaia di precari. Per i docenti, Ata ed educatori non ancora di ruolo, Anief chiede la necessità di assumere a tempo indeterminato, nel rispetto della normativa europea, con particolare riferimento alla Direttiva del Consiglio UE del 28 giugno 1999/70/CE e alla sentenza Mascolo della Corte di Giustizia europea del 26 novembre 2014: ciò dovrebbe valere per tutti i precari della scuola che hanno prestato servizio con contratti a tempo determinato per almeno 36 mesi su posti vacanti e disponibili. Infine, si chiede di cancellare il ricorso allo strumento dell’invarianza finanziaria che blocca lo stipendio dei neoassunti al livello minimo per i primi otto anni di carriera. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Docenti e Ata sanno bene che il momento è cruciale per le sorti della scuola e a metà settembre, infatti, si decideranno le sorti di 160 mila maestri del primo ciclo e di tutti gli abilitati che attendono di essere assunti dopo avere assolto alle richieste che lo Stato ha fatto loro: le GaE, da riaprire, sono un passaggio decisivo verso la loro stabilizzazione progressiva e uno stato di equilibrio di tutto il sistema scolastico. Ecco perché è bene che, prima del voto, i deputati vengano sensibilizzati dalla piazza, comprendendo sino in fondo cosa implica quel voto sull’emendamento LeU. Per poi decidere, certamente, in piana coscienza e convinzione. Come, speriamo, abbiano fatto venerdì scorso al Senato. Noi, come sindacato, rimaniamo convinti che non vi possano essere dei ripensamenti su una questione, la riapertura delle GaE, come nel 2008 e nel 2012, che ha visto anche l’opposizione vigile e attiva. Poi, in parallelo, ci sono da affrontare i problemi del rinnovo del contratto, a partire dal nodo-stipendi sino alle tante questioni normative irrisolte, il reclutamento automatico di tutti gli abilitati con oltre 36 mesi, la Buona Scuola da smontare, gli scatti automatici per i precari, il calcolo intero del servizio pre-ruolo, il ripristino del primo gradone. Questi, ma la lista è più lunga, sono i problemi veri da affrontare. Quello che è accaduto al Governo Renzi, che ha tirato dritto infischiandosene delle istanze della scuola, dovrebbe essere un monito importante.

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Ma davvero fa scandalo lo sciopero USB per Cristiano Ronaldo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Il bailamme che si è scatenato intorno all’annuncio dell’Unione Sindacale di Base dello stabilimento FCA di Melfi, con cui si convoca lo sciopero da domenica sera sulla vicenda del costo, e del valore, dell’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus, ci lascia davvero sconcertati. Si discute e si argomenta con un certo stupore sulla scelta dello sciopero, piuttosto che sulle ragioni spiegate con molta chiarezza nel comunicato dei lavoratori.Come ci si può stupire per una presa di posizione operaia – soprattutto in quella FCA dove da anni vige una vera e propria sospensione dei diritti dei lavoratori e un costante impoverimento economico – che mette a confronto l’impressionante quantità di milioni spesi dalla Juventus con le poche migliaia di euro che per un anno di lavoro entrano nelle tasche degli operai di quella stessa società, mentre altre migliaia di lavoratori sono tenuti fuori dalla fabbrica e il futuro produttivo degli impianti è sempre più ballerino e incerto? A chi grida al reato di leso pallone, a chi sostiene che lo sport non deve mischiarsi con le vicende terrene, vorremmo ricordare che la stessa FCA impegnata a sostenere con tutta la potenza economica della sua galassia di società l’operazione CR7 come investimento sul futuro della Juventus, quella stessa FCA dal 23 luglio lascerà a casa per 7 mesi 1640 dei 7000 operai di Melfi perché ha sbadatamente dimenticato di investire sul futuro industriale della fabbrica lucana e non sa cosa produrre in sostituzione della Grande Punto.Verrebbe da aggiungere che coloro che oggi si interrogano sulla giustezza di questa scelta di lotta sono gli stessi che non si sono mai stupiti delle differenze abissali che separano i proventi e gli utili delle aziende, i compensi dei CEO e le liquidazioni milionarie, spesso a prescindere dai risultati, dai salari di chi quei dividendi consente di accumulare con la propria fatica quotidiana. È ormai passata l’idea che l’arricchimento senza freni, anche se fondato su un enorme acuirsi delle disuguaglianze, sia non solo lecito ma anche molto cool e da apprezzare. Se poi viene ottenuto senza versare una stilla di sudore, tanto meglio.I milioni spesi per acquistare un grande giocatore, come certamente Cristiano Ronaldo è e nessuno lo può mettere in dubbio, serviranno a moltiplicare se stessi in un tourbillon di aumenti del valore delle azioni, non quelle di gioco ma quelle di borsa ovviamente, di merchandising, di indotto anche del sottobosco – per chi avesse dimenticato la vicenda penale che ha coinvolto capi tifosi e manager della squadra – ma non serviranno a migliorare la condizione operaia né a ridurre le disuguaglianze palesi che una tale scelta non può che rendere ancora più profonde.E allora si sciopera. Si sciopera perché non si ritiene giusto un tale esborso di denaro per un calciatore, per quanto bravo sia, ma non per il futuro di una fabbrica; perché si ha paura che scelte economiche della società come quelle appena compiute si finanzino ancora una volta con una stretta sull’occupazione e sulle scelte produttive negli stabilimenti italiani; perché ci si sente offesi, e molto, dalla evidente infima considerazione, da parte della società proprietaria sia della Juventus che della FCA, del lavoro e del valore dei suoi operai. Si sciopera, in fin dei conti, per dignità. (fonte: Unione Sindacale di Base)

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Sciopero di 24 ore degli assistenti di volo di Vueling Airlines

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Il prossimo 21 luglio è stato indetto uno sciopero degli assistenti di volo. L’iniziativa di lotta è stata decisa dopo il fallimento degli incontri nei quali la delegazione aziendale si è rifiutata di accogliere le nostre richieste di modifica al contratto aziendale, su cui l’Unione Sindacale di Base aveva espresso una valutazione negativa, appena sottoscritto con un’altra associazione professionale nonostante la nostra rappresentatività.Questo sciopero solleva quindi il tema di un contratto insufficiente con salari del 30% sotto i competitori low cost e di una parte normativa con il sistema dei riposi, in alcuni casi in contrasto con le previsioni della legge ma anche per la mancanza di rispetto della rappresentanza sindacale, liberamente scelta dai lavoratori.Soprattutto solleva, per l’ennesima volta, il fatto che nel nostro Paese non esiste un sistema di regole generale che impegni le compagnie aeree a fare riferimento al CCNL e che questo debba essere la base valida e applicabile per tutti vettori. Al contrario è possibile per qualunque operatore sfruttare il mercato nazionale con qualsiasi contratto o regolamento aziendale, a volte avallato da sindacati disponibili alle deroghe rispetto alla normativa generale.Porre fine al dumping nei contratti al ribasso è una delle maggiori urgenze per la riforma di un settore in forte crescita ma che negli ultimi 15 anni ha prodotto solo una enorme perdita di posti di lavoro, tagli salariali e di diritti.Ci aspettiamo che il governo batta un colpo su questa situazione non più sostenibile.

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Sciopero ferrovieri francesi e italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

L’8 giugno, i ferrovieri italiani dell’Unione Sindacale di Base hanno indetto il primo sciopero di 6 ore dalle ore 00.00 alle ore 06.00 e, nello stesso giorno, i loro colleghi francesi effettueranno la 28° giornata di lotta da aprile 2018.La decisione di scioperare lo stesso giorno rappresenta la volontà di unire le lotte di ferrovieri appartenenti a paesi diversi nella sostanza basate sulle medesime ragioni:
Garantire un servizio ferroviario pubblico, in Italia come in Francia, contro il 4° pacchetto ferroviario emesso dalla UE.
Affrontare il tema scottante della sicurezza nelle operazioni ferroviaria sia per i lavoratori che per gli utenti.Contro l’esasperazione della produttività, contro gli appalti delle lavorazioni e per fermare la repressione in atto dei militanti sindacali.
Per difendere la figura del ferroviere: contro l’insostenibile aumento dell’età pensionabile, per un contratto dignitoso e per chiedere un’adeguata formazione per il nuovo personale.
La giornata di venerdì 8 giugno rappresenta lo sforzo concreto di costruire solidarietà e unità tra i ferrovieri europei, perché quella che in Francia passa sotto il nome di Riforma Macron” in Italia si chiama “la politica portata avanti dagli ultimi governi”, e ha la medesima matrice: la furia privatizzatrice e liberalizzatrice imposta dalla Unione Europea.Ecco perché USB Lavoro Privato si batte a fianco dei ferrovieri francesi per sconfiggere queste politiche e per chiedere una ferrovia pubblica, sicura, efficiente e dignitosa.

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Scuola – Precari, ripreso lo sciopero della fame

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 maggio 2018

Dopo la sospensione della protesta per alcuni giorni, le insegnanti del Coordinamento Diplomati Magistrale Abilitati hanno deciso di continuare a denunciare pubblicamente l’ingiustizia che stanno vivendo e di chiedere un intervento della politica attraverso l’approvazione di provvedimento legislativo che preveda la riapertura delle GAE a tutti i docenti abilitati. Si tratta di un provvedimento più che motivato per essere approvato con estrema urgenza, perché in caso contrario verrebbe meno l’avvio regolare del prossimo anno scolastico e lo stesso dicasi per la continuità didattica di tutti gli alunni. Allo stesso modo, si minerebbe la parità di trattamento del personale docente precario Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Anche Anief è nuovamente in campo, ovviamente a sostegno delle maestre in sciopero della fame e dei manifestanti che il 29 maggio sciopereranno per la quinta volta per chiedere la riapertura delle GaE a tutto il personale abilitato, come da noi pedissequamente indicato attraverso la proposta di decreto legge urgente presentata da Anief da alcune settimane. Giugno è alle porte e già sono diversi i casi di licenziamento avvenuti. Urge più che mai un atto concreto prodotto dal primo nuovo Consiglio dei Ministri perché possa maturare il dibattito parlamentare su un argomento.

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Roma: sciopero dipendenti Ama

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

Domenica 13 Maggio le lavoratrici e i lavoratori di AMA sciopereranno per tutta la giornata contro un’organizzazione del lavoro che obbliga centinaia di lavoratori a lavorare la domenica da anni senza la possibilità di usufruire in quel giorno ferie riposi. Con questo sciopero vogliamo riaffermare che la domenica è giorno di riposo festivo per tutti i lavoratori e le lavoratrici.Lavorare la domenica significa disperdere parte della propria vita sociale e familiare: i figli che crescono, le compagne/i di vita che aspettano, eventi famigliari che si è costretti a trascurare.La scelta di imporre il lavoro domenicale non risponde a criteri di efficentamento del servizio, ma ha solo una funzione di immagine.Dall’introduzione dell’obbligo del lavoro domenicale il servizio nella città non è certo migliorato: lo stato di degrado in cui versa la città, e che peggiora giorno dopo giorno, è da ascrivere alle politiche scellerate che in questi anni le varie amministrazioni comunali, provinciali e regionali hanno portato avanti con subalternità ai privati e con una totale mancanza di investimenti negli impianti e mezzi. I lavoratori e le lavoratrici di AMA che ogni giorno prestano la loro opera in condizioni difficili, vedi i luoghi insalubri degli impianti, vedi la mancanza di mezzi oppure i cassonetti fatiscenti, sono stanchi di pagare per colpe la disorganizzazione del lavoro e rivendicano il diritto a condizioni lavorative decenti, e a godere della domenica come giorno di riposo come tanti altri lavoratori.
Domenica 13 Maggio le lavoratrici e i lavoratori di Ama incontreranno i cittadini, i comitati
di quartiere, le associazioni dalle ore 10 alle 13 in Piazza SS. Apostoli. (fonte: COBAS del Lavoro Privato)

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Scuola: Sciopero il 2 e 3 maggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Rimane alta la tensione tra il personale docente precario escluso dalle GaE, per via di una discutibilissima sentenza in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, come tra il personale ATA ancora non stabilizzato e tra tutti quei lavoratori della scuola che, a dieci anni dal blocco dei salari, con il nuovo contratto si sono visti riconosciti degli aumenti risibili, pari ad un terzo dell’indice Ipca ovvero del tasso di inflazione programmata registrata nello stesso periodo. Sostenuti dal giovane sindacato Anief, docenti e Ata continuano il loro percorso di mobilitazione. Pertanto, alla luce della grave situazione in cui versa il comparto, Anief aderisce alla proclamazione dello sciopero generale nel Comparto Scuola di tutto il personale docente e ATA a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario, proclamata per il 2 e 3 maggio prossimi e già ratificata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica. Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Non possiamo tollerare quest’impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto precisi impegni nel corso della campagna elettorale. Persino negli Stati Uniti dopo dieci anni gli insegnanti sono tornati a scioperare: 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky, per chiedere un aumento dei salari di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi. Invece, in Italia dopo dieci anni di blocco si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro. Tra l’altro, nemmeno garantito a tutti. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ne consegue che mentre un insegnante italiano non arriva a percepire 30 mila euro l’anno, un collega statunitense ne prende più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali.

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Francia: sciopero solidale dei ferrovieri europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2018

Parigi 19 aprile. Abbiamo intervistato Matthieu Bolle-Reddat, segretario della Federazione di Versailles della CGT-Cheminots (la federazione dei ferrovieri della confederazione CGT, la più grande di Francia). Bolle-Reddat è un grande amico di USB, non solo perché in tanti anni e altrettanti incontri si è sviluppato un forte legame, ma anche e soprattutto perché Matthieu si è da anni impegnato insieme a noi nella costruzione della WFTU, tanto da avervi fatto aderire la propria federazione in aperto contrasto con la linea decisa dai suoi vertici nazionali. Lo abbiamo raggiunto non appena iniziati gli scioperi in Francia dei ferrovieri contro la riforma imposta dal presidente Macron.
D. Matthieu, puoi dire in poche parole alla gente di USB quali sono le principali motivazioni sulle quali state lottando contro le riforme imposte dal presidente Macron?
R. «Macron ha deciso di riformare le ferrovie in Francia, facendo addirittura passare tutto attraverso ordinanze governative (i nostri decreti, ndr), senza dibattito o voto in Parlamento.
In sostanza, questa riforma si ispira alle politiche di privatizzazione delle ferrovie in auge in tutta Europa e si basa sul voto sul quarto pacchetto ferroviario dell’UE.
Essa prevede la fine dello statuto dei ferrovieri, la privatizzazione della SNCF (Societé Nationale Chemin de Fer, le Ferrovie dello Stato Francesi, ndr) e la vendita della rete ferroviaria nazionale alle varie imprese private, con il trasferimento obbligatorio dei ferrovieri a queste ultime e la perdita di tutti i diritti sociali e pensionistici.
Si prevede la dismissione di 9.000 chilometri di linee, quasi un terzo della rete ferroviaria nazionale, e l’aumento delle tariffe di trasporto».
D. Come avete organizzato lo sciopero, quanto durerà e quante organizzazioni sindacali stanno partecipando?
R.«La Federazione dei ferrovieri della CGT ha riunito con sé l’insieme delle altre 4 organizzazioni sindacali della SNCF per combattere questo piano del governo. Abbiamo indetto un pacchetto di 12 giorni di sciopero al mese per 3 mesi, 2 giorni di sciopero ogni 3 giorni. In pratica, abbiamo chiamato a 36 giorni di sciopero da aprile a giugno!».
D. A parte sottolineare che tutto questo sarebbe semplicemente illegale in Italia, viste le nostre regole, come sta andando lo sciopero?
D. «Il 3 e 4 aprile scorsi si sono tenuti i primi due giorni di sciopero: sono stati molto “potenti”, con oltre il 70% di treni cancellati su tutto il territorio nazionale. Sono felice di sottolineare che sulla mia linea, la linea C della RER nella direzione di Versailles, è stato addirittura cancellato il 100% dei treni! Abbiamo anche fatto azioni di presidio in tutte le città per mostrare la nostra rabbia e occupato molte stazioni».
D. In Italia i media ci informano che l’opinione pubblica è contro di voi e a favore di Macron; è vero?
R.«I sondaggi di opinione mostrano che sempre più persone sostengono gli scioperanti e si rendono conto che la politica di Macron distruggerà il servizio ferroviario pubblico.
Sempre più persone ci sostengono, i nostri fondi di solidarietà sono pieni di donazioni, l’hashtag #jesoutienlescheminots (#iosostengoiferrovieri, ndr) è il più condiviso su Internet e molte associazioni di utenti manifestano con noi.
La lotta contro questa riforma sta diventando una grande causa popolare, poiché sempre più persone si rendono conto che questa riforma sarà letale sia per i lavoratori che per gli utenti delle ferrovie! Oltre a ciò, i ferrovieri stanno diventando il catalizzatore di una risposta più globale contro il Thatcherismo incarnato da Macron, che vuole rompere i servizi pubblici per arricchire i grandi monopoli privati».
D.Matthieu, è evidente che una delle ragioni che spingono le riforme di Macron è la politica UE di privatizzazione di beni pubblici; la solidarietà internazionale può essere vitale per la lotta dei ferrovieri francesi?
R. «La solidarietà internazionale è per noi vitale! Se gli scioperanti si sentono sostenuti possono resistere fino alla vittoria!
Abbiamo bisogno di ricevere messaggi di sostegno dai nostri compagni in Europa e nel mondo, la Federazione Sindacale Mondiale (WFTU) ci ha inviato una dichiarazione di solidarietà, che è stata molto apprezzata dagli scioperanti. I sindacati fratelli organizzano meeting di solidarietà, raccolgono fondi per noi, inviano delegazioni per manifestare insieme a noi e incontrare i lavoratori in difficoltà, il che tiene alto il morale degli scioperanti.
Ricordate che una vittoria in Francia contro la privatizzazione delle ferrovie avrebbe un impatto in tutta Europa e potrebbe segnare l’inizio della risposta contro tutte le politiche antisociali dei governi dei paesi europei in relazione alle politiche neo-liberiste dell’Unione Europea.
A questo proposito, colgo l’occasione per invitare il nostro sindacato fratello USB a partecipare con le sue bandiere alla grande manifestazione nazionale di protesta dei ferrovieri francesi, il 19 aprile prossimo a Parigi!».
Grazie Matthieu! Non solo ribadiamo un’altra volta la nostra più piena e fraterna solidarietà alla lotta contro la privatizzazione di SNCF, ma non mancheremo di essere a Parigi al vostro fianco. (fonte: unione sindacale di base)

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Venerdì 23 marzo sciopero scuole: si fermeranno durante la proclamazione dei parlamentari eletti

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

Mentre si nomineranno anche gli uffici di presidenza e di commissione delle Camere, per l’avvio della XVIII legislatura, scatterà la protesta: a Roma, sono attesi migliaia di maestre e di maestri, di insegnanti e Ata che andranno in corteo dalle ore 9 alle 14 da Piazzale Ostiense a Viale Trastevere, per manifestare sotto il Miur. Una delegazione dell’ANIEF incontrerà i rappresentanti dell’amministrazione, diversi neo-eletti deputati e senatori e responsabili scuola dei partiti di riferimento. Tra le richieste: riapertura delle GaE per tutti gli abilitati, tutela dei lavoratori precari e neo-immessi secondo norme UE, sbocco dell’indennità di vacanza contrattuale, restituzione della trattenuta TFR, finestra a 61 anni per le pensioni e salario minimo legato all’inflazione.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sarà un giorno importante: “Forse il più importante della XVIII legislatura. Perché dopo una campagna per le elezioni politiche dove il tema scuola non è stato certamente centrale, è giunto il momento di richiamare l’attenzione della politica. Tra i motivi dello sciopero spicca quello della necessità di aprire ai precari le Graduatorie ad esaurimento: già in passato dopo altrettanti scioperi e partecipate manifestazioni con migliaia di adesioni, Anief è riuscita a riaprire le Graduatorie ad esaurimento. Ci appelliamo alla sensibilità dei nuovi senatori e onorevoli perché facciano giustizia nei confronti di decine di migliaia di precari abilitati e specializzati che rischiano il licenziamento”.

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