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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘sciopero’

Scuola, il 6 maggio sciopero e presidi USB

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

Il 6 maggio USB Scuola sciopera. Tra le motivazioni, l’assenza nel piano del Governo degli investimenti necessari alle assunzioni e alla stabilizzazione del personale precario, sia docente che ATA. Il piano del Governo prevede infatti meno di un miliardo per le assunzioni, mentre ne occorrono almeno 7 considerando le reali necessità delle scuole. Per l’anno scolastico 2021/22 si stimano ancora più di 200.000 docenti che verranno assunti a tempo determinato e una carenza di almeno 30.000 unità ATA tra collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e assistenti tecnici. La prevista conferma del cosiddetto “organico Covid” non è che una pezza che andrà a creare nuove fasce di precariato invece di fornire alle scuole un organico adeguato per affrontare i prossimi anni in reale sicurezza. USB Scuola sarà in presidio a Roma, al MIUR dalle 10. Presidi si terranno anche a Milano e Torino.

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Scuola: Nuovo accordo sulle modalità di sciopero

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

L’Accordo – che sostituisce il precedente, che era stato allegato al Contratto collettivo nazionale di lavoro del Comparto Scuola 1998-2001 e pubblicato in G.U., serie generale, n. 109 del 9 giugno 1999 – contiene diverse novità. Gli elementi innovativi introdotti dal nuovo Accordo, scrive Orizzonte Scuola, sono contenuti negli articoli 3 e 10 e riguardano i seguenti punti: la stipula di nuovo protocollo di intesa da definirsi entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dell’Accordo in G.U. (12 gennaio); i tempi e le modalità dell’invito ai lavoratori alla comunicazione delle dichiarazioni di adesione allo sciopero nonché della raccolta delle dichiarazioni medesime; la comunicazione alle famiglie; gli adempimenti successivi allo sciopero che prevedono, tra l’altro, oltre la comunicazione a SIDI dei dati di adesione e il controllo dei limiti individuali stabiliti (in modo analogo al precedente Accordo), l’assicurazione della “erogazione nell’anno scolastico di un monte ore non inferiore al 90% dell’orario complessivo di ciascuna classe”. Va anche vanno segnalata la riduzione da 15 a 10 giorni del preavviso per la proclamazione degli scioperi nel comparto, come l’aumento da 7 a 12 giorni dell’intervallo tra due azioni di sciopero.
Marcello Pacifico (Anief): “Siamo parzialmente soddisfatti delle nuove norme entrate in vigore. La nostra azione ha infatti contribuito non poco nel riuscire a difendere determinati pilastri costituzionali, che non debbono mai portare a far prevalere il diritto allo sciopero su quello allo studio e al lavoro. E viceversa. Si tratta di prerogative che devono convivere, senza prevaricarsi. Pensiamo di esserci riusciti, come più non si poteva fare. Nella fattispecie siamo convinti di avere fatto bene a escludere gli insegnanti dal contingente minimo che ogni scuola dovrà garantire in ogni tornata di sciopero: la mission del corpo docente della scuola, infatti, non può essere circoscritta alla mera sorveglianza, così come l’istituzione scolastica non va considerata un ‘parcheggio’ di alunni”.

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“Solidarietà allo sciopero della fame di Rita Bernardini su carceri e Covid19”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

La parte più ingenua di me pensava questa pandemia avrebbe aiutato a umanizzare una buona parte di umanità e a sensibilizzare la società per interessarsi di più alle “Patrie Galere”, invece, come al solito, mi sbagliavo: quasi a nessuno importa di quello che sta accadendo nell’inferno delle nostre carceri. Prigionieri e guardie carcerarie contagiati da coronavirus, alcuni morti, altri moribondi, ma ancora nessun intervento politico e sociale per svuotare le celle. Giusto qualche palliativo per chi è stato condannato per reati meno gravi e nulla per chi ha già scontato decenni di carcere, soprattutto se è stato condannato per gravi reati. Non si capisce perché chi ha passato buona parte della sua vita in carcere sia ancora pericoloso, più di quello che è appena entrato per scontare una breve pena. Davanti ai diritti e alla salute non dovrebbe contare il reato commesso, ma piuttosto gli anni di pena scontati, lo stato di salute e il cambiamento di ciascun detenuto. Anche l’articolo tre della Costituzione italiana stabilisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” e allora perché i detenuti condannati per mafia, anche se vecchi e moribondi, devono morire in carcere? Probabilmente perché alcuni politici hanno paura di certe trasmissioni televisive o di perdere consensi elettorali. Alcuni dicono che possono essere curati in carcere, facendo finta di non sapere che in cattività gli anticorpi si abbassano e che spesso la miglior medicina è la vicinanza dei propri affetti. Scusate l’esempio infantile, ma un mal di denti di una persona chiusa fra sbarre e cemento è più doloroso di quello di una persona libera, anche se si prende i medesimi antidolorifici, così come, a maggior ragione, una persona malata di cancro non potrà mai essere curata e assistita come all’esterno. Per questo penso che quando è lo Stato a fare del male, sembra che il male non sia mai abbastanza! Credo che spesso i detenuti siano nello stesso tempo vittime e carnefici, anche nei confronti di sé stessi. Lo Stato invece è solo carnefice quando permette alla “giustizia” di tramutarsi in vendetta. By Carmelo Musumeci

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Scuola: Diritto allo sciopero: firmato il nuovo accordo tra ARAN e sindacati

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2020

La trattativa, durata un anno, ha vissuto diversi momenti di tensione ed è andata in stallo più volte a causa della volontà della Commissione di garanzia, cui ANIEF ha opposto il proprio netto rifiuto, di inserire anche i docenti nel cosiddetto “contingente minimo” da garantire in caso di sciopero. Una decisione del tutto in contrasto, per ANIEF, con lo status del docente che non può essere limitato a compiti di mera sorveglianza, così come la scuola non può certo ridursi a qualcosa di più simile a un baby parking che a uno dei pilastri della nostra Costituzione.Alla fine, anche sulla scorta della totale assenza di dati su presunti danni al diritto all’istruzione degli studenti che suffragassero la proposta della Commissione, il punto su cui la trattativa si era arenata è stato espunto, consentendo al tavolo di poter tornare a confrontarsi sul resto delle proposte. Sul tema dei dati, inoltre, è stata introdotta una clausola sperimentale proprio per consentirne l’analisi sulla base degli esiti del nuovo sistema di monitoraggio sugli scioperi avviato quest’anno dal Ministero dell’istruzione. Sarà, dunque, un’apposita commissione, composta dall’ARAN e dalle organizzazioni sindacali rappresentative, a verificare che sia assicurato il contemperamento dei diritti di sciopero e di istruzione, entrambi costituzionalmente garantiti.Tra le novità del nuovo accordo ve ne sono alcune che, nonostante le reiterate richieste dell’ANIEF, alla fine hanno trovato spazio nel testo finale. Su tutte, la scelta di non coinvolgere la RSU nella definizione del protocollo di intesa che ogni scuola dovrà definire e che, alla fine, sarà concordato esclusivamente da dirigente scolastico e sindacati rappresentativi nel comparto. Una scelta che, per ANIEF, apre un contrasto con il CCNL attualmente vigente (la definizione del contingente minimo fino ad oggi è stata materia di contrattazione, ai sensi dell’art. 22, c. 4, lettera c5) e, soprattutto, priva il protocollo del prezioso contributo dei rappresentanti dei lavoratori eletti.Altro punto critico, per ANIEF, riguarda la scelta di introdurre tre periodi di franchigia durante i quali non sarà possibile indire scioperi: dal 1 al 5 settembre e i primi tre giorni dopo la pausa natalizia e quella pasquale. ANIEF aveva chiesto l’eliminazione delle ultime due, ottenendo comunque alla fine la riduzione dai cinque inizialmente previsti a tre dei giorni di stop agli scioperi.Infine, ANIEF reputa fuorviante e controproducente la decisione di indicare all’interno della comunicazione scuola-famiglia sullo sciopero anche i dati sulla rappresentatività nazionale delle sigle proclamanti nonché le percentuali di adesione agli scioperi in precedenza indetti dalle stesse e quella dei voti ottenuti alle ultime elezioni RSU, poiché si tratta di elementi privi di rilevanza ai fini dell’adesione dei lavoratori allo sciopero.Tra le altre novità di rilievo, vanno segnalate la riduzione da 15 a 10 giorni del preavviso per la proclamazione degli scioperi nel comparto e l’aumento da 7 a 12 giorni dell’intervallo tra due azioni di sciopero.

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Il 25 novembre sciopero della scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

La scuola torna a mobilitarsi. Dopo la due giorni di sciopero di fine settembre, le condizioni generali in cui versa il nostro Paese non ci consentono di rimanere inerti. La nostra organizzazione sindacale ha tentato di tenere il timone ben saldo quando, la scorsa primavera, imperversava lo slogan dell’”andrà tutto bene”. Era necessario lottare allora, lo è ancora di più oggi, perché gli effetti delle scelte dell’esecutivo, sempre subordinate agli interessi privati di Confindustria, sono sotto gli occhi di tutti. Lo sciopero del 25 novembre si propone di unire e rappresentare interessi collettivi, perché occorre uscire dalla crisi più forti di prima, con l’obiettivo di costruire un altro modello di Stato, che non sia più il comitato d’affari dell’imprenditoria italiana. Scuola, sanità, trasporti e servizi educativi rivolti alla fascia 0-6 si mobilitano perché quel che avrebbe dovuto insegnare la prima ondata della pandemia non ha portato a decisioni condivisibili. Le scuole continuano a essere luoghi insicuri e, pertanto, a poco più di un mese dalla loro riapertura, l’esecutivo ha di nuovo costretto studenti e docenti alla DaD. I trasporti risultano ancora carenti e insufficienti a garantire i bisogni di cittadini e lavoratori. La sanità è di nuovo al collasso. USB P.I. Scuola sciopera insieme agli altri settori perché intendiamo ribadire le nostre rivendicazioni: degli screening di massa ripetuti nel tempo che mettano al sicuro lavoratori, studenti e famiglie; la stabilizzazione dell’organico dei docenti e del personale ATA, con la trasformazione dei posti esistenti di fatto in posti di diritto; interventi massicci sull’edilizia scolastica, al fine di permettere all’intera comunità di vivere e lavorare in spazi adeguati all’attività didattica; L’annullamento dei concorsi per il personale docente e l’immediata assunzione, tramite una procedura per titoli e servizi, di tutti i precari che abbiano maturato almeno tre anni di servizio (180×3)

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Il 25 novembre la Sanità sciopera

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Ogni giorno che passa si dimostrano sempre più fondate le motivazioni dello sciopero della Sanità Pubblica, delle ASP e delle IPAB indetto da USB per mercoledì 25 novembre. E ogni giorno che passa conferma l’esigenza e l’urgenza di rappresentare la rabbia e l’amarezza degli operatori sanitari, sacrificati una volta di più sull’altare della lotta alla pandemia. È la cronaca a ribadire quotidianamente, in modo impietoso, la carenza di personale, la sofferenza degli ospedali non solo in termini di posti letto, l’inconsistenza della medicina territoriale. Tutto questo perché nei mesi in cui il virus è sembrato in ritirata non sono state fatte poche e semplici cose che avrebbero evitato al Servizio Sanitario Nazionale di precipitare nella drammatica condizione attuale. Sarebbero state sufficienti assunzioni stabili e massicce di personale, il potenziamento della medicina territoriale e delle attività di prevenzione e tracciamento, il recupero di posti letto. C’è stata, evidente, la mancanza di volontà politica di imprimere un cambio di passo, confermata dalla bozza della Legge di Bilancio 2021: aumenta il finanziamento del SSN destinato all’esecuzione dei tamponi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, si fanno contratti con i medici specializzandi e assunzioni di personale sanitario, ma tutto rigorosamente all’insegna della precarietà.Viene cioè colpevolmente e scientificamente prorogato il reclutamento di medici, infermieri e OSS con contratti di lavoro autonomo di durata non superiore ai sei mesi, una volta verificata l’impossibilità di attingere alle graduatorie concorsuali, ben sapendo che le graduatorie attive sono merce rara. Si vincola inoltre l’accesso al finanziamento integrativo del SSN alla sottoscrizione di accordi bilaterali fra regioni, orientati a eliminare la mobilità sanitaria. In pratica si impedisce a chi ne ha bisogno di curarsi nella maniera più appropriata. Dulcis in fundo, solamente briciole o addirittura nulla per il personale. Per gli infermieri è prevista una indennità complessiva lorda di 335 milioni di euro da destinarsi alla contrattazione collettiva. Considerando che gli infermieri e gli infermieri pediatrici della sanità pubblica sono circa 270.000, il riconoscimento sbandierato come una grande vittoria da parte dei sindacati corporativi infermieristici, ammonterà a circa 2 euro netti al giorno. L’ennesima beffa, un contentino a fronte di condizioni di lavoro inaccettabili.Va anche peggio per il resto del personale che, pur partecipando attivamente al contrasto della pandemia, in particolare OSS e Tecnici delle professioni sanitarie, non ha guadagnato sul campo nemmeno l’onore di una citazione. Il 25 novembre con il personale della Sanità sciopererà anche quello della Scuola, dei Servizi educativi e del Trasporto pubblico locale. Sono settori essenziali del servizio pubblico che, pur interagendo quotidianamente, non sono stati oggetto di una pianificazione integrata né sono stati messi in sicurezza, diventando ambiti di trasmissione del virus ed evidenziando nel corso della pandemia tutti i limiti della gestione affidata, in parte, ai privati e orientata al risparmio.Con lo sciopero del 25 novembre USB rivendica investimenti, assunzioni stabili, sicurezza e un nuovo ruolo dello Stato nella gestione dei Servizi Pubblici Essenziali.

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Scuola: Diritto allo sciopero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

Passa la linea dell’ANIEF al tavolo delle trattative sull’accordo per regolamentare il diritto allo sciopero tra Aran e sindacati rappresentativi nel comparto Istruzione e ricerca. In questi mesi ANIEF aveva protestato con veemenza contro l’intenzione di rendere obbligatoria anche per i docenti la presenza nel contingente minimo obbligato a prestare servizio in occasione degli scioperi.Sul punto il sindacato aveva evidenziato come una simile scelta portasse, in realtà, a un’inaccettabile variazione dello status di docente, ridotto in occasione degli scioperi a mero controllore degli studenti e costretto a una presenza a scuola slegata da qualsiasi esigenza didattica ed educativa. Ricordiamo, infatti, che in occasione di uno sciopero non è possibile sostituire un docente che aderisce all’astensione se non per sole esigenze di sorveglianza, per non incorrere in attività antisindacale.“Abbiamo ribadito con forza – spiega Marco Giordano – che le presunta compromissione del diritto allo studio a causa degli scioperi, che veniva avanzata come motivazione dell’estensione ai docenti della precettazione, non trovasse in realtà riscontro nei dati che, non a caso, a fronte delle nostre reiterate richieste non sono mai stati forniti. Evidentemente avevamo ragione nel dire che, ad oggi, il diritto di sciopero dei lavoratori della scuola non ha mai prevaricato quello degli studenti all’istruzione”.Il nuovo testo prevede l’istituzione di una Commissione composta dall’Aran e dai sindacati rappresentativi che potrà valutare i dati che emergeranno dal monitoraggio sugli scioperi avviato quest’anno dal Ministero dell’istruzione. La nuova bozza di accordo presenta, tuttavia, ancora alcune criticità e diversi nodi che per ANIEF vanno al più presto sciolti. Tra questi, la previsione di un protocollo d’intesa sui contingenti minimi che oggi contempla il coinvolgimento di dirigenti scolastici e sindacati rappresentativi di comparto ma non della RSU.Da rivedere, per ANIEF, anche la percentuale minima di didattica che dovrà essere assicurata a ogni classe, attualmente fissata al 95% dell’orario complessivo, una quota troppo alta che rischia di sovrapporsi ai massimali individuali previsti (40 ore equivalenti a 8 giorni per anno scolastico nelle scuole dell’infanzia e alla primaria, 60 ore pari a 12 giorni per anno scolastico nella scuola secondaria di primo e secondo grado).Altro punto su cui ANIEF chiede modifiche è quello delle cosiddette franchigie, ovvero dei periodi in cui non è possibile proclamare un’azione di sciopero. Su questo la bozza di accordo prevede che non sia possibile scioperare nei cinque giorni successivi al 1° settembre e nei primi cinque dopo la ripresa delle attività didattiche dopo la pausa natalizia o pasquale. ANIEF ricorda che lo sciopero ha la sua ragion d’essere nelle rivendicazioni dei lavoratori e che non prevede retribuzione per chi vi aderisce, elemento quest’ultimo che rende superflua qualsiasi norma che lasci intendere surrettiziamente che lo sciopero possa essere confuso con un prolungamento delle vacanze.

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Una presa di posizione concreta del sindacato infermieri: verso lo sciopero

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Il Presidente Nazionale del Sindacato Infermieri Italiani apre, ma con doverose riserve, al provvedimento che hanno adottato qualche giorno fa le Regioni per dare il via alle procedure previste nel Decreto Rilancio: «Primo passo importante per il processo di regolarizzazione dei precari, allargate le maglie temporali per la stabilizzazione a tutto il 2020 e la platea dei destinatari ora vede compreso tutto il personale, sia dirigente che non dirigente. Ciò nonostante non vediamo nessuna reale sanatoria per quei colleghi, e non sono pochi, che vantano periodi di servizio svolto anche prima del limite dei 5 anni indicati dalle regioni, dice De Palma. Bene l’estensione della validità dei concorsi indetti fino al 2019, ma è da contestare la strada scelta per stabilizzare il personale precario: pare si tratti di una riserva “facoltativa per le aziende sanitarie”, che “possono” riservare ai precari il 50% dei posti dei concorsi. Ma perché persone che hanno già lavorato almeno per 3 anni al servizio delle aziende sanitarie necessitano ancora di “essere messe alla prova? Ci voleva proprio un concorso? E poi non si comprende per quale ragione i posti riservati sono destinati solo al personale “in servizio alla data di pubblicazione della legge e che abbia maturato almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni”. Ma se le cose stanno così che fine farà tutto il personale che dopo aver lavorato anche molto più di tre anni come precario ha cessato il lavoro poco prima della promulga della legge? E che fine faranno i periodi di servizio di quel personale che ha lavorato come precario per lungo tempo ma “prima dei 5 anni indicati dalle regioni? Non possiamo essere soddisfatti. Con questo documento, ancora non vediamo nessuna organica risoluzione definitiva per le problematiche che ci attanagliano da tempo immemore. Non si intravede nemmeno lontanamente quell’agognato riconoscimento di ruolo a livello contrattuale e quella dignità professionale che meritiamo e chiediamo da anni. Insomma, stiamo attraversando un momento delicatissimo in cui noi infermieri, siamo esposti inevitabilmente di nuovo al rischio di contagio. Si prenda la Campania: i nuovi casi di professionisti sanitari affetti da Covid e rimasti contagiati sul posto di lavoro, a Castellammare, dopo quelli di Napoli, devono far riflettere. E poi, vediamo sempre più spesso giovani senza esperienza o precari di lungo corso, stanchi e logorati, mandati in campo contro “il nemico” per poco più di mille euro al mese. Ma dove siamo finiti? E intanto il resto d’Europa pare almeno in parte avere compreso le esigenze e l’impegno degli infermieri, con la Germania che fa letteralmente “la spesa” in Italia mandandoci le sue agenzie con l’incarico di cercare, proprio in questi giorni, diverse decine di infermieri a cui offrire fino a 3500 euro al mese e addirittura la formazione linguistica retribuita.E allora perchè i nostri giovani a questo punto dovrebbero rimanere in Italia con la prospettiva di un futuro lavorativo così meschino, rischiando anche la propria vita per una paga misera? Per questo, mentre la Campania rischia di implodere e la Germania rappresenta l’isola felice, noi scendiamo in piazza il 15 ottobre e scioperiamo il 2 novembre prossimo, non c’è altra soluzione, per urlare la nostra rabbia e la nostra legittima frustrazione», conclude De Palma.

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Scuola: Insicuri a scuola. Sicuri nella lotta. Il 24 e 25 settembre sciopero!

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

13000 positivi tra docenti e ATA, questi i dati che emergono dai test effettuati sul personale della scuola a quattro giorni dalla riapertura. Tutti lavoratori che non potranno essere sostituiti, perché le immissioni in ruolo flop del ministro Azzolina (solo 25.000 sulle 80.000 previste) e il mancato incremento del personale Ata lasceranno centinaia di scuole scoperte.24 e 25 settembre sciopero di due giorni, per dire no ad un concorso selettivo che non si potrà svolgere, sì all’immissione in ruolo immediata per chi ha 36 mesi di servizio, 50000 unità di personale ATA in più e full time per i 4000 ex LSU assunti part time. Insicuri a scuola, sicuri nella lotta. Il 24 e 25 settembre sciopero scuola per investimenti veri nella scuola pubblica statale.

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Il 25 settembre sciopero dei trasporti locali del Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

USB ha proclamato proclamato lo sciopero dei trasporti locali a Roma e nel Lazio per venerdì 25 settembre, astensione che si aggiunge allo sciopero nazionale della scuola già proclamato da tempo per il 24 e 25 settembre. L’agitazione, formalmente di 24 ore, avrà inizio alle ore 10 per favorire la partecipazione alle proteste da parte di insegnanti e studenti (che il 25 saranno sotto il MIUR in viale Trastevere).USB Trasporti di Roma e Lazio aveva già fatto ricorso al TAR contro l’ordinanza regionale che ad aprile permetteva l’affluenza al 60%. Ed eravamo in una fase nella quale l’utilizzo dei mezzi pubblici era fortemente diradato. Ora che i mezzi sono destinati ad essere presi d’assalto, con la riapertura delle scuole, invece di procedere al potenziamento del servizio si utilizza il giochino di alzare la soglia all’80% (come recita il provvedimento ministeriale) per rendere legale quello che fino ad oggi legale non è. A rischio c’è non solo la salute degli autisti ma anche quella di migliaia di utenti, ai quali poi a scuola verranno prescritte norme diverse sul distanziamento in aula. Provvedimenti contraddittori che rendono senza senso le stesse precauzioni adottate e che sono destinati a favorire una diffusione molto forte dei contagi.
Scuola e trasporti sono oggi accomunati da una identica necessità: tornare ad essere considerati servizi primari per la popolazione sui quali investire, non risparmiare, perché indispensabili alla salvaguardia della salute dei cittadini.Tanto i trasporti quanto la scuola pubblica vengono invece da decenni di tagli che hanno influito sia sul personale che sulle infrastrutture ed i mezzi. Per affrontare questa crisi non c’è alternativa: bisogna assumere, migliorare ed aumentare le strutture e potenziare il servizio.Lo sciopero è la nostra arma migliore perché i fondi a disposizione vengano spesi lì dove servono.

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Sciopero infermieri

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Milano 4 luglio 2020. Tutti in piazza, gli uomini e le donne che hanno difeso la nostra vita contro il covid-19, metteranno in atto una sorta di “flash mob dei flash mob”: ad organizzarlo, con l’energia di sempre, i professionisti del Nursing Up che, assieme a colleghi provenienti da tutte le Regioni, porteranno nelle strade le istanze legittime di chi ha rischiato la propria vita con professionalità, ed umanità da vendere, dimostrando ancora una volta che sotto quel camice batte un cuore forte e generoso.
«Ci avviciniamo ad una data importante nel nostro percorso di lotte per la rivendicazione della nostra valorizzazione di professionisti esemplari, dice De Palma. Ma in questo momento il nemico peggiore che non abbiamo ancora sconfitto è rappresentato dall’indifferenza di una classe politica che ignora sistematicamente le richieste degli infermieri, che ci nega quell’aumento di stipendio che meritiamo da tempo, che non si prodiga nel qualificare con un nuovo percorso giuridico-contrattuale la nostra figura lavorativa. E allora, continua De Palma, mi rivolgo a tutte le associazioni, a tutti i movimenti, a tutte le organizzazioni di infermieri, a tutti i singoli colleghi. Il 4 luglio non sarà solo la manifestazione del Nursing Up, ma la giornata degli infermieri italiani che a voce alta invocano di essere ascoltati e finalmente, si spera, instradati verso i tanti attesi cambiamenti che non possono rimanere solo un urlo nel silenzio. Il 4 luglio, chiosa De Palma, sia l’inizio di una nuova era, l’era di quelli che credono in una professione straordinaria, anche se ingabbiata in un sistema sanitario che, come in un vicolo cieco, non ci consente vie di uscita se non la lotta dura».

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Sanità privata, il 2 luglio sciopero e manifestazione a Montecitorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

La pandemia in corso che in Italia ha sterminato oltre 32.000 cittadini e nel corso della quale 25.000 operatori sanitari sono stati contagiati, ha confermate alcune cose chiare sul nostro sistema sanitario che l’Unione Sindacale di Base dice da tempo e che devono costituire la base di discussione per la costruzione di un nuovo Sistema Sanitario Nazionale.
La Sanità non sarà mai pubblica e universale se di mezzo ci sono gli immensi profitti dei privati che con i soldi pubblici lucrano sulla salute delle persone e di lavoratori e lavoratrici. Gli stessi imprenditori che oggi sventolano nel rinnovo del contratto ARIS AIOP aumenti salariali, omettendo che metà dell’intero importo economico del contratto verrà pagato dalle Regioni con soldi pubblici.
Mentre contavamo i morti da Covid-19 in pieno picco di contagio, tutti prospettavano una riforma totale del sistema sanitario incentivando il servizio pubblico, ma oggi i soliti sostenitori del privato, con il calo dei numeri nei bollettini giornalieri, scoprono le carte progettando cospicue erogazioni economiche proprio agli imprenditori della Sanità Privata, giustificandoli persino con i 13 anni di mancato aumento salariale e nascondendo gli enormi profitti fatti sulle spalle di lavoratori e lavoratrici oltre che dei pazienti.
La USB su questi temi avvia una straordinaria mobilitazione di tutti i lavoratori della Sanità Pubblica, della Sanità Privata e del Terzo Settore che afferisce alla Sanità, aprendo così una stagione di rivendicazioni, come inizio di un percorso che porti al Contratto Unico della Sanità e dei Servizi Socio-Assistenziali in modo che a questi lavoratori sia garantito il principio secondo cui a uguale lavoro corrispondano uguale salario e gli stessi diritti.
IL 2 LUGLIO ORE 10 IN PIAZZA MONTECITORIO PER:
– Applicazione del contratto pubblico per tutti i lavoratori e lavoratrici della Sanità Privata, in concessione, in convenzione e negli appalti delle strutture pubbliche
– Garanzia e rispetto delle normative per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro
– Bonus Covid per tutti gli Operatori della Sanità Pubblica e Privata e del Terzo settore. (Unione Sindacale di Base – Sanità Privata)

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Giovedì 18 giugno sciopero nazionale di 4 ore del Trasporto Pubblico Locale

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

Mentre il governo continua ad emanare misure di sostegno per le aziende, alle quali viene erogato il 100% dei corrispettivi previsti per il servizio dell’anno in corso (art. 92 c. 4-bis DL Cura Italia) e un fondo di 500 milioni per il risarcimento dei mancati introiti (art. 200 DL Rilancio), le società esercenti Trasporto Pubblico locale continuano l’ingiustificabile ricorso al Fondo Bilaterale di Solidarietà, sottoscrivendo accordi con Cgil Cisl Uil che sottraggono risorse utili per la garanzia dei livelli occupazionali e aggrediscono i salariali degli addetti al settore ridotti del 50% circa.In una fase così delicata per il Paese, mentre tutti i lavoratori dei servizi pubblici essenziali hanno continuato senza sosta a garantire la propria prestazione lavorativa anche a fronte della pandemia e di misure di prevenzione del contagio decisamente inadeguate, nessuna misura del governo è stata varata a sostegno dei lavoratori. Ai quali, nella stragrande maggioranza dei casi, non viene neanche anticipata la quota degli ammortizzatori sociali. In alcune regioni, dopo 5 settimane di attivazione del fondo bilaterale, si è è passati a un’estensione di ulteriori 9 settimane; con questo meccanismo le aziende continuano a far “cassa” esercendo il minimo del servizio, non retribuendo i lavoratori lasciati a casa e incassando sia i corrispettivi che i fondi di sostegno.A fronte di tutto ciò, governo e associazioni datoriali di settore non hanno messo in campo alcuna iniziativa reale per la tutela e la sicurezza dei lavoratori e della collettività nel merito del contenimento del contagio Covid-19 nella cosiddetta, fase 2; le vetture, che inizialmente dovevano limitare l’ingresso a poco più di una decina di utenti, hanno prestano servizio completamente al di fuori da ogni canone di rispetto della distanza interpersonale, proprio a causa dell’eccesso taglio del servizio. Vale a dire vetture praticamente piene nelle ore di punta, in completa assenza di provvedimenti di prevenzione e controllo.In tale scenario forte è la preoccupazione di tutti gli operatori di esercizio in previsione della nuova organizzazione che subirà il settore in vista delle prossime scadenze di riapertura generalizzata delle attività e in particolare dei servizi scolastici.Ancora una volta, abbiamo assistito allo sciacallaggio delle varie aziende private che gestiscono appalti e subappalti nel settore, che hanno scaricato tutte le problematiche economiche e organizzative sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini.Un dato che riporta in primo piano la necessità di una politica generale dei servizi pubblici essenziali tesa a ripristinare la gestione diretta dell’ente pubblico, abbandonando l’affidamento ad aziende che mirano a pubblicizzare le perdite e privatizzare i profitti.È necessario che i lavoratori diano una forte risposta al governo al fine di rimettere al centro le problematiche reali del Paese: il diritto alla salute, alla sanità pubblica, alla sicurezza, al lavoro e al reddito.

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Giornalisti dell’Ansa in sciopero

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

“Dopo la decisione prospettata dall’azienda di un taglio dei budget al personale, per coprire i buchi di bilancio scaturiti a seguito dell’emergenza Coronavirus, i cronisti e la redazione dell’Ansa hanno deciso di reagire con due giorni di sciopero (da oggi, alle 7 della prossima domenica). In questa fase di emergenza sanitaria, economica e sociale il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti è stato fondamentale. Il loro ruolo è indispensabile e irrinunciabile. Non è pensabile né accettabile ritenere di scaricare costi di gestione sulle spalle dei dipendenti, che, per raggiungere l’obiettivo, si sono adoperati, lavorando in smart working – spesso senza l’attrezzatura tecnologica necessaria- contrastando la diffusione di fake news e divulgando notizie e informazioni adeguandosi ai tempi e alle difficoltà. Rivolgo piena solidarietà ai cronisti, ai giornalisti e ai professionisti dell’ANSA, auspicando che venga loro riconosciuto il ruolo indispensabile e fondamentale della loro funzione e della funzione che l’informazione stessa ha nel nostro Paese, ancor di più in questa fase”. Così in una nota la consigliera regionale Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti. (n.r. Abbiamo ricevuto numerose e-mail di solidarietà a partire dalla sindaca di Roma agli esponenti di ogni parte politica e ci associamo, convintamente, consapevoli del grosso disagio di una categoria di lavoratori che, con molta probabilità, avrà un futuro non certo facile e non ci voleva proprio una crisi come questa per aggravarne la situazione. E’ un discorso, purtroppo, che vale per molte altre testate di quotidiani e periodici.)

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Scuola: Sciopero, l’Aran pretende un limite d’ore annuo per ogni classe

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Anief: non se ne parla. Si fa sempre più buio sulla nuova regolamentazione dei servizi minimi essenziali da garantire nel nuovo comparto Istruzione e Ricerca durante gli scioperi: a distanza di un mese dall’ultimo incontro, i sindacati sono tornati a confrontarsi e hanno trovato sul tavolo una nuova bozza di pre-intesa praticamene irricevibile. L’amministrazione pubblica, infatti, vorrebbe predefinire un determinato numero di ore e giorni di sciopero l’anno, da computare però non sul singolo lavoratore, ma su ogni singola classe: il problema è che una volta superata quella soglia, tale divieto scatterebbe per tutti i docenti che insegnano in quella classe, anche per quelli che non hanno mai aderito allo sciopero. Poi, rimangono in piedi diverse altre novità “a perdere”.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, l’idea proposta non può nemmeno essere presa in considerazione: “Come si fa a proporre un definito numero di ore di sciopero svolto all’interno della singola classe, da trasformare in giorni, con un tetto oltre il quale nessun lavoratore di quella classe potrebbe più aderire ad azioni di sciopero, neanche se non l’ha mai fatto nel corso dell’anno? In questo modo, in un colpo solo si comprime il diritto individuale a dare l’assenso ad azioni di sciopero che si ritengono corrette, e si lede anche il diritto dei sindacati a indire azioni di sciopero nell’intero anno, così violando non solo la Costituzione italiana, ma anche la normativa UE sui diritti sindacali”.Sono diverse le novità che la pubblica amministrazione vorrebbe imporre sulla regolamentazione dei servizi minimi in occasione dello sciopero nel comparto Istruzione e Ricerca: novità che nessun sindacato potrà mai accettare.Fa scalpore la richiesta proposta presso l’Aran di ridefinire il concetto di servizi minimi essenziali da garantire in caso di sciopero andando a porre dei limiti numerici legati al gruppo-classe in cui si insegna. Non si comprendono neanche le basi logiche della richiesta di introdurre anche per il personale docente l’onere di vigilanza agli alunni per tutto il tempo scuola (quindi non più solo durante il servizio di refezione), da garantire sempre in caso di sciopero. Una funzione, quella della mera vigilanza, peraltro, del tutto inesistente nel contratto collettivo nazionale di lavoro dei docenti. Permane anche la volontà di volere privare le Rsu interne agli istituti della possibilità di partecipare agli accordi per regolamentare, per la singola scuola, il numero dei lavoratori interessati e i criteri di individuazione degli stessi per garantire i servizi minimi essenziali in caso di sciopero (il “protocollo d’intesa” riguarderebbe, oltre il capo d’Istituto, le sole organizzazioni rappresentative). Inaccettabile appare la pretesa di non voler chiarire che il dipendente non può mai essere obbligato ad anticipare la propria intenzione sullo sciopero, per non parlare dell’ulteriore novità, anche questa poco comprensibile, di comunicare alle famiglie, tramite il dirigente scolastico, le percentuali di rappresentatività alle elezioni RSU del sindacato promotore dell’azione di sciopero e i numero relativi alle adesioni ai passati scioperi degli ultimi 2 anni scolastici.

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Universo scuola: Adesione agli scioperi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

(novembre) – Nell’ultimo anno sono stati proclamati 12 scioperi nella scuola, quasi sempre per iniziativa di piccole sigle sindacali: l’adesione è stata tra lo 0,50% e l’1,62%. Eppure ogni volta moltissime classi sono rimaste chiuse, con tanti alunni a casa e il personale scolastico che non ha aderito allo sciopero e che non può svolgere la normale attività. Si possono stimare – come emerge dal dossier di Tuttoscuola – in due milioni e mezzo le ore di lezione perse negli ultimi 12 mesi dagli studenti, e in oltre 60 milioni di euro il relativo costo per lo Stato. Tutto si deve a un accordo allegato al contratto nazionale di vent’anni fa, che ha previsto la “comunicazione volontaria circa l’adesione allo sciopero…”. In mancanza di dati certi sull’adesione allo sciopero, i dirigenti scolastici comunicano alle famiglie che il servizio non viene garantito. E molte famiglie, pur con grave disagio, non mandano i figli a scuola. Il tutto da vent’anni, e il più delle volte per iniziativa di piccoli sindacati con pochissimi iscritti.
(settembre) – Nel corso del 2017 tre Regioni del Nord, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (le prime due dopo un referendum), presentarono al governo, allora presieduto da Paolo Gentiloni, un testo di norme volte a ottenere l’autonomia differenziata regionale in un consistente numero di materie. Tra le materie indicate compariva tra l’altro anche l’organizzazione del servizio scolastico con riferimento alla gestione degli organici, con possibilità per la Regione di integrarli con altro personale a spese proprie, e maggiori competenze in campo programmatorio. Con l’avvento del governo giallo-verde (giugno 2018) l’autonomia regionale fu inserita nel ‘contratto’, ma il M5S ne frenò il perfezionamento legislativo anche a seguito delle forti resistenze e proteste dei suoi parlamentari e ministri rappresentanti delle Regioni del Sud. Sempre ferma l’opposizione dei sindacati. La situazione è rimasta sostanzialmente invariata anche dopo l’entrata in carica del nuovo governo giallo-rosso (settembre 2019). La cultura dell’immissione in ruolo ope legis contro il dettato costituzionale che richiede il concorso per accedere ai posti pubblici ha fatto prima di Natale una vittima illustre: il sottosegretario all’istruzione on. Lucia Azzolina.
La sua colpa è l’aver difeso nel decreto scuola salva-precari (DL 126) la via del reclutamento attraverso concorsi ordinari e straordinari, anziché l’immissione diretta in ruolo dei precari storici carichi di servizio. Su Facebook alcuni precari esagitati l’hanno pesantemente attaccata, con ingiurie, minacce e auguri di morte. Da questi docenti che siedono in cattedra con un ruolo che dovrebbe essere anche educativo, si sono dissociati altri precari che, pur dissentendo nel merito della nuova norma, non hanno condiviso il clima d’odio di quei messaggi. Numerosi gli attestati di solidarietà nei confronti del sottosegretario, a cui in modo incondizionato si aggiunge anche quello della redazione di Tuttoscuola. A volte si può dissentire nel merito di alcune proposte, ma è inaccettabile si vada oltre la critica, passando agli insulti – talvolta anche odiosamente sessisti – e alle minacce di morte. Ed è preoccupante che ad oltrepassare il limite siano anche coloro che dovrebbero guidare le giovani generazioni alla convivenza democratica. Non sono nemmeno immuni da responsabilità esponenti del mondo sindacale e politico che hanno illuso molti precari, sostenendo un loro presunto diritto alla stabilizzazione senza se e senza ma. Nel corso della conferenza stampa di fine anno, il premier Giuseppe Conte ha dato l’annuncio: il nuovo ministro dell’Istruzione sarà Lucia Azzolina. Lucia Azzolina è laureata in filosofia e in giurisprudenza, Specializzazione all’insegnamento di storia e filosofia, prossima vincitrice concorso DS, Abilitazione all’insegnamento con gli studenti disabili; Insegnante di scuola secondaria superiore (Diritto). Sottosegretario al MIUR con il ministro Fioramonti, Lucia Azzolina ha a suo favore il fatto di conoscere bene i dossier aperti al MIUR e quello di essere molto apprezzata all’interno del Movimento 5 Stelle. Tuttoscuola augura buon lavoro al nuovo Ministro. (fonte tuttoscuola)

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Informazione: “se governo non manterrà impegni possibile sciopero generale”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

“L’informazione riparta dal lavoro. E dall’uso corretto e responsabile delle parole”. Così scrive il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso in un editoriale pubblicato sul sito di Articolo21. “Nessuno deve farsi illusioni: gli interventi previsti dal governo nella manovra di bilancio per il 2020 sono soltanto pannicelli caldi. Mancano misure strutturali per dare stabilità al sistema e porre le basi di un rilancio ineludibile. Aver finanziato altri prepensionamenti senza affrontare il tema del contrasto al precariato e della cancellazione dall’ordinamento di una vergogna chiamata “collaborazioni coordinate e continuative” finirà per aggravare la situazione dell’Inpgi e ampliare l’area del lavoro irregolare. Certo, rispetto alla prima stesura la norma è stata resa meno devastante, accogliendo alcuni dei rilievi della FNSI (e di questo va dato atto al sottosegretario all’editoria, Andrea Martella), ma a questo punto serve un cambio di passo”.
“Già alla ripresa di gennaio – scrive Lorusso – è necessario che il governo mantenga gli impegni assunti e attivi i tavoli per il lavoro e per la messa in sicurezza dell’Istituto di previdenza, a partire dall’allargamento della platea degli iscritti. In mancanza di risposte convincenti, la FNSI metterà in atto gli strumenti di lotta – già approvati dai propri organismi – fino allo sciopero generale”. “Sarà necessario uno sforzo di responsabilità collettiva anche sul piano della qualità e delle credibilità dell’informazione” conclude Lorusso. “Il giornalismo deve favorire l’uso corretto e responsabile delle parole. Anche per questo, la FNSI sarà ad Assisi, il 24 e 25 gennaio prossimi, per partecipare insieme con Articolo 21 ed altre associazioni, alle iniziative per contrastare il linguaggio dell’odio”.

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ArcelorMittal conferma: lasciamo l’Italia. Il 29 sciopero generale

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

L’incontro con la direzione di ArcelorMittal Italia che si è tenuto ieri presso il Ministero dello Sviluppo Economico ha definitivamente chiuso ogni polemica sulla questione dello scudo penale. La dottoressa Morselli ha, dopo due ore di confronto, dichiarato che la decisione di lasciare l’Italia è stata presa in via definitiva, invitando tutti a non perdere tempo cercando di far cambiare idea all’azienda perché ciò non è possibile, lasciando così sbigottiti i vertici di CGIL CISL UIL che avevano più volte dato disponibilità a rivedere, in peggio, l’accordo sottoscritto in sede ministeriale.Le ragioni di tale scelta, quelle dichiarate, sarebbero legate al fatto che le condizioni dello stabilimento di Taranto non corrisponderebbero a quelle prospettate da governo e commissari. Lo stato delle acciaierie, per quanto attiene alla sicurezza ed alle emissioni nocive, è, per dichiarazione esplicita della Morselli, fuori da ogni legalità, ovvero, sempre testuali parole, si lavora in condizioni criminali. Altro punto che avrebbe condotto la multinazionale a recedere dal gruppo ex Ilva sarebbe la venuta meno dello scudo penale. Tuttavia oltre a queste risicate dichiarazioni formali la Morselli si è rifiutata di rispondere nel merito alle tante osservazioni sulle mille contraddizioni nel comportamento della multinazionale. La verità è che la scelta di Arcelormittal si fonda su logiche e strategie internazionali, l’investimento italiano è solo uno dei tanti, assolutamente sacrificabile, anche considerando l’alto costo per l’efficientamento dello stabilimento. Ora serve un piano B. Abbiamo chiesto al governo di convocare con urgenza il tavolo di crisi a Palazzo Chigi. Occorre programmare un intervento pubblico direttamente nella proprietà dell’ex Ilva.L’obbiettivo è la programmazione della chiusura delle fonti inquinanti, le bonifiche e un piano straordinario per la riconversione dello stabilimento, per garantire occupazione, salari e reddito per i dipendenti ArcelorMittal, per quelli in cassa integrazione nel bacino di Ilva in AS e per tutti quelli degli appalti. Se necessario anche entrando in rottura con i divieti dell’Unione Europea. Senza una nuova politica industriale fondata sull’intervento diretto dello stato in economia l’Italia continuerà ad essere ostaggio dei tanti, piccoli e grandi, profittatori e il suo patrimonio industriale continuerà a perdere spessore e ruolo nella divisione internazionale del lavoro. Un processo di impoverimento che infine scarica tutto sulle lavoratrici ed i lavoratori. Povero quel paese che ha pregato, inutilmente, ArcelorMittal di restare. Ai tanti lavoratori che hanno conosciuto il vero volto della multinazionale, non mancherà affatto.
Il prossimo 29 novembre USB ha proclamato lo sciopero generale con manifestazione nazionale a Taranto . Occorre liberare la città dai veleni dell’acciaieria.

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15 novembre sciopero generale Vigili del Fuoco

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

“Cgil, Cisl e Uil dei Vigili del Fuoco hanno indetto lo sciopero generale della categoria per venerdì 15 Novembre e organizzato, per la mattinata della stessa giornata, una manifestazione nazionale a Roma presso Piazza Montecitorio e presidi presso tutte le Prefetture del Paese”. A comunicarlo sono Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Uil Pa Vvf, aggiungendo che: “Le iniziative messe in campo sono scaturite dalla vertenza unitaria dello scorso mese di giugno con cui abbiamo rappresentato ai Governi le problematiche che coinvolgono i Vigili del fuoco e il servizio da assicurare alla cittadinanza”. In particolare, fanno sapere i sindacati, “abbiamo richiesto: una valorizzazione effettiva dal punto di vista retributivo e previdenziale del lavoro, unico ed insostituibile, dei Vigili del Fuoco; una maggior tutela e garanzia degli infortuni e delle malattie professionali tipiche del lavoro dei Vigili del Fuoco; un riconoscimento reale della specificità e dell’alta professionalità dei Vigili del Fuoco; risorse adeguate per il rinnovo del contratto di lavoro; potenziamento degli organici del Corpo Nazionale finalizzato a diffondere il servizio sul territorio e a tutela della sicurezza dei Vigili del Fuoco”.Per Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Uil Pa Vvf, “poiché dette risposte non trovano il giusto riscontro nella legge di bilancio in discussione in Parlamento, siamo costretti a far sentire il grido di dolore dei Vigili del Fuoco a tutti i cittadini e a tutti i rappresentati del popolo in Parlamento”, concludono.

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Sciopero generale dei benzinai il 6 e il 7 novembre prossimi

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

L’agitazione inizierà alle ore 7.00 del 6 novembre e terminerà alle ore 7.00 dell’ 8 novembre. La decisione riguarderà gli impianti sia di strade sia di autostrade, compresi i self service: gli oneri del fenomeno dell’illegalità vengono pagati soltanto dai gestori mentre Governo, petrolieri e retisti incassano tutti i benefici. “Nonostante il grido d’allarme sia stato lanciato più volte negli ultimi anni, il settore della distribuzione dei carburanti è stato completamente abbandonato a se stesso e si è quindi assistito alla progressiva diffusione di varie forme di illegalità: sia sotto l’aspetto fiscale, in termini di evasione Iva e accise, sia contrattuale. Noi gestori non possiamo più tollerare questo atteggiamento che accolla sulle nostre spalle tutti gli oneri senza nessuna tutela.” Queste le principali motivazioni che portano anche la FAIB (Federazione Italiana Autonoma Benzinai) Confesercenti – assieme alle altre organizzazioni di categoria Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio – a proclamare per mercoledì 6 e giovedì 7 novembre prossimi due giornate di sciopero nazionale di gestori sia sulla rete ordinaria che sulla rete autostradale, self service compresi.
“Denunciamo la complicità in questo atteggiamento di tutti gli altri attori della filiera – così Franco Giberti, presidente di FAIB Confesercenti Modena – A questo si somma la ritrosia delle compagnie petrolifere e dei retisti privati che non rinnovano gli accordi scaduti oramai da anni, non riconoscendo l’adeguamento dei margini in modo congruo da consentire alle gestioni di poter sopravvivere e far fronte ai maggiori costi di gestione”.
Secondo stime accreditate, quanto prudenti, il fenomeno dell’illegalità nella distribuzione dei carburanti, figlia delle liberalizzazioni selvagge e della conseguente destrutturazione del mercato, interessa una quota che si aggira intorno al 15% su un totale di 30 miliardi di litri erogati. La quantità di denaro sottratta alla collettività, incassata da criminali più o meno organizzati, è incommensurabile, con ricadute sia sulla qualità dei prodotti immessi nei serbatoi di automobilisti ignari, sia sulla concorrenza.

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