Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 19

Posts Tagged ‘sciopero’

Scuola: sciopero scrutini

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

ministero-pubblica-istruzioneDopo lo sciopero dell’8 gennaio e la grandissima partecipazione ai sit-in organizzati da ANIEF a Roma davanti al Miur e in numerose altre città davanti agli uffici scolastici regionali, il giovane sindacato rilancia proclamando lo sciopero degli scrutini intermedi. Lo sciopero riguarderà i primi due giorni decisi da ciascuna istituzione scolastica per lo svolgimento degli scrutini di fine primo periodo, purché compresi nell’intervallo compreso tra il 29 gennaio e il 12 febbraio. Potrà scioperare tutto il personale docente e Ata, precario o di ruolo, delle scuole di ogni ordine e grado.La nuova agitazione intende sollecitare risposte sul rinnovo contrattuale, sul quale grava la scarsità di risorse economiche previste dalla legge di bilancio 2018, e sulla questione dei diplomati magistrale e di tutti gli abilitati, su cui l’Anief ha presentato una bozza di decreto legge per consentire l’inserimento in Gae e la conferma dei ruoli assegnati con riserva.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non c’è più tempo, urgono risposte immediate sul rinnovo del contratto con aumenti dignitosi e sull’inserimento di tutti gli abilitati nelle graduatorie ad esaurimento, ad iniziare da quei diplomati magistrali che in alcune regioni, in barba alle rassicurazioni del Miur, stanno già cacciando dalla scuola.

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Il 12 dicembre sarà sciopero dei medici

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

sciopero mediciAd annunciarlo ufficialmente una nota congiunta delle organizzazioni sindacali, che oltre a dichiarare uno sciopero generale di 24 ore si riservano di individuare successivamente altre giornate e di attivare ulteriori iniziative di protesta. Le Organizzazioni sindacali (Anaao Assomed – Cimo – Aaroi-Emac – Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn – Fvm Federazione Veterinari e Medici – Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) – Cisl Medici – Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici – Uil Fpl Coordinamento Nazionale Delle Aree Contrattuali Medica e Veterinaria) denunciano i contenuti della legge di bilancio 2018 all’esame del Parlamento, in quanto reiterano politiche sempre meno orientate all’obbligo di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, secondo principi di equità e sicurezza, ed escludono con pervicacia la sanità pubblica dalla ripresa economica in atto fino a renderla non più sostenibile se non dalle tasche dei cittadini. La nota, inoltre, condanna l’assenza di segnali di attenzione ai medici, ai veterinari e ai dirigenti sanitari dipendenti del Ssn, al valore ed al peso del loro lavoro, alla importanza dei loro sacrifici nella tenuta del servizio sanitario e stigmatizza lo stallo del rinnovo del contratto di lavoro, dopo 8 anni di blocco legislativo, che contribuisce alla mortificazione del ruolo, della autonomia, della responsabilità professionale e al peggioramento di condizioni di lavoro insostenibili a fronte di livelli retributivi fermi al 2010. I sindacati, in conclusione, deplorano l’assenza di politiche nazionali a favore di una esigibilità del diritto alla tutela della salute dei cittadini omogenea in tutto il Paese, nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione, in una logica di federalismo sanitario di abbandono e prendono di mira gli ultimi governi come responsabili di quel fallimento del sistema formativo che sta contemporaneamente, desertificando ospedali e territori e condannando alla precarietà e allo sfruttamento decine di migliaia di giovani. (fonte: doctor33)

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Sciopero, i medici all’offensiva: le richieste dei sindacati

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

sciopero mediciSi sono dati appuntamento il prossimo 30 novembre a Roma per manifestare contro la legge di bilancio 2018 che non prevede risorse per il rinnovo del contratto di lavoro del personale medico. Seguirà poi una prima giornata di sciopero in programma per dicembre. Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria, preoccupate per lo stato della sanità pubblica, sono in stato di agitazione. «Abbiamo chiesto subito un incontro ai membri della commissione bilancio di Camera e Senato – spiega Carlo Palermo, coordinatore dei segretari regionali di Anaao Assomed – Non possiamo accettare da Governo e Regioni un aut aut, o si finanziano i Lea o si pensa al rinnovo del contratto dei medici. Le risorse per il rinnovo dei contratti della categoria sono già state trasferite dallo Stato alle Regioni che avrebbero dovuto accantonarle. E invece le hanno destinate, dicono, per coprire i costi dei Lea. Purtroppo il nostro sistema sanitario nazionale è sotto finanziato rispetto al sistema di altri paesi. In Italia – ha aggiunto Palermo – a fronte di 60 milioni di abitanti c’è un investimento nella sanità di 150 miliardi. Poco rispetto, per esempio, a quanto investono gli altri paesi europei a partire da Francia e Germania».Il coordinatore dei segretari regionali di Anaao Assomed, poi, sottolinea: «Gli effetti del taglio alle risorse del nostro sistema sanitario, che negli ultimi sette anni ha portato ad un taglio di circa 9000 medici e 45mila infermieri, oggi iniziano a sentirsi. Dal 2014 al 2016, le Regioni hanno dovuto restituire allo Stato una quota di risorse che il Governo aveva loro trasferito, pari a circa 10 miliardi di euro. Risorse che sarebbero dovute servire a finanziare la sanità pubblica e anche il rinnovo del contratto del personale medico fermo ormai da otto anni». Così le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria hanno elaborato una proposta da sottoporre alle commissioni bilancio di Camera e Senato. Chiedono che una quota parte della nuova tassa sul fumo, inserita nel pacchetto degli emendamenti allo studio del parlamento, venga destinata non solo a finanziare i farmaci innovativi ed oncologici e a potenziare le reti di terapia del dolore, ma anche a prevedere risorse utili per il rinnovo del contratto, quelle risorse che le Regioni avrebbero dovuto accantonare ma che in realtà sono già state spese. «Chiediamo – continua Carlo Palermo – che le risorse aggiuntive trovate grazie alla nuova tassa sul fumo siano reali, che venga trasferito alle regioni un miliardo in più rispetto ai fondi di bilancio destinati a coprire le spese sanitarie. Non vorremmo che quel miliardo si riduca alla fine ad appena 400 milioni di euro, se consideriamo i 600 milioni di euro che le Regioni sono chiamate a riversare, come contributo, al bilancio dello Stato. Per questo alla giornata di manifestazione in programma per il prossimo 30 novembre, seguiranno delle giornate di sciopero ad oltranza, fino a quando non avremo avuto dal Parlamento rassicurazioni concrete. La prima giornata di sciopero è già prevista per il prossimo dicembre. Rimane da stabilire solo la data». (Francesca Malandrucco – fonte: doctor33)

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Attacco al diritto di sciopero in finanziaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

Come preannunciato da indiscrezioni stampa, giovedì abbiamo avuto la conferma della presentazione di due emendamenti da parte del senatore Maurizio Sacconi tesi a impedire l’esercizio del diritto costituzionale di sciopero.​Dopo aver firmato insieme al suo collega Pietro Ichino proposte di legge sulla materia, frustrato dal non vederle approvate entro questa legislatura, Sacconi utilizza all’ultimo momento l’escamotage degli emendamenti alla legge di bilancio per imporre per la prima volta nella storia italiana l’obbligo per i lavoratori di comunicare al proprio datore di lavoro l’adesione a uno sciopero con 7 giorni di preavviso. Un vero e proprio colpo di coda che non solo tocca la libera scelta dei singoli lavoratori ma permetterà pure alle controparti di adottare tutte le contromisure utili per smontare e quindi impedire la riuscita della sciopero nei servizi pubblici essenziali.​Tutto questo affonda le radici nell’insopportabile linciaggio mediatico che ha riguardato scioperi nei trasporti regolarmente indetti, da Alitalia al Trasporto Pubblico Locale, dalle assemblee sindacali regolarmente convocate alle decine e decine di lavoratori degli appalti ATAC che non ricevono lo stipendio da parecchi mesi. Una costruzione mediatica fortemente ideologica dentro la quale convivono palesi falsità, strumentalizzazioni e criminalizzazioni assemblate ad arte sulla pelle dei lavoratori, utilizzati come pedine in scontri politici che nascondono diversi obiettivi.USB non rimarrà con le mani in mano rispetto al più duro e subdolo attacco allo strumento fondamentale per difendere i diritti e i salari della classe lavoratrice. In data odierna abbiamo inviato a tutti i Senatori e i Deputati della Repubblica Italiana una lettera con l’invito a non avallare questo scempio e preannunciamo una prima iniziativa pubblica presso il Parlamento italiano.

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Dai trasporti all’Inps, le adesioni allo sciopero Usb

Posted by fidest press agency su domenica, 12 novembre 2017

Partecipazione altissima allo sciopero nel settore del trasporto pubblico. A Roma, nonostante Atac dichiarasse un’adesione allo sciopero del 28,9%, questa mattina si sono fermate le linee metro A, B e C, le Roma-Lido, Roma-Viterbo e Roma-Centocelle. Rientrati in deposito il 95% dei mezzi su gomma. Adesioni del 90% tra gli operai. A Venezia blocco totale del servizio: traghetti e vaporetti fermi in laguna e città paralizzata. Riunione urgente del prefetto con ACTV e USB, al termine della quale la Prefettura è ricorsa al precetto per riavviare il servizio nel pomeriggio. Dato lo scarso preavviso, con un precetto che imponeva la ripresa del servizio entro 20 minuti, Usb ha manifestato il pieno dissenso, rifiutandosi di sottoscrivere il precetto e decidendo di continuare nello sciopero, che ha visto una partecipazione superiore al 60%. A Torino le percentuali di adesione hanno raggiunto il 76% a Gerbido. A Genova fermo il 40% del trasporto urbano e extraurbano. A Trieste adesioni al 50%, così come a Gorizia, dove per l’extraurbano si è registrata un’adesione del 70%. A Bologna il trasporto locale su gomma ha raccolto il 75% di adesioni, mentre in regione è stato soppresso l’80% dei treni regionali. A Ferrara fermo il 60% del trasporto urbano e il 50% dell’extraurbano. Percentuale altissima a Modena, 95%, mentre a Forlì si scende al 55% e Rimini si ferma al 30%.
In Toscana nel pomeriggio fermi l’80% dei mezzi a Livorno e il 75% a Pisa.
A Napoli chiuse Circumvesuviana e Cumana, mentre alla Funicolare centrale ha funzionato solo la diretta. Rientrati nei depositi oltre il 50% dei bus. A Palermo adesioni al 33%.
Completamente fermo il collegamento ferroviario Trenord, che gestisce il Malpensa Express. Nelle ferrovie calabresi gli impianti di Cosenza e Castrovillari fanno segnare un 35% di adesioni, mentre quelli di Gioia Tauro e Petilia Policastro il 30%.
Nel settore aereo cancellati tutti i voli dagli aeroporti di Pisa e Firenze, tranne quelli previsti dalla legge. I due scali sono da tempo in lotta contro la privatizzazione strisciante.
All’INPS adesioni allo sciopero al 19%, mentre la media dell’astensione dal lavoro, sia pubblico che privato, in Sardegna, è del 20%.
A Napoli si è tenuto un presidio all’ospedale San Giovanni Bosco durante il quale non è stato fatto pagare il ticket ai cittadini per sostenere le visite mediche.
A Trieste presidio al Municipio a sostegno della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi educativi e scolastici comunali.

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Il 10 novembre sciopero Atac e sciopero generale

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

atac-romaIl 10 novembre 2017 USB ha proclamato sciopero insieme alle sigle Faisa Confail e Or.Sa. TPL, contro il concordato e il piano industriale che si stà preparando, per presentarlo al giudice e ai commissari che gestiscono la procedura fallimentare di ATAC e dovranno valutarne la credibilità.Le proposte di USB insieme alle altre OO:SS. che non hanno firmato il verbale di intesa è quella di eliminare tutti gli sperperi che esistono da anni in azienda, di eliminare tutte quelle ingerenze politiche che negli anni hanno depredato e usato questa azienda come un bancomat, e quindi, questa stessa politica si deve far carico del dissesto dell’azienda ATAC perché è la politica che ha scelto per anni dirigenti incapaci, ha scelto deliberatamente una mala gestione aziendale per puro tornaconto politico ed economico; è stata compiacente sulle assunzioni clientelari, ha chiuso occhi ed orecchi sulla bigliettazione parallela, sulle consulenze e acquisti faraonici depredando soldi pubblici. Oggi c’è chi cerca di far passare il messaggio che la colpa è di TUTTI i LAVORATORI che lavorano poco, che sono assenteisti ed è giusto che si sacrifichino per il salvataggio dell’azienda; si vuole risolvere tutto decretando nuovi carichi di lavoro tentando di convincere tutti che ciò sia “inevitabile”.Lo si fa utilizzando in modo strumentale il ricatto del concordato, con il quale si vuole mettere tutti con le spalle al muro perché a valutare la credibilità del piano industriale saranno i tre commissari e, guarda caso, giunta comunale ed azienda se ne lavano le mani.Lo si fa utilizzando il tipico consociativismo sindacale; tutte le amministrazioni comunali hanno sempre utilizzato il “sindacato amico” di turno che aiuta a far digerire ai lavoratori le ricadute negative che ritualmente pesano sulle spalle dei lavoratori.L’amministrazione del M5S non fa nulla di nuovo, anzi va oltre; se il sindacato amico non c’è …lo si costruisce…e sui social parte la campagna della disponibilità dei lavoratori ATAC diligenti ad assumersi l’onere dei nuovi carichi di lavoro.Ma nessun lavoratore ATAC ha colpe o responsabilità di questa situazione. E’ dal 1997 che i lavoratori si sacrificano sistematicamente nel nome del salvataggio dell’azienda, per anni hanno fatto più del loro dovere per cercare di sopperire le inefficienze aziendali, adesso basta, i lavoratori sono stanchi di dare senza mai vedere la luce alla fine del tunnel.L’innalzamento dell’orario settimanale da 37 a 39 ore creerebbe solo l’innalzamento di personale inidoneo alla guida e non una maggiore produttività; effettuare turni di 7h e 15’continuativi sulle strade di Roma per traffico e per il dissesto delle strade comporterebbe gravi rischi sulla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini; l’annullamento del corrispettivo economico dei turni a nastro è, di fatto, l’ennesimo attacco al salario ai danni di quei lavoratori che si sono sacrificati a dare la loro disponibilità per le esigenze delle loro famiglie.Far guidare i macchinisti 6h e 30’ nelle gallerie comporta gravi ripercussioni alla salute per le polveri che esistono all’interno delle gallerie e per il calo dell’attenzione dovuto al troppo tempo passato in galleria con il conseguente rischio di sicurezza. Vogliamo che la politica tutta, che oggi sta giocando con il futuro di quest’azienda, una delle aziende più grande di Europa, si faccia carico delle proprie responsabilità, risanando ciò che hanno distrutto; che tutti la facciano finita con le loro farse; le opposizioni sembra che stiano ignorando ciò che accade in ATAC, in realtà hanno solo passato il testimone a questa amministrazione che, alla fine del teatrino degli scontri e delle liti, degli insulti e degli anatemi e delle solite beghe è a condividere CON TUTTI GLI ALTRI CHE A PAGARE SIANO I LAVORATORI. SCIOPERO DI 24 ORE IL 10 NOVEMBRE 2017 DALLE ORE 08:30 ALLE ORE 17:00 E DALLE ORE 20:00 A FINE SERVIZIO

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Nuovo scontro istituzionale all’Inps

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 novembre 2017

tito-boeriLe lavoratrici e i lavoratori dell’INPS il 10 novembre non sciopereranno solo per il rinnovo del contratto e contro lo smantellamento dello stato sociale, ma per chiedere a Governo e Parlamento un intervento sull’Istituto prima dello scioglimento delle Camere.L’Organismo indipendente di valutazione dell’INPS è scaduto da mesi e si sono aperte le procedure per l’assegnazione dei nuovi incarichi. La scelta di Boeri è caduta su tre professori universitari che, a detta del CIV, l’Organo d’indirizzo e vigilanza dell’Istituto previdenziale, non hanno maturato la necessaria esperienza in strutture complesse come l’INPS o in organismi di valutazione della performance, esperienza che invece possono vantare altri candidati non presi in considerazione da Boeri. Da qui l’ennesimo scontro istituzionale esploso all’interno dell’INPS, dopo quello sul nuovo Regolamento d’Organizzazione impugnato dal CIV davanti al TAR del Lazio. L’Organo d’indirizzo e vigilanza ha contestato la scelta del presidente dell’INPS ed ha proposto una rosa di nomi che rispondono ai criteri rappresentati nella propria Deliberazione N. 21 del settembre scorso, che non è stata per nulla presa in considerazione da Boeri.Lo scontro è finito ora sui tavoli dei ministri Poletti e Madia, chiamati a sciogliere questo ennesimo nodo, mentre l’efficienza dell’INPS da quando l’economista della Bocconi è stato eletto presidente continua a precipitare in basso, con tempi di liquidazione delle prestazioni in continuo aumento.USB, che ha contestato Boeri fin dalla nomina, perché designato nonostante non possedesse tutti i requisiti previsti dalle norme, da tempo sostiene la necessità di ripristinare un governo collegiale dell’INPS, procedendo anche alla sostituzione dell’attuale presidente.

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Usb Marche: la crisi non è finita

Posted by fidest press agency su domenica, 22 ottobre 2017

Ascoli Piceno piazza del_PopoloAscolli Piceno. “Non siamo affatto fuori dalla crisi come molti vogliono far credere. L’Ascolano soprattutto, è ancora in piena emergenza sia per la disoccupazione spaventosa accumulata negli ultimi anni – oltre 20 mila unità – sia per la conseguente e dilagante povertà di molte migliaia di persone e famiglie”. Lo afferma Andrea Quaglietti, segretario regionale Usb Marche, nell’annunciare un’assemblea dei delegati del sindacato di base di tutta la regione per lunedì 23 ottobre presso la sede di Ascoli, in via Dino Angelini, in vista dello sciopero generale indetto per il 10 novembre.“C’è chi si può permettere di girare l’Italia con un treno privato sulle ferrovie pubbliche- dice Quaglietti – e chi invece, come centinaia di ex lavoratori o precari piceni non sa cosa può dare da mangiare ai propri figli. E la situazione del territorio non solo non migliora, ma dal punto di vista della povertà sta forse peggiorando negli ultimi mesi: perché molte migliaia di disoccupati ora si stanno ritrovando anche senza indennità di mobilità perché ormai scadute, e con un’età tale da non poter andare in pensione. Uno scenario drammatico e senza sbocchi per il futuro: anche perché non si sono aperte strade alternative per la ricollocazione di tutte queste maestranze”.Per comprendere meglio la situazione reale e programmare le manifestazioni da attuare, l’Usb (Unione sindacale di base) ha convocato l’assemblea di lunedì 23 ottobre ad Ascoli. “Parteciperanno rsu e delegati delle aziende private, industrie, cooperative e imprese del trasporto di tutto il Piceno e anche del Fermano e dell’Anconetano”, ricorda Francesco Bracciani.Nell’occasione si stabiliranno i percorsi da svolgere nelle prossime due settimane in preparazione dello sciopero generale indetto dal sindacato in tutta Italia per il 10 novembre. “Gli obiettivi dello sciopero promosso dall’Usb sono quelli di protestare contro le scelte politiche governative degli ultimi anni, a cominciare dal dire no alle privatizzazioni di molti servizi pubblici e all’innalzamento dell’età pensionabile. Ma anche tornare a chiedere come nel recente passato un rilancio dello Stato sociale e del welfare, salari e pensioni adeguate e una nuova legislazione sul lavoro.Il Job Act ha solo sostituito molti lavoratori che dovevano andare in pensione con giovani precari e senza diritti. Come si fa a dire che questa è nuova occupazione?”

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Trasporto pubblico locale: 29 settembre sciopero Atac

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

atac trasporti romaDopo mesi di lotte e denunce nessun intervento risolutivo per il trasporto pubblico locale da parte del Comune di Roma, a partire da ATAC, ai lavoratori degli appalti fino ai lavoratori del Consorzio Roma TPL, il privato che gestisce il 20% del trasporto di Roma. Aziende private che vantano crediti milionari con il Comune, che continuano impunemente a farsi beffa dell’amministrazione comunale e dei lavoratori non pagando neppure gli stipendi ai dipendenti.L’immobilismo della giunta e l’assenza di coraggio sta pesando come un macigno sulla testa della categoria, l’unica che andrebbe garantita perché porta avanti la baracca. Come per ATAC, dove con la scelta del concordato di fatto si libera delle responsabilità politiche ed inizia il balletto del “non è colpa mia”, anche per i lavoratori delle aziende private la promessa di un reale cambio di passo con le precedenti amministrazioni è divenuta ormai una chimera.E’ sempre più evidente che le ragioni dello sciopero proclamato per il 29 settembre si vanno a moltiplicare e la Sindaca non può continuare per molto a far finta di niente, voltando le spalle ai lavoratori. L’unica strada sicura per salvare il trasporto pubblico locale era la ricontrattazione del debito, a partire da quello contratto con la Regione Lazio ed un piano regionale sulla mobilità che prevedesse la reinternalizzazione di tutto il trasporto e di tutti i servizi. Il comune ha scelto la strada più impervia e pericolosa e noi glie lo abbiamo detto in tutti i modi ed è quello che gli ricorderemo il 29 settembre. (USB Lavoro Privato – Provincia Roma TPL)

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USB: il 2 ottobre sciopero 24 ore di tutto il trasporto aereo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

alitalia-volo-aereoNonostante le ripetute denunce che da anni USB ha inoltrato ai vari governi che si sono succeduti, la situazione del trasporto aereo italiano si aggrava sempre di più. Non solo Alitalia affronta il secondo fallimento della sua storia dopo anni di infinita ristrutturazione, mentre gli altri vettori o sono scomparsi o sono ridotti ai minimi termini, ma la crisi ormai bussa prepotentemente alle porte di TUTTI gli aeroporti italiani, trasformati in centri di precarietà con le maestranze massacrate dalle politiche degli appalti e subappalti.
Anche i livelli di salute e sicurezza sul lavoro sono ormai intaccati da una spinta verso la produttività sfrenata unita alla pressione fortissima ad abbassare i costi fino all’impossibile.
Una tonnara che non risparmia nessuno: dagli addetti diretti, a quelli dell’indotto per finire a quelli impiegati negli esercizi commerciali vittime ormai quotidiane di bandi di gara senza la minima tutela sociale
Eppure questa situazione appare ancor più insostenibile alla luce dell’incremento a due cifre registrato quest’anno del traffico aereo in tutti gli aeroporti nazionali; un mercato che vale poco meno di 29 miliardi di euro ma che rimane solo per il 15% all’industria nazionale.
Il Governo e le istituzioni, finora intenti solo a elargire ammortizzatori sociali, hanno il compito di affrontare alla radice le cause di una situazione così disastrosa in un settore dove – invece – ci sarebbe posto per tutti. USB Lavoro privato chiede:
• la nazionalizzazione delle ziende strategiche, senza più svenderle all’operatore estero di turno;
• l’emanazione una riforma di sistema che imponga regole uguali per tutti gli operatori, a salvaguardia della sicurezza delle operazioni e del rispetto delle leggi italiane, tagliando l’odioso sistema del dumping e degli appalti e subappalti.
• Operare sul riequilibrio della filiera del trasporto aereo evidentemente fuori controllo, dove le gestioni aeroportuali si arricchiscono, le compagnie low cost tuttora usufruiscono di finanziamenti aeroportuali, mentre le società di handling e i vettori nazionali si trovano costantemente senza ossigeno.
Queste sono le nostre richieste alla base dello sciopero nazionale di 24 ore di tutto il trasporto aereo italiano indetto per il prossimo 2 ottobre, un momento decisivo che cade tra la svendita di Alitalia, la decisione sull’ingresso delle cooperative volute da Ryanair a Milano, le esternalizzazioni in tutti gli aeroporti.E’ l’ora di prendere quelle decisioni fondamentali per il futuro di migliaia di lavoratori.

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Usb: sciopero trasporti, a Roma fermi linee metro e il 70% dei bus

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

atac trasporti roma“Siamo sullo stesso tram, autobus, vagone della metropolitana. E quando scioperiamo lo facciamo per migliorare il servizio, perché è il nostro lavoro. È per questo che ci battiamo, e per questo che ogni giornata di sciopero a noi costa circa 80 euro. Ma la nostra dignità non ha prezzo. È questo lo spirito con cui oggi, 20 luglio 2017, i lavoratori autoferrotranvieri del Comune di Roma hanno incrociato le braccia – dichiara Michele Frullo della Federazione romana dell’USB – circa il 70% del servizio su gomma di superfice è rientrato negli impianti; fermo il servizio metropolitano delle linee A, B e B1, riduzioni sulla linea C, sul servizio Roma Lido, Termini-Centocelle, Roma-Civita-Viterbo”.Lo sciopero è stato indetto dall’Unione Sindacale di Base per protestare contro le politiche della giunta comunale di Roma che conferma la logica della privatizzazione dei servizi pubblici. Altri 15 milioni di chilometri regalati ai privati nonostante il pieno fallimento di quest’ultimi sia sulla qualità del servizio reso alla cittadinanza sia in riferimento alle condizioni di lavoro degli addetti al settore più volte costretti al blocco totale del servizio per non aver percepito lo stipendio.Tutt’altri erano gli impegni di questa giunta comunale che, in campagna elettorale, si era posta l’obiettivo di reinternalizzare tutto il servizio esternalizzato proprio per il palese negativo riscontro.In un momento in cui i media passano al setaccio tutti i motivi funzionali al linciaggio mediatico dei lavoratori autoferrotranvieri, inneggiando al privato come unica soluzione e schierandosi in modo vergognoso contro l’esercizio del diritto di sciopero, a questa giunta riesce molto facile mettere in campo una nuova operazione che si allinea con la politica di sempre.No, non ve la caverete con scorciatoie repressive. Dovete rispettare gli utenti e i lavoratori. Dovete investire, rendere efficienti e confortevoli i mezzi di trasporto. È un diritto dei cittadini e un diritto dei lavoratori.

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Sciopero mezzi pubblici a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

USB post sciopero 20 luglio2Roma 20 luglio. “L’azienda ATAC versa in notevole criticità dopo anni di malagestione e di mancati investimenti – denuncia Michele Frullo di Usb Lavoro Privato Roma – oggi la stessa naviga alla deriva esposta ad ogni tipo di attacco, specialmente per chi ha forti interessi nella privatizzazione di una delle aziende di trasporto pubblico più grandi di Europa. Da anni i dipendenti si sono fatto carico delle inefficienze aziendali e solo grazie alla loro esperienza e alla loro buona volontà fanno fronte ai disservizi giornalieri; anche questa volta di fronte a questo tragico incidente, come di consueto, si rincorre al linciaggio mediatico di un presunto colpevole senza porsi i liniti degli attuali sistemi di sicurezza”.“USB augura una pronta guarigione alla signora coinvolta nell’incidente del 12 luglio alla fermata di Termini – continua Frullo Michele – ma riteniamo:
vergognoso e irresponsabile da parte aziendale lasciare un proprio dipendente alla gogna mediatica e scaricare su di lui le inefficienze aziendali;
vergognoso e irresponsabile da parte del comune permettere che ATAC e il suo personale siano abbandonati a se stessi da un anno senza riuscire a trovare una soluzione se non quella di scaricare le responsabilità sul personale;
vergognoso e irresponsabile è chi ha permesso che le immagini riprese dalle telecamere interne siano giunte ai mezzi d’informazione nonostante ci siano delle indagini in corso;
vergognosi e irresponsabili sono quei mezzi d’informazione asserviti alle lobby padronali solo per i propri interessi e non per quelli dei cittadini.
Dall’accordo di luglio 2015 abbiamo denunciato e scioperato perché con l’aumento dei carichi di lavoro vengono a mancare i giusti tempi per un giusto recupero psicofisico e si pregiudica la sicurezza di utenti e lavoratori. Per questo il 20 luglio USB sciopererà proprio perché solo con servizio pubblico e i giusti investimenti si può mantenere un servizio qualitativamente sicuro ed efficiente”.

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Si vuole mettere il bavaglio al diritto di sciopero?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

lavoratoriOggi 19 luglio, le Commissioni congiunte Lavoro e Affari Costituzionali esamineranno i due disegni di legge che sembrano destinati a unificarsi: con il n. 2006 a prima firma Pietro Ichino (PD) e il n. 1286 che porta il nome di Maurizio Sacconi (AP-NCD) si vorrebbe riservare il diritto allo sciopero alle sigle sindacali con almeno la metà della rappresentatività di categoria. Inoltre, l’adesione andrebbe comunicata almeno cinque giorni prima dell’evento e non si potrebbero più indire assemblee sindacali in orario di lavoro. Le modifiche delle regole sugli scioperi riguarderebbero ‘l’area dei servizi pubblici di trasporto’, ma a sentire alcuni estensori delle proposte di legge non si esclude che si possa estendere il tutto ad altri settori. A iniziare dalla Scuola, dove da tempo i Governi di turno stanno tentando di limitare il campo degli scioperi, perché ritenuti lesivi del diritto a fruire del servizio che erogano.Il sindacato ricorda che esistono delle direttive sindacali comunitarie che non possono essere eluse: stiamo parlando, a esempio, della n. 86 del 2001, che completa lo statuto della società UE a proposito del coinvolgimento dei lavoratori, ma anche della direttiva n. 14 del 2002, che introduce il quadro generale sulla informazione e consultazione dei lavoratori della Comunità europea.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): norme di questo genere andrebbero contro la Carta dei diritti fondamentali dell’UE e il Trattato di Lisbona, e lo stesso l’articolo 40 della Costituzione che tutelano i lavoratori e la loro libertà d’espressione in ambito professionale: è assurdo pensare che solo un ristretto numero di sindacati possa avere il diritto di indire lo sciopero, perché un principio classista e discriminatorio. Come è impensabile chiedere ai dipendenti di comunicare al loro datore di lavoro se vogliono o meno aderire alla giornata di protesta. In Italia, già esistono diversi limiti e un organismo, l’Autorità di garanzia sugli scioperi, deputato a governare le richieste. Andare oltre non avrebbe senso. Se non quello di tentare di limitare in partenza gli effetti della protesta. Quando c’è uno sciopero, quasi mai sbaglia chi protesta, che già paga di tasca propria. Sarebbe bene invece interrogarsi sui motivi della mobilitazione, dunque su come si amministra l’azienda. Per certe modifiche, servirebbe poi un referendum tra i lavoratori o i loro rappresentanti. I quali difficilmente sarebbero d’accordo nel riportare l’Italia nell’era pre-Costituzione, quando lo sciopero veniva considerato un’arma illegittima da sopprimere e il datore di lavoro sceglieva a suo piacimento le regole.

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Sciopero auto-ferro-tranvieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

atac trasporti romaRoma sei luglio 2017. Le lavoratrici e i lavoratori autoferrotranvieri incrociano oggi le braccia in tutte le città del paese. Lo fanno per difendere il diritto dell’esercizio di sciopero nei servizi pubblici essenziali, contro la politica delle privatizzazioni, le norme per la riorganizzazione dei Servizi Pubblici Locali (SPL) e delle aziende partecipate che prevedono fusioni, chiusure/ liquidazioni, con un esubero di personale previsto di oltre 300.000 lavoratori, prevedendo l’applicazione anche ai dipendenti delle partecipate le norme relative agli ammortizzatori sociali, così come ridisegnati dal Jobs Act, insieme alle regole sulle crisi d’impresa e legge fallimentare, con una parificazione alle società private; contesto nel quale si inserisce l’abrogazione del Regio Decreto 148/31 per il settore del Trasporto Pubblico Locale;
Ecco il quadro della giornata di lotta e di protesta.
A Roma chiuse tutte linee metropolitane così come la Roma-Lido; oltre il 90% delle linee su gomma è rientrata nei depositi.Altissima l’adesione nella città di Napoli dove le tre linee funicolari della ANM sono ferme così come la linea 1; chiuse la linea Cumana e la Circumflegrea di EAV, adesione allo sciopero di oltre il 70% dei lavoratori ATC che gestisce i collegamenti per l’isola di Capri. Il servizio su gomma entrerà in sciopero nella fascia oraria pomeridiana a partire dalle ore 13,00.E’ di circa il 70% l’adesione nel servizio urbano di Modena, Reggio e Piacenza. Alla SAD di Bolzano oltre il 60% dei lavoratori hanno aderito allo sciopero con il 100% negli impianti di Egna e Monte San Pietro; rilevanti adesioni alla Trentino Trasporti, con ricadute sul servizio della ferrovia Trento-Malè e della Trento-Bassano.Ampie le adesioni in tutte le maggiori città, dove lo sciopero si sta svolgendo in fasce orarie diversificate con percentuali destinate a crescere nei turni serali che coinvolgeranno anche i lavoratori della Lombardia, Umbria, Toscana.Gli autoferrotranvieri, in queste ore, stanno di nuovo dimostrando la loro strordinaria volontà di non cedere il passo a chi sta aggredendo il mondo del lavoro: non hanno alcuna intenzione di restare a guardare e non saranno certo le minacce di norme sempre più stringenti sul diritto all’esercizio di sciopero ad intimorirli.

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Autoferrotramvieri: lunedì 26 sciopero nazionale. E’ stato spostato al 6 luglio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

pullmanSulle piazze di tutta Italia si sono moltiplicate le iniziative dei lavoratori autoferrotranvieri; si sono appropriati di ogni spazio utile per denunciare e protestare contro l’ennesimo attacco alla categoria che, con l’abrogazione del RD 148/31, vede materializzarsi un nuovo e veloce passo verso la privatizzazione del settore su scala nazionale. Un indirizzo politico, questo, coltivato da tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi dieci anni, giunto a conclusione attraverso la spending review e la riforma Madia della Pubblica Amministrazione arrivando al varo delle norme per la riorganizzazione dei Servizi Pubblici Locali e delle aziende partecipate con fusioni, chiusure/ liquidazioni, privatizzazioni per tutte quelle aziende che non raggiungono determinati parametri, quali una certa soglia di fatturato e/o ripetuti bilanci in rosso.
L’obiettivo dichiarato è l’eliminazione di almeno 8.000 aziende, con un esubero di personale previsto di oltre 300.000 lavoratori. Un attacco, quindi, che non riguarda il perimetro degli Autoferrotranvieri bensì l’intero mondo del “lavoro pubblico”. Lo testimoniano le rivendicazioni dei lavoratori della sanità, della scuola, della ricerca, dell’università, dei vigili del fuoco, degli enti locali; lo testimonia la conclusione del contratto dell’Igiene ambientale che accoglie tutte le richieste delle controparti proprio in previsione delle privatizzazioni; lo testimoniano i lavoratori Alitalia, ILVA di Taranto, Telecom, miliardi di soldi pubblici sperperati, decine di migliaia di licenziamenti, aumento dei costi dei servizi e peggioramento delle condizioni di lavoro e salariali per chi è rimasto. I lavoratori del Trasporto Pubblico Locale hanno confermato la loro piena contrarietà alle politiche sulla privatizzazione dei servizi pubblici; siamo certi che nessuno abbia peccato di ingenuità pensando che qualche migliaio di lavoratori sotto il Senato o nelle piazze potesse far sterzare di qualche millimetro le politiche aggressive del Governo. Ora è necessario che gli autoferrotranvieri sappiano collocare l’abrogazione del RD 148/31 all’interno di una situazione più vasta che non inizia né finisce all’interno di una categoria o settore; è necessario rompere gli argini, comprendere che lotta degli autoferrotranvieri è la lotta di tanti, tantissimi altri lavoratori.Ora è necessario iniziare un percorso che sappia mettere insieme tutte le vertenze in atto, che esse diventino “la vertenza” a difesa del servizio pubblico. Ora è necessario mantenere alta l’attenzione, non fare nessun passo indietro né farsi intimorire dalle continue minacce di nuove restrizioni per il diritto di sciopero attraverso più pesanti regolamentazioni con l’obiettivo di concedere alle OO.SS. complici il monopolio dell’esercizio di un diritto.
Il 26 giugno deve essere questo, deve avere questo significato anche se sarà uno sciopero nazionale di sole 4 ore, anche se sarà uno sciopero che in molti comuni non potrà essere esercitato a causa dei ballottaggi delle elezioni amministrative dovrà essere la testimonianza di rifiuto alle politiche del Governo e la costruzione di una vera ed ampia vertenza contro di esse. Prepareremo lo sciopero con una serie di assemblee negli impianti a partire da mercoledì.
Da notizia dell’ultima ora apprendiamo che in conseguenza della precettazione del ministro lo sciopero è stato spostato al 6 luglio prossimo.

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Milano: sciopero trasporti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

milanodavedere“Il sindaco Sala ce l’ha fatta! Il prossimo 5 aprile, i milanesi andranno a piedi. Lo sciopero Atm, annunciato ieri dai sindacati, rappresenta l’ennesima occasione persa dall’amministrazione comunale, vicina ai milanesi solo nell’elargire tasse e multe, ma nei fatti pronta a creare solo difficoltà (scioperi e tagli al trasporto pubblico). Il Sindaco Sala dimentica i lavoratori del trasporto pubblico locale che, ormai da settimane, chiedono di dialogare con il Comune, al fine di evitare lo spacchettamento del servizio e l’indebolimento del trasporto pubblico locale, in vista del bando di gara per l’affidamento. Quello di Atm è un patrimonio che deve necessariamente essere tutelato, prestando la giusta attenzione al futuro dei lavoratori e alle esigenze dei milanesi. Sala prenda una posizione chiara e affronti la legittima protesta dei lavoratori. Basta giocare a nascondino!” Così Maristella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera e coordinatrice Lombarda.

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5 aprile 2017: Sciopero Alitalia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

alitaliaUSB ha proclamato per il 5 aprile lo sciopero di 24 ore di tutti i lavoratori Alitalia. Tecnici, impiegati, operai, piloti e assistenti di volo si asterranno dal lavoro per dire NO AL PIANO INDUSTRIALE presentato ieri, identico nelle sue linee a quelli devastanti degli ultimi decenni. Come risposta immediata Usb invita intanto i lavoratori ad aderire allo sciopero Alitalia già proclamato per lunedì 20 marzo.
Il piano industriale dell’amministratore delegato Cramer Ball prevede la messa a terra di 20 aerei e l’abbandono di molte attività, la riduzione del personale e il taglio del costo del lavoro, senza interventi sul settore dei voli intercontinentali, l’unico a produrre reddito. Tutti i vertici aziendali che si sono succeduti, pubblici o privati, fuggiti o defenestrati, premiati o condannati, hanno sempre ripetuto gli stessi errori:
Riduzione sconsiderata dei costi, con abbandono di asset e settori importanti e strategici
Abbandono di linee e direttrici produttive
Messa a terra di aerei
Taglio di personale e di professionalità acquisite in decenni
Accordi commerciali capestro come quello con Air France dal quale è costoso uscire ancora oggi
Leasing degli aerei a condizioni che rasentano l’usura
Queste misure hanno condannato Alitalia a perdere la supremazia sul mercato italiano e a un ruolo internazionale più che secondario. Il nuovo piano industriale insiste nel voler ridurre la compagnia a una low cost che faccia concorrenza a quelle vere come Ryanair. Impossibile con impianti, struttura e storia come quelli di Alitalia: equivarrebbe a ripercorrere la strada del 2008, con il commissariamento, il fallimento e una bad company nella quale scaricare personale da licenziare e debiti.
Malafede che nasconde altri obiettivi? Estrema incapacità manageriale? In entrambi i casi questo piano produrrebbe la svendita a pezzi di Alitalia, decretando la fine della storia e dell’industria del trasporto aereo in Italia. Non si spiega altrimenti la condizione posta dalle banche di subordinare il piano all’accordo con il sindacato. È altrettanto evidente che i soldi che dovrebbero entrare non serviranno a rilanciare l’azienda ma soltanto a ripianare debiti e anticipazioni degli attuali azionisti (banche e Etihad).
Ci vogliono invece investimenti massicci sull’attività intercontinentale, come fatto all’estero con il sostegno dei governi interessati. Come sindacato lo diciamo da 20 anni, inascoltati, mentre compagnie come Air France, British o Lufthansa raddoppiavano le flotte aeree di lungo raggio, chiedevano e ottenevano il sostegno dei rispettivi governi contro lo strapotere delle low cost, con regole uguali per tutti.
Al contrario in Italia le low cost, prima fra tutte Ryanair, hanno ottenuto facilitazioni e finanziamenti da società aeroportuali ed enti locali, mentre la mancanza patologica di regole le ha fatte crescere a dismisura mettendo in crisi Alitalia e Meridiana. Servono quindi interventi economici, politici ed istituzionali che non possono essere prerogativa di privati. Serve l’intervento diretto dello Stato nella ridefinizione delle regole del settore con condizioni uguali per tutti i vettori e un intervento economico diretto sino alla vera e propria nazionalizzazione di Alitalia che permetta investimenti importanti e produca anche occupazione buona e ritorni produttivi per lo Stato.

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Sciopero scuola 17 marzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzioneScuola: Concorso a cattedra, siamo alla farsa. Bandita oltre un anno fa, con l’impegno preso più volte dall’allora Ministro Giannini di concludere tutte le operazioni entro il 31 agosto 2016; la selezione si è trasformata in una vera agonia. Su molte materie, le commissioni stanno valutando i titoli per stilare le graduatorie, mentre per le scuole dell’infanzia mancano ancora le prove orali che prenderanno l’avvio il 7 aprile. Quindi, il rischio concreto è che se dovessero subentrare ancora lungaggini o intoppi, i vincitori di questo concorso non verranno individuati in tempo nemmeno per il prossimo 1° settembre. Poi ci sono i posti che non verranno mai assegnati per l’eccessivo numero di candidati respinti; i vincitori che non prenderanno mai posti per il mancato adeguamento delle classi di concorso rispetto agli organici; le prove suppletive, ancora da svolgere. E tanto altro.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): si è partiti male, con delle norme d’accesso sballate, che hanno anche tagliato fuori per la prima volta i laureati, messo nelle condizioni i potenziali commissari di non accettare l’incarico o di lasciarlo dopo pochi giorni; di andati avanti perseverando nell’errore, adottando un’inspiegabile eccessiva severità delle commissioni; si sta concludendo in modo ancora peggiore, perché in alcune classi di concorso sono più i posti che rimarranno liberi che quelli che andranno assegnati. E siccome non ci sono più candidati nemmeno nelle GaE, viene da chiedersi chi verrà stabilizzato per insegnare quelle discipline fino al 2024. Anche per questi motivi, abbiamo proclamato lo sciopero della Scuola per venerdì prossimo 17 marzo.

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Sciopero gruppo Alitalia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2017

alitaliaI lavoratori di Alitalia Sai e di Cityliner sciopereranno compatti il 23 febbraio per difendere il proprio posto di lavoro e le condizioni contrattuali di fronte all’ennesima crisi che coinvolge la più grande azienda del Trasporto Aereo – dichiara Francesco Staccioli di USB Lavoro Privato Trasporti. Una crisi che vola sopra le teste dei lavoratori: all’interno di un CdA litigioso, nelle alleanze tra Etihad e Lufthansa dove non si capisce che ruolo possa avere Alitalia, negli incontri riservati a una parte di sigle sindacali e il Governo, mentre quest’ultimo ancora non scioglie la riserva su cosa intenda fare e il Piano industriale rimane tuttora un mistero.
I lavoratori non saranno spettatori inermi, nessuno può neanche immaginare di presentare pacchetti preconfezionati e legati al ricatto – continua Staccioli. – Attraverso le partecipate assemblee tenute fino a qui e con lo sciopero, i lavoratori vogliono dire la loro e lottare con le proprie parole d’ordine:
per un piano di investimenti concreto e per dire un enorme NO ai licenziamenti;
per dire basta ai tagli salariali e ad eventuali societarizzazioni;
per chiedere l’intervento diretto del Governo che assicuri lo sviluppo di Alitalia ma anche per imporre un sistema di regole uguali a tutti gli operatori del Trasporto aereo e far cessare la concorrenza sleale in atto tra i vettori e dentro gli aeroporti.
Non si può continuare a curare un malato cronico con la stessa medicina e gli stessi dottori che ne hanno persino peggiorato le condizioni – insiste il sindacalista USB. – Gli anni buttati via dietro piani fallimentari impongono una scelta radicale e onerosa che pensiamo possa essere sostenuta attraverso la nazionalizzazione di un’Azienda strategica per gli interessi nazionali.
Non più un posto di lavoro perso, non più il far west senza regole dentro un settore che sviluppa – conclude Staccioli -.

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17 marzo: sciopero della scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzioneA un anno dalla pubblicazione del bando, il quotidiano La Repubblica tira le prime tragiche somme: un posto su sei non sarà assegnato; uno su cinque tra i vincitori non avrà mai la cattedra, gli idonei esclusi. Secondo uno studio parallelo dell’Anief, che conferma la ricerca Tuttoscuola, avremo ancora supplentite assicurata per i prossimi sette anni: in Lombardia per matematica nella scuola media e nel Lazio per sostegno alle superiori. Ecco tutti i numeri del flop della selezione nazionale, destinati ancora a cambiare, perché ad aprile prenderanno il via le prove suppletive per migliaia di candidati inizialmente esclusi dal Miur. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): servono modifiche urgenti nella fase transitoria prevista dalla delega su formazione iniziale e reclutamento (Atto 377), all’esame del Parlamento. Oltre alla riapertura delle GaE per gli abilitati, il doppio canale per le assunzioni da graduatorie d’istituto laddove risultano esaurite le GaE, la validità di quelle di Merito non esaurite e l’inserimento degli idonei. Tutti i vincitori e idonei del concorso vanno immessi in ruolo. Se ciò non avverrà entro breve, Anief si rivolgerà ai giudici, rivendicando, nel contempo, la trasformazione di tutto l’organico di fatto in organico diritto e chiedendo finanziamenti adeguanti. Poiché, infatti, non possono di certo bastare i 400 milioni previsti dalla Legge di Stabilità: servirebbero solo a stabilizzare 13.300 precari, mentre i posti sono 100mila. Più 35mila Ata. Noi a questo gioco al ribasso non ci stiamo: per questo abbiamo proclamato lo sciopero della Scuola per il prossimo 17 marzo.

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