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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Archive for the ‘Mostre – Spettacoli/Exhibitions – Theatre’ Category

Exhibitions – Theatre

Riccardo 3: L’avversario di Francesco Niccolini

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Napoli Mercoledì 22 gennaio 2020, Inizio spettacoli ore 21.00 (mercoledì e giovedì), ore 18.30 (venerdì e domenica), ore 19.00 (sabato) Teatro Nuovo Napoli Via Montecalvario, 16. Libero adattamento dell’autore aretino ispirato a una delle più note e complicate tragedie del Bardo in chiave contemporanea e ai crimini di Jean-Claude Romand. In un luogo pieno di fantasmi, rivive la vicenda del malvagio più malvagio, ma, al tempo stesso, più terribilmente simpatico mai creato dal genio umano, e dei suoi omicidi seriali in Riccardo 3 – L’avversario di Francesco Niccolini, che debutterà mercoledì 22 gennaio 2020 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 26) al Teatro Nuovo di Napoli, per la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi.In scena Enzo Vetrano, nel ruolo di Riccardo, Stefano Randisi è Lady Anna, ma anche un sicario, Giorgio di Clarence, Buckingham, Edoardo e Richmond, e Giovanni Moschella è tutti gli altri personaggi: un altro sicario, Hastings, Elisabetta, il principino, Margherita, il sindaco di Londra, Stanley.Il testo rilegge in chiave contemporanea un grande classico di Shakespeare, Riccardo III, oggi demone recluso e indomito, che è qui sottratto al medioevo inglese, e diventa abitante del presente, dando vita a una messa in scena che non è una pura variazione sul tema ma qualcosa di “meno rassi­curante”.La seconda parte del titolo, L’avversario, è un esplicito riferimento al romanzo verità di Emmanuel Carrère che racconta un’altra vicenda, a noi contemporanea, di “male assoluto”, quella del pluriomicida Jean-Claude Romand.L’ambientazione non è quella di una sala da palazzo reale quattrocentesca, ma sul palcoscenico tutto ricorda molto da vicino la stanza di un ospedale.
Forse ci troviamo all’interno di un ospedale psichiatrico o un manicomio criminale e forse stiamo per assistere a una terapia sperimentale che porterà un paziente ad affrontare gli orrori di cui si è macchiato. O forse, siamo proprio dentro la sua mente, abitata da incubi e fantasmi.Uno spazio algido dove tutto è fatto della stessa sostanza de­gli incubi, in cui i “forse” sono più delle certezze e governano la messa in scena, gli scambi di ruoli, le ambiguità dei personaggi.Come nell’originale shakespeariano il male si ammanta del fascino più irresistibile, qui il gioco è rendere quel male invisibile, scambiabile per il bene e viceversa: nell’epoca delle false identità e dei travestimenti (digitali, analogici, teatrali o domestici che siano) il crimine, anche il più efferato, non è mai facile da riconoscere né da confessare. L’allestimento, presentato da Arca Azzurra Produzioni e Emilia Romagna Teatro in collaborazione con Le tre corde/Compagnia Vetrano Randisi, si avvale delle scene e costumi a cura di Mela Dell’Erba e le luci di Max Mugnai.

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Umberto Mariani in mostra

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Milano 22 gennaio – 1° marzo 2020 Gallerie d’Italia – Piazza Scala , Piazza della Scala 6 Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo ospiteranno dal 22 gennaio 2020 nella sede di piazza Scala una esposizione personale di Umberto Mariani (Milano, 1936), Umberto Mariani. Frammenti da Bisanzio (atto terzo). In dialogo con icone russe, che segue le recenti da lui realizzate a Ravenna (e Roma) nel 2018 e all’Ermitage di San Pietroburgo nel 2019, tutte intitolate Frammenti da Bisanzio, nelle quali l’artista ha voluto rimarcare le relazioni della sua opera con la tradizione culturale e figurativa proveniente dal mondo dell’Oriente bizantino. Mariani, autore di opere fondate su un principio di composizione del colore e della materia che prende forma dalle pieghe dei fogli di piombo con cui da tempo opera nella serie denominata La forma celata, considera la sua opzione per la monocromia come un modo di rivelare, attraverso la combinazione dei colori e delle forme, una concezione astratta, trascendente e simbolica.“Con il mio lavoro faccio riferimento costante a forme e soggetti che appartengono da sempre alla storia dell’arte: il drappeggio, il panneggio e anche altre forme archetipe come l’ellisse, l’uovo, la croce. Il mio panneggio, le mie pieghe non hanno nulla di veristico e nemmeno di realistico, ma semmai si avvalgono di forme e significati simbolici. Si sviluppano all’interno di una logica geometrica e si avvalgono di ritmi e spazi lineari. Sono lontani dai volumi di Masaccio, dalle architetture di Piero e dalle enfatiche turbolenze barocche. Senza dubbio sono invece parenti stretti dell’iconografia simbolica (oggi si direbbe astratta, mentale, concettuale) e, per certi versi, labirintica del mondo bizantino” (U. Mariani, Intorno alla bellezza, Milano, novembre 2014). A rimarcare questo dialogo a distanza, avviato nelle pagine del catalogo della mostra di San Pietroburgo lo scorso anno, nella Sala delle Colonne delle Gallerie d’Italia in piazza Scala le opere di Mariani saranno affiancate da alcune delle più belle e originali icone russe della importante raccolta presente nella sede di Vicenza dei musei di Intesa Sanpaolo. I lavori di Mariani in cui i profondi blu, viola, rossi, assorbono e rimandano una luce che l’oro di alcuni elementi sembra quasi materializzare, si fanno motivo di controcanto delle rappresentazioni che mettono in relazione gli Inferi e il Paradiso, mediante la figura di Cristo e la personificazione della Trinità, nelle versioni di un racconto che si fa rivelazione trascendente nelle icone russe, prosecutrici ed eredi della cultura bizantina. (fonte:comunicati-stampa.com)

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Margareth Dorigatti: Signa sunt

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Roma Inaugurazione giovedì 30 gennaio 2020 ore 18 Via di Monserrato 30 (30 gennaio – 28 marzo 2020) della mostra dal titolo SIGNA SUNT con l’ultima produzione pittorica di Margareth Dorigatti, invitata a partecipare dalla curatrice Daina Maja Titonel al ciclo di mostre che la galleria dedica annualmente a tematiche legate al mondo dell’Astrologia.Se nelle precedenti esposizioni “Luna/Mond” (2016) e “DEI Colori/Giorni” (2018) la Dorigatti aveva presentato gli esiti pittorici di una ricerca legata agli astri e ai colori dei giorni, in “Signa sunt” l’artista si concentra sui dodici segni zodiacali.Si tratta di un’affascinante occasione per scavare nel dialogo tra lo spazio percettivo, le vibrazioni della materia e l’energia che ne scaturisce. Dai tempi remoti ai giorni nostri, tali sono gli elementi che contribuiscono all’essenza del racconto di ogni segno e nelle opere della Dorigatti si percepisce la viva pulsazione che deriva dall’unione di bellezza, fantasia astrale, elementi chimici e psicologici abbinati ai singoli segni. Esse trascendono l’astrazione e vanno oltre il peso e le frequenze degli elementi stessi e in tal senso agiscono su chi le guarda.In merito a questo lavoro osserva l’artista: “Fedele all’individualismo goethiano che nella sua Teoria dei colori si contrappone fortemente ad una visione puramente scientifica della percezione, mi preme studiare partendo dall’osservazione diretta, là dove individuo fonti di ispirazione, in questo caso gli astri ma anche e soprattutto la mia città: Roma. Cammino guardando in cielo, per terra, l’architettura e la natura presenti ovunque, in mezzo alle persone. Prendo i mezzi pubblici dove imparo molte cose, le quali, insieme a duemilasettecento anni di Storia, entrano ermeticamente nei miei quadri. Tuttavia, da pittrice è inevitabile muovermi anche nei meandri del misticismo e della fantasia, anch’essi parte integrante dell’essenza umana, quest’ultima influenzata da molte energie, alcune misteriose come le stelle.Tendenzialmente anche i colori con le loro caratteristiche sono associati ai quattro elementi terra, acqua, fuoco e aria, percepibili non solo attraverso la vista. Gli studi di Cromatologia mi hanno insegnato che questi non hanno solo frequenze e pesi specifici, ma possono agire più o meno fortemente sugli umori e sulla salute di chi li percepisce, e strada facendo sono stati gli stessi segni dello Zodiaco con i loro simboli ad attirare oppure a scartare i colori che orientativamente avevo pensato. Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo sognante: la mia prima patria sono state le stelle.” L’autrice nasce a Bolzano nel 1954. Nel 1973 studia all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova.

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Seguendo le orme di Raffaello a 500 anni dalla sua morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Nel 2020 il mondo celebra Raffaello Sanzio, uno dei più grandi pittori del Rinascimento. In occasione del 500esimo anniversario dalla morte dell’artista, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520, Volagratis.com suggerisce un viaggio attraverso i luoghi della sua arte: da Urbino, dove il pittore è nato nel 1483, fino agli Stati Uniti, dove si possono ammirare molti dei suoi dipinti, passando per Città di Castello, Firenze e Roma, cuore pulsante della sua arte.
1 – Urbino, il museo nella casa di Raffaello. Raffaello nacque nel 1483 a Urbino, città in cui si respirava l’atmosfera artistica del Rinascimento e dove si potevano già allora ammirare le opere dei grandi artisti dell’epoca. Oggi la sua casa natale è un museo a lui dedicato, un luogo dove l’artista è raccontato a 360° e dove si possono contemplare alcune delle sue primissime opere, come la Madonna col Bambino, affrescata quando Raffaello aveva appena 15 anni. La città, all’interno del Palazzo Ducale, ospita anche la Galleria Nazionale delle Marche, uno scrigno dove sono esposte non solo alcune opere del pittore urbinate, ma anche quelle di Tiziano, Paolo Uccello e Piero della Francesca. Il tour alla scoperta dell’artista rinascimentale potrebbe partire da qui.
2 – Città di Castello, le opere di Raffaello nella Pinacoteca A Città di Castello Raffaello trascorse cinque anni della sua vita, quasi tutti all’interno della bottega del padre, anch’egli pittore. È proprio nella città umbra in provincia di Perugia che ottenne la sua prima commissione indipendente: lo stendardo della Santissima Trinità, realizzato nel 1499 e oggi conservato all’interno della Pinacoteca comunale, una galleria allestita tra le sale quattrocentesco Palazzo Vitelli alla Cannoniera. Fu proprio quest’opera, fresca e innovativa, che permise a Raffaello di farsi conoscere al di fuori delle mura paterne, dando il via a un periodo di viaggi e di commissioni che lo resero famoso in tutta Italia.
3 – Perugia, Raffaello realizza le pale d’altare. Perugia fu una delle città italiane che per prima si rese conto delle abilità straordinarie di Raffaello. Qui l’artista realizzò molte pale d’altare, come la Pala Colonna o la Pala degli Oddi, dipinti ad olio e quadri raffiguranti uno dei temi a lui più cari: quello della Vergine con il Bambino, declinato in decine di modi diversi nel corso della sua vita. Le opere oggi sono esposte in tutto il mondo, ma alcune si possono ammirare proprio nel capoluogo all’interno della Galleria Nazionale dell’Umbria: è il caso di uno dei cinque pezzi che compongono la Pala Baglioni, realizzata per la chiesa di San Francesco al Prato e oggi una delle opere di punta della Galleria.
4 – Firenze, Raffaello alla Galleria degli Uffizi. Dopo una breve sosta a Siena, città dove Raffaello affiancò l’ormai anziano Pinturicchio nella realizzazione dei cartoni per gli affreschi della Libreria Piccolomini, il pittore si trasferì a Firenze, culla del Rinascimento. Risalgono proprio al periodo toscano alcune delle opere più famose dell’artista, come la Madonna del Cardellino, il Ritratto di Agnolo Doni e quello di Maddalena Strozzi o il suo stesso Autoritratto. Oggi la Galleria degli Uffizi e la Galleria Palatina, rendono Firenze, insieme a Roma, una delle città italiane con la più alta concentrazione di opere di Raffaello.
5 – Roma, dove Raffaello è sepolto. Nei primi anni del ‘500, papa Giulio II diede il via a un’enorme opera di rinnovo, un piano ideato per ridare splendore alla città sia dal punto di vista artistico che urbanistico. Raffaello fu uno degli artisti che prese parte a questo progetto e a soli 25 anni iniziò ad affrescare le sale degli attuali Musei Vaticani, ancora oggi note come Stanze di Raffaello, e a realizzare gli arazzi per la Cappella Sistina. Le sue opere abbelliscono anche importanti palazzi come Villa Farnesina, e chiese, tra cui Santa Maria del Popolo. Il suo genio ha inoltre contribuito alla realizzazione della Cattedrale di San Pietro, per la quale progettò il corpo centrale e longitudinale della chiesa. Raffaello morì a Roma all’età di appena 37 anni e oggi è sepolto all’interno del Pantheon, dove per tutto il 2020 una rosa rossa posta sulla tomba celebrerà i 500 anni dalla sua morte.
6 – Milano, Raffaello a Palazzo della Permanente e alla Pinacoteca di Brera Anche se il pittore urbinate non raggiunse mai Milano, un’ottima occasione per visitare il capoluogo lombardo è la mostra allestita a Palazzo della Permanente, che, fino al 2 febbraio 2020, permetterà di vivere un’esperienza immersiva realizzata per approfondire la vita e le opere dell’artista a chilometri di distanza dalla sua casa natale e dai luoghi che l’hanno accolto in vita. Non solo, all’interno della Pinacoteca di Brera è ospitata in modo permanente una delle sue opere più celebri: lo Sposalizio della Vergine, realizzato a Città di Castello nel 1504; un altro buon motivo per visitare Milano.
7 – Francia, nel Louvre 14 opere di Raffaello- La Francia, dopo l’Italia, è il secondo paese al mondo che custodisce il maggior numero di opere di Raffaello e questo la rende una delle destinazioni internazionali da raggiungere se si vuole scoprire l’arte del pittore urbinate. Il solo Museo del Louvre di Parigi conserva ben 14 opere, di cui 13 dipinti ad olio e un affresco, mentre altre si trovano nel Musée Condé di Chantilly e nel Museo des Beaux-Arts di Strasburgo. Tra le opere “francesi” ci sono la Madonna di Orleans, la Belle Jardinière e il Ritratto di Baldassarre Castiglione, dei veri e propri capolavori.
8 – Londra, nel 2020 la mostra più grande mai dedicata all’artista. 16 opere di Raffaello sono esposte inoltre nel Regno Unito e la maggior parte si trova all’interno della National Gallery di Londra. Tra queste spiccano la Madonna dei Garofani, un pezzo della Pala Colonna realizzata a Perugia, il ritratto di Santa Caterina d’Alessandria e il ritratto di Giulio II. Ma chi visiterà il museo tra il 3 ottobre 2020 e il 24 gennaio 2021 potrà ammirare anche molti altri dipinti, perché la National Gallery allestirà la più grande mostra mai realizzata sull’artista: oltre 90 opere, provenienti da collezioni pubbliche e private, esposte per celebrare i 500 anni dalla sua morte. Alcune di queste, come gli affreschi delle Stanze Vaticane, saranno presenti a Londra grazie a innovative soluzioni multimediali.
9 – Stati Uniti, Raffaello in 8 musei diversi. Le opere di Raffaello sono arrivate anche oltreoceano. Per ammirare il talento del pittore, si può volare anche negli Stati Uniti, dove i dipinti sono stati accolti in 8 musei diversi: dal Metropolitan Museum of Art di New York, sulla costa orientale, fino al Norton Simon Museum of Art di Pasadena, in California, sulla costa occidentale. Tra le città in cui si può godere dei ritratti e delle opere sacre realizzate dall’artista marchigiano ci sono anche Washington, Boston, Baltimora, Detroit, Worcester (Massachusetts) e Raleigh (North Carolina).

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Installazione site specific: L’Esprit des Lieux

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Riola di Vergato (Bo) chiesa di Santa Maria Assunta venerdì 24 gennaio ore 17- 21 Sabato 25 gennaio: ore 17-24 – domenica 26 gennaio: ore 17- 21 in concomitanza con Arte Fiera Bologna 2020 Jacques Toussaint, artista francese che vive e lavora in Italia dagli anni settanta, realizza dall’inizio degli anni duemila una serie di interventi artistici site specific in edifici storici che si basano sull’interpretazione del luogo attraverso la realizzazione di installazioni video e di spazi immersivi.
Rielaborando con originalità lo spirito dei luoghi – L’Esprit des Lieux è il titolo di questo progetto che si declina in diversi capitoli – Toussaint si è confrontato in questi vent’anni con edifici religiosi ricchi di storia come l’ex convento di San Francesco a Pordenone, la chiesa di San Francesco a Como, la Cappella Valmarana di Andrea Palladio nella chiesa di Santa Corona a Vicenza, il complesso architettonico delle Sette chiese a Bologna e l’oratorio di San Francesco a Crespellano.
A proposito di questi interventi, la critica d’arte Monica Bonollo ha recentemente scritto che egli «mira ad una comprensione e relazione “spirituale” con il luogo, e con esso ad una comprensione e conoscenza dello spazio e del tempo e dei significati profondi della realtà. Questo tentativo di portare il visitatore a trascendere la fisicità del mondo per spingerlo verso l’essenza delle cose, sembra avere un risvolto inaspettato. Investe lo spettatore di un’emozione intensa, più vicina alla passione che al ragionamento razionale e all’astrazione.» (in L. Cavadini, Jacques Toussaint. Arte 1967/2017, Antiga Edizioni 2018. p 131).
Di recente l’attenzione dell’artista si è indirizzata verso le qualità intrinseche dell’architettura moderna, che pone indubbiamente questioni di diversa natura rispetto a quella classica con la quale si è confrontato fino ad ora. In questi spazi minimali, per lo più privi di ornamento, l’intervento artistico sarà proteso a sottolineare e a valorizzare gli elementi caratteristici dell’architettura stessa e in particolare modo i suoi volumi.
L’artista ha scelto come prima tappa di questa nuova fase di Esprit des Lieux la chiesa di Santa Maria Assunta di Riola di Vergato (1976-1978), frutto di una lunga progettazione dell’architetto finlandese Alvar Aalto (1898-1976).
La chiesa fu commissionata ad Aalto dal Cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, che apprezzò l’approccio innovativo, rispettoso della natura e a misura d’uomo, sviluppato dall’architetto finlandese. Il progetto suscitò da subito l’entusiasmo della comunità della vallata del fiume Reno, sulla cui riva si sviluppa la costruzione della chiesa che si può ammirare oggi nella sua completezza (il campanile fu costruito più tardi e inaugurato nel 1994).
L’apparente semplicità della Chiesa di Santa Maria Assunta (unica realizzazione dal grande architetto finlandese in Italia oltre al padiglione della Finlandia nei giardini della Biennale di Venezia) è il risultato conclusivo di un ciclo di ricerche sull’architettura religiosa.
Questo edificio ha suscitato la curiosità e la creatività dell’artista francese che spiega cosi il suo progetto per Riola:
«È proprio “il rigore francescano” espresso dal maestro finlandese, padre dell’architettura organica, e “il suo nordico spirito calvinista” che mi spingono ad esplorare con interventi minimi l’Esprit des lieux di questo suo edificio. Il progetto prevede un intervento discreto e puntuale nel pieno rispetto della Chiesa di Santa Maria Assunta. Ho intenzione di inserire pochi elementi artistici e di esaltare le grandi qualità architettoniche dell’edificio utilizzando un medium presente in tutte le mie installazioni, una luce di colore blu intenso emanata da tubi al neon con vetro tinto in pasta.Il mio intento è di attirare l’attenzione del visitatore sulle 12 piccole croci (che alludono alla presenza dei 12 apostoli secondo il desiderio di Alvar Aalto) collocate a destra e a sinistra sui pilastri della navata. Solitamente meno visibili perché di marmo bianco, saranno per l’occasione coperte da un vetro materico argentato e illuminate da una luce blu proiettata da terra, la rifrazione della quale metterà in evidenza l’insieme. Il presbiterio, inoltre,
sarà illuminato da 12 segmenti di neon blu, posizionati in maniera dinamica e ascensionale come ulteriore richiamo agli apostoli. Il tutto sarà avvolto dall’ulteriore luce blu emanata da una videoproiezione, che si protenderà sino al grande crocefisso in legno voluto da Aalto, che sarà per l’occasione fiancheggiato da due croci di vetro argentato poste ai lati dell’altare. Nella zona del battistero, posizionato da Aalto sul lato destro della navata centrale all’altezza dell’abside e prospettante sul Reno, sarà infine proiettato un video sul tema dell’acqua, in cui il fluire delle immagini seguirà il senso della corrente del fiume.»

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Jorge Eduardo Eielson: Arte come nodo/nodo come dono II

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

Roma Dal 23 gennaio al 29 febbraio 2020 Instituto Cervantes di Roma – Sala Dalí Piazza Navona, 91 – ingresso gratuito inaugurazione mostra “Jorge Eielson: Arte come nodo, nodo come dono II”, a cura di Martha Canfield e Antonella Ciabatti. L’esposizione, organizzata da Centro Studi Eielson e Instituto Cervantes, in collaborazione con Istituto Italo Latinoamericano (IILA) e la Real Academia de España, resterà a Roma fino al 29 febbraio 2020 e si potrà visitare gratuitamente dal mercoledì al sabato dalle ore 16 alle 20.Jorge Eduardo Eielson (Lima 1924 – Milano 2006) è un caso eccezionale di precocità e di altissimo livello creativo sia nelle arti plastiche che nella letteratura. A soli 21 anni vince il Premio Nazionale di Poesia del Perù con la sua prima raccolta, Reinos. Ma nel 1949 lascia il paese e non tornerà più, se non per incontri artistici e mostre. Dopo importanti esperienze a Parigi e a Ginevra, nel 1951 si stabilisce a Roma dove rimarrà fino al 1965, entrando a far parte del gruppo L’Obelisco insieme a Mimmo Rotella e Piero Dorazio. Ma la sua residenza definitiva sarà a Milano, dove vivrà il resto della sua vita insieme al suo compagno, l’artista sardo Michele Mulas. Tuttavia è proprio a Roma, dopo varie sperimentazioni di collage con terre e sabbie e infine con tessuti strappati e ricomposti, dove arriva a configurare il segno fondamentale della sua arte: il nodo.“Arte come nodo, nodo come dono 2. (El nudo al desnudo)” presenta 27 opere originali dell’artista e scrittore peruviano, membro della «Generación del 50» e artefice della rivoluzione poetica del suo paese. Si tratta della seconda versione della mostra realizzata nel 2008 a Firenze (presentata da Mario Vargas Llosa) che testimonia la varietà creativa di Eielson: la poesia visiva e sonora, le installazioni, i dipinti, le sculture in tela, con il nodo come punto massimo di riflessione filosofica e segno estetico.Il nodo, oltre che il fondamento della sua arte, è un simbolo magico tra la dimensione visuale e quella verbale, un segno arcaico e moderno allo stesso tempo. Con il nodo il movimento si ferma, le tele si fissano, il tempo interrompe il suo corso e l’anima, libera da ogni angoscia, si concentra nella contemplazione. Attraverso le sue immagini visionarie e le sue illuminanti poesie, Eielson ci invita a ricongiungere passato e presente, io e non-io, gioia e dolore In occasione della mostra romana, inoltre, si terranno quattro appuntamenti tematici, realizzati dall’Instituto Cervantes e dal Centro Studi Eielson presso la Sala Dalí.
Mercoledí 29 gennaio alle 18.30, Enzo Minarelli e Martha Canfield presentano la performance “La materia sonora: Omaggio a Jorge Eielson”, seguita da una lettura poetica in spagnolo e in italiano.
Sabato 8 febbraio dalle ore 11 si darà spazio a una curiosa passeggiata letteraria a cura di Alessio Brandolini, ispirata dalla raccolta poetica “Di stanza a Roma”: partendo da piazza Navona si percorreranno luoghi e monumenti che danno titolo alle poesie di questa raccolta, svelando i legami tra l’artista e la città. Sabato 22 febbraio dalle 11 si terrà il laboratorio per bambini dal titolo “Essere artista: ora tocca a me!”. Un percorso sensoriale per famiglie con bambini, a cura di Laura Del Conte e Alessandra Maggio. Per questi due eventi è obbligatoria l’iscrizione: cultrom@cervantes.es.
Infine, giovedì 27 febbraio alle 18.30, in occasione del finissage della mostra, verranno presentate alcune opere delle artiste peruviane Elisenda Estrems e Nani Càrdenas, a cura di Marco Benacci, che dialogheranno con i lavori di Eielson esposti alla Sala Dalí.

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Tamara de Lempicka, Leading Highlight of Impressionist and Modern Art Evening Sale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

London – Tamara de Lempicka’s Portrait de Marjorie Ferry (1932, estimate: £8,000,000-12,000,000) will be a leading highlight of Christie’s Impressionist and Modern Art Evening Sale on 5 February 2020, co-leading the auction. The painting was commissioned by the husband of the British-born cabaret star Marjorie Ferry at the height of Lempicka’s fame in Paris where she was the most sought-after and celebrated female modernist painter. She was also recognised as an influential socialite who was determinedly independent. By 1930 Lempicka had become the première portraitist in demand among both wealthy Europeans and Americans, specifically with those who had an eye for classicised modernism.Keith Gill, Head of Evening Sale, Impressionist and Modern Art Christie’s: “Tamara de Lempicka’s striking portraits came to symbolise the exuberance and freedom of the post-war society during the 1920s and early 30s. Portrait de Marjorie Ferry is one of the artist’s most iconic paintings, last seen at auction 10 years ago when it rightly set the record at the time for her work, sold from the collection of legendary fashion designer Wolfgang Joop. Marjorie Ferry married a financier who commissioned Lempicka in 1932 to create this exquisitely painted composition that not only captures the vibrancy of its sitter but reflects the Art Deco style that had defined the previous decade. Lempicka’s work has seen renewed interest in recent years with great prices being achieved and we are honoured to present Portrait de Marjorie Ferry as one of the leading highlights of the Impressionist and Modern Art Evening Sale.”

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Convegno internazionale: “Toccare la bellezza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Ancona Il 25 gennaio 2020 presso l’Auditorium Orfeo Tamburi della Mole Vanvitellianasi terrà, dalle ore 10 alle 18, il convegno internazionale “TOCCARE LA BELLEZZA” nell’ambito dell’omonima mostra dedicata al valore estetico della tattilità attraverso il pensiero di Maria Montessori e Bruno Munari. La mostra e il convegno sono promosse e organizzate dal Museo Tattile Statale Omero e dal Comune di Ancona, in collaborazione con la Fondazione Chiaravalle Montessori e l’Associazione Bruno Munari e con il contributo della Regione Marche. Il programma del convegno prevede i seguenti interventi: Prof. Aldo Grassini (Presidente Museo Tattile statale Omero), Una mostra sulla tattilità, Arch. Fabio Fornasari (Curatore allestimento mostra), Presentazione del catalogo Toccare la bellezza Maria Montessori Bruno Munari, edizioni Corraini, Prof. Alfio Albani (Presidente Fondazione Chiaravalle Montessori), La Bellezza con gli occhi chiusi ovvero, del correlativo oggettivo in Maria Montessori, Prof. Alberto Munari (Presidente onorario Associazione Bruno Munari), La Bellezza nel Gesto, Prof.ssa Rita Scocchera (Fondazione Chiaravalle Montessori), La filosofia delle cose, Prof. Naoki Mizushima (University of the Sacred Heart, Tokyo), The acceptance process of “Montessori Education” and “Munari Method” in Japan, Silvana Sperati (Presidente Associazione Bruno Munari), Comunicare la bellezza, Prof.ssa Rita Casadei (Università di Bologna), Esplorare il senso della meraviglia: sensorialità, significati e direzioni in educazione, Prof.ssa Mariangela Scarpini (I.C. Maria Montessori, Chiaravalle) Materiali montessoriani: perfezionare i sensi e toccare la bellezza, Prof. Leonardo Fogassi (Università di Parma), Montessori e neuroscienze, Prof. Andrea Socrati (Museo Tattile Statale Omero) La via tattile alla bellezza. Le conclusioni saranno tratte dal Prof. Philippe Daverio. Al termine del convegno, chi lo desidera, potrà visitare la mostra che rimarrà aperta fino alle ore 20 (al costo di 5 euro). La partecipazione è gratuita, ma l’iscrizione è obbligatoria entro il 23 gennaio 2020.

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Inaugurazione Shuttle a guida autonoma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Torino giovedì 16 gennaio, alle ore 8.45, nel Padiglione Americas 2 del Campus ITCILO – viale Maestri del Lavoro 10 – si terrà l’inaugurazione del servizio di shuttle a guida autonoma OLLI.All’evento interverranno:
Yanguo LIU – Direttore ITCILO
Paola PISANO – Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione
Chiara APPENDINO – Sindaca di Torino
Marco PIRONTI – Assessore all’innovazione del Comune di Torino
Stefano GEUNA – Rettore dell’Università degli Studi di Torino
Vikrant AGGARWAL – Presidente Local Motors
Luigi LANA – Presidente Reale Mutua
Renato BOERO – Presidente Iren SpA
Chiara NASI – Presidente Cirfood
Giovanni BIANCO – Amministratore Autolinee Nuova Benese
Al termine dell’incontro sarà possibile testare OLLI all’interno del Campus.

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Australia: Un omaggio a una terra in difficoltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Milano dal 19 gennaio al 2 febbraio 2020 il MIC Si comincia domenica 19 gennaio alle ore 15 al Museo Interattivo del Cinema Viale Fulvio Testi 121 e si parte con un: Viaggio in Australia – Il cinema racconta il Nuovo Continente, un viaggio emozionante all’interno di una terra a noi per molti versi ancora sconosciuta, nato idealmente su una nave del 1924 che, dal porto di Genova, ci conduce a Melbourne.
Nelle immagini, girate da Angelo Drovetti nel film Dall’Italia all’Australia, ci sono i volti degli italiani pieni di speranza che da lì a poco intraprenderanno un nuovo cammino in un grande Paese. Un omaggio che vuole anche celebrare una terra e una cultura fortemente minacciata dai devastanti incendi degli ultimi mesi.
La ricca rassegna di 21 titoli si compone di due anime. La prima è quella degli autori australiani che con la loro opera hanno cercato di scavare nelle molteplici contraddizioni del loro Paese e ne hanno dato una loro interpretazione. Registi come Peter Weir, Philip Noyce (La generazione rubata), Fred Schepisi, Baz Luhrmann (Australia) e Warwick Thorton (Sweet Country, premio speciale della giuria alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia) hanno, in diverse epoche affrontato le luci e le ombre del loro Paese raccontandole a livello internazionale.
La seconda anima è quella dei registi internazionali che si affacciano a questa terra sconosciuta e misteriosa con uno sguardo diverso, curioso e a tratti incantato. È il caso di registi come il tedesco Werner Herzog con Dove sognano le formiche verdi, la neozelandese Jane Campion con il film Lezioni di piano (vincitore della Palma d’oro al 46º Festival di Cannes e di tre Premi Oscar nel 1994), l’italiano Luigi Zampa con la commedia Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata e l’americano John Curran con Tracks – Attraverso il deserto. In mezzo la visione del regista Giorgio Mangiamele, regista italo-australiano dal tratto neorealista, fautore di un cinema di grande poesia visiva e di ricerca espressiva raramente approdato in Europa, di cui la rassegna proporrà due opere in edizione restaurata dal National Film and Sound Archive di Canberra: il lungometraggio Clay del 1965 e il cortometraggio The Spag del 1962.
Spazio anche a proiezioni per i più piccoli come Bianca e Bernie nella terra dei canguri e a momenti di divertimento con Priscilla – La Regina del deserto con dress code in tema con il film. In rassegna anche imperdibili anteprime: il già citato Swett Country di Warwick Thorton e Goldstone – Dove i mondi si scontrano di Ivan Sen. Fondazione Cineteca Italiana proporrà, come grande evento di apertura, la versione restaurata del film Dall’Italia all’Australia di Angelo Drovetti con accompagnamento musicale del Milano Dixie Quartet.

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La Germania conquista nettamente l’ottava edizione dello Snow Rugby di Tarvisio

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

La Germania conquista nettamente l’ottava edizione dello Snow Rugby di Tarvisio: tre squadre tedesche, infatti, sono salite sul podio tra torneo maschile e femminile; i vincitori nel torneo maschile sono stati i Bayern Barbarians Monaco, compagine abilissima nel gioco alla mano e con delle strutture decisamente concrete nelle situazioni offensive, mentre al terzo posto si sono assestati i Chuckies Monaco- Il torneo femminile, invece, è stato dominato dalle ragazze del Chuckies Brides Monaco, squadra esperta per quanto riguarda il rugby sulla neve, con fisicità notevoli e una capacità importante nel mettere pressione alle avversarie e recuperare il pallone, quindi la fonte di gioco. Discorso diverso per i migliori giocatori del torneo: da una parte il titolo è stato vinto da Marco Cavicchia del Rugby Ladispoli, mentre nel “femminile” la miglior giocatrice è stata Alessandra Menotti delle Aspidi on Ice, squadra rivelazione della manifestazione, classificata al secondo posto. “Sono orgoglioso e felice di come questa edizione ha preso forma- commenta Alberto Stentardo, organizzatore dell’evento tarvisiano e presidente dell’Alp Rugby Tarvisio – abbiamo avuto grandi numeri – 32 squadre, record di sempre ndr – e sul campo da gioco ho visto un livello sempre più alto, segnale importante in chiave futura. Il nostro torneo deve rimanere aggregante, ma non deve tralasciare il gioco e devo dire che in questa edizione lo spettacolo è stato davvero di alto livello. Il futuro? Per ora voglio godermi il successo di questa edizione, poi quanto prima dovremmo già iniziare a pianificare il futuro, lo Snow Rugby di Tarvisio 2021”.

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Mostra: “1619-2019: 4° centenario della Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

Venezia Mercoledì 15 gennaio 2020, alle ore 15.00 Libreria Sansoviniana, Piazzetta San Marco 13/a, alle ore 14.45, fino ad esaurimento dei 20 posti disponibili visita guidata della durata di un’ora circa alle mostra “1619-2019: 4° centenario della Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi”. La visita, a cura di Carlo Campana. Paolo Sarpi (1552-1623) appena tredicenne veste l’abito dell’Ordine dei Servi di Maria, seguendo l’usuale formazione fino al dottorato in Teologia presso l’Università di Padova (1578). In occasione dell’Interdetto fulminato da papa Paolo V sulla Repubblica di Venezia (1606), è nominato dal Senato teologo canonista della Serenissima. Fino alla chiusura della contesa, nell’aprile 1607, Sarpi appare come la figura di punta della resistenza veneziana al potere temporale del Papa.L’interesse personale di Sarpi per il Concilio di Trento risale al momento in cui abbraccia il monacato, perché i decreti tridentini pesano in modo sostanziale sulla vita religiosa. Tale interesse si concretizza nella redazione della Historia del Concilio Tridentino, edita a Londra nell’aprile 1619 e immediatamente inserita nell’Indice dei libri proibiti (18 novembre 1619). La prima edizione italiana uscirà a Verona solo nel 1761.La Biblioteca Nazionale Marciana conserva numerose testimonianze e tracce della genesi e del compimento dell’edizione: innanzitutto il manoscritto It. V, 25 (=5942), che presenta la redazione definitiva del testo, vergata da Marco Fanzano con importanti e corposi interventi correttivi e di integrazione dello stesso Sarpi e di Fulgenzio Micanzio; ancora, l’esemplare dell’Historia del Concilio di Trento di Antonio Milledonne (Ms. It. IV, 115 (=5829) utilizzato e annotato dal Sarpi per la stesura del proprio trattato; molti altri testimoni e documenti manoscritti e a stampa riguardanti l’Historia sarpiana e il contesto storico, politico e religioso nel quale essa fu concepita e scritta.

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Le ombre liquide della Cina contemporanea con Liquid Shadow

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Roma Opening: martedì 14 gennaio 2020 ore 18.30 Durata mostra: 15 gennaio – 6 marzo 2020 VISIONAREA ART SPACE secondo piano Via della Conciliazione 4 prosegue il suo viaggio nella Cina contemporanea, aprendo il 2020 con Liao Pei e la mostra Liquid Shadow, per la prima volta in Italia, curata da Wang Meng e Gianluca Marziani: un nuovo viaggio immersivo nelle visioni dell’estremo oriente in dialogo con il vecchio continente, ad opera di un’artista che con il suo occhio femminile scandaglia volti, toccando il metafisico.
La mostra, che si inaugura martedì 14 gennaio 2020, è il terzo appuntamento della nuova stagione di Visionarea Art Space, progetto che, per il quarto anno consecutivo, vede il prezioso sostegno della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele. La mostra Liquid Shadow presenta una selezione di pitture ad olio su tela. Le opere, realizzate nel corso del 2019, catturano lo spazio come una costellazione omogenea e orchestrale. Dotate di forte impatto e altrettanto mistero, somigliano a particelle cellulari di un organismo sinaptico, sorta di oscuri frammenti fluidi che galleggiano nel bianco amniotico della galleria. Liao Pei dipinge volti, corpi, spiriti, fantasmi, anime… ogni quadro racchiude idealmente tutte queste identità ma nessuna supera le altre per evidenza figurativa. Il fantasma diventa solido, il volto cattura l’evanescenza, l’anima trattiene qualcosa del corpo, lo spirito poggia i piedi al suolo: ogni apparizione pittorica è il senso di un controsenso, le semplici categorie si sfaldano, gli stati fluttuanti della materia trasformano la narrazione lineare e il suo contenuto simbolico. La pittura di Liao Pei riesce dove altri linguaggi visivi si fermano: scende nella radice dello sguardo, nel sottosuolo invisibile dell’io, in una geologia spirituale dove il complemento di supporto è un certo suono elettronico, quel sistema di bordoni, glitch e field recording (Fennesz, Rafael Anton Irisarri, William Basinski, Ben Frost, King Midas Sound, Oren Ambarchi…) che ha trasformato la musica recente in una raffigurazione elettrica dei paesaggi interiori. L’artista cinese metabolizza la memoria di formazione autoctona con i processi di sintesi del globalismo linguistico. Il risultato ci trascina in un vortice distopico, dentro il mare nero delle ombre liquide che diventano segnali atavici, flash della memoria, quark retinici. Sono APPARIZIONI che non afferri, passaggi densi eppure rapidissimi, istanti che dilatano la propria stasi a due dimensioni. Non esistono polarità terrestri, alto e basso, sopra e sotto, adesso e dopo; qui si fa un salto centrifugo nell’antimateria interiore, nella veggenza aliena, nei disegni neolitici, nelle nebulose cosmiche, nel micromondo cellulare…

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Mostra personale di Anna Raimondo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Roma giovedì 16 gennaio 2020, dalle ore 18.30 AlbumArte Via Flaminia 122 inaugura ad AlbumArte, spazio indipendente per l’arte contemporanea, si inaugura la mostra personale dell’artista Anna Raimondo dal titolo Fronte Nazionale Naso Partenopeo, a cura di Marco Trulli. La mostra resterà aperta fino a sabato 29 febbraio.Il titolo della mostra trae spunto da una scritta letta per caso dall’artista sui muri di Napoli. Il controverso tema dell’identità, messo a nudo ironicamente da questa frase, è al centro della mostra dell’artista che propone una selezione eterogenea di lavori in cui riscontra una costante ricerca che, partendo dalla dimensione intima, affronta questioni centrali di carattere pubblico e politico, come la questione del diritto alla mobilità o la de-costruzione delle identità di genere.
La fondazione di un partito utopico, il Fronte Nazionale Naso Partenopeo, nel quale l’artista apre una riflessione corale sulle microazioni quotidiane di trasformazione ed emancipazione sociale, attraverso un lavoro previo di interviste ad attiviste e cittadine partenopee. Un (non) partito, rappresentato da una non bandiera esposta in mostra insieme a vari materiali propagandistici, con l’obiettivo di determinare una frizione con il presente del dibattito politico.“Il lavoro di Anna Raimondo è un luogo d’incontri e scambi, che si nutre dell’ascolto nel processo e nella formalizzazione finale col pubblico. I processi relazionali che l’artista attiva interrogano spesso la costruzione di genere nei comportamenti quotidiani e pubblici, mettendo in dialogo il suo femminismo quotidiano con l’atteggiamento delle altre persone. Può essere definito un viaggio nelle diversità sociali che facilita e crea aree di possibili interazioni, dissonanze, negoziazione e creazione corale di senso.” (Nancy Casielles e N. Suarez, 2016)Molti dei suoi lavori si concentrano in maniera peculiare sulla creazione d’incursioni nello spazio e la sfera pubblica, nel suo continuo tentativo di ricreare spazi e tempi di ascolto all’interno del panorama urbano, creando in questo modo dispositivi di spaesamento e dislocazioni di senso. Attraverso la fluidità del suono l’artista connette spazi, tempi e persone e riflette su temi e identità rimosse dalla memoria o dalla società.

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Spettacolo: Io, Fabrizio e il Ciocorì”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Roma sabato 18 gennaio 2020 – ore 21 – biglietto 10 e 8 euro Spazio Rossellini via della vasca navale 58 spettacolo ispirato a Fabrizio De André nel connubio fra teatro di narrazione e canzone d’autore, arriva a Roma sabato 18 gennaio allo Spazio Rossellini di via della Vasca Navale. Sul palco, insieme all’autore Flavio Brighenti, che cura la narrazione con la regista Carmen Giardina, interagisce una formazione musicale che comprende Raffaela Siniscalchi (voce), Gabriele Coen (fiati), Mario Rivera (basso) e Stefano Saletti (corde).
“Io, Fabrizio e il Ciocorì” rappresenta un viaggio inedito e per certi versi sorprendente nel mondo del Maestro genovese attraverso vent’anni di incontri, musica, aneddoti e confidenze.Il racconto si snoda attraverso le tante interviste – e i coloriti retroscena che spesso le hanno accompagnate – che l’autore, Flavio Brighenti, ha realizzato dal gennaio del 1979, durante il tour di Faber con la Premiata Forneria Marconi, fino al febbraio del 1998, nel corso dell’ultimo tour del maestro genovese, successivo alla pubblicazione dell’album “Anime salve”.“Io, Fabrizio e il Ciocorì” gioca su una cifra stilistica netta e dichiarata, virando sul versante ironico e “leggero” del rapporto, così come è maturato tra i due, ben al di là dei rispettivi ruoli professionali.
Riflessioni, battute, semplici confidenze alimentano costantemente il percorso narrativo, con la piccola e trasparente ambizione di raccontare un’epoca dove l’arte, non solo la musica, e così pure il giornalismo, privilegiavano l’esperienza e l’iniziativa individuale anziché attingere all’immenso catino virtuale e frastornante della tecnologia.”Io, Fabrizio e il Ciocori” non rappresenta una celebrazione né tanto meno una beatificazione di De André – che di certo non ne ha bisogno – ma offre semplicemente una chiave differente e affettuosa per fare luce su di lui sotto il profilo umano prima che artistico.La sfilata dei personaggi evocati è assortita: da Vasco Rossi a Papa Wojtyla, da Beppe Grillo a Guy Debord, da Ray Charles ad Arthur Rimbaud, da Mauro Pagani a Renato Curcio, da Ivano Fossati a Carlo Marx, fra i tanti, oltre naturalmente ai volti familiari: Dori Ghezzi, i figli Cristiano e Luvi, il fratello Mauro.La regia dello spettacolo è affidata alla genovese Carmen Giardina, attrice, sceneggiatrice e regista di larga esperienza che sul palco, insieme a Flavio Brighenti, presta la voce a Faber: “De André era unico e inimitabile, al suo confronto chiunque si presterebbe a paragoni che vogliamo evitare”, spiega Brighenti, “allora ho voluto che a interpretarlo fosse una donna, anche e soprattutto per rendere omaggio all’universo femminile che Fabrizio ha cantato con inarrivabile sensibilità umana e poetica”.La narrazione musicale, che corre tra alcune tra le più amate canzoni di De André, è affidata al quartetto composto da Stefano Saletti, Gabriele Coen, Mario Rivera (provengono tutti e tre dalla Banda Ikona, e sono protagonisti in proprio di molti altri progetti), con la voce straordinaria di Raffaela Siniscalchi. I quattro artisti hanno realizzato un album con le proprie personalissime rivisitazioni dei brani di Faber intitolato “Ho visto Nina volare” di imminente uscita.
“Io, Fabrizio e il Ciocorì”, che nella sua prima versione è stato ospite per due sere dell’Auditorium di Strada Nuova di Genova nell’ottobre 2017 – sul palco con l’autore c’erano Laura Monferdini, Vittorio De Scalzi ed Edmondo Romano – va in scena con il patrocinio morale della Fondazione De André.

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44a edizione Arte Fiera: le sezioni

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Bologna dal 24 al 26 gennaio 2020 nei padiglioni 18 e 15 del Quartiere fieristico di Bologna, accessibili in auto dall’Ingresso Nord e con un servizio di navette dall’ingresso di Piazza Costituzione. L’edizione 2020 di Arte Fiera – la seconda diretta da Simone Menegoi, affiancato da Gloria Bartoli come vicedirettrice – si presenta ricca di novità. Coinvolgerà 155 gallerie tra italiane e straniere: 108 nella Main Section e 47 nelle tre sezioni curate e su invito, Fotografia e immagini in movimento (20 gallerie) a cui si aggiungono per la prima volta Focus (8 gallerie) e Pittura XXI (19 gallerie), per un totale di 345 artisti presentati in fiera. L’elenco completo degli espositori è disponibile al link: http://www.artefiera.it Le tre sezioni su invito nel dettaglio:Focus è una delle principali novità di Arte Fiera 2020: una sezione che prende in esame le ricerche artistiche della prima metà del XX secolo e del secondo dopoguerra, con un taglio differente ogni anno. Volutamente ridotta nelle dimensioni, vuole essere un meditato approfondimento su un aspetto dell’arte del XX secolo.
L’edizione d’esordio è firmata da Laura Cherubini, critica e storica dell’arte di chiara fama. Cherubini si è concentrata sul rinnovamento e sulle innovazioni linguistiche della pittura italiana tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta.
Il Focus si è quindi concentrato, in particolare, sui decenni Cinquanta, Sessanta e Settanta di quello che possiamo ormai chiamare il secolo scorso. Anni in cui la pratica della pittura in Italia è stata ricca e intensa, nonostante a più riprese venisse data per morta e sepolta. All’interno del filo conduttore di questa concisa sezione potranno essere rintracciate conferme, riscoperte e qualche sorpresa. Si tratta di presenze singolari e diversificate e non etichettabili in un’unica tendenza, movimento o gruppo. Pitture italiane. Da sempre la pittura abita qui” (Laura Cherubini).Partecipano alla sezione le gallerie A arte Invernizzi (artista: Mario Nigro), Cortesi Gallery (Giuseppe Santomaso), Galleria dello Scudo (Gastone Novelli), Michela Rizzo (Fabio Mauri, Saverio Rampin), Mazzoleni (Lucio Fontana, Gianfranco Zappettini), Richard Saltoun (Bice Lazzari), Ronchini (Franco Angeli), Tornabuoni Arte (Piero Dorazio).
Pittura XXI, a cura di Davide Ferri, è la prima sezione di una fiera, in Italia o all’estero, dedicata interamente alla pittura contemporanea. L’obiettivo del progetto è di offrire una panoramica del lavoro degli artisti emergenti e mid-career, a livello nazionale e internazionale, che lavorano con questo medium. Una proposta audace e al contempo tempestiva, poiché si colloca in una fase storica in cui la pittura si è riaffacciata prepotentemente sulla scena dell’arte.
Pittura XXI includerà il lavoro di 30 artisti mid-career, in gran parte internazionali, che hanno iniziato a dipingere dall’inizio degli anni Duemila, presentati da una ventina di gallerie, e vuole evidenziare il lavoro di quegli spazi che, soprattutto in Italia, hanno saputo sviluppare in anni recenti una programmazione in cui la pittura ha avuto un ruolo di primo piano” (Davide Ferri).La nuova sezione includerà: 1/9unosunove (artisti: Simon Callery, Jonathan Vandyke), A+B Gallery (Markus Saile), Arcade (John Finneran), Bernhard Knaus Fine Art (Giacomo Santiago Rogado, Karim Noureldin), Boccanera (Nebojša Despotović, Andrea Fontanari), CAR DRDE (Damien Meade), Cardelli & Fontana (Mirko Baricchi, Beatrice Meoni), Eduardo Secci Contemporary (Chris Hood, Pierre Knop), Ex Elettrofonica (Federico Pietrella, Pesce Khete), Francesca Antonini (Guglielmo Castelli), Galleria FuoriCampo (Eugenia Vanni, Michele Tocca), Luca Tommasi (Mark Francis, Phillip Allen), Monica De Cardenas (Gianluca Di Pasquale, Ivan Seal), Monitor (Peter Linde Busk, Matteo Fato), Norma Mangione Gallery (Michael Bauer), P420 (Adelaide Cioni), Pinksummer (Jorge Queiroz), RIBOT (Jonathan Lux), The Gallery Apart (Corinna Gosmaro, Alessandro Scarabello).
Giunta alla sua seconda edizione, la sezione Fotografia e immagini in movimento, a cura del collettivo Fantom (rappresentato da Selva Barni, Ilaria Speri, Massimo Torrigiani, Francesco Zanot), costituisce un osservatorio puntato su alcune delle più recenti ricerche nel campo della fotografia e del video, cui si aggiungono alcuni imprescindibili punti di riferimento nel passato.La fotografia e il video invadono sempre più lo spazio del quotidiano, reale e virtuale, assumendo un ruolo di cruciale importanza nelle nostre vite. Sono macchine che consentono un’elaborazione estetica, sociale, filosofica e politica di tutto ciò che ci circonda. Ormai non si limitano a registrare cambiamenti e mutazioni, ma sono agenti cruciali della trasformazione del mondo e del nostro rapporto con esso (Fantom).
Fotografia e immagini in movimento vede la partecipazione delle gallerie aA29 Project Room (artisti: Kyle Thompson, Tiziana Pers), Dep Art Gallery (Tony Oursler), Galleria Marcolini (Aneta Bartos, Christian Thompson), Michela Rizzo (Antoni Muntadas, Katerina Šedá, Francesco Jodice), Galleria Poggiali (Goldschmied & Chiari), Gallleriapiù (Matteo Cremonesi), Marcorossi (Rune Guneriussen), Martini & Ronchetti (Lisetta Carmi), MC2 Gallery (Lamberto Teotino, Justine Tjallinks, Paolo Ciregia), Metronom (Christto & Andrew), MLZ Art Dep (The Cool Couple, Discipula, Källstrӧm+Fäldt), Otto Zoo (Paul Kooiker), Pinksummer (Luca Trevisani), Podbielski Contemporary (Giulio Di Sturco, Massimiliano Gatti, Yuval Yairi), Shazar (Giacomo Montanaro), Spazio Nuovo (Marco Maria Zanin, Edouard Taufenbach), Traffic Gallery (Mattia Zoppellaro), Umberto Di Marino (Francesco Jodice, Pedro Neves Marques, Sergio Vega), Viasaterna (Alessandro Calabrese), z2o Sara Zanin (Mariella Bettineschi, Silvia Camporesi, Ekaterina Panikanova).Fotografia e immagini in movimento è sostenuta da Mercedes Benz, automotive partner della fiera con Stefauto.

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Progetto: A colorful act of self-promotion

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Bologna Dal 22 gennaio al 3 febbraio 2020 Opening mercoledì 22.01.2020 ore 18.30 su invito Grand Hotel Majestic già Baglioni – via dell’Indipendenza 8 ospita il progetto: A colorful act of self-promotion; opere ed installazioni site-specific di Daniele Sigalot, a cura di Eli Sassoli de’ Bianchi ed Olivia Spatola.Un racconto di idee che si fanno opera attraverso un gioco di apparenze per il quale ogni cosa appare diversa da ciò che, ad un primo sguardo, potrebbe sembrare; Il grande aeroplano, posto all’ingresso, resta ancorato a terra dalla sua anima in acciaio che, pure, riveste di una corazza scintillante la sequenza di post-it dalle scritte ironiche, rendendoli imperituri. Implicito il desiderio di leggerezza, di spiccare il volo, esplicita la forza che, nella realtà del vivere, ci trattiene al suolo.Nulla è ciò che sembra: la carta è metallo, le battute divertenti scritte sui post it sono in realtà riflessioni, ed una sottile critica, delle dinamiche interne al “sistema arte”: “I wish I were a more sophisticated piece of art”, “Anyone can do this”, “Nothing meaningful here”, “If you read this in a museum cheers on me”, “When I bought this artwork I clearly had too much champagne”. Una sorta di metalinguaggio per il quale il pensiero diventa l’essenza primaria dell’opera.Daniele Sigalot elabora un percorso fatto di idee che si fanno opera e al tempo stesso di opere che ritornano ad essere idee, creando una sorta di metalinguaggio per la presa di consapevolezza che nulla è ciò che sembra, e per il desiderio di allargare lo sguardo a cogliere anche ciò che l’occhio non vede ma che pure esiste.L’artista è allora inteso come strumento, come colui che media; il tramite per il quale il “mondo delle idee” si fa “mondo delle cose”. L’ironia sta in questo sguardo, fintamente ludico e giocoso che in realtà coglie le dinamiche implicite all’esistenza e le racconta attraverso il suo gesto d’artista. Ecco allora la “Lettera al futuro”, e la “Lettera al destino”, giocate sul doppio binario: l’uso della parola per attivare riflessioni sul piano concettuale e l’impatto visivo creato attraverso il ripetersi dei contrasti. L’eterno quesito: che cos’è la realtà? se è relativa ad ognuno di noi, secondo un sillogismo perfetto, la realtà siamo noi, dunque le cose esistono così come noi le vediamo.Sigalot ci invita alla leggerezza, a lasciare scorrere lo sguardo libero, ad attivare, attraverso il linguaggio dell’ironia, paesaggi paralleli, per aprire la nostra visione ad abbracciarne molteplici, tutte ugualmente possibili e ipoteticamente esistenti, e tutte ugualmente valide.Ed è nell’attimo in cui ci soffermiamo ad ascoltarle che esse, magicamente, prendono vita. Ed è in quell’attimo che il mondo, così come noi lo vediamo, ci appare un arcobaleno di mille colori.

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Furusiyya: L’arte della cavalleria tra Oriente e Occidente

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Abu Dhabi mostra al Louvre Abu Dhabi, Furusiyya: L’arte della cavalleria tra Oriente e Occidente (19 febbraio – 30 maggio 2020), sarà la terza della stagione culturale 2019/20 Changing Societies e vedrà esposti oggetti della cultura cavalleresca medievale provenienti dal mondo islamico e cristiano. Oltre 130 manufatti singolari, tra armature, utensili legati all’equitazione o alla battaglia e manoscritti miniati, con una particolare attenzione rivolta ai valori cavallereschi. Coraggio, fede, lealtà e onore rappresenteranno la base di una cultura comune, presente tanto in Oriente quanto in Occidente.Suddivisi in tre sezioni, gli oggetti in mostra giungono da tutto il Medio Oriente, Iraq, Iran, Egitto e Siria, e dagli stati francese e germanico in Europa, e risalgono al periodo compreso tra XI e XVI secolo. I visitatori potranno scoprire i tratti comuni caratterizzanti le tradizioni cavalleresche delle diverse aree geografiche e notare lo straordinario scambio culturale che deriva da punti di incontro chiave come la Spagna meridionale, la Sicilia e la Siria. In linea con il tema dell’attuale stagione culturale del Louvre Abu Dhabi, Changing Societies, la mostra mette in evidenza opere d’arte e manufatti iconici di epoche e culture diverse, spiegando in che modo le circostanze storiche abbiano contribuito alla loro produzione o, viceversa, come queste opere fungano oggi da testimonianza dei cambiamenti storici nelle culture che le hanno prodotte.Tenuta in collaborazione con il Musée de Cluny, musée national du Moyen Âge a Parigi, e Agence France-Muséums, Furusiyya: L’arte della cavalleria tra Oriente e Occidente è a cura del capo curatore Dott.ssa Elisabeth Taburet-Delahaye, ex direttore del Musée de Cluny, musée national du Moyen Âge, accanto al co-curatore Dott.ssa Carine Juvin, curatore del Dipartimento di arte islamica al Musée du Louvre e Michel Huynh, capo curatore al Musée de Cluny, musée national du Moyen Âge.Manuel Rabaté, direttore del Louvre Abu Dhabi, ha commentato: “Furusiyya: L’arte della cavalleria tra Oriente e Occidente è una mostra perfetta per il Louvre Abu Dhabi. La nostra città è sempre stata una porta tra Oriente e Occidente ed è un palcoscenico naturale per il racconto di questo momento chiave della storia araba e per lo scambio interculturale con il mondo occidentale. I numerosi partner internazionali sottolineano l’importanza di questa materia all’interno della comunità accademica e siamo incredibilmente grati al Musée de Cluny, musée national du Moyen Âge e ai nostri partner di New York, Dublino, Parigi e non solo, per aver contribuito a rendere questo spettacolo unico nel suo genere”.

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Mostra multimediale a Palazzo Dalla Rosa Prati

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Parma dal 31 gennaio al 26 aprile 2020 utilizza le infinite possibilità offerte dalle nuove tecnologie per portare nella Piccola Parigi vestita a festa, di un giallo mai così pertinente, non solo un’esposizione dedicata al genio olandese ma un autentico tuffo nel suo universo creativo. Riprodotti su supporti multimediali ad altissima qualità installati nelle splendide sale del prestigioso Palazzo Dalla Rosa Prati – a fianco del Battistero – i ritratti e gli autoritratti, le nature morte e i paesaggi del pittore prendono letteralmente vita, raccontandosi attraverso dense pennellate dall’apparenza fortemente materica e fascinazioni digitali che consentono al visitatore di vivere un’esperienza avvolgente e sentirsi totalmente immerso in opere che hanno fatto la storia dell’arte. Il percorso multimediale si rivela come un labirinto vivente attraverso i cunicoli di una mente geniale e problematica che conduce in una stanza segreta dedicata ai dipinti degli illustri amici dei quali l’artista si circondò durante la propria permanenza nella Ville Lumière. Provenienti da collezioni private, i capolavori di autori come Monet, Degas e Renoir aiutano a definire un contesto artistico unico e febbrile, popolato da giganteschi protagonisti dell’Impressionismo e del Post-Impressionismo.
«Siamo onorati di ospitare quello che riteniamo un vero e proprio appuntamento con una delle vicende più affascinanti della storia dell’arte in un anno così effervescente come Parma2020», commenta la famiglia Dalla Rosa Prati. «Il contrasto tra le forme neoclassiche del palazzo e una proposta così all’avanguardia sul piano della fruizione di grandi capolavori è un elemento particolarmente interessante, che aggiunge un ulteriore spunto e un taglio innovativo alla strabordante lista di eventi della città capitale della cultura e del ventaglio allargato di Emilia2020».
Prodotta dalla Navigare s.r.l., la mostra sarà aperta il giorno dell’inaugurazione dalle 16:00 alle 20:00 e, in seguito, dalle 9:30 alle 20:00 dal lunedì al venerdì e dalle 9:30 alle 21:00 il sabato e la domenica, con ultimo ingresso consentito al massimo 30 minuti prima della chiusura. Biglietti: intero 12 euro, ridotto 10 euro, gruppi 8 euro, scuole 5 euro.

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Prima esecuzione moderna a Roma della Messa “L’Homme Armé”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Roma domenica 12 gennaio 2020 alle 19.30 durante la solenne funzione liturgica nella chiesa Chiesa di Santa Maria dell’Anima (Via dell’Anima 65) e sarà la Cappella Musicale di Santa Maria dell’Anima diretta da Flavio Colusso a interpreta questo raro e prezioso capolavoro scritto per dodici voci divise in tre cori.Carissimi, nato a Marino nel 1605 e morto a Roma nel 1674, compose questa messa utilizzando la celebre Chanson de l’homme armé, che ha fornito il materiale tematico per una grande quantità di messe polifoniche composte da musicisti francesi, fiamminghi e italiani, Palestrina compreso. Ultima in ordine di tempo fu quella di Carissimi, che costituisce un unicum nel periodo barocco. La composizione di una messa su L’homme armé, come scrive Maria Caraci, era «diventata per molti musicisti giunti alla piena maturità del proprio stile un autentico banco di prova che sancisce l’affermazione di una forte personalità musicale, capace di sostenere il confronto con la grande tradizione del passato».Il programma comprende anche l’esecuzione di due mottetti di Carissimi: Diffusa est gratia a quattro voci e O ignis sancte per due soprani e basso continuo.L’esecuzione di questa messa coincide con la ricorrenza della morte di Carissimi e dà il via alle “Giornate carissimiane” del 2020, che proseguiranno nel corso dell’anno con concerti, incontri di studio, edizioni e funzioni liturgiche.La Cappella Musicale di Santa Maria dell’Anima è formata da solisti vocali e strumentali di fama internazionale e cura il servizio liturgico-musicale della omonima Chiesa della comunità cattolica di lingua tedesca in Roma, sotto la direzione del suo Maestro di cappella, il compositore e direttore Flavio Colusso. Si esibisce in produzioni concertistiche in Italia e all’estero ed è impegnata in numerose iniziative culturali curate da Musicaimmagine come l’integrale degli Oratori di Antonio Draghi (Rimini 1634 – Wien 1700) insieme all’Ensemble Seicentonovecento.

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