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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

Archive for the ‘Mostre – Spettacoli/Exhibitions – Theatre’ Category

Exhibitions – Theatre

San Nicola e l’Onda – Mostra/Progetto

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Mercoledì 2 maggio, alle ore 10.30, presso la Galleria Comunale “Spaziogiovani”, in Via Venezia 41 a Bari, si terrà, a cura dell’Assessorato alle Politiche Educative Giovanili del capoluogo pugliese, la giornata conclusiva del progetto scolastico “San Nicola e l’Onda” dell’artista barese, triestino d’adozione, Fedele Boffoli (https://www.youtube.com/watch?v=nP7jOY8dGn4), rivolto ai frequentatori delle Scuole della Città Bari; per la circostanza saranno esposti, fino al 4.5 (con orario 10-12 e per la sola giornata del 3.5 anche 15.30 – 17.30), gli elaborati artistici prodotti dai giovani studenti che hanno aderito al progetto. Presenteranno l’evento conclusivo, in attesa della seconda festività barese del Santo, Fedele Boffoli e la scrittrice Adriana Ostuni, attiva al Progetto.
Coniuga gli aspetti calendariali, simbolici e trasformativi, del Santo e delle sue Festività annuali, con quelli dell’Onda, speciale fenomeno della fisica, che racchiude in sé, in un tempo circoscritto e in ordine al modello sferico, un ciclo, completo, di manifestazione, di vita-morte-rinascita, contemplando il movimento e la sua stessa assenza. Così ne scrive, nella presentazione alla mostra, lo stesso autore:
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I tesori del museo diocesano di Feltre e Belluno

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

A Feltre, a partire dal 12 maggio, il nuovo Museo Diocesano di Feltre e Belluno svela tutti i suoi tesori. Il completo recupero dell’antichissimo Palazzo dei Vescovi, posto sulla sommità di Via del Paradiso, al vertice del quadrante occidentale della storica “Città Verticale”, ha consentito alla Diocesi di Feltre e Belluno di dispiegare nelle 27 sale i suoi tesori d’arte e di fede.
Amalgamandoli sapientemente ad un contenitore che testimonia con i suoi affreschi (notevole il grande intervento mantegnesco nell’androne di ingresso) e le sue architetture, lo stratificarsi di una storia millenaria.Il suggestivo allestimento è riuscito a creare una perfetta simbiosi tra le antiche pietre, i preziosi affreschi murali sopravvissuti alle ingiurie dei secoli e degli uomini, ed i tesori che qui sono stati concentrati, provenienti dai moltissimi conventi, monasteri, certose e chiese delle vallate feltrine e bellunesi.
Tesori che spesso sono esempi della raffinatissima arte della lavorazione delle pietre, dei metalli e soprattutto del legno che nei secoli passati ha contraddistinto questi territori.
Notevolissima, ad esempio, la collezione di sculture lignee del nuovo Diocesano, che annovera, tra le tante, l’emozionante “parata” dei 12 Apostoli o un intenso compianto o ancora un fanciullesco San Giorgio e il drago. Il nuovo Diocesano esprime attenzione anche nei confronti delle grandi personalità artistiche di questo magnifico territorio. Espone, ad esempio, quella che è la maggiore collezione di sculture di Andrea Brustolon, “il Michelangelo del legno”, come ebbe a definirlo Honorè de Balzac. Oppure l’importantissimo gruppo di dipinti a tema sacro di Sebastiano Ricci, anch’egli bellunese di origine. O uno straordinario Tintoretto, firmato.Sculture e dipinti ma anche oreficerie. Che in questo Museo si mostrano con reperti di importanza mondiale. A partire dal mitico calice paleocristiano del Diacono Orso, il più antico calice eucaristico dell’Occidente. Un oggetto che per alcuni studiosi, soprattutto del mondo inglese, riporta al Santo Graal. Non meno notevole è il raffinato Reliquiario a busto di San Silvestro Papa, proveniente dalla Certosa di Firenze, capolavoro di Antonio di Salvi, allievo del Pollaiolo. Sorpresa dopo sorpresa, il percorso conduce sino al contemporaneo, con un giusto omaggio ai grandi mastri del territorio feltrino e bellunese e con l’accoglienza di due opere che Mimmo Paladino e Arnaldo Pomodoro hanno creato proprio per questo Museo.
Tutto in un Palazzo-castello che nei millenni si è stratificato su un insediamento già preromano, poi trasformato in sistema fortificato in epoca medievale e ancora in un sontuoso palazzo veneziano e infine adattato, in epoca barocca e poi neoclassica, al mutare dei tempi e dei gusti. Nel “Paradiso” che domina Feltre, la bellissima “città verticale” dove coesistono Medioevo e Rinascimento. Tutto intorno le Prealpi Feltrine che introducono al Parco delle Dolomiti. E’ in questo ambiente bellissimo, Patrimonio dell’Umanità, che il visitatore del nuovo Diocesano è invitato a percorrere anche l’Itinerario Sacro che, trovando epicentro proprio nel Museo, conduce da un lato al Convento Santuario dei Santi Vittore e Corona (affreschi giotteschi, in una costruzione di suggestione unica) e dall’altro alla Certosa di Vedana, meraviglia rinascimentale immersa nei boschi in terra di Sospirolo. Per poi percorrere, se si vuole, La via degli Ospizi, l’antichissimo itinerario che parte dalla Certosa per giungere in valle Imperina, lungo la direttrice della Val Cordevole, da sempre uno dei collegamenti nord-sud più importanti di questa porzione dell’arco alpino.
Il nuovo Museo Diocesano, diretto da mons. Giacomo Mazzorana, è il frutto della collaborazione tra la Diocesi di Belluno-Feltre, la Regione del Veneto, l’Unione Montana Feltrina, le Soprintendenze per i Beni Artistici e Storici, per i Beni Architettonici e Ambientali e per i Beni Archeologici del Veneto, con il fondamentale contributo di Fondazione Cariverona.

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Mostra “Robert Capa Retrospective”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Palermo, Real Albergo dei Poveri 25 aprile – 9 settembre 2018 mostra “Robert Capa Retrospective” dedicata alla figura di spicco del fotogiornalismo del XX secolo, in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dalla fondazione di Magnum Photos. Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913-Thai Binh, Indocina, 25 maggio 1954), è lo pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 insieme alla compagna Gerda Taro.
La rassegna è promossa dall’Assessorato Regionale ai beni culturali e all’identità siciliana in occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è organizzata da Civita in collaborazione con Magnum Photos, e la Casa dei Tre Oci.
Il progetto curatoriale di Denis Curti, fa fede alla mostra originariamente curata da Richard Whelan. La rassegna, presenta 107 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo. Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici – basti pensare alle uniche fotografie (professionali) dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944 – ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Capa è stato testimone oculare. «Se la tendenza della guerra – osserva Richard Whelan, biografo e studioso di Capa – è quella di disumanizzare, la strategia di Capa fu quella di ri-personalizzare la guerra regi­strando singoli gesti ed espressioni del viso. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa “sapeva di non poter fotografare la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino, mostrando l’orrore di un intero popolo attraverso un bambino».L’esposizione si articola in 12 sezioni: Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Gran Bretagna e Nord Africa 1941 – 1943, Italia 1943 – 1944, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954. La mostra si conclude con una sezione dedicata ai Ritratti di amici e artisti: Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951.La mostra comprende una sezione speciale dedicata alle fotografie scattate da Capa in Sicilia. Il fotografo era giunto qui nel luglio del 1943 imbarcato su una nave che portava rifornimenti e fungeva da copertura per l’avanzata della Settima Armata del generale George D. Patton. Le truppe americane spingevano verso Palermo, dove trovarono ad accoglierle la popolazione esultante per la fine dell’occupazione tedesca. Infine sarà messa a disposizione di tutti i visitatori, inclusa nel biglietto di ingresso, una audioguida in italiano e in inglese, con cui seguire tutto il percorso espositivo.

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“1000 Beats: European Drum & Percussion Academy”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Selinunte dal 28 al 30 aprile 2018 al Parco Archeologico “Ben 1000 artisti di fama mondiale ma anche studenti e professori di Conservatori di tutto il mondo in arrivo a Selinunte per il “1000 BEATS, EUROPEAN DRUM & PERCUSSION ACADEMY” , evento unico nel panorama mondiale. Tutti insieme, provenienti da Paesi e culture diverse, suoneranno nel cuore della Civiltà Antica. Lo scenario serale sarà quello dei Templi. Percussionisti e batteristi saranno a Selinunte per lezioni e laboratori musicali e non mancheranno numerosi eventi collaterali con il coinvolgimento di tutta Selinunte. L’ultima sera il Gran Concerto tutti insieme in un’unica grande orchestra per il Canto alla Pace ”.
“Per gli amanti del ritmo: studenti e professori dei Conservatori, artisti di fama mondiale o anche semplici appassionati disposti a lasciarsi emozionare dal tamtam dei tamburi e dalle melodie della marimba si tratta di un evento molto atteso – ha proseguito Emanuel Patrigno – ed infatti trasformeremo il piccolo borgo di marinai di Selinunte in un “Villaggio Globale”, uno scambio interculturale tra i musicisti nella veste di turisti e la gente del posto, una grande cerimonia laica come già avveniva ai tempi dei greci che usavano accompagnare con strumenti percussivi i raduni religiosi sulla collina orientale dei templi. Il 28 al Tempio di Hera, poi il 29 ed il 30 al Baglio Florio per gli eventi che inizieranno già dalle ore 18, ma anche Jam sessions nei pub della borgata marinara sino a notte tarda. Dunque i musicisti che arriveranno da vari paesi africani, asiatici, del mondo occidentale, suoneranno nei pub della borgata marinara sino a notte tarda, ma saranno protagonisti di meravigliose esibizioni nel Parco Archeologico di Selinunte”.
“Per ben tre giorni lezioni accademiche tenute dal percussionista indiano TrilokGurtu, cinque volte vincitore del Downbeat Critics Poll come miglior percussionista al mondo e candidato per i BBC World Music Awards, dal marimbista greco Thedor Milkov, dal batterista tedesco Benny Greb e dall’italiano Simone Rubino per il set percussion – ha continuato Partigno ma anche laboratori di perfezionamento in Body Percussion con Marzia Grazia Armaleo del Conservatorio di Messina ed in Rullante classico con Gert Mortensen della Royal Academy of Music di Copenmaghen. Poi tutte le sere, alle ore 18 i concerti aperti al pubblico in programma al Baglio Florio. Il 30 suoneranno insieme tutti i musicisti. Di notevole spessore è il Comitato Accademico. Tra i membri Bernhard Wulff del Conservatorio di Friburgo in Germania, lo stesso Mortensen e due direttori artistici siciliani quali Luca Bruno e Nino Errera”.
Un grande evento Patrocinato dal Conservatorio “Antonio Scontrino” di Trapani e dal Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano e dalla Royal Danish Conservatory of Music di Copenaghen.
A Selinunte arriverà anche la Batucada per le vie della borgata marinara, guidata dal gruppo di percussionisti Trinatakùm di Mazara del Vallo. Si tratta di una sfilata di tamburi tipica della samba del carnevale brasiliano e fa riferimento ad uno stile percussivo influenzato dalla musica e cultura africana.

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Mostra di Ileana Florescu dal titolo Le stanze del Giardino

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Roma Giovedì 26 aprile ore 19 Accademia di Francia a Roma Villa Medici presentazione e dialogo sulla mostra di Achille Bonito Oliva, Roberto Mancini, Lucia Tomasi Tongiorgi, Cristiano Leone ore 20 inaugurazione, ingresso libero.
Le stanze del Giardino si inserisce nel progetto di Muriel Mayette-Holtz, direttrice dell’Accademia di Francia a Roma-Villa Medici, di valorizzare e raccontare il patrimonio artistico e culturale dell’istituzione attraverso lo sguardo attento e la sensibilità degli artisti contemporanei.A cura di Cristiano Leone, l’esposizione presenta diciassette light-box, strutture quadrangolari nelle quali l’artista mescola arte e natura, muovendo da una serie di fotografie legate alla vita del cardinale Ferdinando de’ Medici durante la sua permanenza a Roma, dal 1577 al 1588. Fil rouge delle opere, tutte concepite appositamente per l’occasione, è il tema del giardino: Ileana Florescu ha infatti riprodotto diciassette planimetrie reali di aiuole, tratte dal Libro di compartimenti di giardini della fine del XVI secolo di Giuseppe Casabona, botanico al servizio del granduca Francesco I de’ Medici e, successivamente, di Ferdinando.
Nel complesso, per la composizione delle light-box sono state impiegate trecentonovantasette fotografie, scattate dall’artista non solo a Roma – a Villa Medici, a Palazzo Margherita, a Palazzo Barberini, a Palazzo Rospigliosi Pallavicini e nel Giardino Segreto di Villa Borghese – ma anche, come spiega Cristiano Leone “a Pisa all’Orto Botanico e al Duomo; a Firenze in Piazza Santissima Annunziata, ai Giardini di Boboli, alla Loggia dei Lanzi e nel Museo del Bargello; in Sardegna, nel Maine, a Roccantica, a Migliarino Pisano, alla Torre di Bellosguardo, i luoghi delle peregrinazioni più personali di Ileana Florescu”.
Il percorso espositivo si snoda negli storici appartamenti di Villa Medici, includendo l’atelier Balthus, lo Studiolo e la Gipsoteca. Come in un racconto visuale, in ogni light box, dietro le griglie dei progetti dei giardini rinascimentali, si scoprono personaggi e scenari legati alla storia della Villa, metafore, simboli e miti che stuzzicano la curiosità dello spettatore. Figura chiave è il porporato Ferdinando de’ Medici, mecenate che contribuì a rendere Villa Medici un gioiello dell’architettura rinascimentale e che scelse l’artista fiorentino Jacopo Zucchi, tra i più grandi rappresentanti del tardo manierismo, per dare un nuovo volto all’istituzione.
In uno dei suoi tableaux-giardino, Ileana Florescu rielabora proprio il ritratto che Zucchi fece al cardinale, mentre in altri l’artista esplora i temi, a lui connessi, del collezionismo, della passione per le scienze naturali e per l’artigianato di lusso, dell’amore proibito, degli inganni di potere.Nei lavori in mostra si individuano il botanico Giuseppe Casabona; l’avvenente figlia del “gran cardinale” Alessandro Farnese, Clelia Farnese, ritenuta l’amante del cardinal Ferdinando e protagonista della rivalità tra le due famiglie per la supremazia sociale delle casate; Maometto II, conquistatore di Costantinopoli, e Cristoforo Colombo, due personaggi che influenzarono la cultura rinascimentale europea ispirando artisti e scrittori, i cui ritratti erano originariamente collocati nel Grand Salon di Villa Medici. Diversi i riferimenti alle opere d’arte della collezione di Ferdinando de’ Medici, trasferite a Firenze in seguito alla sua ascensione al trono di granduca di Toscana: tra queste, l’originale della famosa statua di Mercurio del Giambologna, le statue delle Sabine, Atena, Bacco, alcuni dipinti che si trovavano nel Grand Salon, tessuti preziosi del XVI secolo, piante ornamentali e medicinali dell’epoca, utilizzate ancora oggi.
Accompagna la mostra un catalogo realizzato in collaborazione con la casa editrice Electa-Mondadori, che contiene un ampio apparato iconografico e testi di Achille Bonito Oliva (critico d’arte e curatore), Roberto Mancini (docente di Storia moderna), Lucia Tongiorgi Tomasi (storica dell’arte) e Cristiano Leone, curatore dell’esposizione.Per la prima volta nella storia dell’istituzione, il pubblico sarà accompagnato nel percorso della mostra da un’applicazione multimediale con la voce narrante di Remo Girone. L’allestimento è realizzato da Mekane su progetto di Massimo d’Alessandro.

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Concerto di Manuel Barrueco

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Roma sabato 21 aprile alle 17.30 per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti Manuel Barrueco, il principe della chitarra, torna all’Aula Magna dell’Università “Sapienza”.
Barrueco è considerato uno dei più grandi virtuosi della chitarra di oggi in ambito classico, forse il più grande. “Un musicista superiore” (New York Times), “magico” (Los Angeles Times), “un musicista raffinato, un aristocratico della chitarra” (Dallas Times) sono solo alcune definizioni coniate per lui dalla stampa internazionale.
La sua intensa attività lo porta nelle più importanti capitali della musica, da New York a Los Angeles, da Londra a Berlino, da Hong Kong a Tokyo. Torna con regolarità a Roma, atteso da un pubblico affezionato che aumenta ogni anno. Suona con grandi orchestre sinfoniche e con illustri direttori (Seiji Ozawa, Esa-Pekka Salonen, Franz Welser-Möst) così come con musicisti jazz (il celebre chitarrista Al Di Meola) e rock (Steve Morse dei Deep Purple e Andy Summers dei Police). Il suo disco “Cuba!” è stato definito “uno straordinario risultato musicale” dal San Francisco Chronicle, mentre l’incisione del “Concierto de Aranjuez” di Rodrigo con Placido Domingo come direttore è stata definita “la migliore registrazione di quest’opera” da Classic CD Magazine. Ha vinto più volte il Grammy e il Latin Grammy.Nato a Santiago de Cuba, Barrueco iniziò a suonare ad orecchio la chitarra a otto anni e frequentò poi il Conservatorio della sua città natale. Trasferitosi negli USA nel 1967, continuò gli studi a Miami e a New York e li concluse al prestigioso Peabody Conservatory di Baltimora, dove oggi insegna a sua volta. In tale sua duplice formazione sta forse il segreto di questo musicista colto e popolare allo stesso tempo, che si fa amare per la naturalezza e l’immediata e spontanea comunicativa ma anche ammirare per il gusto, l’eleganza, lo stile.Tutte le sue qualità avranno modo di rifulgere in un programma che spazia attraverso cinque secoli, dal Cinquecento al primo Novecento – da Milán ad Albèniz passando per Sor e Bach – e si presenta dunque come una vetrina della più bella musica per chitarra, in originale o in trascrizioni dello stesso Barrueco. Mediapartner Instituto Cervantes di Roma

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Mostra dell’artista bielorusso Andrei Shchurok “Il dono della tenerezza”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Mantova. Dal 21 aprile al 10 maggio 2018 la Galleria Arianna Sartori di Mantova, nella sede di Via Cappello 17, ospiterà la mostra dell’artista bielorusso Andrei Shchurok “Il dono della tenerezza”. La mostra, promossa dall’Associazione Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl onlus di Mantova, si inaugurerà Sabato 21 aprile alle ore 18.00 alla presenza dell’artista.
Questa è la seconda esposizione per Andrei Shchurok nella città di Mantova, che segue la personale “Jazz&Paint” realizzata alla Casa di Rigoletto nel 2010.Andrei concepisce la pittura come un’arte aperta, la tecnica per lui deve limitarsi a soddisfare un primissimo interesse estetico ma un artista deve esprimersi “rompendo” ciò che vede per ricostruirlo attraverso l’anima.«L’arte di Andrei Shchurok offusca gli spigoli della percezione, catturando i processi di trasformazione delle forme di questo mondo ai livelli di materia ed energia sottili. La loro interpretazione, inconsapevole della solita “prima” attenzione, forma un’immagine della realtà umana, ma l’artista rende cosciente l’inconscio, diventando un co-autore dei processi stabili invisibili che hanno luogo nell’universo planetario. Allo stesso tempo, il pittore non invade la realtà con il bisturi della ragione, vediamo in sostanza un’arte contemplativa che rappresenta un’interazione armoniosa con la realtà. Guidato dalla spontaneità creativa, l’artista appare co-creatore degli elementi dell’universo, poiché la sua attività osservativa è in armonia con il mondo.Allo stesso tempo, la maggior parte dei dipinti non possono essere definiti paesaggi nel senso abituale di un pubblico di massa. La creatività di Andrei Shchurok collega lo stato della realtà naturale con lo stato dell’anima dell’artista, e viaggia attraverso i luoghi del mondo fisico diventando vagabondaggi concomitanti attraverso i mondi della coscienza individuale. È così che si realizza la realizzazione dell’espressione per l’unità dell’uomo e dell’universo cercata da molti.In piena conformità con la sua natura del viaggiatore, la cui massima espressione archetipica è l’immagine del Viaggiatore, Andrei Shchurok ammette prontamente che la sua arte è definita “strana”, sottolineando che anche questo è un complimento. È nelle immagini “strane” che mostrano le peculiarità del percorso spirituale e la singola gnosi del loro creatore che si può scoprire costantemente qualcosa di nuovo per se stesso, tale arte ha un valore reale e, secondo l’artista, non si annoia mai. Una caratteristica distintiva del processo creativo di Andrei Shchurok è che, confondendo i confini della percezione condizionata, non è in conflitto con la realtà e non si sforza di ricrearla intenzionalmente, esistendone armoniosamente: “Non sono un artista manifesto. L’arte è organica per la mia vita. Mi piace la lotta con la tela o, al contrario, quando il processo creativo procede facilmente”».

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Musica 4.0 Al teatro Olimpico Shine on! The Pink Floyd Opera

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Roma 22 aprile 2018 Teatro Olimpico ore 21.00 Piazza Gentile da Fabriano, 17 al teatro Olimpico arriva Shine on! Pink Floyd, passione senza tempo. Un mito percorso da intere generazioni. Gli Animals Pink Floyd sono una tribute band speciale che ripercorre la stessa filosofia della band britannica e si accosta quasi perfettamente al loro modo di stupire il pubblico con perfomance memorabili. A premiarli l’affetto del pubblico che li segue ovunque e dopo il grande successo dello scorso anno con Obscured by Clouds, gli Animals Pink Floyd, in collaborazione con Momento Danza, mettono in scena uno spettacolo unico il 22 aprile ore 21 al teatro Olimpico:Shine on! The Pink Floyd Opera, che racconta l’evoluzione dei Pink Floyd dal 1967 ad oggi.
L’epopea di una band che ha cambiato per sempre la storia del rock ed ha segnato i tempi, verrà ripercorsa dagli Animals Pink Floyd in un’indimenticabile esperienza di rock-art, che coniuga musica live, performance teatrali della compagnia Teatranti tra tanti, coreografie danzanti a cura di Fabio Massimo Casavecchia, il tutto sotto l’attenta regia di Stefano Viezzoli.

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Teatro Palladium: dalla ‘Fedra’ di Seneca

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

Roma Venerdì 20 aprile 2018 – Ore 21 Teatro Palladium – Università Roma Tre Piazza Bartolomeo Romano 8, spettacolo liberamente tratto da Fedra di Seneca di e con Maria Elena Curzi e Alessandra De Luca videoarte e foto Adriano Pucciarelli musiche originali Roberto Ribuoli costumi Arianna Pioppi e Medea Labate disegno luci Francesco Ciccone voce fuori campo Daniele Di Matteo foto di scena Matteo Nardone. Prezzi spettacoli: intero € 15 / ridotto € 10 / studenti € 5.
Uno spettacolo che mette in campo una riflessione su qualcosa di primitivo ma che ci appartiene tuttora: il tema della perdita, dell’abbandono, della mancanza, degli affetti scomparsi e poi ritrovati in altra forma, distrutti in frammenti e poi ricuciti nei ricordi, della violenza, della solitudine, della paura. Questo è Klamata kardìa liberamente ispirato alla Fedra di Seneca. Lo spettacolo, in programma il 20 aprile al Teatro Palladium nella sezione “Laboratori in scena”, è risultato dell’impegno che la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium sta mettendo in campo in progetti sperimentali presentati da giovani autori ed interpreti.
“Si tratta di qualcosa che appartiene all’uomo primitivo, alla tragedia classica, al canto delle prefiche che ha un sapore antico e primigenio, ma anche a noi – affermano le curatrici. “Il ritmico risuonare del battito dei nostri cuori dentro e fuori di noi fa da continua base di sostegno, e dà il tempo alla vita: la materia prima con cui il teatro si confronta.
Eména mu dispiàcesse, kéccia-mu, ma satti icusa i sperazziuna (A me dispiacque, piccola mia, quando ho sentito le campane a morto). Così inizia una delle nenie che intonavano in griko le prefiche salentine non troppi anni fa, ripresa poi dal documentario Stendalì – Suonano ancora di Cecilia Mangini, con testi di Pierpaolo Pasolini. Partendo da questa nenia e dal racconto mitologico della morte di Ippolito, Klamata kardìa – Il pianto del cuore ci mette davanti a un dolore da accettare. Senza sconti, senza cedere al consolatorio. Ce ‘nna clàssome na clàssome /na mi’ pposéssome macata (dobbiamo piangere e piangere/ senza mai riposo), continuano a dirci le prefiche, nella consapevolezza che solo l’essere attraversati fino in fondo da questo dolore ne può permettere il superamento. Ippolito lotta contro un mostro, così come fece suo padre Teseo. Ma questa volta il mostro vince. Il suo corpo viene fatto a brandelli, impossibili da ricucire insieme. Forse però qualcosa resta intatto in chi rimane, il ricordo d’un gesto d’una sillaba”.

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“Le Coup – il suolo ti farà vacillare”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

Roma dal 26 al 29 aprile 2018 mart-sab: 21:00 / dom: 17:30 Teatro Trastevere via Jacopa de’Settesoli 3, regia: Raffaele Balzano Drammaturgia: Martina Tiberti Con: Aurora Piermarini Bilato Musiche originali: Studio Invisibile. Le coup è una ricerca teatrale e musicale ispirata alla figura del più grande funambolo vivente, Philippe Petit. È la storia di un uomo che ha scelto di vivere tra le nuvole e del suo ritorno a terra. Un’entità bambina si tiene ad un filo nel tentativo di alzarsi e iniziare la sua passeggiata nella vita. Comincia così la storia del funambolo: un’immagine di un corpo in divenire che trova la forza di alzarsi e crescere mettendo a fuoco il proprio sogno e la propria ragione d’essere. Dopo anni di preparazione e studio arriva il momento della traversata finale: la camminata sul filo è una riflessione sul concetto di limite, equilibrio e purezza. Sulla spinta temeraria di chi sceglie di rischiare per un gesto apparentemente inutile: lasciare anche un’unica immagine di bellezza ad ombra di sé in un mondo sempre più orientato alla miopia dell’obiettivo finale. Le tracce musicali seguono il colore emotivo di tutte le fasi narrative rendendone più interessante l’uso linguistico e la connessione con il suono e il ritmo: esprimere un desiderio, tenersi a distanza, esercitarsi, imparare a fare nodi saldi ma facili da sciogliere, conoscere i segreti del vento e delle
maree, non avere paura, cadere, rialzarsi e raccontarsi sono gli stadi su cui si muove il piede leggero del protagonista. La storia è narrata da una donna che dopo essere nata ed essersi messa
in piedi incontra della difficoltà: si ammala, perché ha troppo vuoto intorno, la sua vita è simbolicamente appesa ad un filo. Non sapendocosa fare spera di trovare una soluzione leggendo la storia di un uomo che abbia avuto la sua stessa esperienza. Cercando nel suo dizionario
personale (un gomitolo di fili e carte appallottolate) trova il nome ‘funambolo’ e in seguito quello di Philippe Petit.
Il monologo ha due letture: la prima, più specifica, è quella che descrive la disciplina metodica del funambolo prima, dopo e durante la traversata; la seconda è quella che traspone la camminata sul filo in un’immagine carica di significati universali, la crescita di un sogno, la paura, il concetto di limite, la caducità del corpo e l’immortalità dei pensieri. Poesia, gestualità e musica sono gli elementi che caratterizzano maggiormente lo spettacolo, in un crescendo di azioni che culmineranno nell’unico finale possibile.

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Note in biblioteca

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

Roma Venerdì 20 aprile alle 20.30 nella biblioteca di Villa Leopardi (via Makallé) musiche per violino e pianoforte a “Note in Biblioteca”, la serie di incontri musicali della IUC ad INGRESSO GRATUITO nelle biblioteche di Roma Capitale. I protagonisti di questo incontro sono due giovani musicisti brasiliani, il pianista João Tavares Filho, che ha già nel suo curriculum premi in diversi concorsi internazionali e concerti in America del Nord e del Sud e in Europa, e il violinista Francisco Cóser, anch’egli vincitore di vari premi internazionali, che ha suonato sia da solo che con varie orchestre e gruppi da camera in Brasile, USA, Cina e in varie importanti citta europee come Londra, Vienna, Atene e Roma. Nel 2014 Cóser e Tavares hanno costituito un duo che si è esibito tra l’altro in Brasile, a Chicago, a Bologna e a Roma.
Iniziano il loro concerto con la Fantasia op. 159, il più ampio e bel brano per violino e pianoforte scritto da Franz Schubert. Proseguono con “Il trillo del diavolo” di Giuseppe Tartini, un brano di difficoltà veramente diabolica, che il compositore disse essergli stato dettato in sogno dal diavolo in persona. Poi la Sonata n. 2 op. 100 di Johannes Brahms, una composizione introspettiva e intimistica. Infine Desafio III del compositore contemporaneo brasiliano Marlos Nobre.Introduce all’ascolto Luca Pandolfi, specializzando in musicologia all’Università “Sapienza” di Roma. Questi incontri sono organizzati dalla IUC in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Biblioteche di Roma.

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Le Gallerie degli Uffizi ricevono in dono il Ritratto di signora in Giardino

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

E’ del 1883. E’ una delle opere più importanti e significative del percorso artistico di Silvestro Lega, dipinta in un periodo in cui l’artista aveva trovato una certa serenità presso la famiglia Tommasi a Bellariva (Firenze). Come afferma il direttore delle Gallerie, Eike Schmidt, “Un altro capolavoro della pittura macchiaiola si aggiunge alle nostre collezioni. In linea con il pensiero paterno, Josie Taragoni ha voluto destinare quest’opera al museo fiorentino che possiede la raccolta più rilevante di quella corrente artistica: a lei va il pensiero grato delle Gallerie, dei fiorentini e di tutti i visitatori futuri che potranno così ancor meglio comprendere ogni aspetto della creatività di Silvestro Lega”.
Josie Taragoni dichiara: “Sono davvero felice per questa operazione che considero molto importante perché penso che questo quadro, in particolare, possa ulteriormente internazionalizzare la pittura dei Macchiaioli”. Per la densità materica dell’impasto pittorico e l’approccio diretto e quasi fotografico al soggetto, infatti, l’opera è fondamentale per documentare al meglio le risorse formali della pittura macchiaiola, da intendersi come fucina stilistica di sconvolgente modernità e patrimonio di risorse per molte espressioni figurative del Novecento, non soltanto in ambito italiano.
Contro una spalliera di foglie verdi e carnose perché gonfie di linfa, la figura femminile emerge con una forza quasi arcaica, dovuta alla sintesi formale nella resa del volto, isolato e assorto in pensieri distanti e come a disagio, forse per la costrizione della seduta di posa, o per un consapevole distacco psicologico della protagonista rispetto all’immagine di sé vestita a festa che l’artista immortala sulla tela.
Il personaggio ritratto (la signora Frediani, secondo Josie Taragoni) sprigiona come un’aura primordiale che la avvicina alle severe e ruvide eroine sociali della “pittura dei campi”, secondo la visione naturalista del pittore francese Jules Breton, particolarmente apprezzata in Toscana da Adolfo Tommasi ed Egisto Ferroni.
Il risultato è volutamente inquietante, perché se da una parte il pittore sembra voler rapire in velocità l’immagine, esprimendo la forza e la sovranità della donna, dall’altra si sofferma su dettagli che ne dichiarano l’appartenenza alla classe borghese: l’elegante abito celeste polvere, la goletta di pizzo fermata da uno spillo d’oro a forma di freccia, e il tocco gentile del mazzolino di fiori appuntato sul petto.
Da oggi oggi il Ritratto di signora in giardino è esposto nella sala 18 della Galleria d’arte moderna, su una splendida parete dove all’inizio si ammira il Ritratto della Figliastra di Giovanni Fattori del 1889, e al centro un altro capolavoro del pittore livornese, Lo Staffato, del 1880.

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Nuovo allestimento del Tesoro del Santa Maria della Scala

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Siena. Ieri è stato inaugurato il nuovo allestimento del Tesoro del Santa Maria della Scala all’interno della Sagrestia Vecchia, che ricontestualizza, all’interno dell’ambiente che più a lungo li ha ospitati, il reliquiari, le reliquie e l’Arliquiera, dipinta dal Vecchietta, fino ad ora conservata alla Pinacoteca Nazionale di Siena delle cui collezioni fa parte.
Nato dalla collaborazione fra il Comune di Siena, il Polo Museale della Toscana e Opera-Civita, il progetto è volto a recuperare il rapporto storico, politico e religioso che lega l’intervento del Vecchietta al trasferimento in questa sede, attorno alla metà del Quattrocento, dei cimeli, valorizzando, attraverso il nuovo sistema di illuminazione, anche gli affreschi, restituendoli alla loro pienezza cromatica. Come afferma il Direttore del Polo Museale della Toscana, Stefano Casciu, “il trasferimento dell’Arliquiera del Vecchietta dalla Pinacoteca Nazionale al Santa Maria della Scala si inserisce in un programma di collaborazione, impostato con l’Accordo di valorizzazione sul sistema dei musei senesi siglato nel giugno 2017 tra Ministero BACT e Comune di Siena, volto a rafforzare e a promuovere i rapporti tra le nostre istituzioni, per coinvolgere ed informare sempre più il pubblico e i visitatori di Siena sulla ricchezza e la stretta interconnessione dei musei della città”. “Il ritorno del Tesoro nella Sagrestia Vecchia rappresenta un passaggio di estrema rilevanza per le politiche culturali di Siena – spiega il Sindaco Bruno Valentini – poiché traduce in realtà l’auspicio dei tanti, uno fra tutti Omar Calabrese, che negli scorsi decenni sollevavano l’opportunità filologica di collocare il capolavoro del Vecchietta nel suo ambiente naturale. Questo è uno dei frutti dell’accordo che abbiamo siglato l’anno scorso con il MIBACT, nonché un’ulteriore conferma della capacità del Santa Maria della Scala di valorizzare il proprio patrimonio storico-artistico e di stabilire finalmente una forte connessione con la Pinacoteca Nazionale”.

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Esposizione di opere realizzate per il progetto LABRYS di Maria Rebecca Ballestra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Bologna in Via D’Azeglio 50, Venerdì 20 Aprile 2018 dalle 20,30 alle 22,30 la Galleria SPAZIO TESTONI inaugura l’esposizione di opere realizzate per il progetto LABRYS di Maria Rebecca Ballestra e a cura di Giorgia Gastaldon, che in occasione di questa serata inaugurale insieme presenteranno in anteprima anche il catalogo monografico sul progetto stesso appena pubblicato da De Ferrari Editore di Genova.
Labrys è un progetto di arte contemporanea ideato e realizzato dell’artista visiva Maria Rebecca Ballestra che, come suggerisce il titolo stesso, indaga il tema – simbolico e visivo – del labirinto, prendendo spunto dalla lettura dei testi di Julien Friedler The Truth of the Labyrinth. Il progetto si è sviluppato durante due anni attraverso nove tappe, ciascuna delle quali si è concretizzata nella realizzazione di una o più opere d’arte, frutto di collaborazioni con altri protagonisti del mondo del contemporaneo (artisti, coreografi, attori, scrittori, e così via…), e in residenze d’artista nazionali ed internazionali.
Oltre alle opere realizzate interamente da Maria Rebecca Ballestra ed in collaborazione con altri artisti, e quelle realizzate dagli artisti invitati, accompagnano questa esposizione allo Spazio Testoni sei storici documenti fotografici sull’opera di Land Art Spiral Jetty realizzata nel 1970 da Robert Smithson a Rozel Point, Great Salt Lake, Utha – USA, e l’opera di Aldo Spinelli Il segno e il simbolo del 1978, entrambe gentilmente concesse dalla Galleria UnimediaModern di Genova.Il soggetto “labirinto” non è scelto dall’artista in maniera casuale, anzi: Maria Rebecca Ballestra porta avanti la sua riflessione su questo tema proprio alla luce della constatazione che l’immagine del labirinto, nei diversi secoli e civiltà, è stata sempre investita di significati diversi e “altri”. Nelle varie tappe di questo progetto, infatti, l’artista indaga, di volta in volta, un aspetto diverso legato all’immagine ed al concetto di labirinto e ciascuna di queste riflessioni rappresenta una diversa tappa di Labrys.
Grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia ed alla preziosa ospitalità del Centro di Salute Mentale Parco Basaglia, l’intero progetto – realizzato anche grazie alla promozione di Altreforme Udine – si è concretizzato in una serie di mostre, tavole rotonde, laboratori didattici, performance, che si sono svolte a Gorizia da Ottobre 2017 a Marzo 2018.
Il progetto affonda le sue radici su una solida ed intricata rete di partner tecnici e scientifici. Nei mesi della sua gestazione, infatti, numerosissime sono state le realtà che hanno fornito, nei modi più diversificati, il loro prezioso contributo allo svolgimento ed alla realizzazione dell’ambizioso programma di Labrys.Oltre ai partner internazionali – si segnalano a tal proposito Signal Fire Art (Arizona), The Emily Harvey Art Foundation di Venezia e la Fondazione Spirit of Boz (Associazione Julien Friedler per l’Arte Contemporanea Italia-Belgio) che hanno ospitato in residenza Maria Rebecca Ballestra in alcune delle tappe del progetto – numerosi sono gli enti che hanno creduto nel progetto concedendo pertanto il loro patrocinio: ricordiamo, tra gli altri, l’Università degli Studi di Udine, l’Azienda di Servizi Sanitari della Bassa Friulana Isontina, il Comune di Gorizia, il Giornale delle Fondazioni, la Biblioteca Statale Isontina, nonché il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’ateneo triestino.Dopo Gorizia il progetto Labrys – caratterizzato da una forte natura nomade – si sposta a Bologna ospite della galleria Spazio Testoni, anch’essa tra i partner di questo progetto e che dal 2012 rappresenta il lavoro dell’artista Maria Rebecca Ballestra.L’esposizione resterà visibile fino al 30 Giugno 2018. Orari di apertura: dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 20.00 sabato dalle 10,30 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00 domenica, lunedì e altri orari su appuntamento.

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La battaglia delle regine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Groscavallo combattono la Battaglia delle Regine. Quest’anno l’appuntamento è per domenica 22 aprile nel piazzale Otto Villaggi della località Pialpetta, con l’inizio della pesatura delle mucche alle 8,30 e l’inizio dei confronti tra le bovine ammesse dalla giuria alle 14.
Le “Regine” sono le più possenti fra le mucche delle tre vallate di Lanzo, scelte per contendersi il rosso trofeo della vittoria o per ottenere il variopinto collare con campanaccio, insegna degli animali combattenti. La Battaglia di Groscavallo, giunta alla diciottesima edizione, è una festa del colore e della montagna nel suggestivo scenario delle Alpi Graie. È una tipica manifestazione della realtà pastorale diffusa dalle Valli di Lanzo alla Valle d’Aosta, molto sentita dagli agricoltori e dagli allevatori. Ogni anno richiama una folla di turisti appassionati della vita agreste e delle tradizioni montanare, che partecipano all’evento anche per ringraziare gli allevatori che hanno scelto di restare nel loro paese d’origine praticando il duro mestiere dei loro avi. La competizione si svolge secondo un preciso rituale. Fin dal mattino le bovine vengono pesate, controllate dalla giuria e suddivise in diverse categorie. Le bovine che hanno già partorito sono suddivise in tre categorie, a seconda del peso, mentre le più giovani, manze e manzette, sono classificate secondo l’età. Gli animali vengono poi esposti al pubblico. Alle 14 iniziano i confronti, lasciati alla spontaneità delle mucche. È l’istinto che porta uno dei capi a primeggiare, così come avviene quotidianamente negli alpeggi, diventando così la regina della mandria. Dopo essersi lungamente studiate e aver grattato il terreno con gli zoccoli per intimidire l’avversaria, le Regine si scontrano tra loro nel combattimento, aspro ma mai cruento. Non vi è alcun spargimento di sangue e la mucca sconfitta accetta di buon grado di lasciare il campo all’avversaria più forte. La Battaglia delle Regine è organizzata dall’associazione “J’amis d’le Reines d’le Val ad Lans”, con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino, dell’ATL “Turismo Torino e provincia”, della Camera di commercio di Torino, dell’Unione montana Valli di Lanzo Ceronda e Casternone, dei comuni di Groscavallo e Cantoira e della Coldiretti Torino.

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Nordic Film Fest

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Roma da giovedì 3 a domenica 6 maggio, settima edizione del Nordic Film Fest, rassegna che nasce con l’intento di promuovere la cinematografia e la cultura dei Paesi Nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia), a cura delle quattro ambasciate nordiche presenti in Italia e con la collaborazione del Circolo Scandinavo di Roma.
La rassegna, che si svolgerà presso la Casa del Cinema di Roma, presenterà nuovi film in anteprima o inediti in Italia ed è realizzata anche in collaborazione con l’Ambasciata di Islanda di Parigi, i Film Institutes dei rispettivi paesi, con il patrocinio del Comune di Roma. Oltre alle proiezioni, in lingua originale con sottotitoli in italiano e ad ingresso libero, il programma prevede presentazioni e incontri con ospiti internazionali (registi, attori, produttori, sceneggiatori). Il programma completo è consultabile sul sito: http://www.nordicfilmfestroma.comIl tema della rassegna di quest’anno sarà “STORIA & storie” la grande Storia e le piccole storie di tutti i giorni, che spesso si intrecciano nella vita di ognuno di noi.La manifestazione avrà anche uno spazio speciale dedicato alla “Video-Art Nordica” a cura del Circolo Scandinavo.
Anteprima del Nordic Film Fest, mercoledì 2 maggio alle ore 18:00 come evento collaterale, l’inaugurazione alla Casa del Cinema della mostra “Ingmar Bergman e la sua eredità nella moda e nell’arte”, per l’evento “Ingmar Bergman 100 anni #Bergman100”. Quest’anno il grande regista, sceneggiatore, drammaturgo e scrittore svedese Ingmar Bergman avrebbe compiuto 100 anni e si ricorda con festeggiamenti in tutto il mondo. La mostra rimarrà alla Casa del Cinema fino al 31 maggio.
La celebrazione comprende anche la proiezione del documentario Bergman Island, dove per la prima volta Ingmar Bergman ci mostra il suo mondo sulla desolata e misteriosa isola di Fårö. Sullo stesso tema il documentario Trespas – Sing Bergman, che verrà proiettato giovedì 3 maggio alle ore 16:00, qui il pubblico viene condotto alla casa di Bergman su Fårö assieme ad alcuni dei più importanti registi e attori internazionali, come Woody Allen, Robert de Niro, Michael Haneke, Martin Scorsese e Lars Von Trier.
Ad aprire ufficialmente il Nordic Film Fest 2018, con la presenza del regista Erik Poppe, il film storico The King’s Choice, nominato agli Oscar 2017, campione di incassi in Norvegia, vincitore di 8 Amanda Awards 2017, gli Oscar del cinema norvegese.Importante novità del NFF 2018 sarà Nordic Film Fest for Kids, Cinema e Letteratura Nordica per bambini e famiglie. Proiezioni in lingua originale interpretate dal vivo in italiano, seguite da laboratori artistici a tema.
NFF for Kids avrà luogo sabato 5 e domenica 6 maggio, dalle 10 alle 13 a Villa Borghese presso la Casina di Raffaello, a pochi metri dalla Casa del Cinema. Saranno proiettati corti d’animazione della Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, mentre nel Parco di Villa Borghese una cantastorie racconterà fiabe del Grande Nord. L’evento, gratuito con prenotazione obbligatoria, è organizzato in collaborazione con Segni New Generations Festival di Mantova e la casa editrice Iperborea.
Come nelle passate edizioni ci sarà una sezione dedicata allo storytelling, a cura della Writers Guild Italia. L’incontro con ospiti del Nordic Film Fest, rappresentanti dell’industria cinematografica dei Paesi Nordici e sceneggiatori italiani, in collaborazione con Anica, esaminerà gli elementi dello Storytelling della Coproduzione con l’intento di inaugurare un nuovo genere narrativo e facilitare la creazione di progetti tra il mondo nordico e quello italiano.
Nordic Film Fest si avvale anche quest’anno dell’importante partnership con IED (Istituto Europeo di Design) che ha realizzato la sigla originale.
Complessivamente Nordic Film Fest 2018 presenterà 13 film nordici, 2 documentari, 6 video art: 3 film la Danimarca, 3 film la Finlandia, 1 film l’Islanda, 3 film la Norvegia, 3 film la Svezia, 6 video art il Circolo Scandinavo, 2 documentari il #Bergman100 e 12 corti il NFF for Kids, per un totale di 30 ore di grande cinema nordico.
Le proiezioni inizieranno:giovedì, venerdì, sabato e domenica alle ore 15.00 per concludersi alle ore 24.00, e saranno tutte a ingresso libero fino a esaurimento posti.Per ulteriori informazioni e per le immagini in alta risoluzione da scaricare, si prega di visitare il sito: http://www.nordicfilmfest.com

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Gli Audiodrama in concerto con due date da non perdere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Roma. A grande richiesta tornano gli Audiodrama in concerto con due date da non perdere! Il 20 aprile ore 21:30 al Drefag di Roma sito in via delle Isole Curzolane, 75 e il 5 maggio al Dissesto Musicale sito in Via del Barco, 7 zona Villalba di Guidonia. Ingresso 5 euro.
Il gruppo nasce a Roma nel 2013 ed è composto da Enrico D’Angelosante (Voce e Chitarra), Luca Cerignoli (Batteria), Antonio Bonansigno (Basso e Cori). Enrico D’Angelosante, inoltre, ha ricevuto nel 2003 un MTV Music Awards, condividendo, insieme a Luca Cerignoli, il palco con band del calibro dei Placebo, Franz Ferdinand, Notwist, e Morcheeba.
Ad oggi festeggiano un anno dall’uscita dell’album “Il Limite”, album d’esordio della band romana, frutto delle molteplici esperienze musicali dei componenti della band, maturate in contesti nazionali e internazionali in diversi anni di concerti e ricerca.
Il disco è composto da 12 tracce e si muove su una linea di confine tra indie-rock e pop, tra sonorità internazionali e influenze tipicamente italiane, tra testi introspettivi ed una comunicazione diretta e consapevole.
L’album è ispirato al concetto di limite, inteso come equilibrio instabile sul quale tutti noi appariamo sospesi. Nel limite possono annidarsi paura, vuoto emozionale, l’inconscio. Sentimenti di smarrimento universali che, dall’esperienza personale degli autori, si riflettono nella società percepita come incapace di esprimersi, bloccata nella contemplazione del proprio riflesso, chiusa in se stessa.
In una simile ottica l’album consiste nella ricerca di un’apertura, sia da un punto di vista concettuale che sonoro. Le canzoni nascono da situazioni semplici e quotidiane, perché è proprio dietro quelle situazioni all’apparenza banali che si celano insicurezze, incomprensioni, frustrazioni. Nei brani, ogni frase corrisponde ad un flashback unico ed irripetibile di vissuto personale, condiviso con l’ascoltatore.
L’album viene anticipato dal videoclip del brano Fuoco Dentro, girato da Andrea Romano. Il video è espressione di una scelta comunicativa diretta, quella del live, attraverso la quale la band mostra la propria essenza, “nuda” ed immediata, immersa in atmosfere oniriche ed immagini evocative di luci ed ombre.

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Mostra Co-Existence

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Roma Rossocinabro Via Raffaele Cadorna, 28 Opening sabato 21 aprile dalle 17 alle 19 Visitabile da lun a ven 11-19 e fino al 28 aprile 2018 CO-EXISTENCE 3 mostra curata da Cristina Madini
Giunta alla 3a Edizione la mostra in questione sarà un vero e proprio concerto, che coinvolgerà artisti di varie nazionalità volti a vivere e a catturare gli sguardi sul proprio pensiero nomadista, su coesistenze e slittamenti; tutto attuato con tecniche diverse, e che nello spirito di queste trovano così il motivo di un’unità. Risulta evidente che la coesistenza di vari linguaggi artistici che si mettono in correlazione, si compenetrano e si integrano, diventa un parametro importante nella comprensione e valutazione di espressioni artistiche di realtà culturali diverse come strumento in grado di fornire una chiave di lettura unitaria. L’attenzione ai diversi linguaggi, la conoscenza e lo scambio con gli altri trovano modalità concrete e canali privilegiati di realizzazione proprio nei linguaggi artistici ed espressivi. Verso questa direzione conciliatrice, va letta, dunque, la capacità metamorfica dell’arte, sempre più tesa a scandagliare nelle dinamiche e nelle alterne coesistenze di sistemi oppositivi il rispetto e il riconoscimento dell’alterità che fatica e richiede una più matura riflessione. Aspirare ad avviare e a promuovere, passo dopo passo, la ricerca di una ragione comune, può infatti rendere conto di nuove possibilità di confronto e di crescita culturale.
Artisti: Shlomit Anderman, Yasmina Barbet, Massimo Barcaroli, Henrik Brøndsted, Alan Cariddi, Celina, Lubka Cibulová, Leonardo Cersosimo, Seth Chwast, Jari Di Giampietro, Josiane Dias, Jürgen Eckey, Santi García Cánovas, Orna Geva, Katharina Goldyn, Federico Grazzini, Francesca Guetta, Christina Haupts, He Ping, Osamu Jinguji, Masha Kha, Aleksandra Kosoń, Lana Leuchuk, LiV, Luciano Loi, Sebastián López Durán, Stjepko Mamic, Vincenzo Messina, Friedhard Meyer, Elvio Miressi, Emanuela Montorro, Mirja Birgitta Nuutinen, Anja Stella Ólafsdóttir, Barbara Pazzaglia, Prussi, Michelle Purves, Daniela Rebecchi, Guiki Rivera, Selda, Dolors Simó, Christina Steinwendtner, Merideth Tancio, Laara WilliamSen, Lady Yupiigold, Emanuela Zavattaro.

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Dal 17 maggio in Cina il più grande evento che celebra il pianoforte italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Pechino Dal 17 maggio al 3 giugno “Italian Piano Experience” ripercorrerà l’evoluzione degli strumenti a tastiera con un’esposizione di esemplari storici e un festival che coinvolgerà alcuni dei migliori musicisti italiani, da Brizi a Prosseda. Gli eventi saranno replicati a Cremona dal 28 al 30 settembre, nell’ambito di Cremona Musica 2018, che ha collaborato all’organizzazione dell’iniziativa.
“Italian Piano Experience” è il Festival che avrà luogo al Millennium Monument Museum di Pechino dal 17 maggio prossimo, nell’ambito del Festival “Meet in Beijing”, in cui l’Italia è “Guest Country of Honor”. Il progetto, ideato da Roberto Prosseda, è organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, con la collaborazione di Cremona Musica e Bizzi Clavicembali, per celebrare le origini italiane del pianoforte: uno degli strumenti protagonisti della storia della musica, nato proprio in Italia nel 1699, da un’idea di Bartolomeo Cristofori.
In Cina un evento del genere non c’era mai stato. Saranno esposti gli antenati del moderno pianoforte, alcuni dei quali risalenti alla prima metà del diciottesimo secolo, fino ai più moderni Fazioli, marchio fra i più noti a livello mondiale e da sempre protagonista di “Piano Experience” a Cremona Musica. Un’occasione unica per ripercorrere tre secoli di evoluzione di questo strumento, grazie anche alle spiegazioni di Guido Bizzi e le esibizioni dal vivo del cembalista e organista Claudio Brizi, curatori della mostra, che permetteranno di assaggiare il suono dei diversi pianoforti e dei loro cugini (organo, cembalo, clavicordo, harmonino). Altre occasioni di approfondimento saranno garantite da Nicola Sani, che parlerà del repertorio pianistico italiano contemporaneo, e da Roberto Prosseda, direttore artistico dell’evento, che presenterà l’evoluzione dal Fortepiano del tempo di Mozart al moderno pianoforte a coda.
Non mancherà ovviamente l’occasione di ascoltare all’opera alcuni dei maggiori interpreti italiani della tastiera. Ad inaugurare il palco sarà Claudio Brizi, che accompagnerà gli ascoltatori alla scoperta delle sonorità antiche del cembalo, dell’organo e dell’harmonino, anche sovrapposte grazie alla combinazione di strumenti diversi, suonati contemporaneamente dal celebre cembalista. Nel concerto finale Roberto Prosseda, ideatore e direttore artistico del festival, presenterà, per la prima volta pubblicamente in Cina il Pedalpiano: uno strumento antico e moderno insieme, di cui è stato negli ultimi anni promotore e riscopritore.Il programma sarà arricchito da quattro recital con pianoforti moderni tenuti da quattro dei più promettenti giovani pianisti italiani: Leonora Armellini, Mariangela Vacatello, Axel Trolese, Vanessa Benelli Mosell, che includeranno molti brani di autori italiani, da Scarlatti a Stroppa.
La prima tappa di questo grande evento, organizzato con la collaborazione di Cremona Musica, Bizzi Clavicembali e Fazioli Pianoforti, non poteva che essere proprio a Pechino. Non solo infatti la Cina è il primo mercato mondiale per i pianoforti, ma fra il gigante asiatico e l’Italia esiste un ponte culturale che gira proprio attorno al pianoforte e ai suoi antenati: nel ‘500 il prete gesuita Matteo Ricci fece arrivare alla corte di Wan Li, della dinastia dei Ming, il primo clavicembalo italiano; sulle sue orme ad inizio ‘900 Matteo Paci svolse un’importante opera di educazione e produzione musicale in Cina che portò alla nascita della prima orchestra sinfonica moderna cinese.

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Proiezioni a Roma e a Milano film Manuel di Dario Albertini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Roma proiezione con il pubblico 23 aprile ore 21.00 Cinema Giulio Cesare del film Manuel di Dario Albertini con Andrea Lattanzi, Francesca Antonelli, Renato Scarpa, Giulia Elettra Gorietti, Raffaella Rea, Giulio Beranek. Per la stampa a Milano 18 aprile ore 18.30 Anteo Palazzo del Cinema Sala Abanella e a Roma il 19 aprile ore 19.00 sala Anica v.le Regina Margherita 286. Per le sale italiane l’uscita è per il 3 maggio 2018. Durata: 98’.

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