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Exhibitions – Theatre

10ª edición del Festival de Cine Italiano de Madrid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 novembre 2017

festival cinema madridMadrid ¡Estamos de aniversario! El próximo 23 de noviembre se inaugurará la 10ª edición del Festival de Cine Italiano de Madrid, la cita más esperada con el cine italiano contemporáneo. Todas las proyecciones en V.O.S.E. tendrán lugar en los Cines Renoir Princesa de Madrid (c/ Princesa 3). Las entradas son gratuitas (hasta completar aforo) y se pueden recoger cada día en la taquilla del cine a partir de las 16:00 h. Cada año el Festival se enriquece para convertirse en un punto de encuentro para los amantes del cine. En las secciones a concurso (largometrajes, documentales y cortometrajes) se proyectarán como premieres en España las películas que han sido presentadas en los festivales internacionales del presente año como Cannes, Locarno, Venecia, Toronto, Roma y más. Entre los largometrajes que compiten para el premio del público: La Tenerezza de Gianni Amelio, Brutti & Cattivi de Cosimo Gómez, Equilibrio de Vincenzo Marra, la película de animación Gatta Cenerentola de Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri y Davide Sansone.Dos jurados españoles asignarán el premio al mejor cortometraje y al mejor documental. Entre los títulos seleccionados a concurso, se podrán ver los documentales Raffaello – il principe delle arti, Crazy for football, Funne: Le ragazze che sognavano il mare, Nessuno ci può giudicare y entre los cortometrajes A casa Mia, Piove, Granma, Mon Amour, mon ami, Moby Dick.Fuera de madridconcurso se proyectará Finchè c’è Prosecco c’è speranza de Antonio Padovan, Spira Mirabilis de Massimo D’Anolfi y Martina Parenti y Nona de Massimo Volta, un mediometraje low –budget basado en una historia de Stephen King que cobró para los derechos solo un dólar, siempre y cuando le gustara el tráiler.En este año el Premio a Toda una Carrera irá a la documentalista Cecilia Mangini una de las figuras más significativas de la historia del cine italiano, imparable pionera de la fotografía y del cine de lo real es autora de obras maestras como Ignoti alla Città, Stendalì y La canta delle marane, realizadas en colaboración con Pier Paolo Pasolini.Además se otorgará el 2º Premio Solinas Italia – España al Mejor argumento cinematográfico inédito en el ámbito del 3º Foro de Co-Producción Italia-España que este año cuenta con la colaboración de FIPCA.En la sede del Instituto Italiano de Cultura tendrán lugar las actividades colaterales: la 2ª SEMANA DE LA COCINA ITALIANA EN EL MUNDO y VIVERE ALL’ITALIANA – en el plan de promoción integrada del Ministerio italiano de Asuntos Exteriores y de la Cooperación Internacional – y se proyectarán en V.O. la película The Lack de los video-artistas Masbedo y Pina Bausch a Roma de Simone Bruscia y Graziano Graziani.El 10º Festival de Cine Italiano de Madrid está organizado por el Instituto Italiano de Cultura de Madrid, bajo los auspicios de la Embajada de Italia en Madrid, con el patrocinio de ENDESA y la colaboración de ILLY.
Las actividades colaterales se desarrollarán en el Instituto Italiano di Cultura (calle Mayor, 86 – Madrid). Entrada libre hasta completar el aforo. Más información: http://www.festivaldecineitalianodemadrid.com/it/

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Dall’Argentina Daniel Melingo e il suo quintetto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 novembre 2017

Daniel MelingoDaniel Melingo1Roma sabato 25 novembre alle 17.30 Città Universitaria – Palazzo del Rettorato Piazzale Aldo Moro 5, all’Aula Magna della Sapienza per i concerti della IUC.
Cantante, clarinettista e autore, Daniel Melingo ha vinto varie volte in patria il prestigioso Premio Gardel ed è l’ambasciatore di un tango popolare e colto, una voce tormentata che attraverso immagini e arrangiamenti atipici vuole riportare la danza nazionale argentina al di fuori degli schemi consueti.
Il suo tango, che reinterpreta il tango cancion inventato da Carlos Gardel, non è un elegante prodotto da esportazione o un’attrazione turistica, ma è il tango dei bassifondi e dei locali fumosi di Buenos Daniel Melingo2Aires, è vita vissuta, ai margini della società, fra strade sporche e personaggi poco raccomandabili. Ma si può incontrare Melingo anche in prestigiose sale da concerto, come la modernissima e sfavillante Elbphilharmonie di Amburgo.
Di lui Le Monde de la Musique ha scritto: “È un eretico della religione tangueira…un iconoclasta che guarda alla vita degli emarginati di Buenos Aires e per farlo va alle fonti d’ispirazione del tango”. Il suo tango è stato definito surrealista e ipnotico, romantico e vertiginoso, e per lui si sono azzardati paragoni con Borges e Fellini.
Insieme al suo quintetto Daniel Melingo eseguirà la musica di Anda, il suo più recente album discografico. Gli altri elementi qel quintetto sono Muhammad Habbibi Guerra (chitarra elettrica, voce), Lalo Zanelli (pianoforte, voce), Romain Lecurier (contrabbasso, voce) e Facundo Torres (bandoneon, voce).
BIGLIETTI: Interi: da 12 euro a 20 euro, più prevendita Giovani: under 30: 8 euro; under 18: 5 euro http://www.concertiiuc.it

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Tra studio e cielo: Claudio Marcantonio e Claudio Pio espongono alla Galleria il Sipario di Giulianello

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

cieloGiulianell -Cori. Rimarrà aperta al pubblico fino al 9 Dicembre, la mostra fotografica “Tra studio e cielo” di Claudio Marcantonio e Claudio Pio, curata dallo storico dell’arte Domenico Bilà. Inaugurata domenica 19 Novembre, la rassegna ha dato il via alla stagione espositiva 2017/2018 della Galleria Il Sipario di Giulianello. I l titolo prende spunto dai lavori in bianco e nero proposti dai due fotografi: quelli di Marcantonio sono dei paesaggi che hanno come protagonista il cielo, quelli di Pio sono ritratti e nudi realizzati in studio. Ne scaturisce un confronto tra la luce naturale di Marcantonio e la luce artificiale da interno di Pio.La bellezza, la sensualità, l’eleganza, il fascino sono gli elementi dominanti della fotografia beauty di Claudio Pio, che dal 2014 ha intrapreso un originale percorso di ricerca glamour, legato al mondo della moda e alle sfilate in passerella, con risultati ritenuti di grande qualità ed intensa raffinatezza.Con i suoi scatti Pio comunica la propria elaborazione interiore di ciò che è sensualmente evocativo, essenza del desiderio e di un fine ed elaborato evidente erotismo. Attraverso un sapiente gioco di luci, tagli e forme, reali e metafisiche, che illuminano i particolari, le modelle incarnano ed esternano il bello artistico.I cieli di Marcantonio invece sono carichi di nuvole, densi di contrasti chiaroscurali, di sfumature di grigi, a volte minacciosi e altre sereni, rischiarati in lontananza da una quiete luminosa. Essi si stagliano su paesaggi naturali ed urbani dove si percepisce la mano dell’uomo, seppur assente dalle immagini.
Tra patos e mistero, è come se questi cieli in movimento e pieni di forza lanciassero un monito di dissenso della natura verso l’immobile opera umana, spesso priva di scrupoli verso il pianeta. Questa è solo una delle possibili chiavi di lettura, lasciando ampio spazio all’interpretazione personale di ciascuno. (foto: cielo)

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Commedia: “Ella si umilia per vincere – o gli equivoci di una notte”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

Simona DinielliBari Sabato 25 novembre, alle ore 21.00, al teatroTeatro Forma – Via Fanelli, 206/1 la Compagnia del Dadotratto porterà in scena la commedia “Ella si umilia per vincere – o gli equivoci di una notte”, riadattamento della regista Ebe Guerra dell’opera originale dello scrittore irlandese Oliver Goldsmith, tra i maggiori successi del teatro inglese del ‘700, che fonde la propria carica sulla sequenza ripetuta di equivoci. “Nella nostra versione – ha commentato Alessandro Volpe, tra i protagonisti dello spettacolo – la commedia mantiene lo spirito del testo originale, traslando però tutta l’azione scenica fra epoca contemporanea e primi anni del ‘900, operando delle sostituzioni che rendono questo lavoro attuale”. L’opera di Goldsmith narra di Kate, la quale si innamora di un uomo, suo pari, che non riesce ad avvicinarsi a donne di pari rango, ma solo a quelle di ceto inferiore. La nobildonna, attenta stratega, si finge una serva per attirare l’attenzione del suo innamorato e conquistarlo. Nella storia è presente anche un’altra coppia composta dal migliore amico di lui e dalla cugina di lei. L’adattamento di Ebe Guerra è un “divertissement”, in cui i due ragazzi protagonisti, per una magia che inizialmente sembra incomprensibile, vengono catapultati indietro nel tempo, dal 2017 al 1917.
“Nel nostro lavoro, divertente e ricco di equivoci, la donna che cerca di conquistare l’uomo indossa una maschera. Anche questo aspetto è riportato ai giorni nostri. Qui il cliente di questa strana sartoria ha difficoltà ad avere rapporti con donne poco femminili, mascoline, ed è invece attratto da quelle che esaltano la propria femminilità, che sono sensuali e accattivanti”.
In scena ci saranno Francesca Di Cagno, Simona Dinielli, Valeria Iannone, Michele Grossi, Lucy Mariani, Alessandro Rotaia, Alessandro Volpe, Bruno Verdegiglio. Una particolare attenzione è stata posta sia nella scenografia, di Damiano Pastoressa e Giovanni Rocchetti, sia nelle ricerche musicali, ad opera del noto attore e regista barese Gianni Ciardo, che ancora una volta affianca amichevolmente la Compagnia del Dadotratto.
“Una difficoltà, che alla fine è risultata un punto di forza di questo nostro lavoro, è stata proprio evidenziare la differenza tra le due epoche, dove paradossalmente abbiamo incontrato più ostacoli ad immedesimarci nel linguaggio attuale, che non in quello dell’opera originale”. (foto:Simona Dinielli)

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La cineteca italiana omaggia Alberto Lattuada

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

lattuadalattuada3A Milano presso il foyer del cinema Spazio Oberdan dal 22 novembre 2017 al 15 gennaio 2018 Piazza Oberdan, angolo viale V. Veneto, apre al pubblico l’omaggio della Fondazione Cineteca Italiana a uno dei suoi fondatori, Alberto Lattuada, sul cui film La Lupa, presentato in edizione restaurata, è allestita la mostra fotografica dal titolo “Matera 1953. L’inaugurazione della mostra (ad ingresso libero) avverrà mercoledì 22 novembre alle ore 19 in presenza del sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri, la curatrice della mostra Giovanna Calvenzi, il direttore della Cineteca Matteo Pavesi e il critico cinematografico Ivan Moliterni. A seguire, proiezione de La lupa in versione restaurata e brindisi con vino della Basilicata per tutti i presenti. Copia restaurata R. A. Lattuada. Sc.: Luigi Malerba, Antonio Pietrangeli, A. Lattuada, dall’omonima novella di Giovanni Verga. Int.: Kerima, Ettore Manni, May Britt, Giovanna Ralli, Ignazio B. Italia, 1953, 93’.
il film La lupa di Alberto Lattuada con le foto di Federico Patellani” è in mostra curata da Fondazione Cineteca Italiana con la collaborazione di Giovanna Calvenzi e del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Milano), e patrocinata e sostenuta dal Comune di Matera, che ospiterà l’esposizione da gennaio 2018. Con l’omaggio ad Alberto Lattuada si chiude il ciclo di mostre fotografiche allestite per il settantennale della Cineteca di Milano, di cui il regista fu fondatore insieme a Luigi Comencini.
La mostra è illustrata da un catalogo edito da Humboldt Books, con testi a cura di Matteo Pavesi, Alberto Crespi, Luisa Comencini, Federico Patellani, Alberto Lattuada, Giovanna Calvenzi, Kitti Bolognesi.Lo schermo del cinema Spazio Oberdan è anche la vetrina per alcuni dei film più rappresentativi diretti da Lattuada: Il cappotto, La spiaggia, Anna, Luci del varietà, e tra questi non poteva mancare La Lupa, dal soprannome di una passionale donna del popolo impersonata da Kerima, attrice che ha in sé qualcosa della selvaggia e ancestrale natura della Lucania. Prima di Pasolini, che vi girò nel 1964 il suo Vangelo, Matera era stata scoperta dall’obiettivo di Federico Patellani, cui Lattuada riconosceva la capacità di “rubare dalla realtà la forza della bellezza e restituirla con un’immagine”.
Mercoledì 29 novembre alle ore 16 il film La spiaggia verrà introdotto da Tatti Sanguineti e Gianluca Farinelli (Direttore della Cineteca di Bologna) per presentare un volume monografico curato dallo stesso Sanguineti e dedicato alla storia del film e alle sue disavventure con la censura.
Alberto Lattuada, lombardo, architetto, di ottima cultura, appassionato di fotografia, nei suoi oltre 40 film è stato un acuto e polemico osservatore della realtà contemporanea, più umanista che moralista, passando spesso attraverso la mediazione di testi letterari. È il caso di un suo film considerato a torto minore, e meno visto di altri, come La Lupa. Melodramma spettacolare a forti tinte, il film trasferisce l’omonima novella del Verga dalla Sicilia dell’Ottocento in una Matera anni ’50, dove la “miseria nobile e civile dei Sassi” era il perfetto e inedito fondale di una storia di drammatiche passioni in cui il corpo femminile afferma la sua centralità nel gioco della seduzione. Il restauro digitale valorizza il bellissimo bianco e nero dei 50 ingrandimenti esposti: sono le foto di scena che il grande Federico Patellani scattò insieme a molte altre, a suggello di una lunga collaborazione con il regista, di cui fu l’assistente per La Lupa.
Nel 1951 o 1952, in una conversazione con l’amico Alberto Lattuada, Patellani aveva espresso il desiderio di fare un film con lui. Lattuada stava lavorando al progetto di La Lupa e stava pensando di girarlo a Matera e non in Sicilia. Partono quindi insieme per 91 fare dei sopralluoghi. Lo stesso Lattuada nel 1995, come riportato in altra parte di questo libro, racconterà: “Matera aveva i Sassi, aveva queste rupi dentro cui era scavata la città. Aveva questi paesaggi dalla bellezza dura, terribile. lattuada1Mi sembrava l’ideale per ambientarvi una storia di passione come quella: quelle voragini che sembravano spalancarsi sotto i piedi dei personaggi… Matera era l’inferno in terra. Quando Patellani vide i Sassi, rimase molto colpito anche lui. Stette zitto per un po’ girando per la città, apparentemente senza meta. Poi mi disse: ‘Ma sì, facciamolo a Matera ‘sto film’”.Mentre Lattuada torna a Roma, Patellani rimane a Matera tre mesi per le ricerche dei luoghi dove girare gli esterni e contemporaneamente realizza una serie di servizi che verranno pubblicati, a partire dalla fine del 1952, da “L’Illustrazione Italiana”, da “Picture Post” e da “Vie Nuove”. Lavora nel Museo Archeologico, nelle osterie e nella cattedrale, realizza paesaggi e ritratti, entra nelle case della gente. Lavora con formati diversi, dalla Leica al 6 x 6 al 10 x 12, sintomo in lui (di solito molto sobrio nelle scelte tecniche) di un grandissimo interesse per quello che sta realizzando. Quando finalmente iniziano le riprese, nei luoghi definiti grazie ai sopralluoghi fotografici, Patellani è sul set, a fianco del direttore della fotografia Aldo lattuada2Tonti ma, come ricorda Lattuada, bastano gli spostamenti minimi della macchina fotografica per realizzare immagini che hanno “un altro senso, un altro sapore”.Patellani documenta tutte le fasi di realizzazione del film e anche gli special sugli attori, cioè quei ritratti posati fuori scena, molto apprezzati dai periodici illustrati dell’epoca. Nel 1977, scrivendo le didascalie per la mostra milanese, Patellani ricorda: “Mi trovo a Matera con la troupe di Alberto Lattuada che sta realizzando una riduzione cinematografica del racconto verghiano La Lupa e ha deciso di ambientarla nella magica città lucana. Faccio fotografie e sono assistente alla regia. Matera ci ha accolto con una certa cordialità, resa più tangibile dal fatto che un interno scelto per girarvi una scena significa denaro per il proprietario. Così, grazie al cinema, entriamo in tutte le case, io posso fotografare ciò che voglio”.All’inizio degli anni Cinquanta Matera era certamente, nei contrasti che offriva, una città di grande fotogenia. Quando Patellani, nel 1952, arriva a Matera per la seconda volta, ha già alle spalle una lunga collaborazione con “Tempo” e ha già realizzato molte delle sue storie straordinarie. Documentare è quindi, in quegli anni, il suo imperativo categorico, senza apriorismi, senza tesi da dimostrare. Etichettato a posteriori, frettolosamente e impropriamente, come ‘neorealista’, Patellani si sarebbe certamente ribellato, ostile sempre a tutte le etichette: neorealista era per lui l’Italia del dopoguerra e per le sue immagini l’unico aggettivo accettabile era ‘documentarie’. Per tutta la vita ha sempre difeso il suo status di fotogiornalista, indipendente da ideologie e correnti, fedele sempre al piacere.Le sue immagini di Matera sono fedeli ai suoi intendimenti. E tuttavia informano toccando tutti i registri della percezione e della suggestione, come accade con la fotografia d’autore. Ci raccontano i luoghi, i volti, “la miseria nobile e civile” dei Sassi, le processioni religiose, la vita di tutti i giorni. Le sue immagini di Matera, quelle che Lattuada definiva ‘la collezione Patellani’, rimangono come uno dei momenti più alti e compiuti della sua fotografia. (foto: lattuada)

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Salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione, il lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

verona-city-gateVerona da giovedì 30 novembre a sabato 2 dicembre 2017 JOB&Orienta, il salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione, il lavoro.Giunta alla sua ventisettesima edizione, la manifestazione promossa da Veronafiere e Regione del Veneto, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, si compone di un’ampia rassegna espositiva e di un articolato calendario di appuntamenti istituzionali, seminari e dibattiti, laboratori e simulazioni, eventi di animazione e spettacolo.
La conferenza stampa di presentazione si terrà giovedì 23 novembre alle ore 11.30, presso la sala del Consiglio di amministrazione (5° piano) di Veronafiere. Per illustrare obiettivi, temi, ospiti e novità dell’evento, all’incontro con i giornalisti interverranno:
Maurizio Danese, presidente di Veronafiere;
Elena Donazzan, assessore all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro della Regione del Veneto;
Maurizio Drezzadore, consulente del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali;
Francesca Altinier, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per il Veneto;
Giorgio Malaspina, consigliere della Provincia di Verona;
Filippo Rando, assessore allo Sport e Tempo libero, Politiche giovanili del Comune di Verona;
Sandro Dal Piano, direttore della comunicazione di Enaip Veneto.

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Mostra d’arte contemporanea intitolata ”Al passo con i tempi”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

mostra accademia ungheriaRoma. Il 24 novembre p.v. alle ore 19.30 presso la Galleria dell’Accademia (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) verrà inaugurata la mostra d’arte contemporanea intitolata ”Al passo con i tempi”, nell’ambito della quale verranno esposte le opere dei docenti, dottorandi della Scuola di dottorato della Facoltà di Arte, nonché le opere degli studenti di architettura della Facoltà Tecnica ed Informatica dell’Università. All’inaugurazione interverranno: Dr. Gyula Zeller, Vice Rettore dell’Università degli Studi di Pécs e Prof. István Puskás, Direttore dell’Accademia d’Ungheria in Roma.
L’esposizione che comprende oltre ai generi classici dell’arte figurativa, quali la pittura e la scultura, anche la ceramica e la grafica pubblicitaria verrà arricchita da una sezione architettonica realizzata dall’Istituto architettonico della Facoltà Tecnica ed Informatica dell’Università.
L’Università medievale di Pécs è l’università più antica dell’Ungheria. Venne fondata nel 1367 in seguito all’ondata delle prime istituzioni universitarie dell’area centro-europea – , ovvero dopo la fondazione dell’Università degli Studi di Vienna, Cracovia e Praga – , grazie alla mediazione del re Luigi il Grande, con l’autorizzazione del papa Beato Urbano V e sotto la tutela spirituale del vescovo di Pécs, Vilmos Koppenbachi. Oggi l’Università degli Studi di Pécs è uno dei maggiori atenei ungheresi nonché erede spirituale della prima università ungherese.
Artisti espositori: Márta Nagy, Miklós Budán, Judit Burkus, Balázs Kovács, Zoltán Ádám, Gergely Böhm, Pál Fodor, Péter Bence Simon, Görgy Fusz, Csaba Hegyi, András Ernszt, Márta Nyilas, Colin Foster, Gergely Mészáros, Csaba Nemes, István Losonczy, Péter Somody, Tamás Gaál, Dóra Palatinus, Péter Lengyel, Zsuzsa Tóth, József Bullás, Kata Könyv, Sándor Imre, Dorottya Kanics, Zsuzsa Nemes, Róbert Batykó. Curatori: György Fusz, Pál Németh
Al vernissage, alle ore 20.30 seguirà il concerto per pianoforte e chitarra di Csaba Király e Bence Vas, docenti artisti della Facoltà di Arte dell’Università.
(Orario mostra: lunedì – venerdì: 14.30-19.30 sabato – domenica: 10.00-13.00, 14.00-18.00) (foto:mostra accademia ungheria)

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Esotericarte: I misteri dell’arte italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

ELIO CRIFOSGARBI2Roma Dal 27 al 29 novembre 2017 ore 21 Teatro Vittoria Piazza S. Maria Liberatrice 10, (Testaccio) il nuovo spettacolo che vede come protagonisti VITTORIO SGARBI e l’autore attore ELIO CRIFO’, prodotto e organizzato da Stefano Baldrini. Uno spettacolo “sveglio”, “veloce” nel quale l’arte viene vista da due punti di vista differenti, quello più misterioso di crifò, e quello più artistico di Sgarbi. L’Arte, la Cultura e il Pensiero sono le vere droghe dell’uomo, quelle sostanze stupefacenti che ci fanno approdare in mondi sconosciuti, in emozioni psichedeliche, in “sballi” che non finiscono mai! E invece, la Storia dell’Arte viene spesso proposta in modo noioso ed estranea alle nostre vite, tanto che molti si chiedono: ma a che serve studiarla? Se non sono un’ architetto o uno storico… ma che mi interessa delle Cattedrali, di Giotto e di Cimabue? Questo è uno spettacolo che risponde proprio a queste domande, attraverso un percorso non convenzionale ed emozionante, all’interno dei mille anni del Medioevo. Che senso ha creare un’opera d’Arte? Perché abbiamo edifici costruiti con il senso dell’otto? Perché abbiamo Cattedrali con la filosofia del tre? O palazzi con giochi geometrici, proporzione auree e disposizioni astrali e cosmologiche? Che cosa unisce Stonehenge con Picasso, e Bach con i Deep Purple e i Genesis? Perché abbiamo una grande quantità di mosaici, affreschi, edifici e sculture, ricoperti di simboli alchemici, gnostici, cabalistici che ancor oggi risultano incomprensibili e misteriosi? Eppure è strano! In un Paese come il nostro, ricco di logge massoniche e di studiosi di esoterismo, simbolismo, numerologia… e nessuno che riesca a decifrare quasi nulla?
sgarbi4E’ strano! Come nelle stragi, esistono depistaggi anche nella storia dell’Arte. Addirittura in certi luoghi archeologici è stata praticata la damnatio memoriae, ossia la cancellazione di qualsiasi traccia tramandabile ai posteri, in modo da non rendere più decifrabile la simbologia in essi contenuta.
Grazie alle proiezioni gli spettatori, entrano quasi fisicamente nell’Arte italiana medievale e, a volte, c’entrerà anche l’attore, che interagirà con le opere, ci scherzerà su, ci spiegherà i simboli, ci racconterà le storie e le vicende di alcuni Re, le vicende della “pornocrazia romana”, delle visioni di Jung, dell’esoterismo di Dante…
Nellaseconda parte dello spettacolo, il Prof. Sgarbi approfondirà l’argomento “medioevo” con una speciale lezione-spettacolo, nella quale analizzerà con piu attenzione alcune opere, e ricorderà quanto sia importante l’Arte, regina e custode della Bellezza, perché senza la Bellezza, l’esistenza umana non ha alcun senso!Il testo si avvale della supervisione della prof.sa Annamaria D’achille, docente di Storia dell’arte medievale presso “La Sapienza” di Roma.Questo spettacolo nasce da un’idea di Stefano Baldrini ed è scritto e diretto da Elio Crifò, prodotto da Ass. Cult. La Fenice, Organizzazione e Distribuzione: BALDRINI PRODUZIONI. Dopo Roma lo spettacolo andrà in tournée in tutta Italia.
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita) ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita) Promozione gruppi: 1 biglietto cortesia ogni 10 spettatori paganti. (foto: sgarbi, elio grifo)

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Mostra personale di Gianni Piacentino

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

gianni piacentinoRoma, Galleria Mucciaccia Largo della Fontanella di Borghese 89 Giovedì 23 novembre 2017, alle ore 18.30 alla Galleria Mucciaccia verrà inaugurata la mostra personale di Gianni Piacentino con oltre trenta opere in mostra dal 1966 ai giorni nostri, un’occasione unica per incontrare il lavoro di questo autore, una delle figure più interessanti e uniche del panorama artistico internazionale, che segue le sue recenti antologiche museali al Centre d’Art Contemporain di Ginevra (2013) e alla Fondazione Prada di Milano (2015-2016).
La mostra, aperta al pubblico fino al 15 gennaio 2018, traccia il percorso di Piacentino non in senso puramente cronologico, quanto piuttosto secondo una chiave di lettura che lo stesso artista offre del proprio lavoro, scegliendo di intrecciare lavori storici e recentissimi, a sottolineare gli elementi di continuità nella sua opera, ma anche di specificità dei singoli momenti e periodi.
Novità assoluta, presentata al pubblico per la prima volta in questa occasione, sono i recentissimi lavori METALLIC, che rivisitano i monocromi del 1965 in colori metallici sempre di origine industriale, e TRANS-CHROME, nei quali l’artista riprende forme, dimensioni e colorazioni di sue opere storiche degli anni 1966-67, modificandone però le cromie attraverso una particolare tecnica di lavorazione delle superfici, con una finitura cromo trasparente che li attualizza in inedite luminosità cangianti.
Queste opere evidenziano una sorta di cortocircuito temporale tra classicità e contemporaneità: secondo una visione che egli stesso definisce di “auto-manierismo”, Piacentino lavora sul colore come materia concreta, innestandovi i suoi caratteristici trattamenti e procedimenti altamente tecnologici, direttamente ispirati all’estetica e alla lavorazione industriale. Ne risulta così un inedito virtuosismo luministico, che richiama esplicitamente grandi maestri del passato, dai fondi oro delle icone bizantine, ai morbidi velluti di Tiziano, ai riflessi del celebre orecchino di perla di Vermeer, che Piacentino traduce in termini contemporanei nel linguaggio aniconico delle sue opere.
Tra le opere degli anni Sessanta presenti in mostra, si segnala in particolare YELLOW-OCHRE FENCE OBJECT (1967-68), che venne esposta nella storica mostra “Arte povera” alla Galleria De’ Foscherari di Bologna nel 1968.
La mostra è anche una rara occasione per vedere un numero rilevante di opere pittoriche di Piacentino, esposte in dialogo con le sue più note sculture: anche in questo caso alcuni lavori riprendono in una chiave di indagine luministica, con i nuovi colori metallici, iconografie legate ai celebri cicli dei “velivoli”, ispirati negli anni Settanta ai Fratelli Wright, che costruirono il primo aereo capace di volare (1903), e negli anni Ottanta agli idrovolanti delle transvolate atlantiche di Italo Balbo.
La mostra è accompagnata da una monografia bilingue (Cambi editore), a cura di Francesca Pola, la cui copertina è stata ideata appositamente dall’artista. Include un’ampia antologia critica che rende conto della precoce e ininterrotta fortuna internazionale dell’opera dell’autore, le riproduzioni di tutte le opere esposte e un ricco apparato di contestualizzazione, articolato tra disegni, progetti, foto biografiche e di repertorio, allestimenti storici, cataloghi, inviti e altri documenti di varia natura.
Note biografiche:
Nato a Coazze (To) nel 1945, Gianni Piacentino esordisce alla metà degli anni Sessanta nel gruppo dell’Arte Povera che abbandona presto per dedicarsi alla realizzare prototipi di curiosi veicoli a due e a tre ruote con materiali industriali, sculture dalle forme geometriche essenziali realizzate in legno plastificato e verniciato e sviluppando, parallelamente, un’originale idea di pittura.
I suoi lavori sono stati esposti in Europa fin dal 1966 in spazi pubblici quali il Palais des Beaux Arts, Brussels, il Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; la Galleria d’Arte Moderna di Bologna e Palazzo delle Esposizioni a Roma; la National Galerie di Berlino, Gesellschaft für Aktuelle Kunst a Bremen e il Museum am Ostwall a Dortmund; PS1 a New York oltre a numerose gallerie private. Nel 1977 è stato invitato a partecipare a Documenta 6 e nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia. I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti della Galleria d’Arte Moderna di Torino e del museo di Reggio Emilia, del Power Institute of Fine Arts di Sidney (Australia), della National Galerie di Berlino e del Neuen Museums Weserburg, Bremen. (Apertura al pubblico: 24 novembre 2017 – 15 gennaio 2018 Orari: dal lunedì al sabato 10.00 – 19.30; domenica chiuso Apertura straordinaria: domenica 10 e domenica 17 dicembre Chiuso: 8 – 24 – 25 – 26 – 31 dicembre, 1° – 6 – 7 gennaio)

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Russian Export Center organizza uno stand collettivo alla mostra internazionale BATIMAT 2017 a Parigi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

parigi2Parigi /PRNewswire/ Un gruppo di aziende del Russian Export Center (REC) continua nel suo lavoro di promozione degli esportatori russi con l’organizzazione di uno stand collettivo di aziende russe presso BATIMAT 2017, la principale mostra internazionale del settore edile che si terrà a Parigi. La mostra avrà luogo al centro congressi di Paris Nord Villepinte dal 6 al 10 novembre 2017. Nell’area dimostrativa, costituita da sei padiglioni, verranno presentate soluzioni tecnologiche avanzate, apparecchiature e materiali da costruzione e architettonici. Lo stand collettivo del Russian Export Center è costituito da nove aziende russe che esportano esclusivi prodotti da costruzione tecnologici e ambientali.”La partecipazione a mostre e congressi all’estero è uno degli strumenti più importanti per il supporto delle esportazioni non relative alla risorse naturali. L’organizzazione di riunioni B2B e la costruzione di processi di negoziazione competenti non solo ampliano le capacità degli esportatori, ma contribuiscono anche al miglioramento della cultura di esportazione fra i nostri imprenditori e le nostre imprese”, ha affermato Petr Fradkov, a capo del gruppo di aziende del Russian Export Center.Lo stand collettivo del Russian Export Center include: LLC “Mordovskie Penkozavody”, LLC “Armastek”, JSC “Center of methodology of standardization and standardization in construction”, LLC “MKD”, LLC “DublDom”, LLC “GDTfamily”, LLC “Mechtaevo”, LLC “Narhozstroy”, LLC “DDM-Story”.Lo stand collettivo del Russian Export Center è situato allo stand P59, padiglione 6.
JSC “Russian Export Center” (REC) è un istituto statale a supporto delle esportazioni non relative alle risorse naturali, che fornisce agli esportatori russi un’ampia gamma di misure di assistenza finanziarie e non finanziarie. L’interazione con i ministeri e i dipartimenti pertinenti, oltre alla cooperazione con le organizzazioni industriali e aziendali chiave, consentono a REC di migliorare le condizioni di esportazione in Russia e di eliminare l’effetto delle barriere esistenti nell’implementazione di attività economiche estere.REC collabora con tutti gli esportatori di prodotti, merci e servizi non relativi alle risorse naturali, senza altre restrizioni di settore, fornendo assistenza in tutte le fasi dell’attività di esportazione, dall’idea della fornitura di esportazioni ai servizi post-contrattuali, senza tralasciare i canali per il commercio elettronico.

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Mostra: Luciano Ventrone – Matrix: Oltre la realtà / Beyond reality

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

Luciano Ventronecatalogo matrixAmelia (TR) Inaugurazione: domenica 19 novembre 2017 ore 12.00 Museo Civico Archeologico e Pinacoteca “Edilberto Rosa”, Piazza A. Vera 10, Orari mostra: venerdì, sabato, domenica e festivi (chiuso a Natale) ore 10.00-13.30 e 15.00-18.00. Prefestivi, 15.00-18.00. La mostra resterà aperta fino al 25 febbraio 2018 Curatore: Cesare Biasini Selvaggi Catalogo: Carlo Cambi Editore.
Dopo l’anteprima di 9 opere esposte dal mese di agosto, il Museo Civico Archeologico e Pinacoteca “Edilberto Rosa” di Amelia (Terni) ospita, negli splendidi locali dell’ex Collegio Boccarini, in origine un convento francescano del XIII-XIV secolo, un’antologica di 30 dipinti di Luciano Ventrone nella mostra personale “MATRIX. Oltre la realtà-Beyond reality”, con l’intento di farne conoscere la produzione più recente.
La mostra con i dipinti di Ventrone distribuiti nelle sale espositive ai piani superiori, offrirà al visitatore un inedito confronto con la celebre collezione archeologica del Museo, in cui spiccano la rinomata statua bronzea del generale romano Nerone Claudio Druso, detto Germanico, rinvenuta nel 1963 e l’ara “di Dioniso”, un bellissimo esemplare in marmo risalente al I secolo d.C., sulla cui fronte è Luciano Ventrone, Baccoscolpita la leggendaria nascita del dio. Alcuni dei reperti conservati all’interno del Museo, in particolare i pregevoli capitelli dell’antica Ameria (il nome di Amelia in epoca romana) raccolti negli scavi della città e nei suoi dintorni, sono stati di ispirazione per Ventrone, dagli inizi degli anni Ottanta, per la realizzazione di alcune delle sue famose nature morte. «I monumenti muoiono quando non parlano più», ha affermato Tomaso Montanari. Scopo della mostra, come scrive Cesare Biasini Selvaggi, è quello di farne dialogare quelli della storia romana di Amelia con le opere di un artista contemporaneo che è stato in grado di interpretarli con il linguaggio dell’oggi, evocando visioni e stimolando riflessioni nuove. E contribuendo, in questo modo, a trasformare un patrimonio culturale nell’ambito di uno scenario passivo, in un habitat quanto mai vitale e palpitante.

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Totò a prescindere – Omaggio a Totò

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

Toto1Roma Teatro Trastevere via Jacopa da Sette Soli 2 dal 21 al 23 novembre ore 21.00. Nell’ambito delle celebrazioni che si tengono a Roma in occasione del cinquantenario della scomparsa del grande Antonio de Curtis, in arte Totò, delle quali l’epilogo è rappresentato dalla mostra monumentale Totò Genio voluta dall’Associazione Antonio de Curtis, organizzata da Alessandro Nicosia, che l’ha curata con Vincenzo Mollica, in collaborazione con le maggiori istituzioni culturali del paese,(l’Istituto Luce, il Polo Museale della Campania, la RAI, la SIAE, e grazie al fattivo contributo di Rai Teche e dell’Istituto Centrale per i beni sonori ed audiovisivi del MiBACT), attualmente ospitata fino al 18 febbraio 2018 al Museo di Roma In Trastevere, dopo il debutto di grande successo a Napoli e il passaggio a Lugano, si inserisce la nuova edizione dello spettacolo “Totò?! … A prescindere!!!” Il viaggio di Antonio De Curtis tra miseria e nobiltà di Lucia Marchi, già vincitore nella I edizione del Premio Antonio De Curtis 2008, presentato presso il Teatro Trastevere.
Toto2Lo spettacolo affronta in chiave psicologica l’artista Antonio de Curtis, e gli permette di compiere una ricerca introspettiva e un confronto con la maschera da lui magistralmente creata ed interpretata, in modo da diventare un mito per le generazioni succedutesi nel tempo. Nell’allestimento della rappresentazione in scena al teatro Trastevere si evidenzia la profonda scissione tra l’uomo e il personaggio, tra il principe raffinato e la marionetta un po’ sguaiata, tra il poeta sentimentale e il personaggio comico, e l’interpretazione a più voci effettuata da Gennaro Momo – che interpreta l’uomo e la maschera – supportata in maniera nuova e singolare da video e audio interattivi reperiti dagli archivi storici, fa sì che Antonio de Curtis sia veramente presente tra gli spettatori con la sua grande sensibilità e la sua straordinaria arte.
La duttilità dell’animo e le differenti corde vocali sono eccellentemente interpretata da Gennaro Momo, che in questa ottima rivisitazione del personaggio ammalia il pubblico, non solo con la vivacità del totò6ricordo ma anche con un’estrema padronanza del linguaggio poetico. Molto interessante è anche la partecipazione versatile e sensibile di Giovanna Cappuccio – la tessitrice – che ordisce in maniera sapiente la trama narrativa e si alterna con Giulio Eccher – il Pulcinella – che ha il compito di rappresentare le mille coloriture dell’anima napoletana con la sua spontanea serenità.
Una particolare menzione al maestro Fabrizio Masci che rielabora con grande abilità e in maniera assolutamente originale le musiche che compongono lo spettacolo, e le propone dal vivo.
La narrazione fluida e accattivante porta lo spettatore a sentire vibrare la stessa voce di Antonio De Curtis raccontare il suo viaggio esistenziale tra miseria e nobiltà.
Il passare del tempo ha dimostrato ancora con più forza la profonda umanità di Antonio de Curtis, scrittore romantico e principe innanzitutto nell’animo e la grandezza interpretativa dell’attore che con Totò ha sapientemente plasmato su di sé un doppio con vita autonoma e successo unico nel panorama dello spettacolo, permettendo di essere considerato ancora oggi un autentico genio di intramontabile modernità. (foto: totò)

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LuganoMusica si apre all’India con il sitar di Nishat Khan

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

Nishat KhanLugano. Sabato 18 novembre alle ore 17 la musica indiana sbarcherà a LuganoMusica attraverso il suono del suo strumento più rappresentativo, il sitar, affidato alle mani di Nishat Khan, uno dei più famosi ed eleganti musicisti suonatori di sitar della nuova generazione.Il concerto, che si terrà presso la Sala Teatro del LAC a Lugano, rientra nel programma FOCUS INDIA, serie di incontri in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura .Nishat Khan, virtuoso di sitar, musicista trasversale e figlio d’arte – proviene da una famiglia di musicisti dell’India settentrionale che vanta una lunga tradizione di suonatori di sitar e alla quale è dovuta l’evoluzione del sitar e la sua diffusione in tutto il mondo – ha collaborato con artisti del calibro di Philipp Glass, Eric Clapton, Carlos Santana e ha lavorato per le colonne sonore di film di Bernardo Bertolucci e di James Ivory.
Geniale improvvisatore, rappresenta oggi un ponte vivente fra il passato e il futuro del sitar, grazie al suo approccio unico, innovativo e contemporaneo. Il suo linguaggio sonoro abbraccia i generi musicali più disparati, dai canti gregoriani alla musica classica occidentale, dal jazz al flamenco.
Nei due giorni che precedono l’evento, Nishat Khan terrà anche un workshop destinato a musicisti professionisti e studenti del Conservatorio.Il concerto sarà preceduto da una serie di incontri e proiezioni, a partire dalle ore 14, sempre al LAC. (foto: Nishat Khan) Biglietti per il concerto: Fr. 46.30 / 20.80

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I giovani ambasciatori della musica al teatro Massimo di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 novembre 2017

ambasciatori musicaRoma Domenica 19 novembre alle ore 16,30 prenderà il via, al Teatro del Massimo di Roma, la nuova Edizione del “JUNIOR ORIGINAL CONCERT”. Non è un concorso né una competizione, ma uno spettacolo molto molto speciale, un’opportunità, data a giovanissimi allievi dei corsi musicali Yamaha di tutta l’Italia, di eseguire, in concerto, brani di propria composizione potendo così esprimere, mediante la musica, la propria creatività e i propri sentimenti ed emozioni. I giovani compositori hanno tutti un’età compresa tra i 6 ed i 15 anni e suoneranno solo ed esclusivamente brani composti da loro, da soli o con i propri ambasciatori musica1amici. È un evento unico e peculiare del Sistema Yamaha di educazione musicale, che si svolge ogni anno in importanti teatri di diverse città italiane, ogni anno inoltre, si svolge anche un’edizione Europea del JOC, alla quale possono partecipare allievi di tutta l’Europa; ma non basta: esiste anche l’International Junior Original Concert, che si svolge ogni anno a Tokyo e che accoglie partecipanti da tutto il mondo! Lo sviluppo della creatività e il concerto di Roma, ne sono la massima rappresentazione, il vero fiore all’occhiello del Sistema didattico Yamaha, I “giovani ambasciatori della musica”, che parteciperanno al Junior Original Concert capitolino provengono da tutta Italia: Lecco, Torino, Bergamo, Cassino, Canegrate, Caserta, San Donà di Piave, Vignola, Reggio Emilia, Chieti e ovviamente … Roma! (foto: ambasciatori musica)

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Inaugurazione mostra “Caos” dell’artista francese Alain Eugène Régnier

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 novembre 2017

caoscaos1Milano. Sabato 18 novembre dalle 15.30 alle 19.30 inaugura in anteprima italiana a Milano, al centro culturale La Casa di Vetro via Luisa Sanfelice, 3, la personale dell’artista Alain Eugène Régnier, pittore francese con un passato nella pubblicità che ama la pittura astratta e concettuale almeno quanto la grafica e il fumetto. (Periodo di esposizione: Dal 18 novembre 2017 al 2 dicembre 2018Giorni e orari:
Da lunedì al sabato dalle 15:30 alle 19:30 Ultimo ingresso alle 19:00 Giovedì dalle 15:30 alle 18:00
Ultimo ingresso alle 17:30 Domenica chiuso) La mostra “Caos”, in programma fino al 2 dicembre, riunisce le sue passioni e la sua ricerca artistica in un’unica grande esposizione. In mostra infatti sono esposte le sue opere, dal piccolo al grandissimo formato, tratte in parte dalla sua serie dedicata alla nascita e alla vita e in parte dalla sua serie dedicata al personaggio, di sua invenzione, del “Grognon”.Il contenuto del primo gruppo di opere rappresenta il caos primordiale da cui non solo si è generato l’intero universo ma continua in ogni momento a ri-generarsi la vita. È infatti attraverso il caotico riprodursi a livello cellulare degli esseri viventi che la vita si rinnova nell’eternità. A rappresentare simbolicamente il concetto, è mostrata sulla tela, in una personale e immaginaria interpretazione personale, l’eterna danza tra spermatozoi maschili e ovuli femminili che permette alla nostra specie di riprodursi e perpetuarsi nel tempo.Nel secondo gruppo di opere a essere protagonisti sono i “Grognons”, personaggi stilizzati e fumettistici pieni di vitalità umana che brontolano e grugniscono tutto il tempo come suggerisce il loro stesso nome. Sono loro a rappresentare invece cosa viene dopo il caos creativo dell’universo e della fecondazione. Cioè la vita quotidiana in ogni sua sfumatura emozionale e umorale. Ad affiancare il personaggio del “Grognon”, anzi a interagire con lui nella pantomina su tela della vita, un papavero rosso, il fiore di Morfeo, il dio del sonno, ma anche fiore simbolo, per l’artista, della fertilità.A caratterizzare l’arte di Alain Eugène Régnier, dai cromatismi estremamente saturi e brillanti, un uso di grande impatto del colore, reso denso e materico dalle ripetute pennellate sulla tela. (foto: caos)

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Riedizione dello spettacolo teatrale “Le Colonne siamo Noi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 novembre 2017

Onu palaceRoma Venerdì 24 novembre 2017 alle ore 17,30 al Teatro “San Luigi Guanella” via G. Savonarola 36  verrà messa in scena la prima di una serie di repliche dello spettacolo teatrale “LE COLONNE SIAMO NOI”. Testo e regia sono di Maria Teresa Spina. La rappresentazione è liberamente tratta dal saggio del Founder di UNIPAX Orazio Parisotto “La rivoluzione globale per un nuovo umanesimo”, Effe2Edizioni. Hanno concesso il patrocinio e la collaborazione oltre a Unipax, Fondazione Etica ed Economia, Associazione Nazionale Bersaglieri, Civicrazia, Triskel, Effe2Edizioni, River. Si tratta di un lavoro teatrale, con riferimenti concreti all’importante ruolo che l’ONU ha e ancor più dovrà avere in futuro per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell’uomo e dei popoli in tutto il pianeta. Oltre 40 attori di diverse etnie e religioni si esibiranno per affermare la necessità dell’impegno individuale per la costruzione di un mondo migliore, un Nuovo Umanesimo del quale appunto “LE COLONNE SIAMO NOI”, noi popoli delle Nazioni Unite…
“Il nostro vuole essere un messaggio di pace e di amore che vada oltre le divisioni del mondo di oggi, attraversato da guerre, lotte per il potere, individualismi” afferma Maria Teresa Spina, “Bisogna superare le differenze religiose o il colore della pelle per tentare di cambiare ogni singolo individuo e poter così cercare di cambiare anche il mondo. Il girotondo con il quale si conclude lo spettacolo vuole significare che è necessario tenersi per mano e non pensare solo a se stessi. Per questo ho voluto coinvolgere sulla scena, in un confronto intergenerazionale e interreligioso i giovani e gli anziani, insieme ai rappresentanti dell’ebraismo, del cattolicesimo, dei musulmani, buddhisti, induisti, sufisti che interpretano sul palcoscenico la preghiera come mezzo di comunione a prescindere da come si chiama il Dio che si ama, attraverso i diversi modi di pregare da soli o in comunità, con la parola o il pensiero, con la musica o la danza”.L’allestimento prevede la composizione di sette quadri. Il primo propone un congresso delle Nazioni Unite nel quale si sollecitano i Signori della Terra ad intervenire per trovare soluzioni efficaci all’attuale condizione di grave inquietudine e di perdurante conflittualità che angoscia la vita quotidiana di tutti noi. Nei successivi quadri si evidenziano tutte quelle situazioni che stanno causando la distruzione del pianeta, dalla catastrofe umanitaria dei profughi alle guerre, dalla crisi ecologica al dramma della condizione femminile in molte aree del mondo. In un finale a sorpresa pieno di speranza qualcuno “ venuto da molto lontano” cercherà di salvarci dall’abisso in cui stiamo precipitando.Lo spettacolo sarà accompagnato dalle musiche preparate da Franco Biasutto e dai balletti della Juvenia Dance Academy sotto la direzione artistica affidata a Francesca Marafioti.E’ prevista una ripresa video che sarà diffusa in rete e proiettata nelle scuole e nelle varie sedi di associazioni nazionali. Lo spettacolo sarà prossimamente in tournèe in Sicilia a Palermo.

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Sgarbi presenta la mostra “Luciano Ventrone Matrix”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

Luciano VentroneSgarbi Vittorio 10Roma giovedì 16 novembre ore 15.00, Residenza Aldega, C.so V. Emanuele II, 21 Vittorio Sgarbi presenta la mostra “Luciano Ventrone Matrix” alla presenza dell’autore. Dopo l’anteprima di 9 opere esposte dal mese di agosto, il Museo Civico Archeologico e Pinacoteca “Edilberto Rosa” di Amelia (Terni) ospita, negli splendidi locali dell’ex Collegio Boccarini, in origine un convento francescano del XIII-XIV secolo, un’antologica di 30 dipinti di Luciano Ventrone nella mostra personale “MATRIX. Oltre la realtà-Beyond reality”, con l’intento di farne conoscere la produzione più recente. Dal 19 novembre 2017 al 25 febbraio 2018 la mostra, con l’estensione di dipinti di Ventrone distribuiti nelle sale espositive ai piani superiori, offrirà al visitatore un inedito confronto con la celebre collezione archeologica del Museo, in cui spiccano la celebre statua bronzea del generale romano Nerone Claudio Druso, detto Germanico, rinvenuta nel 1963 e l’ara “di Dioniso”, un Luciano Ventrone1bellissimo esemplare in marmo risalente al I secolo d.C., sulla cui fronte è scolpita la leggendaria nascita del dio.
Alcuni dei reperti conservati all’interno del Museo, in particolare i pregevoli capitelli dell’antica Ameria (il nome di Amelia in epoca romana) raccolti negli scavi della città e nei suoi dintorni, sono stati di ispirazione per Ventrone, dagli inizi degli anni Ottanta, per la realizzazione di alcune delle sue famose nature morte. Nella strabiliante tecnica di Ventrone la fotografia, ieri analogica oggi digitale, è un punto di partenza, dal quale decorre l’astrazione del soggetto, che si priva del suo essere materia per divenire un reticolo pulviscolare dalle fattezze di punti di luce e colore.
La mostra, promossa dalla Città di Amelia, dall’Assessorato alla Cultura, è organizzata dall’Associazione Archivi Ventrone in collaborazione con Sistema Museo. L’esposizione è a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

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Spira mirabilis esegue la Prima Sinfonia di Brahms

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

spira mirabilisRoma martedì 21 novembre alle 20.30 Aula Magna dell’Università La Sapienza Città Universitaria – Palazzo del Rettorato Aula Magna Piazzale Aldo Moro 5 Spira mirabilis esegue la Prima Sinfonia di Brahms.
Spira mirabilis è un progetto nato nel settembre 2007 ad opera di alcuni giovani musicisti già attivi nelle più importanti realtà musicali di tutta Europa, che hanno espresso l’esigenza comune di crearsi uno spazio e una dimensione proprie, in cui poter continuare a studiare senza dover rincorrere il ritmo frenetico imposto dal mondo musicale professionale, e di poterlo fare insieme, in modo da condividere le loro idee e imparare gli uni dagli altri. Per ogni incontro (ne vengono organizzati in media sei all’anno, della durata di circa una settimana) viene scelto un solo brano del repertorio sinfonico, da analizzare, interpretare, provare con tutto il tempo necessario ed eventualmente presentare in pubblico, ma il concerto non è l’obiettivo principale delle prove. È questa la grande differenza tra Spira Mirabilis ed una normale orchestra. Per tale motivo si può affermare che essa non è un’orchestra ma un laboratorio di studio, un’officina in cui al centro del lavoro è una ricerca intellettuale ed artistica volta alla crescita dei musicisti che vi prendono parte. I musicisti di Spira mirabilis sanno che la cosa più difficile non è suonare insieme senza direttore, è più difficile pensare insieme, rinunciare ad una propria idea in favore di un’altra che si dimostri più coerente all’interpretazione, creare un’interpretazione univoca di un complesso brano sinfonico. È proprio questo processo il motivo dell’esistenza di Spira mirabilis, il cui nome deriva dalla figura geometrica studiata per primo da Cartesio e poi da Bernoulli, che è diventata un simbolo di immortalità e rigenerazione.
Potrebbe sembrare un’utopia, ma che i risultati siano reali e concreti lo hanno dimostrato i concerti a Londra, Parigi, Berlino, Istanbul e lo dimostrerà ora la loro interpretazione della Sinfonia n. 1 in do minore op. 68 di Johannes Brahms, la cui composizione richiese oltre venti anni, dal 1855 al 1876. Hans von Bülow la definì la Decima Sinfonia, perché prosegue lungo la strada indicata da Beethoven con le sue nove Sinfonie. È un’opera estremamente complessa, che è colma dello spirito romantico e allo stesso tempo già annuncia il superamento del romanticismo, e la sua esecuzione richiede di penetrare a fondo la sua struttura, i suo valori espressivi, il pensiero estetico che ne è alla base: la musica ideale per l’approfondimento che caratterizza il metodo di Spira mirabilis.
BIGLIETTI: Interi: da 15 euro a 25 euro, più prevendita Giovani: under 30: 8 euro; under 18: 5 euro (foto: spira mirabilis)

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La Particella di Bach incanta Bookcity Milano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

cera lenociRomani e CavasonzaMILANO. Venerdì 17 novembre 2017, a Milano, la meravigliosa Casa Verdi (Piazza Buonarroti 29) alle ore 17,00, ospiterà l’Evento di BOOKCITY MILANO 2017 “La forza rigenerativa della musica”. L’Evento avrà per oggetto la presentazione del Libro di Raffaele Cera “La Particella di Bach”, Edizioni del Rosone.
Si tratta di un romanzo che racconta la storia di un grafico, colpito dall’Alzheimer e guarito grazie all’amore dei familiari e alla musica sublime di Johann Sebastian Bach. Da questa straordinaria e sconvolgente esperienza nasce il desiderio di entrare in conservatorio per studiare musica, per riuscire un giorno a suonare il pianoforte e, ancora, per studiare direzione d’orchestra, al fine di arrivare a capire il senso ultimo della musica e, in particolare della musica di Bach, capace di approdare all’ambito metafisico raggiungendo la bellezza assoluta.
Interverranno: il professor Francesco Lenoci, Docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; il professor Pietro Fratino, Università degli Studi di Pavia; il preside Raffaele Cera, Autore del Libro. Allieteranno l’evento alcune composizioni di Johann Sebastian Bach eseguite dalla pianista Colette Cavasonza e dal soprano Clarissa Romani. (foto: cera lenoci, romani e cavasonza)

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Concerto del grande pianista Francesco Libetta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

Francesco LibettaRoma 16 novembre ore 19 Accademia di Francia a Roma – Villa Medici viale Trinità dei Monti, 1 Per il ciclo I Giovedì della Villa, ideato dalla direttrice Muriel Mayette-Holtz e curato da Cristiano Leone, il 16 novembre l’Accademia di Francia a Roma propone una serata tra arte e musica. Si comincia alle 19 con l’atteso ritorno di Art Club, la rassegna dedicata all’arte contemporanea a cura di Pier Paolo Pancotto, che per l’occasione ha invitato ventuno artisti internazionali a collaborare fra loro e a confrontarsi con gli spazi di Villa Medici, dando luogo a un’inedita mostra dal titolo Greffes (Innesti). A seguire, alle 20.30, I balletti russi di Diaghilev, concerto di Francesco Libetta (Galatone, 1968), pianista, compositore e direttore d’orchestra, notato dai primi anni ’90 dalla critica internazionale più autorevole, che non esita a definirlo “il più grande pianista vivente” (P. Isotta, Corriere della Sera).
Ore 19. Art Club#18: Greffes. La collaborazione tra artisti è un’esperienza dagli esiti spesso sorprendenti paragonabili a quelli prodotti in natura da un innesto, emblematico punto d’incontro tra Ciprian MUREŞANscienza e sperimentazione, dato di fatto e imponderabilità. L’Art Club #18 si fa portavoce di questo fenomeno, attualmente in forte ascesa e quasi del tutto nuovo per il grande pubblico. Nell’occasione, autori diversi per generazione, cultura e linguaggio si incontrano a Villa Medici in qualità di originali, talvolta inattesi, testimoni del dialogo creativo che, da lungo tempo, li pone in sintonia. Nasce così Greffes, frutto della loro reciproca stima e fratellanza professionale ed emotiva, in un gioco di rimandi intellettuali e visivi che è alla base dell’odierno progetto espositivo.
Ore 20.30. I balletti russi di Diaghilev, concerto di Francesco Libetta. In riferimento alla mostra dedicata a Picasso – in corso alle Scuderie del Quirinale, curata da Olivier Berggruen con Annunciata von Liechtenstein e inserita nel ciclo delle celebrazioni picassiane – il programma si collega ai rapporti tra l’artista spagnolo e Stravinsky, e a una delle figure che hanno lasciato una profonda traccia nella cultura del 1900, il russo Sergej Pavlovič Djagilev, detto Serge de Diaghilev.
Impresario di genio, Diaghilev dimostrò di saper riconoscere le potenzialità e il talento di tanti artisti, e con straordinaria abilità per molti anni riuscì a riconoscere e applicare lo spirito del moderno nella società più influente delle capitali europee della sua epoca.
Achraf TOULOUBMolti dei compositori inclusi nel programma hanno scritto per la compagnia di balletto di Diaghilev: “Les Ballets Russes”. In particolare Stravinsky deve a Diaghilev le prime grandi opportunità della sua carriera (sono ora sepolti accanto, nel cimitero di Venezia): L’Oiseau de feu, Petrouska, Le Sacre du printemps. Fu per Diaghilev che Stravinsky, dopo i successi dei balletti basati su tradizioni russe, e dopo il successo di un balletto di Respighi su tema italiano, scrisse le musiche di Pulcinella. Il balletto andò in scena con l’allestimento curato da Picasso.
Per scrivere questa partitura Stravinsky lavorò su musica antica italiana (Pergolesi in particolare, ma non solo). E fino agli ultimi anni professò la più profonda ammirazione per il genio di Carlo Gesualdo, il Principe di Venosa, sperimentatore di armonie arditissime. (foto: Francesco Libetta, Ciprian MUREŞAN, Achraf TOULOUB) Ingresso gratuito (nel limite dei posti disponibili).

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