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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°56

Archive for the ‘Mostre – Spettacoli/Exhibitions – Theatre’ Category

Exhibitions – Theatre

Permanent Collection

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

Rome 27th February – 16th March 2019 Rossocinabro Via Raffaele Cadorna 28 Curator: Cristina Madini Opening 27th February 5pm. This exhibition of original artwork explores the diversity of the topics highlight the cultural heritage of artists from a selection program that Rossocinabro exhibit along with works from the Gallery’s permanent collection.
Forty original artworks divided into five categories – painting, drawing, photograph, graphics, sculpture – depict a variety of art styles and mediums. Users can find the website by artist, alphabetically or by category (figurative paintings, abstract and informal paintings, photograph, digital art, sculpture)Artists: Janice Alamanou, Brian Avadka Colez, Carol Carpenter, Benny De Grove, Marie-Eléonore Desproges, Onno Dröge, Anna Freudenthaler, Lisbeth Glanfield, Ana Paola González, Sua Rose Kim, Marta Kisiliczyk, Eric Kovar, Lisa J Levasseur, LiV, Alexandra Mekhanik, Betsie Miller-Kusz, Elvio Miressi, Federico Pacitti, Paris Leroy, Doina Popescu, Irena Procházková, Daniela Rebecchi, Sandra Schawalder, Alice Scholte, Danguole Serstinskaja, Leuthard Seylech, Gladys Sica, Ildikó Terebesi, Jacqueline van der Grijn, Vorden, Silvia Withöft-Foremny http://www.rossocinabro.com

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Mario Tozzi alla Galleria de’ Bonis di Reggio Emilia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Reggio Emilia Galleria de’ Bonis, 23 febbraio – 30 marzo 2019 Inaugurazione: sabato 23 febbraio, ore 17.00. Una mostra monografica dedicata a Mario Tozzi, grande maestro nel ‘900 che sta vivendo felice momento storico. Protagoniste dell’esposizione saranno diverse opere rappresentative del periodo più ricercato dell’artista, quello dei fondi bianchi di Suna (indicativamente da metà anni ’60 a metà anni ‘70), che prende il nome dalla località sul lago Maggiore nella quale Tozzi ha risieduto per tanti anni. Si tratta di opere che fanno parte della maturità del pittore, caratterizzate da fondi bianchi, gessosi e spatolati, che ricordano l’intonaco e l’affresco. Accanto a questi dipinti trovano spazio in mostra opere precoci, del secondo decennio del ‘900, che mostrano già una grande perizia pittorica e una straordinaria sensibilità cromatica.
La pittura di Tozzi è enigmatica e fuori dal tempo, la sua ricerca ruota intorno ad una gamma cromatica raffinata e selezionata che gioca sui toni del bianco e del rosa, tingendosi talvolta di nero e illuminandosi di azzurro. Le sue figure femminili sono ieratiche e lontane come divinità, protette da una geometria silenziosa abitata da piccole figure stilizzate, oggetti e linee che costituiscono quasi un lessico misterioso dell’artista.
La mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio Tozzi, sarà inaugurata sabato 23 febbraio alle ore 17.00.

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Mostra Across the Border di Filippo Minelli

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Milano dal 20 febbraio al 4 maggio 2019 spazio espositivo di Leonardo Assicurazioni in via della Liberazione 16/a mostra Across the Border di Filippo Minelli.
Filippo Minelli (Brescia, 1983) lavora su diversi temi, ad esempio quello del paesaggio con le sue impicazioni storico-politiche. La sua pratica artistica è tuttavia vicina anche a modelli partecipativi, come quello che ha spinto l’artista a visitare diversi paesi incontrando persone e dando vita a un network casuale di performers che hanno prodotto e messo in circolazione 44 bandiere per indagare i temi delle migrazioni e dell’identità. Le bandiere costituiscono appunto il progetto Across the Border, esposto per la prima volta lo scorso giugno a Palermo in occasione di Manifesta 2018. Saranno riproposte in un allestimento site specific presso Spazio Leonardo a Milano.

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A spasso con Vivian Maier: Laboratorio artistico per bambini e famiglie

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Roma domenica 24 febbraio ore 11.00 Aula didattica Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Viale delle Belle Arti, 131 Orari: dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.45) Chiuso il lunedì Biglietti: intero 10 €, ridotto 5 €.
Percorso museale con Carla Farina su alcune opere fotografiche esposte nell’allestimento di Time is Out of Joint, con un focus sulla fotografia come espressione d’arte e breve approfondimento sulla vita della grande fotografa Vivian Maier. Attraverso la lettura del libro Lei Vivian Maier di Cinzia Ghigliano e partendo dalle fotografie dell’artista, i partecipanti saranno stimolati a creare e rielaborare su un cartoncino scuro una personale composizione.Il laboratorio è gratuito, incluso nel prezzo del biglietto d’ingresso.

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Musica folk ungherese

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Roma Martedì 19 febbraio p.v. alle ore 19.00 presso la Sala Liszt dell’Accademia d’Ungheria (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) si terrà il concerto Uccello di fuoco. Ballate e canzoni arcaiche dalla Transilvania e Moldavia, con la partecipazione di Ibolya Páll (canto, cobza, cacciapensieri e zampogna).
Il concerto prevede l’esecuzione di una selezione di ballate popolari e di canzoni arcaiche che rappresentano in modo autentico i motivi ed i simboli originali della musica folk ungherese. Ingresso gratuito.

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Opera “Origine” della scultrice Maria Cristina Carlini

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Parigi dal 21 marzo al 12 aprile la storica Beffroi, in Place du Louvre, accoglie l’imponente opera “Origine” della scultrice Maria Cristina Carlini realizzata appositamente per l’esposizione a cura di Carla Arigoni.La grande installazione in grès, composta da sette colonne policrome di differenti altezze, si erge verso l’alto per oltre tre metri, con uno slancio modulare ad evocare la musica della creazione. Le colonne richiamano templi antichi, danze e suoni primordiali, che riportano l’osservatore alle origini della vita e al contempo verso la luce di un prossimo futuro.Centinaia di cerchi in grès montati su un’anima di ferro sorgono dalla terra e compongono la monumentale creazione che mette in luce lo stretto legame tra l’uomo, la terra e il cielo, con uno sguardo antropologico ravvisabile nell’intera produzione dell’artista.Infatti il pensiero fondante di Maria Cristina Carlini è incentrato sull’origine, sull’evoluzione dell’universo e sui quattro elementi – Aria, Acqua, Terra e Fuoco – temi sempre presenti nella sua forte espressione artistica dove minerali, vegetali, animali – uomo compreso – sono sempre percepiti uniti da forti legami ed equilibri.Le sculture nascono direttamente dalle mani di Maria Cristina Carlini che opera in assoluta armonia e nel rispetto della natura; infatti l’artista colora, impasta e dà forma alle sue opere con elementi provenienti dai fondali marini, dalle foreste pietrificate, dalle polveri vulcaniche, dagli ossidi e dai minerali della terra. La scultrice non aggiunge elementi che possano offendere o ferire la natura, la sua opera celebra la bellezza della terra, riportandola alle sue origini, e invia un messaggio di energia positiva, per la sopravvivenza del pianeta a favore di ogni aspetto ecologico.L’allestimento scenografico, ideato da Anna Mari all’interno della torre campanaria, concorre ad accogliere il visitatore in un ambiente che conduce a riflettere su passato, presente, futuro e sull’importanza di interventi di salvaguardia dell’uomo verso la terra che lo ospita.
Maria Cristina Carlini, italiana d’origine, fin da giovanissima nutre la passione per la ceramica, un amore che l’accompagna per tutta la vita e punto di partenza per indagare materiali diversi quali ferro, lamiera, legno di recupero, resina, vetro.
Nei primi anni Settanta si trasferisce a Palo Alto in California dove frequenta il California College of Arts and Craft, in seguito vive a Bruxelles dove continua a sperimentare le tecniche legate all’argilla che prosegue al suo ritorno in Italia.
La sua forza consiste nell’instancabile ritorno all’argilla; molto rappresentative sono le sculture monumentali in cui unisce il ferro al grès dando vita a un connubio personalissimo e indissolubile.

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Arte e salute, all’IRCCS Maugeri espone l’artista Tommaso Chiappa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Pavia Dal 20 febbraio al 17 marzo l’area lounge dell’IRCCS Maugeri di via Salvatore Maugeri 10 ospiterà una mostra di dipinti di Tommaso Chiappa. La personale sarà inaugurata mercoledì 20 febbraio alle ore 16.30 alla presenza dell’artista e dei dirigenti dell’Istituto e potrà essere visitata tutti i giorni negli orari di apertura della struttura sanitaria.
Tommaso Chiappa, palermitano, classe 1983, diplomato all’Accademia di Brera, ha legato il proprio nome alla Galleria di Luciano Inga-Pin a Milano. Oltre a essere presente in permanenza in varie gallerie a Saronno, Palermo, New York e Fitchburg (Massachusetts), si è distinto per aver portato l’arte fuori dai tradizionali circuiti, nei luoghi di lavoro: dalla Electrolux di Solaro al Business Center JBN Italia fino allo studio legale internazionale Damiani&Damiani di Palermo, di cui è anche art-director. Il suo progetto “Yellow”, un ciclo di collettive organizzate per stimolare il confronto artistico tra le diverse realtà italiane, è diventato un libro edito da People & Humanities nel 2018. Di recente, a Sanremo ha tenuto un laboratorio creativo per ragazzi con disabilità su invito dell’Associazione Nazionale Sindrome di Williams.L’autore riproduce sulla tela sensazioni ed emozioni tratte dai viaggi negli Stati Uniti e in Asia, in un mondo globalizzato eppure ancora per molti aspetti refrattario all’omologazione: elementi singoli del paesaggio, figure umane itineranti su sfondi neri, uomini e donne immersi nel paesaggio urbano, metropoli brulicanti di movimento, porzioni sublimi di natura mediterranea.

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Carnevale con Jack & the starlighters e il dj Gianni Guttuso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Palermo 5 marzo alle 20, dell’Astoria Palace hotel in via Montepellegrino 62 Jack & the starlighters e il dj Gianni Guttuso sono i protagonisti della festa di Carnevale del martedì grasso. Si comincia con la cena, composta da pizze a quadrucci e sfincione bocconcini con ricotta calda, arancinette di riso con carne, tagliere di salumi e formaggi, penne con ragù di carne in bianco e finocchietto selvatico, spiedini con bocconcini di maialino e salsiccia con patate, semifreddo alla frutta , acqua e vino. Sarà inoltre aperto per tutta la serata il bar. Poi comincerà la serata vera e propria, con la festa in maschera e Jack & the Starlighters. La band, capitanata da Gioacchino Cottone alla voce, promette «una serata rock, dove tutti si divertiranno tra performance e battute». Gli altri componenti della band sono: Danilo Mercadante alla chitarra, Dario Lo Giudice al basso e Fabrizio Pacera alla batteria. In scaletta i brani del beat italiano e inglese degli anni Sessanta, ma anche tanto rock anni Settanta. Non mancheranno brani di Otis Reddding.La band sta anche preparando una sorpresa riservata al pubblico.L’ingresso alla serata costa 25 euro.

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Canicattì: Stef Burns & Inside Out Play Pink Floyd

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Canicattì 22 marzo al teatro Odeon di Canicattì in via Rosolino Pilo 27 il chitarrista di Vasco Rossi, ma anche di Alice Cooper, Joe Satriani, Steve Vai e Robert Fripp porterà il suo personale omaggio al mito dei Pink Floyd.In questo viaggio di oltre due ore nella musica di band di Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason, il chitarrista statunitense si farà accompagnare dagli accompagnate per l’occasione dagli Inside Out, ovvero la tribute band Pink Floyd di Palermo, attiva ormai da più di cinque anni, che proprio al Golden nelle sue ultime percormance ha toccato il sold out, esibendosi con Gary Wallis, Durga and Lorelei McBroom i grandiosi turnisti che hanno suonato in giro per il mondo con i veri Pink Floyd-Il biglietto di ingresso costa 20 euro, compresi i diritti di botteghino. Quindici il ridotto. Il concerto è organizzato da In the Spot Light e Sferra Event.

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Festival “Un Organo per Roma”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Roma Dal 16 febbraio al 10 maggio sei gli appuntamenti a Roma nella Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia (via dei Greci 18) e nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano (via dei Fori Imperiali 1) – tutti a ingresso gratuito – per la sesta edizione del Festival “Un Organo per Roma” ideato da Giorgio Carnini e promosso dalla Camerata Italica in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana, il Conservatorio Santa Cecilia, l’Istituzione Universitaria dei Concerti, e da quest’anno l’Associazione Nuova Consonanza (anche in virtù delle numerose prime esecuzioni in programma) e con il patrocinio della Dante Alighieri e dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo.L’inaugurazione sabato 16 febbraio (ore 19, Conservatorio) sarà affidata alla Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri diretta dal Magg. Massimiliano Ciafrei, che torna al Festival, questa volta con alcuni “esperimenti” che potrebbero sembrare azzardati, come l’esecuzione del Concerto in sol minore di Poulenc, in cui l’organo dialoga non con gli archi, ma con flauti, clarinetti, ottoni, con tutta una banda!
Il progetto Un organo per Roma non è solo un festival ma anche e soprattutto un movimento di opinione a cui da diversi anni gli artisti che gratuitamente prestano la loro opera, ed il pubblico stesso, partecipano per sollevare il problema della mancanza nella Capitale di un vero organo nel suo principale sito concertistico, l’Auditorium del Parco della Musica.
La rassegna di quest’anno presenta, accanto ai programmi più innovativi, come l’insolito abbinamento di due contrabbassi con l’organo (2 marzo, Conservatorio) ‒ in cui saranno rivisitati due celebri e divertenti brani del Maestro per eccellenza del contrabbasso, Giovanni Bottesini, vissuto nel XIX secolo ‒, anche un classico, l’integrale delle Sonate di Mendelssohn, che ascolteremo assieme ad alcune sue composizioni per soli e coro. I due appuntamenti dedicati a Mendelssohn (il 6 aprile e il 10 maggio) si terranno, anziché nella sede storica della Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia, nell’antica Basilica dei Santi Cosma e Damiano, che ha un’eccezionale acustica e ormai da qualche anno ospita alcuni degli eventi del festival.
Alla fine dell’Ottocento la musica d’organo nelle chiese ‒ soprattutto in Italia ‒ era contaminata dal melodramma a tal punto che persino nel momento dell’Elevazione non era inusuale ascoltare marcette e arie d’opera. Fu dunque necessario procedere ad una pulitura, una “purificazione” del repertorio liturgico. Così nacque la riforma ceciliana, qui testimoniata dal concerto (13 aprile, Conservatorio) dedicato all’organo in Italia, in cui si ascolteranno brani “riformati” accanto a composizioni contemporanee.
Il 4 maggio il Conservatorio ospiterà Mi Buenos Aires perdido: la doppia nostalgia, un omaggio alla memoria di Luis Bacalov, in cui l’organo, assieme ad un vero complesso tipico, si cimenterà con stilemi propri del tango. Oltre alla Suite Baires 1 di Bacalov ascolteremo in prima esecuzione assoluta il melologo che dà il titolo alla serata, recitato da Andrea Giordana su testo di Cesare Mazzonis, musica di Giorgio Carnini.
I luoghi del Festival:Conservatorio Santa Cecilia (via dei Greci 18) concerti alle ore 19
Basilica dei Santi Cosma e Damiano (via dei Fori Imperiali 1) concerti alle ore 18

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Il viaggiatore mentale: l’arte post-internet di Jon Rafman

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Modena Giovedì 14 febbraio 2019, ore 18 presso la Galleria Civica di Modena, sala grande Palazzo Santa Margherita Corso Canalgrande 103 si terrà la quarta e ultima lezione del ciclo BITS & BYTES, pensato per approfondire l’impatto delle tecnologie digitali nel campo dell’arte contemporanea e parte del programma collaterale delle mostre Jon Rafman. Il viaggiatore mentale e Ryoichi Kurokawa. al-jabr (algebra), prodotte da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e attualmente in corso, rispettivamente alla Palazzina dei Giardini e a Palazzo Santa Margherita, fino al 24 febbraio 2019.L’incontro tra il curatore e critico Domenico Quaranta e l’artista Jon Rafman approfondirà le tematiche suggerite dalle opere incluse nella mostra Il viaggiatore mentale, presentando la ricerca artistica dell’autore canadese, tra i primi artisti internazionali a dedicare il suo intero lavoro all’impatto e alle conseguenze che le tecnologie digitali hanno avuto nella società contemporanea.
Jon Rafman è nato a Montreal nel 1981, dove vive e lavora. Dopo gli studi di filosofia e letteratura alla McGill University di Montreal, Rafman si è diplomato in Film, Video e New Media alla School of the Art Institute di Chicago. Fin dalle sue prime opere audiovisive nella metà degli anni Novanta l’artista si è occupato delle ripercussioni che l’utilizzo dei dispositivi tecnologici hanno avuto e continuano ad avere sulla percezione del reale. Tra le sue mostre personali più recenti: Dream Journals 16 – 17, Sprüth Magers, Berlino, (2017-2018); I have ten thousand compound eyes and each is named suffering, Stedelijk Museum di Amsterdam (2016); Jon Rafman, Westfälischer Kunstverein (2016).Domenico Quaranta è critico d’arte e curatore.
Precede l’incontro, alle ore 17, la proiezione del video realizzato con gli studenti delle scuole secondarie che hanno partecipato ai laboratori sulla mostra Jon Rafman. Il viaggiatore mentale: una riflessione dal punto di vista delle nuove generazioni sui mondi virtuali e sui condizionamenti della tecnologia nella vita reale.Il biglietto di ingresso alle mostre (Intero: 6 € | Ridotto: 4 €) è valido per tutti i quattro incontri in programma. Ingresso gratuito per gli under 18 e gli over 65.www.galleriacivicadimodena.it

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“Pittura Spazio Scultura: Opere di artisti italiani tra gli anni Sessanta e Ottanta”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Torino giovedì 14 febbraio, alle ore 12.00, al centro Congressi Unione Industriale Torino – via Fanti, 17 – si terrà la conferenza stampa di presentazione di “Pittura Spazio Scultura. Opere di artisti italiani tra gli anni Sessanta e Ottanta”.Introduce: Riccardo PASSONI Direttore GAM. Intervengono:
Maurizio CIBRARIO, Presidente Fondazione Torino Musei
Francesca LEON, Assessora alla Cultura – Città di Torino
Antonella PARIGI, Assessora alla Cultura, Turismo – Regione Piemonte
Riccardo MONTANARO, Consigliere Delegato Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRTElena VOLPATO, Curatore

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A Number di Caryl Churchill

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Napoli. giovedì 14 febbraio 2019 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 17 Inizio spettacoli ore 21.00 (da giovedì a sabato), ore 18.00 (domenica) al Teatro Elicantropo di Napoli, nella traduzione italiana di Monica Capuani e la regia di Luca Mazzone.Il segno distintivo di A Number, presentato da Teatro Libero di Palermo e interpretato da Giuseppe Pestillo e Massimo Rigo, è l’impronta maschile del dramma, incentrato sul confronto seriale tra un padre e ciascuno dei suoi figli, tutti maschi e tutti identici, almeno a prima vista, giacchè sono stati generati tramite clonazione in vitro.L’autrice britannica Caryl Churchill ambienta la vicenda in un contesto distopico ma non fantascientifico, e neppure futuribile, tecnicamente plausibile nel presente, grazie ai conseguimenti dell’ingegneria genetica.
S’interroga sul tema della replicabilità, sul fatto che l’uomo, oggi, con l’avanzamento vertiginoso del progresso scientifico, può sostituirsi a Dio, e creare tutti a sua immagine e somiglianza, tutti i suoi figli così come li vuole, con lo stesso materiale grezzo di base, perfetti, carini.A Number è uno spettacolo che pone l’accento sul valore della vita umana nella sua unicità, nell’irripetibilità di ciascun uomo, attraverso un’indagine che oltrepassa limiti temporali e spaziali. Il rapporto tra padre e figlio disvela la sua dimensione essenziale del mito, quello fatto di legami atavici, che sottendono, nella relazione stessa, l’elemento dell’unicità e della natura. Natura e Scienza divengono, dunque, poli di una nuova contrapposizione che vede Salter, un padre, e Bernard, un figlio, giocare una danza tra la vita e la morte, tra l’amore e l’odio, tra la natura, appunto, e la scienza.Il figlio diventa testimone di un fallimento, quello del padre, cui si vuole porre rimedio dando un’altra chance, un’altra mano in un gioco dove si ricomincia, perché si può replicare, forse all’infinito.La messinscena realizza un contesto drammaturgico decisamente forte, ma sostanzialmente epico, dove il plot si dispiega progressivamente all’indietro, secondo le modalità che contraddistinguono il giallo.I singoli frammenti rivelatori, attraverso la narrazione discontinua e, a tratti, surrealistica, si accumulano come tessere di un puzzle, che vanno a ricomporre, faticosamente, il mosaico della verità.

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Rembrandt. I cicli grafici, le sue più belle incisioni

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Cosenza – Palazzo Arnone Fino al 24 marzo 2019 nel cinquecentesco Palazzo Arnone, è possibile ammirare fino al 24 marzo 2019 Rembrandt. I cicli grafici, le sue più belle incisioni, un focus dedicato all’attività grafica di uno più celebri artisti del Seicento europeo.L’esposizione, organizzata dall’Associazione N. 9 in collaborazione con il Polo museale della Calabria, presenta oltre trenta incisioni originali provenienti da collezioni private ed è supportata da attività laboratoriali. La mostra è patrocinata dall’Ambasciata dei Paesi Bassi.
La dottoressa Antonella Cucciniello, dirigente delegato del Polo museale della Calabria, si dice orgogliosa che Cosenza dedichi un tributo a Rembrandt proprio nel 2019, mentre – a 350 anni dalla scomparsa – l’Olanda gli rende omaggio con iniziative diffuse su tutto il territorio nazionale. Un’occasione per scoprire o riscoprire la Galleria Nazionale di Cosenza, che in Palazzo Arnone ha sede.

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Film “La casa delle mamme”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 febbraio 2019

Torino lunedì 11 febbraio alle ore 21,00 presso il Cinema Massimo 3 (Via Verdi 18) l’anteprima de La casa delle mamme, opera prima di Eva Bearzatti e Giorgio Santise realizzata nell’ambito del Corso di Reportage Audiovisivo presso il Centro Sperimentale di Cinematografia con sede in Abruzzo all’Aquila; l’ingresso è unico di 4,00 Euro.
Sevda, Luana, Crystal, Miriam, Cristina e Besarta, sono sei ragazze descritte nella loro quotidianità durante un’estate trascorsa all’interno di una casa-famiglia. Ognuna di loro lotta per conquistarsi il diritto a tenere con sé i propri figli dimostrando – a sé stessa prima ancora che all’autorità – di essere all’altezza di questa sfida. Tutto parte dai sogni, dai ricordi, dalla mancanza di una famiglia e tende alla realizzazione di una propria. Di notte, quando tutto è tranquillo e i bambini sono a letto, le ragazze trovano lo spazio per ripensare alla loro storia e riflettere su sé stesse. Intervengono gli autori insieme alle mamme protagoniste del film Besarta e Luana che condivideranno con il pubblico la loro esperienza di vita; modera l’incontro Edoardo Peretti, critico e curatore del progetto Parole&Cinema. “La casa delle mamme – dichiarano Eva Bearzatti e Giorgio Santise – è girato interamente in una casa-famiglia della Giudecca, un’isola di fronte a Venezia. Volevamo fare questo film per raccontare una realtà sommersa e sconosciuta. Come in qualsiasi altra città ci sono condizioni di marginalità che gravano soprattutto su chi è solo e deve mantenere dei figli. Volevamo far conoscere un altro lato, non solo quello patinato di una delle città più turistiche del mondo, vista dai più solo come luogo incantato e fuori dal tempo. Le protagoniste del nostro documentario non sono solo delle mamme, ma donne forti, che con coraggio decidono di lasciarsi alle spalle la condizione familiare e sociale da cui sono state costrette a iniziare la loro vita: un viaggio a ritroso che punta dritto al cuore della nostra società: la famiglia, nucleo fondante e punto di partenza di ogni individuo. La voglia di crearsi un nucleo proprio è il centro del racconto, che lega il passato al futuro.”

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Gli Ottoni Sistina in concerto

Posted by fidest press agency su domenica, 10 febbraio 2019

Roma Mercoledì 13 febbraio 2019 alle 18.00 la stagione di Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” (Auditorium “Ennio Morricone”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) propone un concerto degli Ottoni Sistina, il gruppo di strumenti che completa l’organico musicale della Cappella Pontificia Sistina, dove affianca il famoso e plurisecolare coro che da cinque secoli accompagna le funzioni religiose celebrate dal papa stesso.Sono dodici musicisti di grande talento, ognuno dei quali ha anni di collaborazioni con le più importanti orchestre italiane. In occasione del Giubileo del 2000 iniziano la loro collaborazione con il prestigioso coro della Sistina e nel 2010 sono stati scelti come gruppo di ottoni per riportare in Vaticano la tradizione delle “Trombe d’Argento”, l’inno che nei secoli passati veniva suonato durante le solenni celebrazioni presiedute dal Papa in San Pietro. Svolgono anche un’intensa attività concertistica, ottenendo ampi consensi dalla critica. Hanno inciso per la “Libreria Editrice Vaticana” e alcune loro esecuzioni dal vivo durante le celebrazioni nella Basilica di S. Pietro sono state inserite in tre cd della prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, che nel 2018 ha pubblicato “The Silver Trumpets”, un cd interamente dedicato a loro, contenente la musica per ottoni eseguita durante le celebrazioni presiedute dal Santo Padre. Questo cd contiene musiche di Gabrieli, Bach, Silveri, Gounod, Longhi e Buonamente.Proprio alcuni di questi compositori – Giovanni Gabrieli, Johann Sebastian Bach e Giovanni Battista Buonamente – saranno eseguiti nella prima parte di questo concerto, che prosegue con brani di ben diverso carattere, come la Marcia trionfale dell’Aida di Verdi, Un americano a Parigi di Gershwin e un omaggio a Nino Rota, ricavato dalle sue musiche per i film di Fellini e altri grandi registi. Inoltre Mr Jums e Kraken, due brani di Chris Hazell, compositore inglese contemporaneo che ha ottenuto grandi successi con la sua musica dedicata agli ottoni.

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San Valentino al Parco Archeologico di Ercolano

Posted by fidest press agency su domenica, 10 febbraio 2019

Giovedì 14 febbraio, giorno della festa di San Valentino, sarà possibile per tutti gli Innamorati dell’Arte, coniugi, compagni, fidanzati, ma anche coppie di amici, genitori e figli, nonni e nipoti, accedere al Parco Archeologico di Ercolano in due ma pagando un solo biglietto d’ingresso. L’iniziativa è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con l’intento di far conoscere sempre più ai cittadini l’immenso Patrimonio culturale del nostro Paese. Un’occasione unica per addentrarsi nelle mille declinazioni del tema dell’amore attraverso l’allestimento di percorsi artistici e culturali.
Il Parco Archeologico di Ercolano aspetta gli innamorati dell’arte per la festa di San Valentino con una duplice sorpresa: ogni coppia, mercoledì 14 febbraio, pagherà un unico biglietto, chiunque verrà in visita in compagnia potrà approfittare di questa agevolazione. Poi, per suggellare la visita al Parco e rendere l’amore e gli innamorati protagonisti, a partire dal 14 e fino al 17 febbraio saranno a disposizione delle coppie di visitatori delle cornici per inquadrare l’amore nell’arte e per l’arte: le cornici resteranno in dono alle coppie come ricordo della visita al Parco. Le coppie potranno ritrarsi con l’inquadratura del Parco sullo sfondo o scegliere ogni sfondo o ambientazione a loro più gradita.
La cornice riproduce quella sul monumento in memoria di Marco Nonio Balbo con rami intrecciati d’acanto, specie arborea spontanea del Mediterraneo ritenuta nel mondo antico simbolo di eternità, prosperità e vitalità.La cornice omaggio #incorniciAmo è stata ideata per dare una veste speciale agli scatti fotografici nel giorno di San Valentino, che potranno rendere social i loro scatti taggando il parco sui canali social del Parco (facebook e instagram) e utilizzare la cornice dopo la visita per immortalare il ricordo di una giornata speciale.
“La cornice rossa vuole rappresentare una finestra anche temporale sul panorama di Herculaneum, – dichiara il Direttore Francesco Sirano – riportando all’interno della città antica la forza dell’amore che anima i luoghi e riannoda il rapporto tra le generazioni che qui sono vissute e coloro che oggi nel contemporaneo provano sentimenti forti come quelli che conosciamo dai tanti graffiti che gli antichi ercolanesi hanno lasciato sui muri vicino al santuario di Venere alla cui protezione tanti amanti si affidavano perché continuasse l’incanto dell’amore nei loro cuori”.

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Kiki Smith. What I saw on the road

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

Firenze 15 febbraio – 2 giugno 2019 Palazzo Pitti, Piazza Pitti 1, Galleria d’arte moderna, Andito degli Angiolini. What I Saw on the road è la personale che le Gallerie degli Uffizi dedicano a Kiki Smith (Norimberga, 1954), una delle protagoniste dell’arte contemporanea, femminista militante, presente con la sua opera nelle più prestigiose istituzioni internazionali (dal MoMA di New York al Museum of Modern Art di San Francisco, dalla Haus Esters Museum di Krefeld alla Fundació Joan Miró di Barcelona) e vincitrice per acclamazione della 51ª Biennale di Venezia del 2005 con l’ installazione Homespun Tales.Kiki Smith coniuga le tecniche tradizionali (la fusione, la terracotta, l’arazzo, l’incisione) con la più sofisticata tecnologia digitale, e i suoi temi attingono alle fonti visive del Medioevo cristiano, della protoscienza sette-ottocentesca e di certo surrealismo, con risultati capaci di rappresentare ancora le ossessioni, le lacerazioni, le contraddizioni dell’umanità di oggi.Tematica centrale e pressoché esclusiva del suo discorso è stata fino a tutti gli anni ’90 la corporeità, e in particolare il corpo femminile in tutta la sua fragilità ma anche eroicamente capace di riscatto e ribellione. Più di recente la riflessione dell’artista si è allargata a considerare l’intero rapporto tra uomo, natura e cosmo: le immagini che ne sorgono hanno assunto i toni di una grazia pacificatrice che può essere una soluzione, un antidoto in tempi di odio e brutalità. Tutto questo si avverte nell’afflato quasi animistico di alcuni dei 12 arazzi jaquard nella mostra, ai quali – nelle sei sale del percorso espositivo – si affiancherà anche una selezione di sculture.

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Thomas Kovachevic Portrait of a Room

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

Milano Opening giovedì 14.02.2019 dalle 19.00 alle 21.00 (15.02.2019 – 27.03.2019) Foro Buonaparte 52 la Galleria Poggiali di Milano presenta Portrait of a Room, la prima mostra personale dell’artista americano Thomas Kovacevich (Detroit, 1942) in Italia, a cura di Chiara Bertola.Portrait of a Room raccoglie un corpus di opere pensate dall’artista appositamente per la Galleria legate alla materia che ha caratterizzato e attraversato tutta la sua carriera: la carta e la sua enorme possibilità di vita e di trasformazione. Un’installazione unica, che entra in relazione con lo spazio cubico della project-room e con l’ampia e luminosa vetrina che si apre su Foro Buonaparte creando un’inaspettata profondità spaziale.Nello spazio illuminato a luce naturale, Kovachevich ha preso il più semplice dei materiali – nastro da imballaggio bianco e nastro di gros grain – e ha creato tre lavori separati che si percepiscono allo stesso tempo scultorei e pittorici. Ogni tableau a parete è composto da lunghe strisce di nastro di gros-grain fissate in alto e in basso su un pezzo più spesso di nastro. Appese una dopo l’altra, le strisce creano un quadrato di colore vivo che si trasforma con lo spostamento nello spazio e l’umidità nell’aria. La striscia di carta si muove e si arriccia intorno al nastro, respira, vive, si trasforma nell’arco del giorno man mano che cambia il livello di umidità nella stanza. I tre grandi quadri alle pareti della galleria non sono soltanto una registrazione dei cambiamenti nell’ambiente, ma rappresentano anche un modo peculiare di percepire la stanza, rendendo visibile l’invisibile. Quando i nastri di carta incollati al gros-grain si aprono e si chiudono, tutta la parete vibra e si muove come se fosse attraversata dal vento e dall’aria esattamente come la luce vibrava nei campi en plain air di una tela impressionista.”Per affrontare l’opera di Thomas fatta soltanto di carta – sottolinea nel suo testo in catalogo Chiara Bertola, curatrice della mostra – ho dovuto rimettermi a studiare questioni che avevo dato per scontato sul vedere e sul guardare. Ho sentito l’esigenza di riprendere in mano gli studi sulla percezione di Rudolf Arnheim e farmi aiutare dalla sapienza antica di Socrate per ricordarmi che non vediamo perché abbiamo gli occhi, ma che abbiamo gli occhi “per vedere”. Per trasformare lo spazio della stanza della galleria in un paesaggio congelato a Thomas Kovachevich sono stati sufficienti tre cubi di carta increspata, una colonna composta da tubicini di carta trasparente e un gruppo di sagome ritagliate in carta traslucida che ancora lascia passare la luce. La sensazione è quella di ritrovarsi davanti un paesaggio fatto di iceberg, stalattiti e geyser, dove le forme semitrasparenti, acquistano volume e dimensione contenendo la luce al loro interno.Gran parte del lavoro di Kovachevich ha una qualità intima che gioca tra il controllo e incidente e investe la geometria con un contenuto emotivo. Per l’artista americano le forme sono esplorazioni razionali della geometria e il contenuto emotivo insito nel suo lavoro è costituito da una componente irrazionale. “Credo che uno dei motivi per cui ero attratto dal minimalismo – racconta lo stesso Kovachevich – era il suo tentativo di definire la purezza. Tuttavia, nel mio lavoro ho sempre cercato di investire la geometria con un contenuto emotivo.”Thomas Kovacevich fa parte di quella generazione di artisti che, in America, tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, hanno esplorato l’idea di smaterializzazione dell’arte per rendere il processo creativo accessibile al pubblico; si avvicina alle ricerche della Process Art e utilizza materiali naturali e industriali confrontandoli per esaltarne l’espressività primaria delle loro proprietà fisiche. Gli artisti a lui più affini sono Richard Tuttle per l’utilizzo di materiali, James Lee Byers che rende l’invisibile la sua arte e Tom Shannon che gioca con la meraviglia della scienza. Per l’occasione sarà edito un catalogo con testo critico di Chiara Bertola.

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Mostra Andrea Calabresi: “Sun, and Close Landscapes

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

Roma Giovedì 21 febbraio 2019, alle ore 18, ( 21 febbraio – 18 aprile 2019) si inaugura a Roma alla MAC Maja Arte Contemporanea Via di Monserrato 30 la personale del fotografo italiano Andrea Calabresi. In mostra una selezione di quindici fotografie in bianco e nero appartenenti alle serie “Close Landscapes” e “The Upper Half”; due progetti di lunga durata, aventi per tema il paesaggio, la Luna e il Sole, in cui la tecnica fotografica analogica viene utilizzata per ottenere la massima ricchezza espressiva delle immagini.
Di “Close Landscapes” (2001-2009) si espongono sei stampe vintage (formato cm 60×120) alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata, stampate dall’autore stesso. La semplice composizione delle fotografie (due bande orizzontali: terra/cielo) e l’accurata attenzione alla resa della luce naturale spingono lo spettatore ad un’intimità contemplativa che restituisce sulla pelle la suggestione del caldo o del freddo, dell’umido o della secchezza della terra e dell’aria che la sovrasta.
La serie debutta nell’autunno del 2006 a New York presso la MV Gallery di Tribeca e l’anno successivo viene presentata a Roma accompagnata da un prezioso volume con la prefazione di Arno Rafael Minkkinen il quale, a proposito di questo lavoro, osserva: “Calabresi dedica un occhio alla perpetua presenza del cielo, l’altro alla palpabile superficie della terra. Tuttavia nessuna gerarchia è mostrata o voluta. Le sue immagini sembrano invece suggerire che ciò che accade nel cielo e ciò che accade sulla terra sia egualmente affascinante. […] Le immagini parlano di eventi naturali, delle armonie e disarmonie del rapporto tra il nostro corpo terreno e la nostra mente fluttuante. […] partecipano dell’eterno dramma del desiderio di portare il paradiso sulla terra e di innalzare il nostro essere terreno verso la sacralità dell’infinito.”
Dopo il successo nel 2014 della mostra “Moon”, la MAC Maja Arte Contemporanea presenta in questa occasione per la prima volta al pubblico, “Sun”, la seconda parte del progetto “The Upper Half” (2006-2018), esponendo otto fotografie alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata (cm 50×50) e una stampa ai pigmenti di grande formato (cm 150×190), quest’ultima in edizione unica.In “The Upper Half” Andrea Calabresi rende omaggio alle sorgenti luminose per eccellenza: il Sole e la Luna; un’esplorazione dei limiti della stessa visibilità, da una parte la fonte di luce più potente che conosciamo, dall’altra il suo pallido riflesso proiettato sulla Terra dal suo satellite.Nei grandi cieli diurni, dove il Sole illumina prepotentemente la spettacolare casualità degli eventi atmosferici, Calabresi ricerca la fusione tra la purezza di una visione infantile e la complessità del guardare propria dell’età adulta.Con una tecnica complessa, che cerca di farsi invisibile per ricreare la semplicità del guardare con i nostri occhi, il fotografo insegue una forma di realismo percettivo dell’immagine, rifiutando qualsiasi deriva pittorica o spettacolarizzazione della visione, senza alterare la prospettiva ed esasperare i toni, proseguendo così l’intento estetico di “Close Landscapes”. La mostra è nel programma della manifestazione “MFR19 – Mese della Fotografia”, che si tiene a Roma dall’1 al 31 marzo 2019, organizzata dall’associazione FARO.

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