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Mostra Unforgettable Childhood. L’Infanzia indimenticabile

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

Roma dal 13 dicembre prossimo fino al 16 febbraio 2020 al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese. Più di sessanta tra artisti italiani e israeliani in mostra che esplorano in oltre ottanta opere la dimensione intima e immaginifica dell’infanzia. I temi proposti spaziano così dall’affettività al gioco, dal rapporto genitori-figli fino alla dimensione corporea del bambino, mentre le tecniche utilizzate ripropongono la sua curiosità nell’appropriarsi degli oggetti che ne popolano il mondo. Tra gli artisti italiani in mostra vi segnalo nomi importanti come Ugo Nespolo, Edward Spitz, Valerio Berruti, Riccardo Cordero, Margherita Grasselli e David Gerstein. Tra gli israeliani ci sono Avivit Segal e David Kassman.

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La mostra di Kenro Izu: Requiem for Pompei

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

Modena fino al 13 aprile 2020 via della Manifattura dei Tabacchi 83. A cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi. L’esposizione presenta 55 fotografie inedite, donate dall’artista giapponese alla Fondazione di Modena, frutto di una visione lirica di quanto è rimasto a Pompei, il giorno dopo l’eruzione del 79 d.C. Modena consolida il suo rapporto privilegiato con la fotografia, che l’ha portata a diventare uno dei punti di riferimento in Italia per questa particolare forma di espressione, capace di influenzare tutta la vita culturale della città, grazie all’apporto di istituzioni come la Galleria Civica e la Fondazione Fotografia Modena, entrambe confluite nel 2017 in Fondazione Modena Arti Visive.Proprio in una delle sue sedi, FMAV – MATA, Fondazione Modena Arti Visive presenta dal 6 dicembre 2019 al 13 aprile 2020 una mostra di grande suggestione dedicata a Pompei, a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi. L’esposizione è co-promossa dal Parco archeologico di Pompei che per l’occasione presterà alcune riproduzioni dei celebri calchi in gesso delle vittime dell’eruzione e che successivamente la ospiterà nei propri spazi espositivi.Protagonista è il fotografo giapponese Kenro Izu (Osaka, 1949), da sempre affascinato dalle vestigia delle civiltà antiche che lo hanno portato a realizzare delle serie di immagini all’interno dei siti archeologici più importanti e conosciuti al mondo, dall’Egitto alla Cambogia, dall’Indonesia all’India, dal Tibet alla Siria.A Modena, Kenro Izu presenta Requiem for Pompei, un progetto iniziato nel 2015, in collaborazione con Fondazione Fotografia Modena, dedicato alla città campana distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e sepolta sotto la cenere e i lapilli. Gli scavi archeologici hanno restituito non solo gli edifici, ma anche le forme esatte dei corpi degli abitanti nel momento della morte, grazie ai calchi eseguiti sui vuoti che essi hanno lasciato sotto la coltre pietrificata.L’esposizione propone una selezione di 55 immagini inedite, donate da Kenro Izu alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, scattate tra le rovine di Pompei, dove l’artista ha collocato, con un poetico gesto di pietà, le copie dei calchi originali dei corpi che spiccano come bianche sagome umane.L’intenzione di Kenro Izu non è quella di documentare i resti di Pompei, quanto di trasmettere il carattere sospeso fra meraviglia e distruzione che proviene dalle rovine, insistendo sull’idea di quanto è rimasto, il giorno dopo l’eruzione del Vesuvio.“Kenro Izu” – nelle parole dei curatori Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi – “ha la straordinaria capacità di abbattere i muri del tempo, creando immagini sublimi che ci accomunano nello spirito agli uomini di altre epoche, luoghi e civiltà. La sua preghiera per Pompei ci avvicina alle vittime di quella lontana tragedia ma al tempo stesso, come l’artista sottolinea, porta il nostro pensiero ai drammi analoghi che possono verificarsi oggi in qualunque momento e luogo del mondo”.
Orari Mercoledì, giovedì e venerdì: 11-13 / 16-19; sabato, domenica e festivi: 11-19 Aperta 25 dicembre e 1° gennaio: 16-19 Ingresso
Intero € 6,00| Ridotto € 4,00 Ingresso libero: mercoledì | prima domenica del mese

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Mostra “Migration”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Castelbuono (PA) domenica 15 dicembre, ore 12.00 inaugurazione e apertura al pubblico: (dal 15 dicembre 2019 – 12 aprile 2020) Museo Civico di Castelbuono Piazza Castello. mostra Migration, a cura di Susanne Anna, Laura Barreca e Raya Zommer-Tal, direttrici rispettivamente dello StadtMuseum di Du¨sseldorf (Germania), del Museo Civico di Castelbuono (Italia) e del Janco-Dada Museum di Ein Hod (Israele). Migration è un’esposizione itinerante, co-prodotta dai tre musei e realizzata con il sostegno della Fondazione Federico II. La mostra Migration rappresenta l’evento conclusivo del programma di BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo a Palermo (www.bampalermo.com), il festival internazionale di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture dei paesi che si affacciano sul mare, incentrato sulle tematiche dell’accoglienza e del dialogo. Dopo Castelbuono, Migration approderà al Janco-Dada Museum di Ein Hod (maggio-dicembre 2020) e infine allo StadtMuseum di Du¨sseldorf (giugno-agosto 2021).Tre poli geografici che esprimono tre punti di vista differenti sul tema della migrazione, analizzandone gli elementi e le problematiche secondo prospettive e latitudini diverse, europee e mediterranee. L’intento del progetto è di coinvolgere i musei nel loro ruolo di “osservatori” privilegiati sul presente, sollecitando nel pubblico una riflessione critica attraverso gli occhi di sei artisti, di altrettante nazionalità, selezionati dai tre direttori dei Musei.Il progetto espositivo, con il coordinamento curatoriale di Alessandro Pinto, comprende circa venti opere di Oren Fisher, Hadar Mitz, Margherita Moscardini, Edith Oellers, Klaus Richter, Francesco Simeti, che indagano le diversità politiche, economiche e geografiche sulla migrazione, questione di portata storica, generata da condizioni di vita precarie, da situazioni di violenza, da guerre, e dal divario crescente tra paesi poveri e ricchi.
Patrizia Monterosso, Presidente della Fondazione Federico II nel suo contributo in catalogo afferma: “Il bisogno di ordine nelle nostre vite rischia di semplificare il fenomeno dell’immigrazione e della morte di migliaia di uomini, donne e bambini, applicando uno schematismo sull’appartenenza e sull’esclusione, delle vite utili e delle vite superflue. Così facendo il dramma dell’immigrazione accresce ancor più la sua tragicità, perché ci si pone nell’atteggiamento di spettatori indifferenti dinanzi ad un numero sempre continuo di morti.” “La mia idea curatoriale si riferisce al termine “migrazione” solo come lo stato in cui una persona prende la decisione di lasciare il suo paese quando la sua vita o la sua libertà sono in pericolo. Questa era la condizione degli ebrei in Europa prima e durante l’Olocausto”, così descrive Raya Zommer-Tal il suo contributo al progetto. Susanne Anna fa riferimento alla condizione di multiculturalismo presente in germania: “Nel Museo della Citta` di Du¨sseldorf la storia della citta` coincide con la storia della migrazione. Pertanto, la collaborazione con colleghi e artisti tedeschi, italiani e israeliani sul tema della migrazione e` piu` che appropriata. Un clima cittadino sociale, liberale e multiculturale ha caratterizzato fin dall’inizio la piccola citta` sul Reno”.
Nell’ottica di sviluppare conoscenza e consapevolezza sulle tematiche della mostra nelle giovani generazioni, il Museo Civico di Castelbuono ha programmato un ciclo di conferenze, dibattiti, proiezioni e incontri pubblici e destinati al coinvolgimento delle scuole. Ospiti del Museo saranno giornalisti, attivisti, associazioni, esperti in diritti umanitari e dei rifugiati che direttamente e quotidianamente affrontano la questione migratoria, chiamati a dare testimonianza del loro operato con lo scopo di accrescere conoscenza dei fatti e maturare un rinnovato senso di responsabilità civica. Tra questi Emma Averna e Aldo Premoli, co-fondatori dell’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa; Alessandra Sciurba, avvocato di Mediterranea Saving Humans; Clementina Cordero di Montezemolo, presidente dell’Associazione Beyond Lampedusa; Leila Segal, fondatrice della no-profit Voice of Freedom, Paola Caridi, giornalista e scrittrice, Clarissa Podbielski, e altri.
Inoltre l’Associazione degli Amici del Museo Civico di Castelbuono ha sviluppato un programma di iniziative che si svolgeranno durante tutto il periodo espositivo della mostra.La mostra è accompagnata da un catalogo in italiano e inglese, pubblicato da Edizioni Kalós, e con testi delle tre curatrici, Maria Enza Puccia, Presidente del Museo Civico, Patrizia Monterosso, Direttore Generale della Fondazione Federico II, Andrea Cusumano, Direttore Artistico di BAM e Clarissa Podbielski, Avvocato ed esperta in Diritti umani, Diritto internazionale e Diritto dei rifugiati.
ORARIO INVERNALE: (in vigore dal 1° ottobre al 31 marzo) dal lunedì a domenica: 09.30 – 17.00
BIGLIETTO: intero € 5,00; ridotto € 3,00 (adulti oltre i 65 anni e ragazzi dagli 8 ai 18 anni, scolaresche e gruppi superiori a 12 persone, soci Touring club, altre convenzioni); ridotto € 2.00 residenti e nati a Castelbuono, altre convenzioni; gratuito per bambini fino a 7 anni d’età, portatori di handicap con accompagnatore, docenti e guide turistiche che accompagnano gruppi, studenti delle Facoltà di Arte e Architettura, membri ICOM, giornalisti accreditati.

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Nuova mostra fotografica di paolo Gotti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Bologna 14 dicembre 2019 – 28 febbraio 2020 Temporary Gallery via Orfeo 4/a, mostra Oltre i confini in cui Paolo Gotti si misura con un tema complesso, quello del superamento di limiti e barriere, siano essi geografici, geopolitici, culturali, sociali o anche solo mentali.“Nessun uomo è un’isola”, scriveva il poeta teologo John Donne nel diciassettesimo secolo, e questo è ancora più vero oggi in un mondo sempre più interconnesso dove la globalizzazione sta cambiando gli equilibri del pianeta. Uno scenario dove il confine è una curva immateriale, arbitraria e del tutto convenzionale, la frontiera di una superficie controllata da un individuo o da un popolo, una linea che separa e allo stesso tempo unisce, che ci serve per organizzare i pensieri, dare un senso alle cose ma anche per abbattere pregiudizi e rigidità.Il superamento dei confini è dettato anche da un irrefrenabile desiderio di conoscenza o di conquista, in particolare dei luoghi in cui i tre elementi – aria, acqua, terra – tendono a confondersi in labili orizzonti, in paesaggi esotici e lontani alle estremità del pianeta: dall’Islanda alla Bolivia fino al Nepal, deserti di sabbia e di sale, basse maree e oceani, strade che scompaiono dietro alle montagne, che suggeriscono vie ancora da percorrere. L’attraversamento del cielo apre il percorso di Paolo Gotti, che poi si sofferma su luoghi di infiniti transiti, fino ad arrivare a quella terra che l’uomo ha delimitato e recintato e che solo l’orizzonte libera.
L’obiettivo di Paolo Gotti indugia anche sulle persone, fotografate mentre osservano un panorama senza tuttavia entrarci veramente, uno spazio che si dilata all’infinito, che si può solo intuire e non comprendere, in senso quasi leopardiano. Altri soggetti delle fotografie di Paolo Gotti sono ripresi invece nell’atto di attraversare la scena. Lo fanno sullo sfondo di un aeroporto, luogo di passaggio per eccellenza oltre i confini. Lo fanno in uno sperduto paese tra le montagne del Nepal. Oppure sfrecciano su un treno, con lo sguardo che suggerisce una profonda inquietudine. O ancora, condividono momenti di gioia – come nella fotografia che ritrae i figli sorridenti dei minatori d’oro in Ghana – aprendosi agli altri e superando gli steccati della mente, come forse solo i bambini sanno fare.In occasione della mostra sarà presentato anche il calendario 2020 “Oltre i confini”. Martedì-venerdì: 16.30-19.30 sabato e domenica: 11-13 e 16.30-19-30 chiuso lunedì

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Mostra: Oreste Casalini “Per sempre”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Roma 7 dicembre 2019 ore 18.00 Kou Gallery Via della Barchetta 13 (Fino al 20 dicembre 2019) a cura di Fabrizio Pizzuto e Paola Pallotta. La mostra è dedicata ad un tema specifico, lo spirito della libera ricerca, che in materiali e tecniche diverse l’autore ha sviluppato dal 1987 ad oggi. Un gruppo di opere apparentemente eterogeneo in una sorta di dialogo interiore con un medesimo soggetto, la trasmissione del sapere ‘di padre in figlio’, la concatenazione delle intenzioni, il tradimento, le scoperte, il ritorno alle origini, che nell’insieme vuole fare il punto su un atteggiamento specifico dell’artista, in parallelo e in riferimento anche ad ambiti del tutto estranei al mondo dell’arte. La mostra è stata infatti voluta e sostenuta dall’incontro di saperi provenienti da ambiti molto diversi, diverse esperienze che per questa occasione insieme cercano di mettere a fuoco l’essenza dello spirito della libera ricerca e la necessità di integrare diverse forme di conoscenza per raggiungere risultati e soluzioni inedite e imprevedibili.
L’ARTOI, Associazione di professionisti votati alla ricerca e alla sperimentazione di terapie oncologiche integrate, lo Studio di INGEGNERIA DEFA, polo d’eccellenza di alta ingegneria integrata, la KOU Gallery, centro culturale dove si combinano linguaggi differenti, rendono possibile l’esposizione di una serie di opere di Oreste Casalini dedicate al tema dell’integrazione delle conoscenze nella ricerca artistica contemporanea. Filo conduttore, la volontà di fare libera ricerca con l’obiettivo di promuovere la conoscenza pura, più lontana possibile da vischiosi compromessi con i sistemi omologati. Colui che dedica la vita alla ricerca è Homo Sacer (sacro), rifugge le logiche del potere, accetta la marginalità (quasi follia) sapendo che soltanto in quel modo può far progredire il mondo e riconnetterlo alle radici feconde. Si tratta di un percorso (una fuga) quasi infinito: come Ulisse, il ricercatore non si adagia sui risultati raggiunti e subito riprende il largo per continuare a cercare, con ostinazione, fede, caparbietà, o forse soltanto ottusità. In particolare l’artista, l’Homo Faber, che custodisce la sapienza del costruire cose mirabili, deve scegliere ad ogni passo: farsi dominare dalle proprie ossessioni o accettare, approfittandone, un percorso ben disegnato e sicuro in cui ottenere successo nel conformismo.
Durante il vernissage interverranno Fabrizio Pizzuto e Paola Pallotta curatori del progetto, Massimo Bonucci Presidente di ARTOI Associazione per la Ricerca di Terapie Oncologiche integrate, Generoso Falciano CEO della DEFA Società di Ingegneria e Sandro Lorenzatti, archeologo e ricercatore, Alessandra Francesca Borzacchini, artista e promotrice dello spazio SBA Sporting Beach Arte che nell’ultimo anno ha ospitato Oreste Casalini in una residenza d’artista a Ostia sul mare.Alle ore 20:00 il maestro Leonardo Gensini eseguirà dal vivo “PETRA n°2”, una composizione inedita, un unico movimento per ceramica, sassi, parola e silenzio.
Alle ore 21:00 il poeta Marino Santalucia reciterà un suo testo inedito “ASSENZE”, in una performance per sola voce.
Oreste Casalini nato a Napoli nel 1962, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e espone dal 1989.

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“Religo” di Simone Cerio: mostra fotografica sui cristiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

Francavilla sul Mare (Chieti) dal 29 Novembre all’11 Dicembre 2019 Museo Michetti (MU.MI) Piazza S. Domenico 1 “Religo” di Simone Cerio, mostra fotografica sui cristiani. (Ingresso libero, dal 29 Novembre all’11 Dicembre 2019. Vernissage Venerdi 29 Novembre alle ore 19). “Religo” è una mostra fotografica interattiva ideata per creare una connessione diretta e accessibile tra le comunità LGBT credenti italiane e internazionali. Nel corso di cinque anni di ricerca il fotografo documentarista Simone Cerio ha raccolto materiali audio, video, foto e documenti con la finalità di offrire un viaggio tra le comunità LGBT credenti presenti all’interno delle Chiese Cristiane. Un progetto finanziato dall’Associazione Cammini di Speranza tramite il supporto di Open Society Foundation.A margine della mostra il 7 dicembre 2019, alle ore 15, sempre al Mu.Mi sarà organizzato anche il convegno “Libertà di credere, libertà di Amare. Fede, amore, diversità” con importanti esperti che si confronteranno in una tavola rotonda con la teologa Selene Zorzi.Simone Cerio, classe 1983, è un reporter italiano specializzato in fotogiornalismo e linguaggi multimediali. Dal 2011 al 2013 viaggia in diversi paesi tra cui Usa, Grecia, Albania e Russia per realizzare reportage, tra cui quello sui giovani anti-Putin durante le elezioni presidenziali. Espone a Vienna “N.D.R.”, un lavoro dedicato alla lotta alla ‘ndrangheta, la mafia calabrese, realizzato con il supporto del Museo della ndrangheta di Reggio Calabria.
Nel 2014, completa un assignment in Afghanistan, in collaborazione con l’ONG Emergency, esposto in tutta Italia, per illustrare la storia del primo medico italiano a terminare i suoi studi in un territorio di guerra. Vincitore del Perugia Social Photo Fest 2014 e nella categoria Ong del Festival della Fotografia Etica di Lodi. E’ docente di “Metodo e linguaggi fotografici” per Mood Photography e collabora con importanti riviste nazionali ed internazionali come Vanity Fair, Il Corriere della Sera, Donna Moderna, Gioia, Alibi, Rogue, Russia Behind the Headlines, Shutr, His Life China, Internazionale, D La Repubblica, Panorama.

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Mostra: “1619-2019: 4° centenario della Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

Venezia, mercoledì 4 dicembre 2019, alle ore 16.00 (ingresso dal n. 13/a di Piazzetta San Marco, Venezia), il dott. Stefano Campagnolo e il dott. Giorgio Busetto Direttore della Fondazione Ugo e Olga Levi, inaugureranno la mostra documentaria: “1619-2019: 4° centenario della Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi”. Programma:
ore 16.00: saluto del Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana a seguire:
– conferenza di Marie Viallon (docente di Langue, Littérature et Civilisation italiennes all’Université Jean Moulin-Lyon III e responsabile del Progetto Corsar UMR/CNRS 5037 relativo all’epistolario di Paolo Sarpi; co-curatrice del volume Paolo Sarpi, Histoire du Concile de Trente : édition originale de 1619, traduction francaise de Pierre-Francois Le Courayer, 1736, édition introduite et commentée par Marie Viallon et Bernard Dompnier, Paris, Champion, 2002): « Pubblicare la Historia del Concilio Tridentino a Londra »;
– breve intervento illustrativo della mostra di Carlo Campana e del concerto di Roberto Calabretto;
– alle ore 18.00 l’Ensemble vocale Odhecaton, diretto da Paolo Da Col, eseguirà un seguito di pagine di Giovanni Pierluigi da Palestrina, tra cui la celeberrima Missa Papae Marcelli attorno alla quale, nel corso del tempo, si sono tramandate molte leggende. La mostra, in occasione del quattrocentesimo anniversario della pubblicazione a Londra nel 1619, per i tipi di John Bill (Giovanni Billio) e senza il pieno consenso dell’autore, è curata da Carlo Campana e sarà aperta al pubblico dal 5 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020 con ingresso dal Museo Correr (Piazza San Marco, Ala Napolenica).
La Biblioteca Nazionale Marciana conserva numerose testimonianze e tracce della genesi e del compimento dell’edizione: innanzitutto il manoscritto It. V, 25 (=5942), che presenta la redazione definitiva del testo, vergata da Marco Fanzano con importanti e corposi interventi correttivi e di integrazione dello stesso Sarpi e di Fulgenzio Micanzio; ancora, l’esemplare dell’Historia del Concilio di Trento di Antonio Milledonne (Ms. It. IV, 115 (=5829) utilizzato e annotato dal Sarpi per la stesura del proprio trattato; molti altri testimoni e documenti manoscritti e a stampa riguardanti l’Historia sarpiana e il contesto storico, politico e religioso nel quale essa fu concepita e scritta.
L’iniziativa è concepita con l’intento, tra gli altri, di evidenziare la genesi, la diffusione e la fortuna europea dell’opera del Sarpi e di dimostrare quanto la pubblicazione sia stata il frutto di un triplice interesse, ancora di dimensione europea, all’uomo, all’evento, al testo.

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Mostra “Looking for Monna Lisa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Pavia venerdì 22 novembre alle ore 11 presso la Sala del Camino del Broletto mostra “LOOKING FOR MONNA LISA. Misteri e ironie attorno alla più celebre icona pop”. esposizione, promossa e organizzata dal Comune di Pavia e curata da Valerio Dehò, celebra il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci e il suo legame con la città.Il percorso, che si snoda nel centro storico, coinvolge quattro importanti sedi – la chiesa di Santa Maria Gualtieri, lo Spazio Arti Contemporanee del Broletto, il Castello Visconteo, la Piazza del Municipio – e presenta opere pittoriche, sculture, installazioni ed esperienze multimediali di artisti contemporanei legate alla celebre figura della Monna Lisa.

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Mostra: Approaches/Approcci

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Roma mercoledì 20 novembre 2019 ore 17.00 Incontro con gli artisti sabato 23 novembre ore 17.00 (Fino al 24 novembre 2019 Orari: mercoledì-sabato 16-20; domenica 12-14) Galleria Il Laboratorio Via del Moro 49 si inaugura la mostra Approaches/Approcci con le opere di Carolyn Angus, John Dargan, Nina Eaton. Ogni artista si trova, ogni giorno, durante il suo percorso artistico, ad affrontare tematiche molto articolate e il disegno si configura come quello strumento diretto ed immediato capace di visualizzare le tracce del pensiero. La pagina vuota diventa, così, l’insieme delle registrazioni del tempo durante il quale idee e immagini si confrontano, interagiscono tra loro al fine di rappresentare la complessità dell’esperienza vissuta ed attuata. E’ un dialogo visivo che si concretizza attraverso lo spazio, la superficie, percorrendo le linee di un processo non sempre circolare e consequenziale, ma che segue inevitabilmente velocità, luoghi e momenti differenti. Approaches/Approcci presenta tre risposte, tre metodologie, tre modi diversi di pensare visivamente, ma tutti profondamente radicati nel disegno che, per Carolyn Angus, John Dargan, e Nina Eaton, diventa il punto di accesso per il mondo interiore, dove le idee, indipendenti o congiunte, propongono momenti di imprevedibilità e sorpresa, fino alla fusione e contemplazione del castello interiore e del castello esteriore. Carolyn Angus si ispira al mondo naturale e per lei il disegno è come un organismo vivente che nasce, cresce, genera narrative, trasmette pensieri e desideri e le permette di evocare uno stato meditativo che rivela la geografia di una intensa interiorità. La sua ultima opera presentata al MACRO, Temporal Bandwidth, è un disegno modulare immersivo, della dimensione di nove metri quadrati, che circonda lo spettatore e riempie il suo campo visivo grazie alla forma circolare costruita su un motivo organico ripetuto ritmicamente.La poetica e il lavoro di John Dargan si concentrano principalmente sulle contraddizioni dell’ambiente costruito: le riflessioni sulle politiche abitative del Regno Unito, dal dopoguerra in poi, hanno evidenziato i numerosi problemi da esse derivati, in particolare modo la separazione e alienazione delle diverse comunità all’interno di piani particolareggiati di edilizia popolare. Inoltre le ultime opere di John comprendono animazioni e film che commemorano l’anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale.Il processo mentale di Nina Eaton si fonda su un’intrinseca contraddizione e paradosso: nel realizzare un’opera, la mano si muove in modo naturale ed armonico, contro una volontà, invece, essenzialmente disordinata. Per Nina il limite è il ferimento della carta che respinge i segni e che li fa convergere in una unità apparente e complessiva: nel suo lavoro confluiscono gli studi su Frank Stella, Elizabeth Murray, sulla pittura barocca, i cartigli settecenteschi e sulle stampe giapponesi. L’artista li interpreta e li trasforma in schizzi, graffiti, calligrafie dove appaiono rami contorti, conchiglie, nuvole, sassolini, rivoletti d’acqua, capelli, diversi tipi di oggetti. Nel disegno sono così impresse le forze e le debolezze di Nina, le sue intensità e le fughe inaspettate, il suo signum mundi.

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Mostra Boldini: L’incantesimo della pittura

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

Barletta. A partire dal 7 dicembre 2019, la Pinacoteca De Nittis di Barletta ospiterà la mostra Boldini: “L’incantesimo della pittura”. Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara. Si tratta della prima monografica mai dedicata in Puglia al celebre ritrattista, collega di Giuseppe De Nittis a Parigi, frutto di un virtuoso scambio tra istituzioni civiche simili per storia, natura e vocazione: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca – Casa De Nittis di Barletta.
Tra i protagonisti indiscussi della pittura italiana ed europea a cavallo tra Ottocento e Novecento, Giovanni Boldini (Ferrara 1842  Parigi 1931) è stato uno dei più celebri ritrattisti della Belle Époque assieme a James McNeill Whistler, John Singer Sargent e Joaquín Sorolla e ha immortalato i protagonisti del tempo, da Robert de Montesquieu alla marchesa Luisa Casati, facendo di loro l’immagine stessa di quel momento storico e culturale. Boldini annovera una parabola artistica avvincente e complessa che va oltre il ritratto: il suo talento si è espresso in ogni genere e tecnica, dalla veduta alla natura morta, dalla pittura alla grafica, come dimostrano testimonianze figurative di straordinario fascino e forza, imprescindibili per comprendere l’opera dell’artista nella sua totalità.
Nato a Ferrara nel 1842, si trasferisce nella più vivace e cosmopolita Firenze all’età di 22 anni. Qui, grazie anche alla vicinanza alle poetiche del vero promosse dai “macchaioli”, si distingue per un’interpretazione libera e personale del ritratto. Dopo un breve soggiorno di sei mesi a Londra nell’ottobre del 1871, Boldini si sposta a Parigi, dove rimane fino alla morte, facendo della capitale francese la sua seconda patria. Grazie ad uno spiccato talento, studia e assorbe le differenti tendenze artistiche in voga al tempo: dalla pittura di genere e in costume di Mariano Fortuny e Ernest Meissonier di cui, durante gli anni Settanta, diviene l’erede, a quella di paesaggio e soprattutto di vita moderna della quale offre una personale declinazione facendo tesoro delle innovative lezioni di Eduard Manet e Edgar Degas, oltre che delle poetiche dell’impressionismo.
Grazie a queste esperienze, ma anche ad una vasta cultura del museo, Boldini sviluppa uno stile originale e sofisticato con il quale rinnova l’antica pratica del ritratto, genere al quale si dedica in maniera pressoché esclusiva a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento divenendo, anche grazie a una notevole capacità imprenditoriale, uno dei più richiesti interpreti del ritratto di società. Contestualmente, l’artista si dedica a interessanti declinazioni di una pittura di oggetti e luoghi a lui cari, non destinata al mercato e caratterizzata da uno stile personalissimo, emblematica della sensibilità della fin de siècle: fra tutti, gli affascinanti interni della sua casa e atelier o le vibranti vedute della laguna di Venezia.
Frutto di una collaborazione che permetterà la realizzazione di una grande mostra dedicata a De Nittis al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, la rassegna Boldini. L’incantesimo della pittura intende presentare l’opera di questo grande maestro in ogni aspetto e ambito della sua produzione, dal paesaggio alla natura morta, dalle vedute di città al ritratto, sia quello intimo che ritrae amici e colleghi, che quello di società che gli ha regalato successo e fortuna. Grazie all’ampiezza della collezione del Museo Boldini di Ferrara  la più estesa e rappresentativa raccolta pubblica intitolata al maestro una straordinaria selezione di quasi 70 opere permetterà di ripercorrere, in maniera esaustiva, i principali snodi della sua vicenda artistica, dalle vibranti prove degli anni fiorentini ai grandi dipinti della maturità, iconici capolavori della Belle Époque come il Piccolo Subercaseaux, i ritratti ‘alla moda’ della Contessa de Leusse, della Principessa Eulalia e Fuoco d’artificio o la magnetica effigie della Signora in rosa, emblematica di una nuova rappresentazione, nervosa ed elegante, della femminilità moderna.
Le due mostre organizzate a Barletta e Ferrara rappresentano l’epilogo virtuoso di un progetto a lungo meditato e fortemente voluto dalle due Istituzioni museali e la piena attuazione di un proficuo scambio culturale e professionale tra enti pubblici.
‘Il patrimonio artistico è un bene comune e in quanto tale è importante che sia ammirato e apprezzato da tanti’ ha detto il sindaco di Barletta, Cosimo Cannito “e in sedi prestigiose come il Palazzo dei Diamanti di Ferrara o Palazzo Della Marra a Barletta, vista anche l’affinità degli artisti di cui si tratta e i progetti di ricerca del Museo Giovanni Boldini e della nostra Pinacoteca”. “Per De Nittis abbiamo grandi ambizioni, su tutte quella di conferirgli la giusta dimensione internazionale – ha concluso il primo cittadino”  quella stessa che caratterizzò l’opera e la vita dell’artista barlettano.

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Mostra Giovanni Anselmo: “Entrare nell’opera”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 novembre 2019

Roma martedì 12 novembre 2019, ore 11.00 Accademia Nazionale di San Luca Piazza dell’Accademia di San Luca 77 si terrà all’Accademia Nazionale di San Luca la presentazione stampa della mostra Entrare nell’opera, dell’artista Giovanni Anselmo.
In occasione del conferimento del Premio Presidente della Repubblica 2016 per la Scultura a Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, 1934), l’Accademia ha invitato l’artista a disegnare un percorso espositivo appositamente pensato per gli spazi di Palazzo Carpegna, in una retrospettiva che ripercorra gli oltre cinquanta anni della sua attività. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 13 novembre 2019 al 31 gennaio 2020.

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“Potpourri”: Mostra collettiva di arte contemporanea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Roma domenica 17 novembre 2019 alle ore 12.00 (la mostra sarà visibile fin al 28 dicembre 2019) Galleria Studio CiCo via Gallese 8/10/12/ inaugura una mostra collettiva di arte contemporanea, dove esporranno le loro opere 8 artisti di varie città italiane e un artista russo. La mostra è composta di due sezioni: una fotografica e una pittorica. La mescolanza di questi due modi di “fare” arte si presenta molto armonica, nonostante le tecniche diametralmente opposte hanno in comune l’espressione dei sentimenti e dello stupore…. L’arte è sempre stata e sarà sempre un veicolo di comunicazione dell’animo umano, che sia rivolto ai sentimenti, che sia rivolto all’estasi, che sia rivolto alla magia dei colori e ancora per testimoniare l’ epoca in cui viviamo…..
KOOZMA CORBUT un fotografo poliedrico di origine russa ci presenta delle opere di grandi dimensioni, sono foto di donne “angeliche” o “demoniache”….tutto dipende dalla lettura del visitatore, il quale soffermandosi su alcuni dettagli dell’ opera può dare una diversa interpretazione all’ opera stessa una sorta di sofisticata ambiguità condita da un grande talento fotografico.
ANNALISART uno pseudonimo di un’ artista proveniente dal nord Italia espone le sue opere che sono ad olio sia su legno che su tela. L’ intensità emotiva che emana dalle sue opere è fortissima e al contempo delicata come le immagini di un sogno o di un ricordo, i sui grigi sono interrotti dall’ intensità dei sui rossi intensi e corposi e le sue figure sono allungate, flessuose come a voler idealizzare la figura femminile….
DANIELA VERONESE altra artista che arriva da Milano, ha un background di tecnica pittorica classica incomparabile, che nel tempo ha si è evoluto in uno stile tutto personale e pieno di vibrazioni cromatiche: che da un lato rendono l’ immagine non definita nella maniera tradizionale e da un altro punto di vista le sue immagini spesso legate ai suoi levrieri assumono con una sapiente sezione di colori una tridimensionalità inconsueta, che danno una sensazione di movimento prismatico.
CLAUDIO PIO fotografo romano mago della luce e re delle ombre… Le sue opere sono la quinta essenza della perfezione, il movimento delle sue modelle viene colto nell’ attimo sublime….quando la luce esalta in una sola frazione di secondo l’ immagine perfetta. I suoi scatti sono dei dipinti fatti con la luce e le ombre e le sue mille sfumature di grigio sono intense come se fossero dei colori…
MARCO BRUNELLI ci presenta delle opere eseguite sia in china che ad olio di varie dimensioni. La peculiarità delle opere di questo artista è la maniacale perfezione del dettaglio: finestre con occhi, mongolfiere antropomorfe, strade che diventano serpenti…una giostra onirica dove la fantasia di questo artista si esprime in tutte le direzioni con un unico comun denominatore “l’uomo” includendo tutti i suoi sogni o incubi e tutti i suoi desideri.
MIRIAM BRANCIA donna e artista volitiva ci presenta i suoi “Sette vizi capitali” opere eseguite ad olio su tela che emanano un energia quasi primordiale, legata sia al movimento delle sue figure che all’ intensità cromatica fuori del comune, un turbine di energia che cattura la tela, lo sguardo e l’ attenzione “una joie de vivre” che coinvolge e ci trascina nel suo mondo fatto di emozioni e vitalità…
FRANCO BACCI un grande fotografo che nella sua linghissima carriera ha fotografato moltissimi soggetti, ma in questa colletiva e comunque in questo suo ultimo periodo si è dedicato al gioco del doppoi significato “dell’ interno e dell’ esterno” quello che si vede e quello che non si vede …quello che non si conosce e quello che fa parte di noi…con la maestria di un fotografo di altri tempi ci racconta la vita di oggi (con annessi tutti i segreti)con le sfumature di un poeta della luce…

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Mostra Guy Harloff: Alchimie e sinestesie

Posted by fidest press agency su martedì, 5 novembre 2019

Milano. Inaugurazione mercoledì 6 novembre ore 18.30 Centro Culturale di Milano Largo Corsia dei Servi, 4 (7 novembre – 5 dicembre 2019) a cura di Serena Redaelli e on performance jazz del quintetto Jazz Rain e voce di Sania Gargano. Il percorso espositivo presenta oltre quaranta opere su carta realizzate dalla metà degli anni Cinquanta fino a tutti gli anni Ottanta, in dialogo con i più stimolanti temi culturali e artistici coltivati dall’artista, a testimonianza dell’evoluzione della sua complessa quanto inconfondibile poetica. Sono proposte inoltre fotografie di Roberto Masotti dall’Archivio Lelli e Masotti, cover di dischi jazz disegnate da Harloff, foto documentarie, libri e cataloghi particolarmente rari, un prezioso esemplare di tappeto caucasico (courtesy Mirco Cattai FineArt&AntiqueRugs, Milano) a confronto con i Tapis harloffiani, oltre ad una serie di riletture pittoriche dell’opera di Guy Harloff firmate dalla giovane artista Linda Orbac.L’esposizione prevede, infine, la proiezione di due cortometraggi realizzati da Harloff, appassionato cinefilo, finora rimasti inediti e concepiti dall’autore come integrazione della sua produzione pittorica.L’importante rassegna, curata da Serena Redaelli, è organizzata dallo Studio d’arte Nicoletta Colombo, sede dell’Archivio Guy Harloff, e si avvale dei prestigiosi patrocini di Commissione Europea, Regione Lombardia, Comune di Milano. L’evento è inoltre inserito nella programmazione di BOOKCITY MILANO 2019 e nella rassegna JAZZMI 2019. Orari lunedì-venerdì ore 10-13; 14-18.30 | sabato ore 15.30-19 Ingresso gratuito (fonte: http://www.centroculturaledimilano.it/)

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Mostra su Salvador Dalì

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Milano giovedì 7 novembre alle 18 Art Gallery in via Ampère 102 inaugurazione dell’attesissima mostra su Salvador Dalì. La rassegna, intitolata Nel nome del padre e del figlio, organizzata e presentata dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, vedrà i contributi anche di altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. In primis dell’artista José Dalì, figlio dell’artista più eccentrico mai esistito, che qui porterà diversi scatti inediti che lo ritraggono assieme al padre, oltre che ad alcune sue opere. Interverrà anche il fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo. L’occasione è unica per approfondire, assieme a Josè, degli aspetti del vissuto del genio del surrealismo onirico ed anche alcune delle sue più grandi opere.
“Mio padre e mia madre non avevano il tempo di occuparsi di me- spiega Josè Dalì-, quindi le poche volte che lo vedevo si divertiva a farmi gli scherzi. Qualche volta faceva finta di morire o di sentirsi male, si bloccava per vedere la mia reazione. Oppure cercava di instaurare in me una specie di reazione a catena, mi portava sulla spiaggia di Port Lligat a vedere le rocce erose dal mare e dal vento invitandomi a descrivere il tipo di animale a cui poteva somigliare la roccia”. Ed è proprio attraverso questi giochi che nel giovane Dalì scatta quella scintilla creativa che l’ha poi portato a intraprendere un percorso artistico personale. Accessibile fino a giovedì 21 novembre, è possibile visitare la mostra Nel nome del padre e del figlio dal lunedì al sabato dalle 14.30 alle 19. L’ingresso è libero.

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Mostra interattiva “I Volti di Plinio”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Como 1-10 novembre (giorni festivi 10,30 – 19,30 e feriali 13,30 – 19,30, Ingresso libero) apre la mostra interattiva: “I VOLTI DI PLINIO. NATURA EST VITA”, di Fondazione Alessandro Volta curata da Accademia Pliniana: fino al 10 Novembre. Il visitatore sarà guidato in un coinvolgente percorso per esplorare la figura di Plinio il Vecchio – nato proprio a Como il 23 o 24 d.C. – e l’influenza senza tempo della sua opera letteraria, giunta da Roma antica con eco universale fino ai giorni nostri.
I visitatori avranno la straordinaria opportunità di osservare ciò che alcuni ritengono essere i resti del cranio dell’eroico ammiraglio. Grazie ad un’operazione di coordinamento tra il Museo Storico dell’Arte Sanitaria di Roma e la Fondazione Alessandro Volta, il discusso e suggestivo reperto – rinvenuto a inizio Novecento nei pressi dell’Antico porto di Pompei – sarà trasportato a Como per l’occasione.Plinio il Vecchio morì coordinando le operazioni di soccorso durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. : in mostra anche una coinvolgente ricostruzione storica virtuale sull’eruzione del Vesuvio, fornita in esclusiva dal MAV (Museo Archeologico Virtuale) di Ercolano, che sarà circondata da suggestive proiezioni parietali che ricostruiscono alcuni lati dei tanti volti di Plinio. L’allestimento prevede inoltre una installazione con le iconografie di Plinio ideata e realizzata dalla fotografa Margot Errante, che ha collaborato alla curatela di Accademia Pliniana. Sarà un inedito percorso multimediale: i maggiori temi trattati dalla monumentale Naturalis Historia, così come la ricostruzione della biografia di Plinio, saranno proposti al pubblico con una chiave di lettura innovativa, senza contravvenire al massimo rigore scientifico. Il progetto della mostra intende dare avvio a Como al percorso per celebrare il bimillenario pliniano (2023/2024), proprio quando anche il Pantheon compilato dal MIT di Boston ci dice che Plinio il Vecchio e suo nipote sono i due personaggi comaschi che hanno maggiormente influenzato la cultura dell’umanità e ancora i più tradotti e cercati su Wikipedia, l’enciclopedia libera, ultima discendente della Naturalis historia pliniana. La Mostra sarà a aperta a scuole e gruppi anche la mattina.

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Bordighera:inaugurazione della mostra di pittura di Ionela Scripnic

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

Bordighera. Verrà inaugurata il 1° novembre, al centro culturale dell’ex chiesa Anglicana di Bordighera, la mostra personale di pittura di Ionela Scripnic, che resterà aperta tutti i giorni dalle 15.30 alle 18.30, fino al 17 novembre. L’arte fashion ‘dipinti da indossare’ sarà proposta su alcuni capi di cashmere e lana dell’atelier Carla Quaglia di Savona.
Calato il sipario sulla Biennale Milano 2019 (quartiere Brera), kermesse di forte risonanza mediatica e di indiscusso successo per Ionela Scripnic, saranno esposte 40 sue opere in acrilico su tela, di assoluto cromatismo e notevole matericità. Pennello e spatola si muovono sulla tela con energia e disinvoltura creando un magma, espressivamente misterioso, di eclettici sentimenti e donando visioni di simbolismi ed emozioni surreali. (by Christian Flammia)

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Mostra Emilio Scanavino: Genesi delle forme

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

Parma Palazzo Pigorini 10 novembre – 15 dicembre 2019. L’inaugurazione avverrà sabato 9 novembre alle 17.30 nelle sale di Palazzo Pigorini Strada della Repubblica 29/A, Inaugurazione Sabato 9 novembre, ore 17.30 Date 10 novembre – 15 dicembre 2019Orari Giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 | Sabato e domenica dalle 10 alle 18.30 Ingresso libero, a cura di Cristina Casero ed Elisabetta Longari in collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino e il sostegno del Comune di Parma. La rassegna offre una lettura inedita dell’opera di Emilio Scanavino (Genova, 1922–1986), artista che è stato protagonista della stagione italiana della pittura informale negli anni Cinquanta, aggiornando poi i suoi modi nei decenni seguenti lungo una traiettoria personale e coerente.
Nelle sue fotografie Scanavino immortala brani di realtà – corde, innesti, insetti, muri, nodi, pietre -, tutti elementi che qui diventano forme primarie, archetipi, il cui senso va oltre il loro significato letterale. Come evidenzia una delle due curatrici, Elisabetta Longari, “la fotografia aiuta Scanavino a leggere con evidenza il carattere particolare della materia, ne capta la qualità, la struttura segreta”, e quindi il motivo per cui egli ricorre a questo strumento espressivo è “la conoscenza, la più profonda e diretta possibile. La fotografia in questo quadro si rivela un ottimo strumento d’indagine, l’obiettivo è un occhio ravvicinato cui non sfugge nulla, o comunque che sa cogliere ciò che l’occhio umano non afferra”. L’artista, dunque, assegna alla fotografia un ruolo fondamentale nel processo di genesi delle forme del suo immaginario, non fondato soltanto sulla sua invenzione, sulla sua immaginazione, ma capace di trarre forza anche da quella ricognizione sulla realtà che egli compie anche attraverso il mezzo fotografico.
Emilio Scanavino (Genova, 1922 – Milano, 1986), conseguito il diploma artistico, nel 1942 si iscrive alla Facoltà di Architettura dell’Università di Milano, ma interrompe gli studi a seguito della chiamata alle armi. Nel 1947 Scanavino si reca per la prima volta a Parigi dove soggiorna qualche tempo e, accanto ai critici, incontra i poeti e gli artisti, Edouard Jaguer, Wols, Camille Bryen. L’esperienza parigina si rivelerà fondamentale nel suo percorso stilistico, in particolare per gli echi del postcubismo che assimila e interpreta in chiave personale fin dal 1948, quando espone alla Galleria l’Isola di Genova. Nel 1950 alla XXV Biennale di Venezia espone Soliloquio musicale e suscita l’attenzione della critica. Sarà invitato alla Biennale di Venezia anche nel 1954, nel 1958 e nel 1960 con una sala personale. Nel 1951, in occasione di una mostra personale alla londinese Galérie Apollinaire, trascorre un periodo a Londra, dove viene profondamente colpito dall’opera di Bacon, Sutherland e Matta. Dal 1968 lavora sempre di più a Calice Ligure, avendovi stabilito una comunità artistica, specialmente dedita alle attività artigianali e alla ceramica. Alla sua opera sono state dedicate mostre personali presso la Kunsthalle di Darmstadt (1973), Palazzo Grassi di Venezia (1973) e Palazzo Reale di Milano (1974).

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Mostra “Alfabeti pittorici. Opere scelte dagli anni ’60 ad oggi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) dal 30 ottobre 2019 al 30 gennaio 2020,Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO mostra “Alfabeti pittorici. Opere scelte dagli anni ’60 ad oggi”, una collettiva che permette di documentare, attraverso lo sguardo attento del collezionista, la complessa vicenda artistica passata e recente, avvalendosi di alfabeti, linguaggi e modalità prettamente estetiche e di forte impatto emotivo.A partire da una base comune (che funziona quasi come un primitivo DNA), materiali, colori, segni grafici, alfabeti si caratterizzano in tantissime varianti, grazie alla creatività dei diversi artisti presentati in questa mostra, come Jean Fautrier, Marco Gastini e Giorgio Milani.Nei lavori di Jean Fautrier (1898-1964), uno tra i principali interpreti dell’Informale – in esposizione è stato scelto di presentare un dipinto del 1957 – non si ritrovano figure, storie, composizioni geometriche o vivaci soluzioni cromatiche ma, protagonista dell’opera, diventa la materia: vitale e di grande energia evocativa; concrezioni spesse e rugose di colore, che si stagliano compatte su fondali amorfi.La storia di Marco Gastini (1938-2018) – come quella di altri artisti presenti in questa mostra – è davvero infinita e ricca di esperienze importanti che hanno attraversato l’arte italiana e contemporanea. La sua opera s’interseca con pittura, scultura, materiali. La sapienza di Gastini è nel far sì che l’opera si dipani nello spazio e ne reinventi le tensioni che sottendono al volume architettonico, per cui la pittura che si tesse al suo interno non potrà che creare forti emozioni.
Giorgio Milani (1946), artista che ha fatto invece della scrittura, del segno e dell’alfabeto il centro della sua ricerca, nonché una vera e propria identità artistica, è presente con due “Sindoni di Gutenberg”. Tecnicamente sono grandi teli di lino che, una volta posati su un Poetario (realizzato con 1867 fregi, cliché e caratteri tipografici di legno che simboleggiano il vasto patrimonio culturale dell’antico Occidente), vengono lavorati a spatola con un impasto di cera e colore ad olio. In queste opere l’immagine delle lettere si rivela in negativo: emergono acrome mentre ombre di colore tracciano le intercapedini. In esposizione anche opere di Giorgio Griffa, Herbert Hamak, Nunzio, Angelo Savelli.La collettiva sarà visitabile fino al 30 gennaio 2020, tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi. Ingresso libero.www.duemilanovecento.it

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Mostra Micaela Lattanzio: Corpus Imago a cura di Alessia Carlino

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

Roma Sabato 26 Ottobre 2019 (27 Ottobre 2019 – 31 Gennaio 2020) Galleria Emmeotto Via di Monte Giordano,36 Palazzo Taverna. Il lavoro di Micaela Lattanzio si sviluppa in un percorso suddiviso in tre capitoli che narrano, di stanza in stanza, l’evoluzione del corpus nella sua forma e nella sua natura. Nel primo capitolo dedicato alla serie Fragmenta, l’artista costruisce attraverso lo strumento della frammentazione l’immagine di molteplici configurazioni visuali.
Il corpo espande il suo raggio d’azione ondeggiando in uno spazio illimitato. Le fisionomie si disperdono dalle proprie fattezze, tessono trame di un’inedita prospettiva geografica, i tasselli d’epidermide si ricompongono nella mescolanza di pelle, ciglia, capelli, unghie in una geometria dai contorni organici e sociali. In questo spazio dai confini illimitati l’artista, deus ex machina, racconta il corpus nella sua condizione impossibile: perdere il proprio aspetto per proporsi allo sguardo come Imago, ovvero come una raffigurazione indecifrabile che si compie al di là di ogni linguaggio identitario.
Nel secondo capitolo del progetto espositivo, il corpus si evolve in un giardino straordinario.Florilegio è la scelta antologica di opere esemplari, è un hortus conclusus dove i bulbi più rari e le piante più esotiche vengono raccolte e collezionate. Nella visione di Micaela Lattanzio, il florilegio rappresenta la summa estetica del corpus: la pelle diviene petalo esibendo la simultaneità del taglio (già operato in Fragmenta) e della sua ricomposizione contenuta nelle materiche fattezze edonistico-floreali. 48 steli sorreggono antropomorfici boccioli, in un semicerchio architettonico i sensi vengono inclusi all’interno di un disegno sinestetico: grazie all’intervento di PROFVMVM ROMA, azienda creatrice di fragranze, i boccioli di epidermide prendono vita nella loro dimensione olfattiva.
L’ultimo capitolo svela la Cosmogonia del corpus: i tratti fisionomici sono solo un celato suggerimento, la carne è divenuta materia celeste, lo spazio assume una dimensione fugace. “La visione di un corpo che oscilla in uno spazio cosmico, simile a una galassia, e si deposita in sedimenti che la propria densità 0ffre al toccare”. Nelle parole di Nancy ritroviamo il fulcro della rappresentazione: il corpus, secondo il criterio dell’artista, non è più reale, ma intimamente immerso in una interrogazione trascendente, ovvero come sia possibile venire alla luce. In questo gioco innescato dal dialogo tra visibile ed invisibile, Micaela Lattanzio decostruisce la figura, dimentica la forma, dissemina nuove configurazioni immaginifiche per accompagnarci nell’atto del guardare, che è, in ultima istanza, vedere se stessi.
Micaela Lattanzio nasce a Roma nel 1981, dove attualmente vive e lavora. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma laureandosi nel 2005 con una tesi incentrata sull’antropologia del viaggio in collaborazione con l’università dell’Habana, Cuba.
web: http://www.emmeotto.net Visite su appuntamento Chiusura: Domenica e festivi.

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