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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Posts Tagged ‘mostra’

Mostra bibliografica: Orange the World

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

Roma Lunedì 20 Novembre 2017, ore 9:00 / 10 Dicembre 2017 Sala della Biblioteca di Scienze della Formazione Via Milazzo 11 b. La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite ed è celebrata il 25 novembre, data che segna l’inizio di sedici giorni di attivismo (che si estendono fino alla Giornata dei diritti umani del 10 dicembre) contro la violenza basata sul genere, che hanno lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere ad agire per il cambiamento. Il colore scelto per l’iniziativa è l’arancio.

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Mostra personale di Gianni Piacentino

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

gianni piacentinoRoma, Galleria Mucciaccia Largo della Fontanella di Borghese 89 Giovedì 23 novembre 2017, alle ore 18.30 alla Galleria Mucciaccia verrà inaugurata la mostra personale di Gianni Piacentino con oltre trenta opere in mostra dal 1966 ai giorni nostri, un’occasione unica per incontrare il lavoro di questo autore, una delle figure più interessanti e uniche del panorama artistico internazionale, che segue le sue recenti antologiche museali al Centre d’Art Contemporain di Ginevra (2013) e alla Fondazione Prada di Milano (2015-2016).
La mostra, aperta al pubblico fino al 15 gennaio 2018, traccia il percorso di Piacentino non in senso puramente cronologico, quanto piuttosto secondo una chiave di lettura che lo stesso artista offre del proprio lavoro, scegliendo di intrecciare lavori storici e recentissimi, a sottolineare gli elementi di continuità nella sua opera, ma anche di specificità dei singoli momenti e periodi.
Novità assoluta, presentata al pubblico per la prima volta in questa occasione, sono i recentissimi lavori METALLIC, che rivisitano i monocromi del 1965 in colori metallici sempre di origine industriale, e TRANS-CHROME, nei quali l’artista riprende forme, dimensioni e colorazioni di sue opere storiche degli anni 1966-67, modificandone però le cromie attraverso una particolare tecnica di lavorazione delle superfici, con una finitura cromo trasparente che li attualizza in inedite luminosità cangianti.
Queste opere evidenziano una sorta di cortocircuito temporale tra classicità e contemporaneità: secondo una visione che egli stesso definisce di “auto-manierismo”, Piacentino lavora sul colore come materia concreta, innestandovi i suoi caratteristici trattamenti e procedimenti altamente tecnologici, direttamente ispirati all’estetica e alla lavorazione industriale. Ne risulta così un inedito virtuosismo luministico, che richiama esplicitamente grandi maestri del passato, dai fondi oro delle icone bizantine, ai morbidi velluti di Tiziano, ai riflessi del celebre orecchino di perla di Vermeer, che Piacentino traduce in termini contemporanei nel linguaggio aniconico delle sue opere.
Tra le opere degli anni Sessanta presenti in mostra, si segnala in particolare YELLOW-OCHRE FENCE OBJECT (1967-68), che venne esposta nella storica mostra “Arte povera” alla Galleria De’ Foscherari di Bologna nel 1968.
La mostra è anche una rara occasione per vedere un numero rilevante di opere pittoriche di Piacentino, esposte in dialogo con le sue più note sculture: anche in questo caso alcuni lavori riprendono in una chiave di indagine luministica, con i nuovi colori metallici, iconografie legate ai celebri cicli dei “velivoli”, ispirati negli anni Settanta ai Fratelli Wright, che costruirono il primo aereo capace di volare (1903), e negli anni Ottanta agli idrovolanti delle transvolate atlantiche di Italo Balbo.
La mostra è accompagnata da una monografia bilingue (Cambi editore), a cura di Francesca Pola, la cui copertina è stata ideata appositamente dall’artista. Include un’ampia antologia critica che rende conto della precoce e ininterrotta fortuna internazionale dell’opera dell’autore, le riproduzioni di tutte le opere esposte e un ricco apparato di contestualizzazione, articolato tra disegni, progetti, foto biografiche e di repertorio, allestimenti storici, cataloghi, inviti e altri documenti di varia natura.
Note biografiche:
Nato a Coazze (To) nel 1945, Gianni Piacentino esordisce alla metà degli anni Sessanta nel gruppo dell’Arte Povera che abbandona presto per dedicarsi alla realizzare prototipi di curiosi veicoli a due e a tre ruote con materiali industriali, sculture dalle forme geometriche essenziali realizzate in legno plastificato e verniciato e sviluppando, parallelamente, un’originale idea di pittura.
I suoi lavori sono stati esposti in Europa fin dal 1966 in spazi pubblici quali il Palais des Beaux Arts, Brussels, il Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; la Galleria d’Arte Moderna di Bologna e Palazzo delle Esposizioni a Roma; la National Galerie di Berlino, Gesellschaft für Aktuelle Kunst a Bremen e il Museum am Ostwall a Dortmund; PS1 a New York oltre a numerose gallerie private. Nel 1977 è stato invitato a partecipare a Documenta 6 e nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia. I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti della Galleria d’Arte Moderna di Torino e del museo di Reggio Emilia, del Power Institute of Fine Arts di Sidney (Australia), della National Galerie di Berlino e del Neuen Museums Weserburg, Bremen. (Apertura al pubblico: 24 novembre 2017 – 15 gennaio 2018 Orari: dal lunedì al sabato 10.00 – 19.30; domenica chiuso Apertura straordinaria: domenica 10 e domenica 17 dicembre Chiuso: 8 – 24 – 25 – 26 – 31 dicembre, 1° – 6 – 7 gennaio)

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Inaugurazione mostra “Caos” dell’artista francese Alain Eugène Régnier

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 novembre 2017

caoscaos1Milano. Sabato 18 novembre dalle 15.30 alle 19.30 inaugura in anteprima italiana a Milano, al centro culturale La Casa di Vetro via Luisa Sanfelice, 3, la personale dell’artista Alain Eugène Régnier, pittore francese con un passato nella pubblicità che ama la pittura astratta e concettuale almeno quanto la grafica e il fumetto. (Periodo di esposizione: Dal 18 novembre 2017 al 2 dicembre 2018Giorni e orari:
Da lunedì al sabato dalle 15:30 alle 19:30 Ultimo ingresso alle 19:00 Giovedì dalle 15:30 alle 18:00
Ultimo ingresso alle 17:30 Domenica chiuso) La mostra “Caos”, in programma fino al 2 dicembre, riunisce le sue passioni e la sua ricerca artistica in un’unica grande esposizione. In mostra infatti sono esposte le sue opere, dal piccolo al grandissimo formato, tratte in parte dalla sua serie dedicata alla nascita e alla vita e in parte dalla sua serie dedicata al personaggio, di sua invenzione, del “Grognon”.Il contenuto del primo gruppo di opere rappresenta il caos primordiale da cui non solo si è generato l’intero universo ma continua in ogni momento a ri-generarsi la vita. È infatti attraverso il caotico riprodursi a livello cellulare degli esseri viventi che la vita si rinnova nell’eternità. A rappresentare simbolicamente il concetto, è mostrata sulla tela, in una personale e immaginaria interpretazione personale, l’eterna danza tra spermatozoi maschili e ovuli femminili che permette alla nostra specie di riprodursi e perpetuarsi nel tempo.Nel secondo gruppo di opere a essere protagonisti sono i “Grognons”, personaggi stilizzati e fumettistici pieni di vitalità umana che brontolano e grugniscono tutto il tempo come suggerisce il loro stesso nome. Sono loro a rappresentare invece cosa viene dopo il caos creativo dell’universo e della fecondazione. Cioè la vita quotidiana in ogni sua sfumatura emozionale e umorale. Ad affiancare il personaggio del “Grognon”, anzi a interagire con lui nella pantomina su tela della vita, un papavero rosso, il fiore di Morfeo, il dio del sonno, ma anche fiore simbolo, per l’artista, della fertilità.A caratterizzare l’arte di Alain Eugène Régnier, dai cromatismi estremamente saturi e brillanti, un uso di grande impatto del colore, reso denso e materico dalle ripetute pennellate sulla tela. (foto: caos)

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Sgarbi presenta la mostra “Luciano Ventrone Matrix”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

Luciano VentroneSgarbi Vittorio 10Roma giovedì 16 novembre ore 15.00, Residenza Aldega, C.so V. Emanuele II, 21 Vittorio Sgarbi presenta la mostra “Luciano Ventrone Matrix” alla presenza dell’autore. Dopo l’anteprima di 9 opere esposte dal mese di agosto, il Museo Civico Archeologico e Pinacoteca “Edilberto Rosa” di Amelia (Terni) ospita, negli splendidi locali dell’ex Collegio Boccarini, in origine un convento francescano del XIII-XIV secolo, un’antologica di 30 dipinti di Luciano Ventrone nella mostra personale “MATRIX. Oltre la realtà-Beyond reality”, con l’intento di farne conoscere la produzione più recente. Dal 19 novembre 2017 al 25 febbraio 2018 la mostra, con l’estensione di dipinti di Ventrone distribuiti nelle sale espositive ai piani superiori, offrirà al visitatore un inedito confronto con la celebre collezione archeologica del Museo, in cui spiccano la celebre statua bronzea del generale romano Nerone Claudio Druso, detto Germanico, rinvenuta nel 1963 e l’ara “di Dioniso”, un Luciano Ventrone1bellissimo esemplare in marmo risalente al I secolo d.C., sulla cui fronte è scolpita la leggendaria nascita del dio.
Alcuni dei reperti conservati all’interno del Museo, in particolare i pregevoli capitelli dell’antica Ameria (il nome di Amelia in epoca romana) raccolti negli scavi della città e nei suoi dintorni, sono stati di ispirazione per Ventrone, dagli inizi degli anni Ottanta, per la realizzazione di alcune delle sue famose nature morte. Nella strabiliante tecnica di Ventrone la fotografia, ieri analogica oggi digitale, è un punto di partenza, dal quale decorre l’astrazione del soggetto, che si priva del suo essere materia per divenire un reticolo pulviscolare dalle fattezze di punti di luce e colore.
La mostra, promossa dalla Città di Amelia, dall’Assessorato alla Cultura, è organizzata dall’Associazione Archivi Ventrone in collaborazione con Sistema Museo. L’esposizione è a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

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Ettore Sottsass: Oltre il design

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

Per esame di arredamentoParma Abbazia di Valserena, Strada Viazza di Paradigna, 1, 18 novembre 2017 alle ore 14 apre al pubblico la mostra Ettore Sottsass. Oltre il design, prodotta e organizzata dallo CSAC dell’Università di Parma e curata in stretta collaborazione con un gruppo di lavoro composto da storici dell’architettura, del design e dell’arte contemporanea, designer e archivisti.
Nel 1979 Ettore Sottsass donò allo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione oltre 14.000 materiali progettuali (schizzi, bozzetti e disegni) e 24 sculture. Nel centenario della nascita dell’autore, proprio a partire da questa preziosa donazione, lo CSAC ha promosso un importante progetto espositivo ed editoriale con il patrocinio del Comune di Parma.
L’ampio e intenso lavoro di catalogazione e digitalizzazione dell’intero fondo, sarà restituito nel catalogo a stampa Ettore Sottsass 1922-1978 (Silvana editoriale, 2017), pubblicato in occasione della mostra Ettore Sottsass. Oltre il design. L’esposizione è costituita da circa 700 pezzi selezionati all’interno dell’archivio e allestiti secondo una struttura narrativa cronologica (a partire da un disegno infantile del 1922), che fa emergere alcune costanti visive e metodologiche dell’autore interpretando il percorso espositivo dell’Archivio-Museo CSAC. Il titolo della mostra rimanda infatti alla pratica di lavoro propria di Sottsass, che travalica la specificità della sua attività di designer verso una visione più allargata, in cui il disegno ha una centralità assoluta, come strumento di progettazione ma prima e soprattutto come momento di riflessione e di verifica formale.
Il pianeta come festivalMostra e catalogo sono stati realizzati da un gruppo di lavoro comprendente Francesca Balena Arista (Politecnico di Milano) che ha approfondito la collaborazione di Sottsass con Poltronova, Elisa Boeri (Politecnico di Milano) che ha analizzato alcuni progetti di architettura degli anni ‘50, Giampiero Bosoni (Politecnico di Milano) che ha studiato il tema degli interni e il rapporto con il disegno degli oggetti, Federico Bucci (Politecnico di Milano) che ha studiato il rapporto con la cultura americana, Milco Carboni (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, Accademia di Belle Arti Mario Sironi – Sassari) che ha affrontato il rapporto con l’azienda Poltronova, Giulia Daolio (CSAC Università di Parma) che si è occupata della collaborazione con “il lambello” e della partecipazione ai Littoriali, Chiara Fauda Pichet (Politecnico di Milano) che ha approfondito alcuni progetti degli interni e il disegno dei gioielli, e Chiara Lecce (Politecnico di Milano) che ha studiato il disegno degli oggetti, Elisabetta Modena (CSAC Università di Parma) che ha studiato le partecipazioni di Sottsass alle Triennali di Milano, Emanuele Piccardo (storico dell’architettura) che ha indagato l’incontro di Sottsass con la cultura beat e radicale, Simona Riva (CSAC Università di Parma) che si è occupata delle ceramiche negli anni ‘60 e ‘70, Marco Scotti (CSAC Università di Parma) che ha ricostruito alcuni progetti espositivi, Marta Sironi (CSAC Università di Parma) che ha affrontato il progetto grafico editoriale degli anni ‘40, Marcella Turchetti (Associazione Archivio Storico Olivetti) la cui ricerca ha riguardato la lunga collaborazione con lo storico marchio di Ivrea, Marina Vignozzi Paszkowski (Archivio Industriale Bitossi – Fondazione Vittoriano Bitossi) che ha messo in luce il rapporto con Bitossi Ceramiche dagli anni ‘50, e Francesca Zanella (CSAC Università di Parma) che ha analizzato il ruolo dell’archivio e il rapporto tra progetto e ricerca visiva.Grafica e Allestimento della mostra, che occuperà fino all’otto di aprile i suggestivi spazi Disegni vari 1934-39dell’Abbazia cistercense di Valserena, sede dello CSAC, sono a cura di Daniele Ledda (xycomm) e Elisabetta Terragni (Studio Terragni Architetti).
Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, fondato nel 1968 da Arturo Carlo Quintavalle e situato nell’Abbazia cistercense di Valserena, raccoglie e conserva materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo. Lo CSAC oggi è uno spazio multifunzionale, dove si integrano un Archivio, un Museo e un Centro di Ricerca e Didattica. Una formula unica in Italia, che mantiene e potenzia le attività sino ad ora condotte di consulenza e collaborazione all’istruzione universitaria con seminari, workshop e tirocini, di organizzazione di mostre e pubblicazione dei rispettivi cataloghi (oltre 120 dal 1969 ad oggi), e di prestito e supporto ad esposizioni in altri musei tra cui la Triennale di Milano, il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Tokyo Design Center e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid. Ingresso: 10 euro. Sabato 18 novembre dalle 14 alle 19 il pubblico potrà accedere con biglietto ridotto 5 euro orari: Martedì, giovedì e venerdì dalle ore 15 alle ore 19 Mercoledì, sabato e domenica dalle ore 10 alle 19. (foto: Sottsass)

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“El gran Silencio” dell’artista Enrique Moya Gonzalez

Posted by fidest press agency su sabato, 4 novembre 2017

Moya GonzalezRoma mercoledì 15 novembre 2017 ore 19.00 dal 15 novembre al 15 dicembre 2017 dalle 10.00-13.00 16.00-19.00 dal martedì al sabato Chiusura : domenica e lunedì la Galleria triphè: via Delle Fosse di Castello 2 presenta “El gran Silencio” dell’artista Enrique Moya Gonzalez a cura di Maria Laura Perilli con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna e AEPE ( associacion Espanola de pintores y Escultores) “Le opere di Enrique Moya Gonzalez – scrive la curatrice Maria Laura Perilli – accolgono l’osservatore in uno spazio fatto di silenzi, tempi cadenzati, dimensioni rarefatte ed ovattate. L’opera di questo artista si propone come una suggestiva e colta accoglienza nei confronti di chi si accinge a percorrere la strada di questo ’’grande silenzio’’. Una tacita e taciuta dimensione nella quale, come funamboli su una corda, aleggiano disegni a matita di corpi quasi in trasparenza, farfalle bloccate per sempre in una non determinabile dimensione temporale e i libri, forse anche essi inseriti in un incerta falsa immortale sopravvivenza alla storia.
Nel libro sta, talvolta, una verità celata; nelle pagine bruciate rimangono anche fogli bianchi, risparmiati al sacrificio. In fondo, solo attraverso quegli scritti che giungono alle anime e alla loro libera interpretazione da lettori, si svela tra le righe, una verità celata, la propria verità e non quella universale. Nel non tutto bruciato e in una farfalla che si appoggia ,c’è la speranza di un rinnovato pensiero; un pensiero che non può esimersi dal non distruggere totalmente quella eventuale ”esposta” verità ,senza la quale ,non si scoverebbe una eventuale ”vera e propria” verità celata.
Enrique Moya GonzalezMi piace riportare una frase tratta dal libro Lettere ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci :” Appena affermi qualcosa, ne vedi il contrario. E magari ti accorgi che il contrario è valido quanto ciò che affermavi”. Il corpo, in tutte le sue parti, quasi come un contenitore interagisce con il libro: le mani per sostenerlo, gli occhi e la bocca per leggerlo, le orecchie per ascoltare il ritorno di ciò che si legge; tuttavia solo una parte è legata al libro da un filo invisibile: la mente. La mente, infatti, assorbe quella verità scritta e poi la rielabora. La metabolizza e, successivamente, entra nel grande silenzio della riflessione. La scatola corporea si rilassa, appoggia la testa e il peso di quella verità scivola via; il pensiero gira e svuota la mente per arrivare alla verità celata. Da qui la leggerezza dei corpi disegnati da Enrique Moya; la scatola del corpo non c’é più; è rimasta solo l’anima e il corpo diviene una trasparenza in lontananza, attraversata da parole e pensieri in piena e continua rielaborazione. In alcune opere poi l’immagine della verità è avvolta in una ovale cornice dorata sulla quale si poggia una impalpabile farfalla”.

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Mostra personale: “Ritratti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 novembre 2017

Caterina Sammartino.jpgCori Sabato 4 Novembre, alle ore 18:00, all’Art Cafè di via Madonna del Soccorso, Caterina Sammartino presenterà per la prima volta a Cori la sua mostra personale, “Ritratti”, aperta al pubblico fino al 4 Dicembre. Durante l’inaugurazione sarà possibile anche testare la sua bravura, commissionandole un ritratto, e gustare l’apericena presso il bistrot di proprietà di Anna Rita Del Ferraro, attenta conoscitrice e autrice, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Roma.Si tratta di una serie di quadri realizzati con varie tecniche, ma aventi un unico protagonista, il volto – “la parte più espressiva del corpo” – secondo l’artista, che in questo modo cerca di cogliere l’intimità dei soggetti rappresentati. Il lavoro finale sembra sfiorare la realtà esteriore trasfigurandola con quella interiore. Gli sguardi profondi lasciano trasparire l’anima delle persone ritratte e i colori mutano in base alle sensazioni della ritrattista.Caterina Sammartino nasce a Colleferro il 7 Novembre 1997. Dopo la maturità classica si è iscritta all’Accademia delle Belle Arti. Ha sperimentato la pittura dal vivo durante eventi musicali a Colleferro e Gaeta. Quest’anno ha partecipato alla realizzazione di un murales nei giardini di largo Boccaccio a Colleferro, per il progetto “Let’s colour walls of connection” promosso dall’ONG internazionale di Master Piece, ed ha esposto a Roma, in Via Margutta, e a Carpineto Romano.Con i suoi “Ritratti”, Caterina Sammartino aprirà il ciclo di esposizioni in programma nell’ambito della più ampia rassegna “Le Vie dell’Arte”. Dopo di lei altri sei artisti si avvicenderanno per un mese: Clarice Mele, Graziano Vendetta, Laura Mele, Mario Angiello, Michela Magni e Morris Modena. Mostreranno le loro opere che spaziano dalla pittura olio su tela a quella su stoffa, dalla fotografia ai fumetti, fino ai dipinti ad acquerello e a pastello.

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Mostra Mario Arlati: incomplete flags

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

arlatiarlati1Lugano (Svizzera) Contrada Sassello, 5 giovedì 9 novembre 2017 ore 18.00-21.00 alla presenza dell’artista la Galleria d’arte Contini presenta le nuove creazioni dell’artista Mario Arlati presso Aimo Room Concept Store di Lugano. Si tratta di oltre una quarantina di tele dove le bandiere di varie nazioni sono reinterpretate secondo il pennello e la tecnica artistica del maestro Arlati. La serie di Incomplete flags si sviluppa a partire da un progetto dell’Unione Europea, ed è un dichiarato omaggio alla pittura dell’artista Jasper Johns. Arlati pone una certa enfasi sul termine incomplete, rimarcando il ruolo attivo dello spettatore – che diviene spettatore emancipato, secondo la definizione di Jacques Rancière – il quale è chiamato, dietro l’input dell’artista, a completare l’opera con il proprio sguardo e la propria intuizione. L’utilizzo degli stracci macchiati incidentalmente dal pennello dell’artista o riciclati da laboratori di tintoria è un richiamo alla poetica di Arlati che molto attinge dall’arte povera, ed al contempo un nuovo gesto artistico. Spesso definita informale-materica, l’arte di Mario Arlati sfugge ad una qualunque definizione stilistica. I “corpi” dei arlati2suoi dipinti sono molto altro, sono terra, natura che di colpo si lacera per lasciare intravedere, attraverso le crepe/fessure, il colore, la vita. Le cromie spaziano da registri più freddi come il blu ed il nero (ombre e buio) al giallo e rosso (luce e passione).
Mario Arlati nasce a Milano nel 1947, dopo qualche anno di studi irregolari, si forma artisticamente alla Scuola d’Arte del Castello Sforzesco a Milano. Seguendo questo indirizzo, le prime opere sono nel più puro stile figurativo, ma negli anni ’70 scopre la sua dimensione ad Ibiza, piccola isola delle Baleari. Da allora Mario Arlati vive e lavora ad Ibiza parecchi mesi all’anno e le sue opere sono una chiara testimonianza del coinvolgimento artistico avvenuto. Dal figurativo passa infatti all’informale materico seguendo le tracce della scuola spagnola. I suoi “muri” sono la rappresentazione delle atmosfere solari dell’isola, della simbiosi che si crea tra uomo e natura, del continuo lavoro che il sole, il vento e il mare svolgono sull’opera dell’uomo, dando vita a prodotti unici e irripetibili. Mario Arlati vive e lavora tra Milano e Ibiza e dal 2001 è rappresentato in esclusiva dalla Galleria d’Arte Contini. (foto: arlati)

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Mostra dell’artista Aqua Aura

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

Aqua AuraReggio Emilia 2 dicembre 2017 – 14 gennaio 2018 Sinagoga di Reggio Emilia Via dell’Aquila 3/a, mostra dell’artista AQUA AURA Millennial Project A cura di Chiara Serri Inaugurazione: sabato 2 dicembre, ore 17.30 esposizione personale dell’artista Aqua Aura, a cura di Chiara Serri. La personale, realizzata con il sostegno di Co.O.Pe.Ra.Te. srl, è aperta al pubblico di venerdì ore 16.00-19.00, sabato e domenica ore 10.30-13.00 e 16.00-19.00; in data 19, 20, 26, 27 dicembre 2017 apertura straordinaria ore 10.30-13.00 e 16.00-19.00. Ingresso libero.
Il percorso espositivo ha inizio nell’aula centrale dell’edificio religioso, all’interno della quale è presentata la videoinstallazione sonora a tre canali video “Millennial Tears” (2017), che recepisce le esperienze maturate con le serie fotografiche del passato, aprendo tuttavia a nuove ricerche e linguaggi. La mostra prosegue, quindi, nelle stanze laterali, attraverso paesaggi ipnotici, quasi mistici, e nature morte contemporanee tratte rispettivamente dai cicli “Scintillation” (2015-2017) e “Void” (2013-2014), nati dalla composizione digitale di ritagli fotografici spesso autografi, per giungere infine alle ultime sale, dedicate alle sculture in alabastro della serie “Cages” (2017), che costituiscono l’esordio dell’artista in ambito plastico, e l’installazione “Eternity” (2017), che pone lo spettatore dinnanzi alla moltiplicazione del concetto di tempo: tempo dell’oggetto reale in relazione all’esperienza umana, tempo della rappresentazione, tempo di fruizione dell’opera stessa.
Aqua Aura2La videoinstallazione “Millennial Tears”, esperienza immersiva ed emozionale, assume un significato rilevante in relazione al luogo per la quale è pensata, ovvero la Sinagoga di Reggio Emilia, costruita nel ‘600 e rifondata nel XIX secolo. L’opera è dedicata alle Comunità Ebraiche e alla loro storia millenaria. Profondamente colpito da una visita al Museo Yad Vashem di Gerusalemme, e in particolare al Sacrario dello Yad Vashem, luogo chiuso nel quale viene continuamente letta la preghiera ebraica per i defunti, l’artista ha successivamente maturato il progetto tra i ghiacci islandesi, confrontandosi con un tema di grande attualità, ovvero il drammatico scioglimento della calotta artica. Dal lento sgretolamento delle lastre ghiacciate emergono memorie e attese, emozioni imprigionate nella solidità del ghiaccio nell’arco di millenni, lacrime di nascita a rinascita racchiuse in un canto. Nella videoinstallazione, composta da tre pannelli sui quali si alterna e si intreccia il racconto visivo dell’opera, assume grande importanza anche il paesaggio sonoro: sciabordio delle acque, fragore del ghiaccio e musica ebraica – “Kol Nidrei” – in versione strumentale e cantata.
La mostra “Millennial Project” è parte del libro “Lustro” (Vanillaedizioni, 2017), unitamente a “Somewhere out there”, esposizione curata da Matteo Galbiati ad Alessandria (Palazzo Cuttica e Sale d’Arte, 25 novembre 2017 – 28 gennaio 2018) e alla produzione di Aqua Aura degli ultimi cinque anni.
Aqua Aura si diploma al Liceo Artistico di Bergamo si laurea all’Accademia di Belle Arti di Brera, sezione Pittura. Prosegue la sua formazione in giro per il mondo, tra musei, laboratori di ricerca e Aqua Aura1spazi naturali. Le sue investigazioni si nutrono di studi sulla fisica astronomica, la fisica delle particelle, la biogenetica, la filosofia e la psicologia della percezione. In particolare, instaura un rapporto di collaborazione e di scambio, nell’ambito della ricerca scientifica, con la Fondazione ARISLA (Fondazione italiana di ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica), approfondendo lo studio sulla genesi e lo sviluppo delle immagini scientifiche. Negli ultimi anni il suo linguaggio si è mosso principalmente nell’ambito della fotografia e dell’arte digitale. Ha esposto in molte sedi istituzionali, gallerie e musei a livello internazionale, tra cui Berlino, Istanbul, Barcellona, Maastricht, Helsinki ed ha partecipato a numerose fiere d’arte in Italia e in Europa. Gli ultimi sviluppi del suo lavoro lo hanno portato, oltre che al mezzo fotografico, verso nuovi linguaggi, attraverso la realizzazione di cortometraggi, docufilm e opere di video-arte, fino alla realizzazione di installazioni e video-sculture. Nella veste di relatore, ha partecipato a numerosi convegni e conferenze rivolte all’arte contemporanea e alla ricerca scientifica in generale. Tiene lezioni su fotografia e arte contemporanea presso scuole private e fondazioni. (foto: Aqua Aura)

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27/mo Invideo: Mostra internazionale di video e cinema oltre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 ottobre 2017

posterMilano 27/ma edizione di INVIDEO, Mostra internazionale di video e cinema oltre, che si svolgerà a Milano dal 16 al 19 novembre allo Spazio Oberdan (v.le Vittorio Veneto, 2) e all’Istituto Europeo di Design (via Scesa, 4), organizzato da AIACE Milano per la direzione artistica di Romano Fattorossi e Sandra Lischi.In programma, come di consueto, la SELEZIONE INTERNAZIONALE con la presentazione al pubblico di trentatre titoli di ricerca e sperimentali, dei quali 10 anteprime italiane e 13 anteprime milanesi provenienti da tutto il mondo e prodotte tra il 2016 e il 2017.Tra gli eventi speciali l’incontro dal titolo Dialogo fra generazioni: Giuseppe Baresi e i giovani autori, al centro del quale vi sarà il confronto tra due generazioni: quella di Baresi, affermato autore indipendente e storico collaboratore di Studio Azzurro, i cui lavori accostano il linguaggio documentaristico a quello della videoarte, e le opere di nuova generazione dei filmmaker Emiliano Neroni, Giulia Savorani, Fedra Tabbò, Francesco Luzzana, Alberto Danelli. Baresi riproporrà per l’occasione La febbre (1994), riflessione per immagini sulla disuguaglianza tra nord e sud del mondo, tratta dall’omonimo testo di Wallace Shawn, realizzato insieme a Giuseppe Cederna.Il collettivo milanese Unzalab, che realizza opere audiovisive attraverso l’utilizzo di materiale ritrovato (diapositive e pellicole), parteciperà al festival con una serata curata dal critico e regista Antoni Pinent, durante la quale verranno messe in scena due performance di “resistenza analogica” dal titolo Un’invenzione a due luci di Livio Colombo (2017) e VER, di Tiziano Doria, Massimo Mosca, Francesco Tartaglia, Carlo Tartivita, Alice Vercesi (2017), entrambe richiami al cinema underground di Pinent.Inoltre, all’interno della sezione a lui dedicata Scolpire la luce. Il cinema di Antoni Pinent, il vivace curatore indipendente e regista sperimentale presenterà alcuni suoi cortometraggi in pellicola (super 8, 16 e 35 mm) realizzati tra il 1992 e il 2017.Da segnalare l’anteprima nazionale A MÍ, della regista e artista Caterina Klusemann. Ultimo capitolo della personale trilogia che, attraverso la storia della sua famiglia, con Ima e Georg presentati entrambi in anteprima a INVIDEO 2013, ripercorre la memoria e le tragedie del Novecento. Nell’opera, con una paziente tessitura di sguardi prevalentemente femminili, fra Europa, Asia, America Latina e Israele, la Klusemann crea, attraverso un percorso tra documentario e videoarte, un tenero racconto d’amore. Il tema della memoria e della famiglia torna anche in Tutto su mio padre Fabio Sargentini della regista Fabiana Sargentini. Un film sulla figura del padre Fabio, celebre gallerista all’avanguardia e direttore della storica galleria “L’Attico” di Roma, punto di incontro di critici e artisti e centro propulsore dell’arte contemporanea internazionale. Nel documentario si Caterina Klusemannintrecciano sapientemente il racconto personale dell’autrice con rari materiali d’archivio, testimonianze attuali, ricordi, foto di performance e di mostre che vanno a ripercorrere quarant’anni di attività.Importanti richiami alle avanguardie storiche si ritrovano nelle personali di due talenti dell’animazione contemporanea italiana: Virgilio Villoresi, tra i più versatili filmmaker, realizza progetti in cui le nuove tecnologie si mescolano con le antiche tecniche, e Igor Imhoff, artista che riversa nelle sue produzioni digitali competenze artistiche che spaziano dalla pittura alla musica al video. Entrambi gli artisti presenteranno una selezione delle loro opere.
A dieci anni dalla morte di Gianni Toti, creatore della “Poetronica” e protagonista della videoarte internazionale, INVIDEO lo omaggerà con la presentazione delle Cartaviglie, una pubblicazione che è dialogo fra passato e nuove tecnologie, carta e realtà aumentata, realizzata da “La Casa Totiana” di Roma, con la collaborazione dell’editore Rubbettino e della start up Poetronicart. In occasione dell’incontro sarà proiettato Alice nel paese delle cartaviglie, film poco noto di Toti (1980), da cui è tratto il titolo del progetto editoriale.INVIDEO getta uno sguardo sul mondo non solo con la selezione internazionale, ma anche con una sezione dedicata a video e produzioni sperimentali provenienti da diversi paesi dell’Asia (Filippine, Malesia, Hong Kong, Thailandia, Taiwan, Singapore), grazie alla collaborazione con il KLEX – Kuala Lumpur Experimental Film, Video and Music Festival. La selezione, a cura di Kok Siew-Wai e Fabrizio Gilardino, curatori della manifestazione malese, include poster1dieci opere che vanno dalla finzione sperimentale al documentario, affrontando tematiche politiche e sociali filtrate attraverso lo sguardo di artisti e filmmaker.Un focus sarà dedicato agli Artisti Emergenti, alla sperimentazione filmica e alla videoarte contemporanea proveniente dalla Germania: La German Short Film Association e German Films presenteranno al festival una selezione di 5 cortometraggi sperimentali selezionati tra 120 realizzati da giovani registi tedeschi, che esplorano mondi virtuali, universi astratti, corpi mutanti, domande private e coreografie, attraverso l’uso del documentario e dell’animazione.Come di consueto lo IED sarà sede di tre masterclass a ingresso gratuito: Scolpire la Luce/Cinema senza cinepresa tenuta da Antoni Pinent, Paesaggi immaginari. Organizzare suoni e visioni a cura di Matias Guerra e Alternative animate, o una via alternativa all’animazione con Igor Imhoff.
Infine Compie 10 anni il Premio Under 35, istituito per sostenere e promuovere il lavoro di giovani autori attraverso l’acquisto e l’inserimento delle opere vincitrici nell’archivio di INVIDEO, al quale concorreranno tutti gli artisti under 35 selezionati. Tutti gli eventi e le proiezioni sono a INGRESSO LIBERO con TESSERA AIACE (5 euro), Cineteca oppure Milano Film Network, salvo differenti indicazioni nelle singole schede degli eventi. (foto. poster, Caterina Klusemann)

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Mostra Navid Azimi Sajadi: Transmogrifies

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

Navid Azimi Sajad1Navid Azimi SajadNapoli sabato 28 ottobre ore 18.30 A01 Gallery, via Chiatamone 19 (28 ottobre – 17 dicembre 2017) Mostra Navid Azimi Sajadi: Transmogrifies Curatore Marina Guida, Direttore di Galleria Giovanni Antignani. Ingresso gratuito dal martedì al venerdì 11.00 – 18.00 gli altri giorni su prenotazione.
La ricerca dell’artista iraniano, che ha vissuto molti anni tra l’Iran e l’Europa, è caratterizzata da una continua tensione sincretica tra le culture dell’oriente e dell’occidente. Nei suoi nuovi lavori, convergono e s’incrociano senza soluzione di continuità, elementi della mitologia pagana, con tracce delle religioni monoteiste e politeiste. Substrati e stratificazioni iconiche arcaiche, convivono con quelle contemporanee, l’arte bizantina con la graffiti art, l’accurata analisi delle dinamiche sociali e politiche contemporanee, convive con la dimensione meditativa. In queste immagini, il ricordo di un gioco d’infanzia, di un movimento fluido, torna alla mente in uno stato di coscienza alterato, che lo rende metafisico e avulso dalla realtà, come una sorta di incantesimo, un attimo di vuoto e di silenzio fuori dal tempo e dallo spazio. La trasformazione, è il nucleo concettuale di questo nuovo intervento installativo, inteso in senso alchemico e dinamico, come procedimento che non ha fine. Qui il tempo e lo spazio si dilatano all’infinito, fino a scomparire, ed approdare così ad una concezione temporale non lineare, nella quale coesistono in un’armonia instabile e calibrata, mondi lontanissimi. Coppie di opposti compongono le sue partiture visive: la dimensione materiale e quella spirituale, il movimento e l’inerzia, la creazione e la distruzione, lo spazio del silenzio e quello del caos, l’estatica bellezza e l’estrema violenza. Divinità arcaiche incontrano e danzano con un pantheon di creature ibride, oniriche; nuove portatrici di senso, foriere di mutazioni possibili. (foto: Navid Azimi Sajad)

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Personale di Paolo Bongianino

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

paolo bongianinoMilano giovedì 9 novembre, ore 18.00 (La mostra sarà visitabile fino al 23 novembre)La Vetreria, Via Adda 3 ospita la personale di Paolo Bongianino per vivere un incontro con la natura attraverso la narrazione visiva dell’artista. La macchina fotografica è per Paolo Bongianino un’appendice corporea attraverso cui guardare il mondo e annotare appunti di vita. Un realismo del tutto personale dove, spesso, la natura è protagonista assoluta. È così per i 15 scatti che da giovedì 9 novembre saranno esposti alla galleria La Vetreria dove trame arboree diventano nuovi segni di un linguaggio visivo, una semantica naturale capace di coinvolgere il pubblico con la sua solenne semplicità.
Alberi e vapori brumosi trasportano le immagini in un’assenza di tempo, dove la natura diviene assoluto e ci inducono a riflettere sulla necessità di tutelare un bene così primigenio e prezioso. Tra le fronde degli alberi catturati dall’obiettivo dell’artista sembra stormire, incessante, il mondo mentre le paolo bongianino1loro radici affondano nell’infinito. La personale di Bongianino sarà visitabile fino al 23 novembre.
Come afferma la curatrice Gemma Clerici “narra la leggenda che per una maledizione, il giardino delle rose di Re Laurino sulle Dolomiti, scomparve alla vista degli uomini; poteva riapparire solo all’alba o al tramonto, tingendo di rosso al montagna. Le immagini che Paolo Bongianino ci offre, colte nella nebbia all’alba o al tramonto, con alberi secolari di struggente bellezza, sono una rarità che non vediamo quasi più. Non un sentimento onirico e poetico, ma la testimonianza di una realtà che si sta allontanando. Spesso la realtà è visibile solo dopo che è scomparsa, la fotografia ferma un attimo, un albero, una foglia, una goccia d’acqua, solo prima che noi siamo passati velocemente oltre. O che il bosco sia bruciato.” (foto: paolo bongianino)

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Mostra Mario De Luca: Ri-dare forma”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 ottobre 2017

ri'dare formaRoma 19 ottobre 2017 alle ore 18.00 si inaugurerà la mostra “MARIO DE LUCA – Ri-dare forma” nello spazio espositivo di Viale Mazzini 1. Si tratta di una personale dedicata a Mario De Luca, artista contemporaneo il cui operato è stato nel corso degli anni ampiamente riconosciuto e apprezzato, anche oltreoceano. La mostra si pone dunque l’obiettivo di dar voce al grande talento di questo artista, selezionato nel 2011 da Vittorio Sgarbi per la 54^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Nel 2015 Mario De Luca è presente con 20 opere alla Triennale di Milano, in tale circostanza il suo talento viene definito un vanto per la tradizione artistica italiana da mostrare durante l’Expo.
La mostra comprende sculture e matrici cartacee delle stesse realizzate nell’arco di tempo che intercorre tra il 2000 e il 2015.L’Archivio Generale della Scultura 1996-2015, catalogo presentato in anteprima a New York nel 2016 e frutto dello sforzo del Presidente dell’Aiplc Giulio Caporaso, sarà disponibile in galleria. La mostra sarà fruibile dal 19 ottobre al 28 ottobre 2017. (foto. ri’dare forma)

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Annalia Amedeo: Sinestesie. Natura, Storia, Arte

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

Roma: Venerdì 20 ottobre ore 11.30 – 13.00 Musei di Villa Torlonia, Casina delle Civette Via Nomentana 70. Nello scenario naturale suggestivo di Villa Torlonia e del museo, scrigno che raccoglie alcune delle più alte espressioni di arti applicate del Novecento, i raffinati lavori in porcellana di Annalia
Amedeo si integrano coinvolgendo il visitatore in una spirale percettiva che attiva più sensi contemporaneamente. L’artista, con una lunga esperienza di restauratrice di ceramiche che le ha conferito una profonda conoscenza dei materiali e una tecnica artigianale impeccabile, persegue da alcuni anni un proprio percorso artistico, di cui la mostra costituisce un momento di sintesi, presentando per l’occasione oltre cinquanta sculture in porcellana realizzate a partire dal 2012 e nuove
installazioni site-specific, in un’interazione costante con lo spazio interno ed esterno. Annalia Amedeo, nata a Napoli, vive e lavora a Roma. Si è formata a Firenze come restauratrice e in questo settore ha lavorato per molti anni per poi approdare alla ricerca artistica nel 2011. L’artista predilige la porcellana scegliendo i materiali più pregiati e lavora con ossidi e sali metallici. Nelle sue opere si ispira alla natura e al mondo classico, dall’antico al barocco, cui attinge rielaborando in chiave contemporanea modelli e suggestioni. Saranno presenti Elena Paloscia Storica dell’arte e Curatrice della mostra Annalia Amedeo Artista.

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Mostra dal titolo “Ambrogio Lorenzetti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

lorenzettiSiena, presso il Santa Maria della Scala, dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018, sarà allestita la mostra dal titolo Ambrogio Lorenzetti. L’esposizione, promossa e finanziata dal Comune di Siena, gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica che sarà presente alla cerimonia d’inaugurazione il 20 ottobre, e del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Toscana e si preannuncia come l’evento più importante dell’anno tra le esposizioni organizzate non solo a Siena ma anche in Italia.La mostra rappresenta in realtà il culmine di un progetto scandito “in più tappe”, avviato nel 2015 con l’iniziativa Dentro il restauro e mirato ad una profonda conoscenza dell’attività dell’artista, ad una migliore conservazione delle sue opere e a favorirne l’avvicinamento da parte del pubblico. Con Dentro il restauro, realizzato grazie al contributo del MiBACT per Siena Capitale Italiana della Cultura 2015, sono state trasferite al Santa Maria della Scala alcune importanti opere dell’artista che necessitavano di indagini conoscitive, di interventi conservativi e di veri e propri restauri: il ciclo di affreschi staccati della cappella di San Galgano a Montesiepi e il polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio a Siena (nell’occasione più correttamente ricomposto e riunito con l’originaria cimasa raffigurante il Redentore benedicente) sono stati allestiti in un cantiere di restauro ‘aperto’, fruibile dalla cittadinanza e dai turisti. I restauri sono proseguiti con l’apertura di altri due cantieri, il primo nella chiesa di San Francesco, volto al recupero degli affreschi dell’antica sala capitolare dei frati francescani senesi, e l’altro nella chiesa di Sant’Agostino, nel cui capitolo Ambrogio Lorenzetti dipinse un ciclo di storie di Santa Caterina e gli articoli del Credo.
In mostra e nel catalogo torneranno così a vivere idealmente i cicli di affreschi del capitolo e del chiostro della chiesa francescana senese, che tra l’altro contenevano la prima rappresentazione di una tempesta nella storia della pittura occidentale (nella quale spiccava la “grandine folta in su e’ palvesi”, scrisse Ghiberti); il ciclo di dipinti della chiesa agostiniana senese, modello esemplare ancora nel primo Quattrocento, quando si approntò l’armadio delle reliquie della cattedrale; quello della cappella di San Galgano a Montesiepi, a tal punto fuori dai canoni della consolidata iconografia sacra che i committenti pretesero delle sostanziali modifiche poco dopo la loro conclusione.
Ambrogio Lorenzetti, nonostante sia considerato uno degli artisti più importanti dell’Europa trecentesca, è ancora poco noto al pubblico per quel che concerne la sua grande produzione artistica. Gli studi – spesso di livello altissimo – si sono concentrati, infatti, quasi esclusivamente sui suoi affreschi del Palazzo Pubblico di Siena, le Allegorie e gli Effetti del Buono e del Cattivo Governo in città e nel suo contado, manifesti cruciali dell’etica politica delle città-stato italiane nella tarda età comunale e in specie del governo senese dei Nove. Ma la densità concettuale di questo insieme di affreschi ha messo in ombra il resto delle sue opere pittoriche. Si pensi che su Ambrogio Lorenzetti non esiste nemmeno una moderna e affidabile monografia scientifica. La mostra, preceduta da un’intensa attività di ricerca e dalle importanti campagne di restauro, rappresenta dunque l’occasione per provare a ricostruire la sua straordinaria attività. Una tale iniziativa è possibile soltanto nella città di Siena, che conserva all’incirca il settanta per cento delle opere oggi conosciute del pittore. Ma la mostra – grazie a una serie di richieste di prestito molto mirate (saranno esposte tra le altre opere provenienti dal Louvre, dal National Gallery, dalle Gallerie degli Uffizi, dai Musei Vaticani, dallo Städel Museum di Francoforte, dal Yale University Art Gallery) – ambisce a reintegrare pressoché interamente la vicenda artistica di Ambrogio Lorenzetti, facendo nuovamente convergere a Siena dei dipinti che in larghissima parte furono prodotti proprio per cittadini senesi e per chiese della città.
Il percorso espositivo della mostra sarà arricchito inoltre dalla presenza di un’audioguida in più lingue e da alcuni interventi videofilmati, sia di taglio informativo che di taglio suggestivo/narrativo.La mostra è curata da Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini e Max Seidel, curatori anche del corposo volume che accompagna l’esposizione, mentre l’allestitimento sarà progettato dallo Studio Guicciardini&Magni. (foto: lorenzetti)

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Mostra: “Handle with care”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

Handle with careRoma venerdì 27 ottobre 2017, ore 18 (la mostra resterà aperta fino al 9 dicembre prossimo) Via di Monserrato 30 (Orari apertura: martedì – venerdì h. 15-20; sabato h. 11-13 / 15-19,30. Chiuso lunedì e festivi. Altri orari su appuntamento. Ingresso libero)inaugurazione Mostra Handle with care a cura di Daina Maja Titonel in cui si presenta per la prima volta a Roma le opere dell’artista francese Pierre-Yves Le Duc. La ricerca dell’artista si concentra principalmente sulla realizzazione di installazioni monumentali dedicate a precisi luoghi, cicli di opere complesse e articolate con una forte impronta progettuale. Tra questi si espone una selezione di dodici lavori appartenenti alla serie GU, quattro della serie Cosmic whore e il trittico Bandiera.
Esposta nel 2004 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’installazione GU (acronimo di “genoma umano” e di “giudizio universale”), è una light box monumentale composta da cento dipinti (inchiostro di china su carta, “technique de la réserve”) in cui compaiono segni antropomorfici in crescita numerica man mano che dal centro si procede verso l’esterno. I segni – ominidi di pura luce – si moltiplicano sottraendo materia nera al supporto, fino ad essere ipoteticamente così numerosi da cancellare la loro individualità restituendo alla vista l’illusione del foglio bianco iniziale. A questa visione centrifuga si contrappone quella centripeta, in una sorta di rarefazione dell’essere fino all’estinzione definitiva di ogni forma di vita, predominio della materia nera. Non ci sono indicazioni sul senso di lettura, ma piuttosto un questionare sulla vulnerabilità della condizione umana.
Il titolo Handle with care (maneggiare con cura) si riferisce non solo all’uomo, la cui sopravvivenza dipende drammaticamente da questioni ambientali, demografiche, politiche, sociali, etc. Le Duc affronta in questa mostra un secondo argomento delicato, quello della sessualità, esponendo sette dipinti le cui immagini trasfigurate si aprono a letture multiple volutamente ambivalenti. Le tele bianche (acrilico su tela di cotone e velo di lino) sono concepite talmente pure da suggerire che qualsiasi cosa si avvicini ad esse possa corromperle. Tecnicamente sono il frutto di un processo di continua sottrazione, rarefazione, e in tal senso sono ambigue perché negano la pittura stessa facendone sparire ogni traccia. Il tema è inserito in un contesto di purezza assoluta estraneo al minimalismo, figlio piuttosto di una schiettezza emotiva priva di fronzoli, di ghirigori puritani, di leziosità letterarie, e soprattutto mai alla ricerca di facili provocazioni.
Pierre-Yves Le Duc nasce in Francia nel 1964. Nel 1988 si laurea alla Sorbona in letteratura italiana. Inizia in questi anni un periodo di formazione a tutto campo durante il quale la naturale inclinazione per l’arte si alimenta attraverso una frequentazione assidua di teatri, spettacoli di danza contemporanea, gallerie d’arte, musei e concerti. Durante gli studi si reca frequentemente in Italia, fino a decidere di trasferirsi a Napoli dopo aver ottenuto una borsa di studio. Nel 1989 realizza le sue prime opere. Fondamentale è l’incontro nel 1992 con Alfredo Bovio Di Giovanni. Il sodalizio tra i due artisti è sigillato da una fortissima amicizia e da una stima reciproca. Le Duc frequenta assiduamente il laboratorio di Di Giovanni fino alla sua morte nel 1995; deve a lui l’apprendimento dei rudimenti del “mestiere” e la pratica “accademica”.
Le Duc ha esposto in Italia (Milano, Napoli, Pavia, Salerno, Sorrento, Torino, etc.) e all’estero (del 2012 la personale ad Atlanta, Stati Uniti). E’ presente in importanti fiere quali Basilea Art Fair, Miami Art Fair e Artissima. Ulteriori informazioni sull’artista su http://www.pierreyvesleduc.com orari: martedì – venerdì h. 15-20 | sabato h. 11-13 e 15-19,30, chiuso lunedì e festivi.(foto: Handle with care)

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Mostra Enjoy- L’arte incontra il divertimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

chiostroRoma fino al 25 Febbraio 2018 Arco della pace 5. Il Chiostro del Bramante ospita l’originale mostra Enjoy- L’arte incontra il divertimento. Mai titolo fu più indovinato. Chi scrive si è, infatti, concessa di visitare la mostra in compagnia del piccolo nipote, un bimbo vivacissimo di 9 anni, ed entrambe siamo rimasti molto colpiti: il Chiostro ospita una serie di opere d’arte contemporanee adatte a tutte le età, grandi e piccini si ritrovano con lo stesso entusiasmo interagendo tra di loro e con le installazioni, opere uniche ed inedite, in una atmosfera coinvolgente e surreale fin dall’inizio del percorso. Ogni sala ricrea ambienti unici e spettacolari. Il visitatore si trova a percorrere una sorta di sentiero che potrebbe mimare le suggestioni del mitico racconto di Alice nel paese delle meraviglie: un evergreen anch’esso, adatto e con messaggi sia per adulti che per i più piccoli.Già l’attesa per fare il biglietto è particolare: il chiostro è stato completamente trasformato ed è letteralmente fiorita una installazione interamente dipinta a mano che ricopre tutta la pavimentazione.
E’ possibile anche passeggiarvi sopra e, paradossalmente, calpestare le tavole di questa meravigliosa opera d’arte, la rende ancora più fruibile e vivibile, sembra quasi di immersi in essa. Si entra dunque nella prima sala: una stanza completamente al buio illuminata solo da un vortice di fiori di ogni foggia e dimensione ad opera di Mat Collishaw. Si tratta di una struttura che ruota quasi ipnotizzando gli increduli spettatori: si tratta di un ologramma o di fluorescenze reali? Lo scopre solo il visitatore più attento.Si prosegue fino ad arrivare al labirinto infinito di specchi di Leandro Erlich: un percorso che vede collaborare spontaneamente tutti gli spettatori, uniti dall’unico scopo di arrivare alla fine e proseguire la visita. Inutile dire che i più bravi sono i bambini che agili e curiosi riescono ad arrivare al “traguardo” per primi. Si apre dunque un corridoio con una serie di istallazioni ludico-concettuali di Martin Creed, in un ambiente sempre avvolto dall’oscurità che ne mette in risalto la particolarità e la grandezza o, come nel caso delle sfere oculari che letteralmente osservano i visitatori di Tony Oursler, fino ad arrivare ai giochi di luce di TeamLab.Si prosegue al piano superiore, salendo delle scale Picture 1571‘sonore’ (a voi scoprirne il perché..), passando tra gigantesche opere raffiguranti corpi deformati, mobili, accessori con cui il visitatore può interagire tornando un po’ bambino. Sedendo sull’immensa poltrona a pois fino quasi a scomparirvi dentro, giocando nella “stanza dell’ubriaco” fino ad entrare in una stanza piena di palloncini rossi: un vero e proprio bagno catartico per grandi e piccini attraverso il quale si annullano differenze generazionali e culturali. E’ infatti davvero impossibile resistere e non lasciarsi andare. Una mostra quella al Chiostro del Bramante davvero sorprendente: sicuramente uno dei modi migliori per avvicinare i bambini alla cultura e all’arte, riunire le famiglie e far trovare anche a noi adulti, sempre presi dalla frenesia della vita quotidiana e dal grigiore della contemporaneità, il coraggio di riscoprirsi un po’ fanciulli, lasciandosi andare al gioco e alla sorpresa come, appunto, una “novella Alice” confusa e affascinata in un surreale mondo delle meraviglie”.
“La dimensione del piacere, del gioco, del divertimento, dell’eccesso – ha affermato Danilo Eccher, curatore della mostra – sono sempre state componenti centrali dell’Arte; l’Arte sprofonda nel dolore ma si nutre di piaceri ed è sempre una danza di contrasti. L’illusione è una trasparenza che deforma la realtà, un’apparenza sottile dove tutto è possibile, suggerendo ora il dubbio dell’enigma, ora il sorriso della sorpresa”.Il consiglio è quello di visitare, come abbiamo fatto noi, di visitare la mostra in compagnia di un bambino. Vedere nei sui occhi lo stupore e il divertimento, l’interesse per le opere e l’interazione continua con i visitatori che erano con noi, hanno reso quella giornata speciale. Abbiamo scoperto che anche semplici oggetti quotidiani possono essere trasformati in qualcosa di speciale perché, come diceva Paul Klee, “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. (foto: chiostro)

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New York: Columbus Day

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

Onu palaceDoppio appuntamento a New York per sostenere il patrimonio italiano. La mostra sarà inaugurata il 10 ottobre alle 18:00 (ora locale) al South End del Conference Building delle Nazioni Unite (accesso da 1st Avenue e 46th Street) dal Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite, l’Ambasciatore Sebastiano Cardi, dal Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio e dalla Vice Presidente dell’Unione Internazionale dei Geografi, Elena dell’Agnese e il 12 ottobre, per unirsi alle celebrazioni del Columbus Day, rilancio della world petition #pizzaUnescoSarà dedicata a “Turismo sostenibile ed ecoturismo nelle aree protette italiane” la terza edizione della mostra “Mission Earth” organizzata al “Palazzo di Vetro” di New York da Fondazione UniVerde, Società Geografica Italiana e Rappresentanza Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite, in partnership con Alitalia, Clhub, La Fiammante e Rossopomodoro. Il tema della mostra celebra l’“Anno Internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo”, così come è stato proclamato il 2017 dall’ONU, per riconoscere il ruolo dell’industria del turismo che rappresenta circa il 10% dell’attività economica mondiale e le potenzialità della conversione ecologica della nostra offerta turistica.In esposizione trenta immagini selezionate dal concorso fotografico nazionale di fotografia geografico – ambientale: “Obiettivo Terra”, promosso ogni anno dalla Fondazione UniVerde e dalla Società Geografica Italiana, per sostenere i Parchi Nazionali e Regionali italiani e le Aree Marine Protette, con l’intento di difendere la biodiversità naturale, uno dei grandi primati del Bel Paese.
Per l’Ambasciatore Sebastiano Cardi «Il turismo sostenibile è uno strumento chiave di autosviluppo e dell’intero patrimonio naturale e culturale, tangibile e intangibile. Il raccordo uomo-natura-cultura, alla base del turismo sostenibile, è fondamentale ed è un ambito in cui l’Italia può dare molto: basta pensare a come l’antico legame e scambio che molte attività tradizionali in Italia (pastorizia, agricoltura e artigianato) hanno con e nel territorio per dare vita a paradigmi di turismo sostenibile da condividere».Sempre a New York, in occasione della data storica della scoperta dell’America, il 12 ottobre, sarà rilanciata la world petition #pizzaUnesco, che ha ormai raggiunto circa 1,7 milioni di firme, in attesa della decisione finale che ci sarà a dicembre.
L’“aperipizza”, in difesa del Made in Italy e del nostro patrimonio gastronomico, si terrà da Eataly Downtown – Rossopomodoro al 4 World Trade Center in 101 Liberty Street, in partnership con Eataly e Rossopomodoro e con la partecipazione di: Dino Borri, Vicepresidente acquisti per Eataly USA; Alfonso Pecoraro Scanio, Promotore della campagna PizzaUnesco e Presidente della Fondazione UniVerde; l’Ambasciatore Inigo Lambertini, Vice Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite; Francesco Genuardi, Console Generale d’Italia a New York e Simone Falco, Presidente e CEO di Rossopomodoro USA.

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Personale di Massimiliano Luchetti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 ottobre 2017

Massimiliano LuchettiCortona Domenica 8 ottobre 2017 dalle ore 16.00, presso la Fortezza del Girifalco a Cortona, inaugura la mostra dal titolo 2015 – 2017, personale di Massimiliano Luchetti a cura di Tiziana Tommei. Per l’occasione l’ingresso è libero e gratuito. La mostra resterà visitabile fino al 28 ottobre 2017, aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 e ingresso a 5 euro (ridotto 3 euro). L’evento, patrocinato dal Comune di Cortona, è parte della programmazione 2017 relativa all’arte contemporanea in Fortezza, è organizzato da Art Adoption, associazione attiva nella promozione e diffusione dell’arte contemporanea, e presentato dall’associazione OnTheMove. Sfogliando l’ultimo catalogo di Massimiliano Luchetti e osservando così la selezione dei lavori realizzati dal 2015 ad oggi – dei quali si presenta una selezione in mostra – emerge un percorso coerente e personale di ricerca. Resta ferma e immutata la scelta tecnica: pittura ad olio su tela. Parlando con l’artista, questo aspetto assume valenza assoluta, quasi religiosa. Egli è devoto a questa scelta, che non concerne solo il fare, ma bensì il modo d’intendere, pensare e sentire l’arte. Quest’ultima per Luchetti è sinonimo di pittura, esclusivamente. Avere ai propri piedi una tela intonsa su cui avviare una nuova creazione, significa per lui calarsi al suo interno, non solo entro i confini perimetrali del supporto, ma in profondità in esso. Egli mette in atto un processo fisico, oltre che mentale: sonda gli anfratti della psiche, attraverso gli interventi di addizione e sottrazione di materia, mentre il corpo si fonde con quello dell’opera, instaurando con essa un rapporto di simbiosi. I tempi di creazione ed esecuzione sono estesi e richiedono controllo e disciplina; le dimensioni, sempre maggiori dello spazio della pittura, rendono macroscopiche forme che rimandano ad organismi unicellulari (nucleo, citoplasma e membrana). Si sottolinea così la valenza organica di tali creazioni: esse riportano a parti di un organismo vivente, all’unità base del corpo umano, fino alla parte più esterna di esso, l’epidermide. Ogni opera, al termine dell’iter di realizzazione, diviene per l’artista come una seconda pelle. Il cuore di ogni lavoro è rappresentato dal nucleo centrale, che negli anni ha assunto diversa morfologia e formato, variando la relazione con il magma che lo circonda. La parte solida e densa del centro si immerge e si fonde con tale adiacenza, una corona che non rappresenta mai mero contorno, ma costituisce humus, nutrimento e amnios. L’implosione messa in atto nelle opere più recenti arriva in taluni casi a sovvertire la relazione tra questi elementi della composizione, giungendo alla genesi di micro particelle, costellazioni in apparente stato di stasi e in verità coinvolte in un moto perpetuo, lento, ma sempre in divenire. (foto: Massimiliano Luchetti)

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Mostra Face2Face

Posted by fidest press agency su domenica, 1 ottobre 2017

face to facela nicaRoma Galleria d’arte La Nica, Viale Mazzini 1 il 10 ottobre 2017 alle ore 18.00 si inaugurerà, a cura di Maria Vittoria Marchetta, la mostra Face2Face nello spazio espositivo della Galleria d’arte La Nica, in Viale Mazzini 1, un percorso di assonanze e suggestioni che porta al confronto cinque coppie di artisti di diversa generazione, tra maestri e nuove leve.In una realtà globalizzata, sottoposta quotidianamente a migliaia di immagini e stimoli, è ancora possibile scindere l’immaginario di ognuno di noi da quello collettivo? In questo sconfinato database multimediale, l’arte ha ancora qualcosa di nuovo da dire? In noi – e di conseguenza in arte – esistono più i confini di tempo e spazio? La presente mostra si propone come un’arena in cui, a coppie, dieci artisti di generazioni ed esperienze diverse si pongono “face2face” a dialogare della propria ricerca e dei propri risultati, nell’evidenza che per quanto si tenti di rinchiudere in etichette e definizioni ciò che per natura stessa è inafferrabile – l’interrogarsi del pensiero umano nell’arte – esso non cesserà mai di porci davanti a noi stessi e agli altri, in un continuo scambio e arricchimento reciproco.
In mostra: Piero Guccione/Marco Eusepi; Michelangelo Pistoletto/Sara Braga; Paolo Radi/Lorenzo Gramaccia; Mario Sasso/Jacopo Truffa; Giovanni Stradone/Flavio Orlando

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