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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

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YTALIA Energia Pensiero Bellezza. Tutto è connesso

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

firenzeFirenze Forte di Belvedere, mercoledì 31 maggio ore 11.00 inaugurazione (dal 2 giungo al 1 ottobre – Ytalia, una imponente mostra collettiva sull’arte italiana contemporanea ideata e curata da Sergio Risaliti. Il progetto espositivo – promosso dal Comune di Firenze e organizzato da Mus.e – nasce in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, l’Opera di Santa Croce e il Museo Marino Marini).
L’Italia è una repubblica fondata sull’arte e la bellezza; si potrebbe perfino affermare che è una repubblica fondata e rifondata dagli artisti. In Assisi, in una delle volte della Basilica Superiore, Cimabue ha scritto Ytalia a margine di una rappresentazione di città, sicuramente Roma, nella quale si riconoscono alcuni edifici: Castel Santangelo, forse San Pietro o San Giovanni in Laterano, il Pantheon, il Palazzo Senatorio e la torre dei Conti. La città eterna, vista dall’alto e racchiusa entro la cerchia di mura, rappresenta per quell’artista una primissima affermazione dell’esistenza della civiltà italiana, a cui guardare, di cui sentirsi parte e farsi promotore. Con quella segnaletica, Cimabue sancisce che i confini nazionali -siamo tra il 1280 e il 1290- sono prima artistici che politici, e che l’identità nazionale è fatta di cultura classica e umanistica, di bellezza pagana e spiritualità cristiana. In fondo poco è cambiato nel corso dei secoli. L’Italia è ancora oggi il paese dell’arte e della bellezza. Così è stato dal Trecento al Seicento, secoli di massimo splendore, e fino al Novecento. In tal senso, all’interno della comunità artistica internazionale, l’arte italiana – da Giotto a Piero della Francesca, da Michelangelo a Caravaggio, e da questi fino ai Futuristi e oltre – ha fatto scuola, è stata di modello per il mondo intero, perché nei nostri manufatti artistici si è potuto apprezzare il perfetto equilibrio di classicità e anticlassicità, di eclettismo e purismo, d’invenzione e citazione, d’immanenza e trascendenza. Una mostra, che offra al pubblico nazionale e internazionale, l’opportunità di confrontarsi con le opere di alcuni tra i maggiori artisti italiani del nostro tempo è sempre un fatto importante, anche per le discussioni che suscita, oltre che per le emozioni e le riflessioni che rigenera. (foto: firenze)

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“Dei passaggi e dei culmini” di Francesco Balsamo

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

Francesco Balsamo.pngModica (RG) 29 aprile – 27 maggio 2017 Vernissage: 29 aprile 2017, ore 19 Galleria Lo Magno Via Risorgimento, 91 / 93 mostra “Dei passaggi e dei culmini” di Francesco Balsamo.
L’artista (Catania, 1969) presenterà 71 disegni di piccolo formato realizzati a matita, tempera e collage; un inventario di forme, di oggetti, di corpi, in “movimenti” (o relazioni), spesso sfuggenti, non espliciti, addirittura “invisibili”. Sono insomma le premesse dello scrivere in versi che trovano nel lavoro recente dell’artista il loro equivalente figurativo. Balsamo è poeta e disegnatore, e i suoi fogli, scritti o disegnati, accolgono “naturali e perplessi mondi attraversati”.In occasione della mostra verrà pubblicato un libro/catalogo intitolato “Album dei passaggi e dei culmini”, con una nota di Tobia S. Conti.“I fatti di disegnare e gli atti di scrivere, nel lavoro di Francesco Balsamo – scrive Conti – sono il tratteggio del tempo, in una sottrazione, probabilmente, senza scampo; una perdita delle cose del mondo, in frammenti sparsi. Una sottrazione che con naturalezza fa la poesia […] Un foglio di carta è un sismografo, un accogli-mano, uno spazza-tempo […] è tutto lì e allo stesso tempo non è vero, è atto a sparire”. La mostra potrà essere visitata dal martedì al sabato dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. (foto: Francesco Balsamo)

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Torna a Roma il Media Art Festival

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

mercato digitaleRoma Maxxi – Spazio D, 27 aprile, ore 11 Museo nazionale delle arti del XXI secolo via Guido Reni 4A. Dal 27 al 29 aprile, oltre 35 artisti digitali, nell’insolito ruolo di changemaker, sperimentano nuovi processi e sinergie tra tecnologia e arte nella mostra “The power to change the world”. Il Media Art Festival, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Mondo Digitale per esplorare nuove frontiere della cultura e dell’arte, giunge alla sua terza edizione con il focus su “Path Toward Human Sustainability”, dedicato a una sfida cruciale del XXI secolo. Digitale, intelligenza artificiale e genetica sono i settori che stanno registrando le mutazioni più veloci e complesse, trasformando in profondità il modo di produrre e di consumare, anche a livello culturale. L’headline della scorsa edizione “L’arte in un mondo che cambia” diventa “L’arte che cambia il mondo”, grazie anche ai laboratori creativi per lo sviluppo sostenibile, realizzati con la collaborazione di ricercatori, scienziati e maker. L’evento porta nella capitale artisti di rilevanza mondiale, dall’israeliana Sigalit Landau che, dopo la Biennale di Venezia, torna in Italia con “Salted Lake”, all’americano Joseph Delappe che, per la prima volta nel nostro paese, porta in mostra “Gold Gandhi” e dialoga con il pubblico in workshop e lecture.
Si consolida così la dimensione internazionale del Media Art Festival, che quest’anno si inserisce in un prestigioso “sistema di festival europei”, come Article Biennial di Stavanger (Norvegia) e Spectra Aberdeen’s Festival of Light (Scozia), sostenuti dal Programma Europa Creativa. Un progetto laboratorio unico nel suo genere, che attraverso la formula delle residenze di artista ha portato artisti stranieri a lavorare in Italia e artisti italiani a lavorare all’estero: dalle opere d’arte realizzate presso la Palestra dell’Innovazione per il progetto European Light Expression Network – ENLIGHT finanziato dalla Commissione europea, alle Residenze d’artista attivate con il Goethe-Institut.
Anche nella terza edizione si conferma l’attenzione per la formazione, a partire dalla scuola. Con il progetto “Carbon Footprint attraverso le digital art”, realizzato con il sostegno del Miur in collaborazione con il Dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma, artisti, fisici e studenti delle scuole superiori lavorano insieme alla creazione di prodotti scientifico-artistici legati al concetto di sviluppo e sostenibilità. Il Media Art Festival è un’iniziativa della Fondazione Mondo Digitale realizzata in collaborazione con Lazio Innova, Ambasciata americana in Italia, Europa Creativa (Commissione Europea), MiBACT, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, MIUR, Sapienza Università di Roma, Goethe–Institut Rom, Accademia di Belle Arti di Roma, RUFA – Rome University of Fine Arts, Quasar Design University, Ambasciata di Israele. Sponsor tecnico è Epson. Media partner Inside Art. Per conoscere gli artisti in mostra consultare il sito mediaartfestival.org.

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Mostra collettiva “Contrasti d’arte – luce, colore, spazio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

locandinaBusto Garolfo (Mi) sabato 22 aprile (ore 21) negli spazi Espositivi di Villa Brentano (via Magenta 25) la collettiva di arte contemporanea “Contrasti d’arte – luce, colore, spazio” organizzata dalla Pro Loco bustese con il patrocinio del Comune e il sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Riccardo Carnaghi, Nicolò Cervello, Alberto Venegoni e Angelo Zanzottera, quattro artisti di Busto Garolfo, presentano alcune delle loro opere in un viaggio che spazia attraverso differenti modalità espressive, andando a comprendere vecchie e nuove tecniche con un unico obiettivo: guardare al futuro.
«Siamo onorati di essere al fianco della Pro Loco in questa iniziativa che valorizza gli artisti del nostro territorio», premette il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate Roberto Scazzosi. «Per la prima volta cambiamo prospettiva: con questa mostra guardiamo al futuro dando spazio ad artisti per lo più giovani – tre di loro sono under 30 – che si sono ritagliati un loro spazio nell’ambito dell’arte. Nell’anno del 120esimo di fondazione della nostra banca, partiamo dal passato per guardare la futuro tenendo ben fermi i valori di cooperazione, mutualità e sostegno al territorio che ci hanno guidati in tutta la storia della Bcc».
La mostra, curata da Stefano Sonzogni, presenta alcune opere di quattro artisti profondamente diversi. Riccardo Carnaghi, 24 anni, è un pittore che ha già saputo affermarsi in ambito artistico: i suoi lavori si possono definire come ricerca e in­dagine analitica delle forme proprie dell’architettura attraverso le figure del corpo umano. Cervello, anche lui 24enne, è un esponente della visual arts: le sue opere sono realizzate sfruttando le opzioni che le nuove tecnologie possono offrire in termini di in­novazione. Venegoni ha 28 anni e si inserisce in quella nicchia di “artisti del recupero”. Coniugando la sua passione per la natura al suo forte interesse per il design, utilizza tronchi di alberi di recupero in un’azione che tende a valoriz­zarli attraverso un lavoro di riqualificazione. Non certo ultimo, Zanzottera, classe 1957, è uno sperimentatore: nei suoi lavori utilizza tecniche e materiali diversi fra loro, intraprendendo una ricerca molto varia ed eterogenea. Il risultato complessivo è una mostra di grande suggestione, capace di testimoniare l’arte contemporanea oggi. La diversa sensibilità degli artisti, le tecniche utilizzate profondamente differenti e le opere che si sviluppano dalla tela alla scultura passando per la video-arte offrono uno spaccato di come, anche in un piccolo paese della provincia di Milano, l’arte possa essere un elemento di unione e di passione. Elemento che la Pro Loco bustese ha intenzione di promuovere ulteriormente con altre iniziative, allargando il coinvolgimento degli artisti locali. (foto: locandina)

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Mostra “Have a Nice Time. Da Kounellis a Shiota”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

Have a Nice TimeDomodossola sabato 20 maggio ore 18 a Palazzo San Francesco mostra “Have a Nice Time da Kounellis a Shiota” a cura di Antonio D’Amico. (Apertura: dal 21 maggio al 15 ottobre 2017 Orari: dalle ore 10:00 alle ore 12:30 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00 Giorni di chiusura: lunedì e martedì; mercoledì su prenotazione Biglietto: è previsto il solo pagamento dell’ingresso al museo: intero € 3,00 – ridotto ragazzi da 12 a 19 anni e universitari € 2,00 – ridotto bambini da 6 a 11 anni, over 60 e diversamente abili € 1,00 – tesserati Associazione Musei d’Ossola, Tessera Regionale Musei e insegnanti accompagnatori classi di scuole, ingresso gratuito). Promossa e realizzata dalla Città di Domodossola, Assessorato alla Cultura, nell’ambito delle iniziative dell’Associazione Musei d’Ossola, l’iniziativa è, inoltre, sostenuta dall’Associazione Ruminelli e dalla Fondazione Comunitaria del VCO. In collaborazione con Mimmo Scognamiglio, la rassegna presenta un nucleo di 24 opere e installazioni.
Il progetto espositivo è una finestra che si apre sulla storia artistica dell’ultimo ventennio, e si presenta come spazio privilegiato dove fermarsi a guardare e compenetrare le ricerche e le tematiche poste in essere da alcuni fra i più significativi artisti del panorama dell’arte contemporanea italiano e mondiale.
Le opere in mostra tentano di rispondere a una preponderante domanda che si pone la nostra contemporaneità: “a cosa serve l’arte?”, la riposta a questo interrogativo è: “a trovare se stessi”, una risposta implicita – anche se non del tutto -, che si scorge nelle opere, nelle performance e nelle installazioni dell’ultimo ventennio. Può sembrare una risposta banale, retorica, ma è profonda e reale, tanto più che questa considerazione non è soltanto tale per chi crea arte ma anche per chi la propone sul mercato, ovvero il gallerista, e quindi per chi la compra, dunque il collezionista. Un circolo vizioso e allettante in cui i protagonisti sembrano alla ricerca di uno specchio nel quale incontrare e riconoscere qualcosa di se stessi. Da questo girotondo seduttivo si può uscire sconfitti dalla tanta imperfezione, smarriti dall’assenza di punti di riferimenti, divertiti dalle molte stimolazioni, “Have a Nice Time”, ovvero trovare se stessi nello spazio dell’arte, o ritrovarsi salvati dall’immersione nell’ignoto per ritrovarvi il nuovo, come suggerirebbe Baudelaire.
Nel panorama artistico degli ultimi vent’anni, ricco di nuove modalità di pensiero visuale e di idee, si inseriscono il lavoro e la passione di Mimmo Scognamiglio che in questo girotondo è un anello di congiunzione tra artisti in grado di cavalcare linguaggi e proporre nuove letture del reale e dell’Io e i collezionisti, sempre alla ricerca di immagini entro cui ritrovarsi.
La mostra, infatti, propone il lavoro e le passioni di Mimmo Scognamiglio, il gallerista che tra Napoli e Milano ha tracciato con le sue scelte artistiche uno spaccato di storia dell’arte contemporanea, tra Kounellis e Shiota. Dal 1995 a oggi, si sono susseguiti nelle sue gallerie artisti che oggi calcano il panorama dell’arte internazionale e dettano ondate di pensiero che sarà possibile vedere radunati nella suggestiva cornice di Palazzo San Francesco a Domodossola. In quella che è stata un’antica chiesa medioevale e oggi sede della Pinacoteca Civica, potremo soffermarci dinanzi a un racconto per immagini che diventa il fissante di istanti di vita vissuta, di pensieri sconnessi tra loro che si lasciano ricomporre o dipanare dal pubblico con singolarissime interpretazioni e chiavi di letture. Le opere sono frutto di un percorso mentale intrapreso dall’artista che rimane pur sempre fascinosamente misterioso, tanto è vero che ogni opera assume il suo valore reale soltanto grazie al messaggio che ne recepisce chi guarda. Dunque a Domodossola sarà possibile ritrovare vicini tra loro tanti percorsi mentali visibili nelle opere di Maddalena Ambrosio, Chiharu Shiota, Antony Gormley, Peppe e Lucio Perone, Jason Martin, Mimmo Paladino, Joerg Lozek, Daniel Canogar, Jannis Kounellis, Jenni Hiltunen, Jaume Plensa, Anneé Olofsson, Bernardi Roig, Marcus Harvey, Gavin Turk, Giovanni Manfredini, Ximena Garrido Lecca, Spencer Tunick, Julian Opie, Max Neumann, Massimo Kaufmann, Franco Rasma.
È certamente uno spaccato caotico, ma pieno di fermento della cultura artistica del così detto “secolo breve”, non sempre ben definibile entro un linguaggio riconoscibile e univoco, ma che ha portato questi artisti a sovvertire il vecchio concetto di “bellezza” e a definire inediti percorsi che mettono in relazione mondi empirici e sistematici. Così, ciascuno, ancora oggi, procede nelle sue creazioni comportandosi come un vero “motore di ricerca che, lanciato all’inseguimento dei segni, naviga su gigantesche masse di informazioni, in un contesto culturale caratterizzato dall’iperproduzione, dalla moltiplicazione dei formati espressivi, nonché dall’espansione insieme geografica e disciplinare del campo dell’arte”, per dirla con le parole di Nicolas Bourriaud.
Mimmo Scognamiglio fa parte di quella scuola di galleristi napoletani che nel mondo hanno contribuito in maniera sistematica, e con fare imprescindibile, alla produzione degli artisti contemporanei. (foto: Have a Nice Time)

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Il mondo di Davide Martinazzo

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

martinazzomartinazzo1Lucca 25 aprile al 21 maggio 2017 (ingresso libero orario mostra: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì Ingresso libero) spazi espositivi del Lu.C.C.A. Lounge&Underground. Il mondo di Davide Martinazzo fatto di segni, parole e simboli, prenderà consistenza nella sua mostra personale dal titolo “Panta Rei”, a cura di Matteo Bellenghi e Ilaria Magni. Per le sue composizioni – dove si palesa il suo amore per la musica e per l’Antica Grecia, culla della civiltà, dell’epica e della tragedia – l’artista veneto utilizza diversi supporti. “Panta Rei – spiega il co-curatore Matteo Bellenghi – è un titolo non casuale che nell’artista trova un significato ambivalente: da una parte indica l’armonia compositiva delle sue sculture composte sia da lettere in ferro applicate su lastra che sembrano lentamente scivolare via dal supporto, sia da impressioni su malta che rimandano alle frasi impresse sulla sabbia fino a quando il ‘soffio di Zefiro’ non le cancella; dall’altra viene posta l’attenzione sul profondo significato emotivo che l’artista cerca di liberare rendendolo a noi noto attraverso l’arte della scultura, della scrittura e della letteratura”. (foto: martinazzo)

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Mostra:”Lo studio di Marisa Volpi. Arte, critica, scrittura”

Posted by fidest press agency su martedì, 11 aprile 2017

la sapienza romaRoma giovedì 20 aprile 2017 ore 17.00 MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea. Università Sapienza Palazzo del Rettorato Piazzale Aldo Moro, 5. A due anni dalla scomparsa di Marisa Volpi – studiosa, critica d’arte, docente e scrittrice – il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo dell’Università Sapienza di Roma le dedica una mostra-memorial al Museo Laboratorio della città universitaria dal titolo “Lo studio di Marisa Volpi. Arte, critica, scrittura”.
Nata a Macerata nel 1928, Marisa Volpi si è dedicata – fino alla sua scomparsa avvenuta a Roma nel 2015 – alla ricerca storico-artistica su temi dal Seicento al contemporaneo, alla promozione di artisti, alla narrativa, vincendo importanti premi letterari. Professoressa emerita di Storia dell’arte contemporanea, ha insegnato all’Università di Cagliari e poi a Roma, al Magistero e, per due decenni, alla Sapienza. La mostra presenta al pubblico una selezione di foto e documenti provenienti dal suo archivio (entrato a far parte del Dipartimento e in via di sistemazione), prime edizioni delle sue pubblicazioni e rari cataloghi di mostre, il tutto nella cornice della ricostruzione parziale dello studio della sua casa romana di via Panama. Le tre settimane di apertura saranno animate da diversi appuntamenti,che vedranno la presenza di amici, colleghi, allievi, lettori, nelle date del 28 aprile, 3, 12 e 13 maggio. Progetto: Antonella Sbrilli, Maria Stella Bottai, Michela Santoro, in collaborazione con Caterina Volpi, Paola Volpi, Claudio Zambianchi.

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PROIBITISSIMO! Progetto sul recupero del cinema censurato

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 aprile 2017

proibitissimoNell’ambito del programma Hangar Creatività promosso dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e coordinato dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, viene lanciata una Open Call per “Proibitissimo!”, progetto coordinato da Irene Dionisio, giovane regista e neo direttrice del TGLFF – Turin Gay and Lesbian Film Festival, in collaborazione con Vittorio Sclaverani (Presidente AMNC) e Viola Invernizzi (curatrice artistica).
Fino a pochi mesi fa, quando è stata approvata la nuova legge che regola il cinema e l’audiovisivo, in Italia è stata in vigore la Censura di Stato: ogni pellicola doveva passare al vaglio di commissioni di censori che “sforbiciavano” eliminando le parti considerate non adatte al pubblico. Di questi spezzoni proibitissimi si conserva memoria negli archivi cinematografici italiani, dai quali verranno recuperati e rimessi in scena attraverso un progetto partecipativo multidisciplinare guidato dalla regista e artista visiva Irene Dionisio.
foa-totòUn gruppo di ragazzi tra i 20 e i 30 anni sarà coinvolto in un percorso che, partendo da una fase di formazione e approfondimento, porterà all’elaborazione di sequenze originali che saranno allestite in una mostra immersiva al PAV- Parco Arte Vivente di Torino.
Il progetto seguirà le seguenti fasi:
talks: Conferenze sulla storia della censura cinematografica (maggio-giugno 2017)
archives: Incontri di approfondimento sui materiali d’archivio e sulle modalità di censura (luglio 2017)
direction: Corso di regia partecipato (settembre – ottobre 2017)
set: Street casting, montaggio e post-produzione (ottobre-novembre-dicembre 2017)
exhibit: Mostra al Pav di Torino (febbraio – marzo 2018)
diary: Racconto dell’esperienza attraverso la pubblicazione di un catalogo (febbraio-marzo 2018)La call del progetto è rivolta a ragazzi tra i 20 e i 30 anni appassionati o semi-professionisti, che abbiano maturato alcune esperienze nel campo dell’audiovisivo o dell’arte contemporanea. I laboratori e gli incontri si svolgeranno prevalentemente in orario serale e nei fine settimana, secondo un calendario definito con i partecipanti selezionati. La partecipazione al progetto è gratuita. Le candidature, corredate di cv e/o portfolio, lettera motivazionale e indicazioni biografiche (nome, cognome, cittadinanza e data di nascita) andranno inviate entro il 28 aprile 2017 I 14 selezionati saranno resi noti il 5 maggio 2017. https://www.facebook.com/proibitissimo/

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Mostra: Totò genio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

totòNapoli 13 aprile – 9 luglio 2017 Palazzo Reale Museo Civico di Castel Nuovo (Maschio Angioino) Convento di San Domenico Maggiore. Presentazione stampa: mercoledì 12 aprile ore 11.00 Teatro di Corte, Palazzo Reale, Napoli
In occasione del cinquantenario della scomparsa del grande Antonio de Curtis, in arte Totò, avvenuta il 15 aprile 1967, e nell’ambito delle celebrazioni che si terranno in suo ricordo, la città di Napoli ospita la mostra monumentale Totò Genio, voluta dall’Associazione Antonio de Curtis, promossa e co organizzata dal Comune di Napoli in collaborazione con le maggiori istituzioni culturali del paese, l’Istituto Luce, il Polo Museale della Campania – Palazzo Reale, la RAI, la Siae – Società italiana degli Autori ed Editori, con il contributo di Rai Teche e dell’Archivio Centrale dello Stato.Curata da Alessandro Nicosia, che ha coordinato anche la direzione generale del progetto, insieme a Vincenzo Mollica, la mostra è prodotta da C.O.R, Creare Organizzare Realizzare.Il catalogo ufficiale, realizzato da Skira, è introdotto da una prefazione di Goffredo Fofi.La mostra ospitata a Napoli è la prima grande antologica dedicata a Totò e vuole mettere in luce la grandezza di uno dei maggiori interpreti italiani del Novecento: un viaggio indietro nel tempo, attraverso l’arte universale di Totò, figura poliedrica che ha giocato la sua vita gomito a gomito con l’arte dello stupore.
Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro – genito Gagliardi De Curtis Di Bisanzio, più brevemente Antonio de Curtis e conosciuto al grande pubblico come Totò, è stato uno dei maggiori artisti italiani, simbolo dello spettacolo comico in Italia, un artista a tutto tondo, attore di teatro e di cinema (sono 97 i film da lui interpretati) ma anche poeta e autore di canzoni.
Proprio in virtù del forte legame che univa Totò a Napoli, si è scelto di ospitare questa grande mostra nella città da lui tanto amata, come prima tappa di un lungo progetto itinerante nazionale e poi internazionale. Tre i luoghi prescelti per mettere insieme i tanti tasselli di un grande mosaico che rappresenta l’arte di Totò: il Museo Civico di Castel Nuovo (Maschio Angioino), Palazzo Reale e il Convento di San Domenico Maggiore. All’interno di questi prestigiosi spazi si snoda il percorso delle mostre nella mostra, che ripercorrono e raccontano attraverso centinaia di documenti tra fotografie, filmati, costumi di scena, locandine di film, interviste, disegni, riviste e giornali d’epoca, spezzoni cinematografici e televisivi, manoscritti personali, lettere, cimeli e materiale inedito, la vita, l’arte e la grandezza del Principe Antonio de Curtis.
totòLa mostra ospitata all’interno del Convento di San Domenico Maggiore permetterà di scoprire nuovi importanti aspetti della figura del grande artista, attraverso diverse sezioni. In questa parte dell’esposizione verrà raccontato un Totò più “privato” attraverso 250 fotografie che lo ritraggono nei fuoriscena dei suoi film, nei momenti di vita quotidiana, nelle serate mondane e che mostrano le sue passioni, come quella per gli animali.
Nella prima sezione Totò e il cinema, allestita nel Piccolo Refettorio, verranno esposti manifesti, locandine e fotobuste dei 97 film che hanno visto protagonista Totò e che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico.
Totò e la pubblicità racconta un aspetto meno noto della sua carriera; come molti altri personaggi del cinema e della televisione, ha fornito la propria testimonianza diretta sulla qualità dei prodotti italiani. Negli anni è stato testimonial di diversi prodotti, come nel 1957, quando insieme a Franca Faldini è stato protagonista della pubblicità della Lambretta, oppure ancora nel caso della Perugina, che lo scelse come volto per pubblicizzare il famoso Bacio. Nessuno mi ricorderà è la frase con cui, pochi giorni prima della sua scomparsa, Totò chiuse un’intervista. In questa parte della mostra vengono raccontati i suoi funerali, che furono tre, il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo nel Rione Sanità a Napoli, in cui era nato. Attraverso fotografie, filmati storici provenienti dall’Archivio Luce e dalla Rai, giornali e ricordi, viene data testimonianza del sentito e meraviglioso addio che Napoli ha rivolto al suo più grande artista. (foto. totò)

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Dai Crivelli a Rubens

Posted by fidest press agency su martedì, 4 aprile 2017

rubensRoma, 11 aprile – 9 luglio 2017 Complesso monumentale di San Salvatore in Lauro. I polittici di Carlo e Vittore Crivelli, insieme a quelli di Ottaviano Dolci e Giuliano Presutti. L’Adorazione dei pastori di Rubens a confronto con quelle di Pietro da Cortona e del Baciccio.
A San Salvatore in Lauro una piccola mostra di grandi tesori d’arte mette in evidenza lo straordinario patrimonio artistico della città di Fermo e del suo territorio affinché ritorni al più presto alla fruizione nei siti d’origine. Da oltre 400 anni il Pio Sodalizio dei Piceni garantisce un sostegno alla cultura e alla civiltà artistica delle Marche. Nel complesso di San Salvatore in Lauro era programmata per questa primavera l’esposizione dell’Adorazione dei pastori di Pietro da Cortona accanto a quella di Rubens, uno straordinario capolavoro proveniente dalla Pinacoteca civica di Fermo. Ma nei mesi scorsi gran parte della regione Marche è stata gravemente colpita dal terremoto, a partire dal 24 agosto e poi con le scosse sempre più forti del 26 e del 30 ottobre. Anche nel territorio di Fermo ci sono stati dei crolli, in alcune chiese e molti musei, compresa la Pinacoteca civica di Fermo, sono purtroppo chiusi per lesioni. E’ in questo contesto che è nata l’idea di portare a Roma anche altri tesori d’arte di quel territorio, in questo momento non accessibili al pubblico, per allestire una mostra che faccia conoscere meglio la ricchezza di quel patrimonio artistico e per sensibilizzare il pubblico, anche al fine di raccogliere risorse da destinare ai restauri dei beni culturali di quei centri marchigiani. Per iniziativa del Pio Sodalizio dei Piceni e del Comune di Fermo, con la collaborazione della Soprintendenza delle Marche, il supporto organizzativo di Civita Mostre e il sostegno di UnipolSai, è nata così una esposizione che si articola in due momenti. Nella prima parte, a cura di Anna Lo Bianco, saranno esposte tre grandi pale che rappresentano l’Adorazione dei pastori, quella di Pieter Paul Rubens dipinta per la chiesa di San Filippo a Fermo e quelle di Pietro da Cortona per la chiesa romana di San Salvatore in Lauro e di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine a Fermo. Un confronto eccezionale, che mostra come nel Seicento giunga anche in questa lontana provincia una cultura figurativa di respiro europeo.Nell’altra sezione, a cura di Claudio Maggini e Stefano Papetti , sarà possibile ammirare una straordinaria raccolta di pale e polittici rinascimentali, di Carlo e Vittore Crivelli, Pietro Alemanno, Ottaviano Dolci e Giuliano Presutti. Oltre che dalla città di Fermo le opere provengono da piccoli centri come Massa Fermana, Sant’Elpidio a Mare, Sant’Elpidio Morico e Monte San Pietrangeli. Viene così in evidenza la particolare cultura figurativa che ha caratterizzato quei territori marchigiani nel XV e all’inizio del XVI secolo, a partire dall’arrivo da Venezia di Carlo Crivelli e, dieci anni dopo, di suo fratello Vittore.Nasceva allora quella “diffusione del patrimonio” che ancora caratterizza il territorio, in una stagione straordinaria, quella rinascimentale, della quale ogni piccolo centro, ogni valle, ogni paese conserva una significativa testimonianza. Per questo il terremoto mette a rischio non solo la vita quotidiana delle persone ma anche il tessuto culturale e l’identità di una intera comunità. Per questo la mostra intende accendere l’attenzione del pubblico su quel patrimonio artistico e sensibilizzarlo affinché, con il contributo più largo, sia possibile al più presto tornare ad ammirare quei tesori d’arte nelle loro chiese e nei loro musei. Orari: Tutti i giorni 10.00/13.00 e 16.00/19.00, esclusi i festivi. (foto. rubens)

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Presentazione della mostra NEW YORK NEW YORK

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

new yorkMilano, Palazzo Marino, Sala dell’Orologio Mercoledì 12 aprile 2017 alle ore 12.00 si terrà la conferenza stampa di presentazione della mostra NEW YORK NEW YORK. Arte Italiana – La riscoperta dell’America, promossa dal Comune di Milano – Cultura, Museo del Novecento e Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia, in collaborazione con la casa editrice Electa e curata da Francesco Tedeschi.
La mostra, aperta al pubblico dal 13 aprile al 17 settembre, ripercorre il viaggio degli artisti italiani verso gli Stati Uniti e soprattutto New York dai primi decenni del Novecento sino alla fine degli anni Sessanta, alla ricerca di quello spirito libero, di quei modelli innovativi che si distanziavano dai retaggi della vecchia Europa, favorendo l’opportunità di conseguire un’attenzione e una presenza internazionali.

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Mostra di opere degli artisti Claudio Irmi e Giampiero Maldini

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

la panira di maldiniCervia Dal 1 aprile al 1 maggio MUSA il museo del sale di Cervia ospita Cervia Sale e Sole, una mostra di opere degli artisti Claudio Irmi e Giampiero Maldini. Gli autori raccontano e valorizzano il territorio, la città di Cervia, le tradizioni, l’incanto e la magia delle saline attraverso incisioni calcografiche. Rendono omaggio alla natura e all’attività dell’uomo con immagini di fenicotteri, di tramonti, di flora e fauna delle saline, ma anche attraverso la descrizione di un ambiente vissuto e rinnovato dall’uomo nel corso del tempo e delle proprie attività.
Claudio Irmi e Giampiero Maldini propongono in questa occasione, soprattutto particolari opere calcografiche realizzate con la singolare tecnica della puntasecca, alternate ad opere di grafica.Gli artisti utilizzano come matrici prevalentemente lastra di rame o di zinco dello spessore di un millimetro circa oppure altre leghe “morbide” che cedono facilmente al passaggio della punta.
Essendo il rame metallo elettivo, la punta che incide, per quanto affilata, non supera agevolmente l’attrito opposto dalla forma. La maggiore o minore pressione esercitata dall’incisione sullo strumento, determina la variazione di profondità, e quindi d’intensità della traccia. Essa presenta, lungo i margini, le “barbe” costituite dal ripiegarsi del metallo aperto dall’intaglio e rovesciato ai lati come la terra dal vomere. Il segno è fresco, immediato, arricchito dalla pastosità creata dalle “barbe” impregnate d’inchiostro e si differenzia nettamente dal segno del bulino che elide il metallo con perfetta continuità e regolarità.
Particolarmente interessante la presenza degli artisti con dimostrazioni dell’uso del torchio calcografico ogni domenica, nel periodo della mostra fino al 1 maggio.
la torre san michele-caludio irmiLe origini dell’incisione calcografica sono incerte,sembra essere nata in Germania verso il 1430, quando si può supporre fosse conosciuto l’uso del torchio a cilindri in sostituzione del torchio verticale fino allora usato per la xilografia.
Per questa tecnica si fa solitamente riferimento alla più conosciuta acquaforte che si sviluppò all’inizio del 1500 come sistema rapido di incisione in sostituzione del bulino. Si suppone che il primo ad utilizzarla in Italia sia stato Francesco Mazzola detto il Parmigianino(1503/4-1540) mentre successivamente grazie a Callot (1592/3-1635) e Rembrandt (1606-1669) divenne un’importante forma d’arte.
Sostanzialmente la calcografia si differenzia in base ai sistemi utilizzati per la preparazione della lastra.
Nel bulino (la tecnica più antica) l’incisione si ottiene attraverso l’asportazione meccanica di materiale dalla superficie della lastra. Nella puntasecca l’incisione è ottenuta tramite la pressione di una punta, solitamente conica, deformando meccanicamente la superficie metallica. Nell’acquaforte e nell’acquatinta il tratto inciso si ottiene con un’asportazione chimica di materiale dalla superficie della matrice. (foto: la panira di maldini, la torre san michele-caludio irmi)

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Mostra Elio Rizzo: “Il respiro della terra”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

rizzoMantova dal 1° al 20 aprile 2017 via Cappello 17 Galleria “Arianna Sartori” mostra: Elio Rizzo. Il respiro della terra. Inaugurazione: Sabato 1 aprile, ore 17.30. Sarà presente l’artista Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso Domenica e festivi. Per la prima volta a Mantova si potranno ammirare le opere dell’artista cosentino di nascita, di origine siciliana e romano di adozione Elio Rizzo.
“Pochi sono gli artisti che nella loro pittura mettono in gioco con coraggio e con onestà la loro visione della realtà e delle cose. Elio Rizzo è uno di questi: le sue ultime opere nascono dal sentire e dal fluire delle sue emozioni riproposte con la raffinata eleganza formale che, pochi, come Rizzo, sanno donare.
Si può affermare anzi che questa ultima produzione è il frutto di una nuova appassionata ricerca formale, l’eccellente strumento tecnico di cui Rizzo si avvale per organizzare un sistema estetico-filosofico.
La natura, la nebbia, l’uomo: tre grandi monadi di un microcosmo che nasce aggregando atomi di colta e raffinata pittura che dà origine alle realtà esistenti. È un’aggregazione bergsoniana del divenire reale ed oggettuale che porta ad una successiva disgregazione. È la filosofia minimalista che prende il sopravvento e i paesaggi diventano linee e porzioni di piani colorati diversamente, che procurano emozioni intensamente differenti pur restando pressoché fedeli alla realtà.
Non si esagera nel dire che Elio ha realmente – dopo quaranta anni di intensa ricerca pittorica – sistemizzato il suo mondo artistico. Un sistema che rimanda, come una eco nella memoria, a precise e imprescindibili immagini letterario-filosofiche.
La “sua” Natura così drammaticamente leopar-diane in quegli spazi interminati, in quei silenzi sovrumani, in quella quiete profondissima – è una sofferta riflessione sul senso dell’infinito che prende le mosse dal lucreziano De Rerum Natura, a cui è dedicata, non a caso, una delle tavole artisticamente più riuscite: Leopardi e Lucrezio. Dunque, Leopardi e Lucrezio della riflessione sull’Infinito, sulla natu-ra “triste e scoraggiante (dove) i piaceri sono ingannevoli, non vi è gioia assoluta, e anche da ciò che è fonte di piacere esala una sorta di amarezza che, in mezzo ai profumi e ai fiori, ci serra la gola”, come amava ricordare Bergson a proposito del poema lucreziano, ancora di serrata attualità.
È questo sentire, dove per poco il cor non si spaura, che dà vita agli acquerelli, alle tavole, alle punte d’oro – queste veri capolavori di alta conoscenza della tecnica e dei segreti delle regole del disegno e della luce. Già la luce. La luce nelle opere di Elio è una nebbia che deforma il reale e in cui si attua una trasformazione di un oggetto in un altro, come per esempio foglie o sterpaglie che prendono la forma di uccelli o di esseri umani. Ed ecco allora che tra la nebbia, sottile, leggera e impalpabile come le note di un concerto romantico, si intravede un uomo, una donna: e la dimensione della natura diviene come per incanto poetico dimensione del sogno. L’uomo-donna informe di Rizzo sembra panteisticamente partecipe del Tutto, della Natura, dell’Infinito. Ma tutto è consapevole del suo fluire, del suo essere, del suo esistere? Se si leggono, e “intelleggono”, le opere di Rizzo scopriamo che il suo uomo-donna sembra uscito dalla caverna di platoniana memoria. O forse è ancora là, prigioniero di una realtà non realtà che qualcuno verrà prima o poi a liberare. Ma il “filosofo/pittore/Rizzo” ci lascia senza risposta”. (by Consuelo Lollobrigida) (foto: rizzo)

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Mostra: Women’s Visions

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

Women's VisionsNapoli 8 Aprile 2017 – 16 Giugno 2017 Uffici Private Banker Fideuram Palazzo Partanna Piazza dei Martiri, 58 Rosaria Matarese e Barbara La Ragione presentano Women’s Visions Curatore: Franco Riccardo.Dopo il ciclo di mostre dal titolo Didattica Visiva il programma di esposizioni realizzato in collaborazione con i Private Banker Fideuram si arricchisce con una doppia personale di Rosaria Matarese e Barbara La Ragione.
Per gli spazi di Palazzo Partanna le artiste hanno concepito un percorso di circa trenta opere. Le case ideali e le perturbanti maschere di Barbara La Ragione si legano ai lavori di matrice dada e surrealista della Matarese, in un continuo dialogo tra storico e contemporaneo. Linguaggi artistici differenti si fondono restituendo una visione del mondo profondamente femminile.
La mostra inaugura il programma Complicità e Conflitti. Arte a confronto che si articolerà in 5 progetti espositivi ospitati nelle due sedi Fideuram di Palazzo Partanna e Palazzo Nunziante e vedrà protagonisti 7 artisti italiani fortemente legati al territorio e alla cultura napoletana. (foto: Women’s Visions)

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Mostra “Incanto Visuale” di Simone Nervi

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

Simone Nervi2Simone NerviPiacenza Dal 2 aprile al 7 maggio 2017 (lunedì – venerdì, 15.30 – 19.00) Biffi Arte, via Chiapponi 39. La Galleria Biffi Arte e l’Associazione culturale Obiettivo Camera presentano Simone Nervi, le cui evocazioni fotografiche invitano alla riflessione individuale, oltre che concentrata.
La fotografia di Simone Nervi edifica un paese delle meraviglie, entro il quale ciascuno di noi ha piacere di camminare, sognare ed evocare proprie emozioni.Tra i due progetti The Sons of the Earth e Traditional Portraits Utopian (rispettivamente, sei visioni fantastiche e sette azioni immaginative della luce) del magistrale Simone Nervi, qui riuniti nel contenitore identificativo Incanto visuale, è trascorso tempo… non importa quanto. Soltanto, incide come e quanto il tempo (trascorso) abbia influito, oppure non influito, sulla sua creatività. Per questo pensiero, non ci limitiamo all’apparenza dei soggetti, a tutti evidente, quanto alla sostanza/qualità del percorso. Così che le differenze palesi rivelano una continuità progettuale, che stabilisce la cifra stilistica di Simone Nervi.
Ciò che definisce il mondo fotografico dell’autore è un paese delle meraviglie, entro il quale ciascuno di noi ha piacere di camminare, di sognare, di evocare proprie emozioni, per l’appunto sollecitate da tanta e tale immagine.
Simone Nervi1Per cui, consideriamo ogni percorso fotografico individuale anche per quanto può e riesce a dare a quel complesso collettivo e globale di nozioni, al quale ciascuno di noi può attingere, in un viaggio di continua andata-e-ritorno. Del resto, viviamo e pensiamo per quanto le esperienze nostre si integrano a quelle altrui, per quanto le esperienze altrui arricchiscono le nostre. La fonte dell’arte è quella stessa fonte che alimenta la Vita e l’evoluzione dell’esistenza. Così facendo, alimenta anche la nostra immaginazione e i sogni di tutti noi. Il progetto visivo di Simone Nervi risponde appieno alla semplificazione (non banalizzazione) con la quale l’eccezionale designer Bruno Munari ha sintetizzato il processo della creazione artistica: «Fantasia: tutto ciò che prima non c’era, anche se irrealizzabile. Invenzione: tutto ciò che prima non c’era, ma esclusivamente pratico e senza problemi estetici. Creatività: tutto ciò che prima non c’era, ma realizzabile in modo essenziale e globale. Immaginazione: la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano, l’immaginazione vede». E lascia libero quello spazio individuale nel quale ciascuno può cercare proprie strade e verifiche. Con Franco Battiato: «E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire». ( by Maurizio Rebuzzini) (foto: Simone Nervi)

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Mostra: L’oltre, l’altro e l’altrove

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 marzo 2017

Olivier FermarielloRoma: 6 -29 aprile 2017 Opening: giovedì 6 aprile 2017, ore 18 Orari apertura: martedì – venerdì h. 15-20; sabato h. 11-13 / 15,30-19,30. Chiuso lunedì e festivi. Altri orari su appuntamento. Ingresso libero MAC Maja Arte Contemporanea, via di Monserrato 30 mostra:
L’oltre, l’altro e l’altrove. Artisti: Veronica Della Porta, Olivier Fermariello, Gianfranco Toso. A cura di: Daina Maja Titonel.
la MAC Maja Arte Contemporanea ospita la collettiva dal titolo “L’oltre, l’altro e l’altrove”, collaborando per la prima volta con gli artisti Veronica Della Porta, Olivier Fermariello e Gianfranco Toso, di cui si espongono rispettivamente sei fotografie e tre dipinti.
Negli scatti in bianco e nero di Veronica Della Porta il paesaggio quotidiano fa un passo indietro per lasciare spazio alla materia architettonica che diviene protagonista silenziosa e al contempo vibrante. Il superfluo viene escluso in un processo di rimessa a fuoco dove l’artista analizza l’architettura nel dettaglio per spingersi oltre per sottrazione. La scelta accurata dei materiali e il tipo di carta utilizzata per la stampa, in un’unica tiratura, esaltano la fotografia rendendola affine ad un’opera su carta.
Ispirandosi al genere del ritratto di famiglia degli inizi del secolo scorso, Olivier Fermariello presenta alcuni scatti della serie “Air de famille”. La relazione di complicità, tra distanza formale e intimità, che lega il fotografo alle figure dei propri nonni, è l’inizio di un discorso ed un pretesto emotivo attraverso il quale la forza del mezzo fotografico esce fuori con una rinnovata energia, dove l’oltre, l’altro e l’altrove balzano allo sguardo annullando il tempo e lo spazio. L’espediente della messa in scena e il particolare tipo di relazionalità con l’Altro, consentono al fotografo italo francese, da sempre diviso tra culture diverse, di recuperare l’album fotografico delle sue origini.
Gianfranco Toso indaga la creazione della forma come tensione ad una dimensione metafisica dell’immaginazione. Strumento di ricerca sono le forme della geometria, intesa allo stesso tempo come misura della terra e contemplazione del trascendentale. Tali forme, non immediatamente percepibili dai sensi, sono individuabili soltanto attraverso una conoscenza interiore. Le pure, precise relazioni che operano tra le figure geometriche si spingono ad identificare il concetto di perfezione ultraterrena, muta e assoluta. (immagine: Olivier Fermariello, “Air de famille”)

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Mostra: “8 marzo 2017, donne e lavoro”

Posted by fidest press agency su martedì, 28 marzo 2017

Roma fino al 31 Marzo 2017 per la Giornata Internazionale delle Donne Sala della Biblioteca di Scienze della Formazione Via Milazzo 11 a Esposizione di libri con bibliografia. Quest’anno il tema per la Giornata Internazionale delle Donne è il lavoro “Women in the Changing World of Work: Planet 50-50 by 2030”. L’auspicio è che il globale cambiamento nel mondo lavorativo con le rivoluzioni tecnologiche e digitali e le conseguenti opportunità scaturite, porti con sé un maggiore sviluppo e rafforzamento delle condizioni e della qualità della vita lavorativa delle Donne.

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Mostra “Segni, colori e parole per i bambini”

Posted by fidest press agency su martedì, 28 marzo 2017

Roma Sabato 1 Aprile 2017, ore 11:00 / 30 Aprile 2017 Moby Dick – Biblioteca hub culturale Via Edgardo Ferrati 3. Quaranta studentesse dei corsi di Letteratura per l’infanzia tenuti da Lorenzo Cantatore nel Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre durante l’anno accademico 2016-2017 si sono confrontate con i libri di Antonella Abbatiello, una fra le più interessanti illustratrici e scrittrici per l’infanzia attive oggi in Italia. Il progetto, che ha un carattere prettamente didattico, si ispira al dibattito contemporaneo sull’educazione alla lettura e nasce dall’urgenza di sensibilizzare i futuri educatori e insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria a un uso consapevole del libro per bambini, indagandone le infinite possibilità di approccio critico e pedagogico. Dopo un articolato percorso laboratoriale di analisi e interpretazione dei testi e delle immagini di Abbatiello, le studentesse hanno progettato e curato un itinerario espositivo. All’interno di un corpus di opere pubblicate dall’artista lungo circa trentacinque anni di attività, sono stati approfonditi momenti, personaggi, temi, emozioni, luoghi, tecniche, luci e colori con l’intento di mettere a fuoco alcune delle caratteristiche di fondo che rendono questa autrice così amata dal pubblico bambino. Fra i pannelli didattici ritroveremo immagini e parole tratte da libri ormai celebri come Stella stellina, Storie piccine picciò, La pappa dolce, Maremé¸ Farfalla, Alfabeto delle fiabe, Facce ecc. Alla mostra le giovani curatrici hanno pensato di collegare una serie di laboratori dedicati ai piccoli visitatori. I bambini potranno assistere a letture ad alta voce degli albi illustrati di Antonella Abbatiello, ma anche essere protagonisti di attività grafico-pittoriche ispirate al mondo di quest’autrice che non finisce mai di sorprendere i suoi lettori, sia piccoli che grandi.

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In mostra la Venezia dell’Ottocento

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 marzo 2017

venzia ottocentoModena. L’esposizione è arriva a Modena e ha aperto al pubblico sabato 25 marzo, presso lo studio del curatore modenese Marco Bertoli in via Carlo Farini 56, a ingresso gratuito. Saranno visibili sino a sabato 8 aprile una ventina di opere di artisti del calibro di Giovanni Boldini e Federico Zandomeneghi che presentano uno scorcio della pittura veneta dell’800. La mostra, è a cura di Marco Bertoli in collaborazione con l’Istituto Italiano di cultura di New York, dove è stata esposta fino a pochi giorni fa.
Un’occasione unica per ammirare la ventina di opere in mostra, tutte provenienti da collezioni private, selezionate da Bertoli – consulente di Christie’s a New York e Londra – che propongono un panorama della scuola veneziana del “vero” con paesaggi, scene di genere, ritratti, marine e vedute nelle quali gli artisti hanno catturato i colori e le atmosfere della città veneta. Tra le opere esposte alcune luminosissime marine realizzate da Guglielmo Ciardi, uno dei maggiori paesaggisti veneti, capace di far penetrare lo sguardo dello spettatore all’interno dell’opera, dove il punto focale diventa il dialogo luminoso tra il cielo e l’acqua della laguna veneta. Presenti in mostra anche tele dei suoi figli Emma e Beppe, e poi una veduta densa di effetti atmosferici di Pietro Fragiacomo e una serie di opere che descrivono con un linguaggio attento alla definizione del particolare frammenti di vita quotidiana e realtà sociale di Venezia, fatta di poveri interni, affetti domestici e feste popolari. Tra gli altri da ricordare “Festa di battesimo” di Eugenio De Blaas, “Erbe e frutta” di Giacomo Favretto, “La famiglia del gondoliere” di Alessandro Milesi, “La festa del Redentore a Venezia” di Antonio Rotta, oltre a due interni parigini del veneto Federico Zandomeneghi, capace di far determinare alla luce le variazioni tonali del colore. E poi ancora opere di alcuni tra i maggiori interpreti della laguna: tra questi il calabrese Rubens Santoro con “Venezia”, selezionata come immagine di mostra, e il ferrarese Giovanni Boldini, cherealizzò vedute della città in diversi momenti della sua vita, tra il 1887 e il 1913, nelle quali man mano sembra abbandonare ogni intento descrittivo e adotta, come in “Venezia. Punta della Dogana” visibile in mostra, una condotta pittorica realizzata da tocchi sempre più rapidi e concisi.
Questa mostra di pittura italiana dell’800, dopo “The Macchiaioli” nell’ottobre del 2014 e “The light of Southern Italy” è la terza curata da Bertoli in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di New York: una serie di iniziative volte a valorizzare la ricchezza della cultura italiana per il pubblico americano. Consulente d’arte presso lo studio Marco Bertoli-Art Consulting di Modena, nel 2009 Bertoli ha infatti aperto uno studio a New York, specializzato nell’arte dell’800 e del primo ‘900, ma anche nella pittura e nella scultura italiana contemporanea. L’esperienza trentennale si riflette in una visione dell’arte che lo ha portato negli ultimi anni a organizzare mostre dedicate ad artisti contemporanei. Consulente d’arte per conto di banche, enti pubblici e collezionisti privati, come parte dei suoi sforzi per promuovere la conoscenza dell’arte italiana Bertoli ha collaborato con Eataly a un progetto che prevedeva l’istallazione di sculture contemporanee nei loro punti vendita in Italia. Sposor ufficiali di “Memories of Serenissima” sono proprio la catena di punti vendita di Oscar Farinetti Eataly, Christie’s, acqua Santa Lucia, IGT, IMA Spa Bologna, Luxury Living New York, Santa Margherita USA e Consorzio di tutela Prosecco DOC. (foto: venzia ottocento)

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Mostra: Filippo Maggiore: “Il Paesaggio” Immaginario

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

maggioreMantova via Ippolito Nievo 10 dal 25 marzo al 6 aprile 2017 Galleria Arianna Sartori. Inaugurazione: Sabato 25 marzo, ore 17.30. Sarà presente l’artista. Mostra e Catalogo a cura di: Arianna Sartori. Catalogo con testi di: Francesca Lucioni e Susanne Capolongo Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso Domenica e festivi.
Per la prima volta a Mantova si potranno ammirare i dipinti del Maestro Filippo Maggiore ospitati dalla Galleria Arianna Sartori. Ci sono due modi di fare esperienza del paesaggio: muovendosi al suo interno, fissando un orizzonte, un limite mobile che avanza con l’avanzare del corpo generando una profondità, oppure avere uno sguardo onnisciente, una sorta di sguardo divino che vede al di sopra di esso. Il primo approccio prevede un’esperienza meramente fisica, un addentrarsi nei suoi meandri, mentre il secondo prevede un distaccamento ed una ricostruzione mentale. Due modalità differenti che rimandano ad un avvicinamento e allontanamento dall’oggetto in questione.
La pittura di Filippo Maggiore è il collante fra questi due elementi: da una parte la sua esperienza vissuta, dall’altra il suo ricordo e rielaborazione.
L’artista nasce e passa la sua infanzia a Catania, dove ha modo di osservare e vivere in un ambiente denso di colori dalle tinte calde, vivaci ed avvolgenti, dominato da una luce che abbaglia penetrando ogni elemento, la sua maturità invece la trascorrerà a Milano, cittadina sul finire degli anni cinquanta ricca di stimoli culturali ma dall’atmosfera più cupa. A contatto con questo ambiente, Maggiore, ha modo di affinare la tecnica ed arrivare a una maggiore consapevolezza artistica.
Nascono così i suoi Paesaggi retaggio ed elaborazione delle sensazioni ed esperienze avute durante il passato. Quelle che osserviamo sono delle visioni in cui il ricordo agisce da filtro selettivo e semplificativo, un velo che conferisce maggior consapevolezza. A passare in rassegna nella mente dell’artista sono le forme e i colori; le tinte sempre evocative abitano forme dai caratteri onirici, mai descrittivi nella volontà di identificare un paesaggio reale. Ad ogni osservatore infatti sembrerà di avere di fronte luoghi già visti. Quella di Filippo Maggiore non è una pittura realistica anche se ad uno sguardo distratto parrebbe così.
Un elemento che concorre a determinare la cifra stilistica di Maggiore è la fissità degli elementi. Il tempo sembra bloccato, paesaggi immobili ricordo delle composizioni metafisiche di Giorgio De Chirico, dove ogni elemento sembra bloccato nel suo processo. Anche nelle opere di Maggiore vige una sorta di chiarezza compositiva; l’ordine conferisce alle sue opere un senso di immobilità permanente che fa perdere la relazione diretta con le realtà. Allo stesso modo l’interrogativo che potrebbe porsi l’osservatore è sulla veridicità dei soggetti osservati, innescando il medesimo quesito che si ha di fronte alle tele degli artisti Surrealisti. Sogno e realtà dunque si fondono in modo indissolubile provocando una beatitudine visiva. In alcuni lavori scorgiamo delle presenze umane, figure in armonia con l’ambiente, mai ingombranti ma piuttosto fusione con il contesto circostante. Maggiore attraverso di esse ci racconta della sinergia fra uomo e natura, un rapporto sofferto e rimpianto. Tali figure, infatti, sono trattate nella stessa maniera pittorica degli alberi, dell’acqua e delle colline che li avvolge. Giovani e adulti, sembrano colti in momenti di assoluta pace. Tale potrebbe essere la medesima sensazione che si ha osservando uno dei dipinti più noti di Georges Seurat “Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte”, opera realizzata fra il 1884-86. Anche qui l’atmosfera è luminosa e calda, un senso di rilassatezza pervade la scena, le figure sono immobili anche se colte nell’atto di svolgere delle azioni.
Esattamente come accade nelle composizioni di Maggiore, lo stesso trattamento pittorico è destinato sia alle figure umane che al contesto paesaggistico; un abbraccio primitivo sembra pervadere le composizioni provocandoci una sorta di malinconia. Immaginiamo la tecnica di Seurat, come quella di Maggiore, molto lenta e riflessiva, il contrario di una pittura istintiva e gestuale. E questa è la stessa sensazione che ci restituisce l’artista, una lentezza che sembra contrastare con la frenesia e l’incalzante ritmo della società contemporanea, è forse questo clima, dominato da un soffio lento, che ci porta a leggere le composizioni con estrema calma restituendoci un sentore di armonia e un forte senso di perdita. Francesca Lucioni (dal catalogo della mostra) (foto: maggiore)

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