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Mostra: Il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

MediterraneoLucca. L’edizione 2017 del Photolux Festival, Biennale Internazionale di Fotografia, a Lucca dal 18 novembre al 10 dicembre 2017, sarà dedicata ad un tema e ad un luogo simbolico: il “Mediterraneo”.
“Il Mediterraneo è un immenso archivio e un profondo sepolcro.” Ad affermarlo è stato Predag Matvejevic, autore nel 1987 di Breviario mediterraneo, lavoro fondativo della storia culturale della regione del Mediterraneo, tradotto in oltre venti lingue.
Le parole di Matvejevic risuonano, nella loro assoluta attualità, espresse da molte delle mostre e riecheggiate dagli appuntamenti di Photolux 2017.
“Il Mediterraneo è lo scenario nel quale negli ultimi anni si sta consumando l’emergenza umanitaria legata ai flussi migratori verso le coste europee, una delle più gravi per le sue proporzioni in termini di persone coinvolte e per le ripercussioni sul sistema di valori e sull’identità dell’Europa”, annota Enrico Stefanelli che di Photolux Festival è il fondatore e direttore.
“E oggi più che mai si avverte l’urgenza di tornare a interrogare il Mediterraneo e la sua storia, di trovare un nuovo dialogo tra le culture”.
Per questo l’edizione 2017 di Photolux Festival vuole essere un focus sui fotografi del Mediterraneo e su quelli che del “mare nostrum” hanno fatto l’oggetto del proprio sguardo, che dia luogo a inedite contaminazioni e che provi a raccontare un mare dove da millenni si incontrano e scontrano civiltà che ne arricchiscono e complicano la storia”.
Le 22 mostre indagano questo tema-simbolo attraverso il lavoro di grandi nomi e giovani autori della fotografia internazionale. (foto: mediterraneo)

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Omaggio al Granduca

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

piatti d'argentoFirenze Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti: Memorie dei piatti d’argento per la festa di san Giovanni, aperta al pubblico dallo scorso 24 giugno e il cui termine di chiusura previsto era il 24 settembre 2017, viene prorogata all’8 ottobre 2017. Nel corso di questi mesi l’esposizione ha ottenuto grandi consensi di pubblico, oltre che ottimi riconoscimenti da parte della stampa e della critica di settore. E’ stato deciso quindi di prolungarne l’apertura di venti giorni, affinché, oltre alle numerose scolaresche che ne hanno fatta richiesta, possa visitarla anche il pubblico internazionale che converrà a Firenze dal 23 settembre al 1 ottobre, in occasione della prossima Biennale Internazionale dell’Antiquariato.
La mostra presenta un episodio tanto appassionante quanto poco noto dell’oreficeria italiana tra Sei e Settecento che trae la sua origine dalla ricorrenza di San Giovanni Battista, solennemente festeggiata a Firenze già in antico il 24 giugno di ogni anno, e dalle relazioni diplomatiche di Casa Medici che estendeva la sua influenza sull’ambiente curiale romano. Queste circostanze portarono nelle collezioni medicee una straordinaria raccolta di piatti istoriati d’argento eseguiti su disegno dei più significativi artisti romani del tempo.
palazzo pittiA partire dal 1680 infatti, per ben cinquantotto anni Cosimo III e il suo successore, il figlio Gian Gastone, ricevettero come dono per disposizione del cardinale Lorenzo Pallavicini ai suoi eredi Rospigliosi, pregiati bacili d’argento con storie che illustravano i fasti dinastici della Casata fiorentina, su disegno di prestigiosi artisti come Carlo Maratti, tra i massimi esponenti della pittura romana della seconda metà del Seicento, (disegni conservati a Chatsworth ed esposti in mostra), Ciro Ferri, Pietro Lucatelli, Ludovico Gimignani, Lazzaro Baldi, Filippo Luzi, Giuseppe, Carlo e Tommaso Chiari. Dal 1700 furono spesso gli argentieri a progettare le tese. I disegni noti, provenienti da musei italiani ed esteri e da collezioni private, sono tutti esposti in mostra. I nomi degli argentieri d’Oltralpe e romani, che sbalzarono e cesellarono l’argento dei bacini, sono emersi dai documenti degli archivi romani.
«I ‘piatti di san Giovanni’», come sottolinea il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D. Schmidt «rappresentavano una celebrazione di Casa Medici, riconoscendone e testimoniandone i grandi meriti nel governo della Toscana attraverso il ricorso a figurazioni che riconducono a valori eterni e a fatti contingenti. Le ricerche condotte in questa occasione hanno portato a una lettura puntuale delle singole scene, sia per le figurazioni allegoriche che rispondono ai più noti repertori di iconologia, sia per le scene storiche esemplate su una profonda conoscenza degli avvenimenti.»
A Firenze gli argenti arrivati in dono a Cosimo III erano conservati gelosamente nella Guardaroba di Palazzo Vecchio, mentre quelli donati al tempo di Gian Gastone rimasero nella residenza di Palazzo Pitti. Estinta la dinastia medicea, nonostante il Patto di Famiglia stipulato il 31 ottobre 1737 fra Anna Maria Luisa Elettrice Palatina e il nuovo granduca di Toscana Francesco Stefano di Lorena, i piatti di San Giovanni, come tutti gli altri argenti, furono considerati una preziosa risorsa per ripianare il bilancio precario dello Stato toscano al fine di favorire le imprese militari. Dei ‘piatti di san Giovanni’ sarebbe svanito anche il ricordo se la Manifattura Ginori di Doccia, per volontà del suo fondatore, il marchese Carlo Ginori, tra il 1746 e il 1748 non avesse fatto realizzare dall’argentiere Pietro Romolo Bini, già attivo nella Galleria dei Lavori, le forme in gesso tratte dagli originali in argento da cui sono derivati i calchi in gesso esposti in mostra. L’intento era probabilmente di trattenere la memoria della magnificenza dei bacini, prevedendone forse una traduzione in porcellana, anche se uno solo, il primo della serie, fu realizzato dalla manifattura, attualmente conservato nel Museo Duca di Martina di Napoli, è esposto in mostra. La fortuna dei bacili nella manifattura proseguì nell’Ottocento, dove alcuni di essi furono replicati in porcellana per l’Esposizione internazionale di Parigi del 1867, ma già a quella italiana del 1861 troviamo il primo piatto della serie abbinato ad un mesciroba tardobarocco, esposto in mostra, probabilmente con l’intento di evocare le “acquereccie” con vassoio di celliniana memoria. All’Esposizione di Torino del 1884 la Ginori registra le variazioni del gusto, ma continua a proporre i bacili seppur nella sola ripresa della tesa da abbinare a piatti riproducenti dipinti, con la funzione di cornice, come visibile dagli esemplari in mostra.
Oggi i calchi, donati molti anni fa dal marchese Leonardo Ginori Lisci alle Gallerie fiorentine, sono esposti nelle sale di Palazzo Pitti che accolgono il Tesoro dei Medici e sono l’unica testimonianza tangibile della magnificenza della perduta serie in argento.
Da questi nel 1999 è stata eseguita una versione con la tecnica dell’elettroformatura, utilizzata a scopo scenografico, con lo stesso fine con cui viene riproposta in mostra. Essa consente al visitatore di immaginare quale potesse essere la preziosità dell’omaggio fatto ai granduchi fiorentini, unitamente ad un video che spiega la complessità delle tecniche messe in atto dagli argentieri romani e dalla Manifattura Ginori di Doccia.
La Manifattura Ginori di Doccia è stata celebrata quest’anno a Firenze con un dittico di mostre che, oltre a questa di Palazzo Pitti, vede al Museo Nazionale del Bargello La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue aperta fino al prossimo 1 ottobre.
La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Rita Balleri e Maria Sframeli, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: piatti d’argento)

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I silenzi del mare e ….altre cose

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

mostra giovanna campanamostra giovanna campana 1Cervia il 15 settembre l’apertura è alla sera dalle 20.30 alle 23.30. Dal 16 settembre il museo cambia orario di apertura tornando a quello dell’autunno-inverno con apertura sabato, domenica e festivi dalle 15.00 alle 19.00. Il mare, i luoghi silenziosi, il sale e la città nelle opere pittoriche di Giovanna Campana, artista e volontaria del Gruppo Culturale Civiltà Salinara. Giovanna, animo “silenzioso” e garbato ma vigile e attento al richiamo della natura, espone al museo del sale 14 tele ad olio che rappresentano l’ambiente nella sua versione più selvaggia e pacata. Nei dipinti vengono rappresentati gli angoli naturalistici che maggiormente evocano i silenzi, la tranquillità e la pace interiore, elemento distintivo della pittura di Giovanna. Un mondo legato soprattutto al mare e alle sue acque con lo sfondo di vari paesaggi naturalistici che vanno dalle spiagge di sabbia alla scogliera, al morbido movimento delle aree dunose, fino al mare della pesca con il richiamo a barche e vele fino al porto canale in cui si innalza l’antico faro di Cervia.
Delle 14 tele dipinte a olio ed esposte al museo del sale, alcune ritraggono i paesaggi della salina facilmente identificabili nell’area della Camillone e dei vecchi caselli di controllo. La luce del tramonto riporta ancora una volta l’idea di pace e di silenzio caratteristici dei luoghi preferiti da Giovanna.

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“I pupilli magiari” di Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 settembre 2017

magiariRoma 14 settembre p.v. ore 19,30 Accademia d’Ungheria in Roma Piano Nobile Via Giulia,1 si terrà l’inaugurazione della mostra “I pupilli magiari di Roma. Giocatori ungheresi nelle squadre capitoline”. Indirizzi di saluto: S.E. Ádám Zoltán Kovács, l’Ambasciatore di Ungheria presso il Quirinale; Avv. Fabrizio Grassetti, Presidente UTR (Unione Tifosi Romanisti); Prof. István Puskás, Direttore dell’Accademia d’Ungheria in Roma. L’esposizione intende ricostruire le tappe più importanti della storia dei rapporti italo-ungheresi nel campo dello sport e, in particolare, del calcio seguendo le tracce dei calciatori ungheresi che hanno fatto parte delle squadre della Capitale. Curatori: Dr. Gábor Andreides PhD, György Szász – esperti e storici del calcio ungherese e italiano. I rapporti italo-ungheresi possono vantarsi di un passato piuttosto notevole, ultrasecolare. Essi nonostante le difficoltà ed i vari intrecci, testimoniano una simpatia reciproca, secolare tra i due Paesi. Il rapporto bilaterale e l’amicizia tra due nazioni possono dipendere e essere influenzati da numerosi fattori, tra cui i rapporti politici e scientifici, ma anche i rapporti culturali, le lotte e la memoria in comune. Cento anni fa, nella I Guerra Mondiale, gli ungheresi e gli italiani combatterono lüuno di fronte all’altro, tuttavia né la crudeltà delle trincee né quella del fronte, né i combattimenti prolungati fecero sì che tale simpatia di lunga data venisse meno tra i due Paesi. Non si può non ricordare la storia del pittore/inviato di guerra ungherese, il quale durante i combattimenti nell’atto di dipingere lo spettacolare paesaggio del Carso venne avvisato dalla trincea di fianco tramite gli artiglieri italiani con ”Maestro, tra non molto ci accingiamo a dare fuoco, La pregheremmo di correre al riparo!
In seguito alla Guerra fu lo sport ed in particolare il calcio ad avere un ruolo dominante nei rapporti tra le due nazioni. Tra le due guerre sia il calcio che lo stesso stile di gioco ungherese divennero molto popolari in Italia. I giocatori ed allenatori ungheresi di allora percorsero tutta la penisola. Da Trieste a Genova, da Genova a Palermo non vi fu un’associazione sportiva alla quale non erano noti il calcio ungherese e o gli stessi giocatori: c’è chi fu soprannominato dai tifosi ”la gazzella” per la velocità, o si narra addirittura di un allenatore –che spiegò la strategia dei propri giocatori presso una taverna spostando dei boccali di birre (giocatori ungheresi) e bicchieri da grappa (giocatori antagonisti).
Ci fu un allenatore che all’età di 34 anni vinse il campionato a Milano e poi di nuovo a Bologna. Altri fecero lo stesso a Roma. C’è chi divenne noto in tutta l’Europa, chi invece rimase meno noto e collaborò solo con squadre di minor rango. Tra gli ungheresi attivi in Italia vi furono numerose vittime dell’Olocausto, ma anche sopravvissuti. Tra le vittime della guerra vi furono alcuni che una volta rientrati dall’Italia si arruolarono nei movimenti della Resistenza e combatterono per i perseguitati, per i bisognosi contro le atrocità. Storie di vita differenti, destini differenti. Ciò nonostante c’è qualcosa che li accomuna, ovvero lo sport e la passione/l’amore per il calcio. La mostra intitolata ”I pupilli magiari di Roma” è solo la prima tappa di un lungo viaggio, alla fine del quale potremo constatare che ci fu del calcio considerevole anche nei decenni precedenti alla giustamente famosa Squadra d’oro. (foto: magiari)

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Mostra What’s going on?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

BernardiniCortona sabato 9 settembre, ore 19.00 / 22.00 Palazzo Magini via Nazionale 42, mostre di Alessandro Bernardini ed Ivan Cipriani Buffoni. Aperto tutti i giorni con orario 11.00 / 19.00. Regista dell’iniziativa è Art Adoption, associazione attiva nella promozione e diffusione dell’arte contemporanea, che a dicembre darà il via alla seconda edizione di Art Adoption New Generation, rassegna che avrà proprio in Palazzo Magini una delle sedi espositive principali. Il progetto espositivo, curato da Tiziana Tommei, si snoda all’interno delle molteplici sale ubicate al piano nobile del palazzo, mettendo in dialogo i due artisti, presentando opere di pittura, scultura e installazione. Ad aprire l’iter in mostra è il lavoro realizzato a quattro mani da Bernardini e Cipriani, Senza titolo (Viva), un’isola di terra ed erba che accoglie e si integra con il colore della pittura. Non si tratta di un mero supporto, la componente naturale infatti è parte sostanziale di un processo che, nella pura astrazione del segno e nella sovrapposizione di acrilico e catramina, trova rafforzamento nella materia viva che la costituisce. Natura e pittura si pongono in successione e si fondono all’interno di una zolla dai confini determinati, uno spazio vitale per l’arte e un luogo di unione concettuale tra due personalità artistiche poliedriche. Il punto comune alle ricerche dei due artisti è indubbiamente la vena sperimentale e l’apertura incondizionata a forme e mezzi d’espressione potenzialmente infiniti. Il connubio di pesantezza e fragilità si conferma quale aspetto basilare nel lavoro di Bernardini. Il cemento resta protagonista in forme diverse, ma comunque sempre sinonimo di “definizione” e “costruzione”: la prima trova significato nell’essenzialità e nella pulizia delle linee e dei Ivan Ciprianivolumi; la seconda nella formula del cubo o del parallelepipedo moltiplicato e sovrapposto a creare strutture solo in superficie solide e fisse. La figura della casa, su questa linea, assume così la valenza di una dichiarazione d’intenti, ponendosi quale manifesto poetico di un fare sempre ancorato alla concettualità. Metafisici elementi quali sfera, piramide e parallelepipedo perdono qualsiasi parvenza di astrazione di derivazione geometrica in virtù della sostanza cementizia che li caratterizza. La tela, se da un lato continua a fungere da trait d’union di un intero percorso, dall’altro risulta in maniera crescente un’appendice, un elemento subordinato al concetto, sebbene perennemente intesa quale materia. Ciò che essa accoglie determina l’ontologia dell’opera, mai il contrario. A latere, altra sostanza intrinseca all’alfabeto dell’artista, è il catrame, che riveste tele e oggetti, li avviluppa, li rende omogenei e lucenti, li svela celandoli. La poesia invece è la nota pregnante e fortemente identificativa dell’opera di Cipriani: la parola, quale essenza profonda e intima, oggetto tangibile e soggetto pulsante, motivo d’ispirazione e allo stesso tempo fine ultimo del sentire, viene celata all’interno di apparentemente inestricabili grovigli cromatici. Viene assunta quale anima di una pittura di azione che svela tra le colature di colore una figurazione nascosta, segreta. I due bronzi in mostra, silhouette dallo sviluppo serpentino, costituiscono materia di riflessione sulla donna di oggi, rappresentandola come nuova venere, idolo contemporaneo, che non ha nel corpo il suo punto di forza, se non in quanto generatrice di vita. Le installazioni che recuperano oggetti quali una cabina telefonica e un televisore a tubo catodico, mettono in scena con ferocia il disincanto. Infatti, è un gesto utopico quello di impacchettare la tv con ritagli di giornale in cui si leggono esclusivamente notizie positive: è solo tramite il duplice atto di defunzionalizzazione e occultamento, e dunque di annullamento totale dell’oggetto dato, che questo può costituire fonte di buona novella. (foto: Bernardini, Ivan Cipriani)

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Mostra Opus Alchymicum

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

Opus AlchymicumOpus Alchymicum2Napoli dal 27 ottobre al 2 dicembre 2017 Castel dell’Ovo di Napoli ospita l’esposizione Opus Alchymicum: una mostra personale dell’alchemica artista lettone Lolita Timofeeva, poetessa raffiguratrice dell’indagine dimensionale metafisica del mondo e della simbologia archetipica della realtà circostante.
La mostra Opus Alchymicum, con il patrocinio del Consolato Onorario della Lettonia a Napoli, è organizzata da Kengarags in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e alla Fondazione La Verde La Malfa, vede come co-promotore Touring Club Italiano di Territorio di Bologna e come curatore scientifico Giorgio Agnisola.La mostra vede come sponsor Fondazione La Verde La Malfa, Italò SRL, Occitane Voyages e Berengo. Per la prima volta nella città partenopea, circa 100 opere tra dipinti, disegni, sculture, installazioni e un film corto esposti a Castel dell’Ovo sono la testimonianza espressiva di un’idea nata durante il primo viaggio dell’artista a Napoli (nel 2005), quando visita la Cappella Sansevero e decide di avvicinarsi al pensiero ermetico Opus Alchymicum1di Raimondo di Sangro (Torremaggiore, 1710 – Napoli, 1771), settimo principe di Sansevero, inventore, alchimista e letterato, geniale ideatore del nobiliare mausoleo.Affascinata dall’aspetto esoterico del patrimonio artistico Sanseverino, Lolita Timofeeva sviluppa un nuovo spunto creativo, una conoscenza più profonda del suo essere grazie a un’autoanalisi delle immagini del sogno, dell’incubo e dell’allucinazione.Colori vivi, atmosfere cupe e personaggi suggestivi delineano ogni opera dell’esposizione. Tempo e spazio si legano nel dinamismo dell’azione, generato nella maggior parte delle rappresentazioni da una musa, che trasporta lo spettatore in una dimensione surrealistica. La sua ricerca di modelli e di ambienti misteriosi aperti al silenzio dell’oltre, identifica un linguaggio di una vita interrogativa, uno sguardo rivolto ai limiti e alle ragioni dell’esistere. La grande mostra allestita nel Castel dell’Ovo rappresenta perciò una tappa significativa di questo viaggio umano e spirituale, in cui emergerà la dimensione meno visibile e conosciuta della città. Non sarà infatti la Napoli solare e passionale che conosciamo, ma quella più nascosta e sotterranea, come riaffiora nella Cappella San Severo. (foto: Opus Alchymicum)

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Prorogata la mostra di Picasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 settembre 2017

Picasso1Picasso2Castiglione del Lago, Palazzo della Corgna. Sarà visitabile ancora fino al 5 novembre la mostra con la quale Castiglione del Lago rende omaggio al grande Pablo Picasso, nel centenario del suo viaggio in Italia. Notevole l’affluenza di pubblico, con 15.000 visitatori in quattro mesi di apertura. Alle opere di grafica e ceramica già esposte si aggiunge l’eccezionale “Barcelona Suite”.
Con 15.000 visitatori in quattro mesi di apertura, la mostra “La materia e il segno. Ceramica e grafica” al Palazzo della Corgna ha registrato un forte interesse di pubblico e critica. In tanti, italiani e stranieri, sono venuti ad ammirare le opere straordinarie dell’artista spagnolo con le quali anche Castiglione del Lago ha voluto rendergli omaggio nell’anno in cui si ricordano i 100 anni dal suo viaggio in Italia. Era il 1917 quando Picasso venne nel belpaese in compagnia dello sceneggiatore e drammaturgo Jean Cocteau alla ricerca di ispirazioni creative. L’esposizione a Castiglione del Lago presenta la creatività del più grande e influente artista del ‘900, che si è cimentato, nel corso della sua lunga e intensa esistenza, in tutti i generi artistici conosciuti: pittura, incisione, disegno e ceramica. La mostra è promossa dal Comune di Castiglione del Lago con il contributo della Regione Umbria.
In occasione della proroga arriva ad impreziosire il percorso di mostra il celebre corpus “Barcelona Suite”. Sarà possibile ammirare le cinque opere di Picasso pubblicate nel 1966 dal Museo Picasso di Barcellona sotto la stretta supervisione dell’artista, in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno. La selezione riprende cinque famosi dipinti della prima produzione di Picasso che, attraverso un uso magistrale della tecnica litografica, rievocano perfettamente la forza pittorica e coloristica dell’artista. Si tratta di L’Attente (1901), La Dansueuse naine (1901), Mère et enfant au fichu (1903), Harlequin (1917) e Madame Canals (dipinto a cavallo tra il periodo blu e il periodo rosa).
Fortezza_CastiglionedelLagoPicasso“Barcelona Suite” dialogherà con le tre celebri serie di incisioni e acqueforti, “Le Cocu Magnifique”, “Carmen” e “Balzac en bas de casse et Picassos sans majuscule”, e il corpo unico di ben 29 ceramiche. Un’occasione speciale, quindi, per vedere insieme oltre 90 opere in cui il segno di Picasso è più che mai evidente e riconoscibile. Il biglietto della mostra comprende la visita a Palazzo della Corgna e alla Rocca del Leone.Grande successo anche per la sezione #ComePicasso dove i visitatori, grandi e bambini, possono lasciare il loro segno “alla maniera” di Picasso. Un’intera stanza satura già di scritte e immagini sulle pareti dove ciascuno ha liberato la propria creatività, disegnando e scrivendo su pannelli e fogli in piena libertà e fantasia. Come ha scritto Picasso: “Che cos’è l’arte? Se lo sapessi, mi guarderei bene dal rivelarlo. Io non cerco, trovo” (dalla rivista “Formes”, Parigi, 2 maggio 1930).
La gestione del circuito monumentale di Palazzo della Corgna è affidata alla Cooperativa Lagodarte, affiancata da Sistema Museo per le attività di valorizzazione e da Aurora Group per la ristorazione e promozione di prodotti tipici locali.

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Venezia: Mostra del cinema

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

mostra del cinema

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Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

striscioneLondra Dal 9 al 15 settembre 2017 Vernissage: sabato 9 settembre dalle 17:00 alle 19:00 4a Castletown Road Presso Birla Art Gallery, Curata dal critico e storico dell’arte Sabrina Falzone, la mostra espone la migliore arte contemporanea europea dalla scultura alla fotografia e alla nuova ricerca pittorica. Comprende opere di Art Nou, Cinta Agell, Esther Arnuelos, Montse B. Cavedo, Susana Baldis, Vincenzo Bartoli, Carmen Berges, Giorgio Buccolini in arte G.B., Magdalena Florica, Heber L. Gil, Fina Giménez-Checa, Clara Gràcia, Günther K, Krisma, Higuera, Stefano Iosca, Luca Marchetti L M Art, Moirym, Nietto, Daniela Rancati, Roberto Re, Eva Rossi-Kivimaki, Julio Saldaña Manero, Antonio Salinari, Ana Solanas, Georgeta Stefanescu, Franco Trevisan, Andrés Vijande, Gaetano Zaccareo in arte Zag. Orari di apertura:domenica 12:00-18:00, dal lunedì al giovedì 16:00-19:00, venerdì 12:00-15:00 Ingresso libero.

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Mostra: “Variazioni su un tema”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

variazioni su un temaModena inaugurazione venerdì 15 settembre alle ore 18.00 presso la Galleria Antonio Verolino dove vi è uno spazio dedicato all’arte contemporanea che ha aperto nel 2015, nel cuore della città, il cui titolare, Antonio Verolino, proviene da una lunga e gloriosa storia di famiglia nel campo dell’antiquariato, dell’arte tessile, degli arazzi e dei tappeti antichi, si terrà la mostra “Variazioni su un tema”.
Il giovane Verolino vorrebbe oggi unire l’arte tessile all’arte contemporanea, invitando i grandi maestri del contemporaneo a confrontarsi con questo avvincente mezzo (tra gli artisti che sono stati invitati, di recente, a realizzare un progetto per un arazzo/tappeto, pezzo unico e d’autore, ci sono “grandi nomi” come David Tremlett, Enzo Cucchi e Luigi Ontani ma anche proporre, parallelamente, mostre che invitano a riflessioni più approfondite, come questa che intende indagare il concetto di ‘tecnica’, in particolare in rapporto all’identità e al lavoro dell’artista oggi. “Variazioni su un tema” è curata da Luca Panaro e Paola Formenti Tavazzani e presenterà al pubblico opere di Arthur Duff, Alberto Gianfreda, Paolo Ventura, più un intervento site specific del giovane street artist modenese Luca Zamoc. (foto: variazioni su un tema)

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Mostra Alina Ditot: “Genesis. La tela ferita”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 agosto 2017

Alina DitotLucca sabato 9 settembre 2017 alle ore 17,30 Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 inaugurazione mostra Alina Ditot a cura di Salvatore Russo: “Genesis. La tela ferita”. (La mostra resterà aperta dal 6 settembre all’1 ottobre 2017 orario: da martedì a domenica 10-19, chiuso lunedì Ingresso libero). Quella che Alina Ditot ricerca attraverso le sue opere è la luce primordiale, la luce guida del nostro cammino su questa Terra che oggigiorno è diventato sempre più tortuoso e doloroso. “Una luce – spiega il curatore Salvatore Russo – che oggi, appare sempre più ‘tormentata’ dai malesseri della psiche; una psiche che prova ad alienarsi dalla società, ma senza riuscirci. Una psiche che allora decide di rendere omaggio all’uomo e ne testimonia i suoi tormenti: i tormenti delle tenebre”. “Genesis. La Tela Ferita” diventa quindi il personale percorso di ricerca di questa giovane artista che con la sua arte si ribella mettendo in discussione l’arte classica. “L’arte – prosegue Russo – viene vissuta da Ditot come rifiuto: rifiuto al mondo della bellezza sublime. Questo rifiuto viene testimoniato dalle bruciature, legature e ferite su tela. Ditot, impugna la spada e uccide la tela. Si assiste così alla rinascita di un’arte informale che in Italia è sepolta nei cimiteri fantasma”.
La riflessione della Ditot si concentra sull’uomo peccatore che ha smarrito la propria identità e il senso della propria esistenza. “La via Crucis ditottiana – sottolinea Russo – celebra le reali sofferenze dell’uomo metropolitano; quell’uomo vestito con giacca e cravatta, ma che in realtà, vive il tormento Alina Ditot1.jpgdella sua anima. Genesis è la congiunzione che lega il buio alla luce. Una luce che nasce dal fuoco. Un fuoco che crea, un fuoco che forgia le armi dei guerrieri, un fuoco che brucia la tela e la umanizza. Quelle inflitte da Alina Ditot sulla tela sono ferite mortali. Ferite che solo l’artista può ricucire con lo spago”.Quella di Ditot è un’arte della ribellione e del contrasto che trasforma l’abisso in colore. È così che prendono forma le sue Colate laviche, i Cieli inquinati, i Paesaggi proibiti e gli Universi infernali. “Un’arte informale – conclude Russo – che urla e impone le sue nuove tavole della legge. Ditot riporta in vita, quelli che sono i nuovi ‘10 comandamenti’ contemporanei. Non regole da seguire, ma eventi da ricordare. L’artista parte dal buio per trovare la luce. Una luce che è il vero simbolo della rinascita. Nel principio, Dio creò i cieli e la terra. Poi creò Ditot e le sue pitture nere”.
Alina Ditot nasce a Iasi (Romania) nel 1980. Il suo cammino artistico la porta a calcare, nel giro di pochi anni, i più importanti palcoscenici dell’arte mondiale. Città come Parigi, New York, La Valletta, Bruxelles, Barcellona, Edimburgo, Roma, Palermo, Firenze, Verona, Napoli sono solo alcune delle mete espositive dell’artista. Gli importanti riconoscimenti arrivano soprattutto dall’estero. È stata invitata a partecipare al più prestigioso evento espositivo del 2014, “La Grande Exposition Universelle”, che si è tenuto a Parigi, all’interno della Torre Eiffel. (foto: alina ditot)

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Mostra Oh Sheet! di Alessandro Calizza

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 agosto 2017

liberaci dal maleAssisi (PG) 26 agosto 2017 ore 18.00 Minigallery Via Portica 26 (Dal 26 agosto al 1 ottobre 2017 Orari di apertura: 10.30/13.30 – 15.00/19.30 – chiuso il mercoledì Patrocinio: Città di Assisi Partner tecnico: Laboratorio fotografico Corsetti) la mostra Oh Sheet! di Alessandro Calizza, con un testo critico di Carlotta Monteverde e con il patrocinio della Città di Assisi.“Oh Sheet! nasce nel 2013: è la serie che affianca la produzione più conosciuta su tela e installativa di Alessandro Calizza e si compone di vecchie incisioni su cui l’artista interviene con acquerello e acrilico dando vita – nell’inconfondibile stile – a scenari sull’orlo dell’apocalisse. Per l’occasione sono esposte dieci stampe originali ottocentesche provenienti principalmente da un portfolio di John Coney raffiguranti edifici in disfacimento, rovine, cui si aggiunge un piccolo nucleo di poster, scansioni ritoccate a mano e tirate a tre. Acqua, tentacoli viola, radici e arbusti, piante carnivore, nubi e cieli acidi, graffiti multicolori invadono, saccheggiano, conquistano e annichiliscono memorie della nostra identità culturale. Grazie alla matrice romantica, con la sua seduzione per l’antico e il pittoresco, alle tinte invitanti e seducenti, che mutua dalla pubblicità e dalla comunicazione, e ai codici fantastici della fiaba, Calizza racconta non solo «un sistema al collasso, qualcosa che non è riuscito a sopravvivere, la dichiarazione di un fallimento» ma lo fa mascherandone le conseguenze proprio sotto la patina ammiccante: una sorta di normalità della fine. (…) Per quanto la produzione su carta, costante da circa cinque anni, si differenzia per una maggiore libertà dalle opere di grandi dimensioni – «molto più strutturate sia tecnicamente che concettualmente, mentre qui c’è un’espressione senza vincoli» – e sia parallela (ma non collegata) a cicli distanti nel tempo e per ricerca fra loro, ne attraversa tutte le fasi sviluppandone in embrione i procedimenti e facendone convivere spunti e passaggi. (…)
Diverse incisioni sono state già esposte, singolarmente o in piccoli gruppi (ad esempio durante la personale Global Warning una sezione era loro dedicata), ma se ne è data finora una presentazione parziale. La mostra presso la Minigallery è la prima rivolta esclusivamente a fornirne una visione coerente. Alessandro ha definito la serie «l’inizio di una storia che non è andata nella direzione giusta; una fotografia dal futuro»: le suggestioni sono quelle di realtà aumentata nell’assurdità dell’apparizione di strane creature e fenomeni, nella simulazione di un mondo proiettato a decenni di distanza, nella pervasività dell’effetto marketing. (…)” (Carlotta Monteverde)Alessandro Calizza, nato nel 1983, vive e lavora a Roma. I suoi lavori sono stati esposti in numerose città italiane ed all’estero. Tra le esposizioni personali, ha realizzato: Carne Fresca, presso la Mondo Bizzarro Gallery di Roma, Global Warning, la sua personale presso la Galleria Il Canovaccio di Terni e Atene Brucia presso il Museo dell’Arte Classica a Roma. Tra i progetti collettivi: Surreality Show a cura di Julie Kogler, I loro desideri hanno la forma delle nuvole a cura di Takeawaygallery, No(w) Regrets tenutasi al MLAC (Museo Laboratorio di Arte contemporanea), prima esposizione del progetto Ultra che lo vede protagonista assieme a Cristiano Carotti, Desiderio e Marco Piantoni. Ha preso parte poi ad alcune collettive che hanno riunito artisti internazionali, come: Waiting for the moon a cura della NERO Gallery e Any Given Book, realizzata dalla White Noise Gallery, con cui ha partecipato anche all’Affordable Art Fair Milano nel marzo 2015. Vincitore del Premio Speciale del Concorso Arte Per Oggi indetto da Winsor&Newton, Lefranc&Burgeois e Poggi, ha preso parte ad una residenza d’artista di 3 mesi in Francia. Altre residenze d’artista, per le quali è stato selezionato, sono: Bocs–Art Residenze Artistiche Internazionali a Cosenza nel 2017, il Festival Alterazioni 2014 al Castello di Arcidosso e la residenza, a cura di Lori Adragna, Project Room presso il Casale dei Cedrati di Roma, nel dicembre 2015. Dal 2014 è attivo anche come scenografo realizzando lavori per diverse compagnie teatrali, con spettacoli andati in scena in diverse città italiane tra cui Roma (Teatro dell’Orologio, Teatro Petrolini, Teatro Belli), Todi (Todi Festival), Civitavecchia, Ostia, Napoli ed altre.
(foto: liberaci dal male)

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Mostra “L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una Città”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 agosto 2017

prato palazzo pretorioPrato Museo di Palazzo Pretorio il 6 settembre 2017 alle ore 11:30 anteprima riservata alla stampa della mostra “Legati da una Cintola. L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una Città”. La Mostra verrà inaugurata, in occasione della 50a edizione delle manifestazioni civili e religiose legate alla Cerimonia per l’ostensione pubblica della Sacra Cintola (8 settembre ore 22). E’ l’evento che da oltre otto secoli la città di Prato celebra.
Per un giorno la città sarà animata da Manifestazioni e Concerti diventando un vero e proprio Palcoscenico all’aperto. Un Corteggio storico con oltre seicento figuranti provenienti da tutta Italia con i loro costumi d’epoca ed i loro intrattenimenti attraverseranno le vie del centro di Prato per raggiungere piazza Duomo – dove si incrociano i valori laici e religiosi simbolicamente rappresentati dalle tre chiavi (due di proprietà del Comune ed una della Diocesi) – e il Sindaco e il Vescovo apriranno lo scrigno contenente la preziosa reliquia con l’Ostensione della Sacra Cintola dal Pulpito di Donatello (ore 22:15).
Il suggestivo percorso espositivo, che intreccia i fili di un racconto tra storia e tradizione, metterà in luce il ricco patrimonio di cultura e bellezza, custodito nel territorio e oltre i confini locali. Per la prima volta potremo così ammirare, grazie a prestiti dal Metropolitan Museum di New York e dai Musei Vaticani, la ricostruzione della smembrata Pala di Bernardo Daddi, realizzata per il Duomo di Prato, e di cui il Museo di Palazzo Pretorio conserva una delle due predelle. Eccezionalmente, sarà visitabile la Cappella della Cintola, nel Duomo di Prato, interamente affrescata da Agnolo Gaddi.

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Mostra del grande artista futurista Fortunato Depero

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

deperoModena da sabato 14 ottobre a sabato 11 novembre 2017 Studio Marco Bertoli – Art Consulting via Carlo Farini 56, (terzo piano) Orari: al lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 ospita una selezione di 24 opere del grande artista futurista Fortunato Depero (Fondo, 30 marzo 1892 – Rovereto, 29 novembre 1960) provenienti da prestigiose collezioni private, in una mostra a ingresso gratuito.Catalogo: a cura di Maurizio Scudiero. Un’occasione unica per ammirare, in una panoramica di trent’anni di attività, pezzi che vanno da “Costruzione di gobbo” (1917, matita e acquerello su carta) a “Danza di coni” (1947 circa, matita e inchiostro su carta), dalla serie di collage di carte colorate dedicata ai “Numeri” (del 1926 circa), alle “Donne del tropico” (1945, olio su tavola).
Tutte opere selezionate da Bertoli – consulente per la casa d’aste Christie’s a New York e Londra dal 2005 – che, per poco più di un mese, saranno eccezionalmente visibili al pubblico: dai primi “arazzi” futuristi, in realtà mosaici di stoffe colorate (da non perdere il progetto esecutivo per arazzo “Cavalcata fantastica” del 1920), ai numerosi studi per manifesti pubblicitari come quelli per la Campari, per cui Depero nella sua carriera ha realizzato centinaia di proposte. Tra gli altri in mostra “Anche il gatto beve il Campari” del 1927 e alcuni studi per il “Numero Uno Futurista Campari” del 1930-31 (realizzati già a iniziare dall’anno precedente), perchè “L’Arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria” scrive Depero nel suo “Manifesto dell’arte pubblicitaria”, sempre del 1931, fino alle copertine di prestigiose riviste, realizzate nel periodo newyorkese come “Vogue” del 1930, o subito dopo come “La Rivista” del 1930-31.
Sia sul versante della grafica pubblicitaria che in quello della realizzazione delle copertine Depero rimane fedele a una continua rivisitazione iconografica: i personaggi delle sue opere sono costituiti da forme piatte e stilizzate provenienti dal mondo del teatro. Per conferire dinamicità alle composizioni ricorre quasi sempre all’espediente di un certo diagonalismo. Figura geometrica utilizzata per eccellenza è il parallelepipedo: luci e colori sono giocati su forti contrasti, con una predilezione nell’uso del bianco, del nero e del rosso, con un approccio aggressivo che ha influenzato una buona parte della grafica pubblicitaria successiva. Così come non si può non notare l’influenza che opere come “I gondolieri (o coleotteri veneziani)” del 1924-25, esposti in mostra, hanno avuto sull’arte seriale di Andy Warhol. (foto: depero)

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La grande mostra di Giovanni Boldini

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

Giovanni BoldiniGiovanni Boldini1Torino fino al 28 gennaio 2018 Reggia di Venaria, Il fascino femminile, gli abiti sontuosi e fruscianti, la Belle Époque, i salotti: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria. Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile.
Una grande mostra antologica di Giovanni Boldini, sviluppata su un registro narrativo cronologico e tematico al tempo stesso. La ricca selezione monografica delle opere – di colui che nelle sue opere ha reso ed esaltato la bellezza femminile, svelando l’anima più intima e misteriosa delle nobili dame dell’epoca – si articola seguendo gli anni di attività dell’artista, ma è organizzata in quattro sezioni tematiche fondamentali per capire la parabola espressiva del maestro.Con il patrocinio della Città di Torino, la mostra ospitata nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria, prodotta e organizzata da La Venaria Reale con Arthemisia è curata da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi.La mostra della Reggia di Venaria non si ferma al momento internazionale dell’esperienza creativa di Boldini, che peraltro abbandona presto l’avanguardia italiana Giovanni Boldini2Giovanni Boldini4dei macchiaioli, ma attraverso alcune importanti opere di confronto presenta anche 26 opere di artisti a lui contemporanei, quali Cristiano Banti, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Antonio de La Gandara, Paul-César Helleu, Telemaco Signorini, Ettore Tito, Federigo Zandomeneghi.
Le opere – tra cui le celebri La tenda rossa (1904), Signora che legge (1875), Ritratto di signora in bianco con guanti e ventaglio (1889), Signora bruna in abito da sera (1892 ca.), Mademoiselle De Nemidoff (1908) e – ospite d’onore – il capolavoro simbolo della Belle Époque: la grande tela dedicata a Donna Franca Florio, realizzata tra il 1901 ed il 1924 – provengono dai principali musei internazionali quali il Musée des Beaux-Arts di Tours, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Raccolte Frugone – Villa Grimaldi di Fassio di Genova, Collezioni Artistiche. Banca Carige, Galleria d’arte moderna Empedocle Restivo di Palermo, Museo nazionale di Capodimonte e da prestigiose collezioni private difficilmente accessibili.Sessanta diversi prestatori, sapientemente coordinati in quattro anni di lavoro (questo il tempo di preparazione della mostra) da Tiziano Panconi – autore del catalogo ragionato di Boldini del 2002 – e Sergio Gaddi.Il catalogo è edito da Arthemisia/Skira. (foto: Giovanni Boldini)

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Fortunato Depero: in mostra a Modena il suo futurismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

deperoModena. Da sabato 14 ottobre a sabato 11 novembre Studio Marco Bertoli – Art Consulting via Carlo Farini 56, (terzo piano) Orari: al lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 ospita una selezione di 24 opere del grande artista futurista Fortunato Depero (Fondo, 30 marzo 1892 – Rovereto, 29 novembre 1960) provenienti da prestigiose collezioni private, in una mostra a ingresso gratuito, presso lo studio del curatore modenese Marco Bertoli in via Carlo Farini 56.
Arazzi, acquerelli, collage e tarsie di stoffe colorate, olii e disegni preparatori, oltre ai celebri manifesti pubblicitari e a copertine di riviste: uno scorcio che va dal 1917 al 1947 sulle opere dell’artista futurista, esposto nell’ambito della mostra “Fortunato Depero”, trent’anni di produzione “eclettica e pirotecnica” come la definisce lo storico dell’arte Maurizio Scudiero che ne ha curato il catalogo.
Un’occasione unica per ammirare, in una panoramica di trent’anni di attività, pezzi che vanno da “Costruzione di gobbo” (1917, matita e acquerello su carta) a “Danza di coni” (1947 circa, matita e inchiostro su carta), dalla serie di collage di carte colorate dedicata ai “Numeri” (del 1926 circa), alle “Donne del tropico” (1945, olio su tavola).
Tutte opere selezionate da Bertoli – consulente per la casa d’aste Christie’s a New York e Londra dal 2005 – che, per poco più di un mese, saranno eccezionalmente visibili al pubblico: dai primi “arazzi” futuristi, in realtà mosaici di stoffe colorate (da non perdere il progetto esecutivo per arazzo “Cavalcata fantastica” del 1920), ai numerosi studi per manifesti pubblicitari come quelli per la Campari, per cui Depero nella sua carriera ha realizzato centinaia di proposte. Tra gli altri in mostra “Anche il gatto beve il Campari” del 1927 e alcuni studi per il “Numero Uno Futurista Campari” del 1930-31 (realizzati già a iniziare dall’anno precedente), perchè “L’Arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria” scrive Depero nel suo “Manifesto dell’arte pubblicitaria”, sempre del 1931, fino alle copertine di prestigiose riviste, realizzate nel periodo newyorkese come “Vogue” del 1930, o subito dopo come “La Rivista” del 1930-31.
Sia sul versante della grafica pubblicitaria che in quello della realizzazione delle copertine Depero rimane fedele a una continua rivisitazione iconografica: i personaggi delle sue opere sono costituiti da forme piatte e stilizzate provenienti dal mondo del teatro. Per conferire dinamicità alle composizioni ricorre quasi sempre all’espediente di un certo diagonalismo. Figura geometrica utilizzata per eccellenza è il parallelepipedo: luci e colori sono giocati su forti contrasti, con una predilezione nell’uso del bianco, del nero e del rosso, con un approccio aggressivo che ha influenzato una buona parte della grafica pubblicitaria successiva. Così come non si può non notare l’influenza che opere come “I gondolieri (o coleotteri veneziani)” del 1924-25, esposti in mostra, hanno avuto sull’arte seriale di Andy Warhol. (foto:depero)

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Mostra: Botero

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

boteroVerona AMO Palazzo Forti, dal 21 ottobre 2017. Da ottobre AMO Palazzo Forti di Verona accoglie la grande mostra monografica dedicata a uno degli artisti più amati e riconoscibili del nostro secolo: Fernando Botero.
Una dimensione onirica, fantastica e fiabesca. Nell’opera di Botero si percepisce forte l’eco della nostalgia; di un mondo che non c’è più o in via di dissoluzione; un universo in cui uomini, animali e vegetazione – dai tratti e colori brillanti – riportano immediatamente alla memoria l’America Latina dove tutto è più vero del vero, dove non c’è posto per la sfumatura e che anzi favorisce l’esuberanza di forme e racconto.
Questa è la cifra stilistica di Botero, origini colombiane, famoso e popolare in tutto il mondo per il suo inconfondibile linguaggio pittorico: a lui si rende omaggio con un’esposizione che ripercorre attraverso 50 suoi capolavori, molti dei quali in prestito da tutto il mondo, oltre 50 anni di carriera del Maestro dal 1958 al 2016. Una pittura che non sta dentro un genere, pur esprimendosi attraverso la figurazione. Un genere proprio e autonomo attorno al quale il pittore colombiano ha sviluppato la propria poetica. (foto: botero)

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Mostra: Monet

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

monetRoma Monet Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, 19 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018 e arriva a Roma l’esposizione più attesa dell’autunno 2017: Monet.
Curata da Marianne Mathieu, la mostra presenta circa sessanta opere – per la prima volta esposte in Italia – del padre dell’Impressionismo, provenienti dal Musée Marmottan Monet – che nel 2016 ha festeggiato gli 80 anni di vita – testimonianza del suo percorso artistico, ma soprattutto dell’artista medesimo, dacché si tratta di opere che Monet conservava nella sua ultima dimora di Giverny, che il figlio Michel donò al museo e che rimasero sconosciute al pubblico fino al 1966.
Dai primissimi lavori, le celebri caricature della fine degli anni 50 dell’800, attraverso i paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville, ai ritratti dei figli, alle tele dedicate agli amatissimi fiori del suo giardino (rose, glicini, agapanti) fino alla inquietante modernità dei salici piangenti, del viale delle rose o del ponticello giapponese, per arrivare alle monumentali Ninfee e Glicini, la mostra renderà conto delle molteplici sfaccettature del suo lavoro, restituendo la ricchezza artistica di Monet.(foto monet)

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Franco Mulas “DEFRAG”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

mulasAscoli Piceno 22 luglio 2017 ore 18.30 Palazzo dei Capitani del Popolo Piazza del popolo (Fino al 15 settembre 2017 Orari: feriali e festivi ore 10-13 / 15-19 ferragosto aperto). Ingresso gratuito. I Musei Civici di Ascoli Piceno presentano presso il Palazzo dei Capitani del Popolo una grande mostra antologica di Franco Mulas, a cura di Lorenzo Canova e di Stefano Papetti, che raccoglie cinquant’anni di lavoro: un lungo viaggio articolato e coerente attraverso la pittura di un maestro che ha sempre affrontato in modo incisivo e drammatico le trasformazioni del mondo contemporaneo. Mulas, autore dello Stendardo della Quintana di quest’anno, presenta ad Ascoli un percorso che va dalle immagini inquietanti dei week end della fine degli anni Sessanta alle opere più recenti, dove la sua visione raggiunge i confini dell’astrazione.
In cinque decenni di lavoro, Mulas ha scoperto dunque costantemente le ferite del suo tempo, rarefacendo sempre di più la presenza dell’immagine per raggiungere il nucleo dolente di una pittura che si fa pelle corrosa e lacerata, sia pure nella sua rigorosa e quasi metallica compattezza, in un accumulo di segni e velature che sembrano condensare tutti i passaggi del suo articolato cammino artistico.
mulas1Questa materia dura e lucente, questo intreccio metaforico di passaggi e di innesti cromatici, non è soltanto un semplice elemento formale e stilistico, ma rappresenta un nucleo basilare del sistema visivo dell’autore, una struttura costruttiva che lo ha sostenuto nei diversi passaggi e nelle trasformazioni del suo percorso, un codice genetico che accompagna la crescita e le mutazioni del corpo della sua pittura.
Mulas ha percorso così un importante cammino di sublimazione nel corso del quale l’immagine ha cambiato gradualmente la sua presenza e il suo senso fino alle soglie estreme delle opere più recenti in cui coniuga le sue precedenti esperienze con una rilettura efficace e innovativa delle esperienze informali, dipingendo quadri dove aumenta il senso della ferita e della privazione, in una visione che si avvicina alla contemplazione desolata delle macerie culturali di un presente dove l’utopia si è ribaltata nel segno distopico dell’azzeramento.
Franco Mulas nasce a Roma nel 1938. Studia pittura all’Accademia di Francia a Roma, città in cui tuttora vive e lavora. (foto: mulas)

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Summit: “Shaping an Interconnected World”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

Center of MediaSHANGHAI, /PRNewswire/ Il summit G20 2017 inizierà a breve ad Amburgo il 7 luglio. Il tema di questo summit è “Shaping an Interconnected World” (Dare forma a un mondo interconnesso), che prosegue nel percorso iniziato per la creazione di un’economia mondiale aperta definito nel summit G20 2016 ad Hangzhou. In questo scenario, Cina e Germania hanno condotto attivamente cooperazioni innovative e la rete per l’innovazione collaborative che comprende aziende, scuole superiore e università, governi e istituzioni di ricerca scientifica delle due nazioni sta prendendo forma gradualmente.
In questo percorso, le aziende cinesi rappresentate da Midea Group operano come agenti di innovazione di primaria importanza. A gennaio di questo anno, Midea è diventato l’azionista di riferimento di KUKA AG, una società leader mondiale per i robot, con una quota pari a circa il 95%. Alla fine di aprile è stata annunciata l’apertura del R&D and Innovation Center Europe (RDICE – Ricerca e Sviluppo e Centro Innovazione Europa) di Midea a Graz, Austria; nel frattempo si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del proprio Emerging Technology Center (ETC – Centro Tecnologie Emergenti) a San Jose nella Silicon Valley, Stati Uniti e sono iniziate ufficialmente le attività. Questi cambiamenti hanno convinto i mercati che Midea abbia fatto un salto deciso affidandosi alle proprie capacità innovative e modello aperto promosso durante la globalizzazione.
Midea, gruppo tecnologico internazionale, ha ampliato l’ambito del suo intervento fino a comprendere apparecchiature per uso domestico, sistemi per Riscaldamento, Ventilazione e Condizionamento dell’aria (HVAC), logistica smart, robot e sistemi automatici. La società ha creato 17 centri di Ricerca e Sviluppo in 8 Paesi nel mondo con un totale di oltre 10.000 ricercatori e più di 300 esperti stranieri senior. Il “collegamento globale” della sua capacità di Ricerca e Sviluppo è diventato il nucleo centrale della società per costruire il modello di innovazione globale. Inoltre, Midea ha svolto un ruolo pionieristico nell’introduzione di una nuova modalità di innovazione aziendale mondiale con caratteristiche proprie: il sistema a 4 livelli per Ricerca e Sviluppo. Inoltre ha anche creato laboratori in collaborazione grazie alla cooperazione attiva con scuole superiori e università famose nazionali ed estere, e risorse tecnologiche globali integrate e un’innovazione aperta decisamente avanzata. “Gli obiettivi raggiunti sono il risultato della nostra ricerca costante di innovazione tecnologica e di una corretta distribuzione di Ricerca e Sviluppo, oltre a essere il frutto dell’accumularsi delle esperienze e dei progressi continui maturati negli ultimi tre anni. In futuro creeremo altri centri per Ricerca e Sviluppo in altri Paesi idonei. Siamo impegnati a distribuire attività a livello internazionale e a procedere in modo costante verso il nostro obiettivo di crescita che prevede la realizzazione di una società di produzione che utilizzi tecnologie all’avanguardia,” ha dichiarato il Dottor Hu Ziqiang, Vice Presidente, CTO e Direttore del Central Research Institute di Midea Group. (foto: Center of Media)

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