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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

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Mostra: “L’esca”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Maggio 2022

Termoli 4 giugno – 11 settembre 2022 Inaugurazione: sabato 4 giugno 2022, dalle ore 18 MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli via Giappone. Mario Airò, Stefano Arienti, Monica Bonvicini, Maurizio Cattelan, Miltos Manetas, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Paola Pivi, Alessandra Tesi, Vedovamazzei, Luca Vitone, Sislej Xhafa e molti altri: sono alcuni dei protagonisti della mostra L’ESCA con trenta opere provenienti da una collezione privata. Il titolo fa riferimento alla relazione tra collezionista e artista, che nasce attraverso un “colpo di fulmine” per l’opera d’arte. Questa mostra rivela il risultato di rapporti costruiti negli anni dal collezionista con assidue frequentazioni degli studi d’artisti, delle gallerie e di spazi espositivi in diverse città italiane. L’ESCA racconta una parte di storia di questa collezione privata, influenzata anche dalla visione di alcune opere che hanno fatto la storia del Premio Termoli, prima ancora che esse diventassero parte della collezione permanente del MACTE. L’esposizione è incentrata su alcuni artisti emersi nel panorama dell’arte italiana negli anni Novanta. Si tratta di persone che hanno saputo giocare con diversi linguaggi e convenzioni dell’arte, ma alcuni hanno continuato a lavorare con successo, altri invece hanno avuto vicende alterne o addirittura smesso di esporre.Grazie a una collezione raccolta in quarant’anni, L’ESCA rappresenta un’occasione unica per scoprire opere che raccontano approcci critici, giocosi, narcisi, che hanno in comune un’insofferenza ai materiali e alle tecniche tradizionali in favore di una vena dissacratoria e introspettiva. Liberata dalla dimensione domestica, nella sale del museo, la collezione respira, rivelando tutta la sua ricchezza nella condivisione con il pubblico, che potrà di attivare commenti, opinioni, confronti. La visita al museo è accompagnata da un’audioguida che racconta episodi legati alle opere e di come alcune di esse sono entrate in collezione, mentre a seguire sarà pubblicato un catalogo della mostra.

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Mostra Schema 50

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Maggio 2022

Prato 10 giugno – 21 luglio ogni giovedì Centro Pecci Summer live. Venerdì 10 giugno, in occasione dell’opening della mostra Schema 50. Una galleria fra le neo-avanguardie (1972-1994), prende il via l’edizione 2022 di Centro Pecci Summer Live, la rassegna che per due mesi porta nel teatro all’aperto del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci concerti, live e dj set, permettendo al pubblico di tornare a vivere gli spazi del Centro come una piazza cittadina, aperta ai molteplici linguaggi dell’arte. In seguito, ogni giovedì fino al 21 luglio il museo presenta eventi live a ingresso gratuito, che vede protagoniste figure di rilievo della produzione artistica e culturale indipendente, proponendosi come centro culturale interdisciplinare e spazio di comunità, promuovendo forme condivise di socialità e coinvolgimento del territorio.Dopo il primo evento con il dj set del collettivo romano Industria Indipendente (10 giugno), che porta avanti accanto alla produzione teatrale, un percorso di formati ibridi, attraverso cui vuole attivare il senso di comunità e alleanza tra identità individuali e collettive, i due successivi appuntamenti sono affidati a due nomi del djing milanese: Thomas Costantin (16 giugno), resident dj dello storico club Plastic di Milano e consulente musicale per numerose maison di alta moda (tra le sue collaborazioni anche La discoteca di Jacopo Miliani, opera della collezione del Centro Pecci), e Luwei (23 giugno) dj della scena dei club underground cinesi e resident di Radio Raheem Milano, i cui set esplorano sonorità territoriali e influenze geografiche. Quarto appuntamento il 30 giugno con Immaginari. Habitat di resistenza a cura di Jermay Michael Gabriel e in collaborazione con The Recovery Plan. Una serata, a partire dalle ore 18:00, con workshop, cucina, live performance e dj set dedicati alla creazione di uno spazio di rivendicazione e resistenza, per esplorare tematiche di decolonizzazione delle istituzioni museali e immaginare, in modo critico e corale, nuove prospettive future, capaci di fare del museo un laboratorio di riflessione e di riferimento pubblico. L’evento si apre con il workshop di Pape Diaw, per proseguire con la performance di danza Labels di Nnamdi Nwagwu, il concerto per pianoforte di Ian Ssali e i set di Dj Condoii, Plethor X e Xaxer. Un format che coinvolge anche Cargo bar/bistrot che per l’occasione ospita la cucina di Ibrahim Jaiteh.Il 7 luglio la piattaforma queer transfemminista TOMBOYS DON’T CRY ci parla di avventure post-identitarie nel perimetro del Club, anche metaforico, uno dei suoi territori di ricerca favoriti; per l’occasione invita tra le sue fila anche Adele H, progetto discografico dalle melodie dream pop di Adele Pappalardo.La rassegna si conclude il 21 luglio con il dj e producer romano Hugo Sanchez, figura storica della produzione culturale indipendente, con le sue feste di liberazione queer e l’attività con il laboratorio Pescheria da cui nasce la festa di culto Tropicantesimo.Dall’11 al 15 luglio Centro Pecci Summer Live propone anche un cartellone di concerti (prevendita al link), un progetto giunto ormai alla sua quinta edizione, frutto della collaborazione tra il museo, il Comune di Prato e festival e realtà culturali attive nel territorio.Il 12 luglio il teatro all’aperto ospita invece il Festival delle Colline, giunto ormai alla 43° edizione, mentre il 14 luglio il Centro Pecci presenta uno spettacolo sviluppato appositamente per la rassegna, ospite un importante nome della ricerca musicale italiana degli ultimi anni che verrà annunciato nelle prossime settimane, una collaborazione per tornare a celebrare l’esperienza del live come festa e rito di condivisone.Ultimo appuntamento il 15 luglio con l’artista romana R.Y.F., che presenta in concerto l’album acclamato dalla critica Everything Burns, nato dalla collaborazione con la celebre compagnia teatrale Motus per lo spettacolo Tutto Brucia: un mix unico di elettronica e punk rock al servizio degli ideali di sovversione queer e femminista.

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Mostra: Storie di fili

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

Parma fino al 25 settembre, gli spazi dell’Abbazia di Valserena, sede dello CSAC – Centro Studi e Archivio dell’Università di Parma, ospitano STORIE DI FILI, la mostra conclusiva di un progetto di ricerca iniziato nel 2020, che ha visto coinvolte le artiste Claudia Losi, Paola Mattioli e Sissi nella creazione di opere inedite, ispirate ad alcune importanti collezioni del territorio parmense e in parte realizzate in collaborazione con alcune aziende tessili del territorio. Le “storie di fili” indagate nel corso di questi due anni sono storie di un patrimonio complesso di cui si sta perdendo memoria, una topografia di luoghi del passato e del presente collegati al concetto di abito, inteso come oggetto e come progetto. Lo CSAC dell’Università di Parma, capofila del progetto, ha invitato le tre artiste a realizzare una nuova produzione, partendo da una riflessione sul patrimonio dello CSAC e di altri musei partner come i Musei dell’Università di Parma e la Fondazione Museo Glauco Lombardi. Parallelamente alla mostra, nel percorso recentemente inaugurato l’Archivio dal vivo, che si snoda all’interno dell’Abbazia di Valserena, saranno esposti alcuni documenti progettuali tratti dai fondi da cui le artiste hanno tratto ispirazione, in particolare quelli di Walter Albini, Archizoom Associati, Atelier Farani, Gabriele Basilico, Brunetta, Cioni Carpi, Carla Cerati, Mario Cresci, Sorelle Fontana, Cinzia Ruggeri, Mimmo Jodice, Krizia, Dorothea Lange, Eva Marisaldi, Moschino, Bruno Munari, Marcello Nizzoli, Man Ray, Sartoria Farani, Ettore jr. Sottsass, Luigi Veronesi.

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Proroga mostra: Oltre il ghetto. Dentro&Fuori

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2022

Ferrara Proroga fino a domenica 3 luglio della mostra Oltre il ghetto. Dentro&Fuori presso il MEIS – Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah in Via Piangipane 81. La mostra è a cura di Andreina Contessa, Simonetta Della Seta, Carlotta Ferrara degli Uberti e Sharon Reichel. Tra le oltre 80 opere e oggetti presenti in mostra spiccano quadri provenienti da prestiti prestigiosi, come Ester al cospetto di Assuero di Sebastiano Ricci (1733) del Quirinale; Interno di sinagoga di Alessandro Magnasco (1703) dalla Galleria degli Uffizi e Il rapimento di Edgardo Mortara di Moritz Daniel Oppenheim (1862) della Jay and Jeanie Schottenstein Family Collection of Judaica. L’arte dialoga con testimonianze come la chiave di uno dei portoni del ghetto di Ferrara (XVIII secolo), il Manifesto di Sara Copio Sullam (1621) della Biblioteca del Museo Correr e la porta dell’Aron Ha-Qodesh, l’Armadio sacro (fine del XVIII-inizio del XIX secolo) che venne donato nel 1884 dalla Università Israelitica locale al Museo Civico di Torino.Un viaggio dentro e fuori dal ghetto che, attraverso macro e microstoria, si interroga su temi ora più che mai attuali come l’integrazione e l’esclusione dalla società; l’identità di gruppo e quella individuale; la capacità di trovare un “fuori” nel quale evadere nonostante i limiti imposti dal potere e un “dentro” nel quale tornare nei momenti di smarrimento. Oltre il ghetto. Dentro&Fuori ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica ed è realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo, The David Berg Foundation, Fondazione Guglielmo De Lévy, TPER e il patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità Ebraica di Ferrara. Si ringraziano la Fondazione CDEC e il compianto Ambasciatore Giulio Prigioni.

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Mostra: Still waters run deep

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

Bologna 12 maggio | 12 giugno 2022, Grand Hotel Majestic già Baglioni Via Indipendenza 8. Mostra personale dell’artista Giulia Manfredi a cura di Eli Sassoli de’ Bianchi ed Olivia Spatola Arte Fiera 2022. Gli spazi dell’hotel, tempio di eleganza classica, si attivano di rinnovata energia, tramite il gesto d’artista di Giulia Manfredi che ne risveglia l’anima più contemporanea. La mostra presenta una serie di opere, realizzate con svariate tecniche e materiali, che vanno ad indagare tematiche molto care all’artista ovvero la precarietà dell’esistenza umana e del legame tra la vita e la morte, nonché il senso di responsabilità di ciò che stiamo lasciando a chi verrà dopo di noi.Nell’opera Still waters run deep, che dà il titolo alla mostra, – spiega Eli Sassoli de’ Bianchi – “l’acqua, elemento primario, culla di vita dell’umanità̀ tutta, linfa che scorre nelle vene dell’universo rendendone possibile l’esistenza e la sopravvivenza, continua a scorrere entro le pieghe dell’installazione in marmo di Giulia Manfredi; un labirinto di condutture replica l’andamento “secondo natura” della linfa vitale e ci consente di assistere alla meraviglia del risvegliarsi e del continuo ciclico mutarsi a nuova forma del “giardino d’inverno” mirabilmente conservato e custodito entro le fessure che tracciano un percorso botanico che, a guisa di piccolo giardino, si snoda lungo tutta la superficie. Un’opera organica e scultorea al tempo stesso, pulsante di vita, che continua a germogliare, e che ci invita a soffermare lo sguardo su ciò̀ che spesso l’uomo, nella sua corsa individuale, tende a dimenticare. Il nostro essere piccolo tassello di un mosaico infinitamente più̀ vasto, al quale siamo chiamati a contribuire, ma che sopravviverà alla nostra stessa esistenza. Giulia Manfredi si fa artefice di un micro “giardino delle meraviglie” armonico ed imperituro e, tramite questo atto di creazione artistica, riscatta simbolicamente l’uomo dalla sua tendenza distruttiva, restituendo alla visione ciò̀ che in natura accade ogni giorno, sotto ai nostri occhi annebbiati e distolti; perché́ finché “waters run deep” c’è speranza, per noi, per l’umanità̀ tutta e per l’universo del quale siamo parte. Orari di visibilità: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 – sabato 14.05 dalle 11.00 alle 24.00.

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Le “magnifiche architetture” di Luigi Ballarin in mostra a Sarajevo

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2022

Sarajevo tra il 28 aprile e il 12 maggio 2022 l’artista italiano Luigi Ballarin è a Sarajevo per la prima volta con la mostra “Magnifiche architetture”. La mostra sarà ospitata dalla Madrasa Gazi Husrev-Begova, con il contributo dell’Ambasciata della Repubblica Italiana a Sarajevo. Le opere saranno esposte nella prestigiosa sede museale Gazi Husrev-Begova Hanikah. Nella mostra curata da Beste Gürsu, vedremo come Luigi Ballarin costruisce meticolosamente sottili ponti tra le radici dell’arte occidentale e quella orientale. Ballarin fonde le tradizioni e le culture comuni alle civiltà e le trasferisce sulle sue tele. Durante tutta la sua vita artistica, ha rafforzato la sua arte e le connessioni che ha stabilito con l’arte utilizzando la struttura pluralista e multiculturale tra Oriente e Occidente. Dopo la mostra “Magnifiche Culture” tenutasi in Qatar nel 2020, in cui esprime le culture e le civiltà di cui si è nutrito, ora tiene per la prima volta in Bosnia-Erzegovina la mostra “Magnificent Architectures”.Questo progetto costituisce un esempio per i ponti di dialogo interculturale stabiliti tra 3 culture diverse poiché l’artista è italiano e il curatore è turco, si sono riuniti in Bosnia ed Erzegovina. La mostra “Magnifiche architetture” di Luigi Ballarin; ospitata dalla Madrasa Gazi Husrev-Begova, sostenuto dall’Ambasciata della Repubblica Italiana a Sarajevo, in collaborazione con IKASD Istanbul Intercultural Art Dialogues Association e Tabularasa Transnational Art sarà pronta ad incontrare gli amanti dell’arte il 28 aprile 2022 – 17.00 a Gazi Husrev-bey Madrasa / Gazi Husrev-bey Hanikah. La mostra è visitabile dal 29 aprile al 12 maggio 2022 dalle ore 10.00 alle ore 18.00.

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Mostra di artisti israeliani contemporanei

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2022

Noto 30 aprile – 31 maggio 2022 Museo Civico di Noto via Vittorio Emanuele 149 a cura di Daniela Brignone e Moshe Ben Simon. S’inaugura la mostra Hora, a cura di Daniela Brignone e di Moshe Ben Simon. Si tratta di una collettiva promossa dall’Associazione Italia-Israele di Catania e organizzata dall’Associazione I-Design di Palermo che raccoglie e presenta i lavori di varie generazioni di artisti israeliani contemporanei: personaggi già ampiamente affermati nel panorama mondiale espongono insieme a giovani artisti riconosciuti come autentiche promesse per la loro originalità espressiva.Fin dagli albori della creazione dello stato di Israele, la Hora (הורה), la tradizionale danza, è diventata un simbolo della ricostruzione del paese, rispondendo così alle diverse e nuove esigenze che il nascente stato si è posto: religioso-etnico, nazionale, sociale e persino ludico. Il nome Hora, pronunciato diversamente in vari paesi, deriva dall’etimo greco χορός (khorós), danza che, coniugato con la forma del greco antico χορεία (khoreía), fa riferimento ad un recinto, adottato in Israele con il significato di cerchio di danzatori aperto a tutti. Israele è sempre stato un territorio dove diversi popoli, identità e idee spirituali si sono incontrati e influenzati a vicenda. Ciascuno di questi apporti culturali ha contribuito, e continua a contribuire, al processo di formazione di un’identità israeliana solida.«Questo evento vuole rilanciare – spiega Così il prof. Antonio Danese, presidente dell’AIIS-CT, esprimendo il pensiero suo e dell’intera assemblea dei soci – le attività culturali dell’Associazione Italia-Israele di Catania (AIIS-CT) che quest’anno ha rinnovato la sua compagine interna e ha aderito ufficialmente al sistema nazionale delle APS, associazioni di promozione sociale. La mostra mira a creare ponti fra le culture del Mediterraneo, migliorando la visibilità e la conoscenza – presso il grande pubblico e i media – degli orientamenti artistici israeliani, spesso offuscati da altre eccellenze produttive del paese ebraico, quali l’hi-tech e la medicina. Comunicando meglio le più recenti tendenze dell’arte israeliana presso il pubblico italiano si vuole operare un’azione pedagogico-didattica per forgiare i visitatori ai valori della cittadinanza europea, contribuendo altresì alla maturazione della consapevolezza della necessità di una pace stabile fra i popoli del bacino del Mediterraneo».Al pari della Hora, questa mostra si prefigge come obiettivo quello di esporre ai visitatori le nuove correnti artistiche che hanno contribuito alla ricerca quotidiana dell’identità israeliana. La Hora è un cerchio di danzatori aperto a tutti, esattamente come l’identità israeliana che è in continua trasformazione e accoglie al suo interno nuove esperienze visuali e di provenienza sub-identitaria, generatrici di idee di integrazione nei mondi dell’arte, tanto israeliano quanto degli altri paesi del bacino del Mediterraneo.

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Volume e mostra di Marco Tirelli

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2022

Il volume, pubblicato in occasione della mostra monografica su Tirelli organizzata presso la sede londinese di Cardi Gallery, analizza l’intera produzione dell’artista, dagli esordi negli anni Settanta fino ai lavori realizzati nel 2021.Il lavoro di Tirelli – sorprendente ed enigmatico – spazia, indifferentemente, tra pittura, scultura, disegno, fotografia e installazione, attingendo a un repertorio infinito di immagini senza soluzione di continuità tra verosimile e astrazione. Le figure e le scene rappresentate sono costituite da un addensamento di particelle microscopiche di colore apparentemente ben definite, ma che, a uno sguardo ravvicinato, si scompongono in agglomerati di luce.Una pittura sottile dunque, intellettuale, frutto di un’indagine introspettiva, il cui anelito è arrivare a toccare, a lambire, tramite il gesto artistico, la dimensione dell’assoluto. La stessa tensione tra illusione e realtà, tra luce e ombra, caratterizza anche le sculture e le installazioni che creano molteplici trame di una narrazione continua, traendo linfa dall’immaginario, sia personale sia collettivo, di chi le osserva. La monografia presenta un testo critico di Antonella Soldaini, una cronologia di Veronica Locatelli e un ampio apparato di immagini arricchito da un’intervista all’artista, realizzata da Antonella Soldaini tra aprile e maggio 2021.Il volume è disponibile online nel sito di Silvana Editioriale e presso tutte le librerie selezionate. http://www.cardigallery.com

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Mostra “Rinaldo Invernizzi. Smeraldo. Antracite. Cobalto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

Venezia, Palazzo Martinengo Dorsoduro 178 Inaugurazione 20 aprile 2022 ore 18.00 20 aprile – 30 settembre 2022 11.00/19.00 lunedì chiuso. In concomitanza con La Biennale di Venezia, la mostra “Rinaldo Invernizzi. Smeraldo. Antracite. Cobalto” sarà ospitata a Palazzo Martinengo. L’esposizione, a cura di Henry-Claude Cousseau e Andrea B. Del Guercio, vuole essere un inno all’amatissima città lagunare dove l’Artista espone per la prima volta, attraverso oltre una ventina di oli su tela inediti realizzati in questo ultimo anno nei quali campeggia la dimensione soggettiva dei tre colori. Dopo una lunga pausa di riflessione, scandita attraverso un’operatività contrassegnata da un processo progettuale fatto di schizzi e di insistiti studi, così come è nella sua pratica espressiva tesa alla ricerca di nuove soluzioni espressive, Rinaldo Invernizzi ha ripreso a ‘correre’ pittoricamente realizzando, in quest’ultimo anno, un Ciclo di opere scandite dalla dimensione monocromatica dello ‘smeraldo’, dell’antracite’ e del ‘cobalto’, incentrate sulla natura indipendentemente ‘soggettiva’ dei tre distinti colori. La ‘materia cromatica’ è affrontata da Invernizzi come entità complessa e autonoma, del tutto indipendente rispetto a ogni tipo di racconto e autonoma dalla definizione del reale; su di essa si riversa la natura umana, con i sentimenti che si rincorrono ed ogni pensiero che il colore sembra subito pronto a restituire sotto nuova forma emozionale. Tutto si sviluppa e si consolida, tra avanzamento e arretramento, frutto di una stesura condotta per ‘trascinamento’ del colore, di una pittura che, sotto la spinta della rotazione del gesto, produce grumi e spessori, per poi riprendere a ‘correre’ per linee e tracce, fino a congiungersi con nuove estensioni. Anche Henry-Claude Cousseau evidenzia quanto i solchi del pennello dilatino lo spazio in grandi ritmi orizzontali che armonizzano la superficie in un unico brano pittorico. Nelle tele di Invernizzi nuvole e acqua si fondono, l’orizzonte si fa labile, scintillano i colori ora dell’alba, ora dei bagliori vespertini, prorompe uno dei tratti caratteristici della laguna, il plumbeo splendore dei suoi temporali, il tutto nei toni che possiedono più la fissità delle gemme che l’inafferrabile luccichio del mare. Rinaldo Invernizzi nasce nel 1962 a Milano. Vive e lavora tra Lugano, San Mamete (Como) e Murano (Venezia). Nel 1983 si laurea in economia e commercio a Losanna (Svizzera) e poi lavora per dieci anni nella finanza a Monaco (Germania). Orario: da martedì a domenica ore 11.00 – 19.00 (chiuso lunedì) Ingresso libero Sito Artista: https://www.rinaldoinvernizzi.com (fonte abstract: Ufficio stampa Paola Saba)

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Mostra: installazione Fons vitae di Antonio Ievolella

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

Padova. Giovedì 14 aprile alle ore 12.00 nella splendida cornice dei Giardini dell’Arena a Padova, l’Assessore alla Cultura del Comune di Padova Andrea Colasio insieme a Francesca Veronese, Conservatrice del Museo Archeologico di Padova e Direttrice dei Musei Civici, i curatori della mostra e l’artista, presenteranno l’installazione Fons vitae di Antonio Ievolella, artista sannita ma padovano d’adozione, ospitata fino al 25 settembre a Padova. L’opera ha come motivo ispiratore l’acqua: i 30 otri di terracotta su strutture di ferro in sospensione sono dei veri e propri vasi, grembi che costituiscono la forma plastica scelta dall’Artista quale motivo ricorrente delle installazioni. “Lo spazio dell’antica Arena romana accoglie oggi l’acqua racchiusa nelle anfore di Fons Vitae. È uno spazio che, curiosamente, racchiude in sé una particolare valenza simbolica legata all’elemento liquido, a quell’acqua che oggi permea di sé l’installazione di Antonio Ievolella: di qui passava, infatti, un antico acquedotto romano. L’acqua è dunque l’elemento che caratterizza la storia antica del luogo, ma l’acqua è anche l’elemento che oggi fluisce nelle anfore dell’odierna opera d’arte: un legame sottile unisce così il passato e il presente, una sorta di “rivolo d’acqua” dalla forte valenza simbolica.” Così Francesca Veronese, Conservatrice del Museo Archeologico di Padova e Direttrice dei Musei Civici. Fons vitae è stata esposta alla Certosa di San Giacomo a Capri nel 2020 e al Castello Visconteo di Pavia nel 2021; a Padova si arricchisce di ulteriori stratificazioni culturali, materiali e immateriali: la riflessione espressiva di Ievolella si concentra sulla Stele, presumibilmente funeraria, di “Ostiala Gallenia” conservata nel Museo Archeologico di Padova a cui dedica un nuovo ‘reperto’ scultoreo nella forma di un inedito scudo. By Paola Saba

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59a Mostra Internazionale d’Arte di Venezia

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2022

Venezia dal 23 aprile al 27 novembre 2022. Il Canada si prepara a una presenza senza precedenti alla Biennale di Venezia. Oltre a Stan Douglas al Padiglione nazionale, la 59a Mostra Internazionale d’Arte vedrà la caleidoscopica partecipazione di ben sette artisti canadesi, di cui sei donne, e circa 30 artisti e curatori indigeni nel progetto aabaakwad. Molte anche le artiste negli eventi satellite della grande kermesse veneziana. Quest’ampia rappresentazione del Canada a Venezia testimonia l’eccellenza e il riconoscimento degli artisti canadesi a livello internazionale e offre un quadro della società canadese contemporanea, fondata sui valori della diversità e dell’inclusione. Molto trattato inoltre il tema del rispetto dell’ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici. Stan Douglas rappresenta il Canada al Padiglione nazionale, situato ai Giardini della Biennale, e ai Magazzini del Sale n. 5, con i progetti Stan Douglas: 2011 ≠ 1848 e ISDN. Riconosciuto come uno degli artisti più acclamati del Paese e conosciuto all’estero, le sue opere multidisciplinari, film, fotografie e, più recentemente, produzioni teatrali, spesso riflettono sul potenziale evolutivo racchiuso in momenti storici cruciali. Stan Douglas è stato invitato alla Biennale già quattro volte, nel 1990, 2001, 2005 e 2019, ma per la prima volta rappresenta il Canada a Venezia. I sette artisti canadesi invitati a esporre nel Padiglione Centrale dei Giardini e all’Arsenale vanno da Shuvinai Ashoona, nota per i suoi dettagliati disegni a penna e matita che raffigurano la vita Inuit contemporanea, a Gabrielle L’Hirondelle Hill che vive nei territori non ceduti delle prime nazioni Musqueam, Squamish e Tsleil-Waututh, artista e scrittrice multimediale, che crea sculture, collage e installazioni, principalmente con oggetti trovati.Incontreremo poi l’artista Elaine Cameron-Weir, nota per le sue sculture e installazioni che affrontano il tema della sopravvivenza umana individuale e collettiva. E ancora lo scultore Jes Fan, con il suo lavoro all’intersezione tra biologia e identità che esplora l’alterità, la parentela e la queerness.La Biennale di quest’anno si arricchirà anche della presenza della pittrice Allison Katz, le cui opere indagano la natura complessa e a volte contraddittoria della produzione artistica contemporanea, e di Tau Lewis, con i suoi intricati ritratti scultorei e trapunte fatte di materia trovata, raccolta, donata e riciclata.Infine l’acclamata Kapwani Kiwanga (Sobey Award 2018, Prix Marcel Duchamp 2020, Zurich Art Prize 2021) realizzerà a Venezia un’installazione che affronta in particolare le questioni ecologiche e richiama l’attenzione sulla crisi climatica.Il progetto aabaakwad (termine che significa “si schiarisce dopo una tempesta”) è un incontro annuale condotto da artisti e curatori indigeni sull’arte indigena. Fondato nel 2018 dalla curatrice Anishinaabe canadese Wanda Nanibush, aabaakwad riunisce oltre 100 creativi da tutto il mondo per dialogare sui temi, i materiali e le esperienze nella pratica artistica indigena a livello globale. Il programma presentato a Venezia è realizzato in collaborazione con il Padiglione Sámi, nel Padiglione Nordico ai Giardini.Nelle altre sedi di mostre troviamo le artiste Caroline Hachem-Vermette, Laura Santini, Lesley Richmond e Rah Eleh all’European Cultural Centre (Palazzo Bembo e Palazzo Mora) e una collettiva della galleria Art Mûr di Montréal dal titolo Terra Nova, al GAD – Giudecca Art District, che offre uno sguardo al presente e al futuro per legare la questione sociale al territorio, con le opere di Eddy Firmin, Nadia Myre, Karine Giboulo, Guillaume Lachapelle e Jannick Deslauriers. La presenza canadese infine si completa con la partecipazione della curatrice Ming Tiampo e dell’artista/performer Victoria Sin alias Sin Wai Kin all’Asia Forum for Contemporary Art in programma alla Fondazione Querini Stampalia.

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Mostra: Mozzarella Light. Domovoi

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2022

Roma 8 aprile – 31 maggio 2022 Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A) Presentazione al pubblico venerdì 8 aprile 2022 (orari 17:00-20:30) ORARI: visitabile su appuntamento. “Un’unica grande installazione, composta di enunciati di luce, riflessi, sculture cinetiche, elementi portanti che puntellano le superfici e di una membrana traslucida, definisce gli spazi di Casa Vuota, in un intervento che è insieme esperienziale, scultoreo, architettonico e poetico”, spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. I differenti ambienti espositivi sono caratterizzati da una variazione di forme e colori, all’interno di un continuum dinamico in costante movimento. Nelle credenze popolari slave, i Domovoi sono creature invisibili, protettrici del focolare, benevole nei confronti degli umani e custodi dell’unità familiare, capaci avvertire gli abitanti della casa di pericoli imminenti e ingraziate da questi tramite piccole offerte di cibo, così legate alla famiglia da essere invitate a seguirla nella nuova abitazione in caso di trasloco.L’incontro con i Domovoi si impone ai Mozzarella Light in modo misterioso, con il sapore di un presagio. Mentre la mostra è in fase di progettazione, infatti, in una pausa del lavoro, il duo incontra al Quadraro, il quartiere romano in cui sorge Casa Vuota, un misterioso uomo dell’Est, un viandante senza nome con il quale si intrattiene in una breve conversazione. Alla domanda dello sconosciuto su cosa stessero facendo lì, i Mozzarella Light raccontano della mostra e di Casa Vuota e, in risposta, l’uomo racconta la leggenda dei Domovoi, consigliando loro di ingraziarseli per la buona riuscita del progetto. Da questo nome e da questo incontro nasce il titolo della personale.“A partire dalla suggestione arcana e immaginifica dei Domovoi – scrivono Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – che arriva da un passato e da un territorio lontano ma che si connette con le nostre tradizioni e con la nostra storia, fino a riecheggiare i Lari e i Penati venerati nella Roma antica, il progetto espositivo dei Mozzarella Light evoca negli ambienti espositivi di Casa Vuota la presenza di numi tutelari che si manifestano in forme tanto effimere quanto insolite e affascinanti. Il dispositivo della mostra si configura come una soglia, confine tra il visibile e l’invisibile, dove si palesano fasci luminosi che costruiscono volumi immateriali o che sembrano indicare costellazioni incognite. In una penombra scandita da tempi e ritmi ripensati e autonomi, che sembrano dettati dalle stesse mura domestiche, dalle quali fuoriescono bracci meccanici simili a protesi o fantascientifiche superfetazioni, Casa Vuota si fraziona e si riflette, attraverso membrane e specchi, facendosi spazio altro, offerto all’esperienza della fruizione tra la vertigine dello schermo e l’insorgenza di una vita non umana, remota e artificiale. I Domovoi trovano così il loro habitat a Roma. Mozzarella Light è il nome del duo artistico composto da Giulia Ciappi (1997) e Marco Frassinelli (1992), che vive e opera a Roma. Si formano nelle Accademie di Belle Arti di Firenze e di Roma, dove entrambi conseguono il diploma di Scultura, e presso la Universidad del País Vasco di Bilbao in Spagna, facendo workshop e residenze negli USA, in Grecia e in Israele. Il nome scelto per designare il sodalizio artistico punta sullo spaesamento e su un’apparente anti-artisticità, con un’ambiguità semantica che fa anche riferimento alla luce, elemento essenziale del loro linguaggio espressivo. A partire dal 2019 portano avanti il progetto installativo Spazi intermedi all’interno di luoghi abbandonati.

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Per la prima volta a Trapani la mostra fotografica “I Misteri di Trapani”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2022

Trapani. Dal 15 aprile al 31 maggio, nello spazio artistico in Corso Vittorio Emanuele 127, a Trapani, saranno esposte le fotografie di Ferdinando Scianna, Bruno Barbey, Cristina Garcia Rodero, Leonard Freed. Quattordici scatti, dei fotografi della Magnum, sulla processione dei Misteri di Trapani dagli anni ‘50 fino alle più recenti edizioni. 122 Ricami Art Boutique, in occasione della Settimana Santa 2022, organizza per la prima volta a Trapani la mostra fotografica “I Misteri di Trapani – La passione vista con gli occhi dei grandi fotografi della Magnum Photos” La Magnum Photos è una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo, fondata nel 1947 da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger. L’evento di punta sarà venerdì 6 maggio, alle ore 19.00, nella stessa location, con Cristina Garcia Rodero, fotografa dell’Agenzia Magnum, che terrà una conferenza dal titolo “La fotografia e i riti religiosi nel mondo”. Creatrice di uno stile nuovo, che va al di là di un genere o della stessa forza delle immagini, Cristina Garcia Rodero ha conseguito riconoscimenti internazionali in vari campi della fotografia. Nella sua opera si mischiano concetti antropologici con riferimenti letterari e artistici. Attraverso la ricerca delle radici del popolo, la catalogazione di riti e rituali religiosi, la fotografa spagnola mette in luce il ruolo svolto dalle persone semplici, riflettendo sulla relazione che le lega alla natura del luogo.Numerosi gli eventi collaterali organizzati da 122 Ricami Art Boutique, che ha stretto una forte collaborazione con il Gruppo dell’Addolorata. La Madonna Addolorata è il simulacro che chiude la Processione dei Misteri di Trapani del Venerdì Santo, che si mostra avvolta nel suo manto nero.Una performance teatrale, a cura delle attrici Josephina Torino e Teresa Priulla prenderà vita il 24 aprile con due repliche alle ore 18.30 e alle ore 19.30, nella galleria in Corso Vittorio Emanuele 127 con le Donne dell’Addolorata: racconti di dolore, fede e speranza. La statua dell’Addolorata è preceduta da una processione di donne vestite di nero in segno di lutto, con in mano i ceri accesi. Alcune di queste devote sono scalze e percorrono così l’intero cammino, lungo ventiquattro ore, non ricevendo alcun compenso. Un tempo, insieme alle devote, al centro tra le due file di donne, si trovavano delle bambine raffiguranti l’Addolorata, anch’esse vestite da un manto nero. Sarà l’occasione per ascoltare la loro devozione, il loro dolore personale.La mostra fotografica della Magnum Photos sarà aperta dal 15 al 31 maggio, tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 20.00. L’installazione “Fazzoletti e Ciaccole” sarà aperta dal 15 al 25 aprile, tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 20.00. Il progetto fotografico ha ricevuto il patrocinio dell’Istituto Cervantes di Palermo ed è stato realizzato da 122 Ricami Art Boutique in collaborazione con la Magnum Photos e aziende del territorio. Per informazioni consultare le pagine social di 122 Ricami Art Boutique, il sito web http://www.122ricami.com

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Mostra personale di Enzo Ragazzini

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2022

Roma. 19 marzo — 30 aprile 2022 Maja Arte Contemporanea Via di Monserrato 30 a cura di Ria Lussi. Si si presenta una selezione di 40 ritratti fotografici realizzati in diverse parti del mondo, in un arco temporale tra il 1965 e il 2022. Enzo Ragazzini, forse il meno riverito dei grandissimi fotografi italiani, si può considerare un vero genio\ingegno italiano, predecessore se non inventore dell’optical art e dell’etnofotografia.La sua sconfinata ricerca sperimentale ha indagato, con stile inconfondibile, i molti ambiti del paesaggio umano, geografico e industriale, al fianco di grandi personaggi come Boris Biancheri, Cornell Capa, Alan Fletcher, Enzo Muzii, Ludovica Ripa di Meana, Vittorio Sermonti, Giorgio Soavi, Cesare Zavattini, Federico Zeri, solo per citarne alcuni.À rebours, lungo il percorso della mostra, passando dal colore in stampa digitale al bianco e nero realizzato in camera oscura con retini di invenzione dell’artista, risaliamo ai prodromi di una infaticabile ricerca, tutt’ora in corso con il progetto di fotografia antropologica: “Aspettando Godot”.Dal Maracanà di Rio de Janeiro all’Isola di Wight, dal Perù al Nepal, dalla Toscana alla stazione Termini di Roma, l’obiettivo di Enzo Ragazzini ci mostra con delicata eleganza e sincerità, i volti, le posture, le attese di genti nel mondo.Grazie al suo sguardo, che esprime in ogni contesto sensibilità e rispetto per le persone ritratte, unitamente ad una tecnica di stampa straordinariamente sofisticata e in costante evoluzione, Ragazzini riesce a mappare, eternizzandolo, il genere umano, nella sua moltitudine come nella sua solitudine.In mostra fino al 30 aprile 2022, “GENS” è un emozionante viaggio nel tempo per scoprire uno dei più grandi artisti italiani che attraverso la sua instancabile ricerca ci fa capire che i protagonisti siamo sempre noi. Che guardiamo loro. Che guardano il grande fotografo che li ritrae con sguardo gentile. Inaugurazione: Sabato 19 marzo 2022, ore 11-20. L’artista sarà presente dalle ore 18. Orario mostra: martedì – venerdì h. 15.30-19.30; sabato h. 11-13 / 15-19. Altri orari su appuntamento. Ingresso libero. Sito: http://www.majartecontemporanea.com

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Mostra collettiva La Natura e la Preda

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2022

Torino 19 marzo – 29 maggio 2022 OPENING: 18 marzo 2022, ore 18.00 Via Giordano Bruno 31 a cura di Marco Scotini. Affronta il tema della memoria coloniale attraverso i lavori di alcuni giovani artisti italiani: Irene Coppola con Vito Priolo, Edoardo Manzoni, Daniele Marzorati e Alessandra Messali.Lontano dall’essere una condizione innata, indifferente alle circostanze, l’essere preda è un posizionamento che viene conferito in rapporto ad altri soggetti, l’oggetto della strategia mirata del predatore. Possiamo dire che qualcosa diventa preda – e quindi cacciabile – per effetto di un processo di distinzione, gerarchizzazione o esclusione da ordini condivisi.Per tracciare una teoria della preda è necessario pensare sia alle politiche della rappresentazione, sia ai modi in cui il potere costruisce le identità sociali attraverso la repressione. Rispetto ad altre strategie di conflitto, la caccia non è una lotta tra pari, ma prevede un disequilibrio originario dato dalla supremazia materiale del cacciatore.Confrontarsi oggi con la memoria coloniale, italiana e non solo, non significa avere a che fare soltanto con un passato dimenticato e rimosso: le forme di oppressione che pensavamo di aver lasciato ai tempi dello schiavismo o della piantagione, riemergono nelle riconfigurazioni neo-arcaiche spinte dalla potenza delle politiche economiche neoliberiste.Le scene di caccia, le trappole e i richiami per uccelli di Edoardo Manzoni riflettono sull’estetizzazione della violenza delle immagini prodotte in Africa durante il periodo coloniale. La rappresentazione della “bestia” domata e uccisa, esasperate al fine di rendere la battuta di caccia un’impresa eroica, è funzionale alla caccia grossa come strumento esotizzante, metafora dell’assoggettamento delle popolazioni. Il progetto di Daniele Marzorati, a sua volta, ripercorre alcune delle tracce fisiche del rimosso coloniale nel territorio italiano, una ricerca fotografica che attiva connessioni tra il potere normativo della storia ufficiale e oggetti apparentemente neutrali, guardando al legame tra fascismo, colonialismo e razzismo avvalendosi dei concetti di “razza” e “razzializzazione”, così come espressi da Mellino, ossia la gerarchizzazione attraverso l’ideologia della “razza”, che invisibilmente permane nella struttura sociale italiana.Nel periodo in cui la mostra sarà aperta al pubblico, su prenotazione, le AEF Attività Educative e Formative del PAV propongono alle scuole e ai gruppi l’attività laboratoriale Wunderkammer d’Altrove, una raccolta di curiosità immaginifiche, in bilico fra il vero e il falso. In relazione alla ricerca di La Natura e la Preda, viene indagato l’esercizio dell’immaginario di ciò che è lontano da noi e, proprio per questo, altamente desiderabile.Nell’ambito della rassegna di Workshop con gli artisti, sabato 14 maggio Alessandra Messali condurrà il workshop pubblico dal titolo Tigre contro tigre nella giungla delle rappresentazioni.La Natura e la Preda inaugura il programma espositivo del PAV per il 2022, che proseguirà con le mostre personali di Elena Mazzi e Regina José Galindo.La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.

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Mostra Mario Sironi: “La poetica del Novecento”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2022

Roma 12 marzo – 16 aprile 2022 Inaugurazione sabato 12 marzo dalle 18,00 Cocktail Galleria Russo Via Alibert, 20. Orari: lunedì dalle 16.30 alle 19.30; dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.30 Ingresso libero. Testi in catalogo di Fabio Benzi e Elena Pontiggia. L’intenso focus su Mario Sironi aperto a Milano, in occasione dei sessant’anni dalla morte dell’artista, da un’approfondita retrospettiva del Museo del Novecento si chiude alla Galleria Russo di Roma con la mostra “Mario Sironi. La poetica del Novecento. Opere dalle collezioni di Margherita Sarfatti e Ada Catenacci”. Curata da Fabio Benzi, la rassegna è caratterizza da un taglio di estremo interesse: le oltre settanta opere in esposizione provengono in larga parte da due sole importantissime raccolte, una assemblata da Margherita Sarfatti e l’altra da Ada Catenacci Balzarotti. Ci sono dunque due donne all’origine di due tra le più significative collezioni di arte italiana del ‘900 di cui si abbia memoria. Sia Margherita Sarfatti che Ada Catenacci hanno riconosciuto in Mario Sironi il più grande artista del loro tempo collezionandone centinaia di selezionatissime opere. Relegata, nella narrazione post bellica, al ruolo di amante di Benito Mussolini, la figura di Margherita Sarfatti è in realtà quella di una stella di prima grandezza. Talent scout dal fiuto infallibile, prima donna europea critico d’arte militante e anche donna di potere capace di surclassare il ruolo di qualsiasi maschio dominante del suo tempo, Margherita fu la vera domina dell’arte italiana tra il 1922 e il 1929, arrivando a forgiare un movimento, il Novecento italiano, di capitale importanza nello sviluppo della storia dell’arte moderna europea. Coltissima, poliglotta, cosmopolita, va anche ricordata come autrice di uno dei successi editoriali internazionali degli anni ‘20: Dux, biografia di Benito Mussolini tradotta in innumerevoli lingue e campione assoluto di vendite. Mario Sironi muore il 13 agosto del 1961 in una Milano deserta come uno dei suoi crudeli paesaggi urbani.

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Mostra “Fabbricare nell’emergenza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2022

Il prossimo venerdì 25 febbraio 2022 alle ore 18,30 presso la Real Academia de España en Roma avrà luogo l’evento di finissage della mostra “Fabbricare nell’emergenza – Il mondo maker e la sfida del COVID 19”.L’evento sarà aperto da un talk a cui prenderanno parte – oltre ad alcuni autori dei progetti – Cristian Fracassi, ingegnere inventore delle valvole stampate in 3D che hanno salvato la vita a molti durante la pandemia, Valentino Catricalà, Curatore SODA Gallery di Manchester e lecturer alla Manchester Metropolitan University, Rosella Siani, architetto e fondatrice del gruppo di fabbricazione digitale VAHA, e Ramon Rispoli, coordinatore scientifico del programma di ricerca internazionale “Actuar en la Emergencia”. Al termine dell’incontro, Michela Musto, architetto, CEO di The Spark Creative Hub e curatrice della mostra, ne farà una visita guidata. L’obiettivo di questa mostra è svelare il lavoro dei maker spagnoli e italiani e gettar luce su alcuni dei modi in cui il mondo della fabbricazione digitale si è mobilitato, dalla primavera del 2020 ad oggi, per far fronte all’emergenza pandemica.Questa mostra fa parte del programma di ricerca triennale “Agire nell’Emergenza”, ormai prossimo a compiere un anno di traiettoria, che ha già prodotto una serie di interessanti analisi riguardanti in generale la capacità di azione del design (nel suo senso più ampio di progetto), delle arti visive e delle scienze sociali di fronte alla sfida del Covid-19.

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Mostra Tracce/Huellas

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2022

Madrid. Dal 23 febbraio al 4 giugno 2022 Calle Mayor, 86. 28013 Madrid Orario:dal martedi al sabato dalle ore 12 alle ore 20. Chiuso il lunedì e i festivi. Ingresso gratuito L’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, in collaborazione con la Galleria Giorgio Persano, e sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia in Spagna, inaugura la mostra Tracce/Huellas. Opere della Galleria Giorgio Persano 1971-2021. Il percorso espositivo, che occupa tre sale dell’Istituto, si articola partendo da un’accurata selezione di opere “moltiplicate” prodotte dalla galleria Giorgio Persano negli anni Settanta, quando gli artisti dell’arte povera gravitavano intorno alla città di Torino, con un evidente intento di democratizzazione e inclusività dell’opera d’arte. Appartengono a questo periodo lavori di Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Salvo e Gilberto Zorio. Si prosegue con opere rappresentative realizzate, a partire dal 1975, da Mario Merz, Pier Paolo Calzolari, Marco Bagnoli, Nicola De Maria, Marco Gastini, Alfredo Romano, Nunzio, Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto. Artisti di riferimento dell’arte contemporanea italiana, con cui Giorgio Persano ha collaborato attivamente, costruendo importanti progetti condivisi, pensati sia per gli spazi della galleria che per ambiti istituzionali italiani ed internazionali. Chiudono il percorso espositivo, rappresentando le nuove energie e direzioni dell’arte contemporanea, le opere di tre artisti più giovani: Paolo Cirio, Lina Fucà e Alessandro Sciaraffa, la cui ricerca – che spazia dalle dinamiche della società dell’informazione all’impegno sociale, passando per le intersezioni tra suono, tecnologia e natura – testimonia il persistente impegno e la volontà di sperimentazione e innovazione della galleria.

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Mostra “L’esperienza dell’arte” di Giannetto Fieschi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Genova mercoledì 23 febbraio ore 12.00 Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce Via J. Ruffini, 3 Terza e quarta Sezione Espositiva del Ciclo “Giannetto Fieschi. Un’Esposizione Antologica” a cura di Andrea B. Del Guercio Intervengono: Barbara Grosso, Assessore alle Politiche Culturali, Politiche dell’Istruzione, Politiche per i Giovani del Comune di Genova Francesca Serrati, Conservatore responsabile del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce Andrea B. Del Guercio, Titolare della Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea Accademia di Belle Arti di Brera Milano e Curatore delle Mostre Limbania Fieschi, Presidente Archivio Giannetto Fieschi. Il principio espositivo di entrambe le mostre non è il Museo ma la Casa d’Artista secondo una tradizione del Novecento europeo: d’altra parte Villa Croce è una splendida villa ottocentesca affacciata sul mare così come la GAM, Galleria d’Arte Moderna di Genova, ha sede nell’edificio cinquecentesco di Villa Saluzzo Serra, una dimora nobiliare inserita in un meraviglioso parco, ampliata e decorata tra la metà del ‘700 e l’inizio del ‘900. Come sottolinea Andrea B. Del Guercio, “alla Mostra d’Arte sostituiamo la Casa dell’Arte, inducendo opere e materiali, quadri e sculture e mobili a dialogare nello spazio in attesa di coloro che vorranno viverlo e abitarlo e qui immaginare di incontrare un signore alto, riservato e colto, austero e geniale, a tratti incomprensibile, improvvisamente prezioso per sensibilità e delicatezza.” Attraverso oltre trenta dipinti, numerosi tra disegni e opere grafiche, ed una selezione di ‘autoscatti’, esposti a Villa Croce e una ventina di dipinti e una Collezione di incisioni e di serigrafie alla GAM, “rinunciando alle pretese linee scientifiche dello storico dell’arte, ma abbandonando anche la dimensione effimera della curatela espositiva”, Andrea B. Del Guercio ha optato per “un titolo e un sistema percettivo in grado di trasformare il ‘visitatore’ in ‘lettore’ dell’opera di Fieschi, proponendo lo sconfinamento nella dimensione totalizzante, diretta ed esclusiva, interamente individuale al tema dell’esperienza del fare dell’arte. Di fronte ad un autore complesso, sfaccettato e dialettico, interdisciplinare come Giannetto Fieschi, a cui il sistema dell’arte ha riconosciuto lungo tutta la seconda metà del XX secolo grandi occasioni di osservazione internazionale, ma anche quelle frustranti soluzioni di giudizio impostate su base ideologica, condizionandone una strumentale marginalizzazione negli anni ‘80, questo inedito tracciato espositivo fornisce occasione di riscoperta e di affermazione.” La presentazione alla stampa avverrà nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid in ottemperanza alla normativa vigente.

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Mostra “Penumbra”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

Venezia 20 aprile 2022 all’Ospedaletto e alla Chiesa di Santa Maria dei Derelitti a Venezia, in occasione della 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia la Fondazione In Between Art Film annuncia i dettagli di Penumbra. E’ a cura di Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi – include 8 nuove video installazioni commissionate e prodotte dalla Fondazione che, a partire dall’interpretazione fisica del concetto di “semi-oscurità”, ne estendono il significato alle molte zone d’ombra, di incertezza e di trasformazione che costellano il nostro presente. In particolare, Plateau (2021) di Karimah Ashadu (1985, Regno Unito) ritrae un gruppo di minatori di stagno clandestini nella regione nigeriana dell’altopiano di Jos, esplorando le ripercussioni e i rischi di questa attività nel contesto della fine disastrosa del regime coloniale britannico. Boca Livre (Bocca libera, 2022) di Jonathas De Andrade (1982, Brasile) si confronta con un gruppo di persone senza dimora riunite per un pranzo domenicale mentre si interroga su quanto l’arte possa essere uno strumento politico di narrazione speculativa. Girato a Kabul subito dopo la recente invasione dei talebani, Takbir (2021) di Aziz Hazara (1992, Afghanistan) osserva la dimensione notturna come uno spazio denso da cui fuggire o in cui rifugiarsi. Ambientato a Berlino durante la pandemia da COVID-19, House of Nations (Casa delle nazioni, 2021) di He Xiangyu (1985, Cina) è il ritratto intimo di uno studente di origini cinesi mentre è alle prese con le sue aspirazioni e le sue incertezze esistenziali. Pantelleria (2022) di Masbedo (Nicolò Massazza, 1973 e Iacopo Bedogni, 1970, Italia) si misura con l’eredità storica e mitologica dell’operazione Corkscrew durante la Seconda Guerra Mondiale attraverso un processo partecipativo di riscoperta che coinvolge la comunità dell’omonima isola. Untitled (Senza titolo, 2022) di James Richards (1983, Regno Unito) unisce filmati di sistemi fognari e apparati digerenti per guardare più da vicino le dimensioni private e pubbliche del contagio, dell’igiene e della decomposizione. Aphotic Zone (Zona afotica, 2021) di Emilija Škarnulytė (1987, Lituania) intreccia gli orrori della distruzione ecologica e del colonialismo in una sottile meditazione sulla sopravvivenza alle devastazioni dell’avidità umana. Infine, É Noite na América (È notte in America, 2021) di Ana Vaz (1986, Brasile) è un ritratto meditativo che osserva le numerose specie che sono state salvate e che ora vivono nello zoo di Brasilia, sfidando l’ideologia della loro conservazione.

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