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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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Mostra: Botero

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

boteroVerona AMO Palazzo Forti, dal 21 ottobre 2017. Da ottobre AMO Palazzo Forti di Verona accoglie la grande mostra monografica dedicata a uno degli artisti più amati e riconoscibili del nostro secolo: Fernando Botero.
Una dimensione onirica, fantastica e fiabesca. Nell’opera di Botero si percepisce forte l’eco della nostalgia; di un mondo che non c’è più o in via di dissoluzione; un universo in cui uomini, animali e vegetazione – dai tratti e colori brillanti – riportano immediatamente alla memoria l’America Latina dove tutto è più vero del vero, dove non c’è posto per la sfumatura e che anzi favorisce l’esuberanza di forme e racconto.
Questa è la cifra stilistica di Botero, origini colombiane, famoso e popolare in tutto il mondo per il suo inconfondibile linguaggio pittorico: a lui si rende omaggio con un’esposizione che ripercorre attraverso 50 suoi capolavori, molti dei quali in prestito da tutto il mondo, oltre 50 anni di carriera del Maestro dal 1958 al 2016. Una pittura che non sta dentro un genere, pur esprimendosi attraverso la figurazione. Un genere proprio e autonomo attorno al quale il pittore colombiano ha sviluppato la propria poetica. (foto: botero)

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Mostra: Monet

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

monetRoma Monet Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, 19 ottobre 2017 – 28 gennaio 2018 e arriva a Roma l’esposizione più attesa dell’autunno 2017: Monet.
Curata da Marianne Mathieu, la mostra presenta circa sessanta opere – per la prima volta esposte in Italia – del padre dell’Impressionismo, provenienti dal Musée Marmottan Monet – che nel 2016 ha festeggiato gli 80 anni di vita – testimonianza del suo percorso artistico, ma soprattutto dell’artista medesimo, dacché si tratta di opere che Monet conservava nella sua ultima dimora di Giverny, che il figlio Michel donò al museo e che rimasero sconosciute al pubblico fino al 1966.
Dai primissimi lavori, le celebri caricature della fine degli anni 50 dell’800, attraverso i paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville, ai ritratti dei figli, alle tele dedicate agli amatissimi fiori del suo giardino (rose, glicini, agapanti) fino alla inquietante modernità dei salici piangenti, del viale delle rose o del ponticello giapponese, per arrivare alle monumentali Ninfee e Glicini, la mostra renderà conto delle molteplici sfaccettature del suo lavoro, restituendo la ricchezza artistica di Monet.(foto monet)

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Franco Mulas “DEFRAG”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

mulasAscoli Piceno 22 luglio 2017 ore 18.30 Palazzo dei Capitani del Popolo Piazza del popolo (Fino al 15 settembre 2017 Orari: feriali e festivi ore 10-13 / 15-19 ferragosto aperto). Ingresso gratuito. I Musei Civici di Ascoli Piceno presentano presso il Palazzo dei Capitani del Popolo una grande mostra antologica di Franco Mulas, a cura di Lorenzo Canova e di Stefano Papetti, che raccoglie cinquant’anni di lavoro: un lungo viaggio articolato e coerente attraverso la pittura di un maestro che ha sempre affrontato in modo incisivo e drammatico le trasformazioni del mondo contemporaneo. Mulas, autore dello Stendardo della Quintana di quest’anno, presenta ad Ascoli un percorso che va dalle immagini inquietanti dei week end della fine degli anni Sessanta alle opere più recenti, dove la sua visione raggiunge i confini dell’astrazione.
In cinque decenni di lavoro, Mulas ha scoperto dunque costantemente le ferite del suo tempo, rarefacendo sempre di più la presenza dell’immagine per raggiungere il nucleo dolente di una pittura che si fa pelle corrosa e lacerata, sia pure nella sua rigorosa e quasi metallica compattezza, in un accumulo di segni e velature che sembrano condensare tutti i passaggi del suo articolato cammino artistico.
mulas1Questa materia dura e lucente, questo intreccio metaforico di passaggi e di innesti cromatici, non è soltanto un semplice elemento formale e stilistico, ma rappresenta un nucleo basilare del sistema visivo dell’autore, una struttura costruttiva che lo ha sostenuto nei diversi passaggi e nelle trasformazioni del suo percorso, un codice genetico che accompagna la crescita e le mutazioni del corpo della sua pittura.
Mulas ha percorso così un importante cammino di sublimazione nel corso del quale l’immagine ha cambiato gradualmente la sua presenza e il suo senso fino alle soglie estreme delle opere più recenti in cui coniuga le sue precedenti esperienze con una rilettura efficace e innovativa delle esperienze informali, dipingendo quadri dove aumenta il senso della ferita e della privazione, in una visione che si avvicina alla contemplazione desolata delle macerie culturali di un presente dove l’utopia si è ribaltata nel segno distopico dell’azzeramento.
Franco Mulas nasce a Roma nel 1938. Studia pittura all’Accademia di Francia a Roma, città in cui tuttora vive e lavora. (foto: mulas)

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Summit: “Shaping an Interconnected World”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

Center of MediaSHANGHAI, /PRNewswire/ Il summit G20 2017 inizierà a breve ad Amburgo il 7 luglio. Il tema di questo summit è “Shaping an Interconnected World” (Dare forma a un mondo interconnesso), che prosegue nel percorso iniziato per la creazione di un’economia mondiale aperta definito nel summit G20 2016 ad Hangzhou. In questo scenario, Cina e Germania hanno condotto attivamente cooperazioni innovative e la rete per l’innovazione collaborative che comprende aziende, scuole superiore e università, governi e istituzioni di ricerca scientifica delle due nazioni sta prendendo forma gradualmente.
In questo percorso, le aziende cinesi rappresentate da Midea Group operano come agenti di innovazione di primaria importanza. A gennaio di questo anno, Midea è diventato l’azionista di riferimento di KUKA AG, una società leader mondiale per i robot, con una quota pari a circa il 95%. Alla fine di aprile è stata annunciata l’apertura del R&D and Innovation Center Europe (RDICE – Ricerca e Sviluppo e Centro Innovazione Europa) di Midea a Graz, Austria; nel frattempo si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del proprio Emerging Technology Center (ETC – Centro Tecnologie Emergenti) a San Jose nella Silicon Valley, Stati Uniti e sono iniziate ufficialmente le attività. Questi cambiamenti hanno convinto i mercati che Midea abbia fatto un salto deciso affidandosi alle proprie capacità innovative e modello aperto promosso durante la globalizzazione.
Midea, gruppo tecnologico internazionale, ha ampliato l’ambito del suo intervento fino a comprendere apparecchiature per uso domestico, sistemi per Riscaldamento, Ventilazione e Condizionamento dell’aria (HVAC), logistica smart, robot e sistemi automatici. La società ha creato 17 centri di Ricerca e Sviluppo in 8 Paesi nel mondo con un totale di oltre 10.000 ricercatori e più di 300 esperti stranieri senior. Il “collegamento globale” della sua capacità di Ricerca e Sviluppo è diventato il nucleo centrale della società per costruire il modello di innovazione globale. Inoltre, Midea ha svolto un ruolo pionieristico nell’introduzione di una nuova modalità di innovazione aziendale mondiale con caratteristiche proprie: il sistema a 4 livelli per Ricerca e Sviluppo. Inoltre ha anche creato laboratori in collaborazione grazie alla cooperazione attiva con scuole superiori e università famose nazionali ed estere, e risorse tecnologiche globali integrate e un’innovazione aperta decisamente avanzata. “Gli obiettivi raggiunti sono il risultato della nostra ricerca costante di innovazione tecnologica e di una corretta distribuzione di Ricerca e Sviluppo, oltre a essere il frutto dell’accumularsi delle esperienze e dei progressi continui maturati negli ultimi tre anni. In futuro creeremo altri centri per Ricerca e Sviluppo in altri Paesi idonei. Siamo impegnati a distribuire attività a livello internazionale e a procedere in modo costante verso il nostro obiettivo di crescita che prevede la realizzazione di una società di produzione che utilizzi tecnologie all’avanguardia,” ha dichiarato il Dottor Hu Ziqiang, Vice Presidente, CTO e Direttore del Central Research Institute di Midea Group. (foto: Center of Media)

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Mostra “Swimming is saving”, a cura di Chiara Parisi

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

GypsothequeRoma 14 luglio – 17 settembre 2017 Anteprima stampa giovedì 13 luglio ore 12 Vernissage aperto al pubblico giovedì 13 luglio ore 19 Accademia francia a Roma villa Medici.
Swimming is saving è la mostra che raccoglie i progetti dei quindici artisti e creativi in residenza a Villa Medici, con la partecipazione speciale dell’artista e poetessa libanese Etel Adnan. Aperta al pubblico dal 14 luglio al 17 settembre 2017, l’esposizione è la prima del ciclo L ORO ed è concepita come un laboratorio, un terreno di confronto in cui si incrociano discipline molteplici ed esperienze eterogenee che nascono all’interno di Villa Medici.In linea con la vitalità dell’istituzione francese guidata da Muriel Mayette-Holtz, Swimming is saving, a cura di Chiara Parisi, presenta dei lavori ideati appositamente per la mostra – alcuni dei quali saranno esposti in autunno a Parigi, nell’ambito del festival ¡Viva Villa! (Città Internazionale delle Arti – sito di Montmartre, 29 settembre – 7 ottobre 2017).Chiara Parisi, nel testo per il catalogo pubblicato per l’occasione, afferma: “Da anni desidero fare una mostra dal titolo Swimming is saving. L’artista è chiamato a fare un viaggio: immergersi in un’idea, rimanere in equilibrio, trasportare quell’idea in un tempo, un luogo. Immagino Swimming is saving come una mostra creata da un gruppo di persone che hanno trascorso insieme un lungo periodo con curiosità, amicizia, resistenza, indifferenza, tutti alla ricerca di un’onda perfetta”.La memoria e la coscienza collettive sono le protagoniste nei progetti di Lancelot Hamelin, scrittore e autore teatrale, e di Lucia Piccioni, storica dell’arte; l’artista Kenny Dunkan e la paesaggista Laure Thierée operano con la strategia dell’infiltrazione urbana e architettonica; nuove composizioni in situ sono quelle create da Benjamin Attahir, compositore, violinista e direttore d’orchestra, Alvise Sinivia, musicista e performer, e Francesca Verunelli, compositrice e pianista; i progetti degli artisti Mathieu Kleyebe Abonnenc, Eva Jospin, Olivier Kosta-Théfaine, dei fotografi Simon Brodbeck & Lucie de Barbuat e del regista Simon Rouby aprono nuovi orizzonti fisici e concettuali agli spazi classici medicei; le sensazioni sono al centro dell’esperienza proposta da Sébastien Smirou, scrittore e psicanalista; il confronto viene esplorato da Stéphanie Ovide, restauratrice tessile, in collaborazione Simon Brodbeck&Lucie deBarbuatcon la grande artista Etel Adnan.Cresciuto nella Guyana francese, Mathieu Kleyebe Abonnenc si interessa da sempre al tema della colonizzazione, evocando i vuoti lasciati dalla storia ufficiale. La sua opera, collocata nel cuore della mostra, è un’installazione potente sulle questioni legate all’eredità e all’attualità, realizzata a partire dagli studi e dalle collezioni etnografiche ed entomologiche del nonno paterno.Benjamin Attahir presenta Swimming is not saving, una nuova composizione per violino solo, interpretata da Renaud Capuçon il 15 luglio alle ore 19, 20 e 21. La partitura, composta di fogli e note, si rivela monumentale nelle sale.Utilizzando fotografia e video installazioni, il duo franco-tedesco Simon Brodbeck & Lucie de Barbuat indaga la percezione del reale e la sua rappresentazione. Il loro progetto a Villa Medici, In search of Eternity III, filma la visione di un spirito errante nella regione indiana del Maharashtra.Originario del Guadalupe, Kenny Dunkan ha fatto del folclore e delle tradizioni popolari il fulcro della sua ricerca, ispirandosi alle riflessioni di Édouard Glissant, scrittore francese della Martinica, e al suo Tout-monde che oppone ai concetti di universalità e omologazione, quelli di differenza e pluralismo. Per Swimming is saving, l’artista propone Spray Boy, una performance che avrà luogo nel Giardino il 13 luglio, e delle nuove opere per le Gallerie e per la Loggia, rendendo Villa Medici il dispositivo monumentale di una scultura nata dall’unione del Carnevale romano con quello delle Antille.Lancelot Hamelin presenta, sul formato di un quotidiano, i sogni e gli incubi raccolti durante una lunga ricerca condotta a Nanterre. Un progetto che esplora i meandri dell’inconscio individuale e collettivo, e che lo scrittore ripeterà il 20 luglio in una performance notturna.Altro scenario onirico è quello di Eva Jospin, indagato attraverso l’esplorazione Stéphanie Ovidedell’immaginario della foresta e della grotta come luoghi misteriosi e legati all’inconscio. Per la mostra, l’artista crea un’opera monumentale, un disegno murale a inchiostro.Si considera un puro prodotto urbano, e si definisce “pittore di paesaggi” Olivier Kosta-Thefaine, che per l’occasione propone una personalissima lettura incrociata di Roma e Ostia antica. Pezzi di mura si mescolano a calchi di conchiglie, amalgamando i codici della storia con quelli del turismo di massa, le vestigia del passato con le riproduzioni delle stesse.Affascinata dall’evoluzione storica, sociologica e materiale dei costumi, Stéphanie Ovide, per Swimming is saving, collabora con l’artista Etel Adnan alla creazione di un Leporello di sette metri di lunghezza con i colori ricavati dal processo di composizione naturale delle piante di Villa Medici.Uno degli oggetti di ricerca di Lucia Piccioni sono le questioni identitarie nel dibattito artistico nell’Italia degli anni Settanta-Ottanta. Il suo intervento è un articolo pubblicato all’interno del catalogo nel quale ripercorre le tracce del leggendario imballaggio di Porta Pinciana realizzato nel 1974 da Christo.Simon Rouby regista d’animazione, presenta nella Cisterna di Villa Medici la prima fase della sua prossima grande produzione cinematografica, in cui un personaggio mitico della fiaba occidentale incontra il lupo ma questa volta nei paesaggi straordinari del Nepal.
Considera l’energia del corpo come punto di partenza della scrittura del suono, Alvise Sinivia che in occasione dell’inaugurazione della mostra, il 13 luglio alle ore 20, 21 e alle 22, realizza una suggestiva performance facendo interagire la combinazione di sculture che nascono da speciali ‘pianoforti’ con il suo corpo, nel Grand Salon di Villa Medici, presenti in modo permanente nelle sale.Il lavoro di Sébastien Smirou – che si tratti di letteratura o di psicanalisi – è strutturato attorno all’immagine e ai movimenti psichici che essa suscita. Smirou desidera condividere un’esperienza introspettiva e sensoriale con il pubblico della mostra, per una sera, partendo dalla scultura del Bernini Abacuc e l’Angelo conservata nella Basilica di Santa Maria del Popolo. La sera del 15 luglio, alle ore 19.30, 20.30 e alle 21.30, a un gruppo di persone riunite nel Salon de Musique, leggerà, immerso nel buio, il suo ultimo testo Le doigt dans l’œil (Il dito nell’occhio), chiedendo ai partecipanti di utilizzare degli auricolari, in modo da poter sussurrare alle loro orecchie come se parlasse singolarmente a ciascuno di loro, così come Abacuc ha fatto con lui. Laure Thierrée parla di Roma attraverso il suo disegno cartografico come un insieme di luoghi legati da sfide culturali, ambientali e urbane. Per Swimming is saving, organizza una “transumanza urbana”: il 13 luglio, dal mattino presto un pastore guiderà il suo gregge attraverso un percorso tra gli spazi aperti della campagna romana, con un arrivo previsto a Villa Medici per le ore 19. Il 18 luglio, alle ore 19, nel Cinema di Villa Medici, Laure Thierrée incontrerà il pubblico per parlare, tra l’altro, di questa esperienza unica.La musica, per Francesca Verunelli, è l’arte del tempo. Attraverso l’elettronica e la meccanica, la compositrice indaga territori inesplorati nella dimensione temporale – una velocità estrema o un’estrema complessità ritmica – che vanno al di là delle capacità di un interprete umano. Questa ricerca la porta a utilizzare il piano player, un pianoforte perfettamente acustico, come lo conosciamo da secoli, ma che può essere suonato da un interprete umano come da un interprete-macchina. Il progetto di Verunelli per la mostra fa parte di un ciclo che si divide in tre parti: Man sitting at the piano I – per flauto, suonato da un interprete umano, e pianoforte, suonato da un interprete-macchina; Man sitting at the piano II – per flauto basso, suonato da un interprete umano, e pianoforte, suonato da un interprete-macchina; Piano (without the man) sitting – per pianoforte, suonato da un interprete-macchina. Fino al 21 luglio, nell’Atelier di Balthus, sarà esposto un piano player e la partitura sarà “tradotta” da un apposito software, in modo che il pianoforte possa suonare da solo, attraverso il meccanismo elettromeccanico. L’ORO testimonia Swimming is savingl’essenza di Villa Medici come luogo di produzione e sperimentazione, dove ogni anno artisti e ricercatori eterogenei per disciplina e generazione hanno l’opportunità di vivere pienamente la propria “ossessione” creativa.La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Electa-Mondadori e pubblicato in lingua italiana, francese e inglese. Oltre all’introduzione di Muriel Mayette-Holtz, all’intervista della curatrice con gli artisti e a un ampio apparato iconografico, il volume comprende un carnet di immagini, insieme a un poster del leggendario progetto di Christo a Porta Pinciana. I visitatori saranno accompagnati da un team di guide riconoscibili da un gioiello che trae ispirazione dai capitelli corinzi di Villa Medici, disegnato dalla creatrice di gioielli Marianne Rautureau.
Programma delle Performance:
13 luglio:dalle ore 19, Kenny Dunkan, Spray Boy, Giardino
alle ore 19.30, Laure Thierrée, Transumanza Urbana, Giardino
alle ore 20, alle 21, alle 22, Alvise Sinivia, Cordes à vide, Grand Salon
15 luglio: alle ore 19, alle 20, alle 21, Benjamin Attahir, Swimming is not saving, Violino: Renaud Capuçon, Sale Mostra
alle ore 19.30, alle 20.30, alle 21.30, Sébastien Smirou, Le doigt dans l’œil, Salon de Musique
18 luglio:dalle ore 19, Laure Thierrée, Il Paesaggio Costruttore: racconto di un progetto, Cinema
20 luglio:alle ore 19, Lancelot Hamelin, La notte dei sogni, Villa Medici
Giorni e orari di apertura della mostra: da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.30). Chiuso il lunedì.Biglietto unico per la mostra e per la visita guidata a Villa Medici e ai giardini: 12€ (tariffa intera) / 6€ (tariffa ridotta).
Solo per la mostra: accesso gratuito. (foto: Gypsotheque, Simon Brodbeck&Lucie deBarbuat, Stéphanie Ovide, Swimming is saving)

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Collettiva “Young & Forever Young”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

Bramante, GerusalemmeRoma Mercoledì 5 luglio alle ore 18,30 nella galleria Anna Marra Contemporanea in Via di S. Angelo in Pescheria, 32 sarà inaugurata la collettiva “Young & Forever Young”. La mostra, nata da un’idea di Davide Bramante, ospiterà le installazioni di Michele Ciacciofera e Paolo Scirpa, le tele di Romina Bassu e Giulio Zanet, e le fotografie di Turi Rapisarda e dello stesso ideatore e curatore.Si tratta di un percorso di fratellanza, ma soprattutto di un confronto tra linguaggi artistici e generazioni differenti. «In questa mostra», spiega Bramante, «c’è la reale intenzione di unire l’estro e la creatività di artisti che stimo e con cui condivido valori essenziali come l’amicizia». Così l’affetto e l’ammirazione diventano veicoli per riunire nomi di grande spessore tramite il fil rouge dell’ “essere giovane” e del rimanere tale attraverso l’immortalità del pensiero creativo. In altre parole: l’arte non ha tempo perché è pura vitalità. L’esposizione rende perfettamente l’idea sincronica e diacronica dell’indagine umana sul tempo e sulle sue distorsioni, illusioni e profonde riflessioni di artisti, che in una comunanza di intenti, risultano giovani e per sempre giovani.
Ecco un breve portfolio degli autori in mostra, genaration by generation. Romina Bassu, romana, classe 1982, ricerca nell’estetica immaginifica delle prime pubblicità degli anni Cinquanta i volti Ciaccioferainanimati dell’apparenza, talvolta utilizzando un tono sarcastico per deridere la massificazione e le forsennate cure estetiche dell’universo femminile. Giulio Zanet, di poco più giovane e milanese d’adozione, adotta un percorso sintetico, geometrico ma pur sempre dinamico, attraverso la magnifica complessità dei pattern utilizzati e dei giochi di colore.A un passo generazionale si accostano Davide Bramante e Michele Ciacciofera. Il primo, fotografo internazionale e cosmopolita, di origine siracusana, traccia nelle sue opere fotografiche visioni simultanee di spazio e tempo per cogliere il frangente in cui la memoria avviene e si proietta nel futuro. L’altro, artista poliedrico e di chiara fama, che vive a Parigi ma abbraccia origini sarde e siciliane, abbina fossili e materiali naturali alle incisioni nelle ceramiche di segni rupestri tipici delle civiltà neolitiche.All’ultima tappa generazionale appartengono: Turi Rapisarda, catanese d’origine e torinese d’adozione, fotografo anarchico e sperimentatore di ritratti che espongono stati mentali di individui colti nella loro massima espressione liberatoria, al di là di ogni regola e giudizio dello spettatore; Paolo Scirpa, artista siciliano dal curriculum intenso ed esperenziale, negli anni Ottanta definito dal critico d’arte Pierre Restany «calligrafo della luce elettrica», recupera il linguaggio delle sue prime denunce consumistiche proponendo geniali percorsi prospettici di spazi-luce, che lo rendono più che mai attuale nell’epoca della simulazione visiva e della ricerca dei rapporti della luce con l’infinito.
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 28 luglio e osserverà i seguenti orari: da lunedì a venerdì, dalle 15,30 alle 19,30. (foto: Bramante, Gerusalemme, Ciacciofera)

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Mostra di Kenny Dunkan

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

Kenny DunkanRoma dal 4 al 25 luglio 2017 Via D’Ascanio 20 (Piazza Firenze) Spazio Nuovo presenta le opere dell’artista Kenny Dunkan in collaborazione con l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici. Beneficiando di una Carta Bianca l’artista investe lo spazio della galleria esponendo le sue ricerche sul tema del fetish.
Kenny Dunkan è un trasformatore. Snaturandoli l’artista conferisce agli oggetti un nuovo significato intriso di surrealismo: la trasformazione come processo mistico. Il suo approccio alla scultura va incontro alla tecnica del collage: assemblaggio di materiali, sovrapposizione di simboli universali, codici e riferimenti culturali. Tramite una serie di installazioni, fotografie, ready-made e sculture ibride e preziose, Kenny Dunkan ci invita nel suo laboratorio di ricerca in cui coesistono Kenny Dunkan1l’organico e l’industriale, l’artigianato e il design, il sacro e il profano.Fetish è originariamente il nome che alcune popolazioni africane dettero agli oggetti di culto.Il titolo della mostra esprime una vera e propria ossessione per gli oggetti. Dadi metallici che assemblati diventano una cotta di maglia delicata e potente in un unico tempo (Protect Me #2, 2017). Sellini di scooter la cui linea sensuale sembra evocare le sembianze delle maschere primitive (Masks, 2016). L’artista destruttura l’oggetto ordinario dalla sua funzione. Siamo nel feticismo, gli oggetti e i materiali procurano piacere e soddisfazione sessuale. L’esaltazione delle materie, delle consistenze e dei motivi è palpabile. È la fotografia Transplantation (2016), grande stampa su banner pubblicitario, che dà il tono generale: bocche in PVC che si susseguono da un mascherone di pietra sgorgando acqua in segno di fertilità e abbondanza. È una scena erotica. Le opere della mostra costituiscono altrettanto feticci, strani quanto opulenti e carichi di poteri magici e seducenti. (foto: Kenny Dunkan)

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Mostra: 80mq di silenzio. Domenico Fazzari

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

domenico fazzariMilano 7 luglio – 1 ottobre 2017 via San Sisto 4A inaugurazione giovedì 6 luglio, ore 18 saranno presenti Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano Maria Fratelli, Direttrice Studio Museo Francesco Messina Giuseppe Chigiotti, architetto Domenico Fazzari, artista. L’esposizione organizzata dal Comune di Milano, Assessorato alla Cultura – Studio Museo Francesco Messina, e voluta dalla direttrice del museo Maria Fratelli, con il supporto del Laboratorio di Scenografia del Teatro alla Scala, propone una riflessione sul senso dei luoghi e del tempo incentrata sul tema delle rovine di due chiese nel nord e nel sud Italia, una a Milano e una in Aspromonte.
L’ex Chiesa di San Sisto, la cui abside è andata distrutta nei bombardamenti della seconda guerra mondiale, ospita un dipinto scenografico di 80 metri quadri di Domenico Fazzari che ritrae l’abside della Chiesa di San Salvatore ad Africo, in Aspromonte, la sola architettura significativa sopravvissuta dopo l’alluvione del 1951, e da allora abbandonata.L’enorme scenografia innesca un dialogo tra i due luoghi, strutturalmente simili e accomunati da una storia di distruzione, e invita alla ricerca della loro identità passata e della loro memoria, facendoli rivivere l’uno nell’altro.
Maria Fratelli nota: “Rappresentare Africo su una tela di 80mq e dislocarla in una chiesa milanese significa riproporre all’attenzione del visitatore il miracolo della pittura. I grandi freschisti hanno sempre creato grandi illusioni, squarciando i soffitti sull’immensità del cielo o aprendo le pareti su paesaggi e orizzonti lontani. In San Sisto la congruenza tra lo spazio reale e quello della Chiesa di Africo è talmente forte che la variazione non è di luogo ma di tempo. Non si spiegherebbero altrimenti i muri scrostati, le finestre rotte, lo stato di abbandono (e quella mucca a destra dell’altare che guarda sospettosa). Entrare in San Sisto per non essere a Milano oggi, ma nell’immediato dopoguerra, quando l’abside non c’era più, quando il silenzio che sempre segue a una distruzione è ancora sospeso nell’aria”.Il silenzio, citato nel titolo dell’esposizione, rappresenta la condizione dello spettatore di fronte alle rovine e ai luoghi abbandonati, siano essi la conseguenza di un’azione della natura o della violenza umana. In questo suo dipinto il paesaggista Domenico Fazzari dà voce alle rovine di Africo, e consente così alla chiesa abbandonata di essere nuovamente vista e vissuta, e a Claudio Emmer, MilanoSan Sisto di recuperare temporaneamente l’abside perduta. Ancora Maria Fratelli osserva: “Fazzari non vuole creare uno spazio che non esiste (anche se la tentazione di vedere la sua opera come una citazione dello sfondato di Bramante in San Satiro, all’inizio di via Torino, è molto forte), ma vuole portare una riflessione sul tema della rovina, in centro a Milano, nel cuore della città romana dove il progresso ha costruito la capitale moderna del Paese. Vuole creare un corto circuito, innestando in questa efficiente dinamicità l’immobilità di Africo, aprire una finestra spazio-temporale che per qualche mese renda parallele due velocità incomparabili”.
Lo spazio architettonico rappresentato nell’opera, di forte impatto emotivo, evoca le fratture profonde che spesso segnano l’esistenza umana: la presenza di una mucca spaesata tra le rovine dell’abside allude ai giorni in cui la chiesa di Africo è stata riparo per gli abitanti e gli animali del paese distrutto, così come San Sisto è stata rifugio per i senzatetto.Nella tela di Fazzari allo Studio Museo Francesco Messina, Africo e la sua chiesa, da lui conosciuti in una delle sue escursioni in Calabria, appaiono collocati in una dimensione in cui il tempo sembra essersi fermato. Il senso di “80mq di silenzio” è forse anche quello di un implicito auspicio di rinascita.In settembre la mostra prevede una serie di eventi collaterali tra cui corsi di pittura, laboratori teatrali, incontri e dibattiti.(foto: Claudio Emmer Milano, domenico fazzari)

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Mostra Giorgio de Chirico and Giorgio Morandi

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

de chirico morandiShanghai 017.06.17-2017.9.10, 10.00-18.00 地点 上海市浦东滨江大道4777号艺仓美术馆3F第三展厅|Modern Art Museum Shanghai, 3F, Exhibition Room III, N.4777 Binjiang Avenue, Pudong, Shanghai 购票|Biglietti: 微信公众号|Wechat”艺仓美术馆”&格瓦拉|GEWARA
Si terrà dal 17 giugno al 10 settembre la mostra Giorgio de Chirico and Giorgio Morandi – Rays of Light in Italian Modern Art presso il Modern Art Museum. La mostra è un’occasione importante di dialogo diretto tra due dei maggiori artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte del Novecento, artisti da sempre oggetto di un forte interesse internazionale.Sotto l’egida della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e del Museo Morandi, i curatori Sergio Fintoni, Giovanna Rasario, Valerio Dehò e Zhang Xi hanno raccolto oltre 140 opere provenienti da musei pubblici e privati, da fondazioni e da privati collezionisti, inserendo anche lavori di importanti contemporanei come Alberto Savinio, Gino Severini, Mario Sironi, Filippo De Pisis, a ricreare il contesto storico di un periodo vitale e fecondo dell’arte italiana.Hanno in particolare contribuito: Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, MAMbo (Bologna), Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Fondazione Torino Musei (GAM), Museo Carlo Bilotti (Roma), Istituto Centrale per la Grafica (Roma), Casa Cavazzini Musei Civici di Udine, GAMeC (Bergamo), Musei Civici di Forlì, Museo Bellini, Museo d’Arte Moderna Rimoldi (Cortina d’Ampezzo), Pinacoteca Comunale di Faenza, Fondazione Cerratelli, Fondazione CaRiMa, Museo Ricci ( Macerata), e cinque collezionisti privati: Merlini, Brida, Zelco, Damiani, Antonietta di Cicco.
6月17日至9月10日,在上海艺仓美术馆将举办【基里科&莫兰迪-意大利现代艺术的光芒】艺术展。本次展览是两位艺术大师之间直接交流的重要机会,这两位艺术巨匠都在二十世纪艺术史上留下了不可泯灭的记号,长期以来具有巨大的国际影响力。
在乔治•德•基里科基金会与莫兰迪博物馆的支持下,策展人塞吉欧·梵东尼、乔凡娜·罗萨里奥、瓦莱里奥·德奥与张熹从各个公(私)立博物馆、艺术基金会以及私人收藏家手中收集到了140多幅作品,此外,其他部分重要的当代艺术家作品也将展出,包括:艾贝托·萨维尼奥、吉诺·塞维里尼、马里奥·西罗尼、菲利普·德·皮斯斯等,以便观众更好地了解这段意大利艺术相当活跃而多产的历史时期。
以下单位与个人提供了大力支持:乔治•德•基里科基金会、 博洛尼亚现代艺术博物馆、五月音乐节基金会、都灵博物馆基金会、罗马卡洛•比洛蒂博物馆、罗马中央图形研究院;乌迪内卡萨·卡瓦齐尼市立博物馆、贝尔加莫现代与当代美术馆、福尔利市立博物馆、贝利尼博物馆、马里奥•里莫尔迪美术博物馆、法恩扎市立美术馆、切拉泰利基金会、马切拉塔克力玛基金会、马切拉塔,以及五位私人藏家:马里尼、布理达、泽尔科、达米亚尼、安东尼提亚•德•奇可。Web: http://yicangsh.org Wechat: 艺仓美术馆

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Mostre d’arte presso l’Accademia d’Ungheria in Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

accademia d'ungheriaRoma Dal 15 giugno al 23 luglio p.v. l’Accademia d’Ungheria ospiterà due mostre presso la propria sede (Via Giulia, 1), rispettivamente la mostra “Generazioni. Opere della famiglia artistica Szunyoghy”, allestita presso la Galleria del Palazzo Falconieri e “Attratti dalle tradizioni. Opere dei pittori della Subcarpazia”, collocata sul Piano Nobile del medesimo edificio. Il vernissage delle suddette esposizioni curate da Pál Németh si terrà giovedì 15 giugno p.v. alle ore 19.30. Inaugurano Dr. Ernő Fiedler e Dr. Péter Paczolay. La mostra che comprende trenta opere tra litografie, oli su tela e grafiche realizzate dai membri della nota famiglia artistica Szunyoghy tra padre, András Szunyoghy, figlio, András Szunyoghy Jn (graficoi) e la figlia, Viktória (pittrice). András Szunyoghy (1946 -) grafico, pittore. Completa i propri studi all’Accademia di Belle Arti di Budapest sotto la guida di György Kádár, Sándor Ék, Jenő Barcsay, Simon Sarkanytu. Dal 1971 al 1974 lavora per la Zecca dello Stato ungherese come apprendista incisore in rame. La sua prima personale ha luogo nel 1975. Nel 1982 borsista presso l’Accademia d’Ungheria in Roma. Dal 1989 al 1994 insegna grafica alla Scuola Secondaria di arte visuale di Budapest e dal 1996 anatomia all’Accademia di Arti Applicate di Budapest. Esordisce disegnando libri di anatomia. Il suo primo periodo artistico è caratterizzato da incisioni in rame e acquatinta su linoleum, dal tono spesso grottesco e ironico, con elementi e simboli della Commedia dell’arte. All’inizio degli anni 1980 le sue grafiche passano dallo stile grottesco a quello assurdo, ma restano tuttora caratterizzate dall’esecuzione teatrale. Allo stesso tempo Szunyoghy incomincia a dipingere paesaggi su tela con olio con tematica prevalentemente della grande pianura ungherese e a progettare francobolli per l’Ungheria, la Mongolia e Yemen. Nel panorama artistico ungherese il nome di Szunyoghy equivale all’arte del disegno. Nel 1989 pubblica il volume L’anatomia artistica del cavallo, cui seguono nel 1996 il volume Scuola del disegno e nel 1998 un volume dedicato all’anatomia umana. Le suddette opere sono state tradotte in diverse lingue. Tra le sue mostre più importanti vanno ricordate: Firenze, Palazzo Medici (1982), Accademia d’Ungheria in Roma (1982). Szunyoghy vanta numerosi premi, tra cui: Premio Derkovits (1973), Premio Barcsay (1989), Premio-Mednyánszky (1999).
La mostra allestita sul Piano Nobile del Palazzo Falconieri, ospita una selezione di 30 quadri olio su tela, provenienti dalla regione Subcarpatica (Ucraina), una delle aree etnicamente e culturalmente più espressive dell’Europa Centrale. L’esposizione ha molto da offrire ai visitatori, introducendoli in un mondo piuttosto particolare in cui il tempo sembra essersi fermato. Le opere dei 28 pittori selezionati, di varie etnie tra ungheresi ed ucraini, riportano sia le tradizioni pittoriche dell’arte moderna sia tematiche atemporali quali il paesaggio e l’amore per il proprio luogo d’origine. (foto. accademia d’ungheria)

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Igino Stella: “Il mio mondo lontano dal mondo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

Igino StellaRoma 17 giugno 2017 ore 18.30 Case Romane del Celio Clivo di Scauro, adiacente Piazza SS. Giovanni e Paolo si inaugura presso le Case Romane del Celio la mostra Igino Stella. “Il mio mondo lontano dal mondo”, a cura di Rita Stella e Davide Pica, in collaborazione con Spazio Libero soc. coop. soc, sotto l’alta sorveglianza del MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e con il patrocinio del Ministero dell’Interno – Fondo Edifici di Culto. L’antologica dedicata al pittore ascolano Igino Stella raccoglie una serie di opere realizzate durante la sua quarantennale produzione artistica, coprendo un arco di tempo che va dalla fine degli anni sessanta fino a raggiungere la prima decade del nuovo secolo. Il percorso espositivo all’interno delle sale delle Case Romane del Celio è composto da venti opere suddivise tra tele e sculture: 14 oli su tela e un olio su legno posto a conclusione della mostra, un’opera dove le colorate e fluttuanti forme protagoniste delle tele precedenti lasciano il posto ad un profondo ed intenso spazio rosso con un guerriero immaginario che traghetta l’arte di Igino Stella verso un’infinito mondo lontano dal mondo. Igino Stella approda alla pittura dopo un vissuto caratterizzato da eventi personali tristi e dolorosi che lo segnano per sempre e formano una profonda e originale sensibilità, orientandolo verso la poesia e la pittura. Il suo lavoro parte dall’astrazione geometrica e approda alla forma scultorea: alle forme elementari – quadrati, cerchi e triangoli – si accostano quelle più complesse, capaci di fornire il senso del moto continuo della vita. Nelle tele risalenti agli anni ‘70 e ‘80 traspare un sentimento sofferente e tumultuoso, evidenziato da forme geometriche spigolose e toni forti e accesi. Dagli anni ‘90 in poi l’artista evolve verso una distensione quasi contemplativa e si concentra su una ricerca più attenta del colore, nella quale emerge una rifiorente gioia di vivere e grande entusiasmo per l’arte. Le cinque sculture scelte per rappresentare un’altra espressione della propria emotività sono legate ad un periodo molto recente, quello che va dalla fine degli anni novanta fino agli ultimi anni della sua carriera. Il materiale utilizzato è un legno molto resistente e pregiato quale il ciliegio, il noce e il castagno. Evidente e prepotente è la caratteristica che scaturisce da queste sculture: il rapporto con la natura da sempre fonte di ispirazione primaria.
Nel corso dei primi anni della sua attività artistica, Igino Stella entra in contatto con il gruppo di pittori firmatari del Manifesto Immanente: il fondatore Diego Pierpaoli instaura con Stella un rapporto di profonda amicizia e stima reciproca, tanto da volerlo come firmatario del manifesto, pur avendo una ricerca artistica molto differente. Già a partire dagli anni ‘70 Stella espone le sue opere in numerose mostre personali a Roma, Milano e nel centro Italia.
Oggi, a 45 anni esatti dalla sua prima esposizione personale a Roma e a sei dalla sua morte (agosto 2011), la figlia Rita Stella, che nel corso degli anni ha catalogato e conservato le opere del padre, propone di ospitare una antologica nella città da cui tutto è partito. Dal 18 giugno al 10 luglio 2017 Apertura al pubblico: 10-13 / 15-18 Chiuso martedì e mercoledì Biglietti: intero: € 8.00 – ridotto € 6.00 (foto: igino stella)

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Mostra dedicata ai due elementi del cielo e della terra

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

cielo terraMilano martedì 13 giugno 2017, ore 18,30 fino a settembre 2017 Orari della Galleria Milano Via Daniele Manin, 13: da martedì a venerdì dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00. Lunedì dalle 16,00 alle 20,00 e sabato dalle 10,00 alle 13,00.
Da una parte il cielo, lo spazio siderale visibile dalla terra, con gli astri e i suoi agenti atmosferici. Le fotografie di Aurelio Andrighetto tentano di ricostruire l’esperienza percettiva del passaggio dalla visione diurna a quella notturna. Le potenzialità del pensiero davanti al cosmo e il metodo di osservazione del reale sono anche al centro della ricerca di Pierluigi Fresia in Constellations. La serigrafia con collage di Jim Dine proviene da un portfolio commissionatogli dalle Edizioni Alecto nel 1966, dove gli oggetti della realtà quotidiana, costante della sua poetica, sono caricati di nuove potenzialità con attenzione al contesto enviromental. Anche Joe Goode, esponente del movimento “Light and Space” – sviluppatosi sulla West Coast negli anni Sessanta – guarda all’ambiente e agli agenti atmosferici, sfidando il confine tra rappresentazione e astrazione. Così Francesco Pedrini, che immortala i tornado e l’effimera vita di una nuvola lanciandosi nella sfida impossibile di “registrare l’irregistrabile” (Elio Grazioli). Davide Mosconi tenta di disegnare l’aria regalando immagini cosmiche, dove le costellazioni sono costituite da oggetti congelati in volo da uno scatto fotografico. Fabio Zonta nei suoi vortici, elementi d’acqua che sembrano buchi neri nella galassia, mette in atto “una sorta di evasione dalla realtà fisica” (Mario Guderzo). Anche i lavori di Sandro Somarè indagano l’incerta liminalità visiva tra cielo e acqua: i colori tenui del mare sono rarefatti nelle sfumature di grigio disperdendo la linea dell’orizzonte; ciò che interessa non è il luogo in sé, ma la sua luce. Una lettura ironica, in chiave pop, è quella di Richard Smith che utilizza l’aquilone come supporto e tecnica.E poi c’è la terra, spazio della materialità e delle radici, ma anche dell’imperscrutabilità della natura. Non al polo opposto del cielo, ma complementare, come ci ricorda Aldo Tagliaferro nei suoi rapporti intimistici con entrambi gli elementi. La terra è utilizzata in tutta la sua potenza materica nell’opera di Nanni Valentini così come nel lavoro di Adelio Maronati che la utilizza direttamente sulla tela, unita ai colori a tempera. La proposta elaborata da Giannetto Bravi, concepita per Operazione Vesuvio, è costituita da un invaligiamento metaforico delle proprie origini. Nelle fotografie di Arno Hammacher, cresciuto a contatto con la natura sulla costa del Mare del Nord, tornano ricorrentemente il mare e le dune sabbiose. Luca Maria Patella riflette sulla funzione conoscitiva dell’arte applicando metodi proto-concettuali che aprono al dialogo con la scienza. Marco Vaglieri indaga la Storia con le sue storyboard, frutto di uno studio sulle zone della Prima Guerra Mondiale. Le trincee e i loro scavi, di cui racconta Vaglieri, ricordano ciò che è sotto terra: la coppia Ottonella Mocellin + Nicola Pellegrini scende nelle sue profondità in Il carbone sotto la pelle, intervento partecipativo realizzato a Barbarano in Puglia (2003) al fine di dare voce ad una comunità di ex minatori, mentre al centro di I Wanna Hold Your Hand If I Can Be So Bold (2006) sono i rapporti di coppia. Jae-Eun Choi seppellisce duecento fogli di carta giapponese Wa-shi, prodotta per resistere ad ogni danno del tempo, in varie parti del mondo, per disseppellirli dopo qualche anno e registrare il loro deterioramento in base ai diversi tipi di terreno nel quale erano permasti. Il “potere del sottosuolo” (Choi) è sviluppato in chiave lirica e suggestiva da Luca Vitone in Et in Arcadia Ego (Lach), del 2001, dove lo scavo archeologico riporta alla luce la cultura sonora del luogo. Peter Fend, infine, offre visioni satellitari e mappe con attenzione all’ecologia globale e a questioni geopolitiche. (foto: cielo terra)

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Mostra Riso Amaro

Posted by fidest press agency su sabato, 10 giugno 2017

album arteRoma AlbumArte inaugura mercoledì 14 giugno 2017 alle ore 18.30 in Via Flaminia 122 la mostra Riso Amaro. Dieci anni di blitz di Iginio De Luca, a cura di Claudio Libero Pisano. La mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 14 luglio, documenta i numerosi blitz artistici, performativi, politici e ironici che Iginio De Luca ha elaborato e messo in atto nel corso degli ultimi dieci anni.I blitz, o incursioni, sempre senza pubblico organizzato e senza preavviso, hanno toccato personaggi e/o luoghi che incarnano il potere come Papa Ratzinger, alcuni politici, la cupola di San Pietro, la piazza del Quirinale o Palazzo Chigi, ma anche le strade di Roma e le loro difficoltà. I blitz di De Luca non sono mai semplici gesti goliardici o colpi di teatro superficiali, ma incursioni poetiche e prese di posizione politiche di denuncia sociale.Partendo da argomenti legati all’attualità politica, sociale e culturale, queste azioni raccontano con visione lucida e coerente, la storia dell’ultima decade del nostro Paese, per constatare che molto di quanto detto e urlato nelle performance dall’artista è ancora oggi rimasto immutato.La leggerezza nel preparare e nell’eseguire i blitz si accompagna a un contenuto pensato e ragionato con cura, e il titolo della mostra riassume tutta la poetica sottesa dai blitz di Iginio De Luca: la risata non sempre è liberatoria, a volte è amara, ma resta comunque necessaria.In mostra foto, video, installazioni oggettuali e sonore dei blitz che saranno riattivati e ri-attualizzati in maniera coinvolgente per lo spettatore, che si troverà immerso in un contesto vivo e stimolante.
Il percorso espositivo non sceglie una logica cronologica, ma permette al visitatore di costruire un suo personale senso logico attraverso video, audio, foto e installazioni che formano un unico site specific nelle sale di AlbumArte.In autunno AlbumArte presenterà il libro/catalogo della mostra. Il progetto ha ricevuto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Municipio II di Roma Capitale.

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Chiude la mostra “progetto pace o guerra”

Posted by fidest press agency su sabato, 10 giugno 2017

grande guerraAnguillara Venerdì 9 giugno 2017, alle 10.30, nella biblioteca comunale “Angela Zucconi”, nell’ambito del Progetto Pace o Guerra: Il 1914 I Dilemmi del Novecento si è chiusa non senza novità e sorprese, l’importante mostra documentaria sulla Grande Guerra, organizzata dall’Associazione Arca sul lago, con il patrocinio del Comune di Anguillara con l’Assessorato alla Cultura, per il centenario della Prima Guerra Mondiale, dal titolo “Autobiografia di un paese in guerra. Una memoria salvata per non dimenticare”.Al termine dell’incontro il presidente dell’Associazione Arca sul Lago, Franco Chiavari parlerà della storia dei caduti di Anguillara e verrà distribuito ai presenti un catalogo della mostra realizzato dalla stessa associazione.Il progetto “Pace o Guerra: Il 1914 I Dilemmi del Novecento”, finanziato dalla Regione Lazio ai sensi della legge n. 6 del 7 agosto 2013, coinvolge oltre al Comune di Anguillara anche i Comuni di Bracciano (Comune capofila), Campagnano Romano, Cerveteri, Formello, Mazzano Romano, Oriolo Romano, Tolfa assieme alla Soprintendenza Archivistica del Lazio, l’Istituto Luce e l’Istituto Storico per il Risorgimento. “La mostra, inaugurata il 3 giugno – sottolinea l’assessore alla Cultura Viviana Normando – è stata un racconto spontaneo e puntuale delle vicende e dei luoghi della Grande Guerra, grazie ai professionisti di Arca sul Lago, tra cui in primis l’archivista, dottoressa Lucia Buonadonna, che hanno restituito persino documenti inediti, tali da suscitare viva emozione. A partire dalle preziose carte, custodite nell’archivio storico comunale – dice ancora Normado – è stata data una esclusiva testimonianza dei pensieri e dei valori di coloro che hanno combattuto e di coloro che hanno aspettato, in alcuni casi invano, il ritorno dei propri cari. Il tutto, in un linguaggio composto, dignitoso che ha fatto meglio comprendere quanto accaduto, quale è stato il contributo di Anguillara e come dei documenti possano effettivamente celare e manifestare non solo storia e indicazioni sostanziali ma anche emozioni senza tempo e dalla valenza inestimabile per tutti”. Il catalogo verrà inviato al Museo Storico del Risorgimento e nei luoghi preposti alla Grande Guerra e sarà disponibile nella biblioteca comunale “Angela Zucconi”. (foto: grande guerra)

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Palermo: Serpotta e il suo tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

serpottaPalermo 23 giugno ore 12 e resterà aperta fino al 1 ottobre 2017 Oratorio dei Bianchi Piazzetta della Vittoria Allo Spasimo mostra Serpotta e il suo tempo. Oltre 100 opere tra dipinti, marmi, stucchi, oreficerie, avori, coralli, disegni, stampe e testi antichi raccontano, per la prima volta in una grande esposizione, uno dei momenti più affascinanti e significativi della cultura figurativa a Palermo: lo straordinario connubio tra le arti e l’interazione tra le raffinate maestranze nella capitale siciliana tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento. L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è promossa e realizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, in collaborazione con la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis, ed organizzata da Civita Sicilia.
Il percorso della mostra, al piano terra dell’Oratorio dei Bianchi, è interamente dedicato a Serpotta e vi si possono ammirare a distanza ravvicinata gli stucchi provenienti dalla Chiesa delle Stimmate, staccati prima della distruzione di fine Ottocento per far posto al Teatro Massimo. I disegni e i bozzetti esposti consentono di entrare nel vivo del procedimento di quella tecnica ‘povera’ che il grande plasticatore palermitano seppe portare ai più alti livelli dell’arte.
Al primo piano troviamo sezioni tematiche strettamente correlate ma non standardizzate, in modo tale che le opere possano dialogare fra di loro. Molti dipinti che provengono da edifici religiosi sono messi a confronto con le grandi architetture esemplificate in mostra dagli splendidi disegni preparatori di Giacomo Amato, di cui evidenziano il vero portato innovativo, ossia il superamento della cultura barocca degli anni Sessanta-Settanta del secolo verso una svolta in direzione classicista di matrice strettamente romana, grazie anche al suo soggiorno nella città pontificia prolungatosi sino al 1684.
Gli straordinari oggetti preziosi nella ricca sezione delle arti decorative, a destinazione privata o di arredo liturgico, mettono invece in risalto il ruolo fondamentale di un settore trainante dell’economia di Palermo capitale del viceregno di Sicilia, quello della produzione suntuaria, della grande committenza ecclesiastica e nobiliare, della valenza e della eccelsa manualità delle maestranze cittadine nella realizzazione di argenti, mobili, ricami e suppellettili varie.(foto: serpotta)

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Mostra Emanuele Gregolin: Pagine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

gregolinGregolin1Novate Milanese Giovedì 15 giugno, dalle ore 19.00 e fino al 2 luglio a Casa Testori, Largo A. Testori 13 (via Piave angolo via Dante) inaugurazione di “Pagine”, una personale di Emanuele Gregolin, a cura di Vera Agosti, con un incontro per presentare l’omonimo volume della Prearo Editore.L’artista, di Novate Milanese, è un pittore del movimento Le Meduse, che con una figurazione di ispirazione classica riflette su tematiche sociali attuali. I suoi interessi si rivolgono anche all’architettura, la fotografia e la musica.
Emanuele Gregolin occupa le stanze affacciate sul giardino al piano terra della Casa, con 21 opere della nuova serie Pagine e un grande dipinto della serie Interni.
Pagine nasce nel 2010-2011. Vengono utilizzati i fogli dei giornali, come elemento costitutivo della composizione, selezionati per una particolare espressione o una specifica parola, solitamente dedicata all’arte, alla musica o alla situazione culturale italiana. Il richiamo al sociale torna inoltre molto forte nei discorsi che si legano alla Chiesa, ai migranti, ai social media e alla rete, accompagnati da frasi scelte ed emblematiche. Le opere presentano forme sempre più astratte e concettuali. In esse sono palesemente evocati Mondrian, Klee, Basquiat… La serie completa può richiamare in un certo qual modo le cancellature di Emilio Isgrò e il coloratissimo lavoro dell’apprezzato Friedensreich Hundertwasser. E’ un viaggio quotidiano sulle pagine dei giornali, che ora il lettore potrà compiere sulle splendide immagini del prestigioso libro pubblicato dalla Prearo Editore, con la prefazione di Vera Agosti e il testo critico di Angela Madesani.INGRESSO LIBERO – Orari: lunedì-venerdì 14-18, sabato 15-20, domenica chiuso http://www.casatestori.it (foto: gregolin)

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Mostra: Balkan Party

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

BalkanPartyRoma 15 giugno – 29 luglio 2017 Inaugurazione: giovedì 15 giugno 2017, ore 18 MAC Maja Arte Contemporanea, via di Monserrato 30 (Orari apertura: martedì – venerdì h. 15,30-20; sabato h. 11-13 / 15-19,30. Chiuso lunedì e festivi. Altri orari su appuntamento. Ingresso libero). La MAC Maja Arte Contemporanea è lieta di ospitare per la prima volta a Roma tre artisti emergenti di origine balcanica a cura di: Daina Maja Titonel e Katarina Srnic: Aleksandar Dimitrijevic, Tadija Janicic e Marija Sevic, di cui si espongono dieci opere, sei delle quali di grande formato.L’indagine artistica dei tre giovani pittori percorre strade molto diverse, spaziando dal figurativo all’astratto, dalle atmosfere intimiste ad una visione satirica dell’uomo contemporaneo restituito con tratti fumettistici.L’ispirazione del lavoro di Aleksandar Dimitrijevic nasce dal ritrovamento di appunti di punteggi di gioco di autori a lui ignoti, dove all’interno di griglie venivano riportate le vittorie con il segno “+” e le perdite con il “-“, oltre alle iniziali dei nomi dei giocatori. Trascrivendo gli appunti su tela, spesso trasponendo fisicamente le stesse carte, Dimitrijevic ha usato quei segni – legittimandoli nella pratica artistica a costituire una sorta di archivio specifico – per indagare una serie di fenomeni, quali la trivialità della vita contemporanea, il tempo libero, le relazioni.Tadija Janicic ripercorre con grande ironia la fragilità e la temporalità delle norme morali, etiche e artistiche del mondo che lo circonda, esplorando con gusto i suoi aspetti grotteschi e paradossali. Ne esce un’immagine autentica, mai offensiva né bigotta, resa pittoricamente con coloratissime figure simili ai cartoni animati.
Marija Sevic presenta tre dipinti di grande formato che fanno parte della sua ultima serie “Party”. Partendo da scatti fotografici in cui isola momenti di vita suoi e delle persone a lei vicine, l’indagine pittorica della Sevic si fa intima, sensuale. I personaggi ritratti, il cui volto è spesso sfocato, sono stagliati contro scenari ariosi e immacolati dove l’osservatore ha spazio sufficiente per riconoscere e immaginare se stesso, laddove non sono ripresi in un “close-up” che invita al voyeurismo. (foto: balcan party Tadija Janicic, “Arresto improvviso”, 2015, olio su tela, cm. 180 x 180)

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Mostra: Assedio a Madrid

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

assedio a madridMilano la Casa di Vetro via Luisa Sanfelice, 3 fino al 9 giugno 2017 dalle 19:00 alle 22:00 1936 – 1939, “La guerra civile spagnola nelle immagini dell’archivio fotografico de la delegatiòn de propaganda y prensa de Madrid durante la guerra civil”.
in occasione della prima edizione di Milano Photo Week, l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano ci ha chiesto di partecipare con un nostro evento. Abbiamo deciso di proporre la mostra Assedio a Madrid in orario serale, per dare possibilità di venire a visitarla anche a chi non è riuscito negli orari pomeridiani. Nella foto: Miliziani del Servizio di Collegamento Guadalajara (Spagna) – 1937 Foto di Ministerio de Educación, Cultura y Deporte. Archivo General de la Administración,Fondo “Archivo Fotográfico de la Delegación de Propaganda y Prensa de Madrid durante la Guerra Civil” Albero y Segovia Información Gráfica (Madrid, España) – F-04053-54404-001r

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Mostra: Amori divini

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

amori diviniNapoli Apre il 7 giugno 2017 Museo Archeologico Nazionale Piazza Museo 18 mostra Amori Divini, a cura di Anna Anguissola e Carmela Capaldi, con Luigi Gallo e Valeria Sampaolo, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli con l’organizzazione di Electa. L’esposizione propone un percorso nel mito greco e nella sua fortuna attraverso storie che hanno due ingredienti narrativi comuni: seduzione e trasformazione. Traendo ispirazione dal vastissimo repertorio pompeiano, la mostra racconta i miti amorosi accomunati da un episodio fondamentale: almeno uno dei protagonisti, uomo o dio, muta forma trasformandosi in animale, in pianta, in un oggetto o in fenomeno atmosferico. A partire dalla letteratura e dall’arte greca, attraverso il poema delle “forme in mutamento” di Ovidio, fino alle più contemporanee interpretazioni della psicologia, i miti di Danae, Leda, Dafne, Narciso, fino al racconto straordinariamente complesso di Ermafrodito, sono parte dell’immaginario collettivo. Il percorso espositivo indaga i meccanismi di trasmissione e ricezione del mito greco attraverso i secoli presentando circa 80 opere, provenienti dai siti vesuviani e, più in generale, dalla Magna Grecia, e da alcuni tra i più prestigiosi musei italiani e stranieri (tra gli altri, l’Hermitage di San Pietroburgo, il Musée du Louvre di Parigi, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e il Kunsthistorisches Museum di Vienna). Accanto ai vari manufatti antichi di soggetto mitologico – pitture parietali e vascolari, sculture in marmo e in bronzo, gemme e preziose suppellettili – per ciascun mito viene proposto un confronto con una selezione di opere di periodi più recenti.
Infatti oltre 20 opere tra dipinti e sculture, con particolare attenzione all’arte del sedicesimo e diciassettesimo secolo, illustrano i momenti fondamentali della ricezione moderna del mito e ne mettono in luce evoluzioni, modifiche e ampliamenti. Artisti quali Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati, Nicolas Poussin, Giambattista Tiepolo e molti altri ancora permettono non solo di seguire la fortuna del mito greco fino ad epoche a noi più vicine, ma anche di comprendere il ruolo che, in questa tradizione, giocano le fonti letterarie ed iconografiche antiche.Il percorso di mostra, che occupa le sale del museo attigue al salone della Meridiana, caratterizzate da splendidi sectilia e mosaici antichi inseriti nei pavimenti, presenta inoltre una importante campionatura della collezione vascolare del MANN, che sarà nuovamente visibile per quanto riguarda le opere provenienti dalla Magna Grecia con il prossimo riallestimento (2018) di quella collezione del Museo, il cui progetto scientifico è curato da Enzo Lippolis e che comprenderà accanto ai vasi, bronzi, terrecotte, ori e lastre tombali dipinte. Con la mostra Amori Divini, voluta da Paolo Giulierini, il Museo Archeologico prosegue il programma espositivo promosso insieme al Parco Archeologico di Pompei, dedicato a rapporti e scambi tra Pompei, il mondo romano e il Mediterraneo antico. Fino al 27 novembre 2017 si potrà visitare la mostra Pompei e i Greci allestita negli spazi della palestra grande degli scavi di Pompei.
orari aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 19.00)
chiusura settimanale: martedì, (si accede alla mostra col biglietto di ingresso al Museo) intero 12 euro ridotto 6 euro http://www.museoarcheologiconapoli.it (foto: amori divini)

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Mostra libri antichi

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

mostra libri antichiPerugia. Università per Stranieri di Perugia Sala lettura di Palazzo Gallenga (II piano) Da lunedì a venerdì ore 9:00-19.00 (chiuso sabato, domenica e festivi). Ritornano nel loro antico splendore 17 testi restaurati appartenenti al “Fondo Gallenga Stuart” della biblioteca di Ateneo. I tomi saranno esposti in una bacheca della Sala lettura di Palazzo Gallenga dell’Università per Stranieri di Perugia. Il Progetto “Restauro dei volumi del Fondo Gallenga Stuart”, realizzato col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, è nato per tutelare, conservare e rendere fruibile il vasto patrimonio, costituito da circa 25.000 volumi.
Questo tesoro librario fu donato dal Senatore Conte Romeo Adriano Gallenga Stuart alla “Regia Università Italiana per Stranieri” di Perugia con un atto di donazione del 1931 per far sì che, “la raccolta di cui fa dono (…) potrà riuscire di utilità agli studiosi che da ogni parte del Mondo convengono nella Università perugina”. Fra i testi restaurati figurano 3 incunaboli, datati 1485 e 1486; un’edizione dei “Discorsi politici e militari”, risalente al 1630, che Niccolò Machiavelli pubblicò sotto il falso nome di Amadio Niecolucci, poiché la Chiesa ne aveva impedito la stampa; un’edizione, del 1614, della “Vita dell’anima”, di Bartolomeo da Saluzzo, e un’interessante edizione del vocabolario dell’Accademia della Crusca del 1731.Ad arricchire l’esposizione libraria un’accurata descrizione del restauro attraverso le foto e le schede descrittive dei libri restaurati. All’ambizioso progetto hanno collaborato Laura Morlupi, responsabile della Biblioteca di Ateneo, insieme a Paola Attanasio, Antonello Belli, Pietro Checconi, Riccardo Giubboni, Ventura Lucidi, Gustavo Roque Rella e Francesco Scolastra.

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