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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘mostra’

Mostra “Un mondo fluttuante”

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

Casina delle Civette, Musei di Villa Torlonia, ospita dal 2 aprile al 31 maggio 2020 la mostra “Un mondo fluttuante. Opere su carta di Anna Onesti”, che presenta otto arazzi e otto aquiloni in carta giapponese, frutto del recente lavoro dell’artista che da oltre venti anni approfondisce tradizioni artistiche diverse e spesso lontane. Inaugurazione 1 aprile 2020.
La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone, è a cura di Alessia Ferraro. Nell’ambito della mostra si svolgeranno alcune conferenze e visite guidate condotte dall’artista e dalla curatrice, un laboratorio didattico per gli alunni delle scuole elementari e medie e altri eventi in occasione del finissage della mostra.

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Inaugurazione mostra: L’universo di Ignacio Goitia/Inauguración exposición: El universo de Ignacio Goitia

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2020

Roma Mercoledì 11 marzo alle 18:30 Miércoles 11 de marzo a las 18:30 h. Sala Dalí Piaza Navona, 91 Ingresso gratuito Entrada libreDopo il successo della prima mostra retrospettiva dell’artista basco Ignacio Goitia presso la Sala Rekalde di Bilbao, arriva all’Instituto Cervantes di Roma un piccolo riassunto del suo percorso artistico. Attraverso l’attenta messa in scena, progettata e curata dall’artista stesso, lo spettatore può ripercorrere i diversi periodi e i temi trattati nei suoi 30 anni di produzione artistica.
Tras el éxito de la primera exposición retrospectiva del artista vasco Ignacio Goitia en la Sala Rekalde de Bilbao, llega a nuestra sede del Instituto Cervantes un pequeño resumen de su trayectoria artística. A través de una cuidada puesta en escena, diseñada y comisariada por el propio artista, el espectador puede recorrer los diferentes periodos y temas tratados en sus 30 años de creación artística.

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Mostra fotografica CaraDonna

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Roma Sabato 7 marzo p.v. alle ore 18.30 presso la Galleria dell’Accademia d’Ungheria Istituto di Cultura Ungherese in Roma. (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) verrà inaugurata la mostra fotografica CaraDonna. Si tratta di una campagna creativa tutta al femminile, impostata e sostenuta da Agapestudenti e realizzata in collaborazione con la fotografa Gemma R. Gonçalves da Silva.
L’obiettivo del progetto, giunto alla sua quinta edizione, è favorire e sostenere l’ascolto delle voci delle donne.L’iniziativa vede cinque sessioni fotografiche, realizzate tra la fine di gennaio e la metà di febbraio 2020, durante le quali le donne che hanno scelto di partecipare si sono lasciate scrivere il loro messaggio sul proprio corpo. Da donna a donna.
In occasione della Festa Internazionale della Donna, le foto scattate saranno esposte in una mostra aperta al pubblico, celebrativa delle donne e dei messaggi da loro scelti. Contestualmente sarà in esposizione anche la mostra fotografica di House of Light, una casa di accoglienza in India per donne salvate dallo sfruttamento sessuale. Apertura al pubblico: sabato 7 marzo p.v. ore 16.00-22.00
domenica 8 marzo p.v. ore 11.00-17.00.

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Mostra monografica di Giuseppe Bezzuoli (1789-1855)

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2020

Conferenza stampa 1 aprile ore 11 (2 aprile – 31 luglio 2020) Gli Uffizi, Aula Magliabechiana e Sala Detti Un grande protagonista della pittura romanticaa cura di Vanessa Gavioli, Elena Marconi, Ettore Spalletti. Si tratta della prima mostra monografica dedicata a Giuseppe Bezzuoli, uno dei protagonisti della pittura dell’Ottocento. Dagli esordi neoclassici, il percorso espositivo giungerà alla fase matura, con capolavori che si inseriscono a pieno titolo nella grande pittura romantica italiana: basti citare l’Ingresso di Carlo VIII a Firenze, Il ripudio di Agar, Eva tentata dal serpente (recentemente acquistata dalle Gallerie degli Uffizi) e i grandi ritratti della borghesia. La mostra permetterà inoltre di confrontare la produzione artistica di Bezzuoli con quella di maestri del calibro di Francesco Hayez e Massimo D’Azeglio, nonché dei maggiori esponenti della cultura cosmopolita a Firenze nel primo Ottocento, con i magnifici ritratti di Ingres e di Thomas Lawrence. Le sculture di Horatio Greenough e Hiram Powers, oltre ai paesaggi di Thomas Cole, saranno in un’apposita sezione dedicata ai giovani artisti americani frequentatori dei corsi di Giuseppe Bezzuoli presso l’Accademia di Belle Arti, dove egli ebbe, tra i suoi più celebri allievi, anche Giovanni Fattori.

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Mostra: Inediti attraversamenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

Roma Inaugurazione venerdi 6 marzo ore 18.00 (6 – 31 marzo 2020) MICRO Arti Visive, Viale Mazzini 1. Due percorsi interconnessi quelli di Renato Pengo (1943) – grande personalità che ha vissuto appieno il periodo della sperimentazione e dell’avanguardia – e di Alessandro Pizzo (1972) già conosciuto per il progetto di più ampio respiro “Talent Exchange” che lo vede in permanennza in galleria da gennaio. Dopo l’ultima esposizione londinese di nuovo insieme con una mostra generazionale che sottolinea la vocazione sperimentale e la trasversalità dei due artisti.Cosi Renato Pengo introduce la mostra:
Inseguire sogni, credere nell’evoluzione dell’uomo attraverso il linguaggio dell’arte e della cultura, misura salvifica di antiche meridiane.
Proporre, esporre in gallerie le proprie opere e idee per una sopravvivenza di effimere indulgenze. Tutto questo ha ancora un senso? Credo proprio di sì.Stiamo vivendo, dal mio modesto osservatorio di uomo e artista, l’ultimo grande passaggio epocale della nostra specie, dove pochezza, demagogia, disuguaglianze, populismo globale e tecnologia rendono tutto liquido e superficiale.
Replicanti impauriti sopra i resti della diga spianata, lasciando le immagini altrove appese in un amplesso virtuale. Ci hanno rubato l’utopia togliendoci la possibilità di essere liberi, critici, creativi.Uno zainetto pieno di dubbi ma fiducioso dell’esistenza di nuove nicchie del sentire, del vedere e del comunicare. Eccoci, con le dovute differenze, planare come il tuffatore di Paestum, dentro questa nicchia, lo Spazio MICRO di Paola Valori, nel tentativo cosciente di proporre nuovi linguaggi lontani ma vicini, in una sorta di complementarietà del bisogno. Allora un cambio di corsia, strade che urlano nuovi percorsi alimentando paesaggi verticali senza fine, necessità evolutiva per una nuova etica dell’arte. (Renato Pengo)

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Firenze: La mostra di Palazzo Strozzi Tomás Saraceno

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

Firenze. Aria, a cura di Arturo Galansino, dedicata a uno dei più originali e visionari artisti contemporanei al mondo che ad oggi ha superato le 4.000 presenze è aperta regolarmente tutti i giorni ore 10.00-20.00, giovedì fino alle 23.00 e tutte le attività educative e collaterali si stanno svolgendo come da programma così che fiorentini e turisti possano ritrovare l’entusiasmo di vivere la cultura “ La cultura non si ferma! Credo fermamente che sia il mezzo più potente per combattere il clima di paura che stiamo vivendo in questi giorni. Palazzo Strozzi è aperto e invita tutti a vedere la mostra di Tomás Saraceno la cui arte ci fa riflettere su problemi e sfide caratteristici della nostra era – l’Antropocene – divenuti sempre più urgenti, come l’inquinamento, i cambiamenti climatici, la sostenibilità, il superamento di barriere geografiche e sociali” afferma Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra. “A Palazzo Strozzi la ricerca artistica di Tomás, che con la sua visione aperta e interconnessa schiude mondi utopici e allo stesso tempo reali, viene ulteriormente amplificata di senso e resa esteticamente unica dal confronto con il nostro edificio, simbolo dell’Umanesimo. Il titolo della mostra – Aria – oltre a riferirsi a temi ed elementi caratteristici del lavoro dell’artista, vuole essere un monito al rispetto del pianeta e della sua atmosfera, ormai criticamente compromessa, e prefigurare il passaggio ad una nuova era geologica – l’Aerocene – incentrata proprio su questo preziosissimo elemento, ha anche implicazioni musicali, data la presenza nell’esposizione del ritmo delle vibrazioni delle ragnatele e della sonificazione delle onde gravitazionali provenienti dall’Universo. Un approccio interdisciplinare che ci fa percepire la complessa rete che collega l’uomo sia al microcosmo delle particelle, sia al macrocosmo dei mondi”.
La mostra è accompagnata da un ricco programma di eventi e attività che include la realizzazione di speciali progetti partecipativi, in collaborazione con Aerocene Foundation, come gli Aerocene Flights, che si terranno presso la Manifattura Tabacchi, dove è anche ospitata una selezione di video e materiali dedicati ad Aerocene, e Museo Aero Solar sviluppato con la partecipazione dell’Istituto Europeo di Design (educational partner) e Publiacqua, spettacolari performance di elementi volanti che si basano sulla ricerca dell’artista di sperimentare nuove forme di mobilità, alimentati dall’aria e dall’energia solare e non dai combustibili fossili.La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e dallo Studio Tomás Saraceno. Con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze e Fondazione CR Firenze. Con il supporto di Terna. In collaborazione con Manifattura Tabacchi e con la partecipazione di Istituto Europeo di Design (IED)

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Mostra Nanda Vigo Light project 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 29 febbraio 2020

Termoli (Campobasso) il MACTE di Termoli presenta dal 1 marzo al 16 maggio 2020 la mostra NANDA VIGO LIGHT PROJECT 2020, a cura di Laura Cherubini e realizzata in collaborazione con l’Archivio Nanda Vigo.Ripercorrendo alcuni punti salienti della ricerca di Nanda Vigo dagli anni Settanta a oggi, la mostra celebra una delle artiste italiane più importanti della sua generazione – pioniera della sperimentazione tra arte, architettura e design – inserendosi nel percorso di studio e valorizzazione della collezione permanente e della storia del Premio Termoli attivato dal MACTE sin dalla sua apertura. Nanda Vigo vinse il Premio Termoli nel 1976 con l’opera Sintagma, realizzata in vetro, specchio e neon; il cui titolo – dal greco σύνταγμα, propriamente «composizione, ordinamento» – si riferisce al termine coniato da Ferdinand de Saussure per definire “la combinazione di due o più elementi linguistici linearmente ordinati”. Quarantaquattro anni dopo quest’opera torna protagonista, nella sua monolitica indivisibilità di significato, come chiave interpretativa dell’intera esposizione. I lavori in mostra, infatti, da un lato sono disposti secondo un disegno espositivo unitario e attento all’architettura del museo – cifra distintiva degli allestimenti della Vigo – dall’altro dimostrano la relazione tra due gruppi di opere collegati anche dal punto di vista linguistico il cui comune denominatore è la luce. Il primo gruppo di opere è costituito da lavori definiti Trigger of the space (“innescatori di spazio”) – tra cui lo stesso Sintagma (1976) – che l’artista ha realizzato a partire dagli anni Settanta a oggi, in un’incessante ricerca di “nuovo spazio” e “nuovo tempo”. Si tratta di vere e proprie sculture di luce e riflessioni speculari composte da due elementi distinti ma inseparabili: trampolini verso nuovi mondi, porte di accesso all’universo immenso e sconosciuto, ma totalmente interconnesso che Nanda Vigo ha ricercato in tutta la sua produzione artistica.
Il secondo gruppo comprende, tra le altre, l’opera Light Progressions, Trilogy: Omaggio a Gio Ponti, Lucio Fontana e Piero Manzoni (1993). Realizzata in vetro e neon, è un omaggio a due artisti e un architetto, due compagni di viaggio nel lavoro e uno nella vita: tre uomini capaci di comporre un unico sintagma nella vita di Nanda Vigo.
NANDA VIGO LIGHT PROJECT 2020 fonde le opere in un racconto unitario: lo spazio buio della sala circolare del MACTE – illuminato esclusivamente dalla luce delle opere – immerge il visitatore in un viaggio attraverso l’universo dell’artista, fatto di vita e di ricerca, di esperienza e aspirazioni alla conoscenza.La mostra è anche l’occasione per presentare il volume antologico Nanda Vigo. Light Project a cura di Marco Meneguzzo (2019, Silvana Editoriale) pubblicato per la mostra a Palazzo Reale di Milano.

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Mostra di sei opere

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

Roma 3 marzo 2020 ore 18.00 Fino all’8 marzo 2020 Canova 22 Via Antonio Canova 22 Le mutevoli forme del classico – disegnare il contemporaneo Mostra delle opere Lucilla Monardi, Argenzia Gallotta, Gabriele Savi, Giada Reggio, Maria Starace, Antonio Schiavo
A cura di Franz Prati.All’interno degli spazi dedicati al workshop, un gruppo di giovani ha dato vita ad un laboratorio artistico connotato da una coinvolgente atmosfera creativa, guidati dall’esperienza del tutor Franz Prati. Il processo creativo ha preso le mosse da una particolare lettura dell’arte canoviana, ognuno partendo da un punto di vista per lo più inedito che ha permesso di esprimere al meglio l’originalità di ciascuna proposta, nel clima di una collettività condivisa tra personalità variegate, con esperienze che vanno dall’architettura all’arte e provenienti da città diverse: Genova, Matera, Rimini, Foligno e Roma. I progetti pensati per lo spazio in cui saranno esposte hanno diversamente coniugato il legame sottile che si stabilisce tra classico e contemporaneo.
Il lavoro è iniziato con un’elaborazione, proposta dal tutor, di una serie di esempi della storia dell’arte contemporanea (da Dalì a Picasso, da Twombly a Kiefer) dove il rapporto tra classico e contemporaneo costituisce l’elemento caratterizzante. Alla luce di questo presupposto con un riferimento diretto all’opera del Canova, i giovani artisti hanno condotto il loro lavoro con l’obbiettivo di tradurre nel linguaggio contemporaneo la grande lezione del classico.
E così Lucilla Monardi lavora su una rilettura della “Maddalena Penitente”; Argenzia Gallotta impagina in un paesaggio metafisico frammenti canoviani; Gabriele Savi riconsegna l’immagine della Fornace in una sorta di wunder kammer; Giada Reggio dà forma ad un’opera-reperto in un fitto montaggio di elementi ritrovati; Maria Starace sovrappone in una figura duplicata l’immaginario del Piranesi e del Canova; Antonio Schiavo restituisce nel rapporto figura e sfondo la classicità del moderno miesiano con le forme canoviane.

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Mostra: Ettore Pinelli, Archivio senza titolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 febbraio 2020

Pozzallo (RG) Inaugurazione: 29 febbraio 2020 ore 18 Periodo: 29 febbraio – 18 aprile 2020 SACCA gallery – Contenitore di sicilianità – Via Mazzini, 56 A cura di Giovanni Scucces e dell’artista Apertura al pubblico: dal mar. al sab. ore 16.30-19.30 / mar. e gio. anche di mattina ore 10-13.Orari speciali: mer. aperti fino alle ore 21.30; gio. orario continuato; prima domenica di ogni mese ore 17- 21. Lunedì e fuori orario su appuntamento.Un dialogo con lo spazio della galleria. Due grandi wall paintings, rosa e grigio, daranno uno slancio dinamico all’esposizione e ingloberanno opere su più livelli. In mostra ci sarà buona parte della produzione più recente insieme ad alcuni materiali d’archivio che, nel complesso, permetteranno di tracciare e comprendere la metodologia adottata da Pinelli dall’ideazione fino alla realizzazione dei suoi lavori.L’artista è noto per la rappresentazione evanescente di immagini tratte dai media e in particolare dal web.Esse riprendono, nella maggior parte dei casi, episodi di tensione e scontro fra esseri umani nell’attimo in cui l’istinto prende il sopravvento sulla razionalità e l’ira sull’autocontrollo. O ancora, “icone” di supremazia animale.Talvolta rielabora immagini talmente a bassa definizione in cui l’unica soluzione possibile è quella di operare su una lontana percezione di figurazione o di movimento. Si tratta spesso di soggetti che potremmo definire “fantasma”, cioè intesi nella doppia accezione di presenze incorporee ed effimere che di soggetti che vivono in uno stato di ghettizzazione all’interno della società.Opere che in alcuni casi ricordano l’immagine fantasma, il curioso fenomeno dello “screen burn-in” presente nei vecchi display, per cui la figura in sovraimpressione lasciava una propria traccia sullo schermo anche dopo lo spegnimento.Immagini persistenti, impressioni retiniche in bilico tra rappresentazione figurativa e astrazione, fra istinto e razionalità. La mostra è basata su opere cardine dalle quali si diramano lavori e materiali di varia tipologia e grandezza, interconnessi tra di loro a formare una trama rappresentativa ed esplicativa del corpus dei sui lavori.Sarà possibile visitare la mostra fino al 18 aprile secondo i consueti orari di apertura della galleria o su appuntamento.

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Un evento di chiusura per la mostra After Bauhaus

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Roma Una visita guidata tenuta in italiano dalla curatrice Zsófia Kókai chiuderà, venerdì 28 febbraio p.v., alle ore 18.00 la mostra AFTER BAUHAUS. Riflessioni degli studenti dell’Università di Arte e Design Moholy-Nagy di Budapest sul Bauhaus in corso presso l’Accademia d’Ungheria in Roma (Via Giulia, 1) dallo scorso 16 gennaio.
La mostra, organizzata in collaborazione con MOME e con il sostegno del Fondo Nazionale Culturale di Ungheria, ha presentato una selezione di lavori realizzati dagli studenti dell’Università di Arte e Design Moholy-Nagy di Budapest durante i corsi relativi al Bauhaus del secondo semestre del 2019. Le opere provenienti dal Dipartimento di Progettazione Tessile e Moda, Design, Media Design e Grafica rievocano e portano avanti i pensieri tuttoggi validi del Bauhaus centenario.

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Mostra “La riscoperta di un capolavoro”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

Bologna dal 12 marzo al 28 giugno 2020 Palazzo Fava a Bologna ospita la mostra “La riscoperta di un capolavoro”, che riporta a Bologna a 300 anni dalla dispersione le 16 tavole originali del Polittico Griffoni, la celeberrima pala d’altare di Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti. Oltre 100mila visualizzazioni sui diversi social (YouTube, Instagram, Facebook) in meno di 24 ore: è l’effetto Luis Sal, grazie al video da lui realizzato dedicato alla storia del Polittico Griffoni, la pala d’altare realizzata dai ferraresi Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti per la Basilica di San Petronio di Bologna nel 1470, smembrata poi nel corso del Settecento ed oggi ricomposta a Bologna, in occasione della mostra “La riscoperta di un capolavoro”, che aprirà il prossimo 12 marzo a Palazzo Fava – Palazzo delle esposizioni del circuito museale Genus Bononiae. Musei nella città.
La collaborazione tra Genus Bononiae e lo youtuber bolognese famoso in tutta Italia (oltre 1 milione di follower su Instagram) nasce dal desiderio di avvicinare anche il pubblico più giovane a questa mostra e alla storia che racconta, definita da Lonely Planet una “spy story degna di un romanzo di Dan Brown”.
Diventa dunque oggi realtà la poderosa impresa di riunire il Polittico, resa possibile grazie all’impegno di Genus Bononiae e del suo Presidente Fabio Roversi-Monaco e dagli straordinari prestiti concessi dai 9 Musei oggi possessori delle singole opere: National Gallery di Londra, Pinacoteca di Brera di Milano, Louvre di Parigi, National Gallery of Art di Washington, Collezione Cagnola di Gazzada (Va), Musei Vaticani, Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, Collezione Vittorio Cini di Venezia.

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Mostra e convegno “Cinquant’anni di stampa e propaganda di destra”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

Si chiuderà lunedì 17 febbraio la mostra sui cinquant’anni di stampa e propaganda della destra italiana (1945-1995) che ha aperto i battenti con un convegno che ha visto la partecipazione di Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato, Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Francesco Pappalardo, responsabile della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Isabella Rauti, vicepresidente vicario dei senatori di FdI e componente della Commissione per la Biblioteca e l’Archivio storico del Senato, Antonio Iannone, senatore di FdI, Paola Frassinetti, deputata di FdI, Federico Mollicone, deputato di FdI, Francesco Storace, direttore del “Secolo d’Italia”, Alessandro Amorese, Centro Studi Beppe Niccolai, Adolfo Urso, senatore di FdI e presidente della Fondazione Fare Futuro, Marcello De Angelis, giornalista e scrittore, Andrea Ungari, docente universitario, co la moderazione dello scrittore Emanuele Merlino.La mostra è un percorso espositivo che segue un criterio cronologico, articolato in nove bacheche che ricostruiscono i cinque decenni interessati, cui si aggiungono quattro teche tematiche dedicate alla propaganda giovanile del “Fonte della Gioventù”, alla Satira, alle tematiche femminili ed alla pubblicistica elettorale. La mostra raccoglie una selezione di quanto custodito nella Biblioteca del Senato e della Camera dei Deputati e nella Biblioteca nazionale di Stato di Roma; con l’integrazione di materiale provenienti dall’Archivio della Casa editrice “Eclettica” e dall’Archivio privato del “Centro Studi Pino Rauti”. Complessivamente, circa 90 esemplari ed alcune importanti Raccolte. Il percorso espositivo termina con l’annuncio del Congresso di Fiuggi e la nascita di Alleanza Nazionale, affidando idealmente ad un’altra rassegna il compito di raccontare quanto accadde dal 1995 ad oggi.”Questa mostra – ha dichiarato Ignazio La Russa – colma un vuoto di informazione non si tratta di qualcosa solamente a carattere storico. Questa pubblicistica testimonia la volontà di non scomparire da parte da parte di chi credeva che le proprie idee non fossero sconfitte” Per Isabella Rauti, “la mostra viaggia su due piani paralleli: l’editoria, con il suo fiorire di pubblicazioni di destra anticomunista, e la propaganda politica in senso stretto, ovvero gli strumenti di divulgazione utilizzati dal Movimento Sociale italiano. All’interno dell’Msi e, più in generale nella destra, erano presenti molte anime, anche diverse tra loro, ma con un comune denominatore nella stessa visione del mondo, quella visione che ancora oggi dà voce ad una comunità che viene da una storia poco conosciuta ma la cui cultura ha avuto la capacità di essere avanguardia e di individuare temi di attualità. La mostra restituisce nel suo insieme un racconto che potremmo definire ‘del pensiero lungo’ che ha le sue radici e la sua identità e che consente di leggere ed interpretare le sfide politiche attuali e le emergenze”.

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Mostra Rei Warudo

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

Roma Inaugurazione 14 febbraio 2020 ore 18.00 (Fino al 29 febbraio 2020 Orari: dal lunedì al venerdì 11-13 / 15-19; sabato 11-19) Museo Venanzo Crocetti Via Cassia 492 mostra di esordio dell’artista Rei, a cura di Lorenzo Canova e con un catalogo edito da Gangemi Editore. “Un segno scuro e potente che scava le forme per estrarne la luce segreta, l’incontro e la lotta tra il nero e gli altri colori da cui scaturisce lo splendore delle cose e dei volti, evocazioni e culture che si sovrappongono e si fondono in un ciclo coerente di opere: la mostra di esordio di Rei si presenta come un mosaico vitale di suggestioni e di riferimenti legati da una pittura che riesce a unire la sua decisa componente disegnativa a un’intensa ricerca cromatica. Le indagini di Rei si concentrano infatti su pochi elementi primari e basilari: i volti e la natura, gli sguardi e i fiori che nel suo lavoro assumono una presenza lucente e misteriosa proprio grazie alla sua capacità di usare il disegno per comporre la struttura dei dipinti con una rigorosa e nitida qualità visionaria, in un pensiero costruttivo che riesce a coniugare una severa analisi del colore a un tagliente elemento grafico. L’opera di Rei nasce dunque da una felice combinazione di riferimenti e di omaggi che il pittore riesce però a declinare in modo del tutto personale, creando una struttura in cui le culture si incontrano in quella ricombinazione dei livelli che è uno dei tratti salienti del nostro presente. L’artista, come moltissimi altri autori in tutto il mondo, non nasconde difatti il suo amore per il cinema e per il mondo articolato dei fumetti, degli anime giapponesi e dei comics americani, ma riesce ad esaltarlo in quadri dove i Manga incontrano la Marvel, Blade Runner e Corto Maltese. Nella pittura di Rei sono del resto evidenti anche le dichiarate influenze della storia dell’arte, a partire da quelle dei volti di Francis Bacon e delle figure di Egon Schiele, che, non a caso, è un pittore amato e citato da molti grandi fumettisti e illustratori. […]I ritratti vengono quindi eseguiti attraverso un metodo che ricorda la composizione digitale delle immagini, mediante una geometrizzazione in cui ogni viso viene sfaccettato e rielaborato come se dovesse poi essere trasformato in una scultura o in un oggetto plastico in 3D. […] I quadri di Rei hanno allora la capacità di tendere a un magico, personale e minuzioso realismo, che però viene messo in crisi e contraddetto dalla loro atmosfera enigmatica che sembra rappresentare un universo di sintesi concepito in laboratorio. […] Le margherite, i papaveri e i fiori di campo dipinti da Rei mutano così il loro codice genetico, mostrandosi come apparizioni solenni che sorgono dal basso verso l’alto, come le nuove architetture di uno spazio ideato dal pensiero e dalla mano di un’artista, di una terra rinnovata che rivela la sua essenza segreta, sospesa tra la lirica vibrazione di una natura fragile e precaria e l’impero delle luci dominato dai raggi metallici di un sole artificiale.” (dal testo critico di Lorenzo Canova)
Alessandro Vitale, in arte Rei, nasce a Roma nel 1977. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2004, considera punti di riferimento l’arte di Egon Schiele e di Francis Bacon. Ha sempre nutrito una grande passione per la cultura e l’arte del Giappone, Paese che visita abitualmente. Ha uno studio a Roma, dove vive e lavora.

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A Bologna arriva “Monet e gli Impressionisti

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

Bologna dal 13 marzo al 12 luglio 2020, sarà ospitata nelle sale di Palazzo Albergati Via Saragozza, 28 per la prima volta dalla sua fondazione nel 1934, il Musée Marmottan Monet di Parigi cede in prestito opere uniche, molte mai esposte altrove nel mondo e firmate da alcuni dei maggiori esponenti dell’Impressionismo. Principalmente Monet, ma anche Manet, Renoir, Degas, Corot, Sisley, Caillebotte, Morisot, Boudin, Pissarro e Signac saranno gli indiscussi protagonisti della mostra Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet che, : un’occasione irripetibile per ripercorrere l’evoluzione del movimento pittorico più amato a livello globale.
Dopo il grande successo conseguito dalla mostra “Chagall. Sogno e magia”, che terminerà il prossimo 1° marzo, Arthemisia è lieta di presentare proprio a Bologna questa mostra dal carattere eccezionale, con un percorso espositivo che vedrà primeggiare – accanto a capolavori cardine dell’impressionismo francese come Portrait de Madame Ducros (1858) di Degas, Portrait de Julie Manet (1894) di Renoir e Nymphéas (1916-1919 ca.) di Monet – opere inedite per il grande pubblico perché mai uscite dal Musée Marmottan Monet. È il caso di Portrait de Berthe Morisot étendue (1873) di Édouard Manet, Le Pont de l’Europe, gare Saint-Lazare (1877) di Claude Monet e Jeune Fille assise au chapeau blanc (1884) di Pierre Auguste Renoir.Attraverso 57 capolavori, la mostra Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet vuole anche rendere omaggio a tutti quei collezionisti e benefattori – tra i quali molti discendenti e amici degli stessi artisti in mostra – che, a partire dal 1932, hanno contribuito ad arricchire la prestigiosa collezione del museo parigino rendendola una tra le più ricche e più importanti nella conservazione della memoria impressionista. La mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da Marianne Mathieu, Direttrore scientifico del Musée Marmottan Monet di Parigi.

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Mostra “Lavarse las manos”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Roma. E’ stata prorogata fino a domenica 23 febbraio 2020 la mostra “Lavarse las manos” di Regina José Galindo ospitata presso la Real Academia de España en Roma Piazza di S. Pietro in Montorio, 3 e a cura di Federica La Paglia. La mostra, che è stata inaugurata il 13 dicembre 2019 (e con una performance il 10 dicembre che ha visto la partecipazione attiva del pubblico, in un percorso obbligato con lo scopo di coinvolgere il visitatore rispetto al tema della migrazione, mettendolo di fronte alla vita degli altri) fa parte del più grande progetto dal titolo “cuestiones de estado”, dedicato al tema della migrazione e raccontato dall’artista attraverso le testimonianze dei migranti. Il progetto è stato promosso e prodotto dal Ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e Cooperazione di Spagna, dalla Real Academia de España en Roma e dal Centro Culturale di Spagna in Guatemala.L’artista guatemalteca ha ideato un progetto site specific che si è sviluppato in una performance e poi in una mostra, “Lavarse las manos”, nata con la performance e composta di vari elementi come l’audio ambientale, ritratti fotografici dell’artista il cui particolare formato evoca la forza delle protagoniste del progetto.La performance inizia nel chiostro dell’Accademia dove il pubblico è invitato a lavarsi le mani presso un lavandino, prima di accedere alle sale della performance e poi della mostra. Quattro stanze in successione in cui l’artista indossa di volta in volta l’abito tradizionale del paese di provenienza delle quattro donne rifugiate con cui ha lavorato per questo progetto (Costa d’Avorio, Somalia, Kurdistan, Congo). Un audio ambientale racconta, in lingua originale, attraverso la viva voce delle donne, la loro storia. Concepito appositamente per la Real Academia de España en Roma e realizzato a Roma durante un periodo di residenza dell’artista, “Lavarse las manos” riflette sulla migrazione attraverso abiti e testimonianze di donne rifugiate in Italia, perché “la storia troppo spesso si scrive sul corpo delle donne” sottolinea l’artista.In un periodo storico caratterizzato da una forte tensione sociale, da dibattiti sulla questione immigratoria e accesi rigurgiti di xenofobia, Regina José Galindo elabora un progetto di matrice relazionale, che mette in discussione il concetto di alterità, la sua visione occidentale ed eurocentrica e le relazioni di potere.Come spiega la curatrice Federica La Paglia, “Lavarse las manos è un progetto complesso in cui l’artista innesca un processo di responsabilizzazione del pubblico attraverso una gestualità quotidiana che solleva questioni in ordine alla normalità dell’indifferenza e intende scoperchiare pregiudizio, comoda inconsapevolezza e paternalismo. Galindo agisce a livello empatico per ribaltare la prospettiva sull’altro, il migrante, la donna. Spezza dinamiche relazionali deviate da prospettive storiche e culturali di stampo eurocentrico, accoglie e restituisce l’esistente. Non proprio un atto di accusa, ma un gesto di verità che vuole consapevolezza e passa attraverso l’economia del dono”.
Regina José Galindo, classe 1974, è artista visiva e poetessa, vive e lavora in Guatemala, utilizzando il proprio contesto come punto di partenza per esplorare e denunciare le implicazioni etiche della violenza sociale e delle ingiustizie connesse con la discriminazione razziale e di genere e gli abusi del potere.

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Mostra Tomás Saraceno

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2020

Firenze. Dal 22 febbraio al 19 luglio 2020 Palazzo Strozzi a Firenze ospita Tomás Saraceno. Aria, una grande mostra, curata da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, dedicata a uno dei più originali e visionari artisti contemporanei al mondo, la cui ricerca poliedrica e creativa unisce arte, scienze naturali e sociali. L’artista invaderà Palazzo Strozzi con opere immersive ed esperienze partecipative che invitano a cambiare punto di vista sulla realtà e a entrare in connessione con fenomeni ed elementi non umani che diventano protagonisti delle sue installazioni e metafore della nostra percezione del Cosmo.In attesa della mostra è stato svelato il progetto della nuova grande installazione dell’artista per il Cortile di Palazzo Strozzi, promossa e realizzata da Fondazione CR Firenze. L’installazione, intitolata Thermodynamic Constellation (Constellazione termodinamica) diviene metafora di una nuova era di solidarietà tra uomo e ambiente espressa da Aerocene, comunità artistica interdisciplinare avviata dall’artista stesso.
Composta da tre grandi sfere sospese costituite da lamine trasparenti e a specchio, l’opera nasce dalla sperimentazione di Saraceno con reali mongolfiere capaci di volare grazie alla sola energia solare. Esse sono infatti prototipi di palloni aerosolari in grado di compiere voli su lunghe distanze ad altezze tra i 20 e i 40 chilometri, fluttuando intorno al mondo libere da frontiere e da combustibili fossili. L’installazione diviene un invito a ripensare in maniera poetica e collettiva come abitiamo il nostro mondo, trasformando il cortile di Palazzo di Strozzi in una piattaforma fisica e filosofica per proporre un cambiamento di paradigma attraverso un originale dialogo tra Rinascimento e contemporaneità: dall’uomo al centro del mondo all’uomo come parte di un universo in cui ricercare una nuova armonia.L’opera diviene inoltre punto di partenza per una profonda riflessione sui temi della sostenibilità e del rapporto tra arte e scienza, fondamentali nel lavoro di Tomás Saraceno, e sviluppati con Fondazione CR Firenze anche in un ampio progetto di attività rivolte in particolare alle scuole e ai giovani. Sono in programma infatti una serie di attività gratuite per i ragazzi delle scuole superiori toscane, che prevedono laboratori sul rapporto tra arte e sostenibilità realizzati direttamente negli istituti scolastici e incontri a Palazzo Strozzi con esperti di tematiche ambientali su temi come il cambiamento climatico, l’alimentazione e l’utilizzo dell’acqua. Si terrà inoltre una serie di eventi a Palazzo Strozzi come la Strozzi Night, la speciale serata dedicata ai giovani, i concerti “Costellazione suono” in collaborazione con Tempo Reale.
Sarà infine promosso presso le Scuole e il grande pubblico un ciclo di conferenze a cura del Prof. Marco Bindi dell’Università degli Studi di Firenze e del CNR con la presenza in città dei massimi studiosi internazionali e nazionali delle tematiche relative al cambiamento climatico.

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Umberto Mariani in mostra

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Milano 22 gennaio – 1° marzo 2020 Gallerie d’Italia – Piazza Scala , Piazza della Scala 6 Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo ospiteranno dal 22 gennaio 2020 nella sede di piazza Scala una esposizione personale di Umberto Mariani (Milano, 1936), Umberto Mariani. Frammenti da Bisanzio (atto terzo). In dialogo con icone russe, che segue le recenti da lui realizzate a Ravenna (e Roma) nel 2018 e all’Ermitage di San Pietroburgo nel 2019, tutte intitolate Frammenti da Bisanzio, nelle quali l’artista ha voluto rimarcare le relazioni della sua opera con la tradizione culturale e figurativa proveniente dal mondo dell’Oriente bizantino. Mariani, autore di opere fondate su un principio di composizione del colore e della materia che prende forma dalle pieghe dei fogli di piombo con cui da tempo opera nella serie denominata La forma celata, considera la sua opzione per la monocromia come un modo di rivelare, attraverso la combinazione dei colori e delle forme, una concezione astratta, trascendente e simbolica.“Con il mio lavoro faccio riferimento costante a forme e soggetti che appartengono da sempre alla storia dell’arte: il drappeggio, il panneggio e anche altre forme archetipe come l’ellisse, l’uovo, la croce. Il mio panneggio, le mie pieghe non hanno nulla di veristico e nemmeno di realistico, ma semmai si avvalgono di forme e significati simbolici. Si sviluppano all’interno di una logica geometrica e si avvalgono di ritmi e spazi lineari. Sono lontani dai volumi di Masaccio, dalle architetture di Piero e dalle enfatiche turbolenze barocche. Senza dubbio sono invece parenti stretti dell’iconografia simbolica (oggi si direbbe astratta, mentale, concettuale) e, per certi versi, labirintica del mondo bizantino” (U. Mariani, Intorno alla bellezza, Milano, novembre 2014). A rimarcare questo dialogo a distanza, avviato nelle pagine del catalogo della mostra di San Pietroburgo lo scorso anno, nella Sala delle Colonne delle Gallerie d’Italia in piazza Scala le opere di Mariani saranno affiancate da alcune delle più belle e originali icone russe della importante raccolta presente nella sede di Vicenza dei musei di Intesa Sanpaolo. I lavori di Mariani in cui i profondi blu, viola, rossi, assorbono e rimandano una luce che l’oro di alcuni elementi sembra quasi materializzare, si fanno motivo di controcanto delle rappresentazioni che mettono in relazione gli Inferi e il Paradiso, mediante la figura di Cristo e la personificazione della Trinità, nelle versioni di un racconto che si fa rivelazione trascendente nelle icone russe, prosecutrici ed eredi della cultura bizantina. (fonte:comunicati-stampa.com)

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Margareth Dorigatti: Signa sunt

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Roma Inaugurazione giovedì 30 gennaio 2020 ore 18 Via di Monserrato 30 (30 gennaio – 28 marzo 2020) della mostra dal titolo SIGNA SUNT con l’ultima produzione pittorica di Margareth Dorigatti, invitata a partecipare dalla curatrice Daina Maja Titonel al ciclo di mostre che la galleria dedica annualmente a tematiche legate al mondo dell’Astrologia.Se nelle precedenti esposizioni “Luna/Mond” (2016) e “DEI Colori/Giorni” (2018) la Dorigatti aveva presentato gli esiti pittorici di una ricerca legata agli astri e ai colori dei giorni, in “Signa sunt” l’artista si concentra sui dodici segni zodiacali.Si tratta di un’affascinante occasione per scavare nel dialogo tra lo spazio percettivo, le vibrazioni della materia e l’energia che ne scaturisce. Dai tempi remoti ai giorni nostri, tali sono gli elementi che contribuiscono all’essenza del racconto di ogni segno e nelle opere della Dorigatti si percepisce la viva pulsazione che deriva dall’unione di bellezza, fantasia astrale, elementi chimici e psicologici abbinati ai singoli segni. Esse trascendono l’astrazione e vanno oltre il peso e le frequenze degli elementi stessi e in tal senso agiscono su chi le guarda.In merito a questo lavoro osserva l’artista: “Fedele all’individualismo goethiano che nella sua Teoria dei colori si contrappone fortemente ad una visione puramente scientifica della percezione, mi preme studiare partendo dall’osservazione diretta, là dove individuo fonti di ispirazione, in questo caso gli astri ma anche e soprattutto la mia città: Roma. Cammino guardando in cielo, per terra, l’architettura e la natura presenti ovunque, in mezzo alle persone. Prendo i mezzi pubblici dove imparo molte cose, le quali, insieme a duemilasettecento anni di Storia, entrano ermeticamente nei miei quadri. Tuttavia, da pittrice è inevitabile muovermi anche nei meandri del misticismo e della fantasia, anch’essi parte integrante dell’essenza umana, quest’ultima influenzata da molte energie, alcune misteriose come le stelle.Tendenzialmente anche i colori con le loro caratteristiche sono associati ai quattro elementi terra, acqua, fuoco e aria, percepibili non solo attraverso la vista. Gli studi di Cromatologia mi hanno insegnato che questi non hanno solo frequenze e pesi specifici, ma possono agire più o meno fortemente sugli umori e sulla salute di chi li percepisce, e strada facendo sono stati gli stessi segni dello Zodiaco con i loro simboli ad attirare oppure a scartare i colori che orientativamente avevo pensato. Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo sognante: la mia prima patria sono state le stelle.” L’autrice nasce a Bolzano nel 1954. Nel 1973 studia all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova.

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Mostra Filigrana

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

Bologna venerdì 24 gennaio 2020 alle ore 18.00 a Palazzo Vizzani (via Santo Stefano 43) la mostra Filigrana, che propone un dialogo tra le opere, per la maggior parte inedite, di Stefano Arienti, Pierpaolo Campanini e Maurizio Mercuri, a cura di Fulvio Chimento. Filigrana è promossa e organizzata dall’Associazione Alchemilla in collaborazione con Associazione Controcorrente nell’ambito di ART CITY Segnala 2020 e in occasione di Arte Fiera. L’idea di coinvolgere Arienti, Campanini e Mercuri nella mostra Filigrana, nata per gli ambienti settecenteschi di Palazzo Vizzani, ha lo scopo di offrire al pubblico un percorso espositivo ricercato dal punto di vista teorico ed estetico. La filigrana, antica tecnica di impressione visibile su carta solo in trasparenza o in controluce, rimanda infatti alla preziosità e alla sapienza del processo di elaborazione artistica, ma costituisce simbolicamente anche l’anima dell’opera d’arte che può manifestarsi o rimanere quieta, in attesa di un atto critico in grado di ridestarla. Stefano Arienti presenta esclusivamente opere inedite, frutto della sua attuale ricerca, che prevede la stampa di immagini, prodotte dallo stesso artista, su materiali di uso comune, come tappetini in ciniglia o carta da manifesto sapientemente lavorata fino a ottenere una resa quasi scultorea. In altra serie di lavori la superficie fotografica è cucita a macchina, l’ordito della trama costituisce il codice-segno impresso dall’artista sulla propria opera. Arienti si serve di un raffinato linguaggio metamorfico che gli consente di manipolare gli oggetti con cui si misura, trasformandoli in veicolo e supporto di forme e colori, a un primo sguardo non riconducibili alla realtà.Le opere realizzate da Pierpaolo Campanini dialogano con affreschi, tessuti e carte da parati che decorano gli ambienti di Palazzo Vizzani: la pittura diviene quasi “araldica” e infonde carica simbolica al percorso espositivo. Gli interventi di Campanini rifuggono dalla classificazione di “dipinti” o di “oggetti”: l’artista accentua la dimensione mimetica delle opere. Uno di questi interventi contempla la presenza di un’opera preesistente di Luca Bertolo, in un confronto teso a esplorare le potenzialità del linguaggio pittorico nel misurarsi con un contesto ambientale caratterizzato dall’azione del tempo.Il suono, la luce e la fotografia sono gli elementi che qualificano la presenza in mostra di Maurizio Mercuri (che presenta un consistente numero di lavori inediti), artista dotato di un talento cristallino che gli permette di formalizzare con immediatezza la sorgente concettuale delle sue intuizioni artistiche. Alcuni lavori installativi di Mercuri si misurano con lo stesso grado di magnificenza degli ambienti di Palazzo Vizzani, mentre altri interventi minimali (alcuni pensati come “opere da viaggio”) risultano quasi incastonati nella memoria delle strutture architettoniche. La filigrana è espressione di una stratificazione di senso, di un presente sul quale incide un involontario processo di conservazione/disgregazione esercitato dal tempo, lo stesso che ha permesso agli ambienti di Palazzo Vizzani (la cui direzione artistica è affidata a Camilla Sanguinetti) di mantenere intatta la sua essenza. Artisti: Stefano Arienti, Pierpaolo Campanini, Maurizio Mercuri
A cura di: Fulvio Chimento Periodo: 24 gennaio – 7 marzo 2020 Ingresso: libero. Fino al 28 febbraio 2020 gli spazi dell’associazione accolgono anche la residenza del duo artistico formato da Saggion-Paganello, a cura di Fulvio Chimento.Il 25 gennaio il curatore conduce due visite guidate gratuite, alle ore 19 e alle ore 21.Il 25 e 26 gennaio alle ore 11 e alle ore 12 vengono eccezionalmente proposte visite guidate negli studi/atelier messi a disposizione degli artisti dall’Associazione Alchemilla. ORARIVenerdì 24 gennaio: ore 18-22.30 Sabato 25 gennaio (Art City White Night): ore 10-24 Domenica 26 gennaio: ore 10-20

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Mostra: “1619-2019: 4° centenario della Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

Venezia Mercoledì 15 gennaio 2020, alle ore 15.00 Libreria Sansoviniana, Piazzetta San Marco 13/a, alle ore 14.45, fino ad esaurimento dei 20 posti disponibili visita guidata della durata di un’ora circa alle mostra “1619-2019: 4° centenario della Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi”. La visita, a cura di Carlo Campana. Paolo Sarpi (1552-1623) appena tredicenne veste l’abito dell’Ordine dei Servi di Maria, seguendo l’usuale formazione fino al dottorato in Teologia presso l’Università di Padova (1578). In occasione dell’Interdetto fulminato da papa Paolo V sulla Repubblica di Venezia (1606), è nominato dal Senato teologo canonista della Serenissima. Fino alla chiusura della contesa, nell’aprile 1607, Sarpi appare come la figura di punta della resistenza veneziana al potere temporale del Papa.L’interesse personale di Sarpi per il Concilio di Trento risale al momento in cui abbraccia il monacato, perché i decreti tridentini pesano in modo sostanziale sulla vita religiosa. Tale interesse si concretizza nella redazione della Historia del Concilio Tridentino, edita a Londra nell’aprile 1619 e immediatamente inserita nell’Indice dei libri proibiti (18 novembre 1619). La prima edizione italiana uscirà a Verona solo nel 1761.La Biblioteca Nazionale Marciana conserva numerose testimonianze e tracce della genesi e del compimento dell’edizione: innanzitutto il manoscritto It. V, 25 (=5942), che presenta la redazione definitiva del testo, vergata da Marco Fanzano con importanti e corposi interventi correttivi e di integrazione dello stesso Sarpi e di Fulgenzio Micanzio; ancora, l’esemplare dell’Historia del Concilio di Trento di Antonio Milledonne (Ms. It. IV, 115 (=5829) utilizzato e annotato dal Sarpi per la stesura del proprio trattato; molti altri testimoni e documenti manoscritti e a stampa riguardanti l’Historia sarpiana e il contesto storico, politico e religioso nel quale essa fu concepita e scritta.

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