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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

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Umberto Mariani in mostra

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Milano 22 gennaio – 1° marzo 2020 Gallerie d’Italia – Piazza Scala , Piazza della Scala 6 Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo ospiteranno dal 22 gennaio 2020 nella sede di piazza Scala una esposizione personale di Umberto Mariani (Milano, 1936), Umberto Mariani. Frammenti da Bisanzio (atto terzo). In dialogo con icone russe, che segue le recenti da lui realizzate a Ravenna (e Roma) nel 2018 e all’Ermitage di San Pietroburgo nel 2019, tutte intitolate Frammenti da Bisanzio, nelle quali l’artista ha voluto rimarcare le relazioni della sua opera con la tradizione culturale e figurativa proveniente dal mondo dell’Oriente bizantino. Mariani, autore di opere fondate su un principio di composizione del colore e della materia che prende forma dalle pieghe dei fogli di piombo con cui da tempo opera nella serie denominata La forma celata, considera la sua opzione per la monocromia come un modo di rivelare, attraverso la combinazione dei colori e delle forme, una concezione astratta, trascendente e simbolica.“Con il mio lavoro faccio riferimento costante a forme e soggetti che appartengono da sempre alla storia dell’arte: il drappeggio, il panneggio e anche altre forme archetipe come l’ellisse, l’uovo, la croce. Il mio panneggio, le mie pieghe non hanno nulla di veristico e nemmeno di realistico, ma semmai si avvalgono di forme e significati simbolici. Si sviluppano all’interno di una logica geometrica e si avvalgono di ritmi e spazi lineari. Sono lontani dai volumi di Masaccio, dalle architetture di Piero e dalle enfatiche turbolenze barocche. Senza dubbio sono invece parenti stretti dell’iconografia simbolica (oggi si direbbe astratta, mentale, concettuale) e, per certi versi, labirintica del mondo bizantino” (U. Mariani, Intorno alla bellezza, Milano, novembre 2014). A rimarcare questo dialogo a distanza, avviato nelle pagine del catalogo della mostra di San Pietroburgo lo scorso anno, nella Sala delle Colonne delle Gallerie d’Italia in piazza Scala le opere di Mariani saranno affiancate da alcune delle più belle e originali icone russe della importante raccolta presente nella sede di Vicenza dei musei di Intesa Sanpaolo. I lavori di Mariani in cui i profondi blu, viola, rossi, assorbono e rimandano una luce che l’oro di alcuni elementi sembra quasi materializzare, si fanno motivo di controcanto delle rappresentazioni che mettono in relazione gli Inferi e il Paradiso, mediante la figura di Cristo e la personificazione della Trinità, nelle versioni di un racconto che si fa rivelazione trascendente nelle icone russe, prosecutrici ed eredi della cultura bizantina. (fonte:comunicati-stampa.com)

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Margareth Dorigatti: Signa sunt

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Roma Inaugurazione giovedì 30 gennaio 2020 ore 18 Via di Monserrato 30 (30 gennaio – 28 marzo 2020) della mostra dal titolo SIGNA SUNT con l’ultima produzione pittorica di Margareth Dorigatti, invitata a partecipare dalla curatrice Daina Maja Titonel al ciclo di mostre che la galleria dedica annualmente a tematiche legate al mondo dell’Astrologia.Se nelle precedenti esposizioni “Luna/Mond” (2016) e “DEI Colori/Giorni” (2018) la Dorigatti aveva presentato gli esiti pittorici di una ricerca legata agli astri e ai colori dei giorni, in “Signa sunt” l’artista si concentra sui dodici segni zodiacali.Si tratta di un’affascinante occasione per scavare nel dialogo tra lo spazio percettivo, le vibrazioni della materia e l’energia che ne scaturisce. Dai tempi remoti ai giorni nostri, tali sono gli elementi che contribuiscono all’essenza del racconto di ogni segno e nelle opere della Dorigatti si percepisce la viva pulsazione che deriva dall’unione di bellezza, fantasia astrale, elementi chimici e psicologici abbinati ai singoli segni. Esse trascendono l’astrazione e vanno oltre il peso e le frequenze degli elementi stessi e in tal senso agiscono su chi le guarda.In merito a questo lavoro osserva l’artista: “Fedele all’individualismo goethiano che nella sua Teoria dei colori si contrappone fortemente ad una visione puramente scientifica della percezione, mi preme studiare partendo dall’osservazione diretta, là dove individuo fonti di ispirazione, in questo caso gli astri ma anche e soprattutto la mia città: Roma. Cammino guardando in cielo, per terra, l’architettura e la natura presenti ovunque, in mezzo alle persone. Prendo i mezzi pubblici dove imparo molte cose, le quali, insieme a duemilasettecento anni di Storia, entrano ermeticamente nei miei quadri. Tuttavia, da pittrice è inevitabile muovermi anche nei meandri del misticismo e della fantasia, anch’essi parte integrante dell’essenza umana, quest’ultima influenzata da molte energie, alcune misteriose come le stelle.Tendenzialmente anche i colori con le loro caratteristiche sono associati ai quattro elementi terra, acqua, fuoco e aria, percepibili non solo attraverso la vista. Gli studi di Cromatologia mi hanno insegnato che questi non hanno solo frequenze e pesi specifici, ma possono agire più o meno fortemente sugli umori e sulla salute di chi li percepisce, e strada facendo sono stati gli stessi segni dello Zodiaco con i loro simboli ad attirare oppure a scartare i colori che orientativamente avevo pensato. Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo sognante: la mia prima patria sono state le stelle.” L’autrice nasce a Bolzano nel 1954. Nel 1973 studia all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova.

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Mostra Filigrana

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

Bologna venerdì 24 gennaio 2020 alle ore 18.00 a Palazzo Vizzani (via Santo Stefano 43) la mostra Filigrana, che propone un dialogo tra le opere, per la maggior parte inedite, di Stefano Arienti, Pierpaolo Campanini e Maurizio Mercuri, a cura di Fulvio Chimento. Filigrana è promossa e organizzata dall’Associazione Alchemilla in collaborazione con Associazione Controcorrente nell’ambito di ART CITY Segnala 2020 e in occasione di Arte Fiera. L’idea di coinvolgere Arienti, Campanini e Mercuri nella mostra Filigrana, nata per gli ambienti settecenteschi di Palazzo Vizzani, ha lo scopo di offrire al pubblico un percorso espositivo ricercato dal punto di vista teorico ed estetico. La filigrana, antica tecnica di impressione visibile su carta solo in trasparenza o in controluce, rimanda infatti alla preziosità e alla sapienza del processo di elaborazione artistica, ma costituisce simbolicamente anche l’anima dell’opera d’arte che può manifestarsi o rimanere quieta, in attesa di un atto critico in grado di ridestarla. Stefano Arienti presenta esclusivamente opere inedite, frutto della sua attuale ricerca, che prevede la stampa di immagini, prodotte dallo stesso artista, su materiali di uso comune, come tappetini in ciniglia o carta da manifesto sapientemente lavorata fino a ottenere una resa quasi scultorea. In altra serie di lavori la superficie fotografica è cucita a macchina, l’ordito della trama costituisce il codice-segno impresso dall’artista sulla propria opera. Arienti si serve di un raffinato linguaggio metamorfico che gli consente di manipolare gli oggetti con cui si misura, trasformandoli in veicolo e supporto di forme e colori, a un primo sguardo non riconducibili alla realtà.Le opere realizzate da Pierpaolo Campanini dialogano con affreschi, tessuti e carte da parati che decorano gli ambienti di Palazzo Vizzani: la pittura diviene quasi “araldica” e infonde carica simbolica al percorso espositivo. Gli interventi di Campanini rifuggono dalla classificazione di “dipinti” o di “oggetti”: l’artista accentua la dimensione mimetica delle opere. Uno di questi interventi contempla la presenza di un’opera preesistente di Luca Bertolo, in un confronto teso a esplorare le potenzialità del linguaggio pittorico nel misurarsi con un contesto ambientale caratterizzato dall’azione del tempo.Il suono, la luce e la fotografia sono gli elementi che qualificano la presenza in mostra di Maurizio Mercuri (che presenta un consistente numero di lavori inediti), artista dotato di un talento cristallino che gli permette di formalizzare con immediatezza la sorgente concettuale delle sue intuizioni artistiche. Alcuni lavori installativi di Mercuri si misurano con lo stesso grado di magnificenza degli ambienti di Palazzo Vizzani, mentre altri interventi minimali (alcuni pensati come “opere da viaggio”) risultano quasi incastonati nella memoria delle strutture architettoniche. La filigrana è espressione di una stratificazione di senso, di un presente sul quale incide un involontario processo di conservazione/disgregazione esercitato dal tempo, lo stesso che ha permesso agli ambienti di Palazzo Vizzani (la cui direzione artistica è affidata a Camilla Sanguinetti) di mantenere intatta la sua essenza. Artisti: Stefano Arienti, Pierpaolo Campanini, Maurizio Mercuri
A cura di: Fulvio Chimento Periodo: 24 gennaio – 7 marzo 2020 Ingresso: libero. Fino al 28 febbraio 2020 gli spazi dell’associazione accolgono anche la residenza del duo artistico formato da Saggion-Paganello, a cura di Fulvio Chimento.Il 25 gennaio il curatore conduce due visite guidate gratuite, alle ore 19 e alle ore 21.Il 25 e 26 gennaio alle ore 11 e alle ore 12 vengono eccezionalmente proposte visite guidate negli studi/atelier messi a disposizione degli artisti dall’Associazione Alchemilla. ORARIVenerdì 24 gennaio: ore 18-22.30 Sabato 25 gennaio (Art City White Night): ore 10-24 Domenica 26 gennaio: ore 10-20

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Mostra: “1619-2019: 4° centenario della Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

Venezia Mercoledì 15 gennaio 2020, alle ore 15.00 Libreria Sansoviniana, Piazzetta San Marco 13/a, alle ore 14.45, fino ad esaurimento dei 20 posti disponibili visita guidata della durata di un’ora circa alle mostra “1619-2019: 4° centenario della Historia del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi”. La visita, a cura di Carlo Campana. Paolo Sarpi (1552-1623) appena tredicenne veste l’abito dell’Ordine dei Servi di Maria, seguendo l’usuale formazione fino al dottorato in Teologia presso l’Università di Padova (1578). In occasione dell’Interdetto fulminato da papa Paolo V sulla Repubblica di Venezia (1606), è nominato dal Senato teologo canonista della Serenissima. Fino alla chiusura della contesa, nell’aprile 1607, Sarpi appare come la figura di punta della resistenza veneziana al potere temporale del Papa.L’interesse personale di Sarpi per il Concilio di Trento risale al momento in cui abbraccia il monacato, perché i decreti tridentini pesano in modo sostanziale sulla vita religiosa. Tale interesse si concretizza nella redazione della Historia del Concilio Tridentino, edita a Londra nell’aprile 1619 e immediatamente inserita nell’Indice dei libri proibiti (18 novembre 1619). La prima edizione italiana uscirà a Verona solo nel 1761.La Biblioteca Nazionale Marciana conserva numerose testimonianze e tracce della genesi e del compimento dell’edizione: innanzitutto il manoscritto It. V, 25 (=5942), che presenta la redazione definitiva del testo, vergata da Marco Fanzano con importanti e corposi interventi correttivi e di integrazione dello stesso Sarpi e di Fulgenzio Micanzio; ancora, l’esemplare dell’Historia del Concilio di Trento di Antonio Milledonne (Ms. It. IV, 115 (=5829) utilizzato e annotato dal Sarpi per la stesura del proprio trattato; molti altri testimoni e documenti manoscritti e a stampa riguardanti l’Historia sarpiana e il contesto storico, politico e religioso nel quale essa fu concepita e scritta.

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Mostra personale di Anna Raimondo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Roma giovedì 16 gennaio 2020, dalle ore 18.30 AlbumArte Via Flaminia 122 inaugura ad AlbumArte, spazio indipendente per l’arte contemporanea, si inaugura la mostra personale dell’artista Anna Raimondo dal titolo Fronte Nazionale Naso Partenopeo, a cura di Marco Trulli. La mostra resterà aperta fino a sabato 29 febbraio.Il titolo della mostra trae spunto da una scritta letta per caso dall’artista sui muri di Napoli. Il controverso tema dell’identità, messo a nudo ironicamente da questa frase, è al centro della mostra dell’artista che propone una selezione eterogenea di lavori in cui riscontra una costante ricerca che, partendo dalla dimensione intima, affronta questioni centrali di carattere pubblico e politico, come la questione del diritto alla mobilità o la de-costruzione delle identità di genere.
La fondazione di un partito utopico, il Fronte Nazionale Naso Partenopeo, nel quale l’artista apre una riflessione corale sulle microazioni quotidiane di trasformazione ed emancipazione sociale, attraverso un lavoro previo di interviste ad attiviste e cittadine partenopee. Un (non) partito, rappresentato da una non bandiera esposta in mostra insieme a vari materiali propagandistici, con l’obiettivo di determinare una frizione con il presente del dibattito politico.“Il lavoro di Anna Raimondo è un luogo d’incontri e scambi, che si nutre dell’ascolto nel processo e nella formalizzazione finale col pubblico. I processi relazionali che l’artista attiva interrogano spesso la costruzione di genere nei comportamenti quotidiani e pubblici, mettendo in dialogo il suo femminismo quotidiano con l’atteggiamento delle altre persone. Può essere definito un viaggio nelle diversità sociali che facilita e crea aree di possibili interazioni, dissonanze, negoziazione e creazione corale di senso.” (Nancy Casielles e N. Suarez, 2016)Molti dei suoi lavori si concentrano in maniera peculiare sulla creazione d’incursioni nello spazio e la sfera pubblica, nel suo continuo tentativo di ricreare spazi e tempi di ascolto all’interno del panorama urbano, creando in questo modo dispositivi di spaesamento e dislocazioni di senso. Attraverso la fluidità del suono l’artista connette spazi, tempi e persone e riflette su temi e identità rimosse dalla memoria o dalla società.

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Mostra multimediale a Palazzo Dalla Rosa Prati

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Parma dal 31 gennaio al 26 aprile 2020 utilizza le infinite possibilità offerte dalle nuove tecnologie per portare nella Piccola Parigi vestita a festa, di un giallo mai così pertinente, non solo un’esposizione dedicata al genio olandese ma un autentico tuffo nel suo universo creativo. Riprodotti su supporti multimediali ad altissima qualità installati nelle splendide sale del prestigioso Palazzo Dalla Rosa Prati – a fianco del Battistero – i ritratti e gli autoritratti, le nature morte e i paesaggi del pittore prendono letteralmente vita, raccontandosi attraverso dense pennellate dall’apparenza fortemente materica e fascinazioni digitali che consentono al visitatore di vivere un’esperienza avvolgente e sentirsi totalmente immerso in opere che hanno fatto la storia dell’arte. Il percorso multimediale si rivela come un labirinto vivente attraverso i cunicoli di una mente geniale e problematica che conduce in una stanza segreta dedicata ai dipinti degli illustri amici dei quali l’artista si circondò durante la propria permanenza nella Ville Lumière. Provenienti da collezioni private, i capolavori di autori come Monet, Degas e Renoir aiutano a definire un contesto artistico unico e febbrile, popolato da giganteschi protagonisti dell’Impressionismo e del Post-Impressionismo.
«Siamo onorati di ospitare quello che riteniamo un vero e proprio appuntamento con una delle vicende più affascinanti della storia dell’arte in un anno così effervescente come Parma2020», commenta la famiglia Dalla Rosa Prati. «Il contrasto tra le forme neoclassiche del palazzo e una proposta così all’avanguardia sul piano della fruizione di grandi capolavori è un elemento particolarmente interessante, che aggiunge un ulteriore spunto e un taglio innovativo alla strabordante lista di eventi della città capitale della cultura e del ventaglio allargato di Emilia2020».
Prodotta dalla Navigare s.r.l., la mostra sarà aperta il giorno dell’inaugurazione dalle 16:00 alle 20:00 e, in seguito, dalle 9:30 alle 20:00 dal lunedì al venerdì e dalle 9:30 alle 21:00 il sabato e la domenica, con ultimo ingresso consentito al massimo 30 minuti prima della chiusura. Biglietti: intero 12 euro, ridotto 10 euro, gruppi 8 euro, scuole 5 euro.

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Shiowreck Crime: Una mostra di Italo Rondinella

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Venezia Opening 7 marzo 2020, ore 15 (7 marzo – 15 aprile 2020) Magazzini del Sale / magazzino 5 Dorsoduro 262con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) – inaugura a Venezia Shipwreck Crime, mostra personale del fotografo Italo Rondinella, ospitata all’interno degli antichi Magazzini del Sale messi a disposizione dalla Reale Società Canottieri Bucintoro 1882.La mostra consta di una serie di oggetti personali appartenuti alle centinaia di persone che – nella speranza di raggiungere il territorio europeo – hanno tentato di attraversare il breve tratto di mare che separa la costa turca dall’isola greca di Lesbo. Molti di loro non ce l’hanno fatta.Gli oggetti – abiti, scarpe, biberon, salvagenti e molto altro – sono stati fotografati dall’autore così come rinvenuti sulla riva e successivamente raccolti per formare parte, insieme alle immagini, di questa mostra che ha lo scopo di restituire dignità alle storie anonime di coloro a cui sono appartenuti.44 sono le fotografie e 44 i rispettivi oggetti.Il progetto è stato realizzato a più di due anni di distanza da quando il flusso migratorio dalla Turchia all’Europa ha conosciuto il suo picco più alto.In quel tratto di costa turca tra Babakale e Ayvalık si alternano a singhiozzo spiagge frequentate da vacanzieri a tratti vuoti, dove sono stati trovati gli oggetti dei naufraghi. Al fine di rappresentare queste due realtà parallele, l’autore ha incluso negli spazi di mostra il sonoro della spiaggia frequentata dai bagnati, appositamente registrato dal vivo.Il solco emotivo che separa queste due realtà sul medesimo palcoscenico – la spiaggia – esprime secondo l’autore una metafora della rappresentazione mediatica della vicenda umana dei migranti che perde la sua naturale dimensione compassionevole per diventare mera descrizione di un fenomeno. Come conclude l’artista, “Shipwreck Crime non è pertanto un progetto sul fenomeno migratorio, bensì sulla commozione”.
Italo Rondinella è un fotografo e filmmaker italiano da anni residente in Turchia. Nel suo lavoro, alterna l’impegno giornalistico – attraverso la produzione di reportage fotografici e video documentari – a una ricerca più personale. In entrambi i casi, i temi trattati hanno prevalentemente a che vedere con i conflitti del mondo globale contemporaneo, le sfide a essi connesse e i conseguenti cambiamenti sociali e politici.È in corso in diversi spazi espositivi, sia in Italia che in altri Paesi Europei, la sua mostra personale sulla biodiversità agro-alimentare, commissionatagli dal progetto DYNAVERSITY finanziato dell’Unione Europea. La mostra è già stata esposta in Toscana, Campania, Lombardia e Danimarca e continuerà a muoversi secondo un programma gestito da Federparchi (la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali).Tutti i lavori di Italo Rondinella sono raccolti nel suo sito personale: italorondinella.com

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Mostra “STARDUST Bowie by Sukita”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2020

Salerno 4 gennaio 2020 ore 11.00 Palazzo Fruscione, Vicolo Adelberga 24 (vicolo Adelberga, 19) si terrà la conferenza stampa della mostra “Stardust Bowie by Sukita”, organizzata dall’associazione culturale Tempi Moderni con il supporto della Regione Campania, e la ONO arte contemporanea, con il patrocinio del Comune di Salerno e del Dipartimento degli studi politici e sociali dell’Università di Salerno. Per la prima volta, in Campania, sarà proposta la retrospettiva dedicata al quarantennale rapporto professionale e personale tra David Bowie, una delle più importanti icone della cultura popolare contemporanea, e il maestro della fotografia giapponese Masayoshi Sukita, probabilmente il più importante fotografo col quale David Bowie abbia mai lavorato. La mostra sarà aperta al pubblico, presso gli spazi di Palazzo Fruscione, dal 4 gennaio (ore 17.00) al 27 febbraio 2020.All’incontro con la stampa interverranno Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno; Antonia Willburger, assessore alla Cultura del Comune di Salerno;Vittoria Mainoldi di ONO Arte Contemporanea; Vincenzo Loia, rettore dell’Università degli Studi di Salerno; Gennaro Iorio, direttore del Dipartimento Studi Politici e Sociali – Università di Salerno, Alfonso Amendola, direttore scientifico, e Marco Russo, presidente dell’associazione Tempi Moderni.Alla mostra è collegato, a cura di Tempi Moderni, un ricco programma di talk, concerti, proiezioni cinematografiche con presentazioni d’autore che va sotto il nome di Racconti del Contemporaneo – IV edizione, Lights on Mars, realizzato con il contributo della Fondazione Carisal e di sponsor privati. S’inizia domenica 5 gennaio, alle ore 20, con la sezione Musica – Alla Corte del Duca. In scena una delle tribute band più acclamate d’Italia, Mr. Ziggy and the Glass Spiders in “Being Bowie”.La formazione, insieme dal ‘91, nel 1993 vince il premio come miglior tribute band della capitale. Nel 1998 una delegazione del VelvetGoldmine, il fan club ufficiale italiano di David Bowie, spalanca la strada del successo. Cinque musicisti, guidati dal frontman Stefano Cannone, realizzeranno il tributo più autentico che Tempi Moderni ha immaginato in questo viaggio musicale. Sul palco di Palazzo Fruscione oltre a Cannone, Gianni Russo (chitarra elettrica, cori), Pasquale Renna (tastiere, cori), Alessandro Vedovini (basso, cori), Massimo Marraccini (batteria). Il programma completo su https://www.bowiebysukitasalerno.it/

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Mostra: Raffaello

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Raffaello Madonna del Granduca- UffiziRoma 5 marzo – 2 giugno 2020 La mostra verrà inaugurata il 3 marzo 2020 alla presenza delle più alte cariche dello Stato e dei rappresentanti ufficiali dei principali paesi prestatori. Dal 5 marzo la mostra aprirà al pubblico e sarà visitabile fino al 2 giugno.
Maxi-mostra dal 5 marzo alle Scuderie del Quirinale a Roma, così culmineranno le celebrazioni per l’artista a livello mondiale: protagoniste ne saranno oltre cento opere di mano dell’Urbinate mai riunite tutte insieme prima d’ora.
Una grande mostra monografica, con oltre duecento capolavori tra dipinti, disegni ed opere di confronto, dedicata a Raffaello Sanzio, superstar del Rinascimento, nel cinquecentenario della sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 all’età di appena 37 anni.
L’esposizione, intitolata semplicemente RAFFAELLO, costituisce l’apice delle celebrazioni mondiali per i 500 anni dalla scomparsa dell’Urbinate e rappresenta l’evento di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale appositamente istituito dal Ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci. Realizzata dalle Scuderie del Quirinale (appartenenti alla Presidenza della Repubblica e gestite dal Mibact attraverso la società in-house ALES), in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, la mostra è curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro.
Un autorevole comitato scientifico presieduto da Sylvia Ferino ha affiancato e approfondito il lavoro del team curatoriale, stimolando un dialogo fruttuoso tra gli specialisti del settore più accreditati al mondo, come Nicholas Penny (già direttore National Gallery di Londra), Barbara Jatta (direttore Musei Vaticani), Dominique Cordellier (Musée du Louvre), Achim Gnann (Albertina, Vienna), Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut, Firenze).In occasione della mostra, è stato raccolto un vastissimo corpus di opere di mano di Raffaello: oltre 100, tra dipinti e disegni, per una raccolta di creazioni dell’urbinate mai viste al mondo in così gran numero tutte insieme.
Anche in termini di capolavori in prestito (oltre che di lavoro scientifico svolto), è stato determinante il contributo delle Gallerie degli Uffizi, con circa 50 opere delle quali oltre 40 dello stesso Raffaello. Ma anche tanti altri musei di importanza internazionale hanno contribuito ad arricchire la rassegna con capolavori dalle loro collezioni: tra questi, in Italia, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Fondazione Brescia Musei, e all’estero, oltre ai Musei Vaticani, il Louvre, la National Gallery di Londra, il Museo del Prado, la National Gallery of Art di Washington, , l’Albertina di Vienna, il British Museum, la Royal Collection, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Musée des Beaux-Arts di Lille. Complessivamente saranno più di 200 le opere in mostra. L’esposizione, che trova ispirazione particolarmente nel fondamentale periodo romano di Raffaello e che lo consacrò quale artista di grandezza ineguagliabile e leggendaria, racconta con ricchezza di dettagli tutto il complesso e articolato percorso creativo. Ne faranno parte creazioni amatissime e celebri in tutto il mondo, quali, solo per fare alcuni esempi, la Madonna del Granduca delle Gallerie degli Uffizi, la Santa Cecilia dalla Pinacoteca di Bologna, la Madonna Alba dalla National Gallery di Washington, il Ritratto di Baldassarre Castiglione e l’Autoritratto con amico dal Louvre, la Madonna della Rosa dal Prado, la celebre Velata di nuovo dagli Uffizi. (foto: Raffaello copyright uffizi)

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Orazio Borgianni, un genio inquieto nella Roma di Caravaggio

Posted by fidest press agency su martedì, 31 dicembre 2019

Roma Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane, 13 Apertura al pubblico: maggio – novembre 2020 Mostra a cura di Gianni PapiApertura al pubblico: 5 marzo – 30 giugno 2020 La mostra – la prima esposizione monografica dedicata all’artista – si focalizza sulla sua stagione romana, tra il primo e il secondo decennio del XVII secolo, periodo in cui Borgianni crea i suoi maggiori capolavori. Saranno presentati circa venti dipinti autografi provenienti da importanti musei e collezioni, italiani e stranieri, accanto all’Autoritratto e alla Sacra Famiglia con San Giovannino e Santa Elisabetta della collezione delle Gallerie Nazionali. In mostra anche una serie di opere di pittori, tra i maggiori protagonisti della scena romana, per i quali l’influenza di Borgianni fu significativa e talvolta decisiva, tra questi Antiveduto Gramatica, Giovanni Lanfranco, Carlo Saraceni, Giovanni Serodine, Simon Vouet. Intero 12 € – Ridotto 2 € (ragazzi dai 18 ai 25 anni)

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Shipwreck Crime: mostra personale del fotografo Italo Rondinella

Posted by fidest press agency su sabato, 28 dicembre 2019

Venezia Sabato 7 marzo 2020 alle ore 15 – con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) – inaugura a Venezia Shipwreck Crime, mostra personale del fotografo Italo Rondinella, ospitata all’interno degli antichi Magazzini del Sale messi a disposizione dalla Reale Società Canottieri Bucintoro 1882.La mostra consta di una serie di oggetti personali appartenuti alle centinaia di persone che – nella speranza di raggiungere il territorio europeo – hanno tentato di attraversare il breve tratto di mare che separa la costa turca dall’isola greca di Lesbo. Molti di loro non ce l’hanno fatta.Gli oggetti – abiti, scarpe, biberon, salvagenti e molto altro – sono stati fotografati dall’autore così come rinvenuti sulla riva e successivamente raccolti per formare parte, insieme alle immagini, di questa mostra che ha lo scopo di restituire dignità alle storie anonime di coloro a cui sono appartenuti.44 sono le fotografie e 44 i rispettivi oggetti.Il progetto è stato realizzato a più di due anni di distanza da quando il flusso migratorio dalla Turchia all’Europa ha conosciuto il suo picco più alto.In quel tratto di costa turca tra Babakale e Ayvalık si alternano a singhiozzo spiagge frequentate da vacanzieri a tratti vuoti, dove sono stati trovati gli oggetti dei naufraghi. Al fine di rappresentare queste due realtà parallele, l’autore ha incluso negli spazi di mostra il sonoro della spiaggia frequentata dai bagnati, appositamente registrato dal vivo.Il solco emotivo che separa queste due realtà sul medesimo palcoscenico – la spiaggia – esprime secondo l’autore una metafora della rappresentazione mediatica della vicenda umana dei migranti che perde la sua naturale dimensione compassionevole per diventare mera descrizione di un fenomeno. Come conclude l’artista, “Shipwreck Crime non è pertanto un progetto sul fenomeno migratorio, bensì sulla commozione”.
Italo Rondinella è un fotografo e filmmaker italiano da anni residente in Turchia. Nel suo lavoro, alterna l’impegno giornalistico – attraverso la produzione di reportage fotografici e video documentari – a una ricerca più personale.
 In entrambi i casi, i temi trattati hanno prevalentemente a che vedere con i conflitti del mondo globale contemporaneo, le sfide a essi connesse e i conseguenti cambiamenti sociali e politici.È in corso in diversi spazi espositivi, sia in Italia che in altri Paesi Europei, la sua mostra personale sulla biodiversità agro-alimentare, commissionatagli dal progetto DYNAVERSITY finanziato dell’Unione Europea. La mostra è già stata esposta in Toscana, Campania, Lombardia e Danimarca e continuerà a muoversi secondo un programma gestito da Federparchi (la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali). Tutti i lavori di Italo Rondinella sono raccolti nel suo sito personale: italorondinella.com

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Lourival Cuquinha “Transição de fase”

Posted by fidest press agency su sabato, 28 dicembre 2019

Milano 18 marzo – 11 aprile 2020 Via G.C. Procaccini 4 Fabbrica del Vapore Sala delle Colonne “Transição de fase” Mostra a cura di Chiara Canali. Arriva per la prima volta in Italia l’artista brasiliano classe 1975 Lourival Cuquinha con il suo progetto artistico-fotografico che dopo essere stato presentato al Museum of Modern Art di San Paolo e il Galpão Bela Maré di Rio de Janeiro sarà esposto a Milano. “Transição de fase”, progetto culturale, artistico e sociale ideato dalle associazioni culturali Viafarini e Cubeart, con il Patrocinio del Governo dello stato brasiliano di Pernambuco, del Consolato del Brasile, in collaborazione con l’associazione culturale Art Company, Vagaluna e il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, riflette sui flussi migratori tra una nazione e l’altra e sul valore comunemente attribuito alle cose e alle persone.Tra le opere esposte sono da segnalare una serie di fotografie di volti di immigrati stampate su differenti supporti, come ad esempio il rame o le banconote.Indagando temi come la migrazione e la libertà dell’individuo, il progetto “Transição de fase” declina i valori di interculturalità e internazionalità grazie alla collaborazione tra associazioni culturali del territorio appartenenti alle comunità internazionali, favorendo la partecipazione del pubblico alle iniziative artistiche e culturali di Milano e annoverando collaborazioni e scambi con associazioni ed enti attivi in altre importanti città italiane, europee e latinoamericane.

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Mostra “La storia dello sci a Pragelato e nelle Valli”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

Pragelato (To). Da giovedì 26 dicembre a martedì 21 gennaio a Pragelato, per iniziativa del Comune e della Fondazione Giuseppe Guiot Bourg, sarà visitabile la mostra “La storia dello sci a Pragelato e nelle Valli”, curata dal MUSEP – il Museo Civico Etnografico del Pinerolese – e dal Centro Arti e Tradizioni Popolari. La mostra, patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino, documenta il vissuto degli sciatori, pionieri e contemporanei, agonisti e turisti, ma anche l’evoluzione tecnica della disciplina, la passione che ha animato e anima atleti e “sciatori della domenica”. Si potranno ammirare le immagini delle tante generazioni di appassionati che si sono avvicendate sulle nevi della Val Chisone e dell’Alta Valle di Susa, le fotografie dei primi impianti di risalita, del paesaggio di cui diventarono parte integrante e dell’equipaggiamento degli sciatori d’antan. Dai bianchi e neri dello sci pionieristico si arriva senza soluzione di continuità alle immagini a colori, soprattutto a quelle che documentano una Pragelato sulla ribalta mondiale dello sci nordico in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006, quando il Re Harald V salì in Val Chisone a fare il tifo per i fondisti, i saltatori e i combinatisti nordici norvegesi mentre gli italiani si esaltavano per le imprese di Pietro Piller Cottrer, Giorgio Di Centa, Fulvio Valbusa e Christian Zorzi. Le immagini poste su pannelli, le vecchie cartoline, le fotografie color seppia, gli articoli, i documenti, gli oggetti e gli articoli sportivi, i memorabilia delle Olimpiadi provengono dal MUSEP, da collezioni private e dalle case dei pragelatesi. L’esposizione allestita negli spazi dell’Ufficio del Turismo verrà inaugurata giovedì 26 dicembre alle 17con la partecipazione delle autorità locali e sarà visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18.

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Mostra antologica di Renato Balestra

Posted by fidest press agency su domenica, 22 dicembre 2019

Firenze 8.01.2020 h. 12.30 conferenza media della mostra Aula didattica Fondazione Franco Zeffirelli Piazza San Firenze 5. Firenze si tinge dell’iconico Blu Balestra con l’inaugurazione di Celeblueation, la mostra antologica di Renato Balestra, che rende omaggio al talento creativo di una delle più prestigiose firme della moda italiana nel mondo, e che gode del patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.Dopo le tappe di Domodossola (Museo Civico di Palazzo San Francesco), Monza (Villa Reale), Napoli (Certosa e Museo di San Martino) e Forte dei Marmi (Fortino lorenese), in occasione di “Pitti Immagine Uomo 97” la mostra approda nella suggestiva sede della Fondazione Zeffirelli, a Firenze, la cui facciata per l’occasione sarà illuminata di blu.«Annuncio con grande entusiasmo – dice Renato Balestra – che la mia Celeblueation sarà esposta durante la 97a edizione di “Pitti Uomo” nella prestigiosa Fondazione Zeffirelli, a Firenze. Franco Zeffirelli è stato un grandissimo artista e anche un grande uomo. Ho avuto l’onore di essergli amico e la gioia di aver collaborato ai costumi di scena di Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello. Ricordo quanta passione metteva nel suo lavoro e i suoi risultati così eclatanti. Grazie a “Pitti Uomo” quindi, e alla Fondazione del più grande Maestro del teatro, della cultura, vera gloria italiana; e un grazie particolare a Pippo Zeffirelli che ha creduto e collaborato a questa prestigiosa iniziativa».Da parte sua Pippo Zeffirelli, Presidente della Fondazione intitolata al Maestro Franco, afferma che «ospitare Renato Balestra all’interno della nostra Fondazione è per noi un enorme piacere. Zeffirelli lo ha sempre stimato sia come amico, sia come uomo di talento. Col suo lavoro ha fatto sognare e ha vestito milioni di donne in tutto il mondo. Un vero talento tutto italiano. Invito fiorentini e tutti gli appassionati di moda a rendere omaggio a questo nostro artista».Ingresso: 10 euro (il biglietto dà la possibilità di visitare anche il Museo Zeffirelli)
Orari: dal martedì alla domenica ore 10-18 (ultimo ingresso ore 17).

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Mostra Mario Schifano

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Milano dal 22 gennaio al 20 marzo 2020 dalle 19 alle 21 Galleria GióMARCONI Via Tadino, 20. La galleria Gió Marconi ha il piacere di presentare la mostra Mario Schifano. Qualcos’altro dedicata ad un nucleo di monocromi compresi tra il 1960 e il 1962, curata da Alberto Salvadori e in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano.L’artista comincia a realizzare questi smalti su carta intelata a partire dal 1959, dopo alcune esperienze informali. Li presenta per la prima volta a Roma, alla galleria La Salita (1960), nella collettiva 5 pittori cui partecipano Giuseppe Uncini, Tano Festa, Francesco Lo Savio e Franco Angeli, e successivamente, in una personale alla Tartaruga (1961). In anticipo rispetto ad altri protagonisti della scena romana, Schifano intende con i suoi monocromi non solo azzerare la superficie del quadro, anche come risposta all’informale, ma attribuirle un altro punto di vista, “inquadrarla”, proporre un nuovo modo di vedere e di fare pittura.Il primo a capire che la superficie dei monocromi è semplicemente uno schermo sarà Maurizio Calvesi che così scrive nel catalogo della mostra alla Galleria Odyssia (1963): “Erano quadri originalissimi: verniciati con una sola tinta o due, a coprire l’intero rettangolo della superficie o due rettangoli accostati… Un numero o delle lettere (ma solo talvolta) isolati o marcati simmetricamente; qualche gobba della carta, qualche scolatura: il movimento della pittura era tutto lì.” Comune denominatore di un’intera generazione di artisti da Lucio Fontana a Enrico Castellani, da Piero Manzoni a Yves Klein, il monocromo non è una novità tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta e Schifano ne è perfettamente consapevole. “Pensavo che dipingere significasse partire da qualcosa di assolutamente primario…”, racconta l’artista, “I primi quadri soltanto gialli con dentro niente, immagini vuote, non volevano dir nulla. Andavano di là, o di qua, di qualsiasi intenzione culturale. Volevano essere loro stessi… Fare un quadro giallo era fare un quadro giallo e basta”. Azzeramento del gesto e del senso, dunque, un semplice pretesto per fare una pittura che riparta da zero, un incipit a qualcosa di diverso. La grammatica dei monocromi di Schifano è molto semplice: smalti industriali dall’effetto lucido e coprente; colore “grondante” steso in maniera libera e non uniforme sulla ruvida superficie della carta da pacchi. L’intento è dare l’idea di una pittura da cartellone pubblicitario. La superficie dei quadri, dai colori accesi e privi di sfumature, alla stregua di una lastra fotografica, prelude all’impressione di nuove immagini: è un nuovo spazio da indagare, un campo di germinazione che si dispone a produrre qualcos’altro.
L’emblematico titolo di questa mostra si riferisce a un’opera del 1960 che Schifano realizza appena ventiseienne e a un polittico del 1962 che figura tra le opere esposte. Con efficace sinteticità da messaggio pubblicitario Qualcos’altro sta forse a indicare che ciò che l’artista intendeva dipingere doveva essere diverso da quanto si vedeva in giro; ma è anche un intento programmatico espresso in due parole: il monocromo, inteso come tabula rasa, è già pronto a trasformarsi in luogo di proiezione, campo fotografico in cui si metteranno a fuoco dettagli, particolari, frazioni di immagini.Qualcos’altro ha un sapore quasi profetico, se si pensa che questi “schermi” si riempiranno presto dei nuovi segni della vita moderna. È alla luce di tutto questo che la mostra si concentra sui monocromi, a sessant’anni dalla loro nascita, in quanto tappa cruciale del cammino creativo di Mario Schifano e genesi della sua invenzione pittorica.Alle opere verrà affiancato un nucleo di lavori su carta degli stessi anni e, per l’occasione, sarà pubblicato un giornale della mostra in formato tabloid con contenuti inediti dell’artista e un contributo di Riccardo Venturi e Alberto Salvadori.

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Mostra Unforgettable Childhood. L’Infanzia indimenticabile

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

Roma dal 13 dicembre prossimo fino al 16 febbraio 2020 al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese. Più di sessanta tra artisti italiani e israeliani in mostra che esplorano in oltre ottanta opere la dimensione intima e immaginifica dell’infanzia. I temi proposti spaziano così dall’affettività al gioco, dal rapporto genitori-figli fino alla dimensione corporea del bambino, mentre le tecniche utilizzate ripropongono la sua curiosità nell’appropriarsi degli oggetti che ne popolano il mondo. Tra gli artisti italiani in mostra vi segnalo nomi importanti come Ugo Nespolo, Edward Spitz, Valerio Berruti, Riccardo Cordero, Margherita Grasselli e David Gerstein. Tra gli israeliani ci sono Avivit Segal e David Kassman.

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La mostra di Kenro Izu: Requiem for Pompei

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

Modena fino al 13 aprile 2020 via della Manifattura dei Tabacchi 83. A cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi. L’esposizione presenta 55 fotografie inedite, donate dall’artista giapponese alla Fondazione di Modena, frutto di una visione lirica di quanto è rimasto a Pompei, il giorno dopo l’eruzione del 79 d.C. Modena consolida il suo rapporto privilegiato con la fotografia, che l’ha portata a diventare uno dei punti di riferimento in Italia per questa particolare forma di espressione, capace di influenzare tutta la vita culturale della città, grazie all’apporto di istituzioni come la Galleria Civica e la Fondazione Fotografia Modena, entrambe confluite nel 2017 in Fondazione Modena Arti Visive.Proprio in una delle sue sedi, FMAV – MATA, Fondazione Modena Arti Visive presenta dal 6 dicembre 2019 al 13 aprile 2020 una mostra di grande suggestione dedicata a Pompei, a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi. L’esposizione è co-promossa dal Parco archeologico di Pompei che per l’occasione presterà alcune riproduzioni dei celebri calchi in gesso delle vittime dell’eruzione e che successivamente la ospiterà nei propri spazi espositivi.Protagonista è il fotografo giapponese Kenro Izu (Osaka, 1949), da sempre affascinato dalle vestigia delle civiltà antiche che lo hanno portato a realizzare delle serie di immagini all’interno dei siti archeologici più importanti e conosciuti al mondo, dall’Egitto alla Cambogia, dall’Indonesia all’India, dal Tibet alla Siria.A Modena, Kenro Izu presenta Requiem for Pompei, un progetto iniziato nel 2015, in collaborazione con Fondazione Fotografia Modena, dedicato alla città campana distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e sepolta sotto la cenere e i lapilli. Gli scavi archeologici hanno restituito non solo gli edifici, ma anche le forme esatte dei corpi degli abitanti nel momento della morte, grazie ai calchi eseguiti sui vuoti che essi hanno lasciato sotto la coltre pietrificata.L’esposizione propone una selezione di 55 immagini inedite, donate da Kenro Izu alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, scattate tra le rovine di Pompei, dove l’artista ha collocato, con un poetico gesto di pietà, le copie dei calchi originali dei corpi che spiccano come bianche sagome umane.L’intenzione di Kenro Izu non è quella di documentare i resti di Pompei, quanto di trasmettere il carattere sospeso fra meraviglia e distruzione che proviene dalle rovine, insistendo sull’idea di quanto è rimasto, il giorno dopo l’eruzione del Vesuvio.“Kenro Izu” – nelle parole dei curatori Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi – “ha la straordinaria capacità di abbattere i muri del tempo, creando immagini sublimi che ci accomunano nello spirito agli uomini di altre epoche, luoghi e civiltà. La sua preghiera per Pompei ci avvicina alle vittime di quella lontana tragedia ma al tempo stesso, come l’artista sottolinea, porta il nostro pensiero ai drammi analoghi che possono verificarsi oggi in qualunque momento e luogo del mondo”.
Orari Mercoledì, giovedì e venerdì: 11-13 / 16-19; sabato, domenica e festivi: 11-19 Aperta 25 dicembre e 1° gennaio: 16-19 Ingresso
Intero € 6,00| Ridotto € 4,00 Ingresso libero: mercoledì | prima domenica del mese

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Mostra “Migration”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Castelbuono (PA) domenica 15 dicembre, ore 12.00 inaugurazione e apertura al pubblico: (dal 15 dicembre 2019 – 12 aprile 2020) Museo Civico di Castelbuono Piazza Castello. mostra Migration, a cura di Susanne Anna, Laura Barreca e Raya Zommer-Tal, direttrici rispettivamente dello StadtMuseum di Du¨sseldorf (Germania), del Museo Civico di Castelbuono (Italia) e del Janco-Dada Museum di Ein Hod (Israele). Migration è un’esposizione itinerante, co-prodotta dai tre musei e realizzata con il sostegno della Fondazione Federico II. La mostra Migration rappresenta l’evento conclusivo del programma di BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo a Palermo (www.bampalermo.com), il festival internazionale di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture dei paesi che si affacciano sul mare, incentrato sulle tematiche dell’accoglienza e del dialogo. Dopo Castelbuono, Migration approderà al Janco-Dada Museum di Ein Hod (maggio-dicembre 2020) e infine allo StadtMuseum di Du¨sseldorf (giugno-agosto 2021).Tre poli geografici che esprimono tre punti di vista differenti sul tema della migrazione, analizzandone gli elementi e le problematiche secondo prospettive e latitudini diverse, europee e mediterranee. L’intento del progetto è di coinvolgere i musei nel loro ruolo di “osservatori” privilegiati sul presente, sollecitando nel pubblico una riflessione critica attraverso gli occhi di sei artisti, di altrettante nazionalità, selezionati dai tre direttori dei Musei.Il progetto espositivo, con il coordinamento curatoriale di Alessandro Pinto, comprende circa venti opere di Oren Fisher, Hadar Mitz, Margherita Moscardini, Edith Oellers, Klaus Richter, Francesco Simeti, che indagano le diversità politiche, economiche e geografiche sulla migrazione, questione di portata storica, generata da condizioni di vita precarie, da situazioni di violenza, da guerre, e dal divario crescente tra paesi poveri e ricchi.
Patrizia Monterosso, Presidente della Fondazione Federico II nel suo contributo in catalogo afferma: “Il bisogno di ordine nelle nostre vite rischia di semplificare il fenomeno dell’immigrazione e della morte di migliaia di uomini, donne e bambini, applicando uno schematismo sull’appartenenza e sull’esclusione, delle vite utili e delle vite superflue. Così facendo il dramma dell’immigrazione accresce ancor più la sua tragicità, perché ci si pone nell’atteggiamento di spettatori indifferenti dinanzi ad un numero sempre continuo di morti.” “La mia idea curatoriale si riferisce al termine “migrazione” solo come lo stato in cui una persona prende la decisione di lasciare il suo paese quando la sua vita o la sua libertà sono in pericolo. Questa era la condizione degli ebrei in Europa prima e durante l’Olocausto”, così descrive Raya Zommer-Tal il suo contributo al progetto. Susanne Anna fa riferimento alla condizione di multiculturalismo presente in germania: “Nel Museo della Citta` di Du¨sseldorf la storia della citta` coincide con la storia della migrazione. Pertanto, la collaborazione con colleghi e artisti tedeschi, italiani e israeliani sul tema della migrazione e` piu` che appropriata. Un clima cittadino sociale, liberale e multiculturale ha caratterizzato fin dall’inizio la piccola citta` sul Reno”.
Nell’ottica di sviluppare conoscenza e consapevolezza sulle tematiche della mostra nelle giovani generazioni, il Museo Civico di Castelbuono ha programmato un ciclo di conferenze, dibattiti, proiezioni e incontri pubblici e destinati al coinvolgimento delle scuole. Ospiti del Museo saranno giornalisti, attivisti, associazioni, esperti in diritti umanitari e dei rifugiati che direttamente e quotidianamente affrontano la questione migratoria, chiamati a dare testimonianza del loro operato con lo scopo di accrescere conoscenza dei fatti e maturare un rinnovato senso di responsabilità civica. Tra questi Emma Averna e Aldo Premoli, co-fondatori dell’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa; Alessandra Sciurba, avvocato di Mediterranea Saving Humans; Clementina Cordero di Montezemolo, presidente dell’Associazione Beyond Lampedusa; Leila Segal, fondatrice della no-profit Voice of Freedom, Paola Caridi, giornalista e scrittrice, Clarissa Podbielski, e altri.
Inoltre l’Associazione degli Amici del Museo Civico di Castelbuono ha sviluppato un programma di iniziative che si svolgeranno durante tutto il periodo espositivo della mostra.La mostra è accompagnata da un catalogo in italiano e inglese, pubblicato da Edizioni Kalós, e con testi delle tre curatrici, Maria Enza Puccia, Presidente del Museo Civico, Patrizia Monterosso, Direttore Generale della Fondazione Federico II, Andrea Cusumano, Direttore Artistico di BAM e Clarissa Podbielski, Avvocato ed esperta in Diritti umani, Diritto internazionale e Diritto dei rifugiati.
ORARIO INVERNALE: (in vigore dal 1° ottobre al 31 marzo) dal lunedì a domenica: 09.30 – 17.00
BIGLIETTO: intero € 5,00; ridotto € 3,00 (adulti oltre i 65 anni e ragazzi dagli 8 ai 18 anni, scolaresche e gruppi superiori a 12 persone, soci Touring club, altre convenzioni); ridotto € 2.00 residenti e nati a Castelbuono, altre convenzioni; gratuito per bambini fino a 7 anni d’età, portatori di handicap con accompagnatore, docenti e guide turistiche che accompagnano gruppi, studenti delle Facoltà di Arte e Architettura, membri ICOM, giornalisti accreditati.

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Nuova mostra fotografica di paolo Gotti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Bologna 14 dicembre 2019 – 28 febbraio 2020 Temporary Gallery via Orfeo 4/a, mostra Oltre i confini in cui Paolo Gotti si misura con un tema complesso, quello del superamento di limiti e barriere, siano essi geografici, geopolitici, culturali, sociali o anche solo mentali.“Nessun uomo è un’isola”, scriveva il poeta teologo John Donne nel diciassettesimo secolo, e questo è ancora più vero oggi in un mondo sempre più interconnesso dove la globalizzazione sta cambiando gli equilibri del pianeta. Uno scenario dove il confine è una curva immateriale, arbitraria e del tutto convenzionale, la frontiera di una superficie controllata da un individuo o da un popolo, una linea che separa e allo stesso tempo unisce, che ci serve per organizzare i pensieri, dare un senso alle cose ma anche per abbattere pregiudizi e rigidità.Il superamento dei confini è dettato anche da un irrefrenabile desiderio di conoscenza o di conquista, in particolare dei luoghi in cui i tre elementi – aria, acqua, terra – tendono a confondersi in labili orizzonti, in paesaggi esotici e lontani alle estremità del pianeta: dall’Islanda alla Bolivia fino al Nepal, deserti di sabbia e di sale, basse maree e oceani, strade che scompaiono dietro alle montagne, che suggeriscono vie ancora da percorrere. L’attraversamento del cielo apre il percorso di Paolo Gotti, che poi si sofferma su luoghi di infiniti transiti, fino ad arrivare a quella terra che l’uomo ha delimitato e recintato e che solo l’orizzonte libera.
L’obiettivo di Paolo Gotti indugia anche sulle persone, fotografate mentre osservano un panorama senza tuttavia entrarci veramente, uno spazio che si dilata all’infinito, che si può solo intuire e non comprendere, in senso quasi leopardiano. Altri soggetti delle fotografie di Paolo Gotti sono ripresi invece nell’atto di attraversare la scena. Lo fanno sullo sfondo di un aeroporto, luogo di passaggio per eccellenza oltre i confini. Lo fanno in uno sperduto paese tra le montagne del Nepal. Oppure sfrecciano su un treno, con lo sguardo che suggerisce una profonda inquietudine. O ancora, condividono momenti di gioia – come nella fotografia che ritrae i figli sorridenti dei minatori d’oro in Ghana – aprendosi agli altri e superando gli steccati della mente, come forse solo i bambini sanno fare.In occasione della mostra sarà presentato anche il calendario 2020 “Oltre i confini”. Martedì-venerdì: 16.30-19.30 sabato e domenica: 11-13 e 16.30-19-30 chiuso lunedì

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Mostra: Oreste Casalini “Per sempre”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Roma 7 dicembre 2019 ore 18.00 Kou Gallery Via della Barchetta 13 (Fino al 20 dicembre 2019) a cura di Fabrizio Pizzuto e Paola Pallotta. La mostra è dedicata ad un tema specifico, lo spirito della libera ricerca, che in materiali e tecniche diverse l’autore ha sviluppato dal 1987 ad oggi. Un gruppo di opere apparentemente eterogeneo in una sorta di dialogo interiore con un medesimo soggetto, la trasmissione del sapere ‘di padre in figlio’, la concatenazione delle intenzioni, il tradimento, le scoperte, il ritorno alle origini, che nell’insieme vuole fare il punto su un atteggiamento specifico dell’artista, in parallelo e in riferimento anche ad ambiti del tutto estranei al mondo dell’arte. La mostra è stata infatti voluta e sostenuta dall’incontro di saperi provenienti da ambiti molto diversi, diverse esperienze che per questa occasione insieme cercano di mettere a fuoco l’essenza dello spirito della libera ricerca e la necessità di integrare diverse forme di conoscenza per raggiungere risultati e soluzioni inedite e imprevedibili.
L’ARTOI, Associazione di professionisti votati alla ricerca e alla sperimentazione di terapie oncologiche integrate, lo Studio di INGEGNERIA DEFA, polo d’eccellenza di alta ingegneria integrata, la KOU Gallery, centro culturale dove si combinano linguaggi differenti, rendono possibile l’esposizione di una serie di opere di Oreste Casalini dedicate al tema dell’integrazione delle conoscenze nella ricerca artistica contemporanea. Filo conduttore, la volontà di fare libera ricerca con l’obiettivo di promuovere la conoscenza pura, più lontana possibile da vischiosi compromessi con i sistemi omologati. Colui che dedica la vita alla ricerca è Homo Sacer (sacro), rifugge le logiche del potere, accetta la marginalità (quasi follia) sapendo che soltanto in quel modo può far progredire il mondo e riconnetterlo alle radici feconde. Si tratta di un percorso (una fuga) quasi infinito: come Ulisse, il ricercatore non si adagia sui risultati raggiunti e subito riprende il largo per continuare a cercare, con ostinazione, fede, caparbietà, o forse soltanto ottusità. In particolare l’artista, l’Homo Faber, che custodisce la sapienza del costruire cose mirabili, deve scegliere ad ogni passo: farsi dominare dalle proprie ossessioni o accettare, approfittandone, un percorso ben disegnato e sicuro in cui ottenere successo nel conformismo.
Durante il vernissage interverranno Fabrizio Pizzuto e Paola Pallotta curatori del progetto, Massimo Bonucci Presidente di ARTOI Associazione per la Ricerca di Terapie Oncologiche integrate, Generoso Falciano CEO della DEFA Società di Ingegneria e Sandro Lorenzatti, archeologo e ricercatore, Alessandra Francesca Borzacchini, artista e promotrice dello spazio SBA Sporting Beach Arte che nell’ultimo anno ha ospitato Oreste Casalini in una residenza d’artista a Ostia sul mare.Alle ore 20:00 il maestro Leonardo Gensini eseguirà dal vivo “PETRA n°2”, una composizione inedita, un unico movimento per ceramica, sassi, parola e silenzio.
Alle ore 21:00 il poeta Marino Santalucia reciterà un suo testo inedito “ASSENZE”, in una performance per sola voce.
Oreste Casalini nato a Napoli nel 1962, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e espone dal 1989.

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