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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

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Mostra “Robert Capa Retrospective”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Palermo, Real Albergo dei Poveri 25 aprile – 9 settembre 2018 mostra “Robert Capa Retrospective” dedicata alla figura di spicco del fotogiornalismo del XX secolo, in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dalla fondazione di Magnum Photos. Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913-Thai Binh, Indocina, 25 maggio 1954), è lo pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 insieme alla compagna Gerda Taro.
La rassegna è promossa dall’Assessorato Regionale ai beni culturali e all’identità siciliana in occasione di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è organizzata da Civita in collaborazione con Magnum Photos, e la Casa dei Tre Oci.
Il progetto curatoriale di Denis Curti, fa fede alla mostra originariamente curata da Richard Whelan. La rassegna, presenta 107 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo. Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto, le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici – basti pensare alle uniche fotografie (professionali) dello sbarco in Normandia delle truppe americane, il 6 giugno 1944 – ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, di cui Capa è stato testimone oculare. «Se la tendenza della guerra – osserva Richard Whelan, biografo e studioso di Capa – è quella di disumanizzare, la strategia di Capa fu quella di ri-personalizzare la guerra regi­strando singoli gesti ed espressioni del viso. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa “sapeva di non poter fotografare la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino, mostrando l’orrore di un intero popolo attraverso un bambino».L’esposizione si articola in 12 sezioni: Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Gran Bretagna e Nord Africa 1941 – 1943, Italia 1943 – 1944, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954. La mostra si conclude con una sezione dedicata ai Ritratti di amici e artisti: Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951.La mostra comprende una sezione speciale dedicata alle fotografie scattate da Capa in Sicilia. Il fotografo era giunto qui nel luglio del 1943 imbarcato su una nave che portava rifornimenti e fungeva da copertura per l’avanzata della Settima Armata del generale George D. Patton. Le truppe americane spingevano verso Palermo, dove trovarono ad accoglierle la popolazione esultante per la fine dell’occupazione tedesca. Infine sarà messa a disposizione di tutti i visitatori, inclusa nel biglietto di ingresso, una audioguida in italiano e in inglese, con cui seguire tutto il percorso espositivo.

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Mostra di Ileana Florescu dal titolo Le stanze del Giardino

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Roma Giovedì 26 aprile ore 19 Accademia di Francia a Roma Villa Medici presentazione e dialogo sulla mostra di Achille Bonito Oliva, Roberto Mancini, Lucia Tomasi Tongiorgi, Cristiano Leone ore 20 inaugurazione, ingresso libero.
Le stanze del Giardino si inserisce nel progetto di Muriel Mayette-Holtz, direttrice dell’Accademia di Francia a Roma-Villa Medici, di valorizzare e raccontare il patrimonio artistico e culturale dell’istituzione attraverso lo sguardo attento e la sensibilità degli artisti contemporanei.A cura di Cristiano Leone, l’esposizione presenta diciassette light-box, strutture quadrangolari nelle quali l’artista mescola arte e natura, muovendo da una serie di fotografie legate alla vita del cardinale Ferdinando de’ Medici durante la sua permanenza a Roma, dal 1577 al 1588. Fil rouge delle opere, tutte concepite appositamente per l’occasione, è il tema del giardino: Ileana Florescu ha infatti riprodotto diciassette planimetrie reali di aiuole, tratte dal Libro di compartimenti di giardini della fine del XVI secolo di Giuseppe Casabona, botanico al servizio del granduca Francesco I de’ Medici e, successivamente, di Ferdinando.
Nel complesso, per la composizione delle light-box sono state impiegate trecentonovantasette fotografie, scattate dall’artista non solo a Roma – a Villa Medici, a Palazzo Margherita, a Palazzo Barberini, a Palazzo Rospigliosi Pallavicini e nel Giardino Segreto di Villa Borghese – ma anche, come spiega Cristiano Leone “a Pisa all’Orto Botanico e al Duomo; a Firenze in Piazza Santissima Annunziata, ai Giardini di Boboli, alla Loggia dei Lanzi e nel Museo del Bargello; in Sardegna, nel Maine, a Roccantica, a Migliarino Pisano, alla Torre di Bellosguardo, i luoghi delle peregrinazioni più personali di Ileana Florescu”.
Il percorso espositivo si snoda negli storici appartamenti di Villa Medici, includendo l’atelier Balthus, lo Studiolo e la Gipsoteca. Come in un racconto visuale, in ogni light box, dietro le griglie dei progetti dei giardini rinascimentali, si scoprono personaggi e scenari legati alla storia della Villa, metafore, simboli e miti che stuzzicano la curiosità dello spettatore. Figura chiave è il porporato Ferdinando de’ Medici, mecenate che contribuì a rendere Villa Medici un gioiello dell’architettura rinascimentale e che scelse l’artista fiorentino Jacopo Zucchi, tra i più grandi rappresentanti del tardo manierismo, per dare un nuovo volto all’istituzione.
In uno dei suoi tableaux-giardino, Ileana Florescu rielabora proprio il ritratto che Zucchi fece al cardinale, mentre in altri l’artista esplora i temi, a lui connessi, del collezionismo, della passione per le scienze naturali e per l’artigianato di lusso, dell’amore proibito, degli inganni di potere.Nei lavori in mostra si individuano il botanico Giuseppe Casabona; l’avvenente figlia del “gran cardinale” Alessandro Farnese, Clelia Farnese, ritenuta l’amante del cardinal Ferdinando e protagonista della rivalità tra le due famiglie per la supremazia sociale delle casate; Maometto II, conquistatore di Costantinopoli, e Cristoforo Colombo, due personaggi che influenzarono la cultura rinascimentale europea ispirando artisti e scrittori, i cui ritratti erano originariamente collocati nel Grand Salon di Villa Medici. Diversi i riferimenti alle opere d’arte della collezione di Ferdinando de’ Medici, trasferite a Firenze in seguito alla sua ascensione al trono di granduca di Toscana: tra queste, l’originale della famosa statua di Mercurio del Giambologna, le statue delle Sabine, Atena, Bacco, alcuni dipinti che si trovavano nel Grand Salon, tessuti preziosi del XVI secolo, piante ornamentali e medicinali dell’epoca, utilizzate ancora oggi.
Accompagna la mostra un catalogo realizzato in collaborazione con la casa editrice Electa-Mondadori, che contiene un ampio apparato iconografico e testi di Achille Bonito Oliva (critico d’arte e curatore), Roberto Mancini (docente di Storia moderna), Lucia Tongiorgi Tomasi (storica dell’arte) e Cristiano Leone, curatore dell’esposizione.Per la prima volta nella storia dell’istituzione, il pubblico sarà accompagnato nel percorso della mostra da un’applicazione multimediale con la voce narrante di Remo Girone. L’allestimento è realizzato da Mekane su progetto di Massimo d’Alessandro.

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Mostra dell’artista bielorusso Andrei Shchurok “Il dono della tenerezza”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Mantova. Dal 21 aprile al 10 maggio 2018 la Galleria Arianna Sartori di Mantova, nella sede di Via Cappello 17, ospiterà la mostra dell’artista bielorusso Andrei Shchurok “Il dono della tenerezza”. La mostra, promossa dall’Associazione Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl onlus di Mantova, si inaugurerà Sabato 21 aprile alle ore 18.00 alla presenza dell’artista.
Questa è la seconda esposizione per Andrei Shchurok nella città di Mantova, che segue la personale “Jazz&Paint” realizzata alla Casa di Rigoletto nel 2010.Andrei concepisce la pittura come un’arte aperta, la tecnica per lui deve limitarsi a soddisfare un primissimo interesse estetico ma un artista deve esprimersi “rompendo” ciò che vede per ricostruirlo attraverso l’anima.«L’arte di Andrei Shchurok offusca gli spigoli della percezione, catturando i processi di trasformazione delle forme di questo mondo ai livelli di materia ed energia sottili. La loro interpretazione, inconsapevole della solita “prima” attenzione, forma un’immagine della realtà umana, ma l’artista rende cosciente l’inconscio, diventando un co-autore dei processi stabili invisibili che hanno luogo nell’universo planetario. Allo stesso tempo, il pittore non invade la realtà con il bisturi della ragione, vediamo in sostanza un’arte contemplativa che rappresenta un’interazione armoniosa con la realtà. Guidato dalla spontaneità creativa, l’artista appare co-creatore degli elementi dell’universo, poiché la sua attività osservativa è in armonia con il mondo.Allo stesso tempo, la maggior parte dei dipinti non possono essere definiti paesaggi nel senso abituale di un pubblico di massa. La creatività di Andrei Shchurok collega lo stato della realtà naturale con lo stato dell’anima dell’artista, e viaggia attraverso i luoghi del mondo fisico diventando vagabondaggi concomitanti attraverso i mondi della coscienza individuale. È così che si realizza la realizzazione dell’espressione per l’unità dell’uomo e dell’universo cercata da molti.In piena conformità con la sua natura del viaggiatore, la cui massima espressione archetipica è l’immagine del Viaggiatore, Andrei Shchurok ammette prontamente che la sua arte è definita “strana”, sottolineando che anche questo è un complimento. È nelle immagini “strane” che mostrano le peculiarità del percorso spirituale e la singola gnosi del loro creatore che si può scoprire costantemente qualcosa di nuovo per se stesso, tale arte ha un valore reale e, secondo l’artista, non si annoia mai. Una caratteristica distintiva del processo creativo di Andrei Shchurok è che, confondendo i confini della percezione condizionata, non è in conflitto con la realtà e non si sforza di ricrearla intenzionalmente, esistendone armoniosamente: “Non sono un artista manifesto. L’arte è organica per la mia vita. Mi piace la lotta con la tela o, al contrario, quando il processo creativo procede facilmente”».

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Mostra Co-Existence

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Roma Rossocinabro Via Raffaele Cadorna, 28 Opening sabato 21 aprile dalle 17 alle 19 Visitabile da lun a ven 11-19 e fino al 28 aprile 2018 CO-EXISTENCE 3 mostra curata da Cristina Madini
Giunta alla 3a Edizione la mostra in questione sarà un vero e proprio concerto, che coinvolgerà artisti di varie nazionalità volti a vivere e a catturare gli sguardi sul proprio pensiero nomadista, su coesistenze e slittamenti; tutto attuato con tecniche diverse, e che nello spirito di queste trovano così il motivo di un’unità. Risulta evidente che la coesistenza di vari linguaggi artistici che si mettono in correlazione, si compenetrano e si integrano, diventa un parametro importante nella comprensione e valutazione di espressioni artistiche di realtà culturali diverse come strumento in grado di fornire una chiave di lettura unitaria. L’attenzione ai diversi linguaggi, la conoscenza e lo scambio con gli altri trovano modalità concrete e canali privilegiati di realizzazione proprio nei linguaggi artistici ed espressivi. Verso questa direzione conciliatrice, va letta, dunque, la capacità metamorfica dell’arte, sempre più tesa a scandagliare nelle dinamiche e nelle alterne coesistenze di sistemi oppositivi il rispetto e il riconoscimento dell’alterità che fatica e richiede una più matura riflessione. Aspirare ad avviare e a promuovere, passo dopo passo, la ricerca di una ragione comune, può infatti rendere conto di nuove possibilità di confronto e di crescita culturale.
Artisti: Shlomit Anderman, Yasmina Barbet, Massimo Barcaroli, Henrik Brøndsted, Alan Cariddi, Celina, Lubka Cibulová, Leonardo Cersosimo, Seth Chwast, Jari Di Giampietro, Josiane Dias, Jürgen Eckey, Santi García Cánovas, Orna Geva, Katharina Goldyn, Federico Grazzini, Francesca Guetta, Christina Haupts, He Ping, Osamu Jinguji, Masha Kha, Aleksandra Kosoń, Lana Leuchuk, LiV, Luciano Loi, Sebastián López Durán, Stjepko Mamic, Vincenzo Messina, Friedhard Meyer, Elvio Miressi, Emanuela Montorro, Mirja Birgitta Nuutinen, Anja Stella Ólafsdóttir, Barbara Pazzaglia, Prussi, Michelle Purves, Daniela Rebecchi, Guiki Rivera, Selda, Dolors Simó, Christina Steinwendtner, Merideth Tancio, Laara WilliamSen, Lady Yupiigold, Emanuela Zavattaro.

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Mostra di: Fausto Pirandello, Giovanni Stradone, Lucio del Pezzo, Ignazio Schifano

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Palermo, dal 19 Aprile al 12 Maggio 2018 Inaugurazione giovedì 19 Aprile, ore 18:00 La Galleria Lombardi e La Galleria d’arte La Nica, in occasione di Palermo capitale Italiana della cultura e della biennale “Manifesta 2018”, intraprendono una collaborazione aprendo a via Villaermosa 41 il proprio spazio espositivo. L’inaugurazione sarà dedicata a quattro artisti, di generazioni e provenienze geografiche diverse. Fausto Pirandello (1899-1975), siciliano, maestro indiscusso del Novecento italiano e non solo. Illustri storici europei lo stanno sempre più considerando uno dei maggiori artisti della figura.
Giovanni Stradone (1911-1981), esponente della Scuola romana, definito da Lionello Venturi “il più tipico e coerente rappresentante dell’espressionismo italiano”.
Lucio del Pezzo (1933), napoletano, ma milanese d’adozione, con un lungo soggiorno a Parigi dove assume un ruolo importante nella Patafisica europea. Tra i fondatori del Gruppo 58 di Napoli, d’impostazione neosurrealista e neodadaista. Ignazio Schifano (1976), Palermitano, artista di punta nella nuova realtà pittorica italiana contemporanea.
Orari: martedì-sabato 10:30 – 13:00 / 16:30 – 20:00 | lunedì 16:30 – 20:00

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Mostra Il Terzo Giorno

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Parma Giovedì 19 aprile 2018, alle ore 11.00 al Palazzo del Governatore, nel cuore del centro storico di Parma, si terrà la preview stampa della mostra Il Terzo Giorno, curata da Didi Bozzini e promossa dal Comune di Parma nell’ambito di una serie di eventi che daranno alla città l’occasione di riflettere sui temi dell’ambiente, della sostenibilità, del rapporto uomo – natura, che sarà aperta al pubblico dal 20 aprile al 1° luglio 2018.115 opere in mostra di 40 artisti fra cui Marina Abramovic, Nobuyoshi Araki, Roger Ballen, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Alighiero Boetti, Jake & Dinos Chapman, Mat Collishaw, Mario Giacomelli, Francesco Jodice, Richard Long, Mario Merz, Sebastião Salgado e Gilberto Zorio.
Interventi di: Federico Pizzarotti, Sindaco di Parma, Michele Guerra, Assessore alla Cultura del Comune di Parma e Didi Bozzini, Curatore della mostra.

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Mostra Camilla Borghese: Orizzonte Verticale

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Napoli Sabato 21 aprile 2018 ore 12.00 fino al 12 maggio 2018 sarà inaugurata nelle Sale Espositive di Castel dell’Ovo, per la prima volta a Napoli, la mostra personale della fotografa romana Camilla Borghese dal titolo “Orizzonte Verticale”, a cura di Marina Guida. Ingresso gratuito. Il progetto espositivo è organizzato dalla galleria diretta da Paulo Pérez Mouriz e Guillaume Maitre, Spazio Nuovo, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.
Come nel libro di Stefano Bartezzaghi, docente di Semiotica e di Teorie della Creatività, da cui mutua il titolo, l’Orizzonte Verticale di Camilla Borghese si presenta in forma di caleidoscopio metropolitano, in cui si frammentano e ricompongono in griglie cartesiane nella retina dell’osservatore, elementi eterogenei: forme architettoniche classiche, frammiste a quelle contemporanee. In esposizione circa 25 fotografie di grandi dimensioni, stampate su carta cotone, che restituiscono la visione, che è al contempo reale e metafisica, di tre di città: Napoli, Roma, New York. I particolari architettonici ritratti da Camilla Borghese diventano quasi nature morte, quinte scenografiche, pure astrazioni, giochi di linee perpendicolari ed orizzontali che formano patterns visivi, oltre il tempo lo spazio. Il suo linguaggio fotografico nasce dall’amore per le architetture. Attraverso un gioco di rimandi formali, dall’antichità alla modernità, fa in modo che passato e presente si congiungano in visioni che trascendono il tempo. Ne sono esempio i dittici, nei quali dialogano antichi colonnati della Roma imperiale con pilastri di architetture moderniste, grattacieli scintillanti e ruvidi colonnati classici o chiese barocche.
Il suo sguardo sosta su particolari architettonici, studiandone connessioni ed analogie, angolazioni e simmetrie. Particolare attenzione è dedicata alla condizione di luminosità più idonea, che le consente di rendere in forma visibile un’immagine mentale. La sua fotografia non è mai estemporanea ma costruita, strutturata in diverse fasi. L’artista, infatti, seleziona visivamente l’immagine da realizzare, e successivamente si reca più volte sul luogo prescelto, per intercettare la luce naturale che le consente di arrivare alla costruzione dello scatto definitivo, che raggiunge dopo una lunga e complessa gestazione con il banco ottico. Nelle sue opere vi si rintracciano senza soluzione di continuità, l’armonia della prospettiva rinascimentale, l’astrazione metafisica e le volumetrie di Piero della Francesca, l’assoluto rigore nella costruzione, descritto nel trattato che dall’antichità, ha condizionato il modo di vedere, conoscere, costruire ed abitare lo spazio dell’uomo contemporaneo, che è il De Architettura di Marco Vitruvio Pollione.Grande attenzione è riservata dall’artista alla qualità del supporto fotografico utilizzato, che rende alla perfezione la qualità tattile dei materiali ritratti: dalla fredda e liscia scivolosità delle superfici del vetro e cemento del Seagram Building di Mies Van Der Rohe, alla rugosità del piperno piramidale della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli. I suoi lavori, raccontano delle forme nello spazio, ma soprattutto del tempo e delle condizioni di luminosità in cui sono realizzati, e con questi due parametri istituiscono un dialogo continuo, fino ad arrivare ad un tipo di astrazione, che parte dal dato reale, per approdare ad una dimensione più propriamente metafisica.

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Giovanni Gastel: Mostra fotografica

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Como, 26 maggio – 17 giugno Palazzo del Broletto Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 Ingresso libero. E’ stata presentata questa mattina la mostra fotografica di Giovanni Gastel “L‘eterno istante. La mostra”, curata da Maria Cristina Brandini e Franco Brenna, organizzata dall’Associazione culturale Caracol e dal Comune di Como, Settore Cultura.
L’esposizione, omaggio al successo, all’eleganza, all’amore per il bello che hanno sempre contraddistinto il lavoro di Gastel, si terrà dal 26 maggio (ingresso al pubblico a partire dalle 18.30) al 17 giugno al Palazzo del Broletto a Como. La mostra resterà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18.A oggi, è la prima volta che Gastel, artista-fotografo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, espone le sue opere a Como, luogo al quale è particolarmente affezionato avendo trascorso in gioventù moltissime estati nella storica dimora di Villa Erba, residenza estiva della sua famiglia.La mostra propone 38 fotografie prestigiose scattate da Giovanni Gastel nel corso dei suoi 40 anni di professione. Saranno esposti alcuni ritratti suggestivi appartenenti alla serie creativa “Angeli caduti” insieme ad alcune delle foto più iconiche della sua carriera, una vita dedicata completamente alla fotografia, che lui stesso definisce uno stato di necessità
Per l’occasione, e per lasciare un segno tangibile di questo importante evento, verrà pubblicato il catalogo della mostra, con le immagini esposte, testi critici e contributi, offerto da Casa Brenna Tosatto.A corredo della mostra, due incontri aperti al pubblico: lunedì 4 giugno alle 18 appuntamento con Giovanni Gastel e due importanti fotografi comaschi, Enzo Pifferi e I Vasconi di Cernobbio (durante la serata verranno proiettate fotografie dei tre artisti) mentre mercoledì 6 giugno, sempre alle 18, Giovanni Gastel presenterà il suo libro inedito di poesie “Sono una pianta rampicante” e parlerà della sua attività di scrittore.

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Mostra Figure contro: Fotografia della differenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Parma sabato 21 aprile apre la mostra Figure contro. Fotografia della differenza, allestita nella sala delle colonne dell’Abbazia di Valserena, sede dell’Archivio-Museo CSAC di Parma.
Figure contro, costruita con materiali provenienti dagli straordinari archivi dello CSAC (oltre 12 milioni di pezzi), illustra come la fotografia, soprattutto nel corso degli anni Settanta, abbia avuto un ruolo importante nel sensibilizzare le coscienze intorno a questioni nascoste e dimenticate. Le figure contro evocate dal titolo sono quelle immortalate in questi scatti: persone escluse dal racconto sociale, letteralmente spinte ai margini, in quanto la loro stessa esistenza è in contrasto con le logiche imperanti nella moderna società. In altri casi, sono protagoniste figure che rispetto a queste logiche si pongono in contrasto: protestano, manifestano affermando un modello alternativo.
Ma figure contro sono anche quelle delle fotografe e dei fotografi che hanno realizzato queste immagini: Giordano Bonora, Anna Candiani, Carla Cerati, Mario Cresci, Uliano Lucas, Paola Mattioli e Giuseppe Morandi. Ciascuno secondo la propria sensibilità e con il proprio linguaggio hanno contribuito a tradurre la fotografia da strumento di pura constatazione a strumento critico, di denuncia ma anche più sottilmente di riflessione su ciò che era la società italiana in pieno boom economico, con tutte le sue contraddizioni.La mostra si propone anche come preludio alla più ampia esposizione che inaugurerà entro la fine del 2018 nello spazio della Ex Chiesa dello CSAC, e che avrà come fulcro opere riferite esclusivamente all’anno 1968, attinte da tutte e cinque le sezioni dell’archivio (Arte, Fotografia, Progetto, Spettacolo, Media/moda)

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Mostra: fantastiche visioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Roma Dal 21 aprile alla Galleria Ars Perpetua di Roma via dei Coronari 111 una mostra che restituisce la memoria dell’intramontabile Federico Fellini, che alla Capitale ha regalato i suoi più bei film. É “Fantastiche Visioni”, la mostra ospitata presso la Galleria Ars Perpetua, con 41 disegni realizzati dal maestro autore della “Dolce vita” e di tanti altri film diventati capolavori della cinematografia mondiale. Opere disegnate da Fellini, che le affidava al suo truccatore storico, Rino Carboni, la cui memoria è custodita ora dal figlio Adriano, che ha ereditato e continua l’arte del padre.A chi gli chiedeva perché disegnasse i personaggi dei suoi film, Fellini rispondeva: “Perché prendo appunti grafici delle facce, dei nasi, dei baffi, delle cravatte, delle borsette, del modo di accavallare le gambe delle persone? È un modo per cominciare a guardare il film in faccia, per vedere che tipo è, il tentativo di fissare qualcosa, sia pure minuscolo, al limite dell’insignificanza, ma che mi sembra abbia comunque a che fare col film, e velatamente mi parla di lui”. Era il suo processo creativo, che aveva avuto origine fin da quando, ancora ragazzo, collaborava con il Marc’Aurelio come vignettista e umorista e forse già da prima.La mostra “Fantastiche Visioni” porta alla vista del pubblico 41 opere che Federico Fellini aveva consegnato al suo storico truccatore, Rino Carboni, come modelli per realizzare il make up e soprattutto i veri e propri effetti speciali di cui Carboni è stato un precursore geniale e innovativo.I disegni di Fellini erano i suoi sogni e Carboni, con la sua maestria, riusciva a renderli concreti e visibili facendoli uscire dalla carta di cui erano fatti e dandogli le fattezze di tanti personaggi di una lunga serie di film, opere cult tra cui: Tre passi nel delirio – ep. Toby Dammit (1968), il primo film di Carboni con Fellini in cui realizza gli effetti speciali, tra i quali la testa mozzata di Terence Stamp; Fellini Satyricon (1969); I Clowns (1970); Roma (1972); Amarcord (1973); Il Casanova di Federico Fellini (1976); Prova d’orchestra (1979); La città delle donne (1980); E la nave va (1983); Ginger e Fred (1985).
Oggi il figlio di Rino Carboni, Adriano, ha deciso di rendere pubblici i disegni di Fellini dopo che la sua famiglia li ha lungamente e gelosamente conservati. Per lui si tratta di qualcosa di più di opere d’arte; sono veri e propri flash della sua vita: “ricordo che toccai con mano i bellissimi costumi dei clown realizzati da Danilo Donati quando avevo solo otto anni. Fu in quella situazione che conobbi Fellini. Mio padre mi portava sempre a fare visita ai set in cui lavorava, specialmente quelli di Fellini che venivano girati spesso a Cinecittà. Rimanevo incantato e affascinato dalla magia che racchiudevano le quinte dei film”. Sotto i suoi occhi di ragazzo prendevano vita i personaggi che poi abbiamo visto sugli schermi. “Fellini dava degli schizzi a mio padre, quasi caricaturali, poi li vedevo realizzare sul volto dell’attore e la caricatura prendeva vita. Ho ancora un ricordo nitidissimo”, conclude Adriano Carboni. Quello del cinema è un mondo fantastico, quasi magico e in quello di Fellini i sogni prendono vita. I disegni in mostra sono il tratto di unione tra il sogno e la realtà. E la mostra “Fantastiche Visioni” li rende visibili.

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Porta chiusa, porta aperta – Fabrica. Musica e letteratura in costruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Roma domenica 15 aprile alle ore 17.00 sarà, Musei di Villa Torlonia Casina delle Civette Via Nomentana, 70 organizzato da Fabrica Associazione Culturale, una interessante iniziativa: Porta chiusa, porta aperta – Fabrica. Musica e letteratura in costruzione. Il mistero oltre lo spazio: viaggio iniziatico tra il cielo e la terra, tra realtà e spirito, tra limiti e infinito attraverso brani di autori antichi e moderni sul mistero, sull’apertura ad altre dimensioni e sul tema del confine, del limite.
“Soglie di Luce. Opere di Pietro Gentili dal 1970 al 2000” è la prima mostra personale nella Capitale dopo la scomparsa del Maestro e ha l’intento di farne conoscere l’universo artistico attraverso 50 opere tra quadri, sculture, gioielli, moduli tridimensionali realizzate utilizzando tempera, foglia d’oro e d’argento, sabbia, polvere di specchio, plexiglass, legno. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Archivio Gentili e da Fabrica Associazione Culturale, è a cura di Claudio Cerritelli e Maria Grazia Massafra. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Tra scudi di angeli, cieli stellati, porte aperte su di uno spazio “altro”, giochi di superfici riflettenti, filo conduttore dell’esposizione è la luce come soglia verso un’altra dimensione. Come scrive Claudio Cerritelli l’immagine della “porta” si pone come luogo del mistero conoscitivo dell’arte, soglia dove si avverte il desiderio e la ricerca della luce spirituale, percepita nella vastità senza fine del tempo.
La musica avrà un impianto di diffusione nel porticato esterno limitrofo alla mostra dove chi non è potuto entrare nella sala potrà ascoltare in piedi il concerto/reading.L’iniziativa è gratuita previo acquisto del biglietto del museo secondo tariffazione vigente.
Biglietteria presso il Casino Nobile
Biglietto d’ingresso Casina delle Civette: € 6,00 intero; € 5,00 ridotto. La mostra è parte integrante della visita.Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) ingresso gratuito. Orario mostra: martedì – domenica 9.00 – 19.00 La biglietteria chiude 45 minuti prima sito: http://www.pietrogentili.com

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Mostra Luciano Ventrone: Meraviglia ed estasi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Gualdo Tadino (Pg) Domenica 15 aprile 2018 ore 17.30 Teatro Talia Via Ruggero Guerriero Ingresso libero fino ad esaurimento posti.A seguire taglio del nastro presso la Chiesa monumentale di San
Francesco. Vittorio Sgarbi, dopo il successo della mostra “Seduzione e Potere. La donna nell’arte tra Guido Cagnacci e Tiepolo”, annuncia dal 17 aprile al 28 ottobre 2018, sempre nella Chiesa Monumentale di San Francesco a Gualdo Tadino, un’altra esposizione-evento, questa volta d’arte
contemporanea, dedicata a Luciano Ventrone, dal titolo “Meraviglia ed Estasi”. Una scelta tutt’altro che casuale per la cittadina umbra, patria di quel Matteo da Gualdo (1435 circa-1507), tra gli antesignani del genere della natura morta (con la sua celebre tavola raffigurante l’”Albero di Jesse”, della fine del XV secolo), genere pittorico di cui Ventrone è uno dei grandi innovatori odierni L’artista romano, da oltre tre decenni, tra fiori e frutta in posa, “promette sapori che non può soddisfare – ha affermato Vittorio Sgarbi – per attirare i nostri sensi e condurli all’estraniante percezionedell’”ipernaturale”. La mostra, promossa dal Polo Museale città di Gualdo Tadino, con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino, è organizzata dall’Associazione Archivi Ventrone ed è a cura di Vittorio Sgarbi e Cesare Biasini Selvaggi.

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Mostra Matt Mullican “The Feeling of Things”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Milano Martedì 11 aprile 2018, 19.00 Pirelli HangarBicocca Via Chiese 2. La mostra di Matt Mullican The Feeling of Things a cura di Roberta Tenconi prosegue dal 12 aprile al 16 settembre 2018. Intervengono: Marco Tronchetti Provera, Presidente Pirelli HangarBicocca Vicente Todolí, Direttore Artistico, Pirelli HangarBicocca.
In Pirelli HangarBicocca vengono presentati oltre quarant’anni di lavoro di Matt Mullican a iniziare dagli anni Settanta in cui frequenta, come allievo di John Baldessari, il California Institute of the Arts di Valencia (USA), la scuola di belle arti supportata, tra gli altri, da Walt Disney, fino ad opere recenti, del 2018, realizzate appositamente per la mostra di Milano.
Un percorso che restituisce nella sua totalità l’abbondante produzione dell’artista e la straordinaria varietà di media utilizzati: sculture, grandi installazioni, opere su carta, in vetro, pietra, metallo, manifesti, multipli ed edizioni, neon, fotografie, dipinti eseguiti con la tecnica del frottage, video, performance, lightbox e progetti al computer e di realtà virtuale. Oltre a un campionario iconografico vastissimo: Mullican dà vita ai suoi personali pittogrammi (“Signs”). attingendo da elementi tratti dal mondo dei film e dei fumetti, dalle icone contemporanee di comunicazione, così come dalla segnaletica degli aeroporti, da illustrazioni scientifiche, da immagini derivate da diverse tradizioni (come i mandala hindu, immagini tantriche e simboli indiani hopi) e da altre di carattere primordiale, relative anche all’idea di nascita e morte, del fato e del destino.
La mostra occupa i 5.000 metri quadrati delle Navate di Pirelli HangarBicocca. I visitatori sono invitati a percorrere questo spazio addentrandosi all’interno di un’imponente struttura architettonica rettangolare, suddivisa in cinque aree di diverso colore i cui tratti rimandano alle iconiche cosmologie dell’artista.

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Mostra: Personale di Giuseppe Capitano

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

Roma martedì 10 aprile 2018 personale di Giuseppe Capitano “EARTH’S HEART” alla Galleria Edieuropa di Roma Piazza Cenci 56. La mostra nasce da un’ idea di Lea Mattarella, preziosa ed indimenticabile presenza in tanti anni di vita della galleria e proprio a Lea, nel corso della mostra, verrà dedicata una giornata di incontri.
In mostra 25 opere – molte delle quali inedite – tra sculture, tele e carte dell’artista molisano d’origine ma romano d’adozione, uno dei più significativi nel panorama contemporaneo, noto al pubblico per la sua originale indagine del mondo naturale e vegetale.Mediante materiali come canapa, carta, tela, gesso, carbone, miele, ortica, malva e soprattutto mediante l’utilizzo di essenze e fibre estratte direttamente dalle piante, Capitano nella sua ricerca, da alcuni anni, pone come punto di partenza l’incontro tra la sfera emotiva personale e la materia, a sua volta transitoria e permanente.Nonostante la formazione scientifica dell’artista (Laurea in Ingegneria Elettronica), l’approccio sistematico alla sua Arte – sensibile alla tematica ecologista – non è mai né scientifico né razionale. Nelle sue opere tenta di rispondere alla domanda “Che cosa è naturale?”, consapevole dell’abuso che oggi giorno si fa della parola in sé. Secondo Capitano, la Natura è in grado di unire ed accomunare tutti, è il ponte tra Noi e il Cosmo.
Come sottolineato da Margherita D’Amico,“In massima parte, l’arte sembra raccontare la natura in funzione dell’uomo, oppure filtrarla attraverso il suo occhio: dai dettagliatissimi paesaggi e i simboli rinascimentali fino alle nature morte, alle tempeste romantiche e ai giardini impressionisti, si giunge al contemporaneo, sinistro utilizzo di animali morti […]con intuito straordinario Giuseppe Capitano fa il contrario, coglie il genio e la meraviglia proprio nella natura, e ce li restituisce sotto forma di misteriosa speranza, una luce di cui sospettavamo l’esistenza e d’improvviso è lì, fra erbe e foglie d’oro uscite forse dal nostro stesso cuore”.
Da qui il “Cuore”, inteso come centro della terra, simbolo della parte più irrazionale dell’uomo e per questo legame imprescindibile con ogni altra forma di essere vivente. La mostra resterà aperta fino a sabato 19 maggio 2018.

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Lo statunitense Frank Lupo per la prima volta in Sicilia con una mostra

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

Ragusa – Grattacieli, parchi urbani, navi cargo che solcano l’Oceano. Ma anche angoli di giardino, paesaggi, ritratti in bianco e nero di marinai e di minatori di carbone. È l’America raccontata nelle gouaches di Frank Lupo, artista statunitense (Buffalo, Stato di New York, 1950) di fama internazionale, che saranno esposte in esclusiva per la prima volta in Sicilia in un’intrigante mostra, organizzata da Lo Magno arte contemporanea, a cura di Giuseppe Lo Magno, negli spazi della galleria Soquadro, in via Napoleone Colajanni 9-11, dal 21 aprile al 12 maggio (inaugurazione: sabato 21 aprile, ore 19). L’evento è particolarmente atteso poiché l’ultima esposizione di Lupo in Italia risale alla Biennale di Venezia del 1985.
Frank Lupo vive e lavora a New York. Dipinge per lo più a gouache (tecnica che rende i colori più luminosi attraverso l’aggiunta di un pigmento), talvolta anche con colori a olio e ad acqua. Alcune sue opere fanno parte della collezione permanente del Museum of Modern Art (MOMA) di New York. L’artista si ispira a fotografie, scattate in proprio, strappate dai giornale o semplicemente immaginate, cercando di catturare ciò che gli appare «ossessivo, commovente, provocatorio e vero». I suoi lavori, spiega l’artista, «mirano all’ambiguità, al mistero, alla confusione di un attimo, a uno sguardo rivolto a qualcosa che si perde nel trascorrere della vita quotidiana. A volte il soggetto è astratto e immobile, a volte è fuso col suo movimento. Una fermata o un treno di passaggio, un edificio che implode, un appartamento mezzo vuoto. Qui e ora e poi via. Ogni opera è un tentativo di invenzione e la trasformazione di quel momento».
Nel testo critico intitolato “Second life” che accompagna la mostra Andrea Guastella, storico e critico d’arte, rivela come la dedizione di Frank Lupo alla pittura risalga proprio a un soggiorno italiano. «Un luogo la cui bellezza invita alla sosta – scrive Guastella – in cui cioè lo spazio si converte in tempo: quello spontaneo prolungamento delle persone e delle cose ottenuto da Frank ora aumentando (o rimpicciolendo) a dismisura le dimensioni del supporto, ora deformando irrealisticamente le figure, ora accendendo l’immagine di colori contrastanti».
La mostra potrà essere visitata dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, chiuso il lunedì mattina e la domenica.

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Mostra personale della pittrice Alexandra von Burg

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Balerna – Svizzera Sabato 14 aprile, alle ore 18:00, (tutti i giorni 14.00 – 18.00) presso la prestigiosa Sala del Torchio di Balerna, Via Carlo Silva, 2, sarà inaugurata la prossima mostra personale di Alexandra von Burg, nota artista della Capriasca. Presenta la critica d’arte Emanuela Rindi. L’artista sarà presente nei weekend e il 1° maggio. Curata dal Dicastero Cultura, l’esposizione presenterà al pubblico un’ampia rassegna dei lavori pittorici realizzati negli ultimi anni con l’intento di illustrare e valorizzare la sua straordinaria libertà creativa. La sua ricerca sfugge, infatti, ad ogni possibile definizione tradizionale: il suo intenso e appassionato sperimentalismo la conduce a spaziare dal figurativo all’astratto, da una pittura di superficie ad una resa esplicitamente materica, dalla scelta di soggetti estrapolati dal reale alla rappresentazione di elementi e di contesti che ci trasportano in un’atmosfera fantastica, ideale, luminosa, pervasa da un’energia positiva dal fascino misterioso. Le immagini che Alexandra propone sono vivaci, potenti, spesso anche contrastate: rivelano uno sguardo curioso e attento sul mondo, un animo indipendente e sensibile al tempo stesso e, soprattutto, attestano il suo impegno nel sovvertire l’ordine prestabilito tra le cose per scuotere le coscienze dal torpore rassicurante delle abitudini, nel tentativo di risvegliare quella capacità immaginativa che troppo spesso viene sepolta sotto il peso della quotidianità.
La libertà sarà il fil rouge della mostra, che sarà impreziosita da numerose opere inedite realizzate appositamente per gli ampi spazi della Sala del Torchio; oltre alle nuove soluzioni espressive, tecniche e compositive, attendiamo in particolare di poter ammirare dal vivo i dipinti di grandissimo formato rivelati – in parte – sul sito dell’artista: panorami che invitano ad immergersi in una natura incontaminata, ad assaporare la vastità degli spazi, la loro sospensione temporale ed il silenzio che li avvolge per aiutarci a riascoltare, in una dimensione nuova e poetica, la nostra voce più profonda e più vera.
Alexandra von Burg nasce nel 1968 in Ticino, dove attualmente vive e lavora. Dal 2001 è presente a manifestazioni artistiche di livello nazionale ed internazionale.
Il suo percorso artistico comincia nel 2000 da autodidatta, quando alle prime esperienze pittoriche su seta affianca presto la pittura acrilica su tela e tecniche miste in cui sperimenta sempre nuove soluzioni. Negli anni più recenti ha tenuto diversi corsi di pittura nel suo atelier a Tesserete ed ha intrapreso la via della decorazione architettonica realizzando diversi murales, di grandi dimensioni e di forte impatto visivo, in edifici pubblici e privati in Canton Ticino.
Dal 2002 è membro dell’Associazione Pittori e Scultori Ticinesi, che nel 2014 l’ha eletta Presidente.

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Mostra Daniel Jouseff: Flags

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Roma fino al 5 maggio (Orari: martedì – sabato, 10.30 – 19.00; domenica e lunedì chiusi) Mucciaccia Contemporary piazza Borghese 1/A, prima mostra personale in Italia di Daniel Jouseff, artista nato in Svezia nel 1975 dove tuttora vive, da famiglia palestinese.La mostra, curata da Louise Hamilton, presenta circa 25 opere tra tele, carte e tessuti di recente produzione, che svelano la riflessione dell’artista sul tema dell’origine e dell’appartenenza culturale. Per Jouseff infatti l’opera rappresenta un viaggio, un racconto personale, dove il tema della ricerca identitaria risulta essere il leitmotiv di tutte le sue opere. Tutto ciò si ricollega alla vita dell’artista: figlio di genitori originari della Palestina, e poi trasferitisi in Svezia, sente l’importanza del suo retaggio culturale, al punto tale da portarlo con sé ed intrecciarlo continuativamente nelle sue opere. «Attraversare un confine -racconta Daniel Jouseff- è pieno di eventi e impressioni: mostrare il passaporto, vedere una bandiera, attraversare una frontiera, passare da una casa all’altra. Si diventa consapevoli che lo stesso terreno può essere diviso da una linea, che dà alle due parti la propria identità. E ti permette di essere considerato, a volte come amico e altre volte come nemico.»
Assieme alla riflessione sulla ricerca identitaria e la transitorietà geografica, vi è anche quella sulle regole sociali: da qui nascono i disegni e le tele, eseguiti liberamente ed in maniera istintiva, la cui poetica senza regole esprime il desiderio di non sottomettersi a nessuna subordinazione artistica.
L’esposizione a Roma si snoda sui due piani della galleria: al piano terra saranno esposte opere che esprimono la volontà di raccontare il passaggio di un confine e di un territorio, mentre al piano superiore sarà realizzata una installazione site specific, che scopre la forma mentis dell’artista. In entrambi i casi si rivela come il tema della bandiera sia frutto di un processo continuo e complesso, che segue da sempre la sua produzione artistica e che lo conduce verso un’attenta interpretazione del tema dell’origine e dell’appartenenza.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Carlo Cambi editore, con un testo della curatrice e una copertina inedita eseguita appositamente dall’artista.
Daniel Jouseff è nato a Växjö in Svezia nel 1975, e si è trasferito a Stoccolma dall’agosto del 2003 dove tuttora vive e lavora. La sua ricerca artistica parte dai grandi maestri del Novecento, come Pablo Picasso, Martin Kippenberger e Sigmar Polke. L’artista ha partecipato a diverse mostre, tra le quali: Transition tenutasi nel 2016 a Lydmar, Stoccolma e Flags organizzata presso lo Studio Rei nel 2017. Nello stesso anno partecipa alle mostre Sah A-Nom / Good Morning al Konstnärsbaren di Stoccolma e Flaggor över gränserna / Flags over borders presso il Bar Brillo della stessa città. Ha preso parte alla mostra collettiva Kaplan Art Expo, ed infine nel 2017 ha esposto alla fiera internazionale d’arte, Pop Austin International Art Show in Texas.

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Cervia Città Giardino

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Cervia. La mostra d’arte floreale a cielo aperto più grande d’Europa riapre i battenti nel mese di maggio. Tema per gli allestimenti 2018 “Sport tra Ambiente e Natura”L’ambiente è unico. Fra pineta, mare e saline il territorio cervese accoglie i visitatori con colori sempre accesi e profumi inebrianti offrendo innumerevoli opportunità di vita a contatto con la natura. La pineta con percorsi attrezzati e palestra all’aria aperta invitano ad attività fisiche e salutari come jogging, nordic walking, passeggiate immersi nel verde. La salina, scrigno naturalistico del parco del Delta del Po, diventa protagonista al tramonto nella meraviglia dei colori del cielo che virano dall’arancio al viola, al rosso. Sulla spiaggia le passeggiate lungo la battigia ascoltando il suono della risacca aiutano a ricaricare fisico e spirito.In questo ambiente che predilige verde e natura spicca una manifestazione internazionale che ogni anno rinnova l’abito verde della città. Cervia Città Giardino,Maggio In Fiore nata da una idea elaborata a tavolino da un gruppo di amici verso la fine degli anni sessanta oggi ha assunto un carattere internazionale di grandissimo livello ed è diventata la mostra d’arte floreale a cielo aperto più grande d’Europa nonché punto di riferimento per architetti ed tecnici del verde di tutta Europa. La manifestazione ha fin da subito posto l’attenzione su un tema importantissimo e per i tempi molto all’avanguardia, ovvero cura e salvaguardia dell’Ambiente.Quest’anno sulla scia dell’esaltazione dello sport che rispecchia una prerogativa dell’area cervese rimarcata dalla presenza già dal 2017 dell’incredibile manifestazione sportiva IRONMAN Italy Emilia Romagna, Cervia Città Giardino ha eletto “Sport tra Ambiente e Natura” a tema dell’anno 2018.
Manifestazione non competitiva, coinvolge ogni anno oltre 60 partecipanti fra enti, scuole, realtà di vario tipo soprattutto città europee che si sfidano in architettura del verde per offrire quanto di meglio e più sbalorditivo si può creare con piante e fiori. L’evento esce dai confini europei attraverso la partecipazione dell’associazione canadese “Communities in Bloom”, che organizza ogni anno il concorso ”International Challenge” che include rappresentanze da tutto il mondo. Il tutto sfocia in una mostra all’aria aperta molto articolata, fruibile ad ogni ora della giornata per il periodo da primavera ad autunno inoltrato fino al ricambio della primavera successiva, momento in cui si mette a punto il nuovo il look floreale della città. Si tratta di una exhibition diffusa sulle aree pubbliche di tutto il territorio cervese che caratterizza piacevolmente città e paesaggio.
Giunta alla sua 46^ edizione Cervia Città Giardino, presenterà i nuovi giardini il 26 maggio in un week end festoso all’insegna di natura e sport. Migliaia le piante e i fiori che saranno utilizzati per gli allestimenti che ogni anno stupiscono sempre di più per fantasia e originalità delle composizioni. Nel week end del 26 e 27 maggio, il Verde Mercato dedicato agli appassionati di giardinaggio e di erboristeria animerà il centro storico da mattino a sera. Saranno esposte piante, fiori, prodotti naturali, vasi, arredo per esterni. A completare il week end floreale la mostra Primavera in Bonsai e una Estemporanea d’Arte.

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Anna Romanello e Domenico Pellegrino Luci nella Città

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Roma giovedì 5 aprile 2018 ore 19.00 (Fino al 28 aprile 2018 Orari: lunedì – sabato 10-13 / 16-19) Galleria Borghini Arte Contemporanea Via Belsiana, 92 inaugura la doppia personale Luci nella Città di Anna Romanello e Domenico Pellegrino.
In questa occasione Anna Romanello propone delle opere inedite con le quali racconta la Città Eterna e i suoi luoghi che per l’artista “sono mondi di emozioni e spazi immaginali che all’improvviso si animano. Accade così che luce illumina la materia e la creatività scopre nuovi percorsi del segno e “scritture illeggibili”Luci e ombre della città si intravedono nelle fotografie, i riflessi sono affiancati dalle incisioni sovrapposte dall’artista che testimoniano non solo il suo gesto creativo, ma anche il movimento e la direzione nello spazio. L’osservatore può, quindi, seguire con lo sguardo le “[…] tappe ideali di un itinerario di ricerca che l’artista porta avanti con impegno e passione da più di vent’anni, questi linguaggi artistici diversi permettono alla Romanello di proporre la propria visione del “genius loci” di una città antica interpretata con uno sguardo moderno, dove l’immagine fotografica scattata dell’artista viene trasformata in un caleidoscopio di forme e colori che ricorda i capolavori ironici e dissacranti dei dadaisti, dai collages di Raoul Hausmann ai rayogrammi di Man Ray, dai “merzbau” di Kurt Schwitters alle “boîtes en valise” di Marcel Duchamp.”(Ludovico Pratesi dal catalogo “Promenades romaines” del 2001)
All’inaugurazione una performance di Lea Walter dal titolo Romamor: la performance nasce a partire dalle poesie riemerse nelle trame delle opere di Anna Romanello e dal testo di Jean Rony “Romamor”. Intrecciando le lingue, le parole e le voci che abitano il suo immaginario della città, Lea propone di seguirla lungo le vie di una topografia sentimentale.
Anche i lavori di Domenico Pellegrino mostrano la città tra passato e presente, ma in una chiave vivace, passionale e legata al vissuto. Le luminarie sono “Simboli eterni scolpiti nel legno”, a ricordare “la rinascita, la grazia della Santuzza dopo la peste, la luce dopo l’oblio”. Così Domenico Pellegrino, artista e designer palermitano, racconta le sue luminarie, quelle che da secoli adornano le città del Sud Italia, durante le feste religiose e patronali. Pellegrino ne ha fatto il leit- motiv di alcuni progetti recenti: omaggi alla propria terra e a quei riti che scandiscono il tempo sacro e profano di una socialità popolare, tra sagre, processioni, prospetti barocchi, giostre, lustrini, edicole votive, insegne strobo ed altarini accesi.
Mischiando tavolozze di colori mediterranei, oggetti cult del profondo Sud, umori e rumori di vicoli affollati, sagome di cuori come ex voto-giocattolo, decori di carretti siciliani, profumi di street food e distese assolate, Pellegrino ha sfornato una collezione di oggetti impreziositi da file di lampadine e volute variopinte: luminarie impossibili, che incrociano reperti del quotidiano nel segno di un allegro folk contemporaneo E infine, la Sicilia. L’isola, semplicemente. Che Pellegri- no trasforma in un radioso gioiello over size. Disegnata con le celebri lampadine di strada, è un concentrato di memorie estetiche e poetiche, icona delle icone, tirata giù dagli addobbi di una parata sacra e resuscitata come reperto di fiaba. Si narra anche della “Sicilia terra di leggende, dove si fondono vita, orgoglio, amore e morte. Dove si incrociano popola- zioni diverse, dove tradizioni tra loro lontane si intrecciano per formare nuove narrazioni. Sicilia terra di stranezze, tra il magico e il macabro, il religioso e il profano. “A-mori” di Domenico Pellegrino esalta l’isola con il suo immaginario antico ed incredibilmente contemporaneo.” (Alba Romano Pace) Così, le tematiche sono anche attuali: come dice l’artista la sua isola è ormai “simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione”. Attraverso la leggenda si raccontano gli scontri tra culture diverse e si lanciano messaggi di comprensione reciproca e solidarietà.

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Globes: Visions of the World seconda mostra temporanea del Louvre Abu Dhabi

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

Abu Dhabi. Il Louvre Abu Dhabi ha inaugurato la seconda mostra speciale dal titolo Globes: Visions of the World, aperta al pubblico lo scorso 23 marzo fino al 2 giugno 2018. La conferenza stampa ha incluso interventi di Sua Eccellenza Ludovic Pouille, Ambasciatore francese negli Emirati Arabi Uniti, Manuel Rabaté, Direttore del Louvre Abu Dhabi, Sylviane Tarsot-Gillery, Direttore Generale della Bibliothèque nationale de France (BnF), e i Curatori Responsabili Catherine Hofmann e François Nawrocki. Centosessanta globi, rari reperti archeologici, monete, magnifici manoscritti e stampe, astrolabi, mappe del mondo e dipinti, provenienti principalmente dalle collezioni della Bibliothèque nationale de France, guideranno i visitatori attraverso i 2500 anni di storia della rappresentazione del mondo.
Manuel Rabaté, Direttore del Louvre Abu Dhabi, ha dichiarato: “Questa mostra offre un’eccezionale opportunità di costruire una narrativa completa che collega astronomia, geografia, religione e filosofia, esaminando diversi simboli e rappresentazioni della Terra. In questo modo si inserisce perfettamente nell’ethos del Louvre Abu Dhabi – il racconto della storia dell’umanità. La Bibliothèque nationale de France ha avuto la responsabilità di curare questa mostra, ed è stato un onore incontrare questi incredibili curatori che hanno trascorso tutta vita alla ricerca della conoscenza e dell’eccellenza.
Desidero estendere un ringraziamento speciale a Catherine Hofmann, Chief Curator presso Bibliothèque nationale de France, e a François Nawrocki, Chief Curator e Deputy Director alla Bibliothèque Sainte-Genevieve. Vorrei anche rendere omaggio a Jean-Yves Sarazin, un curatore che è stato centrale in questo progetto, che purtroppo è mancato prima del suo completamento.
Attraverso la storia scopriamo le nostre influenze comuni, i collegamenti, il patrimonio comune e quindi la nostra umanità condivisa. Nuove prospettive continuano a sorprenderci e a renderci umili: la storia è riflessiva, nel senso che ci mostra chi siamo.”Catherine Hofmann, Chief Curator della Bibliothèque nationale de France (BnF), e François Nawrocki, Chief Curator and Deputy Director della Bibliothèque Sainte-Geneviève, hanno dichiarato: “La mostra inizia con tre magnifici strumenti e opere del XVII secolo: un globo celeste, un globo terrestre e una sfera armillare che è un modello che colloca la Terra al centro dell’universo. Attraverso questi tre tipi di oggetti esposti in tutta la mostra, si scopre la nascita e lo sviluppo di una visione del mondo che ha attraversato secoli e civiltà arricchendosi di molteplici contributi, non solo attraverso esperienze e osservazioni, ma anche con la matematica e la filosofia. Queste sfere sono esposte tra molti documenti e oggetti che gettano luce sul loro contesto, usi e associazione simbolica dall’antichità ai giorni nostri.”

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