Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

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La cultura dell’acqua in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Maggio 2022

“Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non c’è un ecoschema dedicato alle risorse idriche: è questa la palese testimonianza di quanto la cultura dell’acqua sia ancora marginale in un Paese come l’Italia, il cui futuro non può che essere legato ad un modello di sviluppo con il territorio al centro ”: ad evidenziarlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, intervenuto ad un simposio sul tema dei “Nuovi spazi per l’acqua”, svoltosi a Padova in collaborazione con ANBI Veneto ed Università. I corsi d’acqua, ad esempio, non vanno più visti in una sola dimensione. “Ad obbiettivi fondamentali come la riduzione del rischio idraulico e la fornitura d’acqua per l’agricoltura si aggiungono nuovi criteri gestionali, improntati alla tutela della biodiversità ed alla fornitura di servizi ecosistemici, in una parola alla multifunzionalità” spiega Alberto Barausse, docente dell’Università degli Studi di Padova. Una visione d’insieme, che ispira anche la proposta del Consorzio di bonifica Bacchiglione per la realizzazione di bacini d’invaso nel bacino dei Colli Euganei: dalla sicurezza idraulica del territorio all’accumulo delle acque per l’irrigazione, dalla funzione turistico-ricreativa al valore ecologico-naturalistico, fino alla riserva idrica antincendio.A fargli eco da Bologna è Valentina Borghi, Presidente del Consorzio di bonifica Renana: “Occorre che le Istituzioni rispondano positivamente all’esigenza di riqualificare le infrastrutture idrauliche ed irrigue per un futuro sicuro, vivibile e sostenibile.” “A 100 anni dal Congresso, che a San Donà di Piave disegnò la moderna Bonifica, non solo i cambiamenti climatici, ma anche le sfide della transizione energetica rappresentano per le nostre realtà un’altra boa da superare” aggiunge Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, intervenuto all’inaugurazione delle Officine Nord del centro idrovoro consorziale di Saiarino, nodo idraulico ferrarese, in cui convergono tutte le acque di superficie del bacino del fiume Reno.Al proposito, una concreta esperienza d’innovazione arriva anche dalla Toscana, dove la transizione ecologica del Consorzio di bonifica 1 Toscana Nord, che ha sede a Viareggio, coinvolge anche il lavoro quotidiano degli operai, che da alcuni giorni hanno a disposizione nuovi decespugliatori, soffiatori e motoseghe, alimentati con batterie, che si ricaricano, grazie all’energia verde di pannelli fotovoltaici; così, non si usano più carburanti fossili e quindi non si espellono gas di scarico. In questo modo, l’inquinamento è azzerato ed il lavoro è più salubre e piacevole: i nuovi macchinari, tutti in regola con le normative per la sicurezza, sono infatti anche più leggeri, maneggevoli e silenziosi. Questa scelta rispettosa dell’ambiente è stata avanzata da dipendenti dell’ente consortile, che con questa proposta hanno vinto un concorso di idee, in cui erano stati invitati a suggerire all’amministrazione attività innovative e migliorative da applicare al lavoro. Le batterie degli strumenti, alimentate con energia ricavata da pannelli solari, sono indossabili con un semplice zainetto e hanno un’autonomia paragonabile a quella degli attrezzi a motore a scoppio. I nuovi mezzi sono ora in prova alle squadre operative, che stanno prendendo confidenza con la tecnologia “verde”.

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7,7 miliardi di euro inviati in patria dagli immigrati in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Rimesse mondiali in aumento dopo l’emergenza Covid-19. Secondo la Banca Mondiale, la pandemia ha portato un calo delle rimesse solo nel secondo trimestre 2020. Complessivamente, il 2020 aveva registrato un calo di appena -1,7% rispetto al 2019. Nel 2021, la ripresa economica ha determinato un aumento complessivo del +7,3% rispetto al 2020. 7,7 miliardi dall’Italia. Le rimesse inviate dagli immigrati residenti in Italia a sostegno delle famiglie nei Paesi d’origine sono in costante aumento dal 2017. Il volume complessivo si avvicina al picco massimo registrato nel 2011 (8 miliardi). Nel 2021 registrano un +12,2% rispetto all’anno precedente e un +46,3% rispetto al 2016. Anche l’incidenza sul PIL torna a crescere (0,44%). Primi i Paesi asiatici. Il primo Paese di destinazione è il Bangladesh con 873 milioni di euro (11,3% del totale). Seguono Pakistan e Filippine. Calano invece i flussi verso l’Est Europa, in particolare Romania (-8,5%), Ucraina (-8,0%) e Moldavia (-7,3%). In questo caso è probabile che la riapertura delle frontiere abbia fatto ripartire i viaggi su strada degli immigrati, che spesso portano con sé regali o denaro per la famiglia. Durante il lockdown, invece, l’invio di denaro era rimasto l’unico strumento di sostegno. Confronto 2011-2021. Confrontando la distribuzione delle rimesse nel 2021 con quella di dieci anni fa, emerge un profondo cambiamento. Nel 2011 vi era una minore frammentazione, con il 70% delle rimesse concentrato verso soli 7 Paesi (e un terzo solo verso un Paese). Nel 2021, invece, i primi 7 Paesi raggiungono poco più del 50% delle rimesse, e nessun Paese supera il 12%. Media pro-capite 125 euro al mese. Osservando il rapporto tra rimesse e popolazione residente per ogni Paese d’origine, mediamente, ciascuno dei 5,2 milioni di residenti stranieri ha inviato 125 euro al mese in patria. Osservando le prime 20 comunità straniere presenti in Italia, i valori massimi si registrano tra i cittadini del Bangladesh (460 euro medi pro-capite). Il Senegal è il secondo Paese più attivo, con 370 euro al mese pro-capite. Generalmente, le comunità asiatiche sono mediamente molto attive: oltre al Bangladesh, anche India, Filippine e Pakistan inviano mediamente più di 200 euro al mese. Quasi un quarto da Roma e Milano. Oltre un quinto delle rimesse parte dalla Lombardia (1,75 miliardi). La seconda Regione è il Lazio, con 1,13 miliardi. Seguono Emilia-Romagna, Veneto e Toscana, tutte con più di 600 milioni di euro inviati nel 2021. A livello di singole Province, Roma supera di poco Milano. Quasi un quarto di tutte le rimesse italiane parte da queste due città. Seguono Napoli e Torino, rispettivamente con 364 e 268 milioni di euro.

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“Nel mare magnun del terrorismo, c’è una specificità tutta italiana”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Quella del terrorismo politico, indirizzato cioè a condizionare la politica interna attraverso una sempre maggiore radicalizzazione. Gambizzazioni, rapimenti, ricatti, processi sommari, attentati a sezioni di partito, uccisioni di giovani militanti, stragismo con interferenza dei servizi deviati, e infine esecuzioni capitali, culminate con l’uccisione del presidente della Dc, Aldo Moro di cui proprio oggi si ricorda il tragico ritrovamento in via Caetanei. Da quella data, sono passati 44 anni, ma c’è ancora chi inneggia alle BR, una per tutte il gruppo musicale P38. Tra processi inquinati, quelli da rifare e quelli neppure aperti, quella stagione getta le sue ombre nel presente con l’eterno ritorno dei suoi fantasmi, morti che aspettano giustizia. Non bastano targhe e corone d’alloro per stare tranquilli con la coscienza. Serve la verità. Ma quanti sono coloro che la vogliono davvero? Da anni giace nei cassetti della camera la proposta di istituzione di una commissione d’inchiesta sulla lotta armata negli anni ‘70. Ma qualcuno preferisce fare dichiarazioni piuttosto che portarla avanti per conquistare il diritto alla verità. E questo è tutto”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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La povertà in Italia è in costante aumento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

Nel 2020 l’Istat ha registrato 5,6 milioni di individui in povertà assoluta, pari al 9,4 % degli individui che costituiscono la popolazione del nostro Paese. Dal 2019, prima della pandemia, si è registrato un aumento che si avvicina ai 2 punti percentuali.Le persone senza fissa dimora rappresentano una parte di coloro che vivono situazioni di grave povertà. Le frequenti crisi economiche hanno accelerato i processi di impoverimento, infatti i loro profili sono cambiati nel corso di questi ultimi decenni: sempre meno legati ai modelli classici dell’homeless e condizionati piuttosto da problemi di fragilità quali dipendenze o problemi psichici e anche da eventi “luttuosi” improvvisi, come la perdita di lavoro.Un focus sul fenomeno nel territorio metropolitano sarà al centro di un incontro, il 12 maggio 2022 dalle 9.30 alle 13 presso la sede di C.so Inghilterra 7 della Città metropolitana di Torino e on line, dal titolo Le povertà nel territorio metropolitano: strategie e risorse per conoscerle e affrontarle. Sarà l’occasione per presentare la ricerca L’homelessness nel territorio metropolitano torinese di Roberto Albano e Cesare Bianciardi, frutto di un accordo fra la Città metropolitana di Torino e il Dipartimento di culture, politica e società dell’Università di Torino, che approfondisce un percorso di indagine iniziato nel 2016 per avere una fotografia di chi sono e quanti sono i senza fissa dimora sul territorio metropolitano al di fuori del capoluogo. La nuova ricerca sposta il territorio di indagine sugli operatori dei servizi pubblici e del terzo settore per conoscere quali sistemi di condivisione dei dati hanno a disposizione e come li utilizzano . L’obiettivo è arrivare a creare un Osservatorio permanente sul fenomeno dei senza fissa dimora per mettere a sistema la capacità di attraree risorse e strumenti efficaci a contrasto.

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La biodiversità in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

Pur rappresentando solo lo 0.2% della superficie delle terre emerse, l’Italia è uno dei paesi al mondo più ricchi di biodiversità, sia vegetale che animale, un patrimonio fortemente diversificato per l’eterogeneità del territorio e che continua ad arricchirsi nel tempo, come testimonia la scoperta appena effettuata dal CREA, con il suo Centro di Ricerca Foreste e Legno, che ha rinvenuto in Calabria e Basilicata una nuova specie di lepidottero, appartenente alla famiglia Noctuidae, insomma una sorta di farfalla notturna. Phragmatiphila parenzani, questo il nome attribuito alla nuova specie – dedicata al prof. Paolo Parenzan, fra i massimi esperti italiani – si distingue dalla analoga Phragmatiphila nexa presente a nord del Po per il disegno sulle ali, la morfologia degli apparati genitali e per la sequenza del DNA mitocondriale utilizzata in tassonomia (DNA barcoding). Diversamente dall’altra legata principalmente ad ambienti aperti, la nuova specie frequenta esclusivamente foreste umide di diversa tipologia e a diversa quota come castagneti, abetine, ontanete, alimentandosi di graminacee tipiche di ambienti umidi. «Si tratta di una falena, cioè un lepidottero dall’attività notturna. Questa specie è stata appena scoperta, ma le sue popolazioni potrebbero essere già minacciate. Gli scenari climatici disponibili, infatti, prevedono un’accentuata riduzione delle precipitazioni in ambiente mediterraneo, che può incidere negativamente sulle foreste umide, il suo habitat.» – ha spiegato Stefano Scalercio ricercatore del CREA Foreste e Legno, autore della scoperta insieme a Axel Hausmann dello Zoologische Staatssamlung di Monaco di Baviera – «La specie sorella, presente nel resto d’Europa, è protetta in alcuni paesi dalla legislazione nazionale e non possiamo escludere che possa essere meritevole di protezione anche la “nostra” specie. Questo però potremo dirlo solo a valle di ricerche mirate alla quantificazione delle sue popolazioni e alla loro variazione negli anni».

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Italia, un Paese di creduloni

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

Due anni fa, l’Agcom, l’Autorità per la concorrenza e il mercato (Antitrust), pubblicò gli esiti di una indagine sulla “credulità” degli italiani. Dall’analisi emergeva che circa il 60% degli italiani risultava avere «una falsa percezione in relazione a fenomeni misurabili in senso oggettivo, che riguardano una serie di tipologie di contenuti: dalle informazioni sull’economia a quelle di tipo scientifico-ambientale, dai temi importanti dell’agenda politica, quali la situazione economica, l’immigrazione, la criminalità, il lavoro”. L’indagine riportava come “il livello di istruzione e condizione socioeconomica siano in grado di influire sulle percezioni e sul riconoscimento di notizie false.” In sintesi, più una persona è istruita, maggiore saprà difendersi dalle bufale, avendo gli strumenti culturali per analizzare le notizie che circolano.Abbiamo qualche dubbio su questa ultima affermazione dell’Agcom, e ne abbiamo avuta la prova in questi giorni quando, intorno a un tavolo, si è parlato di approvvigionamenti energetici. Ben inteso, i commensali erano tutti professionisti con tanto di laurea. Ebbene, si deridevano le missioni dei nostri governanti in Angola alla ricerca di fonti energetiche suppletive, in particolare di gas, stante la situazione dei rapporti tra Italia e Russia. Si partiva dall’assunto, registrato in una di quelle trasmissioni televisive che classifichiamo come trash, che in Angola non c’è gas e che la missione dei nostri governanti era ridicola e l’insensatezza era avvalorata dalla finta malattia covidiana del presidente Draghi, che così si era sottratto a una brutta figura.E’ appena il caso di ricordare che in Angola, nel 2020, l’Eni ha estratto 33 milioni di barili di petrolio e 600 mila metri cubi di gas. Tra l’altro, l’Angola è tra i maggiori Paesi produttori di petrolio dell’Africa.Il campione dei commensali esaminato è certamente limitato, rispetto alla indagine condotta dall’Agcom, ma è un segnale che induce a riflettere sulla qualità del nostro sistema informativo, spesso basato su trasmissioni spettacolo dove l’importante è riprodurre le scene del Colosseo, con i contendenti che si azzuffano, sicchè aumenta l’audience, quindi la pubblicità e, di conseguenza, gli introiti per i gestori. Attivare i neuroni è sempre più necessario. Primo Mastrantoni, Aduc

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Il significato del 25 aprile in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2022

“C’è una metafora storica tra il 25 aprile e la resistenza ucraina contro l’invasore russo e in questo senso mi sento di condivederne lo spirito. Per la nostra partecipazione alle manifestazioni, io ieri ho partecipato a quella romana nell’unico municipio governato dalla destra, presieduto da Nicola Franco, che per l’occasione ha celebrato questa giornata con tante bandiere tricolori. Quando finirà l’esibizione di bandiere rosse, di partito o di parte e ci saranno vessilli unificanti e si parlerà anche delle verità storiche scomode legate a certa parte della resistenza, lo scetticismo della destra smetterà di esistere. Del resto, se negli anni, nel corso dei ‘festeggiamenti’, ci sono stati scontri, proteste ed espulsioni nei confronti di sindaci, segretari di partito, perfino del Pd, la Brigata ebraica e finanche bambini che portavano le bandiere dell’Italia e degli Stati Uniti, come accaduto ieri, qualcosa vorrà dire. Le bandiere che vengono issate dagli invasori russi nelle terre ucraine conquistate non sono quelle della federazione russa ma dell’Unione Sovietica con la falce e martello, proprio come molte di quelle che sventolavano nelle manifestazioni di ieri. È la sinistra che invece di trasformarla in quasi 80 anni in un evento pacificatore e condiviso da tutti ha soffiato sul fuoco strumentalizzandola. E alla fine chi semina vento raccoglie tempesta… Se parlamentari del Pd devono sfilare scortati è evidente che c’è un problema. Non si partecipa a una festa scortati, oltretutto chi si lamenta della nostra assenza dalle celebrazioni ufficiali dovrebbe dirci: se il Pd deve andarci scortato, come ci dovremmo presentare noi? Accompagnati dai caschi blu dell’Onu? La sinistra decida cosa vuole fare del 25 aprile, una festa divisiva anche al proprio interno oppure la festa condivisa della pacificazione nazionale, della libertà e della democrazia per far sentire uniti gli italiani di fronte alle insidiose sfide del nostro tempo”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ad Agorà.

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Report di WeWorld sull’educazione in Italia ai tempi del Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

Il Report di WeWorld sottolinea come il sistema scolastico italiano sia uno dei più stressanti al mondo: più della metà degli studenti dichiarano di sentirsi nervosi mentre studiano, rispetto a una media OCSE del 37%. Gli studenti italiani, con 50 ore a settimana, sono anche tra quelli che dedicano più tempo allo studio: proprio a causa della mancanza di pause adeguate durante l’anno scolastico, bambini e ragazzi faticano a trovare tempo per riposare e vedono aumentare il loro livello di stress, correlato anche al carico di compiti a casa. Risultato, sottolinea WeWorld, il nervosismo e il malessere producono scarso interesse per la scuola e cattive performance tra i banchi, favorendo disagio psicologico e dispersione scolastica. Nel 2020, i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano né studiano hanno raggiunto il 20,7%.Una situazione già presente da diversi anni, ma ulteriormente aggravata dalla pandemia: in assenza di interventi mirati, sottolinea il report, si stima che i periodi di DaD produrranno una perdita di apprendimento equivalente a 0,6 anni di scuola e un aumento del 25% della quota di bambini e bambine della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo di competenze (dati Invalsi). Questo ha inciso soprattutto sulle fasce sociali più deboli, a causa del digital divide: i dati rilevati sul campo da WeWorld evidenziano grandi limiti in termini di differenze di accesso ai dispositivi digitali. All’inizio della pandemia circa il 70% degli under 18 con cui WeWorld lavora nelle periferie italiane non possedeva né un pc/tablet né la connessione Internet a casa. Complessivamente, in Italia circa 600mila studenti sono rimasti completamente esclusi da ogni forma di didattica a distanza.La pandemia, quindi, ha agito come acceleratore di disuguaglianze già profonde e presenti da anni nel sistema educativo italiano, e come ulteriore causa di povertà educativa, strettamente intrecciata a quella economica. Questo circolo vizioso tende poi a perpetuarsi per generazioni, bloccando la mobilità sociale e la possibilità di migliaia di bambini di affrancarsi da situazioni di marginalità educativa e sociale.Meno marcate, ma sempre rilevanti, secondo il Report, sono le differenze di genere nei livelli di acquisizione delle competenze: gli stereotipi di genere giocano ancora un ruolo molto forte, così da spingere docenti e genitori a ritenere determinati studi e carriere professionali più adatti all’uno o all’altro sesso.

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Italia: Pressione fiscale reale al 49%

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2022

La pressione fiscale reale italiana, calcolata al netto del sommerso, ha raggiunto ormai il 49%, il livello più alto d’Europa. Nel 2019 era al 48,2%. Il dato è stato fornito dal Consiglio nazionale di commercialisti nel corso di un’audizione sul Def svoltasi presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Stante l’elevata quota di economia sommersa e illegale in Italia – hanno spiegato Tommaso Di Nardo e Pasquale Saggese, ricercatori della Fondazione nazionale della categoria- la pressione fiscale reale, il sacrificio cioè realmente imposto alla collettività che opera nell’economia emersa, è di gran lunga più elevato di quello ufficialmente registrato dall’Istat per tutta l’economia. La contabilizzazione da parte dell’Istat di una consistente quota di economia sommersa ed illegale nel Pil, pari per il 2019 a 203 miliardi di euro, l’11,3% del Pil, determina un livello particolarmente elevato della pressione fiscale reale, pari nel 2019 al 48,2%”.

Pur non essendo ancora disponibili le stime Istat dell’economia sommersa per il 2020 e il 2021, i commercialisti hanno sostenuto che, “alla luce dell’incremento della pressione fiscale ufficiale, è comunque possibile ritenere che la pressione fiscale reale si sia incrementata di pari passo. Mantenendo costante la quota di economia sommersa all’11,3% del Pil nominale, come rilevato dall’Istat per il 2019, la pressione fiscale reale nel 2021 raggiunge il 49% del Pil emerso, portando l’Italia al primo posto in Europa”. “Per il 2022 e per gli anni successivi – hanno proseguito – il DEF prevede una riduzione della pressione fiscale essenzialmente dovuta alla revisione dell’Irpef operata nella legge di bilancio 2022 e all’abolizione dell’Irap per le attività di impresa e lavoro autonomo svolte in forma individuale”. Per il sostegno alla ripresa economica, sarebbe secondo i commercialisti “fondamentale ridurre la pressione fiscale che grava sulle famiglie che, negli ultimi anni, è sempre aumentata. Nonostante gli interventi volti alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro dipendente, il livello complessivo del gettito tributario imputabile alle famiglie è quello che ha subito l’effetto maggiore dello shock fiscale 2012-2013 anche per effetto di una tassazione immobiliare particolarmente elevata a cui si aggiunge l’incremento della fiscalità locale che, anche per compensare il venir meno dei trasferimenti statali, è cresciuto progressivamente seppure in maniera ampiamente differenziata sui territori”. I rappresentanti della categoria hanno poi sottolineato come “l’evidente incremento del gettito delle imposte indirette trainato dall’Iva e generato in larga misura dall’importante crescita dell’inflazione, si abbatte sulle famiglie italiane contribuendo ad appesantire ancora di più il carico fiscale complessivo. Pertanto – hanno concluso – sarebbe auspicabile tenere sotto controllo il gettito Iva che sta alla base della lievitazione della pressione fiscale indiretta dell’ultimo anno, ed eventualmente, laddove le condizioni del quadro macroeconomico e di finanza pubblica lo permettessero, compatibilmente con la normativa europea, adottare opportuni provvedimenti di sterilizzazione dell’aumento del gettito Iva”.

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Referendum e democrazia in Italia…. Un tram chiamato desiderio

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2022

Prendiamo a prestito da Tennessee Williams il titolo del suo dramma per significare cosa continua ad accadere nel nostro Paese per democrazia, civiltà, partecipazione. In democrazia tutto è un tram, ma se si tratta di referendum è condannato ad esistere solo nella testa dei tenaci promotori, quindi da tram diventa una sorta di magazzino sigillato. 12 giugno è stata fissata la data per il voto referendario sulla giustizia giusta. Un solo giorno, in concomitanza con le elezioni amministrative in 970 Comuni su 7.904 (poco più del 10%), scuole chiuse e con gli italiani (guerra permettendo) già in vacanza o sul piede di partenza, per molti la prima dopo due anni di pandemia. Ogni volta che un referendum riesce ad arrivare al voto popolare, il regime di turno si prodiga per cercarlo di renderlo il più nascosto possibile, con tanto di collaborazione della Tv di Stato, tutt’altro che prodiga (violando le leggi) per spiegare cosa e perché si va a votare. Già è un “miracolo” che questi referendum siano arrivati al voto, visto il trattamento da regime oscurantista e azzeccagarbugli riservato a tre di essi (legalizzazione cannabis ed eutanasia, responsabilità civile dei magistrati) dalla Corte Costituzionale Noi, però, non crediamo ai miracoli perché non ci sentiamo fedeli o sudditi, ma siamo convinti che ad ogni azione referendaria corrisponda una reazione contraria da parte del regime dei partiti. E quando, come nel caso di quelli per cui si voterà a giugno, non ce la fa ad eliminarli prima, lo fa con il potere discrezionale che ha e si arroga per fissare la data della consultazione.Il referendum (abrogativo nel nostro sistema) è un metodo importante per la partecipazione dei cittadini al processo legislativo. Processo parlamentare a cui, ogni tanto, non fa male che possano intervenire i cittadini per dire la loro con certezza di causa/effetto. Ma sembra che questo non piaccia al regime dei partiti che, in passato come oggi, hanno sempre cercato di “farli saltare” per mancanza di quorum.Sembra proprio che in questa tornata 2022 ci risiamo. Oltre ad un emotivo “che tristezza”, ad un amaro in bocca per sentirsi così civicamente violentati, abbiamo dentro di noi energia sufficiente per non farci mettere i piedi in testa. François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Investimenti nel sistema idrico italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2022

“Quasi un miliardo di euro tra fondi statali e risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stato previsto per investimenti nel sistema idrico italiano. Un finanziamento certamente non sufficiente ma che dobbiamo far sì di spendere nel migliore dei modi. I Consorzi di Bonifica hanno dimostrato grande capacità progettuale ma è necessario uno sforzo comune dei diversi enti coinvolti per raggiungere risultati ambiziosi e determinanti. Basti pensare che non siamo in grado di raccogliere e gestire l’89 per cento dell’acqua piovana”. Lo ha dichiarato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, durante il ‘Focus Emergenza climatica: il paradosso Italia’ organizzato oggi da ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di Bonifica) dove sono stati presentati i dati dell’Osservatorio sulle risorse idriche. All’evento hanno partecipato la sottosegretaria al Sud, Dalila Nesci, il presidente della commissione Agricoltura del Senato, Gianpaolo Vallardi e il deputato Giuseppe L’Abbate. “Il Parlamento – prosegue – è impegnato a trovare ulteriori risorse per finanziare i progetti sinora presentati. Inoltre, a fronte di una terribile crisi energetica, potremmo allungare le concessioni idroelettriche rivedendo le tariffe e, inoltre, potremmo permettere ai Consorzi di utilizzare la grande potenza elettrica che producono”. “Dobbiamo, poi, aumentare i campi coltivati in irriguo, pari oggi a circa 3 milioni e 300mila ettari, efficientando la rete e valorizzando una risorse primaria per la vita, per l’alimentazione e per fare energia” conclude.

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Senior Italia FederAnziani: no alla guerra e sì all’accoglienza

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2022

guerra è una cosa bruttissima, basta la parola” (Anselma, 88 anni), “Ricordo le notti nei rifugi perché ci bombardavano continuamente, era un vero terrore”, (Maria Felice 93 anni). “Sono stato prigioniero, i Paesi in guerra appena potevano si facevano il male reciproco” (Antonio, 105 anni). Sono le parole di chi la guerra l’ha vissuta, i nostri anziani, quelli che si ricordando l’orrore, la paura, la vita continuamente in sospeso. E’ una guerra di molti anni fa, ma la sua tragedia è la stessa di quella di oggi in Ucraina. C’è una memoria della guerra che non finisce mai, sicuramente finché c’è chi la racconta. Senior Italia FederAnziani ha raccolto le testimonianze di questi libri parlanti, di questi anziani patrimonio insostituibile in una serie di video (“Guerra di ieri e di oggi. La memoria dei senior italiani”) per raccontarlo a chi l’ha letta solo sui libri di storia. Le video testimonianze sono diffuse in questi giorni sui canali social della federazione, raggiungono i ragazzi, gli studenti, tutti, invocando un messaggio che non potrebbe essere più esplicito nella sua brutalità: bisogna porre fine alla guerra, aiutare chi ne ha bisogno. “Le loro parole ci scuotono dal distacco a cui troppo spesso ci sentiamo autorizzati di fronte a una guerra, sì in Europa, ma che forse distrattamente riteniamo abbastanza lontana. E non è vero: la guerra è qui, nella memoria dei nostri anziani, ed è qui nel volto delle migliaia di profughi che stanno arrivando nel nostro paese”, dichiara la Presidente Senior Italia FederAnziani Eleonora Selvi, “Donne, bambini, e anziani, malati in molti casi, portatori di malattie croniche, proprio come tanti anziani del nostro Paese. I profughi della guerra non sono solo profughi, ma sono anche persone come le altre, coi loro bisogni e la loro condizione di salute che pre-esiste alla guerra. E il nostro Paese è chiamato a rispondere al bisogno di accoglienza e di salute: il che significa non solo emergenza Covid, con cui ancora bisogna fare i conti, ma anche appunto cronicità, come malattie respiratorie, oncologiche, cardiocircolatorie, diabete, con un impatto sul nostro sistema sanitario che dobbiamo saper affrontare. Ed è anche questo il messaggio dei video: nei volti e nella voce dei nostri anziani si riflettono i bisogni di tanti, anziani come loro, e anche loro libri parlanti, patrimonio inestimabile, e allo stesso tempo fragili tra i fragili”.

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Italia ospite d’onore alla Buchmesse 2024

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

“La partecipazione dell’Italia alla Buchmesse come ospite d’onore nel 2024 è un’occasione unica per rafforzare ulteriormente la proiezione internazionale della nostra editoria e rafforzare gli storici legami culturali che ci uniscono al mondo tedesco. I prossimi tre anni ci vedranno impegnati in un grande lavoro di squadra per portare non solo i libri, ma tutta la cultura e la creatività italiane al centro dell’attenzione europea e mondiale”. È quanto ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi dopo l’annuncio della sua nomina da parte del Consiglio dei ministri a commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle attività connesse alla partecipazione dell’Italia, quale Paese ospite d’onore, alla Fiera del libro di Francoforte del 2024, su proposta del presidente Mario Draghi e vista la comunicazione del Ministro della cultura Dario Franceschini.

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L’Italia ha accolto con grande entusiasmo l’Action Plan

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2022

E’ la vera sfida di un’Europa che si pone nuovi obiettivi, che può assolutamente raggiungere con grandi risultati”. Lo ha affermato il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo alla “First InformalConference of European Ministers for Social Economy”, organizzata dal Segretario di Stato francese per l’Economia Sociale, Solidale e Responsabile, Olivia Grégoire, alla presenza del Commissario Europeo, Nicolas Schmit. All’incontro hanno partecipato 23 ministri europei responsabili dell’economia sociale. Stiamo lavorando moltissimo su tutti questi aspetti. Credo che sia altrettanto importante sviluppare la parte degli strumenti di finanziamento, in particolare sui Social Bond, un tema sensibile per molti. Credo, insieme ad altri Paesi, si possa spingere fortemente l’utilizzo, affinché si possa utilizzare uno strumento di finanza di impatto capace di parlare già subito di obiettivi e realizzare così progettazioni ambiziose”. “Comprendere appieno l’importanza dell’economia sociale è il primo passo per rafforzarne l’ecosistema, rendendo poi possibile l’applicazione di politiche pubbliche specifiche o la creazione di etichette e certificazioni. Per fare questo, però, è indispensabile disporre di tutti i dati necessari per avere un quadro delineato e completo. La riunione odierna – ha commentato Castelli, a margine dell’iniziativa – segue gli incontri, sullo stesso tema, che come Italia ho promosso nei mesi scorsi e rappresenta un nuovo formato che dimostra in modo plastico il desiderio condiviso, in tutto il continente, di sviluppare l’economia sociale, nel rispetto delle differenze culturali e storiche di ciascuno. Per noi una bella occasione per dare seguito al confronto già avviato con il Commissario Schmit, e per ribadire l’importanza delle molteplici sfide economiche, climatiche e sociali che l’Europa deve affrontare oggi”. In Europa, l’economia sociale rappresenta circa 2,8 milioni di soggetti con diverse forme giuridiche (cooperative, mutue, associazioni, fondazioni, imprese sociali), 13 milioni di lavoratori e oltre il 10% del PIL in alcuni paesi come Italia, Francia e Spagna. Realtà, queste, che condividono il comune principio di mettere le persone, e lo scopo sociale, al di sopra del profitto. Si tratta di un settore che ha un grande potenziale per creare posti di lavoro ad alto valore aggiunto sociale, anche assumendo lavoratori più vulnerabili, e per contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico. L’economia sociale e l’economia di prossimità è stata, infatti, sono stati identificati dalla Commissione Europea come uno dei 14 ecosistemi industriali del mercato unico. Proprio in questo contesto, il 9 dicembre 2021 la Commissione europea ha presentato il suo primo “Action Plan for the Social Economy”, che contiene gli obiettivi da perseguire, a livello europeo, per sbloccare il potenziale, anche con riferimento alla creazione di posti di lavoro ed ai progetti di coesione sociale. (abstract)

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In Italia mancano più di 60mila infermieri

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2022

“In Italia occorre con coraggio affrontare e risolvere la questione infermieristica: rispetto alla media dei Paesi europei, e riferendoci alla popolazione nel suo complesso, l’Italia presenta un gap di –3,93 infermieri ogni 1.000 abitanti, soprattutto rispetto al fabbisogno per le fasce più anziane (e in crescita) della popolazione perché nel paese si registra un tasso molto inferiore alla media europea”. L’appello arriva forte e chiaro da FNOPI, la Federazione nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche, alla Winter School 2022 di Pollenzo, dal titolo ‘Oltre la logica dei silos per un’offerta integrata di salute’, organizzata da Motore Sanità – evento in collaborazione con l’Università degli Studi degli Studi di Scienze Gastronomiche, promosso e divulgato da Mondosanità e da Dentro la Salute – durante la sessione intitolata “Distinzione tra diagnostica di 1° e 2° livello, home care di alta complessità e offerte integrate – La normativa sui futuri ruoli del personale non medico nel territorio”. I dati sono allarmanti e devono spingere ad un cambiamento organizzativo. Nel 2018 in Italia operano 5,5 infermieri per 1.000 abitanti contro i 7,8 del Regno Unito, i 10,8 della Francia ed i 13,2 della Germania. Solo la Spagna si attesta a un tasso simile a quello italiano, pari a 5,8 ogni 1.000 abitanti. Alla luce di questi dati, per adempiere agli obiettivi di riorganizzazione dell’assistenza territoriale in Italia mancano oltre 60mila con una suddivisione su base regionale pari a 27mila al Nord, circa 13mila al Centro e 23.500 al Sud e nelle Isole. Secondo FNOPI, le proposte a breve, medio e lungo termine per far fronte alla carenza di infermieri sono: la possibilità di aumentare il numero di docenti-infermieri nelle università (oggi ce n’è uno ogni 1.350 studenti contro uno ogni sei di altre discipline) per poter poi incrementare con la giusta qualità il numero di infermieri la cui carenza è ormai un allarme sotto gli occhi di tutti; la previsione di una valorizzazione economica e organizzativa delle competenze specialistiche degli infermieri introducendo corsi di laurea magistrale ad indirizzo specialistico professionale e sviluppare le competenze digitali per supportare l’innovazione dei modelli di servizio; promuovere una cultura diffusa della ricerca clinica; il superamento del vincolo di esclusività che oggi lega l’infermiere nel rapporto di lavoro con il servizio sanitario pubblico. In ultimo, con l’avvio di tutti i processi correlati al Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) si tenta di armonizzare e contestualizzare l’insieme dei servizi territoriali valorizzando la figura dell’infermiere e dell’“infermiere di famiglia e Comunità” in particolar modo, quale agente di cambiamento.

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Donne e astrazione in Italia 1930-2000

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2022

Como 19 marzo – 29 maggio 2022 Villa Olmo, Inaugurazione 18 marzo 2022 ore 17. le sale settecentesche di Villa Olmo ospitano ASTRATTE. Donne e astrazione in Italia 1930-2000, mostra organizzata dal Comune di Como e curata da Elena Di Raddo che racconta alcune protagoniste dell’arte astratta italiana a lungo trascurate o dimenticate che, grazie all’attività critica svolta in particolare negli ultimi vent’anni, stanno tornando al centro dell’attenzione. La storia dell’arte astratta infatti, in Italia come nel resto d’Europa, è una storia sostanzialmente al maschile, scardinata per la prima volta nel 1980 dall’importante mostra L’altra metà dell’avanguardia, a cura di Lea Vergine, che per la prima volta, porta alla luce le donne dimenticate dalla storia dell’arte, tra cui anche alcune artiste parte del gruppo degli astrattisti comaschi, le stesse che sono state raccontate in occasione delle grandi mostre Elles font l’abstraction al Centre Pompidou di Parigi e Women in Abstraction al Guggenheim Museum di Bilbao. ASTRATTE. Donne e astrazione in Italia 1930-2000 prende avvio da quelle stesse artiste comasche allargando poi l’attenzione su altre protagoniste dell’arte italiana dagli anni Trenta del Novecento fino all’inizio del 2000, anni in cui l’indagine sull’astrazione si declina in gruppi e tendenze comprese tra astrazione geometrica, informale, pittura analitica e astrazione post-pittorica.L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo bilingue edito da Antiga Edizioni, a cura di Elena Di Raddo, con testi e saggi critici di Elena Di Raddo, Cristina Casero e Ginevra Addis.

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Rialzo prezzo grano sul mercato italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

L’attacco russo all’Ucraina ha comportato pesanti ripercussioni anche sui prezzi delle materie prime agricole scambiate sui mercati internazionali. Da quanto emerge dalle elaborazioni di BMTI, al Matif di Parigi, borsa di riferimento in Europa per gli scambi di cereali, le quotazioni del grano tenero si sono impennate fino a raggiungere, questo pomeriggio, i 318 €/t (dato delle ore 18:15), in rialzo di oltre 40 €/t rispetto a ieri (pari a +11%) e su valori mai toccati in precedenza.Forte rialzo anche per il mais che ha raggiunto i 285 €/t, in aumento di 17 €/t nel giro di 24 ore (+6%). Aumentano anche i semi oleosi, per la produzione degli oli vegetali e delle farine utilizzate per l’alimentazione animale. A Parigi, infatti, i semi di colza hanno toccato i 765 €/t, aumentando di oltre 20 €/t rispetto a ieri (+4%). In realtà è tutto il comparto degli oli vegetali ad essere in tensione: Russia e Ucraina sono, infatti, i due principali paesi produttori di girasole a livello mondiale, con l’Ucraina che da sola rappresenta quasi il 50% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.Anche nel mercato italiano si registrano i primi effetti dell’impennata dei prezzi, in particolar modo per grano tenero, orzo e mais. Alla Borsa Merci di Bologna i prezzi del grano tenero, infatti, hanno registrato nella seduta di oggi pomeriggio un incremento di 8 €/t, arrivando sui 308-312 €/t, (+31% rispetto ad un anno fa). Aumenti anche per l’orzo (+7 €/t), che torna vicino alla soglia dei 300 €/t (+41% su base annua). Sale di 10 €/t il mais di origine nazionale, attestato sui 295-297 €/t, (+28% rispetto a dodici mesi fa). Per quanto riguarda il mais, va inoltre ricordato che l’Ucraina rappresenta il secondo Paese fornitore di mais dell’Italia, con un quantitativo di prodotto che nei primi undici mesi del 2021 si è attestato sulle 600mila tonnellate (pari al 13% del mais complessivamente importato dal nostro paese).

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Terremoti in Italia, nel 2021 registrati oltre 16 mila

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2022

16.095 sono i terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nel corso del 2021: una media di 44 terremoti al giorno, ovvero in media un evento ogni mezz’ora. “Anche nel 2021 si è confermato il trend degli ultimi tre anni, con i terremoti più forti localizzati al di fuori del territorio italiano”, afferma Alessandro Amato, sismologo dell’INGV.Il numero di terremoti localizzati in Italia nel 2021 è di poco inferiore a quello del 2020 e si mantiene stabile dal 2019. Numeri inferiori a quelli registrati negli anni 2016-2017-2018 caratterizzati dalla sequenza sismica in Italia centrale. Il contributo di questa sequenza iniziata il 24 agosto 2016, in termini di numero di eventi, è comunque importante anche nel 2021 rappresentando circa il 30% del totale della sismicità in Italia. “Il primo terremoto italiano del 2021 si è verificato nel modenese, a Pavullo nel Frignano, 1 ora e 3 minuti dopo l’inizio del nuovo anno. L’ultimo, invece, lo abbiamo localizzato a Sefro, in provincia di Macerata, a meno di mezz’ora dalla mezzanotte: entrambi hanno fatto registrare una magnitudo inferiore a 2.5” spiega Maurizio Pignone, geologo dell’INGV. “La Sardegna si conferma la regione con il minor numero di terremoti, mentre la Sicilia ha avuto oltre 80 eventi di magnitudo pari o superiore a 2.5, più di tutte le altre regioni. Se, però, contassimo anche i terremoti molto piccoli, il primato sarebbe condizionato dalla densità della rete sismica e “vincerebbero” Marche e Umbria con rispettivamente circa 3.000 e 5.000 eventi”. “Il terremoto più forte è avvenuto in Sicilia, presso Motta Sant’Anastasia (CT), il 23 dicembre 2021, all’interno di uno sciame sismico con oltre 50 eventi nel giro di tre giorni ed è stato caratterizzato da una magnitudo 4.3. Il più piccolo, invece, è stato registrato vicino Gubbio (PG) il 13 agosto 2021 con una magnitudo che, in questo caso, è stata 0.0, localizzato dalla Rete Sismica Nazionale in un’area d’Italia dove la sensibilità della rete è massima”.

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Unc: Italia inguaiata! Da giugno inflazione triplicata

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

Secondo i dati provvisori di dicembre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione sale su base annua dal +3,7% di novembre al +3,9%. “Italia inguaiata! Se a dicembre, nonostante non sia ancora arrivata l’impennata astronomica di luce e gas di gennaio, +55% luce e +41,8% gas, pari a una mazzata da 1008 euro, i prezzi già svettano a questi livelli, è evidente che a gennaio sarà una carneficina per le tasche dei consumatori. Da giugno a dicembre, in appena 6 mesi, l’inflazione è triplicata proprio per colpa dei rincari dei beni energetici, senza i quali oggi l’inflazione sarebbe pari solo all’1,6%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non si tratta di aspettative di inflazione che possono indurre le famiglie a rinviare gli acquisti a titolo precauzionale, aumentando la propensione al risparmio, ma di una riduzione netta del loro reddito disponibile dovuta alla stangata che stanno pagando. L’inflazione a 3,9% significa, per una coppia con due figli, un aumento del costo della vita pari a 1407 euro su base annua, 535 solo per Abitazione, acqua ed elettricità, 519 euro per i Trasporti. Per una coppia con 1 figlio, la maggior spesa annua è pari a 1303 euro, 537 per l’abitazione, 452 per i trasporti, in media per una famiglia il rialzo complessivo è di 1094 euro, 504 per l’abitazione e 332 per i trasporti. Ma il record spetta alle coppie senza figli con meno di 35 anni che, spendendo di più di quelle con i figli per viaggiare e per la cura della casa, hanno un aggravio annuo di 1438 euro, 635 per l’abitazione e 515 per i trasporti” conclude Dona.

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Situazione carceraria in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2022

Se chi ben comincia è a metà dell’opera, avremmo davvero voluto iniziare in altro modo questo 2022 che non commentando un’ennesima evasione e un nuovo suicidio nelle nostre carceri. E invece il nuovo anno inizia così come si è chiuso il precedente, non dissimile da quello ancora antecedente e così via. L’evasione di un detenuto dal carcere di Vercelli, avvenuta per quanto si apprende nel più classico dei modi, con il taglio delle sbarre della finestra della cella (perché di celle e non di altro si tratta), unitamente al suicidio di Salerno, segna l’ulteriore conferma del totale fallimento nel perseguimento della sua mission del sistema penitenziario, ma anche – riteniamo – dell’intero apparato d’esecuzione penale”.Così Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, commenta l’evasione avvenuta nella notte di Capodanno dalla Casa Circondariale di Vercelli, nonché il suicidio portato a compimento presso la Casa Circondariale di Salerno. De Fazio poi rincara: “due evasioni si potrebbe dire, una dal penitenziario e un’altra, molto più tragica, dalla stessa vita di chi evidentemente non ha retto alle brutture di un carcere che non solo non assolve alle funzioni dettate dalla Carta costituzionale, ma che – al di là di quello che è ormai molto vicino a mostrarsi come becero chiacchiericcio di politici e governanti – non è neanche lontanamente nelle condizioni di poterlo fare. Come si possono immaginare e conciliare trattamento, rieducazione e sicurezza in assenza di provveditori regionali, di direttori di carcere, di comandanti della Polizia penitenziaria, con carenze organiche di migliaia di unità in tutte le figure professionali e che raggiungono le 18mila nel Corpo di polizia penitenziaria? Noi pensiamo che non sia neppure utopia, perché a quest’ultima comunque si può credere (serve a far camminare l’uomo, sosteneva Eduardo Galeano). In verità, abbiamo il forte sospetto che nessuno o quasi possa realmente pensare che l’attuale sistema carcerario sia in grado di puntare a realizzare ciò che la Costituzione vorrebbe”. “Anche noi, pertanto, e ce ne rendiamo conto, apriamo questo 2022 come avevamo chiuso il 2021 e chiediamo nuovamente alla Ministra della Giustizia Cartabia e al Presidente del Consiglio Draghi di dare un senso di coerenza alle loro rispettive dichiarazioni concernenti la necessità di migliorare le condizioni del sistema carcerario e di aprire immediatamente un confronto organico che consenta da un lato di adottare misure immediate ed emergenziali, dall’altro di attuare riforme strutturali non più rinviabili. Non sarebbero più credibili – conclude – se, magari a breve, qualcuno di loro ripetesse le stesse parole da altri e più importanti scranni”.

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