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La corruzione vale 60 miliardi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

La corruzione nel nostro Paese vale 60 miliardi? Bufala, scrive Carlo Cottarelli, l’economista italiano che dirige l’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, già direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale e commissario straordinario alla Revisione della spesa pubblica (spending review).Cottarelli cita il documento del Servizio anticorruzione della presidenza del Consiglio (SAeT), in cui si afferma: “Le stime che si fanno sulla corruzione, 50-60 miliardi l’anno, senza un modello scientifico, diventano opinioni da prendere come tali, ma che, complice a volte la superficialità dei commentatori e dei media, aumentano la confusione”. Poco dopo una relazione della Corte dei Conti rilanciava. Scriveva, infatti, la Corte che la corruzione può “incidere sullo sviluppo economico del Paese, anche oltre le stime effettuata dal SAeT… nella misura prossima a 50/60 miliardi di euro l’anno”, ma è proprio il SAeT a contestare la stima della corruzione a 50/60 miliardi! Una svista della Corte? Come si è arrivati a quella cifra? Lo ricorda Cottarelli, riportando una valutazione di un economista, Daniel Kaufmann, che stimava il valore delle tangenti nel 3% del Pil mondiale. Come Kaufmann sia arrivato a questa percentuale, non è dato di sapere, nonostante la richiesta di Cottarelli stesso. Dunque, qualcuno, nel nostro Paese, ha fatto un calcolo sbagliato, della serie: se le tangenti sono il 3% del Pil mondiale, lo deve essere anche per il Pil italiano, ergo si arriva alla cifra di 50 miliardi, portati poi con fantasia a 60 miliardi.
Sulla nota della Corte dei Conti, si sono precipitati i media: paginoni, telegiornali, trasmissioni (talk show), dichiarazioni, impegni programmatici, ecc.
Le interviste, agli italiani, sulla “percezione” della corruzione hanno poi sigillato il dato fasullo: la corruzione è dilagante e i responsabili per primi sono i politici (gli altri, di certo).Ovvio, che la corruzione esiste anche nel nostro Paese, ma se si studiassero i documenti, si potrebbe evitare di passare come il Paese più corrotto d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Ultimatum all’Italia sull’inquinamento atmosferico?

Posted by fidest press agency su domenica, 21 gennaio 2018

inquinamento-atmosfericoUn articolo pubblicato da Politico rivela i dettagli di una lettera inviata dal Commissario Europeo per l’Ambiente Karmenu Vella al ministro tedesco dell’Ambiente Barbara Hendricks. Lo stesso tipo di comunicazione, secondo l’organo di informazione, sarebbe stato inviato anche ai ministri dell’Ambiente di Italia, Francia, Spagna e Regno Unito. Si tratterebbe di un ultimatum a questi Paesi, affinché si adeguino presto ai parametri normativi dell’Ue in materia di qualità dell’aria. I ministri sarebbero stati convocati per un incontro, il 30 gennaio prossimo, dal quale il Commissario si attende di conoscere “come e in che tempi si vuole raggiungere il rispetto” delle principali direttive europee in materia di qualità dell’aria.Il nostro Paese, secondo l’articolo di Politico, sarebbe sotto accusa insieme alla Francia per i livelli di concentrazione di due distinti inquinanti atmosferici: il biossido di azoto (NO2), tipico delle emissioni dei motori diesel, e il particolato atmosferico. Secondo Greenpeace, dunque, è del tutto verosimile che la lettera indirizzata alla Germania, di cui è venuto in possesso Politico, sia stata effettivamente indirizzata anche all’Italia.I toni della lettera che avrebbe raggiunto i vari ministri suonano particolarmente severi. Vi si legge che se i governi nazionali non risponderanno per tempo “la Commissione procederà al passaggio successivo della procedura d’infrazione, ovvero al deferimento alla Corte” dell’Unione europea; e che l’appuntamento del 30 gennaio sarebbe da considerarsi come “l’ultima opportunità (per i Paesi coinvolti, prima della Corte) per informare delle misure adottate per porre rimedio alla situazione”.
«Se il ministro Galletti dovesse presentarsi a Bruxelles, il 30 gennaio prossimo, il nostro Paese si renderà certamente protagonista di un confronto imbarazzante», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. «Il governo italiano è apparso in questi anni del tutto inoperoso sul fronte dell’inquinamento atmosferico. Si pensi all’assoluto nulla realizzato per il settore trasporti, con i fondi disponibili per la realizzazione di una rete di ricarica per i veicoli elettrici che non sono neppure stati spesi. Oggi l’auto privata alimentata con i derivati del petrolio è ancora protagonista assoluta della mobilità italiana, e il suo primato pesa in termini sanitari e di dipendenza energetica. Mentre molti Paesi stanno investendo in mobilità sostenibile, l’Italia è ferma al palo. Speriamo che l’intervento dell’Ue si traduca in una salutare scossa», conclude Boraschi.L’Agenzia Europea dell’Ambiente, in un rapporto dello scorso ottobre, dimostra chiaramente i primati negativi del nostro Paese. Secondo l’Agenzia, in Europa si registrano annualmente 487.600 morti premature a causa dell’inquinamento atmosferico. In Italia l’esposizione a lungo termine al particolato, al biossido di azoto e all’ozono è direttamente legata a oltre 90 mila morti premature l’anno. Con più di 1.300 decessi per milione di abitanti, il nostro Paese resta al di sopra della media europea (circa 820 decessi per milione di abitanti). L’Agenzia Europea dell’Ambiente calcola inoltre che in Europa, ogni anno, circa 75 mila morti premature sono causate dal solo biossido di azoto. All’Italia, in questa triste classifica, spetta il primato assoluto, con circa 17.300 casi di morte prematura.

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Le «grandi coalizioni» dalla Germania all’Italia?

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

renzi-berlusconiIn questi giorni alcuni commentatori politici italiani hanno inteso associare l’accordo Merkel-Schulz in Germania con quanto potrebbe accadere in Italia se i partiti e le loro coalizioni non raggiungessero la maggioranza per governare. Il plauso di Gentiloni, per questa intesa, non ha fatto altro che avvalorare tale linea di pensiero. In effetti è un discorso, sia pure sotto tono, che è stato affrontato già da tempo sia da Berlusconi sia da Renzi. Se tale possibilità non si appalesa chiaramente è perché i due soggetti interessati sono convinti che se lo facessero in piena campagna elettorale otterrebbero una reazione tra gli alleati di segno negativo e tale da mettere in forse ogni possibilità che si possa al momento opportuno concretizzare. L’idea non è peregrina. Tutt’altro. Se stiamo alle intenzioni di voto che rilevano i vari sondaggisti noi ci troveremo con una coalizione di centro destra che al massimo spunterà un 35% di voti mentre quella del PD di Renzi non supererebbe il 20%. Sommati i due risultati ci permetterebbero d’avere anche in Italia una “grande coalizione” (che per noi si tradurrebbe in un inciucio) per governare il paese. Alla fine il grande sconfitto sarà il movimento 5Stelle anche se arrivasse al 35% dall’attuale 28% rilevato dai sondaggi odierni. Come si può logicamente dedurre il movimento di Grillo-Casaleggio-Di Maio e con loro gli italiani sono ad una svolta epocale per aprire la strada ad una nuova governance del Paese. Se falliscono si ritorna fatalmente al solito tran tran di questi ultimi decenni. E i numeri, per ora, non sono dalla parte grillina. E gli italiani se ne stanno rendendo conto? Ne dubito. (Riccardo Alfonso)

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Il primo giorno dell’anno nasceranno nel mondo quasi 386 mila bambini, 1.325 in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

maternitaSecondo l’UNICEF oggi nasceranno in tutto il mondo quasi 386.000 bambini; di questi oltre il 90% nascerà nelle regioni meno sviluppate, in Italia nasceranno circa 1.325 bambini.L’Isola di Christmas delle Kiribati, una piccola isola nel Pacifico, molto probabilmente accoglierà il primo bambino nato nel 2018, gli Stati Uniti l’ultimo. A livello globale, oltre la metà di queste nascite dovrebbe avvenire in 9 paesi: in India 69.070; in Cina 44.760; in Nigeria 20.210; in Pakistan 14.910; in Indonesia 13.370; negli Stati Uniti d’America 11.280; nella Repubblica Democratica del Congo 9.400; in Etiopia 9.020; in Bangladesh 8.370.Molti bambini sopravvivranno, altri non ce la faranno a superare il primo giorno. Nel 2016, ogni giorno, sono morti circa 2.600 bambini nelle prime 24 ore di vita. Per almeno 2 milioni di neonati, la prima settimana di vita è stata anche l’ultima. Complessivamente 2,6 milioni di bambini sono morti prima della fine del loro primo mese di vita. Tra questi bambini, oltre l’80% delle morti di neonati sono state dovute a cause prevenibili e curabili come nascita prematura, complicazioni durante il parto e infezioni come sepsi e polmonite.Negli ultimi 20 anni, il mondo ha assistito a progressi per la sopravvivenza infantile mai visti prima, dimezzando il numero di bambini nel mondo morti prima di compiere 5 anni, arrivando a 5,6 milioni nel 2016. Nonostante questi traguardi, sono lenti i progressi per i neonati. I bambini che muoiono durante il 1° mese di vita rappresentano il 46% di tutte le morti tra i bambini sotto i 5 anni.Il prossimo mese, l’UNICEF lancerà l’iniziativa Every Child Alive, una campagna globale per chiedere e fornire, a prezzi accessibili, soluzioni mediche di qualità per tutte le mamme e i neonati. Queste comprendono: costante alimentazione di elettricità e acqua pulita per le strutture sanitarie, la presenza di assistenza sanitaria specializzata al parto, disinfezione del cordone ombelicale, allattamento durante le prime ore dopo il parto, contatto corpo a corpo tra la madre e il bambino.“Stiamo entrando in un’era in cui tutti i neonati del mondo potrebbero avere l’opportunità di vedere il 22° secolo”, ha ricordato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. “Sfortunatamente, circa la metà dei bambini nati quest’anno non ce la farà. Mentre un bambino nato in Italia a gennaio 2018 vivrà probabilmente fino al 2101, un bambino somalo potrebbe arrivare al 2075. In questo nuovo anno, l’obiettivo dell’UNICEF è di aiutare a garantire a ogni bambino più di un’ora, più di un giorno o un mese di vita, più della mera sopravvivenza. Chiediamo ai governi e ai partner di unirsi in questa battaglia per salvare le vite di milioni di bambini dando il loro supporto con soluzioni economiche, ma concrete”, ha concluso Guerrera.

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Italia testa di ponte del terrorismo islamico?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

terrorismoDa anni, oramai, alcuni stati europei sono sotto il tiro dei terroristi con il loro carico di attentati e di morti e di feriti. L’Italia, nello specifico, sembra affrancarsene anche se qua o là ci sono segnali poco confortanti. La circostanza non è passata di certo sotto silenzio. Più di qualcuno si chiede quali meriti abbiamo per una così fortunata combinazione e alla fine c’è sempre qualcuno che azzarda la quadratura del cerchio. E’ il caso del signor Peppe Inquadrato, che ha vissuto a lungo in quella parte del mondo che è considerata la culla del terrorismo di matrice islamica. Secondo la sua opinione l’Italia è stata scelta come la testa di ponte ideale per destabilizzare l’Europa e non solo comunitaria. Tanto per cominciare si può raggiungere la penisola senza sottostare a molti controlli, la si può invadere impunemente con centinaia di migliaia di immigrati e in tal modo è più agevole l’infiltrazione di terroristi. Ha un governo debole e quindi facilmente esposto ai ricatti internazionali, ai condizionamenti di varia natura e incline ai compromessi anche se poco onorevoli pur di evitare il peggio. Pensate, ci dice Peppe, se gli attentati terroristici avvenissero in Italia e si scoprisse che i fautori fossero degli immigrati di recente sbarcati. E’ come sparare sulla Croce rossa ci direbbe Travaglio dalle colonne del suo quotidiano “Il Fatto”. Per il momento arrivare a questo punto non conviene a nessuno. (redazione fidest)

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La trasformazione digitale in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

sanità-digitale“Per favorire la trasformazione digitale in Italia, a partire dal prossimo anno, occorre rendere i servizi pubblici per i cittadini e le aziende accessibili nel modo più semplice possibile, nonchè supportare le pubbliche amministrazioni centrali e locali nel prendere decisioni migliori grazie all’adozione delle più moderne metodologie. Solo così potremo eliminare le barriere che franano il cambiamento nel nostro paese. Le prossime elezioni – puntualizza Paganini, presidente di Competere “sono l’occasione per mettere in piedi un vero programma di trasformazione digitale del Paese, che deve essere condiviso con i cittadini. E’ inammissibile che i partiti si presentino a Marzo senza un piano per la digitalizzazione e l’innovazione nel proprio programma elettorale”. Una situazione che i dati ci confermano visto che, stando al Digital economy and society index, l’indice utilizzato dalla Commissione europea per misurare i progressi realizzati dagli Stati membri in termini di digitalizzazione, il nostro paese, per il secondo anno consecutivo, è fermo al 25esimo posto su un totale di 28 realtà prese in esame.“Certamente le iniziative politiche intraprese nel corso del 2017 hanno migliorato sensibilmente le performance del nostro paese. Infatti, grazie all’obbligo di utilizzo della fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione, il 30% delle imprese (5° posto nell’UE) ha introdotto l’e-invoincing, mentre l’adozione del piano per la banda larga ultraveloce ha incentivato gli investimenti pubblici e privati nelle reti NGA, portando la copertura al 72% nel 2017, in rialzo rispetto al 41% dell’anno precedente” – continua Paganini. “Le prestazioni a rilento dell’Italia dipendono essenzialmente dagli utenti. Bassi livelli di competenze digitali comportano risultati mediocri in diversi indicatori: diffusione della banda larga, numero di utenti di internet, uso dell’e-commerce e numero di lauree in STEM – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica – e specialisti delle TIC – tecnologie dell’informazione e della comunicazione. E’ necessario quindi che la politica intervenga con azioni concrete. Noi ci siamo”- conclude Paganini.

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Le manovre della Deutsche Bank ai danni dell’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

Deutsche-Bank-Sede-Milano“Qui non si tratta di valutare le vendite e i riacquisti dei titoli del debito italiano di Deutsche Bank, che la dottoressa Cannata ha dato per certi, ma il punto nodale è che DB non è una banca come tutte le altre, ma è uno specialista del Tesoro, è un partner del Tesoro, un concessionario. Deutsche Bank insieme a un altro gruppo di banche, una ventina, è un privilegiato, diciamo così, nei rapporti con il nostro Tesoro. Alcuni di queste sono anche azioniste delle società di Rating”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, durante l’audizione di Grazia Colacicco, sostituta procuratrice della Repubblica presso il Tribunale di Milano.“Il comportamento di Deutsche Bank, quindi, non è disdicevole in sé, ma è disdicevole proprio perché la banca tedesca si trova, da specialista del Tesoro, in vantaggio rispetto ad altri grandi istituti di credito e in conflitto di interessi, perché è un partner privilegiato dell’Italia. Con i comportamenti di DB, invece, sono venute meno lealtà e correttezza.Deutsche Bank con una mano ha comprato titoli del debito sovrano italiano e con l’altra mano ha speculato contro il nostro Paese. Un comportamento anomalo: su quest’ultima ipotesi verificherà la Procura della Repubblica di Milano”.

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Conti pubblici 2011: solo speculazione politica contro l’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 dicembre 2017

ministero-finanze“Ritrovo nell’analisi del professor Ricolfi – con il suo grafico su rating, indice di vulnerabilità, indice di rendimenti e tasso Bce – un pezzo di storia dell’Italia fuori dai luoghi comuni e basata su statistiche e numeri veri. Analizzando l’indice di vulnerabilità strutturale del nostro Paese vediamo, infatti, un aumento all’inizio della crisi, dopo i fatti americani dei subprime, tra dicembre 2008 e marzo 2009, con l’Europa ancora impreparata, e poi una discesa dopo giugno 2009. Vuol dire che il sistema Paese aveva reagito bene, e i nostri conti pubblici erano assolutamente sostenibili e poco vulnerabili. In questo periodo le agenzie di Rating sono ‘in sonno’, non intervengono, né in negativo né in positivo”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, durante l’audizione di Luca Ricolfi, ordinario di psicometria presso l’Università di Torino.“L’indice di vulnerabilità migliora fino a settembre 2011, ma nel frattempo cominciano a salire i rendimenti in modo ingiustificato: evidentemente influenzato dai mercati ingiustificatamente nervosi. Ancor peggio quando i rendimenti schizzano da 200 fino a 500-600, fino a settembre-dicembre 2011. Con le agenzie che si svegliano e con conseguente peggioramento dell’indice di vulnerabilità.Abbiamo, dunque, una serie di andamenti assolutamente controfattuali. Con il governo Monti, ad esempio, l’indice di vulnerabilità aumenta, il Rating peggiora e i rendimenti diminuiscono, per poi risalire e riscendere, con l’indice di vulnerabilità sempre crescente fino al 2013. Esattamente il contrario di quanto doveva avvenire in base agli andamenti reali.Questa è speculazione. Speculazione, masochismo, farci del male, possiamo usare tante definizioni, ma certamente vedere rendimenti che salgono, Rating che seguono i rendimenti più che prevederli, e un indice di vulnerabilità che decresce per poi risalire quando i rendimenti invece cominciano a scendere, ecco, non è una cosa normale.A questo punto i fondamentali del Paese non c’entrano nulla, c’entra solo la speculazione. E dal novembre-dicembre 2011 in poi la cattiva politica di Monti. Da fine 2011 al 2013 l’indice di vulnerabilità cresceva, altro che conti messi a posto dal governo tecnico.Questa analisi del professor Ricolfi fa giustizia di tutti i luoghi comuni, anche in relazione a quanto detto ieri dalla dottoressa Cannata. Nel 2011 il nostro Paese era vicino al default? Era un default puramente speculativo a cui non corrispondeva un aumento dell’indice di vulnerabilità, che anzi era basso. Le agenzie di Rating in quei mesi hanno seguito la speculazione e non hanno giudicato i nostri fondamentali. Una cosa che fa tremare i polsi, e facciamo bene in questa Commissione a fare chiarezza e verità su quell’assurda vicenda”.

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Roma L’editoria popolare in Italia fra XVI e XVII secolo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 dicembre 2017

Mercoledì 13 Dicembre 2017, ore 14:30 / 14 Dicembre 2017 Dipartimento di Studi Umanistici, Sala del Consiglio Via Ostiense 234/236 si terrà la prima delle due Giornate di Studio sul tema: “L’editoria popolare in Italia fra XVI e XVII secolo”. La seconda delle due Giornate di studio, si terrà giovedì 14 dicembre 2017, con inizio alle ore 9.15, presso la Fondazione Marco Besso – Palazzo Besso – Largo di Torre Argentina, 11 Roma.

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Abbiamo un sogno: l’abolizione dell’ergastolo in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 dicembre 2017

ergastoloL’Associazione Liberarsi onlus sta organizzando un giorno di digiuno nazionale per domenica 10 dicembre 2017 (Anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani) contro la pena dell’ergastolo. Si può aderire e avere più informazioni sul sito http://www.liberarsi.net. Ecco perché bisognerebbe abolire questa terribile e crudele pena: La pena dell’ergastolo è una sentenza senza speranza e con questa condanna gli ergastolani muoiono ancor prima di finire la loro pena. E li vedi camminare in carcere in modo diverso da tutti gli altri prigionieri, perché fanno su e giù come morti in vita. Si muovono come spettri, guardando il tempo che va via, facendo una decina di passi avanti ed una decina di passi indietro. Perduti per sempre in un mondo perduto, senza avere nulla, neppure il nulla, per cui attendere, sperare e vivere. Camminano senza neppure pensare, perché non riconoscono più il mondo che li ha visti nascere. La loro sembra una passeggiata della morte, con la morte e per la morte, e marciano da un muro all’altro, privi di sogni e di ogni speranza. Passeggiano nelle loro celle, da una parte all’altra, senza saper cosa fare. Indecisi a volte se morire o vivere. Vagano in un fazzoletto di cemento per mesi e anni. Da una parete all’altra con una pena senza fine. E con un giorno uguale all’altro. Muoiono un po’ ogni passo, per tornare di nuovo a morire ancora un po’ ogni volta che incontrano il muro di fronte e si fermano per girarsi. Camminano sapendo che non possono guardare in faccia il futuro, consapevoli che possono solo guardare il tempo che va via, perché il loro domani è già tutto scritto. E il loro futuro sarà una lenta agonia senza rimedio che durerà un’intera vita. I passi degli ergastolani sono lenti e corti forse perché non possono andare da nessuna parte e i loro sogni finiscono dove iniziano, e muoiono passo dopo passo. I loro cuori si spengono dentro a poco a poco, perché avranno sempre un presente uguale al futuro poiché la loro vita diventerà una malattia o una morte lenta, bevuta a sorsi.www.carmelomusumeci.com

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Tumore del rene in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 dicembre 2017

tumore reneNel 2017 in Italia sono stimati 13.600 nuovi casi di tumore del rene, con una netta differenza geografica nell’incidenza. La malattia colpisce di più nel Nord del nostro Paese: quest’anno si stima che i nuovi casi riscontrati nel Mezzogiorno siano il 43% in meno tra gli uomini e il 40% tra le donne rispetto al Settentrione. Il maggiore consumo di frutta e verdura fresca, tipico della dieta mediterranea, molto diffusa al Sud, protegge dal rischio di insorgenza della neoplasia. Oggi ci sono nuove armi nella lotta contro il tumore del rene. L’immuno-oncologia ha evidenziato importanti risultati positivi, consentendo di controllare a lungo la malattia anche nella fase metastatica, migliorando la sopravvivenza con una buona qualità di vita. In particolare, nivolumab è la prima molecola immuno-oncologica a dimostrare un beneficio di sopravvivenza in pazienti precedentemente trattati: il 39% è vivo a 3 anni rispetto al 30% di quelli che hanno ricevuto everolimus (terapia target). Inoltre il tasso di risposta oggettiva, a 36 mesi, ha raggiunto il 26% con nivolumab rispetto al 5% con la terapia target. Il nuovo approccio che sta cambiando lo standard di cura di questa neoplasia è approfondito oggi in un incontro con i giornalisti a Roma. “I dati aggiornati a 36 mesi dello studio CheckMate -025 su 803 pazienti, che ha condotto all’approvazione della molecola ad aprile 2016 in Europa e a febbraio 2017 in Italia, confermano l’efficacia dell’immuno-oncologia – spiega il prof. Giacomo Cartenì, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale Cardarelli di Napoli -. Sono risultati davvero importanti. Va inoltre considerato che le percentuali a tre anni, raggiunte grazie all’immuno-oncologia, tendono a mantenersi a lungo termine, come dimostrano i dati di sopravvivenza in altri tipi di tumore, come il melanoma. L’obiettivo è arrivare in poco tempo alla personalizzazione del trattamento che è sempre più articolato grazie alle continue innovazioni nelle conoscenze biologiche della malattia”.
Oggi nel nostro Paese vivono circa 130mila persone con la diagnosi di questo tumore, cifra che è aumentata del 31% in otto anni (2010 – 2017). Il carcinoma a cellule renali a cellule chiare è il tipo a prevalenza più alta e costituisce l’80-90% dei casi totali. “Sono diversi i fattori di rischio associati all’insorgenza di questa neoplasia – afferma il prof. Camillo Porta dell’Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Policlinico ‘San Matteo’ di Pavia -, in particolare il fumo, l’ipertensione arteriosa e l’esposizione occupazionale a cancerogeni chimici. Un ulteriore fattore di rischio importante è attribuito al sovrappeso, a cui va ricondotto il 25% delle diagnosi: un dato preoccupante se consideriamo che il 31,7% degli italiani over 18 è in eccesso di peso e il 10,5% obeso. Per questo, la lotta contro il tumore del rene parte dalla prevenzione e un ruolo chiave è svolto dalle campagne di sensibilizzazione e informazione”.
Il 60% circa delle neoplasie renali è individuato casualmente, come diretta conseguenza dell’impiego, sempre più diffuso, della diagnostica per immagini. “Un terzo dei pazienti arriva però alla diagnosi in stadio avanzato metastatico e in un terzo la malattia si sviluppa nella forma metastatica dopo l’intervento chirurgico con limitate possibilità di trattamento – continua il prof. Cartenì -. Quindi solo il 30% dei casi guarisce grazie alla sola chirurgia. Nel cancro del rene la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate, storicamente, poco efficaci”. “Importanti prospettive – sottolinea il prof. Porta – si stanno aprendo anche grazie alla combinazione delle molecole immuno-oncologiche. La combinazione di nivolumab e ipilimumab ha evidenziato in prima linea (cioè in pazienti non trattati in precedenza) un netto miglioramento dei benefici clinici rispetto allo standard di cura (sunitinib), con una riduzione del rischio di morte del 37%. Non solo. La risposta obiettiva è quasi raddoppiata (42% nivolumab + ipilimumab vs 27% sunitinib) e la sopravvivenza libera da progressione ha raggiunto 11,6 mesi con la combinazione rispetto a 8,4 mesi con sunitinib”. Il dato emerge dallo studio di fase III CheckMate-214 che ha coinvolto 1082 pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato pretrattato. Questo studio è stato interrotto anticipatamente lo scorso settembre perché ha raggiunto l’endpoint co-primario: la combinazione di nivolumab e ipilimumab ha infatti dimostrato una sopravvivenza globale superiore rispetto a sunitinib, in pazienti a rischio intermedio e sfavorevole.
Inoltre un’ulteriore analisi esplorativa dello studio in sottogruppi con diversa espressione del marcatore PD-L1 ha confermato che la combinazione delle due molecole è in grado di migliorare la sopravvivenza indipendentemente dai livelli di PD-L1, con un vantaggio anche nel controllo dei sintomi della malattia. L’agenzia regolatoria europea (EMA) ha recentemente validato la domanda di variazione di nivolumab in combinazione con ipilimumab per pazienti adulti con rischio intermedio/sfavorevole di carcinoma a cellule renali, seguirà la valutazione di questa procedura di variazione.

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Gruppo Air France-KLM: novità dall’Italia per la stagione estiva 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

air france aereo JoonAir France inaugurerà una nuova rotta, da Catania a Parigi: dal prossimo 27 marzo la compagnia aerea francese collegherà l’aeroporto Fontanarossa a Charles de Gaulle tre volte alla settimana, il martedì, il giovedì e il sabato. I nuovi voli si aggiungeranno a quelli del sabato e della domenica di KLM per Amsterdam, permettendo ai passeggeri in partenza da Catania di approfittare di comode coincidenze, entro le due ore di transito all’aeroporto di Parigi o Amsterdam, verso più di 100 destinazioni in Europa e 14 nel mondo.
Orario voli Air France da Catania:
Parigi CDG (13h30) – Catania (16h05) martedì, giovedì e sabato
Catania (16h50) – Parigi CDG (19h35) martedì, giovedì e sabato
Orario voli KLM da Catania:
Amsterdam (12h40) – Catania (15h30) sabato e domenica
Catania (16h20) – Amsterdam (19h25) sabato e domenica
L’apertura di questa nuova destinazione Air France è anche l’occasione per lanciare una promozione a 39 euro a tratta per tutti i passeggeri che acquisteranno un biglietto entro l’11 dicembre. Una bella idea per un regalo di Natale!
La seconda novità riguarda KLM che aumenta il numero di frequenze tra Bologna ed Amsterdam, passando da 3 a 4 voli quotidiani. Inoltre, come nell’estate 2017, continuerà ad operare da Cagliari per tutta la stagione estiva 2018 con una frequenza settimanale in più, la domenica, da aprile ad ottobre.
Per Air France la crescita della capacità offerta sul mercato italiano sarà pari al 10%, con un incremento del 15% da Milano e del 27% da Genova.
L`altra grande novità per l’Italia riguarda i collegamenti da Roma Fiumicino e da Napoli per Parigi che, a partire dal 24 marzo prossimo, saranno operati da Joon, nuovo brand Air France. Joon è l’esperienza di viaggio di ultima generazione firmata Air France, è una compagnia aerea che rompe con la tradizione e s’ispira alle nuove aspettative dei viaggiatori. Joon offrirà un servizio del tutto in linea con Air France e nuovi plus come YouJoon: un servizio che consente ai passeggeri di accedere, in volo, ai contenuti in streaming attraverso lo smartphone, il tablet o il computer portatile. Una volta a bordo, sarà possibile collegarsi direttamente al portale di accesso Joon e scegliere tra un ampio catalogo di serie TV, cartoni animati, Web TV e programmi per bambini. Sui voli Joon di medio raggio vi sarà un’offerta catering gratuita nelle cabine Business e una nuova opzione a pagamento in classe Economy: sarà possibile sorseggiare un drink accompagnato da qualche stuzzichino, gustare un succo di frutta energizzante e ricco di vitamine o uno snack. Inoltre, in ogni momento della giornata sarà servita una ricca selezione di bevande gratuite: acqua, succo d’arancia, caffè Segafredo e tè di produzione biologica.E naturalmente su tutti i voli Joon i Soci Flying Blue potranno guadagnare e spendere le proprie Miglia.La crescita dei posti offerti da Roma e Napoli, grazie a Joon, è accompagnata da una promozione tariffaria: 39 euro a tratta, da acquistare entro l’11 Dicembre. (foto: air france aereo Joon)

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Stranieri in vacanza in Italia: spese più elevate e soggiorni più lunghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 novembre 2017

turismo costieroIl mercato delle case vacanza promette ottimi affari anche per l’inverno: secondo un’analisi di CaseVacanza.it, il portale italiano leader per il settore, per i mesi freddi i turisti stranieri in arrivo nelle regioni italiane sono disposti a spendere il 25% in più dei nostri connazionali.
Lo studio ha preso in considerazione le richieste di prenotazione per i mesi da novembre 2017 a febbraio 2018 e ha scoperto che dall’estero oltre una domanda su quattro si concentra sul Trentino Alto Adige (27,35%). La regione è anche la preferita dagli italiani che la richiedono nel 21% dei casi.Gli inglesi prediligono esclusivamente le zone di montagna, mentre nella top 5 delle regioni più ambite dai tedeschi si trovano anche Lazio e Campania. Anche i francesi sembrano interessati alle montagne italiane, ma nelle prime cinque regioni più richieste dai cugini d’Oltralpe rientra anche il Lazio.Per quanto riguarda il capitolo spesa, chi arriva dall’estero per visitare il Belpaese mette in conto budget più elevati del 25% rispetto a chi “gioca in casa”.

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L’Italia rischia il commissariamento europeo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

europa-comunitariaMentre la campagna elettorale è ormai in pieno svolgimento, il bollettino della congiuntura economica offre armi alle diverse fazioni per continuare la stupida guerra della delegittimazione reciproca. Da un lato, l’aggiungersi di qualche decimale alla previsione di incremento del pil, che potrebbe chiudere l’anno a +1,6% (sicuramente +1,5%), consente alla maggioranza di governo, e in particolare al Pd, di affermare che in questa legislatura è stato tolto il Paese dalla recessione e portato ad un tasso di crescita che, come ha detto Gentiloni, ci toglie dalla scomoda posizione di fanalino di coda dell’Europa. Per la verità siamo solo passati dal penultimo al quintultimo posto, e rimane fissato al 2021, buoni ultimi, il pieno recupero della ricchezza perduta dal 2007 in poi. Comunque, sarà pure una piccola corsa, quella del pil, ma tanto basta per far dire che sono state le politiche di questi anni, specie quelle renziane, a spingere l’economia ad una progressione inattesa. Sull’altro fronte, quello dell’opposizione, sono i dati non ancora confortanti dell’occupazione (è scesa un pochino la disoccupazione, ma il livello degli occupati sul totale della popolazione attiva rimane di una decina di punti più basso della media Ue e addirittura di una ventina rispetto alla Germania) a fornire munizioni per sparare contro il governo, con la solita tiritera sul jobs act come legge liberticida e affamatrice del popolo.
Come sempre, si tratta di puro populismo, alimentato da un ragguardevole livello di ignoranza. La situazione reale è assai più complessa, e va letta con ben altri occhiali che non quelli della propaganda. Il dato da cui partire, infatti, è un altro: quanto ha inciso la politica monetaria espansiva della Bce (di concerto con la Federal Reserve e le altre banche centrali del mondo) sulle dinamiche del pil. Un lavoro di Economia Reale, il centro studi diretto dall’ex viceministro Mario Baldassarri, ci offre uno spunto importante: senza Quantitative Easing, quest’anno così come nei due anni precedenti, l’Italia sarebbe stata e sarebbe rimasta in recessione. Nel 2017 dello 0,3%, l’anno scorso dello 0,9% (contro +1%) e nel 2015 dell’1,8% (contro +0,7%). Esagerato? Può anche darsi che lo scarto sia eccessivo, ma certo senza Draghi avremmo avuto un percorso ben diverso. E dunque a ben poco sono servite le scelte (poche) e le chiacchiere (tante) in cui si sono tradotte le politiche economiche interne.
Lo dimostrano due cose. La prima è rappresentata dalla differenza tra l’andamento congiunturale (il pil) e quello strutturale dell’economia. Un esempio, per capirci. Una variabile fondamentale per misurare lo stato di salute non momentaneo di un paese è la produttività. Ora, l’Istat ci ha appena fatto sapere che tra il 1995 ed il 2016 la produttività del lavoro è salita di appena 0,3 punti percentuali, il più basso incremento in Europa. Grave, molto grave. La seconda spia rossa accesa è data dallo scarto abissale che separa l’economia formale da quella percepita. Oggi la ripresa c’è, sta migliorando e supera le attese. Ma nel paese non la si vede, non la si tocca. Non incide sulla psicologia collettiva: gli italiani rimangono depressi come quando incombeva la recessione. E infatti i consumi rimangono tirati e gli investimenti centellinati, mentre è dall’export, dalla domanda di beni durevoli e dal mercato immobiliare che vengono i segnali confortanti.
Ma sapete qual è il vero elemento di discrimine, la cosa che fa la reale differenza? La politica. Da un lato, come abbiamo visto, non è servita a far crescere l’economia, anzi, e dall’altro è percepita dagli imprenditori e dagli investitori nazionali e internazionali come un fattore di freno ma soprattutto di rischio. Pensate solo all’attacco che qualcuno ha creduto bene di sferrare al presidente (italiano) della Bce circa la crisi delle banche e il suo precedente ruolo di governatore di Bankitalia. Materiale organico nel ventilatore, che rischia di sporcare chi, in un contesto complesso come quello del governo dei tassi d’interesse che divide i paesi ricchi e relativamente poco indebitati (Germania e nordici) da quelli peggio messi (Italia e mediterranei), ha scelto di tenere il rate a zero e ha comprato a piene mani titoli di Stato spegnendo il fuoco dello spread. Un autolesionismo che certo non aiuta ad accrescere la già bassa credibilità italiana.
Non stupisce, quindi, che in un quadro così contraddittorio – l’economia che, seppur grazie a fattori esogeni, va meglio, e la politica che, invece, si muove sull’orlo del baratro – il mondo produttivo e degli affari sostenga, seppure sottovoce, che bisogna organizzarsi come se la politica non ci fosse, che bisogna farne a meno. Così come non stupisce che tante persone comuni, in numero crescente, non facciano mistero di auspicare l’arrivo dell’uomo forte capace di “sistemare le cose”. Naturalmente la prima è una pia illusione, la seconda una china pericolosa. Ma sono realtà, che non vanno sottovalutate. Anche il fascismo, che veniva da sinistra vista l’origine nazional-socialista di Mussolini, è nato così. Il clima era lo stesso. Uguali le parole d’ordine: “qui bisogna fare la rivoluzione, se si vogliono rimettere le cose a posto”. Come sia andata a finire, e come andrebbe a finire se la storia si ripetesse, lo sappiamo. Meglio fermarsi per tempo.
Rimane il fatto che cambiare, anzi cambiare radicalmente – il sistema istituzionale, il sistema politico, la classe dirigente – sia indispensabile. Qualcuno ha pensato di farlo con la “rottamazione generazionale”. Ma ha clamorosamente fallito. Per questo crediamo che adesso occorra una “contro-rottamazione”. Che consiste, da un lato, nel rottamare i rottamatori senza idee e con troppa presunzione, e dall’altro, nel convincere le migliori intelligenze, le esperienze più consolidate e credibili del Paese, a rendersi disponibili all’impegno politico. La nostra, sia chiaro, non è nostalgia del passato – anche se, ad essere sinceri, ne abbiamo – ma è sincero desiderio di guardare al futuro, nella speranza che i padri della patria e le riserve della Repubblica si facciano avanti. Siamo sicuri che gli italiani che non vanno più a votare, o quelli che si sfogano premiando i professionisti del “vaffa”, di fronte a gente seria che ha progetti seri, non farebbero mancare il necessario consenso. L’alternativa è il commissariamento da parte dell’Europa.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Rapporto 2017 su “I Fondi immobiliari in Italia e all’estero”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

borsa milanoRoma mercoledì 22 novembre a Roma presso l’Auditorium Via Veneto (via Veneto, 89) dalle 9.00 alle 13.00 si terrà il Rapporto 2017 su “I Fondi immobiliari in Italia e all’estero”.L’aggiornamento del Rapporto sarà presentato da Mario Breglia (Scenari Immobiliari) e Gottardo Casadei (Studio Casadei), e commentato da Domenico Bilotta (Investire SGR), RiccardoCorsi (Fabrica Immobiliare SGR), AndreaCornetti (Prelios SGR), IvanoIlardo (BNP Paribas Reim SGR), Giampiero Schiavo (Castello SGR), Edoardo Schieppati (Coima SGR)
Dopo la presentazione della ricerca si terrà il convegno dal titolo “Impatto della politica europea (e BCE) su risparmi e investimenti”, introdotto dal prof. Alberto Martinelli (Università Statale degli Studi di Milano), a cui parteciperanno Giampaolo Galli (Camera dei Deputati), Claudio Cacciamani (Università di Parma), Riccardo Puglisi (Università di Pavia), Davide Squarzoni (Prometeia Advisor Sim), Massimo Lo Cicero (Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli).

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La pittura in Italia: anni ’30 – anni ’50

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

Mario SironiRenato Guttuso1Reggio Emilia sabato 18 novembre 2017, alle ore 17.30, la Galleria de’ Bonis in Viale dei Mille n. 44 inaugurerà “La pittura in Italia, anni ’30 – anni ’50”, una ricca collettiva che, fino al 13 gennaio 2018, si propone di esplorare lo scenario artistico nazionale in tre decenni cruciali per la storia italiana.In quegli anni, prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia vede la stabilizzazione del fascismo, lo scoppio della Guerra, l’uscita dal conflitto e una lenta ricostruzione. (Orari: da martedì a sabato ore 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00. Per le festività natalizie la galleria sarà chiusa in data 24, 25, 26, 30, 31 dicembre 2017 e 1, 2, 6 gennaio 2018).
Molti artisti furono coinvolti o si impegnarono attivamente su fronti diversi: chi si mise al servizio del fascismo (come Sironi), chi entrò nelle file della Resistenza (come Guttuso, Morlotti, Birolli), chi rimase neutrale e proseguì la propria attività artistica in modo pressoché immutato, come Morandi, che continuò a dipingere le sue nature morte e i paesaggi familiari, quasi a proteggersi dallo sconvolgimento che scuoteva l’Italia.In mostra saranno esposti importanti olii dei più grandi artisti figurativi del Novecento Italiano, che hanno scritto la storia della pittura soprattutto in quei tre decenni: Renato Guttuso, Mario Sironi, Giorgio Morandi, Renato Birolli, Alberto Gianquinto, Mino Maccari, Ennio Morlotti, Alberto Sughi, Renzo Vespignani.
Le opere saranno in parte inerenti agli eventi bellici, alla ricostruzione e alle relative conseguenze, e in parte del tutto avulsi, per osservare come si è sviluppato lo stile pittorico e il sentire personale di ciascuno di essi in quegli anni “caldi”.
La guerra e l’attualità sociale e politica in anni particolarmente intensi, infatti, non sono sempre presenti nella pittura in modo diretto, ma influenzano fra le righe lo stile degli artisti. È dunque particolarmente interessante osservare la produzione dei principali artisti italiani duranti questi anni di cambiamenti, di declino, di guerra, di ricostruzione.
Renato GuttusoOLYMPUS DIGITAL CAMERANel trentennio ’30 – ’50, del resto, nacquero e si svilupparono importanti movimenti artistici dei quali alcuni degli artisti in mostra fecero parte, per esempio Corrente, cui aderirono Guttuso, Birolli e Morlotti, e il Fronte Nuovo delle Arti. Le tensioni sociali infatti, come spesso accade, fecero da propulsore per lo sviluppo artistico e culturale del Paese.
L’arte è stato uno strumento per esorcizzare gli spettri durante gli anni più duri per il nostro Paese e poi uno strumento di catarsi per il superamento del trauma bellico. L’arte negli anni ’40 diede anche una grande spinta alla ricostruzione culturale del Paese su basi di rinnovata consapevolezza, nate dall’aver elaborato e metabolizzato gli eventi storici.
“La pittura in Italia, anni ’30 – anni ’50” è parte della quarta edizione di “In Contemporanea”, rassegna che dal 2017 diventerà rete di gallerie, con un maggior numero di proposte distribuite nel corso dell’anno. Tra i primi appuntamenti si segnalano: dal 17 novembre al 1 dicembre 2017, “In Contemporanea a Palazzo Magnani”, una serie di incontri dedicati ai mestieri dell’arte; il 16 e il 17 dicembre 2017, “In Contemporanea fiera diffusa”, weekend all’insegna dell’arte con apertura delle gallerie aderenti ad orario continuato, dalle 10.00 alle 20.00. (foto: mario sironi, Renato Guttuso)

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Presentazione volume Storia d’Italia nella guerra fredda (1943 – 1978)

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

Roma Martedì 7 Novembre 2017, ore 16:30 Dipartimento di Scienze Politiche, Sala del Consiglio Via G. Chiabrera, 199 Presentazione del volume di Guido Formigoni, Storia d’Italia nella guerra fredda (1943 – 1978) – (il Mulino, 2016). Interverranno Renato Moro, Paolo Acanfora, Giovanni Mario Ceci, Laura Fasanaro. Sarà presente l’autore.​

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“Italia e Germania tra Ottocento e Novecento”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

chiostro_insubriaComo Martedì 31 ottobre a partire dalle 10.00 nell’Aula Magna del Chiostro di Sant’Abbondio, in Via Sant’Abbondio 12 a Como, si terrà il convegno internazionale “Italia e Germania tra Ottocento e Novecento” organizzato dal Dipartimento di Diritto, Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria con il patrocinio del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea “Villa Vigoni”.
Durante l’incontro, suddiviso in due parti, si approfondiranno l’evoluzione degli ordinamenti italiano e tedesco dalla prospettiva storica, giuridica e culturale. Nella prima sessione si parlerà nello specifico di giurisdizione superiore e fondazione interna dell’Impero tedesco (1879-1899), della codificazione italiana e tedesca, della circolazione del modello pandettistico, del linguaggio giuridico tedesco tra Ottocento e Novecento e dei riflessi del dibattito post-unitario sull’unicità della Corte di Cassazione nei lavori dell’Assemblea costituente. La seconda sessione sarà invece dedicata ad alcune riflessioni comparatistiche su religione e nazione in Germania e in Italia, ai problemi di unificazione amministrativa nei due paesi e alla questione degli orfani della Prima Guerra Mondiale e il giudice delle tutele.Al Convegno parteciperanno studiosi dell’Università degli Studi dell’Insubria e tedeschi, tra i quali il Prof. Martin Löhnig dell’Università di Regensburg, il Prof. Dian Schefold dell’Università di Brema e la Dott.ssa Christiane Liermann del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea “Villa Vigoni” e Barbara Pozzo, Valentina Jacometti, Lino Panzeri, Paolo Bernardini e Cristina Danusso dell’Università degli Studi dell’Insubria. Le conclusioni saranno affidate a Dian Schefold dell’Università di Brema. Modera Gabriella Mangione dell’Università degli Studi dell’Insubria. Ingresso libero. (foto: chiostro_insubria)

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eCommerce in Italia arriva a 23,6 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 ottobre 2017

e-commerceProsegue lo sviluppo dell’eCommerce nel nostro Paese: il valore degli acquisti online da parte dei consumatori italiani raggiunge nel 2017 i 23,6 miliardi di euro, con un incremento del 17% rispetto al 2016. Nel 2017, gli acquisti online di Prodotti (pari a 12,2 miliardi) crescono del 28% e superano per la prima volta quelli di Servizi (+7%, 11,4 miliardi).
Il Turismo si conferma primo settore (9,2 miliardi, +7%) seguito da Informatica ed elettronica di Consumo (4 miliardi, +28%), e Abbigliamento (2,5 miliardi, +28%). Tra i settori emergenti i più importanti sono Arredamento e home living e Food&Grocery che insieme valgono quasi 1,8 miliardi di €. Gli acquisti via smartphone crescono del 65% e superano quest’anno i 5,8 miliardi di €. Questo lo scenario del mercato del commercio elettronico presentato dall’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm al convegno intitolato “eCommerce B2c in Italia: servono visione, coraggio e perseveranza!”.
“Nel 2017 l’eCommerce mondiale è stato caratterizzato da diversi fatti particolarmente significativi” afferma Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano “Tra questi ricordiamo le alleanze stipulate da alcuni grandi merchant eCommerce e operatori di differente natura (per sviluppare congiuntamente tecnologie o per espandersi commercialmente), l’affermazione di alcuni trend tecnologici (in primis assistenza vocale e chatbot) e la consacrazione delle principali ricorrenze eCommerce (Single Day, Black Friday e Cyber Monday). D’altro canto il 2017 è stato anche l’anno degli accesi dibattiti sugli effetti dell’online sul commercio tradizionale. Il successo di alcune iniziative eCommerce ha messo infatti a dura prova, in mercati più maturi dell’Italia, la sopravvivenza di alcune insegne della grande distribuzione tradizionale, tra cui quelle incapaci di progettare efficaci soluzioni ibride online – offline”.
“L’e-commerce B2c continua la sua corsa, ampliando di anno in anno il suo perimetro d’azione, tanto che nel 2017 in Italia supera i 23,6 miliardi di euro, con un incremento rispetto al 2016 del 17%”, dichiara Roberto Liscia, Presidente Netcomm. “Per la prima volta nella storia dell’e-commerce italiano, i prodotti crescono ben più dei servizi, con un peso dell’e-commerce sul totale degli acquisti retail degli italiani che sale al 5,7%. Sono dati certamente incoraggianti anche se ancora non sufficienti a dichiarare maturo e dinamico il settore nel nostro Paese, dove i modelli di business stanno cambiando rapidamente e facilitando nuovi entranti. L’approccio spesso sperimentale e poco convinto all’e-commerce di molti operatori tradizionali italiani, è la conseguenza del fatto che essi non abbiano dedicato né il giusto impegno né le loro migliori risorse a un progetto strategico che, invece, sta diventando il vero motore delle economie avanzate e attirando sempre più investimenti e capitale. Per parlare di un e-commerce davvero competitivo e maturo in Italia, occorre che i retailer tradizionali abbiano visione, coraggio e perseveranza, andando fino in fondo nei loro progetti digitali”, conclude Liscia.
“Per la prima volta nella storia dell’eCommerce B2c in Italia, i prodotti, grazie a un ritmo di crescita quadruplo (rispettivamente +28% e +7%), raggiungono e superano i servizi (52% contro 48% a valore). Il paniere degli acquisti online si sta quindi lentamente avvicinando a quello rilevato nei principali mercati più evoluti (dove i prodotti incidono per il 70% circa)” afferma Riccardo Mangiaracina, Responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano. (grafico: e-commerce)

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Intollerabile il livello della corruzione in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

corruzione_urloI dati forniti dal report di Transparency International confermano come il Paese sia ancora ostaggio del livello della sua corruzione (l’Italia è al 66° posto sui 176 Paesi presi in esame), ma soprattutto evidenziano come questo fenomeno incida gravemente sugli aspetti democratici interni.
Come Confeuro abbiamo spesso denunciato la chiara ingerenza economica, culturale e sociale delle prassi illegali nei diversi settori; eppure non si è andati molto al di là del determinare normative confuse e spesso controproducenti. Quello che ci preme sottolineare, infatti, non è il pur gravoso dato numerico della corruzione, ma soprattutto l’impatto che questa ha sulla morale e sulla cultura del Paese. E’ solo se visto in questi termini che il tema potrà divenire centrale all’interno di una prossima agenda politica.

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