Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°56

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Raccolta del farmaco in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Durante la GRF – Giornata di Raccolta del Farmaco di sabato 9 febbraio 2019 sono state raccolte oltre 420.000 confezioni di farmaci da banco, contro le 376.692 dello scorso anno. L’aumento registrato è pari ad almeno il 10,2%.I medicinali donati aiuteranno più di 539.000 persone povere di cui si prendono cura 1.818 enti assistenziali convenzionaticon la Fondazione Banco Farmaceutico onlus (+2,9% rispetto ai 1.768 del 2018). Gli enti hanno espresso un fabbisogno paria 1.040.288 farmaci, che sarà coperto al 40% grazie ai farmaci raccolti durante questa edizione della GRF.All’iniziativa hanno aderito 4.488 farmacie (+313 rispetto alle 4.175 del 2018, pari a un incremento del 7,5%). L’evento ha coinvolto circa 15.000 farmacisti. I titolari delle farmacie hanno donato oltre 668.000 euro.I volontari che hanno partecipato al gesto sono stati circa 20.000, 2.000 in più dello scorso anno.La GRF si svolge sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio di Aifa, in collaborazione con Cdo Opere Sociali, Federfarma, Fofi, Federchimica Assosalute, Assogenerici e BFResearch. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo (Partner Istituzionale), Teva, Doc, EG EuroGenerici, Comieco, Mediafriends, Responsabilità Sociale Rai e Pubblicità Progresso.“La Giornata di Raccolta del Farmaco, quest’anno, ha decisamente superato le aspettative: sono cresciuti significativamente il numero di medicinali raccolti, quello delle farmacie aderenti e quello dei volontari che hanno partecipato all’evento. Si tratta di un risultato che, indubbiamente, ci fa volgere gli occhi al futuro con sguardo speranzoso. Tuttavia, i risultati non esauriscono il valore del gesto che sabato un piccolo popolo ha compiuto: chi ha dato alcune ore o, in certi casi, alcune giornate del proprio tempo per costruire la GRF, ha testimoniato la possibilità di un nuovo modo di agire affinché la nostra società cambi in meglio. Un modo in cui la gratuità costituisce l’espressione della propria libertà di realizzarsi pienamente facendo insieme del bene”, ha dichiarato Sergio Daniotti presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus.Gli enti assistenziali e le persone povere hanno bisogno di farmaci tutto l’anno. Per rispondere completamente al loro fabbisogno, occorre donare anche nei mesi successivi. È possibile farlo attraverso le seguenti attività di Banco Farmaceutico.

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Reazioni avverse a prodotti naturali in età pediatrica segnalate in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Appena disponibile il primo studio frutto di una complessa analisi retrospettiva delle segnalazioni delle sospette reazioni avverse (RA) a prodotti della medicina complementare ed alternativa (CAM), come erbe, integratori, prodotti omeopatici, ecc., utilizzati nella popolazione pediatrica (0-18 anni) e ricevute dal Sistema Italiano di Fitovigilanza che ha sede presso l’ISS. Il lavoro è stato svolto in collaborazione tra il CERFIT di Careggi, l’Università di Firenze e lo stesso Istituto Superiore di Sanità. Ogni singola segnalazione è stata esaminata e sono stati raccolti i dati relativi alle caratteristiche demografiche dei pazienti, alla/e CAM sospetta/e, ai farmaci tradizionali e patologie concomitanti, con lo scopo di valutarne il ruolo come potenziali fattori predittivi della serietà di RA.
In totale, sono state analizzate 206 segnalazioni in pazienti pediatrici, di cui 69 gravi. I pazienti sono stati trattati prevalentemente con una sola CAM (n=193) ed il 39% delle segnalazioni è relativo a prodotti contenenti da 2 a 5 diversi componenti. La maggior parte delle RA riportate è correlata all’uso di integratori alimentari (57.18%) e le patologie principalmente coinvolte sono quelle a carico della pelle e del tessuto sottocutaneo (40.29%). L’insorgenza di RA gravi è risultata maggiore nei bambini esposti a farmaci omeopatici (ROR 3.13 [1.88-5.22]), a CAM in presenza di farmaci concomitanti (ROR 1,77 [1.01-3.10]), a CAM contenenti da 2 a 4 componenti (ROR 2.18 [1.13-4.22]), e a più di tre CAM concomitanti (ROR 7.81 [1.97-32.69]).Questo studio è la più ampia analisi di Fitovigilanza svolta in Italia negli ultimi 15 anni, e permette di fornire nuove informazioni sui fattori che potrebbero aumentare il rischio di RA gravi associate all’uso di CAM nei bambini, in particolare i prodotti contenenti più di due componenti e somministrati contemporaneamente ai farmaci convenzionali. Ovviamente, sono necessari ulteriori studi nella popolazione pediatrica per studiare l’efficacia e la sicurezza delle CAM, il loro potenziale effetto in seguito ad un uso a lungo termine e anche le possibili interazioni tra CAM e farmaci concomitanti. Comunque, il presente lavoro conferma che il Sistema Italiano di Fitovigilanza rappresenta ad oggi la migliore strategia per stimare e caratterizzare l’impatto clinico delle RA relative alle CAM in pazienti ambulatoriali, con l’obiettivo finale di migliorarne l’appropriatezza d’uso nella popolazione, specialmente nei bambini.N. Lombardi, G. Crescioli, A.Bettiol, F. Menniti-Ippolito, V.Maggini, E. Gallo, A. Mugelli, A. Vannacci, F. Firenzuoli. Safety of complementary and alternative medicine in children. A 16-years retrospective analysis of the Italian Phytovigilance system database Phytomedicine. doi.org/10.1016/j.phymed.2019.152856. by fitoterapia33. (Valentina Maggini CERFIT, AOU Careggi Università degli Studi di Firenze)

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L’Italia che cresce

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

In soli cento anni, il territorio nazionale è passato: da 35 a oltre 61 milioni di bocche da sfamare e sostenere, aumentando in modo geometrico il dover smaltire rifiuti nonché subire il giornaliero sversamento giornaliero di tonnellate prodotti chimici nel suolo, mare e cielo;
da 30 a 20 milioni di ettari di terreno utile per l’agricoltura, perdendone la pazzesca cifra di 10 milioni poiché abbandonati o cementificati proprio per dare una casa alle decine di milioni di abitanti nati nel frattempo;
dal 58% dei lavoratori occupati nel 1911 in agricoltura, vale a dire circa 20.300.000, al piccolo 1,46% del 2010, ovverosia 891.000;
da una filiera agroalimentare corta a un filiera complessa che si approvvigiona all’estero e/o in Italia approvvigionandosi dagli allevamenti intensivi dove gli animali sono “nutriti” con farmaci che ritroviamo nella catena alimentare e da coltivazioni intensive (moltissime delle quali monocoltivazioni che depauperano i terreni e vedono utilizzare tonnellate di prodotti chimici) dove il consumatore paga salato, il maggior guadagno rimane in mano agli intermediari mentre l’agricoltore e l’allevatore rischia tutto ma riceve una miseria;
dalle poche decine di migliaia di autoveicoli nel 1911 ai 49 MILIONI nel 2011 perché i cittadini e le merci si devono muovere;
quindi, diritto-dovere di tutti è il sollecitare uno studio nazionale e in tutte le nazioni dell’Unione Europea per definire quale impatto antropico è sostenibile per mantenere o migliorare l’ambiente. Il definire detto impatto è l’unica strada perché ogni governo possa attivare una politica demografica atta a diminuire la crescita della popolazione e programmare le politiche inerenti l’immigrazione.

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“Top Employer Europe 2019” e “Top Employer Italia 2019”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

Boehringer Ingelheim Italia è stata ufficialmente certificata dal Top Employers Institute, “Top Employer Europe 2019” e “Top Employer Italia 2019”, per le proprie eccellenze nelle condizioni di lavoro.Le aziende certificate Top Employer si distinguono per l’impegno a fornire le migliori condizioni di lavoro ai propri dipendenti e per l’attuazione di Best Practice focalizzate sullo sviluppo e sul benessere delle persone.Top Employers Institute, ente globale ed indipendente di certificazione delle eccellenze in ambito HR, analizza e valuta le aziende attraverso la HR Best Practice Survey che prevede oltre 100 domande relative a 600 Best Practice in 10 ambiti delle risorse umane: Talent Strategy, Workforce Planning, Talent Acquisition, On-Boarding, Learning & Development, Performance Management, Leadership Development, Career & Succession Management, Compensation & Benefits, Culture.Top Employers Institute esamina l’implementazione di queste Best Practice HR e come vengono supportate attraverso gli strumenti di Strategy, Ownership, Practices, Measurement and Technology. Le aziende candidate, per raggiungere la Certificazione, devono raggiungere lo standard minimo richiesto da Top Employers Institute.
Il fattore comune delle aziende Top Employer è quello di essere impegnate a creare e sviluppare le proprie strategie, con esperienze d’eccellenza, mirate a creare un ambiente e condizioni di lavoro in grado di favorire la crescita e lo sviluppo dei propri dipendenti.
“E questo è quello che rientra nei valori fondamentali della cultura aziendale di Boehringer Ingelheim, che da sempre è attenta al benessere dei propri collaboratori, conciliando le responsabilità professionali con la vita oltre il lavoro – dichiara Antonio Barge, Direttore HR di Boehringer Ingelheim Italia -. L’attenzione al benessere dei collaboratori si concretizza in iniziative pensate partendo dalle loro esigenze reali, quali una flessibilità oraria giornaliera e altre modalità di lavoro come part time e il lavoro da casa, esteso a tutti i livelli, compatibilmente con le attività svolte, e senza limiti di giornate usufruibili nel corso dell’anno, ovviamente questo è possibile solo con uno stretto rapporto di fiducia tra i collaboratori e i propri capi”.Tra i vari servizi offerti, il “salvatempo” è nato con l’obiettivo di alleggerire i collaboratori da alcune incombenze pratiche quotidiane, come la lavanderia o il pagamento di bollettini postali.La filosofia di supporto alla persona si concretizza anche con iniziative mirate al sostegno in particolari momenti della vita, come ad esempio la genitorialità, con un programma che offre ai neogenitori un supporto psicologico per affrontare con serenità l’arrivo di un figlio.Boehringer Ingelheim è stata, inoltre, “pioniera” in Italia nel dare vita a un nido aziendale, così come, più di recente, a lanciare un campus estivo per i figli dei collaboratori e introducendo nuovi permessi per assistere non solo i figli ma anche i famigliari anziani.L’azienda, oltre a ciò, ha attivato da anni un programma di visite specialistiche per la prevenzione oncologica. Recentemente è stato ampliato il pacchetto assicurativo che oltre all’infortunio professionale e extraprofessionale copre il rischio vita per eventi diversi dall’infortunio. Non ultimo, per la sede di Milano, viene incoraggiato l’utilizzo dei mezzi pubblici, con sconti sugli abbonamenti e mettendo a disposizione un servizio di navetta dalla fermata della metropolitana alla sede.

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Le famiglie numerose in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

Se non sorprende che le famiglie numerose, cioè con almeno 5 componenti, siano concentrate in Campania (211 mila, pari al 9,8% delle famiglie), Sicilia (144 mila, 7,2%) e Calabria (54 mila, 6,8%), può risultare più curioso trovarne tante in Trentino AA e Veneto, che sono rispettivamente al quarto e sesto posto tra le regioni italiane[1]. È quanto emerge da un’analisi di DAS, compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, che ha ideato la copertura assicurativa “DAS in Famiglia” per assistere i nuclei familiari nelle controversie legali che si possono incontrare nella vita quotidiana.Trentino AA (28 mila, 6,4%) e Veneto (119 mila, 6%) sono le uniche due regioni settentrionali a contrastare il primato meridionale delle famiglie numerose. A trascinare il Trentino Alto Adige ai vertici della classifica elaborata da DAS è la provincia di Bolzano, dove la quota di famiglie composte da più di 5 individui è il 7,5% (16 mila unità in totale), una percentuale pari alla media che si registra nel Sud Italia e seconda solo a quella della Campania. Quinta in graduatoria è la Puglia (103 mila nuclei, 6,4%) mentre all’opposto le famiglie numerose sono più rare nell’ordine in Liguria (21 mila, 2,7%), Valle d’Aosta (2 mila, 2,7%), Piemonte (58 mila, 2,9%) e Friuli Venezia Giulia (18 mila, 3,2%).
“Le famiglie italiane – spiega Roberto Grasso, amministratore e direttore generale di DAS – quando devono risolvere gli inconvenienti legali che purtroppo accadono nella vita di ogni giorno, spesso rinunciano a far valere i propri diritti per il timore dei costi da sostenere, che talvolta rischiano di essere più alti del valore della lite stessa”.
Con il nuovo prodotto DAS in Famiglia – prosegue Grasso – vogliamo offrire un’ampia tutela nei principali ambiti della vita privata, permettendo al cliente di scegliere il livello di copertura più adatto alle specifiche esigenze del suo nucleo familiare”.In termini assoluti il maggior numero di famiglie con più di 5 membri si trova nel Mezzogiorno (591 mila) e nel Nord Italia (525 mila) mentre più staccato è il Centro (227 mila), per un totale nazionale di 1 milione e 344 mila famiglie. Secondo l’analisi di DAS alle spalle della Campania (211 mila) si posizionano la Lombardia (191 mila) che è la regione più popolosa d’Italia, la Sicilia (144 mila) e il Veneto (119 mila).
DAS, leader nel mercato italiano delle polizze di tutela legale, con DAS in Famiglia copre quelle piccole e grandi controversie civili e penali in cui ci si può imbattere nella vita di tutti i giorni. La polizza prevede la possibilità di scegliere tra due massimali: 25 o 50 mila euro, un premio minimo di 50 euro fino a un massimo di qualche centinaia di euro all’anno e garantisce, in base al premio pagato, 3 diverse tipologie di tutela.‘Tutela legale Smart’ offre una copertura base per l’abitazione di residenza e per i componenti della famiglia (controversie penali e civili di natura extracontrattuale e integrazione dell’assicurazione di responsabilità civile per danni causati).‘Tutela legale Plus’ rispetto alla versione base protegge anche il lavoro dipendente e le seconde case utilizzate dal nucleo familiare. In caso di licenziamento, a seguito di una controversia di lavoro gestita da DAS, è prevista un’indennità fino a 3 mensilità e 5.000 euro per i lavoratori a tempo indeterminato mentre in caso di occupazione abusiva dell’abitazione di residenza, DAS provvederà al rimborso delle spese di alloggio in albergo e di riparazione e sostituzione delle porte di casa. È prevista, inoltre, non solo la tutela in sede civile e penale ma anche amministrativa. Dal secondo anno di durata della polizza c’è anche la copertura delle spese legali per alcuni atti di giurisdizione volontaria, (separazione consensuale e/o il divorzio con unico legale).‘Tutela legale Extra’ offre una copertura a 360°, senza limitazioni di casi o franchigie, oltre a garantire la tutela necessaria per controversie legate all’acquisto di un’abitazione direttamente utilizzata dalla famiglia.E’ inoltre possibile scegliere di estendere gli ambiti di applicazione della polizza a eventuali controversie nascenti da contratti di locazione relativi a seconde case o immobili commerciali, alle vertenze legate alla circolazione stradale con veicoli che richiedono patenti A e B, all’assistenza per gli animali domestici e per il soccorso stradale a seguito di guasti o incidenti in bicicletta. (fonte: http://www.secglobalnetwork.com)

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La “Corsa più pazza d’Italia”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

Modena dal 17 al 19 maggio, ma in perfetto stile Crazyrun al momento il luogo di partenza è ancora top secret.L’appuntamento con Crazyrun 7 è per scoprire le modalità di partecipazione e iscriversi il sito ufficiale è Crazyrun.org, per seguire tutti gli aggiornamenti basteranno invece pochi click su Motor1.com. I Motor1Days, infine, si svolgeranno il 18 e il 19 Maggio presso l’Autodromo di Modena: tutte le info del caso, dal programma alle attività previste, sono già disponibili su Motor1days.com. Stay tuned! Di sicuro, l’arrivo è previsto all’Autodromo di Modena, dove si terrà la terza attesissima edizione dei Motor1Days | Il parco divertimenti della Motor Valley, ovvero l’evento automobilistico più dinamico in assoluto dedicato a tutti gli appassionati di motori e alle famiglie con una marcia in più.Ecco qualche piccolo ingrediente di Crazyrun 7, un’indimenticabile due giorni scandita da un mix tra gare di regolarità (con strade aperte al pubblico e nel rispetto del Codice della Strada) e un game in cui ciascun team deve decifrare una serie di indizi per scoprire il punto di arrivo delle varie tappe. Alla base di tutto, una caccia al tesoro che vedrà gli 80 selezionatissimi team coinvolti in una corsa contro il tempo per superare le prove sparse lungo i 500 chilometri di percorso (250 km al giorno), con 10 checkpoint e 10 tappe selettive.
Ben 48 ore di pura adrenalina con un perenne sali e scendi di emozioni: tutto si gioca sull’intuito dei team messi alla prova di continuo con cartine da interpretare in un battito di ciglia, enigmi, rebus e rompicapo di ogni tipo da risolvere immediatamente con l’obiettivo di superare gli avversari e sfrecciare per primi verso il traguardo. Le protagoniste assolute, come sempre, sono le super car dei partecipanti – Ferrari, Lamborghini, Porsche, BMW M, Maserati, Jaguar, Mercedes AMG, KTM, Audi RS e auto d’epoca customizzate – ma non solo: ogni team, infatti, è solito travestirsi in modo strambo ed esuberante. C’è chi si veste da emiro, chi da supereroe o da personaggio protagonista di serie tv o film di successo. Sono loro il vero fulcro di questa folle corsa tutta all’insegna dell’ironia e della stravaganza, una vera istituzione per tutti gli amanti delle quattro ruote.
I partecipanti del Motor1Days oltre a vivere in prima persona tutte le attività dinamiche previste nei due giorni di evento all’Autodromo di Modena (Hot Lap in pista, Test Drive, Off Road, Prove Moto, Track Day, Raduni, ecc.) vedranno arrivare Domenica 19 anche la mitica Crazyrun. Sarà uno show a tutti gli effetti, con tanto di premiazione, car show, party finale, dj set e special guest. E se, come ogni Crazyrun che si rispetti, il luogo di partenza è ancora un mistero, di certo sabato 18 maggio gli 80 team in gara faranno tappa nell’esclusivo Resort di Castelfalfi in Toscana, dove si terrà la cena e l’attesissimo Crazyrun Party.

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Incognita Brexit: dal Regno Unito +47% le ricerche di immobili in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

Non è ancora chiaro quali esiti avrà la manovra della Brexit e soprattutto quali saranno le conseguenze sulle aziende e i lavoratori nel Regno Unito. Sta di fatto che i nostri connazionali impiegati Oltremanica hanno iniziato a temere gli scenari che li vedrebbero costretti ad abbandonare il Paese e cominciano a guardare al mercato immobiliare italiano per correre ai ripari. Lo dimostrano i risultati delle ricerche provenienti dal Regno Unito su Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) che, a gennaio 2019, hanno registrato un boom del 47% rispetto allo stesso mese del 2018. Chi comincia a cercare informazioni su quanto costerebbe eventualmente prendere casa in Italia parte dalle locazioni: l’80% delle ricerche provenienti da UK riguarda infatti immobili in affitto. Le ricerche iniziano con un budget medio di 1.800 euro al mese per un bilocale, per poi abbassarsi a 1.200 euro una volta constatato quanto i prezzi del mattone siano più bassi in Italia rispetto al Regno Unito. Ad esempio, affittare un bilocale nel quartiere Isola di Milano, uno dei più gettonati in città, costa circa il 30% in meno di un immobile di pari categoria nella zona di Camden a Londra, una di quelle residenziali più in voga al momento.
Milano è la città che attira maggiormente l’attenzione di chi teme di dover tornare in Italia (+70% le ricerche da UK in un anno). A seguire si trovano Torino (+55%) e Roma (+35%). Chi guarda al portale immobiliare per informarsi su un eventuale trasferimento, tiene d’occhio almeno due diverse città, non avendo ancora un’idea precisa su dove si troverà il nuovo posto di lavoro. Una curiosità riguarda Roma: la Capitale non è mai indicata come prima ricerca, ma viene sempre considerata un’alternativa a Milano e Torino.
Analizzando la provenienza geografica delle ricerche, Liverpool è in testa alle città britanniche da cui si registra il maggior incremento di traffico, raddoppiato rispetto allo scorso anno (+103%). La seconda città da cui si è rilevato un picco di traffico è Bristol (+95%), seguita da Edimburgo (+75%) e Londra (+45%). «Un’eventuale migrazione di ritorno dal Regno Unito al nostro Paese, concentrata in particolare nelle grandi città dove ci sono maggiori occasioni di lavoro, porterebbe a un’ulteriore accelerazione del mercato degli affitti e quindi ad altri aumenti dei canoni di locazione – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Bisogna anche considerare che nel Nord Europa la cultura dell’affitto, come alternativa a lungo termine al possesso, è da sempre consolidata rispetto all’Italia: chi lavora da diversi anni nei Paesi britannici ha assimilato verosimilmente questa mentalità e preferirebbe, anche tornando in patria, la formula della locazione, che tra l’altro è meno vincolante se si è incerti su dove si dirigerà la propria carriera».

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Lavoro, in Italia 193mila posti vacanti: “1 su 3 non sarà mai occupato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

Milano. Checché se ne dica ad oggi in Italia ci sono aziende floride e di successo, che stanno ricevendo una pioggia continua di ordini sia dal nostro Paese che dall’estero e che necessitano urgentemente di nuova forza lavoro. Nonostante questo, quelle stesse imprese talvolta non riescono a lavorare a pieno regime, e si trovano perfino a bloccare gli ordini e a tenere spenta gran parte dei macchinari.
Questo accade perché tante piccole, medie e grandi aziende che non riescono a soddisfare la propria fame di talenti. Dice bene infatti il leader degli industriali Vincenzo Boccia quando afferma che «l’Italia non ha materia prime, ma ha capitale umano, conoscenza e talento, e su questo dobbiamo puntare per costruire il futuro del paese». Il problema è che spesso – troppo spesso – le conoscenze ci sono, ma non sono quelle giuste.Tutto questo, in un Paese che esce da una forte crisi economica e che continua a sbattere contro un altissimo tasso di disoccupazione giovanile, sembra davvero paradossale. Eppure è proprio così.«Le imprese trainanti la ripresa hanno ricominciato ad assumere, ma incontrano di frequente delle serie difficoltà nell’individuare dei candidati con le skills più adatte» spiega Carola Adami, founder e CEO della società di head hunting di Milano Adami & Associati, aggiungendo che «il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese è un problema che rischia di formare un grave vuoto di competenze».A fotografare il ritardo accumulato dal nostro Paese nel formare specifici profili professionali ci pensa una recente indagine di Confindustria, presentata in occasione della venticinquesima giornata nazionale Orientagiovani. Stando a questo studio, nel triennio 2019-2021 saranno quasi 193mila i posti di lavoro vacanti nei settori dell’alimentare, ICT, meccanica, tessile, chimica e legno-arredo. Il problema, però, è che un terzo di questi lavoratori risulterà introvabile. È proprio questo il minaccioso ‘vuoto di competenze’ al quale ha accennato Adami.La soluzione a questa grave mancanza?
Alla luce di tuto questo diventa fondamentale, per le aziende di qualsiasi dimensione, affidarsi a dei veri specialisti per la ricerca del personale necessario, così da assicurarsi i migliori talenti disponibili sul mercato.
«Appoggiarsi a delle agenzie di selezione del personale esperte significa poter fare affidamento su un attento servizio di HR Investigation, il quale porta all’individuazione del profilo più idoneo in tempi brevi, a tutto vantaggio dell’azienda» sottolinea l’head hunter. In uno scenario in cui i talenti sembrano latitare, non riuscire a mettere le mani per primi su un candidato particolarmente preparato vuol dire lasciarlo alla concorrenza, e il danno rischia così di essere doppio.Nella maggior parte dei casi, i profili più difficili da individuare sono ingegneri, periti tecnici e operai specializzati, tanti ruoli non assegnati che rallentano le imprese non per mancanza di ordini, quanto per carenza di capitale umano.

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La classifica delle città più care d’Italia del 2018

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio stilando la classifica completa delle città più care del 2018 (cfr. tabella n. 1), in termini di aumento del costo della vita, sulla base dell’inflazione media registrata dall’Istat.Il capoluogo con i maggiori rincari del 2018 è Bolzano dove l’inflazione media record dell’1,9% determina, per una famiglia tipo, una stangata pari a 632 euro su base annua Al secondo posto Reggio Emilia che, con un incremento dei prezzi pari all’1,8%, registra una spesa annua supplementare di 505 euro, terza Forlì/Cesena, dove l’inflazione dell’1,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 477 euro.Al quarto posto Lecco che, con rialzo dei prezzi dell’1,7%, ha un salasso, per una famiglia media, pari a 472 euro su base annua. Al quinto posto, Ravenna, dove l’inflazione dell’1,6% determina una batosta annua pari a 449 euro.
Ben 4 città dell’Emilia Romagna sono nella top ten della classifica (Reggio Emilia, Forlì, Ravenna e Bologna), mentre sono 2 quelle della Toscana (Pistoia al 7° posto con 429 euro e Arezzo in ottava posizione con 403 euro) e della Lombardia (oltre a Lecco, Lodi con 444 euro).Le 3 città con i minori rincari del 2018 sono, invece, Potenza, che con l’inflazione media più bassa, +0,3%, registra, per una famiglia tipo, un aggravio annuo di spesa di appena 63 euro, Ancona, il capoluogo di regione più conveniente, dove la seconda inflazione più bassa (+0,4%) genera un esborso aggiuntivo di soli 87 euro e Caltanissetta, +0,6%, con un aumento del costo della vita pari, nel 2018 a 117 euro.
Confrontando i dati a livello regionale, Cuneo, in termini di aumento del costo della vita, è il capoluogo di provincia più caro del Piemonte (1,5% l’inflazione, +395 euro i rincari del 2018), per la Liguria è La Spezia (+1,7%, +391 euro), per il Veneto è Padova (+1,4%, +369 euro), per il Friuli-Venezia Giulia è Pordenone (+1,3%, +322 euro), per l’Umbria è Terni (+1,5%, +337 euro), per le Marche è Ascoli Piceno (+1,7%, +342 euro), per il Lazio è Roma (+1,1%, +266 euro), anche se la Capitale si colloca solo al 43° posto della classifica generale, per l’Abruzzo è Pescara (+1,2%, +243 euro), per la Campania è Benevento (+1,4%, +292 euro), il capoluogo più caro del Sud, per la Calabria è Reggio Calabria (+1,2%, +225 euro), per la Sicilia è Siracusa (+1,5%, +293 euro), la città più cara delle Isole e del Mezzogiorno, per la Sardegna è Cagliari (+1%, +197 euro).”Anche se nel 2018 l’inflazione media è rimasta allo stesso livello del 2017, +1,2%, per le famiglie si tratta di rincari che hanno peggiorato pesantemente la loro condizione, dato che gli stipendi e le pensioni non sono certo aumentati quanto il rialzo del costo della vita” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una famiglia media italiana la spesa è salita lo scorso anno di 285 euro. Nel Nord-Ovest, la ripartizione con l’inflazione maggiore, +1,3%, la stangata sale addirittura a 351 euro. Nessun lavoratore dipendente ha avuto un incremento della retribuzione così consistente. Finchè tutto aumenta, tranne quanto le famiglie percepiscono, è chiaro che i consumi resteranno al palo, ed il Pil non potrà salire in modo significativo, dato che fino a quando le famiglie non acquistano le imprese non vendono” conclude Dona.

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A Strasburgo uno schiaffo intollerabile contro l’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

“La risoluzione votata poco fa dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo è uno schiaffo intollerabile contro l’Italia. Un testo pieni di luoghi comuni su mafia e corruzione, a cui si aggiunge una condanna a tutto campo delle politiche migratorie dell’Italia con il solito ritornello finto umanitario. Nemmeno una parola sull’incapacità delle istituzioni europee e internazionali di intervenire per bloccare i flussi, per rimpatriare i clandestini, per creare in Africa gli hotspot in cui distinguere i profughi dai clandestini. Non una parola sul ruolo nefasto delle ONG che aiutano l’invasione né per le ignobili politiche neocolonialiste che la Francia e altri paesi continuano ad attuare in Africa. Per tutte queste ragioni Fratelli d’Italia ha votato convintamente contro questa risoluzione”.
È quanto dichiara Carlo Fidanza, deputato e capodelegazione di Fratelli d’Italia all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa a margine della plenaria in corso a Strasburgo.

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Mobili in affitto arriva in Italia con la campagna AfforTable

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 gennaio 2019

Macherio (MB) sabato 26 gennaio 2019 dalle 18.30 alle 22.00 all’interno dello showroom e laboratorio di Viale Regina Margherita 150 nel cuore del celebre artigianato brianzolo. Un servizio che va a colmare una necessità espressa da sempre più persone, soprattutto le nuove generazioni, che a causa dell’alto prezzo delle case e degli stipendi non all’altezza, cercano il modo per coniugare nel migliore dei modi la qualità alla quantità del denaro speso. Una tendenza internazionale che sta letteralmente rivoluzionando il mercato dell’arredamento, destinato a diventare un vero e proprio trend anche in Italia. In una società dove il concetto di proprietà sta radicalmente cambiando, sempre più spesso gli oggetti che normalmente sono reperibili in vendita ormai lo sono anche in affitto. Un trend dirompente che non tocca più solo auto, case, vestiti e servizi di condivisione di film o musica, ma perfino i mobili di casa. L’ultima svolta nell’odierno universo della sharing economy l’ha dettata infatti Studio Apeiron, azienda di design made in Italy che con il lancio della campagna #AfforTable ha scelto di portare in Italia l’affitto del tavolo: non un semplice complemento d’arredo, ma un tavolo frutto dell’artigianato italiano famoso in tutto il mondo ed eco-sostenibile, realizzato con materiali di pregio naturali e riciclabili, che sarà possibile avere nel proprio salotto o in cucina a solo un euro al giorno.

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«In Italia un terzo di viadotti, ponti e gallerie hanno bisogno di interventi urgenti»

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

«In Italia sono state complessivamente monitorate 5.931 opere a rischio tra viadotti, ponti e gallerie di cui 1.918 considerate di ‘priorità 1’ che necessitano quindi di interventi urgenti»: lo ha detto il parlamentare di Fratelli d’Italia, Emanuele Prisco, il quale nei mesi scorsi aveva presentato alla Camera un ordine del giorno, approvato, riguardante le «misure volte a potenziare e a sostenere la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture». L’atto è stato firmato anche dai parlamentari Carlo Fidanza, Paolo Trancassini, Alessio Butti e Tommaso Foti. «Un terzo delle opere risultano a rischio secondo il monitoraggio effettuato dopo la tragedia del ponte Morandi di Genova – ha dichiarato Prisco -. I Comuni e le province italiane, Anci e Upi stimano siano necessari almeno otto miliardi di euro per realizzare interventi di carattere prioritario».

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Italia maglia nera per utilizzo fondi UE nelle tecnologie

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

Nonostante le grandi ambizioni del piano nazionale “Agenda Digitale”, finalizzato a rendere più competitive le aziende italiane e le infrastrutture tecnologiche, l’attuazione del programma stenta a decollare. L’Italia si colloca sul fondo della classifica dei Paesi dell’Unione europea per la capacità di spendere i fondi in ICT e Ricerca e Innovazione. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro.
In totale le risorse disponibili, a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR 2014-2020), ammontano a 8,3 miliardi di euro: 6 miliardi per la ricerca e l’innovazione e 2,3 miliardi per lo sviluppo dell’ICT. Un valore molto alto di risorse disponibili, il terzo dopo Polonia e Spagna. Ma, dopo quasi cinque anni dall’avvio dell’“Agenda Digitale italiana”, se si osserva la quota di investimenti rendicontati e impiegati dal nostro Paese, si nota che sono stati spesi solo 828 milioni (pari al 12,3% del totale), collocando l’Italia al quartultimo posto in classifica.

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Italia e Ue votano per i missili Usa in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, c’è una scultura metallica intitolata «il Bene sconfigge il Male», raffigurante San Giorgio che trafigge un drago con la sua lancia. Fu donata dall’Unione sovietica nel 1990 per celebrare il Trattato Inf stipulato con gli Stati uniti nel 1987, che eliminava i missili nucleari a gittata corta e intermedia (tra 500 e 5500 km) con base a terra. Il corpo del drago è infatti realizzato, simbolicamente, con pezzi di missili balistici statunitensi Pershing-2 (prima schierati in Germania Occidentale) e SS-20 sovietici (prima schierati in Urss).
Ora però il drago nucleare, che nella scultura è raffigurato agonizzante, sta tornando in vita. Grazie anche all’Italia e agli altri paesi dell’Unione europea che, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno votato contro la risoluzione presentata dalla Russia sulla «Preservazione e osservanza del Trattato Inf», respinta con 46 voti contro 43 e 78 astensioni [1].L‘Unione europea – di cui 21 dei 27 membri fanno parte della Nato (come ne fa parte la Gran Bretagna in uscita dalla Ue) – si è così totalmente uniformata alla posizione della Nato, che a sua volta si è totalmente uniformata a quella degli Stati uniti. Prima l’amministrazione Obama, quindi l’amministrazione Trump hanno accusato la Russia, senza alcuna prova, di aver sperimentato un missile della categoria proibita e hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dal Trattato Inf. Hanno contemporaneamente avviato un programma mirante a installare di nuovo in Europa contro la Russia missili nucleari, che sarebbero schierati anche nella regione Asia-Pacifico contro la Cina. Il rappresentante russo all’Onu ha avvertito che «ciò costituisce l’inizio di una corsa agli armamenti a tutti gli effetti».
In altre parole ha avvertito che, se gli Usa installassero di nuovo in Europa missili nucleari puntati sulla Russia (come erano anche i Cruise schierati a Comiso negli anni Ottanta), la Russia installerebbe di nuovo sul proprio territorio missili analoghi puntati su obiettivi in Europa (ma non in grado di raggiungere gli Stati uniti).Ignorando tutto questo, il rappresentante dell’Unione europea alle Nazioni unite ha espressamente accusato la Russia di minare il Trattato Inf e ha annunciato il voto contrario di tutti i paesi dell’Unione perché «la risoluzione presentata dalla Russia devia dalla questione che si sta discutendo».Nella sostanza, quindi, l’Unione europea ha dato luce verde alla possibile installazione di nuovi missili nucleari Usa in Europa, Italia compresa. Su una questione di tale importanza, il governo Giuseppe Conte, rinunciando come i precedenti a esercitare la sovranità nazionale, si è accodato alla Ue che a sua volta si è accodata alla Nato sotto comando statunitense.E dall’intero arco politico non si è levata una voce per richiedere che fosse il Parlamento a decidere come votare all’Onu.Né in Parlamento si leva alcuna voce per richiedere che l’Italia osservi il Trattato di non-proliferazione, imponendo agli Usa di rimuovere dal nostro territorio nazionale le bombe nucleari B61 e di non installarvi, a partire dalla prima metà del 2020, le nuove e ancora più pericolose B61-12. Viene così di nuovo violato il fondamentale principio costituzionale che «la sovranità appartiene al popolo». E poiché l’apparato politico-mediatico tiene gli italiani volutamente all’oscuro su tali questioni di vitale importanza, viene violato il diritto all’informazione, nel senso non solo di libertà di informare ma di diritto ad essere informati. O si fa ora o domani non ci sarà tempo per decidere: un missile balistico a raggio intermedio, per raggiungere e distruggere l’obiettivo con la sua testata nucleare, impiega 6-11 minuti. (Manlio Dinucci Fonte Il Manifesto (Italia)

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Mercato immobiliare: Italia delle province ancora in crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Il mercato immobiliare italiano viaggia a due velocità: da un lato le grandi città in un buono stato di salute che si traduce in prezzi tornati a salire, dall’altro le province ancora in sofferenza, soprattutto sul fronte della domanda. Lo scenario è confermato dai dati dell’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it sul mercato residenziale in Italia nel 2018. Se a livello nazionale dicembre si è concluso con un calo dei prezzi dello 0,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le città con più di 250mila abitanti vedono crescere le cifre richieste per le abitazioni dello 0,4% contro una perdita di oltre l’1% per i centri più piccoli.L’auspicata ripresa si intravede solo in un’area del Paese, il Nord, in cui i costi richiesti sono rimasti praticamente stabili (-0,1% su base annuale). Al Sud e al Centro prosegue invece il trend al ribasso, con costi scesi rispettivamente dell’1,5% e dell’1,4% in un anno.Ma cosa succederà nel 2019? Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it, ha individuato tre trend da monitorare nel settore del real estate: le occasioni che una buona congiuntura economica può ancora offrire, l’attenzione all’edilizia di nuova costruzione e il crescente interesse verso le locazioni di qualità a Roma e Milano.

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Il pianoforte in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 gennaio 2019

Bologna sabato 6 aprile 2019 alle ore 10.00 e proseguirà domenica 7 aprile a partire dalle ore 10.00 presso il Museo di San Colombano – Collezione Tagliavini (via Parigi 5) Convegno Internazionale di Organologia “Il pianoforte in Italia”.
Tra i relatori vi saranno Patrizio Barbieri, Antonella Conti, Donatella Degiampietro, Giovanni Paolo Di Stefano, Marija Kuhtic, Michael Latcham, Renato Meucci, Cinzia Meroni, Barbara Mingazzini, Giuliana Montanari, Fabio Perrone, Elena Previdi, Virginia Rolfo, Gabriele Rossi Rognoni, Francesca Seller, Liuwe Tamminga, Marco Tiella, Anna Zareba.
In occasione del Convegno verrà presentato al pubblico il volume Il cembalo a martelli: da Bartolomeo Cristofori a Giovanni Ferrini. Atti del convegno internazionale di organologia (2017), in ricordo di Luigi Ferdinando Tagliavini, a cura di Michael Latcham e Giovanni Paolo Di Stefano. Verrà inoltre allestita una mostra di pianoforti di costruzione italiana, in collaborazione con diverse istituzioni e con i collezionisti privati.

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Battisti in carcere in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

“Il terrorista Cesare Battisti arriva in Italia, entra in una cella italiana. Nessuna gioia. Nessuna festa. E’ nell’ordine delle cose, semplicemente avviene con molto ritardo. Oggi è una giornata importante, perché dimostra che la giustizia prima o poi arriva, e che le Istituzioni non smettono di perseguire la piena realizzazione della legge. Ma non c’è spazio per alcun tipo di felicità, prima di tutto perché le Vittime dei crudeli delitti commessi da Battisti restano tali e il dolore del lutto le accompagnerà per sempre e non potrà mai essere sopito; e inoltre perché non c’è alcuna soddisfazione dettata da un desiderio di rivalsa, come fosse una vittoria o una vendetta contro uno in particolare, come fosse una questione personale verso questa persona che si chiama Battisti. Si tratta invece solo di vedere un pluriomicida condannato in via definitiva scontare la sua pena, come è sacrosanto che sia e come invece, purtroppo, non è stato per tanto, troppo tempo. Ma adesso finalmente, dopo 40 lunghissimi anni, la giustizia prende a fare il proprio corso, e di questo dobbiamo ringraziare soprattutto le Forze dell’ordine che con straordinaria caparbietà e professionalità hanno raggiunto un obiettivo così complesso e difficile. Ora Battisti vada in carcere e vi rimanga per sempre, dal momento che deve scontare l’ergastolo e le Vittime non potrebbero subire altri oltraggi vedendolo magari uscire prima. E di lui non si parli più una volta per tutte”.
Queste le parole di Mirko Schio, Presidente dell’Associazione Fervicredo (Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere), nel giorno in cui Cesare Battisti, terrorista dei Proletari armati per il comunismo, condannato per quattro omicidi, giunge in Italia per essere condotto in carcere.

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Le osservazioni BCE sulle deviazioni dell’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 dicembre 2018

Secondo quanto riportato nel Bollettino della Bce, è particolarmente preoccupante la circostanza che la più ampia deviazione rispetto agli impegni assunti si riscontri in Italia, un Paese in cui il rapporto tra debito pubblico e PIL è notevolmente elevato.
“Giuste osservazioni. Al di là dell’accordo raggiunto in extremis con l’Europa, è evidente che il rialzo del deficit nel 2019, rispetto a quello stimato per il 2018, allontana l’Italia non solo dagli impegni presi con il Patto di stabilità ma da quel percorso di risanamento che sarebbe utile al Paese per evitare di spendere ogni anno miliardi di interessi sul debito pubblico” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il Governo farebbe bene, poi, a domandarsi quanti miliardi ci è costato aver cercato un’intesa con l’Europa solo all’ultimo secondo utile e dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione, facendo così innalzare lo spread, come evidenzia il grafico dei differenziali fra i rendimenti dei titoli di Stato dell’area dell’euro contenuto nel Bollettino della Bce, che per l’Italia schizza a partire dal mese di luglio” conclude Dona.

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Primo Rapporto 2018 sull‘ictus in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

L’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda di demenza e la terza di mortalità nei paesi occidentali. E nonostante quest’ultima negli ultimi quindici anni sia diminuita, tutte le proiezioni indicano che, entro i prossimi venti anni, a causa dell’invecchiamento della popolazione, si verificherà un complessivo aumento di oltre il 30% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea, come emerso anche dal rapporto “The Burden of Stroke in Europe”, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, che hanno esaminato dati e informazioni provenienti da 35 nazioni europee. Numeri, questi, che trovano conferma anche nel nostro Paese, dove ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale, circa un terzo delle persone colpite non sopravvive ad un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con una significativa invalidità. Pertanto, il numero di persone che attualmente vive in Italia con gli esiti invalidanti di un ictus ha raggiunto la cifra record di quasi un milione. Questo ed altri sono alcuni dei dati preoccupanti che emergono dalla lettura del “Rapporto sull’Ictus in Italia.In Italia, sottolinea il Rapporto, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in costante crescita, a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’80% del numero totale degli ictus è rappresentato da ictus ischemici con una mortalità a 30 giorni di circa il 20% e del 30% a un anno, mentre la mortalità a 30 giorni dopo un ictus emorragico raggiunge il 50%. Questi sono sicuramente “numeri” che preoccupano, e che rappresentano l’impatto sociale ed economico che l’ictus ha sulla nostra società in termini impegno del SSN sia nella fase acuta che nella presa in carico della cronicità. Non vi sono solo i “costi diretti” della malattia, l’impegno economico che impoverisce le famiglie delle persone colpite da ictus è la spesa per la così detta “assistenza informale”, che consuma risorse e tempo. In Italia, si legge nel Rapporto, i costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale ammontano a circa 16 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti, calcolati principalmente come perdita di produttività. In questo contesto è prioritario promuovere sani stili di vita, considerato che gli studi epidemiologici condotti in questi anni hanno dimostrato la reversibilità del rischio, ossia che, riducendo i fattori di rischio, è possibile ritardare o ridurre il numero di eventi che si verificano nella popolazione. Quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti ad elevato rischio cardiovascolare globale; ad esempio è dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attività fisica quotidiana (l’OMS raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia. Un’analisi condotta dall’Istituto Superiore di Sanità negli anni passati, ha rivelato, infatti, che la prevalenza di condizioni di rischio è risultata maggiore nelle persone con scolarità più bassa (elementari e medie) rispetto a coloro che avevano scolarità superiore (diploma o laurea). Un motivo in più questo per sottolineare quanto sia importante implementare una corretta informazione da parte degli addetti ai lavori.Dal Rapporto emerge una disparità regionale nell’adozione dei Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali (PDTA), ovvero di quegli interventi complessi mirati alla condivisione dei processi decisionali e dell’organizzazione dell’assistenza per un gruppo specifico di pazienti durante un periodo di tempo ben definito. In tal senso l’Osservatorio Ictus Italia evidenzia, in linea con i dati del Rapporto di Cittadinanzattiva 2017 su “Ictus, le cure in Italia”, come ancora non tutte le Regioni italiane abbiano prodotto un PDTA formale: il Friuli-Venezia Giulia risulta essere la realtà che ha elaborato percorsi più completi; seguono con modalità differenti, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Mentre indietro appaiono Sicilia, Sardegna e Molise.
L’Osservatorio Ictus Italia si allinea all’”Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030”, individuando quattro obiettivi prioritari da raggiungere nel prossimo decennio: ridurre il numero assoluto di casi di ictus nel nostro Continente del 10%; trattare il 90% o più delle persone colpite nelle Stroke Unit come primo livello di cura; favorire l’adozione di piani nazionali che comprendano l’intera catena di cura, dalla prevenzione primaria alla vita dopo l’ictus; implementare strategie nazionali per interventi multisettoriali di sanità pubblica che promuovano e facilitino uno stile di vita sano, riducendo i fattori ambientali (incluso l’inquinamento atmosferico), socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di incorrere nella patologia.

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Italia: Le opportunità del digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

“In Italia abbiamo ancora molto lavoro da fare per cogliere appieno le opportunità del digitale, ma il 5G rappresenterà una vera e propria piattaforma in grado di accelerare l’adozione di nuovi servizi a supporto degli ecosistemi industriali che nasceranno nei prossimi anni. Le nuove tecnologie sono già una componente fondamentale del business di diverse imprese – secondo nostre stime le aziende italiane hanno speso nel digitale 14 miliardi di euro nello scorso anno– e lo saranno sempre di più nel prossimo futuro: quasi la metà dei manager (48%) pensa che gli investimenti in tecnologia cresceranno fino al 10%, con un ritorno stimato del capitale investito superiore all’80%.” ha commentato Paolo Baile, Communications, Media & Technology Lead, Accenture Strategy Italia intervenuto all’evento “5G: L’Italia sarà leader”, dove Telco, esponenti della politica e fornitori di tecnologia, servizi e soluzioni digitali si sono confrontati su prospettive, potenzialità e ostacoli da superare per l’affermazione del 5G “Implementare il 5G sarà il tassello ancora mancante per trasformare il modello di business delle aziende e farle diventare imprese Intelligenti: organizzazioni che basano le proprie strategie su dati rilevanti raccolti in tempo reale, possono sfruttare appieno tecnologie complesse come l’Intelligenza Artificiale e sono in grado di aprirsi a collaborazioni in grado di generare valore incrementale.”

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