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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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I 10 migliori Campeggi e Villaggi Pet Friendly in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

È il Pineto Beach Village & Camping – Pineto (TE) ad aggiudicarsi il titolo di miglior campeggio/villaggio Pet Friendly del 2019, assegnato nell’ambito della quarta edizione dei Certificati di Eccellenza KoobCamp, quale riconoscimento alle strutture en plein air che offrono ai turisti la possibilità di trascorrere vacanze indimenticabili insieme ai propri amici a quattro zampe. Al Pineto Beach Village & Camping gli animali domestici sono considerati parte integrante della famiglia e per questo ci sono molte aree a loro riservate. All’arrivo in struttura troverete il bau welcome corner, potrete scegliere tra unità abitative con giardinetto recintato all’ombra, usufruire della bau beach gratuita adiacente al Villaggio, oppure della bau exercise area, senza dimenticare la possibilità di sfruttare la doccia riservata ai cani. La vittoria finale del Pineto Beach Village & Camping nel Certificato Pet Friendly 2019 è il risultato di un’attenta selezione che ha portato alla scelta dei 10 migliori Campeggi e Villaggi per le vacanze in compagnia degli animali domestici. La selezione, come per gli altri certificati, è stata realizzata dagli esperti del network turistico KoobCamp (https://www.koobcamp.com/). Veri e propri paradisi per chi viaggia in compagnia del proprio cane o gatto, i campeggi e villaggi presenti nella TOP 10 Pet Friendly sono diffusi su tutto il territorio italiano. Dalle dog beach all’accesso in camping in tutti i periodi dell’anno, passando per i servizi di pet sitter, fino alle aree gioco e alle docce dedicate, le strutture Pet Friendly hanno un occhio di riguardo anche per i vostri amati animali.Di seguito, i 10 migliori Campeggi e Villaggi Pet Friendly 2019 (in ordine casuale, vincitore escluso):
· Pineto Beach Village & Camping – Pineto (TE)
· Camping Union Lido Park & Resort – Cavallino Treporti (VE)
· Club degli Amici Camping Village – Montalto di Castro (VT)
· Tiliguerta Glamping & Camping Village – Muravera (CA)
· Camping Village le Pianacce – Castegneto Carducci (LI)
· Camping Cavallino – Cavallino-Treporti (VE)
· San Benedetto Camping Village – Peschiera del Garda (VR)
· Camping Village Marina di Venezia – Cavallino-Treporti (VE)
· Cesenatico Camping Village – Cesenatico (FC)
· Campeggio Baia dei Gabbiani – Scarlino (GR) I Certificati di Eccellenza KoobCamp, visibili sul portale Campeggi.com (https://www.campeggi.com/) e sugli altri siti del network KoobCamp, rappresentano un premio agli sforzi fatti dalle strutture per andare incontro alle esigenze dei turisti e sono uno strumento al servizio dei campeggiatori per una migliore organizzazione delle vacanze.

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Europee. de Bertoldi (FdI): elezioni saranno occasione per rafforzare autorevolezza Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“La vicenda Tercas, con la Corte di Giustizia europea che ha dato ragione all’Italia, conferma che il 26 maggio bisogna voltare pagina, per ricostruire un’Europa che risponda al vero spirito dei trattati di Roma. Non quell’Europa che in questi anni ha voluto il Pd, nella quale l’Italia è stata ai margini e calpestata, ma in cui ritrovi la sua dignità e autorevolezza. Questo vale anche sul piano del sistema bancario, che dovrà essere il banco di prova della nostra Nazione e rispetto al quale dovrà pretendere parità di confronto e trattamento, come finora non è stato. Fratelli d’Italia dal 26 maggio porterà al Parlamento europeo queste istanze e questa nuova visione d’Europa, facendosi portavoce dei diritti della nostra Nazione”. Lo ha detto in Aula il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, nel corso della discussione sulla Legge europea.

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L’Italia è al 13° posto in Europa per puntualità dei pagamenti da parte delle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

E’ stata sorpassata da Paesi come Polonia (1°), Slovenia (7°), Irlanda (8°) e Belgio (12°) mentre, complice anche la Brexit, la Gran Bretagna si posiziona 14° alle nostre spalle. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2019 effettuato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, che ha analizzato i comportamenti di pagamento di 32 Paesi nel mondo, di cui 22 europei.In Italia nel 2018 soltanto il 35,5% di imprese rispettano i tempi concordati e l’11,5% di aziende saldano i conti con ritardi superiori ai 30 giorni.A livello europeo, la Polonia nel 2018 è il Paese con il maggior numero di imprese puntuali, il 79,3%, seguita dai Paesi Bassi, con il 73,8% e dalla Germania con il 67,1%. Chiude la classifica continentale il Portogallo, che con il 14,2% di aziende virtuose guadagna l’ultimo posto, preceduto dalla Romania con il 20,3% e dalla Bulgaria con il 20,4%. Nella parte centrale della classifica stilata da CRIBIS, troviamo al quarto posto la Svezia (57,1%) seguita da Lussemburgo (51,6%), Slovenia (49,9%), Irlanda (47,8%), Spagna (47,5%), Finlandia (45,5%), Francia (43,3%) e Belgio (40,6%). Nel Regno Unito il numero di imprese puntuali nei pagamenti si attesta al 34,7%, mentre crescono le aziende che pagano con più di 30 giorni di ritardo, dal 7,6% del 2017 all’8,1% del 2018.“Lo scenario europeo è dominato dalle imprese dell’Europa settentrionale – afferma Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – in Polonia le imprese virtuose sono cresciute del 3,8% mentre quelle che pagano con gravi ritardi sono diminuite del 3,9%. Dall’altra parte in Italia le aziende puntuali sono diminuite dell’1,8% a fronte di un aumento dell’1% dei pagamenti oltre i trenta giorni”.Per quanto riguarda la percentuale di imprese che pagano oltre i 30 giorni di ritardo, la Grecia presenta la performance peggiore (32,1%), sostanzialmente in linea con i dati del 2017 (31,6%). In Svezia, invece, si trova la più bassa percentuale di imprese ritardatarie (solo lo 0,4%), seguita da Finlandia (0,8%) e Paesi Bassi (1,4%). I cattivi pagatori diminuiscono leggermente in Romania (dal 37,2% al 31,6%) e Bulgaria (dall’11,7% al 9,2%).
Tra le aree geografiche analizzate da CRIBIS, nel continente asiatico le Filippine sono il Paese con il maggior numero di imprese che pagano con ritardi superiori ai 30 giorni (38,6%), anche se il dato è in miglioramento rispetto al 2017 (52,3%). I cattivi pagatori diminuiscono anche a Honk Kong (dal 14,3% al 13,9%), Thailandia (dal 6,8% al 5,7%) e India (dal 17% al 13%), mentre crescono in Cina (dal 22,8% al 24,2%) e Israele (dal 20,6% al 21,9%).In Nord America “gli Stati Uniti registrano un buon andamento – prosegue Preti – con le performance di pagamento che migliorano dello 0,7%, raggiungendo il 57,1% di pagatori puntuali mentre i ritardi superiori ai 30 giorni diminuiscono dell’1,8%, raggiungendo il 6,4%. In Canada diminuisce di 10 punti, dal 42% al 31,9%, la quota di aziende che paga entro i termini previsti e contemporaneamente si riduce anche quella di chi adempie ai propri obblighi con ritardi superiori a 30 giorni dall’8,2% al 6,3%. In Messico la percentuale di imprese che paga abitualmente con grave ritardo è del 2,8%, in crescita rispetto al 2,5% del 2017”

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Progetto di collaborazione commerciale fra Italia e Messico

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

L’on. Nissoli è intervenuta alla conferenza stampa sui rapporti economici Italia Messico in cui sono state presentate le possibilità di investimento in Messico da parte delle imprese italiane. Un evento promosso da Patrizio Baroni, consigliere, nonché vicepresidente onorario con delega al turismo, commercio estero e relazioni pubbliche, della locale Camera di Commercio – la Canaco Servytur di Playa del Carmen. Patrizio Baroni ha avviato un progetto per agevolare le imprese italiane che vogliono entrare nel mercato messicano, anche in stretta collaborazione con la Segretaria dello Sviluppo Economico dello Stato del Quintana Roo, M.ta Rosa Lozano, che è coordinatrice di tutte le Segreterie di economia degli Stati del Sud-Sud/Est del Messico. Inoltre, sono intervenuti alla conferenza il Ministro Jorge Luis Hidalgo, addetto commerciale dell’Ambasciata del Messico, e l’Avv. Maria Grazia Galeotti, in rappresentanza della P&B Network.L’on. Nissoli, nel suo intervento, ha detto che: ”i nostri concittadini, residenti all’estero, possono rappresentare un valore aggiunto, se non la chiave di volta, per la costruzione di una rete, dinamica, di rappresentanza della nostra italianità, nel senso più ampio del termine, anche sotto gli aspetti commerciali. Mi domando spesso se l’evoluzione sociale e, con essa, quella economico-commerciale non si sviluppi, oggi, ad una velocità tanto elevata che la politica non riesce a sostenere. Questi Italiani, con la I maiuscola, hanno costruito fortune, realtà imprenditoriali ma, soprattutto, una rete di relazioni internazionali che, laddove le vogliamo condividere, sono indispensabili per il nostro “Sistema Paese”. Indispensabili per l’evoluzione dei mercati di cui parlavo poc’anzi, indispensabili per la conoscenza che questi concittadini hanno dei diversi Paesi, delle loro economie e delle realtà istituzionali. …… Abbiamo un’altra Italia, fuori dalla penisola, e sarebbe una follia non poter contare su questa rete. Questa è la mia visione. Non cittadini da aiutare, certo, talvolta è necessario anche quello, ma cittadini su cui contare! …. sono molti i cittadini italiani, residenti all’estero, che possono garantirci questo interfaccia, motivati dalla voglia di fare tutto ciò che è possibile perché l’Italia continui ad essere un grande Paese”.

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Barometer obesity in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

In Italia, il 46 per cento degli adulti (18 anni e più), ovvero oltre 23 milioni di persone, e il 24,2 per cento tra bambini e adolescenti (6-17 anni), vale a dire 1 milione e 700mila persone, è in eccesso di peso. In entrambe le fasce di età si osservano delle differenze in base al genere; le donne mostrano un tasso di obesità inferiore (9,4 per cento) rispetto agli uomini (11,8 per cento). Ancora più marcata è la differenza tra i bambini e adolescenti, di cui il 20,8 per cento delle femmine è in eccesso di peso rispetto al 27,3 per cento dei maschi.
L’analisi territoriale conferma come l’eccesso di peso sia un problema molto diffuso soprattutto al Sud e nelle Isole; in particolare tra i più giovani, dove sono ben il 31,9 e 26,1 per cento rispettivamente i bambini e gli adolescenti in eccesso di peso, rispetto al 18,9 per cento dei residenti del Nord-Ovest, il 22,1 per cento del Nord-Est e il 22 per cento del Centro. Tra gli adulti, le diseguaglianze territoriali sono meno marcate: il tasso di adulti obesi varia dall’11,8 per cento al Sud e nelle Isole, al 10,6 e 10,2 per cento nel Nord-Est e Nord-ovest rispettivamente, fino all’8,8 per cento del Centro. Anche per la sedentarietà emerge un forte gap territoriale Nord – Sud. Fatta eccezione per la Sardegna, nella maggior parte delle regioni meridionali e insulari più di un terzo dei giovani non pratica né sport né attività fisica e le percentuali più elevate si rilevano in Sicilia (42 per cento), Campania (41,3 per cento) e Calabria (40,1 per cento).
Questi sono alcuni dei dati del rapporto di Istat realizzato per l’Italian Obesity Barometer Report presentato a Roma in occasione del 1st Italian Obesity summit – Changing ObesityTM meeting, organizzato dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO), con il patrocinio del Ministero della Salute, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Intergruppo Parlamentare Qualità di vita nelle Città, Sport, Salute e Benessere, ADI – Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, Amici Obesi, Italian Obesity Network (IO- NET), SIE – Società Italiana di Endocrinologia, SIEDP – Società Italiana Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, SICOB – Società Italiana di Chirurgia dell’OBesità e delle malattie metaboliche, SIO – Società Italiana dell’Obesità e il contributo non condizionato di Novo Nordisk.
Oltre alla differenza di diffusione dell’obesità tra Nord e Sud Italia, si riscontra un divario anche tra zone rurali e centri urbani: la percentuale più elevata di persone obese, pari al 12 per cento, si rileva nei piccoli centri sotto i 2 mila abitanti, mentre nei centri dell’area metropolitana tale quota scende all’8,8 per cento. Tuttavia, dal 2001 al 2017, gli incrementi più elevati nelle prevalenze dell’obesità si sono osservati proprio nei centri delle aree metropolitane (da 6,8 per cento a 8,8 per cento) e nelle loro periferie (da 8,2 per cento a 10,9 per cento).“Oltre alle disuguaglianze territoriali, un importante ruolo lo gioca il livello di istruzione. Un elevato titolo di studio rappresenta, infatti, un fattore protettivo per l’obesità, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione a vari livelli e ancor più per quella primaria”.
“L’obesità si manifesta a causa di uno squilibrio tra introito calorico e spesa energetica con conseguente accumulo dell’eccesso di calorie in forma di trigliceridi nei depositi di tessuto adiposo. Si tratta di una patologia eterogenea e multifattoriale, al cui sviluppo concorrono sia fattori genetici e biologici che ambientali” afferma Paolo Sbraccia, Vice Presidente IBDO Foundation e Professore Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Roma “Tor Vergata” che ha coordinato l’Italian Obesity Barometer Report.

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Libia: guerra civile, l’ombra di Macron e l’Italia sotto “scacco matto”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

“Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, venga immediatamente a riferire sulla situazione libica sull’orlo della guerra civile scatenata, per procura, da Macron. L’Italia, per l’approvvigionamento energetico e per la sicurezza interna, non può restare inerme di fronte alla polveriera scatenata dal duo Haftar e Macron in Libia. I toni vanagloriosi della conferenza di Palermo e trionfalistici della famosa (o fumosa) cabina di regia sulla Libia con Trump sono distanti e dopo il fumo rimangono le macerie di un governo inerme e imbelle. È interesse nazionale cambiare passo: se Conte vuole smettere con gli annunci e cominciare una seria strategia sulla Libia, noi ci siamo perché è in gioco l’interesse nazionale. Diversamente, più che l’avvocato degli italiani, verrà ricordato come lo scendiletto di Macron”. Lo dichiara Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo Fdi in commissione Esteri.

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Emergenza testosterone: è carente in tutta Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

La questione della carenza di farmaci nell’area endocrino-metabolica sul territorio, è diventato un problema sempre più complesso che compromette la continuità di cura per un numero sempre crescente di pazienti e comporta carichi gestionali aggiuntivi per gli operatori sanitari, a denunciarlo è Edoardo Guastamacchia, presidente AME Associazione Medici Endocrinologi.“Il reperimento dei farmaci a base di androgeni è sempre stato problematico ma oggi da più parti giungono segnalazioni, prosegue Guastamacchia, di mancata disponibilità su tutto il territorio italiano di questi farmaci: SUSTANON, TESTIM, TESTOGEL, TESTOVIRON, NEBID. Non conosciamo i motivi che ne determinano la carenza e chiediamo a AIFA un intervento affinchè possano essere nuovamente disponibili nelle farmacie di tutta Italia”.“Tali terapie, spiega Vito Giagulli, responsabile area andrologia AME, vengono utilizzate nelle condizioni di ipogonadismo maschile e come terapia di transizione nei soggetti con disforia di genere. Per ipogonadismo maschile si intende una condizione di inadeguato funzionamento dei testicoli, che determina l’insufficiente produzione di testosterone e una conseguente difettosa spermatogenesi. Dati della letteratura sulle condizioni cliniche che inducono nel maschio un quadro di ipogonadismo grave ci parlano di circa l’1% della popolazione, circa il 6% per l’ipogonadismo lieve sintomatico. La terapia con testosterone mira a sostituire il ruolo fisiologico dello steroide endogeno, proteggendo i pazienti dalle complicanze legate ad una condizione di carenza cronica (astenia, depressione, osteoporosi, insulino-resistenza, cardiopatia cronica, anemia, aumento massa grassa, diminuzione massa e forza muscolare, deficit cognitivo). I farmaci devono essere assunti in modo continuativo e sotto controllo di uno specialista endocrinologico o andrologo, conclude Giagulli.“Fino ad ora, riferisce Stefania Bonadonna, responsabile gruppo di lavoro disforia di genere AME, gli endocrinologi hanno cercato di aggirare la mancanza di questi farmaci proponendo altri preparati alternativi spesso, purtroppo, più costosi ma sicuramente con una farmacodinamica molto più aderente alla fisiologia secretiva del testosterone, ma oggi cominciano a mancare anche questi”.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Roma, 2 aprile 2019 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) Negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 370mila nel 2018. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti. Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese, l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale martedì 2 aprile a Roma alle 11 al Senato (Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29), a cui parteciperanno, fra gli altri, Pierpaolo Sileri (Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM), Giordano Beretta (Presidente Eletto AIOM), Roberto Bordonaro (Segretario Nazionale AIOM), Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) e Alessandro Ghirardini (Coordinatore RNTR AGENAS). Sono stati invitati il Ministro della Salute on. Giulia Grillo, il Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) Luca Li Bassi, e il Commissario ISS (Istituto Superiore di Sanità) Silvio Brusaferro.

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Bene accordi commerciali Italia-Cina

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Gli accordi siglati tra il governo cinese e quello italiano – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – possono dare un nuovo slancio all’economia nostrana e supportare settori chiave come quello agricolo; ma è estremamente importante che all’interno di questo nuovo partenariato si predispongano azioni contro le contraffazioni dei prodotti enogastronomici nostrani e più in generale a tutela del brand “made in Italy”.L’origine dei prodotti e il know how e le competenze dietro la loro preparazione – prosegue Tiso – sono elementi chiave del senso stesso dell’italianità e vanno salvaguardati con la massima ortodossia. A tal proposito però, per quanto favorevoli alla natura dell’accordo Italia-Cina, non possiamo non sottolineare la politica dei due pesi e due misure usata dall’esecutivo sui temi di immigrazione e sovranità.Come Confeuro – conclude Tiso – ribadiamo la nostra soddisfazione per le nuove opportunità che derivano dall’aumento delle esportazioni dei prodotti agroalimentari, ma cogliamo l’occasione per ricordare anche che la difesa del made in Italy deve essere parte integrante di una strategia di sviluppo sul medio-lungo termine e che per questo va considerata un punto imprescindibile di ogni azione politica.

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«Ciao Italia»: la storia degli immigrati italiani in Francia

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Roma dal 25 marzo al 13 aprile 2019 Institut français – Centre Saint-Louis Largo Toniolo 22 mostra itinerante del Musée national de l’histoire de l’immigration di Parigi. L’esposizione è stata allestita presso il Musée national de l’histoire de l’immigration di Parigi nel 2017, che ne propone una versione itinerante fino al 2021. La sua circolazione in Italia è coordinata dall’Institut français Italia. Nel XIX e nel XX secolo, circa 26 milioni di Italiani e Italiane emigrano per motivi sia economici che politici. Una parte di essi si dirige in Francia che all’epoca mancava di manodopera. Gli Italiani diventano così gli stranieri più numerosi in Francia dall’inizio del Novecento fino agli anni ‘60. Oggi commemorata, la loro integrazione non avvenne comunque senza intoppi. Tra diffidenza e desiderio, violenze e passioni, rifiuto e integrazione, la mostra Ciao Italia! narra questa storia evidenziando l’apporto degli Italiani alla società e alla cultura francesi.
25 marzo, 18.00: VERNISSAGE con introduzione di Hélène Orain, direttrice del Musée national de l’histoire de l’immigration di Parigi, Stéphane Mourlane e Isabelle Renard, curatori della mostra.
28 marzo, 18.30: INCONTRO “Quelli che se ne vanno. La nuova emigrazione italiana” (2018, Il Mulino) del Prof. Enrico Pugliese, in dialogo con Lorenzo Flabbi (L’Orma Ed.) e con giovani con esperienze di espatrio.
1° aprile, 20.30: CINEMA proiezione di una pellicola in 35mm di Toni di Jean Renoir (1935). Seguito da un incontro con Stefania Parigi, professoressa di Storia del cinema presso l’Università Roma Tre.
11 aprile, 20.30: SPETTACOLO TEATRALE di Cesare Capitani in lingua francese “Médinitalì”

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Turismo: sono gli svizzeri i migliori turisti per l’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Gli svizzeri, pro capite, sono i maggiori acquirenti al mondo di prodotti italiani ai quali associano valori come bellezza, lusso, benessere e passione. Ma non solo. Il consumatore svizzero ha un potere d’acquisto molto elevato, visto che stando al “Global Remuneration Planning Report” un giovane laureato in Svizzera guadagna in media 78.475 euro all’anno, in termini di stipendio di base lordo, contro i 55’864 euro del Lussemburgo e i 54’405 di un danese.Un quadro dirigente medio riceve in Svizzera un salario medio annuo di 144.931 euro, rispetto ai 111.739 euro del Lussemburgo e ai 108’812 della Danimarca.Inoltre gli Svizzeri sono un popolo di viaggiatori: la maggioranza della popolazione ha un’attitudine al viaggio e fa mediamente oltre 3 vacanze all’anno scegliendo l’Italia come seconda destinazione, dopo la Germania (13%) e prima dalla Francia (11%) con una quota di mercato pari al 12% del totale dei viaggi con pernottamento effettuati dagli svizzeri.La spesa complessiva per i viaggi all’estero si attesta sui 10 miliardi di euro e mediamente, per un soggiorno in Italia, gli svizzeri spendono circa 140 euro al giorno.In particolare i turisti svizzeri sono il terzo mercato per le regioni del nord Italia, il secondo mercato per le destinazioni di montagna e il terzo mercato per le destinazioni di mare. L’immagine del nostro Paese è più che positiva soprattutto grazie alla balneabilità dei mari, al clima mite, al ricco patrimonio culturale e monumentale, alla varietà enogastronomica e alla bellezza dei paesaggi, Gli svizzeri amano anche la cordialità, l’ospitalità e la simpatia, percepiti come tipicamente italiani.Altri punti di forza sono il forte appeal per l’Italia come sinonimo di qualità ed eccellenza, non solo nell’arte, ma anche nella cultura, nella moda, nel lusso e nel design.La Svizzera si colloca al 5° posto quale bacino di origine dei flussi incoming in Italia, dimostrando un alto potenziale turistico.
Da una recente indagine sulle abitudini dei turisti stranieri che scelgono l’Italia come meta per le loro vacanze emerge che sta crescendo l’interesse per il turismo termale e del benessere che si piazza al secondo posto per presenze dopo quello culturale. Perché gli elvetici sono uno dei popoli che presta più attenzione alla propria salute e al proprio benessere e lo fa soprattutto in vacanza grazie a uno stipendio medio tra i più elevati d’Europa: 1,7 volte superiore a quello dell’Italia e di 1,3 volte superiore a quello di Germania e Francia, un’elevata propensione al viaggio: l’87,5% degli elvetici viaggia e intraprende più di un viaggio all’anno e il 27% sceglie l’Italia possono detrarre questo tipo di cure dalle tasse.In particolare i turisti stranieri del benessere scelgono l’Italia come prima meta , infatti secondo i dati dell’ENIT sono state oltre 5 milioni e mezzo le presenze straniere nelle località termali italiane , tra questi, in particolare, i facoltosi viaggiatori svizzeri: su 2.175.000 arrivi in Italia, il 7,2% degli elvetici ha scelto le terme e le migliori destinazioni del benessere. Il turismo individuale dalla Svizzera verso l’Italia è per la grande maggioranza auto organizzato, per questo motivo presentarsi nel modo migliore direttamente ai turisti svizzeri è di fondamentale importanza , il mercato svizzero risulta essere ancora oggi un investimento di sicuro successo per qualsiasi operatore turistico italiano ed è per questo che al “Salone Internazionale delle vacanze di Lugano“ il TBA Holidays, portale di prenotazioni e acronimo di Tuscany Business Agency (www.tuscanybusinessagency.com) specializzata nell’intermediazione turistica ed immobiliare di prestigio, ha raccolto un forte interesse per il suo turismo di qualità da parte degli oltre 20.000 visitatori presenti.

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Le opportunità delle Vie della Seta per l’Italia e l’Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

In Italia ogni cosa, a prescindere da chi la propone, diventa sempre un guazzabuglio litigioso e gridato per un consumo tutto interno, anche elettorale. Questo è il paese, purtroppo. Mancano una visione strategica e la percezione di un interesse europeo e italiano.
Ora arriva in Italia Xi Jinping, il presidente cinese, per sottoscrivere degli accordi commerciali e un memorandum of understandig con l’Italia. La Cina ha una chiara strategia: sviluppare una collaborazione con tutti i paesi lungo la Via della seta per dare sbocco ai propri prodotti. Facendo così, ovviamente, crea nuove amicizie e nuove alleanze, con inevitabili ripercussioni geopolitiche.
Del resto, anche gli Stati Uniti, che fino ad oggi hanno permesso alle proprie corporation di produrre merci a basso costo sul territorio cinese per poi importarle, hanno cambiato completamente strategia: giocare la carta geopolitica per contenere la Cina in tutti i settori. Non dopo aver piazzato una buona parte del loro debito pubblico in mani cinesi.
L’Europa, e anche l’Italia, mancando di un’identità storica precisa, non hanno alcuna visione strategica e indipendente del proprio futuro e rischiano di essere sballottate da una parte all’altra e di essere schiacciate nello scontro tra i due colossi mondiali.
Non sappiamo esattamente cosa contiene il memorandum of undertanding sulla “Belt and Road Initiative” (BRI), ma è lecito pensare che con la Cina l’interesse dell’Italia sia quello di creare un rapporto di cooperazione. Escludiamo che sia in gioco una “scelta di campo”. Probabilmente è l’occasione per incrementare lo sviluppo del nostro paese, a partire dal Mezzogiorno.
Le nostre imprese dovrebbero poter partecipare ai grandi investimenti in tutti i paesi lungo il corridoio eurasiatico, almeno tanto quanto già fanno la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. L’Italia, inoltre, potrebbe diventare il motore del coinvolgimento dell’intera Ue nel progetto, per far valere l’interesse comune e la visione europea.
Detto per inciso, si dovrebbe sapere che un MoU non è un trattato, non è una legge, né un contratto. Si tratta soltanto di un documento con il quale ci si impegna, senza alcun obbligo, a valorizzare tutte le possibili collaborazioni.
E’ vero. L’Italia potrebbe essere il primo paese del G7 e il primo membro fondatore dell’Europa a firmare un memorandum d’intesa con la Cina sull’adesione alla citata BRI. Ciò potrebbe irritare chi vuole lo scontro con la Cina. Noi invece pensiamo possa essere solo il primo passo per un accordo complessivo tra l’Unione europea e la Cina, senza rinnegare gli impegni atlantici né l’appartenenza al mondo occidentale.
La BRI è stata “lanciata” nel 2013. Dopo cinque anni si deve usare il plurale per le “Nuove Vie della Seta” in quanto sono ipotizzati due corridoi: uno terrestre, che, attraversando numerosi paesi dell’Asia, arriva a Mosca e poi fino a Duisburg, in Germania, e uno marittimo che dai porti della Cina arriva fino a quelli del Mediterraneo, e oltre. In questi anni la Cina ha già firmato 38 accordi bilaterali e regionali con 34 paesi lungo il corridoio marittimo.
La Via della seta marittima ha nel Mediterraneo il suo sbocco più importante. La Cina ha fatto grandi investimenti nelle infrastrutture, porti, interporti e snodi logistici in paesi come la Grecia, la Turchia, la Spagna, in Israele, oltre che in Italia. Ma il nostro paese ha maggiori potenzialità per diventare l’hub logistico per l’intera Europa.
In Italia ci sono quattro porti profondi adeguati ad accogliere le mega navi container con un pescaggio di 16-18 metri: Trieste, Genova, Taranto e Gioia Tauro. Genova e Trieste dovrebbero esseri i porti con i quali i cinesi starebbero per sottoscrivere degli accordi.
Si ricordi che i cargo cinesi coprono già il 30% dei traffici di Genova e Savona. Adesso si andrebbe ad aggiungere il porto di Vado Ligure, dove Pechino ha già fatto dei grandi investimenti. Alla fine di gennaio il porto di Trieste ha ospitato per la prima volta un traghetto merci lungo 237 metri. Trieste, come noto, fa parte del Corridoio 5, quello che coinvolge il tratto TAV/AC Lione – Torino che, anche per questo, sarebbe opportuno realizzare. Inoltre, in questo quadro diventano decisive le infrastrutture di scarico delle merci, di magazzinaggio e di trasporto veloce. Perciò è importante l’automazione e quindi la digitalizzazione dei sistemi intermodali. Di conseguenza si parla anche del famoso 5G e della Huawei, sui quali vi è una sorta di veto americano. I cinesi, comunque, sembra considerino l’Italia, più che una rete porti di transito, una vera piattaforma per la logistica e la trasformazione delle merci. Il che è una grande opportunità soprattutto per i porti del nostro Mezzogiorno, dove sono state create delle zone economiche speciali per attrarre investimenti. La Sicilia, in particolare, potrebbe diventare la piattaforma logistica e di sviluppo per gli investimenti e i progetti da attuare in Africa. Come noto la Cina ha già sottoscritto protocolli d’intesa con alcuni atenei e da tempo manifesta un grande interesse per la cooperazione turistica e per il nostro agroalimentare. Noi, a questo proposito, riteniamo che sarebbe opportuno prevedere nel memorandum che i primi accordi riguardino il Sud.
Intanto si ricordi che l’Italia non è il primo paese europeo a cooperare con la Cina. L’OCSE afferma che compagnie cinesi hanno già acquisito partecipazioni importanti in numerosi porti europei: Marsiglia, Nantes, Le Havre e Dunkirk in Francia, Bilbao e Valencia in Spagna, Anversa e Bruges in Belgio, Rotterdam, in Olanda, Amburgo in Germania.
Inoltre, il Pireo, in Grecia, dove i cinesi avrebbero già investito circa 5 miliardi di dollari, diventerebbe il primo porto per container del Mediterraneo e l’hub principale per le esportazioni cinesi in Europa. Significativo anche il controllo della Cina del 35% del terminal Euromax di Rotterdam, il primo porto europeo. Così dicasi del controllo del 100% del porto di Bruges, che è il primo al mondo nel traffico commerciale dei veicoli.
In considerazione di questi dati, le polemiche nostrane ci sembrano eccessive. In Italia si dovrebbe imparare un po’ dalla Germania. Berlino sta realizzando il Nord Stream 2, la grande infrastruttura per portare gas dalla Russia attraverso il Mar Baltico. Lo fa nell’interesse tedesco, europeo e anche italiano. Washington vorrebbe fermarlo. E’ la strategia geopolitica degli Stati Uniti di Trump. Berlino, però, tira dritto e nessuno in Germania si permette di dire che adesso Berlino sia caduta nella morsa dell’”orso russo”. Sarebbe una sciocchezza, così come lo sarebbe se si dicesse che l’Italia abbandona i suoi tradizionali alleati per correre tra le braccia dei cinesi. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Lidl nella classifica delle aziende migliori in cui lavorare in italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Lidl, catena di supermercati leader in Italia con oltre 15.000 collaboratori su tutto il territorio nazionale, ha ricevuto dal Great Place to Work Institute il riconoscimento di “Best Workplace 2019” nella categoria Large Companies. L’Istituto Internazionale che certifica le aziende capaci di creare un ambiente di lavoro eccellente, ha inserito Lidl nella prestigiosa classifica confermando il primato di unica azienda per il settore GDO nella top 10. Il riconoscimento, ricevuto dall’Insegna per il quinto anno consecutivo, è stato annunciato lo scorso venerdì sera, nella cerimonia ufficiale di premiazione che si è tenuta presso il Megawatt Court a Milano.Il Great Place to Work Institute ha valutato le Aziende intervistando a campione circa 40.000 collaboratori attraverso l’indagine Trust Index, che analizza la fiducia accordata dai dipendenti, il grado di orgoglio nei confronti dell’organizzazione e il livello di correttezza dei rapporti tra colleghi. Lidl Italia si è distinta per le proprie politiche di valorizzazione delle risorse in ambito HR forte anche dei recenti impegni di welfare presi dall’Azienda, come commenta Roberto Eretta, Amministratore Delegato Risorse Umane di Lidl Italia.

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Il mercato digitale in Italia vale il 3,7% del PIL

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

A dichiararlo è la neocostituita Federazione del Digitale, l’organismo fortemente voluto da Netcomm e IAB Italia e che si pone l’obiettivo di promuovere e sviluppare l’evoluzione digitale nel Paese, generando una crescita sostenibile ed etica a favore dei cittadini e delle imprese.La costituzione della Federazione nasce dallo studio dell’industria digitale, un settore in continua crescita sia in termini economici che occupazionali. Secondo una recente ricerca congiunta IAB Italia e EY, in Italia il valore del digitale a perimetro ristretto, considerando cioè solo gli investimenti in attività del tutto digitali, ammonta a 65 miliardi di euro, in aumento dell’11,6% rispetto al 2017 e del 22% rispetto al 2016. In questo clima di forte crescita Netcomm, il Consorzio del commercio digitale italiano, e IAB Italia, il charter italiano dell’Interactive Advertising Bureau, hanno costituito la Federazione del Digitale con Roberto Liscia nel ruolo di Presidente e Carlo Noseda di Vice Presidente.La presentazione della neocostituita Federazione del Digitale è avvenuta questo pomeriggio a Milano durante la seconda edizione della Milano Digital Week. In questa occasione sono stati illustrati i risultati dell’impatto economico del digitale in Italia, nonché dell’evoluzione dell’occupazione e delle competenze professionali stimolate dalla trasformazione digitale in corso.Il digitale in Italia è un settore che registra una crescita dell’11,6% anno su anno. E-commerce e online advertising sono i due comparti che contribuiscono maggiormente alla crescita, che genera un incremento anche nell’occupazione: il numero di lavoratori del settore è passato dai 253.000 del 2017 ai 285.000 del 2018 (+12,7% anno su anno).Secondo la ricerca svolta da PageGroup, il mercato digitale degli ultimi anni ha offerto nuove opportunità professionali a migliaia di persone distribuite in settori differenti. In particolare, PMI e grandi gruppi multinazionali incrementano costantemente le assunzioni nell’advertising, settore che registra la maggiore crescita (61% del totale degli inserimenti digitali), seguito da e-commerce (21%) e brand (19%).
Netcomm e IAB Italia danno vita a una federazione di associazioni con l’obiettivo di promuovere e sviluppare l’evoluzione digitale in Italia generando una crescita sostenibile ed etica a favore dei cittadini e delle imprese. Sostenibilità, etica, cittadini e imprese costituiscono il nucleo intorno al quale si svilupperanno le attività e le riflessioni della Federazione.

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La produzione industriale in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale a gennaio sale dell’1,7,% su base mensile e scende dello 0,8% su base annua.”Bene, ottima notizia! Un calo congiunturale avrebbe aumentato fortemente il rischio di restare in recessione anche nel I trim 2019″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ora, nonostante il pericolo non sia affatto scongiurato, la probabilità che accada è scesa. Naturalmente non si può cantare vittoria, specie se si considera che rispetto ai valori pre-crisi del gennaio 2008, la produzione totale è ancora inferiore del 19,5%, ossia quasi un quinto. In 11 anni, i beni di consumo durevoli sono franati addirittura del 31,1%, quasi un terzo. Un abisso record da colmare che attesta la difficoltà in cui versano le famiglie, costretti a rinviare l’acquisto dei beni di consumo più costosi” conclude Dona.

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Il biossido di azoto in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

Commentando la notizia del deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia Ue, da parte della Commissione europea, per la ripetuta violazione dei limiti annuali e orari di biossido di azoto (NO2) nell’aria delle città, il responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, Luca Iacoboni, dichiara:«Si tratta una notizia purtroppo attesa da tempo. Nelle nostre città occorrerebbe mettere in campo delle roadmap ben definite per bandire i diesel dalle strade, solo così inizieremmo a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo». Greenpeace da tempo denuncia la grave situazione delle quattro città italiane con il maggior inquinamento da NO2: Torino, Milano, Roma e Palermo.«Se a Milano è stata avviata una programmazione per lo stop ai diesel, sia pure per una data tardiva come il 2030, non si hanno ancora notizie di iniziative a Torino e Palermo», continua Iacoboni. «A Roma invece più di un anno fa la sindaca Raggi ha promesso un bando dei diesel nel centro storico entro il 2024. Un impegno ambizioso che però non ha ancora visto un solo passo concreto: di recente c’è stato un altro annuncio per il bando degli Euro3 nel prossimo novembre. Ma ancora non abbiamo traccia di passi ufficiali o di una roadmap che spieghi ai cittadini come e quando avranno finalmente il diritto di respirare un’aria migliore. Infine, Greenpeace attende sempre l’adozione del nuovo Piano della Qualità dell’aria della Regione Lazio: anche su questo fronte registriamo ben poche novità», conclude Iacoboni.
Il biossido di azoto negli ambienti urbani proviene per il 70-80 per cento dal settore dei trasporti, e in massima parte dai diesel. Si tratta di una molecola classificata come “certamente cancerogena” e i suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache.

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Cina-Italia. Urso (FdI): da governo politica di sudditanza a Pechino

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

“La svolta impressa da questo governo sembra piuttosto una politica di sudditanza a Pechino. Ormai su troppe questioni siamo allineati alle posizioni cinesi: il caso Maduro è eloquente, mentre tutti gli altri Paesi europei hanno votato per una risoluzione per riconoscere Guaidò, noi ci siamo isolati mettendoci sul versante opposto”. A dirlo in un’intervista rilasciata al giornale online “Formiche” il senatore di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso. In particolare il senatore di FdI guarda all’importante appuntamento tra due settimane, quando in Italia arriverà il presidente cinese Xi Jinping: “Prima del suo arrivo, con il nostro partito, faremo un meeting sui rapporti tra Italia e Cina e su come tutelare i nostri interessi nazionali. Abbiamo tre importanti dossier in campo. Il primo riguarda il confronto globale per la supremazia mondiale sul controllo delle reti della conoscenza e, anche al Copasir, abbiamo aperto un’indagine conoscitiva sulle fibre ottiche e la gara per il 5G. Il secondo dossier riguarda la cosiddetta via della Seta di cui l’Italia è il terminale. Il terzo dossier riguarda la vendita online, fino ad oggi noi europei abbiamo utilizzato il loro portale Ali Baba per vendere i nostri prodotti, ora invece sono loro che stanno costruendo un’importante piattaforma europea per vendere le loro merci in Europa. E su questo bisognerà essere molto attenti sulle politiche della fiscalità” conclude il senatore di FdI.

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Edilizia: nel 2019 previsti in aumento i mancati pagamenti in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Aumentano insolvenze e mancati pagamenti nel settore delle costruzioni in Italia nel 2019 anche se a un ritmo più contenuto rispetto allo scorso anno. È questo lo scenario descritto dal Market Monitor Costruzioni di Atradius – tra i gruppi leader nel mondo nell’assicurazione dei crediti commerciali, cauzioni e servizi di recupero crediti in Italia ed all’estero – che evidenzia come il 2019 sarà un altro anno particolarmente impegnativo per le aziende del comparto, caratterizzato da una domanda debole e un’ulteriore contrazione dei margini di profitto. A fronte di un aumento seppur contenuto degli investimenti nel segmento residenziale e commerciale (+2% nel 2018), nonostante 1,4 milioni di unità abitative invendute, rimane ancora critica la performance nel campo dell’edilizia pubblica. L’andamento economico del settore per il 2019 è previsto in deterioramento a causa della minore crescita del Pil e dall’aumento dell’incertezza sulle attese dell’economia in generale.Allargando lo sguardo ai principali paesi europei, mentre in Francia si è registrato un forte incremento dei mancati pagamenti nel 2018 e si prospetta un aumento delle insolvenze nel 2019, un peggioramento per il comparto è atteso anche nel Regno Unito dove, a fronte di tempi di pagamento già molto dilatati, da 75 a 90 giorni di media, le insolvenze hanno registrato nel corso del 2018 un incremento del 16% e si prevede che continueranno a crescere anche nel 2019. In sofferenza anche il comparto edile della Danimarca dove si attende un incremento compreso tra il 5% e il 10% dei fallimenti delle aziende del settore, mentre peggiorano i comportamenti di pagamento anche nell’area di Singapore, dove si prevede prosegua l’andamento crescente dielle insolvenze. Ritardi di pagamento e insolvenze stabili nel 2019 invece per il settore edile in Belgio, Germania e sul mercato statunitense. http://www.secrp.com

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Gli italiani all’estero comprano casa in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Sono molti gli italiani oggi residenti all’estero che scelgono di comprare casa in Italia; secondo un’analisi di Facile.it e Mutui.it, addirittura il 2% dei mutui richiesti nel 2018 faceva capo ad un emigrato.Il 40% di chi rientra in questo campione cerca di acquistare casa nel suo luogo di origine (quasi il 60% su Roma, Palermo o Napoli), ma non si tratta di pensionati o lavoratori prossimi al fine carriera; l’età media di questi richiedenti è di soli 40 anni; ipotesi più probabile che siano giovani professionisti che, all’estero, hanno raggiunto una buona stabilità economica e vogliono investire in Italia. Le cifre che richiedono sono mediamente più alte rispetto agli standard “nazionali” (187.000 euro vs 135.000 euro), così come notevolmente maggiore è il tasso di accettazione delle loro proposte quando presentate in banca (6,40% vs 3,34%)

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Scuola: Laureati, in Italia appena il 23%

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Oggi i laureati nel nostro Paese sono appena il 23%, contro il 66% della California – e in California non c’è il numero chiuso nelle Università –, mentre in Europa sono il 39% della popolazione; in Italia solo 39 diplomati su 100 si iscrivono all’università contro gli 85 della Spagna. Ancora, in Italia gli iscritti che prendono una laurea triennale sono solo il 31% (di quei 39 diplomati su 100 che si iscrivono), mentre solo il 20% consegue la laurea specialistica. Lo ha ricordato il sociologo Domenico De Masi, nel corso del convegno “Scienza e Tecnologia 2030”, svolto all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, facendo riferimento all’influenza dei vari fattori culturali. Anche Anief era presente all’incontro con Daniela Rosano: il sindacato da tempo lamenta la scarsità di interesse dello Stato per l’Università pubblica, con la riduzione dei finanziamenti, la cancellazione della figura del ricercatore, il mancato turn-over, il caro-rette e un pessimo orientamento post-diploma.
Tra i relatori al convegno anche l’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della Commissione Cultura della Camera. I relatori hanno tenuto a sottolineare che la percentuale di laureati è più importante del prodotto interno lordo di un Paese. Ma perché i laureati latitano? Le risposte stanno nei numeri: i finanziamenti all’università sono diminuiti del 22%, mentre in Germania sono cresciuti della stessa percentuale; le borse di studio in Italia sono complessivamente di 280 milioni annui contro i 2 miliardi della Germania.De Masi ha anche parlato del metodo della ricerca per il convegno in corso, trattando dei tipi di cultura che conosciamo: si è fatto riferimento a Cultura ideale, intesa come linguaggi, idee, credenze, stereotipi e paradigmi; Cultura materiale, come luoghi, territori, manufatti; Cultura sociale, infine, da considerare come usi e costumi. Con la modernità si sono configurate due culture: quella umanistica e quella scientifica. A queste due, si aggiunge la cultura sociale. Adesso anche la cultura virtuale.
Durante il convegno è stato quindi ricordato come l’umanità abbia dimostrato che saprà auto sopprimersi: aumenteranno i timori su diseguaglianze, incapacità politica, terrorismo, riscaldamento globale; si tenderà a uno sfruttamento più sostenibile delle risorse; verrà riconosciuta l’unitarietà del sapere. Il professor De Masi ha aggiunto che in futuro sopravvivrà chi si mostrerà credibile e sarà sponsorizzato da influencer e vip dell’intelligenza collettiva: tale situazione, porta al rischio che il potere possa andare in mano a un élite culturale, le basi teoriche della cultura scivoleranno verso l’uso dei big data e blockchain, per dare sempre maggiore spazio ad interdisciplinarietà e orizzontalità degli studi, scrittura sgrammaticata, intelligenza femminile che assume i caratteri della capacità di sfruttamento e competitività che appartengono al potere.
Nell’ottica di tale visione, ogni individuo percepirà la propria condizione di giovane come non terminabile, avrà un’identità sui social più che dentro di sé, con impossibilità di introiettare tutto il cambiamento; sarà possibile solo fruirne in maniera superficiale; si avranno lavori automatizzati grazie ad algoritmi, con una società votata all’organizzazione di rete per mantenere il potere con una élite che non condivide gli strumenti.
Ci sarà poi un miglioramento delle tecniche di comunicazione a distanza, con nuove forme di cosmopolitismo; inoltre la dissociazione spazio temporale sarà sempre più evidente e diffusa, assisteremo alla robotica domotica manifattura additiva, i lavoratori diminuiranno a causa delle tecnologie, gli spazi pubblici si confonderanno con quelli virtuali. Tutto questo porterà inoltre alla geografia dell’impalpabile: sarà possibile essere contemporaneamente in diversi luoghi del pianeta. Aumenterà l’importanza delle materie scientifica che incontrerà la reazione di valori conservatori e nostalgici. E purtroppo, il concetto di privacy tenderà a scomparire. Allo stesso tempo, ha concluso il sociologo fautore del tempo libero, sarà impossibile perdersi, annoiarsi, isolarsi, dimenticare.

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