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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 31

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Cisco investe 100 milioni di dollari per accelerare la digitalizzazione dell’Italia

Posted by fidest su mercoledì, 20 gennaio 2016

ciscoA seguito di un incontro tenuto oggi fra il Primo Ministro Matteo Renzi, il CEO di Cisco Chuck Robbins e l’Amministratore Delegato di Cisco Italia Agostino Santoni, Cisco ha annunciato una serie di investimenti strategici in Italia per un valore di 100 milioni di dollari nei prossimi tre anni.Quanto annunciato oggi vede Cisco in linea con il crescente impegno del governo italiano per favorire la trasformazione digitale e coglierne i benefici, adottando un approccio su due fronti: lo sviluppo delle competenze digitali e della consapevolezza delle opportunità offerte dal digitale ed il sostegno alla comunità delle start up innovative italiane.
Sviluppare consapevolezza e competenze digitali in Italia
· Cisco ha firmato un accordo con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che prevede azioni di formazione per docenti e studenti sui percorsi del programma Cisco Network Academy®, permettendo a questi ultimi di acquisire le nuove competenze digitali richieste dal mercato ed avere quindi maggiori opportunità di occupazione. A tale scopo, Cisco amplierà ulteriormente il suo Programma Networking Academy®, nato per fornire le competenze necessarie oggi e in futuro per operare con successo in un mondo sempre più interconnesso, inserendo moduli focalizzati sulle tecnologie per l’industria 4.0 e la cybersecurity.Sviluppare la comunità di start up tecnologiche innovative in Italia
· Cisco, come primo passo nello sviluppo dell’ecosistema delle startup italiane, sta valutando opportunità di investimento con Invitalia Ventures. Questo consentirà a Cisco di investire nello sviluppo delle migliori start-up del paese e di contribuire ad accelerare il potenziale tecnologico dell’Italia.
Cisco ha inoltre annunciato che, sulla base di questi investimenti, porterà avanti nei prossimi tre anni iniziative legate alla Ricerca e Sviluppo, alla collaborazione con le università italiane ed alla trasformazione digitale di due settori industriali di eccellenza del nostro Paese: il settore manifatturiero ed il settore agroalimentare. L’azienda continuerà a investire nella sua attività di ricerca basata in Italia nei laboratori Cisco® Photonics di Vimercate (MB), che guidano a livello mondiale lo sviluppo delle nuove tecnologie Cisco per le reti ottiche collaborando da tempo anche con importanti realtà della ricerca universitaria italiana.Sono inoltre in via di definizione nuove opportunità di collaborazione con il mondo accademico, focalizzate su formazione e ricerca nell’area della cybersecurity; infine, sarà ulteriormente ampliato l’impegno di Cisco a fianco delle imprese italiane del settore manifatturiero e agroalimentare nel loro percorso di trasformazione digitale, accelerando l’adozione di soluzioni tecnologiche in grado di rafforzare la loro competitività e di affermare nel mondo il primato di innovazione e di qualità del Made in Italy.
Chuck Robbins, CEO di Cisco, ha dichiarato: “Ammiro molto il Primo Ministro Renzi per la passione con cui persegue l’obiettivo di sfruttare la tecnologia per trasformare profondamente l’Italia, e per noi è un onore poter collaborare. Incrementando i suoi investimenti, Cisco svilupperà un ecosistema di talenti, imprenditorialità e innovazione che accelererà il percorso digitale del Paese e lo aiuterà a cogliere l’opportunità senza precedenti che ha di fronte”. (foto: cisco)

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Italia esportatrice di armi

Posted by fidest su venerdì, 20 novembre 2015

arabia sauditaL’Italia sospenda a titolo precauzionale fornitura e vendita di armi ai Paesi più a rischio. Oggi la legge italiana vieta l’esportazione di armi quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei prodotti per la difesa. E’ altresì prevista anche l’eventuale sospensione o revoca di autorizzazioni già concesse per gravi motivi nel frattempo subentrati. Secondo la rete italiana per il disarmo, complessivamente si tratta di “54 miliardi di euro di autorizzazioni e 36 miliardi controvalore per effettive consegne di sistemi d’arma, venduti a 123 Paesi”, ha ricordato. L’Arabia Saudita, risultava essere il maggiore destinatario extraeuropeo dell’esportazione di armamenti italiani, con circa il 14% delle commesse. Secondo notizie di stampa risulterebbero, poi, provenienti da privati cittadini residenti in Arabia Saudita, Qatar e Kuwait i maggiori contributi di armamenti riservati allo Stato Islamico e ad Al Qaeda. Tramite i nostri rappresentanti istituzionali chiederemo al Governo, la lista delle imprese Italiane che hanno fornito armi all’Arabia Saudita negli ultimi dieci anni. (Segretario nazionale dell’Italia dei Valori Ignazio Messina)

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Fotografia del diabete in Italia

Posted by fidest su mercoledì, 11 novembre 2015

diabete_21-300x224L’assistenza alle persone con diabete è una delle voci più ‘pesanti’ nel budget della sanità: ottenere informazioni precise sui percorsi assistenziali e sulla spesa è dunque di importanza cruciale per migliorarne l’assistenza, con un occhio alla sostenibilità economica. Preziose da questo punto di vista le informazioni contenute nel ‘Rapporto ARNO Diabete 2015’, frutto della collaborazione tra la Società Italiana di Diabetologia (SID) e il CINECA. Analizzando i dati relativi a oltre 30 ASL sparse sul territorio nazionale, è stato individuato un campione di 550 mila persone con diabete, rappresentativo della popolazione italiana: dato corrispondente ad una prevalenza del diabete del 6,2% (pari a una stima di 3.780.000 italiani con diabete), più che raddoppiato rispetto a 30 anni fa. In soli 18 anni, i casi noti sono aumentati di oltre il 70%. A questi vanno aggiunti i casi di diabete non riconosciuto, che si stima siano 1 ogni 4 casi di diabete noto. Questo porta i casi complessivi a circa 5 milioni e la prevalenza del diabete in Italia a circa 8,1%. Oltre il 65% delle persone con diabete ha più di 65 anni e 1 su 4 più di 80 anni, mentre il 3% ha meno di 35 anni.Diabete patologia costosa: più farmaci, visite, esami e ricoveri. Il 96% delle persone con diabete assume almeno un farmaco per il diabete o per altre patologie e consuma un confezioni di farmaci circa doppio (71 contro 32) rispetto ai non diabetici. Il 93% delle persone con diabete ha ricevuto dal SSN almeno una prestazione specialistica (visita ambulatoriale o esami del sangue o strumentali), contro il 73% dei non diabetici. Una persona con diabete su 5 si ricovera almeno una volta l’anno (media di 1.7 volte) e la degenza media nei diabetici è superiore di quasi un giorno rispetto ai non diabetici.
La spesa sostenuta dal SSN per curare le persone con diabete ammonta a circa 15 miliardi di euro l’anno. La spesa sanitaria pro capite annua nelle persone con diabete è circa doppia rispetto a quella dei non diabetici (rispettivamente € 2900 contro € 1500). Metà di questa spesa è generata dai ricoveri, il 21% dalla specialistica, il 20% dai farmaci non per il diabete, solo il 7% dai farmaci anti-diabetici e il 4% dai dispositivi. (In realtà la spesa per i ricoveri è largamente sottostimata dalle tariffe standard (sistema dei DRG) perché utilizzando il costo reale di una giornata di degenza (€ 750) e considerando la degenza media di 12 giorni si arriva a stabilire che il costo reale nei diabetici è stato € 9.000 per ricovero). Da notare che la spesa per le visite diabetologiche ambulatoriali rappresenta appena l’1% della spesa totale. Il costo della gestione standard del diabete è circa il 10% della spesa totale, mentre il costo delle complicanze croniche rappresenta il 90%.Terapia del diabete a due velocità: insuline di ultima generazione ma antidiabetici orali ‘antichi’ e spesso inadatti. Il farmaco in assoluto più utilizzato (in conformità con le linee guida) è la metformina (>80% dei soggetti). Oltre il 40% dei soggetti è trattato con sulfoniluree o repaglinide, fra l’altro usate più spesso negli anziani, i più fragili e a rischio effetti indesiderati. Ancora molto limitato – circa il 12% – l’uso delle incretine (inibitori DPP-4 e agonisti del recettore GLP-1), nonostante il loro rapporto rischio-beneficio sia più favorevole. “Il maggiore costo a volte gioca contro i farmaci nuovi – afferma il presidente della SID Enzo Bonora – ma se si considera la spesa nel suo complesso (farmaco + dispositivi + costo delle patologie iatrogene come l’ipoglicemia) essa è inferiore o comunque non superiore con le incretine, rispetto alle sulfoniluree/glinidi. Lo stesso ragionamento probabilmente lo si dovrà fare fra qualche tempo con la classe degli inibitori SGLT-2, non presenti nel rapporto ARNO, in quanto sul mercato italiano solo dal 2015”. Stabile da anni è l’uso di pioglitazone (5%) e acarbosio (3%). “Si tratta di ottimi farmaci – continua Bonora – che meritano un’adeguata attenzione, nel contesto di quella personalizzazione della cura del diabete tipo 2 che è raccomandata dalle linee guida”.
Radicalmente opposta la situazione sul fronte insuline: sempre più usati gli analoghi e sempre meno le vecchie insuline umane DNA-ricombinanti. “Questa transizione non sorprende – commenta Bonora – perché gli analoghi garantiscono maggiore sicurezza, stabilità glicemica e flessibilità. Resta comunque sorprendente il grande uso di insulina nel diabete tipo 2, spesso con multiple somministrazioni giornaliere, alla luce di un armamentario terapeutico oggi ricco di possibili e anche meno costose alternative”. Il 27% dei diabetici è trattato con insulina, da sola o in associazione ad altre terapie. Le insuline più usate sono glargine e lispro. Da notare che dei circa 850 milioni di euro spesi per i farmaci antidiabetici, circa la metà viene spesa per le insuline.Allarme automonitoraggio: non si controllano come dovrebbero. I soggetti che fanno uso di dispositivi (lancette pungi-dito e strisce per la misurazione della glicemia, aghi per penne o siringhe) sono circa la metà del totale. “Sono troppo pochi quelli che fanno misure della glicemia a domicilio – afferma Bonora – soprattutto se si considera che 1 su 4 è in terapia con insulina e che il 40% assume farmaci (sulfaniluree o repaglinide) che espongono al rischio di ipoglicemia”.I diabetici trascurano gli altri fattori di rischio. Troppo pochi quelli trattati per gli altri fattori di rischio cardiovascolare: “solo il 72% dei diabetici prende un farmaco per l’ipertensione – commenta Bonora – mentre dovrebbe essere 85-90%; solo il 48% assume farmaci contro il colesterolo (dovrebbe essere il 60-70%) e solo il 34% assume antiaggreganti piastrinici (dovrebbe essere il 50-60%)”. Nelle persone con diabete la causa di ricovero più frequente è lo scompenso cardiaco, tre volte più dei non diabetici; la seconda è l’insufficienza respiratoria, con tassi più che doppi. Oltre il doppio che nei non diabetici anche la percentuale di ricoveri per infarto del miocardio e ictus. “Praticamente tutte le patologie determinano ricoveri più frequenti nei diabetici che nei non diabetici – conclude Bonora – e questo conferma che tutte queste patologie andrebbero considerate come ‘complicanze’ del diabete”.

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“La gestione della malattia di Parkinson in Italia”

Posted by fidest su mercoledì, 11 novembre 2015

Parkinson04Roma, 18 novembre 2015 dalle 10 alle 13,30 Senato della Repubblica – Sala Capitolare Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva Piazza della Minerva 38. La malattia di Parkinson, seconda patologia neurologica per frequenza dopo la malattia di Alzheimer, colpisce in Italia circa 300.000 persone, un numero destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni. È una patologia neurodegenerativa gravemente invalidante, dal forte impatto sociale, e con pesanti ripercussioni sulla vita di migliaia di famiglie. In considerazione del progressivo abbassamento dell’età di esordio della malattia (il 25% dei pazienti ha meno di 50 anni) e in ragione dell’attuale strutturazione del modello di presa in carico nel nostro Paese, si rende necessario avviare uno specifico percorso diagnostico-terapeutico assistenziale. Programma: Giovanni Defazio, Professore Associato di Neurologia, Dipartimento di Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso – Università degli Studi di Bari
Giovanni Abbruzzese, Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, DINOGMI – Università degli Studi di Genova
Leonardo Lopiano, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”- Università di Torino
Alfredo Berardelli, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, Sapienza Università di Roma
Americo Cicchetti, Direttore ALTEMS – l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
PDTA e interventi necessari per la presa in carico dei pazienti: implicazioni in termini di politica sanitaria, assistenza sul territorio e sostenibilità
On. Gian Luigi Gigli, Membro Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali, Camera dei Deputati; Professore Ordinario di Neurologia, Università di Udine
On. Federico Gelli, Membro Commissione Parlamentare Affari Sociali, Camera dei Deputati
Sen. Annalisa Silvestro, Membro XII Commissione Permanente Igiene e Sanità, Senato della Repubblica; Consigliere, IPASVI
Francesco Alberti, Componente Comitato Centrale, FNOMCeO; Presidente, Ordine provinciale di Imperia
La voce delle Associazioni pazienti
Grazia Nardone, Referente Roma/Lazio, AIP – Associazione Italiana Parkinson
Antonino Marra, Presidente Parkinson Italia
Claudia Milani, Presidente A.I.G.P. Onlus – Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani

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L’Italia piace di più dov’è più autentica

Posted by fidest su giovedì, 29 ottobre 2015

turismo costieroÈ questo uno degli aspetti emersi con maggiore evidenza dalla ricerca Viaggio in Italia, commissionata dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza alla società di ricerca GFK.“Abbiamo condotto questo studio con l’obiettivo di rilevare le valutazioni sul nostro Paese di coloro che lo hanno visitato negli ultimi tre anni. 5000 interviste sono state effettuate nei sette Paesi stranieri ai primi posti nell’interscambio commerciale e per presenza turistica in Italia (Germania, Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Francia, Giappone e Russia). Ne è emerso uno spaccato significativo degli aspetti positivi e delle criticità percepite del nostro Paese.” – dichiara Paolo Anselmi, vice presidente della società di ricerca GFK, incaricata dello studio.Il nostro è un Paese capace di suscitare grandi passioni. La quota di turisti che alla domanda “Complessivamente quanto è rimasto soddisfatto delle sue esperienze di viaggio/vacanza in Italia?” risponde “moltissimo” (49%) spicca con un distacco rilevante rispetto al dato registrato per altri Paesi europei, quali Spagna (43%), Francia (40%), Grecia (38%), Regno Unito (37%) e Germania (34%). La nostra innata capacità di accoglienza, il talento nel saper offrire un’esperienza ricca e emozionante, segna un vantaggio competitivo importante a nostro favore. La soddisfazione complessiva arriva, infatti, all’85% se si considerano coloro che hanno risposto “moltissimo” e “molto”.Ciò che conquista di più è la nostra “arte di vivere”. Venire in Italia significa fare personale esperienza di questa felicità quotidiana. E in questo senso, non sorprende che il grado di soddisfazione sia considerevolmente più alto della media (49%) laddove il viaggio include Regioni generalmente escluse dai tour classici, ma in grado di offrire l’esperienza di un’italianità genuina e autentica: Friuli Venezia Giulia (55%), Piemonte e Valle d’Aosta (58%) e soprattutto Calabria e Basilicata (68%).
Ad oggi, tuttavia, il turismo rimane fortemente concentrato in 4 Regioni – Lazio, Toscana, Lombardia, Veneto – mentre mille altre meraviglie restano sconosciute. D’altra parte il 61% di chi è stato in Italia dichiara un forte desiderio di ritornare, consapevole che l’esperienza del Paese non possa esaurirsi in un solo viaggio.
Uno dei dati più significativi emersi è che, al crescere del livello di soddisfazione del viaggio, cresce la propensione a “comprare italiano”, a testimonianza del fatto che il turismo è una risorsa strategica per il Paese non solo in sé ma anche per il successo del nostro export. Su 100 visitatori molto soddisfatti, 89 compreranno almeno un prodotto italiano di cui: accessori (37%), abbigliamento (40%), vini (60%) e prodotti alimentari (64%).Dopo le note positive, non mancano comunque i richiami. I visitatori di tutti i Paesi coinvolti evidenziano delle aree di miglioramento: in particolare i tedeschi, che rappresentano più di un terzo dei visitatori e il cui giudizio è mediamente tra i meno positivi per tutti gli aspetti indagati, e gli asiatici, un target in forte crescita che la nostra accoglienza fatica a soddisfare a causa di una capacità complessiva di dialogo con queste culture ad oggi modesta, ma potenzialmente in grado di rivelarsi nel prossimo futuro un fattore critico di successo.
Infine, per tutti, i prezzi sono un problema: trasparenza e rapporto prezzo/qualità risultano in modo trasversale le due aree più critiche.
Chiude la ricerca una nota relativa agli Italiani che hanno viaggiato in Italia nell’ultimo anno: 800 intervistati nell’ambito del panel. L’ipercriticismo verso noi stessi è tratto costitutivo della nostra cultura e la ricerca lo conferma. Il livello di soddisfazione, decisamente più basso (68%) rispetto alla media degli stranieri (85%), è per alcuni aspetti legato al fatto che gli italiani non sono consapevoli della straordinaria potenzialità del proprio patrimonio; d’altra parte più degli stranieri sanno quanto gli elementi di disservizio siano strutturali.Concludendo, ciò che emerge dalla ricerca è che l’Italia piace moltissimo: le caratteristiche distintive del nostro Paese bene interpretano il bisogno di autenticità, identità e socialità, prioritario tra le fasce di visitatori più qualificate. Ma per cogliere al meglio questa opportunità sarà necessario migliorare.A tal proposito la Fondazione propone alcune indicazioni progettuali:
– Favorire la scoperta dell’Italia nascosta.
Definire una comunicazione coordinata che prenda come riferimento l’Identità Paese e al contempo sappia mettere in evidenza le attrattività specifiche dei singoli territori.
Parallelamente, dotare tali luoghi di adeguate reti di servizio per trasformare i punti di debolezza esistenti in esperienze inaspettate e sorprendenti.
– Promuovere la cultura dell’accoglienza.
Favorire la formazione e la crescita professionale e culturale degli operatori del turismo: un aspetto che coinvolge tanto le competenze tecniche (conoscenza delle lingue, padronanza del territorio e delle sue attrattività…) quanto i comportamenti (trasparenza dei prezzi, rapporto qualità/prezzo, chiarezza della proposta, ecc…)
– Integrare i luoghi della produzione d’eccellenza nei percorsi di viaggio.
Attivare un dialogo tra Impresa Italiana e operatori del turismo per favorire la conoscenza del saper fare eccellente che sottende la nostra produzione, sostenendo così il valore e la promozione del Made in Italy.
– Proporre esperienze costruite intorno ai target.
Rifocalizzare l’offerta turistica, oltre che intorno al territorio, intorno alle passioni e agli interessi dei visitatori stranieri, per definire una proposta più ricca e corrispondente ai nuovi stili di viaggio.
– Sensibilizzare i pubblici interni (istituzioni, imprese e cittadini) al valore del nostro Paese.
Promuovere negli Italiani la piena consapevolezza della propria eredità e del ruolo che ciascun attore riveste nella sua piena valorizzazione, perché essi stessi diventino i primi ambasciatori del proprio Paese. Un cambiamento culturale che passa, tra le altre cose, attraverso la scuola.
La presentazione si chiude con una proposta al Governo da parte del Presidente della Fondazione, Maurizio di Robilant: un invito alla creazione di una “cabina di regia” per il coordinamento di una strategia unitaria della promozione turistica del Paese.

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L’influenza: nel Mondo, in Europa e in Italia

Posted by fidest su giovedì, 29 ottobre 2015

La situazione nel mondo. I laboratori dell’OMS e altri laboratori nazionali per l’influenza di 81 paesi, dal 21 settembre al 4 ottobre 2015, hanno testato oltre 49.103 campioni: 2.240 sono risultati positivi per virus influenzali, di cui 1.495 (66,7%) sono stati individuati come virus di influenza A e 745 (33,3%) di influenza di tipo B. Dei virus dell’influenza A sottotipizzati, 350 (29,8%) sono stati di influenza A (H1N1) e 824 (70,2%) sono stati di influenza A (H3N2). Dei virus caratterizzati come di tipo B, 138 (66,7%) appartenevano al sottotipo B-Yamagata e 69 (33,3%) al sottotipo B-Victoria.
A livello globale l’attività influenzale è generalmente diminuita o è rimasta bassa in entrambi gli emisferi, con solo pochi Paesi che hanno segnalato elevati livelli di malattie respiratorie. Nell’emisfero settentrionale, l’attività influenzale è proseguita a bassi livelli interstagionali con rilevamenti sporadici. Negli Stati Uniti d’America (USA) è stato segnalato un aumento di virus respiratorio sinciziale (RSV). In alcune nazioni dell’Africa orientale e occidentale sono stati segnalati isolamenti sporadici di virus di tipo A. Nei Paesi tropicali delle Americhe, in America centrale e nei Caraibi l’attività influenzale è rimasta a livelli bassi con l’eccezione di Cuba, dove è stato segnalato ancora un alto numero di infezioni respiratorie acute gravi associate al virus dell’influenza A (H1N1) pdm09 e RSV. In Asia tropicale, nei Paesi del sud e del sud-est asiatico è stata segnalata una bassa attività influenzale globale tranne che in India e nel Laos, in cui è stata segnalata la presenza di virus A (H1N1) in India e del virus A (H3N2) in Laos mentre l’attività influenzale è diminuita nel sud della Cina. In Sud America l’attività dei virus respiratori ha continuato a diminuire nelle ultime settimane dopo che il virus RSV ha raggiunto un picco all’inizio di luglio e l’attività dei virus influenzali ha raggiunto un picco alla fine di agosto. In Cile, dopo il consueto aumento di attività influenzale in agosto e nei primi di settembre, l’attività ILI è diminuita nelle ultime settimane e si è rilevata una ridotta prevalenza di influenza A e ridotti rilevamenti di RSV. In Sud Africa la stagione influenzale si è conclusa entro la metà di settembre con solo sporadiche rilevazioni di virus influenzali B nelle ultime settimane. In Australia e Nuova Zelanda l’attività influenzale ha continuato a diminuire dopo il picco di metà agosto. Recenti rilevazioni di virus influenzali hanno riguardato prevalentemente virus dell’influenza B. In Nuova Zelanda l’attività influenzale si è dimostrata appena al di sopra della soglia di stagione.
La situazione in Europa: In questo periodo dell’anno, l’attività influenzale nella regione europea è bassa, con pochi virus influenzali rilevati. Secondo fonti dell’OMS, nella settimana 42/2015 (12 ottobre – 18 ottobre 2015), l’attività influenzale risulta a bassi livelli in tutti i 32 paesi che hanno riportato i dati del periodo di riferimento. In linea con la bassa attività influenzale in tutte le nazioni europee, i virus dell’influenza sono stati rilevati in 23 pazienti, 3 dalla rete di medici sentinella, 17 da fonti non-sentinella e 3 da casi ospedalizzati di influenza confermati in laboratorio. Sono stati individuati tutti e tre i virus dell’influenza stagionale (influenza A (H1N1) pdm09, A (H3N2) e l’influenza B).
La situazione in Italia: In Italia la nuova influenza è già arrivata. Il primo virus, di tipo A/H3, è stato isolato al Policlinico Sant’Orsola di Bologna il 9 ottobre scorso. Si tratta del primo caso documentato nel nostro Paese e di uno dei primi in Europa. Il microrganismo è stato isolato in una donna anziana ricoverata. L’epidemia comincia così, con casi sporadici, per poi fare il suo normale corso quando le temperature fredde si stabilizzano. Il virus isolato corrisponde ad uno dei ceppi contenuti nel vaccino antinfluenzale: la notizia è positiva poiché fa supporre che il vaccino possa avere una buona validità. Tuttavia, in questi giorni caratterizzati da sbalzi di temperatura, si osserva la diffusione anche di virus respiratori “cugini” che sono favoriti dal clima ballerino. La stagione influenzale vera e propria è attesa per dicembre.
In attesa dei dati della rete Influnet, è possibile confermare le previsioni di inizio periodo che prevedono una stagione di media intensità (4 – 5 milioni di casi) con esordio dell’epidemia dopo Natale. In queste settimane non bisogna comunque abbassare la guardia poiché circolano anche molti virus simil-influenzali facilitati dagli ampi sbalzi termici tipi di questa stagione.
Dal mese di ottobre 2015 è operativo l’Osservatorio dell’influenza guidato dal virologo Fabrizio Ernesto Pregliasco, ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano. L’Osservatorio segue il monitoraggio dei picchi influenzali durante l’inverno e comunica i dati tramite il sito http://www.previenila.it. Attivo anche il numero verde 800.38.50.14 per chiedere informazioni, suggerimenti e indicazioni ai medici dell’AMIOT – Associazione Medica Italiana di Omotossicologia. Da ottobre è stata effettuata inoltre la distribuzione del materiale informativo dell’iniziativa (locandina, vetrofania e depliant) nelle farmacie e presso gli studi medici aderenti.

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Hotels.com svela chi ha speso di più in Italia

Posted by fidest su mercoledì, 21 ottobre 2015

hotel italianoTra le 39 nazionalità analizzate, i viaggiatori che hanno speso di più negli hotel italiani durante i primi sei mesi del 2015 sono stati quelli provenienti dal Medio Oriente, con una media di €194 pagati per camera a notte. Al secondo posto della classifica si trovano gli Stati Uniti, i cui viaggiatori hanno speso €169 per camera a notte, seguiti da Singapore, con una spesa di €161 a notte. Chiudono la TOP 5 la Tailandia (€160 per camera a notte) e il Sud Africa (€159), seguiti da Cina, India e Messico, che si contendono il sesto posto in quanto i viaggiatori provenienti da tutte e tre le nazioni hanno speso una media di €156 per camera a notte. Infine, le ultime due posizioni della classifica delle 10 nazionalità che hanno speso di più nella penisola sono occupate da Australia (€155 a notte) e Hong Kong (€153).Il maggior aumento dei prezzi pagati in Italia è stato registrato dai viaggiatori provenienti da Hong Kong che, passando da una spesa di €132 a una di €153 per camera a notte, hanno pagato il 16% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Una crescita del 14% dei prezzi è stata invece registrata dagli ospiti provenienti da Medio Oriente (€194), Singapore (€161), Sud Africa (€159) e Taiwan (€135). Inoltre, sono state registrate crescite a doppia cifra anche da parte dei viaggiatori cinesi (12%, €156 a notte), turchi (11%, €138) e americani (10%, €169).Ad avere invece pagato di meno per soggiornare in Italia sono stati i viaggiatori provenienti dall’Ungheria (€87 per camera a notte), che hanno anche registrato il maggior calo dei prezzi pagati per una notte in hotel (-10%). Seguono poi gli ospiti provenienti da Polonia (€88), Grecia (€93), Portogallo (€97) e Spagna (€100). Sono stati registrati significativi cali dei prezzi pagati nel Bel Paese anche dai viaggiatori spagnoli (-6%), portoghesi (-4%) e polacchi (-4%). Infine, una lieve flessione della spesa si è verificata anche per gli ospiti provenienti dai Paesi Bassi (-2%, €105), dalla Germania (-1%, €111) e dall’Islanda (-1%, €118).

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A settembre prosegue il calo dei fallimenti in Italia

Posted by fidest su martedì, 20 ottobre 2015

Continua a migliorare, seppur lentamente, l’andamento dei fallimenti in Italia, come già riscontrato a giugno. Benché infatti in cifra assoluta le imprese che hanno portato i libri in Tribunale nel terzo trimestre di quest’anno si equivalgano al numero dello stesso trimestre del 2014 (3.013 contro 3.002), il trend è in continuo calo: i fallimenti erano 3.803 a marzo e 3.490 a giugno. Inoltre, il cumulato rimane a vantaggio dei primi nove mesi del 2015: 10.306 fallimenti contro gli 11.103 registrati da gennaio a settembre 2014, con un calo del 7,2%. Una bella notizia per le nostre imprese dopo un lungo periodo in cui il numero dei fallimenti è stato in continua crescita.
Nel terzo trimestre del 2015 in media sono fallite 46 imprese al giorno: un numero certo considerevole ma inferiore a quello del secondo trimestre, 54 ogni giorno. Rispetto a settembre 2009, poi, la percentuale dei fallimenti è sì in aumento, ma del 63% contro il 74% di un anno fa, un altro dato che sottolinea un segnale di ripresa economica delle nostre imprese.Il 2014 si è chiuso con la cifra record – e che certamente quest’anno non verrà eguagliata – di 15.605 fallimenti. Dal 2009 a oggi invece si contano circa 85.481 imprese che hanno portato i libri in tribunale.Sono i risultati dell’Analisi dei fallimenti in Italia, aggiornata al terzo trimestre 2015, realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information. “I dati relativi al terzo trimestre del 2015 mostrano finalmente alcuni spiragli di ripresa per le nostre imprese – commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B -. Abbiamo marco pretiregistrato infatti a fine 2014 un record negativo di fallimenti, mentre nel 2015 i numeri del nostro osservatorio ci fanno ben sperare, anche perché anche i dati sui pagamenti, la fotografia più aggiornata e “fresca” dello stato di salute delle aziende, mostrano una riduzione dei ritardi gravi rispetto allo stesso periodo dello stesso anno.” “Questo miglioramento non deve però fare abbassare la guardia. In questi anni le aziende che hanno performato meglio e che si sono difese efficacemente da fallimenti, insoluti e ritardi nei pagamenti sono quelle che hanno investito in procedure e strumenti per migliorare la propria gestione del credito e il proprio cash management. Un patrimonio di competenze che permetterà oggi alle aziende di continuare a proteggersi dai rischi e soprattutto di individuare i clienti e partner migliori su cui puntare per intercettare le nuove opportunità”, conclude Preti.
La distribuzione sul territorio nazionale dei fallimenti è strettamente correlata alla densità di imprese attive nelle diverse aree del Paese.
La Lombardia si conferma la regione d’Italia in cui si registra il maggior numero di fallimenti, con 2.153 casi nei primi 9 mesi del 2015, un’incidenza del 20,7% sul totale Italia. Dal 2009 ad oggi si contano 18.731 imprese lombarde fallite.
La seconda regione più colpita è il Lazio, con 1.195 imprese chiuse nel 2015 e un’incidenza sul totale Italia del 12,4%. Segue il Veneto con 939 casi e relativa incidenza dell’8,6%. Poi, in ordine, per completare le prime dieci posizioni troviamo la Campania con 915 fallimenti, l’Emilia Romagna (780), la Toscana (771), il Piemonte (707), la Sicilia (584), la Puglia (467) e le Marche (329).All’ultimo posto della classifica c’è Aosta con solo 11 fallimenti, 87 in totale dal 2009 e un’incidenza sul totale Italia di appena lo 0,1%.
Anche i settori merceologici registrano una positiva inversione di tendenza. Aree fortemente colpite dalla crisi, come l’industria e l’edilizia, mostrano segnali incoraggianti: -12,1 e -7,4% rispetto ai primi nove mesi del 2014, più specificamente 2.089 fallimenti nell’industria nel terzo trimestre 2015 contro i 2.377 dello stesso periodo dell’anno precedente, 2.192 nell’edilizia contro 2.368. Stazionaria la situazione del commercio, che ha una flessione minima dello 0,1% (3.297 contro 3.301), mentre continua la crescita nei servizi vari (+6,8%, 1.510 fallimenti contro 1.414). Certamente si è ben lontani dai livelli del 2009 in tutti i settori merceologici, ma il trend lascia ben sperare. (foto: marco preti)

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Emirati Arabi, cresce la richiesta di immobili italiani

Posted by fidest su venerdì, 16 ottobre 2015

emiratiUn mercato ancora poco esplorato, che nei mesi futuri potrà riservare grandi sorprese. Si tratta degli Emirati Arabi Uniti e delle richieste di immobili italiani che arrivano dal Medio
Oriente. Le premesse sono più che incoraggianti, con una crescita nei primi nove mesi dell’anno pari all’’80% rispetto al 2014.
Questi i dati rilevati da Gateaway.com , il portale dedicato agli stranieri che desiderano comprare casa nel nostro Paese. L’analisi delle informazioni sulle richieste in arrivo dagli Emirati Arabi possono fornire un quadro della situazione utile agli operatori del settore immobiliare e ai privati che vogliono vendere il proprio immobile.“Il valore medio delle proprietà prese in considerazione è di 620mila euro – spiega Simone Rossi, direttore generale di Gateaway.com -, ma quel che è sorprendente è la crescita
repentina delle istanze che arrivano al portale. Inoltre, più del 28% delle richieste supera i 500mila euro di budget, una percentuale doppia rispetto a quella riferita alle richieste complessive in arrivo dagli altri Paesi. Il dato supporta la tenuta del segmento del lusso e conferma anche l’immaginario collettivo che vede sceicchi milionari a caccia di location
sfarzose ed eleganti. Ovviamente presenti anche persone abbienti ma con budget inferiori, che richiedono immobili di emirati1alta fascia, anche al di sotto dei 500mila euro”. L’interesse per gli immobili italiani da parte degli Emiratini cade su diverse regioni italiane: “Nella classifica che abbiamo stilato commenta Walter di Martino, responsabile marketing
di Gateaway.com si aggiudica il primo posto la Lombardia , che sicuramente esercita un forte richiamo grazie alle zone del Lago di Como e alla presenza di Milano come capitale finanziaria e della moda. Meno scontato è il secondo posto dell’Abruzzo che supera anche la Toscana , al terzo posto. La top ten prosegue Di Martino include Liguria e Piemonte , separate da un minimo scarto, mentre a una distanza più significativa si piazzano Umbria, Sardegna, Puglia, Veneto e Marche . L’Italia è in una fase di ascesa e lo dimostra anche l’interesse di testate giornalistiche degli Emirati, come The National, che ci hanno contattato per avere commenti e informazioni sul nostro Paese e il suo mercato immobiliare. Seguendo questa scia, abbiamo deciso di siglare delle partnership con gli organizzatori delle fiere internazionali più importanti degli Emirati Arabi, per promuovere al meglio l’Italia e per supportare gli operatori del mercato immobiliare”.
Gate-away.com è il primo portale immobiliare dedicato agli stranieri che desiderano comprare un immobile in Italia. Il sito è multilingue: fornisce servizi che facilitano e aiutano la promozione del patrimonio immobiliare italiano verso il mercato estero. Ogni potenziale acquirente straniero può valutare le proprietà selezionate da Gate-away.com messe in vendita da agenzie immobiliari o privati, ricevendo supporto affinché il processo di acquisto divenga più semplice. http://www.gate-away.com (foto: emirati)

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Il viaggio in Italia di Ban Ki-moon tocca Torino


Posted by fidest su venerdì, 16 ottobre 2015

Ban Ki-moonTorino 16 ottobre ore 8,30 Piazzetta Reale Ban Ki-moon tocca Torino per inaugurare l’ultima sessione plenaria del Terzo Forum Mondiale dello Sviluppo Economico Locale. Ban Ki-moon arriverà a Torino per discutere di come, attraverso all’impegno quotidiano delle amministrazioni locali, della cooperazione tra regioni e attraverso le iniziative di territorio si possa raggiungere l’obiettivo mondiale prefissato dalle Nazioni Unite dei prossimi 15 anni: lo sradicamento della povertà estrema entro il 2030. Tema che è stato affrontato durante i giorni del Forum, che ha messo al centro del dibattito il rafforzamento dello sviluppo territoriale e il potenziale delle economie locali, vere risorse per l’applicazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, adottati poche settimane fa durante il Summit di New York delle Nazioni Unite.
Dal 13 ottobre, data di inizio del Forum Mondiale dello Sviluppo Economico Locale, la Città di Torino, scelta dalle Nazioni Unite, vede confrontarsi 2200 i delegati provenienti da 126 i Paesi; in oltre 25 i workshop organizzati su temi specifici e 26 i panel di discussione per contribuire ad un diverso paradigma: non più un’applicazione di politiche decise dall’alto, bensì una condivisione di esperienze, esigenze e soluzioni concrete provenienti dalla vita quotidiana dei territori. Con l’obiettivo sociale, ambientale ed economico, in grado di contribuire concretamente ad una crescita sostenibile ed inclusiva, alla coesione sociale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla sviluppo delle potenzialità locali per generare occupazione per i giovani, ridurre la povertà e migliorare la qualità di vita delle persone.

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Columbus Day celebra il forte legame tra l’Italia e l’America, oggi unite nella difesa della libertà e della democrazia

Posted by fidest su martedì, 13 ottobre 2015

New YorkNew York. L’on. Nissoli, ha partecipato, nella giornata di sabato all’avvio delle celebrazioni per il Columbus Day, mentre nella giornata di oggi parteciperà alla Santa Messa in Saint Patrick ed alla Parata per le vie di New York.
“Il Columbus Day è l’occasione per onorare l’eredità culturale italo-americana ed il contributo che i tanti italiani che vivono in Usa hanno dato alla costruzione dell’America sotto ogni punto di vista”. Lo ha dichiarato l’On. Fucsia FitzGerald Nissoli partecipando alle celebrazioni indette a New York per il Columbus Day.
“La scoperta dell’America da parte di Colombo – ha proseguito la Deputata eletta in Nord e Centro America – ha segnato una svolta epocale nella storia dell’umanità, un giorno che viene celebrato principalmente con Columbus Day Parade, con una folla di persone che partecipa con bande, carri e marines. Un momento che attrae circa un milione di visitatori e che deve essere anche l’occasione per far valere quei valori di democrazia e libertà che ci accomunano, e che bisogna continuare a difendere insieme tenendo alta la guardia contro ogni forma di oppressione della persona”. “Il Columbus Day testimonia – ha concluso l’on. Fitzgerald Nissoli – il legame indissolubile tra l’Italia e la terra d’America, un legame che si manifesta nella presenza dei tanti italiani che vivono e lavorano in Usa e nella cultura, foriera di civiltà, che essi ancora esprimono in ogni contesto”.

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L’Italia della solidarietà e della gratuità come modello per la sua rinascita

Posted by fidest su lunedì, 12 ottobre 2015

Quirinale“Ci sono tempi di incertezza e di grandi egoismi, come quello in cui viviamo. Le onorificenze assegnate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella indicano la direzione verso cui andare. L’Italia straordinaria che siamo e che vogliamo essere”, ha dichiarato dopo l’annuncio dei 18 italiani e delle biografie che hanno motivato questa mattina la nomina degli Ufficiali e dei Commendatori della Repubblica Italiana il presidente della Commissione Affari Sociali della Cameradei Deputati Mario Marazziti (Democrazia Solidale, PI-CD).”E’ l’Italia della solidarietà, della società civile, della gratuità. Quella dei centri anti-violenza sulle donne, creati da una suora come Michela Marcellini; quella degli immigrati disprezzati che si tuffano nel Tevere per salvare una donna che rischia di morire, senza pensare al suo rischio di essere espulso, come Sobwj Khalifa; quella della comandante della nave Libra Catia Pellegrino, prima donna comandante, che ha salvato vite umane nell’operazione Mare Nostrum ignorando chi diceva che la gente bisogna lasciarla morire in mare; quella di Alberto Sed, sopravvissuto di Auschwitz, che da una vita aiuta le giovani generazioni a maturare gli anticorpi verso l’antisemitismo; quella di Regina Egle Liotta che ha creato con suo marito il sistema privato di salvataggio dei barconi nel Mediterraneo, e a cui devono la vita oltre 4000 persone, quando l’Europa – non l’Italia – era ancora incerta; quella di Luciana Tredici Marazzi, che ha speso una vita a insegnare a quelli più in difficoltà, e nel tempo libero e quando è andata in pensione, da vent’anni, gratis, continua a insegnare ai disabili e agli immigrati, italiano e cultura italiana, perché da 90 anni, una vita intera, sa che solo con l’integrazione si sconfigge la povertà e la rabbia. Questa Italia c’è. E’ così diversa da quella che urla in Parlamento e nei talk show, e così diversa dalla predicazione dell’antipatia e dalla rassegnazione di cui sembra essersi ammalato il Paese.Un grazie al presidente Mattarella: un modo diretto per dare coraggio agli italiani e indicarci una direzione. Con il suo stile discreto e intelligente.

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L’Italia? Non è un paese per generici

Posted by fidest su sabato, 10 ottobre 2015

psicofarmaciAncora una volta si sta ricorrendo, nei confronti della spesa farmaceutica, alla politica dei tagli. Solo che oggi, con la nuova determinazione dei prezzi di riferimento in base ai raggruppamenti terapeuticamente assimilabili, si comprimono in modo insopportabile proprio i medicinali generici, che fino a oggi hanno garantito alle finanze pubbliche centinaia di milioni di euro l’anno di risparmi” dice il presidente di AssoGenerici, Enrique Häusermann. Secondo l’associazione, pur in assenza di significativi aumenti nell’utilizzo dei farmaci generici, si ricorre a misure di riduzione dei prezzi, di fatto mettendo a rischio la sostenibilità economica della nostra industria ed il suo ruolo di creare la naturale competizione sul mercato. Senza contare che non si pone mano al meccanismo del pay-back, che impone anche a chi genera risparmio di ripianare lo sfondamento dei tetti di spesa determinato dai farmaci a più alto costo e che ancora non sono stati rimossi quei vincoli, già vietati e censurati dall’Unione Europea, alla rapida entrata in commercio dei generici. Il recente ordine del giorno dell’Onorevole Giulia Grillo, approvato alla Camera nell’ambito del DDL concorrenza e che chiede al Governo di impegnarsi a rimuovere ostacoli come il Patent Linkage, come già più volte segnalato dall’Antitrust, dovrebbe immediatamente essere recepito ed attuato.“Vorremmo fosse chiaro che se non si cambia la rotta, su questa strada ci sia avvia a rendere l’Italia un mercato insostenibile per il generico, dove i margini ormai si valutano in centesimi di euro per confezione” spiega Häusermann. “E’ possibile che nel breve termine ci sia chi può sostenere questa situazione, ma non a lungo e, soprattutto, si rischia che il Servizio sanitario si trovi a dipendere da uno o due produttori soltanto. Con tutti i pericoli che derivano in termini di certezza nel tempo delle forniture. Né vale dire che la spesa farmaceutica sta di nuovo aumentando: al netto dei medicinali innovativi, quello cui assistiamo è anche l’effetto indotto dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle malattie croniche. Chiediamo che la nostra industria non venga più sottoposta a misure di questa portata che determina lo schiacciamento di un settore economico produttivo di valore che ogni anno garantisce sostenibilità al Servizio Sanitario Nazionale, un più ampio accesso alle cure ad una larga platea di pazienti e un importante impatto occupazionale per l’intero comparto industriale nazionale.

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“Buenos Aires celebra ITALIA”

Posted by fidest su martedì, 6 ottobre 2015

superfollaLa Città Autonoma di Buenos Aires, che ha un sindaco/governatore italiano, Maurizio Macri, ogni anno organizza per la prima domenica di ottobre l’evento “Buenos Aires celebra ITALIA”. E così anche domenica scorsa un pezzo della centralissima Avenida De Mayo è stato chiuso per accogliere una cinquantina di stand, soprattutto delle associazioni regionali, con informazioni, prodotti e degustazione di specialità culinarie. Sui due palchi si sono succeduti spettacoli di canto e danza inframezzati dai discorsi delle autorità italiane ed argentine.
Tanto entusiasmo, tanta allegria, tanta voglia di stare insieme all’ombra del tricolore hanno riscaldato una giornata freddina. Moltissimi italiani della città sono accorsi alla festa dell’italianità. Si calcola che in solo pomeriggio (tanto dura l’evento) siano passate più di 50mila persone in quella che indubbiamente è la più grande festa italiana nel mondo.
D’altronde la capitale argentina è una città italianissima già dalla sua fondazione: è stata battezzata con questo nome in onore della Madonna di Bonariadi Cagliari, in Sardegna. E poi Grande Buenos Aires (13 milioni di abitanti) è la città al mondo col maggior numero di cittadini italiani (potenzialmente un numero di italiani pari al doppio della popolazione di Roma).
Naturalmente, come sempre, “L’Italiano” c’era con migliaia di copie del giornale fresco di stampa nel suo stand proprio sotto il palco principale.
Peccato che in Italia non sia molto conosciuto questo evento che si ripete la prima domenica di ottobre di ogni anno. Farebbe bene agli italiani d’Italia respirare un po’ di questa italianità spontanea e gioiosa, vedere con quanto affetto si abbraccino italiani del nord con italiani del sud, quelli di destra con quelli di sinistra perchè tutti si riconoscono figli della stessa terra. E’ in occasioni simili che gli italiani all’estero esprimono il sentimento in via d’estinzione nella Penisola: l’amor di Patria.(Tullio Zembo dal quotidiano degli italiani in Argentina “L’Italiano” ) (foto: superfolla)

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Ultimi aggiornamenti sull’emergenza immigrazione in Europa

Posted by fidest su venerdì, 2 ottobre 2015

immigrati a BudapestTra il 1° gennaio e il 29 settembre 2015 sono giunti via mare in Europa mezzo milione di migranti, molti dei quali donne e minori in fuga dalla guerra in Siria che cercano protezione in Europa. Il 75% degli migranti arrivati nei primi nove mesi di quest’anno ha percorso la rotta del Mediterraneo Orientale approdando in Grecia (388mila, principalmente da Siria e Afghanistan). L’Italia invece ha accolto sulle proprie coste 131mila migranti provenienti soprattutto da Eritrea (oltre 30mila), Nigeria (15mila) e Somalia (9mila).
Nello stesso periodo hanno perso la vita nel Mediterraneo 2.892 persone, in particolare nella più pericolosa tratta dal Nord Africa all’Italia (90%). Nel mese di settembre tuttavia sono stati registrati numerosi incidenti mortali nel Mediterraneo orientale tra la Turchia e la Grecia, con 160 deceduti in 28 giorni.Sono più di quattro milioni i siriani che hanno abbandonato il loro paese. Secondo l’Unhcr, si tratta della più grave crisi umanitaria degli ultimi 25 anni. Gli sfollati interni in Siria superano i 7,6 milioni. Sono oltre 1,8 milioni i siriani in Turchia, quasi 1,2 milioni in Libano. In Europa le richieste d’asilo presentate da siriani sono state oltre 270.000 .
Il numero di domande di protezione internazionale presentate in Europa tra aprile e giugno 2015 sono state 213mila, l’85% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. In particolare un quinto delle richieste proviene da siriani (44mila) e da afghani (27mila). Nel secondo trimestre del 2015 il più elevato numero di domande è stato registrato in Germania (80mila), in Ungheria (32mila), Austria (17mila) e Italia (15mila).Complessivamente nei primi sei mesi del 2015 sono state circa 400mila le domande di protezione internazionale presentate per la prima volta in Europa, mentre alla fine di giugno risultavano ancora in attesa di risposta dalle autorità nazionali dei diversi stati europei quasi 600mila domande presentate in precedenza (di cui 48mila in Italia).
La “rotta balcanica” sta assumendo un importante rilievo per gli arrivi e il transito verso l’Europa. La Repubblica di Macedonia ha dichiarato lo stato di emergenza in agosto, dopo l’aumento massiccio di flussi di migranti ai sui confini meridionali con la Grecia: secondo il Ministero dell’Interno della Macedonia tra il 19 giugno e il 19 settembre sono stati registrati 89.427 migranti, di cui il 17% è costituito da minori con le loro famiglie e il 3% da minori non accompagnati. La media attuale degli arrivi è stimata a più di 6.000 al giorno.

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