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Conferenza sul tumore del rene in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

tumore reneRoma, 22 giugno 2017, ore 13 Senato della Repubblica, Palazzo Madama, Piazza Madama 11 Sala Caduti di Nassirya. Nel nostro Paese vivono più di 118.760 persone dopo la diagnosi di tumore del rene. Le possibilità di sopravvivenza a 5 anni raggiungono il 71%, grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più efficaci. Questi pazienti chiedono di tornare a una vita come prima, al lavoro, agli affetti. Senza dimenticare gli aspetti molto importanti legati alla riabilitazione. Per sensibilizzare i cittadini su questa patologia il 22 giugno si celebra la Prima Giornata Mondiale contro il Tumore del Rene, in cui le associazioni dei pazienti di tutto il pianeta si uniscono per migliorare la consapevolezza su questa malattia e raccogliere fondi. In Italia AIMaC (Associazione Italiana Malati di Cancro) e FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) aderiscono alla Giornata e presentano un opuscolo sulla patologia destinato ai cittadini, ai pazienti e ai familiari. Per illustrare i contenuti della Giornata e della pubblicazione, il 22 giugno alle 13 al Senato (Palazzo Madama, Sala Caduti di Nassirya) è prevista una conferenza stampa con gli interventi del prof. Giuseppe Procopio, membro del Direttivo nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), del prof. Michele Gallucci, Direttore Urologia Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, del prof. Francesco Cognetti, presidente Fondazione Insieme contro il cancro, del prof. Camillo Porta dell’Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Policlinico “San Matteo” di Pavia e dell’avv. Elisabetta Iannelli, Segretario Generale FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia). Interverrà anche Marina Ripa di Meana che porterà la sua testimonianza di paziente oncologica.

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Attività bancaria in Italia e vigilanza

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

banca centrale europeadi Elio Lannutti. Il ruolo delle autorità di vigilanza per le banche italiane è stato svolto esclusivamente dalla Banca d’Italia, ma con l’arrivo della moneta unica e della Banca centrale europea per le Banche di interesse cosiddetto sistemico – ossia quelle con attivo superiore a 30 miliardi di euro – dal 2014 la vigilanza è svolta direttamente dalla Banca Centrale Europea tramite l’Iban. le norme sulla vigilanza bancaria sono comprese nel TUB (Testo Unico Bancario) aggiornato in ragione del coordinamento e recepimento di direttive e regolamenti europei sull’attività bancaria.Quello stesso Tub, spesso violato dalla banca d’Italia, sia nella durata dei commissariamenti -pari un anno con la proroga massima di sei mesi, articolo 70 del TUB- invece di 60 mesi, come nel caso di scandaloso del Credito Sportivo, che all’articolo 128 del testo unico bancario, per inibire soggetti che prestano l’operazione di servizi disciplinati della continuazione dell’attività anche di singole sedi secondarie sull’anatocismo bancario, per ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite dalle banche per 7 miliardi di euro, configuranti anche l’omissione in atti di ufficio, oltre ad altri eventuali e più gravi reati a danno degli utenti dei servizi bancari.La Bce detiene il potere di revoca delle licenze bancarie, quindi può decidere la sorte di tutte le banche italiane piccole e grandi: si tratta di una leva molto funzionale e performante della Bce nell’indurre le banche ad eseguire i suoi desideri. ad esempio nel caso di banche in ovvia difficoltà, la stessa può con facilità indurle verso la fusione o l’accorpamento o magari verso la vendita di una banca a favore un altro gruppo bancario, avendo il potere di ritirare la licenza bancaria. in parole povere uno strumento un po’ più potente rispetto alla classica moral suasion. Posso semplicemente affermare che la Banca d’Italia ha commissariato una banca con i conti in ordine, come la Bene Banca Vagienna, per aiutare lo spiccia-faccende degli operatori della Banca d’Italia, quel Giovanni Zonin che dopo aver messo sul lastrico 120mila famiglie che erano azioniste della banca Popolare di Vicenza è ancora a piede libero e non paga il conto, perché se lo pagasse crollerebbe il castello: quello che vede la Consob e la Banca d’Italia anche loro senza alcuna responsabilità. Se ci fossero i crac bancari, anche loro probabilmente andrebbero in galera. (fonte blog 5 stelle)

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Estate 2017: Italia tra le mete più care d’Europa, ma anche tra le più irrinunciabili

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

bluvacanzeSiamo alle porte dell’estate e l’Italia si prepara ad accogliere migliaia di turisti, puntando sulle sue numerose attrazioni artistiche e naturalistiche. Mete marinare e città d’arte rientrano nella top ten delle destinazioni più gettonate dai turisti per i prossimi mesi di luglio e agosto.
Gli ultimi dati Istat riguardanti viaggi e vacanze stimano che per gli italiani il numero di viaggi con pernottamento si aggira intorno ai 66 milioni. La durata media del soggiorno è di 5,4 notti. Aumentano però anche le vacanze brevi (fino a tre pernottamenti) che nel 2016 sono cresciute del 20,7% rispetto all’anno precedente. L’82,8% degli italiani preferisce mete nazionali e si muove soprattutto nei mesi estivi (42,1%). Gli alloggi privati si confermano la sistemazione preferita (55,6% dei viaggi, 62,1% delle notti), soprattutto per i soggiorni lunghi (60,8% dei viaggi, 65% delle notti). L’auto resta il mezzo preferito e più utilizzato per viaggiare (64,2% dei viaggi), soprattutto per le vacanze brevi (76,1%, +33,7% rispetto al 2015). A seguire l’aereo (16,1%) e il treno (10,3%). Inoltre, analizzando il periodo che va dal 1 luglio al 31 agosto, l’Italia, secondo un’analisi di Hundredrooms, risulta essere una delle destinazioni più care con un prezzo medio di 190 euro a notte per due persone. Più cara di noi solo la Francia, con un prezzo

Rimini Beach Italy - Panoramic summer overview

Rimini Beach Italy – Panoramic summer overview

medio che per una coppia si aggira attorno 212 euro. Seguono Spagna (162 euro), Germania (151 euro), Austria (148 euro), Regno Unito (147 euro) e Paesi Bassi (145 euro).
I turisti, insomma, non badano a spese e non rinunciano alle attrazioni che offre l’Italia, preferendo soprattutto le località balneari.
Lo studio di Hundredrooms, che ha analizzato le ricerche degli utenti, mette in luce che la meta italiana più scelta si riconferma ancora una volta Jesolo, che avevamo visto già sul podio delle preferenze in occasione del break pasquale. Con le sue spiagge limpide non stupisce che la località veneta sia la più richiesta. A seguire un’altra città di mare nel cuore del Salento, Gallipoli, conosciuta a ragione anche come la Perla dello Ionio. L’intramontabile Roma, poi, non poteva piazzarsi molto più in basso, e infatti risulta la terza città più richiesta secondo l’analisi di Hundredrooms. Poco fuori dal podio altre due città che offrono cultura, movida, arte e tanto altro. Parliamo di Torino e Milano, che si piazzano rispettivamente al quarto e quinto posto nella classifica del meta-motore di ricerca.
Nel cuore della riviera adriatica romagnola si trova invece la sesta destinazione più richiesta dai turisti. Famosa per le sue spiagge e le sue discoteche, Riccione si popola ogni anno di giovani visitatori in cerca di una vacanza all’insegna del divertimento.
L’offerta turistica è molto variegata anche nella settima meta più ricercata d’Italia, ovvero il capoluogo della Liguria, dove è possibile visitare il famoso Acquario, ma anche la Cattedrale di San Lorenzo, musei, palazzi antichi e un centro storico incantevole.
Il riconoscimento come Capitale europea della cultura per il 2019 avrà sicuramente avuto il suo peso nel fare di Matera una delle destinazioni più appetibili d’Italia. La Città dei Sassi ha puntato molto sulla valorizzazione del suo patrimonio storico, che si è tradotto negli anni in un meritato aumento di visite. Ultime mete della top ten, ma non per questo meno interessanti, sono Catania e Verona, due città tra loro così diverse, ma così ugualmente affascinanti. La città di Romeo e Giulietta ha un bellissimo centro storico, ma Catania non è da meno, con il suo ricco patrimonio storico e architettonico: il Duomo di Sant’Agata, il Castello Ursino o, ancora, il Monastero dei Benedettini sono solo alcuni esempi di un’architettura meravigliosa.
Infine, dalla ricerca di Hundredrooms, come si può notare anche dalla tabella che segue, si evince un tendenziale aumento dei prezzi nelle località balneari tra i mesi di luglio e agosto, mentre nelle città si registra una curva opposta. Un’osservazione che può risultare utile per chi vuole risparmiare senza però rinunciare alle proprie vacanze.

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Il lavoro domestico in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

tempio adriano romaRoma mercoledì 21 giugno 2017 alle ore 9,45 presso la Sala del Tempio di Adriano – Camera di Commercio di Roma, Piazza di Pietra si parlerà del lavoro domestico in italia e delle dimensioni del fenomeno. Nel 2015 presso le famiglie italiane sono assunti in regola 886.125 lavoratori domestici (57,6% Colf, 42,4% Badanti). Dal 2007, il numero complessivo è cresciuto mediamente del 42%. Secondo le stime DOMINA, considerando anche i lavoratori irregolari si supera la soglia di 1 milione di lavoratori domestici, a sostegno delle famiglie.Continua a prevalere l’Est Europa, ma negli ultimi anni molte donne italiane che prima non lavoravano sono entrate (o rientrate) nel mercato del lavoro, specialmente nel lavoro domestico. Si tratta in prevalenza di lavoratori non qualificati (97%) ma con molti anni di esperienza (85% oltre 3 anni).L’impatto economico e sociale. Dall’analisi dei dati INPS e DOMINA si può calcolare una spesa delle famiglie di circa 7 miliardi di euro l’anno, di cui poco meno di 1 miliardo in contributi versati allo Stato. Questo genere di rapporti contrattuali non solo permette allo Stato di risparmiare costi di gestione di strutture per l’assistenza, ma permette alle donne autoctone la possibilità di entrare e rimanere nel mercato del lavoro, affidando ad altre persone il compito di risolvere il problema della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Considerando gli irregolari, il volume d’affari e il gettito fiscale potrebbero raddoppiare.
DOMINA stima che le somme non incassate potrebbero rientrare grazie a politiche fiscali ad hoc a sostegno delle famiglie che assumono un lavoratore domestico.Nei paesi mediterranei, in particolare, la gestione dell’assistenza e della cura è affidata alle famiglie, con un impegno dello Stato molto minore rispetto ai paesi nordici. Per questo, in Italia è più diffuso il lavoro domestico rispetto alle strutture assistenziali: i lavoratori domestici in Italia sono il 3,5% di tutti gli occupati (contro l’1,0% della media Ue 28).
Tuttavia, l’incontro tra Domanda e Offerta resta informale (in 6 casi su 10) e solo 1 famiglia su 10 riceve sovvenzioni pubbliche per il lavoro domestico. Anche qui, un maggiore sostegno pubblico porterebbe emersione e benessere per lavoratori e famiglie.
Alcuni passi avanti. Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico del 2013 ha portato benefici concreti sia per le famiglie che per i lavoratori, introducendo maggiori tutele e garanzie. Tra le misure concrete apportate, l’assunzione per sostituzione, le precisazioni burocratiche, tutele per malattia e maternità, la regolarizzazione dei permessi e dei riposi, la risoluzione dei rapporti di lavoro e preavviso.
Altro passo in avanti è stata la Convenzione ILO 189/2011, che dà pieno riconoscimento al lavoro domestico e fornisce strumenti per il contrasto al lavoro nero.

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Quanti sono gli islamici radicalizzati che vivono o hanno base logistica in Italia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

bolognaBologna. Dopo l’uccisione a Sesto San Giovanni, a un passo da Milano, di Amis Amri, l’attentatore tunisino di Berlino, si scopre che il terzo terrorista di Londra, Youssef Zaghba, aveva nazionalità e passaporto italiani, e incontrava la madre che vive in provincia di Bologna. Un altro campanello d’allarme utile a richiamare gli amministratori locali, vecchi e nuovi, alla cautela. Infatti non è solo un problema per l’intelligence o per le forze dell’ordine, la prevenzione anti terrorismo”. Così Mariastella Gelmini, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera e coordinatrice lombarda. “I sindaci – continua -, sia dei piccoli comuni, che delle grandi metropoli dove nelle periferie vivono comunità islamiche spesso fuori controllo, sono in prima linea nell’affrontare le difficoltà di periferie e realtà religiose a rischio radicalizzazione. Tocca al ministero degli Interni, che ha precise responsabilità, offrire strumenti adeguati per individuare e contrastare le sacche di radicalismo che possono aprire le porte al terrorismo. Il problema – prosegue l’esponente azzurra – non sono solo gli immigrati irregolari radicalizzati, che possono arrivare via mare, ma tutte le realtà violente e intolleranti, a prescindere dalla nazionalità, che sono già insediate nelle nostre città, e che possono cedere alla radicalizzazione e al terrorismo. Gli episodi drammatici verificatisi in Europa – conclude Gelmini – devono spingere il Governo ad assumere provvedimenti forti, anche in chiave di prevenzione”.

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Brevetti: Italia e Germania sono più vicine grazie alla collaborazione tra Università di Trieste e GLP Intellectual Property Office

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

brevetti_t1Dai rapporti commerciali alla proprietà intellettuale, l’Italia rafforza il legame con la Germania. Nell’ambito del progetto “Sistemi multilivello delle fonti e tutela della proprietà industriale in ambito europeo” dell’Università di Trieste è stato pubblicato il volume “Das italienische Gesetzbuch für das gewerbliche Eigentum. Codice della Proprietà Industriale Italiano”, curato dal professore Angelo Venchiarutti con la collaborazione dello studio GLP, per gli editori Giappichelli e Nomos. Un testo in tedesco e in italiano, unico nel suo genere, che non solamente raffronta i due sistemi giuridici per evidenziarne somiglianze, differenze e peculiarità, ma vuole essere un utile strumento per avvicinare ulteriormente i due Paesi in un ambito strategico per lo sviluppo e la crescita.
«L’Italia ha delle strettissime relazioni economiche con la Germania. Insistere sul tema della proprietà intellettuale è creare un volano per la crescita», premette Davide Petraz, Managing Partner di GLP, studio che da 50 anni opera nel campo della tutela della proprietà intellettuale a livello internazionale (ha sedi a Udine, Milano, Perugia, San Marino e Zurigo). «La collaborazione con l’Università di Trieste ci ha portato a sviluppare quest’opera che va in una duplice direzione: da una parte la condivisione delle informazioni, dall’altra fornire uno strumento completo agli operatori del settore».
La scelta della Germania non è stata casuale. Con oltre 112 miliardi di euro di interscambio commerciale (Istat 2016), la Germania è il primo partner commerciale per l’Italia. Inoltre ha molto da insegnare all’Italia: è il primo Paese in Europa – e il quinto a livello mondiale – per deposito dei brevetti. Ben 67mila quelli depositati nel 2015; a fronte di un’Italia ferma sotto quota 10mila (fonte WIPO). «Le relazioni economiche che coinvolgono i due Paesi riguardano prevalentemente i settori della meccanica e dell’elettromeccanica. Sono settori ad alto valore aggiunto e ad elevata innovazione, dove la proprietà intellettuale riveste un ruolo fondamentale», aggiunge Petraz. «Siamo fermamente convinti che la proprietà intellettuale rappresenti uno strumento fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un sistema economico prima, e di un sistema Paese poi».Nella convinzione che in questo campo sia necessario un cambio culturale, «redigiamo e mettiamo gratuitamente a disposizione pubblicazioni specifiche, organizziamo e promuoviamo eventi, corsi e seminari al fine di trasmettere l’importanza di spostare l’attenzione sul piano intellettuale del lavoro industriale». Continua: «Questa pubblicazione vuole favorire un’attualizzazione e un’armonizzazione delle legislazioni dei Paesi dell’Unione Europea, in particolare di Italia e Germania, storicamente interdipendenti per molti fattori. Infatti, attraverso un diretto parallelismo bilingue è possibile far emergere in maniera più chiara e diretta le somiglianze, le differenze e le peculiarità che ci sono fra il sistema giuridico italiano e quello tedesco, al fine di arricchirli entrambi, dove possibile, con nuovi spunti».La traduzione del Codice della Proprietà Industriale è stata effettuata dal Dr. Matthias Probst, con il coordinamento della Prof.ssa Lorenza Rega e la revisione del Prof. Michael Lehamn del Max Planck Institute für Innovation und Wettbewerb di Monaco.
GLP – Fondata da Gilberto Luigi Petraz nel 1967 a Udine e gestita oggi dai figli Davide e Daniele, GLP è tra le prime cinque aziende italiane nel settore della tutela della proprietà intellettuale. Con sedi Udine, Milano, Perugia, San Marino e Zurigo, conta più di 70 dipendenti, un portafoglio di oltre 7mila clienti con all’attivo più di 90mila casi trattati a livello nazionale e internazionale. Dal 2003 al 2007 ha detenuto il primato mondiale per numero di Modelli Comunitari depositati; un suo brevetto è stato preso a modello dall’Epo (Ufficio Brevetti Europeo) quale esempio di brevetto ben scritto. GLP ritiene la proprietà intellettuale uno strumento fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un sistema economico prima, e di un sistema Paese poi. http://www.glp.eu

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Italia: vuoto a perdere?

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

italiaTra una manciata di anni il sistema paese si troverà con una prospettiva tra le più inquietanti. Per quella data avremo 10 milioni di immigrati (tra la prima e seconda generazione), un sistema giudiziario fuori controllo, la popolazione autoctona in netta diminuzione con il crollo delle nascite e l’allungamento della vita, sistema sanitario e previdenziale permettendo, una disoccupazione a due cifre e un incremento dei giovani che emigrano in cerca di lavoro. Successive ricadute possono riguardare sia l’istruzione, la sicurezza, la tutela dei diritti sul lavoro e via di questo passo.
E’ uno scenario che non vorremmo ma sta a noi oggi e non domani scongiurarlo con un parlamento e un governo capaci di arginare i flussi migratori, rimettere ordine ai conti pubblici, rivedere tutta la filiera giustizia con processi rapidi e tempestivi e, soprattutto rendendo credibile l’applicazione delle leggi e loro esecuzione. Non è certo cosa da poco e c’è da lavorare tanto. Per farlo la ricetta è una sola: trovare il movimento politico giusto, gli uomini e le donne giusti e offrire loro l’arma della governabilità senza dover cedere a compromessi e a inciuci di ogni genere. Devono essere banditi i soliti arrivisti, gli imbonitori di turno e i predicatori di salvifiche soluzioni che sono pronti a dimenticare una volta eletti. Pare una chimera? No se ci rendiamo conto del rischio che corriamo, soprattutto che incombe sui nostri figli, è serio. La prima cosa da comprendere è che si può disquisire a lungo sulla politica malata, dei corrotti, dei corruttori e dei corruttibili, ma alla fine è proprio la politica la chiave che ci permetterà di voltare pagina seriamente. (Riccardo Alfonso direttore Centri Studi Politici)

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Italia primo paese in Europa per possibilità di risparmio online

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

Online Banking ComputerSecondo il nuovo studio di idealo – il portale di comparazione prezzi per gli acquisti digitali – gli italiani che utilizzano un comparatore prezzi per lo shopping online possono risparmiare in media il 36,5% in più rispetto a chi non fa uso di questo strumento. L’Italia risulta essere al primo posto per potenziale capacità di risparmio online tra gli altri paesi europei. L’e-consumer medio è generalmente un uomo, per lo più di età compresa tra i 35 e i 44 anni. In Italia la percentuale maschile che acquista online è pari al 66%, quella femminile al 34% (la più bassa se confrontata con i dati degli altri paesi). La fascia oraria preferita dai consumatori digitali è quella intorno alle 18 e quella dalle 21 alle 22. Lo strumento utilizzato varia a seconda del giorno della settimana: nelle giornate feriali gli italiani preferiscono il PC (52,98%); durante il weekend la tendenza si inverte a favore del mobile (42,4%).Per aiutare gli e-consumer a caccia di risparmio e attenti alla questione “prezzo”, idealo ha calcolato il tempo medio di attesa da considerare per risparmiare su alcune categorie. Tecnologia, sport e fotografia sono i settori dove gli effetti positivi sono evidenti a breve termine, ma anche per gli appassionati di musica o giochi, oltre che per chi deve acquistare per la propria casa, è possibile risparmiare, specialmente se gli acquisti vengono programmati con anticipo. Il portale segnala la funzione “prezzo ideale”, uno strumento su misura, che permette all’utente di indicare il prezzo d’acquisto desiderato per un certo prodotto: si esprime quindi un “desiderio di risparmio” – del 5, 10 o 15% – e il sistema calcola e comunica all’utente il momento perfetto per procedere con l’acquisto. (foto: e-consumer)

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“Limpida e impietosa l’immagine scattata dal governatore di Bankitalia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

Banca d'ItaliaLo ha fatto nella sua relazione conclusiva. La certificazione che le politiche economiche praticate negli ultimi anni non hanno prodotto i risultati sperati. Vincenzo Visco fa un appello inequivocabile: tornare alla realtà. Visco sottolinea il fallimento della politica economica degli ultimi governi di centrosinistra, che ha portato a un alto debito pubblico, un basso tasso di crescita ed insufficienti cambiamenti strutturali nel sistema produttivo”. Lo afferma, in una nota, Mariastella Gelmini, vice presidente vicario del gruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Le previsioni di Forza Italia – prosegue – non erano sbagliate. La politica del tassa e spendi, propria della sinistra, e le tante regalie fatte di bonus e prebende hanno soltanto illuso gli italiani e drogato i numeri. Servono interventi nell’interesse generale, che liberino l’economia da inutili vincoli, rendite di posizione, antichi e nuovi ritardi, insiste Visco. Un manifesto elettorale – conclude l’esponente azzurra – da sottoscrivere”.

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Maurizio Compagnone: “Italia rischia di essere infoibata”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 giugno 2017

la gazzettaRio de Janeiro. L’Italia non vuole capire che la Germania l’ha condannata a retrocedere. La proposta della Cancelliera Angela Merkel di rilanciare un’Europa a due velocità, ha aperto ufficialmente il dibattito sul superamento dell’attuale euro. Siamo un paese di mentecatti, l’Italia si rende disponibile a sostenere la proposta tedesca di una Europa a più velocità. Nulla viene detto dal mondo economico e finanziario, la Stampa sorvola presa dal dibattito sulla legge elettorale con il quale votare e sulla data delle prossime elezioni, ormai sicure in autunno. La Merkel si è sforzata a promuovere il superamento dell’Euro, senza soffermarsi sulle conseguenze che potranno derivare dal superamento della moneta unica e ancor peggio sulla nostra retrocessione nella “Serie Cadetta” o addirittura tra i dilettanti europei. Il nostro paese da Campione del Mondo relegato a campionati regionali. Dei nostri errori non possiamo dare colpa alla Cancelliera Merkel, la responsabilità è tutta italiota, di una classe dirigente irresponsabile e predatrice, come ha ben detto anche il presidente Donald Tramp, un paese culla di cultura, i cui uomini hanno fatto grande gli Stati Uniti non può meritare una classe politica di così basso spessore, si può dire di tutto a Trump che usa metodi poco urbani ma ha tutte le ragioni di questo mondo. La classe che ci ha governato negli ultimi 20 anni e che continua tutt’ora a governarci, ha il merito di essere riuscita a distruggere ciò che i padri hanno saputo creare, ha distrutto la creatività e lo spirito imprenditoriale che ha contraddistinto intere generazioni di imprenditori, ha soffocato le iniziative di tanti giovani meritocratici, ha tarpato le ali alla sua economia, portandola ad una economia da terzo mondo. Oggi sopravviviamo solo grazie alla bombola del “GAS” che il sig Draghi continua a riempire. La risposta contraria di Merkel a Trump per un maggiore sforzo economico dei paesi membri della UE per mantenere la NATO in Europa, ha liberato le mani della Germania, che ora si sentirà in diritto di promuovere un esercito che parlerà tedesco. Il sogno imperialista, mai nascosto di Angela Merkel, se fino ad oggi non lo ha potuto realizzare, è per la ferma opposizione del Regno Unito, oggi la Merkel non ha più le mani legate e sono convinto che imporrà agli altri paesi membri di aderire all’esercito europeo. La Merkel sa che non può convincere Italia, la Grecia e il Portogallo a correggere le finanze pubbliche, che sono indispensabili per evitare che la Germania sia costretta a tappare i buchi dei Paesi ribelli del Sud. L’euro, per queste economie è un nodo scorsoio che accentua la recessione economica. Con queste basi l’euro, rischia di coinvolgere il sistema economico tedesco, che fino ad oggi ha beneficiato di una valuta debole per far volare il proprio export. Ma tutto può cambiare in vista delle difficili elezioni tedesche in autunno. Un carico non indifferente per la Germania che se vuole rimanere fedele all’euro, si dovrà accollare i debiti dei 3 paesi deboli del sud Europa, Portogallo, Italia e Grecia e questo terrorizza l’opinione pubblica tedesca, e il mondo finanziario. Quello che più preoccupa è la grave crisi del sistema bancario italiano e l’ennesima crisi greca che rischia di trascinare nelle sabbie mobili, anche il sistema finanziario dei Paesi forti, che poi la realtà dice altro. Essi sono molto più fragili di quanto si pensi, basta ricordare i 1000 miliardi di crediti in sofferenza presenti in Eurolandia, di cui 250 miliardi sono solo in Italia. Ma c’è di più l’aumento del costo del denaro a livello internazionale, e il minore a acquisto mensile di titoli di stato da parte della BCE e l’aumento degli spread, il differenziale dei tassi di un Paese rispetto a quelli tedeschi, oltre alle endemiche incertezze politiche, fanno presagire un’accelerazione di una nuova crisi dell’euro. Berlino si prepara ad affrontare i tempi bui che si avvicinano, e prima del debacle prepara il terreno per uscire dall’Euro. Secondo mie fonti, a Malta si stanno stampando Marchi, a che pro? Io credo che ci sarà un divorzio consensuale, che è sicuramente meno traumatico e doloroso di uno scontro politico tra i Paesi europei. Il presidente della BCE però al superamento dell’euro non ci sta. Non è ancora chiaro su quali alleati possa contare Mario Draghi, ma non sorprende che la BCE, tutore dell’Euro, è estremamente preoccupata per la mancanza di sostegno del principale Paese dell’Unione. Segretamente la BCE sta studiando cosa può comportare la spaccatura dell’euro con benefici e costi. C’è chi ipotizza gli scenari, come il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, il quale è favorevole alla formazione di un euro di Serie A e di uno Cadetto. Alla massima serie partecipano Germania, Olanda, Belgio, Austria, Finlandia e Francia, relegate alla serie Cadetta Portogallo, Spagna Italia e Grecia. Una rottura concordata e ben pianificata dell’euro sarebbe la soluzione migliore: anche se non possiamo dimenticare che ci saranno stravolgimenti sui mercati finanziari. Ma nelle condizioni in cui è l’Italia, è sicuramente più conveniente finire nella serie Cadetta, Lettieripiuttosto che continuare a far parte di una moneta unica che sta portando al declino la sua economia. Si può prevedere che i costi iniziali saranno assorbiti dopo un certo lasso di tempo da economie, come quella italiana, che ritroverebbero la via dello sviluppo una volta liberatesi dalla camicia di forza dell’attuale Unione monetaria. È ovvio che tutto queste deve passare attraverso le forche della politica. Il paese del sole, del mare e della sua meravigliosa storia, deve capire, che è in uno stato comatoso e che il suo sistema bancario è sull’orlo del default, l’amministrazione pubblica è un elefante da ridimensionare al più presto, non possiamo più permetterci una macchina inefficiente e costosa, che non è in grado di far fronte anche alle più banali emergenze, terremoto di Norcia e nevicate in Abruzzo, hanno mostrato un paese che non può contare sulle sue istituzioni di protezione. Se a tutto questo aggiungiamo una classe politica incapace, costituita da ladrocinio istituzionalizzato, da una giustizia che ha le gomme bucate, da personalismi, da organi di stampa servili, non ci possiamo meravigliare che Governo, partiti e stampa fanno di tutto per nascondere che l’Italia è alla vigilia di una retrocessione che comporterà per i suoi cittadini lacrime e sangue. Solo con una classe dirigente competente con uomini giusti nei dicasteri giusti, può in prospettiva vedere ricrearsi quelle premesse per la rinascita del Paese. Ma questo solo dopo aver dato un calcio nel sedere all’attuale classe dirigente. Quello che mi lascia profondamente basito, il Paese delle meraviglie, non fa autocritica e non si interroga su quante tonnellate di macerie stanno per seppellirla. Solo con un nuovo Umanesimo e un nuovo Risorgimento si può tornare a sperare. (by Maurizio Compagnone Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana” Rua Sara Braune, 71 Braunes Nova Fribugo) (foto: la gazzetta, lettieri)

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Welfare Day 2017: “Il Sistema Sanitario in Italia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 maggio 2017

MedicinaRoma conferenza stampa mercoledì 7 giugno alle ore 14 dalle ore 9.00 alle ore 17.00, presso Palazzo Colonna sito in P.zza SS. Apostoli, 66. A conclusione della mattinata di lavori del Welfare Day 2017 “Il Sistema Sanitario in Italia: come coniugare Sostenibilità, Equità e Promozione della Salute”,verrà presentato in anteprima il VII Rapporto RBM-CENSIS sulla Sanità Pubblica, Privata ed Intermediata in Italia, articolato in due sezioni: “Per tanti… non più per tutti.La sanità italiana al tempo dell’universalismo selettivo”e “Sostenibilità, Equità e Promozione della Salute: il Contributo di un Secondo Pilastro in Sanità per la Buona Salute di Tutti”. A seguire il programma prevede quattro tavole rotonde tematiche: la prima riservata ai Decision Makers (con la partecipazione dei componenti delle Commissioni Parlamentari Sanità ed Affari Sociali del Senato e della Camera); la seconda alle Parti Sociali (Associazioni Datoriali, Sindacati e Associazioni dei Consumatori); la terza di confronto tra alcuni dei più autorevoli esperti della sanità e la quarta dedicata agli operatori del settore (Forme Sanitarie Integrative). A conclusione del programma della mattina, attorno alle 13.30 è previsto, inoltre, l’intervento del Sottosegretario al Ministero della Salute, On. Davide Faraone.

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“Venticinque anni fa moriva una parte dell’Italia migliore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

borsellino falconeVenticinque anni fa la restante buona Italia ‘rinasceva’ riscoprendo il coraggio, trovando una nuova voce per dire ‘fuori la mafia dallo Stato’, raccogliendo un’eredità inestimabile di idee, valori, principi, da continuare a far vivere nella memoria, nelle coscienze. Da venticinque anni – tanti ne ha questo nostro Coisp – quelle idee camminano sulle nostre gambe. Da venticinque anni quelle idee continuano a camminare sulle gambe dei Poliziotti italiani che già le condividevano, perché solo se una cosa ti appartiene sei disposto a morire per essa. Continuano a camminare in ogni quotidiano gesto di ogni Poliziotto al servizio dei cittadini, della legalità, della democrazia, delle Istituzioni; in ogni sforzo per continuare a ripetere che ricordare è un dovere, perché quelle morti non siano vane, perché non si arretri mai nel cammino di educazione, di cultura, di civiltà”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp Sindacato Indipendente di Polizia, in occasione del 25° anniversario degli eventi che segnarono inesorabilmente la storia del Paese quando, nelle stragi di mafia di Capaci e via D’Amelio del 1992, nel giro di quei drammatici 57 giorni persero la vita il Giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e gli Agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, il 23 maggio, e in seguito il Giudice Paolo Borsellino e gli Agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, il 19 luglio.
Questo anniversario così importante ricorre proprio quando anche il Coisp compie i suoi 25 anni, “in una coincidenza di date – aggiunge Maccari – che simboleggia perfettamente l’assoluta e totale ispirazione e dedizione di questa Organizzazione a quell’eredità straordinaria lasciataci da uomini e donne che da mezzo secolo onoriamo, celebriamo in ogni angolo del Paese, in ogni modo,con iniziative concrete volte a cementare sempre di più il legame della buona Italia con chi l’ha rappresentata appieno e che propongano alle nuove generazioni un vero e concreto ideale a cui ispirarsi”.
“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini, diceva Giovanni Falcone. E noi oggi, guardandoci indietro, siamo umilmente ma pienamente soddisfatti di aver tenuto fede a questo monito. Non solo con ogni cippo commemorativo, con ogni targa scoperta, con ogni struttura dedicata, con ogni intitolazione di strada, con ogni incontro, convegno, colloquio con le scuole, ma anche con ogni servizio svolto con amore, con dedizione, con fedeltà, con caparbietà, con sacrificio, dentro le volanti, dietro alle scrivanie,in mezzo ai vicoli, nelle piazze e nelle strade, ad ogni corteo, ad ogni operazione, ad ogni sbarco, ad ogni calamità, ad ogni cerimonia, ogni volta che guardiamo con volti rigati da lacrime di orgoglio feroce un tricolore sventolare. Quelle identiche sensazioni le proviamo anche guardando davanti a noi, certi che, un passo dopo l’altro, altre gambe continueranno a far camminare quelle idee che in questi 25 anni abbiamo contribuito fedelmente a portare avanti”.

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I nuovi ‘cicli di vita’ in Italia “Ecco come siamo cambiati”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

IMG_0489Da un lavoro presentato al Sime (medicina estetica) da Raimondo Cagiano de Azevedo dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma e da Cinzia Castagnaro dell’Università telematica ‘Guglielmo Marconi’
● Nel corso degli ultimi 100 anni, la dinamica naturale e migratoria ha notevolmente modificato la popolazione residente in Italia, sia in termini di struttura che di stock: mentre fino alla prima metà degli anni sessanta è la componente naturale che determina il ritmo dell’accrescimento della popolazione, dalla seconda metà fino ad oggi, questa si presenta più debole e la crescita diminuisce
● Verso la fine degli anni ‘90 la popolazione riprende ad aumentare, ma stavolta grazie alla componente migratoria. A partire dal 2015, la popolazione residente inizia a decrescere, e invecchia. L’obiettivo dello studio è mostrare le fasi che hanno attraversato i fenomeni demografici, che hanno portato a nuovi cicli di vita che non corrispondono più a quelli del passato. Un lavoro ‘certosino’, in cui tutti i dati sono di fonte Istat. I dati relative alla popolazione residente provengono dai dati censuari a partire dal 1931, e dalle ricostruzioni intercensuarie. I dati sui flussi migratori provengono dalla Ricostruzione della popolazione residente e del bilancio demografico. I dati sui matrimoni provengono dalla Rilevazione dei matrimoni. I dati sui nati provengono dalla Rilevazione delle nascite (fino al 1998) e dalla Rilevazione degli Iscritti in Anagrafe per nascita. Al 1° gennaio 2017 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 579 mila residenti, 86 mila unità in meno sull’anno precedente.
La bassa natalità e l’aumento della speranza di vita, e dunque l’aumento del contingente di popolazione alle età più avanzate, collocano il nostro Paese tra i più vecchi del mondo, insieme a Giappone (indice di vecchiaia pari a 204,9 nel 2015) e Germania (159,9 nel 2015). Negli ultimi anni le nascite, dopo una fase di lieve aumento durata fino a fine 2007, hanno sperimentato una nuova fase di decrescita, avviatasi nel 2008, dovuta ad alcuni effetti di struttura conseguenti alle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. La fecondità, che rappresenta la propensione alla riproduzione di una popolazione, vede scendere il suo indicatore a 1,34 figli in media per donna nel 2016 (da 1,35 del 2015); ciò è dovuto al calo delle donne in età feconda per le italiane e al processo d’invecchiamento per le straniere: le straniere hanno avuto in media 1,95 figli nel 2016 (contro 1,94 nel 2015); le italiane sono rimaste sul valore del 2015 di 1,27 figli. L’aumento della fecondità registrato a partire dalla seconda metà degli anni Novanta (nel 1995 il minimo storico di 1,19 figli per donna), che aveva portato a 1,46 nel 2010 il suo indicatore sintetico, sembra dunque terminato. La fase di diminuzione della fecondità avviatasi con la crisi presenta una particolarità: la forte contrazione dei primi figli; in un contesto di bassa fecondità, come quello italiano, il numero medio di primi figli per donna è circa il 50% della fecondità complessiva. In particolare, la permanenza dei giovani, sempre più prolungata, nella famiglia di origine sposta in avanti il calendario della prima unione. Nel 2015 vivono nella famiglia di origine l’80,9% dei maschi 18-30enni (oltre 3 milioni e 200.000) e il 69,7% delle loro coetanee (oltre 2 milioni e 700.000). La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui: IMG_0469l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. Al 1° gennaio 2017 i residenti hanno un’età media di 44,9 anni, due decimi in più rispetto alla stessa data del 2016. Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale; quelli di 80 anni e più sono 4,1 milioni, il 6,8% del totale, mentre gli ultranovantenni sono 727 mila, l’1,2% del totale. Gli ultracentenari ammontano a 17 mila. Da una lettura integrata svolta dall’Istat attraverso la 90 anni di storia, è possibile apprezzare, grazie allo strumento delle piramidi per età, l’impatto delle transizioni demografiche sulla struttura della popolazione. Nell’arco di tre generazioni di madri e figlie la piramide della popolazione si rovescia. L’Italia è, infatti, uno dei paesi con il più basso peso delle nuove generazioni: la quota di queste classi di età dal 1926 al 2016 si è pressoché dimezzata. Nel 2016 la popolazione fino a 24 di età è scesa sotto il 25 per cento. Si tratta di sei milioni di giovani in meno per l’Italia. Queste trasformazioni strutturali hanno un forte impatto sui livelli di fenomeni quali nascite, matrimoni, occupazione ecc. La prima generazione considerata è la Generazione della ricostruzione, costituita dai nati dal 1926 al 1945, grande protagonista del secondo dopoguerra. Segue la Generazione del baby boom (1946-1964). La Generazione di transizione (1966-1980) segna il passaggio tra il vecchio e il nuovo millennio; i suoi membri sono cresciuti tra la fine del blocco sovietico e l’allargamento a Est dell’Unione europea. Sono entrati nel mondo del lavoro con più lauree e master dei propri genitori ma sono anche i primi a subire le conseguenze della recessione, con minori opportunità di lavoro sia in termini di quantità sia di qualità. Con il termine Millennial sono indicati in letteratura coloro che sono entrati nella vita adulta nei primi 15 anni del nuovo millennio, quindi orientativamente con Generazione del Millennio si intendono i nati negli anni Ottanta e fino alla metà degli anni Novanta. Infine, i più giovani, indicati come la Generazione delle reti, costituita da coloro che sono nati e cresciuti nel periodo in cui le nuove tecnologie informatiche si sono maggiormente diffuse e hanno quindi percorso tutto o buona parte del loro iter formativo nell’era di internet, il che li connota per essere sempre connessi con la rete. Passando dalla Generazione della ricostruzione alla Generazione di transizione emerge un cambiamento dei percorsi verso la vita adulta. L’80 per cento degli uomini nati negli anni Quaranta aveva avuto almeno un evento familiare entro i 30 anni d’età (erano cioè andati a vivere da soli o si erano sposati e/o avevano avuto un figlio). Questa proporzione diminuisce costantemente, arrivando al 60 per cento degli uomini nati negli anni Settanta. Ancora più evidente il cambiamento del corso di vita femminile: se un tempo, per le nate negli anni Quaranta e Cinquanta, fino al 75 per cento delle donne aveva vissuto un evento familiare prima del venticinquesimo compleanno, ciò ha riguardato il 56,5 per cento delle nate degli anni Sessanta e il 46,6 per cento di quelle degli anni Settanta (par. 2.3 I percorsi verso la vita adulta). Nel 2015 il 70,1 per cento dei giovani di 25-29 anni della Generazione del millennio e il 54,7 per cento delle loro coetanee vive ancora in famiglia con il ruolo di figli. Nel 1995, per le persone fra 25 e 29 anni della Generazione di transizione queste proporzioni erano rispettivamente il 62,8 per cento per gli uomini e il 39,8 per cento per le donne. La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui: l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà, gli ostacoli a trovare un’abitazione. L’effetto di questi fattori è stato amplificato negli ultimi anni dalla congiuntura economica sfavorevole che ha spinto sempre più giovani a ritardare ulteriormente le tappe verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia. Sempre meno matrimoni per Generazione del millennio e Generazione di transizione. In particolare, il protrarsi della permanenza dei giovani nella famiglia di origine spinge in avanti il calendario della prima unione. I cicli di vita risentono dunque della dinamica di formazione e scioglimento delle unioni, del rinvio della fecondità e della prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, nonché dell’aumento della sopravvivenza. Tra i passaggi più significativi che si sono modificati nel ciclo di vita degli adulti vi è la fase in cui la coppia rimane senza più figli in casa (‘nido vuoto’), avendo tutti lasciato la famiglia di origine, e quella in cui si diventa nonni. (in abstract)

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Nuovo calo delle rimesse degli immigrati dall’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 maggio 2017

rimesseLa Fondazione ISMU segnala che nel 2016 si è registrato un ulteriore calo dell’ammontare delle rimesse verso l’estero da parte dei migranti che vivono nel nostro Paese: poco più di 5 miliardi di euro, il 3,4% in meno rispetto all’anno precedente.In Italia il flusso di denaro verso l’estero, inviato tramite i canali formali rilevato dalla Banca d’Italia, è risultato in forte crescita tra il 2005 e il 2011 – da 3,9 a 7,4 miliardi di euro – ma si è successivamente registrata una diminuzione delle rimesse a partire dal 2012. Con il brusco calo verificatosi nel 2013 – quasi un quinto in meno di denaro inviato all’estero rispetto all’anno precedente – sembra quindi avviata una fase di decrescita dell’ammontare delle rimesse verso i paesi di origine dei migranti presenti in Italia.
rimesse1Crolla la Cina, mentre al primo posto in graduatoria c’è la Romania. La lettura dei dati per Paese di destinazione risulta particolarmente interessante: la Cina, che per anni è stato il primo Paese per rimesse ricevute dall’Italia (con oltre un quarto del denaro in uscita e punte del 39% nel 2012), oggi è crollata all’ottavo posto in graduatoria. Nel 2016 la Cina ha ricevuto solo 238 milioni di euro dall’Italia con un calo del 57% rispetto all’anno precedente: la diminuzione più importante tra i principali paesi di destinazione, se si confronta inoltre col 2012, anno in cui i cittadini cinesi hanno inviato la cifra record di 2,7 miliardi di euro al proprio paese di origine. Al primo posto in graduatoria si conferma la Romania, che dal 2014 costituisce il principale paese di destinazione del denaro inviato, e oggi rappresenta il 15% di tutte le destinazioni. Un paese che registra aumenti è il Bangladesh, che nel 2016, con 487 milioni di euro di rimesse, è diventato il secondo per ammontare di denaro ricevuto dai propri concittadini in Italia. Al terzo posto troviamo le Filippine che ricevono in modo piuttosto stabile dal 2012 rimesse per 340 milioni di euro mediamente ogni anno. Aumenti importanti nell’ultimo anno si registrano per altri Paesi dell’Asia meridionale come Sri Lanka (+39%), Pakistan (+20%), India (+11%), e cresce nell’Europa dell’Est l’Ucraina (+16%).
rimesse2La regione dalla quale partono più rimesse verso l’estero è la Lombardia. ISMU evidenzia che quasi un quinto delle rimesse proviene dalla Lombardia, regione che detiene il primato con oltre 1 miliardo e 167 milioni di euro inviato all’estero nel 2016. Tre territori regionali, Lombardia, Lazio e Toscana, rappresentano da soli poco meno del 50% del volume di rimesse totale in uscita dal nostro Paese.
La provincia di Roma, che nel 2005 inviava il 29% delle rimesse, nel 2016 con quasi 670 milioni di euro ha ridotto notevolmente il suo peso percentuale rispetto al territorio nazionale (13%) e ha perso in un anno il 18% delle rimesse inviate nel 2015. Dalla provincia di Milano, seconda in graduatoria, sono stati spediti all’estero 587 milioni di euro, l’11% del totale. Seguono, su livelli più bassi, le province di Napoli e Torino. (fonte: fondazione ismu) (foto: rimesse)

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Libertà di stampa in Italia? Siamo davvero migliorati?

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

Giornalisti“Con un’inevitabile enfasi, ci si rallegra per la risalita dell’Italia nella classifica mondiale della libertà di stampa, dal 77esimo al 52esimo posto. Venticinque gradini scalati nel 2016, ci fa sapere il rapporto annuale di Reporters sans Frontières. Sinceramente non ce n’eravamo accorti…”. È quanto osserva il presidente del Copercom (Coordinamento delle Associazioni per la comunicazione), Domenico Delle Foglie, dinanzi alle cifre diffuse da Rps che dovrebbero testimoniare un rafforzamento della democrazia nel nostro Paese, essendo la libertà di stampa uno dei pilastri della convivenza.“Ma – si chiede Delle Foglie – è davvero così? Davvero i giornalisti italiani sono più liberi? Oppure ci troviamo dinanzi ad uno di quei giochi di specchi che finiscono per nascondere la realtà? Non sarà che in tanti, complice anche una crisi economica di sistema che ha investito il mondo dell’editoria, rinunciano semplicemente a raccontare tutto quello che scoprono? E poi: a giudicare dalla rissa politica persistente, dalla diffusione massiccia di fake-news, dalla costruzione interessata di post-verità, si fa fatica a riscontrare nei fatti tanta espressione di libertà”. “Per non parlare – conclude il presidente del Copercom – del sovrano disprezzo nei confronti delle buone notizie. Quasi che a raccontarle ci si rovini la reputazione…”.

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Stati Uniti d’Europa: La Francia dei Lumi e l’Italia della Controriforma

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

europaLa Francia ha votato per i due candidati alle presidenziali, Emmanuel Macron e Marin Le Pen, l’europeista e l’antieuropeista; l’uno per la sovranità europea, l’altra per la sovranità nazionale, l’uno per il rilancio dell’Europa l’altra per l’uscita dall’euro, dall’Unione europea. Due posizioni opposte che si confronteranno tra due settimane per la presidenza della Repubblica Francese. E’ probabile che Macron, visti gli appoggi dichiarati dagli altri concorrenti, vinca le elezioni. Se cosi’ fosse, e non possiamo che sperarlo, prenderemo atto che la Francia dei Lumi si è affermata.
In Italia ci sono posizioni analoghe: c’e’ chi vuole uscire dall’Unione europea e dall’euro e chi vuole il rilanciare il progetto degli Stati Uniti d’Europa, chi vuole chiudersi nel recinto e chi vuole aprirsi a nuove prospettive. Purtroppo il nostro Paese non ha avuto un secolo dei Lumi ma ha conosciuto la Controriforma senza la Riforma, ha condannato Galileo, crede alle scie chimiche e ai tarocchi, ritiene che il ritorno alla lira, e magari al tallero o al paolo, sia la soluzione dei problemi; esperienze, non troppo lontane (vedi Argentina con il peso e il patagones), dovrebbero far riflettere, il che significa utilizzare la testa e non la pancia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 25 aprile 2017

senatoRoma, 27 aprile 2017 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.
negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 130mila nel 2016. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

senato-della-repubblica[1]Roma, 27 aprile 2017 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 130mila nel 2016. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti.
Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.

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Istruzione: Fotografia Istat boccia l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

istatL’Istituto nazionale di statistica ha pubblicato il rapporto ‘Noi Italia’: nella graduatoria delle persone di 25-64 anni con livello d’istruzione non elevato, il nostro Paese ha un’incidenza quasi doppia rispetto all’Ue28 (rispettivamente 40,1% e 23,5%)”. Inoltre, in Europa il nostro Paese continua a ricoprire l’ultima posizione, 25,3% contro il 38,7% della media Ue28. Sugli abbandoni scolastici siamo al quartultimo posto (14,7% contro una media Ue28 dell’11%). Peggio di noi solo Romania, Malta e Spagna. Per la quota di Neet siamo al top in Europa con 2,2 milioni i giovani di 15-29 anni che nel 2016 non studiano e neppure lavorano.L’Ufficio studi Anief ricorda che l’Italia già nel 2000 spendeva il 2,8% in meno della sua spesa pubblica rispetto alla media OCSE (Italia 9,8% – Ocse 12,6%): dieci anni fa era sempre all’ultimo posto persino tra i Paesi G20 (32° posto) con un -4,1% (Italia 8,9% – Ocse 13,0%). Né la situazione è migliorata in rapporto al P.I.L.: -0,9% nel 2000 (Italia 4,5% – Ocse 5,4%) e -1,6% nel 2010 (Italia 4,7% – Ocse 6,3%), dove ci collocavamo al terzultimo posto (31°). Inoltre, siamo l’unico Paese dell’Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria a dispetto di un aumento in media del 62% degli altri. Nell’ultimo periodo sono, persino, aumentate dal 25% al 100% le tasse richieste dagli atenei.Marcello Pacifico (Cisal-Anief): bisogna incentivare gli sforzi, innanzitutto, sul fronte della dispersione scolastica, maggiorando gli organici delle aree a rischio, migliorando l’orientamento e innalzando l’obbligo formativo fino alla maggiore età. Quello che i nostri governanti non hanno compreso è che si deve spendere più per la formazione: perché, nella cultura, nella ricerca, nella scuola, nell’università ogni finanziamento non è una spesa, ma un investimento per rilanciare lo sviluppo economico del Paese. Spendere per formare capitale umano significa credere nella capacità civilizzatrice e lavorativa dell’uomo, gettare le basi per la costruzione di una società equa e solidale e per il rilancio dell’economia nazionale.

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Aumentano casi di ictus: +2% in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 aprile 2017

ictus-cerebraleSono circa 200mila i casi di ictus in Italia, di cui l’80% primi eventi e il 20% recidive, con un incremento del 2% circa in più l’anno rilevato dalle recenti statistiche sul campo. La causa è legata all’invecchiamento: poiché l’età media in Italia si sta innalzando, la tendenza è verso un aumento della sua incidenza. Nel contempo, però, si è ridotta la mortalità nella fase acuta: questo comporta un aumento della prevalenza, ossia la gestione dei pazienti che sopravvivono e rappresentano la quotidianità per chi si occupa di riabilitazione.”Un paziente su tre mostra un disturbo di un linguaggio dopo un ictus dovuto alla lesione delle aree del linguaggio: é la conseguenza di una lesione celebrale generalmente localizzata nella metà sinistra del cervello. Parlare, ricordare, leggere può diventare un’impresa – spiega il Prof. Stefano Paolucci, Direttore UOC Fondazione S. Lucia IRCCS di Roma – e deve essere trattato in maniera adeguata. Quello che risulta ancora complesso è stabilire un trattamento che risulti omogeneo tra tutti gli specialisti nella cosiddetta medicina basata sull’evidenza. Quale dunque il trattamento ideale? Esistono alcune tecniche classiche, come anche stimolazioni magnetiche e farmacologiche, per affrontare il problema, ma non ci sono dati certi sulla terapia ideale”.
Se ne parla a Pisa, presso il Palazzo dei Congressi, in occasione del 17° Congresso Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica – SIRN, che si conclude stasera, presieduto dalla Prof.ssa Caterina Pistarini Direttore Istituti Clinici Scientifici Maugeri Genova Nervi. Al centro del confronto la prevalenza della malattia dell’ictus, le conseguenze per la disabilità del paziente, il ruolo della robotica. “Si va dalle neuroscienze alle abilità cliniche – dichiara la Prof.ssa Pistarini – Sono tematiche strettamente legate anche all’esperienza dell’Università di Pisa, che ha sempre dato un grande impulso alle attività di neuroriabilitazione della Società”.
Come si può ridurre il rischio di ictus? “Occorre monitorare costantemente pressione e cuore – suggerisce il Prof. Paolucci – Bisogna sempre seguire il giusto trattamento terapeutico; svolgere una costante attività sportiva, va bene anche una passeggiata a passo spedito di 20 minuti; seguire una dieta mediterranea; evitare di fumare. Nella nostra esperienza abbiamo casi di ictus che hanno colpito giovani e giovanissimi, laddove però le concause si rinvengono in problemi cardiovascolari. In caso di ictus, la finestra di intervento in cui agire terapeuticamente è di 4/5 ore: entro 3 ore occorre arrivare al Pronto Soccorso. E’ necessario un intervento immediato, chiamando il 118, perché il primo soccorso possa indicare, dopo il triage, quale struttura ospedaliera coinvolgere per l’intervento. Le stroke unit, unità dedicate al trattamento nelle primissime fasi, non sono distribuite in maniera omogenea nel territorio nazionale”.La telemedicina viene in aiuto per mantenere e migliorare le prestazioni del paziente a casa dopo la dimissione del trattamento riabilitativo. “Il paziente – spiega la Dr.ssa Donatella Bonaiuti, Direttore Reparto Neuroriabilitazione Ospedale San Gerardo di Monza – non si sente in tal modo abbandonato ed è motivato a mantenere, con la propria attività, i risultati del training riabilitativo appena terminato. Questo è possibile con l’ausilio di sensori che vengono indossati e registrano l’attività quotidiana, monitorata dal paziente e, a distanza, dallo specialista senza ulteriori disagi, e con la precisione delle tecnologie wireless e l’utilizzo di terminali e device economici di ultima generazione”.
Dagli studi scientifici degli ultimi dieci anni emerge un continuo e crescente interesse per sistemi robotici per la riabilitazione e l’assistenza. Un numero sempre maggiore di robot per queste applicazioni di grande impatto sociale è utilizzato in sperimentazioni cliniche e in alcuni casi in terapie riabilitative sempre più consolidate, grazie alle evidenze scientifiche che ne hanno dimostrato sicurezza per i pazienti, alta affidabilità ed efficacia del trattamento (in molti casi ancora parziale).
Gli ultimi sviluppi si focalizzano verso i sistemi robotici indossabili (esoscheletri) e l’integrazione tra robot e tecniche di stimolazione muscolare (ad es. la stimolazione elettrica funzionale) e tecniche di neuromodulazione. Le sperimentazioni in corso sono moltissime, presso centri clinici in Italia e all’estero, ed hanno differenti obiettivi: alcuni si focalizzano sulle prestazioni motorie dell’arto superiore, altri sul recupero del cammino. “I pazienti che possono utilizzare i sistemi robotici per la riabilitazione – spiega Stefano Mazzoleni, ricercatore presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – sono potenzialmente tutti quelli affetti da patologie neurologiche che causano disordini del movimento, dell’equilibrio e della postura. Solo però dopo un’ampia e solida sperimentazione clinica che rispetti i principi rigorosi della metodologia di ricerca si possono evidenziare i possibili benefici e le limitazioni dei vari tipi di trattamento. Infine i trattamenti che hanno dimostrato efficacia e validità devono poi essere riconosciuti all’interno dei percorsi riabilitativi “ufficiali” da parte delle istituzioni competenti in materia sanitaria (Ministero della Salute, Sistemi Sanitari Regionali)”.”In Italia – spiega il Prof. Stefano Mazzoleni – ci sono vari ospedali e centri clinici che utilizzano tecnologie robotiche per la riabilitazione post-ictus e si trovano sull’intero territorio nazionale. Il suggerimento è di rivolgersi al proprio medico di famiglia, mettersi in contatto con un fisiatra presso l’azienda sanitaria locale o con i responsabili della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN) per avere informazioni dettagliate. (foto: paolucci, pistarini)

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