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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 340

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I “veri” problemi dell’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

di-battistadi Alessandro Di Battista Renzi, Alfano, Verdini e Boschi hanno bloccato il Parlamento con queste riforme costituzionali dannose e bocciate dalla stragrande maggioranza degli italiani. Hanno fallito e devono andare a casa. Il M5S non intende bivaccare mesi su mesi alla ricerca di una quadra con i partiti politici responsabili dei disastri in Italia. Non ne possiamo più. Li conosciamo ormai. Gli interessano due cose: la prima è soddisfare i poteri di cui sono prestanome. Ed ecco spiegate le leggi pro-petrolieri, i decreti salva-ILVA, le norme a favore delle banche etc, etc. La seconda è ostacolare in ogni modo il M5S. Per riuscirci hanno rieletto lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (mai successo nella storia d’Italia); il PD, un partito che viene da Berlinguer, ha fatto governi con Berlusconi, Monti, Alfano e Verdini; hanno pugnalato Letta perché debole e messo Renzi perchè credevano che ci avrebbe contrastato (e si è dimesso anche lui); hanno fatto ignobili forzature dei regolamenti; hanno applicato la ghigliottina per fermarci; poi hanno fatto una legge elettorale contro il M5S e adesso che si sono resi conto che non ci sfavorirebbe come pensavano vogliono correre ai ripari. Ripeto, noi li conosciamo. Non gli interessa fare una legge elettorale migliore per i cittadini, gli interessa un “anticinquestellum”, una legge elettorale contro il Movimento. E noi che cosa dovremmo fare? Sederci al tavolo con questi “ladri di democrazia”? Aprire una trattativa con questi bari? Non esiste! Noi vogliamo occuparci dei problemi reali, vogliamo un reddito di cittadinanza e vogliamo sostenere le piccole e medie imprese. Vogliamo una vera legge anti-corruzione e una vera abolizione di Equitalia. Non ci faremo trascinare in estenuanti trattative sulla legge elettorale. Il Paese è stufo. Per noi l’Italicum, la legge elettorale che loro si sono votati, ha dei profili di incostituzionalità (se fosse così chi l’ha votata dovrebbe vergognarsi e sparire dalla scena politica). A ogni modo ce lo dirà la Corte Costituzionale. Una volta che si sarà pronunciata andremo al voto con quella legge corretta, sia alla Camera che al Senato. Punto. E, finalmente, il Popolo italiano deciderà chi dovrà governare il Paese. Perché dopo Monti, Letta e Renzi, non ne possiamo più di governi scelti altrove. Ci vediamo in piazza, molto presto. Non vediamo l’ora! (fonte: blog di grillo)

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Cresce in Italia la richiesta di Wedding Planner: gli italiani i meno cari d’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

weddingCrescono le richieste dei Wedding Planner, ovvero gli organizzatori di matrimonio, nel nostro paese. È l’Italia infatti la nazione europea con le maggiori richieste di questa figura professionale ed è dell’Italia il primato dei planner meno cari d’Europa, grazie ad una capacità organizzativa in grado di renderli molto competitivi. Secondo i dati raccolti nell’ultimo semestre da JustPRO.it, piattaforma online che permette di cercare un professionista per le più diverse esigenze, malgrado il numero di matrimoni sia in calo negli ultimi anni, il servizio di Wedding Planner sta conquistando sempre più coppie, soprattutto nel centro e sud Italia. Campania, Puglia e Sicilia confermano la loro tradizione dei matrimoni in chiave più moderna con il supporto del Wedding Planner. Una buona opportunità di lavoro per coloro che decidono di intraprendere la carriera in un settore dove i matrimoni sono ancora oltre 194.000 all’anno e dove il numero di professionisti qualificati non supera le 1.000 unità. Ma come e quanto guadagna un Wedding Planner? Il professionista del wedding, che si occupa di pianificare e coordinare tutte le fasi e gli aspetti per organizzare un matrimonio, viene remunerato in funzione di una percentuale sul costo totale dell’evento o in base ad un prezzo fisso precedentemente concordato per la consulenza. Dall’analisi che JustPRO ha condotto emerge che i Wedding Planner italiani sono i più economici d’ Europa: in Inghilterra per avere a disposizione una buona Wedding Planner bisogna prevedere da un 15% ad un 20% sul costo complessivo, 18% in Svizzera, 17% in Germania, tra un 12 e un 15 % in Francia e tra un 10 e 12 % per assicurarsi la consulenza di un ottimo Wedding Planner in Italia. Secondo Ivan Laffranchi, Ceo di JustPRO “l’attività professionale di wedding planner è una grande opportunità di lavoro, sia per operare sul mercato italiano ma anche per coloro che sono interessati a sviluppare la professione sui paesi dell’Est come Romania, Polonia, Croazia e Ungheria dove il numero di matrimoni per numero di abitanti è molto più elevato che nel nostro Paese, ma attenzione alla professionalità che in Italia è molto alta, prima di presentarsi sul mercato è indispensabile seguire corsi e master perché improvvisarsi può costare caro”. Dalla ricerca emerge inoltre che oltre a Wedding Planner specializzati in temi specifici, come per le comunità straniere come quella cinese e specializzati in consulenza a coppie omosessuali, da pochi mesi sono nati i WPV ovvero i Wedding Planner Virtuali che assistono le future coppie esclusivamente online utilizzando chat e telefono, abbattendo così costi di trasferimento e rendendo potenzialmente il servizio esportabile ovunque. Justpro.it è un marketplace online interamente sviluppato in Italia che mette in contatto professionisti con utenti interessati a ricevere fino a 3 consulenze e preventivi gratuiti. La piattaforma è usata dai professionisti i cerca di un canale di comunicazione che permette di entrare in contatto con potenziali clienti. (foto: wedding)

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In Italia 4 milioni di depressi

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

pirellone-milanoMilano. E’ una patologia che colpisce sempre più persone nel mondo, soprattutto le donne, perfino i bambini. E’ la depressione, una vera e propria “crisi globale”, come è stata definita da Claudio Mencacci, presidente SIP (Società italiana di Psichiatria) nell’intervento che ha svolto al XXXVII Congresso nazionale di SIFO, la Società Italiana di farmacia ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle aziende sanitarie, che si è concluso ieri al Mi.Co di Milano. “Si tratta- spiega il professor Mencacci- di una patologia che ha assunto una dimensione epidemica: 350 milioni nel mondo, oltre 30 milioni nell’Europa a 28 Stati, e oltre 4 milioni nel nostro Paese”. E si tratta, comunque, di stime prudenti. La Lombardia, purtroppo, non si esime da questo fenomeno: “Va riconosciuto alla Regione Lombardia di essere stata una delle prime Regioni ad aver fatto, oltre 20 anni fa, un’indagine sui suoi cittadini in cura”. Le stime parlano di una cifra “tra le 550 e 600 mila persone come prevalenza annuale. Questa condizione trova anche un suo riscontro nella dimensione della città metropolitana di Milano” dove si registrano “225 mila, 250 mila persone affette”, mentre “per la città di Milano vengono calcolate tra le 77 mila e 84 mila persone”. Certo, sottolinea Mencacci, “le aree urbane possono avere motivi supplementari” per cui si sviluppa questa patologia, “legati non solo agli stimoli luminosi, sonori e alla maggiore facilità di stili di vita meno salubri”. Per esempio, quel lo dei disturbi del sonno è un tema “sul quale come Società scientifica di psichiatria siamo molto attenti”.
Intanto le statistiche generali dicono che un paziente su tre si cura. Questo, spiega Mencacci, “perché pesano ancora i sentimenti di vergogna, di stigma, di isolamento della persona stessa che soffre di depressione, e del contesto non solo dell’individuo, che tende a costruirsi un isolamento sociale, ma anche delle persone, familiari, amici che a loro volta risentono di questo atteggiamento di isolamento. La nostra azione come società scientifica è di avvicinare le persone alle cure, lanciando un messaggio: tutte le depressioni sono curabili, molte sono guaribili”. Dunque, solo un depresso su tre si cura. Ma se si curassero tutti il sistema non sarebbe più sostenibile? E’ assolutamente convinto del contrario Americo Cicchetti, direttore di Altems, l’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari. Proprio secondo uno studio fatto da Altems, “è chiaro che trattare più persone significa mettere in campo più risorse per il sistema sanitario, quindi più operatori, più medici, più farmaci da acquistare sul mercato. Ma la nostra analisi ha mostrato che l’impatto più grosso della depressione sotto il profilo economico non è tanto quello del costo sanitario, quanto sulla società e sui costi per la società. La persona depressa e che non si cura è portata a fare più assenze dal lavoro. In genere si tratta di persone giovani, la depressione non è la malattia dell’anziano”. Quindi si parla uomini e donne, teoricamente, nel pieno della loro produttività. Oltre all’assenza vera e propria dal lavoro, prosegue Cicchetti, “c’è un problema forte del cosiddetto ‘presenteismo’ , ovvero la perdita di produttività sul lavoro”. In poche parole, “vai al lavoro, ma la tua produttività è bassa”, perché i pensieri sono altrove. E questo “non è un problema solo per l’impresa, ma per il sistema in generale perché maggiore produttività vuol dire maggiore generazione di ricchezza nel complesso”. Quindi, conclude Cicchetti, “se da un lato curare un maggior numero di persone vuol dire spendere più soldi per i farmaci o per gli ospedali, dall’altro vuol dire creare nuove risorse perché aumenta la produttività sul lavoro. Oltre che il valore intrinseco che ha il tirare fuori una persona dalla depressione”. Nel percorso che deve attraversare il depresso un ruolo fondamentale è affidato a chi gli sta più vicino. “Le famiglie- dice Maria Grazia Cattaneo, presidente del XXXVII Congresso SIFO- non possono che essere attente osservatrici dei casi di depressione che si presentassero al loro interno e promotrici, in modo tempestivo, dell’intervento medico e specialistico per la migliore diagnosi e presa in carico della persona depressa”.

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A Renzi non interessa l’Italia vuole solo potere

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

Palazzo chigi1“Renzi ha fatto approvare la schiforma costituzionale di notte, da solo. Ha imposto la legge elettorale con 3 fiducie alla Camera. Ha usato la violenza per imporre al Parlamento e al Paese questo suo abominevole disegno di potere. Vuole creare un Senato rosso per bloccare qualsiasi altro governo possa arrivare dopo di lui. Il caos totale. Fuori da ogni logica. A Renzi non interessa dell’Italia, vuole solo potere, a costo di creare un Paese ingovernabile”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a una manifestazione per il No al referendum, a Marghera (Venezia).“A Renzi non importa nulla della riforma, vuole solo il combinato disposto con l’Italicum per state al governo e rottamare la nostra democrazia. Io non ho mai avuto paura negli ultimi anni, né con Letta, né con Monti, si battagliava ma c’era la democrazia. Adesso non è così. Renzi si comporta come un dittatorello sudamericano. Viene in Parlamento e insulta le opposizioni, una cosa mai accaduta. Sì è preso la Rai, sì è preso tutti i telegiornali, questo è regime.
Renzi non ha mai lavorato in vita sua, ha fatto sempre politica, la casta è lui… Non ha mai fatto nulla e si è fatto assumere dal padre nell’azienda di famiglia prima di diventare presidente della Provincia di Firenze per avere i contributi figurativi.Risparmi? Non si fanno le riforme della Costituzione per risparmiare. Allora, già che ci siamo togliamo la Camera, togliamo la presidenza della Repubblica, togliamo la Corte costituzionale, togliamo Palazzo Chigi, togliamo tutto. E che ci resta? Banca Etruria”.

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Crescita degli investimenti esteri in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

bilancia pagamentiL’Avv. Stefano Bucci socio dello studio legale Origoni, Grippo, Cappelli & Partners ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Con il finire del 2016 è tempo di bilanci anche per il mercato degli investimenti di private equity nel nostro paese. E stato un anno positivo” E soggiunge: “L’anno che si va a chiudere, nonostante la crisi, è stato un anno positivo e che ha visto acquisizioni importanti come il passaggio di due grandi realtà assicurative come la Ergo e la Old Mutual Whealty Italy nel fondo Cinven , senza contare la presenza del Gruppo Uniqa nel mercato. “Il cambio di padrone in RCS , la cessione del Milan ai cinesi , la cessione agli inglesi del Gruppo Optima , leader della produzione dei gelati”. Tutti segnali che il made in Italy è sempre forte e che c’è interesse per gli investitori stranieri nel nostro paese”. “Un trend positive che dovrebbe confermarsi anche per il 2017”.

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Dal fronte del No: Il centro-destra per il futuro dell’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

referendumDopo il referendum del 4 dicembre, dopo la vittoria del No, il centrodestra ha l’obbligo di trovare una sintesi, ha l’obbligo di sedersi intorno a un tavolo, ha l’obbligo di lavorare a un soggetto politico unitario per presentarsi alle prossime politiche come forza di governo. Il documento sottoscritto il 28 settembre a Milano da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni è un accordo per il futuro del Paese, per il rilancio del centrodestra unito di governo, per una prospettiva che rappresenti un’alternativa reale e credibile al Partito democratico e a Matteo Renzi”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Un accordo, quello del 28 settembre, così riassumibile:
Un forte impegno del centrodestra unito nella battaglia contro la falsa riforma costituzionale. La vittoria del No creerà le condizioni perché si possa parlare di riforme vere: presidenzialismo; vincolo di mandato; dimezzamento costi e numero dei parlamentari. Dopo la vittoria del No nessun sostegno parlamentare ad un esecutivo che non abbia la fiducia dei cittadini. Le tre forze politiche del centro-destra, si impegnavano infine, a intensificare il lavoro di elaborazione del programma, mettendo al centro: la diminuzione delle imposte sulla famiglia e altre politiche di sostegno al nucleo fondante della nostra società; una grande riforma fiscale basata sulla flat-tax, con un limite in Costituzione alla pressione fiscale in rapporto al Pil; un impegno rigoroso per la sicurezza che risponda alle legittime paure dei cittadini; una più forte e più organica politica di contrasto all’immigrazione clandestina e ai rischi di infiltrazioni terroristiche.
Adesso a questi contenuti si è aggiunta una nuova necessità. Quella di lavorare, a partire dal 5 dicembre, ad un nuovo soggetto politico unitario del centrodestra di governo, che nasca dal basso, attraverso il coinvolgimento dei territori e con una costituente, e che abbia come obiettivo ultimo quello di proporsi alla guida del Paese. Un soggetto unitario nel quale far convergere, oltre a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, tutte le anime e tutte le sensibilità che si riconoscono nel No al referendum e che condividono valori e ideali della nostra area politica”, conclude Brunetta.

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Influenza in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

img_0319L’influenza stagionale colpirà quest’anno 5 milioni di italiani. Da metà ottobre 260.000 italiani hanno contratto la malattia e altri 850.000 da sindromi respiratorie acute. Se non ci saranno variazioni significative il picco dell’infezione è previsto per la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. C’è ancora tempo: i medici di famiglia lanciano un appello perché tutti i cittadini si vaccinino contro una patologia che ogni anno provoca una media di 8.000 decessi. E lo fanno in apertura dal 33° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) che comincia oggi a Firenze. L’evento, dal titolo “Ritorno al Futuro: nuove generazioni, nuove idee e nuove cure per le Cure Primarie del nostro Paese”, vede quest’anno la partecipazione di oltre 3.000 camici bianchi da tutta la Penisola. “La vaccinazione deve essere rivolta a tutti perché più i cittadini si vaccinano maggiore è la protezione generale – afferma il dott. Claudio Cricelli Presidente Nazionale SIMG -. Questo si chiama “effetto gregge” che ci consente di contenere la diffusione del virus, di salvaguardare la salute, soprattutto delle categorie a rischio, e ridurre i costi indiretti, quantificabili in 1,6 miliardi ogni stagione influenzale. Ovviamente, devono immunizzarsi i cittadini affetti da patologie croniche, cardiovascolari e respiratorie, anziani, bambini, donne in gravidanza. Per queste persone il vaccino è gratuito e basta recarsi al più presto dal proprio medico di famiglia. Tutti gli altri possono acquistarlo in farmacia”. “Purtroppo i tassi di vaccinazione nel nostro Paese sono in costante diminuzione – aggiunge il dott. Ovidio Brignoli Vice Presidente Nazionale SIMG -. E’ un dato preoccupante che deve far riflettere tutti. Noi medici di famiglia siamo quelli più a stretto contatto con i cittadini e quindi dobbiamo incentivare il più possibile il ricorso all’immunizzazione. E dobbiamo dare per primi il buon esempio vaccinandoci. Tuttavia solo il 7% dei medici si protegge, un dato decisamente troppo basso. Ci auguriamo che quest’anno ci sia un incremento delle vaccinazioni anche per gli operatori sanitari”. In Italia funziona la rete nazionale Influnet composta da oltre 1.000 medici di medicina generale e pediatri coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità – conclude il dott. Aurelio Sessa responsabile SIMG del settore -. Questi operatori effettuano una sorveglianza epidemiologica e virologica settimanale che monitorizza in tempo reale l’andamento dell’influenza su tutto il territorio nazionale. Da metà ottobre a fine aprile di ogni anno. Questa rete è coordinata anche a livello europeo con altri 24mila medici sentinella perché l’influenza, insieme a AIDS e tubercolosi, è fra le patologie che devono essere costantemente sorvegliate come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

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Coperture vaccinali pediatriche

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

vaccinazioniSono in calo anche in Italia e questo è un dato di fatto: secondo quanto diffuso dal Ministero della Salute, la copertura media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse ed Haemophilus influenzae si è arrestata al 93,4% (rispetto al 94,7% nel 2014 o al 95,7% nel 2013), mentre quella per morbillo e rosolia è scesa addirittura dal 90,4% nel 2013 all’85,3% nel 2015.
E di vaccinazioni e della loro importanza, si discute oggi a Milano al corso “Vaccinazioni: i miti irrazionali e la realtà scientifica” rivolto a pediatri di famiglia e specialisti in pediatria, igienisti, infettivologi e assistenti sanitari e promosso da WAidid, con l’obiettivo di diffondere una comunicazione efficace per spiegare l’importanza delle vaccinazioni, per superare le resistenze delle famiglie contrarie ai vaccini e per affrontare le problematiche medico-legali legate ad esse e alla gestione dei casi clinici complessi.
Perché si deve continuare a vaccinare?
Perché le vaccinazioni sono il modo più sicuro per non ammalarsi e per non diffondere ad altri una malattia. È importante continuare a vaccinare i propri bambini, seguendo il piano vaccinale proposto nel proprio Paese e all’interno della propria regione e chiedendo consiglio al pediatra per qualsiasi dubbio.
“Non si può più pensare – interviene Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità – “io non vaccino mio figlio, ci pensino pure gli altri”, perché ogni persona non immunizzata può contribuire a diffondere una malattia”.
Come si può comunicare l’importanza delle vaccinazioni rassicurando genitori e famiglie?
Il cosiddetto “triangolo pediatrico”, i cui vertici, distanti ma comunicanti, sono occupati rispettivamente da pediatra, genitori e bambino/adolescente, rappresenta un modello fondamentale per cogliere la complessità della comunicazione e della relazione di cura in questo ambito. I medici e gli operatori sanitari svolgono un ruolo fondamentale nello stabilire e mantenere un impegno costante nella comunicazione sui vaccini, tenendo alta la fiducia nelle vaccinazioni, fornendo ai genitori materiale didattico, mostrandosi a disposizione per rispondere alle loro domande,
“Gli aspetti tecnico-informativi – aggiungono Chiara Fioretti e Paola Arnaboldi, Istituto Europeo di Oncologia, Milano – che rappresentano la base fondante degli interventi sanitari di prevenzione legati alle vaccinazioni vanno necessariamente integrati con strumenti comunicativi efficaci quali l’accoglienza e il rispecchiamento del genitore in quanto persona portatrice di “mappe concettuali” ben definite all’interno delle quali, spesso, gli aspetti emotivi fanno da padrone. L’impiego di tecniche formative di natura esperienziale rappresenta, quindi, la scelta più adeguata in questo contesto proprio perché consente al personale sanitario che opera in quest’area ed in particolare ai pediatri di famiglia di sviluppare modalità comunicative sempre più adeguate e in grado di aderire alle caratteristiche di ogni singola, specifica situazione”.
E il web, che ruolo ha nella comunicazione sulle vaccinazioni?
Oggi Internet ha un ruolo molto importante nella diffusione e nella ricerca di notizie, soprattutto nel campo della medicina e della salute. “Ma in rete circola di tutto – precisa Giorgio Conforti, pediatra e membro della Federazione Italiana Medici Pediatri FIMP – perché la parola del medico sul web è uguale a quella di chiunque. Questa è una nuova sfida anche per noi medici. E’ fondamentale, quindi, che i genitori che si rivolgono alla rete per cercare risposte ai loro dubbi si affidino sempre a fonti ufficiali come siti istituzionali, specializzati o scientifici, altrimenti il rischio è quello di ottenere informazioni non corrette o addirittura fuorvianti e pericolose”.

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Spesa farmaceutica in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

psicofarmaciIn costante aumento e sempre più difficile da contenere: la spesa farmaceutica in Italia è una delle voci che più incidono sul fondo sanitario. Il consumo di farmaci cresce e grazie all’innovazione sono disponibili sempre più medicinali e dispositivi ad alto costo. SIFO, Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali delle aziende sanitarie, farà il punto su questo tema durante il suo congresso nazionale, quest’anno giunto alla XXXVII edizione, che si svolge a Milano dall’1 al 4 dicembre, dal titolo oneroso ma obbligato:”Facciamo quadrato per la salute di tutti: Persona, Istituzioni, Professionisti, Tecnologie.” CHI SONO I FARMACISTI DI SIFO – Sono loro che si impegnano a far quadrare i conti del Servizio sanitario nazionale e cercare di unire qualità e risparmio. Negli ospedali i farmacisti sono coinvolti negli acquisti di farmaci e dispositivi medici impiegati al proprio interno, nel controllo dell’appropriatezza e nella gestione dei prodotti. Nei servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie, ai farmacisti spetta il compito di monitorare mensilmente le prescrizioni in SSN di farmaci da parte dei medici di assistenza primaria; spetta inoltre il monitoraggio delle spedizioni da parte delle Farmacie di comunità.
Sorpasso della spesa farmaceutica diretta e ospedaliera rispetto alla spesa cosiddetta convenzionata, ovvero quella che deriva dai farmaci erogati nelle farmacie di comunità. Il 2015 è stato l’anno in cui, per la prima volta, in Italia, la quota di spesa diretta ospedaliera ha superato quella convenzionata. Sul totale di oltre 18 miliardi, infatti, la ‘quota’ della spesa diretta ospedaliera si è attestata a 9 miliardi e 770 milioni di euro, mentre quella convenzionata è risultata di 8 miliardi e 470 milioni di euro. Se si guarda al 2014, la spesa convenzionata era stata di 8 miliardi e 598 milioni di euro contro gli 8 miliardi e 123 milioni di euro dell’ospedaliera (fonte Aifa). Cosa significa e da cosa dipende? Innanzitutto dal boom dei nuovi farmaci innovativi ad alto costo, in primis quelli per curare l’epatite C (di cui c’è stata una vera e propria esplosione nel 2015), che sono distribuiti solo in ospedale e hanno a vuto come effetto un consistente incremento della spesa ospedaliera. In parallelo prosegue il processo di riduzione dei costi di alcune tipologie di farmaci più ‘datati’- con il brevetto ormai scaduto e dunque diventati nel frattempo ‘generici’- che vengono erogati nelle farmacie di comunità. Trend, questo, che negli ultimi anni, progressivamente, ha fatto scendere la spesa convenzionata. Ma non ancora a sufficienza da compensare l’aumento di quella ospedaliera.
Negli ultimi due-tre anni, in Italia, si registra un vero e proprio boom di farmaci di nuova tecnologia, ad alto costo. Oltre agli oncologici (da ormai diverso tempo ai primi posti nelle voci della spesa farmaceutica), a quelli antivirali per curare l’epatite C (che nel 2015 sono costati un miliardo e 722 milioni di euro, ovvero il 7,8% della Spesa del Servizio sanitario nazionale) e a quelli per l’HIV, ci sono anche altri farmaci innovativi e molto costosi per determinate patologie (sclerosi multipla, artrite reumatoide e diabete, patologia quest’ultima in fortissimo aumento). Si tratta di medicinali che vengono gestiti e utilizzati unicamente attraverso l’ospedale, quindi vanno a pesare sulla spesa diretta ospedaliera. La categoria di farmaci per cui nel 2015 si è registrato l’aumento maggiore di spesa è quella degli immunomodulatori, utilizzati anche nella cura di patologie reumatiche, morbo di Chron, psoriasi grave. La spesa, nel 2015, si è att estata a un miliardo e 803 milioni di euro, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli anticoagulanti (+10%), i farmaci per il dolore (+10%) e i vaccini (+9%). L’entità di spesa maggiore, invece, anche nel 2015 è stata quella per i farmaci oncologici, costati nel 2015 due miliardi e 372 milioni di euro (+7% sul 2014).
A fronte di esigenze di cura sempre più mirate e di una spesa farmaceutica sempre in crescita, cosa si può fare? L’incremento della spesa farmaceutica dipende dall’aumentato consumo, ma anche dai prezzi molto elevati degli ultimi farmaci, che arriva anche a decine di migliaia di euro per singolo trattamento- spiega Giovanna Scroccaro, dirigente del Servizio farmaceutico della Regione Veneto e past President SIFO-. L’aumento della spesa rischia di mettere a serio rischio la sostenibilità, l’equità e la universalità del nostro Sistema Sanitario; è pertanto necessaria e urgente una modifica legislativa dell’attuale meccanismo di definizione dei prezzi. Il prezzo attribuito ad un nuovo farmaco deve essere proporzionale ai vantaggi clinici che questo apporta rispetto alle terapie già disponibili e ai guadagni di salute; i farmaci che presentano risultati simili devono essere acquistati dal SSN al medesimo prezzo. Queste richieste sono state avanzate da tempo dalla Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome.
“Le Regioni, con le Aziende del SSN, dal canto loro, devono promuovere l’acquisto dei prodotti farmaceutici attraverso procedure trasparenti, con capitolati, formulati da esperti, che tutelino i requisiti di qualità e la sostenibilità dei costi. –spiega Maria Grazia Cattaneo, Presidente del Congresso SIFO. Sul versante clinico, è necessario attivarsi affinché le prescrizioni mediche siano sempre più appropriate, cioè effettuate all’interno delle indicazioni cliniche raccomandate dalle Linee Guida e all’interno delle indicazioni d’uso (dose, durata, …) per le quali è dimostrata l’efficacia.
E’ necessario, inoltre un migliore monitoraggio degli indicatori di prodotto, di risultato in termini di salute, di costo, possibile anche grazie all’adozione di sistemi informatici sempre più efficienti e completi”, conclude Cattaneo. ANCORA TROPPI SQUILIBRI TRA LE REGIONI, Uno sguardo ai dati suddivisi per regione (fonte Osmed) fa emergere una grande variabilità fra le Regioni e anche fra ospedale e ospedale. I dati della spesa farmaceutica (nazionali e regionali) saranno oggetto di studio durante il congresso, in cui sono in programma diversi momenti di confronto dedicati al tema. Considerando che la media dell’incidenza della spesa farmaceutica ospedaliera sul fondo sanitario regionale è del 4,91% (valore che attesta la messa in atto di misure di contenimento della spesa), ci sono 10 regioni che stanno sopra questo dato: la Toscana presenta l’incidenza più elevata con un valore del 6,34%. Seguono Sardegna con il 5,70%, Abruzzo con il 5,55%, Puglia con il 5,55%, Marche con il 5,30%, Calabria con il 5,21%, Emilia-Romagna con il 5,14%, Liguria con il 5,13%, Campania con il 5,03%. Al di sotto della media ci sono invece: Basilicata con il 4,90%, provincia autonoma di Bolzano con il 4,77%, Friuli Venezia Giulia con 4,76%, Piem onte con il 4,61%, Lombardia con il 4,57%, Lazio con il 4,53%, Veneto con il 4,34%, Valle d’Aosta il 4,31%, Sicilia il 4,29%, Molise il 4,19% e provincia autonoma di Trento il 3,36%.
Passando invece alla spesa farmaceutica territoriale, l’incidenza media per regione sul fondo sanitario è dell’11,61%. Nove regioni ‘sforano’ la media, con numeri più o meno alti: la Sardegna è in testa con il 15,06%. Seguono la Puglia (13,25%), Campania (12,99%), Lazio (12,73%), Calabria (12,70%), Abruzzo (12,62%), Sicilia (12,02%), Basilicata (11,92%), Marche (11,86%). Sotto la media ci sono invece il Friuli Venezia Giulia (11,38%), Molise (11,37%), Toscana (11,06%), Umbria (11,01%), Lombardia (10,84%), Liguria (10,81%), Piemonte (10,68%), Emilia-Romagna (10,22%), Veneto (10,03%), provincia autonoma di Trento (9,91%), Valle d’Aosta (9,82%) e provincia autonoma di Bolzano (8,90%). Dove i valori sono fortemente superiori al dato medio nazionale, è necessario migliorare i meccanismi di controllo sulle prescrizioni.
Durante il Congresso Nazionale SIFO sono previste numerose sessioni con focus importante sia sui farmaci che sui dispositivi medici, dove i diversi attori del sistema potranno discutere e condividere le migliori strategie per la sostenibilità del nostro sistema salute.

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Papa Francesco e l’aborto in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

papa_woirLe parole di Papa Francesco sull’aborto, che ritiene comunque un grave peccato, sono molto significative, ma non devono far dimenticare che nel nostro paese la legge e i diritti delle donne e dei medici sono costantemente calpestati a causa dell’obiezione di coscienza dilagante.
L’Italia detiene il record in Europa con il 70 per cento di ginecologi obiettori che in alcune regioni, specialmente nel meridione, superano il 90 per cento. Numeri, in vertiginoso aumento da anni, che compromettono gravemente l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, violando la legge 194 secondo cui il servizio deve essere garantito in ogni caso. Una situazione non da stato di diritto ma da stato etico, che si ripercuote sulla salute delle donne e anche sui pochi medici non obiettori che in alcune regioni, come il Molise, arrivano a fare anche 4,7 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana.
Sono circa otto mesi che attendiamo che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin presenti la relazione annuale sull’attuazione della legge 194 al Parlamento, relazione che speriamo questa volta non sia la solita riproduzione di dati che conosciamo che non tengono conto del fatto che se diminuiscono i dati sull’aborto e aumenta il numero dei medici obiettori un problema evidente c’è e non può essere ignorato.
La legge 194/78 ha avuto il merito di cancellare gli aborti clandestini nel nostro Paese, ma l’impossibilità di procedere all’interruzione volontaria di gravidanza in piena sicurezza nelle strutture autorizzate a causa della massiccia presenza di medici obiettori ci riporta indietro nel tempo in materia di tutele e diritti. Chiediamo alla ministra di impegnarsi a riportare legalità in tutte le regioni, a tutela delle donne e dei medici nel rispetto delle leggi italiane e delle decisioni in materia anche delle giurisdizioni internazionali che condannano l’Italia. Le soluzioni ci sono, l’Associazione Luca Coscioni con l’AIED, ad esempio, ha proposto di regolamentare l’obiezione di coscienza, istituire un albo pubblico dei medici obiettori, bandire concorsi pubblici con pari quota tra medici obiettori e non obiettori e utilizzare medici “a gettone” per sopperire con urgenza alle carenze di non obiettori.
Garantire la piena applicazione della legge 194, senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare non è difficile: basta volerlo fare.
E se, da parte sua, Papa Bergoglio ha scelto di dare sull’aborto una svolta all’insegna della misericordia, il ministro della Salute di certo non può sottrarsi al dovere di sanare questa grave violazione di diritto e dei diritti. (fonte: Radicali italiani e associazione luca Coscioni)

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L’Italia fa tendenza grazie all’effetto Trump e nonostante la Brexit

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

mercato-immobiliare“How to move to Italy”, come trasferirsi in Italia. Questa è una delle frasi più digitate dagli americani su Google, che ha rilevato un’impennata nel periodo a cavallo delle elezioni USA: immediato collegare questo picco di interesse all’effetto Trump.
“Le richieste di immobili italiani dagli Stati Uniti sono in continua crescita – spiega il direttore generale di Gate-away.com Simone Rossi, il portale immobiliare dedicato agli stranieri che vogliono comprare una seconda casa all’estero – e i risultati di Google Trends confermano questa tendenza, al di là dell’effetto Trump. Qualche settimana fa abbiamo fornito il report sugli Stati Uniti, che mostra una crescita del 50% nell’interesse per immobili italiani. Approfondendo l’analisi sulle attitudini di ricerca degli utenti, abbiamo riscontrato dei dati interessanti. Mentre la ricerca su ‘come’ trasferirsi in Italia ha avuto un andamento palesemente influenzato dalla reazione di pancia all’elezione di Trump e un successivo calo, è significativo che la stringa di ricerca ‘moving to Italy’ più diretta alla ricerca di informazioni procedurali abbia avuto un andamento meno vistoso ma costante nel tempo, con dei picchi decisi e ripetuti anche nel periodo seguente l’elezione. ‘Moving to Italy’ è una frase che suggerisce già una conoscenza pregressa delle informazioni di base – aggiunge Simone Rossi – da attribuire ad attività di ricerca più operativa e consapevole, meno dettata dall’emozione del momento e più motivata dalla volontà di valutare l’effettivo trasloco e di avere informazioni approfondite”.Lo scenario relativo alla richiesta di immobili italiani non sembra essere stato messo in crisi né dalle elezioni americani né tantomeno dalla Brexit: come Gate-away.com aveva previsto tempo fa, la passione di americani e inglesi per un posto al sole non sembra essere fiaccata dagli eventi di politica internazionale.“L’Italia rimane fra le migliori destinazioni come luogo per una seconda casa, nonostante gli italiani siano riconosciuti fra meno competenti nel parlare la lingua inglese come mostra il English Proficiency Index appena pubblicato – commenta scherzosamente Rossi – ma nonostante le difficoltà di comunicazione, noi vediamo che proprio americani e inglesi sono i più attivi nella caccia di una seconda casa in Italia. Un bella soddisfazione per il nostro Paese”. I dati post Brexit rilevati da Gate-away.com sono più che incoraggianti: le richieste sono aumentate di oltre il 22%, con Londra che si dimostra la città britannica più attiva nelle richieste di immobili italiani, e sale a 312mila euro il valore medio delle proprietà valutate nelle ricerche. Una menzione particolare va fatta alla Puglia: Carovigno e Ostuni sono fra le città preferite dai britannici nel quadrimestre successivo al referendum inglese e la regione si piazza prima nella classifica transitoria delle preferenze. “Nel report annuale che Gate-away.com diffonderà ad inizio del 2017 – conclude Simone Rossi – sarà interessante rilevare se queste tendenze si consolideranno, anche per capire come e quanto eventi di politica internazionale riescano ad influenzare l’appeal del nostro paese. Noi crediamo che la destinazione Italia abbia ampissimi margini di sviluppo in termini di domanda estera di immobili italiani. Lancio un appello, che è un incoraggiamento, ad agenti immobiliari e privati cittadini che desiderano vendere casa agli stranieri ma non parlano correntemente inglese: attirare l’interesse di acquirenti internazionali non è un’impresa impossibile”.

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Islam Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2016

gadlernerRoma Giovedì 17 novembre ore 12.00 Sala A Viale Mazzini, 14 Conferenza stampa per la presentazione di “ISLAM, ITALIA” di Gad Lerner e Laura Gnocchi con Francesca Filiasi e Liviana Traversi Regia di Francesco G. Raganato. Gad Lerner torna su Rai3 con un nuovo programma che fin dal titolo racconta la trasformazione vissuta dalla nostra società: “Islam, Italia”. Il racconto in prima persona di un giornalista italiano anche lui venuto dalla sponda sud del Mediterraneo. Il mondo che ci è entrato in casa, nel bene e nel male.
Interverranno: Daria Bignardi – Direttore Rai3 Gad Lerner, Carlotta Sami – Portavoce Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) In onda su Rai3, domenica 20 novembre ore 22.50

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Amazon Dash Button arriva in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

lussemburgoLussemburgo. Amazon annuncia oggi in Italia Dash Button, il dispositivo con connettività Wi-Fi che permette di ordinare nuovamente in tutta comodità i prodotti preferiti semplicemente premendo un pulsante, disponibile in preordine su Amazon.it. Con il pulsante Dash, i clienti Prime non dovranno più preoccuparsi di finire le scorte di beni di uso quotidiano come prodotti per la pulizia, per il bucato e molto altro. Quando un cliente si accorge che un prodotto sta per terminare deve solamente premere il pulsante Dash per ordinarlo nuovamente. Il rifornimento dei prodotti di uso quotidiano, nel momento esatto del bisogno, diventa così ancora più semplice. Dash include oggi decine dei marchi più utilizzati, tra cui Ace, Finish, Huggies, Scholl e molte altre. Il pulsante Dash è disponibile in esclusiva per i clienti Prime senza costi aggiuntivi. Il cliente può acquistare un pulsante al costo di 4,99 euro su Amazon.it e ricevere uno sconto dello stesso importo sul primo ordine effettuato. I clienti Prime possono preordinare Dash Button oggi alla pagina http://www.amazon.it/dashbutton e le spedizioni partiranno il 15 novembre.Amazon annuncia, inoltre, la disponibilità in Europa di Amazon Dash Replenishment. Dash Replenishment è il servizio cloud che consente ai produttori di dispositivi di abilitare i propri prodotti dotati di connettività in modo che ordinino in automatico gli articoli da Amazon, utilizzando un semplice set di API. Ad esempio, una lavatrice può ordinare il detersivo o una stampante può effettuare un nuovo ordine di inchiostro quando la scorta sta per terminare. Tra i produttori di dispositivi che stanno lavorando sull’integrazione con Dash Replenishment sono presenti Grundig, KYOCERA, Samsung e Whirlpool insieme a Beko, Bosch e Siemens per quanto riguarda gli elettrodomestici. Per saperne di più è possibile visitare la pagina http://www.developer.amazon.com/drs. “Abbiamo tutti vissuto la frustrazione di terminare le scorte di prodotti di uso quotidiano. Dash Button e Dash Replenishment sono stati progettati per evitare questi momenti” ha dichiarato Daniel Rausch, Director di Amazon Dash. “Dash Button offre la comodità degli acquisti 1-Click da ogni luogo della casa, quando le scorte stanno terminando, rendendo più semplice che mai fare un ordine: basta premere il pulsante e il prodotto è ordinato e in dirittura di arrivo. Dash Replenishment porta tutto ciò a un livello ulteriore, abilitando i dispositivi connessi della casa a ordinare e farti consegnare i prodotti di consumo quotidiano per non restare più senza di essi”.

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Moneyfarm si conferma il migliore consulente indipendente in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2016

fondo-monetario-internazionaleDopo gli importanti traguardi degli ultimi mesi, Moneyfarm ottiene ulteriori conferme a supporto del continuo sviluppo teso alla qualità e all’eccellenza del servizio, grazie a due premi: il sigillo d’oro da parte dell’Istituto Tedesco Qualità e Finanza come Migliore Consulente Finanziario Indipendente in Italia per soddisfazione dei clienti, ed il riconoscimento come migliore Stocks & Share ISA Provider dell’anno durante i MoneyAge Awards nel Regno Unito.I Sigilli Oro dell’Istituto Tedesco Qualità e Finanza rappresentano una delle certificazioni più prestigiose della soddisfazione dei clienti finali grazie all’assoluta indipendenza nelle rilevazioni. Ecco il dettaglio della classifica stilata per il 2017 dall’Istituto Tedesco (le aziende con valori sotto la media vengono riportate in ordine alfabetico):1) MoneyFarm (62%) 2) Consultique 57% 3) Copernico 50% AcomeA — AG advisory — K Kapital — M&G — Norisk. Se essere nuovamente in cima alle preferenze è di per se un importante riconoscimento, l’essere riusciti a migliorare ulteriormente di oltre il 13% il già buon risultato del 2016 è motivo ulteriore di orgoglio. Oltre 120.000 giudizi di italiani per assegnare l’oro alle aziende in gara che offrono il miglior servizio. L’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, leader europeo delle indagini e dei sigilli di qualità, analizza ogni anno centinaia di prodotti e servizi in differenti settori economici e ascolta il parere dei consumatori per offrire loro uno strumento per riconoscere le aziende che rispondano al meglio alle loro esigenze.“Un risultato tutt’altro che scontato – ha tenuto a precisare Paolo Galvani, Presidente e Co-Founder di Moneyfarm – dopo un anno che, seppure chiuso con i portafogli ampiamente in positivo, è stato caratterizzato da una grande volatilità sui mercati che, tradizionalmente, tende più a minare la fiducia degli investitori che a rafforzarla. Il risultato della ricerca premia quindi i nostri sforzi nella direzione della semplificazione e della trasparenza del percorso di investimento dei nostri clienti che, aldilà di eventuali scossoni di breve periodo durante il viaggio, possono restare sempre sereni e concentrati verso l’obiettivo di medio-lungo periodo, forti di un metodo (quello della diversificazione e di una particolare attenzione ai costi di gestione) che si sta dimostrando sul campo come l’unico realmente in grado di proteggere e al contempo dare valore all’investimento.” L’indagine “Migliori in Italia – Campioni del Servizio” realizzata quest’anno ha interessato 475 aziende italiane da 70 settori dell’economia attraverso i giudizi raccolti in oltre 120.000 interviste su un campione rappresentativo della popolazione italiana per area, sesso e età.
Un ulteriore riconoscimento arriva d’oltremanica dove Moneyfarm, che ha esteso l’attività anche al mercato britannico a inizio 2016, è stato premiato come migliore Stocks & Share ISA Provider dell’anno durante i MoneyAge Awards.
L’ISA è un prodotto promosso dall’FCA, l’ente regolatore britannico, che dà la possibilità ai risparmiatori di investire una quota fissa annuale di circa 15mila sterline completamente esentasse. Un prodotto molto vantaggioso dal lato fiscale ma in molti casi penalizzato dagli alti costi applicati dalle società di gestione. Ed è proprio l’impegno nella eliminazione di tutti quegli elementi di costo superflui, tipicamente devoluti esclusivamente a remunerare la distribuzione dei prodotti stessi, che ha caratterizzato la motivazione principale per il premio assegnato.
Moneyfarm è una società indipendente di servizi finanziari autorizzata e regolata dalla Financial Conduct Authority (FCA) e vigilata in Italia da Consob. Ad agosto 2012 è sbarcata sul web con Moneyfarm.com, aprendo la strada alla consulenza indipendente via Internet nel mercato italiano. L’azienda ha come soci principali fondi di investimento Cabot Square Capital e United Ventures, il gruppo Allianz e Vittorio Terzi (Director Emeritus di McKinsey Italia) tramite il suo veicolo d’investimento. La società guidata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà può contare su un team di 70 professionisti di qualificato background e su oltre 80.000 utenti attivi.
La mission di Moneyfarm è quella di permettere alle persone di gestire i propri soldi in maniera semplice ed efficiente e offre un servizio unico in Europa che propone la consulenza personalizzata su ETF e l’attività di trading.

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La Rivoluzione del 1956 e l’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2016

la rivoluzione ungherese.jpgTra il 19-20 ottobre 2016, presso la Sala Liszt dell’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) si terrà il convegno internazionale dal titolo La Rivoluzione del 1956 e l’Italia. L’intento degli organizzatori è quello di illustrare al pubblico i risultati delle ultime ricerche effettuate in tema, soffermandosi in particolare sul comportamento e sull’attività della direzione politica, della diplomazia e della Sinistra italiana di allora riguardo la Rivoluzione e l’ondata di rifugiati. Nel corso del convegno verranno inoltre analizzati i rapporti tra il Vaticano, gli organismi ecclesiastici e la Rivoluzione stessa.
La giornata di mercoledì 19 ottobre p.v. avrà inizio alle ore 10.00 con l’inaugurazione della mostra Mario De Biasi, Budapest 1956 realizzata dal CRAF in collaborazione con l’Ambasciata di Ungheria presso il Quirinale e l’Accademia d’Ungheria in Roma. Indirizzi di saluto a cura di S.E. Dr. Péter Paczolay, Ambasciatore di Ungheria presso il Quirinale. Al vernissage seguirà l’apertura dei lavori con gli interventi di Federico Argentieri (John Cabot University), Andrea Carteny (Università di Roma La Sapienza), Balázs Juhász (Università degli Studi Eötvös Loránd di Budapest), Petra Hamerli (Università degli Studi di Pécs), Ádám Somorjai OSB (Abbazia di San Martino, Pannonhalma), András Fejérdy (Centro per le ricerche umanistiche dell’Accademia Ungherese delle Scienze, Università Péter Pázmány), Gábor Andreides (Comitato per la Commemorazione Ungherese).
La sessione di mercoledì si concluderà alle ore 19.30 con la presentazione del documentario di Gilberto Martinelli, intitolato MCMLVI (2016, in lingua italiana).
Giovedì 20 ottobre p.v. gli interessati potranno seguire gli interventi di Roberto Ruspanti (Università degli Studi di Udine), Ilona Fried (Università degli Studi Eötvös Loránd di Budapest), Cinzia Franchi (Università degli Studi di Padova), László Csorba (Università degli Studi Eötvös Loránd di Budapest), Katalin Somlai ((Istituto 1956- Archivio Oral History presso la Biblioteca Nazionale Széchenyi), Francesco Guida (Università degli Studi Roma Tre). Il convegno si concluderà alle ore 17.30 con la presentazione del libro Romano Petrosanti: Imre Nagy, un ungherese comunista. Vita e martirio di un leader dell’ottobre 1956, alla cui presentazione interverranno Roberto Ruspanti, Katalin Somlai e Federico Argentieri. Sia la mostra De Biasi che il convegno sono stati realizzati con il sostegno del Comitato Commemorativo istituito in occasione del 60o anniversario della Rivoluzione e guerra d’indipendenza ungherese del 1956. (foto: la rivoluzione ungherese)

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Il Nobel sfiorato. Perché l’Italia è di nuovo fuori?

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

bolognaBologna. Con Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna e pioniere della ricerca sulle macchine molecolari, il nostro paese è arrivato ad un passo dal premio Nobel per la Chimica 2016.A oltre 50 anni dal riconoscimento a Giulio Natta, il prestigioso premio è stato assegnato ad un settore di ricerca nel quale l’Italia è leader internazionale grazie a Vincenzo Balzani e ai suoi collaboratori. Balzani ha contribuito in modo fondamentale non solo alla realizzazione dei primi prototipi di macchine molecolari, in collaborazione con Fraser Stoddart e Jean-Pierre Sauvage, ma anche allo sviluppo e al consolidamento dei concetti alla base di questo campo di ricerca, divenuto negli anni uno dei settori più attivi e stimolanti della chimica moderna. Balzani e il suo gruppo posero le basi progettuali per la costruzione di macchine molecolari in un articolo del 1987 e in un libro del 1991, scritto da Balzani e Scandola. Anche il termine “molecular machine” venne pienamente discusso per la prima volta in un articolo firmato da Balzani, Stoddart e collaboratori nel 1993, mentre il libro “Molecular devices and machines” di Balzani, Credi e Venturi, primo testo sull’argomento, è uscito nel 2003 in inglese ed è stato tradotto in cinese e in giapponese. Studi su movimenti molecolari indotti dalla luce sono stati pubblicati in collaborazione tra i gruppi di Balzani e Sauvage negli anni ‘90. Molte delle nanomacchine citate nella motivazione del premio, fra le quali il celebre “ascensore molecolare”, non avrebbero funzionato – forse non avrebbero neppure visto la luce – senza il lavoro del gruppo di Bologna.
Perché, allora, Vincenzo Balzani non è fra i premiati?
Diciamo subito che il riconoscimento a Jean-Pierre Sauvage, Fraser Stoddart e Ben Feringa è assolutamente meritato. L’Accademia svedese, quindi, ha visto giusto; ma i fatti dimostrano che il suo verdetto fornisce una rappresentazione purtroppo incompleta della tematica scelta. Il problema è che il premio non può essere assegnato a più di tre persone. Sulla torre erano in quattro e uno doveva essere buttato giù.Quando la competizione internazionale arriva a questi livelli, non basta il curriculum scientifico. Occorre che gli scienziati siano supportati dalla comunità nazionale: gli Atenei, i grandi Enti di Ricerca, le Accademie, le Società, i Ministeri. Fin da ora, noi ci impegniamo a creare gli strumenti per fare sistema, affinchè episodi come questo, già avvenuti in passato anche in altre discipline – basti pensare alla clamorosa esclusione di Nicola Cabibbo e Giovanni Jona-Lasinio dal Nobel per la Fisica nel 2008 – non accadano di nuovo.Dobbiamo purtroppo rimarcare che questo infausto risultato è anche figlio dell’indebolimento sistematico della ricerca di base italiana, ormai giunta allo stremo delle forze dopo decenni di sottofinanziamento e regolata da sistemi di reclutamento, funzionamento e valutazione non sempre adeguati. Un sistema fortemente indebolito è percepito come tale anche all’estero, dove l’Italia fatica a raccogliere i frutti che merita. Auspichiamo che questa grande opportunità persa dalla scienza italiana, e dall’intero Paese, possa diventare occasione di riflessione e di cambiamento.

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Reunion da tutta Italia dei finalisti di Capri – Centocittà 1978

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

la-cuccagnaRoma Sabato 22 ottobre, ore 19 – La Cuccagna, Via Flaminia 1612 (Km 16,400) cena, concerto e happening finale Oltre 10 performance live sul palco fra gruppi e solisti.
Centocittà in un certo senso, fu il primo talent show della storia dello spettacolo musicale italiano. La finale fu un enorme concerto con tutti i finalisti e tutta la scuderia dei Big di allora (e di adesso) della RCA, la più grossa Casa discografica italiana. L’evento che ha visto sul palco, insieme ai giovani finalisti, ospiti come Anna Oxa, Lucio Dalla, Renato Zero, Dario Baldan Bembo, Adriano Pappalardo, Bruno Lauzi, La Schola Cantorum, Stefano Rosso, Jimi Browing, Riccardo Cocciante, Ivan Graziani e molti altri, fu organizzato da Massimo Bernardi per la RCA. La finalissima di Centocittà si svolse sull’isola di Capri nel giugno 1978, dopo una selezione di ben 38.000 musicisti che però si svolse in giro per l’Italia tramite varie emittenti anziché in unico studio televisivo. All’evento parteciparono ben 170 emittenti, tra televisioni e radio, sparse per tutto il Paese, e venne istituito il Premio Centocittà che Ennio Melis in persona (Direttore della RCA) presentò alle emittenti private a cui era riservato.“Dal Trentino ho attivato una meticolosa ricerca per riunire i musicisti, provenienti da tutta Italia, che parteciparono ben 38 anni fa al concorso che Ennio Melis, Massimo Bernardi e la RCA denominarono “CENTOCITTÁ”. – così racconta Giusi Pisoni, anima del progetto – La sfida è stata ritrovare tutti i finalisti di quell’edizione – la più importante – ma spinto da entusiasmo e determinazione, sono riuscito a contattare e coinvolgere gli altri “ragazzi”. Lo spirito dell’iniziativa è riunire innanzitutto persone, artisti, talenti, amici che della musica hanno vestito la loro vita. E ora siamo ancora qui. Sono orgoglioso. Nulla è invano” Giusi Pisoni, chitarrista compositore che in quella finale presentò il suo brano “Cinque Minuti di tempo” in fingerpicking, seguendo il suo amore per la musica – di cui si occupa anche promuovendo iniziative culturali e musicali nella sua regione – dal Trentino è arrivato fino a Roma, dove il 22 ottobre si svolgerà la storica reunion in cui per la prima volta i partecipanti si troveranno ancora su uno stesso palco, facendo riemergere sogni ed emozioni condivisi quel giorno di trentotto anni fa. Il locale scelto per l’occasione è un meraviglioso casale che si trova su una collina che domina Roma (La Cuccagna, Via Flaminia 1612 Km 16,400). Arriveranno da Veneto, Trentino, Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo, Campania, Sicilia e Sardegna. Anche Le Formiche di Fabio Vettori. Alcuni sono discografici, produttori, musicisti, titolari di studi di registrazione, e così via. Ma hanno tutti una cosa in comune: sono rimasti nel campo della musica, pur avendo professioni anche diverse.
La MUSICA, quell’ arte espressiva per la quale furono selezionati su 38.000 nel lontano 1978 e per la quale continuano a nutrire una profonda passione non avendo peró cercato il successo ad ogni costo.

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“Il mio compito in questi due mesi che ci separano dal voto referendario del 4 dicembre è lottare per far vincere il No e per salvare la democrazia in Italia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

“Non mi faccio intimidire certo dalle parole ci un bulletto di periferia. Per quanto riguarda gli insulti che Renzi rivolge a me, non li considero affatto degli insulti. Se io sono un mancato premio Nobel, lui non ha mai lavorato in vita sua. Si è fatto assumere dal padre poche settimane prima di diventare presidente della Provincia di Firenze semplicemente per un atto furbesco di avere i contributi pagati a livello di dirigente nell’azienda paterna, che poi è fallita. Non ci meritiamo questo presidente del Consiglio. Questo è Renzi, purtroppo. Questo è purtroppo il premier che l’Italia ha. Ancora per poco. Il 4 dicembre si avvicina e dopo la vittoria del No dovrà definitivamente lasciare Palazzo Chigi e trovarsi un lavoro”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Italia: quella dei furbetti

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

evasione-fiscale-controlliMiliardi di evasione contributiva previdenziale, 206 miliardi di economia in nero, 37 miliardi di evasione Iva internazionale nel solo 2014 e 56% di finti nullatenenti, ovvero finti poveri. E’ l’Italia dei furbetti, dagli imprenditori che evadono i contributi previdenziali e fiscali, dell’economia in nero che distrugge e altera il mercato e dei finti poveri che, per ottenere sconti fiscali, dichiarano di non possedere nulla (nullatenenti), passati dal 70% al 14% (nel Sud dal 90% al 20%), vale a dire che il 56% dei dichiaranti era un finto povero. Questa e’ la societa’ civile che si “contrappone” a quella politica che, per antonomasia, e’ brutta, sporca, cattiva, corrotta e ladra. Siamo sicuri che si contrappone? O ne e’ lo specchio? A cosa servono quelle trasmissioni televisive che raffigurano i nostri rappresentanti politici in modo cosi’ negativo? A dare fumo negli occhi agli allocchi. Cosi’ i furbacchioni si quietano, scaricano le proprie responsabilita’ sul politico (o ex) di turno, nell’atto liberatorio del sacrificio del capro espiatorio e i media gongolano, agitano il cappio, mostrano la ghigliottina, sperando di aumentare ascolti e tirature. Tutto quadra.
E la RAI? Se mettesse insieme i numeri che abbiamo riportato farebbe quell’opera di informazione che un servizio pubblico dovrebbe fare. Dovrebbe. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Mostre: “L’Italia in Europa, l’Europa in Italia” e “La cittadinanza in Europa dall’antichità a oggi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

universita-camerinoCamerino Dal 6 al 18 ottobre l’Università di Camerino ospiterà presso il Polo Didattico del Campus Universitario due mostre promosse dal Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri: “L’Italia in Europa, l’Europa in Italia” e “La cittadinanza in Europa dall’antichità a oggi”. Le mostre, rivolte ai cittadini e in particolare ai giovani, vengono esposte dal 2013 in tutto il territorio italiano: nelle scuole, nelle università, nei teatri, o comunque in sedi istituzionali collegate con manifestazioni ed eventi sull’Unione Europea. “L’Italia in Europa – l’Europa in Italia” ripercorre le tappe fondamentali che hanno portato all’attuale Unione Europea ritraendo in oltre 150 scatti i momenti più significativi dell’integrazione europea dalla Guerra Fredda ad oggi: dagli accordi presi dopo la Seconda Guerra Mondiale tra i sei Stati fondatori – tra i quali l’Italia – per garantire la pace in Europa, fino agli avvenimenti più recenti. Obiettivo della mostra è far conoscere, con l’aiuto di immagini storiche, non solo l’Europa e l’azione dell’Italia al suo interno, ma soprattutto il ‘valore aggiunto’ dell’essere cittadini europei.
“La cittadinanza in Europa dall’antichità a oggi” propone un altro viaggio nel tempo per comprendere come il concetto di cittadinanza si sia trasformato nel corso delle civiltà. Foto, immagini, documenti accompagnano i testi in italiano e in inglese sulle varie tappe dello sviluppo storico della cittadinanza, dalla Grecia e da Roma fino al concetto moderno di nazione e quindi alla creazione dell’Unione Europea con i relativi trattati e alla istituzione nel 1992 della cittadinanza europea.L’inaugurazione delle due Mostre è prevista per giovedì 6 ottobre alle ore 10.00 e si aprirà con i saluti del Rettore Unicam Flavio Corradini, del Sindaco di Camerino Gianluca Pasqui. Interverranno poi Marcello Pierini, Responsabile scientifico del Master UNICAM in Politiche e programmi progettazione europea, Catia Eliana Gentilucci, docente della Scuola di Giurisprudenza UNICAM e un rappresentante del Dipartimento delle Politiche Europee.Nel corso dell’evento sarà poi presentato il Progetto “Raffaello, Angelo della Luce”, realizzato dall’Associazione Raffaello in collaborazione con Università di Camerino e ONSUR. Interverranno il Pro Rettore Vicario Unicam Claudio Pettinari e la presidente dell’Associazione Raffaello Nazzarena Barboni. Il progetto consiste nell’organizzazione di una raccolta di farmaci per i bambini che per sfuggire alla sanguinosa guerra in Siria sono costretti a vivere nei campi profughi. I farmaci saranno consegnati dalla associazione Onsur Italia e Unicam, che ha attivi corsi di laurea in Farmacia e in Scienze sociali per gli enti non profit e la cooperazione internazionale, non poteva sottrarsi dal collaborare a questo progetto fortemente voluto dall’Associazione Raffaello.

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