Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

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Povertà minorile in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Milano. Giornata Internazionale contro la Povertà. Matteo, un bambino di 10 anni, per le strade di Milano ferma i passanti per chiedere un lavoro per sé. Tanta indifferenza, tanto stupore ma anche rabbia e incredulità tra la gente. Perché non può essere questa la realtà, che un minorenne debba cercare lavoro per aiutare la propria famiglia in difficoltà.
È questa l’estremizzazione messa in scena con il nuovo esperimento sociale realizzato da Fondazione L’Albero della Vita per promuovere la campagna di sensibilizzazione sul tema della povertà assoluta in Italia, piaga sociale del nostro Paese degli ultimi anni. 1 bambino su 8 in Italia vive in povertà assoluta e per la Giornata Internazionale contro la Povertà, l’Ente che si occupa da 20 anni di mamme e bambini in difficoltà, ha voluto lanciare una nuova provocazione sul web.
Un bambino che vive in questa condizione sarà un cittadino tendenzialmente più esposto ai processi di esclusione, in un contesto caratterizzato dalla continua necessità di incrementare il proprio stock di capitale culturale e sociale per entrare e permanere nel mercato del lavoro e per costruire il proprio tessuto di relazioni.
È dunque essenziale riconoscere alle persone in età minore i loro diritti (come garantiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea) e, allo stesso tempo, riconoscere l’importanza del sostegno alle famiglie quali prime responsabili del benessere dei minori. Per Fondazione L’Albero della Vita, qualsiasi intervento per contrastare la povertà, deve porre al centro la riattivazione dei potenziali dei soggetti coinvolti. Questo riguarda le famiglie nel loro complesso: i genitori, nel generare una nuova capacità di produrre reddito e nell’essere protagonisti positivi dell’interruzione generazionale della povertà; i bambini, da coinvolgere in percorsi educativi che puntino a condividere speranze, prospettive, strumenti, motivazioni, a restituire loro il diritto a partecipare al loro futuro e al futuro del contesto che abitano.
Da qui nasce il nome della campagna #iodonofiducia perché “uscire dalla povertà” e dal disagio significa ricominciare a nutrire fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità: per poter trovare un lavoro dopo averlo perso, per riallacciare i legami familiari deteriorati dallo sconforto e dall’incertezza economica e sociale, per ritrovare speranza e opportunità nel rapporto con “l’altro” e con la collettività. E proprio per questo, “donare fiducia” significa consentire a chi ha perso tutto di riappropriarsi in primo luogo dei propri valori. Significa dare, attraverso un gesto piccolissimo, una spinta decisiva a quella voglia e a quel bisogno di non arrendersi che caratterizzano la maggior parte delle famiglie colpite dalla povertà, soprattutto quando al loro interno ci sono bambini e ragazzi.
La campagna #iodonofiducia è on line dal 17 ottobre e può essere visualizzata su
Sulla pagina Facebook di Fondazione L’Albero della Vita https://www.facebook.com/albero.della.vita.onlus/

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Puntualità dei voli: l’Italia batte Germania e Francia

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

L’Italia ha il minor numero di voli in ritardo o cancellati rispetto a Germania, Inghilterra e Francia. Questo è il risultato dell’ultima indagine di AirHelp, società di supporto ai passeggeri per il rimborso di voli aerei a seguito di ritardi e cancellazioni. L’Italia è al quinto posto della classifica di AirHelp, con il 24,28% di voli che hanno subito ritardi e cancellazioni, dopo la Germania (28,8%), l’Inghilterra (25,31%) e la Francia (28,16%).
Secondo lo studio, le compagnie aeree sui voli in Italia hanno accumulato una responsabilità finanziaria di oltre 286 milioni di euro da inizio anno, il 65% in meno rispetto alla Germania che invece deve più di 800 milioni ai suoi passeggeri. La percentuale di voli in ritardo e cancellati dalle compagnie aeree in Germania supera infatti il 28%, con più di 180 mila voli interrotti. Anche la Francia ha performance peggiori dell’Italia: nonostante le due nazioni abbiano un numero equivalente di voli, le compagnie aree in Francia devono ai passeggeri oltre il doppio dei rimborsi, con ben il 28,16% di voli problematici. Subito dopo la Germania si colloca l’Inghilterra che, nonostante il numero maggiore di voli complessivi, deve ai propri passeggeri 110 milioni in meno. Al terzo e quarto posto la Francia e la Spagna che rispettivamente registrano 141 e 133 mila voli in ritardo e cancellati dall’inizio dell’anno. L’Italia è quindi l’ultima della top 5 delle big d’Europa, con più del 75% di voli on time. Per voli in ritardo, cancellati o imbarchi negati, tutte le compagnie aeree (low cost comprese) devono corrispondere da 250€ a fino 600€ di rimborso a prescindere dal prezzo pagato per il biglietto acquistato. Si tratta di un diritto dei passeggeri il più delle volte a loro sconosciuto (o omesso dalle compagnie aeree), tant’è che meno del 2% degli aventi diritto ha richiesto e ottenuto il risarcimento.
Il diritto al risarcimento finanziario deve essere richiesto entro tre anni dalla data di ritardo del volo. Circostanze straordinarie come condizioni meteo o emergenze mediche esentano la compagnia aerea dall’obbligo di risarcire i passeggeri aerei.
AirHelp è la più importante azienda a livello mondiale che aiuta i passeggeri ad ottenere un rimborso per ritardi, cancellazioni e overbooking.

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Cresce la povertà in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

In 10 anni il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato. Lo denuncia il Codacons, commentando i dati dell’Istat forniti oggi in audizione sulla Nota al Def.“Nel nostro paese vivono 5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta, pari a quasi 1,8 milioni di famiglie – spiega il Codacons – Confrontando i numeri con quelli registrati dall’Istat 10 anni fa, scopriamo che il numero di poveri in Italia è più che raddoppiato: nel 2007 le famiglie in povertà erano 975 mila; il numero di individui in condizione di povertà assoluta era pari a 2,4 milioni, contro i 5 milioni del 2017. Questo significa che in dieci anni i cittadini in povertà assoluta in Italia sono aumentati del +108%”. “L’incremento dell’incidenza della povertà nel nostro paese è da attribuire solo in parte alla crisi economica: pesa infatti l’incapacità della classe politica italiana che negli anni non ha saputo adottare misure realmente efficaci contro il generale impoverimento delle famiglie” – conclude l’Associazione.

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“In questi anni l’Italia ne ha subite di cotte e di crude dall’Europa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

“Gli insulti di Macron sono solo l’ultimo degli attacchi pretestuosi rispetto a quanto detto già dagli eurocrati nei nostri confronti. Per uscire dall’angolo senza drammatizzare ritengo che ogni tanto una stoccata a chi ci insulta o minaccia. Serve a far capire che non abbiamo più voglia di essere sottomessi. L’Europa non può fare a meno dell’Italia e da tempo è in corso una guerra di conquista che non si materializza con l’invasione dei confini da parte dei carri armati, ma attraverso l’Opa franco-tedesca sulle nostre aziende in difficoltà, anche sugli asset strategici. Alcuni Stati fondatori puntano a marginalizzare e dominare l’Italia sul piano sia politico che economico. Per far cessare l’attuale status di sudditanza e recuperare autorevolezza e sovranità si deve reagire alle provocazioni. Le dichiarazioni di Moscovici o di Jünker non sono solo di cattivo gusto, ma rappresentano una minaccia perché condizionano i mercati. Punzecchiarli con battute feroci non sarà elegante per i funghetti della diplomazia, ma è legittima difesa”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenuto come ospite a ‘Coffee Break’ su La7.

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“L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

Roma, 4 ottobre 2018 ore 10,30 Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari Camera dei Deputati Via di Campo Marzio 78. Povertà, disuguaglianze, occupazione, salute, istruzione, energia, ambiente, innovazione infrastrutture: a che punto si trovano l’Italia e le sue regioni nel processo di avvicinamento ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu sottoscritta dai governi di 193 Paesi nel settembre del 2015? A questa domanda risponde il Rapporto annuale dell’ASviS, che analizza il percorso del nostro Paese verso gli impegni presi tre anni fa con il resto del mondo e identifica gli ambiti in cui bisogna intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del modello di sviluppo italiano.
Oltre all’aggiornamento degli indicatori europei e nazionali per i singoli SDGs, il Rapporto 2018 presenta innovativi indicatori compositi regionali che consentono di confrontare la situazione di ciascuna regione rispetto al contesto nazionale e proposte concrete per realizzare politiche che, simultaneamente, migliorino le condizioni di vita della popolazione, riducano le disuguaglianze e aumentino la qualità dell’ambiente in cui viviamo.

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Italia: Sempre più over 65 non autosufficienti

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

La popolazione invecchia, si stimano 2.847.814 persone, ma le risorse investite rimangono costanti. Nato dalla partnership tra Essity (azienda svedese che opera nel settore dell’igiene e della salute) e CERGAS SDA Bocconi, il primo rapporto sull’innovazione e il cambiamento nel settore Long Term Care ha fotografato l’urgenza di un esercito silenzioso di 8 milioni di caregiver familiari che si auto-organizzano per far fronte ai bisogni di assistenza dei propri cari non più autonomi, a cui si affiancano quasi 1.000.000 di badanti tra regolari e non.
Il rapporto mette in evidenza lo scollamento con cui cresce il bisogno di assistenza e di servizi per le persone over 65 non autosufficienti, senza che questi trovino adeguata risposta da parte di servizi pubblici e privati, al momento non in grado di stare al passo con le esigenze della popolazione.Secondo i dati, i tassi di copertura del bisogno per anziani over 65 con limitazioni funzionali sono aumentati di pochi punti percentuali assestandosi intorno al 31% nonostante la stima di bisogno potenziale della popolazione sia aumentata di oltre 66 mila persone, tra il 2013 e il 2015.
Servizi sociosanitari e sociali che coprono solo la metà della popolazione potenziale, generando una situazione di sofferenza sia per anziani sia per caregiver, soprattutto alla luce del fatto che un caregiver su 5 è anziano a sua volta. Per far fronte a questa carenza di servizi, i caregiver spesso si assumono un maggiore carico di responsabilità, diventando caremanager e quindi prendendosi carico di compiti in teoria propri di professionisti.
“I trend di invecchiamento della popolazione pongono il tema anziani tra i più urgenti per le politiche pubbliche europee e soprattutto italiane. – afferma Giovanni Fosti, Associate Professor of Practice di Government, Health and Not for Profit presso SDA Bocconi School of Management. “I bisogni espressi dalle famiglie per i loro anziani sono sempre più ampi e complessi, ed è comprensibile che il welfare pubblico non riesca ad offrire una risposta completa”. “Le soluzioni “fai da te”, fondate sul ricorso alle badanti, diventano sempre più diffuse e rendono isolate le famiglie. – aggiunge Elisabetta Notarnicola, Associate Professor of Practice, Divisione Government, Health e Not for Profit presso SDA Bocconi School of management – “È necessario avviare una nuova fase della risposta ai bisogni degli anziani, fondata sulla consapevolezza del fenomeno e dei dati che lo rappresentano, e su una re-interpretazione dei modelli di intervento per offrire servizi equi e sostenibili”.Secondo i numeri, le badanti regolari e irregolari in Italia sono 983.695, con una media di 14,2 badanti ogni 100 cittadini over 75. Le famiglie attingono ai propri redditi e talvolta ai propri risparmi con l’obiettivo di cercare una modalità di assistenza 24 ore su 24, dal momento che rimangono soli nell’affrontare il loro bisogno. “L’Osservatorio soddisfa l’ambizione di essere un punto di riferimento per i principali operatori del settore sociosanitario, monitorandone lo sviluppo e interpretando idee per il futuro” – dichiara Massimo Minaudo, Amministratore Delegato Essity Italia – “riteniamo fondamentale produrre conoscenza su cui avviare ragionamenti strategici e lungimiranti che anticipino le evoluzioni del settore. Obiettivo ultimo, di questo progetto come di tutta la nostra attività, è ricercare costantemente la migliore qualità in prodotti e servizi volti ad offrire la migliore assistenza possibile a lungo termine per gli anziani”.

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eCooltra annuncia tre importanti novità per l’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

eCooltra new fleet.jpgMilano, eCooltra, si conferma leader europeo nel segmento dello scooter sharing elettrico raggiungendo i 500.000 utenti registrati tra Italia, Spagna e Portogallo. Un eccezionale risultato raggiunto grazie al continuo impegno nel fornire un servizio puntuale, ecosostenibile, flessibile, economico e rapido per spostarsi nelle grandi città come Milano, Roma, Barcellona, Madrid e Lisbona senza stress. Presente in Italia dal 2017 nelle città di Roma e Milano, a conferma dell’importanza strategica del mercato italiano, eCooltra annuncia tre importanti novità: 1. Il considerevole incremento del numero di scooter 2. La totale sostituzione dei mezzi con l’introduzione dei nuovissimi scooter elettrici Askoll 3. Il completo rinnovo della propria app eCooltra.
Il modello Askoll si è rivelato il più adatto per la sua flessibilità ad adattarsi all’orografia della viabilità cittadina di Milano e Roma, per essere maggiormente scattante assicurando, quindi, una reazione più veloce alla partenza e per essere dotato di batterie molto più leggere e rimovibili, a garanzia di una più rapida e agevole sostituzione per essere sempre disponibile al noleggio. Gli scooter sono stati personalizzati secondo le esigenze degli utenti di eCooltra: la sella è stata ampliata e allungata per accogliere comodamente due passeggeri e integrano un sofisticato sistema computerizzato che si interfaccia con la nuova app. I mezzi sono bianchi con il retro degli specchietti retrovisori uno azzurro e uno verde, come i colori istituzionali eCooltra. A disposizione degli utenti sono sempre disponibili due caschi, uno azzurro e uno verde, entrambi alloggiati nel bauletto posteriore dello scooter insieme alle cuffiette sottocasco igieniche monouso e alle salviette umidificate. Lo scooter di Askoll in dotazione per gli utenti di eCooltra, progettato e prodotto interamente in Italia, è dotato di motore elettrico brushless a magneti permanenti, non emette CO2, non rilascia odori né è rumoroso come un classico scooter a benzina. Raggiunge una velocità massima di 45 km/h ed è dotato di ruote grandi a doppia mescola, morbide ai lati, più rigide al centro che assicurano grande stabilità di guida. I nuovi scooter eCooltra Askoll sono 100% Made in Italy e rappresentano la perfetta sintesi di design, tecnologia, risparmio, ambiente, stile di vita, performance, bellezza e…divertimento. Il servizio di sharing di scooter elettrici offerto da eCooltra è semplice, economico e veloce. Grazie al servizio di libera circolazione di eCooltra, ovvero la possibilità di prendere e lasciare il veicolo ovunque si desidera, l’utente circola liberamente con il proprio scooter elettrico per tutte le strade di Roma e Milano2 incluse le aree ZTL. Per chi ancora non ha provato la comodità del servizio, è sufficiente scaricare l’app eCooltra sul proprio smartphone e registrarsi per individuare lo scooter disponibile più vicino, prenotarlo e utilizzarlo ad un costo di 0,24€ al minuto: vengono conteggiati solo i minuti di utilizzo e non ci sarà più un solo minuto di ritardo perché non ci sono postazioni fisse, potrai parcheggiare ovunque in totale comodità!

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Italia: va cambiata la cultura del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

La cultura del lavoro in Italia va ripensata e cambiata, e questo perché in questi anni si è decostruito e sminuito la reputazione e il valore di molti lavori artigiani e contadini, e più in generale manuali, per evidenziare i meriti di lavori di sviluppo tecnologico che oggi sono invece chiaramente in crisi.Tutto questo ha prodotto dei clamorosi paradossi, ed uno in particolare: la convivenza di un tasso di disoccupazione oltre il 10% (nel caso dei giovani oltre il 30%) e l’impossibilità di trovare lavoratori capaci di svolgere le professioni come quelle di sarti, cuochi, artigiani, pasticcieri e panettieri.La verità è che si è fatto credere a diverse generazioni di dover immaginare il proprio futuro nell’ambito dell’evoluzione tecnologica e che interi processi formativi sono andati in quella direzione. Naturalmente però questo meccanismo si è rivelato sbagliato, e questo è avvenuto per delle semplici ragioni, e cioè l’impossibilità di abbattere le esigenze primarie e di sostituire in toto gli esseri umani.Per noi di Soggetto Giuridico è necessario proteggere e tutelare il lavoro e i lavoratori, ma per farlo nella maniera adeguata è altresì doveroso costruire delle condizioni sociali e culturali adeguate.

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Terza Giornata Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Roma mercoledì 12 settembre 2018 ore 11.30 ANCI – Sala Presidenza Via dei Prefetti, 46 presentazione terza Giornata Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia che si svolgerà il 30 settembre 2018, una festa diffusa su tutto il territorio nazionale e che vede la partecipazione di oltre 60 piccoli e medi comuni aderenti all’Associazione Borghi Autentici d’Italia. Dalla Liguria alla Sicilia, i comuni che parteciperanno all’evento racconteranno la storia dei loro sapori, attraverso una serie di iniziative dedicate, tra street food, show cooking, mercatini autentici a km 0, convegni, mostre fotografiche ed eventi di carattere antropologico e storico.
Intervengono: IVAN STOMEO –Presidente dell’Associazione Borghi Autentici – Sindaco di Melpignano (LE) GIANLUCA GRECO – Coordinatore Giornata Nazionale dei Borghi Autentici MASSIMO CASTELLI – Coordinatore Nazionale dei Piccoli Comuni dell’ANCI

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Crisi: la differenza tra Italia e U.S.A.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Due situazioni sono note da anni. La prima è che gli U.S.A. hanno fondato la crescita della propria economia sui soldi degli investitori stranieri e che l’Italia ha preso i soldi dei risparmiatori domestici, istituzionali e forestieri per arricchire gli speculatori. Nel primo caso l’America ha consolidato nel mondo la sua leadership e la sua capacità di competere con le economie emergenti mentre l’Italia ha gonfiato a dismisura il suo debito primario senza lasciare al sistema paese una solida eredità. Tutto questo oggi è stato ignorato e si vuole anche trovare l’alibi affermando che la crisi è planetaria e che siamo in buona compagnia con quel colosso che si chiama Stati Uniti o con l’Argentina fuori controllo e via di questo passo.
Vogliamo in questo modo continuare a prenderci in giro o a trovare una scusa per spremere ancora di più chi ha dato sempre molto per ricevere poco e per continuare a favorire quelli che molto hanno ricevuto per offrire poco?
Gli osservatori economici mondiali sono qualcosa di diverso dalle borse, notoriamente emotive e volatili, e il loro giudizio sull’Italia è di merito. In pratica si dice ai nostri governanti: smettetela di pensare ai vostri personali vantaggi e guardate alla crescita del paese. Mettete mano alle riforme realisticamente e non solo con gli annunci. Riformare il welfare, la sanità, la scuola, il lavoro, la giustizia, il fisco, la politica non significa maggiori spese ma, semmai, risparmiare poiché si mette ordine al sistema, si evitano sprechi, e si razionalizzano le risorse disponibili. (servizio fidest)

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“L’Italia non può continuare a rimanere sotto schiaffo di Germania e Francia”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

“Non è nella natura dei popoli liberi e quindi nemmeno della nostra nazione. La nostra indipendenza l’hanno conquistata i nostri padri con costi elevatissimi. Abbassare la testa e farsi comandare da una, o peggio, più potenze straniere – come accaduto con i governi Monti e di centrosinistra – non è l’atteggiamento giusto. Lo spread, di cui non frega nulla ai cittadini, schizza in alto? Beh, quando il Pd si vantava di tenerlo basso l’economia non è cresciuta a sufficienza, il debito pubblico è aumentato, gli interessi passivi ammontavano a decine di miliardi l’anno. Questo significa che la cura era sbagliata e quindi ora occorre cambiare schema affinché l’Italia possa recuperare credibilità, ma stavolta in produttività e ricchezza. Dobbiamo tornare a fare le manutenzioni sulle infrastrutture, rinegoziare privatizzazioni dissennate che sono stati autentici regali a imprenditori amici, garantire l’equità sociale, a cominciare dalle pensioni, argomenti su cui c’è grande confusione sotto il cielo del governo giallo-verde. Conte sembra piuttosto Alice nel ‘paese delle meraviglie’, un vicepremier tra due premier, Di Maio e Salvini, ognuno dei quali si affretta a dare la linea per primo, in modo che l’altro sia costretto a seguirlo. Ma i loro avversari ne garantiscono il successo per impresentabilità: il Pd, Macron, Merkel, la Boldrini, le agenzie di rating… Finché ci saranno loro i pentaleghisti possono dormire sonni tranquilli”.E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenuto come ospite a Sky Ttg24.

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Italia per le imprese: con le PMI verso i mercati esteri

Posted by fidest press agency su sabato, 1 settembre 2018

Cremona 20 settembre 2018 la Camera di Commercio di Cremona in via Baldesio, 10 – con registrazione dei partecipanti alla sessione seminariale e agli incontri individuali a partire dalle ore 8:30 ospiterà la sesta tappa prevista per il 2018 del Roadshow “Italia per le Imprese, con le PMI verso i mercati esteri”: le istituzioni e le organizzazioni imprenditoriali incontreranno le aziende per riflettere e confrontarsi su temi, servizi e strumenti a sostegno dell’internazionalizzazione. Il Roadshow è promosso e sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e C.I. e organizzato da ICE-Agenzia in collaborazione con la Camera di Commercio di Cremona, partner territoriale dell’iniziativa.
Il Roadshow intende fornire strumenti e servizi che consentano alle imprese di vincere la sfida dei mercati globali e di realizzare nuove opportunità di espansione all’estero. In questo modo si punta ad aumentare il numero delle imprese che esportano stabilmente o che si affacciano per la prima volta sui mercati esteri.
Dalle 09:15 alle 10:40 circa si entrerà quindi nel vivo dei lavori: l’introduzione sarà a cura di Gian Domenico Auricchio, Presidente della Camera di Commercio di Cremona, cui seguirà la panoramica sullo scenario internazionale offerta da Claudio Colacurcio, Prometeia Specialist. Per gli strumenti nazionali di supporto all’internazionalizzazione, dopo il proprio intervento, Paolo Bulleri, Responsabile Segreteria Tecnica della Direzione Generale per le Politiche di Internazionalizzazione e la Promozione degli Scambi del Ministero dello Sviluppo Economico, modererà gli interventi successivi dei rappresentanti di MAECI, ICE e SACE SIMEST:Stefano Nicoletti, Capo Ufficio Internazionalizzazione delle Imprese del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Antonino Laspina, Direttore Ufficio di Coordinamento Marketing di ICE–Agenzia, Carlo de Simone, per SACE SIMEST – Gruppo CDP – Responsabile Servizio Marketing Territoriale SIMEST.
Dalle 11:00 alle 17:00, gli imprenditori potranno partecipare agli incontri individuali con i rappresentanti delle organizzazioni pubbliche e private presenti, per approfondire le opportunità di internazionalizzazione ed elaborare una strategia di mercato personalizzata.

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Pagine di storia: I primi passi dell’Italia nata dalla resistenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 agosto 2018

Ora rifacciamoci a qualche spaccato di vita italiana vissuta da chi ebbe modo e opportunità di suscitare nuove attese, di consolidare moderne forme di pensiero. Pensiamo a Virginia Agnelli.
In una tiepida serata di primavera nel 1944, questa donna, madre di Giovanni Agnelli, accolse nella sua casa romana, per una cena, uno strano gruppetto di ospiti. Vi erano uomini della resistenza ma anche il colonnello Dollmann, standerstenfuhrer, plenipotenziario di Himmler in Italia. Uomo coltissimo, venuto da giovane a studiare i Farnese, tra le carte della biblioteca Vaticana, e diventato una SS ad honorem per l’ammirazione e la stima che aveva di lui Himmler. Fu la sera nella quale la signora Agnelli prese da parte il colonnello tedesco e gli disse: Non le pare giunta l’ora di fare qualcosa per salvare Roma dalla rovina della guerra? E Dollmann era troppo intelligente per non capire l’invito rivoltogli. Il 22 gennaio del 1944 gli allea-ti erano sbarcati ad Anzio, l’offensiva di Kesselring, tra il 17 e il 19 febbraio dello stesso anno per ricacciare gli alleati in mare, era fallita e tra il 15 e il 24 marzo era stato sferrato un attacco generale degli alleati per la conquista di Cassino. E l’incontro privato, avvenuto il 10 maggio del 1944 e durato quasi due ore, tra il Papa Pacelli e Karl Wolff, comandante supremo delle SS e della polizia in Italia, siglò un’intesa storica. In uno dei suoi memoriali Wolff raccontò di essersi presentato a Pio XII “angosciato di dover continuare a combattere senza speranza contro l’Occidente”. In pratica furono gettate le basi per una trattativa da condurre, in Svizzera, con gli alleati la quale avrebbe portato alla resa il contingente tedesco in Italia. Così il 4 giugno del 1944 gli alleati prendono Roma senza sparare un sol colpo di fucile e il 29 aprile del 1945 fu sottoscritta ufficialmente, nella reggia di Caserta, la resa dell’esercito tedesco in Italia. (Servizio Fidest)

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Pagine di storia: La resistenza in Italia al Nazi-fascismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Sappiamo quanto fosse calata sin dal 1936 la popolarità dei fascisti e il carisma del Duce tra gli italiani, ma se non si tradusse subito in una rivolta popolare si dovette al fatto che molti capi dell’opposizione vivevano in esilio o marcivano nelle patrie galere. Ciò non di meno la resistenza passiva fu notevole sia nelle fabbriche sia altrove. La scintilla della ribellione covava, ad esempio, già sul fronte russo, dove i soldati italiani si sentivano mandati a morire per una guerra inutile. E l’ostilità contro i tedeschi si aggravò, abbandonati che furono all’attacco dei russi, nella loro ultima disperata battaglia con armi ed equipaggiamento assolutamente inadeguati. Dopo l’armistizio dell’otto settembre del 1943, eseguito in modo disastroso per colpa del re e del suo capo di governo maresciallo Badoglio, la situazione precipitò del tutto e si diede il via a una vera e propria guerra civile contro i nazisti e i loro fiancheggiatori della Repubblica Sociale Italiana, divenuta un “fantoccio” nazista. L’armistizio, non seguito da precise istruzioni per i militari, determinò un po’ ovunque uno sbandamento delle truppe da una parte e, dall’altra, a una lotta disperata e finita con un immane bagno di sangue. A Roma, a Porta San Paolo, i soldati si mescolarono nella battaglia dei popolani e degli antifascisti di sempre, come Emilio Lusso, Luigi Longo e Vincenzo Baldazzi e molti altri. Nelle isole greche migliaia di ufficiali e soldati italiani combatterono contro le truppe naziste e furono trucidati in massa. A sua volta la flotta fece ammirevolmente il suo dovere, unendosi, con gravi perdite, agli anglo-americani. Questa lotta ancora confusa assunse contorni sempre più definiti dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania avvenuta il 13 ottobre del 1943.
“Ma – ricorda Leo Valiani – la resistenza italiana ha origini ben più lontane e che risalgono sicuramente agli anni 1920/21 allorché ci si opponeva alle violenze, incendiarie, spesso omicide aggressioni squadristiche fasciste contro le sedi dei loro oppositori”. Purtroppo fin da allora l’opposizione al fascismo non seppe contrapporre una via nazionale credibile e soprattutto unitaria nella sua lotta politica, tanto da farsi coinvolgere da interessi di parte e a progetti totalitari e rivoluzionari di segno opposto. Mancava, in altri termini, una via nazionale che sapesse superare le diffidenze e i timori di quanti vedevano, nel socialismo, un’opposizione settaria e anarchicheggiante in contrasto con i poteri costituiti che andavano oltre il Parlamento e si rivolgevano agli industriali e i rappresentanti dell’alta finanza. E i ceti moderati che formavano la piccola, media e alta borghesia si allearono con i “padroni” e lo stesso fece una parte della classe operaia timorosa di perdere il posto di lavoro. Costoro, così comportandosi, intendevano impedire l’avanzata di un sistema rivoluzionario dalle conseguenze imprevedibili, ma comunque capace, nell’immaginazione dei più, di portare nuovi lutti e disagi nella popolazione, soprattutto per una guerra sofferta sin troppo a lungo per le modeste risorse economiche italiane. (Riccardo Alfonso)

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L’entrata in guerra dell’Italia vista dagli storici e dai memorialisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

L’Italia partecipa, come c’è dato di capire, a una guerra di dimensioni continentali quasi per gioco o per puro capriccio e per calcolo: la possibilità di sedersi da vincitore al tavolo della pace senza sparare un solo colpo di cannone. Su questa difficile alleanza di Paesi e d’uomini furono scritti numerosi libri o interi capitoli d’opere illustri. Penso al diario di Ciano il cui resoconto si rifà agli anni 1937/1943 (editore Rizzoli), alle memorie del Maresciallo Alexander (1940/45 – editore Garzanti) e a quelle di Win-ston Churchill (editore Mondadori) e alle attente analisi de-gli storici Jeans Petersen, Basil H. Liddel Hart, Alan John P. Taylor, Elisabeth Wiskemann, Grigore Gafencu e alle rievocazioni settoriali d’Ugoberto Alfassio Grimaldi, di Gherardo Bozzetti, di Silvio Bertoldi, d’Antonio Bragadin e di Mario Cervi e a queste elencazioni dovrei aggiungere molti altri autori e opere che, per ragioni di spazio, non cito.
In tutto questo fiume di scritti e di rievocazioni frammisti a passione e a un misurato equilibrio tipico dello storico, si analizzano fatti e circostanze, sentimenti e calcoli che hanno attraversato la mente degli uomini nel bene e nel male.
Un insieme d’accurati e dettagliati resoconti nell’intento di darci una spiegazione logica, anche cercando di cogliere le reazioni a “caldo”, forse irrazionali, contraddittorie e inspiegabili, dei comportamenti dei protagonisti, dei comprimari e della stessa opinione pubblica in senso lato.
Tutti costoro venivano a volte sospinti verso una condotta autolesionista di cui erano coscienti pur accettandone, diremmo fatalisticamente, le conseguenze. Proprio su quest’aspetto si cerca tuttora di pervenire a un chiarimento per intendere cosa può averci sospinti verso la più grande tragedia di tutti i tempi. In effetti, i momenti della storia che contrassegnarono quel tempo non erano impregnati solo dall’idea di conquista e di dominio, ma anche dal desiderio di forgiare un popolo, una razza, di renderla ad esempio luminosa per gli altri, per coloro che per ragioni geografiche e di natali ne erano estranei e potevano esserne solo degli stupiti osservatori.
Posso quindi soffermarmi all’idea del fascismo che si stava maturando nelle nostre coscienze partendo da particolari a volte insignificanti prima di cedere il passo al crepitio delle armi. Mi riferisco a una ben diversa guerra combattuta in Italia. S’incominciò con l’obbligo di dare il “voi” in luogo dell’odiato “lei” e si continuò a farlo per molte altre cose. Ricordo, ad esempio, che il mio primo libro alle elementari era corredato da tantissime fotografie di figli della lupa e di balilla. C’erano il re, il duce, il Papa e molte frasi elogiative sul fascismo e sui personaggi della storia che diventavano “tanti guerrieri che brandivano l’acciaio”. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia è il Paese con il parco ascensori più anziano in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

In Italia ci sono circa 462mila edifici con ascensore per cui si spendono ogni anno 525 milioni di euro in manutenzione con la Liguria che registra la spesa procapite più alta (15,7 euro/abitante). È quanto risulta da una analisi di thyssenkrupp Elevator Italia, azienda specializzata in ascensori e scale mobili. “L’ascensore – afferma Luigi Maggioni, amministratore delegato di thyssenkrupp Elevator Italia – è oggi il mezzo più usato al mondo: i 12 milioni di impianti esistenti sono usati da un miliardo di persone. E’ stato stimato che ogni anno in Italia si accumulano 11 milioni di ore di fuori servizio. Questo significa che un ascensore sta fermo per guasti mediamente 4 giorni e mezzo all’anno. Ecco perchè – continua Maggioni – il servizio di manutenzione predittiva e preventiva per gli ascensori può ridurre del 50% i tempi di fermo impianto. Collegando in rete tutti gli ascensori è possibile monitorare da remoto lo stato di salute e intervenire tempestivamente”.
Secondo l’analisi di thyssenkrupp elevator dopo la Liguria le regioni dove la spesa procapite in riparazioni è maggiore sono il Piemonte (11,8 euro/abitante) e il Lazio (10), seguite dalla Puglia (9,7) e dalla Lombardia (9,6). La manutenzione impatta in misura minore in Basilicata (5 euro/abitante), Veneto (5,5), Toscana e Calabria (entrambe 5,7).La media della spesa procapite italiana si aggira sugli 8,5 euro, una cifra data dal fatto che il parco ascensori italiano è il più vasto, ma anche il più “anziano” in Europa. Circa il 40% degli impianti in funzione ha più di 30 anni e oltre il 60% non è dotato di tecnologie moderne capaci di garantire un livello assoluto di sicurezza agli utenti. Gli impianti installati prima del 1999 non sono dotati delle moderne tecnologie in grado di garantire il livello di sicurezza minimo richiesto dagli standard Europei (Nuova Direttiva Ascensori 2014/33/UE). Si pensi ad esempio ai sistemi di chiamata d’emergenza, ai sistemi di chiusura delle porta automatiche e al livellamento tra pavimento e cabina.
Liguria, Piemonte e Abruzzo sono le prime tre regioni per presenza di ascensori in Italia. Secondo un’analisi di thyssenkrupp Elevator Italia, azienda specializzata in ascensori e scale mobili, in Liguria è presente un edificio con ascensore ogni 70 abitanti, in Piemonte uno ogni 106 e in Abruzzo uno ogni 109. La Lombardia è la regione con il maggior numero assoluto di ascensori, sono oltre 80mila gli edifici che ne hanno almeno uno.
thyssenkrupp Elevator Italia rileva che gli ascensori più vecchi si trovano in Puglia, con una media di quasi 19 anni di età. Hanno un’età media elevata anche in Valle d’Aosta (14 anni) e Veneto (13 anni). Le regioni dove thyssenkrupp Elevator Italia ha registrato il maggior numero di interventi di manutenzione sono la Puglia con 6 interventi in media per ascensore all’anno, Lazio e Toscana con 4.

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L’Italia di ieri e di oggi e con un futuro che tentenna

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

L’Italia sta dinanzi agli occhi del patriota o dello scettico, dell’apostolo o del Giuda, annebbiata dallo sconforto. E’ il Paese che non riesce più a identificarsi con i suoi abitanti. Siamo in questo modo tra due silenzi, il silenzio delle tombe e il silenzio delle stelle: e questa solennità la popoliamo della nostra discorde ed effimera loquacità.
I più non ricordano neppure, anzi non si accorgono, di quest’intima esistenza sacra e la contaminano nelle ambigue vicende giornaliere, sottomettendosi a ciò che trovano sulla terra. Non bisogna certo, con questo intendere, che nella vita occorra essere filosofi nel senso scolastico della parola, o credenti, o anche semplicemente idealisti e studiosi. No. Occorre avere soltanto una pratica coscienza del dovere, umile e disumana parola di magnificenza. In-somma proseguendo nei secoli, sempre più perdiamo il senso della sincerità della vita: l’artificio è misura. Ci reggiamo sui giochi di parole per mascherare l’assenza delle idee; ci aggiriamo sui falsi e contorti sentimenti come sui trampoli. La verità e la franchezza c’inducono ad affermare che l’unità d’Italia fu pagata con la moneta falsa delle promesse e degli inganni. Cavour a Plombiéres forza la mano a Napoleone III ventilandogli l’eventualità che se i mazziniani e i democratici italiani avessero preso l’iniziativa della guerra contro gli austriaci anche gli operai francesi sarebbero insorti contro Napoleone III e poi vi è, per la Francia, la possibilità di aprire ampi mercati in un’Italia unità sotto la bandiera sabauda, alias “cavourriana”. L’ingenuità, la profondità dell’ammirazione e della venerazione, ecco i sentimenti a noi conosciuti. Intanto la sincerità è, afferma Carlyle, la vera caratteristica dell’Eroe. Perciò non abbiamo più da qualche tempo degli eroi. Ne avremo? Maometto e Cristo, Dante e Goethe, Victor Hugo e Carlyle, Lutero e Cromwel, ecco i riassuntori di secoli titanici. Resta una speranza. Chi mai potrebbe negarla sia pure come ultimo gesto, ultimo respiro? La colomba nelle ore vespertine, tornava a Noè, portando un ramo d’olivo di virenti frondule, e Noè comprese che le acque sulla terra erano cessate, che si propagava l’impero della pace.
A messager, che porta olivo,
tragge la gente per udir novelle.
(Purgatorio)
Affinché si possa dire che è tornato:
Il dolce tempo che riscalda i colli
E che gli fa tornar di bianco in verde
Perché gli cuopre di fioretti e d’erba.
(Riccardo Alfonso)

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L’unità dell’Italia passa attraverso accesi conflitti economici

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

La stessa idea, infatti, di avere un’Italia unita non ebbe precise caratteristiche nazionalistiche, ma fu dettata da ragioni economiche. La nuova borghesia industriale lombarda voleva riscattarsi dalle vessazioni imposte dallo sfruttamento austriaco trasformando la lotta per l’evoluzione economica in lotta politica. Scrive a questo riguardo Rodolfo Morandi: “Essa promuoveva i suoi interessi economici al grado d’interessi generali della società italiana, cioè identificando questa società in se stessa, ne confondeva i valori e la somma dei bisogni nella propria bramosia di potere e di guadagno”. Questo “spirito capitalistico” trovò il suo elemento di forza prima nel mondo industriale lombardo e poi con borghesia industriale toscana ma su basi di potenza diversa per merito del granducato di Toscana e le sue leggi liberali tanto che gli uomini politici stranieri, come il principe Metternich o l’industriale inglese Riccardo Cobden, parlarono della Toscana come di uno stato miracolo. (Riccardo Alfonso)

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Giochi invernali 2026: In Italia per la cultura sportiva

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Il Prof. Franco Ascani, Coordinatore Scientifico del Master Universitario in “Sport Management, Marketing and Society – SMMS” dell’Università di Milano-Bicocca, unico italiano Membro della Commissione Cultura e Patrimonio Olimpico del CIO e Presidente della FICTS – Fédération Internationale Cinéma Télévision Sportifs, ha dichiarato oggi – dopo la decisione del Consiglio Nazionale del CONI – alle Agenzie di Stampa:“La scelta del CONI per la Candidatura per i Giochi Olimpici Invernali 2026, guidata dalla forza motrice del Presidente Malagò, costituirà un fattore di sviluppo e di slancio per lo sport italiano, con l’obiettivo di far crescere la cultura sportiva dell’Italia (che ne ha bisogno) con una positiva ricaduta economica sul territorio.Come sostenevo quando ero Segretario Generale del Comitato Milanolimpica 2000 oggi – come allora – “l’Italia ha capacità, uomini e mezzi” per essere sede dei Giochi (sarebbe la quarta volta).
Ora occorre operare “tutti insieme appassionatamente” (“We work together”) per analizzare soluzioni adatte a riportare in Italia il più affascinante evento di cultura ed educazione sportiva per i cittadini, con i giovani a fare da protagonisti.Il CONI propone al CIO una innovativa formula allargata sul territorio, lo “spezzatino” però dovrà valutare i costi per la sicurezza.Le sedi olimpiche nelle diverse realtà territoriali, potrebbero diventare le sedi ideali di significative attività culturali – “Londra 2012 docet” – connesse ai Giochi previste dalla Carta Olimpica.L’Italia, che dovrà confrontarsi con le altre candidature, può farcela se vorrà e se saprà “giocare bene le carte” utilizzando le qualificate risorse umane del settore presenti nel “primo Paese al mondo per patrimonio culturale, storico ed architettonico”.

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Soggetto giuridico: L’Italia deve guardare avanti e non indietro

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

L’epoca degli anni Novanta è ormai finita e il mondo del lavoro è radicalmente cambiato. Per riuscire a governare i nuovi cambiamenti serve un approccio diverso, ma anche la capacità di leggere ed interpretare le situazioni in un modo innovativo. Questo genere di capacità, è bene dirlo sin da ora, non si intravede affatto nel Decreto Dignità dell’esecutivo; anzi, questo provvedimento, semmai, denota solo ulteriore caos e confusione.Stando ai dati ufficiali, in Italia la percentuale dei contratti a tempo determinato è molto vicina a quella della media europea (15,5% e 16%), eppure nel Bel Paese c’è molta più instabilità e difficoltà nel reinserire delle professionalità nel mercato del lavoro. Questo contesto è figlio di numerose concause, ma ce n’è una in particolare a causare i danni maggiori, e cioè la totale assenza di una rete di protezione sociale che consenta a chi perde il lavoro o sta cercando di cambiarlo di non essere assorbito dal virus della disoccupazione cronica.La verità è che non serve cambiare per l’ennesima volta la struttura dei contratti o renderne più complesso l’utilizzo di alcuni (quelli a tempo determinato); serve semmai verificare e sperimentare misure che abbiano le finalità dell’assegno di ricollocazione e che guardino quindi a come tenere le persone nel mercato del lavoro. La stessa flessibilità, diversa dalla precarietà, non va percepita come un nemico, ma come un’occasione per creare un mercato snello e dinamico nel quale le professionalità siano valorizzate e non depresse. Di tutto questo però si parla poco e si continua invece a confrontarsi su basi ideologiche ormai fuori contesto. Il Paese ha bisogno di riforme radicali e coraggio, e non di continuare a giocare con le regole di un mondo che oramai non esiste più e che invece sarebbe bene lasciarsi alle spalle. (fonte: http://www.soggettogiuridico.it)

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