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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 63

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Tubercolosi in Italia: casi in aumento

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

In Italia 126 bambini sotto i 15 anni si sono ammalati di tubercolosi nel 2013, erano 184 nel 2009. Una riduzione che si è osservata inizialmente anche nella popolazione generale: i nuovi casi in un quinquennio (2009-2013) sono passati da 4.300 a 3.153, ma nel 2014 i casi registrati sono stati 3.680 e nel 2015 circa 3.769, con un crescente aumento di circa il 20% (dati Organizzazione Mondiale della Sanità). Il 60% delle notifiche riguarda cittadini stranieri. “In Europa, rispetto al resto del mondo, si registra una bassa mortalità pediatrica per questa malattia, pari al 2%, che arriva all’8% nei bambini con coinfezione tubercolosi/immuno-deficienza umana (HIV). Questo dato confortante è in relazione all’elevata percentuale dei pazienti pediatrici che ricevono un adeguato trattamento per la malattia e dei bambini sotto i 5 anni sottoposti a terapia preventiva quando entrano in contatto con persone infette – spiega la dott.ssa Laura Lancella dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, centro di riferimento per la cura di questa malattia -. I più piccoli presentano un’aumentata suscettibilità verso questa infezione in quanto il loro sistema immunitario non ha ancora completato il percorso maturativo. Il rischio di contrarre la tubercolosi per contatto con persone infette è del 43% nei bambini sotto i 12 mesi, del 24% nei bambini tra 1 e 5 anni e del 15% negli adolescenti”. Nel mondo, i nuovi casi di tubercolosi sono stati 9,6 milioni nel 2014 e 10,4 milioni nel 2015, di questi ultimi 1,2 milioni erano bambini. Il 60% dei malati è rappresentato dalla popolazione di sei Paesi (India, Indonesia, Cina, Nigeria, Pakistan e Sud Africa). Uno studio recentemente pubblicato su Lancet Infectious Diseases ha analizzato la mortalità per tubercolosi in 82.436 bambini da 0 a 14 anni in 3 diverse epoche: prima dell’introduzione di terapie specifiche (fino al 1946), tra il 1946 e il 1980 quando ancora non si trattavano tutti i bambini, e dopo questa data che ha visto l’introduzione dei farmaci antivirali contro l’HIV. Nel primo periodo, quello in cui non esistevano farmaci antitubercolari, la mortalità pediatrica era pari a circa il 22%: sotto i 5 anni raggiungeva il 44% rispetto al 15% nei bambini in età compresa tra 5 e 14 anni. L’analisi ha evidenziato una mortalità particolarmente elevata in caso di mancata diagnosi o di inadeguato trattamento dei piccoli, specialmente se residenti in aree endemiche per tubercolosi e HIV. “In presenza di altre infezioni come l’HIV, la mortalità è più elevata. È importante ricordare che il paziente pediatrico con tubercolosi è il cosiddetto ‘evento sentinella’ – conclude la dottoressa Lancella – che induce i medici a ricercare l’infezione tra coloro che si prendono cura del bambino. Quest’ultimo, infatti, non è quasi mai contagioso, è l’adulto che diffonde la malattia”.

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Migranti: dall’Italia a Trump

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

trump“Io sono per la Bossi-Fini, per bloccare il commercio criminale di esseri umani che si è fatto in questi anni con gli immigrati dal Nord Africa. Sono per il reato di clandestinità, sono perché l’Europa dia una risposta forte, perché l’Onu dia una risposta forte, perché non possiamo più accettare questi crimini e questa invasione”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Trump arriva dopo, Trump continua il muro di Obama. Si sta facendo tanto chiasso e tanto rumore su decisioni di Trump che erano programmi elettorali e che negli Stati Uniti sono stati validati dal popolo sovrano.Per quanto riguarda l’Italia basta invasione, si ritorni ad una piena applicazione della Bossi-Fini e si ritorni a fare accordi con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo affinché finisca questa tragedia e questa invasione. Tragedia per chi vede la propria gente finire in mare ed invasione per la nostra gente che si vede invasa dai clandestini, il tutto per favorire i mercanti di morte.
Basta a tutto questo. Si ritorni al governo Berlusconi, si ritorni alla Bossi-Fini, al blocco dei flussi, che tra l’altro pare che adesso anche la sinistra voglia con blocchi navali della costa Sud del Mediterraneo. Questa cosa noi la diciamo da anni”.

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Nuovo clima in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2017

climate_changeLa percezione mediatica di un’Italia assediata da freddo e neve contrasta con la realtà di ampi territori anche meridionali, colpiti dalla siccità: l’analisi è dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) che indica, come esempio, i roghi della Liguria, ma fiamme sono divampate anche in Lombardia e l’allarme incendi è stato lanciato in Veneto, dove le precipitazioni, nell’ultimo mese, sono calate del 97% e tutti i fiumi sono vicini ai minimi storici ad eccezione singolarmente del Po, che ancora gode delle precipitazioni cadute in Novembre sul Piemonte. E’ il primo esempio di una inusuale fotografia “a macchia di leopardo ” della situazione idrica del Paese, dove le nevicate dei giorni scorsi anche sul Centro-Nord hanno solamente lenito la “sete” dei terreni senza, però, apportare sostanziali benefici a deficitari bilanci idrici. Da questa situazione, però, si smarca il lago di Garda, l’unico dei grandi laghi settentrionali sopra la media stagionale, mentre i livelli degli altri (Maggiore, ma soprattutto Iseo e Como) sono largamente deficitari.
Simili anomalie si registrano anche nelle regioni centro-meridionali colpite dal forte maltempo: solo i bacini di Abruzzo e, in parte, di Puglia e Basilicata segnano importanti incrementi di risorsa idrica accumulata. In Sicilia, nonostante il maltempo che ha danneggiato gravemente l’agricoltura, i grandi invasi sono in sofferenza: l’invaso Garcia, sul fiume Belice Sinistro, contiene circa la metà dell’acqua presente lo scorso anno; il bacino Pozzillo, sul fiume Salso, che conteneva a dicembre 2015 oltre 42 milioni di metri cubi, ne sta trattenendo poco più di 6; disponibilità praticamente dimezzata anche nel lago Poma, sul fiume Iato. Ancora peggio va in Sardegna, dove la neve ha portato ristoro ai terreni, ma dove resta deficitaria la situazione di gran parte degli invasi. Particolarmente preoccupante è la situazione in Gallura dove, perdurando l’assenza di interventi strutturali, si preannuncia un’altra stagione con disponibilità irrigua insufficiente ed agricoltura penalizzata.
Secondo l’analisi di ANBI, i cambiamenti climatici stanno evidenziando il verificarsi di “bombe di neve”, che cadono copiosamente su un territorio limitato, creando danni e disagi, ma non apportano sostanziali benefici idrici, che altresì sarebbero garantiti dalle nevicate montane, invece carenti.
“La situazione è preoccupante, ma non ancora grave – commenta Francesco Vincenzi, Presidente ANBI – Attualmente la campagna riposa e c’è ancora tempo, affinchè le riserve idriche si arricchiscano. Certo, ci troviamo davanti al ripetersi di condizioni climatiche finora inconsuete, di cui dobbiamo prendere atto, perseguendo il diffondersi di una cultura del risparmio e della massima efficienza nell’utilizzo dell’acqua, denominatore comune del nuovo Piano Irriguo Nazionale in fase di avvio. Sperando naturalmente che le auspicate precipitazioni delle prossime settimane non siano violente, perché i terreni aridi, come oggi in gran parte d’Italia, aumentano il rischio di criticità idrogeologiche.”

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Sono 85 mila i morti l’anno in Italia a causa dell’inquinamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2017

università milano bicoccaSi svolgerà a Milano il 27 e 28 gennaio 2017 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, in Via Festa del Perdono, 7 il congresso dal titolo “RespiraMI – Air pollution and our health”, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. L’inquinamento provoca ogni anno in Europa quasi mezzo milione di morti, 85 mila soltanto in Italia. I principali organi colpiti dall’inquinamento sono i polmoni, il cuore e l’apparato circolatorio, aumentando drammaticamente le malattie respiratorie e cardiovascolari. Dati recenti però dimostrano che i danni alla salute provocati dall’inquinamento sono più vasti, a cominciare dai tumori, ma anche per altre patologie che interessano lo sviluppo cognitivo soprattutto nei bambini e nei feti durante la gravidanza, oppure per quelle neurodegenerative negli anziani. L’obiettivo di questo incontro internazionale è di condividere le novità relative agli effetti dell’inquinamento, soprattutto per quanto riguarda le azioni per combatterlo in diverse aree critiche del mondo, come la Cina, l’Europa dell’Est e la Lombardia. Specialisti italiani e provenienti da diverse parti del mondo porteranno i propri contributi, anche alla luce delle strategie suggerite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Sanità: oggi Grecia, domani Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

sanitadi Helena Smith. L’austerità portata avanti da Alexis Tsipras ha trasformato gli ospedali in “zone a rischio”, dicono i medici, e molti temono che il peggio debba ancora arrivare.La crescita dei tassi di mortalità, l’aumento delle infezioni potenzialmente letali e la scarsità di personale e di apparecchiature mediche stanno paralizzando il sistema sanitario greco, mentre l’ostinato perseguimento dell’austerità colpisce la fasce più deboli della popolazione del paese.I dati e gli aneddoti, riportati da medici e sindacati, suggeriscono che il paese più problematico della Ue si trovi al collasso della sanità pubblica. “In nome di obiettivi fiscali molto duri, stanno morendo persone che altrimenti potrebbero sopravvivere”, ha detto Michalis Giannakos, capo della Federazione Panellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici. “I nostri ospedali stanno diventando zone a rischio“.I dati recentemente pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie rivelano che circa il 10 percento dei pazienti ospedalizzati in Grecia sono a rischio di contrarre infezioni potenzialmente letali, e ci sono già 3.000 morti attribuiti a questo problema.Il tasso di incidenza è drammaticamente alto soprattutto nelle unità di terapia intensiva e nei reparti neonatali. Sebbene i dati si riferiscano ad epidemie avvenute tra il 2011 e il 2012 – essendo i dati disponibili più recenti – Giannakos dice che da allora il problema si è solo aggravato.Come anche altri medici che hanno lavorato nel sistema sanitario nazionale greco da quando è stato istituito, nel 1983, il capo del sindacato attribuisce la responsabilità di questa situazione alla mancanza di personale, all’inadeguatezza delle misure igieniche e all’assenza di prodotti per la pulizia. I tagli sono stati aggravati da un uso eccessivo di antibiotici, ha detto. Non c’è altro settore dell’economia greca che sia stato colpito in modo così duro. Sovradimensionato, spendaccione e corrotto, secondo molte persone il sistema sanitario era indicativo di tutto ciò che non funzionava nel paese e, di conseguenza, si riteneva che avesse assoluto bisogno di riforme.Riconoscendo le carenze, lo scorso mese il governo ha annunciato di avere un piano per assumere 8.000 tra medici e infermieri nel 2017.In base ai dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), dal 2009 a oggi la spesa pro capite per la sanità pubblica è stata tagliata di circa un terzo – cioè per un totale di oltre 5 miliardi di euro. Dal 2014 è scesa al 4,7 percento del PIL, dal 9,9 percento che era prima della crisi. I tagli hanno causato 25.000 licenziamenti di personale, e le forniture sono diventate così scarse che gli ospedali si trovano spesso senza medicine, guanti, garze e lenzuola.All’inizio di dicembre Giannakos, che è infermiere, ha guidato una marcia di protesta, che è partita dal sudicio edificio che ospita il ministero della sanità, ed è arrivata a destinazione davanti all’ufficio in stile neoclassico del primo ministro Alexis Tsipras. Di fronte al ministero i tecnici ospedalieri hanno posto dei blocchi di cemento a cui hanno appeso un cartellone con la scritta “Il ministero si è trasferito a Bruxelles“.Poche altre economie occidentali avanzate hanno messo in atto aggiustamenti fiscali pesanti come quelli greci. Nei sei anni da quando ha ricevuto il primo dei tre bailout (per evitare la bancarotta) a oggi, il paese ha attuato misure draconiane per stringere la cinghia in cambio di oltre 300 miliardi di euro di prestiti di emergenza. La perdita di oltre il 25 percento del prodotto nazionale – e una recessione che ha spinto sempre più persone a ricorrere all’assistenza sanitaria di base – ha aggravato gli effetti corrosivi dei tagli che, nel caso degli ospedali pubblici, sono stati spesso tanto profondi quanto indiscriminati.Le pressioni per soddisfare gli obiettivi di bilancio imposti dai creditori hanno fatto sì che nel solo 2016 la spesa in questo settore sia diminuita di 350 milioni di euro, e questo sotto l’amministrazione di Syriza, il partito di sinistra che un tempo si batteva contro l’austerità; così ha detto Giannakos citando i dati del governo.Più di 2,5 milioni di greci non hanno più alcuna copertura sanitaria. La carenza di pezzi di ricambio è tale che macchinari e altre complesse apparecchiature diagnostiche risultano sempre più difettosi. Nella maggior parte degli ospedali non vengono più fatti nemmeno i più basilari esami del sangue, perché i fondi per i laboratori sono ormai esauriti. I tagli agli stipendi hanno abbattuto ulteriormente il morale, già basso.
Piccoli atti di eroismo hanno contribuito a mantenere il piedi il sistema: medici e infermieri che lavorano fuori orario, donatori e filantropi che contribuiscono. (fonte: blog beppe grillo) (foto: sanità)

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L’Italia che cresce guarda a Nord Est

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

staffcUn anno all’insegna della crescita. AGS, azienda che opera nella subfornitura avanzata per i settori dell’elettronica e dell’elettromeccanica, ha chiuso il 2016 con un +25%; un risultato in linea con gli obiettivi e che, dopo il +30% del 2015, fa della piccola realtà con sede a Rosà (Vi) e Udine un modello di crescita e un punto di riferimento a livello internazionale. «La crescita aziendale è stata lenta ma progressiva. Da quando nel 2004 abbiamo dato vita ad AGS abbiamo posto attenzione allo sviluppo di una struttura che potesse essere solida e in grado di recepire tutte le richieste del mercato», precisa Denis Vigo, amministratore e fondatore di AGS insieme con Renato Comelli.Il successo però è nella filosofia imprenditoriale basata su tre principi: «Innanzitutto, una mente tutta italiana che opera in tutto il mondo con estrema capillarità e velocità. Produciamo principalmente in Cina, dove del resto viene prodotto l’80% delle schede elettroniche mondiali. A questo però abbiniamo una gestione tutta italiana: la sede centrale è in Italia, qui viene fatta la progettazione e lo sviluppo, mentre il controllo qualità viene effettuato direttamente presso le sedi dei nostri fornitori direttamente dal nostro personale». Non certo secondo, il rinnovato rapporto cliente – fornitore nell’ottica della condivisione di un progetto. Spiega: «La nostra scelta strategica è stata quella di lavorare con clienti sani e solvibili e di abbandonare quelli poco referenziati nel settore del credito. Sul fronte opposto, i clienti hanno capito l’importanza di affidarsi ad un fornitore non solamente competitivo sotto il profilo dei prezzi, ma soprattutto forte, caratterizzato una solida struttura finanziaria e capace di fornire soluzioni globali. Così si costruisce insieme il business». Terzo, uno sviluppo a 360 gradi. «L’incremento del fatturato è andato di pari passo con gli investimenti sul personale. Così l’azienda cresce, ma cresce anche il suo know-how e la sua cultura interna. Ben cinque i nuovi ingressi nel 2016, tra le sedi di Rosà e di Udine e il nostro ufficio di rappresentanza in Cina, che hanno portato l’organico a 15 persone più una decina di collaboratori esterni».
I due i settori di operatività dell’azienda – la divisione dedicata al mondo delle schede elettroniche – PCB – e delle tastiere e quella per gli stampi a iniezione e lo stampaggio di materiale plastico – hanno visto un grande sviluppo. «Nel 2016 i maggiori impulsi sono arrivati dal settore lighting perché la produzione di led coniuga l’elettronica alla meccanica e dal mercato dell’automotive e domotica della casa – aggiunge l’amministratore di AGS -. Nel complesso, tutti i settori sono cresciuti portando il fatturato a oltre 7 milioni di euro». Il mercato di riferimento per AGS è prevalentemente l’Europa con prevalenza per Italia, Svizzera e Paesi dell’est quali Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Bulgaria «che rappresentano delle realtà interessanti per il nostro settore», precisa Vigo. «Ci stiamo aprendo in modo significativo verso la Germania e gli Stati Uniti». Oggi AGS può definirsi una realtà matura. «Abbiamo fatto vedere che siamo un team giovane con una struttura solida. Se fino a qualche anno fa i principali player internazionali ci guardavano con curiosità, oggi si avvicinano ad AGS con l’intento di una conoscenza più approfondita». Sono ottime premesse per guardare al 2017 con fiducia. Conclude Vigo: «Per dare nuovo impulso al cammino di crescita stiamo già lavorando per un nuovo assetto aziendale e potenziare la nostra rete internazionale».AGS srl – Fondata nel 2004 da Denis Vigo e Renato Comelli, opera in tutto il mondo con due divisioni: da una parte circuiti stampati (PCB) e tastiere, dall’altra stampi ad iniezione e stampaggio di materiale plastico. AGS si pone come partner globale in grado di seguire il cliente dalla progettazione alla logistica, dalla consulenza in fase di progettazione alla consegna del prodotto finito e tracciabilità dello stesso, gestendo offerte, documenti tecnici, controllo qualità e organizzazione logistica. Alle sedi italiane di Rosà (Vi) e Udine si aggiungono gli uffici esteri in Cina, Brasile, USA, Europa. http://www.ags-one.com (foto: staffc)

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“L’Italia potrebbe uscire dalla zona euro”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2017

euro-areaA sostenerlo a 15 anni dall’addio alla lira non è un politico bensì il presidente dell’istituto tedesco di ricerca economica (Ifo) Clemens Fuest. Secondo il presidente dell’istituto tedesco di ricerca economica l’eventualità non è così remota. In 15 anni molti rincari. In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco “Tagesspiegel”, Fuest ha rimarcato come a partire dal 2000 la qualità di vita in Italia sia rimasta immutata. “Se non dovessero esserci dei cambiamenti, gli italiani finiranno per dire di non voler più far parte dell’eurozona”. Fuest ha pure aggiunto che se il Parlamento tedesco dovesse dare luce verde a un piano di aiuti finanziari all’Italia, farebbe pesare sui contribuenti germanici dei rischi “dei quali ignora l’esistenza e che non sarebbe in grado di controllare”. “I deputati non dovrebbero dare il via libera a un simile piano, ha ammonito. In questo momento l’Italia non ha chiesto nessun piano di salvataggio all’Europa”. Intanto i dati del NENS (Nuova Economia Nuova Società, la fondazione che fa capo a Pierluigi Bersani) hanno fornito un termine di paragone fra i prezzi attuali e quelli di 15 anni fa. Il caffè al bar è passato da 900 lire a 90 centesimi, la pizza margherita da 6’500 lire (3,36 a euro) agli attuali 7,5 euro. Un rincaro del 123%. Ma la lista dei rialzi è lunga. Per l’elettricità, nel 2002 si spendevano 647mila lire (circa 334 euro), mentre oggi si parla di una spesa di 498 euro (+50% circa). Il gas ha avuto un rincaro del 16%, la benzina è passata da circa 2’000 lire per un litro agli 1,5 euro attuali (+45%). Un’eventualità, questa, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, molto dibattuta negli scorsi anni in particolare da quelle forze politiche più “euroscettiche”. Un bene per l’Italia.

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I “veri” problemi dell’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

di-battistadi Alessandro Di Battista Renzi, Alfano, Verdini e Boschi hanno bloccato il Parlamento con queste riforme costituzionali dannose e bocciate dalla stragrande maggioranza degli italiani. Hanno fallito e devono andare a casa. Il M5S non intende bivaccare mesi su mesi alla ricerca di una quadra con i partiti politici responsabili dei disastri in Italia. Non ne possiamo più. Li conosciamo ormai. Gli interessano due cose: la prima è soddisfare i poteri di cui sono prestanome. Ed ecco spiegate le leggi pro-petrolieri, i decreti salva-ILVA, le norme a favore delle banche etc, etc. La seconda è ostacolare in ogni modo il M5S. Per riuscirci hanno rieletto lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (mai successo nella storia d’Italia); il PD, un partito che viene da Berlinguer, ha fatto governi con Berlusconi, Monti, Alfano e Verdini; hanno pugnalato Letta perché debole e messo Renzi perchè credevano che ci avrebbe contrastato (e si è dimesso anche lui); hanno fatto ignobili forzature dei regolamenti; hanno applicato la ghigliottina per fermarci; poi hanno fatto una legge elettorale contro il M5S e adesso che si sono resi conto che non ci sfavorirebbe come pensavano vogliono correre ai ripari. Ripeto, noi li conosciamo. Non gli interessa fare una legge elettorale migliore per i cittadini, gli interessa un “anticinquestellum”, una legge elettorale contro il Movimento. E noi che cosa dovremmo fare? Sederci al tavolo con questi “ladri di democrazia”? Aprire una trattativa con questi bari? Non esiste! Noi vogliamo occuparci dei problemi reali, vogliamo un reddito di cittadinanza e vogliamo sostenere le piccole e medie imprese. Vogliamo una vera legge anti-corruzione e una vera abolizione di Equitalia. Non ci faremo trascinare in estenuanti trattative sulla legge elettorale. Il Paese è stufo. Per noi l’Italicum, la legge elettorale che loro si sono votati, ha dei profili di incostituzionalità (se fosse così chi l’ha votata dovrebbe vergognarsi e sparire dalla scena politica). A ogni modo ce lo dirà la Corte Costituzionale. Una volta che si sarà pronunciata andremo al voto con quella legge corretta, sia alla Camera che al Senato. Punto. E, finalmente, il Popolo italiano deciderà chi dovrà governare il Paese. Perché dopo Monti, Letta e Renzi, non ne possiamo più di governi scelti altrove. Ci vediamo in piazza, molto presto. Non vediamo l’ora! (fonte: blog di grillo)

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Cresce in Italia la richiesta di Wedding Planner: gli italiani i meno cari d’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

weddingCrescono le richieste dei Wedding Planner, ovvero gli organizzatori di matrimonio, nel nostro paese. È l’Italia infatti la nazione europea con le maggiori richieste di questa figura professionale ed è dell’Italia il primato dei planner meno cari d’Europa, grazie ad una capacità organizzativa in grado di renderli molto competitivi. Secondo i dati raccolti nell’ultimo semestre da JustPRO.it, piattaforma online che permette di cercare un professionista per le più diverse esigenze, malgrado il numero di matrimoni sia in calo negli ultimi anni, il servizio di Wedding Planner sta conquistando sempre più coppie, soprattutto nel centro e sud Italia. Campania, Puglia e Sicilia confermano la loro tradizione dei matrimoni in chiave più moderna con il supporto del Wedding Planner. Una buona opportunità di lavoro per coloro che decidono di intraprendere la carriera in un settore dove i matrimoni sono ancora oltre 194.000 all’anno e dove il numero di professionisti qualificati non supera le 1.000 unità. Ma come e quanto guadagna un Wedding Planner? Il professionista del wedding, che si occupa di pianificare e coordinare tutte le fasi e gli aspetti per organizzare un matrimonio, viene remunerato in funzione di una percentuale sul costo totale dell’evento o in base ad un prezzo fisso precedentemente concordato per la consulenza. Dall’analisi che JustPRO ha condotto emerge che i Wedding Planner italiani sono i più economici d’ Europa: in Inghilterra per avere a disposizione una buona Wedding Planner bisogna prevedere da un 15% ad un 20% sul costo complessivo, 18% in Svizzera, 17% in Germania, tra un 12 e un 15 % in Francia e tra un 10 e 12 % per assicurarsi la consulenza di un ottimo Wedding Planner in Italia. Secondo Ivan Laffranchi, Ceo di JustPRO “l’attività professionale di wedding planner è una grande opportunità di lavoro, sia per operare sul mercato italiano ma anche per coloro che sono interessati a sviluppare la professione sui paesi dell’Est come Romania, Polonia, Croazia e Ungheria dove il numero di matrimoni per numero di abitanti è molto più elevato che nel nostro Paese, ma attenzione alla professionalità che in Italia è molto alta, prima di presentarsi sul mercato è indispensabile seguire corsi e master perché improvvisarsi può costare caro”. Dalla ricerca emerge inoltre che oltre a Wedding Planner specializzati in temi specifici, come per le comunità straniere come quella cinese e specializzati in consulenza a coppie omosessuali, da pochi mesi sono nati i WPV ovvero i Wedding Planner Virtuali che assistono le future coppie esclusivamente online utilizzando chat e telefono, abbattendo così costi di trasferimento e rendendo potenzialmente il servizio esportabile ovunque. Justpro.it è un marketplace online interamente sviluppato in Italia che mette in contatto professionisti con utenti interessati a ricevere fino a 3 consulenze e preventivi gratuiti. La piattaforma è usata dai professionisti i cerca di un canale di comunicazione che permette di entrare in contatto con potenziali clienti. (foto: wedding)

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In Italia 4 milioni di depressi

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

pirellone-milanoMilano. E’ una patologia che colpisce sempre più persone nel mondo, soprattutto le donne, perfino i bambini. E’ la depressione, una vera e propria “crisi globale”, come è stata definita da Claudio Mencacci, presidente SIP (Società italiana di Psichiatria) nell’intervento che ha svolto al XXXVII Congresso nazionale di SIFO, la Società Italiana di farmacia ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle aziende sanitarie, che si è concluso ieri al Mi.Co di Milano. “Si tratta- spiega il professor Mencacci- di una patologia che ha assunto una dimensione epidemica: 350 milioni nel mondo, oltre 30 milioni nell’Europa a 28 Stati, e oltre 4 milioni nel nostro Paese”. E si tratta, comunque, di stime prudenti. La Lombardia, purtroppo, non si esime da questo fenomeno: “Va riconosciuto alla Regione Lombardia di essere stata una delle prime Regioni ad aver fatto, oltre 20 anni fa, un’indagine sui suoi cittadini in cura”. Le stime parlano di una cifra “tra le 550 e 600 mila persone come prevalenza annuale. Questa condizione trova anche un suo riscontro nella dimensione della città metropolitana di Milano” dove si registrano “225 mila, 250 mila persone affette”, mentre “per la città di Milano vengono calcolate tra le 77 mila e 84 mila persone”. Certo, sottolinea Mencacci, “le aree urbane possono avere motivi supplementari” per cui si sviluppa questa patologia, “legati non solo agli stimoli luminosi, sonori e alla maggiore facilità di stili di vita meno salubri”. Per esempio, quel lo dei disturbi del sonno è un tema “sul quale come Società scientifica di psichiatria siamo molto attenti”.
Intanto le statistiche generali dicono che un paziente su tre si cura. Questo, spiega Mencacci, “perché pesano ancora i sentimenti di vergogna, di stigma, di isolamento della persona stessa che soffre di depressione, e del contesto non solo dell’individuo, che tende a costruirsi un isolamento sociale, ma anche delle persone, familiari, amici che a loro volta risentono di questo atteggiamento di isolamento. La nostra azione come società scientifica è di avvicinare le persone alle cure, lanciando un messaggio: tutte le depressioni sono curabili, molte sono guaribili”. Dunque, solo un depresso su tre si cura. Ma se si curassero tutti il sistema non sarebbe più sostenibile? E’ assolutamente convinto del contrario Americo Cicchetti, direttore di Altems, l’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari. Proprio secondo uno studio fatto da Altems, “è chiaro che trattare più persone significa mettere in campo più risorse per il sistema sanitario, quindi più operatori, più medici, più farmaci da acquistare sul mercato. Ma la nostra analisi ha mostrato che l’impatto più grosso della depressione sotto il profilo economico non è tanto quello del costo sanitario, quanto sulla società e sui costi per la società. La persona depressa e che non si cura è portata a fare più assenze dal lavoro. In genere si tratta di persone giovani, la depressione non è la malattia dell’anziano”. Quindi si parla uomini e donne, teoricamente, nel pieno della loro produttività. Oltre all’assenza vera e propria dal lavoro, prosegue Cicchetti, “c’è un problema forte del cosiddetto ‘presenteismo’ , ovvero la perdita di produttività sul lavoro”. In poche parole, “vai al lavoro, ma la tua produttività è bassa”, perché i pensieri sono altrove. E questo “non è un problema solo per l’impresa, ma per il sistema in generale perché maggiore produttività vuol dire maggiore generazione di ricchezza nel complesso”. Quindi, conclude Cicchetti, “se da un lato curare un maggior numero di persone vuol dire spendere più soldi per i farmaci o per gli ospedali, dall’altro vuol dire creare nuove risorse perché aumenta la produttività sul lavoro. Oltre che il valore intrinseco che ha il tirare fuori una persona dalla depressione”. Nel percorso che deve attraversare il depresso un ruolo fondamentale è affidato a chi gli sta più vicino. “Le famiglie- dice Maria Grazia Cattaneo, presidente del XXXVII Congresso SIFO- non possono che essere attente osservatrici dei casi di depressione che si presentassero al loro interno e promotrici, in modo tempestivo, dell’intervento medico e specialistico per la migliore diagnosi e presa in carico della persona depressa”.

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A Renzi non interessa l’Italia vuole solo potere

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

Palazzo chigi1“Renzi ha fatto approvare la schiforma costituzionale di notte, da solo. Ha imposto la legge elettorale con 3 fiducie alla Camera. Ha usato la violenza per imporre al Parlamento e al Paese questo suo abominevole disegno di potere. Vuole creare un Senato rosso per bloccare qualsiasi altro governo possa arrivare dopo di lui. Il caos totale. Fuori da ogni logica. A Renzi non interessa dell’Italia, vuole solo potere, a costo di creare un Paese ingovernabile”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a una manifestazione per il No al referendum, a Marghera (Venezia).“A Renzi non importa nulla della riforma, vuole solo il combinato disposto con l’Italicum per state al governo e rottamare la nostra democrazia. Io non ho mai avuto paura negli ultimi anni, né con Letta, né con Monti, si battagliava ma c’era la democrazia. Adesso non è così. Renzi si comporta come un dittatorello sudamericano. Viene in Parlamento e insulta le opposizioni, una cosa mai accaduta. Sì è preso la Rai, sì è preso tutti i telegiornali, questo è regime.
Renzi non ha mai lavorato in vita sua, ha fatto sempre politica, la casta è lui… Non ha mai fatto nulla e si è fatto assumere dal padre nell’azienda di famiglia prima di diventare presidente della Provincia di Firenze per avere i contributi figurativi.Risparmi? Non si fanno le riforme della Costituzione per risparmiare. Allora, già che ci siamo togliamo la Camera, togliamo la presidenza della Repubblica, togliamo la Corte costituzionale, togliamo Palazzo Chigi, togliamo tutto. E che ci resta? Banca Etruria”.

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Crescita degli investimenti esteri in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

bilancia pagamentiL’Avv. Stefano Bucci socio dello studio legale Origoni, Grippo, Cappelli & Partners ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Con il finire del 2016 è tempo di bilanci anche per il mercato degli investimenti di private equity nel nostro paese. E stato un anno positivo” E soggiunge: “L’anno che si va a chiudere, nonostante la crisi, è stato un anno positivo e che ha visto acquisizioni importanti come il passaggio di due grandi realtà assicurative come la Ergo e la Old Mutual Whealty Italy nel fondo Cinven , senza contare la presenza del Gruppo Uniqa nel mercato. “Il cambio di padrone in RCS , la cessione del Milan ai cinesi , la cessione agli inglesi del Gruppo Optima , leader della produzione dei gelati”. Tutti segnali che il made in Italy è sempre forte e che c’è interesse per gli investitori stranieri nel nostro paese”. “Un trend positive che dovrebbe confermarsi anche per il 2017”.

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Dal fronte del No: Il centro-destra per il futuro dell’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

referendumDopo il referendum del 4 dicembre, dopo la vittoria del No, il centrodestra ha l’obbligo di trovare una sintesi, ha l’obbligo di sedersi intorno a un tavolo, ha l’obbligo di lavorare a un soggetto politico unitario per presentarsi alle prossime politiche come forza di governo. Il documento sottoscritto il 28 settembre a Milano da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni è un accordo per il futuro del Paese, per il rilancio del centrodestra unito di governo, per una prospettiva che rappresenti un’alternativa reale e credibile al Partito democratico e a Matteo Renzi”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Un accordo, quello del 28 settembre, così riassumibile:
Un forte impegno del centrodestra unito nella battaglia contro la falsa riforma costituzionale. La vittoria del No creerà le condizioni perché si possa parlare di riforme vere: presidenzialismo; vincolo di mandato; dimezzamento costi e numero dei parlamentari. Dopo la vittoria del No nessun sostegno parlamentare ad un esecutivo che non abbia la fiducia dei cittadini. Le tre forze politiche del centro-destra, si impegnavano infine, a intensificare il lavoro di elaborazione del programma, mettendo al centro: la diminuzione delle imposte sulla famiglia e altre politiche di sostegno al nucleo fondante della nostra società; una grande riforma fiscale basata sulla flat-tax, con un limite in Costituzione alla pressione fiscale in rapporto al Pil; un impegno rigoroso per la sicurezza che risponda alle legittime paure dei cittadini; una più forte e più organica politica di contrasto all’immigrazione clandestina e ai rischi di infiltrazioni terroristiche.
Adesso a questi contenuti si è aggiunta una nuova necessità. Quella di lavorare, a partire dal 5 dicembre, ad un nuovo soggetto politico unitario del centrodestra di governo, che nasca dal basso, attraverso il coinvolgimento dei territori e con una costituente, e che abbia come obiettivo ultimo quello di proporsi alla guida del Paese. Un soggetto unitario nel quale far convergere, oltre a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, tutte le anime e tutte le sensibilità che si riconoscono nel No al referendum e che condividono valori e ideali della nostra area politica”, conclude Brunetta.

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Influenza in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

img_0319L’influenza stagionale colpirà quest’anno 5 milioni di italiani. Da metà ottobre 260.000 italiani hanno contratto la malattia e altri 850.000 da sindromi respiratorie acute. Se non ci saranno variazioni significative il picco dell’infezione è previsto per la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. C’è ancora tempo: i medici di famiglia lanciano un appello perché tutti i cittadini si vaccinino contro una patologia che ogni anno provoca una media di 8.000 decessi. E lo fanno in apertura dal 33° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) che comincia oggi a Firenze. L’evento, dal titolo “Ritorno al Futuro: nuove generazioni, nuove idee e nuove cure per le Cure Primarie del nostro Paese”, vede quest’anno la partecipazione di oltre 3.000 camici bianchi da tutta la Penisola. “La vaccinazione deve essere rivolta a tutti perché più i cittadini si vaccinano maggiore è la protezione generale – afferma il dott. Claudio Cricelli Presidente Nazionale SIMG -. Questo si chiama “effetto gregge” che ci consente di contenere la diffusione del virus, di salvaguardare la salute, soprattutto delle categorie a rischio, e ridurre i costi indiretti, quantificabili in 1,6 miliardi ogni stagione influenzale. Ovviamente, devono immunizzarsi i cittadini affetti da patologie croniche, cardiovascolari e respiratorie, anziani, bambini, donne in gravidanza. Per queste persone il vaccino è gratuito e basta recarsi al più presto dal proprio medico di famiglia. Tutti gli altri possono acquistarlo in farmacia”. “Purtroppo i tassi di vaccinazione nel nostro Paese sono in costante diminuzione – aggiunge il dott. Ovidio Brignoli Vice Presidente Nazionale SIMG -. E’ un dato preoccupante che deve far riflettere tutti. Noi medici di famiglia siamo quelli più a stretto contatto con i cittadini e quindi dobbiamo incentivare il più possibile il ricorso all’immunizzazione. E dobbiamo dare per primi il buon esempio vaccinandoci. Tuttavia solo il 7% dei medici si protegge, un dato decisamente troppo basso. Ci auguriamo che quest’anno ci sia un incremento delle vaccinazioni anche per gli operatori sanitari”. In Italia funziona la rete nazionale Influnet composta da oltre 1.000 medici di medicina generale e pediatri coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità – conclude il dott. Aurelio Sessa responsabile SIMG del settore -. Questi operatori effettuano una sorveglianza epidemiologica e virologica settimanale che monitorizza in tempo reale l’andamento dell’influenza su tutto il territorio nazionale. Da metà ottobre a fine aprile di ogni anno. Questa rete è coordinata anche a livello europeo con altri 24mila medici sentinella perché l’influenza, insieme a AIDS e tubercolosi, è fra le patologie che devono essere costantemente sorvegliate come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

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Coperture vaccinali pediatriche

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

vaccinazioniSono in calo anche in Italia e questo è un dato di fatto: secondo quanto diffuso dal Ministero della Salute, la copertura media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse ed Haemophilus influenzae si è arrestata al 93,4% (rispetto al 94,7% nel 2014 o al 95,7% nel 2013), mentre quella per morbillo e rosolia è scesa addirittura dal 90,4% nel 2013 all’85,3% nel 2015.
E di vaccinazioni e della loro importanza, si discute oggi a Milano al corso “Vaccinazioni: i miti irrazionali e la realtà scientifica” rivolto a pediatri di famiglia e specialisti in pediatria, igienisti, infettivologi e assistenti sanitari e promosso da WAidid, con l’obiettivo di diffondere una comunicazione efficace per spiegare l’importanza delle vaccinazioni, per superare le resistenze delle famiglie contrarie ai vaccini e per affrontare le problematiche medico-legali legate ad esse e alla gestione dei casi clinici complessi.
Perché si deve continuare a vaccinare?
Perché le vaccinazioni sono il modo più sicuro per non ammalarsi e per non diffondere ad altri una malattia. È importante continuare a vaccinare i propri bambini, seguendo il piano vaccinale proposto nel proprio Paese e all’interno della propria regione e chiedendo consiglio al pediatra per qualsiasi dubbio.
“Non si può più pensare – interviene Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità – “io non vaccino mio figlio, ci pensino pure gli altri”, perché ogni persona non immunizzata può contribuire a diffondere una malattia”.
Come si può comunicare l’importanza delle vaccinazioni rassicurando genitori e famiglie?
Il cosiddetto “triangolo pediatrico”, i cui vertici, distanti ma comunicanti, sono occupati rispettivamente da pediatra, genitori e bambino/adolescente, rappresenta un modello fondamentale per cogliere la complessità della comunicazione e della relazione di cura in questo ambito. I medici e gli operatori sanitari svolgono un ruolo fondamentale nello stabilire e mantenere un impegno costante nella comunicazione sui vaccini, tenendo alta la fiducia nelle vaccinazioni, fornendo ai genitori materiale didattico, mostrandosi a disposizione per rispondere alle loro domande,
“Gli aspetti tecnico-informativi – aggiungono Chiara Fioretti e Paola Arnaboldi, Istituto Europeo di Oncologia, Milano – che rappresentano la base fondante degli interventi sanitari di prevenzione legati alle vaccinazioni vanno necessariamente integrati con strumenti comunicativi efficaci quali l’accoglienza e il rispecchiamento del genitore in quanto persona portatrice di “mappe concettuali” ben definite all’interno delle quali, spesso, gli aspetti emotivi fanno da padrone. L’impiego di tecniche formative di natura esperienziale rappresenta, quindi, la scelta più adeguata in questo contesto proprio perché consente al personale sanitario che opera in quest’area ed in particolare ai pediatri di famiglia di sviluppare modalità comunicative sempre più adeguate e in grado di aderire alle caratteristiche di ogni singola, specifica situazione”.
E il web, che ruolo ha nella comunicazione sulle vaccinazioni?
Oggi Internet ha un ruolo molto importante nella diffusione e nella ricerca di notizie, soprattutto nel campo della medicina e della salute. “Ma in rete circola di tutto – precisa Giorgio Conforti, pediatra e membro della Federazione Italiana Medici Pediatri FIMP – perché la parola del medico sul web è uguale a quella di chiunque. Questa è una nuova sfida anche per noi medici. E’ fondamentale, quindi, che i genitori che si rivolgono alla rete per cercare risposte ai loro dubbi si affidino sempre a fonti ufficiali come siti istituzionali, specializzati o scientifici, altrimenti il rischio è quello di ottenere informazioni non corrette o addirittura fuorvianti e pericolose”.

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Spesa farmaceutica in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

psicofarmaciIn costante aumento e sempre più difficile da contenere: la spesa farmaceutica in Italia è una delle voci che più incidono sul fondo sanitario. Il consumo di farmaci cresce e grazie all’innovazione sono disponibili sempre più medicinali e dispositivi ad alto costo. SIFO, Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali delle aziende sanitarie, farà il punto su questo tema durante il suo congresso nazionale, quest’anno giunto alla XXXVII edizione, che si svolge a Milano dall’1 al 4 dicembre, dal titolo oneroso ma obbligato:”Facciamo quadrato per la salute di tutti: Persona, Istituzioni, Professionisti, Tecnologie.” CHI SONO I FARMACISTI DI SIFO – Sono loro che si impegnano a far quadrare i conti del Servizio sanitario nazionale e cercare di unire qualità e risparmio. Negli ospedali i farmacisti sono coinvolti negli acquisti di farmaci e dispositivi medici impiegati al proprio interno, nel controllo dell’appropriatezza e nella gestione dei prodotti. Nei servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie, ai farmacisti spetta il compito di monitorare mensilmente le prescrizioni in SSN di farmaci da parte dei medici di assistenza primaria; spetta inoltre il monitoraggio delle spedizioni da parte delle Farmacie di comunità.
Sorpasso della spesa farmaceutica diretta e ospedaliera rispetto alla spesa cosiddetta convenzionata, ovvero quella che deriva dai farmaci erogati nelle farmacie di comunità. Il 2015 è stato l’anno in cui, per la prima volta, in Italia, la quota di spesa diretta ospedaliera ha superato quella convenzionata. Sul totale di oltre 18 miliardi, infatti, la ‘quota’ della spesa diretta ospedaliera si è attestata a 9 miliardi e 770 milioni di euro, mentre quella convenzionata è risultata di 8 miliardi e 470 milioni di euro. Se si guarda al 2014, la spesa convenzionata era stata di 8 miliardi e 598 milioni di euro contro gli 8 miliardi e 123 milioni di euro dell’ospedaliera (fonte Aifa). Cosa significa e da cosa dipende? Innanzitutto dal boom dei nuovi farmaci innovativi ad alto costo, in primis quelli per curare l’epatite C (di cui c’è stata una vera e propria esplosione nel 2015), che sono distribuiti solo in ospedale e hanno a vuto come effetto un consistente incremento della spesa ospedaliera. In parallelo prosegue il processo di riduzione dei costi di alcune tipologie di farmaci più ‘datati’- con il brevetto ormai scaduto e dunque diventati nel frattempo ‘generici’- che vengono erogati nelle farmacie di comunità. Trend, questo, che negli ultimi anni, progressivamente, ha fatto scendere la spesa convenzionata. Ma non ancora a sufficienza da compensare l’aumento di quella ospedaliera.
Negli ultimi due-tre anni, in Italia, si registra un vero e proprio boom di farmaci di nuova tecnologia, ad alto costo. Oltre agli oncologici (da ormai diverso tempo ai primi posti nelle voci della spesa farmaceutica), a quelli antivirali per curare l’epatite C (che nel 2015 sono costati un miliardo e 722 milioni di euro, ovvero il 7,8% della Spesa del Servizio sanitario nazionale) e a quelli per l’HIV, ci sono anche altri farmaci innovativi e molto costosi per determinate patologie (sclerosi multipla, artrite reumatoide e diabete, patologia quest’ultima in fortissimo aumento). Si tratta di medicinali che vengono gestiti e utilizzati unicamente attraverso l’ospedale, quindi vanno a pesare sulla spesa diretta ospedaliera. La categoria di farmaci per cui nel 2015 si è registrato l’aumento maggiore di spesa è quella degli immunomodulatori, utilizzati anche nella cura di patologie reumatiche, morbo di Chron, psoriasi grave. La spesa, nel 2015, si è att estata a un miliardo e 803 milioni di euro, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli anticoagulanti (+10%), i farmaci per il dolore (+10%) e i vaccini (+9%). L’entità di spesa maggiore, invece, anche nel 2015 è stata quella per i farmaci oncologici, costati nel 2015 due miliardi e 372 milioni di euro (+7% sul 2014).
A fronte di esigenze di cura sempre più mirate e di una spesa farmaceutica sempre in crescita, cosa si può fare? L’incremento della spesa farmaceutica dipende dall’aumentato consumo, ma anche dai prezzi molto elevati degli ultimi farmaci, che arriva anche a decine di migliaia di euro per singolo trattamento- spiega Giovanna Scroccaro, dirigente del Servizio farmaceutico della Regione Veneto e past President SIFO-. L’aumento della spesa rischia di mettere a serio rischio la sostenibilità, l’equità e la universalità del nostro Sistema Sanitario; è pertanto necessaria e urgente una modifica legislativa dell’attuale meccanismo di definizione dei prezzi. Il prezzo attribuito ad un nuovo farmaco deve essere proporzionale ai vantaggi clinici che questo apporta rispetto alle terapie già disponibili e ai guadagni di salute; i farmaci che presentano risultati simili devono essere acquistati dal SSN al medesimo prezzo. Queste richieste sono state avanzate da tempo dalla Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome.
“Le Regioni, con le Aziende del SSN, dal canto loro, devono promuovere l’acquisto dei prodotti farmaceutici attraverso procedure trasparenti, con capitolati, formulati da esperti, che tutelino i requisiti di qualità e la sostenibilità dei costi. –spiega Maria Grazia Cattaneo, Presidente del Congresso SIFO. Sul versante clinico, è necessario attivarsi affinché le prescrizioni mediche siano sempre più appropriate, cioè effettuate all’interno delle indicazioni cliniche raccomandate dalle Linee Guida e all’interno delle indicazioni d’uso (dose, durata, …) per le quali è dimostrata l’efficacia.
E’ necessario, inoltre un migliore monitoraggio degli indicatori di prodotto, di risultato in termini di salute, di costo, possibile anche grazie all’adozione di sistemi informatici sempre più efficienti e completi”, conclude Cattaneo. ANCORA TROPPI SQUILIBRI TRA LE REGIONI, Uno sguardo ai dati suddivisi per regione (fonte Osmed) fa emergere una grande variabilità fra le Regioni e anche fra ospedale e ospedale. I dati della spesa farmaceutica (nazionali e regionali) saranno oggetto di studio durante il congresso, in cui sono in programma diversi momenti di confronto dedicati al tema. Considerando che la media dell’incidenza della spesa farmaceutica ospedaliera sul fondo sanitario regionale è del 4,91% (valore che attesta la messa in atto di misure di contenimento della spesa), ci sono 10 regioni che stanno sopra questo dato: la Toscana presenta l’incidenza più elevata con un valore del 6,34%. Seguono Sardegna con il 5,70%, Abruzzo con il 5,55%, Puglia con il 5,55%, Marche con il 5,30%, Calabria con il 5,21%, Emilia-Romagna con il 5,14%, Liguria con il 5,13%, Campania con il 5,03%. Al di sotto della media ci sono invece: Basilicata con il 4,90%, provincia autonoma di Bolzano con il 4,77%, Friuli Venezia Giulia con 4,76%, Piem onte con il 4,61%, Lombardia con il 4,57%, Lazio con il 4,53%, Veneto con il 4,34%, Valle d’Aosta il 4,31%, Sicilia il 4,29%, Molise il 4,19% e provincia autonoma di Trento il 3,36%.
Passando invece alla spesa farmaceutica territoriale, l’incidenza media per regione sul fondo sanitario è dell’11,61%. Nove regioni ‘sforano’ la media, con numeri più o meno alti: la Sardegna è in testa con il 15,06%. Seguono la Puglia (13,25%), Campania (12,99%), Lazio (12,73%), Calabria (12,70%), Abruzzo (12,62%), Sicilia (12,02%), Basilicata (11,92%), Marche (11,86%). Sotto la media ci sono invece il Friuli Venezia Giulia (11,38%), Molise (11,37%), Toscana (11,06%), Umbria (11,01%), Lombardia (10,84%), Liguria (10,81%), Piemonte (10,68%), Emilia-Romagna (10,22%), Veneto (10,03%), provincia autonoma di Trento (9,91%), Valle d’Aosta (9,82%) e provincia autonoma di Bolzano (8,90%). Dove i valori sono fortemente superiori al dato medio nazionale, è necessario migliorare i meccanismi di controllo sulle prescrizioni.
Durante il Congresso Nazionale SIFO sono previste numerose sessioni con focus importante sia sui farmaci che sui dispositivi medici, dove i diversi attori del sistema potranno discutere e condividere le migliori strategie per la sostenibilità del nostro sistema salute.

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Papa Francesco e l’aborto in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

papa_woirLe parole di Papa Francesco sull’aborto, che ritiene comunque un grave peccato, sono molto significative, ma non devono far dimenticare che nel nostro paese la legge e i diritti delle donne e dei medici sono costantemente calpestati a causa dell’obiezione di coscienza dilagante.
L’Italia detiene il record in Europa con il 70 per cento di ginecologi obiettori che in alcune regioni, specialmente nel meridione, superano il 90 per cento. Numeri, in vertiginoso aumento da anni, che compromettono gravemente l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, violando la legge 194 secondo cui il servizio deve essere garantito in ogni caso. Una situazione non da stato di diritto ma da stato etico, che si ripercuote sulla salute delle donne e anche sui pochi medici non obiettori che in alcune regioni, come il Molise, arrivano a fare anche 4,7 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana.
Sono circa otto mesi che attendiamo che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin presenti la relazione annuale sull’attuazione della legge 194 al Parlamento, relazione che speriamo questa volta non sia la solita riproduzione di dati che conosciamo che non tengono conto del fatto che se diminuiscono i dati sull’aborto e aumenta il numero dei medici obiettori un problema evidente c’è e non può essere ignorato.
La legge 194/78 ha avuto il merito di cancellare gli aborti clandestini nel nostro Paese, ma l’impossibilità di procedere all’interruzione volontaria di gravidanza in piena sicurezza nelle strutture autorizzate a causa della massiccia presenza di medici obiettori ci riporta indietro nel tempo in materia di tutele e diritti. Chiediamo alla ministra di impegnarsi a riportare legalità in tutte le regioni, a tutela delle donne e dei medici nel rispetto delle leggi italiane e delle decisioni in materia anche delle giurisdizioni internazionali che condannano l’Italia. Le soluzioni ci sono, l’Associazione Luca Coscioni con l’AIED, ad esempio, ha proposto di regolamentare l’obiezione di coscienza, istituire un albo pubblico dei medici obiettori, bandire concorsi pubblici con pari quota tra medici obiettori e non obiettori e utilizzare medici “a gettone” per sopperire con urgenza alle carenze di non obiettori.
Garantire la piena applicazione della legge 194, senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare non è difficile: basta volerlo fare.
E se, da parte sua, Papa Bergoglio ha scelto di dare sull’aborto una svolta all’insegna della misericordia, il ministro della Salute di certo non può sottrarsi al dovere di sanare questa grave violazione di diritto e dei diritti. (fonte: Radicali italiani e associazione luca Coscioni)

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L’Italia fa tendenza grazie all’effetto Trump e nonostante la Brexit

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

mercato-immobiliare“How to move to Italy”, come trasferirsi in Italia. Questa è una delle frasi più digitate dagli americani su Google, che ha rilevato un’impennata nel periodo a cavallo delle elezioni USA: immediato collegare questo picco di interesse all’effetto Trump.
“Le richieste di immobili italiani dagli Stati Uniti sono in continua crescita – spiega il direttore generale di Gate-away.com Simone Rossi, il portale immobiliare dedicato agli stranieri che vogliono comprare una seconda casa all’estero – e i risultati di Google Trends confermano questa tendenza, al di là dell’effetto Trump. Qualche settimana fa abbiamo fornito il report sugli Stati Uniti, che mostra una crescita del 50% nell’interesse per immobili italiani. Approfondendo l’analisi sulle attitudini di ricerca degli utenti, abbiamo riscontrato dei dati interessanti. Mentre la ricerca su ‘come’ trasferirsi in Italia ha avuto un andamento palesemente influenzato dalla reazione di pancia all’elezione di Trump e un successivo calo, è significativo che la stringa di ricerca ‘moving to Italy’ più diretta alla ricerca di informazioni procedurali abbia avuto un andamento meno vistoso ma costante nel tempo, con dei picchi decisi e ripetuti anche nel periodo seguente l’elezione. ‘Moving to Italy’ è una frase che suggerisce già una conoscenza pregressa delle informazioni di base – aggiunge Simone Rossi – da attribuire ad attività di ricerca più operativa e consapevole, meno dettata dall’emozione del momento e più motivata dalla volontà di valutare l’effettivo trasloco e di avere informazioni approfondite”.Lo scenario relativo alla richiesta di immobili italiani non sembra essere stato messo in crisi né dalle elezioni americani né tantomeno dalla Brexit: come Gate-away.com aveva previsto tempo fa, la passione di americani e inglesi per un posto al sole non sembra essere fiaccata dagli eventi di politica internazionale.“L’Italia rimane fra le migliori destinazioni come luogo per una seconda casa, nonostante gli italiani siano riconosciuti fra meno competenti nel parlare la lingua inglese come mostra il English Proficiency Index appena pubblicato – commenta scherzosamente Rossi – ma nonostante le difficoltà di comunicazione, noi vediamo che proprio americani e inglesi sono i più attivi nella caccia di una seconda casa in Italia. Un bella soddisfazione per il nostro Paese”. I dati post Brexit rilevati da Gate-away.com sono più che incoraggianti: le richieste sono aumentate di oltre il 22%, con Londra che si dimostra la città britannica più attiva nelle richieste di immobili italiani, e sale a 312mila euro il valore medio delle proprietà valutate nelle ricerche. Una menzione particolare va fatta alla Puglia: Carovigno e Ostuni sono fra le città preferite dai britannici nel quadrimestre successivo al referendum inglese e la regione si piazza prima nella classifica transitoria delle preferenze. “Nel report annuale che Gate-away.com diffonderà ad inizio del 2017 – conclude Simone Rossi – sarà interessante rilevare se queste tendenze si consolideranno, anche per capire come e quanto eventi di politica internazionale riescano ad influenzare l’appeal del nostro paese. Noi crediamo che la destinazione Italia abbia ampissimi margini di sviluppo in termini di domanda estera di immobili italiani. Lancio un appello, che è un incoraggiamento, ad agenti immobiliari e privati cittadini che desiderano vendere casa agli stranieri ma non parlano correntemente inglese: attirare l’interesse di acquirenti internazionali non è un’impresa impossibile”.

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Islam Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2016

gadlernerRoma Giovedì 17 novembre ore 12.00 Sala A Viale Mazzini, 14 Conferenza stampa per la presentazione di “ISLAM, ITALIA” di Gad Lerner e Laura Gnocchi con Francesca Filiasi e Liviana Traversi Regia di Francesco G. Raganato. Gad Lerner torna su Rai3 con un nuovo programma che fin dal titolo racconta la trasformazione vissuta dalla nostra società: “Islam, Italia”. Il racconto in prima persona di un giornalista italiano anche lui venuto dalla sponda sud del Mediterraneo. Il mondo che ci è entrato in casa, nel bene e nel male.
Interverranno: Daria Bignardi – Direttore Rai3 Gad Lerner, Carlotta Sami – Portavoce Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) In onda su Rai3, domenica 20 novembre ore 22.50

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Amazon Dash Button arriva in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

lussemburgoLussemburgo. Amazon annuncia oggi in Italia Dash Button, il dispositivo con connettività Wi-Fi che permette di ordinare nuovamente in tutta comodità i prodotti preferiti semplicemente premendo un pulsante, disponibile in preordine su Amazon.it. Con il pulsante Dash, i clienti Prime non dovranno più preoccuparsi di finire le scorte di beni di uso quotidiano come prodotti per la pulizia, per il bucato e molto altro. Quando un cliente si accorge che un prodotto sta per terminare deve solamente premere il pulsante Dash per ordinarlo nuovamente. Il rifornimento dei prodotti di uso quotidiano, nel momento esatto del bisogno, diventa così ancora più semplice. Dash include oggi decine dei marchi più utilizzati, tra cui Ace, Finish, Huggies, Scholl e molte altre. Il pulsante Dash è disponibile in esclusiva per i clienti Prime senza costi aggiuntivi. Il cliente può acquistare un pulsante al costo di 4,99 euro su Amazon.it e ricevere uno sconto dello stesso importo sul primo ordine effettuato. I clienti Prime possono preordinare Dash Button oggi alla pagina http://www.amazon.it/dashbutton e le spedizioni partiranno il 15 novembre.Amazon annuncia, inoltre, la disponibilità in Europa di Amazon Dash Replenishment. Dash Replenishment è il servizio cloud che consente ai produttori di dispositivi di abilitare i propri prodotti dotati di connettività in modo che ordinino in automatico gli articoli da Amazon, utilizzando un semplice set di API. Ad esempio, una lavatrice può ordinare il detersivo o una stampante può effettuare un nuovo ordine di inchiostro quando la scorta sta per terminare. Tra i produttori di dispositivi che stanno lavorando sull’integrazione con Dash Replenishment sono presenti Grundig, KYOCERA, Samsung e Whirlpool insieme a Beko, Bosch e Siemens per quanto riguarda gli elettrodomestici. Per saperne di più è possibile visitare la pagina http://www.developer.amazon.com/drs. “Abbiamo tutti vissuto la frustrazione di terminare le scorte di prodotti di uso quotidiano. Dash Button e Dash Replenishment sono stati progettati per evitare questi momenti” ha dichiarato Daniel Rausch, Director di Amazon Dash. “Dash Button offre la comodità degli acquisti 1-Click da ogni luogo della casa, quando le scorte stanno terminando, rendendo più semplice che mai fare un ordine: basta premere il pulsante e il prodotto è ordinato e in dirittura di arrivo. Dash Replenishment porta tutto ciò a un livello ulteriore, abilitando i dispositivi connessi della casa a ordinare e farti consegnare i prodotti di consumo quotidiano per non restare più senza di essi”.

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