Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n°122

Posts Tagged ‘italia’

Tumori urologici in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Nel nostro Paese ogni anno a 38.000 italiani, con più di 70 anni, viene diagnosticato un tumore urologico. Il più frequente è quello alla prostata che tuttavia ha un minor impatto clinico di altri tumori perché in una percentuale non trascurabile dei casi risulta in forma latente asintomatica, soprattutto negli over 80. Il carcinoma del rene e, in maggior misura, quello della vescica invece hanno una notevole espressione clinica. Questi tumori inoltre negli ultimi anni hanno manifestato un aumento di incidenza, in particolare nelle persone d’età avanzata. Il numero di casi di tumore del rene è aumentato del 7% nell’ultimo quinquennio. E per quello della vescica per il 2020 sono previste oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno contro le attuali 27.000. Da questi dati incontrovertibili nasce l’esigenza di intensificare la collaborazione tra urologi, oncologi e geriatri che insieme ad altri specialisti devono elaborare nuovi percorsi di assistenza e cura a misura del paziente anziano. La multidisciplinarità al servizio della terza età è uno dei temi al centro del XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) che si apre oggi a Milano. Fino a sabato la città lombarda ospiterà oltre 600 esperti provenienti da tutta la Penisola. “Le neoplasie uro-genitali rappresentano un quinto di tutte le diagnosi di cancro registrate nel nostro Paese – afferma il prof. Riccardo Valdagni, Presidente Nazionale della SIUrO -. Sono patologie tipiche degli over 70, che spesso e volentieri soffrono anche di ulteriori gravi problemi di salute come diabete, ipertensione o insufficienza renale. Per questi pazienti è ancora più importante e fondamentale che siano assistiti da un team multidisciplinare. Attraverso il ‘lavoro di squadra’ è possibile, infatti, favorire l’appropriatezza diagnostica e terapeutica, ridurre gli sprechi legati a cure ed esami superflui, garantire il tempestivo accesso a programmi di riabilitazione e supporto. La multidisciplinarità deve quindi essere considerata non più un’opzione ma una modalità di gestione necessaria. I vari specialisti devono imparare a cooperare insieme per acquisire gli uni parte degli strumenti degli altri. A questo tema, ormai imprescindibile, abbiamo dedicato il nostro appuntamento nazionale più importante”. “Negli anziani il rischio di ammalarsi di cancro è di 40 volte più alto rispetto agli under 40 – aggiunge il prof. Alberto Lapini, Presidente Eletto della SIUrO -. Secondo le ultime previsioni demografiche già nel 2025 un quarto della popolazione italiana avrà più 65 anni. Vanno quindi presi provvedimenti a livello politico e sanitario per evitare un vero e proprio boom di patologie oncologiche nei prossimi anni. Per quanto riguarda i tumori del tratto urinario esiste un problema oggettivo nell’individuarli ai primi stadi. Il cancro del rene o della vescica, per esempio, non si manifestano attraverso sintomi specifici, inoltre non abbiamo a disposizione programmi di screening efficaci. Esiste poi l’annosa e irrisolta questione dell’esame del PSA per il tumore della prostata. Il test non può essere utilizzato in maniera indiscriminata o diventare un esame di massa. Va limitato solo alle persone considerate a rischio, correttamente informate sul significato del PSA e sull’iter diagnostico che un PSA non ‘normale’ comporta. Altrimenti otterremmo come unico risultato un aumento di trattamenti eccessivi o inutili con conseguenze non indifferenti sulla qualità della vita dei pazienti”.
“Una possibile soluzione è favorire il più possibile gli stili di vita sani – sottolinea il prof. Giario Conti, Segretario Nazionale della SIUrO -. Comportamenti pericolosi come il tabagismo o i chili di troppo sono ancora eccessivamente diffusi tra gli over 65. In particolare il 57% degli anziani italiani risulta in eccesso di peso e questo determina un aumento del rischio soprattutto del tumore del rene. Dieta corretta e attività fisica vanno quindi promosse tra tutta la popolazione senza distinzione d’età”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Progetto per contrastare la povertà educativa in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Prenderà il via nei prossimi mesi il progetto di contrasto alla povertà educativa “Lost in Education”, che verrà realizzato dall’UNICEF Italia come capofila, in collaborazione con Arciragazzi, 20 scuole (13 Istituti Comprensivi e 7 Scuole Superiori) di 7 regioni in Italia (Lazio, Lombardia, Sicilia, Puglia, Liguria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia).
Il progetto Lost in Education è tra i 17 progetti multiregionali approvati da Con i Bambini – impresa sociale cui è affidata l’operatività del Fondo per il contrasto alla povertà educativa[2] – attraverso il Bando Adolescenza (11-17 anni) per un valore di € 1.900.000,00.
Destinatari del progetto sono i ragazzi e le ragazze delle scuole secondarie di primo grado e di secondo grado partner del Progetto: i ragazzi sono gli attori trasformativi del progetto e, con i docenti e accompagnati dagli operatori, diventano essi stessi “pontieri” tra scuola e altri attori della comunità educante. La scuola sarà anch’essa destinataria di servizi con un coinvolgimento diretto dei docenti e delle famiglie e, con loro, soggetti formali e non formali delle comunità.La povertà educativa lede il diritto dei bambini e dei ragazzi ad avere una educazione di qualità: la realizzazione delle piene potenzialità dei minorenni è un “bene comune” e ne sono tutti responsabili. Si tratta di lavorare perché la comunità diventi educante, partendo dalle risorse di un luogo, sia in termini di servizi disponibili che di capitale sociale e umano.
Il progetto “Lost in Education”, che durerà 38 mesi, ha l’obiettivo di migliorare il benessere dei ragazzi e delle ragazze e la loro capacità di percepirsi come attori trasformativi della propria comunità scolastica, territoriale e di vita; rafforzare la centralità della scuola come luogo educativo e aumentare il supporto della comunità intorno ad essa; curare, sviluppare, sostenere le dinamiche e le relazioni di comunità in cui gli attori sociali siano capaci di riconoscere le proprie competenze educative e di dare attivamente il proprio contributo per il benessere degli adolescenti. Attraverso il coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze, degli insegnanti e delle famiglie saranno realizzate attività di mappatura delle aree in cui avrà luogo il progetto, individuando punti di incontro, aggregazione e socializzazione degli adolescenti, facendo emergere il capitale educativo di una comunità. Saranno attivati 7 tavoli di partecipazione attiva (1 per regione) per confrontare buone prassi e strategie comuni per affrontare situazioni di fragilità educativa; si procederà ad attivare laboratori misti di studenti, docenti, famiglie e attori della comunità con la finalità di costruire ambienti sicuri in cui i ragazzi possano sviluppare le proprie capacità e avviare percorsi territoriali di co-progettazione verso una comunità che si attesta come educante.Valutazione di impatto del progetto: Università degli Studi di Sassari – Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali (Laboratorio FOIST per le Politiche Sociali e i Processi Formativi).
Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. http://www.conibambini.org.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

In Francia scuola dell’obbligo a 3 anni, in Italia la proposta Anief a 5 anni non riesce a passare

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

La notizia, apparsa in tutti i quotidiani franchi e internazionali, annunciata dal presidente Emmanuel Macron, è che i bambini dovranno entrare in classe all’età di tre anni e non di sei: si tratterebbe di una ufficializzazione della pratica, poiché quasi tutti i bimbi risultano iscritti alla scuola già a quell’età. Più che altro, sembrerebbe un modo per dare risalto al ruolo della scuola materna: i bambini tra i 3 e i 6 anni incrementerebbero infatti delle capacità comunicative non indifferenti, “basate sul gioco, sull’attività fisica, su musica, arte e sull’aiuto a sviluppare sani livelli di autoconsapevolezza e buone abilità sociali”. Anche Anief da anni auspica una riforma del sistema 0-6 anni: secondo il programma più volte avanzato dal sindacato, sarebbe necessario anticipare almeno di un anno l’inizio della scuola dell’obbligo, introducendo un’annualità ‘ponte’ durante la quale far operare, in compresenza, maestre della scuola dell’infanzia e primaria.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In Italia l’obiettivo permane al 33% nel sistema misto pubblico e privato, con le classi primavera a regime ma che coprono un bimbo su tre. Il sindacato aveva chiesto in audizione e in Parlamento almeno l’anticipo di un anno per non cancellare un’annualità delle superiori, ma non c’è stato niente da fare. Non possiamo fare a meno di chiederci il perché del fatto di non dar seguito alla nostra proposta, supportata anche dal un punto di vista pedagogico, di anticipare di un anno l’inizio della scuola dell’obbligo: questa soluzione, tra l’altro, sopperirebbe al problema dell’assorbimento dei maestri della scuola dell’infanzia non inglobati nel potenziamento degli organici che ha invece toccato tutti gli altri ordini. È provato che a cinque anni i bambini hanno bisogno di una formazione di tipo essenzialmente ludico e, nello stesso tempo, di avvicinamento all’alfabetizzazione e al far di conto. In Francia l’hanno compreso e attuato, da noi non se ne parla nemmeno. E si continuano a rifilare brutti scherzi al personale, oltre che agli alunni: è notizia di queste ore che i maestri “potenziatori” sono stati ridotti a 800 totali, meno della metà di quanto prestabilito. Così nelle scuole dell’infanzia, che in Italia sono oltre quota 10mila, ma solo 2.700 risultano pubbliche, ne arriverà appena uno ogni tre istituti.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Religioni degli immigrati in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

Secondo le più recenti stime di Fondazione ISMU, gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2017 che professano la religione cristiana ortodossa si confermano come l’anno precedente i più numerosi (oltre 1,6 milioni, +0,7%), seguiti dai musulmani (poco più di 1,4 milioni, -0,2%) e dai cattolici (poco più di un milione, -0,1%)[1]. Passando alle religioni di minor importanza quantitativa, i buddisti stranieri sono stimati in 188mila (+3,5% rispetto al 1° gennaio 2016), i cristiani evangelisti in 124mila (+2,3%), gli induisti in 73mila (+0,8%), i sikh in 72mila (+0,9%), i cristiani copti in 19mila (+2,1%). Considerando anche cristiani di altre confessioni non comprese tra le principali (111mila in totale al 1° gennaio 2017, +3,8% rispetto ad inizio 2016), i cristiani (compresi i cattolici) stranieri residenti in Italia risultano in tutto 2,9 milioni, in aumento dello 0,6% nell’ultimo anno. Anche se non includono gli stranieri non iscritti in anagrafe le elaborazioni di ISMU mettono in mostra che il panorama delle religioni professate dagli stranieri è variegato e sfata in particolare il pregiudizio secondo cui la maggior parte degli immigrati professa l’Islam. Per quanto riguarda le provenienze si stima che la maggior parte dei musulmani stranieri residenti in Italia provenga dal Marocco (408mila), seguito dall’Albania (206mila), dal Bangladesh (103mila), dal Pakistan (100mila), dall’Egitto (96mila), dalla Tunisia (93mila) e dal Senegal (87mila).Circa un terzo dei cristiani ortodossi vive in Lombardia o nel Lazio. La regione in cui la presenza di stranieri di fede cristiana ortodossa è maggiore è la Lombardia, con 268mila presenze, seguita dal Lazio con 263mila e poi più a distanza da Veneto (174mila), Piemonte (161mila), Emilia Romagna (158mila) e Toscana (117mila).I musulmani si concentrano soprattutto in Lombardia. La regione in cui vivono più stranieri residenti di fede musulmana, minorenni inclusi, è la Lombardia: sono 360mila, pari ad oltre un quarto del totale degli islamici presenti in Italia. Al secondo posto troviamo l’Emilia Romagna con 178mila musulmani, al terzo il Veneto dove i musulmani sono 134mila, al quarto il Lazio con 120mila presenze appena davanti al Piemonte (117mila).
Gli immigrati cattolici sono presenti soprattutto in Lombardia e secondariamente nel Lazio. La regione italiana in cui vivono più immigrati cattolici è la Lombardia, con 273mila presenze, seguita dal Lazio (153mila), dall’Emilia Romagna (94mila), dalla Toscana (84mila), dal Veneto e dal Piemonte (76mila in entrambe le regioni).

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il fondo sovrano dell’Oman investe in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Sono partiti i lavori del gruppo Sigit (www.sigit.it) per creare a Torino un polo di innovazione legato al mondo dell’industria plastica; un progetto ambizioso che porterà a Torino eccellenza industriale, lavoro e sviluppo. ll Gruppo Sigit è nato a Torino nel 1966 ed in oltre 50 anni di storia si è affermato come leader europeo nell’industria di componenti plastici ed in gomma per l’Automotive e per il settore dell’elettrodomestico. Oggi Sigit è operativa in tutta Europa e vanta sedi in Italia, Polonia, Spagna, Serbia, Marocco, Romania e Russia. Dal 2015 lo shareholder principale del gruppo è Oman Investment Fund, fondo sovrano dell’Oman, che per primo ha creduto nelle potenzialità di Torino e ha scelto la città simbolo dell’automotive come sede della direzione tecnologica del gruppo.
Il progetto Sigit parte dalla riqualificazione di un edificio industriale in zona Mirafiori (Corso Orbassanno 402/15) che verrà trasformato in uno smart building di ultima generazione. L’incarico del coordinamento dello sviluppo delle fasi di progettazione sarà affidato ad architetti Under 40 tramite un concorso (www.concorsiarchibo.eu/innovationsquarecenter). L’Innovation Square Center, così il nome del progetto, sorgerà negli spazi dell’ex tipografia Mario Gros, progettata negli anni ‘50 dall’architetto Gualtiero Casalegno, e sarà fortemente ispirato dalle logiche di smartworking e dell’impresa 4.0. Il nuovo centro sarà uno spazio aperto alla collaborazione tra le persone, un luogo di confronto per aziende e industrie grazie anche alle opportunità offerte dal digitale, un hub per i giovani che vogliono sviluppare l’innovazione a Torino e un laboratorio per tutti dove sperimentare il futuro per la crescita economica e sociale del Paese.
L’intervento sull’edificio prevedrà le migliori logiche e tecnologie legate all’efficienza energetica e agli smart biuldings. Le attività di riqualificazione saranno realizzate da Ferplant, azienda torinese specializzata nella progettazione e realizzazione di interventi di riqualificazione energetica degli edifici e degli impianti, che si avvarrà anche di fonti energetiche rinnovabili e di soluzioni tecniche/materiali particolarmente performanti e innovativi. Le più recenti e innovative tecnologie saranno selezionate da Ferplant anche attraverso una campagna di ricerca di aziende innovative e start up impegnate nello sviluppo di applicazioni tecnologiche per smart building.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Chi vuole governare l’Italia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Abbiamo l’impressione che i due principali attori di questa commedia, Salvini (centro-destra) e Di Maio (M5S), non abbiano l’intenzione di assumere il comando della nave. Eppure, dichiarano il contrario. Facciamo un semplice ragionamento: per governare occorre avere la maggioranza alla Camera dei Deputati e al Senato. I due contendenti non hanno i numeri sufficienti, ma si sbracciano per rivendicare la carica di Presidente del Consiglio. Salvini dichiara di aver avuto, come coalizione, il 37% dei voti, quindi i maggiori consensi, Di Maio dichiara di essere il primo partito con il 32,6% dei voti. Nessuno ha la maggioranza parlamentare. Occorre che qualcuno lo ricordi. E’ probabile, ma questo comporta che i due concorrenti facciano un passo indietro. Faranno i dioscuri di un premier proposto dal presidente Mattarella o appoggeranno un governo tecnico? In entrambi i casi dovranno dare la fiducia al nuovo governo, il che significa che dovranno modificare il programma con il quale si sono presentati agli elettori. Della serie: vi avevamo promesso tanto ma abbiamo le mani legate. Tutto proseguirà come prima, salvo piccoli aggiustamenti, con molto fumo e poco arrosto.D’altronde, con un debito di 2300 miliardi è difficile, se non impossibile, realizzare le promesse elettorali. E’ come entrare in una casa con il tetto pericolante che può cadere sulla testa degli avventori. Meglio evitare. Nel frattempo un po’ di teatro non guasta.Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

Posted in Cronaca/News, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

In Italia sei povero anche se lavori

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

di Laura Agea, EFDD – MoVimento 5 Stelle Europa. È l’ennesima stortura di un mondo del lavoro precarizzato ai limiti della sopportazione. E forse anche oltre. Se lavori otto ore al giorno rischi comunque di essere povero: secondo i dati Eurostat, in questa disumana classifica l’Italia si posiziona al primo posto con più di tre milioni di lavoratori a rischio, seguita da Spagna con 2,9 milioni e Romania con 1,6 milioni. In generale, poi, il Paese dell’Unione europea con maggiore rischio di povertà lavorativa è la Romania (18,9%), seguita da Grecia (14,1%), Spagna (13,1%), Lussemburgo (12,0%). L’Italia (11,7%) si posiziona al quinto posto in questa seconda terrificante classifica.La povertà è un problema europeo causato da anni di politiche e scelte sbagliate, sia comunitaria sia nazionali. Pensiamo all’immobilismo di Bruxelles sulle delocalizzazioni che bruciano posti di lavoro, sui paradisi fiscali interni all’UE, sul surplus tedesco che impoverisce e prosciuga il Sud, e sull’altro lato della medaglia le scelte di governi marionetta che hanno scelto di distruggere il welfare dei loro Paesi. Non andiamo troppo indietro nel tempo, pensiamo al Jobs Act che sta creando un’intera generazione di precari.L’ultima speranza per mettere un freno all’emergenza della povertà è la volontà da parte di tutti i Paesi di adottare un reddito minimo che restituisca vita e dignità ai quasi 120 milioni di cittadini europei che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. L’Europa non deve più restare indifferente di fronte alle richieste di aiuto che le famiglie e le imprese ci rivolgono. La Commissione Europea affronti senza indugio la questione del reddito minimo presentando quanto prima la proposta di una direttiva vincolante.Oggi, secondo l’Osservatorio sociale europeo diverse forme di sostegno al reddito esistono già in 26 Stati membri e non serve aggiungere che il mio Paese non prevede nessun tipo di sostegno. Noi vogliamo che l’Europa intervenga immediatamente con un quadro comune di norme che permetta l’armonizzazione dei diversi regimi vigenti con criteri di accesso comuni e validi per tutti: come ad esempio basare il calcolo del reddito da erogare sulla soglia di povertà che Eurostat fissa al 60% del reddito medio nazionale.
Non esistono cittadini di serie B! Tutti devono poter beneficiare allo stesso modo dei regimi di reddito minimo. Le parole non bastano più! Bisogna mettere a disposizione le linee di bilancio del fondo sociale europeo e del programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale per aiutare gli Stati membri a implementare regimi di Reddito minimo. Si tratta di un approccio strategico e di visione che consenta una vera integrazione sociale. Non solo di soldi! I cittadini non chiedono elemosina ma politiche di dignità. Se si trovano i soldi per salvare le banche, tanto più pretendo che si trovino risorse per i figli di questa Europa che è vittima troppo spesso di interessi scellerati. (fonte: il blog delle stelle)

Posted in Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I 10 migliori Campeggi per Camper del 2018 in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Il network KoobCamp, in collaborazione con CamperOnline, ha selezionato i migliori campeggi e villaggi italiani per chi viaggia in Camper, nell’ambito dei Certificati di Eccellenza 2018.
Assegnati i Certificati di Eccellenza KoobCamp 2018 ai 10 migliori Campeggi per Camper del 2018: il Family Wellness Camping al Sole di Ledro (TN), in Trentino-Alto Adige, è stato scelto dai camperisti come la migliore struttura italiana per le vacanze in camper.Introdotto con la terza edizione dei Certificati di Eccellenza del network turistico KoobCamp (https://www.koobcamp.com/), grazie alla collaborazione con il sito specializzato CamperOnLine (https://www.camperonline.it/), il premio dedicato ai migliori Campeggi per Camper del 2018 è stato assegnato attraverso l’analisi delle recensioni lasciate dai camperisti.
Per il Certificato di Eccellenza Camper 2018, categoria che premia i campeggi per la qualità dell’accoglienza dei camperisti, KoobCamp ha deciso di affidarsi giudizio della community di CamperOnLine: “Le migliori recensioni sono delle strutture che accolgono ‘bene’ le famiglie che viaggiano in camper offrendo manovre agevoli di accesso e la possibilità di carico e scarico – spiegano gli esperti del portale sulle vacanze in camper -. Se l’accoglienza degli animali domestici è un valore aggiunto, molto importante è la posizione del campeggio: escursioni, passeggiate, sport e luoghi da vedere sono fondamentali per una tipologia di turista che ama esplorare il territorio”. La vittoria finale del Family Wellness Camping al Sole di Ledro (TN), in Trentino-Alto Adige, ben rappresenta una Top 10 di eccellenze italiane nell’accoglienza dei camperisti. Di seguito la classifica dei 10 migliori Campeggi per Camper del 2018 (in ordine casuale, vincitore a parte):
· Family Wellness Camping al Sole di Ledro (TN), Trentino-Alto Adige – VINCITORE
· Centro Vacanze Pra’ delle Torri di Caorle (VE), Veneto
· Camping Caravan Park Sexten di Sesto (BZ), Trentino-Alto Adige
· Camping Sabbiadoro a Lignano Sabbiadoro (UD), Friuli-Venezia Giulia
· Camping Vidor – Family & Wellness Resort di Pozza di Fassa (TN), Trentino-Alto Adige
· Camping Miravalle di Campitello di Fassa (TN), in Trentino-Alto Adige
· Camping Euro 92 a Vieste (FG), Puglia
· Camping Sole a Varazze (SV), Liguria
· Camping Village Mareblu a Cecina (LI), Toscana
· Camping Bellamare a Porto Recanati (MC), Marche
L’annuncio dei 10 migliori Campeggi per Camper del 2018 arriva dopo quello per le “Unusual Accommodations” e precede i certificati Art City, Wellness, Pet Friendly, Glamping, Sport, Family, Aquapark, Restaurant, Wi-Fi e Accessible. I Certificati di Eccellenza KoobCamp, visibili sul Campeggi.com ( https://www.campeggi.com/ ) e sugli altri siti del network, rappresentano un premio agli sforzi fatti dalle strutture per andare incontro alle esigenze dei turisti e uno strumento al servizio dei turisti stessi, per una migliore organizzazione delle proprie vacanze.

Posted in Viaggia/travel | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’Italia degli sprechi

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Rimproveriamo spesso gli amministratori pubblici di sperperare il denaro della collettività per opere o per iniziative inutili o poco redditizie, ma non ci chiediamo cosa fanno i cittadini che in quel paese vivono e se essi si comportano nel privato alla stessa maniera della scelta fatta per guidarli nella gestione del Paese. La verità è che oggi, amministratori e amministrati, stiamo vivendo una stagione surreale nella quale cerchiamo di riverberare le nostre frustrazioni attraverso logiche consumistiche che un tempo ci facevano sognare e che ora sentiamo più concretizzabili. Non ci siamo resi conto, al tempo stesso, dei guasti che provochiamo nel voler “istituzionalizzare” un benessere acquistato con la falsa moneta dei facili arricchimenti, delle logiche clientelari, delle azioni indegne praticate pur di raggiungere e consolidare uno status symbol. Abbiamo finito con il creare dei mostri che con il loro cinismo hanno avvelenato le nostre coscienze, ci hanno resi aridi e amorali e fatto perdere il senso della misura nel rapporto con i valori costituenti la base del nostro vivere comune. La politica praticata con questi stessi principi aberranti ha perso il suo carisma iniziale e come un legno storto, riprendendo la celebre metafora kantiana, resta nella sua condizione poiché non siamo in grado di raddrizzarlo per l’assenza di una lucida e determinata volontà di cambiamento. Questa nostra incapacità talvolta la surroghiamo con l’alterazione del significato che c’è dato dalla politica. La consideriamo una sorta di contenitore nel quale possiamo riversarvi i nostri interessi personali e non per quella che è, ossia un’esperienza sociale, per consentirle di esplicitare tutte le proprie potenzialità. Su questo punto manca l’elemento più importante: la figura di un “reggitore” ovvero di chi è dotato di una particolare forma di intelligenza per capire le esigenze del sociale e avere la volontà di realizzarle nella loro oggettività. E’ un identikit non facile da tracciare essendo un compito così fuori dal comune in una società come la nostra portata a seguire la strada più agevole e comoda del nostro bene privato in luogo di quella del bene di tutti. E al bene privato può facilmente associarsi la “tentazione del potere” che per affermarsi e consolidarsi non ha scrupoli. Lo fu nel mondo antico con la divinizzazione del sovrano, lo è oggi nel postulato machiavellico e hobbesiano che non esista potere che non sia assoluto. Su questo presupposto è stata prima costruita la teoria della sovranità popolare e poi quella della divisione dei poteri per limitarne l’assolutezza. Ma questa non demorde. Oggi è in atto il tentativo di condizionare dall’interno l’autonomia dei diversi poteri: giudiziario, legislativo e dell’esecutivo per renderli, ove possibile, più deboli, inefficaci, ininfluenti. Se il male è questo quale potrebbe essere il suo antidoto? Continua a esserlo l’essere umano con la sua intelligenza, coerenza e valori morali. Solo in questo modo si può pensare in maniera diversa al potere non per abolirlo ma per risemantizzarlo. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La storia d’Italia in controluce

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

L’agiografia e le polemiche iconoclastiche nella versione laica degli eventi storici degli ultimi due secoli (il XIX e il XX) e, nello specifico, da quelli che si riferiscono alla lunga marcia che dalle guerre d’indipendenza si giunse all’unità d’Italia, sanno del fantastico per non dire fantasioso. Dai testi scolastici editi sul finire del XIX secolo ci fu un’esaltazione della portata e del ruolo assunto da alcuni personaggi, come quello di Garibaldi e di Cavour, che hanno tutto il sapore di una leggenda più che di una realtà sia pure rimaneggiata da un cronista del tempo e dallo storico negli anni successivi.
L’eroe dei due mondi fu esaltato come condottiero invincibile ma anche pronto a mettersi da parte se ciò significava continuare a servire degnamente la Patria con il suo “obbedisco”.
Cavour, a sua volta, con i suoi intrighi di palazzo, con la sua “astuzia”, con la sua fermezza e la sua assoluta dedizione al bene della patria Italia ritrovata assumeva il ruolo ideale dello statista, di un grande statista. Ma cosa si dissero, ad esempio fuori dai libri di testo, ma non tanto in privato, Cavour e Garibaldi parlando dell’unità d’Italia appena realizzata? Posso solo asserire che i loro discorsi, conosciuti dagli storici ma poco o nulla ceduti alla “curiosità” popolare hanno un sapore poco legato al concetto ideale che ci siamo fatti di una patria comune e di un’identità nazionale. D’altra parte i politici di quel tempo avevano un solo riferimento nel mondo industriale ed era quello dei francesi, degli inglesi e dei tedeschi. Costoro avevano tutto l’interesse a espandere i loro commerci in un paese come l’Italia unito politicamente piuttosto che vederlo diviso in tante piccole aree. Avrebbero potuto, in tal modo, sviluppare meglio le loro entrature mercantili e commerciali e a costi di rappresentanza minori. Pur non volendo fare della dietrologia formulando ipotesi di cui si hanno pochi riscontri obiettivi, sebbene significativi, sappiamo che la Francia di Napoleone terzo e i successori mostrarono un grande interesse per l’Italia meridionale considerandola un importante mercato di sbocco per i loro traffici mercantili. Da qui si deve presumere un’alleanza strategica con la neonata industria italiana del Nord nel favorire i commerci in tale area privandola, al tempo stesso, degli strumenti atti a favorirne la crescita industriale e mercantile. Non si voleva una concorrenza interna e in un certo senso autarchica ma sufficiente per soddisfare le attese di quelle popolazioni con redditi medio bassi. Questo genere di dipendenza la ritroviamo lungo tutto il tratto del ventesimo secolo e, sia pure stemperata, a tutt’oggi. Ora la preoccupazione maggiore sta proprio nel federalismo fiscale che potrebbe essere una buona cosa se non ci trovassimo al cospetto di una situazione debitoria a livelli di criticità dei comuni, delle province e delle regioni meridionali. Un esempio tipico l’abbiamo avuta con l’amministrazione comunale di Catania tanto che il governo è stato costretto a stanziare una cospicua somma per evitare il peggio, sebbene si tratti di una soluzione tampone. A questo punto il rischio più grande per l’Italia sarà di perdere i due gioielli più pregiati per una democrazia compiuta e sarebbero la libertà e la giustizia sociale. Non si è, infatti, liberi se manca il lavoro o è precarietà, se il welfare è umiliato, se non si riforma la giustizia, la scuola, il sistema sanitario. Tutto questo è drammatico e lo è ancor più se si pensa che l’opinione pubblica sia stata con una grande operazione mediatica opportunamente sedata e, quindi, incapace di riconoscere i rischi che corrono e che la stessa democrazia su cui si articolano e si esaltano i valori sta portandoci verso una drammatica involuzione del sistema paese. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’occupazione in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

In questi giorni si sta ampliando il dibattito sull’occupazione in Italia e molti si stupiscono sull’entità del fenomeno e altri attribuiscono all’attuale crisi economica la perdita dei posti di lavoro. In effetti, la situazione ha avuto, se non vogliamo andare troppo a ritroso nel tempo, un precedente che forse alcuni dimenticano. Il primo effetto negativo sull’occupazione l’abbiamo avuta negli anni successivi la fine della seconda guerra mondiale. Allora vi era una ragione dettata dalle conseguenze dei danni bellici e dalla distruzione di molti stabilimenti industriali. Poi vi fu il “boom” della ricostruzione, del risveglio imprenditoriale congiunto all’aiuto del piano Marshall. Ciò non di meno fu chiaro che il Paese si trovava nell’impossibilità di coprire, per intero, la forza lavoro disponibile tanto che si ricorse ad alcuni stratagemmi. Per prima cosa si continuò a emigrare o a spostarsi dal Sud al Nord del paese. Per chi restò furono ideati degli ammortizzatori sociali dalla leva militare obbligatoria e dell’allungamento dei corsi universitari (fuori corso) che avevano lo scopo preciso di ritardare la domanda di lavoro delle nuove generazioni. Nello stesso tempo si “dilatarono”, artificiosamente, i posti di lavoro nella pubblica amministrazione e persino nelle grandi aziende private come la Fiat. Pensammo in questo modo di esorcizzare la situazione e di perpetuarla nel tempo incoraggiati, come fummo, dalla situazione politica internazionale che aveva generato la guerra fredda tra i due blocchi e l’Italia era sotto attenta osservazione per l’essere il paese occidentale con il più consistente partito comunista e l’Urss non nascondeva di foraggiarlo. Dopo la caduta del Muro di Berlino e il tracollo dell’Urss le cose cambiarono anche per l’Italia sebbene i politici nostrani sembrassero non accorgersene. E la situazione si aggravò per il semplice motivo che la crisi del sistema impose la drastica riduzione dei surplus occupazionale mentre gli ammortizzatori sociali mostrarono i loro limiti vuoi per la fine della ferma obbligatoria vuoi per l’aumento dei giovani in cerca di un lavoro resi meno pazienti d’attendere le lungaggini dei corsi universitari. Solo ora ci rendiamo conto che di là della crisi economica esiste un gap occupazionale che non è mai venuto meno sebbene si sia aggravato in certi periodi in luogo di altri. E oggi siamo nella fase più acuta. Questo significa che se ritorniamo al regime di sviluppo normale dobbiamo, comunque, convivere con non meno di due milioni di disoccupati, se non di più. E’ una forza lavoro eccedentaria che va ad aggiungersi a quella sempre più consistente degli immigrati che oggi sono tollerati, dal punto di vista lavorativo, solo perché costituiscono il nerbo del lavoro in nero con bassi salari e costi sociali minimi. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’Italia dei patrizi e dei plebei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Cosa ci insegna la storia antica? Nella Roma precristiana la popolazione era costituita da due categorie: la nobiltà e la plebe. La prima si sentiva benedetta dal censo e, quindi, legittimata ad avere l’accesso al potere e a controllare la plebe che era usata come strumento politico per interessi indirizzati altrove. Ci volle la secessione sul Monte Sacro nel 496 a.C. per far riconoscere alla plebe i suoi diritti e a far eleggere i propri rappresentanti. Allora vi era un uomo di grandi meriti, un certo Menenio Agrippa che con il suo celebre discorso ricordò ai suoi contemporanei, e ci ricorda, come il corpo umano funziona solo se tutte le sue parti sono correttamente integrate. Ma con il passare del tempo e l’avvento della comunicazione e il suo controllo da parte dei “patrizi” s’insinuò nella plebe, delle grandi città e delle campagne, la convinzione di essere tutelati e che i sacrifici siano necessari per acquistare benemerenze nell’alto dei cieli. Fino a che punto, mi chiedo, l’ingenuità degli uni e le furbizie degli altri si spingono sino a ridurre la plebe in una povertà sempre più estesa e un taglieggiamento sempre più benedetto dalle credenze feticistiche laiche e religiose del bene supremo, della sofferenza e del martirio come riscatto per conquistare la purezza dello spirito? Intanto non ci dicono perché quella minima parte dell’umanità rinuncia a soffrire per darsi ai bagordi, a lucrare sulla povertà, ad accaparrarsi i beni esistenti e a privarli alla plebe dei giorni nostri. E la povertà non vive nei deserti, nelle terre lontane e selvagge. E’ tra noi, nelle grandi e nelle piccole città, nei borghi e nei casolari delle nazioni dove la civiltà è tecnologica, scientifica, evoluta. Eppure prevale la plebe, alias proletari, alias piccoli borghesi, alias illusi per avere un soldo in più e per sentirsi in qualche modo un piccolo “patrizio” e, quindi, un “diverso”.
Qualcuno ha scritto in questi giorni che è inutile cercare delle pezze per ricucire un vestito ridotto a brandelli, perché il sistema è marcio e se non lo rivoltiamo come un calzino dando nuove regole, imponendo maggiore rispetto a chi soffre e a chi è reso in schiavitù e asservito a interessi che non lo riguardano, non andremo lontano, anzi ci fermeremo del tutto. Lo capiranno i “plebei” italiani che sono, per la cronaca il 75% della popolazione? (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’Italia è divisa: si certo ma…

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Non come lasciava intendere Bossi ai tempi della Lega prima maniera. E’ divisa non certo per aree geografiche ma tra le aree del benessere e quelle del malessere. Da una parte vi sono milioni di italiani, e sono la maggioranza assoluta del paese che ingrossano le file dei disoccupati, di cassa integrati, dei precari, dei pensionati, delle famiglie monoreddito, delle retribuzioni modeste. Dall’altra tutti gli altri e sono una minoranza. Insieme si trovano indifferentemente al sud, al centro o al nord del paese. Si trovano a essere governati da chi non comprende gli affanni della maggioranza e privilegia quelli della minoranza. Ecco perché i governi che noi concorriamo ad esprimere con il voto diventano poco rappresentativi di queste istanze della società civile in quanto non garantiscono obiettività di giudizio e azione politica conseguente. Una scelta che poteva essere non rilevante in tempi di vacche grasse, ma ora che siamo passati alle magre ogni fuscello diventa un tronco. Ora più che in passato si pensa a quanto male è stato fatto da chi ha beneficiato delle pubbliche elargizioni per sfruttare la parte più debole del paese. E’ stato fatto con la cassa del Mezzogiorno che prometteva stanziamenti a fondo perduto per gli industriali del nord che hanno incassato ma sono ritornati ai loro paesi d’origine senza però restituire ciò che era stato loro dato per l’industrializzazione del meridione. E ancora quando il nord si è sbarazzato dei rifiuti tossici inquinando intere aree del sud. Ora ci dicono che se il paese è in crisi la colpa è del meridione. E’ un modo di ragionare che tenta semplicemente un diversivo. A questo punto non si può rigirare la pizza a proprio piacimento. Le aree geografiche dell’Italia per quanto sta accadendo non c’entrano. C’entra invece un aspetto trasversale che coinvolge tutto il paese. E’ quello della povertà, dei privilegi di casta e che hanno trasformato in Italia un terreno di conquista per loschi affari o per indebiti arricchimenti a spese dei più deboli. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Lo stato sociale in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Abbiamo per decenni costruito, passo dopo passo, uno stato sociale garantista dei diritti umani, dei valori che da essi emergono nel lavoro, in quiescenza, nello studio, nell’amministrazione della giustizia e nella cosa pubblica. Ora questo “peso” che lo Stato si era impegnato a sostenere attraverso un’equa distribuzione delle risorse è venuto meno perché vi è stato un intoppo lungo la circolarità dei procedimenti messi in atto.
Sono state perse energie importanti perché sono venute meno le tutele per la lotta all’evasione, per il mancato controllo del sistema distributivo per via della corruzione, per gli sprechi, per un sistema anomalo di ammortizzatori sociali che hanno fatto crescere a dismisura il mercato occupazionale ma privandolo di efficienza, funzionalità, di effettiva necessità, per aver favorito gli interessi partigiani rappresentati dalle lobby corporative. Ora si sta cercando un rimedio peggiore del male perché non si riesce a scrollarsi di dosso il peso degli abusi e non si trova altra strada che ridurre il sistema delle garanzie sociali e provocando, di fatto, un grave arretramento sul terreno dei valori che ruotano attorno alla persona.
Ora questa débâcle sociale si può contenere, se non neutralizzare del tutto, “inventando” un nuovo modo di convivere, di gestire i rapporti interumani, di conferire tutele in senso lato. Come fare? Occorre innanzitutto partire dal presupposto che se esiste un diritto alla vita, universalmente riconosciuto, esso non può prescindere da quello altrettanto importante del diritto a vivere.
Ciò significa che chi nasce deve aver assicurato un’assistenza, un’istruzione, un lavoro, ad alimentarsi a prescindere dei suoi natali. Se facciamo derivare questo precetto nella gestione delle rispettive forme di tutela pensiamo ad esempio al lavoro. Oggi presenta più ombre che luci e non mi riferisco solo ai giovani che stentano a trovare un impiego o più in generale ai disoccupati e poi ai cassa integrati, ai precari, ai bassi redditi, ai rischi per l’impiego e via di questo passo. E poi sullo sfondo emerge sempre quel conflitto legato al turn over.
E allora sostituiamo l’attuale sistema previdenziale trasformandolo in assicurativo con una rendita che si può incominciare a percepire dopo i dieci anni di lavoro e pari al 20% della media stipendiale. Non più, quindi, una scadenza prefissata per andare in pensione ma la possibilità di cambiare lavoro in ragione delle proprie condizioni fisiche. E’ quanto emerge da uno studio di fattibilità condotto dalla Fidest. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Andiamo al voto pensando ai “I nodi gordiani dell’Italia”

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2018

L’Italia vuole crescere ma senza lasciare alle spalle problemi irrisolti che possono diventare nel tempo un insostenibile peso e una condizione inibente per ogni progetto di sviluppo armonico e generalizzato. La classe politica italiana è oggi chiamata a risolvere questo nodo che congiunge il filo del futuro con i legacci del passato. Scioglierlo non basta. Bisogna crescere pensando a ideare qualcosa di nuovo che sappia dare una svolta decisa al nostro sistema sociale e civile. Non parliamo, ovviamente, di una rivoluzione nei termini classici della parola. Mi riferisco a un impegno corale nell’individuare e nel sostenere la causa della collettività a fronte di interessi particolari e settoriali che cercano di distrarci come un banco di nebbia che frapponendosi tra noi e la giusta strada finisca con il farci debordare. Penso alla riforma della giustizia ancora avvolta da spire demagogiche mentre i cittadini la vorrebbero semplicemente più presente, più immediata, più coinvolgente con la realtà del Paese.
Penso all’assistenza sanitaria contornata da procedure che l’appesantiscono e la rendono improduttiva.
Penso alla scuola che accorcia i suoi corsi d’insegnamento a livello universitario con la laurea breve e poi costringe i nostri figli a frequentare i master (ce ne sono oltre mille in Italia per le più disparate specializzazioni) e a caricare le famiglie, già esangui per altri versi, di oneri aggiuntivi per l’istruzione e legandola alla necessità di doverla acquisire per permettere ai discenti di sperare in un impiego. E persino il lavoro, cosiddetto fisso, sta diventando un premio da lotteria in luogo di un diritto comune a tutti. E questo cahier de dolence potrebbe continuare all’infinito per una società che sembra voglia fare di tutto per non farsi amare e per dividere più che unire. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Costo degli alloggi in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Stando ai suggerimenti degli esperti, per una corretta gestione del proprio patrimonio la spesa per l’alloggio non dovrebbe superare il 28% delle proprie entrate. Ma se gli italiani seguissero alla lettera questa regola d’oro, in quanti metri quadri riuscirebbero a vivere in affitto? Secondo uno studio di Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) nelle città di Milano e Firenze una persona da sola potrebbe permettersi poco più di 30 metri quadrati (rispettivamente 33 e 32).
L’analisi ha preso in considerazione la RAL media percepita nei venti capoluoghi di regione e ha incrociato il dato, al netto delle imposte fiscali e previdenziali, con i costi medi degli affitti rilevati in città. Nonostante la retribuzione lorda record (34.330 euro), a Milano un lavoratore dovrebbe accontentarsi di un appartamento da 33 metri quadri, per una spesa mensile pari a 537 euro, la più elevata a livello nazionale. Maggiore è lo scompenso registrato a Firenze: qui la RAL media supera i 30mila euro, cifra che permette di pagare un canone per una casa di appena 32 mq (470 euro al mese).
Va meglio, seppure di poco, a chi sceglie la Capitale. A Roma la retribuzione lorda annua è pari mediamente a 29.977 euro che, a fronte di prezzi al metro quadro pari a 13,77 euro, consentono di sostenere la locazione di un appartamento da 34 metri quadrati.
Scorrendo l’elenco dei venti capoluoghi, si trova un pari merito fra Venezia e Napoli, dove i lavoratori più parsimoniosi, che non vogliono spendere oltre il 28% del proprio reddito per pagare casa, possono permettersi al massimo abitazioni da 40 metri quadrati. Non molto distante la possibilità di chi vive a Bologna, dove nonostante una RAL media che supera i 30mila euro, le spese per l’affitto coprono fino a 43 metri quadrati (per un canone medio di 488 euro al mese).
Non superano i 50 metri quadrati le abitazioni che, secondo questa modalità di calcolo, i lavoratori possono affittare a Trento e Cagliari (rispettivamente 45 e 49 mq).
Sono certamente migliori le condizioni di chi sceglie di lavorare a Campobasso e Catanzaro. Anche se qui le RAL sono inferiori a confronto della media nazionale, pari rispettivamente a 26.197 euro e 25.603 euro, i costi bassi delle locazioni consentono di potersi permettere appartamenti da 73 e 82 metri quadrati. «Non è un caso che, soprattutto nelle grandi città come Milano, Firenze e Roma, i lavoratori abbiano eletto la condivisione come una delle forme abitative predilette – spiega Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Sempre più fuori sede preferiscono un appartamento in buone condizioni e in una zona centrale da dividere con una seconda persona, piuttosto che affittare un monolocale in periferia, lontano dai principali punti di riferimento della città».

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

World Food Programme (WFP) Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2018

La quarta edizione di Seeds&Chips – The Global Food Innovation Summit (7-10 Maggio 2018, MiCo Milano Congressi) sarà patrocinata dal World Food Programme (WFP) Italia. Il WFP è la più grande organizzazione umanitaria impegnata a combattere la fame, che ancora oggi affligge 815 milioni di persone nel mondo. Seeds&Chips, che annualmente riunisce a Milano i grandi protagonisti del settore accademico, della politica e delle istituzioni internazionali intorno ai temi dell’innovazione agroalimentare, sosterrà con parte del ricavato dei biglietti venduti, le operazioni di emergenza alimentare del WFP in risposta alla grave malnutrizione in Nigeria.Marco Gualtieri, Presidente e fondatore di Seeds&Chips ha commentato: “Anche quest’anno abbiamo aderito con grande entusiasmo alle iniziative del WFP e siamo felici di poter contribuire ad aiutare le popolazioni della Nigeria. Il Summit unisce da sempre cibo, sostenibilità e innovazione attraverso la compartecipazione di startup, aziende, opinion leader e media mondiali, per affrontare il grande tema del food e delle nuove soluzioni che lo sviluppo tecnologico può offrire, non solo per i Paesi economicamente più evoluti, ma soprattutto per le popolazioni che vivono una condizione di povertà e scarsità di risorse”.Oltre a supportare le operazioni di assistenza alimentare del WFP, Seeds&Chips sarà promotore di ShareTheMeal, la app realizzata dal WFP che permette di sfamare un bambino con un semplice tocco sul cellulare: bastano solo 40 centesimi di euro per donare cibo per un giorno.“Dal suo lancio due anni fa, ha dichiarato Massimiliano Costa, direttore di ShareTheMeal, più di un milione di persone hanno scaricato la app e hanno condiviso oltre 21 milioni di pasti con migliaia di bambini affamati, per sostenere il WFP nelle emergenze alimentari più critiche. Nel mondo ci sono 20 volte più smartphones che bambini affamati: tramite ShareTheMeal, possiamo sconfiggere la fame, il rischio numero uno alla salute nel mondo. Per questo ringrazio il WFP Italia e Seeds&Chips perché hanno dato la possibilità a tutti i partecipanti al Summit di sostenere con ShareTheMeal le operazioni del WFP nel Nord-Est della Nigeria, dove ShareTheMeal ha come obiettivo di provvedere cibo salva-vita per 100 giorni ai bambini malnutriti.”
“L’innovazione ha un ruolo cruciale nella lotta contro la fame, non solo per il World Food Programme ma anche per chiunque lavori per migliorare la condizione di vita di coloro che ne hanno più bisogno” ha affermato Robert Opp, Direttore della Divisione Innovation and Change Management del WFP. “Le nuove tecnologie di cui oggi disponiamo rappresentano un’importante opportunità. Abbiamo bisogno di valutare quali di questi approcci funzionino più efficacemente, per declinarli nelle migliori innovazioni”. Robert Opp sottolinea anche l’importanza di iniziative come quella di Seeds&Chips, che rappresenta un momento strategico per approfondire reciproci punti di vista e per stringere nuove partnership per un mondo a Fame Zero.“Le nuove tecnologie e l’innovazione applicata allo sviluppo sostenibile rappresentano una straordinaria opportunità per il WFP”, ha affermato Vincenzo Sanasi d’Arpe, Presidente del WFP Italia. “In alcune delle aree più remote, l’utilizzo delle tecnologie innovative ha permesso di trovare soluzioni più efficaci ed inedite per fornire assistenza alimentare ai più fragili. Siamo orgogliosi – ha proseguito il Presidente Sanasi – di dare anche quest’anno il nostro patrocinio a Seeds&Chips, che ringraziamo per il supporto alle operazioni umanitarie del WFP nel Nord-Est della Nigeria. Insieme a Seeds&Chips, invitiamo tutti a sostenere il WFP scaricando la prima app contro la fame del mondo, ShareTheMeal”.Il WFP ricorda che negli Stati di Borno, Yobe e Adamawa, nel Nord-Est della Nigeria, la violenza di Boko Haram sta pregiudicando le vite e i mezzi di sussistenza di milioni di persone. 2,6 milioni di persone soffrono la fame e 450.000 bambini sono gravemente malnutriti. La violenza e l’insicurezza stanno causando esodi di massa: 1,62 milioni di persone vivono in campi ospitati da comunità nel Paese stesso e decine di migliaia stanno cercando rifugio nei paesi confinanti, come Camerun, Ciad e Niger. Molti fra coloro che avevano lasciato il paese ora stanno tornando e hanno bisogno di cibo e di un tetto.

Posted in Cronaca/News, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Mostra: “Spagna e Italia in dialogo nell’Europa del Cinquecento”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 febbraio 2018

Firenze 27 febbraio – 27 maggio 2018, Piazzale degli Uffizi 6, nuove sale dell’Aula Magliabechiana, Uffizi.La mostra presenta fogli di straordinaria qualità, attribuiti con certezza a maestri come, appunto, Alonso Berruguete, formatosi fra Firenze e Roma e uno dei primi testimoni di un linguaggio ‘rinascimentale’ a ovest dei Pirenei, o come Romolo Cincinnato e Pompeo Leoni, due degli artisti chiamati a lavorare in Spagna nei più prestigiosi cantieri reali, e include inoltre disegni di Francisco Pacheco, Patricio e Eugenio Cajés, Vicente Carducho, protagonisti della stagione che chiude il Cinquecento in Spagna.
A partire dal Quattrocento la Spagna aveva iniziato il processo di unificazione che la portò a diventare una monarchia, e poi un impero a dimensione planetaria, sulla base di tradizioni artistiche complesse e diversificate.“Attorno al sedicesimo secolo – spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – le tendenze politiche e intellettuali dei regni spagnoli e dei territori italiani andarono avvicinandosi, con la conseguenza di continue e inattese sovrapposizioni, dal pontificato di papa Alessandro VI Borgia alla conquista dei domini napoletani, dall’annessione del ducato di Milano all’affermazione stabile dell’influenza spagnola sulla penisola italiana”: una simile situazione portò anche a più stretti legami in ambito culturale, favoriti inoltre dalle rotte commerciali che collegavano stabilmente ormai le diverse sponde del Mediterraneo. “Ogni artista e le sue opere sono infatti sempre il frutto di un’ininterrotta circolazione di idee e di forme – dice Marzia Faietti, direttrice del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi e curatrice, con Corinna Gallori e Tommaso Mozzati, della mostra – e quindi scrivere sul disegno in Spagna, come su quello praticato in Italia o ovunque, significa ampliare costantemente gli orizzonti di ricerca giungendo a sfiorare il punto di rottura della nozione di scuola senza tuttavia rinunciare al recupero filologico del tessuto artistico di un luogo e all’analisi della trasmissione del sapere nelle diverse botteghe”.
La mostra si articola in una premessa e otto sezioni e per ricollocare le singole creazioni grafiche nel loro contesto di provenienza, il percorso include anche sculture, dipinti, esempi di oreficeria e arti applicate, con l’intento di suggerire utili confronti ispirati a uno sguardo multidisciplinare, assunto come principio ordinatore.
Nella premessa si mette a fuoco la situazione artistica della Spagna fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, prima della formazione sul trono di Castiglia e di Aragona della dinastia asburgica.La prima sezione presenta la produzione di quei pittori o scultori educatisi in Italia fra gli anni Dieci e Trenta del Cinquecento, da Berruguete a Bartolomé Ordóñez, fino a Gaspar Becerra; la seconda offre il confronto fra la figura umana e la rappresentazione del nudo di questi artisti e l’arte e la trattatistica italiana. La terza sezione pone l’attenzione sull’importanza della pittura tosco-romana per la produzione spagnola attorno agli anni Quaranta-Cinquanta, grazie a opere di Luis de Vargas e Luis de Morales accostate a fogli attribuiti a Sebastiano del Piombo e di Giorgio Vasari.
La quarta si concentra invece sugli spostamenti degli artisti, tra cui spicca il caso emblematico di un pittore come El Greco, in direzione opposta, dall’Italia alla Spagna, e sul passaggio dinastico fra Carlo V e Filippo II, capace di portare un radicale ripensamento nelle dinamiche di committenza della Corona.
Da qui si sviluppa, nelle due sezioni successive, un percorso nei disegni italiani legati alla decorazione della chiesa e monastero di San Lorenzo dell’Escorial e una riflessione sull’uso delle arti grafiche da parte di Filippo II per controllare e promuovere questo importantissimo cantiere. La settima sezione illustra le conseguenze della presenza di tali artisti e introduce alla grafica di alcuni autori spagnoli dell’ultimo trentennio del Cinquecento.
Il percorso espositivo si conclude con una sezione dedicata ai membri di due famiglie, i fratelli Carducci/Carducho e i Cascese/Cajés, e alla loro eredità artistica e teorica.

Posted in Cronaca/News, Mostre - Spettacoli/Exhibitions – Theatre, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Elezioni 2018. Welfare: Italia come la Svezia?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Da non crederci. Eppure, se prendiamo i dati, e le considerazioni, de “Il bilancio del sistema previdenziale italiano”, riferito al 2016, dobbiamo prendere atto che spendiamo, per il cosiddetto welfare (pensioni, sanità e assistenza), il 54% dell’intera spesa pubblica. Infatti, su 830 miliardi di spesa pubblica totale, ben 454 sono attribuite al welfare. Se, poi, rapportiamo i 454 miliardi alle sole entrate (788,5 miliardi), la percentuale arriva al 57%, più alta di quella svedese! Ovviamente, è tutta da valutare quantità e qualità del welfare, ma i numeri sono quelli. Di sola assistenza (pensioni e assegni sociali, invalidità, accompagnamento, pensioni di guerra, maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo, ecc.) spendiamo 100 miliardi, esenti da imposte, diversamente dalle pensioni vere e proprie che sono tassate. Da rilevare che gli assistiti non hanno pagato un euro di contributi, quindi sono a carico della fiscalità generale, cioè dei contribuenti. Il numero degli assistiti è di 8,2 milioni, la metà di tutti i pensionati (pensioni e assistenza) che sono 16 milioni. Questa è la situazione attuale.Il problema, dal punto di vista dei costi, non sono le pensioni ma l’assistenza, e le proposte che leggiamo gravano proprio sulla voce assistenza, definitiva o temporanea che sia. Da ricordare che abbiamo un debito pubblico di circa 2.330 miliardi. Dove prelevare i soldi?
Chi propone, a parziale soluzione, il taglio alle pensioni d’oro o ai vitalizi, probabilmente non ha fatto bene i conti: ricalcolare con il contributivo le une e gli altri costerebbe di più, perché alle pensioni d’oro è già stato applicato un coefficiente di decurtazione elevato e, per l’ammontare dei vitalizi, sono stati versati solo contributi personali, senza oneri per le casse pubbliche, che, invece, con il contributivo, dovrebbero intervenire per le quote di propria spettanza. Si sa, in campagna elettorale, si fanno promesse che si scontreranno con la realtà dei numeri. Molti raccontano favole con le quali accompagnano l’elettore a dormire. Il mattino del 5 marzo ci sarà la sveglia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La corruzione vale 60 miliardi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

La corruzione nel nostro Paese vale 60 miliardi? Bufala, scrive Carlo Cottarelli, l’economista italiano che dirige l’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, già direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale e commissario straordinario alla Revisione della spesa pubblica (spending review).Cottarelli cita il documento del Servizio anticorruzione della presidenza del Consiglio (SAeT), in cui si afferma: “Le stime che si fanno sulla corruzione, 50-60 miliardi l’anno, senza un modello scientifico, diventano opinioni da prendere come tali, ma che, complice a volte la superficialità dei commentatori e dei media, aumentano la confusione”. Poco dopo una relazione della Corte dei Conti rilanciava. Scriveva, infatti, la Corte che la corruzione può “incidere sullo sviluppo economico del Paese, anche oltre le stime effettuata dal SAeT… nella misura prossima a 50/60 miliardi di euro l’anno”, ma è proprio il SAeT a contestare la stima della corruzione a 50/60 miliardi! Una svista della Corte? Come si è arrivati a quella cifra? Lo ricorda Cottarelli, riportando una valutazione di un economista, Daniel Kaufmann, che stimava il valore delle tangenti nel 3% del Pil mondiale. Come Kaufmann sia arrivato a questa percentuale, non è dato di sapere, nonostante la richiesta di Cottarelli stesso. Dunque, qualcuno, nel nostro Paese, ha fatto un calcolo sbagliato, della serie: se le tangenti sono il 3% del Pil mondiale, lo deve essere anche per il Pil italiano, ergo si arriva alla cifra di 50 miliardi, portati poi con fantasia a 60 miliardi.
Sulla nota della Corte dei Conti, si sono precipitati i media: paginoni, telegiornali, trasmissioni (talk show), dichiarazioni, impegni programmatici, ecc.
Le interviste, agli italiani, sulla “percezione” della corruzione hanno poi sigillato il dato fasullo: la corruzione è dilagante e i responsabili per primi sono i politici (gli altri, di certo).Ovvio, che la corruzione esiste anche nel nostro Paese, ma se si studiassero i documenti, si potrebbe evitare di passare come il Paese più corrotto d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »