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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

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L’Italia del turismo dell’olio si mette in gioco

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Oltre 100 esperienze in gara, 13 Regioni coinvolte, frantoi e aziende olivicole protagonisti assoluti dell’offerta turistica dedicata al mondo dell’olio extravergine in Italia, con più del con 50% delle proposte prevenute. Tra le categorie in gara, spiccano tour operator/agenzie di viaggio e altri enti come Pro Loco e Associazioni (il 25% delle esperienze in gara) seguono dimore storiche/hotel/B&B/agriturismi, ristoranti ed osterie e solo in fondo musei dedicati all’olio/frantoi ipogei/uliveti storici e oleoteche. I numeri del Primo Concorso nazionale dedicato al Turismo dell’Olio promosso dall’Associazione Città dell’Olio con la direzione scientifica della prof. Roberta Garibaldi, parlano chiaro: il turismo dell’olio è un settore in forte espansione che ha nei produttori ma anche negli operatori turistici e negli organizzatori di eventi, il suo motore principale. La distribuzione dell’offerta turistica legata all’olio ha un andamento omogeneo da nord a sud. Sono le Regioni con la maggiore presenza di Città dell’Olio ad aver strutturato percorsi ed eventi dedicati alla scoperta dell’oro verde e del paesaggio olivicolo: Toscana e Liguria in testa, Puglia e Lazio a seguire. Nelle esperienze in aziende e frantoi la partecipazione alla raccolta delle olive, in totale sicurezza e passeggiata nell’oliveta con degustazioni del prodotto vanno per la maggiore. Ma sono suggeriti anche e pic-nic tra gli olivi, visite guidate al frantoio con spiegazione delle varie fasi di produzione dell’olio extravergine di oliva. Tra gli eventi speciale molti laboratori con le scuole, per bambini ed adulti e alcuni tour culinari. Dimore storiche, hotel, B&B e agriturismi si sono organizzate con possibilità di assistere alla raccolta delle olive ma anche con alcune idee innovative: la possibilità di adottare un olivo e riceverne, ogni anno, l’olio prodotto; pacchetti benessere a tema olio: massaggi in spa con prodotti a base di olio extravergine di oliva, esperienze emozionali a piedi nudi nell’erba, meditazione, corsi di cucina con degustazione. Gli organizzatori di viaggi ed eventi puntano tutto sulle su attività esperienziali negli oliveti e negli oliveti monumentali. Qui il visitatore viene accolto da bevande a base di foglie di olivo e può degustare l’olio evo abbinato a prodotti del territorio. Ma ci sono alcuni elementi molto curiosi oltre la tradizionale visita ai frantoi che non manca mai, come la possibilità di fare lezioni di yoga, di assistere a performance teatrali e letture di poesie sull’olio, fare pranzo sotto gli olivi accompagnati da musiche e canti della tradizione, partecipare a corsi di ceramica decorando le oliere. La presenza e l’utilizzo della Carta degli Oli delle aziende del territorio è il punto di forza delle proposte dei ristoranti e delle osterie. Ma accanto alle più tradizionali proposte di abbinamento olio – cibo, olio e pizza gourmet e olio nell’elaborazione dei dessert come il gelato, ci sono interessanti soluzioni come la presenza di punti vendita e oil bar all’interno del ristorante. “Siamo molto felici della risposta entusiastica delle 115 strutture che hanno scelto di partecipare al nostro Concorso Turismo dell’Olio. È un segnale di forte interesse che nella fase iniziale di un progetto ambizioso come questo ci conferma che siamo sulla buona strada, che abbiamo avuto una grande intuizione, che c’è voglia in questo settore di investire e fare la differenza con proposte turistiche e buone pratiche in grado di coniugare qualità, sostenibilità, innovazione. Noi sappiamo che è da uno sforzo sinergico di messa a sistema di tutte le esperienze e dei tanti expertise specifici su questo tema che può nascere un grande movimento per l’oleoturismo in Italia.” Nei prossimi giorni la giuria di esperti presieduta dalla prof.ssa Roberta Garibaldi, tra i massimi esperti italiani del settore, autrice del Rapporto annuale sul Turismo Enogastronomico Italiano, Giorgio Palmucci Presidente di ENIT, Roberto Di Vincenzo Presidente di ISNART–Unioncamere, Michele Sonnessa Presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio, Nicola D’Auria Presidente del Movimento Turismo del Vino e dell’Olio, Paolo Morbidoni Presidente Federazione italiana Strade del Vino e dei Sapori, Colombe McCarthy Director Europe div.- Destinations & Adventures (Usa), Fabiola Pulieri giornalista enogastronomica e sommelier dell’olio, Alberto Grimelli direttore di Teatro Naturale, la foodblogger Alice del Re (Pane Libri e Nuvole) e la travelblogger Elisa Orlando (In giro con Piccinaccia) decreteranno la rosa dei 3 finalisti per ogni categoria. La proclamazione dei vincitori finali, con evento dedicato, è prevista nei primi mesi del 2021. Intanto il pubblico sta votando la sua preferita attraverso il sito http://www.turismodellolio.com, dove tutte le esperienze in gara sono visibili per la votazione fino al 6 dicembre.

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Clamorosa assenza dell’Italia in Etiopia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

“Perché il governo italiano è rimasto del tutto assente a fronte del grave conflitto tra il governo etiope e il TPLF che domina in Tigray? Perché non ha nemmeno condannato il lancio di missili ad Asmara da parte delle milizie tigrine? Cosa ha fatto per aiutare i nostri connazionali in fuga da Makallè? Sono alcune delle domande poste dal senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, in una interrogazione in cui, tra l’altro, si evidenzia che “sono passati oltre venti giorni da quando lo scontro politico e istituzionale tra il governo regionale del Tigray guidato dal Tigray People’s Liberatin Front (TPLF) e il governo nazionale guidato dal premier Abiy Ahmed è degenerato in un conflitto militare, che ha provocato già migliaia di vittime civili e oltre trentamila profughi nel vicino Sudan”. Inoltre, “la sera del 14 novembre tre missili terra aria, lanciati dalle milizie del TPLF dal territorio del Tigray, hanno raggiunto la città di Asmara, capitale dell’Eritrea, con l’obiettivo dichiarato di colpirne l’aeroporto, come affermato dallo stesso Debretsion Gebremichael, leader della regione settentrionale etiope che guida la rivolta contro Addis Abeba”. Ora “l’esercito etiope sembra giunto a poche decine di chilometri da Makallè, capoluogo del Tigray, con il rischio di ulteriori vittime civili e di nuove ondate di profughi nel vicino Sudan”. Tutto ciò mentre appare evidente la clamorosa assenza del nostro governo a fronte del “ruolo storico, culturale, economico e politico che l’Italia ha sempre avuto nella Regione” e delle “aspettative e speranze che quei popoli hanno sempre avuto nei confronti del nostro Paese”.Il senatore Urso, chiede, inoltre, di sapere, “quali informazioni il governo abbia avuto, sul piano diplomatico o dalla nostra intelligence, in merito a quanto stava per accadere in Etiopia e cosa abbia fatto in via preventiva per evitare che la situazione degenerasse in un conflitto armato”; ed, inoltre, “cosa il governo italiano abbia fatto nell’immediato degli eventi bellici per soccorrere gli italiani presenti a Makallè e nel Tigray, impegnati nelle loro attività produttive, che peraltro ora sono a rischio”.Infine, il senatore di FdI nel chiedere “una immediata e significativa risposta alla richiesta di aiuti umanitari per evitare altre e più gravi tragedie”, sollecita interventi di alto livello bilaterali e multilaterali per fermare l’uso delle armi e una composizione pacifica del conflitto. “Vi è da chiedersi, inoltre, se dietro la sollevazione della classe dirigente tigrina e nello specifico del TPLF, partito espressione della etnia tigrina che aveva guidato il Paese sin dalla cacciata di Menghistu e che ora ritiene di essere stata estromesso dal potere dal nuovo corso di Abiy, possono esserci anche le mire di Paesi che si sono sentiti esclusi dal nuovo corso politico dell’Etiopia e quindi dal processo di pace che ne è seguito”.

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Gli infermieri sono aumentati nell’OCSE, ma non in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

Sono sempre 5,7 per 1000 abitanti contro una media dei Paesi dell’Organizzazione di 8,2, con tutti gli Stati del Nord Europa al disopra di 10 infermieri ogni 1000 abitanti e solo alcuni dell’est europeo (Slovacchia, Cipro, Polonia, Lettonia, Bulgaria, Grecia, Serbia, Montenegro, Macedonia e Turchia), al di sotto.Eppure, sottolinea l’OCSE nel suo nuovo rapporto Health at a Glance Europe 2020, presentato oggi, “gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale nel fornire assistenza negli ospedali e negli istituti di assistenza a lungo termine in circostanze normali, e il loro ruolo è stato ancora più critico durante il COVID-19 pandemia”.La carenza preesistente di infermieri – in Italia storicamente è di almeno 53.000 unità – è stata aggravata durante l’apice della pandemia, anche dal fatto che molti infermieri sono stati infettati dal virus. Nel nostro Paese secondo gli ultimi dati forniti dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) basate sulle rilevazioni e sui rapporti INAIL, sono oltre 28.000 (in aumento) con 49 decessi a oggi.L’Ocse sottolinea che la domanda di infermieri dovrebbe continuare a crescere negli anni per l’invecchiamento della popolazione mentre molti infermieri al contrario si stanno avvicinando all’età della pensione e quindi la forza lavoro rischia di diminuire ancora. Questo preoccupa molti paesi che stanno investendo nella loro formazione e alcuni stanno anche affrontando le attuali carenze assumendo infermieri dall’estero. “Aumentare gli infermieri in attività – scrive l’OCSE – rimane una questione chiave per evitare nella maggior parte dei paesi le carenze attuali e future”.Gli infermieri poi, sono molto più numerosi dei medici nella maggior parte dei paesi dell’UE dove nel 2018, c’erano in media più di due infermieri per medico raggiungendo il rapporto infermiere-medico di circa quattro o più in Finlandia, Lussemburgo, Irlanda, Svizzera, Islanda e Norvegia e di uno a tre in Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Slovenia. Ma il rapporto era molto più basso nei paesi dell’Europa meridionale e in Lettonia.In Italia questa proporzione, sempre secondo i nuovi dati OCSE, è invece scesa dall’1,5 dello scorso rapporto a 1,4 e il nostro Paese va meglio, nell’UE, solo di Portogallo, Cipro, Lettonia (dove comunque il rapporto è di 1:3) e Bulgaria e in assoluto in Europa anche di Macedonia (con lo stesso rapporto dell’Italia) e Turchia.In risposta alla carenza di medici, spiega l’OCSE, diversi paesi hanno ha iniziato a implementare ruoli più avanzati per gli infermieri in ospedale e cure primarie e ad esempio le valutazioni di Finlandia, Regno Unito e Irlanda mostrano che gli infermieri specializzati possono migliorare l’accesso ai servizi e ridurre i tempi di attesa, offrendo la stessa qualità di cura dei medici per una serie di pazienti, compresi quelli con patologie di bassa intensità e quelli che necessitano di controlli di routine. Questa impostazione ha anche riscontrato nei paesi OCSE che l’hanno adottata un alto tasso di soddisfazione dei pazienti, mentre l’impatto sui costi ha mostrato una riduzione e comunque nessun innalzamento rispetto al pregresso. “Nel nostro Paese – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – finora abbiamo assistito a varie forme di integrazione del personale, dall’utilizzo dei neolaureati per attività che possano liberare infermieri più esperti alle task force mirate della Protezione civile alle quali hanno risposto decine di miglia di infermieri volontari, dalla messa in campo degli infermieri militari all’utilizzo dei liberi professionisti e così via. Ma non sono provvedimenti emergenziali a risolvere la situazione. La Federazione – conclude – è a disposizione delle altre istituzioni per creare in tempi rapidissimi un percorso che integri gli organici quanto più velocemente e correttamente possibile”.

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L’azienda Italia? È abbastanza forte per superare la crisi

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

A cura di Valentino Pediroda, AD di modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito. Dieci anni dopo la Grande Crisi Finanziaria, la grande Azienda Italia è meno indebitata e più redditizia e, a piccoli passi, guadagna terreno sul fronte del merito di credito, la cui qualità aumenta sensibilmente, con il rating che sale di un notch, passando in media da B a BB. Ma soprattutto raddoppiano le quote di aziende tripla A e doppia A, a scapito delle junk (tripla C e doppia C, pressoché dimezzate). È una buona notizia anche perché nel frattempo gli strumenti di analisi del rating sono diventati più sofisticasti e dunque più affidabili, in grado di cogliere, con l’analisi previsionale affiancata a quella storica tutte le sfumature delle possibili insolvenze. Un’evoluzione che hanno subito gli stessi strumenti di modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito, a partire dal modello di credit scoring More, che si è arricchito grazie ad AI e machine learning, e di For-St, modello previsionale modulare che consente di proiettare i bilanci nel futuro per prevederne la solidità. Buone notizie anche sul fronte qualitativo. Migliorano molto i parametri di bilancio, a partire dai livelli di indebitamento sia complessivo sia finanziario. Il leverage, che misura l’indebitamento totale di un’impresa esprimendo il grado di dipendenza da fonti di terzi, dovrebbe posizionarsi tra 0 e 2 per un’adeguata proporzione delle fonti di investimento, mentre ratio superiori al 3 segnalano un forte squilibrio. Il leverage delle nostre aziende è significativamente migliorato dal 2,71 del 2007 all’1,91 del 2019. Situazione simile per il leverage finanziario, che indica l’indebitamento finanziario e che è passato da 0,53 a 0,40. Un altro dato interessante è relativo al current ratio, che misura la capacità dell’impresa di ripagare i debiti a breve termine (attività correnti/passività correnti). Nelle attività correnti rientrano le risorse di denaro liquido dell’azienda e quelle che si presume possano essere convertite in denaro entro un anno: per questo parametro è auspicabile che il valore si collochi tra 1,5 e 2,5. Le nostre aziende sono vicine al limite inferiore di questo range con un risultato pari a 1,46 (dall’1,29 del 2007). Mostra un miglioramento anche il quick ratio (che valuta l’ammontare di debiti finanziari in scadenza che possono essere ripagati velocemente, senza attendere il rientro di liquidità dal magazzino) passato da 0,99 a 1,08. Non si osservano invece variazioni in termini di Roi (il parametro che misura la reddittività degli investimenti) pari al 3,7%, al contrario del Roe (che misura la reddittività del capitale proprio ovvero la bontà dell’investimento nell’impresa) e che si è portato al 6,5% dal 3,9% del 2007 (+67%). Il futuro ci riserva molte nuove sorprese su questo fronte. Stiamo prepotentemente entrando nel campo delle valutazioni nowcasting (previsioni a brevissimo termine), che permettono di conoscere in real-time l’evoluzione della solvibilità delle imprese istante per istante. La normativa PSD2, che di fatto apre l’accesso ai dati bancari sui pagamenti, rappresenta una spinta in questo senso, perché consentirà di sfruttare dati aggiornati, necessari allo sviluppo di modelli di valutazione del rischio in nowcasting. Tuttavia, c’è ancora molto da fare laddove c’è mancanza di trasparenza. Vi sono delle tipologie di aziende e situazioni dove strutturalmente manca l’informazione ed è necessario colmare l’insufficienza di dati. Al momento siamo più pronti tecnologicamente di quanto non lo siamo a livello di dati. (abstract)

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L’Italia si conferma terza forza agricola in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Lo è nonostante una burocrazia farraginosa e i danni sempre più frequenti causati dai cambiamenti climatici – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. I dati diffusi dall’Eurostat per il 2019 collocano il nostro Paese dietro a Francia e Germania per valore della produzione, con un ammontare di 57,8 miliardi di euro, equivalenti al 14% del totale europeo. E’ motivo di grande soddisfazione vedere come il lavoro di centinaia di migliaia di aziende del nostro territorio contribuisca a farci restare tra le potenze agricole del Vecchio continente. Un’agricoltura in salute ha ripercussioni positive su tutti gli altri settori economici – continua Tiso. Anche se in Italia c’è stata una leggera flessione (meno 1,2% rispetto al 2018), i numeri dell’Eurostat mostrano la resilienza del settore primario europeo, che nel 2019 è cresciuto del 2,4% a dispetto di un ciclo economico sfavorevole. In attesa di capire quali saranno gli effetti sull’agricoltura dell’emergenza in corso, all’Europa e ai suoi Governi spetta il compito di sostenere il rilancio del settore dopo mesi difficili. La recente votazione del Parlamento europeo sulla riforma della Pac ha deluso quanti si attendevano un passo avanti verso il Green Deal. Uguale preoccupazione desta il veto di Ungheria e Polonia sul Recovery Fund, che blocca l’erogazione di oltre 10 miliardi di aiuti agli agricoltori europei. In questa fase delicata, è compito dell’Europa fornire il sostegno necessario a uno dei settori trainanti dell’economia, senza perdersi in particolarismi che finirebbero per ritorcersi contro gli interessi degli stessi Stati membri.

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La malattia di Parkinson in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Si stima che in Italia siano circa 300.000 i pazienti affetti da malattia di Parkinson, il secondo disturbo neurodegenerativo piu’ diffuso al mondo. Ma chi assiste tutti i giorni questi pazienti? Sono i caregiver, spesso i familiari piu’ prossimi i quali si trovano ad affrontare un compito difficile che puo’ avere un notevole impatto sul loro stesso benessere psicofisico. Tanto che da una indagine e’ emerso che il 79% dei caregiver ha avuto ripercussioni sulla salute. Diventa essenziale, quindi, sviluppare programmi in grado di fornire loro gli strumenti assistenziali, psicologici, legali per prendersi cura al meglio del paziente. Un’esigenza che e’ acuita nel periodo del lockdown ma persiste nel corso di questa pandemia. Per questo motivo AbbVie, Accademia LIMPE-DISMOV, Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus e ANIN, si sono fatti promotori della Neuroscience Caregiver Academy (NCA), a spiegare gli obiettivo del progetto a tappe che coinvolge tutta Italia e le nuove frontiere di trattamento nella cura delle patologie degenerative e’ Annalisa Iezzi, direttore medico Abbvie Italia. Gli eventi in presenza sono necessariamente diventati virtuali ma comunque fanno riferimento a grandi ospedali delle rispettive zone di appartenenza. Stiamo ancora definendo le date per gli eventi che si svolgeranno a Catania e Milano che fara’ riferimento all’Istituto neurologico Besta. Lavoriamo con tutti questi importanti centri di riferimento perche’ sono in grado di erogare il supporto necessario”. Quali sono le nuove frontiere nel trattamento della malattia di parkinson ma anche in generale dei disturbi neurodegenerative? “Per noi la priorita’ e’ perseguire l’innovazione in questo campo. La ricerca farmacologica molto spesso e’ soggetta a frustrazioni e fallimenti ma il ricercatore lo mette in conto quando fa questo lavoro. Abbvie e’ una delle poche aziende che continua ad investire nelle malattie neurodegenerative, una delle poche che ha degli asset in sviluppo per l’alzheimer. Quello che noi vediamo a breve e lungo termine e’ continuare a sviluppare farmaci innovativi per il Parkinson in cui l’efficacia clinica e’ ad un ottimo punto di avanzamento nel rallentare la progressione della malattia. Si sta lavorando all’inibizione della proteina Tau che ha un ruolo fondamentale nella patogenesi dell’alzheimer. In Abbvie mette a disposizione per tale patologie un’ampia area dell’azienda”. Ci siamo resi conto che sono stati resi in tale contesto procedimenti piu’ agili che in Italia, molto spesso, erano rallentati dalla burocrazia con cui ci troviamo a lavorare. Posso dire che in questo specifico progetto c’e’ una vera e propria alleanza in cui le competenze di un attore privato vengono poste allo stesso livello di quelle assolutamente elevate del sistema statale e dunque del Ssn. Credo che questa sia la prima di moltissime altre partnership che andranno avanti. E’ una ottima opportunita’ per noi e come coinvolgimento delle Istituzioni mettiamo in campo una triade di collaborazioni anche con le Istituzioni e con l’ambiente politico che ci governa”.

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Istruzione. Commissione UE: la spesa dell’Italia scesa del 7% in dieci anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

La spesa per l’istruzione in Italia si conferma tra le più basse nell’Unione europea: nel 2018 la spesa pubblica è aumentata dell’1% in termini reali rispetto all’anno precedente, ma resta ben al di sotto della media UE, sia in percentuale del PIL (il 4 % contro il 4,6 %) sia in percentuale della spesa pubblica totale, che all’8,2%, è la più bassa dell’UE (9,9%). Addirittura per le scuole superiori in dieci anni l’impegno finanziario dell’Italia si è ridotto di quasi il 20%. E per l’Università l’impegno italiano è il più basso dell’Unione. Lo riporta Tuttoscuola soffermandosi sull’analisi annuale del rapporto di monitoraggio sull’educazione e la formazione della Commissione europea dal titolo “Education and training monitor 2020”. Nonostante un leggero aumento nel 2018, l’impegno finanziario pubblico per il settore scolastico, universitario e in generale per la Conoscenza rimane fortemente al di sotto di quello attuato negli altri paesi Ue. “Mentre la quota di PIL assegnata all’educazione pre-primaria, primaria e secondaria è sostanzialmente in linea con gli standard europei – scrive Tuttoscuola analizzando l’analisi europea che mette a confronto i 27 paesi membri – , la spesa per l’istruzione terziaria è la più bassa dell’UE, sia in percentuale del PIL (lo 0,3% contro lo 0,8%) sia in percentuale della spesa pubblica per l’istruzione (il 7,7% contro il 16,4 %)”. La rivista specializzata fa opportunamente “notare che, mentre la spesa pubblica per l’istruzione è diminuita complessivamente del 7 % nel periodo 2010-2018, nello stesso periodo la spesa per l’istruzione superiore è stata ridotta del 19%”: una sottolineatura che la dice lunga sugli effetti devastanti che ha avuto la politica di smantellamento introdotta con l’ultimo Governo Berlusconi, con la ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, capace di cancellare oltre 4 mila istituti, altrettanti dirigenti scolastici e Dsga, più 200 mila docenti e 50 mila Ata, oltre che una buona parte di tempo scuola e un numero equo di alunni per classe. Con gli esecutivi a seguire che si sono visti bene dal recuperare il mal tolto.

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“Nei prossimi giorni ai Comuni arriveranno circa 500 milioni di euro”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

“Si tratta di un’altra tranche delle risorse stanziate per far fronte al calo di entrate derivanti dalle misure di contenimento della pandemia. Abbiamo terminato il lavoro, portato avanti assieme al Ministero dell’Interno, e oggi, in Conferenza Stato – Città e autonomie locali abbiamo approvato gli Schemi di Decreto interministeriale con i quali vengono ripartiti i Fondi di ristoro per i Comuni, assegnati con i Decreti “Rilancio” e “Agosto”, con cui il Governo ha destinato le somme per rifondere gli enti locali dei cali di entrate relativi alla cancellazione della prima rata IMU, pari a 87,60 milioni, alle minori entrate derivanti dalla mancata riscossione dell’imposta di soggiorno o del contributo di sbarco, pari a 310 milioni, e al ristoro delle mancate entrate derivanti dall’esonero dal pagamento della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP) e dal canone per l’occupazione di spazi e d aeree pubbliche (COSAP), per un ammontare complessivo di 102,13 milioni di euro. Aiutare e supportare i Comuni, non solo in questa fase delicata dell’emergenza sanitaria, vuol dire garantire i servizi essenziali ai cittadini e contribuire a migliorare la qualità della vita di ciascuno di noi. Per questo gli aiuti alle imprese non devono, in nessun modo, penalizzare gli enti locali. Continueremo a lavorare, giorno dopo giorno, a loro fianco”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, a margine della Conferenza Stato – Città e autonomie locali.

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L’Italia ha “perso” 14 mila ricercatori

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

«Dal 2008 al 2019 si possono stimare circa 14 mila persone che hanno conseguito un dottorato di ricerca in Italia, dove erano residenti prima dell’immatricolazione all’università, e che sono emigrate permanentemente all’estero. Stima peraltro prudente, che non considera i laureati che erano già andati all’estero per conseguire il dottorato e hanno proseguito lì la carriera». Una vera e propria emorragia. Ma è sbagliato definirla “fuga di cervelli”: piuttosto, la decisione di lasciare l’Italia, per ricercatori italiani con in tasca laurea e dottorato – la componente più qualificata di chi ha compiuto il percorso universitario – è una scelta consapevole dettata dal bisogno di essere valorizzati sia dal punto di vista della carriera, sia sotto il profilo economico. Nel nostro Paese, infatti, sarebbero solitamente destinati ad anni di lavoro precario, con una scarsa possibilità di stabilizzazione e di ascesa professionale, e a una bassa remunerazione per i loro titoli e la loro preparazione.È quanto emerge dal saggio di Leopoldo Nascia (ricercatore e membro della redazione di Sbilanciamoci!) e Mario Pianta (professore ordinario di politica economica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, sede di Firenze), anticipato ieri pomeriggio nella web conference (qui il programma completo) “Vecchia” e “nuova” emigrazione italiana all’estero, organizzata dal Centro studi e ricerche Idos (che firma anche l’annuale Dossier Statistico Immigrazione). Un appuntamento per lanciare la nuova ricerca targata Idos sui nostri connazionali all’estero, finanziata dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e realizzata in partnership con il Circolo studi diplomatici, che verrà pubblicata a dicembre in un numero speciale della rivista Affari sociali internazionali. I primi risultati dello studio sono stati quindi illustrati durante il convegno online, disponibile sul canale Youtube di Idos.Se gli italiani iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire) erano quasi 5,5 milioni nel 2019, oltre la metà dei quali “espatriati” soprattutto per lavoro, al 31 ottobre 2020 «negli schedari consolari risultano iscritti 6 milioni 240 mila italiani, il doppio di 15 anni fa: una popolazione pari a 2 volte quella di Roma, presente soprattutto in Paesi europei, mentre in Argentina vivono oltre un milione di connazionali, oltre a quelli in Brasile, Venezuela, Stati Uniti, Canada, con una presenza crescente anche in Sudafrica», ha dichiarato Emanuela Del Re, vice ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, chiarendo che comunque la cifra resta parziale: «Di moltissimi italiani non abbiamo notizia». E ha voluto ricordare che «l’associazionismo resta forse la caratteristica più bella della nostra migrazione: contiamo circa 1.700 associazioni regolarmente registrate nel mondo. A Buenos Aires, per esempio, un’associazione di giovani figli e nipoti di emigrati in Argentina crea contatti con i nuovi emigrati: c’è la necessità di fare rete». Paolo Crudele, vicedirettore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha riferito: «Cerchiamo di favorire come Farnesina un dialogo fra nuova emigrazione e associazionismo molto robusto in diversi Paesi di destinazione. Un impegno che richiede aggiornamento nei metodi e nella mentalità».

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In un anno i nuovi casi di melanoma, in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Sono aumentati del 20%, da 12.300 nel 2019 a quasi 14.900 nel 2020. Nessun’altra neoplasia ha fatto registrare un incremento così elevato negli ultimi 12 mesi. I motivi? Da un lato la disponibilità di migliori strumenti per la diagnosi e la maggiore partecipazione dei cittadini alle campagne di sensibilizzazione per il controllo dei nei. Dall’altro lato, si osservano sempre più le conseguenze negli adulti della scorretta esposizione al sole da adolescenti e dell’utilizzo delle lampade solari, inserite dall’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (IARC) nella categoria di massimo rischio delle sostanze cancerogene, al pari del fumo di sigaretta. Il melanoma ha rappresentato il candidato ideale per l’immuno-oncologia, che stimola il sistema immunitario contro il cancro. E oggi la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab più ipilumumab, sta evidenziando risultati importanti nei pazienti con malattia metastatica, con il 52% vivo a 5 anni. Ai progressi nel trattamento del tumore della cute più aggressivo è dedicato oggi un media tutorial virtuale, promosso da Bristol Myers Squibb. Le regole da seguire sono semplici: non bisogna esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, la crema protettiva deve sempre essere applicata e le lampade solari vanno assolutamente evitate. E ogni anno è necessario sottoporsi al controllo dei nei da parte del dermatologo. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è elevata, pari all’87% (89% donne e 85% uomini). E nel nostro Paese vivono quasi 170mila cittadini (169.900) dopo la scoperta della malattia.

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Ue-19: produzione industriale torna in calo, Italia ultima

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

A settembre, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è scesa dello 0,4% nell’Eurozona rispetto ad agosto. L’Italia, con -5,6% si colloca in ultima posizione.”Dato pessimo e preoccupante, specie se si considera che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo semi-lockdown che rende questi valori obsoleti. Non va meglio, purtroppo, neanche se si confrontano i dati di settembre con quelli pre-crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, infatti, rispetto a gennaio 2020 (cfr. tabella n. 1), l’Italia è in quartultima posizione, con -5,3%. Germania resta la peggiore con -8,9%, al 2° posto Malta con -8,3%, al 3° l’Olanda con -5,5%. In territorio positivo solo 5 Paesi: Polonia (+0,8%), Croazia (+0,8%), Norvegia (+2,3%), Lettonia (+2,6%), Lituania (+3,9%), la migliore. Va un po’ meglio, si fa per dire, il confronto con febbraio, ultimo mese pre-lockdown. Andando in ordine crescente, l’Italia è in decima posizione, con -4%. Sul podio negativo, sempre la Germania con -9,3%, poi Estonia, -9,1% e al 3° Malta con -7,6%. Solo 3 Paesi hanno valori positivi: Grecia (+0,2%), Croazia (+0,5%) e Lituania (+5,2%).

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L’Islam in Italia: il caso romano della Jamaat al-Tabligh

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

Roma Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 23 novembre 2020, ore 18:00 – Centro Studi Interreligiosi Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 L’Islam in Italia: il caso romano della Jamaat al-Tabligh Live streaming su bit.ly/interreligioustudies Con i suoi due milioni e mezzo di aderenti, l’Islam è la seconda religione in Italia. Una presenza recente, inizialmente affermatasi soprattutto nel nord del Paese, per poi insediarsi permanentemente anche nel Centro e nel Sud Italia. Ma come le altre religioni, anche quella coranica è costellata da una molteplicità di tendenze. Tra queste, a prevalere a Roma è la dimensione tradizionalista rappresentata dalla Confederazione Islamica Italiana e la dimensione pietista della Jamāʻt al-tablīgh. La relazione sarà tenuta dalla Dott.ssa Viviana Schiavo, moderata da Fra Stefano Luca, OFMCap.

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L’Italia è il mare

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Organizzato da Limes – Rivista Italiana di geopolitica, ed ospitato nella sede di Confitarma, il 14 e 15 novembre si terrà il primo appuntamento de “Le Giornate del Mare”, intitolato L’Italia è il mare. L’idea è che il rilancio geopolitico, culturale ed economico del nostro paese dipende in misura decisiva dal mare, risorsa paradossalmente negletta.Il Mediterraneo è oggi centrale nei traffici transoceanici e nei rapporti fra le maggiori potenze, ma l’Italia non riesce a sfruttare questo moltiplicatore di influenza e di ricchezza. Siamo affacciati sul mare, ma non siamo marittimi. Nel corso dell’evento si cercherà di capire perché e soprattutto come rimediare con particolare attenzione sugli aspetti strategici, economico/commerciali, portuali/infrastrutturali, energetico/ambientali, da leggere in prospettiva geopolitica.A discuterne, attori e analisti italiani, ma anche controparti estere.Per Confitarma, intervengono il Presidente Mario Mattioli e il Direttore generale Luca Sisto.Il Programma è disponibile nel sito di Limes.L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube di Limes e sul sito de la Repubblica.Sarà possibile seguire l’evento anche sul sito e sugli altri canali social di Limes (Facebook, Twitter, Instagram); l’hashtag di riferimento è #LimesMare.

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Le assunzioni in Italia tornano a crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

E’ stato rilevato con l’indice del tasso di assunzioni di LinkedIn (LinkedIn hiring rate) che ha toccato il punto massimo di crescita con un +8% rispetto all’anno scorso, stando ai dati aggiornati al 17 ottobre 2020. Tuttavia, sempre secondo gli ultimi dati di LinkedIn, il più grande network professionale al mondo, è improbabile che la situazione possa migliorare a un ritmo tale da compensare la disoccupazione in aumento nel Paese. I dati suggeriscono che, con l’Italia alle prese con il contenimento di COVID-19, le assunzioni potrebbero aver raggiunto ora il tetto massimo. In un contesto nel quale i paesi di tutto il mondo stanno affrontando un secondo picco nel numero di contagi da coronavirus, i dati di LinkedIn mostrano anche come i tentativi di evitare un nuovo lockdown per preservare l’economia non stiano migliorando il quadro delle assunzioni nel lungo periodo nelle singole nazioni, con la Svezia particolarmente in ritardo rispetto agli altri paesi europei. Nonostante ciò, sempre stando agli assunti di LinkedIn, esistono delle vere e proprie nicchie nelle quali i tassi di assunzione continuano a crescere, con oltre 14 milioni di offerte di lavoro aperte su LinkedIn a livello globale. I datori di lavoro italiani stanno attualmente assumendo soprattutto Software Engineer, Software Developer e addetti alla vendita. Inoltre, LinkedIn ha identificato 10 ruoli professionali che hanno registrato una crescita costante negli ultimi anni, e per i quali prevede che in futuro la domanda da parte dei datori di lavoro continuerà a crescere, tra i quali Digital Marketer, Graphic Designer e Data Analyst. Le competenze digitali, in particolare, sono molto richieste, e LinkedIn prevede che il settore tecnologico genererà 150 milioni di posti di lavoro a livello globale nei prossimi 5 anni.Gli ultimi mesi sono stati difficili e, a causa dell’attuale pandemia, e ci sono molte persone che sono attualmente alla ricerca di un nuovo lavoro, o potrebbero cercarlo prossimamente. In questo contesto, LinkedIn, per aiutare tutti i suoi membri ad affrontare al meglio le sfide dell’attuale mercato del lavoro, ha creato una lista di suggerimenti utili nella ricerca di una nuova opportunità professionale.

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Il bilancio del turismo in Italia nel 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

Il DPCM del 24 ottobre scorso, l’ultimo in ordine di tempo che ha introdotto ulteriori restrizioni per cercare di contenere i contagi da coronavirus, inciderà di nuovo pesantemente sul settore turistico, già fortemente colpito dalla pandemia. Il Centro Studi del Touring Club Italiano ha analizzato flussi e dati per ipotizzare come chiuderà questo annus horribilis e per elaborare una strategia che guardi al futuro.“È chiaramente essenziale dare ristoro a tutti quei settori che sono stati chiusi per garantire a professionisti e aziende la sopravvivenza nelle prossime settimane – afferma Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano – ma occorre parallelamente guardare oltre e costruire già oggi la nuova normalità che ci attenderà nel medio periodo. Gli sforzi e le energie che si stanno impiegando nell’affrontare il quotidiano non possono distoglierci dall’attenzione che dobbiamo porre a ricostruire il nostro Paese. Pensare al futuro vuol dire prima di tutto avere chiara la visione da assegnare al Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, occupandosi non soltanto delle singole tessere del mosaico, ovvero dei progetti, ma dell’immagine complessiva che da quel mosaico potrà uscire. Dal nostro punto di vista, anche sulla base delle rilevazioni condotte dal nostro Centro Studi su quanto accaduto nell’estate da poco conclusa, crediamo che la strategia di rilancio del settore debba far leva su alcuni aspetti principali. In primo luogo, una più spinta digitalizzazione dell’offerta perché sia più attrattiva e nota a livello internazionale, un approccio sempre più sostenibile e responsabile per rispondere in modo contemporaneo alle sfide dello sviluppo puntando sui valori dell’accoglienza, che connota ancora il viaggio in Italia, e una maggiore centralità delle aree interne che possono diventare attrattori fondamentali per il nuovo corso del turismo”.Provando a ipotizzare una stima di chiusura del turismo incoming a fine anno, se le misure di contenimento non dovessero essere sufficienti a rallentare il contagio e fosse necessario un nuovo lockdown generalizzato, è probabile che si possa arrivare per fine anno a una riduzione di circa il 70%, pari a una perdita di oltre 40 milioni di viaggiatori e di 30 miliardi di euro per la spesa turistica nel 2020.Per quanto riguarda, infine, i flussi domestici – quelli su cui si è basata la timida ripresa estiva –, è probabile che, se dovesse bloccarsi la macchina del turismo invernale, l’andamento di fine anno sarebbe ugualmente drammatico. I dati provvisori gennaio-giugno segnalano già -58% e la chiusura 2020 potrebbe segnare una perdita complessiva di 125 milioni di presenze cui parallelamente potrebbe corrispondere un calo della spesa domestica stimata in circa 40 miliardi di euro rispetto al 2019.

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Ripresa del manifatturiero in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Apre uno spiraglio di fiducia in questo 2020 che ha messo in ginocchio l’economia delle piccole e medie imprese italiane. Secondo i dati riportati nel nuovo booklet di Assolombarda, pubblicato sul web magazine Genio & Impresa (genioeimpresa.it), l’Istat ha infatti certificato il ritorno completo della produzione industriale italiana sui livelli di attività precedenti alla pandemia, con un +0,4% rispetto a gennaio 2020. Si tratta di una ripresa più veloce rispetto ai maggiori competitor europei, a evidenza della dinamicità del manifatturiero Made in Italy. Grazie alla ripresa del settore, la perdita a fine 2021 sarà più contenuta per le province lombarde come Lodi (-1,4% rispetto al 2019), Monza e Brianza (-2,4%) e Pavia (-3,6%), Milano (-5,1%), invece, risentirà maggiormente della lenta ripresa dei servizi. Panorama ancora incerto quello dei servizi che, considerando il rapido aumento dei contagi da Covid-19 nell’ultimo mese, potrebbe subire un ulteriore calo. Nel 2020 il PIL lombardo fletterà del -10,2%, più della media nazionale (-9,6%), ma nel 2021 registrerà un rimbalzo più consistente con un +6,9%, rispetto al +6,2% del totale nazionale. A fine 2021 le perdite cumulate di PIL dell’Italia e della Lombardia saranno allineate intorno al -4%. Gli “indicatori soft”, necessari per monitorare l’andamento dell’attività produttiva, sono in sensibile ripresa e si avvicinano ai livelli precedenti la pandemia: i consumi elettrici in Lombardia a settembre sono stati del -3,6% inferiori ai valori dello scorso anno, così come il traffico dei veicoli pesanti sulle tangenziali milanesi, inferiori solo del -2% nella prima metà di ottobre. In controtendenza i dati in riferimento agli ingressi in area B a Milano (-28% a settembre), il traffico dei veicoli leggeri sulle tangenziali (-14% nelle prime due settimane di ottobre) e la mobilità delle persone per motivi di lavoro (-22% in Lombardia al 15 ottobre), ancora molto al di sotto del pre-Covid per effetto dell’intenso ricorso allo smart working da parte delle imprese del territorio. Per quanto concerne il mercato del lavoro, secondo Burning Glass-Crisp, tra luglio e settembre 2020 in Lombardia gli annunci di lavoro pubblicati sul web risultano del -4% inferiori rispetto al 2019, dato rassicurante dopo il -34% registrato nel secondo trimestre più duramente colpito dal lockdown e il -14% dei primi tre mesi del 2020. Importante l’andamento degli annunci in sanità e assistenza sociale, che registrano variazioni tendenziali positive del +70%, riflettendo così la domanda di lavoro crescente per far fronte all’epidemia. A conferma dell’impatto di quest’ultima sul mercato del lavoro, i volumi ingenti della Cassa Integrazione: 42 milioni di ore autorizzate nel solo mese di settembre in Lombardia, per un totale di 156 milioni di ore nel terzo trimestre, di cui 73 milioni a Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. 

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Governo. Coronavirus e confusione. Dall’Oms all’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Sconcerto, disorientamento, confusione. Un cittadino non sa più chi ascoltare. Sul Coronavirus (Sars-CoV-2), le ha sentite tutte.Qualche esempio chiarisce.Le mascherine non servono a tutti, diceva l’Oms l’Organizzazione mondiale della sanità ad aprile scorso, poi a ottobre il Governo italiano le obbliga per tutti. La FdA (Food and Drug Admistration) americana ha approvato il Remdesivir come farmaco antivirale per il Coronavirus. Appena due settimane fa l’Oms scriveva che il Remdesivir aveva un effetto inconsistente.A gennaio scorso il governo Conte aveva approvato il piano sanitario epidemico, ma lo ha secretato, poi ha proclamato l’emergenza sanitaria, ma non ha preso decisioni incisive e il virus si è diffuso.Le organizzazioni di categoria hanno minimizzano la pericolosità del virus: è poco più di una influenza, dicevano. Politici nostrani, di governo e opposizione, erano sulla stessa linea, sminuendo la pericolosità dell’impatto virale.Si è arrivati alla chiusura (lockdown) nazionale, ma nel periodo estivo i 21 sistemi sanitari delle regioni la intendevano in modo diverso. Occorre prendere atto che il federalismo regionale in campo sanitario non ha funzionato.Sul versante scientifico le dichiarazioni degli esperti hanno aumentato la confusione: dall’iniziale “è poco più di una influenza”, a “il virus è clinicamente morto”, a “la pandemia in Italia è finita”.Ora ci risiamo. Eravamo “prontissimi” a febbraio scorso, e ora siamo “pronti” dichiara il premier Conte. A noi non risulta, visto che per fare i tamponi occorrono ore di fila, che le terapie intensive non sono state adeguate, che i vaccini antinfluenzali stentano ad essere somministrati, che i mezzi di trasporto pubblici non sono stati potenziati come si doveva e che il personale sanitario è insufficiente.Per completare il quadro, rileviamo la dichiarazione di Matteo Salvini, a giugno scorso: “Non ci sarà una seconda ondata: è inutile continuare a terrorizzare le persone”.Non che negli altri Paesi la situazione sia migliore, a parte la Germania, tanto che un esponente dello staff presidenziale americano ha dichiarato che gli Usa “non saranno in grado di controllare la pandemia”, ma vorremmo meno parole. Vale per tutti. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Allarme pensioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Nel mese dell’educazione finanziaria, Moneyfarm – società di gestione del risparmio con approccio digitale – lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri: · un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. · il lancio del portale http://www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati.

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L’Encefalopatia Ipossico-Ischemica in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

E’ un tipo di encefalopatia che interessa prevalentemente il neonato a termine con evidenza di ipossi-ischemia perinatale. Si stima a livello globale un’incidenza media di 1,5 ogni 1000 nati vivi, interessando 1,15 milioni di neonati all’anno nel mondo. Più della metà di questi neonati va incontro a morte o sopravvive con disabilità neurologiche. Ad oggi l’ipotermia terapeutica rimane l’unica possibilità di trattamento delle forme moderate/gravi di questa patologia, raccomandata dalle linee guida dell’International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR) a partire dal 2010. Iniziata entro 6 ore dalla nascita e proseguita per 72 ore, l’ipotermia ha ridotto dal 60 al 46% la morte o disabilità a 18 mesi di vita nei bambini con Encefalopatia Ipossico-Ischemica di grado moderato/grave alla nascita. A tutt’oggi però non è noto quanti trattamenti ipotermici vengano effettuati in Italia. Per fare maggior chiarezza sulla situazione nel nostro Paese, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ha avviato una Survey retrospettiva, i cui dati preliminari sono stati presentati in occasione del XXVI Congresso Nazionale. Iniziato come progetto pilota in Emilia-Romagna, la Survey ha tra gli obiettivi la messa a punto di un registro nazionale prospettico sull’Encefalopatia Ipossico-Ischemica. È stato proposto un questionario ai centri di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) che eseguono l’ipotermia terapeutica, sul numero di neonati sottoposti a tale trattamento negli ultimi 3 anni, le indicazioni all’arruolamento (se è avvenuto all’interno o all’esterno dei criteri contenuti nelle Raccomandazioni italiane) e gli esiti maggiori clinico-neuroradiologici alla dimissione dalla TIN.In attesa della disponibilità del registro, la SIN, in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP), sta effettuando una ricognizione retrospettiva, utile a delineare possibili proposte istituzionali su questo tema.Obiettivo della Società Italiana di Neonatologia è anche quello di migliorare le raccomandazioni e le cure per affrontare la malattia.Le prime raccomandazioni italiane, pubblicate dalla Task Force della SIN, per il trattamento ipotermico in caso di EII neonatale risalgono al 2007 e sono state successivamente aggiornate nel 2012. Attualmente il Gruppo di Studio di Neurologia e Follow-up della SIN si sta impegnando per revisionare quest’ultima edizione in base alle recenti evidenze scientifiche e in accordo con i principi della metodologia GRADE. I principali trial clinici hanno dimostrato la sicurezza ed efficacia dell’ipotermia nel migliorare la sopravvivenza senza disabilità neurologica nel caso di EII moderata e grave. Tuttavia, la recente letteratura scientifica suggerisce che anche i neonati che manifestano, nelle prime ore di vita, segni di encefalopatia lieve sono esposti a un rischio aumentato di danno cerebrale e outcome neurologico sfavorevole, anche se da sempre considerati a basso rischio neurologico ed esclusi dai maggiori trial clinici.Studi preclinici hanno evidenziato come il danno lieve risponda meglio ai trattamenti neuroprotettivi e recenti studi clinici osservazionali hanno suggerito un possibile miglioramento dell’outcome a distanza nelle forme lievi trattate con ipotermia.Sebbene infatti l’ipotermia si sia dimostrata efficace nel migliorare la prognosi a distanza, una quota ancora rilevante di neonati con EII moderata/grave sopravvive con disabilità neurologiche. Nell’ultimo decennio quindi la ricerca scientifica di base, partendo da modelli animali, si è rivolta allo studio di nuove strategie terapeutiche neuroprotettive, alternative o combinate con l’ipotermia, che, agendo durante le diverse fasi del danno ipossico-ischemico, contribuiscano alla riduzione del danno cerebrale. Tra i nuovi trattamenti proposti, la somministrazione di allopurinolo, melatonina, gas nobili (xenon e argon) e magnesio è risultata efficace nel ridurre il danno della fase acuta, mentre cannabinoidi e doxiciclina sembrano limitare la fase subacuta. L’utilizzo di eritropoietina, cellule mesenchimali e topiramato potrebbe invece ridurre il danno nelle fasi tardive dell’asfissia. Considerato il ruolo patogenetico dell’ossido nitrico (NO) nel determinismo del danno ipossico-ischemico cerebrale, l’interesse è stato rivolto anche agli inibitori di Ossido Nitrico Sintetasi (NOS), quali potenziali agenti neuroprotettivi. Tuttavia, nessuno di questi agenti è stato ancora approvato con standard care nel trattamento del neonato con EII. Molteplici trial clinici sono attualmente in corso a livello nazionale e internazionale, per definire la reale efficacia di questi composti nella pratica clinica.

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Indeed: al via i Virtual Hiring day in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

I Virtual Hiring Day di Indeed in Italia si terranno il 27 e 28 ottobre. Il primo appuntamento di recruting virtuale che Indeed – sito numero uno al mondo per chi cerca e offre lavoro – organizza in Italia sarà dedicato al mondo del retail. Andriani Spa, Bricocenter, Carrefour, Golden Point, Iper La Grande I, Maxi Zoo Italia, Mcfit Italia, Migross Spa, Mondo Convenienza, Percassi sono alcune tra le aziende coinvolte. Le offerte di lavoro sono in diverse regioni, con aziende alla ricerca di figure come addetti alle vendite, junior buyer, back office support, e store manager, per diversi livelli di esperienza. I candidati possono registrarsi a questo link https://events.indeed.com/virtual_hiring_day/42/ per un colloquio virtuale o prendere parte a un open day, selezionando l’appuntamento dedicato all’azienda di interesse. Alcune aziende organizzeranno un open day per permettere ai candidati di scoprire di più sulla loro realtà e sulle posizioni aperte, altre aziende invece selezioneranno già durante il processo di virtual interview. I colloqui, condotti da rappresentanti delle risorse umane delle aziende coinvolte, saranno finalizzati a fornire una overview sull’azienda e sulla company culture e, allo stesso tempo, permetteranno ai candidati di presentarsi, evidenziando il proprio percorso e le proprie aspettative. Indeed Hiring Events permette così di ridurre il numero di passaggi rispetto al tradizionale processo di recruiting, rendendolo più semplice sia per chi cerca lavoro, sia per i datori di lavoro.

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