Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 27 n° 77

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Gli hotel più popolari in Italia

Posted by fidest on Sunday, 15 March 2015

hotel italianoI vacanzieri di tutto il mondo hanno scelto i loro hotel preferiti: 36 alberghi in Italia hanno vinto l’HolidayCheck Award 2015. Per il decimo anno consecutivo, il più grande portale turistico di lingua tedesca ha assegnato il premio a diversi hotel in 134 regioni di ben 41 diverse nazioni, basandosi sull’analisi di 1,014,000 recensioni postate dal pubblico nel 2014.Ci sono regole severe in vigore per l’assegnazione del premio: per essere presi in considerazione e avere la possibilità di vincere questo riconoscimento ricercato, un albergo deve avere raccolto almeno 50 recensioni dai suoi ospiti nel 2014 e deve essere stato raccomandato da almeno il 90% della clientela. Un altro ostacolo da affrontare sono i “Soli” di HolidayCheck, che i viaggiatori utilizzano in sede di revisione per informazioni come la camera, l’ubicazione,i servizi e le strutture termali. La scala va da 1 (scadente) a 6 (molto buono); gli hotel vincenti devono aver raggiunto un rating di almeno 5 “Soli”.Inoltre, un albergo non deve aver ricorso a manipolazione o falsificazione per circonvenire il Codice di Condotta del portale. HolidayCheck si riserva inoltre il diritto di revocare e ritirare i premi già assegnati ad un hotel in precedenza; tutte le recensioni passano attraverso un sistema di controllo complesso per scoprire qualsiasi falsificazione.Le regioni italiane con gli alberghi più popolari sono:
Trentino Alto Adige con 14 hotel, di cui 10 nel Südtirol
Lombardia e Veneto con 10 hotel sulle rive del Lago di Garda
Toscana, con 4 hotel nelle province di Siena, Grosseto, Firenze e Lucca
Sardegna, con 3 hotel nelle province di Olbia e Nuoro
Sicilia, con 1 hotel in provincia di Ragusa
Puglia, con 1 hotel in provincia di Lecce
Lombardia con 1 hotel in provincia di Como, sul Lago omonimo
Piemonte, con 1 hotel in provincia di Verbania, sul Lago Maggiore
Abruzzo, con 1 hotel in provincia di Teramo
(Antonina Seges)

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Non è la solidarietà a far crescere i rifugiati ma le guerre. Triton? Assolutamente inefficace

Posted by fidest on Saturday, 14 March 2015

rifugiatiNel gennaio del 2014 sulle coste italiane sono avvenuti 2171 sbarchi e c’era Mare Nostrum. Un anno dopo, in presenza di Triton, gli sbarchi sono stati 3520. Dunque, constata Andrea Riccardi a Livorno, intervenendo al convegno internazionale “Medi’ – Le città hanno un’anima” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, “Non e’ la solidarietà che fa crescere i numeri dei rifugiati, ma la guerra”. Se la politica europea era convinta che Mare Nostrum fosse un incentivo all’emigrazione, ha sbagliato. Sono ancora i numeri a dirlo: su 170 mila sbarcati durante Mare Nostrum 42 mila sono siriani, 34 mila eritrei, 10 mila maliani, 5 mila somali. “Di fatto sono diminuiti gli immigrati e cresciuti i rifugiati che hanno diritto ad essere salvati – spiega Riccardi – Mare Nostrum e’ stata una grande vicenda. 170 mila persone sono state salvate dalla morte e arrestati 600 scafisti”.
” Si può lavorare per un impegno maggiore euro-arabo per la Siria, il cui dramma Sant’Egidio ha segnalato costantemente, lanciando meno di un anno fa un appello per Aleppo”. A Livorno, con Medi’, sono stati invitati da Sant’Egidio personalità delle principali città-porto del Mediterraneo, da Barcellona a Smirne a Tunisi, per confrontarsi sul tema ‘Le città hanno un’anima’.

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Sofferenze delle banche in Italia

Posted by fidest on Wednesday, 11 February 2015

Banca d'ItaliaSuperano quota 183 miliardi di euro le sofferenze delle banche. Le rate di prestiti non ripagate da famiglie e imprese sono cresciute di oltre 27 miliardi da dicembre 2013 a dicembre 2014 con un incremento di quasi il 18%. La quota di finanziamenti non rimborsati dalle famiglie ha raggiunto i 34 miliardi, quella delle imprese i vale più di 84 miliardi. A dicembre scorso è stato registrato un dato positivo: le sofferenze nette (quelle al valore di realizzo) sono diminuite di 348 milioni su base mensile. Questi i dati più rilevanti di una analisi del Centro studi di Unimpresa sui bilanci bancari.
Secondo l’analisi, basata su dati della Banca d’Italia, la corsa delle sofferenze dunque non frena. In un anno, da dicembre 2013 a dicembre 2014, i finanziamenti non restituiti sono arrivati a 183,6 miliardi con un incremento di 27,7 miliardi (+17,8%). Nel corso del 2014 le sofferenze sono aumentate al ritmo di 2,3 miliardi al mese. A dicembre c’è un dato positivo: su base mensile (cioè rispetto a novembre) le sofferenze nette (vale a dire quelle al valore di realizzo) sono calate di 348 milioni da 84,8 miliardi a 84,4 miliardi. Su base annua, invece, le sofferenze nette sono risultate in crescita di 4,5 miliardi (+5,6%) da 79,9 miliardi a 84,4 miliardi. Rispetto al totale di 183,6 miliardi delle sofferenze lorde, quelle delle imprese valgono 130,7 miliardi, salite in un anno di 22,4 miliardi (+6,9%) da 108,3 miliardi; quelle delle famiglie sono passate da 32,1 miliardi a 34,1 miliardi, in crescita di 1,9 miliardi (+6,21%); le “altre” sofferenze (imprese familiari, assicurazioni, onlus, fondi) sono a quota 18,7 miliardi in aumento di 3,3 miliardi (+21,7%) dai 15,4 miliardi di dicembre 2013.
“C’è un piccolo segnale positivo, una inversione di tendenza che fa sperare: il dato sulle sofferenze nette è incoraggiante. In questo senso, accogliamo con favore il progetto del governo per risolvere il problema delle sofferenze delle banche: è un problema che va risolto su base sistemica e un supporto da parte dello Stato può essere utile. L’iniziativa però non deve trasformarsi in un regalo ai grandi gruppi industriali che pure hanno enormi responsabilità proprio in relazione alla montagna di finanziamenti incagliati e dubbi degli istituti di credito” dichiara il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, in relazione al progetto allo studio del governo volto a creare una sorta di bad bank a partecipazione pubblica in cui far confluire i prestiti bancari non ripagati dalle imprese. “Bisogna fare attenzione e selezionare” aggiunge Longobardi ricordando che le sofferenze delle banche sono legate principalmente ai grandi prestiti non rimborsati: il 67% dei finanziamenti non ripagati da famiglie e imprese si riferisce, infatti, a crediti superiori a 500.000 euro. Sul totale delle sofferenze pari a 162,2 miliardi di euro a giugno 2014, 109,9 miliardi risultavano relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di euro erogati ad appena 51.324 soggetti, il 4,23% dei clienti “problematici” degli istituti; 20,9 miliardi di sofferenze sono a carico di soli 505 soggetti, lo 0,04% del totale; sul 95% dei clienti (più di 1 milione di soggetti), che hanno prestiti da 250 euro a 500.000 euro, pesa solo il 32% delle sofferenze (52 miliardi).

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Nove febbraio: Giornata internazionale per l’epilessia

Posted by fidest on Sunday, 8 February 2015

epilessiaIn oltre 125 Paesi – tra i quali l’Italia – sono state organizzate numerose iniziative per diffondere informazioni su questa grave malattia. L’epilessia colpisce circa 65 milioni di persone ed è, pertanto, una delle malattie neurologiche più diffuse nel mondo. Nonostante questi numeri, l’epilessia rimane un problema sommerso a causa degli irragionevoli pregiudizi che ad essa sono associati. Seppure esistono numerosi farmaci che controllano le crisi consentendo a chi ne fa uso di condurre una vita normale, il 30% delle persone con epilessia non risponde alle terapie attualmente disponibili, con gravi ricadute sulla loro qualità di vita. Nei Paesi meno ricchi solo una piccola percentuale dei malati ha accesso alle terapie e non sempre in maniera regolare. Tutto ciò fa dell’epilessia una vera e propria emergenza sanitaria e sociale. In questo scenario la Giornata Internazionale per l’Epilessia è l’occasione per portare fuori dall’ombra i problemi legati alla malattia. Le principali organizzazioni che nel mondo si occupano di epilessia, l’International League Against Epilepsy (ILAE) e l’International Bureau for Epilepsy (IBE), hanno fortemente voluto questa celebrazione e stanno coordinando le iniziative in programma nei diversi Stati. In Italia, la FIE (Federazione Italiana Epilessie) che riunisce 23 associazioni di portatori di interesse operanti in diverse regioni, organizza il 7 Febbraio, a Bologna, un convegno dedicato a temi scottanti della vita quotidiana dei malati. “La nostra organizzazione ha l’obiettivo di restituire alle persone con epilessia la speranza di poter vivere pienamente la propria vita”. Ha commentato Rosa Cervellione, Presidente di FIE. “Gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di questa possibilità sono molteplici ma siamo sicuri che la società civile saprà dare risposte adeguate ai bisogni espressi dalle 500mila persone che in Italia soffrono di epilessia”. In questa direzione, FIE ha avviato una proficua interazione con le Istituzioni sanitarie del Paese e i primi frutti sono stati raccolti: è, infatti, di questi giorni la notizia dell’approvazione della prima risoluzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’epilessia. “La risoluzione rappresenta una pietra miliare ? dichiara il Prof. Emilio Perucca, Presidente dell’ILAE – poiché chiede agli Stati Membri un intervento coordinato per ridurre l’impatto della malattia a livello nazionale e globale migliorando l’assistenza, garantendo il rispetto dei diritti civili e aumentando l’investimento in ricerca”. L’Italia ha contribuito all’esito di questa risoluzione rilasciando una dichiarazione formale all’OMS che ne sollecita l’appoggio per favorire specifici interventi socio-sanitari.
Alla vigilia della Giornata Internazionale dell’Epilessia, questo risultato è particolarmente significativo. Infatti, la posizione assunta dall’Italia presso l’OMS, unica tra gli Stati dell’Europa Occidentale, insieme alla Grecia, ad appoggiare la risoluzione con una propria dichiarazione, è la risposta del Ministero della Salute alle istanze delle persone con epilessia delle quali la FIE si è fatta portavoce. “Siamo riconoscenti al Ministero e alla Prof.ssa Marilisa D’Amico ? docente di Diritto Costituzionale, Presidente della 2° Commissione del Consiglio di Presidenza di Giustizia Amministrativa e amica della FIE ? che con la sensibilità dimostrata verso questo tema scottante hanno permesso l’importante risultato. Auspichiamo che sia l’inizio di una proficua collaborazione con le Istituzioni” conclude Rosa Cervellione.

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FLIPPS investe in Italia

Posted by fidest on Friday, 6 February 2015

FLIPPSLa presentazione ufficiale si è svolta a Milano alla presenza dei vertici BVMedia e Publishare, le società che si occuperanno della diffusione italiana, di Paolo Pavan, Ceo Wigepa e responsabile di FLIPPS Europa, e di Metodi Filipov, cofondatore della APP, il quale ha illustrato le caratteristiche tecniche e le potenzialità commerciali della piattaforma FLIPPS, la prima app al mondo in grado di visualizzare istantaneamente sul televisore contenuti multimediali HD sfruttando la rete internet senza l’utilizzo di complessi setup, cavi, usb key, decoder o altro. Una tecnologia brevettata che al momento offre oltre 180 canali con un archivio di più di 300.000 titoli unici tra Film, Cartoni animati, Musica, News, Sport e molto altro sempre disponibile e comodamente navigabile dal proprio device.“All’origine di FLIPPS – ha spiegato Filipov – c’è la convinzione che il digitale debba essere qualcosa di semplice. E che quindi il rapporto tra mobile e tv debba escludere la presenza di cavi, telecomando, box e supporti. Il collegamento deve essere immediato e facile per permettere all’utente di godere di un’esperienza televisiva unica. Per capire FLIPPS basti pensare che l’80% del pubblico americano utilizza un mobile device (smartphone o tablet) mentre guarda la tv e che le previsioni stimano che nel 2018 il 90% possiederà una smart tv”.“In Europa – ha aggiunto Pavan – siamo presenti da due anni e oggi i dowload europei rappresentano il 47% del totale. 4 mesi fa la permanenza media su FLIPPS Italia era di 24 minuti, oggi siamo a 67 minuti. Prima la Gran Bretagna, seconda la Germania, terza la Spagna. Oggi FLIPPS ha 300.000 utenti italiani, il 70% settimanali e il 30% quotidiani. Il nostro obiettivo è raggiungere 1 milione di download entro il 2015”.FLIPPS ha grandi aspettative per l’Italia, un mercato importante soprattutto dal punto di vista qualitativo e dei contenuti che l’Italia potrebbe offrire al mondo. Il pubblico italiano nel mondo è numericamente consistente ( sono già stati raggiunti 1 milione 800 mila user italiani) ed è molto interessato a seguire informazioni e programmi dall’Italia. Con FLIPPS potrebbe farlo in modo assolutamente facile e gratuito, semplicemente scaricando una app sul proprio device e potendo trasferire i contenuti direttamente sul proprio televisore smart. A confermare l’attenzione per il mercato italiano della società americana l’avvio, a partire da lunedi 9 febbraio, del primo canale di notizie in italiano su FLIPPS. Si chiamerà TAP NEWS e sarà realizzato da ESTE News del Gruppo Media News. Un tg vero e proprio di 25 minuti, ogni giorno dalle ore 19 (italiane), preceduto da 15 minuti di approfondimento sportivo.“Uno dei canali al quale crediamo molto – aggiunge Valerio Gallorini di BVMedia, responsabile FLIPPS Italia – è FILM MAGIC, dedicato ai film indipendenti e che permette la distribuzione internazionale di tutte quelle produzioni ( e in Italia ce ne sono tante e di qualità!) che nei circuiti ufficiali e in tv non riuscirebbero mai ad entrare. E’ una grande opportunità che vogliamo offrire ai talenti italiani e che a breve attiveremo anche in italiano. FLIPPS in Italia ha un futuro grandioso”.“L’Italia – dice Pavan – paga purtroppo il gap digitale rispetto ad altri paesi del mondo e d’Europa. Speriamo possa presto diminuire perché il futuro passa da qui. Internet può offrire la valida alternativa all’utilizzo dei trasmettitori, che sappiamo avere ripercussioni sull’inquinamento elettromagnetico. Con FLIPPS è possibile portare un canale in HD su tv tramite internet, con percezione qualitativa anche in quelle zone dove il supporto delle infrastrutture è carente”.Al di là della tecnologia però sono i contenuti a fare la differenza. E l’offerta FLIPPS su questo è decisamente interessante e in grande espansione: “Abbiamo coinvolto gli editori più importanti – conclude Filipov – e aperto oltre 180 canali internazionali. Un’opportunità unica perché permette una divulgazione internazionale di programmi che altrimenti avrebbero solo un circuito nazionale, e inoltre con possibilità di targettizzare il pubblico per aree geografiche”.FLIPPS è l’unica applicazione al mondo in grado di aggregare oltre 250 mila supporti tv, compatibile con più di 5000 modelli diversi di smart TV, con Xbox, Dish Hopper, Apple Tv, Chromecast e apparati DLNA compatibili. Alcuni contenuti sono a pagamento, ma a costi accessibili: l’abbonamento Premium, ad esempio, costa 5,99 al mese ed è revocabile, senza vincoli temporali, in qualsiasi momento. (foto: FLIPPS)

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Canon Italia annuncia un accordo per l’acquisizione dell’italiana Integra Document Management (IDM)

Posted by fidest on Saturday, 24 January 2015

canonCanon Italia S.p.A. annuncia di aver siglato un accordo per l’acquisizione di Integra Document Management (IDM), società italiana specializzata e focalizzata sui servizi di Document and Business Process Outsourcing.
L’accordo testimonia la volontà di Canon di posizionarsi come uno tra i leader più importanti nel mercato italiano dell’Information Management e dei processi di business in outsourcing, affiancando le aziende italiane nel loro percorso verso la digitalizzazione.
“Questo importante investimento sul mercato italiano è un tassello fondamentale nella strategia di crescita di Canon Italia che abbiamo presentato alcuni mesi orsono”, ha commentato Enrico Deluchi, Amministratore Delegato e Presidente di Canon Italia. “Investire in Italia è una grossa sfida che cogliamo con convinzione, certi di poter dare un contributo di valore nell’indispensabile percorso di semplificazione attraverso la digitalizzazione dei processi delle Imprese e della Pubblica Amministrazione”.IDM, fondata nel 2001 da Fabio Risetti, Antonio De Cesare e Stefano Barzetti e supportata nella sua crescita dal fondo Alto Capital II gestito da Alto Partners SGR, è un’azienda che si posiziona, in termini di fatturato, clienti consolidati e volumi trattati, come la prima realtà italiana che garantisce una gestione diretta, globale ed integrata di tutti i processi documentali cartacei e digitali.Il successo di IDM si basa sulla qualità dei suoi servizi, sulle forti partnership costruite negli anni e su un solido approccio imprenditoriale, che ha consentito all’azienda di crescere costantemente negli anni.“Insieme, Canon e IDM costituiranno un sicuro punto di riferimento per il mercato italiano, proponendo soluzioni basate sulle innovative tecnologie Canon e sull’ampia gamma di servizi offerti da IDM”, ha proseguito Deluchi. “Il mercato delle soluzioni e dei servizi per la gestione delle informazioni e dei processi di business è in costante crescita e Canon intende avere un ruolo di primo piano in questo segmento nel nostro Paese. Il contributo di IDM sarà fondamentale per il nostro successo”.Anche Mario Calcagnini, Direttore Generale di IDM, ha espresso grande soddisfazione per questa acquisizione, che “offre grandi opportunità di crescita per IDM, permettendoci di continuare ad innovare grazie all’accesso alle risorse e alle competenze tecnologiche e di mercato di Canon Italia”.Al termine dell’acquisizione, che sarà completata entro la fine del mese di Febbraio 2015, IDM continuerà ad operare come società indipendente all’interno del gruppo Canon.

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KONE rafforza la propria presenza in Italia

Posted by fidest on Thursday, 1 January 2015

milanoMilano KONE S.p.A, consociata italiana di KONE Corporation, una delle maggiori società a livello mondiale nella progettazione, produzione e manutenzione di Ascensori, Scale e Tappeti Mobili e Porte Automatiche per edifici, fondata nel 1910 con sede a Helsinki, annuncia l’acquisizione di MIA S.p.A., una delle principali aziende del settore operante sul territorio nazionale.
MIA S.p.A., nata nel 2008 e appartenente al gruppo MANUTENCOOP, il principale operatore di facility management italiano, ha oltre 16.000 impianti in manutenzione e impiega circa 160 persone.
Con sede direzionale a Modena e una presenza radicata in aree strategiche quali Emilia Romagna, Trentino, Lombardia, Veneto, Lazio e Sicilia, MIA S.p.A. rappresenta un modello imprenditoriale e un esempio di azienda ben gestita su cui vale la pena investire.
Proprio per questo motivo, KONE ha deciso di rinforzare la propria già rilevante presenza in Italia, che rappresenta per l’azienda finlandese un mercato strategico in cui continuare a investire.
KONE è stata assistita da NCTM in qualità di consulente legale e da Crowe Horwath AS per la financial due diligence.

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Mortalitià evitabile in Italia

Posted by fidest on Friday, 19 December 2014

sigaretteIl Rapporto MEV(i) 2014, elaborato su oltre 70.000 decessi potenzialmente evitabili maschili e 40.000 femminili, introduce oltre al consueto quadro regionale una classifica per provincia, che sottolinea la variabilità del fenomeno anche all’interno della medesima regione. Al primo posto della classifica provinciale maschile si colloca Monza-Brianza, seguita da Siena e da Terni, mentre quella femminile è aperta da Oristano, seguita anche in questo caso da Siena, che a sua volta precede Reggio Emilia; di contro, le province Medio-Campidano, Verbano-Cusio-Ossola e Nuoro nel caso dei maschi e Caserta, Caltanissetta e Foggia per le femmine chiudono invece le due classifiche con i valori più critici.
La classifica regionale maschile evidenzia risultati sensibilmente migliori della media nazionale in Umbria, Marche, Emilia Romagna, Toscana; di contro, Valle d’Aosta, Campania, Sicilia e Sardegna fanno registrare i valori regionali più elevati. Ancora Campania e Sicilia, insieme alla Calabria, chiudono la classifica femminile, guidata invece da Marche e Trentino Alto Adige.
Il Rapporto MEV(i) 2014 aggiorna il quadro della “mortalità evitabile”, vale a dire quella legata a cause di morte che potrebbero essere efficacemente contrastate con interventi di sanità pubblica, conferma almeno per i maschi il trend discendente degli ultimi anni, ma torna a sottolineare l’eterogeneità con cui questo fenomeno si manifesta sul territorio italiano, sia a livello regionale che provinciale.
Abitudine al fumo, abuso di alcol, scorretto regime alimentare, mancata tempestività nella diagnosi e nella terapia di alcuni tumori trattabili, ricorso inappropriato ai servizi sanitari, gestione inadeguata di pazienti cronici sono i potenziali responsabili di quasi 110.000 morti l’anno avvenute prima del 75° compleanno.
Le classifiche regionale e provinciale, in particolare, sono basate sui giorni di vita perduti per mortalità evitabile, e tengono conto oltre che del numero di decessi anche della quota di vita non vissuta a causa di eventi che avrebbero potuto essere prevenuti, accentuando quindi il “peso” dei casi relativi ai più giovani. Lo studio, curato da Nebo Ricerche PA, è disponibile all’indirizzo http://www.mortalitaevitabile.it.

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Si accentua la crisi in Italia

Posted by fidest on Monday, 15 December 2014

produzione-industrialeDiminuisce la produzione industriale di ben il 3%, il semestre di Presidenza della Commissione europea, sembra non aver lasciato traccia, si continuano a perdere posti di lavoro, aumentano gli sfatti, cresce la povertà estrema, aumenta la paura per il futuro. A pagare, pesantemente questa crisi, sono, come sempre, i soggetti più deboli , come i pensionati , i lavoratori , i giovani – così ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – Un Paese che sembra ripiegato su se stesso, con un quadro politico incerto , e la maggioranza, pur in presenza di una opposizione debole, a tratti, scarsamente presente, che sembra non in grado di agire con decisione, per la realizzazione delle necessarie riforme . Una burocrazia asfissiante, un sistema bancario. ha continuato Fatuzzo – che non è elemento propulsivo di una spinta verso un effettivo risanamento economico e di una maggiore coesione sociale , con mirati interventi a sostegno della piccola e media impresa, una tassazione pesantissima, che non attira investitori e che induce troppe aziende italiane, a trasferirsi all’estero . L’incertezza politica, la continua riproposizione della possibilità di nuove elezioni, creano incertezza e sostanziale debolezza ed allora , che si vada al voto , perché il Paese, ha bisogno di certezze . Il Partito Pensionati ritiene non più rinviabile un dimezzamento delle tasse, di tutti i tipi, che è l’unica strada percorribile , per sperare nella ripresa del nostro Paese. La situazione economica e sociale dell’Italia ,è pesante, il Partito Pensionati spera non diventi drammatica. Si chiedono sempre nuovi sacrifici, ma quali altri sacrifici si possono chiedere ad un pensionato che già è costretto a rinunciare a tutto ,ai milioni di senza lavoro, alla massa di giovani che dopo anni di studio , con lauree o attestati professionali, sono costretti ad andare all’estero . Quali sacrifici si possono chiedere ai troppi imprenditori che hanno perso l’azienda , ai lavoratori rimasti disoccupati, ai tanti che hanno perso la casa ? Il Partito Pensionati ritiene che ne abbiano fatti già troppi.

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Raccontare l’Italia al mondo

Posted by fidest on Thursday, 30 October 2014

Roberto_Napoletano_Di Roberto Napoletano. C’è qualcosa di molto particolare che appartiene ai tratti costitutivi di un giornale, ne custodisce il senso profondo e l’anima, lo rende riconoscibile sempre a ogni ora e latitudine. Ho davanti agli occhi la faccia di Fabrizio Galimberti, uno dei vecchi di questo giornale, quando mi dice molti anni fa: nessuno può pensare di conoscere davvero l’Italia se non legge il Sole 24 Ore, il suo racconto quotidiano dell’economia e della finanza, il suo bagaglio di informazioni preziose per il ceto professionale e il mondo del lavoro autonomo, una politica di contenuti ancorata ai fatti e una proposta culturale impegnativa. Questo è il Sole 24 Ore: un modo asciutto, essenziale, di fare informazione che si sforza di garantire un racconto veritiero del Paese, si esprime con la scienza esatta dei numeri e un patrimonio mai scalfito di competenze.
Da oggi realizziamo il sogno più ambizioso: il racconto veritiero del Sole 24 Ore sull’Italia informerà il mondo, userà la lingua degli affari e i suoi canoni di sostanza e brevità, ma saremo noi (sempre noi) a spiegare il nostro Paese alla comunità internazionale degli investitori. Questo sarà Italy 24 (per dieci giorni accesso gratuito con http://www.Italy24.ilSole24Ore.com) il primo quotidiano digitale interamente in inglese interamente dedicato all’Italia. Abbiamo l’ambizione e l’orgoglio di raccontare il nostro Paese per quello che è, non per le troppe esemplificazioni e luoghi comuni che ne alterano e banalizzano la fisionomia. Abbiamo l’ambizione di raccontare questo Paese complesso senza mai sottacere nessuno dei vizi (sono tanti e duri a morire), ma anche l’unicità della sua manifattura, quel misto di innovazione e di saper fare, bellezza dei territori e talento artigianale, una certa idea made in Italy del lavoro e della vita che ha nel suo primato culturale cosmopolita la cifra più autentica e, in un cumulo di dimenticanze, la vergogna più grande. Lo faremo a modo nostro, con tutte le sezioni del Sole 24 Ore e anche qualcuna in più, lo faremo con il consueto rigore e senza mai rinunciare a quel tratto divulgativo che parte con la parola chiave nel Sole cartaceo e diventa Lexicon in Italy 24: un’enciclopedia in inglese scritta dai giornalisti e dagli esperti del giornale che offre in modo interattivo la fotografia di tutte le province italiane (pil pro capite, consumi, disoccupazione, depositi bancari, export, copertura banda larga, smaltimento cause civili e così via) ma anche luoghi da non perdere, i suoi monumenti più importanti, le aziende e i personaggi famosi; non ci sarà impresa, istituzione, società quotata, partito e leader politico, amministratore comunale o ministro, di cui Italy 24 non saprà segnalarti chi è con un semplice click. Vogliamo dirlo con chiarezza: la domanda mondiale di informazione che riguarda l’Italia spazia dalla politica alla finanza, dall’economia reale alla cultura, dal fisco alla burocrazia, investe gli equilibri della vecchia e nuova Europa (ci deve essere) e non merita di essere appannaggio totalitario dell’informazione estera. Per la prima volta ci sono un giornale italiano e la sua redazione che hanno deciso di farlo ogni giorno con contenuti propri ed esclusivi e puntano a quel primato della conoscenza che può, di fatto coincide, con l’interesse nazionale alla verità: la lingua degli affari, per spiegare ciò che spesso non si vuole capire, può essere decisiva.
Dico, spesso, che non esiste più Il Sole 24 Ore cartaceo ma il sistema multimediale del Sole con la sua filiera di quotidiani digitali verticali specializzati(Fisco, Diritto, Lavoro, Casa & Territori, Scuola, Enti locali, Finanza, Consulente finanziario, Assicurazioni già in rete, altri in arrivo: strumenti di lavoro che mettono insieme informazione, analisi tecnica, e banche dati) e, da oggi, con la stella cometa di Italy 24 che attua il disegno di internazionalizzazione di tutti i nostri contenuti, dal core business economico-finanziario e normativo alla cultura della Domenica del Sole. Vorrei, però, fosse chiaro a tutti che questo sistema multimediale è possibile ed esiste solo perché esistono prima i quattro giornali in uno (attualità, economia reale, finanza, professionisti) del vecchio Sole cartaceo, anima e bandiera di questo gruppo di informazione e di un certo modo di farla. Se ci riconosceranno in ogni parte del mondo, se riconosceranno nel racconto quotidiano dell’Italia il vecchio Sole, ne sono certo, avremo vinto la battaglia dell’innovazione più importante. (fonte foto Wikipedia)

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Infertilità in Italia

Posted by fidest on Friday, 3 October 2014

fertilità“La ricerca del Censis sull’infertilità in Italia presentata ieri lancia un forte grido d’allarme: oggi più che mai è necessario intervenire efficacemente e con interventi mirati per tutelare la fertilità rivalutando la giusta età fisiologica, piuttosto che cercare risposte quando ormai è tardi”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali di Scienza & Vita.“Il diffuso analfabetismo sia riguardo il proprio corpo sia delle abitudini utili alla salvaguardia della propria capacità riproduttiva, sommati alla scarsità di informazioni sul tema, rendono improrogabile la concretizzazione di azioni per la prevenzione dell’infertilità. Tra queste sicuramente vanno inserite tutte quelle che riguardano la rimozione degli ostacoli economici e sociali all’avvio di un progetto di genitorialità per i giovani”. “Guardiamo con attenzione al Piano nazionale per la fertilità presentato dal governo italiano, con cui condividiamo l’urgenza e la priorità nella veicolazione di dati e indicazioni. In questo senso Scienza & Vita continuerà e potenzierà la sua azione formativa e informativa volta alla prevenzione delle cause, alla diffusione della conoscenza dei meccanismi che regolano la fertilità e alla promozione della fecondità attraverso la presa di consapevolezza del valore della propria sessualità”.

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Turismo: chi ha speso di più in Italia?

Posted by fidest on Friday, 19 September 2014

TURISMOSono gli abitanti del Medio Oriente i viaggiatori che hanno speso di più per soggiornare in hotel in Italia nella prima metà del 2014 secondo l’Hotel Price Index di Hotels.com, sito leader nella prenotazione di hotel online. Con una media di €170 per camera a notte occupano la prima posizione della classifica di Hotels.com, nonostante una flessione del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.Al secondo posto, con €15 di differenza, si posizionano i Tailandesi, con una spesa media di €155 (+8%), poco distanti dai viaggiatori provenienti dagli USA, che con €153 per camera a notte, hanno pagato l’1% in più rispetto ai primi sei mesi del 2013. Ad eccezione del settimo posto, occupato dai Norvegesi con una spesa media di €142 e un rialzo del 3%, la parte alta della classifica è dominata da viaggiatori a lungo raggio, provenienti da Paesi molto distanti dall’Italia: Australia (€149), India (€148), Messico (€143), Singapore (€141), Cina (€140) al pari merito con il Giappone (€140) e, infine, Sud Africa (€139).Tra i top spender europei, dopo i Norvegesi, seguono a ruota gli Svizzeri e i viaggiatori provenienti dal Regno Unito, che con una spesa media di €134 e €131 si posizionano rispettivamente al quattordicesimo e al quindicesimo posto della classifica. Chiudono la top 5 gli Svedesi e gli Irlandesi che, nonostante un aumento del 4% e del 3%, si mantengono stabili al numero 18 e al numero 22, dopo aver speso mediamente €128 e €124.Gli Europei, inoltre, occupano gli ultimi nove posti in classifica. Coloro che hanno speso di meno per un soggiorno in hotel in Italia nel 2013 sono i Polacchi, con una media di €92 per camera a notte, nonostante un aumento del 13% rispetto all’anno precedente.

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L’Italia alle corde

Posted by fidest on Tuesday, 16 September 2014

standard poor's“L’Ocse e Standard&Poor’s bocciano sonoramente l’Italia di Renzi, è drammatica la previsione secondo cui il nostro paese chiuderà anche il 2014 in recessione, con il Pil che si contrarrà quest’anno dello 0,4% dopo il -1,8% del 2013. In sostanza, saremo l’unica grande economia dell’area a segnare quest’anno un andamento in negativo, mentre Germania, Francia e Gran Bretagna vengono dati tutti in crescita. E’ il quadro di una Nazione piegata su se stessa, con occupazione e crescita ai minimi storici e la pressione fiscale a livelli record. I dati sono devastanti, la ripresa economica e del lavoro sono un miraggio, e confermano il fallimento di Renzi e dei premier che hanno adottato le medesime ricette: Monti e Letta. Anziché fare caroselli od occuparsi di matrimoni gay, fecondazione eterologa e legalizzazione della droga è giunto il momento di abbassare le tasse, colpire la grande evasione, rinegoziare il debito, congelare i mostruosi interessi passivi che maturano ogni anno”.

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Premio giornalistico Teva Italia

Posted by fidest on Wednesday, 30 July 2014

teva società farmaceuticaL’iniziativa premierà cinque giornalisti. Per la prima volta, tra le categorie, anche un premio rivolto agli under 30. Requisito essenziale degli articoli – che saranno valutati da una Giuria “d’eccellenza” presieduta dal professor Silvio Garattini, farmacologo e Direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano – dovrà essere quello di fornire un’informazione completa, originale e corretta sui farmaci equivalenti (i cosiddetti “generici”). Favorire una corretta e completa informazione sui farmaci equivalenti (definiti anche “generici”) attraverso la promozione di articoli di divulgazione medico-scientifica documentati e approfonditi. Questo l’obiettivo della 3ª edizione del Premio Giornalistico “La cultura equivalente”, bandito da Teva Italia,azienda leader nel settore farmaceutico, da sempre impegnata nel rendere accessibili cure di alta qualità attraverso lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione sia di medicinali equivalenti sia di farmaci innovativi, specialità farmaceutiche e principi attivi.Teva mette in palio 5 premi,del valore di 2.500 euro ciascuno che saranno attribuiti ai migliori articoli/servizi dedicati ai farmaci equivalenti, pubblicati su:
•agenzie di stampa:
•quotidiani/periodici;
•testate specializzate dirette a medici e/o farmacisti;
• siti internet, radio, tv e web tv.
Inoltre, novità di questa edizione 2014, sarà premiato l’elaborato di un giovane giornalista under 30, iscritto o meno a una Scuola di Giornalismo. Saranno ammessi al concorso lavori in lingua italiana pubblicati tra il 1° aprile 2013 e il 31 agosto 2014.La partecipazione al concorso è gratuita ed è aperta a tutti gli iscritti all’Albo dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, sia Professionisti sia Pubblicisti.Gli articoli in concorso saranno valutati da una Giuria composta da esponenti di spicco del mondo della Sanità e da nomi illustri dell’informazione nel mondo dell’Healthcaree dell’informazione. Il bando del concorso (in allegato) è disponibile anche presso la segreteria organizzativa del Premio – Value Relations, Via G.B. Morgagni 30 – 20129 Milano – che dovrà ricevere le schede d’iscrizione (vedi allegato) e i lavori giornalistici entro e non oltre il 16 settembre 2014. I nomi dei vincitorie la data della premiazione verranno comunicati successivamente.
I farmaci equivalenti sono farmaci che contengono la stessa quantità di principio attivo dei farmaci “a marchio” e che ne riproducono la forma farmaceutica e la via di somministrazione. La loro bioequivalenza rispetto al farmaco originatore è stata ampiamente dimostrata così come gli standard di qualità e purezza. Poiché i farmaci “generici” non risentono dei costi di ricerca e sviluppo – in precedenza sostenuti dalle aziende che hanno sintetizzato le molecole dei farmaci originatori – essi sono prodotti a costi inferiori. Questo rappresenta una notevole opportunità di risparmio per le famiglie e per il Sistema Sanitario Nazionale, della quale gli italiani non sembrano ancora del tutto consapevoli: il consumo di farmaci equivalenti nel nostro Paese si attesta ancora a livelli di molto inferiori alla media europea.
Teva Pharmaceutical Industries Ltd. (NYSE: TEVA) è una delle principali aziende farmaceutiche mondiali. È impegnata nell’accrescere l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità attraverso lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di farmaci generici a prezzi accessibili, così come di farmaci innovativi e di specialità e ingredienti farmaceutici attivi. Con sede in Israele, Teva è il più grande produttore di farmaci equivalenti al mondo, con un portfolio prodotti globale di oltre 1.000 molecole e una presenza diretta in circa 60 Paesi. Per quanto riguarda i farmaci innovativi, Teva concentra la sua attività di sviluppo nell’area delle malattie neurologiche, del dolore, delle malattie oncologiche, respiratorie e della salute della donna, oltre che nel settore dei farmaci biotecnologici e biosimilari. Teva impiega circa 45.000 persone in tutto il mondo e ha registrato 20,3 miliardi di dollari in ricavi netti nel 2013.

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L’Italia che non decide

Posted by fidest on Wednesday, 8 January 2014

DSCN0331E’ di oggi la notizia che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia perché nega il diritto a dare ai figli il cognome della madre, imponendo invece quello del padre.
Come sempre, quando la politica non decide (e la nostra è maestra in questo) è un giudice a imporci il rispetto dei diritti civili. E’ accaduto e sta accadendo sulla situazione disumana delle carceri e della giustizia penale, sulla legge elettorale. E’ accaduto e accadrà in futuro sulle coppie omosessuali, sull’autodeterminazione, sulla privacy e cosi’ via.
La questione del cognome materno non è certo nuova. Questa Associazione ha avuto modo di denunciarla da tempo, oltre a farsi promotrice di disegni di legge in collaborazione con alcuni parlamentari in passate legislature. Ovviamente, senza alcun risultato utile.
Chi scrive ha vissuto anche personalmente i danni – seppur non paragonabili a quelli prodotti da altre violazioni del diritto umanitario da parte dell’Italia – di questa arretrata normativa: mia figlia è nata negli Stati Uniti ed ha assunto il doppio cognome del padre e della madre. Quando è avvenuta la registrazione della nascita in Italia, il cognome della madre è stato depennato d’autorità dall’anagrafe italiana. Con il risultato che mia figlia ha oggi due passaporti, uno statunitense ed uno italiano, con due cognomi diversi. Una chiara violazione del diritto all’identità, peraltro sancito non solo dalla Convenzione Europea sui diritti dell’uomo, ma anche dalla nostra stessa Costituzione.
Le liberaldemocrazie (anche impropriamente dette “occidentali”, per intendersi) si differenziano dalle altre sedicenti democrazie (Iran, etc.) proprio per il rispetto che offrono ai diritti individuali, mettendoli al riparo dal legislatore e quindi anche dalla volontà della maggioranza degli elettori. Generalmente lo fanno attraverso le costituzioni, leggi fondamentali che sanciscono diritti cosiddetti inviolabili, tra cui la libertà di espressione e di stampa (senza cui le elezioni sono ritualità di autolegittimazione del potente), la libertà di religione, l’uguaglianza di tutti i cittadini dinnanzi alla legge senza discriminazione per sesso, razza, religione, opinione.
Ma i diritti non sono statici, e non sono solo quelli che il Costituente aveva espressamente elencato quasi settant’anni fa. Come non sono solo quelli elencati nelle Convenzioni internazionali, che rispecchiano solo quei diritti su cui in un determinato momento storico si ritengono inviolabili. Non a caso, le Costituzioni e le Convenzioni sui diritti dell’uomo spesso sanciscono questi diritti in modo aperto, indefinito, dando poi all’interprete la possibilità di adeguarne ai tempi la lettura (ad esempio, l’articolo 2 della Costituzione recita “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, senza poi elencarli. E’ stata poi l’opera del legislatore, del Governo e della Corte costituzionale a indicare nuovi diritti quali inviolabili).
Se l’Italia vuole rimanere tra le democrazie liberali, è necessario che continui ad aggiornare continuamente questo elenco di diritti, anche attraverso un lavoro di comparazione con le altre liberaldemocrazie. Negli ultimi venti anni non solo questo non è stato fatto se non raramente e solo su spinta di provvedimenti giudiziari, ma addirittura si negano diritti che l’Italia stessa aveva detto di riconoscere decenni fa aderendo alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo e prima ancora in Costituzione. Banalmente, in questo caso, la parità tra uomo e donna.
La giustizia, interna e internazionale, può correggere, spingere, incoraggiare il legislatore di una democrazia liberale a rimanere al passo. Ma non può certo sostituirvisi. Se la politica non riprende coraggio e forza sul tema dei diritti individuali, questo Paese è destinato ad essere espulso da quella parte di comunità internazionale cui fieramente diciamo di appartenere. E a pagarne le conseguenze, come sempre, saranno gli individui i cui diritti vecchi e nuovi continueranno ad essere negati. Che ciò avvenga nel nome di qualche emergenza o della volontà della maggioranza, francamente, non fa alcuna differenza.(Pietro Yates Morettti, vicepresidente Aduc)

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