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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

Posts Tagged ‘italia’

Italia: Le opportunità del digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

“In Italia abbiamo ancora molto lavoro da fare per cogliere appieno le opportunità del digitale, ma il 5G rappresenterà una vera e propria piattaforma in grado di accelerare l’adozione di nuovi servizi a supporto degli ecosistemi industriali che nasceranno nei prossimi anni. Le nuove tecnologie sono già una componente fondamentale del business di diverse imprese – secondo nostre stime le aziende italiane hanno speso nel digitale 14 miliardi di euro nello scorso anno– e lo saranno sempre di più nel prossimo futuro: quasi la metà dei manager (48%) pensa che gli investimenti in tecnologia cresceranno fino al 10%, con un ritorno stimato del capitale investito superiore all’80%.” ha commentato Paolo Baile, Communications, Media & Technology Lead, Accenture Strategy Italia intervenuto all’evento “5G: L’Italia sarà leader”, dove Telco, esponenti della politica e fornitori di tecnologia, servizi e soluzioni digitali si sono confrontati su prospettive, potenzialità e ostacoli da superare per l’affermazione del 5G “Implementare il 5G sarà il tassello ancora mancante per trasformare il modello di business delle aziende e farle diventare imprese Intelligenti: organizzazioni che basano le proprie strategie su dati rilevanti raccolti in tempo reale, possono sfruttare appieno tecnologie complesse come l’Intelligenza Artificiale e sono in grado di aprirsi a collaborazioni in grado di generare valore incrementale.”

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L’Italia non c’è

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Quando la famigerata “casta” dei politici governava il Paese, l’Italia uscita a pezzi dalla guerra era completamente in mano alla NATO e agli Stati Uniti e vigilata dagli alleati europei più di quanto non lo sia oggi nell’Unione Europea. Eppure l’Italia grazie a uomini come De Gasperi, Mattei, Moro, Fanfani e perfino Andreotti, riuscì a fare una politica estera con alti margini di indipendenza e a modificare gli equilibri politici nel Mediterraneo; Mattei ruppe il monopolio delle “Sette Sorelle” petrolifere che si mangiavano tutti i profitti del petrolio arabo, restituì l’indipendenza all’Iran dello Scià e aprì la stagione del risveglio dei popoli arabi; Fanfani e La Pira (e Lercaro a Bologna) misero in crisi l’omertà nei confronti della guerra americana nel Vietnam e concorsero a liberare la coscienza dei giovani che approdarono al ’68 “antimperialista” e al pacifismo; Moro negoziò con i palestinesi l’immunità dell’Italia dalle operazioni violente irredentiste e terroriste della resistenza palestinese mentre l’Italia, restando in perfetta lealtà con Israele, riconosceva di fatto lo Stato di Palestina e gli faceva aprire un’ambasciata a Roma; Craxi affrontò gli americani a Sigonella in nome della sovranità italiana e del diritto internazionale; Andreotti fece una politica mediterranea di pace giungendo a proporre al collega francese, su sollecitazione di un Convegno internazionale svoltosi a Montecitorio, un ingresso simultaneo di Israele e della Palestina nell’Unione Europea, cosa che avrebbe posto termine a quel disperato e mai più risolto conflitto; e con Berlinguer l’intera cultura politica italiana concepì una conciliazione degli opposti che, con l’eurocomunismo e “il caso italiano”, avrebbe potuto aprire una stagione del tutto nuova nei rapporti mondiali alla caduta del muro di Berlino. Naturalmente l’Italia pagò dei costi, e se ne pagano ancora: le basi militari americane da nord a sud del Paese, i missili nucleari in Sicilia, Gladio, la scellerata partecipazione alla guerra del Golfo e poi a quella jugoslava, e ci fu chi pagò con la vita, Mattei, Moro, vittime sacrificali, e anche Berlinguer percosso (“ictus”) dalla sua passione morale e politica.
Adesso, proprio quando si pretende che sia “prima l’Italia”, l’Italia non c’è. Non c’è tra i firmatari del Trattato dell’ONU per la interdizione delle armi nucleari, non c’è più con l’operazione “Mare nostrum” e ormai neppure con le ONG per salvare i naufraghi nel Mediterraneo, non si è ricordata il 10 dicembre del settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non c’era a Marrakech quel giorno per la firma del patto mondiale contro la rottamazione e il bruciore della Terra,né si è ricordata dei genocidi in corso, quello dei Rohingya laggiù e dei migranti qui sulle vie di fuga dalla Libia e dagli altri inferni provocati da noi.
Né si dica che ciò è a causa del populismo che governa l’Italia. Non è il populismo, che è il modo spregiativo per dire “popolo”, ma l’irrealtà che oggi governa l’Italia e la rappresenta sui media, il popolo non vuole affatto la guerra nucleare né la distruzione della Terra, né lo straripamento delle acque, né i naufraghi ributtati in mare o nelle loro prigioni, né i genocidi comunque camuffati. Ma se il verbo rimesso in auge e veicolato nella cultura comune è di nuovo quello dei ghetti e del razzismo, è facile che dal popolo sgusci qualche mentecatto che svelle le “pietre d’inciampo” incastonate contro l’antisemitismo nelle strade di Roma.Intanto Amnesty International pubblica il suo rapporto 2017-2018 in cui si documentano tutte le violazioni dei diritti umani di cui la Repubblica italiana già nel 2017, governando Gentiloni, si era resa colpevole. La speranza è pertanto che l’Italia ritorni. (fonte: chiesa di tutti chiesa dei poveri)

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Insegnamento Costituzione è prioritario per gli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Ho pensato che un blog può essere uno strumento facile, agevole, per dialogare direttamente con i cittadini. La politica appare ancora distante, chiusa nel Palazzo e lontana dai problemi della gente. Con il sito http://www.mariastellagelmini.it ho voluto creare uno spazio per parlare con chi sta a casa, con le mamme, con le donne, con i giovani, per confrontarci e portare in Parlamento delle proposte di legge che siano frutto di una condivisione. Basta con il Palazzo chiuso, con una politica autoreferenziale”.Lo ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Pomeriggio 5”, su Canale 5. “Saranno tanti i temi che potremo affrontare, e il primo riguarda i nostri figli. I giovani hanno grandissime opportunità, hanno grande talento, si tratta di una generazione di ragazzi in gamba, con voglia di fare, ma anche esposta a tanti rischi, a tanti pericoli, come abbiamo visto con la vicenda tragica della discoteca. Il problema, in quel caso, non è di costruire delle leggi, ma di fare rispettare le regole che già ci sono: è un problema di come si vive la cittadinanza e di come decidiamo di essere cittadini e di costruire l’Italia di domani. La prima proposta che ho pensato è di far vivere la Costituzione all’interno delle nostre scuole. La Costituzione non rappresenta un libro impolverato, ma è l’insieme di valori che ci fanno essere italiani. Costruire a scuola i cittadini di domani, imparare cos’è la Costituzione e cosa vuole dire l’identità italiana, sentirsi parte di una comunità, credo sia estremamente importante”, ha concluso.

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Confeuro: Siamo al fianco dell’Italia che guarda avanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

Siamo con gli artigiani, i commercianti, le cooperative e gli industriali che rappresentano quasi l’80% del Pil italiano e che sono stanchi di sentire esclusivamente dei No.
La nostra confederazione – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – continua a mantenere il suo spirito collaborativo; ma non può e non vuole restare inerme dinanzi all’ulteriore stagnazione che si sta generando nell’economia del Paese anche a causa dei tanti divieti sulla realizzazione delle infrastrutture.Nel corso della nostra conferenza nazionale – continua Tiso – abbiamo rimarcato più volte l’esigenza di una maggiore innovazione e crediamo fortemente nell’urgenza, soprattutto in periodi difficili e complessi come questi, di aprire il proprio ventaglio di opportunità invece che di lavorare per ridurlo.La vocazione della Confeuro – prosegue Tiso – è quella di battersi con coloro che vogliono impegnarsi per far progredire il Paese e il benessere dei suoi cittadini; ed è per queste ragioni che siamo e saremo al fianco di chi intende cambiare uno status quo che racconta un’Italia al 21° posto per le strutture portuali e aeroportuali, al 19° per quelle ferroviarie, al 18° per le reti stradali e con una copertura internet che riguarda solo i 77% del territorio. In questo quadro, con medie decisamente peggiori di quelle europee, a farsi pressante è l’esigenza di guardare in avanti e non quella di voltarsi indietro.

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Perché l’Italia continua a votare contro Israele alle Nazioni Unite?

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

By Ugo Volli. Dopo le “otto risoluzioni otto” contro Israele di quindici giorni fa, l’Assemblea Generale dell’Onu ne ha approvate altre sei sabato scorso. E come l’altra volta, l’Italia ha approvato la maggior parte delle risoluzioni. Si è astenuta questa volta da una mozione che richiede la restituzione alla Siria delle alture del Golan, da cui fino al ‘67 Assad bombardava regolarmente le città e i kibbutz italiani intorno al Lago di Tiberiade, ma ha approvato quella che condanna il controllo israeliano di Gerusalemme, dicendo due enormi falsità, cioè che non vi sarebbe rapporto fra popolo ebraico e la capitale di Davide, Salomone e di tutto l’ebraismo fino a oggi, e che nella città non ci sarebbe libertà religiosa, quando è vero esattamente il contrario, cioè che per la prima volta da sempre l’appartenenza di Gerusalemme a Israele permette a chiunque di pregarvi tranquillamente come vuole. Si è astenuta su una risoluzione minore, che assegna un budget per le attività antisraeliane che l’Onu organizza, ma ne ha approvata un’altra che stabilisce l’organismo che promuove queste attività. Ha approvato la più politica, che invocando una “soluzione pacifica” del conflitto, lo incolpa solo a Israele e si è infine astenuta sull’istituzione di un “comitato per gli inalienabili diritti del popolo palestinese, fra cui naturalmente è inclusa la distruzione di Israele. A questi voti bisogna aggiungere un piccolo (ma non tanto piccolo) scandalo: Il sito del governo italiano ha dichiarato che l’altro giorno il presidente del consiglio Conte ha ricevuto “il presidente della Palestina” come se fosse uno stato. Ora l’Italia non riconosce lo “stato di Palestina” ma l’ “Autorità palestinese” che non è uno stato: chi ha cambiato le carte in tavola?
Dal modo come l’Italia ha votato si scopre uno strano fenomeno e cioè che ha votato come quasi tutta l’Unione Europea (salvo Malta, quasi sempre contro Israele e l’Ungheria, quasi sempre favorevole. E che l’Unione Europea si è allineata alla Russia, che notoriamente è il protettore dell’arcinemico di Israele, l’Iran. Questo allineamento dell’Europa alla Russia (contro gli Usa, l’Australia, il Canada, in un paio di occasioni anche la Gran Bretagna) dà certamente da pensare, soprattutto a quelli che si illudono che l’UE sia la custode dello spirito occidentale contro il “sovranismo” di Trump.Ma io sono soprattutto preoccupato dell’Italia. Perché il nostro paese, il cui vice-premier Salvini ha sempre proclamato il suo appoggio a Israele e che alla faccia degli ebrei “progressisti” che hanno tanto peso nelle organizzazioni comunitarie e sui media, sarà gradito ospite dello stato ebraico fra una decina di giorni e ha spesso proclamato di essere “amico e fratello di Israele”, manifestando altrettanto spesso la propria amicizia agli ebrei italiani – perché dunque il governo in cui Salvini è parte essenziale, si allinea all’odio dell’Unione Europea per Israele?
Ci sono diverse risposte, che vanno tutte considerate. La prima è che l’apparato stesso del Ministero degli Esteri italiano, salvo qualche lodevole eccezione, è allineato al vecchio filoarabismo dell’Italia dei Moro, Craxi, d’Alema. Lasciato a se stesso, ha il riflesso condizionato di votare contro Israele, come nel caso dell’Unesco, che fece scandalo durante il governo Renzi e dallo stesso Renzi fu sconfessato. La seconda causa è che il ministro degli esteri Moavero appartiene pienamente a questo ambiente, non è stato scelto dalla coalizione ma imposto da Mattarella e cerca di fare una politica di appoggio all’Unione Europea e dunque all’odio antisraeliano di Mogherini. I voti all’Onu non vengono discussi in consiglio dei ministri e rientrano nella autonomia del ministro.
La terza ragione è la più pericolosa. Il ministero attuale mette assieme due partiti molto lontani fra loro in molte cose fra cui la politica estera. La Lega è amica di Israele e realista in politica estera. I 5 stelle sono in buona parte di estrema sinistra e dunque nemici di Israele e dell’America: Fico è favorevole all’immigrazione islamica come Boldrini; è d’accordo con Grillo nell’appoggio all’Iran. Queste posizioni filoiraniane sono ancora quelle del movimento. Nel frattempo: Di Battista appoggia le colonne degli immigrati clandestini che vogliono sfondare il confine americano e in generale è nemico degli yankees; Manlio Di Stefano, che i 5 stelle sono riusciti a piazzare anche come sottosegretario agli esteri con responsabilità sul Medio Oriente, è a sua volta nemico dichiarato di Israele “ha un problema con gli ebrei” : a sentire il Foglio i 5 stelle sono il partito più antisraeliano nel panorama politico italiano.

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Paolo Paschetta nuovo Country Head per l’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

Pictet Asset Management (PAM) – la divisione di asset management del Gruppo Pictet – annuncia la nomina di Paolo Paschetta quale nuovo Country Head per l’Italia. Paolo Paschetta, attualmente Direttore Commerciale per Italia e Grecia, nel nuovo ruolo riporterà funzionalmente a Luca Di Patrizi – basato a Ginevra e Responsabile Globale per il canale distributivo Retail e Wholesale – e guiderà il team italiano, formato da 28 professionisti, per l’ulteriore sviluppo delle attività di PAM in Italia. Paolo, subentra a Manuel Noia, che ha deciso di lasciare il Gruppo per nuovi progetti professionali.Paschetta, entrato in PAM nel 2005 con il ruolo di Sales Manager, ha brillantemente contribuito al positivo sviluppo del business Retail e Wholsale in Italia, tanto da essere promosso nel 2015 a Direttore Commerciale. Grazie alle capacità dimostrate e ai risultati ottenuti, Paschetta è ritenuto la figura ideale, anche in ottica di naturale continuità interna, per assumere l’incarico di Country Head, coerentemente con gli importanti obiettivi del Gruppo.Pictet Asset Management, con uffici a Milano dal 1999, è ad oggi uno dei principali gestori esteri operanti in Italia con oltre 80 fondi autorizzati al collocamento, 26 Miliardi di Euro di masse in gestione ed una raccolta netta di circa 1,6 Miliardi di Euro[2] da inizio anno, risultati eccellenti ed in controtendenza, se si considera il difficile anno per l’industria del risparmio gestito nel suo complesso, che ha visto in Italia, per la prima volta dal 2012, questi ultimi mesi contraddistinti da importanti deflussi netti.
Laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi, Paolo Paschetta ha maturato in oltre venti anni di attività provate capacità volte allo sviluppo e gestione del business di primarie realtà dell’industria finanziaria internazionale. Dopo alcune iniziali esperienze in ambito di consulenza strategica prima presso Gorham & Partners a Londra e poi in Arthur Andersen Corporate Finance, entra, come Equity Sales, nel team di Investment Banking di UBS Warburg a Zurigo. Dal 2000 partecipa al lancio e successivo sviluppo della rete di distribuzione italiana di Clerical Medical Investment Group (parte del gruppo Halifax Bank of Scotland), fino poi ad arrivare nel 2005 in PAM.

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Rapporto sull’ictus in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Roma Martedì 18 dicembre – ore 10.00 Camera dei Deputati, Sala “Nilde Iotti” Palazzo Theodoli-Bianchelli, Piazza del Parlamento 19. Per la prima volta in Italia il Rapporto fotografa i dati sull’incidenza dell’ictus, relativi a mortalità, disabilità e fattori di rischio, esamina l’implementazione dei protocolli clinico-assistenziali e dei piani di cura, riabilitazione e reinserimento nelle diverse Regioni. Attraverso l’analisi dell’impatto socio-economico della patologia e la ricognizione delle best practices sulla prevenzione, il Rapporto delinea, inoltre, alcune proposte per un approccio coordinato e integrato alla prevenzione e nella cura, in linea con gli obiettivi definiti a livello comunitario.

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Economia Circolare: a che punto siamo in Italia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

L’economia circolare in Italia vale oggi 88 miliardi di fatturato, 22 miliardi di valore aggiunto, ovvero l’1,5% del valore aggiunto nazionale. Numeri che sostanzialmente equivalgono a quelli di tutto il settore energetico nazionale o di un settore industriale storico come quello dell’industria tessile, non molto distante dal valore aggiunto dell’agricoltura. Un settore che impiega oltre 575mila lavoratori, mostrandosi ogni anno sempre più competitivo per i giovani in cerca di occupazione e per i profili professionali più specializzati. E’ questo il dato più rilevante che emerge dalla ricerca: “L’Economia Circolare in Italia – la filiera del riciclo asse portante di un’economia senza rifiuti”, presentata oggi a Roma e curata dall’esperto ambientale Duccio Bianchi di Ambiente Italia, a seguito dei lavori svolti dal Gruppo Riciclo e Recupero del Kyoto Club, organizzazione non profit nata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto.

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Terroristi in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Se tre indizi fanno una prova, due fanno almeno un legittimo sospetto. Dopo l’arresto e la condanna di Abdel Salem Napulsi, un altro palestinese è stata arrestato in Italia.
Ma andiamo con ordine. Nei giorni scorsi Abdel Salem Napulsi è stato condannato a quattro anni per terrorismo e alla futura espulsione, una volta scontata la pena. Secondo gli inquirenti il 38enne palestinese, legato a Anis Amri, il responsabile della strage a un mercatino di Natale a Berlino, voleva compiere un attentato a Roma.Una storia che sembra fare da apripista a quella di Alaji Amin, presunto terrorista arrestato e portato nel carcere di Badd’e Carros a Nuoro, che secondo le accuse stava preparando un attentato in Italia utilizzando armi chimiche.Alaji Amin è palestinese (e coetaneo) proprio come Abdel Salem Napulsi. Il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, ha comunicato che l’uomo aveva aderito all’Isis. Il 38enne palestinese voleva colpire una caserma dell’Esercito italiano, motivo per cui il suo raggio d’azione era attorno a Macomer, comune sardo dove è di stanza il 5° Reggimento Genio Guastatori della Brigata “Sassari”. Secondo le prime ricostruzioni Alaji Amin voleva costruire un ordigno chimico-biologico a base di ricina o antrace, da utilizzare per avvelenare falde acquifere, serbatoi o acquedotti. Cafiero De Raho ha dichiarato che il palestinese era intento a colpire “durante una prossima festività”, anche se al momento non si conoscono le tempistiche.

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“Rapporto: I servizi immobiliari in Italia e in Europa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Roma 4 dicembre 2018 presso la Sala Convegni Sidief (Via degli Scialoja, 20) dalle 9.30 alle 12.30 sarà presentato da Mario Breglia il rapporto (Scenari Immobiliari); seguirà un Panel di commento e testimonianze, con interventi di Lorenzo Barbagli (Business Development – PRELIOS INTEGRA), Marina Concilio (Amministratore Delegato – AGIRE), Giorgio Da Rold (Head of Property Management- BNP Paribas REPM), Carola Giuseppetti (Consigliere e Direttore Generale – SIDIEF), Alessandro Mazzanti (Chief Executive Officer Italy – CBRE), Micaela Musso (Direttore Generale – ABACO TEAM), Alessandro Pasquarelli (Amministratore Delegato – YARD), David Vichi (Amministratore Delegato – REVALO). I lavori saranno moderati da Francesca Zirnstein (Scenari Immobiliari)

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In Italia solo 1 dottore di ricerca su 10 diventa professore

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

È uno dei risultati più avvilenti emersi dall’indagine Istat sull’inserimento professionale dei dottori di ricerca: l’istituto nazionale di statistica ha rilevato che nel 2018, a sei anni dal conseguimento del dottorato, appena il 10% di coloro che conseguono un dottorato riescono a svolgere poi come professione l’insegnamento, ovvero uno degli sbocchi più naturali per chi consegue il titolo superiore alla laurea. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: noi lo sosteniamo da dieci anni e proponiamo soluzioni in ogni occasione. Lo abbiamo fatto chiedendo per l’ambito universitario, nel testo della legge di Stabilità, di ripartire dalla stabilizzazione dei ricercatori, a loro volta impossibilitati da anni nel passare al ruolo della docenza. Lo abbiamo fatto, di nuovo, in questi giorni, attraverso la richiesta di modifica dell’articolo 4 del decreto Concretezza, per puntare al rilancio della figura del ricercatore a tempo indeterminato, attraverso la creazione di un albo nazionale, nell’ottica dell’innovazione e in relazione al rilancio del sistema-Paese.

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“Se l’Italia farà la fine della Grecia? No”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

“Perché l’Italia è un paese solido e troppo grande perché possa uscire dall’Eurozona senza che questa crolli”. Lo ha detto a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, Yanis Varoufakis, economista ed ex Ministro dell’Economia in Grecia, nel corso di un’intervista con Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Fa bene il governo italiano ad abbassare la manovra dello 0.2%? “No, secondo me dovrebbero fare altre cose, come eliminare i tagli fiscali ai ricchi, che non servono a nulla: dandogli più denaro questi non faranno che portarli a Lussemburgo come accade già oggi. E poi non dovrebbero abbassare il limite di età per le pensione più elevate, mentre per i lavoratori sì”. A Rai Radio1 Varoufakis ha poi concluso: “inoltre dovrebbero andare a Bruxelles e dire di voler aumentare il deficit di bilancio dal 2.4% al 3%, a patto che tutto questo vada investito per aver trasporti migliori e tecnologie verdi”. (fonte: Redazione UGDP)

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Italia Paese Ospite d’onore alla XX edizione della Non/Fiction International Book Fair

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

MOSCA, 28 Novembre – 2 Dicembre 2018 Marcare una continuità di intenti, sottolineare la forza di una lunga tradizione, promuovere autori e libri italiani in Russia: è con questi obiettivi che da mercoledì 28 novembre a domenica 2 dicembre l’Italia torna a Mosca come Paese Ospite d’onore alla XX edizione della Non/Fiction International Book Fair dopo aver preso parte alla Moscow International Book Fair nel settembre 2011.Un impegno costante che si inserisce nel virtuoso percorso di valorizzazione della cultura e dell’industria editoriale del nostro Paese – già Ospite d’Onore a Parigi (2002), Rio De Janeiro (3003), Guadalajara (2008), Montreuil (2009), Mosca (2011), Calcutta (2012), Abu Dhabi (2016) e Tehran (2017) – reso possibile grazie all’adesione di tutte le istituzioni coinvolte: il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Ambasciata d’Italia a Mosca, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, il Centro per il libro e la lettura, l’AIE-Associazione Italiana Editori e la media partnership della RAI – Radiotelevisione Italiana.La vivace atmosfera della Central House of Artists, sede della fiera, ospiterà gli appuntamenti del programma italiano, promosso dal Centro per il libro e la lettura e definito di concerto con l’Ambasciata d’Italia a Mosca e l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca. A fare da trait d’union delle iniziative sarà il tema guida Prospettiva Italia, un nome che richiama le grandi arterie stradali delle metropoli russe e omaggia la nostra tradizione artistica, evocata dall’accenno alla tecnica prospettica. Un coinvolgimento su più livelli che segna un ulteriore passo avanti nella solida collaborazione tra Italia e Russia e non trascura nessun aspetto, come testimoniano i 29 editori presenti negli spazi del Padiglione Italia, realizzato dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane su una superficie di 160 mq, tra lo spazio B2B, riservato all’incontro con gli operatori professionali, e l’area libreria gestita da Torgoviy Dom Knigi Moskva, con una selezione di circa 2000 volumi tra opere in lingua originale e in traduzione russa, con particolare attenzione alla presenza dei libri degli autori invitati.Presenti alcuni tra i maggiori autori italiani contemporanei – Sandrone Dazieri, Fulvio Ervas, Helena Janeczek, Antonia Klugmann, Edoardo Nesi, Roberto Pazzi, Sandra Petrignani, Francesco Piccolo, Tommaso Pincio, Rosella Postorino, Alessandro Sanna, Beppe Severgnini, Matteo Strukul, Nadia Terranova, Antonio “Sualzo” Vincenti, Paola Zannoner – i loro colleghi russi e alcuni esponenti istituzionali e professionali – Flavia Cristiano, Daniela Di Sora, Viktor Erofeev, Oleg Filimonov, Grazia Gotti, Vladimir Grigoriev, Marc Innaro, Guzel’ Jachina, Anna Jampol’skaja, Ricardo Franco Levi, Alfieri Lorenzon, Tiziana Mascia, Elena Pasoli, Paola Passarelli, Zachar Prilepin, Evgenij Reznichenko, Oleg Roy, Evgenij Solonovich, Olga Strada, Olga Sviblova, Irina Zakharova, Andrej Zubov – daranno vita ad appassionanti incontri, reading e dialoghi su temi attuali e coinvolgenti.Un magazine in carne, ossa e libri composto da “rubriche” che diventano il punto di osservazione privilegiato dal quale scorgere caratteristiche e interpreti della nostra migliore produzione letteraria e culturale, in dialogo con le eccellenze locali. Prospettiva Italia porterà così il pubblico alla scoperta del “giallo contemporaneo”, (Grand Tour Giallo), accenderà i riflettori su una grande donna del Novecento e sugli altri protagonisti di spicco della scena italiana dell’epoca (Ritratti), svelerà due aspetti della scrittura attraverso la testimonianza di altrettante autrici di successo dell’ultima stagione (Scrivere è…) e racconterà alcune delle tante Meraviglie d’Italia filtrate attraverso le parole chiave del mare, della gente, del cibo e della storia. Si esploreranno gli incroci tra letteratura, cinema, tv e arte (Crossover) e verranno dedicati focus all’editoria per ragazzi (Germogli di lettura) e alla valorizzazione della parola, strumento di scambio culturale e fonte di crescita personale (Dalla parte della lettura). A completare il programma, due mostre: il reportage fotografico Dov’è Elena Ferrante. Il rione, luogo della letteratura mondiale, prodotto dall’Istituto Italiano di Cultura di Berlino in cui le 40 fotografie di Ottavio Sellitti guideranno lo sguardo dei visitatori verso i luoghi simbolo de L’amica geniale, la tetralogia di Elena Ferrante ambientata a Napoli, e Illustrazione per ragazzi. Eccellenze italiane, esposizione collettiva che raccoglie 60 opere di 18 tra i più talentuosi e conosciuti illustratori del panorama editoriale per ragazzi realizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Madrid insieme a BolognaFiere e il sostegno della Regione Emilia-Romagna, oltre che con la collaborazione della Russian State Children’s Library.

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Euro: come la Germania ha fregato l’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

By Mirco Galbuser. La moneta unica è il mezzo che giustifica il fine dei tedeschi: vessare gli italiani per rientrare dai debiti. Ci raccontano un sacco di balle per farci sottostare alle “regole” di Bruxelles. Prima della nascita dell’euro, la Germania era considerata la “malata d’Europa”. Il Pil tedesco cresceva meno di quello italiano, il debito di Berlino in rapporto alla ricchezza privata era più alto di quello italiano e la ricchezza delle famiglie tedesche, super indebitate dopo la riunificazione, era di 1.790 miliardi di euro contro gli oltre 2.200 delle famiglie italiane. Nel 1998, il rating attribuito da Standard & Poor’s all’Italia era AA, mentre oggi, dopo quasi 15 anni di moneta unica, di parametri di Maastricht, di austerity, ecc. il rating tricolore è a un passo dal livello spazzatura. Con i rendimenti dei titoli di stato che, però, sono ai minimi storici. Sembra non ci si capisca più nulla e si fatichi a trovare una correlazione fra le due economie. Cosa è successo? L’euro, quando il fine giustifica i mezzi E’ successo che è stato introdotto l’euro, questa camicia di forza, che ha imbrigliato il nostro paese in un rigido schema finanziario che la Germania ha architettato ad arte per rientrare dai sui debiti derivanti dalla seconda guerra mondiale. Il fine giustifica i mezzi, diceva Machiavelli nel XVI° secolo, e la moneta unica non si è rivelato altro che il mezzo per raggiungere uno scopo ben preciso della Germania: il controllo dell’economia continentale assoggettando i paesi periferici ai diktat tedeschi con la scusa dei debiti troppo alti. Poi la nomenclatura di Bruxelles, i mezzi d’informazione, l’ideologia della moneta forte per combattere l’inflazione, l’abbattimento delle barriere doganali hanno fatto il resto. Così quello a cui tutti hanno creduto in Italia è che le riforme di inizio secolo abbiano reso grande la Germania e che la malata d’Europa fosse l’Italia. Certo le riforme sul mercato del lavoro hanno dato un contributo notevole all’economia tedesca, ma hanno giocato un ruolo minimo. Il driver vincente di Berlino è stato l’euro e oggi la Germania può dettare legge in Europa. Lo si apprende soprattutto dai dati sul surplus commerciale verso i principali paesi del sud Europa, Grecia compresa, che sfiora i 900 miliardi di euro con una posizione finanziaria che nel 2013 toccava il 42% del Pil. Non solo. Prima dell’avvento dell’euro, la Germania aveva un deficit commerciale con i paesi in via di sviluppo di 15 miliardi di dollari, inferiore a quello dell’Italia, mentre oggi gode di un surplus commerciale di 12 miliardi, come l’Italia. Tutti scrivono e raccontano che è l’effetto della “globalizzazione”, ma non è così. E’ solo grazie all’euro che la Germania sta facendo affari con l’estero. La moneta forte (ma solo per i tedeschi, per gli altri non è così) ha anche aumentato l’importazione di prodotti, semilavorati e manufatti dalla Cina a discapito dell’Italia, dove invece le industrie tedesche chiudono dopo che Bruxelles ci ha propinato un fisco asfissiante (tutto orchestrato, naturalmente). Debito pubblico cresciuto per aiutare le banche tedesche [fumettoforumright]. Ma grazie all’euro, la Germania è riuscita anche a farsi finanziare il proprio debito pubblico e soprattutto quello delle banche tedesche che avevano prestato soldi ai paesi più deboli d’Europa. Quando scoppiò la crisi nel 2008 e la Grecia era sull’orlo del default, le banche tedesche, insieme a quelle francesi, erano esposte verso Atene per circa 100 miliardi di euro, mentre quelle italiane lo erano solo per 5 miliardi. Per salvare la Grecia (e l’euro), si ricorse alla ciambella del fondo salva stati (EFSM) che in pratica prevedeva il contributo economico di ogni singolo membro della Ue, non già in base alle somme investiste in Grecia, ma in base al peso specifico del loro Pil nell’Eurozona. Così l’Italia pagò e sta ancora pagando in misura eccessiva il salvataggio dei paesi colpiti dalla crisi (Grecia, Portogallo, Irlanda): ben 44 miliardi di euro, contro i 50 della Francia e i 67 della Germania. Secondo Eurostat, il contributo dell’Italia ai pacchetti di aiuti per i paesi dell’eurozona in difficoltà pesa il 2,8% del Pil e va a incidere sul debito pubblico. Poi a noi si racconta che il problema sono le mancanze di riforme, la burocrazia che non funziona, ecc. e per sostenere il debito pubblico interno è necessario imporre tasse e balzelli a più non posso. Tutti problemi che c’erano anche prima dell’introduzione dell’euro e prima della crisi del 2008. Né più, né meno. In Italia, pressione fiscale record per pagare i debiti dei tedeschi. Ma la Germania non ha solo sottratto ingenti risorse finanziarie all’Italia con la politica dell’austerity e grazie all’euro, sta anche sostenendo i costi del proprio debito pubblico con le tasse degli italiani. Come? Imponendo sacrifici per mantenere il debito/Pil al di sotto del 3%. Altra stupenda invenzione dei tecnocrati tedeschi! Intanto la Germania paga una sciocchezza per sostenere il debito pubblico tedesco (meno dello 0,7% per un Bund decennale) che va pure riducendosi, mentre noi italiani paghiamo il 2%. La differenza, cioè lo spread, questo altro maledetto feticcio introdotto dai tecnocrati, si è tradotto in un aumento record della pressione fiscale in Italia (oltre il 43%). Eppure, solo due anni e mezzo prima l’Italia era stato l’unico paese dell’Eurozona a tenere in ordine i conti durante la crisi scoppiata nel 2008. Prova ne è che a fine 2010 Roma poteva vantare il miglior bilancio statale primario dell’Eurozona, pari al +0,1% del Pil, dopo quello dell’Estonia (+0,3%), mentre la Germania era al -1,6%, la Francia al -4,7%, la Grecia al -4,9%, il Portogallo al -7%, la Spagna al -7,7% e l’Irlanda al -27,5%. In più, il debito pubblico italiano figurava tra quelli cresciuti di meno in termini monetari tra il 2008 e il 2010: +180 miliardi di euro. Più di tutti era però cresciuto il debito pubblico tedesco, di ben 405 miliardi. Se poi si va a vedere il debito privato, l’Italia era quella messa meglio a livello europeo mentre la Germania annaspava ancora per i costi della riunificazione. Così, è indubbio che nel 2011 il Bel Paese, al di là delle problematiche interne non meno gravi di quelle di altre piazze europee, dovesse entrare nell’occhio del ciclone. E da lì partì l’attacco programmato ai titoli di stato con tutta la storia legata allo spread. Perché la Germania dice no agli Eurobond E i tanto invocati eurobond dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti sono finiti nel dimenticatoio. L’unica efficace soluzione al problema dei debiti dell’Europa, la più naturale e condivisibile in un mercato finanziario unificato, è stata abbandonata per non compromettere le finanze di Berlino. Si diceva che la Germania non volesse farsi garante dei debiti altrui (altra bella trovata propagandistica), ma perché mai l’Italia dovrebbe sacrificarsi per quelli dei tedeschi o dei greci allora? E ora non sarà certo la Bce a risollevare le sorti di un’economia finita ormai in disgrazia, attraverso il quantitative easing, dato che alla fine i debiti dei singoli stati dovranno essere onorati dagli stessi stati che li hanno emessi. Diverso, invece, sarebbe se i se i debiti dei singoli stati fossero spalmati su tutta la piazza con le garanzie dell’Unione Europea. Ma, in questo modo, la Germania non riuscirebbe più a finanziarsi a costi così bassi, quasi assurdi, mentre l’Italia ci guadagnerebbe. Ma così non va bene e lo scopo della moneta unica verrebbe meno. (fonte: https://www.investireoggi.it/obbligazioni/euro-ecco-come-la-germania-ha-fregato-litalia/ e Nuove Direzioni)

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eCommerce in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

E’ il settore che cresce di più nel panorama dell’eCommerce italiano e fino a poco tempo fa rappresentava una quota trascurabile del mercato: stiamo parlando dell’Arredamento Home & Living, che – secondo i dati rilasciati dall’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e Consorzio Netcomm – ha fatto registrare un incremento del 53% rispetto all’anno precedente.Il fatturato è infatti passato da 885 milioni di euro a 1,358 mld €. La penetrazione nel mercato è cresciuta dall’1,5% al 6,5% in 4 anni. Segno di un trend in costante crescita.E’ un mercato dove hanno fatto la loro comparsa player tradizionali e dove operano aziende pure digital: anche in questo ambito tutto è indirizzato verso un’esperienza omni-canale, con uno scontrino medio di 180 euro nel 2018 e una predilezione dei consumatori per oggettistica di design, complementi d’arredo e piccoli mobili.In questo scenario si colloca la nuova partnership tra Qapla’ (www.qapla.it), sistema integrato che permette di gestire le spedizioni dalla stampa dell’etichetta fino alla notifica di consegna, e Homemania (www.homemania.net), distributore online di prodotti per l’arredamento home & living con più di 26.000 referenze a catalogo.Il vantaggio di comprare online anche prodotti di un certo ingombro risiede nel risparmio di tempo, nella possibilità di scegliere tra moltissime varianti e nel prezzo migliore. A cui si aggiunge sempre maggiore perizia e cura dei corrieri che gestiscono spedizioni di questo genere.

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Italia da salvare: Interventi, discorsi e lettere di Giorgio Bassani (Feltrinelli)

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Torino Sabato 3 novembre, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino 9 Giorgio Bassani, indimenticabile autore di Il giardino dei Finzi-Contini, narratore e poeta, ma anche consulente editoriale della casa editrice Feltrinelli e vicedirettore della Rai, ci ha lasciato anche lettere, discorsi e interventi, raccolti nel volume Italia da salvare (Feltrinelli), che Cristiano Spila, curatore, racconta al Circolo dei lettori con Adriana Elena My presidente Italia Nostra Piemonte. Giorgio Bassani, infatti, fu tra i fondatori di Italia Nostra, associazione nazionale che ha tutt’oggi l’obiettivo di diffondere nel Paese la cultura della conservazione del paesaggio urbano e rurale, dei monumenti, del carattere ambientale delle città.«In Bassani – sottolinea Cristiano Spila – la questione ambientale è, anzitutto, una questione morale. Dunque, pratica. Egli, infatti, pone la salvaguardia ambientale sotto l’egida dell’etica, sottolineando alcune costanti che sono anche la cifra stilistica della sua ideologia: la vocazione alla memoria e al passato, l’ambiente come protagonista, la storia come chiave di lettura, il rapporto dell’uomo con il tempo e lo spazio. Questi scritti ambientalisti aprono uno squarcio inusuale sul lavoro intellettuale di Bassani e indicano come lo scrittore si muova su un autentico crinale fra testimonianza e impegno, come su una linea tra essere e dover essere». In apertura al volume, una premessa di Paola Bassani e una breve presentazione di Oreste Rutigliano, attuale presidente nazionale di Italia Nostra.

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L’evoluzione del mercato elettrico in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Energy communities, distretti commerciali e industriali dove prosumer e consumer si scambiano energia, aggregatori virtuali e sistemi di storage elettrico diffuso… Se ne parla, è vero, ma niente di tutto questo ancora in Italia è reale: si sono avviate nel 2018 le prime sperimentazioni con risultati incoraggianti, approvate e sotto il controllo di ARERA, ma la strada è ancora lunga e tortuosa.Proprio per provare a fare chiarezza sulla situazione reale delle sperimentazioni legate alle nuove configurazioni fisiche e virtuali che potranno operare sul mercato elettrico italiano è stato realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano il secondo Electricity Market Report, presentato questa mattina. Un Report complesso, perché si scontra con l’incertezza delle fonti e con la difficoltà di giungere a una visione condivisa dei risultati, e che tuttavia ha il pregio di mettere in luce come la questione normativa non sia l’unica da risolvere: la tecnologia infatti, che pure è pronta, è ancora troppo costosa e la prospettiva di operare sul mercato dei servizi da sola non è sufficiente a rendere convenienti gli investimenti. E questo è ancora più vero quando dalle configurazioni “virtuali” si passa a quelle “fisiche”, dove occorre replicare le infrastrutture.
Il nuovo paradigma del mercato elettrico si lega al crescente utilizzo della generazione distribuita, in termini sia di capacità di offerta al mercato sia di flessibilità che gli operatori della rete possono utilizzare per il suo continuo bilanciamento. Nuovi concetti, come la “flessibilità” o lo “active demand response”, e nuovi player del mercato elettrico come gli “aggregatori” o “balancing service provider (BSP)” emergono da protagonisti nei più recenti modelli di business verso cui sta migrando la frontiera competitiva.Recentemente anche l’Italia, mediante l’introduzione della delibera 300/2017 da parte dell’ARERA, ha avviato con Terna una serie di progetti pilota per permettere alla generazione distribuita di partecipare al mercato dei servizi di dispacciamento (MSD). Sono state quindi introdotte le Unità Virtuali Abilitate (UVA) e la nuova figura nodale dell’aggregatore, in qualità di abilitatore della partecipazione delle unità non rilevanti al Mercato dei Servizi di Dispacciamento (MSD).Il Mercato dei Servizi di Dispacciamento è sede di negoziazione delle offerte di vendita e di acquisto di servizi di dispacciamento, utilizzata da Terna per le risoluzioni delle congestioni intrazonali, per l’approvvigionamento della riserva e per il bilanciamento in tempo reale tra immissioni e prelievi; vi possono partecipare solo le unità abilitate. Gli aggregatori, ossia i fornitori di servizi che su richiesta accorpano una pluralità di unità di consumo o di produzione e consumo per venderli o metterli all’asta in mercati organizzati dell’energia, possono permettere ai clienti finali di modulare i propri carichi elettrici e in questo modo di partecipare al mercato di dispacciamento, movimentando volumi sufficienti per accedere al MSD.Sono quattro le possibili configurazioni “virtuali” nel nostro mercato elettrico. Le UVAC sono caratterizzate dalla presenza di sole unità di consumo (UC), cioè impianti per il consumo di energia elettrica connessi a una rete pubblica tali che il prelievo complessivo di energia sia utilizzato per un singolo impiego o finalità produttiva.Ma non solo in Italia, anche a livello globale la diffusione di queste configurazioni è da considerarsi ancora a livello embrionale: sono appena 197 nel mondo quelli che, seppur con caratteristiche leggermente diverse da quelli italiani, possono essere classificati come progetti di configurazioni elettriche fisiche, in particolare micro-reti, e “virtuali”. Più della metà sono in America (50,8%), seguono Asia (23,4%), Africa (10,7%), Europa (7,6%), Australia (6,6%) e Antartide (1%).Sono già attivi 146 progetti (74%), mentre il restante 26% si suddivide tra la fase iniziale di progettazione (23%) e quella di costruzione (3%). Due terzi sono riconducibili alle configurazioni fisiche, ma ben 47, già operativi, sono configurazioni virtuali e rappresentano il 24% del campione. Il 61% è alimentato sia da energie rinnovabili sia da fonti tradizionali, mentre il 34% alimenta la rete solamente con energie rinnovabili. I pannelli fotovoltaici sono la tecnologia maggiormente utilizzata (63%), seguita da eolico (31%), idroelettrico (5%) e biomassa (1%). Il 56%, inoltre, a supporto degli impianti ha installato anche sistemi di accumulo.

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3º Forum del Libro Italia – Spagna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Madrid 25 ottobre 2018 ore 20 Istituto italiano cultura Calle Mayor 86. Nell’ambito della XVIII Settimana della Lingua Italiana, l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, in collaborazione con Monteverdelegge, organizza il 3º Forum del Libro Italia – Spagna per la piccola e media editoria indipendente, che quest’anno sarà dedicato alle donne nell’editoria. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di progetti editoriali e la collaborazione tra l’industria editoriale italiana e spagnola. Parteciperanno, per l’Italia, le case editrici NN, E/O, ADD, Hacca Edizioni e Voland. La mattina del 25 ottobre, nel corso degli incontri professionali, gli editori italiani si presenteranno agli editori spagnoli. Seguiranno incontri individuali, su prenotazione, tra le case editrici italiane e spagnole.
Alle ore 20.00, si terrà un incontro aperto al pubblico, dal titolo “Il mestiere di scrivere”, con gli autori: Alessio Forgione (NN), Massimo Cuomo (E/O), Maura Chiulli (Hacca Edizioni), Andrea Pomella (ADD) e Giorgia Tribuiani (Voland).Presenta la giornalista, scrittrice e traduttrice Maria Teresa Carbone.

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Robot e lavoro in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Il 61% delle aziende italiane è pronto ad introdurre sistemi di intelligenza artificiale e robot nelle proprie organizzazioni. Solo l’11% si dichiara totalmente contrario. Tra le ragioni principali che spingo le aziende favorevoli ad introdurre tali sistemi la convinzione che il loro utilizzo rende il lavoro delle persone meno faticoso e più sicuro (93%), fa aumentare l’efficienza e la produttività (90%) e ha portato a scoperte e risultati un tempo impensabili (85%). Questi alcuni dei dati di fondo emersi dal Primo Rapporto AIDP-LABLAW 2018 a cura di DOXA su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia, che verrà presentato a Roma domani 23 ottobre 2018 presso il CNEL.Le aziende e i manager sono convinti a stragrande maggioranza (89%) che i robot e l’IA non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone e che avranno un impatto positivo sul mondo del lavoro e delle aziende: permetterà, infatti, di creare ruoli, funzioni, e posizioni lavorative che prima non c’erano (77%); stimolerà lo sviluppo di nuove competenze e professionalità (77%); consentirà alle persone di lavorare meno e meglio (76%). Avrà un impatto molto forte nei lavori a più basso contenuto professionale: favorirà, infatti, la sostituzione dei lavori manuali con attività di concetto (per l’81% del campione). I manager e gli imprenditori ritengono, infatti, che al di là dei benefici in termini organizzativi, l’introduzione di queste tecnologie, potrà avere effetti negativi sull’occupazione e l’esclusione dal mercato del lavoro di chi è meno scolarizzato e qualificato. In quest’ottica va letto il dato negativo sulle conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro indicata dal 75% dei rispondenti.Un dato di grande interesse riguarda le modalità con cui i sistemi di intelligenza artificiale e robot si sono “integrati” in azienda. Per il 56% delle aziende l’impiego di queste tecnologie è stato a supporto delle persone, a riprova che queste sono da considerarsi principalmente un’estensione delle attività umane e non una loro sostituzione. Per il 33%, inoltre, tali sistemi sono stati impiegati per svolgere attività nuove mai realizzate in precedenza. Per il 42% delle aziende, invece, l’IA e i robot hanno sostituito mansioni prima svolte da dipendenti. Questi dati confermano la rivoluzione in atto nelle organizzazioni del lavoro e nelle attività di guida di tali processi che i direttori del personale saranno chiamati a svolgere ed è questa una delle ragioni principali che ha spinto l’AIDP ad investire nella realizzazione annuale di un rapporto che fornisca dati e informazione utili a capire meglio il futuro del lavoro nell’era dei robot e dell’intelligenza artificiale.
In generale l’intelligenza artificiale e i robot migliorano molti aspetti intrinseci del lavoro dipendente perché hanno favorito una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro in entrata e in uscita (38%); la riorganizzazione degli spazi di lavoro/uffici (35%); la promozione di servizi di benessere e welfare per i lavoratori (31%); il lavoro a distanza e smart working (26%); la riduzione dell’orario di lavoro (22%).Le differenze tra percezione e realtà. Il Rapporto AIDP-LABLAW 2018, inoltre, ha messo a confronto l’opinione delle aziende che hanno già introdotto sistemi di Robot e intelligenza artificiale con quelle che non lo hanno ancora fatto. Le differenza principali che emergono riguarda l’atteggiamento verso queste tecnologie: molto positivo (75%) da parte delle aziende robotizzate, meno positivo (47%) per le aziende non robotizzate. In generale le aziende che non hanno introdotto sistemi di Robot e IA tendono a “sovrastimare” una serie di conseguenze negative che la pratica delle aziende robotizzate, invece, smentisce nei fatti. C’è quindi un tema di percezione delle criticità legate all’introduzione di queste tecnologie eccessivamente elevata rispetto alla condizione reale delle aziende chi le utilizza che al contrario, evidenzia soprattutto gli aspetti positivi.

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L’Istituto Svizzero in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Contribuisce a estendere l’influenza culturale e accademica della Svizzera oltre i suoi confini, in particolare in Italia, dal 1947. La struttura offre un ricco programma di esposizioni, conferenze, concerti, incontri, congressi e presentazioni di libri a Roma e Milano. Ogni anno l’Istituto Svizzero ospita in residenza una dozzina di giovani ricercatori e artisti, dando loro l’opportunità di vivere e lavorare insieme, di ampliare la loro rete di contatti e di gettare un ponte tra il mondo dell’arte e quello della scienza. Il soggiorno nella Città Eterna rappresenta un’esperienza unica, un tuffo nello stile di vita del Bel Paese e un’immersione nell’italiano, una delle quattro lingue nazionali svizzere.
A Roma l’Istituto Svizzero gode di una posizione straordinaria nel cuore della capitale. La struttura è collocata all’interno di una villa in stile eclettico costruita nel 1905 da Emilio Maraini, produttore di zucchero del Ticino. La casa e i suoi giardini sorgono su una collina artificiale – in origine una discarica – che offre una vista panoramica sulla città da uno dei quartieri del centro storico di Roma, nelle immediate vicinanze di Piazza di Spagna e Villa Borghese.
Nel 1947 Carolina Maraini-Sommaruga, vedova di Emilio Maraini (1853-1916), lascia in eredità la sua proprietà alla Confederazione. La nobile benefattrice intende promuovere e incrementare ulteriormente l’ospitalità che, insieme al marito, aveva già offerto a giovani artisti e ricercatori. Villa Maraini diventa così la sede di una fondazione al servizio delle arti, della scienza e dello sviluppo delle relazioni tra Svizzera e Italia. Dal 1948 Villa Maraini consente alla Svizzera di far parte della rete internazionale formata dalle numerose accademie, dagli istituti d’arte e di ricerca situati a Roma.
Milano. Dal 1997 la sede milanese dell’Istituto Svizzero rappresenta un punto di riferimento per l’arte e la cultura elvetiche nella capitale lombarda, centro nevralgico dell’economia italiana, particolarmente attiva nell’ambito della creazione e dell’innovazione. Situato vicino Piazza Cavour, l’istituto è ospitato in un edificio storico risalente agli anni Cinquanta, che comprende il Consolato generale di Svizzera, la Camera di commercio svizzera in Italia e varie associazioni: una vera e propria enclave elvetica nel centro di Milano. La programmazione milanese comprende mostre, conferenze, concerti e incontri, sempre con lo scopo di promuovere scambi artistici e scientifici tra Italia e Svizzera.
L’Istituto Svizzero fa parte della rete internazionale Pro Helvetia insieme ai centri culturali svizzeri di Parigi e New York e alle filiali di Johannesburg, Il Cairo, Nuova Delhi e Mosca. Partecipa inoltre alla rete di Swissnex, attiva nell’ambito dell’innovazione, della formazione e della cultura in particolare tramite le sedi di Shanghai e di San Francisco.

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