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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 155

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Italia: assistenza carente

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

Ministero salute“Il dato reso noto ieri da Eurostat, secondo il quale, nel 2013, in Italia, il 33% delle morti, pari a 52.098 persone, era evitabile con cure sanitarie ottimali avrebbe dovuto suscitare e destare molto più allarme, specie da parte del ministro della Salute Lorenzin, che invece ha cercato di minimizzare, citando, a discolpa, il dato della Svezia, peggiore del nostro” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Magra consolazione, considerato che in Svezia, quinto paese europeo per estensione d’Europa, più grande dell’Italia del 50%, con i suoi 10 mln di abitanti, un sesto dei nostri, è difficile soccorre un infartuato in mezzo alla foreste o alla tundra” ha proseguito Dona. I dati italiani sono sconfortanti: 52.098 persone sotto 75 anni sono morte, mentre si sarebbero potuto salvare con cure sanitarie ottimali, viste le conoscenze e le tecnologie mediche. L’Italia è all’undicesimo posto sui 28 paesi Ue. “Il fatto che superiamo, peraltro di poco, la media Ue, pari al 33,7% dipende esclusivamente dal fatto che la media peggiora per colpa di paesi come la Romania che raggiunge quasi il 50% (49,4%) o la Lettonia (48,5%), la Lituania (45,4%), la Slovacchia (44,6%), l’Estonia (42,5%), la Bulgaria (42,4%)” ha proseguito Dona.
“Tutti i paesi confrontabili con il nostro, invece, stanno decisamente meglio: Francia (23,8%), Danimarca (27,1%), Belgio (27,5%), Olanda (29,1%), Spagna (31,3%), Germania (31,4%), Polonia (31,4%), Portogallo (32%), Austria (32,4%), Finlandia (32,6%)” ha proseguito Dona.Secondo l’Unione Nazionale Consumatori il dato delle morti evitabili è direttamente collegato con un altro dato Eurostat, ossia quanto si spende in spesa sanitaria rispetto al Pil. Nel 2013, secondo Eurostat, in Italia si è speso il 7,2% del Pil, pari alla media Ue, ma sotto l’Eurozona (7,3%). Al vertice della classifica, guarda caso, gli stessi paesi che hanno meno morti evitabili: Danimarca (8,7%), Finlandia (8,3%), Francia (8,2%), Belgio e Olanda (entrambi all’8,1%), Austria (7,9%).
Se a questo aggiungiamo che la spesa sanitaria su Pil cala al 6,87% nel 2015 e che nel Def di aprile si prevede un’ulteriore e costante discesa (6,78% nel 2016, 6,69% nel 2017, 6,58% nel 2017, 6,52% nel 2019), ecco che il quadro sconsolante è completo.
“Pensiamo che sulla salute non si possa fare cassa, riducendo le prestazioni sanitarie. Ecco perché chiediamo che sia ripristinata la Guardia medica da mezzanotte alle 8 e che la determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco sui farmaci con profilo rischio-beneficio sovrapponibile, farmaci che non sono affatto equivalenti, non sia solo sospesa per 90 giorni ma definitivamente ritirata” ha concluso Dona.

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Italia: il peggior paese in cui può vivere un pensionato

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

pensionatiIl piano di anticipo pensionistico sbandierato dal presidente del Consiglio mira, nelle parole del ministro Poletti, a ‘produrre flessibilità in uscita, mantenere l’equilibrio economico e, allo stesso tempo, la stabilità sociale’. Un problema impossibile da risolvere, dal momento che la ‘flessibilità’ che ha in mente il Governo si traduce in una riduzione delle prestazioni pensionistiche, pari al 3-4% annuo, e quindi in una rottura della stabilità sociale, a meno di un intervento assistenziale che però romperebbe l’equilibrio dei conti pubblici, contribuendo ad aumentare quello ‘scoperto di conto corrente’ attualmente concesso dalla Commissione Europea, dal quale il Governo dovrà brutalmente rientrare con la prossima Legge di Stabilità”. Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.
“Con l’APE – prosegue – il governo mette il quasi pensionato di fronte ad una spada di Damocle: ‘scegli tra il lavorare fino a quasi settant’anni e mantenere intatta la tua pensione, oppure uscire anticipatamente dal mercato del lavoro ricevendo di meno’. Chiunque, dopo aver lavorato una vita, deciderebbe di rimanere fino alla fine pur di non subire una riduzione significativa del proprio assegno. Ma per molti lavoratori e, soprattutto per le donne – aggiunge Brunetta -, si tratterà di una scelta obbligata: necessità di accudire nipoti e genitori anziani mettono molte lavoratrici nella condizione di accettare senza riserve. In assenza di sussidi per gli asili, per i neonati, per l’assistenza agli anziani, il welfare che regge è ancora quello dovuto alla solidarietà famigliare che non lascia tempo da dedicare al lavoro. L’alternativa per molti pensionati è fuggire all’estero, perché vivere in Italia è un lusso che non si possono permettere. Renzi ha fatto scappare all’estero un numero di pensionati come mai si era visto prima: i dati INPS mostrano che questi, nel 2014, sono aumentati del 65% rispetto al 2013 e sono più che raddoppiati rispetto al 2010 (+109%)”. “Non c’è da stupirsi quindi se, dopo la fuga dei cervelli e quella delle aziende, stiamo assistendo anche a quella dei ‘capelli grigi’. Con Renzi l’Italia è diventata uno tra i peggiori paesi in cui un pensionato può vivere”, conclude Brunetta.

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la Fondazione Istituto Danone Italia festeggia il gusto di avere 25 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2016

Mercoledì 25 Maggio dalle ore 10:00 alle ore 13:00 presso l’Aula Magna dell’ “la Fondazione Istituto Danone Italia festeggia il gusto di avere 25 anni”. Un evento aperto al pubblico e agli studenti.
La Fondazione Istituto Danone Italia, da anni impegnata a rappresentare una voce autorevole nella diffusione della corretta alimentazione, celebra “Il gusto di avere 25 anni”, con un evento per condividere il percorso di ricerca e divulgazione sui temi di salute e nutrizione intrapreso fino ad oggi. Verranno anche presentati i risultati di un’inedita ricerca condotta in partnership con l’Ateneo, dal titolo “I giovani e le scelte alimentari: come si comportano gli studenti fuori sede?”.

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L’Italia è pronta a un Ministero per le politiche future?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

palazzo chigiL’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali Eurispes ha recentemente lanciato la proposta di creare in Italia un Ministero per il Futuro. In una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Renzi ha fatto propria l’iniziativa del governo svedese che l’anno sorso ha costituito un Ministero per lo Sviluppo Strategico.
E’ un’idea interessante e forte che sollecita una visione organica dei problemi e dello sviluppo.
In Svezia opera un vero e proprio Consiglio dei Ministri, composto dal primo ministro e dai ministri per le infrastrutture, lo sviluppo economico e l’innovazione, le finanze, la pubblica amministrazione e l’ambiente, che si riunisce periodicamente per definire le scelte strategiche ed elaborare idee di sviluppo a lungo termine.
Non necessariamente diventa indispensabile fare lunghe ricerche accademiche sugli scenari futuri, ma diventa stringente la valutazione di ciò che già si sa, si conosce o si intuisce per cercare le soluzioni idonee. Ad esempio sappiamo che la tecnologia cambia le condizioni del lavoro e che la democrazia rischia meno se si coltiva una cultura civica condivisa. Di conseguenza i provvedimenti puntuali da adottare in merito possono ridurre le tensioni quotidiane, attenuando anche la polemica mediatica del momento e favorendo quindi una maggiore libertà ed efficacia dell’azione politica dei governanti.
A livello internazionale, europeo e nazionale, la politica è di fronte a scelte di grande rilievo e anche a grandi opportunità. Si deve muovere su un terreno di gioco inedito e più complesso che pone domande nuove e richiede soluzioni nuove oltre che un impegno comune. Si consideri, per esempio, la grande finanza, le migrazioni, l’ambiente, l’esplorazione dello spazio, la ricerca, anche quella sanitaria e farmaceutica per debellare i grandi mali del secolo. Si consideri inoltre gli apporti che necessariamente dovranno venire non solo dall’Unione Europea ma anche dai BRICS.
L’inevitabile passaggio dal morente mondo unipolare a quello multipolare e la creazione di una nuova architettura economica, finanziaria, monetaria e commerciale internazionale possono essere realizzati soltanto se i governi saranno in grado di progettare insieme il loro futuro.In alcune istituzioni internazionali, per fortuna, la cultura e la pratica degli scenari sono già avviate. Le stesse Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda per lo sviluppo sostenibile al 2030. L’OECD fornisce orientamenti su economia e lavoro proiettati al 2030-2050 che sono alla base delle scelte del G20.
La Cina, è noto da tempo, opera su una prospettiva di lungo periodo in base alla visione di una nuova riorganizzazione territoriale di tutta l’area euroasiatica. La Nuova Via della Seta e l’Asian Infrastructure Investment Bank sono i pilastri portanti di questa strategia. Anche la Russia ha recentemente creato un’apposita Agenzia per le Iniziative Strategiche. Si pensi al grande Progetto Razvitie, il corridoio di sviluppo infrastrutturale eurasiatico che dovrebbe collegare il Pacifico a Mosca e poi fino all’Atlantico attraversando l’Europa. Nel campo militare e della geopolitica sono gli Stati Uniti che da sempre operano con scenari di lungo periodo. Oggi in Italia, invece, siamo, purtroppo, condizionati dalle continue emergenze e da scelte politiche di breve respiro. Invece i cambiamenti paradigmatici nel campo politico, economico, sociale e culturale e le grandi sfide epocali operano sul lungo periodo. L’improvvisazione, anche se farcita dalla tanto osannata creatività nostrana, non basta.
Ne può bastare la delega a qualche università, a qualche benemerito istituto privato, del compito di fare delle ricerche sul “futuribile”. Definire le strategie è compito dello Stato e del Governo.
Nel nostro Paese c’è un grande bisogno di recuperare una cultura degli scenari, una visione che aiuti ed orienti gli operatori, pubblici e privati, ad affrontare meglio la complessità del mondo contemporaneo e le sue sfide globali. Perciò ci sembra condivisibile l’idea avanzata dall’Eurispes. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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“Italia per le Imprese, con le PMI verso i mercati esteri”

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

trevisoTreviso 11 maggio 2016 ore 9 si svolgerà la 6°tappa del 2016 del Roadshow “Italia per le Imprese, con le PMI verso i mercati esteri”, 33^ della serie. Treviso, città inserita in un territorio famoso per le sue eccellenze si contraddistingue per dinamicità e organizzazione economica-produttiva che le permette di organizzare e gestire al meglio un ambiente favorevole a cooperazione e sinergie. Importante sottolineare come sia fondamentale per il rilancio dell’economia nazionale saper individuare per ogni territorio le eccellenze produttive, che se ben seguite ed assistite, potranno avere successo e farsi apprezzare sui mercati internazionali, con vantaggio per l’intero sistema Paese. L’internazionalizzazione permette non soltanto di accedere a mercati molto più vasti, ma anche di approvvigionarsi di fattori produttivi a condizioni migliori e di aderire a reti informative e collaborative più lunghe, ottenendo anche per questa via ulteriori vantaggi di scala e di sinergia. Alcune aziende dell’area trevigiana, che hanno avuto modo di beneficiare dei servizi di assistenza e consulenza offerti dal sistema Paese, realizzando positivi percorsi di internazionalizzazione, hanno voluto raccontare la loro esperienza di crescita e di sviluppo sui mercati globali.
Stefania Padoan – Presidente Padoan S.r.l. azienda nata nel 1937 e specializzata nella costruzione di Serbatoi olio e gasolio per veicoli industriali. Gli ultimi 15 anni – afferma Padoan – “sono stati molto significativi per lo sviluppo e l’internazionalizzazione della nostra impresa che è passata velocemente da una dimensione artigianale a quella industriale utilizzando le tecnologie più all’avanguardia; 15 anni importanti in cui abbiamo iniziato a strutturare l’azienda per poter affrontare il processo di internazionalizzazione, che ci ha permesso di espandere la rete commerciale e distributiva in tutta Europa e nel mondo.”
Continua: “ Nel 2010 abbiamo costituito due società commerciali, la Padoan Sud America, a cui si è aggiunta la Padoan Deutschland, e poi nel 2013 è nata la Padoan Swiss. Il nostro prodotto viene distribuito in più di 30 paesi nel mondo”.
Un’altra testimonianza di successo e internazionalizzazione ci arriva da Katia Da Ros – Vice Presidente Irinox S.p.A che dichiara: “la nostra azienda, ha una vocazione all’export da sempre. Irinox è una leader nella produzione di abbattitori rapidi di temperatura e di sistemi di conservazione per il settore professionale e domestico e di quadri elettrici in acciaio inox e ha installato oltre 45.000 impianti in tutto il mondo. Nel nostro processo di internazionalizzazione ci sono stati di grande aiuto la molteplicità dei servizi che UNINDUSTRIA Treviso mette a disposizione dei suoi associati, dagli incontri di presentazione Paese ai servizi più tecnici ed operativi.Il Roadshow “Italia per le Imprese, con le PMI verso i mercati esteri” è patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ed è promosso e sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico. Oltre all’ICE-Agenzia, a SACE e a SIMEST, l’evento si avvale della collaborazione di Confindustria, Unioncamere e di Rete Imprese Italia.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

tumoreRoma, 28 aprile 2016, ore 11 Senato della Repubblica, Sala Capitolare (Piazza della Minerva 38) Negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, due milioni e mezzo nel 2012, circa tre milioni nel 2015. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti. Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale giovedì 28 aprile a Roma alle 11 al Senato (Sala Capitolare, Piazza della Minerva 38), a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto della società scientifica, il dott. Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM, e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.Alle 14 (Grand Hotel de la Minerve, Sala Olimpo, Piazza della Minerva 69) è prevista la II Sessione su “Istituzioni e programmi di prevenzione”. Interverranno, fra gli altri, il prof. Mario Melazzini, presidente AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), e Antonio Saitta, Coordinatore Tavolo Sanità della Conferenza Stato-Regioni.

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Primo Levi di fronte e di profilo, di Marco Belpoliti

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

primo leviMadrid Venerdì, 22 aprile 2016 Alle ore 11.30 presso la Scuola Statale Italiana di Madrid Calle Agustín de Betancourt, 1 Primo Levi di fronte e di profilo, di Marco Belpoliti Interviene: Marco Belpoliti intervistato da Federico Italiano. In occasione dell’anniversario della liberazione d’Italia (25 aprile) e della Noche de los Libros (23 aprile), l’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la Scuola Statale Italiana di Madrid, organizza, nell’ambito del Ciclo E3 +encuentros+escritores+editores, un incontro con Marco Belpoliti intervistato da Federico Italiano: Primo Levi di fronte e di profilo.Primo Levi, lo scrittore che negli ultimi settant’anni si è imposto come il testimone per eccellenza dello sterminio ebraico: la sua vita tormentata, la sua vicenda di scrittore e intellettuale, ma soprattutto la sua opera sfaccettata, complessa, ricchissima di temi, rimandi e suggestioni: questo il tema della Conferenza di Marco Belpolti, autore del libro Primo Levi di fronte e di profilo, e di Federico Italiano, poeta, saggista e cultore della figura di Levi.
Marco Belpoliti, saggista e scrittore, ha curato opere di Primo Levi e pubblicato diversi libri: Settanta, Diario dell’occhio, L’occhio di Calvino, Camera straniera. Alberto Giacometti e lo spazio, Il segreto di Goya. Condirettore della rivista-collana Riga (Marcos y Marcos) e di http://www.doppiozero.com, insegna all’Università di Bergamo e collabora a La Stampa e a L’Espresso.
Federico Italiano ha pubblicato cinque libri di poesia, tra cui L’impronta (Aragno 2014) e Un esilio perfetto. Poesie scelte 2000-2015 (Feltrinelli 2015). Ha inoltre curato l’antologia Die Erschließung des Lichts. Italienische Dichtung der Gegenwart (con Michael Krüger, 2013). È ricercatore presso l’Austrian Academy of Sciences a Vienna e insegna Letterature Comparate nelle Università di Monaco e di Innsbruck.
El próximo 22 de abril, con ocasión del aniversario de la Liberación italiana (25 de abril) y de la Noche de los Libros (23 de abril), el Instituto Italiano de Cultura, en colaboración con la Scuola Statale Italiana de Madrid, organiza un encuentro con Marco Belpoliti entrevistado por Federico Italiano: Primo Levi di fronte e di profilo. Primo Levi, el escritor que en los últimos setenta años se ha afirmado como el testigo por excelencia del exterminio judío: su vida atormentada, su historia de escritor e intelectual, pero sobre todo su polifacética obra, compleja, obra rica en temas, referencias y sugestiones: este será el tema de la Conferencia de Marco Belpoliti, autor del libro Primo Levi di fronte e di profilo, y de Federico Italiano, poeta, ensayista y estudioso de la figura de Levi.
Marco Belpoliti, ensayista y escritor, ha dirigido obras de Primo Levi y publicado varios libros: Settanta, Diario dell’occhio, L’occhio di Calvino, Camera straniera. Alberto Giacometti e lo spazio, Il segreto di Goya. Es codirector de la revista-colección Riga (Marcos y Marcos) y de http://www.doppiozero.com, enseña en la Università de Bergamo y colabora en La Stampa y L’Espresso.
Federico Italiano, ha publicado cinco libros de poesía, L’impronta (Aragno 2014) y Un esilio perfetto. Poesie scelte 2000-2015 (Feltrinelli 2015). Ha dirigido también la antología Die Erschließung des Lichts. Italienische Dichtung der Gegenwart (con Michael Krüger, 2013). Es investigador asociado en la Austrian Academy of Sciences en Viena y enseña Literatura Comparada en las Universidades de Innsbruck y Munich.(foto: primo levi)

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Italia: Una democrazia in crisi di consensi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

urne-voteL’astensione non è una scelta quando l’intero sistema democratico è in bilico, al punto che un Presidente del Consiglio, temendo che i cittadini possano esprimersi, li convince a non votare.Si può legittimamente valutare che i quesiti referendari richiedevano cognizioni specifiche che esulavano dalle competenze comuni.Si può anche legittimamente valutare che il voto, in una direzione o nell’altra, non avrebbe inciso immediatamente e significativamente sulla produzione petrolifera italiana. E tuttavia la complessità della materia referendaria poteva giustificare una scheda bianca, non una astensione. L’astensione è una offesa verso coloro che sono andati a votare, è una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha comunque espresso la propria posizione, è la deresponsabilizzazione politica per eccellenza. Dire che l’astensione è una scelta è una contraddizione urticante. Oggi il 68% degli italiani ha detto a Renzi, al compagno della Guidi, alla Total, all’Eni e a tutti coloro che attorno alle energie fossili hanno interessi economici e di potere, che hanno carta bianca e che potranno continuare a navigare a vista senza un piano energetico nazionale che vada nella direzione del rispetto dell’ambiente e delle energie rinnovabili.
L’unico potere concesso ai cittadini è il voto e dopo questo referendum non potremo di certo mettere su un piano paritario “votanti” e “astensionisti”. Non sono uguali, perché gli uni hanno caparbiamente difeso il loro diritto/dovere di voto, gli altri oltre che vanificare il proprio, hanno oltraggiato pesantemente e con indifferenza, chi è andato a votare.
Un dato sul referendum appeno svolto è necessario: ha votato il 32% degli aventi diritto ovvero circa 14 milioni di cittadini, e circa 12 milioni di cittadini hanno espresso un sì, ma questo dato numerico non è stato sufficiente per impedire di incidere sulle sorti di una concessione petrolifera. Se i meccanismi dell’italicum fossero stati applicati al referendum, e se anziché votare 14 milioni di cittadini, avessero votato, al ballottaggio, appena la metà, ovvero 7 milioni, i vincitori avrebbero preso la maggioranza del 54% dei seggi in Parlamento, avrebbero eletto il Presidente della Repubblica, avrebbero nominato i giudici della Corte Costituzionale, avrebbero controllato tutti i 100 senatori del nuovo Senato, avrebbero nominato tutti i vertici delle aziende di Stato, avrebbero nominato i vertici della Rai, avrebbero avuto un esecutivo con un potere assoluto senza contrappesi. Chi continuerà ad astenersi, con queste prospettive, è un nemico della democrazia, e non avrà scusanti. (Carla Corsetti)

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Salute mentale: in Italia un milione di anziani con demenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

cervelloll progressivo invecchiamento della popolazione ha comportato un sensibile aumento dei disturbi cognitivo-comportamentali di natura neurodegenerativa, destinati ad acquisire in futuro sempre più rilevanza. Tra le sindromi psichiatriche più comuni vi sono le demenze, che colpiscono un milione di italiani (600.000 con morbo di Alzheimer), hanno una prevalenza del 5-8% negli over 65 e, in circa il 15-25% dei casi, possono associarsi a depressione. Nella presa in carico del malato di demenza, dal riconoscimento dei primi sintomi al trattamento a lungo termine, il Medico di famiglia è una figura cruciale: presentargli i contenuti e le finalità del Piano Nazionale Demenze, educarlo a un corretto approccio diagnostico-terapeutico e renderlo consapevole del suo ruolo centrale nella rete integrata dei servizi sono gli obiettivi che si pone il progetto formativo promosso dall’Associazione Italiana Psicogeriatria, con il supporto incondizionato di Angelini, azienda da anni impegnata a tutela della salute mentale nell’anziano.
L’iniziativa, dal titolo “Piano Nazionale Demenze, nuovi scenari di cura”, è stata annunciata in occasione del XVI Congresso Nazionale AIP in corso a Firenze e prevede 13 eventi ECM locali, che si svolgeranno da maggio a ottobre nelle principali regioni italiane, per raggiungere oltre 600 Medici di Medicina Generale.Le demenze sono sindromi cerebrali degenerative che colpiscono la memoria, il pensiero, il comportamento e la capacità di svolgere le attività quotidiane. Il loro carattere progressivo rende necessaria una diagnosi tempestiva, che consenta di attivare interventi farmacologici e psico-sociali volti a rallentare l’evoluzione della malattia e contenerne i disturbi specifici. Non fanno parte del normale processo di invecchiamento ma sono malattie da affrontare con determinazione, combattendo lo stigma e il fatalismo ancora presenti nelle famiglie, nella società e talvolta tra gli stessi operatori sanitari. Partendo da queste considerazioni, il 30 ottobre 2014 la Conferenza Unificata ha approvato l’accordo tra Governo, Regioni e Province autonome sul “Piano Nazionale Demenze” che, puntando a una gestione integrata e multidisciplinare del problema, intende fornire indicazioni strategiche per migliorare e uniformare la qualità dell’assistenza erogata in Italia: dalle terapie specialistiche al sostegno e all’accompagnamento del malato e dei caregiver, durante tutto il percorso di cura.
Ed è in un simile contesto che si colloca l’operato del Medico di famiglia, fondamentale per l’applicazione degli obiettivi del Piano, in collaborazione con lo specialista.“La complessità della sfida alle demenze e la loro crescita esponenziale, legata al costante aumento dell’aspettativa di vita, rendono necessario strutturare sul territorio interventi assistenziali appropriati e precoci, che richiedono un’adeguata preparazione da parte del personale sanitario”, spiega il professor Marco Trabucchi,Presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria. “Il Piano Nazionale Demenze costituisce il primo tentativo di dare al nostro Paese una guida unitaria per affrontare una priorità mondiale di salute pubblica: è un punto di partenza di grande significato, perché coinvolge gli operatori a tutti i livelli, comunicando ai cittadini un impegno diffuso da parte della comunità. Per questo motivo, l’Associazione Italiana Psicogeriatria intende dar vita a un’intensa attività formativa, volta a far conoscere il Piano ai Medici di Medicina Generale, aumentare la loro consapevolezza sul problema demenze e coinvolgerli nella rete assistenziale integrata, dove rappresentano una figura centrale: sono infatti il primo riferimento sul territorio per il paziente e i caregiver. Il loro ruolo è fondamentale per riconoscere precocemente i sintomi, portare la famiglia alla coscienza del bisogno di un intervento, intercettare i casi da avviare ai Centri specialistici e supportare l’assistito e i suoi familiari lungo tutta la storia naturale della malattia, in un percorso condiviso con lo specialista”.Nel caso di disturbi psichiatrici così invalidanti come le demenze dell’anziano, una corretta informazione dei professionisti e della popolazione generale è il primo strumento per migliorare la presa in carico del paziente ma anche l’accettazione della patologia da parte dei congiunti e di tutta la comunità, che deve sempre rispettare il diritto del malato ad essere considerato “persona”. L’impegno di AIP sul fronte della formazione, al quale Angelini ha aderito con un contributo educazionale, punta anche a questo obiettivo.
“L’Italia è uno dei Paesi con la più alta percentuale di over 65”, dichiara il dottor Fabio De Luca, Chief Commercial Officer Italia di Angelini. “Se ne contano oltre 13 milioni, secondo i dati ISTAT 2015, pari al 21,7% della popolazione totale; le problematiche di salute mentale legate a una società che invecchia sono, pertanto, un’emergenza sanitaria e sociale dei nostri tempi. Da anni Angelini è impegnata nell’area della neuropsichiatria e dei disturbi depressivi, promuovendo campagne di sensibilizzazione sul pubblico e gli operatori del settore, con un’attenzione particolare ai soggetti fragili come gli anziani. Per questo motivo, non potevamo far mancare il nostro sostegno al progetto formativo di AIP, nell’intento comune di migliorare la cultura e l’approccio del medico di famiglia alle demenze ma, al tempo stesso, supportare il paziente e i suoi caregiver, che hanno diritto a ricevere l’assistenza più appropriata, in ogni fase della malattia”.

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Italia in deflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2016

istatSecondo i dati definitivi resi noti oggi dall’Istat, a marzo l’Italia continua ad essere in deflazione, registrando una diminuzione dei prezzi dello 0,2% su base annua. In particolare, i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, nei dodici mesi, calano dell’1,1%, dal -0,8% del mese precedente. Secondo i calcoli dell’Unione Nazionale Consumatori, la discesa dell’1,1% dei prezzi dei beni acquistati più frequentemente, consente di risparmiare, in termini di minor del costo della vita, per una tradizionale famiglia, una coppia con 2 figli, 172 euro su base annua. Una coppia con 1 figlio spenderà, invece, 159 euro in meno nei dodici mesi, un pensionato con più di 65 anni sborserà 86 euro in meno, -93 euro un single con meno di 35 anni, -127 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni. L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica dei capoluoghi di regione dove, grazie alla deflazione, si risparmia di più. Sui 20 capoluoghi delle regioni e delle province autonome per i quali sono calcolati gli indici generali, ben 14 sono ancora in deflazione. La palma del risparmio spetta a Bari, dove l’abbassamento dei prezzi dell’1% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 353 euro su base annua, in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto Potenza, con una deflazione sempre dell’1% ed una minor spesa di 325 euro. Semaforo verde anche per Perugia, dove una famiglia di 4 persone risparmierà 240 euro e Roma, dove si potranno accantonare 222 euro.
La città più cara d’Italia è Aosta, che scalza il primato di Bolzano e dove l’inflazione dello 0,5% si traduce in un aggravio di spesa, sempre per una famiglia di 4 persone, pari a 224 euro su base annua. Seguono, come capoluoghi di regione, sempre in termini di aumento del costo della vita, Trento, dove l’inflazione dello 0,4% si traduce in un aumento del costo della vita pari a 186 euro e Bolzano (inflazione +0,3%, + 167 euro). Tra la città più cara, Aosta, e quella meno cara, Bari, si determina una differenza, in termini di spesa, pari a 577 euro (353+ 224).

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Incrementare i flussi turistici

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

TURISMO“Per incrementare i flussi turistici dobbiamo intercettare nuovi target. In questo senso le dichiarazioni dell’agenzia per il turismo Rosturism, che ha affermato che i russi non torneranno in Turchia e in Egitto, possono favorire le mete italiane. Dobbiamo puntare al mercato russo”. A dirlo è Dorina Bianchi, sottosegretario al Ministero dei Beni culturali e del Turismo, oggi a Pietrarsa per gli Stati Generali del Turismo. “In Italia – continua – la Russia è al nono posto tra i mercati di provenienza con più di 6 milioni di presenze. Del resto, proprio di recente, alla Borsa Italiana del Turismo ho siglato con il viceministro russo al turismo Alla Malinova, un accordo per promuovere e facilitare il turismo culturale tra Italia e Russia”.
“In quell’occasione – conclude – si è parlato di mettere in itinere iniziative tra i nostri Paesi. Il nostro protocollo siglato con la Russia è da esempio sia per i francesi che per gli spagnoli. Ora dobbiamo attuare quello che è sulla carta e non farci battere sul tempo”.

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Italia inguaribilmente fascista?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

Due milioni di poveri in una Nazione di 60 milioni sono una sufficiente percentuale per farci escludere da quel lusso che mortifica le democrazie. La classe operaia è al limite della sopravvivenza e la classe media è proletariato di frontiera. La democrazia non è una condizione politica statica ma va difesa da quelle classi dirigenti che nell’affermazione del proprio potete riducono voce alle minoranze.La riforma della scuola è stata la conferma che le nuove generazioni devono essere piegate ad una preparazione che non potrà far crescere il loro senso critico.Conosciamo Rousseau ma l’esercizio del potere è questione diversa dal governare. Il decisionismo di Renzi e la presunta necessità della governabilità non giustificheranno mai la negazione del pluralismo.Il nostro cancro non è stato l’immobilismo ma un sistema corrotto e clientelare che Renzi ha consolidato e l’apoteosi di questo sistema è stata la presenza del figlio di Riina in TV, che dopo mafia capitale qualifica il potere italiano come inscindibile da quello criminale/mafioso. Tutti i provvedimenti assunti finora da Renzi confermano l’ansia di repressione del dissenso e questo è fascismo. (D.A.)

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Italia terzultima per crescita in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2016

pilNel 2016 il Pil italiano si attesterà all’1,2%, contro la precedente stima di +1,6%. Lo si legge in una bozza del Def. Il nostro Paese è terzultimo in Europa in termini di crescita. Peggio di noi solo Grecia e Finlandia. Il Pil in volume, lo scorso anno è salito dello 0,8% (la stima del Def era +0,9%), contro una media dell’UE a 28 dell’1,9% e dell’Eurozona dell’1,6%. In pratica in Italia si cresce la metà rispetto agli altri paesi dell’Eurozona. Germania è cresciuta dell’1,7% e 10 paesi avuto un balzo superiore al 3%. “Per questo è un fatto molto grave che il Governo continui ad abbassare le previsioni sulla crescita, stime poi ulteriormente ridimensionate dai dati reali. Il nostro Paese è destinato a restare la Cenerentola d’Europa se il Governo non metterà al centro della sua azione una riforma del Fisco che metta al centro il rilancio della capacità di spesa del ceto medio” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Capitalismo e democrazia: l’Italia come la Cina?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2016

shanghai-chinaNon mi ha destato alcuna meraviglia la presenza, in un primo elenco di personaggi noti, di importanti dirigenti del Partito Comunista Cinese, con conti miliardari nei paradisi fiscali. Nessuna meraviglia perché lo avevo anche previsto leggendo semplicemente la cronaca quotidiana. Ci si chiede quale regime politico vige in Cina? Si dirà che il comunismo sarebbe al comando, ma bisogna fare taluni “distinguo” a chiarimento di una realtà che travolge ogni possibile convinzione ideologica.
In un sistema dominato dal socialismo reale, come è possibile che dirigenti del partito possano accumulare fortune miliardarie?
Il contagio capitalistico ha coinvolto anche il comunismo cinese, che, però, tiene sotto rigoroso controllo le piazze evitando ogni possibile azione di protesta da parte di quella stragrande maggioranza controllata dal comunismo reale.
Avviene in Cina una miscellanea paradossale di democrazia capitalistica, riservata a pochi o pochissimi, con il rigore staliniano, condito da condanne a morte per i trasgressori che osano esprimere le proprie delusioni.
La democrazia ha bisogno del capitalismo; possiamo affermare ciò dalla considerazione che l’asse che divide il pianeta non è più rivolto al dualismo democrazia e comunismo, bensì tra democrazia e autoritarismo. Accade ciò per via dell’inversione dei termini, in quanto il capitalismo si sviluppa e si afferma in un sistema democratico, ma,una volta affermato, non ha bisogno di democrazia, privilegiando l’autoritarismo, sotto qualunque natura, purchè rigoroso.
Eclatante risulta l’esempio della Cina, unico paese al mondo dichiaratamente comunista, diventato accentuatamente capitalista. Il gap tra Cina ricca e Cina povera sta aprendo una voragine incolmabile; i ricchi, diventati spesso ricchissimi, vivono nel lusso tipico di chi esercita una rivalsa contro le privazioni subite, i poveri sono diventati poverissimi, mentre la loro povertà diventa dinamica ed è destinata a crescere. La Cina è diventata la capitale mondiale delle manifatture, ha invaso il pianeta e continua a dilatarsi anche verso le tecnologie più sofisticate; ciò significherà un sempre maggior utilizzo degli automatismi produttivi a discapito del lavoro manuale, che oggi è oggetto di sfruttamento, e domani non ci sarà neanche questo perché le macchine sostituiranno l’uomo.
Ma i comunisti cinesi dove sono stante il capitalismo incombente?
Sono al governo e mantengono una situazione autoritaria che consente di tacitare qualunque forma di dissenso.
Da ciò deriva la considerazione che il gap nella popolazione cinese non è soltanto economico, ma è principalmente politico.
E’ la politica che mantiene lo stato di terrore e domina incontrastata ogni aspetto della vita pubblica e privata. La magistratura è politicizzata, non esistono sindacati, non esistono controlli di sicurezza sul posto di lavoro; esistono soltanto privilegi per quanti riescono a produrre, esportare e incrementare il PIL cinese, e sfruttamento nei confronti della stragrande maggioranza del paese considerata esclusivamente come mezzo per incrementare la produzione.
L’Italia si sta avvicinando al modello cinese, con differenze semantiche ma non sostanziali, con una palese sbandata verso forme autoritarie antidemocrtaticher. Invece di un governo comunista, si prospetta un governo liberista; ma entrambe le forme di governo necessitano dell’esercizio autoritario e puntano alla produzione, alla competitività, al mercato, ai consumi, concedendo ampie facilitazioni ai proprietari dei mezzi di produzione, permettendo lo sfruttamento dei prestatori d’opera, che vanno diventando sempre meno indispensabili perché sostituibili con macchine oppure attraverso le delocalizzazioni produttive.
Da queste considerazioni le mie più volte sostenute argomentazioni circa il pericolo incombente per il sistema democratico.
Una maggioranza liberista, tutte protesa verso il capitalismo più sfrenato, non ha bisogno di democrazia e tenderà a trasformarsi un governo autoritario.
Già ci sono le prime avvisaglie nei programmi che prevedono l’azzeramento dell’autonomia della magistratura, che non dovrebbe mai più intervenire nei reati fiscali ed economici, la maggior parte già resi inefficaci con le depenalizzazioni; plateale la dichiarazione di Berlusconi, affrontando il problema delle intercettazioni che scoprono malefatte ha detto “Le intercettazioni sono il “vulnus” della democrazia”. La maggior autorità al leader secondo una deriva presidenzialista sarà l’anticamera di una dittatura della maggioranza; mentre lo Stato dovrà essere assente nel perseguire ma attentissimo nel reprimere, dispensatore di servizi utili al mondo produttivo (strade, autostrade, TAV, ponte sullo stretto, aeroporti) ma lontanissimo dal valutare l’esigenza di una crescita equilibrata dell’economia. I primi passi sono stati compiuti dal governo Berlusconi, con la precarietà del lavoro giovanile, in modo da poter esercitare il ricatto “questo o niente”; con i periodici e preannunciati condoni fiscali che stimolano l’evasione; con l’assoluta distrazione dei controlli sulla sicurezza sul posto di lavoro, avendo praticamente eliminato la categoria degli ispettori del lavoro, perché la sicurezza costa e minaccia la competitività, mentre i morti tacciono e non creano problemi.
L’urgenza di ritornare al governo è data dall’esigenza di riprendere il discorso lì dove è stato fermato, con l’aggravante di voler coinvolgere anche il PD, partito che dovrebbe opporsi a tali manovre, sfruttando gli appetiti di poltrone che condizionano tutte le regole etiche della politica. Così ci ritroviamo a discutere di sistema democratico di fronte alla sua stessa contraddizione, con un governo che si regge sui consensi raccogliticci di quanti preferiscono la transumanza verso il potere che la tutela degli interessi nazionali. (Rosario Amico Roxas)

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Convenzione tra Italia e Svizzera

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

bernaClaudio Micheloni (PD) e Aldo Di Biagio (AP) esprimono soddisfazione per l’accoglimento in Commissione Esteri del Senato dell’ordine del giorno sulla corretta applicazione delle disposizioni sulla collaborazione volontaria (Voluntary Disclosure) ai cittadini italiani fiscalmente ex residenti all’estero ed ex frontalieri, cui nelle prossime settimane dovrà essere data attuazione da parte del Governo.
“Nell’ambito della approvazione della Ratifica ed esecuzione del Protocollo riguardante la convenzione tra Italia e Svizzera per evitare le doppie imposizioni -spiegano i due senatori eletti all’estero – abbiamo proposto con un ordine del giorno, accolto dal Governo, una soluzione che chiarisca definitivamente anche la posizione degli ex iscritti AIRE”.”In particolare -continuano – si è chiarito come a decorrere dal 1° gennaio 2016. Le somme detenute da i cittadini italiani presso conti correnti bancari esteri, nonché le somme derivanti dalla vendita di beni immobili detenuti all’estero (acquistati o realizzati durante il periodo di iscrizione all’AIRE) siano assoggettate ad aliquota non superiore al 3 per cento e a tali somme non si applichino le disposizioni sulla Voluntary Disclosure”. “Tali disposizioni non troveranno applicazione nemmeno per le donazioni e le eredità a cittadini italiani residenti in Italia, derivanti da attività lavorative svolte all’estero, per le quali inoltre non vi sarà tassazione italiana se già assoggettate a tassazione nel Paese estero” concludono.

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