Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for the ‘Fidest – interviste/by Fidest’ Category

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Eutanasia, Pro Vita & Famiglia:”Pericoloso precedente in sintonia con strategia dei radicali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

La decisione presa dalla Corte Costituzionale sul caso Dj Fabo “e’ la fine della tutela del diritto alla vita, fino ad oggi costituzionalmente garantito e protetto. La Corte ha accettato il principio che non va combattuto il dolore, ma eliminato il sofferente che a questo punto si sentira’ un peso per tutti: per lo Stato, per la famiglia, per gli amici” e’ il commento di Pro Vita & Famiglia, onlus che da settembre ha promosso una campagna con manifesti choc e camion vela sul tema del fine vita, dopo che la Consulta ha deciso sul caso Dj Fabo in tema di suicidio assistito assolvendo Marco Cappato dal reato di aiuto al suicidio.”La Consulta formalmente ha chiesto al parlamento di intervenire con una legge, ma di fatto ha legiferato, creando un drammatico precedente: il caso per caso. Il tutto in perfetta sintonia con la strategia dei radicali, cioe’ di trasformare la cronaca in regola ideologica. Infatti, il testo e’ chiaro: non tutti i casi sono punibili e nella fattispecie, l’aiuto al suicidio a Dj Fabo e’ stato addirittura legittimato. Non a caso Cappato canta vittoria, la vittoria della morte sulla vita” hanno proseguito Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia e gia’ organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona. “Noi continueremo ad opporre i dati empirici allo storytelling di Cappato & Co. L’eutanasia e il suicidio assistito rimangono una vergognosa pratica incivile e da adesso in poi sara’ piu’ facile risparmiare o agevolare la morte del pensionato che pesa sullo Stato e sulla sanita’” hanno concluso Brandi e Coghe.

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Abbandono scolastico

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Un esercito di quasi 600mila ragazzi lascia la scuola. Parliamo del 14,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, con in mano al più un diploma di licenza media, che nel 2018 ha abbandonato precocemente gli studi. Secondo Eurostat, nel Vecchio Continente peggio di noi fanno solo Romania, Malta e Spagna. Con la riapertura delle scuole, SOS Villaggi dei Bambini si appella al nuovo governo affinché riporti l’istruzione al centro dell’agenda politica.
Secondo il ministero dell’Istruzione, nel 2017 quasi 12mila alunni delle medie hanno interrotto gli studi. Sfiorano quota 100mila invece gli abbandoni tra gli studenti delle superiori. Particolarmente critica la situazione al Sud, con le isole fanalino di coda.
«Come realtà del Terzo Settore, lavoriamo ogni giorno affinché i bambini e ragazzi di cui ci prendiamo cura nei nostri Villaggi SOS abbiano un’istruzione adeguata. Al nuovo governo – e in particolare al neoministro dell’Istruzione – chiediamo di fare la propria parte riportando la scuola al centro dell’agenda politica», spiega Samantha Tedesco, Responsabile Programmi e Advocacy di SOS Villaggi dei Bambini.Grazie all’Organizzazione impegnata da settant’anni al fianco dei più vulnerabili, nel 2017 circa 180 fra bambini e ragazzi accolti da SOS Villaggi dei Bambini (dai 6 ai 17 anni) hanno frequentato la scuola. Di questi 160 hanno portato a termine il ciclo di studi conseguendo l’agognato titolo (licenza elementare o media, diploma superiore). Un risultato non banale se si considera il difficile percorso che i ragazzi hanno alle spalle e che spesso è causa di un basso rendimento scolastico.E per far sì che nessuno resti indietro, col nuovo anno scolastico sono in partenza progetti di sostegno allo studio, come nel Villaggio SOS di Vicenza, dove per i bambini con «Bisogni Educativi Speciali» (BES) l’organizzazione ha messo a punto un programma ad hoc, «Only the BESt».
«La scuola riveste un ruolo cruciale nella crescita dei bambini. Il loro futuro dipende in larga misura dall’accesso all’istruzione. Per questo dobbiamo impegnarci al massimo affinché il diritto allo studio sia davvero universale e non appannaggio di pochi», conclude Tedesco. (fonte: http://www.inc-comunicazione.it)

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Tra crisi di Governo e possibile aumento dell’IVA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La crisi di Governo e il probabile aumento dell’IVA porterà ad una ulteriore contrazione dei consumi. Ad altre crisi aziendali nel commercio. Ad altre chiusure, ad altri licenziamenti. Ad ulteriori compressioni di diritti e di salario. Ora le due compagini che formano il Governo si rimpallano le responsabilità: la bestia contro Rousseau. Ma a pagare saranno solo le lavoratrici ed i lavoratori. Gli stessi che erano stati illusi con la bufala delle chiusure domenicali e festive.«Siamo alla follia – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – il Governo del cambiamento, ma in peggio, non tiene in alcun conto il Paese reale, né tanto meno la seconda attività produttiva italiana e i suoi lavoratori».«Veniamo da una crisi profonda che ci consegna il preoccupante dato di ben 32mila negozi in meno dal 2011 ad oggi – prosegue il rappresentante sindacale – un’emorragia che ha portato a bruciare almeno 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese. E altri 5mila negozi sono destinati a sparire quest’anno, al ritmo di 14 al giorno. L’aumento dell’IVA avrebbe un effetto devastante sulla fiducia delle imprese, produrrebbe una contrazione dei consumi senza precedenti e la conseguente perdita occupazionale più massiccia degli ultimi anni».
«Se il Governo aveva in mente di chiudere la domenica e i festivi chiudendo definitivamente migliaia di attività commerciali, ha imboccato la strada giusta. Ahimé.» – conclude Iacovone.

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Le Visite Guidate Teatralizzate…a domicilio, un nuovo modo di “donare” Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

Roma. Fare del bene fa bene. Lo sanno i giovani protagonisti delle Visite Guidate Teatralizzate, il format ideato da Luca Basile che ormai da ben dieci anni porta alla scoperta di Roma attraverso i personaggi che l’hanno resa ancor più celebre. Curati da I Viaggi di Adriano e Fenix1530 gli appuntamenti settimanali (ogni venerdì e sabato) sono inseriti nel programma dell’Estate Romana, promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale, e fino al 28 settembre, offrono al pubblico l’opportunità di incontrare Trilussa, visitare i luoghi più cari a Caravaggio, ascoltare i ricordi de I Borgia. Ma proprio per celebrare i dieci anni di attività gli organizzatori hanno deciso di dare vita alle visite a domicilio in alcuni ospedali e case famiglia, così da permettere anche alle persone meno fortunate di poter seguire le avvincenti vicende storiche. Un progetto sociale che ha preso il via con la presenza del cast presso la Casa di Andrea, la struttura gestita dall’Associazione Andrea Tudisco Onlus, impegnata nel tutelare il diritto alla salute dei bambini che, non potendo essere assistiti nelle strutture delle città di residenza, hanno bisogno di essere curati nei reparti specializzati degli ospedali romani. Una giornata ricca di emozioni, di sorrisi genuini, delle curiosità dei più piccini che si sono ritrovati fianco a fianco i personaggi in costume, pronti ad interagire con loro. Un modo di studiare la storia decisamente originale, che ha coinvolto anche gli adulti presenti presso l’Associazione che offre gratuitamente ospitalità e assistenza ai bambini con gravi patologie e alle loro famiglie, permettendo così al bambino di “vivere e combattere” la malattia e il disagio attraverso l’accoglienza e l’amore della famiglia e di una comunità. E alla fine una festa di colori e buonumore, la ricetta giusta per rallegrare lo spirito. (by Federica Rinaudo)

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MediAttivisti: si è formata la rete tra attivisti e giornalisti

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Sezano (Foto di Leopoldo Salmaso)Il suo obiettivo si può così definire: “In questo momento di crisi il vecchio mondo della violenza (economica, sociale, mediatica, interpersonale) sta, speriamo, dando i suoi ultimi colpi di coda attraverso una preoccupante deriva razzista e fascista che investe molti paesi; il nuovo mondo si esprime e cresce, ma il suo spazio è frantumato e ancora poco efficace. I media tradizionali hanno tradito la loro funzione di quarto potere, di controllo e bilanciamento, e sono al servizio della speculazione finanziaria e di quel modello socio-culturale costruito da una minoranza accentratrice ed affarista che genera disinformazione e distrazione. I militanti, nella base sociale, portano avanti le loro iniziative e cercano di condividerle con altri attivisti e soprattutto con il resto della popolazione a cui spesso non giungono le iniziative più interessanti, innovative.La rete che mettiamo in moto vuole interconnettere le realtà di quello che abbiamo chiamato giornalismo indipendente con le realtà sociali, i collettivi, i movimenti che promuovono il cambiamento della società in un senso nonviolento, antidiscriminatorio, solidale, preoccupato dei diritti umani e della sorte dell’umanità. Due mondi che hanno bisogno di collaborare nella diversità affinché i messaggi giungano più lontano possibile.Hanno già aderito:
Riccardo Alfonso (Fidest Press Agency), Angelo Baracca (Comitato Contro la Guerra di Firenze, Medicina Democratica), Daniele Barbieri (La Bottega del Barbieri), Ginevra Battistini, Moreno Biagioni (Rete Antirazzista Firenze), Silvio Bruschi, Gabriele Caforio (Peacelink, Ilcorsaro.info, iltaccoditalia.info), Claudia Calderaro, Cecilia Capanna (Othernews), Tiziano Cardosi (Comitato no tunnel tav Firenze), Annalaura Erroi, Roberta Ferruti (recosol), Andreas Formiconi (Laboratorio Aperto Citttadinanza Attiva), Raffaella Ganci, Alessandro Graziadei (Unimondo), Jeff Hoffman (Coord. Naz. No Guerra No Nato, Tavolo per la Pace, Azione Civile), David Lifodi, Dario Lo Scalzo, Armando Lunetta (Nuovo Mondo Solidale), Monica Mazzoleni, Claudia Melotti, Valerio Marinai, Matilde Mirabella, Cristina Mirra (metaeducazione), Giovanna Pagani (WILPF), Marco Palombo, Rosetta Penna, Marco Piccinelli, Anna Polo, Alessandra Profilio (Italia che Cambia), Leopoldo Salmaso (U&Us), Natale Salvo, Giovanni Sarubbi (Il Dialogo), Fabio Sebastiani (Controlacrisi), François Soulard, Andrea Stocchiero (focsiv), Veronica Tarozzi (Associazione Società Sostenibile, Zeitgeist Italia), Maurizio Torti (Sovranità Popolare), Simona Trapani, Olivier Turquet (Pressenza). (Sezano Foto di Leopoldo Salmaso copyright dell’autore)

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Molise: La situazione sanitaria regionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

E’ stato un incontro a tutto tondo quello svoltosi a Roma tra il commissario alla Sanità molisana, Angelo Giustini, e i rappresentanti dell’associazione “Forche Caudine”, che da tempo denunciano come il decadimento dei servizi pubblici sanitari in Molise costituisca un ulteriore fattore di freno per i rientri estivi in regione da parte delle famiglie d’origine molisana. “Sono tante le persone anziane che da Roma, specie d’estate, non rientrano più nella terra d’origine perché mal presidiata in ambito di servizi sanitari – ha esordito il professor Luca Turrisi, tra i fondatori del conservatorio “Perosi” di Campobasso, raccontando come lui stesso manchi in Molise con la famiglia da quasi cinque anni, avendo riscontrato una drastica riduzione dei servizi a tutti i livelli, compresi quelli postali, bancari e commerciali in genere.Gabriele Di Nucci, segretario dell’associazione, ha posto l’accento sulla complicata situazione nei paesi dell’entroterra, quelli con i più alti tassi di emigrazione e con le maggiori potenzialità turistiche. “D’estate da Capracotta per ogni minimo problema di salute siamo costretti ad usufruire di ciò che rimane della sanità di Agnone – ha evidenziato. Francesco Caterina, coordinatore del Comitato Imprese dell’associazione, ha ribadito come l’impegno per promuovere il territorio molisano risulti spesso vanificato proprio da quell’inefficienza politica che ha concorso a collocare il Molise agli ultimi posti in Italia per infrastrutture e servizi, compresa la pessima condizione della sanità pubblica molisana.Giampiero Castellotti, presidente dell’associazione, ha manifestato soddisfazione per la scelta di un commissario esterno dopo anni di governatori-commissari, i frutti del cui operato sono davanti agli occhi di tutti.
Importante l’apporto dei medici che operano nella città metropolitana di Roma. Il professor Massimo Persia, originario di Bagnoli del Trigno, responsabile del Sert di Tivoli-Guidonia, ha incontrato il commissario Giustini per trasmettergli un quadro aggiornato del campo delle dipendenze giovanili, tematica su cui il professor Persia ha di recente scritto un libro di successo. Il professor Pasquale Fruscella, originario di Campobasso, non avendo potuto partecipare all’incontro, s’è offerto di illustrare i progressi svolti nella ricerca antinvecchiamento e anticancerogenesi e in genere le innovazioni in medicina e chirurgia rigenerativa.Il commissario Giustini, ringraziando l’associazione per la disponibilità e per la cordiale occasione d’incontro, ha ricordato come il Molise venga da ben dodici anni di commissariamento e come la situazione della sanità molisana non sia certo delle migliori, salvo qualche eccezione, in primis Neuromed e Cattolica.Ha quindi elencato alcune criticità, a cominciare dalla carenza di personale – in particolare anestesisti, rianimatori, radiologi, pediatri – con concorsi e avvisi pubblici che vanno deserti o calamitano professionalità che restano poco tempo in regione. Ha fatto poi il quadro poco edificante delle postazioni di primo soccorso e delle case della salute. Una situazione talmente complessa che anche i vari comitati di cittadini sorti in tutta la regione presentano istanze spesso in contrapposizione tra loro “e ciò non aiuta certo a risolvere i problemi” ha detto il commissario.Uno dei nodi è rappresentato dal decreto Balduzzi che impone rigidi criteri da rispettare: una regione con 306mila residenti non sempre, purtroppo, riesce a garantire i “numeri” minimi: è il caso dei parti, dove se Isernia è nei termini di legge, Termoli è fuori.Per poter ripartire, ha evidenziato il commissario, serve innanzitutto pareggiare il bilancio. Quindi le idee non mancano, anche per un territorio così urbanisticamente parcellizzato come quello molisano.In linea con la Strategia nazionale aree interne, il primo obiettivo è quello di valorizzare le “farmacie di servizi”. Ha spiegato il dottor Giustini: “In Molise ci sono circa 160 farmacie, di cui 130 in zone rurali. Questo presidio comunitario, a volte unico, potrebbe rafforzare il proprio ruolo di medicina preventiva e ambulatoriale, ad esempio con prelievi, analisi, elettrocardiogrammi, ecc. Parallelamente si potrebbe dare spazio alla figura dell’infermiere di comunità. La Regione potrebbe inoltre rafforzare campagne di prevenzione, programmi di educazione sanitaria e l’assistenza domiciliare integrata”.E’ intenzione del commissario riqualificare e potenziare le sedici postazioni di primo soccorso, portandole a venti, nonché le auto medicalizzate con medico a bordo.L’associazione, a chiusura dell’incontro, ha consegnato al commissario il proprio articolato documento ufficiale “Sanità in Molise, contrastare il declino” dove, dopo una panoramica delle criticità, vengono elencati tredici punti di proposte, redatti anche in sinergia con collaboratori dell’associazione residenti in Molise e particolarmente impegnati sul tema, come il professor Umberto Berardo di Duronia.L’associazione ha infine ribadito al commissario tutto il proprio sostegno, nonché la propria vicinanza a fronte di alcune discutibili iniziative promosse da vertici regionali, evidentemente infastiditi da presenze estranee al territorio.Non è mancata e non mancherà la consegna di altri documenti da parte di singoli associati.

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“Cina: scambi commerciali, dazi, riforma delle politiche di sostegno e potenziale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

A cura di Jin Xu, Gestore di portafoglio, Azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments. Mentre sono in corso i festeggiamenti per il Capodanno cinese, la guerra commerciale in atto e il rallentamento sul fronte interno continuano ad evolversi. In che modo la Cina si prepara ad affrontare questi eventi e quali lezioni ha tratto dal passato?
L’indebolimento della crescita in Cina è dovuto soltanto alla guerra commerciale o ha radici più profonde a livello di fondamentali?
Senza dubbio, le schermaglie sui dazi hanno contribuito al rallentamento. Verso la fine dello scorso anno, la Cina ha concentrato le proprie esportazioni verso gli Stati Uniti nel tentativo di contrastare l’aumento dei dazi previsto a gennaio. Ora quel momento è arrivato e ne vedremo le ripercussioni durante l’anno in corso. Ma ci sono altri due fattori da considerare.
In primo luogo, all’inizio del 2018 il governo cinese aveva lanciato una serie di misure volte alla riduzione dell’indebitamento per cercare di porre un freno al debito complessivo nazionale e rafforzare il controllo sul finanziamento bancario e fuori bilancio, privilegiando una crescita di qualità. Queste politiche monetarie hanno ovviamente rallentato la crescita.
In secondo luogo, aleggia l’incertezza sulle intenzioni di spesa in conto capitale da parte delle aziende. Le società nutrono dubbi riguardo alla congiuntura di lungo termine e alle prospettive in termini di ordini, perciò tendono a limitare la spesa.
Ad ogni modo, il governo è disposto a trovare un accordo con gli Stati Uniti per risolvere le controversie commerciali, collaborare a una soluzione ed evitare ulteriori aumenti significativi dei dazi sulle esportazioni cinesi.
La disponibilità a negoziare con gli Stati Uniti basterà a scongiurare nuovi dazi o la loro imposizione è inevitabile?
Le frizioni tra Stati Uniti e Cina vanno ben oltre la questione degli scambi commerciali; riguardano infatti la tutela della proprietà intellettuale, l’apertura del mercato e le politiche industriali. Ci vorrà tempo per giungere ad una soluzione, ma noi riteniamo che la situazione non si deteriorerà significativamente rispetto allo status quo odierno.
In che modo il governo cinese può gestire il problema del debito nazionale? E lo ritiene effettivamente un problema?
La sfida posta dal debito cinese è stato un tema molto dibattuto negli ultimi anni. Non è certo una novità, dato che il governo, le società e gli investitori sanno ormai tutto a riguardo. Detto questo, Pechino è consapevole dei problemi legati al suo debito ed è desiderosa di tenere la situazione sotto controllo e migliorarla. Dall’inizio dello scorso anno, quando l’economia, gli utili societari e la domanda globale erano sostenuti, il governo cinese si è adoperato per contenere l’indebitamento. Tuttavia, la congiuntura esterna è cambiata e sono state ormai preventivate misure di supporto.
Di norma, la liquidità viene iniettata nella massa monetaria e le banche iniziano poi a convogliarla nel sistema attraverso i prestiti alle società che desiderano espandersi; infatti, è necessario che le aziende assorbano la liquidità affinché quest’ultima si converta in credito e in un aumento dell’attività economica. Ma l’aspetto interessante della situazione attuale è che le società (e di conseguenza i consumatori) nutrono una certa ritrosia davanti alla prospettiva di assumersi altro debito. Preferiscono concentrarsi su flussi di cassa e rendimenti, perché il futuro appare incerto.
Un’altra novità è la tendenza delle aziende a investire maggiormente in ricerca e sviluppo e nell’innovazione dei prodotti piuttosto che nell’espansione delle capacità produttive.
Come viene percepita la guerra commerciale in Cina?
Convivono due punti di vista diversi. Secondo alcuni, rappresenta una sfida e provocherà un rallentamento economico, rendendo più difficoltosa l’attività imprenditoriale nonché l’import/export di componenti chiave. Secondo altri, invece, costituisce una buona opportunità per riformare il sistema.

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La Fidest cambia pelle

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 gennaio 2019


I lanci d’agenzia della fidest (storico) sono visibili su:

https://fidest.wordpress.com 

La Fidest è un’agenzia stampa a diffusione gratuita.

Fidest is a free circulation press agency

Ho deciso di chiudere una porta ma avendo contestualmente l’accortezza di aprirne un’altra più diretta e personale. In questo ambito riscopro la mia anima di opinionista sui temi che più da vicino toccano la nostra natura e ci permettono di interagire con chi avrà la bontà di seguirmi condividendo o criticando la mia linea di pensiero sui grandi temi di attualità: politica, sociale, economia.

I decided to close a door but at the same time have the foresight to open another one that is more direct and personal. In this context I rediscover my soul as a commentator on the themes that closely touch our nature and allow us to interact with those who will have the goodness to follow me by sharing or criticizing my line of thought on the major topics of current affairs: politics, society, economy .

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Roberto Maroni, è indagato in un nuovo procedimento per “induzione indebita”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 novembre 2018

Milano La Procura della Repubblica di Milano contesta due reati, “induzione indebita” e “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”, per favorire, secondo l’accusa, una donna, l’architetto Giulia Capel Badino, per la quale avrebbe esercitato più volte pressioni sull’allora direttore generale di ‘Ilspa-Infrastrutture lombarde, Guido Bonomelli (anch’egli indagato) “affinché le attribuisse per una cifra sotto 40mila euro – scrivono i quotidiani – l’incarico di ‘supporto tecnico’ al cronoprogramma dell’allora peraltro nemmeno firmato contratto d’appalto della futura ‘Città della Salute’ a Sesto San Giovanni”.
Codacons: “Scandalo che getta un’ombra sugli appalti concessi dalla Regione. Ci auspichiamo che venga fatta piena luce sull’accaduto, e vengano accertate le responsabilità dei soggetti coinvolti. A tal fine, ci costituiremo parte offesa nel procedimento nonché nei confronti di coloro che dovessero essere individuati come responsabili dell’accaduto.

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Libro: Michele Bravi Nella vita degli altri

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Torino Martedì 13 novembre, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino 9, presentazione del libro di Michele Bravi Nella vita degli altri (Mondadori).
Michele Bravi, musicista di grande talento, divide la sua espressione artistica tra musica, web e adesso scrittura. Il vincitore della settima edizione di X Factor, infatti, è in libreria con il romanzo d’esordio, Nella vita degli altri (Mondadori) che presenta al Circolo dei lettori martedì 20 novembre, ore 21.Attraverso cinque storie memorabili che si intrecciano, il musicista descrive il caos di un uomo smarrito nelle sue profondità. Più simile a una canzone da leggere a voce alta, scritto con una prosa ariosa, empatica, immaginifica e ritmica, racconta il viaggio di un uomo dentro la “vita degli altri” e all’interno della sua, attorcigliando narrazioni che si infrangono come uno specchio rotto e che infine si ricompongono in una progressione di azioni potenti.Quanto c’è degli altri nella nostra vita? Qual è la distanza che intercorre tra il modo in cui noi ci vediamo e quello con cui gli altri ci guardano? Domande che riguardano il gioco degli specchi e che prendono forma in questo romanzo, che racconta, con una consapevolezza e una poesia inedite, i temi dell’identità e dell’immedesimazione. Al piano terra di una palazzina di cemento squadrata c’è la panetteria del signor Bisacco. L’odore del suo pane si infiltra tra le fessure strette dell’intonaco crettato e gli spiragli degli infissi da sostituire, profumando e amalgamando la vita delle persone che abitano il condominio. L’edificio ha cinque piani e accoglie e racconta molte storie. Quella di Angelo, un uomo spaventato che vive la sua passione per la fotografia con gravità e sofferenza. Quella della signora Vera, che viene da Padova ma sogna Parigi e lussi impossibili. Di Achille, un uomo complesso che cerca nel cibo la sua vendetta contro il mondo. Quella della signorina Eco, la cui bellezza nasconde una sottile punta di coraggio verso la vita.

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L’eroe e il carnefice, lo spirito ed il corpo

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

(Da un saggio di Riccardo Alfonso) Lo sgomento del principe Arjuna davanti alla prospettiva d’impugnare le armi per uccidere i propri simili in battaglia è allontanato dal dio Krsna che gli appare in sogno e lo esorta a combattere. L’esortazione a tuffarsi nella lotta e ad uccidere senza patemi d’animo è data secondo il principio che tutto è eterno. La lama del giustiziere non distrugge l’immutabile. Può apparire come una implicita esortazione all’omicidio. Noi dunque siamo attraversati da due mondi: quello visibile dei corpi e perituro, e quello invisibile, immanifesto. E’ la stessa divisione del reale affermata da Platone e dall’intera tradizione filosofica dell’occidente e raccolta dal cristianesimo. Dovremmo arguire che l’uccisione è nella natura delle cose, ma significa proprio questo? Vivere vuol dire fare violenza agli altri? No di certo. Occorre cancellare questo falso dalla nostra memoria e partire dal presupposto che non esistono nemici da combattere e da uccidere, in tutte le possibili battaglie della vita: dalle guerre dichiarate, ai conflitti locali, alle contese private. Se non rendiamo universale tale precetto è difficile poter capire che debbano esistere delle eccezioni e che la violenza e il delitto possano avere eroi che osannano il loro trionfo con l’uccisione del nemico.

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Persone e popoli nel linguaggio biblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Nel contesto delle migrazioni per la Chiesa i soggetti che si incontrano non sono le singole persone ma i popoli. Sono questi, per la Bibbia, le strutture interne nel disegno della salvezza. L’amore di Dio che vuol salvare il mondo passa attraverso di essi. Tale progetto non annulla la chiamata personale la l’introduce nella linea comunitaria. Perciò, anche quando si presenta come singolo, il migrante non può essere dissociato dal popolo al quale appartiene, ma va inquadrato nella sfera  della propria identità etnica e culturale. In lui va rispettata la nazione nella quale affonda le sue radici, essendo questa una comunità di esseri umani, stretti da legami diversi, da una lingua e soprattutto da una cultura che costituisce come l’orizzonte della sua vita e del progresso integrale. Significativo è il fatto, e, quindi non è solo un aspetto di natura formale o di semplice denominazione se siamo passati a definire il dicastero della curia romana da Propaganda fides a Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. E’ un compito che conduce gli esseri umani, di tutti i popoli, a vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta Gesù Cristo. E’ un compito che compete a tutto il popolo di Dio, la Chiesa nella sua dimensione universale, come espressione di fede prima ancora di essere di “appartenenza” ad un rito in luogo di un altro. Tutto ciò rende la missione intrinsicamente universale. “Le migrazioni favorendo e promuovendo la reciproca conoscenza e l’universale collaborazione, attestano e perfezionano l’unità della famiglia umana e confermano chiaramente quel rapporto di fraternità tra i popoli per cui una parte dà e riceve simultaneamente dall’altro.” (Apostolicam Actuositatem, 16).

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Sullo stato vero delle cose in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

E’ la frase usata dal Murri per indicare lo stato d’animo dei cattolici che vivevano a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. “Ormai i cattolici – affermava – devono mettersi sul campo della lotta diretta contro uomini e partiti, nel terreno comune della costituzione vigente, salve le loro riserve; rivolgere contro quelli le acquisizioni della vita moderna, non temere i contatti momentanei con altri partiti dai quali più che gelosia di principi li divide, nel caso, incertezza di programma politico e temporaneo (R. Murri, Don Albertario, “Cultura sociale” 16/11/1898). Ora ci chiediamo cosa può insegnarci l’attuale situazione rispetto ad un secolo fa? Eravamo forse degli antesignani di fronte alla questione sociale mentre oggi si avverte un certo arretramento soprattutto culturale e generazionale. Allora il cattolicesimo impegnato in politica presentava limiti invalicabili come quello di mantenere una fisionomia essenzialmente religiosa e una connotazione rigidamente gerarchica. Oggi questo vincolo si è attenuato di molto. Dobbiamo, anzi, rilevare una tendenza all’opposto con una Chiesa che sembra andare oltre la politica condotta dai cattolici che in partiti o da soli percorrono tale strada. Mentre allora non era cosa da poco far penetrare i nuovi modelli e le nuove istanze sociali  e politiche per via delle resistenze operate dal vecchio organismo del laicato cattolico intransigente, oggi ci troviamo al cospetto di resistenze di ben altra natura che non provengono di certo dalle gerarchie religiose ma da interessi che sono avulsi al concetto di Fede che presiede gli spiriti liberi ed emancipati. Ciò che intendiamo dire, in ultima analisi, è che la battaglia di allora era verso la modernità quella di oggi è verso l’arretramento e di ciò i cattolici in prima fila dovrebbero averne coscienza e reagire di conseguenza. Oggi non possiamo addurre come alibi una visione bloccata  della funzione della Chiesa, ma renderci conto che la corsa verso il laicismo razionalistico merita più attenzione di quanto non era necessario in passato ed è proprio per questo motivo che taluni valori vanno riscritti ma anche sostenuti, senza esitazione, quelli fondanti. (Riccardo Alfonso)

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Che ne vogliamo fare dei pensionati?

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

E’ evidente che tra i pensionati esiste un’area di povertà molto elevata: poveri, rassegnati, frustrati. Eppure cercano di stringere i denti e di vivere dignitosamente.
Lo fanno, sovente, togliendosi il pane di bocca per infilare qualche banconota di 50 euro nelle tasche dei nipoti, studenti, precari, disoccupati, con famiglia monoreddito.
I pensionati, in Italia, sono circa 18 milioni e diventeranno qualcosa di più tra qualche anno. Molti di loro riescono a star bene in salute ma con solo qualche acciacco alle ossa, per lo più. Altri sono meno fortunati in salute. Altri, ancora, risentono l’abbandono dei familiari o vivono soli perché non hanno figli e nipoti per via di fratelli e sorelle. Li troviamo seduti sulle panchine dei giardini pubblici, a discutere per strada con i loro coetanei a fare la spesa, a portare a spasso i nipotini, a frequentare la parrocchia, a cercarsi qualche hobby. Sono ancora una risorsa ma loro non sembrano rendersene conto. Lo Stato con le imposte, con le addizionali degli enti locali, con le tasse su tutto non fa altro che erodere le loro modeste rendite. Si sentono assediati, si sentono a volte inutili. Non sono più i nonni di un tempo che attiravano i loro nipoti raccontando storie di vita e si riscaldavano intorno al camino e i loro volti s’illuminavano alle fiammate che aggredivano il ciocco posto sulla brace. Oggi i loro nipoti sono diventati tecnologici. Poi si aggiunge la memoria che non è più la stessa. Restano solo i ricordi lontani, belli e tristi di giovani vogliosi di crescere, di lavorare, di trovare un posto nella vita, un amore che riscaldasse i loro cuori. Poi si cede il passo ai più giovani e gli anni l’età diventa un peso a volte insopportabile per sé e per gli altri. Possibile che si debba fare tanto per allungare la vita e poi con questa vita allungata si diventa superflui? Possibile che non vi è un’opportunità d’uscire da questo mondo con dignità? (Servizio Fidest)

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Gli “starnuti” della Raggi

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Parlare di disinformazione, delle “bufale” e di quant’altro viaggia nel mondo dell’informazione, e quella istituzionale non è da meno, significa toccare il nervo scoperto di questa nostra società dove gli scandali non sono tali se non ci vengono scodellati con grandi clamori e percussioni di grancassa. Ma vi è anche il gioco perverso di denigrare o anche di cogliere la più piccola occasione per accanirsi nei confronti di un personaggio politicamente scomodo. E’ il caso della sindaca di Roma Virginia Raggi. E’ vero che è partita con il piede sbagliato e si è fidata di persone che alla prova dei fatti sono diventate inaffidabili, ma è anche vero che ha un coraggio da vendere ad accollarsi tutti i guai della capitale che, in specie negli ultimi anni, si sono accumulati in un crescendo impressionante. Cosa avrebbero dovuto fare i partiti dell’attuale opposizione se veramente hanno a cuore il bene di Roma e per dimostrare discontinuità con il passato che è pure la conseguenza del loro malgoverno? Di certo non a trasformarsi in severi critici ad ogni suo “starnuto”, ma cercare d’incoraggiarla a ben operare perché Roma ha bisogno dei romani benpensanti, e ve ne sono tanti, per nostra fortuna, appartenenti a tutti gli schieramenti politici. Noi come operatori dell’informazione non abbiamo taciuto a criticarla ma lo abbiamo fatto per stimolarla e non per denigrarla. Abbiamo cercato anche di darle qualche buon consiglio abituati come siamo a vivere tra la gente e ad annotarne i malumori. Sappiamo che i romani sono molto pazienti ma non bisogna tirare a lungo la corda. Rischia di spezzarsi. A volte basta poco per compiacerli. Penso alle buche stradali e ai cantieri stradali che una volta aperti durano anni. Ma su tutto prevale il convincimento che occorra coinvolgere, nella gestione della cosa pubblica, i romani come potrebbero essere i pensionati per osservare e segnalare a chi dovere le cose che non vanno nel loro quartiere. A condizione però che vi sia qualcuno che li ascolti e provveda a sanare le disfunzioni evidenziate. E’ questo il tema dell’ascolto che è molto importante per una società che tende ad ignorare la voce dei singoli. (servizio Fidest)

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Eutanasia sociale e cure low cost

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

E’ la nuova frontiera della medicina pubblica. I suoi sostenitori ritengono necessario considerare tali aspetti per garantire risorse alla spesa pubblica nel campo dell’assistenza sanitaria. Altri rafforzano il concetto asserendo che per le sole spese farmaceutiche gli anziani costano undici volte di più di un ventenne.
Cosa s’intende per eutanasia sociale? E’ che il malato incurabile, e gli affetti da gravi e croniche patologie, sono caricati interamente sulle spalle delle famiglie e ciò significa che l’impossibilità, per molte di esse, di sostenere tale onere rende precaria l’assistenza dei loro cari.
Lo stesso ragionamento vale trattando la medicina low cost. E’ come dire che arrivati a una certa età, o per altre forme gravi di infermità comprese le malattie mentali, non è più necessario impegnarsi per prolungare la loro esistenza con strumentazioni e medicinali d’avanguardia. Basta utilizzare i vecchi metodi. D’altra parte morire a trent’anni è un’eccezione mentre a ottanta diventa una regola. Così per le eccezioni si può fare qualcosa ma per le regole no.
Altri prospettano scenari ancora più inquietanti sostenendo che l’accesso all’assistenza ospedaliera debba essere consentita solo per fatti acuti e non a soggetti cronici e riducendo, in pari tempo, i posti letto per i reparti geriatrici. E’ come dire che se gli anziani, e i diversamente abili, si ammalano la loro è da ritenersi una patologia cronica e, quindi, curabile in famiglia anche se l’affezione è indipendente dal loro stato cronico come può essere una polmonite virale per un malato mentale. Ci portiamo, quindi, a introdurre una forma d’assistenza sanitaria a due velocità che alla fine avvantaggerà chi ha risorse economiche per curarsi mentre per gli altri ritornano i lazzaretti con la sola differenza, rispetto al passato, che essi tendono a moltiplicarsi in ogni famiglia che ha un malato del genere. Questa disumanizzazione dello stato sociale, questo cinico distinguo tra il malato cronico e l’acuto, tra il giovane e l’anziano e il diverso rispecchia, purtroppo, le nostre logiche consumistiche ereditate da forme di accaparramento della ricchezza, dal possesso delle risorse a scapito degli altri che ci conduce a gravi disagi esistenziali ma anche a rivolte sociali e a sprezzanti soppressioni con una sorta di pulizia etnica generazionale, di classe e di razza.
Dobbiamo fermare questa corsa alla perdita del senso della misura, dei valori fondanti la nostra società finché siamo in tempo. Dobbiamo svegliarci dal nostro torpore e cercare un riscatto che ci restituisca la nostra dignità e soprattutto la dignità dei più deboli, di coloro che non si possono difendere da soli. E’ un dovere morale laico e confessionale in pari tempo. (Servizio Fidest)

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Emergenza criminalità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Se vado a ritroso nel tempo mi accorgo di un particolare che riguarda il comportamento criminale. Un tempo e potremmo fissarlo intorno agli anni 50-70 e soprattutto in Italia, il ladro rubava con destrezza ma non con violenza. Si faceva poco uso delle armi da fuoco e di più dell’arma bianca e di quelle improprie. Si cercava d’evitare il contatto diretto con le vittime designate preferendo certe ore notturne e strade isolate e poco illuminate. Oggi si favoriscono gli scontri diretti con inermi cittadini e con i poliziotti e si compiono rapine spesso a viso scoperto e indirizzandosi non solo verso banche ma anche presso negozi e abitazioni private. E tutte le volte le armi preferite sono quelle da fuoco e con una potenza a volte dirompente per i suoi effetti lesivi. Esiste spesso una sproporzione tra il fine che s’intende perseguire e i mezzi che si adottano per realizzarlo. Manca in buona sostanza, proprio questo rapporto tra causa ed effetto, la consapevolezza che la giustizia è una cosa seria e che in tal senso va presa da tutti, nessuno escluso. Tutto ciò se non vogliamo una delegiferazione di fatto che sta diventando già inquietante per le sue conseguenze se è vero, come è vero, che solo il 2% dei ladri d’appartamento è assicurato alla giustizia ed è il 3%, per gli scippatori, il 5% dei ladri d’auto e via di questo passo. Sono tutti numeri piccoli se non piccolissimi a fronte di una criminalità sempre più aggressiva e determinata.
E’ la stessa filiera della giustizia a segnare il passo come lo è il ruolo della magistratura inquirente e giudicante con tempi lungi, anzi lunghissimi, per una sentenza definitiva sia in sede civile sia penale. (Servizio fidest)

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Dalle ideologie ai valori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Capitalismo, liberismo, finanza creativa, marxismo e libera idea del marxismo di Lenin ecc, sono i pezzi composti e scomposti delle ideologie che si sono imperniate nel XX secolo dopo averne elaborato il pensiero nei secoli precedenti. Ora siamo arrivati, a mio avviso, a un punto di non ritorno. Dobbiamo, quindi, andare avanti e trovare al tempo stesso un nuovo modello di società con cui convivere e far convivere i nostri nipoti e pronipoti.
Nello stesso tempo il passato non si cancella con un tratto di penna perché anche i pensieri seguono il principio fisico che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, si rimodella.
Oggi possiamo estrarre dal “culto delle ideologie” il “culto per i valori” e capire che se una società è cresciuta, a volte molto in fretta e in altri con forti ritardi da un contesto geofisico mondiale variamente espresso nelle sue particolarità, bisogna ora ricucire le varie correnti di pensiero e dare ad esse una risposta diversa e più articolata partendo dal presupposto che i cambiamenti non solo sono tecnologici, industriali, sociali e culturali, ma investono una sfera ben più intima e che si richiama al ruolo dell’essere umano nel suo rapporto con la natura e nel suo complesso con il pianeta Terra che lo ospita.
D’altra parte l’uomo rappresenta l’ultimo anello della catena alimentare e in tale fattispecie è la natura a richiamare la nostra attenzione sulla necessità di rispettare un limite demografico necessario per non alterare l’equilibrio che è stato, si può dire da sempre, sancito per evitare il collasso del sistema.
Oggi per fare un esempio pratico stiamo andando verso la stagione nella quale trovare un lavoro diventa un privilegio di pochi, così come l’istruzione universale invece di elevare cultural-mente le popolazioni le deprime poiché non offre allo studio un adeguato corrispettivo lavorativo.
Sono, a ben considerare, due aspetti dirompenti che da soli potrebbero provocare cadute rovinose nei rapporti sociali e negli equilibri istituzionali delle nazioni. Per non parlare d’altro, ovviamente. E queste cose non sono, purtroppo, rinviabili. E’ bene farsene una ragione. (Servizio Fidest)

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Dall’uomo qualunque al M5S

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: “Non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie.
Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che partecipa-rono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo sia per ragioni storiche, sia per il bacino elettorale dell’Uomo qualunque (proprietari terrieri ed elettorato prevalentemente meridionale così diverso da quello di Grillo), una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi.
Dico tutto questo per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che tende ad ampliarsi intorno a loro. (Servizio Fidest)

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Non ho, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di un’autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo devo al fatto che per un certo periodo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”.
Potrebbe diventare un motivo per abbas-sare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse e ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Il terrorismo islamico è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di mettere in campo attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni aspetti caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso per la sua stessa natura non ha un capo assoluto, ma tanti rais. Vi è stato Bin Laden, ma era solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq né lo è stata per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione sponta-nea, uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, fosse anche il fratello.
E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie a una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più eclatanti. E quando si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. E’ questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Servizio Fidest)

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