Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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by Fidest

“La buona scuola violenza inaccettabile”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

chimientiMoney.it ha intervistato Silvia Chimienti, deputata per il Movimento 5 Stelle e membro della VI commissione permanente Finanze della Camera dei Deputati. Dalle problematiche della Buona Scuola ai chiarimenti sul programma del Movimento 5 Stelle, Silvia Chimienti ha espresso il proprio parere sul futuro della scuola italiana, rilevando i punti critici ed individuando le soluzioni.“Sono innumerevoli le misure della Buona Scuola che non hanno funzionato” – ha dichiarato l’onorevole Silvia Chimienti, da sempre in primo piano per i temi riguardanti l’istruzione, aggiungendo che il fallimento della Legge 107/2015 è dimostrato “dal fatto che recentemente anche i dirigenti scolastici, categoria inizialmente meno avversa alla riforma renziana, hanno scioperato davanti a Montecitorio per protestare contro la riforma”.“Si poteva fare tutto diversamente e meglio, solo ascoltando un po’ di più la voce di docenti e studenti. D’altra parte il 5 maggio 2015 uno sciopero unitario partecipatissimo portò in piazza un milione di persone contro questa scellerata riforma. Ma questo non fu sufficiente e Renzi decise di apporre la questione di fiducia sulla legge 107. Questo gesto venne vissuto come una vera e propria violenza da parte del mondo della scuola. Una violenza inaccettabile.” Una situazione che per Silvia Chimienti verrebbe risolta qualora il Movimento 5 Stelle riuscisse a governare il Paese: “La differenza sarà una: le nostre misure, i nostri piani assunzionali non avranno il solo scopo di assorbire il precariato scolastico, come avvenuto nel 2015, ma saranno basati sul fabbisogno reale delle scuole. Serviranno a migliorare la qualità e la continuità didattica, a ridurre il numero di alunni per classe, a reinserire gli insegnamenti cancellati dalla Gelmini e a introdurne di nuovi, a ripristinare il tempo pieno nella scuola primaria, a combattere la dispersione scolastica nei territori più difficili”.Nel parlare del programma del Movimento 5 Stelle per la scuola, l’onorevole Silvia Chimienti ha tracciato un profilo di quello che dovrebbe essere il nuovo Ministro dell’Istruzione: “Immagino una persona della società civile, un docente possibilmente. Qualcuno che abbia vissuto da vicino la realtà della scuola nelle aule e nei collegi docenti”.“Mi piacerebbe che il nuovo ministro avesse anche una formazione umanistica e che ponesse al centro delle sue politiche la promozione della lettura, della letteratura, del teatro, delle lingue antiche e moderne” – ha concluso quella che per molti è la candidata favorita alla successione di Viale Trastevere nel caso in cui il Movimento 5 Stelle andasse al Governo.(fonte: fonte http://www.Money.it) (foto: chimienti)

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Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017


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Auguri a tutti i lettori dalla Fidest

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2016

buon-nataleTra i tanti auguri che abbiamo ricevuto riproduciamo il messaggio di Denise Ubbriaco, e facendolo anche nostro per tutti voi, ritenendolo il più indicato per il tempo in cui viviamo, le brutture che siamo costretti ad assistere e alle malvagità che ci tolgono il respiro. Ci associamo a lei e alla delicatezza del pensiero che ha espresso. Grazie per l’augurio che ricambiamo.
La vita è un viaggio. Passo dopo passo costruisci il tuo destino. Se ogni passo è meraviglioso, se ogni passo è magico, lo sarà anche la tua vita. Non lasciarti sfuggire nulla. Non guardare al di sopra delle spalle altrui. Guarda nei loro occhi. Parla con le persone che ami, dedica loro il tuo tempo. Non abbracciate un corpo, abbraccia un uomo e il sogno che risiede in lui. Sensazioni, pensieri, progetti, desideri, emozioni, idee, incontri. Non buttare via nulla. Un giorno scoprirai quanto erano preziose e insostituibili. Ogni giorno, impara qualcosa di nuovo su te stesso e sugli altri. Ogni giorno, cerca di essere consapevole di ciò che di bello ti circonda. Non lasciare che ti convincano del contrario. Condividi la bellezza del mondo con il tuo prossimo. Che questo magico Natale possa illuminare il tuo cuore. Auguro un felice e sereno Natale a te ed ai tuoi cari. (Denise Ubbriaco)

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India: The times they are a changin’

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

india-crescita-pilIl governo riformista del Primo ministro Narendra Modi ha lavorato molto intensamente per rendere possibile la rinascita indiana attualmente in atto. Dalla sua elezione di due anni fa, sono state introdotte norme di legge importantissime, finalizzate a superare la burocrazia che da molto tempo bloccava l’economia indiana. Cambiamenti grazie ai quali l’India potrebbe affermarsi come prossima grande protagonista dei mercati emergenti. Il crollo dei prezzi delle commodity ha fatto scivolare il Brasile e la Russia in una lunga recessione. La Cina è alle prese con il rallentamento della crescita e con un debito societario esorbitante. È forse questa un’opportunità per l’India, sinora all’ombra degli altri Paesi BRIC? L’anno scorso, per la prima volta dal 1999, l’India ha registrato una crescita più sostenuta di quella cinese (cfr. Fig.1). Potrebbe essere l’inizio di un trend. Il prodotto nazionale indiano dovrebbe continuare a espandersi a un ritmo superiore al 7%, più del doppio del tasso di crescita globale medio previsto da Pictet Asset Management per i prossimi cinque anni. In verità, l’India deve recuperare parecchio per farcela. Il PIL pro capite indiano è pari al 3% di quello degli Stati Uniti, più o meno quello che la Cina registrava 10 anni fa. Il fatto notevole, però, è che l’India ottiene questo livello di crescita senza ricorrere a interventi di stimolo fiscale o monetario. A differenza di molte altre grandi economie, l’India negli ultimi anni è riuscita a ridurre il suo deficit. Allo stesso tempo, ha mantenuto una politica monetaria relativamente restrittiva. E non è neppure probabile che abbia bisogno di ricorrere a motori di crescita rischiosi. L’elevato tasso di risparmio dell’India, pari al 31% del PIL, dovrebbe consentirle di crescere in modo organico, evitando di fare ricorso a ingenti finanziamenti di investitori esteri, scelta che spesso prelude a future crisi economiche. La rinascita economica dell’India deve molto al solido programma di riforme strutturali avviato dal Primo ministro Narendra Modi. Il programma prevede una riforma fiscale, una nuova legge fallimentare, una politica di controllo dell’inflazione, la liberalizzazione delle norme che disciplinano gli investimenti esteri diretti e, in generale, maggiori sforzi finalizzati a snellire una burocrazia che complica la vita a imprese e riformecittadini.Sebbene l’India abbia più volte inutilmente cercato di implementare delle riforme nel recente passato, la grande differenza che contraddistingue l’attuale amministrazione politica è che si tratta della prima maggioranza monopartitica in parlamento da quasi tre decenni. È questo che ha consentito a Modi di superare le resistenze politiche che avevano impedito i precedenti tentativi di riforma.Stando ai riscontri positivi dei sondaggi, è ipotizzabile che il governo riuscirà a portare avanti il suo programma di riforme, realizzando interventi di carattere fondamentale, destinati quindi a durare. Nel complesso, i progressi dell’India rispetto ai cambiamenti strutturali di cui necessita l’hanno portata quasi in testa alla classifica OCSE dei riformatori dei mercati emergenti.
Ciò in parte si deve agli sforzi compiuti dal governo per stimolare una maggiore competitività tra i 29 Stati che compongono il Paese. Una maggiore concorrenza interna sostiene a sua volta la competitività dell’India a livello globale. La principale riforma di Modi è l’introduzione di un’imposta nazionale unica su beni e servizi, la cosiddetta GST. La GST va a sostituire un sistema caotico e frammentario di dazi, imposte e maggiorazioni, che rendeva gli scambi commerciali tra i diversi Stati indiani quasi tanto complessi quanto gli scambi con l’estero. In effetti, la riforma fiscale di Modi sarà molto efficace nel processo di trasformazione dell’India in un vero e proprio mercato unico, rispetto a cio’ che spesso è apparso come una federazione di feudi in concorrenza tra loro. Le stime del National Council of Applied Economic Research insinuano che le riforme fiscali potrebbero fare aumentare il PIL annuale di circa 0,9 – 1,7 punti percentuali, mentre il volume degli scambi commerciali potrebbe aumentare anche del 6,3%. Passando ad altri ambiti, si riscontra un numero eccessivo di asset tossici di proprietà di “imprese zombie”, di cui le banche, immobilizzate da leggi fallimentari primitive, non riescono a liberarsi. Il nuovo codice in materia fallimentare e di insolvenze dovrebbe rendere più semplice per le banche recuperare le sofferenze, rendendole così più propense e capaci di finanziare nuovi progetti e attività imprenditoriali.Tra le altre misure si annovera l’attribuzione a ogni cittadino di un proprio codice fiscale, grazie al quale i contributi previdenziali potranno essere versati direttamente sui conti correnti privati, evitando in tal modo a burocrati corrotti di appropriarsene. Sembra inoltre garantita l’indipendenza della Reserve Bank of India. Il mancato rinnovo del mandato di Raghuram Rajan, governatore della RBI, aveva destato qualche preoccupazione; ma la nuova nomina, conferita a Urjit Patel, è stata una sorpresa gradita. Come Rajan, il nuovo governatore è considerato un “falco” nella lotta all’inflazione e, nel ruolo di vicegovernatore, è stato uno dei principali artefici dell’attuale regime di controllo dell’inflazione seguito dalla RBI.
La presenza di livelli di debito relativamente contenuti assicura all’India maggiori capacità di aumentare la spesa per le infrastrutture dagli attuali livelli ai minimi storici, favorendo così il processo di urbanizzazione. Le solide finanze del Paese sono inoltre favorite dall’elevato tasso di risparmio nazionale.
tasso-risparmio-famiglieLe prospettive dell’India sono buone anche su un orizzonte temporale a più lungo termine. Le dinamiche demografiche sono favorevoli: la popolazione relativamente giovane preannuncia diversi decenni di sviluppo dinamico. Per contro, la politica del figlio unico seguita dalla Cina ne ha spostato il profilo demografico, rendendo più critiche le prospettive a lungo termine del Paese.
Nonostante il ritmo incalzante delle riforme, l’India pone ancora gli investitori azionari di fronte a un dilemma. Apparentemente, i titoli azionari indiani possono sembrare onerosi, con quotazioni che superano del 10% circa quelle dei mercati sviluppati1 – pur essendo inferiori del 20% circa rispetto al sovrapprezzo di valutazione storico.Naturalmente, le valutazioni dovrebbero essere considerate nel contesto della performance – le azioni indiane storicamente hanno generato valori di rendimento e di crescita degli utili superiori a quelli delle controparti globali, e le imprese indiane dovrebbero continuare a essere favorite dal miglioramento del clima di investimento. Un ricco terreno di caccia che offre numerose opportunità di investimento è costituito dai trasporti – si prevede che, nei prossimi 15-20 anni, l’India avrà uno dei mercati dell’aviazione in più rapida crescita nel mondo. Il settore delle compagnie aeree sarà favorito da una classe media in forte espansione, che può e vuole spendere di più per evitare la scomodità dei viaggi in treno sulle lunghe distanze. La nostra ricerca suggerisce che la compagnia low-cost IndiGo, snella, con pochi asset e ben gestita, ha buone probabilità di generare rendimenti elevati e sostenibili. (grafico: crescita pil, riforme)

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Intervista rilasciata da Jonas Prising – CEO di ManpowerGroup – al quotidiano MF

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

trumpJonas Prising, CEO ManpowerGroup: “Trump e Brexit sono la reazione dei lavoratori ai cambiamenti negativi del mercato””Brexit e Trump sono solo conseguenze di quanto accaduto sul mercato del lavoro in questi anni”, sostiene il CEO di Manpower, Jonas Prising. «Per questo puntiamo sulla formazione nel digitale con PowerU Digital», aggiunge il presidente di Manpower per Mediterraneo ed Europa Orientale, Stefano Scabbio. Obiettivo della società con sede a Milwaukee è formare più di 6 milioni di giovani in 16 Paesi europei entro il 2020. PowerU è un portale ricco di contenuti e-learning, che permette ai giovani di formarsi e condividere sui profili social le certificazioni ottenute.
Domanda. Lei parla di una dicotomia nel mondo del lavoro che ha portato a grossi cambiamenti. C’è una biforcazione tra chi ha capacità per essere competitivo e chi si è sentito perso, è stato licenziato o pensa che lo sarà, che nulla cambierà, e per questo ha votato per un forte cambiamento. Obama ha detto sull’economia americana: «lasciamo una macchina che funziona».
Non c’è dubbio. La disoccupazione si è abbassata del 50% in sei anni. Il salario cresce per tutti. Senza accelerazioni abbiamo avuto 12 mesi di crescita del mercato del lavoro. Ma una buona parte di salariati ne è uscita senza più tornarvi. Inoltre, sebbene la domanda delle aziende sia molto forte, lo stesso non si può dire dell’offerta, dato che mancano le competenze.
E con Trump cosa cambierà?
I pilastri della sua politica investimento pesante nelle infrastrutture, calo delle tasse e semplificazione delle regole sono favorevoli a uno sviluppo dell’economia. Sono gli stessi di Clinton, che però non avrebbe avuto la stessa possibilità di realizzarli che ha Trump, il cui partito non era così forte da 90 anni. Mi distanzio invece dalle sue parole su immigrati, donne, musulmani: mi auguro fossero boutade elettorali. A tutti spettano le stesse opportunità a prescindere da origine, sesso e religione. Peraltro la forza del lavoro in America è la diversità.
Come contribuite al cambiamento del mercato del lavoro?
Con interventi formativi volti alla competitività, non a proteggere il posto di lavoro per tutta la vita. I giovani che vengono da noi sanno che cambieranno lavoro 15 volte. Il cambiamento strutturale ha creato un buco e noi vogliamo trovare la soluzione non solo scovando il talento ma creando una rete di talenti che si possano inserire nel mondo del lavoro. L’accesso al talento farà la differenza .
Ma ci sarà stabilità per questi giovani?
Stabilità di carriera, non del posto di lavoro.
Lei sarà vicepresidente del World Economic Forum. La Quarta rivoluzione industriale, ovvero l’innovazione digitale nei processi produttivi, fu lanciata proprio a Davos. Ci può anticipare un tema protagonista della prossima edizione?
Come gestire le conseguenze del cambiamento distruttivo portato da globalizzazione e tecnologia, a partire dalla reazione populista che istintivamente punta al protezionismo. La sfida è far sì che anche chi vive ai margini della società possa trarre dei vantaggi dalla globalizzazione e non ne sia solo penalizzata.
Stefano Scabbio, Presidente di ManpowerGroup per Mediterraneo ed Europa Orientale: “Essenziale puntare sulla formazione digitale: con PowerU Digital obiettivo è formare 6 milioni di giovani in 16 Paesi europei entro 2020”.

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Referendum: Arco costituzionale per il No

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447“I sondaggi danno il No oltre il 55%, io penso che potremmo arrivare al 60%. Il referendum costituzionale è un giudizio su questo cattivo governo, su Renzi, sulla sua cattiva politica economica”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti a margine della convention ‘Le ragioni del No’, organizzata dalla Fondazione Change a Genova.“Il governo Renzi non ha fatto niente per la gente, non ha fatto niente per i giovani, non ha fatto niente per gli anziani. L’Italia è il fanalino di coda dell’Europa: bassa crescita, alto deficit, alto debito, isolati da tutti, in Ue e nel contesto internazionale. Questa è l’Italia di Renzi.Noi con il referendum diremo No alla schiforma costituzionale, No alla schiforma della legge elettorale, e soprattutto No a Renzi e a questo cattivo governo. Il fronte del No è amplissimo come devono essere i fronti referendari. Avete presente la costituente Togliatti-De Gasperi? Era un fronte ampio anche quello, si chiamava arco costituzionale. Il nostro è un arco costituzionale a difesa della nostra Costituzione dalla schiforma Renzi. Governare sarà poi un’altra cosa, governerà il centrodestra, non governerò mica con Sinistra italiana, come del resto loro non vogliono governare con me. Ma a difendere la Costituzione siamo insieme: come Togliatti e De Gasperi nel ’47”, ha sottolineato Brunetta.

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Intervista concessa da Alessandro Di Battista a Telàm, agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Argentina

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2016

di-battistaIl 4 dicembre c’è il referendum: perché dite “no”?
Perchè non aboliscono il Senato, quel che tolgono è la possibilità ai cittadini di poter votare loro stessi i senatori. Io sono deputato della Repubblica italiana da 3 anni e mi sono reso conto che la qualità della legge diminuisce al diminuire del contatto diretto tra politica e cittadini. Quindi, se i parlamentari non saranno eletti direttamente dal popolo, ovviamente i deputati non si sentiranno di dover rispondere al popolo, bensì esclusivamente ai partiti che li nominano e per noi una Repubblica fondata sulla nomina è una repubblica che produrrà leggi non buone.
Il Partito Democratico, quando dà la sua versione del “sì” parla della riduzione di costi ad esempio. Voi cosa ne pensate su questo punto?
L’unica riduzione che vedremo (con questo referendum, ndr) sarà quella di spazi democratici e della sovranità popolare. Se volessero ridurre realmente i costi della politica potrebbero, prima cosa: abrogare il finanziamento pubblico ai partiti; secondo: possono tagliarsi una parte dei loro stipendi. Ad esempio io lo faccio, perché ogni deputato del M5S si taglia metà dello stipendio (da parlamentare, ndr) e rendiconta ogni spesa e tutto questo sarà discusso la prossima settimana in una proposta di legge che abbiamo presentato in Parlamento per tagliare i veri costi degli stipendi dei politici e questo rappresenterebbe un risparmio per il popolo italiano molto più grande del presunto risparmio che si dovrebbe ottenere con la riforma costituzionale. Se vogliono veramente tagliare i costi della politica è sufficiente tagliare gli stipendi, abrogare il finanziamento pubblico ai partiti e non cambiare quasi 50 articoli della Costituzione italiana.
Un altro punto del “sì” al referendum è dare stabilità a un paese che ha avuto 63 governi in 70 anni.
La stabilità per noi c’è se in Parlamento entrano persone che dipendono dal popolo italiano e che producono leggi per i propri datori di lavoro, che sono i cittadini. Perché se col sistema della nomina si mettono dentro deputati che rispondono esclusivamente ai partiti e se questi stessi partiti magari hanno dinamiche interne e arrivano a dividersi ovviamente non ci sarà stabilità. Inoltre, una Repubblica si deve giudicare in base alla qualità delle leggi. Non è vero che abbuiamo bisogno di più leggi, abbiamo solo bisogno di leggi migliori. L’Italia è uno dei Paesi nel mondo che ha il più grande numero di leggi, il problema è che sono di bassa qualità, perché non c’è un legame diretto tra il popolo italiano e i parlamentari. Questo è il problema!
Però questo punto che i governi in Italia hanno avuto breve durata c’è: 63 governi su 70 anni sembrano tanti…
Però, vede, sono caduti anche dei governi con il Porcellum che è una legge iper-maggioritaria. Ripeto: si vede la qualità di un processo legislativo in base alla qualità delle stesse leggi. Io credo che la governabilità (di un Paese, ndr) viene garantita quando nelle istituzioni entrano persone di qualità, persone che abbiano l’idea che in una democrazia il capo della stessa democrazia è il popolo e non sono i partiti. Attualmente i partiti non dipendono da alcuna base, che quasi non esiste a parte che per il M5S che è un forza popolare abbastanza forte, ma dipendono dai gruppi finanziari che li sostengono e che in molti casi sono banche, gruppi assicurativi, grandi lobby internazionali, gli stessi che sono i reali mandanti di questa riforma costituzionale. Questa riforma non è stata scritta da Boschi, Verdini, Renzi e Napolitano, ma è stata imposta a loro dal grande capitalismo finanziario mondiale che ha bisogno di un cambio della nostra Costituzione, attraverso un accentramento maggiore del potere in mano al governo Renzi, per controllare meglio il nostro Paese.
buenos airesPerché Renzi ha allora personalizzato tanto la riforma?
Quello è stato un suo errore politico ed ora sta tentando di migliorare le sue condizioni. Renzi iniziò a personalizzare questo referendum quando pensava di avere una forza, una credibilità abbastanza grande nel Paese. Quando invece si è reso conto, per colpa delle sue bugie, soprattutto a livello economico, perché in questo Paese non c’è lavoro, ci sono molti disoccupati, la povertà sta aumentando, tanto che attualmente nel Sud Italia ci sono più italiani che si recano alle mense dei poveri (Caritas, ndr) che stranieri e questo quello che si sta verificando nel Sud Italia. Tutte queste bugie hanno prodotto un crollo della credibilità di Renzi e ora sta provando a cambiare questa cosa. Prima ha personalizzato il referendum e ora che ha visto che molta gente, indipendentemente dalle modiche della Costituzione (che sono terribili), voterebbe contro di lui, perché Renzi ha mentito al popolo italiano. Quindi quello di personalizzare il referendum è stato un suo errore politico che ora sta provando a correggere.
Dunque il 4 dicembre, oltre al “sì” o al “no” alla riforma, si andrà a votare anche in base a un appoggio o meno al governo di Renzi…
Io spero che la gente si informi sui contenuti della riforma costituzionale e capisca che, come sempre, le leggi di Renzi hanno un titolo meraviglioso come la “Buona scuola”, “Riforma costituzionale”, “Sblocca Italia”, i titoli sono meravigliosi ma poi dentro c’è sempre qualcosa che, non so come spiegarlo… che ti fotte! Forse non è una bella parola, ma insomma qualcosa che non va. E’ sempre stato cosi: nelle leggi di Renzi c’è una piccola parte di zucchero e quintali di letame. La propaganda di Renzi si concentra in quella piccolissima parte di zucchero e molta gente pensa che il contenuto sia solo questa parte di zucchero, mentre in realtà ci propinano una grande quantità di letame che ci compromette democraticamente e sul piano della sovranità popolare.
Il 4 notte, immaginiamo, vince il “no”, cosa succederà? Cosa chiederà il M5S?
Noi chiediamo le dimissioni di Renzi per altre ragioni legate al fallimento economico del suoi governo, lui ha detto che lascerà se non passerà il “sì” alla riforma, non so quel che farà. Se vincerà il “no” io sarei felice perché in questo modo preserviamo la nostra Costituzione, che si può cambiare, sia chiaro, una Costituzione si può cambiare, ma per dare più potere ai cittadini e non per toglierglielo e consegnarlo esclusivamente nelle mani di un capo che, di fatto, viene sostenuto da un partito che non ha dalla sua parte nemmeno la maggioranza dell’opinione pubblica.
Quindi se vince il “no” ci saranno nuove elezioni?
Mi immagino che a quel punto il Parlamento farà una legge elettorale migliore di questa che hanno chiamato Italicum e che produce il 60%, il 65%, a volte il 70% di nominati all’interno della Camera dei Deputati. Si farà una legge elettorale e si andrà a votare. Noi vogliamo andare al voto, perchè crediamo che le misure economiche prese dal governo Renzi sono state un vero fallimento. Questa riforma costituzionale per i partiti è come se fosse un condono: danno la colpa dei loro fallimenti degli ultimi 30 anni alla Costituzione. Non è così, i fallimenti sono dei partiti e dei politici che attualmente per non dire “abbiamo sbagliato” devono dire che è colpa della Costituzione, ma sono bugie perché le peggiori leggi che hanno approvato le hanno approvate in 20 giorni quando gli conveniva. Quando di contro il M5S presenta un legge per un reddito minimo garantito, il reddito di cittadinanza, che è la proposta economica più forte del M5S, allora ci fanno credere che la colpa è del bicameralismo, della presenza di Camera e Senato nella nostra Costituzione. Non è così. Questa è una bugia.
Nella lotta per il “no” ci sono anche altre forze, tra cui Berlusconi, la Lega Nord, come si sente il M5S a condividere queste posizioni?
argentinaNoi non stiamo condividendo nulla con nessuno, condividiamo una lotta con il popolo italiano e attualmente la lotta è sulla Costituzione. Il M5S non fa alleanze, non ha nulla a che vedere con Berlusconi, con la Lega, con la falsa sinistra, con il Partito Democratico, con tutti i partiti che hanno governato, che hanno avuto la loro opportunità negli ultimi 30 anni e hanno fallito. Questa è una battaglia non per la destra, per la sinistra o per le alleanze politiche, ma per provare a mantenere quel poco che ci hanno lasciato della sovranità popolare.
Il Movimento 5 Stelle come si autodefinisce? Accetta le categorie sinistra-destra?
No, queste sono categorie del 1800, ragionare in termini de sinistra-destra significa ragionare su categorie obsolete. per noi la battaglia politica del futuro non sarà tra sinistra e destra, ma tra sovranità e globalizzazione della privazione dei diritti, perché quel che vedo io è che alcuni Paesi con i loro sistemi iper-capitalisti stanno togliendo i diritti ai loro popoli, privatizzandoli e mercificandoli. Questa operazione si sta diffondendo anche in altri Paesi, come l’Italia, o come in altri del Sud Europa che hanno Costituzioni approvate dopo la Seconda Guerra Mondiale e che, indipendentemente dalle leggi ordinarie approvate negli ultimi anni, proteggono ancora i lavoratori e i loro popoli.
Queste critiche al sistema finanziario internazionale e alla globalizzazione sono posizioni che negli Stati Uniti condivide in parte Donald Trump. Come vede le elezioni negli Stati Uniti?
Queste sono questioni che riguardano il popolo Nord Americano, io sto studiando una terza candidata, che si chiama Jill Stein, leader del Partito Verde, che ha proposte abbastanza interessanti. Dall’altra parte nons ento avanzare buone proposte, né da parte di Trump, Nè da parte della Clinton. A parte la parentesi Obama, che aveva come segretario di Stato la Clinton, io vedo che la presunta democrazia più grande del mondo, negli Stati Uniti d’America, o tu ti chiami Clinton (marito e moglie), o tu ti chiami Bush (padre e figlio), o tu sei miliardario (come Trump) oppure non puoi fare il presidente degli Stati Uniti. E questa la chiamano democrazia…
In Argentina vivono circa 600.000 persone con la cittadinanza italiana, che messaggio gli manda e che politica pubblica pensa il M5S per loro, visto che ci sono stati dei tagli all’ospedale italiano che sta in Argentina o al teatro Colosseo che anche dipende dallo Stato italiano?
Se questi servizi, anzi questi diritti, chiamiamoli così, a Buenos Aires così come in tutta l’Argentina sono stati tagliati non è colpa della Costituzione, ma della politica e degli stessi politici che oggi stanno dicendo che se cambiamo la Costituzione tutto migliora. Questa è la menzogna più grande. Io al popolo argentino di origine italiana che vota dico: noi produciamo informazioni anche in spagnolo-castellano, ecco per questo io dico loro di informarsi senza credere ai politici locali. Ognuno deve informarsi sui rischi che nasconde questa riforma costituzionale. Noi, a costo zero, produciamo più contenuti possibili, ovviamente attraverso la rete, perché il M5S non ha questa grande forza economica per viaggiare, a me piacerebbe viaggiare, adoro Buenos Aires, adoro l’Argentina, ma non abbiamo il tempo e tanto meno i soldi, perché restituiamo anche tantissimi fondi pubblici ai cittadini. Quindi quello che chiedo io, semplicemente, è: massima attenzione, massima informazione e poi ognuno si farà la sua opinione.
costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447Quali sono le vostre priorità?
Il reddito di cittadinanza e un sostegno alle piccole e medie imprese italiane, perché il tessuto economico del Paese in Italia, così come in Argentina, è sorretto soprattutto sulle imprese e parliamo delle pmi, che sono state distrutte, colpite dalle tasse e dai governi che hanno aiutato esclusivamente i grandi dimenticandosi dei piccoli. Queste sono le prime misure e poi anche la tutela dei diritti costituzionali alla istruzione pubblica e alla salute pubblica perché noi ci tagliamo gli stipendi e appoggiamo le piccole e medie imprese private, ma pensiamo che acqua, trasporti, istruzione e salute debbano essere pubblici perché non sono merci, bensì diritti.
E per le grandi imprese italiane? Penso a Leonardo-Finmeccanica…
Noi vogliamo sostenerlo, quel che non vogliamo è che siano loro a comandare. Deve comandare il Parlamento, deve comandare il popolo italiano e le grandi imprese devono ovviamente fare i propri affari ma li deve fare nell’interesse generale del Paese e della nazione.
Ultima domanda: in Unione Europea si passa da 28 Stati membri a 27, dopo il Brexit…
Noi non vogliamo uscire dall’Unione Europea. Noi non siamo contro questa Europa, è questa Europa è che contro i popoli e per questo sta fallendo, per la sua arroganza, per aver dimenticato i diritti dei cittadini e per avere dentro gente della Goldman Sachs, della JPMorgan, della Morgan Stanley, del gruppo Rothschild. Pensiamo a Barroso, ha lasciato l’incarico di presidente della Commissione Ue ed oggi è in Goldman Sachs, Prodi stessa cosa, Monti uguale, il presidente della Bce Mario Draghi è un italiano, lavoro al Tesoro italiano e anche lui ha un passato in Goldman Sachs. A me sembra che già ora non stiamo in una democrazia, dove i popoli in Europa eleggono solo il Parlamento europeo che tra le istituzioni Ue è l’organismo che conta meno. Piuttosto mi sembra che stiamo in una nuova forma di governo che si chiama “creditocrazia”: le banche ti prestano soldi, ti creano debito e se non paghi il debito devi poi pagare gli interessi del debito e così finisce controllato, con le mani ammanettate per l’eternità e già in questa maniera si perde la sovranità e in cambio si costruisce un governo delle banche. Questo vogliamo evitarlo.
Parli di Angela Merkel?
Ma lei fa gli interessi del suo Paese, non è che io vedo nella Merkel un nemico, mai. Io penso che i politici italiani non hanno finora fatto l’interesse dell’Italia e penso che l’Europa sia un sogno, un luogo dove costruire pace, è qualcosa di meraviglioso, però questo se si dà potere democratico ai popoli. Lo ripeto: non siamo noi ad essere contro l’Europa, l’Europa sta fallendo. Io non posso accettare che qualcuno non eletto da nessuno mi venga a dire in Italia come devo mandare in pensione la mia gente o che vada a dire ai greci quanto devono pagare la feta. Questa non è democrazia, questa è una tecnocrazia di persone che ci comandano e che nemmeno conosciamo.

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Virginia Raggi: Una tempesta in un bicchiere d’acqua?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2016

virginia raggi trasparenzaDa circa un mese il neo sindaco di Roma ha visto concentrarsi su di se il fuoco di fila dei suoi oppositori che non hanno mostrato di avere a cuore le sorti di Roma ma quello di voler dimostrare ad ogni costo che la scelta dei romani era sbagliata e che “questa donna venuta dal niente”, poco esperta e incauta è incapace di amministrare il comune più grande d’Italia. Dire che non sia partita con il piede sbagliato dovremmo negare l’evidenza. Dire, piuttosto, come osserva Giorgia Meloni: «La Raggi dice di voler amministrare Roma per cinque anni ma non dice quando ha intenzione di cominciare a farlo…» mi sembra un’osservazione ragionevole. Ma c’è anche chi osserva, come il presidente dell’associazione consumatori Aduc che, a proposito della questione dell’iscrizione nel registro degli indagati, per reati ambientali, dell’assessore alla Sostenibilità Ambientale, Paola Muraro, ha l’impressione che il sindaco non si rivolge ai romani ma a un popolo di “gnoccoloni” che si bevono tutte le stupidaggini che si dichiarano e facendosi passare nel migliore dei giudizi per una “furbetta”. Qui non diamo, di certo, per scontato che la Muraro abbia delle responsabilità penalmente rilevabili perché siamo tra coloro nel ritenere che una persona è innocente fino a sentenza di condanna definitiva, ma ci rimettiamo all’idea che si sono fatta gli italiani del Movimento Cinque stelle: la trasparenza e l’onestà. E la prima è stata compromessa. Ci resta la seconda e il timore di tutti è che anche questo baluardo possa essere violato.
Noi siamo tra coloro che credono che la svolta impressa dalla Raggi e ispirata secondo i principi guida del Movimento non vada ulteriormente messa in dubbio e che si debba dimostrare concretamente che chi amministra Roma, e non come dice Renzi “governa” perché questa parola è errata, e l’unico modo di farlo, a nostro avviso, è quello di coinvolgere la stragrande parte dei romani che amano la loro città e devono, purtroppo, riscattarla dalle politiche del malaffare che l’hanno travolta e che oggi tendono a giocarsi il tanto peggio per il tanto meglio. Crediamo che sia anche una questione di comunicazione istituzionale perché oggi assistiamo a una campagna mediatica più generata dalle illazioni che dai fatti. Vorremmo, in buona sostanza, una donna franca e aperta, che non teme di dire la verità ma che sa affrontarla, anche se spiacevole, a testa alta e con la voglia di dirci e soprattutto di trasmetterci la passione e la generosità della sua impresa. Solo così i romani potranno capire gli ostacoli che deve affrontare e anche accettare i suoi insuccessi. (Riccardo Alfonso, direttore centro studi politici)

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Merlo: “Il MAIE è un’avventura politica appassionate” Intervista a Riccardo Merlo

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

riccardo merlodi TULLIO ZEMBO Incontro a Buenos Aires l’ On. Riccardo Merlo, Presidente del MAIE, un movimento importante che ha cambiato la realtà degli italiani all’estero.
È un piacere ed un onore stare qui con lei. Se dovesse spiegare a chi viene da chissà dove e non sa nulla cosa è il MAIE e come è nato cosa direbbe?
Il MAIE in realtà non è un partito, è un movimento, nato come movimento culturale nell’ Associazionismo di volontariato, nelle associazioni italiane soprattutto quelle cattoliche…noi veniamo da quella storia, soprattutto dall’Associazionismo di volontariato. Poi, quando l’ Italia ha approvato la possibilità di votare all’ estero e di avere i propri canditati (con la legge Tremaglia), abbiamo visto che avevamo la possibilità di presentarci e di vincere perchè la gente già ci conosceva per il lavoro di volontariato. Quindi abbiamo fatto tre elezioni in Sud America e le abbiamo vinte tutte e tre. Veniamo da quella storia e vogliamo mantenere la nostra autonomia. Perciò noi ci teniamo a specificare che non siamo un partito, dentro del nostro movimento c`è chi la pensa più a destra e chi più a sinistra, però la cosa più importante è che tutti abbiamo come obiettivo la difesa degli interessi degli italiani all’estero. Questo è il nostro scopo principale, non l’unico, però quello principale. Per cui, quando siamo in Parlamento, per noi la priorità assoluta è difendere gli interessi degli Italiani nel mondo!
Anche perchè poi, a prescindere dalle idee politiche di ciascuno di noi che viviamo all’ estero, evidentemente abbiamo tutti gli stessi e abbiamo qualcosa che ci accumuna e ci differenza da chi vive in Italia: Passaporto, Consolati …
In Argentina vi vedo presenti dappertutto.
Non solo in Argentina, siamo presenti in tanti altri Paesi.
Sì, ho visto, vi seguo. Recentemente siete stati in Uruguay.
Ultimamente siamo stati anche in Repubblica Domenicana, dove siamo stati gli UNICI ad essere presenti per richiamare l’attenzione, insieme alla nostra comunità, sulla decisione pazza che ha preso questo Governo di chiudere la nostra Ambasciata. Non si capiscono i motivi, ma abbiamo detto già al Governo che la devono riaprire. E lo stesso vale per il Consolato di Montevideo.
Siete stati da poco anche in Australia.
Sì, questa idea, che è nata nell’ associazionismo in Argentina, nel volontariato latino americano, è una idea che ha cominciato a correre in tutti i continenti.
State facendo anche un grande lavoro in Europa.
Tanto per farle capire, sabato scorso abbiamo tenuto il V Congresso europeo a Budapest con oltre un centinaio di partecipanti arrivati da oltre 20 nazioni del Vecchio Continente. Un grande successo.
E – non so perché mi viene da chiederle – in Sud Africa ci siete?
In Sud africa abbiamo il nostro coordinatore Riccardo Pinna che fa parte del CGIE. Abbiamo fatto una visita in quel Paese dove c’è una collettività italiana di grande qualità. D’altronde possiamo dire di essere stati dappertutto per impegnarci con le nostre comunità a non tradire mai e mai votare qualcosa che vada contro i loro interessi.
Grande crescita dunque.
buenos airesVeramente il MAIE sta crescendo e noi siamo convinti che alle prossime elezioni non solo confermeremo i nostri deputati in Sud America ma sono convinto che prenderemo la nostra quota di parlamentari anche in Centro e Nord America ed in Europa. Sono certo che, nella prossima legislatura, diventeremo un piccolo gruppo parlamentare che, con la nuova legge elettorale e con la riforma costituzionale, avrà un peso importante. Oltretutto noi abbiamo un progetto politico proprio, non un progetto politico romano, ma un progetto politico che nasce all’estero. Ecco perchè noi siamo il movimento che rappresenta autenticamente gli italiani nel mondo.
Qui in Argentina avete cominciato ad avere un ruolo attivo nella politica locale. Avete appoggiato il candidato Macri, poi eletto Presidente. Avete fatto eleggere un parlamentare del Mercosur. A Mar del Plata uno dei vostri è Assessore….
Sì. Perchè quando gli aderenti ad un movimento politico hanno tutti e due i passaporti è naturale che anche le forze politiche locali si avvicinino. Noi siamo molto pragmatici in questo senso abbiamo fatto un accordo con la forza politica in Argentina che ci ha garantito che i pensionati italiani adesso prendessero finalmente la pensione in Euro o in Pesos ma ad un cambio reale dopo quattro anni in cui ai nostri pensionati è stato rubato il 40% o 50% della pensione. A seguito di questo accordo politico abbiamo contribuito alla campagna elettorale per Mauricio Macri che, anche grazie a noi, ha vinto. Ciò non significa che siamo “macristi”, questo accordo finisce quando finisce la legislatura. Poi vedremo.
Siete un forza politica, lei ha detto, con due passaporti.
Il 90% degli italiani che vivono in Argentina hanno anche il passaporto argentino e fra loro noi abbiamo avuto nelle ultime elezioni per il Parlamento italiano una quantità di voti molto rilevante. Ci sono anche persone che non hanno il passaporto italiano e vorrebbero comunque votarci o, almeno, seguire le nostre indicazioni.
Bisogna certamente riconosce che le sue capacità e la sua analisi politica sono risultate vincenti anche perchè gli altri partiti poi si sono messi dietro.
Prima di tutto è vincente la nostra passione. Io che ho studiato Scienze Politiche mi appassiono e mi emoziono a vedere crescere giorno dopo giorno il nostro movimento che – mi piace ripetere – è nato nell’associazionismo di volontariato, soprattutto quello cattolico, e si è sviluppato come movimento culturale. È grande vantaggio del MAIE, non essendo un partito romano, quello di avere l’ambivalenza e la possibilità di presentarsi localmente che poi crea i presupposti di poter essere un bacino di voti sia nella realtà italiana ed in quella locale argentina.
Perciò il MAIE è diventato un’avventura politica veramente appassionante ed io che ho passione per la politica, avendo studiato Scienze Politiche in Argentina ed in Italia, sono convinto che l’unico modo di cambiare le cose è attraverso la politica. Questa mia passione, questa mia voglia di fare mi melbournecostringe spesso a lasciare la famiglia, i figli. Ma corro verso l’obiettivo di fare vincere il Movimento, come le ho detto, anche in Centro e Nord America ed in Europa oltre che in Sud America per essere una forza politica piccola, ma importante al momento di prendere decisioni. Se seguissimo un partito romano saremmo costretti a perdere la nostra autonomia e dovremmo votare in Parlamento come ci viene ordinato. Vede, adesso in Parlamento siamo 18 eletti all’estero, ma gli altri eseguono gli ordini di scuderia e votano addirittura a favore quando il governo chiude Ambasciate e Consolati e taglia i fondi per gli italiani all’estero.
O mette la tassa sulla cittadinanza.
Oltretutto neanche un Euro di questa odiosa tassa viene reinvestito nel Consolato, nella rete consolare. E’ uno dei motivi per il quale il MAIE in Parlamento vota contro l’attuale governo. Io non sono oppositore del centrosinistra per principio, ma sono contro la politica per gli italiani all’estero di Renzi perché ci fa male. E, come abbiamo votato contro la politica per i connazionali nel modo del governo Berlusconi, così coerentemente votiamo contro quella di Renzi.
Se lei pensa che su 18 eletti all’estero 14 votano questa politica, capisce bene che il MAIE è l’unico progetto politico che mantiene una coerenza di linea. Noi non facciamo 14mila chilometri per andare in Parlamento a farci dire da qualcuno come votare. Noi possiamo fare alleanze strategiche, possiamo negoziare, ma la nostra linea è l’esclusivo interesse degli italiani all’estero.
Siete anche molto attivi nel mondo dell’associazionismo e negli organismi di rappresentanza (Comites e CGIE).
Oggi per esempio è del MAIE il Presidente della FEDIBA, la Federazioni della associazioni italiane di Buenos Aires. Numerosi membri dei Comites in giro per il mondo sono del MAIE, che è ben presente nella politica di base. Abbiamo una folta rappresentanza nel CGIE…
Insomma siamo ben presenti nella politica di base. Io la politica la concepisco così: andare sul posto, ascoltare la gente. Così mi sento più motivato per prendere decisioni in maniera più adeguata. Altrimenti uno rimane a Roma dentro un ufficio a fare politica di destra o di sinistra, a declinare il politichese romano. Noi siamo molto lontani da questo, è molto più facile trovarci fra le nostre comunità nel mondo che dentro il palazzo.
Il MAIE è presente anche in un organismo importante come il ParlaSur.
Sì, siamo riusciti a fare eleggere Daniel Ramundo, che sta lavorando all’accordo fra il Mercosur e l’Unione Europea. Quando abbiamo parlato con Macri, gli abbiamo detto che ci interessava il Mercosur perché abbiamo l’esperienza dell’Unione Europea e vogliamo agevolare un accordo fra Mercosur e UE molto importante sia dal punto di vista commerciale che culturale e sociale.
Come vi siete organizzati nel Parlamento italiano?
gentiloniPer contare di più all’interno del Parlamento facciamo accordi con forze politiche più consistenti sia alla Camera che al Senato, conservando però sempre la nostra autonomia decisionale. Noi, e solo noi, decidiamo come votare di volta in volta. Semplicemente parliamo con tutti, anche col Governo. Possiamo anche fidanzarci… ma non a sposarci.
Torniamo all’Argentina. Da quando c’è il nuovo Governo, dall’Italia stanno venendo tutti. E’ venuto il premier Renzi, il ministro Martina, il ministro Franceschini, Governatori regionali, imprenditori. A luglio verrà il Presidente della Repubblica Mattarella. Si ritornerà agli ottimi rapporti Italia-Argentina?
Nessun dubbio o perchè oggi l’Argentina rappresenta una grande opportunità per gli investimenti, soprattutto per investimenti nell’economia reale. Le regole del gioco in Argentina stanno cambiando e gli imprenditori cominciano a sentire la possibilità di venire ad investire, quindi io penso che l’Argentina oggi a livello internazionale sia diventata davvero attrattiva.
Lei è argentino, ma la sua circoscrizione elettorale è tutto il Sud Amercica, quindi anche il Venezuela così martoriato ultimamente.
Spero veramente che Maduro vada a casa perché sta facendo molto male al Venezuela.
Ho visto che avete fatto un’interrogazione in merito alla situazione in quel Paese al ministro Gentiloni.
Proprio così, perchè in Venezuela vivono 150 mila italiani e circa 500 mila discendenti di italiani.. Io ci sono stato un mese fa. Stanno veramente male a causa di una politica economica e sociale che non ha senso. E sentire le cose che dice Maduro … mamma mia!
E Gentiloni ha risposto?
No. Purtroppo il Governo Italiano sembra che guardi da un altra parte, perchè oggi in nostri pensionati in Venezuela stanno prendendo 10 euro al mese per la politica economica di Maduro, che ha inventato un cambio ufficiale che dice che un euro costa tanto….come succedeva in Argentina, ma mille volte peggio. I nostri connazionali non possono uscire dalla casa perchè c’è una mancanza di sicurezza totale. Poi manca tutto: latte, medicine… Io ero al nostro Congresso in Venezuela e ho visto un amico, delegato di Maracaibo, molto contento: era riuscito a trovare del latte per il figlio di 7 mesi. E il Governo Italiano. Il Governo Renzi, deve capire che la situazione in Venezuela esploderà e noi abbiamo 150 mila cittadini italiani là. Si devono prendere decisioni subito, è urgente: ci vogliono più soldi per Ambasciata e Consolati per aiutare gli italiani.
Hanno tolto dall’Ambasciata un addetto esperto antisequestri che aiutava molto  i nostri, l’hanno tolto per motivi economici. Quindi uno come può appoggiare un Governo che fa queste cose?
Ora o ci risponde il ministro Gentiloni oppure riterremo corresponsabile il governo Renzi della mancanza di sicurezza dei connazionali che vivono in Venezuela. E’ una cosa insopportabile, insostenibile.
Mi rendo conto che la sua grande mole di lavoro le lascia poco tempo libero. Però vorrei strapparle la promessa di incontrarci periodicamente per chiacchierate come questa. La prossima volta potrebbe essere dopo la visita del Presidente Mattarella.
Volentieri. Per me è importante spiegare ai nostri connazionali cosa facciamo, chi siamo e soprattutto qual il nostro progetto politico che è un progetto molto molto chiaro. (da intervista del direttore Zembo all’On. Merlo pubblicata su L’Italiano, il quotidiano italiano di Buenos Aires) (foto: riccardo merlo)

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Expert comment on the LSE saying its merger with Deutsche Boerse could lead to 1,250 job losses

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2016

Warwick_Business_School_Scarman_road_viewIf you are looking for expert comment on the LSE saying its merger with Deutsche Boerse could lead to 1,250 job losses John Colley, of Warwick Business School, is a Professor of Practice in the Strategy & International Group and researches large takeovers. He is also a former MD of a FTSE 100 company that was involved in a hostile takeover.Professor John Colley said: “The announcement does not indicate where the job losses will fall, suggesting they will be spread between the businesses. There is concern that the bulk may fall in London as redundancies will be cheaper there than in Germany. Secondly there is some scepticism as to whether this is truly a ‘merger of equals’ or a German takeover. No doubt this will become clearer with time. “Some would say that the LSE and Deutsche Boerse are ‘jumping the gun’ by announcing up to 1,250 job losses or 14% of the workforce, as part of the €450 million savings from the €30 billion merger. “The announcement suggests they do mean business, but it could look impetuous if the European Commission objects to the tie-up. This remains a possibility as there are plenty of competition concerns and, indeed, political sensitivities to the ‘merger of equals’. Treatment of the two clearing houses, LCH.Clearnet and Eurex, is bound to be an issue and the EC is likely to require some assurances around them remaining separate. Otherwise a merger may be viewed as ‘too big to fail’.”The announcement does strongly suggest that shareholder consultation on both sides points to clear support for the merger. Shareholders will not be an impediment to the deal.”Advisor fees on the friendly merger are a staggering €307 million, the bulk of which have been incurred by the LSE. These do seem excessive in view of the limited nature of the necessary work.”There are €160 million of revenue benefits although there is scepticism from many as to whether these are achievable. The combination will be bigger than the two major US exchange networks, ICE and Nasdaq.”

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Intervista con il professor Nicolò Scuderi Direttore della Cattedra di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università “La Sapienza” di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2016

Nicolò ScuderiD. Che differenza esiste con gli altri filler?
R. A differenza degli altri filler, Algeness è 100% naturale e biodegradabile. Algeness permette di raggiungere gli effetti volumizzanti che danno un aspetto giovane senza l’aggiunta di sostanze chimiche aggiuntive, solventi o agenti cross linkati, viene inoltre assorbito in modo completo e sicuro nel corso del tempo grazie ai meccanismi naturali del corpo.
D. Quali zone potrebbero rivelarsi problematiche con l’utilizzo di Algeness?
R. Non iniettare mai Algeness in superficie. Si raccomanda fortemente di non utilizzare i filler Algeness nell’area periorbitale.
D. In quali strati della pelle è possibile iniettare Algeness?
R. I filler Algeness a più alta concentrazione dovrebbe essere iniettata in profondità e mai in superficie. Si raccomanda perciò di utilizzare le formule VL e DF esclusivamente nella zona subdermica, sottocutanea o del sovra periosteo.
D. Esiste una differenza nella tecnica iniettiva tra Algeness e HA?
R. Esiste una lieve differenza nell’iniettabilità dell’HA in confronto ad Algeness dovuta alla differenza di densità del materiale e alla profondità di iniezione. Si consiglia di iniettare Algeness lentamente e massaggiare in profondità per evitare la formazione di grumi ed ottenere da subito i risultati desiderati.
D. E’ possibile iniettare Algeness in un’area in cui è stato iniettato Radiesse (o filler simile) un anno prima?
R. Non esiste motivo per cui Algeness non possa essere iniettato in un’area in cui già altri filler siano stati utilizzati. Tuttavia ciò richiede ulteriori analisi considerata la probabile interazione con il componente di calcio contenuto in Radiesse. Non si sono riscontrate interazioni sfavorevoli con altri innesti assorbibili.
D. E’ doloroso?
R. Tutte le iniezioni possono causare fastidio; tuttavia, il dottore potrebbe decidere di applicare una crema anestetizzante sulla zona trattata per intorpidirla.
D. Che tipo di risultato può attendersi il paziente?
R. Il filler sottocutaneo Algeness consente di ottenere un aspetto giovane e naturale riempiendo le linee attorno alla bocca, le pieghe nasolabiali così come le zampe di gallina e le rughe della fronte. Consente inoltre di rimodellare e aggiungere volume alle labbra e sollevare le guance.
D. Quanto dura l’effetto?
R. Gli effetti correttivi di Algeness durano solitamante circa 12 mesi o più, in base alla quantità iniettata e alla profondità di iniezione.
D. Quali sono gli effetti collaterali?
R. A seconda dell’area trattata, la procedura è relativamente indolore, sebbene possa causare lieve fastidio in corso di trattamento nelle zone sensibili del naso e delle labbra. Potrebbe verificarsi del rossore attorno al sito iniettato per 1-2 giorni. Grazie alla sua esclusiva biocompatibilità, le reazioni allergiche post-trattamento sono minime.
D. Quali sono i tempi di recupero?
R. I tempi per la procedura possono variare dai 20 ai 25 minuti, a seconda del livello di correzione richiesto dal paziente. I tempi di recupero possono variare da poche ore a diversi giorni in base all’area trattata. Di norma i pazienti trattati con Algeness possono tornare alle loro normali attività subito dopo il trattamento. (By Andrea Sermonti)

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La carta per l’Italia dei geologi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2016

tettonica(Fidest) Si tratta di un pacchetto di proposte che i geologi italiani hanno presentato al Governo affinché si faccia carico, responsabilmente, del rischio idrogeologico che passa dalla risorsa acqua alle bonifiche dei suoli e ancora dal rischio sismico al geoturismo, dall’energia alla professione e a tutti i temi riguardanti la pianificazione. Vi è, inoltre, la necessità d’informare il cittadino dei piani di emergenza comunali per porlo nelle condizioni di comportarsi di conseguenza in caso di emergenza. Non dimentichiamo che almeno il 50% delle vittime le abbiamo dalla mancata conoscenza dei pericoli incombenti e sul modo come proteggersi.
Ci rendiamo conto che per i politici italiani questo discorso non è di facile accettazione non perché manca loro la consapevolezza della fragilità del territorio nazionale quanto l’incapacità di assegnare le opportune risorse per la prevenzione mentre trovano più comodo, per motivi elettoralistici, promettere provvedimenti salvifici nel momento in cui la catastrofe ha compiuto la sua opera distruttrice. Alla base vi è, se non soprattutto, un aspetto culturale. La scuola in primis dovrebbe preparare le nuove generazioni alla conoscenza del proprio territorio e i rischi che potrebbero derivarne se non s’interviene in tempo utile. E a farlo potrebbero essere proprio i geologici che con le loro strumentazioni e per la conoscenza storica del suolo sanno misurare con apparecchi di precisione le condizioni di salute delle aree più a rischio.
Per Ann C. Pizzorusso, una geologa nuovayorchese che ha scritto, tra l’altro, un interessante libro titolato “Twittando da Vinci”, “L’Italia è nel mezzo di ciò che può essere paragonato a un incidente stradale, in cui le placche geologiche rappresentano delle auto che si scontrano tra loro. Le giganti placche (africana e eurasiana situate rispettivamente sul basso tirreno e sul canale di Sicilia) si spingono tra loro costringendo l’Italia a muoversi in direzione antioraria. Le placche più piccole, detta Adria anatoliana, (poste a Sud est della Sicilia e della Calabria al largo del Mar Ionio) provocano terremoti ed eruzioni perché si scontrano tra loro e sono soggette a subduzione, (quest’ultima zona è situata lungo la fascia costiera a Nord e al centro del mar Adriatico) mentre le faglie provocano il movimento e la spaccatura nella terra”. Ne deriva che le aree di collisione accertate interessano tutto il quadrante a Sud delle Alpi, tagliano la parte meridionale della pianura padana e si portano sulla costa adriatica generando quattro zone di collisione: quella emiliana, la pugliese a sud del Gargano, l’Arco calabrese al largo del mar Ionio e siciliana nei pressi dell’Etna.
E tutto questo è da mettere in conto se ci limitiamo ai rischi sismici mentre altre insidie si nascondono dietro l’angolo con la presenza di vulcani attivi dall’Etna al Vesuvio e dai campi Flegrei allo Stromboli. E, dulcis in fundo, dobbiamo aggiungere i dissesti idrogeologici in gran parte dovuti alle improvvide opere dell’uomo che ha edificato dove non doveva e ha disboscato in maniera sconsiderata favorendo lo smottamento e le frane dei terreni collinosi e montani e l’esondazione di torrenti e fiumi.
Mi sembra vi sia materiale sufficiente perché la classe politica italiana, nel suo insieme, si renda finalmente conto che non vi sia futuro senza prevenzione. Come ha affermato Francesco Peduto “La Carta per l’Italia che è stata consegnata al Governo è il fattivo e responsabile contributo che i geologi vogliono dare alla costruzione dell’Italia del futuro.” E che noi possiamo chiamare “sicurezza” per i nostri figli e nipoti poiché le forze della natura e le debolezze umane non servano come alibi per le calamità che potrebbero abbattersi sull’Italia rendendoci tutti partecipi e responsabili del nostro modo di essere e divenire. Tutte le proposte dei geologi sono su http://www.congressonazionalegeologitaliani.it (foto dal libro di Ann C. Pizzorusso “Twittando da Vinci”)

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Il vulcano più misterioso al mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2016

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(Fidest) Quando si arriva ai Campi Flegrei l’idea d’imbattersi in un vulcano come il Vesuvio o l’Etna probabilmente c’impedisce di valutare pienamente le caratteristiche e le ricchezze geologiche di questo vulcano che ci permette di esserci “dentro” come se si entrasse in un’arena e le protuberanze che la contornano non ci sembrano a prima vista i bordi di una bocca che ha eruttato ma gli spalti di un campo anche se al posto di una folla plaudente vi alberga una fitta vegetazione. E l’idea di pestare i piedi su un terreno che non si percepisce ostile non ci rende consapevoli del tutto che solo a dieci centimetri di profondità la temperatura può raggiungere i 70-80 grandi centigradi e che 500 anni prima la sua eruzione è stata devastante. A qualcuno di noi può anche venire in mente le reminiscenze scolastiche rispolverando l’Eneide di Virgilio o in tempi più recenti il film di cui era protagonista Totò che fece la sua parte tra le fumarole dei campi Flegrei. Ma se questo cratere non ci fa paura, perché silente, a ricordarci la sua pericolosità e i suoi potenziali georischi vulcanici ci pensano i geologi reduci dal Congresso Nazionale

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tenutosi a Napoli che in questa circostanza ci accompagnano come Lorenzo Benedetto, Giuseppe Doronzo, Gianluca Galletti, Francesco Peduto Presidente Consiglio Nazionale Geologi e altri.
Di là dello spettacolo suggestivo che in prima istanza appare alla nostra vista le nostre esperte guide ci permettono d’avere una visuale panoramica dei Campi Flegrei un po’ diversa e più inquietante. Vediamo da vicino la Bocca Grande, al cui interno si condensano alcuni sali contenuti nel vapore tra cui il realgar, il cinabro e l’orpimento che danno una colorazione giallo rossiccia alle rocce circostanti e che il geologo Vincenzo Morra del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse dell’Università Federico II di Napoli ci tiene a precisare che “I Campi Flegrei sono un campo vulcanico che occupa principalmente un’area situata ad Ovest del centro urbano della città di Napoli, quest’ultimo incluso”. “L’attività vulcanica flegrea – rileva – è stata caratterizzata da un gran numero di eruzioni a carattere principalmente esplosivo, che hanno dato origine a numerosi edifici

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vulcanici prevalentemente monogenici, responsabili della messa in posto di abbondanti volumi di depositi piroclastici, cui si aggiunge un numero molto più esiguo di eventi effusivi, rappresentati da sporadiche colate e duomi di lava di dimensioni ben più limitate. Sono generalmente considerati parte integrante del vulcanismo flegreo anche i prodotti delle vicine isole di Ischia e Procida, accomunati ai prodotti flegrei dell’area “continentale”. Ma ciò che oggi resta non ci rende del tutto consapevoli che ad esempio nell’alto Medio Evo erano attive ben 40 stazioni termali. C’è un pozzo, che, a sua volta, è stato costruito nell’800 per estrarre allume dall’acqua emunta dalla sottostante falda a circa 10 metri di profondità. E ancora due antiche grotte che furono poi scavate, sempre nell’800, ai piedi della montagna che sovrasta la Solfatara per i trattamenti termali.
In ogni modo di là di quanto vediamo e possiamo immaginare, in un passato recente o remoto che sia, dobbiamo renderci conto che il vulcanismo flegreo continentale è un qualcosa che ha creato fenomeni eruttivi di particolare intensità e rovinosi in un’area molto vasta. Essi sono comunemente suddivisi sulla base del riconoscimento di due eventi eruttivi principali, i cui depositi da sempre hanno

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rappresentato degli ottimi marker stratigrafici per la ricostruzione dell’evoluzione geologica del luogo. Il primo di questi eventi è rappresentato dall’eruzione dell’Ignimbrite Campana (IC), il più catastrofico degli eventi esplosivi documentati nell’area Mediterranea negli ultimi 200 mila anni”. Non dimentichiamo che 39.000 anni fa il materiale eruttato raggiunse la Russia e fu accompagnata da un esteso collasso calderico che diede origine alla caldera dei Campi Flegrei. “Tale eruzione fu caratterizzata dalla messa in posto di abbondanti – precisa Morra – depositi piroclastici da caduta e da flusso dalla composizione essenzialmente trachitica (più raramente fonolitica), che andarono a ricoprire un’area che dai Campi Flegrei si estende fino al Mediterraneo orientale e, nelle sue propag-gini più periferiche, fino alla Russia”. “Il secondo evento – soggiunge Morra – è l’eruzione del Tufo Giallo napoletano risalente a 15.000 anni fa.” Seguirono in epoche successive almeno 37 eventi esplosivi, il più energetico dei quali sarebbe rappresentato dall’eruzione delle Pomici Principali (vulcano di Astroni). Degna di attenzione anche l’eruzione di Agnano-Monte Spina (4100 anni). E il tutto si compendia, se vogliamo, con l’ultima eruzione ai Campi Flegrei che risale al 1538 con il Monte Nuovo.

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Sono 500 anni che ci separano da quell’evento che i geologi, senza giri di parole, definiscono impressionante per i suoi effetti distruttivi su un’area dove oggi vi sono diversi insediamenti abitativi. E qui la preoccupazione di quanti temono una ripresa alla grande dell’attività vulcanica. Per questo motivo si vuole che la memoria non dimentichi il passato, che vi sia maggiore attenzione popolare su ciò che è stato e che potrebbe diventare quest’area se si trovasse nuovamente scossa dall’esplosione vulcanica. Per parte loro le strumentazioni utilizzate sul terreno sono sempre attive e sensibili per rivelare anche il più piccolo segnale per un qualcosa che potrebbe mettere in allarme i geologi e i vulcanologi. Ce lo dice, senza mezzi termini Galletti quando afferma: “Senza sicurezza del territorio non ci può essere crescita, non possono esserci investimenti. In questa misura i geologi sono chiamati ad es-sere tra i protagonisti del rilancio del sistema Paese”. E il discorso, ovviamente, va oltre i Campi Flegrei e il suo entroterra e si estende su tutto il territorio nazionale. E l’appello di Peduto non lascia spazio a malintesi: “Oggi da Napoli lanciamo la Carta per l’Italia. Vogliamo contribuire alla costruzione del futuro. Chiediamo anche una Legge Nazionale che individui il Patrimonio Geologico italiano e lo protegga alla pari di quello culturale”. Questa sorta di appello sembra sia stato recepito dal ministro dell’ambiente Gianluca Galletti che in un’intervista rilasciata alla Rivista del Consiglio Nazionale dei Geologi ha tra l’altro dichiarato: “Serve lavorare su ciò che è mancato drammaticamente per decenni dove è stata carente una vera cultura della prevenzione e della cura verso il territorio. Di quel disinteresse ora ne stiamo pagando gli effetti più gravi, visti gli eventi estremi che si abbattono ininterrottamente sul suolo nazionale mettendone a nudo le fragilità strutturali”. E rivolgendosi ai Geologi si è così espresso: “Ci sarà sempre più bisogno di uno studio scientifico della terra e delle sue complessità. Il lavoro del geologo può essere la professione del futuro – ha proseguito il Ministro – nell’ambito di quella filiera virtuosa della ‘green economy’ che

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già rappresenta una realtà occupazionale per tanti giovani ma sarà sempre di più lo sbocco lavorativo di molti ragazzi. L’economia del futuro sarà tutta ambientale e verde, per cui le opportunità – se saremo coerenti con gli impegni di Parigi e dei consessi europei – andranno moltiplicandosi”.
E il passaggio del ministro riguardo i giovani e la scuola, dove si matura la formazione, non è sfuggito ai geologi che per Galletti “E’ certamente bella l’idea di un geologo che spieghi ai ragazzi con parole semplici ed esempi concreti, i problemi del nostro territorio e cosa fare per prendersene cura. L’educazione ambientale è la grande sfida culturale di questo governo e del ministero che presiedo: sono nate le linee guida con il contributo del Formez e con la Buona Scuola abbiamo ribadito la centralità e la trasversalità delle materie ambientali tra i banchi di scuola, che sempre più dovranno essere rese strutturali nei programmi scolastici e non lasciate alla sensibilità dei singoli insegnanti. E’ giusto e direi anche necessario che all’insegnamento didattico si affianchi la “pratica” sul campo: gli studenti visitino gli impianti del riciclo e i parchi nazionali, ma li si porti anche su quel territorio complesso dove i geologi lavorano ogni giorno. Dobbiamo spiegare loro che molto, da cittadini di oggi e soprattutto di domani, possono fare per ridurre i rischi”.
Questo scenario che vede in prima linea la vicina città di Pozzuoli ci richiama l’importante fenomeno del bradisismo e che proprio in quell’area registra vistosi segni della sua presenza e qui dovremmo aprire un altro importante discorso ma che ci riproponiamo di fare in seguito.

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Trivelle: querele in vista

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2016

sibilia“Renzi verrà querelato, perché col suo ruolo non si può invitare le persone a non andare a votare, in maniera così esplicita. Lo denunceremo assolutamente, e insieme a lui Giorgio Napolitano, che non ha fatto mistero di quanto gli interessi poco la partecipazione dei cittadini”. A dirlo è Carlo Sibilia, deputato del Movimento 5 Stelle, oggi al programma di Rai Radio2 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Chi li denuncerà? “Qualcuno del movimento, questo non è importante”. Pensa che potrebbero andare entrambi in galera? “Se uno invita a fare qualcosa che non si può fare per legge, e che prevede tra i tre e i sei mesi di reclusione – ha detto a Radio2 Sibilia – gli inquirenti faranno le proprie indagini e chissà che non si arrivi a qualche sorpresa”. Lei si immagina Renzi e Napolitano in cella? “Se qualcuno infrange la legge, dovrebbe andare in galera. A maggior ragione se si hanno ruoli importanti”, ha concluso a Un Giorno da Pecora il deputato Cinquestelle.

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A Mix24 Giovanni Minoli su Radio 24 intervista il presidente della Regione Puglia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2016

michele emilianoIl presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervistato a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, risponde così al conduttore che gli chiede quale sia la sua prossima battaglia contro Renzi. E a Minoli che incalza chiedendo della prossima battaglia non contro Renzi, il presidente Emiliano risponde ai microfoni di Radio 24: “La prossima battaglia, dobbiamo smontare tutte, più di 30, piattaforme inutilizzate, che erano il vero oggetto del referendum di ieri. Si è eliminato il termine massimo di estrazione perché si voleva consentire alle aziende petrolifere di tenere in mare senza limite queste piattaforme senza spendere il miliardo di euro che serve a smontarle. Noi pretenderemo che vengano smontate”.
REFERENDUM – EMILIANO, PRES. REGIONE PUGLIA, A MIX24 SU RADIO 24: CORTE COSTITUZIONALE DECIDA SE PREMIER HA VIOLATO COSTITUZIONE
“Io penso che l’articolo 48 della Costituzione individui il voto come un dovere e che addirittura c’è una norma del testo unico sulle elezioni della Camera, che dice che il pubblico ufficiale, che invita all’astensione commette un reato, però sono constatazioni, non sono dichiarazioni” il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, risponde così alle parole di Renzi, denunciato da alcuni esponenti politici per induzione all’astensione, durante l’intervista a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24.
Il presidente Emiliano prosegue poi rispondendo al giornalista che gli domanda se Renzi secondo lui abbia commesso un reato: “Dico solo che le tante denunce che sono arrivate su questo punto sono un problema, nel senso che bisognerà stabilire se l’arbitro della partita referendaria, che è sempre il presidente del Consiglio, perché è lui che organizza le elezioni, abbia il diritto di fare campagna referendaria per l’astensione che vìola la Costituzione ovviamente”. Al conduttore che insiste chiedendo chi deve decidere se la Costituzione è violata o no, il presidente Emiliano a Mix 24 su Radio 24 risponde: “La Corte Costituzionale decide queste cose e devo anche dire che il dovere di andare a votare, che è previsto dall’art. 48, è scritto grande così ed è certamente applicabile anche alle consultazioni referendarie. È un cosiddetto diritto-dovere privo di sanzione, cioè non c’è una sanzione, però c’è il dovere di andare a votare. Ma io parlo di un’altra cosa, parlo dell’induzione a non andare a votare che è una cosa che per esempio un carabiniere non può fare, un carabiniere non può dire No tu stamattina rimani a casa e non vai a votare”.
TRIVELLE – EMILIANO, PRES. REGIONE PUGLIA, A MIX24 SU RADIO 24: REFERENDUM, AL VOTO PIU’ PERSONE DI QUELLE CHE HANNO VOTATO PD ALLE EUROPEE
“In Puglia hanno votato più persone di quelle che mi hanno eletto presidente, in Italia hanno votato più persone di quelle che hanno votato il Pd alle ultime europee. Il grande successo del Pd alle ultime europee è stato superato dal numero di persone che sono andate a votare (per il referendum, ndr)”. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervistato a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, risponde così alla domanda del conduttore sul mancato quorum raggiunto in Puglia al referendum.
EMILIANO, PRES. REGIONE PUGLIA A MIX 24 SU RADIO 24: PER RENZI LA POLITICA E’ SEMPRE UNA CONTESA PERSONALE
“Lui la politica la vede così , è sempre una contesa personale, onestamente non è assolutamente la mia idea della politica” il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervistato da Giovanni Minoli a Mix24 su Radio 24, risponde così alle dichiarazioni del premier Renzi che in diretta televisiva ha accusato i presidenti di Regione di aver usato il referendum per scopi personali, e prosegue: “Quindici milioni di persone con una idea chiara, che si sono informati che avevano un’idea del futuro del Paese, sono andati a votare, non fanno parte di un partito, non appartengono a nessuno, tantomeno a me ovviamente e sono persone che hanno avuto considerazione certamente di quello che ha significato la ricerca petrolifera italiana in questi anni, ma che hanno detto chiaramente al governo una serie di cose che bisogna tenere ben chiare: primo, che bisogna andare verso il futuro verso le energie alternative e chiudere questa parentesi, devo dire anche poco economica per l’Italia perché la ricerca petrolifera italiana è poco significativa oltre che molto pericolosa; la seconda cosa che hanno detto è che nei ministeri non ci possono entrare solo le lobby, ci devono entrare anche i cittadini. Quando si scrive lo “sblocca Italia” non lo si può scrivere sotto dettatura delle lobby petrolifere, bisogna guardare anche al rispetto del mare e dell’ambiente e che la partita della democrazia in questo Paese non è chiusa, possiamo ancora parlare e dissentire”.

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Massimo Persia segretario del Movimento Futuro Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2016

massimo persiaIncontro intervista con il medico romano, originario di Bagnoli del Trigno, ai vertici del Sert di Tivoli-Guidonia, tra i più grandi d’Italia.
Massimo Persia, laurea in medicina alla Sapienza di Roma, specializzazione in ginecologia ed ostetricia, oggi ai vertici del Sert di Tivoli-Guidonia, tra i più grandi d’Italia, è tra i fondatori del neonato Movimento Futuro Italia, di cui è segretario generale. Persia, padre abruzzese e madre di Bagnoli del Trigno, fa parte dell’associazione “Forche Caudine” (Molisani a Roma) ed è iscritto all’Associazione Molisani- Abruzzesi di Puerto Cabello, in Venezuela.
– Dottor Persia, iniziamo dalle sue radici…
“Sono ovviamente orgoglioso delle mie origini molisane, tanto da frequentare assiduamente le numerose attività dell’associazione Forche Caudine. Del resto il mio nuovo impegno in politico deriva anche dai valori che mi ha trasmesso la famiglia: penso che per avvicinare nuovamente gli Italiani alla politica sia necessario introdurre in essa concetti ormai per tanti desueti come l’etica e la morale, fornendo un segno di discontinuità e di trasparenza”.
– Lei è stato sempre attento alla politica…
“Analizzando la storia politica italiana degli ultimi trent’anni, ad esclusione di Forza Italia e Movimento 5 stelle, si rileva la nascita solo di organizzazioni frutto di scissioni o aggregazioni a volte utilitaristiche. Occorre risalire alla fondazione della Lega per aver contezza di un partito nato ‘dal basso’ e caratterizzato da una forte presenza sul territorio. Ho accettato la nomina di segretario del Movimento Futuro Italia per superare un modo consumato di far politica, ad esempio legato all’immagine di un leader, sempre più mediatico e virtuale. Noi miriamo a far vivere da vicino la politica alle persone coinvolgendole direttamente e assicurando una presenza territoriale. Insomma una ‘leadership di servizio’, in cui ciascuno mette a disposizione del Paese le proprie competenze professionali”.
– Ma quali sono, nel concreto, le vostre proposte?
“La trasformazione dell’attuale Stato in uno più snello, ridimensionando i confini dell’intervento pubblico. Sanità efficiente ed unica, istruzione performante, giustizia certa, equo pagamento delle tasse, sicurezza interna ed esterna dei nostri confini, pubblica amministrazione rapida nelle risposte, certezza dei diritti civili”.
– Tutto bene, ma entrando nel merito?
“Nel web (www.movimentofuturoitalia) c’è il programma dettagliato. In sintesi, miriamo a ridurre l’architettura amministrativa, ad abolire privilegi, vitalizi, mandati infiniti e rimborsi elettorali per i politici. Un Paese sburocratizzato attrae investimenti stranieri. Sul piano economico crediamo sia basilare abbattere il debito pubblico: con vere liberalizzazioni dei mercati e privatizzazioni serie, dismissioni del patrimonio pubblico, abrogazione delle norme anticompetitive si potrebbero ricavare 288 miliardi per abbatterlo del 18%. Poi: introduzione di rigorose norme antitrust ed una seria legge sui conflitti di interesse. Parallelamente una seria spending review, salvaguardando però welfare, istruzione, salute e sicurezza. Riguardo al fisco, riteniamo che il modello sia quello statunitense: pagare le tasse solo sul reddito netto. Più detrazioni, via Irap, riduzione dell’Irpef del 30% per i più poveri, lotta vera alla corruzione e all’evasione fiscale. Giustizia: valorizzare l’arbitrato e istituire sezioni e giudici specializzati. Per il penale, incentivi alla scelta dei riti alternativi e assicurazione della ragionevole durata del processo. Il rilancio del lavoro, secondo noi, passa attraverso il superamento dell’arretratezza tecnologica. Per l’istruzione più investimenti: almeno il 7% del Pil nella scuola contro l’attuale 4.6% e almeno il 3% per università contro l’1.2.%. Sicurezza: contrasto del radicalismo e del terrorismo attraverso investimenti in cyber-warfare e cyber security, aumentando la comunicazione e la coordinazione tra forze di polizia ed agenzie intelligence. Per quanto riguarda l’immigrazione, certamente siamo un Paese tollerante, ma va data ospitalità solo a chi ha intenzione di rispettare le nostre leggi: impari la nostra lingua, giuri fedeltà alla nostra costituzione, niente clandestini e senza fissa dimora.
– Un’attenzione anche al Molise…
“Tutto il Movimento Futuro Italia ha espresso pieno sostegno, con un documento, al Comitato per il mantenimento della Corte d’Appello a Campobasso. Non dimentichiamoci che la città è capoluogo di regione e non possiamo delegare questa materia territoriale ad altri capoluoghi distanti quasi duecento chilometri”.(fonte: Alessandro Forche Caudine – Molisani a Roma) (foto: massimo persia)

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Numero Verde nazionale per conoscere meglio l’epatite C

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2015

epatite-CRicordiamo che fin dal giugno scorso è attivo il Numero Verde nazionale 800 129 030 per fare informazione sull’epatite C, fattori di rischio e prevenzione.
Cos’è l’epatite C, come si trasmette e cosa succede se si viene infettati dal virus HCV? Sono domande all’apparenza semplici cui il 69% degli italiani (dai 18 anni in su) non saprebbe rispondere in modo corretto, dichiarando una conoscenza scarsa e non adeguata dell’infezione.
La Campagna di informazione “Una Malattia con la C” promossa da AbbVie, con il patrocinio dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e di EpaC Associazione Onlus, si propone di dare risposta a molti interrogativi per promuovere la conoscenza dell’epatite C e favorire la prevenzione di questa malattia silenziosa, i cui sintomi possono richiedere anche 30 anni per manifestarsi e le cui conseguenze possono essere gravi e addirittura fatali.
Dal 15 al 30 giugno, dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 20.00, 60 medici tra infettivologi e gastroenterologi, specializzati nella cura delle malattie epatiche ed afferenti alle società scientifiche AISF e SIMIT, ed alcuni rappresentati di EpaC risponderanno al Numero Verde gratuito* 800 129 030 per ascoltare, informare e consigliare su tutto ciò che riguarda l’epatite C e la sua prevenzione.
Il servizio di consulto telefonico si aggiunge al servizio online attivo fino al 31 ottobre attraverso il sito dell’iniziativa http://www.unamalattiaconlac.it.Nonostante la dimensione importante del fenomeno (in Italia le stime parlano di oltre 1,2 milioni di persone con epatite C di cui circa 300.000 soggetti diagnosticati), sono pochi gli italiani che possono dire di conoscere davvero questa patologia, la sua diffusione, i fattori di rischio e le modalità di contagio. Informare e porre l’attenzione sulla prevenzione è l’unica arma a disposizione per combattere questo flagello silenzioso.
La mancanza di conoscenza, sorprendentemente, riguarda anche coloro che hanno un contatto diretto con le persone malate (il 43% di chi ha un parente con epatite C e il 60% di coloro che hanno un conoscente) e che, ancor più di altri, hanno un rischio potenziale elevato di entrare in contatto con il virus HCV. Solo il 12%, infatti, sa che chiunque, potenzialmente può essere esposto al rischio di infezione a partire da comportamenti domestici quotidiani non adeguati come la condivisione di oggetti per l’igiene personale con persone di cui non si ha certezza dello stato di salute, a maggior ragione in uno scenario in cui la malattia è asintomatica (lo sa solo il 9% degli italiani) e se ne ignora la diffusione (il 52% pensa che ne siano affetti meno di 1 milione di persone). Solo 2 italiani su 10 inoltre conoscono i comportamenti corretti per evitare il rischio di contagio (uso di aghi sterili, il non condividere oggetti igienici personali con persone di cui non si ha sicurezza delle condizioni di salute, l’uso di precauzioni in caso di esposizione a sangue potenzialmente infetto). (nota informativa: Il prossimo mese di dicembre uscirà, edito dalla fidest il libro “Medicina sociale 2016” dedicato all’epatite C e sarà possibile accedervi tramite Amazon libri. E’ a cura di Riccardo Alfonso)

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Grecia e il capitalismo truffaldino

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2015

Il giornalista e politico Giulietto Chiesa è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Il mondo è piccolo”, condotta da Fabio Stefanelli, su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.Chiesa in questo periodo si trova in Grecia e ha raccontato la situazione:“Si percepisce uno stato generale di disagio. Dopo il referendum sembrava che Tsipras avesse acquisito una forza contrattuale ampia, ma a quanto pare la forza contrattuale dell’Europa è ancora più alta. E’ in corso il ‘waterboarding’ della Grecia, li stanno soffocando, non li stanno facendo vivere, gli fanno ritirare al massimo 60 euro al giorno in banca. Ieri nell’isola in cui mi trovo adesso, un distributore è stato chiuso per mancanza di benzina. C’è una situazione di totale blocco. Non credo che i cittadini greci possano resistere a lungo, stanno andando avanti con i soldi che avevano sotto il materasso. L’Europa sta tenendo la popolazione greca per il collo. Il referendum del popolo greco viene azzerato da un gruppo di burocrati che non hanno nessuna legittimazione democratica. Questo è l’inizio della fine dell’Europa. Quando i principi che regolano uno Stato vengono cancellati con la forza. Questa Europa va cancellata e ricostruita da zero. Le istituzioni europee rispondono ad un disegno che non è democratico, le banche non possono dettare le leggi ai singoli Paesi. Non c’è nessuno che si salva ai vertici europei. I popoli devono rendersi conto che questa Europa è diventata estranea e ostile e devono ribellarsi. Bisogna unirsi ai greci, creando uno schieramento trasversale contro questa Europa. Se il governo Tsiprassarà costretto ad accettare i diktat europei, dovrà dimettersi. Tra uno-due anni la situazione sarà irrecuperabile. Bisognerà mettere in conto anche che scorra sangue, alla fine il popolo si solleverà in armi contro chi l’ha portata in queste condizioni. Non si può pretendere che un popolo conosca l’economia. I greci sono stati ingannati, gli è stato detto: ‘entrate in Europa e potrete spendere quanto volete’ e loro gli hanno creduto. Hanno creduto a dei prestatori di denaro irresponsabili e criminali, che sapevano che la Grecia non avrebbero potuto sopportare questo peso. Si sono presi profitti e interessi e hanno lasciato la Grecia affondare. Siamo di fronte ad una delle più colossali truffe mai costruite nella storia del capitalismo. La questione riguarda anche noi, la Spagna e il Portogallo”.

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Barack Obama intervista sir David Attenborough alla Casa Bianca

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2015

barack obamadavid attenboroughLo speciale andrà in onda su BBC One domenica 28 giugno alle 22:30. In questo straordinario programma televisivo, il presidente Barack Obama intervista sir David Attenborough alla Casa Bianca. Durante un incontro all’insegna della schiettezza, i due discutono del futuro del pianeta, della passione di entrambi per la natura e di cosa possa essere fatto per tutelarla.Registrato a maggio, in occasione dell’ottantanovesimo compleanno del documentarista, lo speciale andrà in onda su BBC One domenica 28 giugno alle 22:30. Negli Stati Uniti, il programma sarà trasmesso da BBC AMERICA, canale che ha permesso al pubblico statunitense di apprezzare i più importanti documentari di storia naturale realizzati dalla BBC, alle 17:30 di questa domenica, e in versione estesa alle 20:00 (ora di New York).Il leader del mondo occidentale desiderava incontrare Attenborough per discutere del cambiamento climatico e dei suoi effetti sull’ambiente e chiedergli un’opinione in merito alle principali minacce per il pianeta. Il presidente è da tempo un grande estimatore del lavoro di Attenborough. È cresciuto guardando i film di sir David che, avendo dedicato 60 anni all’esplorazione del globo, ha vissuto in prima persona le trasformazioni della natura.Gli spettatori potranno assistere allo straordinario dialogo fra i due: il presidente spiega le proprie iniziative per contrastare il cambiamento climatico e affrontare le questioni ambientali, oltre ad accennare alle proprie radici africane per parte di padre e a raccontare come l’infanzia trascorsa fra Hawaii e Indonesia abbia plasmato il suo grande amore per la natura. David Attenborough rievoca aneddoti della propria lunga carriera, racconta il recente tuffo da record dalla Grande barriera corallina che lo ha visto protagonista e propone possibili soluzioni alle questioni più urgenti, come l’aumento della popolazione, il cambiamento climatico e lo sfruttamento delle energie rinnovabili.Alcune affermazioni del presidente Barack Obama durante l’intervista:“Nutro

President Barack Obama participates in an Office of Digital Strategy taping with Sir David Attenborough of the BBC in the Map Room of the White House, May 6, 2015. (Official White House Photo by Chuck Kennedy) This photograph is provided by THE WHITE HOUSE as a courtesy and may be printed by the subject(s) in the photograph for personal use only. The photograph may not be manipulated in any way and may not otherwise be reproduced, disseminated or broadcast, without the written permission of the White House Photo Office. This photograph may not be used in any commercial or political materials, advertisements, emails, products, promotions that in any way suggests approval or endorsement of the President, the First Family, or the White House.

President Barack Obama participates in an Office of Digital Strategy taping with Sir David Attenborough of the BBC in the Map Room of the White House, May 6, 2015. (Official White House Photo by Chuck Kennedy)
This photograph is provided by THE WHITE HOUSE as a courtesy and may be printed by the subject(s) in the photograph for personal use only. The photograph may not be manipulated in any way and may not otherwise be reproduced, disseminated or broadcast, without the written permission of the White House Photo Office. This photograph may not be used in any commercial or political materials, advertisements, emails, products, promotions that in any way suggests approval or endorsement of the President, the First Family, or the White House.

sincera ammirazione per il suo lavoro da molto tempo… lei è un grande educatore, oltre che un grande naturalista”.Aggiunge il presidente: “Non stiamo agendo con la necessaria tempestività. Una delle cose che ho capito guardando i suoi programmi e seguendola con interesse è che tutti questi ecosistemi sono interconnessi. Se un paese fa la cosa giusta e gli altri no, il problema non si risolve. La risposta deve essere globale”.“Stiamo assistendo a trend generali che si potranno modificare solo se il mondo intero saprà produrre un impegno coordinato e, purtroppo, non ci sono stati i progressi necessari in risposta al cambiamento climatico”.
Alcune affermazioni di David Attenborough durante l’intervista:“Nel giorno del mio ottantanovesimo compleanno mi sono trovato, con mia grande sorpresa, in un luogo dove non ero mai stato prima… la Casa Bianca, in compagnia del presidente degli Stati Uniti. Si è rivelato una persona affabile, ospitale e genuina”.“Ritengo che se troviamo metodi per generare e immagazzinare energia da fonti rinnovabili, elimineremo i problemi legati a petrolio e carbone perché, dal punto di vista economico, sarà desiderabile utilizzare questi nuovi metodi. Riuscirci significherebbe compiere un notevole passo avanti nel risolvere i problemi della Terra”.
“A mio parere dobbiamo capire, ma anche percepire istintivamente, che la natura fa parte della nostra eredità. Abbiamo solo questo pianeta e dobbiamo proteggerlo. È una consapevolezza che in fondo, nel nostro intimo, abbiamo già, e ce ne rendiamo conto nei momenti di più grande felicità e di dolore più intenso”.
Anthony Geffen, CEO of Atlantic Productions e produttore:“È straordinario poter essere testimoni dell’incontro fra due persone così carismatiche, che riflettono su alcuni dei più importanti problemi mondiali. Un documentario intimo, che include immagini dietro le quinte del presidente Obama e di Attenborough alla Casa Bianca e fa da contesto al loro importante dibattito. Sono incluse sequenze inedite e alcuni dei momenti più apprezzati delle migliori opere di Attenborough, fra cui Life on Earth, The Blue Planet e Galapagos 3D”.Commissionato da Charlotte Moore, Controller of BBC One, e Tom McDonald, Head of Natural History and Specialist Factual Formats. Il produttore per Atlantic Productions è Anthony Geffen.BBC Worldwide è distributore globale; lo speciale è già stato venduto a canali di 50 paesi su quattro continenti, ivi inclusi i canali a marchio BBC Earth nei paesi scandinavi, in Polonia, in Turchia, in Ungheria e in Romania.

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I libri di Riccardo Alfonso

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2015

Riccardo Alfonso L’Ultima frontiera – Editrice Zephir – Roma pag. 312 . L’avventura scientifica e tecnologica del XX secolo inizia con una grande tragedia con le deflagrazioni delle bombe atomiche a Nagasaki e Hiroshima. Solo in quel momento l’opinione pubblica mondiale si rese conto della nuova realtà. Eppure furono numerosi i segni premonitori. Da qui parte una riflessione dell’autore che ripercorre la storia degli eventi più significativi, e non solo di natura scientifica ma anche sociale e religiosa, che hanno attraversato il XX secolo. Saggistica

Riccardo Alfonso L’altra faccia della vita, Edizioni Fidest – Roma – pag.378. Tutto ruota intorno alla ragione. L’essere umano è stato in grado sino ad ora di perpetuare, oltre i confini della vita, i suoi ricordi. Ma tutte le volte che ha tentato d’esplorare l’ignoto si è lasciato solo prendere da infinite ansi, paure, ciniche elucubrazioni, rigurgiti ascetici. Eppure quella verità “ultima” che ci porta oltre la vita è dentro di noi e tra di noi. Basta guardare nella direzione giusta. Narrativa

La mia storia infinitaRiccardo Alfonso La mia storia infinita, Edizioni Fidest – Roma – pag.170 Questo libro è nato per ricordare le cose più belle della vita. Per un nonno seduto accanto al camino e dei nipoti che lo contornano curiosi ed interessati ai suoi racconti. E’ anche la storia di un’amicizia con un poeta e alla dolcezza dei racconti infantili. Narrativa

Riccardo Alfonso Il prezzo del progresso, Edizioni Fidest – Roma – pag. 194. La storia dell’uomo incomincia forse 500 mila anni fa o forse meno. Due furono i momenti significativi che cambiarono il corso degli eventi: il balzo netto della curva demografica tra il 1750 ed il 1800 e la nuova economia borghese capitalista o altrimenti detta rivoluzione industriale. Tutto ciò po’ spiegare quanto è accaduto nel XX secolo? Storico

Riccardo Alfonso La medicina coniugata al sociale, Edizioni Fidest – Roma – pag. 178 . Perché continuiamo a volere le pensioni di anzianità e vecchiaia? Perché un lavoro a tempo indeterminato? Perché chiediamo sicurezza sociale, ordine pubblico e giustizia? Perché la classe politica continua ad illuderci assicurandoci un cambiamento mentre si guarda bene dal realizzarlo? Forse perché se i mali venissero eliminati e i problemi esistenziali risolti non esisterebbero nemmeno i politici e la politica e ciò, per taluni, è un male peggiore del rimedio. Medicina sociale/welfare

Riccardo Alfonso Le Ombre, Edizioni Fidest – Roma – pag.254 € 13. Le ombre celano, a volte, una realtà che vorremmo sempre presente. Nell’ombra continua a nascondersi un personaggio emblematico che l’autore incontra in lampi di luce sempre più brevi sino scomparire del tutto. Possiamo definirlo un racconto autobiografico? Forse si, forse no. Lasciamo al lettore la decisione finale. Fantascientifico

Il DittatoreRiccardo Alfonso Il Dittatore. Edizioni Fidest – Roma – pag. 180. Un giornalista viene ucciso: E’ Mino Pecorelli. Perché è accaduto? Il fatto permette all’autore di approfondire lo scenario che lo contorna e di prefigurare l’esistenza di un “puparo”. Diventa uno spaccato della vita e dei costumi italiani dal 1945 al 1990. Saggistica

Riccardo Alfonso, Le tre medicine, edizioni Fidest. Roma – pag. 368. L’avventura umana si carica di tre significative componenti: lo spirito, la materia ed i ricordi. Lo spirito accende in noi la sete della ricerca, l’introspezione intimistica che ci avvicina ai valori del trascendente. La materia è nella cura di sè, del modo come ci avviciniamo alla vita, ne assaporiamo i suoi frutti e ci serviamo per lenire gli affanni del corpo. Tra i due momenti, tra queste due pieghe emerge il ricordo, il magico elisir che c’insegna ad amare il passato e a sognare il futuro e a rinfrancarci nei nostri affanni quotidiani. Sono pagine dove è franco il rapporto con la Fede, è altrettanto crudo quello con la medicina ed i suoi lenimenti ed è appassionato allorché i ricordi si addensano e lo lasciano abbacinato. Saggistica

GheddafiRiccardo Alfonso, Muammar Gheddafi – Il prezzo del progresso – Collana editoriale Fidest – pag. 232. La storia incomincia il primo settembre del 1969 con l’operazione Gerusalemme. E’ un altro importante capitolo della storia politica dell’Islam. E’ anche una svolta significativa alla politica occidentale che aveva cercato di sostituire il colonialismo con governi locali autoctoni ma asserviti alla causa capitalistica e ancora peggio ai vari comitati d’affari, sovente di malaffare, e alle multinazionali. E’ una premessa che ci pone un interrogativo: è possibile cambiare la storia dei paesi africani ed asiatici con governi indipendenti e sovrani della volontà popolare o anche rivoluzionari ma guidati da uomini come Gheddafi che hanno saputo garantire l’autonomia del paese dalle tante seduzioni occidentali? Saggio storico

L’eroe e il carnefice, lo spirito ed il corpo. (da un saggio di Riccardo Alfonso) Lo sgomento del principe Arjuna davanti alla prospettiva d’impugnare le armi per uccidere i propri simili in battaglia è allontanato dal dio Krsna che gli appare in sogno e lo esorta a combattere. L’esortazione a tuffarsi nella lotta e ad uccidere senza patemi d’animo è data secondo il principio che tutto è eterno. La lama del giustiziere non distrugge l’immutabile. Può apparire come una implicita esortazione all’omicidio. Noi dunque siamo attraversati da due mondi: quello visibile dei corpi e perituro, e quello invisibile, immanifesto. E’ la stessa divisione del reale affermata da Platone e dall’intera tradizione filosofica dell’occidente e raccolta dal cristianesimo. Dovremmo arguire che l’uccisione è nella natura delle cose, ma significa proprio questo? Vivere vuol dire fare violenza agli altri? No di certo. Occorre cancellare questo falso dalla nostra memoria e partire dal presupposto che non esistono nemici da combattere e da uccidere, in tutte le possibili battaglie della vita: dalle guerre dichiarate, ai conflitti locali, alle contese private. Se non rendiamo universale tale precetto è difficile poter capire che debbano esistere delle eccezioni e che la violenza e il delitto possano avere eroi che osannano il loro trionfo con l’uccisione del nemico.

Cultura e religioni monoteiste, punti d’incontro e di scontro.(Saggio di Riccardo Alfonso edizioni Fidest). Le recenti vicende che in Ucraina hanno messo a nudo i contrasti tra religioni che si richiamano alla comune matrice cristiana: Chiesa d’oriente e d’occidente) rendono attuale un saggio scritto qualche anno fa. L’autore nella sua prefazione scrive, tra l’altro: In un mondo occidentale che perde il senso dei valori assoluti e non riesce più in particolare ad agganciarli ad un Dio signore di tutto, la testimonianza del primato di Dio su ogni cosa e della sua esigenza di giustizia ci fa comprendere i valori storici di coloro che portano con se tale testimonianza. Da qui parte una proposta: E’ necessario che incominciamo dalle scuole da ogni ordine e grado. E’ una cultura dell’informazione e della formazione che va incoraggiata e sostenuta per favorire la conoscenza e la comprensione delle posizioni altrui.

Vite vissute. Storia del XX secolo di Riccardo Alfonso (edizione Fidest pag.148). L’autore traccia un profilo degli eventi di maggiore rilievo che hanno attraversato il XX secolo. I più traumatici oltre alle due grandi guerre sono stati i momenti che li hanno preceduti ed in particolare con l’avvento del fascismo e del nazismo. Ma la storia continua anche dopo. Possiamo dire che il declino del fascismo e del nazismo coincide anche per l’assenza di talenti e per la mancata formazione di una èlite adeguata alle circostanze. Il XX secolo che incomincia con le scoperte di Marconi e di madame Curie, le geniali intuizioni di Einstein, fermi e Fleming, si completa con i sogni d’intere generazioni verso una società migliore e più evoluta.

RicordiRicordi (Riccardo Alfonso, Edizioni Fidest pag. 212) L’opera rientra nel filone della narrativa. E’ la storia ultima della vita. Un vecchio è davanti ad un focolare a scaldarsi. E’ solo. Fuori imperversa la tempesta. Gli spifferi entrano gelidi dalle porte sconnesse e lo fanno rabbrividire. Lo coglie un profondo torpore. In quel momento rivive la sua vita. Ricorda, e le lacrime gli solcano il volto, reso grinzoso ed attraversato da profonde rughe. Ricorda e sorride. Sono gli spaccati di una vita felice, di un amore che gli ha addolcito il cuore. Ricorda ed i suoi occhi si riempiono di furore, per una ingiustizia patita che ancora gli brucia come un tizzone ardente preso involontariamente tra le mani. Sente nelle narici l’odore acre della pelle che brucia e gli scopre la carne.

La crisi delle arti grafiche tradizionali e l’avvento delle nuove tecnologie. Riccardo Alfonso edizioni Fidest. Le nuove tecnologie automatizzate stanno sostituendo del tutto i vecchi metodi. La chiave del successo è costituita dalla possibilità di poter offrire alla clientela nuove soluzioni a prezzi contenuti, con rapidità di esecuzione e con un prodotto finito d’alta risoluzione. Partendo da questo punto l’autore sviluppa il suo discorso prima passando in rassegna le tecniche di stampa tradizionali e poi le nuove applicazioni per l’editoria dei giornali e dei libri ed i loro interfaccia alla carta stampata con i CD ed internet. Si considera, inoltre che le nuove tecniche prevedono la possibilità che tutto il materiale cartaceo, afferente la modulistica aziendale, sia contenuto in dischetti o richiamati sui computer aziendali, di volta in volta, e ciò evita sia l’immagazzinamento di moduli sia la ricerca di spazi adatti e l’invio, di volta in volta, alle dipendenze.

L’aromaterapia di Riccardo Alfonso (edizioni Fidest). Un interessante volumetto è stato dedicato all’analisi e allo studio sugli odori. Sin dall’antichità si conosceva questa cura che utilizza le essenze odorose delle piante. Si distingue dalla fitoterapia che a sua volta usa l’impiego terapeutico delle piante (infusi, estratti, decotti), ma con modalità diverse. I vantaggi che producono gli odori si possono grosso modo indicare in questi quattro punti: 1) gli odori sono più facili da analizzare e da somministrare in dosi precise; 2) si diffondono e sono assorbibili rapidamente dalla pelle; 3) il loro uso è più agevole, sia sotto forma di aerosol sia di gocce; 4) la loro alta concentrazione consente un utilizzo molto modesto del prodotto. Ma di quali proprietà medicinali si tratta? Tanto per cominciare possono sterilizzare utilizzando le loro doti antisettiche, intere colonie batteriche ed inibendo, ove il caso, i loro effetti patogeni. Procurano benefici balsamici all’apparato respiratorio, impediscono la crescita di batteri senza ucciderli (batteriostatici) nelle cistiti e nelle varie infiammazioni urinarie. Sono, inoltre, antispastici, digestivi, antiinflautolenti a livello delle vie digerenti, cicatrizzanti nelle affezioni cutanee, rivulsivi o regressivi per le mialgie, i dolori muscolari e per i dolori articolari. L’aromaterapia ha comunque dei limiti e delle cautele che vanno osservate.

Il villaggio globale di Riccardo Alfonso, edizioni Fidest. Man mano che le tecnologie ci permettono l’accesso a forme di comunicazione più diretta ed in tempo pressoché reale, ciò che era considerato un “villaggio globale”, sposta gli obiettivi su “interpretazioni” sempre più avanzate. E’ l’argomento sviluppato in questa pubblicazione. Su tale filone di considerazioni si cita, tra gli altri, il celebre sociologo canadese Marshall McLuban, allorché attribuì questo termine, diversi anni fa, pensando alla televisione. Oggi questo ruolo di comunicatore privilegiato già appartiene ad altri: è internet. In pochi anni abbiamo creato un mercato di concorrenza perfetta dopo che all’inizio del XX secolo e per decenni, economisti di fama mondiale, lo avevano studiato come un modello teorico per rappresentare un’organizzazione degli scambi dove prezzi e quantità d’ogni transazione fossero istantaneamente noti a tutti i partecipanti e che non vi fossero costi o limitazioni d’entrata e di uscita.

Il trasporto intermodale di Riccardo Alfonso, edizioni fidest. Il punto debole in Italia, e in senso più generale in Europa, è il trasporto delle merci o, per l’esattezza, il trasporto intermodale. Si analizzano in questa pubblicazione sia l’inadeguatezza delle reti viarie stradali, ferroviari, fluviali, marittime ed aeree, nell’ambito nazionale, sia la loro incapacità di collegarsi a livello europeo con un sistema omogeneo di trasporto. Il problema a questo punto sta non solo nel modo come si trasporta ma nella possibilità di effettuare degli scambi senza creare complicazioni. Basta pensare, ad esempio, che la quota del trasporto merci su rotaia in Italia è salito, nel giro di un decennio, dal 9 al 14,2%, ma resta ben poca cosa se pensiamo che nel frattempo registriamo in Francia un 38%, un 28% in Germania ed un 24,2% in Gran Bretagna. Questa situazione diventa sempre più grave in Italia proprio perché le nostre imprese devono fare i conti con una concorrenza internazionale sempre più agguerrita e l’unificazione dei mercati sta già esercitando un ruolo decisivo sui costi aziendali, la mobilità delle merci e, soprattutto, dai risparmi che possono derivarne dai trasporti.

L’uso esperto della ragione, di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. Oggi non vi può essere capacità di comprendere e far fronte a nuove situazioni senza “informazione” o, per meglio dire senza la capacità di muoversi con destrezza nella massa crescente d’informazioni. E’ in buona sostanza quanto sostiene l’autore di questa pubblicazione. E’ stato costruito un modello informativo sempre più esclusivo dove non è facile far circolare le notizie se non attraverso canali ben definiti. Internet oggi sembra l’unico strumento di mandare a gambe all’aria questa struttura monolitica, ma, purtroppo, non è così. L’informazione, in pratica, è soffocata dalla massa delle notizie che circolano. Basti pensare che solo in Italia sono attivi circa 500.000 siti. E’ praticamente impossibile non diciamo visitarli tutti ma anche il loro 10% o ancora meno, diciamo 1%. In questo modo ritornano in auge le corsie preferenziali ed il loro perverso sistema di incanalare un sistema di comunicazione privilegiato rispetto a tutti gli altri.

Rapporti d’interdipendenza Nord-Sud, di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. L’evoluzione dei rapporti d’interdipendenza Nord-Sud sta subendo una sostanziale evoluzione alla luce dei mutamenti della situazione geopolitica di questi ultimi anni. L’autore ha individuato tre direttrici: 1) le vie di comunicazione. Sono ritenute vitali per collegare la produzione al mercato di sbocco; 2) l’informazione. Non vi è dubbio che la formula del successo del sistema Paese passa per la sua capacità di dotarsi di infrastrutture adeguate nella comunicazione elettronica, 3) analisi del progetto di sviluppo. Pensiamo alla lotta contro la povertà, alla integrazione delle economie in via di sviluppo, alla sana gestione dei bilanci, all’attuazione delle riforme economiche e alle economie di scala attraverso la riorganizzazione dei servizi pubblici.

Le reti immateriali, di Riccardo Alfonso, edizioni Fidest. Queste reti sono costituite da migliaia di centri di ricerca, di laboratori d’imprese, di università, d’istituti d’insegnamento superiore, di organismi di formazione e centri di innovazione, sparsi in tutto il mondo. E’ un’armatura intellettuale che l’autore richiama nel suo libro per raccontarcela nei dettagli. Le reti, a loro volta, non escludono il contatto fisico tra i protagonisti. Essi s’incontrano regolarmente nel corso di seminari e di conferenze e in tale ambito colgono l’occasione per migliorare maggiormente l’interconoscenza e per sviluppare nuove idee e nuovi contatti.

La violenza e la risposta delle istituzioni di Riccardo Alfonso edizioni fidest. I recenti fatti di Genova rendono di grande attualità questa pubblicazione edita qualche anno fa. In U.S.A. si uccide legalmente e, del resto, ciò accade anche in altri paesi del mondo, Cina compresa. Le vittime sono, per lo più, criminali che hanno già ucciso altri esseri umani e per ragioni abiette: per gelosia, per sadismo, per stupidità, per cinismo, per amoralità. E’ una lunga scia di sangue che da Caino ad oggi non sembra avere fine. A questo punto ci chiediamo perché impietosirci nei confronti di chi non ha avuto pietà? Perché, d’altro canto, essere alla pari spietati mettendosi sullo stesso piano di chi proditoriamente spezza una vita? Probabilmente non è facile dare ragione agli uni e torto agli altri senza che un “pizzico” di dubbio ci attraversi la mente. E’ proprio sul dubbio che la trama del racconto-verità dell’autore ci conduce su questo sentiero impervio e c’induce a riflettere, forse un po’ di più di quanto non abbiamo già fatto.

Le clausole vessatorie ed il consumatore di Riccardo Alfonso, edizioni fidest. L’autore parte dalla legge n° 52/1996 in attuazione della direttiva Comunitaria 93/11/CEE. Lo fa per analizzare le norme antivessatorie contenute nel disposto legislativo. Esse sono poste a tutela del consumatore quale contraente debole. E’ una sistematica ricerca della nuova e complessa materia e della relativa casistica. Vi è una parte riservata alle diverse possibilità di difesa del consumatore disciplinate dalla legge, compreso il ricorso per la conciliazione extra processuale. Sono dei percorsi non sempre agevoli per il consumatore italiano proprio per la cronica difficoltà in cui si dibatte la giustizia italiana dai processi lunghissimi e che richiedono anche dieci anni di dibattimenti prima di concludersi con una sentenza definitiva.

La crescita della produttività nella new economy di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. Associare il rapido aumento della produttività aziendale con la contestuale introduzione delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni (TIC), è un dato di fatto che va, tuttavia, analizzato con la crescita dell’economia nel suo complesso. Perché questo avvenga è necessario che le Tic abbiano il carattere di una tecnologia pervasiva (general purpose technology) per avere la certezza che il suo uso possa generare un aumento più rapido dell’efficienza complessiva del processo economico, ovvero del più elevato tasso di crescita del prodotto potenziale. Non va dimenticato che il mutamento tecnologico ha delle subordinate dipendenti dalla qualità delle politiche che lo accompagnano e da un insieme di altri fattori tra cui la liberalizzazione dei mercati finanziari nazionali e la loro progressiva integrazione internazionale.

Visti da lontano, di Riccardo Alfonso, edizioni Fidest, pag. 140. Non si tratta di un timore riverenziale che l’autore ha per i grandi personaggi visti realmente da…lontano. Roma, d’altra parte, è una grande vetrina dove è facile trovare esposte figure di livello internazionale nei più disparati campi dalla politica all’economia e alle scienze e alla cultura. A volta capita sorprenderli in un ristorantino di Trastevere o seduti al Puff per gustarsi, come tutti gli altri spettatori, le gag in versi di Nando Fiorini. Sono questi spaccati d’intimità dove una celebrità cerca di confondersi tra la gente che non è facile ritrovare nei pranzi ufficiali o negli incontri formali. Il libro vuole essere, in un certo qual modo, la risposta all’incontrario del più famoso libro di Andreotti: Visti da vicino. Chi, ci chiediamo, dei due autori ha colto meglio dell’altro i segreti sentimenti di questi uomini e donne d’eccezione? ma non tutti i personaggi collimano tra i due racconti. Ve ne sono diversi che i “visti da lontano” non compaiono nel libro di Andreotti e viceversa.
Il crollo dell’ideologia come quella marxista-leninista è irreversibile? Di Riccardo Alfonso edizioni Fidest pag.114. E’ una tesi, sostenuta dall’autore sia pure con in fondo un interrogativo, che è ben lungi dall’essere teorica ed ipotetica. In Italia, ad esempio, prospera un buon 5% dell’elettorato italiano che si identifica, sia pure con diverse sfumature, a quella ideologia che ha avuto dal crollo del muro di Berlino una caduta rovinosa e per molti mortale. Se essa resiste, sia pure diventando minoranza nei paesi dove ha prosperato, e riducendosi di molto negli altri, resta la ragione ultima di una lotta sociale per nulla spenta. E’ questo il tema conduttore nel quale si cimenta l’autore.

Non profit. Le origini di una scelta sociale di Riccardo Alfonso “Quaderni fidest). Il tutto è nato negli anni settanta dalla pretesa dello Stato italiano di voler monopolizzare il sociale sbandierando lo slogan “servizi pubblici generali gratuiti”. Come dire niente più assistenza precaria, confessionale, paternalistica. Un concetto in se suggestivo, ma irrealizzabile. E’ una constatazione che non ci rende giustizia perché prova una sola cosa: l’incapacità dello Stato di difendere i diritti dei più deboli ed i suoi sprechi e le sue inefficienze rendono addirittura più grave il rapporto oggi esistente tra lo Stato ed i cittadini. Pensiamo a quella che è l’assistenza sanitaria, dove il dibattito più a la page sembra quello se reintrodurre il ticket per i medicinali oppure no. Per non parlare della giustizia i cui tempi lunghissimi favoriscono solo i benestanti e non certo i poveri che non si possono permettere spese di tale genere e per periodi tanto estesi. E le pensioni dove le mettiamo? Milioni di pensionati vivono, si fa per dire, con assegni inferiori al milione di lire e dovendo pagare, per giunta, fitti che assorbono l’80% delle loro modeste entrate.

Socialismo reale e realtà economica di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. Negli anni a cavallo tra le due guerre mondiali abbiamo governato l’Italia all’egida di un’economia “mista” nella quale era prevalente la mano pubblica e non solo nei settori più importati dell’energia e della finanza. Si pensò ad una nuova filosofia produttiva impostata sull’economia mista sotto il protettorato dello Stato. Per questo motivo, probabilmente, l’esperienza fu, grosso modo, riproposta nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Il privato, a sua volta, ne traeva vantaggi sia con l’erogazione a pioggia di contributi a fondo perduto per sostenere le produzioni che non avevano più mercato, ma erano fonte d’occupazione di manodopera, per lo più generica ed altrimenti senza avvenire. Ma la caduta del muro di Berlino, nel 1989, il conseguente crollo del socialismo reale, il trattato di Maastricht, la liberalizzazione dei mercati, la necessità di risanare i conti pubblici usciti fuori quadro per milioni di miliardi, costrinse l’Italia ad un drastico giro di boa. Le imprese fuori mercato furono costrette a chiudere, gli enti pubblici furono ridimensionati e, in taluni casi, ceduti a privati e gli stessi servizi pubblici furono costretti a fare i conti con le aspettative del mercato e con il passo dei tempi nuovi. Siamo così giunti ai tempi nostri. Quale futuro ci attende?

Le bombe che cambiarono il volto del mondo di Riccardo Alfonso Edizioni Fidest. Nel 1945 due furono le atomiche lanciate su altrettante città giapponesi dagli americani: Nagasaki ed Hiroshima. Sono trascorsi 56 anni da allora ma si continua a morire per gli effetti devastanti di quei ordigni. Altre distruzioni, diciamo più convenzionali, le abbiamo avute con i tre giorni di bombardamenti subiti ad Amburgo nel luglio del 1943 allorché rimasero uccise 43.000 persone e a Dresda nel febbraio del 1945 con 135.000 morti. Ma fu l’atomica a segnare l’inizio di un’era diversa. Vi pervenimmo ignorando quasi del tutto gli studi che furono condotti a monte e che videro la partecipazione anche degli italiani. Il richiamo a quegli eventi ci aiuta ad introdurci nella realtà odierna, dove la medicina ci porta alle soglie della vita con la clonazione umana, ma ci rende consapevoli che noi stiamo percorrendo una strada privi di quel bagaglio culturale imposto allora dalle chiusure di una società autoritaria e alla sua preconcetta diffidenza per qualsiasi novità, ed oggi per l’ansia di voler scavalcare ogni limite per raggiungere un primato di potere e non di conoscenza. In effetti esiste un rapporto incompreso tra le meraviglie del progresso e il progresso effettivo della società. Sta a noi, al nostro senso di responsabilità, alla luce della nostra saggezza, comprendere i limiti oltre i quali non vi è la scienza ma l’avidità umana e le sue nequizie.

La sfida del secolo: l’Africa di Riccardo Alfonso Edizioni Fidest (saggio). Il mondo occidentale dovrà, prima o poi, confrontarsi con un continente per nulla alla deriva: L’Africa. Oggi si pensa al contingente: alla sua povertà, in alcuni casi estrema, alle sue risorse naturali, alla capacità di spolparla secondo una logica da neo colonizzatori ma un domani, non molto lontano, le cose cambieranno ed allora cosa accadrà se ci ritroviamo con un paese tenuto troppo a lungo sotto pressione e sfruttato? I numeri ci dicono che i suoi abitanti, secondo una stima di qualche anno fa, sono 763 milioni. Vivono in 53 Paesi su un territorio di 30,4 milioni di Kmq. Oggi 29 milioni di persone in Africa sono a rischio alimentare e 18 milioni di essi sopravvivono grazie agli aiuti internazionali. 250 milioni di poveri sono concentrati nelle regioni a sud del Sahara e vivono con meno di un dollaro al giorno. 25,3 milioni di persone sono colpite da infezione da hiv. Più di 11 milioni di bambini hanno perso entrambi i genitori per causa dell’Aids. 15 mila persone, in media, sono assistite da un solo medico In Burkina Faso il rapporto medico/pazienti è di uno per 57.310. 2,3 milioni sono i profughi presenti nel Continente: vittime di guerre, siccità e carestie. 53,6 milioni di mine sono ancora disseminate sul territorio africano. L’Egitto è il Paese con il maggior numero di ordigni: 23 milioni.

Dopo Marx un altro Marx di Riccardo Alfonso Edizioni Fidest (saggio). Il potere sovietico comunista è crollato e con esso il sistema sociale che lo supportava. Ora i “posteri” si chiedono se questa ideologia, e l’autore si riferisce a quella specifica del marxismo e non del marxismo-leninismo, ha in via definitiva perso il suo ruolo nella storia dell’umanità o se le deformazioni che l’hanno viziata sono quelle che, in effetti sono morte. Il marxismo, per l’autore non è solo un messaggio sociale in chiave laica, ma un richiamo ad una giustizia universale che non ha ricadute, nei nostri rapporti esistenziali, se non temporanee ed accidentali. Allorché un ministro tedesco molto famoso, riferendosi al crollo dell’Urss, ebbe a dire “Marx è morto, Gesù è vivo” possiamo solo obiettare, come fa Johannes Weib che né Gesù è così vitale né Marx è così morto.

La ricerca e la lotta per la verità e la conoscenza di Riccardo Alfonso edizioni Fidest (saggio). L’intelletto ha una vista acuta quanto ai metodi e agli strumenti, ma è cieca quanto ai fini e ai valori. Tuttavia ogni aspetto di questo multiforme scibile umano assume toni e significati diversi a seconda di chi lo manipola: la scienza ha avuto la sua relatività, ma anche la bomba atomica. La filosofia si muove nella realtà di un ambiente temporale immergendosi in un topos tipico di un dibattito ideologico naturale con le enormi potenzialità espresse dai tanti Marx, Nietzsche e Freud. E’ una penetrazione nel mondo scientifico e filosofico fatta nell’ambito del sistema e delle sue categorie intellettuali. Ciò, ovviamente, non esclude l’intimo rapporto con l’uomo, il suo muoversi ai margini della coscienza mondiale, in un messaggio religioso che ritrova la sua continuità dalla virus pagana alla fede rivelata. E’ il tema conduttore di una riflessione di una conoscenza che ci ha portati a sfiorare il mistero ultimo della vita e della morte e che oggi si apre ad un dibattito sempre più serrato.

Le scoperte dell’uomo nella loro ovvietà, di Riccardo Alfonso edizioni Fidest (saggio). La vita dell’uomo sembra oramai dipendere interamente dalla scienza. Il fuoco, la ruota e la nave furono le prime grandi manifestazioni del percorso umano. Dal periodo “babilonese antico” (1800/1600 a.C.) al “seleucidico” (tre secoli prima di Cristo) abbiamo avuto numerose anche se discontinue testimonianze delle scoperte e delle invenzioni che hanno caratterizzato l’impegno dell’essere umano verso una evoluzione ordinata della società. L’autore traccia in questo modo una panoramica sugli eventi più importanti che ci hanno portato alle conoscenze odierne e a distinguere ciò che è stata l’invenzione rispetto alla scoperta. La prima è senza dubbio una conquista intellettuale superiore alla scoperta “elevandosi – a detta degli antichi – alla potenza degli Dei.” Ora dobbiamo chiederci se tutto ciò costituisce un privilegio o un limite, a dispetto del progresso che abbiamo conquistato.

Le guerre del XX secolo di Riccardo Alfonso, Edizioni Fidest. La prima grande guerra mondiale fu in prevalenza un conflitto di posizione coinvolgendo il 6% delle popolazioni nelle azioni belliche. La seconda, invece, fu caratterizzata da truppe in continuo movimento e concorsero a coinvolgere il 90% delle popolazioni degli Stati che furono occupati militarmente. La terza guerra mondiale non scoppiò perché furono tutti consapevoli che avrebbe provocato un genocidio di proporzioni bibliche ed avrebbe reso inabitabile gran parte della terra. Lelio Basso, negli anni sessanta, fece una distinzione tra le guerre. Per lui erano solo di due tipi: borghesi ed anti-coloniali. Nel primo caso egli fece rientrare le due grandi guerre. Esse mandarono al macello milioni di esseri umani “per ideali che non comprendevano, e che in realtà nascondevano interessi di casta.” Nel secondo tipo di guerra vi sono popoli che insorgono per avere finalmente libertà, giustizia, diritto alla propria identità ed autonomia. L’autore, a questo punto, giunge ad una diversa riflessione: le guerre sono guerre e la loro illegittimità prevale sui motivi che potrebbero essere nobili e che albergano a monte. Le guerre, in altre parole, sono il frutto di un imbarbarimento della cultura civile e democratica dei popoli. E’ la loro mancanza al dialogo che spinge gli uni contro gli altri e non è solo il frutto di chi si pone in posizioni conflittuali nei confronti del suo prossimo. E’ quella cultura della guerra che noi abbiamo ereditato dal nostro passato e che ancora oggi non riusciamo a scrollarci di dosso. E’ nella nostra natura predatoria che offende l’intelligenza e la saggezza dell’homo novus.

Vita di campagna. L’agriturismo tra il vecchio ed il nuovo di Riccardo Alfonso, edizioni Fidest. Scrive il cittadino Mauriac pensando alla campagna: “Ciò che spaventa della vita in campagna è quell’essere esposti senza riparo alla pioggia, al fango, alla neve, alla notte. La vita di città sfugge ai fenomeni atmosferici. Il suo ritmo non dipende dalla meteorologia. In campagna, preda del maltempo, il cittadino scopre di essere un animale inadatto a vivere. Come vivere? Come potrà resistere il pensiero, diciamo la coscienza, su questo globo inondato, ghiacciato, tenebroso?” Sono parole che, qualche anno fa, faceva sorridere ai cittadini che si tuffavano nella vita di campagna, quindici giorni all’anno e d’estate o al più a giugno o a settembre. Ora un po’ meno considerato che l’agriturismo ha avuto una certa evoluzione recettiva ed incomincia ad adattarsi alle comodità cittadine: piscine, campi di tennis, sauna ecc. E’ un peccato. Bernardelli ci ricorda che il tempo della campagna è quella della vita nascosta: ci ha insegnato a crescere, ci ha insegnato a conoscere noi stessi. Nella nostra anima di adolescenti segregati, mortificati, pensosi ha ammesso il senso misterioso della durata, il fremito inavvertito dei grandi paesaggi, la delicatezza della meditazione e ci ha preparati a morire.” E’ la memoria – per Bernardelli – il sussurro della cima di un albero, un’ombra di nuvole nel cielo del mattino, è lo struggimento di quell’esistenza di allora, piena di affanno, di desiderio, di rinuncia. La campagna è come una malattia, isola il fanciullo e l’artista in una solitudine miracolosa. Dobbiamo avere anche di questa “percezione” un amaro rimpianto?

Le privatizzazione nell’Europa dell’Est di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. L’Europa dell’Est è uscita di recente dal socialismo reale delle “economie pianificate” per immergersi in una nuova e non certo meno traumatica esperienza. Si è partiti da una ragnatela d’intrecci tra grandi imprese statali inefficienti. I programmi di riforma imposti dalle mutate condizioni politiche e di conduzione economica hanno attivato un profondo processo di trasformazione della proprietà. Questo perché una semplice apertura alla concorrenza non sarebbe stata sufficiente per eliminare legami così duraturi ed obbligare le aziende a basarsi solo sulle proprie risorse. Il primo aspetto è costituito dalle profonde lacune strutturali ed infrastrutturali che affliggono quest’area. Ad esse si associa il debole ruolo delle istituzioni che concorrono a rendere più difficile il trapasso da un sistema all’altro. Vi è poi un percorso suscettibile d’inquinamenti malavitosi, da spregiudicati arrampicatori sociali e da politici corrotti. Da qui partono alcune riflessioni ed indicazioni formulate dall’autore mentre l’UE preme per una unificazione che appare ai più difficile da realizzare in tempi brevi se non si sanano in via preliminare e permanente le tante contraddizioni esistenti.

Lo stato sociale U.E. di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. L’idea basilare posta nel testo dall’autore è che la nuova politica sociale non può fondarsi sul presupposto che il progresso sociale debba essere sacrificato al rilancio della competitività economica, perché l’Europa deve gran parte della sua influenza e della sua forza alla capacità di combinare la creazione di ricchezza e lo sviluppo del benessere e della libertà al valore delle sue risorse umane e che esse hanno priorità su tutto. Tuttavia non sembra chiaro il ruolo che la Comunità intende svolgere per una politica innovativa dello stato sociale. Non è vincolando l’età minima lavorativa ai 40 anni ed ai relativi contributi che si possono creare le premesse per una società innovativa. Bisogna pensare qualcosa d’altro. Da qui parte una proposta. Appare rivoluzionaria perché non fissa più confini d’età per il pensionamento, perché fa addirittura sparire questa parola. Perché si afferma la convinzione che bisogna riscrivere regole nuove per affrontare il nuovo che si prospetta.

Ricordi di fede di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. E’ una storia che si richiama ad un episodio della vita dell’autore e al suo primo incontro con Padre Pio, alla sua indifferenza prima e alle sue emozioni poi. Alla religiosità del padre e del suo essere “figlio spirituale” del frate beato. L’amicizia del padre con il cappuccino risaliva agli anni che precedettero la grande guerra. Li univa, forse, l’essere stati coetanei, profondamente religiosi ed amanti della verità e della giustizia. Morirono ad un anno di distanza. Sono questi i ricordi che generano forza e costanza. Sono impressi dal ricordo dei propri cari e delle persone dal grande carisma e che si riverberano in noi, per non cadere nella disperazione.

Le nuove guerre di Riccardo Alfonso edizioni fidest. Le recenti vicende di Genova in occasione del G8 hanno dato attualità ad una pubblicazione scritta qualche anno fa. la caduta del muro di Berlino ha fatto cadere del tutto il pericolo di una guerra globale che il XX secolo ci aveva abituati e che la guerra fredda aveva trasformato in una possibile catastrofe nucleare. Ora le guerre sono regionali, ma tendono ad essere esportate per coinvolgere gli altri governi ed i loro cittadini. Così arriviamo alle guerriglie urbane dove vi sono dei veri e propri commandos internazionali con persone provenienti dai più disparati e lontani paesi per misurarsi su tematiche non sempre comprese ed accettate ma che si trasformano in un terreno di scontro da terra bruciata.
Le clausole vessatorie ed il consumatore di Riccardo Alfonso, edizioni fidest. L’autore parte dalla legge n° 52/1996 in attuazione della direttiva Comunitaria 93/11/CEE. Lo fa per analizzare le norme antivessatorie contenute nel disposto legislativo. Esse sono poste a tutela del consumatore quale contraente debole. E’ una sistematica ricerca della nuova e complessa materia e della relativa casistica. Vi è una parte riservata alle diverse possibilità di difesa del consumatore disciplinate dalla legge, compreso il ricorso per la conciliazione extra processuale. Sono dei percorsi non sempre agevoli per il consumatore italiano proprio per la cronica difficoltà in cui si dibatte la giustizia italiana dai processi lunghissimi e che richiedono anche dieci anni di dibattimenti prima di concludersi con una sentenza definitiva.

Il villaggio globale di Riccardo Alfonso, edizioni Fidest. Man mano che le tecnologie ci permettono l’accesso a forme di comunicazione più diretta ed in tempo pressoché reale, ciò che era considerato un “villaggio globale”, sposta gli obiettivi su “interpretazioni” sempre più avanzate. E’ l’argomento sviluppato in questa pubblicazione. Su tale filone di considerazioni si cita, tra gli altri, il celebre sociologo canadese Marshall McLuban, allorché attribuì questo termine, diversi anni fa, pensando alla televisione. Oggi questo ruolo di comunicatore privilegiato già appartiene ad altri: è internet. In pochi anni abbiamo creato un mercato di concorrenza perfetta dopo che all’inizio del XX secolo e per decenni, economisti di fama mondiale, lo avevano studiato come un modello teorico per rappresentare un’organizzazione degli scambi dove prezzi e quantità d’ogni transazione fossero istantaneamente noti a tutti i partecipanti e che non vi fossero costi o limitazioni d’entrata e di uscita.

L’uso esperto della ragione, di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. Oggi non vi può essere capacità di comprendere e far fronte a nuove situazioni senza “informazione” o, per meglio dire senza la capacità di muoversi con destrezza nella massa crescente d’informazioni. E’ in buona sostanza quanto sostiene l’autore di questa pubblicazione. E’ stato costruito un modello informativo sempre più esclusivo dove non è facile far circolare le notizie se non attraverso canali ben definiti. Internet oggi sembra l’unico strumento di mandare a gambe all’aria questa struttura monolitica, ma, purtroppo, non è così. L’informazione, in pratica, è soffocata dalla massa delle notizie che circolano. Basti pensare che solo in Italia sono attivi circa 500.000 siti. E’ praticamente impossibile non diciamo visitarli tutti ma anche il loro 10% o ancora meno, diciamo 1%. In questo modo ritornano in auge le corsie preferenziali ed il loro perverso sistema di incanalare un sistema di comunicazione privilegiato rispetto a tutti gli altri.

Rapporti d’interdipendenza Nord-Sud, di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. L’evoluzione dei rapporti d’interdipendenza Nord-Sud sta subendo una sostanziale evoluzione alla luce dei mutamenti della situazione geopolitica di questi ultimi anni. L’autore ha individuato tre direttrici: 1) le vie di comunicazione. Sono ritenute vitali per collegare la produzione al mercato di sbocco; 2) l’informazione. Non vi è dubbio che la formula del successo del sistema Paese passa per la sua capacità di dotarsi di infrastrutture adeguate nella comunicazione elettronica, 3) analisi del progetto di sviluppo. Pensiamo alla lotta contro la povertà, alla integrazione delle economie in via di sviluppo, alla sana gestione dei bilanci, all’attuazione delle riforme economiche e alle economie di scala attraverso la riorganizzazione dei servizi pubblici.

Le condizioni dell’anziano in Italia. (dalle dispense della Fidest curate da Riccardo Alfonso, pag.108). Prendendo lo spunto dalla recente relazione biennale al parlamento sulla condizione dell’anziano in Italia e dalle ricerche condotte dal Centro Studi sul welfare in Italia, la Fidest ha inteso elaborare un rapporto analitico sullo stato dell’anziano e sull’attenzione che sino ad oggi le autorità italiane e comunitarie vi hanno prestato. E’ un fenomeno sociale che lo Stato non sembra volersi assumere alcun carico. Ancora adesso la cura degli anziani è delegata quasi esclusivamente ai familiari, essendo molto poco frequente, a differenza degli altri paesi europei, l’istituzionalizzazione dell’anziano. Proprio per questo motivo le relazioni all’interno della famiglia assumono una rilevanza particolare. La terza e la quarta età sono, infatti, le età dal ritiro dal lavoro, le età in cui è più facile rimanere soli dopo la morte del proprio compagno o compagna di vita, le età in cui si avverte fortemente il bisogno di aiuto mentre la famiglia che ospita l’anziano è spesso distratta da altri impegni: lavoro, educazione dei fili, domestici ecc.

La terra dei padri. L’agriturismo è uno dei tanti strumenti possibili per risollevare le sordi di una agricoltura depressa. Scrive il cittadino Mauriac pensando alla campagna: “Ciò che spaventa della vita in campagna è quell’essere esposti senza riparo alla pioggia, al fango, alla neve, alla notte. La vita di città sfugge ai fenomeni atmosferici. Il suo ritmo non dipende dalla meteorologia. In campagna, preda del maltempo, il cittadino scopre di essere un animale inadatto a vivere. Come vivere? Come potrà resistere il pensiero, diciamo la coscienza, su questo globo inondato, ghiacciato, tenebroso?” Sono parole che, qualche anno fa, faceva sorridere ai cittadini che si tuffavano nella vita di campagna, quindici giorni all’anno e d’estate o al più a giugno o a settembre. Ora un po’ meno considerato che l’agriturismo ha avuto una certa evoluzione recettiva ed incomincia ad adattarsi alle comodità cittadine: piscine, campi di tennis, sauna ecc. E’ un peccato. Bernardelli ci ricorda che il tempo della campagna è quella della vita nascosta: ci ha insegnato a crescere, ci ha insegnato a conoscere noi stessi. Nella nostra anima di adolescenti segregati, mortificati, pensosi ha ammesso il senso misterioso della durata, il fremito inavvertito dei grandi paesaggi, la delicatezza della meditazione e ci ha preparati a morire.” E’ la memoria – per Bernardelli – il sussurro della cima di un albero, un’ombra di nuvole nel cielo del mattino, è lo struggimento di quell’esistenza di allora, piena di affanno, di desiderio, di rinuncia. La campagna è come una malattia, isola il fanciullo e l’artista in una solitudine miracolosa. Dobbiamo avere anche di questa “percezione” un amaro rimpianto? Forse perché la terra appartiene solo ai nostri padri?

Le privatizzazione nell’Europa dell’Est di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. L’Europa dell’Est è uscita di recente dal socialismo reale delle “economie pianificate” per immergersi in una nuova e non certo meno traumatica esperienza. Si è partiti da una ragnatela d’intrecci tra grandi imprese statali inefficienti. I programmi di riforma imposti dalle mutate condizioni politiche e di conduzione economica hanno attivato un profondo processo di trasformazione della proprietà. Questo perché una semplice apertura alla concorrenza non sarebbe stata sufficiente per eliminare legami così duraturi ed obbligare le aziende a basarsi solo sulle proprie risorse. Il primo aspetto è costituito dalle profonde lacune strutturali ed infrastrutturali che affliggono quest’area. Ad esse si associa il debole ruolo delle istituzioni che concorrono a rendere più difficile il trapasso da un sistema all’altro. Vi è poi un percorso suscettibile d’inquinamenti malavitosi, da spregiudicati arrampicatori sociali e da politici corrotti. Da qui partono alcune riflessioni ed indicazioni formulate dall’autore mentre l’UE preme per una unificazione che appare ai più difficile da realizzare in tempi brevi se non si sanano in via preliminare e permanente le tante contraddizioni esistenti.

Questa è solo una piccola parte degli oltre 150 libri dello stesso autore in parte visibili su Amazon. E potremmo dire non finisce qui se si pensa che è un ghost writer che viene dal XX secolo e continua a scrivere nel XXI anche per gli altri autori.

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