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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

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Emergenza Covid-19 e sospensione lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

Sono circa 8 milioni 434 mila (il 65,8% del totale) i lavoratori dipendenti che in questo momento non lavorano, in larga parte perché interessati dal fermo imposto dai DPCM dell’11 e 22 marzo scorso, e successive modifiche (5mln e 717 mila unità, il 44,6%) e in altra misura perché sono in ferie obbligate o bloccati dalla sospensione volontaria delle attività (2mln e 717 mila, il 21,2%). I restanti 4 milioni 384 mila lavoratori dipendenti (il 34,2%), invece, continuano a lavorare: nel 17,2% dei casi principalmente o in via esclusiva da casa (2 mln 205 mila), in un altro 17% in sede (2 mln e 179 mila). Il blocco delle attività produttive, unito alla chiusura volontaria di altre, ha portato alla sospensione del 65,9% delle attività imprenditoriali italiane. È il quadro stimato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nel focus “Emergenza Covid-19: l’impatto su aziende e lavoratori secondo i Consulenti del Lavoro”, che riporta i risultati dell’indagine condotta tra il 23 e il 25 marzo 2020 su 4.463 iscritti all’Ordine, con l’obiettivo di valutare le conseguenze della pandemia sul tessuto produttivo italiano e sui suoi addetti ai lavori.

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Bcc: 10 milioni di euro di pronta liquidità a imprese, artigiani, commercianti e partite Iva

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Fronteggiare tempestivamente il fabbisogno di liquidità delle imprese e collaborare a garantirne la continuità produttiva. Con questi due obiettivi primari, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate mette a disposizione un primo plafond di 10 milioni di euro per prestiti a tassi e condizioni agevolate per le aziende socie e clienti. «E se ce ne sarà bisogno siamo pronti ad aumentare lo stanziamento, perché l’impatto del danno del Coronavirus sull’economia dipende strettamente dalla quantità di soldi che verranno destinati per il sostegno dell’economia reale -dice Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate-. La crisi che stiamo vivendo ha colpito contemporaneamente sia la domanda sia l’offerta di beni e servizi: le nostre imprese soffrono e ormai tutti, anche le famiglie, hanno chiaro che stiamo vivendo una fase di emergenza economica. Il nostro ruolo di banca locale ci impone di attuare iniziative di concreto sostegno al territorio, oltre naturalmente a favorire tutte le procedure e le misure stabilite dai decreti del governo, come la moratoria sui mutui».I finanziamenti a breve termine verranno erogati come mutui chirografari, senza spese di istruttoria, a tassi e condizioni agevolate, per un importo singolo massimo di 250mila euro, con una durata fino a 18 mesi (inclusi i primi 6, se richiesti, di pre ammortamento). «Per richiedere il prestito vanno presentate l’autocertificazione di aver subito danni derivanti dall’emergenza sanitaria e il prospetto delle spese da sostenere -spiega Carlo Crugnola, direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate-. Per i finanziamenti fino a 50mila euro abbiamo istituito un iter di delibera istantanea, mentre gli importi più alti dovranno prevedere spese giustificate per il 70% del totale richiesto. Inoltre, oltre alle spese di istruttoria sono state azzerate quelle di incasso della rata». «Come sempre, e non solo nei momenti di difficoltà, abbiamo facilmente creato la rete nel nostro territorio per supportare la nostra azione di iniezione di liquidità -chiosa il presidente della Bcc, Roberto Scazzosi-. In particolare, per agevolare l’accesso al credito abbiamo raggiunto intese con i vari Confidi del territorio».«Da questa crisi se ne esce solo facendo rete e cooperando, ognuno per il suo ruolo, per sostenere e far ripartire l’economia -commenta Andrea Bianchi, direttore di Confidi Systema!-. Per questo abbiamo deciso di supportare le misure adottate dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Per noi questo territorio è importante, nel 2019 abbiamo avuto una crescita del 20% dei finanziamenti garantiti, aiutando oltre 130 imprese, soprattutto Pmi, nel 94% dei casi con fatturato inferiore a 5 milioni di euro. Insieme vogliamo rivolgere il nostro supporto oggi proprio a queste realtà per garantire loro un nuovo futuro domani».

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Castelli: “Necessario dare immediata liquidità alle imprese”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Roma. “Il sostegno al credito è vitale per imprenditori. Con i primi provvedimenti abbiamo spinto ancora di più i Fondi di Garanzia per le piccole e medie imprese. Sono le risorse attraverso le quali gli imprenditori e gli autonomi, recandosi in banca, possono chiedere della liquidità garantita dallo Stato. È una modalità che funziona in tutta Europa.Con il Cura Italia abbiamo potenziato anche gli strumenti di moratoria. Fino al 30 settembre le persone che hanno prestiti, mutui, fidi bancari, leasing, possono sospendere le rate. Non è una richiesta che va fatta, è scritto nero su bianco ed è applicabile subito. Questo si aggiunge alle sospensioni fiscali e previdenziali, a partire dalle aree maggiormente colpite e dalle società come di 2 milioni di fatturato”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, durante una diretta Facebook con il Deputato Questore Francesco D’Uva.

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Via libera ai primi 400 mila euro per le imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

La giunta ha varato il “Bando per il credito straordinario Covid” per abbattere le spese sostenute per le commissioni di garanzia sui finanziamenti richiesti dalle imprese per far fronte alle difficoltà del momento. La giunta della Camera di Commercio di Pordenone-Udine vara il “Bando credito straordinario Covid”. Per sostenere le imprese favorendo l’accesso al credito, in collaborazione con i Consorzi Garanzia Fidi, l’ente ha dunque dato il via libera, nella seduta di oggi pomeriggio (venerdì 27 marzo) a un primo stanziamento di urgenza di 400 mila euro. L’intervento economico viene garantito tramite l’abbattimento delle commissioni di garanzia rilasciate da Confidi o fondi pubblici di garanzia che le aziende richiedano per ottenere un credito straordinario necessario ad affrontare l’emergenza.L’agevolazione concedibile per ciascuna impresa consiste in un contributo a fondo perduto, in conto capitale nella percentuale del 100%, delle spese sostenute. Il contributo massimo è pari a mille euro per richiedente. Le domande saranno presentabili a partire dal 31 marzo e fino al 31 luglio.“Si tratta di piccoli contributi, ma sono subito a disposizione delle imprese e speriamo possano essere d’aiuto – ha spiegato il presidente Giovanni Da Pozzo –. Ci siamo adoperati, assieme agli uffici, per rendere più agevole possibile la presentazione delle domande da parte delle imprese, semplificando al massimo il carico burocratico”. Le aziende dovranno infatti presentare solo le delibere di ottenimento del finanziamento e della garanzia, con l’attestazione del pagamento. Il bando sarà pubblicato nei prossimi giorni e il plafond è stato ricavato in via urgenza grazie alla revisione di alcune poste del bilancio camerale e a risparmi di spesa. “In giunta abbiamo fatto questo primo passo, ma sicuramente ne seguiranno altri nelle prossime settimane – ha confermato Da Pozzo –: siamo di fronte a una situazione eccezionale e di grandissima complessità, ma saremo in prima linea. Siamo tutti impegnati, assieme al nostro personale, per riorganizzare il lavoro in modo da essere di maggior servizio possibile alle imprese che si rivolgeranno a noi, anche rendendo rapide tutte le liquidazioni”.

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Sbloccare pagamenti PA per dare risorse a imprese e professionisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“In questo momento di estrema difficoltà, non soltanto sanitaria ma anche economica dovuta alle restrizioni per il contenimento del contagio, occorre mettere in campo ogni azione possibile per sostenere il sistema produttivo, che ha bisogno soprattutto di liquidità. Per questo riteniamo opportuno uno sblocco immediato di tutti i pagamenti dell’Amministrazione Pubblica verso aziende e professionisti. Sono risorse già disponibili e messe a bilancio e non c’è bisogno di fare nuovi debiti. Penso alle tante aziende che devono ancora ricevere il saldo delle loro fatture e che spesso sopportano pagamenti lunghi. Ma anche ai vari professionisti o agli avvocati penalisti che in molti casi devono ricevere ancora i compensi per il patrocinio gratuito fatto da tre/quattro anni. Così come devono essere sbloccati anche i pagamenti da parte degli enti pagatori nei confronti del comparto agricolo. Queste non sono risorse che devono essere trovate, sono già disponibili nei bilanci dello Stato e degli Enti locali, semplicemente vanno sbloccate rendendo più veloce il pagamento per dare liquidità alle aziende e ai professionisti. Fratelli d’Italia sta dando piena collaborazione presentando proposte concrete sul piano economico, ma occorre sbloccare subito quello che già è disponibile mettendo a disposizione di imprese e professionisti importanti risorse per far ripartire l’economia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra.

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Quali sono le imprese più a rischio default con l’emergenza Coronavirus?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

Sono quelle con rating intermedio, tra B e BBB, il 65% delle Pmi italiane. Se le prime della classe, le triple A, sono in grado di superare con disinvoltura anche lo scenario più negativo, in cui si ipotizza un calo del fatturato di almeno il 10%, per tutti gli altri rating le probabilità di default sembrano destinate ad aumentare. E per la classe B, che raccoglie imprese equilibrate pure se con margini risicati, la situazione è la più critica: la probabilità di default aumenterebbe di oltre tre volte, passando infatti dallo 0,98% al 3,29%, in caso di scenario gravemente negativo, diventando di gran lunga superiore a quella della tripla C, che oggi è del 2,38%.
Sono alcuni dei risultati degli stress test condotti da modefinance, la prima Agenzia di Rating Fintech d’Europa, attraverso For-ST, tool di simulazione progettato per elaborare proiezioni dell’andamento del bilancio e simulazioni di scenari di stress testing all’interno della piattaforma di Rating-as-a-Service.
Nella simulazione effettuata da modefinance su un campione rappresentativo di 187mila Pmi italiane con un fatturato compreso tra i 2 e i 50 milioni di euro sono stati ipotizzati due possibili scenari (oltre a quello attuale di partenza, definito in figura 4 “PD attuale modefinance”). Il primo è uno scenario moderatamente negativo e ipotizza una contrazione del fatturato del 4% per tutti i settori e le imprese di cui è composto il campione (incluse quelle attività per cui è possibile attivare lo smart working). Il secondo è uno scenario gravemente negativo in cui la contrazione generalizzata del fatturato si attesta in media almeno il 10% per tutte le imprese italiane, a prescindere dal settore. Questo riguarda, quindi, anche le aziende non o meno colpite dall’attuale situazione, come ad esempio la GDO, il settore farmaceutico o, ancora, le imprese che possono attivare lo smart-working.Il campione rappresentativo di Pmi italiane si caratterizza, non sorprendentemente, per un forte sbilanciamento geografico al Nord del Paese (che pesa per il 60% del totale, mentre il restante 40% si divide equamente tra Sud e Centro).Per quanto riguarda i settori, i più rilevanti sono quelli del commercio all’ingrosso e al dettaglio (circa il 30%) e la manifattura (poco più del 28%); le costruzioni rappresentano il 13,44% del totale, seguite da trasporto (5,7%) e attività immobiliari (quasi il 5%).

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Camera di Commercio di Pn-Ud per sostenere il credito alle imprese

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

Una task force con i rappresentanti di tutta l’economia delle province di Pordenone e Udine per raccogliere le istanze di ogni comparto e mettersi a servizio del sistema produttivo, confidando che l’emergenza Coronavirus possa essere risolta prima possibile. La Camera di Commercio di Pn-Ud ha convocato questa mattina (venerdì 20) in videoconferenza un tavolo con una quarantina tra rappresentanti di tutte le associazioni di categoria, dei Confidi e una trentina del mondo bancario, in cui si è sottolineata la necessità primaria di credito immediato alle imprese. “La situazione è preoccupante ed è necessario agire subito”, ha affermato il presidente camerale Giovanni Da Pozzo, che oggi nel pomeriggio ha anche riunito, sempre a distanza, la giunta dell’ente, per discutere delle prime misure da mettere in campo come Cciaa.“Nella riunione con tutti i rappresentanti dell’economia abbiamo ribadito la necessità di aiutare subito le aziende: dobbiamo ricordare che tantissime sono proprio ferme per Decreto e perciò sono già in fortissima difficoltà. Abbiamo rimarcato – ha precisato Da Pozzo – la necessità che ciascuno faccia la sua parte. Dobbiamo lavorare insieme, facendo una forte azione con la Regione. Abbiamo sollecitato in particolare il sistema bancario, perché in questo momento la prima cosa è la necessità di finanziamento, di credito alle imprese, soprattutto le più piccole. Penso a realtà trasversali a tanti settori, tutte imprese che sono la vita dei nostri piccoli e grandi paesi. Hanno bisogno di sostegno subito e noi ci saremo, sia come categorie sia come Camera di Commercio”.E proprio per questo, oggi pomeriggio (venerdì 20) Da Pozzo ha riunito anche la giunta camerale, “per poter decidere assieme ai colleghi quali misure concrete mettere in campo come Cciaa”, ha detto. “Abbiamo pensato di rispondere subito alle esigenze di liquidità delle imprese: adesso verificheremo concretamente con quali modalità, ma stiamo pensando a fondi per abbattere i costi delle garanzie sui prestiti bancari che le aziende chiederanno. Un primo intervento, in cui metteremo insieme un importo di oltre 400 mila euro, ricavati dal bilancio camerale, che poi andremo senza dubbio a rimpinguare in fase di assestamento, perché è necessario che tutte le risorse possibili si concentrino su questa emergenza. Ma questo primo passo, intanto, lo faremo subito e lo avvieremo già nella prossima seduta di giunta, la prossima settimana, una volta fatte le verifiche sulla modalità migliore e più comoda per le impese”.Oltre a questo, la Camera interverrà nella più ampia azione che stanno mettendo a punto tutte le Camere di Commercio d’Italia, in particolare sempre sul credito e sull’internazionalizzazione, che andranno anche a intervenire una volta passata la fase emergenziale.

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Le 1.000 imprese champion che ci porteranno fuori dalla nuova crisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

Sono 1.000 le imprese champion individuate dal Centro Studi di ItalyPost per l’edizione 2020. Una sintesi della ricerca realizzata sui bilanci delle imprese tra i 20 e i 500 milioni compresi tra il 2012 e il 2018 è stata anticipata oggi da L’Economia del Corriere della Sera che, per l’8 maggio, ha organizzato in Borsa a Milano un importante evento dedicato a questi 1.000 imprenditori per festeggiare il quarto anno dalla nascita del supplemento economico del quotidiano di via Solferino. La ricerca completa è comunque da oggi a disposizione sul sito di ItalyPost sia in una versione sintetica “free” che in una versione a pagamento con tutto il dettaglio dei dati dei bilanci degli ultimi sei anni di queste aziende. L’indagine racconta due importanti universi dell’impresa italiana: quella tra i 20 e i 120 milioni di fatturato, che vede la presenza di 800 aziende champion, e quella tra i 120 e i 500 milioni di fatturato di 200 aziende italiane top performer. A corollario di questa indagine, il centro Studi di ItalyPost ha stilato anche una classifica delle 20 imprese big, di taglia cioè tra i 500 milioni e il miliardo di euro di fatturato.
La ricerca del centro Studi di ItalyPost, arrivata alla terza edizione, si caratterizza per l’assoluta rigorosità scientifica nell’analisi dei bilanci disponibili degli ultimi sei anni, basandosi su una serie di criteri assolutamente stringenti, sia di tipo societario che di Cagr, Ebitda, Rating e Pfn. Il quadro che ne emerge, ma stiamo parlando di bilanci a fine 2018, cioè appena all’inizio della fase di stagnazione, è ancora molto positivo e racconta di imprese che mediamente sono cresciute negli ultimi sei anni del 9,84%, passando complessivamente da un fatturato di 44,7 mld nel 2012 a 78,6 mld nel 2018, con una marginalità media degli ultimi tre anni del 16,42%, con un ROE 2018 del 15,86%, un patrimonio netto aggregato di 46,4 miliardi e con una solidità finanziaria invidiabile espressa da un rapporto Pfn/ebitda medio degli ultimi tre esercizi pari a -0,25.
Pur in un quadro di rallentamento, dunque, queste imprese sembrano assolutamente capaci di bypassare una fase di stagnazione tanto che, in un survey compiuta nei mesi di gennaio e febbraio 2020 (prima dello scoppio del CoronaVirus) il 61% ci dichiarava di aver chiuso il 2019 in crescita, mentre il 23% con un fatturato analogo al 2018 e solo il 14% con un fatturato in diminuzione rispetto all’anno precedente.Prima degli eventi che stanno sconvolgendo l’economia italiana, le previsioni sul 2020 erano infatti ancora largamente positive, con una percentuale del 59% che prevedeva di crescere ulteriormente, un 24% che prevedeva una situazione stazionaria e soltanto il 9% che stimava una contrazione di ordini e fatturato. Appare evidente ora evidente che il 2020 non potrà che essere un anno orribile, segnato da risultati, anche per le imprese champion, assai meno lusinghieri. La cosa che però appare probabile, è che, come per la Grande Crisi del 2008 – 2009, grazie alla maggiore liquidità e alle migliori risorse umane, queste imprese possano operare già da subito investimenti che potranno permettere loro di essere tra le prime pronte a ripartire nel momento in cui i mercati inizieranno la ripresa.
Altro elemento di grande interesse che la ricerca sembra evidenziare è quello della distribuzione regionale. La regione con il maggior numero di imprese champion si conferma la Lombardia con ben 322 imprese, a cui seguono il Veneto con 175 imprese e, immediatamente a ridosso, con un numero sorprendentemente elevato rispetto anche al recente passato, l’Emilia Romagna con 141 imprese.Nelle altre regioni il numero di imprese champion si comincia ad assottigliare, ma va notato che la Toscana con 68 imprese segnala una performance che inizia a farla avvicinare al Piemonte, che si ferma a sole 96 imprese, mentre le Marche si piazzano al sesto posto della graduatoria regionale con 30 imprese.Nelle altre regioni del Nord i numeri sono assai più ridotti e tendono ad essere simili a quelli delle migliori regioni del Sud. Va segnalato in questo contesto il fatto che le sole due province del Trentino Alto Adige con 19 imprese quasi raggiungono il dato complessivo delle quattro province (di cui due un tempo fortemente industrializzate) del Friuli Venezia Giulia, che si ferma a quota 22 e sorpassa largamente la Liguria, ferma a 16 imprese champion.

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Covid19: per le imprese italiane fatturati in calo fino a 650 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

Le imprese italiane potrebbero perdere tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21 a causa della diffusione del Covid19, probabilmente il più importante shock che ha colpito il nostro sistema economico nel Dopoguerra. Una “forbice” che varia a seconda della durata dell’epidemia e della velocità di reazione che avrà il nostro sistema. E’ lo scenario che emerge dal nuovo Cerved Industry Forecast, l’analisi che Cerved, tra i principali operatori italiani nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, ha dedicato agli impatti dell’epidemia in corso attesi su oltre 200 settori dell’economia italiana, inclusa una stima delle ricadute a livello regionale.
La contrazione sarebbe particolarmente violenta nell’anno in corso, con conseguenze senza precedenti per alcuni settori, come le strutture ricettive e la filiera dell’automotive. Nel 2021 si prevede invece un “rimbalzo” che riporterebbe i ricavi vicini e, in alcuni casi, al di sopra dei livelli del 2019, ma le perdite sarebbero comunque rilevanti considerato che quest’anno ci si attendeva una crescita dell’1,7% e il prossimo del 2%. Le stime sono state elaborate grazie a modelli statistici di previsione dei bilanci di cui dispone Cerved e applicati a una base di circa 750 mila società di capitale.
Sono stati disegnati due scenari: uno scenario base, secondo il quale l’emergenza terminerebbe a maggio 2020 e sarebbero necessari due mesi per tornare alla normalità, e un secondo scenario pessimistico, che prevede la durata dell’epidemia fino alla fine del 2020, sei mesi per tornare alla normalità e un completo isolamento dell’economia italiana. In entrambi i casi si prevedono importanti sostegni pubblici a favore di imprese e famiglie e la tenuta dei mercati finanziari.
Lo scenario base – In uno scenario di rapido rientro dell’emergenza, le imprese italiane perderebbero il 7,4% dei propri ricavi nel 2020, per poi riprendersi nell’anno successivo, in cui è previsto un aumento del 9,6%. Questo riporterebbe i fatturati di nuovo oltre i livelli del 2019. Rispetto a uno scenario senza epidemia, la perdita sarebbe comunque molto rilevante, pari a 220 miliardi nel 2020 e a 55 miliardi nel 2021.
Quasi la metà della perdita del 2020 sarebbe concentrata tra le imprese che hanno sede in Lombardia (-62 miliardi) e nel Lazio (-47 miliardi), ma in termini percentuali la caduta sarebbe più pesante per la Basilicata (-11,1%) e per il Piemonte (-9,6%), penalizzate dalla specializzazione nella filiera dell’automotive. Dal punto di vista settoriale, le perdite maggiori ricadrebbero su alberghi, agenzie di viaggio, strutture ricettive extra-alberghiere, trasporti aerei, organizzazione di eventi, produzione di rimorchi e allestimento di veicoli, concessionari auto, che vedrebbero una riduzione di oltre un quarto dei propri ricavi. Viceversa, alcuni settori potrebbero beneficiare dell’emergenza, come il commercio online (+26,3%), la distribuzione alimentare moderna (+12,9%) e gli apparecchi medicali (11%).
Nel caso di durata prolungata dell’emergenza, la caduta dei ricavi delle imprese nell’anno in corso sarebbe molto consistente: -17,8%, pari a una perdita di 470 miliardi rispetto a uno scenario senza epidemia, in base al quale i ricavi sarebbero aumentati dell’1,7%. Nel 2021 si prevede un “rimbalzo” che farà aumentare i ricavi del 17,5%: non abbastanza per recuperare i livelli del 2019 e in perdita di altri 172 miliardi rispetto alla stima tendenziale. I settori più colpiti sarebbero sostanzialmente gli stessi individuati nello scenario base, ma con impatti in alcuni casi drammatici: gli alberghi perderebbero nel 2020 quasi tre quarti dei propri ricavi, le agenzie di viaggi e le strutture extra-alberghiere quasi due terzi, l’automotive e i trasporti circa la metà.

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Nissoli (FI): Bene Fondo per Internazionalizzazione delle imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

In un contesto di crisi dei mercati dovuto alla pandemia da coronavirus, il Consiglio dei minsitri ha approvato il cosiddetto decreto “Cura Italia” per il sostegno all’economia italiana bloccata dall’emergenza sanitaria. Si tratta di aiutare famiglie e imprese e creare le condizioni per ripartire alla fine di questa terribile pandemia. In particolare, da eletta nella Circoscrizione estera, ho apprezzato le misure economiche atte a potenziare gli strumenti di promozione e di sostegno all’internazionalizzazione del Made in Italy e delle varie espressioni del nostro Sistema Paese. Infatti, per fare questo è stato istituito un Fondo, presso il Ministero degli Esteri, con la dotazione di 150 milioni di euro, che spero possa essere incrementato in futuro! L’ export del Made in Italy e’ fondamentale per la ripresa e deve essere messo al centro di un programma economico di risanamento, dove dovrebbero avere un ruolo rilevante gli italiani all’estero che possono contribuire in maniera decisiva al successo di una campagna di promozione dei nostri prodotti di qualità. Dobbiamo cogliere l’occasione per rendere il Sistema Italia più forte e far aumentare il senso civico degli italiani; sono sicura che dopo questo periodo di difficoltà ciò accadrà!”. Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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C’è ancora valore nelle imprese italiane?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA. La rapida diffusione del coronavirus ha generato ondate di vendite sui mercati finanziari. Da inizio anno, tutte le piazze europee sono in negativo in doppia cifra, con alcune che cedono oltre il 20%. Com’era facile da immaginarsi, in questi giorni, Piazza Affari è stata la Borsa più colpita dalla raffica di vendite indiscriminate.
Sul fronte macroeconomico si sente sempre più parlare di “shock dell’offerta” che andrebbe a far compagnia al conosciuto “shock della domanda”. In contemporanea iniziano a emergere tensioni sul prezzo del petrolio dopo il mancato accordo sui tagli da parte dei membri dell’OPEC+ e sulle ritorsioni nei prezzi da parte dell’Arabia Saudita. In questo contesto le banche centrali sono nuovamente chiamate a fare la loro parte, cosa che alcune hanno già iniziato a fare, ma ancora di più i governi, per proteggere il tessuto economico e gettare le basi per la ripresa.In fasi come queste, caratterizzate da incertezza e tensione economica, si guarda spesso al valore e alla sostenibilità del debito di un Paese, tenendo conto del settore pubblico ma anche del privato (famiglie e imprese). Concentrandoci sul debito delle imprese, oggi l’indebitamento delle imprese americane ha raggiunto il 75% del PIL e ha oltrepassato i livelli massimi del quarto trimestre 2008. L’indebitamento delle imprese dell’Eurozona è più alto (il 108% del PIL), ma rispetto ai massimi del primo trimestre 2015, è sceso di circa 4 punti percentuali.In termini qualitativi, inoltre, il debito delle aziende europee presenta una minor vulnerabilità rispetto a quello delle aziende americane. Come si vede dal grafico in basso tratto dall’ultimo Global Financial Stability Report del FMI, se si tiene conto della quota del debito “a rischio”, con un EBIT più basso dei costi di interesse, le imprese europee, sia le grandi sia le medio-piccole, presentano un profilo migliore rispetto al 2009. Negli Stati Uniti, le grandi imprese hanno ridotto la quota di debito a rischio, ma si riscontra un peggioramento nella qualità del debito delle piccole e medie imprese.
Analizziamo il debito delle imprese italiane che fanno degli indici Ftse Italia Small Cap, Ftse Italia Mid Cap e Ftse Mib. Il grafico in basso mostra l’andamento del debito netto su EBITDA negli ultimi 3 anni. Le società che compongono l’indice Ftse Mib (linea azzurra) presentano un debito pari a 5,9 volte l’EBITDA, quelle appartenenti al Ftse Mid Cap (linea gialla) 3,6 volte e quelle appartenenti al Ftse Small Cap due volte. Come si può notare, gli indici Mid e Small cap, più legati all’economia reale, mostrano una certa costanza nel tempo con fasi di “de-leverage” mentre il Ftse Mib, indice maggiore espressione degli Etf e delle strategie quantitative/algoritmiche, mostra un andamento più volatile.In termini valutativi, dopo la correzione di mercato, il rapporto prezzo su utili del Ftse Mib è sceso a 9.3, mentre quello degli indici Mid e Small Cap vale rispettivamente 11.7 e 8.6. Pertanto, la storica caratteristica di trattare a “premio” degli indici Mid e Small cap sembra essere quasi del tutto svanita.Sul fronte operativo, stiamo approfittando di questo momento per incrementare l’asset allocation dei nostri fondi e arrotondare le posizioni delle società più solide, caratterizzate da presenza internazionale e dal business model versatile e agile. Di certo, non stiamo vivendo giorni facili, ma è proprio in questi momenti che vengono a crearsi le migliori occasioni sui mercati. In Italia, il comparto delle piccole e medie imprese, grazie anche alla presenza di molte “multinazionali tascabili”, offre innumerevoli opportunità di ingresso. Specialmente perché queste società sono sia quelle che tutto il mondo ci invidia, sia quelle che ci aiuteranno a uscire da questo momento di difficoltà. Un pizzico di patriottismo anche sui mercati non guasterebbe in queste occasioni dove tutti siamo chiamati a fare la nostra parte.Infine, nei contesti di alta volatilità si vede l’importanza dell’affidarsi alla gestione attiva e a consulenti esperti, evitando il “fai da te” a basso costo alla quale siamo stati abituati negli ultimi anni. Per concludere, il grafico seguente è sempre d’auspicio in contesti di mercato come quelli attuali che potrebbero rappresentare il punto di massima opportunità finanziaria sul mercato italiano.E non dimentichiamoci che dopo la “peste nera” del 1350 ci furono le basi per il Rinascimento Italiano.

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Coronavirus: per Concommercio le misure sono devastanti per il settore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

300mila imprese e un milione di lavoratori del settore, come purtroppo molti altri della nostra economia, sono messi in grave crisi da una situazione preoccupante affrontata con provvedimenti che non hanno precedenti nella storia repubblicana.Le perdite stanno mettendo in ginocchio intere categorie e il mondo dei Pubblici Esercizi risulta particolarmente colpito da una gestione altalenante delle disposizioni che li riguardano direttamente e da una comunicazione che ha contribuito a generare confusione, incertezza e panico.Gli imprenditori che FIPE – Confcommercio rappresenta – quelli delle zone chiuse come quelli di tutta Italia –rispetteranno i provvedimenti annunciati nella notte dal Governo e in tanti si stanno impegnando in queste ore per garantire vivibilità e servizio alle comunità in cui operano, ben consapevoli del ruolo sociale svolto e dei rischi sanitari in cui incorrono.È un dovere per la tutela della salute pubblica, prima ancora che delle stesse attività economiche, far presente che alcune disposizioni appaiono incoerenti e altre risultano di difficile applicazione, come la regola che riversa sulle imprese l’onere di tenere i clienti alla distanza di un metro. FIPE riceve oggi centinaia di telefonate e appelli che chiedono la chiusura temporanea delle attività di Pubblico Esercizio, nella comprensibile preoccupazione – da imprenditori e da cittadini – per la salute di clienti, dei propri dipendenti e delle relative famiglie, come reazione alla difficoltà di gestione delle attuali disposizioni e nella speranza che questo sacrificio possa almeno servire ad accelerare il ripristino della normalità.Comprensione e solidarietà vanno a tutti gli imprenditori che in questo momento sono messi di fronte a scelte dolorose e difficili, un ringraziamento non di forma va rivolto a coloro che stanno cercando con senso civico di fare la propria parte a servizio della salute e della capacità di ripresa del territorio.È una situazione drammatica per migliaia e migliaia di imprenditori e lavoratori, che insieme alla Presidenza della Federazione, riunitasi oggi in seduta permanente, chiede con forza un “Piano economico straordinario”, da approvarsi con risorse ingenti subito, già con il Decreto Legge in approvazione la settimana prossima.Vanno estese le misure previste per le zone chiuse a tutto il territorio nazionale, aprire la cassa in deroga per almeno 6 mesi a tutte le imprese di tutte le Regioni, far slittare tutte le scadenze fiscali a fine anno, fermare gli sfratti per morosità, individuare un meccanismo di credito di imposta che sostenga, almeno parzialmente, le perdite documentabili delle imprese. Ci sarà modo per riflettere e discutere su quanto è accaduto, soprattutto nelle ultime ore, ma questo è il momento della responsabilità e dello stare uniti come cittadini e come imprenditori.

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Coronavirus. Conte: 7,5 mld per famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

Il Governo ha stanziato 7,5 miliardi a sostegno delle famiglie e delle imprese che stanno affrontando quest’emergenza.”Un passo avanti rispetto ai 3,6 stanziati in precedenza, ma non basta. Le risorse sono irrisorie rispetto a quanto lo stesso Governo ha annunciato di voler fare” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Con 7,5 miliardi non si possono aiutare le famiglie con voucher per le baby sitter, prevedere congedi straordinari per i genitori, rimborsare alle imprese i costi delle fiere annullate, sostenere una moratoria dei debiti delle imprese, aggiungere risorse per il Servizio sanitario nazionale e la protezione civile, potenziare gli ammortizzatori sociali, sostenere i redditi e salvaguardare l’occupazione” conclude Dona.

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Coronavirus: “Le prime misure immediate per le imprese di tutta Italia”

Posted by fidest press agency su sabato, 29 febbraio 2020

Roma – “Stamattina ho letto qualche articolo che preferisce creare falsi allarmi, piuttosto che raccontare la verità. Il Decreto Legge approvato ieri sera in Consiglio dei Ministri prevede una parte di interventi di sospensione di scadenze e tributi per la Zona Rossa, ma contiene anche una parte che inizia ad occuparsi di tutto il resto d’Italia, in particolare delle aziende. Parlo infatti degli interventi di rifinanziamento del Fondo di Garanzia per Piccole e Medie Imprese, del finanziamento del Fondo Simest con 300 milioni che vanno alle aziende che fanno internazionalizzazione, della misura dei voucher per le agenzie turistiche, della sospensione dei versamenti di ritenute fiscali Irpef e contributi previdenziali Inps per il turismo. Questi ultimi rappresentano il primo segnale per un settore che sta registrando le maggiori perdite. In più, fuori da questo primo Decreto, ci sono le operazioni che ha messo in campo Cassa Depositi e Prestiti, per tutta Italia, con 1 miliardo di prestiti agevolati da erogare alle PMI. Quindi, cari giornalisti locali piemontesi, invece di seminare il panico, la prossima volta raccontate questo”. Così su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Ue. de Bertoldi (FdI): Conte difenda imprese italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

“I fondi europei del prossimo settennato, grazie alla pilotata svolta green, saranno quasi ad esclusivo appannaggio delle industrie tedesche e polacche. Il presidente Conte, quindi, apra gli occhi e si accorga che le penalizzazioni nel bilancio europeo sulle politiche di coesione per il nostro Mezzogiorno e sulla Pac, cioè sulla politica agricola, serviranno perlopiù a finanziare la riconversione dal carbone delle industrie tedesche e polacche, che scontano un ritardo ecologico rispetto alle più pulite industrie italiane. Ancora una volta si preferisce sostenere un’economia forte come quella tedesca, anche quando è meno virtuosa e meritevole di supporto. Il governo italiano provi, invece, a difendere l’Italia, le nostre aziende e la nostra economia piuttosto che pensare esclusivamente a distribuirsi poltrone e prebende. E chiaramente non può bastare qualche contentino per Ilva o nel Sulcis per giustificare una politica che favorirà nettamente l’economia tedesca alle spalle di quella nazionale”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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La Commissione Industria, ricerca ed energia visita le imprese di Lombardia e Piemonte

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Parlamento europeo. Industria aerospaziale ed innovazione i temi al centro della missione della delegazione della Commissione ITRE del Parlamento europeo nelle due regioni del nord Italia tra il 24 e il 26 febbraio.
Prenderanno parte alla missione i deputati Patrizia TOIA (S&D) (Italia) – capo delegazione, Massimiliano SALINI (PPE) (Italia), Andrius KUBILIUS (PPE) (Lituania), Josianne CUTAJAR (S&D) (Malta), Christophe GRUDLER (Renew) (Francia), Henrike HAHN (Verdi) (Germania), Georg MAYER (ID) (Austria). A questi si affiancheranno i membri accompagnatori Eleonora Evi (NI) (Italia), Isabella Tovaglieri (ID) (Italia), Andrea Caroppo (ID) (Italia).
I parlamentari visiteranno diverse realtà imprenditoriali di Lombardia e Piemonte che rappresentano un modello in settori come l’aerospazio, la difesa e l’innovazione. Lunedì 24 saranno a Varese alla divisione elicotteri di Leonardo e alla Alfredo Grassi spa. Martedì sarà la volta del centro aeronautico Leonardo a Torino, della Thales Alenia, della Altec e della LMA Aerospace Tecnology.
I deputati avranno anche la possibilità di confrontarsi con i rappresentanti di Federchimica (lunedì), Politecnico di Torino (martedì), Polihub e Politecnico di Milano, European Research Council (mercoledì).
Il viaggio della delegazione arriva in un momento cruciale per la definizione del prossimo bilancio pluriennale europeo che sostiene ampiamente l’innovazione nei settori oggetto della visita. Il Parlamento europeo ha chiesto più coraggio nella definizione di un quadro finanziario in grado di sostenere queste industrie fondamentali per il futuro della UE.
La visita si concluderà mercoledì 26 febbraio alle 13.30 con un breve punto stampa presso il palazzo della Regione Lombardia, piazza Città di Lombardia 1, Milano.Programma sintetico:
Lunedì:14.00 – 16.00 Visita presso Leonardo – Divisione elicotteri 16.30 – 18.00 Visita presso la Alfredo Grassi S.p.a con scambio di vedute su innovazione e sostenibilità 20.30 Incontro con Federchimica per una discussione sulle materie di competenza della Commissione ITRE.
Martedì: 9.30 – 11.00 Visita presso il centro aeronautico Leonardo – Torino Caselle
11.30 – 12.00 Visita alla Thales Alenia Space – Thales Alenia Space Overview
12.45 – 13.10 Visita presso Altec
14.30 – 15.30 Visita presso L.M.A.
16.00 – 18.00 Politecnico di Torino – Incontro con autorità e rappresentanti del mondo industriale.
Mercoledì:
09.15 – 09.45 Visita a Polihub e Officine Edison
11.00 – 13.30 Incontro con le autorità regionali sulle politiche a sostegno di innovazione, ricerca, investimenti e sviluppo sostenibile: esperienze maturate nel settore dell’utilizzo di fondi europei e aspettative sul bilancio pluriennale 2021-2027 (Palazzo della Regione Lombardia, Sala Opportunità – 13esimo piano).

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Imprese in costituzione: meno tasse e burocrazia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

“Ho letto l’intervista a Licia Mattioli, molto bella, ed i cui contenuti condivido in larga parte. È giunto il momento di sdoganare il ruolo centrale dell’impresa riconoscendogli quello di chi crea valore nella società. Credo si debba avviare una riflessione seria sul tema, arrivando anche ad inserire il concetto in Costituzione. Il nostro Paese è grande, nel mondo, anche grazie alle nostre imprese, al settore manifatturiero, al Made in Italy. E questo ruolo dobbiamo riconoscerglielo esplicitamente, con politiche dedicate.Il 32% del nostro PIL deriva dall’export, è il segno inequivocabile della bontà della nostra produzione. Nonostante le difficoltà quotidiane che il mondo dell’impresa deve affrontare, c’è chi non si è mai arreso.Meno burocrazia e meno tasse, è quello che ci chiedono ed è quello che dobbiamo garantire all’intero sistema Paese. Aumentando anche la difesa dell’interesse nazionale, all’interno di regole europee che dobbiamo contribuire a migliorare.Sono proprio questi i temi principali su cui stiamo lavorando al Tavolo di Governo per realizzare una ampia e rivoluzionaria riforma fiscale, che ci permetta non solo di ridurre le tasse alle imprese, ma anche di rivedere il nostro fisco, troppo complesso ed articolato.
Serve una visione di lungo periodo, non una politica elettorale fatta di slogan. Servono politiche strutturali, non norme che cambiano ogni giorno.Questo è il lavoro che stiamo portando avanti, con un confronto costante con le parti sociali, perché dal benessere delle nostre aziende, sul territorio, dipende la salute e il benessere dei nostri cittadini”.Così il Vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Donne ai vertici delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Dopo il forte aumento seguito alla piena attuazione della legge 120/2011 sulle quote di genere, che ha portato per la prima volta nel 2017 il numero delle donne nei board delle società quotate a essere maggiore di un terzo rispetto al totale dei membri, nel 2019 la crescita ha subito un rallentamento, mostrando solo due unità in più rispetto al 2018. Il bilancio è comunque più che positivo, con un incremento delle donne nei CdA delle società quotate alla Borsa di Milano da 170 nel 2008, il 5,9%, alle 811 di oggi, il 36,3%, mentre nei collegi sindacali si è passati dal 13,4% del 2012 al 41,6% del 2019, con 475 sindaci donne. È una delle evidenze messe in luce dal primo Rapporto Cerved-Fondazione Marisa Bellisario 2020 sulle donne ai vertici delle imprese, realizzato in collaborazione con l’Inps, che analizza l’impatto sulle aziende italiane della legge Golfo-Mosca anche rispetto ad altre dimensioni del gender gap.L’Italia è il 76° Paese per disparità di genere sui 149 censiti dal World Economic Forum. Secondo l’indice costruito dal World Economic Forum, l’Italia è il 76° Paese per disparità di genere sui 149 censiti, agli ultimi posti tra gli Stati più avanzati. Rispetto al 2006 ha guadagnato una posizione grazie all’introduzione delle quote di genere nella composizione delle liste elettorali, ma negli altri ambiti ha evidenziato chiari peggioramenti: ad esempio, per quanto riguarda le opportunità economiche è scivolato al 117° posto, con performance particolarmente negative in termini di parità salariale In Italia è occupato il 56,2% delle donne tra i 15 e 64 anni contro il 75,1% degli uomini, una percentuale che risulta tra le più basse all’interno dei 37 Paesi censiti da Eurostat. Peggio di noi, solo Macedonia e Turchia. Un gap che si riduce ma non si annulla con il diminuire delle fasce di età, dunque non dipende da ragioni generazionali. Dei 10 milioni di donne occupate, il 54,2% è al Nord, il 23,3% al Sud e il 22,5% al Centro. Quanto al profilo professionale, i dati Istat chiariscono bene il divario di genere: tra i quadri la percentuale di donne è del 45%, mentre precipita al 31,9% tra i dirigenti. Anche il gender gap salariale in Italia continua a essere molto elevato: in base ai dati di Job Pricing, la disparità di retribuzioni tra uomini e donne è in media del 10,2% e risulta maggiore nelle mansioni di impiegato (-9,6%) e operaio (-10,6%), si assottiglia per i quadri (-4,3%) per poi ritornare alto tra i dirigenti (-9%).
Tornando alla presenza femminile negli organi amministrativi e di controllo delle società quotate, risulta più giovane degli omologhi maschi: nei CdA, l’età media delle donne tra gli Amministratori è di 53 anni (59 gli uomini), tra gli Amministratori Delegati 55 (57 gli uomini), tra i Presidenti 60 (contro 63). Situazione analoga nei collegi sindacali, in cui le donne hanno mediamente 52 anni contro i 57 degli uomini (54 contro 58 se sono Presidenti). Inoltre, le donne presenti nei board hanno più frequentemente cariche in altre società quotate: il 21,7% ne possiede almeno un’altra (l’11% tra gli uomini), probabilmente perché sono poche quelle a poter vantare un’esperienza in un CdA. In termini assoluti, sono 88 le donne che siedono almeno in un altro board (il 13,8% contro l’8,8% degli uomini).Passando alle società a controllo pubblico, secondo i dati che Cerved elabora per il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal 2014 al 2019, cioè dopo l’entrata in vigore del D.P.R. 251/2012, la presenza delle donne nei Consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali è aumentato di quasi 3.000 unità (da 2.180 a quasi 5.000) passando dal 14,3% al 32,5%, ma senza superare la quota di un terzo. Nello stesso periodo, gli uomini ai vertici degli organi collegiali sono scesi da 19.000 a 10.000.
È fortemente aumentato (da 1.153 nel 2014 a 1.533 nel 2019) anche il numero di controllate pubbliche con Amministratore unico, che non hanno obblighi di parità di genere: le donne che ricoprono la carica di Amministratori sono ugualmente cresciute, ma non certo con lo stesso ritmo, passando da 103 a 193 negli ultimi due anni, cioè dall’8,5% ad appena il 12,6%.
I dati territoriali indicano un’ampia variabilità nella presenza di donne nei board delle quotate pubbliche, con quote che vanno dal 36,5% in Umbria al 9,5% in Basilicata. Più in generale, le regioni del Sud, e in particolare Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata, sono ancora molto lontane dalla soglia minima, anche se ovunque, tranne Basilicata e Calabria, è aumentata la quota di donne rispetto al 2014.
Nelle grandi aziende non obbligate, più donne nel board, ma ancora pochi Amministratori Delegati
Nella grande maggioranza delle imprese, dove non ci sono norme specifiche sulla parità di genere, la presenza femminile nei Consigli d’amministrazione cresce lentamente e riflette il ricambio generazionale. La percentuale aumenta nelle società con Amministratore unico (dal 10,8% al 12,7% tra 2012 e 2019) e in quelle che hanno un board collegiale (dal 14,4% al 17,9%), ma rimane ben al di sotto della soglia di un terzo. La presenza di donne tra gli Amministratori cresce al diminuire della fascia di età considerata: 13% tra chi ha più di 55 anni, 18% nella fascia 45-54 anni, 22% in quella 35-44 anni, fino al 27% per gli under 35.Un più equa rappresentanza di donne nei CdA non basta da sola a ridurre i differenziali di genere. Dunque, le “quote” non hanno favorito la presenza femminile né tra le posizioni apicali delle aziende né tra le occupazioni a più elevato reddito: una più equa rappresentanza di donne nei CdA dell’imprese è sicuramente desiderabile, ma da sola non è sufficiente a ridurre i differenziali di genere.

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Accordo quadro per lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

Bernoni Grant Thornton – member firm italiana di Grant Thornton International Ltd, uno dei principali network a livello mondiale che fornisce servizi di consulenza tributaria, societaria, advisory, IT e outsourcing – e CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, il maggior Ente pubblico di ricerca italiano a vocazione spiccatamente multidisciplinare, hanno siglato un accordo quadro a livello nazionale della durata di tre anni per favorire lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane.L’accordo prevede che le due parti, ognuna per i propri ambiti di competenza, collaborino da oggi per ideare e sviluppare iniziative, eventi e progetti di ricerca, formazione, innovazione tecnologica, presso start up e PMI innovative, istituti finanziari, società di venture capital e business angel.La collaborazione delle due parti, da definire di volta in volta a seconda delle diverse iniziative e progetti, è orientata allo sviluppo delle start up e pmi innovative su tutto il territorio nazionale e potrà anche prevedere il coinvolgimento ed il supporto di altri soggetti pubblici (come Ministeri, Regioni ed altri enti interessati) e/o privati e, a titolo di esempio, potrà riguardare le seguenti linee di attività:diffusione delle agevolazioni per attività di ricerca e innovazione (rivolte in particolare alle PMI Innovative);
formazione congiunta alle imprese sui seguenti temi: ricerca, innovazione tecnologica e valorizzazione dei propri asset (per favorire il loro sviluppo e quello del Paese);definizione di proposte strategiche per il miglioramento di realtà imprenditoriali già consolidate (orientate a sbloccare il potenziale di crescita);analisi e sperimentazione di servizi innovativi per il finanziamento e la crescita degli spin off del CNR, delle start up e delle PMI innovative.Concretamente l’accordo prevede poi l’istituzione di un Comitato di indirizzo strategico (composto da quattro membri, due in rappresentanza di Bernoni Grant Thornton e due del CNR) con il compito di sviluppare e integrare le linee di attività, di valutare i temi strategici di intervento e di approvare i progetti di ricerca da sviluppare attraverso specifiche convenzioni operative.Ogni anno il Comitato predisporrà una relazione sullo stato di attuazione dell’accordo. Per ogni specifico progetto approvato, le parti provvederanno alla stesura di una convenzione operativa che verrà sottoscritta dai soggetti partecipanti. Obiettivo comune sarà quello di integrare pubblico e privato per dare vita ad una collaborazione incentrata sulla promozione della formazione come driver di sviluppo per i progetti con ampio potenziale di crescita.

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Risultati della Ricerca “Traiettorie evolutive e competenze per le imprese Energy”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

ManpowerGroup – multinazionale leader mondiale nelle innovative workforce solutions – e Luiss Business School hanno presentato ieri a Roma presso Villa Blanc i risultati della Ricerca “Traiettorie evolutive e competenze per le imprese Energy”, in cui emergono le nuove competenze e skill richieste nel settore dell’Energia, come effetto delle nuove traiettorie evolutive. Il Rapporto è il risultato di un Progetto di ricerca a cui hanno contribuito CEO e HR Director di 11 fra le maggiori aziende che operano nel comparto dell’Energia in Italia. Partendo dai principali trend del settore, sono stati analizzati i cambiamenti soprattutto in termini di strategie e di business model e l’impatto sull’organizzazione e sulle persone, in termini di processi, ruoli, cultura, mindsets, skills e professioni. Dall’Analisi emerge che le competenze digitali sono diventate fondamentali per le aziende che operano nel settore dell’Energia, insieme alla necessità di sviluppare la cosiddetta “transdisciplinarità”, che si integra con il concetto di flessibilità, divenuto chiave per le organizzazioni, le quali lavorano alla costruzione di team agili e di contesti dinamici in cui le singole funzioni non siano isolate.
Dalla Ricerca emerge inoltre che i mestieri e le professioni emergenti segnalate nel corso delle interviste condotte sono state: Data Scientist e Data Analyst, seguiti a distanza da Data Architect, Data manager, Esperti di open innovation, Innovation manager, IOT manager, Digital Marketing, UX designer, Scrum master, Esperti di marketing di prodotto, Ingegneri con preparazione digitale, Ingegneri della manutenzione predittiva delle reti e degli impianti, Esperti in ambito ICT e TLC, Esperti di connettività (considerato il tema della trasmissione dei dati e delle infrastrutture) che spesso includono cavi di fibra ottica, Operai specializzati nell’idrico e nell’elettrico, Esperti per la gestione di cantieri internazionali, Economisti con background in ambito energia, Middle manager, Ingegneri idraulici, Chimici, Geologi. In linea generale, alcune aziende affermano di assumere annualmente nuovo personale, inclusi soggetti giovani, riscontrando una maggiore difficoltà nel trovare le figure professionali legate al digitale rispetto alle figure “classiche” (es. ingegneri idraulici, chimici, geologi). Inoltre, alcune aziende acquisiscono dall’esterno anche i top manager, con un livello di anzianità di queste figure che rimane al di sotto di 3 anni di lavoro. Per alcune di queste nuove competenze, l’acquisizione di nuove figure dal mercato non risulta essere l’unica opzione, con le aziende che si sono focalizzate anche sul re-skilling e sull’up skilling del personale a disposizione, riqualificandolo. Inoltre, vi sono casi in cui è stata effettuata un’attività di in-sourcing di personale esterno (es. per i ruoli riguardanti la gestione di pratiche di backoffice, call center e customer care).

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