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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘imprese’

Energia: Mura, priorità Pd è difendere famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

“Difendere il potere d’acquisto delle famiglie, alzare uno scudo contro l’impoverimento di chi regge con difficoltà, aiutare chi già non ce la fa a pagare le bollette: sono le priorità del Partito democratico che poniamo al Governo in questo momento drammatico per cittadini e imprese. Rispondiamo agli aumenti delle bollette con proposte chiare e attuabili al grido d’allarme che percorre l’Italia e si fa sentire con forza anche nella nostra isola”. Lo ha detto oggi a Cagliari la presidente della commissione Lavoro della Camera e candidata Pd a Montecitorio Romina Mura, partecipando al Poetto alla mobilitazione “1000 piazze per l’Italia contro il caro bollette”, promossa dal partito. “Chiediamo un contratto con metà dei consumi elettrici a costo zero – ha spiegato la deputata dem – per microimprese e famiglie con redditi medi e bassi, il raddoppio del credito di imposta alle aziende, un piano nazionale di risparmio energetico, pressione in Ue per un tetto europeo al prezzo del gas. Le risorse si possono trovare da una più alta e giusta tassazione sugli extraprofitti delle aziende energetiche fossili ed estrattive”.

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Imprese italiane in Cina: la tutela dei diritti a supporto dei brand_EUIPO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2022

L’Europa esporta tecnologia e know-how, ma, in assenza di protezione, le imprese dell’UE possono essere vittime di violazioni. La tutela e l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) rappresentano una sfida importante per le imprese dell’UE che intendono espandersi in nuovi mercati. Nel 2021 le esportazioni dell’Italia hanno raggiunto un importo totale di 15 691 milioni di EUR, riguardando per lo più macchinari e attrezzature per il trasporto, compresi macchinari specializzati destinati a settori particolari per 6 237 milioni di EUR (40 % delle esportazioni verso la Cina), prodotti manufatti vari, principalmente articoli e accessori di abbigliamento, per 4 068 milioni di EUR (26 % delle esportazioni verso la Cina) e prodotti chimici e correlati, in particolare prodotti medici e farmaceutici, per 2 264 milioni di EUR (14 % delle esportazioni verso la Cina).Al 1º gennaio 2020 erano in vigore 1,6 milioni di registrazioni di marchi dell’Unione europea (MUE), contenenti più di 4,4 milioni di classi di prodotti e servizi associate, con un tasso di crescita medio annuo del 5,6 % (2010-2019). La maggior parte dei depositi di MUE ha continuato a provenire dall’interno dell’UE, con una quota media del 68,3 % dei depositi totali. La Germania è stata il principale paese di deposito a livello mondiale e dell’UE, seguita da altre grandi economie dell’Unione come il Regno Unito, l’Italia (8 %), la Spagna e la Francia. Nel corso degli ultimi cinque anni le attività di IP Key China sono state principalmente mirate ad agevolare l’accesso al mercato per le aziende, le imprese e gli innovatori dell’UE, attraverso la cooperazione con le autorità, le associazioni di imprese e altre parti interessate pubbliche e private cinesi. Questo contributo è stato apportato tramite l’approfondimento della comprensione del mercato e il miglioramento dell’attuazione della legislazione e dei sistemi di applicazione della PI in Cina.Le accurate valutazioni della legislazione cinese fornite da IP Key China hanno fatto luce sulle principali differenze rispetto alla legislazione equivalente in materia di PI nell’UE. L’analisi ha riguardato un’ampia gamma di aspetti, quali la risposta alla contraffazione e alla pirateria, le procedure per il trattamento delle controversie in materia di PI, l’applicazione generale della PI e le informazioni fornite alle imprese europee.Inoltre, il progetto è stato coinvolto in un’ulteriore cooperazione con la Cina a seguito della firma dell’accordo bilaterale UE-Cina per la protezione di 100 indicazioni geografiche europee in Cina e di 100 indicazioni geografiche cinesi nell’UE.IP Key China ha altresì apportato un contributo sostanziale in termini di integrazione dei dati relativi ai marchi messi a disposizione dall’Amministrazione nazionale cinese per la proprietà intellettuale (CNIPA), grazie al quale oltre 32 milioni di marchi cinesi sono divenuti disponibili nello strumento di ricerca per i marchi e nella banca dati «Tmview». Nel 2020 l’EUIPO e la CNIPA hanno firmato l’accordo sullo scambio di informazioni sui marchi, concordando lo scambio reciproco di dati sui marchi nazionali cinesi e sui marchi dell’Unione europea.Inoltre, è stata organizzata una serie di seminari ed eventi e sono stati resi disponibili, a beneficio delle imprese dell’UE, corsi di formazione gratuiti online e in loco da parte di esperti di PI, pubblicazioni, schede informative sul mercato cinese e studi di casi. Parallelamente, dalla sua creazione nel 2008, l’helpdesk sulla PI per le PMI in Cina, attivo 24 ore su 24, risponde a domande specifiche fornendo un servizio di assistenza di prima linea in materia di PI per le PMI che operano nel mercato cinese o intendono accedervi.La prossima fase del progetto IP Key China sarà incentrata sull’avanzamento della convergenza delle norme cinesi, dell’UE e internazionali in materia di protezione dei DPI, con particolare riguardo agli aspetti legati alle attività di contrasto. Si presterà attenzione anche al rafforzamento dei partenariati e dell’interazione strategica con le imprese che operano in Cina, nonché con le associazioni di settore. Gli sforzi futuri mireranno altresì a garantire un maggiore coinvolgimento delle istituzioni settoriali nell’UE e nei suoi Stati membri negli scambi tra pari con le controparti cinesi su temi di interesse reciproco.

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Le imprese familiari sono più resilienti?

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2022

Uno studio pubblicato di recente dalla International Private Bank (IPB) della Deutsche Bank ha rilevato che molte aziende tedesche a conduzione familiare riescono ad affrontare meglio crisi complesse come la pandemia di Covid.L’analisi, condotta da Markus Eckey, Head of Investment Banking Solutions (IBS) di IPB, e da Sebastian Memmel, Product Specialist dell’IBS, è giunta alla conclusione che le aziende familiari quotate in borsa presentano dei vantaggi rispetto a quelle che non hanno una famiglia come investitore di riferimento, e ciò le rende più resilienti in tempi di crisi.Lo studio ha rilevato che i prezzi delle azioni delle aziende a conduzione familiare sono tornati ai livelli pre-Covid tre settimane prima. Eckey e Memmel hanno identificato tre fattori che garantiscono una maggiore resilienza nelle crisi: 1. Ancoraggio emotivo. In qualità di investitori di riferimento, le famiglie o i fondatori sono spesso più legati emotivamente all’azienda rispetto agli altri investitori principali. La loro attenzione è rivolta al successo aziendale a lungo termine. Soprattutto nei momenti di crisi, questo può dare maggiore stabilità all’azienda. 2. Canali decisionali brevi. Le imprese familiari sono spesso gestite a livello centrale e il processo decisionale è rapido. Ciò consente di reagire rapidamente alle situazioni di crisi e di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Inoltre, i membri della famiglia occupano spesso posizioni dirigenziali. 3. Stabilità finanziaria. “Le imprese familiari hanno spesso una base di capitale più conservativa, che conferisce loro maggiore stabilità in caso di crisi improvvisa”, spiega Eckey. Ciò si manifesta di solito con equity ratio più elevati. Di conseguenza, le aziende familiari hanno più facilità a garantire la propria liquidità in condizioni di mercato difficili. Un altro dato sorprendente emerso dallo studio è che le aziende familiari quotate in borsa sono più redditizie. Secondo lo studio, il loro return on equity (RoE) è stato in media del sette per cento nel 2020. Per le aziende senza azionista familiare, il RoE medio è stato di meno 11%. Ulteriori informazioni sulla metodologia e sui risultati dello studio in lingua inglese e la versione integrale (paywall) “Impact of COVID-19 on family business performance: evidence from listed companies in Germany” sono disponibili su Emerald Insight.

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Le imprese sociali in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 agosto 2022

«Le imprese sociali, cooperative e non, che devono avere come obiettivo statutario l’interesse generale della comunità, sono in netta crescita: in Italia ci sono 16mila imprese sociali (95% delle quali nella forma di cooperative sociali), con 460mila addetti, in maggioranza donne, con ricavi pari a circa 15 miliardi di euro. Un vero e proprio sistema imprenditoriale, dunque, che, però, è ancora molto poco conosciuto e troppo spesso sottovalutato, nonostante, ad esempio, i due terzi dei servizi di welfare prestati in Italia siano garantiti da imprese sociali». «Il punto che distingue le imprese sociali dal volontariato – ha chiarito Paolo Felice – è proprio l’approccio imprenditoriale che spinge le imprese sociali a realizzare utili, non per fini di lucro, ma per reimpiegarli in attività nell’interesse generale della comunità. In Friuli Venezia Giulia, in particolare, le imprese sociali sono 210, con circa 15mila addetti, dei quali 800 circa sono persone svantaggiate (con un’invalidità superiore al 46%) e generano un fatturato di 600 milioni di euro». Le imprese sociali sono in massima parte cooperative sia di tipo A, e quindi cooperative di operatori che si occupano di riabilitazione nell’ambito della disabilità, della salute mentale, dell’assistenza a minori e anziani, sia di tipo B, e quindi cooperative di inserimento lavorativo che devono impiegare almeno il 30% di persone in condizioni di svantaggio come, ad esempio, invalidi, carcerati, persone in cura per dipendenze, ecc. Le imprese sociali, la cui grande utilità è stata significativamente riconosciuta e sostenuta sia dall’Agenda Onu 2030 con l’obbiettivo 8°, sia dal Piano d’azione per l’economia sociale approvato dalla Commissione Europea a dicembre 2021, hanno trovato una sistematizzazione, seppur con qualche eccessiva complicazione burocratica, anche nella riforma nazionale del Terzo Settore, ma continuano purtroppo a essere poco considerate. Economia sotto l’Ombrellone 2022 è organizzata da EoIpso con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG, in partnership con Greenway, Legacoop, Cosm e Lybra e con il sostegno di Cia, Lignano Banda Larga, Calzavara, Triveneto Servizi, IsCopy, Glp e Confindustria Udine. Partner tecnici: Pineta Beach, Lignano Pineta Spa, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno. Media Partner: Scriptorium Foroiuliense.

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Le imprese sociali in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2022

«Le imprese sociali, cooperative e non, che devono avere come obiettivo statutario l’interesse generale della comunità, sono in netta crescita: in Italia ci sono 16mila imprese sociali (95% delle quali nella forma di cooperative sociali), con 460mila addetti, in maggioranza donne, con ricavi pari a circa 15 miliardi di euro. Un vero e proprio sistema imprenditoriale, dunque, che, però, è ancora molto poco conosciuto e troppo spesso sottovalutato, nonostante, ad esempio, i due terzi dei servizi di welfare prestati in Italia siano garantiti da imprese sociali». Lo hanno chiarito gli esperti intervenuti al terzo incontro dell’edizione 2022 della rassegna “Economia sotto l’ombrellone”, in svolgimento a Lignano Sabbiadoro e moderata dal giornalista di Eo Ipso, Carlo Tomaso Parmegiani, che si sono confrontati sul tema “Verso un’economia inclusiva: il ruolo delle imprese sociali”: Cristiano Cozzolino, presidente della cooperativa sociale Lybra di Trieste che con 60 soci-lavoratori fornisce servizi socioeducativi, sociosanitari, inclusione sociale e di social housing, Paolo Felice, presidente di LegacoopSociali Fvg l’associazione maggiormente rappresentativa della cooperazione sociale in Friuli Venezia Giulia e Michela Vogrig, presidente del consorzio C.O.S.M., nato nel 1993 per supportare la deistituzionalizzazione dell’ospedale psichiatrico di Udine, secondo le idee portate avanti da Franco Basaglia, e che oggi riunisce 19 cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia attive in molti settori diversi con quasi 4mila lavoratori Le imprese sociali sono in massima parte cooperative sia di tipo A, e quindi cooperative di operatori che si occupano di riabilitazione nell’ambito della disabilità, della salute mentale, dell’assistenza a minori e anziani, sia di tipo B, e quindi cooperative di inserimento lavorativo che devono impiegare almeno il 30% di persone in condizioni di svantaggio come, ad esempio, invalidi, carcerati, persone in cura per dipendenze, ecc. Le imprese sociali, la cui grande utilità è stata significativamente riconosciuta e sostenuta sia dall’Agenda Onu 2030 con l’obbiettivo 8°, sia dal Piano d’azione per l’economia sociale approvato dalla Commissione Europea a dicembre 2021, hanno trovato una sistematizzazione, seppur con qualche eccessiva complicazione burocratica, anche nella riforma nazionale del Terzo Settore, ma continuano purtroppo a essere poco considerate.

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Investire nell’economia reale fa bene a imprese e risparmiatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

«Con un sistema produttivo e industriale italiano in grande spolvero, nonostante le tante incertezze geopolitiche internazionali e del quadro politico nazionale, gli investimenti in economia reale italiana, ossia Pmi non quotate e immobiliare, rappresentano un’ottima occasione per permettere ai risparmiatori italiani di impiegare più utilmente gli oltre 2 mila miliardi di euro (una cifra enorme, pari all’intero Pil nazionale) che giacciono inutilizzati sui conti correnti e che se non investiti rischiano di risultare erosi dall’inflazione che oggi tocca picchi dell’8-10% all’anno. Gli investimenti in economia reale sono, dunque, molto interessanti per gli investitori e possono contribuire a mantenere sostenuta la ripresa dell’economia, del prodotto interno lordo e dell’occupazione in Italia che oggi sono fra le più alte in Europa». «In Italia, in questo momento – ha affermato Paola Pallotta –, dopo un semestre di calo dei valori borsistici, i “prezzi” delle aziende, sia quotate, sia non quotate, sono molto bassi rispetto ai valori intrinseci delle aziende stesse e questa situazione offre ottime possibilità di investimento anche sul mercato azionario. In questo contesto gli investimenti in economia reale sono una valida alternativa. Ci sono, infatti, molte Pmi che non possono accedere direttamente alla Borsa, ma hanno la possibilità di ricevere finanziamenti diretti da parte degli investitori in un momento in cui, per diversi motivi, la capacità di finanziamento e di supporto alle aziende da parte delle banche si è drasticamente ridotto. Si tratta, ovviamente, di una possibilità che prevede un tempo di investimento abbastanza lungo e, quindi, è consigliabile affidarsi a intermediari che siano in grado di selezionare al meglio le aziende sulle quali investire. Ci sono strumenti che da un lato consentono di compartecipare direttamente al capitale di aziende, per start-up molto giovani con il venture-capital, per aziende già avviate con il private equity, dall’altro di fornire credito alle aziende con strumenti quali il privat debt».Quanto ai settori dell’economia reale nei quali vale la pena di investire maggiormente, i tre relatori hanno indicato fra i grandi trend del momento, i settori dell’informatica e del digitale, il medicale e tutto ciò che è collegato al mondo della salute e il mondo dell’economia circolare.Inoltre, Facile, Fumei e Pallotta, hanno sottolineato quanto, per gli investimenti in economia reale, sia importante avere a disposizione informazioni corrette e comprensibili sulle aziende nelle quali si investe. Per questo, quindi (anche per questioni linguistiche e di conoscenza dei contesti economico-legislativi), è preferibile investire in aziende italiane che, magari, sviluppandosi sui mercati mondiali, ci potranno portare a investire indirettamente sull’andamento dei mercati esteri. In ogni caso, la possibilità di investire direttamente in economia reale all’estero è garantita da strumenti quali gli Eltif.In conclusione, i tre relatori hanno sottolineato come anche l’investimento in economia reale vada inserito in un’adeguata strategia di diversificazione complessiva degli investimenti e che oggi si offrono interessanti possibilità anche negli investimenti borsistici, grazie, in particolare, alle importanti possibilità di crescita dell’economia italiana che, «salvo disastri politici che ci allontanino dall’Europa», dovrebbero confermarsi.Economia sotto l’Ombrellone 2022 è organizzata da EoIpso con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG, in partnership con Greenway, Legacoop, Cosm e Lybra e con il sostegno di Cia, Lignano Banda Larga, Calzavara, Triveneto Servizi, IsCopy, Glp e Confindustria Udine. Partner tecnici: Pineta Beach, Lignano Pineta Spa, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno. Media Partner: Scriptorium Foroiuliense. (abstract)

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Rinnovabili: Cia, tassa su extra-profitti fotovoltaico beffa imprese agricole

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2022

Una brusca frenata alla svolta green italiana con conseguenze irreversibili rispetto agli sforzi economici fatti dagli agricoltori che hanno investito in passato nelle energie rinnovabili. E’ questo il commento di Cia-Agricoltori Italiani dopo la decisione del Governo di intervenire sugli extra-profitti generati dagli impianti fotovoltaici agricoli. Così il presidente Cia, Cristiano Fini: “Non è possibile accomunare i piccoli impianti fotovoltaici realizzati in connessione con l’attività agricola -mediamente di piccole dimensioni- ai grandi impianti industriali, che hanno per core business la produzione di energia elettrica”. Cia chiede, dunque, con urgenza un incontro con i ministri Franco, Cingolani e Patuanelli per trovare insieme una soluzione al grave problema”. Secondo Cia, la decisione del Governo rappresenta un atto d’incoerenza rispetto all’obiettivo di autoproduzione energetica con fonti rinnovabili per il settore rurale. La legge 25/2022, convertendo il decreto-legge 4/2022, cambia di fatto le carte in gioco, cancellando con un tratto di penna tutti i diritti acquisiti, in un momento storico in cui gli agricoltori italiani sono vittime dei folli rincari dei costi delle materie prime e dei presidi tecnici sostenuti per mantenere le proprie aziende. “Questa decisione contrasta fortemente con gli obiettivi primari dell’intervento, che fu colto con grande interesse dalle imprese agricole ed in particolare le zootecniche -prosegue Fini- mentre ora, con la nuova normativa, il prezzo calmierato dell’energia si ridurrebbe a un decimo di quello di mercato”. Per Cia, la marginalità prodotta con la vendita di energia in eccesso da impianti fotovoltaici avrebbe, invece, permesso agli agricoltori che hanno investito nelle rinnovabili di integrare il loro reddito e assorbire i costi sempre più alti dei fattori di produzione, assicurando alle aziende la sostenibilità economica. Cia ricorda che gli imprenditori agricoli si sono prodigati durante il biennio della pandemia per garantire la produttività e la tenuta competitiva del Paese. Dopo questa decisione del Governo sarebbero, invece, privati delle poche risorse utili a non indebitarsi per non dichiarare fallimento o a chiudere definitivamente le loro aziende.

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Asse.Co.: più valore alle imprese certificate anche a Perugia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

Perugia. Rafforzare i processi di legalità all’interno del sistema imprenditoriale del territorio umbro attraverso l’Asse.Co., strumento di certificazione della regolarità delle aziende con riguardo alla costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, subordinato e parasubordinato. È con questo obiettivo che il Comune di Perugia ha firmato con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro il protocollo d’intesa per promuovere l’Asseverazione di Conformità dei rapporti di lavoro (Asse.Co.). L’accordo, di durata biennale, getta anche le basi per realizzare iniziative comuni per la divulgazione delle tematiche e normative afferenti ai rapporti di lavoro. La richiesta di asseverazione – si ricorda nel protocollo – è libera e volontaria e può essere presentata da qualunque datore di lavoro attraverso una piattaforma telematica e con l’assistenza di un Consulente del Lavoro, qualificato asseveratore, scelto tra quelli iscritti nell’elenco tenuto e aggiornato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine. “Il Comune di Perugia si unisce alle altre numerose istituzioni che, su tutto il territorio nazionale, stanno mostrando sensibilità verso l’affermazione della legalità nel mercato del lavoro e in particolare nella filiera degli appalti”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone. In questo senso il Sindaco di Perugia, Andrea Romizi, ha già specificato che “il Comune nelle gare d’appalto potrà inserire un sistema premiante per le aziende che presentino l’asseverazione” rilasciata da Consulenti del Lavoro asseveratori.

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Digitalizzazione della PA e delle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

“FDI è da sempre in prima linea per la digitalizzazione della PA e delle imprese. L’utilizzo di pratiche scorrette nel contesto dei software del cloud mina non solo l’adozione da parte delle aziende, colpendo il tessuto produttivo nazionale, ma anche l’innovazione nazionale. Sappiamo che il 60% delle PMI ha adottato servizi cloud, in particolare sotto la pandemia, ma sappiamo anche come quasi 1 impresa su 4 abbia avuto un contatto, diretto o indiretto, con fenomeni quali termini di licenza software poco chiari causando un netto aumento dei costi. Da una ricerca appare che circa 10mila imprese nazionali della tecnologia dell’informazione siano impattate nella propria crescita dalle pratiche scorrette. Particolarmente rilevanti in questo contesto risultano essere le pratiche riguardanti la stesura delle licenze con cui i provider cloud offrono software aggiuntivi con cambiamenti in corso d’opera, come i termini delle licenze. Tali dinamiche rischiano di determinare uno svantaggio per gli operatori di dimensioni minori, data la composizione del mercato sia italiano, sia europeo – formati per la stragrande maggioranza da PMI soprattutto locali e minare la spinta all’innovazione tecnologiche. E’ necessaria una sistematizzazione del quadro normativo italiano nella direzione di una tutela dei provider minori e attivi sul versante dell’infrastruttura cloud. Una tutela che appare fondamentale per non ostacolare lo sviluppo di un mercato ed una tecnologia cruciale per la Nazione, proprio già nel vettore del DDL Concorrenza. Come forza politica, inoltre, passando alla dimensione sovranazionale abbiamo sostenuto con forza il nuovo pacchetto del Digital Market Act per evitare l’accumulo di influenza delle grandi aziende multinazionali, i “gatekeeper”, e su cui abbiamo proposto appunto deroghe per le PMI. Le pratiche scorrette rischiano di consolidare il potere di pochi giganti del digitale, a discapito dell’economia del digitale nazionale ed europea. Ne va della competitività europea e, di conseguenza, della sovranità digitale nazionale.” Così il responsabile Innovazione di Fratelli d’Italia, deputato Federico Mollicone.

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Imprese. de Bertoldi (FdI): accogliere allarme CNA su rischio fallimenti

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2022

”Accolgo l’allarme lanciato dalla Cna sul rischio fallimento di migliaia di imprese per il blocco della cessione dei crediti d’imposta da superbonus 110% , conseguente ai ripetuti provvedimenti ostativi del governo, e che ora vede 2,6 miliardi di crediti riconosciuti ma non monetizzati, ed oltre 5 miliardi di crediti in attesa. Cantieri bloccati, cittadini esasperati, ed imprese che non riescono a far fronte agli impegni con i propri dipendenti e con i pagamenti previdenziali e tributari a causa della confusione normativa sul tema super bonus 110%. Ho chiesto più volte al governo ed ministro Franco di rendere libera la cessione del credito, almeno da parte delle banche e degli organismi vigilati a chiunque e senza limitazioni temporali; non ha senso infatti, come è stato previsto nel recente decreto aiuti, prevedere questa possibilità di cessione solamente per i crediti sorti dal mese di maggio, quando il problema è dovuto ad un cassetto fiscale pieno delle banche dell’intermediari finanziari proprio per i crediti antecedenti il mese di maggio. Stiamo giocando alle spalle degli Italiani, dimenticandoci che il Pil 2021 si era risollevato in gran parte per merito dell’attività edilizia collegata al 110%. Ricordo che in tale misura, che prevede il visto di conformità dei professionisti, le frodi sono stati praticamente inesistenti, e quindi non si capisce questa paralisi, dovuta alla ostinazione del governo draghi. È un danno per il paese intero, soprattutto in un momento di crisi internazionale come questo, e rischiamo che le previsioni sul PIL per l’anno in corso azzerino addirittura la crescita prevista, che già era dimezzata rispetto allo scorso anno. Invito quindi lo stimato ministro Franco ad accogliere le proposte che Fratelli d’Italia ha fatto da diversi mesi, e cioè liberalizzare le cessioni laddove insistono i visti di conformità dei professionisti, che ricordo sono assicurati -ope legis-. Ridiamo quindi fiato all’economia, e garantiamo un contributo pure alla sostenibilità ambientale, grazie alla riqualificazione energetica degli immobili, liberalizzando immediatamente le cessioni dei crediti d’imposta e garantendo una stabilità normativa per almeno due anni. Non è possibile attendere oltre”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Consumatori e imprese: il rapporto con l’assistenza clienti nel settore energia

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2022

“Parlare di centralità del consumatore vuol dire ridurre il gap tra aziende e desideri dei consumatori, non basta affidarsi ai big data ma i brand devono ricominciare a dialogare con i consumatori in carne e ossa in un ascolto aumentato, arricchito cioè da onestà, proattività ed etica dei dati”, è quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale Consumatori, presentando alcuni dati sul rapporto tra consumatori e imprese emersi da una survey lanciata tra i membri della sua community Instagram. Cosa fare per migliorare? Completezza delle informazioni, gentilezza, call center gratuito, ma anche bollette più trasparenti e modalità di comunicazione smart: sono alcune delle risposte dei consumatori che hanno partecipato al sondaggio. Non riuscire a parlare con il proprio operatore o non avere una risposta esaustiva è l’aspetto che più innervosisce gli utenti del mercato di luce e gas, settore sicuramente più complicato di altri, ma su cui si riscontrano sempre numerose lamentele. Secondo l’instant survey sui social di Massimiliano Dona, per contattare il servizio clienti: il 42 per cento dei consumatori predilige il telefono, staccato il 27% che preferisce mandare un’email e il 16% scrive attraverso la chat, quasi a pari merito con il negozio fisico. “Il digitale ci mette a disposizione molti strumenti di dialogo e ascolto, ma è fondamentale leggere small data, cioè i reclami inespressi, le informazione sopite attraverso i quali le aziende possono davvero mettere il consumatore al centro e rispondere ai suoi desideri, anche quelli ancora inespressi”, conclude Dona.

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Inflazione: Cia, da “boom” di maggio effetti drammatici su imprese e famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2022

Torna a salire l’inflazione, che a maggio accelera al +6,9% annuo, il dato più alto dal 1986, con effetti drammatici sul portafoglio delle famiglie e sui budget delle imprese agricole. I beni energetici trascinano la crescita dei prezzi, registrando un +42,2% sullo stesso periodo del 2021, che significa costi di produzione pressoché insostenibili per serre, stalle, agriturismi e aziende, nonostante il “bonus energia” del governo. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai dati diffusi oggi dall’Istat. I prezzi dei beni alimentari aumentano del +7,1% rispetto a maggio di un anno fa, rendendo subito più pesante il carrello della spesa degli italiani -osserva Cia-. Rialzi eccezionali ci sono soprattutto per i prezzi di oli alimentari (+70,2%), burro (+22,6%), pasta (+16,6%) e, in generale, per gli alimentari non lavorati (+7,9%). Su cui incidono i listini “caldi” del gasolio per mezzi di trasporto (+25% a maggio), in un Paese in cui l’80% dei trasporti commerciali avviene su gomma, percentuale che supera addirittura il 90% nel caso dei prodotti freschi. Ecco perché, ora più che mai, è necessario tenere alta l’attenzione lungo la catena del valore e della distribuzione, prevedendo più risorse e misure strutturali sui campi e lungo la filiera, per alleggerire i costi e scongiurare le speculazioni -evidenzia Cia- nonché prevedere incentivi ai consumi agroalimentari, a partire dalle fasce più deboli della popolazione, e introdurre strumenti di gestione del rischio in grado di calmierare la volatilità dei prezzi e di garantire la stabilità dei redditi degli agricoltori.

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“Sos imprese, il governo scongiuri una crisi nell’edilizia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2022

La presidente della commissione Attività produttive della Camera: “Troppi crediti d’imposta da smaltire. L’esecutivo, nel nuovo provvedimento, consenta di poter cedere per quattro volte il credito d’imposta, ed il frazionamento del credito annuale” Firenze, 12 maggio 2022 – “Il Parlamento farà la sua parte con il Governo e migliorerà il testo relativo al credito d’imposta. In questo momento storico, l’esecutivo non può permettersi di affrontare una crisi nel mondo dell’edilizia, che rappresenta la stragrande maggioranza delle Pmi italiane. Il tema è serio perché riguarda migliaia di imprese italiane”. A dirlo è la deputata del Partito democratico, Martina Nardi, in relazione all’ingorgo Superbonus ed ai troppi crediti d’imposta da smaltire che rischiano di creare una crisi di liquidità per le imprese. “Con il recente provvedimento abbiamo fatto passi in avanti sulla possibilità della quarta cessione del credito d’imposta, adesso ci aspettiamo che questa quarta cessione possa diventare la quarta volta e, quindi, si possa da subito far si che le banche vendano ai loro correntisti – spiega Nardi – Inoltre, si renda chiara la possibilità di poter frazionare il credito sia per annualità che per importo”. “Valutare anche la possibilità del prolungamento del credito per poterlo portare in detrazione in un arco di 10 anni, vanno salvaguardati, però, cittadini e imprese evitando l’aumento dei costi bancari. Questo potrebbe sicuramente dare una mano alle aziende che sono in gravi difficoltà” dichiara la deputata del Pd.

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Le imprese italiane possono diventare più attrattive per gli investimenti esteri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 Maggio 2022

«L’Italia non è mai stata in cima alla classifica dei Paesi più attrattivi per gli investimenti delle imprese estere, ma con il PNRR abbiamo un’occasione storica per invertire questo trend e rendere più attrattivo tutto il nostro tessuto economico. Per contrastare le criticità ancora esistenti e valorizzare le capacità attrattive del nostro Paese, dunque, è d’obbligo una riflessione sull’importanza dell’opportunità fornita dal PNRR. In un contesto come quello attuale, infatti, la tempestiva ed efficace implementazione del PNRR rappresenta un’occasione irrinunciabile per dare impulso al nostro sistema produttivo e migliorare l’attrattività verso investimenti internazionali». Ad affermarlo è Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Central Mediterranean, nel presentare lo studio “L’attrattività del sistema Italia per le imprese estere: opportunità e prospettive del PNRR”. La ricerca, curata dal partner di Deloitte Marco Vulpiani, è stata presentata oggi a Roma al pubblico, in occasione dell’inaugurazione della cattedra congiunta Deloitte-Luiss presso il campus dell’Università intitolata a Guido Carli. La Chair in International Management and Global Challenges sarà tenuta dal Prof. Antonio Majocchi, Ordinario di Management delle Imprese Internazionali presso il Dipartimento di Impresa e Management dell’Ateneo.«Se prendiamo le principali economie europee – spiega Marco Vulpiani di Deloitte presentando lo studio – l’Italia è il Paese con il valore medio più basso in termini di flussi di Investimenti Diretti Esteri (IDE) in percentuale al Pil (25% nel 2020 verso una media area Euro del 77%). Questo comporta che, in termini di attrattività complessiva degli investimenti esteri, l’Italia anche se si colloca al nono posto rispetto ai Paesi G20 è all’ultimo posto delle principali economie europee, mostrando una particolare debolezza nel sistema fiscale e nella disponibilità di infrastrutture. A queste si aggiungono lentezze burocratiche che rendono l’Italia meno competitiva nell’attrarre investimenti internazionali e domestici». Nell’analisi sono state esaminate ulteriori criticità note del sistema Italia. «Secondo i dati OCSE, nel 2020 il gettito fiscale complessivo ammontava a circa il 43% del PIL, inferiore solo alla Francia rispetto alle altre grandi economie europee. A ciò si aggiunge che i livelli di evasione fiscale e di corruzione sono tra i più alti in Europa. In termini di Corruption Perception Index l’Italia è infatti alla peggiore posizione tra le grandi economie Europee. Anche in termini di stabilità politica l’Italia è agli ultimi posti in Europa, collocandosi alla 31 posizione su 45 in Europa» evidenzia il partner di Deloitte.Nonostante ciò – si legge nello studio – in termini di stock si rileva una crescita negli ultimi anni nel rapporto tra Investimenti Diretti Esteri in entrata e Pil, in linea con il trend europeo. Inoltre, emerge che il valore creato dalle multinazionali in Italia, in termini di valore aggiunto realizzato e di investimenti diretti esteri in entrata, sia cresciuto significativamente nel tempo. E il contributo fornito dalle imprese a controllo estero operanti in Italia in termini di valore aggiunto è cresciuto in media di circa il 2,4% per anno negli ultimi 10 anni.«Questi dati sono particolarmente importanti», sottolinea il partner di Deloitte, «specie se si considera che le nostre analisi mostrano chiaramente l’esistenza di una relazione positiva tra il flusso di investimenti esteri e le performance economiche e di crescita dei Paesi nelle principali economie europee. Quanto alle cause del ritardo italiano, possiamo dire che sono ancora diverse le criticità di cui soffre il nostro sistema produttivo, ma tra questi è importante sottolineare il tema della bassa produttività, delle limitate infrastrutture e delle poche risorse destinate alla Ricerca e Sviluppo», spiega Vulpiani.«In particolare, se consideriamo le principali economie europee, l’Italia è quella che presenta il più ampio gap fra investimenti infrastrutturali correnti e fabbisogno di investimenti. Un gap che è quasi del tutto ascrivibile al settore delle infrastrutture dei trasporti. Relativamente alla produttività, le nostre analisi mostrano l’esistenza di una relazione positiva tra la produttività per ora lavorata e gli investimenti fissi nelle principali economie europee», conclude il partner di Deloitte.«Nonostante le criticità evidenziate dal nostro studio, l’Italia può vantare risultati estremamente positivi in alcuni ambiti strategici, quali il design, le imprese culturali, l’energia e i prodotti green», aggiunge Fabio Pompei. «Inoltre, come già sapevamo, lo studio evidenzia la grande capacità di innovare delle imprese italiane quando consideriamo le innovazioni di prodotto o di processo e l’offerta di prodotti green tecnologicamente avanzati».«Infine, considerando le scelte di programmazione economica delle multinazionali estere, rivestono particolare importanza la presenza di conoscenze o competenze tecniche specializzate della forza lavoro e la capacità manageriale e di adattamento al cambiamento. Caratteristiche su cui dobbiamo puntare e investire sempre di più come sistema-Paese, come diciamo da tempo quando insistiamo sulla importanza delle competenze STEM per i giovani e le future generazioni», conclude il Ceo di Deloitte Italia.

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Imprese: verso un’economia più circolare

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Nell’ambito delle attività previste dall’accordo siglato lo scorso mese di dicembre tra Confindustria Macerata e l’Università di Camerino, con il sostegno di BPER Banca, volto alla realizzazione di attività di collaborazione per accompagnare e supportare le imprese nella transizione verso un’economia più circolare e sostenibile, sta per essere avviata una azione di Circular Education attraverso il corso di formazione su “Strategie di Economia Circolare”, che prevede la partecipazione in qualità di docenti di esperti Unicam, Enea e Manifaktura, una start-up innovativa, nata nel 2020, con l’obiettivo di facilitare tutte quelle organizzazioni che intendono avviare un percorso d’innovazione, attraverso progettazione, capitale relazionale, gestione e formazione, in particolare sui temi legati all’economia circolare e industria 4.0 “Con questa iniziativa – ha dichiarato l’ing. Francesco Balducci, referente Unicam per l’accordo e Ceo di Manifaktura – avviamo concretamente le attività di formazione previste nell’accordo di collaborazione. Il corso, rivolto ad imprenditori e loro collaboratori che intendono conoscere ed applicare strategie e perseguire azioni di economia circolare, valutare nuovi modelli di mercato e rendere i propri prodotti e servizi maggiormente competitivi e sostenibili, si articolerà in 5 appuntamenti, che potranno essere seguiti sia on line che in presenza”. Il primo incontro sarà incentrato su “Introduzione all’economia circolare: una visione generale di questo nuovo paradigma” e si terrà presso la sede di Confindustria. Si proseguirà venerdì 27 maggio con “Gli strumenti di valutazione ambientale di prodotto: LCA (valutazione del ciclo di vita di un prodotto) e PEF (Product Environmental Footprint)” presso il ChIP Unicam. “Regolamenti CAM (Criteri Ambientali Minimi), Mappature LEED e Calcolo della Circolarità di un Prodotto” saranno ala centro dell’incontro del 17 giugno presso la sede di Confindustria Macerata. Il ChIP Unicam ospiterà il 15 luglio l’incontro “Come caratterizzare i materiali compositi innovativi in un’ottica di economia circolare”. Il percorso formativo si concluderà il 23 settembre con l’incontro su “Etichette ambientali (ecolabel, EPD, Green Made in Italy) e comunicazione delle asserzioni ambientali per evitare Green Washing” presso la sede di Confindustria.

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Imprese: boom di fatturato per l’intelligenza artificiale made in Italy

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

Approdare nel metaverso grazie al primo catalogo costituito interamente da gemelli virtuali a disposizione di imprese ed enti pubblici è solo l’inizio di una nuova fase di crescita per QuestIT. L’azienda made in Italy, fondata nel luglio del 2007 e nata come spin-off dell’Università di Siena, vede nella parola crescita il sostantivo ideale per comunicare i traguardi tagliati sino ad oggi. Il primo in ordine di tempo risale al 2016, anno in cui l’impresa entra a far parte del gruppo The Digital Box. A fine 2021, invece, la company registra un notevole incremento di fatturato, toccando quota 1 milione e mezzo di ricavi (+200% rispetto al 2019) e triplicando così le proprie entrate in soli due anni. Inoltre, è importante segnalare anche la crescita in termini di partner. Questi ultimi, saliti a 35 (+43% sul 2020), risultano sia software companies e aziende del settore system integration sia professionisti ed ambassador del mondo artificial human. Dai partner si passa, più nello specifico, al team aziendale, il quale al momento conta ben 38 professionisti tra operativi e consulenti. Il percorso storico riguardante l’impresa toscana prosegue con i numerosi progetti realizzati negli ultimi anni: a questo proposito si passa dalle collaborazioni con le più prestigiose realtà accademiche del territorio, tra cui l’Università di Siena e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, alla creazione del polo tecnologico “SaiHub” (Siena Artificial Intelligence Hub). Entrando più nello specifico, si tratta di una realtà composta da una rete di 28 aziende che è stata costituita con l’obiettivo di sviluppare soluzioni d’intelligenza artificiale altamente innovative e costruire un rapporto efficace tra le aziende, il mondo della ricerca e i centri di eccellenza del territorio.

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Rincari energetici, a rischio chiusura le imprese del riciclo

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2022

Il mondo del riciclo è messo a dura prova dall’aumento dei costi energetici. A lanciare l’allarme, facendosi portavoce delle imprese iscritte, è il Consorzio nazionale del riciclaggio dei rifiuti in polietilene Polieco. All’aumento dei costi energetici da sostenere in azienda c’è da aggiungere anche quello dei trasporti e dell’approvvigionamento delle materie che costituisce un altro grave problema. “Si tratta di difficoltà che si inseriscono in un periodo storico complesso se si tiene presente che già la pandemia ha suscitato una profonda crisi produttiva, economica e sociale”, sottolinea Salvestrini, esprimendo il timore che la situazione attuale possa ripercuotersi negativamente sulla carenza già molto grave di impianti di riciclo. “Già abbiamo pochi impianti in Italia e questo per l’assenza di politiche industriali lungimiranti e per la scarsa incentivazione del settore, ma con i rincari energetici- osserva la direttrice del Polieco – si rischia davvero di aggravare la situazione”. Uno scenario che spaventa perché ad essere danneggiata non sarebbe solo l’economia, ma anche la situazione ambientale, visto che potrebbe aumentare il rischio di alimentare i traffici illeciti dei rifiuti, fenomeno con il quale non si smette di fare i conti, e quello di nuove modalità di tombamento. “In rappresentanza delle nostre aziende consorziate – lancia l’appello il presidente del Polieco Enrico Bobbio – chiediamo che si attuino politiche di accelerazione per una risoluzione immediata e concreta del problema, senza esitazioni o decisioni provvisorie con continui rinvii al futuro che alimentano incertezze devastanti per il mondo delle imprese”. Il Polieco chiede che “si lavori subito per la semplificazione degli iter autorizzativi e per incentivi economici in grado di favorire il ricorso all’energia pulita, nonché per agevolazioni fiscali che possano permettere alle imprese di far fronte all’emergenza”.

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Lo stato della digitalizzazione nelle imprese in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2022

Il processo di digitalizzazione delle imprese non è facile, ma è un percorso necessario. Fra i primi effetti di questo processo troviamo la tendenza delle software house ad ampliare la propria offerta di servizi, per rimanere competitive sul mercato. Molte le acquisizioni e le partnership strategiche che vanno in questo senso, come quella appena annunciata fra Innoova, società nata per guidare le grandi e medie imprese nel processo di trasformazione digitale, e Centro Software, leader italiano nello sviluppo di software gestionale per l’impresa. L’integrazione tra le soluzioni tecnologiche di Innoova e la completezza funzionale delle soluzioni ERP di Centro Software, permette oggi alle aziende di raggiungere in poco tempo i massimi livelli di automazione e competitività, caratteristiche indispensabili per crescere ed essere protagonisti anche nell’era digitale. Innoova nasce dall’unione di imprenditori provenienti da specifici settori, complementari ed interconnessi con l’obiettivo di guidare le grandi e medie imprese nel processo di trasformazione digitale. Innoova coinvolge i leader d’azienda nel definire i processi di sviluppo e la trasformazione digitale attraverso un approccio integrato e data-driven. In 30 anni di esperienza, Innoova, ha sviluppato la capacità di colmare le lacune culturali per accelerare la trasformazione digitale per i clienti.

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Ammortizzatori sociali per le imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

“Sulle proposte avanzate dal Ministro Orlando” – ha dichiarato Angelo Carlini, Presidente ASSISTAL – “riguardo agli ammortizzatori sociali per le imprese colpite dal “caro energia”, ci preme far notare come non sia stato preso in considerazione l’altrettanto enorme problema del “caro materiali”, che sta colpendo duramente le nostre imprese. Le aziende, impegnate in gare pubbliche e private, hanno enormi difficoltà nel proseguire le attività poiché non riescono a sostenere i continui rincari delle materie prime in assenza di una reale revisione dei prezzi e di misure compensative adeguate; inoltre, attualmente, si vedono tagliate fuori anche dagli strumenti di integrazione salariale ordinari. Pertanto, chiediamo al Ministro Orlando di ricomprendere nei prossimi provvedimenti di ampliamento delle causali per l’intervento della Cassa Integrazione Ordinaria anche il “caro materiali” oltre al “caro energia”. La ratio sottesa all’ estensione della Cassa ai rincari dei vettori energetici è uguale a quella del caro materiali, compresi gli effetti nefasti che entrambi producono sul mercato, sulle imprese e sui lavoratori. Oggi le imprese in assenza di misure adeguate sono costrette a procedere ai licenziamenti collettivi. Pertanto, è necessario da un lato prevedere che il caro materiali sia una causale che giustifichi il ricorso alla CIGO; dall’altra è essenziale ricomprendere i codici Ateco risalenti alle imprese impiantistiche, onde evitare che il settore sia privato di misure di sostegno in un momento così complicato. Sarebbe un ulteriore colpo inferto ad un settore che garantisce servizi essenziali e che, in mancanza di soluzioni adeguate per il caro materiali, dovrà affrontare anche un problema occupazionale.” (By Dott. Antonello Capogrossi)

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Un plafond da 470 milioni € a sostegno delle imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

Sono le Piccole e Medie Imprese (con meno di 250 dipendenti) per almeno il 50% e le “Midcap” (aziende con un organico inferiore alle 3 000 unità) i beneficiari di una nuova operazione a favore dell’economia reale, che BNL BNP Paribas ha realizzato con il Gruppo BEI, che comprende la Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI). L’operazione è sostenuta dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI), il principale pilastro del Piano di investimenti per l’Europa. Si chiama “Minerva 2” ed è tecnicamente una “cartolarizzazione sintetica” (cioè senza cessione di asset) su un portafoglio di prestiti performing della Banca. Il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) ha rilasciato una garanzia su una tranche da circa 94 milioni di euro, con controgaranzia BEI, e ciò consente a BNL di erogare nuovi finanziamenti a tasso agevolato per un plafond di 470 milioni di euro, destinato alle aziende italiane che, nella delicata fase di rilancio del Paese, si trovano a far fronte agli effetti generati dalla Pandemia sull’economia e sul settore imprenditoriale. Si tratta della quarta operazione fra BEI e il Gruppo BNP Paribas, di cui due con la capogruppo BNP Paribas e due con BNL. A fronte di ciò, con complessivi 402 milioni di euro di garanzia, saranno attivati nuovi finanziamenti alle imprese per circa 2 miliardi di euro. Il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha dichiarato: “Accolgo con favore questo accordo volto a finanziare le piccole e medie imprese italiane, sostenuto dal Piano di investimenti per l’Europa e basato sulle garanzie della BEI e del FEI. I finanziamenti messi a disposizione con questa operazione permetteranno alle imprese di continuare il loro percorso di ripresa economica dopo la crisi pandemica, creando e sostenendo posti di lavoro.” Con l’operazione Minerva 2, BNL BNP Paribas e il Gruppo BEI proseguono nella collaborazione che aveva già portato alla positiva esperienza di “Minerva 1” nel 2018, grazie al supporto dell’EFSI per rilanciare la crescita e l’occupazione in ambito europeo. Minerva 2 è una delle prime operazioni sintetiche ad aver ottenuto il riconoscimento STS (Semplici, Trasparenti e Standardizzate), che risponde ad un framework normativo per le cartolarizzazioni introdotto di recente dal legislatore comunitario; esso punta a garantire l’adeguatezza di tali prodotti differenziandoli da strumenti finanziari più complessi e rischiosi e assicurando nel contempo alla banca cedente un beneficio di ordine patrimoniale.

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