Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘imprese’

“Rialzati Italia”: Monito per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

1.300 piccole e medie imprese hanno già aderito a Rialzati Italia – il progetto di Stefano Versace e Omar Bertolla per valorizzare nel mondo con soluzioni tecnologiche d’avanguardia i prodotti di eccellenza del made in Italy – potranno beneficiare dei Finanziamenti agevolati Simest, la società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti che sostiene l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Un supporto che è diventato ancor più vantaggioso perché questi strumenti dal 17 settembre fino a fine anno prevedono una quota a fondo perduto del 50%, senza presentare garanzie bancarie. Inoltre, la loro operatività è stata estesa anche a iniziative all’interno dell’Unione Europea.Rialzati Italia, infatti, affiancherà le imprese della propria Rete, oltre che nel processo di digitalizzazione, anche nel percorso per dotarsi della struttura gestionale e finanziaria prevista come requisito per poter ottenere tramite Simest liquidità da investire nel salto verso i mercati internazionali. “Rialzati Italia – sottolinea Omar Bertolla, uno dei fondatori – sta attraendo talenti ed esperti, ne siamo orgogliosi. E’ il primo progetto ideato e realizzato totalmente in Italia che sfrutta appieno tutte insieme le più importanti tecnologie emergenti: blockchain, intelligenza artificiale e 5G”. Nata nel marzo scorso e cresciuta durante il lockdown, l’iniziativa è pronta per la partenza ufficiale, prevista nel mese di ottobre. Il lavoro dei Segnalatori, la comunità di persone che hanno sposato il progetto Giovanna Marchi Comunicazione.

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L’87,7% delle imprese italiane ha scelto di puntare sulle competenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Microsoft ha presentato i risultati della nuova ricerca “Le competenze dei dipendenti e il potenziale dell’IA” che ha coinvolto nei mesi scorsi 12.000 dipendenti e figure dirigenziali in tutto il mondo, oltre 600 in Italia, per scoprire il livello di adozione dell’intelligenza artificiale e individuare i principali insegnamenti appresi dalle aziende che si trovano più avanti nel proprio percorso d’innovazione. Tra le principali evidenze della ricerca, è emerso che le organizzazioni che traggono maggior valore dall’adozione dell’AI sono quelle che non puntano solamente sull’automazione e sull’efficienza operativa ma anche sulla formazione, affinché l’ingegno umano possa elevarsi grazie alla tecnologia.Secondo quanto emerso dall’indagine, in Italia, il 28,2% delle aziende ha già integrato l’intelligenza artificiale nella propria strategia aziendale o è in fase di implementazione, mentre il 38,8% sta valutando o sperimentando l’adozione di tecnologie intelligenti. I comparti più virtuosi nell’utilizzo dell’AI sono il settore Oil & Gas (dove il 50% delle aziende è in fase avanzata di adozione), il mondo della tecnologia (46,6%) e il settore industriale (41,1%), mentre i mercati che si distinguono per una minore adozione dell’AI sono l’industria dei beni di consumo (17,4%), il settore Utilities (17,6%) e quello sanitario (17,8%).Le imprese che sono in una fase avanzata di adozione sono convinte che l’intelligenza artificiale rappresenti un fattore complementare rispetto alle capacità delle persone e che sia fondamentale coltivare le competenze dei propri dipendenti in ogni ambito, dall’analisi avanzata dei dati al pensiero critico, dalla comunicazione alla creatività. A conferma dell’importanza delle attività di skilling e riqualificazione, l’87,7% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver aumentato gli investimenti sulle competenze.Tutte le aziende italiane (100%) più “mature” nell’adozione dell’AI, hanno affermato di aver già avviato o di essere nella fase di pianificazione di percorsi di formazione dedicati ai propri dipendenti e quasi due terzi (62,7%) degli impiegati di queste organizzazioni hanno dichiarato di aver già partecipato a programmi di riqualificazione, rispetto al 41,9% della media dei dipendenti di tutte le aziende intervistate.I dirigenti delle imprese coinvolte nell’indagine prevedono quindi che il numero di lavoratori con competenze in ambito AI raddoppierà nel corso dei prossimi 6-10 anni, passando dal 25,6% al 58% della forza lavoro. Un dato che viene ulteriormente confermato dalle risposte dei manager delle aziende più avanti nel proprio percorso di adozione dell’AI, dove la percentuale passerà dal 31,4% al 67% nello stesso periodo di tempo.La maggior parte (65,3%) dei dipendenti delle aziende più tecnologiche ha dichiarato che la propria azienda è attivamente impegnata per prepararli a un mondo “intelligente”, dato che scende al 36,7% quando si prende in considerazione il campione integrale che include anche le aziende meno attive nell’implementazione dell’AI.
La combinazione di competenze e soluzioni tecnologiche intelligenti sta aiutando le aziende ad avere successo: il 96,5% dei dirigenti delle imprese più mature sull’utilizzo dell’AI ha infatti dichiarato di averne già tratto un valore per il proprio business, rispetto al 66,7% degli intervistati presso le aziende che muovono in primi passi in questo campo.La maggior parte delle aziende più innovative (89,1%) ha, inoltre, riscontrato una migliore ottimizzazione delle operazioni grazie all’intelligenza artificiale e maggiori probabilità che i propri dipendenti riescano a creare nuove opportunità di business grazie all’AI: dallo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (61,8% vs 30,8% delle aziende meno mature nell’adozione dell’AI) a una migliore customer experience (52,7% vs 23,1% nelle aziende meno mature).

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Imprese: attivo il Portale Unico per l’Internazionalizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Dal 18 settembre sara’ attivo il Portale Unico per l’Internazionalizzazione, frutto del grande lavoro del nostro Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e, come detto dallo stesso Giuseppe Conte, “della bonta’ dell’intuizione che abbiamo avuto a livello di governo: trasferire alla Farnesina le competenze in materia di commercio internazionale e dell’internalizzazione delle imprese”.
Il portale permetterà alle imprese italiane di individuare strumenti utili e integrati per poter collocare le eccellenze italiane nel Mondo. Così come il portale unico di “incentivi.gov.it”, un’intuizione di Luigi, ha aiutato le imprese a navigare tra i tanti interventi di sostegno alle aziende italiane, quello sull’internazionalizzazione ci farà recuperare quella competitività che l’Italia ha perso in questi anni. Il nostro artigianato, le piccole e medie imprese, l’industria italiana hanno fatto grande questo Paese. Ora dobbiamo tornare ad occupare la posizione che meritiamo“.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Andamento delle richieste di moratorie sul credito da parte di famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Nello specifico, la fase post lockdown ha fatto segnare un deciso recupero delle richieste di credito da parte di famiglie e imprese, che sono tornate sui livelli pre emergenza Covid. La rilevazione da parte di CRIF relativa alle istruttorie contribuite sul proprio sistema di informazioni creditizie nella prima settimana di agosto ha fatto registrare una performance positiva, rispettivamente con un +7% per le famiglie e un +15% per le imprese. In questo scenario, sicuramente in recupero ma ancora fortemente condizionato dalla perdurante incertezza causata dall’emergenza pandemica, famiglie e imprese non hanno però smesso di richiedere l’accesso alla moratoria varata dal Governo per sospendere il pagamento delle rate sui finanziamenti in essere.Relativamente al comparto business, il 72,6% delle richieste di moratoria che sono state ottenute in questi mesi sono riconducibili a società di capitali a fronte di una quota pari al 23,9% per le società di persone e del 2,3% per le ditte Individuali. Un altro dato significativo riguarda l’importo medio della rata mensile che è stata sospesa e il debito residuo, che risultano pari rispettivamente a 2.796 Euro e 136.689 Euro.Per quanto riguarda, invece, i privati consumatori, i mutui immobiliari rappresentano il 46,6% delle richieste, mentre il 26,6% del totale riguarda prestiti personali, che tipicamente rappresentano le due forme di finanziamento più onerose per le famiglie. A seguire, il 12,6% delle moratorie ottenute dalle famiglie riguarda mutui di liquidità contro l’8,6% dei prestiti finalizzati e il 5,6% dei contratti di leasing e altri prodotti rateali. Complessivamente la rata mensile che è stata sospesa in questi mesi risulta pari a 534 Euro mentre il debito residuo in carico alle famiglie relativamente ai contratti sui quali è stata applicata la moratoria è pari a 61.708 Euro.

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Imprese: Cresce la mediazione creditizia

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Con il Dlgs 141/2010 il Legislatore aveva definito con chiarezza la figura del Mediatore Creditizio, come “colui che mette in relazione, anche attraverso una attività di consulenza, la potenziale clientela con le banche o gli intermediari finanziari previsti dal Titolo V del TUB, per la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma”. L’importanza del ruolo del mediatore creditizio è però molto cresciuta negli anni, di pari passo con la digitalizzazione dei processi di analisi degli istituti di credito ed ulteriormente per la crisi generata dall’emergenza sanitaria Covid-19 e il conseguente lockdown, che ha determinato e determina una forte esigenza di liquidità per le imprese. Nei prodotti orientati ad una clientela corporate ad esempio – si legge in una nota dell’OAM, Organismo Agenti e Mediatori, – più del 65% dell’intermediato viene fatto da società di mediazione creditizia, confermando così l’immagine di un comparto fondamentale oggi per il credito. Più spazi quindi per i mediatori creditizi, che appunto si occupano di mediare tra aziende e banche e di applicare nuove modalità di analisi dei conti aziendali, sulle quali costruire poi le politiche di finanziamento. Dipende dall’incremento dei mutui, dalla complessità crescente del mercato, dalla chiusura di molte filiali bancarie, che riducono i presidi sul territorio: la mediazione creditizia raccoglie il testimone dalle reti fisiche delle banche e diventa sempre più collante fra gli istituti di credito e la clientela.

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Digitalizzazione e tecnologia nelle imprese italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

La prima edizione del Censimento permanente delle imprese, conclusa alla fine del 2019, ha permesso di approfondire anche tematiche emergenti e rilevanti per la competitività, la sostenibilità sociale e ambientale e la crescita economica del Paese.
Nel rapporto che viene diffuso oggi l’attenzione si focalizza su digitalizzazione/tecnologia/innovazione. La progressiva digitalizzazione dei processi aziendali viene adottata come chiave di lettura per una serie di fenomeni che stanno influenzando le strategie imprenditoriali come lo sviluppo di progetti di innovazione, l’emergere di nuovi modelli di business, la diffusione e l’utilizzo di nuove tecnologie e, infine, l’impatto della digitalizzazione sulla forza lavoro.Riguardo la diffusione di tecnologie digitali, l’utilizzo di un insieme di indicatori è giustificato da almeno due motivazioni. In primo luogo, la digitalizzazione è un fenomeno complesso e multidimensionale, tale da essere comunemente misurato mediante batterie di indicatori in forma di scoreboard, oppure con indicatori sintetici. In secondo luogo, a livello internazionale il quadro metodologico e definitorio è ancora parziale; in particolare, manca una esauriente definizione a fini statistici di cosa si intenda esattamente per digitalizzazione. Ciò rende necessaria l’identificazione di indicatori che, seppur parziali, siano complementari tra loro e legati da una chiave di lettura unitaria, in modo da evitare raccolte asistematiche di generici indicatori “digitali”.Ad esempio, gli indicatori statistici disponibili – riferiti per lo più all’adozione e all’uso di tecnologie ICT – sono stati utilizzati per misurare la trasformazione digitale delle imprese semplicemente in relazione alla diffusione di alcune tecnologie o pratiche – come la connettività a banda larga o la pratica dell’e-commerce – senza analizzare le trasformazioni da esse indotte nei processi aziendali. La pratica manageriale suggerisce che la trasformazione digitale è invece essenzialmente un processo di evoluzione dell’organizzazione e della cultura aziendale che mira a raggiungere la “maturità” digitale (digital maturity) delle imprese.Nel censimento permanente il tema della digitalizzazione è stato quindi interpretato integrando il monitoraggio degli investimenti in tecnologie digitali di tipo infrastrutturale (connessione a Internet, acquisto di servizi cloud, ecc.) con l’individuazione di investimenti più specializzati che possano segnalare uno spostamento verso il pieno utilizzo delle risorse digitali disponibili (Big Data, applicazioni di Internet delle cose, stampa 3D, robotica, simulazione, ecc.). In tale prospettiva, per maturità digitale si intende l’investimento in infrastrutture digitali non come obiettivo a sé ma come condizione per ottimizzare i flussi informativi all’interno dell’impresa, con effetti positivi in termini di efficienza e competitività. Tutti i risultati della sezione su tecnologia, digitalizzazione e nuove professioni sono accessibili attraverso il sistema di diffusione dedicato ai Censimenti Permanenti (http://dati-censimentipermanenti.istat.it ).

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Le ferite del lockdown sulle PMI lasciate sole

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

Lignano Sabbiadoro (UD) «Un secondo lockdown sarebbe mortale e a Roma lo sanno bene: i costi economici e sociali sarebbero molto superiori a quelli necessari per curare le persone che dovessero ammalarsi». Il presidente di CNA Udine, Luca Tropina, ha aperto così il primo incontro della decima edizione della rassegna “Economia sotto l’Ombrellone” organizzata dall’agenzia di comunicazione Eo Ipso e in svolgimento a Lignano Sabbiadoro (UD). Una preoccupazione, quella di Tropina, condivisa anche dagli altri due relatori della serata: il creatore di paralumi e lampade, Michael Genovese, titolare dell’azienda artigiana udinese Abat-Juor, e il titolare della Sartoria Chiussi, fondata a Udine 152 anni fa, Giorgio Chiussi.
Durante l’incontro, dedicato a “La ripartenza dell’artigianato e delle Pmi”, i tre relatori hanno analizzato la situazione del settore artigiano e delle piccole e medie imprese friulane e nazionali, i cambiamenti indotti dal periodo pandemico, gli interventi che sarebbero necessari e le prospettive che si aprono per i prossimi mesi.
Chiussi, che ha registrato la perdita del 40% di fatturato durante il lockdown, è rimasto però «enormemente sorpreso» nel vedere come dal 18 maggio, giorno della riapertura, «il lavoro è ripreso come se non avessimo mai chiuso, anche se con una notevole differenza: prima gran parte dei clienti chiedeva vestiti nuovi, oggi si vuole la rimessa a modello di vestiti acquistati negli anni scorsi. Il vero problema – ha continuato – non è dunque la mancanza di un mercato, quanto il fatto che è venuto meno il sostegno da parte delle istituzioni. Ci sarebbe voluto un sistema semplice, come quello adottato in Germania o negli Usa, grazie al quale le aziende costrette a chiudere si sono trovate delle cifre, commisurate al fatturato, inviate dallo Stato o dalle Regioni direttamente sul conto corrente senza dover stare dietro a tante domande, richieste di bonus o di prestiti bancari come è successo da noi».
Il lockdown ha però stimolato la voglia di esplorare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dall’e-commerce che possono diventare utili anche alle piccole aziende artigiane per trovare nuova clientela, farsi conoscere e anche instaurare rapporti di collaborazione. Proprio la collaborazione fra artigiani e aziende è stata, poi, indicata dai partecipanti all’incontro come una delle necessità per il futuro perché «solo collaborando – hanno detto i relatori – le piccole e piccolissime aziende possono trovare la forza per superare momenti cosi difficili come quelli che stiamo vivendo».
In conclusione, Genovese ha lanciato un appello a riattivare i voucher o un sistema analogo che permetta alle piccole aziende di assumere persone attualmente prive di lavoro per far fronte ai picchi di domanda e, al contempo, poter trasmettere a molti giovani le proprie esperienze e la propria arte.

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No ad imprese di serie A e B. Aiuti vadano in base alle perdite di fatturato, presentare pacchetto emendamenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Il decreto Agosto, infatti, sfavorisce le imprese dei piccoli territori, favorendo quelle nelle città più grandi. In particolare, ne esce danneggiata l’imprenditoria del territorio del novarese che come le altre aziende d’Italia ha subito pesanti perdite dalla pandemia e necessita di sostegno e di aiuti per tornare a crescere. Per questo presenterò un pacchetto di emendamenti che risolva queste storture e, nel rispetto dei diritti di tutti, garantisca anche alle aziende del novarese le necessarie risorse”. Ad annunciarlo è il senatore di Fratelli d’Italia, Gaetano Nastri, senatore di Fratelli d’Italia e vicecoordinatore vicario di FdI in Piemonte.“Anche il decreto Agosto non aiuta le imprese e non crea le condizioni per il rilancio. Riguardo le strutture ricettive presenti nel nostro territorio, pesantemente penalizzate da un lungo lockdown oltre la metà di maggio, è stata prevista l’abolizione dell’Imu ma con la previsione che proprietà e gestione coincidano. Un aspetto che penalizza fortemente le nostre strutture visto che spesso per mere ragioni di bilancio sono divise in due società, anche se legate sempre alle stesse persone fisiche. Con la conseguenza che non potranno accedere all’abolizione dell’Imu. Inoltre, il decreto Agosto prevede che soltanto le aziende ricomprese nei comuni capoluogo di provincia o città metropolitana potranno godere di un ulteriore contributo a fondo perduto, purché però dimostrino di aver avuto presenza consistente di turisti stranieri in numero pari o superiore a quello degli abitanti. Una discriminante grave che esclude proprio le nostre imprese a favore di quelle di grandi città come Milano o Roma. E’ evidente che questa condizione sfavorisce le piccole realtà, favorendo quelle nei grandi centri. E’ una condizione inaccettabile, a cui bisogna trovare una soluzione, perché la pandemia ha colpito tutte le imprese, grandi e piccole, nelle città così come nei territori più isolati e l’unico parametro a cui si deve far riferimento deve essere quello della caduta del fatturato tra 2019 e 2020 compensato in percentuale” conclude il senatore Nastri.

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Planet lancia un servizio integrato di pagamenti digitali per le aziende europee

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

La società di pagamenti Planet ha lanciato un servizio integrato di pagamenti digitali per i Partner che operano in tutta Europa nei settori Hospitality e Food&Beverage. La nuova soluzione fornisce tutti i servizi – inclusi l’acquiring e l’elaborazione delle transazioni – in un’unica piattaforma, garantendo ai Partner nuovi ricavi grazie ai servizi ad alto valore aggiunto per la gestione dei pagamenti. Il servizio viene fornito da Planet a seguito dell’approvazione della chiusura dell’acquisizione di 3C Payment da parte della Financial Conduct Authority (FCA).Scegliendo Planet, i Partner beneficiano di una gamma completa di servizi di pagamento per l’Hospitatily che copre acquiring, accettazione, elaborazione dei dati attraverso il gateway, reportistica e intelligence. Il nuovo servizio garantisce metodi di pagamento contactless digitali più veloci e sicuri, trasmettendo agli ospiti la serenità necessaria per fare i propri acquisti. Albergatori e ristoranti saranno in grado di offrire un’esperienza di pagamento migliore anche per gli ospiti cinesi, poiché il servizio di acquiring include anche Alipay e WeChat Pay. Grazie al servizio di pagamenti integrato, i Partner possono ottimizzare i costi consolidando gli accordi precedentemente stipulati con più fornitori. Una soluzione che li aiuta a rispondere a condizioni commerciali globali sempre più complesse e a beneficiare di ulteriori servizi ad alto valore aggiunto, tra cui gli insights derivanti dall’elaborazione dei dati acquisiti e la conversione dinamica di valuta, permettendo loro di aumentare le entrate derivanti dalla gestione dei pagamenti. La soluzione sfrutta il gateway 3C Payment – completamente integrato con i sistemi operativi e di prenotazione aziendali – e fornisce servizi sicuri su più canali in loco, online o via mobile. Il sistema risulta ancora più efficiente grazie alle funzionalità offerte dal nuovo terminale portatile di pagamento PAX A920, utilizzabile sia alla reception che al tavolo. I nuovi e innovativi servizi digitali possono anche supportare i Partner del settore Hospitality nel miglioramento dell’elaborazione delle transazioni su tutti i touchpoint, dal fisico all’online, aumentando la sicurezza in un mondo post lockdown. Nel Food&Beverage, grazie al gateway digitale 3C e la tecnologia wallet, possono fornire servizi di prenotazione e pagamento, elaborati in-app, limitando così l’interazione con il personale e gli altri commensali.La soluzione di pagamento Planet per il settore Hospitality, consente di costruire un profilo completo degli ospiti per comprendere meglio le loro abitudini d’acquisto. Una volta elaborate, queste informazioni vengono mandate ai Partner, permettendogli d’implementare attività di marketing personalizzate e loyalty program per gli ospiti.Steve O’Donovan, Chief Payments Officer di Planet ha dichiarato: “Dopo l’annuncio dell’acquisizione, abbiamo riscosso un positivo interesse da parte delle principali catene globali di hotel e ristorazione. Abbiamo infatti già sviluppato la prima di una serie di nuove entusiasmanti proposte per i nostri Partner.Il nostro servizio integrato di pagamenti per l’Hospitality consente ad albergatori e ristoratori di migliorare l’esperienza dei propri ospiti, aumentare i profitti, e allo stesso tempo, beneficiare dell’efficienza della gestione di un’unica piattaforma di pagamento”.
“Dopo l’approvazione della FCA e la successiva finalizzazione dell’accordo con 3C Payment, la nostra attenzione si concentra ora sull’integrazione delle attività. Ciò significa lavorare con i nostri nuovi colleghi di 3C Payment per aiutare i Partner dei settori Retail, Hospitality, Food & Beverage e Self-Service, ad offrire ai loro clienti un’esperienza di pagamento eccezionale e a far crescere i loro ricavi con un’ampia gamma di prodotti e servizi”.Grazie ai 30 anni di esperienza nel Retail, Planet sta integrando i servizi di 3C Payment in una piattaforma di pagamenti digitali per i retailer europei. Da questo nascerà una soluzione costruita appositamente per il settore. Ciò include l’acquiring completo, l’accettazione dei pagamenti dei digital wallet, la conversione di valuta e i rimborsi iva, il tutto elaborato attraverso un unico terminale di pagamento di nuova generazione. L’introduzione sul mercato della soluzione integrata per il Retail è prevista per settembre 2020. L’acquisizione di 3C Payment da parte di Planet, annunciata il 18 giugno 2020, è stata ora formalmente approvata dalla Financial Conduct Authority (FCA) nel Regno Unito, permettendo la finalizzazione dell’operazione.

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Due aspetti fondamentali nella fase di ripartenza delle imprese

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

I temi legati alla continuità aziendale e alla realizzazione di impairment test dell’avviamento stanno assumendo un’importanza sempre maggiore alla luce dell’inizio anche in Italia della fase post-pandemia di COVID-19, in cui la ripresa delle attività produttive si deve confrontare con un contesto di mercato e con sfide delicate e non ipotizzabili fino a pochi mesi fa. Per approfondire questi argomenti e permettere ad alcuni fra gli esperti del settore di fornire la propria visione e i propri insight, Duff & Phelps, in collaborazione con ANDAF, ha organizzato il webcast “Continuità Aziendale e Impairment Test dell’avviamento nel contesto economico attuale condizionato dal COVID-19”. Roberto Mannozzi, Presidente ANDAF e Head of Administration, Tax and Control, Gruppo FS, ha sottolineato l’importanza e la strategicità degli argomenti oggetto dell’incontro virtuale, anche alla luce delle recenti condizioni senza precedenti che le aziende si trovano ad affrontare su scala globale, dando rilievo a due principali aspetti da analizzare con la massima attenzione da parte di amministratori, management e organi di controllo: il presupposto della continuità aziendale, reso ancor più delicato in questo momento dalla emergenza COVID-19 e, strettamente correlato ad esso, la necessità da parte delle aziende di rileggere i propri business plan prospetticamente, provando a proiettarsi oltre le attuali difficoltà e rivedendo i piani industriali per valutare attentamente la sostenibilità dei propri asset. Uno studio che abbiamo condotto sull’andamento degli impairment test nei tre mercati di riferimento nel corso degli ultimi 10 anni, ha mostrato che negli USA il livello massimo si è raggiunto nel 2008, quando si sono verificati 502 eventi di impairment per un valore aggregato di 188 miliardi di dollari. È stato osservato che al culmine della crisi del debito sovrano in Europa, le società dello STOXX Europe 600 hanno raggiunto un elevato valore aggregato di impairment nel 2011 (77,2 miliardi di euro) e leggermente inferiore nel 2012 (66,4 miliardi di euro). Seguendo la stessa dinamica, anche in Italia si è registrato un valore aggregato di impairment di 36,9 miliardi di euro nel 2011, con 15 eventi di impairment. Le attuali condizioni di mercato, impattate dal Covid-19, segnano le premesse per un incremento di impairment nel 2020.”
Questo ultimo dato viene supportato dai risultati ottenuti da un instant poll su un campione qualificato di rappresentanti della financial community operanti a livello nazionale, interpellati durante il webinar. Il 58% dei rispondenti ha infatti indicato come sia possibile la necessità di un esercizio di Impairment Test nel corso del mese di giugno 2020.
Proseguono Rovere e Morelli: “Un elemento importante da considerare nella riconciliazione dei diversi concetti di valore che siamo chiamati a calcolare è la problematica delle asimmetrie informative, in particolare quanto delle strategie aziendali è pubblicamente conosciuto e quanto è solo condiviso all’interno dell’azienda. In un’ottica di impairment test in particolare, potrebbero riflettersi poi in stime di valore diverse per CGU ed aziende nel loro insieme. Inoltre, è importante considerare quali sono le informazioni conosciute e conoscibili e quali non conosciute al momento attuale. Tra le informazioni conosciute ci sono infatti la diminuzione dei prezzi di mercato e dell’energia, la crisi di liquidità che molte aziende stanno affrontando, l’aumento dell’incertezza e del rischio e le politiche di stimoli finanziari e fiscali messe in campo da banche centrali e governi. Dall’altro lato, risultano attualmente non conosciute le tempistiche per lo sviluppo di una cura e di un vaccino anti COVID-19, la possibilità che si scateni una seconda ondata pandemica, il mantenimento delle misure restrittive e l’impatto reale delle misure di sostegno all’economia.. In questo scenario, è quindi fondamentale, al fine della determinazione del fair value, costruire un bridge fra questi due insiemi di informazioni, in modo da riuscire quanto più possibile a bilanciarle e attribuire il giusto peso in fase di stima del valore.
Un altro punto chiave nelle attività valutative in tempi di pandemia è quello della revisione dei piani economico-finanziari che coinvolge diversi aspetti: i ricavi, la supply chain e le operations, senza trascurare la parte patrimoniale, legata a possibili ritardi negli investimenti previsti e a dilazioni dei pagamenti e probabili effetti anche sui covenant finanziari. L’approccio che consigliamo di tenere nell’adeguamento dei piani è quello di prendere in considerazione diversi scenari e ponderarli secondo la loro probabilità di realizzazione, ottenendo quindi un valore atteso che rifletta le diverse possibilità del prossimo incerto futuro.”
L’importanza di questo aspetto è condivisa anche dalla maggioranza (il 54%) dei partecipanti all’instant poll, che ha dichiarato di aver fatto una revisione del budget 2020, mentre il 27% ha elaborato diversi scenari per valutare l’adeguamento dei piani.
“Un ultimo aspetto da considerare è quello relativo al calcolo del costo del capitale, nel quale occorre considerare in modo appropriato le sue componenti, quali il tasso di interesse privo di rischio (Risk Free rate), che suggeriamo di normalizzare, il premio per il rischio di mercato (Equity Risk Premium), che consigliamo di tenere intorno al 6% sul lungo termine e il premio rischio Paese (Country Risk Premium) per l’Italia, che calcoliamo essere al 30 giugno pari al 2,3%,” concludono i due esperti di Duff & Phelps.
I risultati dell’instant poll mostrano che, nel calcolo del costo del capitale, la maggioranza del campione (il 57%) utilizza la media dei titoli di Stato italiani per il tasso Risk Free e il 53% un Equity Risk Premium compreso tra il 5 e il 6%. Infine, se il 42% dei rispondenti include un rischio ulteriore nel calcolo del costo del capitale legato al Country Risk Premium relativo all’Italia, il 39% aggiunge anche uno Small Size Premium per riflettere meglio le caratteristiche del tessuto industriale del nostro Paese. duffandphelps.com.

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Imprese del turismo_Faita, Federalberghi, Fiavet e Fipe: prolungamento ammortizzatori Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Faita (campeggi e villaggi turistici), Federalberghi (imprese turistico ricettive), Fiavet (agenzie di viaggio) e Fipe (pubblici esercizi) esprimono apprezzamento per le proposte emerse al tavolo di confronto che si è tenuto in videoconferenza questo pomeriggio con i Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali Catalfo e per i Beni e Attività Culturali e Turismo Franceschini per aver accolto gran parte delle proposte che le parti avevano condiviso in un avviso comune sottoscritto con Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-Uil il 14 luglio scorso: è quanto si legge in una nota congiunta delle quattro Associazioni che fanno parte di Confturismo e aderiscono a Confcommercio-Imprese per l’Italia.
Nel sottolineare le perduranti difficoltà del settore turismo con cali di fatturato e conseguenti riduzioni dell’occupazione – prosegue la nota – hanno condiviso la proposta di prolungamento degli ammortizzatori Covid 19 per ulteriori 18 settimane con la richiesta di poter fruire dello strumento in continuità con i precedenti periodi e con una maggiore flessibilità sui tempi del suo utilizzo.Faita, Federalberghi, Fiavet e Fipe hanno espresso inoltre parere favorevole anche sulle misure alternative di decontribuzione per chi richiama o ha già richiamato in servizio i propri lavoratori sospesi, con la precisazione che l’incentivo riguardi non solo le imprese che hanno completamente sospeso l’attività ma anche quelle che l’hanno ridotta parzialmente e che interessi anche i lavoratori a tempo determinato e stagionali.L’occasione dell’incontro – conclude la nota – è stata utile per precisare la necessità di modificare le previsioni del decreto “Rilancio” sulla proroga “forzosa” dei contratti a termine, riducendone gli oneri contributivi a carico delle imprese nonché per sollecitare il Governo a considerare, sia pure legata alla straordinarietà dell’emergenza, la reintroduzione dell’istituto dei voucher.

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Barometro CRIF delle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Dallo studio emerge un quadro decisamente vivace relativamente all’andamento delle richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane nel II semestre dell’anno, che complessivamente fanno segnare un eloquente +79,3%. Entrando maggiormente nel dettaglio, sono state le Imprese individuali ad aver fatto registrare l’aumento più marcato, con un +99,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le società di capitali hanno fatto segnare un aumento pari a +66,8%. A questo riguardo, anche le rilevazioni relative alle prime 3 settimane di luglio confermano la crescita delle richieste di credito da parte delle imprese, seppur in progressiva attenuazione, con un incremento rispettivamente pari a +28%, +12% e +17% rispetto ai corrispondenti periodi del 2019. Un’ulteriore evidenza che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentata dal calo dell’importo medio delle richieste, che nell’aggregato di imprese individuali e società si attesta a 60.021 Euro (-7,6%). Nello specifico, le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 24.941 Euro, in calo del -16% rispetto al corrispondente periodo 2019, contro gli 83.415 Euro delle Società di capitali (-5%).

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Alberti (M5S Lombardia): “Scongiurata la cancellazione della stretta sugli aiuti pubblici alle imprese che delocalizzano”

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

Milano. “Abbiamo scongiurato il tentativo del centrodestra di cancellare, con un articolo nella legge di semplificazione, la sospensione degli aiuti di stato alle aziende che delocalizzano. Il metodo è stato totalmente sbagliato: la norma regionale non può sovrastare quella nazionale e che chi prende denaro pubblico deve reinvestire in Italia. se lo scopo è quello di aiutare le aziende, anche molto piccole, ad accedere a fondi per l’emergenza Covid è necessario farlo rispettando i confini legislativi.
Alla nostra richiesta di un parere legale hanno fatto immediatamente marcia indietro. Mi auguro che sulla legge di semplificazione non si proceda con questo dilettantismo”, così Dino Alberti, consigliere regionale del M5S Lombardia che IV Commissione nel corso della discussione del progetto di legge semplificazione ha polemizzato con il centrodestra sulla proposta di legge di semplificazione.
Per Alberti: “Le aziende che percepiscono il sostegno di stato devono restare in Lombardia e contribuire attivamente allo sviluppo economico e al sostegno dell’occupazione nella nostra regione”.

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Aiuti alle imprese agricole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero delle Politiche Agricole dello scorso 19 maggio, diviene realtà il nuovo limite dell’importo complessivo degli aiuti “de minimis” per le imprese attive nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli, nell’arco di un triennio. Alla base di una miriade di agevolazioni statali ma soprattutto regionali, il “de minimis” è stato portato dall’Unione europea nel febbraio 2019 a 20mila euro ma occorreva dare operatività concreta al “Registro degli aiuti” per avere finalmente l’importo massimo riportato nel Regolamento n. 316 del 2019, ovvero 25mila euro. Una volta accertata la funzionalità del registro, si è potuto procedere alla ripartizione dell’ammontare tra le singole regioni, a cui spetta il 75% della cifra totale che per l’Italia è pari a oltre 840 milioni di euro, e alla pubblicazione del relativo decreto ministeriale.
“Sebbene si tratti di un importante passo in avanti, basti pensare che sino al 2014 il de minimis è stato pari ad appena 7.500 euro, anno in cui fu portato a 15mila – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – parliamo comunque di un importo modesto se paragonato a quello delle imprese non agricole che possono contare su un de minimis a 200mila euro, in situazione standard no-Covid19. Ciò è frutto della convinzione da parte della Commissione Ue che la quota molto importante di bilancio comunitario in favore del settore agricolo non si concilia con aiuti di stato consistenti che potrebbero ledere la concorrenza tra imprese. Purtroppo questa considerazione non tiene conto, però, delle situazioni di blocco degli aiuti del secondo pilastro della PAC, erogati tramite i PSR, come accade attualmente in grandi regioni, come la Puglia. L’agricoltura, pertanto – prosegue il Sottosegretario L’Abbate (M5S) – non chiede maggiori aiuti ma l’utilizzo di quelli già concessi, in linea con quanto accade in tutti i Paesi industrializzati. Per il futuro, il corretto funzionamento del Registro consentirà anzitutto di semplificare l’accesso delle imprese a tali aiuti ma potrà anche essere la base per ulteriori auspicati incrementi”?

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Imprese: principi di revisione e controlli interni

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato l’informativa periodica “Valutazione e Controlli”, uno strumento incentrato sulle iniziative del Consiglio Nazionale in tema di principi di revisione e controlli interni, principi italiani contabili e principi italiani di valutazione. In questo dodicesimo numero, nella sezione dedicata ai Principi Contabili Nazionali, si fa un richiamo all’OIC 33, con il quale l’Organismo di Contabilità ha portato a termine il progetto di transazione agli OIC per le imprese che adottano gli IFRS. In relazione agli ultimi eventi, ci si è soffermati, inoltre, sull’analisi dell’impatto dell’emergenza sanitaria da COVID-19, richiamando il documento di ricerca redatto dalla Fondazione Nazionale Commercialisti e da S.I.D.R.E.A, la Comunicazione dell’Organismo di Contabilità relativa all’OIC 9, il Documento interpretativo sempre dell’Organismo di Contabilità, con cui si analizzano le “Disposizioni temporanee sui principi di redazione del bilancio” in relazione al D.L. n.23/2020 e, per finire, il documento di ricerca redatto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti con il Consiglio Nazionale in ordine al trattamento contabile relativo alla cancellazione dell’imposta IRAP.Tra i temi analizzati nella sezione sui Principi Italiani di Valutazione, spazio al documento edito dall’OIV con il contributo del CNDCEC che ha esaminato, attraverso un confronto tra esperti, gli aspetti più controversi in fase di valutazione e identificato le soluzioni più consone in base allo specifico contesto valutativo.Nell’area dedicata ai principi di revisione, invece, tra gli argomenti trattati, vi è il documento congiunto CNCDEC e FNC sull’attività svolta dai sindaci-revisori ai tempi dell’emergenza COVID-19, oltre al documento del CNDCEC relativo al primo incarico di revisione legale nelle nano-imprese. Con quest’ultimo documento si vogliono fornire alcune indicazioni per il sindaco-revisore nominato in ottemperanza a quanto previsto dal D.Lgs. n. 14/2019.L’informativa si chiude con un paragrafo dedicato ai controlli interni, in cui viene analizzata una pronuncia del Giudice del registro delle Imprese, in merito all’iscrizione della delibera assembleare di nomina dell’organo di controllo monocratico (sindaco unico), in quanto carente del requisito di professionalità specifica rappresentato dalla iscrizione nel registro dei revisori legali di cui all’art. 6 del D.Lgs. n. 39/2010.

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Riconvertire le imprese per accendere il motore verde

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Le vicende degli ultimi mesi hanno fatto emergere in modo chiaro che il problema della salute non riguarda solo l’uomo, ma anche l’ambiente in cui vive. Per questo, ora che l’economia si è rimessa in moto, il Governo deve puntare a rilanciare le attività lavorative e produttive che tutelano l’ambiente e salvaguardano il territorio. Un obiettivo che si può raggiungere anche riconvertendo le imprese che meglio si prestano a una trasformazione in senso ecologico, che in futuro potrà rivelarsi utile e al tempo stesso redditizia. Noi di Soggetto Giuridico crediamo che sia giunto finalmente il momento di promuovere la green economy – da tempo fecondo tema di dibattito, ma rimasta finora una potenzialità in gran parte inespressa – e far sì che le aziende che lavorano per l’ambiente siano incluse nell’agenda industriale come protagoniste. La tutela del territorio richiede inoltre una continua opera di controllo e prevenzione, per far sì che fenomeni come l’abusivismo edilizio non possano più lasciare profonde ferite nel nostro ambiente e nel nostro paesaggio.Uno dei primi appuntamenti elettorali seguiti al lockdown, le elezioni comunali in Francia, hanno fatto registrare in città quali Lione, Bordeaux e Strasburgo la vittoria di sindaci ecologisti che fanno pensare a una nuova consapevolezza maturata anche tra i cittadini europei. Oltre a un elevato astensionismo, segnale di una crescente disillusione, sembra esserci dunque voglia di un nuovo corso in cui gli amministratori si prendano cura della salute pubblica in modo integrato, non limitandosi a imporre determinati divieti e comportamenti.Lanciare la green economy significa anche andare oltre le politiche verdi delle grandi aziende che troppo spesso sconfinano nel cosiddetto greenwashing, ma sostenere in primis le imprese che hanno fatto della protezione dell’ambiente la loro attività principale e distintiva.

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Working Capital delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

L’Osservatorio Cribis-Workinvoice, focalizzato sul Working Capital delle imprese italiane, ha completato nei giorni scorsi una seconda indagine sulla situazione delle imprese alla fine del periodo di lockdown.Mentre la prima indagine aveva evidenziato sul fronte delle imprese l’urgente richiesta di liquidità e il timore di ritardi nell’erogazione degli interventi previsti con i decreti CuraItalia e Liquidità, l’obiettivo di questo secondo sondaggio si è focalizzato sull’entità del danno subito per il lockdown e sulla probabilità di una rapida ripresa.Le risposte al questionario hanno evidenziato l’impatto pesante del lockdown. Il 25,1% delle imprese intervistate dichiara di prevedere un fatturato 2020 inferiore rispetto a quello del 2019 di oltre il 30%, mentre il 42,2% dichiara una perdita di fatturato probabile tra il 20% e il 30%. Solamente l’8,1% del campione ha dichiarato effetti nulli o addirittura positivi. Le percentuali sono risultate sostanzialmente simili anche all’interno delle classi dimensionali delle imprese.
Le ricadute negative sulla redditività 2020 sono ugualmente importanti: il 47,9% delle imprese prevede una perdita di bilancio, significativa per il 25,6% e tale da richiedere una ricapitalizzazione per il 2,4%. Interessante però anche il dato che vede un 15,6% delle imprese con un’aspettativa di utile simile o superiore a quello del 2019. Perdite significative sono state indicate dal 38,2% delle micro-imprese contro il 13% delle medie (fascia 20-50 milioni) e il 25% delle grandi (oltre 50 milioni di fatturato).
Quanto alla velocità della ripartenza post-Covid il dato incoraggiante arriva dal 30,4% di imprese che dichiara un portafoglio ordini intatto o in leggero aumento (15,2%), mentre una lieve riduzione è prevista dal 32,1%. Pertanto, solo il 37,5% delle imprese intervistate segnala un forte calo del portafoglio ordini. La situazione è nettamente peggiore per le piccole imprese che presentano casi di grave riduzione nel 41,2% dei casi contro il 35% delle grandi.Importanti in prospettiva le attese sulla domanda, che sono risultate molto differenziate: il 19% si attende un aumento, il 20,8% prevede stabilità, mentre la riduzione è prevista dal 45,3% delle imprese. Il 10,2% si attende invece una significativa modifica del mix di prodotti venduti e solamente il 4,7% ha segnalato una modifica dei canali di vendita, un dato questo cha fa sorgere interrogativi su effetti a lungo termine. Micro e piccole imprese sembrano avere la minore fiducia sulla ripresa della domanda con percentuali rispettivamente del 53,8% e 59%.
Capitolo molto interessante quello legato al tema della puntualità dei pagamenti, a cui CRIBIS dedica massima attenzione.
Il rischio di pagamenti ritardati da clienti è considerato in peggioramento dal 72,7% degli intervistati contro un 27,3% che lo vede come stabile o basso. I valori sono risultati molto simili nelle diverse fasce di fatturato.Infine, il 70% delle imprese che hanno risposto ha ritenuto che i finanziamenti a medio-termine siano la forma migliore per coprire i fabbisogni finanziari innescati dal lockdown, contro un 30% che ha invece indicato anticipo fatture e sconto con invoice trading, preferendo forme più a breve e flessibili.Tuttavia, occorre notare che il 37,1% delle imprese (con punte fino al 44% per le grandi) ha indicato che la misura prioritaria nella gestione post-Covid risiede nella gestione oculata del capitale circolante. Valori nettamente più bassi per le micro-imprese, più orientate al taglio dei costi (le micro per il 37%).

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‘Pavilion Italia’: per lanciare le imprese italiane sul mercato cinese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Un’unica vetrina virtuale, posta a finestra privilegiata da cui le aziende virtuose del Belpaese si potranno affacciare sul mercato cinese. Non a caso è Pavilion Italia il nome scelto per il progetto nato dall’accordo tra ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore della piattaforma WeChat. È proprio attraverso questa piattaforma che brand e imprese italiane potranno presentarsi e dialogare con un’audience digitale che ha da tempo superato il miliardo di utenti attivi al mese.A fare da cicerone per il pubblico e i consumatori cinesi, nel maxi-padiglione che ospiterà 300 aziende del Paese, sarà Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come primo Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, al team di Digital Retex il compito di occuparsi della gestione e del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat, che sarà rinnovato nei contenuti e nell’immagine e ospiterà le aziende che faranno parte del marketplace digitale. Per ognuna di queste imprese sarà creato un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. All’interno di Pavilion Italia i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere il brand e vendere i propri prodotti.
A proposito di linguaggio digitale, la strategia di Agenzia ICE prevede la realizzazione di campagne di comunicazione ad hoc e la creazione di contenuti coinvolgentipersonalizzati e localizzati per il pubblico cinese, nel rispetto di cultura e costumi. Le aziende che aderiranno a Pavilion Italia avranno l’opportunità di creare la propria vetrina virtuale nello spazio digitale offerto da WeChat sfruttando specifiche analisi di target per raggiungere online il consumatore. Il tutto seguito da Digital Retex coi suoi team in Italia ed in Cina.ICE e Tencent valuteranno le candidature per ospitare in Pavilion Italia fino a 300 operatori che rappresentano alcuni settori del Made in Italy: dall’agroalimentare alle produzioni enologiche, dal fashion al design, dalla gioielleria alla pelletteria. Per fare parte del marketplace sarà necessario rispondere ai criteri contenuti nella call di Pavilion Italia, tutti indicati sul sito ufficiale del progetto.

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CNA Roma e UniCredit insieme per internazionalizzazione delle imprese romane

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

La CNA di Roma e UniCredit insieme per aiutare ad accrescere il grado di internazionalizzazione digitale delle PMI romane. Un canale fondamentale nel nuovo scenario economico creato dalla pandemia Covid 19. La nuova collaborazione permetterà alle imprese associate della CNA Roma di accedere, a condizioni preferenziali, a “Easy Export”: un pacchetto di servizi ad alto valore aggiunto studiati e offerti in esclusiva dal Gruppo bancario per semplificare e favorire l’export digitale delle Pmi italiane. Tramite questo accordo le aziende associate alla CNA di Roma, avranno la possibilità di accedere ad Alibaba.com, il più grande marketplace B2B al mondo.
UniCredit tramite partner di eccellenza, come Geodis – leader europeo nei processi di logistica – e Var Group – player per la digitalizzazione e i processi IT, offrirà alle imprese l’accesso a servizi ad alto valore aggiunto che vanno dalla creazione di una vetrina dedicata alle aziende e ai propri prodotti, al supporto per la gestione delle pratiche di logistica, fino all’assistenza di un consulente dedicato.Nelle prossime settimane CNA di Roma, in collaborazione con Nina International, promuoverà diverse iniziative digitali per far conoscere questa nuova opportunità ai propri associati.

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Sostenibilità nelle imprese: aspetti ambientali e sociali

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Il tema della sostenibilità ha un crescente impatto sull’agenda politica e sui comportamenti di famiglie, imprese, istituzioni. In particolare, all’interno del perimetro organizzativo dell’impresa, questo tema induce nuove pratiche, potenzialmente in grado di coniugare crescita e performance economica, sostenibilità sociale e ambientale. In questa ottica gli aspetti economico-finanziari vengono inseriti in un più ampio quadro, che considera la dimensione della sostenibilità declinata in comportamenti e pratiche d’impresa misurabili: diventa quindi sempre più importante verificare gli avanzamenti rispetto ai cosiddetti criteri ESG (Environmental, Social, Governance), che vengono assunti come base giuridica per la sostenibilità degli investimenti.
Gli sviluppi delineati pongono nuove sfide ai sistemi di misurazione statistica che, a livello di impresa, sono ancora prevalentemente orientati al monitoraggio della performance strettamente economica. Le attività svolte dalle Nazioni Unite in tema di Sustainable Developments Goals, con riferimento in particolare al Goal 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo) dell’Agenda 2030 e le iniziative dell’Oecd sulla ricognizione dei sistemi internazionali disponibili per la valutazione della responsabilità sociale dell’impresa, rappresentano esempi importanti di attenzione crescente al fenomeno. A livello nazionale, negli ultimi anni l’Istat ha avviato una intensa attività per la definizione e la progressiva implementazione di un quadro statistico di riferimento in grado di fornire prime evidenze empiriche sulle caratteristiche dei comportamenti sostenibili delle impreseI dati del censimento permanente delle imprese permettono ora di misurare compiutamente il tema della sostenibilità nelle imprese e integrarlo in un quadro informativo estremamente ricco e articolato.La rilevazione censuaria ha interessato un campione di circa 280mila imprese con 3 e più addetti, rappresentative di un universo di poco più di un milione di unità, corrispondenti al 24,0% delle imprese italiane che producono però l’84,4% del valore aggiunto nazionale, impiegano il 76,7% degli addetti (12,7 milioni) e il 91,3% dei dipendenti: si tratta quindi di un segmento fondamentale del nostro sistema produttivo. La rilevazione diretta è stata svolta tra maggio e ottobre del 2019, l’anno di riferimento dei dati acquisiti dalle imprese è il 2018. Tutti i risultati della sezione sulla sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e sicurezza sono accessibili attraverso il sistema di diffusione dedicato ai Censimenti Permanenti http://dati-censimentipermanenti.istat.it

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