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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘imprese’

Le imprese del Veneto

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2019

Il Veneto a fine 2018 conta quasi 487 mila imprese registrate (l’8% del totale nazionale) che danno lavoro a quasi 2 milioni di addetti. In un decennio le imprese sono diminuite del -3,8% (pari a oltre 19mila unità perse) ma si è assistito a un rafforzamento organizzativo e dimensionale. E’ la fotografia delle imprese venete scattata da Unioncamere del Veneto sulla base dei dati del Registro delle imprese. A livello settoriale, nel periodo 2009-2018 crescono soprattutto le imprese dei servizi (+14,5%) e dell’alloggio e ristorazione (+13,3%). Tra le ripartizioni territoriali è Padova che concentra la maggior parte delle imprese (20,3%) e dell’occupazione (19,6%), ma è anche la provincia con la flessione imprenditoriale più marcata nel decennio (-4,7%).In Veneto le imprese hanno una vita media di 13,3 anni (in Italia arrivano a 12,3) e sono quelle meno giovani a garantire la fetta più importante dell’occupazione. A livello provinciale, quanto a longevità Belluno batte tutti con 15,2 anni, quasi due anni in più delle pur longeve Treviso, Vicenza e Rovigo (13,6 anni). Più breve l’aspettativa di vita delle aziende di Padova e Venezia (13,1 anni) e di Verona (12,9).A fine 2018, 6 imprese venete su 10 risultano costituite prima del 2009. Questo universo di aziende longeve concentra il 73,8% degli addetti del settore privato. Il 17% delle imprese oggi esistenti è nato invece tra il 2009 e il 2013 e raccoglie il 12,9% degli addetti. Circa il 23% delle imprese, infine, è stata costituita negli ultimi 5 anni e ha una quota di addetti pari al 13,3%.Dai dati riguardanti le imprese registrate suddivise a seconda della prevalenza al loro interno di giovani, donne o persone nate in paesi esteri, si evince che nel 2018 le imprese femminili sono oltre 97 mila (il 19,9% delle imprese regionali) e occupano 260 mila persone (con una dimensione media di 2,7 addetti). Le imprese giovanili sono oltre 36 mila e occupano 73 mila addetti (dimensione media 2 addetti). L’imprenditoria femminile e giovanile si concentra soprattutto nel settore dei servizi. Le imprese straniere sono quasi 50 mila (il 10,3% delle imprese regionali) occupano 113 addetti (dimensione media 2,3 addetti) e si concentrano nelle costruzioni e nel commercio. In campo innovazione, le startup innovative sono 918: Padova, Verona e Treviso sono le province in cui sono maggiormente presenti (rispettivamente il 27,9%, 21,1% e 18,0% del totale regionale).

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Il 99% delle imprese italiane, sono PMI, hanno da 1 a 250 dipendenti

Posted by fidest press agency su martedì, 17 dicembre 2019

Tra queste, il 95% delle aziende ha meno di 10 addetti (dati Istat). Emerge quindi con forza, in questo contesto d’impresa, il ruolo dei Quadri, di fatto manager apicali, polifunzionali, che incidono nella definizione della strategia d’impresa, e la loro esigenza di conoscenza, più che di competenze. Indagare su queste figure risulta fondamentale rispetto alla verifica di fattibilità dei processi di innovazione e digitalizzazione all’interno delle medie, piccole e piccolissime imprese italiane. La ricerca Quadrifor-Doxa “INNOVAZIONE, DIGITALIZZAZIONE E COMPETENZE NELLE PMI DEL TERZIARIO” conferma la consapevolezza della necessità di implementarle (64% del campione), ma anche la consapevolezza degli ostacoli: difficoltà di reperire partner, costi elevati, carenza di informazioni su come accedere alle forme di agevolazione esistenti, burocrazia. Con altrettanta evidenza emerge una richiesta etica, per un progresso nelle organizzazioni del lavoro fondato sulle persone, e di investimenti maggiori nelle competenze tecniche, rendendo meno costoso l’accesso alla formazione. Così il Direttore di Quadrifor, Roberto Savini Zangrandi, cui ha fatto da controcanto, lo scorso 11 dicembre al dibattito sui numeri dello studio moderato dalla giornalista Monica D’Ascenzo, Vilma Scarpino, Ceo di Bva-Doxa, che conferma un esito chiaro della ricerca: la richiesta di formazione come leva di sviluppo anche per le PMI c’è, anzi aumenta, ma non ci sono le risorse per metterla in campo e non ci sono, in un vero e proprio circolo vizioso, nemmeno le competenze giuste in capo ai manager che dovrebbero individuare i profili stessi oggi necessari. Per Andrea Granelli di Kanso, alla necessaria rigenerazione delle PMI servono semplicità ed essenzialità. Le risposte ai loro bisogni devono venire da un ecosistema che aiuti l’innovazione e che produca la conoscenza necessaria. Quale conoscenza? Il mondo dell’impresa di fronte all’evoluzione digitale è impaurito e impauriti sono i manager che la guidano. Andrebbe rifondato il modo di innovare nelle imprese, “educando al” e non semplicemente “istruendo sul” digitale, che deve restare uno strumento e non il fine: l’obiettivo è creare uno stato mentale digitale, un digitale che i soggetti possano scegliere di usare o meno, e non solo imparare ad utilizzare: la tecnologia è un bene per tutti, nel suo significato più ampio, la mera alfabetizzazione digitale no. Applicando il necessario principio di precauzione che l’algoritmo e la sua non-trasparenza ci impone: imparando a conoscere le sue implicazioni e il suo impatto sociale. La sfida italiana è portare il cambiamento all’interno delle PMI, ma bilanciando tradizione e innovazione a partire dal mindset del management e delle sue soft skills: sense making, people management, intelligenza emotiva, pathos. Con una visione del futuro. Per dirla con Seneca: non esiste vento favorevole per il marinaio che non sappia dove andare.
E l’indagine come presentata da Pierluigi Richini, responsabile dell’area formazione dell’Istituto, lo conferma: si richiedono competenze di analisi dei dati (55,7%), digital marketing (39,8%), social media management (37,7%), cybersecurity (36,0%), ma anche e soprattutto di analisi e valutazione degli scenari, di gestione del lavoro in team, di rafforzamento di tutti quegli elementi di pensiero manageriale che assolvono ad un ruolo più significativo nella predisposizione al cambiamento e all’innovazione. In tale contesto il nostro sistema universitario – lo ha spiegato bene Luca Solari, docente di organizzazione aziendale all’Università di Milano e fondatore di P.A.T.H.O.S. Lab – sconta il suo essere imbrigliato nelle maglie strette e rigide delle tabelle ministeriali, che impongono insegnamenti poco moderni e sono refrattarie a sviluppare corsi sulla base dei reali contenuti di formazione necessari. Le esigenze manageriali sono così decisamente sotto-rappresentate. D’altro canto, nel mondo delle HR sembra mancare alla base un’autentica consapevolezza/conoscenza di “cosa esattamente serva per fare questo e per farlo bene”. Per il ripensamento delle PMI, un possibile modello potrebbe essere rappresentato dalle start-up, non tanto per l’idea diffusa di modello rapido di costruzione dell’impresa, ma per la loro capacità di assorbimento: nascono su una idea e attorno a quella riescono a mobilitare un network di competenze, relazioni e differenti expertise: un modello “aperto”.
I vertici di Quadrifor, la Presidente, Rosetta Raso, e la Vicepresidente, Maria Luisa Coppa, hanno evidenziato, in coda alla presentazione dei dati, l’una il ruolo centrale dell’Istituto nel campo della riflessione costante su questi temi, l’altra una riscoperta di possibilità per un impegno di nuovo strategico dei corpi intermedi nel riportare all’attenzione della politica l’importante impresa del terziario e dei suoi servizi, meritevole anch’essa di muovere verso gli scorci innovativi della formazione che si profilano all’orizzonte.

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Imprese: Istat, 4 su 10 hanno connessione a internet veloce

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

Secondo l’Istat, le imprese con almeno 10 addetti che accedono a internet con connessioni veloci sono il 41%, ma solo il 13,8% ha connessioni con almeno 100 Mbps. Solo il 13,7%, poi, effettua vendite on line.”Numeri decisamente insufficienti. L’E-commerce è l’unica forma distributiva a registrare incrementi stabili a due cifre. L’ultimo dato Istat, relativo ad ottobre, segna un +16,6%. Non effettuare vendite on line, quindi, significa non essere all’altezza delle richieste del mercato e dei consumatori” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto alle connessioni internet veloci, invece, è spesso la nostra rete infrastrutturale a non essere all’altezza rispetto alle richieste delle imprese e delle famiglie. In particolare, ancora troppo poche le commessioni FTTH, che sono quelle che garantiscono una velocità maggiore e l’arrivo della fibra ottica fino alla presa telefonica dentro l’impresa” prosegue Dona.
L’associazione di consumatori ricorda che, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Agcom, gli accessi alla rete fissa in rame sono ancora superiori al 50%. Nel periodo giugno 2015 – giugno 2019 gli accessi tramite tecnologia FTTC sono cresciuti di +6,52 milioni di unità, mentre quelli FTTH di appena +720 mila. (Ufficio stampa: 338/4031534 (Mauro Antonelli)

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Focus su competitività e crescita di piccole e medie imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

Bologna Mercoledì 11 dicembre, dalle 9 alle 13, a Palazzo Segni Masetti (Confcommercio / Ascom Bologna), Strada Maggiore 23 una ricerca realizzata in collaborazione con Bva-DOXA che sarà presentata a Bologna nell’evento THINK BIGGER. Tra i primi esiti: innovazione, digitalizzazione, digital transformation, digital marketing. Sono queste le direzioni emerse anche nelle strategie di piccole e medie imprese, a livello dei loro manager. L’innovazione (di prodotto, di processo, organizzativa e di relazione col mercato) è percepita come una leva strategica fondamentale. Accanto ad essa la digitalizzazione, considerata strategica pressoché in egual misura all’innovazione; i processi di digitalizzazione risultano essere più diffusi, anzi, proprio nelle imprese di piccola dimensione: solo l’1,5% degli intervistati riporta che nessuna tecnologia è stata implementata nell’impresa. La digitalizzazione resta comunque di più difficile decifrazione per i board: l’85,8% degli interpellati non ha saputo indicare la percentuale di fatturato destinabile alla digital transformation. Rispetto all’innovazione, rivestono una significativa rilevanza l’incertezza sui ritorni dell’investimento e i costi, considerati ancora elevati. In questo quadro emerge con forza il ruolo centrale della formazione e dell’aggiornamento, in particolare riguardo a queste competenze: l’analisi dei dati (55,7%), il digital marketing (39,8%), il social media management (37,7%) e la cybersecurity (36,0%). Quanto alle abilità meno centrate sulla tecnologia, sono ritenute prioritarie: maggior capacità di analizzare e valutare gli scenari, saper innovare, saper sviluppare e gestire il lavoro in team, tenendo ben presente che il 95% delle aziende italiane ha meno di 10 addetti. Di sicuro emerge la necessità di operare in direzione di un rafforzamento degli elementi di pensiero manageriale che assolvono ad un ruolo più significativo nella diffusione di una predisposizione al cambiamento e all’innovazione. La ricerca offre il contributo originale di aver individuato 5 cluster di PMI, omogenee al loro interno per strategie comportamenti, di particolare utilità per chi opera nel settore. L’obiettivo di QUADRIFOR con l’evento “THINK BIGGER.” è comprendere pienamente i complessi fenomeni in corso per orientare la formazione sulle reali necessità delle PMI, quale contributo ad un aumento esponenziale della loro crescita e della loro competitività.
Il programma della mattinata prevede i saluti istituzionali di Giancarlo Tonelli, Direttore Generale Confcommercio Ascom Bologna, mentre i lavori saranno aperti dalla Presidente di Quadrifor, Rosetta Raso. A seguire l’intervento del Direttore dell’Istituto, Roberto Savini Zangrandi, su “La formazione manageriale come leva di sviluppo delle PMI, il ruolo di Quadrifor”. A Pierluigi Richini, Responsabile Studi e Formazione Quadrifor, l’onere di illustrare i numeri, con una presentazione dal titolo: “Modelli di business nelle Pmi del terziario tra innovazione e tradizione. I risultati della ricerca”. I dati saranno commentati in un talk moderato dalla giornalista de Il Sole 24 Ore, Monica D’Ascenzo, insieme ad Andrea Granelli, Fondatore di KANSO, Vilma Scarpino, Ceo di BVA Doxa e Luca Solari, Professore di Organizzazione aziendale e Direttore di Pathos Lab Università degli Studi di Milano. A Maria Luisa Coppa Vicepresidente Quadrifor, il compito di tirare le fila sui risultati emersi e sul ruolo importante delle Parti sociali anche nel governare questi complessi momenti di transizione per le imprese, i loro addetti, il loro management. L’ingresso è libero previa iscrizione al link: https://lnkd.in/gTKY67K.

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Sulle imprese italiane continua a gravare un carico fiscale molto al di sopra della media mondiale ed europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Mentre troppo tempo e risorse devono essere investiti per le numerose scadenze da rispettare nel corso dell’anno. Nel rapporto Paying Taxes 2020 diffuso da Banca Mondiale e PricewaterhouseCoopers, l’Italia si colloca al il 128esimo posto su 190 Paesi per incidenza di imposte e contributi, tempo necessario per gli adempimenti e numero di versamenti da effettuare annualmente.Il nostro Paese registra un peggioramento rispetto alla 116esima posizione della precedente edizione, con un carico fiscale e contributivo che nel 2018 ha raggiunto il 59,1% contro il 53,1% dell’ultima classifica. Considerando che la media globale è del 40,5% e quella europea del 38,9%, appare chiaro come le nostre imprese partano da una posizione di svantaggio.Per noi di Soggetto Giuridico serve un serio impegno del Governo per una riduzione dei costi, una semplificazione amministrativa e fiscale e un miglioramento dell’accesso al credito. Nel pacchetto in discussione in Parlamento per il settore primario sono previste misure quali l’azzeramento dell’Irpef agricola, l’esonero contributivo per gli imprenditori fino a 40 anni e il bonus donne in campo per la concessione di mutui a tasso zero alle imprenditrici agricole. E’ stata inoltre inserita la richiesta di estensione di super e iper ammortamento anche ai trattori agricoli. Si tratta di misure positive, ma senza una semplificazione burocratica e un alleggerimento del fisco nel lungo periodo rischiano di apportare soltanto un sollievo temporaneo senza cogliere l’opportunità di un rilancio che duri nel tempo.

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Fintech, servizi innovativi per le imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 dicembre 2019

Udine. Venerdì 6 dicembre, dalle 09.30, in Sala Valduga, la Camera di Commercio di Pordenone-Udine ospita il seminario “Le imprese incontrano il Fintech” realizzato in collaborazione con Innexta – Consorzio camerale per il credito e la finanza. L’incontro vuole diffondere la conoscenza e le opportunità offerte alle imprese dalla finanza digitale: prospettive, dimensioni del fenomeno, esperienze a confronto con operatori del settore. Il seminario rappresenterà anche l’occasione per illustrare i servizi digitali che la Camera di Commercio di Pordenone Udine – in collaborazione con Innexta –mette a disposizione delle imprese del proprio territorio: Fintech digital Index, Innexta score, Incentivi monitor.

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Barometro CRIF relativo alle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Durante il trimestre appena trascorso, le richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti da parte delle imprese italiane ha segnato una flessione del -3,1% rispetto allo stesso periodo del 2018. A questo si accompagna anche una significativa flessione dell’importo medio dei finanziamenti richiesti (-4,1%), che relativamente allo specifico trimestre si assesta sul valore più contenuto degli ultimi 6 anni. A determinare questa dinamica involutiva contribuiscono l’incertezza sul quadro macroeconomico generale e il peggioramento degli indicatori di fiducia.Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi condotta da CRIF mette in evidenza il diverso andamento delle richieste da parte delle Imprese Individuali e delle Società capitali, con le prime che fanno segnare un pesante -9,5% non compensato dalla confortante seppur modesta crescita (+1,1%) delle Società.Un’ulteriore evidenza degna di nota è rappresentata dal calo dell’importo medio delle richieste, che nel III trimestre dell’anno nell’aggregato di imprese individuali e società si attesta a 69.986 Euro. Si tratta dell’importo medio più contenuto dal 2013 ad oggi. Nello specifico, le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 27.469 Euro, in calo del -5,5% rispetto al III trimestre del 2018, dato che rappresenta il valore più contenuto in assoluto degli ultimi 7 anni. In netta flessione (-6,8%) anche l’importo medio richiesto delle Società di capitali, che si ferma a 95.562 Euro.

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Liberare famiglie e imprese da schiavitù debito

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

“Su mia proposta questa mattina l’ufficio di presidenza della Commissione Finanze e Tesoro del Senato ha deciso l’incardinamento del disegno di legge Urso-de Bertoldi sui crediti deteriorati (NPL) ceduti a terzi, che darà così la possibilità al debitore di riscattare il proprio NPL con modalità concordata e ad un valore definito nella procedura già attivata dalla banca per la cessione del NPL. Si tratta di una vittoria di Fratelli d’Italia che per prima aveva posto l’attenzione su un tema dal grandissimo impatto sociale, liberando dalla schiavitù del debito oltre un milione di soggetti con evidenti conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del Paese, su famiglie e imprese, chiudendo così una triste pagina della crisi finanziaria e bancaria che ha colpito spesso proprio i più deboli”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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«Le pmi siano guida del cambiamento»

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

Le imprese sono le realtà verso cui le persone oggi hanno più fiducia e hanno perciò l’opportunità – e insieme la responsabilità – di guidare il cambiamento. Oscar di Montigny, manager di primo piano in Banca Mediolanum, fondatore e presidente della start-up innovativa a vocazione sociale Be Your Essence, è intervenuto oggi in una Sala Ajace completamente sold out, una platea con circa 150 giovani imprenditori arrivati a Udine per il primo incontro internazionale, “Business meets future”, a loro dedicato e organizzato dal Comitato imprenditoria giovanile della Camera di commercio di Pordenone-Udine, presieduto da Fabio Passon. Il discorso di di Montigny ha preso le mosse dall’intervento dell’altro ospite d’onore dell’evento, Sergio Arzeni, presidente Insme e già direttore all’Ocse di Parigi. Se Arzeni ha evidenziato la necessità per l’Italia di invertire la sua incapacità di attrarre e trattenere talenti invece di farli scappare e ha parlato dell’evoluzione del mondo del lavoro oggi, dove la formazione è essa stessa lavoro e va coltivata di pari passo e con costanza, di Montigny ha introdotto quattro grandi temi che stanno modificando non solo il modo di fare economia, ma le nostre vite, su cui è necessario prendere consapevolezza, soprattutto da parte degli imprenditori, per saperli gestire. «Servono aziende consapevoli – ha detto di Montigny –. I tempi sono maturi per un’economia più sana». E, in questo senso, ha confermato come tutte le più autorevoli statistiche indichino come non ci sia nessuno meglio dei privati e delle piccole e medie imprese per essere il motore del cambiamento. I driver che più lo stanno producendo sono demografia, oggi in crescita esponenziale, attenzione all’ambiente non più svincolabile dal lavoro, dall’impresa, dalla consapevolezza quotidiana, ovviamente le tecnologie, sempre più pervasive e in modi che le nostre menti non sono in grado di elaborare e prevedere, e infine anche etica, valori, comportamento, questi ultimi una sorta di sintesi di tutti i precedenti driver. Per di Montigny, due parole che descriveranno il prossimo futuro sono “innovabililty”, miscela di innovation e sustainability («hanno senso solo se concepite e coltivate insieme»), e la più tradizionale “gratitudine”, applicata però oggi al fare impresa e al mercato. Le aziende sempre più dovranno lavorare in modo che le persone che fruiscono dei loro beni o servizi siano loro grate, in senso positivo, perché la gratitudine è l’unico sentimento vero, onesto e durevole a cui il lavoro di tutti deve tendere. Tendere cioè a un’ “economia 0.0”, che ritrova il suo senso, non è la velocità a fare tutta la differenza ma l’orientamento, il fare business in modo innovativo e utile.

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Solo il 39% delle imprese manifatturiere italiane investe all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Il 20% delle quali attraverso imprese controllate, mentre il 19% acquisendo partecipazioni minoritarie. Il 56% investe in attività commerciali che consentono di avere un presidio di vendita in loco; mentre solo il 28% punta agli investimenti produttivi, con i relativi stabilimenti; infine, il 10% degli investimenti è finalizzato all’acquisto di uffici di rappresentanza o show room. E’ quanto emerge da un’elaborazione di Mediobanca presentata durante l’evento Crescere in Orizzonti Globali organizzato oggi presso la Marchesini Group a Pianoro (Bologna) organizzato da Fabbrica per l’Eccellenza, la learning community della media impresa italiana.Relativamente al 61% di aziende che secondo Mediobanca mostra una scarsa tendenza a investire all’estero, ne emerge un 47% che non l’ha mai fatto e un 14% che, invece, potrebbe farlo nei prossimi anni. Questo perché nel 28% dei casi il Made in Italy è vissuto come un vantaggio competitivo; inoltre, le ridotte dimensioni aziendali (20%) e la mancanza di risorse finanziarie (13%) sono elementi che scoraggiano l’investimento fuori dall’Italia. In aggiunta, si riporta che il 7% delle imprese ha già ricevuto un’offerta di acquisto, ma in 2 casi su 3 ha rifiutato.
“L’Italia arranca negli IDE in entrata – ha sottolineato Gigi Gianola, direttore generale di Cdo – se pensiamo ai 24 miliardi di dollari nel 2018 a fronte dei 37 miliardi di dollari della Francia e soprattutto negli IDE in uscita, con 20.5 miliardi di dollari contro i 63 miliardi di dollari della Germania. Regole chiare, in particolare in Europa e negli USA, nella tutela dei prodotti italiani e soprattutto un incentivo, anche fiscale, ad aprire la governance delle aziende favorendo il passaggio generazionale: sono queste le leve perché le aziende eccellenti di medie dimensioni possano crescere in orizzonti davvero globali.” Nonostante questo scenario, 9 aziende su 10 esportano fuori Italia (93,1%) e il 46,4% dei ricavi deriva proprio da fatturato estero, ma solo il 25% delle esportazioni raggiunge mercati lontani, sia geograficamente che culturalmente: l’Africa sub-sahariana (8%), Russia (6,6%), Cina (4,3%), Africa del Nord e Medio Oriente (3,8%), Asia Sud Orientale e Oceania (7,6%), Sud America (5,9%). Il restante 75% si rivolge a Nord America e Eurozona.Assente o scarsamente presente è il contributo del Sistema Paese nel supportare le imprese nel processo di internazionalizzazione: il 43,2%, infatti, procede in autonomia, mentre il 23,2% richiede l’aiuto di un consulente privato, il 9,6% si rivolge alle banche e il 24% ad attori istituzionali, (il 7,1% Confindustria, il 6,8% Sace, il 4,1% Simest, il 3% CCIA, il 2,2% ICE, lo 0,5% Enti territoriali e lo 0,3% altre agenzie).In generale, dall’analisi emerge che l’industria manifatturiera spende ancora poche risorse nel capitale intangibile, come advertising, attività di marketing, servizi post vendita ecc e tende a investire sul capitale tangibile come macchinari, impianti, cespiti ecc. La resistenza potrebbe essere legata a una governance ancora molto chiusa, basti pensare che nel 68% dei casi si registra la totalità dei membri familiari all’interno del Consiglio di Amministrazione. La reddittività infatti è più alta nei casi di governance aperta (+13,2%).La forte resistenza al cambio generazionale è confermata dal fatto che il CEO familiare rimane nella sua posizione fin oltre i 70 anni di età, mentre il CEO che non appartiene alla famiglia dà le dimissioni verso i 60 e ha anche un titolo di studio più elevato (laureato nel 58,3% dei casi, rispetto al 41% del CEO familiare).

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Bilancio a lungo termine UE: ritardo un danno per cittadini e imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

In una risoluzione adottata giovedì, i deputati affermano che c’è un “rischio evidente” che gli investimenti UE per il 2021-2027 potrebbero essere interrotti senza un accordo col Consiglio. Nel testo, adottato con 426 voti favorevoli, 163 contrari e 67 astensioni, i deputati hanno chiesto:alla Commissione di presentare un piano di emergenza, in quanto esiste un “rischio evidente” che i complessi negoziati con il Consiglio sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) potrebbero non concludersi entro la fine del 2020; i ritardi potrebbero quindi comportare un’interruzione dei finanziamenti per i programmi UE nel 2021,
di confermare i principi della posizione adottata dal Parlamento nel novembre 2018 sul prossimo QFP,
di adeguare tale posizione del Parlamento per rafforzare la protezione del clima, sottolineando “l’urgente necessità di un ulteriore salto di qualità riguardo agli sforzi politici e finanziari“ per raggiungere gli obiettivi climatici degli accordi di Parigi;
alla Commissione di chiarire l’impatto finanziario delle promesse politiche fatte a luglio dal Presidente eletto della Commissione Ursula von der Leyen. Il Consiglio non ha ancora preso una decisione politica al riguardo.

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Imprese, oggi in azienda fino a 5 generazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

Milano, 16 settembre 2019 – Da una parte, l’aumento dell’età pensionistica, che ha portato le persone a restare in azienda più anni di quanto avveniva in passato. Dall’altra parte, seppur meno marcata, l’entrata anticipata di tanti giovani nel mondo del lavoro, dettata dalla necessità di creare un reddito il prima possibile in risposta della crisi economica degli ultimi anni.Questi due fattori insieme hanno portato, per la prima volta, al coesistere in azienda non tre, non quattro, ma ben cinque generazioni diverse.Non si tratta di puri dati statistici che non hanno effetti concreti sulla gestione o sull’operatività delle imprese, ma una realtà concreta che tante aziende si trovano a gestire. Una realtà con estremi talmente distanti, tanto da poter spaventare le Risorse Umane.
Ci sono infatti i veterani, ovvero i lavoratori over 60, tendenzialmente fedeli a un datore di lavoro per lunghissimo tempo, portati alla comunicazione faccia a faccia e di stampo formale. Ci sono poi i baby boomers, contraddistinti da una forte etica del lavoro, e i lavoratori della Generazione X, che compongono la più grande fetta della popolazione lavorativa e che per primi si sono avvicinati alle nuove tecnologie.All’estremo opposto, ci sono i Millennials e giovanissimi della Generazione Z, nativi digitali che hanno abbandonato l’ideale del posto fisso, iperconnessi e portati alla comunicazione costante online.Il primo compito, per le aziende, è quello di comprendere quali sono le differenti esigenze dei propri dipendenti di generazioni diverse. E questo deve essere fatto sia per ottimizzare la produttività, sia per poter poi sfruttare queste conoscenze per attirare nuovi talenti.
«Un’azienda che non dedica tempo e risorse per capire i diversi modi di collaborare, di comunicare e di lavorare dei propri collaboratori, perde una grossa opportunità» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati «e rischia allo stesso tempo non solo di allontanare nuove preziose risorse in grado di accompagnare lo sviluppo del business, ma anche di perdere i talenti già presenti in azienda. L’ambiente di lavoro è infatti uno dei fattori fondamentali in base ai quali un dipendente decide se restare in azienda o se cercare lavoro altrove».Rispondere alle preferenze di un 2 o 3 generazioni di collaboratori non è particolarmente complicato: è quello che le migliori aziende hanno sempre fatto.Oggi, invece, le stesse aziende si trovano a misurarsi con le esigenze di ben 5 generazioni, ognuna delle quali ha delle priorità differenti.Fino a qualche anno fa erano pochissime, per esempio, i reparti HR che mettevano al centro dei propri sforzi i valori della sostenibilità ambientale. Oggi, invece, le cose devono cambiare, in quanto – con l’inserimento di risorse delle nuove generazioni – la sostenibilità ambientale è un valore importante da considerare per il 61% dei lavoratori.A rivelarlo è stato uno studio HP, con l’Amministratore Delegato di HP Italy Tino Canegrati a sottolineare che «per i dipendenti di oggi e di domani la responsabilità sociale è diventato un must, la cui importanza è solo destinata ad aumentare».Si sommano priorità differenti, e insieme a esse entrano in azienda anche nuove opportunità di comunicazione, di condivisione e di collaborazione, rivoluzionando dall’interno il modo di lavorare.«La presenza contemporanea di generazioni tanto diverse, sommata alla forte rivoluzione tecnologica in corso, può spaventare i reparti HR di qualsiasi azienda. Eppure proprio grazie alle nuove tecnologie è possibile sfruttare al massimo le risorse multigenerazionali presenti in azienda, valorizzando al massimo il potenziale di ogni singolo collaboratore» spiega Adami, aggiungendo che «in una fase di cambiamento come quella che stiamo vivendo in questi ultimi anni, poter contare su un’ampia gamma di punti di vista è senza ombra di dubbio un vantaggio competitivo».

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Largo agli Innovation Manager nelle piccole e medie imprese italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Una grossa spinta alla trasformazione tecnologica e digitale del nostro tessuto produttivo è arrivata il 1° luglio 2019, data della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto 7 maggio 2019 del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), che stanzia complessivamente 75 milioni di euro in tre anni sotto forma di voucher. Ciascuna PMI potrà chiedere un massimo di 40mila euro per coprire fino al 50% del costo delle consulenze fornite da un Innovation Manager, per un periodo limitato ma non inferiore ai 9 mesi.Con la pubblicazione del decreto del 29 luglio è il MISE ha definito anche le modalità per iscriversi all’albo dei professionisti e delle società di consulenza. Dal 27 settembre al 25 ottobre, attraverso una piattaforma informativa, i manager qualificati e le società di consulenza potranno quindi presentare la domanda di iscrizione all’elenco degli Innovation Manager. L’attesa è che i nuovi iscritti all’elenco siano circa 10.000.A questo punto tanti titolari di PMI potranno sentirsi confusi da questo vortice di cambiamento, proprio come accadeva un decennio fa di fronte al proliferare di professionisti del digitale. “L’innovation manager è la figura che esplora e valuta le opportunità di innovazione, per poi incaricarsi dello scouting e della selezione di potenziali partner, come startup e centri di ricerca”, spiega Andrea Bellucci, Business Innovation Manager e Presidente di Stargate Consulting, società che affianca le imprese nello sviluppo di processi di innovazione profittevole e forma i futuri Innovation Manager. “La sua capacità più rilevante, però, è la leadership: un valido innovation manager infatti è in grado di introdurre nuove metodologie e accompagnare il cambiamento culturale, anche scontrandosi con la sindrome del ‘si è sempre fatto così’”.Concretamente, però, come si fa a selezionare un innovation manager competente? Bellucci propone 3 consigli per gli imprenditori che vogliono sfruttare l’opportunità offerta dal voucher per creare valore tangibile per la propria azienda:
1. Troppo spesso si parte dal preconcetto per cui l’innovazione sia una pura e semplice questione di tecnologie. In realtà, il vero innovation manager è un hybrid thinker: “one part humanist, one part technologist, one part capitalist”.
2. Nell’odierno mercato del lavoro, i cosiddetti professionisti I-Shaped, che possiedono competenze molto specifiche su una sola disciplina, convivono con quelli Hyphen-Shaped, che sanno “un po’ di tutto” senza essere esperti di un ambito particolare. L’innovation manager, al contrario, è T-Shaped: ha una consapevolezza maggiore in termini di business e impatto dell’innovazione sul mercato e sul lavoro, ma al tempo stesso sa muoversi con disinvoltura in ambito digital, financial, scouting.
3. Come spesso accade per le professioni di recente introduzione, gli innovation manager possono provenire da percorsi accademici e professionali molto eterogenei. L’iscrizione nell’apposito registro del MISE sarà un “bollino di garanzia” che identifica chi ha diritto di qualificarsi come tale, ma è bene che le aziende facciano un passo in più, assicurandosi che il aspirante consulente abbia frequentato un corso di formazione specifico negli ultimi 5 anni. Stargate Consulting, pioniere in Italia, offre un programma articolato su cinque moduli: Strategia di innovazione, Progettare l’innovazione, Agile Project Management, Intellectual Property Management e Valutazione investimenti e strumenti finanziari per l’innovazione.

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Decreto Imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

E’ stato “confezionato in fretta nel maldestro tentativo di rispondere alla nostra iniziativa, è una toppa peggiore del buco e sancisce l’assoluta mancanza di politica industriale”: è quanto dichiarato dal senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, responsabile Impresa di FdI, che stamane è intervenuto con Giorgia Meloni alla manifestazione davanti al Mise in via Veneto, per denunciare la “gravissima crisi industriale sancita dal moltiplicarsi dei ‘tavoli’ istituiti presso il Ministero e di cui si è perso persino il conto, come ha ammesso in Parlamento lo stesso Mise. Nel decreto, peraltro in buon parte dedicato ai rider senza dare risposta effettiva nemmeno a loro, si prevedono solo altre assunzioni ministeriali ed estensione dei cosiddetti ammortizzatori sociali, senza delineare alcune vera politica industriale. Il Ministero di Di Maio gestisce i circa 200 ‘tavoli di crisi’ propendo al più l’estensione della cassa integrazione senza mai individuare una vera soluzione industriale. Anche nel caso di Whirpool si stanziano ulteriori risorse per la decontribuzione giudicate da tutti insufficienti ad evitare la chiusura dell’impianto, dopo aver minacciato invece la richiesta di restituzione delle risorse già destinate alla azienda. Manca del tutto una visione produttiva e una politica industriale per la ristrutturazione del settore degli elettrodomestici che rischia di sparire dal territorio nazionale”, conclude il senatore di Fratelli d’Italia.

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Roma sviluppo economico: Nuove imprese in periferia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Roma Approvate in Giunta capitolina le linee di indirizzo programmatiche nell’ambito dei progetti di sostegno alle piccole e medie imprese finanziati ai sensi dell’art. 14 della legge 266/97. Si tratta di misure che hanno l’obiettivo di dare nuovo impulso all’imprenditoria locale in aree di particolare degrado urbano e sociale e avviare un percorso di riqualificazione delle periferie attraverso politiche occupazionali attive e iniziative economiche inclusive e sostenibili, con oltre 10 milioni di euro derivanti da fondi residui stanziati dal MISE al Comune di Roma per raggiungere tale finalità.
“Promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale della comunità locale, il diritto al lavoro e l’accrescimento delle capacità professionali è uno dei principi cardine dello Statuto di Roma Capitale ed è uno degli impegni che stiamo portando avanti per dare concretezza al dettato normativo e fornire una risposta tangibile al settore produttivo cittadino. Con il provvedimento appena approvato siamo riusciti a sbloccare procedure ferme da anni per rimettere in circolo risorse preziose per la crescita dei nostri territori e per sostenere le idee innovative di tanti giovani talenti. L’ultima parola ora tocca al MISE che, con spirito di collaborazione, mi auguro autorizzi al più presto l’utilizzo dei fondi già stanziati” dichiara Carlo Cafarotti, assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale.Le linee di intervento da mettere in atto nel prossimo triennio si articolano in tre direzioni:
agevolazioni dirette per promuovere le piccole imprese che operino soprattutto negli ambiti della ricerca, dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione, della prevenzione e gestione del rischio ambientale, dell’artigianato digitale e della manifattura sostenibile, nonché, abbiano finalità sociali nel campo della crescita dell’occupazione, dell’integrazione e della cultura;
agevolazioni indirette per la sperimentazione di modelli innovativi che rappresentino un’evoluzione degli incubatori d’impresa, come i coworking e i Fablab, valorizzando la connessione tra specificità e le criticità dei territori e opportunità offerte dalla crescita della sharing economy;
sistema integrato delle agevolazioni dirette e indirette per provvedere all’erogazione di finanziamenti facilitati, alla messa a disposizione di spazi produttivi condivisi e a forme di tutoring e mentoring dedicate alle piccole imprese in fase di costituzione.

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Il telelavoro sta conquistando sempre più imprese e lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

Perché porta numerosi benefici sia all’azienda che ai lavoratori. Dall’ultima ricerca sul telelavoro del Politecnico di Milano in collaborazione con la Doxa, si evince che il telelavoro porta innovazione, produttività e motivazione nei lavoratori. Su 1004 dipendenti protagonisti dello studio è emerso infatti che ben il 35% di questi è più sereno, contro il 15% dei lavoratori tradizionali.Nell’organizzare il telelavoro nella propria azienda è però importante sapere che in Italia la disciplina che lo regolamenta è differente a seconda che si tratti del settore privato oppure di quello pubblico.Oltre al fatto che in Italia non ne esiste una sola tipologia di telelavoro, e che può essere svolto in maniera subordinata, parasubordinata o in forma autonoma. Come organizzare il telelavoro al meglio quindi? Lo abbiamo chiesto alla head hunter, Carola Adami di Adami & Associati, società specializzata in selezione del personale, che ha stilato un elenco con i suggerimenti più importanti su come organizzare il telelavoro nella propria azienda.
1) Definire il concetto di sicurezza cibernetica. Non sono pochi i dirigenti aziendali che concordano sul fatto il telelavoro possa creare un più elevato rischio di violazione dei dati. Di conseguenza, diventa vitale una politica corretta in materia.
2) Definire quali posizioni siano ammissibili con il telelavoro
3) Stabilire uno standard di comunicazione e pianificazione. In poche parole si dovrà decidere un protocollo che vada chiaramente a stabilire quando un telelavoratore deve essere disponibile per ricevere e rispondere alle comunicazioni.Infine, risulta essere utile anche stabilire, in forma congiunta e sinergica, un programma di lavoro al quale il telelavoratore dovrà aderire.
4) Stabilire uno standard e delle politiche per le attrezzature. Tra l’altro, si deve anche valutare che il proprio personale IT possa essere in grado di accedere alle apparecchiature per installare e aggiornare il software antivirus.
5) Stabilire chiare aspettative. Indubbiamente, uno degli aspetti più complessi del telelavoro è il concetto della supervisione. Difatti è ancora forte l’idea delle ore lavorate. In pratica, pur essendo il telelavoro un qualcosa di nuovo, il metro di valutazione in termini di ore è anacronistico per determinate tipologie di telelavoro come quelle intellettuali. Data la complessità sarà quindi bene stabilire delle chiare aspettative ed obiettivi che il lavoratore dovrà rispettare, pena il ritorno al lavoro classico in ufficio.

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October, prima piattaforma di finanziamento alle PMI in Europa continentale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

CNH Industrial (NYSE: CNHI / MI: CNHI), leader globale attivo nel campo dei capital goods, attraverso la sua divisione di captive financing, hanno siglato un accordo per promuovere l’accesso delle PMI a strumenti di finanziamento alternativi. La partnership mira a stimolare l’utilizzo da parte delle piccole e medie imprese del peer-to-peer (P2P) lending come modalità di finanziamento complementare al tradizionale canale bancario, al fine di diversificare le fonti di credito.I grandi gruppi sono ormai abituati a finanziarsi al di fuori del sistema bancario tradizionale mentre per le PMI la disintermediazione del credito è solo agli inizi. Per mostrare ai suoi partner la strada della diversificazione delle fonti di finanziamento, CNH Industrial otterrà simbolicamente un finanziamento di 100 mila euro da prestatori privati sulla piattaforma October. In questo modo, il Gruppo consentirà al suo network di PMI di ottenere un finanziamento sulla piattaforma October a condizioni agevolate (0€ commissioni) per la fase di lancio con l’obiettivo di creare un ecosistema più forte dove i gruppi di grandi dimensioni supportano le realtà più piccole nell’accesso al credito.Grazie alla sua consolidata rete commerciale e alla sua organizzazione, CNH Industrial contribuirà a promuovere richieste di finanziamento da parte di piccole e medie imprese che potranno contare sul sostegno della vasta community internazionale di 17.000 prestatori privati e investitori istituzionali di October.
Questa collaborazione rappresenta un passo importante nel processo di trasformazione digitale di CNH Industrial, un cambiamento cruciale nel modo in cui il Gruppo contribuirà a creare valore per i propri clienti nei prossimi anni. Ad oggi, attraverso la divisione di captive financing, sotto i marchi CNH Industrial Capital e IVECO Capital, i 12 marchi commerciali di CNH Industrial offrono ai loro concessionari e clienti servizi finanziari su misura per l’acquisto, il leasing o il noleggio dei loro prodotti.October completa così l’offerta di servizi finanziari di CNH Industrial Capital proponendo finanziamenti da 30 mila a 5 milioni di euro a favore di progetti innovativi specifici da parte di alcuni selezionati clienti di CASE Construction Equipment e IVECO, tramite un processo online semplice e veloce nei 5 paesi in cui opera (Italia, Spagna, Francia, Germania e Paesi Bassi).Il modello di business di October permette alle imprese di ottenere finanziamenti da prestatori privati (attraverso la piattaforma) e investitori istituzionali (attraverso veicoli dedicati), in pochi giorni. I prestatori possono investire i propri risparmi in modo utile e profittevole oltre che supportare l’economia reale. Le PMI si rivolgono alla piattaforma per singoli progetti di sviluppo di natura diversa: ad esempio dall’acquisto di impianti e macchinari, all’assunzione di dipendenti fino a investimenti immateriali come campagne di marketing o attività di ricerca e sviluppo.
October, a livello globale, a fine giugno 2019 ha erogato più di € 318 milioni a favore di oltre 640 progetti imprenditoriali. I prestatori attivi sono 17.000 e sono già stati rimborsati oltre 129 milioni di euro e oltre 18 milioni di interessi; solo in Italia quasi 13 milioni di euro e 1.8 milioni di interessi. Per quanto riguarda l’Italia in particolare, nel mese di giugno 2019, October ha superato la soglia di € 50 milioni di erogato (da inception) con 88 progetti finanziati (su un totale di mercato di €103 milioni). Il primo semestre si è chiuso con un erogato di oltre € 15 milioni di finanziamenti (+27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno).

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Bandi UE: APSTI e AssoEPI insieme per aiutare imprese ed enti pubblici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Contribuire alla diffusione di una cultura dell’europrogettazione e sostenere la partecipazione di enti pubblici, imprese, professionisti a bandi europei, nazionali e regionali promuovendo un approccio professionale soprattutto nella fase progettuale. Un approccio in grado di garantire tassi di successo significativi, proprio a partire dall’ambito internazionale. È questo il cuore della convenzione sottoscritta tra l’Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani (APSTI) e l’Associazione Europrogettisti Italiani (AssoEPI). APSTI contribuisce, attraverso la rete di parchi scientifici e tecnologici ad essa associati, allo sviluppo della filiera dell’innovazione nazionale, valorizzando il patrimonio di competenze scientifiche, tecnologiche e organizzative presenti nei parchi. AssoEPI promuove la diffusione, in Italia, della cultura dell’europrogettazione di qualità puntando a essere un centro di riferimento per quanti sono interessati ai fondi europei, sia a gestione diretta che indiretta.
“L’incontro tra le nostre due realtà – sottolineano Fabrizio Conicella e Sergio Praderio, presidenti, rispettivamente, di APSTI e AssoEPI – poggia su sinergie operative molto concrete e su una visione comune verso tematiche progettuali innovative ed europee. La partecipazione a bandi UE, nazionali e regionali per lo sviluppo di progetti da parte di istituzioni e imprese è un’attività rilevante nel settore della ricerca e dell’innovazione. Per riuscire a ottenere dei tassi di successo significativi, in particolare proprio nell’ambito dei fondi europei consideriamo indispensabile un approccio professionale, soprattutto in fase di progetto. Da qui nasce la partnership che punta a diffondere una cultura dell’europrogettazione di qualità tra euro progettisti, enti pubblici e privati, professionisti e anche verso quei potenziali beneficiari, a partire delle imprese, che hanno meno dimestichezza con le regole della partecipazione ai bandi UE e della conseguente implementazione e rendicontazione dei finanziamenti ricevuti”.

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Fonditalia: oltre 117mila imprese formate

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Quasi 700mila i lavoratori aderenti, per oltre 117mila imprese, poco meno di 4mila progetti finanziati per oltre 6 milioni di ore di formazione: questi i numeri dei suoi primi 10 anni di attività da FondItalia, Fondo Paritetico lnterprofessionale Nazionale per la Formazione Continua che valuta, approva e finanzia progetti e programmi a supporto della formazione dei lavoratori.“In Italia si fa ancora poca formazione rispetto al resto d’Europa e sebbene FondItalia è riuscita ad erogare la quasi totalità dei versamenti Inps che al 31 marzo 2019 erano poco più di 51 milioni contro un erogato che si attesta a quota 43 milioni (84%), le imprese potrebbero approfittare ulteriormente di questo strumento. È necessario un cambio di mentalità che ponga le risorse e la loro valorizzazione al centro dell’impresa e che spinga la formazione molto di più su quelle aree che possono rappresentare un reale fattore di competitività delle imprese: le nuove tecnologie abilitanti la Fabbrica 4.0 e l’internazionalizzazione” – sottolinea Francesco Franco, Presidente di FondItalia.Sempre alla data del 31 marzo 2019, le regioni più rappresentate per quanto riguarda i lavoratori aderenti (Figura 1) sono la Puglia (136.252), la Lombardia (92.893), la Campania (60.760), il Lazio (52.674) e la Sicilia (38.612). Fronte imprese, in testa sempre la Puglia (45.092), seguita da Campania (16.821), Lombardia (11.623), Sicilia (11.091) e Lazio (6.628). Tra i temi scelti per la formazione, in leggero decremento quelli “obbligo di legge”, oltre a quelli legati allo sviluppo delle abilità personali, alla gestione aziendale alla luce dei cambiamenti organizzativi, alla formazione linguistica.
“Un aspetto importante da sottolineare – continua Franco – è che, a oggi, circa l’89% delle imprese aderenti è costituito da micro-imprese con un numero di dipendenti compreso da 1 a 9, più del 75% delle imprese aderenti non risulta proveniente da altri Fondi e oltre il 50% delle imprese coinvolte è localizzato al Sud, numeri in controtendenza con le rilevazioni nazionali che vedono il Meridione come il tallone d’Achille della formazione e dello sviluppo e che testimoniano FondItalia come il Fondo di riferimento per le piccole e micro imprese del Sud.”

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Duff & Phelps incontra le imprese del Lazio

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Roma mercoledì 19 Giugno, Viale Maresciallo Pilsudski 92, ore 15.45 Duff & Phelps – la società di servizi finanziari leader mondiale nelle valutazioni aziendali e di beni strumentali, real estate, corporate finance, investigazioni e controversie, cyber security, compliance e consulenza normativa – organizzerà in collaborazione con ANDAF un workshop formativo di mezza giornata sulla valutazione aziendale, indirizzato a primarie imprese operanti nel Lazio in diversi settori industriali.Obiettivo dell’incontro – che fa seguito a precedenti tappe di successo a Bologna e Pesaro e che è ha ottenuto il patrocinio di Unindustria e di RICS (Royal Institution of Chartered Surveyors), l’ente che certifica la qualità, l’etica e l’indipendenza dei valutatori – è quello di illustrare ai manager d’impresa presenti come stimare il valore complessivo della propria azienda e dei suoi beni i tangibili e intangibili, non solo a fini bilancistici fiscali e civili, ma anche in ottica strategica. Infatti, determinare in modo appropriato il patrimonio di un’azienda è cruciale per delineare il migliore approccio al mercato, sostenendo competitività e crescita del business, specialmente in questa delicata congiuntura economica.

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