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Posts Tagged ‘imprese’

L’Italia è al 13° posto in Europa per puntualità dei pagamenti da parte delle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

E’ stata sorpassata da Paesi come Polonia (1°), Slovenia (7°), Irlanda (8°) e Belgio (12°) mentre, complice anche la Brexit, la Gran Bretagna si posiziona 14° alle nostre spalle. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2019 effettuato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, che ha analizzato i comportamenti di pagamento di 32 Paesi nel mondo, di cui 22 europei.In Italia nel 2018 soltanto il 35,5% di imprese rispettano i tempi concordati e l’11,5% di aziende saldano i conti con ritardi superiori ai 30 giorni.A livello europeo, la Polonia nel 2018 è il Paese con il maggior numero di imprese puntuali, il 79,3%, seguita dai Paesi Bassi, con il 73,8% e dalla Germania con il 67,1%. Chiude la classifica continentale il Portogallo, che con il 14,2% di aziende virtuose guadagna l’ultimo posto, preceduto dalla Romania con il 20,3% e dalla Bulgaria con il 20,4%. Nella parte centrale della classifica stilata da CRIBIS, troviamo al quarto posto la Svezia (57,1%) seguita da Lussemburgo (51,6%), Slovenia (49,9%), Irlanda (47,8%), Spagna (47,5%), Finlandia (45,5%), Francia (43,3%) e Belgio (40,6%). Nel Regno Unito il numero di imprese puntuali nei pagamenti si attesta al 34,7%, mentre crescono le aziende che pagano con più di 30 giorni di ritardo, dal 7,6% del 2017 all’8,1% del 2018.“Lo scenario europeo è dominato dalle imprese dell’Europa settentrionale – afferma Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – in Polonia le imprese virtuose sono cresciute del 3,8% mentre quelle che pagano con gravi ritardi sono diminuite del 3,9%. Dall’altra parte in Italia le aziende puntuali sono diminuite dell’1,8% a fronte di un aumento dell’1% dei pagamenti oltre i trenta giorni”.Per quanto riguarda la percentuale di imprese che pagano oltre i 30 giorni di ritardo, la Grecia presenta la performance peggiore (32,1%), sostanzialmente in linea con i dati del 2017 (31,6%). In Svezia, invece, si trova la più bassa percentuale di imprese ritardatarie (solo lo 0,4%), seguita da Finlandia (0,8%) e Paesi Bassi (1,4%). I cattivi pagatori diminuiscono leggermente in Romania (dal 37,2% al 31,6%) e Bulgaria (dall’11,7% al 9,2%).
Tra le aree geografiche analizzate da CRIBIS, nel continente asiatico le Filippine sono il Paese con il maggior numero di imprese che pagano con ritardi superiori ai 30 giorni (38,6%), anche se il dato è in miglioramento rispetto al 2017 (52,3%). I cattivi pagatori diminuiscono anche a Honk Kong (dal 14,3% al 13,9%), Thailandia (dal 6,8% al 5,7%) e India (dal 17% al 13%), mentre crescono in Cina (dal 22,8% al 24,2%) e Israele (dal 20,6% al 21,9%).In Nord America “gli Stati Uniti registrano un buon andamento – prosegue Preti – con le performance di pagamento che migliorano dello 0,7%, raggiungendo il 57,1% di pagatori puntuali mentre i ritardi superiori ai 30 giorni diminuiscono dell’1,8%, raggiungendo il 6,4%. In Canada diminuisce di 10 punti, dal 42% al 31,9%, la quota di aziende che paga entro i termini previsti e contemporaneamente si riduce anche quella di chi adempie ai propri obblighi con ritardi superiori a 30 giorni dall’8,2% al 6,3%. In Messico la percentuale di imprese che paga abitualmente con grave ritardo è del 2,8%, in crescita rispetto al 2,5% del 2017”

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Imprese e cambiamenti climatici: le priorità per un’economia amica del clima

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Venezia Marghera Lunedì 25 Marzo 2019 (ore 11 – Sala Confindustria Made in Venice) Confidustria Venezia, Via delle Industrie, 19 Kyoto Club e Confindustria Venezia conferenza stampa in occasione dei vent’anni di Kyoto Club sarà presentato il convegno in programma nel pomeriggio (ore 14) a Palazzo Labia (programma pdf in allegato) e saranno affrontate le priorità dal punto di vista delle imprese, per un’economia amica del clima.
Alla conferenza stampa interverranno: Vincenzo Marinese, Presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, Catia Bastioli, Presidente di Kyoto Club – CEO di Novamont e Presidente di Terna, Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club. Saranno presenti anche i Vicepresidenti dell’Associazione: Gianluigi Angelantoni, Presidente di Angelantoni Industrie e Francesco Ferrante, Vicepresidente del Coordinamento FREE.

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Cina \ Castelli, “Grandi opportunità per imprese ed economia Italiana”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Roma – “Un risultato molto importante che riserverà grandi opportunità alle imprese e all’economia italiana, frutto del grande lavoro che, sotto il coordinamento del Presidente Conte e del Ministro dello Sviluppo Economico, abbiamo fatto come Governo in questi mesi. Sono certa che i risultati non tarderanno ad arrivare”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta la firma del Memorandum sulla Via della Seta tra Italia e Cina

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Politecnico di Torino: Gli studenti incontrano le piccole e medie imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Torino Le Piccole e Medie Imprese sono spesso realtà nelle quali l’innovazione trova terreno fertile e sicuramente possono rappresentare per i laureati del Politecnico di Torino un’occasione di lavoro nella quale spendere le proprie competenze, contribuendo anche a favorire un processo di rinnovamento dal punto di vista tecnologico del tessuto produttivo del territorio. Con l’obiettivo di presentare ai laureati del Politecnico le opportunità di lavoro nelle PMI l’Ateneo ha promosso quest’anno la prima edizione della Job Fair @ PoliTO – Under 250, l’evento pensato per permettere l’incontro tra studenti, neolaureati e piccole e medie imprese innovative alla ricerca di talenti.
Sono 73 le aziende, con meno di 250 addetti, che hanno aderito: imprenditori e recruiter hanno dato la loro disponibilità per incontrare nei corridoi della Cittadella studenti e neolaureati che iniziano ad affacciarsi al mondo del lavoro. Le imprese, appartenenti a molteplici settori del tessuto economico, hanno potuto così mettere in evidenza i vantaggi di lavorare in una PMI che fa dell’innovazione la propria missione: una panoramica utile a chi è in cerca di lavoro.
Le giornate sono state inaugurate dall’incontro del Rettore Guido Saracco con i rappresentanti delle aziende ospitate, per dare loro il benvenuto in Ateneo e per sottolineare il legame sempre più stretto che il Politecnico intende creare con il tessuto produttivo, in particolare quello delle PMI. Numerose sono infatti le iniziative e i progetti che il Politecnico sta avviando per rendere ancora più stretto il legame con le PMI, prima tra tutte il Competence Center piemontese che sta partendo con le sue attività proprio in queste settimane. Oltre alle imprese, collaborano all’evento anche diverse associazioni di categoria: API Associazione Piccole Industrie, API Presidente Gruppo Giovani, Compagnia delle Opere, Confindustria Canavese, Piccole Industrie, Confindustria, Unione Industriale, AMMA, Piccola Industria.

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L’Ambasciatore Australiano incontra le imprese toscane

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

ambasciatore australianoSi è svolto oggi a Firenze l’incontro tra l’Ambasciatore Australiano French e una delegazione di imprenditori di Confindustria Firenze e Confindustria Toscana Sud. A rappresentare le imprese della Toscana del Sud il Presidente Paolo Campinoti.
L’incontro è stato proficuo e vivace, l’Ambasciatore ha illustrato in particolare gli ambiti di forte interesse per una collaborazione tra le aziende dei due paesi; innescare un meccanismo di unione operosa tra le aziende italiane e quelle presenti nel territorio australiano è infatti la prima via maestra per costruire un primo approccio concreto.
Campinoti ha così sottolineato l’importanza dell’incontro:” Oggi siamo qua per legare forti ponti tra le opportunità economiche delle nostre aziende con il mercato australiano, vogliamo stabilire rapporti efficaci e proficui. Abbiamo individuato grazie agli uffici dell’Ambasciata alcuni settori nevralgici come l’agroindustria, il comparto pharma e la meccanica di precisione. Proprio l’eccellenza delle nostre imprese è il biglietto migliore di andata per aprire le porte in questo mercato che guarda con attenzione all’alta qualità e tecnologia del made in Italy”.
Varie le aziende della toscana del sud presenti, tra queste CAIM GROUP, azienda aretina che produce scaffalature metalliche presenti da oltre venti anni nel mercato australiano, i sui rappresentanti hanno ribadito come nonostante la lontananza concreta tra l’Italia e l’Australia, questa rappresenti un’ opportunità importante per le imprese, forte di una domanda interna costante e negli ultimi anni in crescita e strategico collegamento per sviluppi commerciali anche con il continente asiatico.

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Ecco le 600 Champion 2019: svetta la Lombardia, sorpresa Emilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Padova. (By Italy post) Sono stati resi noti questa mattina, e anticipati da L’Economia del Corriere della Sera uscito con un numero speciale in edicola oggi, i risultati dell’indagine sulle imprese Champion 2019 realizzata dal Centro Studi ItalyPost, con il sostegno del Gruppo Crédit Agricole e la partecipazione di auxiell, Glasford International e Equinox.Si tratta delle 500 imprese italiane tra i 20 e i 120 milioni e delle 100 imprese tra i 120 e i 500 milioni che hanno meglio performato negli anni dal 2011 e il 2017. Lo studio realizzato sui singoli bilanci di queste 600 imprese ha messo in evidenza infatti soltanto quelle che possedevano al 31.12.2017 contemporaneamente più requisiti di assoluta eccellenza: un tasso di crescita annua di almeno il 7% per le imprese champion e del 4,5% per le superchampion, un ebitda medio degli ultimi tre esercizi rispettivamente del 10% e 8,5%, un rapporto Pfn/ebitda rispettivamente di 1,8 e di 2,5, e un rating attribuito da Modefinance con almeno una tripla B. L’aggregato di queste 600 imprese identifica un fatturato complessivo di quasi 44 miliardi di euro e una redditività lorda che supera gli 8 miliardi di euro, un aggregato occupazionale oltre 159.000 addetti, un livello di patrimonializzazione (cioè di mezzi propri) superiore a 26 miliardi di euro e una PFN negativa (cioè cassa) che sfiora i 4 miliardi, al netto dei debiti finanziari.
I dati confermano e riflettono alcune caratteristiche ben note della distribuzione geografica del tessuto imprenditoriale italiano, ma, al contempo, segnalano anche alcune novità di rilievo. La Lombardia totalizza la presenza di ben 193 imprese, di cui 76 basate a Milano, 30 a Bergamo, 22 a Brescia e 16 a Como, mentre il Veneto ne conta 109 e l’Emilia Romagna 85. Segue il Piemonte con 62 totali e poi la Toscana con 41 imprese, la Campania con 20 e il Lazio 19.
La novità principale, rispetto al percepito diffuso degli anni scorsi, sembra emergere nel confronto tra Emilia e Veneto. Se infatti il Veneto si conferma leader nella fascia delle “piccole” (tra i 20 e i 120 milioni) con 100 imprese contro le 64 emiliano-romagnole, sulla fascia tra 120 e 500 milioni il rapporto si inverte a favore degli emiliani con 21 imprese contro solo 9 venete. In termini di fatturato complessivo questo si traduce in un vantaggio di oltre 500 milioni a favore delle imprese emiliano romagnole che arrivano a oltre 7,3 mld contro i 6,7 mld scarsi di quelle venete.
Il Sud nel suo complesso totalizza solo 40 imprese, di cui la metà sono collocate in Campania, 9 in Puglia e le restanti 11 frazionate nel resto delle regioni del Sud ad eccezione di Sardegna e Molise dove nessuno Impresa rientra nella categoria delle Champion.
A trainare sono meccanica, chimica e farmaceutica. E nei settori chiave conta la dimensione
Dall’analisi la maggiore percentuale di aziende champion si trova nella meccanica. Se è evidente l’allineamento dei settori prevalenti, indipendentemente dalla dimensione, è molto interessante notare l’incidenza percentuale nei vari settori delle due fasce dimensionali e dalla quale risulta con inequivocabile chiarezza come per competere in settori “maturi” e ad alto tasso di innovazione, ricerca e sviluppo come la meccanica o la chimica e farmaceutica le dimensioni siano un fattore determinante o se vogliamo invertire la chiave di lettura, come in questi settori, dove la competizione si gioca su drivers complessi, investimenti a lungo raggio, strategie avanzate, alla portata dunque di poche imprese, la selezione nella crescita dimensionale, diventi più stringente.
Il progetto nelle sue singole parti rappresenta uno strumento di approfondimento, a scopo scientifico, culturale e divulgativo delle best practices aziendali italiane.
A questo scopo è stato strutturato in tre step successivi, come un osservatorio permanente e dinamico sui casi di eccellenza che si avvale di analisi verticali sulle singole imprese, di incontri b2b con imprenditori e manager delle medesime realtà e della consuntivazione dei risultati. Dopo la pubblicazione della ricerca infatti vengono organizzate sessioni periodiche di meeting diretto con le imprese riservate ai partner e alle Università che hanno aderito al progetto, con l’obiettivo di analizzare i modelli di business di queste imprese ed effettuare una mappatura dei drivers che contraddistinguono il loro perimetro strategico, ma anche quello della “contaminazione”, cioè l’opportunità di confronto reciproco fra imprenditori che in questo modo possono avere accesso diretto al contatto con altri modelli evolutivi di eccellenza.
Il tour nei territori promosso da Italy Post si svolgerà in 10 tappe. La prima a Torino il 22 marzo presso l’azienda Teoresi, la seconda a Padova il 29 marzo presso la sede di auxiell, la terza il 5 aprile a Parma presso la sede di CariParma Crédit Agricole, la quarta a Brescia presso il centro di formazione Isfor dell’Unione Industriali, la quinta il 10 maggio in provincia di Treviso presso la sede di Astoria Vini, la sesta a Prato presso l’azienda di tessuti Manteco, la settima il 24 maggio a Bologna, l’ottava il 31 maggio presso l’Aeroporto di Milano – Bergamo a Orio al Serio, la nona in occasione del Make in Italy Festival a Thiene e la tappa conclusiva il 13 giugno a Napoli.

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Accesso al credito più semplice e vantaggioso per le piccole e medie imprese italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato al Ministero dello Sviluppo Economico dalla Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, e dall’Amministratore Delegato del Mediocredito Centrale – Banca del Mezzogiorno S.p.A., Bernardo Mattarella, alla presenza del Segretario Generale del Mise, Salvatore Barca. Grazie a questo accordo, il Consiglio nazionale darà l’opportunità ai Consulenti del Lavoro di offrire ai propri clienti, quali le piccole e medie imprese che abbiano la necessità di reperire risorse finanziarie, la possibilità di accedere a finanziamenti a condizioni economiche di vantaggio. Mediocredito Centrale, in particolare, si impegna a riconoscere alle aziende meritevoli di credito, comprese le start up, una riduzione dello spread per i finanziamenti sia con finalità di investimento sia con finalità di circolante, richiesti attraverso il portale on line della Banca per un importo massimo di 500 mila euro.

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Ponte Morandi: 422 milioni di danni alle imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Genova. Pari a 422 milioni di euro i danni segnalati dalle imprese a distanza di sei mesi dal crollo del Ponte Morandi dello scorso 14 agosto. Gli effetti del crollo si sono riverberati ben oltre l’epicentro del Polcevera. Nella zona rossa/arancione della città si concentrano, infatti, il 37,6% dei danni economici (158 milioni di euro); mentre nel restante territorio comunale il 41% (pari a 173 milioni), ai quali si aggiungono 11,7 milioni degli altri comuni della provincia e 79 milioni del resto di Italia.È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro “Gli effetti del crollo del Ponte Morandi su economia, occupazione e integrazione sociale”, presentato oggi a Genova in occasione del Congresso regionale dei Consulenti del Lavoro liguri nel corso della due giorni “Verso il Festival del Lavoro 2019”, l’evento di anteprima della X edizione del Festival del Lavoro.

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I fallimenti delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Nel 2018 i fallimenti delle imprese italiane sono diminuiti del 5,9% rispetto al 2017 (da 11.939 a 11.233), con cali più significativi nel settore industriale (-8,1%, 2.010 aziende fallite) e più contenuti nell’edilizia (-2,3%), dove le imprese a chiudere i battenti sono state 2.248. È quanto emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia condotta da CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.L’analisi di CRIBIS ha rilevato nel 2018 3.475 fallimenti nel settore “commercio” (-6,4%) e 2.609 nei “servizi” (-6,7%). Negli ultimi 10 anni il 2014 è stato l’anno con più imprese fallite nel settore “commercio” (4643), “industriale” (3.343) ed “edilizia” (3.343), mentre il 2015 è stato l’anno nero per il settore servizi (3.019).“I dati sui fallimenti 2018 – commenta Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – confermano un trend positivo che va avanti dal 2015 e che vede il numero delle aziende costrette a chiudere i battenti ridursi sempre più. Tra 2016 e 2017 (-11,3%) abbiamo rilevato il calo maggiore mentre in termini assoluti l’anno più negativo del decennio è stato proprio il 2014, quando ben 15336 aziende sono state costrette a portare i libri in tribunale. Il numero di fallimenti registrato lo scorso anno, è inferiore a quanto avevamo rilevato nel 2011, quando le imprese costrette a chiudere per il cattivo andamento del business erano state 11.840”.Dall’analisi di CRIBIS sui fallimenti in Italia negli ultimi 10 anni, si evince che le aziende che hanno portato i libri in tribunale lo scorso anno sono quasi il 20% in più rispetto al 2009 (9.384). Tra 2010 e 2009 il numero di imprese costrette alla chiusura è cresciuto del 16%: l’incremento più elevato del decennio seguito da quello rilevato tra 2012 e 2013 (+15,6%).
La Lombardia, motore economico dell’Italia, è la regione dove si registra il più elevato numero di fallimenti (2.433, 21,8% del totale), seguita dal Lazio (1417, 12,7%) e dalla Toscana (933, 8,3%). Poco più distante il Veneto (902, 8,1%), che precede Campania (854, 7,6%), Sicilia (749, 6,7%) ed Emilia-Romagna (745, 6,6%). In Piemonte il numero di aziende costrette a chiudere i battenti (720) è più elevato del 43% rispetto a quello che CRIBIS ha rilevato in Puglia (493) ed è più del doppio rispetto a Marche (328), Sardegna (285) e Calabria (272).

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Per l’80% delle imprese italiane la priorità è la digitalizzazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

La digitalizzazione come opportunità unica per invertire la curva che porta in basso l’Italia sul fronte della produttività, facendo rimanere al palo il nostro Paese non solo nei confronti della Germania o della Francia, ma anche di paesi come la Spagna. È questa la visione che accomuna i direttori risorse umane delle imprese italiane: l’80,77% infatti mette la digitalizzazione fra le priorità dell’azienda, insieme a esigenze pragmatiche come incremento della produttività e riduzione dei costi (indicati fra le tre opzioni possibili rispettivamente dal 65,38% e dal 57,69% degli intervistati). È quanto emerge dalla ricerca The future of HR in the digital era, realizzata da Business International in collaborazione con Osservatorio Imprese Lavoro INAZ, intervistando un centinaio di HR executives e dirigenti di aziende medio-grandi. Il report 2018 completo, di cui è stata presentata un’anteprima lo scorso novembre a Roma in occasione di HR Business Conference, è ora disponibile sul sito dell’Osservatorio Impresa Lavoro Inaz.
La ricerca, che comprende anche una serie di interviste a manager e specialisti del personale, è tesa a indicare gli elementi chiave della roadmap della trasformazione digitale nel nostro paese in ambito HR. «Se è vero che scontiamo ancora uno scarto importante rispetto all’Europa, è anche vero che le imprese manifestano una forte voglia di guardare al futuro – commenta Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz –. È il digitale infatti a rendere possibili tutte le iniziative sulle quali oggi ci si concentra in ambito HR per lavorare meglio, in modo più produttivo e con modalità di organizzazione che rispondono alle sfide di oggi. Per esempio lo smartworking (il 38% degli intervistati prevede di introdurlo in azienda), lo sviluppo del welfare aziendale (su cui si concentrerà il 31% degli intervistati), nuove modalità di performance management e misurazione dei risultati, ma anche formazione continua, employee retention e talent acquisition». La funzione HR è inoltre consapevole di doversi digitalizzare essa stessa (54% delle risposte alla richiesta di indicare tre obiettivi di investimento) e di avere bisogno di nuove competenze specifiche (una necessità avvertita dal 53,85% degli intervistati).

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Barometro CRIF relativo alle richieste di credito da parte delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Lo studio ha mostrato che l’ultimo trimestre del 2018 ha fatto registrare un incremento del +4,1% del numero di richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane agli istituti di credito, nell’aggregato di Imprese individuali e Società di capitali, dopo due trimestri caratterizzati da un segno negativo. Il dato degli ultimi 3 mesi dell’anno contribuisce a mantenere in territorio positivo la peformance a livello di intero anno, che mostra una crescita pari a +0,9% rispetto al 2017.Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi condotta da CRIF consente di distinguere l’andamento del numero di richieste da parte di società di capitali e di imprese individuali. Queste ultime nel 2018 mostrano un lieve calo (-1,0%) a differenza delle Società di capitali che hanno fatto registrare un aumento (+2,2%). Nel solo IV trimestre si rileva un incremento delle richieste da parte delle società di capitali pari a +6,0% mentre le imprese individuali registrano una diminuzione pari a -1,2%.Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dal calo dell’importo medio richiesto, che a livello di intero anno 2018 si attesta a 68.301 Euro (-6,1% rispetto al valore complessivo registrato nel 2017). Entrando maggiormente nel dettaglio, si osserva come le società di capitali abbiano fatto registrare un importo medio pari a 93.004 Euro (-6,9% rispetto al 2017) contro i 30.949 Euro delle imprese individuali (-6,2%).

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Raddoppiate in otto anni le imprese con gravi ritardi nei pagamenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

Negli ultimi otto anni (4° trim 2010 – 4° trim2018) sono raddoppiate (+108%), dal 5,5% all’11,4%, le aziende italiane che pagano clienti e fornitori con più di 30 giorni di ritardo, anche se il picco del 15,7% è stato raggiunto nel 2013 e 2014. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2018 di CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information.Dall’analisi di CRIBIS, aggiornata al quarto trimestre 2018, emerge che oltre un terzo (35,5%) delle imprese del nostro Paese effettua i suoi pagamenti nei termini previsti, una percentuale in calo rispetto a quella rilevata nello stesso periodo del 2017 (37,3%). Oltre la metà delle aziende (53,1%) adempie i propri obblighi di pagamento con un ritardo massimo di 30 giorni, un valore sostanzialmente in linea con l’anno precedente (52,2%).
“Nell’ultimo trimestre 2018 – spiega Massimiliano Solari, direttore generale di CRIBIS – tra i settori con la minore incidenza di imprese con ritardi oltre i 30 giorni sono state nel manifatturiero (8,1%), nel settore finanziario (8,7%) e nel commercio all’ingrosso (8,8%). La situazione più critica nel commercio al dettaglio con incidenza di imprese con ritardi gravi del 17,3%. Di fronte a un simile scenario generale che vede aumentare i gravi ritardi nei pagamenti, è necessario che le aziende selezionino con sempre maggiore cura e prudenza i loro interlocutori, dotandosi di strumenti di monitoraggio e analisi dell’affidabilità economico-commerciale di partner e fornitori”. I ritardi superiori ai 30 giorni sono molto diffusi anche nel settore rurale, caccia e pesca (12,1%), dei servizi (10,1%) e minerario (10%), mentre percentuali di poco più contenute sono state rilevate nel comparto costruzioni (9,9%), trasorti e distribuzione (9,1%). Lo Studio Pagamenti di CRIBIS rileva che nell’ultimo trimestre 2018, rispetto all’analogo periodo 2017, i pagamenti con ritardi superiori al mese sono aumentati del 9%, mentre quelli con una dilazione inclusa nei 30 giorni sono cresciuti dell’1,7%. Nell’arco dell’anno sono, invece, diminuite del 4,9% le aziende che adempiono puntualmente ai propri impegni pecuniari.L’analisi di CRIBIS, società del gruppo CRIF che offre alle aziende servizi per le decisioni di business in Italia e all’estero, evidenzia che a livello territoriale il 44,1% delle aziende che mantiene i propri impegni entro i termini previsti si trova nel Nord-Est e il 41,3% nel Nord-Ovest, mentre maggiori difficoltà incontrano le aziende del Sud e delle Isole, dove il 19,1% esegue i pagamenti con più di 30 giorni di ritardo) e del Centro (13,1%). In Lombardia ed Emilia-Romagna (45,2% ciascuna) ci sono le aziende più puntuali, mentre in Sicilia (22,1%) e Calabria (21,2%) quelle che dilazionano le scadenze oltre i 30 giorni.

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Limiti più stringenti ai ritardi di pagamento per evitare fallimento delle PMI

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Strasburgo. Il PE propone delle misure per aiutare le migliaia di PMI e start-up nell’UE che falliscono ogni anno in attesa del pagamento di crediti dovuti anche dalle autorità pubbliche.
La risoluzione non legislativa sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali è stata approvata giovedì con 570 voti favorevoli, 23 contrari e 26 astensioni.
“In Europa 6 imprese su 10 sono pagate in ritardo rispetto a quanto stabilito nel contratto. Con questa proposta introduciamo un maggiore sforzo per pagare entro i 30 giorni, una maggiore trasparenza riguardo il comportamento in materia di ritardo nei pagamenti, una white list per promuovere le imprese che si comportano correttamente e forme di compensazione obbligatorie e adeguate a livello fiscale”, ha dichiarato Lara Comi (EPP, IT), relatrice per la commissione per il mercato interno.I deputati hanno sottolineato l’importanza di controlli più rigorosi sui termini di pagamento, nonché di forme obbligatorie di compensazione adeguata per le imprese in attesa delle somme dovute da parte delle autorità pubbliche, in modo che non siano costrette a fallire a causa di ciò.Poiché la direttiva in vigore consente termini di pagamento oltre i 60 giorni, i deputati vogliono ridurre tali termini a 30 giorni.

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Hard Brexit: le imprese italiane rischiano di perdere fino a circa 9 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

E’ quanto emerge da uno studio elaborato da Duff & Phelps – la società di servizi finanziari con esperienza in valutazioni complesse, real estate, corporate finance, investigazioni e controversie, cyber security, compliance e consulenza normativa – sul possibile impatto di una Hard Brexit sul valore delle imprese italiane.
Lo studio è stato realizzato analizzando i dati sulle esportazioni italiane verso il Regno Unito rispetto a diversi settori merceologici, che sono ammontate a oltre 23 miliardi di Euro nel 2017, in crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente.Considerando l’export dei singoli settori fornita dall’Istat e i dazi medi applicabili a ciascun settore in base alle tariffe Mfn, in caso di Hard Brexit l’ammontare dei dazi sulle merci italiane esportate nel Regno Unito sarebbe pari a quasi 1,3 miliardi di Euro, per effetto di un dazio medio tra tutti i settori di circa il 5%, che potrebbe tradursi nel caso di un’elasticità unitaria della domanda in una riduzione di pari ammontare dell’export italiano annuo verso il Regno Unito.
Secondo l’analisi di Duff & Phelps, al fine di stimare correttamente l’impatto di medio termine di una Hard Brexit, bisogna però considerare anche l’impatto delle barriere non tariffarie (Non-Tariff barriers, NTB), ossia barriere commerciali che limitano le importazioni o le esportazioni di beni o servizi attraverso meccanismi diversi dalla semplice imposizione di tariffe, quali quote di importazione, sussidi, ritardi doganali, ostacoli tecnici o altri meccanismi che impediscono o ostacolano gli scambi. L’ammontare dell’export dell’Italia verso il Regno Unito nel medio termine potrebbe ridursi, nello scenario peggiore, addirittura di un importo compreso tra un terzo e la metà, per un valore compreso tra circa 7,5 e circa 11 miliardi di Euro annui.
Considerando questa analisi e stimando che l’export italiano verso il Regno Uniti generi un valore per le aziende italiane pari a circa 22,4 miliardi di Euro, Duff & Phelps ha messo in luce che nello scenario di Hard Brexit, tale valore aziendale potrebbe scendere fino a circa 21,3 miliardi di Euro nel breve periodo (- 1,1 miliardi di Euro circa) e, nel medio periodo, fino a circa 13,5 miliardi di Euro (- 8,9 miliardi di Euro circa).Considerando che la capitalizzazione delle società italiane quotate al mercato telematico azionario (MTA) di Borsa Italiana, escluse le 40 società maggiori appartenenti all’indice FTSE MIB, ammonta a circa 120 miliardi di Euro, per un totale di circa 200 aziende, tale perdita di valore aziendale corrisponderebbe alla perdita di quasi 2 società quotate nel breve periodo e fino a quasi 15 società quotate nello scenario peggiore nel medio periodo.

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Tempi di pagamento delle imprese non più in calo, crescono i protesti in tutta la Penisola

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Torna a crescere il numero di società con almeno un assegno o una cambiale protestati e si arresta il trend virtuoso che vedeva in calo da ben 6 anni i tempi di pagamento delle imprese: secondo l’ultimo Osservatorio protesti e pagamenti di Cerved, primario operatore in Italia nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, tra luglio e settembre sono state protestate 7656 imprese non individuali, il 7,5% in più rispetto al minimo storico dello stesso periodo del 2017 (-28,6% sul 2016).
L’aumento dei protesti ha riguardato tutta la Penisola, con la sola eccezione del Nord-Est, e in particolare i settori delle costruzioni (+12,9%) e dei servizi (+9%). L’industria nel suo complesso è invece in calo (-1,5%), se si eccettuano l’automotive (+28%), la meccanica (+8,1%) e la chimica (+14%).
Quanto ai pagamenti, i dati di Payline, il database di Cerved con informazioni su oltre 3 milioni di imprese italiane, indicano che per la prima volta dopo sei anni i tempi di pagamento, costantemente in calo, sono invece rimasti stabili nel terzo trimestre 2018. In media, infatti, le aziende italiane hanno pagato i fornitori in 71,7 giorni, cioè 13,1 in più rispetto alla scadenza, proprio come lo scorso anno.
I ritardi sono però cresciuti tra le PMI (da 10,9 a 11 giorni), tra le società che operano nei servizi (da 14,7 a 15 giorni) e nel Mezzogiorno (da 19,7 a 20,2 giorni). Di contro, è aumentato il numero delle società puntuali (dal 47,7% al 51%) ma anche quello dei casi di grave ritardo, cioè oltre i 60 giorni (dal 6% al 6,1%), che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default. A livello territoriale, si allargano i differenziali tra le aree più e meno virtuose: sempre in calo i tempi di pagamento nel Nord-Est, nel Nord-Ovest e nel Centro, mentre al Sud il miglioramento si è interrotto. I dati regionali confermano il quadro di una Penisola spaccata a metà, con una eccessiva presenza di aziende in ritardo grave in Sicilia (11,7%), Calabria (11,5%), Sardegna (9,1%), Campania (8,7%) e Puglia (8%). Viceversa, le regioni meno a rischio risultano Veneto (3,6%), Trentino Alto Adige (3,9%) e Lombardia (3,9%).
Calabria, Campania e Lazio (che con il suo +24,5% compromette la buona performance del resto del Centro) sono anche tra le regioni dove maggiormente aumentano i protesti, mentre calano in Sicilia, Sardegna e in tutto il Nord-Est con l’eccezione dell’Emilia Romagna. Non bene nemmeno il Nord Ovest (+11%), in particolare Liguria e Lombardia che crescono a due cifre.

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15 milioni di euro a disposizione per la formazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

Per arrivare all’Industria 4.0 occorre formare i lavoratori delle imprese, specie delle piccole e medie, attraverso una formazione innovativa, continua, di qualità e legata all’attuale domanda del mercato, una formazione 4.0. A questi temi è stata dedicata la riflessione del convegno organizzato da Fapi – Fondo Formazione PMI e Confapi a Vicenza, dal titolo Coltivare il Talento Fapi 4.0, che ha visto la partecipazione di importanti key opinion leader, imprenditori e operatori del settore.«Sono oltre 500.000 i posti di lavoro che le PMI italiane non riescono a coprire per la mancanza di profili adeguati. Le aziende di conseguenza devono rinunciare a commesse e progetti per la mancanza di personale specializzato, con un rilevante danno economico» ha sottolineato, in apertura, Jonathan Morello Ritter, Presidente Nazionale Giovani Confapi. «Il piano Industria 4.0 ha contribuito ad aggiornare macchinari e processi, ma bisogna andare oltre, concentrando obiettivi e investimenti sulle competenze. La formazione 4.0 è necessaria infatti sia per la competitività delle imprese sia per i lavoratori, che potranno garantirsi così un posto di lavoro nel corso del tempo».Fapi ha sviluppato in 15 anni di attività esperienze e competenze per rispondere a questa necessità, basti pensare che sono stati erogati più di 50 milioni di euro in formazione negli ultimi 4 anni, e sono stati coinvolti complessivamente 37.000 aziende e 360.000 lavoratori in tutta Italia.In Veneto il tessuto delle PMI è particolarmente rilevante e altrettanto sviluppata è l’attività di Fapi. Alcuni numeri rendono l’idea della crescita degli ultimi anni. Nel 2014 le aziende aderenti a Fapi in Veneto erano 1.340 per un totale di 11.290 addetti e nel 2018 sono diventate 3.120 aziende e un totale di 31.050 addetti. In quattro anni si è registrato un incremento rispettivamente del 232% e del 275% a conferma della crescente volontà delle PMI venete di investire in formazione del personale per accrescere la propria produttività e competitività.«La crescita nel numero delle imprese aderenti al Fondo ci conferma nella volontà di rafforzare la nostra offerta» ha dichiarato Giorgio Tamaro, direttore generale Fapi. «Grazie a un sistema capillare e ben funzionante di formazione finanziata anche le aziende più piccole possono accedere a una formazione di pari livello delle realtà più grandi, coerente con le loro attuali esigenze. I fondi interprofessionali sono pronti e in prima linea per fare sempre di più, anche con strumenti flessibili come lo sportello impresa, che finanzia in tempi rapidi le singole imprese su specifiche esigenze di formazione, o i piani quadro pensati per gruppi omogenei di imprese di un territorio».Nel corso del roadshow di eventi FAPI 4.0 Coltivare il talento a Roma, Bologna, Verona e Vicenza, Fapi ha incontrato oltre 300 consulenti del lavoro, imprenditori e rappresentanti delle PMI confrontandosi sulle necessità di formazione e presentando le opportunità offerte dal fondo. Ma i progetti avviati a livello territoriale in tutto Italia sono stati molti e dall’impatto significativo. Ne è un esempio il finanziamento di 600.000 euro per un piano di formazione quadro per le piccole e medie imprese della Provincia di Lecco: saranno coinvolti ben 203 imprese e oltre 6.000 dipendenti, con 280 corsi e 4.500 ore di formazione, di cui le PMI lecchesi potranno beneficiare senza costi.«Gli attuali mutamenti di scenario economico, industriale, tecnologico e organizzativo pongono sfide epocali alle PMI che rappresentano il 98% delle imprese italiane e impiegano oltre il 55% dei lavoratori. Sono pertanto necessari continui investimenti che devono avere al centro la qualità del lavoro, grazie alla innovazione sul piano produttivo, organizzativo e alla formazione delle risorse umane. Fapi rafforza perciò la propria attività capillare sul territorio e la capacità di finanziamento confermando per il 2019 un budget di 15 milioni di euro di risorse a disposizione delle PMI» ha evidenziato Francesco Lippi, Presidente Fapi.
Fapi – Fondo Formazione PMI è un Fondo interprofessionale paritetico costituito da CONFAPI, CGIL, CISL, e UIL al fine di promuovere lo sviluppo della Formazione Continua nelle PMI, quale strumento di competitività delle imprese e di garanzia occupazionale per i lavoratori. Fapi, come tutti i fondi interprofessionali, raccoglie lo 0,30% dei contributi che le imprese versano all’INPS ogni mese e che dall’INPS vengono versate ai Fondi cui le aziende aderiscono. Tali risorse sono utilizzate dal Fapi per finanziarie le attività formative dei lavoratori e delle lavoratrici delle imprese aderenti. http://www.fondopmi.it

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“Trasformare il reddito di cittadinanza in sussidi per le imprese dopo l’assunzione”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Stefano Patuanelli, capogruppo al Senato del M5S a 24Mattino su Radio 24: “Trasformare il reddito di cittadinanza in sussidi per le imprese dopo l’assunzione è una buona idea, ci stiamo lavorando”“Trasferire il reddito di cittadinanza all’impresa che assume chi lo percepisce è una proposta intelligente.” Lo ha detto il capogruppo al Senato del Movimento cinque stelle Stefano Patuanelli, a 24mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. “E’ un’ipotesi su cui stiamo lavorando” ha aggiunto il Presidente dei Senatori grillini, commentando la proposta del sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, apprezzata dal direttore generale di Confindustria Marcella Panucci. “Pensare che un’impresa assuma chi percepisce il reddito di cittadinanza e che quel reddito venga trasferito all’impresa credo sia una buona idea per favorire l’occupazione”, ha spiegato ancora Patuanelli a Radio 24. E alla domanda se il governo continua, Patuanelli risponde: “Se è in grado di fare le cose, poi alla fine della legislatura diranno i cittadini se le risposte sono state efficaci. La lealtà non si misura nel far finta che tutto vada bene, ma anche nell’ammettere che le storie sono diverse. –e conclude il capogruppo al Senato del M5S a Radio 24 – I temi che Lega e Cinque stelle vogliono affrontare assieme sono già nel contratto, quelli che non sono lì dentro possono essere oggetto di contestazione reciproca ma credo che la discussione sia un valore in più e non un problema”.

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UNIlancer: il portale dei talenti universitari, una nuova opportunità per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Offrire agli studenti la possibilità di mettere in mostra il proprio talento, ma con un’altra strategia: costruire esperienze professionali senza dover abbandonare le lezioni. E’ questa la missione di UNIlancer, una piattaforma online appena avviata da alcuni studenti dell’Università IULM di Milano. E che, in poco meno di un mese, ha raccolto l’adesione di
oltre cento iscrizioni da studenti provenienti da atenei di ogni parte d’Italia. La piattaforma è pensata per fornire riscontro e funzioni immediati.
Gli studenti si registrano sul sito http://www.unilancer.it e completano il proprio profilo. Lo stesso vale per le aziende, che pubblicano offerte di collaborazioni specificando di cosa hanno bisogno e quantificando il budget. Gli unilancer con le competenze richieste ricevono una notifica e si candidano, con l’invio di una propria proposta di collaborazione. Le aziende visionano quindi i profili compilati da chi risponde all’offerta e selezionano chi ingaggiare per quello, specifico annuncio pubblicato. A progetto concluso l’azienda conferma le competenze dello studente, rilasciando sul suo profilo una recensione per il lavoro svolto e disponibile per altri inserzionisti che hanno voglia di scovare i talenti universitari, con una call to action specifica che non li metta in conflitto con lo studio. Su UNIlancer le aziende potranno infatti valutare gli studenti anche in funzione dei lavori precedentemente svolti e così trovare rapidamente il candidato ideale per il progetto rimasto scoperto in azienda. Si accorcia insomma la catena del valore che tiene insieme imprese e studenti a cavallo tra università e lavoro. Spesso messi a dura prova, questi, da un complesso sistema di tirocini curriculari, gravati da burocrazia e contratti che sono giocoforza a scatola chiusa. UNIlancer ribalta l’approccio, invitando le aziende a cogliere la sfida di un innovativo outsorcing che valorizzi i giovani, stimoli in loro l’interesse a focalizzarsi su competenze specifiche. “Spesso”, sostiene appunto il fondatore di UNIlancer, Alec Conti “attraverso una piccola collaborazione le aziende possono trovare talenti che, dopo la laurea, entrino a fare parte del loro team e apportino competenze nuove al loro business. Con la nostra piattaforma proviamo a fare, di questo caso, una leva strategica per entrambe le parti in causa”. Ed è speranza che numerosi studenti, intervistati, confermano a sostegno della loro adesione all’iniziativa. In UNIlancer rispondono di vedere un approccio più dinamico e intuitivo all’ingresso nel mondo del lavoro. Perché adesso, i talenti universitari, la corsia preferenziale possono cercarla digitando un indirizzo web. Per visionare il sito web cliccare qui: http://www.unilancer.it

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Lo smartworking è anche per le PMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

Lo smartworking è ormai una realtà consolidata fra le multinazionali e le imprese più grandi, ma lo stesso non può dirsi per le PMI, che raccolgono la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani. Grazie alla legge 81 del 2017 sul lavoro agile, qualcosa però si sta muovendo anche per i “piccoli”, e a fare da aprifila sono quelle imprese che portano la tradizione manifatturiera italiana a competere sui mercati globali. È il caso di Eurojersey, una realtà da circa 200 dipendenti, di cui 140 impiegati in produzione e una sessantina negli uffici. La missione di Eurojersey è quella di portare in tutto il mondo i suoi tessuti tecnici indemagliabili prodotti a Caronno Pertusella (VA). «E per farlo dobbiamo essere rapidi, flessibili, saper anticipare i trend, offrire prodotti e servizi personalizzati al massimo per ogni cliente. In una parola, dobbiamo essere agili: anche nel nostro modo di organizzare il lavoro e gestire le persone». A parlare è Matteo Cecchi, direttore commerciale di Eurojersey, che racconta come l’azienda ha raccolto la sfida dell’innovazione introducendo lo smartworking. In Eurojersey, infatti, dalla fine di settembre una decina di persone sta sperimentando, su adesione volontaria e in base a un accordo definito con dipendenti e RSU, la possibilità di lavorare da casa per un giorno alla settimana, organizzando in autonomia impegni e tempi. Le ricadute sono positive sia per l’azienda (maggiore produttività e flessibilità nel seguire i clienti internazionali), sia per il benessere dei lavoratori, che beneficiano di una maggiore conciliazione con gli impegni familiari. Entro fine anno, a sperimentazione conclusa, la platea degli interessati allo smartworking potrebbe raddoppiare di numero.Un accordo win-win che, sottolinea, Cecchi, «È frutto prima di tutto di un cambiamento di mentalità. Non abbiamo improvvisato: all’inizio abbiamo avuto una difficoltà a trovare modelli e case history incentrati sulle PMI come la nostra. Anche le associazioni di categoria sono ancora impreparate a dare indicazioni ad hoc. Occorre farsi seguire da consulenti, non solo per tutta la parte contrattualistica, ma soprattutto per supportare una trasformazione che coinvolge moltissimi aspetti della vita aziendale».Per questo Eurojersey ha scelto Methodos, società di consulenza specializzata nell’affiancare le imprese nei processi di change management organizzativo e culturale, che è stata chiamata a mettere a punto un progetto di smartworking strutturato e condiviso per l’azienda di Caronno Pertusella.

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L’italiana Enerbrain fra i vincitori del concorso europeo per le 10 migliori imprese deep tech

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Bruxelles. La startup torinese Enerbrain, specializzata in soluzioni innovative per rendere gli edifici più efficienti, salùbri e sostenibili dal punto di vista energetico, si è aggiudicata il primo posto nella categoria “Digital Industry” alla EIT Digital Challenge, il concorso europeo per le migliori startup ad alta tecnologia conclusosi la scorsa settimana a Bruxelles.La EIT Digital Challenge mira a individuare i migliori prodotti digitali di deep tech – un termine con cui si indicano soluzioni complesse e altamente innovative. In totale, 200 scaleup – startup in fase di forte crescita – di 24 paesi dell’UE hanno concorso in cinque categorie: Digital Industry, Digital Cities, Digital Wellbeing, Digital Infrastructure e Digital Finance; fra esse, sono stati selezionati i 25 finalisti che si sono contesi il titolo. Enerbrain ha messo a punto un dispositivo plug&play chiamato Energy Cloud che può essere facilmente installato in ogni tipo di edificio (da quelli storici a quelli più moderni) nell’arco di un giorno, per calibrare in tempo reale il consumo di energia e risparmiare attorno al 32% (in media) di costi operativi, senza dover effettuare nessuna modifica sostanziale agli impianti di aria condizionata, ventilazione e riscaldamento.Questo si traduce anche in minore inquinamento e migliore qualità dell’aria negli uffici, con una ricaduta positiva sulla qualità di vita degli impiegati.Le dieci imprese premiate – due per ciascuna categoria – riceveranno un anno intero di sostegno dedicato alla crescita dall’acceleratore digitale dell’EIT, per un valore di 50 000 euro. Inoltre, il vincitore di ogni‚ categoria riceverà anche un premio in denaro di 50 000 euro.

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