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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘imprese’

Commissione Europea: €175 milioni a sostegno delle imprese dei settori del turismo e delle cure termali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

Bruxelles. La Commissione europea ha approvato un regime italiano da €175 milioni a sostegno delle imprese operanti nei settori del turismo e delle cure termali colpite dalla pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato ai sensi del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato.Il sostegno assumerà la forma di un’esenzione dall’obbligo di versamento di determinati contributi previdenziali. Il regime mira a ridurre il costo del lavoro a carico dei datori di lavoro privati attivi nei settori del turismo e delle cure termali, al fine di preservare i livelli occupazionali nel contesto della pandemia di coronavirus. La misura prevede un’esenzione totale dal pagamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro (esclusi i contributi relativi all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), per un periodo massimo di tre mesi. La misura si applica ai datori di lavoro attivi nei settori del turismo e delle cure termali che assumono lavoratori con nuovi contratti di lavoro a tempo determinato o stagionali per il periodo dal 15 agosto al 31 dicembre 2020.La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare: i) l’aiuto non supererà gli €800 000 per impresa; e ii) il regime è limitato nel tempo, fino al 31 dicembre 2020. La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, opportuna e proporzionata a quanto necessario per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b) del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. Su queste basi la Commissione ha approvato le misure in conformità alle norme UE sugli aiuti di Stato.Maggiori informazioni sul quadro temporaneo e sulle altre misure prese dalla Commissione per fronteggiare l’impatto economico della pandemia di coronavirus sono disponibili qui. La versione non riservata della decisione sarà consultabile con il numero SA.59295 nel registro degli aiuti di Stato sul sito web della DG Concorrenza della Commissione una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

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Imprese italiane a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Bce: 20% Secondo lo studio riportato nel Bollettino della Bce, il 20 per cento delle imprese in Italia potrebbe essere a rischio. Fra tutte le imprese in difficoltà, ossia a rischio di carenze di liquidità o di capitale circolante, quelle fortemente indebitate potrebbero riscontrare problemi nel reperire finanziamenti esterni e potrebbero quindi trovarsi in situazione di insolvenza.”Previsioni inquietanti. Il rischio, se la stima fosse confermata, è che si inneschi una reazione a catena. La chiusura di molte imprese avrebbe conseguenze nefaste: la disoccupazione che schizza in alto, il reddito disponibile delle famiglie che crolla, i consumi che precipitano, il Pil che frana” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco perché servono politiche di sostegno serie. Il rischio è che i 2,5 mld del decreto Ristori bis non bastino, specie se proseguirà o peggiorerà il lockdown. I contributi a fondo perduto stavolta devono arrivare immediatamente. Lo Stato deve provvedere a pagare stipendi, bollette, affitti, mutui, sospendere tutte le tasse, congelando la crisi, così che il pericolo di carenza di liquidità sia scongiurato” conclude Dona.

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Grandi imprese e solidarietà ai tempi del Coronavirus: Storie da ricordare

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Edito Valentia Edizioni, disponibile sulla piattaforma CharityStars al link http://www.charitystars.com/product/storie-da-ricordare-grandi-imprese-e-solidarieta-ai-tempi-del-coronavirus-it. Un libro a scopo benefico che unisce diverse storie: storie d’imprenditori, di associazioni e di persone che hanno deciso di mettersi a disposizione per contrastare la lotta contro il COVID, con la finalità di dare una mano all’ambiente, fortemente in bilico negli ultimi anni.E’ così che nasce Storie da ricordare – Grandi imprese e solidarietà ai tempi del Coronavirus, una raccolta di testimonianze, di sodalizi, associazioni, istituzioni e cittadini meritevoli che si sono impegnati e contraddistinti su scala nazionale per contrastare il Covid-19. Un libro illustrato che racconta, attraverso gli occhi dei protagonisti, uno dei momenti più bui che l’Italia sta vivendo dal dopoguerra ad oggi e i cui proventi serviranno a costruire aree destinate agli alberi.Un’iniziativa che prende vita dall’impegno di Associazione Valentia realtà presente dal 2017 a Vibo Valentia, composta da un cospicuo numero di ragazzi che da anni dona il proprio solerte impegno per aiutare chi ne ha bisogno, attivandosi per il sociale, principalmente nel Meridione, in una delle regioni più martoriate dell’intera Penisola. Obiettivo primario dare sostegno fisico e psicologico a chi ne ha bisogno, aiutando le persone che vivono in condizioni economiche disagiate e precarie.Un segno simbolico per le nuove generazioni, una testimonianza del lavoro, della solidarietà e dell’umanità che tanti italiani, non solo quelli presenti nel libro, dimostrano giorno dopo giorno, in quello che può essere definito un vero e proprio “conflitto”. Con la prefazione del giornalista Ismaele La Vardera e la conclusione del giornalista Michel Dessì, Storie da ricordare – Grandi imprese da ricordare ai tempi del Coronavirus è edito da Valentia Edizioni e disponibile su CharityStars, piattaforma dedicata alle organizzazioni no profit, già famosa per le tante azioni di beneficenza e per la partecipazione alla sue iniziative di celebrities del mondo del calcio e non solo.

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Castelli, “Lavoriamo a nuovo pacchetto di norme Salva Imprese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Roma – “Stiamo scrivendo la manovra nella quale rifinanzieremo quelle misure per la liquidità che abbiamo dato in questi mesi, soprattutto dopo il primo Lockdown, capaci di dare risorse come il fondo di garanzia PMI e altre misure. A queste vanno accompagnate delle norme. Stiamo facendo un pacchetto di norme capaci di dare più tempo alle imprese per riorganizzarsi, fare i piani di risanamento e i concordati. Questo perché non bastano solo norme per dare più liquidità ma bisogna dare più tempo in una situazione come questa.Altrimenti rischiamo di disperdere risorse importanti che sostengono le imprese ma che per guardare avanti hanno bisogno di più programmazione.Allunghiamo alcuni termini, nella tutela del creditore. Parliamo di piani di risanamento e concordati. Quindi quelle situazioni, nate durante il Covid, quindi di di emergenza che hanno fatto sì che ci siano dei problemi di liquidità e che quindi hanno bisogno di misure a sostengo della liquidità ma anche di termini diversi. E anticiperemo alcune misure già previste nel codice delle crisi di impresa, a tutela delle imprese”.Lo ha detto, nel corso della registrazione di “Porta a Porta” su Rai Uno, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Imprese: Aiuti per chi resta aperto ma ha un calo di fatturato

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

“Nelle prossime settimane va fatto un passo in più. Vogliamo intervenire anche nei confronti di quelle attività che non hanno chiuso per i DPCM ma che hanno subito cali di fatturato. Immaginiamo di poterli aiutare, come Movimento 5 Stelle stiamo cercando di costruire una misura per chi è rimasto aperto ma ha subito un calo di fatturato. È un momento delicato, aver scelto di differenziare aperture e chiusure, di non chiudere tutto, ci deve far pensare anche a soluzioni nuove. Che è quello che abbiamo imparato di più in questa emergenza, dobbiamo agire passo dopo passo. Di fronte a situazioni straordinarie vanno immaginate soluzioni straordinarie, è quello che stiamo facendo”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, a “Il caffè della domenica”, condotto da Maria Latella su Radio 24.

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“I contributi a fondo perduto vanno erogati a tutte le imprese”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Nessuno dei property managers deve essere escluso dai contributi a fondo perduto del decreto Ristori Bis: è l’appello dell’associazione Property Managers Italia, che lamenta come solo alcuni codici Ateco del mondo del turismo residenziale (il 55.20.51 e il 79.90.19) siano stati inclusi nell’elenco degli aventi diritto, lasciando fuori il 68.32.00 e il 68.20.01 che rappresentano l’80% del settore.”Da parte nostra c’è molta amarezza e delusione”, afferma Stefano Bettanin, presidente di Property Managers Italia, associazione nazionale di categoria del turismo residenziale che rappresenta più di 600 aziende italiane e non solo, che operano in maniera professionale in questo settore, il quale segnala la disparità di trattamento fra codici Ateco: se alcuni sono esclusi, i codici 55.20.21 hanno diritto a un ristoro del 150%, quota che però sale al 200% per i codici 79.90.19. Da qui la richiesta al ministero dello Sviluppo economico “per un allargamento – spiega Bettanin – dell’elenco dei codici, includendo quelli che sono esclusi, e per l’uguaglianza del trattamento portando la quota al 200% per tutti”.Il sostegno a tutte le realtà del settore, sostiene l’associazione, è assolutamente necessario: “Altrimenti si condannano a morte centinaia di migliaia di aziende – accusa Bettanin – con migliaia di posti lavoro a rischio, nel contesto di una pandemia che rende difficile la ripartenza del turismo”.

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L’aumento delle imprese edili è finto

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

«Il presunto aumento delle imprese edili, sbandierato oggi da Unioncamere-InfoCamere, non è un motivo di soddisfazione. E’ ciclico, infatti, che molti piccole e medie aziende del settore chiudano per poi riaprire, evadendo l’Iva e le altre imposte e aggirando le norme sul lavoro».È quanto dichiara il prof. Sandro Simoncini, urbanista, docente a contratto di economia delle imprese all’Università Uninettuno.«In un momento così delicato per l’intera economia italiana – continua Simoncini – sostenere che il superbonus abbia stimolato la nascita di imprese è quanto meno azzardato. La pratica dell’“apri e chiudi” è assai diffusa, basti pensare che in Italia non esiste azienda edile che abbia più di vent’anni». «È probabile invece – conclude Simoncini – che dietro l’incremento del settore delle costruzioni si nasconda un meccanismo perverso in cui al posto di un’impresa, che dopo pochi anni termina la sua attività, subentra una nuova ditta appositamente costituita, che prosegue l’attività di quella precedente, utilizzando gli stessi locali e macchinari».

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Turismo: Bocca,urgenti aiuti per sopravvivenza imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Per il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, è necessario e urgente aiutare le imprese, ricordando come ai primi di settembre più di 6 mila alberghi non abbiano riaperto.”Anche secondo i consumatori, dopo il fallimento del bonus vacanze, urgono interventi sostitutivi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il ministro Franceschini aveva assicurato il 22 settembre che le risorse non utilizzate del bonus turismo non sarebbero andate perdute e sarebbero rimaste al settore. Il problema è che non si può attendere fino alla fine dell’anno per capire quanto avanzerà di quello stanziamento e a quel punto decidere che fare. Sarebbe troppo tardi! Inoltre quelle risorse non basta che restino al settore, devono andare ai consumatori, così da far ripartire la domanda” prosegue Dona.”Bisogna ammettere ora che il bonus turismo è stato un flop e decidere subito che fare. Noi riteniamo che il Governo debba scontare l’Iva fino alla fine di gennaio 2021, così da incentivare settimane bianche e vacanze invernali” conclude Dona.

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«Le imprese umiliate da un governo regionale inadeguato»

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

«Il ristoro alle imprese siciliane colpite dalla crisi causata dal Covid 19 si è trasformato una vergognosa distribuzione di un obolo. Le imprese siciliane sono umiliate da un governo regionale clamorosamente inadeguato e incapace». A dirlo è Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo Uno in Sicilia. «125 milioni di euro – continua Zappulla – dovranno essere distribuiti, senza alcun criterio selettivo, a 56 mila Imprese che, con la riapertura delle istanze, non potranno che crescere. Così distribuite e in tale quantità sono risorse per lo più sprecate che non colgono minimamente le necessità e le difficoltà economiche delle Imprese siciliane. E se Musumeci e i suoi assessori intendono aumentare la dotazione finanziaria è importante comprendere dove eventualmente si ritiene saranno reperite e quali altri danni intendono realizzare. Dopo i ritardi clamorosi nella erogazione della Cassa Integrazione in deroga ai 150 mila lavoratori siciliani, ora il fallimento del click day consegna due grandi verità: la urgenza di un capillare processo di digitalizzazione e informatizzazione della struttura regionale e l’inadeguatezza fallimentare del governo regionale». «Il governo degli annunci deve spiegare ai siciliani – conclude Zappulla – perché restano bloccati i contributi per il turismo, per la ripartenza dei teatri, per il sostegno alle famiglie. Musumeci e Razza devono informare i cittadini come stanno organizzando la sanità pubblica siciliana per fronteggiare quella che ormai è diventata una vera e drammatica emergenza».

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L’agroalimentare alla sfida dell’export per il rilancio delle imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Un sistema integrato di promozione del made in Italy che potrà contare su Ambasciate, Istituti di Cultura e ICE (Istituto per il Commercio Estero) e tante linee di finanziamento in grado di supportare le imprese che vorranno esplorare i mercati internazionali. Questo è lo scenario delineato durante il convegno “Fatto in Italia, richiesto nel mondo: l’export che ci rende eccellenti” organizzato dall’associazione “Il Chiostro per la trasparenza e professionalità delle lobby” presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali con la partecipazione del Sottosegretario agli Affari Esteri, Manlio Di Stefano, e del Sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe L’Abbate. Uno scenario che il patrimonio agroalimentare nazionale dovrà essere in grado di sfruttare pienamente per continuare il trend positivo che non si è arrestato neppure durante il blocco forzato dovuto all’emergenza Covid-19. Nel primo semestre 2020, infatti, l’export agroalimentare made in Italy ha raggiunto 221,1 miliardi di euro, in progressione del 3,5% su base annua, pari all’11% dell’esportazione complessiva di beni e servizi. Risultati positivi che spingono il Governo a sostenere con ancor più decisione le politiche di supporto alle esportazioni. L’ultima Legge di Bilancio ha potenziato il contingente di esperti presso le sedi diplomatiche italiane nel mondo e, su suggerimento del MIPAAF, sono stati individuati anche 6 esperti agricoli che opereranno presso le Ambasciate italiane a Londra, New Delhi, Brasilia, Tokyo, Washington e Pechino, ovvero dove è emersa maggiore necessità da parte del comparto agroalimentare.“Un ulteriore strumento è poi quello del portale Export.gov.it che fornisce un quadro chiaro, attraverso step semplici e intuitivi, alle piccole e medie imprese permettendogli di venire a conoscenza sia dei fondi a disposizione sia dei possibili mercati di interesse rispetto al proprio settore commerciale e alle proprie produzioni” – ha proseguito il Sottosegretario Di Stefano.

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Aiuti di Stato alle imprese italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

La Commissione europea ha approvato un regime italiano da €403 milioni per rimborsare i costi sostenuti dalle imprese italiane per introdurre misure di protezione sul posto di lavoro al fine di ridurre il rischio di contagio nel contesto della pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato ai sensi del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato e la misura sarà aperta alle imprese di tutte le dimensioni attive in tutti i settori tranne quello finanziario. Il regime mira a preservare la continuità dell’attività economica durante e dopo la pandemia di coronavirus, tutelando nel contempo la salute e la sicurezza delle persone. La misura prevede il rimborso del 100% dei costi sostenuti dai beneficiari per l’acquisto di dispositivi e attrezzature di protezione individuale, conformemente alle misure introdotte dalle autorità italiane a marzo per limitare la diffusione del coronavirus nei luoghi di lavoro.L’importo minimo dell’aiuto sarà di €500, mentre l’importo massimo sarà di €15 000 per le imprese con un massimo di 9 dipendenti, di €50 000 per le imprese che hanno dai 10 ai 50 dipendenti e di €100 000 per le imprese con oltre 50 dipendenti. La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare: i) l’aiuto non supererà i €100 000 per impresa attiva nella produzione primaria di prodotti agricoli, i €120 000 per impresa attiva nel settore della pesca e dell’acquacoltura e gli €800 000 per impresa attiva in altri settori; e ii) il regime durerà fino al 31 dicembre 2020.La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, opportuna e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. Su queste basi, la Commissione ha approvato le misure in conformità alle norme UE sugli aiuti di Stato.Maggiori informazioni sul quadro temporaneo e sulle altre azioni intraprese dalla Commissione per fronteggiare l’impatto economico della pandemia di coronavirus sono disponibili qui. La versione non riservata della decisione sarà consultabile con il numero SA.58727 nel registro degli aiuti di Stato sul sito web della DG Concorrenza della Commissione una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

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Atradius presenta Modula Freedom, la nuova polizza per le piccole imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

Nel quadro della crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus aumenta l’attenzione delle imprese italiane, in maniera trasversale nei vari comparti del sistema Paese, sul tema della tutela della propria attività dai mancati pagamenti ed insolvenze dei clienti. Questo perché i significativi cali di fatturato registrati in questi ultimi mesi hanno messo a dura prova interi settori, colpendo soprattutto le imprese più piccole del sistema, alle prese con problemi di liquidità a cascata nelle rispettive filiere produttive. Vuoti di liquidità che possono portare, se non gestiti in maniera attenta, a compromettere l’esistenza stessa dell’impresa, fino alla sua uscita dal mercato. Nell’ottica di fornire una soluzione assicurativa specifica per il segmento delle piccole imprese, Atradius, Gruppo internazionale attivo nell’assicurazione dei crediti commerciali, recupero crediti e cauzioni, presenta Modula FREEDOM la polizza di assicurazione dei crediti commerciali rivolta esclusivamente alle piccole imprese italiane con fatturato annuo fino a 3 milioni di euro, con la quale l’impresa ha la piena libertà di scegliere fra 5 diverse combinazioni predefinite di premio assicurativo in funzione dell’ indennizzo di polizza scelto in relazione alle proprie capacità di spesa ed esigenze di copertura assicurativa. Modula FREEDOM si distingue sul mercato italiano per una serie di caratteristiche che la rendono un prodotto facile da gestire e pienamente rispondente alle necessità della piccola impresa che intende assicurare i propri crediti commerciali. Modula FREEDOM riduce al minimo i tempi e le modalità di sottoscrizione del contratto assicurativo, grazie alla semplice compilazione e invio di un modulo di richiesta emissione, comprensivo di tutte le condizioni di polizza, espresse in modo chiaro e trasparente. La copertura dei crediti assicurati è pari al 90% per le vendite effettuate in Italia e nei Paesi dell’Unione Europea e dell’area OCSE, i diritti di istruttoria per le richieste di limite di credito sono gratuiti per l’intera durata della polizza, e viene data la facoltà di recesso dalla polizza entro 30 giorni. Il rimborso del 100% dei costi sostenuti per le azioni di recupero dei crediti assicurati gestite da Atradius Collections, la società internazionale di recupero crediti del gruppo Atradius, completa l’offerta della Modula Freedom.

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Imprese e lockdown: Gli effetti sotto la lente

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Veneto Agricoltura ha provato ad analizzare gli effetti del lockdown per Covid-19 sulle imprese italiane. Nello specifico, risulta che nel corso del secondo trimestre gli effetti negativi si sono leggermente attenuati rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il dato emerge da un’analisi pubblicata da Veneto Agricoltura che prende in considerazione le imprese iscritte nei Registri delle Camere di Commercio provinciali a livello nazionale.Più in dettaglio, ricordando che in Italia il calo del numero di imprese attive rappresenta ormai una tendenza strutturale, gli esperti dell’Agenzia regionale confermano che anche nei primi sei mesi del 2020 il trend negativo è proseguito, visto che il numero delle imprese attive è sceso a circa 5.119.000, segnando una flessione del -0,3% rispetto sia allo stesso periodo del 2019 che al dato medio degli ultimi cinque anni (2015-2019).Da segnalare che le perdite maggiori in termini relativi rispetto al 2019 si sono registrate soprattutto nei settori che presentano il numero maggiore di imprese quali, ad esempio: il comparto del commercio all’ingrosso e al dettaglio (1 milione e 400 mila imprese, -1,6%); dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (743 mila imprese, -1,2%); delle attività manifatturiere (493 mila imprese, -1,2%). Il comparto delle costruzioni (748 mila imprese) ha registrato invece una lievissima crescita (+0,2%), segnando comunque un calo del -1,5% rispetto alla media quinquennale.Un dato interessante segnalato nel Report di Veneto Agricoltura è quello relativo le imprese inattive (imprese che non hanno ancora iniziato la loro attività pur essendo iscritte) e sospese (imprese che hanno sospeso temporaneamente la loro attività per un lungo periodo o per disposizioni amministrative). E’ su queste categorie di imprese, infatti, che sono ricadute le conseguenze più gravi del lockdown, in particolare nel primo trimestre, mentre nel secondo trimestre, ovvero quando le misure di contenimento si sono leggermente ridotte e sono iniziate le prime riaperture, anche il numero delle imprese inattive e sospese ha registrato una riduzione.A livello territoriale, sono state le regioni del Sud Italia a presentare il maggiore incremento di imprese inattive rispetto alla media 2015-2019 (+6.904 unità, +6,2%), seguite dalle regioni del Centro (+5.851 inattive (+3,8%), del Nord (+4.208 imprese, +2,3%) e infine delle Isole (+3.679 unità, +4,9%). I maggiori aumenti in termini assoluti sono stati registrati in Lazio (108.685 imprese, +3,7%), Campania (52.782 unità, +7,5%), Sicilia (60.757, +4,7%) e Lombardia (68.754 inattive, +3,9%).Il Veneto invece (28.530 imprese inattive), ha registrato una delle variazioni più lievi tra tutte le regioni, con un incremento di 173 unità, +0,6% rispetto alla media degli ultimi cinque anni.Il Report ha posto un’attenzione particolare sugli effetti del lockdown sull’agricoltura nazionale, che sotto il profilo numerico sono stati del tutto marginale. Infatti, le imprese inattive del settore agricolo (2.680 nel secondo trimestre) hanno rappresentato solo lo 0,5% del totale complessivo. In termini relativi, rispetto alla media degli ultimi cinque anni, sono state le regioni del Sud Italia a registrare il maggior incremento di imprese inattive (436 imprese, +25,8%), ma in termini assoluti sono state le regioni del Nord Italia (829 inattive) e del Centro Italia (826 unità) a registrate i valori più alti, con un incremento rispettivamente del +12,9% e del +1,6% rispetto alla media quinquennale.In sostanza, gli esperti di Veneto Agricoltura sottolineano che le ripercussioni maggiori dovute al lockdown hanno riguardato le imprese collegate al comparto turistico (alloggio, ristorazione, noleggio, agenzie di viaggio, ecc.), del commercio all’ingrosso e al dettaglio e altre attività di servizi. Per quanto riguarda invece il comparto agricolo, pur registrando un incremento delle imprese inattive e sospese superiore alla media degli altri settori, tale incremento ha riguardato un numero marginale di imprese.A livello territoriale, infine, il Veneto è stata una delle regioni che ha registrato un incremento di imprese inattive e sospese tra i più bassi, sia nel complesso di tutti i settori che relativamente al solo comparto agricolo.Il Report, corredato da alcune tabelle, può essere scaricato da: https://www.venetoagricoltura.org/2020/08/uncategorized/effetti-del-lockdown-covid-19-piu-imprese-inattive-e-sospese-ma-comparto-agricolo-e-regione-veneto-meno-colpiti/

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“Rialzati Italia”: Monito per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

1.300 piccole e medie imprese hanno già aderito a Rialzati Italia – il progetto di Stefano Versace e Omar Bertolla per valorizzare nel mondo con soluzioni tecnologiche d’avanguardia i prodotti di eccellenza del made in Italy – potranno beneficiare dei Finanziamenti agevolati Simest, la società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti che sostiene l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Un supporto che è diventato ancor più vantaggioso perché questi strumenti dal 17 settembre fino a fine anno prevedono una quota a fondo perduto del 50%, senza presentare garanzie bancarie. Inoltre, la loro operatività è stata estesa anche a iniziative all’interno dell’Unione Europea.Rialzati Italia, infatti, affiancherà le imprese della propria Rete, oltre che nel processo di digitalizzazione, anche nel percorso per dotarsi della struttura gestionale e finanziaria prevista come requisito per poter ottenere tramite Simest liquidità da investire nel salto verso i mercati internazionali. “Rialzati Italia – sottolinea Omar Bertolla, uno dei fondatori – sta attraendo talenti ed esperti, ne siamo orgogliosi. E’ il primo progetto ideato e realizzato totalmente in Italia che sfrutta appieno tutte insieme le più importanti tecnologie emergenti: blockchain, intelligenza artificiale e 5G”. Nata nel marzo scorso e cresciuta durante il lockdown, l’iniziativa è pronta per la partenza ufficiale, prevista nel mese di ottobre. Il lavoro dei Segnalatori, la comunità di persone che hanno sposato il progetto Giovanna Marchi Comunicazione.

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L’87,7% delle imprese italiane ha scelto di puntare sulle competenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Microsoft ha presentato i risultati della nuova ricerca “Le competenze dei dipendenti e il potenziale dell’IA” che ha coinvolto nei mesi scorsi 12.000 dipendenti e figure dirigenziali in tutto il mondo, oltre 600 in Italia, per scoprire il livello di adozione dell’intelligenza artificiale e individuare i principali insegnamenti appresi dalle aziende che si trovano più avanti nel proprio percorso d’innovazione. Tra le principali evidenze della ricerca, è emerso che le organizzazioni che traggono maggior valore dall’adozione dell’AI sono quelle che non puntano solamente sull’automazione e sull’efficienza operativa ma anche sulla formazione, affinché l’ingegno umano possa elevarsi grazie alla tecnologia.Secondo quanto emerso dall’indagine, in Italia, il 28,2% delle aziende ha già integrato l’intelligenza artificiale nella propria strategia aziendale o è in fase di implementazione, mentre il 38,8% sta valutando o sperimentando l’adozione di tecnologie intelligenti. I comparti più virtuosi nell’utilizzo dell’AI sono il settore Oil & Gas (dove il 50% delle aziende è in fase avanzata di adozione), il mondo della tecnologia (46,6%) e il settore industriale (41,1%), mentre i mercati che si distinguono per una minore adozione dell’AI sono l’industria dei beni di consumo (17,4%), il settore Utilities (17,6%) e quello sanitario (17,8%).Le imprese che sono in una fase avanzata di adozione sono convinte che l’intelligenza artificiale rappresenti un fattore complementare rispetto alle capacità delle persone e che sia fondamentale coltivare le competenze dei propri dipendenti in ogni ambito, dall’analisi avanzata dei dati al pensiero critico, dalla comunicazione alla creatività. A conferma dell’importanza delle attività di skilling e riqualificazione, l’87,7% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver aumentato gli investimenti sulle competenze.Tutte le aziende italiane (100%) più “mature” nell’adozione dell’AI, hanno affermato di aver già avviato o di essere nella fase di pianificazione di percorsi di formazione dedicati ai propri dipendenti e quasi due terzi (62,7%) degli impiegati di queste organizzazioni hanno dichiarato di aver già partecipato a programmi di riqualificazione, rispetto al 41,9% della media dei dipendenti di tutte le aziende intervistate.I dirigenti delle imprese coinvolte nell’indagine prevedono quindi che il numero di lavoratori con competenze in ambito AI raddoppierà nel corso dei prossimi 6-10 anni, passando dal 25,6% al 58% della forza lavoro. Un dato che viene ulteriormente confermato dalle risposte dei manager delle aziende più avanti nel proprio percorso di adozione dell’AI, dove la percentuale passerà dal 31,4% al 67% nello stesso periodo di tempo.La maggior parte (65,3%) dei dipendenti delle aziende più tecnologiche ha dichiarato che la propria azienda è attivamente impegnata per prepararli a un mondo “intelligente”, dato che scende al 36,7% quando si prende in considerazione il campione integrale che include anche le aziende meno attive nell’implementazione dell’AI.
La combinazione di competenze e soluzioni tecnologiche intelligenti sta aiutando le aziende ad avere successo: il 96,5% dei dirigenti delle imprese più mature sull’utilizzo dell’AI ha infatti dichiarato di averne già tratto un valore per il proprio business, rispetto al 66,7% degli intervistati presso le aziende che muovono in primi passi in questo campo.La maggior parte delle aziende più innovative (89,1%) ha, inoltre, riscontrato una migliore ottimizzazione delle operazioni grazie all’intelligenza artificiale e maggiori probabilità che i propri dipendenti riescano a creare nuove opportunità di business grazie all’AI: dallo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (61,8% vs 30,8% delle aziende meno mature nell’adozione dell’AI) a una migliore customer experience (52,7% vs 23,1% nelle aziende meno mature).

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Imprese: attivo il Portale Unico per l’Internazionalizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Dal 18 settembre sara’ attivo il Portale Unico per l’Internazionalizzazione, frutto del grande lavoro del nostro Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e, come detto dallo stesso Giuseppe Conte, “della bonta’ dell’intuizione che abbiamo avuto a livello di governo: trasferire alla Farnesina le competenze in materia di commercio internazionale e dell’internalizzazione delle imprese”.
Il portale permetterà alle imprese italiane di individuare strumenti utili e integrati per poter collocare le eccellenze italiane nel Mondo. Così come il portale unico di “incentivi.gov.it”, un’intuizione di Luigi, ha aiutato le imprese a navigare tra i tanti interventi di sostegno alle aziende italiane, quello sull’internazionalizzazione ci farà recuperare quella competitività che l’Italia ha perso in questi anni. Il nostro artigianato, le piccole e medie imprese, l’industria italiana hanno fatto grande questo Paese. Ora dobbiamo tornare ad occupare la posizione che meritiamo“.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Andamento delle richieste di moratorie sul credito da parte di famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Nello specifico, la fase post lockdown ha fatto segnare un deciso recupero delle richieste di credito da parte di famiglie e imprese, che sono tornate sui livelli pre emergenza Covid. La rilevazione da parte di CRIF relativa alle istruttorie contribuite sul proprio sistema di informazioni creditizie nella prima settimana di agosto ha fatto registrare una performance positiva, rispettivamente con un +7% per le famiglie e un +15% per le imprese. In questo scenario, sicuramente in recupero ma ancora fortemente condizionato dalla perdurante incertezza causata dall’emergenza pandemica, famiglie e imprese non hanno però smesso di richiedere l’accesso alla moratoria varata dal Governo per sospendere il pagamento delle rate sui finanziamenti in essere.Relativamente al comparto business, il 72,6% delle richieste di moratoria che sono state ottenute in questi mesi sono riconducibili a società di capitali a fronte di una quota pari al 23,9% per le società di persone e del 2,3% per le ditte Individuali. Un altro dato significativo riguarda l’importo medio della rata mensile che è stata sospesa e il debito residuo, che risultano pari rispettivamente a 2.796 Euro e 136.689 Euro.Per quanto riguarda, invece, i privati consumatori, i mutui immobiliari rappresentano il 46,6% delle richieste, mentre il 26,6% del totale riguarda prestiti personali, che tipicamente rappresentano le due forme di finanziamento più onerose per le famiglie. A seguire, il 12,6% delle moratorie ottenute dalle famiglie riguarda mutui di liquidità contro l’8,6% dei prestiti finalizzati e il 5,6% dei contratti di leasing e altri prodotti rateali. Complessivamente la rata mensile che è stata sospesa in questi mesi risulta pari a 534 Euro mentre il debito residuo in carico alle famiglie relativamente ai contratti sui quali è stata applicata la moratoria è pari a 61.708 Euro.

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Imprese: Cresce la mediazione creditizia

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Con il Dlgs 141/2010 il Legislatore aveva definito con chiarezza la figura del Mediatore Creditizio, come “colui che mette in relazione, anche attraverso una attività di consulenza, la potenziale clientela con le banche o gli intermediari finanziari previsti dal Titolo V del TUB, per la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma”. L’importanza del ruolo del mediatore creditizio è però molto cresciuta negli anni, di pari passo con la digitalizzazione dei processi di analisi degli istituti di credito ed ulteriormente per la crisi generata dall’emergenza sanitaria Covid-19 e il conseguente lockdown, che ha determinato e determina una forte esigenza di liquidità per le imprese. Nei prodotti orientati ad una clientela corporate ad esempio – si legge in una nota dell’OAM, Organismo Agenti e Mediatori, – più del 65% dell’intermediato viene fatto da società di mediazione creditizia, confermando così l’immagine di un comparto fondamentale oggi per il credito. Più spazi quindi per i mediatori creditizi, che appunto si occupano di mediare tra aziende e banche e di applicare nuove modalità di analisi dei conti aziendali, sulle quali costruire poi le politiche di finanziamento. Dipende dall’incremento dei mutui, dalla complessità crescente del mercato, dalla chiusura di molte filiali bancarie, che riducono i presidi sul territorio: la mediazione creditizia raccoglie il testimone dalle reti fisiche delle banche e diventa sempre più collante fra gli istituti di credito e la clientela.

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Digitalizzazione e tecnologia nelle imprese italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

La prima edizione del Censimento permanente delle imprese, conclusa alla fine del 2019, ha permesso di approfondire anche tematiche emergenti e rilevanti per la competitività, la sostenibilità sociale e ambientale e la crescita economica del Paese.
Nel rapporto che viene diffuso oggi l’attenzione si focalizza su digitalizzazione/tecnologia/innovazione. La progressiva digitalizzazione dei processi aziendali viene adottata come chiave di lettura per una serie di fenomeni che stanno influenzando le strategie imprenditoriali come lo sviluppo di progetti di innovazione, l’emergere di nuovi modelli di business, la diffusione e l’utilizzo di nuove tecnologie e, infine, l’impatto della digitalizzazione sulla forza lavoro.Riguardo la diffusione di tecnologie digitali, l’utilizzo di un insieme di indicatori è giustificato da almeno due motivazioni. In primo luogo, la digitalizzazione è un fenomeno complesso e multidimensionale, tale da essere comunemente misurato mediante batterie di indicatori in forma di scoreboard, oppure con indicatori sintetici. In secondo luogo, a livello internazionale il quadro metodologico e definitorio è ancora parziale; in particolare, manca una esauriente definizione a fini statistici di cosa si intenda esattamente per digitalizzazione. Ciò rende necessaria l’identificazione di indicatori che, seppur parziali, siano complementari tra loro e legati da una chiave di lettura unitaria, in modo da evitare raccolte asistematiche di generici indicatori “digitali”.Ad esempio, gli indicatori statistici disponibili – riferiti per lo più all’adozione e all’uso di tecnologie ICT – sono stati utilizzati per misurare la trasformazione digitale delle imprese semplicemente in relazione alla diffusione di alcune tecnologie o pratiche – come la connettività a banda larga o la pratica dell’e-commerce – senza analizzare le trasformazioni da esse indotte nei processi aziendali. La pratica manageriale suggerisce che la trasformazione digitale è invece essenzialmente un processo di evoluzione dell’organizzazione e della cultura aziendale che mira a raggiungere la “maturità” digitale (digital maturity) delle imprese.Nel censimento permanente il tema della digitalizzazione è stato quindi interpretato integrando il monitoraggio degli investimenti in tecnologie digitali di tipo infrastrutturale (connessione a Internet, acquisto di servizi cloud, ecc.) con l’individuazione di investimenti più specializzati che possano segnalare uno spostamento verso il pieno utilizzo delle risorse digitali disponibili (Big Data, applicazioni di Internet delle cose, stampa 3D, robotica, simulazione, ecc.). In tale prospettiva, per maturità digitale si intende l’investimento in infrastrutture digitali non come obiettivo a sé ma come condizione per ottimizzare i flussi informativi all’interno dell’impresa, con effetti positivi in termini di efficienza e competitività. Tutti i risultati della sezione su tecnologia, digitalizzazione e nuove professioni sono accessibili attraverso il sistema di diffusione dedicato ai Censimenti Permanenti (http://dati-censimentipermanenti.istat.it ).

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Le ferite del lockdown sulle PMI lasciate sole

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

Lignano Sabbiadoro (UD) «Un secondo lockdown sarebbe mortale e a Roma lo sanno bene: i costi economici e sociali sarebbero molto superiori a quelli necessari per curare le persone che dovessero ammalarsi». Il presidente di CNA Udine, Luca Tropina, ha aperto così il primo incontro della decima edizione della rassegna “Economia sotto l’Ombrellone” organizzata dall’agenzia di comunicazione Eo Ipso e in svolgimento a Lignano Sabbiadoro (UD). Una preoccupazione, quella di Tropina, condivisa anche dagli altri due relatori della serata: il creatore di paralumi e lampade, Michael Genovese, titolare dell’azienda artigiana udinese Abat-Juor, e il titolare della Sartoria Chiussi, fondata a Udine 152 anni fa, Giorgio Chiussi.
Durante l’incontro, dedicato a “La ripartenza dell’artigianato e delle Pmi”, i tre relatori hanno analizzato la situazione del settore artigiano e delle piccole e medie imprese friulane e nazionali, i cambiamenti indotti dal periodo pandemico, gli interventi che sarebbero necessari e le prospettive che si aprono per i prossimi mesi.
Chiussi, che ha registrato la perdita del 40% di fatturato durante il lockdown, è rimasto però «enormemente sorpreso» nel vedere come dal 18 maggio, giorno della riapertura, «il lavoro è ripreso come se non avessimo mai chiuso, anche se con una notevole differenza: prima gran parte dei clienti chiedeva vestiti nuovi, oggi si vuole la rimessa a modello di vestiti acquistati negli anni scorsi. Il vero problema – ha continuato – non è dunque la mancanza di un mercato, quanto il fatto che è venuto meno il sostegno da parte delle istituzioni. Ci sarebbe voluto un sistema semplice, come quello adottato in Germania o negli Usa, grazie al quale le aziende costrette a chiudere si sono trovate delle cifre, commisurate al fatturato, inviate dallo Stato o dalle Regioni direttamente sul conto corrente senza dover stare dietro a tante domande, richieste di bonus o di prestiti bancari come è successo da noi».
Il lockdown ha però stimolato la voglia di esplorare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dall’e-commerce che possono diventare utili anche alle piccole aziende artigiane per trovare nuova clientela, farsi conoscere e anche instaurare rapporti di collaborazione. Proprio la collaborazione fra artigiani e aziende è stata, poi, indicata dai partecipanti all’incontro come una delle necessità per il futuro perché «solo collaborando – hanno detto i relatori – le piccole e piccolissime aziende possono trovare la forza per superare momenti cosi difficili come quelli che stiamo vivendo».
In conclusione, Genovese ha lanciato un appello a riattivare i voucher o un sistema analogo che permetta alle piccole aziende di assumere persone attualmente prive di lavoro per far fronte ai picchi di domanda e, al contempo, poter trasmettere a molti giovani le proprie esperienze e la propria arte.

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