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Imprese, oggi in azienda fino a 5 generazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

Milano, 16 settembre 2019 – Da una parte, l’aumento dell’età pensionistica, che ha portato le persone a restare in azienda più anni di quanto avveniva in passato. Dall’altra parte, seppur meno marcata, l’entrata anticipata di tanti giovani nel mondo del lavoro, dettata dalla necessità di creare un reddito il prima possibile in risposta della crisi economica degli ultimi anni.Questi due fattori insieme hanno portato, per la prima volta, al coesistere in azienda non tre, non quattro, ma ben cinque generazioni diverse.Non si tratta di puri dati statistici che non hanno effetti concreti sulla gestione o sull’operatività delle imprese, ma una realtà concreta che tante aziende si trovano a gestire. Una realtà con estremi talmente distanti, tanto da poter spaventare le Risorse Umane.
Ci sono infatti i veterani, ovvero i lavoratori over 60, tendenzialmente fedeli a un datore di lavoro per lunghissimo tempo, portati alla comunicazione faccia a faccia e di stampo formale. Ci sono poi i baby boomers, contraddistinti da una forte etica del lavoro, e i lavoratori della Generazione X, che compongono la più grande fetta della popolazione lavorativa e che per primi si sono avvicinati alle nuove tecnologie.All’estremo opposto, ci sono i Millennials e giovanissimi della Generazione Z, nativi digitali che hanno abbandonato l’ideale del posto fisso, iperconnessi e portati alla comunicazione costante online.Il primo compito, per le aziende, è quello di comprendere quali sono le differenti esigenze dei propri dipendenti di generazioni diverse. E questo deve essere fatto sia per ottimizzare la produttività, sia per poter poi sfruttare queste conoscenze per attirare nuovi talenti.
«Un’azienda che non dedica tempo e risorse per capire i diversi modi di collaborare, di comunicare e di lavorare dei propri collaboratori, perde una grossa opportunità» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati «e rischia allo stesso tempo non solo di allontanare nuove preziose risorse in grado di accompagnare lo sviluppo del business, ma anche di perdere i talenti già presenti in azienda. L’ambiente di lavoro è infatti uno dei fattori fondamentali in base ai quali un dipendente decide se restare in azienda o se cercare lavoro altrove».Rispondere alle preferenze di un 2 o 3 generazioni di collaboratori non è particolarmente complicato: è quello che le migliori aziende hanno sempre fatto.Oggi, invece, le stesse aziende si trovano a misurarsi con le esigenze di ben 5 generazioni, ognuna delle quali ha delle priorità differenti.Fino a qualche anno fa erano pochissime, per esempio, i reparti HR che mettevano al centro dei propri sforzi i valori della sostenibilità ambientale. Oggi, invece, le cose devono cambiare, in quanto – con l’inserimento di risorse delle nuove generazioni – la sostenibilità ambientale è un valore importante da considerare per il 61% dei lavoratori.A rivelarlo è stato uno studio HP, con l’Amministratore Delegato di HP Italy Tino Canegrati a sottolineare che «per i dipendenti di oggi e di domani la responsabilità sociale è diventato un must, la cui importanza è solo destinata ad aumentare».Si sommano priorità differenti, e insieme a esse entrano in azienda anche nuove opportunità di comunicazione, di condivisione e di collaborazione, rivoluzionando dall’interno il modo di lavorare.«La presenza contemporanea di generazioni tanto diverse, sommata alla forte rivoluzione tecnologica in corso, può spaventare i reparti HR di qualsiasi azienda. Eppure proprio grazie alle nuove tecnologie è possibile sfruttare al massimo le risorse multigenerazionali presenti in azienda, valorizzando al massimo il potenziale di ogni singolo collaboratore» spiega Adami, aggiungendo che «in una fase di cambiamento come quella che stiamo vivendo in questi ultimi anni, poter contare su un’ampia gamma di punti di vista è senza ombra di dubbio un vantaggio competitivo».

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Largo agli Innovation Manager nelle piccole e medie imprese italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

Una grossa spinta alla trasformazione tecnologica e digitale del nostro tessuto produttivo è arrivata il 1° luglio 2019, data della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto 7 maggio 2019 del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), che stanzia complessivamente 75 milioni di euro in tre anni sotto forma di voucher. Ciascuna PMI potrà chiedere un massimo di 40mila euro per coprire fino al 50% del costo delle consulenze fornite da un Innovation Manager, per un periodo limitato ma non inferiore ai 9 mesi.Con la pubblicazione del decreto del 29 luglio è il MISE ha definito anche le modalità per iscriversi all’albo dei professionisti e delle società di consulenza. Dal 27 settembre al 25 ottobre, attraverso una piattaforma informativa, i manager qualificati e le società di consulenza potranno quindi presentare la domanda di iscrizione all’elenco degli Innovation Manager. L’attesa è che i nuovi iscritti all’elenco siano circa 10.000.A questo punto tanti titolari di PMI potranno sentirsi confusi da questo vortice di cambiamento, proprio come accadeva un decennio fa di fronte al proliferare di professionisti del digitale. “L’innovation manager è la figura che esplora e valuta le opportunità di innovazione, per poi incaricarsi dello scouting e della selezione di potenziali partner, come startup e centri di ricerca”, spiega Andrea Bellucci, Business Innovation Manager e Presidente di Stargate Consulting, società che affianca le imprese nello sviluppo di processi di innovazione profittevole e forma i futuri Innovation Manager. “La sua capacità più rilevante, però, è la leadership: un valido innovation manager infatti è in grado di introdurre nuove metodologie e accompagnare il cambiamento culturale, anche scontrandosi con la sindrome del ‘si è sempre fatto così’”.Concretamente, però, come si fa a selezionare un innovation manager competente? Bellucci propone 3 consigli per gli imprenditori che vogliono sfruttare l’opportunità offerta dal voucher per creare valore tangibile per la propria azienda:
1. Troppo spesso si parte dal preconcetto per cui l’innovazione sia una pura e semplice questione di tecnologie. In realtà, il vero innovation manager è un hybrid thinker: “one part humanist, one part technologist, one part capitalist”.
2. Nell’odierno mercato del lavoro, i cosiddetti professionisti I-Shaped, che possiedono competenze molto specifiche su una sola disciplina, convivono con quelli Hyphen-Shaped, che sanno “un po’ di tutto” senza essere esperti di un ambito particolare. L’innovation manager, al contrario, è T-Shaped: ha una consapevolezza maggiore in termini di business e impatto dell’innovazione sul mercato e sul lavoro, ma al tempo stesso sa muoversi con disinvoltura in ambito digital, financial, scouting.
3. Come spesso accade per le professioni di recente introduzione, gli innovation manager possono provenire da percorsi accademici e professionali molto eterogenei. L’iscrizione nell’apposito registro del MISE sarà un “bollino di garanzia” che identifica chi ha diritto di qualificarsi come tale, ma è bene che le aziende facciano un passo in più, assicurandosi che il aspirante consulente abbia frequentato un corso di formazione specifico negli ultimi 5 anni. Stargate Consulting, pioniere in Italia, offre un programma articolato su cinque moduli: Strategia di innovazione, Progettare l’innovazione, Agile Project Management, Intellectual Property Management e Valutazione investimenti e strumenti finanziari per l’innovazione.

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Decreto Imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

E’ stato “confezionato in fretta nel maldestro tentativo di rispondere alla nostra iniziativa, è una toppa peggiore del buco e sancisce l’assoluta mancanza di politica industriale”: è quanto dichiarato dal senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, responsabile Impresa di FdI, che stamane è intervenuto con Giorgia Meloni alla manifestazione davanti al Mise in via Veneto, per denunciare la “gravissima crisi industriale sancita dal moltiplicarsi dei ‘tavoli’ istituiti presso il Ministero e di cui si è perso persino il conto, come ha ammesso in Parlamento lo stesso Mise. Nel decreto, peraltro in buon parte dedicato ai rider senza dare risposta effettiva nemmeno a loro, si prevedono solo altre assunzioni ministeriali ed estensione dei cosiddetti ammortizzatori sociali, senza delineare alcune vera politica industriale. Il Ministero di Di Maio gestisce i circa 200 ‘tavoli di crisi’ propendo al più l’estensione della cassa integrazione senza mai individuare una vera soluzione industriale. Anche nel caso di Whirpool si stanziano ulteriori risorse per la decontribuzione giudicate da tutti insufficienti ad evitare la chiusura dell’impianto, dopo aver minacciato invece la richiesta di restituzione delle risorse già destinate alla azienda. Manca del tutto una visione produttiva e una politica industriale per la ristrutturazione del settore degli elettrodomestici che rischia di sparire dal territorio nazionale”, conclude il senatore di Fratelli d’Italia.

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Roma sviluppo economico: Nuove imprese in periferia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Roma Approvate in Giunta capitolina le linee di indirizzo programmatiche nell’ambito dei progetti di sostegno alle piccole e medie imprese finanziati ai sensi dell’art. 14 della legge 266/97. Si tratta di misure che hanno l’obiettivo di dare nuovo impulso all’imprenditoria locale in aree di particolare degrado urbano e sociale e avviare un percorso di riqualificazione delle periferie attraverso politiche occupazionali attive e iniziative economiche inclusive e sostenibili, con oltre 10 milioni di euro derivanti da fondi residui stanziati dal MISE al Comune di Roma per raggiungere tale finalità.
“Promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale della comunità locale, il diritto al lavoro e l’accrescimento delle capacità professionali è uno dei principi cardine dello Statuto di Roma Capitale ed è uno degli impegni che stiamo portando avanti per dare concretezza al dettato normativo e fornire una risposta tangibile al settore produttivo cittadino. Con il provvedimento appena approvato siamo riusciti a sbloccare procedure ferme da anni per rimettere in circolo risorse preziose per la crescita dei nostri territori e per sostenere le idee innovative di tanti giovani talenti. L’ultima parola ora tocca al MISE che, con spirito di collaborazione, mi auguro autorizzi al più presto l’utilizzo dei fondi già stanziati” dichiara Carlo Cafarotti, assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale.Le linee di intervento da mettere in atto nel prossimo triennio si articolano in tre direzioni:
agevolazioni dirette per promuovere le piccole imprese che operino soprattutto negli ambiti della ricerca, dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione, della prevenzione e gestione del rischio ambientale, dell’artigianato digitale e della manifattura sostenibile, nonché, abbiano finalità sociali nel campo della crescita dell’occupazione, dell’integrazione e della cultura;
agevolazioni indirette per la sperimentazione di modelli innovativi che rappresentino un’evoluzione degli incubatori d’impresa, come i coworking e i Fablab, valorizzando la connessione tra specificità e le criticità dei territori e opportunità offerte dalla crescita della sharing economy;
sistema integrato delle agevolazioni dirette e indirette per provvedere all’erogazione di finanziamenti facilitati, alla messa a disposizione di spazi produttivi condivisi e a forme di tutoring e mentoring dedicate alle piccole imprese in fase di costituzione.

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Il telelavoro sta conquistando sempre più imprese e lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

Perché porta numerosi benefici sia all’azienda che ai lavoratori. Dall’ultima ricerca sul telelavoro del Politecnico di Milano in collaborazione con la Doxa, si evince che il telelavoro porta innovazione, produttività e motivazione nei lavoratori. Su 1004 dipendenti protagonisti dello studio è emerso infatti che ben il 35% di questi è più sereno, contro il 15% dei lavoratori tradizionali.Nell’organizzare il telelavoro nella propria azienda è però importante sapere che in Italia la disciplina che lo regolamenta è differente a seconda che si tratti del settore privato oppure di quello pubblico.Oltre al fatto che in Italia non ne esiste una sola tipologia di telelavoro, e che può essere svolto in maniera subordinata, parasubordinata o in forma autonoma. Come organizzare il telelavoro al meglio quindi? Lo abbiamo chiesto alla head hunter, Carola Adami di Adami & Associati, società specializzata in selezione del personale, che ha stilato un elenco con i suggerimenti più importanti su come organizzare il telelavoro nella propria azienda.
1) Definire il concetto di sicurezza cibernetica. Non sono pochi i dirigenti aziendali che concordano sul fatto il telelavoro possa creare un più elevato rischio di violazione dei dati. Di conseguenza, diventa vitale una politica corretta in materia.
2) Definire quali posizioni siano ammissibili con il telelavoro
3) Stabilire uno standard di comunicazione e pianificazione. In poche parole si dovrà decidere un protocollo che vada chiaramente a stabilire quando un telelavoratore deve essere disponibile per ricevere e rispondere alle comunicazioni.Infine, risulta essere utile anche stabilire, in forma congiunta e sinergica, un programma di lavoro al quale il telelavoratore dovrà aderire.
4) Stabilire uno standard e delle politiche per le attrezzature. Tra l’altro, si deve anche valutare che il proprio personale IT possa essere in grado di accedere alle apparecchiature per installare e aggiornare il software antivirus.
5) Stabilire chiare aspettative. Indubbiamente, uno degli aspetti più complessi del telelavoro è il concetto della supervisione. Difatti è ancora forte l’idea delle ore lavorate. In pratica, pur essendo il telelavoro un qualcosa di nuovo, il metro di valutazione in termini di ore è anacronistico per determinate tipologie di telelavoro come quelle intellettuali. Data la complessità sarà quindi bene stabilire delle chiare aspettative ed obiettivi che il lavoratore dovrà rispettare, pena il ritorno al lavoro classico in ufficio.

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October, prima piattaforma di finanziamento alle PMI in Europa continentale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

CNH Industrial (NYSE: CNHI / MI: CNHI), leader globale attivo nel campo dei capital goods, attraverso la sua divisione di captive financing, hanno siglato un accordo per promuovere l’accesso delle PMI a strumenti di finanziamento alternativi. La partnership mira a stimolare l’utilizzo da parte delle piccole e medie imprese del peer-to-peer (P2P) lending come modalità di finanziamento complementare al tradizionale canale bancario, al fine di diversificare le fonti di credito.I grandi gruppi sono ormai abituati a finanziarsi al di fuori del sistema bancario tradizionale mentre per le PMI la disintermediazione del credito è solo agli inizi. Per mostrare ai suoi partner la strada della diversificazione delle fonti di finanziamento, CNH Industrial otterrà simbolicamente un finanziamento di 100 mila euro da prestatori privati sulla piattaforma October. In questo modo, il Gruppo consentirà al suo network di PMI di ottenere un finanziamento sulla piattaforma October a condizioni agevolate (0€ commissioni) per la fase di lancio con l’obiettivo di creare un ecosistema più forte dove i gruppi di grandi dimensioni supportano le realtà più piccole nell’accesso al credito.Grazie alla sua consolidata rete commerciale e alla sua organizzazione, CNH Industrial contribuirà a promuovere richieste di finanziamento da parte di piccole e medie imprese che potranno contare sul sostegno della vasta community internazionale di 17.000 prestatori privati e investitori istituzionali di October.
Questa collaborazione rappresenta un passo importante nel processo di trasformazione digitale di CNH Industrial, un cambiamento cruciale nel modo in cui il Gruppo contribuirà a creare valore per i propri clienti nei prossimi anni. Ad oggi, attraverso la divisione di captive financing, sotto i marchi CNH Industrial Capital e IVECO Capital, i 12 marchi commerciali di CNH Industrial offrono ai loro concessionari e clienti servizi finanziari su misura per l’acquisto, il leasing o il noleggio dei loro prodotti.October completa così l’offerta di servizi finanziari di CNH Industrial Capital proponendo finanziamenti da 30 mila a 5 milioni di euro a favore di progetti innovativi specifici da parte di alcuni selezionati clienti di CASE Construction Equipment e IVECO, tramite un processo online semplice e veloce nei 5 paesi in cui opera (Italia, Spagna, Francia, Germania e Paesi Bassi).Il modello di business di October permette alle imprese di ottenere finanziamenti da prestatori privati (attraverso la piattaforma) e investitori istituzionali (attraverso veicoli dedicati), in pochi giorni. I prestatori possono investire i propri risparmi in modo utile e profittevole oltre che supportare l’economia reale. Le PMI si rivolgono alla piattaforma per singoli progetti di sviluppo di natura diversa: ad esempio dall’acquisto di impianti e macchinari, all’assunzione di dipendenti fino a investimenti immateriali come campagne di marketing o attività di ricerca e sviluppo.
October, a livello globale, a fine giugno 2019 ha erogato più di € 318 milioni a favore di oltre 640 progetti imprenditoriali. I prestatori attivi sono 17.000 e sono già stati rimborsati oltre 129 milioni di euro e oltre 18 milioni di interessi; solo in Italia quasi 13 milioni di euro e 1.8 milioni di interessi. Per quanto riguarda l’Italia in particolare, nel mese di giugno 2019, October ha superato la soglia di € 50 milioni di erogato (da inception) con 88 progetti finanziati (su un totale di mercato di €103 milioni). Il primo semestre si è chiuso con un erogato di oltre € 15 milioni di finanziamenti (+27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno).

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Bandi UE: APSTI e AssoEPI insieme per aiutare imprese ed enti pubblici

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Contribuire alla diffusione di una cultura dell’europrogettazione e sostenere la partecipazione di enti pubblici, imprese, professionisti a bandi europei, nazionali e regionali promuovendo un approccio professionale soprattutto nella fase progettuale. Un approccio in grado di garantire tassi di successo significativi, proprio a partire dall’ambito internazionale. È questo il cuore della convenzione sottoscritta tra l’Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani (APSTI) e l’Associazione Europrogettisti Italiani (AssoEPI). APSTI contribuisce, attraverso la rete di parchi scientifici e tecnologici ad essa associati, allo sviluppo della filiera dell’innovazione nazionale, valorizzando il patrimonio di competenze scientifiche, tecnologiche e organizzative presenti nei parchi. AssoEPI promuove la diffusione, in Italia, della cultura dell’europrogettazione di qualità puntando a essere un centro di riferimento per quanti sono interessati ai fondi europei, sia a gestione diretta che indiretta.
“L’incontro tra le nostre due realtà – sottolineano Fabrizio Conicella e Sergio Praderio, presidenti, rispettivamente, di APSTI e AssoEPI – poggia su sinergie operative molto concrete e su una visione comune verso tematiche progettuali innovative ed europee. La partecipazione a bandi UE, nazionali e regionali per lo sviluppo di progetti da parte di istituzioni e imprese è un’attività rilevante nel settore della ricerca e dell’innovazione. Per riuscire a ottenere dei tassi di successo significativi, in particolare proprio nell’ambito dei fondi europei consideriamo indispensabile un approccio professionale, soprattutto in fase di progetto. Da qui nasce la partnership che punta a diffondere una cultura dell’europrogettazione di qualità tra euro progettisti, enti pubblici e privati, professionisti e anche verso quei potenziali beneficiari, a partire delle imprese, che hanno meno dimestichezza con le regole della partecipazione ai bandi UE e della conseguente implementazione e rendicontazione dei finanziamenti ricevuti”.

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Fonditalia: oltre 117mila imprese formate

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Quasi 700mila i lavoratori aderenti, per oltre 117mila imprese, poco meno di 4mila progetti finanziati per oltre 6 milioni di ore di formazione: questi i numeri dei suoi primi 10 anni di attività da FondItalia, Fondo Paritetico lnterprofessionale Nazionale per la Formazione Continua che valuta, approva e finanzia progetti e programmi a supporto della formazione dei lavoratori.“In Italia si fa ancora poca formazione rispetto al resto d’Europa e sebbene FondItalia è riuscita ad erogare la quasi totalità dei versamenti Inps che al 31 marzo 2019 erano poco più di 51 milioni contro un erogato che si attesta a quota 43 milioni (84%), le imprese potrebbero approfittare ulteriormente di questo strumento. È necessario un cambio di mentalità che ponga le risorse e la loro valorizzazione al centro dell’impresa e che spinga la formazione molto di più su quelle aree che possono rappresentare un reale fattore di competitività delle imprese: le nuove tecnologie abilitanti la Fabbrica 4.0 e l’internazionalizzazione” – sottolinea Francesco Franco, Presidente di FondItalia.Sempre alla data del 31 marzo 2019, le regioni più rappresentate per quanto riguarda i lavoratori aderenti (Figura 1) sono la Puglia (136.252), la Lombardia (92.893), la Campania (60.760), il Lazio (52.674) e la Sicilia (38.612). Fronte imprese, in testa sempre la Puglia (45.092), seguita da Campania (16.821), Lombardia (11.623), Sicilia (11.091) e Lazio (6.628). Tra i temi scelti per la formazione, in leggero decremento quelli “obbligo di legge”, oltre a quelli legati allo sviluppo delle abilità personali, alla gestione aziendale alla luce dei cambiamenti organizzativi, alla formazione linguistica.
“Un aspetto importante da sottolineare – continua Franco – è che, a oggi, circa l’89% delle imprese aderenti è costituito da micro-imprese con un numero di dipendenti compreso da 1 a 9, più del 75% delle imprese aderenti non risulta proveniente da altri Fondi e oltre il 50% delle imprese coinvolte è localizzato al Sud, numeri in controtendenza con le rilevazioni nazionali che vedono il Meridione come il tallone d’Achille della formazione e dello sviluppo e che testimoniano FondItalia come il Fondo di riferimento per le piccole e micro imprese del Sud.”

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Duff & Phelps incontra le imprese del Lazio

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Roma mercoledì 19 Giugno, Viale Maresciallo Pilsudski 92, ore 15.45 Duff & Phelps – la società di servizi finanziari leader mondiale nelle valutazioni aziendali e di beni strumentali, real estate, corporate finance, investigazioni e controversie, cyber security, compliance e consulenza normativa – organizzerà in collaborazione con ANDAF un workshop formativo di mezza giornata sulla valutazione aziendale, indirizzato a primarie imprese operanti nel Lazio in diversi settori industriali.Obiettivo dell’incontro – che fa seguito a precedenti tappe di successo a Bologna e Pesaro e che è ha ottenuto il patrocinio di Unindustria e di RICS (Royal Institution of Chartered Surveyors), l’ente che certifica la qualità, l’etica e l’indipendenza dei valutatori – è quello di illustrare ai manager d’impresa presenti come stimare il valore complessivo della propria azienda e dei suoi beni i tangibili e intangibili, non solo a fini bilancistici fiscali e civili, ma anche in ottica strategica. Infatti, determinare in modo appropriato il patrimonio di un’azienda è cruciale per delineare il migliore approccio al mercato, sostenendo competitività e crescita del business, specialmente in questa delicata congiuntura economica.

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Dragonetti: “aumenta il potenziale di crescita delle PMI italiane”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Le PMI come motore di crescita del tessuto imprenditoriale nazionale. Questo in estrema sintesi il comento di Alessandro Dragonetti, Head of Tax di Grant Thornton, intervenuto oggi a “Industria Felix il Lazio che compete” in occasione della presentazione dell’inchiesta condotta da Industria Felix Magazine in collaborazione con l’Ufficio studi di Cerved, presso l’Università Luiss alla presenza delle imprese primatiste e più performanti del Lazio.Secondo i risultati dell’inchiesta, l’84,9% di pmi e grandi imprese del Lazio ha prodotto utili nell’anno fiscale 2017. “Questo fenomeno – commenta Alessadro Dragonetti – è in linea con una tendenziale crescita delle imprese nel mercato italiano (i ricavi sono aumentati del +5,3% mentre il valore aggiunto del 4,5%) nonostante un quadro macroeconomico di riferimento che, sia a livello domestico che internazionale, continua a rivelarsi poco favorevole alla crescita”.“Ma osservando l’andamento delle imprese che compongono il tessuto industriale italiano, è la strategicità delle PMI a dimostrarsi il fattore più interessante: il comparto, infatti, presenta tassi di crescita più importanti rispetto alle società di grandi dimensioni, nonostante si sia registrato un calo nel numero degli addetti. A trainare la crescita del middle market – prosegue Dragonetti – che nel periodo 2017-2022 è stimato al 4,7% e superiore dello 0,9% rispetto al dato di crescita delle large companies, sono principalmente quattro fattori determinanti: tecnologia, ricerca e sviluppo e innovazione”.“Questi 4 driver si dimostrano un forte potenziale di crescita per le nostre PMI, tali da renderle competitive non solo nei confronti delle grandi aziende del nostro territorio, ma anche e soprattutto a livello globale, consentendo l’accesso a mercati esteri di dimensioni maggiori per prodotti e servizi”.

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Programmi Executive per individui e imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

Milano E’ un’offerta formativa di altissimo livello quella che la School of Management del Politecnico di Milano dedica agli executive. A sancirlo, ancora una volta, sono i ranking 2019 del Financial Times sull’Executive Education, pubblicati oggi, che vedono la Business School tra le 80 migliori del mondo e tra le prime Scuole che appartengono a Università europee “tecniche”, cioè con uno specifico focus su ingegneria e tecnologia e quindi capaci di unire la propensione all’innovazione alle competenze di management.
Il quotidiano economico inglese stila due differenti ranking relativi all’offerta per executive. Uno riguarda i programmi ‘custom’, cioè quelli ideati appositamente per le specifiche esigenze delle aziende ed erogati alle loro persone, manager, quadri o impiegati ad alto potenziale: la School of Management del Politecnico di Milano vi compare per il nono anno consecutivo nonostante la lista degli ammessi al ranking si sia ridotta di 10 posizioni, migliorando la propria performance.
L’altro invece è relativo ai programmi ‘open’, cioè rivolti a manager e professionisti che scelgono individualmente il proprio percorso formativo e di crescita all’interno delle proposte della Management Academy di MIP. La SoM è entrata nel ranking per la prima volta due anni fa e oggi si posiziona nella “top ten” delle Università tecniche d’Europa.
I parametri che contribuiscono alla valutazione sono numerosi (ad esempio la relazione con le imprese per la progettazione e valutazione del percorso formativo, o l’internazionalizzazione della faculty) e si basano sul giudizio diretto dei partecipanti, oltre su quello dei CEO e dei Direttori HR delle aziende che hanno fruito della formazione. La School of Management quest’anno si distingue in particolare per il livello delle partnership con altre business school.

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Il futuro delle imprese italiane passa ancora per i mercati esteri”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 Mag 2019

Milano giovedì 30 maggio alle ore 15.30 a Palazzo Mezzanotte quali le prospettive per l’export italiano in un mondo sempre più incerto e complesso? A questa e altre domande risponde il Rapporto Export 2019 di SACE SIMEST (Gruppo Cdp), “Export Karma. Il futuro delle imprese italiane passa ancora per i mercati esteri”, con un’unica grande certezza: la proiezione internazionale è il principale motore del nostro Paese.
n base al programma interverranno Raffaele Jerusalmi, Amministratore Delegato di Borsa Italiana, Beniamino Quintieri, Presidente di SACE, Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE, Licia Mattioli, Vice Presidente per l’internazionalizzazione di Confindustria, Victor Massiah, CEO di UBI Banca, Alessandro Decio, Amministratore Delegato di SACE, Diana Bracco, Presidente e Amministratore Delegato di Gruppo Bracco, Francesco Caio, Presidente di SAIPEM, Gianfranco Simonetto, Presidente di Gruppo ICM e Massimo Tononi, Presidente di Cassa depositi e prestiti.

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L’Italia è al 13° posto in Europa per puntualità dei pagamenti da parte delle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

E’ stata sorpassata da Paesi come Polonia (1°), Slovenia (7°), Irlanda (8°) e Belgio (12°) mentre, complice anche la Brexit, la Gran Bretagna si posiziona 14° alle nostre spalle. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2019 effettuato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, che ha analizzato i comportamenti di pagamento di 32 Paesi nel mondo, di cui 22 europei.In Italia nel 2018 soltanto il 35,5% di imprese rispettano i tempi concordati e l’11,5% di aziende saldano i conti con ritardi superiori ai 30 giorni.A livello europeo, la Polonia nel 2018 è il Paese con il maggior numero di imprese puntuali, il 79,3%, seguita dai Paesi Bassi, con il 73,8% e dalla Germania con il 67,1%. Chiude la classifica continentale il Portogallo, che con il 14,2% di aziende virtuose guadagna l’ultimo posto, preceduto dalla Romania con il 20,3% e dalla Bulgaria con il 20,4%. Nella parte centrale della classifica stilata da CRIBIS, troviamo al quarto posto la Svezia (57,1%) seguita da Lussemburgo (51,6%), Slovenia (49,9%), Irlanda (47,8%), Spagna (47,5%), Finlandia (45,5%), Francia (43,3%) e Belgio (40,6%). Nel Regno Unito il numero di imprese puntuali nei pagamenti si attesta al 34,7%, mentre crescono le aziende che pagano con più di 30 giorni di ritardo, dal 7,6% del 2017 all’8,1% del 2018.“Lo scenario europeo è dominato dalle imprese dell’Europa settentrionale – afferma Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – in Polonia le imprese virtuose sono cresciute del 3,8% mentre quelle che pagano con gravi ritardi sono diminuite del 3,9%. Dall’altra parte in Italia le aziende puntuali sono diminuite dell’1,8% a fronte di un aumento dell’1% dei pagamenti oltre i trenta giorni”.Per quanto riguarda la percentuale di imprese che pagano oltre i 30 giorni di ritardo, la Grecia presenta la performance peggiore (32,1%), sostanzialmente in linea con i dati del 2017 (31,6%). In Svezia, invece, si trova la più bassa percentuale di imprese ritardatarie (solo lo 0,4%), seguita da Finlandia (0,8%) e Paesi Bassi (1,4%). I cattivi pagatori diminuiscono leggermente in Romania (dal 37,2% al 31,6%) e Bulgaria (dall’11,7% al 9,2%).
Tra le aree geografiche analizzate da CRIBIS, nel continente asiatico le Filippine sono il Paese con il maggior numero di imprese che pagano con ritardi superiori ai 30 giorni (38,6%), anche se il dato è in miglioramento rispetto al 2017 (52,3%). I cattivi pagatori diminuiscono anche a Honk Kong (dal 14,3% al 13,9%), Thailandia (dal 6,8% al 5,7%) e India (dal 17% al 13%), mentre crescono in Cina (dal 22,8% al 24,2%) e Israele (dal 20,6% al 21,9%).In Nord America “gli Stati Uniti registrano un buon andamento – prosegue Preti – con le performance di pagamento che migliorano dello 0,7%, raggiungendo il 57,1% di pagatori puntuali mentre i ritardi superiori ai 30 giorni diminuiscono dell’1,8%, raggiungendo il 6,4%. In Canada diminuisce di 10 punti, dal 42% al 31,9%, la quota di aziende che paga entro i termini previsti e contemporaneamente si riduce anche quella di chi adempie ai propri obblighi con ritardi superiori a 30 giorni dall’8,2% al 6,3%. In Messico la percentuale di imprese che paga abitualmente con grave ritardo è del 2,8%, in crescita rispetto al 2,5% del 2017”

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Imprese e cambiamenti climatici: le priorità per un’economia amica del clima

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Venezia Marghera Lunedì 25 Marzo 2019 (ore 11 – Sala Confindustria Made in Venice) Confidustria Venezia, Via delle Industrie, 19 Kyoto Club e Confindustria Venezia conferenza stampa in occasione dei vent’anni di Kyoto Club sarà presentato il convegno in programma nel pomeriggio (ore 14) a Palazzo Labia (programma pdf in allegato) e saranno affrontate le priorità dal punto di vista delle imprese, per un’economia amica del clima.
Alla conferenza stampa interverranno: Vincenzo Marinese, Presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, Catia Bastioli, Presidente di Kyoto Club – CEO di Novamont e Presidente di Terna, Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club. Saranno presenti anche i Vicepresidenti dell’Associazione: Gianluigi Angelantoni, Presidente di Angelantoni Industrie e Francesco Ferrante, Vicepresidente del Coordinamento FREE.

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Cina \ Castelli, “Grandi opportunità per imprese ed economia Italiana”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Roma – “Un risultato molto importante che riserverà grandi opportunità alle imprese e all’economia italiana, frutto del grande lavoro che, sotto il coordinamento del Presidente Conte e del Ministro dello Sviluppo Economico, abbiamo fatto come Governo in questi mesi. Sono certa che i risultati non tarderanno ad arrivare”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta la firma del Memorandum sulla Via della Seta tra Italia e Cina

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Politecnico di Torino: Gli studenti incontrano le piccole e medie imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Torino Le Piccole e Medie Imprese sono spesso realtà nelle quali l’innovazione trova terreno fertile e sicuramente possono rappresentare per i laureati del Politecnico di Torino un’occasione di lavoro nella quale spendere le proprie competenze, contribuendo anche a favorire un processo di rinnovamento dal punto di vista tecnologico del tessuto produttivo del territorio. Con l’obiettivo di presentare ai laureati del Politecnico le opportunità di lavoro nelle PMI l’Ateneo ha promosso quest’anno la prima edizione della Job Fair @ PoliTO – Under 250, l’evento pensato per permettere l’incontro tra studenti, neolaureati e piccole e medie imprese innovative alla ricerca di talenti.
Sono 73 le aziende, con meno di 250 addetti, che hanno aderito: imprenditori e recruiter hanno dato la loro disponibilità per incontrare nei corridoi della Cittadella studenti e neolaureati che iniziano ad affacciarsi al mondo del lavoro. Le imprese, appartenenti a molteplici settori del tessuto economico, hanno potuto così mettere in evidenza i vantaggi di lavorare in una PMI che fa dell’innovazione la propria missione: una panoramica utile a chi è in cerca di lavoro.
Le giornate sono state inaugurate dall’incontro del Rettore Guido Saracco con i rappresentanti delle aziende ospitate, per dare loro il benvenuto in Ateneo e per sottolineare il legame sempre più stretto che il Politecnico intende creare con il tessuto produttivo, in particolare quello delle PMI. Numerose sono infatti le iniziative e i progetti che il Politecnico sta avviando per rendere ancora più stretto il legame con le PMI, prima tra tutte il Competence Center piemontese che sta partendo con le sue attività proprio in queste settimane. Oltre alle imprese, collaborano all’evento anche diverse associazioni di categoria: API Associazione Piccole Industrie, API Presidente Gruppo Giovani, Compagnia delle Opere, Confindustria Canavese, Piccole Industrie, Confindustria, Unione Industriale, AMMA, Piccola Industria.

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L’Ambasciatore Australiano incontra le imprese toscane

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

ambasciatore australianoSi è svolto oggi a Firenze l’incontro tra l’Ambasciatore Australiano French e una delegazione di imprenditori di Confindustria Firenze e Confindustria Toscana Sud. A rappresentare le imprese della Toscana del Sud il Presidente Paolo Campinoti.
L’incontro è stato proficuo e vivace, l’Ambasciatore ha illustrato in particolare gli ambiti di forte interesse per una collaborazione tra le aziende dei due paesi; innescare un meccanismo di unione operosa tra le aziende italiane e quelle presenti nel territorio australiano è infatti la prima via maestra per costruire un primo approccio concreto.
Campinoti ha così sottolineato l’importanza dell’incontro:” Oggi siamo qua per legare forti ponti tra le opportunità economiche delle nostre aziende con il mercato australiano, vogliamo stabilire rapporti efficaci e proficui. Abbiamo individuato grazie agli uffici dell’Ambasciata alcuni settori nevralgici come l’agroindustria, il comparto pharma e la meccanica di precisione. Proprio l’eccellenza delle nostre imprese è il biglietto migliore di andata per aprire le porte in questo mercato che guarda con attenzione all’alta qualità e tecnologia del made in Italy”.
Varie le aziende della toscana del sud presenti, tra queste CAIM GROUP, azienda aretina che produce scaffalature metalliche presenti da oltre venti anni nel mercato australiano, i sui rappresentanti hanno ribadito come nonostante la lontananza concreta tra l’Italia e l’Australia, questa rappresenti un’ opportunità importante per le imprese, forte di una domanda interna costante e negli ultimi anni in crescita e strategico collegamento per sviluppi commerciali anche con il continente asiatico.

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Ecco le 600 Champion 2019: svetta la Lombardia, sorpresa Emilia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Padova. (By Italy post) Sono stati resi noti questa mattina, e anticipati da L’Economia del Corriere della Sera uscito con un numero speciale in edicola oggi, i risultati dell’indagine sulle imprese Champion 2019 realizzata dal Centro Studi ItalyPost, con il sostegno del Gruppo Crédit Agricole e la partecipazione di auxiell, Glasford International e Equinox.Si tratta delle 500 imprese italiane tra i 20 e i 120 milioni e delle 100 imprese tra i 120 e i 500 milioni che hanno meglio performato negli anni dal 2011 e il 2017. Lo studio realizzato sui singoli bilanci di queste 600 imprese ha messo in evidenza infatti soltanto quelle che possedevano al 31.12.2017 contemporaneamente più requisiti di assoluta eccellenza: un tasso di crescita annua di almeno il 7% per le imprese champion e del 4,5% per le superchampion, un ebitda medio degli ultimi tre esercizi rispettivamente del 10% e 8,5%, un rapporto Pfn/ebitda rispettivamente di 1,8 e di 2,5, e un rating attribuito da Modefinance con almeno una tripla B. L’aggregato di queste 600 imprese identifica un fatturato complessivo di quasi 44 miliardi di euro e una redditività lorda che supera gli 8 miliardi di euro, un aggregato occupazionale oltre 159.000 addetti, un livello di patrimonializzazione (cioè di mezzi propri) superiore a 26 miliardi di euro e una PFN negativa (cioè cassa) che sfiora i 4 miliardi, al netto dei debiti finanziari.
I dati confermano e riflettono alcune caratteristiche ben note della distribuzione geografica del tessuto imprenditoriale italiano, ma, al contempo, segnalano anche alcune novità di rilievo. La Lombardia totalizza la presenza di ben 193 imprese, di cui 76 basate a Milano, 30 a Bergamo, 22 a Brescia e 16 a Como, mentre il Veneto ne conta 109 e l’Emilia Romagna 85. Segue il Piemonte con 62 totali e poi la Toscana con 41 imprese, la Campania con 20 e il Lazio 19.
La novità principale, rispetto al percepito diffuso degli anni scorsi, sembra emergere nel confronto tra Emilia e Veneto. Se infatti il Veneto si conferma leader nella fascia delle “piccole” (tra i 20 e i 120 milioni) con 100 imprese contro le 64 emiliano-romagnole, sulla fascia tra 120 e 500 milioni il rapporto si inverte a favore degli emiliani con 21 imprese contro solo 9 venete. In termini di fatturato complessivo questo si traduce in un vantaggio di oltre 500 milioni a favore delle imprese emiliano romagnole che arrivano a oltre 7,3 mld contro i 6,7 mld scarsi di quelle venete.
Il Sud nel suo complesso totalizza solo 40 imprese, di cui la metà sono collocate in Campania, 9 in Puglia e le restanti 11 frazionate nel resto delle regioni del Sud ad eccezione di Sardegna e Molise dove nessuno Impresa rientra nella categoria delle Champion.
A trainare sono meccanica, chimica e farmaceutica. E nei settori chiave conta la dimensione
Dall’analisi la maggiore percentuale di aziende champion si trova nella meccanica. Se è evidente l’allineamento dei settori prevalenti, indipendentemente dalla dimensione, è molto interessante notare l’incidenza percentuale nei vari settori delle due fasce dimensionali e dalla quale risulta con inequivocabile chiarezza come per competere in settori “maturi” e ad alto tasso di innovazione, ricerca e sviluppo come la meccanica o la chimica e farmaceutica le dimensioni siano un fattore determinante o se vogliamo invertire la chiave di lettura, come in questi settori, dove la competizione si gioca su drivers complessi, investimenti a lungo raggio, strategie avanzate, alla portata dunque di poche imprese, la selezione nella crescita dimensionale, diventi più stringente.
Il progetto nelle sue singole parti rappresenta uno strumento di approfondimento, a scopo scientifico, culturale e divulgativo delle best practices aziendali italiane.
A questo scopo è stato strutturato in tre step successivi, come un osservatorio permanente e dinamico sui casi di eccellenza che si avvale di analisi verticali sulle singole imprese, di incontri b2b con imprenditori e manager delle medesime realtà e della consuntivazione dei risultati. Dopo la pubblicazione della ricerca infatti vengono organizzate sessioni periodiche di meeting diretto con le imprese riservate ai partner e alle Università che hanno aderito al progetto, con l’obiettivo di analizzare i modelli di business di queste imprese ed effettuare una mappatura dei drivers che contraddistinguono il loro perimetro strategico, ma anche quello della “contaminazione”, cioè l’opportunità di confronto reciproco fra imprenditori che in questo modo possono avere accesso diretto al contatto con altri modelli evolutivi di eccellenza.
Il tour nei territori promosso da Italy Post si svolgerà in 10 tappe. La prima a Torino il 22 marzo presso l’azienda Teoresi, la seconda a Padova il 29 marzo presso la sede di auxiell, la terza il 5 aprile a Parma presso la sede di CariParma Crédit Agricole, la quarta a Brescia presso il centro di formazione Isfor dell’Unione Industriali, la quinta il 10 maggio in provincia di Treviso presso la sede di Astoria Vini, la sesta a Prato presso l’azienda di tessuti Manteco, la settima il 24 maggio a Bologna, l’ottava il 31 maggio presso l’Aeroporto di Milano – Bergamo a Orio al Serio, la nona in occasione del Make in Italy Festival a Thiene e la tappa conclusiva il 13 giugno a Napoli.

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Accesso al credito più semplice e vantaggioso per le piccole e medie imprese italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato al Ministero dello Sviluppo Economico dalla Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, e dall’Amministratore Delegato del Mediocredito Centrale – Banca del Mezzogiorno S.p.A., Bernardo Mattarella, alla presenza del Segretario Generale del Mise, Salvatore Barca. Grazie a questo accordo, il Consiglio nazionale darà l’opportunità ai Consulenti del Lavoro di offrire ai propri clienti, quali le piccole e medie imprese che abbiano la necessità di reperire risorse finanziarie, la possibilità di accedere a finanziamenti a condizioni economiche di vantaggio. Mediocredito Centrale, in particolare, si impegna a riconoscere alle aziende meritevoli di credito, comprese le start up, una riduzione dello spread per i finanziamenti sia con finalità di investimento sia con finalità di circolante, richiesti attraverso il portale on line della Banca per un importo massimo di 500 mila euro.

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Ponte Morandi: 422 milioni di danni alle imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Genova. Pari a 422 milioni di euro i danni segnalati dalle imprese a distanza di sei mesi dal crollo del Ponte Morandi dello scorso 14 agosto. Gli effetti del crollo si sono riverberati ben oltre l’epicentro del Polcevera. Nella zona rossa/arancione della città si concentrano, infatti, il 37,6% dei danni economici (158 milioni di euro); mentre nel restante territorio comunale il 41% (pari a 173 milioni), ai quali si aggiungono 11,7 milioni degli altri comuni della provincia e 79 milioni del resto di Italia.È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro “Gli effetti del crollo del Ponte Morandi su economia, occupazione e integrazione sociale”, presentato oggi a Genova in occasione del Congresso regionale dei Consulenti del Lavoro liguri nel corso della due giorni “Verso il Festival del Lavoro 2019”, l’evento di anteprima della X edizione del Festival del Lavoro.

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