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Effetto dirompente della Brexit sulle imprese europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

londra

The Bridges Not Walls movement drop a banner reading “Bridges Not Walls’ from Tower Bridge in London to coincide with banner drops all over the UK sending a clear message to Donald Trump the 45th president of the United States to build bridges not walls on the day of his inauguration. (photo by Andrew Aitchison)

Londra. Una recente indagine di Willis Towers Watson rivela che circa i due terzi (59%) delle imprese europee con interessi nel Regno Unito vede la Brexit come “ennesimo momento di discontinuità” piuttosto che come una “sfida fondamentale” il 26% degli intervistati, inoltre, dichiara di aver timori al riguardo per il proprio business.La survey, che ha coinvolto circa 100 dirigenti HR europei, appartenenti principalmente a grosse multinazionali, evidenzia inoltre preoccupazioni relative al recruitment, alla retention, alle retribuzioni e ai benefits dei talenti di cui necessita il Regno Unito.
I risultati dell’indagine arrivano in un momento cruciale della Brexit, il governo del Regno Unito ha invocato l’articolo 50 e lo scorso 29 marzo sono iniziati i negoziati formali per lasciare l’UE.Edoardo Cesarini, Amministratore Delegato di Legacy Towers Watson, Willis Towers Watson, commenta: “La Brexit è una questione cruciale per le imprese che hanno forti interessi economici nel Paese ma piuttosto che essere vista come una sfida è percepita come un disagio. Questa relativa fiducia è incoraggiante per la pianificazione e la crescita, ma molte aziende sono chiaramente preoccupate su come mantenere nel Regno Unito personale qualificato e su come attrare e ricompensare i talenti provenienti dal resto dell’Unione Europea”.Più di un terzo (36%) degli intervistati ha dichiarato che le imprese per cui lavorano sono più preoccupate riguardo l’attrarre e trattenere nel Regno Unito cittadini europei con competenze specifiche. Una percentuale simile (31%) sta attualmente affrontando il un problema della mobilità del personale di alto livello tra il Regno Unito e l’Unione Europea e il 29% evidenzia come sia più di una priorità per tutto il resto dei dipendenti.
Inoltre, da quando c’è stato il referendum, il 24% delle imprese ha già valutato la tipologia delle competenze e il numero del personale minimo necessario nel Regno Unito, mentre il 29% lo sta facendo o ha intenzione di farlo entro i prossimi tre mesi.Edoardo Cesarini aggiunge: “Le imprese sono preoccupate per gli ostacoli alle competenze che potranno essere messi in atto nel post-Brexit e stanno facendo il punto della situazione. Molti hanno indicato la mobilità del personale come un problema, sia per le posizioni manageriali senior che per ruoli specialistici.“L’ansia di mantenere personale non britannico è già palpabile. L’abbassamento del valore della sterlina ha avuto come conseguenza retribuzioni meno attraenti. Di fronte a questo, alcune aziende stanno cercando di affrontare la questione aumentando la retribuzione e gli incentivi”.Dall’indagine è emerso inoltre che uno su cinque degli intervistati (20%) ha ammesso che la questione della retribuzione nel Regno Unito è diventata più di un problema per i non residenti nel Regno Unito. Allo stesso modo, quando gli viene chiesto se hanno fatto delle variazioni al costo della vita per gli expatriate, il 15% dichiara di averle fatte o di averle progettate per realizzarle entro i prossimi tre mesi, il 16% ha dichiarato di prendere in considerazione la questione.Per maggiori informazioni: willistowerswatson.com

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Le imprese puntuali nei pagamenti in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

marco pretiLa Danimarca, con l’86,5% di imprese puntuali nei pagamenti commerciali, è il Paese più virtuoso d’Europa. Seguono, per completare le prime tre posizioni, la Germania con l’81,7% di pagamenti puntuali e l’Ungheria con una percentuale del 55,4%. Performance negative invece per le imprese rumene, in fondo alla classifica europea, con il 55,7% di ritardi gravi, seguita da Grecia, con il 29,8% di pagamenti oltre i trenta giorni di ritardo, e da Polonia e Portogallo. Nel corso del 2016, il Regno Unito mostra dei miglioramenti nelle abitudini di pagamento rispetto al 2015, con una crescita dei pagatori puntuali e una riduzione dei ritardi gravi a quota 9,5%.All’interno dello scenario l’Italia si posiziona in 12esima posizione sulle 19 nazioni europee analizzate, con una percentuale di pagamenti virtuosi del 35,6%. Peggio del nostro Paese hanno fatto solo la Grecia (32,4%), Regno Unito (30,4%), Irlanda (27,5%), Finlandia (26,8%), Bulgaria (23,7%), Portogallo (19,5%) e Romania con il 17,6%. Anche per quanto riguarda l’andamento dei ritardi gravi, con una quota del 12,3%, l’Italia si posiziona nella parte bassa del ranking europeo. E’ quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2017 realizzato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha analizzato a fine 2016 i comportamenti di pagamento di 30 Paesi nel mondo, di cui diciannove europei. Dopo Danimarca, Germania e Ungheria, la speciale classifica delle imprese più puntuali d’Europa vede l’Olanda (53,6%), Spagna (51,1%), Turchia (51%), Repubblica Ceca (44,7%), Slovenia (43,7%), Polonia (43,5%), Francia (40,1%), Belgio (37,9%), Italia (35,6%), Grecia (32,4%), Regno Unito (30,4%), Irlanda (27,5%), Finlandia (26,8%), Bulgaria (23,7%), Portogallo (19,5%) e Romania (17,6%).
Analizzando i risultati emersi dallo Studio Pagamenti, l’Italia in tema di ritardi gravi si posiziona in quattordicesima posizione con una percentuale di cattivi pagatori pari al 12,3%. Peggio hanno fatto solo Turchia (12,7%), Portogallo (19,1%), Polonia (22,5%), Grecia (29,8%) e Romania (55,7%). Nonostante un calo dei ritardi gravi del 13% rispetto ad un anno fa, i dati italiani dimostrano ancora un importante ritardo rispetto ai Paesi come la Danimarca (0,4%), la Germania (0,7%), Spagna (7,6%) o Francia (8,1%). “I ritardi oltre i 30 giorni sono uno dei principali indicatori dello stato di salute di un’impresa e identificano bene la situazione economica dei diversi paesi. Ne emergono imprese in difficoltà come ad esempio quelle rumene, greche, portoghesi o polacche e realtà solide come la Germania o la Danimarca che esibiscono ritardi gravi quasi nulli. Un recente studio di Dun & Bradstreet sui trend dei fallimenti in 38 paesi, il 2017 Global Bankruptcy Report, mostra un generale miglioramento, con ben 26 paesi che vedono un trend più positivo. Un buon segnale per il tessuto imprenditoriale italiano che ha l’export nel suo DNA.”Lo scenario italiano è in miglioramento. Le nostre ultime rilevazioni mostrano come i ritardi oltre il mese di ritardo siano in costante diminuzione, ben il 13% rispetto al 2015. C’è però ancora molto lavoro da fare per migliorare le proprie performance di pagamento”, commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS. “ Negli ultimi anni i mercati si sono allargati e le aziende italiane sono uscite dai confini dell’Unione Europea per sfruttare le nuove opportunità, trovandosi così ad affrontare mercati molto più complessi come quello asiatico. In questo contesto le aziende cercano nuovi partner e clienti con cui stringere partnership di lungo termine. Ma molte di queste aziende si affacciano per la prima volta in nuovi contesti e avere rapporti commerciali con nuove aziende estere significa spesso rapportarsi con dinamiche differenti. E’ diventato dunque sempre più strategico verificare come un’azienda paga i suoi fornitori per conoscere il suo reale stato di salute come controparte ed evitare cattive sorprese come i mancati pagamenti”, conclude Preti. (foto: marco preti)

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Deutsche Bank e SACE (Gruppo CDP) insieme per l’internazionalizzazione delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Deutsche Bank e SACE (Gruppo CDP) hanno finalizzato un’operazione del valore complessivo di circa 9 milioni di euro, destinati a sostenere l’espansione in Messico di Fimer, azienda di Vimercate specializzataDeutsche bank nella progettazione, produzione e vendita di inverter modulari a elevatissima efficienza per impianti fotovoltaici di grandi dimensioni.
Nello specifico, SACE ha garantito due performance bond del valore complessivo di 4,3 milioni di dollari emessi da Deutsche Bank nell’interesse di Fimer per l’esecuzione delle forniture di centrali di conversione destinate a due impianti fotovoltaici in Messico.
Inoltre, Deutsche Bank ha fornito a Fimer un finanziamento di ulteriori 5 milioni di euro di liquidità per perfezionare le commesse.“Con questo progetto consolidiamo la nostra posizione di leadership nei mercati latinoamericani per la fornitura di sistemi di conversione di energia elettrica per impianti fotovoltaici cliente – spiega Ambrogio Carzaniga, Amministratore Delegato di Fimer –. Siamo grati a SACE e Deutsche Bank per il sostegno finanziario garantito al progetto vinto grazie all’elevata specializzazione e innovazione dei nostri prodotti che hanno saputo rispondere al meglio alle esigenze tecniche e tecnologiche del cliente. Fimer investe costantemente in ricerca e sviluppo e da quest’anno è pienamente operativo il nostro nuovo stabilimento a Vimercate, aumentando la nostra capacità produttiva. Con questa strategia riteniamo di aver creato le condizioni per soddisfare un mercato in crescita a livello mondale come quello del fotovoltaico ed aver interpretato al meglio il concetto di internazionalizzazione del Made in Italy”.“Siamo soddisfatti di continuare, insieme a SACE, nostro consolidato partner, ad affiancare le imprese del nostro Paese nei loro processi di crescita, non solo sul mercato domestico, ma anche all’estero – commenta Silvio Ruggiu, responsabile rete filiali di Deutsche Bank in Italia –. Pmi e internazionalizzazione sono per noi un binomio fondamentale per la sviluppo dell’Italia e per la valorizzazione delle sue eccellenze”.“Con questa operazione, prosegue il nostro impegno al fianco di Deutsche Bank nel supporto ai progetti di internazionalizzazione delle imprese italiane che, come Fimer, crescono in mercati complessi ma ad elevato potenziale come quelli latinoamericani, in cui prevediamo buone prospettive di sviluppo per le tecnologie Made in Italy” – afferma Enrica Delgrosso, responsabile Nord-Ovest di SACE che, insieme a SIMEST, costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP.Il Gruppo FIMER con sede a Vimercate (MB) è presente a livello globale con sedi in Cile, Brasile, Messico, Algeria e Congo. Fondata nel 1942 per la produzione di macchine saldatrici, grazie all’esperienza maturata sugli inverter, ha successivamente esteso il suo business anche alla Climatizzazione (2003) ed Energie Rinnovabili (2008), oggi la business unit in maggior espansione con un portafoglio di 2.7 GW in costruzione e 1.8 GW di impianti installati dei quali gestisce, in maggioranza, anche le attività di Operation & Maintenance.

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Italia tassazione imprese: da Stato terzo mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

tasse“Con una tassazione 25 volte maggiore agli altri Paese europei anche la Corte dei Conti certifica lo stato di involuzione dell’Italia, la mancanza di una politica economica e fiscale capace di sostenere le imprenditorialità e quindi la crescita e l’occupazione. Non basta abbassare il cuneo fiscale, cosa che anche auspica la magistratura contabile, ma occorre una vera e propria rivoluzione legislativa che tagli drasticamente gli adempimenti burocratico-amministrativi (che hanno un costo sia economico sia di tempi) e affrontare una semplificazione fiscale. Altrimenti non resterà altro da fare che affidarsi alla Corte di Giustizia europea per difendersi da quella che sempre più appare come un’aggressione indebita nei confronti del proprio lavoro”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli commentando i dati della Corte dei Conti.

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Il welfare aziendale conquista le imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 marzo 2017

impreseLa Legge di Bilancio 2017 lo ha potenziato e ha esteso la possibilità di fruire dei premi di produttività, anche per importi ridotti, tanto che il welfare aziendale è già stato inserito in quattro Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. Il nuovo welfare aziendale schiude quindi le proprie opportunità a un numero crescente di imprese e ai loro dipendenti. «E così ora moltissime realtà, anche piccole, sono conquistate da questa opportunità. Perché comporta dei benefici economici, certo: un risparmio per le imprese, per via della detassazione su beni e servizi specifici, e un aumento del potere d’acquisto per i dipendenti, che accedono a quei beni e servizi a prezzi agevolati. Ma ancora maggiori sono i vantaggi in termini di miglioramento dell’ambiente lavorativo, perché il welfare aziendale facilita la conciliazione famiglia-lavoro, favorisce la motivazione dei dipendenti e migliora le relazioni dell’azienda con gli stakeholder»: così Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz, una delle più importanti realtà italiane nel settore della gestione del personale, sintetizza i vantaggi che le novità stanno portando nel mondo del lavoro. «La Finanziaria 2017 favorisce gli investimenti delle aziende in welfare puntando sulla defiscalizzazione come strumento di sussidiarietà –continua Gilli–. In particolare innalza il tetto massimo di reddito di lavoro dipendente per l’accesso alla tassazione agevolata, così come gli importi dei premi di produttività erogabili. In questo modo conviene, sia alle imprese sia ai dipendenti, scegliere di trasformare il premio in beni e servizi». E quali sono questi “flexible benefit”? «Ci sono i servizi sanitari e di assistenza, quelli dedicati all’istruzione dei figli, i servizi per il work-life balance come baby sitter, colf e dog sitter. Ma anche agevolazioni e vantaggi nell’ambito di finanza e assicurazioni, mobilità, cultura e sport. Il paniere si amplia perché sempre più fornitori sono interessati a stipulare contratti e convenzioni con le aziende» spiega sempre Linda Gilli. Le realtà attrezzate per cogliere questi vantaggi, però non sono ancora moltissime. Per questo Inaz ha deciso di puntare su una soluzione che rispondesse alle esigenze del mercato in modo innovativo in collaborazione con Inaz Pro, che fornisce la consulenza, e Timeswapp, startup che sviluppa tecnologie innovative a supporto di welfare, smart working e CSR. «La costruzione di un piano di welfare aziendale deve partire dall’analisi del profilo demografico del personale e del sistema retributivo –spiega sempre Gilli–. Dopodiché si analizzano i bisogni dei dipendenti e si delineano gli scenari di intervento. Inaz aiuta le imprese a capire in quale situazione si trovano, quali vantaggi possono cogliere e come: è al fianco delle organizzazioni nel selezionare e accreditare i fornitori di prodotti e servizi, e nello stendere il regolamento operativo. Poi si stipulano i contratti e le convenzioni e si organizza la gestione amministrativa».La fase operativa è imperniata sulla piattaforma tecnologica HE Welfare per seguire tutti i processi. Dal lato del dipendente c’è un portale web attraverso il quale ogni lavoratore sceglie i benefit e ha sotto controllo la propria situazione in tempo reale. Dal lato dell’ufficio del personale, invece, si hanno tutti gli strumenti di gestione amministrativa, reportistica e monitoraggio. «Perché il welfare aziendale si traduca in un beneficio per aziende e dipendenti, gli strumenti con cui lo si gestisce sono importanti –conclude Gilli–. Abbiamo puntato su una soluzione completa e potente, ma anche semplice da usare, che si integra perfettamente con le procedure e i software già presenti in azienda, per far sì che il welfare entri di diritto, e con fluidità, nei vari processi organizzativi e gestionali»

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Piano di investimenti per l’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

europaIl Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e Confidi Systema! hanno firmato un accordo nell’ambito dell’iniziativa InnovFin della Commissione europea, sostenuta dal programma di ricerca e innovazione dell’UE Orizzonte 2020, per mettere a disposizione di piccole e medie imprese (PMI) e piccole imprese a media capitalizzazione innovative italiane finanziamenti per 26 milioni di euro nell’arco dei prossimi due anni. L’operazione si avvale anche del sostegno del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), fulcro del piano di investimenti per l’Europa.Il FEI rilascia una controgaranzia che consentirà a Confidi Systema! di aumentare i volumi di garanzie e di sostenere quindi l’accesso al credito da parte delle PMI. L’operazione dovrebbe generare un portafoglio di prestiti bancari del valore massimo di 26 milioni di euro che andrà a beneficio di oltre 200 imprese situate prevalentemente nel Nord-Ovest.Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “L’Italia continua a conseguire risultati eccezionali nell’ambito del Piano di investimenti. Migliaia di PMI italiane già usufruiscono dei vantaggi del FEIS. Sono lieto che con l’accordo odierno altre 200 società avranno accesso ai finanziamenti di cui hanno bisogno per innovare, espandersi e creare posti di lavoro.”Pier Luigi Gilibert, Amministratore unico del FEI, ha dichiarato: “Sono molto soddisfatto della conclusione di questo accordo di collaborazione tra il FEI e Confidi Systema! nell’ambito del FEIS. Questa operazione genererà un elevato valore aggiunto a vantaggio delle imprese italiane. Il FEI intende continuare a operare nell’ambito del FEIS e mi compiaccio che siamo riusciti a includere nel piano tutti gli Stati membri dell’UE. Grazie all’accordo odierno con Confidi Systema! oltre 200 PMI dovrebbero beneficiare delle garanzie che verranno messe a disposizione. Essendo una delle principali società di garanzia del credito in Italia, Confidi Systema! si trova in una posizione ideale per raggiungere le PMI italiane che necessitano di finanziamenti.”Lorenzo Mezzalira, Presidente di Confidi Systema!, ha aggiunto: “Siamo fortemente impegnati a sostenere le PMI italiane. Grazie a questo accordo saremo in grado di migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti; ciò consentirà loro di svilupparsi, crescere e creare posti di lavoro. Gli importi dei prestiti andranno da 25 000 a 2 milioni di euro, e avranno una durata massima di dieci anni. Il sostegno di Confidi Systema! ridurrà inoltre notevolmente il tempo necessario per istruire le richieste di credito, consentendo alle PMI di ottenere rapidamente i finanziamenti di cui hanno bisogno. Il FEI e Confidi Systema! collaborano per consolidare e sviluppare il sistema delle piccole imprese in Italia.
Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) fa parte del Gruppo Banca europea per gli investimenti. La sua missione fondamentale è sostenere le microimprese e le PMI europee, facilitandone l’accesso ai finanziamenti. Il FEI elabora e sviluppa strumenti di capitale di rischio e di capitale di crescita, strumenti di garanzia e di microfinanza destinati specificamente a questo segmento di mercato. In questo ruolo il FEI promuove gli obiettivi dell’UE nei campi dell’innovazione, della ricerca e dello sviluppo, dell’imprenditorialità, della crescita e dell’occupazione. Maggiori informazioni sull’attività del FEI nell’ambito del FEIS sono disponibili qui.

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Digitalizzazione delle PMI in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

sanità-digitaleRecenti dati Istat confermano che l’Italia è ancora il Paese europeo con il più alto numero di PMI, che rappresentano il 95% del totale delle unità produttive. Un’indagine Doxa per Groupon ha analizzato un campione di 900 PMI italiane, equamente diviso tra imprese che almeno una volta hanno utilizzato Groupon per promuovere la loro attività commerciale (quindi sicuramente vicine al mondo web, da qui chiamate PMI 100% Online) e imprese che invece non hanno mai collaborato (forse ugualmente digitali ma lontane dal mondo del couponing, da qui in avanti chiamate PMI).Obiettivo della ricerca è indagare la situazione attuale sulla digitalizzazione delle PMI in Italia, con anche un confronto rispetto alla stessa indagine condotta 4 anni fa.
Rispetto al 2013, il livello medio di coinvolgimento delle PMI nel digital marketing è più che raddoppiato nel 2017 (dal 27% al 58%) ed è diminuita la quota di chi non utilizza strumenti digitali (dal 44% al 24%). Diminuisce anche la percentuale di chi non ha una strategia di marketing (dal 26% al 17%) e aumenta del 20% la percentuale di chi adotta un mix di mezzi digitali e tradizionali.Attualmente la maggioranza delle PMI italiane ritiene che il web marketing giochi un ruolo importante per lo sviluppo del proprio business; la percentuale è cresciuta del 30% arrivando a quota 56% nel 2017. Il web è invece fondamentale per l’81% delle PMI 100% Online che dimostrano una maggiore familiarità con le nuove tecnologie digitali.Rimane però invariata negli anni la percentuale di piccole medie aziende che hanno un proprio sito aziendale: pari sempre e solo al 63%. Il ruolo del web sugli acquisti non è infatti completamente compreso: solo il 50% delle PMI ritengono che il web influenzi fortemente i consumatori nel processo d’acquisto di prodotti e servizi (mentre tale percezione è condivisa dal 70% delle PMI 100% Online).
E qual è la consapevolezza delle PMI rispetto al mondo mobile? Le PMI comprendono il ruolo del mobile, tanto che l’81% ha previsto l’ottimizzazione del sito per essere visto correttamente da cellulare e tablet e il 79% considera cruciale il tema della geo-localizzazione. La percentuale ovviamente cresce per le PMI 100% Online tra le quali risulta che 9 su 10 sono sensibili all’argomento. I pesi sono diversi anche di fronte alla domanda sull’aggiornamento del sito: il 60% delle PMI 100% Online aggiorna il sito almeno 1 volta al mese, contro il 44% della media generale. Le ragioni per le quali non viene aggiornato il sito sono il timore di costi troppo elevati, la convinzione che non sia così strategico per il proprio business e la consapevolezza di non essere in grado di farlo.
In generale l’indagine registra che tra i Partner Groupon (PMI 100% Online) c’è una piena consapevolezza non solo dei benefici, ma anche delle reali prospettive di sviluppo che derivano dalla presenza online di un’impresa. Consapevolezza che inizia a prendere piede anche tra gli altri imprenditori. A guidare la classifica dei benefici continua ad esserci l’arrivo di nuovi clienti (94% PMI 100% Online vs 87% PMI Online attive), seguita da una questione prettamente di immagine (90% vs 87%) e dalla volontà di andare incontro alle esigenze dei consumatori che ormai fanno tutto con lo smartphone (90% vs 84%).

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“L’Italia si è fermata 25 anni fa, un quarto di secolo fa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2017

banca-ditaliaQueste le parole di Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, intervistato da Dino Pesole nel programma. A conti fatti su Radio 24. Rossi spiega: “si è fermata perché il suo apparato di imprese, quello che produce, non ha saputo adattarsi ai due grandi mutamenti che hanno cambiato il corso degli eventi in tutto il mondo: la rivoluzione tecnologica, che ha fatto passare dal paradigma elettrico a quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e la globalizzazione, la mondializzazione degli scambi, dei mercati, cosa che adesso è nel mirino di molti. Le imprese italiane non hanno saputo adattarsi a questo, per mille motivi, alcuni dei quali hanno a che fare con gli ostacoli messi dall’ambiente circostante, giuridico e normativo”. Rispetto alla possibilità per l’Italia di uscire da questa situazione di stallo, il Direttore generale Rossi afferma su Radio 24: “Ce la possiamo fare proprio perché un paese, una comunità, un popolo in fin dei conti sono ciò che sanno fare, e noi italiani sappiamo fare un sacco di cose”.

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Accordo di risk participation SACE-MPS per le imprese italiane nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

monte dei paschi di sienaSACE (Gruppo Cassa depositi e prestiti) e Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) annunciano la firma di un importante accordo di collaborazione per sostenere la crescita delle Mid-Cap italiane in mercati esteri ad alto potenziale ma dai profili di rischio elevati.
L’accordo, Master Risk Participation Agreement, mette a disposizione delle imprese clienti di MPS – in particolare quelle di media dimensione – un pacchetto di soluzioni assicurativo-finanziarie destinate a supportare il pagamento delle forniture regolate con crediti documentari e il rilascio di garanzie contrattuali richieste per gare e commesse internazionali.
Grazie all’accordo, SACE e MPS sono più vicine alle aziende impegnate quotidianamente nei mercati internazionali, incrementando la rispettiva capacità di assumere i rischi di mancato pagamento connessi a transazioni con controparti estere provenienti da Paesi ad alto potenziale di crescita, ma dai contesti operativi complessi. Inoltre, le imprese beneficiarie possono accedere a condizioni vantaggiose a linee di firma dedicate al rilascio delle garanzie contrattuali necessarie per partecipare a gare e lavori all’estero (bid bond, advance payment, performance and warranty bond), ottenendo nuovi contratti e commesse internazionali.
Questa nuova iniziativa, che si aggiunge all’ampia gamma di strumenti assicurativo-finanziari sviluppati da SACE e MPS a protezione del business delle aziende italiane, ha già consentito di realizzare le prime operazioni di sharing su crediti documentari a sostegno delle forniture italiane di macchinari e materiali da costruzione e da imballaggio in Algeria e Cina.

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IBM e Bell collaborano per trasformare la strategia mobile delle imprese in Canada

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2017

ibmArmonk, NY, IBM (NYSE: IBM) e Bell Canada hanno annunciato l’avvio di una collaborazione per offrire applicazioni enterprise IBM MobileFirst for iOS pronte per il mercato e compatibili con iPad, iPhone e Apple Watch. Bell, il principale operatore di telecomunicazioni del Canada, combinerà la sua esperienza nel settore mobile con la robusta suite di app IBM studiate per soddisfare le esigenze specifiche dei professionisti in diversi settori, fra cui Multi-Utility, Pubblica Amministrazione, manifattura, retail e altri. “In tutti i settori, la mobilità d’impresa è una priorità chiave e un fattore critico per la trasformazione digitale. Le nostre app sviluppate per le aziende stanno cambiando le modalità di lavoro dei singoli, delle categorie professionali e delle imprese” spiega Mahmoud Naghshineh, General Manager, Apple Partnership, IBM. “Grazie all’unione della leadership di rete di Bell con la nostra esperienza nella consulenza e nell’integrazione di sistemi, le aziende canadesi hanno ora a disposizione una potente piattaforma mobile in grado di migliorare i processi aziendali e aumentare la produttività dei dipendenti”. “Bell è entusiasta all’idea di essere il primo provider canadese ad offrire le app IBM MobileFirst for iOS, aiutando le aziende a diventare più efficienti e produttive grazie all’ottimizzazione dei propri dispositivi mobili iOS”, afferma Nauby Jacob, Vicepresidente Prodotti e Servizi, Bell Mobility. “Con il supporto della connettività sicura e affidabile della rete wireless a banda larga più ampia e veloce del Canada, e dell’accesso all’ampia suite di soluzioni IoT offerte da Bell, le aziende potranno trasformare ulteriormente le proprie attività”. Le app iOS enterprise si basano sulle piattaforme di analytics di IBM e sono supportate dalla qualità della rete LTE di Bell, per consentire ai professionisti di ottenere facilmente dati e analisi in tempo reale, ottimizzando i processi decisionali sul campo. Ad esempio, gli addetti di un team di pronto soccorso potranno consultare i dati GPS da remoto per geolocalizzare un incidente e verificare in tempo reale la disponibilità di soccorritori per gestire al meglio le emergenze. I buyer e i responsabili della pianificazione delle aziende Retail potranno lavorare in mobilità con più efficienza monitorando dai propri dispositivi iOS lo stock disponibile presso i diversi punti di vendita e i magazzini distribuiti su tutto il territorio.Le aziende potranno beneficiare della forte esperienza di IBM e Bell nel settore. Anche i progetti su larga scala potranno essere rapidamente personalizzati e integrati con i sistemi e i dati aziendali per soddisfare le esigenze del mercato enterprise.

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Codici: Acea fa orecchie da mercante e non vuole sentirne di pagare i propri debiti alle imprese

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2017

impreseI ritardi nei pagamenti da parte di Acea nei confronti delle imprese fornitrici di costruzioni e manutenzione rappresentate da ASSISTAL e CNA ROMA, si sono acuiti al punto tale da superare i 180 giorni rispetto ai 90 previsti da contratto. Ciò significa che queste imprese non vedranno i pagamenti prima di 6 o 9 mesi, Acea infatti non starebbe rispettando i termini del contratto in merito a contabilizzazione e pagamenti dei fornitori, pertanto l’unica via per queste imprese rimane quella dell’indebitamento sia per poter retribuire i propri dipendenti che per restituire i soldi agli istituti di credito.
Questo lato aziende, ma c’è anche l’aspetto che riguarda i cittadini: infatti, qualora le imprese coinvolte non fossero più in grado di portare avanti i servizi sulle reti idriche ed elettriche, potrebbero essere creati dei notevoli disservizi.
Ci risulta che le Associazioni di categoria abbiano formalmente sollecitato Acea senza aver ottenuto ad oggi alcuna risposta.
Acea vuole che queste piccole e medie imprese collassino in seguito ad una crisi di liquidità, costringendole ad indebitarsi con le banche? Ci auguriamo di no.
Quando si tratta di incassare dagli utenti però, Acea quanto è disposta ad attendere prima di un distacco o di compiere le verifiche del caso per non far arrivare una bolletta di conguaglio da migliaia di euro. La risposta la lasciamo ai consumatori.
Acea intervenga immediatamente, rompendo il silenzio ed adducendo delle spiegazioni in merito a questa vicenda, oltre che ovviamente, saldare i propri debiti.

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Le nuove tecnologie di rilevamento offrono opportunità di crescita e aumentano la connettività in tutti i settori

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

droniLa crescente esigenza dei consumatori e delle aziende di rimanere connessi e raccogliere dati di ogni tipo ha creato un vasto mercato per le tecnologie dei sensori e della strumentazione. Le tecnologie di rilevamento sono la spina dorsale di Internet delle cose (IoT), poiché rendono possibili applicazioni incentrate sul consumatore di nuova generazione e risolvono problemi specifici del settore. Sostenute dalla frenetica attività di registrazione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI), dagli sforzi in ambito R&D e dall’elevato potenziale di mercato, queste tecnologie sono destinate a cambiare la vita delle persone e le aziende in tutto il mondo. 2016 Top Technologies in Sensors and Instrumentation fa parte del programma TechVision (Sensors & Instrumentation) Growth Partnership Service. Lo studio esamina le tecnologie che sono destinate ad avere il maggiore impatto nei prossimi 2-3 anni, come i nanosensori, i sistemi di localizzazione in tempo reale (RTLS) di nuova generazione, i droni commerciali, i biosensori e i sensori in grado di rilevare frequenze terahertz (THz). Comprendere l’impatto di queste tecnologie sulle aziende aumenterà notevolmente i decisori nello sviluppo delle strategie a breve e lungo termine. Per accedere gratuitamente a maggiori informazioni su questo studio e registrarsi per un Growth Strategy Dialogue, un rapporto interattivo gratuito con i leader di pensiero di Frost & Sullivan, si prega di visitare: http://corpcom.frost.com/forms/ EU_PR_Evgenia_ D6FD_Nov16 I venture capitalist stanno finanziando attivamente le tecnologie B2B, mentre le tecnologie relative ai droni hanno attirato investimenti in crowdfunding. Gli altri partecipanti possono acquisire tecnologie anche attraverso licenze, fusioni e acquisizioni o alleanze. È probabile che le nuove tecnologie rivoluzioneranno diverse applicazioni e modelli di business, a diversi livelli. Per sfruttare il loro vero potenziale, le tecnologie dei sensori e della strumentazione hanno bisogno di:
· raggiungere un elevato rapporto segnale-rumore
· minimizzare i falsi positivi e negativi
· consumare meno energia
· migliorare l’accuratezza dei dati rilevati
· essere in grado di funzionare in un ampio spettro di temperature
“La sanità è un’area di crescita chiave per le tecnologie di rilevamento, che hanno reso possibili diverse applicazioni trasformative in questo ambito”, osserva Sumit Kumar Pal, analista del gruppo TechVision. “I biosensori e i sensori di frequenze THz hanno sostenuto in modo particolare funzionalità come il monitoraggio preventivo, il monitoraggio remoto dei pazienti e il rilevamento rapido.”

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La via italiana per l’industria 4.0

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

industria-mecspeManifattura additiva, IoT, robotica avanzata collaborativa, utensileria digitale disponibile in cloud. Nel processo di crescita del sistema produttivo intrapreso dall’Italia che oggi ha il nome di “Industria 4.0”, queste sono solo alcune delle nuove tecnologie su cui le imprese possono puntare per aumentare il proprio potenziale espansivo, rispondere alle sfide globali e migliorare la posizione del Paese in Europa (seconda) e nel mondo (settima), secondo l’annuale classifica elaborata dal Centro Studi di Confindustria. La partita aperta dal Governo a livello nazionale con il Piano Calenda è ora anche tra gli obiettivi di Horizon 2020, il programma europeo per la ricerca e l’innovazione della Ue che ha scelto di investire su 34 PMI italiane provenienti da Lazio, Sardegna, Marche, Veneto, Puglia, Abruzzo, Piemonte e dalle capofila Lombardia ed Emilia-Romagna, con fondi per 1,7 milioni di euro, destinati maggiormente al settore dell’ICT (29 progetti, il 16% del totale).È in quest’ottica strategica orientata all’Europa, fondata sulle eccellenze a livello nazionale e regionale, per promuovere la digital transformation e rafforzare un nuovo manifatturiero italiano competitivo che s’inserisce MECSPE (Fiere di Parma, dal 23 al 25 marzo 2017), che da sempre si contraddistingue per proporre agli imprenditori progetti dimostrativi evoluti, rivolti ai settori del comparto manifatturiero e alle esigenze produttive delle PMI italiane.“Non possiamo ignorare che il nostro tessuto imprenditoriale sia costituito da PMI, che hanno peculiarità organizzative e gestionali diverse rispetto alle grandi industrie a cui guarda il modello tedesco dell’industry 4.0 – afferma Emilio Bianchi, Direttore di Senaf, la società che organizza MECSPE – Il nostro obiettivo è quello di offrire al manifatturiero italiano un aiuto concreto, per supportare un processo di trasformazione già in atto: come mostra l’Indagine di Federmeccanica le imprese credono nell’innovazione e hanno cominciato ad investire in tecnologia con evidenti benefici su export e industria-mecspe1competitività. Ma questo è solo l’inizio. Ci sono molte realtà che guardano con interesse al fenomeno ma che non si decidono a compiere il grande passo. Ecco perché, sulla linea del percorso di alfabetizzazione avviato dal Governo, con MECSPE organizzeremo nei mesi precedenti la manifestazione degli appuntamenti itineranti sul manufacturing “made in Italy”, per raccontare cosa stanno facendo concretamente le aziende e mostrare la via italiana all’industria 4.0.” I Laboratori di Fabbrica Digitale: la ricetta italiana per l’industria 4.0 di MECSPE prevedranno un roadshow di avvicinamento alla fiera in due tappe (Veneto e Puglia), che creerà un momento di dibattito tra imprese, istituzioni e associazioni locali, che culminerà nelle tre giornate della manifestazione fieristica.
“Gli appuntamenti itineranti di MECSPE, che hanno il grande merito di coinvolgere le PMI manifatturiere e dialogare direttamente con il territorio, vanno a completare a livello teorico un percorso di acquisizione delle competenze digitali che in fiera si concretizzerà attraverso dimostrazioni tangibili e concrete del potenziale di innovazione del Digital Manufacturing” commenta Giuseppe Padula, delegato all’Innovazione dell’Università degli Studi di San Marino e membro del comitato scientifico di MECSPE. A coronamento delle tappe dei laboratori, l’edizione 2017 di MECSPE proporrà la quarta edizione del progetto Fabbrica Digitale – Oltre l’automazione©, mostrando celle di lavorazione hi-tech integrate con sistemi di misura e logistica, e tecnologie di lavorazione all’insegna dell’alta velocità e precisione.“Stiamo entrando nel mondo delle aziende datadriven – commenta Stefano Linari, CEO di Alleantia, che sarà una delle aziende partner di Fabbrica Digitale – L’approccio machine to machine è ormai superato: i dati provenienti dai reparti produttivi diventano estremamente importanti in un’ottica di controllo del processo e di supporto decisionale, solo se ci apriremo ad una logica machine to cloud. Il futuro della fabbrica è sempre più all’insegna della condivisione. Esattamente com’è successo nella vita di tutti i giorni, in cui esperienze, fotografie, pensieri e informazioni personali sono condivisi con amici e non, un domani si potrà forse parlare di un ‘Facebook delle cose’, grazie anche alla nostra tecnologia di distribuzione certificata delle informazioni verso una molteplicità di destinatari.” (foto: industria MECSPE)

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Gli investimenti nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

mediterraneoPer le imprese italiane l’area del Mediterraneo è il primo naturale sbocco verso l’internazionalizzazione (42%) e l’opportunità più prossima per il business (22%) ma per il 58% di loro occorre proteggere da discriminazione commerciale e mancato rispetto dei patti messi in atto dai Paesi esteri ai danni delle aziende italiane che favoriscono il proliferare delle controversie giuridiche e l’allontanamento degli investitori nei suddetti Paesi. Tra le asset class più soggette a criticità troviamo le risorse naturali – petrolio, gas, carbone – (25%), metalli preziosi (20%) e immobiliare (19%). A completare il panorama delle difficoltà di approccio al business nell’area del Mediterraneo troviamo gli ostacoli agli investimenti (32%) e la scarsa capacità attrattiva di capitali (26%).È quanto emerge da uno studio promosso da K&L Gates Legal Observatory, l’osservatorio che analizza il panorama legale nel contesto italiano e internazionale, della sede di Milano dello studio internazionale K&L Gates. La ricerca è stata realizzata in occasione del convegno “Doing Business in the Mediterranean Area – Challenges and Opportunities”. Lo studio è stato condotto su circa 100 imprese italiane per capire difficoltà e opportunità del fare business nel Mediterraneo.“Forse non è un caso che in una congiuntura storica nella quale ci si interroga sull’identità e sul ruolo dell’Europa, attenzione crescente venga rivolta all’area mediterranea. L’intento che ci siamo prefissi con la ricerca è di individuare quali criticità, sul piano della tutela giuridica, gli imprenditori ravvisino allorquando si apprestano a valutare investimenti od opportunità commerciali nel nord Africa e nel vicino oriente”, ha affermato l’avvocato Giampaolo Salsi, administrative partner dello studio legale K&L Gates Milano.Cosa rappresenta l’area del Mediterraneo per le imprese italiane? Il 42% la ritiene il primo naturale sbocco verso l’internazionalizzazione, mentre per il 22% è l’opportunità più prossima per il business. Non mancano però coloro che la ritengono un luogo di difficile approccio per le dinamiche politiche che caratterizzano ogni singolo Paese (19%). Il 14%, infine, pensa possa essere il luogo dove integrare i sistemi produttivi sia investendo in corridoi logistici sia in piattaforme produttive.Quali sono le asset class che più riscontrano interesse, ma, al contempo, criticità? Al primo posto troviamo le risorse naturali (petrolio, gas, carbone), indicate da un quarto delle imprese coinvolte nello studio (25%). Seguono metalli preziosi (20%), immobiliare (19%), liquidità e strumenti assimilati (13%), beni di lusso (12%) e divise estere (9%).In materia di investimenti quali aspetti andrebbero rafforzati? Per 2 imprese su 10 (20%) dovrebbero essere sviluppati modelli formativi per gli operatori economici e la forza lavoro dei Paesi partner, mentre il 18% vorrebbe dare più spazio al settore privato. Il 16% auspica poi una cooperazione transfrontaliera tra Italia e i Paesi dell’area; il 15% indica la necessità di rafforzare le infrastrutture socio-economiche; il 17% si aspetta una semplificazione delle procedure; infine il 12% preme per un consolidamento dei partenariati.Ma quali sono le difficoltà maggiori per le imprese italiane che vogliono investire e vedere accrescere il loro business? Per il 31% dei soggetti coinvolti è auspicabile l’introduzione di misure per incentivare gli investimenti dall’estero, mentre il 29% fa autocritica e punta il dito contro la mancanza di una visione di ampio raggio da parte delle stesse aziende italiane. Un’impresa su 4 (23%) riscontra criticità nell’allacciare rapporti solidi con i Paesi partner mentre il 15%, infine, denuncia difficoltà nel far fronte alla mutevolezza e all’instabilità del contesto giuridico-istituzionale locale.Quali fattori complicano l’approccio al business nell’area Mediterraneo? Ben il 32% ravvisa alcuni ostacoli agli investimenti, come ad esempio la riduzione della copertura patrimoniale richiesta alle imprese di assicurazione e riassicurazione in relazione agli investimenti infrastrutturali. Il 26% indica la scarsa capacità attrattiva, il 22% i rapporti non troppo solidi con il Legislatore, il 15% l’incompletezza delle analisi di mercato.Con riferimento al settore Oil & Gas, quali sono i principali impegni che vengono richiesti alle aziende che investono? Sono fondamentalmente quattro le richieste che vengono fatte dagli investitori e che in linea di massima si equivalgono: maggiore responsabilità finanziaria dei partner e delle istituzioni locali (27%); tutela e protezione dell’incolumità dei lavoratori espatriati (24%); attenzione alla tutela ambientale (23%); alti standard di sicurezza (22%).Come si possono dunque stimolare gli investimenti? Il 46% delle imprese sondate vorrebbe che venisse potenziata l’assistenza tecnica a loro favore nei Paesi esteri. Il 42% auspica la promozione di una buona governance in un contesto difficile. Il 34% punta poi il dito contro la corruzione mentre il 26% indica l’eliminazione delle distorsioni nel mercato. Due imprese su 10 (22%) desiderano un maggior sostegno delle autorità pubbliche dei Paesi partner alle imprese investitrici, mentre il 18%, infine, vorrebbe vedere attuate strategie di liberalizzazione del mercato dell’energia, integrazione dei mercati dei capitali e liberalizzazione degli scambi di merci e servizi.Come si possono infine tutelare gli investitori stranieri nelle controversie giuridiche nei paesi del Mediterraneo? Il 58% delle imprese indica la protezione dalla discriminazione commerciale e dal mancato rispettodegli accordi che i Paesi esteri mettono in atto a scapito delle aziende investitrici. Il 46% chiede che i Paesi partner incidano maggiormente sulle procedure di natura amministrativa. Il 43% auspica di favorire gli investitori nel poter avere accesso a un’efficiente tutela giurisdizionale a livello locale. Il 37% vorrebbe garanzie sulla trasparenza delle procedure.Il 26% vorrebbe poi adottare un codice di condotta per i componenti degli organi giurisdizionali locali. Il 17%, infine, ritiene che maggiori tutele possano derivare da un maggiore controllo statale sui componenti dei collegi giudicanti dei tribunali locali. (fonte: studio legale K&L Gates Milano in occasione del convegno “Doing Business in the Mediterranean Area – Challenges and Opportunities”)

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Migliorano i pagamenti delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

marco-pretiMigliora la puntualità dei pagamenti delle imprese italiane. L’altra buona notizia è che calano, seppur leggermente, i ritardi gravi nel saldo delle fatture, uno dei principali indicatori dello stato di salute delle imprese. Attualmente la percentuale di ritardi gravi è infatti pari al 12,6%, un calo, rispetto allo stesso periodo del 2015, del 13,1%. Il 35,4% delle imprese, dati aggiornati a fine settembre 2016, invece paga alla scadenza, il 51,5% entro il mese di ritardo. Una situazione, quella dei pagamenti, che dopo anni di insicurezze sembra aver trovato un assetto positivo. Certamente rispetto al 2010, lo scenario attuale rimane preoccupante: i ritardi oltre il mese di ritardo segnano un +129,1%, mentre i pagamenti alla scadenza sono diminuiti del 4,3%. A diffondere i dati è lo Studio Pagamenti, aggiornato a fine settembre 2016, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha studiato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.“Le aziende italiane, dopo anni di ristrutturazioni e ridefinizione di mercati, prodotti e obiettivi, stanno dimostrando una maggiore solidità economica e commerciale. Nel corso dell’ultimo anno, seppur di poco, continuano a calare i ritardi gravi nei pagamenti delle nostre imprese” – commenta Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS D&B. “E proprio il calo dei pagamenti oltre il mese di ritardo è un ottimo segnale per le imprese e lascia spazio a un cauto ottimismo per il futuro. Le imprese hanno infatti affrontato la crisi concentrandosi soprattutto sulla ricerca di nuovi mercati e sulla ridefinizione delle strategie di gestione della clientela. Come CRIBIS D&B, possediamo un osservatorio privilegiato per valutare entrambi gli aspetti, essendo il leader in Italia sulle informazioni sulle imprese estere e fornendo informazioni e servizi per la gestione del credito e del portafoglio clienti. In particolare, le imprese che hanno ottenuto le migliori performance sono quelle che hanno fatto 2 cose principalmente: prima di tutto hanno utilizzato la gestione del credito come uno dei parametri di segmentazione della clientela, in sinergia con le esigenze e gli obiettivi commerciali; in secondo luogo, hanno reso la puntualità dei pagamenti uno degli elementi chiave per ottimizzare i flussi di cassa e migliorare i processi interni. Non stupisce che nella gestione del credito le priorità siano divenute il monitoraggio costante della clientela, l’adozione di strategie per la riduzione degli insoluti e l’efficientamento delle procedure. Adesso, in questo clima di maggiore fiducia, le imprese devono continuare a investire nella gestione del credito per non disperdere il patrimonio di competenze e di risultati ottenuto. I segnali di miglioramento non devono però fare abbassare la guardia” – conclude Marco Preti.Le imprese del nord est, anche a fine settembre 2016, si confermano le più puntuali d’Italia nei pagamenti, anzi hanno leggermente migliorato le loro performance nel corso dell’ultimo trimestre. Il 44,4% paga alla scadenza, mentre i ritardi gravi sono solo del 7,4%. Situazione opposta per il sud e le isole, dove solo il 22,7% è virtuoso e ben il 21,4% fatica a saldare i debiti con i fornitori. Bene anche il nord ovest (41,7% di pagamenti alla scadenza, 8,4% oltre il mese di ritardo), situazione intermedia per il centro Italia (31,5% di imprese puntuali, 15,1% i cattivi pagatori).Entrando nel dettaglio delle singole Regioni, invece, è la Lombardia ad aggiudicarsi il primo posto in fatto di puntualità con il 45,5% di imprese virtuose. Seguono, per completare le prime posizioni, l’Emilia Romagna (45,3%) e il Veneto (44,9%). In fondo alla classifica troviamo la Sicilia, con solo il 19,1% di pagamenti regolari, contro un 23,2% di gravi ritardi. Male anche Calabria (20,9%) e Campania (21%)
A livello provinciale, Sondrio si conferma ancora una volta la Provincia più puntuale d’Italia. Seguono Bergamo, Lecco, Belluno, Brescia, Trento, Como, Mantova, Cremona e Vicenza. In fondo alla classifica Enna e Caltanissetta.
Continua la crisi del commercio al dettaglio. Solo il 26,2% delle imprese che operano in questo settore è infatti puntuale, il 20,1% invece fatica a saldare i debiti. Situazione opposta per i servizi finanziari, puntuali nel 46,3% dei casi, a fronte di ritardi gravi pari al 9,5%.Le micro imprese sono le più puntuali nel saldo delle fatture. Ben il 37% salda i debiti alla scadenza. Dal lato opposto, sono anche quelle che esibiscono la maggior percentuale di ritardi gravi pari al 13,8%. Situazione opposta per le grandi imprese, ritardatarie nel 6,1% dei casi. (foto: marco preti)

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Roma: Internazionalizzazione imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

internazionalizzazione-impreseRoma Ieri in Campidoglio Daniele Frongia, vice sindaco e assessore allo sport e alle politiche giovanili, e Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico, turismo e lavoro, hanno incontrato Pierluigi Testa, presidente del Think Tank Trinità dei Monti, insieme a una delegazione statunitense di funzionari e investitori guidati dalla presidente della Camera di Commercio di Washington D.C. Barbara Lang e dal professore Fabio Marazzi, esperto di internazionalizzazione. Questo è solo il primo di una serie di incontri volti alla collaborazione tra Stati Uniti e Italia con lo scopo di favorire l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese e di avviare rapporti istituzionali con i rappresentanti di importanti Stati, come Virginia, Connecticut e Maryland, che hanno dimostrato interesse alle esperienze di collaborazione con aziende del territorio. “Rinforzare e consolidare i legami che Roma, anche nella sua veste di Città Metropolitana, ha con l’estero rappresenta un’occasione importantissima per il rilancio e lo sviluppo economico del territorio e per la costituzione di rapporti di collaborazione, investimento e integrazione in diversi settori produttivi”, hanno commentato Frongia e Meloni durante l’incontro. (foto: internazionalizzazione imprese)

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Lazio: Rete imprese e bando regionale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2016

scoprire roma1Roma. Il Dipartimento Sviluppo Economico Attività Produttive e Agricoltura di Roma Capitale ha fissato al 25 ottobre il termine per la presentazione delle domande di partecipazione al bando regionale per la creazione di Reti di impresa che coinvolgono attività economiche della stessa categoria presenti in due o più Municipi. Al finanziamento possono accedere esercizi di vicinato, bar, ristoranti, attività artigianali, i mercati, le medie e grandi strutture di vendita, alimentari e non, alberghi, musei, cinema, teatri, attività professionali destinate ai servizi per i cittadini e per le imprese con iniziative promozionali e di marketing territoriale. “E’ un’opportunità importantissima per le piccole e medie imprese della nostra città, quelle a conduzione familiare, le attività di vicinato e artigianali, che soffrono di più per la riduzione dei consumi, per la difficoltà di accesso al credito e per la concorrenza dei grandi centri. Dobbiamo fare di tutto per aiutare queste imprese che rappresentano l’identità e l’eccellenza del tessuto economico della città, ma che da sole hanno difficoltà a restare competitive”, dichiara l’assessore allo Sviluppo economico di Roma Capitale Adriano Meloni. Il termine di scadenza per la partecipazione al bando è stato prorogato dalla Regione Lazio al 15 novembre 2016. Il finanziamento massimo per ogni programma è di 100.000 euro e ciascun soggetto promotore dovrà riunire
almeno 30 attività economiche. Gli interventi e le azioni previste all’interno del programma di Rete dovranno essere realizzati entro 12 mesi dalla data di ammissione al finanziamento. Le domande dovranno essere inviate via PEC. Sul sito del Dipartimento Sviluppo Economico sono disponibili tutte le informazioni e i documenti utili alla partecipazione.

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Sisma: fronte comune per aiuto imprese e lavoratori

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2016

terremotoInsieme per ripartire subito. Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi, insieme alle Parti sociali del settore turismo, scelgono di fare fronte comune per supportare concretamente tutti i lavoratori e le imprese che hanno subito gravi danni e perdite a seguito del terremoto che ha colpito parte del Centro Italia. Un impegno congiunto per fornire ai lavoratori e agli imprenditori coinvolti l’assistenza sindacale e l’affiancamento necessari a espletare le procedure burocratiche e amministrative e, soprattutto, per garantire la riparazione, il ripristino e la ricostruzione di alberghi, bar e ristoranti danneggiati dal sisma. “Nei territori coinvolti dai gravi fatti della scorsa settimana operano circa 10.000 imprese del turismo, che nel mese di agosto danno lavoro a circa 47.000 lavoratori dipendenti e accolgono ogni anno oltre 19 milioni di presenze turistiche, ita liane e straniere – dichiara il Presidente di Fipe Lino Enrico Stoppani -. Numeri che fanno capire quanto il turismo costituisca una risorsa vitale per questi territori: diventa pertanto importante, accanto alle tante lodevoli iniziative di sostegno e solidarietà messe in campo, agire a favore di una rapida ricostruzione del tessuto turistico e imprenditoriale nelle zone colpite”. Fipe, insieme a Federalberghi, Faita, Fiavet e Confcommercio, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, hanno siglato un accordo di collaborazione per arginare i danni del terremoto e fornire ogni assistenza utile ad aziende e lavoratori del settore turismo. “Ci mettiamo a completa disposizione di tutti gli operatori – prosegue Stoppani – per affiancarli nell’attivare gli strumenti previsti dal Contratto Collettivo Nazionale, stipulare accordi per la sospensione e riduzione dell’orario di lavoro, adottare, tramite l’Ente Bilaterale Nazionale del Turismo e del le sue articolazioni territoriali, interventi in favore dei lavoratori e dei datori di lavoro che siano rimasti privi di un alloggio o versino in situazione di grave disagio sociale”. Le realtà coinvolte chiedono inoltre che vengano assicurate adeguate risorse per il funzionamento degli ammortizzatori sociali e che le disposizioni che ne regolano l’accesso vengano modificate con urgenza per consentire, a tutte le tipologie di lavoratori (inclusi gli stagionali) l’erogazione delle prestazioni anche in deroga alle normali modalità. “Oltre ai supporti di natura sindacale – conclude Stoppani – richiediamo a Governo e istituzioni che, alle attività urgenti di primo soccorso e assistenza alle vittime faccia seguito prima possibile un censimento analitico dei danni subiti e dell’impatto causato sull’economia e l’occupazione del territorio, insieme all’impostazione di un progetto di salvaguardia e recupero delle attività economiche, condizione i mprescindibile per assicurare la permanenza in loco delle persone e favorire la ricostruzione dei centri abitati”.

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Pmi, quale strada per la crescita?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

lignano sabbiadoro (UD) Mercoledì 31 agosto alle 18.30 appuntamento all’Hotel President per il terzo incontro della rassegna di incontri su temi di attualità ed economia, Giorgio Candusso, Daniele Cescutti e Massimiliano Fabian parleranno di Pmi. Ingresso libero. Riconosciuta spina dorsale del sistema produttivo nazionale, le Pmi riflettono tutti i pregi e i difetti del Belpaese; da una parte flessibilità, creatività, fiuto imprenditoriale, dall’altra debolezza strutturale, a causa delle piccole dimensioni e della scarsa patrimonializzazione, competenze manageriali non sempre adeguate e difficoltà rappresentate dal ricambio generazionale che, spesso, ne minano la stessa sopravvivenza. Il tutto nel quadro di una eccessiva burocratizzazione e di una tassazione eccessiva. Dopo gli anni della crisi e del credit crunch, oggi per le Pmi, che devono misurarsi con una concorrenza globale, la strada è una sola: crescere. E la crescita non può prescindere da quella fondamentale “benzina” che è il credito. Per esaminare situazione attuale e prospettive delle Pmi il terzo appuntamento di “Economia sotto l’ombrellone”, la rassegna estiva organizzata da Eo Ipso (www.eoipso.it) su temi di economia e attualità. Il dibattito, moderato dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani, durerà circa un’ora con spazio per le domande del pubblico a seguire. Al termine ci sarà un aperitivo per permettere al pubblico di incontrare, in modo informale, i relatori del dibattito.

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Lo Stato disinveste sulle imprese d’intercettazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 agosto 2016

Nonostante siano ritenuti a tutti i livelli un elemento centrale nella lotta contro la criminalità (nazionale ed internazionale), lo Stato, pur ribadendo in più occasioni l’importanza di questo strumento, all’atto pratico negli ultimi anni ha disinvestito.
I continui ritardi nei pagamenti da parte dello Stato stanno mettendo a dura prova il comparto delle imprese che si occupano di servizi di intelligence e intercettazioni. Aziende che praticamente rischiano ogni giorno affiancando la Polizia Giudiziaria nelle attività per contrastare la criminalità, mettendo a disposizione le proprie competenze e l’attività di R&S. Una situazione di crisi che ha portato dal 2008 ad oggi alla chiusura del 35% delle aziende. Un dato di fatto che va contro il buon senso, soprattutto in questo particolare momento storico in cui bisogna investire in tecnologie per contrastare non solo il terrorismo classico, ma anche il “Cyber terrorismo”.
I.L.I.I.A. (www.iliia.it) è l’associazione di riferimento delle aziende che si occupano di servizi di intelligence e intercettazioni contro la criminalità. Principali attività delle società associate sono il monitoraggio, installazione, produzione, assistenza tecnica e servizi di noleggio di attrezzature per le intercettazioni telefoniche, ambientali, informatiche e video su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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