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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘imprese’

Le imprese hanno bisogno di servizi di finanza innovativa

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 gennaio 2023

La vita di ogni impresa dipende in buona parte dalla gestione delle sue finanze. Una gestione che è in capo ai direttori finanziari: figure professionali che oggi richiedono a gran voce maggiore sinergia con gli interlocutori, più informazioni in tempo reale e soprattutto più digitalizzazione. Sono queste le rilevazioni della ricerca condotta da Opyn (la fintech italiana che offre la sua tecnologia e servizi per il credito in modalità as a service a banche, asset manager e corporate) in collaborazione con le associazioni di settore Andaf e Manager Italia. L’indagine, presentata oggi durante l’evento online Embedded Finance: un’opportunità per i CFO, ha raccolto le testimonianze di 200 direttori finanziari o Chief Financial Officers (CFO) di aziende italiane con +250 dipendenti, con lo scopo primario di identificare gli ambiti di possibile efficientamento del loro lavoro attraverso il fintech e in particolare attraverso lo strumento dell’embedded finance, che consente alle società di qualsiasi settore di fornire servizi finanziari per i propri clienti, fornitori e dipendenti. Il campione evidenzia tre principali aree critiche: la difficoltà di reperire, coordinare e integrare le informazioni; la gestione della relazione con gli istituti finanziari; la scarsa digitalizzazione dei processi finanziari.In particolare, il 56% degli intervistati dichiara che la problematicità principale nella gestione finanziaria dell’impresa sia “verificare la solvibilità dei clienti” (in una scala da 0 a 10, dove 0 = “per nulla d’accordo” e 10 = “molto d’accordo”, il 56% ha votato tra 7 e 10). Inoltre, gli intervistati dichiarano di voler “potenziare la business intelligence” e “realizzare una reportistica più integrata ed efficace”, oltre al desiderio di “avere dati in tempo reale con possibilità di aggregazione flessibile”.Per quanto riguarda la gestione della relazione con gli istituti finanziari (banche e assicurazioni), il 74% degli intervistati dichiara che questa risulti a volte eccessivamente lunga e il 66,5% riferisce che sia un processo frammentato tra molti interlocutori e canali diversi. Infine, secondo il 59,5 % dei CFO i processi finanziari (come pagamenti, transazioni, trasferimenti di denaro, ect.) gioverebbero di una maggiore digitalizzazione che snellirebbe e renderebbe più fluida l’operatività. Dalla ricerca emerge, infine, che le necessità dei CFO oggi sono molte ed eterogenee, così come lo sono le soluzioni possibili. In questo contesto l’embedded finance viene riconosciuta come un’opportunità di efficientamento del lavoro del direttore finanziario attraverso l’applicazione di servizi personalizzabili e facilmente integrabili nei processi interni. “Da questo studio emerge chiaramente che i servizi di finanza digitale aiuterebbero moltissimo il lavoro dei direttori finanziari, andando incontro alle loro eterogenee necessità – dichiara Greta Antonini, Chief Marketing & Communication Officer di Opyn. (abstract by ddlstudio.net

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Da Re: «L’Europa aiuti le imprese artigiane ad essere competitive»

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

Strasburgo. «Dopo il contraccolpo della pandemia (produzione a -30% nel solo Nord Italia), le imprese artigiane devono ora affrontare la spinta dell’innovazione e molte di esse non ne hanno la forza. L’Europa ha il dovere di essere al loro fianco». L’europarlamentare trevigiano della Lega e membro del gruppo Identità e Democrazia, Gianantonio Da Re, ha depositato una proposta di risoluzione al Parlamento Europeo per richiedere maggiore attenzione, tutela e sostegno per i mestieri tradizionali e l’artigianato. «Si tratta di due colonne portanti dell’economia, della storia e delle tradizioni di ogni singolo Paese e in particolare per il territorio del Nord Italia, l’area dove maggiore è il numero di imprese artigiane – ha spiegato l’europarlamentare – . È fondamentale definire delle misure volte alla protezione di questi settori, affinché continuino ad essere competitive nel mercato, pur mantenendo le loro caratteristiche specifiche». Secondo i dati, infatti, solo lo 0,3% delle aziende artigiane in Italia può considerarsi innovativa e oltre il 60% presenta un livello di innovazione basso. «Nell’“Anno europeo delle competenze” occorre potenziare la formazione, nonché accompagnare la società e le imprese verso le transizioni ecologica e digitale adeguandole alle esigenze del mercato del lavoro.

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Le imprese italiane hanno chiuso il 2022 con fatturati in crescita

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2023

Nonostante il peggioramento della congiuntura economica e il clima di elevata incertezza, le imprese italiane hanno chiuso il 2022 con ricavi in crescita. La persistenza di fattori critici, come inflazione e shock energetico, si rifletterà però in una stagnazione dei conti economici nel 2023-24 (che già da quest’anno potrebbe diventare contrazione nello scenario più pessimistico), con effetti diversificati tra i settori: tra i più colpiti, elettromeccanica, informazione e comunicazione, agricoltura, mentre godranno di un rimbalzo quelli che hanno sofferto più a lungo per il Covid, come il sistema moda; le performance di servizi non finanziari e costruzioni dipenderanno molto dallo scenario incerto. Nel 2024 il fatturato sarà comunque più alto rispetto al 2021: difficoltà per automotive e agricoltura, mentre andrà bene per logistica e trasporti. Come è facile immaginare, i settori più esposti saranno quelli energivori e più dipendenti da materie prime. Sono le principali evidenze dal Cerved Industry Forecast, lo studio di Cerved che analizza l’evoluzione dei ricavi delle imprese italiane nel biennio 2023-24. L’analisi evidenzia dati fortemente differenziati a livello settoriale per la diversa esposizione agli shock in corso: energia, inflazione, materie prime, tensioni geopolitiche. Il modello di previsione è stato costruito considerando l’andamento di variabili microeconomiche, settoriali e macroeconomiche, sintetizzando la congiuntura in due possibili scenari: base, caratterizzato da sviluppi positivi verso la risoluzione del conflitto russo-ucraino, stabilizzazione dei prezzi di commodities ed energia e gestione efficiente dei fondi pubblici del PNRR; e pessimistico (worst), in cui si osserverebbero un’escalation del conflitto, persistente inflazione e difficoltà nell’implementazione dei piani del PNRR. In base alle stime effettuate da Cerved, nel 2022 i fatturati reali delle imprese sono cresciuti del 3,1%, un dato che a causa dell’inflazione è inferiore in maniera nettissima rispetto ai valori nominali (18,2%). La ripresa post-pandemica cesserà però nel 2023, con i ricavi previsti in forte decelerazione nello scenario base (+0,5%) e addirittura in contrazione dell’1,1% nello scenario pessimistico, che nei tre anni dal 2021 al 2024 vedrebbe una crescita del fatturato reale di solo il 2,1%. La variabile inflattiva continuerà a giocare un ruolo chiave nella pianificazione aziendale dei prossimi anni: nello scenario più roseo, il 2024 vedrà un incremento nominale del fatturato del 24,1% a fronte di un aumento reale del solo 4,8% rispetto al 2021. L’elettromeccanica è il comparto con le peggiori performance (-1,9% nello scenario base, -3,7% in quello worst), con difficoltà legate soprattutto al calo della domanda estera (Germania e USA), ma non se la cava bene neanche informazione e comunicazione (-0,4% e -2,9%), rallentato dalla frenata degli investimenti nel marketing pubblicitario e dalle tensioni geopolitiche e commerciali nell’ambito telecomunicazioni. A livello più disaggregato, il settore che più soffrirà per l’aumento dei prezzi dell’energia è quello dei sanitari, (-11,1% del fatturato nel 2024 rispetto al 2021 nello scenario migliore), a causa del maggior costo di piastrelle, mattoni e componenti per costruzioni in ceramica, industrie molto energivore. Il secondo è quello della carta per usi grafici (-11,8% nel 2024 sul 2021 nello scenario worst), che risente anche della grave crisi dell’editoria. Un’ulteriore variabile critica riguarda i prezzi delle commodities, che se rimanessero elevati avrebbero tuttavia effetti più contenuti rispetto all’energia: nel 2024, i settori più colpiti perderebbero in media l’8,33% (contro il 9,6%) in rapporto al 2021. Nello scenario worst, quattro settori avrebbero una variazione negativa in doppia cifra: vendita di gas (-12,7%), imballaggi in metallo (-11,8%), accumulatori e batterie (-10,6%) e mangimi per animali (-11,1%), colpiti non solo dall’aumento del prezzo dei cereali, ma anche dal calo strutturale del consumo della carne rossa. (abstract)

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Un innovativo modello di servizio alle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2022

E’ basato su nuova piattaforma informatica che punta a favorire la digitalizzazione delle aziende italiane e affiancarle nella gestione quotidiana degli aspetti finanziari ed amministrativi dell’attività, oltre a 3,4 miliardi di euro di finanziamenti messi a disposizione nel corso del 2022, di cui oltre l’80% già erogato a fine ottobre con 33 mila attività coinvolte, per supportare le esigenze di liquidità delle imprese clienti. Sono questi i due pilastri su cui Credem, tra i principali gruppi bancari italiani e tra i più solidi a livello europeo, conferma il proprio impegno a sostenere con decisione il tessuto imprenditoriale italiano, ancor più nella complessa congiuntura economica che le aziende stanno vivendo, caratterizzata dalle conseguenze della pandemia e della guerra in Ucraina e da un aumento generalizzato dei costi delle materie prime. In questo contesto, infatti, le imprese devono far fronte alla doppia necessità di gestire le difficoltà di liquidità nel presente e di investire nell’innovazione e nella digitalizzazione dell’azienda, leva fondamentale per la crescita del business e per la competitività nel mercato di riferimento. Più in dettaglio, per accompagnare le imprese nel percorso di transizione digitale Credem ha lanciato una nuova piattaforma denominata Business On che punta ad evolvere il servizio di internet banking per le imprese in una vera e propria piattaforma di servizi finanziari e amministrativi dedicati, tutti accessibili in digitale. L’obiettivo è permettere alle aziende di ridurre la complessità nella gestione e nel monitoraggio della situazione finanziaria, risparmiare tempo nelle operazioni quotidiane per dedicarsi ad attività a maggior valore aggiunto, poter operare da qualsiasi luogo. Per sostenere le piccole e medie imprese che hanno esigenza di liquidità, che investono e vogliono concretizzare i loro progetti di crescita, Credem ha inoltre attivato nel corso del 2022 un plafond di 3,4 miliardi di euro di finanziamenti, di cui oltre l’80% già erogati a fine ottobre. L’iniziativa si rivolge a ditte individuali, liberi professionisti, artigiani, agricoltori e medie imprese (fino a 300 milioni di euro di fatturato) con l’obiettivo di sostenere le imprese clienti nell’affrontare l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, nella gestione delle esigenze di liquidità, ma anche assisterle in piani di crescita e sviluppo. La novità più rilevante della piattaforma è rappresentata dall’inclusione, senza costi aggiuntivi, della nuova funzionalità Working Capital, che permette all’azienda di tenere sotto controllo l’andamento del capitale circolante e capire se le fatture emesse e ricevute siano state incassate o pagate, avendo una vista chiara e sintetica. Questo tool potrà dialogare con il servizio di fatturazione elettronica permettendo di riconciliare i movimenti dei conti e le fatture. Il Gruppo Credem, tra i principali istituti bancari italiani e tra i più solidi d’Europa, è quotato alla Borsa Italiana ed ha un total business a fine settembre 2022, tra raccolta complessiva e prestiti, pari ad oltre 130 miliardi di euro. Fonte: http://www.credem.it

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Transizione ecologica, c’è un gap comunicativo tra imprese e Tassonomia UE

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2022

C’è un forte disallineamento tra i dati ESG forniti dall’industria europea e i parametri indicati dalla Tassonomia europea, la classificazione introdotta nel 2020 nel contesto del Piano d’Azione per la Finanza sostenibile dell’Unione Europea, per individuare le attività economiche eco-sostenibili del vecchio continente e accelerarne la transizione ecologica al fine del raggiungimento degli obiettivi clima-energia. È il messaggio lanciato dal Primo Rapporto annuale di O-Fire, (“Osservatorio sulla Finanza d’Impatto e sue Ricadute Economiche”), l’Osservatorio sulla finanza sostenibile lanciato un anno fa dall’Università di Milano-Bicocca insieme a Banca Generali Spa e Aifi-Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt. Dal titolo ““Simplified reading” of the European taxonomy and first assessment of its implications”, il Rapporto è stato presentato questa mattina all’Auditorium “Guido Martinotti” dell’Università di Milano-Bicocca. Nel Rapporto, i ricercatori partono dallo stato di attuazione della Tassonomia e dall’attuale contesto economico, ambientale ed energetico, per valutarne il possibile impatto e le criticità. I ricercatori dell’Osservatorio hanno estratto, dal database MSCI a disposizione dell’ateneo milanese, un campione di aziende europee di grandi dimensioni (1.391 con fatturato complessivo di 10mila miliardi di dollari), per le quali sono disponibili oltre 800 variabili ESG di cui 370 relative all’ambiente (per esempio le emissioni, l’impronta di carbonio, le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, i consumi di acqua, la biodiversità e l’uso del suolo).Tuttavia quello che i ricercatori hanno riscontrato è stato un disallineamento tra queste variabili e quelle contenute nei criteri di vaglio tecnico della Tassonomia, quei criteri che identificano le attività sostenibili, in grado quindi di dare un contributo sostanziale alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici. «Non si tratta degli stessi parametri – puntualizzano i ricercatori di O-Fire – oppure si tratta degli stessi, ma il grado di dettaglio non è paragonabile a quello richiesto dalla Tassonomia». Se le variabili disponibili nel database consentono di stabilire, per esempio, quante aziende europee hanno implementato negli ultimi due anni un programma definito di efficienza energetica o hanno fissato dei target di abbattimento delle emissioni, non rendono tuttavia possibile quantificare la percentuale di imprese che possano ad oggi ritenersi compliant con la Tassonomia. L’analisi contenuta nel Rapporto ha d’altro canto evidenziato una maggiore resilienza degli investimenti sostenibili rispetto al mercato e una certa correlazione tra le performance ambientali e quelle finanziarie delle imprese, in particolare quelle energetiche. Dall’analisi di diverse fonti (Morningstar, Bloomberg e Ocse), l’Osservatorio ha rilevato come nel terzo trimestre del 2022 i fondi sostenibili abbiano avuto afflussi netti per 23 miliardi di dollari contro i 35 del trimestre precedente e i circa 80 del primo trimestre; gli investimenti convenzionali (fondi del mercato generalizzato), invece, hanno subito deflussi pari a circa 280 miliardi nel secondo trimestre e 200 miliardi nel terzo. I fondi sostenibili si sono mostrati dunque più resilienti alla crisi economica in atto. «Serve grande responsabilità e coordinamento da parte delle istituzioni per incanalare nella corretta direzione gli sforzi delle imprese nella transizione sostenibile – dichiara Andrea Ragaini, Vice Direttore Generale di Banca Generali –. Dopo una prima fase di forte crescita delle sensibilità ambientali e dell’offerta di investimenti ESG dagli asset manager che hanno coinvolto in modo variegato le attività economiche e produttive, serve ora focalizzarsi sulla definizione delle best practices e indirizzare in modo ancora più costruttivo questo percorso virtuoso. Gli operatori finanziari stanno esprimendo forte impegno in questa direzione e la collaborazione dei partner dell’Osservatorio testimoniano la determinazione in tal senso. Ringraziamo l’Università di Milano-Bicocca e tutte le persone coinvolte nel progetto per lo straordinario e meticoloso lavoro di analisi che traccia una linea importante su cui riflettere per le sfide future dell’industria degli investimenti sostenibili».

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Governo Meloni conferma impegni, priorità è tutelare famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2022

“In campagna elettorale avevamo chiaramente indicato che la priorità era intervenire con misure che consentissero alle famiglie e alle imprese di contrastare gli effetti prodotti dal caro energia. Un approccio pragmatico e realista che trova attuazione nei primi provvedimenti varati dal governo in queste settimane. In particolare, il decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri stanzia i primi 9 dei 30 miliardi per fronteggiare gli effetti del caro bollette che si stanno ripercuotendo sui bilanci delle famiglie e delle imprese. Si tratta di una prima misura, che si completerà con la manovra che il governo sta preparando anche grazie all’interlocuzione con i sindacati e le imprese. L’ennesima conferma del buon governo messo in campo da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, con cui puntiamo a ripagare la fiducia che gli elettori ci hanno dato con il voto del 25 settembre”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan.

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Le imprese e le alternative più efficaci alla giustizia ordinaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2022

La Camera di commercio Pordenone-Udine organizza un approfondimento per presentare alle imprese gli strumenti alternativi alla giustizia ordinaria – come la mediazione e la conciliazione -, che consentono di risolvere molti tipi di controversie risparmiando tempo e costi. L’approfondimento è in programma per oggi mercoledì 9 novembre dalle 14.45 nella Sala Valduga della Camera di commercio Pordenone-Udine (sede di Udine – ingresso piazza Venerio, 8).Le procedure alternative alla giustizia ordinaria hanno sempre più rilievo nelle politiche dell’Unione Europea e nazionali. Lo stesso Pnrr indica tra le priorità un potenziamento degli strumenti alternativi al processo. La mediazione, in particolare, è strumento principe, e la Camera di Commercio Pn-Ud ne gestisce le procedure in quanto Organismo di mediazione iscritto nell’apposito elenco del Ministero di Giustizia. La mediazione civile e commerciale consente di risolvere le controversie su diritti disponibili in modo semplice ed efficace, con l’intervento di un mediatore che facilità l’accordo tra le parti. Al workshop di oggi, dopo i saluti introduttivi del presidente camerale Giovanni Da Pozzo, interverrà l’avvocato Carlo Strada, presidente del Consiglio direttivo della Camera arbitrale della Cciaa, sugli strumenti offerti dall’ente alle imprese per la soluzione dei conflitti. Sull’esigenza delle imprese in situazioni di conflitto interverrà poi il direttore di Confapi Fvg e consigliere camerale Lucia Cristina Piu, mentre sul ruolo dell’avvocato a supporto del cliente nella mediazione-conciliazione ci sarà l’avvocato Giovanni Ortis. Il ruolo del commercialista nell’accompagnare l’impresa in mediazione sarà invece affrontato dalla commercialista Michela Colin mentre la gestione della procedura di mediazione da Rosa Mossenta, responsabile del servizio “Conciliazione e arbitrato” della Camera di commercio. Modererà l’incontro Stefano Azzali, direttore della Camera Arbitrale di Milano. Per partecipare all’incontro basta iscriversi online tramite il sito camerale nella sezione dell’Agenda dedicata all’evento. Per ulteriori informazioni è a disposizione la Segreteria organizzativa ai numeri 0432.273291 e 0434.381258 Iscrizioni tramite il sito http://www.pnud.camcom.it

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Calano del 4,6% le richieste di finanziamento dalle imprese nel III trimestre

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2022

Superata l’emergenza liquidità, che aveva duramente colpito le imprese durante la fase più critica della pandemia inducendole ad incrementare la provvista di credito, nel III trimestre del 2022 il numero di richieste di credito presentate dalle imprese italiane ha fatto segnare una flessione del -4,6% rispetto al corrispondente periodo 2021. Entrando nel dettaglio, la dinamica in atto riguarda principalmente le imprese individuali che, nel periodo preso in esame, fanno segnare un -11,9%, mentre le richieste provenienti dalle società di capitali si sono mantenute sostanzialmente stabili (-0,8%). Al contempo si riscontra una decisa crescita dell’importo medio richiesto, (+18,45%), che si è attestato a 123.691 euro. Per quanto riguarda le imprese individuali, che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico e produttivo nazionale, l’importo medio dei finanziamenti richiesti è risultato pari a 36.374 euro (in calo del -2,6% rispetto al corrispondente periodo 2021) contro i 163.891 euro delle società di capitali (+17,7%). Queste le principali evidenze che emergono dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF, nel quale vengono analizzate in modo puntuale le istruttorie di finanziamento registrate in EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF.

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SAFEBREATH.NET: nuova rete d’imprese si presenta in conferenza stampa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2022

Rimini Fiera ecomondo martedì 8 novembre alle ore 12 nella sala blu. Chairman: NICOLA SALDUTTI – Caporedattore Economia Corriere della Sera. Introduzione: FABRIZIO STELLUTO – Vicepresidente Vicario U.N.A.R.G.A. (Unione Nazionale Associazioni Regionali Giornalisti Ambientali) E seguono BRUNO FERRARESE Co-Presidente Idrobase Group – Borgoricco (PD), PAOLO MION Ceo Mion Ventoltermica Depurazioni – Maserada sul Piave (TV) ALBERTO SIBILIA Managing Director Sibilia – Castelletto Sopra Ticino (NO)

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Premio Eccellenze d’Impresa 2022

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2022

Milano Palazzo Mezzanotte, Piazza degli Affari Milano Venerdì 28 ottobre 2022, ore 10:30-13:00. Il Premio Eccellenze d’Impresa 2022, organizzato da Eccellenze d’Impresa, la partnership tra GEA – Consulenti di direzione, Arca Fondi SGR e Harvard Business Review Italia, con il patrocinio di Borsa Italiana viene attribuito a imprese operanti in Italia che si sono distinte per performance di eccellenza, per la loro capacità di innovazione, la propensione all’internazionalizzazione, l’attenzione alla sostenibilità e alla gestione e sviluppo delle persone. Un riconoscimento speciale è riservato alle start-up.Programma Ore 10:30 Registrazione e welcome coffee Ore 11:00 Saluti introduttivi – Fabrizio Testa, CEO Borsa Italiana Ore 11:05 Apertura – Enrico Sassoon, Presidente Eccellenze d’Impresa Ore 11:10 Keynote Speaker – Pier Carlo Padoan, Presidente UniCredit Ore 11:30 Premiazione – Ugo Loeser, CEO Arca Fondi SGR; Luigi Consiglio, Presidente GEA – Consulenti di Direzione Ore 12:00 Tavola rotonda Inclusività ed ESG come fattori di competitività per le imprese italiane · Introduzione: Luigi Consiglio, Presidente GEA – Consulenti di Direzione; Gabriella Crafa, Vicepresidente Fondazione Diversity. Interventi: Ugo Loeser, CEO Arca Fondi SGR; Maurizia Villa, Presidente Korn Ferry; Paolo Merloni, Presidente esecutivo Ariston Group; Giovacchino Rosati, CEO Eagleprojects; Massimo Mauri, CEO Seco; Riccardo Iovino, CEO EdiliziAcrobatica Ore 13:00 Conclusioni e chiusura

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Accordo di finanziamento per le imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2022

Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione IMI Corporate & Investment Banking, SACE e Bee’ah Sharjah Environmental Co. LLC annunciano la finalizzazione di un importante accordo di finanziamento – erogato da Intesa Sanpaolo, garantito da SACE all’80%, in favore di Bee’ah – con l’obiettivo di facilitare lo sviluppo di relazioni commerciali della Società emiratina con le aziende italiane e incrementare l’approvvigionamento dall’Italia nei prossimi anni.Con sede a Sharjah, Bee’ah è l’azienda leader negli Emirati Arabi Uniti nel settore del waste management. Gestisce tutte le fasi del ciclo dei rifiuti – raccolta, riciclo, smaltimento e termovalorizzazione – negli Emirati e in altri paesi dell’Area in concessione. L’operazione, che rientra nel programma Push Strategy di SACE, mira ad aumentare le opportunità di business per gli esportatori italiani a Sharjah e negli Emirati Arabi Uniti, rafforzando il posizionamento di SACE in quest’area strategica per l’export italiano. La Push Strategy si rivolge a grandi buyer esteri – selezionati e di primo piano – e fornisce accesso a finanziamenti a medio-lungo termine, garantiti da SACE, per sostenere i loro piani di investimento e crescita. Un aspetto fondamentale dell’accordo con i buyer stranieri è l’impegno a valutare le forniture “Made in Italy” per l’attuazione dei propri piani di investimento. Tale impegno è facilitato da eventi di business matching, organizzati da SACE tra le PMI italiane interessate ad accreditarsi come fornitori e i team di approvvigionamento delle controparti estere che beneficiano delle linee di credito.

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Energia: Mura, priorità Pd è difendere famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

“Difendere il potere d’acquisto delle famiglie, alzare uno scudo contro l’impoverimento di chi regge con difficoltà, aiutare chi già non ce la fa a pagare le bollette: sono le priorità del Partito democratico che poniamo al Governo in questo momento drammatico per cittadini e imprese. Rispondiamo agli aumenti delle bollette con proposte chiare e attuabili al grido d’allarme che percorre l’Italia e si fa sentire con forza anche nella nostra isola”. Lo ha detto oggi a Cagliari la presidente della commissione Lavoro della Camera e candidata Pd a Montecitorio Romina Mura, partecipando al Poetto alla mobilitazione “1000 piazze per l’Italia contro il caro bollette”, promossa dal partito. “Chiediamo un contratto con metà dei consumi elettrici a costo zero – ha spiegato la deputata dem – per microimprese e famiglie con redditi medi e bassi, il raddoppio del credito di imposta alle aziende, un piano nazionale di risparmio energetico, pressione in Ue per un tetto europeo al prezzo del gas. Le risorse si possono trovare da una più alta e giusta tassazione sugli extraprofitti delle aziende energetiche fossili ed estrattive”.

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Imprese italiane in Cina: la tutela dei diritti a supporto dei brand_EUIPO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2022

L’Europa esporta tecnologia e know-how, ma, in assenza di protezione, le imprese dell’UE possono essere vittime di violazioni. La tutela e l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) rappresentano una sfida importante per le imprese dell’UE che intendono espandersi in nuovi mercati. Nel 2021 le esportazioni dell’Italia hanno raggiunto un importo totale di 15 691 milioni di EUR, riguardando per lo più macchinari e attrezzature per il trasporto, compresi macchinari specializzati destinati a settori particolari per 6 237 milioni di EUR (40 % delle esportazioni verso la Cina), prodotti manufatti vari, principalmente articoli e accessori di abbigliamento, per 4 068 milioni di EUR (26 % delle esportazioni verso la Cina) e prodotti chimici e correlati, in particolare prodotti medici e farmaceutici, per 2 264 milioni di EUR (14 % delle esportazioni verso la Cina).Al 1º gennaio 2020 erano in vigore 1,6 milioni di registrazioni di marchi dell’Unione europea (MUE), contenenti più di 4,4 milioni di classi di prodotti e servizi associate, con un tasso di crescita medio annuo del 5,6 % (2010-2019). La maggior parte dei depositi di MUE ha continuato a provenire dall’interno dell’UE, con una quota media del 68,3 % dei depositi totali. La Germania è stata il principale paese di deposito a livello mondiale e dell’UE, seguita da altre grandi economie dell’Unione come il Regno Unito, l’Italia (8 %), la Spagna e la Francia. Nel corso degli ultimi cinque anni le attività di IP Key China sono state principalmente mirate ad agevolare l’accesso al mercato per le aziende, le imprese e gli innovatori dell’UE, attraverso la cooperazione con le autorità, le associazioni di imprese e altre parti interessate pubbliche e private cinesi. Questo contributo è stato apportato tramite l’approfondimento della comprensione del mercato e il miglioramento dell’attuazione della legislazione e dei sistemi di applicazione della PI in Cina.Le accurate valutazioni della legislazione cinese fornite da IP Key China hanno fatto luce sulle principali differenze rispetto alla legislazione equivalente in materia di PI nell’UE. L’analisi ha riguardato un’ampia gamma di aspetti, quali la risposta alla contraffazione e alla pirateria, le procedure per il trattamento delle controversie in materia di PI, l’applicazione generale della PI e le informazioni fornite alle imprese europee.Inoltre, il progetto è stato coinvolto in un’ulteriore cooperazione con la Cina a seguito della firma dell’accordo bilaterale UE-Cina per la protezione di 100 indicazioni geografiche europee in Cina e di 100 indicazioni geografiche cinesi nell’UE.IP Key China ha altresì apportato un contributo sostanziale in termini di integrazione dei dati relativi ai marchi messi a disposizione dall’Amministrazione nazionale cinese per la proprietà intellettuale (CNIPA), grazie al quale oltre 32 milioni di marchi cinesi sono divenuti disponibili nello strumento di ricerca per i marchi e nella banca dati «Tmview». Nel 2020 l’EUIPO e la CNIPA hanno firmato l’accordo sullo scambio di informazioni sui marchi, concordando lo scambio reciproco di dati sui marchi nazionali cinesi e sui marchi dell’Unione europea.Inoltre, è stata organizzata una serie di seminari ed eventi e sono stati resi disponibili, a beneficio delle imprese dell’UE, corsi di formazione gratuiti online e in loco da parte di esperti di PI, pubblicazioni, schede informative sul mercato cinese e studi di casi. Parallelamente, dalla sua creazione nel 2008, l’helpdesk sulla PI per le PMI in Cina, attivo 24 ore su 24, risponde a domande specifiche fornendo un servizio di assistenza di prima linea in materia di PI per le PMI che operano nel mercato cinese o intendono accedervi.La prossima fase del progetto IP Key China sarà incentrata sull’avanzamento della convergenza delle norme cinesi, dell’UE e internazionali in materia di protezione dei DPI, con particolare riguardo agli aspetti legati alle attività di contrasto. Si presterà attenzione anche al rafforzamento dei partenariati e dell’interazione strategica con le imprese che operano in Cina, nonché con le associazioni di settore. Gli sforzi futuri mireranno altresì a garantire un maggiore coinvolgimento delle istituzioni settoriali nell’UE e nei suoi Stati membri negli scambi tra pari con le controparti cinesi su temi di interesse reciproco.

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Le imprese familiari sono più resilienti?

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2022

Uno studio pubblicato di recente dalla International Private Bank (IPB) della Deutsche Bank ha rilevato che molte aziende tedesche a conduzione familiare riescono ad affrontare meglio crisi complesse come la pandemia di Covid.L’analisi, condotta da Markus Eckey, Head of Investment Banking Solutions (IBS) di IPB, e da Sebastian Memmel, Product Specialist dell’IBS, è giunta alla conclusione che le aziende familiari quotate in borsa presentano dei vantaggi rispetto a quelle che non hanno una famiglia come investitore di riferimento, e ciò le rende più resilienti in tempi di crisi.Lo studio ha rilevato che i prezzi delle azioni delle aziende a conduzione familiare sono tornati ai livelli pre-Covid tre settimane prima. Eckey e Memmel hanno identificato tre fattori che garantiscono una maggiore resilienza nelle crisi: 1. Ancoraggio emotivo. In qualità di investitori di riferimento, le famiglie o i fondatori sono spesso più legati emotivamente all’azienda rispetto agli altri investitori principali. La loro attenzione è rivolta al successo aziendale a lungo termine. Soprattutto nei momenti di crisi, questo può dare maggiore stabilità all’azienda. 2. Canali decisionali brevi. Le imprese familiari sono spesso gestite a livello centrale e il processo decisionale è rapido. Ciò consente di reagire rapidamente alle situazioni di crisi e di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Inoltre, i membri della famiglia occupano spesso posizioni dirigenziali. 3. Stabilità finanziaria. “Le imprese familiari hanno spesso una base di capitale più conservativa, che conferisce loro maggiore stabilità in caso di crisi improvvisa”, spiega Eckey. Ciò si manifesta di solito con equity ratio più elevati. Di conseguenza, le aziende familiari hanno più facilità a garantire la propria liquidità in condizioni di mercato difficili. Un altro dato sorprendente emerso dallo studio è che le aziende familiari quotate in borsa sono più redditizie. Secondo lo studio, il loro return on equity (RoE) è stato in media del sette per cento nel 2020. Per le aziende senza azionista familiare, il RoE medio è stato di meno 11%. Ulteriori informazioni sulla metodologia e sui risultati dello studio in lingua inglese e la versione integrale (paywall) “Impact of COVID-19 on family business performance: evidence from listed companies in Germany” sono disponibili su Emerald Insight.

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Le imprese sociali in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 agosto 2022

«Le imprese sociali, cooperative e non, che devono avere come obiettivo statutario l’interesse generale della comunità, sono in netta crescita: in Italia ci sono 16mila imprese sociali (95% delle quali nella forma di cooperative sociali), con 460mila addetti, in maggioranza donne, con ricavi pari a circa 15 miliardi di euro. Un vero e proprio sistema imprenditoriale, dunque, che, però, è ancora molto poco conosciuto e troppo spesso sottovalutato, nonostante, ad esempio, i due terzi dei servizi di welfare prestati in Italia siano garantiti da imprese sociali». «Il punto che distingue le imprese sociali dal volontariato – ha chiarito Paolo Felice – è proprio l’approccio imprenditoriale che spinge le imprese sociali a realizzare utili, non per fini di lucro, ma per reimpiegarli in attività nell’interesse generale della comunità. In Friuli Venezia Giulia, in particolare, le imprese sociali sono 210, con circa 15mila addetti, dei quali 800 circa sono persone svantaggiate (con un’invalidità superiore al 46%) e generano un fatturato di 600 milioni di euro». Le imprese sociali sono in massima parte cooperative sia di tipo A, e quindi cooperative di operatori che si occupano di riabilitazione nell’ambito della disabilità, della salute mentale, dell’assistenza a minori e anziani, sia di tipo B, e quindi cooperative di inserimento lavorativo che devono impiegare almeno il 30% di persone in condizioni di svantaggio come, ad esempio, invalidi, carcerati, persone in cura per dipendenze, ecc. Le imprese sociali, la cui grande utilità è stata significativamente riconosciuta e sostenuta sia dall’Agenda Onu 2030 con l’obbiettivo 8°, sia dal Piano d’azione per l’economia sociale approvato dalla Commissione Europea a dicembre 2021, hanno trovato una sistematizzazione, seppur con qualche eccessiva complicazione burocratica, anche nella riforma nazionale del Terzo Settore, ma continuano purtroppo a essere poco considerate. Economia sotto l’Ombrellone 2022 è organizzata da EoIpso con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG, in partnership con Greenway, Legacoop, Cosm e Lybra e con il sostegno di Cia, Lignano Banda Larga, Calzavara, Triveneto Servizi, IsCopy, Glp e Confindustria Udine. Partner tecnici: Pineta Beach, Lignano Pineta Spa, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno. Media Partner: Scriptorium Foroiuliense.

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Le imprese sociali in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2022

«Le imprese sociali, cooperative e non, che devono avere come obiettivo statutario l’interesse generale della comunità, sono in netta crescita: in Italia ci sono 16mila imprese sociali (95% delle quali nella forma di cooperative sociali), con 460mila addetti, in maggioranza donne, con ricavi pari a circa 15 miliardi di euro. Un vero e proprio sistema imprenditoriale, dunque, che, però, è ancora molto poco conosciuto e troppo spesso sottovalutato, nonostante, ad esempio, i due terzi dei servizi di welfare prestati in Italia siano garantiti da imprese sociali». Lo hanno chiarito gli esperti intervenuti al terzo incontro dell’edizione 2022 della rassegna “Economia sotto l’ombrellone”, in svolgimento a Lignano Sabbiadoro e moderata dal giornalista di Eo Ipso, Carlo Tomaso Parmegiani, che si sono confrontati sul tema “Verso un’economia inclusiva: il ruolo delle imprese sociali”: Cristiano Cozzolino, presidente della cooperativa sociale Lybra di Trieste che con 60 soci-lavoratori fornisce servizi socioeducativi, sociosanitari, inclusione sociale e di social housing, Paolo Felice, presidente di LegacoopSociali Fvg l’associazione maggiormente rappresentativa della cooperazione sociale in Friuli Venezia Giulia e Michela Vogrig, presidente del consorzio C.O.S.M., nato nel 1993 per supportare la deistituzionalizzazione dell’ospedale psichiatrico di Udine, secondo le idee portate avanti da Franco Basaglia, e che oggi riunisce 19 cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia attive in molti settori diversi con quasi 4mila lavoratori Le imprese sociali sono in massima parte cooperative sia di tipo A, e quindi cooperative di operatori che si occupano di riabilitazione nell’ambito della disabilità, della salute mentale, dell’assistenza a minori e anziani, sia di tipo B, e quindi cooperative di inserimento lavorativo che devono impiegare almeno il 30% di persone in condizioni di svantaggio come, ad esempio, invalidi, carcerati, persone in cura per dipendenze, ecc. Le imprese sociali, la cui grande utilità è stata significativamente riconosciuta e sostenuta sia dall’Agenda Onu 2030 con l’obbiettivo 8°, sia dal Piano d’azione per l’economia sociale approvato dalla Commissione Europea a dicembre 2021, hanno trovato una sistematizzazione, seppur con qualche eccessiva complicazione burocratica, anche nella riforma nazionale del Terzo Settore, ma continuano purtroppo a essere poco considerate.

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Investire nell’economia reale fa bene a imprese e risparmiatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

«Con un sistema produttivo e industriale italiano in grande spolvero, nonostante le tante incertezze geopolitiche internazionali e del quadro politico nazionale, gli investimenti in economia reale italiana, ossia Pmi non quotate e immobiliare, rappresentano un’ottima occasione per permettere ai risparmiatori italiani di impiegare più utilmente gli oltre 2 mila miliardi di euro (una cifra enorme, pari all’intero Pil nazionale) che giacciono inutilizzati sui conti correnti e che se non investiti rischiano di risultare erosi dall’inflazione che oggi tocca picchi dell’8-10% all’anno. Gli investimenti in economia reale sono, dunque, molto interessanti per gli investitori e possono contribuire a mantenere sostenuta la ripresa dell’economia, del prodotto interno lordo e dell’occupazione in Italia che oggi sono fra le più alte in Europa». «In Italia, in questo momento – ha affermato Paola Pallotta –, dopo un semestre di calo dei valori borsistici, i “prezzi” delle aziende, sia quotate, sia non quotate, sono molto bassi rispetto ai valori intrinseci delle aziende stesse e questa situazione offre ottime possibilità di investimento anche sul mercato azionario. In questo contesto gli investimenti in economia reale sono una valida alternativa. Ci sono, infatti, molte Pmi che non possono accedere direttamente alla Borsa, ma hanno la possibilità di ricevere finanziamenti diretti da parte degli investitori in un momento in cui, per diversi motivi, la capacità di finanziamento e di supporto alle aziende da parte delle banche si è drasticamente ridotto. Si tratta, ovviamente, di una possibilità che prevede un tempo di investimento abbastanza lungo e, quindi, è consigliabile affidarsi a intermediari che siano in grado di selezionare al meglio le aziende sulle quali investire. Ci sono strumenti che da un lato consentono di compartecipare direttamente al capitale di aziende, per start-up molto giovani con il venture-capital, per aziende già avviate con il private equity, dall’altro di fornire credito alle aziende con strumenti quali il privat debt».Quanto ai settori dell’economia reale nei quali vale la pena di investire maggiormente, i tre relatori hanno indicato fra i grandi trend del momento, i settori dell’informatica e del digitale, il medicale e tutto ciò che è collegato al mondo della salute e il mondo dell’economia circolare.Inoltre, Facile, Fumei e Pallotta, hanno sottolineato quanto, per gli investimenti in economia reale, sia importante avere a disposizione informazioni corrette e comprensibili sulle aziende nelle quali si investe. Per questo, quindi (anche per questioni linguistiche e di conoscenza dei contesti economico-legislativi), è preferibile investire in aziende italiane che, magari, sviluppandosi sui mercati mondiali, ci potranno portare a investire indirettamente sull’andamento dei mercati esteri. In ogni caso, la possibilità di investire direttamente in economia reale all’estero è garantita da strumenti quali gli Eltif.In conclusione, i tre relatori hanno sottolineato come anche l’investimento in economia reale vada inserito in un’adeguata strategia di diversificazione complessiva degli investimenti e che oggi si offrono interessanti possibilità anche negli investimenti borsistici, grazie, in particolare, alle importanti possibilità di crescita dell’economia italiana che, «salvo disastri politici che ci allontanino dall’Europa», dovrebbero confermarsi.Economia sotto l’Ombrellone 2022 è organizzata da EoIpso con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG, in partnership con Greenway, Legacoop, Cosm e Lybra e con il sostegno di Cia, Lignano Banda Larga, Calzavara, Triveneto Servizi, IsCopy, Glp e Confindustria Udine. Partner tecnici: Pineta Beach, Lignano Pineta Spa, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno. Media Partner: Scriptorium Foroiuliense. (abstract)

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Rinnovabili: Cia, tassa su extra-profitti fotovoltaico beffa imprese agricole

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2022

Una brusca frenata alla svolta green italiana con conseguenze irreversibili rispetto agli sforzi economici fatti dagli agricoltori che hanno investito in passato nelle energie rinnovabili. E’ questo il commento di Cia-Agricoltori Italiani dopo la decisione del Governo di intervenire sugli extra-profitti generati dagli impianti fotovoltaici agricoli. Così il presidente Cia, Cristiano Fini: “Non è possibile accomunare i piccoli impianti fotovoltaici realizzati in connessione con l’attività agricola -mediamente di piccole dimensioni- ai grandi impianti industriali, che hanno per core business la produzione di energia elettrica”. Cia chiede, dunque, con urgenza un incontro con i ministri Franco, Cingolani e Patuanelli per trovare insieme una soluzione al grave problema”. Secondo Cia, la decisione del Governo rappresenta un atto d’incoerenza rispetto all’obiettivo di autoproduzione energetica con fonti rinnovabili per il settore rurale. La legge 25/2022, convertendo il decreto-legge 4/2022, cambia di fatto le carte in gioco, cancellando con un tratto di penna tutti i diritti acquisiti, in un momento storico in cui gli agricoltori italiani sono vittime dei folli rincari dei costi delle materie prime e dei presidi tecnici sostenuti per mantenere le proprie aziende. “Questa decisione contrasta fortemente con gli obiettivi primari dell’intervento, che fu colto con grande interesse dalle imprese agricole ed in particolare le zootecniche -prosegue Fini- mentre ora, con la nuova normativa, il prezzo calmierato dell’energia si ridurrebbe a un decimo di quello di mercato”. Per Cia, la marginalità prodotta con la vendita di energia in eccesso da impianti fotovoltaici avrebbe, invece, permesso agli agricoltori che hanno investito nelle rinnovabili di integrare il loro reddito e assorbire i costi sempre più alti dei fattori di produzione, assicurando alle aziende la sostenibilità economica. Cia ricorda che gli imprenditori agricoli si sono prodigati durante il biennio della pandemia per garantire la produttività e la tenuta competitiva del Paese. Dopo questa decisione del Governo sarebbero, invece, privati delle poche risorse utili a non indebitarsi per non dichiarare fallimento o a chiudere definitivamente le loro aziende.

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Asse.Co.: più valore alle imprese certificate anche a Perugia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

Perugia. Rafforzare i processi di legalità all’interno del sistema imprenditoriale del territorio umbro attraverso l’Asse.Co., strumento di certificazione della regolarità delle aziende con riguardo alla costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, subordinato e parasubordinato. È con questo obiettivo che il Comune di Perugia ha firmato con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro il protocollo d’intesa per promuovere l’Asseverazione di Conformità dei rapporti di lavoro (Asse.Co.). L’accordo, di durata biennale, getta anche le basi per realizzare iniziative comuni per la divulgazione delle tematiche e normative afferenti ai rapporti di lavoro. La richiesta di asseverazione – si ricorda nel protocollo – è libera e volontaria e può essere presentata da qualunque datore di lavoro attraverso una piattaforma telematica e con l’assistenza di un Consulente del Lavoro, qualificato asseveratore, scelto tra quelli iscritti nell’elenco tenuto e aggiornato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine. “Il Comune di Perugia si unisce alle altre numerose istituzioni che, su tutto il territorio nazionale, stanno mostrando sensibilità verso l’affermazione della legalità nel mercato del lavoro e in particolare nella filiera degli appalti”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone. In questo senso il Sindaco di Perugia, Andrea Romizi, ha già specificato che “il Comune nelle gare d’appalto potrà inserire un sistema premiante per le aziende che presentino l’asseverazione” rilasciata da Consulenti del Lavoro asseveratori.

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Digitalizzazione della PA e delle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

“FDI è da sempre in prima linea per la digitalizzazione della PA e delle imprese. L’utilizzo di pratiche scorrette nel contesto dei software del cloud mina non solo l’adozione da parte delle aziende, colpendo il tessuto produttivo nazionale, ma anche l’innovazione nazionale. Sappiamo che il 60% delle PMI ha adottato servizi cloud, in particolare sotto la pandemia, ma sappiamo anche come quasi 1 impresa su 4 abbia avuto un contatto, diretto o indiretto, con fenomeni quali termini di licenza software poco chiari causando un netto aumento dei costi. Da una ricerca appare che circa 10mila imprese nazionali della tecnologia dell’informazione siano impattate nella propria crescita dalle pratiche scorrette. Particolarmente rilevanti in questo contesto risultano essere le pratiche riguardanti la stesura delle licenze con cui i provider cloud offrono software aggiuntivi con cambiamenti in corso d’opera, come i termini delle licenze. Tali dinamiche rischiano di determinare uno svantaggio per gli operatori di dimensioni minori, data la composizione del mercato sia italiano, sia europeo – formati per la stragrande maggioranza da PMI soprattutto locali e minare la spinta all’innovazione tecnologiche. E’ necessaria una sistematizzazione del quadro normativo italiano nella direzione di una tutela dei provider minori e attivi sul versante dell’infrastruttura cloud. Una tutela che appare fondamentale per non ostacolare lo sviluppo di un mercato ed una tecnologia cruciale per la Nazione, proprio già nel vettore del DDL Concorrenza. Come forza politica, inoltre, passando alla dimensione sovranazionale abbiamo sostenuto con forza il nuovo pacchetto del Digital Market Act per evitare l’accumulo di influenza delle grandi aziende multinazionali, i “gatekeeper”, e su cui abbiamo proposto appunto deroghe per le PMI. Le pratiche scorrette rischiano di consolidare il potere di pochi giganti del digitale, a discapito dell’economia del digitale nazionale ed europea. Ne va della competitività europea e, di conseguenza, della sovranità digitale nazionale.” Così il responsabile Innovazione di Fratelli d’Italia, deputato Federico Mollicone.

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