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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘imprese’

Sostegno alle imprese agricole femminili

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2021

“Con la conversione in legge del decreto Sostegni-bis, diviene norma l’estensione alle donne senza limiti d’età delle agevolazioni previsto sinora per i giovani imprenditori agricoli con la misura ‘Più Impresa’ di Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare del Ministero delle Politiche agricole. Una modifica che abbiamo fortemente voluto e che mira a sostenere il ‘lato rosa’ dell’agricoltura italiana che oggi rappresenta il 26% del totale”. A dichiararlo è il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S in commissione Agricoltura e che già da sottosegretario al Mipaaf avviò il ‘Progetto Credito’ per rinnovare l’accesso ai finanziamenti per le imprese del comparto primario. “Le imprese agricole – aggiunge – a totale o prevalente partecipazione femminile potranno beneficiare di un contributo a fondo perduto fino al 35% delle spese ammissibili e di un mutuo a tasso zero per la restante parte nei limiti del 60% dell’investimento. A fine 2020, le donne in agricoltura risultano 233mila su un totale di 912mila occupati, con 56.300 imprese iscritte. L’incidenza maggiore rispetto alla media nazionale la si registra in Campania (39%), Basilicata (39%), Molise (36%), Liguria (34%), provincia autonoma di Trento (32%) e Abruzzo (32%) e, soprattutto al Sud, l’agricoltura ha una funzione sociale e contribuisce ad attenuare la disoccupazione femminile”.“Continua il nostro impegno parlamentare per sostenere con norme la realizzazione di strumenti semplici, utili nonché adeguati alle necessità delle imprese agricole. Tutto ciò nel solco di una collaborazione proficua con i vertici Ismea, che ringrazio” conclude.

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Castelli: Crisi aziendali e imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Roma. Sulle crisi aziendali “siamo impegnati nel recuperare il più possibile una situazione ordinaria e soprattutto dignitosa. I ministeri coinvolti stanno lavorando per poter trovare una soluzione. Ci sono molte aziende che hanno vissuto momenti difficili e che avrebbero necessità di norme più morbide, penso ai tempi dei concordati e dei piani di riequilibrio”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Sky TG24 Economia. “In questa crisi i tempi del fallimentare sono più corti del tempo della crisi che stiamo vivendo. C’è un lavoro, da qualche mese molto serrato, tra il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Economia. Proprio su questo tema c’è una Cabina che si sta occupando di queste norme. C’è un Codice della crisi che non può sicuramente entrare in vigore così com’è, una Direttiva europea su questo stesso tema da recepire”. E poi, ha aggiunto: “ci sono delle misure a cui dobbiamo pensare velocemente. Io penso a misure come quelle di re-shoring”.

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Tra Stato e imprese serve un patto, e ciascuno deve rispettare gli impegni

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Noi stiamo facendo un grande lavoro, consapevoli che la ripartenza, dopo una crisi profonda come quella generata dal Covid, rappresenti il momento più delicato. In questo anno e mezzo abbiamo messo le aziende nelle condizioni di resistere, ora va fatto un passo in più per dare loro l’opportunità di ripartire. Sono due le linee di intervento. La prima è quella sulle imprese già in crisi, su cui dobbiamo proseguire il lavoro avviato nei Tavoli sulle crisi d’impresa, con l’auspicio che tutti si risolvano positivamente, a partire da quello sulla Whirpool. La seconda è legata alle aziende che hanno visto l’aggravarsi della loro situazione a causa della pandemia. In questo caso, dobbiamo supportarle con norme e strumenti che le accompagnino nel momento della riprogrammazione e riorganizzazione delle attività, anche per rispondere a nuove esigenze di mercato. Evitiamo così chiusure a catena, e delocalizzazioni che, in un momento di grande difficoltà economica, e senza una reale prospettiva interna, potrebbero innescarsi. E forse in alcuni settori, purtroppo, già sta avvenendo, rischiando così di farci perdere asset strategici. Oggi è impensabile immaginare che, rispetto alla crisi d’impresa, possano entrare in vigore le procedure così come sono state pensate prima del Covid. In un momento di crisi economica globale questo sarebbe profondamente sbagliato, e non aiuterebbe in alcun modo i creditori, creando solo benefici a chi, soprattutto a livello internazionale, dispone di una liquidità tale da poter fare importanti investimenti. È per questo che oggi dobbiamo dare più tempo alle imprese per rimettersi in piedi, attraverso l’ampliamento dei tempi nell’utilizzo e nell’accesso ai piani di risanamento e alle procedure concorsuali, per favorire il loro risanamento e la reale tutela del creditore. Sono norme pronte da mesi, proprio per evitare questa situazione. In questa direzione, e con una logica di revisione organica, mi sento di rivolgere un appello alla Ministra Cartabia, perché nel rivedere le norme del diritto fallimentare si tenga conto di questa esigenza, ormai non più procrastinabile. Si deve avere il grande coraggio, e l’ambizione, di guardare al futuro del nostro Paese. È un momento storico in cui anche il mondo dell’impresa deve essere protagonista nel disegnare questo futuro. Perché dove c’è impresa, c’è lavoro. E dove c’è lavoro la qualità della vita delle persone migliora. Chi è in grado di superare la crisi, di ristrutturare il debito contratto, dovrebbe poterlo fare senza l’obbligo di passare attraverso procedure concorsuali troppo invasive. Chi, invece, si trova in una posizione eccessivamente compromessa dovrebbe, attraverso una procedura semplificata, poter uscire dal mercato, facendovi rientrare rapidamente risorse umane ed economiche. Come Sistema Paese possiamo fare un salto di qualità, andando ad occupare quei segmenti di mercato ed investendo in quelle opportunità di sviluppo, che si sono create anche a causa della Pandemia. Dobbiamo farlo aiutando chi sa fare impresa, incoraggiandoli a rinnovare il loro impegno verso la società”.

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‘Fondo per favorire la qualità e la competitività delle imprese agrumicole’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2021

Nel corso della conversione in legge del decreto Sostegni-bis è stato accolto il rifinanziamento con 5 milioni di euro per il 2021. L’obiettivo è incentivare l’aggregazione, gli accordi di filiera, l’internazionalizzazione, la competitività e la produzione di qualità del comparto, anche attraverso il sostegno ai contratti e agli accordi di filiera”. Lo dichiara la deputata Maria Marzana, esponente M5S in commissione Agricoltura. “Il settore agrumicolo – prosegue – rappresenta il fiore all’occhiello del Sud e di regioni come la Sicilia e la Calabria, prime per produzione. Le risorse messe a disposizione possono da un lato sostenere le imprese che hanno subito contraccolpi dalla pandemia o dalle avversità naturali, dall’altro aiutarle a superare le criticità che caratterizzano il comparto per rafforzarsi nei confronti delle sfide che pone il mercato. Quest’anno la produzione è stata di qualità ma di piccolo calibro ed è importante che si incrementi l’aggregazione lungo la filiera, nell’attesa che venga finalmente realizzato il catasto frutticolo che permetterà mirate politiche di settore” conclude.

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Le imprese italiane e i passaggi generazionali

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2021

Passaggi generazionali complessi e non pianificati in anticipo con figure esperte, fondatori che, pur in “pensione”, non lasciano realmente spazio agli “eredi”, conflitti tra familiari, figli talvolta non idonei al nuovo ruolo nell’impresa di famiglia e che iniziano la loro carriera con ruoli apicali pur non avendo una formazione adeguata. Risultato? Aziende che in molti casi registrano dopo due anni dal passaggio del testimone un peggioramento a livello generale (per il 33%) e nel rapporto e nella gestione dei dipendenti (per il 40%). Eppure la situazione cambia radicalmente quando i figli eredi ricevono una formazione in linea con il loro nuovo ruolo, come fare esperienze in altre aziende o ricoprire incarichi non apicali in tutte le divisioni aziendali per conoscere a fondo l’impresa familiare: in questo caso, oltre a eguagliare i propri genitori nella gestione dell’attività, migliorano le performance aziendali.Considerando l’ultimo passaggio del testimone conclusosi, si vede come la motivazione principale di chi ha lasciato le redini dell’azienda è l’età (indicata dal 39% del campione), che avviene mediamente a 72 anni. Ma c’è anche chi lo ha fatto per una questione di stanchezza generale (20%), su pressione dei figli (19%), costretto da problemi di salute (16%) o da morte prematura (8%).In ogni caso, per il 63% dei manager si è trattato di un passaggio complesso, a causa di conflitti importanti con i familiari (49%), di un’attività non pianificata con largo anticipo (42%), dell’incapacità da parte dell’imprenditore di gestire questa fase (39%) o per l’inadeguatezza della nuova figura, non all’altezza del ruolo (36%).Un aspetto importante riguarda proprio la gestione del passaggio: solo il 39%, infatti, si affida a manager esterni esperti, mentre in circa la metà dei casi viene gestito direttamente dall’imprenditore senza l’aiuto di persone esterne (31%) o al massimo con il supporto di una persona di fiducia ma non (non esperta).Ma quando il successore è un figlio o un parente, come nella maggior parte delle imprese familiari, cosa accade? Difficilmente l’imprenditore in “pensione” lascia totalmente la guida dell’azienda al suo successore: secondo i manager, quattro imprenditori su dieci hanno continuato a entrare nelle scelte aziendali in modo importante, il 33% in modo saltuario. Forse per la scarsa fiducia nell’erede, dato che per due terzi dei manager intervistati la nuova figura non era adeguata al ruolo e solo il 24% ha giudicato il suo operato positivamente, il 36% così così e il 28% negativamente.Se si considerano le esperienze lavorative, infatti, quasi due terzi dei manager (65%) bocciano il percorso dei figli: oltre tre quarti (77%) ha avuto una formazione solo all’interno dell’impresa di famiglia, con oltre la metà che ha ricoperto da subito ruoli apicali senza avere nessuna competenza per gestirla in modo corretto. Stesso discorso per il livello d’istruzione, non in linea per il 48% dei manager.Anche per il grado di conoscenza dell’azienda ci sono differenze importanti: se gli ex imprenditori hanno ottenuto un voto medio di 8,4, i figli senza esperienza appropriata sono molto lontani (5,9), mentre sale tra gli eredi più preparati (7,4).A livello generale, il giudizio negativo emerge anche dalle performance aziendali: se si considerano i due anni successivi all’avvenuto passaggio del testimone, in media circa un terzo delle imprese ha registrato un peggioramento a livello generale. In particolare, il 34% delle aziende ha avuto un calo del fatturato e il 40% un peggioramento per quanto riguarda il rapporto e la gestione dei dipendenti. Ma anche in questo caso, le aziende guidate dai figli che hanno avuto esperienze in linea con il loro ruolo hanno registrato performance migliori: per il 27% l’impresa di famiglia è migliorata a livello generale (solo per il 20% è peggiorata), per il 33% è cresciuta, per il 27% è migliorato il rapporto e la gestione dei dipendenti, ma soprattutto ha fatto un salto in avanti per grado di innovazione (42%). (abstract)

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La fine dei sussidi e l’era delle imprese resilienti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 luglio 2021

di Fabio Bolognini, Co-Founder di Workinvoice. Rimane poco tempo per tornare a nuotare senza giubbotto salvagente. L’effetto dei sussidi alle imprese – moratorie, prestiti garantiti dallo Stato, blocco dei licenziamenti – concessi ex lege è in sostanza questo. Ma ora siamo giunti al capolinea.Ci sono diversi indizi a indicare che sia così. Da un lato proprio il fatto che l’ultima proroga, che estende la garanzia sui prestiti dal 30 giugno 2021 a fine anno, sia ancora sul tavolo della Commissione Ue, che dovrà esprimersi sulle richieste del Governo (sollecitate da Confindustria e Abi) di allungare la garanzia sui prestiti sopra i 30mila euro da 6 a 10 anni. L’Europa sembra ancora dubbiosa e quasi sicuramente chiederà riduzioni nelle percentuali di garanzia. Insomma il perdurare delle forme di sussidio alle imprese è meno scontato di quanto sia apparso inizialmente sulla stampa. E questo, insieme a elementi nuovi introdotti nel dibattito e nel testo del decreto, ci convince che si stia entrando in una fase di graduale disintossicazione dai sussidi. Dunque, è il momento, per le imprese, quale che sia la loro dimensione o il settore merceologico, di smettere di contare su queste stampelle pubbliche e strutturarsi per il next normal del post Covid. “Spegnere il lume è un mezzo opportunissimo per non veder la cosa che non piace, ma non per veder quella che si desidera”. La frase, frutto della penna di Alessandro Manzoni, è stata ripresa nella relazione del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco per ricordare che bisogna essere preparati ai cambiamenti di cui abbiamo contezza e abbastanza flessibili per rispondere agli eventi e agli sviluppi inattesi. (abstract) Operativa dal 2015, Workinvoice è una società fintech di servizi a valore aggiunto per le imprese, che mette in contatto diretto risorse finanziarie e settore produttivo. Workinvoice ha sviluppato il primo mercato online in Italia di invoice trading, il canale alternativo per l’anticipo fatture e nel 2018 ha stretto una partnership industriale con il leader delle business information Cribis (gruppo Crif). La società è al centro di un ecosistema di operatori finanziari, aziende leader di filiera, società produttrici di software gestionale e infrastrutture di soluzioni per la supply chain.

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Soluzioni cloud al servizio delle imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2021

In diretta streaming il 29 giugno, dalle 15.00 alle 17.00 su Radio 24.it, sezione Iniziative Speciali e moderato da Enrico Pagliarini, giornalista esperto di tecnologie di Radio 24 e conduttore del noto programma radiofonico 2024, farà il punto, insieme ad esperti, sul mercato del cloud computing, di sicurezza, privacy, disponibilità dei dati, affidabilità delle infrastrutture, per capire quali sono le soluzioni disponibili e le più performanti. La Digital Round Table si aprirà con l’intervista a Francesco Bonfiglio, CEO di Gaia-X, progetto volto a creare regole e standard per lo sviluppo del cloud europeo. Tra i relatori: Antonio Baldassarra, CEO Seeweb, Alberto Carrai, Chief International Business Development di Able Tech – Arxivar, Emilio Turani, Managing Director per Italia, South Eastern Europe, Turchia e Grecia di Qualys, Alfonso Fuggetta, CEO e Scientific Director di Cefriel, Claudio Santiago Abad, General Manager Dedagroup Business Technology & Data.Durante la diretta di “Soluzioni cloud al servizio delle imprese” , fruibile previa iscrizione gratuita dalla sezione Iniziative Speciali su Radio24.it, gli utenti potranno porre le domande ai relatori tramite il portale interattivo. Sarà inoltre possibile seguire l’evento dal pc, smartphone o tablet.Partner dell’iniziativa: Arxivar , Seeweb, Qualys Partner tecnico: 24Ore eventi

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“Le valutazioni aggiornate sul rischio di default delle imprese italiane”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

“Esse evidenziano un impatto severo della pandemia, soprattutto in alcuni settori, ma con un quadro migliore rispetto a quello previsto negli scorsi mesi. Il miglioramento riflette il buon ritmo della campagna vaccinale, che ha ridotto l’incertezza sui tempi di una piena riapertura della nostra economia. Sono i risultati di elaborazioni condotte su un campione molto ampio di 640 mila società di capitali non finanziarie, indebitate per 846 miliardi di euro con il sistema finanziario nel 2019, impiegando le valutazioni del Cerved Group Score, un indice di rischio ampiamente utilizzato sul mercato per valutare la probabilità di default delle controparti e proiezioni dei bilanci per il 2020. Secondo le analisi, quasi la metà delle imprese analizzate (il 49,5%) ha avuto un downgrade del proprio score dopo la pandemia, la quota più alta registrata dal 2009. Il numero di società “rischiose”, con un’alta probabilità di default a 12 mesi, è passato da 75 mila nel 2019 (l’11,8% del campione) a 120 mila (il 18,7%). In uno scenario severo, la quota di imprese rischiose salirebbe al 20,7%, una percentuale sensibilmente più bassa rispetto al 32,3% stimato lo scorso anno, quando l’incertezza sull’evoluzione della pandemia, sui suoi effetti sulle imprese e sul successo delle misure emergenziali per mitigarne l’impatto era molto maggiore. Secondo le proiezioni sui bilanci del 2020, ka liquidità garantita immessa nel sistema ha fatto aumentare i debiti finanziari delle società analizzate di oltre 90 miliardi, portandoli a 937 miliardi di euro (+10,7%). Questo è coinciso con uno spostamento delle imprese verso le classi più rischiose, con il risultato che il volume di debiti finanziari nelle società a maggiore rischio di default è più che raddoppiato, passando da 63,2 miliardi di euro (il 7,5%) a 135 miliardi (il 14,4%).Secondo le proiezioni sui bilanci del 2020, la liquidità garantita immessa nel sistema ha fatto aumentare i debiti finanziari delle società analizzate di oltre 90 miliardi, portandoli a 937 miliardi di euro (+10,7%). Questo è coinciso con uno spostamento delle imprese verso le classi più rischiose, con il risultato che il volume di debiti finanziari nelle società a maggiore rischio di default è più che raddoppiato, passando da 63,2 miliardi di euro (il 7,5%) a 135 miliardi (il 14,4%). Il rischio è aumentato in tutte le dimensioni di impresa, ampliando ulteriormente il gap tra le imprese minori e quelle più grandi: la quota di società rischiose scende dal 20,5% delle microimprese al 14,5% delle piccole, al 12,1% delle medie fino all’8,3% delle grandi società. Le società di maggiore dimensione sono le più solide, ma anche quelle che ricorrono più al mercato finanziario ed è tra queste che si concentra il volume maggiore di debiti con più alta probabilità di insolvenza: nei bilanci di 515 grandi società ad alto rischio i debiti finanziari nel 2020 ammontano infatti a 56,5 miliardi di euro, una cifra che supera i debiti a rischio delle micro (32 miliardi), delle piccole (22) e delle medie (24) a più alta probabilità di default. La particolare natura asimmetrica della crisi indotta dal Covid-19 ha determinato effetti fortemente diversificati tra i settori. A livello aggregato, gli impatti sono stati più forti nel settore dei servizi alle imprese e alle famiglie; conseguenze solo marginali nella filiera agroalimentare e soprattutto nella chimico-farmaceutica. Le quote più alte di debiti finanziari nei bilanci di imprese rischiose, nel 2020, si osservano nel comparto dei servizi B2B e B2C (25,3%) e nel real estate (30%). Un’analisi di maggiore dettaglio indica che in alcuni settori gli impatti del Covid rischiano di essere devastanti. La quasi totalità dei debiti finanziari delle società che organizzano fiere e convegni (il 95%) sono nei bilanci di imprese “rischiose”, in aumento dal 17,3% del periodo pre-Covid. Situazione difficile anche per le agenzie di viaggio e per i club sportivi, per cui i debiti a rischio ammontano circa all’80%; nel caso dei club sportivi, pesano soprattutto le difficoltà delle società di serie A. In forte crescita anche il numero di imprese rischiose nella ristorazione, con una percentuale che è passata dal 17,3% al 43,1% (pari a circa 14 mila ristoranti). Il rischio di default è aumentato in tutta la Penisola, con un ulteriore ampliamento dei divari territoriali, dovuto alla maggiore presenza di società di minore dimensione nel Centro-Sud. La quota di società rischiose è più bassa in Friuli Venezia Giulia (13,3%), Veneto (13,5%) e Trentino (13,7%), mentre supera il 20% nel Lazio e in tutte le regioni meridionali, tra le quali le quote risultano particolarmente elevate in Calabria (28%), Molise (26,8%) e Sardegna (26,2%).” Così nel report “Up&Down – Come cambia il rischio delle imprese” rilasciato nel Giugno 2021 da Cerved.

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Sempre più imprese decidono di attivarsi per la sostenibilità

Posted by fidest press agency su martedì, 15 giugno 2021

“’L’azienda agricola Banfi è una di queste e lavora da anni in questa direzione. Da poco mi è stato consegnato il ‘Bilancio di Sostenibilità 2020’ nel quale vi è un nuovo obiettivo, quello di sviluppare una sostenibilità del territorio di Montalcino (Siena) lavorando con gli altri produttori, gli Enti, le Istituzioni, le Associazioni e l’Università. Bravi, buon lavoro, continuate così!”. Lo scrive su facebook il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura in merito al ‘Bilancio di Sostenibilità 2020 – Le porte del futuro’ della società agricola Banfi.“Dobbiamo accompagnare le imprese agricole e della pesca nell’effettuare investimenti sostenibili sia dal punto di vista ambientale che da quello economico – aggiunge Gallinella (M5S) – Solo così avremo una vera transizione ecologica nel comparto primario che, ricordo, è responsabile di appena il 7% delle emissioni globali e rappresenta una attività antropica in grado di avere un impatto zero o persino positivo sull’ambiente. Dobbiamo produrre cibo di qualità, in modo sostenibile per sempre più persone possibili ad un prezzo accessibile: un trattore fermo, infatti, non inquina ma non produce né cibo e né reddito” conclude.

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Covid-19, bonus sanificazioni, locazioni e contributi per imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Sono molti gli aiuti a imprese, lavoratori e partite Iva che sono stati predisposti con gli ultimi interventi normativi, tra cui il Decreto Sostegni e il Sostegni bis – quest’ultimo in fase di conversione in legge. Dai contributi a fondo perduto, che hanno ricevuto una nuova veste, al bonus sanificazione fino a quello per le locazioni, diversi riguardano direttamente le farmacie. Ma quali indicazioni e paletti prevedono? Come fare per poterli richiedere? A fare il punto Stefano De Carli, commercialista dello Studio Luce di Modena.Novità in merito al bonus sanificazioni: «L’articolo 32 del decreto Sostegni Bis ripropone un credito d’imposta, ma solo nella misura del 30%, delle spese sostenute nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, comprese le spese per la somministrazione di tamponi per Covid-19. Il credito d’imposta spetta fino a un massimo di 60mila euro per ciascun beneficiario, ma viene previsto nel limite complessivo nazionale di 200 milioni di euro per l’anno 2021. È probabile che, come già successo l’anno scorso, si ricorrerà al meccanismo del riparto – per lo stesso stanziamento di 200 milioni la percentuale riconosciuta nel 2020 è stata solo del 15%.C’è poi il capitolo dei contributi a fondo perduto: in questo caso, «è stato previsto il riconoscimento di 3 nuove tipologie: 1) un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti già beneficiari del contributo del cosiddetto Decreto Sostegni, pari a quanto riconosciuto in precedenza e senza la necessità di presentare un’ulteriore domanda; 2) un contributo a fondo perduto, “alternativo” al precedente, a favore dei titolari di partita Iva con ricavi/compensi 2019 non superiori a 10 milioni di euro, che hanno subito una riduzione del fatturato medio mensile di almeno il 30% nel periodo compreso tra il primo aprile 2020 e il 31 marzo 2021, rispetto al corrispondente periodo primo aprile 2019- 31 marzo 2020. Per tale contributo è necessaria la presentazione di una domanda. In linea di massima, potrebbe essere la tipologia di maggiore interesse per le farmacie, anche se le situazioni variano molto a seconda delle zone; 3) un contributo a favore dei soggetti “maggiormente” colpiti dall’emergenza Covid-19, con ricavi / compensi 2019 non superiori a 10 milioni di euro, che hanno subito un peggioramento del risultato dell’esercizio 2020 rispetto a quello 2019 non inferiore a una percentuale che sarà individuata dal Mef con un apposito Decreto. Per il riconoscimento del contributo in esame è richiesta, in particolare, la presentazione del modello REDDITI 2021 entro il 10.9.2021». Francesca Giani fonte farmacista33 (abstract)

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Assunzioni: Il Covid non fa paura alle imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

Il 70% delle imprese venete nei prossimi 6 mesi ha programmato di assumere nuovo personale. Le assunzioni sono dovute in metà dei casi ad un aumento delle commesse e quindi della mole di lavoro da volgere, avvenuta in piena pandemia. Insomma il Covid-19 non fa più paura alle imprese venete, che sono già in piena fase di riavvio e a fronte di un aumento del lavoro hanno programmato nuove assunzioni. Ma c’è di più. Il 61% delle assunzioni dei prossimi mesi saranno assunzioni dirette da parte delle imprese. Il 30 % avverranno nei reparti produttivi e saranno in gran parte assunzioni stabili. Il 34% del totale infatti saranno assunzioni saranno a tempo indeterminato, il 27% a tempo determinato, il 17% in apprendistato, l’11% tramite stage. Crollano sotto la soglia del 10% (precisamente al 9%) le assunzioni tramite agenzia interinale (lavoro somministrato). Infine il 69% delle aziende dichiara di far fatica a trovare personale da assumere per i ruoli previsti. Sono i dati più significativi emersi dall’ultimo studio promosso da Fòrema, ente di formazione di Assindustria Venetocentro di Padova diretto da Matteo Sinigaglia. Una survey intitolata “Veneto 20.21 – Indagine sui fabbisogni professionali della imprese”. Uno studio svoltosi nel mese di marzo 2021 su di un campione di 213 aziende del territorio (51% Padova, 44% Vicenza, 3% altro in Veneto, 2% fuori veneto). Imprese intervistate da Fòrema per comprendere quali siano i fabbisogni e le esigenze del mondo industriale e produttivo nei mesi della ripartenza primaverile/estiva 2021. Le aziende intervistate sono suddivise in queste categorie: 10% grande imprese, 37% media, 53% piccola. Tra i settori di appartenenza delle imprese quasi il 50% fa riferimento al metalmeccanico, il 20% appartiene all’ambito gomma-plastica-chimico, il resto ai settori commercio, grande distribuzione organizzata, edilizia, moda, sport, servizi, alimentare, cartiero, legno. Le assunzioni dirette da parte delle imprese rappresentano il 61% del totale degli inserimenti previsti. L’apprendistato mantiene il ruolo di canale di ingresso in azienda (17%; per le piccole imprese 20%), seguito dal tirocinio (11%). Le nuove assunzioni tramite agenzia interinale saranno il 9% del totale (nelle grandi imprese il valore arriva al 16%, nelle piccole invece si ferma al 3%). In merito alle competenze ricercate per i neoassunti le imprese mettono al primo posto le competenze tecniche di base (41%), poi le avanzate (33%), infine le trasversali (15%), di settore o di ruolo (11%). Tra le competenze trasversali le più richieste vi sono: il problem solving, l’apprendimento continuo e il senso critico. Le competenze trasversali, relazionali, digitali, da abbinare dunque a quelle di base, risultano fondamentali requisiti per il nuovo personale. Tra i profili introvabili per le aziende alla ricerca di personale vi sono al primo posto gli addetti alla produzione meccanica, macchine CNC, saldatori, carpentieri e simili (29%). A seguire tutto il resto, addetti marketing (9%), ingegneri (8%), tecnici (8%), programmatori (6%), impiegati (6%), manager (6%), manutentori (6%), progettisti (6%), altri profili (16%). Il 69% delle imprese dichiara di aver sperimentato difficoltà nel reperimento di alcune figure professionali per il proprio organico. Il fenomeno interessa più le piccole imprese (72%) che le grandi imprese (62%).

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Sostegno alle imprese attive nel trasporto passeggeri su strada

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

La Commissione europea ha approvato un regime italiano del valore di 20 milioni di € a sostegno delle imprese attive nel trasporto passeggeri su strada colpite dalla pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato a norma del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato. Gli aiuti saranno erogati sotto forma di sovvenzioni dirette. Il regime è aperto alle imprese di autobus che gestiscono servizi di trasporto passeggeri su strada su tratte a medio e lungo raggio che non sono soggette a obblighi di servizio pubblico. Scopo della misura è attenuare l’improvvisa carenza di liquidità che le imprese colpite si trovano ad affrontare a causa della pandemia di coronavirus.La Commissione ha constatato che il regime è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, il sostegno i) non supererà 1,8 milioni di € per impresa; e ii) sarà concesso entro il 31 dicembre 2021. La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio al grave turbamento dell’economia di uno Stato membro, in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e con le condizioni del quadro temporaneo. Su queste basi la Commissione ha approvato le misure in conformità delle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

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Crediti alle imprese agricole

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

“Le aziende agricole potranno sommare alla garanzia del Fondo per le Piccole e Medie Imprese, gestito da Mediocredito Centrale, anche altre garanzie, come quella ipotecaria, tipica del settore primario. Ciò è previsto dal Sostegni Bis dove abbiamo fortemente voluto che il cumulo di garanzie, attualmente consentito solo per il settore turistico-immobiliare ai sensi del Decreto Liquidità, fosse esteso al comparto primario che basa la propria attività appunto su una base immobiliare e necessita, per questo, di investimenti a lunga scadenza”. Lo dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S in commissione Agricoltura, che al Mipaaf da sottosegretario del Governo Conte II ha portato avanti il ‘Progetto Credito’. “Raggiungiamo oggi – prosegue – un ulteriore importante risultato per il comparto primario dopo il traguardo dell’accesso diretto al Fondo PMI gestito da Mediocredito Centrale, introdotto dal MoVimento 5 Stelle nel Decreto Cura Italia, che ha permesso finanziamenti ad agricoltura e pesca per oltre 3 miliardi di euro da luglio 2020 a oggi. Nel settore agricolo, caratterizzato da bassi indici di sofferenza rispetto agli altri settori produttivi, l’accoppiamento tra garanzia ipotecaria e una bassa garanzia del Fondo PMI renderà fattibili tutte quelle operazioni creditizie complesse, a lunga scadenza, destinate agli investimenti cosiddetti ‘durevoli’. Sono investimenti che affrontano gli elementi cruciali del rilancio delle aziende agricole: l’aumento della ‘dimensione’, l’innovazione di processo e di prodotto, la green economy, il passaggio generazionale”. “L’innovazione nel campo delle garanzie – aggiunge L’Abbate -, insieme alla attivazione dei ‘Regolamenti in Esenzione’ da parte del Fondo PMI, renderanno tutto il comparto delle garanzie pubbliche in grado di supportare il rinnovamento delle imprese agricole”. ‘Il motto, che rivendico con orgoglio, è sempre lo stesso: l’agricoltura non è la cenerentola che chiede nuovi sostegni bensì uno dei settori in grado di guidare il rilancio dell’economia nazionale alla sola condizione di ricevere strumenti idonei al suo sviluppo. Il credito, grazie all’effetto leva e per la verifica che impone ai progetti imprenditoriali, assume valore centrale in questo importante ruolo assegnato al settore primario” conclude.

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Un doppio binario per rendere più solide le piccole e medie imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2021

L’azione avviata da Regione Lombardia trova nell’iniziativa della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate un valido alleato per spingere le PMI verso un necessario quanto oggi indispensabile rafforzamento patrimoniale, unico strumento per resistere ai venti di crisi che la pandemia ha alzato.L’iniziativa non è una mera sommatoria di “offerte”, quanto la volontà di sostenere l’economia territoriale, che è costituita da tante piccole e piccolissime realtà che, pur rappresentando la spina dorsale produttiva, in nove casi su dieci risultano sottocapitalizzate. «Un anno e oltre di pandemia ha messo a dura prova il tessuto economico. Il rischio è ora che, in previsione anche di una stretta delle iniziative del Fondo di Garanzia, molte imprese possano trovarsi nell’impossibilità di ripartire», continua il direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. «È necessario ricominciare dai fondamentali; ricominciare da una corretta patrimonializzazione delle aziende. Questo non solamente perché, come ci ha insegnato la storia recente, le aziende che non hanno problemi di patrimonio riescono a fare utili anche in tempi come questi. Ma anche perché tra le PMI manca troppe volte una cultura aziendale capace di prestare attenzione alla capitalizzazione dell’impresa stessa».Di fatto, un’impresa stabile può più facilmente sfruttare la liquidità e trovare le giuste leve di finanziamento per i necessari investimenti. «La ripartenza deve iniziare dal basso e la nostra Bcc si pone al fianco delle aziende per aiutarle nel diventare più solide», osserva il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Scazzosi. «Lo facciamo con lo spirito di fare rete con i “nostri” imprenditori e con le istituzioni, offrendo le soluzioni più adeguate per rinsaldare le radici delle aziende affinché possano cogliere al meglio tutte le occasioni di sviluppo e ripartenza».Nello specifico, l’iniziativa della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate prevede un finanziamento chirografario (cioè fiduciario, senza garanzie reali) a tasso zero, restituibile fino a cinque anni, per un importo pari al 60% dell’aumento del capitale sociale deliberato da artigiani e imprenditori per la propria impresa. L’unico costo richiesto sono i 100 euro per l’istruzione della pratica. A questo si può aggiungere l’azione di Regione Lombardia, pronta a intervenire con un finanziamento a fondo perso fino al 30% dell’aumento di capitale, per un importo massimo di 75 mila euro. La Regione pone come vincolo la finalizzazione dell’aumento di capitale con un investimento sull’industry 4.0, oppure la transizione digitale, la sostenibilità o, ancora, riportando in Lombardia linee di lavorazione che in precedenza erano state delocalizzate all’estero.

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CCIAA PN-UD – Formazione digitale per lavoratori e imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 Maggio 2021

Formare gratuitamente almeno 30mila persone, tra imprenditori, dipendenti, collaboratori e tirocinanti, sulle competenze digitali di base e sull’uso di strumenti sempre più essenziali per superare la seconda ondata di una pandemia che ha colpito con forza le aziende italiane. È l’obiettivo di Eccellenze in Digitale 2021, la nuova edizione del progetto di Unioncamere supportato da Google, il cui obiettivo è aiutare le imprese italiane a far crescere le competenze digitali dei propri lavoratori. Grazie al finanziamento di 1 milione di euro da parte di Google.org, la nuova edizione prevede una serie di appuntamenti organizzati dai Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio. La crisi causata dal Covid-19 ha evidenziato l’importanza delle competenze digitali come una risorsa indispensabile per restare in contatto con i propri utenti e colleghi e per portare avanti la propria attività e il proprio lavoro. Da anni, Unioncamere e le Camere di commercio investono nello sviluppo di competenze che consentano alle micro, piccole e medie imprese di rimanere aggiornate e per questo già dal 2013 hanno avviato la partnership con Google per la sensibilizzazione, istruzione e potenziamento della presenza online delle imprese.È proprio partendo dal successo di queste esperienze che Google, come parte del suo nuovo programma di investimento Italia in Digitale (g.co/ItaliaInDigitale), ha deciso di rinnovare lo storico programma, portando l’attenzione sulla formazione dei lavoratori, sulle aree e sui settori più colpiti dalla crisi. Eccellenze in digitale 2021 servirà a raggiungere in particolare le aziende legate al turismo, alla ristorazione e alle filiere del made in Italy.Scopo degli incontri formativi, che si succederanno per tutto il 2021, è aiutare da un lato le imprese a potenziare le competenze digitali dal proprio interno, dall’altro fornire ai lavoratori strumenti in grado di accrescere o trasformare le proprie abilità mantenendo o migliorando la propria situazione occupazionale. Tutte le informazioni sul progetto sono disponibili sul sito della camera di commercio https://www.pnud.camcom.it nella sezione dedicata a Eccellenze in digitale.

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Investimenti imprese agricole

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

“La possibilità di cedere il credito di imposta per spese di investimento in beni materiali e immateriali nuovi, previsto con la misura Transizione 4.0, estesa all’agricoltura nella Legge di Bilancio 2020, rappresenta un volano ulteriore per l’innovazione delle nostre imprese del comparto primario. Ringraziamo i senatori M5S per aver sostenuto la nostra proposta emendativa al Dl Sostegni che, ci auguriamo, diventi presto legge”. Lo dichiara il deputato Paolo Parentela (M5S) alla luce dell’approvazione della cessione del credito d’imposta avvenuta in Commissione Finanze e Bilancio a Palazzo Madama. “Questa novità – prosegue – permetterà alle imprese agricole e alimentari di effettuare investimenti ulteriori, con maggiore serenità. A dare ovviamente maggiori indicazioni al comparto primario sarà la relativa circolare esplicativa ma quello raggiunto oggi è un risultato molto importante e determinante per raggiungere l’innovazione tecnologica che ci guiderà nella transizione ecologica” conclude.

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Il contributo delle Utility al rilancio delle piccole e medie imprese Italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 Maggio 2021

Mercoledì 5 maggio dalle ore 10.00 in live streaming La registrazione è disponibile a questo link: https://www.agici.it/eventi/M&A/2021-2.html Workshop Osservatorio Agici Finanza d’Impresa e Accenture, dal titolo “Il contributo delle Utility al rilancio delle piccole e medie imprese Italiane”. In cui saranno presentati i risultati del nuovo Working Paper dell’Osservatorio che approfondisce i modi e gli strumenti attraverso cui le Utility potranno contribuire al rilancio economico del Paese. Tra i partecipanti: Fabio Benasso (Presidente e Amministratore Delegato, Accenture Italia), Claudio Arcudi (Responsabile Energy&Utility, Accenture Italia), Marco Carta (Amministratore delegato AGICI), Stefano Venier (Amministratore Delegato, Hera), Massimiliano Bianco (Amministratore Delegato, Iren), per la premiazione: Francesco Starace (Amministratore Delegato Enel)

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Cambiamento climatico e costi alle imprese italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Il cambiamento climatico costa al sistema economico, e non poco: esaminando dieci anni (2009-2018), un grado in più di temperatura ha determinato una riduzione media di fatturato e redditività per le imprese italiane pari rispettivamente a -5,8% e -3,4%. Se poi si considerano le variazioni effettive del clima nelle varie aree geografiche, nel solo 2018 – anno particolarmente caldo – il nostro tessuto imprenditoriale ha registrato mancati ricavi per 133 miliardi di euro, con le maggiori perdite percentuali al Nord Est e al Centro. È quanto emerge dal primo anno di attività dell’Osservatorio Climate Finance della School of Management del Politecnico di Milano, che oggi alle 15 presenterà i principali risultati in un convegno online dove interverranno istituzioni, imprese, investitori e associazioni di categoria. Perché il surriscaldamento globale, causa sempre più frequente di eventi meteorologici estremi, è ormai a pieno titolo un tema economico. “Abbiamo sviluppato un database che incrocia le informazioni economico/finanziarie su 1.154.000 imprese in Italia tra il 2009 e il 2018 (22 milioni in Europa) con i dati metereologici di temperatura, piovosità, irraggiamento solare dal 1950 – spiega Vicenzo Butticè, vicedirettore dell’Osservatorio – per trovare evidenze empiriche solide sul rapporto che lega clima e sistema economico”. Ne sono derivate metriche affidabili per supportare gli enti regolatori, le istituzioni finanziarie e le realtà produttive nell’analisi economico/finanziaria del cambiamento climatico. L’Osservatorio ha infatti calcolato i danni reali, non ipotetici, dovuti all’aumento della temperatura di 1 grado centigrado in Italia: le piccole imprese sono quelle che più hanno perso in redditività (-4%, a fronte del -5,3% di fatturato), mentre le grandi realtà, potendo meglio agire sui costi e sui processi, nonostante una diminuzione di ricavi e di domanda pari quasi al triplo (-14,6%), hanno contenuto la perdita di marginalità a -3,6%. L’importanza della quantificazione dei rischi, specialmente nel settore finanziario, è dimostrata dall’intensa attività svolta dagli enti regolatori europei: tra la fine del 2020 e i primi mesi del 2021 le autorità di controllo del mercato (ESMA), del settore bancario (EBA) e del settore assicurativo (EIOPA) hanno pubblicato una serie di documenti volti a identificare gli strumenti e le metriche per quantificare l’esposizione climatica delle attività in portafoglio. Estremamente rilevante per la gestione del rischio climatico è poi l’azione della BCE, che a marzo ha reso noti i primi risultati di un’analisi condotta su circa 4 milioni di imprese e 2.000 banche per identificare l’esposizione del sistema finanziario fino ai prossimi 30 anni. I dati mostrano come i costi per adottare ora strategie di adattamento e mitigazione siano di gran lunga inferiori a quelli che si rischia di dover pagare in futuro: secondo la BCE, la probabilità di default delle banche sarà tanto più elevata quanto minori saranno le azioni intraprese dal sistema economico per modificare la traiettoria di incremento della temperatura.

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Abbattere i preconcetti sulla governance delle imprese a conduzione familiare

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2021

A cura di Alain Caffort, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Nonostante i rendimenti interessanti generati dalle società a conduzione familiare, gli investitori rimangono cauti su questo universo.Un pensiero comune è che le aziende a conduzione familiare abbiano strutture di governance deboli, una percezione rafforzata anche dal giudizio delle agenzie di rating indipendenti, che si pronunciano periodicamente su questi aspetti.La nostra opinione è che la rigida applicazione delle metriche di governance stabilite delle agenzie di rating sia poco adatta per giudicare come vengono condotte e gestite le aziende familiari. Questi parametri non solo ignorano molti dei vantaggi che la conduzione familiare apporta alla gestione aziendale, ma perdono anche di vista le prove empiriche: a parità di capitale impiegato, le aziende a conduzione familiare generano rendimenti migliori a un rischio inferiore. Le critiche sollevate dalle agenzie di rating si basano su tre dimensioni della governance delle aziende a conduzione familiare: struttura del Consiglio di Amministrazione, diritti degli azionisti e retribuzione dei dirigenti. Ma ci preme dimostrare che, nonostante la mancanza di indipendenza del Consiglio di Amministrazione, le aziende a conduzione familiare tendono ad avere rendimenti più elevati, mantenendo al contempo una minore leva finanziaria. Considerato che la disciplina finanziaria è uno degli elementi chiave per valutare l’indipendenza del Consiglio di Amministrazione, le aziende a conduzione familiare non dovrebbero essere penalizzate su questo aspetto. Per quanto riguarda i diritti degli azionisti, la remunerazione indipendente, l’audit e i comitati per le nomine sono più importanti dell’indipendenza del Consiglio di Amministrazione. Infine, guardando alla retribuzione dell’Amministratore Delegato, non ci sono prove che dimostrino il fatto che le famiglie proprietarie utilizzano la loro posizione privilegiata per premiarsi in modo eccessivo. Le aziende a conduzione familiare sono generalmente meno indebitate rispetto alle loro rivali, in base al rapporto tra debito netto e utili rettificati. Ciò è importante, perché la solidità del bilancio è un parametro fondamentale per la protezione del capitale.Pertanto, l’indipendenza del Consiglio di Amministrazione dovrebbe essere un buon indicatore della performance aziendale relativa. Ma non lo è. Le prove dimostrano che, sebbene le aziende a conduzione familiare abbiano generalmente Consigli di Amministrazione meno indipendenti, presentano rendimenti migliori e standard di disciplina finanziaria più elevati rispetto alle società non finanziarie. Le ricerche condotte da HSBC mostrano che, a livello regionale, non esiste alcuna correlazione tra l’indipendenza del Consiglio e le prestazioni aziendali – è probabile che le differenze si riducano ai diversi modi in cui nei vari Paesi vengono applicati i diritti degli azionisti. Esiste, invece, una correlazione a livello settoriale, che abbiamo analizzato concentrandoci sul settore dei beni di lusso, perché queste società tendono a presentare famiglie dominanti in possesso di quote di proprietà molto rilevanti. Abbiamo scoperto che in questo settore esiste una correlazione inversa tra i punteggi di governance/indipendenza del Consiglio e i rendimenti per gli azionisti. Le aziende a conduzione familiare hanno performance così positive rispetto ad altre aziende che devono porsi seri interrogativi sui motivi per cui hanno ottenuto un punteggio insoddisfacente dalle agenzie di rating in merito alla governance. È giusto pensare che le società a conduzione familiare siano gestite in modo peggiore rispetto alle loro omologhe non a conduzione familiare, nonostante la costante generazione di rendimenti migliori per gli azionisti con rischi minori per il capitale degli investitori? A nostro avviso, no. Pertanto, crediamo che queste società siano un investimento eccellente e troppo spesso trascurato, soprattutto se le loro strutture di governance vengono analizzate con maggior dettaglio. (abstract fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/idee-di-investimento/04/abbattere-i-preconcetti-sulla-governance-delle-imprese-a-conduzione-familiare#overview

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L’evento di Invitalia e del Parco Archeologico di Ercolano per valorizzare la filiera culturale turistica e far nascere nuove imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2021

Una piattaforma di digital marketing per la realizzazione di video interattivi creati in real time dagli utenti; una app di servizi e opportunità per il tempo libero rivolta a persone disabili o con difficoltà motorie e un museo diffuso che punta al turismo di qualità poggiando sulla cooperazione e sulla sostenibilità del territorio.Sono le tre idee diventate imprese grazie agli incentivi di Invitalia e raccontate nel corso dell’evento “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano” svoltosi il 22 aprile presso il Parco Archeologico di Ercolano.L’incontro, il terzo della serie dopo gli eventi al Marta di Taranto e presso la Reggia di Caserta, nasce dalla collaborazione tra Invitalia, l’Agenzia di sviluppo del Governo e il Parco Archeologico di Ercolano. L’obiettivo è stimolare la filiera creativa delle imprese del territorio e promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale. Azioni, progetti, nuove imprese che guardano alle possibili connessioni con un attrattore culturale e turistico come Ercolano unico al mondo. Un motore rinnovato e potenziato grazie agli strumenti agevolativi di Invitalia, al fine di stimolare percorsi di autoimpiego. La collaborazione con il Parco, oltre ad incrementare il know how delle due aziende, ha contribuito a valorizzare il patrimonio storico-archeologico del sito UNESCO, dimostrando ancora una volta l’importanza della sinergia tra attrattore e territorio, in un rimando di stimoli e suggestioni che possono concretamente innescare e rafforzare positive dinamiche di sviluppo.

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