Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘imprese’

Aiuti alle imprese agricole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero delle Politiche Agricole dello scorso 19 maggio, diviene realtà il nuovo limite dell’importo complessivo degli aiuti “de minimis” per le imprese attive nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli, nell’arco di un triennio. Alla base di una miriade di agevolazioni statali ma soprattutto regionali, il “de minimis” è stato portato dall’Unione europea nel febbraio 2019 a 20mila euro ma occorreva dare operatività concreta al “Registro degli aiuti” per avere finalmente l’importo massimo riportato nel Regolamento n. 316 del 2019, ovvero 25mila euro. Una volta accertata la funzionalità del registro, si è potuto procedere alla ripartizione dell’ammontare tra le singole regioni, a cui spetta il 75% della cifra totale che per l’Italia è pari a oltre 840 milioni di euro, e alla pubblicazione del relativo decreto ministeriale.
“Sebbene si tratti di un importante passo in avanti, basti pensare che sino al 2014 il de minimis è stato pari ad appena 7.500 euro, anno in cui fu portato a 15mila – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – parliamo comunque di un importo modesto se paragonato a quello delle imprese non agricole che possono contare su un de minimis a 200mila euro, in situazione standard no-Covid19. Ciò è frutto della convinzione da parte della Commissione Ue che la quota molto importante di bilancio comunitario in favore del settore agricolo non si concilia con aiuti di stato consistenti che potrebbero ledere la concorrenza tra imprese. Purtroppo questa considerazione non tiene conto, però, delle situazioni di blocco degli aiuti del secondo pilastro della PAC, erogati tramite i PSR, come accade attualmente in grandi regioni, come la Puglia. L’agricoltura, pertanto – prosegue il Sottosegretario L’Abbate (M5S) – non chiede maggiori aiuti ma l’utilizzo di quelli già concessi, in linea con quanto accade in tutti i Paesi industrializzati. Per il futuro, il corretto funzionamento del Registro consentirà anzitutto di semplificare l’accesso delle imprese a tali aiuti ma potrà anche essere la base per ulteriori auspicati incrementi”?

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Imprese: principi di revisione e controlli interni

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato l’informativa periodica “Valutazione e Controlli”, uno strumento incentrato sulle iniziative del Consiglio Nazionale in tema di principi di revisione e controlli interni, principi italiani contabili e principi italiani di valutazione. In questo dodicesimo numero, nella sezione dedicata ai Principi Contabili Nazionali, si fa un richiamo all’OIC 33, con il quale l’Organismo di Contabilità ha portato a termine il progetto di transazione agli OIC per le imprese che adottano gli IFRS. In relazione agli ultimi eventi, ci si è soffermati, inoltre, sull’analisi dell’impatto dell’emergenza sanitaria da COVID-19, richiamando il documento di ricerca redatto dalla Fondazione Nazionale Commercialisti e da S.I.D.R.E.A, la Comunicazione dell’Organismo di Contabilità relativa all’OIC 9, il Documento interpretativo sempre dell’Organismo di Contabilità, con cui si analizzano le “Disposizioni temporanee sui principi di redazione del bilancio” in relazione al D.L. n.23/2020 e, per finire, il documento di ricerca redatto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti con il Consiglio Nazionale in ordine al trattamento contabile relativo alla cancellazione dell’imposta IRAP.Tra i temi analizzati nella sezione sui Principi Italiani di Valutazione, spazio al documento edito dall’OIV con il contributo del CNDCEC che ha esaminato, attraverso un confronto tra esperti, gli aspetti più controversi in fase di valutazione e identificato le soluzioni più consone in base allo specifico contesto valutativo.Nell’area dedicata ai principi di revisione, invece, tra gli argomenti trattati, vi è il documento congiunto CNCDEC e FNC sull’attività svolta dai sindaci-revisori ai tempi dell’emergenza COVID-19, oltre al documento del CNDCEC relativo al primo incarico di revisione legale nelle nano-imprese. Con quest’ultimo documento si vogliono fornire alcune indicazioni per il sindaco-revisore nominato in ottemperanza a quanto previsto dal D.Lgs. n. 14/2019.L’informativa si chiude con un paragrafo dedicato ai controlli interni, in cui viene analizzata una pronuncia del Giudice del registro delle Imprese, in merito all’iscrizione della delibera assembleare di nomina dell’organo di controllo monocratico (sindaco unico), in quanto carente del requisito di professionalità specifica rappresentato dalla iscrizione nel registro dei revisori legali di cui all’art. 6 del D.Lgs. n. 39/2010.

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Riconvertire le imprese per accendere il motore verde

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Le vicende degli ultimi mesi hanno fatto emergere in modo chiaro che il problema della salute non riguarda solo l’uomo, ma anche l’ambiente in cui vive. Per questo, ora che l’economia si è rimessa in moto, il Governo deve puntare a rilanciare le attività lavorative e produttive che tutelano l’ambiente e salvaguardano il territorio. Un obiettivo che si può raggiungere anche riconvertendo le imprese che meglio si prestano a una trasformazione in senso ecologico, che in futuro potrà rivelarsi utile e al tempo stesso redditizia. Noi di Soggetto Giuridico crediamo che sia giunto finalmente il momento di promuovere la green economy – da tempo fecondo tema di dibattito, ma rimasta finora una potenzialità in gran parte inespressa – e far sì che le aziende che lavorano per l’ambiente siano incluse nell’agenda industriale come protagoniste. La tutela del territorio richiede inoltre una continua opera di controllo e prevenzione, per far sì che fenomeni come l’abusivismo edilizio non possano più lasciare profonde ferite nel nostro ambiente e nel nostro paesaggio.Uno dei primi appuntamenti elettorali seguiti al lockdown, le elezioni comunali in Francia, hanno fatto registrare in città quali Lione, Bordeaux e Strasburgo la vittoria di sindaci ecologisti che fanno pensare a una nuova consapevolezza maturata anche tra i cittadini europei. Oltre a un elevato astensionismo, segnale di una crescente disillusione, sembra esserci dunque voglia di un nuovo corso in cui gli amministratori si prendano cura della salute pubblica in modo integrato, non limitandosi a imporre determinati divieti e comportamenti.Lanciare la green economy significa anche andare oltre le politiche verdi delle grandi aziende che troppo spesso sconfinano nel cosiddetto greenwashing, ma sostenere in primis le imprese che hanno fatto della protezione dell’ambiente la loro attività principale e distintiva.

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Working Capital delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

L’Osservatorio Cribis-Workinvoice, focalizzato sul Working Capital delle imprese italiane, ha completato nei giorni scorsi una seconda indagine sulla situazione delle imprese alla fine del periodo di lockdown.Mentre la prima indagine aveva evidenziato sul fronte delle imprese l’urgente richiesta di liquidità e il timore di ritardi nell’erogazione degli interventi previsti con i decreti CuraItalia e Liquidità, l’obiettivo di questo secondo sondaggio si è focalizzato sull’entità del danno subito per il lockdown e sulla probabilità di una rapida ripresa.Le risposte al questionario hanno evidenziato l’impatto pesante del lockdown. Il 25,1% delle imprese intervistate dichiara di prevedere un fatturato 2020 inferiore rispetto a quello del 2019 di oltre il 30%, mentre il 42,2% dichiara una perdita di fatturato probabile tra il 20% e il 30%. Solamente l’8,1% del campione ha dichiarato effetti nulli o addirittura positivi. Le percentuali sono risultate sostanzialmente simili anche all’interno delle classi dimensionali delle imprese.
Le ricadute negative sulla redditività 2020 sono ugualmente importanti: il 47,9% delle imprese prevede una perdita di bilancio, significativa per il 25,6% e tale da richiedere una ricapitalizzazione per il 2,4%. Interessante però anche il dato che vede un 15,6% delle imprese con un’aspettativa di utile simile o superiore a quello del 2019. Perdite significative sono state indicate dal 38,2% delle micro-imprese contro il 13% delle medie (fascia 20-50 milioni) e il 25% delle grandi (oltre 50 milioni di fatturato).
Quanto alla velocità della ripartenza post-Covid il dato incoraggiante arriva dal 30,4% di imprese che dichiara un portafoglio ordini intatto o in leggero aumento (15,2%), mentre una lieve riduzione è prevista dal 32,1%. Pertanto, solo il 37,5% delle imprese intervistate segnala un forte calo del portafoglio ordini. La situazione è nettamente peggiore per le piccole imprese che presentano casi di grave riduzione nel 41,2% dei casi contro il 35% delle grandi.Importanti in prospettiva le attese sulla domanda, che sono risultate molto differenziate: il 19% si attende un aumento, il 20,8% prevede stabilità, mentre la riduzione è prevista dal 45,3% delle imprese. Il 10,2% si attende invece una significativa modifica del mix di prodotti venduti e solamente il 4,7% ha segnalato una modifica dei canali di vendita, un dato questo cha fa sorgere interrogativi su effetti a lungo termine. Micro e piccole imprese sembrano avere la minore fiducia sulla ripresa della domanda con percentuali rispettivamente del 53,8% e 59%.
Capitolo molto interessante quello legato al tema della puntualità dei pagamenti, a cui CRIBIS dedica massima attenzione.
Il rischio di pagamenti ritardati da clienti è considerato in peggioramento dal 72,7% degli intervistati contro un 27,3% che lo vede come stabile o basso. I valori sono risultati molto simili nelle diverse fasce di fatturato.Infine, il 70% delle imprese che hanno risposto ha ritenuto che i finanziamenti a medio-termine siano la forma migliore per coprire i fabbisogni finanziari innescati dal lockdown, contro un 30% che ha invece indicato anticipo fatture e sconto con invoice trading, preferendo forme più a breve e flessibili.Tuttavia, occorre notare che il 37,1% delle imprese (con punte fino al 44% per le grandi) ha indicato che la misura prioritaria nella gestione post-Covid risiede nella gestione oculata del capitale circolante. Valori nettamente più bassi per le micro-imprese, più orientate al taglio dei costi (le micro per il 37%).

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‘Pavilion Italia’: per lanciare le imprese italiane sul mercato cinese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Un’unica vetrina virtuale, posta a finestra privilegiata da cui le aziende virtuose del Belpaese si potranno affacciare sul mercato cinese. Non a caso è Pavilion Italia il nome scelto per il progetto nato dall’accordo tra ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore della piattaforma WeChat. È proprio attraverso questa piattaforma che brand e imprese italiane potranno presentarsi e dialogare con un’audience digitale che ha da tempo superato il miliardo di utenti attivi al mese.A fare da cicerone per il pubblico e i consumatori cinesi, nel maxi-padiglione che ospiterà 300 aziende del Paese, sarà Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come primo Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, al team di Digital Retex il compito di occuparsi della gestione e del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat, che sarà rinnovato nei contenuti e nell’immagine e ospiterà le aziende che faranno parte del marketplace digitale. Per ognuna di queste imprese sarà creato un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. All’interno di Pavilion Italia i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere il brand e vendere i propri prodotti.
A proposito di linguaggio digitale, la strategia di Agenzia ICE prevede la realizzazione di campagne di comunicazione ad hoc e la creazione di contenuti coinvolgentipersonalizzati e localizzati per il pubblico cinese, nel rispetto di cultura e costumi. Le aziende che aderiranno a Pavilion Italia avranno l’opportunità di creare la propria vetrina virtuale nello spazio digitale offerto da WeChat sfruttando specifiche analisi di target per raggiungere online il consumatore. Il tutto seguito da Digital Retex coi suoi team in Italia ed in Cina.ICE e Tencent valuteranno le candidature per ospitare in Pavilion Italia fino a 300 operatori che rappresentano alcuni settori del Made in Italy: dall’agroalimentare alle produzioni enologiche, dal fashion al design, dalla gioielleria alla pelletteria. Per fare parte del marketplace sarà necessario rispondere ai criteri contenuti nella call di Pavilion Italia, tutti indicati sul sito ufficiale del progetto.

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CNA Roma e UniCredit insieme per internazionalizzazione delle imprese romane

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

La CNA di Roma e UniCredit insieme per aiutare ad accrescere il grado di internazionalizzazione digitale delle PMI romane. Un canale fondamentale nel nuovo scenario economico creato dalla pandemia Covid 19. La nuova collaborazione permetterà alle imprese associate della CNA Roma di accedere, a condizioni preferenziali, a “Easy Export”: un pacchetto di servizi ad alto valore aggiunto studiati e offerti in esclusiva dal Gruppo bancario per semplificare e favorire l’export digitale delle Pmi italiane. Tramite questo accordo le aziende associate alla CNA di Roma, avranno la possibilità di accedere ad Alibaba.com, il più grande marketplace B2B al mondo.
UniCredit tramite partner di eccellenza, come Geodis – leader europeo nei processi di logistica – e Var Group – player per la digitalizzazione e i processi IT, offrirà alle imprese l’accesso a servizi ad alto valore aggiunto che vanno dalla creazione di una vetrina dedicata alle aziende e ai propri prodotti, al supporto per la gestione delle pratiche di logistica, fino all’assistenza di un consulente dedicato.Nelle prossime settimane CNA di Roma, in collaborazione con Nina International, promuoverà diverse iniziative digitali per far conoscere questa nuova opportunità ai propri associati.

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Sostenibilità nelle imprese: aspetti ambientali e sociali

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Il tema della sostenibilità ha un crescente impatto sull’agenda politica e sui comportamenti di famiglie, imprese, istituzioni. In particolare, all’interno del perimetro organizzativo dell’impresa, questo tema induce nuove pratiche, potenzialmente in grado di coniugare crescita e performance economica, sostenibilità sociale e ambientale. In questa ottica gli aspetti economico-finanziari vengono inseriti in un più ampio quadro, che considera la dimensione della sostenibilità declinata in comportamenti e pratiche d’impresa misurabili: diventa quindi sempre più importante verificare gli avanzamenti rispetto ai cosiddetti criteri ESG (Environmental, Social, Governance), che vengono assunti come base giuridica per la sostenibilità degli investimenti.
Gli sviluppi delineati pongono nuove sfide ai sistemi di misurazione statistica che, a livello di impresa, sono ancora prevalentemente orientati al monitoraggio della performance strettamente economica. Le attività svolte dalle Nazioni Unite in tema di Sustainable Developments Goals, con riferimento in particolare al Goal 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo) dell’Agenda 2030 e le iniziative dell’Oecd sulla ricognizione dei sistemi internazionali disponibili per la valutazione della responsabilità sociale dell’impresa, rappresentano esempi importanti di attenzione crescente al fenomeno. A livello nazionale, negli ultimi anni l’Istat ha avviato una intensa attività per la definizione e la progressiva implementazione di un quadro statistico di riferimento in grado di fornire prime evidenze empiriche sulle caratteristiche dei comportamenti sostenibili delle impreseI dati del censimento permanente delle imprese permettono ora di misurare compiutamente il tema della sostenibilità nelle imprese e integrarlo in un quadro informativo estremamente ricco e articolato.La rilevazione censuaria ha interessato un campione di circa 280mila imprese con 3 e più addetti, rappresentative di un universo di poco più di un milione di unità, corrispondenti al 24,0% delle imprese italiane che producono però l’84,4% del valore aggiunto nazionale, impiegano il 76,7% degli addetti (12,7 milioni) e il 91,3% dei dipendenti: si tratta quindi di un segmento fondamentale del nostro sistema produttivo. La rilevazione diretta è stata svolta tra maggio e ottobre del 2019, l’anno di riferimento dei dati acquisiti dalle imprese è il 2018. Tutti i risultati della sezione sulla sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e sicurezza sono accessibili attraverso il sistema di diffusione dedicato ai Censimenti Permanenti http://dati-censimentipermanenti.istat.it

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Previsioni di assunzione in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

I datori di lavoro italiani prevedono un cambio di rotta nelle previsioni di assunzione per il trimestre Luglio-Settembre 2020. I risultati dell’Indagine relativa al terzo trimestre 2020 riflettono l’impatto dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando e si discostano molto dai risultati rilevati nei precedenti trimestri. Secondo l’Indagine relativa alle previsioni occupazionali di ManpowerGroup, pubblicata in data odierna, la previsione per il terzo trimestre, pari al -5%, è la più debole degli ultimi sei anni. La previsione è diminuita di 13 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 10 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.“Non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria che stiamo attraversando sia una sfida per tutto il mondo del lavoro. E in uno scenario caratterizzato da un rallentamento deciso delle assunzioni, è importante dare anche un segnale positivo: i tre quarti dei datori di lavoro che abbiamo intervistato prevedono di mantenere gli attuali livelli di personale nel prossimo trimestre e il 63% prevede di tornare ai livelli di assunzione pre Covid entro i prossimi 12 mesi. I risultati dell’Indagine hanno registrato una vera e propria inversione di rotta nelle intenzioni di assunzione dei datori di lavoro in Italia e per questo sarà ancora più importante per le imprese reagire velocemente alla crisi economica in corso, anticipando i bisogni dei consumatori e rivedendo in alcuni casi anche i propri modelli di business” – ha dichiarato Riccardo Barberis, Amministratore delegato ManpowerGroup Italia: “Nel post Covid la possibilità di ricorrere maggiormente alla flessibilità sarà certamente fondamentale per far fronte alla necessità di inserire profili di cui le aziende avranno bisogno e che non riescono a trovare sul mercato e il contributo delle agenzie può giocare un ruolo decisivo, garantendo forme contrattuali tutelanti per il lavoratore, più welfare aggiuntivo e formazione finalizzata. Le agenzie possono infatti accelerare l’adozione di politiche attive per l’ingresso e il reinserimento nel mondo del lavoro dei lavoratori in piena sicurezza, grazie alla vicinanza alle imprese, alla capillarità della loro presenza sul territorio, alla capacità nella presa in carico e gestione, e ad obblighi di placement che facilitano l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro.”In due aree, Nord Ovest e Sud/Isole, i datori di lavoro registrano le previsioni più deboli degli ultimi sei anni, mentre sia nel Centro Italia, sia nel Nord Est, il dato rilevato è il più basso degli ultimi quattro anni. Il mercato del lavoro più debole si prevede nel Sud/Isole, dove le prospettive di occupazione netta sono pari al -10%. Altrove, modeste intenzioni di assunzione si riflettono in una previsione pari al -3% e -2%, rispettivamente per il Nord Ovest e il Centro Italia.Tuttavia i datori di lavoro del Nord Est si attendono lievi incrementi di personale con una previsione del +1%.
I datori di lavoro di sei settori industriali su sette prevedono un calo delle assunzioni nel prossimo trimestre. Il settore in cui si registra il mercato del lavoro più debole è quello dei Ristoranti & Alberghi, dove le prospettive occupazionali nette si attestano al -25%. Prospettive di assunzione in calo anche nel settore Finanziario e Servizi alle Imprese, con una previsione del -12%. Altrove, i datori di lavoro si attendono un rallentamento nelle assunzioni nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, dove le previsioni sono del -4%, e nel settore delle Costruzioni con un dato pari al -3%. Lievi previsioni di assunzione si prospettano in altre tipologie di Servizi e nel settore Manifatturiero, con dati rispettivamente pari al -2% e -1%. Tuttavia, si prevede un modesto incremento di personale in alcune tipologie di produzione, con una previsione pari al +6%.
I datori di lavoro che hanno partecipato all’Indagine si suddividono in quattro categorie a seconda della dimensione dell’azienda: le microimprese contano meno di 10 dipendenti; le piccole imprese hanno fra i 10 e i 49 dipendenti; le medie imprese hanno fra i 50 e i 249 dipendenti; le grandi imprese hanno 250 o più dipendenti.I datori di lavoro in tutte e quattro le categorie analizzate prevedono un calo delle assunzioni nel corso del prossimo trimestre. I piani di assunzione più deboli si registrano nelle Microimprese e Grandi imprese, dove le prospettive di occupazione netta si attestano a -5%. Altrove, previsioni pari a -4% vengono registrate da Piccole e Medie imprese.

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Le imprese familiari devono affrontare il tema del ricambio generazionale e valutare l’integrazione con le grandi aziende

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

In queste settimane, l’Italia sta gradualmente riprendendo le sue attività economiche, dopo mesi di lockdown. La fase che stiamo attualmente attraversando non è però esente da preoccupazioni e timori dovuti, da una parte, alla possibilità di essere ancora vittime del Coronavirus, dato che sta continuando a circolare, e, dall’altra, di tipo occupazionale legate alla perdita del lavoro e al trovarsi in una situazione di difficoltà economica. Anche le aziende affrontano la ripartenza in un contesto sfidante e pieno di incognite, con l’obbligo di sostenere investimenti importanti e non preventivati per ottemperare alle normative richieste dal Governo per limitare la diffusione del virus. Di questi argomenti di attualità si è parlato nel corso del recente “Coffee with Partners”, il webinar organizzato da INplacement e a cui ha preso parte Enrico Rovere, Managing Director Valuation Advisory di Duff & Phelps in Italia.

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Le prospettive e gli strumenti post Coronavirus per il risanamento delle imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Lunedì 8 Giugno 10.00 – 11.00 in diretta su http://www.rinascitadigitale.it. La ripresa post Covid-19 sta mettendo in seria difficoltà, e non solo dal punto di vista economico, le imprese. Tante leggi, troppi decreti attuativi e molta confusione. Ma quali sono gli strumenti realmente a disposizione delle aziende per il restart? Credito, liquidità, restructuring, rapporti con le banche, profili di contenzioso bancario e finanza agevolata sono solo alcuni dei temi del Digital Talk di RINASCITA DIGITALE “Le prospettive e gli strumenti post Coronavirus per il risanamento delle imprese”.Al talk, moderato da Rita Palumbo, interverranno: Luciano Carnevale, senior associate Nunziante Magrone Studio legale Associato; Lorenzo Colombo, senior consultant Corporate & Finance; Alessandro Fermi, senior associate Nunziante Magrone Studio legale Associato; Alfredo Maccari, presidente System Consulting. Rinascita Digitale si propone di ripensare il futuro aziendale anche attraverso palinsesti di formazione gratuita erogata da professionisti, esperti, ricercatori e innovatori, che si alternano in diretta. Tanti i contenuti live e on demand sui temi legati allo sviluppo d’impresa e fintech, smart working, digital trasformation, comunicazione digitale e marketing. Molti gli eventi con particolare attenzione alle tematiche di sviluppo personale.

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Le imprese italiane hanno bisogno di crediti

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Dallo studio emergono chiari segnali della voglia di ripartire da parte delle imprese italiane. Nello specifico il numero delle richieste di credito presentate nelle ultime settimane rispetto a quella compresa tra il 9 e il 15 marzo, quando sono entrate in vigore le misure di lockdown per contenere la diffisione della pandemia, hanno fatto registrare una violenta impennata, con un +290% in quella compresa tra il 27 aprile e il 3 maggio e rispettivamente un +247% e un +249% nelle due successive.Entrando maggiormente nel dettaglio, per quanto riguarda i Mutui immobiliari, dopo aver visto le richieste delle imprese quasi dimezzarsi nella 13^ settimana dell’anno, a partire dalla settimana iniziata il 20 aprile le richieste sono balzate al 285% rispetto alla settimana di riferimento, per arrivare poi ad un picco pari a 826% in quella compresa tra il 27 aprile e il 3 maggio e ripiegare parzialmente nelle due successive (rispettivamente al 608% e al 505%). Per quanto riguarda invece i prestiti personali, l’andamento mostra un recupero più veloce e organico, con volumi di richieste che già nella settimana del 30 marzo erano tornati sui valori precedenti il lockdown, salvo poi andare ben oltre il 150% nelle ultime 3 settimane di osservazione. Dinamica molto diversa dalle precedenti, invece, è quella fatta registrare dai prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi. Nello specifico, questa forma tecnica è quella che più di tutte ha risentito della chiusura delle attività disposta dal Governo per fronteggiare la diffusione dell’epidemia, con una evidente debolezza perdurata per oltre un mese e facendo segnare un picco negativo del 19%. La dinamica in atta fa però emergere un chiaro recupero, con i volumi che nelle ultime settimane di osservazione si sono attestati rispettivamente al 150% e al 213% rispetto a quelli della settimana indice.

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Il Messico/Nuova frontiera per l’internazionalizzazione delle nostre imprese verso il continente americano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

“Da quando è iniziata questa pandemia sostengo che, se possiamo vedere un aspetto positivo in questo dramma, è quello di averci abituati ad un uso più opportuno delle tecnologie di cui disponiamo. Venerdì scorso ne ho avuto una ulteriore conferma quando, poco prima di collegarmi in diretta per l’Intercomites, ho potuto assistere ai lavori dell’incontro telematico “Nuove Rotte Internazionali Messico-Italia”. Il secondo appuntamento di una serie di videoconferenze organizzate da Patrizio Baroni – professionista italiano, lungamente residente in Messico – e la Associazione P&B Network, ovvero un gruppo di professionisti che ho avuto il piacere di presentare, lo scorso anno, presso la sala stampa della Camera dei Deputati e che si occupano di assistere le imprese italiane nel complesso processo di internazionalizzazione collaborando, tra l’altro, con i connazionali residenti all’estero.
L’importanza di questo appuntamento, durato tre ore e che ha visto la partecipazione di quasi settanta persone (collegate dall’Italia, dal Messico, dalla Croazia) e realizzato in collaborazione con l’Associazione Messicana dei Segretari allo Sviluppo Economico (ovvero l’Associazione che raduna tutti i Segretari di Economia dei 32 Stati Messicani), il Gruppo Economico delle Regioni del Sud/Sud Est del Messico, la Canaco Servytur di Playa del Carmen (ovvero la Camera di Commercio della nota località turistica, di cui Patrizio Baroni è Consigliere e vicepresidente onorario per le Relazioni Internazionali) oltre la Segreteria di Sviluppo Economico dello Stato del Quintana Roo, è stato quello di presentare tutte le opportunità che l’area geografica del sud del Messico presenta per le imprese italiane ed Europee, anche alla luce del nuovo accordo bilaterale, di libero scambio, che il Messico sta per sottoscrivere con l’Unione Europea.Di questo si era peraltro già parlato, prendendo in esame tutto il Paese, nel primo incontro che vedeva ospite l’Ambasciatore messicano in Italia, S.E. Carlos Garcia de Alba, il quale sottolineava, fra l’altro, l’enorme potenziale inespresso nella relazioni fra i nostri Paesi.Una videoconferenza molto concreta che, se pure a carattere generale, ha presentato agli intervenuti il volto di un Paese estremamente eterogeneo, qual’è il Messico, e che presenta, fra l’altro, molte analogie con il tessuto produttivo e sociale italiano.Mi ha vista, peraltro, totalmente in sintonia l’osservazione di Baroni quando ha sostenuto che questo Paese non va visto solo come un nuovo mercato ma, soprattutto, come un luogo dove trovare partner per dare vita ad una internazionalizzazione produttiva. L’Italia, infatti, vanta un know how unico e la capacità di creare valore aggiunto alle materie che trasforma mentre il Messico gode, per sua stessa natura, di un ampio ventaglio di materie prime.
La nuova frontiera delle crescita del nostro sistema produttivo, quindi, non è quello di ingrandire le nostre imprese (che potrebbero perdere le proprie caratteristiche di eccellenza) ma di esportare, in un paese che ci può offrire una interessante base logistica, il nostro know how e la nostra capacità imprenditoriale, ampliando così la capacità produttiva senza rinunciare alla nostra visione di piccola e media impresa. Una visione, è giusto ricordarlo, che è figlia della nostra storia e della nostra cultura sociale. Un sistema di fare impresa che si contrappone alla massificazione indotta dalla multinazionale e che, viceversa, punta sul valore della persona e difende la differenziazione del sistema sociale.Ciò che trovo altresì affascinante è che questo “sogno” può finalmente trovare il modo di far lavorare assieme gli italiani in Patria e coloro che, nel mondo, hanno incontrato la propria dimensione, anche imprenditoriale.”Lo ha dichiarato l’on.Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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Il Decreto Rilancio? Non basterà a risollevare le imprese italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

A cura di Federico Pozzi Chiesa, AD Italmondo e Founder Supernova Hub. L’Italia, lo sappiamo bene, è un Paese fondato sulle piccole e medie imprese. Imprese che in moltissimi casi fanno parte di filiere, spesso internazionali. Queste PMI italiane sono alle prese con una carenza di liquidità che rischia di soffocarle, strette in una morsa trilaterale: da un lato il livello di insoluti in forte crescita, dall’altro la compressione di volumi di fatturato dovuta al lockdown e infine l’incertezza di quelle imprese che lavorano con l’estero causata dall’alert sul Paese da parte di alcune assicurazioni sul credito. Una situazione sicuramente complessa che come operatori della logistica italiana e internazionale stiamo osservando con grande preoccupazione non solo per il nostro settore.Il primo elemento di pressione sui bilanci è l’aumento degli insoluti: secondo Cna oscillerà attorno al 60% la percentuale di fatture non pagate alle piccole imprese; e in generale per il mese di marzo gli insoluti variano dal 20% al 70%, mentre aprile ha visto un peggioramento con una forbice media che si innalza tra il 30% e il 50%, con picchi fino al 100%.In questa situazione, il Decreto Rilancio con il suo carico di promesse rischia di essere ancora insufficiente per far fronte alle enormi esigenze di cassa delle imprese italiane. Esigenze che l’Osservatorio sul Working Capital di Cribis e Workinvoice stima essere intorno ai 15 miliardi nell’arco di 3 mesi e 45 miliardi nell’arco di un anno. Si tratta di un passo in avanti rispetto ai Decreti precedenti perché vengono introdotte norme innovative – come la garanzia sull’assicurazione del credito – ma che dovrà misurarsi con la prova dei regolamenti attuativi e con il reale trasferimento degli stanziamenti, passaggio che finora è stato molto farraginoso.Mentre ci addentriamo nella fase due, inoltre, è chiaro che le riaperture non consentiranno ai diversi settori coinvolti di tornare ai livelli di fatturato precedenti, perché saranno obbligati per almeno quattro mesi ancora a lavorare parzialmente e questo si tradurrà in un ulteriore deterioramento della liquidità, con effetti sia nell’immediato che nel medio periodo – almeno fino a fine 2020 – la cui reale portata si potrà valutare solo in base a come evolverà la situazione. Un esempio concreto riguarda il settore della ristorazione, uno tra i più colpiti: in un locale di circa 70 mq in cui prima era possibile accogliere 20/25 persone a regime, oggi il limite scende a circa 1/5 dei clienti, con evidenti conseguenze sui fatturati e sulla sostenibilità stessa del business.Attraverso le nostre controllate sul territorio asiatico, abbiamo già potuto assistere alla parziale ripartenza del mercato cinese dove ci si aspettava già nel mese di marzo una piena ripresa, che poi si è tradotta invece, almeno inizialmente, in una ripresa tra il 70% e l’80% dei volumi, influenzata dal fatto che nel corso del lockdown alcune aziende che si approvvigionavano da fornitori locali hanno dovuto sostituirli con produttori di altri territori per garantire la prosecuzione del loro core business. Perché non dovremmo aspettarci lo stesso effetto in Italia ed in Europa? Oggi abbiamo un quadro abbastanza chiaro di quelli che sono gli interventi pubblici con cui si cerca di far fronte a questo che potrebbe essere un vero disastro per l’economia reale italiana. Con il Decreto Liquidità, lo Stato ha esteso la copertura del Fondo di garanzia a un pacchetto di 400 miliardi di euro di prestiti, lasciando però tutte le responsabilità operative sull’erogazione del credito in capo alle banche. Le banche si sono trovate a dover gestire una mole di richieste enorme – con non poche polemiche sui tempi di richiesta ed erogazione. Per sopperire a questa situazione è sceso il campo il settore del Fintech che ha notoriamente la capacità di andare incontro alle esigenze delle imprese in maniera più rapida e snella. Nel nostro caso assistiamo all’effort messo in campo da una delle nostre partecipate BorsadelCredito.it che, tramite il recente accordo stretto con Azimut, ha ampliato ulteriormente la sua capacità di finanziare le PMI Italiane.Per quanto riguarda l’outbreak, nelle ultime settimane in Italia si iniziano a scorgere timidi segnali di miglioramento. Questo è un trend che si intravede anche in altri Paesi europei, in opposizione però alla situazione che invece affligge gli USA e ai nuovi picchi di contagi che stanno investendo UK, Russia, Brasile e India. Le ripercussioni sul PIL globale e sulla bilancia commerciale del rallentamento di questi Paesi, che in molti casi sono ancora in fase pre-picco, impongono che le misure di sostegno messe in atto non solo debbano concretizzarsi e consolidarsi per dare un aiuto immediato, ma debbano anche prevedere un termine di medio periodo, tenendo conto di questo rallentamento generale dei mercati. (in abstract http://www.supernova-hub.it)

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“I finanziamenti bancari alle imprese con garanzie SACE e Fondo PMI”

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

“Dovrebbero configurarsi in fattispecie diverse, come quella degli strumenti finanziari partecipativi, da riconoscere, sotto il controllo della Cassa Depositi e Prestiti. Al fine di agevolare le imprese ed innescare un meccanismo di riequilibrio finanziario delle stesse in una prospettiva di rilancio economico, sarebbe auspicabile l’accesso al Fondo di garanzia anche per operazioni di aumento del capitale sociale. Per questa ragione, esprimo piena soddisfazione per l’approvazione del mio odg che impegna il governo a valutare questa ipotesi secondo il meccanismo del prestito partecipativo nella prospettiva di agevolare le imprese ed innescare un meccanismo di riequilibrio finanziario delle stesse in una prospettiva di rilancio economico”. Lo dichiara Maria Teresa Baldini, deputato di Fratelli d’Italia.

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A rischio default il 15,5% delle imprese italiane in caso di nuove ondate di Covid19

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

Il 15,5% delle imprese italiane a rischio di fallimento nel caso di nuove ondate del Covid19, con ulteriori lockdown che potrebbero durare fino a sei mesi. La probabilità di questo scenario è “bassa”, secondo gli analisti di Cerved Rating Agency, ma gli effetti potenzialmente molto pesanti: con un peggioramento così marcato dello scenario macroeconomico e un elevato rischio Paese, la probabilità di default triplicherebbe (dal 4,9% attuale al 15,5%), con punte del 22% nelle costruzioni, del 19,1% in hotel e ristorazione, del 18,9% nei servizi.
Sono i risultati dello studio “Evolution and impacts of the COVID-19 pandemic emergency on Italian non-financial corporates” di Cerved Rating Agency, agenzia di rating del Gruppo Cerved tra le prime in Europa che attribuisce il merito creditizio alle imprese sul territorio nazionale, su un campione di 30 mila società. Un’analisi che aggiorna in senso peggiorativo la precedente, rilasciata a febbraio, in cui a rischio fallimento nel caso più drastico era un’azienda italiana su dieci.Secondo lo scenario più pessimistico, i settori con la più alta probabilità di default sarebbero le costruzioni (22%), i servizi di alloggio e ristorazione (19,1%) e le attività di supporto al settore turistico (18,9%). Viceversa, quelli più resilienti, dunque con un rischio più basso, risulterebbero farmacie (6,5%), l’industria alimentare (6,8%), il commercio al dettaglio alimentare (7,9%). La percentuale aumenterà in misura maggiore per le imprese piccole (dal 10,7% al 21% per le microimprese) e meno strutturate (28% per le imprese individuali); dal punto di vista geografico, la probabilità di default è attesa in forte crescita in tutta la Penisola, con un picco del 17,8% nel Mezzogiorno (dal 9,3%).
Per tenere conto di questa incertezza, gli analisti di Cerved Rating Agency hanno elaborato tre diversi scenari correlati allo sviluppo della pandemia e dello scenario macroeconomico. Secondo lo scenario “soft”, al quale gli analisti attribuiscono una probabilità “alta”, non ci saranno nuove ondate di contagi e l’economia italiana riprenderà anche grazie a un’efficace azione di politica economica. In base a quello “intermediate” (probabilità media), il sistema produttivo potrebbe affrontare una seconda ondata di contagi, che richiederebbe ulteriori lockdown (fino a 4 mesi) e che frenerebbe il recupero dell’attività produttiva. Infine, stando allo lo scenario più pessimistico, “hard” con una probabilità bassa, i lockdown potrebbero durare fino a sei mesi, con effetti depressivi sull’economia e un aumento del rischio Paese.In generale, è atteso un deterioramento complessivo dei profili di rischio, come conseguenza diretta di un livello di redditività più basso e un peggioramento della struttura finanziaria delle aziende. L’applicazione degli scenari negativi determina uno spostamento delle entità valutate verso le classi di rating peggiori, con migrazione da posizioni di investment grade a speculative grade dal 16% nel caso soft, fino al 42% nello scenario hard. L’innalzamento del rischio si traduce in un aumento dei default attesi. In base alla gravità dello scenario, e stimando alle condizioni attuali una probabilità di default pari a 4,9%, si sale, nell’ipotesi soft, al 7,7%, al 9,7% in quella intermedia e arriva al 15,5% nello scenario hard.

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Aiutare le imprese a ripartire, grazie alla partnership tra consulenti e commercialisti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

Per uscire dalla crisi scatenata dal COVID-19 le aziende non possono fare a meno di un piano di sviluppo aziendale o piano industriale o business plan, un documento con il quale l’azienda mette nero su bianco quali sono gli obiettivi a medio – lungo termine da raggiungere e quali sono le tappe intermedie che porteranno all’obiettivo finale. Senza un piano di sviluppo aziendale, si corre il rischio di non focalizzarsi su ciò che è davvero importante per la crescita societaria. Sia i manager che i dipendenti devono avere ben chiari quali sono gli obiettivi dell’azienda e comprendere che ogni singola azione quotidiana contribuisce al loro raggiungimento. Solitamente questo compito viene espletato dai commercialisti per conto delle aziende loro clienti.Oltre a questo occorre che l’azienda si avvalga di comprovate professionalità esterne per far si che poi quegli obiettivi vengano raggiunti.Avere a disposizione “i numeri” da raggiungere non è condizione sufficiente in quanto le “azioni” vengono poi messe in atto dalle persone, dal team aziendale.Proprio per venire incontro a questa particolar esigenza My Way Consulting ha avviato un Programma di Partnership con gli Studi di Commercialisti per dare supporto concreto alle PMI italiane. Consapevole dell’importanza che in questo momento riveste avere a disposizione per gli imprenditori di tutte le competenze e conoscenze utili per uscire dalla crisi My Way Consulting mette e disposizione dei clienti PMI degli Studi di Commercialisti il suo team di professionisti, che si occuperà di aiutare la messa in esecuzione delle azioni utili al raggiungimento dei risultati indicati nei piani di sviluppo.
Il team di professionisti messo in piedi utilizza una metodologia testata e perfezionata nel corso degli anni. Il primo passo è l’analisi del “Potenziale Produttivo” di ogni persona che compone il team aziendale. Solo in questo modo si riesce ad avere con una certezza scientifica dove intervenire e come per migliorare efficienza ed efficacia produttiva.Ogni persona agisce e si comporta in modo differente e non conoscere queste dinamiche: è questo il fattore n. 1 delle scarse performance e quindi di errori, sprechi e bassa produttività.Il 90% dell’efficienza viene recuperata nell’80% dei casi con una migliore gestione delle persone.Tipicamente le “performance” delle persone in ambito aziendale può portare ad incrementi di produttività dal 20% al 60% (fonte My Way Consulting).Conclusa questa analisi, i consulenti di My Way Consulting si impegnano a creare un piano di gestione aziendale personalizzato e flessibile. Coinvolgendo, affiancando “on the job” e formando l’imprenditore, i manager e i responsabili vengono avviate tutte le azioni correttive per portare il team ai risultati indicati.La Partnership con gli Studi di Commercialisti (già avviata con alcuni progetti) prevede il coinvolgimento dei consulenti My Way Consulting nel definire le azioni che fanno seguito alla stesura del Piano di sviluppo o Piano Industriale che deve certificare la sostenibilità della continuità aziendale.Per maggiori informazioni visitare il sito web http://www.mywayconsulting.it

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“Un focus sugli impatti della Brexit per le imprese e per i commercialisti”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

E’ il documento pubblicato dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. “Un focus sugli impatti della Brexit per le imprese e per i commercialisti”. Il lavoro è una ricognizione dello scenario economico, finanziario e legislativo connesso all’attuazione della Brexit, una guida operativa in relazione alle principali tematiche toccate dal cambiamento in corso. I cambiamenti che scaturiranno, anche in funzione delle tempistiche e delle modalità definitive di uscita dalla UE, appaiono di enorme rilevanza non solo per i professionisti interessati per attività professionale in loco o perché seguono direttamente clientela UK in Italia o italiana in UK, ma anche per chi affianca imprese italiane, anche di minori dimensioni, che hanno flussi import-export con il Regno Unito. Non da ultimo per chi svolge compiti di revisione e/o incarichi sindacali in società che – direttamente od indirettamente – subiscano impatti di compliance e/o di mercato dalla Brexit stessa.Tra le principali problematiche operative, le modifiche alla regolamentazione, alla decorrenza e alle modalità di adempimento degli obblighi ai fini doganali, IVA e Intrastat, la “passaportabilità” delle licenze finanziarie/assicurative e delle certificazioni farmaceutiche, nonché quelle legate alla regolamentazione della sicurezza sui prodotti. Attenzione anche alle tematiche riguardanti il diritto di stabilimento per ragioni di lavoro e la reciproca tutela dei cittadini all’estero e quelle relative agli impatti della Brexit nelle valutazioni di risk management e di audit per le imprese italiane coinvolte. Il documento include una significativa raccolta di normativa e link a documentazione istituzionale e/o di commento al processo attuativo delle decisioni bilaterali UK/UE.

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Imprese: Ridurre carico fiscale e costo del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

La politica governativa dei bonus una tantum rischia di generare ulteriore burocrazia e incertezza, allungando i tempi per la ripresa e moltiplicando gli adempimenti amministrativi. Per noi di Soggetto Giuridico, la via più veloce ed efficace per dare risposte concrete alle imprese italiane è quella della riduzione del carico fiscale e del costo del lavoro.Crediamo che il Governo debba dare una vera scossa alla nostra economia partendo dalla cancellazione tout court delle imposte che colpiscono il mondo del lavoro quali l’Irap. In questo momento l’abbuono di una rata non è sufficiente, serve molto più coraggio per dare respiro alle aziende e lanciare al tempo stesso un forte segnale di cambiamento e di fiducia al nostro sistema produttivo messo in crisi dall’emergenza sanitaria.Le misure attuali, fondate sui bonus, rischiano invece di creare una babele di situazioni farraginose e complesse da gestire, come lo stesso crollo del sito dell’Inps ha quasi metaforicamente dimostrato. Al contrario, misure stabili e importanti quali l’abolizione dell’Irap, l’eliminazione dell’imposta di bollo e della tassa di proprietà degli auto-moto veicoli, accompagnate da una fortissima riduzione dell’Irpef per i redditi più bassi, contribuirebbero alla ripartenza del Paese in modo quasi immediato.

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Veneto: Imprese iscritte e cancellate Fvg

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

Un saldo negativo tra imprese iscritte e cancellate, ad aprile, non si era mai visto in Fvg nei Registri imprese delle Camere di Commercio, nemmeno andando a ritroso fino al 2009. Invece, le più recenti rilevazioni del Centro studi della Cciaa di Pordenone-Udine segnano, ad aprile 2020, un -81 tra imprese iscritte e imprese cancellate in regione, in tutte le province, portando l’intero quadrimestre a un saldo negativo di -917. Nei primi quattro mesi del 2019 eravamo a -684, ma entrambi i mesi di marzo e aprile erano in saldo positivo. «Va precisato – spiega il presidente dell’ente camerale Giovanni Da Pozzo – che il primo trimestre di ciascun anno è quello in cui vengono fisiologicamente registrati i saldi più negativi di imprese, soprattutto per motivi di contabilità, e questo certamente incide sul risultato complessivo. Però, poi, nei mesi successivi, di solito si comincia a risalire la china». Invece, in questo 2020, va evidenziato «un dato, purtroppo atteso – commenta -, ma che adesso possiamo anche quantificare e di cui avevamo già avuto le prime avvisaglie a marzo, cioè il più marcato calo dell’iniziativa d’impresa. Solo a marzo, infatti, c’è stato un -25% di nuove imprese iscritte nei Registri delle nostre Camere in Fvg, rispetto a marzo 2019. Dato addirittura peggiorato ad aprile, dove pochissime sono le nuove imprese nate, addirittura un -72% rispetto ad aprile 2019, e superate di molto da quelle cessate. È indubbio che si tratti di un elemento in più a conferma del momento di forte difficoltà che sta vivendo il nostro sistema produttivo in seguito all’emergenza sanitaria, al blocco totale e prolungato di una parte importantissima della nostra economia e a un futuro che tuttora si manifesta quanto mai incerto, ma anche privo di strategie convincenti per stimolare e supportare le attività in proprio». Ad aprile 2020 le nuove imprese iscritte sono state 123, in Fvg, quasi doppiate dalle cessazioni, che sono state 204. A riprova della situazione negativa, ma anche di “congelamento” della vitalità economica, il confronto con aprile 2019, con 444 imprese iscritte e 351 cancellate, per un saldo positivo di 93 imprese. Già nel primo trimestre avevano cominciato a evidenziarsi i primi problemi. Mentre in passato il calo delle iscrizioni era nell’ordine del 2-3%, quest’anno tra gennaio e marzo si è registra un -12%. «È necessario dunque che si metta in pratica quanto prima – conclude il presidente Da Pozzo – una strategia in grado di ridare nuovo e forte impulso a un sistema che stava appena cominciando a uscire dalla lunghissima e pesante crisi economica, prima dell’emergenza Covid, e che adesso più che mai ha bisogno, pur con tutte le misure di sicurezza possibili, non solo di ripartire, ma di uno stimolo alla crescita assolutamente straordinario».

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Lazio: Famiglie e imprese a rischio usura

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2020

“E’ nei momenti più difficili che aumenta la vulnerabilità delle famiglie e delle imprese, soprattutto quelle più piccole. L’usura da sempre rappresenta per la Regione Lazio un tema che impone la massima attenzione, al fine di limitare le possibilità di azione delle mafie e delle organizzazioni criminali.Ed è proprio per questa ragione che accolgo positivamente la costituzione da parte dell’amministrazione regionale di un fondo di 400.000€, che permetterà alle famiglie ed alle aziende del nostro territorio di ottenere contribuiti fino a 3.000€ attraverso le associazioni e le fondazioni antiusura iscritte all’Albo regionale e presso il Mef.Interventi di questo tipo necessitano di velocità nell’erogazione; come affermato dal presidente Nicola Zingaretti, anche questa volta, ci impegniamo per dare a tutti risposte rapide. La battaglia contro il coronavirus comprende anche la lotta al sovraindebitamento, faremo in modo che questa crisi non travolga i cittadini e le cittadine del Lazio; la criminalità, come sempre, non deve trovare nessuno spazio vuoto dove infilarsi, ancor di più in questa fase”. Così in una nota la consigliera regionale del Lazio Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti.

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