Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘risorse’

“Abbiamo una grande occasione davanti, sono le risorse del Recovery Fund”

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

“Le utilizzeremo per fare una programmazione di lungo termine. Intanto dobbiamo finanziare tutto ciò che va accelerato, penso al mondo delle partecipate di Stato che sono eccellenze a livello mondiale ed hanno progetti di riconversione importanti, e poi imprenditoria femminile, sostegno alle imprese per la riconversione, la formazione all’interno del mondo del lavoro e le politiche attive che sono state dimenticate per vent’anni. C’è una forte accelerazione, e nelle prossime settimane ci sarà un passaggio Parlamentare che vedrà le Commissioni interloquire con i Ministri per spingere ancora di più le direttrici con un dibattito parlamentare che sarà ancora più ambizioso e di visione. Il Parlamento, al di là delle scaramucce che emergono sui giornali, si sente una grande responsabilità nel lungo termine, cosciente che queste risorse saranno di accompagnamento per molti molti anni. C’è responsabilità da parte di tutti, il coinvolgimento è ampio e il dibattito non ci ha mai fatto paura. Il dramma del Covid ha portato la politica a dialogare più del solito”. Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, intervenendo a Radio24 sul Recovery Plan.

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Mettiamo a frutto le nostre risorse disponibili

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Nelle fasi di avvio del processo di trasformazione delle attuali strutture produttive di servizi e beni l’importanza non sta tanto nel gestirle quanto nel prevedere altri modelli d’impiego per mettere alla prova le risorse esistenti con il nuovo che si profila in chiave umana, strutturale, finanziaria ed industriale. Parliamo spesso, e non sempre a proposito, di svolte epocali ma alla prova dei fatti siamo portati a dare solo una mano di vernice al vecchio. È che le nostre esitazioni sono dettate dal timore di non riuscire a gestire le attuali tecnologie e quelle che si prospettano ancora più innovative in tempi brevi. Prendiamo ad esempio il fattore tempo e il modo come possiamo utilizzarlo riducendo al minimo i “tempi morti” e trarne, persino, vantaggi economici. Oggi per raggiungere il posto di lavoro occorre mettere in conto del tempo per la mobilità, lo stress che richiede e il costo che impone. Diverso è il ragionamento se adottiamo lo smart-working. Restiamo a casa, organizziamo il lavoro a distanza e lo possiamo amministrare persino quando andiamo in ferie. Sappiamo bene che tale scelta non è possibile per tutte le attività lavorative ma se riduciamo, ad esempio, la mobilità complessiva del 30% già imprimeremmo una svolta significativa al nostro trend di vita. Lo stesso dicasi nel campo dell’istruzione con un insegnamento da remoto. E con questo andazzo scopriremo che ci sono infinità di cose che si possono fare da casa e ricevere adeguati riscontri. Potremmo avere un chip nella nostra tessera sanitaria dove potrebbe essere riportato l’anamnesi di tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni che possono aiutare il medico, l’infermiere e le altre professioni sanitarie a indirizzarsi verso una terapia che fa al caso nostro e quel che più conta, in specie per alcune malattie, per adottarla in tempo reale (pensiamo ad un infarto o a un ictus). A questo riguardo il Centro studi della Fidest per la gestione delle risorse umane aveva proposto ai promotori del “reddito di cittadinanza” di utilizzarlo per programmare corsi di informatizzazione per potenziare le reti informatiche e gli addetti ai lavori in tutti i settori produttivi e dei servizi. La nostra idea era quella d’offrire alle imprese un valore aggiunto oltre alla mobilità intermodale che le sottraessero dai costi indiretti derivanti da localizzazioni poco vantaggiose per gli spostamenti dei loro prodotti finiti. Ma resta, purtroppo, lo zoccolo duro di chi teme il diverso e preferisce dondolarsi sulla soma di un asino. (Riccardo Alfonso)

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Pandemia al confronto con imprese, organizzazione e risorse umane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

La pandemia ha messo a nudo una realtà con la quale convivevamo lasciandola galleggiare in una sorta di limbo mentale. Ha toccato un nervo sensibile che ci siamo ingegnati a tenerlo assopito per non farlo emergere in tutta la sua crudezza. Ora l’incantesimo si è spezzato e ci siamo resi conto che non tutti i governanti del mondo hanno mostrato la stessa sensibilità nella tutela della salute pubblica in specie se andava a configgere con gli interessi economici e produttivi delle loro rispettive macchine industriali. L’esempio più eclatante lo abbiamo avuto negli Stati Uniti e in una certa misura nel Regno Unito. Dovremmo meravigliarcene se anche in Italia più di qualcuno ha cercato di mestare nel torbido negando o sottovalutando la pericolosità sociale di questa pandemia? No di certo se pensiamo che il nostro sistema è più orientato ad una visione mercantilistica e in forma più ridotta alla cura delle persone in specie se sono meno abbienti. L’essere umano, diciamocelo pure senza perifrasi, in questo assetto geopolitico mondiale, sta mostrando tutti i suoi limiti, è diventato l’ultimo anello della catena produttiva. Il suo ruolo fondamentale sta sempre più diventando quello che deve adeguarsi per dare risposte per risolvere la potenziale dicotomia tra imprese e organizzazione e l’uomo per privilegiare le prime e non come dovrebbe, il suo contrario.
Se diamo un taglio politico a questa dialettica uomo-imprese-organizzazione dobbiamo avere la consapevolezza che la contesa si proietta nel modo come i partiti, che hanno una guida ideologica, ne interpretano le scelte di campo o nelle peggiori situazioni si asservano ad esse. Significa, in altre parole, che quando noi andiamo ad esprimere il nostro voto nel segreto dell’urna dovremmo renderci conto che la contesa va oltre un partito o il suo leader perché è in gioco qualcosa di più. È la nostra dignità di esseri umani. (Riccardo Alfonso)

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Risorse importanti per l’avvio del prossimo anno scolastico

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

Ma per il riparto di queste risorse il ministero ha deciso di seguire un criterio basato su dati non oggettivi (50% sulla base delle richieste degli USR e 50% sulla popolazione studentesca).” Così Gabriele Toccafondi, deputato fiorentino di Italia viva capogruppo in Commissione Cultura “Noi chiedevamo di utilizzare criteri più oggettivi, come il solo numero di studenti oppure il numero di studenti per classe, perché ci siamo accorti che alcune regioni, simili alla Toscana per numero di scuole o di alunni, hanno chiesto risorse molto maggiori per personale docente e non docente” prosegue Il deputato “Abbiamo chiesto i dati – conclude Toccafondi – dai quali è emerso che se dal ministero avessero basato il riparto solo sulla base della popolazione studentesca alla nostra regione sarebbero arrivati circa 55 milioni, invece ne arriveranno 49,5. 5,5 milioni in meno, che significano circa 200 unità in meno tra personale docente e non docente, figure fondamentali per l’avvio di un anno scolastico delicato come questo.“

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Calo drastico dei livelli nei grandi bacini settentrionali e portate del fiume Po sotto quelle del 2019, mentre continua la difficile stagione idrica di Puglia e Basilicata: è questa la sintesi del bollettino settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
Al Nord, crollano le altezze idrometriche dei laghi Maggiore (cm.7,1 contro una media di cm. 68,7) e Lario (cm.4,0 contro una media di cm. 71,7); restano, invece, in media l’Iseo ed il Garda, che continua a godere di ottima salute idrica.Del progressivo deflusso dai grandi invasi beneficiano i fiumi della Lombardia, dove solo l’Oglio è in leggero calo; nel Veneto, tengono le portate dell’Adige e dei principali corsi con il Piave in ottima salute, grazie al ripetersi di copiosi fenomeni temporaleschi sull’area dolomitica.Le portate del fiume Po, da tempo sotto media, sono ora, però, scese sotto quelle registrate un anno fa (a Pontelagoscuro: 738 metri cubi al secondo, mentre erano mc/sec 807 nel 2019 e contro una media di mc/sec 1.140).
“Situazione da tenere sotto controllo – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) -L’Osservatorio dell’Autorità di Distretto è già stato opportunamente convocato per il 6 Agosto.”
In Piemonte, i principali fiumi (Dora Baltea, Sesia, Stura di Lanzo) sono in ripresa mentre l’ Emilia Romagna si conferma fortemente condizionata dall’andamento pluviometrico territoriale: se sorridono Reno e Trebbia (mc/sec 24,29 contro una media mensile di mc/sec 4,63!), sono praticamente dimezzate le già sofferenti portate di Secchia e soprattutto Savio (mc/sec 0,26 contro una media mensile di mc/sec 0,5).
In Centro Italia, in una situazione di sostanziale stabilità idrica, si segnala il trend negativo degli invasi marchigiani, che in una settimana calano di 2 milioni di metri cubi d’acqua, avvicinandosi ai livelli del siccitoso 2017 (oggi trattengono 41,28 milioni di metri cubi contro i 40 milioni di allora); nel Lazio, l’altezza idrometrica del lago di Bracciano scende a quote vicine al 2019 ed il fiume Liri Garigliano segna un altezza idrometrica dimezzata rispetto all’anno scorso.In Campania è buona la condizione dei fiumi Volturno e Sele, entrambi con livelli superiori allo scorso anno.Al Sud prosegue la discesa delle riserve idriche trattenute negli invasi di Puglia e Basilicata. Nella prima regione il calo è stato di 12 milioni di metri cubi in una settimana (il deficit idrico rispetto al 2019 è ora di oltre 54 milioni di metri cubi), con un prelievo medio quotidiano di 1 milione di metri cubi dal solo bacino di Occhito. Nei 10 giorni scorsi, gli invasi lucani sono calati di 18 milioni di metri cubi, toccando un deficit di 60,72 milioni di metri cubi rispetto al 2019.Infine, rimane confortante la situazione idrica dei bacini calabresi, mentre resta siccitosa la condizione di gran parte delle campagne siciliane.

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Risorse umane e sfruttamento

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

Se fermiamo la nostra attenzione ai soli fatti di casa nostra e partiamo dal secondo dopo guerra nel XX secolo possiamo assistere a due momenti storici particolarmente interessanti dal punto di vista politico e sociale. Siamo partiti dagli anni della ricostruzione e dagli aiuti americani con il piano Marshall alla stagione dei diritti complice la congiuntura politica internazionale con la guerra fredda tra i due blocchi imperiali: il comunismo di stampo sovietico e il capitalismo di matrice statunitense. Dal 1990 in poi con la caduta del muro di Berlino la sensazione che ebbe una parte dei politici italiani è che l’andazzo perseguito negli anni passati poteva continuare, ma si sbagliavano. I nostri “protettori” di un tempo ritirarono le credenziali e da qui partì una resa dei conti con i magistrati di “mani pulite” e le confessioni dei “pentiti”. Caddero le teste illustri della politica da Forlani a Craxi e lo stesso Andreotti per anni fu incalzato dalla magistratura sia umbra sia siciliana. Si aprì a questo punto una voragine politica che sarebbe rimasta drammaticamente tale se non ci fosse stata la “geniale intuizione” di un imprenditore che sino allora si era servito della politica per interposta persona e che ora riteneva necessario, per salvaguardare le sue imprese, d’entrare in prima persona nell’agone politico. Così iniziò un ventennio sia pure con alterne vicende dove il danno maggiore fu provocato con l’indebolire le istituzioni: parlamento, magistratura, amministrazioni locali e i suoi strumenti: fisco, scuola, welfare. Sul piano sociale si è passati dalla stagione dei diritti a quella delle “umiliazioni” per i lavoratori e i pensionati rendendo più precario il lavoro e tartassando il sistema pensionistico. Ora siamo arrivati alla negazione di fatto del diritto al voto con una legge elettorale fatta per confondere le idee agli elettori e rendere più debole il sistema di governo democratico del paese. È la fine della democrazia? (Riccardo Alfonso)

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Risorse idriche in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Si stanno inaridendo i territori adriatici dell’Emilia Romagna. La preoccupante conferma, primo segnale di un crescente rischio desertificazione, arriva dal settimanale bollettino dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che ha analizzato l’andamento pluviometrico sulla regione: dal 1° Ottobre 2019 al 26 Luglio 2020, sui bacini occidentali tra i fiumi Parma e Trebbia, sono caduti 1.301 millimetri di pioggia, in crescita rispetto agli anni scorsi; sulla macroarea sudadriatica, dal fiume Reno fino al confine con le Marche, sono invece piovuti solo 463 millimetri, quantità inferiore agli anni scorsi, ma soprattutto analoga (mm.456) al siccitosissimo 2017.“Questi dati confermano quanto previsto dagli enti di ricerca sul rischio desertificazione per la dorsale adriatica del Paese. Bisogna averne coscienza, ora che il Paese sarà chiamato a ridisegnare il proprio modello di sviluppo verso un’economia più green – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Un primo segnale arriverà già il 30 Luglio prossimo, quando sarà inaugurato il cantiere dei lavori di estensione della rete irrigua dell’impianto San Leonardo nei comuni di Forlimpopoli e Forlì, ampliando la distribuzione delle acque del Canale Emiliano Romagnolo nell’area Ronco-Bevano.” Rimanendo in Emilia Romagna, le portate dei fiumi sono in ripresa con Trebbia, Savio e Reno superiori alla media del periodo, mentre resta deficitaria la situazione del Secchia; negli invasi piacentini (Molato e Mignano) sono attualmente custoditi quasi 13 milioni di metri cubi d’acqua, una riserva rassicurante, comunque in calo ed inferiore agli anni più recenti (ad eccezione del sitibondo 2017). In ripresa sono anche le portate del fiume Po (916 metri cubi al secondo al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro), inferiori tuttavia alla media mensile e che destano qualche preoccupazione per il prosieguo della stagione irrigua; l’Autorità di Distretto ha già convocato l’Osservatorio per il 6 Agosto.“Nell’occasione, in assenza di significative precipitazioni, sarà necessario assumere qualche provvedimento, affinchè sia assicurato l’apporto di risorsa idrica, indispensabile alla conclusione di alcuni cicli colturali irrigui” anticipa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.Al Nord continua l’abbassamento dei livelli dei grandi laghi, tra i quali solo il Garda è sopra la media mensile ed il Lario scende a circa il 26% del riempimento. A beneficiare dei rilasci dai bacini lacustri sono soprattutto i fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Chiese, Ticino), i cui livelli poco si discostano dagli anni scorsi, così come sostanzialmente nella media resta il fiume Adige, in Veneto, dove invece gli altri, principali fiumi (Bacchiglione, Piave, Livenza, Brenta) segnano altezze idrometriche inferiori al 2019.In discesa ed inferiori allo scorso anno sono anche le portate dei fiumi (Dora Baltea, Stura di Lanzo, Sesia) in Piemonte, le cui dighe (Ingagna, Ravasanella, Ostola), nella Baraggia, trattengono ancora quasi 16 milioni di metri cubi d’acqua (volume massimo autorizzato: Mmc. 17,20 ), record del più recente quadriennio.
In Centro Italia, cresce la sete delle Marche, i cui bacini hanno perso 1 milione di metri cubi d’acqua in una settimana, scendendo a circa 43 milioni, quantità superiore solo al 2017 nel recente quinquennio; resta invece confortante la situazione idrica in Lazio, Abruzzo, Sardegna mentre, in Campania, i fiumi Sele e Volturno registrano livelli superiori allo scorso anno. Analogamente deve dirsi degli invasi Sant’Anna e Monte Marello in Calabria, mentre resta deficitaria la situazione idrica in Sicilia.Continuano, infine, a diminuire le riserve idriche, trattenute negli invasi di Puglia e Basilicata: nella prima regione (utilizzati 10 milioni di metri cubi in una settimana) sono scese sotto i 118 milioni di metri cubi (-91 milioni rispetto all’anno scorso); in Lucania, invece, al ritmo di 2 milioni di metri cubi in meno al giorno, sono rimasti circa 291 milioni (-64,26 milioni rispetto al 2019).

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Il Recovery Fund non sottragga risorse alla ricerca europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Il Gruppo 2003 per la ricerca ha scritto oggi una lettera al premier Giuseppe Conte, reduce dall’incontro europeo per il programma di aiuti Next Generation EU per esprimere la preoccupazione che le risorse per i necessari aiuti agli Stati colpiti dalla pandemie non vengano sottratti alla ricerca. È questo infatti che si sta prospettando: parte dei 750 miliardi sono andati a incidere sul budget del nuovo Programma quadro europeo Horizon Europe (2021-27), che dai 120 miliardi di euro prospettati all’inizio sono diventati 80 miliardi, indebolendo fortemente la capacità di finanziamento su temi strategici come il cambiamento climatico, l’energia e la stessa salute. Anche i fondi prospettati dalla Commissione per aiutare la ricerca su covid – inizialmente fissata a 9,4 miliardi di euro – è diventata dopo una serie di tagli 1,7 miliardi di euro. A fare le spese del trasferimento al fondo salva-Stati è stato anche il Consiglio europeo della ricerca (CER) unico e fondamentale ente in Europa che sostiene e finanzia la ricerca di base di qualità.“È più che mai necessario che a fronte di sforzi nazionali per allineare i sistemi della ricerca alla strategia europea, questa venga mantenuta nella sua ambizione, pena l’arretramento per i nostri centri e i nostri ricercatori – prosegue la lettera – In vista di un possibile utilizzo di parte dei fondi provenienti dall’Europa in favore di ricerca e innovazione, il Gruppo 2003 vuole ribadire la necessità di incardinare tali investimenti su un solido programma quadro teso a promuovere da un lato la ricerca e dall’altro il trasferimento tecnologico. Solo così si riuscirà a centrare l’obiettivo della ripresa economica e civile, evitando di convogliare i fondi in operazioni di assistenzialismo fini a se stesse”.“La ricerca non è una spesa, ma un investimento necessario per l’innovazione e per avere prodotti ad alto valore aggiunto”, aggiunge Silvio Garattini, a sua volta socio del Gruppo 2003. “L’investimento in ricerca permette una occupazione superiore ad altri tipi di investimenti. Per ogni miliardo/anno si realizzano 9.000 posti di lavoro”. Nella lettera, gli scienziati del Gruppo 2003 chiedono un incontro con il primo ministro per sostanziare le proprie proposte per rimettere la ricerca scientifica al centro dello sviluppo del Paese e per far sì che il presidente del consiglio possa sostenere queste istanze a livello della Commissione Europea.

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“Dal governo le risorse a Regione Lombardia per finanziare ADI, USCA e infermieri territoriali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

Arrivano da Roma direttamente nelle casse di Regione Lombardia. Si tratta di uno stanziamento di 95 milioni di euro per il 2020 e di 79 milioni nel 2021 nel DL34/2020 per potenziare i servizi sul territorio in modo particolare: ASST per potenziamento ADI e per far partire bandi per assunzione degli infermieri di famiglia; le ATS per potenziamento USCA e assistenti sociali.
“I finanziamenti statali serviranno per potenziare i servizi sanitari per ogni singola ATS presente sul territorio lombardo” spiega Massimo De Rosa, capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Regione Lombardia: “In modo particolare finanzieranno alcune delle proposte che il Movimento Cinque Stelle ha portato avanti in questi anni con maggior forza. Sto parlando dell’assistenza domiciliare, tramite i bandi saranno assunte 1600 figure professionali che, suddivise all’interno delle singole ATS territoriali, andranno a ricoprire il ruolo di infermiere di famiglia, e per il potenziamento delle USCA. Si tratta di Unità Speciali di Continuità Assistenziale destinate alle cure al domicilio per pazienti COVID-19 dimessi, ma ancora bisognosi di assistenza, e per quei pazienti con sintomatologia clinica sospetta, ma che potranno essere curati a domicilio. Questo aspetto è di fondamentale importanza in un’ottica di prevenzione, al fine di scongiurare il rischio che le strutture ospedaliere possano nuovamente ingolfarsi il prossimo inverno.A emergenza terminata le USCA dovranno poter essere trasformate in Unità complesse di Cure Primarie (UCCP) come previsto dalla legge nazionale e regionale. È precisa responsabilità della Regione utilizzare queste risorse per il potenziamento della sanità territoriale. In questo modo le risorse resteranno a disposizione della medicina territoriale e dei suoi pazienti. Duecento USCA diventeranno 200 UCCP. Un obiettivo che Regione non può permettersi di fallire. Le risorse stanziate consentiranno inoltre il potenziamento dell’ADI, ovvero l’assistenza domiciliare integrata, per quei pazienti non autosufficienti, non in grado di essere trasportati presso i presidi ospedalieri che potranno così ricevere a domicilio le cure di infermieri, fisioterapisti, medici e operatori socio sanitari”.

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I cittadini chiedono che l’UE abbia più poteri e risorse per affrontare la crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

In un nuovo sondaggio commissionato dal Parlamento europeo, una larga maggioranza degli europei e degli italiani afferma che l’UE dovrebbe avere più competenze per affrontare la crisi.Quasi otto cittadini italiani su dieci (78%) vorrebbero un ruolo più incisivo dell’UE nella lotta alle conseguenze del COVID-19. Un dato decisamente più alto della media europea (68%) e che vede l’Italia al settimo posto nella classifica dell’opinione pubblica che chiede più Europa nello sforzo per la ripresa. Più della metà degli intervistati italiani (64%) ritiene inoltre che questa richieda maggiori mezzi finanziari per l’UE, che dovrebbero essere diretti principalmente ad affrontare l’impatto della pandemia sul settore sanitario e sull’economia. Anche in questo caso gli italiani sono più ambiziosi della media dei concittadini degli altri stati membri (56%).Il sondaggio è stato condotto nella seconda metà di giugno. Nella lista delle priorità dei cittadini italiani figurano la ripresa economica in primis, seguita dalla sanità pubblica e dagli investimenti in ricerca e innovazione. Perdita di reddito, consumo dei risparmi accumulati nel tempo e disoccupazione sono invece le tre principali conseguenze economiche della pandemia indicate dagli intervistati in Italia.Commentando i risultati del sondaggio, il Presidente del PE David Sassoli, ha dichiarato: “I risultati di questo sondaggio mostrano chiaramente che i cittadini europei si aspettano che l’Unione dia prova di maggiore solidarietà e intraprenda più azioni per favorire la ripresa. Riconoscono anche la necessità di un bilancio UE più ampio per affrontare l’impatto senza precedenti che la pandemia ha avuto sulla nostra economia e società. Nel contesto degli attuali negoziati sul bilancio, il Parlamento è al fianco dei cittadini nella loro richiesta di una Unione europea più efficace e ambiziosa”.Quasi nove cittadini italiani su dieci (86%) hanno sentito parlare delle varie misure proposte dall’UE per combattere le conseguenze della pandemia di COVID-19. E il 50% degli intervistati sa anche quali siano queste misure. Di coloro che hanno sentito parlare delle misure dell’UE contro il COVID-19, il 32% si dichiara soddisfatto, con un aumento di 9 punti rispetto al sondaggio precedente.
Per circa due terzi degli intervistati (68%) “l’UE dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia del Coronavirus”. Questa opinione è sostenuta da una maggioranza assoluta in 26 Stati membri. I paesi più a favore di maggiori competenze dell’Unione sono il Portogallo e il Lussemburgo (entrambi 87%), Cipro (85%), Malta (84%), l’Estonia (81%), l’Irlanda (79%), l’Italia e la Grecia (entrambi 78%), nonché la Romania (77%) e la Spagna (75%).

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Osservatorio Anbi sullo stato delle risorse idriche

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

E’ ancora lunga la stagione calda in Puglia e Basilicata, dove si guarda con crescente preoccupazione il diminuire delle scorte idriche nei bacini: indicativamente stanno calando di un milione e mezzo di metri cubi al giorno, segnando un deficit, rispetto al 2019, di oltre 60 milioni in Lucania e di oltre 70 milioni nella regione del Tavoliere; continuando questo trend ed in assenza di piogge significative pare inevitabile una contrazione negli apporti irrigui, ormai indispensabili per produrre agricoltura di qualità in regioni, altrimenti vittime della siccità e, in alcune zone, anche del crescente rischio desertificazione come la Sicilia, i cui bacini contengono circa 70 milioni di metri cubi d’acqua in meno rispetto all’anno scorso. Nel Meridione, rimane un’oasi la Calabria (con circa 11 milioni di metri cubi, la diga Sant’Anna è al top del recente quadriennio), mentre in Campania scendono i livelli dei fiumi Volturno e Sele. A rendere noti questi trend è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica anche come le portate del fiume Po siano praticamente dimezzate in una settimana, pur rimanendo ancora superiori allo scorso anno.
Nel Nord Italia, a fungere da calmiere, sono solo i grandi laghi, i cui livelli sono tutti in discesa e solo il Garda rimane superiore alla media del periodo. Restano, per ora, costanti i fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Chiese, Ticino), così come l’Adige, mentre calano gli altri, principali fiumi veneti (Brenta, Piave, Livenza), ad eccezione del Bacchiglione. Rimane “a macchia di leopardo” la situazione dei corsi d’acqua in Emilia Romagna con Savio, Panaro, Reno, Nure, Enza sopra la media del periodo, ma Secchia, Taro e Trebbia largamente deficitari anche rispetto all’anno scorso. Nel Centro Italia, nonostante le cospicue piogge di Giugno sull’Umbria (117 millimetri), il livello della diga Maroggia (3,90 milioni di metri cubi su una capacità di Mmc 5,80) resta inferiore a quello dei due anni precedenti. Analogo è il trend degli invasi marchigiani (attualmente trattengono circa 46 milioni di metri cubi su una capacità di oltre 65 milioni) ed anche del bacino del Bilancino, in Toscana, dove Giugno è risultato più piovoso della media, soprattutto su Massa, Pisa e Livorno con precipitazioni addirittura raddoppiate (sul grossetano e sul fiorentino, però, è piovuto meno del solito). In Sardegna, infine, i bacini segnano un confortante 77,68% della capienza, ma era 80,27% un anno fa.

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

A cura di Riccardo Porro, Chief Operations Officer di Cariplo Factory. E’ la Basilicata la regione più assetata d’Italia: lo si evince dal bollettino settimanale dell’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche; la disponibilità d’acqua nei bacini lucani si sta riducendo, infatti, di circa 2 milioni di metri cubi al giorno, segnando un deficit complessivo di oltre 65 milioni rispetto al 2019. Situazione analoga in Puglia, dove il deficit sul 2019 è di circa 64 milioni e le riserve si assottigliano di circa 1 milione di metri cubi a settimana.Restando al Sud, il deficit idrico siciliano è di circa 70 milioni di metri cubi rispetto ad un anno fa; nel mese di Giugno, la disponibilità negli invasi dell’isola è calata di oltre 21 milioni di metri cubi.È in controtendenza, invece, la situazione in Calabria, dove l’importante diga di Sant’Anna, sul fiume Tacina, segna la maggiore disponibilità idrica (oltre 11 milioni di metri cubi) del recente quadriennio. Risalendo l’Italia, l’invaso di Penne, in Abruzzo, è quasi al limite della capacità così come l’altezza delle acque del lago di Bracciano, nel Lazio, segna + 27 centimetri rispetto all’anno scorso.In Campania, invece, è di 50 centimetri l’altezza idrometrica del fiume Volturno, in ripresa,mentre crolla a soli 2 centimetri, quella del fiume Sele.Record di pioggia in Umbria, dove il mese di Giugno, con 117 millimetri, è il più piovoso dal 2016; è interessante segnalare che le precipitazioni si sono concentrate nell’arco di pochi giorni, lasciando il territorio all’asciutto per il resto del mese.“E’ l’ennesima conferma della estremizzazione degli eventi atmosferici, per rispondere ai quali i Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno approntato un Piano Nazionale di interventi per la sistemazione del territorio ed il contrasto al dissesto idrogeologico: sono 3.869 progetti, perlopiù definitivi ed esecutivi, bisognosi di un investimento pari a 10.945milioni di euro” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).Nelle Marche, l’acqua contenuta nei principali bacini è pari a 46,62 milioni di metri cubi: quantità superiore al 2017, ma inferiore al resto del quinquennio. Pur in calo, restano confortanti le riserve idriche della Sardegna, ora circa al 77% della complessiva capacità d’invaso.Al Nord, continua il progressivo calo dei livelli dei grandi laghi, che comunque rimangono, ad eccezione del lago di Como, al di sopra della media storica. Restano sostanzialmente in media e comunque superiori allo scorso anno, le portate del fiume Po, così come quelle dei principali fiumi lombardi (Adda, Brembo, Ticino, Mincio, Chiese). Le piogge più che dimezzate (46,3%) rispetto alla media storica non favoriscono la ripresa dei fiumi piemontesi e, infatti, Dora Baltea e Stura di Lanzo registrano livelli inferiori allo scorso anno. Singolare l’andamento delle portate dei fiumi veneti: nel mese di Giugno, sostenuti da copiose piogge (+70%sulla media mensile), avevano inizialmente registrato ottime performances per scendere sotto le medie storiche a fine mese ed ora cominciare a riprendersi (ad eccezione dell’anomalo Piave e, in parte, del Bacchiglione). Migliora la situazione anche dei fiumi dell’Emilia Romagna che, ad eccezione del Savio, sono, però, al di sotto delle medie storiche; da segnalare, infine che le dighe piacentine, dopo aver sfiorato la capacità massima, contengono ora 12,76 milioni di metri cubi, cioè il dato più basso del recente quinquennio (ad eccezione del siccitoso 2017) a testimonianza della maggiore richiesta d’acqua, proveniente dal territorio.“In vista dei mesi più caldi, la situazione idrica va monitorata soprattutto nelle regioni del Centro Nord, soggette a forti e repentini sbalzi nelle disponibilità idriche, pregiudizievoli per gli andamenti colturali –conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Ulteriori indicazioni arriveranno dagli Osservatori distrettuali, convocati in questi giorni.

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Servono più risorse da destinare alla cura del cancro nel nostro Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Per affrontare la fase 3 della pandemia e un’eventuale seconda ondata del Covid nel prossimo autunno. In Italia, i tumori costano ogni anno circa 20 miliardi di euro: le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni e i costi diretti a carico dei pazienti e delle famiglie sono stimati pari a 5,3 miliardi di euro. Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per le terapie. E la sospensione degli screening, la diminuzione delle visite oncologiche ambulatoriali e la cancellazione o il rinvio di numerosi interventi chirurgici, determinati dall’emergenza Covid negli ultimi mesi, rischiano di causare un aumento del numero di diagnosi di cancro in fase avanzata nei prossimi anni nel nostro Paese, con la necessità di più risorse. “È forte la preoccupazione dei pazienti che un’eventuale seconda ondata del virus in autunno possa provocare gli stessi danni a cui abbiamo assistito nella fase 1, in assenza di provvedimenti migliorativi dell’assistenza sia territoriale che ospedaliera – afferma Francesco Cognetti, Presidente di Fondazione Insieme contro il Cancro e coordinatore del Tavolo Tecnico -. Come affermato in molte occasioni dal Ministro Speranza, serve un significativo e immediato aumento delle risorse da destinare alla sanità. Le malattie croniche hanno un impatto enorme sulla spesa sanitaria. Basta pensare che, in Italia, quasi 11 milioni di persone vivono con patologie oncologiche, ematologiche e cardiovascolari. Il sistema nella fase acuta della pandemia ha prodotto grandi risultati grazie ad un buon sistema ospedaliero e al sacrificio degli operatori sanitari, che sono stati in grado di superare le lacune organizzative della medicina territoriale”. Il Fondo sanitario nazionale per il 2020, pre-Covid, era pari a 116,474 miliardi di euro. La spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL, in Italia, nel 2018, è stata pari al 6,5%. Grandi Paesi europei come Germania (9,5%), Francia (9,3%) e Regno Unito (7,5%), nel 2018, hanno registrato percentuali di spesa pubblica in sanità rispetto al PIL decisamente più alte delle nostre (Fonte OCSE).“Buona parte delle criticità, emerse durante l’emergenza Covid-19, si riferiscono a carenze relative alla sanità pubblica territoriale, che inevitabilmente hanno determinato un sovraffollamento degli ospedali – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Nel 2019, in Italia, sono stati stimati 371mila nuovi casi di cancro. Per quel che attiene all’assistenza oncologica, riteniamo, come spiegato nel Documento, che una serie di attività quali i follow-up dei pazienti non più in trattamento, le attività di screening e di riabilitazione oncologica e tutte le problematiche attinenti alla gestione delle cronicità possono essere gestite in strutture sanitarie territoriali ad hoc di nuova istituzione, con una forte e strutturata collaborazione tra specialisti ospedalieri e medici di medicina generale”.“Inoltre – conclude il prof. Cognetti – serve forte impulso alla ricerca traslazionale e clinica, soprattutto nel settore della medicina personalizzata, privilegiando soltanto i progetti più validi e promettenti al fine di aumentare la selettività dei trattamenti con il risultato della massima efficacia e minore tossicità. Dovrà essere previsto un uso più esteso dei test genomici con capacità già dimostrata di markers prognostici e predittivi dei trattamenti oncologici, anche al fine di evitare, per esempio, la chemioterapia adiuvante in molte pazienti con cancro della mammella operato, così ponendo fine alle assurde discriminazioni attualmente in atto tra le Regioni a questo riguardo”.Nel webinar intervengono anche Franco Locatelli (Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, membro del Comitato tecnico scientifico della Protezione Civile e delegato del Ministro della Salute), Sergio Amadori (presidente AIL, Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma), Elisabetta Iannelli (Segretario Generale Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia – FAVO) e Antonio Gaudioso (Segretario Generale Cittadinanzattiva).

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Scuola: Ritorno in classe a settembre? Il Governo incontra tutti ma il vero nodo rimangono le risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Invocato da Regioni, Comuni e Province per rispondere alle indicazioni del Comitato scientifico sul rispetto del distanziamento sociale nelle classi pollaio italiane, si è svolto l’incontro in video-conferenza con il presidente del Consiglio sulla ripresa delle attività scolastiche a settembre. Anief ha indicato al premier dove reperire i fondi utili: si tratta di almeno 12 miliardi dei 172 miliardi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund perché la salute di tutta la comunità educante deve essere considerata alla pari dell’emergenza sanitaria. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “in questo modo si recupererebbero i dieci miliardi tagliati negli ultimi anni di tempo scuola, plessi cancellati, sedi di dirigenza e di personale. E si sbloccherebbe l’assunzione di 150 mila docenti, da raggiungere con le nuove graduatorie di istituto ad agosto per ottemperare alla sentenza Rossato della Corte di Giustizia europea sui risarcimenti relativi all’abuso dei contratti a termine, oltre che per stabilizzare altri 40 mila lavoratori precari tra personale Ata, educativo e Dsga facenti funzione: una misura peraltro necessaria per gestire anche igienizzazione, senza più colpevolizzare insegnanti, presidi e amministrativi sullo stato di insicurezza dei nostri edifici”.Il Governo continua ad operare per far tornare in classe in sicurezza a settembre oltre otto milioni di alunni e un milione e 300 mila lavoratori della scuola: durante l’incontro del 4 giugno tra il presidente del Consiglio ed alcuni ministri, tra cui quello dell’Istruzione, con gli enti locali, le parti sociali e le associazioni, Anief era rappresentata dal suo presidente nazionale: “Il lavoro fatto per realizzare il protocollo sulla sicurezza e l’intesa sugli esami di Stato è stato condiviso – ha detto il professor Marcello Pacifico -: abbiamo ricevuto i documenti, quindi va spesa una lancia a favore della ministra Lucia Azzolina e del Governo, perché ha reso partecipe il sindacato dei processi decisionali. Il fatto che oggi siamo tutti qui riuniti significa che il Governo c’è e vuole interloquire con tutte le forze sociali, con la società civile, con le associazioni”.
Il sindacalista autonomo ha detto di avere “studiato il documento tecnico-scientifico: abbiamo letto, nella parte centrale, che c’è un confronto tra quello che sta avvenendo in Italia e in Europa. Ma la parola chiave è ‘distanziamento’: noi abbiamo un numero ridotto di classi in Italia, dopo un dimensionamento che negli ultimi 12 anni ha falcidiato 4 mila istituti, tagliato 300 mila posti nel settore scuola, università e ricerca e dismesso 15 mila edifici scolastici: edifici che appartengono allo Stato, ma non sono più utilizzati. Quindi, se volessimo sdoppiare le classi, il posto dove mettere gli alunni che non entrano nelle scuole lo Stato ce l’ha”.
“Il problema è che lo Stato sembra volere ridurre le lezioni a 40 minuti e fare orari scaglionati: una eventualità, questa, però molto difficile, perché dovrebbe prevedere una elasticità oraria anche nel mondo del lavoro, sia pubblico che privato, in questo momento impensabile. Al momento, comunque, è bene ragionare sulla grandezza delle classi: se vogliamo mantenere il distanziamento sociale, se noi abbiamo un’aula media di 35 metri quadri, più di 15-16 alunni allora non ci possono entrare. In questo modo, limitando il numero degli allievi, non ci sarebbe bisogno di applicare i turni.
Su questo punto, il presidente Anief ha fornito un suggerimento: “Siccome sono in arrivo 172 miliardi per Recovery Fund, bisognerebbe riuscire a recuperare 10-12 miliardi di quei soldi per la Scuola, legandoli anche alla Sanità e alla Sicurezza. In questo modo, quindi uscendo dagli altri vincoli di bilancio, si andrebbe a ridare alla scuola, considerandole spese di funzionamento, quello che ha perso negli ultimi dodici anni. È un concetto che porteremo avanti anche con le sigle europee che Anief si accinge ad incontrare in Commissione UE nelle prossime ore”.Pacifico ha ricordato anche che la spesa per la sicurezza nelle scuole è un investimento: “Per cancellare le classi ‘pollaio’, portando gli iscritti a non oltre 20 per classe, servirebbero 4 miliardi di euro. Poi, giustamente, ne servirebbero altri per il personale: è bene ricordare, a questo proposito, che il 50% dei lavoratori della scuola sono ‘fragili’, perché over 55 anni: c’è quindi un evidente problema di tutela della salute del personale della scuola”.Gli edifici per evitare rischi epidemiologici, però, li abbiamo: “Riprendiamo e adattiamo quelli dismessi, abbiamo tre mesi di tempo per farlo – ha esortato il leader dell’Anief -. Bisogna quindi intervenire sulla Legge tagli-scuola n. 133 del 2008 che ha imposto il dimensionamento.

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

Portate dei fiumi in forte calo nel bacino padano mentre, seppur in diminuzione, restano sopra le medie stagionali (ad eccezione del lago di Como) le quantità idriche, trattenute nei grandi laghi del Nord (Maggiore, Garda ed Iseo): è questa la tendenza più significativa, segnalata dal monitoraggio settimanale dell’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche.A preoccupare maggiormente è il flusso del fiume Po che, in poco più di una settimana, ha perso quasi 900 metri cubi al secondo toccando, a Pontelagoscuro nel ferrarese, quota mc/sec 1.147, più che dimezzata rispetto all’anno scorso (mc/sec 2.522) ed abbondantemente sotto la media storica del periodo (mc/sec 1.999). In assenza di precipitazioni e considerato l’andamento climatico stanno confermandosi le fosche previsioni su un crescente stato di criticità idrica da monitorare con attenzione.
Non va meglio al fiume Adige, i cui livelli, a Boara Pisani, sono inferiori anche alla stagione 2017 caratterizzata da forte siccità, toccando il minimo dal 2014.Analoga situazione si registra in Piemonte (le portate di Dora Baltea, Tanaro e Stura di Lanzo sono in calo ed inferiori ad un anno fa) così come in Emilia Romagna, dove il fiume Secchia (portata: mc/sec 2,96) è vicino al minimo storico (mc/sec 2,01, ma l’anno scorso: mc/sec 77,15!), ma sotto media sono anche i flussi del Taro e del Trebbia. Migliore la situazione di Panaro, Nure, Enza, Savio così come dei fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Ticino, Chiese): tutti in media.“E’ la conferma del carattere torrentizio, assunto anche dai corsi fluviali, fortemente condizionato dall’ andamento delle piogge, le cui precipitazioni dovrebbero essere maggiormente trattenute sul territorio grazie ad una rete di invasi, che deve diventare un asset strategico per il rilancio del Paese” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).“Stanti le attuali condizioni climatiche è presumibile che, nonostante la buona dotazione idrica finora presente nei laghi, ci si avvii ad una stagione complicata nella gestione dell’acqua – anticipa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Un ulteriore punto sarà fatto l’11 Giugno prossimo, in occasione della convocazione dell’Osservatorio Permanente sulle Crisi Idriche, già annunciata dall’Autorità Distrettuale del Fiume Po.” Per quanto riguarda il resto d’Italia, al Centro risulta idricamente deficitaria solo la situazione delle Marche, mentre nel Sud siccitoso permane grave, in particolare, la condizione di Puglia e Basilicata che, nella recente settimana, hanno visto ridursi di ulteriori 3 e 6 milioni di metri cubi le già carenti riserve idriche (mancano rispettivamente circa 96 milioni e 73 milioni di metri cubi d’acqua rispetto all’anno scorso).

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Ospedale Fiera: “La solita logica della pubblicità, serviva strategia ponderata per l’utilizzo delle risorse”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2020

Milano. L’unità di crisi di Regione Lombardia tramite il professor Antonio Pesenti dichiara che a breve si chiuderà l’ospedale in Fiera. Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “Una struttura costata 21 milioni di euro che ha visto transitare solo 25 pazienti nei padiglioni della fiera, costruita contro ogni logica clinica lontana da altri reparti specialistici, senza personale e senza una progettualità a lungo termine. Abbiamo provato in tutti modi a consigliare al Presidente e all’assessore Gallera di procedere con il recupero di strutture abbandonate, che alla fine dell’emergenza sarebbero potute entrare a regime del Servizio Sanitario Regionale, ma ha prevalso la logica pubblicitaria, che puntualmente ha fallito. L’idea di Sanità modulabile per le emergenze, sul modello israeliano, non è basata su strutture distaccate dagli ospedali ma su Ospedali capaci di ‘sfruttare’ tutti gli spazi in caso di emergenze, sarebbe una follia pensare di lasciare una struttura vuota e non funzionale fino alla prossima, indesiderata, emergenza.In questo momento che le terapie intensive si stanno svuotando si potrebbe utilizzare l’ospedale in Fiera per ‘sanificare’ gli altri ospedali ed aiutarli a riprendere le attività ambulatoriali senza avere reparti Covid sparsi in tutte le strutture, dopo questa enorme spesa almeno troveremmo il modo di utilizzare in qualche modo questa struttura. Non avremmo certo voluto vedere l’ospedale pieno, ma avremmo voluto assistere a una strategia ponderata per l’utilizzo delle risorse”.

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Il Governo ha reso disponibili le risorse del 5X1000 Irpef

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Sono le somme destinate agli enti ammessi nell’elenco di Onlus e volontariato relative al 2018, per un ammontare complessivo di 334 milioni di euro, vale a dire il 67% delle risorse attribuite. “Ci tengo a ringraziare molto il Presidente del Consiglio, la Ministra del lavoro e delle politiche sociali, e il sottosegretario al Ministero del lavoro Sen. Stanislao Di Piazza, che AIL aveva incontrato in videoconferenza lo scorso 10 aprile proprio per portare all’attenzione del Governo alcune importanti istanze per il sostegno di questo settore indispensabile per la tenuta del Paese, insieme ad altre importanti associazioni (AIRC, AISM, ACTIONAID, EMERGENCY, TELETHON, FIAGOP, UNIAMO e FNOPI); – ha dichiarato il professor Sergio Amadori, presidente nazionale di AIL Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma – richieste che in parte sono state accolte, come il parziale sblocco del 5X1000: un primo passo avanti che è però una linfa vitale per noi. Auspichiamo che venga messa a disposizione la totalità dei fondi raccolti con il 5X1000 affinché tutte le associazioni del Terzo settore possano portare avanti le loro mission e continuare con le preziose attività a favore della comunità, in tutta Italia”.Con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” erano già state date le prime risposte, in termini di estensione dell’accesso agli ammortizzatori sociali anche per gli Enti del Terzo Settore (ETS), di disposizioni organizzative, e di sospensione degli adempimenti tributari; ma ieri il Governo si è impegnato ad affiancare a questi altri interventi: misure volte ad assicurare non solo la tenuta degli ETS nel periodo emergenziale, ma anche a garantirne il rilancio nella fase 2, l’estensione dei contributi per la sicurezza dei luoghi di lavoro e il potenziamento dei presidi sanitari e del credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro, oltre a garantire la copertura assicurativa ai volontari che operano in ambito sanitario.

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Osservatorio Anbi sullo stato delle risorse idriche

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Le piogge dei giorni scorsi, accompagnate dal progressivo scioglimento delle nevi in quota, non sono cadute in maniera omogenea sull’Italia, ma hanno accentuato le differenze idrologiche fra regioni in una stagione complicata: a rilevarlo è l’Osservatorio ANBI sullo Stato delle Risorse Idriche.Il dato più evidente è l’accentuarsi di una situazione critica per i principali fiumi dell’Emilia Romagna: Savio, Taro e Trebbia sono abbondantemente sotto la media storica ed i livelli dello scorso anno; il Secchia è addirittura vicino al minimo storico (attuale portata: circa 3 metri cubi al secondo; media: mc/sec 19,5; l’anno scorso: mc/sec 36,35!).“Ciò dimostra il crescente andamento torrentizio, che caratterizza i nostri fiumi; basti pensare al rischio idrogeologico rappresentato in altri momenti dal Secchia, oggi in grande sofferenza idrica. Ciò conferma la necessità di un Piano Nazionale Invasi, fatto anche di bacini di laminazione per rallentare le piene, trattenendo quelle acque per utilizzarle nei momenti di bisogno come l’attuale – sottolinea il modenese Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio della Acque Irrigue (ANBI) – Investire nella sistemazione del territorio è un asset strategico per la ripartenza economica dell’Italia.”Non va meglio per i flussi dal fiume Po che, dopo le confortanti portate superiori allo scorso anno, raggiunte in Piemonte (al pari degli altri fiumi della regione: Dora Baltea, Tanaro, Stura di Lanzo), perde potenza man mano che si avvicina alla foce, segnando un deficit di oltre 720 metri cubi al secondo, rispetto a 12 mesi fa, al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro.Per quanto riguarda i grandi laghi del Nord, il lago di Como (riempimento: 43,5%) è pressoché rientrato in media ed a beneficiarne è soprattutto il fiume Adda, tornato alle portate stagionali; permane sotto media il lago Maggiore (riempimento: 61,6%), mentre si abbassa, ma non preoccupa, il livello del lago di Garda (riempimento: 82,9%); abbondantemente sopra media si posiziona, infine, il lago d’Iseo (riempimento: 85%).In Centro Italia continua a migliorare la situazione del lago di Bracciano, nel Lazio, mentre si mantengono su livelli superiori all’anno scorso gli invasi della Sardegna (ad oltre l’88% della capacità complessiva); anche i bacini marchigiani si mantengono sui livelli dello scorso anno, comunque i più bassi del recente quinquennio.In Puglia, pur essendo leggermente migliorata la situazione negli invasi, si accentua il deficit rispetto allo scorso (–122 milioni di metri cubi), obbligando ad un’irrigazione razionata e senza sicurezza di continuità.Migliora decisamente, invece, lo stato delle risorse idriche in Basilicata, le cui disponibilità, pur rimanendo deficitarie rispetto al 2019, sono aumentate di quasi 9 milioni di metri cubi in una sola settimana.

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Ministro Giustizia sblocchi risorse per avvocati d’ufficio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

“Gli avvocati da tempo non ricevono i compensi che hanno maturato e per altro già deliberati dai magistrati per l’espletamento delle difese di ufficio. Ciò è la conseguenza del mancato trasferimento dei fondi alle autorità giudiziarie da parte del Ministero della Giustizia. Per questo ho presentato un’interrogazione per sapere dal ministro Bonafede quando intende sbloccare questa grave situazione, che merita la massima urgenza”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini, capogruppo in Commissione Bilancio.”I fondi per liquidare le parcelle degli avvocati di ufficio infatti, continua il senatore Calandrini, stando a quanto si apprende dalla corrispondenza tra Consiglio nazionale forense e Corte di Appello di Roma, sarebbero esauriti. Questa grave criticità si somma allo stallo dell’intero settore giudiziario dovuto alle disposizioni di contenimento del contagio da Covid-19, che impediscono agli avvocati di esercitare la loro attività professionale. Come se non bastasse, gli avvocati non hanno ancora visto ricevuto l’esiguo bonus da 600 euro da parte della cassa forense. Per supportare questa categoria così ingiustamente penalizzata ho proposto anche al ministro competente di inserire già nel prossimo ‘decreto aprile’ apposite forme di compensazione orizzontale per i crediti già determinati dall’autorità giudiziaria per compensi da difese d’ufficio non ancora corrisposti, con qualsiasi forma di tassazione diretta o indiretta statale, quali IMU, Irpef, Iva”.”Resta tuttavia necessario che le risorse necessarie per il pagamento dei compensi arrivino quanto prima. Mi attendo una risposta che possa dare sostegno agli avvocati, che oggi sono nelle condizioni di non poter lavorare e di non avere altre forme di sostegno economico, neppure quelle già maturate” conclude il senatore Calandrini.

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La vita non si gioca alla roulette

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Le tecnologie oggi vigenti, e in corso d’evoluzione, dovrebbero insegnarci almeno una cosa. Dovremmo guardare con più attenzione i vari aspetti organizzativi che interagiscono con il nostro modo di vivere. Essi ci consentirebbero di utilizzare al meglio le nostre risorse. Se lo facessimo con costanza e continuità, e da subito, noi ci accorgeremmo d’avere la possibilità di spendere di meno pur ottenendo risultati migliori. È questo il vero nodo della questione. D’altra parte non possiamo pretendere che il tutto si svolga come una semplice operazione matematica: due più due fanno quattro. È un modo di vivere e gestire la nostra vita che richiede una preparazione accurata. In primo luogo, dobbiamo assegnare al nostro procedere, sul sentiero della vita, da singoli e collettivamente, valori che noi oggi abbiamo alterato o disatteso. Questi valori si acquistano con il sapere e il conoscere, con l’istruzione di base, con il buon esempio. I giovani, in primo luogo, dalla loro scolarità alla maturità devono imparare a riconoscere i valori reali della vita da quelli fasulli, da quelli che durano a quelli che possono riempirci solo una stagione o forse due di un anno. Questa è la vera svolta che non s’identifica, necessariamente, con l’esserci sentiti figli del XIX o del XX o ancor più del XXI secolo. È tempo che usciamo dai nostri ristretti confini ideologici e temporali e incominciamo a ragionare, come farebbe l’homo novus, oppure quell’archetipo d’essere che non si sofferma a lungo sull’esistente, ma immagina il suo impegno proiettato nel futuro. Ma che futuro noi possiamo garantire al cospetto di città inquinate, da falde idriche avvelenate, da piogge acide e da quell’omino che si muove freneticamente nei saloni di Wall Street a caccia del biglietto verde che gli passa sulla testa e attraversa le sue gracili, ma nervose mani, protese ad afferrarlo e che più delle volte non riesce a carpirlo, ma non demorde?
La nostra droga non è solo quella che abbiamo universalmente ravvisato. Il nemico che insidia l’intera umanità ha molte facce e tante spirali. Essa ha parecchi nomi e sono tutti il frutto delle nostre debolezze: consumismo, arrivismo, egoismo, razzismo e tanti, troppi, -ismi. Vi ricaviamo il tormento che ci perseguita, la sofferenza di una tensione che non s’attenua, la voglia di emergere e di schiacciare i nostri simili. Non è certo questa l’immagine che scaturisce dell’essere umano. E’ una faccia che non ha futuro per sé e per gli altri. È la negazione del ruolo e delle sue prospettive, del suo definirsi cittadino del mondo. In tale ambito la Fede e la medicina non riusciranno a lenire le nostre pene spirituali e materiali. Se non giungerà il tempo della consapevolezza, e il riconoscimento che dietro il paravento delle nostre illusioni vi è una certezza che invano cercheremo fuori di noi, non ci sarà, più semplicemente, un futuro. (Riccardo Alfonso)

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