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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘risorse’

Scuola: Dad, la norma è nel contratto nazionale ma mancano risorse per la formazione dei docenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Appena cinque milioni di euro: è questa la somma messa a disposizione dal ministero dell’Istruzione per la formazione dei docenti italiani sulla didattica a distanza. A rivelarlo è stato il ministero dell’Istruzione rispondendo ad un’interrogazione dell’onorevole Gabriele Toccafondi di Italia Viva. «Già con il decreto Cura Italia una quota pari a 5 milioni di euro è stata destinata specificamente alla formazione del personale sulla Didattica digitale integrata, coinvolgendo 572.888 docenti», ha scritto il dicastero di viale Trastevere. Il punto è che dividendo i 5 milioni di euro per oltre 570 mila insegnanti, si ricavano meno di 9 euro per la formazione di ciascuno.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che quello della formazione del personale è uno degli ambiti che determinano il ‘cuore’ delle linee guida per il Recovery Plan, la cui bozza è in questi giorni sotto l’esame del Parlamento italiano in vista della consegna alla Commissione europea prevista per il prossimo mese di gennaio: gli altri sono la Fibra ottica da introdurre negli istituti scolastici, più digitalizzazione e e-learning, ristrutturazioni per migliorare l’efficienza energetica e antisismica, più asili nido e ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale. Per raggiungere questo scopo, sarebbe bene che tutto il personale in servizio, anche quello non di ruolo, potesse accedere alla Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di cui all’articolo 1, comma 121, della legge n. 107 del 13 luglio 2015: pensare che 200 mila docenti ne siano sprovvisti, pure in un situazione di emergenza pandemica come quella che stiamo vivendo, come pure il personale Ata, in questo caso anche di ruolo, è un errore palese di cui chi amministra lo Stato si dovrà prima o poi rendere conto”.Ma sulla base di un calcolo formulato dal Corriere della Sera la somma stanziata per la formazione della didattica a distanza di ogni docente sarebbe pari ad appena 8 euro e 72 centesimi: “a tanto ammonterebbe la cifra che il ministero dell’Istruzione ha destinato ad ogni insegnante per la formazione del personale scolastico sulla didattica digitale integrata”, scrive il quotidiano milanese. “A voler leggere le intenzioni di viale Trastevere per la formazione dei prof – chiosa Il Corriere della Sera – la matematica non inganna: i cinque milioni divisi per i quasi seicentomila insegnanti coinvolti significano meno di dieci euro di formazione. Con dieci euro non si fanno neppure venti minuti di ripetizione”.

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Bonus mobilità: risorse già esaurite

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

I fondi per il bonus mobilità sono già esauriti, visto che alle 10 di questa mattina erano già 590.188 gli utenti registrati. “Era evidente fin dall’inizio che i 215 milioni di euro stanziati per l’incentivo mobilità non sarebbero bastati. Considerando una media a persona pari a 350 euro si potevano coprire poco più di 600 mila richieste, 614 mila” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ora il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, deve rispettare la promessa fatta ieri, ossia che tutti coloro che avevano una fattura o uno scontrino parlante al 2 novembre sarebbero stati rimborsati. Nella Legge di Bilancio vanno inseriti tutti i milioni necessari a coprire tutte le domande” conclude Dona.

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“Le risorse europee vanno sfruttate al meglio per il futuro delle nuove generazioni”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Marcello Messori, Professore di Economia Europea e Banking and Financial Regulation alla LUISS e Direttore della School of European Political Economy approfondisce, per il magazine Genio & Impresa il piano degli investimenti europei. Una delle proposte che potrebbe essere una straordinaria opportunità per l’economia italiana è sicuramente il programma Next Generation EU: per la prima volta l’Unione Europea ha deciso di centralizzare l’emissione di un ingente ammontare di titoli di debito (750 miliardi di euro) da ripartire fra gli Stati membri in base all’impatto dello shock pandemico e ai preesistenti squilibri economici. “Basti pensare che attraverso questo piano europeo il nostro Paese ha ottenuto il più elevato ammontare di risorse in valore assoluto: circa 210 miliardi di euro, ripartiti in circa 90 miliardi di trasferimenti e 120 miliardi di finanziamenti a lungo termine a tassi di interesse prossimi a 0 – afferma il prof. Marcello Messori – Il disegno strategico degli investimenti e delle riforme da realizzare può essere ora finanziato con un ammontare di risorse ingente che, se utilizzato per iniziative rivolte all’innovazione digitale e alla sostenibilità ambientale e sociale, rappresenterebbe un grande passo avanti per l’economia. Le istituzioni europee ci stanno offrendo la straordinaria opportunità di allentare la scarsissima capacità fiscale per un congruo ma limitato periodo di tempo. Se il Paese dissipasse tale opportunità e usasse le risorse europee in modi inefficienti, gli squilibri macroeconomici italiani si aggraverebbero e il debito pubblico diventerebbe insostenibile”. Fra le altre iniziative europee di politica fiscale e monetaria vanno citate il SURE, lo strumento sviluppato per finanziare interventi di sostegno alla disoccupazione temporanea, 10 miliardi che l’Europa ha destinato all’Italia e il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati, che potrebbe coprire le spese per il rafforzamento della sanità fino al 2% del PIL del paese richiedente. Il Recovery Fund, programma di finanziamento europeo, mira a rilanciare l’economia dell’UE incentivando e sostenendo l’investimento privato e le riforme relative ai progetti relativi all’innovazione digitale, alla sostenibilità ambientale e sociale. Se approvati, dalla metà del 2021 i singoli progetti saranno finanziati per tranche in base a un sistematico monitoraggio del loro effettivo avanzamento in modo conforme a quanto preventivato. Ma non solo, la BCE ha previsto un ammontare di liquidità pari ad almeno 1.800 miliardi di euro entro la metà del prossimo anno per sostenere le economie degli stati membri. Marcello Messori, uno di dieci fra i più autorevoli analisti italiani, è gli tra autori del volume “Italia 2030. Proposte per il futuro” di Assolombarda. Nelle Conclusioni del volume si riprendono molte delle raccomandazioni specifiche, suggerite all’Italia dalla Commissione europea nel 2019, e si anticipano aspetti rilevanti del programma Next Generation EU, elaborato dalla nuova commissione europea di Ursula von der Leyen al momento del suo insediamento. (by Mirela Ciupitu)

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Agricoltura: Le risorse mancano ma quanto ci sono le perdiamo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

La nuova giunta Emiliano si appresta ad affrontare una delle prove più importanti di questo inizio mandato: spendere nel modo migliore possibile i restanti 256,6 milioni di euro del Programma di Sviluppo Regionale pugliese ed evitare così di restituirli a Bruxelles – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Su un totale di 1,6 miliardi di euro, la Regione ne ha erogati finora circa un terzo, a causa di una burocrazia che non è stata in grado di elaborare procedure e indicazioni chiare, facendo perdere tempo e risorse alle imprese agricole.C’è inoltre un dato che appare particolarmente preoccupante: l’inefficienza dell’amministrazione ha ostacolato anche l’ingresso dei giovani in agricoltura, con il risultato che il 75% delle domande di finanziamento da loro presentate sono state bocciate – continua Tiso. Stiamo assistendo a uno storico ritorno all’agricoltura in una regione con un elevato tasso di fuga delle nuove generazioni. Il nuovo richiamo dei più giovani per il lavoro della terra è un’opportunità di sviluppo che non può essere in alcun modo sprecata. La Puglia è tra le ultime regioni italiane per la spesa di risorse pubbliche, sebbene disponga delle maggiori dotazioni per i PSR. Il governatore Emiliano e il neo assessore all’agricoltura Pentassuglia hanno ora la possibilità di invertire la tendenza e riparare gli errori commessi nella precedente legislatura. Lo devono ai coltivatori pugliesi e a tutti i cittadini che hanno dato loro fiducia nelle ultime elezioni. Entro il 31 dicembre di quest’anno, ultimo giorno utile per erogare i fondi europei ed evitare la restituzione, sapremo se le cose sono davvero cambiate.

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Dadone sbaglia, servono risorse per contratti e assunzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

“La ministra Dadone sbaglia. Le mancate assunzioni e le risorse insufficienti per rinnovare i contratti limitano l’operatività e la funzionalità di servizi pubblici che sono fondamentali per le persone e la tutela della salute, della sicurezza e della legalità (anche fiscale e previdenziale) del nostro paese ”. Questa la replica di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa all’intervista rilasciata dalla titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, aggiungendo che: “Forse la ministra sottovaluta che quando parliamo di contratti, stiamo parlando anche di quei medici, infermieri, educatrici, agenti di polizia locale, assistenti sociali, amministrativi, dipendenti degli enti previdenziali, delle agenzie, degli amministrativi, dei tecnici e di tutte quelle professionalità che in questi mesi non hanno mai fatto venir meno il loro contributo al buon funzionamento e alla gestione dell’emergenza. Ci saremmo aspettati più attenzione nei confronti di chi in queste ore sta lottando per salvare il paese”.Quanto alle risorse economiche per il rinnovo dei contratti, proseguono i sindacati dei servizi pubblici, “qui siamo veramente alla farsa: la ministra dichiara che sono stati garantiti più soldi che in passato. L’errore sta nel fatto che le cifre vengono lette in valore assoluto, mentre bisogna guardare l’impatto che hanno sulle retribuzioni. La ministra, o meglio i suoi collaboratori, dovrebbero fare meglio i conti. A oggi i lavoratori pubblici percepiscono già un elemento perequativo, che è un elemento distinto della retribuzione, e l’indennità di vacanza contrattuale. Queste somme, circa 37 euro, devono essere considerate nello stanziamento e quindi non costituiscono risorse aggiuntive per il rinnovo dei contratti che, a differenza della tornata contrattuale 2016 -2018, dovranno utilizzare gran parte di quanto stanziato anche per riscrivere il sistema di classificazione e inquadramento professionale e per rifinanziare i fondi per garantire il pagamento delle indennità a chi lavora . In pratica, la media di incrementi contrattuali si aggira intorno agli 83 euro lordi, che sono al di sotto di quanto previsto dal contratto 2016-2018, ma anche molto lontani dall’aspettativa dei lavoratori. Lo dica la ministra agli infermieri e al personale sanitario che l’indennità per la terapia intensiva rimarrà di 4,16 euro al giorno e non potrà essere incrementata né rivalutata perché lei ha deciso che le risorse che ha stanziato il governo sono congrue e sufficienti. Non saremo certo noi a dirlo ai lavoratori”. Per queste ragioni, osservano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, “chiediamo rispetto per le lavoratrici e i lavoratori pubblici, e soprattutto chiediamo sicurezza nei luoghi di lavoro. Probabilmente la ministra Dadone dovrebbe ragionare sull’esigenza di rompere definitivamente con oltre vent’anni di delegittimazione del lavoro pubblico e soprattutto di relegazione ad un ruolo marginale della contrattazione, e pensare che le riforme e i processi di riorganizzazione, così come i contratti, si fanno con i lavoratori e con i sindacati, non contro chi rappresenta il lavoro”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa.

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Castelli: Risorse anche ai territori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Il lavoro dei territori è importantissimo e dobbiamo farli ripartire. Il loro entusiasmo è molto e il loro ruolo centrale in questa fase del movimento. Credo che pensare di destinare una parte delle risorse alla piattaforma (spina dorsale della nostra organizzazione) e una parte ai territori sia la giusta visione. La rete senza le persone non penso possa andare molto lontano”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Utilizzare le risorse agroindustriali in modo efficiente per valorizzare gli scarti ed evitare gli sprechi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Occorre realizzare sottoprodotti ad alto valore aggiunto che coniughino sostenibilità ambientale ed economica. Questo è l’obiettivo del progetto SUSINCER – Sustainable use of bioactive compounds from Brassicaceae and Solananceae wastes for cereal crop protection (Utilizzo sostenibile di composti bioattivi estratti da scarti di Brassicaceae e Solanaceae per la protezione di colture cerealicole), coordinato dal Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali del CREA, in collaborazione con CREA Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari e CREA Politiche e Bioeconomia. Il progetto, della durata triennale, parte dall’individuazione delle varietà di patata da industria e coprodotti della filiera delle Brassicaceae più idonei per composizione biochimica, grazie a metodiche computer based e wet Lab (oppure metodiche bioinformatiche e di biologia molecolare). Dopo averne ottenuto scarti di lavorazione (bucce per le patate, residui della disoleazione delle radici e dei fusti per la rucola) ad alto valore aggiunto, (ricchissimi in biocomposti attivi quali glucosinolati, glicoalcaloidi, fenoli e flavonoidi, utili per la difesa della coltura stessa nei confronti degli stress biotici), si prefigge la realizzazione di miscele e formulati da utilizzare come risorsa nella difesa delle due colture maggiormente diffuse al mondo, mais e frumento. Queste ultimi, infatti, sono facilmente soggetti agli attacchi di funghi e patogeni, che producono tossine dannose per la salute dell’uomo e degli animali. Riducendone, quindi, l’esposizione a funghi e patogeni, si riducono anche le micotossine e si ottengono, di conseguenza, cereali più salubri. Le nuove formulazioni ad alto potere antifungino verranno, infine, reintrodurre nella filiera delle produzioni cerealicole per la difesa da patogeni fungini e da insetti fitofagi, conciliando in tal modo un impatto ambientale ridotto con l’adozione di una difesa fitosanitaria più sostenibile. Una opportunità in più, insomma, sia per gli agricoltori , che attualmente non dispongono di validi biofungicidi a basso impatto ambientale; sia per i consumatori, sempre più attenti alla sostenibilità del prodotto acquistato, ma anche per le aziende che producono fertilizzanti, interessate a sviluppare nuovi prodotti in grado di incrementare il valore economico e ambientale dei propri scarti industriali.

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Voto sulle risorse proprie: i deputati aprono la via al Piano di ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2020

Bruxelles. I deputati accelerano la procedura che permetterà all’UE di prendere in prestito 750 miliardi di euro per il piano di ripresa “Next Generation EU”.I deputati hanno velocizzato la procedura votando già nella sessione plenaria di settembre il loro parere legislativo sulla decisione relativa al sistema delle risorse proprie (DRP). Ciò elimina un importante ostacolo e accelera la procedura per l’attuazione di questa legge fondamentale dell’UE per rilanciare l’economia, consentendo alla Commissione di reperire 750 miliardi di euro sui mercati per il fondo di ripresa.Il voto di mercoledì consentirà al Consiglio UE di adottare rapidamente la DRP e di avviare il processo di ratifica in 27 paesi dell’UE, così da poter lanciare il piano di ripresa al più presto.Nel suo parere, adottato con 455 voti favorevoli, 146 contrari e 88 astensioni, il Parlamento mantiene la propria posizione sulla necessità di introdurre nel bilancio dell’UE nuove fonti di entrate che coprano almeno i costi relativi al Piano per la ripresa.Il Parlamento chiede anche un calendario vincolante per l’introduzione di queste nuove risorse proprie. Insiste affinché il finanziamento della ripresa sia reso sostenibile, ad esempio tassando i responsabili dell’inquinamento a livello transfrontaliero e le multinazionali, senza gravare sulla prossima generazione.

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Le risorse disponibili all’agricoltura italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Ora che la Commissione europea ha fatto chiarezza sulle risorse che saranno a disposizione dell’agricoltura italiana, è ancora più urgente la convocazione di un tavolo che riunisca operatori e associazioni del settore per discutere sul modo migliore di impiegare il Recovery Fund – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro.Secondo la direzione generale Bilancio della Commissione europea, nel periodo 2021-2017 il nostro Paese potrà contare su circa 38,7 miliardi di fondi europei per finanziare le sue politiche agricole, così suddivisi: 25,4 miliardi per i pagamenti diretti; 10,7 per lo sviluppo rurale (9,8 miliardi dal bilancio e 925 milioni dal Recovery Fund); 2,3 miliardi per i programmi vino; 242 per l’olio d’oliva e 36 milioni per il miele.Nonostante la grande attenzione che il Recovery Fund ha catalizzato, il primo elemento che salta all’occhio è l’esiguità delle risorse previste da questo strumento rispetto al finanziamento complessivo destinato al settore primario – continua Tiso. C’è però anche un problema di qualità degli investimenti, che dovranno essere selezionati con cura per sostenere la competitività e migliorare la dotazione infrastrutturale delle nostre aziende agricole, mettendole nelle condizioni di competere sui mercati internazionali.Anche la tempistica dei finanziamenti avrà il suo peso, per questo chiediamo che le risorse del Recovery Fund siano rese disponibili già a partire dal 2021 per realizzare i tempi brevi un piano di investimenti. Ma ribadiamo che quest’ultimo potrà produrre un vero rilancio soltanto se il Governo terrà conto delle esigenze di tutte le forze produttive della nostra agricoltura.

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“Abbiamo una grande occasione davanti, sono le risorse del Recovery Fund”

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

“Le utilizzeremo per fare una programmazione di lungo termine. Intanto dobbiamo finanziare tutto ciò che va accelerato, penso al mondo delle partecipate di Stato che sono eccellenze a livello mondiale ed hanno progetti di riconversione importanti, e poi imprenditoria femminile, sostegno alle imprese per la riconversione, la formazione all’interno del mondo del lavoro e le politiche attive che sono state dimenticate per vent’anni. C’è una forte accelerazione, e nelle prossime settimane ci sarà un passaggio Parlamentare che vedrà le Commissioni interloquire con i Ministri per spingere ancora di più le direttrici con un dibattito parlamentare che sarà ancora più ambizioso e di visione. Il Parlamento, al di là delle scaramucce che emergono sui giornali, si sente una grande responsabilità nel lungo termine, cosciente che queste risorse saranno di accompagnamento per molti molti anni. C’è responsabilità da parte di tutti, il coinvolgimento è ampio e il dibattito non ci ha mai fatto paura. Il dramma del Covid ha portato la politica a dialogare più del solito”. Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, intervenendo a Radio24 sul Recovery Plan.

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Mettiamo a frutto le nostre risorse disponibili

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Nelle fasi di avvio del processo di trasformazione delle attuali strutture produttive di servizi e beni l’importanza non sta tanto nel gestirle quanto nel prevedere altri modelli d’impiego per mettere alla prova le risorse esistenti con il nuovo che si profila in chiave umana, strutturale, finanziaria ed industriale. Parliamo spesso, e non sempre a proposito, di svolte epocali ma alla prova dei fatti siamo portati a dare solo una mano di vernice al vecchio. È che le nostre esitazioni sono dettate dal timore di non riuscire a gestire le attuali tecnologie e quelle che si prospettano ancora più innovative in tempi brevi. Prendiamo ad esempio il fattore tempo e il modo come possiamo utilizzarlo riducendo al minimo i “tempi morti” e trarne, persino, vantaggi economici. Oggi per raggiungere il posto di lavoro occorre mettere in conto del tempo per la mobilità, lo stress che richiede e il costo che impone. Diverso è il ragionamento se adottiamo lo smart-working. Restiamo a casa, organizziamo il lavoro a distanza e lo possiamo amministrare persino quando andiamo in ferie. Sappiamo bene che tale scelta non è possibile per tutte le attività lavorative ma se riduciamo, ad esempio, la mobilità complessiva del 30% già imprimeremmo una svolta significativa al nostro trend di vita. Lo stesso dicasi nel campo dell’istruzione con un insegnamento da remoto. E con questo andazzo scopriremo che ci sono infinità di cose che si possono fare da casa e ricevere adeguati riscontri. Potremmo avere un chip nella nostra tessera sanitaria dove potrebbe essere riportato l’anamnesi di tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni che possono aiutare il medico, l’infermiere e le altre professioni sanitarie a indirizzarsi verso una terapia che fa al caso nostro e quel che più conta, in specie per alcune malattie, per adottarla in tempo reale (pensiamo ad un infarto o a un ictus). A questo riguardo il Centro studi della Fidest per la gestione delle risorse umane aveva proposto ai promotori del “reddito di cittadinanza” di utilizzarlo per programmare corsi di informatizzazione per potenziare le reti informatiche e gli addetti ai lavori in tutti i settori produttivi e dei servizi. La nostra idea era quella d’offrire alle imprese un valore aggiunto oltre alla mobilità intermodale che le sottraessero dai costi indiretti derivanti da localizzazioni poco vantaggiose per gli spostamenti dei loro prodotti finiti. Ma resta, purtroppo, lo zoccolo duro di chi teme il diverso e preferisce dondolarsi sulla soma di un asino. (Riccardo Alfonso)

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Pandemia al confronto con imprese, organizzazione e risorse umane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

La pandemia ha messo a nudo una realtà con la quale convivevamo lasciandola galleggiare in una sorta di limbo mentale. Ha toccato un nervo sensibile che ci siamo ingegnati a tenerlo assopito per non farlo emergere in tutta la sua crudezza. Ora l’incantesimo si è spezzato e ci siamo resi conto che non tutti i governanti del mondo hanno mostrato la stessa sensibilità nella tutela della salute pubblica in specie se andava a configgere con gli interessi economici e produttivi delle loro rispettive macchine industriali. L’esempio più eclatante lo abbiamo avuto negli Stati Uniti e in una certa misura nel Regno Unito. Dovremmo meravigliarcene se anche in Italia più di qualcuno ha cercato di mestare nel torbido negando o sottovalutando la pericolosità sociale di questa pandemia? No di certo se pensiamo che il nostro sistema è più orientato ad una visione mercantilistica e in forma più ridotta alla cura delle persone in specie se sono meno abbienti. L’essere umano, diciamocelo pure senza perifrasi, in questo assetto geopolitico mondiale, sta mostrando tutti i suoi limiti, è diventato l’ultimo anello della catena produttiva. Il suo ruolo fondamentale sta sempre più diventando quello che deve adeguarsi per dare risposte per risolvere la potenziale dicotomia tra imprese e organizzazione e l’uomo per privilegiare le prime e non come dovrebbe, il suo contrario.
Se diamo un taglio politico a questa dialettica uomo-imprese-organizzazione dobbiamo avere la consapevolezza che la contesa si proietta nel modo come i partiti, che hanno una guida ideologica, ne interpretano le scelte di campo o nelle peggiori situazioni si asservano ad esse. Significa, in altre parole, che quando noi andiamo ad esprimere il nostro voto nel segreto dell’urna dovremmo renderci conto che la contesa va oltre un partito o il suo leader perché è in gioco qualcosa di più. È la nostra dignità di esseri umani. (Riccardo Alfonso)

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Risorse importanti per l’avvio del prossimo anno scolastico

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

Ma per il riparto di queste risorse il ministero ha deciso di seguire un criterio basato su dati non oggettivi (50% sulla base delle richieste degli USR e 50% sulla popolazione studentesca).” Così Gabriele Toccafondi, deputato fiorentino di Italia viva capogruppo in Commissione Cultura “Noi chiedevamo di utilizzare criteri più oggettivi, come il solo numero di studenti oppure il numero di studenti per classe, perché ci siamo accorti che alcune regioni, simili alla Toscana per numero di scuole o di alunni, hanno chiesto risorse molto maggiori per personale docente e non docente” prosegue Il deputato “Abbiamo chiesto i dati – conclude Toccafondi – dai quali è emerso che se dal ministero avessero basato il riparto solo sulla base della popolazione studentesca alla nostra regione sarebbero arrivati circa 55 milioni, invece ne arriveranno 49,5. 5,5 milioni in meno, che significano circa 200 unità in meno tra personale docente e non docente, figure fondamentali per l’avvio di un anno scolastico delicato come questo.“

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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Calo drastico dei livelli nei grandi bacini settentrionali e portate del fiume Po sotto quelle del 2019, mentre continua la difficile stagione idrica di Puglia e Basilicata: è questa la sintesi del bollettino settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
Al Nord, crollano le altezze idrometriche dei laghi Maggiore (cm.7,1 contro una media di cm. 68,7) e Lario (cm.4,0 contro una media di cm. 71,7); restano, invece, in media l’Iseo ed il Garda, che continua a godere di ottima salute idrica.Del progressivo deflusso dai grandi invasi beneficiano i fiumi della Lombardia, dove solo l’Oglio è in leggero calo; nel Veneto, tengono le portate dell’Adige e dei principali corsi con il Piave in ottima salute, grazie al ripetersi di copiosi fenomeni temporaleschi sull’area dolomitica.Le portate del fiume Po, da tempo sotto media, sono ora, però, scese sotto quelle registrate un anno fa (a Pontelagoscuro: 738 metri cubi al secondo, mentre erano mc/sec 807 nel 2019 e contro una media di mc/sec 1.140).
“Situazione da tenere sotto controllo – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) -L’Osservatorio dell’Autorità di Distretto è già stato opportunamente convocato per il 6 Agosto.”
In Piemonte, i principali fiumi (Dora Baltea, Sesia, Stura di Lanzo) sono in ripresa mentre l’ Emilia Romagna si conferma fortemente condizionata dall’andamento pluviometrico territoriale: se sorridono Reno e Trebbia (mc/sec 24,29 contro una media mensile di mc/sec 4,63!), sono praticamente dimezzate le già sofferenti portate di Secchia e soprattutto Savio (mc/sec 0,26 contro una media mensile di mc/sec 0,5).
In Centro Italia, in una situazione di sostanziale stabilità idrica, si segnala il trend negativo degli invasi marchigiani, che in una settimana calano di 2 milioni di metri cubi d’acqua, avvicinandosi ai livelli del siccitoso 2017 (oggi trattengono 41,28 milioni di metri cubi contro i 40 milioni di allora); nel Lazio, l’altezza idrometrica del lago di Bracciano scende a quote vicine al 2019 ed il fiume Liri Garigliano segna un altezza idrometrica dimezzata rispetto all’anno scorso.In Campania è buona la condizione dei fiumi Volturno e Sele, entrambi con livelli superiori allo scorso anno.Al Sud prosegue la discesa delle riserve idriche trattenute negli invasi di Puglia e Basilicata. Nella prima regione il calo è stato di 12 milioni di metri cubi in una settimana (il deficit idrico rispetto al 2019 è ora di oltre 54 milioni di metri cubi), con un prelievo medio quotidiano di 1 milione di metri cubi dal solo bacino di Occhito. Nei 10 giorni scorsi, gli invasi lucani sono calati di 18 milioni di metri cubi, toccando un deficit di 60,72 milioni di metri cubi rispetto al 2019.Infine, rimane confortante la situazione idrica dei bacini calabresi, mentre resta siccitosa la condizione di gran parte delle campagne siciliane.

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Risorse umane e sfruttamento

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

Se fermiamo la nostra attenzione ai soli fatti di casa nostra e partiamo dal secondo dopo guerra nel XX secolo possiamo assistere a due momenti storici particolarmente interessanti dal punto di vista politico e sociale. Siamo partiti dagli anni della ricostruzione e dagli aiuti americani con il piano Marshall alla stagione dei diritti complice la congiuntura politica internazionale con la guerra fredda tra i due blocchi imperiali: il comunismo di stampo sovietico e il capitalismo di matrice statunitense. Dal 1990 in poi con la caduta del muro di Berlino la sensazione che ebbe una parte dei politici italiani è che l’andazzo perseguito negli anni passati poteva continuare, ma si sbagliavano. I nostri “protettori” di un tempo ritirarono le credenziali e da qui partì una resa dei conti con i magistrati di “mani pulite” e le confessioni dei “pentiti”. Caddero le teste illustri della politica da Forlani a Craxi e lo stesso Andreotti per anni fu incalzato dalla magistratura sia umbra sia siciliana. Si aprì a questo punto una voragine politica che sarebbe rimasta drammaticamente tale se non ci fosse stata la “geniale intuizione” di un imprenditore che sino allora si era servito della politica per interposta persona e che ora riteneva necessario, per salvaguardare le sue imprese, d’entrare in prima persona nell’agone politico. Così iniziò un ventennio sia pure con alterne vicende dove il danno maggiore fu provocato con l’indebolire le istituzioni: parlamento, magistratura, amministrazioni locali e i suoi strumenti: fisco, scuola, welfare. Sul piano sociale si è passati dalla stagione dei diritti a quella delle “umiliazioni” per i lavoratori e i pensionati rendendo più precario il lavoro e tartassando il sistema pensionistico. Ora siamo arrivati alla negazione di fatto del diritto al voto con una legge elettorale fatta per confondere le idee agli elettori e rendere più debole il sistema di governo democratico del paese. È la fine della democrazia? (Riccardo Alfonso)

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Risorse idriche in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Si stanno inaridendo i territori adriatici dell’Emilia Romagna. La preoccupante conferma, primo segnale di un crescente rischio desertificazione, arriva dal settimanale bollettino dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che ha analizzato l’andamento pluviometrico sulla regione: dal 1° Ottobre 2019 al 26 Luglio 2020, sui bacini occidentali tra i fiumi Parma e Trebbia, sono caduti 1.301 millimetri di pioggia, in crescita rispetto agli anni scorsi; sulla macroarea sudadriatica, dal fiume Reno fino al confine con le Marche, sono invece piovuti solo 463 millimetri, quantità inferiore agli anni scorsi, ma soprattutto analoga (mm.456) al siccitosissimo 2017.“Questi dati confermano quanto previsto dagli enti di ricerca sul rischio desertificazione per la dorsale adriatica del Paese. Bisogna averne coscienza, ora che il Paese sarà chiamato a ridisegnare il proprio modello di sviluppo verso un’economia più green – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Un primo segnale arriverà già il 30 Luglio prossimo, quando sarà inaugurato il cantiere dei lavori di estensione della rete irrigua dell’impianto San Leonardo nei comuni di Forlimpopoli e Forlì, ampliando la distribuzione delle acque del Canale Emiliano Romagnolo nell’area Ronco-Bevano.” Rimanendo in Emilia Romagna, le portate dei fiumi sono in ripresa con Trebbia, Savio e Reno superiori alla media del periodo, mentre resta deficitaria la situazione del Secchia; negli invasi piacentini (Molato e Mignano) sono attualmente custoditi quasi 13 milioni di metri cubi d’acqua, una riserva rassicurante, comunque in calo ed inferiore agli anni più recenti (ad eccezione del sitibondo 2017). In ripresa sono anche le portate del fiume Po (916 metri cubi al secondo al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro), inferiori tuttavia alla media mensile e che destano qualche preoccupazione per il prosieguo della stagione irrigua; l’Autorità di Distretto ha già convocato l’Osservatorio per il 6 Agosto.“Nell’occasione, in assenza di significative precipitazioni, sarà necessario assumere qualche provvedimento, affinchè sia assicurato l’apporto di risorsa idrica, indispensabile alla conclusione di alcuni cicli colturali irrigui” anticipa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.Al Nord continua l’abbassamento dei livelli dei grandi laghi, tra i quali solo il Garda è sopra la media mensile ed il Lario scende a circa il 26% del riempimento. A beneficiare dei rilasci dai bacini lacustri sono soprattutto i fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Chiese, Ticino), i cui livelli poco si discostano dagli anni scorsi, così come sostanzialmente nella media resta il fiume Adige, in Veneto, dove invece gli altri, principali fiumi (Bacchiglione, Piave, Livenza, Brenta) segnano altezze idrometriche inferiori al 2019.In discesa ed inferiori allo scorso anno sono anche le portate dei fiumi (Dora Baltea, Stura di Lanzo, Sesia) in Piemonte, le cui dighe (Ingagna, Ravasanella, Ostola), nella Baraggia, trattengono ancora quasi 16 milioni di metri cubi d’acqua (volume massimo autorizzato: Mmc. 17,20 ), record del più recente quadriennio.
In Centro Italia, cresce la sete delle Marche, i cui bacini hanno perso 1 milione di metri cubi d’acqua in una settimana, scendendo a circa 43 milioni, quantità superiore solo al 2017 nel recente quinquennio; resta invece confortante la situazione idrica in Lazio, Abruzzo, Sardegna mentre, in Campania, i fiumi Sele e Volturno registrano livelli superiori allo scorso anno. Analogamente deve dirsi degli invasi Sant’Anna e Monte Marello in Calabria, mentre resta deficitaria la situazione idrica in Sicilia.Continuano, infine, a diminuire le riserve idriche, trattenute negli invasi di Puglia e Basilicata: nella prima regione (utilizzati 10 milioni di metri cubi in una settimana) sono scese sotto i 118 milioni di metri cubi (-91 milioni rispetto all’anno scorso); in Lucania, invece, al ritmo di 2 milioni di metri cubi in meno al giorno, sono rimasti circa 291 milioni (-64,26 milioni rispetto al 2019).

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Il Recovery Fund non sottragga risorse alla ricerca europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Il Gruppo 2003 per la ricerca ha scritto oggi una lettera al premier Giuseppe Conte, reduce dall’incontro europeo per il programma di aiuti Next Generation EU per esprimere la preoccupazione che le risorse per i necessari aiuti agli Stati colpiti dalla pandemie non vengano sottratti alla ricerca. È questo infatti che si sta prospettando: parte dei 750 miliardi sono andati a incidere sul budget del nuovo Programma quadro europeo Horizon Europe (2021-27), che dai 120 miliardi di euro prospettati all’inizio sono diventati 80 miliardi, indebolendo fortemente la capacità di finanziamento su temi strategici come il cambiamento climatico, l’energia e la stessa salute. Anche i fondi prospettati dalla Commissione per aiutare la ricerca su covid – inizialmente fissata a 9,4 miliardi di euro – è diventata dopo una serie di tagli 1,7 miliardi di euro. A fare le spese del trasferimento al fondo salva-Stati è stato anche il Consiglio europeo della ricerca (CER) unico e fondamentale ente in Europa che sostiene e finanzia la ricerca di base di qualità.“È più che mai necessario che a fronte di sforzi nazionali per allineare i sistemi della ricerca alla strategia europea, questa venga mantenuta nella sua ambizione, pena l’arretramento per i nostri centri e i nostri ricercatori – prosegue la lettera – In vista di un possibile utilizzo di parte dei fondi provenienti dall’Europa in favore di ricerca e innovazione, il Gruppo 2003 vuole ribadire la necessità di incardinare tali investimenti su un solido programma quadro teso a promuovere da un lato la ricerca e dall’altro il trasferimento tecnologico. Solo così si riuscirà a centrare l’obiettivo della ripresa economica e civile, evitando di convogliare i fondi in operazioni di assistenzialismo fini a se stesse”.“La ricerca non è una spesa, ma un investimento necessario per l’innovazione e per avere prodotti ad alto valore aggiunto”, aggiunge Silvio Garattini, a sua volta socio del Gruppo 2003. “L’investimento in ricerca permette una occupazione superiore ad altri tipi di investimenti. Per ogni miliardo/anno si realizzano 9.000 posti di lavoro”. Nella lettera, gli scienziati del Gruppo 2003 chiedono un incontro con il primo ministro per sostanziare le proprie proposte per rimettere la ricerca scientifica al centro dello sviluppo del Paese e per far sì che il presidente del consiglio possa sostenere queste istanze a livello della Commissione Europea.

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“Dal governo le risorse a Regione Lombardia per finanziare ADI, USCA e infermieri territoriali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

Arrivano da Roma direttamente nelle casse di Regione Lombardia. Si tratta di uno stanziamento di 95 milioni di euro per il 2020 e di 79 milioni nel 2021 nel DL34/2020 per potenziare i servizi sul territorio in modo particolare: ASST per potenziamento ADI e per far partire bandi per assunzione degli infermieri di famiglia; le ATS per potenziamento USCA e assistenti sociali.
“I finanziamenti statali serviranno per potenziare i servizi sanitari per ogni singola ATS presente sul territorio lombardo” spiega Massimo De Rosa, capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Regione Lombardia: “In modo particolare finanzieranno alcune delle proposte che il Movimento Cinque Stelle ha portato avanti in questi anni con maggior forza. Sto parlando dell’assistenza domiciliare, tramite i bandi saranno assunte 1600 figure professionali che, suddivise all’interno delle singole ATS territoriali, andranno a ricoprire il ruolo di infermiere di famiglia, e per il potenziamento delle USCA. Si tratta di Unità Speciali di Continuità Assistenziale destinate alle cure al domicilio per pazienti COVID-19 dimessi, ma ancora bisognosi di assistenza, e per quei pazienti con sintomatologia clinica sospetta, ma che potranno essere curati a domicilio. Questo aspetto è di fondamentale importanza in un’ottica di prevenzione, al fine di scongiurare il rischio che le strutture ospedaliere possano nuovamente ingolfarsi il prossimo inverno.A emergenza terminata le USCA dovranno poter essere trasformate in Unità complesse di Cure Primarie (UCCP) come previsto dalla legge nazionale e regionale. È precisa responsabilità della Regione utilizzare queste risorse per il potenziamento della sanità territoriale. In questo modo le risorse resteranno a disposizione della medicina territoriale e dei suoi pazienti. Duecento USCA diventeranno 200 UCCP. Un obiettivo che Regione non può permettersi di fallire. Le risorse stanziate consentiranno inoltre il potenziamento dell’ADI, ovvero l’assistenza domiciliare integrata, per quei pazienti non autosufficienti, non in grado di essere trasportati presso i presidi ospedalieri che potranno così ricevere a domicilio le cure di infermieri, fisioterapisti, medici e operatori socio sanitari”.

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I cittadini chiedono che l’UE abbia più poteri e risorse per affrontare la crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

In un nuovo sondaggio commissionato dal Parlamento europeo, una larga maggioranza degli europei e degli italiani afferma che l’UE dovrebbe avere più competenze per affrontare la crisi.Quasi otto cittadini italiani su dieci (78%) vorrebbero un ruolo più incisivo dell’UE nella lotta alle conseguenze del COVID-19. Un dato decisamente più alto della media europea (68%) e che vede l’Italia al settimo posto nella classifica dell’opinione pubblica che chiede più Europa nello sforzo per la ripresa. Più della metà degli intervistati italiani (64%) ritiene inoltre che questa richieda maggiori mezzi finanziari per l’UE, che dovrebbero essere diretti principalmente ad affrontare l’impatto della pandemia sul settore sanitario e sull’economia. Anche in questo caso gli italiani sono più ambiziosi della media dei concittadini degli altri stati membri (56%).Il sondaggio è stato condotto nella seconda metà di giugno. Nella lista delle priorità dei cittadini italiani figurano la ripresa economica in primis, seguita dalla sanità pubblica e dagli investimenti in ricerca e innovazione. Perdita di reddito, consumo dei risparmi accumulati nel tempo e disoccupazione sono invece le tre principali conseguenze economiche della pandemia indicate dagli intervistati in Italia.Commentando i risultati del sondaggio, il Presidente del PE David Sassoli, ha dichiarato: “I risultati di questo sondaggio mostrano chiaramente che i cittadini europei si aspettano che l’Unione dia prova di maggiore solidarietà e intraprenda più azioni per favorire la ripresa. Riconoscono anche la necessità di un bilancio UE più ampio per affrontare l’impatto senza precedenti che la pandemia ha avuto sulla nostra economia e società. Nel contesto degli attuali negoziati sul bilancio, il Parlamento è al fianco dei cittadini nella loro richiesta di una Unione europea più efficace e ambiziosa”.Quasi nove cittadini italiani su dieci (86%) hanno sentito parlare delle varie misure proposte dall’UE per combattere le conseguenze della pandemia di COVID-19. E il 50% degli intervistati sa anche quali siano queste misure. Di coloro che hanno sentito parlare delle misure dell’UE contro il COVID-19, il 32% si dichiara soddisfatto, con un aumento di 9 punti rispetto al sondaggio precedente.
Per circa due terzi degli intervistati (68%) “l’UE dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia del Coronavirus”. Questa opinione è sostenuta da una maggioranza assoluta in 26 Stati membri. I paesi più a favore di maggiori competenze dell’Unione sono il Portogallo e il Lussemburgo (entrambi 87%), Cipro (85%), Malta (84%), l’Estonia (81%), l’Irlanda (79%), l’Italia e la Grecia (entrambi 78%), nonché la Romania (77%) e la Spagna (75%).

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Osservatorio Anbi sullo stato delle risorse idriche

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

E’ ancora lunga la stagione calda in Puglia e Basilicata, dove si guarda con crescente preoccupazione il diminuire delle scorte idriche nei bacini: indicativamente stanno calando di un milione e mezzo di metri cubi al giorno, segnando un deficit, rispetto al 2019, di oltre 60 milioni in Lucania e di oltre 70 milioni nella regione del Tavoliere; continuando questo trend ed in assenza di piogge significative pare inevitabile una contrazione negli apporti irrigui, ormai indispensabili per produrre agricoltura di qualità in regioni, altrimenti vittime della siccità e, in alcune zone, anche del crescente rischio desertificazione come la Sicilia, i cui bacini contengono circa 70 milioni di metri cubi d’acqua in meno rispetto all’anno scorso. Nel Meridione, rimane un’oasi la Calabria (con circa 11 milioni di metri cubi, la diga Sant’Anna è al top del recente quadriennio), mentre in Campania scendono i livelli dei fiumi Volturno e Sele. A rendere noti questi trend è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica anche come le portate del fiume Po siano praticamente dimezzate in una settimana, pur rimanendo ancora superiori allo scorso anno.
Nel Nord Italia, a fungere da calmiere, sono solo i grandi laghi, i cui livelli sono tutti in discesa e solo il Garda rimane superiore alla media del periodo. Restano, per ora, costanti i fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Chiese, Ticino), così come l’Adige, mentre calano gli altri, principali fiumi veneti (Brenta, Piave, Livenza), ad eccezione del Bacchiglione. Rimane “a macchia di leopardo” la situazione dei corsi d’acqua in Emilia Romagna con Savio, Panaro, Reno, Nure, Enza sopra la media del periodo, ma Secchia, Taro e Trebbia largamente deficitari anche rispetto all’anno scorso. Nel Centro Italia, nonostante le cospicue piogge di Giugno sull’Umbria (117 millimetri), il livello della diga Maroggia (3,90 milioni di metri cubi su una capacità di Mmc 5,80) resta inferiore a quello dei due anni precedenti. Analogo è il trend degli invasi marchigiani (attualmente trattengono circa 46 milioni di metri cubi su una capacità di oltre 65 milioni) ed anche del bacino del Bilancino, in Toscana, dove Giugno è risultato più piovoso della media, soprattutto su Massa, Pisa e Livorno con precipitazioni addirittura raddoppiate (sul grossetano e sul fiorentino, però, è piovuto meno del solito). In Sardegna, infine, i bacini segnano un confortante 77,68% della capienza, ma era 80,27% un anno fa.

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