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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘risorse’

Sicurezza: Fp Cgil, ddl Polizia Locale depotenziato senza risorse e strumenti

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

“Una riforma, da tanto tempo attesa, che parte già depotenziata perché non prevede risorse e strumenti efficaci a sostegno”. Così la Funzione Pubblica Cgil commenta il via libera dal Consiglio dei Ministri al disegno di legge delega sulla riforma della Polizia Locale.Per la Fp Cgil, aggiunge, “la funzione di sicurezza urbana e il ruolo della Polizia Locale sono parte importante delle politiche delle Autonomie Locali che attendono investimenti e valorizzazione da troppo tempo, per questo chiediamo che qualsiasi intervento normativo non rappresenti solo un impegno generico ma una svolta reale. Inoltre – prosegue -, viene utilizzato lo strumento della delega al Governo che indubbiamente allungherà i tempi di realizzazione della riforma, quando in tutti questi mesi non sono mancate le occasioni in Parlamento per poter dare immediata risposta alle esigenze e ai bisogni del personale della Polizia Locale”.Secondo la Funzione Pubblica Cgil, “nonostante emergano nella delega elementi che noi da tempo chiediamo, non possiamo non sottolineare il criterio di invarianza di spesa che rischia di compromettere l’efficacia dell’intervento. Ciò che rivendichiamo con forza è lo stanziamento di risorse necessarie per le lavoratrici e i lavoratori della Polizia Locale e di tutto il comparto delle Funzioni Locali, a partire dalla necessità di rinnovare il contratto nazionale e di garantire maggiori risorse per la contrattazione integrativa”. Per queste ragioni il sindacato sottolinea “l’esigenza di una modifica del testo che renda esplicito lo stanziamento di risorse che possano garantire l’estensione di tutele al settore, consapevoli dell’impossibilità di realizzare una riforma a costo zero. Per tali ragioni, anche alla luce di impegni presi dal Ministero dell’Interno, è fondamentale aprire un confronto per definire gli opportuni emendamenti e per riconoscere al più presto diritti e tutele agli oltre 60 mila dipendenti della Polizia Locale”, conclude la Fp Cgil.

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Bonus cultura – Levi (AIE): “Soddisfatti del ripristino delle risorse

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

“Siamo lieti della ricostituzione delle risorse per il Bonus Cultura, la cosiddetta 18app”. Così il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi alla notizia del ripristino dei 100milioni del Bonus Cultura destinati ai nati nel 2001 e precedentemente accantonati.“Siamo soddisfatti che, facendo seguito alle rassicurazioni autorevolmente date dal Ministro Bonisoli e dal viceministro Economia e finanze Laura Castelli, queste risorse siano state confermate – ha proseguito –. È una buona notizia per tutti: il sostegno alla domanda resta un elemento determinante per garantire solidità al mercato del libro e per sostenere i consumatori, le famiglie e soprattutto i giovani nell’accesso alla lettura”.

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Giustizia. Cgil Cisl Uil: Servono assunzioni, riqualificazione e maggiori risorse

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

“Grande adesione allo sciopero della Giustizia, indetto da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa. A incrociare le braccia le lavoratrici e i lavoratori dell’amministrazione giudiziaria, registrando in moltissimi uffici giudiziari del paese adesioni oltre il 70%”. Al centro della protesta, fanno sapere i sindacati, “le gravissime carenze di personale, che porteranno entro il 2021 a un drammatico vuoto di organico, con la metà del personale che andrà in pensione, e la mancata valorizzazione del personale, sempre più anziano, demotivato e pagato meno di tutti altri dipendenti pubblici”.Dietro le parole ‘Giustizia Anno Zero’ oggi le lavoratrici e i lavoratori della Giustizia hanno scioperato per mandare un messaggio chiaro al governo e al titolare del dicastero di via Arenula, Alfonso Bonafede: “Oggi in tanti – affermano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa – hanno aderito allo sciopero per rivendicare dignità e rispetto. La Giustizia versa in condizioni drammatiche e con essa le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Rivendichiamo il diritto all’applicazione degli accordi, a partire dalla riqualificazione del personale per arrivare all’avvio di processi di innovazione e miglioramento organizzativo. Così come esigiamo un piano straordinario di assunzioni, il personale manca e in prospettiva ancora di più, mentre le assunzioni previste non basteranno a colmare i vuoti. Ora andremo avanti dopo questa straordinaria giornata di lotta. Lo faremo per le lavoratrici e i lavoratori, e lo faremo per i cittadini che meritano una giustizia celere ed efficace”, concludono.

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Scuola: Regionalizzazione, per Bussetti porterà più risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Per il Ministro Bussetti il progetto di regionalizzazione chiesto da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, portato avanti dalla Lega e al momento bloccato dalle giuste perplessità del M5S la scuola deve restare fuori dalle strumentalizzazioni politiche. L’autonomia, secondo Bussetti, è un’opportunità, in quanto l’obiettivo è fornire maggiore e migliori servizi ai cittadini. Replica del presidente Anief: Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a una miriade di processi e condanne per corruzione nei confronti di diversi presidenti di regione. Un fenomeno che la dice lunga sulla reale consistenza del “salto di qualità” che si vuole andare ad attuare nella scuola pubblica intesa come bene comune da salvaguardare. Il ministro dell’Istruzione non sembra avere dubbi: approvando l’autonomia differenziata, saranno garantiti livelli di educazione e formazione adeguati in tutto il territorio nazionale, per cui l’unità del Paese non è assolutamente in discussione. Ribadisco: aumentare le risorse destinate alla scuola è sempre una buona notizia. D’altra parte, afferma ancora il titolare del Dicastero di Viale Trastevere, l’autonomia è prevista dall’articolo 116 della Costituzione. Lo Stato, conclude il Ministro, avrà sempre un ruolo centrale.
Orizzonte Scuola ricorda che il Governo, nella persona di Bussetti e del premier Conte, ha siglato un’intesa con i sindacati, in base alla quale l’Esecutivo si è impegnato a tutelare l’unità e l’identità culturale del sistema di istruzione, l’uniformità del sistema di reclutamento e la regolamentazione tramite il CCNL dello status giuridico del personale. L’accordo relativo all’autonomia prevede che il Governo si impegni “a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL, e ‘a tutela della unitarietà degli ordinamenti statali, dei curricoli e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”. Il Mef riguardo alla regionalizzazione della scuola ha espresso diversi dubbi per i costi che la riforma porterebbe con sé: dove reperire le maggiori risorse da destinare alle Regioni che si trovassero sotto il livello della spesa media pro capite? È proprio questo il problema principale. Sino a quando non saranno definiti i fabbisogni standard e i livelli essenziali delle prestazioni, le risorse per le Regioni al di sotto della media non saranno sottratte a quelle (Regioni) al di sopra della media, ma saranno finanziate dallo Stato. Nello specifico, dovrebbe essere il Miur a reperire all’interno del proprio bilancio le risorse necessarie. Ai dubbi del Mef si aggiungono quelli degli alleati di Governo della Lega, ossia il M5S: l’Onorevole Luigi Gallo, presidente della VII Commissione Cultura della Camera, ha detto che “l’autonomia del Nord non toccherà il mondo della scuola”.
È ampio, quindi, il ventaglio dei contrari al processo di autonomia differenziata. Tra i pochi, sino ad oggi, che sono usciti allo scoperto per avallare il progetto di regionalizzazione, figurano gli imprenditori: solo qualche giorno fa, ad esempio, si è schierato favorevolmente il presidente di Cna Lombardia, Daniele Parolo, intervenuto a Milano, nel corso di un convegno sulla presentazione dei “dati dell’Osservatorio delle Cna Lombardia, Emilia Romagna e Veneto” presentati con Carlo Cottarelli: “l’autonomia che vogliamo è uno strumento per disporre di maggiori risorse per lo sviluppo e per la crescita”. Sulla stessa scia, risultano le affermazioni della ministra alle Regioni, Erika Stefani (Lega), secondo la quale “tutto questo allarmismo su scuola e sanità propalato da alcuni è infondato, perché purtroppo già oggi ci sono cittadini di serie B, il che evidentemente non può dipendere da un’autonomia differenziata che ancora non c’è, ma da un problema di mala gestione. Noi con l’autonomia vogliamo far crescere il Paese, non certo creare differenze”. A preoccupare è proprio, invece, la gestione delle risorse scolastiche da parte dei governatori: negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a una serie di processi con diversi presidenti di regione coinvolti. Qualche settimana fa, dopo quasi sei ore di Camera di consiglio, i giudici della Cassazione hanno reso definitiva la condanna per l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, riducendo la pena a cinque anni e dieci mesi per l’accusa di corruzione in relazione alle vicende Maugeri e San Raffaele.
Il problema, secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è che “la gestione delle risorse scolastiche nelle mani dei governatori non garantisce alcuna salvaguardia per l’istruzione e l’offerta formativa. Anzi, ci sono troppi precedenti di mala gestione che dovrebbero far riflettere E fa bene il M5S a mettersi di traverso. Detto questo, se già oggi esiste un divario notevole tra le regioni del Sud rispetto a quelle più avanzate del Nord, cosa potrà accadere quando a gestire dei servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità, saranno le regioni? Quali fondi potrà concedere, quali investimenti potrà realizzare, una regione con un budget ridotto a disposizione oppure indebitata per decenni a causa di precedenti pessime gestioni? Secondo noi, che a maggio abbiamo scioperato due volte anche contro questa intenzione, è chiaro che uno Stato avveduto non può pensare di far gestire delle strutture così importanti delegandole alle risorse locali”.

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Enti Locali. Calandrini (FdI): Toninelli sblocchi risorse a Comuni su sicurezza strutture pubbliche

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

“Si faccia chiarezza sulle risorse destinate ai Comuni e ancora non sbloccate inerenti al ‘Fondo progettazione enti locali'”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini, presentando un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli.
“Il Fondo – spiega il senatore di FdI – è nato con l’obiettivo di destinare risorse statali al cofinanziamento della redazione di progetti di fattibilità tecnica ed economica per la messa in sicurezza delle strutture pubbliche, con priorità per quelle scolastiche, prevedendo anche criteri, modalità di accesso e selezione dei progetti, nonché le modalità di recupero delle risorse. Dopo aver ottenuto il parere favorevole della Conferenza stato-città ed autonomie locali lo schema di decreto ministeriale è stato trasmesso dal Ministero e diffuso a fine dicembre. Sono così risultati beneficiari le 14 Città metropolitane, le 86 Province e i Comuni. Ad oggi però, a parte l’erogazione avvenuta per le Province e le Città metropolitane non risultano svincolate le risorse da assegnare ai Comuni, nè risulta pubblicato o emanato il decreto direttoriale con il quale si dovrebbe dar avvio all’ammissione del finanziamento da parte dei Comuni stessi”.
“E’ necessario, perciò, che il ministro Toninelli intervenga chiarendo quali iniziative serviranno per mettere a disposizione dei Comuni le risorse necessarie all’adeguamento in sicurezza degli edifici pubblici” conclude il senatore Calandrini.

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Aumentare risorse a favore della famiglia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

“Occorre ripartire da una maggiore valorizzazione del ruolo dei nonni e delle nonne aumentando risorse e politiche a favore della famiglia. Educare i giovani attraverso la scuola a un maggior rispetto degli anziani. Aumentare servizi sul territorio a partire dal sistema sanitario regionale, una Nazione come l’Italia non può permettersi più di avere sistemi sanitari regionali di serie A di serie B e spesso, purtroppo, di serie C.
Attivare maggiori sistemi di sicurezza a tutela degli anziani che sono spesso vittime di soprusi di offese di raggiri, senza poi andare a toccare i reati più gravi fino alle percosse e le violenze fisiche. Occorre l, perciò, inasprire le pene per chi commette questi reati. Ma tutto questo non basta, perché uno degli elementi importanti per una vita tranquilla degli anziani è la salute e questa passa attraverso la prevenzione, che si fa anche con una alimentazione di qualità e la dieta mediterranea è da tutti considerata la migliore con i prodotti di eccellenza dell’agro alimentare italiano. La politica deve quindi difendere il nostro agroalimentare dai continui attacchi che arrivano dalla globalizzazione e non ultimo anche dall’OMS che vuol far passare i nostri prodotti di eccellenza come nocivi alla salute. Sicurezza, servizi, alimentazione sana possono alzare il livello della qualità della vita di noi tutti e in particolare degli anziani”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, che partecipando ai lavori del VII congresso di Senior anziani, portando il saluto di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni.

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Pa: Sorrentino (Fp Cgil), risorse per contratti non bastano, allargare confronto

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

“Le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici non bastano, mentre il confronto deve essere ampio e va allargato su tutti gli aspetti che riguardano il lavoro pubblico. Il ministro Bongiorno vuole limitarlo al tema del contratto ma così sarebbe solo una consultazione, non si tratterebbe di una negoziazione”. Così la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, in merito all’incontro con il ministro della Pubblica, Giulia Bongiorno, nel rilanciare le undici proposte del sindacato per un Pa migliore e ribadire le priorità della categoria: “Bisogna potenziare gli organici della Pa, andando oltre lo sblocco del turn over, mentre le risorse per i rinnovi contrattuali sono un primo segnale ma sono inadeguate, al di sotto di quelle stanziate dal passato governo”.”Abbiamo preso atto – osserva Sorrentino – che sulle assunzioni questo governo ha offerto una prima riposta ma per le condizioni nelle quali versano le pubbliche amministrazioni non serve il solo sblocco del turn over ma bisogna certificare la programmazione dei fabbisogni con l’obiettivo di potenziare gli organici e incrementare l’offerta dei servizi. Per queste ragioni serve lavorare sui provvedimenti normativi. Ad esempio bisogna intervenire lavorare sulle procedure concorsuali, garantendo temi certi e celeri sul reclutamento del personale. Nel frattempo vorremo sapere se è possibile attingere dalla graduatorie ancora attive e intervenire sulle norme per garantire l’attuazione del piano triennale di stabilizzazioni 18/20 e occuparsi di quelle tipologie di precari che ad oggi sono escluse dalle stabilizzazione”.Sul rinnovo contrattuale, aggiunge la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, “è evidente che siano state stanziate risorse che segnano una scelta del governo di non riproporre il blocco contrattuale. Ma se misuriamo l’entità di queste risorse, abbiamo letto infatti nella legge di bilancio di 1,7 miliardi stanziati nel triennio, queste sono al di sotto di quelle investite dal passato governo, che erano pari a 2,7 miliardi. Così come abbiamo sostenuto col passato governo, anche nella precedente trattativa, lo ripetiamo adesso: non ci accontenteremo del solo recupero dell’inflazione, vogliamo aumenti che garantiscano il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Da qui la nostra valutazione: pur comprendendo il primo segnale di non riproporre il blocco, le risorse sono inadeguate e vanno implementate. Anche perché servono risorse per completare il percorso contrattuale 2016/2018 e finanziare il nuovo sistema di classificazione e dell’ordinamento professionale. Su questo punto ribadiamo l’esigenza di convocare le commissioni paritetiche e concludere la riscrittura in tempi brevi dei nuovi ordinamenti: i lavoratori non possono più aspettare”.Infine, aggiunge Sorrentino, “rimangono sul tappeto i rinnovi dei contratti della dirigenza delle Funzioni centrali, delle Funzioni locali e del contratto dei Medici e della dirigenza sanitaria che sciopereranno il prossimo 23 novembre, così come l’esigenza di liberare la contrattazione decentrata come strumento, attraverso interventi sulla produttività, per fare operazioni di valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori”. Ultima questione posta da Sorrentino: “Vorremmo sapere dal ministro Bongiorno se il percorso di confronto si esaurisce con oggi o se c’è modo e possibilità di continuare non solo sulla legge di bilancio ma su altre importanti partite. Come lo sono il tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e l’avvio del confronto sull’atto di indirizzo come primo passo verso la trattativa per i rinnovi contrattuali”.

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Risorse scarse per contratti Pa, Governo non mantiene promesse

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

“Dalla lettura della legge di Bilancio appare ormai chiaro che per il prossimo contratto le risorse sono insufficienti”. Così la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino, commenta le risorse stanziate per i contratti pubblici in manovra, osservando che: “I conti sono presto fatti: il passato contratto, relativo al triennio 16/18, sanciva un aumento del 3,48%, pari a 85 euro al mese; per il prossimo triennio 19/21 il governo per adesso ha stanziato meno dell’Ipca, che dovrebbe essere 1,4%. Morale della favola: alla fine ai dipendenti pubblici si prevede di dare 50 euro nel triennio”.“Davvero un ‘bel cambiamento’, meno del governo precedente – osserva Sorrentino -. Insieme per altro alle criticità sul Fondo sanitario nazionale e alla non previsione di risorse per il contratto della Sanità e delle Funzioni Locali. Ragion per cui, se questi sono i presupposti per la trattativa da avviare il prossimo anno, saremo sicuramente di fronte ad un percorso che ci porterà al confronto con le lavoratrici e lavoratori sulle piattaforme e alla mobilitazione perché i lavoratori pubblici hanno già pagato un prezzo alto con nove anni di blocco contrattuale. Inoltre, con queste cifre, di fatto si depotenzia la funzione del contratto nazionale a fronte di scarse risorse previste sulla contrattazione decentrata e al tetto posto al loro utilizzo. Abbiamo già chiesto al ministro Bongiorno di cancellare il tetto ai fondi sulla contrattazione decentrata, che tiene bloccata anche la leva del salario di produttività e la rivalutazione delle indennità”. Per queste ragioni, aggiunge la segretaria generale della Fp Cgil, “occorre subito liberare la contrattazione aziendale e bisogna prevedere più risorse per il prossimo triennio, anche per finanziare il nuovo sistema di classificazione. Facciamo una domanda al ministro della Pubblica amministrazione: quanto costerà far installare gli impianti per la rilevazione biometrica in tutte le pubbliche amministrazioni? Stanziamo quei soldi sulla contrattazione e vedremo come la qualità del lavoro aumenterà, anziché agitare sempre lo spettro dei furbetti. Questi ultimi vanno sì colpiti ma non a detrimento della maggioranza dei lavoratori che ogni giorno, come queste drammatiche ore dimostrano, compie regolarmente il proprio dovere”, conclude Sorrentino.

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Manovra: serve chiarezza su risorse per rinnovo contratti

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

“È il momento di fare chiarezza e di dare risposte concrete. La legge di Bilancio deve garantire le risorse necessarie per il rinnovo del contratto dei medici, fermo da oltre 10 anni, nonché il solo contratto pubblico ancora non rinnovato. Su questo, dopo le recenti esternazioni, serve una parola chiara e univoca da parte del ministro della Salute, Giulia Grillo, e del viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia”. È quanto afferma il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi.“Abbiamo registrato infatti le dichiarazioni sull’aumento del fondo sanitario nazionale ma ancora non è chiaro se quanto affermato sia aggiuntivo rispetto a quanto già previsto dal passato governo. Le risorse infatti per il rinnovo del contratto erano già state finanziate, ma pare che questa certezza sia ora messa in discussione. Non è tempo di mistificazioni, né tantomeno di fare propaganda. È tempo di assumersi una responsabilità seria, prevedendo risorse per il servizio sanitario nazionale che garantiscano un servizio adeguato ai cittadini, nuove e necessarie assunzioni e il rinnovo del contratto della dirigenza medica”, conclude Filippi.

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Manovra: Cgil Cisl Uil Pubblico Impiego, niente risorse nel Def, subito confronto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

“Da quello che è possibile leggere dalla pubblicazione della nota di aggiornamento del Def non vi è previsione, né quantificazione, delle risorse necessarie per rinnovare i contratti, finanziare le assunzioni e fare investimenti nell’innovazione delle pubbliche amministrazioni. Dal momento che il ministro della Pubblica amministrazione e altri esponenti del governo in queste settimane hanno dichiarato più volte che invece le risorse ci sarebbero state, chiediamo al Ministro Bongiorno di dar conto del perché non ve ne sia traccia nel Def e di avviare subito il confronto sulla legge di Bilancio, come già chiesto da Cgil Cisl e Uil”. È quanto affermano in una nota i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco.

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Scuola – Sicurezza: limitate risorse per gli interventi

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

La relazione sullo stato di attuazione del Piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici mostra delle pecche enormi, tra cui insufficienti risorse economiche rispetto a quanto servirebbe e in relazione agli interventi da produrre. Udir: il 61% di interventi dal 2002 è davvero un dato poco felice: la sicurezza delle nostre scuole, nonché di coloro che vi operano ogni giorno, è una delle prerogative per la quale ci siamo battuti sin dalla fondazione del nostro sindacato. Come previsto dalla legge n. 289/2002, la Corte dei Conti ha pubblicato una relazione sullo stato di attuazione del Piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Ma presenta dei punti complessi, come per esempio “nella gestione dei diversi piani stralcio in cui si articola: l’inadeguatezza delle risorse finanziarie disponibili in relazione al fabbisogno stimato e all’urgenza degli interventi affermata dal legislatore, il passaggio da una logica emergenziale ad una strutturale nella programmazione, la parzialità degli interventi di messa a norma che hanno interessato solo una porzione limitata del patrimonio edilizio scolastico”. Inoltre, “risultano avviati 1951 progetti, mentre quelli non avviati sono 637 (24 per cento del totale). Sono stati conclusi 1617 interventi sui 2651 previsti, pari al 61 per cento”. Per quanto riguarda poi l’adeguamento alla norma antisismica degli istituti italiani, lo studio ha registrato “la gravità della mancata messa a norma dal punto di vista sismico per molti di essi, tenuto conto delle conseguenze e della giurisprudenza penale in materia”.
Udir si è sempre speso per trovare soluzioni al problema della sicurezza degli istituti, anche quando, qualche giorno fa, il ministro Bussetti affermò che i ragazzi devono sapere perfettamente che cosa fare in caso di incidente, terremoto, incendio, calamità naturale: il sindacato ricordò come questo genere di attenzione deve andare di pari passo all’impegno per dotare gli istituti di edifici sicuri. Da tempo infatti lamenta che la maggior parte dei 42mila plessi scolastici non risulta a norma. Lo sanno bene i dirigenti scolastici che in questi primi giorni di scuola sono alle prese con le certificazioni sulla sicurezza da aggiornare: è lunga la lista degli obblighi da adempiere e dei passaggi da attuare.Le difficoltà sono legate al fatto che, purtroppo, la metà delle scuole ha quasi 50 anni, essendo stata realizzata prima del 1971. Ultimamente, il rigore sulle misure preventive e il logoramento delle strutture hanno fatto sì che molte scuole chiudessero: infatti, oggi rispetto a 42.292 edifici scolastici ve ne sono ben 8.450 dove non si svolgono le lezioni, poiché risultano in ristrutturazione, dismessi oppure in fase di ricostruzione. Sarebbe poi necessario modificare le norme sulla responsabilità della manutenzione degli edifici scolastici, attraverso la revisione del Testo Unico sulla sicurezza: il giovane sindacato ha chiesto in più sedi, modalità ed occasioni di fare ciò, anche esonerando le responsabilità della dirigenza scolastica, ma pure dei lavoratori, docenti e Ata responsabili della sicurezza (gli Rls e Rsp d’istituto), a seguito della loro denuncia agli organi competenti sul rischio e sugli interventi necessari. Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “il 61% di interventi dal 2002 è davvero un dato poco felice. Non possiamo essere bloccati dalle poche risorse economiche: la sicurezza delle nostre scuole, nonché di coloro che vi operano ogni giorno tra docenti, insegnanti, Ata, DS e alunni, è una delle prerogative per la quale ci siamo battuti sin dalla fondazione del nostro sindacato. Bisogna intervenire quando si è al corrente dei rischi, poiché il bene di tutti deve stare in cima alle priorità. Ma risulta altrettanto necessario essere vigili sulle fasi di manutenzione e controllo”.

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Mancano risorse alla ricerca

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

L’inerzia dello Stato è stata confermata nell’audizione davanti alle Commissioni Cultura congiunte di Senato e Camera sulle linee programmatiche del nuovo corso ministeriale: per rilanciare la nostra ricerca, ha ammesso il Ministro, occorrono finanziamenti talmente ingenti che non si possono recuperare solo dal pubblico, serve un partenariato pubblico-privato in favore della ricerca”. Il Ministro non ha poi nascosto il fallimento della politica del blocco delle assunzioni, mai sanata da quando il governo Berlusconi ha prodotto diecimila soprannumerari e il blocco del turn over: “Siamo in fondo alla classifica dei Paesi Ocse per numero di professori universitari e ricercatori in rapporto agli studenti”. I numeri parlano chiaro: l’Italia è 30esima sui 33 paesi Ocse per spesa nell’Università e addirittura ultima per percentuale di investimenti riferita al Pil.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per garantire l’attività scientifica servono investimenti veri, affiancati da nuove disposizioni. Come recepire la Carta europea dei ricercatori e reintrodurre la figura dei ricercatori a tempo indeterminato: seimila dovevano essere assunti a inizio 2010, prima che fosse messo ad esaurimento, ma non è stato mai fatto. E oggi c’è un vuoto spaventoso. Eppure, ci sono tantissimi ricercatori professionisti in uno stato di precarietà: andrebbero collocati, a domanda, in un albo nazionale dei ricercatori dalla comprovata esperienza, in base al settore scientifico-disciplinare di afferenza, da cui le Università, con chiamata diretta, potrebbero attingere per l’assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato.

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“Le risorse di molte famiglie datori di lavoro domestico sono a rischio esaurimento”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

A dirlo Lorenzo è Gasparrini, Segretario Generale di Domina, Associazione Famiglie Datori di Lavoro Domestico. “Nel 2017 – continua il segretario di Domina – la spesa delle famiglie è aumentata del 2,5% mentre il reddito è +1,7%. Secondo questi ultimi dati Istat il risparmio delle famiglie è sceso dello 0,7% e l’incremento del potere di acquisto è rallentato rispetto al 2016”.
“Guardando ai dati Istat – prosegue Lorenzo Gasparrini – è chiaro che le famiglie stanno attingendo sempre più ai propri risparmi per far fronte alle spese, ma con le scarse disponibilità economiche è difficile far fronte agli imprevisti della vecchiaia, e ad oggi i costi di un’assistente familiare sono proibitivi per oltre il 90% dei nostri pensionati”.
“DOMINA, firmataria del CCNL di categoria – conclude la nota – auspica l’apertura del tavolo del Welfare familiare tra le Istituzioni e le Parti Sociali al fine di individuare le migliori strategie per una più ampia regolarizzazione nel settore domestico. Il primo obiettivo di DOMINA con il nuovo Governo sarà quello di promuovere la progettazione di un piano di supporto ad ampio raggio e di lungo periodo”.

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DentalPro continua a crescere e cerca 60 nuove risorse da inserire nei propri centri

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

DentalPro, il più grande Gruppo odontoiatrico privato italiano con 133 centri in Italia e oltre 700 odontoiatri professionisti iscritti all’Albo, continua la sua espansione sul territorio ed è alla ricerca di 60 tra Responsabili Pazienti e Responsabili di centro odontoiatrico da inserire nei suoi centri di proprietà in tutta Italia. Per trovarli, il gruppo ha organizzato 3 Recruiting Days il 16, 17 e 18 aprile a Milano, così da introdurre i candidati alla sua realtà aziendale.
Contestualmente alla ricerca di personale, DentalPro prevede l’apertura di 25 nuovi centri in Italia, confermando una crescita che prosegue inarrestabile dal 2010, anno di nascita del Gruppo. Se, infatti, nel 2014 i dipendenti e collaboratori DentalPro ammontavano a 375 persone, nel 2015 si è saliti a 551 persone. Nel 2016, poi, grazie a due importanti acquisizioni, il personale DentalPro è aumentato addirittura a 1335 (+142%), continuando a crescere fino ai 1739 del 2017, +23% rispetto all’anno precedente.
“Questa nuova ricerca di personale attesta ulteriormente la crescita del gruppo, una crescita dettata dalla soddisfazione degli oltre 300.000 pazienti che hanno scelto di affidarsi ai nostri professionisti per curare il proprio sorriso – dichiara Matteo Anzani, Direttore HR di DentalPro – Abbiamo organizzato i Recruiting Days per inserire altre eccellenze professionali nei nostri centri in tutta Italia e, al momento, abbiamo già ricevuto diverse candidature – nell’ordine delle centinaia. Siamo felici di incontrare i candidati in questi 3 giorni, poiché desideriamo che i nostri futuri collaboratori possano da subito toccare con mano la realtà di cui andiamo tanto orgogliosi”.
Entrambe le figure ricercate sono preposte alla gestione dei pazienti per tutti gli aspetti non clinici e non devono necessariamente provenire dal settore odontoiatrico; si richiede infatti esperienza nella gestione di team e di clienti in ambito B2C, nonché provenienza da ruoli commerciali e/o gestionali. Importante anche un’ottima capacità di relazionarsi con i clienti e la capacità di raggiungere obiettivi periodici. Per la lista completa delle posizioni e per inviare la propria candidatura, visitare il sito https://www.dentalpro.it/lavora-con-noi/recruiting-days.html.

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Risorse contratto a retribuzioni tabellari causa blocco prolungato

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Roma. “L’avere destinato tutte le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari è stata una scelta di Cgil Cisl Uil proprio in considerazione del prolungato e ormai insopportabile blocco. Scelta concordata con l’Aran e inevitabile, considerate le aspettative dei 260.000 lavoratrici e lavoratori del Comparto delle Funzioni Centrali”. Ad affermarlo in una nota unitaria sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa in merito a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti che, “certificando la compatibilità economica del nuovo Ccnl delle Funzioni Centrali, ha espresso nella sua delibera alcune considerazioni sui contenuti che ci permettono di ribadire, e ancor meglio specificare, quanto sostenuto nei giorni scorsi, a proposito di qualità del nuovo Contratto Nazionale delle Funzioni Centrali”. L’aumento del 3,48% delle retribuzioni, spiegano i tre sindacati, “è superiore al tasso di inflazione programmata negli ultimi tre anni, calcolato con qualsivoglia parametro. Certamente non parliamo di un completo ristoro del potere d’acquisto perso in oltre 8 anni di blocco contrattuale, ma possiamo affermare adesso di avere riaperto decisamente un processo di accrescimento delle retribuzioni che da troppo tempo era atteso”. Da qui la scelta di destinare le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari.
“Noi sosteniamo da tempo – proseguono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa – la necessità e urgenza di liberare risorse importanti per riconoscere maggiore retribuzione accessoria, per aggiornare il sistema delle indennità, rifinanziare progetti di accrescimento della produttività, assegnare maggiori finanziamenti alle carriere ma, vorremmo rammentare, che il principale ostacolo sul percorso, che anche la Corte dei Conti giudica necessario, è rappresentato non tanto dagli orientamenti e dalle scelte del nuovo Ccnl bensì dal blocco stabilito dal D.Lgs. 75 del 2017 che all’art. 23 comma 2, fissa il tetto alle risorse destinate al trattamento accessorio con riferimento allo stanziato del 2016”. Insomma, aggiungono, “anche a voler agire più in armonia con le indicazioni della Corte dei Conti, che vorremmo ribadire non hanno impedito la certificazione del Ccnl, è proprio l’aver fissato un tetto di tale entità che ha reso impraticabile il percorso indicato dalla Corte. Nonostante questi vincoli il nuovo Ccnl delle Funzioni Centrali rafforza la certezza di destinazione di una quota prevalente delle risorse variabili alla performance e incentiva la contrattazione di sede, laddove l’innovazione organizzativa può incidere, in maniera significativa, a generare l’incremento della produttività”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa.

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Famiglie senza risorse per l’assistenza anziani e invalidi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Secondo i dati Istat quasi il 60% degli anziani con gravi difficoltà ha bisogno di assistenza, di questi, il 28% ha un aiuto in casa mentre più del 40% vive con la badante. L’Inps eroga 17.886.623 pensioni all’anno ma il 70,8% ha un importo inferiore a 1.000,00 Euro che non consente di far fronte ai costi dell’assistente familiare. “Una badante part-time, che assiste l’anziano autosufficiente per 25 ore alla settimana (livello BS), costa 824,33 Euro al mese alla famiglia – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – mentre un’assistenza full-time con lavoratore convivente (54 ore livello CS) ha un costo di 1354,93 Euro. La spesa mensile può arrivare fino a 1.817,96 Euro se la famiglia ha bisogno di una badante convivente formata (livello DS).Incrociando i costi con le pensioni previdenziali erogate dall’Inps – prosegue Gasparrini – è evidente che la famiglia non ha le risorse per far fronte ai costi dell’assistenza e spesso rinuncia a visite, medicine o ore di assistenza preziose”. Dai risultati della Ricerca DOMINA (realizzata in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa) risulta che meno del 10% dei pensionati può permettersi la badante e i nuovi dati diffusi dall’Inps confermano questa situazione allarmante. “Per evitare l’indebitamento familiare è necessario intervenire con soluzioni concrete avviando politiche di defiscalizzazione strutturali”.

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Sindacati di Polizia: Contratto di lavoro, risorse assolutamente inadeguate

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 gennaio 2018

poliziaDopo oltre otto anni di blocco contrattuale e una consistente perdita del potere d’acquisto e dei diritti da parte dei Poliziotti, ai quali invece si richiedono sempre maggiori sacrifici e responsabilità, da un punto di vista economico ci saremmo aspettati almeno qualcosa in più dell’elemosina che il Governo vorrebbe riservare ai lavoratori in divisa del Comparto Sicurezza e Difesa. Questa la dichiarazione molto critica dei Sindacati di Polizia Ugl- Fsp Polizia, Coisp e Consap.Del tutto anomalo, poi, è il metodo usato dal Governo per questa trattativa che, se da un lato, per evidenti fini pre elettorali, parla di celerità, dall’altro, dopo più di cinque mesi e due incontri non ha ancora fornito uno straccio di documento o tabella su cui potersi confrontare seriamente.
E’, quindi, assolutamente indispensabile – continuano i Sindacati di Polizia – che nel corso dell’incontro che si terrà domani alle 18,00 presso la Funzione Pubblica, il Governo ci rassicuri circa il reperimento di ulteriori risorse sia per la parte normativa che per quella economica per non svilire la dignità professionale degli operatori di Polizia e la specificità loro riconosciuta. Al di là di spot su presunti importi lordi medi che, come un soufflé, sono destinati a sgonfiarsi drasticamente, è da quali saranno i reali aumenti netti mensili pro capite che si misurerà la vera sensibilità di questo Governo nei confronti dei lavoratori del Comparto Sicurezza e Difesa. Tutto il resto lo lasciamo alla mera propaganda.

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I giovani sono una risorsa

Posted by fidest press agency su domenica, 17 dicembre 2017

regione piemonteTorino. Si è concluso il processo di confronto con gli amministratori locali piemontesi e le realtà associative sul nuovo disegno di legge regionale sulle Politiche Giovanili. Oggi a Torino l’assessora Monica Cerutti ha incontrato sindaci, assessori, consiglieri, rappresentanti dei centri di aggregazione giovanile, associazioni,giovanili: «Anche per quella che sarà la nuova legge sulle Politiche Giovanili in Piemonte abbiamo voluto adottare una modalità partecipata, incontrando oltre 200 amministratori locali di tutte le province della regione. Ciò è avvenuto dopo che abbiamo realizzato giovani» – ha dichiarato l’assessora.«Sono molte le riflessioni che ci sono state sottoposte e che abbiamo accolto elaborando la bozza finale del disegno di legge regionale. Ci è stato chiesto di valorizzare le realtà aggregative utili a coinvolgere i giovani nella vita delle comunità locali; creare un registro delle associazioni giovanili; affrontare il tema della mobilità, non solo quella internazionale, che è fondamentale per i nostri ragazzi e ragazze; potenziare la funzione degli Informagiovani; aprire una riflessione sulla fascia di età della popolazione destinataria del provvedimento; agire sul tema dell’inclusione, integrazione e sensibilizzazione alla socialità e al contrasto dei pregiudizi contro ogni discriminazione; pensare al tema del lavoro giovanile anche immaginando il potenziamento di strutture come i co-working; chiarire i criteri di selezione dei rappresentanti che devono essere coinvolti nell’organismo regionale di coordinamento delle politiche giovanili» – ha continuato Monica Cerutti, assessora alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte.«Le politiche giovanili sono anche luoghi. Come Regione Piemonte abbiamo avviato e completato un primo censimento dei 60 centri di aggregazione giovanili presenti sul territorio piemontese con lo scopo di ricostruire una mappa delle realtà giovanili sul territorio. Abbiamo anche invitato i Comuni a rispondere ad un primo bando di sostegno alle loro progettualità che già realizzano i contenuti del disegno di legge, vale a dire azioni volte a diffondere e favorire la partecipazione giovanile e il protagonismo attraverso la cittadinanza attiva. I Comuni finanziati sono 54 per un totale di 183.000. Le provincie più rappresentate sono Torino con 26 Comuni, Cuneo e Alessandria con 9. Ma tutte le province hanno risposto, con un risultato assolutamente positivo» – ha proseguito Monica Cerutti, assessora alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte.«Dobbiamo partire da un concetto che deve essere chiaro a tutti noi che operiamo nelle istituzioni a favore dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze: i giovani sono una risorsa, non un problema da affrontare» – ha concluso Monica Cerutti, assessora alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte.

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Nella finanziaria poche risorse per la sanità

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

Ministero salute“La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) esprime grande preoccupazione per l’assenza di finanziamento del sistema sanitario pubblico ed in particolare per il rinnovo dei contratti della Sanità nella legge di bilancio in fase di approvazione in Parlamento. Questa scarsa attenzione testimonia un preoccupante disimpegno nel sostenere l’esigenza di rinnovare l’organizzazione dei modelli assistenziali territoriali delle cure primarie. Sottoscriviamo inoltre il forte disagio dei dipendenti della sanità che hanno infatti già proclamato una protesta nazionale per la totale mancanza di provvedimenti di contrasto al precariato e alle progressive carenze organizzative dell’assistenza ospedaliera”. E’ quanto dichiara il dott. Giampietro Chiamenti Presidente Nazionale della FIMP. “Questo chiaro segnale politico di mancato sostegno al Sistema Sanitario pubblico e convenzionato è testimoniato anche dalle riserve espresse dal mondo sanitario delle professioni e dei rappresentanti di categoria per un progressivo abbandono dell’assistenza sanitaria nazionale equa e solidale a favore dell’intervento del privato – prosegue Chiamenti -. Quest’ultimo ha raggiunto livelli di spesa in costante progressivo aumento con danno alle fasce deboli della popolazione. Fra queste rientra sicuramente l’età pediatrica che non necessita di interventi a spot ma di un piano organico di sostegno ai bisogni e alle cure che solo un sistema basato sul rapporto fiduciario e sulla capillarizzazione può continuare a garantire. I positivi dati internazionali sullo stato di salute della popolazione italiana hanno riempito nei giorni scorsi le pagine dei giornali ma, se i nostri decisori politici pensano che questi risultati siano dovuti alla provvidenza, dimostrano un forte ignoranza delle problematiche legate ai determinanti della salute. Nè possono pensare che i sistemi di cura possano reggere nel tempo senza adeguati interventi programmatori, a meno che non abbiano deciso di abbandonare il sostegno pubblico alla salute che fino ad oggi è stato una prerogativa tipica del sistema Italia. La FIMP, come principale interprete della pediatria di libera scelta, figura introdotta nel SSN nel lontano 1981 e cresciuta esponenzialmente negli anni, rappresenta l’esistenza di un peculiare modello assistenziale invidiata da tutta Europa – sottolinea Chiamenti -. Rivendichiamo, in nome e per conto della popolazione infantile, una maggiore e più puntuale attenzione che non si può esplicare a parole ma necessita di atti concreti testimoniati nelle scelte di indirizzo nazionali e regionali della classe politica”.

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Finanziaria: Niente risorse alla sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

Nino CartabellottaSi è svolta ieri l’audizione della Fondazione GIMBE presso la 12a Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, in vista dell’esame del Disegno di Legge di Bilancio 2018. Tenendo conto che il testo inviato al Parlamento – ad eccezione di € 21,5 milioni “assegnati” dall’art. 18 – non prevede alcuna misura per la sanità, il Presidente Nino Cartabellotta è intervenuto per rilevare l’inaccettabile entità del definanziamento pubblico, fare chiarezza sugli impegni di Stato e Regioni sulle risorse destinate ai rinnovi di contratti e convenzioni del personale sanitario, proporre l’eliminazione del superticket attraverso la rimodulazione delle detrazioni IRPEF per le spese mediche e “lasciare una traccia” per il prossimo esecutivo sull’inderogabile necessità di un riordino normativo della sanità integrativa.
I dati riportati dal Presidente hanno documentato che nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del SSN di € 11,537 miliardi rispetto ai livelli programmati dai Documenti di Economia e Finanza (DEF). Cartabellotta ha riportato l’esempio paradigmatico del 2018, per il quale la spesa sanitaria stimata dal DEF 2014 in € 121,3 miliardi è precipitata a € 117,7 miliardi nel DEF 2015 per poi essere ulteriormente ridotta a € 116,2 miliardi nel DEF 2016 e a € 115,1 nel DEF 2017. Il finanziamento nominale per il 2018, invece, dai € 115 miliardi fissati dell’Intesa 11 febbraio 2016, è stato ridotto a € 114 dalla Legge di Bilancio 2017 ai € 113,39 dal DM 5 giugno 2017 sulla rideterminazione del fabbisogno del SSN e rischia di lasciare per strada altri 300 milioni con la Legge di Bilancio 2018. «Peraltro– ha precisato Cartabellotta – le previsioni a medio termine non lasciano intravedere alcun rilancio del finanziamento pubblico: infatti, se la nota di aggiornamento del DEF 2017 da un lato certifica la crescita del PIL del 1,5% per gli anni 2017-2019, dall’altro riduce progressivamente il rapporto tra spesa sanitaria e PIL dal 6,6% del 2017 al 6,5% del 2018, al 6,4% nel 2019 e addirittura al 6,3% nel 2020».
Il Presidente ha fatto chiarezza su posizioni e responsabilità di Governo e Regioni che hanno infiammato le legittime richieste sindacali in un momento storico per il rinnovo di contratti e convenzioni. Vero è che la Legge di Bilancio 2017 ha formalmente vincolato (comma 412) le somme per i rinnovi di contratti e convenzioni, ma oltre a non averle quantificate, non le ha nemmeno incluse nel comma 393 che ha vincolato un miliardo di euro a farmaci oncologici innovativi, farmaci innovativi, vaccini, assunzioni e stabilizzazioni. «Purtroppo – ha spiegato Cartabellotta – solo alcune Regioni hanno effettuato l’accantonamento previsto e oggi, di fatto, mancano all’appello sia le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2017 per i rinnovi contrattuali relativi agli anni 2016 e 2017, sia quelle che la nuova Legge di Bilancio dovrebbe destinare alla quota 2018, sostanzialmente erose dal contributo di cui si sono fatte carico le Regioni a statuto ordinario: € 423 milioni nel 2017 e € 604 nel 2018». Secondo le stime riportate dal Presidente, sono necessari € 802 milioni per il rinnovo del contratto del personale dipendente relativo al triennio 2016-2018, oltre ai fondi necessari per il rinnovo del personale in regime di convenzione, il cui metodo di calcolo non è riportato dal DPCM 27 febbraio 2017.
In presenza di un definanziamento pubblico di tale portata, per arginare il continuo aumento della spesa out-of-pocket, che oggi ha raggiunto il 90% della spesa privata e contenere l’espansione selvaggia del mercato assicurativo, il Presidente ha suggerito due azioni integrate: ridefinire il perimetro dei LEA attraverso quel delisting programmato e mai attuato e destinare le risorse della sanità integrativa esclusivamente a prestazioni extra-LEA. Tuttavia, per non compromettere il modello universalistico, Cartabellotta ha indicato come indifferibile un riordino della normativa, oggi estremamente frammentata e iniqua. «Con la presente audizione – ha precisato Cartabellotta – intendiamo lasciare una “traccia ufficiale” per la prossima legislatura sulla necessità di un testo unico per tutte le forme di sanità integrativa al fine di pervenire a un impianto regolatorio capace di assicurare una governance nazionale, di garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione, ma soprattutto di tutelare i cittadini, evitando derive consumistiche e di privatizzazione».

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