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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Posts Tagged ‘risorse’

Finanziaria: Niente risorse alla sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

Nino CartabellottaSi è svolta ieri l’audizione della Fondazione GIMBE presso la 12a Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, in vista dell’esame del Disegno di Legge di Bilancio 2018. Tenendo conto che il testo inviato al Parlamento – ad eccezione di € 21,5 milioni “assegnati” dall’art. 18 – non prevede alcuna misura per la sanità, il Presidente Nino Cartabellotta è intervenuto per rilevare l’inaccettabile entità del definanziamento pubblico, fare chiarezza sugli impegni di Stato e Regioni sulle risorse destinate ai rinnovi di contratti e convenzioni del personale sanitario, proporre l’eliminazione del superticket attraverso la rimodulazione delle detrazioni IRPEF per le spese mediche e “lasciare una traccia” per il prossimo esecutivo sull’inderogabile necessità di un riordino normativo della sanità integrativa.
I dati riportati dal Presidente hanno documentato che nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del SSN di € 11,537 miliardi rispetto ai livelli programmati dai Documenti di Economia e Finanza (DEF). Cartabellotta ha riportato l’esempio paradigmatico del 2018, per il quale la spesa sanitaria stimata dal DEF 2014 in € 121,3 miliardi è precipitata a € 117,7 miliardi nel DEF 2015 per poi essere ulteriormente ridotta a € 116,2 miliardi nel DEF 2016 e a € 115,1 nel DEF 2017. Il finanziamento nominale per il 2018, invece, dai € 115 miliardi fissati dell’Intesa 11 febbraio 2016, è stato ridotto a € 114 dalla Legge di Bilancio 2017 ai € 113,39 dal DM 5 giugno 2017 sulla rideterminazione del fabbisogno del SSN e rischia di lasciare per strada altri 300 milioni con la Legge di Bilancio 2018. «Peraltro– ha precisato Cartabellotta – le previsioni a medio termine non lasciano intravedere alcun rilancio del finanziamento pubblico: infatti, se la nota di aggiornamento del DEF 2017 da un lato certifica la crescita del PIL del 1,5% per gli anni 2017-2019, dall’altro riduce progressivamente il rapporto tra spesa sanitaria e PIL dal 6,6% del 2017 al 6,5% del 2018, al 6,4% nel 2019 e addirittura al 6,3% nel 2020».
Il Presidente ha fatto chiarezza su posizioni e responsabilità di Governo e Regioni che hanno infiammato le legittime richieste sindacali in un momento storico per il rinnovo di contratti e convenzioni. Vero è che la Legge di Bilancio 2017 ha formalmente vincolato (comma 412) le somme per i rinnovi di contratti e convenzioni, ma oltre a non averle quantificate, non le ha nemmeno incluse nel comma 393 che ha vincolato un miliardo di euro a farmaci oncologici innovativi, farmaci innovativi, vaccini, assunzioni e stabilizzazioni. «Purtroppo – ha spiegato Cartabellotta – solo alcune Regioni hanno effettuato l’accantonamento previsto e oggi, di fatto, mancano all’appello sia le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2017 per i rinnovi contrattuali relativi agli anni 2016 e 2017, sia quelle che la nuova Legge di Bilancio dovrebbe destinare alla quota 2018, sostanzialmente erose dal contributo di cui si sono fatte carico le Regioni a statuto ordinario: € 423 milioni nel 2017 e € 604 nel 2018». Secondo le stime riportate dal Presidente, sono necessari € 802 milioni per il rinnovo del contratto del personale dipendente relativo al triennio 2016-2018, oltre ai fondi necessari per il rinnovo del personale in regime di convenzione, il cui metodo di calcolo non è riportato dal DPCM 27 febbraio 2017.
In presenza di un definanziamento pubblico di tale portata, per arginare il continuo aumento della spesa out-of-pocket, che oggi ha raggiunto il 90% della spesa privata e contenere l’espansione selvaggia del mercato assicurativo, il Presidente ha suggerito due azioni integrate: ridefinire il perimetro dei LEA attraverso quel delisting programmato e mai attuato e destinare le risorse della sanità integrativa esclusivamente a prestazioni extra-LEA. Tuttavia, per non compromettere il modello universalistico, Cartabellotta ha indicato come indifferibile un riordino della normativa, oggi estremamente frammentata e iniqua. «Con la presente audizione – ha precisato Cartabellotta – intendiamo lasciare una “traccia ufficiale” per la prossima legislatura sulla necessità di un testo unico per tutte le forme di sanità integrativa al fine di pervenire a un impianto regolatorio capace di assicurare una governance nazionale, di garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione, ma soprattutto di tutelare i cittadini, evitando derive consumistiche e di privatizzazione».

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Risorse e terapie anticancro

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

tumore metastatico1È necessario modificare i criteri con cui distribuire a livello nazionale, regionale e aziendale le risorse per coprire le uscite derivanti dalle terapie anticancro. Sono i cosiddetti costi standard, fondamentali per definire le modalità di finanziamento dei reparti di oncologia. Oggi viene applicata una tariffa unica per prestazione generica (per esempio la chemioterapia ha una sola classificazione), con rilevanti differenze fra costi effettivi e standard. In realtà bisognerebbe far riferimento all’indicazione terapeutica, cioè al tipo di patologia trattata. I costi dei farmaci oncologici hanno un peso rilevante nella spesa delle oncologie italiane, con valori diversi per trattamento da 2.276,1 euro a 380,3 euro. Il 42% delle uscite totali per le terapie ad alto costo (sottoposte a registrazione AIFA) è indirizzato al tumore del seno, seguito dal colon-retto (13%), dal polmone (13%) e dalla prostata (7%), cioè dalle quattro neoplasie più frequenti. I dati emergono da una ricerca realizzata dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) e dal N.I.San. (Network Italiano Sanitario per la condivisione dei costi standard) presentata oggi a Roma al XIX Congresso Nazionale AIOM. Questo studio è in assoluto il terzo in Europa per dimensione del campione: ha preso in esame 7.660 pazienti, seguiti da 10 Oncologie nel 2015. Complessivamente, sono state analizzate 64.868 sedute (chemioterapia, immunoterapia ecc), per un costo totale pari a 75.814.416 euro. Sulla base delle diverse caratteristiche e tipologie di pazienti, si sono evidenziate chiare differenze: il 42% delle sedute è costituito dalle terapie ad alto costo, il 57% da quelle a basso costo, l’1% dalle sperimentazioni. “Questo studio – spiega Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM – indica chiaramente la necessità di assegnare le risorse sulla base delle caratteristiche dei pazienti, cioè della patologia trattata, superando gli elementi amministrativi a cui rispondono gli attuali criteri. È necessario quindi procedere alla applicazione reale dei costi standard che sono strumenti di fondamentale importanza nella valutazione della spesa, assicurando la sostenibilità del sistema sanitario, e per garantire equità nella distribuzione delle risorse. Consentono inoltre di sapere se si spende troppo e perché, o se vi è carenza di risorse, oltre a consentire di formulare e monitorare i budget. I costi standard non hanno un contenuto ‘ragioneristico’, ma devono essere uno strumento di indirizzo strategico”. La ricerca ha inoltre evidenziato come una parte considerevole delle spese sostenute per l’effettuazione dei trattamenti non sia legata al farmaco: le altre voci (costi per personale medico, dispositivi sanitari, laboratorio, radiologia, consulenze e, più in generale, della struttura) rappresentano il 20% del totale nel caso delle terapie ad alto costo e addirittura il 92% per quelle a basso costo. “Un caso emblematico è rappresentato dalla chemioterapia – sottolinea Evaristo Maiello, direttore Oncologia di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo –. Per questo trattamento quando somministrato in regime ambulatoriale o di day hospital, viene riconosciuta una tariffa che varia nelle diverse Regioni, ma nessuna riesce in realtà a coprire gli effettivi costi del personale, dell’ammortamento delle apparecchiature e quelli generali della struttura. In particolare, se si analizzano le chemioterapie a basso costo, si nota come vengano erogate quasi gratuitamente. Vi sono ad esempio chemioterapie che durano ore e che richiedono la continua presenza degli infermieri, per cui la conoscenza e l’analisi degli aspetti organizzativi sono fondamentali per la determinazione dei costi standard e per stabilire nuovi criteri per coprire le spese dell’assistenza”. Nel 2017 in Italia sono stimati 369.000 nuovi casi di tumore: la sopravvivenza a 5 anni fra le donne raggiunge il 63%, fra gli uomini il 54%. “Siamo consapevoli – afferma Mario Alberto Clerico, presidente CIPOMO – che la gestione dei costi rappresenti una priorità e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Per garantire la sostenibilità del sistema sanitario, la parola d’ordine è appropriatezza. Anche nel settore oncologico si deve procedere all’eliminazione di spese improprie, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e migliorare l’assistenza garantita ai cittadini. Va però ricordato che in Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è più alta rispetto a quella dei Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, anche se abbiamo a disposizione meno fondi. La definizione di nuovi criteri nella distribuzione delle risorse è quindi un passaggio fondamentale”.
Nella ricerca la rilevazione dei costi standard dei farmaci si è basata sui dati di 10 reparti di oncologia. Per gli altri fattori produttivi (medici, altro personale e servizi), la ricerca si è avvalsa della rilevazione dei costi standard di 17 Oncologie incluse nel N.I.San. “Nel 2011 a livello internazionale è stato stabilito il Clinical Costing come metodologia di riferimento per la determinazione dei costi standard in sanità – evidenzia Alberto Pasdera, coordinatore scientifico N.I.San. -. E nella ricerca abbiamo utilizzato questo sistema che ha dimostrato di essere il più preciso e, soprattutto, il più adatto per collegare i costi effettivi con quelli standard. Il calcolo dei costi effettivi è di fatto una ‘scala gestionale’: non è possibile determinare i costi per indicazione terapeutica (ad es. tumore del seno o del colon retto) senza prima conoscere i costi dei servizi erogati ai singoli pazienti trattati (le sedute), e non è possibile determinare i costi dei servizi senza disporre dei costi per prestazione (ad esempio per le infusioni chemioterapiche) che compongono un servizio”. Già nel 2010 l’AIOM aveva pubblicato un’indagine sui costi standard per DRG in oncologia, cioè sulle tariffe per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera, da cui era emersa una ‘sottotariffazione’ dei ricoveri (differenza tra tariffazione e costi reali) pari al 28%. Un’altra indagine condotta nel 2015 ha evidenziato un ulteriore incremento di questa differenza che ha raggiunto il 78%. “I farmaci antineoplastici – continua Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM – rappresentano nel nostro Paese la prima categoria terapeutica con un costo di quasi 4,5 miliardi di euro nel 2016, anche se la voce maggiore di spesa per l’assistenza oncologica non è rappresentata dai farmaci”. “Oggi più che mai vi è il bisogno di terapie innovative e di migliori modelli gestionali che le rendano accessibili – conclude Maurizio de Cicco, Presidente e Amministratore Delegato di Roche –. Siamo felici di poter collaborare con la comunità oncologica per assicurare un impiego appropriato dei farmaci, coscienti che la sostenibilità del sistema sia anche nostra responsabilità. Auspichiamo che la nuova governance affronti temi quali la valutazione di nuovi modelli di finanziamento, come gli accordi di rimborso in base agli outcome, fino a nuovi modi per la raccolta dei dati e la misurazione dei risultati”.

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Scuola Contratto: pubblicato l’Atto di indirizzo

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

ministero-pubblica-istruzionePoco più di un miliardo di euro per oltre un milione di dipendenti porteranno aumenti ridicoli dopo il blocco decennale. Scorrendo la tabella sulle risorse aggiuntive del testo, chiuso e trasmesso ieri all’Aran, risulta che per un milione e 100 mila lavoratori della scuola, tra docenti e Ata, sono previsti appena 31,5 euro mensili per il triennio 2016/2018, onnicomprensivi dell’assegno di indennità di vacanza contrattuale rimasto invariato. Mentre per 7 mila dirigenti sono previsti solo 66,6 euro. Ne consegue che servono anche fondi per ottenere per tutti quegli 85 euro promessi alle altre organizzazioni sindacali dalla Funzione Pubblica nell’intesa del 30 novembre scorso: ecco perché è stato detto dal Governo che i più meritevoli avranno aumenti maggiori. Ma c’è anche un altro aspetto del rinnovo contrattuale su cui occorre ora soffermarsi: finora nessun accenno viene fatto alla giurisprudenza sul precariato, nonostante le sentenze delle Sezioni Unite della Cassazione.
Marcello Pacifico (Anief-Udir): L’agognato aumento è stato gonfiato da fonti istituzionali e sindacali maggioritarie solo a parole: in pratica, arriverà loro una cifra talmente bassa da non coprire nemmeno la metà della metà del costo della vita che nel frattempo è cresciuto di quasi il 15 per cento. Per questo chiediamo agli altri sindacati di non sottoscrivere alcun contratto di categoria a queste condizioni, anche perché c’è il fondato rischio che per avere poche decine di euro di aumento si venga ora costretti a cedere sul piano dei diritti: ci sono degli aspetti dell’organizzazione scolastica, ad iniziare dall’orario di lavoro dei docenti, su cui non si transige. A queste condizioni penalizzanti, diciamo no. E invitiamo gli altri sindacati a fare altrettanto, ricorrendo in tribunale, dove i giudici non sono sottoposti a condizionamenti, compromessi o ricatti.

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Risorse idriche: Contrasto agli sprechi e risanamento infrastrutturale

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

aceaRoma. L’Amministrazione capitolina ha avviato un nuovo corso per rilanciare Acea e per garantire una diversa gestione delle risorse idriche, all’insegna dell’efficienza e della lotta agli sprechi. In circa 4 mesi il nuovo management societario ha messo in campo una politica finalizzata, in primis, a diminuire le perdite sulla rete e ha garantito un recupero medio di circa 1.160 litri di acqua al secondo prima dispersa.
Grazie al monitoraggio sul 78% dei manufatti sono state individuate 1.445 situazioni di perdita, di cui 1.140 già sanate. La rete idrica è stata ispezionata su un’estensione pari al 98%, azione che ha consentito di scongiurare la riduzione della pressione durante le fasce orarie notturne. Nel complesso gli investimenti finalizzati al recupero delle perdite e alla sistemazione delle infrastrutture sono state pari a 5 milioni sotto la guida del nuovo management: si tratta di una cifra mai spesa per questi obiettivi.Ha preso il via il piano volto alla riduzione di perdite più ampio a massiccio nella storia di Acea. Proseguirà fino al termine del 2017 e si svilupperà nel 2018 anche mediante la ridefinizione delle zone/distretti idrici e ulteriori attività di controllo dell’efficienza della rete idrica, sulla base di specifiche analisi di sistema.“Dopo anni di immobilismo e di mancati investimenti, finalmente Roma Capitale ha dato mandato ad Acea affinché avviasse una politica aziendale con l’obiettivo di ridurre gli sprechi per tutelare i cittadini e per salvaguardare il bene comune più prezioso: l’acqua. Le precedenti gestioni aziendali erano interessate soltanto a questioni che non producevano alcuna ricaduta effettiva sull’utenza: basti pensare che sotto il tandem Irace-Tomasetti furono spesi 7 milioni di euro soltanto per tracciare il nuovo logo societario. Ora, invece, si volta davvero pagina con un piano di risanamento infrastrutturale senza precedenti”, commenta la sindaca di Roma Virginia Raggi.

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Scuola Contratto: riprendono le trattative ma mancano le risorse

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

scuolaA breve, dopo la prossima stipula dell’Atto di indirizzo presso la Funzione Pubblica, prenderà il via il confronto per il rinnovo contrattuale. Legge di stabilità 2017 permettendo, i docenti, come tutti i dipendenti della PA, si ritroveranno in busta paga nel 2018 circa 85 euro lordi in più. Una cifra irrisoria, che non cambierà il deprimente posizionamento stipendiale di Eurydice su 40 Paesi europei. Ben altra cosa, sarebbe il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale e un aumento stipendiale adeguato, pari ad un incremento netto in busta paga di 220 euro. Per Anief-Udir, assieme alle risorse per gli aumenti stipendiali, nel nuovo contratto dovranno essere riconsiderate altre questioni: il cumulo degli aumenti con il bonus 80 euro in modo che uno non escluda l’altro; il salario accessorio che sarà distribuito per merito; i capitoli su orari e ferie; la revisione dei permessi e delle assenze per malattia. Il silenzio su questi aspetti, non lascia presagire nulla di buono.Marcello Pacifico (Anief-Udir): Qualsiasi intesa, senza il recupero del costo dell’inflazione, sarebbe un accordo contro i lavoratori e dirigenti della PA. Per noi, non rimane che impugnare tale politica, chiedendo ai lavoratori di inviare formale diffida al Miur oppure di aderire direttamente al ricorso rivolgendosi al giudice del lavoro, in modo da recuperare almeno il 7% degli ultimi due anni di quell’indennità sottratta in modo illegittimo, come previsto dalla Consulta, interrompendo pure i termini di prescrizione. Premesso questo, Anief e Udir chiedono che l’atto di indirizzo del Governo sai sottoposto al giudizio di tutti lavori della scuola, così come l’ipotesi di firma del nuovo contratto. La quale va certificata con uno specifico referendum. Va poi trovato il modo per reintrodurre il primo scaglione stipendiale. Come va ricordata la la posizione dei tribunali, a partire dai giudici di Lussemburgo, sempre più favorevoli ai risarcimenti, per mancata assegnazione degli scatti di anzianità per il pre-ruolo e il conferimento dei mesi estivi al personale precario.Continuano ad essere attivi i ricorsi Anief e i ricorsi Udir per il recupero pieno dell’indennità di vacanza contrattuale illegittimamente negata.Le ferie estive sono agli sgoccioli e un altro nuovo anno scolastico è alle porte, con i problemi di sempre, a partire da quello dell’eccessivo numero di precari: a breve, dopo la prossima stipula dell’Atto di indirizzo presso la Funzione Pubblica, prenderà il via il confronto per il rinnovo contrattuale. Si parte, come noto, dall’accordo del 30 novembre scorso, quando si è stabilita anche la cifra di massima che, Legge di stabilità 2017 permettendo, i dipendenti pubblici si ritroveranno in più in busta paga nel 2018 circa 85 euro lordi. Una cifra irrisoria, che non cambierà di molto il deprimente posizionamento stipendiale di Eurydice su 40 Paesi europei.Il problema è che nell’intesa Funzione Pubblica-Sindacati e nell’Atto di indirizzo del Miur, in via di definizione, non c’è traccia del recupero dell’indennità di vacanza contrattuale allineata all’inflazione, la quale nelle intenzioni della Ragioneria dello Stato rimarrà congelata addirittura fino al 2021. Come risultato di questi accordi a perdere, ai lavoratori pubblici verrebbero negate ben 105 euro in media mensili che potrebbero percepire proprio se si sbloccasse quell’indennità, senza firma del contratto vita natural durante. A regime, infatti, l’incremento netto in busta paga dovrebbe attestarsi tra le 210 e le 220 euro (l’altra metà sarebbero derivanti dagli aumenti effettivi da attuare ad ogni rinnovo contrattuale).“Qualsiasi intesa, senza il recupero del costo dell’inflazione, decisamente cresciuta negli ultimi dieci anni, sarebbe un accordo contro i lavoratori e dirigenti della Pubblica Amministrazione”, avverte Marcello Pacifico, presidente Anief, segretario confederale Cisal e organizzativo Confedir, cui aderisce il sindacato dei dirigenti scolastici Udir. “Ecco perché il loro stipendio negli ultimi dieci anni ha perso quasi il 20% del suo valore effettivo: i Governi non si sono limitati a bloccare i contratti, ma anche a congelare quell’indennità di vacanza contrattuale, da assegnare proprio in tali situazioni di attesa del rinnovo”.“Per noi, quindi, non rimane che impugnare tale politica, chiedendo ai lavoratori di inviare formale diffida al Miur oppure di aderire direttamente al ricorso rivolgendosi direttamente al giudice del lavoro, in modo da recuperare almeno il 7% degli ultimi due anni di quell’indennità sottratta in modo illegittimo, come previsto dalla Consulta, interrompendo i termini di prescrizione. Premesso questo, Anief e Udir chiedono che l’atto di indirizzo delGoverno sai sottoposto al giudizio di tutti lavori della scuola, quindi docenti, Ata e dirigenti scolastici, così come l’ipotesi di firma del nuovo contratto. La quale dovrà per forza di cose essere certificata attraverso uno specifico referendum”.Le giovani organizzazioni sindacali Anief-Udir ricordano che, assieme alle risorse per gli aumenti stipendiali, nel nuovo contratto dovranno essere riconsiderate molte altre questioni: il cumulo degli aumenti con il bonus 80 euro in modo che uno non escluda l’altro; il salario accessorio che sarà distribuito per merito. Tra le questioni trasversali ai comparti, ci sono poi i capitoli relativi a orari e ferie, nonché la revisione dei permessi e delle assenze per malattia. Il silenzio su questi aspetti, sia da parte pubblica che sindacati rappresentativi, non lascia presagire nulla di buono.“I comparti pubblici, con la Scuola in testa – continua Pacifico – sono tra l’altro contrassegnati da una precarietà del personale che continua ad essere assunta come parametro per il funzionamento ordinario degli uffici pubblici. È in questi contesti lavorativi, dove lo Stato è paradossalmente il datore di lavoro, continuano a mancare adeguamenti specifici alle diverse direttive UE e la giurisprudenza comunitaria in tema di organizzazione dell’orario di lavoro, congedo parentale, formazione e consultazione. Nello specifico, per la scuola, va trovato il modo per reintrodurre il primo scaglione stipendiale, quello dei tre anni dopo l’assunzione, cancellato con il consenso degli altri sindacati. Come pure va ricordata la la posizione dei tribunali nazionali e non, in particolare dei giudici di Lussemburgo, sempre più favorevoli ai risarcimenti, per mancata assegnazione degli scatti di anzianità nel periodo pre-ruolo e il conferimento dei mesi estivi al personale non ancora di ruolo”.

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Calamità naturali e risorse

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 agosto 2017

terremoto“Ad un anno dai tragici eventi del terremoto del centro Italia nulla è cambiato: il problema della messa in sicurezza dei territori a rischio sismico e la necessità di grande piano antiabusivismo e di recupero del patrimonio edilizio nazionale sono urgenze non rinviabili. E il sisma di Ischia pone nuovamente e in modo drammatico la questione del taglio dei fondi ai Comuni da parte di governo e regioni per gli interventi di protezione civile e per l’organizzazione della macchina dell’emergenza”.
È quanto dichiara Francesco Baldelli, sindaco di Pergola e Vice Presidente nazionale dell’Anci.
“Gli interventi dei Comuni in materia di contrasto alle calamità naturali sono strozzati dalle assurde norme europee e nazionali sull’equilibrio di bilancio che bloccano gli investimenti – spiega Baldelli -. Le dichiarazioni di intenti e la solidarietà delle istituzioni verso le popolazioni dei territori colpiti, a cui va tutta la nostra vicinanza, e le vittime degli eventi sismici che oggi piangiamo anche ad Ischia non bastano: il Governo liberi risorse a favore dei Comuni per compiere le necessarie verifiche di vulnerabilità e mettere in sicurezza gli edifici strategici a cominciare da scuole, caserme e ospedali e, contestualmente, avvii un reale piano nazionale di contrasto all’abusivismo e di recupero edilizio delle nostre città”.

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Cambiamenti climatici e risorse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

Vincenzi“Premesso che la sicurezza idrogeologica assoluta non esiste, ma che la violenza dei cambiamenti climatici ha reso inadeguata la gran parte della rete idraulica del Paese, approfitto dell’immagine mediatica di un’ Italia divisa a metà, cioè maltempo al Nord e siccità al Sud, per ribadire che l’anello di congiunzione fra le due realtà è il Piano Nazionale degli Invasi, da noi proposto, unitamente alla Struttura di Missione #italiasicura, con la doppia valenza di prevenzione dalle alluvioni e di riserva idrica.”
Ad affermarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che prosegue: “Lo ricordo perché, posticipata l’emergenza del lago di Bracciano e quindi della città di Roma, la nostra proposta rimanga forte nell’agenda politica in vista della prossima Legge di Stabilità. Non bastano al Paese, al territorio, all’economia, all’occupazione, gli stanziamenti già decisi dal Governo: i 300 milioni del Piano Irriguo Nazionale, il cui termine per la presentazione dei progetti è stato posticipato al 31 Agosto ed i 295 milioni, assegnati dal C.I.P.E., di cui ancor auna volta chiediamo i bandi. Oltre alla attivazione concreta di queste risorse – sottolinea il Presidente ANBI- ne servono di aggiuntive, perché lo impongono le emergenze, che da settimane flagellano il Paese e che oggi minano drammaticamente industrie turistiche come quelle di Cortina d’Ampezzo e del Trentino Alto Adige dimostrando, una volta di più, l’urgenza di intervenire per mettere in sicurezza idrogeologica anche i territori a monte dei grandi centri urbani, cui sono state doverosamente destinate risorse. Lo chiedono i territori, ma soprattutto le vittime, che continuano a contarsi ed alle cui famiglie non può andare che la nostra operosa solidarietà, convinti che non è il maltempo il responsabile… . All’inizio dell’autunno, i Consorzi di bonifica riproporranno l’annuale report di progetti definitivi ed esecutivi per la riduzione del rischio idrogeologico; mettere in sicurezza il territorio da siccità ed alluvioni può essere un importante volano per la ripresa economica. Servono, però, scelte politiche e operative, che continuiamo a chiedere a gran voce.” (foto: vincenzi)

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Legge Bilancio 2018 e risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 6 agosto 2017

pier-carlo-padoanDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il ministro Padoan ha ammesso che le risorse per la prossima Legge di Bilancio 2018 saranno ‘molto limitate’. Siamo lieti di leggere che il ministro sembra finalmente riconoscere lo stato di calamità nel quale versa il bilancio dello Stato, dopo che per anni è andato avanti ad illudere gli italiani facendo credere che i soldi per finanziare la lista delle promesse scritte nel Documento di Finanza Pubblica cadessero come la manna dal cielo.Noi correggiamo il ministro Padoan dicendo che le risorse a disposizione non sono ‘molto limitate’ ma non ci sono proprio. Per eliminare le clausole di salvaguardia sull’aumento delle aliquote IVA, mantenere tutte le promesse sul taglio del cuneo fiscale, il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, riempire i buchi di bilancio creatisi nel 2017 per via del fallimento delle misure di contrasto all’evasione fiscale, voluntary disclosure in primis, e delle mancate privatizzazioni (5 miliardi di euro solo nel 2017), nonché sostenere le spese militari per le quali siamo già impegnati, occorrerebbe infatti una manovra da 35-40 miliardi di euro. Soldi di cui il Tesoro non dispone nella maniera più assoluta.Così, il nostro ministro Padoan chiederà di nuovo al Commissario Moscovici l’ennesimo sconto sul deficit che questa volta però difficilmente gli verrà concesso. Prima di tutto perché l’Italia ha già beneficiato nel recente passato della flessibilità concessa dai trattati europei per terremoti e calamità varie, nonché per la grave crisi economica nella quale era piombata. Ora, i presupposti per giustificare lo sconto non ci sono più e quindi, per concederne un altro, la Commissione dovrebbe inventarsi qualche ‘circostanza eccezionale’ difficilmente individuabile.Secondariamente, uno sconto sul deficit renderebbe inattuabile il piano di rientro dal debito pubblico, che continuerebbe ad aumentare. Una eventualità che la Commissione Europea non può accettare, perché perderebbe la sua reputazione politica.
Terzo, bisogna considerare che le trattative sulla legge di bilancio avverranno negli stessi giorni del bilaterale tra il primo ministro Gentiloni e il presidente francese Macron sul delicato caso Fincantieri – Stx. Come potrà il nostro governo pretendere uno sconto dal francese Moscovici quando allo stesso tempo dovrà fare giustamente la faccia feroce con la Francia per portare a casa i cantieri di Saint-Nazaire?”.

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Comune. Di Biase (PD): ”Da fondi regionali risorse per invertire declino capitale. Raggi batta un colpo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

zingarettiIl presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti ha stanziato 2,6 miliardi per il Comune di Roma. Una scelta importante che tenta di arginare la fuga delle aziende dalla capitale innescando un meccanismo virtuoso che faccia da volano economico per la ripresa di Roma. I fondi stanziati si vanno ad aggiungere a quelli già assegnati sulla mobilità, sulle politiche sociali e sull’ambiente. I nuovi stanziamenti regionali sono destinati a nuove infrastrutture per il trasporto pubblico, alle case della salute, allo sviluppo economico per favorire la competitività delle imprese, all’occupazione, alla formazione, alla qualità urbana e ambientale, alla cultura e all’inclusione sociale. E’ una opportunità che Roma deve saper cogliere ma di cui la giunta Raggi sembra non essersi accorta. L’M5S sempre pronto a manifestare il proprio vittimismo teso a colpevolizzare le altre istituzioni stranamente non risponde alla diponibilità mostrata in questa occasione dal Presidente Zingaretti. La decisione della regione Lazio non va sottovalutata, si tratta di un passo concreto per bloccare l’emorragia imprenditoriale che colpisce la città da alcuni mesi. Chi è alla guida della capitale deve saper cogliere questa grande opportunità e cimentarsi sul piano dell’ammodernamento infrastrutturale e dei servizi erogati alla cittadinanza. L’iniziativa del Presidente Zingaretti è un messaggio importante indirizzato ad aziende e imprenditori che reputano Roma non grado di valorizzare progetti industriali e investimenti. Al tempo stesso è anche un sostegno economico alla capitale di cui l’amministrazione capitolina dovrebbe far tesoro. Raggi batta un colpo”. E’ quanto dichiarato dalla capogruppo del PD Capitolino Michela Di Biase.

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Riforma statali, c’è poco da ridere: stanziate un quarto delle risorse utili

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 maggio 2017

Palazzo chigi1Il via libera del Governo prevede una serie di novità, tra cui assunzioni ‘extra’ per i precari, un codice dei licenziamenti, la creazione del polo unico Inps per le visite fiscali e il riordino della valutazione sempre legato al piano delle performance. Secondo la Ministra della PA, Marianna Madia, grazie al sì alla riforma ora ‘abbiamo le carte in regola’, dal punto di vista normativo, per lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego, perché ‘la legislazione ereditata non ci consentiva’ di muoverci.Replica del sindacato: non bastano i 2,8 miliardi di euro in arrivo, attraverso il Def 2017, in buona parte destinati ai rinnovi 2016-2018 del contratto della Pubblica Amministrazione, sommati agli oneri previsti, sempre nel Def, per il prossimo rinnovo (2,3 miliardi di euro per il 2019 e 4,6 per il 2020). La riforma, inoltre, non risolve il problema endemico dell’alto tasso di personale non di ruolo, perché continua a ignorare le indicazioni UE.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se consideriamo un reddito medio di 1.500 euro, occorrono 120 euro netti per allineare l’indennità di vacanza contrattuale al 50 per cento dell’aumento dell’inflazione certificata tra il 2008 e il 2015. A cui ne vanno aggiunti altrettanti all’atto della firma del contratto, da considerate come vero e proprio aumento. Altro che 85 lordi medi. Così come non possono essere nemmeno le 12 mensilità massime di risarcimento a sanare uno stato di palese illegittimità rispetto agli altri Stati membri per le mancate assunzioni a tempo indeterminato. Su questa irregolarità, il sindacato ha interpellato gli organismi internazionali, attraverso più canali, ricordando in tutti i casi che la norma sulla stabilizzazione successiva ai 36 mesi di servizio va rispettata.Ecco perché Anief ha deciso di ricorrere per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale nello stipendio, sia per i dipendenti della Scuola che per i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

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Manovra economica: Più risorse alle province

Posted by fidest press agency su sabato, 20 maggio 2017

renato-brunettaIl presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, e il parlamentare azzurro Roberto Occhiuto, hanno ricevuto questo pomeriggio, presso i propri uffici a Montecitorio, una delegazione dell’Unione delle Province Italiane – accompagnata dal responsabile Enti locali di Forza Italia, Marcello Fiori –, in merito al cosiddetto decreto manovrina che stanzia risorse ridicole per le Province, assolutamente insufficienti per garantire servizi alla collettività.All’incontro hanno partecipato: Achille Variati, Sindaco e Presidente Provincia di Vicenza, Presidente UPI; Marco Filippeschi, Sindaco e Presidente Provincia di Pisa, Vicepresidente UPI; Carlo Riva Vercellotti, Presidente Provincia di Vercelli, Vicepresidente UPI; Nicola Valluzzi, Presidente Provincia di Potenza, Sindaco di Castelmezzano; Eleonora Della Penna, Presidente Provincia di Latina, Sindaco di Cisterna di Latina; Antonfrancesco Vivarelli Colonna, Sindaco e Presidente della Provincia di Grosseto; Nicola Giorgino, Presidente Provincia Barletta-A-T, sindaco Andria; Antonio Pettinari, Presidente Provincia di Macerata, Presidente UPI Marche; Antonio Di Marco, Presidente Provincia di Pescara, Presidente UPI Abruzzo.“Forza Italia è dalla parte delle Province – afferma Brunetta – e giudica assurdo il comportamento del governo. Negli ultimi anni abbiamo denunciato dapprima l’assurda riforma Delrio e nei mesi scorsi la cattiva riforma Costituzionale di Renzi, poi bocciata dai cittadini al referendum. Provvedimenti miopi, contro il territorio, contro gli amministratori.Già dai prossimi mesi si dovrà ragionare su una futura riorganizzazione degli enti locali, Renzi ha fallito e il prossimo Parlamento dovrà intervenire per correggere le atroci storture introdotte durante i suoi mille giorni.Per tentare di risolvere, in parte e a stretto giro, alcuni dei problemi sul tavolo, chiederemo un incontro, per i primissimi giorni della prossima settimana, al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, per rappresentargli il grido di dolore che viene dai territori e per fare in modo che il cosiddetto decreto manovrina sia modificato per dare alle Province le risolse necessarie per far fronte alle primarie emergenze da affrontare da qui alla fine dell’anno”, conclude Brunetta.

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Italia: Lo stato del mercato del lavoro è ormai preoccupante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 maggio 2017

infortuni-lavoroLe riforme del governo Renzi-Gentiloni sono fallimentari. Sono stati sprecati anni buoni e buttate al vento risorse significative, almeno 20 miliardi di euro. Oggi l’Istat certifica tutto ciò. Nessun nuovo posto di lavoro nell’ultimo mese, anzi 7mila occupati in meno, e occupati sostanzialmente agli stessi livelli dall’inizio dell’anno. Tasso di disoccupazione nuovamente in crescita (11,7%) e 41mila disoccupati in più rispetto al mese precedente, ritornando sostanzialmente ai livelli di inizio dell’anno. Tasso di disoccupazione giovanile oltre il 34 per cento, mentre in Europa è sotto il 20 per cenPreoccupante è, poi, l’aumento della disoccupazione nella fascia ultra cinquantenni, che finora aveva consentito di mascherare tutta la criticità del mercato del lavoro.E se si somma tutto questo ai non certo confortanti dati sull’occupazione giovanile fornita dal programma Garanzia Giovani, emerge come il bluff del governo Renzi diventi un flop del governo Gentiloni.A quelli che sostengono che le riforme hanno effetto e gioiscono sul dato della diminuzione frazionale della disoccupazione giovanile, facciamo notare che in Europa questa è sotto il 20 per cento, mentre la disoccupazione complessiva è all’8 per cento (nella zona euro al 9,5 per cento), con un divario che invece di ridursi si amplia sempre più”. E’ quanto dichiara l’on.le Renato Brunetta.

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Sicilia: urgenti chiarimenti sulle risorse destinate alla continuità territoriale

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 aprile 2017

sicilia-regione-default-120718100156_big“Una istanza inviata ieri al ministero e all’assessorato regionale per chiedere urgenti chiarimenti riguardo la continuità territoriale in Sicilia. Dopo tanto tempo ritengo sia doveroso informare e rendere edotta l’opinione pubblica sui “famosi” 20 milioni di euro destinati a questo scopo: che fine hanno fatto? Come mai queste risorse, già stanziate, non sono state spese e quali sono le eventuali responsabilità e a chi vanno addebitate? Qual’è l’importo già utilizzato, nonostante l’emendamento fosse finalizzato ad altro scopo, per i collegamenti tra la Sicilia e le due isole minori di Pantelleria e Lampedusa?” Così in una nota il deputato di Alternativa popolare, Nino Minardo che continua : “L’emendamento a mia prima firma approvato di 20 milioni di euro nella legge di stabilità 2016 era molto comprensibile e destinava queste risorse per “un efficace ed efficiente sistema di collegamenti da e per la Sicilia che garantisse la riduzione dei disagi derivanti dalle condizioni di insularità ed assicurasse la continuità del diritto alla mobilità anche ai passeggeri non residenti”. In poche parole, rendo ancora più chiaro il concetto “tariffe scontate da e per la Sicilia”. Ritengo urgente e improcrastinabile avere questi chiarimenti perché a distanza di un anno e mezzo rischiamo di dare l’impressione di voler seppellire nel dimenticatoio la continuità territoriale in Sicilia e questi fondi ad essa destinati. Cosa inaccettabile e grave,” conclude Minardo.

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Immigrati e risorse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

immigrati“Ottomilacinquecento clandestini arrivati in un solo fine settimana. Inaccettabile, impossibile da sostenere per l’Italia, per le comunità locali, per i nostri bilanci, per la nostra coesione sociale”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti in Sala stampa a Montecitorio. “E questo – avverte – è nulla. Aumenteranno, ogni fine settimana. Tempo permettendo, avremo un’invasione di diecimila clandestini, disperati, disgraziati, che vengono prelevati direttamente, con la connivenza di molte Ong, dalle coste e dai mari della Libia e portati in Italia. Questo non è accettabile, distrugge l’economia e la società italiane. Noi – prosegue Brunetta – di tutto questo chiederemo conto al governo Gentiloni. Da troppo tempo, infatti, dall’inizio del governo Renzi ma non solo, l’Italia svolge questa funzione passiva di ricettacolo delle transazioni criminali che si svolgono a largo della Libia. Occorre dire basta. Basta a questi comportamenti criminali, basta a questa Europa che gira la testa dall’altra parte, basta alla distruzione della nostra società, dei nostri territori”. “Poniamo – l’esponente azzurro – molta attenzione alla Commissione d’indagine che è in corso al Senato e che sta dimostrando tutti gli interessi in campo, le connivenze con le Ong e i rapporti poco chiari e poco limpidi che ci sono sotto o accanto a questi traffici. Per questo noi diciamo basta e lo diremo tutti i giorni, portando la questione a tutti i livelli. Quello parlamentare ovviamente, nei consigli comunali in tutta Italia, in Europa e – conclude Brunetta – in tutte le altre istanze a livello internazionale, consiglio di sicurezza dell’Onu compreso.
“Non possiamo più permetterci i 4,6 miliardi di euro che sono previsti nel Def per i costi per l’accoglienza. Non possiamo più permetterci di portare dentro il nostro Paese delle bombe ad orologeria quali sono le centinaia di migliaia di disperati che in Italia non hanno la possibilità né di lavorare, né di avere un’accoglienza decente”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti in Sala stampa a Montecitorio. (n.r. qui non si tratta di rifiutare o meno l’accoglienza è che stiamo sottovalutando la gravità della situazione con centinaia di migliaia di immigrati che non hanno bisogno solo di essere ricevuti ma di lavorare. Finiremo con il diventare razzisti per colpa dello Stato e a dispetto della nostra naturale tendenza all’ospitalità e alla solidarietà.)

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Roma: variazione al Bilancio di previsione 2017-2019

Posted by fidest press agency su martedì, 18 aprile 2017

campidoglioMaggiori risorse destinate al salario accessorio dei dipendenti capitolini, alla ristrutturazione e manutenzione di scuole e asili nido, alla riqualificazione già annunciata dei mercati rionali, alle politiche sociali (per servizi a disabili e minorenni e per i centri antiviolenza sulle donne), alla messa in sicurezza della collina di Monteverde. Sono i capitoli principali della variazione al Bilancio di previsione 2017-2019 approvata venerdì dalla Giunta Capitolina con cui si stanziano, tra parte corrente e in conto capitale, oltre 78 milioni di euro in più per il solo anno in corso.
Sul fronte delle maggiori entrate, ammontano a oltre 55 milioni quelle correnti e l’avanzo di amministrazione a destinazione vincolata. A queste si aggiungono più di 17,5 milioni sostanzialmente derivanti da una maggiore quantificazione del Fondo di Solidarietà Comunale, comunicata dal Ministero dell’Interno. E infine vanno sommati circa 5,5 milioni di entrate in conto capitale.
La manovra prevede oltre 66 milioni di maggiori spese, per la parte corrente, e 12 milioni di euro di nuovi investimenti per il 2017.Le voci principali per le quali viene aumentata la spesa corrente riguardano:
Personale: fondo per il trattamento accessorio (18,4 milioni);
Politiche sociali: servizi a favore di persone con grave disabilità (4,5 milioni), accoglienza minorenni non accompagnati (4 milioni), Punti Unici di Accesso (3,7 milioni), gestione asili nido in convenzione (1,2 milioni), accoglienza persone con bisogni speciali (700 mila euro) centri antiviolenza sulle donne (279 mila euro), servizio di cura domiciliare nel Municipio I (225 mila euro);
Beni culturali: “Forma Romae”, sistema informativo sul patrimonio storico, archeologico e architettonico di Roma (1,3 milioni);
Ambiente: manutenzione del verde nel Municipio X (900 mila euro).
Per quanto riguarda la manovra in conto capitale si prevedono, tra gli altri, i seguenti maggiori investimenti:
Lavori pubblici: parcheggi su area comunale per la stazione di Acilia-Dragona con realizzazione di un sovrappasso pedonale (2,5 milioni), stabilizzazione dei versanti della collina di Monteverde (2,4 milioni);
Attività produttive: manutenzione straordinaria, riqualificazione e realizzazione di mercati rionali (4 milioni)
Scuola: messa a norma del Cfp “Simonetta Tosi” nel Municipio I (500 mila euro), manutenzione straordinaria della scuola elementare “Nino Manfredi” nel Municipio IV (466 mila euro), rifacimento dell’asilo nido “Bolle di sapone” nel Municipio IV (300 mila euro), ristrutturazione della scuola materna “Ruspoli” nel Municipio I per la realizzazione di un asilo nido (250 mila euro), creazione aule di scuola media nell’istituto “Magarotto” nel Muncipio XII (200 mila euro)
Sociale: completamento centro anziani “San Felice Circeo” nel Municipio XV (200 mila euro).“Con questa variazione di bilancio abbiamo cercato di rispondere alle esigenze manifestate dalle strutture centrali e territoriali – spiega l’assessore al Bilancio e Patrimonio, Andrea Mazzillo – privilegiando quelle che hanno dimostrato di saper utilizzare al meglio le risorse a disposizione traducendole in prestazioni per i cittadini, manutenzioni urbane e degli edifici pubblici. Inoltre, viene confermata l’attenzione nei confronti di tutti i Municipi della capitale, che questa amministrazione considera presidi fondamentali per garantire la corretta e puntuale erogazione dei servizi ai quali i romani hanno diritto”.

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Periferie, Presidente Commissione: “Sicurezza è priorità, servono leggi e risorse adeguate per garantirla”‎

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

legalità e sicurezza“Il problema più urgente che i cittadini ci hanno segnalato oggi durante il nostro primo giorno di visita a Milano è quello della sicurezza urbana. La percezione degli abitanti di molti quartieri a rischio è che le città sono meno sicure, questo anche a causa della depenalizzazione di alcuni reati che lascia i sindaci scoperti e senza strumenti adeguati. Qui bisogna capire se l’occupazione abusiva, il commercio abusivo sono comportamenti sociali, come sostiene qualcuno, o reati. A mio parere rientrano nei reati e vanno perseguiti perché il rispetto delle regole è elemento fondamentale per la convivenza civile”. E’ quanto ha detto Andrea Causin, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle Periferie, al termine del primo giorno di visita della commissione a Milano.
“Molti degli amministratori dei comuni visitati oggi – ha sottolineato – ci hanno segnalato le difficoltà che affrontano ogni giorno, mancanza di leggi adeguate e di risorse finanziarie adeguate. Ci faremo carico delle questioni da loro segnalate e lavoreremo in questo senso con la commissione. Le periferie di Milano che abbiamo visitato oggi mostrano, rispetto a quelle delle altre città, di essere state oggetto di attenzione e di interesse da parte delle amministrazioni che si sono succedute anche in termini di investimenti. E’ chiaro che c’è ancora molto da fare. A Milano si parla di inversione demografica, abbiamo interi quartieri e comuni, come Pioltello, la cui popolazione di origine straniera supera quella italiana. Per risolvere i problemi di sicurezza e di vera integrazione servono investimenti strutturali e progetti di lungo e respiro programmati in maniera sistematica”.

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Sismabonus: Le risorse sono scarse

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

Graziano Delrio«La presentazione da parte del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, delle linee guida sugli incentivi fiscali per gli adeguamenti antisismici degli edifici rappresenta una tappa molto importante: è la prima volta che in Italia si prova a puntare con decisione sulla prevenzione, tra l’altro senza che la fase emergenziale sia ancora terminata. Certo, non si può non sottolineare come il miliardo all’anno di stanziamenti previsti nella Legge di Stabilità rappresenti un fondo troppo esiguo per pensare di mettere in sicurezza un Paese tanto fragile dal punto di vista urbanistico in un arco temporale ragionevole»Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«C’è da dire che i margini di manovra del Governo erano piuttosto stretti – prosegue Simoncini –, soprattutto in mancanza di una sostanziale apertura in fatto di flessibilità dei conti nazionali da parte dell’Unione Europea, anche in presenza di eventi di eccezionale gravità come quelli che si sono succeduti a partire dallo scorso agosto. Considerata la vastità delle criticità sismiche del nostro Paese, una prima serie di interventi di messa in sicurezza di ampia portata avrebbe avuto bisogno di almeno venti miliardi di euro. E per un consolidamento complessivo non si può pensare a una cifra inferiore ai cento miliardi. Ovviamente, si dovrà procedere con le risorse a disposizione in questa fase e, dunque, sarà fondamentale che gli interventi siano il più possibile mirati e organici. Nei centri storici, ad esempio, si dovrà necessariamente procedere per aggregati di case, perché la particolare conformazione urbanistica di città e borghi renderebbe molto meno efficace il consolidamento di un singolo edificio senza intervenire contestualmente su quelli costruiti sotto o sopra di esso. Il problema è che in molti casi ci si trova di fronte a proprietari diversi, a seconde case di persone magari emigrate all’estero o addirittura a case sfitte. Su problematiche come questa un ruolo chiave lo ricopriranno soprattutto gli enti locali e le loro amministrazioni».

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SACE (Gruppo Cdp) e Deutsche Bank insieme attivano le risorse del Piano Juncker

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2016

Deutsche bankDeutsche Bank e SACE (Gruppo Cdp) hanno finalizzato un accordo di collaborazione nell’ambito del “Programma 2i per l’Impresa”, sviluppato da Cassa depositi e prestiti (anche in qualità di ente nazionale di promozione del piano Juncker), SACE e Fondo Europeo per gli Investimenti (Gruppo Banca Europea per gli Investimenti) con l’obiettivo di facilitare il finanziamento di progetti volti allo sviluppo estero e all’innovazione delle imprese italiane.Grazie all’intesa, che mette a disposizione delle aziende clienti della banca 100 milioni di euro di nuovi finanziamenti, le PMI e le Small Mid Cap (fino a 250 milioni di fatturato e 499 dipendenti) che registrino un fatturato estero pari almeno al 10%, potranno rivolgersi agli sportelli di Deutsche Bank per richiedere finanziamenti, garantiti da SACE, destinati a sostenere esigenze di capitale circolante connesse a processi di espansione sui mercati esteri o finanziare investimenti in ricerca e sviluppo e internazionalizzazione.I finanziamenti, di durata compresa tra i 36 e i 96 mesi, prevedono importi a partire da 100 mila euro fino a 7,5 milioni di euro e potranno essere garantiti da SACE e FEI fino all’80%.
“Oggi internazionalizzazione e innovazione non sono più un’opzione, ma una necessità per restare competitivi, e richiedono nuove risorse e investimenti – ha dichiarato Simonetta Acri, Responsabile Rete Domestica di SACE – Con questa intesa rispondiamo a tale esigenza, supportando, insieme a Cdp e FEI (Gruppo BEI), le PMI nell’accesso alle risorse finanziarie del Piano Juncker, e rafforziamo una collaborazione di lungo corso al fianco di Deutsche Bank che ci ha già permesso di sostenere più di 120 PMI d’eccellenza, finanziando con oltre 130 milioni di euro i loro processi di crescita”.“PMI e internazionalizzazione fanno parte del nostro dna – ha aggiunto Silvio Ruggiu, responsabile rete filiali di Deutsche Bank in Italia –. Siano fortemente convinti che per lo sviluppo di un Paese sia fondamentale potere contare su un tessuto imprenditoriale innovativo e dinamico. Insieme a SACE, nostro consolidato partner, siamo impegnati da molto tempo nel supportare le imprese esportatrici, capaci di cogliere le opportunità dell’internazionalizzazione, nella crescita del loro modello di business e del loro perimetro d’azione”.

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“Trasmettere i valori di generazione in generazione”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2016

università europea romaRoma domenica 2 ottobre 2016, alle 17,00, nella sede dell’Università Europea di Roma e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA) in via degli Aldobrandeschi 190 si terrà un incontro, organizzato da “Crescere in Famiglia” su “Trasmettere i valori di generazione in generazione”. Interverrà Guido Traversa, Professore di Filosofia morale all’Università Europea di Roma e coordinatore accademico e docente del Master in consulenza filosofica e antropologia esistenziale dell’APRA.
L’incontro, con ingresso libero, fa parte delle attività della Settimana della Famiglia 2016, promossa dal Forum delle Associazioni Familiari del Lazio insieme al Vicariato, Centro per la Pastorale della Famiglia della Diocesi di Roma.
Nel mondo di oggi sembra sempre più difficile riuscire a comunicare ideali e valori ai giovani. All’educazione della famiglia si aggiungono spesso i tanti messaggi lanciati dai mezzi di comunicazione: televisione, internet, social network, musica, riviste per ragazzi.
I mass media possono essere una risorsa preziosa per i giovani se ben utilizzati. Se, invece, sono utilizzati in modo non corretto, rischiano di diventare “educatori supplenti” e prendono il posto della famiglia.
I genitori, a volte, sono impegnati nel lavoro e non riescono a trascorrere tempo sufficiente con i propri figli. In molti casi sono i nonni a doversi occupare dell’educazione dei nipoti, con la loro saggezza ed esperienza.
In questo clima di difficoltà, il buon esempio dato in famiglia è quello che conta. E’ la strada più importante da percorrere, per cercare di accompagnare i giovani e trasmettere loro i valori fondamentali che sono scritti nel cuore di ogni essere umano: l’amore, la solidarietà, l’amicizia, la cultura dell’incontro, del dialogo e dell’accoglienza degli altri, come pure la sincerità, la fortezza, l’equilibrio che si possono sviluppare per farli crescere più forti e consapevoli. (cfr. il libro “Tieni la rotta”, Strumenti per educare i figli ai valori, di Pilar Varela e Lourdes Santos, Effatà Editore per Crescere in Famiglia)
L’obiettivo dell’incontro è suscitare dibattito, proporre spunti di riflessione e offrire strumenti concreti da riportare nelle proprie realtà. Di questo si parlerà nell’incontro organizzato da “Crescere in Famiglia”, in un’atmosfera amichevole da “caffè in famiglia”, con nonni, genitori e figli.

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Servono regole e incentivi fiscali per le imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

economia-ombrelloneLa Responsabilità sociale d’impresa (o Csr dall’inglese Corporate social responsibility) sta finalmente crescendo anche in Italia soprattutto nelle aziende di medio grande dimensione, dagli 80-100 dipendenti in su, ma per colmare il gap con i Paesi più avanzati e affinché si diffonda anche alle piccole e piccolissime imprese servono uno sforzo culturale e incentivi che rendano convenienti le pratiche socialmente responsabili.Lo hanno affermato i tre imprenditori intervenuti al quarto e ultimo appuntamento della sesta edizione della Rassegna Economia sotto l’Ombrellone che si è tenuta all’Hotel President di Lignano Sabbiadoro: Annalisa Dorbolò di Starbene Group, Piero Petrucco di Icop Spa e Roberto Travan sempre di Starbene Group, ma che rappresentava l’iniziativa di social responsibility Geo for Children-Ride To Moscow.
Se, infatti, il recente rapporto del Ministero dello sviluppo economico sull’impegno sociale delle aziende in Italia spiegava che l’80% delle aziende italiane con più di 80 dipendenti dichiara di impegnarsi in iniziative di CSR, per un investimento globale che, nel 2015 ha superato il miliardo e 120 milioni di euro e se è indiscutibile l’ottimo funzionamento dell’Art Bonus voluto dal ministro della cultura Franceschini che ha spinto numerose aziende medio grandi a investire in cultura, non si può tuttavia negare che nelle piccole medie imprese la Csr o non esiste o per lo più si limita a qualche sponsorizzazione delle squadre locali o a donazioni a spot a enti benefici e parrocchie.L’attenzione alla Csr si sta diffondendo – ha detto Annalisa Dorbolò –, ma credo che molte Pmi non siano ancora adeguatamente preparate e per il momento l’iniziativa è lasciata non al caso, ma certamente alla sensibilità dei singoli. Vedendo alcune statistiche mi sono resa conto che l’Italia è effettivamente un po’ indietro rispetto ad altri Paesi, ma credo che ciò dipenda anche dal fatto che la dimensione piccola e piccolissima di gran parte delle nostre aziende rende più complessa l’adozione e la gestione di pratiche di Csr. Penso comunque che sia sempre più importante vedere l’impresa non come una realtà a sé stante, ma come una realtà che si integra, coinvolge il territorio e che mette al centro del suo agire l’uomo, l’ambiente che lo circonda e che guarda al futuro». Starbene, una piccola azienda attiva nel settore del benessere e dei servizi alla persona a Ronchi dei Legionari (Go) con una quarantina di collaboratori, ha nel suo piccolo sempre cercato di adottare politiche di Csr verso l’esterno come la “Camminata dei 5mila passi” per diffondere la cultura del movimento nelle persone della nostra comunità o come gli interventi che facciamo nelle scuole e all’università della Terza Età per parlare di salute o ancora come i contributi che diamo ad associazioni locali che portano aiuti in Tanzania e in Brasile. «Cerchiamo, però, anche di essere molto attenti all’interno dell’azienda –prosegue Dorbolò– sia con una forte attenzione al risparmio energetico, alla riduzione di tutti gli sprechi, all’utilizzo di detersivi ecologici e alla cura dell’ambiente e del parco che circonda la nostra sede, sia con la creazione di un ambiente lavorativo attento alle esigenze di vita dei collaboratori e delle nostre molte collaboratrici, una cura approfondita della formazione dei collaboratori ben al di là degli obblighi di legge. In generale credo che il mondo stia cambiando anche in Italia e che si stia passando dal un’epoca del «ben avere» a un’epoca «del ben essere» che sta consentendo una maturazione delle imprese e degli imprenditori che andrebbe opportunamente aiutata da regole adeguate per agevolare l’impegno delle aziende».(foto: economia ombrellone)

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